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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza” |
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top ARTICOLI DEL 27 e 28 marzo
2008 #TOP
Scrittore
Sami Michael candidato al Nobel apre l'Oyoyoy Festival
( da "Stampa,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: autore israeliano. Nel 2008 Sami Michael, il "più arabo degli scrittori israeliani". Che cosa vengono a raccontare al popolo casalese che li accoglie con il tramite di "Oyoyoy Festival"? Testimoniano che non si è fatto tutto quel che si deve fare perché il dialogo prevalga sullo scontro, perché la pace faccia naufragare la guerra.
I
musicisti egiziani si perdono in Israele
( da "Stampa,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: LA BANDA I musicisti egiziani si perdono in Israele Rivelazione all'ultimo Festival di Cannes, "La banda" dell'esordiente Eran Korilin racconta la singolare storia della banda musicale della polizia di Alessandria d'Egitto che accoglie l'invito di suonare all'inaugurazione del centro culturale arabo di una cittadina israeliana.
Tra
i ricoverati anche Ariel Sharon ( da "Stampa, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Tel Hashomer Hospital") è il più grande ospedale israeliano ed è conosciuto in tutto il mondo per i suoi servizi medici e al paziente e suoi centri di ricerca. E' stato fondato nel 1948, un mese dopo la nascita dello Stato di Israele. Dall'inizio del 2006 vi è ricoverato in uno stato di coma vegetativo l'ex primo ministro Ariel Sharon.
"Io
e la Stone ambasciatori dell'ospedale della pace"
( da "Stampa,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ho avuto molto ed è l'ora di restituire e aiutare chi ha bisogno" "In Israele c'è una parte di me ci sono le mie radici" MAURIZIO MOLINARI "Io e la Stone ambasciatori dell'ospedale della pace" CORRISPONDENTE DA NEW YORK Ho avuto molto ed è ora di restituire, aiutare chi ha bisogno di cure, in Medio Oriente come nel Terzo Mondo".
Garlenda
premia i Chillemi Alla Filanda vince De Bandi
( da "Stampa,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: successo per Giuseppe Chillemi (42) davanti al rapallese Giorgio Israel (39) mentre nella Terza categoria si è imposto il sanremnese Antonio Semiglia (44) che ha preceduto Nello Rodino (41, portacolori della Filanda Albisola. La vittoria nel "lordo" è andata a Guido Cravero (30) mentre tra le Lady si è imposta Mariuccia Missaglia (34).
La
pattuglia controcorrente. Saranno a Torino alcuni autori algerini e tunisini ed
anche cinque arabi che vivono in Israele. Ma intanto arriva una lettera di
minacce a Gianni Vatti ( da "Stampa, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: accuse per la presenza di Israele come Paese ospite della prossima edizione, hanno accettato l'invito degli organizzatori alcuni autori algerini e tunisini, e, soprattutto, cinque scrittori palestinesi che vivono in Israele. Guiderà la pattuglia una delle figure più autorevoli della cultura araba, Muhammad Ali Taha, presidente dell'Unione degli scrittori arabi d'
Quando
parlano le armi, gli scrittori non devono tacere
( da "Stampa,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il poeta israeliano Aaron Shabtai, che si è unito al boicottaggio, dice che "non c'è motivo per celebrare" i sessant'anni di esistenza di Israele. Eppure Israele ha prodotto una vitalissima cultura letteraria, facendo pure rivivere una lingua morta. Questo non merita una celebrazione?
Lapo
Elkan diventa ambasciatore di buona volontà
( da "Quotidiano.net"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Informatica Varie Annunci legali ISRAELE Lapo Elkan diventa ambasciatore di buona volontà L'erede della famiglia Agnelli riceverà nella sede delle Nazioni Unite la carica per l'ospedale Tel ha-Shomer di Tel Aviv. "Mi sento più ebreo che cattolico: Dio mi ha dato la vita per la seconda volta: darò parte di me stesso" Majoli Dietro lo specchio'TEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/
Si
rompe il fronte degli intellettuali arabi lingua madre ospiterà scrittori
palestinesi ( da "Repubblica, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: assemblea Free Palestine contro l'invito a Israele, dall'altra parte si rompe il muro dell'opposizione araba alla Fiera con l'annuncio ieri della partecipazione a Lingua Madre di un gruppo di scrittori arabi e palestinesi che vivono in Israele, guidati da Muhammad Ali Taha, presidente dell'Unione degli scrittori arabi in Israele.
Gutenberg
- stella cervasio ( da "Repubblica, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele Palestina, una vittima in comune: il processo di pace". In collaborazione con Civiltà delle donne dell'assessorato alle Pari Opportunità della Regione, in anteprima è stata ospite a Napoli per un importante e intenso incontro la scrittrice iraniana Bahiyyih Nakhjavan, autrice del romanzo "La donna che leggeva troppo"
"nelle
note di mahler tutto il dolore del '900" - fulvio paloscia
( da "Repubblica,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Pagina I - Firenze L'intervista Il maestro israeliano Elihau Inbal domani dirige l'Ort al Verdi "Nelle note di Mahler tutto il dolore del '900" FULVIO PALOSCIA E' un direttore da grandi orchestre, capace di guidare due compagini mescolate insieme. Anche a Firenze, il maestro israeliano Elihau Inbal l'ha fatto più volte.
"grazie
a israele ho capito il giappone" - fulvio paloscia
( da "Repubblica,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Grazie a Israele ho capito il Giappone" In una versione inedita: sarà alla guida di una formazione cameristica FULVIO PALOSCIA (segue dalla prima di cronaca) "E' il compositore a decidere la pienezza o la delicatezza del suono spiega Inbal - certi lieder di Mahler, ad esempio, sono più cameristici di tante sinfonie di Beethoven.
Cinquantamila
cartoline colorate, distribuite in mezza Italia per dire no a Israele ospite
d'on ( da "Stampa, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: invito ad Israele. Intanto, mentre la Fiera annuncia che avrà come ospiti anche alcuni scrittori palestinesi, Gianni Vattimo, che ha criticato Israele pronciandosi per il boicottaggio, è stato minacciato di morte. L'assemblea "Free Palestine" ha annunciato ieri a Palazzo Nuovo il via alle manifestazioni contro la presenza di Israele alla Fiera del Libro per bocca di Sami Hallac (
Brevi,
schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Alla Casa delle Culture di via San Crisogono 45 alle 18 dibattito su "Palestina: il diritto di esistere". Interventi di Mohamed Zaydan, Luigi Ferrajoli, Samir Al Qaryouti, Miriam Marino e Domenico Gallo. pop art Si inaugura alle 18.30 alla Galleria Dora Diamanti in via del Pellegrino 60, la mostra "Message in a bubble" un percorso nell'immaginario pop dell'artista "Roxy in the box".
Battaglia
con il piano ( da "Stampa, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Dal 1984 Battaglia ha tenuto quasi mille concerti in tutta Europa con puntate negli Stati Uniti, Tunisia, Israele, e Marocco; più di sessanta, dieci per piano solo, i dischi pubblicati che gli hanno valso riconoscimenti. Dapprima legato alla classica, è diplomato al Conservatorio, è nel circuito jazz dall'88 quando viene premiato miglior talento dalla rivista Musica Jazz.
Brevi,
schede e richiami 7 ( da "Repubblica, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Una banda musicale della polizia egiziana sbarca in villaggio israeliano in mezzo al nulla. Il film abbozza una storia d'amore tra due persone che sembrano non avere niente in comune una volitiva bruna e un maturo poliziotto vedovo; e sotto, lascia trasparire la metafora di due popoli che non dovrebbero più restare separati.
Il
Libano dimezza il vertice in Siria
( da "Manifesto,
Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: cambio del ritiro israeliano da tutti i territori arabi e palestinesi occupati nel 1967 -, rilanciata lo scorso anno al vertice di Riyadh, venisse vincolata ad una scadenza precisa, in modo da costringere Israele a dare una risposta. Ma vista l'assenza del re saudita, promotore principale di quel piano, del "mediatore" Mubarak e le scontate pressioni contrarie degli Stati Uniti,
ROMA
- La storia è diventata lo studio degli indicatori temporali, la geografia di
quelli spazi ( da "Messaggero, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Dice Giorgio Israel, professore di Storia della matematica alla Sapienza: "La scuola non fornisce prodotti, non vende scatole di pelati, e non si può introdurre l'idea che gli studenti siano clienti da accontentare". A Seul i ragazzi quando tornano a casa stanno cinque-sei ore, qui diciamo che sono stressati e li lasciamo ore davanti alla tv e ai videogiochi.
L'agenda
( da "Manifesto,
Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: TRASTEVERE PALESTINA Organizzato dall'associazione Amici della Mezza luna rossa palestinese, si tiene oggi la conferenza dibattito a tema Palestina, il diritto di esistere. Intervengono: Mohamed Zaydan, Miriam Marino, Domenico Gallo. Ore 19.00, via San Crisogono 45.
Agenda
( da "Manifesto,
Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Palestina Continuano gli appuntamenti per la settimana della cultura palestinese, oggi c'è lo spettacolo teatrale di Bakri "Il Pessottimista" al teatro Verdi (via Pastrengo 16, ore 10 e ore 21), e alle 18 la proiezione del film "Haifa" di Rashid Masharawi e di "Since you left", intervista con Emil Habibi;
Le
trame ( da "Manifesto, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: con Sasson Gabai e Khalifa Natour [Israele 07] In un tempo non molto lontano, una piccola banda musicale della polizia egiziana arrivò in Israele. Erano venuti per suonare ad una cerimonia, ma a causa della burocrazia, della sfortuna o per qualche altra ragione, sono arrivati all'aeroporto senza trovare nessuno che li aspettasse.
<Il
mio Mozart contro il Muro del Medio Oriente>
( da "Corriere
della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: con il Concerto per due pianoforti e Orchestra di Mozart dove a una tastiera ci sarà l'israeliano Barenboim, all'altra il palestinese Saleem Abboud Ashkar. A suonare con loro un'orchestra speciale, inventata per l'occasione dal direttore sul modello della sua ormai celebre "Divan": 33 giovani strumentisti provenienti da Israele e dalla Palestina chiamati a far musica insieme.
Guru
di Obama nel mirino <Pregiudizi anti-Israele>
( da "Corriere
della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: influenza politica degli ebrei americani è alla base della mancata risoluzione del conflitto israelo-palestinese. "Non abbiamo alcuna strategia per il Medio Oriente", ha detto, spiegando che la chiave è risolvere il conflitto israelo-palestinese. Il giornalista chiede: "Qual è il problema?" "E' New York. E' Miami - risponde McPeak -.
Minacce
a Vattimo: <È per la posizione su Israele>
( da "Corriere
della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: REDAZIONALE Lettera anonima Minacce a Vattimo: "è per la posizione su Israele" TORINO - Il filosofo Gianni Vattimo, docente all'Università di Torino, che nei mesi scorsi si è speso per contestare l'invito di Israele come Paese ospite alla prossima edizione della Fiera del Libro di Torino, ha ricevuto una lettera anonima minatoria.
<Basta
diplomifici, sì al merito> ( da "Corriere della Sera"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Lucio Russo e Sergio Givone, Giorgio Israel e Salvatore Veca, Giorgio De Rienzo e Aldo Schiavone, Piero Craveri e Gian Luigi Beccaria, Giorgio Allulli e Remo Bodei) hanno presentato ieri, nell'aula magna del liceo romano "Visconti", una lettera aperta ai partiti politici, alla vigilia delle elezioni.
Al
cinema ( da "Corriere della Sera"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: BREVI Al cinema Totò a colori Nel film di Steno del 1952 Totò si crede "un genio della musica" e dirige la banda del paese Grazie, signora Thatcher Nel '96 Herman racconta la banda di un paesino che arriva all'Albert Hall La banda Il film dell'esordiente israeliano Kolirin sulla banda della polizia egiziana è nelle sale.
Carnet
( da "Corriere
della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Parteciperanno il dottor Zaydan, direttore dell'Istituto Difesa Diritti Umani - Israeliano, M. Marino dell' Associazione Ebrei contro l'occupazione, D. Gallo, presidente Associazione Amici Mezzaluna Rossa Palestinese in Italia, S. Arqariuti, Presidente della Coòunità Palestinese, L. Ferraioli, ordinario di filosofia del diritto.
La
banda ( da "Corriere della Sera"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: REDAZIONALE COMMEDIA YYY La banda Questo piccolo film ha fatto il giro dei festival ed è diretto dall'israeliano Eran Kolirin. Parla di pace e dialogo tra arabi ed ebrei. La banda della polizia di Alessandria d'Egitto deve suonare in una cittadina israeliana, ma arriva in un posto sbagliato e.. Boicottato in Egitto, è un bel film, diverte e fa pensare.
Guida
ai film a cura di Maurizio Porro COMMEDIA La banda
( da "Corriere
della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,
Commedia
drammatica mmm1/2 La banda ( da "Messaggero, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: finiscono per errore in uno sperduto avamposto israeliano nel deserto. Ci resteranno poco, ma abbastanza per scoprire quanto sono vicini a quei "nemici" con cui condividono musica, sentimenti, rimpianti e spesso perfino la lingua... Scritto con ammirevole finezza, arricchito da canzoni sublimi e attori meravigliosi, un gioiello di understatement tutto speranza e pudore,
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-27 num: -
pag: 51 cat... ( da "Corriere della Sera"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: di Hamas nelle trattative per una pace duratura con Israele, lei alla obiezione che Hamas non riconosce a Israele il diritto di esistere ha risposto dicendo che essendo appunto ciò materia del contendere non poteva essere preteso prima. Apparentemente logico ma complicato sul piano formale. Perché ciò possa avvenire, Israele dovrebbe rimettere in gioco il suo diritto a esistere,
Palestinainfilm
( da "Corriere
della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Un percorso su Palestina/Israele attraverso la storia, i popoli, il territorio. Otto film, ogni lunedì a partire dal 7 aprile alle 21. Serata d'apertura, oggi alle 19.30: cortometraggi inediti, mostra fotografica, suggerimenti di lettura e buffet palestinese. Flexi, via Clementina 9.
Dal
nostro corrispondente NEW YORK Quando era Consigliere per la sicurezza n
( da "Messaggero,
Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: e anche un più attivo impegno diplomatico americano circa il processo di pace israelo palestinese. Tutti questi temi sono correlati". Lei rimane pessimista su questa guerra, nonostante l'Amministrazione Bush sostenga che la controffensiva ha avuto un buon risultato? "Se ha avuto un buon risultato, perché non ce ne andiamo?
Wasim
Dahmash* Ogni anno io dirò al mio bambino: ritorneremo, figlio mio, e tu sarai
con me, ritorneremo ( da "Liberazione"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La Palestina è un luogo della storia più che della geografia. Un luogo della storia in cui riconosce la propria una buona parte dell'umanità. La cancellazione del nome stesso della Palestina, la demolizione dei centri abitati, l'espulsione dell'antica gente, hanno solo imposto, in questa parte del mondo,
Molfetta
(Ba) Francesco Carofiglio ci parla del suo romanzo L'estate del cane nero
(Marsilio) alle 19 L'Isola delle Storie
( da "Liberazione"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sotto processo in Israele per vilipendio alle forze armate di occupazione, la proiezione di Jenin, Jenin alle 21 Casa del Popolo. Sesto F. (Fi) Un'importante occasione per parlare, oltre che del film, della prevenzione all'ictus. Emiliano Cribari presenta in anteprima il suo film Ho soltanto chiuso gli occhi alle 21 "Il Quartuccio" Unione operaia di Colonnata.
Cento
anni di cultura palestinese ( da "Liberazione"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, gli arabi perderanno definitivamente la Palestina e quest'evento, che segna un vero e proprio spartiacque tra il prima e il dopo, viene indicato in arabo con il termine nakbah che significa "disastro", "calamità", "sciagura". Utilizzare tale terminologia in questa sede significa rispettare un sentimento ancora molto radicato in tutto un popolo della cui cultura si cerca
La
realtà e la memoria ( da "Liberazione"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Cosa direi alla Fiera del Libro di Torino, che onora oggi i sessant'anni della nascita d'Israele ? *Attore, regista, produttore arabo-israeliano sotto processo per vilipendio delle forze armate per il suo film "Jenin Jenin" sull'attacco del 2002 al campo profughi da parte dell'esercito israeliano 27/03/2008.
Palestina:
una giornata della memoria. Per la Terra e in difesa della Terra
( da "Liberazione"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Difesa diritti umani in Israele (Nazareth), Luigi Ferrajoli docente di Diritto, Domenico Gallo presidente di Amici della Mezza Luna Rossa palestinese, Miriam Marin di Ebrei contro l'Occupazione e il giornalista Samir Al Qaryouti presidente della Comunità palestinese di Roma e Lazio.
È
il sogno di tel aviv: un quartiere residenziale nella zona balneare, edifici
costruiti su enormi piattaforme un progetto avveniristico che potrebbe partire
fra qualche anno. ma c ( da "Repubblica, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Una sfida immensa, che Israele lancia a sé stesso e che un giorno forse non lontano potrebbe anche riuscire a vincere. A cercare di raggiungere questo sogno, il sogno di espandersi in un'altra dimensione, con tutti i rischi e le difficoltà che la scelta comporta, lo Stato ebraico pensa da tempo.
E
se la scuola premiasse il merito? - carlo alberto bucci
( da "Repubblica,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ernesto Galli della Loggia, Giorgio Israel, Mario Pirani, Lucio Russo, Sergio Givone, Salvatore Veca, Sebastiano Vassalli, Giorgio De Rienzo, Aldo Schiavone, Gian Luigi Beccaria, Giovanni Sartori, Remo Bodei, Piero Craveri e Giorgio Allulli, sono scesi al fianco di un gruppo di professori fiorentini.
Così
israele colonizza il mare - marco ansaldo
( da "Repubblica,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: R2 Il caso Così Israele colonizza il mare MARCO ANSALDO dal nostro inviato Tel aviv Colonizzare il mare, l'ultima grande sfida di Israele. Per raggiungere questo sogno il primo passo potrebbe essere rappresentato da un intrigante progetto edilizio, appena approvato a Tel Aviv.
La
crociata di Allam, rovescio della medaglia
( da "Opinione,
L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: di Magdi Allam per il moderno stato di Israele (che condividiamo) non sarebbe stato tollerato dalle gerarchie ecclesiastiche di allora, non diversamente dall'Islam totalitario d'oggi. Si aggiunga che i neofiti sono sempre i più zelanti e servizievoli. I convertiti albanesi arruolati nell'esercito turco erano i più crudeli e l'impero ottomano se ne serviva per i lavori più sporchi.
Il
muro arabo e il silenzio ( da "Opinione, L'"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il muro di difesa che Israele ha costruito al confine con la Cisgiordania, per impedire che i terroristi suicidi penetrassero in territorio israeliano, ha dei valichi attraverso i quali, previo controllo dei documenti e doganali, si può transitare da e verso Israele.
Intervista
a MAREK HALTER / Quando l'ira è un appello al senso di giustizia
( da "Opinione,
L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Quali sono le possibilità per cui Israele possa ritrovare la pace? E' difficile accettare Israele per i paesi che gli stanno attorno perché è una democrazia che si trova in una regione musulmana. Confondendo l'appartenenza a una nazione con l'appartenenza a una religione, l'islam ha difficoltà ad accettare un corpo differente al suo interno,
Radicali
e religione, rapporto schizofrenico
( da "Avanti!"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che certo non possono dirsi ininfluenti né in Israele, né in tante altre importanti comunità della diaspora) la conversione da un'altra religione all'ebraismo è considerata un evento a dir poco straordinario e guardato comunque con sospetto. E a proposito di dialogo, poi, Colombo fa finta di non sapere che in Israele le comunità cristiane se la passano assai male,
La
Tre e' in vendita ( da "Voce d'Italia, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e naturalmente Hong Kong. Nei mesi scorsi 3 Italia aveva anche stretto accordi con il provider Fastweb al fine di creare un nuovo operatore mobile virtuale ed è un punto di riferimento nella tv digitale mobile Dvb-h. Nonostante una flessione dei ricavi dovuta agli effetti del Decreto Bersani, che aveva azzerato i costi di ricarca delle sim prepagate,
Sarkozy
può rilanciare la politica estera dell'Ue
( da "Secolo
XIX, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: dello scenario israelo-libanese, la dinamica è stata identica: la Francia con il Libano, l'Italia con la rete di possibili rapporti con la Siria; un rapporto da consolidare con l'Egitto. Sullo sfondo la questione israelo-palestinese langue. La scena cambia, almeno apparentemente, con Sarkozy un anno fa, perché, a differenza del suo predecessore e compagno di partito Jacques Chirac,
La
banda ( da "Unita, L'"
del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: edizione del La banda Oto musicisti della banda della polizia di Alessandria d'Egitto sono in trasferta in Israele per inaugurare un circolo culturale arabo. A Telaviv prendono un autobus locale e approdano in un borgo sperduto nel deserto. Presto si accorgono di aver sbagliato destinazione, ma ora non resta che suonare e aspettare la prossima corriera.
Tutti
i muri che intrappolano la democrazia
( da "Unita,
L'" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Non solo il muro di Israele che serpeggia attraverso la West Bank, non soltanto quello costruito nel sud della California, sul confine degli Stati Uniti con il Messico - se completato, sarà il più lungo nella storia occidentale, a compensare ironicamente, in orizzontale, la perdita del record verticale americano degli edifici più alti del mondo,
Comunità
ebraica, undicimila al voto tre liste in corsa per il nuovo presidente -
gabriele isman ( da "Repubblica, La"
del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ognuna con 16 candidati: "Per Israele", maggioritaria con 15 seggi su 28 alle ultime elezioni di 4 anni fa, da cui proveniva anche Paserman, ora guidata dall'attuale vicepresidente Riccardo Pacifici, che punta alla promozione al vertice; "Per i giovani insieme", guidata da Victor Magiar, Roberto Coen e Claudia Fellus;
Comunità
ebraica domenica al voto - gabriele isman
( da "Repubblica,
La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: e abbiamo sostenuto sempre e comunque le ragioni di Israele". I giovani di Magiar, Coen e Fellus sperano di migliorare il risultato del 2004, quando ottennero 13 consiglieri. Tra i capisaldi del programma, "sostegno a Israele, partecipazione, confronto costruttivo delle idee" ma anche "accoglienza, trasparenza nella gestione comunitaria, sobrietà e misura nei rapporti con l'
In
Lichtenstein anche il tesoro di una scrittrice
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Tra gli altri nomi quello di Raoul Konstandt (650 mila euro) che avrebbe "proprietà immobiliari in Israele", mentre Julian Astolfoni (250mila) in Germania; ci sono poi Clotilde Baretieri Sforza (650 mila), di una "antica famiglia nobile di Milano", il medico Carlo Mazzi (5 milioni), i De Polo (1 milione 200 mila) del Museo nazionale Alinari della fotografia.
La
voglia di pace tra arabi e israeliani
( da "Corriere
della Sera" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: REDAZIONALE LA BANDA La voglia di pace tra arabi e israeliani Un giovane israeliano fa subito centro, anche da noi ottimi incassi, con un film sincero e diretto in cui non si ha paura di esprimere la voglia di comunicazione tra ebrei ed arabi, immaginando con arguzia che otto suonatori della banda egiziana cerchino rifugio in un paesino israeliano.
L'eredità
di Sansone il primo kamikaze ( da "Corriere della Sera"
del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: regista israeliano scomodo e paragonato a Michael Moore e a Moretti, fa parte della preghiera che fa Sansone (fu primo kamikaze?) per sconfiggere i Filistei, ma viene usato come slogan dalla fazione di un rabbino razzista ucciso a New York. Rifacendosi sia all'eroe biblico sia alla battaglia di Masada, Ebrei contro Romani nel 66 d.
"la
nostra rabbia rock diventa esistenziale" - fulvio paloscia
( da "Repubblica,
La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Discutendo esclusivamente della Palestina, si perde il contatto con la realtà che ci circonda nel quotidiano, con questa Italia allo sbando politico e sociale". Nell'Horror vacui che dà il titolo all'ultimo album dei Linea 77 - la cui rabbia intelligente gli è valsa nel tempo anche importanti riconoscimenti dell'establishment come gli Mtv Award - c'è anche questo "
Sansone,
il cattivo maestro del kamikaze ( da "Manifesto, Il"
del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: come raccontare un conflitto supermediatizzato quale è quello tra Palestina-Israele? Lo spazio scelto dal Mograbi sono i miti fondatori lo stesso stato di Israele, Masada, il sucidio della comunità che non volle arrendersi ai romani, e Sansone e i filistei. Miti che ancora oggi per il paese sono pedagogici, si insegnano a scuola.
Quando
il mondo è un paradiso di bugie ( da "Manifesto, Il"
del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: l'israeliano Avi Mograbi torna a Masada, un mito reinterpretato dai palestinesi; duetto per soli maschi tra Bruno Todeschini e Elio Germano; dove nascono i sogni più rossi, a Mars o nel paese di Marx? Rapsodia in blu, nelle fessure del sogno americano.
Quella
strana alleanza fra salafiti e americani
( da "Manifesto,
Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Per Bakri non è un eroe della resistenza ma un alleato di Israele perché garantisce la tranquillità della frontiera sud del Libano Michele Giorgio inviato a Tripoli "Volete saperla una cosa? In Libano uno Stato islamico non si farà mai". Ci guarda dritto negli occhi lo sceicco Omar Bakri, ma il suo tono oscilla tra il serio e il faceto.
Gli
sciiti? Sono peggio degli Usa ( da "Manifesto, Il"
del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: agli sciiti ed Hezbollah nel sud del Libano negli attacchi contro Israele. Ma anche voi dite di voler attaccare Israele... E' ben diverso. Siamo certi che la zona tampone che esiste di fatto tra Libano e Israele sia frutto di una intesa con gli israeliani volta a proteggere i sionisti e a creare le basi per un unico stato sciita che partendo dall'Iran, passando per Iraq e Siria,
In
breve ( da "Manifesto, Il"
del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: un gruppo israelo-americano che ieri ha annunciatio la sua seconda fase di sviluppo in Danimarca. Nel 2011, secondo gli accordi, Renault fornirà ai consumatori danesi veicoli 100% elettrici secondo la normativa europea, in grado di assicurare una mobilità a zero emissioni e performance simili ad un propulsore a benzina.
<Bombardano
i civili e finanziano i regimi: Il problema è l'Occidente>
( da "Liberazione"
del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Chiediamoci per esempio cosa accadrebbe se l'America attaccasse l'Iran, o se Israele attaccasse l'Iran con il via libera da parte degli Usa. Quale sarebbe la reazione di Gordon Brown? Invocherebbe una restrizione dell'uso della forza da tutte le parti? Sono sicuro che questa sarebbe la posizione del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.
Tra
Sansone e Massada Un israeliano al ceck-point
( da "Liberazione"
del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: debutto alla regia di Avi Mograbi Tra Sansone e Massada Un israeliano al ceck-point Boris Sollazzo Sansone e Masada. Il celebre eroe la cui forza leggendaria albergava nei capelli e l'ultimo baluardo di resistenza ebraica contro i Romani ai tempi della distruzione del Tempio. Il primo fu catturato con l'inganno e privato del suo "superpotere".
Andria,
tre giorni di visite guidate - francesca savino
( da "Repubblica,
La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e Turchia e che stasera arriva a Bari per l'Ant. Per l'impegno della sua presidentessa Titti Divella, la serata sarà dedicata alla beneficenza con la devoluzione degli incassi in favore della cura domiciliare dei malati oncologici. La stagione di spettacoli promossi dalla delegazione barese dell'Ant proseguirà a giugno con i concerti nella città vecchia di Gino Paoli e del
Le
vignette sul Profeta incendiano ancora l'indole bellica di Osama
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: cui i rappresentanti palestinesi hanno avviato con Israele un processo di pace basato sull'idea di "due popoli, due Stati". L'idea del riconoscimento di Israele è considerata da Bin Laden "un orrendo crimine". Dice nel messaggio: "Cristiani ed Ebrei hanno preso la Palestina non con il dialogo e il negoziato, ma con le armi e con il fuoco e questo è il solo modo per riprendercela"
Il
miracolo della "tigre d'africa" - giampaolo visetti luanda
( da "Repubblica,
La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, Canada e Sudafrica. I cinesi, per assicurarsi gli appalti della ricostruzione, hanno offerto un credito-choc da 9 miliardi di dollari, 20 entro il 2013. Tra due anni il Paese ospiterà i campionati africani di calcio. Si stanno asfaltando 8 mila chilometri di strade, altri 3 mila saranno aperti prima del 2012.
Dagli
orafi ai costruttori agli stilisti ecco i 390 clienti del liechtenstein -
francesco mimmo ( da "Repubblica, La"
del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: proprietà immobiliari in Israele", mentre Julian Astolfoni (250mila) in Germania; ci sono poi Clotilde Baretieri Sforza (650 mila), di una "antica famiglia nobile di Milano", il medico Carlo Mazzi (5 milioni), i De Polo (1,2 milioni) del Museo nazionale Alinari della fotografia, gli orafi Vaschieri (6 milioni), Sbragi (650 mila) e l'aretino Alano Maffucci,
Il
caso ( da "Tempo, Il"
del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La sua vicinanza a Israele è stata apprezzata dalla stampa israeliana. Sulle pagine di Yediot Aharonot, Menachem Gantz dedica un'intervista al Cavaliere che racconta la sua politica filo-israeliana. Ma Berlusconi ne ha approfittato per raccontare la sua giovinezza segnata dal rapporto con l'ebraismo: "Al di là della della storia,
Comunità
ebraica: tre liste per contare ( da "Tempo, Il"
del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stampa "Per Israele", "Giovani insieme" e "Yachad". Dopo otto anni lascia la presidenza Leone Paserman Comunità ebraica: tre liste per contare Maurizio Piccirilli m.piccirilli@iltempo.it Dopo otto anni di presidenza Leone Paserman non sarà più a capo della Comunità ebraica di Roma.
L'america
da sola non potrà guidare il mondo - john mccain
( da "Repubblica,
La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Turchia e Israele, per citarne soltanto alcune. Ci sono anche le voci di nazioni sempre più potenti, come Cina e Russia, che godono di grande influenza nello scenario internazionale. In questo mondo, nel quale il potere da tutti i punti di vista è distribuito più equamente e più ampiamente, gli Stati Uniti non possono "guidare" in virtù della sola potenza.
BRA
Il Rigoletto domani al Politeama E' stata l'opera con la qual
( da "Stampa,
La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: vincitrice del Concorso Internazionale di Israele nel 2001, proporrà brani di Benjamin Britten, Nino Rota, Elias Parish-Alvars, Paul Hindemith, Claude Debussy ed Henriette Renié. Biglietti.: 12 euro, ridotto a 4 euro. TEATRO DELLA FABBRICA DOMANI ALLE 21 AOSTA I primi 40 anni delle Dames d'Aoste Il coro femminile Dames de la Ville d'Aoste, diretto da Alearda Parisi Pettena,
Con
un viaggio filmato nei Territori Occupati si presenta l'iniziativa per cinefili
Tichofilm ( da "Stampa, La"
del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele pochi mesi prima dell'inizio della seconda Intifada: l'andare oltreconfine diventa un momento di riflessione e nostalgia, un viaggio attraverso i ricordi. Per vedere i video, accessibili in streaming, occorre registrarsi. Quindi si possono acquistare crediti (1 credito = 10 centesimi di euro) per la visione di singoli film o di pacchetti promozionali.
A
ALPIGNANO Venerdì 28, alle 21, nella sala conferenza dell'ecomuseo Cruto,
( da "Stampa,
La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Legato racconta il suo viaggio in Israele. Aperitivo ore 19, cena ore 20,45. SESTRIERE Fino al 10 aprile, al Villaggio olimpico del Colle, prosegue la mostra fotografica sulle Olimpiadi di Torino 2006. Ingresso libero. Info 0122/75.54.44. Da sabato 29 marzo al 4 aprile, torna sulle nevi del Sestriere Fis police ski: la quarta edizione dei campionati mondiali delle forze di polizia.
Israele
è sempre più accerchiata ( da "Opinione, L'"
del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: potrebbe costare qualche centinaio di morti civili israeliani e costringere Israele a una nuova guerra asimmetrica. Per la quale, poi, si troverà sempre qualche europeo o italiano che parlerà di "reazione sproporzionata". Israele, inoltre, teme attacchi terroristici con armi non convenzionali, probabilmente chimiche, che potrebbero causare oltre 16 mila vittime.
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
COMUNITA' EBRAICA.
CALENDARIO EVENTI Scrittore Sami Michael candidato al Nobel apre l'Oyoyoy
Festival [FIRMA]SILVANA MOSSANO CASALE MONFERRATO Nel 2007 David Grossman, autore israeliano. Nel 2008 Sami Michael, il "più arabo
degli scrittori israeliani". Che cosa vengono a raccontare al popolo
casalese che li accoglie con il tramite di "Oyoyoy Festival"?
Testimoniano che non si è fatto tutto quel che si deve fare perché il dialogo
prevalga sullo scontro, perché la pace faccia naufragare la guerra.
L'uno e l'altro scrittori per vocazione a una convivenza pacifica costantemente
infranta. Sami Michael, scrittore e presidente dell'Associazione per i diritti
umani in Israele, sarà a Casale, a Palazzo Sannazzaro,
domenica 6 aprile alle
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
LA
BANDA I musicisti egiziani si perdono in Israele Rivelazione
all'ultimo Festival di Cannes, "La banda" dell'esordiente Eran
Korilin racconta la singolare storia della banda musicale della polizia di
Alessandria d'Egitto che accoglie l'invito di suonare all'inaugurazione del
centro culturale arabo di una cittadina israeliana. Arrivati a Tel Aviv, i musicisti
non trovano nessuno ad attenderli all'aeroporto e decidono quindi di mettersi
in viaggio verso la moderna Petah Tikva, sbagliano strada e si ritrovano con le
loro divise azzurre sperduti nell'arida Bet Hatikva, fra lo stupore degli
abitanti. I protagonisti sono Sasson Gabai, visto più volte in produzioni
americane ("Rambo III", "Mai senza mia figlia") e la diva
israeliana Ronit Elkabetz. \.
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Un centro di ricerca
all'avanguardia Tra i ricoverati anche Ariel Sharon La nascita Lo Sheba Medical
Center (conosciuto anche come "Tel Hashomer
Hospital") è il più grande ospedale israeliano ed è conosciuto in tutto il
mondo per i suoi servizi medici e al paziente e suoi centri di ricerca. E'
stato fondato nel 1948, un mese dopo la nascita dello Stato di Israele. Dall'inizio del 2006 vi è
ricoverato in uno stato di coma vegetativo l'ex primo ministro Ariel Sharon.
I numeri Il centro comprende 120 tra cliniche e dipartimenti per un totale di
circa 1.700 letti. Tra ricercatori e addetti alle corsie lo staff professionale
conta quasi 6 mila unità. Un milione le visite effettuate ogni anno. Reparti
per i militari Il centro (che ha tra l'altro un'ala dedicata ad ospedale
militare) si trova nella zona est della città di Ramat Gan (Tel HaShomer),
distretto di Tel Aviv. L'attività di ricerca Un'organizzazione non-profit si
occupa di trasferire tecnologie e competenze sviluppate dal centro recuperando
risorse da destinare nuovamente alla ricerca interna.
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Lapo Elkann LE MOTIVAZIONI
LE ORIGINI Intervista "Al Tel Hashomer di Tel Aviv insieme bimbi arabi e
israeliani" "Ho avuto molto ed è l'ora di
restituire e aiutare chi ha bisogno" "In Israele c'è una parte di me ci sono le mie radici" MAURIZIO
MOLINARI "Io e la Stone ambasciatori dell'ospedale della pace"
CORRISPONDENTE DA NEW YORK Ho avuto molto ed è ora di restituire, aiutare chi
ha bisogno di cure, in Medio Oriente come nel Terzo Mondo". Con
quest'idea in mente Lapo Elkann diventa oggi alle Nazioni Unite "Global
Special Ambassador" dell'ospedale israeliano di Tel Hashomer in una
cerimonia al Palazzo di Vetro nella quale avrà accanto una paladina della lotta
all'Aids come Sharon Stone. Perché ha scelto Tel Hashomer per aiutare il
prossimo? "Un mio amico di New York, Steven Klein, un creativo che viene
dalla scuola di Andy Warhol e conosce bene il mondo ebraico me ne ha parlato
dicendo che era lo strumento adatto per impegnarsi a favore del prossimo. Due
giorni dopo ero a Tel Aviv, dove l'ho visitato, ho visto le innovazioni
tecnologiche ed ho conosciuto i dottori". Che cosa l'ha colpita di più?
"E' un luogo dove c'è non solo dolore ma rinascita. Nella camera
operatoria per bambini ci sono i pupazzi della Walt Disney. Nelle stanze ci
sono ebrei e musulmani fianco a fianco con le mamme di bambini delle due fedi
che si guardano e sorridono. Sono fatti ai quali raramente si assiste. Al Tel
Hashomer non c'è chi ha ragione e chi torto: sono tutti esseri umani che
alternano gioia e sofferenza. Si tratta di una realtà forse unica in Medio
Oriente, una regione della quale si parla spesso per motivi che hanno a che
vedere con la morte mentre al Tel Hashomer c'è vita e pace. E' un messaggio
universale". Che cosa significa diventarne ambasciatore nel mondo?
"Veicolare persone, energie, medici per creare un network che consenta a
chi ne ha bisogno, ovunque nel mondo, di usufruire di questa struttura
all'avanguardia nel campo della medicina. Le innovazioni del Tel Hashomer
devono poter essere accessibili non solo a israeliani e palestinesi ma in
Africa, nel Terzo Mondo, soprattutto ai bambini. Ho avuto molto, sento che devo
restituire, impegnarmi per contribuire a fare del mondo un posto
migliore". Che cosa la lega a Tel Hashomer? "In Israele
c'è una parte di me, ci sono le mie radici. Non ho mai fatto nulla per queste
radici. Mia nonna, Carla Ovazza, fece molto, anche mio nonno paterno fece
molto. Ora tocca a me, fare e non solo guardare. Dopo quello che ho passato
sono come rinato, questa è l'opportunità per fare ciò che non ho mai fatto".
Perché ha scelto New York per lanciare questo network? "E' una città che
accoglie tutti, è facile diventare newyorkesi, e ospita l'Onu, simbolo della
pace nel mondo". Qual è il legame di questa iniziativa con l'Italia?
"Sono orgoglioso di essere italiano e credo che l'Italia debba essere
venduta nel mondo. Essere italiani significa veicolare i nostri messaggi
altrove, occuparsi degli altri, essere meno autoreferenziali. Il Tel Hashomer
inoltre ha forti legami con strutture italiane, è guidato da medici che parlano
anche italiano. Un'Italia internazionale è un'Italia vincente ed ha bisogno di
ambasciatori testimoni della sua energia e creatività". Che cosa farà come
ambasciatore globale di Tel Hashomer? "Prima voglio imparare, poi
coinvolgere i giovani su singoli progetti: avere 30 anni non significa
infischiarsene del prossimo. Più che dare soldi mi interessa dedicare tempo
agli altri". Perché all'Onu ci sarà anche Sharon Stone? "Sono in
molti a essermi vicini. Sharon Stone è una persona che dà tanto del suo tempo
per scopi a lei cari grazie all'Ampar, che venne inventata da Elizabeth Taylor
e si occupa della lotta all'Aids. Sharon Stone promuove queste attività,
combatte in prima persona, dedica tanto tempo al prossimo sebbene lavori molto.
Per me ha avuto sempre attenzione ed anche in questa occasione è stata
estremamente affettuosa. Chapeau. Mi rendo conto che il suo nome fa clamore ma
non c'è solo lei a condividere l'impegno per questa causa. E' solo una dei miei
amici".
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
GOLF LE GARE DEL
WEEKEND PASQUALE Garlenda premia i Chillemi Alla Filanda vince De Bandi E'
stato un periodo pasquale ricco di eventi per gli amanti del golf, impegnati
nell'Albenganese e ad Albisola. Sul green di Garlenda è andato infatti in scena
l'ottavo Trofeo delle due Riviere, 18 buche stableford. Nella Prima categoria
c'è stata l'affermazione di Isabel Chillemi (40), che ha avuto la meglio su
Giovanni Scofferi (39). I due portacolori ponentini si sono lasciati alle
spalle quotati esponenti genovesi e del levante ligure. Nella Seconda
categoria, successo per Giuseppe Chillemi (42) davanti al
rapallese Giorgio Israel (39) mentre nella Terza categoria si è imposto il
sanremnese Antonio Semiglia (44) che ha preceduto Nello Rodino (41, portacolori
della Filanda Albisola. La vittoria nel "lordo" è andata a Guido
Cravero (30) mentre tra le Lady si è imposta Mariuccia Missaglia (34).
Nelle classifiche Master e Super Master, primi posti rispettivamente per il
levantino Sergio Maria Bolgé (37) e per Romano Ravizza (36) di Sanremo. Alla
Filanda Golf Club di Albisola Luceto, è intanto andata in scena la seconda
edizione del World Carribean Golf Challenge, 18 buche stableford che ha visto
nella Prima categoria il successo di Flavio De Bandi (41), davanti a Giancarlo
Riolfo (33). Nella Seconda categoria si è imposto invece Emanuele Gaggero (33),
davanti a Leonardo Sergi (34). Nella Terza categoria vittoria di Andrea Badano
(43) che ha avuto la meglio su Paolo Bucchianica (30). Nel "lordo"
infine, successo di Roberto Ferrante (29).
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Mo [FIRMA]GIOVANNA
FAVRO TORINO Anziché scegliere il muro contro muro, aderendo agli inviti al
boicottaggio, una pattuglia di scrittori arabi e palestinesi opta per il
dialogo e annuncia che sarà presente alla Fiera del Libro di Torino. Nonostante
le polemiche e i j'accuse per la presenza di Israele come Paese ospite della prossima
edizione, hanno accettato l'invito degli organizzatori alcuni autori algerini e
tunisini, e, soprattutto, cinque scrittori palestinesi che vivono in Israele. Guiderà la pattuglia una delle
figure più autorevoli della cultura araba, Muhammad Ali Taha, presidente
dell'Unione degli scrittori arabi d'Israele.
Ma, mentre la Fiera lavora al confronto pacifico e mentre i contestatori di Israele preparano a Torino manifestazioni e cortei, un
brutto segnale d'intolleranza è stato recapitato al filosofo Gianni Vattimo. Il
professore, che s'è pronunciato per il boicottaggio e ha duramente criticato la
politica di Israele, ha ricevuto per posta, a casa,
una lettera offensiva e minatoria. Al padre del pensiero debole qualcuno ha
scritto, in inglese: "Remember W.Z., Rome, 16-10-'72". Sono le
iniziali di Wael Zwaiter, poeta palestinese dell'Olp ucciso in quella data
dagli israeliani, che lo posero in cima alla lista dei sospettati per
l'attentato alle Olimpiadi di Monaco. Uno scherzo di pessimo gusto o una
minaccia seria? Per Vattimo "è difficile dire, anche se si fa riferimento
a un fatto preciso, che pochi conoscono. Non ero minacciato dal 1978, quando fui
nel mirino delle Br". Poi scherza: "Non ho sporto denuncia, ma lo
dico a futura memoria: se qualcuno mi ucciderà, si saprà il motivo". Il
filosofo ha ribadito il suo appoggio alle manifestazioni contro la presenza
israeliana alla Fiera annunciate ieri dall'"Assemblea free Palestine"
che riunisce numerose sigle, dal gruppo di Franco Turigliatto agli autonomi, i
Cobas, il Torino social forum, sigle arabo-palestinesi e alcuni centri sociali.
Sabato ci saranno spettacoli e interventi in piazza Castello, e nuove
iniziative s'annunciano durante la Fiera, dove però si ascolterà anche la voce
dei palestinesi. Con Muhammad Ali Taha, parteciperanno agli incontri di Lingua
Madre (spazio dedicato agli incroci culturali) i poeti Nidà Khouri e Hussein
Muhanna, oltre a Walid El-Fahoum e a Mufleh Naara. Ernesto Ferrero, direttore
della Fiera, spiega che la loro presenza "è frutto anche degli interventi
della comunità palestinese di Torino, del sindaco di Nazareth e dell'ambasciata
dell'Autorità palestinese a Roma, che riconoscono la Fiera come momento di
dialogo e conoscenza reciproca". Soddisfatto anche il presidente Rolando
Picchioni, che ha espresso solidarietà a Gianni Vattimo: "Le autorità
palestinesi ci hanno assicurato sostegno per la partecipazione degli autori
arabi in questa e nella prossima edizione che ospiterà l'Egitto. Il dialogo fra
culture è da sempre la nostra chiave".
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Intervento Perché
dico no al boicottaggio L'ERRORE DEL SILENZIO Quando parlano le armi, gli
scrittori non devono tacere GERALDINE BROOKS Non si ottiene nulla dall'assenza
delle voci che possono sostenere la causa araba Come corrispondente estera
incaricata di coprire il conflitto israelo-palestinese, ho dormito per terra
nelle affollatissime baracche dei profughi di Gaza e della Cisgiordania. Sono
mezza soffocata per i gas urticanti, mentre madri agitatissime, prese in mezzo
al fuoco incrociato, cercavano invano di trascinare al sicuro i loro bambini.
Ho aspettato sotto il sole cocente nelle lunghe code ai posti di blocco, mentre
giovanissimi soldati israeliani vessavano e umiliavano i palestinesi che
andavano ai loro malpagati lavori. Come membro del consiglio di una Fondazione
che offre borse di studio universitarie a profughi palestinesi dotati ma
poveri, ho fatto sterili pressioni per tirar fuori studenti innocenti da quella
prigione che è Gaza sotto il blocco israeliano. Eppure io non boicotterò la
Fiera del Libro di Torino e sono dispiaciuta che così tanti scrittori arabi
abbiano invece deciso di farlo. Dicono di agire per protesta contro il presunto
omaggio della Fiera ai sessant'anni dello Stato israeliano. Non si ottiene però
nulla dall'assenza proprio di quelle voci che più ardentemente possono
sostenere la causa araba. Perché scegliere il silenzio rispetto al dibattito?
Il ritiro rispetto all'impegno? In questo atto di negazione e di assenza, io
sento l'eco dei tanti errori che nei decenni hanno costellato la tragedia
israelo-palestinese. Se il protetto di Hitler Haj Amin Al Husseini e i suoi
alleati non avessero combattuto la spartizione nel 1948, se il capo della Lega
Araba, Azzam Paha, non avesse chiesto a gran voce una "guerra di sterminio
e un colossale massacro", oggi i palestinesi potrebbero celebrare i
sessant'anni di un loro Stato pacifico e prospero. Se il vertice arabo di
Khartoum non avesse risposto con i tre "no" (al riconoscimento di Israele, alla trattativa, alla pace) all'offerta israeliana
di negoziare la restituzione della terra dopo la Guerra dei sei giorni, le
colline della Cisgiordania non sarebbero state schizzate di insediamenti
israeliani incontrollati, le sue falde acquifere prosciugate e il suo accesso
spezzettato dalle strade israeliane. Se Arafat non avesse voltato le spalle
agli Accordi di Camp David del 1979, i palestinesi non sarebbero dove sono ora,
ingabbiati come animali dal potere militare israeliano, mentre il nichilismo di
Hamas minaccia di condannare un'altra generazione all'oppressione e alla
sofferenza. Gli scrittori arabi dovrebbero portare le loro voci eloquenti e
poetiche a Torino. Se, come sostengono, la scelta di Israele
come ospite d'onore è pura propaganda, allora controbattano. Facciano sentire
le loro ragioni. Rifiutino le bugie, se vengono raccontate; raccontino le
storie dei dimenticati e degli invisibili. Il cambiamento arriva dal rumore,
non dal silenzio. Mostrino al mondo una faccia cortese e pensosa, anziché quei
visi esaltati di estremisti in festa per l'assassinio di civili che sono
diventati l'immagine corrente dei palestinesi. In un conflitto dove le armi e
le bombe parlano più forte, facciano sentire invece la letteratura e la poesia.
Il poeta israeliano Aaron Shabtai, che si è unito al
boicottaggio, dice che "non c'è motivo per celebrare" i sessant'anni
di esistenza di Israele.
Eppure Israele ha prodotto
una vitalissima cultura letteraria, facendo pure rivivere una lingua morta.
Questo non merita una celebrazione? La letteratura di Israele
è autocritica e dissidente. Questo non merita una celebrazione? E se non lo
meritano loro, lo merita quella libertà di coscienza che consente a Shabtai di
esprimersi senza timore di una rappresaglia di stato. Quando, negli Anni 80-90,
lavoravo come giornalista in Medio Oriente, Israele mi
concedeva la piena libertà di aggirarmi per i Territori occupati e intervistare
chi volevo. Invece per andare nei campi profughi palestinesi della Giordania
dovevo avere un permesso speciale del governo ed essere accompagnata da un uomo
dell'apparato di sicurezza, la cui presenza tratteneva i palestinesi dal
parlare liberamente. In Egitto, dove vivevo, mi si mentiva in continuazione e
mi si ostacolava quando cercavo di avere notizie, soprattutto sulla
germogliante popolarità dei movimenti islamici. Se gli scrittori palestinesi,
egiziani o giordani non riescono a fare causa comune con gli scrittori
israeliani che sono critici verso la politica del loro governo e la brutalità
dell'occupazione, chi sanerà la spaccatura? Se gli artisti, le cui opere
formano il pensiero delle società, non possono incontrarsi e conversare su un
terreno neutro, che opportunità di farlo possono avere i politici? Io celebro la
sopravvivenza di Israele ma insieme deploro la sua
brutale occupazione. Boicottate in tutti i modi la Fiera del libro di Torino se
non desiderate la soluzione dei due Stati, se non avete la speranza che uno
Stato israeliano e uno Stato palestinese possano un giorno prosperare in pace,
fianco a fianco, sui loro stretti frammenti di terra. Se invece sperate in
questo esito, allora il dialogo fra artisti e scrittori è il prerequisito
indispensabile. Sono stata invitata a Torino a parlare del mio romanzo, I custodi
del libro, che segue le tracce di un manoscritto ebraico attraverso secoli di
guerre e terrore. Il romanzo mi è stato ispirato da un libro vero, la Haggadah
di Sarajevo. Questo libro di preghiere, prodotto in Spagna intorno al 1350,
quando musulmani, cristiani ed ebrei vivevano fianco a fianco in spirito di
accettazione reciproca e scambio intellettuale, è il frutto di influenze
culturali incrociate. In quei giorni, eruditi musulmani lavoravano a fianco di
ebrei e cattolici nei "Padiglioni del libro", traducendo in arabo o
in ebreo o in latino i trattati scientifici e filosofici delle Accademie di
Baghdad o del Cairo. La Haggadah, almeno due volte venne salvata dalla
distruzione grazie a mani musulmane. La storia di questo libriccino mi ha
ispirata perché mostra che anche in tempi in cui la maggior parte della gente
viene trascinata in una frenesia di demonizzazione della "alterità",
ci sono sempre stati individui che seppero vedere attraverso la vuota retorica
della propaganda e capire che quanto ci unisce in quanto esseri umani è sempre
più di quanto ci divide. Torino potrebbe essere un "Padiglione dei
libri" dei giorni nostri, dove israeliani, arabi e chiunque sia
preoccupato per l'esito del conflitto si incontrano per argomentare, discutere,
ascoltare e imparare gli uni dagli altri. Un boicottaggio non realizzerà nulla
di tutto ciò.
( da "Quotidiano.net" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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legali ISRAELE Lapo Elkan diventa ambasciatore di buona volontà L'erede della
famiglia Agnelli riceverà nella sede delle Nazioni Unite la carica per
l'ospedale Tel ha-Shomer di Tel Aviv. "Mi sento più ebreo che cattolico:
Dio mi ha dato la vita per la seconda volta: darò parte di me stesso"
Majoli Dietro lo specchio'TEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008'Tartufo',
di Molière"La guerra dei Roses" al Teatro Lauro RossiStagione di
qualità al Teatro ComunaleIl cartellone 2007/08 del Politeama PrateseIl
trittico di Puccini al Teatro alla ScalaLa Belle Epoque. Arte in Italia
1880-1915'Quando l'uomo principale è una donna'Alicia Keys al Forum di
AssagoSolisti dell'Accademia di santa ceciliaProgramma della Stagione di Prosa
2007-2008, Teatro dell'AquilaStagione teatrale 2007 / 2008, teatOltre: X (Ics)
Racconti crudeli della giovinezzaProgramma della Stagione di Prosa 2007-2008,
Teatro dell'AquilaMarlene Kuntz in concerto Flavia, la regina di
AcapulcoArrivano i Baustelle, la musica in un..'Amen'Jovanotti incontra gli
studenti fiorentiniA Cuba si sfila con i lucchesiCresce l'attesa per il
'Vasco-day' --> "Trittico 1976" di Francis BaconSarkozy e Carla
Bruni in visita ufficiale alla regina ElisabettaIl mistero del PoGian Filippo
nella casa del Grande Fratello 8Le immagini del maxi incidente vicino a
Seewalchen, in AustriaIl medagliere di Filippo MagniniJacqueline KennedyLucca,
i migliori anni della nostra vitaBologna, Berselli e l'auto per la campagna
elettoraleConan il un piccolo Chihuahua bianco e nero che pregaLe immagini di
Femi-Cz Rovigo-Overmach ParmaIl maltempo di Pasqua e PasquettaFederica Pellegrini,
oro e record nei 400 stileBascio (Pennabilli)Ca' Manente (Monte Grimano terme)
Cane sequestrato a un punkabbestia, non era assicuratoChelsea: l'affare
Lewinsky? Non sono affari vostriCarla Bruni e la regina ElisabettaDrogba,
Ronaldinho, Mourinho, Gilardino: il mercato di Inter, Milan, Juve e
FiorentinaLo spot della suoneria 'Bella topolona'Brad Pitt cugino di Barack
ObamaLa moglie di Fede: ''Attento la corda si sta per spezzare''Una donna:
''Gli Ufo mi hanno inseguita''Effetto serra, crolla l'Asse di Wilkins in
AntartideNorvegia. Crolla edificio, sei disperAutovelox in provincia, diecimila
sanzioni in due mesi'Tutta la vita davanti', il trailerEmanuele Filiberto di
Savoia: le domande dei giovaniEnrico Boselli (PS): Domande e risposte
dall'universoUna bicicletta per Leonid Stadnyk, il gigante ucraino Mancini è
una bomba a orologeria: per questo l'Inter se lo tiene del 26/03/2008 di Laura
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giallo di qualità della Schenkel e un saggio di Raffaele Simone sul tramonto
della Sinistra del 26/03/2008 di Rossella Martina Canada 1996, Ottawa! del
26/03/2008 di Giuseppe Tassi Rissa Mussolini-Santanché: quale delle due è più a
destra?E' giusta la vendita degli spray anti-aggressione?Chi salirà più in alto
in carriera tra Seppi, Bolelli e Fognini?Mozzarella alla diossina, tu ti
fidi?Gay Pride a Bologna il 28 giugno, sei d'accordo?I rave party sono da
vietare?Troppo clamore sulla conversione di Magdi Allam?Vota il gol più bello
della 30 giornataBeppe Grillo invita al 'non voto utile' il 13 aprile. Sei
d'accordo?Qual è il miglior giocatore della Lucchese?Abolire l'ergastolo, sei
d'accordo?Giusto eliminare le Province?Qual è il politico più sexy?Che voto dai
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Ondata di maltempo in Gran Bretagna Forti piogge e raffiche di vento hanno
messo in ginocchio il sud del Paese. In difficoltà una petroliera al largo
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( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XIII - Torino
Sabato un presidio in piazza Castello per chiedere il ritiro dell'invito al
governo di Gerusalemme Si rompe il fronte degli intellettuali arabi Lingua
Madre ospiterà scrittori palestinesi Mentre entra nel vivo la protesta dell'assemblea Free Palestine contro l'invito a Israele, dall'altra parte si rompe il
muro dell'opposizione araba alla Fiera con l'annuncio ieri della partecipazione
a Lingua Madre di un gruppo di scrittori arabi e palestinesi che vivono in Israele, guidati da Muhammad Ali Taha,
presidente dell'Unione degli scrittori arabi in Israele. Con lui saranno a Torino la poetessa Nidà Khouri, gli
scrittori Hussein Muhanna e Walid El-Fahoum e Mufleh Naara, avvocato di
battaglie civili. "Non è vero, come ha sostenuto l'assemblea Free
Palestine che il governo israeliano ha finanziato la partecipazione degli
scrittori del proprio Paese alla Fiera del libro, né sotto forma di oneri
professionali né facendosi carico delle spese di viaggio e permanenza a Torino.
Gli oneri di partecipazione, come sempre è avvenuto, sono a carico della Fiera
e in taluni casi degli editori", ha affermato il presidente Rolando
Picchioni. Intanto per sabato alle
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina X - Napoli
Gutenberg La fiera del libro e dell'editoria su animali e difesa della natura
Da domani alla Stazione Marittima torna la kermesse destinata agli appassionati
di lettura Un volume tra le zampe di un asinello realizzato da Gianluigi
Toccafondo L'intenso incontro con la scrittrice iraniana Bahiyyih Nakhjavan
STELLA CERVASIO (segue dalla prima di cronaca) Centocinquanta incontri, 450
ospiti; Regione, Provincia, Comune e Scuola patrocinano, e c'è uno sponsor
ufficiale, Carpisa. Come sempre, Galassia Gutenberg è una scatola magica divisa
tra gemme e imballaggi. Gemma è il tema guida di questa edizione a un passo dal
ventennale: la natura. E gemma è sicuramente la tavola connessa, realizzata da
Gianluigi Toccafondo, che mette un libro tra le zampe di un asinello, e che,
con un richiamo allo stesso Pinocchio del disegnatore di San Marino,
solleticherà Goffredo Fofi per farlo parlare di scrittori under 40. è un libro
anche quello che ha fatto nascere l'idea di un omaggio a Mario Rigoni Stern su
"la memoria della natura", al quale darà il suo contributo Marco
Paolini. Già da tempo cuoce in pentola un'altra idea, quella che il sociologo
Alberto Abruzzese ha voluto intitolare "Mondo spazzatura", e produrrà
quello che lo stesso sociologo definisce "idee differenziate" per
parlare di rifiuti in tutti i campi: gli Stati generali della Spazzatura e un
incontro "Sul dis-gusto". Un progetto da tenere assolutamente
d'occhio in questo media-mondo di luoghi comuni. Riconduce al binario
principale la performance teatrale dei Kalokagathoi: "L'asino
fuggente", tanti ritratti dell'asino atipici, dal Lucio di Apuleio,
passando per Platone, Teofilo Folengo e DÜrrenmatt. E, altro compagno di strada
di noi bipedi, il cane: il famoso "Guappo" di Raffaele La Capria, i
"Cani e gatti. Storie da un matrimonio" di Sandra Petrignani, oltre
alla lettura scenica "I versi delle bestie" proposta da Tiziano
Scarpa, che presenterà anche il video di una regista lettone su "Forme di
vita" in una discarica, mentre il tavolo in sala imbastirà un discorso su
a che punto sono i diritti degli animali. Da sempre Galassia collabora con gli
enti che si occupano di Mediterraneo, come AnsaMed, e in questa sezione
l'arabista Isabella Camera d'Afflitto presenterà "Cento anni di cultura
palestinese" con lo scrittore di Ramallah Mourid Bharguti. Nello stesso
spazio di confronto si terrà un dibattito su "Israele Palestina,
una vittima in comune: il processo di pace". In collaborazione con Civiltà
delle donne dell'assessorato alle Pari Opportunità della Regione, in anteprima
è stata ospite a Napoli per un importante e intenso incontro la scrittrice
iraniana Bahiyyih Nakhjavan, autrice del romanzo "La donna che leggeva troppo".
La fiera del libro di Napoli si apre senza timori al confronto tra culture, una
dichiarazione per la cultura che vede Galassia in dissenso con manifestazioni
di intolleranza come il boicottaggio contro Israele
alle fiere del libro di Parigi e di Torino. "Abbiamo scelto il dialogo -
dice l'organizzatrice Maria Liguori - spesso anche doloroso, tra esponenti di
culture diverse. Abbiamo ospitato scrittori, intellettuali e personalità di
spicco della cultura araba e mediterranea che si sono espressi a favore del
confronto pagando anche con la vita, come nel caso di Samir Kassir,
intellettuale libanese e testimone di pace a Napoli, assassinato tragicamente
in Libano". Protagonisti anche quest'anno - sezione decisamente in
crescita - i Taccuini di viaggio illustrati, esposti nella mostra collettiva
"NaTour" e un reportage di Loustal, fuoriclasse della bande dessinée
in Francia. L'allestimento, che valorizza gli spazi ristrutturati della
Stazione Marittima è di Anna Fresa. Il biglietto costa 5 euro, 4 con gli sconti
previsti; gli orari di apertura sono da domani a domenica dalle 10 alle 22 e
lunedì dalle 10 alle 18.
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina
I - Firenze L'intervista Il maestro israeliano Elihau Inbal domani dirige l'Ort
al Verdi "Nelle note di Mahler tutto il dolore del '900" FULVIO
PALOSCIA E' un direttore da grandi orchestre, capace di guidare due compagini
mescolate insieme. Anche a Firenze, il maestro israeliano Elihau Inbal l'ha
fatto più volte.
Orchestra della Toscana più Orchestra Giovanile Italiana. Domani, al Verdi, si
presenta in una versione inedita: direttore di una formazione cameristica.
L'Ort, e basta. "Ma pochi strumentisti non significano piccolo
suono". SEGUE A PAGINA XVI.
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XVII -
Firenze Il maestro Inbal dirige l'Ort domani al Verdi "Grazie a Israele ho capito il Giappone" In una versione inedita: sarà alla
guida di una formazione cameristica FULVIO PALOSCIA (segue dalla prima di
cronaca) "E' il compositore a decidere la pienezza o la delicatezza del
suono spiega Inbal - certi lieder di Mahler, ad esempio, sono più cameristici
di tante sinfonie di Beethoven. Anche se davanti hai 110 professori
d'orchestra". Nato in Israele, di formazione
europea, quest'anno lei ha accettato l'incarico di direttore principale della
Tokyo Metropolitan Symphony Orchestra. Il suono delle orchestre orientali è
nettamente diverso da quello europeo. "I musicisti articolano i suoni
nello stesso modo in cui parlano. Il suono di un'orchestra affonda le proprie
radici nella lingua del paese dove quella compagine è nata, e lavora. A
prescindere dal luogo in cui ogni singolo strumentista ha studiato. Un
professore d'orchestra tedesco di nascita ma di formazione francese prediligerà
comunque suoni pesanti e ruvidi, come la sua lingua. Mentre il francese
preferirà una maggiore leggerezza, evanescenza. Il suono italiano sta nel
mezzo, è equidistante dalla durezza e dalla levigatezza. Se lei ascolta una
persona giapponese che parla al telefono, noterà subito un andamento vocale che
punta sulla forza. Così suonano le orchestre di laggiù. Compito di noi direttori
d'orchestra è prendere quello che un'orchestra dà, e cercare insieme ai
professori ciò che non hanno". L'incontro con la cultura giapponese è
stato difficile? "No, perché la musica soccorre sempre, aiuta ad entrare
in un mondo lontano dal tuo. La musica mediorientale, che ha accompagnato la
mia infanzia in Israele, ha molti punti in comune con
quella asiatica. Si nutre di intervalli diversi, ha una sensibilità melodica
spinta. Questo mi ha aiutato a comprendere il Giappone". Nel concerto con
l'Ort, oltre a Beethoven e Schubert, dirigerà anche L'idillio di Sigfrido di
Wagner. Compositore ancora inviso al popolo ebreo, nonostante Barenboim ne sia
una dei maggiori esecutori. "L'antisemitismo in Europa c'è sempre stato,
prima e dopo il nazismo. Ancora oggi esiste. Certo, con Hitler raggiunse forme
deteriori e deprecabili. Ma se dovessimo giudicare un compositore per questo,
chissà di quanti capolavori dovremmo privarci. Io guardo alla musica. E nelle
opere di Wagner non c'è una parola contro il popolo al quale appartengo".
Wagner è il compositore che lei ha più eseguito. Insieme a Mahler.
"Ambedue sono il culmine del Romanticismo. Con le dovute differenze.
Wagner è un rivoluzionario della lirica. Mahler appartiene a quella linea di
compositori che io chiamo soggettiva, di cui fanno parte Berlioz, Liszt,
Shostakovic. Geni che, attraverso la musica, hanno raccontato la loro vita. Le
sofferenze, le speranze, le angosce, i sogni. In Mahler non c'è la scissione
tra vita e musica, ma una profonda compenetrazione: attraverso le sue
composizioni, ci regala un autentico diario quotidiano. Per questo, ci parla
ancora con tanta forza. Nella musica di Mahler, c'è tutto il dolore del
Novecento. E di oggi. C'è Auschwitz. Hiroshima. E anche Bin Laden".
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ore alla Fiera del
Libro. E al Lingotto, durante i giorni della manifestazione, ci sarà
un'invasione di bandiere della Palestina, con uomini
sandwich che esporranno sul corpo le risoluzioni dell'Onu violate da Israele. Volantini e inviti a disertare i padiglioni saranno
diffusi tra il pubblico alle biglietterie, mentre a Palazzo Nuovo ci sarà un
contro-palinsesto di incontri con gli scrittori palestinesi, a cominciare dal
poeta Aharon Shabtai. Sono le iniziative annunciate per i giorni della Fiera
del Libro dall'"Assemblea Free Palestina",
che riunisce numerose realtà dell'area antagonista e di estrema sinistra, e che
ieri ha annunciato una prima manifestazione sabato alle
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Settimana della
cultura a roma Apertura serale straordinaria dei Musei Capitolini e del Museo
dell'Ara Pacis, dalle 20 alle 24. Il Palazzo dei Conservatori sarà illuminato
per l'occasione dalla proiezione delle opere esposte nella mostra "Ricordi
dell'antico". donne del '900 Dalle 20 al Complesso del San Michele viene
presentato il film "Bellissime 1", preceduto da una presentazione a
cura di Roberto Cecchi, della regista Giovanna Gagliardo, di Paolo Apolito e
Maria Vittoria Marini Clarelli. Coordina Paolo Conti. Via di S. Michele 22 con ingresso
ad esaurimento posti. dal golpe al futuro Alla Città dell'Altra Economia (l.go
Frisullo al Campo Boario) da oggi a domenica "Argentina: ieri e oggi"
organizzata dall'Ass. Progetto Sur. Alle 18 si inaugurano le mostre
fotografiche "Spazi (des)aparecidos" e "Rostros, fotos scadas de
la ESMA" e alle 19 tavola rotonda sul tema "Operativo Condor".
lettere da cuba Alle 18 all'Istituto Italo Latino Americano in piazza Benedetto
Cairoli 3, Alessandra Riccio parla de "L'odierna letteratura femminile
cubana". Segue un concerto del pianista Daniele Mezzatesta. Ingresso
libero. ponti, non muri Alla Casa delle Culture di via San
Crisogono 45 alle 18 dibattito su "Palestina: il diritto di esistere". Interventi di Mohamed Zaydan,
Luigi Ferrajoli, Samir Al Qaryouti, Miriam Marino e Domenico Gallo. pop art Si
inaugura alle 18.30 alla Galleria Dora Diamanti in via del Pellegrino 60, la
mostra "Message in a bubble" un percorso nell'immaginario pop
dell'artista "Roxy in the box". Fino al 4 maggio.
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
MUSICA '90AL
CONSERVATORIO OGGI IL CONCERTO JAZZ Battaglia con il piano [FIRMA]MARCO BASSO
E' questo un momento d'oro per i pianisti: sulla scia felice e fortunata di
Giovanni Allevi, autentico mattatore di vendite e presenze ai concerti, si sono
lanciati tutti: per primi i discografici, che, ancor più in tempi di magra come
questi, sperano sempre di trovare la gallina dalle uova d'oro. A onor del vero
Musica '90 da sempre ripone molta attenzione nei pianisti compilando i propri
cartelloni. E anche in questa nuova XVIII edizione di "Dalle Nuove Musiche
al Suono Mondiale" non mancano i protagonisti del pianoforte: dopo Enrico
Pieranunzi, uno dei massimi jazzisti italiani, per The Piano Series, così si
intitola la rassegna nella rassegna, suona Stefano Battaglia. Il giovane
musicista e compositore nato a Milano nel 1965, si presenta stasera al Conservatorio
Giuseppe Verdi alle ore
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
LA BANDA Capita
d'incontrare, anche se di rado, piccoli film poco appariscenti ma che offrono
un riparo a chi è stanco di storie piene di furia, o delle solite favole consolatorie.
Appartiene alla categoria questa commedia dolceamara, venata da un pizzico di
follia. Una banda musicale della polizia egiziana sbarca in
villaggio israeliano in mezzo al nulla. Il film abbozza una storia d'amore tra
due persone che sembrano non avere niente in comune una volitiva bruna e un
maturo poliziotto vedovo; e sotto, lascia trasparire la metafora di due popoli
che non dovrebbero più restare separati. (Anteo 400, Eliseo Kubrick).
( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Lega Araba Il Libano
dimezza il vertice in Siria Michele Giorgio Beirut Il Libano sarà uno degli temi
principali in discussione al vertice della lega Araba di Damasco che si aprirà
sabato prossimo nella capitale siriana, nonostante il boicottaggio della
riunione annunciato dal governo filo Usa di Fuad Siniora. La crisi interna che
spacca il paese da più di tre anni graverà come un macigno sul summit dal quale
rimarranno lontano il re saudita Abdallah, il presidente egiziano Hosni Mubarak
e, forse, anche re Abdallah di Giordania. Tutti e tre alleati di ferro
dell'Amministrazione Bush che nei giorni scorsi aveva "invitato" i
leader arabi a pensarci due volte prima di accettare l'invito di Damasco che,
assieme a Teheran, controllerebbe lo sviluppo della vita politica libanese fino
a impedirla. Siniora, sempre più strumento nelle mani del capo della maggioranza
di governo Saad Hariri, non ha avuto il coraggio neppure di annunciare per
primo, come avrebbe voluto la logica del confronto in atto tra il governo di
Beirut e Damasco, il boicottaggio del summit in terra siriana. Ha atteso invece
che il primo passo fosse compiuto dal potente sponsor saudita. Fanno perciò
sorridere le parole del ministro dell'informazione Ghazi Aridi secondo il quale
l'assenza di Beirut si spiega con la necessità "di affermare la
democrazia, la sovranità e l'indipendenza del Libano". Come se il suo
paese fosse soggetto solo alle interferenze siriane e iraniane e non anche a
quelle pesantissime di Arabia saudita e Usa. Secondo l'agenda a Damasco si
affronteranno numerosi temi. La sicurezza e le relazioni interarabe, gli
sviluppi della situazione in Iraq (evitando però di mettere in dubbio la
legittimità dell'occupazione americana), tra cui il trasferimento in Sudan
(quindi sempre più lontano dalla loro terra) dei profughi palestinesi fermi al
confine siro-iracheno, ma anche la disputa tra Emirati e Iran sulle isole del
Golfo rivendicate da Teheran, un appello alla pace e all'unità in Sudan e il
sostegno alla Somalia. I punti più importanti rimangono però il Libano e,
naturalmente, la questione palestinese. Damasco vorrebbe che l'iniziativa di
pace araba - pace in cambio del ritiro israeliano da tutti
i territori arabi e palestinesi occupati nel 1967 -, rilanciata lo scorso anno
al vertice di Riyadh, venisse vincolata ad una scadenza precisa, in modo da
costringere Israele a dare
una risposta. Ma vista l'assenza del re saudita, promotore principale di quel
piano, del "mediatore" Mubarak e le scontate pressioni contrarie
degli Stati Uniti, è da escludere che la posizione siriana venga
accolta, sia pure in minima parte. E' più probabile che la risoluzione si
limiti a rinnovare sostegno al presidente palestinese Abu Mazen, a promettere
l'ennesimo flusso di aiuti finanziari all'Anp e a esortare blandamente la
riconcialiazione tra Fatah e Hamas che lo scorso giugno ha preso il controllo
di Gaza. Sullo sfondo dei colloqui di questo vertice menomato in realtà c'è la
crescente ansia dei regimi arabi sunniti verso il revival dell'Islam sciita. La
risoluzione finale definirà una posizione araba unitaria sulla necessità di
eliminare dal Medio Oriente le armi nucleari, in riferimento però non alle
bombe atomiche che già possiede Israele ma ai presunti
programmi di armamento atomico che avrebbe avviato l'Iran sotto la copertura
della produzione di energia a scopo pacifici. Se è vero che George Bush non era
riuscito, durante il suo tour mediorientale di inizio anno, a mobilitare i
regimi alleati contro Teheran, è altrettanto vero che rimane immutata la
diffidenza, se non l'ostilità, delle petromonarchie del Golfo, e di Giordania
ed Egitto, verso l'Iran e i suoi alleati nelle regione: la Siria (controllata
dall'alawita Assad) prima di tutto ma anche il movimento sciita libanese
Hezbollah. I governi occidentali, con l'aiuto di gran parte dei mezzi
d'informazione, ripetono che il problema del Libano rimane la pesante influenza
siriana e nascondono l'altra parte di verità, ovvero la decisione dell'Arabia
saudita e di altri regimi sunniti alleati di Washington di impedire in tutti i
modi una ulteriore crescita dello sciismo alimentata dalla potenza iraniana,
dal potere sciita in Iraq, dal prestigio di Hezbollah in Libano e nella regione
e dalla posizione tenuta dai siriani. E' quella "Mezzaluna sciita" in
Medio Oriente che esiste più nella teoria che sul terreno, ma che non fa
dormire re e presidenti sunniti.
( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ANNA MARIA
SERSALE ROMA - La storia è diventata lo studio degli indicatori temporali, la
geografia di quelli spaziali. Accade alle elementari. La narrazione dei fatti e
la descrizione dei luoghi (mappamondi compresi) sono scomparsi, mentre
l'aritmetica, con nomi falsamente pomposi, si è trasformata nella storia dei
palloncini e dei fiorellini. Un drammatico fallimento negli Usa che hanno fatto
dietrofront, ma che ora noi stiamo coltivando con passione. "E'
raccapricciante che non si parli mai di contenuti, di programmi, di materie.
Secondo il ministero bastano le indicazioni nazionali. I programmi? Spariti,
con l'accusa di essere troppo costrittivi e impositivi. C'è chi sostiene che
tutto si "crea" in classe. Così, in questa ottica, anche l'insegnante
sembra di troppo: non deve "trasmettere", ma "facilitare"
per far "trovare le cose" perché si teorizza l'auto-apprendimento.
Disastrosi anche i criteri "standard" di apprendimento, ritagliati
verso il basso, mai verso l'alto. Tutto ciò è un delirio, figlio di ideologie
pseudopedagogiche, che hanno portato all'attuale deriva. Un esempio? La metà
degli studenti italiani non capisce il testo che si trova di fronte. Ci sono
carenze di base che prima del decreto Fioroni nessuno faceva recuperare".
Nell'aula magna del Visconti si sono dati appuntamento gli intellettuali che
hanno inviato un appello ai partiti per restituire alla scuola "qualità e
rigore". Hanno messo a nudo i mali della scuola. Ma soprattutto denunciato
"l'ipocrisia della cultura egualitarista" che "chiede
poco", "perdona tutto" e trattando allo stesso modo "chi
merita e chi non merita" produce ingiustizia e ignoranza. Il Sessantotto
aveva fatto credere che "meritare" poteva essere una
"colpa" e un "sopruso degli uni sugli altri". L'accusa era
di "meritocrazia". Nomi prestigiosi della cultura ora puntano il dito
"contro il permissivismo" e chiedono che la "scuola si ispiri a
criteri di merito e di responsabilità" per raggiungere livelli alti,
"tornando al voto e allo studio dei contenuti". Abbandonando le
"mode" e affermando con coraggio che "l'era del sei politico
deve finire" altrimenti i danni saranno irreparabili. Giulio Ferroni,
docente di letteratura italiana alla Sapienza, dice che c'è anche il problema
degli insegnanti "avviliti": "Non hanno nemmeno più il potere di
decidere l'interrogazione, che va concordata". I destinatari dell'appello,
i partiti, non si sono fatti vedere. Qualunque governo vada al potere gli
studiosi chiedono il ripristino di elementari principi di "etica pubblica
e privata" perché la scuola ritrovi "prestigio e serietà".
"Ma se parliamo di merito allora questo discorso deve riguardare anche i
docenti, non possiamo continuare a sceglierli in base alla loro precarietà
storica", ha detto Mario Rusconi, leader dei presidi romani, che ha
chiesto di intervenire. I programmi sono sempre più striminziti e semplificati
fino alla banalità, la socializzazione primeggia sulla cultura, sforniamo
studenti somari e stupidamente gratificati. Con il sei rosso 9 milioni di
impreparati hanno intascato il diploma portandosi dietro insufficienze dalle
elementari all'università. Questa è la scuola di massa, dice qualcuno. "Ma
bisogna cambiare rotta", esortano gli intellettuali che hanno aderito al
Gruppo di Firenze. Sotto accusa anche le idee "sull'aziendalismo". Dice Giorgio Israel, professore di Storia della matematica alla
Sapienza: "La scuola non fornisce prodotti, non vende scatole di pelati, e
non si può introdurre l'idea che gli studenti siano clienti da
accontentare". A Seul i ragazzi quando tornano a casa stanno cinque-sei
ore, qui diciamo che sono stressati e li lasciamo ore davanti alla tv e ai
videogiochi. Risultato: il sorpasso dei Paesi emergenti è solo questione
di tempo.
( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
TRASTEVERE
PALESTINA Organizzato dall'associazione Amici della Mezza luna rossa
palestinese, si tiene oggi la conferenza dibattito a tema Palestina, il diritto di
esistere. Intervengono: Mohamed Zaydan, Miriam Marino, Domenico Gallo. Ore
19.00, via San Crisogono 45. ROMA TRE MODENA CITY RAMBLERS In Aula 1 della Facoltà di
scienze della formazione, incontro con i Modena City Ramblers che presenteranno
nel corso della tavola rotonda I nostri cento passi, il loro ultimo cd Bella
ciao. Ore 15.00, p.zza della Repubblica 10 CASA DELLE DONNE FLORES. FEMMINILE
POSITIVO Si tiene in Sala Carla Lonzi un incontro, workshop, laboratorio dal
titolo Flores. Femminile positivo. I diritti le pratiche le metodologie di
lotta delle donne del mondo. Ore 17.00, via della Lungara 19. PALAEXPÒ MARIO
BRUNELLO Per la rassegna Ex/Post, oggi Mario Brunello, violoncellista,
"incontra" il percorso artistico di Umberto Clerici. Ore 18.30, Sala
Auditorium ingresso libero su via Milano 9a. Info: 0639967500. LIBRI/1 IL COSMO
DEGLI ANTICHI Si tiene da Bibli la presentazione del libro di Eugenio Lo Sardo
Il cosmo degli antichi. Ore 21.00, via dei Fienaroli 28. LIBRI/2 HITLER Christian
Raimo e Nicola Lagioia presentano e leggono da Minimux fax estratti da Hitler
di Giuseppe Genna. Interviene l'autore. Ore 21.00, via della Lungaretta 90/e.
LIBRI/3 HORROR PLENI Si tiene presso il teatro Morgana la presentazione del
libro di Gillo Dorfles Horror Pleni. La [in] civiltà del rumore. Intervengono:
Enrico Vaime e Marisa Volpi. Ore 18.30, via Mecenate 2. VISITE GUIDATE FINE
SETTIMANA Domenica 30 la Lipu organizza una escursione naturalistica guidata
alla riserva naturale di Canale Monterano [info e iscrizioni entro il 29 alle
15.00 tel. 066535728]. FOTOGRAFIA LOS AMERICAS AL BAFFO Si inaugura al Baffo
della Gioconda la mostra fotografica Mirando Los Americas a cura
dell'associazione Popoli in Arte. Ore 18.30, via degli Aurunci 40. CORSI UPTER
Per "La formazione del "Facilitatore dei processi di integrazione di
persone con disabilità nei corsi di attività ludico motorie e di sport per
tutti", sono aperte le iscrizioni [scadenza 2 aprile 2008] ai corsi che si
terranno ad Albano [Roma]. Il Corso di Formazione gratuito e consentirà a 20
allievi di diventare, al termine delle 200 ore di lezione: "Facilitatore
". Progetto sostenuto dalla Provincia di Roma - Uff. delegato alle
politiche dell'handicap. Per la domanda d'iscrizione, rivolgersi a: ASD Università
Popolare dello Sport - UPTERSPORT - via dei Pontefici, 3 - 00186 Roma -
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Bari, 20 [info: 0644180212 0644180246 aperto dal martedì al sabato dalle 14.00
alle 20.00 e la domenica dalle 12.00 alle 16.00]. La disponibilità odierna:
Dell'Orologio [Svolta pericolosa, 10 posti platea da 8 euro, Sala Gassman
Turbamenti notturni, 10 posti platea da 8 euro], Della Cometa [Va tutto storto,
5 platea da 16], Eliseo [Il re muore, 15 platea da 15, 9 galleria da 13],
Vascello [God save the punk, 30 platea da 9], Manzoni [Don Pasquale, 10 platea
da 10], Piccolo Jovinelli [La signorina Else, 10 platea da 12], Sala Uno [L'età
dell'ansia, 10 platea da 8], Vittoria [Svet, 30 platea da 14, 8 galleria da
12].
( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Palestina Continuano gli
appuntamenti per la settimana della cultura palestinese, oggi c'è lo spettacolo
teatrale di Bakri "Il Pessottimista" al teatro Verdi (via Pastrengo
16, ore 10 e ore 21), e alle 18 la proiezione del film "Haifa" di
Rashid Masharawi e di "Since you left", intervista con Emil Habibi; Mohammad Bakri è presente in sala
e al termine dei film divide con voi thè e dolci palestinesi (Revel Scalo
d'Isola, via Tahon de Revel 3). Presidi Tribunale, corso di Porta Vittoria, ore
9,30: per gli arrestati del 12 febbraio 2007 si va in aula a seguire il
processo e dare un segnale di solidarietà. Dalmine, fabbrica Tenaris, piazza
Caduti 1, ore 6: la Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
organizza una giornata di mobilitazione con volantinaggi e iniziative per
parlare delle condizioni di lavoro nelle fabbriche siderurgiche. Parole e
pagine Altromercato, via Correnti 20, ore 18,30: la cooperativa Chico Mendez
organizza Critical drink-aperitivi solidali e proposte di consumo responsabile";
si inzia con l'appuntamento "Care, fresche e dolci acque", con
reading di Marta Marangoni, stuzzichini equo solidali e la presentazione della
"Piccola guida al consumo critico dell'acqua" di Luca
Martinelli(ingresso libero, consumazione 5 euro con la guida in omaggio).
Biblioteca Archivio Ravelli, via Dogana 3, ore 17,30: Stuart Woolf e David Moss
propongono il loro libro "L'Italia repubblicana vista da fuori
(1945-2000)", in compagnia di Gianfranco Pasquino. Istituto Cervantes, via
Dante 12, ore 18: il docente di letteratura spagnola Pier Luigi Corvetto
presenta il suo libro "Cultura spagnola" e ne discute con Giuseppe
Bellini e Raul Crisafio. La Scighera, via Candiani 131, ore 21,30: incontro con
Selva Varengo, autrice del libro "La rivoluzione ecologica. Il pensiero
libertario di Murray Bookchin", e con un po' di gente del villaggio
ecologico di Granara. Libreria dei Ragazzi, via Tadino 53, ore 18,30: Amin
Greder propone il suo libro L'Isola", e chiacchera con Gad Lerner e
Roberto Denti. Libreria Feltrinelli, corso Buenos Aires 33, ore 18: Paolo
Mereghetti vi invita all'incontro con Adriana Settuario, autrice del libro
"L'espressione triste che fa ridere", lettura inedita della
collaborazione cinematografica tra Monicelli e Totò. Libreria Feltrinelli,
piazza Piemonte 2, ore 18,30: la casa editrice peQuod rispolvera Dante Virgili
e ne pubblica "Metodo della sopravvivenza"; con il romanzo, è
presentato il film-documentario "Appunti per la distruzione", e
intervengono Ferruccio Parazzoli, Marco Monina, Simone Scafidi, mentre Andrea
Riva de Onestis legge alcuni brani. Libreria Utopia, via Moscova 52, ore 18,30:
Bruno Moroncini, autore con Rosanna Petrillo di "L'etica del desiderio. Un
commentario del seminario sull'etica di Jacques Lacan", discute del suo
libro con Andrea Bellavita, Federico Leoni e Massimo Recalcati. Naba, via
Darwin 20, ore 18: per la rassegna di incontri del mercoledì, stasera c'è Moni
Ovadia. Naviglio Piccolo, viale Monza 140, ore 21: Francesco Morace racconta il
suo libro "Il senso dell'Italia. Istruzioni per un miracolo
italiano"(quota di partecipazione 2 euro). Bergamo, biblioteca Tiraboschi,
via S.Bernardino 74, ore 18: il premio di Narrativa Bergamo vi invita al quarto
incontro di presentazione degli autori finalisti, tocca a Laura Pugno con il
suo "Sirene". Brescia, Un mondo di carta, vicolo Beccaria 10, ore
20,30: Luigi Cojazzi presenta il suo libro "Alluminio". Bussero,
auditorium biblioteca, via Gotifredo 1, ore 21: per la seconda serata
"Dopo cena con un libro", si parla di "Chiedi alla polvere"
di John Fante con Maria Matera, segue rinfresco. Como, centro comunale, via
Volta 83, ore 15,30: Maria Paola Vivivani Schlein approfondisce il tema
"Dallo statuto albertino alla costituzione repubblicana". Sesto San
Giovanni, villa Puricelli Guerra, via Puricelli Guerra 24, ore 21: Romeo
Bassoli e Federico Ungaro presentano il libro "La luna d'ottobre-quando lo
sputnik cambiò il mondo". Verdellino(Bg), biblioteca comunale, via Amedeo
53, ore 21: presentazione del saggio "Martin Lutero. Vita e opere" di
Wanda Panzino. Incontri a Milano Archivio di Stato, via Senato 10, ore 16: in
collaborazione con la Soprintendenza archivistica per la Lombardia, si tiene
l'incontro "Feste e cerimonie nella Milano di Ludovico il Moro tra Leonardo
Da Vinci, la corte e la città", con Paola Venturelli e Francesca
Vaglienti. Casa della cultura, via Borgogna 3, ore 20,30: il cine-viaggio
intorno al mondo del lavoro e delle imprese vi propone il film "Il diavolo
veste Prada", di David Frankel. Chiamamilano, largo Corsia dei Servi, ore
18: la Banca del tempo vi invita all'incontro "Cina illustrata", e
introduce il corso di lingua cinese che inizierà il 17 aprile (info
0276398628). Istituto Brasile-Italia, via Borgogna 3, ore 19: ben due incontri
sul tema "Aspetti della cultura materiale brasiliana": il primo è
alle 19, Djalma Barros parla di "Uno sguardo sul quotidiano di tre artisti
delle arti del fuoco e alcune delle sue influenze", mentre alle 20,30
Regina Lara propone "L'Arte vetraria a San Paolo: Casa Conrado".
Museo di Storia Naturale, corso Venezia 55, ore 18,30: continuano gli aperitivi
evoluzionistici con Chiara Ceci che parla di "Sesso? No. La
partenogensi" (ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria allo
0288463337). Museo Diocesano, corso di Porta Ticinese 95, ore 21: continuano
gli incontri del ciclo di poesia del Novecento con "Vola alta,
parola". Nuovo spazio Guicciardini, via Melloni 3, ore 9,30: mattinata
all'insegna dell'ambiente organizzata dalla Provincia; si parla di
"Impronta ecologica", relatori sono Maurizio Bono e Paolo Mani
dell'Istituto Ambiente Italia. Nello spazio Paolo Nespoli, astronauta dello
Space Shuttle Discovery, interviene all'incontro "Il volo umano nello
spazio: la mia esperienza nella missione STS-120", con Giulio Ballio, Giancarlo
Ferrigno, Enrico Caiani e Massimiliano Lanz. Politecnico, piazza Leonardo da
Vinci 32, ore 17 Incontri altrove Gallarate, sala Impero, via Foscolo, ore 21:
durante l'incontro "Business..per chi?", il giurista ambientale
Girardi incontra le candidate della sinistra-L'arcobaleno alle provinciali e il
candidato presidente della provincia Giampaolo Livetti per parlare della
dissipazione delle risorse ambientali della zona. Saronno, auditorium Moro, via
Santuario 13, ore 21: secondo incontro del ciclo "Fotografia e
società-L'Italia del secondo Novecento vista dai fotoreporter", oggi si
parla del periodo 1965-1985 e della "Rivolta giovanile ed operaia, le
conquiste sociali e civili, gli anni di piombo". Musica classica
Auditorium, largo Mahler, ore 20,30: l'orchestra Verdi accompagna i
violoncellisti Enrico Bronzi, Andrea Scacchi e Mario Shirai Grigolato diretti
da Krzysztof Penderecki; eseguono musiche di Penderecki e Beethoven (biglietti
da13 a 31 euro). Auditorium Lattuada, corso di porta Vigentina 15/a, ore 20,30:
per i concerti di primavera Eleonora Barlassina, Francesco Spiga e Nicola
Brovelli suonano brani anni' 70. Suoni a Milano Arci Bitte, via Watt 37, ore
22,30: direttamente da Buenos Aires arriva l'elettrotango degli "Otros
Aires" (ingresso a sottoscrizione con tessera arci). Biko, via De
Castillia 20, ore 22,30: la serata elettro-funk-psichedelica vi fa ballare con
"Voodoo Machine" feat. Dj sapo e Nick Sarno. Blue Note, via Borsieri
37, ore 21: ancora un'occasione per sentire Larry Carlton, che fa anche il bis
alle 23,30 (ultima sera!). Circolo Magnolia, idroscalo, via circonvallazione,
ore 22: direttamente dal palco "Liberi gruppi", la trasmissione di
Radio Popolare che scova artisti emergenti (ingresso gratuito con tessera
arci). Dynamo, piazza Greco, ore 22,30: per i giovedì del "D-Day musica
per gentili ascoltatori", suona Lele Battista (ingresso libero). Funhouse,
ripa di Porta Ticinese 129, ore 22,30: serata di cinema d'ascolto, da Strauss a
Jon Brion (ingresso libero con tessera arci). La Salumeria della Musica, via
Pasinetti 22,30: Barbara Casini canta con due musicisti argentini, Natalio
Mangalavite al piano e Carlos Buschini al contrabbasso (ingresso 10 euro).
Spazio del mercato, via Arezzo, ore 19: recital futuristico e rumoristico di
Alex Schiavi. Don Chisciotte La compagnia Filarmonica Clown festeggia il suo
venticinquesimo anno di attività portando in scena il "Don
Chisciotte" di Bolek Polivka, con Carlo Rossi, Piero Lenardon e Valerio
Bongiorno; in replica solo fino al 30 marzo. Crt, viale Alemagna 6, ore 20,45
Suoni altrove Bergamo, circolino Malpensata, via Luzzatti 6, ore 21,30: suonano
gli "Archè Virale", specialisti della rivisitazione in chiave
acustica dei classici del rock. Codevilla(Pv), Thunder Road, strada Voghera- Genestrello,
ore 22: triplo concerto al femminile con le "Cherry Lips", le
"Dissolutio" e le "Dynamis". Cortemaggiore(Pv), Fillmore,
via Matteotti 2, ore 21: fusion di ritmi latini e jazz per il "9 bars
trio", alias Giovanni Guerretti, Enzo Frassi e Paolo Mozzoni (ingresso
gratuito). Lissone, Museo d'arte contemporanea, viale Padania 6, ore 21,30: in
occasione della X settimana della Cultura, concerto dell' "Open jazz
festival spring", con il "Laura Fedele Trio"(ingresso libero).
Sesto San Giovanni, Palko, via Clerici 342, ore 22: dj Iosuono via allienta
all'inaugurazione del nuovo locale di Sesto. Palchi sparsi Piccolo teatro
Studio, via Rivoli 6, ore 20,30: per i bambini, va in scena "La barca dei
comici", fantasia teatrale di Stefano De Luca tratta da un episodio dei
"Memoires" di Carlo Goldoni. Teatro Blu, via Cagliero 26, ore 21: la
compagnia degli Angioli propone "Suzanne Valadon!", con Valeria
Ferrario e Alice Bettinelli. Teatro della Contraddizione, via della Braida 6,
ore 20,45: tre donne si confrontano: la regista Lucia Calamaro e le attrici
Benedetta Cesqui e Monica Mariotti provano a raccontare la sofferenza e
l'accompagnamento alla morte in "Tumore: uno spettacolo desolato".
Teatro della Memoria, via Cucchiari 4, ore 21: la compagnia "Amici della
Prosa" mette in scena "Nina", di Andrè Roussin, per la regia di
Sergio Scorzillo. Teatro Olmetto, via Olmetto 8/a, ore 21: il regista Riccardo
Pradella propone uno dei suoi cavalli di battaglia, la piece comica
"Nina", di Andrè Roussin (biglietto 11- 16 euro). Sesto San Giovanni,
Spazio Mil, via Granelli, ore 21: il Teatro stabile d'Innovazione vi invita ad
assistere allo spettacolo "La misteriosa scomparsa di W", di Stefano
Benni e per la regia di Sofia Pelczer (biglietti 10-15 euro, in scena solo fino
al 30 marzo). Centri Cox18, via Conchetta 18, ore 21,30: in Calusca, Aldo
Giannuli presenta il suo libro "Bombe a inchistro". Leoncavallo, via
Watteau 7, ore 19,30: serata cinema all'Hemp Bar con "L'inquilino del
terzo piano" e "Scanner Darky", e la serata continua alle 23 con
la musica di Cima e Dublake; al baretto invece c'è una jam session con i
Nicosia Trio a partire dalle 22.
( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-27 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE L'evento Il musicista dirigerà un'orchestra mista di giovani
israeliani e palestinesi a Gerusalemme: "Impossibile vincere una guerra
permanente" "Il mio Mozart contro il Muro del Medio Oriente"
Daniel Barenboim: "Avviare un processo di depoliticizzazione del
conflitto" A Gerusalemme arriverà domani. In tasca due passaporti, uno
israeliano e uno palestinese. Perché Daniel Barenboim, pianista e direttore
d'orchestra tra i più celebri al mondo, di casa alla Staatsoper di Berlino e
alla Scala di Milano, ha nelle vene sangue ebreo e nel cuore l'amore per la Palestina. "Due popoli legati in modo inestricabile da
un unico destino", sostiene il musicista, impegnato in questa sfida dai
tempi del saggio scritto con l'intellettuale Edward Said, Paralleli e paradossi
(Il Saggiatore). E così domani al Jerusalem International YMCA Barenboim sarà protagonista
di un evento fortemente voluto, un "Concerto per due popoli" che si
aprirà nel più emblematico dei modi, con il Concerto per
due pianoforti e Orchestra di Mozart dove a una tastiera ci sarà l'israeliano
Barenboim, all'altra il palestinese Saleem Abboud Ashkar. A suonare con loro
un'orchestra speciale, inventata per l'occasione dal direttore sul modello
della sua ormai celebre "Divan": 33 giovani strumentisti provenienti
da Israele e dalla Palestina chiamati a far musica insieme.
Un'orchestra per la pace? "No, un'orchestra contro la paura e l'ignoranza
- risponde Barenboim -. Il segno che un'altra via è possibile. Dopo 60 anni di
guerra permanente mi pare evidente che la soluzione militare si è rivelata
fallimentare. Altri percorsi "Dopo sessant'anni, mi pare evidente che la
soluzione militare si è rivelata fallimentare. Anzi, ogni vittoria non ha fatto
che indebolire lo Stato ebraico. Anche i negoziati politici non sono approdati
a nulla. Bisogna quindi cercare altri percorsi" Anzi, ogni vittoria non ha
fatto altro che indebolire Israele. D'altra parte
anche i negoziati politici non sono approdati a nulla. Bisogna quindi cercare
altri percorsi che non passino né dall'esercito né dai politici. Se si vuole
uscire da questo tragico impasse, è arrivato il momento di avviare quello che
io chiamo un processo di depoliticizzazione". Cosa intende con questo
termine? "Che bisogna spezzare la relazione malsana innescata tra vita e
politica e dar spazio ai veri bisogni e ai veri interessi dei cittadini dei due
popoli. Coinvolgendoli in progetti comuni, artistici o scientifici che siano.
Se i politici hanno eretto muri, noi dobbiamo creare un substrato culturale
dove incontrarci e comunicare liberamente". Un'idea magnifica, ma dopo
tanti anni di sangue e odio sembra solo un sogno. "Il peggio che può
capitare è di cedere al cinismo e al fatalismo. Quando non c'è più posto per la
speranza si spalancano le porte a ogni orrore. Bisogna trovare la forza di
credere a nuove occasioni d'incontro. Anziché distruggersi a vicenda, cerchiamo
di fare qualcosa di bello insieme". Tra pochi giorni lo stato d'Israele festeggerà i suoi 60 anni. Chi salva tra i suoi
premier? "Uno solo, Moshe Sharett, il successore di Ben Gurion. L'unico
che teneva presente la dignità dei palestinesi. Ma poiché non era un
"falco" fu considerato debole e allontanato". Cosa pensa delle
polemiche anti Israele al recente Salone del libro di
Parigi? "Che Israele dovrà abituarsi. Almeno fino
a quando insisterà nella sua mancanza di critica all'interno". Ma insomma,
la tanto decantata intelligenza ebraica dov'è finita? "E' un capitale che
ormai temo sia stato speso tutto. Se vogliamo tentare di rimetterlo insieme
bisogna rimboccarsi le maniche ". Giuseppina Manin Orchestra di pace
Daniel Barenboim sul podio di direttore d'orchestra: il Maestro ha messo
insieme 33 giovani strumentisti provenienti da Israele
e dalla Palestina.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-27 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE Primarie Una lobby di Washington: "McPeak deve dimettersi"
Guru di Obama nel mirino "Pregiudizi anti-Israele"
Definì gli ebrei americani un ostacolo alla pace Un'intervista di cinque anni
fa è stata diffusa su web. Obama: "Non sono d'accordo con quei
commenti" C'è un nuovo personaggio "scomodo" tra i consiglieri
del candidato alla nomination democratica per la Casa Bianca Barack Obama. L'ex
generale Merrill "Tony" McPeak, 72 anni, suo consulente militare e
copresidente della campagna elettorale è stato accusato da media conservatori
americani di "pregiudizi contro Israele e i suoi
sostenitori" per commenti fatti 5 anni fa in un'intervista, ripescata
dalla rivista American Spectator e rilanciata da blog e siti web. La Coalizione
ebraica repubblicana, una lobby di Washington, ha chiesto le dimissioni di
McPeak, aggiungendo che la scelta del generale come consulente "solleva
ancora una volta seri dubbi sulla posizioni e i giudizi del senatore Obama sul
Medio Oriente". In un'intervista del 2003 al quotidiano Oregonian, McPeak
ha affermato che l'influenza politica degli ebrei americani
è alla base della mancata risoluzione del conflitto israelo-palestinese.
"Non abbiamo alcuna strategia per il Medio Oriente", ha detto,
spiegando che la chiave è risolvere il conflitto israelo-palestinese. Il
giornalista chiede: "Qual è il problema?" "E' New York. E' Miami
- risponde McPeak -. Abbiamo tanti voti a favore di Israele
qui e nessun politico vuole andare contro questi elettori ". Aggiunge che,
per risolvere il conflitto, gli israeliani devono "smettere di creare
colonie in Cisgiordania e a Gaza e forse anche ritirarsi da alcune di quelle
che hanno stabilito ". Quando gli viene chiesto se crede che Hamas e
l'Hezbollah siano parte del problema, dice "assolutamente", poi li
paragona agli "estremisti religiosi " in Oregon, il che ne
sminuirebbe il peso, secondo i blogger conservatori. Lo Spectator ha anche
ricordato che il generale sostenne che la guerra in Iraq è stata voluta dai
"cristiani rinati" per aiutare Israele.
McPeak, 72 anni, ex capo di stato maggiore dell'aeronautica, nominato da Bush
padre e in pensione dal '94, è un ex repubblicano, che appoggiò Bush figlio
nelle presidenziali del 2000, ma poi criticò l'invasione dell'Iraq. Nel marzo
2003, mese dell'inizio della guerra, concesse l'intervista all'Oregonian. Nel
2004 votò per i democratici. Giorni fa il generale aveva scatenato un'altra
bufera per aver paragonato Bill Clinton a Joseph McCarthy, il senatore
repubblicano famoso per la "caccia" ai comunisti negli anni '50, dopo
che Clinton aveva implicitamente messo in dubbio il patriottismo di Obama. La
campagna di Hillary l'ha accusato di "fraintendere deliberatamente le
parole del presidente " e in un'email ha usato il caso per
"incassare", chiedendo fondi ai sostenitori. Colpire i consulenti
altrui si è rivelato un modo efficace per attaccarsi tra candidati. Ieri
Hillary ha criticato Obama per non essersi dissociato pienamente dal suo
pastore, il reverendo Jeremiah Wright, ma solo dalla sue dichiarazioni
incendiarie a sfondo razziale: "Non sarebbe mai diventato il mio pastore",
ha detto. E ora i commenti di McPeak rischiano di aumentare i dubbi degli ebrei
americani (repubblicani e democratici) nei confronti di Obama. "Il
senatore non è d'accordo con i commenti del generale McPeak - ha detto ieri un
portavoce -. Il duraturo impegno di Obama a favore di Israele
è chiaro". Ma non ha parlato di dimissioni. Viviana Mazza Squadra Merrill
"Tony" McPeak, 72 anni, con Barack Obama, 47 anni, candidato alla
nomination democratica.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-03-27 num: - pag: 27 categoria: REDAZIONALE Lettera anonima Minacce a Vattimo: "è per la
posizione su Israele"
TORINO - Il filosofo Gianni Vattimo, docente all'Università di Torino, che nei
mesi scorsi si è speso per contestare l'invito di Israele come Paese ospite alla prossima edizione della Fiera del Libro
di Torino, ha ricevuto una lettera anonima minatoria. Poche righe in
inglese nelle quali l'intellettuale viene insultato e invitato a ricordare il
16 ottobre 1972, quando a Roma venne ucciso a colpi di pistola lo scrittore palestinese
Wael Zuaiter. Ad ucciderlo, secondo i palestinesi, furono gli agenti del Mossad
in quanto lo scrittore era vicino al gruppo terroristico di Settembre Nero.
"Ho pensato di rendere nota la lettera- ha spiegato il filosofo - perché
se mi uccidono, sapete di chi è la colpa. Credo comunque che la Fiera abbia
sbagliato a invitare Israele come ospite d'onore nel
suo sessantesimo anno dalla fondazione, come se questa fosse una festa per
tutti". Gianni Vattimo.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-03-27 num: - pag: 31 categoria:
REDAZIONALE Lettera aperta Il "Gruppo di Firenze" e gli intellettuali
"Basta diplomifici, sì al merito" ROMA - Basta con "la corsa
degli asini" e il bullismo impunito. Basta con il "diplomificio
" della scuola-azienda e il falso egualitarismo. Quattro coraggiosi
professori fiorentini (il "Gruppo di Firenze"), appoggiati da
scrittori e intellettuali (Giovanni Sartori e Sebastiano Vassalli, Ernesto
Galli della Loggia e Mario Pirani, Giovanni Belardelli e Giulio Ferroni, Lucio Russo e Sergio Givone, Giorgio Israel e Salvatore Veca,
Giorgio De Rienzo e Aldo Schiavone, Piero Craveri e Gian Luigi Beccaria,
Giorgio Allulli e Remo Bodei) hanno presentato ieri, nell'aula magna del liceo
romano "Visconti", una lettera aperta ai partiti politici, alla
vigilia delle elezioni. Comincia così: "Tutti, a parole,
considerano centrale la scuola per il futuro del Paese. I partiti hanno però il
dovere di esporre con chiarezza ai cittadini- elettori i loro programmi in
materia di istruzione. Programmi che dovrebbero tutti aprirsi con questo
preambolo: Sia le riforme, sia il governo e la vita della scuola a tutti i
livelli dovranno ispirarsi ai criteri di merito e di responsabilità... ".
Parole-chiave attorno a cui sta nascendo a poco a poco un movimento
trasversale, un "partito del merito e della responsabilità " che
conta già parecchie adesioni (da Vicenza, Catania, Roma, lo stesso preside del
"Visconti ", Rosario Salamone, ieri virtualmente vi si è iscritto).
Professori e intellettuali chiedono una scuola più rigorosa "dopo decenni
di lassismo". Più esigente "sul piano dei risultati e del
comportamento". In grado di restituire anche ai docenti, oggi "spesso
demotivati e resi scettici da troppe frustrazioni ", il prestigio e
l'autorevolezza del loro ruolo. La lettera-appello (inviata pure al Capo dello
Stato) si conclude così: "Ci attendiamo che giungano presto risposte
convincenti e annunci di impegni precisi". Peccato, però, che ieri al
"Visconti ", malgrado gli inviti mandati per tempo, non si sia visto
nessuno. Di nessun partito. Fa.C. Le firme Tra gli aderenti, anche Sartori,
Galli della Loggia, Veca e Bodei.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-03-27 num: - pag: 57 categoria: BREVI Al cinema Totò a colori Nel film di Steno del 1952 Totò si
crede "un genio della musica" e dirige la banda del paese Grazie,
signora Thatcher Nel '96 Herman racconta la banda di un paesino che arriva
all'Albert Hall La banda Il film dell'esordiente israeliano Kolirin sulla banda
della polizia egiziana è nelle sale.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-03-27 num: - pag: 16 categoria:
BREVI Carnet Ex / post Prosegue il progetto dedicato alle figure di spicco
della cultura italiana contemporanea, che si raccontano attraverso il
riferimento a uno o più maestri e a un "allievo". Protagonista di
oggi il musicista Mario Brunello. Ex: Antonio Ianigro - Post: Umberto Clerici.
Palazzo delle Esposizioni, Sala Auditorium, via Milano 9A, alle 18.30.
Infoline: 06.39967500. La Shoah, l'Europa, il Cinema Ultimo appuntamento con il
cineforum "La Shoah, l'Europa, il cinema". Oggi proiezione del film
"Vincitori e vinti", (1961) di Stanley Kramer. Introduce Aldo Pavia.
Casa della Memoria e della Storia, via San Francesco di Sales 5, alle 17.
Infoline: 06.6876543. Laboratorio in Libreria Fino al 10 aprile, Naftali
(sezione didattica della Cooperativa Codess Cultura di Roma) e la Libreria Il
Brucalibro propongono il terzo ciclo di dieci incontri dedicati alla scrittura
creativa per bambini dagli 8 ai 10 anni. Libreria per bambini e ragazzi Il
BrucaLibro, via Nemorense 39/B, alle 17.30-19. Infoline: 06.8543931
06.99705646. Letteratura femminile cubana Conferenza sul tema "L'odierna
letteratura femminile cubana", a cura di Alessandra Riccio, docente di
Letteratura ispanoamericana all'Università "L' Orientale" di Napoli e
vicedirettrice della rivista Latinoamerica. A seguire, concerto del pianista
Daniele Mezzatesta in omaggio ai maestri Ignacio Cervantes ed Ernesto Lecuona.
Istituto Italo-Latino Americano, piazza Benedetto Cairoli 3, alle 18. Orchidee
e piante carnivore Un appuntamento per appassionati e collezionisti. Si
potranno ammirare le innumerevoli varietà di queste sofisticate e colorate
piante e apprendere tutte le tecniche per curarle nel modo giusto. Vivinatura,
via dei Laghi
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-03-27 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE COMMEDIA YYY La banda Questo piccolo film ha fatto il
giro dei festival ed è diretto dall'israeliano Eran Kolirin. Parla di pace e
dialogo tra arabi ed ebrei. La banda della polizia di Alessandria d'Egitto deve
suonare in una cittadina israeliana, ma arriva in un posto sbagliato e..
Boicottato in Egitto, è un bel film, diverte e fa pensare. Greenwich,
Metropolitan, Quattro Fontane, UGC Ciné Cité Parco Leonardo.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-03-27 num: - pag: 21 categoria:
BREVI Guida ai film a cura di Maurizio Porro COMMEDIA La banda YYYY La banda
della polizia egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a
passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti,
capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali
e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo
gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,
ma baciato dalla voglia di essere utile. E lo è, con grazia, con poesia Anteo,
Eliseo.
( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di Eran Kolirin, con
Sasson Gabai, Ronit Elkabetz, Saleh Bakri, Khalifa Natour SONO egiziani,
indossano berretto e uniforme, si portano dietro strumenti musicali e valigie a
rotelle. E si sono persi. Venuti per suonare in un centro culturale arabo, finiscono per errore in uno sperduto avamposto israeliano nel
deserto. Ci resteranno poco, ma abbastanza per scoprire quanto sono vicini a
quei "nemici" con cui condividono musica, sentimenti, rimpianti e
spesso perfino la lingua... Scritto con ammirevole finezza, arricchito da
canzoni sublimi e attori meravigliosi, un gioiello di understatement tutto speranza
e pudore, humour e malinconia, effusioni improvvise e struggimenti
repressi. Un altro mondo è possibile, perfino in Medio Oriente. Ma intanto
sarebbe già bello poter apprezzare film così in versione originale. Greenwich,
Metropolitan, Quattro Fontane, UGC Ciné Cité.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-27 num: - pag: 51
categoria: ALTRI OGGETTI Parlando del problema palestinese e della necessità di
un coinvolgimento di Hamas nelle trattative per una pace
duratura con Israele, lei
alla obiezione che Hamas non riconosce a Israele il diritto di esistere ha risposto dicendo che essendo appunto
ciò materia del contendere non poteva essere preteso prima. Apparentemente
logico ma complicato sul piano formale. Perché ciò possa avvenire, Israele dovrebbe rimettere in gioco il
suo diritto a esistere, diritto riconosciuto dall'Onu e da tutti gli
Stati democratici del mondo. Israele non può farlo e
quindi la palla ripassa ad Hamas in un circolo vizioso dal quale temo lo stesso
Hamas non voglia uscire. Luigi Nale luigi.nale@tiscali.it Caro Nale, L a sua
lettera mi ha ricordato uno scambio di battute con John McCain al Forum
Ambrosetti di Cernobbio l'anno scorso, quando il senatore repubblicano non era
ancora candidato del suo partito alle elezioni presidenziali americane. McCain
aveva attaccato duramente la politica nucleare iraniana e sostenuto che
occorreva rispondere alle minacce di Ahmadinejad con sanzioni più severe. Se
gli iraniani vogliono dare una prova di buona volontà, aggiunse, devono
anzitutto rinunciare all'arricchimento dell'uranio. Intervenni allora nella
discussione per osservare che l'arricchimento dell'uranio non era stato
proibito dal Trattato di non proliferazione e che era la principale materia del
contenzioso fra Stati Uniti e Iran. Mi sembrava difficile, quindi, immaginare
che gli iraniani sarebbero stati disposti a cedere, ancora prima di cominciare
il negoziato, sul suo punto più importante. Con quali armi e argomenti avrebbero
potuto ottenere dagli Stati Uniti la revoca dell'embargo, la cancellazione del
loro Paese dalla lista degli "Stati canaglia ", le forniture di cui
avevano maggiormente bisogno (attrezzature per l'industria petrolifera,
aeroplani civili, parti di ricambio per gli impianti comprati in America
all'epoca dello Scià) e gli impegni per la sicurezza collettiva della regione a
cui probabilmente aspirano? McCain mi rispose che le mie osservazioni erano
"senza senso" (nonsense) e io decisi che era giusto lasciare all'ospite
straniero l'ultima parola. Ma la sua risposta mi confermò che le grandi potenze
amano i negoziati squilibrati, quelli in cui l'altro viene
"disarmato" ed è messo in condizioni d'inferiorità ancora prima
dell'inizio delle trattative. Anche la Gran Bretagna, tanto per fare un esempio
recente, avrebbe voluto che l'Ira (l'esercito repubblicano irlandese)
smantellasse pubblicamente i suoi arsenali prima della tappa conclusiva degli
accordi del Venerdì Santo. Ma quale può essere il peso negoziale di una
organizzazione armata se rinuncia subito alle sue armi? Credo che le stesse
considerazioni valgano per Hamas. L'organizzazione ha proposto una tregua e ha
dato più volte la sensazione di accettare pragmaticamente l'esistenza dello
Stato d'Israele nei suoi confini del 1967. Ma non
intende rinunciare alle sue posizioni più radicali e smobilitare
psicologicamente in una situazione nella quale nulla le garantisce che Israele sia veramente disposto a fare concessioni sui punti
ancora irrisolti: confini dello Stato palestinese, statuto di Gerusalemme Est,
problema dei palestinesi cacciati dalle loro terre. Vi sono punti, come quello
dei profughi, su cui Israele ha il diritto di
difendere fermamente le proprie posizioni. Ma ve ne sono altri su cui ha
interesse a negoziare. Senza chiedere ai suoi interlocutori di arrivare nudi al
tavolo delle trattative.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-03-27 num: - pag: 23 categoria:
REDAZIONALE RASSEGNA Palestinainfilm
"Sopralluoghi in Palestina (fotogrammi di un
conflitto)". Un percorso su Palestina/Israele attraverso
la storia, i popoli, il territorio. Otto film, ogni lunedì a partire dal 7
aprile alle 21. Serata d'apertura, oggi alle 19.30: cortometraggi inediti,
mostra fotografica, suggerimenti di lettura e buffet palestinese. Flexi, via
Clementina 9.
( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
ANNA GUAITA dal
nostro corrispondente NEW YORK Quando era Consigliere per la sicurezza
nazionale del presidente Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski(nella foto) era
considerato un "falco", ma con il tempo, la sua fama è diventata
quella di un geostratega "realista", la risposta democratica al
realismo del repubblicano Henry Kissinger. Contrario alla guerra in Iraq fin
dal principio, l'uomo che dovette combattere con crisi come l'invasione
sovietica dell'Afghanistan e la cattura degli ostaggi nell'ambasciata americana
di Teheran, è oggi consigliere del senatore Barack Obama. Professore di
politica estera alla Johns Hopkins University, commentatore rispettato in tutto
il mondo, Brzezinski ha parlato al Messaggero del futuro dell'Iraq. Immaginiamo
che il nuovo presidente sia entrato alla casa Bianca, cosa gli consiglierebbe
di fare rispetto all'Iraq? "Gli consiglierei di cominciare il disimpegno
delle truppe. Ma allo stesso tempo gli consiglierei di non agire solo sul piano
militare. Bisogna creare le condizioni politiche che ci permettano di uscire
senza conseguenze destabilizzanti. Consiglierei una serie di iniziative
diplomatiche, e la costruzione di un piano regionale che contribuisca a
mantenere la stabilità e la sicurezza della regione". Quali sarebbero queste
iniziative? "L'avvio di discussioni con tutti i Paesi confinanti
dell'Iraq. Il che vuol dire uno sforzo più serio per negoziare con l'Iran, e anche un più attivo impegno diplomatico americano circa il
processo di pace israelo palestinese. Tutti questi temi sono correlati".
Lei rimane pessimista su questa guerra, nonostante l'Amministrazione Bush
sostenga che la controffensiva ha avuto un buon risultato? "Se ha avuto un
buon risultato, perché non ce ne andiamo? Siamo in un circolo vizioso:
se le cose vanno meglio, Bush dice che bisogna restare. Se le cose vanno peggio
dice lo stesso che bisogna restare. No, non posso definirmi ottimista. Dobbiamo
riconoscere che siamo impantanati. Questa guerra è stata e rimane un disastro
sotto tutti gli aspetti: geopolitici, morali, legali, finanziari, e
umani". Adesso che assistiamo agli scontri fra gli sciiti governativi e
gli sciiti delle milizie, il governo di Al Maliki ha chiesto aiuto all'Iran,
perché spinga i miliziani a gettare le armi. Dobbiamo dunque immaginare che le
critiche di Bush siano vere e che l'Iran abbia accumulato reale influenza in
Iraq? "In effetti abbiamo appena visto il presidente Ahmadinejad far
visita a Bagdad. E' stato ricevuto cordialmente e con tutti gli onori. Non c'è
dubbio che l'Iran abbia dell'ascendente presso gli sciiti in Iraq. Ma anche
questa è una realtà da guardare obiettivamente: negli otto anni in cui l'Iran e
l'Iraq furono in guerra, gli sciiti iracheni hanno combattuto per il loro Paese
e contro l'Iran, con coraggio e lealtà. Che ci siano simpatie fra sciiti di un
Paese e dell'altro, non significa che gli sciiti iracheni abbiano smesso di
essere come prima cosa iracheni". L'Iran è davvero diventato la
superpotenza della regione? "Superpotenza è una parolona grossa, considerato
che l'Iran ha molti problemi interni. Ma sì, è vero che la sua influenza nella
regione è aumentata da quando è cominciata la guerra contro l'Iraq". Pensa
che ci sia un vero rischio di guerra con l'Iran? "Credo che sarà possibile
evitarla. E tuttavia devo ammettere che non vedo ancora aperture diplomatiche
significative".
( da "Liberazione" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Wasim Dahmash* Ogni
anno io dirò al mio bambino: ritorneremo, figlio mio, e tu sarai con me,
ritorneremo. Ritorneremo alla nostra terra, la calpesteremo a piedi nudi. La
nostra anima si mescolerà all'aria e alla terra. Toccheremo la sabbia e
l'acqua. Baceremo semi e frutta. Dormiremo all'ombra del primo albero. Andremo
ovunque per ritrovare la nostra esistenza. Dove sarà? Qui, dove sorgeva il
villaggio, davanti al muro desolato, sulle tracce dello steccato abbattuto,
nella casa dalle fondamenta distrutte. Là è la nostra vita. Ogni granello di
sabbia dice di noi e ci dice qualcosa della nostra terra . (N. Nashashibi,
1962). La nostalgia, la speranza e la volontà di far ritorno alla terra, come
ritorno alle origini e insieme al divenire, un ritrovarsi cioè, accomunano i
profughi e coloro che lì alla terra sono aggrappati, che la difendono e pagano
per difenderla con la vita. La speranza, nonostante tutto, trasforma in festa
la celebrazione. La terra è così "festeggiata" il 30 marzo di ogni
anno per ricordare coloro che sono caduti per difenderla. La Terra Santa è un
luogo particolare che la sua gente porta nella testa, tutto intero, valli,
monti, fiumi, laghi, mari e deserti. La Palestina è un luogo della storia più
che della geografia. Un luogo della storia in cui riconosce la propria una
buona parte dell'umanità. La cancellazione del nome stesso della Palestina, la demolizione dei centri
abitati, l'espulsione dell'antica gente, hanno solo imposto, in questa parte
del mondo, una particolare lettura della storia conforme alle dinamiche
politiche e socio-economiche di questa parte del mondo, cioè del mondo degli
invasori, ma il paesaggio culturale palestinese, tutto, città e monumenti,
lingue e religioni, spiritualità e letteratura, canti e danze, luce fiori e
cieli, è annotato, scritto, inciso nell'animo di milioni di palestinesi. Un
paese intero portato sulle spalle di ciascun palestinese, ovunque siano i
palestinesi: nei campi profughi, in esilio ai quattro angoli del pianeta o
rinchiusi entro i recinti del sistema coloniale dell'apartheid. Ed è un paese
di sangue e lacrime, un paese di narrazioni, di ricordi, un "paese che è
di parole" per usare le parole di Mahmud Darwish: Noi come tutti viaggiamo,
ma a nulla torniamo, correndo una strada di nubi, sepolcri/ Ombrosi di nubi, e
di fronde per chi ci fu caro./ E abbiamo detto alle mogli: da noi partorite
cent'anni e cent'anni così da arrivare alla fine dell'esodo/ Da quel paese ad
un'ora, e dall'impossibile a un metro./ Viaggiamo nelle carrozze dei canti,
posiamo alla tenda che è dei profeti, usciamo da zingaresca parola./ Misuriamo
lo spazio col becco dell'upupa, oppure cantiamo a ingannar la distanza e
laviamo la luce alla luna./ Lunga, codesta tua strada, così che tu debba sognar
sette donne a portarla/ Sulle tue spalle. E scuoti per loro la palma, a
conoscerne il nome, a saper da qual madre il bambino della Galilea./ Abbiamo un
paese che è di parole. E tu parla, ch'io possa fondar la mia strada su pietra
di pietra./ Abbiamo un paese che è di parole, e tu parla, così da conoscere
dove abbia termine il viaggio . *Docente di Dialettologia Araba all'Università
"la Sapienza" di Roma 27/03/2008.
( da "Liberazione" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Molfetta (Ba)
Francesco Carofiglio ci parla del suo romanzo L'estate del cane nero (Marsilio)
alle
( da "Liberazione" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Isabella Camera
d'Afflitto Nei filmati o nei resoconti sugli eventi quasi sempre luttuosi che coinvolgono
i palestinesi si parla sovente di Ramallah, si vede la piazza centrale di
quella città con la sua curiosa fontana circondata da leoni di pietra, uno dei
quali ancor più curiosamente ha un orologio sopra la zampa. Forse indica che il
tempo scorre anche per i palestinesi, che la società cambia, evolvendosi o
involvendosi? Difficile a dirsi. Di certo in quei filmati e in quei reportage
non appare quasi mai la bella casa di pietra che ospita il centro culturale
Sakikini, le sue mostre, le sue proiezioni, la sua sala per le letture
pubbliche. Con questo libro, per una volta spostiamo l'obiettivo sulle
espressioni artistiche, culturali, letterarie, teatrali, cinematografiche della
Palestina. La cultura palestinese appare oggi
strettamente legata alle vicende storico-politiche della Palestina
e, soprattutto, alla fase più recente della spartizione, dell'esodo, dei campi
profughi, della resistenza, con tutte le implicazioni che ne sono derivate. Si
potrebbe così pensare che di una cultura palestinese si possa parlare soltanto
a partire dal 1948, se non dal 1967 o addirittura dalla fine degli anni
Ottanta: cioè dalle fasi salienti della più recente storia mediorientale. In
realtà, si può parlare di una cultura prettamente palestinese già al principio
del XX secolo, quando in Palestina si comincia a
cristallizzare una coscienza nazionale e il concetto di patria inizia a trovare
una sua rilevante espressione letteraria.[?] Con il 1948, anno della fondazione
dello Stato d'Israele, gli arabi
perderanno definitivamente la Palestina e quest'evento, che segna un vero e proprio spartiacque tra il
prima e il dopo, viene indicato in arabo con il termine nakbah che significa
"disastro", "calamità", "sciagura". Utilizzare
tale terminologia in questa sede significa rispettare un sentimento ancora
molto radicato in tutto un popolo della cui cultura si cerca di
delineare una seppur breve storia. E se per gli arabi gli eventi del 1948
s'identificano con la parola "catastrofe", perché noi in Occidente
non dovremmo utilizzare questo termine, se e quando parliamo della loro Storia?
Che poi questa stessa data segni per gli israeliani un giorno festoso per la
nascita del loro tanto sospirato Stato, questa è un'altra Storia, l'altra
faccia della medaglia che sarà studiata con il dovuto rispetto da altri
specialisti. Questa storia bifronte, che da una parte segna un trionfo e
dall'altra una sconfitta, si manifesta anche nella scissione di una
storiografia che ci fornisce l'immagine di uno stesso paese su cui ciascuno
vuole proiettare i propri ideali di nazione. La più recente storiografia
israeliana sa rendere conto di questa duplicità. Dopo i disastri della Seconda
guerra mondiale, mentre l'Europa cominciava a riprendersi e si gettavano le
basi per una fruttuosa ricostruzione che avrebbe condotto ai ragguardevoli
livelli oggi raggiunti, per il Medio Oriente iniziava, invece, un nuovo periodo
fatto di guerre e tragedie che non si è ancora concluso. [?] Nel 1948 per buona
parte della popolazione palestinese inizia dunque una nuova vita fatta di
stenti e di sofferenze nelle sterminate tendopoli ospitate o, meglio, tollerate
dai paesi arabi "fratelli" che temono la presenza di tanta umanità
disperata. Il 1967 poi rappresenta un nuovo spartiacque, paragonabile a quello
del 1948, che gli arabi chiamano con un altro termine coniato per l'occasione,
al-naksah ("la ricaduta", una malattia che è ritornata
inesorabilmente), per indicare la breve Guerra dei sei giorni con la quale Israele occupa la Cisgiordania e la striscia di Gaza, che da
allora saranno chiamate "Territori Occupati". Il resto è storia nota
che si potrebbe raccontare con le biografie di molti scrittori palestinesi e
con la loro produzione letteraria che riflette fin troppo fedelmente
l'avvicendarsi delle varie fasi storiche. [?] Tra i numerosi esempi che si
potrebbero cogliere, quello della scrittrice, Liana Badr, può essere presa ad
esempio per proseguire l'iter della storia palestinese fino ai nostri giorni.
Dopo essere nata a Gerusalemme, e vissuta a Gerico fino al 1967, si trasferisce
con la famiglia in Giordania, che lascerà a sua volta nel
( da "Liberazione" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Mohammad Bakri* Sono
entrato all'aeroporto di Roma, portando con me la mia scopa di saggina. Ero in
partenza per Cagliari, per rappresentare la commedia "il
Pessottimista" dello scrittore Emil Habib. La mia scopa di saggina ha
vissuto con me ed io ho vissuto con lei, per circa quindici anni. Abbiamo
viaggiato insieme in tante città europee. Era la mia compagna, il mio amore,
mia moglie, il mio asino, il mio fucile, il mio stendibiancheria, la mia auto,
la mia porta. Era davvero il personaggio della commedia, ed io ero solo il suo
aiutante. Al controllo, nell'aeroporto di Roma, c'era una poliziotta piuttosto
corpulenta che mi ha sequestrato la scopa di saggina, per motivi di sicurezza:
"deve passare in quello che si chiama check in" . Io risposi alla
poliziotta che non ero al corrente di tali severe procedure. Ma lei ha
insistito aggiungendo che queste erano le norme di sicurezza. Dopo una
discussione di circa quindici minuti, ho visto avvicinarsi una signora
italiana, piuttosto elegante, che la sera precedente aveva visto la mia commedia
al teatro Verdi di Roma. La signora aveva assistito alla discussione e si era
avvicinata per mediare a mio favore contro la poliziotta, barricata dietro
assurde direttive. La signora disse alla poliziotta che il giorno prima aveva
visto la commedia e la scopa era una parte di essa. Niente da fare: la
poliziotta non voleva capire e ha deciso di sequestrare la mia scopa di
saggina. Dopo aver compreso che non c'era verso per un appello, mi sono diretto
verso l'aeroplano. Dopo un po' ho sentito, dietro di me, il rumore del legno
della scopa cadere sulla gelida terra dell'aeroporto. Mi si è strappato il
cuore e ho detto addio alla mia scopa. Ero turbato per questa separazione: se
era così duro staccarsi da una scopa mi sono chiesto come un uomo possa sentire
l'esproprio dalla propria terra a distanza di sessant'anni. Cosa direi alla Fiera del Libro di Torino, che onora oggi i
sessant'anni della nascita d'Israele ? *Attore, regista, produttore arabo-israeliano sotto processo
per vilipendio delle forze armate per il suo film "Jenin Jenin"
sull'attacco del 2002 al campo profughi da parte dell'esercito israeliano
27/03/2008.
( da "Liberazione" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il 30 marzo 1976 gli
arabi-palestinesi rimasti in Palestina dopo
l'occupazione israeliana del 1948 - e l'espulsione della maggior parte del popolo
- scesero in piazza per difendere il diritto alla loro terra. 28 anni di
occupazione erano stati, infatti, segnati da leggi repressive, coprifuoco,
divieto di spostamento, terrorismo, immiserimento, confisca delle terre,
distruzione dei villaggi, divieto di espressione e di organizzazione. Tentativi
tutti di cancellare ogni identità fisica, storica, culturale dalla terra
palestinese. La storia ricorda che gli arabi-palestinesi affrontarono, quel
giorno, a mani nude, i carri armati. Risultato: 7 caduti, decine e decine di
feriti, centinaia di arresti. Ed è appunto da quel marzo 1976 che la lotta
palestinese è lotta per il mantenimento della terra. Ricordiamo la Giornata
della Terra alla Casa delle Culture di ROMA via S. Crisogono 45 con Mohamed
Zaydan direttore dell'Ist. Difesa diritti umani in Israele (Nazareth), Luigi Ferrajoli
docente di Diritto, Domenico Gallo presidente di Amici della Mezza Luna Rossa
palestinese, Miriam Marin di Ebrei contro l'Occupazione e il giornalista Samir
Al Qaryouti presidente della Comunità palestinese di Roma e Lazio.
27/03/2008.
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il futuro è il sogno
di Tel Aviv: un quartiere residenziale nella zona balneare, edifici costruiti
su enormi piattaforme Un progetto avveniristico che potrebbe partire fra
qualche anno. Ma che richiede impegno. E molti soldi Ma per vedere le ruspe
dissodare il terreno bisognerà aspettare almeno fino al 2013 Il primo passo è
stato compiuto con lo sviluppo di un'area a nord della città MARCO ANSALDO TEL
AVIV dal nostro inviato Colonizzare il mare. Il progetto è ambizioso. Richiede
impegno e fantasia. Soprattutto denaro. Una sfida immensa,
che Israele lancia a sé
stesso e che un giorno forse non lontano potrebbe anche riuscire a vincere. A
cercare di raggiungere questo sogno, il sogno di espandersi in un'altra
dimensione, con tutti i rischi e le difficoltà che la scelta comporta, lo Stato
ebraico pensa da tempo. E il primo passo potrebbe essere rappresentato
da un intrigante progetto edilizio, appena approvato a Tel Aviv dal Comitato di
pianificazione del ministero degli Interni. Il piano maestro riguarda infatti
lo sviluppo di una vasta area compresa fra la parte nord della città e la
marina del vicino centro di Herzliya. Ci sono voluti ben sette anni per
arrivare a definire i contorni di questo studio, e Tel Aviv potrebbe adesso
guadagnare una consistente fetta di territorio edificando non solo sul terreno
esistente, ma anche sulla spiaggia e forse un domani sul mare. Non è escluso,
in futuro, l'uso di piattaforme per avanzare, e "rubare" così spazio
all'acqua. Di per sé, la definizione del piano è già considerata dalle autorità
municipali di Tel Aviv come una pietra miliare. Ora ci vorranno dai cinque ai
dieci anni prima di vedere arrivare i trattori sulla spiaggia a dissodare il
terreno. E, in seguito, si deciderà come procedere. "Una Tel Aviv che non
avete mai conosciuto", dice il titolo di un giornale presentando il
plastico dell'area edificabile, ed evocando così una sfida di cui ancora
nessuno sembra conoscere nei dettagli la portata e le possibilità. Per adesso
il progetto pilota riguarda la costruzione, nell'area deputata, di 181 mila
metri quadrati riservati a spazio industriale e di 75 mila per centri commerciali
ed edifici pubblici. Gli appartamenti previsti sono, al momento, 11.300. A meno
che non si decida di proseguire ulteriormente. Le vendite toccheranno, per
coloro che intenderanno sviluppare l'area, i 4,5 miliardi di dollari. "Il
progetto - afferma la squadra multi-disciplinare di funzionari e architetti che
ha studiato il piano - è destinato a complesse questioni riguardanti lo
sviluppo urbano, su un fronte di spiaggia di carattere unico, da definirsi con
i detentori di multiproprietà terriere". Infatti il problema più difficile
da affrontare sarà probabilmente quello di conciliare, almeno all'inizio, lo
sviluppo dell'area con le proprietà già acquisite in zona, fra cui quelle di
centinaia di privati, di alcune aziende, e persino della municipalità di Tel
Aviv, assegnataria nella zona davanti al mare di decine di acri di terreno. A
muovere le autorità è stato naturalmente il bisogno di reperire abitazioni nei
dintorni di aree pubbliche, soprattutto vicine al verde. Lo studio contempla
infatti la possibilità di sviluppare centinaia di acri sulla costa e lungo le
rocce, con la costruzione di un parco sulla spiaggia che, assicurano gli
esperti, "preserverà gli elementi naturali del paesaggio". L'area
verde dovrebbe formare la continuazione dell'attuale passeggiata di Tel Aviv,
finendo per congiungersi con la marina di Herzliya. Gli edifici
raggiungerebbero un'altezza di 15 piani, con la torre più alta piazzata in una
zona esterna alla spiaggia, per non bloccare la vista alle altre abitazioni. La
stessa spiaggia verrebbe di molto ampliata. "Alla fine potrebbe misurare -
aggiungono gli autori del progetto -
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Una lettera
aperta ai partiti discussa ieri al Visconti di Roma E SE LA SCUOLA PREMIASSE IL
MERITO? CARLO ALBERTO BUCCI Hanno scelto un blasonato liceo romano, a due passi
dalla città della politica, per lanciare nel mondo della scuola il provocatorio
"Partito del merito e della responsabilità". E per dire ai politici
che il ritorno per gli studenti a criteri che premino chi suda e chi brilla,
non potrà rimanere circoscritto tra le pareti scrostate delle scuole italiane.
Ma trovare riflessi soprattutto nelle aule di Montecitorio e di palazzo Madama.
I sedici intellettuali che hanno firmato la "Lettera aperta ai partiti e
ai candidati" non hanno battuto ciglio davanti all'assenza bipartisan dei
destinatari della loro missiva, ieri pomeriggio nell'aula magna del liceo
Visconti. Giovanni Belardelli, Giulio Ferroni, Ernesto
Galli della Loggia, Giorgio Israel, Mario Pirani, Lucio Russo, Sergio Givone,
Salvatore Veca, Sebastiano Vassalli, Giorgio De Rienzo, Aldo Schiavone, Gian
Luigi Beccaria, Giovanni Sartori, Remo Bodei, Piero Craveri e Giorgio Allulli,
sono scesi al fianco di un gruppo di professori fiorentini. E, di fronte
al numero di 8 milioni e 800mila studenti che negli ultimi dieci anni hanno
superato lo scoglio della maturità senza aver pagato i debiti formativi, hanno
dettato le regole per il rilancio. "I partiti hanno il dovere di esporre
con chiarezza ai cittadini-elettori i loro programmi in materia di
istruzione". Programmi, per ora, latenti in materia. E ovviamente diversi.
"Ma che dovrebbero aprirsi tutti - sottolineano i firmatari - con questo
preambolo: sia le riforme, sia il governo e la vita della scuola a tutti i
livelli dovranno ispirarsi ai criteri di merito e responsabilità". Valerio
Vagnoli è preside di un istituto tecnico fiorentino e si dispera perché i
professionali - il grande oceano dell'istruzione secondaria, rispetto al quale
i licei sono l'isola abitata da una élite - "perdono per strada tra il 25
e il 30 per cento degli iscritti ai primi due anni". E il suo collega
Mario Rusconi, che dirige uno scientifico a Roma, si lamenta "perché il
reclutamento dei docenti avviene solo sulla base della precarietà
storica". Sui banchi italiani siedono 7 milioni e 700mila alunni. In
cattedra, circa 700mila professori: spesso precari, sempre mal pagati. Il 44
per cento dei ragazzi che nell'anno nuovo si portano sulle spalle un debito,
devono recuperare in matematica. Mario Pirani ha ricordato i dati dell'indagine
Pisa-Ocse secondo cui la percentuale di giovani che non capiscono il senso del
testo che leggono, "negli ultimi anni è passata dal 44 al 50,9 per
cento". E ha ripetuto lo strafalcione "l'addove" in un elaborato
del concorso sostenuto da 5000 candidati per entrare in magistratura,
"dove 53 posti sui 380 previsti non sono stati assegnati per l'ignoranza
degli aspiranti". Lo spettro che si aggira tra i banchi scolastici,
secondo i firmatari, è un mostro a tre facce: ha il sorriso del sei garantito
"ereditato dal Sessantotto", l'espressione bonaria "del
pedagogismo più efferato" e il ghigno che ha trasformato, "da destra,
ma anche da sinistra, il servizio pubblico della scuola in un'azienda". E
se Giorgio Israel, matematico della Sapienza, s'appella "perché nessuno si
sogni di togliere i compiti a casa", il "Partito del merito"
chiede a chi vincerà le elezioni di non demolire l'opera del ministro Fioroni:
la reintroduzione dei membri esterni nella commissione della maturità e la
riproposizione della prova di recupero del debito ai primi di settembre. Nel
segno del ritorno all'ordine.
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
R2
Il caso Così Israele colonizza il mare MARCO ANSALDO
dal nostro inviato Tel aviv Colonizzare il mare, l'ultima grande sfida di Israele. Per
raggiungere questo sogno il primo passo potrebbe essere rappresentato da un
intrigante progetto edilizio, appena approvato a Tel Aviv. Il piano riguarda infatti lo
sviluppo di una vasta area compresa fra la parte nord della città e la marina
del vicino centro di Herzliya. Non è escluso, in futuro, l'uso di piattaforme
per avanzare, e "rubare" così spazio all'acqua. SEGUE A PAGINA 43.
( da "Opinione, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Gio, 27 Mar 2008
Edizione 60 del 27-03-2008 Scelta personale rispettabile ma eccessiva
spettacolarizzazione La crociata di Allam, rovescio della medaglia di Romano
Bracalini Tra le grandi religioni monoteiste l'Islam è quello rimasto fermo a
una visione totalizzante, arcaica e immutabile nei secoli. Tutto è scritto nel
libro. Nulla è lasciato al dubbio." Colui che non crede in Dio, dopo aver
creduto, sarà punito. L'apostasia volontaria devesi punire severamente,
perdonabile quella imposta"(Sura XVI 108). Alla luce di questa dura e
arcigna verità divina, la conversione del giornalista egiziano musulmano Magdi
Allam al cristianesimo, conversione celebrata con rito solenne e vasto clamore,
ha suscitato scandalo, perplessità e rumore (e non c'è dubbio che si voleva
esattamente questo), perché se da un lato la scelta merita rispetto, specie per
i pericoli e i rischi che comporta per un musulmano, dall'altra accresce i
nostri dubbi quanto a spontaneità del gesto, specie per la pompa che lo ha
accompagnato: San Pietro, il Papa, il cero acceso esibito. Difficile non
scorgervi, in un crescendo di ostilità reciproca tra il giornalista e l'Islam
abiurato (e forse disprezzato più del necessario), un significato politico, una
carica di risentimento, che sempre la religione abbandonata suscita negli
"spretati", e un bisogno di testimonianza e di esibizione che male si
accorda con l'intimità e la natura di una scelta individuale e privata.
Qualcuno, senza sbagliare troppo, ha parlato di "fanatismo"
all'incontrario. Noi non vogliamo esprimere giudizi; e questo costume di
rispettare ogni convinzione appartiene alla nostra natura di laici
"volterriani": ciò non ci impedisce di notare con qualche
sbigottimento e timore una ripresa di antichi motivi di appartenenza e di
orgoglio che in altri tempi hanno fatto scorrere fiumi di sangue in Europa ed
eretto muri di divisione e di odio. Altro che fratellanza universale! Magdi
Allam, pur accingendosi al gran rifiuto e compiendo un gesto di umano coraggio,
ha fatalmente (e forse inconsapevolmente) attinto al suo originario bagaglio di
umori e di cultura se ha creduto che nell'Europa cristiana ma laica una
conversione per quanto "scandalosa" fosse ancora una testimonianza di
emancipazione e di libertà. L'Europa moderna rifugge da queste manifestazioni relegandole
alla sfera privata e in ciò sta la consapevolezza critica dei nostri successi e
dei nostri fallimenti nei secoli. Sappiamo che Magdi Allam è sottoposto a un
duro regime di protezione,che gira sotto scorta:ciò è dovuto a una sua precisa
scelta di vita. Ma come musulmano, o ex musulmano, ci sembra tuttora
prigioniero di un pregiudizio religioso quando il carattere prevalente
dell'Occidente liberale è piuttosto la libertà individuale e la tolleranza
della ragione. Non vorremmo che alla base della sua scelta ci fosse la medesima
volontà di "sottomissione" che ispira l'Islam più integralista e
fanatico. In questo caso alla spinta di un fanatismo ne avrebbe corrisposto un
altro, che non potremmo ugualmente condividere. Ci si consenta di aggiungere
che guardiamo sempre con sospetto alle conversioni estreme, specie quelle che
maturano nel rovello della solitudine e della paura e che per questo ci
sembrano più nutrite di astio che di amore. La religione nei secoli passati, e
sotto ogni tirannia antica e moderna, è sempre stata un simbolo forte di
appartenenza che si accompagnava allo spirito patriottico. Servì ai primi
cristiani per sopravvivere ai romani; se ne servirono i baltici e i polacchi
per non soccombere al neopaganesimo sovietico. E' probabile che serva ad Allam
per difendersi dalle vendette dell'Islam; ma a noi laici europei, nati
cattolici, praticanti e non credenti, questo discorso ci riporta indietro di
secoli quando le guerre si facevano nel segno della croce e poi abbiamo smesso
di farle senza cessare di trovare altri buoni motivi per scannarci a vicenda.
Allam vede la completa emancipazione e promozione "occidentale" nella
devozione alla Chiesa di Roma che non è stata sempre così tollerante e
accondiscendente. Nel
( da "Opinione, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Gio, 27 Mar
2008 Edizione 60 del 27-03-2008 Gli egiziani stanno costruendo una barriera
militare al confine con Gaza Il muro arabo e il silenzio di Michael Sfaradi
Nell'edizione delle 20,30 del 19/03/2008, il telegiornale della seconda rete
israeliana ha mandato in onda un servizio dal confine fra la striscia di Gaza e
l'Egitto che riguardava la costruzione del muro che divederà i due territori.
Quando la striscia di Gaza era sotto controllo israeliano, la linea di confine
era demarcata da un semplice divisorio metallico che stava lì dalla fine della
guerra dei sei giorni. Proprio questo è stato fatto saltare con gli esplosivi
dai "militanti" di Hamas il 23 Gennaio scorso,
"ufficialmente" per permettere ai civili di rifornirsi di beni di
prima necessità e a loro, ma questo è passato sotto silenzio, per introdurre
quante più armi possibile compresi i missili Grad che sono stati lanciati
contro Asquelon. Le riprese non lasciano dubbi, stavolta gli egiziani fanno sul
serio. I lavori sono portati avanti dal genio dell'esercito e non c'erano
civili impiegati nella mano d'opera. Un ufficiale, intervistato dall'inviato
della televisione e che è voluto rimanere anonimo, ha spiegato in poche parole
il progetto di divisione netta e totale che il governo egiziano vuole mettere
in atto al confine fra il Sinai e i territori sotto il controllo di Hamas. Il
muro andrà a coprire tutta la linea di confine che coincide, pressapoco, con
quella che gli israeliani chiamano "Philadelphia Line". Sarà alto tre
metri in superficie e proseguirà, sotto terra per altri tre metri, questo per
rendere più difficile la costruzione di tunnels per il trasporto d'armi di
contrabbando. Il muro non prevede valichi di frontiera e sarà dotato di
apparecchiature elettroniche per la rilevazione di persone in avvicinamento,
sia al livello terrestre che sotterraneo. Ci saranno torrette e militari di
guardia pronti a far fuoco contro chiunque cerchi di avvicinarsi. Questi
lavori, fatti con una celerità inusuale nel mondo arabo, lasciano spazio ad
alcune riflessioni ed ad alcuni interrogativi ai quali vale la pena dare una
risposta valutandola con l'ottica e con i parametri mediorientali. Il Governo
Egiziano è stato per troppo tempo nella scomodissima situazione di non saper
come comportarsi, trovandosi fra l'incudine delle critiche israeliane ed
americane sulla facilità con la quale i palestinesi riuscivano a contrabbandare
armi verso la striscia di Gaza ed il martello dell'opposizione interna, guidata
dai "Fratelli Musulmani", che al contrario chiedevano di chiudere
occhi, bocca, naso ed orecchie sulle attività di Hamas al confine Sinai - Gaza.
La costruzione di questo muro, secondo alcuni esperti internazionali, vuole
innanzi tutto essere un messaggio chiaro sia ad Hamas che non saranno più
tollerati contrabbandi di nessun genere e forzature come quelle del gennaio scorso,
sia verso i loro fornitori (Siria ed Iran) ai quali in questo modo viene
chiesto, in maniera sottintesa, la cessazione della vendita di armi destinate
alla striscia di Gaza. Vuole poi essere un messaggio all'opposizione interna
per far capire che e' finito il tempo del ricatto e che il governo prende le
sue decisioni autonomamente senza più sentirsi sotto continua minaccia. Nello
stesso tempo vuole confermare la volontà egiziana di mantenere gli impegni
presi con Israele e gli Stati Uniti su tutti i protocolli
degli accordi di pace di Camp David. Ma perché il progetto del muro non prevede
valichi di passaggio, pedestre ed automobilistico, apribili nel momento in cui
la situazione tornasse tale da poter permettere un normale transito di persone
e mezzi com'era prima del colpo di stato di Hamas? Come mai il cordone che
l'Egitto sta costruendo intorno a Gaza deve essere impenetrabile? Cosa deve
preservare? Considerando che la notizia non è riservata, segreta o censurata,
perché i media l'hanno completamente ignorata? Il muro di
difesa che Israele ha
costruito al confine con la Cisgiordania, per impedire che i terroristi suicidi
penetrassero in territorio israeliano, ha dei valichi attraverso i quali,
previo controllo dei documenti e doganali, si può transitare da e verso Israele. Se non ci fossero stati
centinaia di attentati i tempi di transito e controllo sarebbero infinitamente
più brevi. Questo muro e le sue recinzioni, che servono solo a salvaguardare la
popolazione civile israeliana ha fatto drasticamente diminuire gli attentati
terroristici negli ultimi anni, e nonostante questo è stato contestato ed ha
scatenato decine di manifestazioni di protesta in tutto il mondo. A causa sua
sono state firmate diverse risoluzioni dell'ONU che hanno condannato Israele tante di quelle volte che ormai abbiamo perso il
conto. Perché il muro che sta costruendo l'Egitto, che alla fine sarà una
barriera impermeabile, passa sotto silenzio? Perché gli organi di stampa
internazionale sono muti, sordi e ciechi e non ne danno notizia? Chi è che
decide cosa si deve sapere e cosa no di ciò che succede in Medio Oriente? Dove
sono i difensori della pace? Non un arcobaleno né una manifestazione, e l'ONU è
in ferie.
( da "Opinione, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Gio, 27 Mar
2008 Edizione 60 del 27-03-2008 Intervista a MAREK HALTER / Quando l'ira è un
appello al senso di giustizia di Caterina Giannelli Ha ottenuto numerosi
consensi il fondatore del movimento "SOS Racisme" e del Comitato
internazionale per la pace negoziata in Medio Oriente, Marek Halter, ospite al
forum internazionale "La politica dell'impresa", organizzato
dall'Associazione culturale Progetto Emilia Romagna venerdì 14 marzo nella sede
della Confindustria di Modena. E' stata una importante occasione per discutere
con il noto scrittore ebreo della sua recente pubblicazione "La mia
ira" (Spirali ed.). L'ira è un sentimento politicamente scorretto, perché
ha intitolato questo libro "La mia ira"? E' risentimento o si tratta
di qualcos'altro? L'ira non è risentimento, ma è un'espressione del nostro
senso di giustizia. Quando vediamo un'ingiustizia, ad esempio un uomo disteso a
terra morente e privo di soccorsi, difficilmente restiamo indifferenti. Penso
che l'ira sia espressione di ottimismo perché suscita nella gente un senso di
indignazione che riporta l'attenzione a ciò che è essenziale, scuotendo la
coscienza degli uomini. Quali sono i motivi per cui ha dedicato la sua vita
alla battaglia per la pace e i diritti dei popoli, anziché limitarsi a fare il
pittore o lo scrittore di libri che hanno venduto milioni di copie? Avrei
potuto, infatti, continuare a scrivere libri di successo, ma sono anche un uomo
che è indignato per le ingiustizie che esistono. Tutti i giorni espelliamo
dalla Francia giovani e donne che vengono per trovare un po' di lavoro e felicità,
mentre in Asia o in Africa muoiono di fame. Per queste ragioni in quanto
scrittore non posso restare insensibile. Ho organizzato delle manifestazioni
con i Comitati Ingrid Betancourt (la giornalista francese, tenuta prigioniera
dai terroristi latino americani della FARC), di cui sono presidente, per
sostenere la sua liberazione. Sono convinto che, finché continueremo a
manifestare per lei, Ingrid Betancourt resterà in vita. Se smettiamo di
manifestare, quelle bande di guerriglieri marxisti la uccideranno
nell'indifferenza generale, perché gli assassinii non avvengono mai in piena
luce. Durante l'epoca fascista le persone venivano arrestate all'alba, quando
tutti dormivano. Nel momento in cui accendiamo l'attenzione sull'ingiustizia,
noi salviamo delle persone. E' quello che ho fatto. Dopo la cessione della
"Striscia di Gaza" la situazione in Medio Oriente sembra giunta a uno
stallo. Quali sono le possibilità per cui Israele possa ritrovare la pace? E'
difficile accettare Israele
per i paesi che gli stanno attorno perché è una democrazia che si trova in una
regione musulmana. Confondendo l'appartenenza a una nazione con l'appartenenza
a una religione, l'islam ha difficoltà ad accettare un corpo differente al suo
interno, ancora di più perché questi paesi non sanno cos'è la
democrazia. Se Israele aprisse un dialogo con il mondo
arabo, diverrebbe sovversivo e metterebbe in questione la maggior parte dei
paesi totalitari o di potere religioso che lo circondano. Questo è il vero
problema. Se avessimo lasciato che israeliani e palestinesi si confrontassero
uno di fronte all'altro rispetto alle loro rivendicazioni nazionali, saremmo
arrivati a qualcosa. Ho scritto nel mio libro che bisognerebbe lasciare Dio da
parte, in tre è difficile fare la pace. Molti intellettuali italiani hanno
chiesto che venga boicottato il Festival del Libro di Torino, dedicato
quest'anno a Israele e la stessa cosa è avvenuta per
il Festival del Libro di Parigi. Lei ha considerato questo
"un'imbecillità", e queste parole hanno comportato duri attacchi da
Dario Fo. A che punto si trova la questione? Non si boicotta il libro,
altrimenti non avrebbe senso continuare a scrivere. Uno scrittore utilizza la
parola, parla, vive e scrive, perciò bisogna rispettare le idee che non sono le
nostre. Ciascuno scrittore apporta un'idea, una visione del mondo, per questo
ci sono la letteratura, i libri, le biblioteche. Per uno scrittore invitare a
bruciare un libro è un suicidio, è un suicidio personale e collettivo, è
l'autodafé, dunque un'imbecillità completa. Ricorrere a un gesto del genere per
solidarizzare con i palestinesi è anche indice di ignoranza. Infatti, la
maggior parte degli scrittori israeliani che sono alla Fiera del libro di
Parigi e poi andranno a quella di Torino sono israeliani che si battono per i
diritti dei palestinesi. C'è qualcosa che si omette di dire perché c'è la
volontà di distruggere Israele. Occorre considerare
poi un altro aspetto veramente criminale. Da Caligola all'inquisizione
spagnola, dal re Luigi di Francia alla notte dei cristalli in Germania, tutti
quelli che volevano distruggere Israele hanno capito
che gli ebrei attraversano i secoli perché hanno una cultura radicata nel
libro, perciò per liquidarli bisogna prima di tutto bruciare i libri. Dunque,
la mia ira è giustificata. Ho attaccato qualche personalità italiana che aveva
lanciato l'appello per il boicottaggio del libro alla Fiera di Torino. Dario Fo
ha risposto che inizialmente ha esitato nel proporre il boicottaggio del libro.
Un uomo intelligente è colui che può cambiare la propria opinione. Sono
soddisfatto perché questa polemica ha fatto cambiare opinione a un certo numero
di grandi scrittori italiani.
( da "Avanti!" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
LE INCOMPRENSIBILI
POLEMICHE DI PANNELLA&C. SULLA CONVERSIONE DI MAGDI ALLAM Radicali e
religione, rapporto schizofrenico 27/03/2008 Valli a capire questi radicali.
Prima gridano all'ingerenza della Chiesa cattolica nelle faccende interne della
Repubblica italiana e poi sostengono le sacrosante ragioni della libertà del
Tibet incontrando e sostenendo non solo le autorità laiche di Lhasa, ma anche
mettendosi in fila a Dharamsala per incontrare il Dalai Lama, capo del buddismo
e incarnazione (niente meno) del Buddha. Ancora. Prima si stracciano le vesti e
sono giustamente pronti a digiunare a oltranza per farsi paladini della libertà
religiosa dei cristiani "montagnard" del Vietnam, ma se un musulmano
come era Magdi Allam liberamente decide di convertirsi al cattolicesimo e di
testimoniarlo ai nuovi fratelli di fede (la testimonianza del proprio amore per
Dio è parte integrante della professione di fede cattolica, come ha ben
spiegato Renato Farina su "Libero" di ieri), ecco che questo viene
considerato un attacco ai musulmani, che avrebbero, sempre a detta dei
radicali, tutte le ragioni di lagnarsene, perché Allam aveva sì il diritto di
convertirsi ma avrebbe dovuto farlo "intimamente", con la massima
discrezione possibile. E poco importa se migliaia di persone cattoliche si
sono, viceversa, convertite alla fede di Maometto alla luce del sole e nel
pieno rispetto della loro scelta, senza - per intenderci - che dalla Cei
partissero missive dal tono minaccioso all'imam o senza che il convertito fosse
condannato a morte dagli ex parrocchiani. Di più. Questa fantasiosa tesi
dell'attacco al mondo islamico ordito dal Papa in combutta con Allam viene
corroborata dalla sempre puntuale Radio radicale con un'intervista ad hoc
all'ebreo e comunista Furio Colombo. L'ex direttore de "l'Unità" ha
sostenuto, con la brillante retorica che gli è propria, che, con il battesimo
in San Pietro del vice direttore della "Corriere della sera", Benedetto
XVI avrebbe inferto un duro colpo al dialogo interreligioso in quanto avrebbe
voluto dimostrare che "tra le tre grandi religioni monoteistiche l'unica
che porta la verità e la pace è quella cristiana". Ma pensa un po': e cosa
dovrebbe dire il Papa di Santa Romana Chiesa? Cristo, Buddha, Maometto o Zeus
alla fine è la stessa roba, scegliete voi? Sorvola Colombo, invece, sul fatto
che proprio la religione ebraica è la religione del "popolo eletto" e
che ancora oggi negli ambienti ultraortodossi (che certo
non possono dirsi ininfluenti né in Israele, né in tante altre importanti comunità della diaspora) la
conversione da un'altra religione all'ebraismo è considerata un evento a dir
poco straordinario e guardato comunque con sospetto. E a proposito di dialogo,
poi, Colombo fa finta di non sapere che in Israele le comunità cristiane se la passano assai male, perché lo
Stato ha deciso di aumentare le tasse degli istituti religiosi e così mantenere
viva la fede insegnata da Gesù proprio nei luoghi in cui Lui ha predicato sta
diventando, per cattolici e ortodossi, sempre più difficile. È vero. Magdi
Allam avrebbe potuto compiere il suo passaggio alla religione cattolica anche
in una piccola chiesetta di periferia. Questo non avrebbe tolto nulla alla
festa e alla gioia di Magdi e della Chiesa. Ma Allam ha voluto, con la sua
esposizione mediatica, dare forza a tutti quei musulmani che, venuti a contatto
con il messaggio di Cristo, hanno in animo, anche loro, di convertirsi, ma non
trovano il coraggio di compiere il passo per paura di essere perseguitati e
uccisi. L'apostasia, infatti, ancora oggi - quattordici secoli dopo Maometto -
non è accettata dall'Islam e viene punita con la morte. Allam, da buon
cristiano, ha mostrato al mondo che è pronto a offrire la sua vita per
testimoniare che si può decidere - liberamente - di corrispondere all'amore di
Dio. Anche senza il permesso dei "benpensanti"?.
( da "Voce d'Italia, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Economia mercato
delle TLC La Tre e' in vendita Hutchison Whampoa ha avviato le trattative per
vendere la controllata Tre Italia Milano, 27 mar.- Hutchison Whampoa, la H3G
presente sul mercato delle telecomunicazioni con il marchio
( da "Secolo XIX, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
David bidussa
L'uscita pubblica di Nicolas Sarkozy a proposito della sua possibile assenza
all'apertura dei giochi olimpici a Pechino l'8 agosto, posizione ribadita anche
ieri a Londra nella conferenza stampa con il premier inglese Gordon Brown, è
stata accolta come un modo per recuperare un consenso perduto o un'immagine
appannata. Quel gesto, tuttavia, non è né gratuito, né banale. Forse è anche
meno strumentale di ciò che sembri. L'uscita di Sarkozy, a un primo livello
testimonia che, ancora una volta, all'appuntamento con i problemi che suscitano
la mobilitazione sui diritti, gli europei o non arrivano o balbettano. In ogni
caso stentano a trovare individuare una posizione intorno a cui attestarsi. Ciò
non indica solo un deficit di cultura politica. Ripropone una questione
consolidata e mai risolta della fisionomia dell'Unione europea almeno
nell'ultimo quindicennio. In senso lato il campo è quello della politica
estera. In senso ristretto e concreto, e dunque più direttamente richiamato,
c'è la questione delle aree e degli scenari da cui ci si sente chiamati in
causa. Finora la politica estera dell'Ue ha di fatto ragionato sugli scenari di
confine, ovvero si è espressa in merito a politiche "regionali". Ha
scelto così nel tempo di impegnarsi - in forme non sempre limpide e univoche -
prima nel conflitto nella ex-Jugoslavia, poi nella questione mediorientale,
intervenendo in forma diretta in Libano dopo la guerra dell'estate
( da "Unita, L'" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del La banda Oto musicisti della banda della polizia di
Alessandria d'Egitto sono in trasferta in Israele per inaugurare un circolo culturale arabo. A Telaviv prendono un
autobus locale e approdano in un borgo sperduto nel deserto. Presto si
accorgono di aver sbagliato destinazione, ma ora non resta che suonare e
aspettare la prossima corriera..La musica ha il potere di andare al di
là delle differenze culturali e linguistiche. Esordio registico per
l'israeliano Colirin. di Eran Colirincommedia.
( da "Unita, L'" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Tutti i muri che intrappolano la democrazia di Adele Cambria O
rmai devono essere passati più di vent'anni dal primo sbarco di immigrati che
minacciava di farsi "di massa" sulle coste italiane. Erano gli
albanesi che arrivavano, e c'era chi - un uomo politico che si dice cattolico,e
si propone oggi come uno dei leader in corsa elettorale - invocava una sorta di
contraerea marittima. In seguito saremmo riusciti purtroppo, anche se
involontariamente, ad affondargliene una, di carrette del mare, impattandola
con la corvetta "Sibilla": era il 28 marzo 1997. Andai a Brindisi sette
mesi dopo per fare la cronaca dello sbarco delle salme degli albanesi
ripescati, e c'erano i parenti arrivati dall'Albania, con i mazzi di fiori
annodati nei lucidi nastri viola, ad aspettare i loro morti. Fu in
quell'occasione che, per la prima volta (da qualche italiano) sentii parlare di
muri: da erigere su tutte le coste del nostro Paese, circa ottomila chilometri
di muri. M'è tornata in mente questa vecchia storia ascoltando ieri mattina,
nel silenzio assoluto dell'affollatissima Aula Magna del Dipartimento di
Filosofia di Roma Tre, la relazione della filosofa statunitense Wendy Brown.
Per la prima volta in Italia, ha partecipato, insieme a Judith Butler,
anch'essa docente a Berkeley, alla giornata di studio Sovranità, confini,
vulnerabilità. Per quasi tre ore, Chiara Ingrao è riuscita a trasmetterci,
nella sua densa ed originale complessità, il pensiero di questa filosofa
femminista che insegna Scienza politica all'Università californiana di
Berkeley. "I nuovi muri - esordisce con amara ironia - hanno cominciato a
striare il globo, poco dopo il crollo delle bastiglie della guerra fredda in
Europa, un crollo materializzato dalla caduta del muro di Berlino, e mentre si
celebrava la fine dell'apartheid in Sudafrica". Ed elenca: "Non solo il muro di Israele che serpeggia attraverso la West Bank, non soltanto quello
costruito nel sud della California, sul confine degli Stati Uniti con il
Messico - se completato, sarà il più lungo nella storia occidentale, a
compensare ironicamente, in orizzontale, la perdita del record verticale
americano degli edifici più alti del mondo, cioè le due torri abbattute
l'11 settembre.". Ma ce ne sono molti altri. "Il Sudafrica, sta
mettendo a punto un complicato sistema interno di muri e checkpoints, mentre
già funziona una controversa barriera elettrificata lungo i confini con lo
Zimbabwe. L'Arabia Saudita ha eretto un muro di mattoni alto tre metri lungo i
confini con lo Yemen e sta pensando di rinchiudere il suo intero Paese dentro
un muro". La scoperta di tutti i muri che minacciano di intrappolarci,
isolarci, dividerci - persino Indira Gandhi ne progettava uno per separare
fisicamente Pakistan e Bangladesh dall'India - si snoda in una vera suspence,
affidata alla voce gentile di Wendy. Ma è l'interpretazione che la studiosa ne
dà ciò che più conta. Viviamo in mondo che si dice globalizzato - questa la
sostanza del discorso - in un'epoca di comunicazione costante e di connessione
virtuale, ma la democrazia contemporanea è costretta a re-inventare il muro.
Perché? La risposta che la studiosa dà sta nella "Sovranità porosa".
Sarebbe ottima cosa se la sovranità nazionale degli Stati si attenuasse per
consentire ai diritti umani di imporsi come prima esigenza dei popoli. Ma,
viceversa, il fenomeno s'è sviluppato sotto la bandiera della globalizzazione
economica, del neoliberismo e del mercato. Sintentizzando il discorso di Brown:
"Residua una sovranità dai cui "pori" riescono a passare
comunque persone e cose, ed essa rimane a presidiare simbolicamente l'immagine
d'autorità dello Stato, producendo xenofobia e razzismo". Nel ricordo di
Brindisi, aggiungerei anche producendo morti. Non che Wendy Brown non ne abbia
parlato: dei morti elencati, per esempio, sulle colorate teche apposte lungo la
triplice barriera d'acciaio che sbarra l'ingresso in California dei messicani e
delle messicane pronti a morire per un lavoro clandestino di manovale o di
badante negli Stati Uniti. "E gli States - sottolinea Brown - hanno
bisogno di quella manodopera a basso prezzo". "A ben vedere -
conclude - i nuovi muri non sono affatto antitetici al trend della
globalizzazione governata dal mercato. Perché consentono di regolare i flussi
dei disperati a seconda delle proprie necessità. E nel momento in cui non
servono, non ci si fa scrupolo di intimidirli". E qui Wendy ci fa vedere,
in un altra diapositiva, un cartello, sempre posto sul confine tra California e
Messico: "I terroristi adorano i confini incustoditi - Ricorda l'11
settembre". "Ma che cosa c'entra - si chiede - l'11 settembre con
l'immigrazione dei messicani poveri?" La raccomandazione che la studiosa
fa al popolo di sinistra (e femminista) che riempie l'Aula Magna, è quella di
non prendere troppo sul serio la strategia dei muri. "In molti modi -
avverte - le nuove muraglie hanno mere funzioni teatrali. Sono rappresentazioni
sceniche di un potere ormai illusorio, costretto per difendersi a violare le
regole". D'accordo, ma quando "viola le regole", uccide. LA
FILOSOFA WENDY BROWN per la prima volta in Italia spiega la contraddizione,
apparente, tra la globalizzazione e il continuo innalzamento di barriere nel
mondo che dividono i ricchi dai poveri.
( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina III - Roma
Comunità ebraica, undicimila al voto tre liste in corsa per il nuovo presidente
GABRIELE ISMAN Undicimila al voto domenica dalle 8 alle 22.30 per il rinnovo
del consiglio della Comunità ebraica romana che cerca un nuovo presidente:
Leone Paserman, dopo due mandati, infatti, ha scelto di non ricandidarsi. In
tutta la città sono otto i seggi in cui possono votare gli iscritti alla
comunità che abbiano compiuto i 18 anni: potranno scegliere fino a 16 nomi
anche da liste diverse. Ventotto i consiglieri da eleggere: tra questi, vi sarà
anche il futuro presidente che poi sceglierà i suoi otto assessori. Tre le
liste, ognuna con 16 candidati: "Per Israele", maggioritaria con 15
seggi su 28 alle ultime elezioni di 4 anni fa, da cui proveniva anche Paserman,
ora guidata dall'attuale vicepresidente Riccardo Pacifici, che punta alla
promozione al vertice; "Per i giovani insieme", guidata da Victor
Magiar, Roberto Coen e Claudia Fellus; e la novità della terza lista,
"Yachad", che in ebraico significa "insieme". SEGUE A
PAG.VIII SEGUE A PAGINA VIII.
( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina X - Roma
Comunità ebraica domenica al voto GABRIELE ISMAN "Vincano i migliori"
dice il rabbino capo Riccardo Di Segni rivolto a tutti, mentre sul web e fuori
i candidati sfruttano le ultime ore di campagna elettorale prima del riposo del
sabato. Oltre al nuovo presidente, col voto di domenica verranno eletti anche i
40 membri della Consulta, l'organo consultivo della Comunità. Ma in cosa si
differenziano le tre liste? Pacifici, a nome dei suoi candidati, rivendica i
risultati di questi anni: "Abbiamo mantenuto le promesse elettorali. Il
museo ebraico è stato rinnovato, l'ospedale israelitico rilanciato, la Casa di
riposo costruita, nel 2007 abbiamo ospitato le Maccabiadi, sono aumentate le
iscrizioni alla scuola ebraica, e abbiamo sostenuto sempre
e comunque le ragioni di Israele". I giovani di Magiar, Coen e Fellus sperano di migliorare
il risultato del 2004, quando ottennero 13 consiglieri. Tra i capisaldi del
programma, "sostegno a Israele, partecipazione, confronto costruttivo delle idee" ma anche
"accoglienza, trasparenza nella gestione comunitaria, sobrietà e misura
nei rapporti con l'esterno senza prevaricare le competenze dell'Unione
delle Comunità". La terza lista, Yachad, presenta tra gli altri Angelo
Pavoncello, David Sermoneta, Daniela Debash ed è guidata da Raffaele Pace,
presidente di Kadima Italia. "E' la prima volta che ci presentiamo alle
elezioni. Non ci piace come fino a oggi è stata gestita la comunità, e crediamo
serva più pluralità nel rappresentare l'ebraismo romano" spiega Pace,
"noi non ci identifichiamo né con la lista di destra né con quella di
sinistra: noi vogliamo dare voce a tutti gli ebrei di Roma". Collocazioni
politiche che, va sottolineato, le altre due liste non riconoscono. I loro siti
sono: www. perisraele. it, www. per-i-giovani-insieme. net e www.yachadroma.
it.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cronaca Italiana
Pagina 113 I conti degli italiani sono
( da "Corriere della Sera" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-03-28 num: - pag: 52 categoria: REDAZIONALE LA BANDA La voglia di pace tra arabi e israeliani Un
giovane israeliano fa subito centro, anche da noi ottimi incassi, con un film
sincero e diretto in cui non si ha paura di esprimere la voglia di
comunicazione tra ebrei ed arabi, immaginando con arguzia che otto suonatori
della banda egiziana cerchino rifugio in un paesino israeliano. Convive
il massimalismo della proposta ideologica col minimalismo della realizzazione,
una notte di piccole conoscenze, di solitudini, abissi inespressi, voglia di
affetto. Ma non s'alza mai la voce, i fattori umani sono il contesto di una
storia a piccolo punto psicologico con alcuni ritratti della banda che colgono
nel segno (il fan di Chet Baker) nel puzzle sentimentale. Una no man's land
dove Eran Kolirin racconta, tenendoci per mano, come e quanto sia diffusa la
voglia di comprensione, amore e conoscenza, palleggiando poche parole e molti
silenzi di attori molto espressivi. (m. po.) ---------- voto8.
( da "Corriere della Sera" del 28-03-2008)
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Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-03-28 num: - pag: 52 categoria:
REDAZIONALE PER UNO SOLO DEI MIEI OCCHI L'eredità di Sansone il primo kamikaze
Il titolo di questo forte documento di Avi Mograbi, regista
israeliano scomodo e paragonato a Michael Moore e a Moretti, fa parte della
preghiera che fa Sansone (fu primo kamikaze?) per sconfiggere i Filistei, ma
viene usato come slogan dalla fazione di un rabbino razzista ucciso a New York.
Rifacendosi sia all'eroe biblico sia alla battaglia di Masada, Ebrei contro
Romani nel 66 d. C. il film ripercorre due momenti furiosi della storia,
li mescola con la cattività del popolo palestinese oggi, mostrando le peggiori
conseguenze della lotta. E mentre a Masada si fa quasi un gioco di società -
contro i romani pregheresti, ti suicideresti o lotteresti? - l'autore, per 100
giorni con telecamera, telefona all'amico palestinese e parla dell'essere-non
essere. (m. po.) ---------- voto 7,5.
( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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Firenze Linea 77 alla Flog "La nostra rabbia rock diventa
esistenziale" Il gruppo simbolo di okkupazioni e centri sociali presenta
il nuovo "Horror vacui" FULVIO PALOSCIA Dicono di non essere cambiati
da quando suonavano nei centri sociali autogestiti, da quando erano gli eroi
delle okkupazioni. è la realtà dell'antagonismo che è mutata dal 1993, anno di
nascita del furente hardcore dei torinesi Linea 77, stasera dal vivo alla Flog
(alle 22, supporter i Dufresne che aprono alle 22,15 la serata che chiuderà poi
con la Turborockdance di Misterferri dj): "Il G8 di Genova - racconta Emo,
voce del gruppo - è stato un punto di non ritorno. Da lì in poi, il movimento
si è diviso, distrutto dalla sua incapacità di resistere alle forze del mondo,
divorato dall'autoreferenzialità, in mano alla totale approssimazione.
All'estero non è così. In paesi come l'Austria e la Germania i centri sociali
sono motori di produzione culturale che si relazionano con il vissuto di chi li
frequenta. Discutendo esclusivamente della Palestina, si perde il contatto con la
realtà che ci circonda nel quotidiano, con questa Italia allo sbando politico e
sociale". Nell'Horror vacui che dà il titolo all'ultimo album dei Linea 77
- la cui rabbia intelligente gli è valsa nel tempo anche importanti
riconoscimenti dell'establishment come gli Mtv Award - c'è anche questo "impoverimento
dell'antagonismo e delle occupazioni negli anni Novanta, i centri sociali erano
un luogo di identificazione collettiva. Oggi c'è solo individualismo".
Registrato a Los Angeles, prodotto da Toby Wright (esperto di suoni tesi e
duri, già al banco di regia di album di Korn, Metallica, Alice in chains),
Horror vacui è "un album di rabbia, di solitudine; di gesti, parole e
sentimenti non più condivisi". Con immutato orgoglio, i Linea 77 alzano la
voce e la testa "perché la musica è sempre un appiglio. La nostra
denuncia, però, non è sociale e politica. è prima di tutto esistenziale".
Sogni risplendono è scritta da Tiziano Ferro, che presta anche la sua voce: una
provocazione nei confronti del pubblico duro e puro? "Non solo - risponde
Emo - avevamo voglia di entrare in contatto con un personaggio che appartiene
ad un immaginario così distante dal nostro da risultarci sconosciuto. In
un'intervista, Tiziano aveva dichiarato che uno dei suoi sogni era lavorare con
noi. Lo abbiamo cercato subito. Non sapevamo a cosa saremmo andati incontro:
abbiamo deciso di lavorare su quel pezzo facendoci influenzare non dal
contesto, ma dalle potenzialità. Tiziano si è rivelato hardcore più di tante
persone che si spacciano per tali, ha una mentalità aperta, libera da sovrastrutture
ideologiche e politiche. Lo zoccolo duro del nostro pubblico ha storto il naso.
I fan di Tiziano, invece, si sono avvicinati con grande leggerezza e
disponibilità a questa collaborazione. Convinti che la diversità vada
esaltata".
( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Avi Mograbi Sansone,
il cattivo maestro del kamikaze Cristina Piccino Avi Mograbi con Moretti e
Michael Moore - anche se humour e geografie hanno una cifra diversa - dichiara
in comune un linguaggio aperto, diretto, semplice, dunque modulato su più
livelli nel racconto della realtà. Che è messinscena, gioca tra diversi piani,
intreccia voci e riflessioni per liberare un disegno compatto ma sempre
mutevole. Il "set" di Mograbi è Israele,
dove è nato nel '56, generazione di Gitai ma "tecniche" diverse:
Mograbi è "attore-autore", sceglie cioè di esporsi nei film, oltreché
dirigerli (ne è anche fonico, sceneggiatore e montatore), e molto del respiro
narrativo rimanda alla sua fisicità. In questa relazione la macchina da presa
diviene un mezzo investigativo che segue e precorre l'oggetto del suo cinema:
il conflitto tra Israele e Palestina
smontato nelle sue versioni ufficiali e ricomposto per feroci contraddizioni.
Ma allo stesso modo che nel cinema di Gitai non è una questione locale, in
gioco ci sono strategie e meccanismi che vanno oltre un singolo paese, comunque
punta estrema di una Storia sempre attuale e molto più complessa. Per uno solo
dei miei occhi è un documentario nella cifra più ricca del "genere",
un reale vero perché costruito nei dettagli, indagato in profondità. Fandango,
che distribuisce, conferma una sensibilità poco comune nei confronti del suo
lavoro. Molto ci dice Mograbi su cosa significa "occupazione", la
violenza che l'esercito israeliano mette in atto nei territori è spesso
gratuita, l'alibi è difendersi da pericolosi terroristi, la realtà è una
costante violazione dei diritti umani praticata da un paese che nella regione
rappresenta il "diritto" e che, oggi più che mai, sembra essere
divenuto la concretizzazioni di tutte le ragioni dell'occidente (le immagini
dei territori rimandano a Iraq e Afghanistan). Al tempo stesso: come raccontare un conflitto supermediatizzato quale è quello tra
Palestina-Israele? Lo spazio scelto dal Mograbi
sono i miti fondatori lo stesso stato di Israele, Masada, il sucidio della comunità che non volle arrendersi ai
romani, e Sansone e i filistei. Miti che ancora oggi per il paese sono
pedagogici, si insegnano a scuola. I ragazzi inglesi venuti in Israele mettono in scena Masada impersonando i zeloti
assediati. I ragazzini raffigurano con la plastilina la storia di Sansone
"venduto" al nemico dalla moglie Dalila. Nel mezzo Mograbi fa lunghe
telefonate a un amico nei territori assediati che non vedremo mai. La sua voce
ci dice che è stanco di vivere, che così non ha senso, e che pure continuerò a
lottare per la libertà. Il professore intanto spiega ai ragazzi che Masada è un
esempio da cui imparare a a combattere, è meglio morire pur di subire
umiliazioni. Mograbi rovescia i due miti, ne mostra la forza di manipolazione e
prova a applicarli al presente. Secondo altre fonte storiche i zeloti erano
banditi e nazionalisti, non proprio "modelli" di vita. Mentre Sansone
nel suo percorso diviene l'archetipo del kamikaze palestinese, come lui
disperato si fa esplodere: "Muoia Sansone con tutti i filistei!". Le
cose non sono meccaniche e neppure evidenti, prendono piuttosto forma in una
progressione di libere associazioni che ci porta nella violenza - quella sì
evidente - insostenibile dei territori dove i soldati israeliani non rispettano
più alcuna regola, lasciano ore i bimbi sotto al sole davanti ai check point
chiusi, impediscono alle ambulanze di circolare, ai malati di uscire. Umiliano,
violentano l'anima ogni momento. "Che Allah vi faccia patire quanto
patiamo oggi noi" grida una donna. L'arbitrio dei militari è contrastato
dal cineasta, lui può dirgli: voi siete il mio esercito dovete dirmi perché
agite così. Ma questo cambia poco. E quella violenza sempre più brutale sembra
negare ogni speranza. In questo caso l'importante è davvero non arrendersi.
( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Al cinema Quando il
mondo è un paradiso di bugie Le mie notti atroci, ma al mirtillo; l'israeliano Avi Mograbi torna a Masada, un mito reinterpretato
dai palestinesi; duetto per soli maschi tra Bruno Todeschini e Elio Germano;
dove nascono i sogni più rossi, a Mars o nel paese di Marx? Rapsodia in blu,
nelle fessure del sogno americano. Primo road movie interiore, sul
dolore immenso dell'abbandono, girato in Usa da Wong Kar- wai. Esce in Italia
il film che aprì Cannes 2007 Roberto Silvestri Rendere attraverso gesti
semplici idee complesse. Sembra libero il linguaggio illusionista del cinema, e
invece è così facile disciplinare e asservire le emozioni... Di quale emozione
si tratta questa volta? È doloroso essere lasciati. E, nella vasta, infinita
America lunga quasi 10 mila chilometri semidesertici, chissà perché essere
abbandonati da chi ami pazzamente (sia esso un padre che non vedi più perché ti
si è incorporato addosso, o l'uomo che vuole intrappolarti eternamente come sua
Regina) è davvero più insostenibile ancora. La banalità del dolore ti acceca.
Ci sono meno reti di sicurezza. Sprofondi nel vuoto facilmente. E allora vodka,
whisky, il brivido del gioco estremo, la velocità pazza di una fuoriserie che
ti sbatterà contro un albero...Davanti a tutto questo inferno arrivano gli
anticorpi: il buio, il dark, preferibilmente; la mobilità interiore di un ex
maratoneta diventato sedentario barman; la freddezza apparente di una gambler,
professionista della telesina; la dolcezza immensa di chi ha trovato il trauma
giusto per crescere, allontanandola dal luogo del misfatto e dalle sue chiavi;
la scrittura di una lettera che, a differenza della parola, ti abitua al
controllo, alla Legge, alla disciplina, soprattutto se provieni dalla cultura
dell'ideogramma.... Un metodo per capire se qualcuno mente o dice la verità. Il
regista cinese Wong Kar-wai sa fare la pubblicità, dunque dice magnificamente
le bugie, e, proprio come chi mente bene, sa anche prescinderne. E ama
riprendere, e in primissimo piano, abbracciante e avvolgente, chi reagisce alla
brutta botta, piange, dorme d'alcool, mangia avidamente, e ne protegge, dal
minaccioso spazio esterno, e dalle luci abbaglianti, lo sguardo puro e l'impuro
incedere. Ma non siamo allo spaccio di narcisismo, allo spot
dell'"individualismo celibe". Esercizio anzi di cudeltà e sadismo
cinese, insostenibile, per gli attori, spesso deformati. Anche quando si
dispone di un cast che ipnotizza per bravura, a cominciare da Natalie Portman,
Jude Lowe, David Stathairn e Rachel Weisz. E di due esordienti, ma idoli del
sound contemporaneo, che non canteranno mai nel film, come Norah Jones e Chan
Marshall-Cat Power (lo fa Otis Redding per loro, Dock of he Bay mai aveva
trovato sfondi, trasparenze e neon così convincenti). Per dire due o tre cose
non banali sull'America, il cinese di Hong Kong Wong Kar-wai ha allineato
alcuni oggetti e stereotipi della mitologia hollywoodiana. Li ha messi al muro,
non li fa muovere. Non c'è mai il Wenders dell'esotismo prensile, nel film. A
partire dalla torta di mirtilli di nonna Papera, quel dolce oggetto del
benessere tipicamente Usa (proprio come la violenza) e che dà il titolo vero
all'opera, My Blueberry Nights (da noi "Un bacio romantico"). E
permette all'operatore Darius Khondji alcuni virtuosismi sensuali underground
fin dai titoli di coda. E alla protagonista Elizabeth (Norah Jones), lasciata
dopo 5 anni dal fidanzato con il cuore a pezzi, di iniziare, con qualche
piacevole sensazione, ma ingrassante, il restauro della sua emotività. Una
prima pausa dall'incubo è un barman per amico (Jude Law), poi attraversa al
buio tutto il paese, dal sud al west, dal Tennessee al Nevada, ammazzandosi di
lavoro, triste relitto (come Marilyn in Bus Stop, in fuga da sè), senza
accorgersi (abbasso internet) che ha proprio a portata di penna e di labbra
l'angelo della sua trasformazione. Poi il poliziotto distrutto dall'alcool e da
un altro amore andato in acido (che tirerà fuori la pistola, quando il copione
avrà bisogno di un brivido); l'automobile sulla Route 66, che è il simbolo
stesso del roadmovie; il poker perdente, fino quasi alla fine della notte, come
in un George Stevens (L'unico gico in città); il locale di Manhattan, il Caffè
di Jeremy, l'ex maratoneta che si fermò per amore, e fu dimenticato dal lei sul
posto, a sottolineare che la spazialità del film è l'interno, si indaga nelle
interiorità delle passioni devastanti qui. Più ancora che ai negozietti e ai
siparietti di Wayne Wang, lo scrittore Lawrence Block, cui è interamente
lasciata la tastiera sentimentale, implicitamente allude a quel certo localino
di H. C. Potter anni '
( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Reportage da Abu Samra,
il quartiere di Tripoli roccaforte dello sceicco Omar Bakri: seguace di al
Qaeda, alleato del premier Hariri e quindi degli Usa. In nome del radicalismo
sunnita contro il nemico numero uno, gli Hezbollah sciiti Nasrallah? Per Bakri non è un eroe della resistenza ma un alleato di Israele perché garantisce la
tranquillità della frontiera sud del Libano Michele Giorgio inviato a Tripoli
"Volete saperla una cosa? In Libano uno Stato islamico non si farà
mai". Ci guarda dritto negli occhi lo sceicco Omar Bakri, ma il suo tono
oscilla tra il serio e il faceto. "Qui sono tutti
collaborazionisti, lavorano per il mukhabarat (servizi di sicurezza), amano il
cibo buono, i ristoranti in riva al mare. I veri qaedisti qui non metteranno
mai piede perché dopo un paio d'ore verrebbero arrestati". Dal suo ampio e
ben arredato ufficio di Abu Samra, la roccaforte salafita della sunnita
Tripoli, Omar Bakri non prende sul serio chi scrive, come di recente ha fatto
il giornalista Fidaa Itani, della nascita in Libano di ventina di gruppi e
cellule che si rifanno ad al-Qaeda. E sminuisce anche il significato dei
combattimenti tra esercito e i qaedisti di Fatah al Islam a Nahr al Bared
nonché il peso effettivo dei mustashdidin (estremisti) di Usbat al-Ansar e Jund
al-Sham asserragliati nel campo profughi di Ein al-Hilwe (Sidone). "I
servizi segreti, non solo quelli libanesi, manovrano tutto e tutti in questa
terra e se uno elogia Osama bin Laden finisce subito in prigione, tanti giovani
sono stati arrestati", aggiunge con una smorfia del viso. Ma se i servizi
non esitano ad arrestare i sospetti qaedisti, come si spiega l'ampia libertà di
parola e di movimento che viene lasciata proprio a Bakri, che pure è un aperto
sostenitore di bin Laden, predica con passione contro gli Stati uniti e figura
sulla lista nera dei servizi segreti della Gran Bretagna (dove ha vissuto per
oltre 20 anni)? La risposta sta in quella "zona salafita autonoma"
che si consolida giorno dopo giorno ad Abu Samra, all'ombra dei poster
giganteschi del leader della maggioranza filo Usa e antisiriana Saad Hariri,
figlio dell'ex premier assassinato Rafiq Hariri, nonché capo del partito
Mustaqbal (Futuro). Un territorio che ospita gli islamisti più radicali del
Libano ma che hanno abbandonato la retorica anti-americana per abbracciare,
sotto la guida di Saad Hariri, la causa della lotta all'Islam sciita, a
Hezbollah e all'Iran. Di Tripoli roccaforte dell'estremismo sunnita si è detto
e scritto molto, specialmente lo scorso anno quando oltre 150 soldati libanesi
sono morti nel lungo assedio alle basi di Fatah al Islam nel campo profughi
palestinese di Nahr al Bared, distrutto in gran parte dai bombardamenti e con i
suoi 40 mila abitanti sfollati e costretti a vivere in condizioni penose a
Beddawi e in località vicine. Addossata la responsabilità di quel bagno di
sangue (in cui persero la vita anche oltre 200 militanti islamici e decine di
abitanti del campo) ai profughi palestinesi, che pure erano una minoranza
esigua in Fatah al-Islam, a Tripoli regna ora una calma insolita, frutto
evidente di una intesa tra potere politico e i salafiti che da un lato afferma
l'inviolabilità delle forze armate (sempre più equipaggiate e armate dagli Usa)
e dall'altro sancisce che i sunniti libanesi, laici o religiosi, devono puntare
i loro sforzi contro gli sciiti e il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah.
"Ci sentivamo presi di mira, venivamo puniti severamente per le nostre
idee ma ora i sunniti sono uniti contro il loro nemico naturale, la setta degli
sciiti", ci dice Maher, 22 anni, che si proclama un "sunnita
preoccupato dal potere di Nasrallah". Da parte sua lo sceicco Bakri non
ama Saad Hariri ma allo stesso tempo denuncia "la gravità della condizione
dei sunniti in Libano nei confronti degli sciiti sempre più potenti" e non
esita ad accusare Nasrallah di essere, in realtà, "non un eroe della
resistenza ma un alleato di Israele, perché con la sua
milizia e i soldati dell'Unifil garantisce la tranquillità della
frontiera", con lo Stato ebraico. Le bandiere nere con i versetti del Corano
che sventolano ovunque e gli enormi ritratti di Hariri sulla facciata di tanti
palazzi di Abu Samra, affermano oltre ogni dubbio l'alleanza stretta tra il
leader di Mustaqbal, sponsorizzato a piene mani da Washington e Riyadh, e il
radicalismo sunnita libanese. Tutto in nome di un jihad anti-sciita davvero
insolito che mette insieme laicismo e salafismo e che è diventato anche un
punto di arrivo dell'impegno finanziario saudita in Libano, mascherato da
investimenti e da aperture di nuove imprese. Hariri nega che la promozione del
potere politico sunnita rappresenti un aiuto ai gruppi armati.
"Sponsorizziamo cultura ed istruzione, non il terrorismo. Gli Hariri non
hanno mai avuto e mai avranno le mani sporche di sangue", ha spiegato il
leader di Mustaqbal. I fatti però dicono altro. Il partito di Hariri è
impegnato a registrare oscure società di sicurezza privata che assomigliano
sempre più una milizia sunnita armata con oltre 2 mila affiliati che presto,
secondo Fidaa Itani, solo nel nord del Libano arriverà a toccare quota 14 mila.
Una di queste società è la al-Afwaj. "I suoi membri sono venuti anche da
noi - conferma lo sceicco Omar Bakri - sono molto attivi e cercano di attirare
quante più persone qui a Tripoli e in altre città". Senza dimenticare che
i fedelissimi di Hariri hanno anche fornito mezzi di trasporto ai manifestanti
sunniti che hanno protestato con violenza contro le vignette su Maometto
pubblicate in Danimarca e pagato le spese legali per alcuni salafiti accusati
di aver preso parte, qualche anno fa, alla costituzione del mini-emirato
islamico di Dinniyeh, non lontano da Tripoli. Spese mediche private e
risarcimenti sono stati offerti dal governo di Fuad Siniora e dal Mustaqbal ad
Abdel Rahman Hilo e alla famiglia di Bilal Hayek protagonisti di scontri con
rivali alawiti e sciiti avvenuti oltre un anno fa. Nel frattempo gli islamisti
sunniti non apertamente schierati contro "il nemico sciita" vengono
messi fuori gioco. Fathi Yakan, leader storico di una corrente locale della
Fratellanza islamica e sostenitore del fronte "8 marzo" guidato da
Hezbollah, è stato espulso dal Gruppo Islamico, l'ombrello di varie
organizzazioni musulmane. Dall'alto degli edifici Saad Hariri sorride. A
Tripoli ha costruito la roccaforte per combattere contro Hezbollah, con l'aiuto
dei salafiti e la benedizione di Washington.
( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Intervista allo
sceicco Daii al Islam al Shahhal principale leader salafita libanese Gli
sciiti? "Sono peggio degli Usa" I salafiti ora, via i siriani, hanno
mano libera. Il laico (e filo americano) Saad Hariri il loro eroe Mi. Gio.
Tripoli Il salafismo, che è solo sunnita, si basa sul principio che i Salaf - i
primi leader dell'Islam - rappresentino la voce originale che i fedeli devono
tornare ad ascoltare. Il suo concetto fondamentale è la distinzione tra i
valori originari da accettare e l'innovazione (qualificata come
"shirk", politeismo) rispetto ai tempi di Maometto che è da
respingere, così come le culture estranee, anche in modo violento. Sono due le
forme di salafismo: quello riformista tra la fine dell''800 e inizi '900
guidato da teologi come Mohammed Abdo e Jamal al Din al Afghani, volto a
ricostruire il pensiero islamico e che ha dato origine tra gli altri alla
Società dei Fratelli musulmani, e quello wahabita che oggi domina in Arabia
saudita. Dal salafimo riformista, negli anni '60, sotto la spinta anche
dell'egiziano Sayyed Qutub, è nata la corrente estremista del
"Takfir" (quando si dichiara una persona o una intera società
"non credente"). La fusione della visione radicale-violenta
dell'egiziano Ayman Zawahry e di quella del wahabita saudita Osama bin Laden ha
partorito l'alleanza ideologico-militare rappresentata da al Qaeda. In Libano,
tenuti sotto stretto controllo per 30 anni dai servizi segreti siriani, i
salafiti, dopo il ritiro delle truppe di Damasco nel 2005, hanno ritrovato una
ampia libertà di movimento. A causa anche del sistema settario e confessionale
ora concentrano la loro azione in particolare contro lo sciismo (non
riconosciuto come propriamente islamico) di cui è principale rappresentante il
segretario di Hezbollah, Hassan Nasrallah. Convinto che la cosiddetta
"Mezzaluna sciita" sia più pericolosa dell'imperialismo americano, è
il principale leader salafita libanese, lo sceicco Daii al-Islam al Shahhal di
Tripoli (la sua scuola el-Hedaya al-Islamiya vanta centinaia di seguaci).
Al-Shahhal, nel nome della lotta ad Hezbollah, ha raggiunto una intesa non
scritta con il potente sunnita Saad Hariri, il leader della maggioranza di
governo, sebbene quest'ultimo sia un musulmano laico e fedele alleato degli
Usa. Lo abbiamo intervistato ad Abu Samra, il "cuore" salafita di
Tripoli. Sceicco al-Shahhal, come valuta la situazione dei musulmani sunniti
oggi in Libano, soprattutto cos'è cambiato per i salafiti da quando i siriani
hanno lasciato il paese? Sono cambiate tante cose per noi e per tutti i sunniti
da quando i siriani non sono più in Libano e si è spezzata la stretta relazione
tra i servizi segreti dei due paesi. Ci sentiamo più liberi. Prima non potevano
esprimerci, eravamo controllati. La stampa era imbavagliata da una autorità
che, peraltro, dava un forte sostegno agli sciiti. Per fortuna ora possiamo
muoverci. In Libano ora godete di una libertà di manovra che in altri paesi
della regione vi viene negata. Si deve solo alla partenza dei siriani? No,
dipende in buona parte dal potere di Saad Hariri, un "eroe" che sta
portando avanti l'azione di suo padre Rafik per ridare forza al sunnismo. Saad
Hariri avrà un grande futuro anche se ci sono famiglie sunnite di Tripoli, come
i Karame, o a Sidone come il clan di Osama Saed, che lo ostacolano. Lui è il
vero capo dei sunniti. Ma Hariri è un laico e un alleato degli Usa che voi
accusate di imporre ai musulmani una cultura contraria all'Islam... La
questione sciita è un problema che riteniamo ben più grave delle interferenze e
progetti Usa. Con ciò non voglio dire che i sunniti libanesi debbano accettare
l'influenza degli Stati uniti ma rendersi conto che è meno pericolosa di quella
degli sciiti e riconoscere di aver trovato in Saad Hariri il loro protettore.
Il pericolo Usa è più generale mentre l'attacco degli sciiti è diretto. E in
cosa consistono questi attacchi? Prima di tutto vengono dalle loro basi
teologiche che possono danneggiare la nazione islamica. Subito dopo
dall'appoggio che siriani e iraniani offrono agli sciiti ed
Hezbollah nel sud del Libano negli attacchi contro Israele. Ma anche voi dite di voler attaccare Israele... E' ben diverso. Siamo certi che la zona tampone che esiste di
fatto tra Libano e Israele sia
frutto di una intesa con gli israeliani volta a proteggere i sionisti e a
creare le basi per un unico stato sciita che partendo dall'Iran, passando per
Iraq e Siria, arriva fino al Libano meridionale a maggioranza sciita.
Tutto questo non dovrà avvenire mai. E come pensate di impedirlo? Non credo
alla creazione di milizie contrapposte ma considero legittimo il diritto dei
sunniti all'autodifesa. Ma lei riconosce gli sciiti come musulmani? Gli sciiti
per me sono una setta islamica che percorre una strada che va nella direzione
opposta alla nostra e che accetta falsi dogmi.
( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
In breve Usa Il Pil
"deludente" deprime Wall Street La borsa di Wall Street è rimasta col
segno negativo a metà seduta pagando la prestazione deludente del pil nel
quarto trimestre (+0,6%) e la trimestrale al di sotto delle attese riportata da
Oracle (-7,02%). Il Dow Jones perdeva (alle 19 ora italiana) lo 0,22% a 12.395
punti mentre il Nasdaq cedeva lo 0,83% a 2.305 punti. Male anche lo S&P 500
(-0,18% a 1.338 punti). Fra i titoli è finito in difficoltà anche Google che
perdeva il 2,74% sulla scorta di risultati deludenti sull'andamento del
traffico sui suoi siti sponsorizzati in febbraio. I dati economici del giorno
non sono stati buoni. Negli Stati uniti le richieste iniziali di sussidi di
disoccupazione sono diminuite di 9mila unità a quota 366mila nella settimana al
22 marzo, stando al dato reso noto dal ministero del Lavoro, in linea con le
previsioni degli analisti. La media delle ultime quattro settimane è cresciuta
di 1.750 unità a quota 358.000, il livello più alto da ottobre 2005.
Telecomunicazioni Hutchison Whampoa prepara la vendita di "3 Italia"
In occasione della presentazione del bilancio di Hutchison Whampoa, il magnate
di Hong Kong, Li Ka-Shing, ha affermato che il colosso asiatico delle
telecomunicazioni sarebbe in trattativa con diversi potenziali acquirenti di 3
Italia. Secondo quanto annunciato dal gruppo, nel 2007 i clienti della
controllata italiana sono cresciuti del 16%, a 8,1 milioni in totale. Raggiunto
inoltre il pareggio del margine operativo. Scuola Sciopero generale Cobas e
manifestazione il 9 maggio "La scuola-azienda di Berlinguer, Moratti,
Fioroni e la sedicente autonomia sono fallite: hanno demolito la serietà e
l'impianto unitario della scuola pubblica, banalizzato la didattica e il lavoro
di docenti e Ata - immiseriti con stipendi da fame - e prodotto ignoranza ed
analfabetismo di ritorno". Non sono teneri, i Cobas, con i vari ministri
che si sono succeduti. Oggetto della protesta è soprattutto l'Ordinanza
Ministeriale 92 di Fioroni sui "recuperi scolastici" e i "tagli
agli organici per il prossimo anno" (almeno 11 mila posti di lavoro in
meno)L'OM 92, per sanare i "debiti" (l'impreparazione degli studenti
in una o più materie) "introduce recuperi-farsa che ridicolizzano la
scuola e spingono i docenti, in cambio di mancette salariali, a divenire
complici di una scuola cialtrona". Auto Renault-Nissan in Danimarca per
produrre l'auto elettrica L'auto elettrica assorbe semopre più gli investimenti
dei costruttori, in vista di un debutto su grandi numero entro tre anni. Il
gruppo Renault-Nissan ci crede molto, dopo essersi accordata con Project Better
Place, un gruppo israelo-americano che ieri ha annunciatio
la sua seconda fase di sviluppo in Danimarca. Nel 2011, secondo gli accordi,
Renault fornirà ai consumatori danesi veicoli 100% elettrici secondo la
normativa europea, in grado di assicurare una mobilità a zero emissioni e
performance simili ad un propulsore a benzina. Mentre Nissan, attraverso
una filiale in comune con NEC, ha concepito una batteria agli ioni-litio
evoluta che risponde ai bisogni dei veicoli elettrici e assicurerà la sua
produzione su larga scala. In Danimarca, le condizioni necessarie al successo
della commercializzazione su larga scala dei veicoli elettrici si stanno
realizzando, secondo il gruppo automobilistico. Il governo danese sosterrà i
clienti attraverso incentivi fiscali, Renault fornirà i veicoli elettrici e
Better Place Denmark realizzerà una rete elettrica di ricarica delle batterie
sull'intero territorio nazionale. Questa intesa fa seguito alla firma, avvenuta
il 21 gennaio
( da "Liberazione" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Bombardano i
civili e finanziano i regimi: Il problema è l'Occidente" Francesca
Marretta Londra In uno dei suoi ultimi articoli apparso su "The
Independent" lei parla dell'assenza di senso di rimorso per la tragedia
irachena da parte delle leadership britannica e americana. Ritiene utile in
questo senso una nuova inchiesta? "Lo scopo di ogni nuova inchiesta, se ci
dovesse essere, sarebbe semplicemente quello di assolvere il governo Brown da
tutti i peccati del governo Blair, di lavargli le mani prima di nuove elezioni.
Non ci dimentichiamo che Brown ha votato per la guerra. Nella sostanza una
nuova inchiesta serve a ben poco o a niente, perchè all'amministrazione
britannica, come a quella americana non interessa la vita degli iracheni, il loro
benessere. Gli interessa l'economia irachena. E gli interessa la loro
reputazione. Per questo i governi di Londra e Washington hanno mentito alla
propria opinione pubblica sulle armi di distruzione di massa, quelle
"capaci di colpire in quarantacinque minuti", sulla minaccia comune
di Saddam e al-Qaeda. Quello che interessa ai governanti è che l'opinione
pubblica non perda la fiducia nel governo, che continui a rinnovargliela, non
che non gli creda. Del resto l'Iraq non è una questione che ha un impatto
diretto sull'elettore come la tassazione pubblica o le emissioni di Co2. E' una
questione di sangue. Per molti in Gran Bretagna questo riguarda principalmente
il sangue britannico. Cioè quello di 176 morti, o dei 4mila cadaveri americani.
Per gli iracheni la storia è diversa. Lì c'erano 600mila cadaveri da
seppellire. Come giornalista io ricevo e-mail e lettere, vere, dai lettori
dell' Independent che leggono on-line in tutto il mondo. E ti dico che c'è
tanta gente scandalizzata dal fatto che i nostri governi hanno permesso la
morte di così tante persone. Scandalizzate dal fatto che Tony Blair ci ha
portati con l'inganno in una guerra pagata da mezzo milione di iracheni per poi
diventare inviato di pace in Medio Oriente. Questo è davvero straordinario. Ci rendiamo
conto che tutto questo non è ironico, né sarcastico, ma semplicemente
oltraggioso? Dato che questo è un giornale italiano mi viene in mente di quando
Churchill tesseva le lodi di Mussolini. Poi Mussolini si allea con Hitler e
cambia tutto lo scenario. Blair viene eletto come popolare Primo ministro. Poi
diventa il bugiardo che porta alla guerra. Nonostante questo se continua così
gli danno pure il Nobel per la pace. E poi, chissà, magari vorrà fare il Papa.
E' incredibile quello che si può fare oggi se ci si contorna di buoni
consiglieri esperti di relazioni pubbliche". Dunque è da escludere uno
scenario futuro che veda Bush e Blair chiamati a rispondere delle proprie
responsabilità per la guerra. "Una cosa che nessuna inchiesta farà mai è
fare giustizia. Non ci sarà nessuno che metterà Blair sotto processo per essere
stato fautore di una guerra illegale, che in un mondo ideale sarebbe la cosa da
fare. Quello che un'inchiesta seria potrebbe ottenere è impedirci di commettere
ancora errori madornali, e tollerare atteggiamenti come quello di un Primo
ministro che arriva al potere e impazzisce, pensando di essere Churchill negli
anni '40, quando siamo nel 2003 (anno di inizio dell'invasione dell'Iraq,
ndr.). Che poi continua a mentire spudoratamente al paese davanti alla tragedia
della guerra, quando è chiaro per tutti che il presupposto per andarci era
tutta una bugia. Anche se il governo Brown può dire adesso che il passato è
passato e bisogna andare avanti, quello che resta incontrovertibile e insanabile
è l'agonia, la tragedia degli iracheni. Una versamento di sangue di portata
monumentale, epica. Per questo oggi le azioni dei nostri governi in Iraq sono
oggi più importanti che in passato". Il Ministro degli Esteri britannico
Miliband ha dichiarato alla Camera dei Comuni che i tentativi di portare la
pace in Iraq sono finora falliti. Questa non è un'ammissione del fallimento
della guerra? "Ogni volta che si dice che le condizioni sono difficili e
che si soffre ancora, c'è un'ammissione del fallimento e del fatto che non si
doveva fare questa guerra. Ma finché il governo non dice che questa guerra era
sbagliata, finché non sentiamo queste persone dire scusate questo è stato un
errore terribile e abbiamo mentito alla gente, ci sarà sempre il pericolo che tutto
questo possa succedere ancora. Chiediamoci per esempio cosa
accadrebbe se l'America attaccasse l'Iran, o se Israele attaccasse l'Iran con il via libera da parte degli Usa. Quale
sarebbe la reazione di Gordon Brown? Invocherebbe una restrizione dell'uso
della forza da tutte le parti? Sono sicuro che questa sarebbe la posizione del
Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. Ma qual è la nostra
posizione, ci facciamo da parte, o diciamo: guardate questa è una follia.
Dobbiamo fermare tutto questo. Dobbiamo smettere di bombardare e attaccare i
musulmani. Che li amiamo, o li odiamo, bisogna smetterla con l'aggressione. In
uno dei miei articoli della domenica, circa diciotto mesi fa, ho scritto che
oggi nel mondo islamico, noi occidentali abbiamo 22 volte il numero di soldati
che avevano i crociati nel XII secolo. Che stiamo a fare lì? Mica si dibatte di
questo in Parlamento. Al massimo si discute del numero dei soldati che devono
restare in Iraq. E la discussione su quello che stiamo facendo? Non abbiamo una
politica estera capace di ragionare in prospettiva. Non abbiamo alcuna idea di
dove tutto questo ci stia portando. Non abbiamo alcuna forma di relazione
matura con il Medio Oriente, ma solo una forma di relazione militare: gli
vendiamo le armi, li bombardiamo o li paghiamo per tenerli dalla nostra parte.
E' davvero questa la relazione che dovrebbe esistere tra mondo occidentale e
mondo islamico? Per far luce su questo si fanno inchieste". Cosa cambierà
con le elezioni americane? "Non credo che un cambio di governo negli Stati
Uniti possa portare un cambiamento, allo stesso modo in cui non cambia nulla un
nuovo governo in Israele, tanto quanto non ha portato
nulla il passaggio da Blair a Brown. Specialmente se vivi a Ramallah o nella provincia
di Helman, non cambia proprio nulla". Qual è la responsabilità in questo
scenario dei governi arabi alleati dell'occidente? "Attualmente ogni
governo arabo che si definisce amico dell'occidente e amico dell'America corre
seri pericoli a livello interno. Poi bisogna capire che i regimi arabi
considerati moderati e amici, non sono necessariamente moderati verso la loro
gente. Algeria, Libia, Giordania, sono fondamentalmente potenze coloniali che
lavorano per nostro conto. Con le varie remissioni di debiti o l'elargizione di
crediti, noi li paghiamo. Sosteniamo in questo modo Mubarak, Re Abdullah di
Giordania, Re Abdullah dell'Arabia Saudita e ora anche il Colonnello Gheddafi.
Posso aggiungere Algeria, Bahrein, Qatar, Kuwait. In questi paesi quando la
gente si sente oppressa dai governi si sente oppressa dagli Usa. A questo
proposito mi viene in mente un dibattito televisivo a cui ho partecipato un
paio di giorni fa. A un certo punto è venuta fuori quella straordinaria
narrativa, la solita scritta a Washington, secondo cui Bin Laden è in grado di
sfruttare le ingiustizie reali o percepite dalla popolazione. Io ho obiettato
per prima cosa in Medio Oriente non si parla di ingiustizie percepite, ma di
ingiustizie reali. E che ciò che Bin Laden può sfruttare è che leader arabi
come Mubarajk o Re Abdullah, non mettono in discussione tali ingiustizie,
perché devono dar conto a noi. Ancora non affrontiamo le questioni serie".
C'è ancora speranza per un futuro di pace in Iraq e di stabilità nella regione mediorientale?
"Non ho per niente grandi speranze per il Medio Oriente. Quello che so è
che c'è un sacco di gente in occidente, anche negli Usa, ad avere idea delle
conseguenze delle nostre guerre nel mondo islamico, pur non avendo voce in
capitolo. Il problema è che siamo governati da democrazie fraudolente. Nel
senso che abbiamo regimi democraticamente eletti rispetto ad esempio al regime
che c'è in Libia, ma che una volta al potere si possono comportare in maniera
opposta al mandato conferitogli dall'elettorato". 28/03/2008.
( da "Liberazione" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Per uno solo dei
miei due occhi", debutto alla regia di Avi Mograbi Tra
Sansone e Massada Un israeliano al ceck-point Boris Sollazzo Sansone e Masada.
Il celebre eroe la cui forza leggendaria albergava nei capelli e l'ultimo
baluardo di resistenza ebraica contro i Romani ai tempi della distruzione del
Tempio. Il primo fu catturato con l'inganno e privato del suo
"superpotere". Invocando dio, chiedendolo "per uno solo
dei miei due occhi", riuscì a ritrovarlo una sola altra volta, e lo usò
per morire con migliaia di filistei. Lo scarso migliaio di resistenti sul Mar
Morto, invece, su un accampamento che è un miracolo di strategia militare oltre
che di progettazione, erano Zeloti che per non farsi catturare bruciarono tutto
e diedero luogo a un clamoroso suicidio di massa (sopravvissero solo una donna
e pochissimi bambini). Eroi per la vulgata dei nazionalisti e dei sionisti,
assassini fanatici per la Storia, che massacrarono e saccheggiarono, per
sopravvivere, anche altri ebrei. Avi Mograbi, in prima persona come un Michael
Moore più triste e un po' meno egocentrico, nel documentario Per uno solo dei
miei due occhi , girato prevalentemente con DVCAM, parte da questi due miti
fondanti di Israele, per rovesciarli e confrontarli
con quelli palestinesi attuali. Cos'è Sansone, se non il primo kamikaze della
storia? E gli Zeloti non sembrano ferventi combattenti della jihad pronti a
tutti per difendere le loro convinzioni e la loro terra, più importanti persino
delle proprie famiglie? Mograbi con grande coraggio se lo chiede, vincendo
innanzitutto le sue contraddizioni, stringendo amicizia con un palestinese (le
loro telefonate vere, ma recitate da un altro per tutelarlo, sono lo scheletro
del film) e andando, macchina da presa in mano, nei territori occupati e ai
check-point per testimoniare la quotidiana sofferenza di un popolo a cui è
proibito lavorare, studiare, che non è libero di vivere autonomamente neanche
lo spazio e il tempo, entrambi ostaggi dei soldati israeliani. Avi, spinto
dall'emozione e dall'indignazione, fa durare il documentario una ventina di
minuti in più, forse necessari soprattutto a lui per capire come la più grande
democrazia del Medio Oriente - "ma solo per gli ebrei" - possa fare
tutto questo. Il dramma di due popoli, pedine di due imperialismi, di un conflitto
di civiltà che sta distruggendo loro e il mondo. 28/03/2008.
( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XII - Bari
Per la Settimana della cultura Andria, tre giorni di visite guidate L'evento I
versi sul principe Manfredi nella notte pro Ant in basilica Le pagine scelte
per stasera sono quelle dedicate al figlio di Federico II FRANCESCA SAVINO Con
un sorriso lo spirito di Manfredi, figlio di Federico II di Svevia e Bianca
Lancia, accoglie il passaggio di Dante e Virgilio nell'Antipurgatorio, fra le
anime degli scomunicati. La sua storia, come è raccontata dal poeta della
Divina Commedia nel III canto del Purgatorio, risuonerà stasera alle 20,30
nella basilica San Nicola a Bari attraverso la voce e l'interpretazione del
dantista Vittorio Sermonti, per un appuntamento esclusivo promosso dalla
delegazione barese dell'Ant, l'Associazione nazionale tumori (info
349.468.99.79). Lo studioso romano, da oltre vent'anni maestro italiano
nell'interpretazione, il commento e la lettura della Divina Commedia, ha scelto
per la sua tappa barese la storia del giovane che tenne il Regno di Puglia e di
Sicilia dal 1250, con un breve intervallo, fino al 1266 quando Carlo D'Angiò,
chiamato dal Papa, lo sconfisse a Benevento. Fu in quella battaglia che il
ghibellino Manfredi trovò la morte. "Biondo era e bello e di gentile
aspetto", lo descrive Dante, "ma l'un dei cigli un colpo avea
diviso". La cicatrice sul viso non è l'unica: dopo pochi versi Manfredi
offre allo sguardo del poeta la sua piaga sul petto, ricordo del campo di
battaglia. Ma è sorridendo che racconta la sua storia, "Io son Manfredi,
nipote di Costanza imperatrice", e svela la sua sola preoccupazione: che
la figlia Costanza, madre dei sovrani di Sicilia e d'Aragona, conosca la verità
sul suo conto. Se pure ha lasciato il mondo da scomunicato, ed è sepolto sotto
un mucchio di pietre in terra sconsacrata, Manfredi può salvarsi perché pentito
in punto di morte: "Io mi resi piangendo a quei che volentier
perdona". Così, pochi istanti prima di lasciare la vita terrena, il
giovane scoprirà che "mentre che la speranza ha fior del verde", cioè
fino all'ultimo respiro, si può recuperare ciò che si è perso. Nel corso di
un'ora e mezzo Sermonti presenterà al pubblico barese la figura regale e la
lezione di serenità del giovane discendente di Federico II, in un reading
teatrale che lascerà spazio alla riflessione e al commento. Un omaggio al poeta
che Sermonti ha portato nel mondo attraverso tre volumi, editi da Rizzoli, e
conferenze e letture in Europa, Stati Uniti, Sud America, Israele e Turchia e che stasera arriva a Bari per l'Ant. Per l'impegno
della sua presidentessa Titti Divella, la serata sarà dedicata alla beneficenza
con la devoluzione degli incassi in favore della cura domiciliare dei malati
oncologici. La stagione di spettacoli promossi dalla delegazione barese
dell'Ant proseguirà a giugno con i concerti nella città vecchia di Gino Paoli e
del quartetto jazz con Dado Moroni, mentre il 3 aprile la delegazione di
Casamassima promuove al multicinema Galleria a Bari l'anteprima nazionale del
film Non pensarci (biglietti da Ambrosini in via Sparano 55, info
080.523.20.05).
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Commenti Pagina 320
Le vignette sul Profeta incendiano ancora l'indole bellica di Osama -->
Osama Bin Laden ha colto l'occasione dell'anniversario della nascita di
Maometto (Aid Maouloud) per minacciare l'Europa di gravi conseguenze, per le
vignette che "insultano" il Profeta, ristampate anche recentemente
dai giornali danesi. I primi disegni satirici contro il Profeta dell'Islam sono
apparsi sul giornale danese Jyllands-Posten nel settembre 2005, ma le
manifestazioni di massa in Medio Oriente sono scoppiate solo nel 2006, quando
altri giornali danesi hanno ristampato le vignette. Nel suo messaggio, Bin
Laden accusa l'Europa di avere "attaccato donne e bambini", ma questo
crimine appare essere niente se paragonato con "quello che avete fatto nel
pubblicare questi progetti insultanti" (le vignette su Maometto). Bin
Laden afferma che le vignette sono il frutto di un complotto premeditato, di
una vera "crociata" contro l'Islam che vedrebbe in prima linea lo
stesso Papa Benedetto XVI. Il messaggio è stato autenticato dalla CIA e ha
suscitato immediatamente preoccupazioni sul fatto che al Qaeda intenda lanciare
un grosso attacco terroristico in Europa. Secondo l'ex generale pachistano
Talat Masood, adesso analista politico, Bin Laden, che probabilmente vive
nascosto nella zona di confine fra Pakistan e Afghanistan, sarebbe incapace di
organizzare lui stesso questo attacco e lo scopo del messaggio sarebbe quello
di far leva sulle vignette per istigare la violenza dei musulmani in Europa e
spingerli ad atti terroristici. In Vaticano il messaggio è stato accolto con
stupore. Il portavoce della Santa Sede, reverendo Federico Lombardi, ha
definito le accuse del capo di al Qaeda "totalmente infondate" e ha
ricordato come, al contrario, il Papa abbia, in più occasioni, criticato la
pubblicazione delle vignette contro Maometto. Altro obiettivo del messaggio è
stato il re Abdullah dell'Arabia Saudita, che Bin Laden definisce un "re
senza corona". L'Arabia Saudita negli ultimi anni si è decisamente
schierata con gli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo internazionale e
ha giocato un ruolo essenziale nel convincere tribù sunnite irachene ad
abbandonare la loro alleanza con al Qaeda. Questo fatto ha segnato una svolta
nella guerra irachena, conosciuta come "il Risveglio". Lo stesso
numero due di al Qaeda, Ayman Al-Zawahiri, aveva dovuto ammettere le difficoltà
in Iraq. A chi si meravigliava del fatto che il messaggio non contenesse
allusioni all'Iraq, è bastato aspettare un giorno che un secondo messaggio è
giunto al canale satellitare qatariota, Al-Jazeera. In questo secondo
messaggio, si parla di Palestina e di Iraq. Bin Laden
afferma che l'assedio di Gaza è la diretta conseguenza delle trattative di
Annapolis, in cui i rappresentanti palestinesi hanno
avviato con Israele un
processo di pace basato sull'idea di "due popoli, due Stati". L'idea
del riconoscimento di Israele è considerata da Bin Laden "un orrendo crimine". Dice
nel messaggio: "Cristiani ed Ebrei hanno preso la Palestina non con il dialogo e il
negoziato, ma con le armi e con il fuoco e questo è il solo modo per
riprendercela". Ha aggiunto che "l'Iraq costituisce la base
ideale per organizzare il jihad, che porta alla liberazione della Palestina" e ha fatto appello ai musulmani dei paesi
della regione "affinché diano tutto l'appoggio possibile ai fratelli
mujahiddin in Iraq". Secondo Yigal Carmon, direttore del Middle East Media
Reseach Institute (MEMRI), al Qaeda si trova in grosse difficoltà in Medio
Oriente e starebbe cercando di riguadagnarsi quelle "simpatie" di cui
godeva in Iraq fino a un anno fa. "Al Qaeda, inoltre, cercherebbe di
trovare nuovi spazi politici e "legittimazione" - spiega Carmon
all'Unione Sarda - usando la causa palestinese". In Palestina
però è l'Iran, assieme alla Siria, e non certo al Qaeda, ad avere assunto il
ruolo di oppositore a oltranza di Israele e degli
interessi americani. "La realtà è che l'unico terreno sul quale al Qaeda è
ancora all'offensiva è il Pakistan assieme all'Afghanistan", afferma
Carmon. Bin Laden, attraverso i suoi messaggi, invece, vuole dimostrare di
essere ancora capace di condurre il jihad globale che dovrebbe portare al
cosiddetto Califfato mondiale, cioè un mondo riunito sotto la guida politica e
religiosa dell'Islam radicale. ROBERTO BARDUCCI.
( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
È la nuova terra
promessa del continente. Due milioni di deportati cinesi sfruttati e umiliati
nelle baraccopoli Il paese dei record, soffocato dalla corruzione, è il
paradiso del liberismo selvaggio e della crescita economica Il miracolo della
"tigre d'Africa" Luanda, città più cara al mondo assieme a Tokyo,
punta a diventare la Dubai africana Seconda economia subsahariana Il sorpasso
del Sudafrica non è più un'utopia GIAMPAOLO VISETTI LUANDA dal nostro inviato
Le tendopoli dei cinesi nuotano nel fango rosso. Lottano invano contro la
polvere e lo smog, emergendo a tratti da nuvole nere e roventi. Sorgono
ovunque, tra montagne di cemento, mattoni e asfalto, circondate da sciami di
scurissime prostitute-bambine, seguendo cantieri immensi. Strade, ferrovie, ponti,
stadi, alberghi, ospedali, grattacieli, si fanno largo tra discariche fetide,
baracche di lamiera, fiumi di auto e campi minati. Ospitano due milioni di
deportati da Beijing, pronti a raddoppiare entro il 2010. Tra i galeotti
comuni, migliaia di detenuti politici: professori, avvocati, medici,
economisti, venduti come schiavi alla "tigre dell'Africa". Sveglia
prima dell'alba, zuppa alle 23. Nessun giorno di riposo. Dopo 27 anni di guerra
civile, è sullo scandalo dei forzati dell'Oriente che si fonda il boom della
nuova terra promessa del continente. Nella fradicia Luanda i gelidi uffici dei
signori del petrolio e dei diamanti restano affacciati sulle sconvolte vie
coloniali intitolate a Che Guevara, Lenin, Marx, Castro. La fine della Guerra
Fredda ha però ripudiato comunismo, ideali rivoluzionari, opposizione a
capitalismo e imperialismo dell'Occidente. Gli eroi dell'indipendenza oggi
vivono solo per gli affari e per i dollari. L'Angola dei record è il paradiso
del liberismo senza vincoli e senza pietà. Osservata dall'Europa, appare come
l'isolato esempio dell'Africa di successo. Dal 2002 è in pace. La crescita
economica sfiora il 25% all'anno. Nel
( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Economia Dagli orafi
ai costruttori agli stilisti ecco i 390 clienti del Liechtenstein C'è un
allevatore di cavalli e un'esperta di Santa Caterina Indagati per omessa o
infedele denuncia ma molti potrebbero essersi messi in regola Tra i depositi
più corposi, quello degli Aleotti (gruppo Menarini) con 476 milioni FRANCESCO
MIMMO ROMA - Oltre 1,3 miliardi di euro, divisi in 157 conti riconducibili a un
totale di 390 persone: sono i numeri del "tesoro" italiano in
Liechtenstein. Soldi di cui il Fisco aveva perso le tracce e sui quali stanno
indagando adesso 37 procure. La lista dei titolari di quei depositi nella banca
Lgt di Vaduz comprende industriali, artisti, piccoli e grandi imprenditori,
manager e professionisti, orafi, stilisti, fino a una scrittrice esperta di
Santa Caterina da Siena, un pensionato, un allevatore di cavalli. Dopo le prime
indiscrezioni, ora la lista è nota fino all'ultimo nome (l'ha pubblicata nel
suo sito l'Ansa, e ora si può trovare su www.repubblica.it). Tutti indagati per
omessa e infedele denuncia dei redditi. La Guardia di Finanza sta passando al
setaccio la lista e quel miliardo 337 milioni e 250 mila euro, a caccia anche
di eventuali ipotesi di riciclaggio di denaro sporco attraverso l'utilizzo di
prestanome. Ma il rischio prescrizione è alto visto che i fatti risalgono al
( da "Tempo, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Il caso Il caso
Il lavoro di Silvio Berlusconi con la Comunità ebraica italiana ha portato
risultati. La sua vicinanza a Israele è stata apprezzata dalla stampa israeliana. Sulle pagine di
Yediot Aharonot, Menachem Gantz dedica un'intervista al Cavaliere che racconta
la sua politica filo-israeliana. Ma Berlusconi ne ha approfittato per
raccontare la sua giovinezza segnata dal rapporto con l'ebraismo: "Al di
là della della storia, vi è l'aspetto personale. In gioventù ho vissuto
vicino la scuola ebraica di Milano. Ho avuto occasione di parlare con
insegnanti e alunni e mi è capitato di stare spesso in compagnia di israeliani.
Mia moglie aveva amici intimi che abitavano a Tel Aviv. Sentivamo da vicino la
paura degli attacchi terroristici. Avevamo sofferto in prima persona".
( da "Tempo, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa
"Per Israele", "Giovani insieme"
e "Yachad". Dopo otto anni lascia la presidenza Leone Paserman
Comunità ebraica: tre liste per contare Maurizio Piccirilli
m.piccirilli@iltempo.it Dopo otto anni di presidenza Leone Paserman non sarà
più a capo della Comunità ebraica di Roma. Ormai lo dividono solo 2 giorni dal rinnovo del suo
Consiglio. Domenica quindicimila iscritti alla più antica Comunità ebraica
d'Europa saranno chiamati alla urne per scegliere i 28 consiglieri che
guideranno l'amministrazione di Lungotevere Cenci per i prossimi 4 anni. Sono tre
le liste che si contendono i seggi: Per i giovani insieme, Per Israele e Yachad. La campagna elettorale non ha risparmiato
la lotta a colpi di comunicazione come in qualsiasi confronto politico. E a
farla da padrona, sulla scia delle primarie americane, è la comunicazione via
internet. Le caselle elettroniche sono state "bombardate" di e-mail e
di video elettorali. Proprio quest'ultimi hanno attratto l'attenzione, grazie
alle prestazione amatoriali, a volte pittoresche, di candidati e sostenitori
delle liste. Si va dalla parodia de Le Iene e del Tg5 per raccontare cosa si è
fatto in passato e cosa si farà in futuro, a un excursus tra le tradizioni
giudaico-romanesche e libiche "condite" con musiche e paesaggi
israeliani. Ma saranno le iniziative che prenderanno le 3 liste, se saranno al
governo, a spostare voti. I programmi, dunque. La lista Per Israele,
quella che ha ottenuto la maggioranza assoluta alle ultime elezioni, è
capitanata da Riccardo Pacifici. L'attuale vicepresidente Cer punta molto sulla
sua squadra di giovani candidati alla Consulta e sul tema della solidarietà
sociale. Pacifici cercherà di applicare un welfare per aiutare i più bisognosi
e le famiglie, a partire dall'educazione scolastica. Un grande sostegno verrà
dato alla Deputazione ebraica e alla creazione di un mercato della carne kasher
a costi accessibili a tutti. Ma anche più attenzione agli anziani e alla Casa
di riposo messa a loro disposizione, un ospedale israelitico (oggi a vertici
delle classifiche) ancora più efficace ed efficiente, la costruzione di altri
due grandi centri di aggregazione sportiva e una scuola che possa preparare i
giovani al mondo del lavoro. Inoltre, è pronto il progetto di un nuovo centro
comunitario tra Ostia, Acilia e Axa in grado di aggregare anche quegli iscritti
"lontani" dall'antico ghetto. Naturalmente, un appoggio allo Stato Israele che abbia il giusto peso nella società civile. A
contendere, più di altri, la vittoria alle elezioni è la lista Per i giovani
insieme. Sono Roberto Coen, attuale vicepresidente, e Victor Magiar,
intellettuale di sinistra, a proporre il loro modello di Comunità e contestare,
in primis, il metodo col quale Riccardo Pacifici comunica l'ebraismo ai media.
La loro lista punta all'accoglienza facendo leva su quegli iscritti che, si
legge nel programma, "si sentono estromessi estromessi per le proprie
scelte di vita ma che continuano a sentirsi profondamente ebrei". Anche
questa lista vuole dare rispaste "un'emergenza sociale" rafforzando
l'organo Deputazione, organizzando corsi di formazione professionale,
sviluppare il progetto di affidamento familiare e aprendo uno sportello che
offra servizi, dall'assistenza medica a quella legale. Naturalmente, grande
sostegno verrà dato ai giovani e i movimenti giovanile supportandoli economicamente
nelle loro iniziative, mentre per i meno giovani il progetto prevede un
rafforzamento delle strutture già esistenti. è la terza lista la novità della
campagna elettorale della Comunità ebraica. Capitanata dal presidente di Kadima
Italia, Raffaele Pace, cercherà di raccogliere consensi tra gli ebrei romani
"scontenti" della gestione comunitaria di questi anni. Pace offrirà
al suo elettorato, soprattutto, la possibilità di aiutare le persone che oggi
vivono gravi disagi sociali abbassando i costi che ogni iscritto deve
sostenere.
( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura L'AMERICA DA
SOLA NON POTRà GUIDARE IL MONDO JOHN MCCAIN In Vietnam, dove ho stretto le
amicizie più intime e forti, alcuni dei miei commilitoni hanno perso la vita e
non hanno fatto ritorno nel Paese che amavano così tanto. Io detesto la guerra.
Non sarà forse la cosa peggiore che può capitare al genere umano, ma è
esecrabile oltre ogni dire. Quando le nazioni cercano di risolvere le loro
divergenze con la forza delle armi, ne derivano tragedie incalcolabili. Le vite
dei migliori patrioti nazionali sono sacrificate. Soffre e muore moltissima
gente innocente. I commerci vanno incontro a gravi difficoltà, le economie ne
risentono pesantemente, gli interessi strategici intessuti in anni di paziente
arte di governo sono messi a repentaglio, perché le esigenze belliche e della
diplomazia sono in conflitto tra loro. Una guerra non è riscattata o
glorificata dal valore col quale è combattuta, né dalla nobiltà della causa che
essa serve. Quali che siano le conquiste che essa apporta, sono sempre le
perdite quelle che il veterano è maggiormente propenso a ricordare. Soltanto un
pazzo o un ciarlatano fa della spietata e feroce realtà di una guerra puro
sentimentalismo. Per quanto inebriante possa essere la chiamata alle armi, per
quanto giusta la sua causa, dovremo sempre versare lacrime per tutto ciò che va
perduto quando la guerra ci impone il suo pesante scotto. Io sono un idealista
e credo davvero che sia possibile nella nostra epoca rendere il mondo nel quale
viviamo un luogo diverso, migliore, più pacifico, nel quale i nostri interessi
e quelli dei nostri alleati siano più sicuri, nel quale gli ideali americani
che stanno trasformando il mondo, i principi della libertà dei popoli e dei
mercati, progrediscano ancor più di quanto già hanno fatto. Tuttavia ? per
esperienza di vita vissuta e per il giudizio che da essa ne ho derivato ? io
sono un idealista realista. So che dovremo lavorare sodo e con grande
creatività per dare nuove fondamenta a una pace stabile e duratura. Abbiamo
nemici per i quali nessun attacco è troppo spietato, nessuna vita innocente può
dirsi al sicuro. Nemici che vorrebbero ? se potessero ? colpirci con le armi
più letali esistenti sul pianeta. Ci sono Stati che li assecondano e che
potrebbero aiutarli a entrare in possesso di tali armi, perché condividono con
i terroristi uno stesso odio animoso contro l'Occidente, e non si placheranno
certo di fronte ai rinnovati appelli ai buoni slanci della loro natura. Questa
è la minaccia cruciale dei nostri tempi, e se vogliamo riuscire a sventarla
compiutamente dobbiamo comprendere fino a fondo le implicazioni delle nostre
decisioni inerenti a tutte le sfide regionali e globali. Un giorno il
presidente Harry Truman disse dell'America: "Dio ha creato la nostra
nazione e l'ha portata all'attuale livello di forza e potenza per qualche
grande scopo". Ai suoi tempi quello scopo era contenere il Comunismo,
costruire quella pace e quella prosperità che potessero consentire di superare
in tutta sicurezza la Guerra Fredda. Adesso è arrivato il nostro turno: ci
troviamo davanti varie opportunità e anche nuovi pericoli. I progressi della
scienza e della tecnologia ci hanno assicurato insperata prosperità, hanno
sradicato le malattie, hanno alleviato le sofferenze di milioni di persone.
Nella nostra vita abbiamo l'effettiva occasione di elevare il mondo a un nuovo
standard di esistenza umana. Nondimeno, quelle medesime tecnologie hanno creato
nuovi e seri pericoli, hanno armato pochi fanatici mettendo nelle loro mani la
capacità di sterminare milioni di innocenti, hanno prodotto
un'industrializzazione globale che col passare del tempo minaccia la
sopravvivenza del nostro pianeta. Raccogliere queste sfide e dar loro risposta
impone di comprendere il mondo nel quale viviamo, impone agli Stati Uniti un
ruolo centrale nel plasmare il futuro. Gli Stati Uniti devono essere leader del
XXI secolo, proprio come ai tempi di Truman. Leadership oggi però significa
qualcosa di radicalmente diverso rispetto agli anni immediatamente successivi
alla Seconda guerra mondiale, quando l'Europa e le altre democrazie si stavano
ancora riprendendo dalla devastazione del conflitto e gli Stati Uniti erano
l'unica superpotenza democratica. Oggi noi non siamo soli: c'è la potente voce
collettiva dell'Unione Europea, ci sono le voci di altre grandi nazioni
democratiche, quali India e Giappone, Australia e Brasile, Corea del Sud e
Sudafrica, Turchia e Israele, per citarne soltanto alcune. Ci sono anche le voci di nazioni
sempre più potenti, come Cina e Russia, che godono di grande influenza nello
scenario internazionale. In questo mondo, nel quale il potere da tutti i punti
di vista è distribuito più equamente e più ampiamente, gli Stati Uniti non
possono "guidare" in virtù della sola potenza. Dobbiamo essere
forti politicamente, economicamente e militarmente. Ma dobbiamo altresì essere
leader conquistando altri alla nostra causa, dimostrando nuovamente le virtù
della libertà e della democrazia, difendendo le leggi della società civile
internazionale e creando nuove istituzioni internazionali adatte a diffondere
la pace e la libertà che tanto abbiamo care. Forse, più di ogni altra cosa,
leadership oggi significa accettare e adempiere alle proprie responsabilità di
grande nazione. Una di queste responsabilità consiste nell'essere un alleato
fidato e onesto per le altre democrazie: non potremo costruire una pace
duratura basata sulla libertà da soli, e neppure vogliamo che sia così.
Dobbiamo rafforzare pertanto le nostre alleanze globali, renderle il nucleo di
una nuova coesione globale ? una "Lega di Democrazie" ? che possa
incanalare la grande influenza di oltre un centinaio di nazioni democratiche
della Terra per portare avanti i nostri valori e difendere i nostri interessi
condivisi. Al cuore di questa nuova coesione devono esserci rispetto e fiducia
reciproci. Ricordiamoci delle parole dei nostri padri fondatori, quelle della
Dichiarazione di Indipendenza che affermano che dobbiamo "tributare un
decoroso rispetto alle opinioni del genere umano". La nostra grande forza
non significa che possiamo fare tutto ciò che vogliamo ogni volta che vogliamo,
né che possiamo pretendere di essere i detentori di tutta la saggezza e tutte
le conoscenze necessarie a conseguire il successo. Dobbiamo ascoltare le
opinioni altrui, rispettare il volere collettivo dei nostri alleati
democratici. Quando crediamo che sia necessario un intervento a livello
internazionale ? sia esso militare, economico o diplomatico ? dovremo
persuadere i nostri amici che abbiamo ragione. E, a nostra volta, dobbiamo
essere disposti a lasciarci persuadere da loro. Mi candido alla presidenza
perché voglio che il Paese che amo e per il quale ho servito tutta la vita sia
sicuro, perché intendo far fronte alle sfide della nostra epoca, come le
generazioni che ci hanno preceduto fecero ai loro tempi. Mi candido alla
presidenza perché so che spetta all'America, più che a qualsiasi altra nazione
su questa Terra, essere leader nella costruzione delle fondamenta di una pace
stabile e duratura, che abbia le sue premesse nella forza del nostro impegno
nei suoi confronti, negli ideali in grado di trasformare tutto e sui quali il
nostro stesso Paese è stato fondato, nella nostra capacità di guardare oltre
l'orizzonte da un punto di vista storico, nel nostro coraggio e nella saggezza
di compiere scelte difficili. Mi candido alla presidenza perché credo, più
forte di quanto ci abbia mai creduto in tutta la mia vita, che abbiamo
effettivamente nel corso della nostra esistenza il potere di rendere il mondo
un luogo migliore di quello che abbiamo ereditato. Traduzione di Anna Bissanti.
( da "Stampa, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
BRA "Il
Rigoletto" domani al Politeama E' stata l'opera con la quale si è
inaugurato - il 1° settembre 1900 - il teatro Boglione. E domani sera, alle 21,
- dopo un secolo - nello stesso luogo e sulle stesse note, le tormentate
passioni del Duca di Mantova coinvolgeranno ancora la giovane Gilda e il
buffone di corte Rigoletto. Protagonisti il baritono Maurizio Scarfeo, il
tenore Angel Pazos e la soprano Fernanda Costa. Con l'Orchestra filarmonica e
il Coro lirico del Piemonte. Biglietti: 20 euro (16 euro i ridotti). BRA,
POLITEAMA DOMANI ALLE 21 VILLADOSSOLA L'arpista Belmondo suona Rota e Debussy
Letizia Belmondo e la sua arpa sul palco della Fabbrica domani sera. Il
concerto s'inizia alle 21. la serata è organizzata in collaborazione con l'associazione
culturale "Artexe", sotto la direzione artistica di Salvatore
Seminara. Letizia Belmondo, vincitrice del Concorso
Internazionale di Israele
nel 2001, proporrà brani di Benjamin Britten, Nino Rota, Elias Parish-Alvars,
Paul Hindemith, Claude Debussy ed Henriette Renié. Biglietti.: 12 euro, ridotto
a 4 euro. TEATRO DELLA FABBRICA DOMANI ALLE 21 AOSTA I primi 40 anni delle
Dames d'Aoste Il coro femminile Dames de la Ville d'Aoste, diretto da Alearda
Parisi Pettena, festeggia i 40 anni di attività. Domani a Pollein, alle
21 all'auditorium della Grand Place, è in programma un concerto, al quale
parteciperanno anche il CoroTreCime di Abbiategrasso e il laboratorio corale
Cantar Storie di Domodossola. POLLEIN, AUDITORIUM DOMANI ALLE 21 BIELLA
Performance allo Spazio Pria Domani alle 21,30 allo Spazio Pria, durante
"Il mio nome non ha importanza", a cura di Hacienda sonora, per la
prima volta, sarà proposta un'azione artistica condotta fuori dal web e
presentata dal vivo in collaborazione con uno staff che comprende
"musicisti, performer, tecnici del suono, barman rockettari, e divoratori
onnivori di musica di libero download". Info: 333/950.95.11 BIELLA, SPAZIO
PRIA DOMANI ALLE 21,30 CASALE MONFERRATO Hendel racconta del "bipede
errante" S'intitola "Il bipede errante" lo spettacolo di Paolo
Hendel, che ne è anche l'autore con Piero Metelli (in collaborazione con Sergio
Staino), di scena stasera al teatro casalese. Info biglietti: 0142- 444.313.
CASALE, TEATRO MUNICIPALE OGGI ALLE 21.
( da "Stampa, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
AVVENIMENTO Con un viaggio
filmato nei Territori Occupati si presenta l'iniziativa per cinefili Tichofilm
Si producono ogni anno centinaia, migliaia di film. A nord, a sud, a est del
mondo. Che raccontano di storie d'amore diverse da quelle della tv, che parlano
della vita quotidiana di chi vive in paesi in guerra o semplicemente lontani da
qui, che si ricordano della fatica del lavoro quando è disoccupato, insicuro,
ambulante. Eppure la maggior parte di queste storie è invisibile, esclusa com'è
dalla programmazione "istituzionale" di sale e televisione. Per chi
non si rassegna a guardare da un solo punto di vista, il gruppo di cinefili di
Tichofilm ha creato un catalogo di film online inediti in Italia, soprattutto
documentari, cinema queer e cinema indipendente d'area mediterranea e
mediorientale. Sono piccole produzioni che vengono presentate ai festival in
giro per il mondo ma che poi scompaiono dalla distribuzione. L'idea è venuta a
Davide Oberto e Ricke Merighi che da anni lavorano nel cinema, l'uno al Torino
Film Festival, l'altra a Da Sodoma a Hollywood - Torino GLBT Film Festival.
Venerdì 28 marzo, alle 21, nei locali di Artintown, in via Berthollet 25,
Tichofilm presenta il suo catalogo online con la proiezione di "The Inner
Tour" di Ra'anan Alexandrovich. Uomini, donne e bambini palestinesi dei
Territori Occupati attraversano, in autobus, Israele pochi mesi prima dell'inizio della seconda Intifada: l'andare
oltreconfine diventa un momento di riflessione e nostalgia, un viaggio
attraverso i ricordi. Per vedere i video, accessibili in streaming, occorre
registrarsi. Quindi si possono acquistare crediti (1 credito = 10 centesimi di
euro) per la visione di singoli film o di pacchetti promozionali.
Dopodiché ci sono 48 ore a disposizione per vedere il film. L'ingresso alla serata
è libero. Info 011/6696331. \.
( da "Stampa, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Via Matteotti 2,
Franco Nervo parla di "Il blues: la musica del diavolo. Il canto popolare
nostalgico melanconico del folklore afro americano". Info 011/966.48.87.
ANDRATE Domenica 30, apertura della stagione della Scuola di Nordic Walking di
Andrate, con corsi di tecnica, a partire dalle 10 sui sentieri dell'Andrate
Nordic Walking Park, e corso base in regione Salamia alle 14,30 (ritrovo al
salone pluriuso). Istruttori Anwi certificati in tecnica finlandese. Info
334/660.44.98, scuolanordicwalking@viviandrate.it. B BALANGERO Sabato 29, si
celebra il 64° anniversario dell'eccidio dei X Martiri: alle 9,30 ritrovo in
Comune; alle 10, omaggio floreale ai Caduti, alle 10,15, cerimonia
commemorativa. Martedì 1, alle 18, messa nella chiesa La Consolata. BALME
Domenica
( da "Opinione, L'" del 28-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Ven, 28 Mar
2008 Edizione 61 del 28-03-2008 Nuovi razzi a lunga gittata per hezbollah. e
l'egitto vuole il nucleare Israele è sempre più
accerchiata di Dimitri Buffa I nuovi razzi iraniani in dotazione agli Hezbollah,
riarmatasi con comodo all'ombra della missione Unifil 2, possono ormai
raggiungere anche la città di Dimona. Dove, tra l'altro, ha sede il più segreto
degli impianti per la costruzione di armi nucleari del Medio Oriente. Quello
del governo israeliano. Un segreto che purtroppo non è più tale da quando il
famigerato scienziato Mordechai Vanunu lo ha raccontato a tutto il mondo
vendendo, anche per pochi soldi, le foto dei laboratori in cui lavorava,
beccandosi per questo una condanna a diciotto anni di carcere in Israele, scontata dopo essere stato rocambolescamente rapito
dal Mossad a Roma nel 1986. Durante i colloqui tra Ehud Olmert e il numero due
dell'attuale amministrazione americana Dick Cheney sarebbero stati discussi
molti temi riguardanti la sicurezza di Israele nei
prossimi mesi. E pare che il problema non sia più solo l'Iran, bensì il
riformarsi, come all'epoca che precedette la guerra dei Sei Giorni, di una
"santa alleanza" arabo-islamica, trasversale a sunniti e sciiti,
volta a distruggere lo Stato ebraico. Ormai circondato da Hamas, Hezbollah, la
Siria e lo stesso Iran. Che potrebbero, anche prima della prossima estate,
sferrare un attacco congiunto, tutto missilistico, che, secondo i rapporti
segreti fatti vedere a Cheney da Olmert, potrebbe costare
qualche centinaio di morti civili israeliani e costringere Israele a una nuova guerra asimmetrica.
Per la quale, poi, si troverà sempre qualche europeo o italiano che parlerà di
"reazione sproporzionata". Israele, inoltre, teme attacchi terroristici con armi non convenzionali,
probabilmente chimiche, che potrebbero causare oltre 16 mila vittime.
Infine il pericolo più grosso nel lungo termine è quello rappresentato dai
nuovi rapporti di cooperazione nucleare tra la Russia e l'Egitto, che potrebbe
diventare la seconda potenza arabo islamica, dopo il Pakistan, dotata di bomba
atomica. Magari ancora prima dell'Iran. E si sa benissimo quanto l'Egitto
cerchi la rivincita contro Israele nonostante
l'attuale "pace fredda" tra i due paesi. Per quel che riguarda le
nuove capacità missilistiche degli Hezbollah (che dovranno un giorno
ringraziare anche D'Alema per avere, di fatto, protetto il loro riarmo con la
missione Unifil 2), il movimento sciita sarebbe riuscito a potenziare
notevolmente le proprie capacità di attacco e di rifornimento del suo arsenale
al punto che oggi sarebbe in grado di colpire la maggior parte del territorio
israeliano. Secondo le fonti dell'esercito israeliano, citate tanto dal
Jerusalem Post quanto dalla Cnn in lingua araba, Hezbollah avrebbe ottenuto
nuovi razzi di fabbricazione iraniana con un raggio d'azione di circa