HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli          (www.mauronovelli.it)


DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

 

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DEL 9-4-2008       #TOP


Report "Israele/Palestina"

Proiettili e bugie A Genova il giallo del bimbo in coma ( da "Stampa, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: come i bambini della Palestina". Poi un monito alla sua comunità: "Vicino a Ciccio e Tore deve restare non solo il nostro ricordo, il nostro dolore, la nostra preghiera per loro e per quelli che soffrono per loro, ma deve restare la presa di coscienza che tutti, come ripeterò domani, nessuno escluso, possiamo fare qualcosa di più,

Il cardinale incontra la comunità islamica ( da "Stampa, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dovrebbe essere presentato anche da un rabbino che vive in Israele. "Parlerà di religione, ovviamente, non di politica. Il carattere della Co.Re.Is. è marcatamente spirituale", precisa Distefano. Un islam aperto, spirituale, intellettuale e italiano quello della Co.Re.Is. (che comunque non ha risparmiato critiche alla Santa Sede per le modalità del battesimo di Magdi Allam).

<Esami psichici sui pm> ( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: da presidente del Consiglio, "in Israele: per festeggiare il sessantesimo anniversario della sua nascita". Ma a Savona Berlusconi tiene soprattutto la sua prima lezione anti-brogli. Al Palacrociere, con un puntiglio da maestro elementare, spiega cosa fare e cosa no ai 1700 e rotti "difensori del voto" reclutati per la Liguria.

La banda ( da "Unita, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: edizione del La banda Oto musicisti della banda della polizia di Alessandria d'Egitto sono in trasferta in Israele per inaugurare un circolo culturale arabo. A Telaviv prendono un autobus locale e approdano in un borgo sperduto nel deserto. Presto si accorgono di aver sbagliato destinazione, ma ora non resta che suonare e aspettare la prossima corriera.

Dove ci porta lo scudo di Bush ( da "Unita, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele), la Corea del Nord è uscita dal Trattato e ha sperimentato un ordigno atomico e l'Iran, che pure è membro del Trattato, è accusato di volerlo violare. L'attuazione dell'articolo sesto del Tnp e l'avvio di un controllato, verificabile processo di eliminazione delle armi nucleari irrobustirebbe politicamente il regime di non proliferazione orizzontale,

Gravina, il padre piange sulle bare dei fratellini - gabriella de matteis ( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sono nelle braccia di Gesù, come i bambini della Palestina. Vicino a loro deve restare non solo il nostro ricordo, il nostro dolore, ma anche la presa di coscienza che tutti, nessuno escluso, possiamo fare qualcosa di più, molto di più per i nostri ragazzi" dice il monsignore prima di cominciare la veglia.

L'atteso vertice egiziano non serve a ricucire lo strappo mediorientale ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: hanno parlato soprattutto di risoluzione del conflitto israelo-palestinese, di come spingere in avanti i negoziati tra le parti, mentre poche ore prima, a Damasco, gli altri Paesi arabi mettevano in forse la validità di quell'iniziativa saudita proposta nel 2002 a Beirut, accettata dalla maggioranza dei membri della Lega e ratificata l'anno dopo al summit di Riad: in breve,

Gravina, l'ultimo saluto ai fratellini ( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: come i bambini della Palestina", ha detto il vescovo, monsignor Mario Paciello, che officerà la cerimonia funebre. Ieri sera è arrivata in chiesa anche la dirigente del commissariato di Gravina, Laura Bruno. "Sono qui come mamma", ha detto. Da giorni la gente del paese manifesta solidarietà al padre, arrestato con l'accusa di aver ucciso i figli e aver fatto poi sparire i cadaveri.

Israele, katsav affronta il sexgate "non confesso, processatemi" - alberto stabile ( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Sexgate in Israele, Katsav ci ripensa "Non confesso, processatemi" Folla di curiosi e cori femministi all'udienza per l'ex presidente Israele, Katsav affronta il sexgate "Non confesso, processatemi" L'ex presidente accusato di stupro respinge l'offerta di patteggiamento della pena ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME -

Olmert ed Abu Mazen di nuovo al tavolo delle trattative ( da "Voce d'Italia, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Dopo sette settimane di silenzio il premier israeliano Ehud Olmert ed il presidente palestinese Mahamud Abbas sono tornati a dialogare. L'incontro, svoltosi nella residenza ufficiale di Olmert, è durato circa tre ore ed ha visto la partecipazione durante la prima parte del meeting del ministro degli Affari Esteri israeliano, Tzipi Livni, e dell'ex premier Ahmed Qrea Abu Ala per l'

Jamal, finezza e dinamismo ( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: affiancato da chitarra (Ray Crawford) e contrabbasso (prima Eddie Calhoun, poi Israel Crosby) stava perfezionando quella concezione "cameristica" dello strumento con cui divenne celebre in poche stagioni. Celebrità, caso raro, aperta su due fronti: il pubblico, ammaliato dalla pregnanza con cui ridisegnava il profilo delle canzoni;

Ahmadi-Nejad: 6.000 nuove centrifughe ( da "Manifesto, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e Stati Uniti in testa) accusa il regime degli ayatollah di avere un programma segreto per la produzione di armi nucleari. Tehran - contro la quale il mese scorso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato un terzo pacchetto di sanzioni - sostiene invece che il suo piano atomico abbia fini esclusivamente civili,

Pronti alla pace , e Tel Aviv applaude Barghouti ( da "Manifesto, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sono in prigione in Israele. "Vi sto scrivendo dalla mia piccola e buia cella in un carcere israeliano, dove vengo trattenuto insieme ad altri 11mila prigionieri palestinesi, comprese donne e bambini". Riferendosi infine al "Documento dei prigionieri", di cui è stato uno degli autori, ha ricordato che obiettivo del piano "è mettere fine all'

Ingresso vietato per l'inviato dell'Onu ( da "Manifesto, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Paragona Israele ai nazisti Ingresso vietato per l'inviato dell'Onu Il ministro degli esteri Tzipi Livni ha dichiarato ieri che vieterà l'ingresso in Israele a Richard Falk, inviato delle Nazioni Unite per i diritti umani, che ha paragonato i metodi usati da Israele contro i palestinesi nella Striscia di Gaza a quelli utilizzati dai nazisti contro gli ebrei.

Le palestinesi che abortiscono in Israele ( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: vita Le palestinesi che abortiscono in Israele BETLEMME - S. è tornata a casa e ha radunato i suoi bambini per un gioco: "Saltatemi sulla pancia". Cinque figli fuori, uno dentro. Quello che non vuole perché è arrivato troppo presto, perché la famiglia già così non ce la fa. S. ha deciso da sola, quando si è scoperta di nuovo incinta, "11-12 settimane" le ha comunicato il dottore.

<Süss all'Eliseo>, ovvero l'antisarkozismo infame ( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: è di mezzo Israele o - è una citazione - il suo lacchè americano. Un massacro dove né Israele né gli Stati Uniti siano coinvolti ha un'importanza secondaria nella galleria di cliché di cui è fatta la loro visione del mondo. Preso dal mio slancio, navigo da un sito all'altro e piombo su una nebulosa di siti che difendono il "coraggioso"

Il consiglio vota senza sorprese Riccardo Pacifici presidente ( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: uscito dalle elezioni vincente con la lista da lui capeggiata "Per Israele" con 16 consiglieri su 28 e forte di 1.803 preferenze sui 3.760 votanti. Pacifici subentra dunque a Leone Paserman e reggerà la comunità nei prossimi quattro anni. Ad eleggerlo ieri sera solo però i 16 consiglieri della sua lista. Gli altri della lista "Per i giovani, insieme " hanno votato Guido Coen.

Palestina, abortire per non essere uccise ( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Altre fuggono in Israele, dove si può "è un fenomeno nascosto - commenta il sociologo Barnard Sabila - che sta crescendo. I palestinesi se ne rendono conto, non ne vogliono parlare" SEGUE DALLA PRIMA Non ha potuto parlarne con il marito, con la madre o una sorella, non ha potuto parlarne con nessuno.

Legale in Israele con alcuni limiti ( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: BREVI Legale in Israele con alcuni limiti Regolato dalla legge del '77 In Israele, l'aborto è consentito da una legge del 1977. L'autorizzazione è data da uno dei 41 comitati appositi formati da 2 medici e un assistente sociale. Dicono sì (nel 95% dei casi) se la donna è minorenne o ha più di 40, o se il feto ha handicap,

ROMA - Riccardo Pacifici è stato eletto ieri sera presidente della Comunità ebraica romana ( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Nella riunione convocata a una settimana dalle elezioni per lui hanno votato compatti i 16 consiglieri della lista "Per Israele" che ha avuto la maggioranza; gli 11 consiglieri di minoranza "Per i giovani-Insieme" (uno non era presente) si sono schierati per Guido Coen. Pacifici, 44 anni, ex vicepresidente, subentra a Leone Paserman che non si era ricandidato.

GERUSALEMME - Al suono delle sirene in tutto Israele gli allievi delle scuole e gli impiegati govern ( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: da anni detenuto in carcere in Israele, è stato letto durante una manifestazione a piazza Rabin a Tel Aviv in occasione del 30° anniversario dell'organizzazione pacifista israeliana "Peace Now". "La maggior parte della popolazione palestinese, me compreso, è pronta per una storica riconciliazione basata su risoluzioni internazionali che prevedano la creazione di due Stati,

Dopo aver introdotto a sorpresa la "Festa della giornata nazionale per la tecnologia nu ( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano Mark Regev ha dal canto suo definito il programma nucleare iraniano "aggressivo e completamente inaccettabile". Il gruppo 5+1, composto dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza più la Germania, si incontrerà comunque a Shanghai entro il mese di aprile per discutere, come richiesto da Russia e Cina,

LA DURA CONDANNA DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE ( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Parigi: "Ora è necessario imporre nuove sanzioni al regime iraniano". Israele: "Un piano aggressivo e inaccettabile".

Barghouti dal carcere: <Chiedo una storica riconciliazione con Israele> ( da "Liberazione" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Chiedo una storica riconciliazione con Israele" "La maggior parte della popolazione palestinese, me compreso, è pronta per una storica riconciliazione basata su risoluzioni internazionali che prevedano la creazione di due stati, uno palestinese e uno israeliano, che possano esistere uno al fianco dell'altro in pace e in sicurezza": lo ha scritto Marwan Barghouti,

<Se la destra non gradisce i manuali se li scriva> ( da "Liberazione" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Per subalternità alla politica dei governi d'Israele ha omesso di dire che tra gli sterminati c'erano anche gli omosessuali oltre agli ebrei. Senza, ovviamente, voler fare gerarchie tra le vittime". Detto questo, "la cautela è d'obbligo. Al momento conosciamo solo alcune frasi di dell'Utri, isolate da un discorso complessivo.

<Pronti alla pace>, e Tel Aviv applaude Barghouti ( da "Manifesto, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sono in prigione in Israele. "Vi sto scrivendo dalla mia piccola e buia cella in un carcere israeliano, dove vengo trattenuto insieme ad altri 11mila prigionieri palestinesi, comprese donne e bambini". Riferendosi infine al "Documento dei prigionieri", di cui è stato uno degli autori, ha ricordato che obiettivo del piano "è mettere fine all'

Palestina ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Provincia di Cagliari Pagina 1026 Palestina --> Donori Sabato alle 11,30 nella scuola media incontro tra l'associazione Sardegna Palestina e gli studenti delle classi seconda e terza. Fawzi Ismail e Mariangela Pedditzi parleranno della questione israelo-palestinese. (al. pi.).

Israele si prepara all'incubo della guerra ( da "Opinione, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: a tutti noi che viviamo in Israele, una delle più belle nazioni del mondo. Quel suono ci avvertiva che presto, probabilmente, saremo chiamati a difendere quello che costruiamo giorno dopo giorno. C'è chi ha ipotizzato che Israele non ha il momento giusto per agire, se colpisse un attimo prima di essere colpita sarebbe criticata dal mondo intero,

Gaza, commando palestinese attacca deposito carburante ( da "Voce d'Italia, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Secondo il servizio medico di emergenza israeliano due dei quattro attentatori sono rimasti uccisi mentre le fonti militari dicono che un terzo sarebbe stato catturato dall'esercito israeliano. Poco dopo l'attacco è partita un'incursione aerea israeliana nei pressi di Sajaiyeh in seguito alla quale tre palestinesi sono rimasti uccisi ed altri cinque feriti.

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Sembra un revival, il ritorno all'antico: Berlusconi lancia in rest ( da "Stampa, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Berlusconi parla come se già fosse al governo, "nomina" ministro la Prestigiacomo e annuncia dicasteri per altre quattro donne misteriose, progetta colloqui con Sarkozy, la Merkel, Gordon Brown, nonché visite di Stato in Israele. Però intanto esorta i suoi rappresentanti di lista a battersi fino all'ultimo voto "anche con cattiveria".

"Lo portavo sempre a caccia con me E' tutta colpa mia" ( da "Stampa, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: come i bambini della Palestina". Poi un monito alla sua comunità: "Vicino a Ciccio e Tore deve restare non solo il nostro ricordo, il nostro dolore, la nostra preghiera per loro e per quelli che soffrono per loro, ma deve restare la presa di coscienza che tutti, come ripeterò domani, nessuno escluso, possiamo fare qualcosa di più,


Articoli

Proiettili e bugie A Genova il giallo del bimbo in coma (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'intervento Tragedie d'infanzia Reportage Oggi i funerali nella cattedrale di Gravina L'ultima guerra per Ciccio e Tore La madre mente al 118: "Mio figlio è caduto dal letto" Poi pulisce con cura la stanza e nasconde la pistola Cinque ore in sala operatoria L'arma E' un residuato bellico ungherese che il padre dice di aver ereditato: "Era chiusa in un cassetto" Il sangue lavato La donna ha detto di averlo fatto "per evitare altri traumi" al fratellino del piccolo ferito Proiettili e bugie A Genova il giallo del bimbo in coma MARIA CORBI INVIATA A GRAVINA IN PUGLIA Il filo tragico della vicenda di Ciccio e Tore termina qui, nella cattedrale di Gravina, in due bare bianche affogate in una serra di fiori candidi. Il padre si stende, disperato, su quelle casse lucide, abbaglianti, con le rifiniture d'oro ("Ho sempre dato il meglio ai miei figli"), piange e ripete i nomi dei suoi ragazzi, guarda le loro foto nelle cornici d'argento, le accarezza. Ciccio e Tore, nei loro vestiti buoni, gli stessi che indossavano il giorno della caduta nel vecchio pozzo, sembrano guardare dritti negli occhi i loro compaesani in piedi nelle due navate. Sono arrivati in molti, ma non è certo gremita, questa chiesa. Non c'è tutto il paese, tutta la comunità che più volte in questi tre anni è stata accusata di indifferenza e di omertà. Ci sono gli amici di Ciccio e Tore, con i capelli ingellati e le scarpe griffate, con i cellulari ultimo modello che spengono prima di entrare. Molti di loro sono stati sentiti dagli investigatori anche nei giorni passati, per capire se quelle voci, secondo cui Ciccio e Tore quella maledetta sera avrebbero potuto essere insieme a qualche compagno nella masseria abbandonata, potessero contenere qualche brandello di verità. Non c'è nessuno dei poliziotti che si sono occupati di questo caso. Filippo Pappalardi lo aveva urlato il giorno della libertà: "Non li voglio ai funerali dei miei figli". A chi gli chiedeva come si sentisse rispondeva con rabbia: "Andatelo a chiedere al migliore poliziotto". Ma probabilmente, oggi, ai funerali (alle 16) qualcuno di loro verrà, dopo che ieri la dirigente Bruno del commissariato di Gravina ha parlato a lungo con Pappalardi. L'assenza più assordante è quella della mamma dei due fratellini. Rosa Carlucci non c'è a pregare in questa veglia funebre, è rimasta a casa, a Santeramo, insieme al compagno e alla figlia Filomena per "evitare problemi", per evitare scontri con il marito e la sua famiglia che l'accusano di essere la principale accusatrice di Filippo. Per sfiorare quelle bare bianche Rosa arriverà questa mattina all'alba, quando la cattedrale sarà deserta, un momento solo per lei e i suoi bambini che non gli hanno dato nemmeno adesso, da morti. Filippo Pappalardi non ha voluto cedere un briciolo della sua potestà e ha deciso tutto lui, anche la sepoltura nel cimitero di Gravina invece che a Mesagne, dove avrebbe voluto Rosa. Una faida tra un padre e una madre che ha portato solo tristezza e angoscia nella breve vita di Ciccio e Tore e che non si ferma anche in questo momento. E come sempre è Rosa a fare un passo indietro. "Nulla ha più importanza dopo che mi è stata strappata la cosa più bella che la vita mi ha dato". Parla il vescovo della diocesi di Altamura, Gravina in Puglia, Acquaviva delle Fonti, monsignor Mario Paciello che è sempre stato molto vicino a Filippo Pappalardi. "Ciccio e Tore sono diventati figli di tutta Italia e, direi, di tutto il mondo", dice prima di iniziare la celebrazione. "Questo saluto - ha detto poi dal pulpito - è rivolto anche a Ciccio e Tore. Loro sono veramente nella pace, la pace vera di Gesù, e Ciccio e Tore sono nelle braccia di Gesù, come i bambini della Palestina". Poi un monito alla sua comunità: "Vicino a Ciccio e Tore deve restare non solo il nostro ricordo, il nostro dolore, la nostra preghiera per loro e per quelli che soffrono per loro, ma deve restare la presa di coscienza che tutti, come ripeterò domani, nessuno escluso, possiamo fare qualcosa di più, molto di più per i nostri ragazzi". Una parentesi racchiude questi giorni di lacrime senza che siano intaccati da altre ipotesi investigative. Ma già da domani, quando l'ultimo saluto sarà solo un ricordo, in Procura si dovrà pensare a come procedere visto che a fine mese scadranno i termini per le indagini. Le ipotesi sono due: chiedere il processo per Filippo Pappalardi (contestandogli forse l'ipotesi fatta dal Giudice per le indagini preliminari Romanazzi, ovvero l'abbandono di minore con alro reato come conseguenza) o proporre al gip l'archiviazione del fascicolo.[FIRMA]ALESSANDRA PIERACCI GENOVA "Vi prego, correte. Mio figlio è caduto dal letto, è in una pozza di sangue, non respira. Salvatelo". E' la telefonata di una madre disperata al 118, registrata alle 18,10 di lunedì. Ma il figlio, 12 anni compiuti il primo aprile, non è caduto dal letto a castello, è in fin di vita per un colpo di pistola alla tempia sparata con l'automatica del padre, appassionato di armi. L'uomo teneva in casa anche sette fucili da caccia e aveva coinvolto i due figli nella sua passione, portandoli con sé a sparare. Una tragedia, tentato suicidio o incidente, che si tinge ancora più di mistero perché la mamma ha pulito tutto prima dell'arrivo dei soccorsi, ha lavato anche la pistola, avvolgendola in un asciugamano e lasciandola in bagno, dove sono stati trovati sia il proiettile calibro 7,65 e il bossolo. "Ho lavato il sangue perché mi sembrava naturale, non volevo che mio figlio minore si spaventasse ancora di più". Difficile crederle, considerando che si tratta di un'infermiera. Difficile anche capire se davvero riteneva di poter nascondere l'accaduto o se tentava di coprire le responsabilità di qualcuno. Il magistrato ha fatto eseguire su tutti e quattro i componenti della famiglia lo Stub, il test di verifica per sapere chi ha sparato, anche se l'ipotesi più accreditata sembra a questo punto l'incidente, un gioco finito male. Padre e madre sono indagati per omessa custodia delle armi e lesioni gravissime colpose e rischiano anche una denuncia per abbandono temporaneo di minore. Devono essere ancora sentiti dal sostituto procuratore, Patrizia Petruzziello, perché la coppia, distrutta dal dolore, non si sposta dal reparto di rianimazione dell'ospedale in cui il bambino è in coma farmacologico dopo 5 ore di intervento eseguito dal neurochirurgo Armando Cama. E il magistrato non esclude di sentire anche il fratellino. La tragedia si è consumata in un appartamento con giardino di una palazzina nascosta nel verde di via Gibilrossa, zona residenziale di Quarto, nel Levante cittadino. La casa è quella in cui vivono Franco G., ex titolare di una pescheria, quindi giardiniere, ma con l'intenzione di diventare taxista, tanto da seguire un corso, la moglie Roberta, i figli Renato, che frequenta la prima media, e Gabriele, nove anni. Lunedì pomeriggio intorno alle 16,30 la mamma e Gabriele escono. Il bambino deve recarsi a catechismo, nella chiesta di San Pietro di Quinto, dalle 16,45 alle 17,45. R. resta solo in casa perché la mamma approfitta dell'uscita per fare la spesa prima di riprendere Gabriele e tornare a casa. Il padre è al corso. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, mamma e figlio minore rientrano alle 17,55. la donna dirà poi di aver trovato Renato nella sua cameretta, ai piedi del letto, privo di conoscenza e di aver tentato di rianimarlo. La donna chiama l'ambulanza. Prima cerca di mettersi in contatto con il marito. "Quando sono entrata - racconta una dei volontari della Croce intervenuta - non c'era sangue e non ho visto nessuna pistola". Il piccolo ferito arriva con la mamma all'ospedale alle 19. Quando viene sottoposto alla tac, i medici si rendono conto che la ferita alla testa, un foro d'entrata alla tempia destra e uno di uscita alla volta cranica, in alto a sinistra, è provocata da un proiettile. A questo punto, e sono le 20, vengono avvisati i carabinieri, mentre i sanitari provvedono a effettuare le foto della ferita che serviranno a stabilire se il colpo sia stato sparato a bruciapelo. Al Gaslini è arrivato anche il papà ed è a lui che si presentano i carabinieri, intorno alle 20,10. Lo accompagnano a casa per un sopralluogo: nella cameretta non ci sono segni dello sparo, ma in bagno c'è una Frommer, vecchia pistola ungherese che l'uomo dichiara di aver ereditato dal padre, e nella spazzatura ci sono gli stracci sporchi di sangue con cui è stato pulito il pavimento. Nella stanza dei bambini ci sono elmetti e cimeli di guerra, nello studio del padre una vetrina con sette fucili e gli sportelli aperti, come aperto è lo scomparto in cui veniva riposta la pistola. L'ipotesi del tentato suicidio sembra smentita dalle testimonianze: il preside, Piermario Grosso, la professoressa di lettere, Cristina Cambrea, alcuni compagni, la catechista Roberta Orlandini, confermano che Renato è un bimbo brillante, senza problemi. Il primario della neurochirurgia del Gaslini, Armando Cama, allarga le braccia: "Ora, bisogna solo aspettare. E sperare". Il bambino raccolto da un'ambulanza con una ferita alla testa provocata da un proiettile è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico durato all'incirca 5 ore. I medici gli hanno ricostruito le lesioni cranio-meningee e ampliato la scatola cranica, per favorire la decompressione. Il piccolo è tenuto in coma farmacologico e in ospedale le sue condizioni sono giudicate disperate. "Abbiamo fatto il possibile - continua il primario - Le prossime ore saranno decisive".

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Il cardinale incontra la comunità islamica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il caso Si apre il dialogo interreligioso Il cardinale incontra la comunità islamica MARIA TERESA MARTINENGO È ufficiale: il cardinale Severino Poletto incontrerà rappresentanti della comunità islamica. Sarà la prima volta per lui, sempre molto prudente nell'affrontare il dialogo interreligioso con i seguaci del profeta Mohammad. A promuovere l'appuntamento è stata la Co.Re.Is., Comunità Religiosa Islamica Italiana, presente da anni sulla scena del dibattito, del dialogo interreligioso e della mediazione cultural-religiosa. La notizia - confermata da via Arcivescovado con parole di apprezzamento per l'iniziativa dei musulmani italiani - è emersa ieri, a margine della presentazione del libro "Dentro La Moschea", Bur, del vicepresidente della Co.Re.Is, Yahya Pallavicini. L'imam Pallavicini è consigliere del ministro dell'Interno nella Consulta per l'Islam italiano ed è l'unico firmatario italiano tra i 138 sapienti musulmani che hanno sottoscritto il documento "Una parola comune", indirizzato alle autorità religiose del cristianesimo, e che sono impegnati nell'organizzazione dello storico forum "post-Ratisbona" con Benedetto XVI, in autunno. Un curriculum decisamente qualificato per ottenere udienza anche a Torino. Yunus 'Abd al Nur Distefano, esponente torinese della Co.Re.Is., racconta come si sia arrivati alla vigilia dell'appuntamento in Curia. "In passato avevamo incontrato più volte l'allora vescovo ausiliare monsignor Lanzetti. Qualche tempo fa, poi, il nostro vicepresidente ha chiesto l'incontro con il cardinale Poletto ed ora stiamo solo aspettando dalla segreteria l'indicazione di una data che possa essere favorevole per tutti. Non ci sono impedimenti". Sui possibili temi al centro dell'incontro, l'imam Yunus 'Abd al Nur Distefano spiega che "sarà un primo incontro di conoscenza, anche in vista del forum in Vaticano. Per la Co.Re.Is., che ha già incontrato i cardinali Scola e Bagnasco, è importante la conoscenza sul territorio. Speriamo che sia possibile organizzare insieme iniziative, conferenze, aprendo un percorso di dialogo". Del dialogo interreligioso la Comunità Religiosa Islamica Italiana fa uno dei suoi elementi caratterizzanti. È di pochi mesi fa, a Torino, una due giorni di iniziative promosse con la Comunità Ebraica. E alla Fiera del Libro, "Dentro la moschea" dovrebbe essere presentato anche da un rabbino che vive in Israele. "Parlerà di religione, ovviamente, non di politica. Il carattere della Co.Re.Is. è marcatamente spirituale", precisa Distefano. Un islam aperto, spirituale, intellettuale e italiano quello della Co.Re.Is. (che comunque non ha risparmiato critiche alla Santa Sede per le modalità del battesimo di Magdi Allam). Ma anche attento a cogliere segnali importanti da parte dei musulmani immigrati. Come quelli che l'hanno fatta avvicinare all'Umi (Unione Musulmani Italiani) fondata da Abdelaziz Khounati, dell'Istituto Islamico di Torino. L'Umi ha organizzato due seminari di formazione per imam cui la Co.Re.Is. ha partecipato. "Abbiamo apprezzato la trasparenza del loro percorso", spiega Distefano.

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<Esami psichici sui pm> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Esami psichici sui pm" Berlusconi a Savona: sindacati problema da risolvere.Tafferugli prima del comizio dal nostro inviato PAOLO CRECCHI Savona. Alla fine dice che il pubblico ministero "dovrebbe essere sottoposto periodicamente ad esami che ne attestino la sanità mentale", e su questo passaggio si scatenerà la polemica di giornata. Ma prima. Raccontando di quando si congratulò con madame Thatcher "per la guerra vinta contro i sindacati inglesi", lui doveva essere agli esordi e lei pensionata da parecchio, punta l'indice ammonitore e: "Aperta parentesi, noi faremo lo stesso con i sindacati italiani". Chiusa parentesi. L'ululato di approvazione scuote piazza Sisto IV, il sindacato si è sempre contato in piazza Mameli o in piazza Diaz ma sarebbe stato impensabile, a Savona, fino a poco tempo fa. Perché davanti al palco impavesato d'azzurro ci sono soprattutto pensionati e impiegati, gente che con Cgil-Cisl-Uil ha avuto a che fare per una vita. Poi, certo, gli artigiani. I piccoli imprenditori. Le casalinghe. Silvio Berlusconi approda in Liguria perché la Regione è in bilico, e sceglie Savona perché proprio qui si gioca la partita decisiva. Città e Valbormida rosse, riviera bianca, e tuttavia molti delusi o disincantati da una parte e dall'altra. In piazza ci sono gli striscioni di Spotorno e Loano ma pure quelli di Andora, Imperia, Camporosso, dei frontalieri di Ventimiglia, di "Diano Marina con Claudio" che naturalmente è Scajola. Il leader azzurro parla per due ore e dedica almeno trenta minuti a quella che considera la sua terra d'elezione, per memorie vacanziere e simpatia: "Bellissima... Dolcissima...". Promette che "nella squadra di governo la Liguria sarà molto ben rappresentata", e dunque almeno un ministro lo avrà. Scajola? Il proconsole si acquatta sotto il palco e gli suggerisce il raddoppio della Genova-Ventimiglia, eterna incompiuta, quando il candidato premier ha già snocciolato le promesse su Terzo Valico, nodo autostradale e Pontremolese (per il comizio, la lezione gliel'ha fatta il senatore Luigi Grillo). Berlusconi arriva in ritardo di un'ora e mezzo e non fa a tempo a vedere i contestatori che provano a insolentire la piazza, e si scontreranno con la polizia per pochi ma intensissimi secondi che manderanno al pronto soccorso sette agenti e sei manifestanti. Nota invece gli striscioni di dileggio, primo fra tutti "Silvio facci ridere, raccontane ancora", ma risponderà con l'ironia di sempre: "Io faccio troppe battute? Meglio che essere perennemente incazzati come quelli di sinistra". Il popolo delle libertà sopporta acqua e freddure con stoicismo. Spruzzi di programma: bonus bebè, adeguamento delle pensioni sotto i mille euro, cinque anni di carcere a chi abusa delle intercettazioni telefoniche, un piano casa che lo consegni alla storia. Alla sinistra, stoccate. Due anni di governo Prodi assolutamente disastrosi, "non hanno fatto niente neppure contro il conflitto di interessi...", no, non il suo: "quello delle cooperative rosse!". Spiega che il voto ai piccoli partiti rischia di essere buttato via. Inneggia a un'Alitalia da non svendere ai francesi. Tuona sull'immondizia napoletana. Sul balcone del municipio c'è un piccolo spaccato di Italia che applaude con passione particolare. Remigio Alfredo, consigliere comunale di Forza Italia, "150 matrimoni celebrati in sette anni". Luca Brusco, operaio dell'Ap, azienda specializzata in freni, 1300 euro al mese. Amelia Palmato Minetti, imprenditrice, ramo derattizzazioni e simili, "guadagno poco più di un operaio". Simone Poggio, studente in scienze politiche, 23 anni. Tutti e quattro sostengono di essere pienamente convinti di ciò che va scandendo Berlusconi, appena più sotto, nell'eterno doppiopetto grigio con camicia azzurra e cravatta blu a pois. "Bisogna fare un grande bucato!", ecco, e quindi abolire le province che non servono a niente, combattere il comunismo che "avete visto con i tibetani", restaurare la riforma della scuola affossata dalla sinistra... Attacca Di Pietro, "pensare a lui come ministro della giustizia mi fa orrore". Rivela di aver pagato 168 milioni di euro in parcelle di avvocati. Annuncia che farà il primo viaggio all'estero, da presidente del Consiglio, "in Israele: per festeggiare il sessantesimo anniversario della sua nascita". Ma a Savona Berlusconi tiene soprattutto la sua prima lezione anti-brogli. Al Palacrociere, con un puntiglio da maestro elementare, spiega cosa fare e cosa no ai 1700 e rotti "difensori del voto" reclutati per la Liguria. "Attenti, sarà una battaglia. Loro proveranno a barare in tutti i modi, e voi dovrete essere attentissimi e in forze. Portatevi da mangiare, non fatevi prendere per fame. Non lasciatevi distrarre se vi offrono il caffè o vi invitano ad accompagnarvi in bagno. Hanno una lunga tradizione... La nostra vittoria dipende soprattutto da voi", e da un normografo che sarà consegnato agli elettori per tracciare la croce sulla scheda nel modo corretto. Unico contrattempo della giornata savonese. Raggiungendo l'ultimo piano della torre Orsero, messo a disposizione dalla nota famiglia di importatori, ramo frutta, Berlusconi è rimasto bloccato in ascensore per una decina di minuti. Panico: non suo, ma dell'organizzazione. Vigili del fuoco convocati, inutilizzati ma solennemente encomiati: "Io non mi dimentico, sappiatelo... Non sono di sinistra!". La torre Orsero, non ancora completata nelle rifiniture, era stata collaudata fino a poche ore prima. Ma lui se l'è presa solo con una signora che gli ha sfilato la spilla dall'occhiello: "Attenta! Mi rovina il vestit, lo sa quanto costa?". Scherzava, naturalmente. crecchi@ilsecoloxix.it 09/04/2008 Post-it 09/04/2008 Berlusconi: esami psichiatrici per i pm. E per i deputati? Elettrochoc. 09/04/2008.

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La banda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del La banda Oto musicisti della banda della polizia di Alessandria d'Egitto sono in trasferta in Israele per inaugurare un circolo culturale arabo. A Telaviv prendono un autobus locale e approdano in un borgo sperduto nel deserto. Presto si accorgono di aver sbagliato destinazione, ma ora non resta che suonare e aspettare la prossima corriera..La musica ha il potere di andare al di là delle differenze culturali e linguistiche. Esordio registico per l'israeliano Colirin. di Eran Colirincommedia.

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Dove ci porta lo scudo di Bush (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Dove ci porta lo scudo di Bush Franco Lenci I Capi di Stato e di Governo dei Paesi Nato riuniti a Bucarest hanno pienamente riconosciuto che l'installazione in Europa di un sistema di difesa da missili balistici può dare un contributo sostanziale alla protezione degli alleati da eventuali attacchi con missili balistici a lungo raggio. Con questo atto viene accettata la proposta dell'Amministrazione Bush e della Mda (Missile Defense Agency) che presentano il sistema di difesa antimissile americano basato in Europa come uno strumento urgente ed essenziale per garantire la protezione del territorio europeo e statunitense da un attacco missilistico da parte di quelli che gli Usa chiamano "Stati canaglia" quali l'Iran. Questa decisione rende lo scacchiere internazionale molto più instabile ed insicuro. Nonostante, infatti, i forti dubbi espressi dalla comunità scientifica internazionale sulla fattibilità e l'efficienza dei sistemi antimissile, la Russia ha ripetutamente dichiarato che considera un tale sistema (che sarebbe capace di neutralizzare o attenuare gli effetti di un'eventuale rappresaglia russa successiva ad un primo attacco da parte degli Usa) un ulteriore vantaggio strategico americano sulla Russia e un primo passo verso la costruzione di una rete di controllo non solo del territorio russo ma dell'intero territorio europeo. Conseguentemente, ha immediatamente messo in atto contromisure esse stesse destabilizzanti (abbandono del trattato sulle forze convenzionali in Europa, Cfe, del 1990; ripresa dei voli su base permanente dei bombardieri strategici a lungo raggio, voli che la Russia aveva sospeso unilateralmente nel 1992; implementazione di un suo programma di difesa antimissile con sistemi di allarme precoce basati nel nord del Paese (e quindi rivolto ad intercettare missili sorvolanti il Polo Nord e provenienti dagli Stati Uniti) ed ha minacciato di includere Polonia e Repubblica Ceca tra i bersagli dei propri missili e di abbandonare il trattato Inf (Intermediate Nuclear Forces) sui missili a gittata intermedia del 1987. Mi pare fuori dubbio che in questa situazione sia altissimo il rischio di una corsa agli armamenti, con conseguente abbandono di ogni processo di riduzione degli arsenali nucleari (nel 2012 scade anche il vago e debole Sort del 2002 (Strategic Offensive Reductions Treaty) e avvio di una nuova fase di proliferazione verticale delle armi nucleari. In questo contesto, il rischio di un collasso del regime internazionale di non proliferazione orizzontale delle armi nucleari diventa acuto. L'Unione Scienziati Per Il Disarmo (Uspid) ha recentemente reso pubblico un documento (http://www.uspid.org/download/DifesaAntimissile.pdf) nel quale si motiva perché affrontare il problema della futura ipotetica esistenza di un arsenale nucleare e missilistico iraniano, privilegiando la messa in atto di misure difensive di dubbia fattibilità ed efficacia, dia per scontato il fallimento di ogni sforzo diplomatico volto a far recedere l'Iran da un impegno tecnologico (arricchimento su larga scala dell'uranio) che si teme sia diretto all'acquisizione di un armamento nucleare e possa, di fatto, attribuire nuovo e rafforzato valore politico e militare alle armi nucleari. L'impegno negoziale è assolutamente imprescindibile per una soluzione diplomatica di qualunque controversia internazionale, ed in particolare del "caso Iran", certamente non risolubile - in ogni caso - con azioni militari. L'Articolo VI del Trattato di Non Proliferazione (Tnp), del 1970, dichiara solennemente che ogni potenza nucleare "si impegna a concludere in buona fede trattative su misure efficaci per una prossima cessazione della corsa agli armamenti nucleari e per il disarmo nucleare, come pure per un trattato sul disarmo generale e completo sotto stretto ed efficace controllo internazionale". Fino ad oggi questi impegni sono stati del tutto disattesi dalle cinque potenze nucleari (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna); e per di più al di fuori del Tnp sono nate alcune nuove potenze nucleari (India, Pakistan, Israele), la Corea del Nord è uscita dal Trattato e ha sperimentato un ordigno atomico e l'Iran, che pure è membro del Trattato, è accusato di volerlo violare. L'attuazione dell'articolo sesto del Tnp e l'avvio di un controllato, verificabile processo di eliminazione delle armi nucleari irrobustirebbe politicamente il regime di non proliferazione orizzontale, superando l'anacronistica e provocatoria divisione tra Stati nucleari e non nucleari e rendendo credibili a lungo termine gli sforzi internazionali affinché nuovi Paesi non si avvalgano di questo tipo di ordigni. Forse c'è ancora tempo perché l'Italia e l'Europa recepiscano l'invito fatto il 16 aprile 2007 dal Direttore dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea), Mohamed ElBaradei, Premio Nobel per la Pace 2006: "Il timore che circonda le intenzioni iraniane non riguarda l'oggi ma un futuro a cinque o dieci anni. Abbiamo ancora tutto il tempo per risolvere questa questione pacificamente e l'unico modo per farlo è attraverso negoziati". Consiglio Nazionale delle Ricerche, Pisa.

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Gravina, il padre piange sulle bare dei fratellini - gabriella de matteis (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cronaca Il caso Gravina, il padre piange sulle bare dei fratellini Ieri la veglia nella cattedrale del paese, oggi i funerali: ci sarà anche la madre GABRIELLA DE MATTEIS DAL NOSTRO INVIATO GRAVINA - Accarezza la bara di Francesco. La abbraccia. Ripete: "Io vi ho cresciuto". Filippo Pappalardi veglia le salme dei figli, per ore rimane seduto al primo banco, ai piedi dell'altare. Si alza solo per guardare la corona, spedita dai detenuti del carcere di Bari dove lui ha trascorso tre mesi. Il padre di Ciccio e Tore, ora, è un uomo provato. Gentile con gli operatori tv che riprendono le salme dei figli, che aspettano fuori dall'istituto di medicina legale del Policlinico. è voluto andare a Bari Filippo Pappalardi per prendere i figli, per accompagnarli nel tragitto sino a Gravina. è voluto rimanere con loro sino a mezzanotte quando la camera ardente, allestita nella Cattedrale, viene chiusa. Rosa Carlucci, la madre di Ciccio e Tore, invece, non c'è. è rimasta a Santeramo. "Meglio così, voglio evitare le polemiche, ma ai funerali ci sarò" fa sapere. Nella Cattedrale, al centro storico del paese, il paese arriva alla spicciolata. I bambini portano mazzi di fiori, rose bianche avvolte nella carta stagnola. Le anziane piangono. Asciugano le lacrime dopo aver baciato i feretri di Francesco e Salvatore. Fanno il segno della croce, maledicendo la sorte, "la disgrazia" che ha ucciso due bambini. Filippo Pappalardi è sollevato dalla solidarietà del paese, dall'abbraccio di Laura Bruno che, da tre mesi, dirige il commissariato di Gravina. "Sono qui come madre", dice lei prima di andare via. Pappalardi è confortato dalle parole del vescovo monsignor Mario Paciello. "Ciccio e Tore sono veramente nella pace, la pace vera di Gesù, sono nelle braccia di Gesù, come i bambini della Palestina. Vicino a loro deve restare non solo il nostro ricordo, il nostro dolore, ma anche la presa di coscienza che tutti, nessuno escluso, possiamo fare qualcosa di più, molto di più per i nostri ragazzi" dice il monsignore prima di cominciare la veglia. Questo pomeriggio celebrerà i funerali. Per l'addio ai due fratellini, trovati morti nella cisterna di un casolare abbandonato, la scuola media Benedetto XIII frequentata da Ciccio e Tore, ha organizzato una coreografia di fiori. I bambini lanceranno petali bianchi sul sagrato della Chiesa. Le telecamere del canale satellitare Telepace, invece, riprenderanno la cerimonia che sarà trasmessa in diretta. Le saracinesche dei negozi rimarranno abbassate, le scuole chiuse, il Comune ha infatti indetto il lutto cittadino.

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L'atteso vertice egiziano non serve a ricucire lo strappo mediorientale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti Pagina 317 L'atteso vertice egiziano non serve a ricucire lo strappo mediorientale --> La frattura tra i regimi arabi si fa sempre più netta. Lunedì della settimana scorsa, al Cairo, il rais egiziano Hosni Mubarak ha incontrato il re giordano Abdullah II e il presidente palestinese Abu Mazen, in arrivo da una visita a Riad. Il giorno prima si era chiuso a Damasco il summit della Lega araba, boicottato proprio da egiziani, sauditi e giordani, che per la prima volta in anni, con una mossa inedita, hanno spedito alla conferenza soltanto delegazioni minori. Lo hanno fatto per opporsi alla Siria che ospitava l'evento. Accusano infatti da mesi il regime di Bashar el Assad d'impedire l'elezione di un presidente, che manca ormai da novembre, e di bloccare la risoluzione della crisi politica in Libano assieme all'alleato iraniano, invitato come osservatore al summit arabo. L'asse del boicottaggio è sostenuto dalla comunità internazionale. Washington, nella persona del segretario di Stato Condoleezza Rice, da mesi tenta di farne il perno di un'alleanza sunnita capace di arginare l'espansione dell'Iran atomico e sciita. Il presidente francese Nicolas Sarkozy si è attirato le ire dei funzionari siriani dopo aver dichiarato di sostenere il boicottaggio dell'evento panarabo da parte di alcuni regimi. Abu Mazen, Mubarak e Abdullah di Giordania, con la previa benedizione del sovrano saudita, nel mini summit trilaterale che ha seguito l'incontro della Lega araba, hanno parlato soprattutto di risoluzione del conflitto israelo-palestinese, di come spingere in avanti i negoziati tra le parti, mentre poche ore prima, a Damasco, gli altri Paesi arabi mettevano in forse la validità di quell'iniziativa saudita proposta nel 2002 a Beirut, accettata dalla maggioranza dei membri della Lega e ratificata l'anno dopo al summit di Riad: in breve, il riconoscimento arabo d'Israele contro il ritiro sui confini del 1967. Abu Mazen è volato al Cairo da Riad, dove ha discusso con il monarca saudita Abdullah e prima ha incontrato Condoleezza Rice che da mesi media tra il rais e Ehud Olmert. Il presidente aveva annunciato che si sarebbe seduto ancora una volta con il primo ministro israeliano. La visita del segretario di Stato e le pressioni americane lo avevano convinto a tornare al tavolo delle trattative. I colloqui erano stati infatti interrotti durante la recente operazione militare israeliana a Gaza in risposta al continuo lancio di razzi Qassam dalla Striscia. Il leader palestinese ha inoltre annunciato che volerà a metà aprile a Washington per incontrare George W. Bush che auspica un accordo tra le parti entro la fine del suo mandato, nel 2009. Si è parlato al Cairo anche del summit di Damasco e soprattutto della crisi in Libano che vede opporsi sul campo la maggioranza del premier Fouad Siniora, appoggiata dai governi occidentali e dagli arabi del boicottaggio, e l'opposizione di Hezbollah e alleati vicini a Siria e Iran. Le divisioni tra i banchi della Lega araba rivelano scontri reali sul terreno: la battaglia sulle presidenziali in Libano, quella tra Hamas, appoggiato da Siria e Iran, e Fatah, spinta da Stati Uniti e Unione europea, nei Territori palestinesi. Le tensioni nelle strade del Medio Oriente si trasformano in accuse per nulla velate tra leader: il giorno in cui Bashar el Assad apriva il summit arabo in casa, il ministro degli Esteri saudita, che avrebbe dovuto essere a Damasco, teneva invece una conferenza stampa a Riad in cui accusava la Siria di ostacolare la risoluzione della crisi presidenziale in Libano. La risposta a Saud el Faisal non è arrivata da Damasco, bensì da Beirut. Il gruppo sciita Hezbollah ha infatti denunciato l'appoggio della monarchia alla maggioranza libanese sostenuta da Stati Uniti e comunità internazionale. La frattura tra regime siriano e regno saudita è ormai sempre più vasta anche se c'è chi cerca ancora di mediare. Questa settimana l'emiro del Kuwait, Sheikh Sabah al Ahmed al Sabah, viaggerà a Riad per portare un messaggio da Damasco e cercare di ricucire le relazioni tra i due Paesi, deteriorate dall'opposizione sul dossier libanese. ROLLA SCOLARI.

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Gravina, l'ultimo saluto ai fratellini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 85 del 2008-04-09 pagina 16 Gravina, l'ultimo saluto ai fratellini di Bepi Castellaneta La polizia: "Forse quel giorno c'erano altri ragazzi, volevano girare un video sulla casa" da Gravina (Bari) Si è avvicinato e ha abbracciato le bare bianche sistemate nella Cattedrale, ha versato lacrime di dolore e commozione, poi si è seduto stringendo un rosario tra le mani: così, dopo quasi due anni scanditi da rabbia e disperazione, Filippo Pappalardi si è stretto ai suoi figli, Ciccio e Tore, i ragazzini di 13 e 11 anni scomparsi il cinque giugno del 2006 a Gravina in Puglia e trovati senza vita nella cisterna di un'antica residenza nobiliare abbandonata. Ieri le salme sono state riportate in paese: erano passate da poco le tre del pomeriggio quando i carri funebri sono giunti in questa cittadina arrampicata sulle colline della Murgia barese, dove per lungo tempo si sono rincorsi sospetti e accuse. Sulle bare sono stati poggiati gigli e rose bianche, oltre alle fotografie dei ragazzini, immagini di Ciccio e Tore vestiti come nel giorno della scomparsa, quando sono usciti di casa e sono stati risucchiati nel buio della cisterna. La veglia in Cattedrale, dove è stata allestita la camera ardente, è cominciata alle 18 ed è proseguita fino alle 23: decine di persone hanno voluto raggiungere la chiesa per l'ultimo saluto ai fratellini, un doloroso pellegrinaggio verso quelle due bare bianche. Non c'era la madre, Rosa Carlucci, che sarà presente ai funerali fissati per le 16 di oggi, giornata di lutto cittadino. "Ciccio e Tore sono nelle braccia di Gesù, come i bambini della Palestina", ha detto il vescovo, monsignor Mario Paciello, che officerà la cerimonia funebre. Ieri sera è arrivata in chiesa anche la dirigente del commissariato di Gravina, Laura Bruno. "Sono qui come mamma", ha detto. Da giorni la gente del paese manifesta solidarietà al padre, arrestato con l'accusa di aver ucciso i figli e aver fatto poi sparire i cadaveri. Ma dopo il ritrovamento dei corpi lo scenario investigativo è completamente cambiato e Pappalardi è stato scagionato: prima è stato posto ai domiciliari per il reato di abbandono di minorenne seguito da morte, poi è stato rimesso in libertà su richiesta della procura. I medici legali non hanno dubbi: è stato un incidente, Ciccio e Tore stavano giocando in quella residenza e sono precipitati nel pozzo. La polizia non esclude che con loro ci fossero altri ragazzini: in quattro avevano appuntamento proprio il 5 giugno per girare un film amatoriale in quel labirinto di baracche. Ma gli amici dei fratellini hanno sempre detto di aver rinunciato a quel pomeriggio di giochi e di non essere più andati nella masseria. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Israele, katsav affronta il sexgate "non confesso, processatemi" - alberto stabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sexgate in Israele, Katsav ci ripensa "Non confesso, processatemi" Folla di curiosi e cori femministi all'udienza per l'ex presidente Israele, Katsav affronta il sexgate "Non confesso, processatemi" L'ex presidente accusato di stupro respinge l'offerta di patteggiamento della pena ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - Forse non gli andava di passare alla storia come un presidente che, per sua stessa ammissione, metteva le mani addosso alle impiegate e per chiarire le sue intenzioni non esitava a denudarsi davanti alla malcapitata di turno. Fatto sta che Moshe Katsav, l'ex capo dello stato israeliano accusato di gravi reati sessuali per i quali aveva accettato di patteggiare una minima pena, ieri ha rinnegato l'accordo raggiunto con il rappresentante dell'accusa, dicendosi pronto ad affrontare il processo. Folla di cronisti davanti all'aula del Russian Compound, un vecchio ostello fatto costruire dallo Zar Nicola II per i pellegrini dell'impero e trasformato dalle autorità israeliane in tribunale, dove si celebra l'udienza che dovrebbe chiudere il caso Katsav. Basterebbe che l'ex presidente mantenesse la parola data attraverso i suoi legali al Procurate generale Menachem Mazuz al momento di accettare il patteggiamento, per mettere una pietra sopra ad uno scandalo che ha leso gravemente la credibilità della massima carica dello Stato. Ma è forse contro questo ipotetico colpo di spugna, che cancella le accuse più gravi e, di fatto, s'arrende all'arroganza maschilista, che protestano, fuori dal palazzo, un centinaio di donne al grido: "Siamo tutte A.", dall'iniziale della principale accusatrice di Katsav. C'è curiosità, naturalmente, e non si tratta di curiosità morbosa, perché i media non possono assistere all'udienza e tutto quello che c'era da sapere sul comportamento dell'ex presidente, secondo le donne che lo hanno accusato, si conosce già. Ma si capisce subito che, di fatto, sarà un'udienza a porte chiuse, viste le dimensioni dell'aula. Tuttavia, due segretarie giovani, vestite rigorosamente di nero (il colore dominante nei tribunali israeliani) cercano di passare. Una delle due dice all'altra: "Sbrigati che voglio prendere un buon posto per vedere in faccia quel figlio di puttana". Katsav arriva con quasi un'ora di ritardo, accompagnato dalla moglie, Gila. Lui sorride alle telecamere senza riuscire a nascondere l'imbarazzo. Lei, visibilmente infastidita, scuote la testa. Sono partiti di buon mattino da Yitzkah Mordekhai, il paesino del Negev dove Katsav, con l'aiuto dei fratelli, ha costruito il suo feudo politico personale sotto le bandiere del Likud. Giunti a destinazione, sono rimasti in macchina, a quanto pare girando intorno, in attesa che il tribunale decidesse sull'ennesima istanza di rinvio. Istanza respinta. Pochi minuti dopo Katsav s'è seduto, primo presidente nella storia d'Israele sul banco degli imputati. Un posto che, all'ultimo momento, ha deciso di rifiutare, nonostante l'accordo raggiunto con la Procura gli avrebbe garantito una condanna tenue, senza detenzione, e il mantenimento delle accuse meno rilevanti: molestie sessuali, abuso d'ufficio. In cambio, però, avrebbe dovuto pronunciare la fatidica parola, "colpevole", che ostinatamente e contro ogni evidenza s'è finora rifiutato di pronunciare. In più, il patteggiamento lasciava aperta la questione dell'"onta", una specie di aggravante implicita in certi reati, che non sta al Procuratore Generale ma al Tribunale decidere. Il che nel caso di Katsav avrebbe implicato la perdita non della pensione (di 48 mila shekels al mese, pari a poco meno di diecimila euro lordi) ma dei benefit, per oltre un milione di shekel (circa 200 mila euro) che spettano agli ex presidenti. Perso per perso, Katsav ha deciso, come ha detto, di "lottare".

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Olmert ed Abu Mazen di nuovo al tavolo delle trattative (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri L'intenzione e' quella di raggiungere un accordo di pace entro la fine dell'anno, ma la strada appare in salita Olmert ed Abu Mazen di nuovo al tavolo delle trattative Dopo piu' di un mese e mezzo di interruzione dei negoziati i due leaders tornano a dialogare, ma le loro posizioni rimangono molto distanti Gerusalemme, 9 apr.- Dopo sette settimane di silenzio il premier israeliano Ehud Olmert ed il presidente palestinese Mahamud Abbas sono tornati a dialogare. L'incontro, svoltosi nella residenza ufficiale di Olmert, è durato circa tre ore ed ha visto la partecipazione durante la prima parte del meeting del ministro degli Affari Esteri israeliano, Tzipi Livni, e dell'ex premier Ahmed Qrea Abu Ala per l'Autorità palestinese. Un brevissimo riassunto dell'incontro lo ha fatto Mark Regev, giornalista e portavoce di Olmert, il quale ha affermato che “entrambi i leaders hanno riesaminato la situazione negoziale con le delegazioni e le hanno incoraggiate a proseguire il lavoro” ed ha poi aggiunto che “hanno espresso le loro preoccupazioni ma hanno anche convenuto che i negoziati andranno avanti”. Come ha spiegato a News ITALIA PRESS/Voceditalia Miriam Toaff Della Pergola, giornalista residente in Israele, impiegata presso la società editrice Heurat Yeudé Italia, “questo incontro è stato molto importante di per sé, visto che dopo l'attentato avvenuto nella scuola di Gerusalemme non ci sono stati più contatti”. Al di là dei contenuti che sono stati espressi è la ripresa dei negoziati a divenire l'elemento centrale, da salutare con maggiore ottimismo. Anche perché, per il resto, ovvero in quanto a quei contenuti citati, l'ottimismo sembra piuttosto fuori luogo. Della Pergola ha sottolineato infatti che “le divergenze sono rimaste visto che da una parte Abu Mazen ha chiesto che vengano portati avanti i punti previsti nella Conferenza di Annapolis, quindi la riduzione dei posti di blocco e la cessazione delle costruzioni nei settlement, mentre il rappresentante di Israele ha sottolineato la necessità di fermare i lanci di razzi sui kibbutz. Le posizioni espresse sono state chiare” e purtroppo distanti fra loro, quindi “l'importanza maggiore risiede proprio nella stessa ripresa dei negoziati”. L'altro elemento citato dal portavoce del premier israeliano è la volontà di “concludere uno storico accordo entro la fine dell'anno”. Anche in questo caso, però, è bene andare al di là di quelle che sono semplici dichiarazioni. Miriam Toaff Della Pergola non è sembrata particolarmente colpita da questo fatto che “non è altro che quel trattato di pace che lo stesso presidente Bush ha detto di voler realizzare prima della fine del suo mandato, ma che sinceramente ritengo piuttosto irrealizzabile. Certo è un bene che Israele e la stessa Autorità palestinese siano impegnate in questo progetto, ma rimane comunque l'opposizione di Hamas”. C'è poi un ulteriore scoglio visto che Abu Mazen ha affermato che, se dovesse essere raggiunto un accordo di pace da questi negoziati, esso sarà oggetto di un referendum da parte del popolo palestinese. Comunque non sembra essere questo il punto più problematico, proprio perché le posizioni sembrano ancora molto lontane perché possano riuscire a ricomporsi in vista di un accordo. Oltre ai punti detti in precedenza ci sono infatti altri elementi di attrito fra le parti. A citarli al termine dell'incontro il negoziatore Saeb Erekat in una conferenza stampa a Ramallah, durante la quale ha citato le restrizioni alla mobilità che affliggono la popolazione palestinese e gli ostacoli allo sviluppo dell'economia e delle istituzioni politiche palestinesi. Vi è però un altro punto che sembra andare contro la realizzazione a breve di un accordo di pace, che, come ha sottolineato Miriam Toaff Della Pergola, “è ritenuto poco probabile dalla stessa popolazione che appare sempre piuttosto sfiduciata di fronte a queste iniziative”. La giornalista ha spiegato che “proprio in questi giorni in Israele si stanno facendo prove per vedere come la gente reagirebbe in caso di una guerra. In particolare sono state fatte esercitazioni di evacuazione da edifici pubblici e non per testare la risposta ad un eventuale attacco missilistico. Certo è bene che la popolazione venga difesa e che siano adottate tutte le misure necessarie, ma questi atti non confortano di certo. Si aggiunga la tensione con la Siria che continua ad accusare Israele di volere la guerra, nonostante Tel Aviv abbia assicurato Damasco e Beirut che ciò non è assolutamente vero. E' difficile comunque che tutte queste cose vengano dette per caso, quindi sembra ancora lontano il momento in cui si potrà parlare di pace, anche se in una terra come il Medio Oriente tutto può succedere. Difficilmente però l'accordo sarà raggiunto entro la fine dell'anno”.

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Jamal, finezza e dinamismo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-09 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Blue Note Ritorna il musicista americano che negli anni Quaranta abbracciò l'islamismo Jamal, finezza e dinamismo "Vecchio leone" e punto di riferimento del pianoforte jazz Sul palco con lui James Cammack (contrabbasso), Idris Muhammad (batteria), Manolo Badrena (percussioni) C onsueto, ma sempre importante ritorno di Ahmad Jamal al Blue Note, dove il pianista di Pittsburgh si esibisce (per la quarta volta in quattro anni) da stasera fino a sabato. Poco più giovane di 78 anni (li compirà il 2 luglio), Jamal rappresenta uno dei punti di riferimento del pianoforte jazz odierno per la sua olimpica equidistanza dalle diverse "scuole" contemporanee. Nato con il nome di Fritz Jones, che ripudiò negli anni Quaranta all'epoca in cui molti artisti afroamericani abbracciavano la cultura islamica, già a vent'anni Jamal era un nome di rilievo: affiancato da chitarra (Ray Crawford) e contrabbasso (prima Eddie Calhoun, poi Israel Crosby) stava perfezionando quella concezione "cameristica" dello strumento con cui divenne celebre in poche stagioni. Celebrità, caso raro, aperta su due fronti: il pubblico, ammaliato dalla pregnanza con cui ridisegnava il profilo delle canzoni; i musicisti, grazie alla stima che tributava all'originalità dei suoi arrangiamenti Miles Davis, il quale a metà degli anni Cinquanta lo celebrò riprendendone, quasi alla lettera, varie incisioni. Il segreto di Jamal stava nella finezza con cui creava l'equilibrio sonoro fra i componenti del suo trio, lasciando respirare la musica quasi come se esistesse un quarto esecutore impegnato a suonare il silenzio. La magia non svanì quando nel 1956 la chitarra venne sostituita con la batteria del delicatissimo Vernell Fournier, realizzando poco dopo quello che molti considerano il capolavoro del pianista, l'album registrato dal vivo "At The Pershing". Molto dopo, dagli anni Settanta, Jamal ha rinvigorito le sue invenzioni musicali ma non ha mai cessato di tenere la dinamica al centro delle sue costruzioni musicali. Rispetto alle sue apparizioni milanesi più recenti il veterano musicista ha modificato la formazione: tornano con lui il contrabbassista James Cammack, suo storico collaboratore, e il brillante batterista Idris Muhammad. I tre sono affiancati dal fantasioso percussionista Manolo Badrena, celebre per la sua partecipazione agli Weather Report. Cambi Ahmad Jamal, nato 78 anni fa con il nome di Fritz Jones Claudio Sessa AHMAD JAMAL. Blue Note, Via Borsieri 37, tel. 02.899.70.00.22. Stasera e domani, venerdì 11 e sabato 12, ore 21 e 23.30; € 35 e 40.

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Ahmadi-Nejad: 6.000 nuove centrifughe (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Iran, nucleare Ahmadi-Nejad: 6.000 nuove centrifughe L'Iran ha iniziato l'installazione di 6.000 centrifughe nucleari nel suo impianto di Natanz, nel centro del paese. L'annuncio del presidente Mahmoud Ahmadi-Nejad, è stato riportato ieri dai media ufficiali durante la "Giornata del nucleare" istituita due anni fa per celebrare l'inizio della produzione di energia atomica da parte della Repubblica islamica. L'Occidente (Israele e Stati Uniti in testa) accusa il regime degli ayatollah di avere un programma segreto per la produzione di armi nucleari. Tehran - contro la quale il mese scorso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato un terzo pacchetto di sanzioni - sostiene invece che il suo piano atomico abbia fini esclusivamente civili, per la produzione di energia elettrica. L'annuncio di ieri contrasta nettamente con la richiesta dell'Onu di fermare l'arricchimento dell'uranio e acuisce la tensione tra Tehran e la Comunità internazionale. Almeno 300 delle nuove centrifughe in via di installazione sarebbero del tipo IR2s, di fabbricazione iraniana e molto più efficienti delle vecchie P1s di produzione pakistana.

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Pronti alla pace , e Tel Aviv applaude Barghouti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il leader di Fatah spedisce una lettera dal carcere alla manifestazione per l'anniversario di Peace now "Pronti alla pace", e Tel Aviv applaude Barghouti Michele Giorgio Gerusalemme "La maggior parte della popolazione palestinese, me compreso, è pronta per una storica riconciliazione basata sulle risoluzioni internazionali che prevedano la creazione di due Stati, uno palestinese e uno israeliano, che possano esistere uno al fianco dell'altro in pace e in sicurezza". Erano più o meno le 7 quando ieri sera Qaddura Fares ha letto queste frasi del messaggio inviato dal leader di Fatah Marwan Barghouti e l'applauso della folla riunita in Piazza Rabin a Tel Aviv per i 30 anni di Peace Now, è scattato immediato. Il comandante dell'Intifada, che da sei anni è in carcere in Israele dove deve scontare cinque ergastoli per "terrorismo", continua a suscitare consensi nei settori più progressisti (ma minoritari) della società israeliana che, evidentemente, lo ritiene in grado di imprimere quella svolta che il governo di occupazione di Ehud Olmert e la debole e sottomessa Autorità palestinese di Abu Mazen non lasciano intravedere in alcun modo. Ma Barghouti è un uomo politico di cui sentono la mancanza soprattutto i palestinesi. "Siamo pronti per una riconciliazione che garantisca a nostri e ai vostri figli una vita priva di minacce di guerra e di spargimenti di sangue", ha scritto Barghouti. I palestinesi, ha ribadito, "desiderano che si realizzi il loro sogno di libertà, indipendenza e pace". Per raggiungere questo obiettivo, ha proseguito, "la costruzione degli insediamenti e la confisca di terre deve cessare immediatamente, devono essere riaperte le istituzioni palestinesi a Gerusalemme, devono essere rimosse le centinaia di posti di blocco che hanno trasformato i Territori palestinesi in un inferno e che hanno distrutto l'economia palestinese e bisogna porre fine alla politica di arresti e uccisioni, così come deve finire l'assedio a Gaza". Barghouti non ha dimenticato le migliaia di palestinesi che, come lui, sono in prigione in Israele. "Vi sto scrivendo dalla mia piccola e buia cella in un carcere israeliano, dove vengo trattenuto insieme ad altri 11mila prigionieri palestinesi, comprese donne e bambini". Riferendosi infine al "Documento dei prigionieri", di cui è stato uno degli autori, ha ricordato che obiettivo del piano "è mettere fine all'occupazione delle terre conquistate da Israele nel 1967 e creare uno Stato con Gerusalemme Est come capitale...e propone una soluzione per il problema dei profughi sulla base delle risoluzioni internazionali". Quanto queste posizioni fossero condivise ieri dai partecipanti all'anniversario di Peace Now è difficile valutarlo, alla luce delle non poche ambiguità che segnano il percorso del movimento pacifista israeliano vicino al partito laburista e al Meretz. Certo è che Barghouti sa di trovare ascolto anche in Israele e, soprattutto, sa che la sua gente lo vorrebbe vedere libero e pronto a prendere il posto di uno spento Abu Mazen. D'Altronde il leader di Fatah nelle interviste che ha rilasciato nelle ultime settimane non ha certo nascosto la volontà di tornare a giocare un ruolo da protagonista nella politica palestinese e di candidarsi alle prossime presidenziali con l'intenzione di vincerle. Una mossa che rischia di mettere nell'angolo la vecchia guardia di Fatah, aggrappata al controllo del Comitato centrale del partito e che sta cercando di svuotare della sua funzione rinnovatrice il Congresso che dovrebbe tenersi nei prossimi mesi. Da parte del governo israeliano non ci sono state reazioni al messaggio di Barghouti. Per Olmert hanno parlato le sue decisioni, come quella di far chiudere la stazione radio pacifista, "RAM FM", accusata di trasmettere senza licenza. Intanto a Gaza sotto assedio gli automobilisti sono tornati in fila alle stazioni di rifornimento. In tutta la Striscia è riesplosa l'emergenza carburante con il rischio che nei prossimi giorni possano rimanere fermi anche i mezzi di soccorso. Israele garantisce a Gaza, settimanalmente, 70mila litri di benzina sugli 800mila necessari e meno di 1/3 del fabbisogno di 2 milioni di litri di gasolio. Hamas attraverso un suo portavoce, Khalil al-Haya, ha messo in guardia che i suoi uomini sono pronti ad aprire nuove brecce nella barriera di confine con l'Egitto come avvenuto lo scorso gennaio a Rafah, quando migliaia di palestinesi entrarono in territorio egiziano per rifornirsi di alimenti e medicinali.

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Ingresso vietato per l'inviato dell'Onu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Paragona Israele ai nazisti Ingresso vietato per l'inviato dell'Onu Il ministro degli esteri Tzipi Livni ha dichiarato ieri che vieterà l'ingresso in Israele a Richard Falk, inviato delle Nazioni Unite per i diritti umani, che ha paragonato i metodi usati da Israele contro i palestinesi nella Striscia di Gaza a quelli utilizzati dai nazisti contro gli ebrei. In un'intervista di ieri alla Bbc Falk ha ribadito le accuse, pronunciate per la prima volta l'estate scorsa, e dichiarato che Israele è ingiustamente a riparo da critiche da parte della Comunità internazionale. Tel Aviv mira ora ad ottenere la trasformazione del mandato del Consiglio per i diritti umani, da organo che indaga sulle violazioni contro i palestinesi a uno che si occupi anche delle "violazioni dei palestinesi".

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Le palestinesi che abortiscono in Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-09 num: - pag: 1 autore: di DAVIDE FRATTINI categoria: REDAZIONALE Il caso Interrompere la gravidanza è illegale: spesso rischiano la vita Le palestinesi che abortiscono in Israele BETLEMME - S. è tornata a casa e ha radunato i suoi bambini per un gioco: "Saltatemi sulla pancia". Cinque figli fuori, uno dentro. Quello che non vuole perché è arrivato troppo presto, perché la famiglia già così non ce la fa. S. ha deciso da sola, quando si è scoperta di nuovo incinta, "11-12 settimane" le ha comunicato il dottore. CONTINUA A PAGINA 18.

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<Süss all'Eliseo>, ovvero l'antisarkozismo infame (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-09 num: - pag: 38 autore: di BERNARD-HENRI LéVY categoria: REDAZIONALE NO GLOBAL, ESTREMA DESTRA, ISLAMICI "SÜss all'Eliseo", ovvero l'antisarkozismo infame B reve annuncio sul canale televisivo Lci. Un sottoprefetto del dipartimento Charente-Maritime si è appena dovuto dimettere, su ordine del ministro degli Interni, Michèle Alliot-Marie. Il motivo? Trasgressione al dovere di riserva che devono osservare i servitori dello Stato. Tutto è successo a causa di un "punto di vista" che il sottoprefetto aveva espresso sul giornale online Oumma.com, dove parlava di Israele come dell'unico Stato al mondo in cui i cecchini abbattono le ragazzine all'uscita da scuola e dove i centri di tortura fanno un giorno di riposo, il sabato, a causa dello shabbat. Conosciamo la solfa. Nulla di nuovo sotto il sole dell'insondabile stupidità politica. Solo che il passaggio all'atto è compiuto, ed è la prima volta, da un alto funzionario della Repubblica. E che questi ha scelto, per infrangere il suo dovere di riserva, non un grande quotidiano, una rivista o una radio, ma l'organo ufficioso dei Fratelli musulmani in Francia e, in particolare, di Tariq Ramadan. La notte passa. La vicenda mi ronza nella testa. Infatti non si tratta solo di Oumma. C'è il nome dell'uomo che mi dice qualcosa. Guigue... Sottoprefetto Bruno Guigue... Cerco fra i miei ricordi. Sollecito l'amico Google. Ed ecco che subito mi torna in mente: ma sì, certo! Lo stesso Guigue che, al mio ritorno dal Darfur, aveva dato, sempre a Oumma, un articolo particolarmente ignobile su di me (cosa non troppo grave) e sulla tragedia del popolo del Darfur (cosa, è evidente, più seria). La coincidenza è quasi troppo bella. Perché è la conferma, scientifica, della mia vecchia tesi sull'effetto di cecità che produce, immancabilmente, la monomania antisionista. Perché non sentiamo mai gli avversari di Israele esprimersi sul Tibet? Sulle guerre dimenticate d'Africa? Sulla Bosnia di quindici anni fa? Perché oggi si accaniscono a negare il martirio del Darfur? Ebbene, la risposta ci viene dal caso-Guigue. Un martirio interessa quegli individui soltanto quando c'è di mezzo Israele o - è una citazione - il suo lacchè americano. Un massacro dove né Israele né gli Stati Uniti siano coinvolti ha un'importanza secondaria nella galleria di cliché di cui è fatta la loro visione del mondo. Preso dal mio slancio, navigo da un sito all'altro e piombo su una nebulosa di siti che difendono il "coraggioso" funzionario punito. Non dirò il nome di questi siti. Non voglio far loro pubblicità. Ma quel che scopro - ancora una sorpresa - è che sono molto numerosi; che dal rosso (no global) al bruno (Fronte Nazionale e apparentati) o al verde (islamista radicale) ricoprono la parte essenziale dello spettro del peggio; e che tutti sono d'accordo, in realtà, su una rappresentazione articolata in tre proposizioni deliranti quanto semplici. Israele è uno Stato nazista. Il mondo è organizzato in modo tale da dissimulare questa verità. E il cervello di questo complotto, il suo direttore d'orchestra clandestino, il vero agente dei neri disegni dell'eterna "Internazionale ebraica" si trova qui, a Parigi, proprio al di sopra di Alliot-Marie la quale, con Bernard Kouchner, Jacques Attali e altri nuovi "ebrei SÜss" (cito sempre la stessa amena letteratura), non è che un docile strumento nelle sue mani: questo ignobile ebreo, nascosto, canonizzato, ma smascherato, non è altriche...NicolasSarkozy in persona! All'improvviso, mi tornano in mente i siti antisemiti che, durante la campagna elettorale dell'anno scorso, si scatenavano col ritornello "Tutto tranne Sarkozy" e che Liliane Kandel, rappresentante del comitato di redazione di Temps modernes, aveva denunciato. Riprendo un libro, pubblicato invece dopo le elezioni, dove l'autore, il filosofo Alain Badiou, facendosi forte dell'appoggio di Freud (povero Freud!), non chiama più il presidente con il suo nome, ma lo chiama l'homme aux rats, "uomo dei topi", come nei film di propaganda proiettati nei cinema sotto l'Occupazione. Penso a certi segnali, probabilmente minuscoli, irrisori, ma che vanno dagli attacchi ad hominem (in particolare sul fisico) a un tipo di aggressione che nessuno si era permesso nei confronti dei suoi predecessori (dall'sms inviato a Cécilia alla trasmissione tv di marionette- " Les Guignols de l'info "-cheda qualche tempo si diverte - ma se ne rende conto? - a farlo parlare con gli accenti dell'ebreo parigino cui ricorrono gli attori nel film " La vérité si je mens "). Metto in fila tutto questo e mi dico che, lo si voglia o no, sta accadendo qualcosa di sintomatico: non è tanto il nome di Sarkozy che conta, a questo punto, ma il nome che va dato all'antisarkosismo. Dio solo sa se esistono ragioni- buone - di opporsi all'attuale sistema di governo. L'immigrazione. La legge sulla carcerazione di sicurezza. Il discorso di Dakar. Gli scivoloni, a Riad o in Vaticano, sulla pietra angolare della Repubblica che è l'idea di laicità. La parola tradita sui ceceni, i tibetani, la democrazia in Russia, i diritti dell'uomo in generale. Su tutti questi terreni non bisogna cedere di un millimetro. Non bisogna lasciarsi intimidire. Ma è una ragione di più per non tollerare che sia oltrepassata la linea gialla di separazione fra il vero dibattito e l'ingiuria alla persona e al nome. Credo d'essere stato uno dei primi a denunciare, molto prima della campagna elettorale, la demonizzazione di cui cominciava a essere oggetto il futuro candidato. Oggi, allo stesso modo, metto in guardia contro i fetidi miasmi che un odio pavloviano sembra ancora una volta emanare, a destra come a sinistra, verso colui che è ormai capo dello Stato. Traduzione di Daniela Maggioni.

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Il consiglio vota senza sorprese Riccardo Pacifici presidente (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-09 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Comunità ebraica Polemica sul sistema elettorale Il consiglio vota senza sorprese Riccardo Pacifici presidente Prima riunione del nuovo Consiglio della Comunità Ebraica, eletto il 30 marzo. E come da statuto, ieri sera nella sede del centro culturale Pitigliani, elezione del nuovo Presidente. Scontata la scelta di Riccardo Pacifici, uscito dalle elezioni vincente con la lista da lui capeggiata "Per Israele" con 16 consiglieri su 28 e forte di 1.803 preferenze sui 3.760 votanti. Pacifici subentra dunque a Leone Paserman e reggerà la comunità nei prossimi quattro anni. Ad eleggerlo ieri sera solo però i 16 consiglieri della sua lista. Gli altri della lista "Per i giovani, insieme " hanno votato Guido Coen. Per la composizione della giunta di otto assessori e per la scelta del coordinatore del consiglio bisognerà aspettare la prossima riunione. Ma soprattutto bisognerà vedere se la frattura interna al consiglio è ricomponibile. Sui risultati elettorali grava infatti il sistema in uso, uno dei due previsti nelle due maggiori comunità ebraiche, che viene accusato di creare pesanti distorsioni. Come ha osservato uno dei rappresentanti della lista di minoranza, Victor Magiar, bisogna prendere atto che la lista "Yachad" titolare del 21% dei voti non ha ottenuto alcun rappresentante, mentre "Per Israele" col 44% dei voti ha il 57% degli eletti e "Per i giovani insieme" col 35% dei voti ha il 43% dei consiglieri. "Con un sistema proporzionale ha detto Magiar - i consiglieri sarebbero stati 6 (Yachad), 10 (Per i giovani insieme) e 12 (Per Israele) ". Pacifici da parte sua ha chiesto collaborazione a tutti. 15 mila iscritti Riccardo Pacifici, 44 anni, è il neopresidente della Comunità ebraica romana, la più antica e forte d'Europa con i suoi 15 mila iscritti P. Br.

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Palestina, abortire per non essere uccise (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-09 num: - pag: 18 categoria: REDAZIONALE La scelta L'interruzione di gravidanza è ritenuta "un crimine", ma spesso è l'unico modo per evitare i "delitti d'onore" Palestina, abortire per non essere uccise è illegale: molte donne pagano cifre altissime. Altre fuggono in Israele, dove si può "è un fenomeno nascosto - commenta il sociologo Barnard Sabila - che sta crescendo. I palestinesi se ne rendono conto, non ne vogliono parlare" SEGUE DALLA PRIMA Non ha potuto parlarne con il marito, con la madre o una sorella, non ha potuto parlarne con nessuno. Ha preso la decisione da sola e da sola ci ha provato. Si è buttata da un muretto cadendo sul ventre, ci ha messo sopra una bombola del gas. Ha cominciato a sanguinare, è stata ricoverata, ha perso il bambino. "L'aborto tra i palestinesi è un tabù religioso e un crimine, viene permesso solo se la donna è in pericolo di vita. Eppure succede ogni giorno - spiegano le volontarie di un centro a Ramallah -. Illegali, rischiosi, dannosi per la salute". Costosi. Un medico può chiedere 5.000 shekel (quasi 900 euro), nel prezzo c'è l'incognita del carcere. "Se la donna non è sposata, la richiesta sale. E' ricattabile, deve mantenere il segreto ". A. ha pagato 400 dollari. Quattro anni fa è rimasta incinta di un uomo che non era suo marito e a Gaza può essere una condanna a morte. "Ero terrorizzata che i miei fratelli lo scoprissero e mi ammazzassero", racconta. "Ho chiesto al ragazzo di cercare un dottore, è stato quasi impossibile trovare qualcuno che accettasse ". Nella Striscia, il mercato è ancora più sotterraneo. I medici negano che gli aborti clandestini vengano praticati. "Se ne parlo, quelli di Hamas mi uccidono", dice un ginecologo. "Fino al 2005 - spiega un altro - era più semplice eseguire queste operazioni. Dopo che Hamas ha preso il controllo, i miliziani hanno dato la caccia ai dottori, sapevano chi era pronto a farsi pagare". Ancora oggi nessuno ha scoperto dell'aborto di A., ancora oggi, lei ha paura che qualcuno lo scopra. Il 40% su 333 donne intervistate nei campi rifugiati in Cisgiordania ha ammesso di avere abortito almeno una volta, il 54,4% - secondo l'indagine della Palestinian Family Planning and Protection Association - è venuta a sapere di altre che l'hanno fatto. "E' un fenomeno nascosto - commenta il sociologo Barnard Sabila - che sta crescendo. I palestinesi se ne rendono conto, non ne vogliono parlare". La Palestinian Family Planning Association è riuscita a ottenere dal muftì di Betlemme una fatwa che permetta la pillola del giorno dopo, ancora controversa per molti religiosi musulmani. "Nella nostra società - continua Sabila - la donna regge l'onore della famiglia, non l'uomo. Se una figlia perde la verginità o resta incinta senza un marito, la madre viene considerata responsabile quanto lei". Maha Abu Dayyeh-Shamas sorride quando le chiedono se la sua organizzazione è pro-scelta. "Non mi posso permettere il dibattito ideologico. I casi che affrontiamo non sono una questione di diritto a decidere. E' una questione di vita e di morte. Della donna. Un aborto illegale può metterla in pericolo, continuare la gravidanza anche. Chi cerca il nostro aiuto rischia di venire uccisa dai parenti, per cancellare l'onta di una relazione fuori dal matrimonio ". Gli uffici del Women's Centre a Ramallah fanno da consultorio, offrono assistenza medica e legale. Qui nessuno suggerisce di abortire o spinge per la decisione, una denuncia porterebbe all'incriminazione. Le donne vengono messe in guardia contro le pratiche illegali, ricevono informazioni sulla contraccezione e la pianificazione familiare, consentite dalla legge islamica. "Le ricche possono sempre trovare una soluzione e andarsene in Libano, come fanno nella maggior parte dei Paesi arabi", spiega Maha. Le altre provano in un ospedale israeliano, dove l'interruzione è consentita e spesso gratuita. Uno dei 41 comitati nel Paese decide se il caso rientri tra quelli previsti da una legge del 1977. "Quando la gravidanza è il risultato di violenza, di un incesto o c'è il pericolo di un delitto d'onore - continua - il via libera viene dato sempre". Il suo gruppo sta facendo pressioni sui deputati palestinesi perché modifichino la bozza di una norma preparata dal Parlamento. "Le pene previste per gli interventi clandestini sono fino a dieci anni. Però legalizza l'aborto dopo un incesto e noi vorremmo che contemplasse anche lo stupro". Con una mano allontana dagli occhi il fumo del tè e lo sguardo triste: "Devo rassegnarmi all'idea di non poter salvare tutte le donne. Le vittime ci saranno". Costi e ricatti Un medico può chiedere fino a 5.000 shekels (quasi 900 euro). Se la donna è sposata la richiesta sale. è ricattabile Ragazze Due giovani palestinesi passeggiano in strada a Ramallah, una delle principali città della Cisgiordania Davide Frattini.

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Legale in Israele con alcuni limiti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-09 num: - pag: 18 categoria: BREVI Legale in Israele con alcuni limiti Regolato dalla legge del '77 In Israele, l'aborto è consentito da una legge del 1977. L'autorizzazione è data da uno dei 41 comitati appositi formati da 2 medici e un assistente sociale. Dicono sì (nel 95% dei casi) se la donna è minorenne o ha più di 40, o se il feto ha handicap, è frutto di un rapporto "illecito", o la salute della madre è a rischio; non per motivi economici.

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ROMA - Riccardo Pacifici è stato eletto ieri sera presidente della Comunità ebraica romana (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

(Cer). Nella riunione convocata a una settimana dalle elezioni per lui hanno votato compatti i 16 consiglieri della lista "Per Israele" che ha avuto la maggioranza; gli 11 consiglieri di minoranza "Per i giovani-Insieme" (uno non era presente) si sono schierati per Guido Coen. Pacifici, 44 anni, ex vicepresidente, subentra a Leone Paserman che non si era ricandidato.

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GERUSALEMME - Al suono delle sirene in tutto Israele gli allievi delle scuole e gli impiegati govern (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ativi ieri sono scesi nei rifugi nell'ambito della più grande esercitazione civile organizzata nel Paese. L'esercitazione "Punto di svolta 2" è iniziata lunedì e durerà in tutto cinque giorni. L'obiettivo è testare la risposta del fronte interno in caso di attacco o grave attentato, dopo le mancanze evidenziate durante la guerra del Libano dell'estate 2006. La sirena ieri è scattatta alle 10, subito dopo la diffusione in televisione delle istruzioni in caso di emergenza. Nel pomeriggio vi sono state simulazioni a Nazareth e nella Galilea settentrionale per salvare le persone rimaste sepolte in case colpite da missili. L'esercitazione viene cooordinata dalla nuova Autorità Nazionale per le Emergenze creata in settembre. Sono previste in questi giorni riunioni di emergenza del governo per verificare l'efficacia del processo decisionale, evacuazioni di massa e simulazioni negli ospedali. Sia il primo ministro Ehud Olmert che il ministro della Difesa Ehud Barak hanno sottolineato nei giorni scorsi che l'avvio dell'esercitazione non significa che il paese si stia preparando ad una guerra. I Paesi vicini erano stati informati per tempo attraverso canali diplomatici. La Siria e Hezbollah in Libano hanno vivacemente protestato: le manovre israeliane servono a preparare la guerra. In questo clima di tensione, un appello per la pace del popolare esponente palestinese Marwan Barghouti, da anni detenuto in carcere in Israele, è stato letto durante una manifestazione a piazza Rabin a Tel Aviv in occasione del 30° anniversario dell'organizzazione pacifista israeliana "Peace Now". "La maggior parte della popolazione palestinese, me compreso, è pronta per una storica riconciliazione basata su risoluzioni internazionali che prevedano la creazione di due Stati, uno palestinese e uno israeliano, che possano esistere uno al fianco dell'altro in pace e in sicurezza": ha scritto Marwan Barghouti, il popolare comandante dei Tanzim, la milizia di Fatah. "Siamo pronti per una riconciliazione che garantisca a nostri e ai vostri figli una vita priva di minacce di guerra e spargimenti di sangue. Dobbiamo - prosegue - raggiungere al più presto un accordo complessivo per il cessate il fuoco che coinvolga entrambe le parti".

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Dopo aver introdotto a sorpresa la "Festa della giornata nazionale per la tecnologia nu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di SIAVUSH RANDJBAR-DAEMI Dopo aver introdotto a sorpresa la "Festa della giornata nazionale per la tecnologia nucleare", il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha annunciato ieri dalla centrale di Natanz che l'Iran è in procinto di rendere operative seimila nuove centrifughe entro marzo 2009, incrementando così fortemente le proprie capacità di produzione dell'uranio arricchito, necessario per la produzione di qualsiasi forma di energia nucleare. Da Teheran, il capo dell'Agenzia atomica iraniana Aghazadeh ha poi spiegato che il regime islamico ha messo a punto un piano di sviluppo atomico ventennale che prevede la costruzione di numerose installazioni nucleari. Sia Ahmadinejad che Aghazadeh hanno manifestato l'intenzione di mantenere inalterata l'adesione al Trattato di non Proliferazione nucleare, che proibisce l'arricchimento dell'uranio oltre il livello stabilito per uso civile. Secondo esperti nucleari occidentali, un numero non superiore a 1.500 centrifughe sarebbe sufficiente per la creazione dell'uranio altamente arricchito necessario per alimentare una rudimentale testata bellica. Il Paese mediorientale sarebbe inoltre sul punto di sostituire le più elementari centrifughe P1 con quelle P2, in grado di arricchire l'uranio in metà del tempo. Immediata ed energica la reazione internazionale. Il ministro degli Esteri francese Kouchner ha in particolare sottolineato la "necessità di imporre ulteriori sanzioni" qualora il regime islamico insista nel rifiutare le risoluzioni Onu, che impongono a Teheran la sospensione della produzione di uranio. Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano Mark Regev ha dal canto suo definito il programma nucleare iraniano "aggressivo e completamente inaccettabile". Il gruppo 5+1, composto dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza più la Germania, si incontrerà comunque a Shanghai entro il mese di aprile per discutere, come richiesto da Russia e Cina, nuove proposte per spingere Teheran a non proseguire sulla via dell'ampliamento del programma nucleare. Durante le celebrazioni per il raggiungimento dell'ennesimo traguardo nucleare, l'ex negoziatore nucleare Hossein Mousavian è stato riconosciuto colpevole di atti lesivi alla sicurezza nazionale e condannato ad una pena sospesa di due anni dopo esser stato scagionato dall'accusa ben più grave di spionaggio mossa da esponenti dell'attuale governo. Mousavian fu fautore del compromesso con l'Ue del dicembre 2004 che portò alla sospensione della produzione di uranio arricchito da parte dell'Iran sino all'inizio della presidenza Ahmadinejad.

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LA DURA CONDANNA DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Parigi: "Ora è necessario imporre nuove sanzioni al regime iraniano". Israele: "Un piano aggressivo e inaccettabile".

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Barghouti dal carcere: <Chiedo una storica riconciliazione con Israele> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Barghouti dal carcere: "Chiedo una storica riconciliazione con Israele" "La maggior parte della popolazione palestinese, me compreso, è pronta per una storica riconciliazione basata su risoluzioni internazionali che prevedano la creazione di due stati, uno palestinese e uno israeliano, che possano esistere uno al fianco dell'altro in pace e in sicurezza": lo ha scritto Marwan Barghouti, il popolare leader di Fatah in Cisgiordania, in una lettera a Peace Now, movimento che ieri ha celebrato il suo 30mo anniversario. "Siamo pronti per una riconciliazione che garantisca ai nostri e ai vostri figli una vita priva di minacce di guerra e spargimenti di sangue. Dobbiamo raggiungere al più presto un accordo complessivo per il cessate il fuoco". Per Barghouti, i palestinesi "desiderano fortemente che si realizzi il loro sogno di libertà, indipendenza e pace e stanno attendendo la fine dell'occupazione". "Per raggiungere questo obiettivo, la costruzione degli insediamenti e la confisca di terre deve cessare immediatamente, devono essere riaperte le istituzioni palestinesi a Gerusalemme, devono essere rimosse le centinaia di posti di blocco che hanno trasformato i territori in un inferno". Nei giorni scorsi l'ex ministro della Difesa israeliano Amir Peretz e il ministro Ben Eliezer hanno chiesto con forza la scarcerazione del leader di Fatah, il solo - hanno detto - in grado di far ripartire il dialogo. 09/04/2008.

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<Se la destra non gradisce i manuali se li scriva> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Se la destra non gradisce i manuali se li scriva" Tonino Bucci "I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione". Il berlusconismo non è la riedizione del vecchio fascismo in camicia nera, certo. Però sono anni che il suo personale politico e intellettuale (sic!) fa dell'anti-antifascismo il fulcro della propria proposta culturale. Stavolta, le parole citate sono del personaggio più accreditato per formazione culturale nelle file del Pdl: il senatore Marcello Dell'Utri. Il bibliofilo. A pochi giorni dalle elezioni rilancia le vecchie lamentazioni berlusconiane, i cahiers de doléances contro la dittatura della cultura di sinistra in Italia. I comunisti rischiano di scomparire ma agli occhi dell'intellighentsia di centrodestra la cultura, il pensiero, la storia più temuta è sempre quella. L'ombra della falce e martello la vedono proiettata anche sui manuali di storia. Dell'Utri ha riassunto il suo pensiero in un'intervista a a Klaus Davi per KlausCondicio, contenitore di approfondimento politico su YouTube. Se la prende con il manuale di (Lucio) Villari - il nome è fra parentesi, poi spiegheremo perché. Lo chiama in causa perché avrebbe omesso lo stermino degli omosessuali nei lager nazisti. E rincara anche la dose: "gli storici di sinistra hanno ignorato l'olocausto dei gay avvenuto durante la seconda guerra mondiale". E poi: "Il tema degli omosessuali è sempre stato ritenuto una sorta di pruderie, come si direbbe in Francia, ed è tuttora grave il silenzio su questa pagina nera della storia. E' stato sbagliato non tirarlo fuori". Se fosse un'autodafé della destra, un'autocritica per aver ignorato e rimosso l'omosessualità dalle vicende pubbliche, le parole di Dell'Utri sarebbero un comprensibile segnale d'innovazione per la sua parte politica. Epperò se la prende con la sinistra. E' ai soliti comunisti che imputa la colpevole omissione della persecuzione degli omosessuali. Ci aggiunge, poi, qualche dettaglio che citiamo per dovere di cronaca, tipo la punizione che infliggerebbe ai pedofili: "La cintura bisognerebbe metterla al collo di questi delinquenti". E (Lucio) Villari che dice? Cosa risponde al senatore Dell'Utri? "Che il manuale di storia l'ha scritto mio fratello Rosario. Io ho scritto vari libri, ma manuali mai. Il senatore si è sbagliato". Sì, un errore maldestro, forse una disattenzione a voler essere benevoli. Ma in ogni caso la svista non depone a favore di una lettura accurata. "Secondo me non l'ha letto, ha riferito una cosa di cui qualcun altro gli avrà parlato" dice Villari, Rosario, l'autore (vero) del manuale incriminato. "Nel corso degli anni ho ricevuto tante osservazione, critiche degli studenti, annotazioni di colleghi studiosi ma non ho mai risposto, non sono mai entrato in polemica. Le ho prese in considerazione, questo sì, sempre. E ogni volta che l'ho ritenuto opportuno ne ho tenuto conto. Ma se avessi perso tempo a polemizzare tutte le volte non ne avrei più avuto per scrivere. Tantomeno ora mi sento in dovere di rispondere. Figuriamoci a uno che sbaglia il nome dell'autore. Per correttezza andrò a controllare quelle pagine". Ma è il cliché della dittatura di una cultura a infastidire. I docenti hanno la possibilità di scegliere testi alternativi, "il mio non è certo l'unico. Nessuno è costretto ad adottarlo". La cultura non si stabilisce per decreto . "Semmai sono le egemonie, la forza delle idee e degli argomenti che decidono della fortuna o sfortuna dei libri", dice Edoardo Sanguineti, critico letterario, poeta e letterato. "Vogliono revisionare i libri di storia? E come? Non capisco proprio. L'adozione dei manuali avviene per libera scelta dei professori. C'è l'autonomia dei professori, ci sono le decisioni collegiali dei consigli d'istituto. Esistono le regole. Nessun manuale viene imposto". Semmai tornano le discriminazioni di classe nell'istruzione, ma questa è un'altra storia che a Berlusconi non viene in mente. Per lui il figlio del dottore sarà sempre più portato allo studio del figlio di un operaio. "Se qualcuno è portatore di una visione e di una tesi diversa può elaborare un suo manuale. Questo lo può fare già adesso, non c'è bisogno di prendere il potere. Che li scrivano i loro libri questi autori di destra, poi si vedrà nel confronto delle idee se reggono o meno in rapporto alla verità storica". La domanda allora è: perché questa destra che è maggioritaria nel senso comune non riesce a produrre un'iniziativa culturale di alto profilo? Non sarà, questo, il segnale più evidente dei limiti del suo orizzonte ideale? "Lo stesso Marcello Veneziani, per citare un autore di destra, non ha mai elaborato un manuale. Perché? E, quanto all'accusa alla sinistra di aver oscurato lo sterminio degli omosessuali, penso che questo valga invece per la destra. Per subalternità alla politica dei governi d'Israele ha omesso di dire che tra gli sterminati c'erano anche gli omosessuali oltre agli ebrei. Senza, ovviamente, voler fare gerarchie tra le vittime". Detto questo, "la cautela è d'obbligo. Al momento conosciamo solo alcune frasi di dell'Utri, isolate da un discorso complessivo. Evitiamo perciò di cadere nella trappola già vista del "io non intendevo dire questo". Per ora, la mia reazione è interrogativa: cosa intende dire?". Strano però che il Pdl perda tempo ancora a prendersela con la Resistenza e i comunisti che non corrispondono più certamente agli umori maggioritari degli italiani. "Gli stereotipi del revisionismo più becero sono diventati purtroppo un senso comune. Ormai molti pensano che fascismo e comunismo sono due mali uguali e contrapposti. Perché la destra continua su questa strada? Stanno sparando tutte le cartucce e chissà quante ne sentiremo in questi ultimi giorni di campagna elettorale". Ma, forse, non è tanto strano che lo faccia in previsione di un governo che - magari in intesa col Pd - riscriverà le regole materiali e istituzionali di questo paese. E per cambiare la Costituzione bisogna scardinare la cultura dell'antifascismo, quello che la destra ritiene un vecchio arnese del Novecento. 09/04/2008.

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<Pronti alla pace>, e Tel Aviv applaude Barghouti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Pronti alla pace", e Tel Aviv applaude Barghouti Il leader di Fatah spedisce una lettera dal carcere alla manifestazione per l'anniversario di Peace now Michele Giorgio Gerusalemme  "La maggior parte della popolazione palestinese, me compreso, è pronta per una storica riconciliazione basata sulle risoluzioni internazionali che prevedano la creazione di due Stati, uno palestinese e uno israeliano, che possano esistere uno al fianco dell'altro in pace e in sicurezza". Erano più o meno le 7 quando ieri sera Qaddura Fares ha letto queste frasi del messaggio inviato dal leader di Fatah Marwan Barghouti e l'applauso della folla riunita in Piazza Rabin a Tel Aviv per i 30 anni di Peace Now, è scattato immediato. Il comandante dell'Intifada, che da sei anni è in carcere in Israele dove deve scontare cinque ergastoli per "terrorismo", continua a suscitare consensi nei settori più progressisti (ma minoritari) della società israeliana che, evidentemente, lo ritiene in grado di imprimere quella svolta che il governo di occupazione di Ehud Olmert e la debole e sottomessa Autorità palestinese di Abu Mazen non lasciano intravedere in alcun modo. Ma Barghouti è un uomo politico di cui sentono la mancanza soprattutto i palestinesi. "Siamo pronti per una riconciliazione che garantisca a nostri e ai vostri figli una vita priva di minacce di guerra e di spargimenti di sangue", ha scritto Barghouti. I palestinesi, ha ribadito, "desiderano che si realizzi il loro sogno di libertà, indipendenza e pace". Per raggiungere questo obiettivo, ha proseguito, "la costruzione degli insediamenti e la confisca di terre deve cessare immediatamente, devono essere riaperte le istituzioni palestinesi a Gerusalemme, devono essere rimosse le centinaia di posti di blocco che hanno trasformato i Territori palestinesi in un inferno e che hanno distrutto l'economia palestinese e bisogna porre fine alla politica di arresti e uccisioni, così come deve finire l'assedio a Gaza". Barghouti non ha dimenticato le migliaia di palestinesi che, come lui, sono in prigione in Israele. "Vi sto scrivendo dalla mia piccola e buia cella in un carcere israeliano, dove vengo trattenuto insieme ad altri 11mila prigionieri palestinesi, comprese donne e bambini". Riferendosi infine al "Documento dei prigionieri", di cui è stato uno degli autori, ha ricordato che obiettivo del piano "è mettere fine all'occupazione delle terre conquistate da Israele nel 1967 e creare uno Stato con Gerusalemme Est come capitale...e propone una soluzione per il problema dei profughi sulla base delle risoluzioni internazionali". Quanto queste posizioni fossero condivise ieri dai partecipanti all'anniversario di Peace Now è difficile valutarlo, alla luce delle non poche ambiguità che segnano il percorso del movimento pacifista israeliano vicino al partito laburista e al Meretz. Certo è che Barghouti sa di trovare ascolto anche in Israele e, soprattutto, sa che la sua gente lo vorrebbe vedere libero e pronto a prendere il posto di uno spento Abu Mazen. D'Altronde il leader di Fatah nelle interviste che ha rilasciato nelle ultime settimane non ha certo nascosto la volontà di tornare a giocare un ruolo da protagonista nella politica palestinese e di candidarsi alle prossime presidenziali con l'intenzione di vincerle. Una mossa che rischia di mettere nell'angolo la vecchia guardia di Fatah, aggrappata al controllo del Comitato centrale del partito e che sta cercando di svuotare della sua funzione rinnovatrice il Congresso che dovrebbe tenersi nei prossimi mesi. Da parte del governo israeliano non ci sono state reazioni al messaggio di Barghouti. Per Olmert hanno parlato le sue decisioni, come quella di far chiudere la stazione radio pacifista, "RAM FM", accusata di trasmettere senza licenza. Intanto a Gaza sotto assedio gli automobilisti sono tornati in fila alle stazioni di rifornimento. In tutta la Striscia è riesplosa l'emergenza carburante con il rischio che nei prossimi giorni possano rimanere fermi anche i mezzi di soccorso. Israele garantisce a Gaza, settimanalmente, 70mila litri di benzina sugli 800mila necessari e meno di 1/3 del fabbisogno di 2 milioni di litri di gasolio. Hamas attraverso un suo portavoce, Khalil al-Haya, ha messo in guardia che i suoi uomini sono pronti ad aprire nuove brecce nella barriera di confine con l'Egitto come avvenuto lo scorso gennaio a Rafah, quando migliaia di palestinesi entrarono in territorio egiziano per rifornirsi di alimenti e medicinali.

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Palestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Provincia di Cagliari Pagina 1026 Palestina --> Donori Sabato alle 11,30 nella scuola media incontro tra l'associazione Sardegna Palestina e gli studenti delle classi seconda e terza. Fawzi Ismail e Mariangela Pedditzi parleranno della questione israelo-palestinese. (al. pi.).

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Israele si prepara all'incubo della guerra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mer, 09 Apr 2008 Edizione 69 del 09-04-2008 L'Iran annuncia l'installazione di 6000 nuove centrifughe per l'uranio Israele si prepara all'incubo della guerra di Michael Sfaradi Ieri mattina il presidente iraniano ha annunciato alla radio nazionale dell'Iran che nella centrale di Natanz sono state messe in funzione 6000 centrifughe per l'arricchimento dell'uranio, e questo lo fa impunemente mentre il mondo decide da quale posizione continuare a stare a guardare. Questo annuncio ha avuto un tempismo sicuramente studiato a tavolino. Infatti, ieri alle ore 10, le sirene di allarme hanno risuonato in Israele per un'esercitazione del "Pikud Haoref" la Protezione Civile. Già da tempo era programmata un'esercitazione di questo tipo, mirata soprattutto a verificare lo stato di preparazione di scuole, uffici ed ospedali che hanno l'obbligo di controllare che i rifugi antiaerei e antimissilistici in loro dotazione siano in perfette e pronte condizioni d'uso. Già dall'indomani dell'entrata in vigore del cessate il fuoco, come da risoluzione ONU 1701, s'intuiva che con Hezbollah eravamo solo alla fine del primo tempo e che presto saremmo stati costretti a riprendere la partita, con buona pace di D'Alema & Company che hanno permesso con la loro politica ad Hezbollah di riarmarsi come e meglio di prima. Intanto i soldati israeliani prigionieri di Hezbollah in Libano e di Hamas a Gaza non ricevono le visite della Croce Rossa Internazionale, come da convenzioni di Ginevra. La Croce Rossa poi, non ha fatto, fino ad oggi, passi concreti per mettere sotto pressione le due organizzazioni terroristiche, al fine di ottenere la possibilità di vedere lo stato di detenzione e le condizioni fisiche di questi soldati, ormai in mani nemiche da troppo tempo. Gli israeliani sono abituati ad ascoltare le sirene d'allarme 2 volte l'anno, nel giorno "Shoah Memorial" e nel giorno di "Ricordo Solenne" in onore dei Caduti di tutte le Guerre di Difesa d'Israele, che si commemorano rispettivamente 10 giorni e ventiquattro ore prima della festa d'Indipendenza. Ma ieri mattina quando il suono, sinistro e baritonale, delle sirene ha echeggiato nel cielo i nostri pensieri sono tornati indietro nel tempo. Non possiamo dimenticare che quello stesso suono risuonava nelle orecchie di tutti noi, mentre gli Scud iracheni colpivano, per decine di volte, Tel Aviv, Haifa ed altre grandi città israeliane durante la Guerra del Golfo. Quel suono, una volta tanto, era diretto ai vivi, a tutti noi che viviamo in Israele, una delle più belle nazioni del mondo. Quel suono ci avvertiva che presto, probabilmente, saremo chiamati a difendere quello che costruiamo giorno dopo giorno. C'è chi ha ipotizzato che Israele non ha il momento giusto per agire, se colpisse un attimo prima di essere colpita sarebbe criticata dal mondo intero, mentre un istante dopo sarebbe troppo tardi. Speriamo con tutto il cuore che quest'attimo non arrivi mai, ma se proprio dovesse accadere preghiamo che Israele sappia trovare, contro tutte le previsioni, il momento giusto, se così non fosse, sono meglio le critiche, gli embarghi e la gogna mondiale ad un fungo atomico che diventerebbe il simbolo della nuova Shoah per il popolo israeliano.

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Gaza, commando palestinese attacca deposito carburante (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Quattro morti tra i civili Gaza, commando palestinese attacca deposito carburante Risposta israeliana con un raid aereo Gerusalemme, 9 apr.- Quattro palestinesi armati, coperti da fuoco di mortai hanno attaccato un terminal adibito a rifornimento di carburante nella zona di Nathal Oz, nella Striscia di Gaza. I quattro hanno sparato sui civili uccidendo due persone prima di scontrarsi con un'unità blindata israeliana. Secondo il servizio medico di emergenza israeliano due dei quattro attentatori sono rimasti uccisi mentre le fonti militari dicono che un terzo sarebbe stato catturato dall'esercito israeliano. Poco dopo l'attacco è partita un'incursione aerea israeliana nei pressi di Sajaiyeh in seguito alla quale tre palestinesi sono rimasti uccisi ed altri cinque feriti. Martino Madelli.

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[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Sembra un revival, il ritorno all'antico: Berlusconi lancia in rest (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

A contro i magistrati, al punto che vorrebbe metterli in cura dagli psichiatri. Testualmente, "il pubblico accusatore deve essere sottoposto periodicamente a esami che ne attestino la sanità mentale", sostiene il Cavaliere. E' talmente grossa, da far nascere un sospetto: forse lo dice apposta per spostare l'attenzione dei media e cambiare argomento. Al Plebiscito sussurrano che proprio questa è la chiave giusta. Altro che gaffe, lui aveva urgenza di sovrastare il clamore suscitato da Bossi con la sua minaccia di usare il fucile contro la "canaglia romana". Per cui, cinicamente, ha deciso di uscire dall'angolo sparando ancora più forte. Contro i pm, poiché gli viene facile, e perché in passato lo scandalo di certe dichiarazioni era una garanzia. Stavolta, però, gli è riuscita a metà. Solo Di Pietro ha reagito sopra le righe, gridando indignato "cose da matti!". Dall'Amn viene invece il presidente Luerti liquida l'assalto del Cav come "banale spot elettorale" frutto di una "fissazione". E al Loft veltroniano si guardano bene dall'alimentare una polemica che Bettini giudica "confusa, non credibile". Al termine del suo viaggio per l'Italia, Veltroni constata nel suo avversario "una carenza di senso dello Stato", niente di nuovo in fondo. Poi torna a martellare l'alleanza tra Berlusconi e la Lega, vero bersaglio del segretario Pd. Il suo interesse politico è agli antipodi del Cavaliere. Quanto più Silvio vuole distrarre l'attenzione da Bossi ("Un caso inventato dai giornali"), tanto più Walter vuole concentrare lì i riflettori. Spera di creare casi di coscienza dentro An, e particolarmente al Sud, paventando "un paese in mano a Bossi", un clima da guerra civile, il Carroccio e l'Mpa di Lombardo in Sicilia "che si spareranno tra loro", "dalla mattina alla sera". Non fosse stato per il "botto" del Cavaliere sui magistrati, dunque, oggi si parlerebbe esclusivamente della lettera che Veltroni gli ha spedito a sera: un piccolo capolavoro di sottile provocazione. Il candidato Pd sfida il suo rivale a "dare garanzia di lealtà repubblicana", sottoscrivendo alcune clausole. Primo, "la difesa dell'unità nazionale, il bene più prezioso che abbiamo". Secondo, "il rifiuto di ogni violenza praticata e dichiarata". Terzo, "la fedeltà ai principi contenuti nella prima parte della Costituzione". Infine "il riconoscimento della nostra identità nazionale, dei suoi simboli, a cominciare dal Tricolore e dall'Inno di Mameli". Chi ce lo vede Bossi a cantare Fratelli d'Italia? Berlusconi protesta, "ho già giurato per ben tre volte" fedeltà alla Repubblica, e replica con una scarica di cazzotti: "Lettera irricevibile, Veltroni non ha alcun titolo per dare patenti di lealtà repubblicana. Lui è l'erede di un partito, quello comunista, che predicava da sempre la lotta di classe ed era finanziato da un Paese nemico dell'Italia e dei suoi alleati...". Eccola, dunque, l'ingiuria che finora il Cavaliere aveva evitato di lanciare: perché quando dai del "comunista" al tuo interlocutore, vuol dire che con lui pensi di aver chiuso, non credi più in un dialogo futuro. Difatti Berlusconi ci mette la pietra sopra: "Collaborare sulle riforme dopo il voto? E' molto difficile". Dal Pd si attende un'opposizione senza sconti, gli ultimi giorni di campagna saranno durissimi, come un tempo tra la Dc e il Pci. Veltroni sparge fiducia, "siamo lì, siamo vicini, e mi tengo basso". Berlusconi parla come se già fosse al governo, "nomina" ministro la Prestigiacomo e annuncia dicasteri per altre quattro donne misteriose, progetta colloqui con Sarkozy, la Merkel, Gordon Brown, nonché visite di Stato in Israele. Però intanto esorta i suoi rappresentanti di lista a battersi fino all'ultimo voto "anche con cattiveria".

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"Lo portavo sempre a caccia con me E' tutta colpa mia" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

LA PALLOTTOLA L'ACCUSA Gavi Colloquio LA SEPOLTURA L'INDAGINE Il papà di Renato "Lo portavo sempre a caccia con me E' tutta colpa mia" "Non mi spiego come potesse essere in canna" "Le munizioni erano nello stesso armadio" Addio al piccolo morto per le tonsille Il test Tutta la famiglia è stata sottoposta all'esame dello Stub che rivela tracce di esplosivo L'inchiesta Entrambi i genitori sono indagati dalla procura per lesioni gravissime colpose Pappalardi ha deciso tutto contro il parere di Rosa Carlucci Entro fine mese i pm devono decidere sulle accuse GENOVA Sono disperato, non credevo che ci fosse un colpo in canna". Il padre del bambino ferito è annichilito. Il suo racconto ai carabinieri è lo sfogo di un padre che non sa darsi pace. "E' colpa mia, solo colpa mia. Ho sbagliato tutto. Ho rovinato una famiglia felice". Lo attanaglia il rimorso di aver coinvolto i suoi bambini in quella che era la sua passione per la caccia, per le armi. Gli era sembrato di essere ancora più vicino ai figli condividendo con loro quanto a lui faceva piacere. "Ho sbagliato a portarli a caccia con me" ora dice. Ma Renato era felicissimo quando poteva stare con il suo papà. "Gli brillavano gli occhi - racconta la catechista che prepara il bambino e gli altri coetanei alla Cresima nella chiesa di San Pietro - quando diceva che all'indomani sarebbe andato a pescare polpi sott'acqua con il padre". L'uomo si è allontanato dal reparto di rianimazione dell'ospedale soltanto per aprire la casa ai carabinieri e agli uomini del Sis, il Servizio di investigazioni scientifiche. Poi è tornato subito accanto alla moglie e al bambino, in condizioni disperate per le gravissime lesioni craniomeningee. "L'armadio era chiuso a chiave, anche il cassetto in cui tenevo la pistola era chiuso" ha detto l'uomo ai carabinieri. Ma per il magistrato quella chiave era troppo a portata di mano. Come erano a portata di mano i proiettili, conservati nello stesso mobile delle armi, "tanti, tantissimi proiettili". Ora le munizioni, la pistola e i fucili, che comunque erano tutti regolarmente denunciati, sono stati sequestrati e l'appartamento sottoposto a una puntigliosa perquisizione alla ricerca di eventuali altre armi. \Il filo tragico della vicenda di Ciccio e Tore termina qui, nella cattedrale di Gravina, in due bare bianche affogate in una serra di fiori candidi. Il padre si stende, disperato, su quelle casse lucide, abbaglianti, con le rifiniture d'oro ("Ho sempre dato il meglio ai miei figli"), piange e ripete i nomi dei suoi ragazzi, guarda le loro foto nelle cornici d'argento, le accarezza. Ciccio e Tore, nei loro vestiti buoni, gli stessi che indossavano il giorno della caduta nel vecchio pozzo, sembrano guardare dritti negli occhi i loro compaesani in piedi nelle due navate. Sono arrivati in molti, ma non è certo gremita, questa chiesa. Non c'è tutto il paese, tutta la comunità che più volte in questi tre anni è stata accusata di indifferenza e di omertà. Ci sono gli amici di Ciccio e Tore, con i capelli ingellati e le scarpe griffate, con i cellulari ultimo modello che spengono prima di entrare. Molti di loro sono stati sentiti dagli investigatori anche nei giorni passati, per capire se quelle voci, secondo cui Ciccio e Tore quella maledetta sera avrebbero potuto essere insieme a qualche compagno nella masseria abbandonata, potessero contenere qualche brandello di verità. Non c'è nessuno dei poliziotti che si sono occupati di questo caso. Filippo Pappalardi lo aveva urlato il giorno della libertà: "Non li voglio ai funerali dei miei figli". A chi gli chiedeva come si sentisse rispondeva con rabbia: "Andatelo a chiedere al migliore poliziotto". Ma probabilmente, oggi, ai funerali (alle 16) qualcuno di loro verrà, dopo che ieri la dirigente Bruno del commissariato di Gravina ha parlato a lungo con Pappalardi. L'assenza più assordante è quella della mamma dei due fratellini. Rosa Carlucci non c'è a pregare in questa veglia funebre, è rimasta a casa, a Santeramo, insieme al compagno e alla figlia Filomena per "evitare problemi", per evitare scontri con il marito e la sua famiglia che l'accusano di essere la principale accusatrice di Filippo. Per sfiorare quelle bare bianche Rosa arriverà questa mattina all'alba, quando la cattedrale sarà deserta, un momento solo per lei e i suoi bambini che non gli hanno dato nemmeno adesso, da morti. Filippo Pappalardi non ha voluto cedere un briciolo della sua potestà e ha deciso tutto lui, anche la sepoltura nel cimitero di Gravina invece che a Mesagne, dove avrebbe voluto Rosa. Una faida tra un padre e una madre che ha portato solo tristezza e angoscia nella breve vita di Ciccio e Tore e che non si ferma anche in questo momento. E come sempre è Rosa a fare un passo indietro. "Nulla ha più importanza dopo che mi è stata strappata la cosa più bella che la vita mi ha dato". Parla il vescovo della diocesi di Altamura, Gravina in Puglia, Acquaviva delle Fonti, monsignor Mario Paciello che è sempre stato molto vicino a Filippo Pappalardi. "Ciccio e Tore sono diventati figli di tutta Italia e, direi, di tutto il mondo", dice prima di iniziare la celebrazione. "Questo saluto - ha detto poi dal pulpito - è rivolto anche a Ciccio e Tore. Loro sono veramente nella pace, la pace vera di Gesù, e Ciccio e Tore sono nelle braccia di Gesù, come i bambini della Palestina". Poi un monito alla sua comunità: "Vicino a Ciccio e Tore deve restare non solo il nostro ricordo, il nostro dolore, la nostra preghiera per loro e per quelli che soffrono per loro, ma deve restare la presa di coscienza che tutti, come ripeterò domani, nessuno escluso, possiamo fare qualcosa di più, molto di più per i nostri ragazzi". Una parentesi racchiude questi giorni di lacrime senza che siano intaccati da altre ipotesi investigative. Ma già da domani, quando l'ultimo saluto sarà solo un ricordo, in Procura si dovrà pensare a come procedere visto che a fine mese scadranno i termini per le indagini. Le ipotesi sono due: chiedere il processo per Filippo Pappalardi (contestandogli forse l'ipotesi fatta dal Giudice per le indagini preliminari Romanazzi, ovvero l'abbandono di minore con alro reato come conseguenza) o proporre al gip l'archiviazione del fascicolo.Si svolgono questa mattina alle 10,30, nella chiesa di San Giacomo a Gavi, provincia di Alessandria, i funerali di Giacomo Reale, il bambino di tre anni e mezzo morto domenica scorsa, cinque giorni dopo un intervento di adenotonsillectomia all'ospedale Gaslini di Genova. La Procura di Alessandria, che ha aperto un'inchiesta, ha concesso il nullaosta per la sepoltura dopo l'autopsia eseguita ieri da Luca Taiana dell'istituto di medicina legale di Pavia.

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