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Pagina
XIII - Palermo S e è davvero così io credo che questo fenomeno debba
interessare allora in mo... ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: tra laici e cattolici, diventa invece il segnalatore materiale di cosa è diventato una parte di questo nostro Paese. Ossia se esso può ancora trascinarsi in maniera economicamente duale oltre le soglie del terzo millennio, o se invece non sia il caso che anche la politica - e la sinistra in particolare - se ne faccia carico per prima,
Noi
credenti vogliamo uno Stato laico
( da "Unita,
L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Noi credenti vogliamo uno Stato laico..." IL VOTO DEI CATTOLICI / 3 Sono convinti che il credente debba lavorare per l'unità e non predicare le divisioni, sono "inorriditi" dall'affossamento delle coppie di fatto e si mostrano disincantati rispetto all'invadenza teo-con nella campagna elettorale: terza puntata del nostro viaggio,
Questione
di voto ...ma anche di vita ( da "Unita, L'"
del 10-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Per ora possiamo soltanto pregare. Laicamente o classicamente, alla maniera dei cattolici, secondo quale anima del Pd intendiamo privilegiare, preghiamo. Preghiamo e votiamo. E facciamo votare. Veltroni, naturalmente. www.lidiaravera.it Fra le Righe.
Il
ministro veltroniano e il cardinale fiorentino si confrontano sul risveglio
delle religio ( da "Messaggero, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Silvano Piovanelli non tralasciano proprio niente nelle 190 pagine del libro-colloquio Laici e Cattolici(Giunti, 10 euro, 160 pagine). Un faccia faccia franco e aperto per raccontare ai lettori un rapporto tra cattolici e non cattolici che va al di là degli steccati ideologici e che, anche in passato, si è sempre misurato sul terreno del bene comune.
Craxi
'Da Bertinotti segnali di cedimento al fronte cattolico'
( da "Voce
d'Italia, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Politica Secondo Bobo Emma Bonino deve firmare il patto sulla laicita' Craxi: "Da Bertinotti segnali di cedimento al fronte cattolico" "I patti vanno siglati ora per essere rispettati in seguito" Milano 10 apr. - Bobo Craxi prende atto dell'indisponibilità a titolo personale di Fausto Bertinotti e non della Sinistra L'Arcobaleno, circa il patto sulla laicità.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII - Palermo
S e è davvero così io credo che questo fenomeno debba interessare allora in
modo speciale, proprio a motivo della sua peculiare composizione sociale, il
Sud e perciò pure la Sicilia. Perché fra l'invettiva di quello scrittore
francese - "Famiglia. Io ti odio! - e le degenerazioni clanistiche e
delinquenziali delle camorre e n'dranghete e mafie accartocciate attorno a
nuclei familiari e parentali o ferinamente divise attorno a linee di sangue, in
realtà esiste uno spazio ampio su cui provare a ragionare insieme attorno a
questo concetto. Concetto, beninteso, quant'altri mai anfibio, ancipite,
ambiguo. Partecipe di una doppia natura che può, al contempo, tenere insieme il
massimo del potenziale solidaristico e della patologia, il calore proprio dei rapporti
primari e lo scatenamento di demoni allo stato puro,
la naturalità della cura e dei conflitti intestini. Non è un caso che i delitti
del nostro Paese che ultimamente hanno serbato le prime pagine e i talk show
televisivi, talora con punte di vera e propria morbosità e accanimento degno di
miglior causa, abbiano avuto come scenario proprio ambienti familiari e tinelli
domestici color pastello. Eppure se c'è una peculiarità della famiglia
meridionale, essa oggi risiede altrove. Non tanto, e non solo, nella sua
storica incapacità di trascendere la dimensione strettamente autorefenziale per
aprirsi ai doveri della comunità, della società civile e dello Stato,
contribuendo in questo modo a far pagare un prezzo salatissimo alla mancata o
dispiegata modernità nostrana. E nemmeno, a ben guardare, nella sfacciata
coazione a sistemare, dinanzi alla scarsa disponibilità di alternative, i
propri cari nella pubblica amministrazione, negli ospedali, in una qualunque
municipalizzata, nelle liste elettorali e persino ai seggi, ogniqualvolta se ne
presenti l'occasione. E infatti, in questo senso, chiunque può recare
testimonianza. Perché la casta, ahimè, non è solo verticale ma pure
orizzontale. Sicché può bellamente succedere, per esempio in un paese delle
Madonie, che su quattro vigili assunti per concorso, alla fine due di essi
risultino addirittura fratelli. No, l'essenziale della famiglia meridionale -
tanto più oggi in tempi di stretta economica - credo che stia invece nel
profilarsi sempre più nettamente di una sua particolare funzione sociale. Il
fenomeno dei bamboccioni, la lunga permanenza dei figli in seno alla famiglia,
se altrove infatti è quasi sempre oggetto di costume e commedia
cinematografica, da noi invece esso assume spesso un retrogusto drammatico. Qui
la famiglia non è solo la prima cellula della società ma insieme - e vieppiù,
innanzitutto e perlopiù - un surrogato di welfare, un ammortizzatore sociale,
una rete di sostegno allorquando si è di fronte alla fatidica terza settimana.
Ecco allora un problema autentico da campagna elettorale e, soprattutto, di
impegno per il dopo. L'intrinseca, strutturale debolezza della società
meridionale, la mancanza di chance di mercato, di occasioni di occupazione
stabili e certe, di alternative possibili in cui spendere i propri talenti.
Insomma, in poche parole la diuturna, irrisolta, negletta "questione
meridionale". Tutto ciò chiama in primo piano le responsabilità nuove
della famiglia. Che lungi allora da essere un campo di battaglia culturale in
cui disputare, in punta di valori, tra laici e cattolici, diventa invece il segnalatore materiale di cosa è diventato una
parte di questo nostro Paese. Ossia se esso può ancora trascinarsi in maniera
economicamente duale oltre le soglie del terzo millennio, o se invece non sia
il caso che anche la politica - e la sinistra in particolare - se ne faccia
carico per prima, contribuendo a imprimere una svolta radicale al suo
corso.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del "Noi credenti vogliamo uno Stato
laico..." IL VOTO DEI CATTOLICI / 3 Sono convinti che il credente debba
lavorare per l'unità e non predicare le divisioni, sono "inorriditi"
dall'affossamento delle coppie di fatto e si mostrano disincantati rispetto
all'invadenza teo-con nella campagna elettorale: terza puntata del nostro
viaggio, questa volta a Parma... I l voto cattolico anima la campagna
elettorale in un paese formalmente cattolico, ma nella quotidianità distratto
da tentazioni lontane e necessità ormai pesanti. "Terminologia
impropria", nota padre Bartolomeo Sorge, gesuita, nell'editoriale di
"Aggiornamenti Sociali", rivista che dirige. Si era illuso con la
nascita dell'ex Rosa Bianca: "Purtroppo appassita prima di sbocciare
confluendo nell'Udc di Casini. A questo punto l'unica vera novità del quadro
politico rimane il Pd di Veltroni...". Peccato, aggiunge Sorge l'alleanza
coi radicali. "Il Messaggero di Sant'Antonio" da Padova (un milione
di copie) osserva con disincanto le manovre attorno all'elettore cattolico
"finito suo malgrado sotto i riflettori, investigato, inseguito, a tratti
coccolato come fosse in qualche modo una specie a parte". Dopo le risposte
dei parrocchiani di Santomato (Pistoia) e di Ivrea, ascoltiamo le voci della
comunità di San Giovanni, Parma: città ricca, bene arredata dalla destra al
potere da dieci anni. Ma i problemi veri restano irrisolti. San Giovanni Battista
è parrocchia che raccoglie 5200 persone, età media 54 anni: la famiglie
"giovani" (meno di 45 anni) sono cinquecento. Solo il dieci per cento
dei fedeli partecipa alla messa, statistica che riproduce l'affievolirsi della
frequentazione in ogni città del nord. Classe medio alta, professionisti,
imprenditori, medici, insegnanti, artigiani, pensionati. Prima di Mani Pulite,
il 30% votava Dc. Con l'arrivo di Berlusconi, migrazione verso il centro destra
e la città storicamente a sinistra, è nelle mani di una lista civica al potere
con Forza Italia. Le persone incontrate appartengono ai gruppi parrocchiali.
Ruggero Monica, imprenditore. Liliana Marini, responsabile dell'associazione
San Cristoforo: assiste le persone in difficoltà. Anziani soli, giovani allo
sbando o appena usciti dal carcere. Angelo Donati, imprenditore; Marco Contini
animatore di un gruppo sociale che segue i giovani. È legato a Comunione e
Liberazione. Parroco don Umberto Cocconi, 50 anni. Si sente rassicurato da un
politico che si dichiara cattolico? Ruggero Monica: "Vorrei rovesciare la
domanda. Lavoro nei gruppi parrocchiali e faccio parte dei Focolari di Chiara
Lubich. Abbiamo idee nuove e sperimentiamo la realtà trasferendo le esperienze
in politica. Ci riuniamo e discutiamo dei problemi, ma in politica i membri del
nostro movimento sono dispersi in ogni partito. Non ritengo importante esibire
la fede quando si fa politica. Preferiamo discutere e lavorare con amicizia
assieme alla gente". Liliana Marini: "Mi preoccupo. La politica è una
cosa a parte, il cattolicesimo deve avere altri impegni. È solo la mia
esperienza: la politica si rivolge e può risolvere gli interessi di certi
gruppi; l'interesse per la gente qualsiasi resta lontano. Per non dire degli
appelli sull'integrità della famiglia. Chi ne parla in questi giorni è
separato: due o tre matrimoni, ecco i miei dubbi sul perché sventola la
bandiera del cattolicesimo nella campagna elettorale. Scelgo prescindendo da
questi equilibri. I miei genitori erano comunisti. Senza una parola, con
l'esempio, ci hanno insegnato la solidarietà". Angelo Donati:
"Conosco i politici cattolici che abitano nel
quartiere: Corrado Truffelli, professore all'università, consigliere regionale
Dc, presidente della provincia. Alessandro Duce è stato
senatore. Seguo da lontano Rosy Bindi. Non hanno mai deluso la nostra fiducia.
Ma esistono altri suonatori. Non capisco perché vadano al Family day.
Meravigliano i porporati che li assecondano. E non capisco padre Livio di Radio
Maria. All'ascoltatore che voleva sapere come fanno certi politici a difendere
l'unità familiare, proprio loro, divorziati, risponde: se non esagerano, la
loro testimonianza può avere valore. Non esagerano?". Marco Contini:
"Nella mia esperienza, la politica non è in grado di aiutare completamente
i bisogni delle persone. Come diceva don Milani, mi interesso anche alla
politica nel tentativo di rispondere alle realtà coscienti. Solo un tentativo
perché la prima politica è il modo di interpretare la vita. In questo momento
alla politica dei cattolici manca l'azione: creare
legami sociali affinché gli altri facciano certe cose, prendano certe
decisioni. Ecco perché non mi preoccupo di scegliere un politico che si
dichiara ufficialmente cattolico". Ma Comunione e Liberazione ha un piede concreto
nella realtà politica ed imprenditoriale. Compagnia delle Opere, Formigoni
presidente Lombardia, eccetera... "Ripeto: la politica è uno strumento non
il fine". In un paese laico il legislatore deve adeguarsi alla morale
cattolica oppure mediare tra la morale cattolica e la morale (forse) della
maggioranza della popolazione? Don Umberto Cocconi, parroco: "Un tempo si
parlava di bene comune. Qual è il bene comune e quale società dobbiamo
costruire? La società che mette assieme interessi diversi, oppure un progetto
di storia e di cultura? Se un cattolico vuole fare politica deve lavorare per
l'unità. Trovare soluzioni che uniscano e non dividano. È successo quando è
nata la costituzione. Riconosco che l'altro ha cose importanti da dirmi, ma non
sono il solo depositario del bene. Mettere assieme le tradizioni socialista,
comunista, liberale con l'apporto dei cattolici, ha
creato la base del nuovo stato democratico. Bisogna
essere attenti alla dimensione laica". La legge sulle copie di fatto
distrugge la famiglia? Ruggero Monica: "Noi focolarini cerchiamo di
ricostruire la famiglia e vogliamo che le persone possano decidere da sole.
Ammettiamo le coppie di fatto e quando dall'alto delle gerarchie arrivano voci
diverse, cerchiamo di tenerne conto e ne discutiamo. Liberamente, partendo dal
dubbio se accettarle o rifiutarle. Nel nostro impegno d'amore verso l'altro
ognuno può scegliere con piena libertà". È possibile essere cattolici e governare la politica senza mai dubitare?
Liliana Marini: "Il dubbio fa parte della vita. Mi auguro faccia parte
anche della politica. Dovremmo sempre confrontarci coi bisogni e con questa
realtà. Moro è stato ucciso trent'anni fa. Ci ha
insegnato tante cose, testimoniandole. Non so se chi di dovere le ha imparate a
destra o a sinistra. Moro invitava a lavorare assieme. In quegli anni non era
forse il momento giusto...". Le contrapposizioni radicali cosa insegnano
ai giovani ? Angelo Donati: "I giovani di casa mia hanno respirato le mie
idee. Sono inorridito quando è fallita la proposta delle coppie di fatto. Penso
a mia madre e mia zia. Hanno convissuto 40 anni e se la zia fosse morta prima,
mia madre sarebbe stata cacciata dalla casa in affitto. I principi romani non
capiscono cosa succede nel resto del paese. Il 70 per cento dei giovani (forse
qualcosa meno) convive senza matrimonio. Ci si dovrebbe chiedere perché non si
sposano. Non basta tuonare". Lei lavora coi giovani. I numeri raccolti in
questa inchiesta affievoliscono l'influenza cattolica tra i 15 e 45 anni.
Dipende dalla disattenzione, dall'ideologia di padri e madri, dall'aggressione
della pubblicità, dal mercato o da cosa ? Marco Contini: "Non bisogna
essere pessimisti. Non vedo dicotomia tra Chiesa e società o tra laici e cattolici. Di fatto siamo tutti laici, ma la vocazione di
una parte dei laici è di aprirsi nel tempo al cattolicesimo. Ho imparato quanto
sia utile essere cattolico. Non lo ero e lo sono diventato. Certo che il
mercato incide. Pubblicità e comunicazione cambiano le persone dai 15 anni in
su. Ma le fratture col passato creano soluzioni non utili alla loro vita. Non
riescono a diminuire le distanze tra insegnanti e allievi, e si ritrovano al
vento. Comincia il ritorno alla tradizione". C'è un calcolo molto secolare
dietro l'invito di alcuni protagonisti della Chiesa a stringere le file attorno
alle bandiere cattoliche alla vigilia della elezioni? Marco Contini: "Non
penso che i cattolici in politica debbano usare o
usino la fede nel confronto elettorale. Vivo una vita diversa da chi mi sta al
fianco, diversa da mio padre e da tutti coloro che mi hanno preceduto. Non
voglio abbassare la testa di fronte alla verità e non voglio abbassare la testa
davanti a un cartello che dice vota così". Un buon cattolico guarda a
destra o a sinistra ? Ruggero Monica: Deve interessarsi ai problemi delle
persone senza censo e magari senza risorse economiche. Direi verso
sinistra". Liliana Marini: "Voglio sperare che vi siano cattolici sia a destra che a sinistra". Angelo Donati:
"Sono sempre stato democristiano. La parola
"sinistra" non mi piace, ma conosco gente della destra cattolica e mi
accorgo che sono preoccupati solo degli interessi personali. Due anni fa,
durante le elezioni, ne ascoltavo i discorsi. Parlavano soprattutto di tasse.
Come pagarne meno. Se devo votare per un governo solo perché promette di non
far pagare le tasse, mi chiedo: e chi non ha case di proprietà o altri beni, o
un reddito robusto, con quale dignità riuscirà ad andare avanti?". Marco
Contini: "Un cattolico deve essere soprattutto cattolico, lontano da ogni
egoismo. Nella situazione attuale se i cattolici sono
davvero cattolici, a destra o a sinistra non importa,
sui puntali fondamentali dovrebbero unirsi nelle decisioni". Don Umberto
Cocconi: "Penso che la conservazione del sistema è a destra, mentre
sinistra vuol dire governare il cambiamento per dialogare con le nuove forze.
Ricordiamo la tradizione politica dei cattolici: la Dc
era un partito di centro che guardava a sinistra per scoprire i mutamenti della
società in trasformazione... Si preoccupava del futuro. Girando la testa verso
il passato cosa si può costruire? E se mi proietto nel futuro mi sbilancio a
sinistra se sinistra vuol dire trasformazione e condivisione dei beni. Non è
detto che il mio bene sia sempre da tutelare rispetto al bene di tutti.
Giustizia sociale, tassazione e lo stesso valore sociale della proprietà
privata, soprattutto il pagare le tasse, segna la differenza tra destra e
sinistra". (3- fine) di Maurizio Chierici/ Parma.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Questione di voto ...ma anche di vita Lidia Ravera "Votare
Veltroni significa più Stato, più debito pubblico, più extracomunitari con
conseguente aumento della criminalità: significa avere Di Pietro come ministro
della Giustizia e un imperversare di intercettazioni. Significa svendere
Alitalia e farci colonizzare dai Francesi e significa nessun ponte sullo
Stretto". Questa succosa sintesi politica l'ho letta su il Giornale,
l'autore è Silvio Berlusconi. Infatti (purtroppo) brilla per obbiettività.
Quanto a Lui, invece, Lui, l'inaffondabile settantunenne (o duenne?), che, pur
incombendo sulla vita economica politica e culturale italiana da un quarto di
secolo, tende a vendersi come una novità assoluta, Lui non mente, non esagera e
non promette a vanvera. Vanta l'85% delle promesse mantenute e giura: "il
15% del programma che non abbiamo fatto è colpa dell'Udc". Per
"fatto" intende probabilmente "realizzato", ma la lingua
italiana è la prima vittima delle campagne elettorali, e questa è una tragedia
bi-partizan. Ma torniamo ai vaticini berlusconeschi. Vogliamo rendergli la
pariglia? Votare Berlusconi significa: definitiva dittatura del mercato a
scapito di qualità, cultura, solidarietà, umanità. Significa: sfruttare gli
extracomunitari perché sono disperati e costano meno, lasciarli crepare di fame
o cadere dalle impalcature, buttarli a mare quando arrivano sulle nostre coste
e noi la badante ce l'abbiamo già, i pomodori ce li hanno già raccolti, i muri
ce li hanno già imbiancati. Votare Berlusconi significa accettare che un uomo
(uno solo, una singola persona civica) possegga televisioni giornali
assicurazioni cinema pubblicità e anche la compagnia aerea di bandiera. E che
quest'uomo, questo monopolista, sia anche Presidente del Consiglio e estenda il
suo potere anche su tutto ciò che non possiede ancora. Votare Berlusconi
significa scegliersi un Padrone, e subirlo per altri cinque anni. Votare
Berlusconi significa buttare miliardi per un ponte di cui si può fare a meno
per arricchire ulteriormente la criminalità organizzata e rafforzare il legame
che la accoppia al potere politico, in una relazione vergognosa che ha devastato il nostro paese e bloccato lo sviluppo del
mezzogiorno. Votare Berlusconi vuol dire restare indietro, tornare ad essere lo
zimbello dell'Europa, sprofondare nella dittatura dello svago, del consumismo,
della cialtroneria e del "ciascuno per sé", mentre i pochi giovani
che non si sono fottuti il talento per la disperazione, scappano all'estero e
tutti gli altri compongono mesti l'esercito dei precari e dei disoccupati, in
lista d'attesa per cominciare a vivere. E, a proposito di giovani, leggo da il
Corriere della Sera che siamo "Campioni di longevità". In Italia
"si vive 80 anni e 9 mesi, sesti al mondo su 193 Paesi". Siamo più
longevi dei francesi, degli inglesi e di altri 185 paesi. Noi donne più degli
uomini. E ogni cinque anni l'attesa di vita cresce di un anno. E pare che
invecchiamo sempre meglio, sempre più robusti e in salute. Come prova il
Corsera porta il consumo di pillole contro l'impotenza coeundi da parte degli
ultrasessantenni (ohibò). E allora, visto queste vite lunghe che abbiamo
davanti, perfino noi che giovani non siamo più, vogliamo attrezzarci per
viverle bene, da cittadini attivi, e non da sudditi, in un paese civile e
rispettoso delle leggi e colto e normale, senza anomalie e senza barzellette?
Quando scriverò la prossima rubrica, saprò già se ci siamo riusciti o no. Per ora possiamo soltanto pregare. Laicamente o classicamente,
alla maniera dei cattolici, secondo quale anima del Pd intendiamo privilegiare, preghiamo. Preghiamo
e votiamo. E facciamo votare. Veltroni, naturalmente. www.lidiaravera.it Fra le
Righe.
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Di FRANCA
GIANSOLDATI Il ministro veltroniano e il cardinale fiorentino si confrontano
sul risveglio delle religioni, sullo stato sociale,
sulla famiglia, sulle riforme e sul federalismo. E poi ancora sul partito nuovo
e sui cattolici, sul mondo a pezzi e sul partito
Chiesa. Vannino Chiti e l'ex arcivescovo di Firenze, Silvano
Piovanelli non tralasciano proprio niente nelle 190 pagine del libro-colloquio
Laici e Cattolici(Giunti, 10 euro, 160 pagine). Un faccia faccia franco e
aperto per raccontare ai lettori un rapporto tra cattolici e non cattolici che va al di là degli steccati ideologici e che, anche in
passato, si è sempre misurato sul terreno del bene comune. E anche oggi
laici e cattolici sono chiamati dagli eventi a
collaborare per affrontare le sfide del millennio. Il libro in realtà non è una
novità, dato che si tratta di una ristampa uscita nel 1999. Il ministro Chiti
ha deciso di riproporlo per l'attualità dei temi contenuto. Unica modifica di
sostanza apportata, il sottotitolo: dieci anni fa la prefazione si intitolava
"Laicità inquieta". Oggi il sottotitolo, quanto mai azzeccato, è:
"Oltre le frontiere tra ragione e fede". "La sinistra del XXI
secolo non deve avere timore a rivendicare sempre le ragioni della vita,
inseparabili dalla sua dignità, e a spendersi con coerenza per essa"
sottolinea l'esponente del Pd. Rileggendo le vicende storiche che si
intrecciano inevitabilmente col presente proiettandosi nel futuro, Chiti e il
cardinale concordano su un punto, che la laicità è e resta un valore e non
tanto un disvalore e che il Cristianesimo ha dato un contributo a fondare la
sua separazione tra Chiesa e Stato.
( da "Voce d'Italia, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Politica
Secondo Bobo Emma Bonino deve firmare il patto sulla laicita' Craxi:
"Da Bertinotti segnali di cedimento al fronte cattolico" "I
patti vanno siglati ora per essere rispettati in seguito" Milano 10 apr. -
Bobo Craxi prende atto dell'indisponibilità a titolo personale di Fausto
Bertinotti e non della Sinistra L'Arcobaleno, circa il patto sulla laicità. "D'altronde -ha dichiarato
Craxi- il presidente della Camera ha offerto varie volte segnali di cedimento
verso il fronte cattolico. E' una debolezza che rispettiamo., ma che non
condividiamo, senza un'alleanza sui diritti civili, si rischia di aprire la
strada al più cieco conservatorismo". Nel contempo, il leader socialista,
ha esortato Emma Bonino a firmare il patto sulla laicità. Questo, a seguito di
alcune riflessioni dell'esponente radicale in merito al futuro rilancio del
movimento politico. "Emma si è già pentita - ha concluso Craxi- nonostante
il seggio parlamentare concordato. Ora però faccia un gesto significativo.
Firmi il patto laico". politica@voceditalia.it.