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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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TARTICOLI DEL    16-2-2009    #TOP


Report "Laici e chierici"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Laici e chierici (7)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

la lezione di de gasperi - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 16-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: di fronte ad un dissidio di fondo tra laici e cattolici ma al dilemma se lo Stato italiano possa o no legiferare, anche sulle questioni cosiddette etiche, in uno spirito di neutralità laica che rispetti tutti i suoi cittadini, siano essi cristiani, musulmani, ebrei e non credenti � per dirla con Obama � lasciandoli liberi di comportarsi,

Veltroni stoppa il referendum ( da "Secolo XIX, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: avrebbe il voto dei cattolici dissidenti come Rutelli (ma anche Beppe Fioroni, Franco Marini, Enrico Letta e altri) ma scontenta decisamente i laici, gli ex Ds, soprattutto i dalemiani, e anche i cattolici più anti-berlusconiani, come Rosy Bindi. In questo contesto, c'è un motivo in più di tensione: il posto di capogruppo in commissione Sanità del Senato,

Il Pd e il referendum <Assalto> a Marino ( da "Corriere della Sera" del 16-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ipotesi referendum spaventa il leader degli ex popolari che teme l'ulteriore riacutizzarsi della spaccatura interna, tra laici e cattolici: «E' una fantasia da scienziato. Serve un confronto tra i due poli. Seguirò la questione più da vicino», si ripromette, sostenuto da Rutelli anche lui convinto di evitare ogni pretesto capace di mettere a nudo le diversità culturali nel Pd.

Illuminazione Simini: <Da Loreto a via dei Transiti le nuove luci bianche> ( da "Giornale.it, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 7 del 2009-02-16 pagina 6 Illuminazione Simini: «Da Loreto a via dei Transiti le nuove luci bianche» di Redazione «Accendiamo il nuovo impianto di illuminazione in viale Monza, da Loreto fino a via dei Transiti, con luci a sospensione, che permetteranno di eliminare i pali dal viale.

Non cavilliamo, è meglio vivere nel mondo in felice dipendenza dagli altri ( da "Foglio, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: come definizione di quale sia una vita degna di essere vissuta, come pedagogia laica ed esistenzialista, come cristianizzazione moderna e anticlericalismo d?antan, come eredità del Novecento totalitario dispensatore di morte a vite non degne di essere vissute. Né Sofri né gli altri (pochi) con i quali conviene discutere si accorgono dell?

Testamento biologico, i cattolici del Pd contro il referendum ( da "Tempo, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La contrarietà è stata spiegata a Veltroni in una telefonata: evocare un referendum prima ancora che inizi la discussione in Senato, è il ragionamento di Marini, aumenta solo il livello di scontro ideologico tra laici e cattolici; e a pagarne il prezzo più alto sarebbe proprio il Pd che più di ogni altro partito ha al suo interno entrambe le due culture.

La parola ai tradizionalisti ( da "Foglio, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anche se per il suo successore il Concilio è stato causa, tra l?altro, della crisi delle vocazioni sacerdotali: “Nel Concilio è evidente la volontà di parlare di molte persone che appartengono alla chiesa, dal laico al vescovo, ma ci si è dimenticati del sacerdote. […] Il sacerdote ha perso la sua identità e non sa più chi sia.


Articoli

la lezione di de gasperi - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 16-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 20 - Commenti La lezione di de gasperi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Sbagliano quando ci dicono che nulla cambia, dopo che hanno imposto la nomina a capogruppo nella Commissione sanità di una senatrice, Dorina Bianchi, che si è affrettata a dichiarare la propria contrarietà ad interpretare nella discussione sulla legge la cosiddetta "posizione prevalente" nel partito, essendo invece intenzionata a tenere in considerazione le diverse sensibilità del Pd. Frase che, tradotta in chiaro, significa far propria l´avversione dichiarata non solo dai teodem alla Binetti ma anche da Rutelli ed altri a lui sodali, nei confronti della libera determinazione per quanto riguarda nutrizione e idratazione artificiali. Il problema � si badi bene � non investe solo i firmatari del testamento biologico (i quali, se passerà la normativa voluta dalla destra sul limite di tre anni , salvo rinnovo periodico, alla presenza di un notaio e di un medico, risulteranno una infima minoranza) ma tutti i cittadini. In proposito il testo elaborato e difeso dal senatore Marino, all´art. 4, accettato fino a ieri dalla stragrande maggioranza di centro sinistra, affermava che in tutti i trattamenti di fine vita � (compresa idratazione e nutrizione artificiali) nel caso la persona versi ormai nella incapacità di accordare o rifiutare il proprio consenso � ci si debba basare sulla "volontà espressa" nel testamento biologico. Mentre "in caso di mancata espressione di volontà" vale "la volontà manifestata dal fiduciario, dal tutore o dall´amministratore di sostegno o, in mancanza di questi, nell´ordine; dal coniuge non separato legalmente o di fatto, dal convivente, dai figli, dai genitori, dai parenti entro il quarto grado". Nulla di tutto questo resta nel documento stilato da Marina Sereni, vice capogruppo del Pd a Montecitorio, a conclusione delle riunioni di una apposita commissione di parlamentari pd, non firmato, però, dagli esponenti delle posizioni più antitetiche (dalla Binetti alla Coscioni). Le conclusioni sono state definite, in una nota riassuntiva della Sereni, "Elementi comuni o a cui si è arrivati a una convergenza" sulla Dat (Dichiarazione anticipata di trattamento). Dalla lettura si evince che i democratici non solo avrebbero fatte proprie le convinzioni sostanziali dei teodem e di Rutelli ma aperto la porta ad un cedimento a quelle espresse dalla destra. Ecco alcuni punti di cosiddetta "convergenza": a)durata di validità temporale nell´ordine di 3-5 anni; b) riconoscimento dell´obiezione di coscienza del personale medico-sanitario (diventerà problematico trovare un dottore o un infermiere deciso a sfidare preti e ministri alla Sacconi, ndr); c) il testamento non si applica quando il soggetto versa in pericolo di vita immediato (ma tutti i malati in coma possono esser considerati in simile condizione, ndr); d) obbligo di somministrare al paziente i trattamenti ritenuti necessari, compresa l´idratazione e l´alimentazione artificiale, in assenza di espressa Dichiarazione anticipata di trattamento (questo è il passaggio chiave che vieta alla stragrande maggioranza dei cittadini, che magari non avranno neppure sentito parlare di Dat, di vedersi sospeso il trattamento artificiale. è l´accettazione della pretesa della Santa Sede e del governo sul caso Englaro con la prospettiva peggiorativa, nel caso prevalga, come è probabile, la formulazione del centro destra e dei teodem, secondo cui il divieto di staccare le sonde va esteso anche a chi avrà firmato la Dat, ndr); e) Collegio sanitario che attesti fino all´ultimo lo stato di incapacità del paziente, con esclusione del medico curante (discriminazione ignobile e offensiva, ndr). Se questi punti che compromettono il diritto basilare di ogni cittadino ad una fine dignitosa della vita, rappresenteranno davvero la "posizione prevalente" del Pd, dovremmo concludere che questa dizione riflette solo un compromesso di vertice e non certo la volontà della maggioranza degli aderenti e degli elettori del partito riformista. Ne seguirebbe una spaccatura difficilmente sanabile tra vertice e base. Coloro i quali cercano di spiegare una simile torsione come una specie di "stato di necessità" di un partito, nato da una confluenza tra post Dc e post Pci, obbligato quindi a tener conto dei valori dell´una e dell´altra componente, finiranno per mortificare i valori degli uni e degli altri. Il Partito democratico apparirà deludente e inutile per tutti coloro che hanno creduto in un movimento capace di rappresentare le loro speranze e non si riducesse invece a stanza di compensazione per miseri compromessi di una nomenclatura incerta su tutto. Non siamo, sia chiaro, di fronte ad un dissidio di fondo tra laici e cattolici ma al dilemma se lo Stato italiano possa o no legiferare, anche sulle questioni cosiddette etiche, in uno spirito di neutralità laica che rispetti tutti i suoi cittadini, siano essi cristiani, musulmani, ebrei e non credenti � per dirla con Obama � lasciandoli liberi di comportarsi, ognuno secondo la propria credenza; oppure sia costretto, per la presenza della Chiesa romana in una fase neo integralista, ad imporre a tutti i sudditi � a somiglianza del braccio secolare � l´imperio prescrittivo del Pontefice e dei Vescovi. Questo è il nodo che può strangolare il neonato Partito democratico. Non che i credenti osservanti che in esso militino non abbiano tutto il diritto di comportarsi ascoltando i dettami della loro fede o che, quando siano parlamentari, non possano ricorrere, in casi particolarmente sensibili, alla obiezione di coscienza ed al voto disgiunto. Quel che invece conduce solo, come nel caso in questione, ad indigeribili e avvelenati pasticci è la pretesa di raggiungere un combinato disposto tra dettami integralistici e salvaguardie laico-liberali. E, a scanso di equivoci, intendo come integralismo, sia esso cattolico, islamico o ebraico, l´imposizione teologica secondo cui le leggi dello Stato debbano ispirarsi e sottomettersi, almeno per un largo spettro di questioni, ai principi della religione, dettati e interpretati dalla Gerarchia, faccia essa capo al pontefice, ad un ayatollah o a un rabbino capo. Paradossalmente il principio di separatezza tra Stato e Chiesa era assai meglio salvaguardato quando l´unità politica dei cattolici s´inverava nella Dc. Sul divorzio e sull´aborto ci furono referendum chiarissimi � Sì, Sì, No, No � senza guerre di religione. Ma ancor più significativo di come un partito, davvero democratico e cristiano, avesse fatto proprio il senso dello Stato, fu nelle elezioni del 1952, quando Alcide De Gasperi rifiutò l´invito di Pio XII e di Gedda, potente capo dell´Azione cattolica, ad allearsi con i missini e i monarchici per "salvaguardare la sacralità della Città eterna, sede del Sommo Pontefice" dal pericolo di una vittoria dei comunisti, appena scomunicati. Si trattava di un tema di grande impatto e non solo elettorale. Per questo il capo storico della Dc non venne mai più ricevuto in Vaticano. Ne soffrì molto ma non sacrificò l´autonomia dello Stato né il suo disegno lungimirante di alleanza centrista con i partiti laici, in attesa del maturare dell´autonomia socialista. Con Moro il discorso si ampliò al Pci berlingueriano. La destra dovette attendere il crollo della Dc per trovare un proprio ruolo. Oggi della vecchia Dc, come dopo un "fallout" atomico, restano schegge e detriti radioattivi, disseminati lungo tutto l´arco politico, dalla CdL, alla Lega, all´Udc, al Pd e persino ai gruppi minori, tranne i radicali. Tutti sono in gara per assicurarsi benevoli placet vescovili. Tutti si adoperano per escogitare formule e mediazioni bene accette Oltretevere. Con una differenza di fondo. Alla destra tutto ciò conviene, ne trae utilità, ne facilita la coesione (l´unico che se ne distingue in splendida solitudine è Gianfranco Fini). Per Berlusconi, libero dal senso dello Stato e da ogni remora ideale, il catechismo può ben servire da ideologia di pronto uso. Per il centro sinistra la commistione può risultare salvifica o mortale. Salvifica se i cattolici pd ricorderanno l´esempio di De Gasperi e gli insegnamenti di tanti che vennero anche dopo lo statista trentino, da Andreatta a Moro, da Vanoni a Scoppola e in un certo senso anche ad Andreotti. Per contro se Veltroni e Fioroni, Marini e la Finocchiaro, Franceschini e Bersani perderanno tempo e faccia per inseguire compromessi impossibili, la vita del partito, che ha fatto sognare tanti italiani, sarà penosa e forse destinata a declinare in breve tempo. Senza neppure il testamento biologico.

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Veltroni stoppa il referendum (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Veltroni stoppa il referendum testamento biologico Il segretario Pd: «Meglio una buona legge», ma dalemiani e rutelliani danno battaglia Roma. «Il referendum? È meglio una buona legge». Il segretario del Pd, Walter Veltroni, non si associa alla linea dura annunciata l'altro giorno dal senatore Ignazio Marino, medico di fama e capofila di coloro che nel Pd si oppongono al disegno di legge del governo sul testamento biologico. Dopo il clamore della vicenda di Eluana Englaro, il provvedimento comincerà il suo percorso al Senato probabilmente fra una settimana mentre venerdìè il termine ultimo per depositare gli emendamenti. «Se passerà il disegno di legge del governo così com'è, sarà necessario lanciare un referendum. Si vedrà così se valgono di più le parole di quattrocento parlamentari o del 90 per cento degli italiani. Per molti sarà un brusco risveglio», ha sostenuto il senatore Marino, intervenuto sabato al convegno dei radicali sulla vicenda di Eluana Englaro. Le parole di Marino hanno fatto salire la tensione in un partito come il Pd che rischia una scissione al centro dopo le Europee se il suo asse si spostasse verso la vecchia componente diessina, capeggiata dal ministro ombra Pierluigi Bersani, in concorrenza aperta con Veltroni per la leadership democratica. La legge sul testamento biologico rischia di essere un banco di prova cruciale per il braccio di ferro in atto tra Veltroni e i dalemiani con l'ex leader della Margherita, Francesco Rutelli, disposto a votare la legge del centrodestra sul testamento biologico e pronto a fare le valige per approdare dalle parti dell'Udc. Ecco perché il sasso laico del referendum, lanciato da Marino nello stagno del Pd, aggrava lo scontro ed è una tappa obbligata sulla strada della scissione. Veltroni, da parte sua, è impegnato a tenere insieme il partito, offrendo garanzie ai cattolici che non vogliono una rottura con la maggioranza sul testamento biologico: «A me convince una legge che garantisca a un cittadino la possibilità di decidere sulla fine della propria vita. L'ipotesi di referendum può valere come una forma di pressione. Ma è una buona legge che noi oggi vogliamo», ha spiegato il leader del Pd. Insomma, la linea di Veltroni è che bisognerà trattare in Parlamento per cercare di fare una «buona legge». Ma quali sono i margini di confronto concessi dal centrodestra? Allo stato attuale non se ne vedono perché nel ddl è confermato il divieto di interrompere alimentazione e idratazione forzate (come per Eluana), che non vengono classificate come terapie mediche. È una linea che coincide in pieno con quella della Chiesa, ribadita dal cardinale Angelo Bagnasco: «Considerare cibo e liquidi come sostegni vitali e non come terapie straordinarie - ha spiegato - corrisponde all'esperienza di tutti, sani e malati. Affermare con forza questa realtà non può essere considerata ideologia». Ebbene, è proprio su questo punto che si consumerà lo scontro in Parlamento sul testamento biologico. Ed è questa la ragione che ha indotto Marino a mettere le mani avanti minacciando il referendum, mentre Veltroni è ancora convinto che si possa arrivare a una «buona legge». Il problema del Pd è che una legge come si profila, che non consente la libertà di scelta del singolo sull'idratazione in caso di coma prolungato, avrebbe il voto dei cattolici dissidenti come Rutelli (ma anche Beppe Fioroni, Franco Marini, Enrico Letta e altri) ma scontenta decisamente i laici, gli ex Ds, soprattutto i dalemiani, e anche i cattolici più anti-berlusconiani, come Rosy Bindi. In questo contesto, c'è un motivo in più di tensione: il posto di capogruppo in commissione Sanità del Senato, lasciato libero da Marino, è stato affidato a Dorina Bianchi, una cattolica ex Udc e molto allineata con le gerarchie vaticane. La neo-capogruppo ha spiegato di essere favorevole a sospendere nutrizione e idratazione solo in casi eccezionali, se per esempio «l'attività corticale è nulla per molti anni». Una posizione molto distante da quella di Marino. Criticato anche in una intervista al Giornale: «Sono medico anche io. Ed è proprio l'essere medico che mi porta su posizioni diverse da quelle di Marino. Il giuramento di Ippocrate ci vincola alla difesa della vita sopra ogni cosa», ha sostenuto Bianchi. L'ipotesi di un referendum? «Sarebbe un grave errore. La sede migliore è il Parlamento». Ma contro il referendum si sono schierati in molti, dentro e fuori il Pd. «Il referendum? Sono fantasie da scienziato. Bisogna fare di tutto per avvicinare i due schieramenti», ha detto l'ex presidente del Senato, Marini. Fulmini su Marino anche da parte dall'Udc: «Solo un uomo prevenuto, viziato dalla propria superbia e pieno di pregiudizi può comportarsi così», ha tuonato Luca Volontè. Il governo, intanto, conferma la sua posizione su nutrizione e idratazione, che la legge dovrà considerare dei «bisogni primari» e non terapie, secondo il ministro Maurizio Sacconi. Il quale è convinto che il referendum sia «un errore» ma soprattutto una battaglia persa. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 16/02/2009 ' 16/02/2009 la sicurezzadel governoLa consultazione popolare? Sarebbe un errore e, in ogni caso, la perderebbero maurizio sacconiministro del Welfare 16/02/2009 ' 16/02/2009 la posizionedella chiesaConsiderare cibo e liquidi come sostegni vitali e non come terapie non è ideologia angelo bagnascopresidente della Cei 16/02/2009 ' 16/02/2009 le accusee i dubbiSe continua a non esserci democrazia, in Italia il referendum è arma spuntata marco pannellaleader dei Radicali 16/02/2009

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Il Pd e il referendum <Assalto> a Marino (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 16-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-16 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il Pd e il referendum «Assalto» a Marino Testamento biologico, richieste di dimissioni e critiche al senatore Attacco incrociato alla proposta di una consultazione popolare. Marini: è una fantasia da scienziato ROMA — Attacco incrociato a Ignazio Marino. La sua proposta di chiedere un referendum per abrogare la legge sul testamento biologico che ancora non c'è lo ha posto al centro di un fuoco amico. Critiche aspre e pungenti del centrosinistra gli piovono addosso. Luca Volontè, Udc, vorrebbe addirittura che il senatore lasciasse la presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema sanitario nazionale: «Si dimetta vista la tanta decantata correttezza. Non può gestire quel lavoro se poi deve organizzare e preparare truppe. Una consultazione popolare su una legge ancora da discutere? Evidentemente non ha buone ragioni per sostenere le proprie idee. Inoltre ha già perso la battaglia sulla legge 40». Contrario alle dimissioni Luigi Bobba, Pd, che pure definisce improvvida la proposta di Marino: «Certo l'incarico di presidente gli è stato affidato dal presidente del Senato, prescinde dalla posizione politica quindi richiede di mantenere un profilo alto. Ma non è il caso di accendere un'altra miccia. Non radicalizziamo. Chiudiamo qui l'incidente. Cerchiamo piuttosto soluzioni ragionate ». Paola Binetti legge l'annuncio sul referendum, accolto dagli applausi dei radicali, come un chiaro messaggio: «Denota una spinta in senso eutanasico. Marino smetta di accanirsi sul testamento biologico e si concentri sul suo nuovo ruolo nella commissione parlamentare d'inchiesta». Certo è che il sasso lanciato nelle acque già agitate dal chirurgo senatore ha agitato il fine settimana dei capi democratici. Tra sabato e domenica c'è stato un rincorrersi di telefonate tra Franco Marini, Francesco Rutelli e Walter Veltroni. I due big dell'area cattolica hanno raccomandato al leader del partito di non sposare la linea di Marino, da cui peraltro il segretario aveva già preso le dovute distanze in un'intervista alla Stampa («E' una buona legge che noi vogliamo»). L'ipotesi referendum spaventa il leader degli ex popolari che teme l'ulteriore riacutizzarsi della spaccatura interna, tra laici e cattolici: «E' una fantasia da scienziato. Serve un confronto tra i due poli. Seguirò la questione più da vicino», si ripromette, sostenuto da Rutelli anche lui convinto di evitare ogni pretesto capace di mettere a nudo le diversità culturali nel Pd. Condivide gli stessi timori uno dei parlamentari più vicini all'ex sindaco di Roma, Renzo Lusetti: «Il referendum è fuori di ogni logica. Non è bastata la batosta sulla legge 40?». Pierluigi Mantini rafforza il concetto: «Il minoritarismo etico non giova al partito». La proposta di Marino è appoggiata dal segretario socialista Riccardo Nencini. Ma a guardare questa prospettiva con poche illusioni è il più esperto in materia, Marco Pannella, primatista nel promuovere iniziative referendarie: «Rischiamo di utilizzare un'arma spuntata. E' difficile superare il quorum del 50%, specie se dovesse arrivare l'invito all'astensione. E ricordo che i ministri del culto che, nell'esercizio delle loro funzioni, invitano all'astensione rischiano pene gravi». M.D.B.

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Illuminazione Simini: <Da Loreto a via dei Transiti le nuove luci bianche> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 7 del 2009-02-16 pagina 6 Illuminazione Simini: «Da Loreto a via dei Transiti le nuove luci bianche» di Redazione «Accendiamo il nuovo impianto di illuminazione in viale Monza, da Loreto fino a via dei Transiti, con luci a sospensione, che permetteranno di eliminare i pali dal viale. Le lampade non saranno più gialle ma bianche, per dare maggiore sicurezza ai cittadini. Le luci bianche, infatti, offrono una miglior resa cromatica e, quindi, illuminano meglio e di più. Ma soprattutto sono state posizionate in modo tale da illuminare anche i marciapiedi e gli spazi pedonali». Lo annuncia l'assessore ai Lavori pubblici e Infrastrutture Bruno Simini, che inaugurerà oggi l'impianto. La nuova illuminazione è già in funzione in piazza della Repubblica, via Vittor Pisani, via Turati, al quartiere Isola, in corso Vercelli e adesso anche in un lungo tratto di viale Monza. Il nuovo piano di illuminazione non riguarda solo le singole vie principali, ma anche quelle limitrofe. Prossime tappe Meravigli, Castello, Giardini-De Marchi, Figino, Foppa Lorenteggio, quartiere Ponte Lambro, Parco Lambro, area Sarpi Monumentale, piazza Trento e Baggio. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Non cavilliamo, è meglio vivere nel mondo in felice dipendenza dagli altri (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Laicita'

16 febbraio 2009 Non cavilliamo, è meglio vivere nel mondo in felice dipendenza dagli altri Due domande in margine al caso Englaro. C?è una differenza tra essere liberi ed essere soli? Nessun uomo è un'isola; Nessuno uomo sta solo. Ogni uomo è una gioia per me; Il dolore di ogni uomo è il mio dolore. Abbiamo bisogno l'uno dell'altro, perciò io difenderò ogni uomo come mio fratello; ogni uomo come mio amico. (John Donne, «Nessun uomo è un'isola»). C?è una differenza tra vivere nel mondo in felice dipendenza dagli altri, e nella speranza, e vivere oscenamente di se stessi, della propria autodeterminazione, sempre sotto l?inflessibile e vano sguardo del proprio Io indulgente ma non misericordioso? Camillo Ruini, cardinale, ha posto la vera questione quando ha detto che non si può essere cattolici e al tempo stesso credere nell?autodeterminazione della propria vita (e della propria morte). Carlo Caffarra, cardinale, in una bella lettera diocesana di sabato scorso, ha chiamato le cose con il loro nome e ha aggiunto che non siamo solo cittadini di uno stato, apparteniamo a un genere comune, quello umano, che ha le sue regole innate, prima della costituzione dello stato, e siamo infine un animale, l?unico, capace di carità perché riconosce la dimensione metafisica della persona, la sua dignità intrinseca e il suo ethos anche nella sofferenza, non solo l?utilità o l?inutilità del suo bios. Il mio amico Sofri cavilla, per eccesso di sentimento. Quando gli ho proposto il tema della libertà di nascere, un fatto definitorio di ogni possibile autodeterminazione del soggetto, mi ha contrastato, “contro Giuliano”, opponendomi la libera autodeterminazione della donna. Ora quella stessa libera autodeterminazione, esercitata per il nulla mediante aborto moralmente indifferente, diritto invece che peccato, converge verso il suo esito eutanasico naturale, raddoppia la sua logica, e definisce la buona morte non come possibilità acre dell?esistenza privata, come peccato che attenda di essere perdonato, ma come morale pubblica, come definizione di quale sia una vita degna di essere vissuta, come pedagogia laica ed esistenzialista, come cristianizzazione moderna e anticlericalismo d?antan, come eredità del Novecento totalitario dispensatore di morte a vite non degne di essere vissute. Né Sofri né gli altri (pochi) con i quali conviene discutere si accorgono dell?obbrobrio fatto di cavilli in cui si sono impegolati. Il loro uomo-isola è libero di mangiare e di rifiutare il cibo, di vivere e suicidarsi, e noi tutti lì a osservare e a prendere lezioni di libertà. Con la chiusura del cerchio aborto-eutanasia si sutura il dare la morte per vivere liberi (libertà di procreazione) con il darsi la morte per essere vissuti liberi (libera autodeterminazione): due libertà per la morte in una. Le donne hanno sempre abortito, d?accordo. E gli uomini e le donne hanno sempre trovato modi, anche rituali, per “liberare” pietosamente l?estremo infermo senza accanirsi su di lui, d?accordo. Ma siamo noi i primi ad avere il privilegio civile di un aborto praticato come un diritto, o imposto come una pianificazione, e di una eutanasia procurata in pubblico, a mezzo di sentenza, con sequestro di un corpo sottratto a chi lo curava con le cautele della carità cristiana.

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Testamento biologico, i cattolici del Pd contro il referendum (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Rutelli e Marino telefonano a Veltroni Testamento biologico, i cattolici del Pd contro il referendum Scendono in campo i big dell'area cattolica del Pd, vale a dire Franco Marini e Francesco Rutelli, per stoppare l'idea lanciata sabato da Ignazio Marino di promuovere un referendum sulla futura legge sul testamento biologico. Tra sabato e domenica c'è stato un giro di telefonate con Walter Veltroni, chiedendo di non sposare la linea Marino. E in un'intervista alla «Stampa» il segretario del Pd ridimensiona questa minaccia. L'ipotesi del referendum è stata criticata nuovamente dal centrodestra ma è un'ipotesi che non piace nemmeno dentro al Pd, specie all'ala cattolica. Franco Marini, leader degli ex popolari, lo definisce «una fantasia da scienziato», cioè non da politico. L'ex presidente del Senato auspica «un vero confronto» tra i Poli e tra laici e cattolici, e aggiunge che da oggi seguirà la questione «più da vicino». La contrarietà è stata spiegata a Veltroni in una telefonata: evocare un referendum prima ancora che inizi la discussione in Senato, è il ragionamento di Marini, aumenta solo il livello di scontro ideologico tra laici e cattolici; e a pagarne il prezzo più alto sarebbe proprio il Pd che più di ogni altro partito ha al suo interno entrambe le due culture. Simile il ragionamento fatto da Rutelli al segretario del partito. E non a caso ieri i due deputati a lui vicini attaccano la proposta Marino. Icastico Renzo Lusetti: «Come se non fosse bastata la lezione sulla legge 40, si continuano a perseguire sconfitte annunciate». «Il minoritarismo etico — ha incalzato Pierluigi Mantini — non giova al Pd», anche perché su questi temi nel Paese «ci sono divisioni reali e profonde». «Occorrerebbe un passo indietro — ha insistito Mantini — e la capacità di rinunciare all'accanimento legislativo, giudiziario e referendario, lasciando la materia ai principi di scienza e di coscienza». Insomma il dubbio che sia meglio non legiferare che fare una legge discutibile comincia a serpeggiare.

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La parola ai tradizionalisti (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Laicita'

16 febbraio 2009 Anticipazione dal Foglio di martedì 17 febbraio La parola ai tradizionalisti Un libro intervista al capo dei lefebvriani spiega chi sono e che cosa pensano. "La Verità è solo nella chiesa" Intervistato dal giornale francese Le Nouvelliste, il superiore della fraternità San Pio X, monsignor Bernard Fellay, è tornato sulle assurde dichiarazioni sull?Olocausto del suo confratello e vescovo Richard Williamson, chiedendo di “lasciargli tempo” in quanto presto “si farà carico delle proprie responsabilità e darà una risposta sincera e vera”. Il 21 gennaio il Papa aveva emanato il decreto di revoca della scomunica ai quattro vescovi della Fraternità fondata da monsignor Lefebvre nel 1970, parlando della necessità di successivi colloqui per ripianare le controversie dottrinali che ancora rimangono. Forse mal gestita dal Vaticano, e certamente pompata in una direzione sola da giornali e televisioni, la notizia non è stata commentata per il suo significato storico ma immediatamente contestata per via delle dichiarazioni fatte da Williamson a una televisione svedese alcuni mesi prima, ma mandate in onda pochi giorni dopo il decreto papale. Nonostante la (quasi) immediata presa di distanze dalle dichiarazioni negazioniste di Williamson da parte di monsignor Fellay, opinionisti di mezzo mondo hanno cavalcato le sue parole per cercare di aprire una ferita nei rapporti tra Israele e Santa Sede (senza riuscirci) chiedendo a Benedetto XVI di tornare sui suoi passi o almeno di scusarsi per la “gaffe”. Sfruculiando i preti lefebvriani, si era poi trovato un altro sacerdote che ha fatto eco alle frasi di Williamson e dato ossigeno alle polemiche per qualche giorno ancora. Fino a ieri monsignor Fellay aveva parlato soltanto per denunciare l?estraneità della sua congregazione alle parole dei due confratelli, senza avere mai l?opportunità di raccontare chi sono e che cosa pensano i cosiddetti levebvriani. Riesce a farlo oggi, in un libro intervista edito da Sugarco in libreria in questi giorni e intitolato “Tradizione, il vero volto – Chi sono e cosa pensano gli eredi di Lefebvre”, scritto da Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, scrittori cattolici esperti di letteratura e bioetica, autori di diverse opere su Guareschi, Tolkien, Collodi e Conan Doyle, oltre a saggi di attualità religiosa. “E? strano il mondo. Fino a una cinquantina d?anni fa monsignor Bernard Fellay, con gli argomenti sostenuti in questo volume, non avrebbe conquistato un briciolo di visibilità neanche sgomitando. Difficilmente, ammesso che gliene fosse importato qualche cosa, sarebbe approdato sui giornali. Fino a una cinquantina d?anni fa, però”, scrivono nell?introduzione i due autori. In effetti il dialogo con quello che dal 1994 è il superiore generale della Fraternità San Pio X si dipana su quelli che sono i capisaldi del Catechismo della chiesa cattolica, ma è vero che, notizia della revoca della scomunica a parte, hanno il sapore delle cose nuove pur essendo, appunto, “Tradizione”. Ma forse sono nuove proprio perché sono tradizione: “Ciò che era verità ai tempi di Adamo ed Eva è verità anche oggi, ciò che era menzogna ai tempi di Adamo ed Eva è menzogna anche oggi, ciò che era buono al tempo di Mosè e dei faraoni è buono anche oggi, ciò che era giustizia al tempo dei romani è giustizia anche oggi. Qui si vede che l?essenza dell?uomo è sempre la stessa, la mente è sempre la stessa, il cuore è sempre lo stesso. Non cambiano mai”, spiega Fellay parlando della tradizione. Se l?uomo è sempre lo stesso ha bisogno sempre della stessa risposta, dunque. Parla di “realismo”, “felicità” e “ragione” per spiegare come “una legge divina sia stata scritta nei nostri cuori” e come il compimento per l?uomo sia seguire quella legge. Ciò che impressiona di più leggendo la lunga intervista (e che sorprende, data la fama di “contestatori” che i seguaci di Lefebvre hanno etichettata addosso da tempo) sono le parole con cui Fellay parla dell?obbedienza al Papa, parole che assumono un peso specifico ancora maggiore, soprattutto in questi giorni in cui in tanti parlano di chiesa spaccata, timorosa e di un Benedetto XVI solo e inascoltato: “Il Papa non è solo. Tutti i veri cattolici, e non sono pochi, stanno con il Papa, non possono stare altrove. Noi siamo veri cattolici e siamo e vogliamo continuare a essere i più grandi sostenitori del Vicario di Cristo. Non possiamo fare altrimenti. Il cardinale Edouard Gagnon, quando venne in visita alla nostra Fraternità a EcÔne, nel 1987, rimase stupito sentendo cantare ?Tu es Petrus? e disse che ormai bisognava venire lì per sentire pregare con tanto fervore per il Papa. Coloro che ci descrivono come ribelli non rendono servizio alla verità. Certo, ci sono dei punti di discussione molto importanti, molto profondi, ma questo non intacca il nostro amore e la nostra dedizione per il Santo Padre. Noi amiamo il Papa, vogliamo il Papa. Noi vogliamo il Papa nel pieno delle sue funzioni. Purtroppo constatiamo che la teologia prevalente degli ultimi decenni ha realizzato un vero e proprio golpe contro la sua autorità”. Il golpe di cui parla Fellay trae linfa nella “collegialità”, già criticata dal fondatore della San Pio X: “Oggi, spesso, vescovi e conferenze episcopali si occupano di tutto, dall?emergenza rifiuti alla crisi economica, ma non dell?insegnamento della dottrina e della trasmissione della fede. Hanno acquisito una visione puramente orizzontale e hanno dimenticato quella verticale. Questo spiega la disobbedienza al Santo Padre: se si trattano questioni puramente umane, è logico che si abbiano punti di vista diversi, anche opposti. La cosiddetta collegialità, l?idea che l?insieme dei vescovi sia più importante del Santo Padre, qui mostra tutti i suoi effetti. Nostro Signore non ha istituito la chiesa in questo modo, non ha fondato le conferenze episcopali. Quando si dice “il Vaticano” si dovrebbe intendere lo strumento al servizio del potere papale. In realtà, l?impressione è che esso si sia trasformato in un agglomerato burocratico che in parte neutralizza l?autorità papale e in parte esercita un potere in proprio. Tant?è vero che spesso si dice “il Vaticano ha detto”, “il Vaticano fa”, ma nella realtà non si sa neppure chi abbia detto, sostenuto o fatto qualche cosa”. Suona strano che a difendere l?autorità del Papa sia l?erede di Marcel Lefebvre, che a suo tempo gli disobbedì. Spiega Fellay: “Noi abbiamo solo messo in evidenza un problema: che ciò che la chiesa ha detto e insegnato per duemila anni, a un certo punto, è stato contraddetto. Chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale può rilevare che qui non c?è l?imposizione di un parere, ma una pura e semplice constatazione. Il problema non sta nelle nostre scelte, ma in un fatto che non dipende da noi. Chiunque nella chiesa, compreso il Santo Padre, dica qualche cosa che contraddica la dottrina commette un errore, e nessuno può essere obbligato a seguire l?errore. Anzi, quando l?errore è evidente, bisogna dirlo. Se un padre dovesse improvvisamente contraddire gli insegnamenti su cui si basa la vita della sua famiglia, i figli sarebbero obbligati a non obbedirgli e a spiegargliene i motivi. Questo per la sopravvivenza stessa della famiglia. Se non lo facessero non sarebbero figli saggi e devoti, mancherebbero di carità”. La questione, si sa, è molto controversa e complicata, ma è pur vero che non solo i lefebvriani sostengono che ci siano differenze sostanziali tra il Concilio Vaticano II e tutti i precedenti concili, e come questo fosse piuttosto un concilio pastorale e non dogmatico, tanto che lo stesso Benedetto XVI ha chiesto a un gruppo di tradizionalisti uno studio critico dei documenti conciliari. Documenti peraltro tutti firmati da monsignor Lefebvre all?epoca, anche se per il suo successore il Concilio è stato causa, tra l?altro, della crisi delle vocazioni sacerdotali: “Nel Concilio è evidente la volontà di parlare di molte persone che appartengono alla chiesa, dal laico al vescovo, ma ci si è dimenticati del sacerdote. […] Il sacerdote ha perso la sua identità e non sa più chi sia. Lo si vede sotto tutti gli aspetti, dalla vita di pietà alla pratica liturgica, dalla cura delle anime alla vita privata. Se penso a quanti sacerdoti hanno abbandonato il ministero in questi anni, sento i brividi lungo la schiena. […] Da questo punto di vista, la riforma liturgica, che ha messo in secondo piano l?aspetto sacrificale della messa a favore di quello assembleare, ha dato un colpo tremendo. Il sacerdote viene trasformato nel presidente di un?assemblea”. Secondo Fellay, questo è uno dei segni della “protestantizzazione” della chiesa, così come l?idea di “Popolo di Dio” introdotta con la “Lumen Gentium”: “La comunità prende per forza il sopravvento sul sacerdote, che diventa uno dei tanti. Oggi si constata persino l?assurdo di sacerdoti che arrivano in una parrocchia e dichiarano di non essere lì per insegnare, ma per imparare. E? doppiamente drammatico. […] Il concetto di ?Popolo di Dio? ha agito come mito anti istituzionale generando l?idea che il vero problema della chiesa fosse quello di liberarsi delle sue figure istituzionali, cominciando dal papato. Ecco perché il ruolo del sacerdote è stato sminuito: perché è sempre stato il cardine dell?istituzione sul territorio, tra i fedeli. Non è un caso se gli unici sacerdoti che, a un certo punto, hanno cominciato a godere di buona stampa sono stati i cosiddetti ?sacerdoti scomodi?, quelli che contestavano l?istituzione”. C?è poi la nota avversione dei seguaci di Lefebvre per la “messa nuova”, e il favore con cui il motu proprio di Benedetto XVI che dà la possibilità di celebrare il vecchio rito è stato accolto dalla San Pio X: “La messa nuova, quella della riforma postconciliare, ci è estranea. Comporta un mutamento di orizzonte e costringe l?uomo a guardare per terra. Ma per terra si guarda in ogni altro momento della giornata…”; cita un americano che parlando della messa in latino gli ha detto: “Una volta non si capiva tutto, ma si comprendeva benissimo che cosa stesse accadendo. Oggi, si capisce tutto, ma non si comprende più che cosa stia accadendo”. Certo non sarà la messa in latino a riportare la fede nel mondo, ma certo questo può essere un primo passo per arrivare a sciogliere i nodi dottrinali che ancora dividono i lefebvriani dalla Santa Sede. Ieri però, nell?intervista al Nouvelliste, Fellay ha chiesto “chiarimenti urgenti” sulla revoca della scomunica e sulla reintegrazione nella chiesa cattolica: parlando del dialogo con Roma, il superiore ha detto che la Fraternità dovrà sì accettare le conclusioni del Concilio Vaticano II, “ma la Santa Sede non può conferire oggi al concilio più autorità di quanta quest?ultimo abbia voluto concedersi”. Il Papa “tiene profondamente alle novità del Concilio Vaticano II. Bisognerà vedere in che modo queste divergenze dipendono da una filosofia differente. Abbiamo già risposto affermando la nostra volontà di affrontare con spirito positivo il cammino di discussione. Ma non vogliamo farlo con precipitazione”. Nel libro intervista Fellay non usa giri di parole per criticare certe “debolezze” della chiesa di oggi, come quella di una definizione sbagliata di ecumenismo il cui errore fondamentale – passato in parte del pensiero cattolico – “sta nell?idea che lo Spirito Santo si serva di tutte le religioni come mezzi di salvezza. Questa idea è sempre stata combattuta dalla chiesa”. Per spiegare i “frutti dell?ecumenismo” non risparmia critiche al cardinal Kasper, presidente del Consiglio pontificio per l?Unità dei Cristiani, che afferma ad esempio che “il nostro valore personale non dipende dalle nostre opere, siano esse buone o cattive: ancor prima di agire, siamo stati accettati e abbiamo ricevuto il ?sì? di Dio”, affermazioni più protestanti che cattoliche secondo il superiore della San Pio X. Il tono a tratti duro di monsignor Fellay non deve essere scambiato con un altro attacco dall?interno alla chiesa, ma una critica di chi in realtà alla chiesa ha dedicato la sua vita e che, come dice per spiegare il successo del guareschiano don Camillo, “non fa sconti sul vero”. E parlando ieri al Nouvelliste, ha aggiunto che “nel momento in cui si parla di ritorno alla piena comunione, forse, in effetti, il Papa si sta domandando chi, tra certi vescovi e noi, è più vicino a lui”. Lungi dall?essere pessimista, Fellay è certo che “il disegno di dissolvere la chiesa cattolica non arriverà mai a compimento”. Anche se, prosegue, “la situazione oggi è più pericolosa perché più subdola, si cerca di erodere le mura portanti dall?interno”. Il dialogo con Gnocchi e Palmaro continua toccando altri temi di cui spesso non si sente più parlare nelle prediche domenicali: la necessità del recupero della “regalità sociale” di Gesù Cristo, il liberalismo che porta anche personalità pubbliche a separare la fede dall?azione politica e il tema della “libertà religiosa”, che per Fellay “esiste veramente, ed è la libertà della vera religione”, una frase che presta il fianco all?accusa di “integralismo”. Ma Fellay non ha incertezze su questo: quando si dice che la persona umana ha il diritto della libertà religiosa, “non si considerano situazioni concrete, anche se molto frequenti, che consiglierebbero uno spirito permissivo e la tolleranza, […] al contrario, si prescinde dai fatti concreti e si stabilisce come principio che ogni uomo ha il diritto di permanere nell?errore secondo la propria coscienza, sia in privato sia nella vita pubblica. […] In altre parole, altro è tollerare l?errore e altro è assegnargli per principio la stessa dignità che ha la verità”. A questo è collegato il discorso sulla libertà, che “non è un assoluto”, né è la possibilità di scegliersi il fine per cui si è fatti, ma, dato che il fine ultimo di tutti gli uomini è lo stesso, cioè la felicità, la libertà sta “nella scelta dei mezzi per raggiungerlo”. Il discorso si sposta su tematiche per certi aspetti dimenticate o “vecchie”: dalla figura della donna, che nella famiglia “ha un ruolo diverso” dall?uomo “pur essendo pari i diritti”, alla morale sessuale passando per il concetto, dimenticato, di peccato (“Se l?uomo nega Dio, nega l?idea di peccato. Se nega l?idea di peccato, nega la necessità della redenzione. Se nega la necessità della redenzione, nega la necessità del sacrificio e dello sforzo per vincere i propri difetti. Ne consegue che si pone al posto di Dio”), fino all?esistenza dell?Inferno (“Non si può parlare della misericordia di Dio senza parlare della sua giustizia”). Infine, Lutero, Kant e Marx sono “le tre figure che hanno segnato la storia in maniera tragica” mentre “tutti i santi” sono da guardare come modelli, perché “alla chiesa non servono intellettuali, servono santi”, e agli uomini “serve la Verità, che si trova solo nella chiesa”. (Nella foto Ansa: monsignor Marcel Lefebvre celebra messa in Germania davanti a 10.000 fedeli) di Piero Vietti

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