HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DEL 9-4-2008 #TOP
Proiettili
e bugie A Genova il giallo del bimbo in coma
( da "Stampa,
La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: come i bambini della Palestina". Poi un monito alla sua comunità: "Vicino a Ciccio e Tore deve restare non solo il nostro ricordo, il nostro dolore, la nostra preghiera per loro e per quelli che soffrono per loro, ma deve restare la presa di coscienza che tutti, come ripeterò domani, nessuno escluso, possiamo fare qualcosa di più,
Il
cardinale incontra la comunità islamica
( da "Stampa,
La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: dovrebbe essere presentato anche da un rabbino che vive in Israele. "Parlerà di religione, ovviamente, non di politica. Il carattere della Co.Re.Is. è marcatamente spirituale", precisa Distefano. Un islam aperto, spirituale, intellettuale e italiano quello della Co.Re.Is. (che comunque non ha risparmiato critiche alla Santa Sede per le modalità del battesimo di Magdi Allam).
<Esami
psichici sui pm> ( da "Secolo XIX, Il"
del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: da presidente del Consiglio, "in Israele: per festeggiare il sessantesimo anniversario della sua nascita". Ma a Savona Berlusconi tiene soprattutto la sua prima lezione anti-brogli. Al Palacrociere, con un puntiglio da maestro elementare, spiega cosa fare e cosa no ai 1700 e rotti "difensori del voto" reclutati per la Liguria.
La
banda ( da "Unita, L'"
del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: edizione del La banda Oto musicisti della banda della polizia di Alessandria d'Egitto sono in trasferta in Israele per inaugurare un circolo culturale arabo. A Telaviv prendono un autobus locale e approdano in un borgo sperduto nel deserto. Presto si accorgono di aver sbagliato destinazione, ma ora non resta che suonare e aspettare la prossima corriera.
Dove
ci porta lo scudo di Bush ( da "Unita, L'"
del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele), la Corea del Nord è uscita dal Trattato e ha sperimentato un ordigno atomico e l'Iran, che pure è membro del Trattato, è accusato di volerlo violare. L'attuazione dell'articolo sesto del Tnp e l'avvio di un controllato, verificabile processo di eliminazione delle armi nucleari irrobustirebbe politicamente il regime di non proliferazione orizzontale,
Gravina,
il padre piange sulle bare dei fratellini - gabriella de matteis
( da "Repubblica,
La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sono nelle braccia di Gesù, come i bambini della Palestina. Vicino a loro deve restare non solo il nostro ricordo, il nostro dolore, ma anche la presa di coscienza che tutti, nessuno escluso, possiamo fare qualcosa di più, molto di più per i nostri ragazzi" dice il monsignore prima di cominciare la veglia.
L'atteso
vertice egiziano non serve a ricucire lo strappo mediorientale
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
hanno parlato
soprattutto di risoluzione del conflitto israelo-palestinese, di come spingere
in avanti i negoziati tra le parti, mentre poche ore prima, a Damasco, gli
altri Paesi arabi mettevano in forse la validità di quell'iniziativa saudita
proposta nel
Gravina,
l'ultimo saluto ai fratellini ( da "Giornale.it, Il"
del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: come i bambini della Palestina", ha detto il vescovo, monsignor Mario Paciello, che officerà la cerimonia funebre. Ieri sera è arrivata in chiesa anche la dirigente del commissariato di Gravina, Laura Bruno. "Sono qui come mamma", ha detto. Da giorni la gente del paese manifesta solidarietà al padre, arrestato con l'accusa di aver ucciso i figli e aver fatto poi sparire i cadaveri.
Israele,
katsav affronta il sexgate "non confesso, processatemi" - alberto
stabile ( da "Repubblica, La"
del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Sexgate in Israele, Katsav ci ripensa "Non confesso, processatemi" Folla di curiosi e cori femministi all'udienza per l'ex presidente Israele, Katsav affronta il sexgate "Non confesso, processatemi" L'ex presidente accusato di stupro respinge l'offerta di patteggiamento della pena ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME -
Olmert
ed Abu Mazen di nuovo al tavolo delle trattative
( da "Voce
d'Italia, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Dopo sette settimane di silenzio il premier israeliano Ehud Olmert ed il presidente palestinese Mahamud Abbas sono tornati a dialogare. L'incontro, svoltosi nella residenza ufficiale di Olmert, è durato circa tre ore ed ha visto la partecipazione durante la prima parte del meeting del ministro degli Affari Esteri israeliano, Tzipi Livni, e dell'ex premier Ahmed Qrea Abu Ala per l'
Jamal,
finezza e dinamismo ( da "Corriere della Sera"
del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: affiancato da chitarra (Ray Crawford) e contrabbasso (prima Eddie Calhoun, poi Israel Crosby) stava perfezionando quella concezione "cameristica" dello strumento con cui divenne celebre in poche stagioni. Celebrità, caso raro, aperta su due fronti: il pubblico, ammaliato dalla pregnanza con cui ridisegnava il profilo delle canzoni;
Ahmadi-Nejad:
6.000 nuove centrifughe ( da "Manifesto, Il"
del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e Stati Uniti in testa) accusa il regime degli ayatollah di avere un programma segreto per la produzione di armi nucleari. Tehran - contro la quale il mese scorso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato un terzo pacchetto di sanzioni - sostiene invece che il suo piano atomico abbia fini esclusivamente civili,
Pronti
alla pace , e Tel Aviv applaude Barghouti
( da "Manifesto,
Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sono in prigione in Israele. "Vi sto scrivendo dalla mia piccola e buia cella in un carcere israeliano, dove vengo trattenuto insieme ad altri 11mila prigionieri palestinesi, comprese donne e bambini". Riferendosi infine al "Documento dei prigionieri", di cui è stato uno degli autori, ha ricordato che obiettivo del piano "è mettere fine all'
Ingresso
vietato per l'inviato dell'Onu ( da "Manifesto, Il"
del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Paragona Israele ai nazisti Ingresso vietato per l'inviato dell'Onu Il ministro degli esteri Tzipi Livni ha dichiarato ieri che vieterà l'ingresso in Israele a Richard Falk, inviato delle Nazioni Unite per i diritti umani, che ha paragonato i metodi usati da Israele contro i palestinesi nella Striscia di Gaza a quelli utilizzati dai nazisti contro gli ebrei.
Le
palestinesi che abortiscono in Israele
( da "Corriere
della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: vita Le palestinesi che abortiscono in Israele BETLEMME - S. è tornata a casa e ha radunato i suoi bambini per un gioco: "Saltatemi sulla pancia". Cinque figli fuori, uno dentro. Quello che non vuole perché è arrivato troppo presto, perché la famiglia già così non ce la fa. S. ha deciso da sola, quando si è scoperta di nuovo incinta, "11-12 settimane" le ha comunicato il dottore.
<Süss
all'Eliseo>, ovvero l'antisarkozismo infame
( da "Corriere
della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: è di mezzo Israele o - è una citazione - il suo lacchè americano. Un massacro dove né Israele né gli Stati Uniti siano coinvolti ha un'importanza secondaria nella galleria di cliché di cui è fatta la loro visione del mondo. Preso dal mio slancio, navigo da un sito all'altro e piombo su una nebulosa di siti che difendono il "coraggioso"
Il
consiglio vota senza sorprese Riccardo Pacifici presidente
( da "Corriere
della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: uscito dalle elezioni vincente con la lista da lui capeggiata "Per Israele" con 16 consiglieri su 28 e forte di 1.803 preferenze sui 3.760 votanti. Pacifici subentra dunque a Leone Paserman e reggerà la comunità nei prossimi quattro anni. Ad eleggerlo ieri sera solo però i 16 consiglieri della sua lista. Gli altri della lista "Per i giovani, insieme " hanno votato Guido Coen.
Palestina,
abortire per non essere uccise ( da "Corriere della Sera"
del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Altre fuggono in Israele, dove si può "è un fenomeno nascosto - commenta il sociologo Barnard Sabila - che sta crescendo. I palestinesi se ne rendono conto, non ne vogliono parlare" SEGUE DALLA PRIMA Non ha potuto parlarne con il marito, con la madre o una sorella, non ha potuto parlarne con nessuno.
Legale
in Israele con alcuni limiti ( da "Corriere della Sera"
del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
BREVI Legale
in Israele con alcuni limiti Regolato dalla legge del '
ROMA
- Riccardo Pacifici è stato eletto ieri sera presidente della Comunità ebraica
romana ( da "Messaggero, Il"
del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Nella riunione convocata a una settimana dalle elezioni per lui hanno votato compatti i 16 consiglieri della lista "Per Israele" che ha avuto la maggioranza; gli 11 consiglieri di minoranza "Per i giovani-Insieme" (uno non era presente) si sono schierati per Guido Coen. Pacifici, 44 anni, ex vicepresidente, subentra a Leone Paserman che non si era ricandidato.
GERUSALEMME
- Al suono delle sirene in tutto Israele gli allievi delle scuole e gli
impiegati govern ( da "Messaggero, Il"
del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: da anni detenuto in carcere in Israele, è stato letto durante una manifestazione a piazza Rabin a Tel Aviv in occasione del 30° anniversario dell'organizzazione pacifista israeliana "Peace Now". "La maggior parte della popolazione palestinese, me compreso, è pronta per una storica riconciliazione basata su risoluzioni internazionali che prevedano la creazione di due Stati,
Dopo
aver introdotto a sorpresa la "Festa della giornata nazionale per la
tecnologia nu ( da "Messaggero, Il"
del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano Mark Regev ha dal canto suo definito il programma nucleare iraniano "aggressivo e completamente inaccettabile". Il gruppo 5+1, composto dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza più la Germania, si incontrerà comunque a Shanghai entro il mese di aprile per discutere, come richiesto da Russia e Cina,
LA
DURA CONDANNA DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE
( da "Messaggero,
Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Parigi: "Ora è necessario imporre nuove sanzioni al regime iraniano". Israele: "Un piano aggressivo e inaccettabile".
Barghouti
dal carcere: <Chiedo una storica riconciliazione con Israele>
( da "Liberazione"
del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Chiedo una storica riconciliazione con Israele" "La maggior parte della popolazione palestinese, me compreso, è pronta per una storica riconciliazione basata su risoluzioni internazionali che prevedano la creazione di due stati, uno palestinese e uno israeliano, che possano esistere uno al fianco dell'altro in pace e in sicurezza": lo ha scritto Marwan Barghouti,
<Se
la destra non gradisce i manuali se li scriva>
( da "Liberazione"
del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Per subalternità alla politica dei governi d'Israele ha omesso di dire che tra gli sterminati c'erano anche gli omosessuali oltre agli ebrei. Senza, ovviamente, voler fare gerarchie tra le vittime". Detto questo, "la cautela è d'obbligo. Al momento conosciamo solo alcune frasi di dell'Utri, isolate da un discorso complessivo.
<Pronti
alla pace>, e Tel Aviv applaude Barghouti
( da "Manifesto,
Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sono in prigione in Israele. "Vi sto scrivendo dalla mia piccola e buia cella in un carcere israeliano, dove vengo trattenuto insieme ad altri 11mila prigionieri palestinesi, comprese donne e bambini". Riferendosi infine al "Documento dei prigionieri", di cui è stato uno degli autori, ha ricordato che obiettivo del piano "è mettere fine all'
Palestina
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Provincia di Cagliari Pagina 1026 Palestina --> Donori Sabato alle 11,30 nella scuola media incontro tra l'associazione Sardegna Palestina e gli studenti delle classi seconda e terza. Fawzi Ismail e Mariangela Pedditzi parleranno della questione israelo-palestinese. (al. pi.).
Israele
si prepara all'incubo della guerra
( da "Opinione,
L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: a tutti noi che viviamo in Israele, una delle più belle nazioni del mondo. Quel suono ci avvertiva che presto, probabilmente, saremo chiamati a difendere quello che costruiamo giorno dopo giorno. C'è chi ha ipotizzato che Israele non ha il momento giusto per agire, se colpisse un attimo prima di essere colpita sarebbe criticata dal mondo intero,
Gaza,
commando palestinese attacca deposito carburante
( da "Voce
d'Italia, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Secondo il servizio medico di emergenza israeliano due dei quattro attentatori sono rimasti uccisi mentre le fonti militari dicono che un terzo sarebbe stato catturato dall'esercito israeliano. Poco dopo l'attacco è partita un'incursione aerea israeliana nei pressi di Sajaiyeh in seguito alla quale tre palestinesi sono rimasti uccisi ed altri cinque feriti.
[FIRMA]UGO
MAGRI ROMA Sembra un revival, il ritorno all'antico: Berlusconi lancia in rest
( da "Stampa,
La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Berlusconi parla come se già fosse al governo, "nomina" ministro la Prestigiacomo e annuncia dicasteri per altre quattro donne misteriose, progetta colloqui con Sarkozy, la Merkel, Gordon Brown, nonché visite di Stato in Israele. Però intanto esorta i suoi rappresentanti di lista a battersi fino all'ultimo voto "anche con cattiveria".
"Lo
portavo sempre a caccia con me E' tutta colpa mia"
( da "Stampa,
La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: come i bambini della Palestina". Poi un monito alla sua comunità: "Vicino a Ciccio e Tore deve restare non solo il nostro ricordo, il nostro dolore, la nostra preghiera per loro e per quelli che soffrono per loro, ma deve restare la presa di coscienza che tutti, come ripeterò domani, nessuno escluso, possiamo fare qualcosa di più,
( da "Stampa, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'intervento
Tragedie d'infanzia Reportage Oggi i funerali nella cattedrale di Gravina
L'ultima guerra per Ciccio e Tore La madre mente al 118: "Mio figlio è
caduto dal letto" Poi pulisce con cura la stanza e nasconde la pistola
Cinque ore in sala operatoria L'arma E' un residuato bellico ungherese che il
padre dice di aver ereditato: "Era chiusa in un cassetto" Il sangue
lavato La donna ha detto di averlo fatto "per evitare altri traumi"
al fratellino del piccolo ferito Proiettili e bugie A Genova il giallo del
bimbo in coma MARIA CORBI INVIATA A GRAVINA IN PUGLIA Il filo tragico della
vicenda di Ciccio e Tore termina qui, nella cattedrale di Gravina, in due bare
bianche affogate in una serra di fiori candidi. Il padre si stende, disperato,
su quelle casse lucide, abbaglianti, con le rifiniture d'oro ("Ho sempre
dato il meglio ai miei figli"), piange e ripete i nomi dei suoi ragazzi,
guarda le loro foto nelle cornici d'argento, le accarezza. Ciccio e Tore, nei
loro vestiti buoni, gli stessi che indossavano il giorno della caduta nel
vecchio pozzo, sembrano guardare dritti negli occhi i loro compaesani in piedi
nelle due navate. Sono arrivati in molti, ma non è certo gremita, questa
chiesa. Non c'è tutto il paese, tutta la comunità che più volte in questi tre
anni è stata accusata di indifferenza e di omertà. Ci sono gli amici di Ciccio
e Tore, con i capelli ingellati e le scarpe griffate, con i cellulari ultimo
modello che spengono prima di entrare. Molti di loro sono stati sentiti dagli
investigatori anche nei giorni passati, per capire se quelle voci, secondo cui
Ciccio e Tore quella maledetta sera avrebbero potuto essere insieme a qualche
compagno nella masseria abbandonata, potessero contenere qualche brandello di
verità. Non c'è nessuno dei poliziotti che si sono occupati di questo caso.
Filippo Pappalardi lo aveva urlato il giorno della libertà: "Non li voglio
ai funerali dei miei figli". A chi gli chiedeva come si sentisse
rispondeva con rabbia: "Andatelo a chiedere al migliore poliziotto".
Ma probabilmente, oggi, ai funerali (alle 16) qualcuno di loro verrà, dopo che
ieri la dirigente Bruno del commissariato di Gravina ha parlato a lungo con
Pappalardi. L'assenza più assordante è quella della mamma dei due fratellini.
Rosa Carlucci non c'è a pregare in questa veglia funebre, è rimasta a casa, a
Santeramo, insieme al compagno e alla figlia Filomena per "evitare
problemi", per evitare scontri con il marito e la sua famiglia che
l'accusano di essere la principale accusatrice di Filippo. Per sfiorare quelle
bare bianche Rosa arriverà questa mattina all'alba, quando la cattedrale sarà
deserta, un momento solo per lei e i suoi bambini che non gli hanno dato
nemmeno adesso, da morti. Filippo Pappalardi non ha voluto cedere un briciolo
della sua potestà e ha deciso tutto lui, anche la sepoltura nel cimitero di
Gravina invece che a Mesagne, dove avrebbe voluto Rosa. Una faida tra un padre
e una madre che ha portato solo tristezza e angoscia nella breve vita di Ciccio
e Tore e che non si ferma anche in questo momento. E come sempre è Rosa a fare
un passo indietro. "Nulla ha più importanza dopo che mi è stata strappata
la cosa più bella che la vita mi ha dato". Parla il vescovo della diocesi
di Altamura, Gravina in Puglia, Acquaviva delle Fonti, monsignor Mario Paciello
che è sempre stato molto vicino a Filippo Pappalardi. "Ciccio e Tore sono
diventati figli di tutta Italia e, direi, di tutto il mondo", dice prima
di iniziare la celebrazione. "Questo saluto - ha detto poi dal pulpito - è
rivolto anche a Ciccio e Tore. Loro sono veramente nella pace, la pace vera di
Gesù, e Ciccio e Tore sono nelle braccia di Gesù, come i
bambini della Palestina".
Poi un monito alla sua comunità: "Vicino a Ciccio e Tore deve restare non
solo il nostro ricordo, il nostro dolore, la nostra preghiera per loro e per
quelli che soffrono per loro, ma deve restare la presa di coscienza che tutti,
come ripeterò domani, nessuno escluso, possiamo fare qualcosa di più,
molto di più per i nostri ragazzi". Una parentesi racchiude questi giorni
di lacrime senza che siano intaccati da altre ipotesi investigative. Ma già da
domani, quando l'ultimo saluto sarà solo un ricordo, in Procura si dovrà pensare
a come procedere visto che a fine mese scadranno i termini per le indagini. Le
ipotesi sono due: chiedere il processo per Filippo Pappalardi (contestandogli
forse l'ipotesi fatta dal Giudice per le indagini preliminari Romanazzi, ovvero
l'abbandono di minore con alro reato come conseguenza) o proporre al gip
l'archiviazione del fascicolo.[FIRMA]ALESSANDRA PIERACCI GENOVA "Vi prego,
correte. Mio figlio è caduto dal letto, è in una pozza di sangue, non respira.
Salvatelo". E' la telefonata di una madre disperata al 118, registrata
alle 18,10 di lunedì. Ma il figlio, 12 anni compiuti il primo aprile, non è
caduto dal letto a castello, è in fin di vita per un colpo di pistola alla
tempia sparata con l'automatica del padre, appassionato di armi. L'uomo teneva
in casa anche sette fucili da caccia e aveva coinvolto i due figli nella sua
passione, portandoli con sé a sparare. Una tragedia, tentato suicidio o
incidente, che si tinge ancora più di mistero perché la mamma ha pulito tutto
prima dell'arrivo dei soccorsi, ha lavato anche la pistola, avvolgendola in un
asciugamano e lasciandola in bagno, dove sono stati trovati sia il proiettile
calibro 7,65 e il bossolo. "Ho lavato il sangue perché mi sembrava
naturale, non volevo che mio figlio minore si spaventasse ancora di più".
Difficile crederle, considerando che si tratta di un'infermiera. Difficile
anche capire se davvero riteneva di poter nascondere l'accaduto o se tentava di
coprire le responsabilità di qualcuno. Il magistrato ha fatto eseguire su tutti
e quattro i componenti della famiglia lo Stub, il test di verifica per sapere
chi ha sparato, anche se l'ipotesi più accreditata sembra a questo punto
l'incidente, un gioco finito male. Padre e madre sono indagati per omessa
custodia delle armi e lesioni gravissime colpose e rischiano anche una denuncia
per abbandono temporaneo di minore. Devono essere ancora sentiti dal sostituto
procuratore, Patrizia Petruzziello, perché la coppia, distrutta dal dolore, non
si sposta dal reparto di rianimazione dell'ospedale in cui il bambino è in coma
farmacologico dopo 5 ore di intervento eseguito dal neurochirurgo Armando Cama.
E il magistrato non esclude di sentire anche il fratellino. La tragedia si è
consumata in un appartamento con giardino di una palazzina nascosta nel verde
di via Gibilrossa, zona residenziale di Quarto, nel Levante cittadino. La casa
è quella in cui vivono Franco G., ex titolare di una pescheria, quindi
giardiniere, ma con l'intenzione di diventare taxista, tanto da seguire un
corso, la moglie Roberta, i figli Renato, che frequenta la prima media, e
Gabriele, nove anni. Lunedì pomeriggio intorno alle 16,30 la mamma e Gabriele
escono. Il bambino deve recarsi a catechismo, nella chiesta di San Pietro di
Quinto, dalle 16,45 alle 17,45. R. resta solo in casa perché la mamma
approfitta dell'uscita per fare la spesa prima di riprendere Gabriele e tornare
a casa. Il padre è al corso. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, mamma e
figlio minore rientrano alle 17,55. la donna dirà poi di aver trovato Renato nella
sua cameretta, ai piedi del letto, privo di conoscenza e di aver tentato di
rianimarlo. La donna chiama l'ambulanza. Prima cerca di mettersi in contatto
con il marito. "Quando sono entrata - racconta una dei volontari della
Croce intervenuta - non c'era sangue e non ho visto nessuna pistola". Il
piccolo ferito arriva con la mamma all'ospedale alle 19. Quando viene
sottoposto alla tac, i medici si rendono conto che la ferita alla testa, un
foro d'entrata alla tempia destra e uno di uscita alla volta cranica, in alto a
sinistra, è provocata da un proiettile. A questo punto, e sono le 20, vengono
avvisati i carabinieri, mentre i sanitari provvedono a effettuare le foto della
ferita che serviranno a stabilire se il colpo sia stato sparato a bruciapelo.
Al Gaslini è arrivato anche il papà ed è a lui che si presentano i carabinieri,
intorno alle 20,10. Lo accompagnano a casa per un sopralluogo: nella cameretta
non ci sono segni dello sparo, ma in bagno c'è una Frommer, vecchia pistola
ungherese che l'uomo dichiara di aver ereditato dal padre, e nella spazzatura
ci sono gli stracci sporchi di sangue con cui è stato pulito il pavimento.
Nella stanza dei bambini ci sono elmetti e cimeli di guerra, nello studio del
padre una vetrina con sette fucili e gli sportelli aperti, come aperto è lo
scomparto in cui veniva riposta la pistola. L'ipotesi del tentato suicidio
sembra smentita dalle testimonianze: il preside, Piermario Grosso, la
professoressa di lettere, Cristina Cambrea, alcuni compagni, la catechista
Roberta Orlandini, confermano che Renato è un bimbo brillante, senza problemi.
Il primario della neurochirurgia del Gaslini, Armando Cama, allarga le braccia:
"Ora, bisogna solo aspettare. E sperare". Il bambino raccolto da
un'ambulanza con una ferita alla testa provocata da un proiettile è stato
sottoposto a un delicato intervento chirurgico durato all'incirca 5 ore. I
medici gli hanno ricostruito le lesioni cranio-meningee e ampliato la scatola
cranica, per favorire la decompressione. Il piccolo è tenuto in coma farmacologico
e in ospedale le sue condizioni sono giudicate disperate. "Abbiamo fatto
il possibile - continua il primario - Le prossime ore saranno decisive".
( da "Stampa, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il caso Si apre il
dialogo interreligioso Il cardinale incontra la comunità islamica MARIA TERESA
MARTINENGO È ufficiale: il cardinale Severino Poletto incontrerà rappresentanti
della comunità islamica. Sarà la prima volta per lui, sempre molto prudente
nell'affrontare il dialogo interreligioso con i seguaci del profeta Mohammad. A
promuovere l'appuntamento è stata la Co.Re.Is., Comunità Religiosa Islamica
Italiana, presente da anni sulla scena del dibattito, del dialogo
interreligioso e della mediazione cultural-religiosa. La notizia - confermata
da via Arcivescovado con parole di apprezzamento per l'iniziativa dei musulmani
italiani - è emersa ieri, a margine della presentazione del libro "Dentro
La Moschea", Bur, del vicepresidente della Co.Re.Is, Yahya Pallavicini.
L'imam Pallavicini è consigliere del ministro dell'Interno nella Consulta per
l'Islam italiano ed è l'unico firmatario italiano tra i 138 sapienti musulmani
che hanno sottoscritto il documento "Una parola comune", indirizzato
alle autorità religiose del cristianesimo, e che sono impegnati
nell'organizzazione dello storico forum "post-Ratisbona" con
Benedetto XVI, in autunno. Un curriculum decisamente qualificato per ottenere
udienza anche a Torino. Yunus 'Abd al Nur Distefano, esponente torinese della
Co.Re.Is., racconta come si sia arrivati alla vigilia dell'appuntamento in
Curia. "In passato avevamo incontrato più volte l'allora vescovo ausiliare
monsignor Lanzetti. Qualche tempo fa, poi, il nostro vicepresidente ha chiesto
l'incontro con il cardinale Poletto ed ora stiamo solo aspettando dalla
segreteria l'indicazione di una data che possa essere favorevole per tutti. Non
ci sono impedimenti". Sui possibili temi al centro dell'incontro, l'imam
Yunus 'Abd al Nur Distefano spiega che "sarà un primo incontro di
conoscenza, anche in vista del forum in Vaticano. Per la Co.Re.Is., che ha già
incontrato i cardinali Scola e Bagnasco, è importante la conoscenza sul
territorio. Speriamo che sia possibile organizzare insieme iniziative,
conferenze, aprendo un percorso di dialogo". Del dialogo interreligioso la
Comunità Religiosa Islamica Italiana fa uno dei suoi elementi caratterizzanti.
È di pochi mesi fa, a Torino, una due giorni di iniziative promosse con la
Comunità Ebraica. E alla Fiera del Libro, "Dentro la moschea" dovrebbe essere presentato anche da un rabbino che vive in Israele. "Parlerà di religione,
ovviamente, non di politica. Il carattere della Co.Re.Is. è marcatamente
spirituale", precisa Distefano. Un islam aperto, spirituale, intellettuale
e italiano quello della Co.Re.Is. (che comunque non ha risparmiato critiche
alla Santa Sede per le modalità del battesimo di Magdi Allam). Ma anche attento
a cogliere segnali importanti da parte dei musulmani immigrati. Come quelli che
l'hanno fatta avvicinare all'Umi (Unione Musulmani Italiani) fondata da
Abdelaziz Khounati, dell'Istituto Islamico di Torino. L'Umi ha organizzato due
seminari di formazione per imam cui la Co.Re.Is. ha partecipato. "Abbiamo
apprezzato la trasparenza del loro percorso", spiega Distefano.
( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Esami psichici
sui pm" Berlusconi a Savona: sindacati problema da risolvere.Tafferugli
prima del comizio dal nostro inviato PAOLO CRECCHI Savona. Alla fine dice che
il pubblico ministero "dovrebbe essere sottoposto periodicamente ad esami
che ne attestino la sanità mentale", e su questo passaggio si scatenerà la
polemica di giornata. Ma prima. Raccontando di quando si congratulò con madame
Thatcher "per la guerra vinta contro i sindacati inglesi", lui doveva
essere agli esordi e lei pensionata da parecchio, punta l'indice ammonitore e:
"Aperta parentesi, noi faremo lo stesso con i sindacati italiani".
Chiusa parentesi. L'ululato di approvazione scuote piazza Sisto IV, il sindacato
si è sempre contato in piazza Mameli o in piazza Diaz ma sarebbe stato
impensabile, a Savona, fino a poco tempo fa. Perché davanti al palco impavesato
d'azzurro ci sono soprattutto pensionati e impiegati, gente che con
Cgil-Cisl-Uil ha avuto a che fare per una vita. Poi, certo, gli artigiani. I
piccoli imprenditori. Le casalinghe. Silvio Berlusconi approda in Liguria
perché la Regione è in bilico, e sceglie Savona perché proprio qui si gioca la
partita decisiva. Città e Valbormida rosse, riviera bianca, e tuttavia molti delusi
o disincantati da una parte e dall'altra. In piazza ci sono gli striscioni di
Spotorno e Loano ma pure quelli di Andora, Imperia, Camporosso, dei frontalieri
di Ventimiglia, di "Diano Marina con Claudio" che naturalmente è
Scajola. Il leader azzurro parla per due ore e dedica almeno trenta minuti a
quella che considera la sua terra d'elezione, per memorie vacanziere e
simpatia: "Bellissima... Dolcissima...". Promette che "nella
squadra di governo la Liguria sarà molto ben rappresentata", e dunque almeno
un ministro lo avrà. Scajola? Il proconsole si acquatta sotto il palco e gli
suggerisce il raddoppio della Genova-Ventimiglia, eterna incompiuta, quando il
candidato premier ha già snocciolato le promesse su Terzo Valico, nodo
autostradale e Pontremolese (per il comizio, la lezione gliel'ha fatta il
senatore Luigi Grillo). Berlusconi arriva in ritardo di un'ora e mezzo e non fa
a tempo a vedere i contestatori che provano a insolentire la piazza, e si
scontreranno con la polizia per pochi ma intensissimi secondi che manderanno al
pronto soccorso sette agenti e sei manifestanti. Nota invece gli striscioni di
dileggio, primo fra tutti "Silvio facci ridere, raccontane ancora",
ma risponderà con l'ironia di sempre: "Io faccio troppe battute? Meglio
che essere perennemente incazzati come quelli di sinistra". Il popolo
delle libertà sopporta acqua e freddure con stoicismo. Spruzzi di programma:
bonus bebè, adeguamento delle pensioni sotto i mille euro, cinque anni di
carcere a chi abusa delle intercettazioni telefoniche, un piano casa che lo
consegni alla storia. Alla sinistra, stoccate. Due anni di governo Prodi
assolutamente disastrosi, "non hanno fatto niente neppure contro il
conflitto di interessi...", no, non il suo: "quello delle cooperative
rosse!". Spiega che il voto ai piccoli partiti rischia di essere buttato
via. Inneggia a un'Alitalia da non svendere ai francesi. Tuona sull'immondizia
napoletana. Sul balcone del municipio c'è un piccolo spaccato di Italia che
applaude con passione particolare. Remigio Alfredo, consigliere comunale di
Forza Italia, "150 matrimoni celebrati in sette anni". Luca Brusco,
operaio dell'Ap, azienda specializzata in freni, 1300 euro al mese. Amelia
Palmato Minetti, imprenditrice, ramo derattizzazioni e simili, "guadagno
poco più di un operaio". Simone Poggio, studente in scienze politiche, 23
anni. Tutti e quattro sostengono di essere pienamente convinti di ciò che va
scandendo Berlusconi, appena più sotto, nell'eterno doppiopetto grigio con
camicia azzurra e cravatta blu a pois. "Bisogna fare un grande
bucato!", ecco, e quindi abolire le province che non servono a niente,
combattere il comunismo che "avete visto con i tibetani", restaurare
la riforma della scuola affossata dalla sinistra... Attacca Di Pietro,
"pensare a lui come ministro della giustizia mi fa orrore". Rivela di
aver pagato 168 milioni di euro in parcelle di avvocati. Annuncia che farà il
primo viaggio all'estero, da presidente del Consiglio,
"in Israele: per
festeggiare il sessantesimo anniversario della sua nascita". Ma a Savona
Berlusconi tiene soprattutto la sua prima lezione anti-brogli. Al Palacrociere,
con un puntiglio da maestro elementare, spiega cosa fare e cosa no ai 1700 e
rotti "difensori del voto" reclutati per la Liguria.
"Attenti, sarà una battaglia. Loro proveranno a barare in tutti i modi, e
voi dovrete essere attentissimi e in forze. Portatevi da mangiare, non fatevi
prendere per fame. Non lasciatevi distrarre se vi offrono il caffè o vi
invitano ad accompagnarvi in bagno. Hanno una lunga tradizione... La nostra
vittoria dipende soprattutto da voi", e da un normografo che sarà
consegnato agli elettori per tracciare la croce sulla scheda nel modo corretto.
Unico contrattempo della giornata savonese. Raggiungendo l'ultimo piano della
torre Orsero, messo a disposizione dalla nota famiglia di importatori, ramo
frutta, Berlusconi è rimasto bloccato in ascensore per una decina di minuti.
Panico: non suo, ma dell'organizzazione. Vigili del fuoco convocati,
inutilizzati ma solennemente encomiati: "Io non mi dimentico,
sappiatelo... Non sono di sinistra!". La torre Orsero, non ancora
completata nelle rifiniture, era stata collaudata fino a poche ore prima. Ma
lui se l'è presa solo con una signora che gli ha sfilato la spilla
dall'occhiello: "Attenta! Mi rovina il vestit, lo sa quanto costa?".
Scherzava, naturalmente. crecchi@ilsecoloxix.it 09/04/2008 Post-it 09/04/2008
Berlusconi: esami psichiatrici per i pm. E per i deputati? Elettrochoc.
09/04/2008.
( da "Unita, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del La banda Oto musicisti della banda della polizia di
Alessandria d'Egitto sono in trasferta in Israele per inaugurare un circolo culturale arabo. A Telaviv prendono un
autobus locale e approdano in un borgo sperduto nel deserto. Presto si
accorgono di aver sbagliato destinazione, ma ora non resta che suonare e
aspettare la prossima corriera..La musica ha il potere di andare al di
là delle differenze culturali e linguistiche. Esordio registico per
l'israeliano Colirin. di Eran Colirincommedia.
( da "Unita, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Dove ci porta lo scudo di Bush Franco Lenci I Capi di Stato e di
Governo dei Paesi Nato riuniti a Bucarest hanno pienamente riconosciuto che
l'installazione in Europa di un sistema di difesa da missili balistici può dare
un contributo sostanziale alla protezione degli alleati da eventuali attacchi
con missili balistici a lungo raggio. Con questo atto viene accettata la
proposta dell'Amministrazione Bush e della Mda (Missile Defense Agency) che
presentano il sistema di difesa antimissile americano basato in Europa come uno
strumento urgente ed essenziale per garantire la protezione del territorio
europeo e statunitense da un attacco missilistico da parte di quelli che gli
Usa chiamano "Stati canaglia" quali l'Iran. Questa decisione rende lo
scacchiere internazionale molto più instabile ed insicuro. Nonostante, infatti,
i forti dubbi espressi dalla comunità scientifica internazionale sulla fattibilità
e l'efficienza dei sistemi antimissile, la Russia ha ripetutamente dichiarato
che considera un tale sistema (che sarebbe capace di neutralizzare o attenuare
gli effetti di un'eventuale rappresaglia russa successiva ad un primo attacco
da parte degli Usa) un ulteriore vantaggio strategico americano sulla Russia e
un primo passo verso la costruzione di una rete di controllo non solo del
territorio russo ma dell'intero territorio europeo. Conseguentemente, ha
immediatamente messo in atto contromisure esse stesse destabilizzanti
(abbandono del trattato sulle forze convenzionali in Europa, Cfe, del 1990;
ripresa dei voli su base permanente dei bombardieri strategici a lungo raggio,
voli che la Russia aveva sospeso unilateralmente nel 1992; implementazione di
un suo programma di difesa antimissile con sistemi di allarme precoce basati
nel nord del Paese (e quindi rivolto ad intercettare missili sorvolanti il Polo
Nord e provenienti dagli Stati Uniti) ed ha minacciato di includere Polonia e
Repubblica Ceca tra i bersagli dei propri missili e di abbandonare il trattato
Inf (Intermediate Nuclear Forces) sui missili a gittata intermedia del
( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cronaca Il caso
Gravina, il padre piange sulle bare dei fratellini Ieri la veglia nella
cattedrale del paese, oggi i funerali: ci sarà anche la madre GABRIELLA DE
MATTEIS DAL NOSTRO INVIATO GRAVINA - Accarezza la bara di Francesco. La
abbraccia. Ripete: "Io vi ho cresciuto". Filippo Pappalardi veglia le
salme dei figli, per ore rimane seduto al primo banco, ai piedi dell'altare. Si
alza solo per guardare la corona, spedita dai detenuti del carcere di Bari dove
lui ha trascorso tre mesi. Il padre di Ciccio e Tore, ora, è un uomo provato.
Gentile con gli operatori tv che riprendono le salme dei figli, che aspettano
fuori dall'istituto di medicina legale del Policlinico. è voluto andare a Bari
Filippo Pappalardi per prendere i figli, per accompagnarli nel tragitto sino a
Gravina. è voluto rimanere con loro sino a mezzanotte quando la camera ardente,
allestita nella Cattedrale, viene chiusa. Rosa Carlucci, la madre di Ciccio e
Tore, invece, non c'è. è rimasta a Santeramo. "Meglio così, voglio evitare
le polemiche, ma ai funerali ci sarò" fa sapere. Nella Cattedrale, al
centro storico del paese, il paese arriva alla spicciolata. I bambini portano
mazzi di fiori, rose bianche avvolte nella carta stagnola. Le anziane piangono.
Asciugano le lacrime dopo aver baciato i feretri di Francesco e Salvatore.
Fanno il segno della croce, maledicendo la sorte, "la disgrazia" che
ha ucciso due bambini. Filippo Pappalardi è sollevato dalla solidarietà del
paese, dall'abbraccio di Laura Bruno che, da tre mesi, dirige il commissariato
di Gravina. "Sono qui come madre", dice lei prima di andare via.
Pappalardi è confortato dalle parole del vescovo monsignor Mario Paciello.
"Ciccio e Tore sono veramente nella pace, la pace vera di Gesù, sono nelle braccia di Gesù, come i bambini della Palestina. Vicino a loro deve restare
non solo il nostro ricordo, il nostro dolore, ma anche la presa di coscienza
che tutti, nessuno escluso, possiamo fare qualcosa di più, molto di più per i
nostri ragazzi" dice il monsignore prima di cominciare la veglia.
Questo pomeriggio celebrerà i funerali. Per l'addio ai due fratellini, trovati
morti nella cisterna di un casolare abbandonato, la scuola media Benedetto XIII
frequentata da Ciccio e Tore, ha organizzato una coreografia di fiori. I
bambini lanceranno petali bianchi sul sagrato della Chiesa. Le telecamere del
canale satellitare Telepace, invece, riprenderanno la cerimonia che sarà
trasmessa in diretta. Le saracinesche dei negozi rimarranno abbassate, le
scuole chiuse, il Comune ha infatti indetto il lutto cittadino.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
09-04-2008)
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Commenti Pagina
( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)
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N. 85 del 2008-04-09
pagina 16 Gravina, l'ultimo saluto ai fratellini di Bepi Castellaneta La
polizia: "Forse quel giorno c'erano altri ragazzi, volevano girare un
video sulla casa" da Gravina (Bari) Si è avvicinato e ha abbracciato le
bare bianche sistemate nella Cattedrale, ha versato lacrime di dolore e
commozione, poi si è seduto stringendo un rosario tra le mani: così, dopo quasi
due anni scanditi da rabbia e disperazione, Filippo Pappalardi si è stretto ai
suoi figli, Ciccio e Tore, i ragazzini di 13 e 11 anni scomparsi il cinque
giugno del
( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)
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Sexgate
in Israele, Katsav ci ripensa "Non confesso, processatemi"
Folla di curiosi e cori femministi all'udienza per l'ex presidente Israele, Katsav
affronta il sexgate "Non confesso, processatemi" L'ex presidente
accusato di stupro respinge l'offerta di patteggiamento della pena ALBERTO
STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - Forse non gli andava di passare
alla storia come un presidente che, per sua stessa ammissione, metteva le mani
addosso alle impiegate e per chiarire le sue intenzioni non esitava a denudarsi
davanti alla malcapitata di turno. Fatto sta che Moshe Katsav, l'ex capo dello
stato israeliano accusato di gravi reati sessuali per i quali aveva accettato
di patteggiare una minima pena, ieri ha rinnegato l'accordo raggiunto con il
rappresentante dell'accusa, dicendosi pronto ad affrontare il processo. Folla
di cronisti davanti all'aula del Russian Compound, un vecchio ostello fatto
costruire dallo Zar Nicola II per i pellegrini dell'impero e trasformato dalle
autorità israeliane in tribunale, dove si celebra l'udienza che dovrebbe
chiudere il caso Katsav. Basterebbe che l'ex presidente mantenesse la parola
data attraverso i suoi legali al Procurate generale Menachem Mazuz al momento
di accettare il patteggiamento, per mettere una pietra sopra ad uno scandalo
che ha leso gravemente la credibilità della massima carica dello Stato. Ma è
forse contro questo ipotetico colpo di spugna, che cancella le accuse più gravi
e, di fatto, s'arrende all'arroganza maschilista, che protestano, fuori dal
palazzo, un centinaio di donne al grido: "Siamo tutte A.",
dall'iniziale della principale accusatrice di Katsav. C'è curiosità,
naturalmente, e non si tratta di curiosità morbosa, perché i media non possono
assistere all'udienza e tutto quello che c'era da sapere sul comportamento
dell'ex presidente, secondo le donne che lo hanno accusato, si conosce già. Ma
si capisce subito che, di fatto, sarà un'udienza a porte chiuse, viste le
dimensioni dell'aula. Tuttavia, due segretarie giovani, vestite rigorosamente
di nero (il colore dominante nei tribunali israeliani) cercano di passare. Una
delle due dice all'altra: "Sbrigati che voglio prendere un buon posto per
vedere in faccia quel figlio di puttana". Katsav arriva con quasi un'ora
di ritardo, accompagnato dalla moglie, Gila. Lui sorride alle telecamere senza
riuscire a nascondere l'imbarazzo. Lei, visibilmente infastidita, scuote la
testa. Sono partiti di buon mattino da Yitzkah Mordekhai, il paesino del Negev
dove Katsav, con l'aiuto dei fratelli, ha costruito il suo feudo politico
personale sotto le bandiere del Likud. Giunti a destinazione, sono rimasti in
macchina, a quanto pare girando intorno, in attesa che il tribunale decidesse
sull'ennesima istanza di rinvio. Istanza respinta. Pochi minuti dopo Katsav s'è
seduto, primo presidente nella storia d'Israele sul
banco degli imputati. Un posto che, all'ultimo momento, ha deciso di rifiutare,
nonostante l'accordo raggiunto con la Procura gli avrebbe garantito una
condanna tenue, senza detenzione, e il mantenimento delle accuse meno
rilevanti: molestie sessuali, abuso d'ufficio. In cambio, però, avrebbe dovuto
pronunciare la fatidica parola, "colpevole", che ostinatamente e
contro ogni evidenza s'è finora rifiutato di pronunciare. In più, il
patteggiamento lasciava aperta la questione dell'"onta", una specie
di aggravante implicita in certi reati, che non sta al Procuratore Generale ma
al Tribunale decidere. Il che nel caso di Katsav avrebbe implicato la perdita
non della pensione (di 48 mila shekels al mese, pari a poco meno di diecimila
euro lordi) ma dei benefit, per oltre un milione di shekel (circa 200 mila
euro) che spettano agli ex presidenti. Perso per perso, Katsav ha deciso, come
ha detto, di "lottare".
( da "Voce d'Italia, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri L'intenzione
e' quella di raggiungere un accordo di pace entro la fine dell'anno, ma la
strada appare in salita Olmert ed Abu Mazen di nuovo al tavolo delle trattative
Dopo piu' di un mese e mezzo di interruzione dei negoziati i due leaders
tornano a dialogare, ma le loro posizioni rimangono molto distanti Gerusalemme,
9 apr.- Dopo sette settimane di silenzio il premier
israeliano Ehud Olmert ed il presidente palestinese Mahamud Abbas sono tornati
a dialogare. L'incontro, svoltosi nella residenza ufficiale di Olmert, è durato
circa tre ore ed ha visto la partecipazione durante la prima parte del meeting
del ministro degli Affari Esteri israeliano, Tzipi Livni, e dell'ex premier
Ahmed Qrea Abu Ala per l'Autorità palestinese. Un brevissimo riassunto
dell'incontro lo ha fatto Mark Regev, giornalista e portavoce di Olmert, il
quale ha affermato che “entrambi i leaders hanno riesaminato la situazione
negoziale con le delegazioni e le hanno incoraggiate a proseguire il lavoro” ed
ha poi aggiunto che “hanno espresso le loro preoccupazioni ma hanno anche
convenuto che i negoziati andranno avanti”. Come ha spiegato a News ITALIA
PRESS/Voceditalia Miriam Toaff Della Pergola, giornalista residente in Israele, impiegata presso la società editrice Heurat Yeudé
Italia, “questo incontro è stato molto importante di per sé, visto che dopo
l'attentato avvenuto nella scuola di Gerusalemme non ci sono stati più
contatti”. Al di là dei contenuti che sono stati espressi è la ripresa dei
negoziati a divenire l'elemento centrale, da salutare con maggiore ottimismo.
Anche perché, per il resto, ovvero in quanto a quei contenuti citati,
l'ottimismo sembra piuttosto fuori luogo. Della Pergola ha sottolineato infatti
che “le divergenze sono rimaste visto che da una parte Abu Mazen ha chiesto che
vengano portati avanti i punti previsti nella Conferenza di Annapolis, quindi
la riduzione dei posti di blocco e la cessazione delle costruzioni nei
settlement, mentre il rappresentante di Israele ha
sottolineato la necessità di fermare i lanci di razzi sui kibbutz. Le posizioni
espresse sono state chiare” e purtroppo distanti fra loro, quindi “l'importanza
maggiore risiede proprio nella stessa ripresa dei negoziati”. L'altro elemento
citato dal portavoce del premier israeliano è la volontà di “concludere uno
storico accordo entro la fine dell'anno”. Anche in questo caso, però, è bene
andare al di là di quelle che sono semplici dichiarazioni. Miriam Toaff Della
Pergola non è sembrata particolarmente colpita da questo fatto che “non è altro
che quel trattato di pace che lo stesso presidente Bush ha detto di voler
realizzare prima della fine del suo mandato, ma che sinceramente ritengo
piuttosto irrealizzabile. Certo è un bene che Israele
e la stessa Autorità palestinese siano impegnate in questo progetto, ma rimane
comunque l'opposizione di Hamas”. C'è poi un ulteriore scoglio visto che Abu
Mazen ha affermato che, se dovesse essere raggiunto un accordo di pace da
questi negoziati, esso sarà oggetto di un referendum da parte del popolo
palestinese. Comunque non sembra essere questo il punto più problematico,
proprio perché le posizioni sembrano ancora molto lontane perché possano
riuscire a ricomporsi in vista di un accordo. Oltre ai punti detti in
precedenza ci sono infatti altri elementi di attrito fra le parti. A citarli al
termine dell'incontro il negoziatore Saeb Erekat in una conferenza stampa a
Ramallah, durante la quale ha citato le restrizioni alla mobilità che
affliggono la popolazione palestinese e gli ostacoli allo sviluppo
dell'economia e delle istituzioni politiche palestinesi. Vi è però un altro
punto che sembra andare contro la realizzazione a breve di un accordo di pace,
che, come ha sottolineato Miriam Toaff Della Pergola, “è ritenuto poco
probabile dalla stessa popolazione che appare sempre piuttosto sfiduciata di
fronte a queste iniziative”. La giornalista ha spiegato che “proprio in questi
giorni in Israele si stanno facendo prove per vedere
come la gente reagirebbe in caso di una guerra. In particolare sono state fatte
esercitazioni di evacuazione da edifici pubblici e non per testare la risposta
ad un eventuale attacco missilistico. Certo è bene che la popolazione venga
difesa e che siano adottate tutte le misure necessarie, ma questi atti non
confortano di certo. Si aggiunga la tensione con la Siria che continua ad
accusare Israele di volere la guerra, nonostante Tel
Aviv abbia assicurato Damasco e Beirut che ciò non è assolutamente vero. E'
difficile comunque che tutte queste cose vengano dette per caso, quindi sembra
ancora lontano il momento in cui si potrà parlare di pace, anche se in una
terra come il Medio Oriente tutto può succedere. Difficilmente però l'accordo
sarà raggiunto entro la fine dell'anno”.
( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
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Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-09 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE
Blue Note Ritorna il musicista americano che negli anni Quaranta abbracciò
l'islamismo Jamal, finezza e dinamismo "Vecchio leone" e punto di
riferimento del pianoforte jazz Sul palco con lui James Cammack (contrabbasso),
Idris Muhammad (batteria), Manolo Badrena (percussioni) C onsueto, ma sempre
importante ritorno di Ahmad Jamal al Blue Note, dove il pianista di Pittsburgh
si esibisce (per la quarta volta in quattro anni) da stasera fino a sabato.
Poco più giovane di 78 anni (li compirà il 2 luglio), Jamal rappresenta uno dei
punti di riferimento del pianoforte jazz odierno per la sua olimpica
equidistanza dalle diverse "scuole" contemporanee. Nato con il nome
di Fritz Jones, che ripudiò negli anni Quaranta all'epoca in cui molti artisti
afroamericani abbracciavano la cultura islamica, già a vent'anni Jamal era un
nome di rilievo: affiancato da chitarra (Ray Crawford) e
contrabbasso (prima Eddie Calhoun, poi Israel Crosby) stava perfezionando
quella concezione "cameristica" dello strumento con cui divenne
celebre in poche stagioni. Celebrità, caso raro, aperta su due fronti: il
pubblico, ammaliato dalla pregnanza con cui ridisegnava il profilo delle
canzoni; i musicisti, grazie alla stima che tributava all'originalità
dei suoi arrangiamenti Miles Davis, il quale a metà degli anni Cinquanta lo
celebrò riprendendone, quasi alla lettera, varie incisioni. Il segreto di Jamal
stava nella finezza con cui creava l'equilibrio sonoro fra i componenti del suo
trio, lasciando respirare la musica quasi come se esistesse un quarto esecutore
impegnato a suonare il silenzio. La magia non svanì quando nel 1956 la chitarra
venne sostituita con la batteria del delicatissimo Vernell Fournier,
realizzando poco dopo quello che molti considerano il capolavoro del pianista,
l'album registrato dal vivo "At The Pershing". Molto dopo, dagli anni
Settanta, Jamal ha rinvigorito le sue invenzioni musicali ma non ha mai cessato
di tenere la dinamica al centro delle sue costruzioni musicali. Rispetto alle
sue apparizioni milanesi più recenti il veterano musicista ha modificato la
formazione: tornano con lui il contrabbassista James Cammack, suo storico
collaboratore, e il brillante batterista Idris Muhammad. I tre sono affiancati
dal fantasioso percussionista Manolo Badrena, celebre per la sua partecipazione
agli Weather Report. Cambi Ahmad Jamal, nato 78 anni fa con il nome di Fritz
Jones Claudio Sessa AHMAD JAMAL. Blue Note, Via Borsieri 37, tel.
02.899.70.00.22. Stasera e domani, venerdì 11 e sabato 12, ore 21 e 23.30; € 35
e 40.
( da "Manifesto, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Iran, nucleare
Ahmadi-Nejad: 6.000 nuove centrifughe L'Iran ha iniziato l'installazione di
6.000 centrifughe nucleari nel suo impianto di Natanz, nel centro del paese.
L'annuncio del presidente Mahmoud Ahmadi-Nejad, è stato riportato ieri dai
media ufficiali durante la "Giornata del nucleare" istituita due anni
fa per celebrare l'inizio della produzione di energia atomica da parte della
Repubblica islamica. L'Occidente (Israele e Stati Uniti in testa) accusa il regime degli ayatollah di
avere un programma segreto per la produzione di armi nucleari. Tehran - contro
la quale il mese scorso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha
approvato un terzo pacchetto di sanzioni - sostiene invece che il suo piano
atomico abbia fini esclusivamente civili, per la produzione di energia
elettrica. L'annuncio di ieri contrasta nettamente con la richiesta dell'Onu di
fermare l'arricchimento dell'uranio e acuisce la tensione tra Tehran e la
Comunità internazionale. Almeno 300 delle nuove centrifughe in via di
installazione sarebbero del tipo IR2s, di fabbricazione iraniana e molto più
efficienti delle vecchie P1s di produzione pakistana.
( da "Manifesto, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il leader di Fatah
spedisce una lettera dal carcere alla manifestazione per l'anniversario di
Peace now "Pronti alla pace", e Tel Aviv applaude Barghouti Michele
Giorgio Gerusalemme "La maggior parte della popolazione palestinese, me
compreso, è pronta per una storica riconciliazione basata sulle risoluzioni
internazionali che prevedano la creazione di due Stati, uno palestinese e uno
israeliano, che possano esistere uno al fianco dell'altro in pace e in
sicurezza". Erano più o meno le 7 quando ieri sera Qaddura Fares ha letto
queste frasi del messaggio inviato dal leader di Fatah Marwan Barghouti e
l'applauso della folla riunita in Piazza Rabin a Tel Aviv per i 30 anni di
Peace Now, è scattato immediato. Il comandante dell'Intifada, che da sei anni è
in carcere in Israele dove deve scontare cinque
ergastoli per "terrorismo", continua a suscitare consensi nei settori
più progressisti (ma minoritari) della società israeliana che, evidentemente,
lo ritiene in grado di imprimere quella svolta che il governo di occupazione di
Ehud Olmert e la debole e sottomessa Autorità palestinese di Abu Mazen non
lasciano intravedere in alcun modo. Ma Barghouti è un uomo politico di cui
sentono la mancanza soprattutto i palestinesi. "Siamo pronti per una
riconciliazione che garantisca a nostri e ai vostri figli una vita priva di
minacce di guerra e di spargimenti di sangue", ha scritto Barghouti. I
palestinesi, ha ribadito, "desiderano che si realizzi il loro sogno di
libertà, indipendenza e pace". Per raggiungere questo obiettivo, ha
proseguito, "la costruzione degli insediamenti e la confisca di terre deve
cessare immediatamente, devono essere riaperte le istituzioni palestinesi a
Gerusalemme, devono essere rimosse le centinaia di posti di blocco che hanno
trasformato i Territori palestinesi in un inferno e che hanno distrutto
l'economia palestinese e bisogna porre fine alla politica di arresti e
uccisioni, così come deve finire l'assedio a Gaza". Barghouti non ha
dimenticato le migliaia di palestinesi che, come lui, sono
in prigione in Israele.
"Vi sto scrivendo dalla mia piccola e buia cella in un carcere israeliano,
dove vengo trattenuto insieme ad altri 11mila prigionieri palestinesi, comprese
donne e bambini". Riferendosi infine al "Documento dei
prigionieri", di cui è stato uno degli autori, ha ricordato che obiettivo
del piano "è mettere fine all'occupazione delle terre conquistate
da Israele nel 1967 e creare uno Stato con Gerusalemme
Est come capitale...e propone una soluzione per il problema dei profughi sulla
base delle risoluzioni internazionali". Quanto queste posizioni fossero
condivise ieri dai partecipanti all'anniversario di Peace Now è difficile
valutarlo, alla luce delle non poche ambiguità che segnano il percorso del movimento
pacifista israeliano vicino al partito laburista e al Meretz. Certo è che
Barghouti sa di trovare ascolto anche in Israele e,
soprattutto, sa che la sua gente lo vorrebbe vedere libero e pronto a prendere
il posto di uno spento Abu Mazen. D'Altronde il leader di Fatah nelle
interviste che ha rilasciato nelle ultime settimane non ha certo nascosto la
volontà di tornare a giocare un ruolo da protagonista nella politica
palestinese e di candidarsi alle prossime presidenziali con l'intenzione di
vincerle. Una mossa che rischia di mettere nell'angolo la vecchia guardia di
Fatah, aggrappata al controllo del Comitato centrale del partito e che sta
cercando di svuotare della sua funzione rinnovatrice il Congresso che dovrebbe
tenersi nei prossimi mesi. Da parte del governo israeliano non ci sono state
reazioni al messaggio di Barghouti. Per Olmert hanno parlato le sue decisioni,
come quella di far chiudere la stazione radio pacifista, "RAM FM",
accusata di trasmettere senza licenza. Intanto a Gaza sotto assedio gli
automobilisti sono tornati in fila alle stazioni di rifornimento. In tutta la
Striscia è riesplosa l'emergenza carburante con il rischio che nei prossimi
giorni possano rimanere fermi anche i mezzi di soccorso. Israele
garantisce a Gaza, settimanalmente, 70mila litri di benzina sugli 800mila
necessari e meno di 1/3 del fabbisogno di 2 milioni di litri di gasolio. Hamas
attraverso un suo portavoce, Khalil al-Haya, ha messo in guardia che i suoi
uomini sono pronti ad aprire nuove brecce nella barriera di confine con
l'Egitto come avvenuto lo scorso gennaio a Rafah, quando migliaia di
palestinesi entrarono in territorio egiziano per rifornirsi di alimenti e
medicinali.
( da "Manifesto, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Paragona
Israele ai nazisti
Ingresso vietato per l'inviato dell'Onu Il ministro degli esteri Tzipi Livni ha
dichiarato ieri che vieterà l'ingresso in Israele a Richard
Falk, inviato delle Nazioni Unite per i diritti umani, che ha paragonato i
metodi usati da Israele contro i palestinesi nella
Striscia di Gaza a quelli utilizzati dai nazisti contro gli ebrei. In un'intervista di ieri alla Bbc
Falk ha ribadito le accuse, pronunciate per la prima volta l'estate scorsa, e
dichiarato che Israele è ingiustamente a riparo da
critiche da parte della Comunità internazionale. Tel Aviv mira ora ad ottenere
la trasformazione del mandato del Consiglio per i diritti umani, da organo che
indaga sulle violazioni contro i palestinesi a uno che si occupi anche delle
"violazioni dei palestinesi".
( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-09 num: - pag: 1 autore: di
DAVIDE FRATTINI categoria: REDAZIONALE Il caso Interrompere la gravidanza è
illegale: spesso rischiano la vita Le palestinesi che
abortiscono in Israele
BETLEMME - S. è tornata a casa e ha radunato i suoi bambini per un gioco:
"Saltatemi sulla pancia". Cinque figli fuori, uno dentro. Quello che
non vuole perché è arrivato troppo presto, perché la famiglia già così non ce
la fa. S. ha deciso da sola, quando si è scoperta di nuovo incinta, "11-12
settimane" le ha comunicato il dottore. CONTINUA A PAGINA 18.
( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-09 num: - pag: 38 autore: di
BERNARD-HENRI LéVY categoria: REDAZIONALE NO GLOBAL, ESTREMA DESTRA, ISLAMICI
"SÜss all'Eliseo", ovvero l'antisarkozismo infame B reve annuncio sul
canale televisivo Lci. Un sottoprefetto del dipartimento Charente-Maritime si è
appena dovuto dimettere, su ordine del ministro degli Interni, Michèle
Alliot-Marie. Il motivo? Trasgressione al dovere di riserva che devono
osservare i servitori dello Stato. Tutto è successo a causa di un "punto
di vista" che il sottoprefetto aveva espresso sul giornale online
Oumma.com, dove parlava di Israele come dell'unico
Stato al mondo in cui i cecchini abbattono le ragazzine all'uscita da scuola e
dove i centri di tortura fanno un giorno di riposo, il sabato, a causa dello
shabbat. Conosciamo la solfa. Nulla di nuovo sotto il sole dell'insondabile
stupidità politica. Solo che il passaggio all'atto è compiuto, ed è la prima
volta, da un alto funzionario della Repubblica. E che questi ha scelto, per
infrangere il suo dovere di riserva, non un grande quotidiano, una rivista o
una radio, ma l'organo ufficioso dei Fratelli musulmani in Francia e, in
particolare, di Tariq Ramadan. La notte passa. La vicenda mi ronza nella testa.
Infatti non si tratta solo di Oumma. C'è il nome dell'uomo che mi dice
qualcosa. Guigue... Sottoprefetto Bruno Guigue... Cerco fra i miei ricordi.
Sollecito l'amico Google. Ed ecco che subito mi torna in mente: ma sì, certo!
Lo stesso Guigue che, al mio ritorno dal Darfur, aveva dato, sempre a Oumma, un
articolo particolarmente ignobile su di me (cosa non troppo grave) e sulla
tragedia del popolo del Darfur (cosa, è evidente, più seria). La coincidenza è
quasi troppo bella. Perché è la conferma, scientifica, della mia vecchia tesi
sull'effetto di cecità che produce, immancabilmente, la monomania antisionista.
Perché non sentiamo mai gli avversari di Israele
esprimersi sul Tibet? Sulle guerre dimenticate d'Africa? Sulla Bosnia di
quindici anni fa? Perché oggi si accaniscono a negare il martirio del Darfur?
Ebbene, la risposta ci viene dal caso-Guigue. Un martirio interessa quegli
individui soltanto quando c'è di mezzo Israele o - è una citazione - il suo
lacchè americano. Un massacro dove né Israele né gli Stati Uniti siano coinvolti ha un'importanza secondaria
nella galleria di cliché di cui è fatta la loro visione del mondo. Preso dal
mio slancio, navigo da un sito all'altro e piombo su una nebulosa di siti che
difendono il "coraggioso" funzionario punito. Non dirò il nome
di questi siti. Non voglio far loro pubblicità. Ma quel che scopro - ancora una
sorpresa - è che sono molto numerosi; che dal rosso (no global) al bruno
(Fronte Nazionale e apparentati) o al verde (islamista radicale) ricoprono la
parte essenziale dello spettro del peggio; e che tutti sono d'accordo, in
realtà, su una rappresentazione articolata in tre proposizioni deliranti quanto
semplici. Israele è uno Stato nazista. Il mondo è
organizzato in modo tale da dissimulare questa verità. E il cervello di questo
complotto, il suo direttore d'orchestra clandestino, il vero agente dei neri
disegni dell'eterna "Internazionale ebraica" si trova qui, a Parigi,
proprio al di sopra di Alliot-Marie la quale, con Bernard Kouchner, Jacques
Attali e altri nuovi "ebrei SÜss" (cito sempre la stessa amena
letteratura), non è che un docile strumento nelle sue mani: questo ignobile
ebreo, nascosto, canonizzato, ma smascherato, non è altriche...NicolasSarkozy
in persona! All'improvviso, mi tornano in mente i siti antisemiti che, durante
la campagna elettorale dell'anno scorso, si scatenavano col ritornello
"Tutto tranne Sarkozy" e che Liliane Kandel, rappresentante del
comitato di redazione di Temps modernes, aveva denunciato. Riprendo un libro,
pubblicato invece dopo le elezioni, dove l'autore, il filosofo Alain Badiou,
facendosi forte dell'appoggio di Freud (povero Freud!), non chiama più il
presidente con il suo nome, ma lo chiama l'homme aux rats, "uomo dei
topi", come nei film di propaganda proiettati nei cinema sotto
l'Occupazione. Penso a certi segnali, probabilmente minuscoli, irrisori, ma che
vanno dagli attacchi ad hominem (in particolare sul fisico) a un tipo di
aggressione che nessuno si era permesso nei confronti dei suoi predecessori
(dall'sms inviato a Cécilia alla trasmissione tv di marionette- " Les
Guignols de l'info "-cheda qualche tempo si diverte - ma se ne rende
conto? - a farlo parlare con gli accenti dell'ebreo parigino cui ricorrono gli
attori nel film " La vérité si je mens "). Metto in fila tutto questo
e mi dico che, lo si voglia o no, sta accadendo qualcosa di sintomatico: non è
tanto il nome di Sarkozy che conta, a questo punto, ma il nome che va dato
all'antisarkosismo. Dio solo sa se esistono ragioni- buone - di opporsi
all'attuale sistema di governo. L'immigrazione. La legge sulla carcerazione di
sicurezza. Il discorso di Dakar. Gli scivoloni, a Riad o in Vaticano, sulla
pietra angolare della Repubblica che è l'idea di laicità. La parola tradita sui
ceceni, i tibetani, la democrazia in Russia, i diritti dell'uomo in generale. Su
tutti questi terreni non bisogna cedere di un millimetro. Non bisogna lasciarsi
intimidire. Ma è una ragione di più per non tollerare che sia oltrepassata la
linea gialla di separazione fra il vero dibattito e l'ingiuria alla persona e
al nome. Credo d'essere stato uno dei primi a denunciare, molto prima della
campagna elettorale, la demonizzazione di cui cominciava a essere oggetto il
futuro candidato. Oggi, allo stesso modo, metto in guardia contro i fetidi
miasmi che un odio pavloviano sembra ancora una volta emanare, a destra come a
sinistra, verso colui che è ormai capo dello Stato. Traduzione di Daniela
Maggioni.
( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-09 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE Comunità ebraica Polemica sul sistema elettorale Il consiglio vota
senza sorprese Riccardo Pacifici presidente Prima riunione del nuovo Consiglio
della Comunità Ebraica, eletto il 30 marzo. E come da statuto, ieri sera nella
sede del centro culturale Pitigliani, elezione del nuovo Presidente. Scontata la
scelta di Riccardo Pacifici, uscito dalle elezioni vincente
con la lista da lui capeggiata "Per Israele" con 16 consiglieri su 28 e forte di 1.803 preferenze sui
3.760 votanti. Pacifici subentra dunque a Leone Paserman e reggerà la comunità
nei prossimi quattro anni. Ad eleggerlo ieri sera solo però i 16 consiglieri
della sua lista. Gli altri della lista "Per i giovani, insieme "
hanno votato Guido Coen. Per la composizione della giunta di otto
assessori e per la scelta del coordinatore del consiglio bisognerà aspettare la
prossima riunione. Ma soprattutto bisognerà vedere se la frattura interna al
consiglio è ricomponibile. Sui risultati elettorali grava infatti il sistema in
uso, uno dei due previsti nelle due maggiori comunità ebraiche, che viene
accusato di creare pesanti distorsioni. Come ha osservato uno dei
rappresentanti della lista di minoranza, Victor Magiar, bisogna prendere atto
che la lista "Yachad" titolare del 21% dei voti non ha ottenuto alcun
rappresentante, mentre "Per Israele" col 44%
dei voti ha il 57% degli eletti e "Per i giovani insieme" col 35% dei
voti ha il 43% dei consiglieri. "Con un sistema proporzionale ha detto
Magiar - i consiglieri sarebbero stati 6 (Yachad), 10 (Per i giovani insieme) e
12 (Per Israele) ". Pacifici da parte sua ha
chiesto collaborazione a tutti. 15 mila iscritti Riccardo Pacifici, 44 anni, è
il neopresidente della Comunità ebraica romana, la più antica e forte d'Europa
con i suoi 15 mila iscritti P. Br.
( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-09 num: - pag: 18 categoria: REDAZIONALE
La scelta L'interruzione di gravidanza è ritenuta "un crimine", ma
spesso è l'unico modo per evitare i "delitti d'onore" Palestina, abortire per non essere uccise è illegale: molte
donne pagano cifre altissime. Altre fuggono in Israele, dove si può "è un fenomeno
nascosto - commenta il sociologo Barnard Sabila - che sta crescendo. I
palestinesi se ne rendono conto, non ne vogliono parlare" SEGUE DALLA
PRIMA Non ha potuto parlarne con il marito, con la madre o una sorella, non ha
potuto parlarne con nessuno. Ha preso la decisione da sola e da sola ci
ha provato. Si è buttata da un muretto cadendo sul ventre, ci ha messo sopra
una bombola del gas. Ha cominciato a sanguinare, è stata ricoverata, ha perso
il bambino. "L'aborto tra i palestinesi è un tabù religioso e un crimine,
viene permesso solo se la donna è in pericolo di vita. Eppure succede ogni
giorno - spiegano le volontarie di un centro a Ramallah -. Illegali, rischiosi,
dannosi per la salute". Costosi. Un medico può chiedere 5.000 shekel
(quasi 900 euro), nel prezzo c'è l'incognita del carcere. "Se la donna non
è sposata, la richiesta sale. E' ricattabile, deve mantenere il segreto ".
A. ha pagato 400 dollari. Quattro anni fa è rimasta incinta di un uomo che non
era suo marito e a Gaza può essere una condanna a morte. "Ero terrorizzata
che i miei fratelli lo scoprissero e mi ammazzassero", racconta. "Ho
chiesto al ragazzo di cercare un dottore, è stato quasi impossibile trovare
qualcuno che accettasse ". Nella Striscia, il mercato è ancora più sotterraneo.
I medici negano che gli aborti clandestini vengano praticati. "Se ne
parlo, quelli di Hamas mi uccidono", dice un ginecologo. "Fino al
2005 - spiega un altro - era più semplice eseguire queste operazioni. Dopo che
Hamas ha preso il controllo, i miliziani hanno dato la caccia ai dottori,
sapevano chi era pronto a farsi pagare". Ancora oggi nessuno ha scoperto
dell'aborto di A., ancora oggi, lei ha paura che qualcuno lo scopra. Il 40% su
333 donne intervistate nei campi rifugiati in Cisgiordania ha ammesso di avere
abortito almeno una volta, il 54,4% - secondo l'indagine della Palestinian
Family Planning and Protection Association - è venuta a sapere di altre che
l'hanno fatto. "E' un fenomeno nascosto - commenta il sociologo Barnard
Sabila - che sta crescendo. I palestinesi se ne rendono conto, non ne vogliono
parlare". La Palestinian Family Planning Association è riuscita a ottenere
dal muftì di Betlemme una fatwa che permetta la pillola del giorno dopo, ancora
controversa per molti religiosi musulmani. "Nella nostra società -
continua Sabila - la donna regge l'onore della famiglia, non l'uomo. Se una
figlia perde la verginità o resta incinta senza un marito, la madre viene
considerata responsabile quanto lei". Maha Abu Dayyeh-Shamas sorride
quando le chiedono se la sua organizzazione è pro-scelta. "Non mi posso
permettere il dibattito ideologico. I casi che affrontiamo non sono una
questione di diritto a decidere. E' una questione di vita e di morte. Della
donna. Un aborto illegale può metterla in pericolo, continuare la gravidanza
anche. Chi cerca il nostro aiuto rischia di venire uccisa dai parenti, per
cancellare l'onta di una relazione fuori dal matrimonio ". Gli uffici del
Women's Centre a Ramallah fanno da consultorio, offrono assistenza medica e
legale. Qui nessuno suggerisce di abortire o spinge per la decisione, una
denuncia porterebbe all'incriminazione. Le donne vengono messe in guardia
contro le pratiche illegali, ricevono informazioni sulla contraccezione e la
pianificazione familiare, consentite dalla legge islamica. "Le ricche
possono sempre trovare una soluzione e andarsene in Libano, come fanno nella
maggior parte dei Paesi arabi", spiega Maha. Le altre provano in un
ospedale israeliano, dove l'interruzione è consentita e spesso gratuita. Uno
dei 41 comitati nel Paese decide se il caso rientri tra quelli previsti da una
legge del 1977. "Quando la gravidanza è il risultato di violenza, di un
incesto o c'è il pericolo di un delitto d'onore - continua - il via libera
viene dato sempre". Il suo gruppo sta facendo pressioni sui deputati
palestinesi perché modifichino la bozza di una norma preparata dal Parlamento.
"Le pene previste per gli interventi clandestini sono fino a dieci anni.
Però legalizza l'aborto dopo un incesto e noi vorremmo che contemplasse anche
lo stupro". Con una mano allontana dagli occhi il fumo del tè e lo sguardo
triste: "Devo rassegnarmi all'idea di non poter salvare tutte le donne. Le
vittime ci saranno". Costi e ricatti Un medico può chiedere fino a 5.000
shekels (quasi 900 euro). Se la donna è sposata la richiesta sale. è
ricattabile Ragazze Due giovani palestinesi passeggiano in strada a Ramallah,
una delle principali città della Cisgiordania Davide Frattini.
( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-09 num: - pag: 18 categoria: BREVI Legale in Israele con alcuni limiti Regolato dalla legge del '
( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)
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(Cer). Nella riunione convocata a una settimana dalle elezioni per lui
hanno votato compatti i 16 consiglieri della lista "Per Israele" che ha avuto la
maggioranza; gli 11 consiglieri di minoranza "Per i giovani-Insieme"
(uno non era presente) si sono schierati per Guido Coen. Pacifici, 44 anni, ex
vicepresidente, subentra a Leone Paserman che non si era ricandidato.
( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)
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Ativi ieri sono
scesi nei rifugi nell'ambito della più grande esercitazione civile organizzata
nel Paese. L'esercitazione "Punto di svolta 2" è iniziata lunedì e
durerà in tutto cinque giorni. L'obiettivo è testare la risposta del fronte
interno in caso di attacco o grave attentato, dopo le mancanze evidenziate
durante la guerra del Libano dell'estate 2006. La sirena ieri è scattatta alle
10, subito dopo la diffusione in televisione delle istruzioni in caso di
emergenza. Nel pomeriggio vi sono state simulazioni a Nazareth e nella Galilea
settentrionale per salvare le persone rimaste sepolte in case colpite da
missili. L'esercitazione viene cooordinata dalla nuova Autorità Nazionale per
le Emergenze creata in settembre. Sono previste in questi giorni riunioni di
emergenza del governo per verificare l'efficacia del processo decisionale,
evacuazioni di massa e simulazioni negli ospedali. Sia il primo ministro Ehud
Olmert che il ministro della Difesa Ehud Barak hanno sottolineato nei giorni
scorsi che l'avvio dell'esercitazione non significa che il paese si stia
preparando ad una guerra. I Paesi vicini erano stati informati per tempo
attraverso canali diplomatici. La Siria e Hezbollah in Libano hanno vivacemente
protestato: le manovre israeliane servono a preparare la guerra. In questo
clima di tensione, un appello per la pace del popolare esponente palestinese
Marwan Barghouti, da anni detenuto in carcere in Israele, è stato letto durante una
manifestazione a piazza Rabin a Tel Aviv in occasione del 30° anniversario
dell'organizzazione pacifista israeliana "Peace Now". "La
maggior parte della popolazione palestinese, me compreso, è pronta per una
storica riconciliazione basata su risoluzioni internazionali che prevedano la
creazione di due Stati, uno palestinese e uno israeliano, che possano
esistere uno al fianco dell'altro in pace e in sicurezza": ha scritto
Marwan Barghouti, il popolare comandante dei Tanzim, la milizia di Fatah.
"Siamo pronti per una riconciliazione che garantisca a nostri e ai vostri
figli una vita priva di minacce di guerra e spargimenti di sangue. Dobbiamo -
prosegue - raggiungere al più presto un accordo complessivo per il cessate il
fuoco che coinvolga entrambe le parti".
( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di SIAVUSH
RANDJBAR-DAEMI Dopo aver introdotto a sorpresa la "Festa della giornata
nazionale per la tecnologia nucleare", il presidente iraniano Mahmoud
Ahmadinejad ha annunciato ieri dalla centrale di Natanz che l'Iran è in
procinto di rendere operative seimila nuove centrifughe entro marzo 2009,
incrementando così fortemente le proprie capacità di produzione dell'uranio
arricchito, necessario per la produzione di qualsiasi forma di energia
nucleare. Da Teheran, il capo dell'Agenzia atomica iraniana Aghazadeh ha poi
spiegato che il regime islamico ha messo a punto un piano di sviluppo atomico
ventennale che prevede la costruzione di numerose installazioni nucleari. Sia
Ahmadinejad che Aghazadeh hanno manifestato l'intenzione di mantenere inalterata
l'adesione al Trattato di non Proliferazione nucleare, che proibisce
l'arricchimento dell'uranio oltre il livello stabilito per uso civile. Secondo
esperti nucleari occidentali, un numero non superiore a 1.500 centrifughe
sarebbe sufficiente per la creazione dell'uranio altamente arricchito
necessario per alimentare una rudimentale testata bellica. Il Paese
mediorientale sarebbe inoltre sul punto di sostituire le più elementari
centrifughe P1 con quelle P2, in grado di arricchire l'uranio in metà del
tempo. Immediata ed energica la reazione internazionale. Il ministro degli
Esteri francese Kouchner ha in particolare sottolineato la "necessità di
imporre ulteriori sanzioni" qualora il regime islamico insista nel
rifiutare le risoluzioni Onu, che impongono a Teheran la sospensione della
produzione di uranio. Il portavoce del ministero degli
Esteri israeliano Mark Regev ha dal canto suo definito il programma nucleare
iraniano "aggressivo e completamente inaccettabile". Il gruppo 5+1,
composto dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza più la
Germania, si incontrerà comunque a Shanghai entro il mese di aprile per
discutere, come richiesto da Russia e Cina, nuove proposte per spingere
Teheran a non proseguire sulla via dell'ampliamento del programma nucleare.
Durante le celebrazioni per il raggiungimento dell'ennesimo traguardo nucleare,
l'ex negoziatore nucleare Hossein Mousavian è stato riconosciuto colpevole di
atti lesivi alla sicurezza nazionale e condannato ad una pena sospesa di due anni
dopo esser stato scagionato dall'accusa ben più grave di spionaggio mossa da
esponenti dell'attuale governo. Mousavian fu fautore del compromesso con l'Ue
del dicembre 2004 che portò alla sospensione della produzione di uranio
arricchito da parte dell'Iran sino all'inizio della presidenza Ahmadinejad.
( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Parigi:
"Ora è necessario imporre nuove sanzioni al regime iraniano". Israele: "Un
piano aggressivo e inaccettabile".
( da "Liberazione" del 09-04-2008)
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Barghouti dal
carcere: "Chiedo una storica riconciliazione con Israele" "La maggior parte
della popolazione palestinese, me compreso, è pronta per una storica
riconciliazione basata su risoluzioni internazionali che prevedano la creazione
di due stati, uno palestinese e uno israeliano, che possano esistere uno al
fianco dell'altro in pace e in sicurezza": lo ha scritto Marwan Barghouti,
il popolare leader di Fatah in Cisgiordania, in una lettera a Peace Now,
movimento che ieri ha celebrato il suo 30mo anniversario. "Siamo pronti
per una riconciliazione che garantisca ai nostri e ai vostri figli una vita
priva di minacce di guerra e spargimenti di sangue. Dobbiamo raggiungere al più
presto un accordo complessivo per il cessate il fuoco". Per Barghouti, i
palestinesi "desiderano fortemente che si realizzi il loro sogno di
libertà, indipendenza e pace e stanno attendendo la fine dell'occupazione".
"Per raggiungere questo obiettivo, la costruzione degli insediamenti e la
confisca di terre deve cessare immediatamente, devono essere riaperte le
istituzioni palestinesi a Gerusalemme, devono essere rimosse le centinaia di
posti di blocco che hanno trasformato i territori in un inferno". Nei
giorni scorsi l'ex ministro della Difesa israeliano Amir Peretz e il ministro
Ben Eliezer hanno chiesto con forza la scarcerazione del leader di Fatah, il
solo - hanno detto - in grado di far ripartire il dialogo. 09/04/2008.
( da "Liberazione" del 09-04-2008)
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"Se la destra non
gradisce i manuali se li scriva" Tonino Bucci "I libri di storia,
ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati,
se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con
particolare attenzione". Il berlusconismo non è la riedizione del vecchio
fascismo in camicia nera, certo. Però sono anni che il suo personale politico e
intellettuale (sic!) fa dell'anti-antifascismo il fulcro della propria proposta
culturale. Stavolta, le parole citate sono del personaggio più accreditato per
formazione culturale nelle file del Pdl: il senatore Marcello Dell'Utri. Il
bibliofilo. A pochi giorni dalle elezioni rilancia le vecchie lamentazioni
berlusconiane, i cahiers de doléances contro la dittatura della cultura di sinistra
in Italia. I comunisti rischiano di scomparire ma agli occhi
dell'intellighentsia di centrodestra la cultura, il pensiero, la storia più
temuta è sempre quella. L'ombra della falce e martello la vedono proiettata
anche sui manuali di storia. Dell'Utri ha riassunto il suo pensiero in
un'intervista a a Klaus Davi per KlausCondicio, contenitore di approfondimento
politico su YouTube. Se la prende con il manuale di (Lucio) Villari - il nome è
fra parentesi, poi spiegheremo perché. Lo chiama in causa perché avrebbe omesso
lo stermino degli omosessuali nei lager nazisti. E rincara anche la dose:
"gli storici di sinistra hanno ignorato l'olocausto dei gay avvenuto
durante la seconda guerra mondiale". E poi: "Il tema degli
omosessuali è sempre stato ritenuto una sorta di pruderie, come si direbbe in
Francia, ed è tuttora grave il silenzio su questa pagina nera della storia. E'
stato sbagliato non tirarlo fuori". Se fosse un'autodafé della destra,
un'autocritica per aver ignorato e rimosso l'omosessualità dalle vicende
pubbliche, le parole di Dell'Utri sarebbero un comprensibile segnale
d'innovazione per la sua parte politica. Epperò se la prende con la sinistra.
E' ai soliti comunisti che imputa la colpevole omissione della persecuzione
degli omosessuali. Ci aggiunge, poi, qualche dettaglio che citiamo per dovere
di cronaca, tipo la punizione che infliggerebbe ai pedofili: "La cintura
bisognerebbe metterla al collo di questi delinquenti". E (Lucio) Villari
che dice? Cosa risponde al senatore Dell'Utri? "Che il manuale di storia
l'ha scritto mio fratello Rosario. Io ho scritto vari libri, ma manuali mai. Il
senatore si è sbagliato". Sì, un errore maldestro, forse una disattenzione
a voler essere benevoli. Ma in ogni caso la svista non depone a favore di una
lettura accurata. "Secondo me non l'ha letto, ha riferito una cosa di cui
qualcun altro gli avrà parlato" dice Villari, Rosario, l'autore (vero) del
manuale incriminato. "Nel corso degli anni ho ricevuto tante osservazione,
critiche degli studenti, annotazioni di colleghi studiosi ma non ho mai
risposto, non sono mai entrato in polemica. Le ho prese in considerazione,
questo sì, sempre. E ogni volta che l'ho ritenuto opportuno ne ho tenuto conto.
Ma se avessi perso tempo a polemizzare tutte le volte non ne avrei più avuto
per scrivere. Tantomeno ora mi sento in dovere di rispondere. Figuriamoci a uno
che sbaglia il nome dell'autore. Per correttezza andrò a controllare quelle
pagine". Ma è il cliché della dittatura di una cultura a infastidire. I
docenti hanno la possibilità di scegliere testi alternativi, "il mio non è
certo l'unico. Nessuno è costretto ad adottarlo". La cultura non si
stabilisce per decreto . "Semmai sono le egemonie, la forza delle idee e
degli argomenti che decidono della fortuna o sfortuna dei libri", dice
Edoardo Sanguineti, critico letterario, poeta e letterato. "Vogliono
revisionare i libri di storia? E come? Non capisco proprio. L'adozione dei
manuali avviene per libera scelta dei professori. C'è l'autonomia dei
professori, ci sono le decisioni collegiali dei consigli d'istituto. Esistono
le regole. Nessun manuale viene imposto". Semmai tornano le
discriminazioni di classe nell'istruzione, ma questa è un'altra storia che a
Berlusconi non viene in mente. Per lui il figlio del dottore sarà sempre più
portato allo studio del figlio di un operaio. "Se qualcuno è portatore di
una visione e di una tesi diversa può elaborare un suo manuale. Questo lo può
fare già adesso, non c'è bisogno di prendere il potere. Che li scrivano i loro
libri questi autori di destra, poi si vedrà nel confronto delle idee se reggono
o meno in rapporto alla verità storica". La domanda allora è: perché
questa destra che è maggioritaria nel senso comune non riesce a produrre
un'iniziativa culturale di alto profilo? Non sarà, questo, il segnale più
evidente dei limiti del suo orizzonte ideale? "Lo stesso Marcello
Veneziani, per citare un autore di destra, non ha mai elaborato un manuale.
Perché? E, quanto all'accusa alla sinistra di aver oscurato lo sterminio degli
omosessuali, penso che questo valga invece per la destra. Per
subalternità alla politica dei governi d'Israele ha omesso di dire che tra gli sterminati c'erano anche gli
omosessuali oltre agli ebrei. Senza, ovviamente, voler fare gerarchie tra le
vittime". Detto questo, "la cautela è d'obbligo. Al momento
conosciamo solo alcune frasi di dell'Utri, isolate da un discorso complessivo.
Evitiamo perciò di cadere nella trappola già vista del "io non intendevo
dire questo". Per ora, la mia reazione è interrogativa: cosa intende
dire?". Strano però che il Pdl perda tempo ancora a prendersela con la
Resistenza e i comunisti che non corrispondono più certamente agli umori
maggioritari degli italiani. "Gli stereotipi del revisionismo più becero
sono diventati purtroppo un senso comune. Ormai molti pensano che fascismo e
comunismo sono due mali uguali e contrapposti. Perché la destra continua su
questa strada? Stanno sparando tutte le cartucce e chissà quante ne sentiremo
in questi ultimi giorni di campagna elettorale". Ma, forse, non è tanto
strano che lo faccia in previsione di un governo che - magari in intesa col Pd
- riscriverà le regole materiali e istituzionali di questo paese. E per
cambiare la Costituzione bisogna scardinare la cultura dell'antifascismo,
quello che la destra ritiene un vecchio arnese del Novecento. 09/04/2008.
( da "Manifesto, Il" del 09-04-2008)
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"Pronti alla
pace", e Tel Aviv applaude Barghouti Il leader di Fatah spedisce una
lettera dal carcere alla manifestazione per l'anniversario di Peace now Michele
Giorgio Gerusalemme "La maggior parte della popolazione palestinese,
me compreso, è pronta per una storica riconciliazione basata sulle risoluzioni
internazionali che prevedano la creazione di due Stati, uno palestinese e uno
israeliano, che possano esistere uno al fianco dell'altro in pace e in
sicurezza". Erano più o meno le 7 quando ieri sera Qaddura Fares ha letto
queste frasi del messaggio inviato dal leader di Fatah Marwan Barghouti e
l'applauso della folla riunita in Piazza Rabin a Tel Aviv per i 30 anni di
Peace Now, è scattato immediato. Il comandante dell'Intifada, che da sei anni è
in carcere in Israele dove deve scontare cinque
ergastoli per "terrorismo", continua a suscitare consensi nei settori
più progressisti (ma minoritari) della società israeliana che, evidentemente,
lo ritiene in grado di imprimere quella svolta che il governo di occupazione di
Ehud Olmert e la debole e sottomessa Autorità palestinese di Abu Mazen non
lasciano intravedere in alcun modo. Ma Barghouti è un uomo politico di cui
sentono la mancanza soprattutto i palestinesi. "Siamo pronti per una riconciliazione
che garantisca a nostri e ai vostri figli una vita priva di minacce di guerra e
di spargimenti di sangue", ha scritto Barghouti. I palestinesi, ha
ribadito, "desiderano che si realizzi il loro sogno di libertà,
indipendenza e pace". Per raggiungere questo obiettivo, ha proseguito,
"la costruzione degli insediamenti e la confisca di terre deve cessare
immediatamente, devono essere riaperte le istituzioni palestinesi a
Gerusalemme, devono essere rimosse le centinaia di posti di blocco che hanno
trasformato i Territori palestinesi in un inferno e che hanno distrutto
l'economia palestinese e bisogna porre fine alla politica di arresti e
uccisioni, così come deve finire l'assedio a Gaza". Barghouti non ha
dimenticato le migliaia di palestinesi che, come lui, sono
in prigione in Israele.
"Vi sto scrivendo dalla mia piccola e buia cella in un carcere israeliano,
dove vengo trattenuto insieme ad altri 11mila prigionieri palestinesi, comprese
donne e bambini". Riferendosi infine al "Documento dei prigionieri",
di cui è stato uno degli autori, ha ricordato che obiettivo del piano "è
mettere fine all'occupazione delle terre conquistate da Israele nel 1967 e creare uno Stato con Gerusalemme Est come
capitale...e propone una soluzione per il problema dei profughi sulla base
delle risoluzioni internazionali". Quanto queste posizioni fossero
condivise ieri dai partecipanti all'anniversario di Peace Now è difficile
valutarlo, alla luce delle non poche ambiguità che segnano il percorso del
movimento pacifista israeliano vicino al partito laburista e al Meretz. Certo è
che Barghouti sa di trovare ascolto anche in Israele
e, soprattutto, sa che la sua gente lo vorrebbe vedere libero e pronto a
prendere il posto di uno spento Abu Mazen. D'Altronde il leader di Fatah nelle
interviste che ha rilasciato nelle ultime settimane non ha certo nascosto la
volontà di tornare a giocare un ruolo da protagonista nella politica
palestinese e di candidarsi alle prossime presidenziali con l'intenzione di
vincerle. Una mossa che rischia di mettere nell'angolo la vecchia guardia di
Fatah, aggrappata al controllo del Comitato centrale del partito e che sta
cercando di svuotare della sua funzione rinnovatrice il Congresso che dovrebbe
tenersi nei prossimi mesi. Da parte del governo israeliano non ci sono state
reazioni al messaggio di Barghouti. Per Olmert hanno parlato le sue decisioni,
come quella di far chiudere la stazione radio pacifista, "RAM FM",
accusata di trasmettere senza licenza. Intanto a Gaza sotto assedio gli automobilisti
sono tornati in fila alle stazioni di rifornimento. In tutta la Striscia è
riesplosa l'emergenza carburante con il rischio che nei prossimi giorni possano
rimanere fermi anche i mezzi di soccorso. Israele
garantisce a Gaza, settimanalmente, 70mila litri di benzina sugli 800mila
necessari e meno di 1/3 del fabbisogno di 2 milioni di litri di gasolio. Hamas
attraverso un suo portavoce, Khalil al-Haya, ha messo in guardia che i suoi
uomini sono pronti ad aprire nuove brecce nella barriera di confine con
l'Egitto come avvenuto lo scorso gennaio a Rafah, quando migliaia di
palestinesi entrarono in territorio egiziano per rifornirsi di alimenti e
medicinali.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Provincia di
Cagliari Pagina 1026 Palestina --> Donori Sabato
alle 11,30 nella scuola media incontro tra l'associazione Sardegna Palestina e gli studenti delle classi seconda e terza. Fawzi
Ismail e Mariangela Pedditzi parleranno della questione israelo-palestinese.
(al. pi.).
( da "Opinione, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Mer, 09 Apr
2008 Edizione 69 del 09-04-
( da "Voce d'Italia, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Quattro morti
tra i civili Gaza, commando palestinese attacca deposito carburante Risposta
israeliana con un raid aereo Gerusalemme, 9 apr.- Quattro palestinesi armati,
coperti da fuoco di mortai hanno attaccato un terminal adibito a rifornimento
di carburante nella zona di Nathal Oz, nella Striscia di Gaza. I quattro hanno
sparato sui civili uccidendo due persone prima di scontrarsi con un'unità
blindata israeliana. Secondo il servizio medico di
emergenza israeliano due dei quattro attentatori sono rimasti uccisi mentre le
fonti militari dicono che un terzo sarebbe stato catturato dall'esercito
israeliano. Poco dopo l'attacco è partita un'incursione aerea israeliana nei
pressi di Sajaiyeh in seguito alla quale tre palestinesi sono rimasti uccisi ed
altri cinque feriti. Martino Madelli.
( da "Stampa, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
A contro i
magistrati, al punto che vorrebbe metterli in cura dagli psichiatri.
Testualmente, "il pubblico accusatore deve essere sottoposto
periodicamente a esami che ne attestino la sanità mentale", sostiene il
Cavaliere. E' talmente grossa, da far nascere un sospetto: forse lo dice
apposta per spostare l'attenzione dei media e cambiare argomento. Al Plebiscito
sussurrano che proprio questa è la chiave giusta. Altro che gaffe, lui aveva
urgenza di sovrastare il clamore suscitato da Bossi con la sua minaccia di
usare il fucile contro la "canaglia romana". Per cui, cinicamente, ha
deciso di uscire dall'angolo sparando ancora più forte. Contro i pm, poiché gli
viene facile, e perché in passato lo scandalo di certe dichiarazioni era una
garanzia. Stavolta, però, gli è riuscita a metà. Solo Di Pietro ha reagito
sopra le righe, gridando indignato "cose da matti!". Dall'Amn viene
invece il presidente Luerti liquida l'assalto del Cav come "banale spot
elettorale" frutto di una "fissazione". E al Loft veltroniano si
guardano bene dall'alimentare una polemica che Bettini giudica "confusa,
non credibile". Al termine del suo viaggio per l'Italia, Veltroni constata
nel suo avversario "una carenza di senso dello Stato", niente di
nuovo in fondo. Poi torna a martellare l'alleanza tra Berlusconi e la Lega,
vero bersaglio del segretario Pd. Il suo interesse politico è agli antipodi del
Cavaliere. Quanto più Silvio vuole distrarre l'attenzione da Bossi ("Un
caso inventato dai giornali"), tanto più Walter vuole concentrare lì i
riflettori. Spera di creare casi di coscienza dentro An, e particolarmente al
Sud, paventando "un paese in mano a Bossi", un clima da guerra
civile, il Carroccio e l'Mpa di Lombardo in Sicilia "che si spareranno tra
loro", "dalla mattina alla sera". Non fosse stato per il
"botto" del Cavaliere sui magistrati, dunque, oggi si parlerebbe
esclusivamente della lettera che Veltroni gli ha spedito a sera: un piccolo
capolavoro di sottile provocazione. Il candidato Pd sfida il suo rivale a
"dare garanzia di lealtà repubblicana", sottoscrivendo alcune
clausole. Primo, "la difesa dell'unità nazionale, il bene più prezioso che
abbiamo". Secondo, "il rifiuto di ogni violenza praticata e
dichiarata". Terzo, "la fedeltà ai principi contenuti nella prima
parte della Costituzione". Infine "il riconoscimento della nostra
identità nazionale, dei suoi simboli, a cominciare dal Tricolore e dall'Inno di
Mameli". Chi ce lo vede Bossi a cantare Fratelli d'Italia? Berlusconi
protesta, "ho già giurato per ben tre volte" fedeltà alla Repubblica,
e replica con una scarica di cazzotti: "Lettera irricevibile, Veltroni non
ha alcun titolo per dare patenti di lealtà repubblicana. Lui è l'erede di un
partito, quello comunista, che predicava da sempre la lotta di classe ed era finanziato
da un Paese nemico dell'Italia e dei suoi alleati...". Eccola, dunque,
l'ingiuria che finora il Cavaliere aveva evitato di lanciare: perché quando dai
del "comunista" al tuo interlocutore, vuol dire che con lui pensi di
aver chiuso, non credi più in un dialogo futuro. Difatti Berlusconi ci mette la
pietra sopra: "Collaborare sulle riforme dopo il voto? E' molto
difficile". Dal Pd si attende un'opposizione senza sconti, gli ultimi
giorni di campagna saranno durissimi, come un tempo tra la Dc e il Pci. Veltroni
sparge fiducia, "siamo lì, siamo vicini, e mi tengo basso". Berlusconi parla come se già fosse al governo, "nomina"
ministro la Prestigiacomo e annuncia dicasteri per altre quattro donne
misteriose, progetta colloqui con Sarkozy, la Merkel, Gordon Brown, nonché
visite di Stato in Israele.
Però intanto esorta i suoi rappresentanti di lista a battersi fino all'ultimo
voto "anche con cattiveria".
( da "Stampa, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
LA PALLOTTOLA
L'ACCUSA Gavi Colloquio LA SEPOLTURA L'INDAGINE Il papà di Renato "Lo
portavo sempre a caccia con me E' tutta colpa mia" "Non mi spiego
come potesse essere in canna" "Le munizioni erano nello stesso
armadio" Addio al piccolo morto per le tonsille Il test Tutta la famiglia
è stata sottoposta all'esame dello Stub che rivela tracce di esplosivo
L'inchiesta Entrambi i genitori sono indagati dalla procura per lesioni
gravissime colpose Pappalardi ha deciso tutto contro il parere di Rosa Carlucci
Entro fine mese i pm devono decidere sulle accuse GENOVA Sono disperato, non
credevo che ci fosse un colpo in canna". Il padre del bambino ferito è
annichilito. Il suo racconto ai carabinieri è lo sfogo di un padre che non sa
darsi pace. "E' colpa mia, solo colpa mia. Ho sbagliato tutto. Ho rovinato
una famiglia felice". Lo attanaglia il rimorso di aver coinvolto i suoi
bambini in quella che era la sua passione per la caccia, per le armi. Gli era
sembrato di essere ancora più vicino ai figli condividendo con loro quanto a
lui faceva piacere. "Ho sbagliato a portarli a caccia con me" ora
dice. Ma Renato era felicissimo quando poteva stare con il suo papà. "Gli
brillavano gli occhi - racconta la catechista che prepara il bambino e gli
altri coetanei alla Cresima nella chiesa di San Pietro - quando diceva che
all'indomani sarebbe andato a pescare polpi sott'acqua con il padre".
L'uomo si è allontanato dal reparto di rianimazione dell'ospedale soltanto per
aprire la casa ai carabinieri e agli uomini del Sis, il Servizio di
investigazioni scientifiche. Poi è tornato subito accanto alla moglie e al
bambino, in condizioni disperate per le gravissime lesioni craniomeningee.
"L'armadio era chiuso a chiave, anche il cassetto in cui tenevo la pistola
era chiuso" ha detto l'uomo ai carabinieri. Ma per il magistrato quella
chiave era troppo a portata di mano. Come erano a portata di mano i proiettili,
conservati nello stesso mobile delle armi, "tanti, tantissimi
proiettili". Ora le munizioni, la pistola e i fucili, che comunque erano
tutti regolarmente denunciati, sono stati sequestrati e l'appartamento
sottoposto a una puntigliosa perquisizione alla ricerca di eventuali altre
armi. \Il filo tragico della vicenda di Ciccio e Tore termina qui, nella
cattedrale di Gravina, in due bare bianche affogate in una serra di fiori
candidi. Il padre si stende, disperato, su quelle casse lucide, abbaglianti,
con le rifiniture d'oro ("Ho sempre dato il meglio ai miei figli"),
piange e ripete i nomi dei suoi ragazzi, guarda le loro foto nelle cornici
d'argento, le accarezza. Ciccio e Tore, nei loro vestiti buoni, gli stessi che
indossavano il giorno della caduta nel vecchio pozzo, sembrano guardare dritti
negli occhi i loro compaesani in piedi nelle due navate. Sono arrivati in
molti, ma non è certo gremita, questa chiesa. Non c'è tutto il paese, tutta la
comunità che più volte in questi tre anni è stata accusata di indifferenza e di
omertà. Ci sono gli amici di Ciccio e Tore, con i capelli ingellati e le scarpe
griffate, con i cellulari ultimo modello che spengono prima di entrare. Molti
di loro sono stati sentiti dagli investigatori anche nei giorni passati, per
capire se quelle voci, secondo cui Ciccio e Tore quella maledetta sera
avrebbero potuto essere insieme a qualche compagno nella masseria abbandonata,
potessero contenere qualche brandello di verità. Non c'è nessuno dei poliziotti
che si sono occupati di questo caso. Filippo Pappalardi lo aveva urlato il
giorno della libertà: "Non li voglio ai funerali dei miei figli". A
chi gli chiedeva come si sentisse rispondeva con rabbia: "Andatelo a
chiedere al migliore poliziotto". Ma probabilmente, oggi, ai funerali
(alle 16) qualcuno di loro verrà, dopo che ieri la dirigente Bruno del
commissariato di Gravina ha parlato a lungo con Pappalardi. L'assenza più
assordante è quella della mamma dei due fratellini. Rosa Carlucci non c'è a
pregare in questa veglia funebre, è rimasta a casa, a Santeramo, insieme al
compagno e alla figlia Filomena per "evitare problemi", per evitare
scontri con il marito e la sua famiglia che l'accusano di essere la principale
accusatrice di Filippo. Per sfiorare quelle bare bianche Rosa arriverà questa
mattina all'alba, quando la cattedrale sarà deserta, un momento solo per lei e
i suoi bambini che non gli hanno dato nemmeno adesso, da morti. Filippo
Pappalardi non ha voluto cedere un briciolo della sua potestà e ha deciso tutto
lui, anche la sepoltura nel cimitero di Gravina invece che a Mesagne, dove
avrebbe voluto Rosa. Una faida tra un padre e una madre che ha portato solo
tristezza e angoscia nella breve vita di Ciccio e Tore e che non si ferma anche
in questo momento. E come sempre è Rosa a fare un passo indietro. "Nulla
ha più importanza dopo che mi è stata strappata la cosa più bella che la vita
mi ha dato". Parla il vescovo della diocesi di Altamura, Gravina in
Puglia, Acquaviva delle Fonti, monsignor Mario Paciello che è sempre stato
molto vicino a Filippo Pappalardi. "Ciccio e Tore sono diventati figli di
tutta Italia e, direi, di tutto il mondo", dice prima di iniziare la
celebrazione. "Questo saluto - ha detto poi dal pulpito - è rivolto anche
a Ciccio e Tore. Loro sono veramente nella pace, la pace vera di Gesù, e Ciccio
e Tore sono nelle braccia di Gesù, come i bambini della Palestina". Poi un monito alla sua
comunità: "Vicino a Ciccio e Tore deve restare non solo il nostro ricordo,
il nostro dolore, la nostra preghiera per loro e per quelli che soffrono per
loro, ma deve restare la presa di coscienza che tutti, come ripeterò domani,
nessuno escluso, possiamo fare qualcosa di più, molto di più per i
nostri ragazzi". Una parentesi racchiude questi giorni di lacrime senza
che siano intaccati da altre ipotesi investigative. Ma già da domani, quando
l'ultimo saluto sarà solo un ricordo, in Procura si dovrà pensare a come
procedere visto che a fine mese scadranno i termini per le indagini. Le ipotesi
sono due: chiedere il processo per Filippo Pappalardi (contestandogli forse
l'ipotesi fatta dal Giudice per le indagini preliminari Romanazzi, ovvero
l'abbandono di minore con alro reato come conseguenza) o proporre al gip
l'archiviazione del fascicolo.Si svolgono questa mattina alle 10,30, nella
chiesa di San Giacomo a Gavi, provincia di Alessandria, i funerali di Giacomo
Reale, il bambino di tre anni e mezzo morto domenica scorsa, cinque giorni dopo
un intervento di adenotonsillectomia all'ospedale Gaslini di Genova. La Procura
di Alessandria, che ha aperto un'inchiesta, ha concesso il nullaosta per la
sepoltura dopo l'autopsia eseguita ieri da Luca Taiana dell'istituto di
medicina legale di Pavia.