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26-3-2008 #TOP
Nominato
ambasciatore Onu dell'ospedale Tel ha-Shomer
( da "Stampa,
La" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: erede della famiglia Agnelli Lapo Elkann ha annunciato al quotidiano israeliano Yediot Ahronot la sua missione mediorientale: domani mattina, nella sede delle Nazioni Unite, riceverà la carica di "ambasciatore di buona volontà" dell'ospedale Tel ha-Shomer (Shiba) di Tel Aviv, il centro medico dove da due anni è ricoverato l'ex premier israeliano Ariel Sharon.
ENZO
ARMANDO ( da "Stampa, La"
del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Freschi di stampa ENZO ARMANDO Claudio Vercelli e lastoria di Israele Claudio Vercelli, origini astigiane, ricercatore all'istituto "Salvemini" di Torino e collaboratore dell'istituto storico della Resistenza di Asti, ha pubblicato per Carocci una "Breve storia dello Stato d'Israele" (168 pp., 14,30 euro).
Ardeatine,
appello per l'esame del Dna I Moscati: Abbiamo pregato per 64 anni su quella
salma contrassegnata dal numero 329 continueremo a farlo, non abbiamo perso la
speranza di a ( da "Unita, L'"
del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israel Cesare, non si aspettava che la salma non fosse dello zio. "Però continuerò a pregare sulla tomba - dice - Nella speranza di sapere chi sia il nostro congiunto". Da venti anni Cesare cerca di sapere per avere pace, per mettere un nome su quella "salma 329 ignoto", così come sta sul corpo di Emanuele Moscati,
L'Anp
prova a riprendersi Jenin città dei kamikaze Autorizzato l'invio di 600
poliziotti palestinesi Il piano di Fayyad per riconquistare la Cisgiordania
( da "Unita,
L'" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano, il ministro della Difesa Ehud Barak, e il premier palestinese Salam Fayyad. In questa occasione, Barak ufficializzerà il via libera israeliano alla dislocazione a Jenin di 600 agenti dell'Autorità palestinese. Uno stretto collaboratore del ministro israeliano, spiega che il provvedimento rientra nel tentativo dello Stato ebraico di cedere gradualmente ai servizi di sicurezza
Gay
palestinese ottiene il visto Vivrà a Tel Aviv col partner
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
26-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: DI ISRAELE: A JENIN RISCHIAVA LA MORTE Gay palestinese ottiene il visto Vivrà a Tel Aviv col partner ? TEL AVIV ? "SBAGLIA chi pensa che Israele non conceda il diritto al ritorno ai palestinesi: lo Stato ebraico ha concesso un permesso di soggiorno provvisorio a un 33enne palestinese della città di Jenin per potere vivere con l'
Gay
palestinese minacciato: ottiene di vivere a Tel Aviv
( da "Corriere
della Sera" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: cerca di ottenere il permesso di vivere in Israele. Lontano dalla paura e lontano dalla famiglia. I parenti lo minacciano da quando hanno scoperto che è omosessuale e, ancora più grave per loro, che da otto anni è il compagno di un israeliano. Adesso l'esercito gli ha concesso di lasciare la Cisgiordania.
Corsa
all'atomo nel Golfo L'85% dei Paesi lo vuole
( da "Corriere
della Sera" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il secondo è l'equilibrio del terrore con Israele, potenza non convenzionale da quasi 40 anni e dotata di oltre 200 ordigni. Il terzo è pensare ad una energia alternativa al petrolio. Un desiderio fatto proprio dai summit arabi e ribadito dai singoli governi. Lo slogan è semplice e chiaro: abbiamo diritto anche noi al nucleare.
DA
UN paio di anni, Stati Uniti e Russia stanno confrontandosi con toni quasi da
guerra fredda. ( da "Messaggero, Il"
del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: di una conferenza a Mosca per la pace in Palestina, competitiva con quella organizzata lo scorso novembre dagli Usa ad Annapolis. Da parte americana, le "botte" sono state ancor più dure: la conferma delle proposte Usa nel summit Nato che si terrà a Bucarest dal 2 al 4 aprile dell'inizio delle procedure d'ammissione all'Alleanza dell'Ucraina e della Georgia,
CHI
verrà dopo di noi leggerà nei libri di storia di un piccolo uomo musulmano che
ent ( da "Messaggero, Il"
del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Oppure sono figli di altre terre che hanno nel cuore la Palestina perduta, il deserto del Marocco o i limoni del Libano; non necessariamente sudditi della Sharìa, feroce legge umana voluta dall'uomo per sottomettere l'uomo. Magdi Allam e Joseph Ratzinger sono due grandi protagonisti della nostra epoca;
Respinto
alla frontiera frate francescano ( da "Tempo, Il"
del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stampa Israele Respinto alla frontiera frate francescano Un frate cappuccino di origine pakistana, ma residente in Italia, è stato respinto alla frontiera dalle autorità israeliane. Il religioso, Clarence Masih, faceva parte di un gruppo cui era già stato concesso il visto da parte delle autorità di Gerusalemme,
Da
Allah ad Allam uso politico di una conversione
( da "Liberazione"
del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che al suo attivo un libello sconcertante dal titolo Viva Israele! , e che solo recentemente ha inviato un messaggio ai nuovi governanti - quelli che lui attende fiducioso il 14 aprile - invitandoli a operare una "bonifica della cultura" (cominciando dall'Università, riferendosi all'Appello dei 67 della Sapienza e, ahimé, a quello da me promosso a loro sostegno?
Moliterno
(Pz) In occasione del centenario della morte dello storiografo e meridionalista
Giacomo Racioppi, alle 17 inaugurazione della mostra Il libro del fondo
Racioppi , alle 17 ( da "Liberazione"
del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Caso Israele: tra informazione e controinformazione . Alle 18 alla biblioteca civica Tartarotti, presentazione del libro "Tra Muri, lacrime e za'tar: storie di vita e voci dalla Palestina" di Gianluca Solera; assieme all'autore intervengono Cecilia Impera, discepola di don Dossetti e missionaria per molti in anni in Palestina;
Parole
partigiane di un mondo in rivolta
( da "Manifesto,
Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Iraq alla Palestina, dall'Afghanistan al Libano". Dagli scritti traspare una visione del mondo che si rifà all'antimperialismo più tradizionale di una certa sinistra, riaggiornato al tempo dell' "utopia" della globalizzazione. In contrapposizione alla lettura che vuole gli stati-nazione sempre più esautorati, per Bernocchi il "liberismo"
Imperia,
prove di altro mondo ( da "Manifesto, Il"
del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Il
Il
battesimo di Allam esaspera l'Islam moderato
( da "Manifesto,
Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: analista palestinese Khaled Amayreh sul sito legato ad Hamas Palestine-info.net: "Il vaticano non può sperare in buone relazioni con i musulmani e al tempo stesso continuare ad incitare all'odio e al razzismo nei confronti di una religione che ha un miliardo e mezzo di seguaci, compresi milioni di europei e migliaia di italiani".
Adriano
Prosperi: La storia cristiana è anche più violenta
( da "Manifesto,
Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: fino ad allora gli ebrei in Palestina godevano di condizioni di tolleranza migliori rispetto agli stati cristiani d'Europa. Come vede, davanti all'assolutezza della teologia la storia dimostra che le varie posizioni si modificano nel tempo. Generalizzazioni di quel tipo su cristiani o musulmani violenti vanno semplicemente respinte.
IL
CASO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ore la permanenza in Israele di padre Clarence Masih, frate cappuccino di 33 anni, origine pachistana, che nel Paese avrebbe voluto solo trascorrere "una settimana per il pellegrinaggio in Terra Santa". Giunto da Roma all'aeroporto internazionale di Tel Aviv "Ben Gurion", le autorità israeliane lo hanno respinto, lui solo di una delegazione della Pontificia Università Antonianum,
Iran,
D'Alema isolato dal resto d'Europa
( da "Avanti!"
del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: oltre che in primo luogo per la sicurezza e l'esistenza dello Stato di Israele, sicurezza verso la quale la Germania sente di avere una "speciale responsabilità" - anche per l'Europa. Per la Merkel la sicurezza di Israele non è negoziabile, e la Germania resta convinta dell'esigenza di continuare sulla strada delle sanzioni verso l'Iran.
Islamici
e sinistra contro Allam La Lega: noi stiamo con Magdi
( da "Padania,
La" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: W Israele , non è finito solo nel mirino dei saggi islamici . Dure le critiche anche dalla sinistra nostrana. Per il sottosegretario agli esteri, Bobo Craxi, "Allam ha trasformato la sua conversione, che dovrebbe essere un fatto privato, in un evento pubblico e politico legato alla sua ostinata e reiterata denuncia contro i rischi che si annidano nel fanatismo religioso islamico.
Oggi
i cristiani non hanno più paura ( da "Padania, La"
del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: l autore di W Israele scelse proprio di raccontare la solitudine spirituale e umana, dei molti neo-cristiani perseguitati. "Mi auguro - scriveva solo tre giorni fa - che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza, traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre delle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere se stessi"
I
media arabi vanno all attacco ( da "Padania, La"
del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: È un apostata e per giunta amico di Israele" I media arabi vanno all attacco So a cosa vado incontro, ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede . Così Magdi Allam anticipava dalle colonne del suo giornale, quello che è puntualmente successo all indomani della sua conversione al Cristianesimo.
Fatah
fa pace con Hamas. Anzi, no ( da "Padania, La"
del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il sito del quotidiano israeliano Hàaretz riporta una dichiarazione di Cheney dove afferma: "Sono convinto che è vero, ci sono le prove, che Hamas è sostenuto da Iran e Siria e sta facendo il possibile per far fallire il processo di pace". Il vicepresidente americano parlava alla stampa al termine della colazione con il primo ministro israeliano Ehud Olmert.
( da "Stampa, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
[FIRMA]FRANCESCA
PACI CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME "Mi sento più ebreo che
cattolico". Con queste parole l'erede della famiglia
Agnelli Lapo Elkann ha annunciato al quotidiano israeliano Yediot Ahronot la
sua missione mediorientale: domani mattina, nella sede delle Nazioni Unite,
riceverà la carica di "ambasciatore di buona volontà" dell'ospedale
Tel ha-Shomer (Shiba) di Tel Aviv, il centro medico dove da due anni è
ricoverato l'ex premier israeliano Ariel Sharon. Non è la prima volta
che la stampa israeliana si interessa dei nipoti dell'Avvocato. L'estate scorsa
il quotidiano Maariv aveva dedicato cinque pagine al fratello di Lapo, John
Elkann, e alla sua carriera prodigiosa alla guida dell'azienda di famiglia. Uno
speciale dedicato al futuro economico del Paese: la Fiat punta sul mercato
israeliano? Ora tocca a Lapo. "Il mio amico Steven Klein mi ha offerto la
carica di "ambasciatore globale" dell'ospedale Shiba e ho subito
accettato", racconta il giovane Elkann. I romanzi del padre Alain fanno
sempre bella mostra alla fiera del libro di Gerusalemme, cronaca di un'identità
ebraica intellettuale oltre che religiosa. Un'identità che Lapo non vuole
abbandonare: "Fino ad ora non avevo fatto niente per la comunità ebraica o
per Israele. Mi sono detto che Dio mi stava offrendo
una ulteriore possibilità, che mi stava dando la vita per la seconda volta e
che dovevo agire dando parte di me stesso". Ma cosa significa
concretamente "ambasciatore di buona volontà"? Mille piccoli importantissimi
progetti. Per esempio la costruzione di uno stadio dove i bambini dell'ospedale
possano giocare a calcio a fini terapeutici. Sport sì, ma di serie A. La
direzione del Tel ha-Shomer non lo dice direttamente ma spera che magari,
domani, qualche giocatore della Juventus possa essere presente alla deposizione
della prima pietra. Un gol. Il rapporto con Israele e
con la tradizione ebraica è parte importante della memoria di Lapo. Ricordi, ma
non solo. Il giovane Elkann ricorda i suoi anni giovanili trascorsi a Parigi,
un ambiente spiccatamente ebraico, un patrimonio problematico perché, nota il
quotidiano Yediot Ahronot, suscettibile di chissà quali reazioni da parti degli
ambienti islamici più radicali. "Io mi sento ebreo, non cattolico".
Lapo Elkann ripete la sua convinzione, la sua storia: "Mia madre ci
battezzò da bambini, ma avrei delle obiezioni in merito. La cultura ebraica mi
ha sempre affascinato, forse perché il mondo ebraico è meno ipocrita del
nostro. Non mi riconosco in molti aspetti del pensiero della Chiesa cattolica,
non mi riconosco nel fatto che un uomo di successo debba chiedere perdono. Per
che cosa? Una persona che lavora 15 ore al giorno e ottiene dei risultati deve
essere soddisfatto per i suoi sforzi". La Chiesa di Roma, secondo Lapo, ha
migliaia di di contraddizioni: "Anche se mia madre è cattolica, mi sento
più a mio agio nel mondo ebraico". E si sente a suo agio in Israele: "Amo Tel Aviv e Gerusalemme. Mi piacciono i
giovani israeliani, così determinati, forti. Malgrado le tragedie sono sempre
pronti a rimettersi in piedi e ripartire".
( da "Stampa, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Freschi
di stampa ENZO ARMANDO Claudio Vercelli e lastoria di Israele Claudio
Vercelli, origini astigiane, ricercatore all'istituto "Salvemini" di
Torino e collaboratore dell'istituto storico della Resistenza di Asti, ha
pubblicato per Carocci una "Breve storia dello Stato d'Israele" (168
pp., 14,30 euro).
Un'uscita non casuale, visto che ricorre il 60° anniversario della controversa
nascita di questa nazione. La stessa Fiera del Libro di Torino ha deciso di
dedicare alla letteratura israeliana il salone di maggio. Con questo saggio
Vercelli ha voluto fornire uno squarcio su una storia di grandissima rilevanza
ma di cui si hanno spesso scarse conoscenze. L'autore ha cercato di analizzare
quegli aspetti che vengono sovente omessi nella formulazione di un giudizio sul
ruolo di Israele, soprattutto in rapporto al
perdurante confronto con i palestinesi: dalla fisionomia culturale propria del
paese alla sua mutevole composizione sociale, dalla storia politica
all'evoluzione dell'economia nazionale. L'intenzione di Vercelli è quella di
focalizzare l'attenzione dei lettori sulle peculiarità dello Stato e sulle
specificità della società israeliana, offrendo alcune sintetiche chiavi di
lettura a beneficio di quanti vogliano cogliere meglio il suo ruolo partendo
dalla definizione della sua natura storica.
( da "Unita, L'" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Ardeatine, appello per l'esame del Dna I Moscati: "Abbiamo
pregato per 64 anni su quella salma contrassegnata dal numero 329 continueremo
a farlo, non abbiamo perso la speranza di arrivare all'identificazione" di
Gioia Salvatori "E adesso su quale tomba pregheremo?". Angelo e
Pellegrino, i fratelli di Marco Moscati, partigiano martire delle fosse
Ardeatine, non si capacitano. Hanno letto in lacrime il responso dell'esame del
Dna che dice che quella tomba delle fosse su cui hanno pianto per 64 anni non è
del loro congiunto. Anche il nipote di Marco, Israel
Cesare, non si aspettava che la salma non fosse dello zio. "Però
continuerò a pregare sulla tomba - dice - Nella speranza di sapere chi sia il
nostro congiunto". Da venti anni Cesare cerca di sapere per avere pace,
per mettere un nome su quella "salma 329 ignoto", così come sta sul
corpo di Emanuele Moscati, l'altro zio, il fratello di Marco, anch'egli
partigiano, anch'egli massacrato alle fosse Ardeatine. La 329 è l'unica tra le
salme non identificate che ha su una stella di David, un indizio che aveva dato
tante speranze ai Moscati. "Io ci ho portato anche la mia bambina, su
quella tomba - dice un pronipote di Marco, Angelo -: dunque da 4 generazioni
preghiamo per quel martire". "Sapere che ci sono morti identificati
con un numero e basta così come succedeva agli ebrei nei campi di
concentramento - dice Riccardo Pacifici, vicepresidente della comunità ebraica
di Roma - ci angoscia profondamente. Aiutateci ad identificare i 12
ignoti". L'appello, fatto ieri da Pacifici con Rosetta Stame, presidente
dell'Anfim, e Carla Di Veroli, che ha messo in moto la macchina per
l'identificazione 2 anni fa, è per il presidente della Repubblica e il prossimo
governo: "Per superare la burocrazia e attingere al materiale genetico
prima che sia troppo tardi, già tra un anno potrebbe esserlo - ha detto la Di
Veroli, assessore alla cultura dell'XI municipio". Non si può aprire una
tomba, infatti, senza richiesta dei congiunti e senza autorizzazione, in questo
caso del ministero della difesa. L'appello, dunque, è anche per le famiglie:
"Abbiamo 10 nomi che erano sulla lista di Kappler e che non corrispondono
a un corpo. Ora c'è il Dna di almeno una delle 12 salme di ignoti delle fosse
Ardeatine: si facciano avanti i famigliari, così ad almeno uno potremo dare
nome". Il Dna della salma 329, dice il genetista Giuseppe Novelli che
insieme a uno staff di studiosi di Tor Vergata ha prestato gratuitamente la sua
opera, sembrerebbe di un italiano di un metro e sessanta circa. L'altezza è
definita dalla misurazione della tibia, quanto alla identità nazionale,
"vi sono tratti del materiale genetico che si ritrovano comunemente fra
gli italiani". Sembrerebbe escluso, dunque, che si tratti dei tre
stranieri ebrei presenti nella lista dei 10 non identificati. La salma potrebbe
essere dell'altro italiano ebreo presente nella lista, Cesare Calò, di uno dei
cinque non ebrei della lista di Kappler o di uno dei 2 ignoti di cui non si ha
neppure il nome. La Regione Lazio si è detta disposta a reperire fondi per gli
esami del Dna. L'APPELLO al presidente della Repubblica e al prossimo governo,
ma anche alle famiglie, per rimuovere le difficoltà burocratiche che ostacolano
le indagini genetiche.
( da "Unita, L'" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del L'Anp prova a riprendersi Jenin città dei kamikaze Autorizzato
l'invio di 600 poliziotti palestinesi Il piano di Fayyad per riconquistare la
Cisgiordania di Umberto De Giovannangeli LA "RICONQUISTA" della
Cisgiordania parte da Jenin, la capitale dei kamikaze, roccaforte dei duri
dell'Intifada in Cisgiordania. Parte dalla città simbolo della resistenza
palestinese il tentativo della dirigenza dell'Anp di portare legge e ordine nei
Territori. Un piano ambizioso, del quale l'Unità ha potuto prendere visione. Un
piano a tappe, la prima delle quali verrà formalizzata oggi nell'incontro tra
l'uomo-forte del governo israeliano, il ministro della
Difesa Ehud Barak, e il premier palestinese Salam Fayyad. In questa occasione,
Barak ufficializzerà il via libera israeliano alla dislocazione a Jenin di 600
agenti dell'Autorità palestinese. Uno stretto collaboratore del ministro
israeliano, spiega che il provvedimento rientra nel tentativo dello Stato
ebraico di cedere gradualmente ai servizi di sicurezza di Abu Mazen il
controllo dei principali centri urbani palestinesi in Cisgiordania.
"Abbiamo la responsabilità suprema per la sicurezza degli abitanti di Israele - ha anticipato ieri Barak durante una visita a un
centro reclute - e per sostenere la riuscita dei colloqui con i palestinesi
dobbiamo cercare di venire loro incontro, e anche accettare rischi
calcolati". Il ministro israeliano ha infine detto di voler lavorare con
Fayyad su una serie di progetti economici, fra cui la creazione di un polo
industriale presso Jenin, finanziato dalla Germania. Nei giorni scorsi il
premier Ehud Olmert ha autorizzato, in questo contesto, la consegna all'Anp di
25 blindati di produzione russa. Barak parla di "rischio calcolato",
ma per la leadership palestinese è molto di più: è il banco di prova della sua
capacità di controllare il territorio e di essere in grado di far rispettare
un'autorità reale. È il piano-Fayyad, che l'Unità è in grado di rivelare nei
suoi punti essenziali. Tremilacinquecento agenti, addestrati dai servizi
egiziani e da quelli giordani, scelti tra i reparti di élite delle forze di
sicurezza e della guardia presidenziale. Saranno loro a dover sfidare sul campo
le fazioni armate che, a cominciare da Jenin, hanno sempre rappresentato un
vero e proprio contropotere nei Territori. Si inizia da Jenin, e si proseguirà,
sempre in condivisione con le autorità israeliane, con Nablus (la più popolosa
città della Cisgiordania), Betlemme, Tulkarem, Ramallah, Kalkilya. A far parte
di questa forza speciale vi sono anche decine di miliziani delle Brigate dei
martiri di Al Aqsa, il braccio armato di Al Fatah (il movimento guidato da Abu
Mazen) che nei mesi scorsi hanno scelto di abbandonare la lotta armata contro Israele: tra questi c'è anche il mitico capo delle Brigate
dei martiri di Al Aqsa a Jenin, Zakaria Zubeidi, inquadrato con il grado di
ufficiale. Queste forze di polizia dovranno provvedere al mantenimento
dell'ordine, riservando all'esercito israeliano il diritto di arrestare
palestinesi ricercati per attività terroristiche. Parallelamente alla
dislocazione dei 3.500 agenti dell'Anp, le delegazioni israeliana e palestinese
impegnate nei negoziati di pace avviati con la Conferenza di Annapolis
(novembre 2007), indicheranno ai vertici di Tsahal quali e quanti degli attuali
587 ceck point che frammentano il territorio cisgiordano potrebbero essere
rimossi: "I ceck point sono il simbolo dell'umiliazione per il popolo
palestinese, luogo di quotidiane sofferenze e soprusi. Ridurli fortemente
sarebbe un segnale importante che può ridare speranza al dialogo", ci dice
Saeb Erekat, già capo negoziatore dell'Anp. Un piano ambizioso, quello messo a
punto dal premier Fayyad, (sostenuto dagli Usa che hanno stanziato ottanta
milioni di dollari per l'ammodernamento delle forze di sicurezza fedeli ad Abu
Mazen) che dalla Cisgiordania dovrebbe estendersi anche alla Striscia di Gaza.
I dettagli di questo seconda parte sono stati definiti da una commissione
congiunta egiziano-palestinese coordinata dal capo dei servizi di sicurezza
egiziani, generale Omar Suleiman. "Alla base c'è una determinazione
politica che motiva l'intero piano: qualsiasi accordo di pace deve contemplare
una soluzione che tenga insieme Cisgiordania e Gaza, e perché ciò possa
avvenire è fondamentale che le forze di sicurezza dell'Anp siamo messe in
condizione di controllare i valichi di frontiera tra Gaza e Israele",
spiega a l'Unità Yasser Abed Rabbo, segretario del Comitato esecutivo dell'Olp,
tra i più ascoltati consiglieri politici del presidente Abu Mazen. In questo
ambito, l'impegno egiziano è duplice: addestrare le forze dell'Anp (900 uomini)
e garantire, a Israele, un maggiore controllo del
valico di Rafah, tra Egitto e la Striscia di Gaza, utilizzato dalle milizie
palestinesi per il contrabbando di armi. Il passaggio del controllo dei valichi
con Israele alle forze dell'Anp permetterebbe un
allentamento della morsa imposta da Tsahal nella Striscia di Gaza: una
prospettiva che non verrebbe vista con ostilità dall'ala "pragmatica"
di Hamas, quella che ha come leader il premier (dimissionato da Abu Mazen),
Ismail Haniyeh.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 26-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))
Argomenti: Israele/Palestina
SI' DI ISRAELE: A JENIN RISCHIAVA LA MORTE Gay palestinese ottiene il
visto Vivrà a Tel Aviv col partner ? TEL AVIV ? "SBAGLIA chi pensa che Israele non conceda il diritto al ritorno ai palestinesi: lo Stato
ebraico ha concesso un permesso di soggiorno provvisorio a un 33enne
palestinese della città di Jenin per potere vivere con l'amante
israeliano malato di cuore". Esordisce così la tv araba Al Arabiya nel
dare la notizia della decisione di Israele di
permettere il ricongiungimento di una coppia gay. Un amore (omosessuale),
dunque, che vince l'odio decennale tra due popoli in eterno conflitto. Lo
speciale permesso di vivere a Tel Aviv ? si legge sul sito di Al Arabiya ? è
stato rilasciato "per ragioni umanitarie" dal generale Yosef Mishlav,
coordinatore delle attività del governo israeliano nei Territori. La coppia ha
raccontato di aver presentato la domanda per un permesso di residenza in Israele anni fa, senza averlo mai ottenuto. Per i
palestinesi residenti in Cisgiordania è di norma molto difficile essere
autorizzati a entrare in territorio israeliano. La richiesta è stata poi
rivolta al generale Yosef Mishlav, definito dall'emittente "uomo che capisce
più di altri la realtà dei palestinesi". L'ufficiale avrebbe deciso di
accogliere la domanda in considerazione delle "minacce di morte che il
palestinese ha ricevuto dai suoi familiari" a Jenin. - -->.
( da "Corriere della Sera" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-26 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE La storia I parenti di Jenin lo osteggiano perché omosessuale e
perché il suo compagno è israeliano Gay palestinese minacciato: ottiene di
vivere a Tel Aviv DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Un mese lontano dalla
paura, poi si vedrà. Sono cinque anni che A., palestinese di Jenin, cerca di ottenere il permesso di vivere in Israele. Lontano dalla paura e lontano dalla famiglia. I parenti lo
minacciano da quando hanno scoperto che è omosessuale e, ancora più grave per
loro, che da otto anni è il compagno di un israeliano. Adesso l'esercito gli ha
concesso di lasciare la Cisgiordania. Il generale Yosef Mishlav, che
guida l'amministrazione dei Territori, ha dato il via libera alla residenza
temporanea. Trenta giorni, che potranno essere rinnovati. "L'avvocato ha
spiegato che la vita dell'uomo era in pericolo a causa del suo orientamento
sessuale. Consideriamo questa autorizzazione un caso eccezionale",
commenta un portavoce. Lo Shin Bet ha fatto le sue verifiche. "I servizi
segreti mi hanno interrogato, non hanno trovato niente su di me - racconta A.,
33 anni -. L'unica cosa che voglio è stare vicino al mio partner". Che è
un ingegnere informatico quarantenne e soffre di cuore, ha bisogno di
assistenza. In Israele vivono almeno 300 omosessuali
palestinesi. Raccontano di essere scappati per evitare persecuzioni e torture,
hanno imparato l'ebraico in fretta per nascondere l'accento arabo e per
nascondersi dagli agenti in borghese che li rispedirebbero in Cisgiordania.
Sono qui come illegali. Unica protezione per alcuni di loro è la tessera con il
simbolo arcobaleno che l'associazione gay Aguda distribuisce. "Sono
riuscito a ottenere un accordo non ufficiale con la polizia - spiega Shaul
Gonen, tra i leader dell'organizzazione - perché non espella i giovani nella
mia lista. Questo è l'unico Paese del Medio Oriente dove possono venire, la
nostra società è aperta verso i diritti degli omosessuali ". Per loro
resta molto difficile ottenere lo status di rifugiati. La convenzione Onu del 1951,
firmata anche da Israele, garantisce il diritto
d'asilo a chi è perseguitato a causa dell'orientamento sessuale. Il destino dei
gay palestinesi è legato a quello dei rapporti tra lo Stato ebraico e
l'Autorità di Ramallah. Al Arabiya, canale satellitare che trasmette da Dubai,
ha ironizzato sul permesso concesso ad A.: "Non è vero che Israele non sia favorevole al diritto al ritorno per i
palestinesi". Il rischio per chi resta in Cisgiordania è di venire
accusato di essere un collaborazionista. "Anche perché in passato i
servizi segreti israeliani - continua Gonen - avrebbero fatto pressioni sui gay
per usarli come informatori". Arrivati in Israele,
preferiscono cambiare nome, dimenticare e farsi dimenticare. "Qualcuno
potrebbe sempre riconoscerli", spiega Hanin Maikey, direttrice
dell'organizzazione Al Qaws (Arcobaleno), che riunisce gli omosessuali arabi.
"Molti membri della nostra comunità denunciano una doppia esclusione. Come
gay e lesbiche sono emarginati dalla società palestinese, in quanto arabi da
quella israeliana". Le riunificazioni familiari tra palestinesi e
cittadini israeliani sono state congelate da una legge agli inizi della seconda
Intifada. A. dovrà presentarsi ogni mese per rinnovare il permesso, mentre il
suo avvocato continuerà a tentare di fargli avere la residenza permanente. Con
il compagno, vive a Tel Aviv, la città che il mensile americano Out ha lanciato
come la nuova frontiera internazionale per gli omosessuali, definendola
"la futura Miami". Tel Aviv non è Gerusalemme, dove l'anno scorso gli
ebrei ultraortodossi sono in scesi in strada contro la Gay Parade. Davide
Frattini.
( da "Corriere della Sera" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-26 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE Proliferazione Intesa sui progetti con l'agenzia dell'Onu Corsa
all'atomo nel Golfo L'85% dei Paesi lo vuole Dietro gli intenti pacifici, il
timore dell'Iran WASHINGTON - "Le regole sono cambiate, ognuno vuole
sviluppare il proprio programma nucleare ", ha affermato il moderato e
filo- occidentale re Abdallah di Giordania. Parole pronunciate oltre un anno fa
e che rappresentavano bene quello che stava - e sta - accadendo dal Medio
Oriente al Golfo Persico. Oltre una dozzina di Paesi hanno deciso di sviluppare
il settore atomico. Una mossa dettata da tre timori. Il primo è rappresentato
dalla "bomba sciita", ossia il progetto iraniano per dotarsi di
un'arma atomica. Il secondo è l'equilibrio del terrore con Israele, potenza non convenzionale da quasi 40 anni e dotata di oltre
200 ordigni. Il terzo è pensare ad una energia alternativa al petrolio. Un
desiderio fatto proprio dai summit arabi e ribadito dai singoli governi. Lo
slogan è semplice e chiaro: abbiamo diritto anche noi al nucleare. Uno
studio ha fornito una tabella di comparazione interessante: l'85% dei Paesi del
Golfo (escluso l'Iraq) è interessato all'atomo contro il 15% degli stati del
Sud America e del 20% dell'Africa. Persino il Sudan, alle prese con problemi
interni significativi, ha espresso "interesse" verso il settore. La
maggior parte dei progetti sono condotti d'intesa con l'Aiea, l'Agenzia
internazionale per l'energia atomica, che periodicamente invia i suoi ispettori
per assistere chi vuole sviluppare un progetto civile. L' ombrello neutrale che
dovrebbe servire da garanzie contro manovre clandestine. Ma gli esperti temono
che alcuni degli Stati possano condurre piani segreti. "Vogliamo fare
tutto il modo trasparente e soprattutto è nostro desiderio che l'intera regione
sia libera dalle armi di distruzione di massa ", proclamano solennemente
le fonti ufficiali saudite. Più volte, però, nel corso di questi ultimi anni si
sono levati dubbi sulle vere intenzioni del regno. Rivelazioni in serie hanno
raccontato di un accordo con la Cina, dei contatti con gli scienziati
pachistani e della creazione di impianti di natura militare. In particolare
sarebbe stata costruita una grande base sotterranea sotto l'oasi di El Solayil
destinata a ospitare missili di nuova generazione e un centro di ricerche
sofisticato. Stesse - se non più ampie - le preoccupazioni a riguardo della
Siria che lavorerebbe all'atomica con l'assistenza della Corea del Nord. Un
caso portato alla ribalta da un misterioso raid compiuto da Israele,
il 6 settembre, contro un impianto nel nord del Paese. A nord ovest, in un'area
non meno instabile, i turchi hanno svelato di voler realizzare tre impianti. Il
primo dei quali sorgerà a Sinop, sul Mar Nero. Un po' più a sud, l'Egitto di
Hosni Mubarak ha ribadito che il nucleare rientra "nella nostra sicurezza
nazionale". Il Paese dispone già di un reattore commerciale a nord del
Cairo - lo hanno costruito gli argentini - ed ha l'intenzione di un svilupparne
un secondo a El Dabaa. I piccoli ma ricchi Emirati Arabi Uniti sono stati tra i
più determinati nel tradurre le dichiarazioni di impegno in atti concreti
stanziando 100 milioni di dollari per finanziare la ricerca. Ed hanno trovato
un partner nella Francia, che già collabora con numerosi paesi del Nord Africa
e del Medio Oriente. La voglia di nucleare, appaiata a spese militari costanti,
è seguita con molta attenzione dagli analisti americani indipendenti, che
ritengono troppo morbido l'atteggiamento dell'amministrazione Usa. Il loro
giudizio è che i progetti se, da un lato, sono ancora in una fase iniziale ed
esistono problemi tecnici da risolvere, dall'altro non rappresentano la ricetta
indicata per un'area dove non mancano motivi di tensione. "è come se
volessimo spegnere il fuoco della proliferazione con un secchio di
benzina", è stata la battuta di Henry Sokolski, direttore del "Non
proliferation policy education center". Tre fattori all'origine
dell'escalation: paura della bomba di Teheran, equilibrio del terrore con Israele, ansie sul dopo-petrolio Teheran Mahmoud
Ahmadinejad, 51 anni, sesto presidente dell'Iran Guido Olimpio.
( da "Messaggero, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di CARLO JEAN DA UN paio
di anni, Stati Uniti e Russia stanno confrontandosi con toni quasi da guerra
fredda. La rivalità si è acutizzata lo scorso febbraio, con la dichiarazione
d'indipendenza del Kosovo e la conseguente umiliazione subita da Mosca nel
vederla riconosciuta anche dai maggiori Paesi europei. Da allora si è assistito
ad un'escalation di "botte e risposte". Le ultime iniziative russe
sono state: il voto plebiscitario della Duma del 21 marzo (440 voti favorevoli
e nessuno contrario) a favore del riconoscimento dell'indipendenza dalla
Georgia dell'Abkazia e dell'Ossezia del Sud e dell'aumento del numero dei
"peacekeepers" russi schierati in tali regioni; l'annuncio, il 24
marzo, che le Forze armate raddoppieranno in un anno i loro approvvigionamenti
di sistemi d'arma moderni; le accuse di spionaggio ad impiegati della
britannica BP, che fanno temere una prossima nazionalizzazione delle sue
concessioni petrolifere in Russia; l'annuncio, il 21 marzo, di una conferenza a Mosca per la pace in Palestina, competitiva con quella organizzata lo scorso novembre dagli Usa
ad Annapolis. Da parte americana, le "botte" sono state ancor più
dure: la conferma delle proposte Usa nel summit Nato che si terrà a Bucarest
dal 2 al 4 aprile dell'inizio delle procedure d'ammissione all'Alleanza
dell'Ucraina e della Georgia, nonché dello schieramento di componenti
del sistema antimissili Usa in Europa centrale; l'annuncio, il 19 marzo, della
decisione di Bush di rendere il Kosovo eleggibile ad aiuti militari americani.
Mentre i Russi hanno affidato le loro proteste a dichiarazioni verbali, gli
Americani hanno agito in silenzio, con fredda determinazione. Hanno addirittura
cercato di convincere i russi a non protestare troppo, inviando per la seconda
volta a Mosca i loro Segretari di Stato e della Difesa. L'esito degli incontri
tenutisi il 17 e 18 marzo è stato praticamente nullo. All'inizio sembrava che
si giungesse ad un compromesso: accettazione tacita dei Russi per il Kosovo e
per gli antimissili, contro la rinuncia americana ad allargare la Nato. Gli Usa
non lo hanno accolto. Hanno preteso di avere partita vinta su tutti i fronti.
La seconda guerra fredda sarebbe molto diversa dalla prima. La Russia non è
un'Urss più piccola. Lotta per la sua sopravvivenza. Demografia, economia e
livello tecnologico della sua industria degli armamenti non le permettono di
sostenere una competizione globale con l'Occidente. Le sue reazioni alle
ambizioni ed iniziative Usa rafforzano la Nato ed anche l'Ue. Un confronto con
l'Occidente faciliterebbe la penetrazione cinese in Asia Centrale ed in Estremo
Oriente. Il riconoscimento dell'indipendenza dell'Abkazia e dell'Ossezia del
Sud ai cui residenti è stata peraltro già concessa la cittadinanza russa
produrrebbe un effetto boomerang: renderebbe inevitabile l'ammissione della
Georgia alla Nato ed anche la richiesta di autonomia di varie regioni russe.
Perciò Putin è estremamente cauto al riguardo. Nella seconda guerra fredda
muterebbe la posizione dell'Europa. Non è più divisa. Non dipende più dalla
garanzia americana. Però, gli Usa non necessitano degli europei come nella
guerra fredda. L'Ue continua invece ad aver bisogno della leadership
statunitense: senza di essa si divide. La Germania ha ripreso la sua centralità
geopolitica in Europa ed i suoi storici rapporti con Mosca. Anche per la sua
dipendenza energetica, cerca di evitare un confronto fra Washington e Mosca,
perché sa di doversi prima o poi allineare con la prima, anche per la crisi
dell'asse franco-tedesco. La Francia di Sarkozy e soprattutto il Regno Unito
sosterranno gli Usa, nelle forme che saranno forse discusse nel vertice
franco-britannico di domani, 27 marzo. Gli interessi italiani sono identici a
quelli tedeschi. È importante per Roma e Berlino evitare che la seconda guerra
fredda da ipotesi si trasformi in realtà. Non sarà facile. La fase di
transizione politica sia in Russia che negli Usa rende difficile ogni
compromesso.
( da "Messaggero, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di SERGIO TALAMO CHI
verrà dopo di noi leggerà nei libri di storia di un piccolo uomo musulmano che
entrò nel Cristianesimo il giorno di Pasqua, per mano diretta del Papa, usando
le parole di fuoco di chi ha scoperto "il vero e unico Dio della Fede e
della Ragione"; leggerà che sull'altare del battesimo quell'uomo abiurò un
altro dio, il dio che innaffia "la radice del male insita in un islam che
è fisiologicamente violento e intrinsecamente conflittuale". "Per me
è il giorno più bello della vita" dice Magdi Allam nel mio piccolo è un
fatto storico, eccezionale e indimenticabile". Ma nulla è stato trascurato
per rendere quel "mio piccolo" grandissimo e universale; per
trasformare quel fatto così personale in un fatto-chiave della Storia del
nostro tempo. Persino il nome cambiato: Magdi Cristiano Allam, come Cassius
Clay che diventò Mohammed Alì, come tutti coloro che vogliono dare alla propria
conversione il marchio di un'epoca che cambia. Gli accenti di sincerità di
Allam sono intensi, a tratti commoventi. Ci restituiscono la grandezza della
cultura cattolica, tanto spesso dimenticata o sepolta dal conformismo. Al di
fuori del recinto di polemiche che la rimpiccioliscono, la religione di Allam,
la "nostra" religione, è quella della "vita, della verità e
della libertà"; è la religione in cui il rispetto dell'altro, "sempre
e comunque persona", fa da perno a tutta l'esistenza. Ma se usciamo dal
percorso personale, che né Magdi Allam né il Pontefice hanno voluto che
restasse intimo e privato, è come se il messaggio della "conversione in
diretta tv" lasciasse un immenso spazio vuoto e desolato: è lo spazio
dell'incontro e della fusione tra le storie più vive dei popoli, il contatto
fertile fra le grandi religioni monoteiste che Papa Woityla inseguì fino
all'ultimo istante della sua vita. È un ponte che si spezza, come quello di
Mostar che nella guerra di Bosnia collegava i cattolici ai musulmani e ne
rappresentava la felice convivenza, e proprio per questo fu bombardato. Un
ponte che si spezza, ma anche qualcosa di più. L'idea insita nella
conversione-spettacolo è che il dilemma dell'uomo del ventunesimo secolo sia di
scegliere il suo Credo, oscillando fra i diversi linguaggi del Divino, errando
nella tenebra fino all'incontro con la Luce. In realtà l'uomo del nostro tempo
ha raramente il dono della certezza assoluta. È un viaggiatore smarrito, che
naviga o più spesso galleggia nel dubbio e nella paura. Con il Magdi Cristiano
Allam battezzato da Papa Benedetto XVI ha vinto la Fede, una fede forte come un
albero millenario, vigorosa come la voce del Padre. Ma tanti figli di quello
stesso Padre hanno una fede molto più fragile e minuscola, e hanno bisogno di
una mano tesa e non di una pagella severa. Per loro non ci sono solo il grande
buio e la mirabolante luce. C'è il chiaroscuro di un cammino accidentato e
tutto in salita. Magari sono figli della Roma cristiana che non sanno più
afferrare il senso etico della vita e la forza di credere nel futuro. Oppure sono figli di altre terre che hanno nel cuore la Palestina perduta, il deserto del Marocco o i limoni del Libano; non
necessariamente sudditi della Sharìa, feroce legge umana voluta dall'uomo per
sottomettere l'uomo. Magdi Allam e Joseph Ratzinger sono due grandi
protagonisti della nostra epoca; nei loro diversissimi ruoli sono il
segno di un Occidente che crede di nuovo in se stesso. Il giorno di Pasqua
hanno celebrato la loro fede e la loro felicità. Ma oltre quel rito c'è sempre
un ponte che va ricostruito, c'è la casa cristiana dove accogliere l'umanità
incerta e pericolante che vive cercando il Dio che non ha.
( da "Tempo, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa
Israele Respinto alla frontiera frate
francescano Un frate cappuccino di origine pakistana, ma residente in Italia, è
stato respinto alla frontiera dalle autorità israeliane. Il religioso, Clarence
Masih, faceva parte di un gruppo cui era già stato concesso il visto da parte
delle autorità di Gerusalemme, un fatto questo che ha destato le critiche e lo sconcerto
della Custodia di Terrasanta per il provvedimento giudicato immotivato. Si
trattava di un gruppo di circa 40 persone della Pontificia università
Antonianum che si stavano recando in Israele per un
corso di teologia presso la Facoltà di teologia di Gerusalemme, istituzione che
fa capo alla Custodia francescana. Il frate è tormato in Italia.
( da "Liberazione" del 26-03-2008)
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Il nuovo Cristiano e
il suo padrino, il "Corriere della sera", in campagna elettorale Da
Allah ad Allam uso politico di una conversione Angelo d'Orsi Che la religione
possa essere instrumentum regni non ci scandalizza: tutta una tradizione
politica ce l'ha insegnato. Che l'età del secolarismo sia stata seguita dal
post-secolarismo, con un ritorno non già del "sacro", ma del
sacralizzato in funzione politica, lo sappiamo parimenti. Che in alcune realtà
nazionali, dagli Stati Uniti all'Iran, si compia un abuso spregiudicato di
fattori religiosi a fini di legittimazione e delegittimazione politica, ce
l'abbiamo sotto gli occhi. E, infine, siamo via via più consapevoli della
novità rappresentata dal "papa tedesco", un modesto studioso, che
alcuni spacciano per grande teologo, succeduto al "papa polacco". Di
Karol Woytila, Joseph Ratzinger sta buttando alle ortiche, insieme con il
carisma di un pontefice, che pure ha responsabilità non piccole, sul piano politico
internazionale, a cominciare dalla guerra che ha distrutto la Jugoslavia, anche
la sua umanità, prima vigorosa, poi via via più sofferente. A differenza di
Giovanni Paolo II, Benedetto XVI sta trovando inaspettate sponde nei più
diversi campi, a cominciare da una vasta area di nuovi devoti, collocabile a
scacchiera nel quadro politico specialmente nazionale (in fondo il papato,
checché ci si voglia far credere è una istituzione che fuori d'Italia non ha
certo il peso che purtroppo ha sulla politica e sulla società italiane). Di
"teodem" è zeppo il Partito Democratico; di sedicenti, quanto
zelantissimi sedicenti cattolici apostolici romani è zeppo l'ultimo
plastipartito berlusconiano, e, quel che è ancora più incredibile, ora anche la
Lega Nord, caratterizzatasi fin dai suoi esordi come un movimento neopagano
(forse gli insulti di Bossi a papa Woytila sono stati opportunamente
dimenticati, come si ricordano malvolentieri le sue sparate contro "il
mafioso di Arcore": la memoria corta è provvidenziale, in troppi casi!).
Infine, da sciami di "atei devoti" siamo infestati, tra politica e
giornalismo. E de hoc satis. Ora, abbiamo una nuova figura, che se non
costituisce un'assoluta novità, si presta nondimeno a un eccellente uso
politico, specie in clima elettorale: il convertito. Con il battesimo di Magdi
Allam, siamo arrivati, con la collaborazione attiva o passiva del principale
giornale della borghesia italiana, il Corriere della Sera , che sembra
dimenticare le sue origini, il suo status e la sua anima (che dovrebbe rinviare
al liberalismo laico dei suoi fondatori e del suo primo opinionista, Luigi
Einaudi), a uno sfacciato uso politico-mediatico di un momento privatissimo, la
scelta di cambiare fede, di cambiare nome alla propria religione, di invocare
con altre parole un dio che si elegge dopo un meditato travaglio. Siamo così
giunti all'apogeo di uno dei personaggi più inquietanti prodotti dal sistema
mediatico italiano (una volta bisognerà che ci spieghi le sue competenze: siamo
maledettamente curiosi al riguardo), un egiziano islamico, trasferitosi in
Italia, divenuto opinionista a sua volta, e addirittura vicedirettore "ad
personam" del Corriere , ma noto al grande pubblico essenzialmente per le
sue frequentissime comparsate televisive nelle quali ha finito per incarnare,
forse con gran dispetto di Fiamma Nirenstein, la vera continuità con l'ultima
Oriana Fallaci, quella ormai che, per ragioni diverse, anche rispettabilissime
(la malattia, si dice), aveva maturato un odio per il mondo, che faceva paura,
a cominciare dai rossi, dagli islamici, dai democratici?. Sulla sua scia (ma
certo con assai minore capacità linguistico-letteraria) si è posto Allam, nel
suo sito web, negli articoli e nelle interviste, nei suoi sempre più lugubri e
acri sermoni dallo schermo, mettendo a punto una linea che volgarizzava, in
fondo, le tesi di Huntington sull'inevitabile e necessario "scontro di
civiltà": ammonendo, redarguendo, minacciando. Gli mancava il potere di
scomunica, ma ora che, quasi tenesse un'omelia "urbi et orbi", ha
ricevuto, nella santa notte pasquale, l'acqua benedetta dalle mani addirittura
del papa di Roma, ora forse gli sembrerà di avercelo, quel potere. Le
conversioni sono un fatto non inedito, ovviamente, e qualcuna, in passato, ha
avuto risalto sulla stampa: ma questa di Magdi Allam rappresenta forse un punto
di non ritorno. Il "gran segreto" in cui è stata preparata (i
giornali hanno opportunamente preannunciato l'evento trasmesso in diretta tv
nella santa notte!); la complicità (non mi sento di usare altro termine) del
papa, che si è prestato a un evento che fin dalle sue premesse perdeva
qualsiasi significato di salvazione individuale (per quanti vi credano,
naturalmente), assumendo quello di un gesto politico, dalle gravi implicazioni.
L'aggressiva strategia "conversionista" di questo pontefice (verso
gli ebrei, da convertire: vedi ripristino della vecchia formula a suo tempo
lasciata cadere; e verso gli islamici, con i quali, a dispetto di qualche
dichiarata buona intenzione, si direbbe che stia per partire una nuova
crociata?), riceve un formidabile sostegno, nel terreo volto e nelle
sconvolgenti (e sconvolte) parole del nuovo "Cristiano" (questo il
nome che ha voluto aggiungere al suo proprio, per sottolineare, quasi che ve ne
fosse bisogno, l'avvenuta redenzione dalla colpa di essere nato
arabo-islamico). Allam, che al suo attivo un libello
sconcertante dal titolo Viva Israele! , e che solo recentemente
ha inviato un messaggio ai nuovi governanti - quelli che lui attende fiducioso
il 14 aprile - invitandoli a operare una "bonifica della cultura"
(cominciando dall'Università, riferendosi all'Appello dei 67 della Sapienza e,
ahimé, a quello da me promosso a loro sostegno?), prima di compiere
questa offerta d'amore al Cristo, rinnegando Maometto, ha sparato a zero contro
l'Islam ("fisiologicamente violento"), denunciando in esso la
"radice di ogni male", e non è stato tenero neppure con la Santa Sede
(ingrato!), accusandola di mollezza verso il nemico islamico. A tal punto che
persino il cattolicissimo e papista Vittorio Sermonti si è sentito di
bacchettare il nuovo "abbagliato dalla nuova luce", frenando la sua
"impazienza" e il suo "eccesso di foga". Da Allah ad Allam,
cambia solo una lettera dell'alfabeto; ma il passo è lungo, e ora toccherà al
nuovo cristiano scegliere se portare avanti la sua battaglia con la croce
d'amore di Gesù Cristo o con la spada insanguinata dei crociati. 26/03/2008.
( da "Liberazione" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nella bibliomediateca
Moliterno (Pz) In occasione del centenario della morte dello storiografo e
meridionalista Giacomo Racioppi, alle 17 inaugurazione della mostra Il libro
del fondo Racioppi , alle 17 nella bibliomediateca. Napoli Fino al 6 aprile al
Teatro Mercadante, piazza Municipio, lo spettacolo Anna Karenina di Lev
Tolstoj, con la regia di Eimuntas Nekrosius. Frosinone Musica a Cantina
Mediterraneo. Alle 22 Paolo Benvegnù e Mirella Lipari in concerto. Roma Alle
17.30 alla Casa della Memoria e della Storia, via San Francesco di Sales 5,
presentazione del libro Guernica, 1937. Le bombe, la barbarie, la menzogna di
Angelo d'Orsi, docente di Storia del pensiero politico all'Università di
Torino; assieme all'autore intervengono Angela Bianchini, Andrea Cortellessa,
Maurizio Serra, Beppe Vacca. Guernica è uno dei simboli dell'epoca di ferro e
fuoco che è il periodo fra le due guerre. Il fascismo trionfa, Hitler fa piani
di assalto al mondo, in Urss e nella guerra civile spagnola, lo stalinismo
mostra il suo volto feroce. È l'annus horribilis 1937, e le bombe sganciate in
un giorno di mercato su civili inermi ne sono il simbolo: la capacità di
individui e di gruppi di commettere crimini efferati contro l'umanità stessa
viene per la prima volta pianificata con scientifica sistematicità. Se le Torri
Gemelle sono state considerate un'icona del XXI secolo, Guernica, nella
drammatica raffigurazione offertane da Pablo Picasso, lo è sicuramente del XX.
Picasso pone il problema dell'impegno degli intellettuali. Può l'arte lottare
contro la barbarie? Guernica è anche l'uso spregiudicato della menzogna:
avvenuto il fatto, Franco dà la colpa ai "rossi", versione
accreditata dalla stampa. La costruzione delle "false notizie" e il
ruolo dei giornalisti sono questioni di ieri o di oggi? Convegno Pakistan,
quale presente? Quale futuro? . Alle 10.30 nella Sala delle Conferenze
dell'IsIao, via Aldovrandi 16, iniziativa sulla situazione politica del
Pakistan; moderano Gherardo Gnoli e Luigi Vittorio Ferraris. Presentazione dei
corsi Responsabile per la gestione di eventi culturali e la costruzione di reti
territoriali integrate , alle 10.30 alla libreria Rinascita, viale Agosta 35,
corsi destinati ai giovani disoccupati e, in particolare, a coloro che operano
nel circuito dell'associazionismo culturale del territorio provinciale, hanno
riscontrato un grande successo di adesioni. Intervengono Pina Rozzo, assessore
provinciale alla Formazione Professionale; Andrea Satta, dei Têtes de Bois.
Off!cine! Alle
( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dai Forum sociali
mondiali alla No-Tav. "In movimento", una raccolta di scritti di
Piero Bernocchi Parole partigiane di un mondo in rivolta Angelo Mastrandrea C'è
la storia degli ultimi sette anni di altermondialismo, tutta vissuta in prima
persona e interamente in soggettiva, nel libro In movimento di Piero Bernocchi
(Massari editore), in libreria in questi giorni. L'autore ne è stato un
protagonista, da leader dei Cobas e rappresentante italiano nel "Consiglio
mondiale del social forum", dopo aver attraversato tutti i movimenti
italiani dal '
( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La casa di Garabombo
Tre giorni di mostra eco-solidale nel centro sociale sotto sfratto Imperia,
prove di "altro mondo" Energie rinnovabili, ambiente, bioedilizia,
risparmio energetico e idrico. E una mostra itinerante sulla Casa eco-logica.
L'"altra Imperia" dell'associazionismo e del commercio equo-solidale
all'insegna della sostenibilità ambientale Geraldina Colotti Nella finzione,
Garabombo l'invisibile è il personaggio del romanzo di Manuel Scorza, lo
scrittore peruviano che ha cantato le gesta dei campesinos andini. Garabombo ha
la facoltà di scomparire ogni volta che deve vedersela con i latifondisti e
così, per dare coraggio agli altri contadini, diffonde la voce che, se si
ribelleranno, avranno i suoi stessi poteri. Il freddo della cella gli insegnerà
a misurare i limiti, e a calcolare i tempi giusti per dare avvio alla più
grande rivolta contro il latifondo che il Perù abbia mai visto. Nella realtà
del Ponente ligure, la partita è più modesta, Garabombo l'invisibile è una
giovane associazione che ha dato vita a una bottega del commercio equo
solidale. Ha sede in viale Matteotti, 25, la strada principale di Imperia.
Garabombo è una bomboniera di artigianato e prodotti bio, situata nella
"pancia" del centro sociale occupato e autogestito La talpa e
l'orologio. Luogo e finalità dissonanti nel clima patinato del capoluogo di
provincia, dove lo scambio equo e la gratuità dei servizi hanno da troppo tempo
ceduto il passo agli interessi materiali dei poteri forti: prima le grandi
catene immobiliari, poi gli spazi sociali. Sulla Costa Azzurra che porta alla
frontiera con la Francia, il litorale è funestato dai cantieri: verranno
costruiti nuovi porti turistici e 1.390 posti barca solo in quello di Imperia,
che eroderanno ulteriormente la costa e peggioreranno la qualità ambientale.
Cgil e associazioni ambientaliste, riunite nel Laboratorio per un'altra Imperia,
denunciano la speculazione edilizia che accompagna i progetti ("è prevista
- scrivono - la costruzione di oltre 100 appartamenti sul mare"), e
contestano che il nuovo porto sia fonte di centinaia di posti di lavoro, come
vorrebbero far credere le amministrazioni locali. E denunciano: "la
gestione portuale verrà privatizzata quasi completamente mediante la
costituzione di società per azioni con quote di maggioranza in mano ai privati
(e concessione a Caltagirone per 55 anni)". Per certi amministratori, il modello
è Dubai, o il Casino galleggiante che sorgerà al largo di Montecarlo. Che nelle
campagne dell'entroterra manchi l'acqua e le coste franino, è un tema da
evitare, non un problema drammatico da affrontare. L'acqua e i terreni servono
ai campi da golf che si moltiplicano sulle colline. Le poche spiagge pubbliche,
andranno agli stabilimenti privati e alle palazzine per turisti con molta
grana. La partita di Garabombo, dunque, è più modesta, ma il piatto è conteso.
E per questo il centro sociale autogestito dove ha sede Garabombo, sta per
scomparire. La Talpa, che esiste dai primi anni '90, è da tempo sotto sfratto,
e il comune di centrodestra sta facendo fallire ogni possibilità di trattativa.
L'Unicredit, ex proprietaria dei tre piani con vista sul mare, era disposta a
"vendere i locali al comune a un prezzo stracciato e a ritirare la
denuncia per morosità, purché rimanessero ad uso sociale", racconta Cinzia
Di Grazia, una delle fondatrici di Garabombo e attivista del centro sociale. Il
Comune, però, ha lasciato cadere la proposta, "e così - aggiunge Cinzia -
Unicredit ha venduto alla Selfimm, una finanziaria immobiliare di Genova".
Con la mediazione della Regione, era spuntata anche una proposta alternativa:
trasferire Talpa e Garabombo nei capannoni della stazione di Porto Maurizio, in
via di dismissione. Le trattative col comune si sono però bruscamente
interrotte. Racconta Cinzia: "Abbiamo letto un'intervista in cui Marco
Scajola, nipote di Claudio, smentisce ogni trattativa. Ma a che titolo?".
A visitare la Talpa e l'Orologio, che ha aderito al network della Sinistra
europea, si è recato di recente anche Orazio Licandro, capolista alla Camera
per la Sinistra l'Arcobaleno in Liguria. Licandro, a cui i ragazzi della Talpa
hanno chiesto un impegno preciso sulla questione degli spazi autogestiti a nome
della sua coalizione, ha risposto elencando pubblicamente i meriti del centro
sociale e i demeriti dell'amministrazione locale. Difficile, d'altronde, negare
la funzione svolta dalla Talpa e dalla Bottega: uno spazio di confronto socio
culturale per i giovani e per le realtà dell'associazionismo ponentino.
"Garabombo - dice Cinzia - è nato come punto informativo sulle pratiche di
resistenza e alternativa alla globalizzazione neoliberista". Così, il
caffè rebelde zapatista consente di sostenere e far conoscere le lotte in
Chiapas; i maglioni alpaca prodotti in Bolivia, il mais dei contadini messicani
o i presepi costruiti dalle cooperative artigiane aiutate dal microcredito in
Venezuela, aprono finestre sull'Alba, l'alternativa bolivariana delle Americhe
che resiste agli accordi di libero commercio imposti dal gigante nordamericano.
"Il cous cous integrale - spiega Cinzia - è prodotto da una cooperativa di
donne palestinesi. Venderlo, significa anche spiegare la drammatica realtà dei
contadini palestinesi. Il
( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
I 138 leader
musulmani attesi in Vaticano: "Una cerimonia deliberata e provocatoria,
mentre cristiani e islamici costruiscono la pace". L'Osservatore romano
difende il gesto di papa Ratzinger XVI: "Un atto mite e chiaro" a
difesa della "libertà religiosa" Federico D'Ambrosio Roma Se non vi
siete appassionati alla vicenda, questa sera andate al cinema: Magdi Cristiano
Allam sarà in tivvù a raccontare della propria conversione prima su La7, ospite
di Otto e mezzo (alle 20.30), e quindi a Controcorrente su Sky (22.35). Alcuni
dei particolari della conversione ieri erano già su Libero ed Il Giornale. Ad
esempio l'intenzione di Allam di sposare presto la moglie Valentina anche in
chiesa: "Mi auguro che a celebrare sarà monsignor Fisichella, una
personalità religiosa che stimo moltissimo". Oppure, tanto per rasserenare
il clima: "Il dio dell'Islam è profondamente diverso da Gesu. Non mi
riconosco in un dio che predica la piena e cieca sottomissione, nel cui nome si
commettono stragi efferate, anche contro le donne, e si condanna a morte per
apostasia chi liberamente adotta una fede diversa". Parole aspre che
rischiano di sommarsi a quella che può essere considerata la più grave
conseguenza del battesimo del vicedirettore del Corriere della sera, officiata
da papa Ratzinger: i 138 intellettuali e leader religiosi musulmani firmatari
di una lettera al papa a favore della pace nel mondo ieri hanno ripreso la
penna per criticare duramente la scelta di Benedetto XVI. A loro nome è
intervenuto Aref Ali Nayed, il direttore del Centro studi strategici islamici
di Amman che già due giorni fa aveva espresso il proprio disappunto: "E'
triste che l'atto intimo e personale di una conversione religiosa divenga uno
strumento trionfalistico per segnare punti. Tali strumentalizzazioni di una
persona e della sua conversione sono contrarie ai principi base della dignità
umana. Giunge inoltre in un momento altamente inopportuno in cui sinceri
musulmani e cattolici stanno lavorando molto duramente per riparare alle
fratture tra le due comunità". Il gruppo dei 138 nel prossimo novembre
avrebbe dovuto essere protagonista di una visita in Vaticano che a questo punto
rischia di essere messa in discussione. Duro è stato pure il commento dell'analista palestinese Khaled Amayreh sul sito legato ad Hamas
Palestine-info.net: "Il vaticano non può sperare in buone relazioni con i
musulmani e al tempo stesso continuare ad incitare all'odio e al razzismo nei
confronti di una religione che ha un miliardo e mezzo di seguaci, compresi
milioni di europei e migliaia di italiani". Solo in Italia, la
maggior parte dei commentatori e dei rappresentanti politici in campagna
elettorale prova a ridurre la portata provocatoria del gesto di Benedetto XVI.
L'Osservatore romano s'è schierato accanto a Ratzinger spingendosi oltre il
limite della difendibilità, spiegando che l'evento "non è stato
enfatizzato, come dimostra la riservatezza che sino all'ultimo ha accompagnato
la notizia e conferma il pertinente commento del direttore della sala stampa
della santa sede, padre Federico Lombardi, per il quale "il papa non fa
differenza di persone" tutte importanti davanti a Dio e benvenute nella
comunità della chiesa". E infine: "Come non vi è stata enfatizzazione,
così non vi è alcuna intenzione ostile nei confronti di una grande religione
come quella islamica". Anche Luca Volontè dell'Udc, che con Allam
condivide il piglio aggressivo delle esternazioni anti Islam, difende il vice
direttore del Corriere della sera: "Le opinioni di Magdi Allam, prima e
dopo il battesimo cattolico, sono assolutamente pacate, condivisibili e molto
più moderate di quelle di Oriana Fallaci. Opinioni e ragionamenti personali che
raccolgono un consenso diffuso". I leader in gara per le prossime elezioni
continuano a tenersi ben lontani dall'argomento. Si spingono sino ad esprimere
il proprio scontento sia Jacopo Venier dei Comunisti italiani - "La
conversione di Allam è al servizio di un pericoloso fondamentalismo" - sia
i socialisti come Valdo Spini - "Respingo nel modo più reciso la sua
affermazione che l'Islam è "fisiologicamente violento. Non è questo il
modo di incoraggiare la convivenza tra religioni". Il fulcro della
campagna elettorale, a sinistra come a destra, guarda altrove.
( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il massimo storico italiano
dell'età della Riforma avverte sull'uso politico della religione: "Le
conversioni spettacolari aumentano i conflitti" Adriano Prosperi: "La
storia cristiana è anche più violenta" Matteo Bartocci Adriano Prosperi è
ordinario di Storia dell'età della Riforma e della Controriforma alla Scuola
Normale di Pisa. E' il massimo studioso italiano dell'Inquisizione romana e il
suo ultimo libro per Einaudi ("Dare l'anima. Storia di un
infanticidio") affronta, tra l'altro, proprio il problema del battesimo.
Professor Prosperi, ci sono precedenti di un papa che battezza un musulmano a
san Pietro? All'inizio del '
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Città del Vaticano.
È durata appena un paio d'ore la permanenza in Israele di padre Clarence Masih, frate cappuccino di 33 anni, origine
pachistana, che nel Paese avrebbe voluto solo trascorrere "una settimana
per il pellegrinaggio in Terra Santa". Giunto da Roma all'aeroporto
internazionale di Tel Aviv "Ben Gurion", le autorità israeliane lo
hanno respinto, lui solo di una delegazione della Pontificia Università Antonianum,
formata da 24 sacerdoti italiani e 18 appartenenti a Paesi per i quali è
richiesto da Israele un visto di ingresso. Per gli
altri, nessun problema al controllo passaporti. Per il frate, invece, lo stop e
il rientro forzato in Italia. Al controllo, infatti, dopo aver visto il
documento pachistano, "una donna - ha raccontato padre Clarence - mi ha
detto di aspettare. Sono stato quindi portato in una stanza dove alcuni membri
delle autorità israeliane mi hanno fatto delle domande". Il
"colloquio" con le autorità israeliane "durato circa due
ore" si è però concluso con il divieto di ingresso e con il reimbarco di
padre Masih su un volo per Roma. Per la vicenda hanno protestato i compagni di
viaggio di padre Masih. "Non riesco a spiegarmi l'accaduto - ha concluso
il frate - Posso pensare solo che la ragione sia che sono pachistano".
( da "Avanti!" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
LA MERKEL (COL
DISCORSO ALLA KNESSET) E SARKOZY HANNO PRESO UNA POSIZIONE CHIARA CONTRO
TEHERAN Iran, D'Alema isolato dal resto d'Europa 26/03/2008 La politica italiana
è tutta concentrata sulla campagna elettorale, nella quale sono i temi di
interesse strettamente interno (se non addirittura locale) a farla da padrone.
E allora può succedere che essa non si mostri particolarmente attenta verso
avvenimenti, anche molto significativi, che si svolgono però al di fuori dei
confini nazionali. Non si è infatti riservata la giusta attenzione allo storico
discorso che la settimana scorsa il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha
tenuto alla Knesset, il Parlamento israeliano, nel quale ha lanciato un deciso
monito all'Iran: "Non è la comunità internazionale che deve dimostrare che
l'Iran vuole la bomba atomica, è l'Iran che deve convincere il mondo di non
volerla". Nelle parole della Merkel c'è anche la convinzione che se
Teheran dovesse riuscire a ottenere la bomba atomica, ciò avrebbe conseguenze -
oltre che in primo luogo per la sicurezza e l'esistenza
dello Stato di Israele, sicurezza verso la quale la Germania sente di avere una
"speciale responsabilità" - anche per l'Europa. Per la Merkel la
sicurezza di Israele non è negoziabile, e la Germania resta convinta dell'esigenza di
continuare sulla strada delle sanzioni verso l'Iran. Parole chiare,
queste, che hanno fatto affermare a Luigi Compagna, già presidente del Comitato
Italia-Isarele dell'Unione interparlamentare, che "fin troppo
spregiudicata" è stata finora la linea del presidente del Consiglio e del
ministro degli Esteri italiani sul nucleare iraniano, e che le parole
pronunciate dal cancelliere tedesco a Gerusalemme possono considerarsi una
"esplicita presa di distanza dell'Europa dalle furbizie con cui Prodi e
D'Alema hanno sinora civettato con Iran e Siria". Che nel contrasto ai
programmi militari di Paesi come l'Iran sia in gioco la sicurezza europea ne è
convinto anche Nicolas Sarkozy. Nel corso di un discorso sulla politica di
difesa alla presentazione di un sommergibile nucleare di nuova generazione, il
presidente francese ha avvertito che ci sono Paesi, in Asia e in Medio Oriente,
che stanno rapidamente sviluppando capacità balistiche: "Penso in
particolare all'Iran", ha sottolineato Sarkozy, "perché sta
aumentando la gittata dei suoi missili mentre seri sospetti gravano sulle sue
attività nucleari"; valutazioni, queste, che il portavoce del Ministero
per gli Affari Esteri iraniano ha affermato essere "senza valore".
Fatto sta che l'attenzione su Teheran rimane alta e preoccupazione per
l'atteggiamento delle autorità iraniane è stata altresì espressa da Silvio
Berlusconi che, intervistato da un giornale israeliano, ha dichiarato che farà
tutto il possibile, e "anche oltre", per evitare che si realizzi il
piano più volte espresso da Ahmadinejad di distruggere Israele.
Fintanto che in Iran ci sarà una leadership politica che dichiara apertamente
che Israele va cancellato dalla faccia della Terra, è
stato il commento del leader del Popolo della libertà, "non possiamo
essere tranquilli".
( da "Padania, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Paolo Bassi La
libertà religiosa? vale per gli islamici, non per i cristiani. L ennesima
dimostrazione, l abbiamo avuta con la recente scelta del noto giornalista e scrittore
Magdi Allam, che ha abbandonato la fede del Profeta per abbracciare quella di
Gesù Cristo. In una lunga intervista al Giornale, il vice-direttore del
Corriere, ha spiegato, fra le altre cose, che la situazione attuale richieda
più di una riflessione non solo sul fondamentalismo, ma anche su quell Islam,
che normalmente consideriamo moderato . Parole che secondo il deputato
leghista, Federico Bricolo, confermano l inesistenza stessa di un Islam
moderato. La prova, spiega il vice-segretario della Liga Veneta, "arriva
dalle proteste dei 138 cosiddetti saggi, dei rappresentanti e degli imam delle
comunità islamiche. Si tranquillizzino pure - afferma Bricolo - non è la prima
e non sarà l ultima: se qualcuno nel mondo islamico pensava che l Occidente cristiano
si sarebbe arreso al loro espansionismo senza combattere si sbagliava di
grosso. Oggi - aggiunge - ancora di più possiamo dire che, grazie a Benedetto
XVI, l Occidente ha finalmente trovato un Papa forte, deciso e motivato a
difendere la nostra religione, i suoi valori e la sua millenaria tradizione,
senza paura delle reazioni degli integralisti islamici". Sulla stessa
linea anche il segretario piemontese, Roberto Cota, che ricorda come: "La
sinistra abbia insensatamente e pericolosamente tentato di far passare la
cosiddetta legge sulla libertà religiosa, una normativa che sarebbe stata l
anticamera dell islamizzazione della nostra società". Gli attacchi alla
scelta di Fede del giornalista, sono stati stigmatizzati con forza anche dal
capo-delegazione del Carroccio al Parlamento Europeo, Mario Borghezio, che ha
puntato il dito contro "il silenzio vergognoso e vile dei cosiddetti
difensori della libertà religiosa, muti e silenti di fronte a questa ennesima
prova di intolleranza da parte dei musulmani". Silenzio o, peggio,
ulteriori attacchi. Sì perché l autore di W Israele , non è finito solo nel mirino dei saggi islamici . Dure le
critiche anche dalla sinistra nostrana. Per il sottosegretario agli esteri,
Bobo Craxi, "Allam ha trasformato la sua conversione, che dovrebbe essere
un fatto privato, in un evento pubblico e politico legato alla sua ostinata e
reiterata denuncia contro i rischi che si annidano nel fanatismo religioso
islamico. Di ciò, egli ha spesso reso una denuncia anche coraggiosa, che
tuttavia - sostiene l esponente socialista - si è spinta, di sovente, ai
confini di un eguale fanatismo. Di simili estremismi, culturali e politici, non
ce n era alcun bisogno". Una tesi sostenuta anche dal vice-ministro agli
Esteri con delega al Medioriente, Ugo Intini, secondo il quale: "La
vicenda Allam preoccupa e la Chiesa dovrebbe prendere le distanze dalle sue
dichiarazioni che danno un contributo al pericolo più grande del nostro tempo:
la guerra di religione e di civiltà". [Data pubblicazione: 26/03/2008].
( da "Padania, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Benedetto XVI e la
Conversione di Allam Oggi i cristiani non hanno più paura Paolo Bassi Non
abbiate paura . Giovanni Paolo II, fin dai primi giorni del suo pontificato, ha
usato spesso questa esortazione. Un messaggio semplice, diretto, eppure
dirompente. Lo stesso effetto ha avuto (e soprattutto avrà) quanto successo in
San Pietro durante la Veglia pasquale. La conversione di Magdi Allam e il suo
battesimo per mano del Papa, ha un importanza che va ben oltre il fatto in sè.
La scelta del vice-direttore del Corriere della Sera, maturata - come lui stesso
ha avuto modo di spiegare in una lunga lettera pubblicata sul giornale di via
Solferino - durante una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella
gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta
esternazione , e il fatto che sia stato il santo Padre a officiare in prima
persona la cerimonia, diviene potentissimo simbolo di rinascita, non solo
personale, ma collettiva. E un atto d amore verso i tanti cristiani
perseguitati e verso i molti, ancora, costretti a nascondersi perché minacciati
di morte da chi non accetta una simile scelta di Fede. Le preghiere del Santo
Padre non hanno mai smesso di andare a questi martiri, al centro dei suoi
pensieri fin dai primi passi compiuti dopo la salita al soglio di Pietro. E
Allam non ha mai fatto mistero di soffrire, anche da musulmano, per questi
soprusi. Lo ha coraggiosamente denunciato, e per questo è stato costretto, ben
prima di maturare il proprio personale intimo percorso di conversione, a
rinunciare alla libertà, costretto sotto scorta a causa delle numerose minacce
di morte da parte degli estremisti islamici. Le storie di questi due grandi
personaggi contemporanei, le loro convinzioni profonde, si sono intrecciate in
un momento, quello della Pasqua, già di per se fortemente simbolico, che in
questa occasione si carica di nuovi e profondi significati e valori. E un grido
di liberazione che si alza al cielo, voci che si vogliono unire a quelle di
chi, ancora oggi, è privato della parola. Cinque anni fa, come primo articolo
sul Corriere, l autore di W Israele scelse
proprio di raccontare la solitudine spirituale e umana, dei molti neo-cristiani
perseguitati. "Mi auguro - scriveva solo tre giorni fa - che dal gesto
storico del Papa e dalla mia testimonianza, traggano il convincimento che è
arrivato il momento di uscire dalle tenebre delle catacombe e di affermare
pubblicamente la loro volontà di essere se stessi". Un inchiesta
che a distanza di un lustro, rimane attualissima. Però, quella che allora
sembrava una battaglia persa, oggi lascia intravvedere una possibilità di
riscatto. E per questo, anche se non si è direttamente coinvolti, anche se non
si ha ricevuto il dono di una Fede così profonda, non si può non fermarsi a
riflettere sulla portata storica di quanto successo. Non si può, oggi, non
essere grati, a chi ci ha dimostrato, che si può non avere paura . [Data
pubblicazione: 25/03/2008].
( da "Padania, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"È un apostata e per giunta amico di Israele" I
media arabi vanno all attacco So a cosa vado incontro, ma affronterò la mia
sorte a testa alta, con la schiena dritta e la solidità interiore di chi ha la
certezza della propria fede . Così Magdi Allam anticipava dalle colonne del suo
giornale, quello che è puntualmente successo all indomani della sua conversione
al Cristianesimo. Non che prima la sua vita fosse stata facile, visto
che da anni vive sotto scorta a causa delle reiterate minacce da parte di
gruppi fondamentalisti. Ma appena si sono diffuse le immagini della cerimonia
del suo battesimo officiata dal Papa, da gran parte del mondo islamico si è
sollevata un ondata di critiche tale, da lasciar presupporre, purtroppo, che il
futuro sotto il profilo dei rischi personali, sarà ancora più difficile. Siti
web e giornali arabi sono saliti sulle barricate definendo il giornalista del
Corriere apostata e accusandolo di essersi venduto all Occidente per interessi
economici e personali . Sui forum dei più frequentati siti arabi, non si
contano gli insulti che mescolano critiche alla conversione, con un viscerale
odio nei confronti di Israele, verso il quale il
giornalista non ha mai nascosto di sentirsi vicino. Anche i grandi media dei
Paesi islamici, non vanno per il sottile. Ad un atteggiamento sfumato di Al
Jazeera, che ha scelto di non fare alcun accenno alla notizia, si contrappone l
attacco di Al-Arabiya, che ha definito il vice-direttore del Corriere della
Sera, come uno dei più controversi giornalisti italiani , ricordando
capziosamente che Allam aveva difeso il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona,
che molti musulmani interpretarono come un attacco alla loro religione . E
naturalmente non è mancato chi, come il quotidiano egiziano Al Masri El Yom, ha
adombrato un possibile coinvolgimento di Allam con i servizi segreti italiani.
Il giornale, per spiegare chi fosse il giornalista, ha scritto: "Non avete
bisogno di imparare l italiano per sapere cosa scrive sul Corriere della Sera,
vi basti sapere che nel
( da "Padania, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il vicepresidente
usa: iran e siria contro la pace Fatah fa pace con Hamas. Anzi, no Gerusalemme
- Era appena stato annunciato l accordo tra i palestinesi di Hamas, che controllano
la striscia di Gaza e Fatah, che controlla la Cisgiordania, che già iniziano
liti e smentite. Le due principali fazioni palestinesi si erano riconciliate a
Sana'a, capitale dello Yemen, impegnandosi dopo mesi di ostilità a riprendere i
colloqui. Ma il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha respinto la
dichiarazione congiunta siglata ieri a Sanàa. Abbas ha rilevato che l inviato
di Fatah, Azzam Ahmad, non era stato autorizzato e che avrebbe dovuto
richiedere l approvazione ad Abbas stesso prima di siglare l accordo di quattro
punti. Ahmad, dal canto suo, ha affermato all emittente al-Jazeera che era in
contatto telefonico con Abbas e che il presidente era perfettamente informato
di quanto stava succedendo a Sanàa. Dopo giorni di trattative separate nella
capitale yemenita, domenica la delegazione di Fatah e quella di Hamas guidata
da Moussa Abu Marzouk avevano firmato un accordo di massima per la ripresa dei
colloqui sulla base dell iniziativa portata avanti dal presidente yemenita Ali
Adullah Saleh. Domenica era in visita a Gerusalemme il vicepresidente americano
Dick Cheney. Il sito del quotidiano israeliano Hàaretz
riporta una dichiarazione di Cheney dove afferma: "Sono convinto che è
vero, ci sono le prove, che Hamas è sostenuto da Iran e Siria e sta facendo il
possibile per far fallire il processo di pace". Il vicepresidente
americano parlava alla stampa al termine della colazione con il primo ministro
israeliano Ehud Olmert. Cheney ha incontrato anche il presidente
palestinese Mahmoud Abbas a Ramallah e gli ha detto che ai palestinesi sono
richieste "dolorose concessioni" per raggiungere un accordo di pace.
Nell incontro con il presidente israeliano Shimon Peres, Cheney aveva
assicurato che gli Usa faranno tutto il possibile nell affrontare la delicata
questione della minaccia nucleare iraniana. [Data pubblicazione: 25/03/2008].