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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Israele/Palestina"

Israele: portare la Siria al tavolo dei negoziati ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ELIZER Israele: portare la Siria al tavolo dei negoziati Israele sta cercando di riportare la Siria al tavolo dei negoziati. Lo ha affermato il ministro israeliano delle infrastrutture, Benjamin Ben-Eliezer, pochi giorni dopo le dichiarazioni del primo ministro, Ehud Olmert, che aveva suggerito l'ipotesi di un piano per colloqui in segreto con Damasco.

"La nostra vittoria? Un business per l'Italia" ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e numerosi Paesi arabi. Lo stesso informatore fornisce poi cifre impressionanti, forse vittime della "febbre" da rush finale, ma comunque significative: 15 sarebbero i miliardi di euro di investimenti previsti, 60 i milioni di visitatori attesi (39 secondo il sito ufficiale), 94 i paesi espositori.

No a israele, centinaia in piazza volano pugni tra i partecipanti ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Pagina XII - Torino La manifestazione/1 No a Israele, centinaia in piazza volano pugni tra i partecipanti Circa 500 persone si sono riunite ieri in piazza Castello al presidio organizzato dall'assemblea Free Palestine per chiedere la revoca dell'invito di Israele come stato ospite della Fiera del libro.

Ho avuto modo di conoscere personalmente Walter Veltroni e devo dargli atto di un impegno cost ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: hanno realizzato che essere davvero amici di Israele significa aiutarci a non ripetere errori, esercitando, quando è stato il caso, anche una critica costruttiva". L'opposizione di centrodestra ha liquidato come fallimentare l'esperienza del governo Prodi. È così visto da Israele? "No, semmai è vero il contrario.

E la kefiah conquista in Israele il mondo della moda ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Wear a kafia is cool", indossare una kefiah è trendy, annuncia la collezione del duo israeliano Liore Epstein e Amir Orbach, stilisti del logo Zusammen. E pazienza se ormai è made in China, il mito estetico non ha passaporto. Anche in Israele.

I giornali palestinesi uccisi dalle pallottole ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: alternativa è il web Su una cosa almeno la Palestina è all'avanguardia, il tramonto della stampa: qui i giornali di carta invecchiano prima che in qualsiasi altra parte del mondo" osserva Rima Jaffal seduta al computer di un piccolo internet-point in piazza Al Manar, a Ramallah. Dall'altro lato della trafficata rotonda lampeggia la luce al neon di Stars and Bucks Café,

I big in campo per Israele ( da "Tempo, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stampa I big in campo per Israele Fabio Perugia f.perugia@iltempo.it I festeggiamenti per i sessanta anni della nascita dello Stato sono riusciti a far mettere da parte le battute da campagna elettorale. I big dei due schieramenti politici si sono ritrovati assieme all'Hotel Excelsior di Roma.

Tensione ebrei-centri sociali per striscione contro Israele ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: centri sociali per striscione contro Israele Momenti di tensione, ieri, durante il presidio organizzato di fronte alla Feltrinelli di piazza Piemonte dal centro sociale Vittoria per protestare contro Israele, ospite d'onore alla fiera del libro di Torino. Secondo il centro sociale, il presidio "è stato oggetto di continue provocazioni da parte di componenti della comunità ebraica"

Veltroni e Letta: <Ti ho cercato>. <Sentiamoci domani> ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: REDAZIONALE Alle celebrazioni per Israele Fini: lo Stato ebraico ha il diritto di reazione. Walter a Gianfranco: tu fai la vice-fatica Veltroni e Letta: "Ti ho cercato". "Sentiamoci domani" ROMA - In attesa dei faccia a faccia televisivi, se mai si faranno, il primo incontro diretto c'è stato ieri sera, all'Hotel Excelsior, tra Walter Veltroni e Gianfranco Fini,

Lega araba, il vertice inutile ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Uno scenario allarmante, per la Palestina ma soprattutto per il Libano, dove le tensioni fra filo occidentali e filo siriani hanno già superato il livello di guardia. Tutta la nostra comprensione va al segretario della Lega araba Amr Moussa. I suoi sforzi per evitare il funerale di un'istituzione moribonda sono ammirevoli.

Dal Colosseo al Golden Gate, al buio contro l'inquinamento ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ha detto James Leape di Wwf International La maratona ha avuto un prologo giovedì sera a Tel Aviv in Israele. Anticipazione dovuta alla coincidenza con il Sabbath ebraico. Quindi il via, ieri, dai 300 isolotti delle Fiji, il cui contributo all'inquinamento globale è pari all'1%. Via via le luci si sono abbassate in Australia, Nuove Zelanda e Europa.

<Noi ebrei, usciti dall'isolamento> ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: al rispetto dell'ortodossia religiosa, ai temi sociali, alla difesa di Israele. Una volta, su Israele, non era così...". Lo stato della Comunità? "è in ottime condizioni. Con un prestigio politico riconosciuto. Econonomicamente, con un bilancio risanato. Una Comunità non più monocentrica e arroccata, ma presente in tutta la città.

A Damasco si divide la Lega Araba ( da "Liberazione" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: assenza di risultati e alle chiusure di Israele la Lega Araba "potrebbe cambiare la sua posizione a proposito del processo di pace in Medio Oriente": lo ha affermato il segretario generale dell'organizzazione, l'egiziano Amr Moussa, nel discorso di apertura di uno dei più difficili summit dei Paesi arabi degli ultimi anni.

WALTER A GIANFRANCO TU FAI VICE-FATICA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Scambio di battute tra Walter Veltroni e Gianfranco Fini a una conferenza a Roma sui 60 anni di Israele. Il secondo dice a Veltroni: "Ma non eri a Brescia?". Veltroni, allargando le braccia risponde di aver fatto tappa anche a Latina. Allora Fini ribatte: "Io ho fatto Ancona, poi Ascoli ed ora sono qui". E il leader del Pd: "Va beh, ma tu devi fare la vice-fatica".

DUELLO IN TV, L'ULTIMO PRESSING DI VELTRONI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: celebrazione del sessantesimo anniversario dello Stato di Israele. "Lo so, vediamo domani" gli ha risposto il consigliere principe di Silvio Berlusconi. I due, in questi giorni si sono parlati più volte e Letta è tra chi consiglia a Berlusconi di affrontare l'avversario sul piccolo schermo. Ma lui ribadisce il suo no trincerandosi dietro la legge della par condicio: "Non lo permette"

MANIFESTAZIONE A TORINO: BOICOTTARE ISRAELE IN FIERA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Manifestazione a Torino: "Boicottare Israele in Fiera" Manifestazione ieri in piazza a Torino per chiedere il boicottaggio della prossima Fiera del libro nella quale il paese ospite sarà Israele. All'iniziativa, promossa dall'Assemblea Free Palestine, hanno aderito centri sociali e militanti della sinistra radicale.

I Paesi arabi da Damasco ammoniscono Israele ( da "Voce d'Italia, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele Chiesto il ritiro da tutti i territori occupati da Israele Damasco, 30 mar- Il vertice dei Paesi arabi tenutosi in Siria si è concluso con un monito rivolto ad Israele in cui si richiede che rispetti le decisioni prese dall'Onu. La cosidetta "dichiarazione di Damasco" sancisce che i Paesi arabi potrebbero riconsiderare la loro iniziativa di pace presa nel 2002 nel caso in

Con un viaggio filmato nei Territori Occupati si presenta l'iniziativa per cinefili Tichofilm ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele pochi mesi prima dell'inizio della seconda Intifada: l'andare oltreconfine diventa un momento di riflessione e nostalgia, un viaggio attraverso i ricordi. Per vedere i video, accessibili in streaming, occorre registrarsi. Quindi si possono acquistare crediti (1 credito = 10 centesimi di euro) per la visione di singoli film o di pacchetti promozionali.


Articoli

Israele: portare la Siria al tavolo dei negoziati (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

MEDIO ORIENTE   IL MINISTRO BEN-ELIZER Israele: portare la Siria al tavolo dei negoziati Israele sta cercando di riportare la Siria al tavolo dei negoziati. Lo ha affermato il ministro israeliano delle infrastrutture, Benjamin Ben-Eliezer, pochi giorni dopo le dichiarazioni del primo ministro, Ehud Olmert, che aveva suggerito l'ipotesi di un piano per colloqui in segreto con Damasco. "Sono stati fatti tutti gli sforzi per riportare la Siria al tavolo dei negoziati e arrivare alla firma di un trattato di pace", ha affermato Ben-Eliezer alla radio israeliana. "Sappiamo esattamente quale sarà il prezzo da pagare", ha continuato, con riferimento alla questione delle Alture del Golan, occupate dall'esercito di Tsahal nel 1967 e rivendicate da Damasco. Secondo il ministro, l'ex premier Ehud Barak, ora titolare della Difesa, è impegnato in prima persona per cercare di riaprire il negoziato con la Siria. Sul fronte dei rapporti con i palestinesi, il premier israeliano, Ehud Olmert, ha detto nei giorni scorsi che prevede di raggiungere un accordo-quadro nel negoziatodi pace entro la fine dell'anno. "Ritengo che un'intesa sui parametri fondamentali che definiranno accuratamente la cornice di una soluzione con due stati, può essere raggiunta sotto l'attuale presidenza " Bush. Alla conferenza di Annapolis, a novembre, Olmert e il presidente palestinese, Abu Mazen, si erano impegnati a lavorare a un accordo di pace prima che Bush lasci la Casa Bianca. Da Ramallah, Abu Mazen ha ammesso che le trattative stanno incontrando "numerosi ostacoli", ma ha assicurato che le parti sono determinate a trovare un accordo. "I negoziati con Israele proseguono e coprono tutte le questioni relative allo status finale, senza eccezioni", ha detto Abu Mazen.

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"La nostra vittoria? Un business per l'Italia" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Qui fino a non molti anni fa cresceva una distesa sconfinata di alberi di mandarino: una macchia arancione che si perdeva a vista d'occhio. La costruzione di una diga ha reso poi il terreno infertile e da allora quest'area è rimasta così: una macchia verde, inviolata per volere dell'amministrazione locale". La macchina procede lenta mentre Rebii Akdurak, presidente della Camera di Commercio Italiana di Izmir, mostra l'area dove sorgerebbe la nuova Fiera qualora Smirne si aggiudicasse l'Expo 2015: 3.700.000 metri quadrati di terreno. Quanto basta a mutare il volto di una città tranquilla e ordinata, per certi versi perfino annoiata, ma che proprio per questo ha tanta voglia di cambiare. "Questo è il punto - osserva Akdurak, che per molto tempo ha vissuto a Milano - quanto può trasformarsi la vostra città? Poco. Qui invece c'è un potenziale enorme in gran parte ancora da esprimere. Penso sinceramente che la vittoria di Smirne gioverebbe anche all'Italia e ai suoi imprenditori". L'elenco delle cose che si devono fare è lungo: dalle autostrade per Istanbul e Ankara all'ampliamento della metropolitana e del porto, che già adesso è il primo in tutta la Turchia per le esportazioni. Sul molo, pronte a partire, ci sono centinaia di Doblò Fiat che si producono a Bursa. Poco d'istante si intravede un altro pezzo d'Italia: una nave della Msc che, insieme alla Costa Crociere, organizza da qualche anno i primi itinerari per far conoscere la "Perla dell'Egeo" ai turisti italiani. In città imponenti alberghi di lusso sono appena stati ultimati; molti altri sono in costruzione, a volte coperti da cartelloni pubblicitari che reclamizzano l'Expo. È da almeno un anno che la città tutta attende il verdetto del 31 marzo: la pubblicità è davanti alle scuole, alle cinque università, sui mezzi pubblici, nei bar. Su un palazzo che si affaccia sulla piazza della Repubblica una bandiera di "Izmir 2015" cade irriverente sulle finestre dove ha sede il Consolato italiano: l'atmosfera che si respira è quella da finale di Coppa Campioni, in un Paese che, notoriamente, impazzisce per il calcio. Proprio in questa piazza lunedì pomeriggio confluiranno migliaia di persone per seguire sul grande schermo la cerimonia che verrà trasmessa in diretta dalla televisione di Stato TRT1 e da EgeTv, canale locale ma visibile anche in quei Paesi d'Europa come Germania, Belgio e Olanda dove la presenza di turchi è più massiccia. La voglia di cambiare e di acquistare importanza sul piano internazionale è palpabile ovunque, tra gli imprenditori come tra i giovani che parlano della sfida con Milano davanti a un boccale di Efes o mentre fumano un sigaretta guardando le navi, dai carichi imponenti, che nel golfo attendono il permesso per poter attraccare. "I nomi degli imprenditori turchi che finanzieranno le opere necessarie per l'Expo non verranno resi noti, perché quello che conta è che vinca la città nel suo insieme - spiega l'imprenditore Mario Sponza, "levantino" da sempre residente a Smirne - I soldi arriveranno e verranno gestiti dalle Camere di Commercio e quindi non figureranno nomi di privati". "Per capire quanto questo appuntamento sia sentito dalla gente - aggiunge - basta pensare che 100 mila volontari lavoreranno per l'Expo senza vedere un soldo". Sua moglie, Maria Elisa Sponza, presidente del Comites (Comitato degli italiani residenti all'estero) di Izmir non sembra aver dubbi: "Vincerà Smirne e il motivo è semplice: ha lavorato meglio della concorrenza". Non fa in tempo a finire la frase che da Parigi giunge la telefonata di un membro della delegazione turca: 80 (su 152) sarebbero secondo gli ultimi calcoli i delegati pronti a votare per la Turchia. Tra questi anche diverse nazioni europee (che vedrebbero nella città turca molte più possibilità di investimento della rivale italiana), Israele e numerosi Paesi arabi. Lo stesso informatore fornisce poi cifre impressionanti, forse vittime della "febbre" da rush finale, ma comunque significative: 15 sarebbero i miliardi di euro di investimenti previsti, 60 i milioni di visitatori attesi (39 secondo il sito ufficiale), 94 i paesi espositori. Per promuovere il tema "Salute per tutti", scelto da questa città dove il sole splende 300 giorni l'anno, si possono fare le cure termali e il tasso di criminalità è molto basso nonostante i circa tre milioni di abitanti, sono state utilizzate personalità internazionali come l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e il calciatore Roberto Carlos, stella del Fenerbahce. Non va infine dimenticato che, qualora vincesse, la Turchia sarebbe il primo paese musulmano ad aggiudicarsi l'Esposizione Universale. Ironia della sorte proprio con Izmir "Gavur", nomignolo non proprio carino che sta per "infedele". Smirne è infatti sicuramente la città più laica di tutto il Paese della Mezzaluna: alle elezioni politiche dello scorso luglio solo qui gli islamici dell'Akp sono usciti sconfitti nello scontro diretto con il principale partito di sinistra del Chp.

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No a israele, centinaia in piazza volano pugni tra i partecipanti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XII - Torino La manifestazione/1 No a Israele, centinaia in piazza volano pugni tra i partecipanti Circa 500 persone si sono riunite ieri in piazza Castello al presidio organizzato dall'assemblea Free Palestine per chiedere la revoca dell'invito di Israele come stato ospite della Fiera del libro. Un muro e un check point simbolici hanno cercato di rappresentare la situazione della Palestina a 60 anni dalla fondazione di Israele e della seguente espulsione degli arabi. Un momento di tensione e qualche pugno prima dell'inizio della manifestazione, quando sul banchetto di un'associazione pro Palestina sono spuntati adesivi che paragonavano Israele al nazismo. Similitudine che non è piaciuta ad altri membri del collettivo, che hanno fatto togliere il materiale.

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Ho avuto modo di conoscere personalmente Walter Veltroni e devo dargli atto di un impegno cost (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "Ho avuto modo di conoscere personalmente Walter Veltroni e devo dargli atto di un impegno costante, generoso, nel fare di Roma un crocevia di pace per israeliani e palestinesi. Veltroni ha interpretato nel modo più giusto, fattivo, il suo essere "amico di Israele", costruendo occasioni di confronto tra le parti, nella consapevolezza che solo un incontro a metà strada tra le rispettive ragioni e diritti ugualmente fondati può portare a una pace vera, duratura, in Medio Oriente. Spero che questa ispirazione possa essere esperita alla guida dell'Italia". A parlare è uno dei leader storici della sinistra israeliana, tra i protagonisti di quella diplomazia "sotterranea" che portò agli accordi di Oslo-Washington fra Yitzhak Rabin e Yasser Arafat, e anni dopo, dell'Iniziativa di Ginevra, il piano di pace elaborato da politici, intellettuali, militari israeliani e palestinesi: Yossi Beilin, più volte ministro nei governi a guida laburista. Walter Veltroni, il candidato premier del PD, si è sempre detto amico d'Israele... "Le sue non sono state solo parole, ma fatti, atti concreti. Da sindaco, Veltroni ha fatto di Roma un crocevia di pace ospitando importanti incontri fra rappresentanti israeliani e palestinesi. Ma c'è qualcosa di più: Veltroni, e come lui altri dirigenti del Pd come Piero Fassino e Massimo D'Alema, hanno realizzato che essere davvero amici di Israele significa aiutarci a non ripetere errori, esercitando, quando è stato il caso, anche una critica costruttiva". L'opposizione di centrodestra ha liquidato come fallimentare l'esperienza del governo Prodi. È così visto da Israele? "No, semmai è vero il contrario. Il governo guidato da Romano Prodi non solo ha sostenuto il dialogo israelo-palestinese ma si è assunto importanti responsabilità sul campo: mi riferisco al ruolo decisivo che l'Italia ha avuto per porre fine alla guerra in Libano (estate 2006, ndr.), prima lavorando nelle sedi internazionali per la realizzazione della missione Unifil 2 nel Sud Libano e poi impegnando in questa missione il più alto numero di soldati. Se oggi la popolazione israeliana dell'Alta Galilea non è bersagliata dai razzi degli Hezbollah è anche molto merito dell'Italia e del governo Prodi". Cosa si sente di chiedere oggi al Pd e al suo leader? "Se, come mi auguro, vincerà le elezioni, a Veltroni chiedo di rafforzare l'impegno dell'Italia per la ricerca di un accordo globale fra israeliani e palestinesi, un accordo fondato sul principio di due popoli, due Stati. Walter è consapevole che i due diritti - quello alla sicurezza per Israele, e ad uno Stato indipendente per i palestinesi - vivono o muoiono assieme. E sa altrettanto bene che in Medio Oriente il tempo non lavora per la pace. E nel difendere le ragioni della pace, Veltroni difende Israele, perché solo la pace può preservare i due pilastri della nostra esperienza nazionale: la democrazia e l'identità ebraica dello Stato d'Israele".

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E la kefiah conquista in Israele il mondo della moda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'EMBLEMA DELLA LOTTA DEL POPOLO DELLA PALESTINA E la kefiah conquista in Israele il mondo della moda La kefiah, emblema della lotta dei palestinesi, resa immortale da Yasser Arafat e indossata in tutto il mondo da migliaia di simpatizzanti di Fatah, sopravvive al crepuscolo degli ideali grazie alla moda. "Wear a kafia is cool", indossare una kefiah è trendy, annuncia la collezione del duo israeliano Liore Epstein e Amir Orbach, stilisti del logo Zusammen. E pazienza se ormai è made in China, il mito estetico non ha passaporto. Anche in Israele.

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I giornali palestinesi uccisi dalle pallottole (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La guerra mette in crisi l'informazione stampata, l'alternativa è il web Su una cosa almeno la Palestina è all'avanguardia, il tramonto della stampa: qui i giornali di carta invecchiano prima che in qualsiasi altra parte del mondo" osserva Rima Jaffal seduta al computer di un piccolo internet-point in piazza Al Manar, a Ramallah. Dall'altro lato della trafficata rotonda lampeggia la luce al neon di Stars and Bucks Café, versione palestinese del celebre marchio di Seattle Starbucks. La cugina Nidal le scrive ogni giorno dal campo profughi di Jabalya, nella Striscia di Gaza, email dettagliate come un articolo di Kapuscinski per tener vivo il loro ultimo incontro, sei anni fa. Alla fine di febbraio un tribunale controllato da Hamas ha messo al bando a Gaza al Ayyam, uno dei tre principali quotidiani palestinesi, reo d'aver pubblicato una vignetta satirica sul premier deposto Ismail Haniyeh. Poco male, commenta Rima: "Laggiù Al Ayyam vendeva meno di tremila copie al giorno". Nidal, laureata in lingue straniere come lei, non l'ha mai comprato: in casa si è letto sempre e solo Al-Hayat Al-Jadida, l'organo ufficiale di Al Fatah. Quando è sparito dalla circolazione, dopo la guerra civile di giugno, la famiglia è passata alle news online. "La società palestinese è instabile, strutturalmente inadatta alla lettura dei quotidiani", spiega Hafizh Barghouthi, direttore di Al Hayat al-Jadida. Sulla porta del suo ufficio, austero come la sede dell'Unità anni '60, una gigantografia di Arafat. In Cisgiordania Al Hayat diffonde 10 mila copie, i concorrenti Al Ayyam e Al Quds 20 e 25 mila. Le altre 30 testate, compresi 15 magazine, non raggiungono quota mille. Gaza è un mercato a parte: le uniche due pubblicazioni sopravvissute al golpe, il quotidiano Al Risala e il settimanale Falasteen, appartengono ad Hamas e contano poche centinaia di lettori. L'edicola di Mohammad, su Al Itha'a street, la via commerciale di Ramallah, espone la prima pagina di Al Ayyam, il foglio dell'intellighenzia di proprietà di Munib al-Masri, il Berlusconi palestinese, popolare nei quartieri bene di Al Tire e Al Massiun. Alle 13 Mohammad ha venduto sei copie. La stampa nazionale, secondo Hafizh Barghouthi, sconta il collasso economico seguito alla seconda intifada, la rivolta palestinese del 2000: "La pubblicità copre meno del 50 per cento delle spese e, diversamente da Al Quds, noi non accettiamo inserzioni israeliane. Il Fondo d'investimento palestinese, la nostra principale risorsa, è agli sgoccioli". Alla morte di Arafat, Al Hayat si è indebitata con l'Arab Bank. Oggi, la testata che ospita il poeta Ahmad Dahbur, mantiene a fatica cento dipendenti, tra giornalisti e tipografi: "I lettori non sono fedeli come in Italia, gli abbonamenti non esistono, basta che gli israeliani impongano il coprifuoco e la distribuzione impazzisce. Un giornale viene letto da almeno venti persone che se lo passano di mano in mano nel quartiere". Eppure la città sede del governo palestinese è un grande cantiere. L'elegante Cafè de la Paix, in Raja'a street, è l'ultimo dei locali aperti nelle ultime settimane, lasagne alla bolognese e vino cileno. Un mese fa 160 mila dipendenti del pubblico impiego hanno scioperato in tutta la Cisgiordania per un salario migliore, avanguardia di quella società più civile e meno politica che si avvantaggia delle misure economiche del premier Salam Fayaad. Ramallah si muove, i giornali no. "Fino al '92 divoravamo la parola scritta" nota il giornalista Elias Zananiri. Ora non più, lo zeitgeist palestinese, lo spirito del tempo seppellisce con la carta stampata un mestiere antico: "La realtà cambia rapidamente, non c'è tempo per riflettere, la tv racconta assai meglio la Storia in divenire". Il giornalismo resta un mito, quarto potere ideale in un Paese che non ha ancora sviluppato i primi tre. "Parlate con i giovani di Ramallah e trovare centinaia di reporter" dice Abdallah al Shaikh, ricercatore di letteratura all'università di Birzeit e columnist di Alalui Takafa, l'inserto culturale di Al Ayyam. Il Development Media Institute, il dipartimento media del maggiore ateneo della Cisgiordania, laurea ogni anno 120 aspiranti Pulitzer. Una moda, secondo Abdallah: "Pochissimi riescono a vivere scrivendo". Lo stipendio medio è 2500 schekel, circa 500 euro. Ma i freelance se la passano male: 20 schekel a notizia, 4 euro per un articolo che può costare la galera. "Lo scopo di un giornalista è cercare la verità, ma la verità qui è materia scomoda", nota Bassam Eid, reporter investigativo e fondatore del Palestinian Human Right Monitoring Group che da anni denuncia le violazioni dei diritti umani nei Territori palestinesi. "All'epoca di Arafat un'inchiesta poteva costare l'accusa di collaborazionista e la morte". Molto meglio lasciar lavorare gli altri: "Quando i palestinesi vogliono sapere davvero cosa accade nel mondo, e quindi a casa propria, consultano i media israeliani. Diffidano dei propri politici e dei giornali che li rappresentano". C'è Al Jazeera d'accordo, la luce perpetua che brilla in ogni salotto arabo, ma nessuno interpreta il futuro locale meglio del nemico al di là del muro. Rima spedisce l'ultima email e si avvia verso casa: "A Ramallah internet è più caro che a Ginevra, sei schekel per un'ora, oltre un euro e non ti servono neppure il caffé". I quotidiani costano 2 schekel, il prezzo di otto pitas, il pane arabo, e nutrono molto meno.

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I big in campo per Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa I big in campo per Israele Fabio Perugia f.perugia@iltempo.it I festeggiamenti per i sessanta anni della nascita dello Stato sono riusciti a far mettere da parte le battute da campagna elettorale. I big dei due schieramenti politici si sono ritrovati assieme all'Hotel Excelsior di Roma. Da un lato il leader del Pd, dall'altro Gianfranco Fini, che vengono sistemati in due zone diverse della sala. Ci sono anche per Forza Italia il vicecoordinatore Fabrizio Cicchitto, il portavoce di An Andrea Ronchi, Fiamma Nirenstein e Magdi Allam. Nel corso di un breve siparietto Fini ha chiesto a Veltroni: "Ma non dovevi essere a Brescia?" e il segretario del Partito democratico ha risposto "sì e sono stato anche a Latina". Di rimando, l'ex ministro degli Esteri: "Io ero ad Ancona e anche ad Ascoli". L'ultima battuta se l'è riservata Veltroni: "sì, ma tu devi fare la "vice-fatica". Caro Gianfranco, ti devo dire una cosa importante, ma te la posso dire solo dopo le elezioni". In sala anche il braccio destro di Silvio Berlusconi Gianni Letta, al quale Veltroni ha detto, probabilmente in riferimento al ventilato confronto televisivo con il Cavaliere: "Ti ho cercato..." e Letta ha risposto: "Lo so, vediamo domani...". Poi viene deciso di dare la parola a Fini. Cinque minuti dopo Veltroni se ne va.

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Tensione ebrei-centri sociali per striscione contro Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-03-30 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Piazza Piemonte Tensione ebrei-centri sociali per striscione contro Israele Momenti di tensione, ieri, durante il presidio organizzato di fronte alla Feltrinelli di piazza Piemonte dal centro sociale Vittoria per protestare contro Israele, ospite d'onore alla fiera del libro di Torino. Secondo il centro sociale, il presidio "è stato oggetto di continue provocazioni da parte di componenti della comunità ebraica", finché "un militante sionista ha platealmente strappato uno striscione di 10 metri". La polizia è intervenuta per evitare che si arrivasse allo scontro.

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Veltroni e Letta: <Ti ho cercato>. <Sentiamoci domani> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Alle celebrazioni per Israele Fini: lo Stato ebraico ha il diritto di reazione. Walter a Gianfranco: tu fai la vice-fatica Veltroni e Letta: "Ti ho cercato". "Sentiamoci domani" ROMA - In attesa dei faccia a faccia televisivi, se mai si faranno, il primo incontro diretto c'è stato ieri sera, all'Hotel Excelsior, tra Walter Veltroni e Gianfranco Fini, alla conferenza organizzata dall'associazione Keren Hayesod di Roma per il sessantesimo anniversario della nascita dello Stato di Israele. Entrando nella sala gremita, in mezzo a rabbini e ambasciatori, Veltroni ha salutato il portavoce di An, Andrea Ronchi insieme ad Elisabetta Tulliani, la neomamma e compagna di Fini, senza accorgersi però di avere alle spalle proprio il presidente di An. Allora Ronchi, ridendo, gli ha detto: "Ti posso presentare un ragazzo?". Stretta di mano tra i due leader e ampi sorrisi, malgrado la tensione della campagna elettorale in corso: "Ma non eri a Brescia?", ha chiesto Fini a Veltroni. E lui, allargando le braccia: "Se è per questo sono stato anche a Latina ". E Fini, allora: "Io oggi ho fatto Ancona, poi Ascoli e ora sono qui". Pronta, infine, la risposta ironica di "Uolter": "Va beh, ma tu devi fare la vice-fatica ", alludendo all'innominato rivale, Silvio Berlusconi. Poi, però, avvicinandosi alla prima fila, Veltroni ha incontrato anche Gianni Letta, che di Berlusconi è il primo consigliere. Tra i due è seguito un breve conciliabolo. "Ti ho cercato oggi... ", avrebbe detto Veltroni a Letta facendo ampi gesti con le braccia. E lui: "Lo so, vediamo domani". Qualcuno in realtà avrebbe captato la frase veltroniana in un altro modo: "L'ho cercato oggi...", con riferimento forse proprio al Cavaliere. Ma interpellato sull'argomento, Gianni Letta ha glissato con la consueta eleganza. Poi è cominciata la conferenza, con l'intervento di Richard Perle, ex sottosegretario alla Difesa americano e leader neocon molto amico di Bush, che ha parlato del pericolo rappresentato dal-l'Iran e i fondamentalisti di Hamas. E proprio su questo punto, poi, ha parlato lo stesso Fini, riscuotendo parecchi applausi. "Il diritto di autodifesa di una democrazia dev'essere riconosciuto - ha detto il leader di An -. Io ho sempre rifiutato di chiamare "muro" la barriera costruita da Israele per difendersi dagli attentati. E questo vale anche per il diritto di rappresaglia. Se un Paese individua i covi o le rampe dalle quali partono i missili, quella democrazia ha il diritto di intervenire per sradicare il terrorismo". Sul-l'Iran, poi, è stato ancora più esplicito: "Che l'Italia con la Germania sia il partner economico più autorevole dell'Iran non può essere oggi l'alibi per assumere posizioni soft e non assumere le necessarie responsabilità a livello internazionale. La storia dovrebbe aver insegnato qualcosa: a chi dice che Ahmadinejad, Hezbollah o Hamas devono essere degli interlocutori perché hanno vinto le elezioni, bisogna ricordare che in Europa ci fu chi vinse le elezioni e non fece propriamente una politica di amicizia". Riferimento chiaro al nazismo e ad Adolf Hitler. Fabrizio Caccia Dialogo Gianni Letta e Walter Veltroni ieri all'hotel Excelsior di Roma per la festa di Israele.

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Lega araba, il vertice inutile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-30 num: - pag: 28 categoria: REDAZIONALE DAMASCO Lega araba, il vertice inutile L a Siria è vittima della propria ostinazione, quindi complice del proprio destino. Il ventesimo vertice della Lega araba, che si è aperto a Damasco e che avrebbe dovuto celebrare il recuperato prestigio del Paese di Bashar el Assad, è fallito prima di cominciare. Persino l'ipocrisia diplomatica che aveva ammantato i summit precedenti, dove si giustificavano le assenze e si nascondevano i fallimenti, è stata tradita. Un vero disastro: politico e d'immagine. Soltanto la volontà di isolarsi, con accanto l'alleato e "osservatore" Manoucher Mottaki, ministro degli Esteri iraniano, può spiegare la sicumera siriana attorno a un tavolo con pochissimi capi di Stato e molte comparse. Più che la divisione fra amici degli Usa (gli assenti) e avversari degli Usa (molti fra i presenti), a provocare il sostanziale boicottaggio di oltre metà dei leader arabi, che hanno inviato rappresentanti di basso profilo, conta il secco rifiuto a partecipare del Libano, al quale è dedicata gran parte dei lavori del summit. Beirut è senza presidente dalla fine di novembre, e i motivi della mancata elezione, dopo 17 tentativi a vuoto, si spiegano soltanto con l'ostinazione di Damasco, che considera la repubblica dei cedri un protettorato, e quindi non perde occasione per condizionarne la sovranità e umiliarne la dignità. La maggioranza dei libanesi è convinta che siano stati i servizi segreti siriani a organizzare la strage di tre anni fa, che annientò l'ex premier Rafic Hariri. E la tribolata inchiesta promossa dalle Nazioni Unite, proprio l'altro giorno, è giunta a una prima conclusione: il massacro, come quelli che l'hanno preceduto e quelli che l'hanno seguito, è stato ordito e realizzato dalla stessa "rete criminale" di individui. Formula ambigua, che pare escludere la responsabilità di un Paese o di un regime, in vista del delicatissimo processo che si terrà all' Aja. Tuttavia, l'assenza del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, al vertice di Damasco, al quale era stato formalmente invitato, è un chiaro segnale dei sospetti e dell'imbarazzo della comunità internazionale. Il presidente palestinese, ovviamente, non poteva mancare, anche perché Abu Mazen, in questo momento, ha bisogno dell'aiuto di tutti. Ma il suo intervento al vertice, duro con la politica degli insediamenti israeliani (per convincere gli intransigenti), e franco con Hamas, cui ha ricordato le condizioni per tornare a dialogare, non ha spostato nulla di sostanziale. Mentre, galvanizzato dalla possibilità di monopolizzare l'attenzione dei mass media, in assenza di concorrenti, il "figliol prodigo dimezzato " dell'Occidente Muammar Gheddafi ha lanciato un monito ai leader arabi moderati, avvertendoli che prima o poi potrebbero fare la fine di Saddam Hussein. "Impiccati". Ma un summit senza i re di Arabia Saudita, Giordania e Marocco, senza l'egiziano Mubarak, e senza il presidente dello Yemen, che tanto si era prodigato per mettere d'accordo Fatah e Hamas, è un appuntamento non soltanto inutile, persino dannoso. Perché il fallimento avrà pesanti ripercussioni nei rapporti interarabi, già notevolmente compromessi. Uno scenario allarmante, per la Palestina ma soprattutto per il Libano, dove le tensioni fra filo occidentali e filo siriani hanno già superato il livello di guardia. Tutta la nostra comprensione va al segretario della Lega araba Amr Moussa. I suoi sforzi per evitare il funerale di un'istituzione moribonda sono ammirevoli. Tenere assieme 22 Paesi che non vedono l'ora di separarsi non è un' impresa ardua. è impossibile. di ANTONIO FERRARI.

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Dal Colosseo al Golden Gate, al buio contro l'inquinamento (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-03-30 num: - pag: 23 categoria: REDAZIONALE Clima La maratona del Wwf ha coinvolto 380 città in tutto il mondo. A luci spente monumenti e palazzi Dal Colosseo al Golden Gate, al buio contro l'inquinamento MILANO - Luci spente (dalle 20 alle 21) per i monumenti di 380 città del mondo. Perché il pianeta va tutelato dagli effetti dei gas serra. E così l'Ora della terra, chiesta e ottenuta dal Wwf, ha vibrato dal Colosseo a San Francisco alle cascate del Niagara, volando dall'Opera House di Sydney al municipio di Londra fin dentro la rete di Internet. Chi ieri, infatti, ha provato ad aprire il sito di Google per alcuni secondi si è trovato davanti a una schermata nera con una scritta: "Abbiamo spento le luci. Adesso è il vostro turno". Il turno di lanciare un segnale forte a tutti i governi del mondo perché abbassino le emissioni di gas serra. "L'obiettivo - ha detto ieri Michele Candotti, Direttore del Wwf Italia - è un taglio del 30% delle emissioni entro il 2020". Un risultato che "permetterebbe di salvare il 20% delle specie animali e vegetali in via di estinzione". L'iniziativa è alla sua seconda edizione. Lo scorso anno, in 60 minuti, la città di Sydney ha risparmiato il 10% dell'energia necessaria per illuminare la città. "La gente è pronta a mettersi insieme per trovare una soluzione ", ha detto James Leape di Wwf International La maratona ha avuto un prologo giovedì sera a Tel Aviv in Israele. Anticipazione dovuta alla coincidenza con il Sabbath ebraico. Quindi il via, ieri, dai 300 isolotti delle Fiji, il cui contributo all'inquinamento globale è pari all'1%. Via via le luci si sono abbassate in Australia, Nuove Zelanda e Europa. Con il Colosseo che si è spento contemporaneamente alla sede del Municipio di Venezia affacciata sul Canal Grande e alla torre di Mestre. Un segnale forte quello del capoluogo veneto che incarna il simbolo dei rischi legati ai cambiamenti climatici. Massiccia la partecipazione delle città degli Stati Uniti. Un piccolo paradosso visto che il governo di Washington, pur responsabile del 36% dell'inquinamento globale, non aderisce al protocollo di Kyoto per il clima. La prima città americana è stata Chicago che ha sento l'imponente stadio di football. Buio anche nella prigione di Alcatraz e sul Golden Gate. Al buio Tutto spento. Il risultato? Panorami insoliti, dall'oriente agli Usa. Dall'alto, in senso orario: la baia di Manila, Bangkok, il Colosseo, il castello di Stoccolma, Dubai e la baia di Sydney.

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<Noi ebrei, usciti dall'isolamento> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-30 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il presidente uscente Leone Paserman: "Aperti nuovi luoghi di culto, uno presto anche a Ostia" "Noi ebrei, usciti dall'isolamento" Oggi si elegge il consiglio della Comunità: tre liste in lizza "Il nostro prestigio politico è cresciuto, il bilancio sano, il Ghetto non è più nel degrado" Note dolenti? "Gli incidenti di percorso con la Chiesa e l'Islam" Proprio oggi Leone Paserman compie 69 anni. Otto anni fa, in questa stessa giornata, fu eletto presidente della Comunità Ebraica romana, mandato che ha assolto per due consiliature. Paserman, che ha deciso di non ricandidarsi alla carica, parteciperà questa mattina da semplice elettore alle nuove elezioni della Comunità ebraica romana. Andrà con sua moglie Giuliana in uno degli 8 seggi dove si scelgono i 28 consiglieri. Si vota fino alle 22, i risultati nel corso della notte. Sono 10.500 gli aventi diritto al voto, il 27% la percentuale dell'ultima affluenza alle urne. Tre le liste: "Per Israele", uscente con 15 consiglieri e che candida oggi Riccardo Pacifici, "Per i giovani insieme " che ha raccolto in passato 13 seggi, guidata da Roberto Coen, e la new entry "Yachad", primo candidato Raffaele Pace. Quando conosceremo il nome del nuovo Presidente? "Entro Pesach, la nostra Pasqua, che è il 19 aprile. La rapidità con cui il consiglio lo eleggerà dipende dai risultati. Se prevarrà "Per Israele", presidente sarà Riccardo Pacifici, candidato ufficiale alla carica. Se il risultato sarà di parità, occorrerà cercare una soluzione condivisa". Oggi le differenze tra le liste sono minori che in passato? "Le posizioni di fondo non sono distanti. Si punta a una gestione comunitaria, allo sviluppo delle scuole, al rispetto dell'ortodossia religiosa, ai temi sociali, alla difesa di Israele. Una volta, su Israele, non era così...". Lo stato della Comunità? "è in ottime condizioni. Con un prestigio politico riconosciuto. Econonomicamente, con un bilancio risanato. Una Comunità non più monocentrica e arroccata, ma presente in tutta la città. Abbiamo aperto luoghi di culto a Monteverde Vecchio e a viale Libia, stiamo progettandone uno ad Ostia. Il Ghetto non è più nel degrado. è isola pedonale, ha buoni ristoranti, una libreria, una scuola finalmente accentrata con 950 alunni, un Museo con 70 mila visitatori all'anno". Il momento più difficile nei suoi otto anni? "Misurarsi col ritiro del rabbino capo Elio Toaff". Che problemi si lascia dietro? "Il 20% della Comunità versa in condizioni di difficoltà, aggravata dalla crisi del piccolo commercio, da problemi familiari, da disoccupazione e un po' di droga. Poi c'è il disagio abitativo. Abbiamo concesso case in via della Reginella e a S. Maria del Pianto...". Altri punti dolenti: la crisi con la Chiesa cattolica e con la comunità islamica. "La Chiesa sta cercando di serrare le fila, un classico atteggiamento da minoranza. Tenta di recuperare frange di conservatori. Poteva evitare il messale in latino e la preghiera del venerdì santo. Consideriamolo un incidente di percorso. Con l'Islam è più difficile. Ci sono dei moderati. Ma la maggioranza silenziosa subisce il fondamentalismo. Vedremo...". Ci sono ebrei candidati alle elezioni in Campidoglio, come Vittorio Pavoncello... "Abbiamo appena celebrato i cento anni del sindaco Nathan, ebreo. Giusto che gli ebrei tornino nell'aula Giulio Cesare. è una presenza da rivalutare anche da parte di elettori non ebrei...". Paolo Brogi Non ricandidato Leone Paserman, presidente uscente della Comunità.

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A Damasco si divide la Lega Araba (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Davanti all'assenza di risultati e alle chiusure di Israele la Lega Araba "potrebbe cambiare la sua posizione a proposito del processo di pace in Medio Oriente": lo ha affermato il segretario generale dell'organizzazione, l'egiziano Amr Moussa, nel discorso di apertura di uno dei più difficili summit dei Paesi arabi degli ultimi anni. Assenti i leader sauditi, egiziani e giordani -che hanno inviato sottosegretari o ambasciatori- in una protesta contro la presenza degli inviati dell'Iran (che non è un Paese arabo) sollecitata dagli Stati Uniti, è andato vuoto all'ultimo anche il posto riservato al Libano. Oltre che il padrone di casa, Bashar al Assad, anche il libico Gheddafi ha messo in guardia Israele dal rischio di "guerra totale". 30/03/2008.

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WALTER A GIANFRANCO TU FAI VICE-FATICA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Walter a Gianfranco "Tu fai vice-fatica" Scambio di battute tra Walter Veltroni e Gianfranco Fini a una conferenza a Roma sui 60 anni di Israele. Il secondo dice a Veltroni: "Ma non eri a Brescia?". Veltroni, allargando le braccia risponde di aver fatto tappa anche a Latina. Allora Fini ribatte: "Io ho fatto Ancona, poi Ascoli ed ora sono qui". E il leader del Pd: "Va beh, ma tu devi fare la vice-fatica".

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DUELLO IN TV, L'ULTIMO PRESSING DI VELTRONI (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Diplomazie ancora al lavoro, l'ex sindaco si rivolge a Letta Il Cav insiste: il confronto a due è vietato dalla par condicio TERESA BARTOLI Roma. "Avrei voluto discutere di tutto in un duello tv. Io vorrei, ma si fa fatica ad organizzare" ha ripetuto ieri Walter Veltroni da Brescia. Il leader del Pd ci spera ancora. "Ti ho cercato" ha detto ieri sera incrociando Gianni Letta alla celebrazione del sessantesimo anniversario dello Stato di Israele. "Lo so, vediamo domani" gli ha risposto il consigliere principe di Silvio Berlusconi. I due, in questi giorni si sono parlati più volte e Letta è tra chi consiglia a Berlusconi di affrontare l'avversario sul piccolo schermo. Ma lui ribadisce il suo no trincerandosi dietro la legge della par condicio: "Non lo permette". Una spiegazione contestata dai democratici. Ci sperano ancora. Tanto al loft di Sant'Anastasia quanto negli studi tv di Enrico Mentana e Bruno Vespa. "Sono pronto ad andare anche a Mediaset" aveva detto nei giorni scorsi Veltroni. E la trattativa si è incardinata giovedì scorso quanto Mentana ha chiamato il segretario del Pd chiedendo conferma della sua disponibilità ed assicurando che "Berlusconi ci sta pensando, non esclude affatto la possibilità del faccia a faccia". Il conduttore di Matrix aveva anche spiegato che, se fosse fallita l'eventualità del confronto diretto, avrebbe registrato due interviste gemelle da mandare in onda venerdì prossimo. Tanto che il "promo" della trasmissione mandato in onda venerdì scorso era tanto ambiguo da far pensare che il faccia a faccia fosse stato davvero concordato. Veltroni ieri ha insistito: "Io ho dato la disponibilità da sempre, non dipende da me. Il confronto non è un problema di campagna elettorale ma di concezione della democrazia, perché è un dovere mettere i cittadini nelle condizioni di fare le proprie valutazioni". E Piero Fassino all'ora di pranzo aveva assicurato che "in queste ore stanno maturando decisioni per definire la data e l'ora" del duello tv. A metà pomeriggio la gelata del Cavaliere. "Il confronto Tv - ha detto da Catanzaro il leader del Pdl - è impossibile perché è vietato dalla legge, una legge liberticida ed insulsa" che prevede pari condizioni per tutti e dunque "ci dovrebbero essere più di cento confronti televisivi, una cosa impossibile". Poi aveva puntualizzato: "Non ho paura di incrociare le lame con nessuno. Veltroni sarebbe estremamente agevole metterlo sotto perché è un uomo di parole e nella vita ha fatto solo questo mentre io sono un uomo con concretezza". Al loft del Pd allargavano le braccia. "Si trincera dietro la legge" dicevano i collaboratori di Veltroni ieri sera sottolineando come anche Mentana avesse in qualche modo coperto la decisione di Berlusconi dicendo che si stava attrezzando per interviste parallele salvo l'esser pronto al faccia a faccia. Insomma un ribaltamento delle priorità. Poi sono stati Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni ed Ermete Realacci a provare a stanare "il principale esponente del fronte a noi avverso" come Veltroni continua a chiamare Berlusconi. "Non c'è alcun divieto per il confronto tv, il problema è la paura" ha detto il primo mentre il secondo definiva l'avversario un "miles pavidus" che ha deciso di "privare gli italiani di quello che è un loro diritto". La risposta dal Pdl è arrivata per bocca di Paolo Romani, titolare del settore informazione di Forza Italia e Paolo Bonaiuti, portavoce del cavaliere. "C'è da aver paura - sostiene Romani - dell'atteggiamento di Gentiloni perché un ministro che non rispetta la legge quando gli fa comodo che ministro è?". "Da un lato ci imbavagliano e dall'altro gridano libertà libertà" dice invece Bonaiuti sostenendo che "in nessun paese d'Europa, tantomeno negli Stati Uniti, esiste una legge illiberale e faziosa come la par condicio voluta dalla sinistra per imbavagliare in tv Berlusconi". La speranza è l'ultima a morire ma i toni del Pdl ieri sera suonavano decisamente ultimativi.

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MANIFESTAZIONE A TORINO: BOICOTTARE ISRAELE IN FIERA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Manifestazione a Torino: "Boicottare Israele in Fiera" Manifestazione ieri in piazza a Torino per chiedere il boicottaggio della prossima Fiera del libro nella quale il paese ospite sarà Israele. All'iniziativa, promossa dall'Assemblea Free Palestine, hanno aderito centri sociali e militanti della sinistra radicale. Allestiti pannelli fotografici con le immagini di bambini palestinesi uccisi o feriti dai bombardamenti israeliani nei Territori Occupati. Continua dunque la protesta contro la scelta del paese ospite, che già nelle scorse settimane aveva generato molte polemiche tra gli intellettuali. Rolando Picchioni, presidente della Fiera di Torino, ha smentito recisamente che il governo israeliano abbia finanziato la partecipazione dei suoi scrittori alla manifestazione. "La nostra scelta è stata assolutamente libera - ha ribadito - e senza alcun condizionamento esterno".

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I Paesi arabi da Damasco ammoniscono Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri La Lega Araba minaccia di sospendere le propria iniziativa di pace I Paesi arabi da Damasco ammoniscono Israele Chiesto il ritiro da tutti i territori occupati da Israele Damasco, 30 mar- Il vertice dei Paesi arabi tenutosi in Siria si è concluso con un monito rivolto ad Israele in cui si richiede che rispetti le decisioni prese dall'Onu. La cosidetta "dichiarazione di Damasco" sancisce che i Paesi arabi potrebbero riconsiderare la loro iniziativa di pace presa nel 2002 nel caso in cui Israele non rispetti le suddette decisioni prese dalle Nazioni Unite, che prevedono il ritiro da tutti i territori occupati dal 1967. Al vertice della Lega Araba hanno partecipato quasi tutti i più importanti leader regionali. Maria Caspani.

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Con un viaggio filmato nei Territori Occupati si presenta l'iniziativa per cinefili Tichofilm (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

AVVENIMENTO Con un viaggio filmato nei Territori Occupati si presenta l'iniziativa per cinefili Tichofilm Si producono ogni anno centinaia, migliaia di film. A nord, a sud, a est del mondo. Che raccontano di storie d'amore diverse da quelle della tv, che parlano della vita quotidiana di chi vive in paesi in guerra o semplicemente lontani da qui, che si ricordano della fatica del lavoro quando è disoccupato, insicuro, ambulante. Eppure la maggior parte di queste storie è invisibile, esclusa com'è dalla programmazione "istituzionale" di sale e televisione. Per chi non si rassegna a guardare da un solo punto di vista, il gruppo di cinefili di Tichofilm ha creato un catalogo di film online inediti in Italia, soprattutto documentari, cinema queer e cinema indipendente d'area mediterranea e mediorientale. Sono piccole produzioni che vengono presentate ai festival in giro per il mondo ma che poi scompaiono dalla distribuzione. L'idea è venuta a Davide Oberto e Ricke Merighi che da anni lavorano nel cinema, l'uno al Torino Film Festival, l'altra a Da Sodoma a Hollywood - Torino GLBT Film Festival. Venerdì 28 marzo, alle 21, nei locali di Artintown, in via Berthollet 25, Tichofilm presenta il suo catalogo online con la proiezione di "The Inner Tour" di Ra'anan Alexandrovich. Uomini, donne e bambini palestinesi dei Territori Occupati attraversano, in autobus, Israele pochi mesi prima dell'inizio della seconda Intifada: l'andare oltreconfine diventa un momento di riflessione e nostalgia, un viaggio attraverso i ricordi. Per vedere i video, accessibili in streaming, occorre registrarsi. Quindi si possono acquistare crediti (1 credito = 10 centesimi di euro) per la visione di singoli film o di pacchetti promozionali. Dopodiché ci sono 48 ore a disposizione per vedere il film. L'ingresso alla serata è libero. Info 011/6696331. \.

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