HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DEL 31-3-2008 #TOP
Lontani
dalla Cina ( da "Unita, L'"
del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele
magari parleremo appena si ricomincia a correre. Tra mezzanotte e le cinque del
mattino scopro cosa c'era sotto il cerone malinconico che allungava le facce
dei bavaresi. Non solidarietà umana, né pena per l'innocenza degli ostaggi,
tantomeno comprensione per la follia di disperati che non avevano niente da
perdere dopo il settembre nero di Amman quando re Hussein aveva rovesciato
Comunità
ebraica: ieri il voto, oggi l'esito
( da "Giornale.it,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
"Yachad"
(Insieme), la numero 2 "Per Israele" e la
numero 3 "Per i giovani, insieme". "Per Israele" è la lista
maggioritaria della passata consiliatura che ha governato però con "Per i
giovani, insieme". Eletto il Consiglio generale, sarà designato il nuovo
presidente che indicherà la giunta composta da 8 consiglieri.
La
giornata ( da "Manifesto, Il"
del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
l'avvertenaza
a Israele che se non accetterà il piano di pace arabo del 2002 (pace e
normalizzazione dei rapporti in cambio del ritiro da tutti i territori occupati
nel '67 e di uno stato palestinese con Gerusalemme capitale), i paesi arabi
rivredranno la loro offerta, senza peraltro specificare come.
Guida
ai film DRAMMATICO Il cacciatore di aquiloni
( da "Corriere
della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
egiziana
arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una
notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo
quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no,
tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello
di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,
BAGDAD
- Potrebbe essere finita. Questa ultima ondata di violenza potrebbe essere
stata risu ( da "Messaggero, Il"
del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: A Bagdad, Muhammad, l'uomo che rifà le camere, da cinque
giorni è bloccato nel Palestine Hotel: "Mia moglie è inferma non si può
muovere nessuno è con lei. Non riesco a parlarle, non riesce a fare niente da sola. Ho paura di tornare e trovarla morta".
Dal
17 al 25 aprile la ventitreesima edizione del festival di cinema gay: ne parla
il direttore minerba - clara caroli
( da "Repubblica,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
vincitore due
anni fa di Anteprima al Tff, che ha girato un documentario in Palestina. C'era
un film torinese tra quelli in lizza per il concorso. Ma è
stato scartato". Perché così pochi? "Per
problemi produttivi, credo. Non voglio pensare che siano altri gli
ostacoli. Questa è una città progressista, dopotutto".
Comunità
ebraica, oggi lo scrutinio per scegliere il successore di paserman - gabriele
isman ( da "Repubblica, La"
del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Per Israele" che quattro anni fa, alle precedenti
elezioni, aveva ottenuto 15 consiglieri su 28 e portato alla presidenza della
comunità Leone Paserman che, stavolta, dopo due mandati, consecutivi, non si è
voluto ricandidare.
"Porteremo a votare anche persone che mai in erano
andate alle urne" diceva qualche giorno fa Angelo Pavoncello,
STORIE
ABITUALI DI NORMALE UMANITÁ ( da "Opinione, L'"
del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
coordinatore
delle attività del governo israeliano nei Territori "per ragioni
umanitarie", ha rilasciato un permesso di residenza in Israele ad un Gay
palestinese pesantemente minacciato perché partner di un omosessuale
israeliano. La notizia è vera, ma è stata raccontata in un modo errato,
innanzitutto non è la prima volta che Israele aiuta omosessuali palestinesi
salvando loro la vita,
Vaticano
e Israele, nuovo stallo ( da "Opinione, L'"
del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Se il governo
israeliano non ha dato un mandato chiaro ed esplicito ai burocrati che fanno
parte della delegazione impegnata nei negoziati fra la Santa Sede e lo Stato di
Israele, per dare seguito a quanto stabilito in linea di principio dall'Accordo
Fondamentale del 1993, ciò è dovuto da una parte a una certa incompetenza dei
burocrati e dall'
Per
Betancourt trattative in corso ( da "Opinione, L'"
del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
situazione
richiama quella del sequestro Moro e di diversi casi in Israele, Afghanistan e
nel Medio Oriente. Il punto su cui la stampa internazionale tace è che il
governo di Uribe l'anno scorso ha già liberato 200 membri delle Farc, su
pressione del governo francese. Senza ottenere nulla. Perché allora il marito
della Bétancourt e Sarkozy insistono su una linea che non ha esiti?
Con
un viaggio filmato nei Territori Occupati si presenta l'iniziativa per cinefili
Tichofilm ( da "Stampa, La"
del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele pochi mesi prima dell'inizio della seconda
Intifada: l'andare oltreconfine diventa un momento di riflessione e nostalgia,
un viaggio attraverso i ricordi. Per vedere i video, accessibili in streaming, occorre
registrarsi. Quindi si possono acquistare crediti (1 credito = 10 centesimi di
euro) per la visione di singoli film o di pacchetti promozionali.
( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Lontani dalla Cina Maurizio Chierici Segue dalla Prima P er
invogliare Pinochet alla democrazia, le nazionali dei paesi democratici hanno
continuato a giocare nello stadio degli orrori finché le vittime si sono
arrangiate da sole rimpicciolendo l'oppressore dopo 17 anni di partite
internazionali. Ho ascoltato per la prima volta la favola dei "valori
dello sport" nella notte bianca di martedì 5 settembre 1972, Monaco di Baviera.
Olimpiadi sconvolte da un commando palestinese. Otto uomini incappucciati
avevano preso in ostaggio atleti e massaggiatori israeliani per svegliare la
disattenzione che avvolgeva (e avvolge) la vita amara di milioni di profughi.
Non hanno risvegliato niente. Il dramma continua
malgrado la buona volontà di pacifisti inascoltati: scrittori, intellettuali
arabi ed ebrei, ma anche della vecchia Europa e dell'America che predica bene
mentre riempie gli arsenali. I protagonisti della tragedia di Monaco sono stati
uccisi 21 ore dopo. Gli infallibili cecchini della polizia tedesca non hanno
fatto differenze tra aggressori e ostaggi fulminati dalla terrazza dove
prendevano la mira. Avevano fretta. L'incidente andava subito chiuso:
l'olimpiade non poteva fermarsi. Due giorni senza gli elastici bianchi e neri
che bruciavano vecchi record sembravano insopportabili. Rinchiusi nelle sale
stampa sterilizzate, feltri sintetici e ragazze-bambola ben pettinate, ben profumate, sorrisi del tutto va bene, noi che dovevamo
raccontare aspettavamo notizie. Centottanta giornalisti ad ogni piano,
angosciati perché le ore passavano e i giornali dovevano chiudere e i direttori
si arrabbiavano: siamo sicuri che la concorrenza non sa
cosa è successo? Raccoglievamo solo le prediche delle autorità. Fermare
l'olimpiade diventava un sacrilegio che avrebbe stimolato nuove catastrofi. I
valori dello sport riappacificano i popoli ripiegando odio e terrorismo. Guai
abbassare i riflettori. Di ora in ora, un discorso dopo l'altro e i poveretti
stretti tra i fucili scivolavano nell'oscurità delle comparse che in fondo
davano fastidio. Sapete quanto abbiamo speso per stadio nuovo e villaggio
olimpico? Miliardi da capogiro. Da riguadagnare coi palazzoni in vendita appena
si spegne la fiamma. Se perdiamo i diritti delle tv la voragine del debito farà
tremare la nostra economia. Questo non ci interessa, rispondevano dalle
redazioni di ogni giornale. Sono morti o sono salvi? Quanti morti, quanti
feriti? Insomma, la notizia. Dei palestinesi e di Israele magari
parleremo appena si ricomincia a correre. Tra mezzanotte e le cinque del
mattino scopro cosa c'era sotto il cerone malinconico che allungava le facce
dei bavaresi. Non solidarietà umana, né pena per l'innocenza degli ostaggi,
tantomeno comprensione per la follia di disperati che non avevano niente da
perdere dopo il settembre nero di Amman quando re Hussein aveva rovesciato
il fuoco del suo esercito sulle baracche nelle quali sopravvivevano palestinesi
da mezzo secolo cittadini giordani. Il lamento non veniva solo dai politici che
vedevano sfumare la grandeur del grande spettacolo, o dagli imprenditori che
perdevano il grande affare. Anche bottegai, ristoranti, alberghi, spacciatori
di souvenir, fabbricanti di birra e le scarpe, e le magliette, profumi e
automobili, pubblicità da riversare negli spot del mondo, battevano i denti
immaginando il crac. Chiudere l'olimpiade cinque giorni prima voleva dire
compromettere la contabilità sognata dalla folla che giocava con la pelle degli
altri come si gioca in borsa. Avevano torto o ragione? A loro modo, ragione. Ma
era la ragione del tornaconto che si contrapponeva alla vita di nove persone
prigioniere nel blocco 31, palazzina bassa fra le torri di calcestruzzo della
nuova Monaco che doveva sfavillare. Il ministro bavarese Merk
passa da un piano all'altro per distribuire ai giornalisti la sua rabbia:
"Cosa sperano i terroristi? La pagheranno e la
pagheranno cara... ". E cosa può sperare un giovanotto che è nato
ed abita in un campo profughi, pattumiere di città che non lo vogliono e non
sopportano altri ottocentomila accampati come lui? Arriva la conferma: tutti
morti. Devono passare sei ore per capire chi ha sparato, ma alle nove del
mattino finalmente lacrime di coccodrillo e bella notizia. L'olimpiade
continua. Si ricomincia a correre e a saltare perché l'olimpiade è "la
festa della gioventù". Cerco fra gli atleti un'ombra di sdegno. Sono
agitati da altri pensieri. "Mi alleno da tre anni; una tragedia tanta
fatica per niente... ". I Giochi riaprono coi pachistani appena usciti
dall'agonia della guerra. Nella finale dell'hockey sul prato dovevano vedersela
con l'India, quasi la rivincita delle battaglie perdute. Come potevano
rinunciare? E gli americani del black power cosa faranno? Corrono, vincono: il
gesto coraggioso dell'alzare il pugno verso la bandiera fa capire che sotto i
muscoli batte un cuore generoso. Un po' di noi scriveva così. E appena la
fiamma si spegne, la retorica dolciastra unge ogni parola: valori dello sport,
coraggio dell'affrontare gli ostacoli senza arrendersi ai ricatti. Con l'inno
che suona, la conferma solenne: Olimpiadi simbolo di
pace e di fraternità. Quattordici anni prima, olimpiade a Città del Messico, la
polizia aveva sparato sugli studenti: 400 morti alla vigilia della prima gara,
per fortuna telecamere non disturbate dal sangue e dai corpi trascinati
nell'asfalto. Insomma, bella festa dello sport. Otto anni dopo gli Stati Uniti
non vanno a correre a Mosca perché la Russia ha invaso l'Afghanistan. E la
Russia si vendica nell'olimpiade che viene dopo: nessun atleta dell'arcipelago
Est a Los Angeles perché Salvador e Nicaragua sono le colonie insanguinate del
grande vicino. Se oggi i morti della Cecenia, Iraq, Afghanistan (un'altra
volta) contassero come i morti di qualche anno fa, a Pechino salterebbero in
pochi. Ma i Tg che raccontano le guerre e i giornalisti embedded hanno abituato
le famiglie a non impressionarsi troppo. Vittime svalutate. E poi la Cina
moderna è il paese del prodotto lordo che scavalca Wall Street. Ripiega nel suo
portafoglio un terzo del debito di Washington. Quando Pechino ha il
raffreddore, i nostri mercati tremano. Chi se la sente di pestare i piedi alla
tigre dell'Asia, un miliardo e trecento milioni di clienti? Anche perché,
diciamo la verità, il Tibet è un bel paese per fare trekking, e mettersi in
posa fra i monaci buddisti, stupendi figuranti nelle foto delle vacanze, ma val la pena mettere in dubbio i valori dello
sport per una piccola repressione nel piccolo tetto del mondo? Le proteste
devono restare educate con qualche asprezza diplomatica a proposito delle
immagini dure che sconsiderati reporter distribuiscono al mondo: "abbiamo l'impressione che state esagerando". Ma Bush
brillerà in tribuna d'onore quando si aprirà il velario e quattro miliardi di
sportivi saranno incollati alla tv. Un gol e uno spot, colpo di fioretto e
altro spot. Ogni telecamera si incanterà davanti al ponte più lungo,
all'aeroporto sterminato o allo stadio più lunare del mondo. In fondo spiace
per il Dalai Lama, tanto garbato. Continui pure a pregare, prima o poi anche il
Papa lo riceverà, ma più di così non si può fare: non sarebbe conveniente.
mchierici2@libero.it.
( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 13 del 2008-03-31 pagina 2 Comunità ebraica: ieri il voto, oggi
l'esito di Redazione Si è svolto nella notte lo spoglio delle elezioni per il
rinnovo del Consiglio della Comunità ebraica romana (Cer), la più grande
d'Italia con circa 11mila iscritti. Si sono chiusi infatti
ieri alle 22 gli otto seggi (aperti dalle 8), distribuiti in tutta la città. In
palio i 28 posti nel Consiglio generale della Comunità contesi da tre liste: la numero 1, "Yachad"
(Insieme), la numero 2 "Per Israele" e la
numero 3 "Per i giovani, insieme". "Per Israele" è la lista maggioritaria della passata consiliatura che ha
governato però con "Per i giovani, insieme". Eletto il Consiglio
generale, sarà designato il nuovo presidente che indicherà la giunta composta
da 8 consiglieri. Non si è ripresentato Leone Paserman, alla guida della
Cer negli ultimi otto anni. Nelle passate elezioni la percentuale del voto si è
attestata al 27 per cento degli aventi diritto, ma fonti interne alla Comunità
sottolineano la possibilità in questa tornata di un quorum maggiore. Sarà
rinnovata anche la Consulta, organo consultivo (40 membri): stesse tre liste in
lizza. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'ultima la giornata
Torino Tifoso del Parma travolto da pullman di ultrà juventini Ancora una volta
la gara tra Juventus e Parma verrà ricordata come una partita
"maledetta". La sfida in programma ieri pomeriggio all'Olimpico,
infatti, è stata rinviata a data da destinarsi (probabilmente il 16 aprile,
ndr) per la tragica scomparsa di un giovane tifoso ducale avvenuta nei pressi dell'area di servizio "Crocetta" vicino
Felizzano, sull'autostrada A21 Torino-Piacenza. Il giovane Matteo Bagnaresi,
28enne sostenitore dei "Boys" gruppo ultrà gialloblu, sarebbe stato
investito dal pullman di alcuni sostenitori bianconeri. L'autista del mezzo
senza essersi reso conto dell'accaduto avrebbe proseguito in direzione Torino
per poi essere fermato pochi chilometri dopo dalle forze dell'ordine. I tifosi
bianconeri sotengono di essere stati aggrediti con spranghe e bottiglie.
L'autista del pullman ha preferito ripartire in fretta e furia per evitare che
le cose degenerassero. Ma ha travolto Matteo Bagnaresi, 28 anni, figlio di un
dirigente della Barilla, colpito con lo spigolo anteriore della carrozzeria.
Già all'andata la sfida tra Juve e Parma fu funestata dalla scomparsa di un
altro giovane tifoso, il laziale Gabriele Sandri, ucciso in un autogrill con un
colpo di pistola sparato da un poliziotto per cercare di sedare una rissa tra
sostenitori della Lazio e della Juventus. Fino a ieri sera nn è stato possibile
stabilire la dinamica dell'incidente. Sciacca Disoccupato, si uccide dandosi
fuoco in macchina Si sarebbe cosparso di liquido infiammabile, seduto
nell'abitacolo della sua auto e dato fuoco. E' la ricostruzione fornita dai
carabinieri dalla compagnia di Sciacca sulla morte di Giovanni La Greca, un
operaio di 38 anni disoccupato di Sciacca, il cui corpo carbonizzato è stato
trovato nelle campagne di Sambuca di Sicilia. I militari ritengono che non ci
siano dubbi sulla dinamica della tragedia e sul suicidio. L'uomo, secondo la
ricostruzione fornita dagli investigatori, era depresso per problemi economici
e prima di uscire di casa aveva espresso le proprie preoccupazioni e
nervosismo, per questo motivo, ai suoi familiari. Poco dopo la tragedia.
Brescia Ubriaco travolge e uccide ragazzo di 16 anni Un ragazzo di sedici anni
ha perso la vita dopo essere stato investito da un'automobile intorno alle 21
di sabato sera a Torbole Casaglia, in provincia di Brescia. G.F., queste le
iniziali del giovane residente a Torbole Casaglia, stava attrverando sulle
strisce pedonali di via Verdi, l'ex strada statale che attraversa il centro
abitato del suo paese, in compagnia di un'amica, M.M., di 18 anni, quando è
stato travolto da un autoveicolo guidato da A.M., 40enne residente a Maclodio,
in provincia di Brescia, ubriaco. Il sedicenne è deceduto poco dopo essere
stato investito all'ospedale civile di Brescia. Lievemente ferita la ragazza
che si trovava con lui, ora ricoverata alla Poliambulanza di Brescia. Il
conducente dell'autoveicolo, adesso agli arresti, al momento dell'incidente
presentava un tasso alcolico nel sangue quattro volte superiore rispetto a
quello previsto dalla legge. Liechtenstein Scoperti a Vaduz conti segreti
dell'Eta Scoperti in Liechtenstein i conti segreti dell'Eta. Secondo "El
Pais", le autorità del piccolo paradiso fiscale hanno congelato alcuni
conti correnti legati al movimento separatista basco dopo una segnalazione del
giudice spagnolo, Baltasar Garzon. Il denaro - diverse migliaia di euro -
versato in Liechtenstein proveniva da "attività estorsive ai danni di
imprenditori dei Paesi Baschi e della Navarra". I conti correnti erano
intestati a individui collegati ad un bar di Irun, nel nord della Spagna,
vicino al confine con la Francia. Il proprietario del bar, Joseba Elosua, fu
arrestato nel giugno del 2006 durante una vasta operazione finalizzata a
smantellare il sistema di finanziamento dell'organizzazione terroristica basca.
Calcio Stop di Fiorentina e Milan, avanzano Udinese e Sampdoria Ecco i
risultati delle partite del 31° turno della Serie A. Juventus-Parma (rinviata);
Milan-Atalanta 1-2; Udinese-Fiorentina 3-1; Catania-Torino 1-2;
Empoli-Sampdoria 0-2; Genoa-Reggina 2-0; Livorno-Siena 0-0; Roma-Cagliari 1-1 (giocata sabato); Lazio-Inter 1-1 (giocata sabato). Alitalia
Malpensa, primo giorno senza. Oggi la trattativa con Spinetta Primo giorno di
Malpensa, ieri, senza Alitalia. La ex compagnia di
bandiera ieri ha lasciato il 72% dei suoi voli da Malpensa: in una domenica
normale, ce ne sarebbero stati 380 nello scalo milanese, mentre ieri sono stati
solo 102,
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-03-31 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE a cura di Maurizio Porro YY Guida
ai film DRAMMATICO Il cacciatore di aquiloni Servitore e servo, modello
bambino, nell'Afghanistan del '75: da piccolo tradimento, grande rimorso e
ritorno in patria 20 anni dopo la fuga: arrivano i russi, arrivano i talebani.
Ed ora arriva il bestseller dalla lacrima facile ma civile, che privatizza un
conflitto mondiale facendo leva sui sentimenti extra large di un libro che ha
commosso tutti. Il segreto? Il bestsellerismo, fare tutto per piacere.
Omologante furbo: il sospetto poetico è risucchiato dall'american way of cinema
Eliseo, Gloria, Odeon, Plinius, President, Uci Bicocca, Uci Certosa YY Col
ricciolo furioso per il tormento e l'estasi, Scamarcio è uno scultore che per
arrivare prende la scorciatoia erotica, rubando la ragazza all'esperto d'arte
che fa tendenza. Sarà tragedia e catarsi. La singolar
tenzone critici-artisti vive di cliché del film di Rubini, sincero, ambizioso
ma sopra le righe, dove i temporali sentimentali si scatenano con tuoni e
fulmini, coprendo il resto. Si fellineggia molto e c'è anche la Terrazza di
Scola, ma l'emozione langue, sono marionette Apollo, Colosseo, Ducale, Uci
Bicocca, Uci Certosa YYYY La banda della polizia egiziana
arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova
a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di
affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi
speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un
piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei
sentimenti, ma baciato dalla voglia di essere utile. E lo è, con grazia,
con poesia Anteo, Eliseo YYYY Un ragazzo border line incontra un 40enne
svizzero senza molte qualità e pure sterile: avendo entrambi problemi con i
padri, decidono di instaurare un rapporto filiale. La moglie deve sopportarne
due al prezzo di uno. Un incubo d'autore, bellissimo secondo film di Franchi
che fa un giro dell'oca illustrato da Bacon, un noir in cui si rischia di
andare nel buio a inciampare nell'inconscio. Cinema antonioniano, gran fascino,
con attori magnifici: Germano, Todeschini, la Jacob
Arlecchino YYYY Nella New York da bere e da iniettarsi anni 80 un fratello
balordo prende la retta via per difendere la famiglia dalla mafia russa della
droga. Uno sguardo dal ponte di James Gray, bravissimo regista che coniuga
Brooklyn e la tragedia greca, ravvivando dall'interno una storia banale con un
sentimento intenso in un film di forti passioni, che fila via come un treno
nella notte. Anche per merito di un bel trio virile: mr
Duvall e i suoi piccoli Joaquin Phoenix e Mark Whalberg Apollo, Ducale, Uci
Bicocca YY Un'ennesima riunione di famiglia in american way of life: ma il
giovane neo vedovo con tre sorelline a carico scopre in ritardo che il suo
colpo di fulmine, la Binoche, bella forza, era già stato prenotata dal
fratello. Rivolgimenti in casa. La storia di un guaio romantico che si
ripercuote su tutto il clan, in un copione nutrito dai ricordi affettivi
personali dello sceneggiatore. Tutte emozioni previste, telefilmiche Odeon,
Orfeo, Uci Bicocca YYYY Quattro Oscar meritati.
Tornano grandissimi i fratelli Cohen con un film che, al confine tra il Texas e
il Messico e tra western, nero, poliziesco, esprime la tragicommedia della
feroce violenza di ieri, oggi e domani. Tre uomini, un serial killer spietato,
un avventuriero e uno sceriffo depresso inseguono un tesoro lungo la cultura
americana che i due registi ripercorrono col senno di poi e l'ironia necessaria
a dare punti di sutura alla disperazione. Dialoghi d.o.c. Da non perdere
Colosseo, Gloria, Odeon, Plinius DRAMMATICO Colpo d'occhio COMMEDIA La banda
THRILLER Nessuna qualità agli eroi POLIZIESCO I padroni della notte COMMEDIA
L'amore secondo Dan AVVENTURA Non è un paese per vecchi.
( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di BARBARA
SCHIAVULLI BAGDAD - Potrebbe essere finita. Questa ultima ondata di violenza
potrebbe essere stata risucchiata via da un'apparizione. Quella di Moqtada al Sadr,
il leader radicale sciita che non si fa vedere spesso in pubblico. Lo ha fatto,
per chiedere ai suoi uomini di fare un passo indietro, lasciare le strade e
smettere di combattere. All'indomani di accuse reciproche tra l'imam e il primo
ministro, il primo che diceva "continueremo" e il secondo che "i
sadristi sono peggio di al Qaeda", tutto cambia.
Forse grazie all'incontro di due giorni fa tra al Sadr
e il Grand Ayatollah al Sistani, la massima autorità religiosa sciita, l'unico
capace di rimproverare il giovane ribelle o forse a un accordo raggiunto con il
governo. Le richieste di al Sadr erano chiare fin
dall'inizio, anche se negate da al Maliki: il rilascio dei detenuti del suo
movimento non formalmente accusati e le scuse alle loro famiglie. Forse una
strategia per permettere che venga tolto per qualche ora il coprifuoco che da
cinque giorni paralizza intere città del Sud e da tre la capitale o per far si
che i militanti di al Sadr tirino il fiato. Ma una
cosa è certa: non avranno vinto la guerra, ma questo round se lo portano a casa
i sadristi. Moqtada ha dimostrato di poter spingere nel baratro un intero
Paese, fare scacco al governo e all'esercito iracheno, paralizzare la
diplomazia americana nella green zone per poi all'improvviso decidere di non avere
più voglia di giocare e chiedere ai suoi uomini di abbandonare le strade. Anche
se non ha più il sostegno della gente, che qualche anno lo riteneva una sorta
di Robin Hood e che ora lo vede come uno dei protagonisti del bagno di sangue
settario che contribuito a distruggere il Paese, al Sadr riesce a muovere una
massa di giovani da fare paura al governo e di conseguenza agli americani
improvvisamente desiderosi di ridurre la loro presenza. Se scemano i
combattimenti, non si mitigano le conseguenze di questi ultimi giorni di
violenti scontri. La gente è ancora chiusa in casa terrorizzata, molti sono
senza acqua, cibo, con negozi, uffici, scuole chiuse. Ospedali stracolmi senza
medicine, familiari di pazienti si portano dietro piccoli generatori per assicurarsi
elettricità se serve. E nessuno, a causa del coprifuoco, è in grado a
provvedere ai rifornimenti. A Bassora Nur piange il suo piccolo Ali. Ha
cominciato a stare male lunedì quando sono iniziati gli scontri, aveva la
febbre alta e non smetteva di piangere. Il marito di Nur nonostante il
coprifuoco ha deciso di uscire per chiedere aiuto, ma sulla porta di casa un
militante incappucciato gli ha sparato alla gamba. La moglie con un coltello
rovente gli ha estratto il proiettile sperando che gli scontri finissero in
tempo per portare il neonato di quattro mesi all'ospedale. Il piccolo Ali è
morto diventando la vittima più giovane di questa
settimana. "Erano otto anni che tentavo di avere un figlio - si dispera
Nur - ora questa stupida guerra me l'ha portato via". A Kut, Ahmad non sa
niente di suo fratello, è dal giorno degli scontri che non torna casa, sta solo
aspettando che venga tolto il coprifuoco per correre alla camera mortuaria
dell'ospedale. A Bagdad, Muhammad, l'uomo
che rifà le camere, da cinque giorni è bloccato nel Palestine Hotel: "Mia
moglie è inferma non si può muovere nessuno è con lei. Non riesco a parlarle, non riesce a fare niente da sola. Ho paura di tornare e trovarla morta".
( da "Repubblica, La"
del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina IX - Torino
Dal 17 al 25 aprile la ventitreesima edizione del festival di cinema gay: ne
parla il direttore Minerba CLARA CAROLI Strizza
l'occhio Divine dal manifesto del festival gay e lesbo "Da Sodoma a
Hollywood". Ma le note con cui il direttore Giovanni Minerba accompagna la
ventitreesima edizione della rassegna - in programma dal 17 al 25 aprile tra
l'Ideal e l'Ambrosio, première il 16 con una serata omaggio
al nume Derek Jarman - non sono all'insegna del buonumore. "Serve il
cinema - si chiede Minerba - ad architettare una società più giusta, più
libera, più moderna? Serve a contrastare la discriminazione, a produrre leggi
che combattano la violenza omofobica e tutelino forme di unione diverse dal
matrimonio? Serve ad accendere scintille e aprire varchi
oltre la solitudine, a legittimare sentimenti, baci che non si possono dare,
parole che non si possono dire?". Se lo chiede - e si risponde
tristemente "no" - con l'amarezza di chi, a quarant'anni dal '68 e a
venti e passa dalla fondazione, ha la conferma che l'arte non cambia il mondo e
che il festival a tematiche omosessuali frutto della rivoluzione del Fuori e
dell'Arcigay "ha perso il suo impulso sovversivo". I tempi cambiano,
si sa, le spinte si affievoliscono. Perché allora, direttore, tanta amarezza? "Amarezza e rabbia. Per quel sta succedendo, per quel
che non succede. Gli anatemi papali, l'ipocrisia dei politici. Basta guardare il deprimente spettacolo di questa campagna
elettorale". Perciò serve ancora un festival politico e militante? "Certo. Ce n'è sempre bisogno. Per
combattere i nemici visibili e quelli invisibili". Quelli
invisibili sono? "Il perbenismo, l'ipocrisia. I nemici più subdoli e temibili". Torino com'è nei
confronti del festival? Come la sente? "Il responso
della città è sempre positivo. Sia dal basso che dall'alto, dalla base
come dall'establishment culturale. Eppure ancora si assiste a
forme di censura sorprendenti". Ci sono nella "Cinecittà"
piemontese giovani filmaker prodotto della cultura
gay? "Qualcuno c'è. Penso a Davide Sordella autore con Pablo Benedetti di
Corazon de mujeres presentato a Berlino nella sezione Panorama, storia di un
giovane gay di origine araba che vive a Torino, o a Daniele Salaris, vincitore due anni fa di Anteprima al Tff, che ha girato un
documentario in Palestina. C'era un film torinese tra quelli in lizza per il concorso. Ma è stato scartato". Perché così pochi? "Per problemi produttivi, credo. Non voglio pensare che
siano altri gli ostacoli. Questa è una città progressista,
dopotutto".
( da "Repubblica, La"
del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Roma
Affluenza maggiore negli otto seggi rispetto al passato. Urne chiuse ieri alle
22.30 Comunità ebraica, oggi lo scrutinio per scegliere il successore di
Paserman GABRIELE ISMAN Ieri le elezioni per il consiglio e la consulta della
comunità ebraica romana, e oggi si saprà chi saranno i 28 componenti del primo
organo - il più importante - e i 40 del secondo, puramente consultivo, eletti
tra i candidati delle tre liste in gara. Intanto un primo risultato c'è già:
"Ci pare vi sia un'affluenza maggiore nei nostri otto seggi, ed è una
prima vittoria per tutti" diceva ieri Claudia Fellus, candidata al
Consiglio nella lista "Per i giovani assieme" assieme, tra gli altri,
a Victor Magiar e Roberto Coen. "Sì, aumenta l'affluenza e vince la
Comunità" confermava Riccardo Pacifici, vicepresidente uscente e leader
della lista "Per Israele" che
quattro anni fa, alle precedenti elezioni, aveva ottenuto 15 consiglieri su 28
e portato alla presidenza della comunità Leone Paserman che, stavolta, dopo due
mandati, consecutivi, non si è voluto ricandidare. "Porteremo a votare
anche persone che mai in erano andate alle urne"
diceva qualche giorno fa Angelo Pavoncello, candidato nella terza lista,
"Yachad" (che in ebraico significa "assieme"). A guidare
questa terza componente, il presidente di Kadima Italia Raffaele Pace. Dopo la
chiusura dei seggi ieri sera alle 22.30, oggi le schede saranno scrutinate: in
passato l'astensione aveva superato il 70 per cento. Nei giorni scorsi i
candidati hanno lanciato le proprie proposte in incontri e via Internet. Il
sistema elettorale del panachage - ogni elettore può indicare fino a 16 nomi
scegliendoli anche da liste diverse - non prevede l'indicazione diretta del
nuovo presidente. Se "Per Israele" avrà
ottenuto la maggioranza assoluta, toccherà a Pacifici, ma se così non sarà
stato, potrebbe toccare a uno dei Giovani: Ariel Arbib, Claudia Fellus o
Emanuele Pace.
( da "Opinione, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Lun, 31 Mar
2008 Edizione 62 del 29-03-2008 STORIE ABITUALI DI NORMALE UMANITÁ
L'omosessualità, sia a Gaza che in Cisgiordania, è violentemente perseguitata e
non sono stati pochi quelli che hanno pagato caro il prezzo delle loro scelte
sessuali di Michael Sfaradi Il 25 03 2008, sui siti Online del "Corriere
della Sera" e de "La Repubblica", è stata riportata la notizia
che il Generale Yosef Mishlav, coordinatore delle attività
del governo israeliano nei Territori "per ragioni umanitarie", ha
rilasciato un permesso di residenza in Israele ad un Gay
palestinese pesantemente minacciato perché partner di un omosessuale
israeliano. La notizia è vera, ma è stata raccontata in un modo errato,
innanzitutto non è la prima volta che Israele aiuta
omosessuali palestinesi salvando loro la vita, e poi non era la
relazione sentimentale con un israeliano la causa che lo metteva in pericolo,
ma la sua omosessualità. Così come la notizia è stata riportata si potrebbe
credere che due omosessuali palestinesi possano vivere insieme tranquillamente,
invece l'omosessualità sia a Gaza che in Cisgiordania è violentemente
perseguitata e non sono stati pochi quelli che hanno pagato caro il prezzo
delle loro scelte sessuali. Non è noto al grande pubblico che nei territori
Palestinesi c'è un comportamento nei confronti dei Gay e delle Lesbiche sul
modello Iraniano. Tutti ricorderanno Ahmedinejad che alla Columbia University
disse, fra le risa del pubblico, che di omosessuali in Iran non ce n'erano,
mentre alcune persone venivano impiccate a Teheran perchè proprio di ciò
riconosciute colpevoli. Un altro punto, appena accennato dell'articolo, è che
esiste un ufficio che coordina le attività umanitarie del Governo Israeliano
nei territori palestinesi, a comando del quale c'è un Generale dell'esercito. Si, avete capito bene, un Generale di quell'esercito, che a
detta dei verdi arcobaleni politicamente corretti, continua da 60 anni a
perpetrare genocidi, e che i suoi soldati sono disegnati dal Sig. Vauro come
S.S. Ebbene quell'esercito ha un ufficio che si occupa delle attività
umanitarie. Non vi sembra strano? Le S.S. naziste facevano attività umanitarie?
Ok andiamo avanti, dato che Israele è una nazione
democratica, al contrario di quello che in molti pensano, il suo esercito
rispetta la salvaguardia, dove sia possibile, delle popolazioni civili, nello
spirito delle convenzioni di Ginevra. Questo è il motivo dell'esistenza di un
ufficio che si occupa di attività umanitarie. A questo punto è giusto spiegare
quali sono queste attività fino ad ora abilmente nascoste. Il rifornimento di
medicinali verso l'ospedale di Gaza, di apparecchiature mediche, dalle macchine
per le dialisi alle incubatrici recentemente consegnate al valico di Carmi e,
non meno importante, voglio raccontare quello avviene ogni giorno ai valichi
fra Gaza ed Israele ma che nessuno ha
mai riportato. Dopo che le ambulanze palestinesi sono state usate dai
terroristi di Hamas, e questo è stato denunciato più volte dalle autorità
israeliane, contro tutte le convenzioni di Ginevra per il trasporto di armi
coprendo i loro spostamenti sotto il simbolo della Croce Rossa. Il Governo
Israeliano ne ha vietato l'ingresso in Israele; delle
ambulanze, non dei malati. Infatti sono decine i
degenti che ogni giorno vengono trasferiti dalla striscia di Gaza agli ospedali
Israeliani. I loro spostamenti avvengono proprio grazie al lavoro e alla
supervisione dell'ufficio "Attività Umanitarie", che organizza il passaggio
delle barelle ai valichi di confine, dalle ambulanze Palestinesi a quelle
Israeliane. Chi non ci crede è invitato a farsi una passeggiata nelle corsie
dell'Ospedale Soroka a Beer Sheva, dell'Ospedale Sharei Zedek di Ashdod o
dell'ospedale Barzilai di Askelon e vedere quanti sono i malati provenienti da
Gaza che sono curati in Israele. Quello che ritengo
ingiusto è il riportare notizie in modo da far capire una cosa per un'altra,
questa è mancanza di rispetto nei confronti dei lettori. Non voglio dire che
non si debba criticare in maniera chiara e decisa il Governo Israeliano qualora
non si condividano le scelte o le politiche adottate, cosa che ho visto fare
raramente e in agrodolce quando si è trattato di criticare governi di nazioni
arabe, ma credo che altrettanto chiaramente si debba mettere in luce quanto di
giusto ci sia in Israele e raccontare, senza doverlo
nascondere fra le righe, che se esiste un angolo di occidente in medio oriente quell'angolo si chiama Israele.
La verità è che, nonostante alcune discutibili scelte politiche del passato, Israele continua ad essere l'unica
oasi di libertà che si incontra in questa regione; e questo non viene mai
riportato in maniera chiara e netta. Libertà di essere etero, lesbo o
omosessuali, di essere atei, religiosi, credenti o no, a prescindere dalla fede
che si vuole o non si vuole professare; libertà di uscire con il capo coperto o
con la minigonna, di farsi il bagno al mare vestiti o
con il perizoma e le tette al vento. In Israele, che
sia chiaro, godiamo di libertà che non si trovano in nessuna altra nazione
mediorientale, e se non ci credete venite qui a vedere
con i vostri occhi.
( da "Opinione, L'" del 31-03-2008)
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Oggi è Lun, 31 Mar
2008 Edizione 62 del 29-03-2008 "I burocrati non vogliono creare dei
precedenti". E salta l'accordo fiscale Vaticano e Israele,
nuovo stallo di Dimitri Buffa Riconoscimento reciproco dal punto di vista
diplomatico sì, otto per mille, o analoghi bonus economico-fiscali, invece,
almeno per ora, non se ne parla. All'osso gli ultimi ostacoli al ristabilimento
di armoniche relazioni fra il Vaticano e lo Stato di Israele
può sintetizzarsi così. Parola del rabbino David Rosen, direttore del Comitato
Internazionale Ebraico per gli Incontri Interreligiosi (coalizione di varie
organizzazioni ebraiche che rappresenta il giudaismo mondiale nei rapporti con
le altre religioni) e membro della delegazione israeliana nei negoziati
sull'Accordo Fondamentale, che il 30 dicembre 1993 diede il via alle relazioni
diplomatiche fra Santa Sede e Israele. Rosen, per
esternare le proprie preoccupazioni per i mancati passi in avanti tra i due
paesi, ha scelto, guarda caso, di concedere una lunga intervista al periodico
on-line "Terrasanta" della Custodia francescana di Gerusalemme. Il
rabbino la prende molto alla lontana, come si addice ai diplomatici piuttosto
che agli uomini di fede: "Se il governo israeliano non
ha dato un mandato chiaro ed esplicito ai burocrati che fanno parte della
delegazione impegnata nei negoziati fra la Santa Sede e lo Stato di Israele, per dare seguito a quanto stabilito in linea di principio
dall'Accordo Fondamentale del 1993, ciò è dovuto da una parte a una certa
incompetenza dei burocrati e dall'altra al timore del governo di
Gerusalemme di dare uno statuto particolare alle istituzioni cattoliche in
materia fiscale". Naturalmente sul piatto c'è anche la questione del
riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico oltre che come
città ponte fra i tre monoteismi. Se si pensa che nel 1968 il Vaticano avallò la risoluzione Onu che condannava il semplice fatto
che si tenesse una parata militare israeliana proprio nella città appena
conquistata, si avrà la dimensione esatta del problema sul tappeto. Nell'ottica
cerchiobottista di chi concede un'intervista alla suocera in Terrasanta perché
la nuora Oltretevere la intenda, ci sta tutta anche la seguente affermazione di
Rosen che potrebbe provocare un vespaio in Israele:
"i burocrati non vogliono creare dei precedenti
(specialmente se si tratta di conferire alla Chiesa dei benefici di cui né gli
ebrei né i musulmani godono nello Stato ebraico) e i politici non danno loro
istruzioni per farlo". "E se non lo fanno - aggiunge - è anche perché
non conoscono o non capiscono le premesse sulle quali gli impegni erano stati
assunti, per varie ragioni...". Tuttavia,
aggiunge ancora il rabbino, "il Vaticano si sta concentrando sul mancato
raggiungimento dell'accordo fiscale...". Ma,
spiega Rosen, "da parte del governo sono convinto piuttosto che ci sia il
timore che l'introduzione nelle leggi israeliane di parametri legali esclusivi
per la Chiesa cattolica non venga accolta". Presto gli israeliani dovranno
accorgersene sulla propria pelle ben presto che su certi argomenti la Chiesa di
Roma sembra molto più sensibile al profano che al sacro. E spesso preferiscono
quello che è di Cesare.
( da "Opinione, L'" del 31-03-2008)
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Oggi è Lun, 31 Mar
2008 Edizione 62 del 29-03-2008 Alvaro Uribe propone uno scambio con le farc
Per Betancourt trattative in corso di Paolo Della Sala Ingrid Bétancourt
potrebbe essere morta. Le sue condizioni ? già gravi per le torture fisiche e
morali dovute alla lunga prigionia - erano peggiorate in seguito a un'epatite.
Secondo il rappresentante del governo colombiano Volmàr Pérez, le Farc hanno
dovuto farla curare negli ambulatori della regione di Guaviare. "Le
informazioni di cui disponiamo fino a febbraio dicono che il suo stato di
salute è molto compromesso", ha dichiarato Pérez a radio Caracol. Forse è
per queste complicazioni che il presidente Uribe ha offerto alle Farc uno
scambio tra la Bétancourt e 420 terroristi-guerriglieri attualmente in carcere.
Tuttavia i 420, che fanno parte di un gruppo di dissociati, si sono rifiutati
di partecipare allo scambio di prigionieri. Evidentemente temono di essere
uccisi dai compagni. La situazione richiama quella del
sequestro Moro e di diversi casi in Israele,
Afghanistan e nel Medio Oriente. Il punto su cui la stampa internazionale tace
è che il governo di Uribe l'anno scorso ha già liberato 200 membri delle Farc,
su pressione del governo francese. Senza ottenere nulla. Perché allora il
marito della Bétancourt e Sarkozy insistono su una linea che non ha esiti?
Jean Paul Sartre sosteneva che "Ribellarsi è giusto!", e molti
benpensanti, ben lontani dai combattimenti in giungle soffocanti, continuano a
pensarla così. Però le Farc sono l'opposto dei monaci tibetani del Dalai Lama.
Il fatto è che si presentano come "organizzazione rivoluzionaria", il
che conferisce loro una sorta di passaporto diplomatico. Questa tragica
ingenuità colpì la stessa Bétancourt al momento del sequestro. In Italia
conosciamo i limiti delle trattative col terrorismo, li abbiamo sperimentati in
Afghanistan, nel caso Mastrogiacomo, in Iraq. La Bétancourt è in condizioni
terribili, ma nel 2002 poteva essere salvata. L'ex ministro Fernando Londoño
dichiara che nell'inverno del 2002 le forze di sicurezza colombiane avevano
individuato l'accampamento dov'erano sequestrate Ingrid
Bétancourt e Clara Rojas. I militari prepararono un piano di intervento,
anche perché l'accampamento non era ben difeso e c'erano ottime possibilità di
successo. La famiglia di Clara Rojas autorizzò l'intervento delle truppe
speciali, ma quella della Bétancourt e il governo francese lo rifiutarono.
Dimenticandosi di questi fatti si finisce per accusare il
"capitalista" Uribe e i nordamericani suoi alleati, dimenticando le
atrocità commesse dai narcotrafficanti-guerriglieri delle Farc. Chi sa in Europa
che ben 14.000 bambini combattono con le Farc, arruolati a forza? Più di metà
sono femmine costrette a pulire e cucinare, che finiscono come schiave
sessuali. Secondo Sergio Tapìa, presidente della Ong
Internazionale Umanitaria Ruanda
( da "Stampa, La"
del 31-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
AVVENIMENTO Con un
viaggio filmato nei Territori Occupati si presenta l'iniziativa per cinefili
Tichofilm Si producono ogni anno centinaia, migliaia di film. A nord, a sud, a
est del mondo. Che raccontano di storie d'amore diverse da quelle della tv, che
parlano della vita quotidiana di chi vive in paesi in guerra o semplicemente
lontani da qui, che si ricordano della fatica del lavoro quando è disoccupato,
insicuro, ambulante. Eppure la maggior parte di queste storie è invisibile,
esclusa com'è dalla programmazione "istituzionale" di sale e
televisione. Per chi non si rassegna a guardare da un solo punto di vista, il
gruppo di cinefili di Tichofilm ha creato un catalogo di film online inediti in Italia, soprattutto documentari, cinema
queer e cinema indipendente d'area mediterranea e mediorientale. Sono piccole
produzioni che vengono presentate ai festival in giro per il mondo ma che poi
scompaiono dalla distribuzione. L'idea è venuta a Davide Oberto e Ricke Merighi
che da anni lavorano nel cinema, l'uno al Torino Film Festival, l'altra a Da
Sodoma a Hollywood - Torino GLBT Film Festival. Venerdì 28 marzo, alle 21, nei
locali di Artintown, in via Berthollet 25, Tichofilm presenta il suo catalogo
online con la proiezione di "The Inner Tour" di Ra'anan Alexandrovich.
Uomini, donne e bambini palestinesi dei Territori Occupati attraversano, in
autobus, Israele pochi mesi prima dell'inizio della seconda Intifada: l'andare
oltreconfine diventa un momento di riflessione e nostalgia, un viaggio
attraverso i ricordi. Per vedere i video, accessibili in streaming, occorre
registrarsi. Quindi si possono acquistare crediti (1 credito = 10 centesimi di
euro) per la visione di singoli film o di pacchetti promozionali.
Dopodiché ci sono 48 ore a disposizione per vedere il film. L'ingresso alla
serata è libero. Info 011/6696331. \.