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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

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TUTTI I DOSSIER


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Report "Israele/Palestina"

Nominato ambasciatore Onu dell'ospedale Tel ha-Shomer ( da "Stampa, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: erede della famiglia Agnelli Lapo Elkann ha annunciato al quotidiano israeliano Yediot Ahronot la sua missione mediorientale: domani mattina, nella sede delle Nazioni Unite, riceverà la carica di "ambasciatore di buona volontà" dell'ospedale Tel ha-Shomer (Shiba) di Tel Aviv, il centro medico dove da due anni è ricoverato l'ex premier israeliano Ariel Sharon.

ENZO ARMANDO ( da "Stampa, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Freschi di stampa ENZO ARMANDO Claudio Vercelli e lastoria di Israele Claudio Vercelli, origini astigiane, ricercatore all'istituto "Salvemini" di Torino e collaboratore dell'istituto storico della Resistenza di Asti, ha pubblicato per Carocci una "Breve storia dello Stato d'Israele" (168 pp., 14,30 euro).

Ardeatine, appello per l'esame del Dna I Moscati: Abbiamo pregato per 64 anni su quella salma contrassegnata dal numero 329 continueremo a farlo, non abbiamo perso la speranza di a ( da "Unita, L'" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israel Cesare, non si aspettava che la salma non fosse dello zio. "Però continuerò a pregare sulla tomba - dice - Nella speranza di sapere chi sia il nostro congiunto". Da venti anni Cesare cerca di sapere per avere pace, per mettere un nome su quella "salma 329 ignoto", così come sta sul corpo di Emanuele Moscati,

L'Anp prova a riprendersi Jenin città dei kamikaze Autorizzato l'invio di 600 poliziotti palestinesi Il piano di Fayyad per riconquistare la Cisgiordania ( da "Unita, L'" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano, il ministro della Difesa Ehud Barak, e il premier palestinese Salam Fayyad. In questa occasione, Barak ufficializzerà il via libera israeliano alla dislocazione a Jenin di 600 agenti dell'Autorità palestinese. Uno stretto collaboratore del ministro israeliano, spiega che il provvedimento rientra nel tentativo dello Stato ebraico di cedere gradualmente ai servizi di sicurezza

Gay palestinese ottiene il visto Vivrà a Tel Aviv col partner ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 26-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: DI ISRAELE: A JENIN RISCHIAVA LA MORTE Gay palestinese ottiene il visto Vivrà a Tel Aviv col partner ? TEL AVIV ? "SBAGLIA chi pensa che Israele non conceda il diritto al ritorno ai palestinesi: lo Stato ebraico ha concesso un permesso di soggiorno provvisorio a un 33enne palestinese della città di Jenin per potere vivere con l'

Gay palestinese minacciato: ottiene di vivere a Tel Aviv ( da "Corriere della Sera" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: cerca di ottenere il permesso di vivere in Israele. Lontano dalla paura e lontano dalla famiglia. I parenti lo minacciano da quando hanno scoperto che è omosessuale e, ancora più grave per loro, che da otto anni è il compagno di un israeliano. Adesso l'esercito gli ha concesso di lasciare la Cisgiordania.

Corsa all'atomo nel Golfo L'85% dei Paesi lo vuole ( da "Corriere della Sera" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il secondo è l'equilibrio del terrore con Israele, potenza non convenzionale da quasi 40 anni e dotata di oltre 200 ordigni. Il terzo è pensare ad una energia alternativa al petrolio. Un desiderio fatto proprio dai summit arabi e ribadito dai singoli governi. Lo slogan è semplice e chiaro: abbiamo diritto anche noi al nucleare.

DA UN paio di anni, Stati Uniti e Russia stanno confrontandosi con toni quasi da guerra fredda. ( da "Messaggero, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: di una conferenza a Mosca per la pace in Palestina, competitiva con quella organizzata lo scorso novembre dagli Usa ad Annapolis. Da parte americana, le "botte" sono state ancor più dure: la conferma delle proposte Usa nel summit Nato che si terrà a Bucarest dal 2 al 4 aprile dell'inizio delle procedure d'ammissione all'Alleanza dell'Ucraina e della Georgia,

CHI verrà dopo di noi leggerà nei libri di storia di un piccolo uomo musulmano che ent ( da "Messaggero, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Oppure sono figli di altre terre che hanno nel cuore la Palestina perduta, il deserto del Marocco o i limoni del Libano; non necessariamente sudditi della Sharìa, feroce legge umana voluta dall'uomo per sottomettere l'uomo. Magdi Allam e Joseph Ratzinger sono due grandi protagonisti della nostra epoca;

Respinto alla frontiera frate francescano ( da "Tempo, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stampa Israele Respinto alla frontiera frate francescano Un frate cappuccino di origine pakistana, ma residente in Italia, è stato respinto alla frontiera dalle autorità israeliane. Il religioso, Clarence Masih, faceva parte di un gruppo cui era già stato concesso il visto da parte delle autorità di Gerusalemme,

Da Allah ad Allam uso politico di una conversione ( da "Liberazione" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che al suo attivo un libello sconcertante dal titolo Viva Israele! , e che solo recentemente ha inviato un messaggio ai nuovi governanti - quelli che lui attende fiducioso il 14 aprile - invitandoli a operare una "bonifica della cultura" (cominciando dall'Università, riferendosi all'Appello dei 67 della Sapienza e, ahimé, a quello da me promosso a loro sostegno?

Moliterno (Pz) In occasione del centenario della morte dello storiografo e meridionalista Giacomo Racioppi, alle 17 inaugurazione della mostra Il libro del fondo Racioppi , alle 17 ( da "Liberazione" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Caso Israele: tra informazione e controinformazione . Alle 18 alla biblioteca civica Tartarotti, presentazione del libro "Tra Muri, lacrime e za'tar: storie di vita e voci dalla Palestina" di Gianluca Solera; assieme all'autore intervengono Cecilia Impera, discepola di don Dossetti e missionaria per molti in anni in Palestina;

Parole partigiane di un mondo in rivolta ( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Iraq alla Palestina, dall'Afghanistan al Libano". Dagli scritti traspare una visione del mondo che si rifà all'antimperialismo più tradizionale di una certa sinistra, riaggiornato al tempo dell' "utopia" della globalizzazione. In contrapposizione alla lettura che vuole gli stati-nazione sempre più esautorati, per Bernocchi il "liberismo"

Imperia, prove di altro mondo ( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il 30, in Palestina si celebra la giornata della terra. Alcuni di noi partecipano alla carovana solidale contro l'assedio di Gaza. Qui, ne parliamo all'interno dell'iniziativa". Garabombo, è anche "un punto d'incontro fra l'"altra Imperia" e il centro sociale".

Il battesimo di Allam esaspera l'Islam moderato ( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: analista palestinese Khaled Amayreh sul sito legato ad Hamas Palestine-info.net: "Il vaticano non può sperare in buone relazioni con i musulmani e al tempo stesso continuare ad incitare all'odio e al razzismo nei confronti di una religione che ha un miliardo e mezzo di seguaci, compresi milioni di europei e migliaia di italiani".

Adriano Prosperi: La storia cristiana è anche più violenta ( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: fino ad allora gli ebrei in Palestina godevano di condizioni di tolleranza migliori rispetto agli stati cristiani d'Europa. Come vede, davanti all'assolutezza della teologia la storia dimostra che le varie posizioni si modificano nel tempo. Generalizzazioni di quel tipo su cristiani o musulmani violenti vanno semplicemente respinte.

IL CASO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ore la permanenza in Israele di padre Clarence Masih, frate cappuccino di 33 anni, origine pachistana, che nel Paese avrebbe voluto solo trascorrere "una settimana per il pellegrinaggio in Terra Santa". Giunto da Roma all'aeroporto internazionale di Tel Aviv "Ben Gurion", le autorità israeliane lo hanno respinto, lui solo di una delegazione della Pontificia Università Antonianum,

Iran, D'Alema isolato dal resto d'Europa ( da "Avanti!" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: oltre che in primo luogo per la sicurezza e l'esistenza dello Stato di Israele, sicurezza verso la quale la Germania sente di avere una "speciale responsabilità" - anche per l'Europa. Per la Merkel la sicurezza di Israele non è negoziabile, e la Germania resta convinta dell'esigenza di continuare sulla strada delle sanzioni verso l'Iran.

Islamici e sinistra contro Allam La Lega: noi stiamo con Magdi ( da "Padania, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: W Israele , non è finito solo nel mirino dei saggi islamici . Dure le critiche anche dalla sinistra nostrana. Per il sottosegretario agli esteri, Bobo Craxi, "Allam ha trasformato la sua conversione, che dovrebbe essere un fatto privato, in un evento pubblico e politico legato alla sua ostinata e reiterata denuncia contro i rischi che si annidano nel fanatismo religioso islamico.

Oggi i cristiani non hanno più paura ( da "Padania, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: l autore di W Israele scelse proprio di raccontare la solitudine spirituale e umana, dei molti neo-cristiani perseguitati. "Mi auguro - scriveva solo tre giorni fa - che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza, traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre delle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere se stessi"

I media arabi vanno all attacco ( da "Padania, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: È un apostata e per giunta amico di Israele" I media arabi vanno all attacco So a cosa vado incontro, ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede . Così Magdi Allam anticipava dalle colonne del suo giornale, quello che è puntualmente successo all indomani della sua conversione al Cristianesimo.

Fatah fa pace con Hamas. Anzi, no ( da "Padania, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il sito del quotidiano israeliano Hàaretz riporta una dichiarazione di Cheney dove afferma: "Sono convinto che è vero, ci sono le prove, che Hamas è sostenuto da Iran e Siria e sta facendo il possibile per far fallire il processo di pace". Il vicepresidente americano parlava alla stampa al termine della colazione con il primo ministro israeliano Ehud Olmert.


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Nominato ambasciatore Onu dell'ospedale Tel ha-Shomer (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

[FIRMA]FRANCESCA PACI CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME "Mi sento più ebreo che cattolico". Con queste parole l'erede della famiglia Agnelli Lapo Elkann ha annunciato al quotidiano israeliano Yediot Ahronot la sua missione mediorientale: domani mattina, nella sede delle Nazioni Unite, riceverà la carica di "ambasciatore di buona volontà" dell'ospedale Tel ha-Shomer (Shiba) di Tel Aviv, il centro medico dove da due anni è ricoverato l'ex premier israeliano Ariel Sharon. Non è la prima volta che la stampa israeliana si interessa dei nipoti dell'Avvocato. L'estate scorsa il quotidiano Maariv aveva dedicato cinque pagine al fratello di Lapo, John Elkann, e alla sua carriera prodigiosa alla guida dell'azienda di famiglia. Uno speciale dedicato al futuro economico del Paese: la Fiat punta sul mercato israeliano? Ora tocca a Lapo. "Il mio amico Steven Klein mi ha offerto la carica di "ambasciatore globale" dell'ospedale Shiba e ho subito accettato", racconta il giovane Elkann. I romanzi del padre Alain fanno sempre bella mostra alla fiera del libro di Gerusalemme, cronaca di un'identità ebraica intellettuale oltre che religiosa. Un'identità che Lapo non vuole abbandonare: "Fino ad ora non avevo fatto niente per la comunità ebraica o per Israele. Mi sono detto che Dio mi stava offrendo una ulteriore possibilità, che mi stava dando la vita per la seconda volta e che dovevo agire dando parte di me stesso". Ma cosa significa concretamente "ambasciatore di buona volontà"? Mille piccoli importantissimi progetti. Per esempio la costruzione di uno stadio dove i bambini dell'ospedale possano giocare a calcio a fini terapeutici. Sport sì, ma di serie A. La direzione del Tel ha-Shomer non lo dice direttamente ma spera che magari, domani, qualche giocatore della Juventus possa essere presente alla deposizione della prima pietra. Un gol. Il rapporto con Israele e con la tradizione ebraica è parte importante della memoria di Lapo. Ricordi, ma non solo. Il giovane Elkann ricorda i suoi anni giovanili trascorsi a Parigi, un ambiente spiccatamente ebraico, un patrimonio problematico perché, nota il quotidiano Yediot Ahronot, suscettibile di chissà quali reazioni da parti degli ambienti islamici più radicali. "Io mi sento ebreo, non cattolico". Lapo Elkann ripete la sua convinzione, la sua storia: "Mia madre ci battezzò da bambini, ma avrei delle obiezioni in merito. La cultura ebraica mi ha sempre affascinato, forse perché il mondo ebraico è meno ipocrita del nostro. Non mi riconosco in molti aspetti del pensiero della Chiesa cattolica, non mi riconosco nel fatto che un uomo di successo debba chiedere perdono. Per che cosa? Una persona che lavora 15 ore al giorno e ottiene dei risultati deve essere soddisfatto per i suoi sforzi". La Chiesa di Roma, secondo Lapo, ha migliaia di di contraddizioni: "Anche se mia madre è cattolica, mi sento più a mio agio nel mondo ebraico". E si sente a suo agio in Israele: "Amo Tel Aviv e Gerusalemme. Mi piacciono i giovani israeliani, così determinati, forti. Malgrado le tragedie sono sempre pronti a rimettersi in piedi e ripartire".

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ENZO ARMANDO (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Freschi di stampa ENZO ARMANDO Claudio Vercelli e lastoria di Israele Claudio Vercelli, origini astigiane, ricercatore all'istituto "Salvemini" di Torino e collaboratore dell'istituto storico della Resistenza di Asti, ha pubblicato per Carocci una "Breve storia dello Stato d'Israele" (168 pp., 14,30 euro). Un'uscita non casuale, visto che ricorre il 60° anniversario della controversa nascita di questa nazione. La stessa Fiera del Libro di Torino ha deciso di dedicare alla letteratura israeliana il salone di maggio. Con questo saggio Vercelli ha voluto fornire uno squarcio su una storia di grandissima rilevanza ma di cui si hanno spesso scarse conoscenze. L'autore ha cercato di analizzare quegli aspetti che vengono sovente omessi nella formulazione di un giudizio sul ruolo di Israele, soprattutto in rapporto al perdurante confronto con i palestinesi: dalla fisionomia culturale propria del paese alla sua mutevole composizione sociale, dalla storia politica all'evoluzione dell'economia nazionale. L'intenzione di Vercelli è quella di focalizzare l'attenzione dei lettori sulle peculiarità dello Stato e sulle specificità della società israeliana, offrendo alcune sintetiche chiavi di lettura a beneficio di quanti vogliano cogliere meglio il suo ruolo partendo dalla definizione della sua natura storica.

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Ardeatine, appello per l'esame del Dna I Moscati: Abbiamo pregato per 64 anni su quella salma contrassegnata dal numero 329 continueremo a farlo, non abbiamo perso la speranza di a (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Ardeatine, appello per l'esame del Dna I Moscati: "Abbiamo pregato per 64 anni su quella salma contrassegnata dal numero 329 continueremo a farlo, non abbiamo perso la speranza di arrivare all'identificazione" di Gioia Salvatori "E adesso su quale tomba pregheremo?". Angelo e Pellegrino, i fratelli di Marco Moscati, partigiano martire delle fosse Ardeatine, non si capacitano. Hanno letto in lacrime il responso dell'esame del Dna che dice che quella tomba delle fosse su cui hanno pianto per 64 anni non è del loro congiunto. Anche il nipote di Marco, Israel Cesare, non si aspettava che la salma non fosse dello zio. "Però continuerò a pregare sulla tomba - dice - Nella speranza di sapere chi sia il nostro congiunto". Da venti anni Cesare cerca di sapere per avere pace, per mettere un nome su quella "salma 329 ignoto", così come sta sul corpo di Emanuele Moscati, l'altro zio, il fratello di Marco, anch'egli partigiano, anch'egli massacrato alle fosse Ardeatine. La 329 è l'unica tra le salme non identificate che ha su una stella di David, un indizio che aveva dato tante speranze ai Moscati. "Io ci ho portato anche la mia bambina, su quella tomba - dice un pronipote di Marco, Angelo -: dunque da 4 generazioni preghiamo per quel martire". "Sapere che ci sono morti identificati con un numero e basta così come succedeva agli ebrei nei campi di concentramento - dice Riccardo Pacifici, vicepresidente della comunità ebraica di Roma - ci angoscia profondamente. Aiutateci ad identificare i 12 ignoti". L'appello, fatto ieri da Pacifici con Rosetta Stame, presidente dell'Anfim, e Carla Di Veroli, che ha messo in moto la macchina per l'identificazione 2 anni fa, è per il presidente della Repubblica e il prossimo governo: "Per superare la burocrazia e attingere al materiale genetico prima che sia troppo tardi, già tra un anno potrebbe esserlo - ha detto la Di Veroli, assessore alla cultura dell'XI municipio". Non si può aprire una tomba, infatti, senza richiesta dei congiunti e senza autorizzazione, in questo caso del ministero della difesa. L'appello, dunque, è anche per le famiglie: "Abbiamo 10 nomi che erano sulla lista di Kappler e che non corrispondono a un corpo. Ora c'è il Dna di almeno una delle 12 salme di ignoti delle fosse Ardeatine: si facciano avanti i famigliari, così ad almeno uno potremo dare nome". Il Dna della salma 329, dice il genetista Giuseppe Novelli che insieme a uno staff di studiosi di Tor Vergata ha prestato gratuitamente la sua opera, sembrerebbe di un italiano di un metro e sessanta circa. L'altezza è definita dalla misurazione della tibia, quanto alla identità nazionale, "vi sono tratti del materiale genetico che si ritrovano comunemente fra gli italiani". Sembrerebbe escluso, dunque, che si tratti dei tre stranieri ebrei presenti nella lista dei 10 non identificati. La salma potrebbe essere dell'altro italiano ebreo presente nella lista, Cesare Calò, di uno dei cinque non ebrei della lista di Kappler o di uno dei 2 ignoti di cui non si ha neppure il nome. La Regione Lazio si è detta disposta a reperire fondi per gli esami del Dna. L'APPELLO al presidente della Repubblica e al prossimo governo, ma anche alle famiglie, per rimuovere le difficoltà burocratiche che ostacolano le indagini genetiche.

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L'Anp prova a riprendersi Jenin città dei kamikaze Autorizzato l'invio di 600 poliziotti palestinesi Il piano di Fayyad per riconquistare la Cisgiordania (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del L'Anp prova a riprendersi Jenin città dei kamikaze Autorizzato l'invio di 600 poliziotti palestinesi Il piano di Fayyad per riconquistare la Cisgiordania di Umberto De Giovannangeli LA "RICONQUISTA" della Cisgiordania parte da Jenin, la capitale dei kamikaze, roccaforte dei duri dell'Intifada in Cisgiordania. Parte dalla città simbolo della resistenza palestinese il tentativo della dirigenza dell'Anp di portare legge e ordine nei Territori. Un piano ambizioso, del quale l'Unità ha potuto prendere visione. Un piano a tappe, la prima delle quali verrà formalizzata oggi nell'incontro tra l'uomo-forte del governo israeliano, il ministro della Difesa Ehud Barak, e il premier palestinese Salam Fayyad. In questa occasione, Barak ufficializzerà il via libera israeliano alla dislocazione a Jenin di 600 agenti dell'Autorità palestinese. Uno stretto collaboratore del ministro israeliano, spiega che il provvedimento rientra nel tentativo dello Stato ebraico di cedere gradualmente ai servizi di sicurezza di Abu Mazen il controllo dei principali centri urbani palestinesi in Cisgiordania. "Abbiamo la responsabilità suprema per la sicurezza degli abitanti di Israele - ha anticipato ieri Barak durante una visita a un centro reclute - e per sostenere la riuscita dei colloqui con i palestinesi dobbiamo cercare di venire loro incontro, e anche accettare rischi calcolati". Il ministro israeliano ha infine detto di voler lavorare con Fayyad su una serie di progetti economici, fra cui la creazione di un polo industriale presso Jenin, finanziato dalla Germania. Nei giorni scorsi il premier Ehud Olmert ha autorizzato, in questo contesto, la consegna all'Anp di 25 blindati di produzione russa. Barak parla di "rischio calcolato", ma per la leadership palestinese è molto di più: è il banco di prova della sua capacità di controllare il territorio e di essere in grado di far rispettare un'autorità reale. È il piano-Fayyad, che l'Unità è in grado di rivelare nei suoi punti essenziali. Tremilacinquecento agenti, addestrati dai servizi egiziani e da quelli giordani, scelti tra i reparti di élite delle forze di sicurezza e della guardia presidenziale. Saranno loro a dover sfidare sul campo le fazioni armate che, a cominciare da Jenin, hanno sempre rappresentato un vero e proprio contropotere nei Territori. Si inizia da Jenin, e si proseguirà, sempre in condivisione con le autorità israeliane, con Nablus (la più popolosa città della Cisgiordania), Betlemme, Tulkarem, Ramallah, Kalkilya. A far parte di questa forza speciale vi sono anche decine di miliziani delle Brigate dei martiri di Al Aqsa, il braccio armato di Al Fatah (il movimento guidato da Abu Mazen) che nei mesi scorsi hanno scelto di abbandonare la lotta armata contro Israele: tra questi c'è anche il mitico capo delle Brigate dei martiri di Al Aqsa a Jenin, Zakaria Zubeidi, inquadrato con il grado di ufficiale. Queste forze di polizia dovranno provvedere al mantenimento dell'ordine, riservando all'esercito israeliano il diritto di arrestare palestinesi ricercati per attività terroristiche. Parallelamente alla dislocazione dei 3.500 agenti dell'Anp, le delegazioni israeliana e palestinese impegnate nei negoziati di pace avviati con la Conferenza di Annapolis (novembre 2007), indicheranno ai vertici di Tsahal quali e quanti degli attuali 587 ceck point che frammentano il territorio cisgiordano potrebbero essere rimossi: "I ceck point sono il simbolo dell'umiliazione per il popolo palestinese, luogo di quotidiane sofferenze e soprusi. Ridurli fortemente sarebbe un segnale importante che può ridare speranza al dialogo", ci dice Saeb Erekat, già capo negoziatore dell'Anp. Un piano ambizioso, quello messo a punto dal premier Fayyad, (sostenuto dagli Usa che hanno stanziato ottanta milioni di dollari per l'ammodernamento delle forze di sicurezza fedeli ad Abu Mazen) che dalla Cisgiordania dovrebbe estendersi anche alla Striscia di Gaza. I dettagli di questo seconda parte sono stati definiti da una commissione congiunta egiziano-palestinese coordinata dal capo dei servizi di sicurezza egiziani, generale Omar Suleiman. "Alla base c'è una determinazione politica che motiva l'intero piano: qualsiasi accordo di pace deve contemplare una soluzione che tenga insieme Cisgiordania e Gaza, e perché ciò possa avvenire è fondamentale che le forze di sicurezza dell'Anp siamo messe in condizione di controllare i valichi di frontiera tra Gaza e Israele", spiega a l'Unità Yasser Abed Rabbo, segretario del Comitato esecutivo dell'Olp, tra i più ascoltati consiglieri politici del presidente Abu Mazen. In questo ambito, l'impegno egiziano è duplice: addestrare le forze dell'Anp (900 uomini) e garantire, a Israele, un maggiore controllo del valico di Rafah, tra Egitto e la Striscia di Gaza, utilizzato dalle milizie palestinesi per il contrabbando di armi. Il passaggio del controllo dei valichi con Israele alle forze dell'Anp permetterebbe un allentamento della morsa imposta da Tsahal nella Striscia di Gaza: una prospettiva che non verrebbe vista con ostilità dall'ala "pragmatica" di Hamas, quella che ha come leader il premier (dimissionato da Abu Mazen), Ismail Haniyeh.

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Gay palestinese ottiene il visto Vivrà a Tel Aviv col partner (sezione: Israele/Palestina)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 26-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))

Argomenti: Israele/Palestina

SI' DI ISRAELE: A JENIN RISCHIAVA LA MORTE Gay palestinese ottiene il visto Vivrà a Tel Aviv col partner ? TEL AVIV ? "SBAGLIA chi pensa che Israele non conceda il diritto al ritorno ai palestinesi: lo Stato ebraico ha concesso un permesso di soggiorno provvisorio a un 33enne palestinese della città di Jenin per potere vivere con l'amante israeliano malato di cuore". Esordisce così la tv araba Al Arabiya nel dare la notizia della decisione di Israele di permettere il ricongiungimento di una coppia gay. Un amore (omosessuale), dunque, che vince l'odio decennale tra due popoli in eterno conflitto. Lo speciale permesso di vivere a Tel Aviv ? si legge sul sito di Al Arabiya ? è stato rilasciato "per ragioni umanitarie" dal generale Yosef Mishlav, coordinatore delle attività del governo israeliano nei Territori. La coppia ha raccontato di aver presentato la domanda per un permesso di residenza in Israele anni fa, senza averlo mai ottenuto. Per i palestinesi residenti in Cisgiordania è di norma molto difficile essere autorizzati a entrare in territorio israeliano. La richiesta è stata poi rivolta al generale Yosef Mishlav, definito dall'emittente "uomo che capisce più di altri la realtà dei palestinesi". L'ufficiale avrebbe deciso di accogliere la domanda in considerazione delle "minacce di morte che il palestinese ha ricevuto dai suoi familiari" a Jenin. - -->.

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Gay palestinese minacciato: ottiene di vivere a Tel Aviv (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-26 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE La storia I parenti di Jenin lo osteggiano perché omosessuale e perché il suo compagno è israeliano Gay palestinese minacciato: ottiene di vivere a Tel Aviv DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Un mese lontano dalla paura, poi si vedrà. Sono cinque anni che A., palestinese di Jenin, cerca di ottenere il permesso di vivere in Israele. Lontano dalla paura e lontano dalla famiglia. I parenti lo minacciano da quando hanno scoperto che è omosessuale e, ancora più grave per loro, che da otto anni è il compagno di un israeliano. Adesso l'esercito gli ha concesso di lasciare la Cisgiordania. Il generale Yosef Mishlav, che guida l'amministrazione dei Territori, ha dato il via libera alla residenza temporanea. Trenta giorni, che potranno essere rinnovati. "L'avvocato ha spiegato che la vita dell'uomo era in pericolo a causa del suo orientamento sessuale. Consideriamo questa autorizzazione un caso eccezionale", commenta un portavoce. Lo Shin Bet ha fatto le sue verifiche. "I servizi segreti mi hanno interrogato, non hanno trovato niente su di me - racconta A., 33 anni -. L'unica cosa che voglio è stare vicino al mio partner". Che è un ingegnere informatico quarantenne e soffre di cuore, ha bisogno di assistenza. In Israele vivono almeno 300 omosessuali palestinesi. Raccontano di essere scappati per evitare persecuzioni e torture, hanno imparato l'ebraico in fretta per nascondere l'accento arabo e per nascondersi dagli agenti in borghese che li rispedirebbero in Cisgiordania. Sono qui come illegali. Unica protezione per alcuni di loro è la tessera con il simbolo arcobaleno che l'associazione gay Aguda distribuisce. "Sono riuscito a ottenere un accordo non ufficiale con la polizia - spiega Shaul Gonen, tra i leader dell'organizzazione - perché non espella i giovani nella mia lista. Questo è l'unico Paese del Medio Oriente dove possono venire, la nostra società è aperta verso i diritti degli omosessuali ". Per loro resta molto difficile ottenere lo status di rifugiati. La convenzione Onu del 1951, firmata anche da Israele, garantisce il diritto d'asilo a chi è perseguitato a causa dell'orientamento sessuale. Il destino dei gay palestinesi è legato a quello dei rapporti tra lo Stato ebraico e l'Autorità di Ramallah. Al Arabiya, canale satellitare che trasmette da Dubai, ha ironizzato sul permesso concesso ad A.: "Non è vero che Israele non sia favorevole al diritto al ritorno per i palestinesi". Il rischio per chi resta in Cisgiordania è di venire accusato di essere un collaborazionista. "Anche perché in passato i servizi segreti israeliani - continua Gonen - avrebbero fatto pressioni sui gay per usarli come informatori". Arrivati in Israele, preferiscono cambiare nome, dimenticare e farsi dimenticare. "Qualcuno potrebbe sempre riconoscerli", spiega Hanin Maikey, direttrice dell'organizzazione Al Qaws (Arcobaleno), che riunisce gli omosessuali arabi. "Molti membri della nostra comunità denunciano una doppia esclusione. Come gay e lesbiche sono emarginati dalla società palestinese, in quanto arabi da quella israeliana". Le riunificazioni familiari tra palestinesi e cittadini israeliani sono state congelate da una legge agli inizi della seconda Intifada. A. dovrà presentarsi ogni mese per rinnovare il permesso, mentre il suo avvocato continuerà a tentare di fargli avere la residenza permanente. Con il compagno, vive a Tel Aviv, la città che il mensile americano Out ha lanciato come la nuova frontiera internazionale per gli omosessuali, definendola "la futura Miami". Tel Aviv non è Gerusalemme, dove l'anno scorso gli ebrei ultraortodossi sono in scesi in strada contro la Gay Parade. Davide Frattini.

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Corsa all'atomo nel Golfo L'85% dei Paesi lo vuole (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-26 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Proliferazione Intesa sui progetti con l'agenzia dell'Onu Corsa all'atomo nel Golfo L'85% dei Paesi lo vuole Dietro gli intenti pacifici, il timore dell'Iran WASHINGTON - "Le regole sono cambiate, ognuno vuole sviluppare il proprio programma nucleare ", ha affermato il moderato e filo- occidentale re Abdallah di Giordania. Parole pronunciate oltre un anno fa e che rappresentavano bene quello che stava - e sta - accadendo dal Medio Oriente al Golfo Persico. Oltre una dozzina di Paesi hanno deciso di sviluppare il settore atomico. Una mossa dettata da tre timori. Il primo è rappresentato dalla "bomba sciita", ossia il progetto iraniano per dotarsi di un'arma atomica. Il secondo è l'equilibrio del terrore con Israele, potenza non convenzionale da quasi 40 anni e dotata di oltre 200 ordigni. Il terzo è pensare ad una energia alternativa al petrolio. Un desiderio fatto proprio dai summit arabi e ribadito dai singoli governi. Lo slogan è semplice e chiaro: abbiamo diritto anche noi al nucleare. Uno studio ha fornito una tabella di comparazione interessante: l'85% dei Paesi del Golfo (escluso l'Iraq) è interessato all'atomo contro il 15% degli stati del Sud America e del 20% dell'Africa. Persino il Sudan, alle prese con problemi interni significativi, ha espresso "interesse" verso il settore. La maggior parte dei progetti sono condotti d'intesa con l'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, che periodicamente invia i suoi ispettori per assistere chi vuole sviluppare un progetto civile. L' ombrello neutrale che dovrebbe servire da garanzie contro manovre clandestine. Ma gli esperti temono che alcuni degli Stati possano condurre piani segreti. "Vogliamo fare tutto il modo trasparente e soprattutto è nostro desiderio che l'intera regione sia libera dalle armi di distruzione di massa ", proclamano solennemente le fonti ufficiali saudite. Più volte, però, nel corso di questi ultimi anni si sono levati dubbi sulle vere intenzioni del regno. Rivelazioni in serie hanno raccontato di un accordo con la Cina, dei contatti con gli scienziati pachistani e della creazione di impianti di natura militare. In particolare sarebbe stata costruita una grande base sotterranea sotto l'oasi di El Solayil destinata a ospitare missili di nuova generazione e un centro di ricerche sofisticato. Stesse - se non più ampie - le preoccupazioni a riguardo della Siria che lavorerebbe all'atomica con l'assistenza della Corea del Nord. Un caso portato alla ribalta da un misterioso raid compiuto da Israele, il 6 settembre, contro un impianto nel nord del Paese. A nord ovest, in un'area non meno instabile, i turchi hanno svelato di voler realizzare tre impianti. Il primo dei quali sorgerà a Sinop, sul Mar Nero. Un po' più a sud, l'Egitto di Hosni Mubarak ha ribadito che il nucleare rientra "nella nostra sicurezza nazionale". Il Paese dispone già di un reattore commerciale a nord del Cairo - lo hanno costruito gli argentini - ed ha l'intenzione di un svilupparne un secondo a El Dabaa. I piccoli ma ricchi Emirati Arabi Uniti sono stati tra i più determinati nel tradurre le dichiarazioni di impegno in atti concreti stanziando 100 milioni di dollari per finanziare la ricerca. Ed hanno trovato un partner nella Francia, che già collabora con numerosi paesi del Nord Africa e del Medio Oriente. La voglia di nucleare, appaiata a spese militari costanti, è seguita con molta attenzione dagli analisti americani indipendenti, che ritengono troppo morbido l'atteggiamento dell'amministrazione Usa. Il loro giudizio è che i progetti se, da un lato, sono ancora in una fase iniziale ed esistono problemi tecnici da risolvere, dall'altro non rappresentano la ricetta indicata per un'area dove non mancano motivi di tensione. "è come se volessimo spegnere il fuoco della proliferazione con un secchio di benzina", è stata la battuta di Henry Sokolski, direttore del "Non proliferation policy education center". Tre fattori all'origine dell'escalation: paura della bomba di Teheran, equilibrio del terrore con Israele, ansie sul dopo-petrolio Teheran Mahmoud Ahmadinejad, 51 anni, sesto presidente dell'Iran Guido Olimpio.

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DA UN paio di anni, Stati Uniti e Russia stanno confrontandosi con toni quasi da guerra fredda. (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di CARLO JEAN DA UN paio di anni, Stati Uniti e Russia stanno confrontandosi con toni quasi da guerra fredda. La rivalità si è acutizzata lo scorso febbraio, con la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo e la conseguente umiliazione subita da Mosca nel vederla riconosciuta anche dai maggiori Paesi europei. Da allora si è assistito ad un'escalation di "botte e risposte". Le ultime iniziative russe sono state: il voto plebiscitario della Duma del 21 marzo (440 voti favorevoli e nessuno contrario) a favore del riconoscimento dell'indipendenza dalla Georgia dell'Abkazia e dell'Ossezia del Sud e dell'aumento del numero dei "peacekeepers" russi schierati in tali regioni; l'annuncio, il 24 marzo, che le Forze armate raddoppieranno in un anno i loro approvvigionamenti di sistemi d'arma moderni; le accuse di spionaggio ad impiegati della britannica BP, che fanno temere una prossima nazionalizzazione delle sue concessioni petrolifere in Russia; l'annuncio, il 21 marzo, di una conferenza a Mosca per la pace in Palestina, competitiva con quella organizzata lo scorso novembre dagli Usa ad Annapolis. Da parte americana, le "botte" sono state ancor più dure: la conferma delle proposte Usa nel summit Nato che si terrà a Bucarest dal 2 al 4 aprile dell'inizio delle procedure d'ammissione all'Alleanza dell'Ucraina e della Georgia, nonché dello schieramento di componenti del sistema antimissili Usa in Europa centrale; l'annuncio, il 19 marzo, della decisione di Bush di rendere il Kosovo eleggibile ad aiuti militari americani. Mentre i Russi hanno affidato le loro proteste a dichiarazioni verbali, gli Americani hanno agito in silenzio, con fredda determinazione. Hanno addirittura cercato di convincere i russi a non protestare troppo, inviando per la seconda volta a Mosca i loro Segretari di Stato e della Difesa. L'esito degli incontri tenutisi il 17 e 18 marzo è stato praticamente nullo. All'inizio sembrava che si giungesse ad un compromesso: accettazione tacita dei Russi per il Kosovo e per gli antimissili, contro la rinuncia americana ad allargare la Nato. Gli Usa non lo hanno accolto. Hanno preteso di avere partita vinta su tutti i fronti. La seconda guerra fredda sarebbe molto diversa dalla prima. La Russia non è un'Urss più piccola. Lotta per la sua sopravvivenza. Demografia, economia e livello tecnologico della sua industria degli armamenti non le permettono di sostenere una competizione globale con l'Occidente. Le sue reazioni alle ambizioni ed iniziative Usa rafforzano la Nato ed anche l'Ue. Un confronto con l'Occidente faciliterebbe la penetrazione cinese in Asia Centrale ed in Estremo Oriente. Il riconoscimento dell'indipendenza dell'Abkazia e dell'Ossezia del Sud ai cui residenti è stata peraltro già concessa la cittadinanza russa produrrebbe un effetto boomerang: renderebbe inevitabile l'ammissione della Georgia alla Nato ed anche la richiesta di autonomia di varie regioni russe. Perciò Putin è estremamente cauto al riguardo. Nella seconda guerra fredda muterebbe la posizione dell'Europa. Non è più divisa. Non dipende più dalla garanzia americana. Però, gli Usa non necessitano degli europei come nella guerra fredda. L'Ue continua invece ad aver bisogno della leadership statunitense: senza di essa si divide. La Germania ha ripreso la sua centralità geopolitica in Europa ed i suoi storici rapporti con Mosca. Anche per la sua dipendenza energetica, cerca di evitare un confronto fra Washington e Mosca, perché sa di doversi prima o poi allineare con la prima, anche per la crisi dell'asse franco-tedesco. La Francia di Sarkozy e soprattutto il Regno Unito sosterranno gli Usa, nelle forme che saranno forse discusse nel vertice franco-britannico di domani, 27 marzo. Gli interessi italiani sono identici a quelli tedeschi. È importante per Roma e Berlino evitare che la seconda guerra fredda da ipotesi si trasformi in realtà. Non sarà facile. La fase di transizione politica sia in Russia che negli Usa rende difficile ogni compromesso.

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CHI verrà dopo di noi leggerà nei libri di storia di un piccolo uomo musulmano che ent (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di SERGIO TALAMO CHI verrà dopo di noi leggerà nei libri di storia di un piccolo uomo musulmano che entrò nel Cristianesimo il giorno di Pasqua, per mano diretta del Papa, usando le parole di fuoco di chi ha scoperto "il vero e unico Dio della Fede e della Ragione"; leggerà che sull'altare del battesimo quell'uomo abiurò un altro dio, il dio che innaffia "la radice del male insita in un islam che è fisiologicamente violento e intrinsecamente conflittuale". "Per me è il giorno più bello della vita" dice Magdi Allam nel mio piccolo è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile". Ma nulla è stato trascurato per rendere quel "mio piccolo" grandissimo e universale; per trasformare quel fatto così personale in un fatto-chiave della Storia del nostro tempo. Persino il nome cambiato: Magdi Cristiano Allam, come Cassius Clay che diventò Mohammed Alì, come tutti coloro che vogliono dare alla propria conversione il marchio di un'epoca che cambia. Gli accenti di sincerità di Allam sono intensi, a tratti commoventi. Ci restituiscono la grandezza della cultura cattolica, tanto spesso dimenticata o sepolta dal conformismo. Al di fuori del recinto di polemiche che la rimpiccioliscono, la religione di Allam, la "nostra" religione, è quella della "vita, della verità e della libertà"; è la religione in cui il rispetto dell'altro, "sempre e comunque persona", fa da perno a tutta l'esistenza. Ma se usciamo dal percorso personale, che né Magdi Allam né il Pontefice hanno voluto che restasse intimo e privato, è come se il messaggio della "conversione in diretta tv" lasciasse un immenso spazio vuoto e desolato: è lo spazio dell'incontro e della fusione tra le storie più vive dei popoli, il contatto fertile fra le grandi religioni monoteiste che Papa Woityla inseguì fino all'ultimo istante della sua vita. È un ponte che si spezza, come quello di Mostar che nella guerra di Bosnia collegava i cattolici ai musulmani e ne rappresentava la felice convivenza, e proprio per questo fu bombardato. Un ponte che si spezza, ma anche qualcosa di più. L'idea insita nella conversione-spettacolo è che il dilemma dell'uomo del ventunesimo secolo sia di scegliere il suo Credo, oscillando fra i diversi linguaggi del Divino, errando nella tenebra fino all'incontro con la Luce. In realtà l'uomo del nostro tempo ha raramente il dono della certezza assoluta. È un viaggiatore smarrito, che naviga o più spesso galleggia nel dubbio e nella paura. Con il Magdi Cristiano Allam battezzato da Papa Benedetto XVI ha vinto la Fede, una fede forte come un albero millenario, vigorosa come la voce del Padre. Ma tanti figli di quello stesso Padre hanno una fede molto più fragile e minuscola, e hanno bisogno di una mano tesa e non di una pagella severa. Per loro non ci sono solo il grande buio e la mirabolante luce. C'è il chiaroscuro di un cammino accidentato e tutto in salita. Magari sono figli della Roma cristiana che non sanno più afferrare il senso etico della vita e la forza di credere nel futuro. Oppure sono figli di altre terre che hanno nel cuore la Palestina perduta, il deserto del Marocco o i limoni del Libano; non necessariamente sudditi della Sharìa, feroce legge umana voluta dall'uomo per sottomettere l'uomo. Magdi Allam e Joseph Ratzinger sono due grandi protagonisti della nostra epoca; nei loro diversissimi ruoli sono il segno di un Occidente che crede di nuovo in se stesso. Il giorno di Pasqua hanno celebrato la loro fede e la loro felicità. Ma oltre quel rito c'è sempre un ponte che va ricostruito, c'è la casa cristiana dove accogliere l'umanità incerta e pericolante che vive cercando il Dio che non ha.

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Respinto alla frontiera frate francescano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Israele Respinto alla frontiera frate francescano Un frate cappuccino di origine pakistana, ma residente in Italia, è stato respinto alla frontiera dalle autorità israeliane. Il religioso, Clarence Masih, faceva parte di un gruppo cui era già stato concesso il visto da parte delle autorità di Gerusalemme, un fatto questo che ha destato le critiche e lo sconcerto della Custodia di Terrasanta per il provvedimento giudicato immotivato. Si trattava di un gruppo di circa 40 persone della Pontificia università Antonianum che si stavano recando in Israele per un corso di teologia presso la Facoltà di teologia di Gerusalemme, istituzione che fa capo alla Custodia francescana. Il frate è tormato in Italia.

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Da Allah ad Allam uso politico di una conversione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il nuovo Cristiano e il suo padrino, il "Corriere della sera", in campagna elettorale Da Allah ad Allam uso politico di una conversione Angelo d'Orsi Che la religione possa essere instrumentum regni non ci scandalizza: tutta una tradizione politica ce l'ha insegnato. Che l'età del secolarismo sia stata seguita dal post-secolarismo, con un ritorno non già del "sacro", ma del sacralizzato in funzione politica, lo sappiamo parimenti. Che in alcune realtà nazionali, dagli Stati Uniti all'Iran, si compia un abuso spregiudicato di fattori religiosi a fini di legittimazione e delegittimazione politica, ce l'abbiamo sotto gli occhi. E, infine, siamo via via più consapevoli della novità rappresentata dal "papa tedesco", un modesto studioso, che alcuni spacciano per grande teologo, succeduto al "papa polacco". Di Karol Woytila, Joseph Ratzinger sta buttando alle ortiche, insieme con il carisma di un pontefice, che pure ha responsabilità non piccole, sul piano politico internazionale, a cominciare dalla guerra che ha distrutto la Jugoslavia, anche la sua umanità, prima vigorosa, poi via via più sofferente. A differenza di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI sta trovando inaspettate sponde nei più diversi campi, a cominciare da una vasta area di nuovi devoti, collocabile a scacchiera nel quadro politico specialmente nazionale (in fondo il papato, checché ci si voglia far credere è una istituzione che fuori d'Italia non ha certo il peso che purtroppo ha sulla politica e sulla società italiane). Di "teodem" è zeppo il Partito Democratico; di sedicenti, quanto zelantissimi sedicenti cattolici apostolici romani è zeppo l'ultimo plastipartito berlusconiano, e, quel che è ancora più incredibile, ora anche la Lega Nord, caratterizzatasi fin dai suoi esordi come un movimento neopagano (forse gli insulti di Bossi a papa Woytila sono stati opportunamente dimenticati, come si ricordano malvolentieri le sue sparate contro "il mafioso di Arcore": la memoria corta è provvidenziale, in troppi casi!). Infine, da sciami di "atei devoti" siamo infestati, tra politica e giornalismo. E de hoc satis. Ora, abbiamo una nuova figura, che se non costituisce un'assoluta novità, si presta nondimeno a un eccellente uso politico, specie in clima elettorale: il convertito. Con il battesimo di Magdi Allam, siamo arrivati, con la collaborazione attiva o passiva del principale giornale della borghesia italiana, il Corriere della Sera , che sembra dimenticare le sue origini, il suo status e la sua anima (che dovrebbe rinviare al liberalismo laico dei suoi fondatori e del suo primo opinionista, Luigi Einaudi), a uno sfacciato uso politico-mediatico di un momento privatissimo, la scelta di cambiare fede, di cambiare nome alla propria religione, di invocare con altre parole un dio che si elegge dopo un meditato travaglio. Siamo così giunti all'apogeo di uno dei personaggi più inquietanti prodotti dal sistema mediatico italiano (una volta bisognerà che ci spieghi le sue competenze: siamo maledettamente curiosi al riguardo), un egiziano islamico, trasferitosi in Italia, divenuto opinionista a sua volta, e addirittura vicedirettore "ad personam" del Corriere , ma noto al grande pubblico essenzialmente per le sue frequentissime comparsate televisive nelle quali ha finito per incarnare, forse con gran dispetto di Fiamma Nirenstein, la vera continuità con l'ultima Oriana Fallaci, quella ormai che, per ragioni diverse, anche rispettabilissime (la malattia, si dice), aveva maturato un odio per il mondo, che faceva paura, a cominciare dai rossi, dagli islamici, dai democratici?. Sulla sua scia (ma certo con assai minore capacità linguistico-letteraria) si è posto Allam, nel suo sito web, negli articoli e nelle interviste, nei suoi sempre più lugubri e acri sermoni dallo schermo, mettendo a punto una linea che volgarizzava, in fondo, le tesi di Huntington sull'inevitabile e necessario "scontro di civiltà": ammonendo, redarguendo, minacciando. Gli mancava il potere di scomunica, ma ora che, quasi tenesse un'omelia "urbi et orbi", ha ricevuto, nella santa notte pasquale, l'acqua benedetta dalle mani addirittura del papa di Roma, ora forse gli sembrerà di avercelo, quel potere. Le conversioni sono un fatto non inedito, ovviamente, e qualcuna, in passato, ha avuto risalto sulla stampa: ma questa di Magdi Allam rappresenta forse un punto di non ritorno. Il "gran segreto" in cui è stata preparata (i giornali hanno opportunamente preannunciato l'evento trasmesso in diretta tv nella santa notte!); la complicità (non mi sento di usare altro termine) del papa, che si è prestato a un evento che fin dalle sue premesse perdeva qualsiasi significato di salvazione individuale (per quanti vi credano, naturalmente), assumendo quello di un gesto politico, dalle gravi implicazioni. L'aggressiva strategia "conversionista" di questo pontefice (verso gli ebrei, da convertire: vedi ripristino della vecchia formula a suo tempo lasciata cadere; e verso gli islamici, con i quali, a dispetto di qualche dichiarata buona intenzione, si direbbe che stia per partire una nuova crociata?), riceve un formidabile sostegno, nel terreo volto e nelle sconvolgenti (e sconvolte) parole del nuovo "Cristiano" (questo il nome che ha voluto aggiungere al suo proprio, per sottolineare, quasi che ve ne fosse bisogno, l'avvenuta redenzione dalla colpa di essere nato arabo-islamico). Allam, che al suo attivo un libello sconcertante dal titolo Viva Israele! , e che solo recentemente ha inviato un messaggio ai nuovi governanti - quelli che lui attende fiducioso il 14 aprile - invitandoli a operare una "bonifica della cultura" (cominciando dall'Università, riferendosi all'Appello dei 67 della Sapienza e, ahimé, a quello da me promosso a loro sostegno?), prima di compiere questa offerta d'amore al Cristo, rinnegando Maometto, ha sparato a zero contro l'Islam ("fisiologicamente violento"), denunciando in esso la "radice di ogni male", e non è stato tenero neppure con la Santa Sede (ingrato!), accusandola di mollezza verso il nemico islamico. A tal punto che persino il cattolicissimo e papista Vittorio Sermonti si è sentito di bacchettare il nuovo "abbagliato dalla nuova luce", frenando la sua "impazienza" e il suo "eccesso di foga". Da Allah ad Allam, cambia solo una lettera dell'alfabeto; ma il passo è lungo, e ora toccherà al nuovo cristiano scegliere se portare avanti la sua battaglia con la croce d'amore di Gesù Cristo o con la spada insanguinata dei crociati. 26/03/2008.

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Moliterno (Pz) In occasione del centenario della morte dello storiografo e meridionalista Giacomo Racioppi, alle 17 inaugurazione della mostra Il libro del fondo Racioppi , alle 17 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nella bibliomediateca Moliterno (Pz) In occasione del centenario della morte dello storiografo e meridionalista Giacomo Racioppi, alle 17 inaugurazione della mostra Il libro del fondo Racioppi , alle 17 nella bibliomediateca. Napoli Fino al 6 aprile al Teatro Mercadante, piazza Municipio, lo spettacolo Anna Karenina di Lev Tolstoj, con la regia di Eimuntas Nekrosius. Frosinone Musica a Cantina Mediterraneo. Alle 22 Paolo Benvegnù e Mirella Lipari in concerto. Roma Alle 17.30 alla Casa della Memoria e della Storia, via San Francesco di Sales 5, presentazione del libro Guernica, 1937. Le bombe, la barbarie, la menzogna di Angelo d'Orsi, docente di Storia del pensiero politico all'Università di Torino; assieme all'autore intervengono Angela Bianchini, Andrea Cortellessa, Maurizio Serra, Beppe Vacca. Guernica è uno dei simboli dell'epoca di ferro e fuoco che è il periodo fra le due guerre. Il fascismo trionfa, Hitler fa piani di assalto al mondo, in Urss e nella guerra civile spagnola, lo stalinismo mostra il suo volto feroce. È l'annus horribilis 1937, e le bombe sganciate in un giorno di mercato su civili inermi ne sono il simbolo: la capacità di individui e di gruppi di commettere crimini efferati contro l'umanità stessa viene per la prima volta pianificata con scientifica sistematicità. Se le Torri Gemelle sono state considerate un'icona del XXI secolo, Guernica, nella drammatica raffigurazione offertane da Pablo Picasso, lo è sicuramente del XX. Picasso pone il problema dell'impegno degli intellettuali. Può l'arte lottare contro la barbarie? Guernica è anche l'uso spregiudicato della menzogna: avvenuto il fatto, Franco dà la colpa ai "rossi", versione accreditata dalla stampa. La costruzione delle "false notizie" e il ruolo dei giornalisti sono questioni di ieri o di oggi? Convegno Pakistan, quale presente? Quale futuro? . Alle 10.30 nella Sala delle Conferenze dell'IsIao, via Aldovrandi 16, iniziativa sulla situazione politica del Pakistan; moderano Gherardo Gnoli e Luigi Vittorio Ferraris. Presentazione dei corsi Responsabile per la gestione di eventi culturali e la costruzione di reti territoriali integrate , alle 10.30 alla libreria Rinascita, viale Agosta 35, corsi destinati ai giovani disoccupati e, in particolare, a coloro che operano nel circuito dell'associazionismo culturale del territorio provinciale, hanno riscontrato un grande successo di adesioni. Intervengono Pina Rozzo, assessore provinciale alla Formazione Professionale; Andrea Satta, dei Têtes de Bois. Off!cine! Alle 21.30 a via del Pigneto 215, film in pillole con i corti del Miff: Checkpoint di Ben Phelps, Lacreme napulitane di Francesco Satta, Meridionali Senza Filtro di Michele Bia, Mono di Richard Smith, Baiano di Elisabetta Bernardini e Fair Trade di Michael Dreher. Buona visione! Musica al Beba do Samba, via dei Messapi 8, alle 22.30 con Alessandro Girotto Trio in concerto. Ingresso 2 euro. Afghanistan: la realtà di un progetto. Alle 17.30 al Centro culturale Borghesiana, in largo Monreale, presentazione dell'attività di Emergency; con proiezione del film Afghanistan: effetti collaterali? ; alle 18.30 intervento di un volontario sulle attività dell'Associazione; inoltre, fino a lunedì 31 (domenica esclusa), continua l'esposizione delle mostre di Emergency "Prima le donne e i bambini", "La guerra com'è" e "Apriamo alla pace". A Tuba, il bazar dei desideri, via del Pigneto 19, ciclo di incontri intorno al tema del corpo e della salute sessuale femminile: stasera si discute di Papilloma virus: l'affare vaccino . Gli incontri, riservati a sole donne, sono coordinati dall'ostetrica Chiara Crociani. Presentazione-reading di Tu sei lei. Otto scrittrici italiane , alle 18 alla Feltrinelli di piazza Colonna 31/35; assieme al curatore Giuseppe Genna intervengono, tra le autrici, Esther G., Alina Marazzi, Carola Susani e Veronica Raimo. Agita il sonno della metropoli, dalle 18 alla libreria Giufà, via degli Aurunci 38, con l' aperitivo cospirativo e sostieni la campagna della cospirazione precaria sottoscrivendo "City of Gods": intriga chi produce tutti i giorni, per tutto il giorno, cultura, informazioni, flussi di conoscenza e chi resiste ai riflussi di coscienza. Firenze Alle 21.15 alla Cabina Teatrale, via Romagnosi 13/a, per il ciclo "Un Mercoledì da leoni", il dibattito Metter dentro e buttar le chiavi - A che serve il carcere? , discussione aperta sulla funzione della pena (da Beccaria a Cioni); intervengono Giuliano Capecchi, presidente associazione di volontariato Pantagruel; Jacopo Menichetti e Elisabetta Pajarin, gruppo "carcere" Comunità di base delle Piagge. Ingresso gratuito. Poggibonsi (Si) Al cinema Garibaldi, via della Repubblica 158, per la rassegna "Altri Sguardi", oggi e domani il film L'innocenza del peccato di Claude Chabrol; ingresso 5 euro, per le donne 4 euro. Bologna Alle 12 nella Sala Savonuzzi del Comune, conferenza stampa di presentazione del Bologna Pride 2008 , la manifestazione nazionale del movimento LGBT (Lesbiche Gay Bisessuali Trans) che si svolge a Bologna il 28 giugno; intervengono Marcella Di Folco, presidente Comitato Bologna Pride e del Mit; Emiliano Zaino, presidente Cassero; Elisa Manici, presidente Arcilesbica Bologna; Sergio Lo Giudice, presidente della Commissione LGBT; Lorenzo "Q" Griffi, ideatore della campagna grafica del Bologna Pride 2008; i rappresentanti del Comitato Organizzatore del Bologna Pride e i referenti istituzionali che hanno patrocinato gli eventi culturali che fino a giugno avranno luogo a Bologna in attesa del 28 giugno. Alla Scuderia, piazza Verdi 2, alle 22 I bambini con la pistola : si tratta di un trio rock che da qualche anno mescola la propria musica col mondo del teatro e del varietà. Le esperienze dei tre sono tra le più disparate; ingresso libero. Alle 17.30 nell'aula absidale di S. Lucia, via de' Chiari 23, 4° e ultimo incontro del ciclo Dialoghi tra Rinascimenti. Polifonia del nostro Quattrocento : più che angelo o come una bestia: chi è l'uomo?, ovvero, l'Oratio de hominis dignitate di Pico della Mirandola vs il Principe di Machiavelli. Andrea Severi e Angelo Valenza ne discutono con Pier Cesare Bori e Gianmario Anselmi, accompagnamento musicale Speculum Ensemble, lettori Matteo Belli, Lorenzo Bonaiuti e Micaela Piccinini. Adria (Ro) Per la rassegna cinematografica al Cinema Politeama, alle 20 e alle 22 proiezione del film E il vento fa il suo giro di G.Diritti, in presenza dell'attore protagonista Thierry Toscan. Montereale Valcellina (Pn) Alle 20.45 nella Sala "Roveredo" di Palazzo Toffoli, via Verdi, presentazione del libro Rompiendo la zona del silencio di Corina Giacomello, un libro sulle violazioni ai diritti umani nel carcere di massima sicurezza più importante del Messico. Rovereto (Tn) Caso Israele: tra informazione e controinformazione . Alle 18 alla biblioteca civica Tartarotti, presentazione del libro "Tra Muri, lacrime e za'tar: storie di vita e voci dalla Palestina" di Gianluca Solera; assieme all'autore intervengono Cecilia Impera, discepola di don Dossetti e missionaria per molti in anni in Palestina; Corona Perer, giornalista e direttore del giornale on-line Sentire. Introduce Marialuisa Mora. Info: 0464.452505. Milano A Blanco Cafè, spazio circolare superiore, via Milano 25, alle 19 inaugurazione della mostra Ape regina emigra altrove , con ingresso libero tutti i gironi, dalle 18 alle 2, esclusi i lunedì. Alle 21.30 all'associazione culturale La Scheggia, via Dolomiti 11, presentazione del libro di poesia Raccolta con l'autore Alberto Mori, e reading e videoproiezione a seguire; presentazione di Annelisa Addolorato. Cinisello Balsamo (Mi) Recital poetico Operaio di sogni . Salvatore Quasimodo raccontato da suo figlio, l'attore e regista Alessandro Quasimodo. Alle 21 a Villa Ghirlanda Silva, via Frova 10, Sala dei Paesaggi: un viaggio nella memoria, nella poesia di Salvatore Quasimodo con un testimone d'eccezione: il figlio Alessandro, attore e regista teatrale di professione. Segrate (Mi) Appuntamento al Circolo Magnolia, via Circonvallazione Idroscalo 41: alle 22 Milano brucia , il nuovo format dove vedere film poliziotteschi anni '70, esprimere pessimi commenti sulle band emergenti, ballare con il dj set dei famigerati Ministri e il vjset di Bloodbuster. Ingresso gratuito con tessera Arci. 26/03/2008.

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Parole partigiane di un mondo in rivolta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dai Forum sociali mondiali alla No-Tav. "In movimento", una raccolta di scritti di Piero Bernocchi Parole partigiane di un mondo in rivolta Angelo Mastrandrea C'è la storia degli ultimi sette anni di altermondialismo, tutta vissuta in prima persona e interamente in soggettiva, nel libro In movimento di Piero Bernocchi (Massari editore), in libreria in questi giorni. L'autore ne è stato un protagonista, da leader dei Cobas e rappresentante italiano nel "Consiglio mondiale del social forum", dopo aver attraversato tutti i movimenti italiani dal '68 in poi. Sempre da una sola parte, la più radicale, sempre senza cedere alle lusinghe di un posto in un partito o in parlamento. Al contrario, le invettive più feroci sono quelle contro "i pericoli insiti nel coinvolgimento pieno e convinto della sinistra radicale, e innanzitutto del Prc, nel governo Prodi e nella sua politica liberista e militarista". In movimento è una raccolta di scritti comparsi su diverse testate, da il manifesto a Liberazione. La lettura che Bernocchi dà del movimento no global è essenzialmente quella di un' "alleanza antiliberista" (e in buona parte anticapitalista) tra "forze rivoluzionarie" e altre che si collocano in un'"ottica tipicamente riformista e socialdemocratica". Una riedizione delle vecchie internazionali ma senza partiti-guida. Anche in questo caso, appare chiaro da che parte si colloca chi scrive: la stessa che lo ha spinto a opporsi da sinistra al governo Prodi, la stessa delle "resistenze popolari che stanno lottando strenuamente contro la guerra permanente e l'arroganza dell'imperialismo Usa e dei suoi alleati, facendoli impantanare in maniera inaspettata ed aggravandone la crisi di dominio, dall'Iraq alla Palestina, dall'Afghanistan al Libano". Dagli scritti traspare una visione del mondo che si rifà all'antimperialismo più tradizionale di una certa sinistra, riaggiornato al tempo dell' "utopia" della globalizzazione. In contrapposizione alla lettura che vuole gli stati-nazione sempre più esautorati, per Bernocchi il "liberismo" non è altro che una finzione ("utopia, mito e ipocrisia, falsa coscienza, ideologia delle più sfrontate") dietro la quale si nasconde uno Stato imperiale (nello specifico gli Usa) "che interviene in tutto il globo con ogni mezzo e che costruisce muraglie a difesa delle proprie merci ogniqualvolta la concorrenza appare più forte". Nessun superamento degli stati, dunque, perché quelli più potenti svolgono la funzione di "capitalista collettivo" che controlla e disciplina l'anarchia dei singoli capitalisti. Al contrario, la campagna ideologica mirante a ridurre i campi di intervento statuali sarebbe parte integrante della politica imperiale americana, finalizzata solo a penetrare le economie degli altri paesi. Contestata anche l'asserzione secondo la quale le multinazionali sarebbero più potenti degli stati. Si tratta solo, per Bernocchi, di una "potenza riflessa", ancora una volta quella degli Stati Uniti. Su questo la polemica con i sostenitori della teoria dell'Impero (e delle categorie della defezione, della diserzione e dell'esodo) è aspra. E la ricetta per rispondere a guerre e imperialismo è uno stato di conflitto globale permanente. Lo stesso che ha portato l'autore a partecipare allo stesso tempo alle lotte locali dei no Tav in val di Susa e dei precari Atesia e all'esperienza dei social forum (e a criticarla dall'interno innescando una polemica accesa con Bernard Cassen) e a tentare di fare da sponda per tutti quei movimenti più radicali che ne contestavano ora la struttura "verticale" (Forum sociale europeo di Londra) ora l'egemonia delle ong (l'ultimo forum mondiale di Nairobi) ora l'eccessivo tasso di moderatismo. Le pagine più interessanti del libro sono infatti quelle in cui vengono analizzati nei dettagli i diversi forum sociali (da Porto Alegre ad Atene). Con un bilancio che viene definito come positivo. Non altrettanto si può dire della sinistra radicale italiana.

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Imperia, prove di altro mondo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La casa di Garabombo Tre giorni di mostra eco-solidale nel centro sociale sotto sfratto Imperia, prove di "altro mondo" Energie rinnovabili, ambiente, bioedilizia, risparmio energetico e idrico. E una mostra itinerante sulla Casa eco-logica. L'"altra Imperia" dell'associazionismo e del commercio equo-solidale all'insegna della sostenibilità ambientale Geraldina Colotti Nella finzione, Garabombo l'invisibile è il personaggio del romanzo di Manuel Scorza, lo scrittore peruviano che ha cantato le gesta dei campesinos andini. Garabombo ha la facoltà di scomparire ogni volta che deve vedersela con i latifondisti e così, per dare coraggio agli altri contadini, diffonde la voce che, se si ribelleranno, avranno i suoi stessi poteri. Il freddo della cella gli insegnerà a misurare i limiti, e a calcolare i tempi giusti per dare avvio alla più grande rivolta contro il latifondo che il Perù abbia mai visto. Nella realtà del Ponente ligure, la partita è più modesta, Garabombo l'invisibile è una giovane associazione che ha dato vita a una bottega del commercio equo solidale. Ha sede in viale Matteotti, 25, la strada principale di Imperia. Garabombo è una bomboniera di artigianato e prodotti bio, situata nella "pancia" del centro sociale occupato e autogestito La talpa e l'orologio. Luogo e finalità dissonanti nel clima patinato del capoluogo di provincia, dove lo scambio equo e la gratuità dei servizi hanno da troppo tempo ceduto il passo agli interessi materiali dei poteri forti: prima le grandi catene immobiliari, poi gli spazi sociali. Sulla Costa Azzurra che porta alla frontiera con la Francia, il litorale è funestato dai cantieri: verranno costruiti nuovi porti turistici e 1.390 posti barca solo in quello di Imperia, che eroderanno ulteriormente la costa e peggioreranno la qualità ambientale. Cgil e associazioni ambientaliste, riunite nel Laboratorio per un'altra Imperia, denunciano la speculazione edilizia che accompagna i progetti ("è prevista - scrivono - la costruzione di oltre 100 appartamenti sul mare"), e contestano che il nuovo porto sia fonte di centinaia di posti di lavoro, come vorrebbero far credere le amministrazioni locali. E denunciano: "la gestione portuale verrà privatizzata quasi completamente mediante la costituzione di società per azioni con quote di maggioranza in mano ai privati (e concessione a Caltagirone per 55 anni)". Per certi amministratori, il modello è Dubai, o il Casino galleggiante che sorgerà al largo di Montecarlo. Che nelle campagne dell'entroterra manchi l'acqua e le coste franino, è un tema da evitare, non un problema drammatico da affrontare. L'acqua e i terreni servono ai campi da golf che si moltiplicano sulle colline. Le poche spiagge pubbliche, andranno agli stabilimenti privati e alle palazzine per turisti con molta grana. La partita di Garabombo, dunque, è più modesta, ma il piatto è conteso. E per questo il centro sociale autogestito dove ha sede Garabombo, sta per scomparire. La Talpa, che esiste dai primi anni '90, è da tempo sotto sfratto, e il comune di centrodestra sta facendo fallire ogni possibilità di trattativa. L'Unicredit, ex proprietaria dei tre piani con vista sul mare, era disposta a "vendere i locali al comune a un prezzo stracciato e a ritirare la denuncia per morosità, purché rimanessero ad uso sociale", racconta Cinzia Di Grazia, una delle fondatrici di Garabombo e attivista del centro sociale. Il Comune, però, ha lasciato cadere la proposta, "e così - aggiunge Cinzia - Unicredit ha venduto alla Selfimm, una finanziaria immobiliare di Genova". Con la mediazione della Regione, era spuntata anche una proposta alternativa: trasferire Talpa e Garabombo nei capannoni della stazione di Porto Maurizio, in via di dismissione. Le trattative col comune si sono però bruscamente interrotte. Racconta Cinzia: "Abbiamo letto un'intervista in cui Marco Scajola, nipote di Claudio, smentisce ogni trattativa. Ma a che titolo?". A visitare la Talpa e l'Orologio, che ha aderito al network della Sinistra europea, si è recato di recente anche Orazio Licandro, capolista alla Camera per la Sinistra l'Arcobaleno in Liguria. Licandro, a cui i ragazzi della Talpa hanno chiesto un impegno preciso sulla questione degli spazi autogestiti a nome della sua coalizione, ha risposto elencando pubblicamente i meriti del centro sociale e i demeriti dell'amministrazione locale. Difficile, d'altronde, negare la funzione svolta dalla Talpa e dalla Bottega: uno spazio di confronto socio culturale per i giovani e per le realtà dell'associazionismo ponentino. "Garabombo - dice Cinzia - è nato come punto informativo sulle pratiche di resistenza e alternativa alla globalizzazione neoliberista". Così, il caffè rebelde zapatista consente di sostenere e far conoscere le lotte in Chiapas; i maglioni alpaca prodotti in Bolivia, il mais dei contadini messicani o i presepi costruiti dalle cooperative artigiane aiutate dal microcredito in Venezuela, aprono finestre sull'Alba, l'alternativa bolivariana delle Americhe che resiste agli accordi di libero commercio imposti dal gigante nordamericano. "Il cous cous integrale - spiega Cinzia - è prodotto da una cooperativa di donne palestinesi. Venderlo, significa anche spiegare la drammatica realtà dei contadini palestinesi. Il 30, in Palestina si celebra la giornata della terra. Alcuni di noi partecipano alla carovana solidale contro l'assedio di Gaza. Qui, ne parliamo all'interno dell'iniziativa". Garabombo, è anche "un punto d'incontro fra l'"altra Imperia" e il centro sociale". Con l'imperiese del volontariato o dell'associazionismo, "intesse pratiche su progetti specifici": la raccolta dell'alluminio per scopi solidali, borse lavoro per disabili,cene biologiche. In questo spirito, Garabombo l'invisibile e Liberamente hanno organizzato la presentazione dell'Atlante per l'ambiente di Le Monde diplomatique/ilmanifesto. Un'iniziativa che si svolge all'interno della tre giorni su "energie rinnovabili, ambiente, bioedilizia, risparmio energetico e idrico", che ha al centro la mostra internazionale itinerante Casa eco-logica, dell'associazione Paea (www.paea.it). Per tre giorni, 5 operatori ambientali dell'associazione costruiranno davanti alla sede della Capitaneria di Oneglia una casa ecologica e ci abiteranno, fornendo ai visitatori informazioni concrete per risparmiare sui consumi e produrre da sé l'energia necessaria per la fornitura domestica. Stile di vita e tecnologia all'insegna della sostenibilità ambientale. Un altro sintomo che il contesto è propizio a un cambiamento di modello energetico? Come dimostra l'Atlante per l'ambiente, "cambiare modello energetico senza modificare il modello economico rischia solo di spostare i problemi ecologici. Ma ormai - scrive Ignacio Ramonet - l'opinione pubblica vigila. E finirà per imporre vere soluzioni verdi". Parola di Garabombo.

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Il battesimo di Allam esaspera l'Islam moderato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

I 138 leader musulmani attesi in Vaticano: "Una cerimonia deliberata e provocatoria, mentre cristiani e islamici costruiscono la pace". L'Osservatore romano difende il gesto di papa Ratzinger XVI: "Un atto mite e chiaro" a difesa della "libertà religiosa" Federico D'Ambrosio Roma Se non vi siete appassionati alla vicenda, questa sera andate al cinema: Magdi Cristiano Allam sarà in tivvù a raccontare della propria conversione prima su La7, ospite di Otto e mezzo (alle 20.30), e quindi a Controcorrente su Sky (22.35). Alcuni dei particolari della conversione ieri erano già su Libero ed Il Giornale. Ad esempio l'intenzione di Allam di sposare presto la moglie Valentina anche in chiesa: "Mi auguro che a celebrare sarà monsignor Fisichella, una personalità religiosa che stimo moltissimo". Oppure, tanto per rasserenare il clima: "Il dio dell'Islam è profondamente diverso da Gesu. Non mi riconosco in un dio che predica la piena e cieca sottomissione, nel cui nome si commettono stragi efferate, anche contro le donne, e si condanna a morte per apostasia chi liberamente adotta una fede diversa". Parole aspre che rischiano di sommarsi a quella che può essere considerata la più grave conseguenza del battesimo del vicedirettore del Corriere della sera, officiata da papa Ratzinger: i 138 intellettuali e leader religiosi musulmani firmatari di una lettera al papa a favore della pace nel mondo ieri hanno ripreso la penna per criticare duramente la scelta di Benedetto XVI. A loro nome è intervenuto Aref Ali Nayed, il direttore del Centro studi strategici islamici di Amman che già due giorni fa aveva espresso il proprio disappunto: "E' triste che l'atto intimo e personale di una conversione religiosa divenga uno strumento trionfalistico per segnare punti. Tali strumentalizzazioni di una persona e della sua conversione sono contrarie ai principi base della dignità umana. Giunge inoltre in un momento altamente inopportuno in cui sinceri musulmani e cattolici stanno lavorando molto duramente per riparare alle fratture tra le due comunità". Il gruppo dei 138 nel prossimo novembre avrebbe dovuto essere protagonista di una visita in Vaticano che a questo punto rischia di essere messa in discussione. Duro è stato pure il commento dell'analista palestinese Khaled Amayreh sul sito legato ad Hamas Palestine-info.net: "Il vaticano non può sperare in buone relazioni con i musulmani e al tempo stesso continuare ad incitare all'odio e al razzismo nei confronti di una religione che ha un miliardo e mezzo di seguaci, compresi milioni di europei e migliaia di italiani". Solo in Italia, la maggior parte dei commentatori e dei rappresentanti politici in campagna elettorale prova a ridurre la portata provocatoria del gesto di Benedetto XVI. L'Osservatore romano s'è schierato accanto a Ratzinger spingendosi oltre il limite della difendibilità, spiegando che l'evento "non è stato enfatizzato, come dimostra la riservatezza che sino all'ultimo ha accompagnato la notizia e conferma il pertinente commento del direttore della sala stampa della santa sede, padre Federico Lombardi, per il quale "il papa non fa differenza di persone" tutte importanti davanti a Dio e benvenute nella comunità della chiesa". E infine: "Come non vi è stata enfatizzazione, così non vi è alcuna intenzione ostile nei confronti di una grande religione come quella islamica". Anche Luca Volontè dell'Udc, che con Allam condivide il piglio aggressivo delle esternazioni anti Islam, difende il vice direttore del Corriere della sera: "Le opinioni di Magdi Allam, prima e dopo il battesimo cattolico, sono assolutamente pacate, condivisibili e molto più moderate di quelle di Oriana Fallaci. Opinioni e ragionamenti personali che raccolgono un consenso diffuso". I leader in gara per le prossime elezioni continuano a tenersi ben lontani dall'argomento. Si spingono sino ad esprimere il proprio scontento sia Jacopo Venier dei Comunisti italiani - "La conversione di Allam è al servizio di un pericoloso fondamentalismo" - sia i socialisti come Valdo Spini - "Respingo nel modo più reciso la sua affermazione che l'Islam è "fisiologicamente violento. Non è questo il modo di incoraggiare la convivenza tra religioni". Il fulcro della campagna elettorale, a sinistra come a destra, guarda altrove.

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Adriano Prosperi: La storia cristiana è anche più violenta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il massimo storico italiano dell'età della Riforma avverte sull'uso politico della religione: "Le conversioni spettacolari aumentano i conflitti" Adriano Prosperi: "La storia cristiana è anche più violenta" Matteo Bartocci Adriano Prosperi è ordinario di Storia dell'età della Riforma e della Controriforma alla Scuola Normale di Pisa. E' il massimo studioso italiano dell'Inquisizione romana e il suo ultimo libro per Einaudi ("Dare l'anima. Storia di un infanticidio") affronta, tra l'altro, proprio il problema del battesimo. Professor Prosperi, ci sono precedenti di un papa che battezza un musulmano a san Pietro? All'inizio del '500, in piena riforma protestante, Leone X battezza un musulmano marocchino che da lui prende il nome di Leone Africano. E' un episodio importante per la storia della cultura europea e all'epoca fu molto noto, Africano diventò subito un personaggio pubblico molto conosciuto. Ma il processo di conversione è comunque caratterizzato da una sua spettacolarità, perché il convertito è portatore di una testimonianza importante. La storia del cristianesimo è segnata fin dall'inizio dalle conversioni. I "modelli" principali sono due, quella di Pietro, lunga e tormentata, e quella fulminea di Paolo. A volte le conversioni sono state decisive per la storia stessa della Chiesa: quella di Costantino cambia completamente la posizione dei cristiani nell'impero romano, perché da quel momento il cristianesimo si presenta come religione ufficiale. Di recente sono tanti i convertiti "celebri". Prima di Natale lo ha fatto Tony Blair. Perché la religione torna ad avere questa funzione pubblica e politica così rilevante? Nel Medio Evo se si convertiva il sovrano si convertiva il popolo: cuius regio eius religio. La conversione di Clodoveo dà inizio alla storia cristiana della Francia. Oggi il carattere clamoroso di una conversione discende solo dalla notorietà pubblica e dalla visibilità del personaggio. Quello di Allam è dunque un gesto che riaccende una tradizione che si era sopita. Dal '700 in poi eravamo stati abituati a considerare quello che accade nell'anima di una persona come un suo fatto spirituale, da rispettare senza invadere la sua coscienza. Anche perché insistere su un aspetto così spettacolare della conversione in passato è stato strumento di conflitti. Crede che la Chiesa abbia intenzione di riprendere una politica di conversione a danno delle altre fedi? Di fatto sì. Questi due atti: la preghiera per la conversione agli ebrei e il risalto alla conversione di un musulmano denotano la decisione di manifestare con forza la carica di verità del cattolicesimo. Certamente si sta aprendo un confronto sulla vera religione. Non che i cattolici abbiano iniziato, ma una violenza religiosa che sembrava sopita rischia ora di riaccendersi. Non è imbarazzante per la Chiesa che sul principale giornale italiano il convertito definisca tutto l'Islam "fisiologicamente violento e storicamente conflittuale"? Su questo si può discutere. Sarebbe come dire che si condanna il cristianesimo come violento perché nel '500 durante la strage di san Bartolomeo le campane di Roma suonarono a festa. Allora la religione cristiana era fortemente violenta, e la violenza era quasi essenziale alla conversione, si teorizzava che la soluzione per cancellare la differenza fosse uccidere il diverso. Anche per i sovrani: Enrico III ed Enrico IV furono uccisi da fanatici religiosi. Allo stesso modo l'Islam non è sempre stato aggressivo. Durante la lunghissima storia dell'impero turco la religione islamica era tollerante. E' accaduto di frequente che cristiani con convinzioni poco ortodosse fuggissero a Costantinopoli. E lo stesso accadde, dal 1492, con gli ebrei che rifiutarono il battesimo forzato in Spagna. Oggi sembra ovvio il contrario ma in passato il mondo musulmano rispettava gli ebrei. Quel conflitto è frutto soprattutto del XX secolo, fino ad allora gli ebrei in Palestina godevano di condizioni di tolleranza migliori rispetto agli stati cristiani d'Europa. Come vede, davanti all'assolutezza della teologia la storia dimostra che le varie posizioni si modificano nel tempo. Generalizzazioni di quel tipo su cristiani o musulmani violenti vanno semplicemente respinte. Alcuni commentatori, soprattutto di cultura araba e fede musulmana, parlano di una "seconda Ratisbona". Bisognerà vedere se accentuerà la conflittualità oppure, come le beatificazioni, sarà vista come un fatto celebrativo, la vittoria di alcuni seguaci religiosi su altri. Certo, la conversione è un atto pacifico, tipico del proselitismo ma è un fenomeno da non sottovalutare. Proporla come atto pubblico può accentuare il carattere religioso di un conflitto Islam-Occidente che finora è stato soprattutto politico. E' in atto in tutto il mondo un uso politico della religione di cui siamo testimoni e vittime. Il terrorismo cosiddetto islamico è un uso sistematicamente politico della religione. Ma senza scomodare Machiavelli lo stesso accade anche da noi. La religione è una forza da cui si può ricavare potere.

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IL CASO (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Città del Vaticano. È durata appena un paio d'ore la permanenza in Israele di padre Clarence Masih, frate cappuccino di 33 anni, origine pachistana, che nel Paese avrebbe voluto solo trascorrere "una settimana per il pellegrinaggio in Terra Santa". Giunto da Roma all'aeroporto internazionale di Tel Aviv "Ben Gurion", le autorità israeliane lo hanno respinto, lui solo di una delegazione della Pontificia Università Antonianum, formata da 24 sacerdoti italiani e 18 appartenenti a Paesi per i quali è richiesto da Israele un visto di ingresso. Per gli altri, nessun problema al controllo passaporti. Per il frate, invece, lo stop e il rientro forzato in Italia. Al controllo, infatti, dopo aver visto il documento pachistano, "una donna - ha raccontato padre Clarence - mi ha detto di aspettare. Sono stato quindi portato in una stanza dove alcuni membri delle autorità israeliane mi hanno fatto delle domande". Il "colloquio" con le autorità israeliane "durato circa due ore" si è però concluso con il divieto di ingresso e con il reimbarco di padre Masih su un volo per Roma. Per la vicenda hanno protestato i compagni di viaggio di padre Masih. "Non riesco a spiegarmi l'accaduto - ha concluso il frate - Posso pensare solo che la ragione sia che sono pachistano".

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Iran, D'Alema isolato dal resto d'Europa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Avanti!" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

LA MERKEL (COL DISCORSO ALLA KNESSET) E SARKOZY HANNO PRESO UNA POSIZIONE CHIARA CONTRO TEHERAN Iran, D'Alema isolato dal resto d'Europa 26/03/2008 La politica italiana è tutta concentrata sulla campagna elettorale, nella quale sono i temi di interesse strettamente interno (se non addirittura locale) a farla da padrone. E allora può succedere che essa non si mostri particolarmente attenta verso avvenimenti, anche molto significativi, che si svolgono però al di fuori dei confini nazionali. Non si è infatti riservata la giusta attenzione allo storico discorso che la settimana scorsa il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha tenuto alla Knesset, il Parlamento israeliano, nel quale ha lanciato un deciso monito all'Iran: "Non è la comunità internazionale che deve dimostrare che l'Iran vuole la bomba atomica, è l'Iran che deve convincere il mondo di non volerla". Nelle parole della Merkel c'è anche la convinzione che se Teheran dovesse riuscire a ottenere la bomba atomica, ciò avrebbe conseguenze - oltre che in primo luogo per la sicurezza e l'esistenza dello Stato di Israele, sicurezza verso la quale la Germania sente di avere una "speciale responsabilità" - anche per l'Europa. Per la Merkel la sicurezza di Israele non è negoziabile, e la Germania resta convinta dell'esigenza di continuare sulla strada delle sanzioni verso l'Iran. Parole chiare, queste, che hanno fatto affermare a Luigi Compagna, già presidente del Comitato Italia-Isarele dell'Unione interparlamentare, che "fin troppo spregiudicata" è stata finora la linea del presidente del Consiglio e del ministro degli Esteri italiani sul nucleare iraniano, e che le parole pronunciate dal cancelliere tedesco a Gerusalemme possono considerarsi una "esplicita presa di distanza dell'Europa dalle furbizie con cui Prodi e D'Alema hanno sinora civettato con Iran e Siria". Che nel contrasto ai programmi militari di Paesi come l'Iran sia in gioco la sicurezza europea ne è convinto anche Nicolas Sarkozy. Nel corso di un discorso sulla politica di difesa alla presentazione di un sommergibile nucleare di nuova generazione, il presidente francese ha avvertito che ci sono Paesi, in Asia e in Medio Oriente, che stanno rapidamente sviluppando capacità balistiche: "Penso in particolare all'Iran", ha sottolineato Sarkozy, "perché sta aumentando la gittata dei suoi missili mentre seri sospetti gravano sulle sue attività nucleari"; valutazioni, queste, che il portavoce del Ministero per gli Affari Esteri iraniano ha affermato essere "senza valore". Fatto sta che l'attenzione su Teheran rimane alta e preoccupazione per l'atteggiamento delle autorità iraniane è stata altresì espressa da Silvio Berlusconi che, intervistato da un giornale israeliano, ha dichiarato che farà tutto il possibile, e "anche oltre", per evitare che si realizzi il piano più volte espresso da Ahmadinejad di distruggere Israele. Fintanto che in Iran ci sarà una leadership politica che dichiara apertamente che Israele va cancellato dalla faccia della Terra, è stato il commento del leader del Popolo della libertà, "non possiamo essere tranquilli".

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Islamici e sinistra contro Allam La Lega: noi stiamo con Magdi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Paolo Bassi La libertà religiosa? vale per gli islamici, non per i cristiani. L ennesima dimostrazione, l abbiamo avuta con la recente scelta del noto giornalista e scrittore Magdi Allam, che ha abbandonato la fede del Profeta per abbracciare quella di Gesù Cristo. In una lunga intervista al Giornale, il vice-direttore del Corriere, ha spiegato, fra le altre cose, che la situazione attuale richieda più di una riflessione non solo sul fondamentalismo, ma anche su quell Islam, che normalmente consideriamo moderato . Parole che secondo il deputato leghista, Federico Bricolo, confermano l inesistenza stessa di un Islam moderato. La prova, spiega il vice-segretario della Liga Veneta, "arriva dalle proteste dei 138 cosiddetti saggi, dei rappresentanti e degli imam delle comunità islamiche. Si tranquillizzino pure - afferma Bricolo - non è la prima e non sarà l ultima: se qualcuno nel mondo islamico pensava che l Occidente cristiano si sarebbe arreso al loro espansionismo senza combattere si sbagliava di grosso. Oggi - aggiunge - ancora di più possiamo dire che, grazie a Benedetto XVI, l Occidente ha finalmente trovato un Papa forte, deciso e motivato a difendere la nostra religione, i suoi valori e la sua millenaria tradizione, senza paura delle reazioni degli integralisti islamici". Sulla stessa linea anche il segretario piemontese, Roberto Cota, che ricorda come: "La sinistra abbia insensatamente e pericolosamente tentato di far passare la cosiddetta legge sulla libertà religiosa, una normativa che sarebbe stata l anticamera dell islamizzazione della nostra società". Gli attacchi alla scelta di Fede del giornalista, sono stati stigmatizzati con forza anche dal capo-delegazione del Carroccio al Parlamento Europeo, Mario Borghezio, che ha puntato il dito contro "il silenzio vergognoso e vile dei cosiddetti difensori della libertà religiosa, muti e silenti di fronte a questa ennesima prova di intolleranza da parte dei musulmani". Silenzio o, peggio, ulteriori attacchi. Sì perché l autore di W Israele , non è finito solo nel mirino dei saggi islamici . Dure le critiche anche dalla sinistra nostrana. Per il sottosegretario agli esteri, Bobo Craxi, "Allam ha trasformato la sua conversione, che dovrebbe essere un fatto privato, in un evento pubblico e politico legato alla sua ostinata e reiterata denuncia contro i rischi che si annidano nel fanatismo religioso islamico. Di ciò, egli ha spesso reso una denuncia anche coraggiosa, che tuttavia - sostiene l esponente socialista - si è spinta, di sovente, ai confini di un eguale fanatismo. Di simili estremismi, culturali e politici, non ce n era alcun bisogno". Una tesi sostenuta anche dal vice-ministro agli Esteri con delega al Medioriente, Ugo Intini, secondo il quale: "La vicenda Allam preoccupa e la Chiesa dovrebbe prendere le distanze dalle sue dichiarazioni che danno un contributo al pericolo più grande del nostro tempo: la guerra di religione e di civiltà". [Data pubblicazione: 26/03/2008].

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Oggi i cristiani non hanno più paura (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Benedetto XVI e la Conversione di Allam Oggi i cristiani non hanno più paura Paolo Bassi Non abbiate paura . Giovanni Paolo II, fin dai primi giorni del suo pontificato, ha usato spesso questa esortazione. Un messaggio semplice, diretto, eppure dirompente. Lo stesso effetto ha avuto (e soprattutto avrà) quanto successo in San Pietro durante la Veglia pasquale. La conversione di Magdi Allam e il suo battesimo per mano del Papa, ha un importanza che va ben oltre il fatto in sè. La scelta del vice-direttore del Corriere della Sera, maturata - come lui stesso ha avuto modo di spiegare in una lunga lettera pubblicata sul giornale di via Solferino - durante una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione , e il fatto che sia stato il santo Padre a officiare in prima persona la cerimonia, diviene potentissimo simbolo di rinascita, non solo personale, ma collettiva. E un atto d amore verso i tanti cristiani perseguitati e verso i molti, ancora, costretti a nascondersi perché minacciati di morte da chi non accetta una simile scelta di Fede. Le preghiere del Santo Padre non hanno mai smesso di andare a questi martiri, al centro dei suoi pensieri fin dai primi passi compiuti dopo la salita al soglio di Pietro. E Allam non ha mai fatto mistero di soffrire, anche da musulmano, per questi soprusi. Lo ha coraggiosamente denunciato, e per questo è stato costretto, ben prima di maturare il proprio personale intimo percorso di conversione, a rinunciare alla libertà, costretto sotto scorta a causa delle numerose minacce di morte da parte degli estremisti islamici. Le storie di questi due grandi personaggi contemporanei, le loro convinzioni profonde, si sono intrecciate in un momento, quello della Pasqua, già di per se fortemente simbolico, che in questa occasione si carica di nuovi e profondi significati e valori. E un grido di liberazione che si alza al cielo, voci che si vogliono unire a quelle di chi, ancora oggi, è privato della parola. Cinque anni fa, come primo articolo sul Corriere, l autore di W Israele scelse proprio di raccontare la solitudine spirituale e umana, dei molti neo-cristiani perseguitati. "Mi auguro - scriveva solo tre giorni fa - che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza, traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre delle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere se stessi". Un inchiesta che a distanza di un lustro, rimane attualissima. Però, quella che allora sembrava una battaglia persa, oggi lascia intravvedere una possibilità di riscatto. E per questo, anche se non si è direttamente coinvolti, anche se non si ha ricevuto il dono di una Fede così profonda, non si può non fermarsi a riflettere sulla portata storica di quanto successo. Non si può, oggi, non essere grati, a chi ci ha dimostrato, che si può non avere paura . [Data pubblicazione: 25/03/2008].

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I media arabi vanno all attacco (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"È un apostata e per giunta amico di Israele" I media arabi vanno all attacco So a cosa vado incontro, ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede . Così Magdi Allam anticipava dalle colonne del suo giornale, quello che è puntualmente successo all indomani della sua conversione al Cristianesimo. Non che prima la sua vita fosse stata facile, visto che da anni vive sotto scorta a causa delle reiterate minacce da parte di gruppi fondamentalisti. Ma appena si sono diffuse le immagini della cerimonia del suo battesimo officiata dal Papa, da gran parte del mondo islamico si è sollevata un ondata di critiche tale, da lasciar presupporre, purtroppo, che il futuro sotto il profilo dei rischi personali, sarà ancora più difficile. Siti web e giornali arabi sono saliti sulle barricate definendo il giornalista del Corriere apostata e accusandolo di essersi venduto all Occidente per interessi economici e personali . Sui forum dei più frequentati siti arabi, non si contano gli insulti che mescolano critiche alla conversione, con un viscerale odio nei confronti di Israele, verso il quale il giornalista non ha mai nascosto di sentirsi vicino. Anche i grandi media dei Paesi islamici, non vanno per il sottile. Ad un atteggiamento sfumato di Al Jazeera, che ha scelto di non fare alcun accenno alla notizia, si contrappone l attacco di Al-Arabiya, che ha definito il vice-direttore del Corriere della Sera, come uno dei più controversi giornalisti italiani , ricordando capziosamente che Allam aveva difeso il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, che molti musulmani interpretarono come un attacco alla loro religione . E naturalmente non è mancato chi, come il quotidiano egiziano Al Masri El Yom, ha adombrato un possibile coinvolgimento di Allam con i servizi segreti italiani. Il giornale, per spiegare chi fosse il giornalista, ha scritto: "Non avete bisogno di imparare l italiano per sapere cosa scrive sul Corriere della Sera, vi basti sapere che nel 2007 ha pubblicato un libro intitolato W Israele ". [Data pubblicazione: 25/03/2008].

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Fatah fa pace con Hamas. Anzi, no (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il vicepresidente usa: iran e siria contro la pace Fatah fa pace con Hamas. Anzi, no Gerusalemme - Era appena stato annunciato l accordo tra i palestinesi di Hamas, che controllano la striscia di Gaza e Fatah, che controlla la Cisgiordania, che già iniziano liti e smentite. Le due principali fazioni palestinesi si erano riconciliate a Sana'a, capitale dello Yemen, impegnandosi dopo mesi di ostilità a riprendere i colloqui. Ma il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha respinto la dichiarazione congiunta siglata ieri a Sanàa. Abbas ha rilevato che l inviato di Fatah, Azzam Ahmad, non era stato autorizzato e che avrebbe dovuto richiedere l approvazione ad Abbas stesso prima di siglare l accordo di quattro punti. Ahmad, dal canto suo, ha affermato all emittente al-Jazeera che era in contatto telefonico con Abbas e che il presidente era perfettamente informato di quanto stava succedendo a Sanàa. Dopo giorni di trattative separate nella capitale yemenita, domenica la delegazione di Fatah e quella di Hamas guidata da Moussa Abu Marzouk avevano firmato un accordo di massima per la ripresa dei colloqui sulla base dell iniziativa portata avanti dal presidente yemenita Ali Adullah Saleh. Domenica era in visita a Gerusalemme il vicepresidente americano Dick Cheney. Il sito del quotidiano israeliano Hàaretz riporta una dichiarazione di Cheney dove afferma: "Sono convinto che è vero, ci sono le prove, che Hamas è sostenuto da Iran e Siria e sta facendo il possibile per far fallire il processo di pace". Il vicepresidente americano parlava alla stampa al termine della colazione con il primo ministro israeliano Ehud Olmert. Cheney ha incontrato anche il presidente palestinese Mahmoud Abbas a Ramallah e gli ha detto che ai palestinesi sono richieste "dolorose concessioni" per raggiungere un accordo di pace. Nell incontro con il presidente israeliano Shimon Peres, Cheney aveva assicurato che gli Usa faranno tutto il possibile nell affrontare la delicata questione della minaccia nucleare iraniana. [Data pubblicazione: 25/03/2008].

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