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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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TARTICOLI DEL 1° e 2 aprile
2008 #TOP
IN EVIDENZA
(AGI) -
Palermo, 2 apr.
Primo: una fedina penale
pulita.
Secondo: concrete scelte
antimafia.
Terzo: una
politica economica e dei servizi che abbatta le poverta' e che non privatizzi
beni essenziali come l'acqua e la sanita'. Sono le indicazioni fornite dal
Jesuit Social Network per valutare i programmi dei vari schieramenti che in
Sicilia si presentano alle elezioni del 13-14 aprile, e l'operato del futuro
governo.
Il Jsn e' una rete che unisce gesuiti e laici attivi in vari modi
nell'ambito sociale, dal Sud al Nord del Paese, attraverso una trentina tra
cooperative, fondazioni, centri studi, gruppi informali. Tra le realta' piu'
conosciute l'Istituto di Formazione Politica Pedro Arrupe di Palermo.
Per il network dei gesuiti, condizione indispensabile "per ogni
agire politico tendente al bene comune e' una correttezza morale delle persone
e dell'agire", che si traduce sicuramente "in una fedina penale
pulita", ma soprattutto in una visione della politica "come servizio
e nella scelta di non utilizzarla per interessi personali". E' poi
definita "urgente" una risposta "forte alla presenza mafiosa,
pervasiva in Meridione ma non solo: nelle periferie delle nostre citta' piu'
complesse e disagiate, nelle istituzioni, nella comunita' civile,
nell'economia, a livello locale, nazionale e internazionale".
La politica finanziaria, inoltre, deve gestire le risorse disponibili
"orientandole all'inclusione, non a un malinteso concetto di liberta' che
esclude gli altri", con "meno sprechi pubblici", piu' soldi a istruzione,
politiche sociali, sanita' e una "piu' decisa difesa dei beni comuni come
l'acqua". E, ancora, il lavoratore "deve assumere centralita' come
persona".
Tra le strade indicate, combattere disoccupazione e lavoro nero; porre
limiti a precariato, flessibilita' e mobilita'; svolgere una seria attivita' di
prevenzione contro infortuni e morti bianche.
Infine, si tratta di giudicare i programmi e gli interventi piu'
credibili nell'affrontare le questioni dell'immigrazione nella direzione
dell'integrazione, della crescente poverta' e del rifiuto delle logiche
privatistiche della sanita', con un impoverimento di quella pubblica
caratterizzata da sacche di inefficienza. (AGI)
"Perché
ho scelto il Pdl" ( da "Avanti!"
del 01-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
pensa di
essere troppo laico per stare nel Pdl? "Io condivido quello che ha detto
Stefania Craxi nel recente Congresso di Milano: la nostra ferma convinzione
sulla pacifica convivenza di laici e cattolici nella stessa formazione
politica, bandendo ogni forma di irreligiosità o di fanatismo, che sono
entrambi la negazione della religiosità della vita che fa parte dei nostri
principi"
I
VESCOVI: I CATTOLICI SCELGANO IN BASE AI VALORI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 01-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
le strutture
ecclesiatiche e le associazioni laiche cattoliche ad un
"rinnovamento" prendendo coscienza delle trasformazioni profonde
avvenute in questi anni sul piano sociale e culturale in Italia, così come sono
state evidenziate dal Convegno di Verona dell'ottobre 2006, le cui spinte
innovative però stentano a decollare.
Il
mio contributo per il Paese? Un no a tutte le liste
( da "Avanti!"
del 01-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
troppo
lontano dalle mie idee laiche e libertarie; e neppure degli altri schieramenti,
molti di essi di sapore qualunquistico. Poche parole per la romantica
presentazione del Partito liberale, con il quale, io socialdemocratico, ho
condiviso per decenni le responsabilità di governo e della ricostruzione del
nostro Paese.
Berlusconi:
Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato"
( da "Giornale.it,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
i laici, i
cattolici, i riformisti del centrodestra". "Ministri? A parte
Tremonti non faccio nomi" "Sono tanti i nomi disponibili ma non è
logico farli oggi, rischierei di gratificarne uno ma di deluderne tanti altri.
C'è solo un posto certo, quello di Tremonti, il regista della politica
economica del governo passato".
VENERDI'
28 Valutare stanca LICEO CLASSICO GIOBERTI, VIA SANT'OTTAVIO 9/11, ORE 9-17,
( da "Stampa,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
31 Scuola
laica CESEDI, VIA FERRARI 1, ORE 9,30-12,15 e 15-17 Convegno "Insegnare
laicamente: ambiti disciplinari e saperi per una formazione critica".
Partecipano Cesare Pianciola, Gigliola Corduas, Domenico Chiesa, Stefano
Vitale, Marco Chiazza, Aldo Fasolo, Lidia De Federicis, Gian Enrico Rusconi,
Gustavo Zagrebelsky.
Enzo
Armando ( da "Stampa, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Laicato
cattolico, educazione e scuola in Gesualdo Nosengo", edito da Elledici (250
pp., 20 euro). Nosengo ebbe un ruolo poliedrico come educatore: fu professore
liceale e universitario, animatore e organizzatore del movimento scoutistico,
dirigente sindacale, scrittore e autore di libri di religione e di educazione
civica.
Papa
Benedetto XVI si prepara alla sua visita negli Stati Uniti, che si terrà dal 15
al 20 apri ( da "Stampa, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
compresa la
mia di laico non credente), ed essendo stato accettato come interlocutore da
autorevoli esponenti cattolici amici, ho messo in conto inevitabili incidenti
di percorso; senza però rinunciare alla convinzione che questo è un mondo
troppo pericoloso per poter fare a meno di una ricerca delle vie della
fratellanza tra le Nazioni,
Ci
sono promesse elettorali che fanno venire l'acquolina in bocca. Che potrebbero
far riconciliare i ( da "Stampa, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
accordo i
radicali con i riformisti, o i laici con i cattolici. Una di queste promesse
l'ha appena fatta Walter Veltroni, candidato premier del Partito Democratico.
Ha detto: "Nel 2008 taglieremo 5 mila leggi", e il disegno di legge
delega sarà varato subito, nel primo o nel secondo Consiglio dei Ministri del
dopo elezioni.
Grillini:
metrò aperto fino alle tre di notte
( da "Unita,
L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
farò una
conferenza stampa a Porta Pia in favore di una Roma laica e libera. Per tutti i
candidati a sindaco, tranne un paio di eccezioni, vale l'oscuramento
clericale", prosegue lo stesso Grillini. Anche perché "come dice
Rutelli, è assolutamente vero che il precedente Papa ha cambiato il mondo; lo
ha cambiato in peggio.
Binetti-bindi,
nemiche in casa - massimo vanni ( da "Repubblica, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Le due anime
cattoliche potranno vivere sotto lo stesso tetto del Pd? Primicerio va subito
al sodo: chiama in causa la laicità e s'interroga sulla richiesta che il Pd fa
ai cristiani. "Essere laico significa assumersi responsabilità", dice
Binetti. C'è il clericalismo di chi segue il dettato della Chiesa per
"calcolo o pigrizia mentale"
De
maria cerca firme tra i cattolici
( da "Repubblica,
La" del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
quella laica
ed ex Ds e quella più vicina al centro della ex Margherita, sui temi eticamente
sensibili. Lo dicono chiaro e tondo gli ex Popolari dell'Officina delle Idee
Paolo Giuliani e Angelo Rambaldi, che sulla caccia al voto cattolico attaccano
il segretario regionale Salvatore Caronna: "A Bologna - dicono,
Due
questioni sul mondo dei cattolici
( da "Manifesto,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
che si
propone la riforma della Chiesa cattolica e che delle battaglie
anticoncordatarie e per la laicità ha fatto uno dei capisaldi della sua
iniziativa. Però approfitto dell'occasione per porre due questioni che possono
servire per una riflessione di più lungo periodo, che anche il manifesto
scarsamente affronta e che sono in qualche modo connesse con quanto Rossanda ha
scritto.
Nella
puntata precedente ho rievocato in sintesi (sommaria e superficiale come tutte
le sintesi) la ( da "Messaggero, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ma anche
laica (non laicista). Il vero rischio, se questi sognatori astratti e poco
duttili avessero preso il sopravvento, sarebbe stata una reviviscenza di
anticlericalismo. Se al posto di De Gasperi ci fosse stato un uomo come
Giuseppe Dossetti, la democrazia italiana avrebbe subito un'involuzione fatale
con conseguente instabilità politica.
Sacre
conversazioni in Sicilia ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
risponde a un
quesito: com'è stata condotta la sfida per rappresentare il Dio invisibile? Uno
dei fondamentali temi della tradizione cattolico- cristiana, ma anche della
storia d'arte italiana dal Medioevo a tutto il Manierismo, è l'Annunciazione
ossia l'incontro della Vergine Maria con l'arcangelo Gabriele.
Dialogo
con Fattorini e Binetti ( da "Riformista, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
è stato un
riflesso spontaneo di diffidenza da parte degli italiani, che sulla legge 40
hanno seguito le indicazioni della Cei, astenendosi in massa dal voto
referendario. Gli elettori, laici e cattolici, hanno preferito tenersi stretto
il proprio bagaglio di esperienza personale, come l'idea che i figli dovrebbero
provenire dalla relazione carnale tra un uomo e una donna,
<Treviso
non è solo leghisti e sceriffi E' delle persone perbene. E' anche mia>
( da "Liberazione"
del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
di
volontariato laico e cattolico, di grande operosità. Certo, ci sono voluti 14
anni di dominio assoluto del Carroccio per rendere pubblica l'insofferenza
strisciante dei trevigiani contro un'amministrazione comunale texana, ma si sa,
i veneti sono gente pacata che matura la propria rabbia per lungo tempo.
Libertà
religiosa, principio irrinunciabile
( da "Avanti!"
del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Non è
necessario essere cattolici o condividere le scelte della Chiesa per capire che
non si può pretendere che questa rinunci al suo magistero, che per un laico
come me non può che tradursi in una politica. Magdi Cristiano Allam con il suo
volto mite, il suo fisico asciutto, il suo scrivere come unica arma, e la sua
calma fermezza mi ricorda per contrasto Muhammad Alì (
( da "Avanti!" del 01-04-2008)
Argomenti: Laicita'
ROBERTO LOVARI
ACCETTA LA SFIDA DI BERLUSCONI "Perché ho scelto il Pdl" 01/04/2008
Roberto Lovari entra a far parte del Popolo delle libertà. Dopo un periodo di
riflessione, e la speranza di lavorare per far sventolare ancora una bandiera
socialista, l'ex consigliere comunale di Roma ha accettato la nuova sfida del
partito di Berlusconi. Si può parlare dell'ennesima mini-scissione socialista?
"No, non una classica mini scissione socialista, spesso incomprensibile,
ma la conclusione, da parte mia e di un centinaio di socialisti romani, di un
ragionamento politico lungo, difficile e, perché no, sofferto". Possiamo
ripercorrere la sua storia politica e di vita? "Socialista di famiglia,
l'Avanti! è una delle prime cose che ricordo in tasca a mio padre. Poi una
lunga militanza, incarichi istituzionali, anche come presidente della Provincia
di Roma, poi altri incarichi e la tragedia del '93-'
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-04-2008)
Argomenti: Laicita'
I vescovi: i cattolici scelgano in base ai valori ALCESTE SANTINI Città
del Vaticano. A meno di due settimane dal voto, monsignor Giuseppe Betori,
segretario generale della Cei, ha invitato i candidati cattolici
ed i credenti ad "ispirarsi" nelle loro scelte politiche "ai
valori intangibili" o "non negoziabili" come più volte è stato sottolineato dagli interventi della Chiesa italiana e
dal Papa. Ed ha aggiunto, rispondendo ai giornalisti che seguivano ieri a
Vicenza un incontro con il clero della diocesi: "Intendiamo proporre
all'attenzione di coloro che vanno ad assumere responsabilità politiche e
sociali il nostro patrimonio umano di valori cristiani". E, riferendosi a
quanti cercano di attirare la Chiesa dalla loro parte o di coinvolgere prelati
e lo stesso cardinale Camillo Ruini, come ha fatto qualche giorno fa Berlusconi,
il segretario della Cei ha osservato con un certo orgoglio: "Se qualcuno
ci cerca vuol dire che la Chiesa italiana ha un peso". E per far rimarcare
ancora di più questa caratteristica del cattolicesimo italiano, Betori ha
affermato che "la Chiesa italiana è una Chiesa di popolo che deve essere
sempre vicina alle dinamiche sociali all'interno delle quali vive". Un
Betori, quindi, deciso a stimolare il clero, le strutture
ecclesiatiche e le associazioni laiche cattoliche ad un
"rinnovamento" prendendo coscienza delle trasformazioni profonde
avvenute in questi anni sul piano sociale e culturale in Italia, così come sono
state evidenziate dal Convegno di Verona dell'ottobre 2006, le cui spinte
innovative però stentano a decollare. Ed ha aggiunto con una certa
forza: "Dobbiamo riprendere il dialogo tra fede e cultura, un dialogo
capace di incidere attraverso la testimonianza dei credenti all'interno dei
processi culturali e sociali". Questo rinnovato impegno per rilanciare, a
livello popolare e culturale, i valori cristiani e in particolare quelli
attinenti alla famiglia e alla bioetica, riceve una spinta anche dalla
constatazione che nel mondo primeggiano ormai i musulmani con un miliardo e 322
milioni rispetto ai cattolici che sono un miliardo e
130 milioni, come ha riconosciuto qualche giorno fa l'Annuario Pontificio 2008.
È in questo nuovo contesto, secondo il Segretario della Cei, che la Chiesa
italiana deve ripensare il suo "ruolo" nella società italiana anche
se i cattolici sono l'85%, ossia una larga maggioranza.
È la prima volta che accade questo sorpasso e, contestualmente, aumenta il
pluralismo culturale e religioso. Se la vera "emergenza" riguarda la
cultura e l'educazione, la Chiesa e i cattolici devono
partecipare a questo processo insieme alle forze sensibili. Di quil'importanza
del suo "progetto culturale" per contribuire tramite un dialogo a
tutto campo al rinnovamento sociale e politico dell'Italia. Sotto: Casini A
destra: monsignor Betori.
( da "Avanti!" del 01-04-2008)
Argomenti: Laicita'
LA LETTERA / TRA
FACCE VECCHIE E NUOVE NON ESISTE UN RAGGRUPPAMENTO A CUI POTER AFFIDARE IL
PROPRIO VOTO SENZA DOVERSENE PENTIRE Il mio contributo per il Paese? Un no a
tutte le liste 01/04/2008 Caro Avanti!, e carissimo Fabio Ranucci, che con
tanta passione e capacità dirigi questo giornale che da oltre un secolo è la
nostra bandiera e la nostra palestra, quotidiano sul quale hanno scritto tante
glorie del nostro socialismo, da Turati a Treves, da Bissolati a De Amicis, da
Nenni a Saragat e a Craxi; mi sia permesso, come ad ogni campagna elettorale,
di dire ad alta voce le mie riflessioni sulle prossime elezioni, in un periodo
talmente disastroso per la nostra Italia con una gravissima situazione
finanziaria e quello che è più grave con un popolo sfiduciato, perché uno ad
uno sono crollati i grandi miti e i grandi ideali per colpa dei politici, la
stragrande maggioranza dei quali appena appena adatti a ricoprire la carica di
amministratore di un caseggiato. La nostra Costituzione dice ha la sovranità
appartiene al popolo e mai come oggi queste parole sono irreali, sia per una
legge elettorale che, togliendo le preferenze e costringendo a votare per gli
uomini scelti dall'apparato, viola questo principio; sia perché questa legge
che da un enorme premio di maggioranza alla lista che ha il maggiore numero di
voti, qualsiasi sia la percentuale, è assurda, ridicola e ignobilmente
antidemocratica. Per assurdo, se la lista vincitrice ottiene solo il 20 per
cento dei voti, essa avrebbe la maggioranza assoluta alla Camera dei deputati,
anche se tutti gli altri partiti hanno ottenuto l'ottanta per cento dei voti.
Non andrò quindi a votare per non rendermi complice di questo colossale
imbroglio. Poi, per chi votare? Per il cosiddetto Popolo della libertà? Partito
che presenta in tutta l'Italia come secondo capolista Gianfranco Fini, la cui
collocazione politica è assai conosciuta? Come potrei, io, che vengo
dall'antifascismo e dalla lotta armata contro il fascismo, votare per una lista
che presta, con pochissimi nomi di grande caratura e rispetto, una sfilza di
nani e ballerine, di reggiborse, tutte persone che devono solo votare come il
"capo" decide. Poi, io, socialista da sempre (mio nonno materno era a
Genova, a Palazzo Sivoli, nel 1892, con Turati e Treves alla fondazione del
Partito socialista) dovrei votare per una lista che ha incorporati, oltre al
capolista Fini, la nipote del dittatore, quello delle leggi razziali contro gli
ebrei, e Giuseppe Ciarrapico che si vanta di essere rimasto fascista? Ma vi è
di più. Questo personaggio ha recentemente detto: "Non rinnego il mio
passato e neppure Silvio ha mai festeggiato il 25 aprile", mentre il
Cavaliere, a proposito di Ciarrapico, ha affermato: "Ciarrapico ci serve
per vincere". E in una intervista ha aggiunto: "Il mio è il partito
dei cattolici", mentre un candidato al Senato a
Roma, già presidente dell'assemblea di Palazzo Madama, Marcello Pera, ha
sentenziato: "L'aborto è un omicidio e io difendo l'Europa
cattolica". Il mio rammarico è solo quello di non poter dare il mio voto a
Stefania Craxi, Margherita Boniver, Fiamma Nirenstein e al vecchio liberale Antonio
Martino (suo padre, l'onorevole Gaetano, ministro degli Esteri, mi ha permesso
di intervistarlo dandomi la possibilità del primo articolo importante che ho
scritto). Dovrei dunque votare per il cosiddetto Partito democratico, costruito
con i rottami del Partito comunista e della Democrazia cristiana? A questa
formazione è un dovere, oltre che un piacere, negare il mio voto. Non ho mai
votato, neppure nelle Amministrative del 1946, quando i quattro Partiti (Pci,
Psiup, Pri e dove c'era il Partito d'azione) si presentavano assieme nelle
liste del "Quadrifoglio", e neppure nel 1948 il Fronte democratico
popolare, perché nel gennaio del 1947 sono uscito con Giuseppe Saragat per
costituire il Partito socialista dei lavoratori italiani, a Palazzo Barberini;
come posso quindi dare a questo schieramento il mio voto, specialmente dopo
l'esperienza totalmente negativa negli ultimi due anni del governo Prodi, che
ha portato l'Italia al disastro economico, ad un rialzo di tutti i prezzi
(compreso i generi alimentari di prima necessità, come pane, pasta e latte),
impedendo a tante famiglie e ai pensionati di arrivare anche alla terza
settimana di ogni mese? Anche in questo schieramento vi sono grandi personaggi,
almeno una manciata, di grande carisma, come il professor Umberto Veronesi,
oncologo di fama internazionale, al quale auguro un grande successo perché,
sono sicuro, come uomo della scienza sarà sempre dalla parte di chi soffre e di
chi ha bisogno. Vi è poi un altro motivo per me per non prendere in
considerazione queste due liste; perché la Casa della libertà ha come alleato
Bossi e la Lega (che in Parlamento ha sventolato un cappio con il quale
annientare Craxi), mentre il Partito democratico ha l'Italia dei valori, il cui
massimo rappresentante tutti noi socialisti ben conosciamo. Dalla destra di
Storace non voglio neppure parlarne, come dello schieramento di Casini, troppo lontano dalle mie idee laiche e libertarie; e neppure
degli altri schieramenti, molti di essi di sapore qualunquistico. Poche parole
per la romantica presentazione del Partito liberale, con il quale, io
socialdemocratico, ho condiviso per decenni le responsabilità di governo e
della ricostruzione del nostro Paese. Un discorso a parte merita la
lista socialista, che al contrario dei radicali vendutisi alla sinistra per
nove medagliette dimenticando il loro passato liberale, libertario, non ha
accettato di annullarsi nel partito di Veltroni, rinunciando così a una
manciata di medagliette certe. E di questo occorre renderne atto. Condivido, di
questo Partito, il passato glorioso, condivido di questo partito quasi
completamente il programma in politica interna e soprattutto la posizione
libertaria, coraggiosamente assunta sulla libertà, contro ogni dogmatismo
religioso, ma fra me e questi compagni vi è un motivo di incompatibilità, che
mi impedisce di dar loro il voto. Nell'Esecutivo Prodi che ha portato l'Italia
alla rovina economica e al disastro morale - che considero il peggiore di tutti
i tempi - i socialisti hanno avuto posti di governo. Nel ministero degli Esteri
hanno avuto ruoli Ugo Intini (vice ministro) e Bobo Craxi (sottosegretario);
non essendosi mai dimessi, e non avendo mai preso le distanze dalla politica
del ministro D'Alema, significa che la condividevano e la politica di D'Alema
era una politica antisraeliana, che non ha fatto onore a quanti l'hanno
condivisa. Alcune dichiarazioni del titolare della Farnesina potevano piacere
ai sostenitori della politica antiamericana degli ex comunisti, nel considerare
l'America come la patria di ogni imperialismo, ma non possono essere condivise
dai socialisti. Ma vi è anche un altro motivo per cui non posso votarli, perchè
non hanno mai detto che in caso di vittoria di Veltroni passeranno
all'opposizione. Sui raggruppamenti della sinistra estrema non voglio neppure
parlare, tanto è differente il mio modo di concepire il socialismo, anche se in
politica interna molte loro scelte sono da me condivise. L'onorevole Grillini,
passato ora nelle file del Partito socialista, ha detto recentemente che a Roma
se si vota Rutelli e il Partito democratico si elegge Ruini. Non gli posso dare
torto e gli auguro, come candidato a sindaco di Roma, un grande successo, che
merita per le sue doti intellettuali e di uomo libero. Concludendo, per tutti
quanti amano la libertà e la democrazia, desidero ribadire che andrò a votare e
annullerò la scheda per non essere complice di questa truffa elettorale. Mi
auguro che il Senato faccia giustizia e non dia a nessuno schieramento la
possibilità di governare, per arrivare finalmente ad alcune riforme: ridurre il
numero dei parlamentari, togliere ai rappresentanti tutti quegli assurdi
diritti che hanno, ma soprattutto non dare a questi signori dei privilegi
immorali. I lavoratori italiani vanno in pensione (con una pensione di fame)
dopo quaranta anni di lavoro, se i contributi sono tutti regolari. Abbiamo dei
parlamentari che hanno poco più di cinquanta anni e sono già in pensione con
oltre 5mila euro al mese. E poi vogliono governare l'Italia e parlano a nome e
per conto dei lavoratori. Si vergognino.
( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 78 del 2008-04-01
pagina 0 Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd:
"Antiquariato" di Redazione Il leader del Pdl: "Non toccheremo
la tassa sulle rendite finanziarie, la sinistra vuole aumentarla al 20%. Il mio
governo sarà composto da 60 persone". Pubblica amministrazione:
"Bloccare le assunzioni" Roma - "Ormai gli italiani sanno che
Veltroni è uomo delle fantasie". Lo afferma il leader del Pdl, Silvio
Berlusconi che, traendo spunto dal diverbio sulla possibilità di tenere il
duello in tv, attacca frontalmente il candidato premier del Pd. "Ormai -
dice il Cavaliere a Radio 24 - tutte le cose che ha detto sono scadute e sono
certo che nessun italiano di buon senso sarà tanto ingenuo da affidarsi a lui.
Veltroni - ha aggiunto il leader del Pdl - si è rovinato con le sue mani, credo
che tutto sia scaduto a comica e a ridicolo e che non ci sia più un italiano di
buon senso che può essere affascinato dalla messa in scena, dalla fiction che
lui ha creduto di presentare agli italiani credendo che fossero degli
ingenui". Veltroni, rischio declino Il leader del Pd non replica
direttamente all'accusa del Cavaliere, ma ribadisce che il Paese deve mettersi
alle spalle l'ultimo quindicennio, "dobbiamo riprendere uno spirito di un
civile confronto politico", mentre ora "non riusciamo ad essere
liberi da aggressioni e argomenti che sembrano essere estratti da un reparto di
antiquariato, del quale però non dovremmo più usufruire", perchè "ora
è il futuro e se c'è la determinazione, la forza e l'energia, il cambiamento ci
sarà". "Non è il momento delle mezze misure - ribadisce Veltroni - ma
servono decisioni forti, altrimenti si rischia un progressivo declino che
l'Italia non può più permettersi". Rendite finanziarie Berlusconi torna su
un argomento molto sentito dagli elettori, il tema assai delicato della
tassazione delle rendite finanziarie. "Noi la lasceremo così com'è, la
sinistra vuole aumentarla al 20 per cento". Così il candidato premier del
Pdl a risponde a una domanda sulla tassazione delle rendite finanziarie. Il
Cavaliere puntualizza sulla opportunità di armonizzare la tassazione delle
rendite finanziarie in chiave europea: "Allora bisogna rivedere tutta
l'ipotesi della tassazione". Secondo l'ex presidente del consiglio si
dovrebbe, in tal caso, "cominciare a ridurre l'aliquota dal massimo che è
oggi, superiore a qualunque aliquota europea, a quel terzo che ciascuno di noi,
per diritto naturale, ritiene che sia il massimo che lo stato
può chiedere ai cittadini in cambio dei servizi che dà, perchè le imposte -
ribadisce - non sono un'imposizione, un diritto divino ma sono semplicemente
una contropartita dei servizi". E ribadisce un concetto già spiegato molte
altre volte: "Se vogliamo intervenire in un cambiamento sulle rendite
finanziarie, dobbiamo intervenire con una rivisitazione completa di tutto il
nostro sistema fiscale". Pubblica amministrazione, stop assunzioni
"Dovremo bloccare le assunzioni nella Pubblica amministrazione, creando
contemporaneamente altri posti di lavoro nel privato, ma ogni dieci persone che
vanno in pensione al massimo se ne potranno assumere una o due", spiega il
Cavaliere. "Non volevo fare politica..." Di fronte all'impegno
politico "anche io mi domando ma chi me lo fa fare. Tra l'altro, dopo
essere stato imprenditore di successo e avere
consegnato ai miei figli la condizione, che è brillante, di ciò che ho fondato,
avevo un sogno che è rimasto nel cassetto: costruire una rete internazionale di
ospedali per bambini, recandomi nei vari Paesi, sollecitando anche le adesioni,
gli apporti di tanti occidentali". è la confessione che fa Berlusconi.
"Pensavo di mettere una parte di ogni ospedale - spiega ancora - e poi di
chiedere una raccolta pubblica di fondi che certamente sono sicuro sarebbero
arrivati dalle persone generose che vivono nei paesi occidentali. Questo è un
sogno che ancora ho, per ora resta nel cassetto", perché "in questo
momento credo che non ci sia un'altra possibilità per tenere insieme i partiti
e gli elettori del centrodestra. Io ancora, in definitiva, non vengo ritenuto
fungibile e non lo dico io ma lo dicono coloro che hanno insistito perchè io
continuassi e mandassi avanti il mio obiettivo, che è quello di lasciare in
eredità al mio paese una grande, grande, grande forza che mettesse insieme
tutti i moderati, i liberali, i laici, i cattolici, i riformisti del centrodestra". "Ministri? A parte
Tremonti non faccio nomi" "Sono tanti i nomi disponibili ma non è
logico farli oggi, rischierei di gratificarne uno ma di deluderne tanti altri.
C'è solo un posto certo, quello di Tremonti, il regista della politica
economica del governo passato". "In totale 60 persone nel mio
governo" Berlusconi rompe gli indugi e fa sapere, in un'intervista a
Canale Italia, che, in caso di vittoria alle elezioni, il suo esecutivo avrà
l'esatta metà di persone rispetto a quello attuale. "In totale il mio
governo avrà 60 tra ministri, viceministri e sottosegretari. L'esatta metà di
questo governo: che secondo le abitudini da sempre della sinistra è stato un governo di piena occupazione del potere a vantaggio
dei propri uomini, delle proprie corporazioni e delle clientele".
Ciarrapico La candidatura di Ciarrapico nelle liste del Pdl? "Io non ho
responsabilità personali". Il leader del Pdl ricorda che per la stesura
delle liste c'era un tavolo ad hoc. Durante le trattative "c'è stata una
considerazione che mi è stata riferita", ricorda Berlusconi riferendosi al
modo in cui è venuto fuori il nome di Ciarrapico. Berlusconi poi torna a
ricordare le amicizie di Ciarrapico con esponenti della sinistra. "Quando
poi Ciarrapico chiede un posto da senatore viene ritenuto un
satanasso...". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Laicita'
30 Convegno
"Valutare stanca: il problema della valutazione a scuola". L'ingresso
è libero, ai partecipanti verrà rilasciato un attestato.
Info e iscrizioni 011/8171407 o http://liceogioberti.scuole.piemonte.it.
Obesità CENTRO CONGRESSI "MOLINETTE INCONTRA", CORSO BRAMANTE 88/90,
ORE 9,30 Convegno "In-forma. Attività fisica e alimentazione. Programmi
educativi per il sovrappeso e l'obesità". Relatori internazionali e
nazionali presentano le ultime novità su diete, esercizio fisico, modelli di
trainer e confronteranno i programmi attualmente disponibili per perdere peso.
È Franchising SALA OVAL, LINGOTTO, VIA NIZZA, ORE 10,30-12,30 E 15,30-17,30
Incontro "Tutto sul franchising", introdotto da Oedema. Gioco
d'azzardo GRUPPO ABELE - FABBRICA DELLE "E", CORSO TRAPANI 91/B, ORE
12,45-13,30 Conferenza "Direttrici di ricerca sul gioco d'azzardo",
per presentare i risultati della ricerca effettuata dal Gruppo Abele al fine di
creare una "Baca dati sul gioco d'azzardo". Info 011/3841053. Festa
di primavera CENTRO EDUCAZIONE ALL'IDENTITÀ E LE CULTURE, VIA DOMODOSSOLA 54,
ORE 14,30-18,30 Manifestazione rivolta ai bambini delle scuole elementari.
Attraverso un percorso che utilizza diversi mezzi di comunicazione, si va alla
scoperta dei modi in cui l'equinozio di primavera era e è celebrato nelle
diverse culture. In programma proiezioni, giochi, curiosità, esibizioni,
laboratori artistici. A lezione con l'artista SCUOLA INTERNAZIONALE DEL COMICS,
CORSO PESCHIERA 140-6, ORE 15 "German Impache: il dominio sulla
materia", lezioni con Impache. Ingresso: 5 euro. Categorie cantanti,
cantautori e gruppi musicali. Dietro le quinte TEATRO REGIO, PIAZZA CASTELLO
215, ORE 15 Visita guidata "Il Regio dietro le quinte. Itinerari segreti
di una grande teatro d'opera". Ingresso: 5 euro. Informazioni:
011/8815557. Divina Commedia PUNTO PRESTITO GABRIELE D'ANNUNZIO, VIA SACCARELLI
18, ORE 16,30 Avvio della lettura integrale del capolavoro dantesco per
conoscerlo e commentarlo insieme, a cura di Michele D'Amico. Info 011/4439350.
Dizione BIBLIOTECA CIVICA ALESSANDRO PASSERIN D'ENTRÈVES, VIA GUIDO RENI 102,
ORE 17 Laboratorio di dizione in collaborazione con il Centro studi P.A.N.I.S.,
incontri condotti da Simona Sola Scoccabarozzi. Info 011/4435290. Rewriting
AMANTES, VIA PRINCIPE AMEDEO 38/A, ORE 17,30 Torna la terza edizione di
Rewriting, progetto dedicato al fenomeno graffiti/street art nato nel 2006 da
un'idea del Circolo Culturale Amantes. Differente la modalità rispetto alla
scorsa edizione: dalle tele giganti e collettive si passa a lavori di medio
formato e individuali. Protagonisti Jaman, Blef, Pao e Seacreative. Info
http://www.arteca.org/rewriting.htm. Ambiente SALA D'ONORE FONDAZIONE CRT, VIA
20 SETTEMBRE 31, ORE 18 Convegno sull'ambiente organizzato dal World Political
Forum e dal Club di Roma, dal titolo "From global warning to global
policy". Bancarella CIRCOLO DEI LETTORI, VIA BOGINO 9, ORE 18
"Raccontare Franco Vegliani. La frontiera". Introduzione di Patrizia
Hansen, critico letterario. Incontro su "Sapori e profumi
dell'Istria". A cura del Centro di documentazione multimediale della
cultura giuliana istriana fiumana e dalmata. Fine del mondo FELTRINELLI, PIAZZA
CLN 251, ORE 18 Presentazione del nuovo lavoro dell'antropologo Massimo Centini
"La fine del mondo". Interviene con l'autore Giulietto Chiesa, modera
Alessandro Colombo. Giallo della Sindone LIBRERIA LA STAMPA, VIA ROMA 80, ORE
18 "C14. Il giallo della Sindone. Un falso medievale?", Pierluigi
Baima Bollone presenta il thriller di Paolo Riccadonne "La cupola",
introduce Michele Ruggiero. Il mondo dell'archeologia DAR AL HIKMA, VIA
FIOCHETTO 15, ORE 18,30 "Prima dello scavo: la ricerca di un sito
archeologico". A cura del Gat. Lectio magistralis ART BOOK LINGOTTO, VIA
NIZZA, ORE 18,30 Incontro con Ruggero Pierantoni, autore del libro "Uno
scherzo fulmineo. Cinquecento anni di fulmini". Poesia FATTORE K, VIA
CESARE BALBO 10D, ORE 19,30 Reading poetico "Nostra signora dei calzini in
squinternerei". Pensieri, oggetti e altre cianfrusaglie amorose. A seguire
performance di danza "Nickeed". Dharma Buddhista CENTRO MAITRI
BUDDHA, VIA GUGLIELMINETTI 9, ORE 20 "Lo stile di vita dei
Bodhisattva". Con Ivana Cortellazzi. Serata dello zodiaco EDUCATORIO DELLA
PROVVIDENZA, CORSO ARIMONDI 6/A, ORE 20 Il linguaggio delle stelle: Lo
splendore dell'Ariete all'Equinozio di Primavera. A cura di Grazia Mirti. Cena
a buffet a 15 euro. E' gradita la prenotazione. Info 347/4134728 o
www.3ndyclub.it. Teatro danza CENTRO DAIVA JYOTI, VIA TIRRENO 151, ORE 21
"Soffio". Con la compagnia Livingston Teatro. Tango CIRCOLO DEI
LETTORI, VIA BOGINO 9, ORE 21 "Qualcuno lo chiama tango!", concerto
di musica e parole: Astor Piazzolla eseguito dal vivo dal Trio Mousike, testo e
voce narrante Elena Ruzza. Jam Improtanz CENTRO DAIVA JYOTI, VIA TIRRENO 151,
ORE 22 "Jam Improtanz: corpo e voce". Aperta a danzatori, attori,
musicisti, scrittori, fotografi, videomaker. E' richiesta la prenotazione: 011/
3270145. SABATO 29 Obesità CENTRO CONGRESSI "MOLINETTE INCONTRA",
CORSO BRAMANTE 88/90, ORE 9,30 Convegno "In-forma. Attività fisica e
alimentazione. Programmi educativi per il sovrappeso e l'obesità".
Relatori internazionali e nazionali presentano le ultime novità su diete,
esercizio fisico, modelli di trainer e confronteranno i programmi attualmente
disponibili per perdere peso. Settimana della Cultura BIBLIOTECA NAZIONALE
UNIVERSITARIA DI TORINO, PIAZZA CARLO ALBERTO 3, ORE 11 Intervento di Marco
Albera: "Il Metropolitan Museum di New York: un'invenzione
piemontese", lettere inedite di Luigi Palma di Cesnola. Ingresso libero
fino a esaurimento posti. Info 011/8101113. È Franchising SALA OVAL, LINGOTTO,
VIA NIZZA, ORE 11-12,30 Incontro "Seminario per i futuri Frinchisee",
introdotto da Oedema. Torino today tour CORSO GIULIO CESARE ANGOLO VIA NOE',
ORE
( da "Stampa, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Freschi di stampa
Enzo Armando INSEGNARE SECONDO GESUALDO NOSENGO Gesualdo Nosengo è stato il primo presidente dell'Uciim, l'Unione Cattolica
italiana insegnanti medi. Nel 2006 alla figura del docente sandamianese era stato dedicato un convegno. A due anni di distanza gli atti
sono stati raccolti a cura di Luciano Corradino nel volume "Laicato cattolico, educazione e scuola in Gesualdo Nosengo",
edito da Elledici (250 pp., 20 euro). Nosengo ebbe un ruolo poliedrico come
educatore: fu professore liceale e universitario, animatore e organizzatore del
movimento scoutistico, dirigente sindacale, scrittore e autore di libri di
religione e di educazione civica. Fra i tanti impegni l'insegnamento è
sempre stato al primo posto: "Non è un mestiere
ma una missione - era solito ripetere - anzi una delle missioni più nobili,
qual è quella di formare la persona umana. E non può esservi formazione
completa della personalità umana se manca la formazione religiosa, posta
pertanto come fulcro del suo sistema educativo". Tra le testimonianze, una
delle più interessanti è quella di Giuseppe Cavallotto, vescovo di Cuneo e
Fossano, già rettore dell'università Pontificia Urbaniana di Roma: "Il
pensiero pedagogico di Nosengo - scrive - non attirò molti consensi, neppure
tra gli esponenti nel mondo cattolico". Ma proprio per questo fu
considerato un rivoluzionario dell'insegnamento.
( da "Stampa, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Le. Celebrerà il suo
ottantunesimo compleanno, il giorno 16, dicendo messa nella piccola cappella
dell'ambasciata del Vaticano a Washington; e negli Stati Uniti, pur distratti
dalla campagna presidenziale, cresce l'attesa per la visita di un Pontefice
che, secondo il Nunzio negli Usa monsignor Pietro Sambi, "è conosciuto
come un uomo intransigente, quasi un uomo inumano". Il Nunzio è certo che
basterà ascoltare papa Benedetto per "cambiare completamente l'immagine di
una persona dura e inumana": giudizi in verità sorprendenti (se le parole
citate dall'Herald Tribune del 31 marzo sono corrette). Vi è comunque molta
curiosità per quel che dirà il Papa. L'America è un Paese di credenti, che
fonda le sue libertà sulla fede in Dio; ma gli americani esigono il rispetto
delle loro laiche istituzioni e della varietà del loro panorama religioso. Si
attende dal Papa un'apertura al dialogo. Già si sa che Benedetto incontrerà
esponenti musulmani, ebrei, buddhisti, induisti e altri ancora: non i Sikh, che
portano un coltello cerimoniale e sono risultati perciò inaccettabili, non al
Papa ma al Secret Service. Sicuramente la visita, e i discorsi che il Papa
terrà, segneranno un passaggio importante, che ci auguriamo positivo, per il
dialogo interreligioso, che negli ultimi tempi ha avuto alti e bassi. Premetto
che, avendo da tempo teorizzato e praticato la dottrina del dialogo fra le fedi
(compresa la mia di laico non credente), ed essendo stato accettato come interlocutore da autorevoli esponenti cattolici amici, ho messo in conto inevitabili incidenti di percorso;
senza però rinunciare alla convinzione che questo è un mondo troppo pericoloso
per poter fare a meno di una ricerca delle vie della fratellanza tra le
Nazioni, e quindi di un dialogo sincero fra tutti gli uomini di fede.
Anche perché, ai margini di questa o quella fede religiosa, emergono
allucinanti fondamentalismi che predicano cose orrende. Oggi è il mondo
islamico (che ha da poco superato per aderenti i cattolici
nel mondo) ad essere principalmente sotto accusa. Ma altre religioni lo sono
state in passato. Nessuno lanci la prima pietra e tutti stiano attenti a quello
che dicono o fanno. Le gerarchie cattoliche (sempre secondo l'Herald Tribune)
"vogliono evitare il genere di malinteso" creato dalla battuta,
ritenuta anti-islamica, del discorso del Papa a Ratisbona. Più di recente, il
fatto che il Papa abbia battezzato la scorsa Pasqua un noto intellettuale
musulmano, Magdi Cristiano Allam, è stato duramente
criticato da molti esponenti islamici, che giudicano Allam un seminatore di
odio e un feroce nemico dell'Islam. Non aiuta il fatto che lo stesso Allam,
ancorché illuminato dalla sua nuova fede, subito dopo il battesimo si sia detto
sempre convinto della malafede dei 138 "sedicenti saggi dell'Islam"
che hanno proposto (sulla base di versetti coranici che egli giudica falsati
nel loro significato) un dialogo col Vaticano: proposta che il Vaticano e anche
il Consiglio Ecumenico delle Chiese Cristiane hanno invece accolto con favore.
Quanto agli Ebrei americani, una comunità più che mai influente in tempi di
campagna presidenziale, non ignoreranno il fatto che papa Benedetto abbia
concesso il ripristino di una preghiera pasquale che auspica che il Signore
"illumini il cuore dei Giudei, affinché riconoscano Gesù Cristo salvatore
di tutti gli uomini". L'Assemblea rabbinica italiana ha giudicato il
nuovo-vecchio testo in contraddizione con quarant'anni di dialogo
ebraico-cattolico, dal momento che "si legittima un'idea di
"dialogo" finalizzato in realtà alla conversione degli ebrei al
Cattolicesimo". Non so se saranno giudicate soddisfacenti le colte
spiegazioni storico-teologiche di un sacerdote da tutti rispettato come
monsignor Ravasi. (Dalla nuova posizione a cui il Papa l'ha chiamato di
presidente della Pontificia Commissione della Cultura, mons. Ravasi non ha
escluso, in una recente intervista alla Radio Vaticana, che anche atei
partecipino alle assemblee del suo dicastero). Ombre, e luci, quindi, sul
dialogo interreligioso. Tra le luci segnalo il solenne appello del sovrano
saudita a favore del dialogo fra tutte tre le religioni abramitiche, appello
subito salutato con favore dal rabbino capo d'Israele Yona Metzger e da
autorevoli personalità cristiane. Per parte mia, mi auguro che una volta tanto
abbia torto Sergio Romano quando giudica che "Ratisbona non fu una
svista", e che la Chiesa di Benedetto "sarà poco incline alla coesistenza
pacifica con i "figli dell'errore"". E ritengo importante (anche
se la cosa, a rigor di logica, non mi riguarda) la proposta di Luigi Pedrazzi
su La Stampa che al dialogo interreligioso si affianchi un "dialogo fra cattolici" che egli giudica "carente a tutti i
livelli nella Chiesa". Il fatto è che per me al principio di tutto non fu
il Logos, ma il Dialogo. O almeno, lo ritengo vitale oggi, in un momento che
giudico fra tutti come il più pericoloso, di questa storia incompiuta, per la
sopravvivenza della specie. Questo mio auspicio è un atto di fede. E fede vuol
dire (con Paolo, nella traduzione di Dante) "sustanza di cose sperate - ed
argomento delle non parventi".
( da "Stampa, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Cittadini con la
classe politica tanto è il senso comune che esprimono. Che addirittura sono
giudicate utili sia a destra sia a sinistra, e che trovano d'accordo i radicali con i riformisti, o i laici con i cattolici. Una di queste promesse l'ha appena fatta Walter Veltroni,
candidato premier del Partito Democratico. Ha detto: "Nel 2008 taglieremo
5 mila leggi", e il disegno di legge delega sarà varato subito, nel primo
o nel secondo Consiglio dei Ministri del dopo elezioni. Un impegno non
da poco L'impegno non è da poco: gli atti normativi vigenti in Italia sono circa
90 mila, di questi, le leggi o i provvedimenti aventi forza di legge erano, a
fine dicembre, 21.691. Tagliarne 5 mila significa ridurre di circa un quarto il
monte-leggi esistente. Certo, saremmo ancora lontani dalla Francia che conta
circa 10 mila leggi o dalla Germania che si ferma a 4.547, ma i vantaggi,
stando alle stime, sarebbero consistenti: maggiore crescita di circa 0,5 punti
di Pil nel periodo 2009-2012; minori costi burocratici a carico delle imprese
per oltre 9 miliardi; risparmio a regime per le casse dello Stato di 3-3,5
miliardi. Le norme già esistenti Tutto perfetto, dunque, se non fosse che nel
"lontano"
( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Grillini: metrò aperto fino alle tre di notte "Ho idea di
Roma come una città senza coprifuoco alle 19 perché non ci sono più mezzi di
trasporto. Ci vogliono i parcheggi scambiatori, e parecchi. Siano gratuiti per
i pendolari. Poi ci sia una sistema efficiente di trasporto pubblico. Ed infine
le metropolitane devono restare aperte fino alle tre di notte". Lo ha
detto il candidato sindaco Franco Grillini (Partito Socialista) intervenendo
alla tribunale elettorale del Tgr Lazio. "Lunedì, alle 12, farò una conferenza stampa a Porta Pia in favore di una Roma
laica e libera. Per tutti i candidati a sindaco, tranne un paio di eccezioni,
vale l'oscuramento clericale", prosegue lo stesso Grillini. Anche perché
"come dice Rutelli, è assolutamente vero che il precedente Papa ha cambiato
il mondo; lo ha cambiato in peggio. È un Papa - continua Grillini in un
comunicato - che ha rovesciato il Concilio Vaticano II e il suo messaggio di
dialogo e rinnovamento. È il Papa che ha cancellato la teologia della
liberazione. È il Papa che ha cancellato qualsiasi dissenso interno alla chiesa
cattolica. È il Papa che ha imposto il moralismo sessuofobico e omofobico come
centro del messaggio della chiesa. In quanto a omofobia poi, forse solo
l'attuale Pontefice batte il precedente". Il parlamentare, poi, ritiene
che sulla sicurezza la destra faccia "demagogia, agitando il tema per fare
propaganda. La sicurezza non è un problema che riguarda solo le strade"
perché "in Italia ogni giorno tre donne sono uccise dentro casa".
Quanto alla proposta avanzata dal candidato della rosa bianca Mario Baccini di
importare il modello della "tolleranza zero" dell'ex sindaco di New
York Giuliani, Grillini aggiunge: "Roma non è come New York perché non ci
sono 3.000 delitti l'anno. Non abbiamo bisogno di Giuliani, nè di
sceriffi".
( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XII - Firenze
Binetti-Bindi, nemiche in casa Match fra le due anime cattoliche del Pd: e il
crocifisso sparisce "Sono qui solo per te" grida la senatrice teodem,
Rosy l'abbraccia: poi la pace finisce MASSIMO VANNI DAL NOSTRO INVIATO PISTOIA
-"Sono qui solo per te", grida la senatrice Paola Binetti allargando
le braccia. Rosy Bindi sorride e la stringe. E' l'abbraccio prima del match,
davanti ai flash e alle telecamere di France 3. Ed è anche l'unico segno di
pace tra le due esponenti del Pd in tutta la serata. Tra la teodem e il
ministro della bozza dei Dico. Tra il medico dell'Opus Dei, tailleur color
celeste del cielo, e la "pasionaria bianca" cresciuta nell'Azione
cattolica, tailleur marrone terra mondana. Lunedì sera al seminario vescovile.
La senatrice Binetti ha cenato, manco a dirlo, in via dei Bacchettoni con il
moderatore Mario Primicerio, l'ex sindaco di Firenze che nel '95 avviò la
campagna elettorale chiedendo voti nei conventi. Il ministro Bindi arriva
all'ultimo tuffo. Cento persone in sala, che il duello inizi. Solo il tempo di
spostare il crocifisso dal tavolo, in base al principio di precauzione. Le due anime cattoliche potranno vivere sotto lo stesso tetto del
Pd? Primicerio va subito al sodo: chiama in causa la laicità e s'interroga sulla
richiesta che il Pd fa ai cristiani. "Essere laico significa assumersi
responsabilità", dice Binetti. C'è il clericalismo di chi segue il dettato
della Chiesa per "calcolo o pigrizia mentale". E c'è poi la
posizione di chi ascolta le parole del Papa per profonda convinzione. Non
clericalismo: "E' riconoscere il magister, la generosità del
maestro". La fedeltà ai principi della Chiesa prima di tutto. Bindi prende
appunti, poi replica: "Più che richiamare la propria identità dobbiamo ricercare
il dialogo, nel Pd vorrei anche qualche islamico". Binetti impassibile.
Bindi incalza: "Alla politica non è dato realizzare su questa terra il
regno di Dio". Poi il colpo decisivo: "Nel vangelo c'è scritto tutto,
io non l'ho ancora scoperto. E neppure la Chiesa l'ha trovato". Per
scoprirlo c'è solo il dialogo, tenendo conto che "non si governa i
credenti ma i cittadini". E' lo scontro tra la fedeltà alla Cei e
l'apertura del Concilio Vaticano II. Il pubblico lo avverte. "Fino a che
punto si può seguire la propria coscienza votando contro il governo?",
chiede Giacomo. E se Giovanni chiede lumi sui radicali, Rossella chiede notizie
del testamento biologico e dei diritti delle coppie. Franco annota:
"Abbiamo appena chiuso la settimana del volontariato, alla fine non sapevamo
più chi era cattolico e non". "I radicali hanno firmato il programma,
mi sento tranquilla", dice Bindi. Meno tranquilla, confessa, "lo sono
per Veronesi". Con lo scienziato che non pone limiti alla ricerca,
"avrò molto da discutere". Binetti ride soddisfatta. "C'è anche
un fondamentalismo scientifico - aggiunge Bindi - sul testamento biologico ci
sto, sull'eutanasia no". Binetti controfirma: "Il testamento
biologico non deve diventare la porta d'accesso per l'eutanasia". Sui
radicali però la senatrice teodem si dice meno ottimista: "Dobbiamo
vigilare". Ma sulle coppie di fatto pieno scontro: "Le persone che
convivono non hanno diritti?", chiede Bindi. "Il punto è non
legittimare le coppie di fatto", risponde Binetti. Punto e a capo. SEGUE A
PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IX - Bologna
Tra associazioni e attivisti circola una "dichiarazione di voto" del
Pd da sottoscrivere De Maria cerca firme tra i cattolici
L'idea è di Paolo Natali e del candidato Gianluca Benamati Il Pd scrive alle
associazioni cattoliche e corteggia il centro impegnato nel sociale. Da qualche
giorno i Democratici stano spedendo ad associazioni ed attivisti cattolici una "dichiarazione di voto" a favore del
Pd, da firmare e sottoscrivere. L'idea è del consigliere comunale Paolo Natali
e del candidato alla Camera per il Pd Gianluca Benamati. Entrambi cattolici della ex Margherita. Una sorta di dichiarazione
pubblica di voto "di tutti coloro che non solo sono battezzati e credenti
- spiega Natali - ma che sono anche legati in qualche modo alle categorie
ecclesiali". Non parroci né rappresentanti delle principali associazioni
cattoliche, ma semplici cittadini e militanti impegnati sul territorio. La
lettera, che sta girando tra gli oratori e le parrocchie, mira a raccogliere
"almeno 50-60 adesioni". Nel testo vengono ripresi alcuni dei
principi inseriti nel manifesto del Pd, legati alla difesa dei valori
cristiani. "Ad esempio si ricorda il fatto che i valori religiosi non
riguardano solo la sfera privata ma anche quella pubblica - spiega Natali - e
sulla bioetica si dice che il Pd riconosce il fatto che non tutto quello che è
tecnicamente possibile è anche eticamente accettabile. Infine, che i principi
di fede devono essere tradotti in scelte politiche programmatiche, attraverso
un confronto costante con le altre sensibilità del Pd". Una scelta
precisa, ma "non mirata a chiedere più attenzione ai valori cattolici nel Pd". Piuttosto a riconoscere l'attenzione
che per questi valori "già esiste" e a renderla pubblica. Una missiva
comunque ben diversa da quella spedita dal Pdl alle parrocchie. "Un
pressing che infastidisce il voto cattolico, più che conquistarlo" ha
commentato ieri l'assessore alla comunicazione Giuseppe Paruolo. Ma mentre
tutti corteggiano il centro, non accenna a ricomporsi la frattura tra le due
anime del Pd, quella laica ed ex Ds e quella più vicina al
centro della ex Margherita, sui temi eticamente sensibili. Lo dicono chiaro e
tondo gli ex Popolari dell'Officina delle Idee Paolo Giuliani e Angelo
Rambaldi, che sulla caccia al voto cattolico attaccano il segretario regionale
Salvatore Caronna: "A Bologna - dicono, si è teorizzato e si
teorizza che il centro non solo non esista, ma che sia un luogo politico da
disprezzare". Quando invece, continuano i due, "i cattolici
sceglieranno il Pd solo se vedranno e sentiranno comportamenti e proposte
condivisibili con le proprie sensibilità e valori". Quello della laicità
resta quindi un campo minato per il Pd. Tanto che contemporaneamente alla
lettera che Natali e Benamati hanno diffuso tra associazioni e oratori, due
professori universitari, Roberto Grandi e Carlo Galli, diffondono un altro
appello, questa volta per il sostegno ai valori laici nel Pd. (silvia bignami).
( da "Manifesto, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
L'opinione Due
questioni sul mondo dei cattolici Vittorio Bellavite
Mi è facile essere d'accordo con l'impianto di fondo dell'articolo di Rossana
Rossanda (La chiesa al suo posto del 17/3), che è un po' di ragionamento e un
po' di sfogo, sull'assillante interventismo della Chiesa cattolica in Italia su
questioni politiche e istituzionali e sulle accondiscendenze di troppi politici
remissivi e clericali. Lo dico da cattolico praticante e anche da coordinatore
del movimento Noi Siamo Chiesa che si propone la riforma
della Chiesa cattolica e che delle battaglie anticoncordatarie e per la laicità
ha fatto uno dei capisaldi della sua iniziativa. Però approfitto dell'occasione
per porre due questioni che possono servire per una riflessione di più lungo
periodo, che anche il manifesto scarsamente affronta e che sono in qualche modo
connesse con quanto Rossanda ha scritto. 1) Del cosiddetto ritorno del
sacro bisogna parlare e per la verità sarebbe meglio usare un'altra
terminologia. La parola "sacro" può evocare culture o pratiche
manipolatrici della donna e dell'uomo e della sua libertà. Io preferirei usare
altre espressioni tipo "ripresa delle domande di senso" cioè dei
grandi interrogativi sul perché dell'esistenza della singola persona, anche nel
suo rapporto con il prossimo e con la natura. Sono questioni antiche quanto l'umanità
ma in certi periodi diventano più urgenti e più diffuse. Questo mi sembra uno
di questi momenti, dopo la caduta o l'indebolimento delle forti ideologie del
secolo scorso e, tra queste, anche del paradigma marxiano, che spesso è stato ed è assunto in modo totalizzante. La ripresa della
domanda di senso non dovrebbe essere snobbata. Può essere una ricerca non
neutra - dobbiamo esserne consapevoli - per le sue ricadute per quanto riguarda
le riflessioni sulla società e sulla politica dell'area culturale della sinistra
di alternativa. Mi piacerebbe che, in questa area, se ne parlasse per praticare
una laicità "laica", aperta a tutto campo, che lasciasse alle proprie
spalle antiche diffidenze rispetto alle dimensioni spirituali dell'esistenza.
Il manifesto, che affronta tematiche che vanno ben al di là delle vicende
quotidiane, potrebbe impegnarsi in questa ricerca, nel dibattito e nel
riconoscere i problemi. Perché non ci si interroga qualche volta sul perché
della "tenuta" della Chiesa, pur tra le tante sue difficoltà e
nonostante le sue infedeltà o, diciamo pure, i suoi tradimenti rispetto
all'Evangelo? Perché emergono altre risposte religiose che aggregano e
mobilitano? Non sta forse nella risposta, per quanto parziale o insufficiente
essa sia o possa sembrare, che le religioni sanno dare alle perenni domande di
"senso"? Questa risposta altri soggetti culturali o politici non
possono o non sanno darla. Avere la consapevolezza di tutto ciò sarebbe
importante. 2) La seconda questione dovrebbe essere, almeno in teoria, già
patrimonio della cultura de il manifesto: l'essere cioè il mondo cattolico
molto diversificato al proprio interno e, soprattutto, ancora ricco di
posizioni alternative e socialmente importanti. Sono realtà che poco appaiono,
che sono ora a disagio con la politica in generale (e con quella dei palazzi
vaticani in particolare), che si esprimono poco, che non riescono a farsi
conoscere e che soffrono di questa polarizzazione della politica e dei media,
in cui tutto è giocato sui ruoli istituzionali e sull'immagine. La linea del
vecchio Pci che identificava tutto il mondo cattolico con la gerarchia
ecclesiastica potrà andare bene, oltre che alla destra, a Veltroni, a Rutelli e
dintorni, ma non a noi che soffriamo per lo schermo pesante (fatto di campagne di
stampa, di veti a progetti di legge, di difesa di interessi materiali, di
prolusioni del Presidente della Conferenza episcopale e via dicendo) che
nasconde spesso il messaggio dell'Evangelo di Gesù di Nazareth agli occhi di
chi cerca parole di carità, di verità e di giustizia. Cerchiamo di fare
inchiesta, di leggere i percorsi sotterranei, le dinamiche interne, le
contraddizioni, la nuova ricerca biblica , i consensi traversali su interventi
nel sociale e gli elementi di rottura che esistono nel corpo del mondo
cattolico. Mi rendo conto che non è facile soprattutto in questo periodo, ma
occuparsi di cose non facili fa parte del dna de il manifesto. Non propongo un
passo indietro nel battersi per la laicità ma un di più di analisi e di
comprensione dei fenomeni e dei problemi che stanno a monte.
( da "Messaggero, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Nascita dei primi
governi De Gasperi, di cui facevano ancora parte i socialcomunisti. Una nascita
travagliata che fu il prologo a una rinascita politica, economica, sociale e
morale del Paese, uscito come peggio non sarebbe potuto uscire da una guerra
scellerata. Non ho fatto alcun riferimento alla destra, che sedeva sui banchi
del Parlamento, capeggiata da un pittoresco commediografo mezzo napoletano e
mezzo inglese, con il monocolo, il bastone e la sigaretta perennemente accesa:
Guglielmo Giannini. Aveva fondato un partito, l'"Uomo qualunque", che
era la populistica e sguaiata, ma anche sentita e condivisa risposta del Sud al
vento giacobino ed epuratore del Nord. Il linguaggio di Giannini era più da suburra
che da aula parlamentare, più da avanspettacolo che da salotto, ma piaceva.
Almeno a chi si riconosceva, e nel Sud milioni d'italiani si riconoscevano,
nelle sue proteste e nelle sue provocazioni. C'era anche un'altra destra,
quella monarchica, anacronistica e patetica, nostalgica di un passato che gli
italiani, con il voto, avevano archiviato. Non contava niente e, più che
interesse, suscitava ilarità. L'"Uomo qualunque" fu un fuoco di
paglia, che lascerà in perpetuo retaggio il qualunquismo, forse il sentimento
più diffuso in un popolo che ha nello Stato, ammesso che in Italia ci sia uno
Stato degno di questo nome, la stessa sfiducia che questo Stato ripone nel
cittadino, trattato più da suddito che da civis. Il becchino del partito
gianniniano fu De Gasperi che, nel gennaio 1947, si trovò accanto un alleato
che gli diede manforte per emanciparsi da quel fronte popolare che, fino
allora, lo aveva pesantemente condizionato. In quel mese di quell'anno, Saragat
ebbe la forza, e ce ne voleva, e il coraggio, e ce ne voleva ancora di più, di
staccarsi dal partito socialista nenniano, ancora legato a doppio filo al PCI,
legato a filo triplo al Cremlino e al suo zar. Quello di Saragat, perseguitato
dal fascismo e costretto all'esilio in Francia, fu un gesto d'incalcolabile
portata storica. Anche perché al nuovo partito, il futuro PSDI, passarono
cinquantadue deputati socialisti su centoquindici. Il loro leader, che in
quell'occasione si rivelò un autentico statista, aveva capito che, se non
avesse fatto una simile scelta, la democrazia avrebbe corso insidiosi
repentagli. I transfughi furono bollati dagli ex alleati come socialtraditori.
Una taccia da copione stalinista, una trucida demonizzazione dell'avversario
tipica dei regimi tirannici e liberticidi. Dopo la drastica e inequivocabile
scelta di campo di Palazzo Barberini Saragat si dimise da presidente della
Costituente, ma non entrò nell'esecutivo degasperiano. Nel maggio 1947 lo
statista trentino formò un governo monocolore diccì con l'aggiunta
significativa e premonitrice di tre esterni: Einaudi, che prese in mano la
patata bollente di un'economia in drammatico affanno, il conte Sforza, che
diventò ministro degli Esteri, e Grassi. La Costituente appose il proprio
sigillo al nuovo gabinetto, legittimandolo con una maggioranza di quarantatré
voti. Di lì a poco, l'esecutivo si allargò e, sotto le sue bandiere, vennero
arruolati Merzagora, Del Vecchio, i repubblicani Pacciardi e Facchinetti e i
socialdemocratici Saragat, Tremelloni e d'Aragona. Questo tipo di collaborazione
(una collaborazione democratica), "dispiaceva - scriverà Panfilo Gentile,
grande politologo liberale e antifascista doc - agli intransigenti di tutti i
partiti. Nella Democrazia cristiana dispiaceva ai cosiddetti integralisti cattolici, cioè ai giovani, che, privi di esperienza
politica e infarciti di confuse idee libresche, sognavano una specie di
neoguelfismo aggiornato con una buona dose di socialismo". Schematici e
manichei non avevano capito quello che De Gasperi aveva capito meglio di
chiunque altro: che il vero pericolo per la democrazia e per la rinascita del
Paese era il confessionalismo. La democrazia doveva essere, sì, cristiana, ma anche laica (non laicista). Il vero rischio, se questi
sognatori astratti e poco duttili avessero preso il sopravvento, sarebbe stata
una reviviscenza di anticlericalismo. Se al posto di De Gasperi ci fosse stato un uomo come Giuseppe Dossetti, la democrazia italiana avrebbe
subito un'involuzione fatale con conseguente instabilità politica. Ma il
trentino Alcide era uno statista; Dossetti, un integralista. Il primo porterà
il Paese alla riscossa, propiziando il miracolo economico. Il secondo si
ritirerà in convento e passerà il resto dei suoi giorni pregando, impastando
cacao e confezionando cioccolata. atupertu@ilmessaggero.it.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Libri Sacre
conversazioni in Sicilia TOMMASO GAMBINO "Il mondo è un libro e quelli che
non viaggiano ne leggono solo una pagina" scriveva Sant'Agostino. L'invito
al viaggio, però, che Anna Li Vigni e Paolo Campione fanno con Sacre
conversazioni. Immagini dell'Annunciazione nei musei siciliani (Edizioni di
Passaggio, pagg. 178 ? ? 17,00) passa per una monografia pittorica. Sacre
Conversazioni ? presentato ieri al museo regionale di Messina ? risponde a un quesito: com'è stata condotta la sfida per
rappresentare il Dio invisibile? Uno dei fondamentali temi della tradizione
cattolico- cristiana, ma anche della storia d'arte italiana dal Medioevo a
tutto il Manierismo, è l'Annunciazione ossia l'incontro della Vergine Maria con
l'arcangelo Gabriele. La maternità della Vergine: salvezza, origine
della Chiesa e, in un'accezione laica, rivoluzione umana per mezzo del
messaggio proclamato da Gesù. La monografia è così un viaggio nel viaggio, che
conduce alla rivelazione di se stessi attraverso la scoperta d'un patrimonio in
parte inesplorato. In Occidente spesso l'arte pittorica visualizza la Madonna
di fronte all'arcangelo con Bibbia in mano, aperta su Isaia, a leggere la
profezia dell'avvento messianico per via del concepimento d'una vergine.
Nell'iconografia bizantina, invece, Maria è intenta a filare il velo per il
Tempio, reminescenza della condanna dell'uomo al lavoro fuori dal Paradiso. Il
simbolismo e l'impianto scenico mutano così rispetto al contesto in cui si
trovano e rispetto ai tempi. Con il rafforzamento nella Chiesa del culto
mariano cambia il rapporto tra i due personaggi principali: Gabriele viene
rappresentato, dal XII secolo, in ginocchio ai piedi di Maria a ricalcare la
deferenza feudale del cavaliere alla dama oppure col bastone in mano, quale delegato
di Dio. A partire dal secolo XIV, invece, con un giglio in mano, segno di
purezza e verginità, sostitutivo del bastone, simbolo di comando. Anche
l'angelo cambia ruolo da protagonista a deuteragonista della scena, con una
collocazione ora a mezz'aria ora in terra, e sempre avvolto dalla luce. La
comparazione dei canoni estetici e iconografici diventa in questo modo
esercizio di conoscenza e approfondimento del mistero, anche per chi è digiuno
di arte.
( da "Riformista, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Dialogo con
Fattorini e Binetti La vera novità è lo scisma laico il loro smarrimento sui
temi etici Caro direttore, il dialogo intrecciato da Emma Fattorini e Paola
Binetti sulla questione antropologica può apparire segnato da antiche
idiosincrasie, vecchie ruggini tra le diverse correnti politiche e teologiche
dei cattolici italiani. Invece, qualcosa suona nuovo.
La Fattorini inizia con una domanda: dove sono finiti i cattolici
alla Pietro Scoppola, "quei cattolici laici, che
facevano della partecipazione civile la loro identità pubblica"? Chiudendo
le pagine di Un cattolico a modo suo , il testamento spirituale di Scoppola,
"si ha l'impressione che con esse si chiuda definitivamente un'epoca, un
mondo". Sono lontani gli anni in cui i cattolici
di sinistra magari soffrivano, si maceravano di fronte ad alcune scelte, ma
erano orgogliosamente certi di essere dalla parte della storia, assecondando
l'inevitabile mutazione di fronte all'inevitabile modernità. Il processo di
secolarizzazione alla fine, sia pure a costo di tagli, avrebbe reso il
cattolicesimo più puro; lo avrebbe alleggerito da scorie temporali e riportato
alla nudità della parola. Oggi anche il cattolico più adulto non può non
prendere atto del rovesciamento di questo schema. La modernità che avrebbe
dovuto rinnovare una Chiesa inaridita, si è trasformata velocemente in una
postmodernità assai meno comprensibile, che manda all'aria le categorie della
razionalità occidentale, disordina i punti di orientamento, disancora la
soggettività -sempre più nomade e mutante- dalla certezza del corpo. Di fronte
a quest'onda anomala, c'è stato un riflesso
spontaneo di diffidenza da parte degli italiani, che sulla legge 40 hanno
seguito le indicazioni della Cei, astenendosi in massa dal voto referendario.
Gli elettori, laici e cattolici, hanno preferito tenersi stretto il proprio bagaglio di
esperienza personale, come l'idea che i figli dovrebbero provenire dalla
relazione carnale tra un uomo e una donna, o che gli embrioni non siano
assimilabili a un qualunque prodotto da surgelare. I temi etici sono, in
realtà, assai più che etici: non soltanto interpellano la nostra coscienza, ma
pongono interrogativi basilari e sconvolgenti sull'essenza dell'umano, sulla
possibilità di ridurlo al puro biologico, annullando il senso dell'esperienza e
del limite. Come considerare l'embrione sottratto alla relazione necessaria e
simbiotica con il corpo materno, l'embrione crioconservato, selezionato,
disumanizzato? E come porsi di fronte alla nuova utopia della perfettibilità
proposta dalla tecnoscienza, dopo aver sperimentato la vocazione intrinsecamente
violenta e totalitaria delle utopie del Novecento? Le domande sono molte: sui
concetti di autodeterminazione, qualità della vita, libera scelta individuale,
quando questa scelta non si eserciti su se stessi, ma sui figli e sulle
generazioni future. La questione antropologica nasce di fronte alla frattura
insanabile che la tecnoscienza ha creato con il nostro passato, mettendo in
discussione le evidenze originarie e spostandole sul terreno della
contrattualità. Paola Binetti rivendica la compatibilità di una collocazione a
sinistra con una lineare fedeltà alla Chiesa, senza il "falso
problema" di una laicità cercata "nell'autonomia dei cattolici rispetto agli insegnamenti del Magistero". È
vero: i cattolici che Fattorini definisce
"identitari", tra cui i teodem, hanno avuto più facilità a
comprendere che la legge sulla procreazione assistita (ma anche i Dico) non
potevano essere semplicemente assimilati ai diritti civili degli anni Settanta,
come il divorzio. L'impreparazione si è colta più netta proprio tra chi
riteneva di aver già fatto i conti con la contemporaneità, e di aver trovato la
soluzione. Ma sono solo i cattolici a lacerarsi, di
fronte all'irrompere nel quotidiano della biopolitica? Mi pare il contrario: ai
cattolici -a tutti i cattolici-
basta alzare lo sguardo, per trovare nella Chiesa un solido punto di
riferimento. Sono i laici, invece, i più sperduti. Anni fa Pietro Prini
teorizzò, con un tardivo equivoco sui segni dei tempi, lo scisma sommerso, il
graduale e strisciante distacco dei credenti dalla dottrina, soprattutto in
materia di comportamenti sessuali, di aborto o procreazione assistita. Quello a
cui assistiamo oggi invece è uno scisma laico, l'incrinarsi di un fronte che,
ai tempi del divorzio e dell'aborto, appariva articolato ma compatto. La
politica è a disagio, e unanimemente cerca di lasciare fuori i temi etici:
perché spesso dividono, ma anche perché non si sa come affrontarli. Si ricorre
in genere al rassicurante paradigma dei diritti individuali, che si rivela però
del tutto inadeguato. Anche appellarsi alla libertà di coscienza non è
sufficiente, se non c'è al fondo una visione antropologica, la consapevolezza
di cosa è l'uomo: non basta aggrapparsi -o contrapporsi- al relativismo etico.
Il dibattito arranca, tutte le culture politiche sono in difficoltà. Basta
vedere come l'Inghilterra liberale, che consente ogni sperimentazione in nome
della libertà della ricerca, ha affrontato il dibattito sulla creazione dei
"cibridi", gli embrioni misti uomo-animale. Mentre Gordon Brown a fatica
concedeva ad alcuni ministri l'obiezione di coscienza, il Parlamento si
impantanava in una surreale discussione sull'attribuzione di competenze. Per
stabilire a quale Authority spettasse decidere sui cibridi (quella per la
fecondazione umana o animale) bisognava prima definire tecnicamente l'umano, ma
ogni definizione proposta lasciava fuori qualcosa di essenziale. Se anche
riuscissimo a tradurre tutte le nuove opzioni in diritti, nascerebbe il
problema di fondo: a chi attribuirli? 02/04/2008.
( da "Liberazione" del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
"Treviso non è solo
leghisti e sceriffi E' delle persone perbene. E' anche mia" Laura Eduati
"Ma tu guarda che razza di città!". Moustapha Salle è appena partito
da Lione per Treviso, dove vive un caro amico. Sfogliando il giornale, in
treno, legge una notizia che lo colpisce: il sindaco Giancarlo Gentilini
propone di travestire gli immigrati da leprotti per poi rincorrerli coi fucili
da caccia. A Treviso Moustapha vuole rimanerci qualche giorno, giusto il tempo
per riprogrammare una vita al palo: il padre, in Senegal, è andato in pensione
e non può inviargli i soldi necessari per concludere la laurea in legge. La
breve esperienza a Parigi non gli è piaciuta. E Treviso, dopo quell'articolo di
giornale, sembra il posto più sbagliato del pianeta. "E invece mi piacque moltissimo
con quelle viuzze strette, il ritmo tranquillo, la gente in bicicletta, insomma
uno stile di vita simile alla mia Saint Louis, lontana dal traffico pazzesco di
Dakar". Sono passati sette anni da quell'agosto del 2001, e Moustapha vive
ancora a Treviso. Non solo: si è sposato con una trevigiana impegnata nel
commercio equo e solidale, ha un bimbo di due anni, Gabriele, ed è il primo
straniero candidato alle comunali per la Sinistra l'Arcobaleno, nelle liste di
Rifondazione. Il candidato sindaco è Nicola Atalmi del Pdci, con il capolista
Alberto Cocco, unico consigliere comunale per Prc-Verdi della passata
legislatura. E' molto probabile che Moustapha non verrà eletto: secondo i
sondaggi la Sinistra otterrà all'incirca il 6%. E poi, diciamolo, non c'è partita:
la Lega questa volta corre con il Pdl dato al 66%. Il candidato del
centrodestra è il già sindaco leghista Gian Paolo Gobbo, sostenuto dalla lista
"Gentilini pr Treviso". Vada come vada, Moustapha è uno dei volti
della Treviso stanca di venire sbattuta in prima pagina per le boutade xenofobe
della Lega. Esiste persino un manifesto per "Treviso città aperta"
che ha raccolto oltre 4mila firme. L'appello è azzeccato: "Stanchi di
vedere l'espressione sulla faccia della gente quando, in giro per l'Italia, dite
che siete di Treviso?". Hanno sottoscritto il poeta Andrea Zanzotto, Marco
Paolini, Mirko Artuso, il direttore della Caritas cittadina don Bruno Baratto e
poi trevigiani comuni, ingegneri, fotografi, docenti universitari, professori,
sindacalisti, insegnanti, casalinghe. Cittadini che hanno voglia di
"ripresentare" l'immagine della città ripulita da anni di leghismo
becero, razzista, maschilista e omofobo puntualmente riportato dai media di
tutto il mondo, come Le Monde , Al Jazeera e il New York Times , incuriositi
dalle sparate dello sceriffo più famoso d'Italia. Non puntano il dito soltanto
contro la Lega ma contro una cultura politica che odia il diverso, impedisce di
pregare ai fedeli di altre religioni e, come disse Gentilini, vuole "la
pulizia etnica dei culattoni". Si dimentica, continua il manifesto, che
Treviso è anche un luogo di cultura, di buone scuole, di
volontariato laico e cattolico, di grande operosità. Certo, ci sono voluti 14
anni di dominio assoluto del Carroccio per rendere pubblica l'insofferenza
strisciante dei trevigiani contro un'amministrazione comunale texana, ma si sa,
i veneti sono gente pacata che matura la propria rabbia per lungo tempo.
Moustapha è deciso a difendere la parte luminosa della città che ha scelto:
"La mia candidatura è un segnale ai trevigiani: Treviso è anche nera e
gialla, noi stranieri paghiamo le tasse e abbiamo il diritto di vivere come gli
altri". Pare obsoleto, nell'Italia del 2008, intervistare un migrante
candidato alle comunali. Con quattro milioni di stranieri l'Italia è ormai un
Paese a forte immigrazione, e persino Silvio Berlusconi propone il voto
amministrativo agli stranieri suscitando l'orticaria ai leghisti puri e duri,
che sulla retorica antistranieri hanno costruito la propria fortuna politica.
Moustapha ci parla al telefono da Venezia durante la pausa pranzo. Pochi
minuti, dice, e poi dovrà tornare al lavoro di magazziniere-commesso alla
Hermès, assunto a tempo indeterminato per mille euro al mese che gli
garantiscono "di non arrivare mai alla quarta settimana". Eppure
l'entusiasmo, attraverso il filo, è palpabile. E' ottimista, Moustapha, al
contrario di milioni di italiani che si apprestano a votare il 13 aprile:
"Devo dire che finora ho sempre migliorato la mia posizione, in sei anni
sono passato da clandestino a padre di famiglia con posto fisso. Le cose non
possono che migliorare". La sua parlata ha una cantilena mista
veneto-francese. "Non è stato facile
integrarmi" racconta. Il primo mese rimase tappato nell'appartamento
dell'amico "guardando la tv senza capirci nulla, neanche un dizionario per
studiare l'italiano. Ma ho capito una cosa: la tv italiana è orribile, ed è per
questo che a casa non l'ho voluta". Non poteva uscire da
quell'appartamento perché il visto da studente era scaduto facendolo
precipitare nella clandestinità; e la polizia faceva controlli ad ogni angolo
della cittadina. Una mattina Moustapha esce di casa e fa una passeggiata lunga
chilometri. Si ferma ad un call center gestito da un senegalese, nota l'avviso
di una parrocchia che organizza corsi di italiano per stranieri. E si presenta.
Un ragazzo marocchino gli suggerisce di cominciare a fare volantinaggio, non
c'è bisogno di permesso di soggiorno. E' il parroco a dargli una bici, "un
parroco buono e gentile". Così comincia la vita trevigiana di Moustapha,
musulmano senza moschea. Gentilini, figurati, di luoghi di preghiera per fedeli
islamici non ne vuole nemmeno sentire parlare. Recentemente alcuni Comuni della
cintura trevigiana hanno raggiunto l'accordo per una moschea itinerante, a
turno ogni paese ospita i musulmani in preghiera. "Un'idea che non risolve
nulla - commenta Moustapha - possiamo pregare in casa, ma la moschea è
fondamentale per le feste religiose come la fine del Ramadan". Salle
sembra però venire incontro alle ostilità dei trevigiani: "Se fossi in
Marocco pretenderei una moschea, qui capisco che non venga ritenuta essenziale.
Mio padre mi ha insegnato che la religione è un fatto privato tra me e Dio e
che deve accomodarsi alle contingenze geografiche e temporali. Non puoi
pretendere di vivere come nell'800". E per dimostrarlo racconta di quel
giorno in cui, all'asilo, chiesero se a suo figlio potevano dare il prosciutto.
"Non chiederei mai alla mensa di cucinare pasti appositamente per mio figlio,
senza carne di maiale. E' come quando vado alle cene di persone che conosco
poco, se mi preparano un wurstel lo mangio e mi dico "Dio capirà". In
fondo se i peccati esistono è per commetterli, no?". Ride, Moustapha. Ride
soprattutto quando gli chiediamo se il fatto di aver sposato una cattolica gli
ponga dei problemi. "E' atea. Molto peggio". Il problema vero degli
stranieri a Treviso, dice, è il razzismo. "E ci tengo a precisare che non
sono i trevigiani a coltivarlo, bensì l'amministrazione comunale che inculca
l'odio per lo straniero a fini elettorali". Ricorda, Moustapha, che un
giorno avrebbe voluto denunciare una donna che non gli voleva offrire un lavoro
"perché sei straniero e noi vogliamo un impiegato italiano".
Moustapha si è avvicinato a Rifondazione da simpatizzante, non ha mai preso la
tessera. Dopo la partecipazione al Forum dei giovani comunisti gli è stato chiesto di candidarsi, e lui ha accettato con
entusiasmo. E' cittadino italiano da soli due mesi, grazie al matrimonio. Come
lui, altri 1400 stranieri hanno ottenuto la nazionalità negli ultimi mesi. A
Treviso il 10% della popolazione è migrante, con punte del 15-20% in provincia.
"La politica italiana è vecchia, bisogna cambiarla. Persino in Senegal
abbiamo avuto una presidente donna, che tra l'altro era alunna di mio
padre". Moustapha cita continuamente il padre Moqtar, ex professore di
filosofia, ex militare nell'esercito francese che partecipò alla battaglia di
Algeri ("dovette andarci, la leva era obbligatoria"), militante del Partito
africano d'indipendenza, di stampo comunista, oggi vedovo ottantaduenne dedito
alla ginnastica. "Ho imparato moltissimo da lui. Nei momenti difficili gli
parlavo del razzismo di questi luoghi e lui, che aveva vissuto l'ascesa di Le
Pen in Francia, mi dava dei consigli". Ma sia chiaro, e Moustapha lo
ripete, "Treviso non è soltanto quella di Gentilini". E' anche sua.
02/04/2008.
( da "Avanti!" del 02-04-2008)
Argomenti: Laicita'
CON IL BATTESIMO DI
MAGDI ALLAM LA CHIESA CATTOLICA HA VOLUTO MANDARE UN MESSAGGIO PRECISO Libertà
religiosa, principio irrinunciabile 02/04/2008 La recente conversione
dall'Islam al Cattolicesimo del giornalista e scrittore Magdi Allam ha fatto il
giro del mondo e molti ne scrivono e tutti ne parlano. Il battesimo di questo
islamico, egiziano che scrive benissimo in italiano, durante la veglia pasquale
in San Pietro per le mani del Papa ha assunto un valore simbolico che non può
ridurre la scelta di Allam ad un personale o, come usa dire oggi, privato atto
di fede. Presumibilmente Joseph Ratzinger conosce bene l'opera e la fama di
Allam e non si può credere che non abbia scelto con cognizione di causa di
concedere quest'onore al vice direttore del "Corriere della sera",
celebre per le sue battaglie contro l'estremismo islamico in Occidente. Ci si è
chiesto in questi giorni se si trattasse di un atto politico o meno: Gandhi
diceva che chi crede che la religione non c'entri niente con la politica non
capisce nulla né di politica, né di religione, ragion per cui il quesito gli
sarebbe apparso insulso. La Chiesa ha scelto di far sapere al mondo, e quindi
anche a quello islamico, che la libertà religiosa è un principio irrinunciabile
comprendente anche le conversioni. Tutte, anche quelle dall'Islam al
cattolicesimo. Si è colta l'occasione per riaffermare questo principio con la
sapiente spettacolarità di cui è capace Santa Romana Chiesa. Questo è politica,
eccome se lo è. È noto che l'apostasia, per alcune declinazioni dell'Islam, può
essere punita con la morte. Vi sono in gioco principi di libertà che non sono
ancora rispettati in gran parte del mondo e in ultima analisi l'identità non
solo dei cristiani ma anche dell'Occidente. Non è
necessario essere cattolici o condividere le scelte della Chiesa per capire che non si può
pretendere che questa rinunci al suo magistero, che per un laico come me non
può che tradursi in una politica. Magdi Cristiano Allam con il suo volto mite,
il suo fisico asciutto, il suo scrivere come unica arma, e la sua calma
fermezza mi ricorda per contrasto Muhammad Alì (nato Cassius Marcellus
Clay Jr). Cassius Marcellus Clay, anche lui cambiò nome dopo la conversione,
immenso, spavaldo, grandioso e forte della gioia dei suoi tremendi pugni e
delle sue velocissime gambe è stato il più
straordinario pugile di tutti i tempi, si convertì all'Islam per reazione al
mondo di bianchi che discriminava lui e gli altri neri d'America. Fece delle
sue idee politiche e religiose e del suo straordinario talento sportivo uno dei
più grandi spettacoli cui il mondo abbia mai assistito, basti ricordare
"The Rumble in the Jungle", il mitico incontro con Foreman a Kinshasa
in Zaire. Una folla sterminata di africani lo acclamava come un dio e urlava
"Alì boma yé - Alì boma yé" (Alì uccidilo -Alì uccidilo). Alì pago la
sua conversione e il suo modo di essere dividendo e guadagnandosi tanto amore e
stupore quanta riprovazione e odio, ma fece la scelta giusta e l'America e il
mondo gli devono qualcosa. Ad Allam spetta un destino simile e sono certo che
qualcosa noi gliela si debba già. Tra le tante cose meravigliose che
François-Marie Arouet (più semplicemente Voltaire) ci ha lasciato, molti, forse
anche troppi, ricordano la celebre frase "non condivido la tua idea, ma
darei la vita perché tu la possa esprimere", chissà che l'autore del
Candido e del Trattato sulla Tolleranza non l'abbia concepita anche perché profondamente
affascinato dalle idee altrui.