HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli          www.mauronovelli.it


DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

Torna all’indice mensile 2008

 

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


TARTICOLI DEL 14-15 febbraio 2009       #TOP



Report "Laici e chierici"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Laici e chierici (19)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Non c'è un caso Marino. Ma un pasticcio sì ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che non solo è il simbolo della battaglia per il testamento biologico ma anche della praticabilità del dialogo tra laici e cattolici sui temi eticamente sensibili venga sostituito all?indomani di giornate come quelle che il senato ha vissuto questa settimana, e che venga sostituito da una senatrice che in diverse occasioni ha sostenuto ? limpidamente e legittimamente, per carità ?

Se il cattolico dimentica la pietà ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: CATTO Se il cattolico dimentica la pietà ANGELO BERTANI Ma sì, a cercarla anche qualche autorevole voce cattolica si è levata a dire parole di saggezza e di pietà. Poche, in verità. La cultura laica ha fatto una figura migliore: più misericordiosa, meno strumentale.

Il caso Marino non c'è, però agita i democratici ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici?. Che temono l?epurazione di Marino, cattolico, uomo simbolo del dialogo e della battaglia sul testamento biologico, sostituito da Bianchi, che in più occasioni su idratazione e nutrizione ha sostenuto una posizione diversa da quella prevalente del Pd.

Manifesti funebri per Eluana Li stampa il vescovo di Ivrea ( da "Stampa, La" del 14-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici praticanti e quanti frequentano i templi in modo tiepido e disattento. E raggiunge anche chi, laicamente, aveva preso posizione su questa vicenda. Monsignor Arrigo Miglio, dunque, ha scelto di parlare forte e a tutti, con toni chiari, spiegando i perché di questa pausa di riflessione che ha chiesto alla gente della sua Diocesi.

"il nostro partito vive di diversità ha il timbro dell'ulivo di prodi" - alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Su questi temi delicati e nuovi, laici e cattolici hanno le stesse domande, le stesse paure. Sul caso Englaro, secondo lei, i 12 milioni di elettori dell´Ulivo, la pensano allo stesso modo? Io credo di no. E se riusciamo nel Pd a vincere la sfida del rispetto reciproco e del dialogo, questo serve a tutto il Paese».

Il dramma Eluana ha diviso, pensiamo ora al bene comune ( da "Unita, L'" del 14-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il presidente dell'Associazione cattolica, la più importante associazione del laicato cattolico. Ai toni urlati preferisce la pacatezza del confronto, condotto in modo laico, attento alle ragioni dell'altro. «Il nostro obiettivo è quello di educare, di far maturare l'attenzione di tutti al bene comune del paese» premette.

"no vat", corteo pomeridiano da esedra a campo de' fiori ( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pagina IX - Roma Sono laici e agnostici anti-Concordato "No Vat", corteo pomeridiano da Esedra a Campo de´ Fiori Oggi manifestazione nazionale «No vat», promossa da "Facciamo breccia". Il corteo partirà alle 14 da piazza della Repubblica per arrivare nel tardo pomeriggio in Campo de´ Fiori dove, spiegano gli organizzatori,

sepe mobilita i vescovi nasce la chiesa del sud - conchita sannino ( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici? Dovrebbero vergognarsi di bussare per le elezioni e basta». Il vescovo di Bari Francesco Cacucci spinge verso un «protagonismo, una vera diaconìa dei laici impegnati nella società». Affiorano anche elementi di autocritica attraverso le parole di monsignor Filippo Strofaldi vescovo di Ischia: «Pur nelle innegabili risorse di impegno civico che tanta Chiesa ha mostrato al

tettamanzi apre il consultorio alle coppie che si separano - zita dazzi ( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un tema sul quale da anni operano diverse associazioni laiche, che non vedono nulla di scabroso nell´aiutare madri e padri a separarsi conservando un comune ruolo genitoriale maturo e costruttivo nell´educazione dei figli. Un argomento tabù fino a qualche tempo fa per la Chiesa, che ora invece cambia strategia.

La fatica dei cattolici democratici ( da "EUROPA ON-LINE" del 15-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: essendo stata nella storia repubblicana la prima forza politica veramente postideologica, anche se non «moralmente anarchica» (come dice Berlusconi della sua). Al tempo della legge sulla procreazione assistita i parlamentari cattolici nel gruppo erano la maggioranza e qualcuno di loro chiese di votare ?

Addio a Crevola, politico e sportivo ( da "Stampa, La" del 15-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: stato un tecnico - lo ricorda Marco Barberis - un grande democristiano e un eccellente amministratore. Era un cattolico laico, raffinatissimo cultore d'arte e collezionista strepitoso: mi mostrò una serie di disegni di Cesare Zavattini. E' un caro amico e una persona di grande equilibrio, di compostezza politica straordinaria»

Il cardinale Martino punta sulla fraternità sociale ( da "Unita, L'" del 15-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Azione Cattolica e dell'Istituto Bachelet concluso ieri dal cardinale Renato Raffaele Martino. «Se la società italiana finisce per non rispettare i "deboli", non avrà un futuro» ha affermato il porporato spronando il laicato cattolico a impegnarsi di più per quella «fraternità sociale» che «arricchisce la giustizia con la solidarietà»

fine-vita, marino infiamma i laici "referendum se passa il testo pdl" - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 15-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pagina 10 - Interni Fine-vita, Marino infiamma i laici "Referendum se passa il testo Pdl" Annuncio dai Radicali. Bindi: un regalo agli integralisti Ovazione per l´ex capogruppo nella commissione che discute il testa-mento biologico CARMELO LOPAPA ROMA - Referendum, se la proposta del Pdl sul testamento biologico diventerà legge.

marini: "fantasie di scienziato andare alla conta non mi piace" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 15-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: come fu per la legge 40 sulla fecondazione assistita, con la Chiesa in campo, i due fronti cattolico e laico contrapposti. «Lo sforzo per trovare un´intesa va fatto. Io finora non ho seguito molto la questione. Mi sono attivato solo un po´, pensando che fosse indispensabile evitare spaccature che sarebbero diventate irrimediabili».

la chiesa del dogma in conflitto con lo stato - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 15-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: questi problemi riguardano soprattutto il clero e il laicato cattolico. Soprattutto, ma non esclusivamente. Il riflusso rispetto al Vaticano II si accompagna al risorgere di una visione temporalistica della Chiesa che non ha più come obiettivo il possesso e il governo d´uno spazio territoriale, di un regno terrestre da affiancare al regno celeste.

l'armata del vaticano alla battaglia dell'etica - marco politi ( da "Repubblica, La" del 15-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: tra i vescovi e nel mondo cattolico. Risultato raggiunto. Negli ambienti del laicato cattolico l´afasia è acuita dalla scomparsa di figure prestigiose come lo storico Pietro Scoppola, il sociologo Roberto Ardigò, lo studioso di storia della Chiesa Giuseppe Alberigo. Il secondo elemento strategico è la compatta utilizzazione dei media ecclesiastici per occupare la scena pubblica:

Referendum sulla morte un rischio troppo grande ( da "Riformista, Il" del 15-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: perché è chiaro che una parte cospicua del partito, quella cattolica, non ci starebbe, e non c'è niente di meno saggio per il Pd che una divisione tra laici e cattolici potenzialmente definitiva. La terza ragione è che non è saggio neanche dividere gli italiani in una partita tra favorevoli alla vita a oltranza e favorevoli alla buona morte.

La paura di Silvio ( da "Riformista, Il" del 15-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: perchè il Cavaliere ha un po' tradito il suo irriducibile e caratteriale laicismo). E intanto la sua maggioranza manifesta insorgenze antitremontiane e persino la tv dà le sue grane, con Sky a far la guerra al Gruppo. Di tutto questo si nutrono i timori del grande timoniere. S. Feltri e T. Mastrobuoni alle pagine 2 e 3 15/02/2009

Il rabbino e la bioetica degli ebrei ( da "Riformista, Il" del 15-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Lo Stato di Israele è uno stato laico che ha un suo parlamento e funziona come qualsiasi società democratica. È però diventato costume del parlamento israeliano fare delle leggi che, sia per rispetto alla minoranza più fedele alla tradizione - che è comunque una minoranza - sia per rispetto nei confronti di una propria radice culturale,


Articoli

Non c'è un caso Marino. Ma un pasticcio sì (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-02-2009)

Argomenti: Laicita'

L ? E D I T O R I A L E Non c?è un caso Marino. Ma un pasticcio sì CHIARA GELONI La giornata di ieri insegna moltissimo sul Pd. Su quanto questa creatura politica sia ancora fragile, su quanto grande sia la responsabilità di coloro ai quali è affidata e su quanto sarebbe dovere di tutti maneggiarla con più cautela e averne più cura. Noi siamo sicuri che non ci sia nessuna dietrologia e nessun complotto politico da svelare dietro il cosiddetto caso Marino. Crediamo totalmente a quello che tutti i protagonisti, da Walter Veltroni ad Anna Finocchiaro, da Ignazio Marino stesso a Dorina Bianchi, hanno concordemente raccontato circa l?avvicendamento nel ruolo di capogruppo del Pd in commissione sanità (e nel ruolo di relatore di minoranza sul testamento biologico) tra il chirurgo dei trapianti e la senatrice ex Margherita. Siamo dunque convinti che questa decisione non rappresenti alcun cambio di linea, che Marino sia stato sostituito su sua stessa richiesta e che Bianchi nel suo nuovo ruolo sarà garante di tutti e portavoce delle diverse posizioni e sensibilità interne al Pd, in coerenza col fatto che la nomina di quest?ultima è stata votata all?unanimità dai senatori che avevano titolo a deciderla. Inoltre, dal momento che abbiamo fatto tutti il militare a Cuneo, non ci scandalizziamo affatto che questo tipo di decisioni, dentro un partito, venga preso nel rispetto di equilibri interni (di corrente, tanto per parlare chiaro). Detto questo, quanto è successo ieri è veramente incredibile e costituisce un grande danno per il Pd. Non contano solo i fatti, ma anche ? a volte soprattutto ? conta come i fatti vengono percepiti: ed è inspiegabile che «non si sia valutato», come ammetteva ieri con Europa uno sconsolato senatore dem, l?impatto che avrebbe avuto la notizia che un uomo che non solo è il simbolo della battaglia per il testamento biologico ma anche della praticabilità del dialogo tra laici e cattolici sui temi eticamente sensibili venga sostituito all?indomani di giornate come quelle che il senato ha vissuto questa settimana, e che venga sostituito da una senatrice che in diverse occasioni ha sostenuto ? limpidamente e legittimamente, per carità ? posizioni di coscienza, diverse da quelle prevalenti nel gruppo del Pd. Queste cose le sanno benissimo anche al Pd: lo dimostra la concitazione con cui ieri, da Veltroni in giù, si sono preoccupati di rassicurare circa quanto qui abbiamo premesso, ricorrendo a ogni mezzo possibile compresi migliaia di sms spediti a mezza Italia dal partito nel corso di tutto il pomeriggio. Non abbiamo ragione di presupporre la malafede di nessuno, e non la presupponiamo. Speriamo che anche nel gruppo e al partito, invece di spendere energie a far uscire le cose sui giornali o a darsi la colpa per averle fatte uscire, la prossima volta stiano tutti un po? più attenti anche agli ?equilibri esterni?.

Torna all'inizio


Se il cattolico dimentica la pietà (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-02-2009)

Argomenti: Laicita'

CATTO Se il cattolico dimentica la pietà ANGELO BERTANI Ma sì, a cercarla anche qualche autorevole voce cattolica si è levata a dire parole di saggezza e di pietà. Poche, in verità. La cultura laica ha fatto una figura migliore: più misericordiosa, meno strumentale. La cittadella cattolica è apparsa serrata in una reazione di difesa e di ostilità, in una cultura dogmatica e autoritaria. E pensare che avrebbe potuto essere proprio il contrario! La fede e la vera cultura cattolica hanno sempre detto che la vita è importante e preziosa, ma vale per la libertà e l?amore che esprime. Meglio morire che essere schiavi o traditori; meglio dare la vita per gli amici che conservarla per egoismo o stupidità. La vita infatti non finisce con la morte, ma si trasforma. In questi giorni drammatici non solo per i cattolici democratici, ma per il futuro della Chiesa poche voci autorevoli e libere si sono levate dal mondo cattolico e dalla struttura ecclesiastica. Ma meritano di essere ricordati due ?grandi vecchi?, Scalfaro e Andreotti. Vuol dire che l?età rende liberi. E poi ci sono stati alcuni vescovi, Casale (Stampa dell? 8 e Unità dell?11 febbraio) e Bregantini (Stampa dell?11) e Dho, di Alba. Don Angelo Casati, per tanti anni parroco a Lambrate, teologo e scrittore, che ha confessato: «Ho sentito parole oscene, ma ho anche visto immagini per me, dico per me, oscene. Ho negli occhi da giorni l?immagine di un?autolettiga che esce da una clinica, presa quasi d?assalto, quasi si trattasse di una preda da conquistare. Guardavo gli occhi: erano induriti dal livore, ho cercato invano segni di una umana pietà. Si mescolano rosari a urla minacciose, una pietà senza pietà e dunque spietata. Non ho visto silenzio di pianto. Ho visto difesa di bandiere. Ho sentito rabbrividendo parole infami, come quelle di chi gridava: ?lasciatela a noi? quasi si parlasse di una cosa da tenere, come se Eluana non avesse né padre né madre, come se toccasse ad altri un possesso, per disconoscimento di padre e di madre. Le grida mi parvero per un attimo oscene. Dopo tanti discorsi tesi a rivalutare la famiglia, ora siamo giunti all?esproprio. E, ancora una volta, a chiedermi che cosa sia mai accaduto per renderci maledettamente senza pietà». Adesso che si profila la necessità di una legge che regoli la fine della vita, Ignazio Marino ha proposto da tempo chiare linee di grande saggezza umana e cristiana. Il fisico, e deputato Pd, Giovanni Bachelet (l?Unità, 10 feb) aggiunge coraggiose riflessioni in difesa della democrazia e della libertà di coscienza. E il nuovo presidente dei laureati cattolici (oggi Meic), Carlo Cirotto, auspica che il tema del testamento biologico venga affrontato «con coraggio». Speriamo.

Torna all'inizio


Il caso Marino non c'è, però agita i democratici (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Veltroni: «La nostra linea sul testamento biologico non cambia» Il caso Marino non c?è, però agita i democratici FABRIZIA BAGOZZI Complice Repubblica, che ha dato la notizia, la sostituzione di Ignazio Marino con l?ex teodem Dorina Bianchi alla carica di capogruppo del Pd al senato diventa un caso davvero. E nel clima delicato del post Eluana (peraltro nel giorno dei funerali) esplode in rete con tanto di gruppo su Facebook (in ?solidarietà? col senatore) e con il malumore dei militanti ?laici?. Che temono l?epurazione di Marino, cattolico, uomo simbolo del dialogo e della battaglia sul testamento biologico, sostituito da Bianchi, che in più occasioni su idratazione e nutrizione ha sostenuto una posizione diversa da quella prevalente del Pd. Un caso che cresce tanto che il leader Pd Veltroni manda una lettera a Repubblica per sottolineare che l?avvicendamento era stato chiesto dallo stesso senatore e ribadire che, sul testamento biologico, «la posizione prevalente del partito è chiara» ed è quella che il nuovo capogruppo si è impegnato ad esprimere. Concetto ribadito in migliaia di sms che il partito ha inviato ai militanti con la firma del leader del Pd. Che di epurazione non si tratti, lo spiega Marino nel tardo pomeriggio: «Il fatto che io non sia più capogruppo è un atto dovuto». E, in effetti, da ottobre il senatore Pd è presidente della commissione d?inchiesta sul servizio sanitario nazionale, per la cui istituzione molto si è speso. Per questo già allora aveva consegnato le dimissioni da capogruppo alla presidente Anna Finocchiaro, rimanendo però in carica fino a che il nodo della sostituzione non fosse stato risolto. Un nodo in cui hanno avuto un peso gli equilibri interni del partito fra cariche assegnate all?area ?ex Ds? (a cui fa riferimento Marino) e area ?ex Margherita?. E fra le diverse correnti. Fin da allora era circolato il nome di Dorina Bianchi, ex Udc, ex rutelliana, ex teodem, ora vicina a Fioroni. Bianchi è medico e ha ormai anche una congrua anzianità parlamentare. E alla fine la scelta del partito cade su di lei, che attendeva da qualche tempo. Risale alla scorsa settimana, prima del blitz del Cavaliere su Eluana, la convocazione dei senatori dem membri della commissione per formalizzare l?elezione. Avvenuta all?unanimità, ma preceduta da una discussione (animata) sull?opportunità politica della sostituzione in questa fase. Fiorenza Bassoli preferisce non partecipare al voto. Insieme a Dorina Bianchi, i senatori democratici decidono la sostituzione di Claudio Gustavino (anche lui contrario a sospendere nutrizione e idratazione) alla segreteria della commissione con la radicale Donatella Poretti. Rimane vicepresidente il cattolico Daniele Bosone, membro del comitato Pd sul testamento biologico, che ha lavorato alla mediazione raggiunta dal partito sul tema. E che commenta: «Una volta che la posizione del Pd è stata definita, procedere all?avvicendamento ora o fra un mese non credo avrebbe cambiato le cose». Appena nominata, Bianchi fa sapere che le sue convinzioni personali «non andranno a inficiare» la sua posizione istituzionale: «Terrò conto delle diverse sensibilità che il gruppo del Pd esprime, nel rispetto del mio compito istituzionale di rappresentare la linea del partito in commissione ». La presidente dei senatori Finocchiaro avverte: «I democratici sono arrivati a maturare una posizione prevalente che è stata anche votata dal gruppo martedì in aula. Una linea che non cambia perché si cambia il capogruppo in commissione».

Torna all'inizio


Manifesti funebri per Eluana Li stampa il vescovo di Ivrea (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 14-02-2009)

Argomenti: Laicita'

CASO ENGLARO DOMANI SERA LA FUNZIONE IN CATTEDRALE Manifesti funebri per Eluana Li stampa il vescovo di Ivrea Monsignor Miglio: celebrerò una messa in suffragio [FIRMA]CRISTINA PEROGLIO «La morte di Eluana Englaro è un monito per tutti e un invito alla preghiera. La Santa Messa sarà celebrata da monsignor vescovo domenica 15 febbraio, alle ore 18, nella chiesa cattedrale di Ivrea». Così, nella compostezza di un manifesto mortuario, il vescovo di Ivrea monsignor Arrigo Miglio, «allineato» da sempre ai vertici Cei, chiama a raccolta tutti i fedeli della sua diocesi per pregare, e per parlare del caso Englaro. Il messaggio è stato affisso fra i manifesti che annunciano la scomparsa dei propri cari, nei maggiori centri della Diocesi eporediese. Da Ivrea a Chivasso, passando per Rivarolo e Caluso, tutto il territorio è stato coperto per chiamare alla preghiera in Cattedrale, domenica prossima, i fedeli. Nelle epigrafi non c'è accenno alle polemiche, non c'è una parola che non sia altro che invito alla preghiera. E la gente commenta, talvolta perplessa, per un modo così inedito, quanto forte, di far sentire ai cattolici che la chiesa di Ivrea non è né muta né sorda nei confronti dei drammi che turbano le coscienze. Ma la scelta dell'epigrafe va oltre tutto questo. Diventa una presa di posizione pubblica, che esce dalle chiese e raggiunge tutti, credenti e no, cattolici praticanti e quanti frequentano i templi in modo tiepido e disattento. E raggiunge anche chi, laicamente, aveva preso posizione su questa vicenda. Monsignor Arrigo Miglio, dunque, ha scelto di parlare forte e a tutti, con toni chiari, spiegando i perché di questa pausa di riflessione che ha chiesto alla gente della sua Diocesi. E le prime osservazioni le fa dalle colonne de «Il Risveglio Popolare» il settimanale diocesano, da sempre portavoce delle posizioni ufficiali del territorio della Diocesi «In tanti - scrive Miglio - sentiamo bisogno di silenzio e di preghiera, dopo settimane di chiasso, di equivoci, di talk show confusionari, di strumentalizzazioni». Prima, però, occorre far chiarezza su alcuni punti. Scrive il vescovo di Ivrea: «Alimentazione, idratazione e cura della persona rientrano davvero nell'accanimento terapeutico, come alcuni hanno affermato o insinuato in modo equivoco? Rifiuto dell'accanimento terapeutico ed eutanasia sono concetti ben diversi, che esprimono intenzionalità diverse, opposte. La Chiesa ha sempre rifiutato sia l'uno che l'altro perché sono, anche se non sempre in modo consapevole, rifiuto del Creatore, sia non accettando la morte sia arrogandosi il potere di vita e di morte su di una persona. In queste settimane invece si è riusciti a far credere a molti che la Chiesa è schierata per l'accanimento terapeutico». E poi una domanda: «Si vuole con questa operazione mistificatoria preparare il terreno per legalizzare l'eutanasia?» Parole forti, che hanno un unico obiettivo: raggiungere le coscienze del suo popolo della sua gente.

Torna all'inizio


"il nostro partito vive di diversità ha il timbro dell'ulivo di prodi" - alessandra longo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 7 - Interni "Il nostro partito vive di diversità ha il timbro dell´Ulivo di Prodi" Franceschini: ma Pierluigi ha sbagliato il momento ALESSANDRA LONGO ROMA - Onorevole Franceschini, lei non è andato in piazza con la Cgil, altri dirigenti del Pd sì. I vostri elettori si faranno l´ennesima impressione di un partito diviso. «Mi sto facendo delle domande in queste settimane. Mi chiedo perché chi ci osserva parla solo delle divisioni e non capisce che noi siamo un grande partito, rappresentiamo un terzo degli italiani, e come tutti i grandi partiti abbiamo al nostro interno una varietà di sensibilità, di culture politiche e di modi di pensare che rappresenta una ricchezza, non un impedimento. Altrimenti, se la pensassimo tutti allo stesso modo, si tornerebbe ai partiti identitari, a forze medie o piccole, a quel che c´era prima della nostra nascita». Si possono avere posizioni diverse ma poi è necessario assumere un profilo, arrivare ad una sintesi non crede? «Infatti, al 90 per cento, sui temi di fondo, la sintesi c´è. Però mi chiedo una cosa: perché le diversità nell´Ulivo � e per Ulivo intendo il progetto politico originario di incontro tra le forze riformiste e non l´intera coalizione di centrosinistra � perché quelle diversità, dicevo, venivano considerate normali e adesso non più? Non capisce, chi ci vota, che ci vuole tempo, ci vogliono anni, per condurre in porto una sfida così ambiziosa come la nostra? Vorrei ricordare che il Pd è figlio dell´Ulivo, di quel progetto» Eppure la base è inquieta. «Perché credo che ci sia ancora chi pensa ad un partito identitario, in cui tutti sono d´accordo su tutto. Ma un partito così, lo sappiano, non sarà mai un partito del 30 per cento». Forse è difficile, per i vostri elettori, vivere il Pd come una post-creatura dell´Ulivo. Con Prodi c´è stata una rottura traumatica. «E´ ora di dire su questo parole chiare. Quando è nato il Pd, e ha deciso di andare da solo, avevamo tutti, sottolineo tutti, anche quelli che erano ministri in carica, l´esigenza di dare un segnale di discontinuità e rottura con la coalizione di centrosinistra che si era presentata litigiosa e frammentata negli anni precedenti ma questo non riguardava Prodi e il suo progetto. E invece è sembrato purtroppo fosse così». Sta facendo autocritica, lo state per caso rivalutando? «A Prodi va riconosciuto, ad alta voce, il merito storico di aver fatto miracoli nell´azione di governo con una coalizione così sgangherata e di avere fondato l´Ulivo». L´Ulivo teneva assieme le diversità meglio del Pd? Insomma, la provoco: Prodi più bravo di Veltroni? «Non ha senso metterla così. Prodi ha costruito le condizioni per far nascere il Pd e poi ha fatto una cosa rarissima nel nostro panorama: l´ha lasciato generosamente a persone più giovani di lui. In Italia normalmente succede che i processi politici diventano positivi solo se a condurli è il diretto interessato... In questo senso Prodi è stato generoso come Walter che ha rinunciato a fare il sindaco di Roma per costruire un nuovo partito in un momento difficilissimo e ci è riuscito». Pierluigi Bersani, molto applaudito alla manifestazione della Cgil, adesso lo sfida. «Poteva scegliere un altro momento. Sarebbe stato opportuno concentrare tutte le risorse per le Europee, per preparare la sconfitta di Berlusconi, non per scontri interni. E poi vorrei che il confronto tra candidati girasse attorno a quale futuro si vuole per il Paese, e non su quale passato dei nostri sia il migliore». Torniamo alla manifestazione di ieri della Cgil. Come le è sembrata? «Bella, gran parte di quella gente ha come riferimento politico il Pd ma ci sono anche iscritti ad altri sindacati che in quella piazza non c´erano. Io penso che sia venuto il momento, per tutti e tre i leader confederali, di fare un atto di coraggio, di superare le divisioni e accelerare l´idea che un sindacato unico, di fronte agli attacchi ai diritti di questo governo, sia più forte che i sindacati divisi». Unità: la parola chiave, appunto. «Sì, questo chiedono anche a noi gli elettori, soprattutto a fronte dei gravi attacchi che Berlusconi sta portando al sistema istituzionale, della sua totale incapacità di affrontare la crisi. Il premier aveva altro da fare in questo periodo, si è occupato del caso Englaro... E anche qui il Pd è sembrato in ordine sparso. Non le pare che un partito debba avere una linea e prevedere poi il dissenso secondo coscienza? «No, non penso che sia così. Un grande partito deve dare dignità a tutte le posizioni, non trasformare le minoranze in dissidenti. Su questi temi delicati e nuovi, laici e cattolici hanno le stesse domande, le stesse paure. Sul caso Englaro, secondo lei, i 12 milioni di elettori dell´Ulivo, la pensano allo stesso modo? Io credo di no. E se riusciamo nel Pd a vincere la sfida del rispetto reciproco e del dialogo, questo serve a tutto il Paese».

Torna all'inizio


Il dramma Eluana ha diviso, pensiamo ora al bene comune (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 14-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Il dramma Eluana ha diviso, pensiamo ora al bene comune L'Azione Cattolica - dice il presidente - ritiene che sia tempo di smorzare i toni e di individuare percorsi condivisi. Ci vuole uno scatto solidale II caso di Eluana Englaro, il dramma del «fine vita» fa discutere e divide. «Al dialogo non si può rinunciare». E' un punto fermo per il professore Franco Miano, il presidente dell'Associazione cattolica, la più importante associazione del laicato cattolico. Ai toni urlati preferisce la pacatezza del confronto, condotto in modo laico, attento alle ragioni dell'altro. «Il nostro obiettivo è quello di educare, di far maturare l'attenzione di tutti al bene comune del paese» premette. Eppure tra crisi economica, problemi legati alla sicurezza ed ora con le questioni etiche legate al caso Englaro, al bene comune pare prevalere una logica di lacerazione. «L'obiettivo è molto difficile. Ma questo non vuol dire che si possa rinunciare alle ragioni dell'unità del paese. Questo è fondamentale per la vita dello Stato e la cultura politica. Come Azione cattolica continueremo a cercare punti di contatto, specie sulle grandi questioni...». Sul caso Englaro, insieme al silenzio e alle preghiere si sono sentiti anche insulti. La preoccupa lo spirito di crociata che aleggia? «L'insulto non è mai una cosa buona. Lo abbiamo detto chiaramente. Pur non condividendo le scelte di Beppino Englaro pensiamo al momento difficile, di dolore che ha vissuto. Sarebbe preferibile uno stile più dialogico, ma da tutte le parti. Per questo è necessaria una riflessione di più ampio respiro, meno legata alla congiuntura politica e al rischio di strumentalizzazione. Ribadiamo la nostra fedeltà all'incondizionatezza del valore della vita. Una fedeltà che va argomentata, proposta con fermezza, ma anche con grande spirito di dialogo. Non sono due elementi in contrapposizione. Il fatto di avere una posizione chiara, non significa che non si possa dialogare, provare a smorzare i toni, arrivando a un percorso di condivisione». Mette in guardia da posizioni rigide? «E'necessaria una dimensione più ampia dei problemi. Prendiamo la riflessione sulla vita: non nasce soltanto quando vi è «il caso», come con Eluana. Vi deve essere un termine di confronto costante tra le diverse parti politiche, i soggetti della società civile, le associazioni ecclesiali e non. Così anche le emergenze si affronterebbero in modo diverso. Se, invece, si è relegati al caso concreto, si scivola inevitabilmente verso il "partito del pro o contro" e questo fa smarrire la pacatezza necessaria». Perché chiede di allargare il discorso? «Partiamo dalla vita. Allargare il discorso vuole dire prestare attenzione ai temi della solidarietà che ci vede impegnati in questi tempi di crisi. Mi sembra un modo ulteriore per servire la vita. Come per Eluana allo stesso modo diciamo che oggi è necessario uno scatto di solidarietà, perché le famiglie più povere non divengano sempre più povere. Perché l'immigrato, lo straniero non sia inteso come il "cattivo". A questo va aggiunto l'impegno per la pace e per la soluzione di tutti i conflitti più o meno dimenticati che attraversano il mondo. Queste tre questioni vanno tenute assieme alla riflessione su Eluana. Difendere la vita per noi significa difendere la pace, la solidarietà, la giustizia. Su questo puntiamo a far crescere l'unità dei cattolici». È l'obiettivo del vostro convegno? «Cercheremo di dar voce all'anima pluralistica del mondo cattolico, a quella strettamente politico partitica e alle diverse forme dell'associazionismo cattolico con l'obiettivo di interpretare la crisi della politica, ma anche di promuovere un soprassalto etico. Oggi non si può non porre il tema del rapporto tra etica e politica. Come meridionale non vorrei tacere le tante situazioni problematiche di collusione della politica con la criminalità organizzata o i tanti problemi di moralità della politica. Vi è un deficit di cultura politica, ma anche di moralità. Entrambe le cose portano ad un pericoloso deficit di democrazia. In molti casi si rischia che se ne mantengano solo le forme esteriori e talvolta neanche quelle. È per questo che va perseguito il bene comune». Intervista a Franco Miano

Torna all'inizio


"no vat", corteo pomeridiano da esedra a campo de' fiori (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina IX - Roma Sono laici e agnostici anti-Concordato "No Vat", corteo pomeridiano da Esedra a Campo de´ Fiori Oggi manifestazione nazionale «No vat», promossa da "Facciamo breccia". Il corteo partirà alle 14 da piazza della Repubblica per arrivare nel tardo pomeriggio in Campo de´ Fiori dove, spiegano gli organizzatori, «pronti a lanciare la settimana anticoncordataria 2009, saranno presenti gli attivi gazebo uaar». Nelle prossime settimane, infatti, «oltre ai Darwin day, si terranno in Italia altre iniziative a tutela dei non credenti, tra cui lo sbattezzo, il testamento biologico e le campagne sull´ora alternativa a quella di religione cattolica». .

Torna all'inizio


sepe mobilita i vescovi nasce la chiesa del sud - conchita sannino (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina IX - Napoli Sepe mobilita i vescovi nasce la Chiesa del Sud Bagnasco: "Federalismo? Costruiamo un paese unico" Strofaldi (Ischia) sollecita autocritica "Liberiamoci dai privilegi" CONCHITA SANNINO Nel Mezzogiorno minacciato «dal federalismo degli egoismi», corroso dalle «patologie delle mafie e delle collusioni», è nato il fronte della Chiesa del sud. Uno schieramento destinato a restare, avverte ieri il cardinale Crescenzio Sepe. «Qualcosa che non è durato solo il tempo di un convegno». Così l´ "esercito" di vescovi, religiosi e laici che per due giorni, a Napoli, ha ragionato di disoccupazione, mafie e gap socio-economici, chiude ieri il suo confronto - "Chiesa nel sud, chiese del sud" - con un messaggio in cui si richiamano tutte le "sentinelle" ad un «nuovo patto per riscoprire la passione civile a favore del Mezzogiorno». La mobilitazione, promossa da Sepe e alimentata anche dagli interventi robusti degli arcivescovi di Palermo, Potenza, Reggio Calabria e Bari, spinge il popolo dei laici verso «un nuovo protagonismo, intriso di impegno educativo». I prelati si dicono a loro volta «pronti a rialzarci, a offrire spazi, intelligenze, esperienza». Ma alla cittadinanza attiva, politici compresi, dettano l´urgenza di «una riscossa forte e più compatta contro indifferenza, collusioni e illegalità». Niente alibi, avverte Sepe, riferendosi anche all´ennesima inchiesta che svela altri casi di corruzione nelle Asl. «Se non c´è la questione etica a fondamento delle nostre azioni, non usciremo da questa profonda crisi - sottolinea il cardinale -. Se non si superano gli egoismi, se non si abbandonano i propri interessi di lucro o di potere, non vedremo mai il vero risveglio». C´è, tra i religiosi, la determinazione a «portare il nostro messaggio in seno alla Conferenza episcopale italiana, perché a partire dai nostri spunti di riflessione si possa giungere ad un documento unitario sulle attese del sud». Commento fuori campo di un vescovo: «Convincendo i pastori del nord». Il fronte del sud è "benedetto" dalla Cei che schiera in città il presidente Angelo Bagnasco (ha presieduto, nel gelo mattutino delle 7.30, la messa in Duomo); il vicepresidente Agostino Superbo, vescovo di Potenza; e il segretario generale Mariano Crociata. Proprio da Bagnasco è venuto un nuovo appello contro il federalismo delle esclusioni. «Nessuna autorità centrale o periferica può sostituire il protagonismo che localmente e in rete si può sprigionare - analizza Bagnasco -. Non si tratta di creare un´altra Italia, ma di costruire l´unico paese con la partecipazione di ricchezze diverse, convergenti e complementari». Un´omelia dalle parole nette ma neutre, la sua. Bagnasco parla di «ferite vecchie e nuove del sud». Altri le chiamano per nome. Monsignor Superbo tuona sia contro i credenti che tollerano le illegalità, sia contro i politici non coerenti con la fede. «L´illegalità, la strumentalizzazione delle leggi e il clientelismo rappresentano un ostacolo alla forza dell´Eucarestia - sottolinea Superbo - e la malavita è l´Antivangelo. Essa opprime i poveri per affermare il proprio potere, è una patologia che uccide» e che «va estirpata». E ancora. «Tanti politici ci chiedono il voto e poi si vergognano di essere cattolici? Dovrebbero vergognarsi di bussare per le elezioni e basta». Il vescovo di Bari Francesco Cacucci spinge verso un «protagonismo, una vera diaconìa dei laici impegnati nella società». Affiorano anche elementi di autocritica attraverso le parole di monsignor Filippo Strofaldi vescovo di Ischia: «Pur nelle innegabili risorse di impegno civico che tanta Chiesa ha mostrato al sud, dobbiamo liberarci ancora da privilegi. Esiste un attaccamento alle prebende, o agli onori. Ma i pastori come le istituzioni diano il buon esempio».

Torna all'inizio


tettamanzi apre il consultorio alle coppie che si separano - zita dazzi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina IX - Milano Tettamanzi apre il consultorio alle coppie che si separano "Molti si sono sentiti rifiutati dalla Chiesa, non sarà più così" A Legnano il primo corso gratuito con gli psicologi per gestire il rapporto con i figli ZITA DAZZI Il cardinale Dionigi Tettamanzi, nella sua lettera alle famiglie in crisi e a quelle "ricostituite", l´aveva detto chiaro: «La Chiesa non vi ha dimenticati! Tanto meno vi rifiuta o vi considera indegni». è passato un anno da quel messaggio «scandaloso» per le logiche ufficiali delle gerarchie, le quali, comunque, ancora negano la comunione a chi rompe il matrimonio. Eppure si fanno altri passi avanti per il disgelo fra chiesa e divorziati. Un consultorio familiare cattolico, infatti, apre le porte ai separati. Succede a Legnano, dove la parrocchia di piazza San Magno 13 ospita uno dei primi consultori aperti nella Diocesi. Qui, dal 25 parte un corso per aiutare i genitori che si stanno lasciando a gestire il delicato rapporto fra loro e i figli. Un tema sul quale da anni operano diverse associazioni laiche, che non vedono nulla di scabroso nell´aiutare madri e padri a separarsi conservando un comune ruolo genitoriale maturo e costruttivo nell´educazione dei figli. Un argomento tabù fino a qualche tempo fa per la Chiesa, che ora invece cambia strategia. Per la prima volta, infatti i cattolici si affacciano a trattare queste tematiche, invitando 16 coppie in crisi a partecipare ad un ciclo di sei incontri - uno ogni 15 giorni - con psicologi ed educatori preparati in materia. Il corso, intitolato «Incontrarsi... condividere... aiutarsi», sarà gratuito e gli incontri saranno coordinati da due esperte, la psicoterapeuta Flavia Pagani e la psicologa Simona Barbieri, oltre che dagli esperti di tutte le associazioni che collaborano alle attività del consultorio. è un´esperienza pilota sul territorio, che potrebbe fare da apripista ad altre iniziative simili anche a Milano, dove è in continua crescita il numero delle separazioni. è un fatto nuovo per il mondo ecclesiale, al quale si arriva dopo l´appello lanciato dall´arcivescovo. «Alcuni tra voi hanno fatto esperienza di qualche durezza nel rapporto con la realtà ecclesiale - aveva scritto nella sua lettera - non si sono sentiti compresi in una situazione già difficile e dolorosa; non hanno trovato, forse, qualcuno pronto ad ascoltare e aiutare; talvolta hanno sentito pronunciare parole che avevano il sapore di un giudizio senza misericordia o di una condanna senza appello. E hanno potuto nutrire il pensiero di essere stati abbandonati o rifiutati dalla Chiesa». Così non è, vuol far capire la Diocesi, che rilancia l´iniziativa in grande stile anche dal suo sito Internet, proprio per mostrare che non si tratta di una scelta autonoma del decanato di Legnano. E se una volta c´era la stigma per i figli dei divorziati, oggi la Chiesa di Milano si impegna in prima persona perché le conseguenze delle crisi matrimoniali non si abbattano sui figli. Tettamanzi aveva riconosciuto che le coppie nella maggior parte dei casi arrivano alla separazione «in modo sofferto», che la scelta a volte è «non solo lecita ma anche inevitabile» e che queste situazioni provocano «profonde ferite». Aveva parlato della volontà della Chiesa di «condividere» questo dolore e di aiutare le famiglie a tutelare «i figli, protagonisti innocenti, ma non meno coinvolti», con il consiglio di «salvaguardarli da inutili ripicche, gelosie o durezze». Parole di un uomo consacrato alla fede, che sembra conoscere da vicino anche i problemi della vita familiare.

Torna all'inizio


La fatica dei cattolici democratici (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 15-02-2009)

Argomenti: Laicita'

IL DAY AFTER DEL PD La fatica dei cattolici democratici PIERLUIGI CASTAGNETTI Di Eluana Englaro e di testamento biologico dalle nostre parti si continuerà a parlare a lungo. Perché da noi, vivaddio, si discute. Il dibattito su Europa di questi giorni ne è la prova. Io stesso ho in mente di reintervenire successivamente sul merito della legge. Oggi invece mi interessa interloquire con le questioni sollevate da Chiara Geloni quattro giorni fa. Relativamente a due grandi temi: il significato del voto di coscienza nei partiti moderni e il ruolo del cattolicesimo democratico oggi nel rapporto con la Chiesa e con la storia. Il primo. A me pare che nei partiti postideologici e pluralisti, sulle questioni strettamente connesse con l?essenza della vita, non possa esserci una ?verità di partito?. L?esperienza della Margherita fa testo, essendo stata nella storia repubblicana la prima forza politica veramente postideologica, anche se non «moralmente anarchica» (come dice Berlusconi della sua). Al tempo della legge sulla procreazione assistita i parlamentari cattolici nel gruppo erano la maggioranza e qualcuno di loro chiese di votare ?una linea? impegnativa per il gruppo stesso, ma io mi opposi perché riconoscevo nella posizione diversa da quella di noi cattolici e minoritaria, uguale dignità sul piano etico e politico. E, in questo modo, la parte prevalente del gruppo ha potuto concorrere in modo decisivo ad approvare la legge, senza mortificare quanti avevano una opinione diversa. Penso che questa dovrebbe essere la regola non scritta ma praticata dall?intero parlamento, come accade in tutte le democrazie non ideologizzate dell?occidente e come anche recentemente abbiamo visto nei parlamenti di Londra e di Washington dove, di fronte a questioni eticamente sensibili, i parlamentari laburisti o democratici non ?si sono divisi? (come si sarebbe detto da noi), ma hanno votato liberamente in assoluta normalità. Semmai, pensando al nostro paese, a me viene alla mente il paragone fra la reale libertà di voto agita dai parlamentari cattolici del centrosinistra e la compattezza di comportamento che quasi sempre distingue invece i colleghi cattolici dell?altro schieramento e quelli che provengono da tradizioni culturali positiviste, sia a destra che a sinistra della schieramento. Se la coscienza parla, parla davvero e, di fronte a problemi complessi, offre risposte complesse e non univoche nell?animo di ognuno. Non accade invece se la teniamo a riposo, perché preferiamo adagiarci su una meno faticosa coscienza collettiva. E, peraltro, mi permetto di aggiungere, senza contraddire quanto ho appena sostenuto, che la coscienza di un parlamentare nella scelta del proprio voto non è mai solo ? anche se lo è in ultima analisi ? una coscienza individuale. Nel senso che deve cercare di farsi carico, pure in questi passaggi delicati, nei limiti delle compatibilità morali di cui ognuno è giudice per sè, anche di ciò che ritiene essere l?orientamento delle coscienze di chi lo ha votato come rappresentante del proprio pensiero. Questa è la fatica del ?mestiere? del parlamentare e, se consentito, in particolare del parlamentare cattolico. La seconda questione riguarda il destino, o il ruolo, del cattolicesimo democratico in questo tempo. Vorrei partire da una constatazione. Nel Popolo della Libertà si sono segnalati ultimamente soprattutto gli ex socialisti (esclusi quelli friulani amici del signor Englaro) come Sacconi, Brunetta, Cicchitto, Boniver e gli ex radicali come Capezzone e Quagliariello, per le posizioni più rigide e polemiche contro la presunta stagione del nichilismo e del relativismo etico che sarebbe cominciata nel ?68. La cosa colpisce perché furono proprio i socialisti e i radicali a rappresentare a lungo e in modo pervicace e insopportabile proprio quella fase di individualismo esasperato, tutt?altro che finita, e perché a tratti la loro battaglia sembra oggi sorprendentemente schiacciata sulle posizioni del magistero ecclesiale. Secondo taluni, questo accade perché la Chiesa di oggi, che avrebbe spalancato le porte agli atei devoti, cioè alla possibilità di una religione senza fede, sarebbe diventata per loro più attraente e accessibile. E, dunque, non sentendola più distante ritengono giusto sostenere alcune sue battaglie. Alcune soltanto, sia ben chiaro, non certo quelle ad esempio in difesa dei poveri, degli immigrati o della pace. La spiegazione non mi convince del tutto. Penso, infatti, che dovremmo invece fare qualche passo indietro nella storia, e risalire alle grandi rivoluzioni, quella francese e quella americana, fra loro molto diverse, riguardando la prima la legittimazione del potere e la seconda la definizione degli spazi di libertà. La nostra storia è figlia della rivoluzione francese (il Risorgimento ne ha rappresentato la materializzazione italiana) che ha violentemente separato il potere del sovrano da quello della Chiesa. Ha preteso così di punire la Chiesa, in effetti però l?ha liberata. Ma per il potere finalmente desacralizzato è rimasta aperta la questione della sua legittimazione. Per ciò, nel tempo, esso ha continuato a intrattenere relazioni con la Chiesa proprio a questo fine. Nella tormentata vicenda del rapporto della Chiesa con la storia, si è inserita poi in Italia la invenzione sturziana del cattolicesimo democratico, che altro non fu che il tentativo dei laici credenti di assumere su di sé la sfida dell?impegno nel temporale ?per liberare? la loro Chiesa dal rischio di deviazione dalla propria missione. L?approdo più significativo, anche se non esclusivo, di quella stagione di impegno dei credenti è stato ? non v?è dubbio ? la carta costituzionale, non solo per l?impianto valoriale e istituzionale che la regge, ma proprio come fonte di legittimazione del potere essendo ? come sappiamo ? il potere politico sempre alla ricerca di una legittimazione esterna ad esso (le pagine di Böckenford al riguardo sono molto conosciute). Ma oggi sta accadendo che la Costituzione come fonte di legittimazione non è più accettata dalla destra. Perché essa pretende per sé spazi di potere sempre più illimitati e comunque liberati dai vincoli posti dalla nostra Carta. La battaglia carsica e insistente di Berlusconi contro la Costituzione e contro chi ne rappresenta i poteri di garanzia, è strettamente legata alla volontà di cambiare le istituzioni e di pervenire a forme nuove di presidenzialismo per di più ?non controllato?. Purtroppo una stessa parte del Pd, è stata e continua ad essere silenziosamente complice di questo disegno, forse perché non ne coglie la portata. Si capisce allora come diventi strumentale e prevedibilmente sempre più consistente il tentativo della destra di cercare in un nuovo rapporto con la Chiesa quelle ragioni di legittimazione morale esterna che non può e non vuole più trovare nella Carta Costituzionale. In tale contesto è del tutto evidente il rischio che corre la Chiesa di essere trascinata, suo malgrado e nonostante la sua incomprimibile libertà, nella lotta politica, ma è altrettanto evidente che per i cattolici democratici si pone la necessità di ripensare il loro ruolo. Essi debbono da un lato continuare a difendere la Costituzione come legge di garanzia di quei valori supremi per la convivenza democratica che essi stessi hanno contribuito a scrivere, e dall?altro debbono cercare di riallacciare con modalità nuove il filo della rappresentanza non già della gerarchia che ? per le ragioni dette ? tenderà sempre più a sottrarsi, quanto del popolo dei cittadini credenti, che vanno aiutati a rientrare in confidenza con la politica e a recuperare quella capacità di discernimento etico, ma anche politico, che è presupposto per poter giocare una qualche rilevanza, e per non correre il rischio di essere invece giocati.

Torna all'inizio


Addio a Crevola, politico e sportivo (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 15-02-2009)

Argomenti: Laicita'

GATTINARA. DOMANI I FUNERALI Addio a Crevola, politico e sportivo [FIRMA]GIUSEPPE ORRÚ GATTINARA Il politico, l'imprenditore, lo sportivo, l'uomo di cultura. Da qualunque lato si guardi la vita di Italo Crevola si può leggere una storia intensa, fatta di esempi e segni rimasti in questi 89 anni sempre alla ribalta. E saranno in tanti ad dargli l'addio domani alle 10,30, nella chiesa di San Pietro. In provincia tutti conoscevano Italo Crevola come esponente della Democrazia cristiana. Tra gli Anni Cinquanta e Sessanta ha ricoperto le cariche di vice sindaco di Gattinara e assessore provinciale al Bilancio, sotto la presidenza di Luigi Corradino. «E' stato un tecnico - lo ricorda Marco Barberis - un grande democristiano e un eccellente amministratore. Era un cattolico laico, raffinatissimo cultore d'arte e collezionista strepitoso: mi mostrò una serie di disegni di Cesare Zavattini. E' un caro amico e una persona di grande equilibrio, di compostezza politica straordinaria». La sua esperienza politica lo portò a conoscere nomi illustri e anche grazie a lui venne realizzata la strada Trossi. Crevola, geometra e cavaliere della Repubblica, ha insegnato alle scuole medie di Gattinara e ha lavorato come commercialista. Poi l'esperienza imprenditoriale: lui contribuì alla nascita della cartiera di Albano e amministrò importanti aziende in tutta Italia. Crevola partì per il servizio militare a Ferrara. Era ufficiale e giocò a calcio per tre d'anni in serie B, nella Spal. Lo chiamavano «Balon», da Balonceri, famosa ala della Nazionale. Poi venne catturato dai tedeschi, fece due anni di campo di concentramento in Polonia e, quando venne liberato, diventò un partigiano combattente. Ha giocato anche nell'Fc Gattinara (quando era in serie C), nel Borgosesia, nella Cossatese e nella Pro Vercelli, la sua squadra del cuore, dove ora milita il nipote Edoardo, negli allievi nazionali; la squadra oggi scenderà in campo con il lutto al braccio. L'arte era la sua passione; Italo Crevola è stato un grande collezionista, tanto da trasmettere la passione anche al figlio Alberto, diventato gallerista. Un quadro di Piero Manzoni di proprietà di Italo ora è esposto a New York, nella galleria di Larry Gagosian, il coronamento della sua carriera da collezionista. Lascia i figli Mario, Alberto con Antonietta, i nipoti Filippo, Pietro ed Edoardo.

Torna all'inizio


Il cardinale Martino punta sulla fraternità sociale (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 15-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Il cardinale Martino punta sulla fraternità sociale La Chiesa «Da questa crisi occorre uscire riducendo i costi umani e sociali. Rivedendo la scala delle priorità. Rimettendo al centro la persona e la sua dignità. Questo obiettivo è perseguibile se nella società maturano un ethos condiviso e un attenzione al "bene comune"». È la risposta alla crisi della politica emersa dal convegno dell'Azione Cattolica e dell'Istituto Bachelet concluso ieri dal cardinale Renato Raffaele Martino. «Se la società italiana finisce per non rispettare i "deboli", non avrà un futuro» ha affermato il porporato spronando il laicato cattolico a impegnarsi di più per quella «fraternità sociale» che «arricchisce la giustizia con la solidarietà».

Torna all'inizio


fine-vita, marino infiamma i laici "referendum se passa il testo pdl" - carmelo lopapa (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 10 - Interni Fine-vita, Marino infiamma i laici "Referendum se passa il testo Pdl" Annuncio dai Radicali. Bindi: un regalo agli integralisti Ovazione per l´ex capogruppo nella commissione che discute il testa-mento biologico CARMELO LOPAPA ROMA - Referendum, se la proposta del Pdl sul testamento biologico diventerà legge. L´annuncio di Ignazio Marino, cattolico e senatore Pd, irrompe nel dibattito già caldo sul fine-vita e surriscalda, entusiasma la platea radicale prescelta, forse non a caso, per lanciare la mobilitazione. D´altronde, in Parlamento i numeri sono quelli che sono e l´attenzione si sposta già al dopo. E se i tribuni della maggioranza accettano la sfida, sicuri di spuntarla, autorevoli cattolici del Pd - da Enrico Letta a Rosy Bindi a Dorina Bianchi - bocciano la soluzione. Proprio la Bianchi, neo capogruppo in commissione Sanità, subentrata non senza polemiche proprio a Marino, parla di «grave errore». Centinaia di persone, qualcuno dice mille, comunque tante per un convegno organizzato su due piedi il sabato mattina da Radio Radicale in un teatro romano. Alle spalle, la settimana segnata dall´epilogo tragico del caso Eluana. Si parla di "Menzogne e verità su eutanasia, Coscioni, Welby, Englaro". Il neurologo di Eluana Carlo Alberto Defanti e Mina Welby, intellettuali come Stefano Rodotà e parlamentari laici. Benedetto Della Vedova, unico Pdl (ex radicale), spera ancora che «il premier torni moderato, dopo che ha ceduto a pressioni». C´è soprattutto tanta gente comune. A metà mattinata entra Ignazio Marino ed è standing ovation, la stessa che lo accompagnerà a fine intervento. E sa tanto di onore delle armi dopo il passaggio di testimone da capogruppo Pd in commissione Sanità con strascichi polemici. «Il mio impegno proseguirà con forza», rassicura. Ringrazia i radicali «perché sono sempre stati trasparenti e leali molto più di tanti altri», in barba a chi li vorrebbe fuori dal gruppo democratico. Ripete che il ddl Calabrò del centrodestra sul testamento biologico è un attacco «alla libertà di scelta sancita dalla nostra Costituzione». Sfoggia cifre che lasciano di sasso la platea: «Ma ci pensate? Stando alla legge, ognuno deve depositare il testamento dal notaio accompagnato dal medico di famiglia. Ora, ogni medico ha circa 1.500 pazienti. Se anche solo un terzo decidesse di fare testamento, dovrebbe accompagnarne 500 dal notaio. In un anno, escludendo i festivi, farebbe quattro volte al giorno. E se un terzo degli italiani volesse depositare le proprie disposizioni, ciascuno dei 4.729 notai dovrebbe redigere in media 100 mila». Dunque, «se non saranno recepiti emendamenti, allora ci batteremo perché questa legge venga cancellata». Emma Bonino accetta e lancia un appello al Pd, affinché si mobiliti, consapevole delle difficoltà: «Sarà come per il referendum sulla legge 40, assisteremo allo schieramento di parrocchie e tg». Furio Colombro, deputato Pd, alza il tono contro le gerarchie d´Oltretevere, «il loro è stato un intervento aggressivo» e «un insulto» la critica al capo dello Stato. Per Rodotà questa è «una legge truffa». Trascorrono poche ore e l´annuncio di Marino viene stroncato da una parte del Pd. La Bianchi parla di «grave errore: spostare l´attenzione dalle Camere alle piazze significa alimentare uno scontro fra due radicalismi». Strategia sbagliata anche secondo la Bindi: «è un regalo a chi non vuole fare una legge buona e condivisa, guai a cercare rivincita dopo la legge 40». E Letta: «Occorrono convergenze, senza spirito di crociata». Si spacca anche la sinistra: dice sì Claudio Fava di Sd, non la giudica la via migliore, invece, il segretario del Prc Paolo Ferrero. Referendum? Si faccia pure, ribattono dal Pdl. Il relatore Raffaele Calabrò difende la sua «creatura», Eugenia Roccella, sottosegretario e alfiere del Family Day, pronostica «un´altra grande sconfitta per il Pd, come per la legge 40». Insomma, chiosa Gaetano Quagliarello, la consultazione «non ci spaventa». E monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la vita, che nei giorni scorsi aveva giudicato una buona mediazione la proposta della maggioranza, ora avverte: «L´istanza cattolica non può essere né emarginata né data per ovvia». In serata, in risposta alle critiche, Marino assicura che in Senato saranno moltiplicati gli sforzi per «modificare il ddl della destra», fermo restando il ricorso all´arma finale referendaria se le modifiche non saranno accolte.

Torna all'inizio


marini: "fantasie di scienziato andare alla conta non mi piace" - giovanna casadio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 10 - Interni Linea chiara Avvicinamento Temi cruciali L´ex presidente del Senato sul compagno di partito: "Non si va avanti a colpi di lacerazioni" Marini: "Fantasie di scienziato andare alla conta non mi piace" Il Pd ha una linea chiara, la libertà di coscienza non è una concessione Va messo in campo ogni sforzo per un avvicinamento tra i due schieramenti I cittadini si aspettano che la politica dia una risposta su temi cruciali come il fine-vita GIOVANNA CASADIO ROMA - «Ignazio Marino ha molta fantasia, certo uno scienziato deve lavorare sulla fantasia, ma insomma...». Un politico, no. Franco Marini trascorre una domenica casalinga, a Roma: «Il referendum - dice - è una cosa che non mi entusiasma affatto, è la prima volta che ne sento parlare, non ritengo sia la strada da seguire». Per l´ex presidente del Senato questo è il tempo di rimboccarsi le maniche sul testamento biologico, di «non andare avanti a colpi di lacerazioni». Nel paese, prima di tutto. E nel Pd, poi. Cattolico, pragmatico, schietto come ha imparato a essere quando guidava la Cisl, Marini si è smarcato nel partito sulle questioni del fine-vita ma senza creare "il caso" politico, senza strappi come Francesco Rutelli che ha votato con il centrodestra criticando «la bioetica di partito». Marini non ha partecipato al voto sulla mozione del Pdl, benché vi fosse prevista una cosa che, da credente, e dall´alto dei suoi 76 anni e della militanza nei Popolari, gli sta a cuore e condivide: l´obbligo a non interrompere l´alimentazione e l´idratazione forzata a un malato terminale, ad una persona in stato vegetativo permanente come Eluana Englaro. Del resto, è questo il punto discriminante su cui il partito di Veltroni è entrato in fibrillazione; su cui i laici temono la retromarcia verso soluzioni pasticciate dopo la sostituzione del senatore-scienziato Marino con la cattolicissima Dorina Bianchi alla guida della pattuglia democratica in commissione Sanità. Senatore Marini, ora la battaglia si complica sul testamento di fine-vita, le posizioni si esasperano fino a immaginare un referendum abrogativo se passasse una legge restrittiva e docile alle richieste del Vaticano? «Ma il Pd ha una posizione chiara, la libertà di coscienza non è una concessione ma un diritto di ciascuno. Io ho votato martedì passato la mozione dei Democratici e non ho partecipato né con un sì né con un no a quella del Pdl, che affrontava un problema secondo me cruciale, che va analizzato bene, cioè l´idratazione e la nutrizione artificiale». Come dice Rutelli, non ci dev´essere una bioetica di partito? «Su una materia come questa che vede posizioni diverse, divisioni, non mi sorprende che ciascuno possa dire la propria, che ci sia un richiamo alla libertà di coscienza. Però ecco, il punto vero, la scommessa è tentare un incontro, una condivisione». Tuttavia sulle mozioni sul fine-vita i Democratici l´altro giorno si sono divisi. «Considero le mozioni un punto di partenza e mi illudo che si possa arrivare a un vero confronto e a una soluzione. Oltretutto segnalo che c´è pure qualche voce di dissenso dall´altra parte, nel centrodestra. Questo della nutrizione e dell´idratazione da non sospendere è il punto. E su un problema così grande, la vita e la morte degli individui, che ci riguarda tutti e che tocca tanto profondamente l´opinione pubblica, una soluzione va trovata. I cittadini si aspettano che la politica la trovi. E noi non dobbiamo deluderli». Anche se per la verità sembra prospettarsi un´altra lacerazione fino al referendum, come fu per la legge 40 sulla fecondazione assistita, con la Chiesa in campo, i due fronti cattolico e laico contrapposti. «Lo sforzo per trovare un´intesa va fatto. Io finora non ho seguito molto la questione. Mi sono attivato solo un po´, pensando che fosse indispensabile evitare spaccature che sarebbero diventate irrimediabili». E ora, cosa farà senatore? «Penso che occorre seguire la cosa molto più da vicino, mi impegnerò. Politicamente, s´intende. Perché non sono in commissione Sanità. Ma ci si deve rimboccare le maniche, e lavorare, approfondire. Nelle prossime settimane, molto presto, vedremo come si svolgeranno le discussioni e quello che accadrà». Meglio nessuna legge che una cattiva legge, o peggio "una legge-truffa" per dirla con Stefano Rodotà? «Guardi, bisogna mettere in campo ogni sforzo per tentare un avvicinamento e superare semplificazioni che un problema come questo che riguarda il fine-vita, il dramma del dolore e della morte, non merita».

Torna all'inizio


la chiesa del dogma in conflitto con lo stato - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 25 - Commenti LA CHIESA DEL DOGMA IN CONFLITTO CON LO STATO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Margini per compromessi pragmatici esistono ed è bene che siano esplorati, ma sono esigui perché mettono in gioco principi e valori che non possono essere imposti né con la spada né con la dittatura delle maggioranze. Il tema dunque è di rilievo e non eludibile. * * * Quali sono i pilastri che sorreggono l´architettura d´una Costituzione liberal-democratica? si è chiesto nel suo intervento sul nostro giornale Gustavo Zagrebelsky. Ed ha risposto: il diritto di tutte le opinioni a confrontarsi, la garanzia di poter esercitare i diritti di libertà, l´eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge senza alcuna eccezione. Questa è ciò che noi chiamiamo la legalità costituzionale e che lo Stato deve garantire e tutelare. In questa visione è escluso per definizione che lo Stato possa avere un qualsiasi contenuto etico, cioè la realizzazione di un valore come propria finalità. Salvo uno: il valore cui deve tendere uno Stato liberal ? democratico è appunto e soltanto quello di realizzare i principi sopra indicati. Ogni altro valore gli è estraneo; se mette in causa quei principi fondativi gli diventa avversario e al limite nemico. Si pone a questo punto la questione se gli sia estranea, avversaria o addirittura nemica la Chiesa cattolica. La risposta è il riconoscimento dell´estraneità. Lo Stato liberal-democratico e la Chiesa cattolica sono due entità (come del resto recita lo stesso Concordato) che non si incontrano: operano su piani diversi, si muovono su linee parallele all´infinito che non potranno mai convergere se non su obiettivi specifici e delimitati. Si può chiedere a questo punto perché io abbia ristretto il tema alla Chiesa cattolica e non consideri alla stessa stregua le altre chiese e le altre religioni. La risposta è semplice: la Chiesa cattolica è la sola che disponga di una struttura di potere e di gerarchia. Nessuna delle altre confessioni cristiane dispone di strutture gerarchiche e centralizzate, nessuna delle altre religioni storiche si è data un assetto politico. è accaduto in qualche caso che uno Stato si sia identificato con una religione e per conseguenza che una religione abbia occupato uno Stato dando vita ad un regime teocratico. Quando e laddove questo è accaduto le sembianze e la natura dello Stato hanno inevitabilmente assunto fisionomia integralista, fondamentalista, totalitaria. I cittadini si sono trasformati in fedeli. Anche la religione si è trasformata: da movimento spirituale e partecipato è diventata una struttura di potere. I dissenzienti sono stati considerati non soltanto eretici rispetto all´ortodossia religiosa ma ribelli rispetto allo Stato teocratico. Queste sono le ragioni per le quali gli spiriti religiosi più consapevoli considerano il potere temporale della Chiesa cattolica come una devianza molto grave con l´effetto inevitabile di allontanare la Chiesa dal messaggio cristiano e dalla predicazione di Gesù trasmessa dai Vangeli: «Il mio regno non è di questo mondo» questa affermazione ricorre con frequenza in tutti i Vangeli, negli Atti, nelle lettere di Paolo alle prime comunità, nella tradizione patristica e in tutto il pensiero cristiano. Purtroppo la struttura gerarchica della Chiesa di Roma assunse fin dal III secolo la dimensione temporalistica come indispensabile garanzia della propria libertà. Da quel momento la prassi si discostò dall´affermazione di Cristo che puntava sul regno extraterreno disinteressandosi ed anzi rinunciando a qualsiasi tentazione di regno mondano. Rimase l´altra affermazione di natura però assai diversa: «Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio». Qui l´estraneità delle due sfere è simultanea e lascia quindi ampie zone di reciproca interferenza specie quando lo Stato può riempirsi di contenuti etici e la Chiesa di contenuti temporalistici. Questa situazione, dove le due parallele si incontrano, è all´origine di conflitti drammatici durati secoli, anzi millenni. Con un aspetto tuttavia positivo che è d´obbligo ricordare: la Chiesa cattolica è stata contaminata (nel senso positivo del termine) dalla modernità così come lo Stato è stato a sua volta contaminato dai principi dell´amore e della solidarietà. * * * Il Concilio Vaticano II fu il momento più alto di questa contaminazione. Dopo di allora ha avuto inizio un movimento di riflusso dapprima quasi impercettibile ed ora sempre più evidente, culminato pochi giorni fa con il rientro del movimento lefebvriano nella Chiesa di Roma. Un particolare, ma con valenze simboliche, liturgiche e dottrinali che non possono esser sottovalutate. è vero, questi problemi riguardano soprattutto il clero e il laicato cattolico. Soprattutto, ma non esclusivamente. Il riflusso rispetto al Vaticano II si accompagna al risorgere di una visione temporalistica della Chiesa che non ha più come obiettivo il possesso e il governo d´uno spazio territoriale, di un regno terrestre da affiancare al regno celeste. Il temporalismo attuale ha l´obiettivo di trasformare ovunque sia possibile (e quindi specialmente in Italia, giardino del Papa per storica definizione) il peccato in delitto, il precetto dottrinale in norma, la legge divina in diritto positivo, l´etica religiosa in etica pubblica, con la conseguenza di imporre ai cittadini comportamenti ed obblighi non condivisi. Il terreno sul quale questo riflusso temporale pesa con maggior forza è quello della bioetica, della vita e della morte. Qui lo spazio pubblico del quale la Chiesa gode legittimamente si sta trasformando in un´arena di scontro nella quale la gerarchia episcopale e curiale guida i fedeli ad una battaglia che ha addirittura coinvolto il Capo dello Stato. Chi crede nell´immortalità dell´anima e nella beatitudine suprema che ristora le anime nel regno celeste e bandisce vere e proprie crociate per conservare una persona che non ha più nulla di quella che fu, commette un peccato mortale contro la vita, tanto più quando si tratti di vescovi, di cardinali e perfino del capo della Chiesa di Roma. * * * Il laicato cattolico non ha dato fin qui segnali rilevanti di preoccupazione per quanto sta accadendo nella sua Chiesa. Per quel che se ne sa segnali di disagio e di dissenso sono venuti piuttosto da vescovi e cardinali non italiani e da una parte non disprezzabile del clero italiano. Da alcune comunità locali e da alcune località di rilievo nazionale ed internazionale. Qualche segno di disagio è venuto anche da alcuni settori di cattolici direttamente impegnati in politica. Soprattutto nel Partito democratico, dove sono confluiti un anno fa gran parte degli ex popolari. I giornali hanno dato notevole rilievo ai parlamentari cattolici del Partito democratico che hanno votato in favore del disegno di legge governativo sul caso Englaro. è giusto, ma non tanto per il dissenso con il proprio partito quanto per il fatto che quel disegno di legge impone un comportamento e impedisce l´esercizio d´una libera scelta, cosa che un parlamentare democratico dovrebbe rifiutare in forza della propria coerenza politica. Ma il fatto che ha avuto in quella circostanza un´importanza almeno pari se non addirittura maggiore è stato a mio avviso il voto dato da parlamentari cattolici in dissenso con il messaggio tambureggiante lanciato dalla Chiesa. Il tema comunque si riproporrà tra poco, quando sarà affrontata dal Parlamento la legge sul testamento biologico. è chiaro a tutti che su tali argomenti non può esistere una disciplina di partito, ma è altrettanto chiaro che un partito ha il diritto-dovere di esprimere pubblicamente l´atteggiamento della maggioranza dei propri aderenti. Il test che avremo sotto gli occhi in questa occasione non riguarda dunque il dissenso dei cattolici politicamente impegnati rispetto ai partiti nei quali hanno deciso di militare, ma il loro eventuale dissenso nei confronti del temporalismo cattolico, del distacco cattolico dal Concilio Vaticano II, della regressione dogmatica della gerarchia. Questo sarà il test cui saranno chiamati. La risposta che daranno sarà molto importante per l´evoluzione o l´involuzione della democrazia italiana e della Chiesa.

Torna all'inizio


l'armata del vaticano alla battaglia dell'etica - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 30 - Cultura L´armata del Vaticano alla battaglia dell´etica Fede e potere l´attualità Come può un potentato religioso che condiziona solo tra il tre e il cinque per cento dei voti detenere la golden share del governo di centrodestra? Dalla vittoria nel referendum sulla procreazione assistita al caso Eluana, ecco quanto conta la politica della Chiesa cattolica Dopo l´implosione della Dc, i credenti si sono divisi La nuova strategia è sorta negli anni Novanta con Ruini MARCO POLITI ROMA enigma e paradosso sono il marchio del potere della Chiesa in Italia. Un potere a volte pesante, a volte impalpabile, alternativamente gridato e silenzioso, evidente e nascosto. Capace di mobilitare e al tempo stesso privo di consenso maggioritario. Ma quel che conta: un potere che c´è. L´ultima vittoria elettorale di Santa Romana Chiesa si registrò alle elezioni regionali del Lazio nel 2000, quando il presidente della Cei cardinale Camillo Ruini volle punire la giunta ulivista di Piero Badaloni per aver tentato di regolamentare le coppie di fatto. Vinse, con l´appoggio di congregazioni e parrocchie, il post-missino Francesco Storace. Otto anni dopo, la rivelazione clamorosa dell´impotenza ecclesiastica nell´orientare larghe masse alle elezioni politiche del 2008: l´Udc prese poco più del cinque per cento. Eppure, auspice sempre il cardinale Ruini, il direttore dell´Avvenire Dino Boffo si era speso a favore del partito di Casini, indicandolo come «presenza che fa esplicito riferimento alla dottrina sociale della Chiesa». In mezzo (anno 2005) si colloca il trionfo nel referendum sulla procreazione assistita, che ha visto la Chiesa esibire dalla sua parte il vessillo del settantaquattro per cento di non votanti. Dove sta il potere politico della Chiesa e dove il suo tallone d´Achille? In che consiste la sua capacità di pesare sul ceto politico italiano? Sono tramontati i tempi quando la gerarchia ecclesiastica, agendo sull´associazionismo cattolico, i gruppi professionali e sindacali bianchi, le parrocchie e le congregazioni religiose, riusciva a convogliare una parte notevole del voto sulla Democrazia cristiana. Dopo Tangentopoli e l´implosione della Dc i credenti si sono divisi e frammentati e si è profilato sempre più chiaramente quello che Alessandro Castegnaro, direttore dell´Osservatorio Religioso Triveneto, chiama il «doppio registro» dei cattolici: «Da un lato c´è il riconoscimento dell´utilità che la Chiesa formi le coscienze, dia indicazioni, inviti alla riflessione sui valori; e dall´altro, di fronte alle scelte di vita, la stragrande maggioranza della popolazione sostiene che riguardano la propria coscienza. Fatta eccezione per una minoranza di fedeli». In varie inchieste dove la domanda era "chi decide cosa è male?", il novanta per cento ha risposto: la coscienza individuale. Altri, la legge di Dio. Ultimi quelli per cui la Chiesa "può" dare l´indicazione decisiva. Nei giovani, sintetizza, la distinzione tra sfera etica e dimensione religiosa è visibilissima. E tuttavia nell´ultimo quindicennio la gerarchia ecclesiastica ha sempre detto l´ultima parola sulle leggi riguardanti i rapporti di vita. Ha impedito l´introduzione del divorzio breve, ha voluto una legge sulla fecondazione assistita che prevede il divieto di scartare gli embrioni malati, ha bloccato una legge sulle coppie di fatto e infine - sul caso Eluana - è riuscita a trascinare Berlusconi, inizialmente riluttante, a sfiorare la crisi istituzionale pur di impedire l´esecuzione della sentenza, che autorizzava l´interruzione del suo calvario. Una delle risposte sta nella fragilità della classe politica. La Chiesa non muove molti voti, forse qualcosa tra il tre e il cinque per cento. Però in un bipolarismo, in cui il cambio di governo può dipendere da ventiquattromila voti (come nel 2006), i partiti sono ossessionati dalla paura di avere contro la gerarchia ecclesiastica. «La parola d´ordine sotterranea è che non conviene litigare con i preti», riassume ironicamente il sociologo Arnaldo Nesti, che punta l´attenzione sulla rete discreta di personaggi ex democristiani o provenienti dall´associazionismo cattolico, piazzati in provincia in posizioni anche economicamente importanti. Si muovono in autonomia e al tempo stesso hanno come riferimento ultimo il vescovo: specie nelle battaglie sulle «leggi eticamente sensibili», in cui schierarsi diventa mostrare bandiera pro o contro il verbo della Chiesa. Tanto, aggiunge Nesti, c´è la riserva mentale che «ognuno nel privato fa ciò che vuole». Di pari passo, conclude, si manifesta l´atteggiamento rinunciatario della cultura laica. Castegnaro rovescia il discorso. Nell´indubbia debolezza del sistema politico, spiega, risalta la debolezza delle culture secolari post-novecentesche. La Chiesa non trova più competitori come un tempo: ad esempio, la sub-cultura del Pci. E allora essa appare come l´istanza che «offre più informazioni, più opzioni, più indicazioni di valore». I laici parlano solo di libertà individuale e tende a mancare nel loro discorso l´orizzonte dell´edificazione di un tessuto solidale. La strategia dell´istituzione ecclesiastica è stata costruita negli anni Novanta dal cardinale Ruini, allora presidente della Cei. Si basa su due assi. La pretesa di rappresentare la visione antropologica «vera», consona alla tradizione cristiana dell´Italia, e al tempo stessa «retta» interprete della ragione e della natura, è il primo. Ne deriva la spinta a presentarsi come il referente autentico per la legislazione sui temi etici: dall´embrione alla famiglia, dalla pillola del giorno dopo alla ricerca sulle staminali, al testamento biologico. Indispensabile a questo disegno è l´assoluto centralismo della Cei, il cui vertice riverbera il volere del Papa, unito al silenziamento del dibattito tra i vescovi e nel mondo cattolico. Risultato raggiunto. Negli ambienti del laicato cattolico l´afasia è acuita dalla scomparsa di figure prestigiose come lo storico Pietro Scoppola, il sociologo Roberto Ardigò, lo studioso di storia della Chiesa Giuseppe Alberigo. Il secondo elemento strategico è la compatta utilizzazione dei media ecclesiastici per occupare la scena pubblica: l´Osservatore Romano, l´Avvenire, il Sir, i settimanali e le radio diocesane, i comunicati della Cei. Non è un caso che Dino Boffo sia contemporaneamente direttore di Avvenire, della Tv dei vescovi Sat2000 e del circuito radio della Cei. A questa rete, che nei momenti cruciali martella ossessivamente l´opinione pubblica e la classe politica - si tratti del no ai Dico, del referendum sulla procreazione assistita o del testamento biologico o di Eluana - si aggiunge come alleato esterno, di area laica, il Foglio che nel nome dell´ideologia occidentalista teocon rilancia aggressivamente i comandamenti del magistero ecclesiastico. Sul piano sociale agiscono in primo piano i gruppi più integralisti: l´Associazione Scienza e Vita, il Movimento per la Vita, i Centri di aiuto alla vita, il Forum delle famiglie. Insieme a due movimenti che occhieggiano alle manifestazioni anti-Zapatero in Spagna: i neo-pentecostali di Rinnovamento dello Spirito e i Neo-Catecumenali. Sul piano parlamentare si muovono Cl e l´Opus Dei. Alle associazioni tradizionali, conoscendone il pluralismo interno di fatto, i vertici ecclesiastici chiedono solo il pubblico allineamento nelle grandi occasioni. Dal Family Day al referendum sulla procreazione artificiale, al contrasto delle sentenze della magistratura favorevoli a Beppino Englaro. Ai deputati cattolici, infine, la dottrina Ratzinger impone ubbidienza nella legislazione sui valori «non negoziabili». Su questa base la gerarchia ecclesiastica si presenta sulla scena come portavoce (presunto) della cattolicità e preme incessantemente sul fragile sistema politico, approfittando del fatto che nel centrodestra l´area liberal-socialista si è completamente allineata alle posizioni della Chiesa e che nel centrosinistra i teodem si ergono insistentemente come unica «voce cattolica». Con una carta in più: la Chiesa interviene a tutto campo, ma se si levano voci di critica, allora reagisce con vittimismo aggressivo lamentando il tentativo di imbavagliarla. Eppure da anni nei sondaggi la grande maggioranza della popolazione ribadisce che la Chiesa non deve interferire nella legislazione. Nell´ultima indagine Swg dell´estate scorsa, l´ottantadue per cento. Per questo al referendum del 2005 la presidenza della Cei, incerta sulla consistenza dei fedeli a proprio favore, giocò la carta dell´astensione. Teorema dimostrato dall´audience televisiva la notte della morte di Eluana. Se otto milioni guardano il Grande Fratello e solo quattro milioni Porta a Porta (mostrandosi nelle mail spaccati sul sì o sul no alla decisione di Englaro), cos´è più conveniente se non arruolare alla propria strategia gli otto milioni che non vogliono porsi problemi? Perché la comunità dei credenti è estremamente variegata. Sotto la cappa della linea ufficiale si possono incontrare suore che sbuffano perché «Santa Madre Chiesa non si sta un po´ zitta», responsabili diocesani che esprimono «fatica per le posizioni attuali» e persino cardinali che confessano: «Non parlo, perché sarei eretico». La maggioranza dei fedeli non ha nascosto in queste settimane di stare dalla parte di Eluana. Lo dicevano anche tanti pellegrini la domenica in piazza San Pietro. E dopo la sua morte (sondaggio di Nando Pagnoncelli) il settantaquattro per cento sostiene ancora che sul testamento biologico debba decidere il soggetto o, in caso di coma, la sua famiglia. Riassume Angelo Bertani, direttore dell´agenzia Adista e già direttore di Segno (Azione cattolica) e caporedattore di Avvenire: «In Italia assistiamo all´incontro di due debolezze. La Chiesa ha bisogno di mezzi esterni� dello Stato� delle leggi, perché non possiede il linguaggio per convincere. E la politica di centrodestra, incapace di unire il Paese, cerca una legittimazione morale e un mantello sacrale».

Torna all'inizio


Referendum sulla morte un rischio troppo grande (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 15-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Referendum sulla morte un rischio troppo grande Comprendiamo lo stato d'animo del senatore Marino. La ragione stessa per cui è entrato in politica, lui chirurgo di fama mondiale, gli sta scappando tra le dita. Dopo aver per due anni tentato di fare una legge sul testamento biologico, impedito dalle divisioni della sua parte politica, il centrosinistra dell'epoca, ora teme di assistere all'approvazione di una legge, annunciata dal centrodestra, che in buona sostanza vanifica il testamento biologico. Consiglieremmo però al Pd di pensarci bene prima di seguirlo sulla strada, da lui ieri tracciata, di tentare il referendum popolare per abrogare il testo che uscirà dalle Camere. La prima ragione è che quel testo non c'è ancora: è veramente iper-politicizzare la vicenda, l'annuncio di un referendum su una legge che non si conosce. La seconda ragione è che il Pd, per indire un referendum tra gli italiani, dovrebbe innanzitutto indirlo nelle sue fila, perché è chiaro che una parte cospicua del partito, quella cattolica, non ci starebbe, e non c'è niente di meno saggio per il Pd che una divisione tra laici e cattolici potenzialmente definitiva. La terza ragione è che non è saggio neanche dividere gli italiani in una partita tra favorevoli alla vita a oltranza e favorevoli alla buona morte. Il bipolarismo etico ne uscirebbe esaltato, e l'Italia sarebbe sottoposta a qualcosa di molto simile a una guerra di religione: i parlamenti esistono proprio per legiferare su materie controverse e delicate, e non ce la si può sempre cavare scaricando la scelta sulle spalle dei cittadini. La quinta e ultima ragione è legata alla quarta: chi lo dice che gli italiani accetterebbero questa responsabilità? Non sarebbero tentati di astenersi dal decidere su una materia che richiede complesse nozioni tecniche e profonde riflessioni morali, così come fecero con la fecondazione assistita (quando un ampio fronte, di cui faceva parte questo giornale, si schierò e si battè per l'abrogazione e uscì sonoramente battuto)? Il referendum è un'arma che è già stata scaricata dal suo abuso. Meglio usarla con prudenza. 15/02/2009

Torna all'inizio


La paura di Silvio (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 15-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Nel mondo la crisi farà 50 milioni di senza lavoro La paura di Silvio La recessione peggiora. La disoccupazione in Italia potrebbe toccare il milione. Dal vertice di Roma solo brutte notizie e vaghe promesse di nuove regole. I dati sul Pil, la recessione che avanza, e all'orizzonte il calo dell'occupazione. Potrebbero essere un milione i nuovi disoccupati, giovani e precari soprattutto: la porzione italiana dei 50 milioni di posti di lavoro a rischio nel mondo 2009, secondo l'Organizzazione mondiale del lavoro, minaccia presa ieri molto sul serio dall'Herald Tribune (oggi il tema viene ripreso dal New York Times). E le conclusioni del G7 finanziario - che si è tenuto a due passi da palazzo Grazioli - secondo cui il 2009 sarà un anno terribile. E ancora, lo spaventevole credit crunch, la stretta delle banche sulle imprese, la liquidità negata («Non diamo soldi a chi non paga gli stipendi», ha spiegato l'Abi al Riformista). Questo dice l'economia. Ed è abbastanza per spaventare Silvio Berlusconi, il grande ottimista, che per la prima volta due giorni fa ha ammesso di essere preoccupato (salvo poi attenuare il senso della preoccupazione). Poi c'è il resto: la imprevedibile sortita su Eluana, tra etica, contenzioso giudiziario e sondaggi. Le conseguenze nei rapporti con il Quirinale, con Fini e con un pezzo del suo stesso popolo (per la prima volta scettico, perchè il Cavaliere ha un po' tradito il suo irriducibile e caratteriale laicismo). E intanto la sua maggioranza manifesta insorgenze antitremontiane e persino la tv dà le sue grane, con Sky a far la guerra al Gruppo. Di tutto questo si nutrono i timori del grande timoniere. S. Feltri e T. Mastrobuoni alle pagine 2 e 3 15/02/2009

Torna all'inizio


Il rabbino e la bioetica degli ebrei (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 15-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Il rabbino e la bioetica degli ebrei DI SEGNI. Il capo della Comunità di Roma dice la sua su caso Englaro, idratazione e temi etici. L'eccessivo clamore, le forzature legislative, la "bioetica della quotidianità", l'ebraismo tra ortodossia e modernità. La soluzione? Il compromesso. di Francesca Bolino A seguito della vicenda di Eluana Englaro, abbiamo intervistato Riccardo Di Segni, capo Rabbino della Comunità Ebraica di Roma, al quale abbiamo chiesto un parere sul rapporto tra religione, politica e bioetica dal punto di vista dell'ebraismo e non. Quali sono gli atteggiamenti dell'ebraismo rispetto ad alcuni aspetti della bioetica? Innanzitutto bisogna capire di quale ebraismo si parla, perché esistono tanti tipi di ebraismo e tante concezioni diverse di ebraismo. Qui mi riferisco specificamente alla posizione del rabbinato ortodosso in merito ai temi di cui abbiamo deciso di parlare. Gli ebrei però non si rifanno solo al rabbinato ortodosso e non si rifanno magari a nessun rabbinato, giacché spesso ragionano con la loro testa; e quindi se si fa una ricerca di opinione rispetto a qualsiasi problema generale tra gli ebrei sarà possibile trovare opinioni disparate. Quindi non c'è un'autorità centrale? I cattolici hanno un'autorità centrale. Da noi non c'è. Ci sono tante autorità, ciascuna delle quali rispetto allo stesso problema può dare una risposta differente. Il rapporto con queste autorità delle persone è articolato: in mondi strettamente legati alla tradizione, la persona si rivolge all'autorità religiosa e a questa rimane assolutamente vincolata. In altri casi, o non ci si rivolge affatto, o ci si va solamente per sentire un parere orientativo, ma non vincolante. Nella mia comunità nello specifico, si pongono spesso e purtroppo seri problemi di natura bioetica, dei quali vengo a sapere, a volte, solo a posteriori. A volte, invece, si chiede un parere consultivo e in pochi altri si fa esattamente ciò che il rabbino indica. Questi casi hanno implicazioni ovviamente drammatiche, per cui cerco sempre di consultarmi con grandi esperti internazionali, giacché la condivisione di queste scelte è molto difficile. Da una parte c'è la tradizione, la Torah e la legge ebraica, cioè l'Halachà. Dall'altra c'è un elemento, per così dire di modernità: lo Stato di Israele. L'Halachà è l'unico testo cui fare riferimento? Gli ebrei osservanti sono fermi all'Halachà. Ma è l'Halachà che non è ferma. Nel senso che cammina progressivamente e affronta tutti i problemi che la tecnologia di oggi propone e che un tempo non esistevano. Lo fa secondo le regole dell'Halachà: si deve confrontare il caso precedente con il caso nuovo e dedurne le conclusioni. È un meccanismo che richiede il rigore dell'analisi giuridica, ma ha dei margini di libertà, per cui non è detto che alla stessa domanda si risponda in maniera univoca. L'Halachà è un sistema aperto che si sviluppa. Lo Stato di Israele è uno stato laico che ha un suo parlamento e funziona come qualsiasi società democratica. È però diventato costume del parlamento israeliano fare delle leggi che, sia per rispetto alla minoranza più fedele alla tradizione - che è comunque una minoranza - sia per rispetto nei confronti di una propria radice culturale, tengono conto del parere della tradizione. Per esempio per un'importante legge che è stata approvata nel 2005 sul problema degli stati terminali e delle disposizioni anticipate di trattamento, è stato fatto un grandissimo lavoro preliminare con una commissione presieduta da Avraham Steinberg, che è un neurologo di professione ma che è anche l'autore della Encyclopedia of Jewish Medical Ethics. Partendo da ciò che la tradizione afferma su questi argomenti, si è poi scelto laicamente come proporre al parlamento di fare una legge. La legge che poi è stata fatta, nel rispetto della tradizione ebraica ma che si esprime liberamente. In altri casi, come nella legge che stabilisce come debbano essere divise le proprietà tra ex coniugi, la soluzione adottata è estremamente laica e non segue ciò che l'Halachà stabilisce. Può spiegare come si contrappongono pensiero laico e religioso nell'ebraismo? Si pensi a un principio fondamentale: semplificando si potrebbe dire che il pensiero laico si basa sul diritto della persona a ragionare con la propria testa. Il pensiero religioso, invece, si basa su un'autorità che si ritiene proveniente da un'origine sacra e sovrannaturale. Quindi le due cose dal punto di vista concettuale sono differenti. Ma quando si va a confluire su una decisione pratica non è detto che le cose debbano andare necessariamente in conflitto. Spesso partendo da posizioni ideologicamente contrapposte, si arriva a conclusioni condivisibili. Un esempio emblematico di questa situazione è il conflitto tra la posizione ideologica dell'autonomia che dice "il corpo è mio e decido io cosa farne" che è in conflitto con la posizione religiosa secondo la quale "il corpo non è mio, mi è stato dato in prestito". Perciò nel momento stesso in cui si deve restituire il corpo, lo si deve fare nelle migliori condizioni possibili. Questa concezione religiosa potrebbe, apparentemente, aprire la giustificazione totale al paternalismo medico, che è stato il modo prevalente di fare medicina fino a trent'anni fa: il medico possiede la verità, la salute, quindi il paziente si deve attenere rigorosamente a ciò che il medico stabilisce. Da un punto di vista pratico, però, la tradizione religiosa ebraica - fermo restando che è dovere tutelare la propria salute - inserisce su questo dovere una serie di riflessioni e di dubbi che concorrono, per così dire, a smantellare l'impianto paternalistico: per esempio "chi ci dice che quel medico è affidabile su questioni così delicate?". Poi ci sono altre variabili, come quella della sofferenza. La sofferenza, secondo l'ebraismo, produce meriti, ma i Maestri stessi dicono che «io non voglio né la sofferenza, né i meriti che ne possono derivare». Nessuno è costretto a soffrire. Perciò il principio secondo il quale ci si deve affidare completamente alle cure del medico va a cozzare con altri principi. Alla fine, quando ci si deve confrontare con le decisioni pratiche come, per esempio, staccare la macchina o no, tante differenze in fondo non ci sono. E il caso Englaro? Io proprio non capisco i motivi per cui ci sia stato questo enorme clamore attorno alla vicenda. Il caso è noto, non è affatto singolo, poiché purtroppo ce ne sono altri molto simili. Ma è divenuto un problema di natura politica che si è prestato a uno scontro tra forze politiche oltre che a forze istituzionali. È difficile parlare di questo caso senza rimanere coinvolti in qualche cosa che ti costringa a schierarti per una fazione o l'altra. Cosa che non si dovrebbe assolutamente fare quando si parla di etica o di bioetica, giacché in tali casi bisogna esprimere un giudizio di valori indipendentemente da una scelta politica. In linea di massima i grandi decisori rabbinici che si sono occupati dell'argomento ritengono che l'idratazione e l'alimentazione non rappresentino eventi o trattamenti di tipo eccezionale o straordinari e quindi come tali non debbano essere interrotti. Questa è la posizione fondamentale, fermo restando che poi ogni caso va discusso singolarmente. Comunque, posso dire che con tutto il dolore e la condivisione della sofferenza nei confronti del caso Englaro, trovo strano che ci sia stata la necessità di un ricorso alla legislazione eccezionale. Mentre esistono problemi che interessano grandi collettività o malati a rischio di vita o di sicurezza e che, in questo Paese, non vengono riconosciuti in modo adeguato. Eppure avrebbero bisogno di provvedimenti legislativi. Per esempio? C'è stata una deviazione dell'interesse generale e che proprio non capisco. Ma il fenomeno non è solo italiano. Per esempio negli Stati Uniti c'era stato il caso Terry Schiavo, che per alcuni aspetti era simile al caso Englaro, per altri no (perché i genitori di Terry volevano che restasse in vita, mentre il marito voleva porre fine alle sue sofferenze. Nel caso Englaro, al contrario, c'era un unico genitore che voleva che la sofferenza finisse). Comunque nel caso Schiavo il Senato americano ha fatto una legge in tre giorni. Il Presidente degli Stati Uniti l'ha firmata di notte, ma ciò non ha comunque fermato i giudici. Questo è significativo. Certi scenari avvengono anche negli Stati Uniti. Non è che la politica italiana abbia problemi in più rispetto a quella di altri paesi! L'altro giorno, davanti all'ospedale presso cui lavoro, c'è stato il Barella-day: alcuni collaboratori della sanità hanno manifestato per protestare contro il fatto che, in molti ospedali, i pazienti che arrivano al pronto soccorso e devono essere ricoverati spesso non trovano posto e vengono date loro delle barelle dove stazionare, anche per giorni. Non è forse questo un vero e proprio problema bioetico? Lo è certamente ma non fa parte della bioetica dell'eccezionale - come può essere il caso Englaro - quanto della bioetica della quotidianità, che non finisce sulle prime pagine, ma che attende interventi decisivi da parte della politica. Dal punto di vista medico è stato decretato, secondo la tradizione ebraica, il momento della morte? Il problema è stato posto in maniera forte quando si è affrontata la questione dei trapianti cardiaci. Perché il trapianto è consentito quando non sacrifica la vita di un'altra persona. Quindi il donatore deve essere già morto. Ma quando il decretare il momento della morte? La trapiantistica di alcuni organi come cuore e fegato si basa sulla necessità di prelevarli quando il cuore sta ancora battendo. E questo va contro la tradizionale concezione per cui la morte è decisa dalla fine del battito cardiaco. Si è sviluppato in quegli anni il concetto scientifico della morte cerebrale: si ha la morte cerebrale quando cessano le funzioni fondamentali vitali. La definizione scientifica si rifà ai criteri di Harvard che stabiliscono quali attività debbano essere valutate e misurate. A questo punto il mondo rabbinico si è spaccato in due parti: una non accetta il principio della morte cerebrale, ma solo la morte o l'arresto cardiaco. L'altra ha accettato la morte cerebrale con riserve, cioè ha chiesto ulteriori tempi di attesa nella diagnosi e ulteriori indagini. La posizione ebraica tradizionale ha espresso quindi due pensieri differenti. 15/02/2009

Torna all'inizio