Sezione
principale: Laici e chierici
la morale calpestata dal premier e il risveglio
tardivo dei vescovi - don paolo farinella
( da "Repubblica,
La" del 02-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
per cui per
la morale cattolica è uno «spergiuro». Villa Certosa (Sardegna) e Palazzo Grazioli
(Roma) sono sotto la tutela del segreto di Stato, per cui a tutti gli effetti
sono considerate «residenze ufficiali del governo» e in questo senso vengo
usate: esse cioè sono «la casa degli Italiani» rappresentati da un presidente
ignobile.
Pillola
abortiva, riecco la polemica ( da "Secolo XIX, Il"
del 02-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ala cattolica
e quella laica. Oggi che l'Agenzia italiana del farmaco ha emanato la direttiva
sull'aborto "farmacologico" le posizioni sono ancora di netta
contrapposizione tra medici cattolici, gli obiettori (che secondo alcune stime
approssimative sarebbero intorno all'80-90% all'interno del San Paolo) e gli
abortisti.
Ru486:
la Chiesa puòscomunicare, lo Statolaico deve garantirelibera scelta a tutti
( da "Secolo
XIX, Il" del 02-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Stato laico
deve essere in grado di mettere tutti i suoi cittadini nelle condizioni di
scegliere liberamente la soluzione che ritengono migliore per sé. Vale il
vecchio principio stabilito un secolo e mezzo fa dal filosofo inglese John
Stuart Mill, secondo il quale lo Stato non ha il diritto di impedire agli
individui di fare qualcosa che li metta a rischio perfino della loro stessa
ROMA
- La RU 486 si poteva fermare ma non tutti quelli che potevano si sono
impegnati ... ( da "Messaggero, Il"
del 02-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Certo è che non
c'è stata una reale applicazione della 194. Nessun potenziamento dei
consultori». Enzo Bianco (Pd) invita ad uno stato laico e « a non dare
giudizi». «Mi chiedo - dice ancora - se dopo aver proposto un ricovero di tre
giorni per l'uso della Ru 486, si voglia ora prevedere anche il ricovero in
clinica psichiatrica».
È
in arrivo l'aborto fai da te ( da "Manifesto, Il"
del 03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
attacco del quotidiano
dei vescovi si può leggere anche un'accusa ai cattolici del Pd che - complici
il clima congressuale - sono rimasti sostanzialmente muti. Anzi, per una volta
è stata la voce più laica del Pd a farsi sentire. Ad eccezione della teodem
Paola Binetti, che non ha perso occasione per parlare con disinvoltura di
«aborto fai da te».
Un
vero credente deve essere laico ( da "Stampa, La"
del 03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Un vero
credente deve essere laico» «Essere laici non significa affatto essere
necessariamente atei. Un vero credente (cattolico, cristiano, buddista, teista
o non teista) non può oggi che essere laico». Ad affermarlo è Marco Pannella.
Il leader radicale prosegue: «Un simbolo eloquente è Giordano Bruno, martire
per la sua profonda religiosità umanistica,
Ru486,
la Cei si appella ai medici ( da "Stampa, La"
del 03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Intanto
cresce l'intensità della polemice e ormai gli interventi di parte cattolica
puntano direttamente alla modifica della legge 194. «Politici cattolici e laici
devono impegnarsi per il nuovo obiettivo di progresso di una civiltà senza
aborto- afferma il cattolico Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del
programma-.
Stiamo
attenti anche noi, nel centrosinistra, a non alimentare l'ennesimo caso, a non
cadere ne... ( da "Unita, L'"
del 03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolica
emiliana, non vuole entrare nella polemica. Come cattolica, però, cosa pensa
del via libera dato dall'Aifa alla Ru486? «Ci sono i progressi della scienza,
le questioni etiche, la laicità, e ci sono le leggi dello Stato. La pillola
Ru486 è uno strumento che si può usare, ci sono delle regole a cui ci si deve
attenere,
ROMA
- Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi, si rivolge direttamente ai medici.
Dice che ... ( da "Messaggero, Il"
del 03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
i politici cattolici
e laici devono impegnarsi per il nuovo obiettivo di progresso di una civiltà
senza aborto», rafforzando «la prevenzione prevista e mai attivata». A
Bagnasco, in qualche modo, rispondono anche i dati che emergono dall'ultima
Relazione annuale al Parlamento sulla 194: i ginecologi obiettori sono passati
dal 58% del 2005 al 70%
Ru486,
Bagnasco ai medici: "Più obiettori"
( da "Giornale.it,
Il" del 03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
analisi
lucida ma pure, e soprattutto, un invito ai laici cattolici, in primo luogo ai
medici, perché abbiano il coraggio di testimoniare la propria fede attraverso
l?obiezione di coscienza. Una cosa che già molti fanno, anche senza la pillola
abortiva, visto che il numero di camici bianchi che dicono no all?
Appello
per il Partito democratico ( da "Foglio, Il"
del 03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
per quanto
laica possa essere la concezione di democrazia condivisa da laici e cattolici:
ma non dovrebbe essere difficile trovare mediazioni alte e, in casi estremi,
ricorrere al voto secondo libertà di coscienza. E? sulle questioni di politica
internazionale e sulle politiche economiche e sociali che si stabiliscono le
discriminanti serie:
<È in arrivo l'aborto fai da te>
(
da "Manifesto, Il"
del 03-08-2009)
Argomenti: Laicita'>Abstract: attacco del quotidiano dei vescovi si può
leggere anche un'accusa ai cattolici del Pd che - complici il clima
congressuale - sono rimasti sostanzialmente muti. Anzi, per una volta è stata
la voce più laica del Pd a farsi sentire. Ad eccezione della teodem Paola
Binetti, che non ha perso occasione per parlare con disinvoltura di «aborto fai
da te».
NINA
FABRIZIO Contro la diffusione della pillola abortiva Ru486 cresca l'obiezione
di coscie... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Dai laici
cattolici Bagnasco si aspetta inoltre che si levi «una voce più coraggiosa, chiara,
argomentata a tutti i livelli» perchè, sottolinea, «sui temi decisivi della
vita umana non si può procedere per mediazioni: su valori fondamentali mediare
significa negare».
Processo
a Facebook ( da "Foglio, Il"
del 03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
che cita
correttamente come indirizzo di casa Ambrosden Avenue a Westminster e che conta
336 amici, non sia il capo dei cattolici inglesi ma un suo omonimo o un
impostore. Il Times è in attesa di conferme da parte della sua diocesi.
L?immortalità virtuale. Una scomunica laica di Facebook è appena arrivata anche
dalla popolare columnist dell?Independent, Janet Street-Porter.
gli
atei hanno ragione. quindi dio esiste - raffaele niri
( da "Repubblica, La" del
04-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
argomento
di sicura attualità sia in ambito laico sia in ambito cattolico. Sotto
l´ombrellone - si dirà - si discute più volentieri delle escort di Berlusconi
che delle (eventuali) contraddizioni degli atei scientisti. E così domande come
«Dio è un´invenzione umana che risponde a esigenze psicologiche?
Lia
Frabboni La pillola, la Chiesa e l'accanimento Ancora una volta la reazione
p... ( da "Unita, L'"
del 04-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sulla
laicità dello Stato e sul ruolo della Chiesa nella politica italiana. MANLIO
MENICHINO Sbattezzo/2 Perché per essere sbattezzati serve un attestato della Chiesa
cattolica? Basta non partecipare più a quella chiesa ed è fatta. Per esempio io
sono uscito dalla Chiesa cattolica senza dire nulla né al vescovo e neppure ai
loro sacerdoti.
Agli
Avv. & Prof. ( da "Foglio, Il"
del 04-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
magistrati
cattolici e laici: è il momento di una battaglia radicale (Ru486) Questo è un
modesto ma accorato appello agli avvocati, giuristi e magistrati cattolici e laici.
Un appello affinché si formi un “comitato contro la Ru486” formato da persone
capaci di dimostrare dentro il circuito del diritto che quella kill pill è in
contrasto con la legislazione che regola l?
Così
i parlamentari contrari alla Ru486 preparano la rivolta laica
( da "Foglio, Il" del
06-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
In questo
paese si è persa la differenza semantica tra il termine laico e laicista,
cattolico e clericale. Io sono uomo cattolico ma sono anche un politico laico.
In Italia c?è troppa confusione. Cerchiamo di capirci: non si tratta di fare
una guerra civile né di restaurare chissà che. Sulla pillola che permette l?
L'Illuminismo
riguarda un periodo della storia europea compreso tra la Rivoluzione inglese
... ( da "Messaggero, Il"
del 06-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Giovedì 06
Agosto 2009 Chiudi L'Illuminismo riguarda un periodo della storia europea
compreso tra la
Rivoluzione inglese del 1688 e la Rivoluzione francese
del 1789. In
questo periodo vi fu una evoluzione importantissima delle idee in fatto di
religione, scienza, filosofia e politica.
quel
messaggio dall'ucciardone - vincenzo noto
( da "Repubblica, La" del
08-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici che,
seguendo le indicazioni dell´arcivescovo di Palermo, si erano andati
organizzando creando un clima nuovo all´interno della comunità ecclesiale. La quale,
soprattutto dopo la scomunica della mafia nella sessione autunnale della
Conferenza episcopale siciliana del 1982, sembrava attraversata da una grande
voglia di dimenticare le debolezze del passato per costruire un futuro
ROMA
- Nel giorno in cui entrano in vigore le misure del pacchetto sicurezza, che
introduce ... ( da "Messaggero, Il"
del 09-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
mediante
il laicismo, il relativismo, lo scientismo e il multiculturalismo sta costruendo,
non è solo un ostacolo alla sua identità, è anche un impedimento alle politiche
di integrazione». Il quotidiano dei vescovi, «Avvenire», ieri mattina scriveva
che il reato di clandestinità rischia di essere uno «strumento persecutorio».
E'
scontro tra i cattolici e i laici della maggioranza. Al centro del dibattito i
"confini" dell'uso del farmaco
( da "Messaggero, Il" del
09-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Domenica
09 Agosto 2009 Chiudi E' scontro tra i cattolici e i laici della maggioranza.
Al centro del dibattito i "confini" dell'uso del farmaco
ROMA
- Le diverse anime del centro-destra, le differenti sensibilità che popolano il
Popolo del... ( da "Messaggero, Il"
del 09-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
I
cattolici spingono in un senso, i laici in un altro. E insomma: è scontro nel
Pdl sulla RU486, dopo che l'Agenzia del farmaco ha dato il via libera al suo
utilizzo. Sono i cattolici del centrodestra a chiedere con insistenza un
dibattito parlamentare, per definire i contorni dell'uso di quella che alcuni
di loro - così come fanno i movimenti anti-
Diceva
Jorge Luis Borges: I cattolici credono nella vita eterna, ma ho notato che non
... ( da "Messaggero, Il"
del 10-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Lunedì 10
Agosto 2009 Chiudi di RITA SALA Diceva Jorge Luis Borges: «I cattolici credono
nella vita eterna, ma ho notato che non se ne occupano. A me succede il contrario:
mi interessa molto, ma non ci credo». Don Fernando Savater, filosofo e
scrittore spagnolo di San Sebastiàn, laico e ateo che però studia e cerca senza
sosta, è un po' come il grande scrittore argentino.
ROMA
Vogliono fare qualcosa di serio per il Sud? Ripristinino il credito d'impos...
( da "Messaggero, Il" del
10-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
«Il Pd
dev'essere un partito popolare, laico e di sinistra. Non vedo perché escludere
la parola "sinistra" quando non faceva paura a chi parlava di
"sinistra dc", "sinistra laica", "sinistra
cattolica". Non concepisco un partito progressista che rinunci alla parola
"sinistra"». Prodi compie 70 anni.
( da "Giornale.it, Il"
del 10-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sul valore
della vita e sulle modalità in cui è possibile interrompere una gravidanza,
laici e credenti possono ricercare e trovare posizioni comuni. A patto che
prevalga la discussione di merito e il buon senso, non contrapposizioni tra
principi assoluti». Gabbie salariali. Dopo la spinta della Lega, adesso pure il
premier parla di legare gli stipendi al diverso costo della vita.
Â
( da "Tempo, Il" del
11-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
E poi io
non accetto il falso laicismo, o si è laici o non lo si è. Non è vero che tutto
può stare insieme. Pur stimando la
Binetti trovo difficile che su certi temi, come il testamento
biologico, possiamo trovare un punto d'incontro. Io di certo non voglio morire
democristiana».
L'illuminista
( da "Foglio, Il" del
11-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
studioso
dei rapporti tra la sfera laica e quella religiosa: “Non vedo novità di rilievo.
Inizialmente ho guardato con interesse il suo modo di affrontare il dialogo tra
fede e ragione laica. Oggi mi sembra invece ancorato a contrapposizioni di tipo
tradizionale. Ad esempio: la citazione del Lager-inferno si deve a Hannah
Arendt,
Bagnasco
sull'opinione pubblica
(
da "Corriere della Sera"
del 11-08-2009)
Argomenti: Laicita'>
Abstract: laici compresi
». Insomma «se sia la maggioranza a dover decidere quali siano questi valori».
«Vengono in mente i sondaggi sulle questioni di bioetica. L'esempio più
lampante è la legge sull'aborto, una legge sicuramente democratica, oppure, per
tornare più indietro, la legge sul divorzio, seguita a un referendum
sicuramente democratico,
Scuola,
porte chiuse ai prof di religione Tar: "Fuori da scrutini e niente
crediti" ( da "Giornale.it, Il"
del 11-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
supportati
da diverse associazioni laiche e confessioni religiose non cattoliche, che
chiedevano l?annullamento delle ordinanze ministeriali firmate dall?ex ministro
Giuseppe Fioroni e adottate durante gli esami di Stato del 2007 e 2008.
"Concetti di principio" La bocciatura delle ordinanze è stata
spiegata dal Tar attraverso motivazioni che non entrano nel merito della
questione,
Chi
ci fa la morale? ( da "Stampa, La"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
E quindi,
un cattolico non può praticare l'aborto ma nemmeno può impedirne la pratica ad altri,
purché vengano rispettati i valori costituzionali: «Ecco perché la morale e la
legge non confliggono. Io ho due vangeli, quello rivelato e quello laico, che è
la Costituzione.
professori
di religione fuori dagli scrutini
( da "Repubblica, La" del
12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Le
religioni non cattoliche e le associazioni laiche, che ritengono
discriminatoria l´attribuzione di un punteggio scolastico alla frequenza
dell´ora di religione, hanno vinto la loro battaglia. Il Tar del Lazio ha
stabilito che la frequenza dell´ora di religione cattolica non concorrerà a
«l´attribuzione del credito scolastico per gli esami di maturità»
l'ex
ministro non si arrende "ora la gelmini faccia ricorso" - mario
reggio ( da "Repubblica, La"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Il Tar del
Lazio ha dato ragione alle associazioni laiche. Non ritiene che la religione
cattolica abbia un trattamento di favore? «Non credo proprio che sia così. In
primo luogo la richiesta dell´ora di religione cattolica viene fatta dagli
studenti maggiorenni o dalle famiglie, che comunque rispettano le decisioni del
figlio che frequenta gli ultimi anni delle superiori.
"scrutini,
via i prof di religione non possono influire sui voti"
( da "Repubblica, La" del
12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Le
religioni non cattoliche e le associazioni laiche, che ritengono
discriminatoria l´attribuzione di un punteggio scolastico alla frequenza
dell´ora di religione, hanno vinto la loro battaglia: la discriminazione è
stata riconosciuta dal Tar del Lazio. Il tribunale amministrativo ha, infatti,
accolto il ricorso presentato da 24 soggetti,
Il
Tar boccia l'ora di religione: nessun credito per i maturandi
( da "Tempo, Il" del
12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
nessun
credito per i maturandi Sentenza La
Corte ha accolto il ricorso delle associazioni laiche e non cattoliche.
Annullata l'ordinanza dell'ex ministro dell'Istruzione Evangelici, Luterani,
Valdesi e appartenenti all'Unione delle comunità ebraiche l'hanno spuntata
sull'ordinanza dell'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni per gli esami
di Stato 2007/2008.
Professoridi
religioneesclusidagli scrutini ( da "Secolo XIX, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
associazioni
laiche e confessioni religiose non cattoliche, che chiedevano l'annullamento
delle ordinanze dell'ex ministro Giuseppe Fioroni e adottate durante gli esami
di Stato del 2007 e 2008. «Sul piano giuridico, un insegnamento di carattere
etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può
assolutamente - sottolinea il Tar-
VEDI
ALLA VOCE TOLLERANZA ( da "Unita, L'"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Persino
per la Chiesa
Cattolica del Concilio Vaticano II, la prima virtù laica e
civica degli Illuministi si è trasformata in un mezzo «per condividere la
verità del prossimo come il pane eucaristico dello spirito». Oggi, davanti alle
grandi migrazioni che il riassetto dell'equilibrio demografico Nord-Sud
richiede, tollerare significa accettare la persona stessa,
Il
partito si divide: i laici esultano, Binetti s'infuria
( da "Manifesto, Il" del
12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
varie
anime del Pd reagiscono in maniera diametralmente opposta: i laici esultano, i
cattolici nicchiano e i teodem si infuriano. Proprio Paola Binetti è la prima a
commentare la sentenza a caldo. «Al contrario del giudice - afferma la
senatrice - credo che sia stato introdotto un criterio discriminatorio nei
confronti dei professori, si creano così docenti di serie A e di serie B.
Religione
via dagli scrutini ( da "Manifesto, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Lazio che
di fatto ha bloccato i docenti di religione cattolica a partecipare «a pieno titolo»
agli scrutini e decidendo che il loro insegnamento non può avere effetti sulla
determinazione del credito scolastico finale. Tanto basta perché oggi la scuola
italiana possa definirsi po' più laica. E visto i tempi che corrono anche
avanzare di un centimetro è come vincere una maratona.
VITTORIA
LAICA ( da "Manifesto, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
insegnamento
della religione cattolica nella scuola pubblica non può avere determinazioni
del credito scolastico, è senza dubbio una piccola grande vittoria laica, che
arriva assolutamente inaspettata per almeno due motivi. Primo: perché in Italia
agli insegnanti di religione spettano un'attenzione e un trattamento di
riguardo imparagonabili a quello dei docenti di tante altre materie.
Il
Tar: scrutini senza prof di religione Si riaccende lo scontro laici-cattolici
( da "Messaggero, Il" del
12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Mercoledì
12 Agosto 2009 Chiudi Il Tar: scrutini senza prof di religione Si riaccende lo
scontro laici-cattolici La sentenza: il loro voto non vale come credito negli
esami di maturità
ROMA
- Le religioni non cattoliche e le associazioni laiche, che ritengono
discriminatoria l... ( da "Messaggero, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Le
religioni non cattoliche e le associazioni laiche, che ritengono
discriminatoria l'attribuzione di un punteggio scolastico alla frequenza
dell'ora di religione, hanno vinto la loro battaglia: tale discriminazione è
stata riconosciuta dal Tar del Lazio. Il tribunale amministrativo ha, infatti,
accolto il ricorso presentato da 24 soggetti,
Festival
di Locarno Due film raccontano l'Iran in presa diretta. E svelano ossessioni e
paure di un Paese sempre più diviso tra religione e laicismo, tradizione e
tecnologia ( da "Messaggero, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Mercoledì 12
Agosto 2009 Chiudi Festival di Locarno Due film raccontano l'Iran in presa
diretta. E svelano ossessioni e paure di un Paese sempre più diviso tra
religione e laicismo, tradizione e tecnologia
dal
nostro inviato LOCARNO - Così vicini, così lontani. Sarà un caso, ...
( da "Messaggero, Il" del
12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laicismo,
tradizione e tecnologia, ufficiale e clandestino. Di qua i vagoni della metropolitana
per sole donne, dunque, le retate della polizia che arresta le ragazze col
cappotto troppo corto («usando donne poliziotto per evitare il contatto fra i
sessi»), la gita in montagna con gli uomini che giocano a palle di neve con
giacconi sgargianti mentre le donne arrancano tutte vestite
Scrutini
vietati ai prof di religione Il Tar dà ragione agli studenti laici
( da "Corriere della Sera" del
12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
parlamentare
cattolica del Pd: «Così si discriminano gli insegnanti di religione, si creano
professori di serie A e di serie B». Soddisfazione è stata invece espressa
della Consulta romana per la laicità delle istituzioni, che ha supportato gli
studenti che avevano presentato i ricorsi, dalla Comunità Valdese, dalla Cgil,
Il
Tar: scrutini senza prof di religione
( da "Messaggero, Il" del
12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Mercoledì
12 Agosto 2009 Chiudi Annullata un'ordinanza dell'ex ministro Fioroni. Scontro
laici-cattolici Il Tar: scrutini senza prof di religione
ROMA
I docenti di religione cattolica non potranno partecipare a pieno titolo alle
deli... ( da "Messaggero, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Mercoledì
12 Agosto 2009 Chiudi ROMA I docenti di religione cattolica «non potranno
partecipare» a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe e agli
scrutini. Lo ha deciso il Tar del Lazio, che ha accolto un ricorso di 24
soggetti, tra associazioni laiche ed esponenti di religioni non cattoliche.
Professori
di religione esclusi dagli scrutini
( da "Secolo XIX, Il" del
12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
associazioni
laiche e confessioni religiose non cattoliche, che chiedevano l'annullamento
delle ordinanze dell'ex ministro Giuseppe Fioroni e adottate durante gli esami
di Stato del 2007 e 2008. «Sul piano giuridico, un insegnamento di carattere
etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può
assolutamente - sottolinea il Tar-
L'ora
di religione? Vale zero Esclusi i prof dagli scrutini
( da "Giornale.it, Il" del
12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
supportati
da diverse associazioni laiche e confessioni religiose non cattoliche, che
chiedevano l'annullamento delle ordinanze ministeriali firmate da Giuseppe
Fioroni e adottate durante gli esami di Stato del 2007 e 2008. La bocciatura
delle ordinanze firmate dall'ex ministro è stata spiegata dal Tar attraverso
motivazioni che si soffermano su concetti di principio,
Vecchia
Europa, addio ( da "Foglio, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Rabbrividiscono
tutti coloro che pensano ad essa, preti, laici, femministe, vecchi devoti e
nuovi illuminati; ci si inizia quasi a scusare di essere ancora cattolici”.
Sono le prime, accattivanti righe di una raccolta di saggi appena pubblicata da
Cittadella, “Passi e passaggi nel cristianesimo.
Il
Tar boccia l'ora di religione ( da "Tempo, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
il ricorso
presentato dalle associazioni religiose laiche e non cattoliche, che ritenevano
una discriminazione l?attribuzione di un punteggio scolastico alla frequenza
dell?ora di religione. Evangelici, Luterani, Valdesi e appartenenti all'Unione
delle comunità ebraiche l'hanno spuntata sull'ordinanza dell'ex ministro
dell'Istruzione Giuseppe Fioroni per gli esami di Stato 2007/
I
docenti di religione, 25 mila in tutta Italia, sono sul piede di guerra
rispetto alla sentenza del... ( da "Stampa, La"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La scuola
è laica, e non a caso l'insegnamento della religione cattolica è facoltativo.
Ma questo non significa rinunciare ai valori del cattolicesimo che fanno parte
della storia del nostro Paese e sono alla base della cultura dell'Occidente. La
vera laicità non ha nulla a che fare con il laicismo».
Chi
sono i prof di religione? ( da "Stampa, La"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
I docenti
di religione sono stati per molti anni soprattutto sacerdoti o religiosi. Oggi
il numero dei laici muniti di licenza in teologia (una sorta di laurea breve)
sono sempre di più. Un dato: nel 1993 erano sacerdoti o religiosi il 37% dei
docenti, ora sono meno del 14%.
Lo
Stato laico e l'ora di religione La sentenza del TAR del Lazio che esclude
dalla d... ( da "Stampa, La"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Lo Stato
laico e l'ora di religione La sentenza del TAR del Lazio che esclude dalla
determinazione del credito scolastico la frequenza dell'ora di religione
cattolica (l'unica peraltro presente nella scuola pubblica italiana) è
ineccepibile e richiama a una corretta applicazione del dettato costituzionale
relativamente all'
prof
di religione, l'ira della cei e la gelmini ricorre contro il tar - mario reggio
( da "Repubblica, La" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
A
difendere la sentenza del Tar esponenti del Pd come Vincenzo Vita, «è da stato laico»,
il leader radicale Marco Pannella «assolutamente ineccepibile», per l´Idv
Antonio Di Pietro «da cattolico condivido il Tar» e il valdese e segretario di
Prc, Paolo Ferrero, che oltre a definire «buona e giusta» la sentenza, chiede
«tutela per i non cattolici».
"giudici
entrati a gamba tesa noi cattolici daremo battaglia" - carmelo lopapa
( da "Repubblica, La" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
da
cattolico, sostiene di condividere la sentenza perché «in uno stato laico tutti
hanno uguali diritti». «Infatti, non si devono discriminare quei pochi, ma non
si possono negare neanche i diritti della quasi totalità di studenti che ha il
diritto di essere valutata per quell´ora di religione nella quale si è impegnata
durante l´
la
bestia nera del vaticano - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica, La" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
oggi non
si parla più della romanità di Cristo ma lo si riveste di indumenti liberali,
laici, pluralisti. Si dice: le ordinanze ministeriali consentivano di
attribuire crediti alla frequenza alle lezioni di religione come a quelle di
altre attività, per esempio la danza caraibica; quella definizione
ministeriale, atto positivo di governo, ha creato un diritto e bisogna
rispettarlo.
i
conflitti del cavaliere e i liberali - (segue dalla prima pagina) mario pirani
( da "Repubblica, La" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
esempio più
lampante riguarda il laicismo. Mentre l´individualismo liberale presuppone uno
Stato del tutto neutrale, che si astiene da scelte che incidano sulla libertà
religiosa, scientifica, culturale, sessuale e quant´altro, l´individualismo
berlusconiano ci ha regalato un governo che più clericale e intrusivo dei
diritti dell´individuo si ricordi dal 1861 ad oggi.
Ora
di religione, vescovi all'attacco
( da "Tempo, Il" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Da cattolico
rispettoso della Chiesa e dei suoi comandamenti non posso che condividere la
decisione del Tar in quanto in uno Stato laico tutti i cittadini cattolici e
non, hanno uguali diritti». Tocca poi al senatore del Pd Vincenzo Vita che
ricorda: «L'Italia, fino a prova contraria, è uno Stato laico che rispetta le
confessioni religiose.
La
teologia serve a comprendere le nostre radici
( da "Tempo, Il" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Viene in
tal modo danneggiato lo studente laico e non religioso? La struttura
fondamentale della scuola italiana è ancora quella della riforma Gentile,
rafforzata in qualche modo da decenni di egemonia culturale gramsciana. Per
quella struttura la scuola tutta intera è orientata verso una concezione del
mondo immanentista ed antireligiosa.
Pillola
abortiva, il vero rischio è il fai-da-te
( da "Secolo XIX, Il" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cercare di
comprendere, provare a migliorare, senza nascondersi dietro miti di
intangibilità, penso sia un dovere cui i rappresentanti del popolo debbano
attendere. Laicamente.Claudio Gustavino, cattolico, è senatore del Pd e
primario ginecologo all'Ist di Genova. 13/08/2009
( da "Secolo XIX, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La
religione cattolica è parte del patrimonio culturale. La laicità italiana non
significa negazione della sua esistenza. Un'idea che sembra bene combinarsi col
pensiero di Benedetto XVI che nel 2006 chiarisce che: «la sana laicità comporta
che lo Stato non consideri la religione come un semplice sentimento
individuale,
Pd
e idv, quelli del nol'opposizione cattolicasi schiera contro il tar
( da "Secolo XIX, Il" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
schieratosi
a favore del Tar con una nota: «Da cattolico, rispettoso della Chiesa e dei
suoi comandamenti, non posso che condividere la decisione del Tar del Lazio in quanto
in uno Stato laico tutti i cittadini, cattolici e non cattolici, hanno gli
stessi diritti». Parole molto diverse da quella del senatore dell'Idv, Stefano
Pedica.
La
sentenza del Tar che esclude dagli scrutini gli insegnanti di religione
riaccende la polemica tra... ( da "Unita, L'"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici» e
«laicisti». I «laicisti», secondo il dizionario De Mauro, sono i laici, spesso
cattolici: dunque sarebbe più corretto parlare della polemica tra «laici» e
«cattolicisti». Pone diversamente la questione Giuliano Ferrara nell'editoriale
sul Foglio dal titolo: «Il laicismo a orologeria dell'ateo devoto dei miei
stivali Cdb cruccia il Cav.
La
nuova sfida di Zapatero: via i crocefissi dalle scuole
( da "Unita, L'" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laicismo
Quello che era stato annunciato nel 2008 come nuovo passo verso un maggiore
laicismo dello Stato sta in questi giorni prendendo forma, anche se il testo
ufficiale della proposta non è stato ancora presentato in Parlamento. Lunedì
scorso, il nuovo ministro della Giustizia, Francisco Caamaño (nominato a inizio
aprile in un inatteso rimpasto di Governo)
Tar
scomunicato La Cei insorge Gelmini ricorre
( da "Riformista, Il" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
l'unico a
conquistarsi una posizione netta a sinistra è stato Antonio Di Pietro: «Da
cattolico, rispettoso della Chiesa e dei suoi comandamenti, non posso che
condividere la decisione del Tar in quanto in uno Stato laico tutti i
cittadini, cattolici e non cattolici, hanno uguali diritti». 13/08/2009
argentin
attacca l'ex ministro ( da "Riformista, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
E non ce
l'ho con i popolari perché non sono laici, ma perché sono convinti di essere
maestri di vita su tutto. La
Binetti sul testamento biologico, Fioroni sugli insegnanti di
religione e così via. I popolari ora accusano lei e Marino d'irresponsabilità,
lasciano intendere che potreste distruggere il partito.
Usare
molta umiltà e circospezione per non riproporre nuovi "casi Galileo”...
( da "Unita, L'" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sarà bene
che le istituzioni dello Stato laico non indugino ad aspettare per qualche
secolo i ravvedimenti della Chiesa e premano sul pedale della sovranità e
dell'autonomia rimuovendo ogni ostacolo alla ricerca scientifica e all'evoluzione
del costume.* Università di Pisa Visualizza la pagina in PDF
Cara
Chiesa, ringrazia il Tar ( da "Manifesto, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cardinali,
vescovi, preti o insegnanti laici, siete lì, a scuola, in chiesa o in caserma,
in ogni spazio di vita e di morte, per render visibile, voi dite, la presenza
di Dio attraverso la sua Chiesa. Dovreste sentirvi realizzati. Invece vi
lamentate: la società di oggi è scristianizzata.
Gioventù
( da "Manifesto, Il" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
dottrina
cristiana secondo la forma ricevuta dalla religione cattolica. Perciò consente
che l'insegnamento religioso ora impartito nelle scuole pubbliche elementari
abbia un ulteriore sviluppo nelle scuole medie, secondo programmi da stabilirsi
d'accordo tra la Santa Sede
e lo Stato. Tale insegnamento sarà dato a mezzo di maestri e professori,
sacerdoti e religiosi approvati dall'
Papi
vuole il papa Avvenire lo critica: premier tracotante
( da "Manifesto, Il" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
E Vincenzo
Vita dice che la sentenza «è da stato laico». Dal canto suo, la ministra Gelmini
più che a Fioroni risponde con grande solerzia all'intimazione della Conferenza
episcopale: non spetta alla chiesa presentare ricorso al Consiglio di stato,
dovrà muoversi il governo. Detto fatto.
LA
sentenza del Tar del Lazio, che esclude i crediti formativi provenienti dalla
frequenza dell'... ( da "Messaggero, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
e in
regime di pluralismo religioso lo Stato laico, non potendo dare le stesse
opportunità a tutte le confessioni è tenuto almeno a non privilegiare quella
cattolica. Come si vede, agisce una concezione della laicità dello Stato ben
diversa da quella che ispirò la
Corte costituzionale nelle sentenze n.
Ora
di religione, Gelmini fa ricorso ( da "Corriere della Sera"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
educazione
cattolica, in un'intervista alla Radio Vaticana. La sentenza del Tar, ha detto
il presule, è «pretestuosa e danneggia la laicità dello Stato», spiegando che
l'ora di religione è «parte integrante della cultura italiana». E ha lanciato
accuse molto dure al Tar del Lazio, la cui «sentenza particolarmente pesante »
rischia «
( da "Corriere della Sera"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Mi sembra
che alcuni tribunali vogliano sostituirsi a Parlamento e Istituzioni, in nome
di un laicismo esasperato. Ma veda, qui non stiamo combattendo una guerra di
religione. Lo Stato e la Chiesa
hanno regolamentato l'insegnamento della materia nelle scuole. Gli studenti la
scelgono liberamente perché riconoscono che è parte determinante del percorso
educativo.
Solo
un ragazzo su dieci sceglie altre materie
( da "Corriere della Sera" del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
religione
cattolica è diventato una professione laica (85,9 per cento), con un 57 per
cento di docenti donne contro un 28,9 per cento di insegnanti di sesso maschile.
Giulio Benedetti © RIPRODUZIONE RISERVATA 14.123 I docenti che insegnano
religione nelle scuole elementari e medie 85,9% I professori laici Solo una
piccola parte di insegnanti di religione sono sacerdoti o suore 57%
Nel
linguaggio giuridico, un concordato è semplicemente un accordo formale fra due
... ( da "Messaggero, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
e anche
della sua versione emendata di 55 anni dopo - sono stati criticati dai laici
intransigenti, che in realtà hanno sempre rifiutato l'idea stessa di un
concordato (ritenendo i principi dello Stato di diritto sufficienti a garantire
agibilità e operatività alla Chiesa cattolica, come a qualsiasi altra
confessione).
ROMA
- L'anatema dei vescovi italiani si abbatte sul Tar del Lazio colpevole di aver
es... ( da "Messaggero, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
da
cattolico rispettoso della Chiesa, non posso che condividere la decisione del
Tar, in quanto in uno Stato Laico tutti i cittadini, cattolici e non cattolici
hanno gli stessi diritti». «Sentenza ineccepibile», anche per il leader
radicale, il quale osserva che, «pur essendo nelle facoltà della Gelmini il
ricorso al Consiglio di Stato,
ROMA
- Due guerre a settimana, continuamente, ormai: guelfi contro ghibellini.
E&... ( da "Messaggero, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
il
chirurgo che basa la sua candidatura su libertà e laicità, ieri stava
all'estero e comunque è pronto a prendere la palla al balzo contro i clericali.
Anche se ripete spesso: «Quante volte le gerarchie ecclesiastiche mi hanno
detto cose molto più coraggiose di quelle che vanno dicendo certi ex Dc».
La
sentenza del Tar del Lazio (n.78076 del 17 luglio 2009) nasce da oltre venti
ricorsi presentati t... ( da "Messaggero, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
insegnamento
della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma
di discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la
possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle
proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione
in Etica Morale Pubblica (come del resto avviene in Germania)
ROMA
- Il voto di religione non permetterà di ottenere crediti aggiuntivi e ai ...
( da "Messaggero, Il" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La
religione cattolica esprime un patrimonio di storia, di valori e di tradizioni
talmente importante che la sua unicità deve essere riconosciuta e tutelata. I
principi cattolici, che sono patrimonio di tutti, vanno difesi da certe forme
di laicità intollerante.
ROMA
- Dietro la sentenza del Tar c'è chi vede un ulteriore passo v...
( da "Messaggero, Il" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sia laici
che cattolici. E poi vengono coinvolte direttamente le famiglie, loro sanno
quello che facciamo». Maria Pia Lucentini, una mamma cattolica, segretaria
nazionale del Movimento studenti cattolici, è convinta che quella del Tar è
un'offensiva contro cui schierare tutti i cattolici per «non perdere le comuni
radici cristiane»
dal
nostro inviato PORTO ROTONDO - Al terzo affondo a distanza di ...
( da "Messaggero, Il" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici, al
cattolicesimo "adulto" che a suo tempo rivendicò il suo predecessore
e alle stesse prese di posizioni molto "aperte" dell'attuale
presidente della Camera Gianfranco Fini. Fatto sta che lo
"scandalo-veline" qualche strascico Oltretevere lo ha lasciato se
nelle scorse settimane i più stretti colaboratori del premier hanno dovuto far
nuovamente ricorso ai buoni uffici del
I
vescovi contro i giudici: (
da "Giornale.it, Il" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
il Pd si divide
tra anima cattolica che attacca la sentenza e anima laica che la approva. Netto
Antonio Di Pietro: «Da cattolico non posso che condividere la decisione del
Tar: in uno Stato laico tutti i cittadini, cattolici e non cattolici, hanno
uguali diritti. Non ci può essere una discriminazione nel profitto scolastico
su base religiosa».
Papi
vuole il papa. Avvenire lo critica: premier tracotante
( da "Manifesto, Il" del
13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
E Vincenzo
Vita dice che la sentenza «è da stato laico». Dal canto suo, la ministra
Gelmini più che a Fioroni risponde con grande solerzia all'intimazione della
Conferenza episcopale: non spetta alla chiesa presentare ricorso al Consiglio
di stato, dovrà muoversi il governo. Detto fatto.
MARCO
CONTI Porto Rotondo. Al terzo affondo a distanza di pochi giorni del quotidiano
cattolico A... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici, al cattolicesimo
«adulto» che a suo tempo rivendicò il suo predecessore e alle stesse prese di
posizioni molto «aperte» dell'attuale presidente della Camera Gianfranco Fini.
Fatto sta che lo «scandalo-veline» qualche strascico Oltretevere lo ha lasciato
se nelle scorse settimane i più stretti colaboratori del premier hanno dovuto
far nuovamente ricorso ai buoni uffici del
Il
rischio diseducativo è altrove ( da "Foglio, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
eccesso di
suscettibilità cattolica e laica su questi temi che rende impossibile un
confronto ragionevole. Qualche dubbio suscita la competenza di questi tribunali
che non sembrano di natura amministrativa ma ideologica”. Corazzano la laicità.
“La complicata storia italiana impedisce un?
"Illuminiamo
ancora il castello di Angera"
( da "Stampa, La" del
14-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
INCONTRI
PER DEFINIRE I COSTI "Illuminiamo ancora il castello di Angera" Il Comune
pronto ad intavolare trattative anche con la Lombardia [FIRMA]FRANCO
FILIPETTO ARONA Illuminare il castello di Angera e la Rocca di Arona rientra nei
programmi alla ripresa dell'attività politica.
Un
po' di turismo col Superenalotto Pare che dalla Germania sia iniziata una vera
e p... ( da "Stampa, La"
del 14-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Repubblica
laica e l'ora di religione Trovo assurdo e scandaloso che un ministro della
Repubblica, cioè ministro di tutti gli italiani, cattolici e no, abbia preso
posizione contro la sacrosanta e giusta sentenza del Tar di Roma. La sentenza
ha messo fine ad uno scandalo tutto italiano, per cui un prete poteva giudicare
maturo un ragazzo non in base al suo curriculum scolastico,
religione,
il vicariato di roma avverte "a settembre battaglia agli scrutini"
( da "Repubblica, La" del
14-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Le
associazioni laiche e le confessioni religiose non cattoliche che hanno
presentato e vinto al Tar annunciano che andranno fino in fondo. «Diciamo no
alla religione insegnata secondo i dettami del catechismo - afferma Mario Di
Carlo, coordinatore della Consulta romana per la laicità delle istituzioni - e
per sancire una volta per tutte il principio di "
Lettera
aperta a Fassino Caro Piero non ho capito Caro compagno Piero, sento il bisogno
di ... ( da "Unita, L'"
del 14-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cattolica
come credito formativo sarebbe fortemente discriminante nei confronti di chi
non la frequenta perché darebbe tre punti in più ai candidati che ne
beneficiano. Detto questo, da laico debbo dire che, in quarant'anni di mia
carriera scolastica da professore e da preside, ho sempre ritenuto utilissimo
durante gli scrutini il contributo di conoscenza degli alunni e di riflessioni
Sconcordato
( da "Foglio, Il" del
14-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
procedure e
norme aride e neutre di una strana religione repubblicana, religione della
Costituzione, buona per il laicismo parrocchiale di serie B che sommerge la
cultura italiana. Certo che esiste e va riconosciuta la libertà di coscienza,
certo che non bisogna discriminare, ma prima di tutto bisogna trovare un modo
per rifare la scuola e ricostruire l?
Sull'ora
di religione è battaglia di ricorsi
( da "Manifesto, Il" del
14-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
nato per
contrastare il tentativo di rendere la scuola un po' più laica la scuola
italiana. Giusto per dare retta a quel che dice la nostra Costituzione. Ma
questa polemica agostana oltre a far dividere l'Italia tra «laici» e
«cattolici» (come se le due cose non possono andare parallele) rischia di
produrre altri guelfi e ghibellini.
Ma
i giudici non hanno capito che l'ora di religione non è catechesi
( da "Corriere della Sera" del
14-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
nei
confronti non tanto dei ragazzi non cattolici o non credenti (dato che va
ribadito la fede cattolica non è un prerequisito per frequentare l'ora di
religione), quanto del principio di laicità, su cui si fonda il nostro patto
costituzionale. Poiché è ben possibile che alcune famiglie e alcuni ragazzi
possano percepire nell'ora di religione lo spettro di un indebito proselitismo,
Roberto
Carnero I modi di vivere la fede sono decisamente vari. Ciò riguarda anche
religioni... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 14-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
il luogo
che gli era stato descritto come «il regno del fanatismo e dell'intransigenza
cattolica, la meta prediletta dei pellegrinaggi fondamentalisti». Santuario di
apparizioni mariane che tuttora si protraggono, ormai da 28 anni, senza che la Santa Sede abbia ancora
pronunciato una parola ufficiale.
si
riaccende lo scontro tra guelfi e ghibellini - eugenio scalfari
( da "Repubblica, La" del 15-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La Chiesa a sua volta riconosce la laicità
dello Stato con una sorta però di nota aggiuntiva che si concentra su un solo
aggettivo: laicità purché sia buona. Se non è buona, la Chiesa di papa Ratzinger si
riserva il diritto-dovere di emendarla raccomandando ai suoi fedeli nonché ai
politici cattolici di sostenere e tradurre in norme di legge l´emendamento da
lei sostenuto.
"Il
prof di religione deve poter dire la sua"
( da "Stampa, La" del
15-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Bene ha
fatto il ministro Gelmini che ha presentato ricorso al Consiglio di Stato. Le
nozioni insegnate durante la lezione di religione cattolica sono valori
condivisi dalla maggioranza, fanno parte della nostra identità culturale.
Aggiungo che questa decisione del Tar mi pare poco seria perché se un
insegnante c'è allora deve dire la sua a tutti gli effetti».
Quando
a Ferragosto Savona festeggiava anche San Napoleone
( da "Stampa, La" del
15-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sanno che
la festività del Ferragosto, simbolo di laiche follie, spensieratezza e
maliziosa licenziosità, deve la denominazione alle latine «Feriae Augusti»,
feste che si celebravano nell'antica Roma in onore dell'imperatore, dopo che
Augusto impose il suo nome al sesto mese del calendario giuliano.
Rafah,
scontri tra Hamas e qaedisti: 13 morti
( da "Unita, L'" del
15-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
al confine
tra Striscia di Gaza e Egitto, in un aspro scontro a fuoco tra la polizia di
Hamas e il gruppuscolo qaedista «Jund Ansar Allah», cioè Guerrieri di Dio. I
fondamentalisti si sono asserragliati nella moschea dopo il sermone del loro
leader, Abdel-Latif Mussa, che accusa Hamas di eccessivo «laicismo».
Nel
centrodestra tutti pazzi per Bersani ma Mastella ghigna: (
da "Riformista, Il" del
15-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ma tanto non
basta per fare un voto anche perché, dice Della Vedova, «Marino è un cattolico
che ha una visione laica della politica e rappresenterebbe una novità, non
soltanto per la sinistra», mentre Bersani «darebbe slancio al Pd, sarebbe un
segnale di discontinuità». Non rimane allora che la Mussolini. «Tra i tre,
avrei scelto D'Alema.
L'ora
di identità. Obbligatoria ( da "Manifesto, Il"
del 15-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ed ecco
che si ribadisce che «l'insegnamento della religione cattolica, basato su
un'adesione volontaria dello studente, risponde a un'esigenza religiosa
importante ed essenziale, ma distinta da quella eminentemente culturale e
laica, che sarebbe opportuno introdurre nella legislazione scolastica e proporre
a tutti».
( da "Repubblica, La"
del 02-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIV - Genova
La morale calpestata dal premier e il risveglio tardivo dei vescovi DON PAOLO
FARINELLA Ci risiamo. Sulle macerie istituzionali e morali lasciate dal
comportamento del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dopo mesi di
silenzio, gran parte del mondo cattolico e, buon ultima e senza fretta, la
gerarchia cattolica (Cei e Vaticano) hanno cercato di recuperare terreno.
Meglio tardi che mai. Il giorno 27 luglio Avvenire, giornale portavoce dei
vescovi, pubblica l´ultima serie di lettere sconcertate di credenti, laici e
preti, che accusano la gerarchia di silenzio assordante. Avvenire con il suo
direttore Dino Boffo fa il suo mestiere: difende il padrone, allo stesso modo
che Il Giornale di Berlusconi difende il suo proprietario. Tutti fanno il loro mestiere
e intanto l´Italia è ridotta ad un ammasso di macerie sociali e morali.
Proviamo a fare il punto per schiarire la nebbia di confusione nella quale sono
incappate anche persone avvertite e pensanti. La moglie del presidente del
Consiglio accusa pubblicamente il marito, Silvio Berlusconi, di frequentare
minorenni. La signora aggiunge che il marito è malato e come conclusione avvia
la pratica di divorzio. Berlusconi che si considera «dio in terra», va in tv
dal maggiordomo Bruno Vespa e dà a questi fatti un valore politico
inconfutabile. In questa occasione «giura sulla testa dei figli» di non avere
mai ricevuta la minorenne senza genitori e di avere fatto nulla di moralmente
disdicevole. Si dichiara consono agli insegnamenti della Chiesa. Dopo due giorni
modifica la versione esposta in tv almeno tre volte, per
cui per la morale cattolica è uno «spergiuro». Villa Certosa (Sardegna) e
Palazzo Grazioli (Roma) sono sotto la tutela del segreto di Stato, per cui a
tutti gli effetti sono considerate «residenze ufficiali del governo» e in
questo senso vengo usate: esse cioè sono «la casa degli Italiani» rappresentati
da un presidente ignobile. Il 31 maggio, a oltre un mese dei primi fatti
e mentre la fogna montava veloce, di giorno in giorno, spedii una lettera al
cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, chiedendo conto del suo tacere
e del silenzio dei vescovi dinanzi allo scempio del tessuto connettivo della
nazione sia dal punto di vista politico (fino a quale grado di ricatto è
implicato il presidente del Consiglio?), etico (i vescovi non hanno nulla da
dire di fronte ad uno che fa i gargarismi con l´acqua benedetta e frequenta
minorenni e prostitute?) e anche sociale (le deputate elette per i loro favori
sessuali al capo, non le paghiamo noi cittadini, compresi quelli che non hanno
votato?). Alcuni giorno dopo, la mia lettera divenne aperta e fu pubblicata da
MicroMega che ha raccolto circa 4.000 firme contro una eventuale pagliacciata
di Berlusconi davanti al Papa o in qualche chiesa. A distanza di mesi i vescovi
si limitano a formulare in forma anonima discorsi generici che valgono per
tutti. Qui non si tratta di tutti, ma di uno solo. Mi dispiace caro Boffo,
direttore di Avvenire, se i vescovi vogliono essere fedeli al loro ministero e
non complici del drago che vuole vergini in sacrificio, devono andare in tv,
fare nome e cognome e sconfessarlo. Se Berlusconi vuole andare a confessarsi,
lo faccia in silenzio, senza scorta, senza tv e senza rumore, ma i vescovi non
tollerino che usi il cristianesimo o i suoi simboli per rifarsi una verginità
di plastica che non ha né mai ha avuto. Se lo tollerano i vescovi, non lo
tollererà il popolo cristiano che è saturo di vescovi inetti e presidenti
malati.
Torna all'inizio
( da "Secolo XIX, Il"
del 02-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Pillola abortiva,
riecco la polemica il via l ibera nazionale alla ru486 Savona aveva anticipato
i tempi della sperimentazione. Ora, tutti di nuovo sulle barricate savona. A
settembre la Ru486
o pillola abortiva dovrebbe essere disponibile nei reparti di ginecologia dei
nostri ospedali. Era inevitabile che l'approvazione del suo utilizzo da parte
dell'Agenzia italiana del farmaco causasse una spaccatura tra i medici
savonesi. La polemica feroce in campo nazionale riporta d'attualità un tema,
infatti, sul quale Savona si era già divisa ai tempi della sperimentazione. Nel
2005 il primario del reparto di ostetricia del San Paolo Salvatore Garzarelli
aveva chiesto di poter acquistare la
Ru486 all'estero per iniziare la sperimentazione. Seguirono
il consenso da parte del Comitato etico dell'Asl2 e il via libera regionale,
pur con una forte lacerazione nel mondo cattolico di centrosinistra. Il
Comitato etico aveva espresso, a maggioranza, parere favorevole ritenendo che
«l'interruzione precoce della gravidanza con metodo farmacologico possa
rappresentare una valida alternativa rispetto al metodo chirurgico. Il ricorso
a farmaci piuttosto che all'intervento chirurgico, costituisce infatti una
tecnica meno invasiva e traumatica». Ma il ministro della salute Francesco
Storace aveva imposto limiti all'acquisto dei farmaci all'estero introducendo
ostacoli alla sperimentazione . Già quattro anni fa la pillola abortiva aveva
diviso a metà il mondo medico savonese, entrando nel terreno della politica. Il
dibattito aveva assunto toni molto accesi tanto che il consigliere comunale di
An Alessandro Parino a aveva minacciato «un'occupazione dimostrativa» del
reparto di ginecologia contro la sperimentazione. Lo scorso anno le maggiori
esponenti del Pd hanno firmato un documento a sostegno dell'introduzione anche
in Italia della RSU486 che ebbe un effetto lacerante all'interno del Pd tra l'ala cattolica e quella laica. Oggi che l'Agenzia italiana del
farmaco ha emanato la direttiva sull'aborto "farmacologico" le
posizioni sono ancora di netta contrapposizione tra medici cattolici, gli obiettori (che secondo alcune
stime approssimative sarebbero intorno all'80-90% all'interno del San Paolo) e
gli abortisti. All'Ospedale San Paolo non c'è ancora stato
il confronto all'interno del Comitato Etico dell'Asl; la professoressa Mariella
Lombardi Ricci, esperta in bioetica e presidente del comitato, esprime un pare
re a titolo personale. «Dal punto di vista personale ho delle perplessità che
sono di carattere tecnico - dice la professoressa Lombardi Ricci - e riguarda
il Cytotech. Nell'aborto farmacologico vengono somministrati più farmaci. Uno è
il Cytotech nato come cura contro l'ulcera, registrato con sola indicazione di
prevenzione di ulcera gastrointestinale. Questo farmaco ha come
controindicazione il fatto di indurre le contrazioni dell'utero. Non mi risulta
che l'Agenzia italiana del farmaco abbia cambiato il bugiardino del Cytotech.
In questo caso è in contraddizione con se stessa perchè nella direttiva della
pillola abortiva prevede l'assunzione di un farmaco per un utilizzo per il
quale è controindicato». elena romanato 02/08/2009 ' 02/08/2009 non è una
conquista Rischiamo che l'introduzione di questo farmaco porti ad una
banalizzazione dell'aborto cesare badoinoConsigliere nazionale Amci 02/08/2009
' 02/08/2009 uno strumento farmacologicoNon capisco chi dice che la pillola
abortiva incoraggia l'interruzione di gravidanza salvatore garzarelliPrimario
ostetricia San Paolo 02/08/2009
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Ru486:
la Chiesa puòscomunicare, lo Statolaico deve
garantirelibera scelta a tutti
(sezione: Laici e chierici)
( da "Secolo XIX, Il"
del 02-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Ru486: la Chiesa puòscomunicare, lo
Statolaico deve garantirelibera scelta a tutti Chi usa la pillola abortiva rischia
la scomunica, questa sarebbe la minaccia che arriva dal cupolone. Siamo nel
terzo millennio e il valore di un castigo come quello della scomunica deve per
forza essere riconsiderato. L'Italia non è più il Paese nel quale tutti erano
per forza battezzati e non era ammessa altra religione che non fosse quella
cattolica, la Chiesa
ora ha un ruolo ben diverso da quello che aveva anche solo 300 anni fa. Al
cattolico praticante la scomunica può certamente far paura, ma quel cattolico
di fronte all'imprevisto di una gravidanza non voluta o non prevista non pensa
neppure lontanamente alla possibilità di una sua interruzione. La maggioranza
di italiani è composta da cattolici che sono tali solo
perché hanno ricevuto il battesimo, l'ultima volta che sono entrati in una
chiesa è stato per un matrimonio o un funerale, magari
sbagliando pure a fare il segno della croce. La connotazione multietnica e
multi religiosa fa sì che lo spauracchio della scomunica pesi ben poco se chi
la riceve considera infedeli proprio i cattolici. Al
giorno d'oggi. all'italiano medio fa molta più paura perdere il posto di lavoro
o venire protestato, molti non sanno neppure cosa
significhi essere scomunicato. Eva Porrettani E-MAIL 02/08/2009 Neppure io
credo che la minaccia della scomunica possa essere un efficace deterrente in un
Paese largamente laicizzato. Trovo vagamente minacciosa l'affermazione del
Vaticano "non resteremo passivi", proprio perché non capisco
esattamente che cosa voglia dire. La gerarchia cattolica ha, ovvio, tutti i
diritti di esprimere la propria opposizione alla pillola Ru486 così come i cattolici praticanti hanno il dovere di non farne uso. Ma,
non essendo l'Italia un Paese confessionale, la possibilità di scegliere di
interrompere la gravidanza con un intervento chirurgico o farmacologico deve
essere garantita a chi non si riconosce nei valori della Chiesa. Alla stessa
maniera, deve essere garantita l'obiezione di coscienza a quei medici che, per
le loro convinzioni religiose, non siano disponibili a pratiche abortive. In
una questione molto delicata, come lo sono tutte quelle che coinvolgono
l'etica, uno Stato laico deve essere in grado di mettere
tutti i suoi cittadini nelle condizioni di scegliere liberamente la soluzione
che ritengono migliore per sé. Vale il vecchio principio stabilito un secolo e
mezzo fa dal filosofo inglese John Stuart Mill, secondo il quale lo Stato non
ha il diritto di impedire agli individui di fare qualcosa che li metta a
rischio perfino della loro stessa vita, se ciò non procuri danno al
resto della società: "Su di sé, sul suo corpo e sulla sua mente,
l'individuo è sovrano". È il fondamento della società liberale. Al di
fuori di essa, ci sono solo forme più o meno violente di regimi autoritari.
02/08/2009
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ROMA
- La RU 486 si poteva fermare ma non tutti quelli
che potevano si sono impegnati ...
(sezione: Laici e chierici)
( da "Messaggero, Il"
del 02-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Domenica 02 Agosto
2009 Chiudi di CARLA MASSI ROMA - «La
RU 486 si poteva fermare ma non tutti quelli che potevano si
sono impegnati a farlo». Il quotidiano dei vescovi, "Avvenire", ha
atteso due giorni per articolare la sua critica nei confronti del via libera
alla pillola abortiva. Un affondo contro le «responsabilità politiche», si
legge nell'editoriale. Ma anche contro i tecnici, contro l'Aifa, l'Agenzia
italiana del farmaco, che ha dato l'ultimo sì all'entrata del farmaco nel
nostro mercato. Così "Avvenire" legge la decisione: «C'è stata una
pressione politica e mediatica insostenibile». In grado, secondo il quotidiano
dei vescovi, di dar vita «ad una formidabile campagna allo scopo di centrare
una nuova conquista simbolica: l'aborto fai da te». «Se una parte del governo
si è battuta per scongiurare questo pessimo esito è impossibile - stigmatizza
ancora l'editoriale - tacere su altre precise e identificabili responsabilità
politiche». «L'apparente facilità di impiego della pillola Ru 486 - si legge
ancora sull'Osservatore Romano - rischia di far dimenticare che l'aborto rimane
una decisione grave non priva di rischi». Giuseppe Anfossi, presidente della
commissione Cei per la famiglia chiede al governo di bloccare l'immissione in
commercio della Ru 486. E poi aggiunge: «Si tratta di una distruzione di
embrioni, quindi di una soppressione della vita che, invece, è sacra». Su un
punto, oltre quello del via libera al farmaco, i "fronti" si
ritrovano a scontrarsi: quali saranno le modalità con le quali la Ru 486 sarà utilizzata in
ospedale? Il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella chiarisce ogni dubbio:
«Il trattamento in day hospital è da escludere. Bisogna prevedere un ricovero
di almeno tre giorni, sulla base, ovviamente, di un consenso informato da parte
della donna». Il ricovero breve, secondo il governo, esporrebbe la paziente al
rischio che la fase abortiva avvenga, per esempio, a casa. Quindi al di fuori
dell'ospedale, così come vieta la legge sull'interruzione di gravidanza. «Non
vogliamo si crei - aggiunge la
Roccella - un secondo canale di interventi abortivi di minore
sicurezza». La paziente, parole del sottosegretario, dovrà essere scoraggiata
dai sanitari a firmare le dimissioni appena presa la pillola. Avanza inoltre
l'ipotesi di sottoporre un questionario alla paziente. Uno tipo quello in uso
in altri paesi, per appurare «i requisiti minimi di sicurezza ai fini
dell'attuazione dell'intervento stesso». Reazioni forti da parte dei medici non
obiettori che considerano il questionario figlio di «uno stato
totalitario». Non solo scontro etico. Anche i politici continuano a darsi
battaglia dai diversi schieramenti. Un battaglia forte nella quale anche chi è
all'opposizione sostiene la necessità di riflettere sull'entrata in Italia
della pillola Ru 486. Un caso è Paola Binetti (Pd). «Si sta andando - commenta
- verso l'aborto fai da te. L'aborto bricolage che restituisce le donne alla
loro solitudine. Si sta riportando l'interruzione di gravidanza a una
condizione di clandestinità, non legale, ma psicologica e sociale. Cesare
Cursi, responsabile Sanità Pdl, definisce questa pillola «un incentivo
all'aborto facile». «Non protegge certo la donna - aggiunge -. Assisteremo ad
una crescita degli interventi. Se questo non avverrà saremo pronti a
ricrederci. Certo è che non c'è stata una reale
applicazione della 194. Nessun potenziamento dei consultori». Enzo Bianco (Pd)
invita ad uno stato laico e
« a non dare giudizi». «Mi chiedo - dice ancora - se dopo aver proposto un
ricovero di tre giorni per l'uso della Ru 486, si voglia ora prevedere anche il
ricovero in clinica psichiatrica». Applaude la reazione del mondo
cattolico Luca Volonté esponente dell'Udc e chiede al governo di «limitare i
danni ponendo paletti strettissimi e obblighi insormontabili». La protesta si è
già spostata su Internet. Il presidente di "Famiglia e valori" ha
appena creato un gruppo su Facebook con il quale chiede che venga ritirata la Ru 486. Definita come
«pesticida umano».
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( da "Manifesto, Il"
del 03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
IL VATICANO La
campagna di Avvenire e Osservatore romano «È in arrivo l'aborto fai da te» A
due giorni dalla decisione dell'Agenzia per il farmaco, non si ferma
l'offensiva vaticana contro la Ru486.
Che viene portata avanti soprattutto dai suoi organi di stampa. A partire
dall'Avvenire. Il quotidiano dei vescovi ha cominciato una vera e propria
campagna contro la pillola. In un editoriale di prima pagina, il giornale
attacca l'Aifa che, «data la sua competenza esclusiva in materia, porta per
prima la responsabilità di una scelta grave e tutt'altro che necessaria». Anche
se è «in buona compagnia» perchè sull'introduzione della pillola «è impossibile
tacere su altre precise e identificabili responsabilità politiche». E qui la
stoccata a chi nel governo e nella maggioranza non ha obbedito è chiara. Ma non
solo, perché nell'attacco del quotidiano dei vescovi si può
leggere anche un'accusa ai cattolici del Pd che - complici il clima congressuale - sono rimasti
sostanzialmente muti. Anzi, per una volta è stata la voce più laica del Pd a
farsi sentire. Ad eccezione della teodem Paola Binetti, che non ha perso
occasione per parlare con disinvoltura di «aborto fai da te». «Si sta
riportando l'aborto - rileva Binetti sul quotidiano online Affaritaliani - a
una condizione di clandestinità, non legale, ma psicologica e sociale, che
riconsegna le donne alla solitudine. La casa farmaceutica che produce questa
pillola punta alla vendita diretta nelle farmacie». Anche l'Osservatore romano
non è da meno. Secondo l'organo ufficiale della Santa Sede la Ru486 comporta «un procedimento
abortivo più complesso di quanto sembri» mentre «la sua apparente facilità di
impiego rischia di far dimenticare che l'aborto rimane una decisione grave non
priva di rischi». A commentare la vicenda è il medico francese Didier Sicard: «la Ru486 trasferisce alla sola
responsabilità apparente della donna una decisione che spesso i medici non
desiderano prendere».
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( da "Stampa, La" del
03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Marco Pannella «Un vero credente deve essere laico» «Essere laici non significa
affatto essere necessariamente atei. Un vero credente (cattolico, cristiano,
buddista, teista o non teista) non può oggi che essere laico». Ad affermarlo è
Marco Pannella. Il leader radicale prosegue: «Un simbolo eloquente è Giordano
Bruno, martire per la sua profonda religiosità umanistica, processato e
arso da un potere simoniaco, blasfemo, temporale e usurpatore. Qualsiasi forma
autentica di religiosità è anticlericale, perchè scaccia dal tempio della
coscienza e/o della fede falsi dottori e autentici mercanti».
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Ru486,
la Cei si appella ai medici (sezione: Laici
e chierici)
( da "Stampa, La" del
03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Ru486, la Cei si appella ai medici
[FIRMA]GIACOMO GALEAZZI CITTA' DEL VATICANO Altolà del capo della Chiesa
italiana alla Ru486: «Si afferma solo il diritto del più forte, è una crepa nella
nostra civiltà». Nello scontro frontale sulla pillola abortiva, scende in campo
il cardinale Angelo Bagnasco che si appella ai medici per l'obiezione di
coscienza. Intanto cresce l'intensità della polemice e
ormai gli interventi di parte cattolica puntano direttamente alla modifica
della legge 194. «Politici cattolici e laici devono impegnarsi per il nuovo obiettivo di progresso di
una civiltà senza aborto- afferma il cattolico Gianfranco Rotondi, ministro per
l'Attuazione del programma-.In italia il tema è rafforzare la
prevenzione prevista nella 194 e mai attivata». E, dalla Cei alla Santa Sede, è
sempre più evidente l'intenzione di schierare in campo tutto il peso e la forza
della Chiesa per fare pressione sul governo. Durissimo l'attacco del leader dei
vescovi sul quotidiano della Cei, «Avvenire»: «Con la Ru486 si rende tutto più facile
e s'induce a considerare l'aborto come un anticoncezionale, cosa che la legge
194 assolutamente esclude». Bagnasco ha provato «tristezza, amarezza,
preoccupazione» dopo il via libera dell'Agenzia del farmaco: «Dove non c'è
rispetto integrale della vita umana nel suo concepimento, nella sua fragilità e
poi nel suo tramonto la società è meno umana». E la responsabilità è anche
della politica, che non ha fatto tutto il possibile per arginare questa
«deriva». Quindi, «si può ragionevolmente fare di più, nel rispetto dei
meccanismi democratici», precisa Bagnasco. E' necessario un argine etico,
dunque, alla «discesa della civiltà del nostro Paese. Laddove la vita umana nella
sua integra dignità non è riconosciuta, ma è offesa e ferita ulteriormente, la
civiltà diminuisce». La vicenda di Eluana prima e ora quella della Ru486 «ci
fanno vedere un indirizzo prevalente se non assoluto verso la libertà
dell'individuo, una libertà che sembra essere assoluta. Mentre le libertà
devono dialogare, devono contemperarsi». Bagnasco esorta i medici ad opporsi
alla somministrazione della Ru486 affinché «cresca ancora l'obiezione di
coscienza, nata da profondi convincimenti, sia come dato in sé, sia come
testimonianza per l'opinione pubblica». E sottolinea il dato dell'obiezione di
coscienza al 70%, contenuto nell'ultima relazione annuale al Parlamento
sull'interruzione volontaria di gravidanza. Ciò «dovrebbe far riflettere sulla
sensibilità ancora fortemente radicata nel cuore degli italiani». Però tra le
forze politiche è battaglia sul ricovero delle donne in trattamento con la Ru486, definito «punitivo,
intimidatorio e oscurantista» dalla sinistra radicale. Il sottosegretario al
Welfare Eugenia Roccella assicura che «nessuno vuole trattenere le donne con la
forza, ma si pone un problema di sicurezza per la loro salute se tornano a
casa. E precisa: «Non si è mai parlato di ricoveri coatti, dunque la donna che
vuole firmare le dimissioni può farlo e andare via dall'ospedale». Si pone, al
tempo stesso, un problema di responsabilità, poiché due pareri del Consiglio
superiore di sanità affermano che l'aborto farmacologico non è sicuro allo
stesso modo di quello chirurgico se avviene fuori dall'ospedale. Ciò significa
che «sia le dimissioni firmate dalla donna, che nessuno può impedire, sia il
day hospital pongono problemi di sicurezza per la salute, poiché la
domiciliarità rende il metodo meno sicuro e bisogna tenerne conto», evidenzia
il sottosegretario Roccella. «I tre giorni di ricovero obbligatorio sono per la
salute della donna e per il rispetto della 194 - concorda Luca Volontè dell'Udc
- Bene i paletti della Roccella. La pillola banalizza l'aborto, urge una
radicale riforma dei consultori». Sì al trattamento in «day hospital, già testato per l'aborto farmacologico nelle sperimentazioni
regionali», ribatte il giudice Amedeo Santosuosso, della Corte di appello di
Milano: «Impensabile il ricovero coatto».
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( da "Unita, L'" del
03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Stiamo attenti anche
noi, nel centrosinistra, a non alimentare l'ennesimo caso, a non cadere nella
trappola della maggioranza». Albertina Soliani, senatrice del Pd, cattolica emiliana, non vuole entrare nella polemica. Come
cattolica, però, cosa pensa del via libera dato dall'Aifa alla Ru486? «Ci sono
i progressi della scienza, le questioni etiche, la laicità, e ci sono le leggi
dello Stato. La pillola Ru486 è uno strumento che si può usare, ci sono delle
regole a cui ci si deve attenere, come quelle stabilite dalla 194, la
cui cultura e preventiva e indica le modalità in cui operare. Spero che non
diventi, invece, una frontiera in cui il governo e la maggioranza mettano in
moto un braccio di ferro sulle scelte delle persone». Secondo lei è giusto il
ricovero obbligatorio per la donna? «Il ricovero mi sembra un po' forzato, se
visto sulla falsariga di quanto previsto dalla 194 con gli interventi in day
hospital. Non ho elementi medici per parlarne, ma trovo questa discussione già
eccessiva, non vorrei che fosse il "nuovo argomento"». Ci sono
forzature ideologiche? «Un approccio ideologico e strumentale da parte del
governo c'è, quindi noi dovremmo calare i toni e farli abbassare a Sacconi e
agli altri. La cosa attiene alle responsabilità delle persone, quindi ci sia tutta
la libertà della Chiesa di dire il suo pensiero dal suo punto di vista, poi lo
Stato e il servizio sanitario vadano avanti secondo regole stabilite». Perché,
secondo lei, diventa un caso ogni tema che riguarda una scelta delle donne su
se stesse? «Per l'immaturità culturale del Paese, di chi se ne occupa in questi
termini e fa un uso strumentale di valori eticamente sensibili. È così da
quindici anni di governo Berlusconi. E noi non dobbiamo cadere in questa
trappola, piuttosto lavorare per costruire nel Paese un punto condiviso, laico,
che sottragga terreno al governo, che respinga certe interpretazioni dei fatti,
come è avvenuto sul testamento biologico». È un consiglio al centrosinistra.
«Sottrarsi a queste derive, non farsi bandiera. Se, per le possibilità
scientifiche, è possibile usare questo metodo in modo sicuro, le persone siano
libere di scegliere. Il confini sono le regole, la deontologia professionale, e
la sicurezza per le donne». N.L. Albertina Soliani
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( da "Messaggero, Il"
del 03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Lunedì 03 Agosto
2009 Chiudi di CARLA MASSI ROMA - Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi, si
rivolge direttamente ai medici. Dice che la pillola abortiva è una «crepa nella
nostra civiltà» e invita all'obiezione di coscienza. Chiede ai sanitari di
astenersi dall' entrare in sala operatoria per interrompere una gravidanza ma
anche di prescrivere la Ru
486. In
un'intervista all' "Avvenire", il quotidiano della Cei, afferma di
aver provato «tristezza, amarezza e preoccupazione» dopo il via libera
dell'Agenzia italiana del farmaco alla pillola. L'introduzione della Ru 486,
per Bagnasco, è il «prevalere del diritto del più forte». E giù, una stoccata
ai politici. Come è accaduto l'altro ieri, sempre dalle pagine di
"Avvenire". Un attacco contro quelli che, nel governo, «potevano» ma
«non si sono impegnati a fermare la pillola». E un monito verso chi «può
ragionevolmente fare di più, nel rispetto dei meccanismi democratici». A
Bagnasco risponde il ministro per l'Attuazione del Programma di governo,
Gianfranco Rotondi, secondo il quale «i politici cattolici e laici devono impegnarsi per
il nuovo obiettivo di progresso di una civiltà senza aborto», rafforzando «la
prevenzione prevista e mai attivata». A Bagnasco, in qualche modo, rispondono
anche i dati che emergono dall'ultima Relazione annuale al Parlamento sulla
194: i ginecologi obiettori sono passati dal 58% del 2005 al 70% del
2007. Prende posizione Giancarlo Cesana, l'ex leader di Cl, ora ai vertici
della clinica Mangiagalli di Milano e da spiegazione del suo doppio ruolo. «Ribadisco
la mia contrarietà alla Ru 486 - dice - ma credo che la mia responsabilità sia
quella di garantire che un ospedale pubblico obbedisca alla legge dello Stato».
Non si placa la polemica su uno dei nodi centrali della somministrazione della
pillola abortiva: ricovero obbligatorio di tre giorni, come indica il
sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, per le donne che scelgono la via
farmacologica o possibilità, per le pazienti, di tornare a casa in attesa che
venga l'espulsione. Il giudice Amedeo Santosuosso della Corte d'appello di
Milano considera «impensabile» il ricovero coatto. E ribadisce: «Non potrebbe
in alcun caso essere obbligatorio». «Non si è mai parlato di ricoveri coatti -
ribatte il sottosegretario Eugenia Roccella - ma certamente si pone un problema
di sicurezza per la salute della donna se torna a casa».
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( da "Giornale.it, Il"
del 03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
articolo di
lunedì 03 agosto 2009 Ru486, Bagnasco ai medici: "Più obiettori" di
Mariateresa Conti Il presidente della Cei lancia l’allarme
sul rischio che con la Ru486
l’interruzione di gravidanza venga considerata facile: "Con la pillola
aumenta una mentalità che induce a considerare l’aborto come
anticoncezionale. Ma è vietato dalla legge". Il ginecologo: "Per la
donna è terribile. Non la userò" Roma - «Rendendo tutto più facile, la
nuova modalità abortiva certamente aumenta una mentalità che sempre più induce
a considerare l’aborto
come un anticoncezionale. Cosa che la legge 194, nella sua prima parte,
assolutamente esclude». Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della
Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Genova, non ha dubbi. E in una
lunga intervista pubblicata ieri da Avvenire, spiega perché il via libera dell’Agenzia
del farmaco alla pillola abortiva Ru486 rappresenta a suo parere «una discesa
di civiltà» per l’Italia, una deriva verso una cultura che sempre più oggi
«afferma l’assolutezza dell’individuo e non della persona», che «concepisce l’uomo
in termini di libertà e autodeterminazione», senza «l’idea forte del farsi
carico, del prendersi cura dell’altro perché lo si vede come un dono, anche
quando la relazione costa e chiede di giocarsi in prima persona». Un’analisi
lucida, quella del presidente della Cei, che si dice «triste, amareggiato e
anche preoccupato». Un’analisi lucida ma pure, e soprattutto, un invito ai
laici cattolici, in primo luogo ai medici, perché abbiano il
coraggio di testimoniare la propria fede attraverso l’obiezione
di coscienza. Una cosa che già molti fanno, anche senza la pillola abortiva,
visto che il numero di camici bianchi che dicono no all’interruzione volontaria di gravidanza, in
Italia, è in crescita. «è un dato oggettivo – sottolinea il cardinale Bagnasco
– che dovrebbe far riflettere sulla sensibilità ancora fortemente radicata nel
cuore degli italiani, e in modo particolare di una buona parte della classe medica.
è auspicabile che l’obiezione, nata da profondi convincimenti,
cresca ancora, sia come dato in sé sia come testimonianza per l’opinione
pubblica sulla persistenza di una consapevolezza profonda». Penso che il mondo
cattolico dovrebbe far sentire di più e meglio le proprie convinzioni profonde per l’interesse
della società». Già, l’interesse della società. Quello che appunto sta a cuore
alla Chiesa cattolica che, senza preoccuparsi delle accuse di ingerenza, ha il
diritto, anzi il dovere, di intervenire su questioni morali ed etiche di così cruciale
importanza. Il porporato sottolinea che la Chiesa interviene «perché ama l’uomo.
Lo ama integralmente e non solo per alcuni aspetti. è – ricorda – la questione
antropologica che ricorda anche il Papa nell’ultima enciclica: tutto ciò
che riguarda l’uomo non può non interessare la Chiesa. Gesù è venuto
a salvare tutti gli uomini, e tutto l’uomo. Per questo la Chiesa non può tacere né
disinteressarsi di ciò che riguarda la persona e di conseguenza la società e lo Stato. Non ha nessun
altro interesse: solo il servizio all’uomo». E per il cardinale
Bagnasco la Ru486
va decisamente contro l’uomo, contro il diritto della parte più debole,
l’embrione, di nascere e crescere: «Dove non c’è il rispetto integrale della vita umana – afferma – nel
suo concepimento, nella sua fragilità e poi nel suo tramonto, la società è meno
umana, è amaro che così prevalga il diritto del più forte». E a nulla valgono i
paletti previsti dalla stessa Agenzia del farmaco, quali l’obbligo del ricovero in ospedale, che
in teoria dovrebbe rendere meno automatico l’utilizzo
della Ru486. «La pillola abortiva – spiega il presidente della Cei – rende
tutto più facile, anche se le disposizioni dettate per l’adozione del farmaco
ne prevedono l’uso esclusivo in ambito ospedaliero. La mentalità che si
rafforza è sempre più quella di un fatto privato, puramente individuale». Tra
l’altro «il ricorso a una semplice pillola non agevola certo una riflessione o
un possibile ripensamento. Le condizioni fissate dall’Aifa, questi paletti,
non tolgono assolutamente il male oggettivo della soppressione di una vita
concepita». Un male assoluto, contro il quale i cattolici
devono battersi. Secondo il cardinale Bagnasco infatti serve «una voce più
coraggiosa, chiara, argomentata a tutti i livelli», perché sui temi della vita
umana, decisivi, non si può procedere per mediazioni. Su valori fondamentali
mediare significa negare. La vita non è un’opinione, è un valore
invalicabile». © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA
05524110961
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( da "Foglio, Il" del
03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
3 agosto 2009
Così scriveva Michele Salvati sul Foglio il 10 aprile del 2003 Appello per il
Partito democratico I riformisti con i riformisti. Il coraggio di dividersi Dal
Foglio del 10 aprile 2003: "Con questi leader non vinceremo mai”. Chi
gridò questa frase a Fassino e Rutelli è Nanni Moretti, lo stesso che poco
prima aveva implorato D’Alema: “Massimo, di’ qualcosa di
sinistra”. Per l’implorazione è stato accontentato, non da D’Alema,
ma da Sergio Cofferati. La prima affermazione risuona ancora per l’aria: il
popolo dell’Ulivo è sempre in attesa di un atto di coraggio da parte dei suoi
politici, di una riorganizzazione del centro-sinistra che sia in grado di
prevalere sul centro-destra. Atti di coraggio, riorganizzazioni parziali, ci
sono stati. La presidenza di Aprile a Sergio Cofferati è recentissima e il disegno è
chiaro: mettere insieme secondo una prospettiva di “riformismo radicale” un
pezzo importante della coalizione di centro-sinistra. Un pezzo col quale si può
essere in disaccordo, ma che non si può cancellare o mortificare. Un pezzo che
la storia italiana del secolo scorso ha consegnato al nuovo millennio, che è
indispensabile alla coalizione e che richiede a gran voce una identità politica
autonoma. L’iniziativa di Cofferati è sicuramente uno
strappo, una minaccia
alla coesione interna dei Ds; ma essa deve essere apprezzata soprattutto nel
suo significato di riassetto comprensibile del centro-sinistra, mirando a
riunire l’intero popolo della sinistra radicale, ora
diviso tra un partito internamente eterogeneo, partitini e movimenti. E a riunirlo
in una prospettiva “riformista”, almeno nel senso, limitato ma importante, di
prospettiva di governo e di lealtà alla coalizione: Cofferati non è Bertinotti.
Come atto di coraggio, ancor più meritoria è stata la decisione del Partito
popolare di sciogliersi nella Margherita: un partito storico, una grande
tradizione politica, una cultura profonda si sono messi in gioco per confluire
in un contenitore di cui il nome stesso indica la provvisorietà, l’essere stato
pensato come prima tappa di un partito che dovrà raccogliere tutte le
tradizioni riformistiche moderate del nostro paese. Manca ancora l’atto
di coraggio finale e questo chiama in causa soprattutto, ma non soltanto, i Ds.
I Ds sono l’epicentro della crisi. Il partito comunista è stato
un partito con una grande forza organizzativa, con una identità spiccata e con
una separatezza quasi comunitaria rispetto al resto della società civile e
politica, la famosa “diversità” di cui parlava Enrico Berlinguer. E questo
straordinario patrimonio era innervato da una cultura e da una ideologia che
richiedevano un cambiamento profondissimo – dal comunismo al socialismo
democratico e liberale – per potersi adattare con successo alla situazione
politica del “dopo-muro”. La scissione del ’91,
non seguita da un lavoro serio di chiarimento, ha lasciato nei Ds due soggetti
che coesistono faticosamente: i due soggetti che, grosso modo, si sono contati
nelle due mozioni principali del congresso di Pesaro. Queste sono affermazioni
tagliate con l’accetta,
ma basta l’accetta per sbozzare il problema: che le ragioni per stare insieme,
come quelle dei separati in casa, sono in buona misura di natura
opportunistica, di convenienza più che di principio. Quando finisce l’amore,
come tra coniugi separati, c’è sempre una storia comune, una consuetudine
alla convivenza, e può rimanere molto affetto: ma ognuno in casa propria
potrebbe anche essere una scelta migliore. Lo dimostrano i riti di partito che ancora si
celebrano: nella conferenza programmatica di Milano è stato
presentato un programma che, per tenere insieme opinioni tanto distanti, dice
molto poco e raramente sceglie con chiarezza tra opzioni diverse; un programma
che poteva forse avere un senso quando il Pci era un partito (auto)costretto a
una opposizione permanente, ma non ne ha alcuno per un partito, i Ds, che è
reduce da una esperienza di governo durata cinque anni e vuole ripeterla.
Perché diciamo che i Ds sono l’epicentro della crisi, delle
difficoltà maggiori dell’Ulivo? Perché l’unione apparente dei separati in casa
ostacola la formazione dell’unico soggetto politico che
potrebbe, in alleanza con altri, contribuire in modo determinante alla
sconfitta del centro-destra. E’ stato notato tante volte che la
debolezza strutturale della coalizione di centro-sinistra dipende dall’assenza
di un forte partito di sinistra moderata (o di centrosinistra, senza trattino:
è la stessa cosa) che competa ad armi pari con Forza Italia nella caccia
all’elettore mediano. Forza Italia ha ovviamente le armi che le danno i quattrini e le
televisioni di Berlusconi, e bisognerà eliminarle. Ma anche senza di esse,
Forza Italia si troverebbe nella situazione privilegiata, da un punto di vista
elettorale, di essere il più forte partito della sua coalizione, nonché di essere
percepito dagli elettori come un partito di destra moderata (o di centrodestra,
se si preferisce); ovvero, se non consideriamo i partitini di origine
democristiana, come il partito della coalizione di centro-destra più spostato verso il centro. Anche dopo la formazione della
Margherita, così non è per il centro-sinistra, dove il partito più forte
rimangono i Ds, percepiti dall’elettorato come un partito
di sinistra, e per di più di origine comunista. Le soluzioni al problema sono
solo tre, ci sembra: (a) Margherita cresce rapidamente a spese dei Ds e conquista l’egemonia
sulla coalizione; (b) i separati in casa si dividono, i riformisti radicali
confluiscono in un soggetto politico che raccoglie, sotto la direzione di
Cofferati, anche gran parte delle forze di sinistra disperse tra partitini e movimenti, e i
riformisti moderati confluiscono con Margherita in un nuovo partito di
centrosinistra (o sinistra moderata); (c) i Ds nel loro insieme confluiscono
con Margherita nel partito di cui abbiamo detto e diremo meglio in seguito. Per
ora chiamiamolo Partito democratico. La prima soluzione, (a), è possibile ma
lenta, destinata a protrarsi tra recriminazioni, competizione accanita e
polemiche per un tempo non prevedibile: nel tempo prevedibile continuerebbe la
situazione attuale, quella in cui non si riesce neppure a convocare una
riunione dello stato maggiore dell’Ulivo.
La seconda e la terza sono difficili e rischiose, ma contengono in se stesse,
se ben gestite, una straordinaria carica di auto-promozione e di
auto-affermazione. La differenza tra di esse sta nel fatto che la soluzione (b)
prevede che i
Ds si dividano mentre la (c) prevede che entrino nel loro insieme nel nuovo
partito di centro-sinistra. Nel primo caso si arriverebbe a un partito più
piccolo ma più omogeneo; nel secondo caso resterebbe una componente di sinistra
radicale (non tutta di origine comunista), ma in condizioni nettamente
minoritarie, all’interno di un partito dove la componente
moderata e di origine non comunista avrebbe un ruolo egemonico. Poiché per
arrivare a un nuovo partito dovrebbe avviarsi un processo costituente che coinvolge sia i Ds che Margherita,
il verificarsi dell’una o dell’altra delle due soluzioni dipende
dalla probabilità – ragioniamo ora sui Ds – che una parte di questo partito
accetti o non accetti il programma politico e i rapporti di forza del Partito
democratico.
Nel ragionamento che segue facciamo l’ipotesi che non l’accetti,
che a noi sembra quella più probabile: se abbiamo ben capito gli orientamenti
di Cofferati e del correntone, un’iniziativa della maggioranza volta alla
costituzione in termini brevissimi del Partito democratico costituirebbe un
rovesciamento totale del loro disegno politico, un diktat inaccettabile, la
scomparsa della “sinistra” in quanto tale, la diluizione dell’eredità
della sinistra italiana (d’origine comunista) in un contenitore a prevalenza centrista e moderata.
Per quanto sia forte il tabù anti-scissione all’interno
dei Ds – e lo si è visto anche nella recente conferenza programmatica – di
seguito ragioniamo nell’ipotesi che l’iniziativa della maggioranza risulti
inaccettabile all’intero
partito e che a una scissione si addivenga. La scommessa del Partito
democratico esige coraggio, ma non è insensata. A differenza dei militanti e
degli iscritti, gli elettori legati alle identità politiche della Prima
repubblica, e dunque ai Ds in quanto prosecuzione del vecchio Pci, sono meno numerosi
di quanto si creda, e se essi confluiranno in prevalenza nel contenitore
cofferatiano se ne guadagna soltanto in chiarezza. La prospettiva del Partito
democratico è esaltante: è la riunione di tutte le correnti riformistiche
moderate della storia italiana di cui tanto si è parlato a proposito dell’Ulivo.
Gli elettori (oltre che i commentatori politici esteri) apprezzano la
semplicità, la rapida comprensibilità. Verrebbe finalmente a formarsi un partito di sinistra moderata (o
centrosinistra, se si preferisce), con un nome immediato, semplice e fortemente
evocativo (basta con la botanica, con le Daisies e gli Olive trees che ci fanno
prendere in giro nelle corrispondenze estere) nel quale la componente di
lontana origine comunista non sarebbe dominante. Non sarà facile per Berlusconi
tacciare di comunista un partito che ha per segretario Romano Prodi e dove siedono
in direzione Francesco Rutelli accanto a Piero Fassino, a Enrico Boselli, a
Pierluigi Castagnetti, ad Arturo Parisi (e Walter Veltroni? Era stato uno dei primi a parlare di Partito democratico, si
decida); dove siede Lapo Pistelli accanto a Claudia Mancina, Roberto Villetti
accanto a Franco Monaco, Rosa Jervolino accanto a Nicola Rossi, Umberto Ranieri
accanto a Enrico Letta, Giorgio Tonini accanto a Franca Chiaromonte, Natale D’Amico
accanto a Marina Magistrelli, Giorgio Bogi accanto a Enrico Morando, Pierluigi
Bersani accanto a Roberto Pinza, Sergio Chiamparino accanto a Riccardo Illy e
via seguendo.
Tutti rappresentanti di grandi tradizioni riformiste, già moderate in origine o
che si sono venute moderando in un processo di evoluzione di cui è stato dato conto pubblicamente e credibilmente. L’elenco,
abbiamo detto, potrebbe continuare facilmente. L’abbiamo però improvvisato
(ci scusiamo con chi dovrebbe esserci e non c’è) per sollevare subito un
problema politico generale. Scorsi i nomi che abbiamo azzardato in via
esemplificativa, ci si potrebbe infatti subito chiedere conto dell’omissione di alcune personalità di sicuro
orientamento riformista e di spessore ed esperienza politica assai maggiori di
molte di quelle che abbiamo menzionato. Perché non abbiamo menzionato Franco
Marini o Massimo D’Alema? Non perché il loro contributo al partito
democratico sia
giudicato poco significativo. Al contrario, lo è moltissimo. Ma perché essi
sono segnati da un ruolo dominante in scommesse politiche recenti che puntavano
su esiti radicalmente diversi da quello che stiamo auspicando. Marini perché
pensava, come molti popolari, a un ruolo del suo partito non schierato
organicamente con la sinistra, perché non voleva legarsi le mani. E D’Alema
perché pensava, con gran parte del suo partito, a un ruolo egemonico dei Ds,
sulla base dell’erronea analogia tra l’Italia e i paesi “normali”, dove l’alternanza
avviene tra un partito conservatore e un partito socialdemocratico. E’ per
questi motivi – motivi profondi, radicati nel passato – che entrambi furono
piuttosto tiepidi nei confronti dell’Ulivo come entità distinta dai partiti della coalizione, e
di Romano Prodi come leader politico di questa entità. Sicuramente essi hanno
modificato il loro giudizio, ma il ruolo che hanno avuto nel recente passato
rende difficile immaginarli come protagonisti della scommessa che stiamo
proponendo. E le stesse considerazioni che abbiamo svolto per D’Alema
possono essere fatte per Giuliano Amato, la cui partecipazione al prossimo
governo del Partito democratico e del centro-sinistra solo una persona
insensata potrebbe considerare poco importante. Insomma – ironia della sorte – si
ritornerebbe a una vecchia e giustissima idea di D’Alema:
che in un paese “normale” il candidato premier dev’essere il segretario del
partito più importante della coalizione. E questo non può che essere Romano Prodi, se il centro-sinistra
vuole vincere. Continuiamo con i problemi. Abbiamo dato per scontato che all’interno
del Partito democratico i riformisti moderati di provenienza Ds troverebbero un
ambiente più congeniale, sarebbero meno “separati in casa” di quanto avviene ora nel loro
partito. E’ proprio così? A parte il fatto che esiste un
continuum tra riformisti moderati e radicali e che molte personalità importanti
non sono facilmente collocabili nei due campi, i legami della storia comune
sono fortissimi:
sono proprio i moderati, oggi, ad accusare i cofferatiani di inclinazioni
scissionistiche. E forse che nel Partito democratico essi troverebbero solo rose
e fiori? Ogni contenitore partitico, in democrazia, “contiene” posizioni
individuali o di gruppo diverse: lo stare insieme è sempre frutto di un
giudizio politico, mai di una completa identità di vedute. In particolare, sono
ben noti i contrasti che hanno attraversato l’Ulivo
quando si sono toccati temi sensibili come quelli della famiglia, della scuola, della riproduzione e della
bioetica. Oppure, scendendo di intensità, i contrasti sugli stessi temi delle
riforme istituzionali. Questi ultimi, è nostra impressione, sarebbero
facilmente componibili in un contesto in cui esistesse un Partito democratico e
la competizione tra micropartiti si fosse drasticamente attenuata. Rimarrebbero
i primi, per quanto laica possa essere la concezione di democrazia condivisa da
laici e cattolici: ma non dovrebbe essere difficile
trovare mediazioni alte e, in casi estremi, ricorrere al voto secondo libertà
di coscienza. E’ sulle questioni di politica internazionale e
sulle politiche economiche e sociali che si stabiliscono le discriminanti
serie: e qui, ci sembra, le differenze tra i riformisti moderati dei Ds e
coloro che
provengono da altre tradizioni sono assai minori di quelle che esistono, in
casa Ds, tra riformisti moderati e radicali. Ma non potrebbe, questa riorganizzazione
dei contenitori, creare maggiori difficoltà nel costruire una coalizione di
centro-sinistra efficace ai fini di raggiungere il suo scopo principale, quello
di sconfiggere il centro-destra? Non svolge forse Fassino un ruolo meritorio,
anche se ingrato, nel cercare di tenere insieme in un unico partito riformisti
moderati e radicali, le due componenti fondamentali di una coalizione di
centro-sinistra? Abbiamo già indicato il motivo per il quale la nostra risposta
è nettamente negativa: il vero scopo della riorganizzazione è quello di creare
un partito di sinistra moderata (o di centro-sinistra, se si preferisce) non
riconducibile ai conflitti del XX secolo e della Prima repubblica, non
apparentabile al Partito comunista. Un grande partito, egemonico nella
coalizione di centro-sinistra. Come abbiamo già detto, questo potrebbe essere
un partito in cui confluiscono tutti i Ds, se ne accettano il programma e la
direzione politica. Anche se non l’accettassero e ci fosse una
scissione, non si vede perché le relazioni tra moderati e radicali dovrebbero
peggiorare se ognuno sta nel partito che gli è più congeniale. Sotto la guida di
Cofferati, il partito più radicale sarà un partito riformista nel significato
limitato, ma importante, di essere una parte organica e leale della coalizione
di centro-sinistra, un partito che non ha dubbi sulla propria partecipazione al
governo, una volta che si sia stipulato un programma comune: non si rischia per
nulla di ingrossare le fila bertinottiane, anzi è probabile che queste si
assottiglino notevolmente. Insomma, c’è soltanto da guadagnare in
termini di chiarezza. E la chiarezza è importante in politica: quando oggi un elettore
vota Ds, che cosa compra? Compra Salvi o Morando, Fumagalli o Turci? E non si
ribatta che, anche ieri, nel Pci, poteva comprare Amendola o Ingrao, perché
questo significa non aver capito nulla della differenza che intercorre tra un
partito di permanente, necessaria, opposizione e un partito di governo. Domani,
col Partito democratico e col partito cofferatiano, sarà chiarissimo che cosa l’elettore
vuole comprare: una politica riformistica liberale e moderata o una politica (ancora
riformistica, quantomeno nel significato minimo dell’espressione)
ma più radicale e “di sinistra”, nel senso tradizionale del termine. E sarà una
competizione chiara e onesta. Ci sono i movimenti, si potrebbe ancora obiettare, e questi sono parte integrante
della democrazia, quella forma di partecipazione che dà corpo e sangue a un
sistema di rappresentanza elettorale. Senza movimenti, senza una vivace società
civile, la sola rappresentanza elettorale corre sempre il rischio di ridursi a
un arido meccanismo di selezione delle élites e la democrazia, allora, si
impoverisce. Dividendosi tra moderati e radicali, non c’è
forse il pericolo, per la sinistra, di tagliare i ponti con i movimenti? Al
contrario. Siamo convinti che i rapporti tra politica rappresentativa e politica di movimento
si chiariscano e si semplifichino: a coloro che partecipano ai movimenti (se si
tratta di movimenti che si orientano a sinistra: non sempre è così) si offre
una scelta chiara di contenitori se intendono anche partecipare alla democrazia
rappresentativa, l’unica che per ora conosciamo. E in questa ciò
che conta sono i voti che si ricevono, non il numero delle persone che scendono
in piazza. Insomma: coloro che fanno politica di movimento, i pacifisti, i new global, i girotondini,
possono decidere se costruire un proprio partito, possono iscriversi al (o
votare per) il Partito democratico o il partito più radicale (o altri partiti
esistenti). Ma almeno si troveranno di fronte dei programmi intellegibili. Chi
teme che “i movimenti” confluiranno in massa nel partito di Cofferati (o
addirittura in quello di Bertinotti) potrebbe avere delle sorprese; e comunque,
se così avverrà, vorrà solo dire che questi ultimi partiti hanno fatto un’offerta
di politica rappresentativa
più convincente. Prima di discutere dell’ultimo problema vero
che i nostri capitani coraggiosi devono affrontare, sbarazziamoci di due
problemi finti, strettamente collegati. Si sarà notato che abbiamo usato le
espressioni “sinistra moderata” e “centrosinistra” come equivalenti, proprio come abbiamo
considerato equivalenti le espressioni “destra moderata” e “centrodestra”. In
un sistema politico bipolare lo sono di fatto: si riferiscono esattamente alle
stesse politiche, alla stessa visione del mondo. Se fossimo in un paese dove
esiste un sostanziale bipartitismo e un unico grande partito copre (quasi)
interamente l’arco della sinistra riformista (Germania, Regno
Unito, Spagna), la prima espressione, sinistra moderata, sarebbe quella
propria, quella
che i commentatori adotterebbero. In Italia le cose stanno in modo diverso e
definire di sinistra moderata il Partito democratico potrebbe urtare qualche
suscettibilità: se così è, chiamiamolo di centrosinistra (togliamo almeno il
trattino) e finiamola lì. Strettamente connesso è il secondo problema: a quale
raggruppamento del Parlamento europeo dovrà aderire il Partito democratico? Non
neghiamo che si tratti di un (piccolo) problema che andrà risolto; ma se un
disegno politico come quello che proponiamo si fa frenare da queste difficoltà
è meglio neppure cominciare. E veniamo all’ultimo (last but not
least) problema serio. Finora abbiamo argomentato come se il nostro problema
fosse quello di “vendere” il Partito democratico ai riformisti moderati dei Ds. E’
invece ovvio che esiste un problema almeno altrettanto importante, quello di
“venderlo” alla Margherita. Se i riformisti moderati dei Ds e quelli di Margherita non danno vita, insieme
e subito, al Partito democratico, allora è meglio che ognuno stia a casa
propria e noi saremmo i primi a consigliare ai moderati Ds di rassegnarsi a
convivere con i loro radicali. L’operazione politicamente
significativa non è quella delle scissioni nelle due case (ce ne sarebbero
anche in Margherita, probabilmente, sia a destra, sia a sinistra, verso i radicali di
Cofferati), ma la costruzione immediata del Partito democratico. E’
questa che cambierebbe la faccia del centro-sinistra, che ne farebbe una
coalizione politica comprensibile anche a chi di politica si interessa poco (e sono la gran parte degli
elettori), che gli consentirebbe di combattere con maggiore efficacia contro il
centro-destra. E’ questa che si lascerebbe alle spalle la Prima repubblica e il XX
secolo. Margherita è già il frutto di una operazione di fusione, e abbiamo detto più sopra
del merito che dev’essere riconosciuto ai popolari. Vorranno i suoi
leader, che non hanno ancora del tutto digerito la prima, imbarcarsi in una
seconda, di portata ancor maggiore? Quale interesse li può spingere, individualmente o come gruppo, in questa
avventura? Un politologo ragionerebbe così, giustamente tenendo conto degli
interessi dei protagonisti, mostrando che in una fusione i “posti” si riducono
e che pochi vincono ma molti perdono, ricordando che le scissioni sono state
tante ma le fusioni riuscite pochissime. Noi non siamo politologi. Non ci
rivolgiamo agli interessi di breve periodo delle singole personalità del ceto
politico, ai singoli dirigenti dei Ds e di Margherita, o di qualsiasi altro
gruppo politico voglia partecipare all’iniziativa. Ci
rivolgiamo al loro discernimento e al loro coraggio, ricordando loro che
discernimento e coraggio – la capacità di rompere routine e innovare, quando è
necessario – sono i caratteri di chi è animato da una vera vocazione per la politica. Viviamo in un
momento in cui le condizioni di salute dell’Ulivo
non potrebbero essere peggiori: non si riesce neppure a convocare una riunione.
Ma a volte, quando i piccoli passi già sembrano difficili, i grandi passi sono
perfettamente possibili,
se si ha il coraggio di rischiare. E per indurre i promotori del Partito
democratico a rischiare, ricordiamo loro un famoso apologo che Bertolt Brecht
racconta ne “I dialoghi dei profughi”. I discepoli accorsero trafelati dal
Gautama Buddha: “Maestro, c’è una casa in fiamme, ma gli
abitanti si rifiutano di uscire. Alcuni si lamentano che fuori piove. Altri non
vogliono abbandonare le loro masserizie. Che cosa dobbiamo fare?” Risposta del
Buddha: “Chi, avvisato del pericolo, si rifiuta di correre ai ripari, merita di perire”. Michele
Salvati P. S. A un appello ai capitani coraggiosi non si confà di entrare nell’ingegneria
organizzativa dell’operazione: congressi straordinari, il momento e le forme
della discesa in campo di Prodi, elezioni, candidature, primarie, distribuzione di
incarichi et similia. Non sappiamo ancora se sono coraggiosi, i capitani cui ci
rivolgiamo; sicuramente sono dei politici e degli organizzatori esperti. Se si
convincono che l’operazione è opportuna, che bisogna rapidamente
reagire alla
scelta di campo di Cofferati, che veramente la casa brucia, i modi per far
irrompere col massimo effetto un Partito democratico nella politica italiana li
troveranno loro. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO di Michele Salvati
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<È in arrivo l'aborto fai da te>
(sezione:
Laici e chierici)
(
da "Manifesto, Il"
del 03-08-2009)
Argomenti: Laicita'>IL
VATICANO «È in arrivo l'aborto fai da te» La campagna di Avvenire e Osservatore
romano A due giorni dalla decisione dell'Agenzia per il farmaco, non si ferma
l'offensiva vaticana contro la Ru486.
Che viene portata avanti soprattutto dai suoi organi di stampa. A partire
dall'Avvenire. Il quotidiano dei vescovi ha cominciato una vera e propria campagna
contro la pillola. In un editoriale di prima pagina, il giornale attacca l'Aifa
che, «data la sua competenza esclusiva in materia, porta per prima la
responsabilità di una scelta grave e tutt'altro che necessaria». Anche se è «in
buona compagnia» perchè sull'introduzione della pillola «è impossibile tacere
su altre precise e identificabili responsabilità politiche». E qui la stoccata
a chi nel governo e nella maggioranza non ha obbedito è chiara. Ma non solo,
perché nell'attacco del quotidiano dei vescovi si può
leggere anche un'accusa ai cattolici del Pd che - complici il clima congressuale - sono rimasti
sostanzialmente muti. Anzi, per una volta è stata la voce più laica del Pd a
farsi sentire. Ad eccezione della teodem Paola Binetti, che non ha perso
occasione per parlare con disinvoltura di «aborto fai da te». «Si sta
riportando l'aborto - rileva Binetti sul quotidiano online Affaritaliani - a
una condizione di clandestinità, non legale, ma psicologica e sociale, che
riconsegna le donne alla solitudine. La casa farmaceutica che produce questa
pillola punta alla vendita diretta nelle farmacie». Anche l'Osservatore romano
non è da meno. Secondo l'organo ufficiale della Santa Sede la Ru486 comporta «un procedimento
abortivo più complesso di quanto sembri» mentre «la sua apparente facilità di
impiego rischia di far dimenticare che l'aborto rimane una decisione grave non
priva di rischi». A commentare la vicenda è il medico francese Didier Sicard: «la Ru486 trasferisce alla sola
responsabilità apparente della donna una decisione che spesso i medici non
desiderano prendere».
(
da "Mattino, Il
(Nazionale)" del 03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
NINA
FABRIZIO Contro la diffusione della pillola abortiva Ru486 cresca l'obiezione
di coscienza dei medici italiani: a dare man forte all'offensiva lanciata dalla
Chiesa contro l'introduzione dell'aborto chimico in Italia, scende in campo il
presidente della Cei, Angelo Bagnasco, appellandosi ai medici e denunciando «la
crepa nella nostra civiltà» aperta dalla commercializzazione della pillola
abortiva. Per Bagnasco la decisione dell'Aifa (l'Agenzia italiana del farmaco)
di introdurre anche in Italia la pillola abortiva, rendendo «tutto più facile»,
induce sempre più a considerare «l'aborto come un anticoncezionale, cosa che la
legge 194 assolutamente esclude». Con il via libera alla commercializzazione
della Ru486 si fa inoltre prevalere «il diritto del più forte», secondo l'alto
prelato per il quale dietro questa scelta, rileva, «c'è una cultura
individualista, nascosta sotto il rispetto della libertà della donna», che «in
realtà è consegnata a se stessa anzichè essere presa in carico». Bagnasco
afferma di aver provato «tristezza, amarezza, preoccupazione» dopo il via
libera dell'Aifa. «Dove non c'è rispetto integrale della vita umana nel suo
concepimento, nella sua fragilità e poi nel suo tramonto - spiega - la società
è meno umana. Non a caso il numero uno della Conferenza episcopale italiana
guarda con speranza ai dati sull'obiezione di coscienza. Cifre da cui emerge
un'impennata del numero degli obiettori: dal 2005 al 2007 i ginecologi che non
effettuano l'interruzione volontaria di gravidanza sono infatti passati dal 58
per cento al 70 per cento. Il dato è contenuto nell'ultima relazione annuale al
Parlamento sulla attuazione della legge 194 per l'interruzione volontaria di
gravidanza. «È auspicabile - lancia l'appello dalle pagine di «Avvenire» il
cardinale Bagnasco - che l'obiezione di coscienza nata da profondi
convincimenti cresca ancora, sia come dato in sé, sia come testimonianza per
l'opinione pubblica sulla persistenza di una consapevolezza profonda». In
sintonia poi con l'attacco sferrato l'altro giorno dal quotidiano dei vescovi
italiani contro quanti nel governo «potevano» ma «non si sono impegnati a
fermare» la Ru486,
anche il presidente della Cei dà la sua stoccata al mondo politico. Che,
afferma, «può ragionevolmente fare di più, nel rispetto dei meccanismi
democratici». Dai laici cattolici Bagnasco si aspetta inoltre che si levi «una voce più
coraggiosa, chiara, argomentata a tutti i livelli» perchè, sottolinea, «sui
temi decisivi della vita umana non si può procedere per mediazioni: su valori
fondamentali mediare significa negare». Un avvertimento che sembra
valere anche per la legge sul testamento biologico in esame alla Camera. A
Bagnasco risponde il ministro per l'Attuazione del Programma di governo,
Gianfranco Rotondi, secondo cui «i politici cattolici
e laici devono impegnarsi per il nuovo obiettivo di progresso di una civiltà
senza aborto», rafforzando «la prevenzione prevista nella 194 e mai attivata».
Di parere contrario il segretario del Partito socialista Riccardo Nencini: «Non
bisogna mettere in discussione - afferma - la legge 194 e l'assoluta fiducia
nella capacità delle donne di tutelare e decidere sulla loro gravidanza».
Intanto, il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, dopo le polemiche in
merito all'ipotesi di ricovero per le donne in trattamento con la pillola
abortiva, precisa che «nessuno vuole trattenere le donne con la forza».
Certamente però - aggiunge Roccella - «si pone un problema di sicurezza per la
loro salute se tornano a casa, e si pone anche un problema di rispetto della
legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza». Al ricovero obbligatorio
è contrario il segretario del Prc, Paolo Ferrero, che lo definisce «anticristiano».
«È un'assurda e ingiustificata forma di accanimento punitivo nei confronti
della donna», protesta.
(
da "Foglio, Il"
del 03-08-2009)
Argomenti: Laicita'
3 agosto
2009 Processo a Facebook La scomunica è del primate inglese, ma anche laici
diffidano Altro che “potere di rendere il mondo più aperto e connesso”, come
recita il ventiquattrenne fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg. Omologazione
dei desideri e spazzatura amorale, relazioni virtuali e mercificazione dei
sentimenti, nonché istigazione al suicidio. E’
pesantissima la scomunica di Facebook da parte della chiesa cattolica
britannica. Secondo Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster e primate d’Inghilterra e Galles,
Facebook, una community più grande del Brasile con duecento milioni di utenti,
crea relazioni superficiali e aumenta il rischio di suicidio: “Tra i giovani –
ha detto Nichols al Sunday Times – spesso un fattore chiave nel commettere
suicidio è il trauma di una relazione transitoria”. Guida spirituale di quattro
milioni di cattolici, Nichols scomunica Facebook in
quanto “disumanizzante”. La quindicenne Megan Gillan la scorsa settimana si è
tolta la vita dopo essere stata presa pesantemente in giro su una chat di un
altro social network, Bebo. C’è il caso di Paul
Zolezzi, l’attore e modello americano che su Facebook ha annunciato il
suicidio. Il suo corpo è stato ritrovato appeso in un parco
giochi a New York. Zolezzi ha affidato a Facebook il proprio epitaffio: “Nato a
San Francisco, diventato una stella cadente, ha finito di vivere a Brooklyn e
non avrebbe potuto chiedere di meglio”. Intanto gli amici di Paul scherzavano
su Facebook: “Stai morendo? O semplicemente sei a Brooklyn?”. Un mese fa in
Inghilterra Andrew Smith e Paul Smith si sono gettati da un ponte dopo aver
stretto un patto di sangue su Facebook. In gergo la cancellazione di un account
di Facebook viene chiamata proprio “suicidio”. L’ultimo,
eclatante, suicidio virtuale è stato quello di Bill Gates,
uscito dalla mega community perché non riusciva a “stargli dietro”. Ogni
giorno, in media, ottomila sconosciuti volevano diventare suoi “amici”. Eppure
suicidarsi da Facebook sembra essere molto difficile: i dati dell’utente restano in Facebook Inc. anche dopo la
disconnessione. Sono stati organizzati “cyber suicidi di massa”, che gli
psicologi si sono già affrettati a paragonare al suicidio collettivo di Jim
Jones e dei suoi novecento adepti. Prima della chiesa inglese una fatwa era
stata lanciata dagli imam indonesiani: Facebook, il sito web più visitato in
Indonesia, il più grande stato islamico del mondo,
sarebbe un “virus” letale. L’arcivescovo Nichols
preferisce parlare di “sindrome che si ha quando si cerca di consolidare la
propria
identità. Una lista di amici da accumulare, con i quali parlare o vantarsi. Tra
i giovani spesso un fattore chiave nel commettere suicidio è il trauma di una
relazione transitoria. Si gettano in un’amicizia o
in una rete di amicizie, poi quando questa crolla si ritrovano disperati”. Ma
Facebook è così potente ormai che anche Nichols si è iscritto alla community. A
meno che un certo Vincent Nichols che afferma di essere l’arcivescovo di Westminster, che cita correttamente come
indirizzo di casa Ambrosden Avenue a Westminster e che conta 336 amici, non sia
il capo dei cattolici inglesi ma un suo omonimo o un
impostore. Il Times è in attesa di conferme da parte della sua diocesi. L’immortalità virtuale. Una scomunica laica di Facebook è
appena arrivata anche dalla popolare columnist dell’Independent,
Janet Street-Porter. La scrittrice definisce Facebook “una forma di psicosi”
che consiste nella smania di accumulare centinaia di “friends”, dei quali di
fatto non si ascolta mai la voce, non si vede il corpo, non si misura la
fatica, la pazienza e la ricompensa che la vera amicizia, nel vero mondo,
domanda e poi elargisce. “Facebook crea l’illusione
per centinaia di persone che la loro esistenza vera, mediocre, fallita quanto
può esserlo, in realtà può essere riscattata da una moltitudine di ‘facce amiche’ su Internet. E’ il trionfo della vita
immaginaria, mentre si espande il proprio ego online, e il proprio deretano su
una sedia, smanettando online”. La psicosi sta assumendo dimensioni di massa.
Ragazzi chiusi in stanza per mesi, anni. Niente scuola, amici, sport, si
fanno passare il cibo dai genitori senza vederli o comunicare con loro. L’unico rapporto con l’esterno avviene attraverso Internet,
quasi sempre con Facebook. In Giappone si chiama “Hikikomori”, i reclusi, sono più
del due per cento degli adolescenti. E termina in due modi: con il suicidio o
con l’ospedalizzazione coatta. Le statistiche sembrano dar
ragione alla filippica di padre Nichols: il Giappone detiene il primato dei
suicidi. Ma l’immagine più dirompente della schizofrenia targata Facebook è che i
morti, quelli veri, quelli sotto terra, continuano a vivere dentro la rete.
Ogni anno il loro account ne segnala i compleanni agli “amici”. Gli esperti la
chiamano “immortalità virtuale”. Sono i morti sempre connessi. Si può vivere
senza Facebook? Dì la tua su Hyde Park corner - Leggi l'opinione dei fan del
Foglio che a Facebook hanno già detto sì © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO
(
da "Repubblica, La"
del 04-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina
VII - Genova Il nuovo saggio di Roberto Timossi, ex assessore a Tursi, con
presentazione del cardinale Bagnasco Gli atei hanno ragione. Quindi Dio esiste
L´artigiano-teologo replica allo scientismo utilizzando i suoi stessi argomenti
RAFFAELE NIRI «Lavora su una frontiera, se riesci a trovarne una» era la parola
d´ordine di un grande poeta, Lawrence Ferlinghetti. Roberto Timossi - che i
genovesi conoscono più come pluriassessore e poi come segretario degli
artigiani della Cna che come teologo - nella sua seconda vita di filosofo, una
frontiera l´ha trovata, il tema del rapporto tra scienza e fede, argomento di sicura attualità sia in ambito laico sia in ambito
cattolico. Sotto l´ombrellone - si dirà - si discute più volentieri delle
escort di Berlusconi che delle (eventuali) contraddizioni degli atei
scientisti. E così domande come «Dio è un´invenzione umana che risponde a
esigenze psicologiche?» oppure «La scienza può dimostrare la falsità
delle religioni?» magari non troveranno risposta (in agosto), anche se esiste ancora
chi passa il proprio tempo libero a porsi quesiti un po´ più alti del «come
farò ad arrivare alla fine del mese?». L´illusione dell´ateismo: perché la
scienza non nega Dio, appena uscito per le Edizioni San Paolo, parte da una
presentazione di un presentatore che non ha bisogno di presentazioni. Argomenta
il Presidente della Cei Angelo Bagnasco: «Se i "perché" della scienza
possono trovare risposta nell´ordine naturale delle cose, gli interrogativi sul
significato dell´esistenza del cosmo possono trovare risposte nella fede. Il
sapere scientifico non è perciò in conflitto con la coscienza del credente ma
al contrario può essere di ausilio all´atto di credere». Il cardinal Bagnasco
plaude alla scelta di Timossi di replicare all´ateismo partendo dagli stessi
elementi utilizzati dagli scientisti (le conoscenze consolidate delle scienze
naturali, in particolare della cosmologia, della fisica e della biologia), non
abbandonando mai il terreno della razionalità. Del resto Timossi è - tra
l´altro - consigliere di amministrazione del Festival della Scienza di Genova e
proprio il Festival, negli anni scorsi, è stato teatro
di approfonditi dibattiti su scienza e fede. E, non a caso, questo L´illusione
dell´ateismo ha spesso puntate polemiche con Odifreddi, con Pievani, con
Bellone, con la stessa struttura portante del Festival. Spiega Timossi: «A
domande cruciali per la coscienza umana come "Dio esiste?" o "la
fede è ragionevole?" oggi sembrano interessati a rispondere in maniera
nuova più gli scienziati che i filosofi e i teologi. Ma forse perché, sempre
più spesso, si "naviga a vista" sono gli studiosi di scienze naturali
ad uscire sempre più spesso dal loro ambito di specializzazione per affrontare
in modo originale le questioni dell´esistenza o meno di un Creatore,
dell´ammissibilità dell´atto di fede, del problema del male». Timossi
argomenta, per quasi 600 pagine, la nuova teoria del cosiddetto «evoluzionismo
teologico», che concilia la creazione con l´evoluzione biologica. E mette a
disposizione del suo essere teologo e filosofo le esperienze incamerate nelle
sue «vite precedenti», quella del bravo politico e del minuzioso artigiano.
Perché, soprattutto se lavori su una frontiera, hai bisogno di ogni genere di
strumento.
Lia
Frabboni La pillola, la Chiesa
e l'accanimento Ancora una volta la reazione p... (sezione: Laici
e chierici)
(
da "Unita, L'"
del 04-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Lia
Frabboni La pillola, la Chiesa
e l'accanimento Ancora una volta la reazione pronta e accanita della gerarchia
all'annuncio dell'ok alla commercializzazione della pillola abortiva dimostra
la morale «ipocrita» della Chiesa cattolica. Infatti in Italia c'è la legge
sull'aborto ormai da trent'anni. Dunque chi vuole interrompere la gravidanza lo
può fare. Sappiamo che la
Chiesa considera l'aborto un peccato grave, quindi chi vuol
seguire i dettami della propria religione non è sicuramente costretta ad
abortire. Allora, per chi ha deciso in senso contrario, che differenza fa
ricorrere ad una pillola piuttosto che ad un intervento chirurgico, sempre
invasivo e drammatico? Forse il «peccato» è più grave, se la donna soffre di
meno? E allora perché - mentre le donne di quasi tutti i paesi europei da
vent'anni possono ricorrere alla Ru 486 - in Italia si deve per forza subire un
intervento chirurgico? Cosa spinge cardinali e vescovi a continuare con questo
accanimento contro le donne? Dicono che vogliono proteggere l'embrione in
quanto «persona». Ma chi non ci crede e, per motivi gravi, ha deciso di non
avere figli, perché deve sottoporsi a inutili sofferenze? O la Chiesa teme che possa
passare il concetto che - forse - nelle prime settimane di gestazione non si
tratta proprio di una «persona», se una semplice pillola può interromperne lo
sviluppo? Ugo Sturlese I pareri del Consiglio Superiore di Sanità In relazione
all'articolo pubblicato sulla vostra testata in cui si riportano le
affermazioni del Sottosegretario Roccella circa due pareri, espressi dal
Consiglio Superiore di Sanità e favorevoli all'indicazione del ricovero dopo
l'assunzione del farmaco, si precisa che tali pareri sono stati effettivamente
espressi negli anni 2002 e 2005 e quindi non coinvolgono gli attuali componenti
del CSS, fra i quali il sottoscritto, nominati successivamente. Come membro del
CSS affermo le mie personali convinzioni circa l'indipendenza della scienza, la
tutela della libera scelta della donna, l'irrinunciabile carattere laico di uno
stato democratico. Paolo Sanna Domenica bestiale Il
giorno dell'inaugurazione del passante di Mestre il Tg4 dedicò il 90% del tempo
a magnificare la grande opera di papi Silvio, con tanto di taglio del nastro e
foto di gruppo. I reportage tv ci ossessionarono per tutto il giorno. Domenica,
su questa grande opera, c'era una coda di 30 km, con automobilisti disperati, indicazioni
insufficienti e macchine trasformatesi in forni arroventati. Non oso pensare a
che osa potrebbe succedere se questo governo dovesse riuscire a portare a
termine i progetti del ponte sullo Stretto e, ipotesi ancora più agghiacciante,
la costruzione delle centrali nucleari. Alessandro Lise - Alberto Talami
Sbattezzo/1 Non c'è dubbio che l'attuale clima politico e culturale sia
piuttosto complesso: siamo quindi stupiti e orgogliosi dell'attenzione che 15
deputati del Pd hanno dedicato alla nostra striscia. Sia chiaro: nessuno può
essere obbligato a ridere se non vuole, dal momento che la percezione
dell'ironia è di quelle che più impegnano la sensibilità (per non dire «l'intelligenza»)
personale. La sorpresa poi che il nostro lavoro venisse, per così dire,
valutato con un «giudizio oggettivo» si è tuttavia ridimensionata quando
abbiamo letto che l'apparizione fantasiosa e umoristica di una guardia svizzera
(in forma di animale antropomorfo sul cancello di casa del protagonista) è
stata interpretata come simbolo dell'ingerenza della Chiesa, quando era,
piuttosto, un modo per ridere delle ossessioni di Beto. Sicuramente colpa
nostra, che ci siamo spiegati male. Forse, però, una lettura che non si fosse
fermata al titolo avrebbe potuto evitare tanto disagio e, magari, aprire un
dibattito più costruttivo e concreto sulle libertà personali in tema di
religione, sulla laicità dello Stato e sul ruolo della
Chiesa nella politica italiana. MANLIO MENICHINO Sbattezzo/2 Perché per essere
sbattezzati serve un attestato della Chiesa cattolica? Basta non partecipare più a quella
chiesa ed è fatta. Per esempio io sono uscito dalla Chiesa cattolica senza dire
nulla né al vescovo e neppure ai loro sacerdoti. Sono uscito e basta.
Per me è stato facile: mi sono sbattezzato dalla
cattolica e convertito al mormonismo, così automaticamente.
(
da "Foglio, Il"
del 04-08-2009)
Argomenti: Laicita'
4 agosto
2009 Agli Avv. & Prof. Avvocati, giuristi, magistrati cattolici
e laici: è il momento di una battaglia radicale (Ru486) Questo è un modesto ma accorato
appello agli avvocati, giuristi e magistrati cattolici
e laici. Un appello affinché si formi un “comitato contro la Ru486” formato da persone
capaci di dimostrare dentro il circuito del diritto che quella kill pill è in
contrasto con la legislazione che regola l’aborto in
Italia, e di fermarne la diffusione con i metodi forti ed efficaci spesso usati in passato dalla
piccola e grande lobby radicale per realizzare i suoi scopi (dall’aborto all’eutanasia). L’appello è a quelli tra i giuristi cattolici e laici che considerano insensato affidare a
tecnici, esperti e burocrati la decisione ultima sulla vita umana. A chi pensa,
come noi, che la Ru486,
la pillola avvelenata che uccide un bambino concepito e, con l’aiuto maligno delle prostaglandine, lo espelle dopo qualche
tempo dal corpo di donna che lo sta generando, è un tradimento. Il tradimento
simbolico
della promessa laica e progressista: “Non sarai più sola”, che fu fatta alle
donne al cuLmine delle battaglie contro l’aborto
clandestino e a favore di una regolamentazione pubblica dell’aborto. Il
tradimento legislativo di norme, la 194/1978, che fissarono trentuno anni
fa non un inesistente diritto di abortire, ma una possibilità legale di
abortire, esclusivamente nelle strutture pubbliche e sotto il controllo di
personale medico, dopo un accurato procedimento sociale e clinico di
accertamento dell’impossibilità di una
alternativa, e in nome di un valore che fu fissato come più alto di quello
della vita nascente: la salute fisica o psichica della gestante. Già il
compromesso culturale di trentuno anni fa è seriamente danneggiato. L’aborto è diventato con il tempo un mezzo di controllo delle
nascite moralmente indifferente. Il ciclo di controllo, discussione clinica,
accertamento sociale ideato a tutela della maternità, nei casi proposti di
interruzione volontaria della gravidanza, è impantanato nella routine. Accanto
a grandiose, epiche esperienze di volontariato laico e cattolico, è cresciuta
la zona grigia dell’autorizzazione automatica
all’aborto chirurgico. Non si accertano le vere cause del disagio, non ci sono
risorse sufficienti per curarlo, per prenderlo in conto quando dipenda da fattori
materiali, non esistono deterrenti seri e non ricattatori, amorevoli e di cura,
verso la decisione sbagliata e triste di un aborto. Non c’è la consapevolezza ottimistica, vitale, che qualcosa sia
possibile fare. Regna un fatalismo amorale vagamente compensato da quattro
strilli falsamente benevolenti ogni volta che si registra, per cause culturali,
una benedetta diminuzione dell’osceno e smisurato
numero di aborti praticato ogni anno. La
Ru486 è figlia della cultura del suo fatuo ideatore. Una
cultura ferocemente abortista, che considera l’espulsione
di un bambino un atto di fitness e di privacy femminile. Questa cultura non ha
niente a che vedere con la scelta di depenalizzazione e di consegna alla sanità
pubblica del
problema dell’aborto, la scelta del 1978
contro la quale i radicali votarono nel referendum. Quella pillola è illegale,
va fermata con mezzi legali. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO
(
da "Foglio, Il"
del 06-08-2009)
Argomenti: Laicita'
5 agosto
2009 Parla Maurizio Gasparri Così i parlamentari contrari alla Ru486 preparano
la rivolta laica Dice il capogruppo del Pdl al Senato: "Il Parlamento
agirà, la pillola è una nuova mammana tecnologica" Il fermento politico
intorno all’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486,
finora disordinato, privo di una guida, cerca un punto fermo e autorevole e si organizza,
come dimostra il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri. “E’ evidente che il Parlamento interverrà sulla questione – dice
Gasparri al Foglio – La formula la studieremo, ma non è accettabile l’assioma
secondo il quale possano essere i tecnici dell’Agenzia del
farmaco (Aifa) a prendere decisioni che riguardano l’interruzione di gravidanza
e il rispetto delle regole imposte dalla legge 194 in materia di aborto.
Questa pillola non è un’aspirina ma ha tutta l’aria di essere una sorta di nuova mammana
tecnologica. Il Parlamento vuole essere informato e ne ha il diritto”. Che tipo
di iniziative possono essere intraprese? “Forme di autotutela, vedremo nel
dettaglio, ma si può da subito convocare il ministro competente in commissione
Sanità come pure potremmo convocare i tecnici dell’Aifa che stanno autorizzando l’introduzione della Ru486.
Possiamo anche aprire un’indagine conoscitiva o chiedere al governo di venire a
riferire in Aula. Io voglio sapere con precisione quante morti ha provocato questa pillola,
dicono ventinove ma voglio dati ufficiali e spiegazioni scientifiche. Voglio
conoscerne gli effetti collaterali e i rischi che comporta. Ai colleghi
parlamentari del Pd che sostengono che i politici debbano tacere su questo
argomento vorrei fare una domanda: ‘Voi che
difendete la legge 194, siete sicuri che questa pillola che permette l’aborto
casalingo rispetti la legge?’”. Gasparri parla da cattolico. “Sì, sono
cattolico ma qui non si tratta di dare ragione alla chiesa cattolica, di fare una crociata o
che altro. E’ una questione di laicissima civiltà. Insomma,
questa pillola non può passare come fosse soltanto l’introduzione di un
qualsiasi farmaco contro il mal di testa. Mi pare ovvio”. L’ex ministro e
attuale capogruppo del Pdl al Senato non nasconde la propria personale e
ferma contrarietà alla pillola (“rischia di riportare all’aborto domestico”) ma spiega che in prima istanza il
Parlamento deve muoversi attraverso una forma di autotutela: “Prendere
informazioni, studiare, capire. E poi discutere e agire. Rifiuto il ricattuccio
di quanti sostengono che le Camere debbano tacere perché altrimenti si
avallerebbe una sorta di crociata medieval-clericale. E’ ridicolo. In questo paese si è persa la differenza
semantica tra il termine laico e laicista, cattolico e clericale. Io sono uomo
cattolico ma sono anche un politico laico. In Italia c’è troppa confusione. Cerchiamo di capirci: non si tratta di
fare una guerra civile né di restaurare chissà che. Sulla pillola che permette
l’aborto casalingo ci sono dei dubbi e delle preoccupazioni legittime che è
nostro dovere, di tutti, approfondire. Questo non è un problema di fede
religiosa”. Così Gasparri si rivolge ai sostenitori strenui della legge 194
sull’aborto, alcuni dei quali hanno sostenuto che il Parlamento
non possa intervenire sulla pillola perché si tratterebbe di una mera decisione
tecnica da lasciare alle valutazioni (in questo caso positive) dell’Agenzia del farmaco. “La legge 194, che secondo i suoi
stessi sostenitori non è mai stata del tutto applicata, contiene degli
strumenti di prevenzione. Prevede che alle donne sia sempre offerta un’alternativa all’interruzione di gravidanza. E’ mai possibile
che nessuno di costoro si ponga il problema di quale impatto la pillola Ru486
possa avere
sull’impianto di questa legge imperfetta? Ci sono
deputati e senatori che si sono rivolti al governo e alla maggioranza per
parlare di Patrizia D’Addario e non c’è ne è uno, da quelle parti, che sia
disposto a discutere della Ru486? Ho il sospetto che tanti abbiano una
reazione, prevenuta, di carattere ideologico”. Il governo tace. “Il governo
dimostra la necessaria prudenza, ma ha le idee chiare”. Il ministro Maurizio
Sacconi ha scritto una lettera severa all’Aifa. La
fondazione di Gianfranco Fini, FareFuturo, ha proposto una sorta di “disarmo
ideologico” sui temi etici. “Non so bene che voglia dire perché sul fine vita
hanno preso in passato una posizione precisa. Aspetto di capire FareFuturo”. E
Fini? “Il presidente della Camera è stato il primo, e
forse l’unico, ad aver avuto il coraggio di definirsi laico.
Che non vuol dire affatto laicista o anticlericale”. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO
L'Illuminismo
riguarda un periodo della storia europea compreso tra la Rivoluzione inglese ... (sezione: Laici
e chierici)
(
da "Messaggero, Il"
del 06-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Giovedì 06 Agosto 2009 Chiudi L'Illuminismo riguarda un
periodo della storia europea compreso tra la Rivoluzione inglese
del 1688 e la Rivoluzione
francese del 1789. In
questo periodo vi fu una evoluzione importantissima delle idee in fatto di
religione, scienza, filosofia e politica. Il secolo dei Lumi si rifà alla
metafora religiosa della Luce (fiat lux) reinterpretata però in modo laico,
come trionfo della ragione sulle tenebre della superstizione. Viene così messo
in discussione il principio di autorità, le idee nuove furono di impulso per la
scienza, la filosofia, la letteratura e la politica. Il filosofo Kant, invitato
a dare una definizione di Illuminismo, scrisse: «E' l'uscita dell'uomo dallo
stato di minorità che egli deve imputare solo a se stesso». F.Gia.
(
da "Repubblica, La"
del 08-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XVIII
- Palermo QUEL MESSAGGIO DALL´UCCIARDONE Michelangelo Aiello disse che i
picciotti erano rimasti scontenti perché gli avevano consegnato una lettera da
inoltrare alla Procura Il primo pensiero di tutti forze dell´ordine comprese
riguardava il fatto che Cosa nostra non poteva condividere l´impegno della
Chiesa VINCENZO NOTO Pubblichiamo uno stralcio del libro di "Chiesa e
mafia. Salvatore Pappalardo, un cardinale in prima linea", Ila Palma
editore n preparazione della Pasqua del 1983 il cardinale Pappalardo, come ogni
anno, aveva programmato una celebrazione eucaristica nel carcere
dell´Ucciardone. Un appuntamento al quale teneva tanto per quello che
l´incontro poteva rappresentare come richiamo forte alla conversione per gente
che si era macchiata di gravi o di piccoli reati. Era felice, ad esempio,
quando poteva impartire la cresima a ragazzi ospiti del carcere di Malaspina
con i quali qualche volta ha cercato di intrattenere relazioni epistolari. Ma
non fu poca la meraviglia del presule e dei suoi collaboratori, ma anche dei
dirigenti del carcere e dei cappellani, quando si accorsero che nessun detenuto
si recò al punto convenuto per la celebrazione della messa. C´era stato un passa parola tra i detenuti che doveva essere
interpretato. Il primo pensiero di tutti, forze dell´ordine comprese,
riguardava il fatto che la mafia non poteva condividere il forte impegno della
Chiesa, di molti sacerdoti di frontiera e di gruppi di laici
che, seguendo le indicazioni dell´arcivescovo di Palermo, si erano andati organizzando
creando un clima nuovo all´interno della comunità ecclesiale. La quale,
soprattutto dopo la scomunica della mafia nella sessione autunnale della
Conferenza episcopale siciliana del 1982, sembrava attraversata da una grande
voglia di dimenticare le debolezze del passato per costruire un futuro
di grande impegno a favore della legalità. Attraverso il rifiuto di andare a
messa, si pensava, i detenuti dell´Ucciardone, ma soprattutto i loro referenti
esterni, volevano mandare a Pappalardo un chiaro messaggio da tenere nel dovuto
conto nella sua attività pastorale. Era come se lo avessero invitato a darsi
una calmata per evitare ulteriori incidenti. Altri davano letture piuttosto
terrificanti dell´episodio. Si diceva che la mafia voleva isolare Pappalardo e
aveva mandato un segnale all´esterno, a tutti i suoi affiliati, fino alla
programmazione di un eventuale omicidio. E c´è stato
pure chi, ma certamente senza conoscere bene il carattere del presule
palermitano, gli consigliava di prendersi un po´ di riposo, se non proprio di
cambiare aria e di accettare qualche eventuale incarico in Vaticano. Tutto era
possibile, se si pensa che soltanto tre mesi dopo veniva compiuta la strage di
via Pipitone Federico a Palermo, per uccidere il giudice Rocco Chinnici. Se
c´era chi ovviamente temeva per la vita del cardinale, c´era pure chi escludeva
qualsiasi gesto insensato della mafia che mai e poi mai avrebbe osato sfidare
le istituzioni e la Chiesa
macchiandosi di un simile delitto. Al cardinale venne affidata dalle forze di
polizia una scorta, che fu, per un presule che voleva sentirsi realmente
libero, una pesante catena al piede. Per la serenità del cardinale e di quanti
partecipavano ai suoi continui movimenti bisognava uscire da una situazione che
si era fatta particolarmente pesante. Il cardinale pubblicamente non diceva
nulla, nemmeno nelle omelie delle grandi circostanze. Il 15 luglio, proprio a
tre mesi esatti da quanto accaduto nel carcere dell´Ucciardone, Pappalardo tenne
a piazza Marina il discorso a conclusione della processione di Santa Rosalia.
Tutti aspettavano qualche parola del presule sulle vicende dell´Ucciardone. A
me era stato dato il discorso in anticipo, per farlo
pervenire ai giornalisti e durante il tragitto della processione non pochi,
soprattutto sacerdoti, mi chiedevano se il cardinale avrebbe detto qualche cosa
sul rifiuto dei carcerati di partecipare alla messa. Invitavo tutti ad
ascoltare con la massima serenità Pappalardo. Il quale non pensò affatto alla
situazione personale, ma ebbe la delicatezza di ricordare nell´omelia che,
l´anno precedente, a quella stessa processione in onore della santa Patrona di
Palermo c´era anche il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, che 45 giorni dopo
veniva ucciso in via Isidoro Carini. Personalmente, indeciso sulla chiave di
lettura di quel rifiuto, desideroso di poterne sapere di più dei chiacchiericci
che ovunque venivano fatti senza aggiungere nulla di nuovo e di significativo,
ma anche nella qualità di direttore dell´agenzia "Mondo Cattolico di
Sicilia", ho voluta fare le mie indagini, informando di tutti i miei
movimenti il cardinale Pappalardo. Il quale non mi disse né si né no, ma
certamente non mi mise nessun impedimento. Proprio alla vigilia di una sua
partenza per qualche giorno di vacanza fuori Sicilia mi sono messo in contatto
con il signor Michelangelo Aiello, ritenuto allora un autorevole esponente
della mafia di Bagheria, nel cosiddetto triangolo della morte, dove si erano
verificati gravissimi delitti. Sono andato ad incontrarlo in una sua azienda a
Bagheria. Mi parlò innanzitutto di un suo fratello sacerdote, gesuita, che però
aveva lasciato il sacerdozio e da lui era stato
«scomunicato a vita». (...) Manifestai all´Aiello, nel suo studio di Bagheria,
le ragioni della mia presenza e gli chiesi una sua lettura di quanto era
accaduto all´Ucciardone durante la visita di Pappalardo in preparazione della
Pasqua. Rispose subito che, a suo giudizio, i giornali scrivevano stupidaggini
e che non dovevamo avere nessuna paura per la vita di Pappalardo. E mi spiegò
che cosa era realmente accaduto nel più famigerato carcere italiano in
occasione dell´ultima visita dell´arcivescovo di Palermo. I picciotti - li
chiamava così - erano rimasti scontenti del cardinale perché in una visita
precedente gli avevano consegnato una lettera con la quale chiedevano alle
autorità giudiziarie misure più blande per il cambio della biancheria e le
visite dei parenti. Speravano tanto che Pappalardo quella lettera la
consegnasse ai dirigenti della Procura, ma non avendo visto nessun effetto e
pensando che se ne fosse completamente fregato ritennero di dargli una lezione.
Lezione che volevano dargli ancora prima, nel corso di una visita natalizia, ma
che lui, l´Aiello, aveva evitato perché in quel periodo si trovava in carcere
all´Ucciardone e che aveva fatto di tutto per fare rientrare il progetto di
dissenso. Per Pasqua non era più in carcere e i picciotti si erano permessi di
organizzarsi. Mi ripeté parecchie volte che dovevano considerarlo un episodio
isolato e che non dovevamo avere nessuna paura per la vita del cardinale. Di
corsa sono andato al porto, dove il cardinale doveva prendere la nave per
Napoli, sono riuscito a salire, a raccontare a lui e al suo segretario quanto
mi aveva riferito l´Aiello, per farlo partire abbastanza rassicurato, con una
versione più certa che proveniva da ambienti bene informati in materia. Il
cardinale mi disse successivamente che ricordava bene la lettera che gli era
stata consegnata dai carcerati e che l´aveva fatta pervenire ai destinatari
della Procura, ma poi nessuno gliene aveva più parlato e non sapeva se la
lettera avesse sortito qualche risultato. Ovviamente i picciotti, non vedendo
risultati concreti alla loro richiesta, attribuivano la responsabilità di tutto
a Pappalardo, accusandolo di essersene infischiato delle loro esigenze.
(
da "Messaggero, Il"
del 09-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Domenica
09 Agosto 2009 Chiudi di FABRIZIO RIZZI ROMA - Nel giorno in cui entrano in
vigore le misure del pacchetto sicurezza, che introduce il reato di
immigrazione clandestina e istituisce le "ronde", arriva dal capo
dello Stato, Giorgio Napolitano, un duro monito: «La piena integrazione» degli
immigrati costituisce un «diritto fondamentale». E Gianfranco Fini, presidente
della Camera, aggiunge che «non sono ospiti momentanei», perché «il lavoratore
merita rispetto anche se non ha "papier", i documenti». Ma la Lega risponde, innescando una
polemica. Bossi: «Quando gli italiani emogravano, andavano a lavoare e non ad
ammazzare le persone nei Paesi che li ospitavano». Il ministro Roberto
Calderoli è più sfumato: «Un lavoratore merita sempre rispetto, anche se
irregolare: ma con il dovuto rispetto, va anche processato ed espulso».
Durissima la reazione del Pd: «Parole pericolose», ha detto Rosy Bindi. Di
fronte alla miniera di Marcinelle, in Belgio (inghiottì, nel 1956, 136
italiani, in gran parte figli del Veneto, Lombardia, Emilia, in cerca di
fortuna e lavoro), si alzano le voci delle alte cariche dello Stato. Nel
messaggio per quella tragedia, il presidente della Repubblica afferma che il
ricordo deve essere «ulteriore motivo di riflessione sui temi della piena
integrazione degli immigrati, così come su quelli della sicurezza nei luoghi di
lavoro. Si tratta di esigenze sociali e civili di diritti fondamentali, il cui
concreto soddisfacimento sollecita massima attenzione ed impegni coerenti da
parte delle istituzioni e di tutte le forze sociali». Nel cimitero e nella ex
cava di Bois du Cazier, dove è radunata una folla di ex minatori, con la
casacca blu, (ci sono anche gli alpini, ne morirono 52, e una delegazione di
Manoppello, Abruzzo, che contò ben 22 vittime), il discorso di Fini, che parla
a braccio, tocca le corde dell'emozione. Parla dell'Italia di ieri, con
riferimento a quella di oggi. «Non si muore mai, finché il ricordo rimane nella
collettività». Secondo il presidente della Camera, «il lavoratore merita
rispetto anche se non ha il papier, il documento». Ma è ancora più incalzante:
«Coloro che considerano i lavoratori stranieri come persone che oggi servono e
domani non più, non hanno capito niente perché non conoscono la nostra storia e
non sanno che in certi luoghi si rimane». Raccoglie calorosi applausi quando
ricorda che gli emigranti partivano anche dall'Italia del Nord, ed erano
chiamati «musi neri» e vivevano nelle baracche ereditate dai lager. Oggi
sarebbero chiamati «extracomunitari, magari con un certo disprezzo». Più tardi,
dopo un messaggio di Frattini, le parole di Schifani (dal «sacrificio» degli
emigranti è nato «il grande Paese che» l'Italia è oggi), Mirko Tremaglia lancia
un appello all'accoglienza, «un atto di civiltà e umanità» e aggiunge: «Il
reato di clandestinità è assurdo». Dalla Lega arrivano le prime reazioni. Il
ministro Calderoli pone l'accento sul fatto che se uno è irregolare «va
processato ed espulso», perché ciò è stabilito da una «legge approvata dal
Parlamento». Subito dopo, Roberto Cota, rincara: «L'introduzione del reato di
clandestinità è la prima forma di rispetto e di chiarezza nei confronti di
tutti». Prende le distanze il ministro Rotondi: «D'accordo con Napolitano e
Fini: la lotta all'immigrazione clandestina e il ripristino di regole serve
appunto ad accogliere e integrare gli immigrati come una risorsa e non come un
problema». Una serie di bordate parte dall'opposizione. Rosy Bindi sostiene che
Calderoli dimostra il cinismo della Lega. «E' troppo chiedere al ministro di
accogliere le parole del presidente della Repubblica e del presidente Fini?».
Anna Finocchiaro, presidente Pd al Senato: «Non più sostenibile l'atteggiamento
della Lega che ogni giorno cerca di acuire tensioni rispetto ad un tema, quello
della sicurezza e dell'immigrazione». Per Rocco Buttiglione, Udc, il reato di
clandestinità danneggia l'integrazione. Ma secondo la Chiesa per avere una vera
integrazione serve un'Europa cristiana. Monsignor Angelo Amato, prefetto della
Congregazione dei santi, sostiene che «la comunità senza Dio» che l'Europa, «mediante il laicismo, il relativismo, lo scientismo e il multiculturalismo sta
costruendo, non è solo un ostacolo alla sua identità, è anche un impedimento
alle politiche di integrazione». Il quotidiano dei vescovi, «Avvenire», ieri
mattina scriveva che il reato di clandestinità rischia di essere uno «strumento
persecutorio».
(
da "Messaggero, Il"
del 09-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Domenica 09 Agosto 2009 Chiudi E' scontro tra i cattolici
e i laici della maggioranza. Al centro del dibattito i "confini"
dell'uso del farmaco
(
da "Messaggero, Il"
del 09-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Domenica
09 Agosto 2009 Chiudi ROMA - Le diverse anime del centro-destra, le differenti
sensibilità che popolano il Popolo della Libertà emergono intorno al tema
dell'uso della pillola abortiva e finiscono per andare le une contro le altre. I cattolici
spingono in un senso, i laici in un altro. E insomma: è scontro nel Pdl sulla
RU486, dopo che l'Agenzia del farmaco ha dato il via libera al suo utilizzo.
Sono i cattolici del
centrodestra a chiedere con insistenza un dibattito parlamentare, per definire
i contorni dell'uso di quella che alcuni di loro - così come fanno i movimenti
anti-abortisti nel mondo anglosassone - definiscono «kill pill».
Attaccano il nuovo farmaco per l'interruzione di gravidanza, mettendo
indirettamente nel mirino anche la legge 194 sull'aborto. Il presidente della
Camera, Gianfranco Fini, non ci sta: «È originale pretendere che il Parlamento
si debba pronunciare sull'efficacia di un farmaco». E incalza il numero uno di
Montecitorio: «Ognuno ha la sua opinione e io ho la mia, ma non credo ci sia
motivo per un dibattito politico». Fini - che in passato ha assunto posizioni
non condivise dai cattolici del suo schieramento
politico, per esempio in occasione del referendum sulla procreazione assistita
- mostra una posizione netta in materia: «Ci sono le linee guida del governo.
C'è l'Agenzia del farmaco che si è già pronunciata, non vedo cosa c'entri il
Parlamento in questa vicenda». Non è isolato Fini. Il capogruppo dei deputati
del Popolo della Libertà, l'ex socialista Fabrizio Cicchitto scende in campo a
difendere la pillola. «Dopo il pronunciamento dell'Agenzia nazionale del
farmaco - dice Cicchitto - ormai il problema reale è quello della
regolamentazione della RU486, che è materia che riguarda il ministero che ha
competenza sulla sanità». «Le commissioni parlamentari competenti possono fare
audizioni - prosegue il capogruppo del Pdl in linea con le posizioni finiane -
ma sul terreno dell'aborto nel suo complesso la Camera ha già fatto un buon
dibattito approvando una mozione molto significativa». Il modo di ragionare di
Fini e di Cicchitto trova d'accordo nella loro stessa area politica - anche se
l'ex leader di An, Fini, parla come presidente della Camera e non come
esponente di partito essendo passato ad altro ruolo - Benedetto Della Vedova.
Che parla così: «Se qualcuno vuole mettere in discussione la legge sull'aborto,
lo dica chiaramente, lo faccia apertis verbis. Senza nascondersi dietro
pretesti». Il medesimo modo di pensare è quello che esprime il ginecologo
torinese Guido Viale, esponente dei radicali: «Gianfranco Fini dimostra in
maniera intellettualmente nobile e onesta come possa esistere anche in Italia
una destra liberale, una destra presentabile». Gaetano Quagliariello,
vicepresidente dei senatori del Pdl, è su una lunghezza d'onda opposta: «Non si
può impedire che il Parlamento attivi, se crede, tutti gli strumenti
conoscitivi e discuta in merito alla compatibilità tra la "tecnica"
della pillola abortiva e l'applicazione della 194 che, non va dimenticato, è
una legge dello Stato in vigore. Anche perché sulla questione sono state
presentate interrogazioni e interpellanze, e non vi è ragione per cui non
debbano trovare risposta». Quindi Quagliariello dice: «Bisogna evitare di
trasformare ogni tema che riguarda la biopolitica in una guerra di ideologia».
Interviene anche il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, proveniente
da An: «La RU486
non è un farmaco ma un composto chimico che determina con certezza la morte del
concepito e, in qualche caso, danni alla madre». E poiché, sostiene Mantovano,
«il concepito, come previsto dalla legge 40, qualche diritto lo ha, così come è
sancito il diritto alla salute della donna il Parlamento ha più di una ragione
per occuparsi» della vicenda. P.Or.
(
da "Messaggero, Il"
del 10-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Lunedì 10 Agosto 2009 Chiudi di RITA SALA Diceva Jorge Luis
Borges: «I cattolici
credono nella vita eterna, ma ho notato che non se ne occupano. A me succede il
contrario: mi interessa molto, ma non ci credo». Don Fernando Savater, filosofo
e scrittore spagnolo di San Sebastiàn, laico e ateo che però studia e cerca
senza sosta, è un po' come il grande scrittore argentino. Afferma che la
propria "attitudine antireligiosa" non può, in realtà, chiamarsi
ateismo, perché tesa a rifondare la vita dell'individuo in un mondo amico,
ospitale, legale e democratico. Un mondo che privilegi i valori dell'Uomo e non
si lasci soffocare dalle credenze che, di questi valori, tendano ad
espropriarlo. Don Fernando, ha avuto notizia del discorso del Papa all'Angelus
di stamane (ieri, ndr)? «Non ho visto nulla ai telegiornali, qui ci si occupa
del Papa meno capillarmente che a Roma, dove risiede e da dove si diramano con
assiduità tutti i suoi discorsi. Ho letto le notizie di agenzia e i siti
internet». Il punto di arrivo di Sua Santità si può dire sia: l'ateismo, il
nichilismo conducono l'Uomo a efferatezze come quella nazista. Separiamo gli
argomenti. Lei ritiene che l'ideologia nazista fosse "senza Dio" o
quantomeno "senza dèi"? «Hitler e il nazismo hanno avuto una
religione, un olimpo, una mitologia esoterica che possiamo considerare erede
distorta di credenze protocristiane». L'ateismo conduce al male? L'uomo che non
crede arriva inevitabilmente ad essere malvagio? «La Storia è piena di
cristiani, che tali si sono proclamati, capaci di cose tremende contro il loro
prossimo. Ed è altrettanto piena di laici, di atei buonissimi, che per contro
si sono dimostrati amici dell'umanità e per i loro simili hanno fatto cose
egregie». Il Papa mette in guardia l'Uomo dalla tentazione di farsi Dio e di
voler regolare la vita e la morte sostituendosi alla divinità. «Ritengo che
nessuno pensi, in questo mondo, di potersi sostituire all'idea e al potere di
dio. I non credenti considerano dio gli alti valori umani che potrebbero
condurci a un vivere giusto. E lavorano, si impegnano in questo senso: uomini
di fronte agli uomini. Dall'altra parte, chi crede ha anche accettato, come gli
antichi, la raffigurazione antropomorfa di Dio, una sublimazione che è un po'
la stessa cosa: uomo di fronte all'uomo. Nietzsche diceva che esistono concetti
che hanno una possibile definizione, e altri che hanno una storia. Quello di
dio mi pare possa avere una storia, non invece una definizione. Ma a conti
fatti, al di là di tutto questo, atei e credenti si confrontano con la Natura, la cui forza è più
grande di ogni altra, li sovrasta e li chiama a fare i conti con una
inespugnabile superiorità. Einstein diceva: io credo soltanto nel Dio di
Spinoza. Voleva significare che se esiste un Dio è ciò che possiamo chiamare
"l'insieme delle cause naturali". Comunque, fino ad oggi, anche sui
temi etici, non è tanto l'Europa il posto in cui c'è lo scontro forte fra
religione e scienza, quanto gli Stati Uniti d'America». Può considerarsi
un'accusa, quella di ateismo? «Sono esistiti momenti, nel secondo e nel terzo
secolo dopo Cristo, in cui i cristiani sono stati giudicati atei, perché
adoravano un uomo crocefisso e negavano le altre divinità. Erano
"atei" di tutti gli dèi meno che di uno, il loro proprio». Come si
sente un ateo quando è attaccato e messo all'indice? «Chi accusa da inquisitore
non tollera la dissidenza, perché non riesce a vivere con il dubbio che hanno
quelli che non credono come lui. Una persona che vive davvero e profondamente
la propria fede non ha invece problemi e non trova sbagliato, difficile o
addirittura impossibile convivere proficuamente con chi non crede».
(
da "Messaggero, Il"
del 10-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Lunedì 10
Agosto 2009 Chiudi di NINO BERTOLONI MELI ROMA «Vogliono fare qualcosa di serio
per il Sud? Ripristinino il credito d'imposta e ne riparliamo». Pierluigi
Bersani è in vacanza in Puglia ma segue con attenzione sia le vicende interne
al Pd con annessa corsa alla leadership in cui è coinvolto in primissima
persona, sia soprattutto le vicende politiche esterne, fedele al motto che si è
autoimposto: «Non dobbiamo tanto parlare delle nostre beghe interne, ma dei
problemi del Paese». Onorevole Bersani, il Mezzogiorno è diventato la nuova
priorità del governo, anzi del premier Berlusconi in persona che al
"Mattino" ha detto di voler guidare lui stesso l'Agenzia per il Sud.
«Purché non vada a finire che l'affidi a un altro Bertolaso. E' il momento di dire
basta alla propaganda e alla politica degli annunci, di agenzie per il Sud ne
abbiamo sentito parlare una decina di volte almeno». Il Pd non ci sta, ma che
propone? «Se vogliono fare qualcosa di serio, se come dicono bisogna far valere
un qualche intervento dal centro, bene, ripristino il credito d'imposta, sgravi
fiscali automatici per chi investe, usino la leva fiscale per far ripartire gli
investimenti al Sud, un meccanismo pulito, automatico, che scatta quando un
intervento è partito. Lo introducemmo noi col governo Prodi, poi Tremonti l'ha
tolto, sarebbe il momento di riprenderlo». Se il Sud torna nell'agenda
governativa, non dovrebbe essere motivo di soddisfazione per una opposizione
che agita il problema da tempo? «Se fosse vero che torna in agenda se ne potrebbe
parlare. Ma qui siamo davanti a un modo di procedere berlusconiano molto
negativo che sintetizzerei così: non usano il consenso per fare governo, ma
usano il governo per fare consenso. Procedono come se dovessero correre i cento
metri mille volte nella legislatura». Non vede quindi possibilità di confronto?
«Ma magari ci potesse essere una sede, un barlume, un luogo, un qualcosa dove
confrontarsi. Da quando è cominciata la legislatura non c'è mai stato un dibattito sulla crisi né intendono farlo, anzi la
crisi per loro non esiste, il Parlamento non ne ha mai discusso. Il problema di
Berlusconi è presentare al Paese una realtà edulcorata, e avere una
informazione che la descrive così». Nel centrosinistra c'è chi vi accusa di non
essere abbastanza antiberlusconiani e di non saper fare opposizione. «Non
saprei proprio dire se il problema nostro sia essere o meno antiberlusconiani.
Quello che so è che l'opposizione, ogni opposizione degna di questo nome, ha il
compito di preparare l'alternativa. E' quello che stiamo facendo e che intendo
fare. E comunque darei uno sguardo anche di là, nella maggioranza». Perché, che
succede nella maggioranza? «Mi pare chiaro: proprio sul Mezzogiorno stanno
emergendo le prime, serie crepe nel centrodestra. C'è la percezione che la
coperta è stretta, la crisi economica morde, margini per operazioni di
propaganda ce ne sono sempre meno, le Regioni hanno alzato disco rosso, non
intendono farsi usare come un Bancomat per operazioni più o meno
propagandistiche, di questo passo nel centrodestra arriveranno molto presto
alla resa dei conti». Vede conflitti insanabili del Pdl con la Lega? «La Lega, diciamoci la verità, fa
la sua solita iniziativa, sono ormai quindici anni che va avanti con gli stessi
slogan e gli stessi obiettivi, il che non impedisce a Bossi e soci di avere un
ruolo sempre più determinante negli equilibri di maggioranza. Al netto delle
ronde, che ha inventato la Lega
in questi quindici anni? Interpretano disagi e ritardi, ma i problemi del Nord
non sono cambiati né sono stati risolti». Onorevole Bersani, veniamo ai
problemi interni al Pd: rimane scettico sul leader del partito scelto con le
primarie? «Non sono mai stato contrario alle primarie
anche se hanno tentato di affibbiarmi questa etichetta. Dico però che le prossime,
non queste del 25 ottobre perché ormai non c'è più tempo, andranno fatte
istituendo un albo degli elettori anche per evitare che il simpatico Storace
vada in giro dicendo che voterebbe me». Riconferma l'idea che leader e
candidato premier vadano distinti? «Sì, la confermo in pieno. Il candidato
premier va discusso con gli alleati, così come la costruzione dell'alternativa,
la vocazione maggioritaria non significa fare da sé». Rutelli e altri
sostengono che è sbagliato insistere troppo, come lei fa, sul concetto di
"sinistra". «Il Pd dev'essere un partito
popolare, laico e di sinistra. Non vedo perché escludere la parola
"sinistra" quando non faceva paura a chi parlava di "sinistra
dc", "sinistra laica", "sinistra cattolica". Non
concepisco un partito progressista che rinunci alla parola
"sinistra"». Prodi compie 70 anni. Lei che è stato suo ministro che messaggio gli manda? «Dalle colonne
del giornale sul quale scrive gli invio i migliori auguri».
(
da "Giornale.it, Il"
del 10-08-2009)
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di lunedì 10 agosto 2009 «Casini non sarà mai il Prodi del Pd» di Vincenzo La Manna Il coordinatore del
Pdl: «La sfida è convincerlo ad allearsi subito con noi Il patto con la Lega? Una scelta per cambiare
l'Italia, non una necessità» RomaIl reato di clandestinità divide anche il
centrodestra. Ministro Bondi, qual è il suo giudizio sulla norma inserita nel
pacchetto sicurezza? «Per troppi anni in Italia, soprattutto a causa di
un'inclinazione culturale della sinistra, è stata assente una politica seria e
rigorosa di controllo dell'immigrazione clandestina. Questo pericoloso lassismo
è all'origine dell'insicurezza che la maggioranza degli italiani avverte
acutamente. E il bisogno di sicurezza non è alimentato da una parte politica,
come cerca di far credere la sinistra, ma è un fenomeno sociale reale». Quindi
approva convinto? «Sì, giudico molto positivamente il pacchetto sicurezza
varato dal governo, anche come cattolico, perché dà risposte concrete a un
bisogno di sicurezza che qualsiasi comunità ha il diritto di vedere
soddisfatta. E la condizione fondamentale, affinché si possa realizzare una
politica dell'integrazione, è oggi di garantire un controllo rigoroso
dell'immigrazione, con una repressione effettiva dei fenomeni di criminalità,
legati a una disordinata politica dell'immigrazione. E poi, ne parlo a ragion
veduta». A cosa allude? «Sono figlio di emigrati e so che mio padre andò a
lavorare in Svizzera solo dopo aver ottenuto un regolare permesso di lavoro. E
so pure quanto gli italiani abbiano dovuto meritarsi il rispetto di chi li
ospitava grazie al loro comportamento irreprensibile, come lavoratori e come
persone». C'è chi chiede, anche dentro il Pdl, una sanatoria estesa non solo a
colf e badanti. «È una questione controversa. In linea di principio ritengo che
si debbano escludere ulteriori sanatorie, anche se le considerazioni avanzate
dal ministro Claudio Scajola, sulla base di realtà ed esigenze sociali ed
economiche reali, sono meritevoli di essere discusse con spirito aperto e
costruttivo. La nostra unica preoccupazione, infatti, deve essere quella di
migliorare l'azione del governo, di fronte a problemi nuovi e imprevisti».
Ronde della discordia. C'è o no il rischio che si vada verso una «giustizia
fai-da-te»? «La legge messa a punto dal ministro Maroni è buona. Del resto
l'esigenza di coinvolgere i cittadini nell'impegno di garantire una migliore
sicurezza delle nostre città è avvertita anche dagli amministratori locali
della sinistra. E una comunità che partecipa attivamente è un'espressione
positiva della nostra democrazia». Altro tema caldo, la pillola abortiva Ru486.
Gasparri annuncia l'avvio di un'indagine parlamentare, per Fini non serve. «È
una questione della massima importanza che merita una discussione pubblica. La
mia opinione personale, come parlamentare del Pdl e come cattolico, è che si
debbano sfuggire due posizioni estreme. La prima è quella di considerare
normale e in modo acritico l'interruzione della vita nelle forme che il nuovo
farmaco rende possibile. Dall'altro lato, tuttavia, eviterei di imporre un
divieto assoluto di questa pillola». Serve un maggiore dialogo? «Di fronte ai
dilemmi che si pongono sul valore della vita e sulle
modalità in cui è possibile interrompere una gravidanza, laici e credenti
possono ricercare e trovare posizioni comuni. A patto che prevalga la
discussione di merito e il buon senso, non contrapposizioni tra principi
assoluti». Gabbie salariali. Dopo la spinta della Lega, adesso pure il premier
parla di legare gli stipendi al diverso costo della vita. «In tempi non
sospetti ho proposto di estendere il regime della contrattazione decentrata,
una soluzione consona sia ai problemi del nostro sistema industriale che ai
divari sociali ed economici tra diverse regioni del nostro Paese. Anche su
questo punto, è importante che prevalga una discussione pacata e di merito.
Purtroppo, in Italia troppo spesso divampano polemiche tanto effimere quanto
violente e inconciliabili». È stata una concessione di Berlusconi all'amico
Bossi? «No. Il presidente del Consiglio, come sempre accade, fa prevalere il
buon senso e la ricerca delle posizioni comuni». A proposito di alleati, per il
Cavaliere, nel Pdl, manca ancora qualcuno all'appello. Si riferisce all'Udc?
«Guardi, il rapporto del Pdl con l'Udc rappresenta una questione cruciale, non
solo per definire le alleanze politiche in vista delle prossime Regionali,
quanto per delineare le prospettive future del sistema politico italiano. A
questo proposito, molti autorevoli commentatori hanno dipinto scenari
affascinanti ma poco convincenti». Ci racconti. «Primo tempo: affermazione al
congresso del Pd della linea Bersani-D'Alema favorevole a un'alleanza con il
partito di Casini (nel tondo). Secondo tempo: candidatura di Pier Ferdinando
alla guida del governo, in occasione delle prossime Politiche, sostenuto dal Pd
e da una parte della sinistra. Io non credo a questi scenari». Perché? «Casini
non può essere equiparato a Prodi. Semmai, il leader dell'Udc insegue un'altra
strategia politica. Il suo disegno non è quello di allearsi con la sinistra,
bensì di attendere, come in surplace, l'arrivo del dopo Berlusconi». Ne è
sicuro? «La mia tesi è che il Pdl possa tentare di convincere Casini a non
attendere la disgregazione dell'attuale realtà politica e sfidarlo invece a
costruire insieme, nei tempi e nelle forme possibili, un'alleanza vera.
Affinché questo percorso possa avviarsi, occorre predisporsi a discutere con
l'Udc, con rispetto delle posizioni reciproche». A partire dalla sua scelta di
non aderire al Pdl? «Sì, ma questo non significa che non si possa ricercare un
rapporto di collaborazione o un'alleanza tra forze politiche diverse e
autonome, che perseguono prospettive politiche contrastanti. Ciò che ci unisce
è molto di più di quello che ci divide. Viceversa ciò che divide l'Udc dalla
sinistra è tale da rendere inimmaginabile un'alleanza di centrosinistra».
D'altronde, siete tutti nel Ppe. «Già, e condividiamo gli stessi ideali e
valori. L'Udc, inoltre, non potrà mai stabilire un'intesa con un Pd alleato con
la sinistra estrema o con Di Pietro. Significherebbe abiurare alla propria
storia e ai propri valori fondamentali. Casini non lo farà mai, ne sono
convinto. Noi siamo il centro moderato in questo Paese, non ci sono dubbi.
Stringere un'alleanza con l'Udc può rafforzarlo, ma a tre condizioni». Quali?
«Primo: si operi in un contesto bipolare. Secondo: il centro non significa
conservazione ma cambiamento. Terzo: noi consideriamo l'alleanza con la Lega, non una necessità,
bensì una convinta alleanza strategica per il cambiamento dell'Italia. Anche se
continuo a pensare che una politica della sicurezza e del controllo
dell'immigrazione debba accompagnarsi a una politica seria ed efficace di
integrazione». © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano -
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(
da "Tempo, Il"
del 11-08-2009)
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L'intervistaIleana Argentin: «Torniamo a fare opposizione. Laicità e sociale:
sto con Marino» «Io segretario del Pd Lazio per il dopo Alemanno» «Bisogna
costruire una vera opposizione nella Capitale e iniziare a pensare concretamente
a un dopo Alemanno» . Ileana Argentin, deputata ed ex delegata capitolina
all'handicap durante l'era Veltroni, si candida alla segreteria regionale del
Pd appoggiata da Ignazio Marino e con un obiettivo preciso: «Fare scelte
coraggiose, aprire una fase nuova senza i vecchi leader attaccati da anni alle
poltrone». Lei, veltroniana di ferro, perché ha scelto Marino invece di
Franceschini? «Perché Franceschini non è Veltroni. Non ha la stessa sensibilità
e capacità di Walter. Io di Franceschini detesto tutta la "prima
fila": Fioroni e tutti i popolari in genere». Perché tanto astio? «Prima
di tutto sono stati loro a fare fuori Veltroni. E poi io
non accetto il falso laicismo, o si è laici o non lo si è. Non è vero che tutto può stare
insieme. Pur stimando la
Binetti trovo difficile che su certi temi, come il testamento
biologico, possiamo trovare un punto d'incontro. Io di certo non voglio morire
democristiana». Non pensa che concentrarsi solo sulla laicità possa
essere controproducente? «La mozione Marino non è solo questo. Ad esempio
sull'ambiente o sulle misure per affrontare la crisi mi sono sentita più
rappresentata dalle sue posizioni. Per dare risposte al mondo del sociale, da
sempre quello più colpito dalla precarietà, Marino ha messo al centro delle sue
politiche il singolo e non gli interessi di parte. Chi vuole fare
l'amministratore deve andare incontro alla gente. Fare politica sul territorio,
nei circoli». Pensa che il Pd a livello regionale debba trovare nuove alleanze?
E Marrazzo è un candidato che può vincere di nuovo? «Penso che per le elezioni
del 2010 vada definita un'alleanza con un programma chiaro. E Marrazzo deve
avere la possibilità di continuare ciò che ha iniziato. Anche se sul sociale,
ad esempio, serve un cambiamento: basta con gli interventi a macchia di
leopardo. Ma il vero salto di qualità va fatto a Roma». Cioè? «In Comune il Pd
deve tornare a fare opposizione. Attualmente c'è una debolezza enorme perché è
stata accettata la politica dei compromessi. Come è stato fatto sull'assestamento
di bilancio. Bisogna saper dire dei no».
(
da "Foglio, Il"
del 11-08-2009)
Argomenti: Laicita'
11
agosto 2009 L'illuminista
Che cosa non capiscono i filosofi contemporanei della "seconda
navigazione" di Ratzinger Qui finisce che “auctoritas non veritas facit
legem”, si lamenta Emanuele Severino che sul nichilismo si arrovella da una
vita e accusa Papa Benedetto di semplificare, “riducendo la grandezza del
pensiero filosofico alla povera categoria del relativismo”. Anche l’ineffabile Gianni Vattimo s’è
scagliato contro le pretese veritative del professor Ratzinger in terra
d’Aosta, ribaltando contro di lui e sant’Anselmo il paradosso del “grande
Bonhoeffer: un Dio che ‘c’è’, non c’è”. Eppure con due interventi in pochi
giorni – il primo per paragonare la nostra epoca all’illuminismo:
là vigeva la “dittatura del razionalismo” che negava Dio, mentre oggi a farlo è
la “dittatura del relativismo”; la seconda all’Angelus domenica, quando ha
messo anche l’inferno di Auschwitz sul conto del “nichilismo”, inteso come
esito estremo “dell’esclusione di Dio
dall’orizzonte dell’uomo” – Benedetto XVI insiste inflessibile su uno dei suoi
temi elettivi: i limiti della ragione occidentale. Un oscurantista “assertivo e
dogmatico”? O un illuminista cristiano che crede nella ragione, a patto che essa
“non neghi la ‘seconda navigazione’ di
Platone”, come dice il filosofo cattolico Elio Guerriero, storico editore per
l’Italia della rivista teologica “Communio”, quella fondata da Ratzinger, Hans
Urs von Balthasar, Henri de Lubac. Fa sua la prima ipotesi Massimo Cacciari: “Mi
sembra che sia ormai ripetitivo, che non riesca ad ascoltare – e dunque a
dialogare – con interlocutori che pure in passato hanno provato a farlo. Non
distingue tra relativismo e relativismo, nichilismo e nichilismo. Heidegger è
un relativista? Che c’entra Wittgenstein con le
critiche di Ratzinger? Ma fare di ogni erba un fascio, perdendo di vista tutta
la sfera dell’ermeneutica e anche di molta teologia, non serve a nessuno. Mi
sembra che sia un pensiero anche po’ senile”.
In tono meno tranchant, avanza critiche analoghe il filosofo tedesco Otto
Kallscheuer, studioso dei rapporti tra la sfera laica e quella religiosa: “Non
vedo novità di rilievo. Inizialmente ho guardato con interesse il suo modo di affrontare il
dialogo tra fede e ragione laica. Oggi mi sembra invece ancorato a
contrapposizioni di tipo tradizionale. Ad esempio: la citazione del
Lager-inferno si deve a Hannah Arendt, a dimostrazione che anche un pensiero
non religioso può benissimo giudicare il male. E il curato d’Ars: è l’opposizione tradizionale al razionalismo attraverso
la fede del cuore e dell’amore, indicata come antidoto. Ciò è tipico, e
apprezzabile, della cultura di Ratzinger. Ma fa anche parte di una retorica che
non serve granché
a una ‘Zeitdiagnose’”. Diversamente, Guerriero individua
nella sfida alla “ragione debole” un punto fermo cui il Papa è giunto nella sua
riflessione sul pensiero contemporaneo: “Denuncia l’autocensura dell’uomo nei
confronti di se stesso, vi intravede il demone della nostra epoca. A
questo demone contrappone una ragione aperta al trascendente, in cui ‘sofia’ e ontologia non devono essere disgiunte. Più che un
discorso superato, mi pare che non riesca a trovare interlocutori disposti a
questa ‘seconda navigazione’”. © 2009 - FOGLIO
QUOTIDIANO
Bagnasco
sull'opinione pubblica
(
da "Corriere della Sera"
del 11-08-2009)
Argomenti: Laicita'>Corriere
della Sera sezione: Politica data: 11/08/2009 - pag: 13 La denuncia Il
direttore dell'Osservatore Romano: si riferisce ai sondaggi sui temi bioetici
Bagnasco sull'opinione pubblica «Non decide che cos'è morale» Il presidente dei
vescovi: il bene o il male non dipendono dai numeri ROMA Il cardinale Angelo
Bagnasco ha denunciato «il dominio della cosiddetta opinione pubblica» come
«forse il più subdolo e strisciante » fra i tanti «poteri ingiusti che
vorrebbero imprigionare la libertà della Chiesa e dei cattolici».
Non ha fatto nomi. Il discorso del presidente della Cei «interpella tutti e
ciascuno, dalle più alte autorità ai semplici cittadini o fedeli», ha
commentato il direttore dell' Osservatore Romano Gian Maria Vian che ha
pubblicato integralmente il testo dell'omelia pronunciata a Genova per la festa
di San Lorenzo sotto il titolo «Senza morale la società è fragile», aggiungendo
che «non è l'opinione pubblica a scegliere cosa è morale o immorale». «È un
chiaro riferimento ai sondaggi sui temi della morale o della bioetica », ha
sottolineato Vian. «Sembra che il bene e il male dipendano dall'opinione
pubblica, cioè da ciò che gli altri rappresentati come maggioranza pensano sui
valori», ha affermato il cardinale. «Come se ciò che è morale o immorale
dipendesse dai numeri». «A dire il vero» ha aggiunto il porporato «c'è anche
chi ritiene e proclama che non ha più senso parlare di moralità e d'immoralità,
poiché essendo impossibile essi pensano conoscere la verità delle cose, ognuno
decide individualmente e assolutamente ciò che è bene o meno, basta non
disturbare troppo gli altri ». «Come è esperienza di tutti col passare del
tempo questo 'disturbare non troppo' restringe sempre di più il suo campo, e la
libertà individuale coincidente con le voglie e le emozioni individuali si
allarga sempre di più nell'affermazione di sé». Insomma, se San Lorenzo vivesse
oggi reagirebbe con decisione «a questo imperio rovinoso per il singolo e per
la società». «Si tratta di una vera e propria ideologia che mina alla radice la
costruzione della persona», persona «senza punti di riferimento etici, senza
principi di fondo universali e assoluti». «Quale tipo di società potrà uscirne
si chiede il cardinale se non una società smarrita e fragile, esposta al più
forte, seppur illusa di essere libera perché liberata dalle categorie morali
valide per tutti?». Nell'ammonire che «il bene e il male non può essere deciso
con i numeri », il presidente della Cei ricorda che San Lorenzo con il suo
martirio «disse no all'imperatore che in quel momento storico aveva la pretesa
di essere l'opinione pubblica ». Secondo Vian il cardinale ha affrontato un
problema fondamentale, «quello del rapporto tra la democrazia e i valori
irrinunciabili che non sono solo cristiani ma appartengono alla morale naturale
e quindi condivisibili da tutti, laici compresi ». Insomma
«se sia la maggioranza a dover decidere quali siano questi valori». «Vengono in
mente i sondaggi sulle questioni di bioetica. L'esempio più lampante è la legge
sull'aborto, una legge sicuramente democratica, oppure, per tornare più
indietro, la legge sul divorzio, seguita a un referendum sicuramente
democratico, ma che dal punto di vista cattolico è una grave minaccia
alla stabilità della famiglia. Insomma, si deve avere una coscienza dei veri
valori per i quali vale la pena spendersi e opporsi ad un potere ingiusto,
qualunque esso sia compreso quello dei numeri e dei sondaggi». \\ La cosiddetta
opinione pubblica è il più subdolo fra i poteri che vorrebbero imprigionare la Chiesa Bruno
Bartoloni © RIPRODUZIONE RISERVATA
(
da "Giornale.it, Il"
del 11-08-2009)
Argomenti: Laicita'
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di martedì 11 agosto 2009 Scuola, porte chiuse ai prof di religione Tar:
"Fuori da scrutini e niente crediti" di Redazione Il Tar del Lazio ha
deciso che gli insegnanti di religione cattolica non possono partecipare a
pieno titolo agli scrutini, determinando quindi i crediti scolastici:
"Violazione del principio di pluralismo e dei diritti di libertà
religiosa". La decisione è scaturita dall'accoglimento dei ricorsi di
alcune associazioni laiche Roma - Porte chiuse per gli insegnanti di religione.
Non possono partecipare "a pieno titolo" agli scrutini ed il loro
insegnamento non può avere effetti sulla determinazione del credito scolastico:
a stabilirlo è il Tar del Lazio, che con la sentenza n. 7076 ha accolto i ricorsi
presentati, a partire dal 2007, da alcuni studenti, supportati da diverse
associazioni laiche e confessioni religiose non cattoliche, che chiedevano l’annullamento delle ordinanze ministeriali firmate dall’ex
ministro Giuseppe Fioroni e adottate durante gli esami di Stato del 2007 e 2008.
"Concetti di principio" La bocciatura delle ordinanze è stata
spiegata dal Tar attraverso motivazioni che non entrano nel merito della
questione, ma si soffermano su concetti di principio: "in una società
democratica - affermano i giudici - certamente può essere considerata una
violazione del principio del pluralismo il collegamento dell’insegnamento della religione con consistenti vantaggi sul
piano del profitto scolastico e quindi con un’implicita promessa di vantaggi
didattici, professionali ed in definitiva materiali". "Violazione della
libertà religiosa" Ne consegue che l’inclusione
della religione nella rosa delle materie da cui scaturiscono i giudizi degli
allievi è ritenuta illegittima: secondo il Tar questa interpretazione, data dal
ministero dell’Istruzione, "appare aver generato una violazione dei
diritti di libertà religiosa e della libera espressione del pensiero; nonché di
libera determinazione degli studenti relativamente all’insegnamento della
religione cattolica". Vengono così accolte in pieno le richieste formulate
dalle diverse associazioni coordinate dalla Consulta romana per la Laicità delle istituzioni
e dall’associazione per la Scuola della Repubblica
(che giudicano la "sentenza illuminante") assistite dagli avvocati
Massimo Luciani, Fausto Buccellato e Massimo Togna. Laicità dello Stato Ad
esse il Tar ha riconosciuto la richiesta di salvaguardia dei valori di
carattere morale, spirituale e/o confessionale che "sono tutelati -
secondo i giudici regionali - direttamente dalla Costituzione e che quindi come
tali non possono restare estranei all’alveo della
tutela del giudice amministrativo". Nella sentenza, emessa il 18 luglio e
resa nota in questi giorni, i giudici fanno menzione anche del principio della
laicità dello Stato, enunciato dalla Corte Costituzionale (sentenza n.203/89),
ritenuto garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà religiosa, in
regime di pluralismo confessionale e culturale: "sul piano giuridico, un
insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede
individuale, non può assolutamente - sottolinea il Tar- essere oggetto di una
valutazione sul piano del profitto scolastico". P No ad attribuzione
crediti formativi Partendo da questo concetto di fondo lo stesso metro va
adottato per i crediti formativi utilizzati dai commissari della maturità,
derivanti da esperienze extra-curricolari svolte nell’ultimo triennio delle superiori e che hanno incidenza
diretta nella formazione del punteggio finale (fino a 25 punti), Per i giudici
del tribunale
del Lazio "l’attribuzione di un credito
formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro
genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica
nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione,
dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti
i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni ovvero
per chi dichiara di non professare alcuna religione in Etica Morale
Pubblica". Quindi, ha precisato ancora la sentenza, "lo Stato, dopo
aver sancito il postulato costituzionale dell’assoluta,
inviolabile libertà di coscienza nelle questioni religiose, di professione e di
pratica di qualsiasi culto `notò, non può conferire ad una determinata
confessione una posizione `dominantè". © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA 05524110961
(
da "Stampa, La"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
IL
CREDENTE IL LAICO Polemica La
Chiesa non vuole scelte etiche decise a maggioranza Le
posizioni Chi ci fa la morale? Pensa seguendo la fede che anche le norme
abbiano derivazione divina Come decidere cosa è bene o male per la società
Ubbidisce a un imperativo categorico della ragione e non accetta ingerenze
MATTIA FELTRI ROMA Non è l'opinione pubblica a scegliere che cosa è morale o
immorale», ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza
episcopale italiana. Il bene e il male non siano decisi dalle convinzioni della
maggioranza o, come ha già sostenuto l'arcivescovo emerito di Bologna, Giacomo
Biffi, «la verità non si stabilisce per alzata di mano». E, dunque, la morale
non può combaciare con le consuetudini di una società, nemmeno se - proprio
come scriveva ieri sul Corriere della Sera il filosofo Remo Bodei - «nella
sfera sessuale l'uso dei contraccettivi (...) rende donne e uomini più propensi
alle avventure, alle trasgressioni e all'eros fine a se stesso, in
comportamenti fortemente biasimati dalla morale ereditata e dalle chiese non
solo cristiane». Per combinazione, sempre ieri, ma sulla Repubblica e
affrontando il parallelo offerto da Benedetto XVI fra il nazismo e il
nichilismo, Adriano Sofri ha ricordato che «la Chiesa cattolica non ha il
monopolio della conoscenza (e tanto meno della pratica) del bene, così come non
ne è esclusa. La strada è difficile, per ciascuno. Le fede religiosa non può essere
una compagnia di assicurazione, né pubblica né privata». L'articolo di Bodei -
titolato «La dittatura dei desideri» - sembra andare incontro alle tesi di
Bagnasco, e all'opposto pare dirigersi Sofri. Chi stabilisce che cosa è morale?
La prassi di una comunità oppure il diritto naturale cui si è richiamato il
direttore dell'Osservatore Romano, Gian Maria Vian? E' morale ciò che la
maggioranza considera accettabile o ci sono valori - per usare un'espressione
cara alla dottrina cattolica - non negoziabili? Lo storico del cristianesimo
Alberto Melloni vuole intanto evitare fraintendimenti: «Il cardinale Bagnasco
non sostiene che la morale cattolica debba essere imposta: è soltanto
proposta». La morale, lo dice Melloni, lo aveva detto martedì Bagnasco, lo ripete
Rocco Buttiglione, è «della coscienza». Il problema, dunque, lo sottolinea
Gianni Vattimo: «Se uno è credente ritiene che la morale abbia una derivazione
divina. Se uno è kantiano ubbidisce a un imperativo categorico della ragione e
ritiene di esercitare la morale in proprio, e non riconosce autorità esterna.
Non è facile. Il guaio sorge quando la morale deve tradursi in legge e lì, è
scontato, comanda la maggioranza». La considerazione è condivisa. Buttiglione
però rifiuta decisamente che la maggioranza sia per forza nel giusto: «Anzi,
che abbia spesso torto lo sappiamo dai tempi di Socrate, condannato da una
maggioranza. E gli evangelisti non mettono in dubbio che fu una maggioranza a
salvare Barabba e a mandare a morte Gesù». E allora? E allora, continua
Buttiglione, «bisogna affidarsi a Machiavelli: il popolo fa sempre la cosa
giusta se gli vengono forniti gli strumenti adeguati alla valutazione».
Insomma, l'intervento di Bagnasco sarebbe semplicemente diretto al popolo
credente, ad incitarlo anche se si ritrova in minoranza su buona parte dei temi
bioetici, a non avere paura di essere fuori dal mucchio, come sovente ha
ammonito Joseph Ratzinger. Buttiglione ci sta, e rimarca: «L'idea di Bagnasco,
di tutta la Chiesa,
è l'idea di Platone su cui si basa la cultura occidentale: la democrazia non
produce la verità ma produce delle leggi e sono leggi che hanno sempre la
possibilità di appello. Se oggi esistono leggi contrarie alle leggi della
Chiesa, significa che ci siamo spiegati male, e che dobbiamo chiederci dove
abbiamo sbagliato per porvi rimedio». Per esempio, dice, un giorno o l'altro -
fra un anno, fra un secolo - la morale cattolica e la legge coincideranno, e
l'aborto sarà unanimemente rifiutato. «Purché - obietta l'ex presidente della
Corte costituzionale, Giovanni Maria Flick - si obbedisca al concetto di legge
permissiva che ho imparato da un cattolico adulto come Leopoldo Elia». Flick,
che si definisce un cattolico vecchio, un giuspositivista costituzionale, si
richiama a Elia perché «ha ragione Bagnasco: se è l'opinione pubblica a
stabilire la morale si va incontro alla dittatura della maggioranza. Ma i
valori non possono essere imposti: se c'è una minoranza che vuole usare il
preservativo o ricorrere all'aborto, deve avere la libertà di farlo». E quindi, un cattolico non può praticare l'aborto ma nemmeno può
impedirne la pratica ad altri, purché vengano rispettati i valori
costituzionali: «Ecco perché la morale e la legge non confliggono. Io ho due vangeli,
quello rivelato e quello laico, che è la Costituzione. Anche
la Costituzione
ha valori non negoziabili, e sono valori spesso coincidenti con quelli
propugnati dal Vangelo. Quando il Papa andò in Parlamento a invocare un atto di
clemenza per i carcerati, non faceva altro che ripetere l'articolo 27 della
Carta, secondo cui le pene non possono consistere in trattamenti contrari al
senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Eppure
Vattimo conserva un dubbio: «Quando la Chiesa dice che la maggioranza non esprime la
morale dice un'ovvietà, ma mi rimane il sospetto che nell'affermare così
fortemente la sua morale, la sua morale di minoranza, cerchi il modo di farla
valere per tutti. Oggi Ratzinger e i suoi dicono di interpretare il vero senso
della sessualità, ma della sessualità hanno sempre fatto carne di porco. E
l'espressione mi sembra calzante». E' un punto di vista rifiutato da Melloni
per il quale, fra l'altro, l'appello di Bagnasco era rivolto non tanto alle
questioni sessuali e bioetiche («su cui il Vaticano si è pronunciato
diffusamente e fortemente»), quando alle politiche della sicurezza, al
diffondersi delle ronde, «alle quali si affida l'educazione dei diciottenni,
cresciuti secondo precetti di odio e paura». E' insomma una Chiesa, dice
Melloni, che non si arrende allo spirito dei tempi, e vuole partecipare alla
costruzione della città, della civitas. Lo fa attraverso i suoi valori
irrinunciabili così come Flick («almeno finché l'Italia è repubblicana») non
rinuncia al valore irrinunciabile e costituzionale della laicità. «E la
democrazia vive», e vive la laicità, «finché alle minoranze resta il diritto di
non sentirsi nel torto», chiosa Buttiglione.
(
da "Repubblica, La"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 1
- Prima Pagina Il Tar del Lazio: " Illegittimi i loro crediti
scolastici". Il Pdl protesta Professori di religione fuori dagli scrutini
ROMA - Le religioni non cattoliche e le associazioni
laiche, che ritengono discriminatoria l´attribuzione di un punteggio scolastico
alla frequenza dell´ora di religione, hanno vinto la loro battaglia. Il Tar del
Lazio ha stabilito che la frequenza dell´ora di religione cattolica non
concorrerà a «l´attribuzione del credito scolastico per gli esami di maturità»
e i docenti di religione cattolica non potranno partecipare a pieno titolo alle
deliberazioni del consiglio di classe. MARIO REGGIO A PAGINA 11
(
da "Repubblica, La"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina
11 - Cronaca Giuseppe Fioroni: fu lui a firmare le ordinanze bocciate dai
giudici L´ex ministro non si arrende "Ora la Gelmini faccia
ricorso" Nella valutazione degli studenti alcune scuole fanno contare
perfino i corsi di danza caraibica e la cucina maghrebina MARIO REGGIO ROMA -
«Nel 2007 il Consiglio di Stato mi ha dato ragione respingendo la sentenza del
Tar perché avrebbe discriminato gli studenti che avevano scelto l´ora di
religione o un´altra attività alternativa, che concorrono nel complesso ad un
punto di 25 dei crediti formativi per chi fa la maturità. Mi auguro che il
ministro Gelmini impugni, in base a questo precedente, la sentenza del
Tribunale amministrativo del Lazio». All´ex ministro della Pubblica Istruzione,
Giuseppe Fioroni, ora responsabile organizzazione del Pd, la sentenza del Tar
del Lazio non va proprio giù. Non le sembra che la sua ordinanza abbia
discriminato gli studenti che non hanno scelto l´ora di religione? «La mia
ordinanza non è affatto ideologica. Vorrei chiarire alcuni punti. L´ora
alternativa è determinata e decisa dalle scuole su richiesta degli studenti e
contribuisce al massimo per un punto ai crediti formativi per la maturità. Ci
sono corsi di pittura batik, danza caraibica, cucina maghrebina e corsa
campestre. Nulla a che vedere con i crediti scolastici che riguardano le
materie d´insegnamento». Il Tar del Lazio ha dato ragione
alle associazioni laiche. Non ritiene che la religione cattolica abbia un
trattamento di favore? «Non credo proprio che sia così. In primo luogo la
richiesta dell´ora di religione cattolica viene fatta dagli studenti
maggiorenni o dalle famiglie, che comunque rispettano le decisioni del figlio
che frequenta gli ultimi anni delle superiori. Se un´alta percentuale la
sceglie questo significa pure qualcosa. Ma nessuno studente è obbligato. Può
sempre richiedere un´attività alternativa alla religione e sarà la scuola a
decidere le forme e l´organizzazione». In realtà le scuole hanno già a
disposizione i docenti di religione di ruolo, mentre per la corsa campestre,
diciamo così, è più complesso. «Questo è vero. Ma nessuno impedisce di
richiedere una materia alternativa. Il ragazzo che non esprime una scelta esce
un´ora prima». Lei è convinto che la sentenza del Tribunale amministrativo del
Lazio discrimini chi sceglie la religione cattolica? «Non solo chi fa questa
scelta. Ma tutti quelli che scelgono l´ora alternativa che, alla fine,
applicati i parametri alle presenze porta da 0.10 a 0.20 di punto ai
crediti formativi. Alla fine porterà alla non scelta con l´incentivo di fare
un´ora di meno a settimana».
(
da "Repubblica, La"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina
11 - Cronaca "Scrutini, via i prof di religione non possono influire sui
voti" Il Tar del Lazio: violano il pluralismo. Scoppia la polemica
"Illegittimi i loro crediti scolastici" Le associazioni che hanno
fatto ricorso: "Sentenza storica" ROMA - Le
religioni non cattoliche e le associazioni laiche, che ritengono
discriminatoria l´attribuzione di un punteggio scolastico alla frequenza
dell´ora di religione, hanno vinto la loro battaglia: la discriminazione è
stata riconosciuta dal Tar del Lazio. Il tribunale amministrativo ha, infatti,
accolto il ricorso presentato da 24 soggetti, tra i quali le Chiese
Evangeliche, Luterana, Valdese e l´Unione delle comunità ebraiche per
l´annullamento dell´ordinanza dell´allora ministro dell´Istruzione Giuseppe
Fioroni per gli esami di Stato 2007/2008. In particolare, la frequenza dell´ora
di religione cattolica non concorrerà all´ «attribuzione del credito formativo
per gli esami di maturità» e «i docenti di religione cattolica» non potranno
partecipare «a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe
concernenti l´attribuzione del credito scolastico agli alunni che si avvalgono
di tale insegnamento». Non sono mancate le reazioni politiche, con il
centrodestra che parla di sentenza «discutibile», mentre per l´opposizione si è
trattato soltanto del «minimo sindacale». Anche se Paola Binetti (Pd) ha difeso
la presenza dei prof agli scrutini. La sentenza stabilisce che «un insegnamento
di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale,
non può assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto
scolastico» e che lo Stato «non può conferire ad una determinata confessione
una posizione dominante violando il pluralismo ideologico e religioso».
«L´attribuzione - si legge nella sentenza - di un credito formativo ad una
scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella
di avvalersi dell´insegnamento della religione cattolica nelle scuole
pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato
Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti i cittadini di
conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni ovvero per chi
dichiara di non professare alcuna religione». «La scelta di frequentare l´ora
di religione attiene ai convincimenti personali, non può essere misurata come
una materia di insegnamento», ha commentato la presidente del Coordinamento
Genitori Democratici, Angela Nava, tra le associazioni ad aver promosso il
ricorso. «Soddisfazione» è stata espressa dalla Tavola Valdese e dalla Cgil.
Escludere gli insegnanti di religione dagli scrutini è a sua volta
discriminatorio, invece, per Paola Binetti: «Crea dei docenti di serie A e di
serie B» e questo, aggiunge, «contraddice tra l´altro l´altissimo numero di
persone che scelgono l´insegnamento della religione e si aspettano che, una
volta scelto, non sia un optional ma entri a pieno titolo nella valutazione».
Una decisione discriminatoria anche per Maurizio Gasparri (Pdl), secondo il
quale verrà cancellata dai successivi gradi di giudizio: «E´ una decisione
estemporanea che sarà sicuramente cancellata». Rincara la dose Fabrizio
Cicchitto (Pdl): «Quella del Tar è una sentenza discutibile. La materia
andrebbe approfondita con serenità». «Si tratta di una sentenza ideologica».
Luisa Santolini, deputata dell´Udc, commenta così la sentenza del Tar sulla
presenza degli insegnanti di religione agli esami di maturità. «Tutte queste
sentenze - aggiunge la
Santolini - vanno in un´unica direzione, ovvero cercare di
distruggere le tradizioni italiane ed il sentire della gente». Di diverso
avviso Maurizio Turco deputato dei Radicali: «La sentenza ci sembra il minimo
sindacale, ma è triste vedere che la politica ha bisogno del Tar per decidere
su queste cose». (ma.re.)
(
da "Tempo, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa
Il Tar boccia l'ora di religione: nessun credito per i
maturandi Sentenza La Corte
ha accolto il ricorso delle associazioni laiche e non cattoliche. Annullata
l'ordinanza dell'ex ministro dell'Istruzione Evangelici, Luterani, Valdesi e
appartenenti all'Unione delle comunità ebraiche l'hanno spuntata sull'ordinanza
dell'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni per gli esami di Stato
2007/2008. Annullata. L'ora di religione, dunque, non porterà più
crediti. «I docenti di religione cattolica - come si legge nella sentenza
numero 7076/2009 del 17 luglio - non potranno partecipare a pieno titolo alle
deliberazioni del consiglio di classe concernenti l'attribuzione del credito
scolastico agli alunni che si avvalgono di tale insegnamento». Fioroni si è difeso
ricordando di aver solo «applicato la legge, attuandola a un quadro legislativo
e a una normativa precedente e vigente», e ha rimandato la questione
all'attuale ministro Gelmini. «Ma siccome - ha chiosato l'ex titolare
dell'Istruzione - al conseguimento dei crediti concorrono una serie molto ampia
e varia di discipline tra cui corsi di danza caraibica, ritengo che possa
contribuirvi anche l'ora di religione o della materia sostitutiva, come
previsto per legge». «La sentenza (il Tar aveva già sospeso l'ordinanza a
maggio del 2007) stabilisce - spiegano i ricorrenti, sentenza in pugno - che un
insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede
individuale, non può assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano
del profitto scolastico» e che lo Stato «non può conferire a una determinata
confessione una posizione "dominante" violando il pluralismo
ideologico e religioso». «L'attribuzione di un credito formativo a una scelta
di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di
avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche -
si legge ancora nel documento - da' luogo a una precisa forma di
discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la
possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle
proprie confessioni, ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione
in Etica Morale Pubblica». Ai maturandi, a questo punto - come ha ricordato lo
stesso Fioroni - non resta che darsi alla danza caraibica o tentare di
distinguersi nell'ora di educazione fisica. Lo sport, si sa, ha già in passato
salvato asini cronici da sonore bocciature.
(
da "Secolo XIX, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Professoridi
religioneesclusidagli scrutini sentenza del tar Roma. I docenti di religione
cattolica non possono partecipare a pieno titolo agli scrutini e il loro
insegnamento non può avere effetti sulla determinazione del credito scolastico:
a stabilirlo è il Tar del Lazio che ha accolto i ricorsi presentati da
studenti, associazioni laiche e confessioni religiose non
cattoliche, che chiedevano l'annullamento delle ordinanze dell'ex ministro
Giuseppe Fioroni e adottate durante gli esami di Stato del 2007 e 2008. «Sul
piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente
attinente alla fede individuale, non può assolutamente - sottolinea il Tar-
essere oggetto di valutazione sul piano del profitto scolastico». de carolis
>> 5 «L'insegnamento di carattere religioso non può essere oggetto di
valutazione sul piano del profitto scolastico» 12/08/2009
(
da "Unita, L'"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
VEDI
ALLA VOCE TOLLERANZA La indica il Vangelo, la fissa la Dichiarazione dei
Diritti. Ma oggi dobbiamo fare di più: comprendere che la diversità è una
ricchezza Don Filippo Di Giacomo La metà dei morti sul lavoro in Italia, ogni
anno e da anni, non sono italiani e spesso neanche cittadini dell'Unione
Europea. Non fosse che per questo, aver approfittato della commemorazione dei
morti di Marcinelle per catalogarli, con un trucido esercizio di
generalizzazione, tra coloro che verrebbero nella Penisola solo per rubare ed
uccidere è certamente un errore negato dall'oggettività storica. Peggio, è
anche l'ennesimo campanello d'allarme sul livello di intolleranza sociale e
politica nel quale si ritrova già incrostato il nostro
Paese. Dal 1945 in
poi la tolleranza è diventata l'imperativo politico e giuridico dell'Occidente,
la categoria alla quale abbiamo sempre fatto ricorso ogni volta che abbiamo
dovuto lottare per difendere le ragioni della libertà e della democrazia. Dopo la Shoah, la tolleranza ci è
apparsa come una delle poche idee ancora capaci di separare la civiltà dei
giusti dall'irrazionalità sociale dei mostri e dei prepotenti. La tolleranza
entrata nella nostra vita sociale è quella che, come una pianta delicata, dopo
la caduta di Costantinopoli in mano ai Turchi, la scoperta del Nuovo Mondo e i
dilaniamenti politici covati nel suo seno, l'Occidente ha piantato nella
propria cultura ogni volta che è stata obbligata a confrontarsi, spesso anche
bruscamente, con la diversità umana. Anche se il primo seme è stato piantato dal vento del libero pensiero che ha iniziato
a soffiare sulla tolleranza a partire dalle grandi guerre di religione del XV e
XVI secolo, neanche le riforme protestanti sono nate tolleranti. Perché di
fronte all'evidenza di una verità, qualunque essa fosse, allora era proibito
sbagliare. Nelle vaste zone d'ombra aperte dalla comprensione delle ragioni
degli "altri", l'Illuminismo trova nel concetto di tolleranza gli
stimoli per una nuova virtù morale e civica. Come? Dichiarando "conforme
alla natura" l'amore di sé (fino ad allora denigrato dalla filosofia
cristiana) e arruolandolo nelle file dell'amore per il prossimo. Questa
"legge di natura" è perfezionata dal comandamento cristiano «Tutto
quello che volete che gli uomini vi facciano, fatelo loro allo stesso modo»
(Matteo 7,12; Luca 6,31). Essa si trasforma in quella "regola di
reciprocità" posta alla base dei diritti-doveri garantiti dai nostri
ordinamenti solo dopo che il principio di laicità ne ha smorzato la principale
caratteristica: la reciprocità non dipende dal comportamento dell'altro nei
nostri confronti ma da ciò che a noi sembra buono o cattivo per noi stessi.
«Non farai ciò che non vorresti ti fosse fatto»: l'articolo 6 della
«Dichiarazione dei diritti» del 1793
ha fissato così, per l'intero Continente europeo, il
limite morale della libertà. Che, come corollari, presuppone almeno un altro
paio di regole. La prima: poiché tutti gli uomini sono soggetti agli errori,
non si possono che accettare gli errori altrui. La seconda: bisogna, allo
stesso modo, accettare di dubitare delle proprie opinioni. Ma, come tutte le
parole diventate "virtuose" rubando un contenuto esemplare dalla
teologia e dalla filosofia, anche la tolleranza ha dovuto affrontare la sfida
con una modernità che, tanto per cambiare, si è presentata al confronto vestendo
i panni della scienza. «Dov'è che si incontra questa pretesa libertà di
pensiero?», inveiva Auguste Comte. Per il padre dei positivisti «in astronomia,
in chimica, in fisiologia, non appena scopriamo una legge ogni libertà di
pensiero si dilegua e sparisce». Per fortuna, grazie alla storia, oggi sappiamo
di non sapere quasi niente. La maggior parte delle nostre certezze non
sopravvivono alla nostra generazione. La scienza, ormai, riesce anche a non
percepirsi solo come fabbrica di "leggi". E all'alba di un nuovo millennio,
la tolleranza è di nuovo libera di fare un passo avanti: accettare la diversità
come ricchezza collettiva, per offrire ad ogni individuo la possibilità di
scegliere i propri obiettivi esistenziali. Anche per questo, la tolleranza è
diventata la possibilità più forte che viene offerta ad ognuno di noi di
partecipare alla costruzione del legame sociale. Persino
per la Chiesa
Cattolica del Concilio Vaticano II, la prima virtù laica e
civica degli Illuministi si è trasformata in un mezzo «per condividere la
verità del prossimo come il pane eucaristico dello spirito». Oggi, davanti alle
grandi migrazioni che il riassetto dell'equilibrio demografico Nord-Sud
richiede, tollerare significa accettare la persona stessa, ricevere il
dono della sua anima e della sua sincerità perché (sono concetti di Gabriel
Marcel) per mezzo delle ragioni degli altri noi entriamo in comunione con la
nostra vita spirituale. Già durante questi nostri confusi anni di inizio
millennio, e sempre più nel prossimo futuro, per essere liberi e democratici è
sufficiente essere accoglienti.
(
da "Manifesto, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
I
TORMENTI DEL PD Il partito si divide: i laici esultano, Binetti s'infuria
Giacomo Russo Spena ROMA ROMA Non perdono occasione per dividersi sulle
questioni che riguardano i diritti civili. Anche sulla sentenza del Tar del
Lazio che esclude i professori di religione dagli scrutini di fine anno (così
le loro valutazioni non possono avere effetti sui crediti scolastici), le varie anime del Pd reagiscono in maniera diametralmente opposta:
i laici esultano, i cattolici nicchiano e i teodem si infuriano. Proprio Paola Binetti è la
prima a commentare la sentenza a caldo. «Al contrario del giudice - afferma la
senatrice - credo che sia stato introdotto un criterio discriminatorio nei confronti dei
professori, si creano così docenti di serie A e di serie B. Questo
contraddice tra l'altro l'altissimo numero di persone che scelgono
l'insegnamento della religione e si aspettano che, una volta scelto, non sia un
optional ma entri a pieno titolo nella valutazione». Frasi forti contro il Tar
che non trovano però molti consensi nel partito. Giuseppe Fioroni, che da
ministro della pubblica istruzione nel 2007 e nel 2008 firmò le ordinanze sugli
esami di Stato ora rigettate, prima sottolinea che sulla questione «è già
intervenuto un pronunciamento del Consiglio di Stato che, in passato, su questo
argomento ha invece dato ragione al ministero». Poi dice di rispettare «com'è
ovvio, la sentenza». Ma deve rivolgere le sue speranze verso il governo. Più
precisamente verso la ministra Gelmini alla quale adesso spetta di trovare una
soluzione. «Visto che al conseguimento dei crediti formativi concorrono una
serie molto ampia e varia di discipline non ultimi anche corsi di danza
caraibica - spiega l'esponente cattolico del Pd - ritengo quindi che possa
contribuirvi anche l'ora di religione o della materia sostitutiva, come
previsto per legge». E gli altri nel Pd cosa dicono? Livia Turco quasi non
crede che l'equiparazione tra i docenti di religione e gli altri professori sia
stata fatta da un suo collega di partito. «Avrà sbagliato» ammette per poi
commentare positivamente una sentenza che garantisce la laicità dello Stato. E
sulle discriminazioni denunciate da Binetti? «Non le vedo - continua Turco -,
la religione ha una funzione importante dal punto di vista formativo ma rimane
sempre una materia facoltativa e non obbligatoria per tutti gli studenti».
Ignazio Marino, il candidato «laico» al congresso del Pd, fa un ragionamento
più profondo, riflettendo sui motivi per cui nel 2009 esista ancora l'ora di
religione in cui si insegna il cattolicesimo. «Sarebbe molto più formativa una
lezione settimanale di storia delle religioni che comprenda approfondimenti di
tutti i credi - ammonisce il medico democratico - Viviamo in un paese
multietnico e un tale insegnamento aiuterebbe l'integrazione dei giovani».
Sacrosanto. Ma non per i teodem, pronti a fare le valige in caso di una sua
vittoria nella battaglia congressuale di ottobre.
(
da "Manifesto, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
SCUOLA
Accolti i ricorsi di alcune associazioni contro l'ordinanza Fioroni Religione
via dagli scrutini Il Tar del Lazio: non vale per i crediti formativi alla maturità
Stefano Milani ROMA ROMA Non c'è più religione, verrebbe da dire con una
battutaccia. Ma in realtà è esattamente quello che ha deciso il Tar del Lazio che di fatto ha bloccato i docenti di religione cattolica a
partecipare «a pieno titolo» agli scrutini e decidendo che il loro insegnamento
non può avere effetti sulla determinazione del credito scolastico finale. Tanto
basta perché oggi la scuola italiana possa definirsi po' più laica. E visto i
tempi che corrono anche avanzare di un centimetro è come vincere una maratona.
La questione è annosa, risale ai tempi in cui a sedere sulla poltrona più alta
di viale Trastevere era il ministro Fioroni, che emanò alcune ordinanze
ministeriali - avallate anche dall'attuale ministro Gelmini - per gli esami di
Stato del 2007 e 2008 che prevedevano la valutazione della frequenza
dell'insegnamento della religione cattolica ai fini della determinazione del
credito scolastico, e la partecipazione «a pieno titolo» agli scrutini da parte
degli insegnanti della materia. Ci ha pensato ora una sentenza del Tar (n. 7076
del 17 luglio 2009) a riazzerare tutto, accogliendo due ricorsi presentati da
alcuni studenti e studentesse insieme a numerose associazioni laiche e
confessioni religiose non cattoliche. Secondo il giudice amministrativo
«l'attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso
degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell'insegnamento
della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma
di discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la
possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle
proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione
in Etica Morale Pubblica». A peggiorare la situazione sono intervenuti poi i
recenti tagli al personale docente inferti del ministro «unico» Mariastella
Gelmini, che hanno eliminato anche la più remota speranza di poter istituire
corsi alternativi per carenza di insegnanti. Oltre al merito della questione,
la sentenza del Tar è importante soprattutto perché dà una concreta
applicazione al principio supremo della laicità dello Stato enunciato dalla
Corte Costituzionale (n.203/1989) come «garanzia dello Stato per la
salvaguardia della libertà religiosa, in regime di pluralismo confessionale e
culturale», precisando che «sul piano giuridico, un insegnamento di carattere
etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può
assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto
scolastico». La scelta di avvalersi o meno dell'insegnamento della religione
cattolica deve essere perciò assolutamente libera e in nessun modo
condizionata. La notizia fa felice tutte quelle associazioni coordinate dalla
Consulta romana per la Laicità
delle istituzioni e dall'associazione «per la Scuola della Repubblica» che da anni portano
avanti questa «battaglia di civiltà» e che giudicano la sentenza «illuminante».
Ad esse il Tar ha riconosciuto la richiesta di salvaguardia dei valori di
carattere morale, spirituale e/o confessionale che «sono tutelati - secondo i
giudici amministrativi del Lazio - direttamente dalla Costituzione e che quindi
come tali non possono restare estranei all'alveo della tutela del giudice
amministrativo». Antonia Sani, tra le prime firmatarie del ricorso, non si
accontenta e fa sapere che le associazioni e le confessioni delle altre
religioni continueranno ad operare «per garantire il rispetto di tali limiti»,
auspicando che il ministero dell'Istruzione ora «prenda atto dell'illegittimità
delle ordinanze e non le riproponga negli anni a venire». Consapevole che «la
strada è ancora lunga» lancia già la prossima sfida: collocare l'ora di
religione cattolica fuori dall'orario obbligatorio. Ovvero buttare giù quel
concordato che dura da più di vent'anni. Era il 16 dicembre 1985 quando veniva
emanato il Dpr 751, la storica intesa Falcucci-Poletti attuativa del nuovo
regime concordatario per l'insegnamento della religione cattolica (Irc) nelle
scuole statali e degli Enti locali. E se una battaglia tira l'altra, sul piatto
rimangono poi tutti quei privilegi esclusivi a chi insegna nella scuola
pubblica il verbo di Gesù. Rimane, ad esempio, l'anomalia tutta italiana voluta
nel 2003 dall'allora ministro Letizia Moratti che mise a busta paga dello Stato
tutti gli insegnanti di religione, che sono scelti e nominati dalla Curia. E
che se poi il Vescovato non rinnova l'incarico annuale a uno di loro, questi
può accedere alle graduatorie per l'insegnamento di altre discipline, magari
superando in punteggio colleghi entrati in ruolo per regolare concorso e non
per nomina vescovile. Non proprio una prova di carità cristiana. MILA Sono
tanti gli studenti disabili maltrattati a scuola negli Stati uniti ogni anno. A
rivelarlo è una ricerca condotta dalla American Civil Liberties Union e da
Human Rights Watch
(
da "Manifesto, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
VITTORIA
LAICA Giuseppe Caliceti In questo nostro Paese sempre più schiacciato tra Papi
e Papa, la sentenza del Tar del Lazio che, accogliendo i ricorsi presentati, ha
dichiarato che il prof di religione non può partecipare a pieno titolo agli
scrutini e che l'insegnamento della religione cattolica
nella scuola pubblica non può avere determinazioni del credito scolastico, è
senza dubbio una piccola grande vittoria laica, che arriva assolutamente
inaspettata per almeno due motivi. Primo: perché in Italia agli insegnanti di
religione spettano un'attenzione e un trattamento di riguardo imparagonabili a
quello dei docenti di tante altre materie. Anche le loro assunzioni, per
fare un esempio, risultano più regolari. Forse anche perché per insegnare nella
scuola pubblica devono avere il placet del Vaticano, che di fatto li seleziona
e li sceglie. Secondo: perché nella nostra scuola, da sempre, anche
l'educazione cattolica è considerata materia differente da ogni altra.
Nonostante l'Italia sia sempre più un Paese multietnico e nelle nostre classi
ci siano studenti di culture e religioni differenti. Basti pensare che il
ministro dell'Istruzione Gelmini ha recentemente ordinato di cambiare il
giudizio sulle schede di valutazione da discorsivo a numerico per tutte le materie
con l'eccezione, appunto, dell'educazione cattolica. Le parole del Tar del
Lazio risultano ancora più sorprendenti di quelle dell'Invalsi, l'Istituto
Nazionale della Valutazione Scolastica che qualche giorno fa, con un gioco di
prestigio degno di Magamaghella, ha capovolto i risultati ottenuti attraverso i
suoi test sottoposti a fine anno agli studenti italiani perché al nord
risultavano troppi asini e al sud e al centro troppo pochi. Recita la sentenza:
«L'attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso
degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell'insegnamento
della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma
di discriminazione, dato che lo Stato italiano non assicura la possibilità per
tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni
o per chi dichiara di non professare alcuna religione, in Etica morale
pubblica». Le parole sono proprio queste: «Assoluta» e «discriminazione». Più
chiaro di così si muore. Eppure siamo sicuri che nell'Italia spappolata e
gongolante di oggi, tutta tette e crisi, tale decisione non passerà certo
inosservata. La questione è questa: se i giudici, facendo menzione del
principio della laicità dello stato, affermano che «sul
piano giuridico un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente
attinente alla fede individuale, non può assolutamente essere oggetto di una
valutazione sul piano del profitto scolastico», chi potrà dire il contrario
senza ledere il principio di laicità? Vedrete che qualcuno ci proverà. Anche se
i giudici spiegano a tutti gli italiani, con estrema semplicità e fermezza, che
una cosa sarebbe magari l'educazione alla storia delle religioni e un'altra
sono invece la professione di fede e l'educazione alla religione cattolica,
qualcuno protesterà. Chissà se lo faranno anche i vescovi italiani, che
sembrano sempre più insofferenti verso Papi e le politiche simil-razziste della
Lega. Sarebbe un peccato.
(
da "Messaggero, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Mercoledì 12 Agosto 2009 Chiudi Il Tar: scrutini senza prof di
religione Si riaccende lo scontro laici-cattolici
La sentenza: il loro voto non vale come credito negli esami di maturità
(
da "Messaggero, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Mercoledì
12 Agosto 2009 Chiudi di SANDRO IANNI ROMA - Le religioni non
cattoliche e le associazioni laiche, che ritengono discriminatoria
l'attribuzione di un punteggio scolastico alla frequenza dell'ora di religione,
hanno vinto la loro battaglia: tale discriminazione è stata riconosciuta dal
Tar del Lazio. Il tribunale amministrativo ha, infatti, accolto il ricorso
presentato da 24 soggetti, tra i quali le Chiese Evangeliche, Luterana,
Valdese e l'Unione delle comunità ebraiche per l'annullamento dell'ordinanza
dell'allora ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni per gli esami di Stato
2007/2008. In particolare, la frequenza dell'ora di religione cattolica non
concorrerà a «l'attribuzione del credito scolastico» per gli esami di maturità»
e i docenti di religione cattolica «non potranno partecipare» a pieno titolo
alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l'attribuzione del
credito scolastico agli alunni che si avvalgono di tale insegnamento. Non sono
mancate le reazioni politiche, con il centrodestra che parla di sentenza
"discutibile", mentre per l'opposizione si è trattato soltanto del
«minimo sindacale». Anche se Paola Binetti (Pd) ha difeso la presenza dei prof
agli scrutini. Da parte sua Fioroni ha ricordato di aver solo «applicato la
legge», rimandando ora la questione al ministro Gelmini. Secondo quanto
riferito dai ricorrenti, nella sentenza (n.7076/2009 del 17 luglio) è stabilito
che «un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente
alla fede individuale, non può assolutamente essere oggetto di una valutazione
sul piano del profitto scolastico» e che lo Stato «non può conferire ad una
determinata confessione una posizione "dominante" violando il
pluralismo ideologico e religioso». «L'attribuzione - si legge nella sentenza -
di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e
dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell'insegnamento della religione
cattolica nelle scuole pubbliche dà luogo ad una precisa forma di
discriminazione, dato che lo Stato italiano non assicura identicamente la
possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle
proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione
in Etica Morale Pubblica». Il Tar del Lazio si era già pronunciato nella stessa
direzione nel maggio 2007, quando accogliendo un ricorso aveva sospeso
l'ordinanza. La decisione era stata impugnata dal ministero e l'avvocatura di
Stato ne aveva accolto la richiesta. Intanto, la Consulta sulla laicità
annuncia che «un nuovo ricorso per un'uguale ordinanza per l'anno scolastico
successivo è stato presentato in maggio». «La scelta
di frequentare l'ora di religione attiene ai convincimenti personali, non può
essere misurata come una materia di insegnamento». Ha commentato la presidente
del Coordinamento Genitori Democratici, Angela Nava, tra le associazioni ad
aver promosso il ricorso. «Soddisfazione» è stata espressa dalla Tavola Vadese
e dalla Flc Cgil. Intanto, la
Consulta sulla laicità annuncia che «un nuovo ricorso per
un'uguale ordinanza per l'anno scolastico successivo è stato
presentato in maggio». Escludere gli insegnanti di religione dagli scrutini è a
sua volta discriminatorio, invece, per Paola Binetti (Pd): «Crea dei docenti di
serie A e di serie B» e questo, aggiunge, «contraddice tra l'altro l'altissimo
numero di persone che scelgono l'insegnamento della religione e si aspettano
che, una volta scelto, non sia un optional ma entri a pieno titolo nella
valutazione». Una decisione discriminatoria anche per Maurizio Gasparri (Pdl),
per il quale verrà cancellata dai successivi gradi di giudizio: «È una
decisione estemporanea che sarà sicuramente cancellata». Rincara la dose
Fabrizio Cicchitto (Pdl): «Quella del Tar è una sentenza discutibile. La
materia andrebbe approfondita con serenità».
(
da "Messaggero, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Mercoledì 12 Agosto 2009 Chiudi Festival di Locarno Due film
raccontano l'Iran in presa diretta. E svelano ossessioni e paure di un Paese
sempre più diviso tra religione e laicismo,
tradizione e tecnologia
(
da "Messaggero, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Mercoledì
12 Agosto 2009 Chiudi FABIO FERZETTIdal nostro inviato LOCARNO - Così vicini,
così lontani. Sarà un caso, sarà il segno di una crisi irreversibile, ma si
moltiplicano i registi iraniani attivi fuori dall'Iran. Il 31enne Babak Jalali,
cresciuto e residente a Londra, ha girato fra Iran e Turkmenistan uno dei film
migliori di un concorso non memorabile: Frontier Blues, quattro storie di
solitudine e speranza ambientate lungo un confine che è anche un crocevia di
culture. La 40enne Sepideh Farsi, dal 1984 a Parigi, autrice di una mezza dozzina di
film al bando in Iran, si è invece armata di un cellulare per
"rubare" l'anima della capitale confondendosi nella folla (Teheran
sans autorisation). Il primo film, poetico, rarefatto, coprodotto dall'italiana
Ginevra Elkann, è destinato a festival e circuiti d'essai. Il secondo, svelto,
affollato, efficace, in patria non si vedrà mai «se non sottobanco, perché da
noi tutto ciò che è proibito trova comunque il modo di circolare» racconta la
regista. Anzi proprio questo è il tema centrale di un film che corre fra
strade, bazaar, saloni di bellezza, feste private, trasmettendo la sensazione
quasi fisica di un paese sempre più lacerato fra religione e laicismo, tradizione e tecnologia, ufficiale e clandestino. Di qua i
vagoni della metropolitana per sole donne, dunque, le retate della polizia che
arresta le ragazze col cappotto troppo corto («usando donne poliziotto per
evitare il contatto fra i sessi»), la gita in montagna con gli uomini che
giocano a palle di neve con giacconi sgargianti mentre le donne arrancano tutte
vestite di nero sulla distesa gelata. Di là le feste con proibitissimi
balli occidentali, «e guai se qualcuno gira un video e lo vende sulle
bancarelle o lo mette su Internet, subito la polizia identifica gli invitati e
li arresta», spiega la regista, che non mostra mai il volto di chi potrebbe
essere compromesso. Tanto che anche le immagini più innocenti di Teheran sans
authorisation finiscono per avere un valore politico. Mentre truccarsi,
tingersi i capelli o rifarsi il seno, diventa un gesto di rivolta. «Mai visto
tanta gente ricorrere alla chirurgia estetica, peraltro perfettamente legale»,
racconta Sepideh Farsi. «Perfino gli uomini, oggi, fanno a gara per rifarsi il
naso o depilarsi le sopracciglia. Fa parte dell'ossessione nazionale per la
tecnologia». Ossessione a doppio taglio, peraltro. «Nessuno si scambia più sms
e mms degli iraniani. Che si tratti di poesie, molto usate via sms, o di
immagini proibite, come si è visto durante la recente rivolta. Di recente però
il gruppo Nokia-Siemens ha venduto al governo un software che permette di
verificare quasi in tempo reale il flusso di messaggi, favorendo il controllo
poliziesco. Una vergogna, considerando anche la censura esercitata su siti come
Facebook e YouTube. Ma il tempo e la tecnologia giocano contro di loro. Non
potranno controllare tutto. A forza di dvd pirata e di internet provider
clandestini, gli iraniani sono sempre più consapevoli, informati, poliglotti.
Le misure poliziesche si intensificano, perfino prendere il taxi ormai è
pericoloso, molti tassisti sono spie del regime. Ma non durerà in eterno».
Altri delitti e tutta un'altra capitale nel lavoro sempre molto personale di
Roberta Torre, che torna alla Roma di Pasolini in due corti girati per preparare
un monologo teatrale «sul fantasma di Pasolini nell'Italia di oggi», corti che
poi hanno preso vita propria. Il primo, Tiburtino terzo, è girato fra i
"ragazzi di vita" dei nostri giorni, nipoti inconsapevoli (ma non
sempre) dei personaggi pasoliniani. Il secondo, La notte quando è morto
Pasolini, raccoglie dalla voce di Pino Pelosi, condannato per l'omicidio del
grande regista e scrittore, una nuova versione dei fatti secondo cui Pasolini
sarebbe stato ucciso in un agguato da una squadra di picchiatori che poi
avrebbero scaricato la colpa su di lui, costringendolo al silenzio per tutti
questi anni. Tesi non nuova, e tutt'altro che inverosimile. Anche se dal film
della Torre si esce con una sola certezza: che Pelosi non dice tutto quello che
sa.
(
da "Corriere della Sera"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera sezione: Primo Piano data: 12/08/2009 - pag: 8 Scrutini vietati ai
prof di religione Il Tar dà ragione agli studenti laici Il voto non farà
ottenere crediti aggiuntivi. Il Pdl: verdetto discutibile ROMA Frequentare
l'ora di religione non dà diritto al voto più alto alla maturità. I crediti
scolastici aggiuntivi concessi a chi segue le lezioni di religione sono
illegittimi, perché così vengono discriminati gli alunni che professano altri
credi e non hanno la stessa possibilità. E i docenti di religione, non avendo
diritto a concorrere con il proprio insegnamento alla formazione del voto
finale, non possono partecipare a pieno titolo agli scrutini. È quanto ha
stabilito il Tar del Lazio accogliendo due ricorsi proposti da alcuni studenti,
sostenuti da associazioni laiche attive nella scuola. Nelle istanze veniva
chiesto l'annullamento delle ordinanze ministeriali emanate dall'allora
ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni per gli esami di Stato del
2007 e 2008, che appunto riconoscevano i crediti formativi e ammettevano i
docenti di religione agli scrutini. «Ho agito nel pieno rispetto del quadro
normativo ha replicato Fioroni , peraltro dando seguito ad alcuni atti del
ministro Letizia Moratti, che mi aveva preceduto. Ma, lo ripeto, ho solo applicato
le leggi esistenti. In ogni caso su questa vicenda il Consiglio di Stato mi ha
già dato ragione due volte, sono sicuro che sarà di nuovo così. E mi auguro che
anche l'attuale governo continui a seguire questa strada». Dal mondo della
politica non sono mancati commenti critici nei confronti della decisione del
Tar. «E' una sentenza bizzarra, speriamo che venga cancellata in secondo grado,
è una vergogna », ha detto Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl.
«Sentenza discutibile, la materia andrebbe approfondita con serenità», ha
aggiunto Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl. E dal
centrosinistra si è levata la voce di Paola Binetti, parlamentare
cattolica del Pd: «Così si discriminano gli insegnanti di religione, si creano
professori di serie A e di serie B». Soddisfazione è stata invece espressa
della Consulta romana per la laicità delle istituzioni, che ha supportato gli
studenti che avevano presentato i ricorsi, dalla Comunità Valdese, dalla Cgil,
che già in passato aveva presentato ricorsi poi rigettati, e dall'associazione
Genitori democratici. La sentenza è la numero 7076 ed è stata emessa il 17
luglio. Secondo i giudici amministrativi, «l'attribuzione di un credito
formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro
genitori, quale quella di avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica
nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato
che lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti i
cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni ovvero
per chi dichiara di non professare alcuna religione in etica morale pubblica».
E, ancora, secondo il Tar, «sul piano giuridico, un insegnamento di carattere
etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può
assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto
scolastico. In una società democratica certamente può essere considerata una
violazione del principio del pluralismo il collegamento dell'insegnamento della
religione con consistenti vantaggi sul piano del profitto scolastico e quindi
con un'implicita promessa di vantaggi didattici, professionali ed in definitiva
materiali» e lo Stato «non può conferire ad una determinata confessione una
posizione dominante violando il pluralismo ideologico e religioso che
caratterizza indefettibilmente ogni ordinamento democratico moderno». Ora la
parola passerà al Consiglio di Stato. Che fino a oggi ha sempre giudicato
legittime le ordinanze del ministro Fioroni. Le reazioni La Binetti del Pd: così si
creano professori di serie A e di serie B. Gasparri (Pdl): una vergogna Paolo
Foschi © RIPRODUZIONE RISERVATA
(
da "Messaggero, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Mercoledì 12 Agosto 2009 Chiudi Annullata un'ordinanza
dell'ex ministro Fioroni. Scontro laici-cattolici
Il Tar: scrutini senza prof di religione
(
da "Messaggero, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Mercoledì 12 Agosto 2009 Chiudi ROMA I docenti di religione
cattolica «non potranno partecipare» a pieno titolo alle deliberazioni del
consiglio di classe e agli scrutini. Lo ha deciso il Tar del Lazio, che ha
accolto un ricorso di 24 soggetti, tra associazioni laiche ed esponenti di
religioni non cattoliche. Inoltre la frequenza dell'ora di religione cattolica
non concorrerà all'«attribuzione del credito scolastico per gli esami di
maturità». Non sono mancate le reazioni politiche, con il centrodestra che
parla di sentenza «discutibile».
(
da "Secolo XIX, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Professori
di religione esclusi dagli scrutini Sentenza del Tar «L'insegnamento di
carattere religioso non può essere oggetto di valutazione sul piano del
profitto scolastico» Roma. I docenti di religione cattolica non possono
partecipare a pieno titolo agli scrutini e il loro insegnamento non può avere
effetti sulla determinazione del credito scolastico: a stabilirlo è il Tar del
Lazio che ha accolto i ricorsi presentati da studenti, associazioni
laiche e confessioni religiose non cattoliche, che chiedevano l'annullamento
delle ordinanze dell'ex ministro Giuseppe Fioroni e adottate durante gli esami
di Stato del 2007 e 2008. «Sul piano giuridico, un insegnamento di carattere
etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può
assolutamente - sottolinea il Tar- essere oggetto di valutazione sul
piano del profitto scolastico». De Carolis >> 5 12/08/2009
(
da "Giornale.it, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
articolo
di mercoledì 12 agosto 2009 L'ora
di religione? Vale zero Esclusi i prof dagli scrutini di Diana Alfieri Accolti
i ricorsi di un gruppo di associazioni laiche: niente crediti a chi sceglie di
frequentare le lezioni Una decisione che farà discutere e che apre il campo a
grosse polemiche. Secondo il Tar, frequentare l'ora di religione non può
portare crediti aggiuntivi agli studenti che si presentano agli esami di
maturità e, in ogni caso, gli insegnanti di religione. Lo ha stabilito il
tribunale del Lazio con la sentenza n. 7076 accogliendo i ricorsi presentati a
partire dal 2007 da alcuni studenti, supportati da diverse
associazioni laiche e confessioni religiose non cattoliche, che chiedevano
l'annullamento delle ordinanze ministeriali firmate da Giuseppe Fioroni e
adottate durante gli esami di Stato del 2007 e 2008. La bocciatura delle
ordinanze firmate dall'ex ministro è stata spiegata dal Tar attraverso
motivazioni che si soffermano su concetti di principio, senza entrare
nel merito della questione. «In una società democratica - affermano i giudici -
certamente può essere considerata una violazione del principio del pluralismo
il collegamento dell'insegnamento della religione con consistenti vantaggi sul
piano del profitto scolastico e quindi con un'implicita promessa di vantaggi
didattici, professionali ed in definitiva materiali». Ne consegue che
l'inclusione della religione nella «rosa» delle materie da cui scaturiscono i
giudizi degli allievi è ritenuta illegittima: secondo il Tar questa
interpretazione, data dal ministero dell'Istruzione, «sembra aver generato una
violazione dei diritti di libertà religiosa ; nonché di libera determinazione
degli studenti relativamente all'insegnamento della religione cattolica». Con
questa sentenza il Tar accoglie in pieno le richieste formulate dalle diverse
associazioni coordinate dalla Consulta romana per la Laicità delle istituzioni
e dall'associazione «Per la
Scuola della Repubblica», che ora giudicano la sentenza del
Tar «illuminante». Alle associazioni i giudici hanno riconosciuto la richiesta
di salvaguardia dei valori di carattere morale, spirituale e/o confessionale
che «sono tutelati - secondo il Tar - dalla Costituzione e che quindi come tali
non possono restare estranei all'alveo della tutela del giudice
amministrativo». Nella sentenza, emessa il 18 luglio e resa nota in questi
giorni, i giudici fanno menzione anche del principio della laicità dello Stato,
enunciato dalla Corte Costituzionale, ritenuto garanzia dello Stato per la
salvaguardia della libertà religiosa, in regime di pluralismo confessionale e
culturale: «Sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e
religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può assolutamente
- sottolinea il Tar - essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto
scolastico». Partendo da questo concetto di fondo lo stesso metro va adottato
per i crediti formativi utilizzati dai commissari della maturità, derivanti da
esperienze extra-curriculari svolte nell'ultimo triennio e che hanno incidenza
diretta sul punteggio finale. «Rispetto, com'è ovvio, la sentenza - ha detto
l'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni -. Ho tuttavia dato attuazione a
un quadro legislativo e a una normativa precedente e vigente». Per il
presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, quella di ieri è «una
decisione bizzarra e discriminatoria». «Attendiamo che venga cancellata in
ulteriori gradi di giudizio». © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 -
20123 Milano - P.IVA 05524110961
(
da "Foglio, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
12 agosto
2009 Vecchia Europa, addio La diagnosi ironica e sapienziale del teologo
benedettino Elmar Salmann: "Noi, agnostici e sterili. E una Chiesa presa
in contropiede dalla modernità" Non sempre la Chiesa è apparsa così
malridotta come nell’Occidente europeo degli ultimi trenta
anni. Dopo le tre rivoluzioni del Concilio, del 1968 e del 1989 sembra che essa
non vada più a genio a nessuno: per i devoti non è devota e sacrale, per i
liberali non è liberale, per gli impegnati non è sufficientemente sociale, per
quelli delle comunità di base è ancora troppo funzionaria, per gli amanti della
vita troppo moralistica, per gli esoterici ed i ricercatori di senso troppo
sobria. In generale appare straordinariamente antiquata e contemporaneamente
ritoccata in modo moderno, così che quasi nessuno vi si senta a casa.
Rabbrividiscono tutti coloro che pensano ad essa, preti, laici, femministe,
vecchi devoti e nuovi illuminati; ci si inizia quasi a scusare di essere ancora
cattolici”. Sono le prime, accattivanti righe di una
raccolta di saggi appena pubblicata da Cittadella, “Passi e passaggi nel
cristianesimo. Piccola mistagogia verso il mondo della fede” di Elmar Salmann.
Per capirci qualcosa di più siamo andati a trovarlo al Collegio Sant’Anselmo, sull’Aventino, fondato nel 1887 da Leone XIII come
scuola internazionale di teologia per i benedettini. Queste mura, infatti,
ospitano l’omonimo Ateneo Pontificio in cui questo “monaco, intellettuale e
prete” – il suo autoritratto in tre parole – insegna teologia e filosofia. Un
innamorato del nostro paese che parla un italiano ricercato, un tedesco di
Westfalia (è nato a Hagen nel 1948) che trent’anni
fa ha trovato in Italia una seconda patria in cui insegna (anche alla
Gregoriana), predica, tiene conferenze e, cosa cui tiene assai, “cura le
anime”. Ma è l’anima stessa della chiesa che
soffre il kairos della modernità, l’oggi in cui Dio si rivela. Eppure, scrive
Salmann nel suo libro, “il Medioevo non era più vicino a Dio e a Cristo che la modernità. Il
cristianesimo puro non si dà, in nessun tempo – forse si è dato nel momento in
cui Cristo è salito in croce e dopo ciò il cristianesimo è fermento, sale,
orizzonte, idea regolativa, rimemorazione, schematismo ermeneutico del mondo.
Nello stesso tempo scompare anche e sempre nell’incredibile
minestra della normale esperienza del mondo”. Una minestra ricca di ingredienti
ma con un sapore inconfondibile. “C’è un agnosticismo di fondo della nostra
società europea – riconosce Salmann – Non sappiamo vivere la religiosità e la fede
nel quotidiano. I temi forti del cristianesimo – Trinità, rivelazione,
incarnazione, croce, grazia, peccato, redenzione, eucarestia, sacramento,
preghiera – hanno perso la loro forza incisiva. Al limite, sono presenti come
citazione. Ma la citazione, come diceva Benjamin, è la morte della tradizione.
Non sappiamo più come vivere la fede nell’economia
della nostra anima e dei nostri rapporti. Questa è la grande difficoltà oggi in
Europa: né i protestanti né noi cattolici abbiamo una
soluzione per questo agnosticismo, viviamo come se Dio non esistesse. Questo
processo di derealizzazione della religione è camuffato, circolano tante false
monete o senza valore. E già parlare di valore è una svalutazione della verità.
Mi meraviglio che la chiesa usi questo termine senza notarne l’ambiguità evidenziata da tanti autori, a partire da Carl
Schmitt e Eberhard JÜngel. I valori hanno una specie di imponenza fittizia, non
significano niente ma servono a imporsi in modo spudorato e inefficace. Valore è una
parola prostituta che copre tutto e dice niente”. In effetti è da un pezzo che
la chiesa non batte moneta e, per citare un passaggio del libro, “accoglie
della modernità proprio quelle cose che i contemporanei lasciano andare o che
giudicano equivoche”, come la scienza o l’illuminismo.
“Anacronismo comprensibile – precisa Salmann – Anzitutto l’anima è più lenta
della mente e la chiesa si prende cura dell’anima, cioè dell’intimità
dell’uomo. L’anima è un fondista, non un velocista. Esteriormente sappiamo
adeguarci a tutto e la nostra intelligenza è molto duttile mentre nell’anima, dove siamo soli con noi stessi, dove si annidano le
reazioni spontanee al dramma della vita, la sapienza e l’umorismo, lì siamo più
lenti. Ma è anche un gioco di compensazione: abbiamo perso la competenza religiosa
ma vogliamo salire anche noi sul treno. Questo però ci priva di forza
profetica”. Per questo il teologo benedettino è critico su una certa retorica
ecclesiastica della vita. “Non mi risulta che classicamente la chiesa abbia
difeso a oltranza la vita biologica. Siamo in questo mondo, almeno così si
diceva, di passaggio, per la gloria di Dio e per prepararci alla morte e
salvare la nostra anima. Oggi da un lato la chiesa contesta, giustamente, una
stramba necrofilia della società che sembra essere l’esito di un altrettanto falso sogno di onnipotenza tecnica;
dall’altro potrebbe dare l’impressione di favorire il vitalismo,
un’enfatizzazione dei diritti dell’uomo – cose confutate fino all’altro ieri”.
Oscillazioni
vistose. “La falsa frenesia nel voler essere attuali dimostra il nostro
anacronismo. Forse ci manca qualcosa nel transfert tra i tempi. Con un sorriso
sofferto e con un umorismo venato dalla sapienza della contraddittorietà
potremmo invece commemorare le nostre posizioni tramontate. Non per reimporle
con arroganza, ma per relativizzare i parametri di allora e di oggi. Lieve
resistenza e forte empatia. Uno stile di cortesia e di competenza che spetta a
una chiesa umile ma non debole, di minoranza”. Lo stile profetico va bene, ma a
volte pare che sia necessario salvare il salvabile. “Ogni uomo, come ogni
civiltà, è segnato da tanti strati geologici, da tempi e spazi diversi. Ci sono
atavismi, nostalgie medievali, la realtà delle fiabe accanto alla comunicazione
moderna. Nell’uomo coabitano tanti impulsi,
non è mai solo contemporaneo. Ciò non vuol dire che l’atavismo sia di per sé
buono. Il fascismo e il comunismo sono due movimenti atavici sorretti dalla
tecnica moderna. Sangue e terra, ma anche l’atavismo di una società
senza differenze. Sono illusioni prospettiche, quasi una rivolta anti moderna.
Comprensibilissima, perché forse la modernità con tutte le sue differenziazioni
ci chiede troppo. La democrazia stessa richiede tanta cultura. Perciò ci
saranno sempre ricadute ataviche che puntano a una sicurezza tribale o
sostanziale. L’uomo è sempre segnato da questa
convivenza di parametri diversi e anche i tempi si stratificano in lui. Anche
nella chiesa potrebbero benissimo coesistere, se solo potessimo dar loro voce in modo
sciolto e colto. Ricordando la grande cultura cristiana: architettura, pittura,
musica, letteratura, liturgia, devozione, le diverse opzioni politiche. Una
storia di trasformismi strepitosi, una riserva di ricordi da rappresentare.
Certo, alle nostre condizioni”. Nel mondo ecclesiale non mi pare ci sia tutto
questo entusiasmo per il trasformismo e la varietà. “Forse privilegiamo una
lettura troppo lineare della tradizione – dice Salmann – mentre la chiesa
contiene molte tradizioni di devozione, teologia, scuole, stili di vita, ma
anche opzioni sociali. Questo relativizzerebbe il carattere monolitico della
presenza ecclesiale ma gli darebbe maggiore charme e apertura, senza metterne
in pericolo la fisionomia”. Una chiesa monolitica è funzionale al sistema della
comunicazione. “Perché contribuisce al bisogno di sicurezza ideologica che una
società aperta come la nostra alimenta. Poi c’è la
semplificazione mediatica che chiede messaggi brevi. Anche il cristianesimo è
ridotto a un sms. Questo dà paradossalmente un nuovo charme a un’istanza rappresentativa forte come il papato. Abbiamo
abolito i padri, non li sopportiamo più, eppure sentiamo il bisogno di
un’istanza morale e di una rappresentazione sacrale. E’ il gioco delle
inversioni: l’istituzione più paternalistica, che dopo Nietzsche e Freud avrebbe
dovuto finire nel baratro dell’improponibilità, gode
di notevole prestigio, soprattutto dopo il pontificato di Giovanni Paolo II”.
Secondo il benedettino tedesco l’inversione dei ruoli è un tratto epocale. “Progressisti
e conservatori si scambiano le parti. Ciò che fino a ieri era conservatore oggi
risulta utile alle esigenze di una società troppo aperta, pluriprospettica,
dove tutto è possibile in ogni momento, una società che ha bisogno di punti di
riferimento, di figure di rappresentanza. Da qui il risveglio di tante forme
del sacro”. Lei diffida un po’ di questo revival. “In
questa giostra ci vuole un po’ di cautela e di pudore. Solo che non abbiamo
criteri definitivi per giudicare questi cambiamenti perché nessuno oggi ha il
distacco necessario, data la valanga di informazioni e di sovrapposizioni di
frequenza. Ognuno di noi è così poliedrico, è una democrazia con tante fazioni
già dentro di sé… Abbiamo tante forme di recupero o di citazione del classico o
del classicheggiante e assistiamo al tramonto di tante ideologie democratiche
postmoderne. Io auspico da un’esistenza credente che
sappia tenere una certa equidistanza, che sappia descrivere ciò che accade in
controluce con il parametro del vangelo e della tradizione cristiana. Un ampio
respiro di empatia e resistenza. Resistenza e resa, il ritmo di Bonhoeffer ci
farebbe un gran bene”. Il perno della giostra ecclesiale degli ultimi cinquant’anni è il Concilio. “Si danno diverse letture. Oggi, secondo l’insegnamento di Papa Benedetto, prevale quella della
continuità, mentre la scuola di Alberigo e il commento di Peter HÜnermann (di
cui Salmann è stato allievo, ndr) privilegia la
discontinuità. Con tutte le precauzioni necessarie, ritengo che il concilio
abbia segnato una svolta nella storia della chiesa, non tanto dogmatica ma
stilistica: è cambiato il modo di relazionarsi alla tradizione e agli altri. E’ la prima volta che la chiesa rivisita se stessa con gli
occhi degli altri, con uno sguardo che chiamerei xenologico, lo sguardo degli
altri: i protestanti, le altre confessioni, la cultura contemporanea anche
atea. Anche l’oscillazione del genere
letterario dei documenti conciliari – dogmatici? descrittivi? – e soprattutto
la loro tonalità ha creato questo scombussolamento, sano ma anche conturbante.
Una tale rivoluzione del modo di pensare ha bisogno di decenni di
rielaborazione. Con il concilio abbiamo introdotto parametri illuministici
nella chiesa: diritti umani, democrazia, lingua materna, aspetto sociale, apertura
agli altri, libertà di religione. Ma mentre recuperavamo questi temi ‘kantiani’ siamo stati scavalcati da una rivoluzione
culturale, il ’68. Stavamo per rielaborare la modernità dentro la chiesa e
siamo stati smentiti dal postmoderno che è un nuovo connubio tra illuminismo e
romanticismo, non più centrato sul soggetto isolato ma su una società
multiprospettica. Le avanguardie dei primi del Novecento – invenzione di
psicologia, sociologia, fenomenologia, l’arte
moderna con Picasso, la musica con SchÖnberg, il romanzo nuovo con Proust e
Kafka, l’emancipazione della donna e del bambino – sono il
laboratorio di ciò che avremmo poi chiamato postmoderno, rimosso dall’evento
traumatico delle due guerre mondiali e dai due movimenti atavici, il fascismo e il comunismo,
due ideologie che contestano la modernità con tutti i mezzi della propaganda
moderna”. Massa e potere. “Gulag e campi di concentramento sono costati milioni
di morti e hanno creato la coscienza infelice del soggetto europeo postmoderno.
E forse hanno contribuito alla nostra incapacità di propagare la vita. Siamo
demograficamente condannati a sparire. E a lasciare il grande palcoscenico del
mondo. Subentrano altre forze e noi diventiamo oggetti etnologici per l’islam e altre culture”. Non si può fare nulla? Il nostro destino
è questo? “Sì, e mi va bene. E’ giunta l’ora di
congedarsi con eleganza”. E il cristianesimo? “Adesso la maggior parte dei
cristiani vive in Africa, Asia, Sudamerica e in forme che a noi europei
sembrano molto strane, con immagini del divino e della natura che esulano dalla
nostra portata. Il cristianesimo vive una trasformazione che mozza il fiato e
non sappiamo dove ci porterà. Dobbiamo accompagnare questo processo con umiltà,
orgoglio, empatia. E’ già avvenuto tante volte nella
storia del cristianesimo”. Un teologo come Pierangelo Sequeri, che ha scritto
la postfazione al suo libro, è scettico sulla retorica dell’alterità germogliata dalle idee del filosofo ebreo Emmanuel
Lévinas. “Sono d’accordo. Non possiamo saltare la centralità dell’Io, un Io anche un po’ forte. Io sono il centro del mio
piccolo mondo antico, non ci piove. E non posso mettermi del tutto nei panni
dell’altro, altrimenti sono narcisista che camuffa la sua debolezza con la
presenza dell’altro. Questo presuppone un uomo europeo consapevole della propria
storia, non in senso fatalista. Questa stagione della richiesta del perdono
deve finire. Come dice Rémi Brague, l’Europa deve
imparare l’arte della ricettività differenziante come già fece l’Impero romano. Noi abbiamo
ancora fieramente da dare qualcosa al mondo, dal momento che non possiamo più
dominarlo. Per noi c’è un nuovo ruolo di
consiglieri, di avvocati delle cose dimenticate o sottovalutate”. Il teologo
benedettino lo vede già in atto a casa sua, a Roma. “Qui studiano insieme persone
di tanti continenti, è come se i nostri atenei ecclesiastici riprendessero con
eleganza la funzione dell’Urbe; e speriamo che lo
facciano con urbanità. Uno spazio di convivenza e arricchimento reciproco ma
anche di correzione
fraterna tra le diverse tradizioni e culture. Una metafora dell’ospitalità che non è culto dell’altro. Questo servirebbe da
risposta al dilagare dei movimenti carismatici, una forma religiosa promettente
ma anche inquietante”. Poco promettente è la salute delle élite intellettuali
europee, sia cristiane (teologi) che laiche (filosofi e scienziati). Sembrano
condannate alla marginalità. “Non c’è una
teologia forte perché non abbiamo più un quadro di riferimento filosofico
attendibile”, dice Salmann. “Navighiamo tutti a vista. Dopo il Concilio siamo diventati
barcaioli, ermeneuti, mediatori tra mondi epistemologici e vissuti. Questo non
dà una fisionomia forte al pensiero. Oggi un teologo non costruisce, propone. E’ piuttosto un pontifex minimus. Poi c’è la malattia degli intellettuali che diventano dei
mandarini, formano una casta, mentre le parole forti perdono la loro risonanza
nel brusio del mercato delle opinioni. Forse per questo contano di più le
biografie: Bonhoeffer, Simone Weil, l’abbé Pierre, Madre Teresa”. E’ l’epoca dei testimoni. “E quindi di un cristianesimo un po’
scapigliato che fa emergere tracce della presenza di Gesù. La teologia è in
seconda linea, lavora dietro le quinte alla mediazione tra le culture”. Salvo
venire alla ribalta per un momento. Una decina d’anni
fa lei scrisse un libro dal titolo esplicito, “Contro Severino”. Il filosofo di
Brescia non la prese bene. “In una società mediatica emergono altri Papi… Ma
sono stati soprattutto gli intellettuali francesi lucidi e ludici a giocare questo
ruolo: Bernard-Henri Lévy, André Glucksmann, ma anche Derrida, Foucault. Tutti
gran sacerdoti della loro chiesuola”. In realtà, nel suo saggio lei attribuisce
l’egemonia culturale del Novecento al pensiero
ebraico. “Come cristiani siamo traumatizzati dalla fortissima presenza di
un ebraismo secolarizzato che ha inventato tutto ciò che determina la nostra
vita: psicologia, sociologia, pensiero dialogico, la scuola di Francoforte”. Ma
anche le arti: il romanzo, il cinema. “Il pensiero ebraico determina il nostro
inconscio, fa parte della sensibilità spontanea del soggetto postmoderno
europeo. Perciò è difficile essere cristiani oggi e scommettere su una verità
storica come centro di una visione del mondo”. Come se il popolo eletto avesse
scavalcato il nuovo Israele. “Weil, Buber, Rosenzweig, Lévinas. Li abbiamo
importati tutti senza valutare quale sarebbe stato il
prezzo da pagare per l’identità cristiana. A livello
di storia delle idee sono i vincitori, a livello storico con la Shoah sono state le grandi vittime
del secolo scorso e gravano sul nostro senso di colpa”. Vincitori e vittime
insieme: praticamente imbattibili. “Questo spiega la difficoltà di riscrivere
il rapporto tra chiesa ed ebraismo”, dice Salmann. “Dire che sono i nostri
fratelli maggiori non risolve il problema: anche i fratelli si ammazzano tra di
loro. Oggi è quasi impossibile trovare gesti e parole adeguati. Io mi attengo
ai capitoli della Lettera ai Romani dove Paolo non trova una risposta ma scava
nella piaga. Cristianesimo ed ebraismo restano una ferita aperta l’uno per l’altro”. Ma un corpo giovane guarisce anche da
ferite profonde. Salmann ricorda la rivoluzione che il Nuovo Testamento ha
impresso alla storia e che gli stessi cristiani hanno appena iniziato a fare
propria.
“Siamo come bambini dell’asilo, impariamo sempre di
nuovo l’alfabeto del vangelo. Che non abbiamo mai alle spalle”. © 2009 - FOGLIO
QUOTIDIANO di Marco Burini
(
da "Tempo, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: Laicita'
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nessun credito per i maturandi Il Tar boccia l'ora di religione Bei tempi
quando si poteva contare su una buona parola dell’insegnante
di religione. Secondo il Tar del Lazio gli studenti di oggi, un giorno, dovranno
raccontarla così ai loro figli. Il Tribunale amministrativo ha infatti accolto
il ricorso presentato dalle associazioni religiose laiche e non cattoliche, che
ritenevano una discriminazione l’attribuzione di un punteggio
scolastico alla frequenza dell’ora di religione.
Evangelici, Luterani, Valdesi e appartenenti all'Unione delle comunità ebraiche
l'hanno spuntata sull'ordinanza dell'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe
Fioroni per gli esami di Stato 2007/2008. Annullata. L'ora di religione, dunque,
non porterà più crediti. «I docenti di religione cattolica - come si legge
nella sentenza numero 7076/2009 del 17 luglio - non potranno partecipare a
pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l'attribuzione
del credito scolastico agli alunni che si avvalgono di tale insegnamento».
Fioroni si è difeso ricordando di aver solo «applicato la legge, attuandola a
un quadro legislativo e a una normativa precedente e vigente», e ha rimandato
la questione all'attuale ministro Gelmini. «Ma siccome - ha chiosato l'ex
titolare dell'Istruzione - al conseguimento dei crediti concorrono una serie
molto ampia e varia di discipline tra cui corsi di danza caraibica, ritengo che
possa contribuirvi anche l'ora di religione o della materia sostitutiva, come
previsto per legge». «La sentenza (il Tar aveva già sospeso l'ordinanza a
maggio del 2007) stabilisce - spiegano i ricorrenti, sentenza in pugno - che un
insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede
individuale, non può assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano
del profitto scolastico» e che lo Stato «non può conferire a una determinata
confessione una posizione "dominante" violando il pluralismo ideologico
e religioso». «L'attribuzione di un credito formativo a una scelta di carattere
religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi
dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche - si legge
ancora nel documento - da luogo a una precisa forma di discriminazione, dato
che lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti i
cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni, ovvero
per chi dichiara di non professare alcuna religione in Etica Morale Pubblica».
Ai maturandi, a questo punto - come ha ricordato lo stesso Fioroni - non resta
che darsi alla danza caraibica o tentare di distinguersi nell'ora di educazione
fisica. Lo sport, si sa, ha già in passato salvato asini cronici da sonore bocciature.
(
da "Stampa, La"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
I
docenti di religione, 25 mila in tutta Italia, sono sul piede di guerra
rispetto alla sentenza del Tar del Lazio che li escluderebbe dagli scrutini,
sottraendo loro la facoltà di valutare i propri allievi. In questo, peraltro,
hanno man forte da parte del ministero dell'Istruzione che, come già aveva
fatto in passato, ha attivato i propri uffici legali per presentare
tempestivamente ricorso al Consiglio di Stato contro una sentenza che non
condivide. L'ora di religione, inoltre, come pochi altri temi ha la capacità di
risvegliare attriti mai sanati tra le varie anime del paese, e così ieri, dai
mari e dai monti in cui sono in vacanza, i politici e i sindacalisti della
scuola hanno fatto sentire la loro voce. In tutto questo, lei, signora ministro
Mariastella Gelmini, ha deciso di non temporeggiare e ha dato subito battaglia,
è così? «Mi comporto come questo ministero si è sempre comportato in
circostanze analoghe, difendendo le sue posizioni e le sue interpretazioni
vidimate dalle leggi». I cattivi dicono: i vescovi hanno fatto la voce grossa e
il governo è subito scattato sull'attenti. «Non c'entra nulla. Io ho risposto
al Tar del Lazio che ha interpellato il mio dicastero e le mie competenze. I
vescovi poi hanno protestato perché hanno visto attaccare
il ruolo dei docenti di religione, ma tra questo fatto e il mio operato non c'è
alcuna relazione. Io sono un membro del governo, non della Cei». Perché,
comunque, questa replica così repentina e perfino stizzita? «Perché quella del
Tar è una sentenza che discrimina non solo gli insegnanti, ma tutti gli
studenti e le famiglie che scelgono di seguire l'ora di religione. E questo non
è accettabile». Quali sono le motivazioni alla base del vostro ricorso? «Il Tar
del Lazio sostiene che i ragazzi che non scelgono l'insegnamento della
religione cattolica sarebbero svantaggiati. Le cose non stanno affatto in
questi termini: l'insegnamento della religione cattolica non dà crediti
scolastici, ma crediti formativi». Ci spieghi, prego. «Significa che non incide
direttamente sul voto finale e non svantaggia quindi i ragazzi che liberamente
decidono di non seguire quest'insegnamento». Gli insegnanti di religione sono
docenti come tutti gli altri e possono valutare i propri allievi, oppure per
loro vigono delle limitazioni? «Nel modo più assoluto non esistono insegnanti
di serie A e di serie B. I docenti di religione sono insegnanti al pari di
tutti gli altri. Non capisco perché non possano valutare gli allievi come fanno
i loro colleghi. Questa sì che sarebbe una vera discriminazione». Per 700 mila
insegnanti arrivare a un posto ha significato una lunga gavetta e vari
concorsi. Per i 25 mila docenti di religione è bastata la designazione di un
vescovo. Le sembra questa una discriminazione o no? «Voglio ricordare che gli
attuali insegnanti di religione sono stati reclutati attraverso una concorso
che ha valutato le loro capacità e la loro preparazione. Le procedure di
selezione comunque sono stabilite dalle norme del Concordato, recepite dalla
nostra Costituzione». Considerando le proteste e le controversie che si sono
succedute in questi anni a proposito dell'ora di religione, non crede che
sarebbe il caso di rivedere questa materia? «Su questa domanda devo dare due
risposte diverse. La prima: l'ora di religione è stata in effetti oggetto di
moltissime controversie dagli Anni Ottanta in avanti. Ma proprio per questo
motivo è stato possibile affrontare molte questioni,
sia quando sono state sollevate dalla magistratura amministrativa sia quando i
rilievi sono venuti da altri soggetti istituzionali. Il risultato è che la
materia è ormai largamente chiarita in tutti i suoi aspetti. Non può essere una
sentenza del Tar, che peraltro fa seguito ad altre sentenze analoghe e che
solleva un aspetto assai circoscritto, a indurci a rimettere in discussione
tutto. Seconda questione: l'insegnamento della religione cattolica è definito
nel Concordato tra Stato e Chiesa e non può essere rivisto senza rivedere il
Concordato medesimo. E non mi pare che la cosa sia all'ordine del giorno».
Presto alcune minoranze religiose (per esempio quella islamica) potrebbero
diventare delle presenza importanti nella scuola italiana: è pensabile una
apertura anche ad altre confessioni religiose? «Nessuno mette in discussione la
libertà di religione e il rispetto nei confronti di chi appartiene ad altre
confessioni religiose. La scuola è laica, e non a caso
l'insegnamento della religione cattolica è facoltativo. Ma questo non significa
rinunciare ai valori del cattolicesimo che fanno parte della storia del nostro
Paese e sono alla base della cultura dell'Occidente. La vera laicità non ha
nulla a che fare con il laicismo».
(
da "Stampa, La"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
L'ORA
DELLA DISCORDIA a cura di Raffaello Masci Chi sono i prof di religione? Una
sentenza del Tar del Lazio ha escluso i professori di religione dagli scrutini
di fine anno. Ma come funziona l'insegnamento della religione nella scuola
pubblica? La religione è una materia curricolare (cioè fa parte integrante
dell'offerta formativa), che prevede l'insegnamento della religione cristiana
così come viene impartito dalla Chiesa cattolica romana. Si tratta quindi di
una materia sì culturale ma anche confessionale. Quando è entrata nella scuola
italiana? Praticamente c'è sempre stata, ma con modalità diverse. Nei primi
sessant'anni dello Stato unitario era facoltativa e impartita solo nelle scuole
elementari. La riforma Gentile del 1924 la rese obbligatoria. Ma la vera svolta
è avvenuta con il Concordato del 1929 che estese l'insegnamento della religione
cattolica (in sigla Irc) nelle medie e nelle superiori. Ma il concordato non è stato modificato? Sì, dal governo Craxi nel 1984, ma anche
lì si ribadisce che «La
Repubblica Italiana (...) continuerà ad assicurare, nel
quadro delle finalità della scuola, l'insegnamento della religione cattolica
nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado». L'effetto
immediato di questa formula è che l'Irc è stato esteso
anche alla materna. Lo studio della religione è obbligatorio? No, è
facoltativo, e il fatto di non avvalersi di questo insegnamento non comporta
alcun obbligo per l'allievo, il quale - quindi - non è tenuto a frequentare
alcunché di alternativo e, se maggiorenne, può perfino uscire da scuola. La
frequenza del corso di religione dà crediti formativi? La materia è molto
controversa. Il ministero, comunque, considera la religione materia curricolare
e quindi capace di produrre crediti formativi. Ora si vedrà come andrà a finire
quest'ultimo match con il Tar e il consiglio di Stato. Quante ore di lezione
prevede il programma di religione? La norma concordataria prevede due ore
settimanali alle materne e alle elementari, una alle medie e alle superiori.
Quanto alla collocazione nel planning delle lezioni, un accordo con la Cei stabilisce che la
religione vada inserita all'interno della giornata scolastica: non alla prima
ora né all'ultima, al fine di non scoraggiarne la frequenza. Quanti studenti
hanno scelto di frequentare? La media nazionale, per tutte le scuole di ogni
ordine e grado, parla di una percentuale oscillante tra il 90 e il 93 per cento
negli ultimi dieci anni, ma con forti differenze a seconda della geografia e
dell'età degli allievi. La media delle superiori oscilla tra l'85 e il 90 per
cento e al Sud è molto più alta che al Nord. La laica Toscana ha percentuali
molto inferiori alla media, così come la Liguria e il Lazio. In alcune città poi (per
esempio Milano) sono meno della metà gli studenti che frequentano religione
(49%). Anche negli altri Paesi si studia religione? In Europa praticamente
ovunque, con eccezione di Francia, Slovenia e Repubblica Ceca. Ma le modalità
sono molto diverse sia riguardo all'obbligo che al carattere confessionale
dell'insegnamento. Chi sono e come sono nominati gli insegnanti? I docenti di religione sono stati per molti anni soprattutto
sacerdoti o religiosi. Oggi il numero dei laici muniti di licenza in teologia (una
sorta di laurea breve) sono sempre di più. Un dato: nel 1993 erano sacerdoti o
religiosi il 37% dei docenti, ora sono meno del 14%. In totale sono
circa 25 mila e costano quasi 800 milioni di euro l'anno. Per decenni sono
stati dei «precari stabilizzati», cioè nominati di anno in anno. Il ministro
Moratti, nel 2003, ha
dato loro una posizione contrattuale e ha immesso in ruolo chi ne aveva titolo.
Attualmente il 70% dei docenti è di ruolo e viene nominato, dall'Ufficio
Scolastico Regionale d'accordo con i vescovi. Il restante 30% di «precari» in
attesa di contratto resta a discrezione delle diocesi. Cosa succede a chi viene
revocato il permesso del vescovo? I precari perdono il posto e basta. I docenti
di ruolo possono passare a insegnare un'altra materia per la quale abbiano
titolo. Esempio: un professore di religione cacciato dal vescovo ma laureato in
matematica può passare dalla religione alla matematica. Chi stabilisce i
programmi scolastici dell'Irc? I programmi sono statali ma approvati dall'autorità
scolastica. Recentemente, in accordo con l'avvio della riforma Moratti, sono
entrati in vigore degli Osa (Obiettivi specifici di apprendimento) per il ciclo
primario e la secondaria di primo grado. Ad essi devono fare riferimento anche
i libri di testo.
(
da "Stampa, La"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Lo Stato laico e l'ora di religione La sentenza del TAR del
Lazio che esclude dalla determinazione del credito scolastico la frequenza
dell'ora di religione cattolica (l'unica peraltro presente nella scuola
pubblica italiana) è ineccepibile e richiama a una corretta applicazione del
dettato costituzionale relativamente all'uguaglianza tra tutti i cittadini,
credenti o non credenti. Da alcune reazioni stizzite è peraltro evidente come
sia stato toccato un nervo scoperto ed in uno stato laico non può esservi, come ribadito peraltro nel
testo della sentenza. Questa sentenza mette in luce il vuoto lasciato in merito
dalla politica e che sarebbe opportuno venisse colmato con una normativa a
prova di dettato costituzionale. Non si tratta ovviamente di andare contro
qualcuno, bensì di attivarsi per un compiuto modello di Stato Laico che, in
quanto tale, è garante della piena libertà di tutti in reciproco rispetto. GADI
POLACCO CONSIGLIERE DELL'UNIONE DELLE COMUNITÀ EBRAICHE ITALIANE Credere non è
un obbligo Siamo alle solite, ogni qualvolta viene preso un provvedimento, la
voce del Vaticano si fa sentire. Ben venga la decisione del Tar: se vogliamo
studiare la storia delle religioni, deve essere non di parte. Non deve essere la Chiesa a inserire i docenti
di insegnamento di suo gradimento, ma insegnanti di storia delle religioni
decisi dello Stato. Il catechismo lo si impari nelle parrocchie, se poi si
vuole studiarne la storia vanno insegnate tutte. La cattolica non ha il
monopolio della verità e bisogna ricordare che credere è una scelta, non un
obbligo. GIOVANNI VERBENA La condanna dell'ufficiale nazista Un ex ufficiale
nazista di 91 anni, Josef Scheungraber, è stato
condannato all'ergastolo dal tribunale di Monaco perché responsabile della
strage di Falzano di Cortona nel 1944. Dopo 65 anni dall'accaduto la giustizia
ha fatto il suo corso, grande soddisfazione per i parenti delle vittime. Bene,
però è lecito chiedersi che senso abbia questa sentenza. Condannare un vecchio
di 91 anni all'ergastolo fa ridere, per non piangere. La giovinezza se l'è
goduta in piena libertà, e penso senza tanti rimorsi, e adesso si godrà la
vecchiaia da «condannato» sapendo che non pagherà il suo debito con la
giustizia. Non mi sembra che sia stata «ripagata un'ingiustizia». GIUSEPPE DIOTTO
L'immigrazione è inarrestabile La vicenda del clandestino arrestato perché aveva denunciato il furto subito dovrebbe
ricondurre il dibattito sull'immigrazione al buon senso, fuori dalle ideologie.
Primo dato di fatto: l'immigrazione, ci dicono numeri e demografi, è un
fenomeno inarrestabile, per molteplici motivi. Qualche «respingimento» non
cambierà la sostanza del problema. A quelli che comunque arriveranno, cosa
offre lo Stato italiano? Non c'è più nessuna garanzia, nemmeno di elementare
civiltà (se mi derubano e non posso andare dalla polizia, che faccio?). È
facile intuire come tutto questo produrrà molto velocemente una società
parallela del tutto illegale, completamente avulsa dalla nostra e con noi
perennemente in lotta. L'inasprimento delle pene non ha mai risolto problemi
che hanno la loro radice nella disuguaglianza. DAVIDE FERRARIO La privacy non
c'è per chi è famoso Il presidente del Consiglio lamenta continue ingerenze
nella sua vita privata da parte dei paparazzi, minaccia denunce e parla di
«emergenza privacy». Il suddetto dovrebbe sapere, in qualità di personaggio
pubblico per eccellenza, che la privacy è a tutt'oggi un'opinione. Per
comprenderlo, basta sfogliare uno dei rotocalchi a sfondo scandalistico che
arricchiscono periodicamente le bancarelle dei giornalai. A torto o a ragione,
le Canalis e i Clooney di turno paiono rassegnarsi alla paparazzata: se questa
non fosse legale tali riviste sarebbero state chiuse da tempo. Che il
presidente del Consiglio si rassegni: o tutti o nessuno. In quest'ultimo caso,
in qualità di editore, avrebbe forse qualcosa da perdere... TOMMASO PIGLIA,
TORINO Ciclisti puniti e non incentivati Riguardo la nuova legge sulle sanzioni
ai ciclisti, forse il Governo non aveva altri problemi di cui occuparsi? Io cerco
di incentivare l'uso della bicicletta, basti vedere il traffico congestionato e
le varie e ripetute emergenze per l'inquinamento nelle città. In cambio cosa
otteniamo? Sanzioni al posto della promulgazione di leggi per la realizzazione
in ogni città di piste ciclabili. Pensiamo ai ciclisti e rafforziamo l'uso
della bicicletta e non il contrario. Vogliamo delle Città vivibili e meno
inquinate? Non è sanzionando i ciclisti che si otterranno dei risultati, ma
agevolando chi usa la bicicletta con opere opportune. Ben venga l'uso di
sanzioni per chi non rispetta le regole, ma dopo che gli stessi hanno idonei
percorsi a cui attenersi. Ci vuole anche la carota ed invece troppo spesso si
usa solo il bastone. M. TERESA CORREDDU, PAVIA Bambini salvati da una scatola In
Germania sono state istituite le «Findel-baby», le «scatole per bebè». Le
mamme, anche minorenni, subito dopo il parto possono recarsi di notte
all'entrata dell'Associazione (90
in tutta la
Germania) dove c'è una sorta di buca delle lettere grande, in
cui far accedere il bebè direttamente in un lettino riscaldato. L'allarme
scatta subito solo per avvisare un volontario, dal momento che l'anonimato
della mamma è garantito, che si prende immediatamente cura del bambino.
L'Associazione dà la possibilità alla mamma di cambiare idea, lasciandole un
periodo di tempo in cui il bambino resta all'Associazione prima di essere
affidato alle Istituzioni per l'adozione. Le «Findel Baby» hanno salvato la
vita a numerosi bambini. Non si potrebbe imitare la Germania? Magari
cominciando a fare una campagna di informazione per far sapere a tutte le donne
che, in Italia, la legge prevede il parto in ospedale sotto anonimato, che
permette alla madre di lasciare la struttura dopo il parto, senza dare il
proprio nome né riconoscere il bambino, che viene inserito subito nelle liste
di adozione? CECILIA MASURE
(
da "Repubblica, La"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 2
- Cronaca Prof di religione, l´ira della Cei e la Gelmini ricorre contro il
Tar Via dagli scrutini, è bufera. I vescovi: bieco illuminismo Di Pietro:
"Da cattolico condivido la sentenza" Pannella: "Scelta
ineccepibile" Il centrodestra plaude al ministro Englaro appoggia i
magistrati: "Hanno tutelato la libertà" MARIO REGGIO ROMA - «Sentenza
pretestuosa, bieco illuminismo». La Conferenza episcopale Italiana spara a zero sulla
sentenza del Tar del Lazio che vieta ai docenti di religione di partecipare in
prima persona agli scrutini e boccia il credito formativo per chi sceglie la
religione cattolica alle superiori. Scende in campo anche il ministro della Pubblica
Istruzione, Mariastella Gelmini: «Faremo ricorso al Consiglio di Stato. I
principi cattolici sono patrimonio di tutti. La
sentenza impedisce la libera scelta degli studenti e delle famiglie, non
contribuisce più alla valutazione globale dello studente, e gli insegnanti di
religione verranno considerati come docenti di serie B». Ma l´attacco più duro
arriva dalla Conferenza episcopale: «La sentenza del Tribunale amministrativo
del Lazio rischia di alimentare diffidenza e sospetto verso la magistratura -
dichiara monsignor Diego Coletti, vescovo di Como e presidente della
Commissione episcopale per l´educazione cattolica - c´è da chiedersi perché è stato affidato ad un Tribunale amministrativo la decisione
su un argomento così delicato. L´insegnamento della religione cattolica non
sostiene scelte individuali, ma di una componente importante di conoscenza
della cultura italiana. Con buona pace dei laicisti e dei nostri fratelli nella
fede di altre confessioni cristiane». Naviga di conserva l´Osservatore Romano:
«Questa sentenza discrimina di fatto sei milioni di studenti che hanno scelto
la religione cattolica - afferma monsignor Michele Pennisi, sul quotidiano
vaticano - e declassa le migliaia di docenti che hanno superato un concorso
pubblico». Perfettamente allineata con la Cei il ministro Gelmini: «La cultura del nostro
Paese è intrisa di cultura cattolica, la scuola ha il compito di trasmettere
questi valori non solo religiosi ma culturali, nel rispetto di chi professa
religioni diverse assieme a quelli che non credono. Ho deciso di fare ricorso
al Consiglio di Stato a prescindere dall´invito dell´ex ministro Giuseppe
Fioroni anche se non mi disturba che la pensiamo alla stessa maniera». E le
polemiche nel mondo politico non si fermano, con il Pdl a sostegno della Chiesa
e dell´intervento del ministro Gelmini, che ha avuto anche l´approvazione della
Cei «ricorso utile e giusto». Ma anche esponenti del Pd, come Maria Pia
Garavaglia hanno definito la sentenza «una forzatura» che «puzza di bruciato». A difendere la sentenza del Tar esponenti del Pd come Vincenzo
Vita, «è da stato laico»,
il leader radicale Marco Pannella «assolutamente ineccepibile», per l´Idv
Antonio Di Pietro «da cattolico condivido il Tar» e il valdese e segretario di
Prc, Paolo Ferrero, che oltre a definire «buona e giusta» la sentenza, chiede
«tutela per i non cattolici».
E un via libera alla sentenza del Tar è venuto anche da Stefano Rodotà e
Beppino Englaro. Il padre di Eluana ha difeso i giudici: «hanno tutelato la
libertà». Compatto il fronte del centrodestra, da Quagliarello e Gasparri a
Storace, da Cesa alla Mussolini, da Rotondi al leghista Stiffoni: critiche alla
sentenza, e plauso al ministro dell´Istruzione per la sua decisione di
ricorrere al Consiglio di Stato. Il dibattito sull´ora di religione ha
coinvolto anche le comunità ebraiche italiane, che pure avevano partecipato al
ricorso al Tar: il presidente dell´Ucei, Renzo Gattegna ha detto che «la
sentenza deve essere accettata con serenità da tutti e non deve creare alcun tipo
di contrapposizione. Non ci sono né vincitori né vinti quando è ristabilita la
piena osservanza dei principi costituzionali».
(
da "Repubblica, La"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 3
- Cronaca Diritti Nove studenti su dieci chiedono di ricevere questo
insegnamento e hanno diritto di essere valutati per l´impegno dimostrato Paola
Binetti, Pd: quella sentenza frutto della cultura laicista, la ribalteremo
"Giudici entrati a gamba tesa noi cattolici
daremo battaglia" CARMELO LOPAPA ROMA - «Bene il governo, giusto il
ricorso della Gelmini. Ma non lasceremo l´iniziativa a loro. Con Savino
Pezzotta e altri deputati, anche di centrodestra, stiamo mettendo su un gruppo
trasversale pronto a dare battaglia e a presentare ricorso. Anche noi.
Altrimenti cosa vorrebbe dire essere cattolici
impegnati in politica? La magistratura è entrata a gamba tesa». Paola Binetti,
deputata Pd, cattolica, il ricorso del ministro non le basta? Ha pure usato le
sue parole: «Non si possono creare prof di serie B». «Non mi basta. Leggendo
quella sentenza del Tar ho avuto la netta sensazione che si trattasse
dell´ennesimo colpo inferto da chi voglia progressivamente negare il ruolo
pubblico alla religione, per relegarla alla vita privata. In questo caso dello
studente. Non è tollerabile. Dunque ci mobilitiamo, anche per non lasciare
isolata la Conferenza
episcopale». Non sembra sia isolata. La
Cei ha tuonato e il governo è già intervenuto. La destra ha
fatto quadrato compatta sostenendo che ci sia una «deriva anticattolica». Lo
pensa anche lei? «Non la chiamerei deriva, ma di certo è in atto un processo
laicista preoccupante che qualcuno vorrebbe imporre a colpi di sentenza. Io,
come altri nel Pd, mi schiero in difesa della vita, della famiglia e
dell´educazione, capisaldi di tutti i cattolici impegnati
in politica, come ha scritto nel 2002 l´allora cardinale Ratzinger». Monsignor
Coletti sostiene che la sentenza rischia di alimentare il sospetto verso la
magistratura. Non pensa che in un paese in cui i giudici sono già sotto
attacco, di tutto ci sia bisogno meno che di ulteriori sferzate dalla Cei?
«D´accordo. Ma qui è la magistratura che si è inserita a gamba tesa su scelte
profonde, che vanno lasciate agli spazi di libertà». Secondo il Tar, invece, la
partecipazione dei prof di religione agli scrutini discrimina chi cattolico non
è. «Ripeto: sentenza frutto della cultura laicista. Oggi il 93% degli studenti
chiede l´ora di religione. Come possono i diritti di una sparuta minoranza
soverchiare quelli della stragrande maggioranza? Cosa si vuole, la dittatura
del 7%?» Di Pietro, da cattolico, sostiene di condividere
la sentenza perché «in uno stato laico tutti hanno uguali diritti». «Infatti, non si devono
discriminare quei pochi, ma non si possono negare neanche i diritti della quasi
totalità di studenti che ha il diritto di essere valutata per quell´ora di
religione nella quale si è impegnata durante l´anno».
(
da "Repubblica, La"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina
24 - Commenti La bestia nera del vaticano (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) «Lo Stato,
– scrivono i giudici – dopo aver sancito il postulato
costituzionale dell´assoluta, inviolabile libertà di coscienza nelle questioni
religiose, di professione e di pratica di qualsiasi culto "noto", non può
conferire ad una determinata confessione una posizione "dominante" – e quindi una indiscriminata tutela ed un´evidentissima
netta priorità – violando il pluralismo ideologico e religioso che caratterizza
indefettibilmente ogni ordinamento democratico moderno». è una prosa chiara. Dice
cose di limpida ovvietà. Cosa c´è di più ovvio del principio costituzionale che
impegna la Repubblica
a tutelare sempre e comunque la libertà di coscienza come il postulato che
fonda la stessa esistenza di un ordinamento autenticamente democratico? Un
postulato – si badi – che non è calato dal cielo. Si è
affermato nella storia come scelta necessaria per chiudere con le crociate e le
guerre di religione. è stato pagato con infinite
sofferenze e tragedie collettive ai tempi in cui lo Stato come «braccio
secolare» di menti ecclesiastiche scatenava la sua violenza contro chi osava scelte
dissidenti. L´Italia, politicamente divisa, ha conosciuto una tradizione di
deboli poteri statali in cerca di sostegno da parte della Chiesa e perciò
pronti a imporre a popoli interi non una religione condivisa ma una
uniformazione forzata a pratiche religiose obbligatorie. Questo passato ha
lasciato un segno ancora riconoscibile nella debole o inesistente etica
pubblica, nella scarsa e incerta reazione a comportamenti di leader politici
che altrove, in democrazie più salde, avrebbero avuto l´effetto di un immediato
rigetto. Paghiamo così gli esiti di un passato che vide nel secolo scorso
l´obbligatorietà dell´insegnamento del cattolicesimo nelle scuole dello Stato
sostenuta in nome del principio della «integrità della razza». Oggi si parla di
«libertà» e di «identità», ma la musica è la stessa. La ministra Mariastella
Gelmini dice che è ingiusto limitare la libertà di scelta degli studenti
(peraltro così severamente disciplinati dalle sue ordinanze). E nelle parole di
mons. Diego Coletti, presidente della Commissione episcopale per l´educazione
cattolica, l´integrità della razza è diventata la difesa dell´identità
collettiva del popolo italiano. Ma il nemico è quello di sempre. Se non si
possono equiparare le diverse religioni nella scuola – dice il monsignore – è perché questo sarebbe una
«cancellazione delle diversità e delle identità», cioè il «bieco e negativo
risvolto dell´Illuminismo». Eccola la bestia nera: qui si alza robusta la voce
della Cei, così flebile davanti alle vergogne dei suoi alleati politici.
Naturalmente i tempi cambiano e le parole anche: oggi non
si parla più della romanità di Cristo ma lo si riveste di indumenti liberali,
laici, pluralisti. Si dice: le ordinanze ministeriali consentivano di
attribuire crediti alla frequenza alle lezioni di religione come a quelle di
altre attività, per esempio la danza caraibica; quella definizione
ministeriale, atto positivo di governo, ha creato un diritto e bisogna
rispettarlo. Si ignora – come accade da tempo –
che il potere politico non è l´unzione di Dio ma un mandato popolare di
governare secondo i principi della Costituzione. Quell´ordinanza fu una delle
tante scelte sbagliate prodotte dalla pulsione incontrollabile dei politici a cercare
l´appoggio della Chiesa e a pagarlo con l´erosione furtiva o arrogante dei
principi della Costituzione. E di queste erosioni ne conosciamo tante: è così
che si sono immessi nella scuola insegnanti di religione subordinando
l´immissione alla approvazione del vescovo cattolico competente per territorio:
e a quegli insegnanti si è dato il compito di insegnare non «una» religione
accanto ad altri insegnanti di altre religioni, ma «la» religione fingendo che
quell´insegnamento fosse un innocuo arricchimento culturale, pari allo studio
della danza caraibica. Ipocrisia che produce ipocrisia e opportunismo, nelle
famiglie e nei giovani; confusione di linguaggi, cancellazione subdola dei
valori essenziali di una democrazia. Lasciamo la Chiesa alle prese con le
sue contraddizioni, con l´irritazione delle altre confessioni cristiane, con la
stravagante battaglia contro una serie di ismi (relativismo, evoluzionismo,
nichilismo) che stanno via via togliendo al nazismo la sua solitaria immensa
incomparabile negatività. Lasciamole il diritto di cancellare il riconoscimento
della libertà di coscienza che i padri conciliari del Vaticano II siglarono in
tempi recenti. Più ci importa la tutela del principio – questo sì veramente e indiscutibilmente laico – che i padri costituenti dell´assemblea eletta dagli
italiani nel 1946 approvarono all´unanimità, saldando le loro diverse fedi
nella comune fiducia che solo su quei postulati poteva nascere un paese capace
di riscattare
le vergogne immense del suo passato. Su questo sono chiamate oggi a scelte
chiare tutte le forze politiche: quelle di opposizione in primo luogo.
(
da "Repubblica, La"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina
25 - Commenti I CONFLITTI DEL CAVALIERe E I LIBERALI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
MARIO PIRANI Vengo ai quesiti del «qui ed ora», anche se poche voci clamanti in
un deserto annoiato ormai li ripropongono, quasi per desolata rinuncia a farsi
intendere. Il primo riguarda il conflitto di interessi tra Berlusconi,
imprenditore mass-mediatico, e la sua funzione di presidente del Consiglio e di
dominus della maggioranza. Panebianco mi ricorda che questo conflitto è assai
difficile da dominare, «anche se è reso più acuto dalle televisioni». D´altra
parte, precisa, sarebbe contro la regole del mercato obbligare per legge B. a
svenderle e tanto varrebbe «stabilire che agli imprenditori sia interdetta la
politica». Confesso che quando sento simili salti logici mi vien da chiedere se
il sapere e l´intelligenza di chi li azzarda non costituisca un aggravante del
reato di lesa ragione. Insomma, come si può far ricadere B. nella categoria
generica degli industriali che si danno alla politica? Chi mai avrebbe avuto da
ridire se a scendere in campo fosse stato Agnelli, o Del Vecchio, quello degli
occhiali, o Ferrero con la sua Nutella, o qualsiasi Brambilla padano o Merloni
con le sue cucine? Nessun altro monopolio di prodotto influenza l´opinione pubblica,
crea convincimenti di massa, incide sul voto, pesa sulla politica, orienta la
cultura e, soprattutto, governa l´informazione quanto le reti televisive. Se
chi le possiede scende in campo e, ancora peggio, accede al governo, egli
possiede un´arma assoluta ed esclusiva a detrimento di tutti i competitori e
tale da piegare alla sua volontà anche gli alleati eventualmente riottosi. è
necessario spiegarlo ancora e cercar di convincere intellettuali che si son
fatti le ossa al «Mulino» o a «Mondo Operaio»? Se un paragone può aiutarli a
riflettere, provino a raffigurarsi che, magari in epoca pretelevisiva, avesse
deciso di impegnarsi nella tenzone elettorale il comandante generale dei
carabinieri o il capo di SM delle Forze armate e, rifiutando altresì di lasciare
l´incarico, anzi pretendendo di mantenerlo anche dopo il suffragio positivo del
voto, si fosse appellato ai suoi diritti di cittadino, pari ad ogni altro
italiano. Ebbene, i benevoli commentatori avrebbero gridato al colpo di Stato o
si sarebbero sperticati per spiegare che in democrazia il confitto di interesse
è difficile da gestire e tanto vale non parlarne più e non farsi il sangue
cattivo con simili moralismi? Per concludere, a nostro avviso il conflitto di
interesse si sarebbe da lunga pezza risolto non obbligando B. a vendere il suo
impero ma sancendo che non può sedere in Parlamento e, tanto meno, governare il
Paese chi, ad un tempo, cinge la corona di imperatore dell´etere. Spetta a lui
la libertà di scelta. Non ci consola affatto che le sinistre siano state
incapaci ad imporre questo principio elementare ma duole al nostro sentimento
liberale che tanti intellettuali, che immaginammo condividere questi
presupposti di base, abbiano smarrito la loro coerenza. Panebianco mi
interpella anche su un´altra questione decisiva, rammentando che negli anni
Novanta condividevo il principio della separazione delle carriere giudiziarie.
Non ho cambiato idea da quando, seguendo le idee in proposito di Giovanni
Falcone, sostenni che la modifica del codice di procedura, con l´introduzione
del rito accusatorio nei processi, implicava una separazione più netta tra
funzione inquirente a funzione giudicante. Inoltre, in piena tangentopoli,
criticai su queste colonne – e lo rivendico –
taluni episodi di eccessiva invadenza e di eccessiva persecuzione giudiziaria
da parte di alcune procure. Ebbene, ho volutamente accantonato questi temi, sia
perché la situazione è ormai assai diversa, sia perché lo stravolgimento
operato poi da Berlusconi per disarcionare la Giustizia, ancor più che
la Magistratura,
al puro fine di sfuggire ai processi, anziché affrontarli – come faceva, per contro, con ammirevole stile, l´altro
grande imputato di quegli anni, Giulio Andreotti – indusse non solo me ad
accantonare un tema decisivo ma ogni giorno indegnamente inquinato. Da ultimo
debbo una risposta alla affermazione del mio interlocutore che plaude
all´imprenditore B., meritevole di aver proposto agli italiani «una via
individualista alla felicità». Ragion per cui, aggiunge, «non son tra quelli
che deprecano l´appello al ruolo dell´individualità». Aborro le indignazioni e
le deprecazioni, ma mi sembra davvero pleonastico rammentare che vi sono almeno
due generi di individualismo. Il primo è quello della persona singola che
misura interessi, aspirazioni materiali, idealità solo nel perimetro definito
dal proprio io e da quello dei suoi cari, al massimo del proprio radicamento
localistico, e che rifiuta ogni coinvolgimento più ampio, soprattutto ogni
impegno ideale o di appartenenza patriottica, sociale, politica in senso
solidale. In questo senso B. non solo ha introiettato gli spiriti antropologici
più gretti degli italiani, ma li ha derubricati da ogni connotazione di biasimo
e li ha legittimati come valori di una nuova nomenklatura, abilitata a
confondere la licenza con la libertà. Da ultimo a gabellare l´inverecondia con
il diritto alla privacy. Vi è poi l´individualismo liberale, che può avere una
sfera amplissima di pulsioni, ambizioni, visioni di ogni tipo ma che pone come
linea dirimente la più ampia libertà delle scelte della persona nei confronti
di quelle dello Stato. Una filosofia che tende a limitare le funzioni statali
alla gestione di una res publica ristretta agli ambiti indispensabili. B.
predica a volte a parole questo secondo modello ma opera sempre in base al
primo schema. L´esempio più lampante riguarda il laicismo. Mentre l´individualismo
liberale presuppone uno Stato del tutto neutrale, che si astiene da scelte che
incidano sulla libertà religiosa, scientifica, culturale, sessuale e
quant´altro, l´individualismo berlusconiano ci ha regalato un governo che più
clericale e intrusivo dei diritti dell´individuo si ricordi dal 1861 ad oggi.
Questa sì, una bella riflessione per il 150 anniversario dell´unità d´Italia.
(
da "Tempo, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
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Ora di religione, vescovi all'attacco «Vergognosa la sentenza del Tar» La Conferenza episcopale
difende l'insegnamento dei principi cristiani a scuola Politici divisi.
Gasparri: «Deriva anticattolica». Di Pietro invece appoggia i giudici I vescovi
insorgono. Non ci stanno. Gridano allo scandalo e attaccano. Poi passano all'affondo:
«Sentenza pretestuosa, povera di motivazioni e che danneggia la laicità dello
Stato». La Chiesa
proprio non ne vuole sapere e, con una dichiarazione di monsignor Diego
Coletti, presidente della Commissione episcopale per l'educazione cattolica,
scatena fuoco e fiamme sulla decisione del Tar del Lazio che esclude gli
insegnanti di religione dagli scrutini. «Ci sarà da chiedersi - commenta
Coletti ai microfoni di Radio vaticana - come mai su una questione così
delicata, la competenza venga data ad un Tribunale amministrativo regionale; ma
io credo che ci sia dietro a queste pretestuose motivazioni qualche
atteggiamento pregiudiziale, anche se non del tutto ideologico. C'è un
pregiudizio di "doverosa liberazione" dei "poveri" bambini,
ragazzi e giovani italiani dal peso schiacciante della religione Cattolica». Un
atteggiamento che rischia di alimentare diffidenza e sospetto verso la
magistratura che sono già troppo alti in Italia. E va oltre: «L'ora di
religione è una componente importante di conoscenza della cultura di questo
Paese con buona pace degli irriducibili laicisti e dei nostri fratelli nella
fede di altre confessioni cristiane». Dura presa di posizione sull'ordinanza
del Tar anche da parte dell'Osservatore romano, che con un articolo intitolato
Una sentenza che discrimina i docenti di religione, dà voce al vescovo Michele
Pennisi, membro della commissione episcopale per l'educazione cattolica, la
scuola e l'università: «Questa sentenza discrimina di fatto sei milioni di
studenti che hanno scelto l'insegnamento della religione come materia
scolastica e tutti quei docenti che, dopo aver superato un concorso, si trovano
ora a essere considerati professori di serie b». E così il Tar riesce ancora
una volta a scatenare le polemiche. Da una parte i favorevoli alla sentenza
come Antonio Di Pietro, leader dell'Idv: «Da cattolico
rispettoso della Chiesa e dei suoi comandamenti non posso che condividere la
decisione del Tar in quanto in uno Stato laico tutti i cittadini cattolici e non, hanno uguali diritti».
Tocca poi al senatore del Pd Vincenzo Vita che ricorda: «L'Italia, fino a prova
contraria, è uno Stato laico che rispetta le confessioni religiose. Ma
che si fa a sua volta rispettare». Dall'altra i critici. Uno schieramento
decisamente trasversale che va dal presidente dei senatori Pdl Maurizio
Gasparri («Una deriva anticattolica che non ha precedenti nella storia e nella
tradizione del nostro Paese») al collega alla Camera Fabrizio Cicchitto secondo
cui «il Tar non coglie il problema e rischia di gettare via il bambino insieme
all'acqua sporca». Ma critiche arrivano anche da sinistra. Ed è proprio
Giuseppe Fioroni, responsabile dell'organizzazione del Pd, ex ministro della
Istruzione e fautore delle contestate ordinanze, a suggerire la contromossa: «Mi
auguro che il ministro Gelmini impugni la sentenza del Tar». Un suggerimento
accolto dall ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini che tuona:
«L'ordinanza del Tar determina un ingiusto danno. Farò ricorso al Consiglio di
Stato». Scelta condivisa dalla sua stessa maggioranza. «Gli interventi della
magistratura sulla politica sono una cosa sovente del nostro Paese, e quindi
dobbiamo esaminare qual è l'atteggiamento del Tar», commenta il coordinatore
nazionale del Pdl, Denis Verdini. Plausi anche dal senatore leghista
Piergiorgio Stiffoni secondo il quale «non è una novità che la magistratura
faccia sentenze ideologiche» e da Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione
del Programma di Governo che spiega: «I magistrati confondono la laicità dello
Stato con la furia anticattolica di alcuni giornali».
(
da "Tempo, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa
La teologia serve a comprendere le nostre radici (...) il fatto che gli
insegnanti di religione partecipano alla valutazione complessiva degli
studenti? Viene in tal modo danneggiato lo studente laico e
non religioso? La struttura fondamentale della scuola italiana è ancora quella
della riforma Gentile, rafforzata in qualche modo da decenni di egemonia
culturale gramsciana. Per quella struttura la scuola tutta intera è orientata
verso una concezione del mondo immanentista ed antireligiosa. L'insegnamento
della religione nelle scuole superiori fu una compensazione quasi simbolica
data ai credenti all'interno di una scuola il cui orientamento di fondo era
laicista ed antireligioso. È anche troppo facile osservare che lo studente non
religioso trova un appoggio più che sufficiente per le proprie convinzioni nel
modo in cui è strutturato l'insegnamento di quasi tutte le altre materie. Non è
colpa dei credenti se la religione del laicismo tiene
a configurarsi non come religione ma come filosofia o concezione scientifica
del mondo e quindi non chiede un insegnamento religioso proprio. L'insegnamento
della religione, inoltre, è regolato da intese fra lo stato
e le diverse confessioni. Devono, queste convenzioni, essere tutte identiche
l'una all'altra? Evidentemente no. Fermo restando il diritto di ogni famiglia a
dare ai propri figli l'educazione religiosa che crede, ed ad avere in questo la
collaborazione della scuola pubblica, è evidente che nessuna religione ha un
rapporto con la cultura italiana così stretto come il cattolicesimo. Questo si
riflette nel numero di studenti che chiedono l'insegnamento della religione
cattolica e quindi nelle modalità organizzative di tale insegnamento. Una cosa
è organizzare l'insegnamento della religione per la quasi totalità degli
studenti, altra cosa è fare la stessa cosa per qualche centinaio di migliaia di
studenti. Il nesso fra cattolicesimo e cultura nazionale si riflette anche in
un altro aspetto. Gran parte del nostro patrimonio culturale è potentemente
influenzato dal cattolicesimo, tanto che è del tutto impossibile comprenderlo
senza una conoscenza almeno minimale della fede cattolica. Da questo punto di
vista viene da dire che l'insegnamento della religione cattolica, non in quanto
catechesi ma in quanto dato culturale, sarebbe di grande giovamento anche agli
studenti di altra convinzione. Si può capire la Divina Commedia,
si può apprezzare la
Cappella Sistina senza una conoscenza minima della teologia
cattolica? Ai fini curriculari oggi è possibile ottenere la valutazione di
conoscenze acquisite su altre religioni diverse da quella cattolica. Se del
collegio dei professori non fanno parte docenti di tali religioni la ragione è
assai semplice: esiste un ostacolo organizzativo insuperabile dato dalla scarsa
frequenza di studenti di tali confessioni. Meritoriamente negli ultimi anni si
è cercato di superare la condizione di minorità cui l'insegnamento di religione
era condannato nell'ordinamento derivato dalla riforma Gentile, in cui
l'insegnamento della religione nelle superiori appariva come un corpo estraneo.
Rocco Buttiglione
(
da "Secolo XIX, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Pillola
abortiva, il vero rischio è il fai-da-te Claudio Gustavino Il dibattito sulla
RU486 ha assunto toni faziosi, che forse non aiutano a comprenderne la
complessità. Nel tentativo di dare un piccolo contributo, mi permetto alcune osservazioni.
1) L'Aifa è un organismo tecnico che deve decidere essenzialmente
sull'efficacia di un farmaco e sulla sua sicurezza. RU è stata giudicata
efficace, cioè capace di indurre un aborto, e sicura, essendo stati gli eventi
avversi, anche letali, ritenuti statisticamente non significativi. Il parere
non è stato unanime, come accade non infrequentemente
nei consessi tecnico-scientifici: chi si è opposto ha rilevato che le
segnalazioni di quegli eventi sono in aumento, sebbene a oggi non superiori
alle complicazioni della tradizionale interruzione chirurgica, e potrebbe
essere necessario rivedere la determinazione tra qualche tempo, proprio come è
accaduto per farmaci, che hanno mostrato effetti indesiderati anche di minore
importanza. 2) La possibilità di utilizzare metodi alternativi
all'isterosuzione in sala operatoria è già prevista dall'articolo 15 della
legge 194, nell'ambito della promozione dell'aggiornamento sull'uso delle
"tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della
donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza". Almeno per le
prime due caratteristiche RU è riconducibile a questa descrizione; più incerto
è se possieda anche le seconde due. Non mi sembra tuttavia, come ebbi modo di
sostenere già quattro anni fa, che il suo impiego sia al di fuori della legge.
Il punto è un altro. 3) Come l'aborto non è la terapia di una gravidanza
indesiderata, che malattia non è, così RU non è solo un farmaco. È una tecnica,
proprio come recita l'articolo sopra citato, la prima davvero alternativa a
quella chirurgica, che può, per le sue caratteristiche intrinseche, determinare
un diverso "costume abortivo". In questo può rivelarsi pericolosa una
scuola di pensiero, di matrice ideologica, secondo la quale l'indisponibilità
della pillola abortiva privi la donna di un mezzo più semplice e sicuro per
interrompere la propria gravidanza. Ma non è così. Non è più semplice, in
quanto impone una convivenza lucida di tre giorni con la cessazione dello stato gravidico e l'assunzione di un secondo farmaco per
l'espulsione dell'embrione, néè più sicura, perché i dati della letteratura non
autorizzano ad affermarlo. Sarà bene allora vigilare sulla tentazione del
"fai-da-te", dell'auto somministrazione, che non trova certo nella
irreperibilità del farmaco presso le farmacie territoriali il suo impedimento,
a meno che non ci si voglia concedere all'ipocrisia, e potrebbe invece portare
a eludere i percorsi previsti dalla 194. Tutto ciò non può non riguardare,
proprio nella sua fase iniziale, e quindi più delicata, il legislatore. 4) Per
questo non deve stupire la preoccupazione di chi vede pericoli di
banalizzazione dell'aborto, ma deve sorprendere l'opinione di chi sostiene che
il Parlamento sia estraneo a quanto proprio la 194, una legge dello Stato
laico, come si ama dire, ha riconosciuto d'interesse per la comunità. E anche
meraviglia chi, avendo sostenuto come non si potesse lasciare al rapporto tra
medico e paziente quel che riguarda la vita alla sua fine, di quel rapporto
invoca il rispetto assoluto, fino a escludere una discussione parlamentare, per
ciò che si riferisce alla vita, al suo inizio. 5) Un approfondimento nelle
Istituzioni di questo argomento potrebbe avere anche un altro significato.
Nessuno, neppure chi, come me, non ha condiviso, nega l'effetto positivo della
legge 194, la scomparsa cioè dell'aborto clandestino. Ma vorrei che, con eguale
onestà intellettuale, si riconoscesse che le norme per la tutela sociale della
maternità, come recita la prima parte del titolo della legge, non hanno trovato
completa applicazione, se ancora il numero degli aborti dello scorso anno è di
gran lunga superiore ai 100.000. Cercare di comprendere,
provare a migliorare, senza nascondersi dietro miti di intangibilità, penso sia
un dovere cui i rappresentanti del popolo debbano attendere. Laicamente.Claudio
Gustavino, cattolico, è senatore del Pd e primario ginecologo all'Ist di
Genova. 13/08/2009
(
da "Secolo XIX, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
«laicità
dello statoe messaggio cristianonon sono in contrasto»
la chiesa nroma. La laicità in Italia ha radici antiche e leggi moderne. Nel 1989, a cinque anni dalla
revisione del Concordato tra Stato e Chiesa firmato nel 1929 e confermato dall'
articolo 7 della Costituzione repubblicana, la Consulta scrive la parola
"laicità". È solo l'inizio di un dibattito tra sentenze dei giudici e
parole dei pontefici. In quell'aprile 1989, mentre in Europa i muri crollano,
in Italia inizia ad alzarsene uno che divide laici e cattolici.
La scelta confessionale che dallo Statuto albertino arriva al Trattato
lateranense, viene abbandonata nel Protocollo addizionale all'Accordo del 1985.
La Repubblica
italiana è uno stato laico. Una laicità ben diversa
dal quella pur "positiva" dei francesi, che la sancirono col sangue
della rivoluzione. Nella sentenza dell'89, si conferma il valore
dell'insegnamento della fede cattolica nelle scuole dello Stato, se pur facoltativa.
Poiché si considerano i «principii del cattolicesimo come parte del patrimonio
storico del popolo italiano»è chiaro che «l'insegnamento della religione
cattolica sarà impartito nel quadro delle finalità della scuola, con modalità
compatibili con le altre discipline scolastiche». La
religione cattolica è parte del patrimonio culturale. La laicità italiana non
significa negazione della sua esistenza. Un'idea che sembra bene combinarsi col
pensiero di Benedetto XVI che nel 2006 chiarisce che: «la sana laicità comporta
che lo Stato non consideri la religione come un semplice sentimento
individuale, che si potrebbe confinare al solo ambito privato. Al
contrario la religione essendo anche organizzata in strutture visibili, va
riconosciuta come presenza comunitaria pubblica». Sono gli anni del dibattito
sul crocefisso nelle aule scolastiche e il Papa condanna la «degenerazione in laicismo e l'ostilità alla presenza di ogni simbolo
religioso nelle istituzioni pubbliche». Pochi giorni prima, Benedetto XVI aveva
ricevuto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un laico, ma non un
laicista. Il Papa parla di «libertà, che la Chiesa e i cristiani rivendicano» per rendere un
servizio alla società che consiste principalmente nel «dare risposte positive e
convincenti alle attese e agli interrogativi della nostra gente». Ottobre 2008,
il Papa è al Quirinale. Il tema della laicità dello Stato ha un colore più
intenso dopo il discorso del presidente francese Sarkozy. Napolitano e il Papa
sono sempre più in sintonia e il presidente parla di «un'operosa convergenza di
sforzi per il bene comune» che «non offusca in alcun modo la distinzione tra il
politico e il religioso». Il presidente spiega che «il senso della laicità
dello Stato abbraccia il riconoscimento della dimensione sociale e pubblica del
fatto religioso, implica non solo rispetto della ricerca che muove l'universo
dei credenti e ciascuno di essi, ma dialogo». La Chiesa in Italia, dice il
Papa «non intende rivendicare per sé alcun privilegio, ma solo avere la
possibilità di adempiere la propria missione, nel rispetto della legittima
laicità dello Stato». Laicità che «non è in contrasto con il messaggio
cristiano, ma piuttosto è ad esso debitrice», scrive nel 2005,
nell'anniversario della storica visita di Giovanni Paolo II al Parlamento
italiano. il papaPer Benedetto XVI la
Chiesa vuole solo adempiere alla sua missione senza privilegi
13/08/2009
(
da "Secolo XIX, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Pd e
idv, quelli del nol'opposizione cattolicasi schiera contro il tar l'ex margherita
critica i giudici ROMA. L'ex Margherita contro il Tar. Compatta come sempre a
favore della Chiesa e delle sua posizioni, l'ala cattolica del Partito
Democratico si è schierata con Fioroni e la Gelmini, lanciando dure critiche ai giudici
amministrativi. «La sentenza del Tar è una forzatura, e puzza pure di bruciato»
sibila la senatrice Maria Pia Garavaglia, che sostiene: «Impedire agli
insegnanti di religione di partecipare agli scrutini, lede i diritti degli
studenti ad un giudizio più complessivo, e quello dei docenti a non essere
discriminati per la materia insegnata. Ottenere l'insegnamento della religione
è un diritto, garantirlo è un dovere». Il deputato Giorgio Merlo ricorre a un
paradosso: «La sentenza rischia di incrinare il principio della laicità perché,
di fatto, impedisce agli studenti di essere valutati nella materia da loro
scelta. Va poi ricordato che la religione è una materia facoltativa ma comunque
curriculare, e quindi comporata per lo studente un diritto e un dovere. Al di
là e al di fuori di ogni motivazione di natura confessionale - conclude Merlo -
la decisione dei giudici mette a rischio l'imparzialità dell'ora di religione».
Giudizi condivisi dalla gran parte dei cattolici del
Pd, seppur con toni e sfumature differenti. In molti casi rimasti ufficiosi,
per la voglia di non dare addosso ai giudici, e di non fornire un sostegno
indiretto al ministro Gelmini. D'altronde i distinguo non mancano neanche
nell'Italia di Valori di Antonio Di Pietro, schieratosi a
favore del Tar con una nota: «Da cattolico, rispettoso della Chiesa e dei suoi
comandamenti, non posso che condividere la decisione del Tar del Lazio in
quanto in uno Stato laico tutti i cittadini, cattolici e non cattolici, hanno gli stessi diritti». Parole molto diverse da quella del
senatore dell'Idv, Stefano Pedica. Che, anche in qualità di presidente
dei Teoleg-Cattolici per la legalità, afferma: «La sentenza è grave, il Tar ha
sbagliato sia nel metodo che nel merito. Ritengo giusto che l'ora di religione
sia facoltativa e non obbligatoria, ma in un paese fortemente di matrice
cattolica come il nostro, non si possono discriminare quelli che scelgono
liberamente di seguire le lezioni di religione. Ha ragione la Cei - conclude Pedica - che
con la sua critica ha interpretato il sentimento e l'indignazione di milioni di
cattolici del nostro Paese, di cui bisognerà sempre
tenere conto». La sentenza del Tar insomma divide i partiti senza distinzioni e
compatta i cattolici. Uniti, contro una decisione che
bollano come un attacco laicista. L.D.C. 13/08/2009
(
da "Unita, L'"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del La sentenza del Tar che esclude dagli scrutini gli
insegnanti di religione riaccende la polemica tra «laici» e
«laicisti». I «laicisti», secondo il dizionario De Mauro, sono i laici, spesso cattolici: dunque sarebbe più corretto
parlare della polemica tra «laici» e «cattolicisti». Pone diversamente la questione Giuliano Ferrara
nell'editoriale sul Foglio dal titolo: «Il laicismo a orologeria dell'ateo devoto dei miei stivali Cdb cruccia il
Cav. e il Card. sotto la
Panc. P-XVI tvb :-)», che però parla di parcheggi. Per mons.
Coletti «l'insegnamento della religione cattolica è parte integrante della
cultura italiana», anche se sono pochissimi i cattolici
che hanno letto le sacre scritture, tanto che il Papa ha promosso la lettura
della Bibbia in tv. Per attirare l'attenzione degli studenti, ha però dovuto
aggiungere che la Bibbia
è il primo libro di una trilogia e che il Vaticano ha ceduto i diritti
cinematografici a Ron Howard. Il secondo volume si annuncia ricco di sorprese:
basti pensare che al cinema Gesù sarà interpretato da Halle Berry. Il ministro
Zaia accetta che la religione faccia media purché valorizzi le culture locali,
in particolare il vangelo apocrifo di Ariberto da Intimiano, secondo il quale
Gesù era di Brembate. Nessun commento da parte di Bersani e Franceschini: da
quando è scoppiata la polemica si sono nascosti in un bagno chimico della Festa
dell'Unità di Bologna e litigano su chi debba uscire per primo. Bersani sarebbe
favorevole all'idea di scendere in piazza per difendere la laicità dello Stato,
ma a settembre. Del 2010, perché prima c'è il congresso. Veltroni suggerisce di
protestare subito, ma su Twitter. Franceschini, più cauto, si domanda che fare:
difendere lo Stato laico o seguire il consiglio di Angelo Panebianco, che dalle
colonne del Corriere suggerisce al Pd di scagliarsi contro la 194 e boicottare
il concerto di Madonna? Per i democratici parla Paola Binetti, che critica il
Tar e ricorda agli studenti che il preservativo va usato SEMPRE: annodato
stretto intorno al polso per provare dolore. Visualizza la pagina in PDF
(
da "Unita, L'"
del 13-08-2009)
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La nuova
sfida di Zapatero: via i crocefissi dalle scuole CLAUDIA CUCCHIARATO La Legge Organica
sulla Libertà Religiosa risale al luglio del 1980 ed è, tra le norme che il governo
spagnolo ha intenzione di modificare, una di quelle che hanno provocato più
discussioni, manifestazioni e dichiarazioni a mezzo stampa. A maggio dell'anno
scorso, la vicepresidente del governo, Maria Teresa Fernández de la Vega, aveva annunciato la
volontà di «adeguarla alle nuove circostanze e al pluralismo religioso che
caratterizza la Spagna
odierna». Dopo lo snellimento delle procedure per ottenere il divorzio (la
famosa legge sul "divorzio express" del 2005), la legalizzazione dei
matrimoni omosessuali (2005) e l'approvazione della legge sulla Memoria Storica
(2007), l'esecutivo di Zapatero si piantava di nuovo davanti alla Curia, in
atteggiamento di sfida. laicismo
Quello che era stato annunciato nel 2008 come nuovo passo verso un maggiore laicismo dello Stato sta in questi
giorni prendendo forma, anche se il testo ufficiale della proposta non è stato
ancora presentato in Parlamento. Lunedì scorso, il nuovo ministro della
Giustizia, Francisco Caamaño (nominato a inizio aprile in un inatteso rimpasto
di Governo), ha finalmente svelato quali sono i punti della Lolr in cui
si interverrà. Tra i più salienti: l'aggiunta di un articolo che garantisca
l'eliminazione dalle strutture pubbliche di tutti i simboli religiosi
(crocifissi, presepi ed effigi) che non abbiano un «riconosciuto valore
storico-artistico». L'aggiornamento del registro delle organizzazioni religiose
e la stipulazione di accordi con tutte le fedi che ancora non sono state
censite. E l'elaborazione di norme che regolino la presenza e l'influenza di
personale legato ad una confessione (i cosiddetti «ministri religiosi»)
nell'esercito, nelle scuole e negli ospedali, accogliendo alcune sentenze che
negli ultimi anni sono state emesse dai tribunali. «Una chiara divisione tra il
fenomeno religioso, lo spazio pubblico e la laicità dello stato», sarebbe,
secondo Caamaño, quel che otterrebbe la riforma, la cui approvazione da parte
del Congresso è prevista già in ottobre. Nello stesso periodo, però, dovrebbe
essere messa a punto anche la riforma della legge sull'aborto (risalente al
1985), che estenderebbe la possibilità di interrompere le gravidanza dalle 12
alle 14 settimane di gestazione e permetterebbe a ragazze di 16 e 17 anni di
affidarsi all'intervento in strutture pubbliche, senza il permesso esplicito
dei genitori. Eppure, fanno notare fonti della dirigenza del partito Izquierda
Unida «i socialisti stanno riproponendo la stessa strategia della scorsa
legislatura: fanno filtrare promesse e proposte nei mezzi di comunicazione, ma
poi non mettono le cose in chiaro in Parlamento». Iu ritiene che la riforma
della Lolr non sarà fatta prima di Natale e dell'approvazione della Finanziaria
2010. due temi I due temi sono al centro di roventi polemiche. Il portavoce del
Partito Popolare, Federico Trillo, ha più volte chiesto al Governo che «lasci
tutto come sta». Le associazioni dei maestri, dei genitori e degli studenti,
chiedono invece maggiore lungimiranza. La Ceapa, Confederazione Spagnola delle Associazioni
di madri e padri di Alunni, invita il Governo a darsi una mossa. «I simboli
religiosi ritirati dalle scuole potrebbero essere esposti in un museo», propone
il presidente, Pedro Rascón, sempre che la precisazione fatta dal ministro sul
loro «valore storico-artistico» non si trasformi in un «colabrodo» dal quale
far passare tutte le immagini che più importano alla Chiesa. Attaccano,
dall'altra parte, la associazione cattolica di genitori, Concapa, e la
patronale dei centri privati, Cece. Secondo queste entità, la volontà di
ritirare i simboli religiosi pregiudicherebbe la libertà delle famiglie e il
Governo starebbe esibendo una «sempre più preoccupante avversione verso tutto
quel che ha a che fare con il cattolicesimo». Mentre molti si chiedono quale
sia la tattica nascosta nelle nuove dichiarazioni di Caamaño (distrarre
l'opinione pubblica dalla crisi economica o mantenere «l'allerta»
dell'elettorato socialista?), arriva l'ennesimo invito a scendere in piazza da
parte dei gruppi cattolici pro-vita. La manifestazione è prevista per il 17
ottobre. La convocano le più di 40 associazioni civili riunite nel Foro della
Famiglia. La nuova sfida di Zapatero: riformare la Legge sulla libertà
religiosa prevedendo tra l'altro l'abolizione di crocefissi e simboli religiosi
in scuole ed edifici pubblici. La rivolta delle associazioni cattoliche: in
piazza a ottobre.
Tar
scomunicato La Cei
insorge Gelmini ricorre (sezione: Laici e chierici)
(
da "Riformista, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
rivolta
contro il tribunale che ha i escluso i prof di religione dagli scrutini Tar
scomunicato La Cei
insorge Gelmini ricorre di Sonia Oranges Hanno il sapore della scomunica,
l'annunciata valanga di ricorsi al Consiglio di Stato contro la decisione del
Tar del Lazio che esclude gli insegnanti di religione dagli scrutini che
valutano il merito degli studenti, annullando le disposizioni dell'ex ministro
all'Istruzione, il pd Giuseppe Fioroni. La sentenza del Tribunale
amministrativo, secondo cui i docenti di religione cattolica non possono
partecipare «a pieno titolo» agli scrutini e il loro insegnamento non può avere
effetti sulla determinazione del credito scolastico, era prevedibilmente
destinata a far discutere e a far insorgere il Governo e la Santa sede. E a dividere il
centrosinistra. Ha cominciato ieri mattina il giornale dei vescovi, Avvenire,
che ieri titolava: «Scuola, lo strappo del Tar sull'ora di religione»,
ricordando che «l'opinione del Consiglio di Stato era diversa», mentre
l'Osservatore romano ha dato voce al vescovo di Piazza Armerina: «Questa
sentenza discrimina di fatto sei milioni di studenti che hanno scelto
l'insegnamento della religione come materia scolastica e tutti quei docenti
che, dopo aver superato un concorso, si trovano ora a essere professori di
serie b», ha detto il vescovo, senza però entrare nel merito della
differenziazione dei canali di accesso alla professione per i docenti di
religione. Poi è intervenuto il presidente della commissione episcopale per
l'educazione cattolica, monsignor Diego Coletti: «Se per laicità si intende
l'esclusione dell'orizzonte culturale, formativo, civile di ogni identità, vuol
dire che si è proprio nel più bieco e negativo risvolto dell'illuminismo, che
prevede che la pace sociale sia garantita dalla cancellazione delle diverse
identità». Naturalmente, il rappresentante della Cei ha escluso qualsiasi
ipotesi di ricorso. A quello ci hanno pensato direttamente gli insegnanti di
religione e, soprattutto, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini: «I
principi cattolici, che sono patrimonio di tutti,
vanno difesi da certe forme di laicità intollerante che vorrebbero addirittura
impedire la libera scelta degli studenti e delle loro famiglie di seguire
l'insegnamento della religione. Per questo ho deciso di ricorrere al Consiglio
di Stato contro la decisione del Tar». A dire il vero, però, la sentenza del
Tar segna piuttosto una discriminazione compiuta verso i giovani praticanti di
altri credo («l'attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere
religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi
dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad
una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato italiano non assicura
la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle
proprie confessioni o per chi dichiara di non professare alcuna religione, in
Etica morale pubblica»), ma su questo aspetto della vicenda l'intero
centrodestra preferisce sorvolare, allineandosi alle posizioni d'Oltretevere.
E, a dire il vero, non è il solo. Comprensibilmente, il segretario nazionale
dell'Udc ieri condivideva «al 100% le argomentazioni del ministro Gelmini»,
mentre meno comprensibilmente il Pd si muoveva in ordine sparso,
nell'assordante silenzio del segretario Dario Franceschini. Così, se il
portavoce della mozione che fa capo a Ignazio Marino, Sandro Gozi, puntava
contro la Gelmini
«pronta a scattare sull'attenti a ogni dichiarazione degli esponenti della
Cei», rafforzando «la convinzione che l'Italia avrebbe bisogno di un Governo
più laico e liberale, e anche più coerente nei comportamenti con valori che
predica e non pratica, a cominciare dal presidente del Consiglio», l'ex
ministro Fioroni aveva già provveduto a "suggerire" alla Gelmini il
ricorso al Consiglio di Stato. E, come sempre, tra i litiganti, l'unico a conquistarsi una posizione netta a sinistra è stato Antonio Di Pietro: «Da cattolico,
rispettoso della Chiesa e dei suoi comandamenti, non posso che condividere la
decisione del Tar in quanto in uno Stato laico tutti i cittadini, cattolici e non cattolici, hanno uguali diritti».
13/08/2009
(
da "Riformista, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
argentin
attacca l'ex ministro «L'insegnante di religione? Io sono cattolica, secondo me
è importante rispetto al contesto scolastico, ma quando si tratta di valutare
il merito degli studenti, perché per il Pd la meritocrazia ha un senso, la
religione non c'entra molto»: così, la deputata pd Ileana Argentin, già
delegata capitolina all'handicap in era veltroniana e ora candidata alla
segreteria regionale del Lazio per la mozione Marino, si schiera con il
Tribunale amministrativo in merito agli insegnanti di religione. La sua
posizione è diametralmente opposta a quella dei popolari. Sì. Rispetto alle
tematiche che vanno dal testamento biologico a tutte le valutazioni di
coscienza, abbiamo grandi difficoltà a trovare delle linee comuni. Io credo in
un Pd che abbia differenti punti di vista. Ma poi bisogna saper dire sì o no,
non si può stare in un sistema di correnti in cui ognuno dice quel che vuole.
Da cattolica io mi sento laicista, ma poi ho il senso del gruppo. I popolari
invece scelgono fuori contesto, come se il loro credo superasse quello di tutti
gli altri. Però lei è arrivata a dire che detesta tutta la prima fila di
Franceschini, a cominciare da Fioroni. Lo confermo. Il Pd deve essere una
storia diversa. Fioroni ha già detto la sua sua opinione. Ma parla a titolo
personale o a nome di tutto il partito? Perché, in questo caso, a parlare
dovrebbe essere Franceschini. Non sono bolscevica, la mia vita è tutta una
mediazione, sia ben chiaro. E non ce l'ho con i popolari
perché non sono laici, ma perché sono convinti di essere maestri di vita su
tutto. La Binetti
sul testamento biologico, Fioroni sugli insegnanti di religione e così via. I
popolari ora accusano lei e Marino d'irresponsabilità, lasciano intendere che
potreste distruggere il partito. Ma scherza? Io sono veltroniana, credo
ancora in quel che ci siamo detti al Lingotto. E detesto le correnti. Sono
quelle semmai a uccidere un partito. Ho scelto di schierarmi con Marino perché
Bersani non garantisce un sistema pluralistico, e perché l'idea che votare
Franceschini sia come votare Veltroni è fasulla. La verità è che il partito è
immobile, perché ci sono persino le correnti nelle correnti. Il congresso è
l'unica espressione democratica, in questo momento, e Marino è l'unico a
garantire la ricostruzione della politica nel centrosinistra. Guardi, se penso
a come si sono scannati per le candidature, tra cattolici.
Meglio Bersani a quel punto. Ma perché scatenate tutte queste critiche? Continuano
a pensare che siamo dei tecnicisti, perché parliamo di ambiente e precarietà.
Loro parlano di circoli, di pluralismo, ma alla fine si risolve tutto in chi va
sistemato dove. Noi, invece, stiamo cercando di parlare alla gente. Vuol dire
che questa polemica sull'ora di religione è strumentale? No, ma ancora una
volta i popolari dimostrano la loro pochezza. In un partito che si rispetta,
questioni così grandi, così importanti, andrebbero condivise. O, almeno,
dovrebbe parlare solamente il segretario. Invece abbiamo visto Fioroni parlare
a prescindere, come spesso accade. E mi sembra senza conoscere bene la realtà.
L'ora di religione, a mio avviso, ha un senso se diventa un'ora di educazione
civica, in cui tanto per cominciare si insegni la solidarietà Invece nel Pd
tutti utilizzano questa parola, solidarietà, ma alla fine la praticano
pochissimo. S. O. 13/08/2009
(
da "Unita, L'"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del Usare «molta umiltà e circospezione» per non
riproporre nuovi "casi Galileo". Questa è la ricetta di Monsignor
Pagano per la Chiesa
cattolica quando si trovi a confrontarsi con i progressi delle scienze
biomediche. Purtroppo sono parole destinate a cadere nel vuoto. È la pretesa di
detenere la chiave circa il vero ordine morale del mondo e l'essenza dell'uomo.
Di fronte alle innovazioni della ricerca biomedica la strategia è di evitare le
discussioni nel merito. Si preferisce giocare con l'immagine di una scienza che
sarebbe costretta entro verità «parziali e contingenti», incapace di cogliere
la «verità intera, ultima, delle cose» (così ad esempio si trovava scritto in
un recente articolo dell'Osservatore Romano). La verità ultima investirebbe la
"questione antropologica", la risposta cioè alla domanda sul senso e
la natura dell'uomo. Il problema antropologico non sarebbe peraltro per le
gerarchie e i loro interpreti di tipo confessionale, ma razionale, e di facile
soluzione. Il "lume" della ragione basterebbe da solo a fare
intendere che l'Uomo, così come lo conosciamo, è all'apice di un sacro ordine
morale "gravido di essere e di promessa" per l'uomo stesso. In questo
modo si ottiene un vantaggio: saltare alle conclusioni senza pagare il fio
della dimostrazione. Così risulta per definizione nobile e conforme alla
"vera antropologia" negare la libertà di ricerca sulle staminali
embrionali, limitare il ricorso alle tecniche di fecondazione assistita,
proibire la diagnosi pre-impianto, vietare la commercializzazione di una
pillola abortiva, ostacolare la vendita di un contraccettivo di emergenza,
prevenire la legalizzazione di nuove forme di famiglia, limitare
l'autodeterminazione alla fine della vita. È facile rendersi conto che ci
troviamo in una situazione analoga a quella conosciuta da Galileo. Allora lo
scienziato pisano fu perseguitato e condannato per aver sconsacrato l'universo
geo-fisico e introdotto una nuova grammatica astronomica che sconfessava l'idea
di una diversa qualità di terra e cieli. Oggi scienza e tecnica che presiedono
alla rivoluzione biomedica vengono ostacolate perché mettono a nudo i processi
biologici della vita umana proponendo nuove grammatiche del vivente che
confutano l'idea di una antropologia qualitativa e sacra. La Chiesa eviterà il rischio
di riprodurre nuovi "casi Galileo" se e quando prenderà atto che non
è sostituendo alla ricerca un linguaggio nebuloso che si possono attingere
nuove frontiere della conoscenza. Nel frattempo, sarà bene
che le istituzioni dello Stato laico non indugino ad aspettare per qualche
secolo i ravvedimenti della Chiesa e premano sul pedale della sovranità e
dell'autonomia rimuovendo ogni ostacolo alla ricerca scientifica e
all'evoluzione del costume.* Università di Pisa Visualizza la pagina in PDF
(
da "Manifesto, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
ORA DI
RELIGIONE Cara Chiesa, ringrazia il Tar Enzo Mazzi Cari pastori e guide della
Chiesa cattolica, Vi risentite con parole e azioni forti per la sentenza del
Tar del Lazio che nega sia l'attribuzione di un credito formativo ad una scelta
di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di
avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche,
sia l'adozione di una disciplina annuale delle modalità organizzative degli
scrutini d'esame, che appare aver generato «una violazione dei diritti di
libertà religiosa e della libera espressione del pensiero»; nonché «di libera
determinazione degli studenti relativamente all'insegnamento della religione
cattolica». CONTINUA|PAGINA 5 Avete tutto il diritto di protestare. Ma
sbagliate. Dovreste essere grati al Tar che vi aiuta ad uscire da una
situazione di necrosi del tessuto vitale della Chiesa, senza sbocchi. E vedere
nel giudizio la mano provvidenziale di Dio. Il novanta per cento degli italiani
ha a che fare con il vostro insegnamento. C'è un corso di religione o di
catechesi per tutte le varie fasi della vita. E ai corsi c'è da aggiungere le
prediche. Pur senza contare le prediche domenicali, tra celebrazioni ufficiali
di ricorrenze varie, inaugurazioni e funerali pubblici e privati, nessuno si
sottrae al vostro insegnamento religioso. Chi vuol sposarsi in chiesa deve
imparare il catechismo. Poi c'è il corso di preparazione al battesimo. I
genitori che vogliono far battezzare il proprio figlio devono impegnarsi a
dargli un'educazione cristiana. Niente impegno, niente battesimo. Il novanta
per cento dei genitori accetta liberamente o più spesso subisce. Il battesimo
non è solo un sacramento della fede. È anche una condizione per il futuro
inserimento del loro figlio nella società. Il bambino non battezzato è un
diverso, in una società in cui la cultura della diversità è ancora molto
osteggiata. Quindi ci sono tre anni di sosta. Ma appena il bambino incomincia a
frequentare la scuola materna è sottoposto per due ore la settimana al vostro
insegnamento. Pochi genitori ne fanno a meno. Ci vuole eroismo per «non
avvalersi». È una tortura il cucciolo fuori dal branco. E così, con le buone o
con le cattive, siamo di nuovo al novanta per cento. Non cambia molto alle
elementari: due ore settimanali di insegnamento della religione per la
maggioranza degli alunni. Alle medie e alle superiori le percentuali calano. Ma
anche qui, tra interesse spirituale e interesse materiale, avvicinate col
vostro insegnamento religioso la maggior parte degli studenti. Sul lavoro, in
politica e all'università l'insegnamento della religione sparisce. Marx, Freud
e Croce vi hanno sbarrato l'accesso ai templi della produzione, della politica
e della cultura. Ma voi non vi scoraggiate. Cardinali,
vescovi, preti o insegnanti laici, siete lì, a scuola, in chiesa o in caserma,
in ogni spazio di vita e di morte, per render visibile, voi dite, la presenza
di Dio attraverso la sua Chiesa. Dovreste sentirvi realizzati. Invece vi
lamentate: la società di oggi è scristianizzata. La Parola di Dio è ignorata e
i valori cristiani disattesi. C'è bisogno di una nuova evangelizzazione. Più
scuola cattolica, più spazi in televisione, più presenza nei luoghi della
politica, ormai senza distinzione partitica, più vicinanza ai luoghi della
sofferenza. Non vi domandate se per caso questa scristianizzazione non è anche
il frutto dei vostri dogmi imbalsamati, riti, catechismi, parole, presenze,
scuole, insegnamenti necrofili. Voi credete di annunciare la Parola di Dio e invece
annunciate il vostro potere. Siete voi una delle cause per cui il Vangelo non
arriva alle donne e agli uomini di oggi. O meglio è il troppo potere di cui
siete rivestiti che impedisce alle vostre parole di essere veicoli del Vangelo.
Invece di crescere, la vostra presenza e il vostro potere devono diminuire.
Solo così il vostro servizio alla Parola di Dio cesserà di essere ostacolo alla
evangelizzazione. Il Tar ha fatto a voi e al Vangelo e a tutti noi un grande
servizio.
(
da "Manifesto, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
VUOTI DI
MEMORIA Gioventù Alberto Piccinini 36. L'Italia considera fondamento e coronamento
dell'istruzione pubblica l'insegnamento della dottrina
cristiana secondo la forma ricevuta dalla religione cattolica. Perciò consente
che l'insegnamento religioso ora impartito nelle scuole pubbliche elementari abbia
un ulteriore sviluppo nelle scuole medie, secondo programmi da stabilirsi
d'accordo tra la Santa Sede
e lo Stato. Tale insegnamento sarà dato a mezzo di maestri e professori,
sacerdoti e religiosi approvati dall'autorità ecclesiastica, e
sussidiariamente a mezzo di maestri e professori laici, che siano a questo fine
muniti di un certificato di idoneità da rilasciarsi dall'ordinario diocesano.
(...) 37. I dirigenti delle associazioni statali per l'educazione fisica, per
l'istruzione preliminare, degli Avanguardisti e dei Balilla, per rendere
possibile l'istruzione e l'assistenza religiosa della gioventù loro affidata,
disporranno gli orari in modo da non impedire nelle domeniche e nelle feste di
precetto l'adempimento dei doveri religiosi. Altrettanto disporranno i
dirigenti delle scuole pubbliche nelle eventuali adunanze degli alunni nei
detti giorni festivi. (articoli 36 e 37 del Concordato tra Stato e Chiesa
dell'11 febbraio 1929)
(
da "Manifesto, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
SCANDALI
E PERDONI Papi vuole il papa Avvenire lo critica: premier tracotante Micaela
Bongi Il ricorso contro la sentenza del Tar del Lazio sull'ora di religione
cattolica, annunciato da Maria Stella Gelmini, non sorprende. Del resto lo
aveva sollecitato pure il suo predecessore al ministero di viale Trastevere, il
Pd Beppe Fioroni, firmatario dell'ordinanza ritenuta dal giudice amministrativo
discriminatoria. Giudizio, quello del tribunale, che nello stesso Partito
democratico sono pochi a condividere, e tra questi pochi un altro ex titolare
del dicastero dell'istruzione, Luigi Berlinguer. E Vincenzo
Vita dice che la sentenza «è da stato laico». Dal canto suo, la ministra Gelmini più che a Fioroni
risponde con grande solerzia all'intimazione della Conferenza episcopale: non
spetta alla chiesa presentare ricorso al Consiglio di stato, dovrà muoversi il governo. Detto fatto. Del resto
proprio ieri il presidente del consiglio Silvio Berlusconi aveva già ricevuto
al risveglio una tirata d'orecchi dalla Cei, attraverso il quotidiano Avvenire.
Ancora una volta, però, in modo poco solenne, con la risposta a una lettera. A
un sacerdote che lamentava le «mille prudenze» e i «segnali debolucci» inviati
dalla chiesa sulle prodezze di Papi, il direttore Dino Boffo rispondeva: «La
gente ha capito il disagio, la mortificazione, la sofferenza che una tracotante
messa in mora di uno stile sobrio» ha causato alla Chiesa cattolica. Insomma,
il messaggio è stato chiaro e nessuno «dovrebbe
trovarsi a pensare che parliamo o tacciamo per interesse personale, per qualche
esplicita o inconfessabile partigianeria». Qualcuno lo ha in effetti pensato e
magari andrà all'inferno: l'interesse sarebbe quello di ottenere, in cambio
della prudenza e dei «segnali debolucci», una legge contro il testamento
biologico come lo stop alla pillola Ru486. Almeno sulla scuola il governo si
mostra subito pronto. Ma Silvio Berlusconi vuole dimostrare fino in fondo di
aver recuperato lo stile sobrio per mettere invece in mora la «tracotanza»
rimproveratagli anche da Boffo. E così il 6 settembre potrebbe anche accorrere
a Viterbo per accogliere, sulla scalinata del Palazzo dei papi (non di Papi)
Joseph Ratzinger davanti alla sede del primo conclave della storia della
chiesa. L'incontro è tenacemente sponsorizzato dal sindaco della città Giulio
Marini - in pressing sulla Segreteria di stato
vaticana - e per propiziarlo starebbe lavorando palazzo Chigi. Ma tra i tanti
che attaccano il Tar, qualcuno rema contro persino nel Pdl. Ad esempio
Giancarlo Lehner si permette di sostenere che lo scandalo non è la sentenza del
Tar che «lascia giustamente fuori dagli scrutini gli insegnanti di religione»,
quanto la corsia preferenziale concessa agli stessi insegnanti di religione
rispetto a tutti gli altri docenti precari vincitori di concorso. E il
capogruppo alla camera Fabrizio Cicchitto si spinge a sostenere che per evitare
le discriminazioni su cui è intervenuto il Tar si dovrebbe permettere agli
studenti che non scelgono l'insegnamento della religione «la possibilità
effettiva di un'ora sostitutiva». A mettere le cose in chiaro ci pensa il
gruppo del senato, con il presidente Maurizio Gasparri e il suo vice Gaetano
Quagliariello: «Siamo di fronte ad una deriva anticattolica che non ha
precedenti nella storia e nella tradizione del nostro paese e va fermata»,
parte per la crociata il primo. E Quagliariello si erge a baluardo contro la
«capitolazione dello stato». Non parla di quello
pontificio, ma di quello che dovrebbe essere laico.
(
da "Messaggero, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Giovedì
13 Agosto 2009 Chiudi di FRANCESCO PAOLO CASAVOLA LA sentenza del Tar del
Lazio, che esclude i crediti formativi provenienti dalla frequenza dell'ora di
religione ai fini del punteggio scolastico, e conseguentemente la
partecipazione dei corrispondenti insegnanti agli scrutini, demandati ai
consigli di classe, suscita reazioni sopra le righe, per chi ne esulta e per
chi la deplora. Una decisione giudiziaria va valutata nella massima possibile
serenità, argomentando sul suo testo integrale e non sugli stralci che ne
offrono i media. Stando a questi, i giudici avrebbero considerato
discriminatoria la vigente ed impugnata disciplina scolastica a danno degli
studenti che per professare altre fedi (o nessuna) non si sono avvalsi
dell'insegnamento della religione cattolica. Si può obiettare che essendo
questo insegnamento subordinato alla metodologia critica della didattica comune
a tutte le discipline scolastiche, e rientrando nel generale curricolo degli
studenti, che, direttamente o tramite le famiglie, ne hanno fatto esplicita
richiesta, il non ricavarne riconoscimento alcuno è discriminazione a loro
danno, non di chi non ha voluto avvalersene. Ma i giudici sembrano attribuire a
tale scelta un valore etico-religioso, anziché culturale,e
in regime di pluralismo religioso lo Stato laico, non potendo dare le stesse
opportunità a tutte le confessioni è tenuto almeno a non privilegiare quella
cattolica. Come si vede, agisce una concezione della laicità dello Stato ben
diversa da quella che ispirò la
Corte costituzionale nelle sentenze n. 203 del 1989 e
n. 13 del 1991, propria ad uno Stato-comunità, che tutela le istanze della
coscienza religiosa dei cittadini, non le annulla in nome di una astratta
uguaglianza. Se in Italia vive ancora una stragrande maggioranza di famiglie e
di studenti che scelgono di avvalersi dell'insegnamento scolastico della
religione, chi direbbe che lo Stato laico deve invece proteggere e privilegiare
minoranze di diverso avviso? Finché non c'è violazione della libertà di
coscienza è difficile immaginare che si chiami a soccorso la laicità dello
Stato. In verità la questione tocca la vicenda ondivaga della cultura italiana,
che si usa rappresentare a rischio di egemonia della Chiesa cattolica da una
parte e di coalizioni eterogenee anticattoliche, la cui analisi porterebbe a
lunghe elencazioni. Quanto sia utile una simile contrapposizione alla coesione
civile del Paese non ci vuol molto ad intuire. Chiunque, per virtù personale o
per responsabilità istituzionale, può spegnere fuochi, non si abbandoni a
reazioni comprensibili ma emotive. La religione torna ad essere un sapere
cerniera tra cultura scientifica ed umanistica. La religiosità si ripresenta
come un bisogno profondo nelle società contemporanee, al di là delle effimere
apparenze di stili di vita che mirano a nascondere i drammi della esistenza
individuale e collettiva. Il contatto tra diverse civiltà e religioni impone una
organizzazione e diffusione della conoscenza in questo orizzonte, che sarebbe
improprio scoraggiare laddove, anche se in forme da perfezionare, già ha un suo
primo telaio. I processi culturali che attraversano il mondo sono imponenti e
inarrestabili. Non provincializziamoli con piccole controversie giudiziarie.
Come il mugnaio tedesco ricordò al suo Sovrano che c'era dopo tutto un giudice
a Berlino, anche da noi si ricordi che c'è un Consiglio di Stato. Quel che
conta è rispettare i giudici, perché sono sempre in buona fede. E se sbagliano,
nuovi giudici li correggeranno. Non altri.
(
da "Corriere della Sera"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera sezione: Primo Piano data: 13/08/2009 - pag: 5 Ora di religione,
Gelmini fa ricorso «No alla decisione del Tar». I vescovi: bieco illuminismo
ROMA Il ministro del-- l'Istruzione Mariastella Gelmini fa ricorso. I vescovi
parlano di «bieco illuminismo». I laici esultano. Sulla sentenza del Tar che
«declassa» i docenti di religione e annulla i crediti per l'ora di religione lo
scontro investe tutti i campi, magistratura compresa. Il ministro Gelmini ha sottolineato
che «non si deve discriminare la religione cattolica» e si è detta fiduciosa
che «il Consiglio di Stato possa dar ragione al ministero e all'ordinamento in
vigore ». Per la Cei
che ha giudicato il ricorso «utile e giusto » ha parlato il vescovo di Como
Diego Coletti, presidente della commissione episcopale per l'educazione cattolica, in un'intervista alla Radio Vaticana. La
sentenza del Tar, ha detto il presule, è «pretestuosa e danneggia la laicità
dello Stato», spiegando che l'ora di religione è «parte integrante della
cultura italiana». E ha lanciato accuse molto dure al Tar del Lazio, la cui
«sentenza particolarmente pesante » rischia «d'incrementare ancora di
più quella sorta di diffidenza, di sospetto, in genere, sulla magistratura, che
è già fin troppo alto in Italia. Io non conosco i giudici del Tar del Lazio,
anche se questo Tribunale amministrativo ha una sua lunga storia, che credo
molti conoscano», ha aggiunto. Pronta la replica di Luca Palamara, presidente
dell'Associazione nazionale magistrati, che definisce le critiche di monsignor
Coletti «affermazioni generiche nei confronti di tutta la magistratura» e
chiede che le critiche «siano espresse nel rispetto di chi emette i
provvedimenti». Netta la frattura nei due schieramenti politici. Compatto
dietro la Gelmini
il centrodestra. Per il ministro con questa sentenza si vuole «limitare la
libertà dell'insegnamento della religione. I principi cattolici
sono patrimonio di tutti e vanno difesi da certe forme di laicità
intollerante». Andrea Ronchi, ministro per le Politiche europee, sottolinea che
«la dura critica espressa dalla Cei interpreta un sentimento condiviso da
milioni di italiani. Bisogna tutelare anche i diritti dei cattolici».
Secondo Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl, «siamo di fronte a una
deriva anticattolica che non ha precedenti nella storia e nella tradizione del
nostro Paese». Il deputato dell'Udc Luca Volonté spera che «la Gelmini telefoni presto
all'Avvocatura dello Stato». Per Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati
Pdl, «è normale che il professore di religione intervenga sul giudizio
complessivo » ma solo nei confronti di studenti che hanno frequentato il corso
di religione. Francesco Cossiga e Lamberto Dini hanno poi solidarizzato con la Gelmini intonando
«Bandiera rossa» in una trasmissione a Radio2. Fuori dal coro della maggioranza
il deputato Pdl Benedetto della Vedova. In Italia, ha dichiarato,
«l'insegnamento della religione è subappaltato alle autorità ecclesiastiche». A
difendere la sentenza del Tar, nel centrosinistra, esponenti Pd come Vincenzo
Vita («è da Stato laico») e il leader radicale Marco Pannella («ineccepibile»)
e Antonio Di Pietro che «da cattolico condivide il Tar». Plausi anche dall'ex
garante Stefano Rodotà e da Beppino Englaro, padre di Eluana. D'accordo con la
sentenza anche le Comunità ebraiche italiane. Il presidente Renzo Gattegna
chiede che la «sentenza sia accettata con serenità e non sia impugnata ». Bruno
Bartoloni © RIPRODUZIONE RISERVATA
(
da "Corriere della Sera"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera sezione: Primo Piano data: 13/08/2009 - pag: 5 Pdl Maurizio Lupi
«L'ho insegnata anche io Fondamentale» ROMA Il ministro Gelmini fa ricorso.
«Ottima scelta». Il Tar del Lazio ha sbagliato? «Quella sugli insegnanti di
religione è una sentenza pericolosa, che nasconde una forte discriminazione»,
ribatte convinto Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera. In che modo?
«Vi si riafferma che la religione non contribuisce alla formazione dell'alunno.
E che lo studente, magari frequentando un corso di volontariato, può acquisire
crediti scolastici, se invece studia religione no». Ma guardi che la sentenza
dice il contrario: non è giusto che chi sceglie quella lezione sia
avvantaggiato rispetto a chi la scarta. «Mi sembra che
alcuni tribunali vogliano sostituirsi a Parlamento e Istituzioni, in nome di un
laicismo esasperato. Ma
veda, qui non stiamo combattendo una guerra di religione. Lo Stato e la Chiesa hanno regolamentato
l'insegnamento della materia nelle scuole. Gli studenti la scelgono liberamente
perché riconoscono che è parte determinante del percorso educativo. E
come si può negare che la dottrina cattolica sia anche un elemento fondante
della tradizione del Paese?». Lei da ragazzo la seguiva l'ora di religione? «Io
sì. Ma le dirò: l'ho anche insegnata, per mantenermi gli studi alla Cattolica.
In una scuola di periferia a Milano, quindi so bene che vuol dire sentirsi un
professore meno considerato ». Gli alunni non le davano retta? «Al contrario,
era un corso frequentatissimo. Si parlava del senso religioso. E per la loro
formazione sono sicuro che è stato importante ». Giovanna Cavalli ©
RIPRODUZIONE RISERVATA Maurizio Lupi
(
da "Corriere della Sera"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera sezione: Primo Piano data: 13/08/2009 - pag: 6 Il rapporto Studio
dell'Osservatorio della Cei Solo un ragazzo su dieci sceglie altre materie In
15 anni aumento del 2,4% di chi rinuncia alla religione ROMA Nell'anno
scolastico 2007-2008 il 91,1 per cento degli studenti iscritti alle scuole
statali, dalla materna alle superiori, ha scelto di avvalersi dell'insegnamento
della religione cattolica. Il dato è ufficiale. Ha il timbro della Cei. È il
primo che salta agli occhi andando a frugare negli archivi dell'Osservatorio
socio-religioso del Triveneto, un centro studi che raccoglie da anni una
sterminata messe di dati per conto del Servizio nazionale per l'insegnamento
della religione cattolica della Cei. Lo dirige un professore universitario,
Alessandro Castegnaro, laurea in Sociologia a Trento, docente a contratto di
Politica sociale a Padova. Il sedicesimo rapporto è in corso di elaborazione.
C'è il numero 15, un censimento sulla materia opzionale che coinvolge, come gli
altri, l'87,3 per cento delle scuole statali, in cifre 6 milioni e 700 mila
studenti. Il numero di quanti chiedono di avvalersi - le famiglie dei ragazzi e
poi i ragazzi stessi - sta subendo nel tempo una leggera contrazione.
Un'erosione che però non si accorda con l'immagine di una fuga generalizzata
dall'aula. Differenze di atteggiamenti e qualche sorpresa emergono quanto più
si scende nel dettaglio dei territori. Partiamo dal dato nazionale, dal 91,1
per cento degli studenti che seguono l'insegnamento. La percentuale, abbastanza
costante nella fascia dell'obbligo (94,1 alla materna, 94,6 alle elementari,
92,7 alle medie) scende un po' alle superiori (84,5) perché la scelta di
avvalersi o meno dell'insegnamento non è più un'esclusiva dei genitori. Secondo
l'Osservatorio c'è stato complessivamente un calo di
2,4 punti, con un'incidenza più elevata alle superiori dove il calo è stato di 4,1 punti. Dal 2004 ad oggi la flessione dei
ragazzi che si avvalgono dell'insegnamento opzionale sembra aver rallentato il
suo cammino. La percentuale è passata dall'85,3 all'84,5. «Sono anni in cui la
pratica religiosa giovanile crolla dice Alessandro Castegnaro, a proposito dei
ragazzi delle superiori . Quello che dovrebbe colpire o che si dovrebbe cercare
di spiegare, a mio avviso, è l'alta percentuale di adesione piuttosto che la
non adesione». Alle elementari la flessione viene messa in relazione con la
presenza di bambini stranieri di altre religioni. Le percentuali cambiano man
mano che si scende lungo la penisola o viceversa. Oggi (1,7 per cento) come 15
anni fa (1,3 per cento) un ragazzo del meridione che non si avvale
dell'insegnamento della religione cattolica continua ad essere un'eccezione. Al
Nord invece si concentra il maggior numero di non adesioni: 14,5 per cento (10
per cento 15 anni fa). Al Centro si arriva al 9,7 per cento (6,6 per cento 15
anni fa). La regione dove nell'ora di religione cattolica le classi sono meno
affollate non si trova al Nord ma al Centro: è la Toscana 17,8 per cento.
Seguono Piemonte (16 per cento), Emilia (15,9), Lombardia (15,3). La regione
con le classi più affollate invece è la Campania (qui solo l'1,3 per cento non si
avvale), seguita da Basilicata (1,4), Puglia (1,5), Calabria (1,7). I più alti
picchi di non adesione (18,2 per cento) si registrano nelle grandi diocesi
metropolitane del Nord (Milano, Torino, Genova, Trieste, Venezia, Bologna). I
docenti di ruolo (dati Miur 2009) sono 14 mila 123. Si tratta per la maggior
parte di insegnanti laici. Quindici anni fa i religiosi e le religiose
rappresentavano il 36,6 per cento del totale. Oggi i docenti di religione non
laici sono il 14,1 per cento, in larghissima parte sacerdoti (11,9 per cento).
I religiosi diminuiscono dell'1 per cento circa l'anno per via della crisi
delle vocazioni. L'insegnamento della religione cattolica è
diventato una professione laica (85,9 per cento), con un 57 per cento di
docenti donne contro un 28,9 per cento di insegnanti di sesso maschile. Giulio
Benedetti © RIPRODUZIONE RISERVATA 14.123 I docenti che insegnano religione
nelle scuole elementari e medie 85,9% I professori laici Solo una piccola parte
di insegnanti di religione sono sacerdoti o suore 57% Le professoresse
Le cattedre di religione sono in larga maggioranza occupate da donne
(
da "Messaggero, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Giovedì 13
Agosto 2009 Chiudi di GIOVANNI SABBATUCCI Nel linguaggio giuridico, un
concordato è semplicemente un accordo formale fra due parti, pubbliche o
private. In senso più specifico, si parla di concordato in riferimento a
un'intesa in cui la Chiesa
pattuisce con lo Stato concessioni, privilegi e limiti reciproci. Nel corso
della sua lunga storia, la
Chiesa di Roma ha stipulato molti concordati, da quello di
Worms del 1122, che pose fine alla lotta per le investiture, a quello fra
Napoleone e Pio VII del 1801, fino a quello del 1933 fra Santa Sede e Terzo
Reich. Ma per gli italiani il Concordato per antonomasia è quello che
costituiva la seconda, e più delicata, parte dei Patti Lateranensi dell'11
febbraio 1929 (la prima, il Trattato, definiva invece, a livello
internazionale, i rapporti fra il Regno d'Italia e lo Stato della Città del
Vaticano). I patti, com'è noto, furono recepiti nell'articolo VII della
Costituzione e poi revisionati di comune accordo nel 1984, con la firma
dell'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi. Molti punti del Concordato
del '29 - e anche della sua versione emendata di 55 anni
dopo - sono stati criticati dai laici intransigenti, che in realtà hanno sempre
rifiutato l'idea stessa di un concordato (ritenendo i principi dello Stato di
diritto sufficienti a garantire agibilità e operatività alla Chiesa cattolica,
come a qualsiasi altra confessione). Fra i punti più discussi, quello
relativo all'insegnamento della religione nelle scuole. Il Concordato del '29
lo voleva obbligatorio, salvo possibilità di esenzione su richiesta
(conformandosi peraltro a una tradizione già presente nell'Italia liberale,
dalla legge Casati del 1859 alla riforma Gentile del 1923). Il testo dell'84 la
trasformava in facoltativa, imponendo alle scuole di predisporre attività
alternative. Ma il mutamento era più di forma che di sostanza, restando fermo
l'inserimento nel corpo docente della scuola pubblica degli insegnanti di
religione, abilitati a partecipare alla formulazione dei giudizi sui singoli
allievi. La recente sentenza del Tar del Lazio rimette in forse questa
posizione, contestando nella sostanza una parte importante dell'impianto
concordatario. Facile prevedere che il dibattito andrà oltre il problema
dell'"ora di religione".
(
da "Messaggero, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Giovedì 13
Agosto 2009 Chiudi di MARIO STANGANELLI ROMA - L'anatema dei vescovi italiani
si abbatte sul Tar del Lazio colpevole di aver escluso gli insegnanti di
religione dagli scrutini e negato il concorso ai crediti scolastici della loro
materia. Una sentenza «vergognosa, pretestuosa, povera di motivazioni, che
danneggia la laicità dello Stato», tuona di prima mattina monsignor Diego
Coletti, presidente della commissione episcopale per l'educazione cattolica e
la scuola, che dai microfoni di Radio Vaticana parla di «caduta nel più bieco e
negativo risvolto dell'illuminismo che vuole la cancellazione di tutte le
identità». Per Coletti dietro le «pretestuose motivazioni» del Tar c'è «un
atteggiamento pregiudiziale che rischia di incrementare il sospetto e la diffidenza
verso la magistratura che è già fin troppo alto e che invece va in tutti i modi
contrastato e ridotto». Segue la richiesta rivolta al
ministero dell'Istruzione di fare ricorso contro la sentenza, richiesta che
verrà esaudita a breve giro di posta dal ministro Maristella Gelmini. Vasto e
quasi unanime il consenso alle tesi vaticane nella maggioranza, mentre sono
poche e sporadiche le voci a favore della sentenza che si levano
dall'opposizione. Evidente l'imbarazzo del Pd che ha nelle sue file l'autore dell'ordinanza
annullata dal Tar, l'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni. Rimasti
piuttosto isolati - con l'eccezione del loro ex collega Di Pietro e
dell'alfiere della laicità nazionale Pannella - i giudici devono badare a
difendersi da soli. Lo fa il presidente dell'Anm Luca Palamara che si dice
particolarmente colpito dalle critiche di monsignor Coletti «che suonano solo
come affermazioni generiche nei confronti di tutta la magistratura, e questa è
una cosa che sentiamo molto». «Gratuite e pericolose» appaiono le stesse
critiche all'Associazione dei magistrati amministrativi che, sulla la sentenza
del Tar, parla di «semplice applicazione delle leggi dello Stato e, prima tra
esse, della Costituzione». A plaudire alla sentenza sono invece evangelici ed
ebrei. Il pastore Domenico Maselli si rifà al «principio di laicità dello Stato
previsto dalla Costituzione», mentre la Comunità ebraica parla di «sentenza ineccepibile
che deve essere accettata con serenità da tutti e che non deve creare nessun
tipo di contrapposizione. Quando è ristabilita la piena osservanza dei principi
costituzionali - osserva il presidente dell'Ucei Renzo Gattegna - non ci sono
né vincitori né vinti». Ragionamento, questo, che sembra convincere poco gran
parte della maggioranza. Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri,
accusa: «Sentenza discriminatoria che ci pone di fronte a una deriva
anticattolica che non ha precedenti nella storia del nostro Paese». Il
capogruppo della Lega alla Camera, Cota, loda il ricorso della Gelmini al
Consiglio di Stato «in difesa di valori che fanno parte della nostra identità
culturale», mentre il suo collega Borghezio fa appello alla «Padania Cristiana»
perché si prepari a una «obiezione fiscale contro questa misura totalitaria
dello Stato centralista-laicista». E di «pregiudizio ideologico contro
l'insegnamento della religione cattolica dietro le debolissime motivazioni del
Tar» parla anche il segretario Udc Lorenzo Cesa. Isolati accenti in
controtendenza da parte di qualche laico di maggioranza come il senatore di
religione valdese Lucio Malan e del deputato Giancarlo Lehener, bilanciano voci
del centrosinistra critiche contro il Tar come quelle dei pd Maria Pia
Garavaglia e Giorgio Merlo. Tra i non molti paladini dei giudici amministrativi
di Roma l'ex ministro dell'Istruzione Luigi Berlinguer, Beppino Englaro,
Antonio Di Pietro e Marco Pannella. L'ex pm dice, «da
cattolico rispettoso della Chiesa, non posso che condividere la decisione del
Tar, in quanto in uno Stato Laico tutti i cittadini, cattolici e non cattolici hanno gli stessi diritti». «Sentenza ineccepibile», anche per il
leader radicale, il quale osserva che, «pur essendo nelle facoltà della Gelmini
il ricorso al Consiglio di Stato, questo è anche l'ammissione del
carattere confessionale dell'azione di questo governo».
(
da "Messaggero, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Giovedì
13 Agosto 2009 Chiudi di MARIO AJELLO ROMA - Due guerre a settimana,
continuamente, ormai: guelfi contro ghibellini. E' appena dell'altro giorno lo
scontro sulla pillola abortiva, con Gianfranco Fini che ha sostenuto
l'incongruità di un dibattito in Parlamento su questa materia, scatenando la
ribellione dell'intero Pdl, e ora ci risiamo. Su un altro fronte e con, più o
meno, gli stessi protagonisti: guelfi e ghibellini. Appena i secondi mettono il
naso fuori dalla loro riserva indiana e battono un colpo - dimostrando di
esistere ancora sia pure in misura minoritaria e residuale - vengono subissati,
in questo caso sull'ora di religione, dalla strabordante reazione cattolica.
Che sente di avere in poppa il vento della neo-modernita nutrita del
"ritorno dei Valori". «Biechi illuministi!», è il grido dei guelfi
contro le sguarnite truppe avversarie. Oppure: «Va fermata la deriva
anti-cattolica, relativista e nichilista!». O ancora: «No alla furia del laicismo!». Una battaglia impari? Osserva uno dei più
apprezzati costituzionalisti italiani, Michele Ainis, il cui ultimo libro
s'intitola - significativamente - «Chiesa padrona» (Rizzoli): «Il Vaticano, nei
confronti della Repubblica italiana, non sta certo con le mani in mano. Le usa
entrambe: una mano aperta, a palma larga, per chiedere quattrini; l'altra mano
svolazzante, per suonare ceffoni alla politica». Che se li fa dare. Dall'esame
delle forze in campo, in questa battaglia sulla sentenza relativa ai prof. di
religione, emerge chiaramente la super-potenza dei guelfi e la super-debolezza
dei ghibellini. Ai quali viene a mancare, soprattutto, il supporto del Pd da
sempre diviso sulle materie di fede - al Family Day c'era mezzo partito e
l'altro taceva, sui Pacs parlava a favore un quarto di partito e gli altri tre
quarti tacevano per paura o aderivano alle posizioni vaticane - e che ieri nel
diluvio di dichiarazioni alle agenzie brillava per assenza. Se si escludono le
prese di posizioni della teo-dem Binetti, ovviamente anti-Tar, della cattolica
Garavaglia, naturalmente al fianco della Cei, dell'anziano Luigi Berlinguer,
che cerca invece di dire qualcosa di sinistra, così come Vincenzo Vita. Ma i
due non sono Franceschini nè Bersani nè Marino - i candidati alle primarie per
la segreteria - e l'ultimo dei tre, il chirurgo che basa la
sua candidatura su libertà e laicità, ieri stava all'estero e comunque è pronto
a prendere la palla al balzo contro i clericali. Anche se ripete spesso:
«Quante volte le gerarchie ecclesiastiche mi hanno detto cose molto più
coraggiose di quelle che vanno dicendo certi ex Dc». Ovvero, tanti suoi
compagni di partito democrat. E qui siamo, di nuovo, al tema della debolezza
dei guelfi e della forza dei ghibellini. I quali quando dicono la loro, come ha
fatto ieri Di Pietro, trovano nel proprio partito - e si calcoli che quello
dell'ex pm è un partito monocratico in cui vale solo la voce del Capo, su tutti
i temi ma evidentemente non su quello religioso - subito una fronda clerical
che viene allo scoperto: e nel caso in questione è rappresentata dal
parlamentare Pedica, ex democristiano tendenza Folloni (per chi ancora se lo
ricorda). Sul fronte opposto, è plateale la solitudine ghibellina di Fini: dal
referendum sulla procreazione assistita al tema di quella che i cattolici chiamano la "kill pill", la pastiglia
"omicida" dell'aborto. E se un paladino del presidente della Camera
come il siciliano Granata lo segue anche su queste istanze, perfino un suo
sodale di ferro come il ministro Ronchi è in queste materie su una linea
organica al guelfismo del Pdl e dell'intero governo. Ieri, mentre il versante
laico della politica balbettava o batteva in ritirata, a parte l'indefesso
manipolo dei radicali o Beppino Englaro o qualche eretico del centro-destra come
Della Vedova o Malan, a contrastare la
Cei e l'esercito dei guelfi in tutte le sue tante formazioni
- compreso il sindacato dei docenti cattolici e i
giuristi cattolici - c'era soltanto l'Anm. Se i
magistrati svolgono un ruolo di supplenza della politica anche in materia di
religione, verrebbe da dire: non c'è più religione!
(
da "Messaggero, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Giovedì
13 Agosto 2009 Chiudi La sentenza del Tar del Lazio (n.78076 del 17 luglio
2009) nasce da oltre venti ricorsi presentati tra l'altro da numerosi rappresentanti
di confessioni religiose (cristiane avventiste, cristiana evangelica battista,
tavola valdese, chiese pentecostali, chiesa evangelica luterana), e da molte
associazioni laiche. Il Tar ha annullato le ordinanze ministeriali in sintesi
rilevando «certamente una violazione del principio del pluralismo ideologico e
religioso dell'ordinamento». E dicendo che «attribuire un credito formativo ad
una scelta di carattere religioso degli studenti o dei loro genitori, quale
quella di avvalersi dell'insegnamento della religione
cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di
discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la
possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle
proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione
in Etica Morale Pubblica (come del resto avviene in Germania)».
(
da "Messaggero, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Giovedì
13 Agosto 2009 Chiudi di ANNA MARIA SERSALE ROMA - Il voto di religione non
permetterà di ottenere crediti aggiuntivi e ai candidati alla maturità non farà
avere un giudizio migliore. Il Tar del Lazio ha dato ragione alle altre chiese
(Evangeliche, Luterana, Valdese), all'Unione delle Comunità ebraiche e alle 24
associazioni laiche che avevano presentato ricorso contro l'ordinanza firmata
nel 2007 dall'allora ministro Giuseppe Fioroni. Con la decisione del Tar gli
scrutini si faranno senza i prof di religione, ma l'estromissione riaccende lo
scontro tra laici e cattolici e riapre il dibattito
sul valore dell'insegnamento cattolico. Ministro Gelmini, si opporrà alla
sentenza? «Certo, farò ricorso al Consiglio di Stato, ho già dato disposizioni
al riguardo. Devo dire che il pronunciamento del Tar è davvero incomprensibile,
bizzarro, non condivisibile, né sul piano ideale nè su quello culturale o
tecnico. In Italia vi è piena libertà di scegliere se frequentare o meno
l'insegnamento della religione. Non si comprende perchè qualcuno voglia
limitare questa libertà. L'ordinanza del Tribunale amministrativo, infatti,
determina un ingiusto danno nei confronti di chi sceglie liberamente di seguire
il corso». Il Tar parla di discriminazione: non ci sono crediti per chi
professa altre fedi. In che modo difenderà l'ora di religione? «La nostra
società è intrisa di cristianesimo, un valore, un patrimonio che la scuola, pur
nel rispetto delle altre religioni, deve difendere. La
religione cattolica esprime un patrimonio di storia, di valori e di tradizioni
talmente importante che la sua unicità deve essere riconosciuta e tutelata. I
principi cattolici, che sono
patrimonio di tutti, vanno difesi da certe forme di laicità intollerante.
Sono fiduciosa che, come è accaduto in passato, il Consiglio di Stato ribalterà
la sentenza, riconoscendo le nostre ragioni e ripristinando l'ordinamento in
vigore». Però i giudici sostengono che un insegnamento di carattere etico non
può essere oggetto di valutazione... «Credo che i giudici non abbiano capito
quale fosse il ruolo del voto di religione: non incide in modo diretto sul
credito scolastico, quindi sul profitto, ma contribuisce al credito formativo,
quindi contribuisce a tracciare il giudizio complessivo dell'alunno, in poche
parole il suo profilo. Quindi è sbagliato sostenere che chi non sceglie
l'insegnamento della religione cattolica riceva uno svantaggio. L'insegnamento
della religione cattolica, ripeto, non costituisce un credito scolastico, ma
formativo». Come l'hanno presa i professori di religione? «Male, non sono
insegnanti di serie B, la loro dignità va riaffermata. Ma su questo stiamo
lavorando, anche loro, come gli altri, dal prossimo anno faranno corsi di
aggiornamento».
(
da "Messaggero, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Giovedì
13 Agosto 2009 Chiudi ROMA - Dietro la sentenza del Tar c'è chi vede un
«ulteriore passo» verso «la laicità ideologizzata». In realtà il divieto agli insegnanti
di religione di partecipare agli scrutini riporta a galla un problema mai
risolto: laici e cattolici sull'ora di religione non
si sono mai messi d'accordo. Lo scontro, ad eccezione di qualche periodo in
apparenza tranquillo, non si i mai interrotto. A ciò si aggiunge il fatto che
le altre confessioni ora contestano con più decisione la posizione
"dominante" della religione cattolica nella scuola. Ma negli istituti
che cosa accade? Quanti si avvalgono dell'insegnamento cattolico? Inoltre, i
contenuti della "materia" sono confessionali o hanno carattere
storico? Il primo dato da cui partire è il livello di partecipazione: in Italia
sono 91 su 100 gli studenti che frequentano l'ora di religione a scuola. Tra
questi la percentuale più bassa è quella degli studenti degli istituti tecnici
(82.9%), mentre nei licei sono l'88% degli studenti. Dunque, la percentuale di
studenti che frequentano l'ora di religione è altissima: si va dal 94,6% delle
elementari all'84,6% delle superiori. Sono meno al Nord, mentre praticamente
tutti la scelgono al Sud (il 98,3%). Le cifre sono contenute nell'ultima
indagine della Conferenza episcopale italiana e si riferiscono all'anno
scolastico 2007/2008. Ora si teme la fuga dei ragazzi, ma la Conferenza episcopale è
pronta a difendere il «valore delle radici cristiane». Il problema della
disaffezione tuttavia ha già colto le grandi città, a Milano, Torino, Roma,
Bologna, Napoli e Palermo gli alunni delle superiori spesso disertano
l'insegnamento dell'Irc. Si calcola che la "fuga" riguardi circa
300mila giovani, «favoriti dalla collocazione oraria della materia, a inizio o
fine mattinata». Soprattutto nel Nord Italia gli studenti delle grandi città
preferiscono le «attività alternative» anche se le proposte non sono un granché:
si va dalla danza caraibica ai corsi di cucina, ad altre amenità del genere. Ma
torniamo ai numeri: dalle ultime statistiche si sa che nelle grandi città il
25,7% (il dato è del Nord) non opta per la religione. Il fenomeno emerso un
paio d'anni fa allarmò Alberto Giannino, presidente dell'Associazione docenti cattolici, che scrisse una lettera agli studenti. E in
cattedra? Sempre meno preti. Tra gli insegnanti, in totale 25.694, i non
religiosi sono in aumento: hanno raggiunto quota 85% (la maggioranza è di donne).
In appena sei anni la presenza di sacerdoti e suore nelle aule di scuola
secondaria di primo e secondo grado si è ridotta di un quarto. E per i prossimi
anni la previsione è di un ulteriore calo. Nel 2000-2001 un insegnante di
religione su cinque era rappresentante diretto della chiesa cattolica. Nel
2006-2007 la percentuale è scesa al minimo storico: il 14,7%. Colpa delle
scarse vocazioni. La chiesa non riesce ad affidare ai propri ministri
l'insegnamento della religione cattolica, così il posto lasciato libero è stato rimpiazzato da insegnanti laici, nominati direttamente
dalle Curie vescovili o reclutati con concorso e comunque sottoposti al placet
della chiesa. Chi insegna religione, comunque, ha sostenuto un esame di Stato,
è entrato in ruolo, ha titoli abilitanti, competenze e preparazione. La scuola
italiana prevede due ore di religione per le materne ed elementari e una per le
medie e le superiori. Insegnamento confessionale? «Macché, non c'è niente del
genere - afferma Franco Gemelli, collaboratore della Diocesi di Roma ed ex
presidente nazionale dell'Agesc, l'Associazione dei genitori delle scuole
cattoliche - Gli insegnanti non fanno catechismo, non fanno insegnamento
confessionale, chi crede questo sbaglia. In classe si parla anche delle altre
religioni, anzi, molti fanno storia delle religioni». Con i grandi forse sì, ma
con i piccoli? la tentazione di fare catechismo è forte. «Non creda, l'ora di
religione anche con i bambini delle elementari è molto articolata - sostiene
Karicla Bindi, direttrice didattica di lungo corso alla Belli di Roma, ora in
pensione - Si parla di pace, solidarietà, amicizia, insomma dei valori che
possono essere di tutti, sia laici che cattolici. E poi vengono coinvolte
direttamente le famiglie, loro sanno quello che facciamo». Maria Pia Lucentini,
una mamma cattolica, segretaria nazionale del Movimento studenti cattolici, è convinta che quella del Tar
è un'offensiva contro cui schierare tutti i cattolici per «non perdere le comuni radici cristiane». Di altro
tono l'opinione degli insegnanti delle superiori. Gigliola Corduas, presidente
nazionale della Federazione nazionale, Fnism, parte dalla «scelta degli
insegnanti da parte della Curia» per dire che è «inaccettabile e anacronistico
che si pensi ad un voto in religione». Piuttosto per la Corduas le scuole statali
dovrebbero preoccuparsi di più di organizzare «reali e serie attività
alternative». A. Ser.
(
da "Messaggero, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Giovedì
13 Agosto 2009 Chiudi MARCO CONTIdal nostro inviato PORTO ROTONDO - Al terzo affondo
a distanza di pochi giorni del quotidiano cattolico "Avvenire",
Silvio Berlusconi ha risposto ieri mattina con un'alzata di spalle.
Quell'invito ad uno «stile di vita più sobrio» e quell'accusa di aver creato
«disagio» a seguito delle note vicende che hanno riguardato la sua vita
privata, non è piaciuto anche se le critiche del direttore del quotidiano non
sembrano impensierire più di tanto il presidente del Consiglio che in questo
momento ha come sua unica preoccupazione la difesa dei suoi ospiti dai
teleobiettivi dei "paparazzi". Il nuovo affondo del quotidiano dei
vescovi non poteva far piacere specie ora che il Cavaliere, come suggeritogli a
suo tempo da autorevoli prelati, ha deciso di fare il nonno trascorrendo le sue
giornate in compagnia del nipotino Alessandro, primogenito della figlia
Barbara. Parlare quindi, come scriveva ieri il direttore di
"Avvenire" Dino Boffo, di «disagio», «mortificazione» e «sofferenza
che una tracotante messa in mora di uno stile sobrio» ha causato alla Chiesa
cattolica, è per il presidente del Consiglio eccessivo perchè, come ha ripetuto
anche ieri, «non ho nulla di cui vergognarmi». Il fuoco di sbarramento di
"Avvenire", che continua a sollecitare il premier ad un gesto di
contrizione se non di scuse, potrebbe però servire - secondo alcuni autorevoli
esponente della Pdl - a marcare una volontà di distacco di parte della Curia
più restia a concedere al premier quell'incontro ravvicinato con il Pontefice
al quale il sottosegretario Letta lavora da tempo. Infatti, fallita ad inizio
luglio l'occasione di accompagnare il presidente americano Obama in Vaticano in
occasione del vertice del G8, ora il presidente del Consiglio starebbe tentando
la "strada viterbese" per spuntare il faccia a faccia, con tanto di
telecamere e reporter, con il Papa il 6 settembre in occasione del trasporto
della Macchina di Santa Rosa. Si tratterebbe di un incontro ai piedi della
scalinata dei palazzo dei Papi, che però assumerebbe il senso di una sorta di
assoluzione. Proprio perchè il Cavaliere, da buon allievo di scuola salesiana,
ricorda come il giudizio degli uomini sia ben diverso da quello divino, gli
argomenti per assolversi da solo anche quelle che considera «piccole
leggerezze», non mancano nei suoi ragionamenti. Sulla bilancia del suo ruolo
pubblico che secondo il Cavaliere la
Chiesa non può negare, ci sono tutta una serie di attenzioni
e atti che hanno caratterizzato l'azione dell'esecutivo anche in questa
legislatura. Ultima la reazione immediata del ministro dell'Istruzione Gelmini
alla sentenza del Tar sull'insegnamento della religione cattolica. Atti e
dimostrazione di vicinanza che permettono ad un cattolico e Dc-doc come il
ministro Gianfranco Rotondi, di esprimere una «fedeltà fuori discussione». Dal
caso Englaro sino alle coppie di fatto, ai fondi per le scuole non-statali e
alla pillola RU486, la linea dell'attuale governo ha, secondo Berlusconi,
concesso ben poco spazio ai temi più prettamente laici, al
cattolicesimo "adulto" che a suo tempo rivendicò il suo predecessore
e alle stesse prese di posizioni molto "aperte" dell'attuale
presidente della Camera Gianfranco Fini. Fatto sta che lo
"scandalo-veline" qualche strascico Oltretevere lo ha lasciato se
nelle scorse settimane i più stretti colaboratori del premier hanno dovuto far
nuovamente ricorso ai buoni uffici del cardinal Camillo Ruini, con il
quale a palazzo Chigi si continua ad avere stretti rapporti.
(
da "Giornale.it, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
articolo
di giovedì 13 agosto 2009 I vescovi contro i giudici: «Una decisione
vergognosa» di Laura Cesaretti La
Cei attacca il Tar che ha escluso i professori di religione
dagli scrutini: «Una scelta figlia del più bieco illuminismo» ATTACCO L'Anm
contro la Cei per
le critiche alla sentenza I laici: via la fede dalle scuole Gasparri: «Deriva
anticattolica» RomaUna decisione «vergognosa», «pretestuosa», «povera di
motivazioni», ispirata al «più bieco illuminismo». La reazione delle gerarchie
cattoliche alla sentenza del Tar del Lazio sull'ora di religione, che esclude i
docenti della materia facoltativa dagli scrutini, è durissima. Un volume di
fuoco impressionante: in poche ore scendono in campo la Cei, la Radio Vaticana,
l'Avvenire, l'Osservatore romano. «Dietro quelle pretestuose motivazioni -
afferma monsignor Diego Coletti, presidente della Commissione episcopale per
l'educazione cattolica - c'è un pregiudizio, a partire dal quale si arriva a
sentenze che rischiano di incrementare il sospetto e la diffidenza verso la
magistratura, che è già fin troppo alto in Italia». Secondo il prelato, «la
laicità è danneggiata da questa sentenza perché per laicità si intende la
giusta neutralità di una comunità civile che però dovrebbe valorizzare tutte le
identità, ciascuna secondo il proprio peso e rilevanza culturale». Così invece,
accusa, «si cade nel più bieco e negativo risvolto dell'illuminismo che prevede
che la pace sociale sia garantita dalla cancellazione delle diversità e delle
identità». L'Avvenire intanto denuncia «il tentativo di emarginare
l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche», mentre per
l'Osservatore Romano «discrimina di fatto quei sei milioni di studenti che hanno
scelto la religione come materia scolastica». Monsignor Coletti, però,
smentisce che la Cei
abbia intenzione di opporsi alla sentenza nelle sedi previste: «Non credo che
tocchi alla Chiesa come tale fare ricorso, credo che lo stesso ministero della
Pubblica istruzione dovrà farlo, che siano questi gli organismi che devono
muoversi». Una previsione lungimirante, o quanto meno un'argomentazione
convincente visto che di lì a poco, dal ministero di Viale Trastevere, fanno
sapere che il ministro Gelmini ha deciso proprio di far ricorso al Consiglio di
Stato. Se le gerarchie cattoliche vanno all'attacco, tutte le altre confessioni
religiose (Tavola valdese, Chiese evangeliche e protestanti, Comunità ebraiche)
esprimono la propria soddisfazione per una sentenza che «onora il principio di
laicità» e che rappresenta una «corretta applicazione del dettato
costituzionale in merito all'uguaglianza tra tutti i cittadini, credenti vari o
non credenti». La moderatrice della Tavola Valdese, Maria Bonafede, ricorda che
«non è equa la possibilità di avere dei crediti formativi solo perché si
appartiene ad una determinata religione: questo va a vantaggio di alcuni, ma a
discapito di altri». La polemica politica intanto infuria. A destra Maurizio
Gasparri denuncia niente meno che una «deriva anticattolica» da fermare al più
presto; Gaetano Quagliariello paventa una «capitolazione dello Stato» se la
sentenza venisse accettata; per Maurizio Lupi si tratta di «una discriminazione
oggettiva». Ma sempre dal Pdl si levano anche voci diverse: Lucio Malan ricorda
che «sei confessioni religiose attendono da oltre dieci anni le intese previste
dalla Costituzione» e sottolinea: «Senza un pieno riconoscimento delle
prerogative delle minoranze religiose sarà difficile anche per la maggioranza
cattolica vedere tutelati quelli che percepisce come diritti». Benedetto Della
Vedova si dice stupito che la Cei
voglia «mischiare Dio e Cesare, la chiesa e lo stato».
Protesta l'Anm contro le «critiche generiche nei confronti di tutta la
magistratura»; i radicali plaudono alla sentenza, il Pd si
divide tra anima cattolica che attacca la sentenza e anima laica che la
approva. Netto Antonio Di Pietro: «Da cattolico non posso che condividere la
decisione del Tar: in uno Stato laico tutti i cittadini, cattolici e non cattolici, hanno uguali diritti. Non ci
può essere una discriminazione nel profitto scolastico su base religiosa».
© IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA
05524110961
(
da "Manifesto, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
SCANDALI
E PERDONI Papi vuole il papa. Avvenire lo critica: premier tracotante Micaela
Bongi Il ricorso contro la sentenza del Tar del Lazio sull'ora di religione
cattolica, annunciato da Maria Stella Gelmini, non sorprende. Del resto lo
aveva sollecitato pure il suo predecessore al ministero di viale Trastevere, il
Pd Beppe Fioroni, firmatario dell'ordinanza ritenuta dal giudice amministrativo
discriminatoria. Giudizio, quello del tribunale, che nello stesso Partito
democratico sono pochi a condividere, e tra questi pochi un altro ex titolare
del dicastero dell'istruzione, Luigi Berlinguer. E Vincenzo
Vita dice che la sentenza «è da stato laico». Dal canto suo, la ministra Gelmini più che a Fioroni
risponde con grande solerzia all'intimazione della Conferenza episcopale: non
spetta alla chiesa presentare ricorso al Consiglio di stato, dovrà muoversi il governo. Detto fatto. Del resto
proprio ieri il presidente del consiglio Silvio Berlusconi aveva già ricevuto
al risveglio una tirata d'orecchi dalla Cei, attraverso il quotidiano Avvenire.
Ancora una volta, però, in modo poco solenne, con la risposta a una lettera. A
un sacerdote che lamentava le «mille prudenze» e i «segnali debolucci» inviati
dalla chiesa sulle prodezze di Papi, il direttore Dino Boffo rispondeva: «La
gente ha capito il disagio, la mortificazione, la sofferenza che una tracotante
messa in mora di uno stile sobrio» ha causato alla Chiesa cattolica. Insomma,
il messaggio è stato chiaro e nessuno «dovrebbe
trovarsi a pensare che parliamo o tacciamo per interesse personale, per qualche
esplicita o inconfessabile partigianeria». Qualcuno lo ha in effetti pensato e
magari andrà all'inferno: l'interesse sarebbe quello di ottenere, in cambio
della prudenza e dei «segnali debolucci», una legge contro il testamento
biologico come lo stop alla pillola Ru486. Almeno sulla scuola il governo si
mostra subito pronto. Ma Silvio Berlusconi vuole dimostrare fino in fondo di
aver recuperato lo stile sobrio per mettere invece in mora la «tracotanza»
rimproveratagli anche da Boffo. E così il 6 settembre potrebbe anche accorrere
a Viterbo per accogliere, sulla scalinata del Palazzo dei papi (non di Papi)
Joseph Ratzinger davanti alla sede del primo conclave della storia della
chiesa. L'incontro è tenacemente sponsorizzato dal sindaco della città Giulio
Marini - in pressing sulla Segreteria di stato
vaticana - e per propiziarlo starebbe lavorando palazzo Chigi. Ma tra i tanti
che attaccano il Tar, qualcuno rema contro persino nel Pdl. Ad esempio
Giancarlo Lehner si permette di sostenere che lo scandalo non è la sentenza del
Tar che «lascia giustamente fuori dagli scrutini gli insegnanti di religione»,
quanto la corsia preferenziale concessa agli stessi insegnanti di religione
rispetto a tutti gli altri docenti precari vincitori di concorso. E il
capogruppo alla camera Fabrizio Cicchitto si spinge a sostenere che per evitare
le discriminazioni su cui è intervenuto il Tar si dovrebbe permettere agli
studenti che non scelgono l'insegnamento della religione «la possibilità
effettiva di un'ora sostitutiva». A mettere le cose in chiaro ci pensa il
gruppo del senato, con il presidente Maurizio Gasparri e il suo vice Gaetano
Quagliariello: «Siamo di fronte ad una deriva anticattolica che non ha
precedenti nella storia e nella tradizione del nostro paese e va fermata»,
parte per la crociata il primo. E Quagliariello si erge a baluardo contro la
«capitolazione dello stato». Non parla di quello
pontificio, ma di quello che dovrebbe essere laico.
(
da "Mattino, Il
(Nazionale)" del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
MARCO
CONTI Porto Rotondo. Al terzo affondo a distanza di pochi giorni del quotidiano
cattolico Avvenire, Silvio Berlusconi ha risposto ieri mattina con un'alzata di
spalle. Quell'invito ad uno «stile di vita più sobrio» e quell'accusa di aver
creato «disagio» a seguito delle note vicende che hanno riguardato la sua vita
privata, non è piaciuto anche se le critiche del direttore del quotidiano non
sembrano impensierire più di tanto il presidente del Consiglio che in questo
momento ha come sua unica preoccupazione la difesa dei suoi ospiti dai
teleobiettivi dei numerosi «paparazzi» dislocati in mare e sugli spuntoni delle
rocce che circondano i cinquanta ettari di parco della sua villa in costa
Smeralda. Il nuovo affondo del quotidiano dei vescovi non poteva far piacere
specie ora che il Cavaliere, come suggeritogli a suo tempo da autorevoli prelati,
ha deciso di fare il nonno trascorrendo le sue giornate in compagnia del
nipotino Alessandro, primogenito della figlia Barbara. Parlare quindi, come
scriveva ieri il direttore di Avvenire Dino Boffo, di «disagio»,
«mortificazione» e «sofferenza che una tracotante messa in mora di uno stile
sobrio» ha causato alla Chiesa cattolica, è per il presidente del Consiglio
eccessivo perché, come ha ripetuto anche ieri, «non ho nulla di cui
vergognarmi». Il fuoco di sbarramento di Avvenire, che continua a sollecitare
il premier ad un gesto di contrizione se non di scuse, potrebbe però servire -
secondo alcuni autorevoli esponente della Pdl - a marcare una volontà di
distacco di parte della Curia più restia a concedere al premier quell'incontro
ravvicinato con il Pontefice al quale il sottosegretario Letta lavora da tempo.
Infatti, fallita ad inizio luglio l'occasione di accompagnare il presidente
americano Obama in Vaticano in occasione del vertice del G8, ora il presidente
del Consiglio starebbe tentando la «strada viterbese» per spuntare il faccia a
faccia, con tanto di telecamere e reporter, con il Papa il 6 settembre in
occasione del trasporto della Macchina di Santa Rosa. Si tratterebbe di un
incontro ai piedi della scalinata dei palazzo dei Papi, che però assumerebbe il
senso di una sorta di assoluzione. Proprio perché il Cavaliere, da buon allievo
di scuola salesiana, ricorda come il giudizio degli uomini sia ben diverso da
quello divino, gli argomenti per assolversi da solo anche quelle che considera
«piccole leggerezze», non mancano nei suoi ragionamenti. Sulla bilancia del suo
ruolo pubblico che secondo il Cavaliere la Chiesa non può negare, ci sono tutta una serie di
attenzioni e atti che hanno caratterizzato l'azione dell'esecutivo anche in
questa legislatura. Ultima la reazione immediata del ministro dell'Istruzione
Gelmini alla sentenza del Tar sull'insegnamento della religione cattolica. Atti
e dimostrazione di vicinanza che permettono ad un cattolico e democristiano doc
come il ministro Gianfranco Rotondi di esprimere una «fedeltà fuori
discussione». Dal caso Englaro sino alle coppie di fatto, ai fondi per le
scuole non-statali e alla pillola RU486, la linea dell'attuale governo ha,
secondo Berlusconi, concesso ben poco spazio ai temi più prettamente laici, al cattolicesimo «adulto» che a suo tempo rivendicò il suo
predecessore e alle stesse prese di posizioni molto «aperte» dell'attuale
presidente della Camera Gianfranco Fini. Fatto sta che lo «scandalo-veline»
qualche strascico Oltretevere lo ha lasciato se nelle scorse settimane i più
stretti colaboratori del premier hanno dovuto far nuovamente ricorso ai buoni
uffici del cardinal Camillo Ruini, con il quale a palazzo Chigi si
continua ad avere stretti rapporti.
(
da "Foglio, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: Laicita'
13
agosto 2009 Il rischio diseducativo è altrove Per la chiesa la sfida culturale
vale più d'una figura anacronistica “Educare si deve, ma si può?”, si chiedeva
in modo provocatorio Giuseppe Angelini in un saggio di qualche anno fa che
diagnosticava l’emergere di una vera e propria
crisi culturale. La risposta non è affatto scontata e l’ultimo pronunciamento del Tar del Lazio sull’ora di
religione, a parte le prevedibili reazioni difensive del mondo
cattolico e dei suoi volonterosi alleati, può essere l’occasione per ripensare in termini più ambiziosi una figura
forse ancronistica come quella dell’insegnante di cattolicesimo. “La vicenda in
sé è abbastanza marginale – dice il teologo milanese – Certo segnala l’eccesso di suscettibilità cattolica e laica su questi temi
che rende impossibile un confronto ragionevole. Qualche dubbio suscita la
competenza di questi tribunali che non sembrano di natura amministrativa ma
ideologica”. Corazzano la laicità. “La complicata storia italiana impedisce un’elaborazione più pacata dei rapporti tra religione e
società, e dunque tra religione e scuola. L’idea che l’insegnamento
confessionale della religione sia un vulnus della laicità dell’insegnamento
contiene
un’idea della laicità che è tutta da valutare.
L’insegnamento scolastico, specie nelle medie superiori, evita puntigliosamente
ogni riferimento alle questioni di senso. Si è rilevato come il docente di
religione diventa spesso un punto di riferimento per le questioni esistenziali degli
alunni perché questa laicità impedisce a un insegnante di italiano o di storia
di occuparsi non dico di temi religiosi o morali ma del significato stesso
della propria materia. Oggi la scuola non affronta questi problemi di fondo”.
Sarebbe prezioso un rilancio da parte dei cattolici,
senza accontentarsi di fragili rendite di posizione nel contesto multiculturale
e multiconfessionale. Il progetto culturale di Ruini, di cui Angelini è
consigliere stimato, va in questa direzione. “In effetti – dice Angelini –
individua l’orizzonte, cioè la transizione antropologico-culturale
che riduce i codici della convivenza al formalismo, al politicamente corretto,
al vuoto dei significati elementari del vivere. La cultura pubblica, premuta
dagli interessi commerciali, va nella direzione di accentuare la condanna della
coscienza personale alla clandestinità, all’incomunicabilità.
Già oggi un genitore sui problemi che più lo angustiano, e cioè quelli
educativi, non ha possibilità di confronto perché manca la lingua; se parlasse
trasgredirebbe il codice della privacy”. La conferenza episcopale italiana ha fatto
dell’educazione il leitmotiv del prossimo decennio. “E’
la prima volta che il tema, grazie soprattutto alla spinta di Ruini, viene
posto al centro di una riflessione corale della chiesa italiana, troppo spesso era
declinato solo nei termini di uno scambio politico”. La questione, invece, è
anzitutto antropologica. “Il paradigma della pedagogia moderna è il rapporto
insegnante-allievo, non genitore-figlio. Il discorso pubblico sull’educazione si faceva a margine della scuola. Oggi che la
famiglia è in crisi in ordine alla tradizione culturale di generazione in
generazione si deve sottolineare che in prima battuta l’educazione si produce nel rapporto genitori-figli, e si
produce prima che sia consapevole. La madre prima educa, poi capisce che lo sta
facendo”. La scuola, oggi, è fin troppo consapevole della propria missione
educativa ma di fatto non sempre educa. “A livello di principio – replica
Angelini – bisogna ricordare che la scuola è fatta per insegnare più che
educare. Una volta si diceva che la scuola serve a imparare a leggere, scrivere
e far di conto. Non vivere”. Forse per questo il recinto dell’ora di religione è un po’ piccolo, per dei credenti che
vogliano fare cultura in un’Europa che ha poca voglia di vivere. © 2009 - FOGLIO
QUOTIDIANO di Marco Burini
(
da "Stampa, La"
del 14-08-2009)
Argomenti: Laicita'
ARONA. INCONTRI PER DEFINIRE I COSTI "Illuminiamo ancora il castello
di Angera" Il Comune pronto ad intavolare trattative anche con la Lombardia [FIRMA]FRANCO
FILIPETTO ARONA Illuminare il castello di Angera e la Rocca di Arona rientra nei
programmi alla ripresa dell'attività politica. Al maniero di Angera sei
anni fa si è guastato l'impianto esistente: alla sera la proprietà dei Borromeo
è invisibile dalla sponda piemontese del lago. Se ne era occupata già
l'amministrazione in carica a quel tempo, la giunta di Mario Velati. Luca
Caramella, allora vicesindaco, ricorda alcuni passaggi: «Avevo scritto una
lettera ai Borromeo in cui sottolineavo che il Castello di Angera e il
Sancarlone costituivano l'immagine di Arona. La sua illuminazione notturna
sarebbe stata indispensabile. Il Conte Borromeo rispose che l'opera non
rientrava tra le priorità della famiglia. Il sindaco di Angera dimostrò scarso
interesse. Avevamo messo a bilancio 20 mila euro per finanziare il ripristino
dell' impianto. Alla ripresa dell'attività politica presenterò un'interpellanza
in Regione». Il sindaco di Arona, Antonio Catapano, ne ha parlato recentemente
con il collega di Angera, Vittorio Ponti: «Sto interessando, proprio per
raggiungere questo scopo, anche la Regione Piemonte. Ho proposto di illuminare anche
lo sperone di roccia della nostra Rocca, ove sorgeva il castello dei Borromeo,
in modo che sia visibile dalla sponda lombarda e dal lago. Per Arona è senza
dubbio una grossa opportunità ritornare a vedere quel castello che fa parte del
nostro scenario». L'assessore al Turismo della Regione Piemonte, Giuliana
Manica, è favorevole: «E' un progetto che possiamo esaminare alla ripresa
dell'attività politica di settembre con le amministrazioni provinciali di
Novara e Varese, con la
Regione Lombardia, con i comuni interessati e con enti ed
associazioni che si occupano di turismo». Il collega della Provincia di Novara
Luca Bona ha già messo questo obiettivo nell'agenda degli incontri con il
presidente della Provincia di Varese Dario Galli: «In occasione dei colloqui
sull'Insubria, proporrò di istituire un tavolo tecnico per illuminare di nuovo
il castello di Angera. L'ombra cupa dalla sponda lombarda non rende onore alla
bellezza del castello dei Borromeo».
(
da "Stampa, La"
del 14-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Un po'
di turismo col Superenalotto Pare che dalla Germania sia iniziata una vera e
propria migrazione verso l'Italia per giocare al Superenalotto. Siccome i
tedeschi sanno organizzarsi come si deve, sono arrivati a fare veri e propri
charter per portare gli scommettitori in Italia. Una autentica coincidenza che
questo accada nel periodo delle ferie estive, tale da far pensare che l'enorme
jackpot sia usato come attrattiva per risollevare l'industria del turismo che
negli ultimi anni sta patendo la concorrenza delle altre nazioni che si
affacciano sul Mediterraneo e sul Mar Rosso. Suggerirei di dare uno sguardo a
quante tonnellate di petrolio vengono bruciate inutilmente perché non vi è la
libera circolazione delle scommesse in Europa. Ogni feudo ha la sua lotteria e
l'unico modo di parteciparvi che hanno gli abitanti del feudo confinante è di
andare fisicamente a fare le giocate dove queste sono possibili. FRIEDRICH
ZUTATEN, DÜSSELDORF Noi emigranti con le carte in regola Leggo i vari commenti
sul problema dell'integrazione degli immigrati in Italia e devo ancora una
volta apprezzare la grande sensibilità del nostro presidente Napolitano in
proposito. Ma, a parte le solite esternazioni strumentali della sinistra, non
ho apprezzato le argomentazioni del presidente Fini, quando afferma che gli
italiani sono stati emigranti, che tra questi c'erano tanti piemontesi, lombardi
e veneti, e per questo dobbiamo rispettare i lavoratori, anche quelli senza
documenti. Vorrei ricordare al presidente Fini che in Belgio tutte le vittime
non erano clandestine, come dimostra l'anagrafe di Marcinelle. Se non è vero
che tutti i clandestini sono delinquenti, è giusto dire, come afferma Bossi,
che noi emigravamo per andare a lavorare e con le carte in regola. MICHELE
FERRERO La Repubblica laica e
l'ora di religione Trovo assurdo e scandaloso che un ministro della Repubblica,
cioè ministro di tutti gli italiani, cattolici e no, abbia preso posizione contro la sacrosanta e giusta
sentenza del Tar di Roma. La sentenza ha messo fine ad uno scandalo tutto
italiano, per cui un prete poteva giudicare maturo un ragazzo non in base al
suo curriculum scolastico, ma alla sua religiosità. Oltre ad essere in
palese contrasto con la
Costituzione italiana, che vorrei ricordarlo è laica, la
legge era discriminante e razzista nei confronti di tutti coloro che per vari
motivi non sono cattolici. Che la Chiesa prenda posizione fa
parte della sua funzione, ma un ministro no. Un ministro deve legiferare per
tutti gli italiani, che sono anche protestanti, ebrei, musulmani, buddisti,
atei, ecc. MARIO FARINELLI Ma la
Chiesa non impone Il principio di uguaglianza di tutte le
confessioni religiose è corretto e a mio avviso imprescindibile per uno Stato
come l'Italia. Nella querelle fra religiosità e laicità mi spiace che vi siano
punzecchiature nei confronti del Vaticano, visto da alcuni come Moloch che
decide per tutti noi. Per me non avviene così: la Chiesa si esprime, non
impone. MATTEO COGORNO RIVA TRIGOSO (GE) Con quale politico passerei le ferie
Pare che il 70% degli italiani farebbe le vacanze a villa Certosa con
Berlusconi. È estate, sono in ferie e provo a pensare a ciò che farei io nel
caso in cui qualcuno mi obbligasse a passare le vacanze con un politico.
Fassino per una settimana tranquilla, con dei lunghi e rilassanti silenzi; la
seconda settimana, Pisanu perché è una persona che mi piace ascoltare e da cui
c'è da imparare; poi alcuni giorni Andreotti, per far diventare la mia lingua
più pungente e capire meglio il passato (se ha voglia di raccontarmelo).
Infine, per par condicio, con D'Alema e Tremonti. Dovendomi riabituare alle
fregature, penso che i due personaggi mi obbligherebbero a svegliarmi,
altrimenti, andando al bar in quella settimana, dovrei sempre mettere mano io
al portafoglio. MASSIMO TAGLIATI Avevamo imparato l'italiano. E ora? Nelle
famiglie borghesi colte, in qualsivoglia parte d'Italia, il dialetto non si
parlava. Non lo conosceva la madre, né il padre, né tanto meno i figli, che
venivano educati anche a correggere il più possibile l'eventuale inflessione
regionale che «sporcava» il linguaggio. Come faremo a collocarci nella nuova
Padania? Nel rinnovare la mia solidarietà a generazioni di insegnanti che hanno
sudato sette camicie per insegnare ai loro alunni la lingua nazionale, credo
non sia il caso di preoccuparsi: è la solita strategia della Lega tesa ad
aumentare con ogni mezzo la tensione e l'odio tra i cittadini. Divide et
impera, appunto. MARIA CRISTINA MARCUCCI Ma «Valentino» è una brutta poesia Mi
permetto di dissentire da Maurizio Cucchi sulla poesia di Pascoli Valentino. A
quanto mi risulta, da più critici è considerata una delle più brutte (se non la
più brutta in assoluto), ed è quella che può dare, meglio di altre, la misura
di quanto il Pascoli che si fa a scuola - per lo meno in quella dei miei tempi
- non dia neppure un'idea vaga del Pascoli autentico, del Pascoli talmente padrone
della lingua da saperla modellare e trasformare a suo piacimento con risultati
formidabili. Sulle vicende personali, sono d'accordo, si è andati spesso -
penso ad esempio al libro di Vittorino Andreoli I segreti di casa Pascoli -
oltre le strette necessità di chiarimento della poetica, scadendo in curiosità
pruriginose che, pur professionali, alla fin fine sono solo fuorvianti. Importa
poco se realmente Mariù fosse isterica o se si fosse consumato almeno un
rapporto incestuoso tra Giovanni e Ida: importa la sua poesia, e l'incanto che
ad ogni lettura si rinnova. MARIA LUISA MAZZOCCHI SAN MARINO CITTÀ La crisi non
è uguale per tutti Possiedo un bar in una zona turistica. E' quindi ovvio che
nel periodo di Ferragosto si stia aperti per offrire un servizio ai turisti. Ho
riscontrato, però, che nonostante il gran parlare di crisi, ci sono aziende
fornitrici dirette come quella di una notissima marca di bibite gassata che
interrompe i rifornimenti per ferie. Forse la crisi colpisce solo qualcuno.
ALESSANDRO RULFI ROCCAFORTE
(
da "Repubblica, La"
del 14-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina
13 - Cronaca Religione, il Vicariato di Roma avverte "A settembre
battaglia agli scrutini" L´associazione magistrati amministrativi:
"Troppe critiche ideologiche" ROMA - Dopo i duri attacchi della Cei e
dell´Osservatore Romano contro la sentenza del Tar del Lazio sull´ora di
religione cattolica, scende in campo il Vicariato di Roma: «Agli scrutini di
settembre, dedicati alla valutazione degli studenti che hanno debiti
scolastici, sarà battaglia - annuncia don Filippo Morlacchi, direttore
dell´Ufficio per la pastorale scolastica - A giugno l´insegnante di religione
ha partecipato a pieno titolo, ora non lo potrà più fare? Si tratterebbe di una
nuova ingiustizia, di un´altra disparità». E non lesina accuse ai magistrati
del Tar: «La sentenza non nasce tanto da un atteggiamento laicista, quanto da
una mentalità anticlericale e avversa alla Chiesa cattolica, visto che tra i
promotori del ricorso ci sono denominazioni cristiane non cattoliche e gruppi
di ebrei». La replica dell´Associazione nazionale magistrati amministrativi non
è fatta attendere: «Le sentenze possono essere criticate - si legge nel
comunicato dell´Anma - ed esiste un rimedio istituzionale come l´appello.
Appaiono invece gratuite e pericolose le considerazioni sui giudici, fondate su
contrapposizioni ideologiche. Il giudice ha il dovere di applicare le leggi e
prima tra esse, la
Costituzione». In attesa del ricorso al Consiglio di Stato da
parte del ministro Gelmini, i sostenitori della linea cattolica affilano le
armi: il neonato gruppo Facebook ha raccolto in pochi giorni centinaia di
adesioni. Ma anche sul fronte opposto ci si prepara allo scontro. Le associazioni laiche e le confessioni religiose non cattoliche
che hanno presentato e vinto al Tar annunciano che andranno fino in fondo. «Diciamo
no alla religione insegnata secondo i dettami del catechismo - afferma Mario Di
Carlo, coordinatore della Consulta romana per la laicità delle istituzioni - e
per sancire una volta per tutte il principio di "non
discriminazione", spiegheremo ai giudici del Consiglio di Stato che è
necessario l´intervento della Corte Costituzionale».
(
da "Unita, L'"
del 14-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del Lettera aperta a Fassino Caro Piero non ho capito
Caro compagno Piero, sento il bisogno di scriverti per la sorpresa che ho
provato nel leggere la tua dichiarazione di questi giorni rivolta alla Cgil in
merito al salario e al modello contrattuale; sorpresa resa più acuta dalla
grande stima che ho sempre avuto nei tuoi confronti. Casa significa chiedere
alla Cgil di essere disponibile a riaprire un confronto senza pregiudiziali? Ti
risulta che la Cgil,
nella trattativa che ha portato all'accordo separato del 22 gennaio, abbia
posto delle pregiudiziali e quindi di fatto si sia autoesclusa? Ti risulta che
gli interlocutori della Cgil (Governo, Confindustria, Cisl, Uil) siano
disponibili a riaprire quel tavolo di confronto? Perchè in caso contrario non
capisco la richiesta accorata ma unilaterale che rivolgi alla Cgil. O meglio,
la capisco solo in un modo: quell'accordo, quel modello contrattuale per te va
bene così com'è uscito il 22 gennaio e la Cgil deve firmare e rientrare nei ranghi passando
"da Canossa". Se così è, se cioé pensi che una qualche ragione nelle
argomentazioni critiche avanzate dalla Cgil su quell'accordo ci sia, allora non
pensi che a maggior ragione dovresti chiedere a Cisl e Uil, a Confindustria e
Governo, di essere disponibili a riaprire quel tavolo e ascoltare senza
pregiudiziali le proposte della Cgil? Ti segnalo che nel mio territorio non ci
sottraiamo a nessun tavolo di contrattazione integrativa, firmiamo accordi
anche sul salario di produttività. Semmai sono le aziende, a volte, a sottrarsi
a questa sfida ad esempio cercando di ancorare il salario solo all'andamento
degli utili cosa come ben sai molto diversa dalla misurazione della
produttività del lavoro. Il problema è dunque un altro: in quel modello
contrattuale non c'è nessuna valorizzazione della contrattazione integrativa.
Al contrario, come ha spiegato Epifani, la si mortifica, le si stendono intorno
lacci e lacciuoli che ne limitano il dispiegarsi. E con questo torniamo allora
al punto di partenza: per te, per il Pd quell'accordo va bene o va male?
Sinceramente io, militante convinto del Pd, questo non l'ho capito. Con affetto
e immutata stima Pietro Bellucci Segretario generale Cdlt- Cgil Cesena Giuseppe
Manuli, Ancona Crisi: propaganda e realtà Berlusconi e Tremonti hanno
continuato a dirci per mesi che il nostro Paese era tra quelli, in Occidente,
meno colpiti dalla crisi e che la nostra economia sarebbe stata tra le prime ad
uscire dalla recessione. A smentire i nostri governanti ci sono però gli ultimi
dati Eurostat. Francia e Germania, a sorpresa, hanno visto il Pil salire dello
0,3% nel 2° trimestre dell'anno. E l'Italia? Nello stesso periodo il Pil è
calato dello 0,5%, un dato inferiore alla media Eurolandia (Pil -0,1%) e anche
a quello medio dei 27 (-0,3%). Ancora peggiori i dati italiani del Pil (-6,0%)
su base annua. Per l'ennesima volta i numeri ufficiali sbugiardano la
propaganda dei nostri azzeccagarbugli al governo. Arcangelo Comparelli L'ora di
religione e l'ignoranza della legge Al TG1 delle ore 13,30 di ieri ho sentito
che la Gelmini
avrebbe detto che l'insegnamento della Religione Cattolica non dà credito
scolastico ma formativo. Ora, che la religione non intervenga nel credito
scolastico è cosa ovvia, dato che il professore non attribuisce un voto
numerico che concorra alla media del credito scolastico. Il suo insegnamento,
tuttavia, non può, secondo le norme vigenti, neppure costituire credito
formativo perché questo è riconosciuto solo ad attività svolte al di fuori
della scuola. Io credo che, più che malafede, quella della Gelmini sia
ignoranza della legge. Inoltre il riconoscere l'insegnamento della Religione Cattolica come credito formativo sarebbe fortemente discriminante
nei confronti di chi non la frequenta perché darebbe tre punti in più ai
candidati che ne beneficiano. Detto questo, da laico debbo dire che, in
quarant'anni di mia carriera scolastica da professore e da preside, ho sempre
ritenuto utilissimo durante gli scrutini il contributo di conoscenza degli
alunni e di riflessioni dei professori di religione. Per eliminare alla
radice questi problemi, il Pd, di cui sono un iscritto, dovrebbe farsi
promotore dell'introduzione della frequenza obbligatoria o della religione o
della materia alternativa in modo che tutti gli alunni abbiano le stesse ore di
insegnamento e lo stesso numero di professori. Visualizza la pagina in PDF
(
da "Foglio, Il"
del 14-08-2009)
Argomenti: Laicita'
14
agosto 2009 Sconcordato Un nuovo patto per uscire da una fase ormai
anacronistica, e per avere una scuola seria Ho una proposta per migliorare la condizione
del cristianesimo cattolico in Italia e insieme la scuola italiana. Il Papa
restituisce allo stato le sue prerogative concordatarie in materia di
insegnamento religioso, o almeno quelle che oggi suonano come rendite di
posizione anacronistiche, e lo stato spezza il monopolio culturale antiliberale
costituito dalla scuola unica pubblica e dal suo mito. La questione dell’istruzione religiosa a scuola, riesplosa con una discussa
sentenza di un Tar, risolleva infatti il tema del Concordato fra l’Italia e il
Vaticano. Il Concordato, non solo in Italia ma in tutta Europa, è figlio di una
logica storica. Da noi c’è stata la lotta contro la
religione e contro il cattolicesimo romano, una lotta figlia della Riforma,
delle guerre di religione, dei risorgimenti repubblicani, della Rivoluzione
francese giacobina; e la figura del docente di religione concordatario che dipende dal
vescovo ed è pagato dallo stato per insegnare il cattolicesimo nella scuola
pubblica (ma senza troppo farsi vedere, con un impegno anche conciliare al
pluralismo e alla libertà di coscienza), presente in Italia e non in altre
nazioni cattoliche europee, è un lascito particolarmente difensivo di questa
storia che è anche una storia di spossessamento e di attacco risorgimentale al
cuore istituzionale della religione cattolica. Il Papa regnante e uno dei
maggiori cardinali del Novecento, Camillo Ruini, hanno però dispiegato molta
energia critica e forza intellettuale per valorizzare un modello di
cristianesimo nello spazio pubblico che sa di libertà, di autonomia della
società civile e nella società civile, di lotta culturale e antropologica senza
complessi; e che si collega, in forme ovviamente diverse, al modello americano,
abbracciato e lodato da Benedetto XVI nel suo recente e profetico viaggio in
America. Quel paese costruitosi nella fuga dall’Europa
delle guerre di religione, quello spirito repubblicano, quella forma del moderno,
nascono come sappiamo da Tocqueville all’insegna
della libertà di credere, dell’autonomia dei culti, del riconoscimento pubblico
dello spazio religioso, ma nella divisione più rigorosa del campo dello stato e
di quello
delle chiese. Lì Dio non è bandito dalla società o oscurato dall’oblio di massa, la società è ultrasecolarizzata come quella europea, ma il
Creatore che legittima ogni diritto è anzi un invitato istituzionale permanente
al banchetto delle idee, dei giuramenti, delle questioni non negoziabili che
riguardano la cultura della legge naturale. Particolare decisivo: in America
non c’è la scuola unica di stato. Ci può essere un
pensiero dominante, una cultura che si afferma come cultura diffusa e
indiscutibile, ci possono essere battaglie giuridiche intorno ai massimi
principi che spesso sono perse dalle posizioni più legate all’esperienza della fede biblica, e sono anche battaglie
devastanti, ma l’istruzione è un bene che, dalla scuola elementare ai grandi
centri
di ricerca e di studio universitario, procede in un regime di grandi autonomie,
di straordinarie esperienza legate spesso anche alla fede, fino al notevole
esperimento di minoranza, ma di immensa potenza prefigurativa, che è l’home schooling, lo studio a casa con l’ausilio e la passione educativa anche dei genitori. La
scuola pubblica unica e obbligatoria ha avuto dei meriti, ma oggi produce
assenza di direzione, crisi e vuoto dei significati, procedure e norme aride e
neutre di una strana religione repubblicana, religione della Costituzione,
buona per il laicismo parrocchiale di serie B che
sommerge la cultura italiana. Certo che esiste e va riconosciuta la libertà di
coscienza, certo che non bisogna discriminare, ma prima di tutto bisogna
trovare un modo per rifare la scuola e ricostruire l’idea di educazione, partendo da una certezza anche
cronologica: che prima della Costituzione vengono i Comandamenti, e prima dei
manuali viene la Bibbia.
© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO
(
da "Manifesto, Il"
del 14-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Sull'ora
di religione è battaglia di ricorsi Stefano Milani ROMA ROMA «Quelli che
vogliono la religione cattolica nel percorso curriculare». Dopo l'appello
accorato, mascherato da ordine, della Cei, la conseguente presa di posizione
della Gelmini che si appellerà al Consiglio di Stato e l'indignazione (quasi)
totale del mondo politico di ogni colore, anche il mondo virtuale di Facebook
si mobilita con uno suo gruppo, nato per contrastare il
tentativo di rendere la scuola un po' più laica la scuola italiana. Giusto per
dare retta a quel che dice la nostra Costituzione. Ma questa polemica agostana
oltre a far dividere l'Italia tra «laici» e «cattolici» (come se le due cose non possono andare parallele) rischia di
produrre altri guelfi e ghibellini. Contro i prof di religioni si
schierano infatti tutti gli altri credi «minori» che, sentenza del Tar in mano,
ora chiedono «equità». Se così non sarà, se il Consiglio di Stato annullerà la
decisione del tribunale amministartivo, sono pronti a scendere in piazza.
«Contrariamente agli anni precedenti questa volta andremo fino in fondo. In
caso di invalidazione anche di questo pronunciamento faremo ricorso alla Corte
costituzionale», minaccia Domenico Maselli, presidente della Federazione delle
chiese evangeliche in Italia (Fcei). Ma la diatriba sull'ora di religione
rischia di spostare il cuore del problema sulla scuola pubblica in Italia.
Seriamente compromessa tra un taglio gelminiano e una «sparata» leghista.
L'ultima si potrà leggere oggi (in rigoroso dialetto piemontese) sulle pagine
della Padania. In un articolo a firma Roberto Cota, presidente del Carroccio
alla Camera, si ribadisce un cult padano, ovvero che «gli idiomi locali devono
far parte del processo formativo degli studenti, entrare nei programmi
scolastici insieme alle nozioni della cultura locale». Su questo il ministro
Gelmini, un paio di settimane fa, si era detta disponibile a parlarne.
(
da "Corriere della Sera"
del 14-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera sezione: Opinioni data: 14/08/2009 - pag: 10 DOPO LA SENTENZA DEL TAR Ma i
giudici non hanno capito che l'ora di religione non è catechesi di FRANCESCO
D'AGOSTINO L a sentenza del Tar sull'ora di religione si basa su di un
presupposto profondamente sbagliato: che si tratti di un insegnamento di
carattere etico-religioso strettamente attinente alla fede individuale. Non è
vero: lo dimostra il fatto che un ragazzo, non credente, può decidere, senza
contraddizione alcuna, di frequentare questa disciplina. L'errore dei giudici
amministrativi sta nell'aver assimilato l'ora di religione ad un'ora di
catechesi. Se così fosse, non avrebbe senso che le parrocchie continuassero ad
attivare, a volte con difficoltà, corsi di catechesi per bambini, per
adolescenti (e perfino per adulti). La catechesi non può avere spazio in una
scuola pubblica, perché ha un contenuto spirituale, non culturale. Al
contrario, non avrebbe senso insegnare la religione, come «disciplina», in una
parrocchia, dato appunto il suo contenuto culturale e non spirituale. In altre
parole, il docente di religione non è chiamato a valutare la fede, la devozione,
la spiritualità dei ragazzi, ma la loro capacità di riuscire, a seguito di uno
studio adeguato, ad integrare il sapere religioso, quello specifico sapere
religioso che fa parte della tradizione del nostro Paese, nell'ambito
complessivo dei saperi (in particolari di quelli «umanistici») che la scuola
ritiene indispensabili per la formazione dei giovani. E poiché nella tradizione
italiana il sapere religioso fondamentale è quello cattolico, è coerente che
proprio questo e non un altro sia il sapere da offrire agli studenti nella
scuola. In Italia non si può studiare l'arte, la letteratura, la pittura, la
filosofia, la storia se non si ha un'adeguata conoscenza, dall'interno, del
cristianesimo. È per questo che ha ben poco senso la proposta di sostituire
l'ora di religione con un'ora di storia delle religioni, che spazi
dall'animismo al buddismo, dall'induismo all'Islam, dallo scintoismo al
giainismo: per quanto rispettabilissime, non sono queste le fedi che fanno
parte (almeno fino ad oggi) dello specifico culturale della realtà italiana.
Non è perciò stravagante, anzi ha ragioni ben fondate, la proposta di molti
intellettuali, anche laici, di rendere obbligatoria, anziché la facoltativa,
l'ora di religione. Se così non è, se la religione mantiene lo statuto di una
disciplina opzionale, è per un senso di scrupolo (probabilmente esasperato) nei confronti non tanto dei ragazzi non cattolici o non credenti (dato che va ribadito la fede cattolica non è un
prerequisito per frequentare l'ora di religione), quanto del principio di
laicità, su cui si fonda il nostro patto costituzionale. Poiché è ben possibile
che alcune famiglie e alcuni ragazzi possano percepire nell'ora di religione lo
spettro di un indebito proselitismo, che all'interno della scuola
pubblica violerebbe di certo la laicità dello Stato, si è ritenuto opportuno
dare alla religione come materia scolastica uno statuto opzionale.
L'insegnamento di una disciplina opzionale non è però subalterno a nessun
altro, né può essere interpretato (come incredibilmente fa Adriano Prosperi!)
alla stregua di un «innocuo arricchimento culturale, pari allo studio della
danza caraibica». Umiliare i docenti di religione, precludendo loro di
partecipare a valutazioni collegiali a carico di studenti con cui essi, nel
corso dell'anno, hanno avuto un rapporto a volte più intenso e più dialettico
di altri loro colleghi, equivale a mandare un messaggio distorto (e forse anche
subdolo) all'opinione pubblica: il sapere religioso è irrilevante. Un messaggio
di questo tipo, oltre che essere culturalmente assurdo, è un'offesa allo stesso
principio di laicità. Laicità (quante volte bisognerà ancora ripeterlo!) non
significa ostilità e nemmeno indifferenza dello Stato nei confronti della religione,
ma il fermo proposito di non privilegiare i credenti sui non credenti o di non
attribuire arbitrariamente ad una confessione religiosa poteri o privilegi
negati ad altre confessioni. Ora, rispetto agli studenti che non si avvalgono
dell'insegnamento dell'ora di religione, per quelli che decidono di
frequentarla c'è una dilatazione e non una diminuzione dell'orario scolastico,
a seguito dell'assunzione di un impegno ulteriore di studio. Dov'è il
privilegio, se non nella mente di alcuni laicisti esasperati? BEPPE GIACOBBE
Presidente dell'Unione giuristi cattolici italiani ©
RIPRODUZIONE RISERVATA
(
da "Mattino, Il
(Nazionale)" del 14-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Roberto
Carnero I modi di vivere la fede sono decisamente vari. Ciò riguarda anche
religioni più rigide, quanto a dogmi e a statuti confessionali, come il
cattolicesimo. Nella sua galassia entrano infatti realtà diversissime tra loro:
dai francescani ai gesuiti, dai lefebvriani tradizionalisti alle comunità di
base con i preti sposati, dall'Opus Dei alla Teologia della liberazione. Su un
particolare aspetto della pratica cattolica è incentrato un interessante volume
di Marco Marzano, dal titolo Cattolicesimo magico (Bompiani, pagg. 190, euro
9,50). Si tratta, come spiega il sottotitolo, di un'indagine etnografica.
L'autore si è avvicinato da sociologo e da antropologo, cioè con gli strumenti
scientifici di queste discipline, ad alcune forme di cattolicesimo «popolare» e
«carismatico», che, messe in sordina negli anni del Concilio Ecumenico Vaticano
II (1962-1965) e del post-Concilio, in un periodo storico in cui anche la Chiesa cercò di
modernizzarsi entrando in dialogo con il pensiero contemporaneo (compreso
quello laico), oggi sembrano tornare prepotentemente alla ribalta. Marzano si è
«infiltrato» in due situazioni molto particolari, raccontate nel libro anche
con un certo coinvolgimento autobiografico che è la ragione non ultima della
capacità del volume di avvincere il lettore con un racconto ben scandito e
ricco anche di qualche colpo di scena. Nella prima situazione l'autore si è
accodato a un pellegrinaggio a Medjugorie, il luogo che gli
era stato descritto come
«il regno del fanatismo e dell'intransigenza cattolica, la meta prediletta dei
pellegrinaggi fondamentalisti». Santuario di apparizioni mariane che tuttora si
protraggono, ormai da 28 anni, senza che la Santa Sede abbia ancora
pronunciato una parola ufficiale. Eppure potenti realtà mediatiche della
galassia cattolica, come Radio Maria di padre Livio Fanzaga, hanno fatto dei
messaggi della Madonna di Medjugorie il loro principale cavallo di battaglia.
Quello che Marzano individua nei discorsi e nel modo di pensare di tutti i
pellegrini è un'interpretazione della realtà basata su «un intreccio che sta
sopra le nostre vite, dove si combattono, senza esclusione di colpi, le potenze
del bene e del male, il cielo e gli inferi». In altre parole per questo
«cattolicesimo magico» è fondamentale la presenza di Satana, del Diavolo, del
polo negativo che entra in rapporto dialettico con Dio, la Madonna, i santi, cioè con
il polo positivo. Si tratta di una visione manichea della vita, dominata da una
presenza incombente del Maligno. Chi, come alcuni prelati più razionalisti
(magari non digiuni di psicanalisi), tende a sottolineare la positività
dell'annuncio evangelico, la fiducia nella Provvidenza e nella misericordia
divina, al di là del peccato e del male pur presenti nel mondo, viene visto
come oggetto, a sua volta, di un inganno satanico consistente nel fargli
sottovalutare la minaccia incombente sul genere umano rappresentata da Satana e
dai suoi emissari. Qualcosa di simile Marzano sperimenta avvicinandosi a un
gruppo del Rinnovamento nello Spirito, altra realtà ecclesiale che attribuisce
molta importanza alla «guarigione» e alla «liberazione» dalle forze demoniache.
L'autore partecipa a un «corso di evangelizzazione» realizzato da alcuni
esponenti del movimento. Tra le esperienze descritte, c'è la «glossolalia», un
dialogo con Dio che si esprime in un linguaggio quasi «automatico», una
preghiera in cui l'adepto pronuncia parole che non corrispondo a nessun idioma
conosciuto. Paradossalmente, questa attitudine a parlare lingue sconosciute è
comune sia al fedele ispirato da Dio, sia alla persona indemoniata, spinta
dalla forza oscura che è in lei a pronunciare vocaboli incomprensibili. Una
vicenda di questo tipo è raccontata nel libro di Lucia e Francesco, A tu per tu
con il diavolo (San Paolo, pp. 240, euro 13). I nomi degli autori sono di
fantasia e dientro a essi si cela - informa l'editore cattolico, tra i più seri
e degni di credibilità (non siamo, insomma, di fronte a una vicenda inventata)
- una coppia di professionisti lombardi che, per comprensibili ragioni di
privacy, hanno deciso di mantenere l'anonimato. I due raccontano un'esperienza
di vessazione e possessione demoniaca. Disturbi fisici e psicologici alle loro
persone e a quelle dei figli, malattie inspiegabili, apparizioni improvvise di
insetti in quantità industriale, insorgenza di rumori e odori inspiegabili. I
due si rivolgono a tutta una serie di preti, alcuni dei quali tendono a
minimizzare, mentre altri alla fine confermano l'azione straordinaria del
demonio. Ecco allora la classica cura: preghiere, rosari, messe celebrate in
tutte le stanze della casa, damigiane di acqua minerale benedette prima di
essere bevute, sale consacrato sparso dappertutto, esorcismi veri e propri,
olio esorcizzato per condire l'insalata. Ebbene sì, c'è anche questo, che a
qualcuno ricorderà situazioni di film trash tipo «L'esorciccio» o «Occhio,
malocchio, prezzemolo e finocchio». Eppure il racconto dei due autori è assolutamente
serio e a tratti il lettore prova una sincera pena per le sofferenze dei due
malcapitati, qualunque sia la loro origine.
(
da "Repubblica, La"
del 15-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 1
- Prima Pagina SI RIACCENDE LO SCONTRO TRA GUELFI E GHIBELLINI EUGENIO SCALFARI
Si è riacceso in questi giorni che coincidono con la grande vacanza nazionale
di agosto l´antico dibattito tra guelfi e ghibellini, vecchio ormai di otto
secoli. Vecchio ma sempre latente e attuale. Il dibattito riguarda il rapporto
teorico tra la Chiesa
e lo Stato democratico e quello più concreto tra il Vaticano di papa Ratzinger
e il governo di Silvio Berlusconi. Non ci sono molte novità da segnalare per
quanto riguarda il rapporto teorico tra lo Stato e la Chiesa: si tratta di due
entità che agiscono su terreni ben distinti e che come tali si riconoscono. Lo
Stato democratico è laico per definizione e come tale riconosce alla Chiesa
(anzi a tutte le Chiese e alle associazioni di qualunque genere) il diritto di
usare lo spazio pubblico per diffondere le loro dottrine e tutelare i loro
legittimi interessi. La Chiesa a sua
volta riconosce la laicità dello Stato con una sorta però di nota aggiuntiva
che si concentra su un solo aggettivo: laicità purché sia buona. Se non è
buona, la Chiesa
di papa Ratzinger si riserva il diritto-dovere di emendarla raccomandando ai
suoi fedeli nonché ai politici cattolici di sostenere e tradurre in norme di legge l´emendamento da lei
sostenuto. Questa è la novità e non è da poco. Si tratta di una novità
tipicamente italiana che si spiega con il fatto che l´Italia è considerata
dalla Chiesa come il giardino del Papa, luogo privilegiato dove il Vaticano si
permette interventi, pressioni, forzature che in altre democrazie
dell´Occidente cristiano sarebbero impensabili, non avrebbero alcuna risonanza
e cadrebbero nell´indifferenza generale. SEGUE A PAGINA 31
(
da "Stampa, La"
del 15-08-2009)
Argomenti: Laicita'
il caso
Insegnanti e politici criticano la recente decisione del Tar "Il prof di
religione deve poter dire la sua" MARCELLO GIORDANI NOVARA Anche nella
scuola novarese la sentenza del Tar del Lazio sugli insegnanti di religione ha
dato adito a reazioni molto critiche. Il pronunciamento prevde che non possano
presenziare agli scrutini nè dare un contributo alla valutazione e sul valore
della disciplina, che non può dare diritto a crediti. Don Giuseppe Guaglio,
insegnante al liceo scientifico Antonelli, si dice «assolutamente perplesso
davanti ad un pronunciamento che ha un sapore persecutorio, quasi che
l'obiettivo vero sia quello di eliminare dalla scuola la religione e chi la
insegna. E' però ancora più sconcertante questa sentenza perché sembra non
conoscere che a scuola, per gli alunni che non scelgono la religione, il
docente di questa materia non entra assolutamente in campo nei giudizi e nello
scrutinio. Se uno studente sceglie consapevolmente di studiare religione -
chiede don Guaglio - perché il docente di quella materia, che è esattamente
pari alle altre, non può partecipare allo scrutinio? E' un controsenso, una
sentenza che va contro la logica. Qui non si tratta di essere cristiani o
laici, credenti o atei, ma di seguire la razionalità: questo non fa il
pronunciamento del Tar del Lazio». Anche chi è militante di un partito laico
come il Partito Democratico, l'ex vicepresidente della Provincia, Paola
Turchelli, docente di lettere alle magistrali, non condivide la sentenza: «Il quadro
scolastico non dovrebbe essere modificato dalle sentenze del Tar, ma dalla
riflessione e dal dibattito all'interno della scuola. L'insegnante di
religione, anche per il ruolo che svolge, è sempre stato
il docente che conosceva bene i ragazzi, ed all'interno dello scrutinio poteva
fornire un contributo utile. Altro è il problema di quale valore dare allo
studio della religione, ma questo va affrontato in campo pedagogico ed anche
politico e richiede una riflessione approfondita. Questa polemica non fa sicuramente
bene al mondo della scuola, che è attraversato da problemi molto seri: finisce
che per qualche tempo si parlerà solo della sentenza del Tar e si trascurerà
tutto il resto, mentre c'è bisogno urgente di una seria politica scolastica».
Francesco Ticozzi, preside della Duca d'Aosta, appena nomintato dirigente
dell'Omar, lancia un'altra ipotesi sulla sentenza del Tar: «Mi piacerebbe
sapere quale problema ha indotto il Tar a pronunciarsi in questo modo: io
faccio un'ipotesi. E se fosse la famiglia di uno studente respinto, che ha
voluto ricorrere contro la bocciatura appellandosi ad un problema formale? Se
fosse così sarebbe davvero grave, ma nel 99% dei ricorsi al Tar fatti dalle
famiglie, si invoca un vizio formale per chiedere l'annullamento di una
bocciatura. La decisione del Tar rischia di fare perdere l'interesse delle
famiglie e degli studenti per la religione, qualunque essa sia: se una materia
non ha voto nè giudizio, se cioè non influisce, viene assolutamente trascurata.
Questo è già un risultato dannoso di questa sentenza». Sul tema è intervenuto
anche il parlamentare novarese, presidente dei deputati della Lega Nord,
Roberto Cota: «Bene ha fatto il ministro Gelmini che ha
presentato ricorso al Consiglio di Stato. Le nozioni insegnate durante la
lezione di religione cattolica sono valori condivisi dalla maggioranza, fanno
parte della nostra identità culturale. Aggiungo che questa decisione del Tar mi
pare poco seria perché se un insegnante c'è allora deve dire la sua a tutti gli
effetti».
(
da "Stampa, La"
del 15-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Quando a
Ferragosto Savona festeggiava anche San Napoleone Tutti, probabilmente, sanno che la festività del Ferragosto, simbolo di laiche follie,
spensieratezza e maliziosa licenziosità, deve la denominazione alle latine
«Feriae Augusti», feste che si celebravano nell'antica Roma in onore
dell'imperatore, dopo che Augusto impose il suo nome al sesto mese del
calendario giuliano. Per il mondo cristiano, invece, è il giorno
dedicato alla preghiera perché si celebra il culto dell'Assunzione in Cielo di
Maria, madre di Gesù (e perciò oggi nella cattolicissima
Polonia si protesta contro il mega-concerto della pop-star Madonna di nome ma
non di fatto, previsto proprio per domani). Ma forse solo pochi cultori della
Storia ricorderanno che Ferragosto è stato anche per
pochi ma significativi anni (dal 1806 al 1814) la Festa di San Napoleone,
istituita per decreto imperiale il 19 febbraio 1806 - appunto - per ricordare
la nascita del Bonaparte il 15 agosto in concomitanza con il «ristabilimento
della religione cattolica in Francia» concordato dal cardinal Caprara, legato
pontificio di Pio VII, costretto a chiudere un occhio per il superiore
interesse della Chiesa di fronte alla discutibile scoperta di un misconosciuto
santo martire Neopolis ricordato dai «veteres scriptores» anche come Neopolum,
nell'uso parlato Napoleo e comunemente noto in italiano come Napoleone. La Savona di allora,
amministrata del Prefetto Chabrol non potè che adeguarsi: lo documenta il
«Programme de la fète de Saint Napoléon» firmato dal «Maire de Savone» Sansoni
in dieci precisi articoli per le celebrazioni del 15 agosto 1806, pubblicato da
Gianni Gigliotti nel 1997 sulla Rivista «Risorse».
(
da "Unita, L'"
del 15-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Rafah,
scontri tra Hamas e qaedisti: 13 morti Tredici morti e cento feriti a Rafah, al confine tra Striscia di Gaza e Egitto, in un aspro scontro a fuoco
tra la polizia di Hamas e il gruppuscolo qaedista «Jund Ansar Allah», cioè
Guerrieri di Dio. I fondamentalisti si sono asserragliati nella moschea dopo il
sermone del loro leader, Abdel-Latif Mussa, che accusa Hamas di eccessivo «laicismo».
(
da "Riformista, Il"
del 15-08-2009)
Argomenti: Laicita'
Nel
centrodestra tutti pazzi per Bersani ma Mastella ghigna: «Ridarebbe la s al Pd»
Clemente Mastella Segue dalla prima Aveva iniziato Francesco Storace. Era il 28
luglio scorso quando annunciò che sarebbe andato a votare per Bersani alle
primarie del Pd. Una provocazione. Non tardarono reazioni e polemiche. «A.A.A.
astenersi perditempo», rispose lo stesso Bersani. Ieri, anche Umberto Bossi ha
detto la sua: «Lo conosco da tempo, è di Piacenza, conosce bene i problemi del
lavoro». Insomma, se dovesse scegliere, anche lui sceglierebbe Bersani. Il
quale anche ieri se l'è cavata con una battuta: «Bossi è uno da combattimento,
si capisce che preferisce avversari tosti». Le parole del senatùr, però, una
riga in tutto sulle agenzie di stampa, avevano ormai dato il là a un dibattito
che si è avvitato nel nulla della vigilia di Ferragosto, con i sostenitori di
Franceschini a spiegare che non è un caso se la destra preferisce Bersani e i
bersaniani a ribattere colpo su colpo. E, mentre nel Pd si consumava il solito
dramma identitario, sull'altro fronte si accettava di giocare alle primarie del
Pd; non senza un qualche divertimento. «Ridarebbe la "s" al Pd»,
scherza ma non troppo Clemente Mastella, spiegando che voterebbe Bersani.
«Riporterebbe chiarezza - aggiunge - e poi ho sempre ritenuto innaturale la fondazione
di un partito costruito su culture che erano state alternative. Si può fare
un'alleanza, non un partito». A fare il tifo per Bersani c'è anche Maurizio
Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato. «Bersani - dice - è molto
sopravvalutato però è il più solido. Dico Bersani ma - precisa - vado per
esclusione. Anzi, visti i candidati avevo pensato di presentarmi anche io:
avrei preso più voti». Se però vincesse Franceschini, «per noi sarebbe un
regalo. Tra lui e Berlusconi - ghigna Gasparri - anche D'Alema voterebbe
Berlusconi. E se così non fosse, ce la caveremmo anche contro Bersani». In
questo caso, prosegue un Gasparri divertito, «a Franceschini gli apriranno una
lavanderia a gettone. Così non dovrà fare più nulla». «È un bel comunista di
matrice emiliana, un classico», dice il ministro Renato Brunetta. E ci si
aspetterebbe che almeno lui, socialista, se non altro in virtù di qualche
vecchia ruggine politica, scegliesse Franceschini. E invece no: anche a
Brunetta piace Bersani. «Lo conosco da tempo - spiega - so chi è e da dove
viene». E Franceschini? «Alla larga, è la peggior specie di cattocomunismo».
Quanto a Marino, inutile chiedere: «Non classificato». E non vale cercare tra i
Finiani. «A simpatia sceglierei Marino - ragiona il deputato Fabio Granata - ma
Bersani sul piano del progetto è il più solido. Io - aggiunge - sono legato a
una visione tradizionale della politica e lui è un candidato che ha alle spalle
molta politica e ciò lo rende credibile. Ed è il più identitario». Quanto a
Franceschini, «mi sembra capace solo di mediazioni, una vecchia anima
democristiana che non sembra poter portare nulla di nuovo». Tra i centristi la
musica non cambia. «Ci piace il progetto di Bersani - spiega Roberto Rao,
deputato Udc - perché fa chiarezza e non pensa di poter rappresentare anche
l'area di centro come invece Franceschini». Bersani, poi, «è stato
un uomo di governo equilibrato e - dice ancora Rao - dimostra più autonomia
rispetto ai condizionamenti che la segreteria di Franceschini ha avuto nei
confronti di Di Pietro». Qualche simpatia per Franceschini arriva da Benedetto
Della Vedova. «A differenza di Bersani - spiega il deputato - ha una visione
dell'assetto politico che è quella che preferisco». Ma
tanto non basta per fare un voto anche perché, dice Della Vedova, «Marino è un
cattolico che ha una visione laica della politica e rappresenterebbe una
novità, non soltanto per la sinistra», mentre Bersani «darebbe slancio al Pd,
sarebbe un segnale di discontinuità». Non rimane allora che la Mussolini. «Tra i tre,
avrei scelto D'Alema. Sarà perché sono un po' nostalgica», dice
divertita. Ma poi confessa: «Anche se è un po' cotto, preferisco Franceschini.
Ha una sua freschezza, mi ricorda Fini. Sceglierei lui senz'altro». Alessandro
Calvi 15/08/2009
(
da "Manifesto, Il"
del 15-08-2009)
Argomenti: Laicita'
L'ora di
identità. Obbligatoria Marina Boscaino «L'arte e la scienza sono libere e
libero ne è l'insegnamento»: è il primo comma dell'art. 33 della Costituzione
italiana. Ma i principi di libertà di insegnamento e di laicità della scuola
dello Stato - apparentemente inderogabili - vengono continuamente sottoposti
all'azione strisciante di un clericalismo ossequioso ai dettami del Vaticano,
che oggi si incrocia pericolosamente con la deriva xenofoba-razzista cui
assistiamo giorno dopo giorno. Del resto fu Berlusconi a scatenare una delle
più virulente polemiche internazionali che si ricordino, qualche giorno dopo il
crollo delle Torri Gemelle: «L'occidente deve avere la consapevolezza della
superiorità della propria cultura ed avviare un processo di crescita per quelle
parti del mondo che sono ferme a 1400 anni fa». La convinzione dell'egemonia
occidentale - e, in essa, del cattolicesimo - ha caratterizzato la facile
ricetta cultural-politica del centrodestra, trovando, a dire il vero, una
flebile opposizione da parte di chi avrebbe dovuto difendere principi
costituzionali quali uguaglianza, inclusione, laicità. Nella scuola gli effetti
dell'asservimento dello Stato italiano alle disposizioni vaticane sono stati
macroscopici e incessanti. Il 15 luglio 2003 la Camera approvò
definitivamente la legge sull'immissione in ruolo degli insegnanti di religione
cattolica, una vera e propria anomalia giuridica e del sistema dell'istruzione
statale. I docenti di religione, designati dalla Chiesa, sono stipendiati dallo
Stato, secondo il Concordato del '29 e la revisione dell' '84. Gli insegnanti,
quindi, sono svincolati dal diritto italiano (ma l'Italia li paga) e sottoposti
al diritto canonico. L'insegnamento della religione cattolica, facoltativo,
risulta legato alla richiesta di chi si avvale e non al rapporto docenti
alunni, che invece rappresenta la mannaia in nome della quale si falcidia il
numero di tutti gli altri insegnanti in una continua revisione al rialzo. Al
punto che i 125.694 insegnanti di religione cattolica nella scuola dello Stato
(per un costo di 800 milioni di euro per il contribuente) sono e saranno gli
unici di fatto immuni dai tagli che investiranno la scuola nei prossimi 3 anni,
essendo le loro ore intoccate nella generale riduzione dell'orario delle
lezioni in classe. Gelmini ha più volte negato il maestro unico, argomentando
che c'è anche il maestro di religione: bella consolazione. «L'Ordinario del
luogo si dia premura che coloro, i quali sono deputati come insegnanti di
religione nelle scuole, anche non cattoliche, siano eccellenti per retta
dottrina, per testimonianza di vita cristiana e per abilità pedagogica (...) È
diritto dell'Ordinario del luogo per la propria diocesi di nominare o di
approvare gli insegnanti di religione, e parimenti, se lo richiedono motivi di
religione o di costumi, di rimuoverli oppure di esigere che siano rimossi»
(Diritto Canonico, canone 805); in caso di deroga ai principi che configurano
l'identikit del buon insegnante di religione cattolica - rigorosamente definiti
dalla Chiesa - la legge del 2003
ha stabilito che il docente, rimosso dal vicariato
perché inadatto (divorziato? Abortista? Addirittura comunista?), vada a coprire
con percorso privilegiato (passando in prima posizione nella graduatoria)
cattedre delle altre materie, ottenute - dagli altri docenti - tramite
concorsi, graduatorie, abilitazioni. L'ordinanza ministeriale relativa
all'Esame di Stato n. 26/07 (esame di Stato, appunto: di uno Stato che non è
confessionale) prevedeva che la valutazione in religione contribuisse alla
determinazione del credito scolastico: uno dei vari tentativi fatti nel corso
degli anni in violazione dell'art. 3 della Costituzione per ossequiare i
desiderata del Vaticano. Come se non bastasse, la Camera dei Deputati il 22
gennaio scorso ha approvato la risoluzione dell'on. Garagnani (Forza Italia,
assurto agli onori delle cronache nel 2002 e nel 2005 per aver prima proposto
uno sportello per raccogliere nelle scuole "le soffiate" su chi
boicottava la politica- Moratti; poi per aver promesso ritorsioni contro chi
avesse disatteso la "controriforma") in tema di «salvaguardia della
tradizione culturale e spirituale legata al cristianesimo». La risoluzione
esordisce con un'ampia difesa della «nostra civiltà», della «nostra
tradizione», della «nostra identità» (una parola-chiave buona per ogni tempo:
si ricordi la netta opposizione istituzionale in Europa alla richiesta di
Giovanni Paolo II di far inserire il concetto di "identità cristiana"
nella Costituzione europea) improntate alla fedeltà alla chiesa: «La migrazione
extracomunitaria, l'allargamento dell'Unione europea ai Paesi dell'est Europa
ed il progressivo dilatarsi di un certo fondamentalismo islamico chiamano in
causa l'Occidente, la sua storia e il suo futuro, strettamente legati alla tradizione
cristiana, che ne definisce l'essenza e ne è elemento costitutivo; in questo
contesto, non può non destare preoccupazione quella sorta di relativismo
culturale e di nichilismo etico che, in nome di una presunta tolleranza e
rispetto di tradizioni diverse dalle nostre, non sostiene i presupposti della
nostra civiltà, e rischia di omologare tutte le culture in un amalgama
indistinto in cui la nostra storia, italiana ed europea, perde di valore». Ed ecco che si ribadisce che «l'insegnamento della religione
cattolica, basato su un'adesione volontaria dello studente, risponde a
un'esigenza religiosa importante ed essenziale, ma distinta da quella
eminentemente culturale e laica, che sarebbe opportuno introdurre nella
legislazione scolastica e proporre a tutti». Garagnani «impegna il
governo a far sì che nell'ambito dell'autonomia scolastica, e fatta salva la
libertà di insegnamento dei docenti, sia reso esplicitamente obbligatorio nelle
indicazioni nazionali il preciso riferimento alla nostra tradizione culturale e
spirituale, che si riconnette esplicitamente al Cristianesimo». Nella
ammiccante relazione di replica del governo si legge che «peraltro la nascita
della religione cristiana, le sue peculiarità e il suo sviluppo, così come le
vicende dei rapporti tra Stato e Chiesa, con particolare riferimento
all'Italia, già sono oggetto di studio nell'insegnamento della storia sin dalla
scuola primaria e rappresentano, trasversalmente, l'asse portante di altri
insegnamenti». Quindi, «proprio per questo motivo le indicazioni nazionali
relativamente al primo ciclo di istruzione fanno esplicito riferimento al
Cristianesimo e stessa cura verrà posta nelle indicazioni nazionali relative al
secondo ciclo di Istruzione, proprio al fine di rispondere ad una ineludibile
esigenza culturale degli studenti». Ricordo che le Indicazioni Nazionali di
Moratti (2003), all'epoca non prescrittive, sono state riesumate da Gelmini:
erano quelle caratterizzate dalla centralità dell' «antropologia cristiana» e
dimentiche di Darwin e dell'evoluzionismo. Col Concordato dell'84, l'insegnamento della
religione cattolica aveva perso la funzione di «coronamento dell'istruzione»
riconosciutagli (almeno formalmente) dal regime fascista, per diventare
facoltativo. Apparentemente, a quanto pare.