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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DEL 17-4-2008 #TOP
L'orchestra
egiziana in viaggio in Israele ( da "Stampa, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: LA BANDA L'orchestra egiziana in viaggio in Israele Rivelazione all'ultimo Festival di Cannes, "La banda" dell'esordiente Eran Korilin racconta la singolare storia della banda musicale della polizia di Alessandria d'Egitto che accoglie l'invito di suonare all'inaugurazione del centro culturale arabo di una cittadina israeliana.
La
violenza in contesti difficili Aiuti e suggerimenti alle donne
( da "Stampa,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ISRAELE, TORINO La violenza in contesti difficili Aiuti e suggerimenti alle donne "Violenza di genere in contesti difficili. Palestina, Israele, Torino": è questo il titolo del progetto di ricerca, organizzato dal Cirsde, che verrà presentato martedì 15, alle 17, presso la sala lauree di Scienze Politiche in via Verdi 25.
Ucciso
da due razzi israeliani un cameraman della Reuters
( da "Stampa,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che ha visto Israele replicare con durezza all'uccisione di tre suoi soldati in quello che Hamas ha descritto come un "sofisticato agguato" con numerosi raid aerei: sono stati uccisi, secondo un bilancio ufficioso, almeno 18 palestinesi, tra i quali, oltre ai miliziani, due bambini e diversi civili, incluso un cameraman della Reuters.
Le
città del futuro ( da "Giornale.it, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sottolineare aspetti drammatici della storia di Israele. Ma poi lui ha mangiato la foglia e ha capito che le storture diventavano fortuna. E le ha rifatte a destra e a manca senza pensare allo scopo". Almeno il Museo di arte contemporanea le piace? "Un altro orribile progetto. Un museo non può risultare un edificio così particolare che la gente va a vedere l'involucro invece del contenuto.
"da
rivedere le regole d'ingaggio in libano" - alberto mattone
( da "Repubblica,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: guidano la missione che fermò la guerra tra Hezbollah e Israele. "Ho avuto un colloquio telefonico con il presidente libanese - spiega Berlusconi - al quale ho garantito il sostegno per il rafforzamento della democrazia nel paese. Ciò non toglie - aggiunge - che esamineremo le attuali regole d'ingaggio dei nostri militari che, a volte, non hanno possibilità nell'azione di contrasto"
Il
Medioriente visto da destra ( da "Unita, L'"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ex ministro della Difesa nel passato governo di centrodestra, autocandidatosi al ritorno al dicastero di via XX Settembre) docet. Il neo premier "calza" l'elmetto e dopo aver ribadito che il suo primo viaggio ufficiale sarà in Israele, per ricucire non meglio precisati "strappi" tra Gerusalemme e Roma, torna a parlare di Libano. segue a pagina 28.
Battaglia
e raid nella Striscia Uccisi tre soldati israeliani e almeno diciotto
palestinesi ( da "Unita, L'"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: un commando di Hamas proveniente da Gaza ha provocato un'esplosione al confine all'altezza del kibbutz israeliano di Beeri (Neghev). Una pattuglia di confine delle Brigata Ghivati è subito sopraggiunta sul posto, ma è caduta in un'imboscata tesa miliziani di Hamas. Nello scontro a fuoco ravvicinato sono rimasti uccisi i soldati. La reazione israeliana non si fa attendere.
Carter
tratti il cessate il fuoco Haniyeh, primo ministro di Hamas a Gaza, in
un'intervista a l'Unità dà il suo via libera alla mediazione del Nobel per la
pace ( da "Unita, L'"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: leader mondiali che vogliono toccare con mano la sofferenza di un popolo assediato da quasi due anni dall'esercito israeliano. Il presidente Carter ha avuto il coraggio di chiamare con il suo vero nome la politica praticata da Israele nei riguardi del popolo palestinese: apartheid". A parlare è il leader politico di Hamas, il primo ministro (dimissionato da Abu Mazen) Ismail Haniyeh.
L'allarme
degli ebrei: attenti ad Alemanno ( da "Manifesto, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: "Un conto - ha spiegato Pacifici - sono esternazioni di questo stampo, così come atteggiamenti razzisti o xenofobi oppure ostili all'esistenza di Israele, da parte di un singolo deputato, un altro è invece quando certe dichiarazioni giungono da chi si è candidato come premier. Come nel caso della Sundance".
Caro
manifesto, dobbiamo rimboccarci le maniche
( da "Manifesto,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che da 60 anni si oppone al tentativo di cancellare l'idea di Palestina (non necessariamente il suo popolo) dalla storia. Oggi molti di noi si sentono cancellati, perché hanno perso rappresentanza in un Parlamento che dipinge questo paese come un covo di opportunisti, sfruttatori, razzisti, guerrafondai e (nella migliore delle ipotesi) di amministratori dell'esistente.
Un
giorno di guerra, a Gaza è strage di civili
( da "Manifesto,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: accaduto conferma che la rioccupazione di Gaza minacciata più volte da Israele non sarà una passeggiata. Nelle stesse ore cinque militanti di Hamas sono stati uccisi durante una incursione di reparti israeliani nella zona orientale di Gaza City. Un attivista del Jihad invece è stato centrato da un missile israeliano sparato contro la sua motocicletta martedì notte a Jabalia,
La
comunità ebraica: se la Destra appoggerà il Pdl diremo la nostra
( da "Corriere
della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: così come atteggiamenti razzisti o xenofobi oppure ostili a Israele, da parte di un singolo deputato, un altro è invece quando certe dichiarazioni giungono da chi si è candidato come premier. Come nel caso della Santanchè". "Per questo - ha detto ancora - attendiamo per verificare se è in atto un'alleanza tra Alemanno e Storace.
Una
serie di raid aerei micidiali. Una reazione rabbiosa al pesante bilancio subito
dai mili ( da "Messaggero, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: E' accaduto a Gaza, a ridosso del confine con Israele, dove la tensione va crescendo con l'aggravarsi della situazione interna per il blocco della Striscia imposto da Israele. Gli elicotteri hanno attaccato nel pomeriggio. Una serie di razzi sul campo profughi di El Bureij e su altre località limitrofe.
La
banda ( da "Corriere della Sera"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,
Scontri
a Gaza: uccisi 20 palestinesi e 3 israeliani
( da "Corriere
della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ieri mattina alcuni miliziani di Hamas avevano teso un'imboscata ad un convoglio israeliano nel Nord di Gaza, uccidendo 3 soldati, secondo l'esercito israeliano. I soldati erano entrati a Gaza in cerca di due miliziani di Hamas ritenuti responsabili di aver messo una bomba vicino al confine. Israele ha risposto con l'invio di nuove truppe e con raid aerei.
Israele
all'attacco nella Striscia di Gaza: diciassette le vittime due sono bambini
( da "Liberazione"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Secondo alcuni testimoni, un elicottero di Israele ha sparato dei missili contro un gruppo di miliziani che si preparavano a colpire con dei mortai il territorio israeliano. Uno o più proiettili sono però finiti fuori bersaglio e hanno colpito dei palestinesi nel campo profughi di El Bureij.
Cambiare
tutto per contare di più ( da "Tempo, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: recarsi in Israele per il 60 anniversario dello Stato ebraico. Priorità n. due: una visita a Washington dove Bush lo ha invitato a colazione (e dove Prodi, in due anni, non aveva mai messo piede) per "riprendere il vecchio rapporto". Nelle more dell'attesa, un incontro privato in Sardegna con Putin per rilanciare un sodalizio che manterrà la sua importanza anche dopo il 7 maggio,
Expo
2015, impediamo che Milano diventi territorio di conquista
( da "Liberazione"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, ma anche i potentati di riferimento (petrolieri, industrialisti, nuclearisti, fautori della crescita come unico motore di sviluppo, ecc). Si è mostrata un'immagine lontana dalla realtà milanese, cercando in qualche modo di nascondere il fatto che la Lombardia è la regione più inquinata d'Europa e che qui alberga uno dei più insidiosi movimenti xenofobi e razzisti del vecchio
Gli
artisti riducono la religione a merce. Così vendono meglio
( da "Libero"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: studenti atei di sinistra e simpatizzanti di Israele, e si ironizza sulle congregazioni evangeliche americane con i loro predicatori "televisivi". Sul tema del consumismo ecco l'ingle se Sarah Lucas con il suo "Christ you know it ain't easy", un Cristo in croce realizzato usando migliaia di sigarette intrecciate.
Raid
a Gaza: morti 17 palestinesi ( da "Libero"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: giunto lunedì in Israele, è stato rifiutato il permesso di entrare nella Striscia di Gaza controllata da Hamas. Il premio Nobel per la Pace è stato accolto con estrema freddezza in Israele per il suo proposito di aprire in dialogo con Hamas. L'ex presidente ha già fatto sapere che intende incontrare il leader politico del movimento islamico,
Ratzinger
da Bush "sigla" il patto contro il terrorismo
( da "Libero"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: alla guerra in Iraq o al conflitto tra Palestina e Israele, temi sui quali ha discusso successivamente con Bush nella Stanza Ovale. Al termine di questo colloquio privato, il Papa ha recitato una preghiera insieme al presidente Usa, alla moglie Laura e alla figlia Jenna, in favore dell'isti tuzione familiare.
GERUSALEMME
- Diciotto palestinesi, tra cui due bambini e un cameraman dell'agenzia
Reuters, e tre s... ( da "Repubblica, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: esercito israeliano ha perduto 3 soldati e altri 3 sono stati feriti nello scambio a fuoco con militanti palestinesi lungo la cortina di sicurezza tra Israele e il territorio palestinese, nei pressi del terminal di Nahal Oz che rifornisce gran parte del carburante per uso privato e industriale alla Striscia di Gaza controllata dal movimento di resistenza islamico Hamas.
Panoramiche
su infiniti percorsi ( da "Stampa, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: esordio del giovane regista israeliano Lior Shamriz, in cui il protagonista preferisce sognare il Giappone e vivere sul web piuttosto di prendere coscienza della realtà complessa del paese in cui vive; "Solos" (Singapore) di Kan Lume e Loo Zihan, una folgorante riflessione stilistica sull'Amore e sull'egoismo insito nei rapporti sentimentali.
Olmert:
no armi atomiche all'Iran ( da "Voce d'Italia, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: in atto una guerra della quale Israele fara' pagare il costo a Hamas" Gerusalemme, 17 Apr. - Il primo ministro israeliano Olmert ha dichiarato di avere fondati motivi per affermare che l'Iran non avrà armi nucleari. Olmert ha sottolineato che Israele è partecipe di un grande sforzo internazionale per impedire all'Iran capacità belliche nucleari.
CARTER
DA HAMAS SENZA PREGIUDIZI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Già qualche sgarbo non è mancato. Israele ha impedito a Jimmy Carter di passare attraverso uno dei suoi varchi di confine con Gaza costringendolo al periplo del Sinai per incontrare sul terreno neutro egiziano i suoi scomodi interlocutori. SEGUE A PAGINA 12.
Ratzinger
da Bush: c'è piena sintonia ( da "Giornale.it, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: nel più ampio contesto del Medio Oriente, ma per sottolineare i timori per le difficoltà crescenti delle comunità cristiane. Sul conflitto israelo-palestinese, Ratzinger e Bush hanno parlato della necessità di far coesistere due Stati in pace e sicurezza. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Il
palestinese medio non vuole sacrificare la sua vita per Hamas
( da "Opinione,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: del movimento islamico e intorno alle aree da dove vengono lanciati i razzi Qassam su Israele. Secondo quanto ammesso dallo stesso Fathi Hammad, sarebbero quindi i miliziani di Hamas i veri responsabili della morte di molti civili. Naturalmente Hammad dice che i "martiri" sono volontari, mentre questo non corrisponde alla verità che si sente dalle bocche dei fuoriusciti da Gaza.
Poche
notizie confuse ( da "Opinione, L'"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 17 Apr 2008 Edizione 75 del 17-04-2008 Come il giornalismo italiano riporta le notizie da Israele Poche notizie confuse di Michael Sfaradi Qualche giorno fa il sito Online di uno dei più importanti quotidiani italiani ha pubblicato la seguente notizia: ESPLOSIONE A GAZA MORTE TRE PERSONE - L'Esercito Israeliano: noi non c'entriamo.
Gaza,
vittime al valico con Israele ( da "Voce d'Italia, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: vittime al valico con Israele La polizia egiziana spara su emigrati, ucciso un eritreo Gaza City, 17 apr.- Ancora giornata di morte al confine Israeliano. L'esercito con la punta a cinque stelle ha aperto il fuoco al valico di Gaza per fermare un commando palestinese che stava tentando di entrare illegalmente in Israele uccidendo un miliziano e ferendone un altro.
Battaglia
a Gaza: 18 morti Uccisi anche due bambini
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Esteri Pagina 110 Dura risposta di Israele alla morte di tre soldati Battaglia a Gaza: 18 morti Uccisi anche due bambini Dura risposta di Israele alla morte di tre soldati --> GERUSALEMME La striscia di Gaza ha conosciuto ieri una giornata di vera guerra, che ha visto Israele replicare rabbiosamente all'uccisione di tre suoi soldati con numerosi raid aerei:
Il
Libano in crisi rimane preda ambita delle mire siriane
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: facendo precipitare il Paese in una guerra regionale per questa estate, alla quale Israele si sta già preparando, o accettare una situazione di compromesso, come quella di allentare la presa sul Libano a cambio dell'annullamento del tribunale su Al-Hariri". Il Libano, per adesso, lasciato a se stesso sembra che protrarrà ancora per molto tempo la crisi.
I
temi scomodi Washington collabori a risolvere i conflitti. Con l'obiettivo del
rispetto dei diritti ( da "Stampa, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: L'agenda del futuro "Impegnarsi per ridurre la povertà dell'Africa e il conflitto israelo-palestinese" I temi scomodi "Washington collabori a risolvere i conflitti. Con l'obiettivo del rispetto dei diritti".
La
prima volta di un Papa alla Casa Bianca
( da "Padania,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La situazione del Medio oriente, il conflitto israelo-palestinese, la persecuzione delle comunità cristiane in Iraq, e ancora la lotta alla povertà, la difesa della dignità della persona umana, la difesa dei diritti umani nel mondo, sono stati fra i temi. Ratzinger si era presentato con umiltà.
Se
Israele nega Israele ( da "Stampa, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ultima frontiera della libertà d'espressione Fiera del Libro, boicottaggi incrociati Se Israele nega Israele Tre scrittori mettono in discussione i valori fondanti ELENA LOEWENTHAL Ferrero: "Per ora nessuna disdetta dai palestinesi" Avraham Burg è stato presidente del Parlamento israeliano, ha ricoperto altri incarichi politici.
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
LA
BANDA L'orchestra egiziana in viaggio in Israele Rivelazione all'ultimo
Festival di Cannes, "La banda" dell'esordiente Eran Korilin racconta
la singolare storia della banda musicale della polizia di Alessandria d'Egitto
che accoglie l'invito di suonare all'inaugurazione del centro culturale arabo
di una cittadina israeliana. Arrivati a Tel Aviv, i musicisti non trovano nessuno ad
attenderli all'aeroporto e decidono quindi di mettersi in viaggio verso la
moderna Petah Tikva, sbagliano strada e si ritrovano con le loro divise azzurre
sperduti nell'arida Bet Hatikva, fra lo stupore degli abitanti. I protagonisti
sono Sasson Gabai, visto più volte in produzioni americane ("Rambo
III", "Mai senza mia figlia") e la diva israeliana Ronit
Elkabetz. \.
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
RICERCA SU
PALESTINA, ISRAELE, TORINO La violenza in contesti
difficili Aiuti e suggerimenti alle donne "Violenza di genere in contesti
difficili. Palestina, Israele, Torino": è questo il
titolo del progetto di ricerca, organizzato dal Cirsde, che verrà presentato
martedì 15, alle 17, presso la sala lauree di Scienze Politiche in via Verdi
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
GIORNATA DI GUERRA A
GAZA: MORTI TRE SOLDATI E 18 PALESTINESI Ucciso da due razzi israeliani un cameraman
della Reuters La striscia di Gaza ha conosciuto ieri una giornata di vera
guerra, che ha visto Israele replicare con durezza all'uccisione di tre suoi soldati in
quello che Hamas ha descritto come un "sofisticato agguato" con
numerosi raid aerei: sono stati uccisi, secondo un bilancio ufficioso, almeno
18 palestinesi, tra i quali, oltre ai miliziani, due bambini e diversi civili,
incluso un cameraman della Reuters. I feriti sono più di una trentina.
Nel raid più pesante i morti, in parte civili, sono stati almeno nove. Il
giornalista televisivo Fadil Shana è stato colpito da due razzi mentre si
trovava a bordo di un fuoristrada dell'agenzia britannica, sulla quale sono ben
visibili, anche dall'alto, le insegne della stampa. L'operatore, molto conosciuto
a Gaza, aveva appena finito di riprendere alcune immagini nel campo profughi di
El Bureij. Fonti militari ufficiali hanno espresso in serata
"rammarico" per l'uccisione di Shana. Al tempo stesso però, le fonti
hanno ricordato che la Striscia di Gaza è "una regione in cui ci sono
combattimenti giornalieri con gruppi armati radicali e pericolosi".
"Questa situazione - hanno aggiunto - mette a rischio sia i rappresentanti
della stampa sia gli organismi non coinvolti". Nella foto: un ragazzo
palestinese ferito chiede aiuto accanto al fuoristrada del cameraman.
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 92 del 2008-04-17
pagina 35 Le città del futuro di Stefania Vitulli "I paesi più progrediti
hanno capito che bisogna guidare lo sviluppo, come nell'età classica" Tra
i "maestri": Gino Valle, Vittorio Gregotti, Giancarlo De Carlo,
Alvaro Siza. Tra i "nuovi grandi": Norman Forster, Renzo Piano,
Richard Rogers e Jean Nouvel. Tra gli "apprendisti pazienti", meno
celebrati ma stimolanti, Rem Koolhaas, Mecanoo, Foreign Office, Chaix e Morel.
Pollice verso invece per Frank O. Gehry, Daniel Libeskind, Bernard Tschumi, Zaha
Hadid: le loro creazioni sono tormentoni, ripetuti per il mondo alla ricerca di
soldi e successo. Leonardo Benevolo, il decano di storia dell'architettura del
Novecento, classe 1923, mostro sacro riconosciuto per chiunque voglia valutare
una qualsiasi costruzione pubblica o privata, ha idee chiare e molta voglia di
esprimerle. Ospite attesissimo al Festival Città Territorio di Ferrara dove
presenterà un intervento dal titolo Che cos'è l'urbanistica?, in questi giorni
è in libreria con la nuova edizione di L'architettura del nuovo millennio
(Laterza, pagg. 528, euro38), in cui spiega che cosa è successo
all'architettura negli ultimi trent'anni. Professore, come sta l'urbanistica?
"Subito dopo la guerra e per una trentina d'anni l'urbanistica è stato uno
degli argomenti più popolari e più discussi. Poi è iniziata l'involuzione. Fino
alla paralisi. Siamo in un momento in cui dall'urbanistica italiana non si
riesce ad ottenere niente". Lei dove comincerebbe? "Non ci sono
ipotesi o alternative: per vedere come si fa l'urbanistica bisogna guardare
alle grandi città europee. I paesi più progrediti hanno capito che bisogna
riuscire a condurre lo sviluppo delle città come accadeva agli albori. Il
principio supremo era il compromesso tra il potere pubblico e una pluralità di
iniziative private". Una nuova forma di oligarchia urbana? "Non ci
deve essere un re, un dominatore che crea le città con il suo modo di pensare,
ma un'operazione collettiva". Un esempio concreto? "Io mi sono a
lungo occupato di Venezia: è una città composta di quindicimila pezzetti
attaccati l'uno all'altro. Nel punto in cui si attaccano, all'apparenza non c'è
niente che torna. Eppure quando guardiamo Venezia non possiamo fare a meno di
trovarla meravigliosa. Una città armonica, in cui le differenze non
interferiscono l'una con l'altra". Nel suo ultimo libro ha dedicato alcune
pagine a Milano, la città il cui sviluppo da oggi al 2015 è sulla bocca di
tutti. "Milano adesso è preoccupata di assecondare l'opportunità
dell'Expo. Ma ha già sprecato le sue grandi occasioni". La più grande di
tutte qual era? "Utilizzare al meglio la dismissione delle grandi aree
industriali. Qui l'armonia è stata del tutto dimenticata: le aree non andavano
considerate una per una, ma nella totalità". Lei ha scritto "La rovina
del paesaggio italiano non è avvenuta per caso o per incuria: è stata pagata in
contanti". Vale anche per Milano? "Le aree di cui le parlavo, la
Bicocca, la Falck, la Montedison, nel caso di Milano, erano già valorizzate. Si
è lasciato che le industrie le vendessero ai privati. E la possibilità di
ottenere un risultato complessivamente ordinato è svanito. Ognuna di queste
aree si è regolata alla sua maniera. Al solo scopo di rivendersi
successivamente ad un prezzo maggiore di quello iniziale". La solita
vecchia storia della speculazione edilizia? "Non mi fraintenda: in una
città composta di diversi interessi che si armonizzano tra loro c'è posto anche
per la speculazione edilizia. Ma se si lascia che le compravendite si succedano
l'una all'altra il progetto finale non conta più niente. E non interessa a
nessuno". Come si sarebbe dovuto procedere? "L'amministrazione
pubblica doveva acquistare le aree e poi deciderne lo sviluppo complessivo.
Ovviamente remunerando gli interessi già esistenti. Ormai la partita è
perduta". Che ne pensa dei progetti in corso? "Lei come si spiega che
nel concorso Citylife abbia vinto il progetto peggiore?". Lo chiedo a lei.
"Si trattava di un appalto a concorso in cui i candidati alla
realizzazione dovevano offrire una somma e poi fare un progetto. Di fatto ha
vinto quello che, anche solo di poco, ha offerto la cifra più alta". Ma si
tratta di "archistar", come Daniel Libeskind, Zaha Hadid, Isozaki, il
cui valore è riconosciuto nel mondo. Lei invece parla di "modesti progetti
clone"... "Il valore di impressionare la gente facendo edifici di
forma strana. Sono a torto considerati architetti bravi. Quando non c'è
l'abitudine di scegliere a ragione veduta si finisce per utilizzare la fama
usurpata". Lei definisce le torri di Citylife "sculture gesticolanti
che è difficile immaginare realizzate in grandezza naturale". "Quei
tre grattacieli sono uno peggio dell'altro. La punizione è già pronta: ottenere
forme strane costa. Finiranno per non farli". Eppure a Berlino, una delle
città europee urbanisticamente illuminate, Libeskind è piaciuto parecchio.
"Perché lì le forme storte del suo museo sull'ebraismo servono a sottolineare aspetti drammatici della storia di Israele. Ma poi lui ha mangiato la
foglia e ha capito che le storture diventavano fortuna. E le ha rifatte a
destra e a manca senza pensare allo scopo". Almeno il Museo di arte
contemporanea le piace? "Un altro orribile progetto. Un museo non può
risultare un edificio così particolare che la gente va a vedere l'involucro
invece del contenuto. Deve essere uno sfondo, non il protagonista.
Quando uno disegna un museo senza neanche sapere che cosa ci va dentro e gli dà
una forma così complicata come quella di Libeskind, va cacciato e non deve più
mettere le mani in cose di questo genere". Ma la creatività?
"L'architettura non si fa con la creatività. È una vicenda complessa, come
la politica. Sono cose lunghe, che non si accorciano con la città ideale: a
volte servono grattacieli, a volte case di tre piani". Milano nei prossimi
dieci anni. "Quello che è successo non lascia ben sperare. L'Expo dura a
lungo ma meno di un anno e può riuscire bene o male. Bisogna decidere se
costruire edifici che si conserveranno o no. Oppure mescolare le due
cose". Un progetto che le piace? "Quello di Renzo Piano nell'area
Falck di Sesto San Giovanni. Ha trovato un grande capannone e ha capito che
dentro potevano esserci sistemate delle cose. Così uno le va a vedere. E
l'architettura rimane in sottordine". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Da rivedere le
regole d'ingaggio in Libano" Berlusconi: i nostri soldati devono poter
reagire. Parisi: "Le stabilisce l'Onu" Il mondo Gli Stati Uniti
premono per un maggiore impegno italiano in Afghanistan ALBERTO MATTONE ROMA -
"Esamineremo attentamente le regole d'ingaggio dei nostri soldati in
Libano. Sono in una situazione particolare, perché non possono reagire in
determinate circostanze". L'aveva annunciato durante la campagna
elettorale. Ed ora che è premier in pectore, Silvio Berlusconi conferma che i
militari della missione Unifil II dovranno rivedere le modalità operative sul
terreno. Ma a stretto giro gli risponde il ministro della Difesa, Arturo
Parisi: "Le regole d'ingaggio vengono decise dall'Onu". è la prima
presa di posizione del Cavaliere sulle nostre missioni internazionali. Ed è,
probabilmente, un "assaggio" del cambiamento di rotta che opererà il
nuovo governo di centrodestra in politica estera: più truppe e impegno nelle
zone calde dell'Afghanistan, come chiedono Nato e Stati Uniti. E altri
istruttori militari in Iraq. Nel primo vertice di maggioranza a palazzo
Grazioli Berlusconi ha affrontato anche il nodo delle nostre missioni. Il
leader del Pdl non intende ritirare le truppe dal Libano, come incautamente
propose un mese fa l'ex ministro della Difesa Antonio Martino, provocando
irritazione a Beirut e perplessità a Gerusalemme. Ma vuole chiarire ruolo e
modalità operative dei soldati italiani, che guidano la
missione che fermò la guerra tra Hezbollah e Israele. "Ho avuto un colloquio telefonico con il presidente
libanese - spiega Berlusconi - al quale ho garantito il sostegno per il
rafforzamento della democrazia nel paese. Ciò non toglie - aggiunge - che
esamineremo le attuali regole d'ingaggio dei nostri militari che, a volte, non
hanno possibilità nell'azione di contrasto". La replica del
Ministro della Difesa non si fa attendere. "In Libano - spiega Parisi - ci
sono regole d'ingaggio valide per tutta la missione Unifil delle Nazioni Unite.
La loro eventuale modifica spetta all'Onu". L'annuncio di Berlusconi
arriva in un momento delicato in Libano. Proprio ieri, Hezbollah ha accusato di
"inerzia" la comunità internazionale di fronte alle quotidiane
violazioni dello spazio aereo nel sud del Paese dei caccia israeliani, inviati a
contrastare il traffico di armi che arrivano ai miliziani islamici. L'uscita
del Cavaliere potrebbe preparare la svolta ad un impegno maggiore in
Afghanistan. "Non c'è stata nessuna pressione degli Stati Uniti - assicura
una fonte vicina al futuro premier - ma non è escluso che il prossimo governo
invii più truppe a Kabul". Non solo: il nuovo inquilino di Palazzo Chigi
potrebbe anche cambiare i nostri caveat (le regole e i limiti che definiscono
l'azione dei militari), inviando così i soldati anche nelle zone calde del
Paese, dove americani, inglesi e olandesi ingaggiano battaglie quotidiane con i
taliban. E avviare un nuovo impegno in Iraq, spedendo a Bagdad altri consulenti
militari. "Il grande entusiasmo" con cui l'ambasciatore Usa, Ronald
Spogli, saluta il ritorno del Cavaliere è rivelatore del nuovo clima che si è
instaurato con l'alleato americano. A conferma che qualcosa si stia muovendo, è
anche l'annuncio di un imminente vertice tra Berlusconi e il segretario
generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer per parlare dell'impegno italiano a
Kabul. "Noi - anticipa il sottosegretario di Stato americano, Kurt Volker
- accoglieremo con favore qualsiasi contributo ulteriore che Roma darà in
Afghanistan".
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Il Medioriente visto da destra Umberto De Giovannangeli Gaffe ed
elmetto La "discontinuità" in politica estera inizia dall'infuocato
Medio Oriente. Far dimenticare l'"equivicinanza" dalemiana. Ribadire
all'alleato americano che l'Italia retta dal Cavaliere sarà in prima fila,
almeno a parole, nella lotta ai movimenti terroristi mediorientali, includendo
nella lista anche Hamas palestinese e Hezbollah libanese. Martino (inteso come
Antonio, ex ministro della Difesa nel passato governo di
centrodestra, autocandidatosi al ritorno al dicastero di via XX Settembre)
docet. Il neo premier "calza" l'elmetto e dopo aver ribadito che il
suo primo viaggio ufficiale sarà in Israele, per ricucire non meglio precisati "strappi" tra
Gerusalemme e Roma, torna a parlare di Libano. segue a pagina 28.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione
del Battaglia e raid nella Striscia Uccisi tre soldati israeliani e almeno
diciotto palestinesi Una battaglia in piena regola. I miliziani delle Brigate
Ezzedine al-Qassam, il braccio armato di Hamas, attaccano con missili anticarro
e colpi di mortaio gli israeliani rispondono con i razzi degli elicotteri
giunti in soccorso delle truppe. Sul terreno restano i corpi senza vita di tre
soldati israeliani e cinque miliziani di Hamas. Gli scontri sono iniziati poco
dopo la mezzanotte, con l'arrivo di alcuni carri armati israeliani. Secondo la
ricostruzione fornita da un portavoce di Tsahal, un
commando di Hamas proveniente da Gaza ha provocato un'esplosione al confine
all'altezza del kibbutz israeliano di Beeri (Neghev). Una pattuglia di confine
delle Brigata Ghivati è subito sopraggiunta sul posto, ma è caduta in
un'imboscata tesa miliziani di Hamas. Nello scontro a fuoco ravvicinato sono
rimasti uccisi i soldati. La reazione israeliana non si fa attendere. Ed
è pesantissima. È di almeno 18 palestinesi e tre soldati israeliani il numero
dei morti provocati dai violenti combattimenti in corso dall'altra notte in
varie zone della Striscia. Dopo gli otto miliziani palestinesi caduti in
diversi scontri a fuoco ieri mattina, e i tre soldati israeliani uccisi in una
imboscata, ieri pomeriggio nove palestinesi sono stati colpiti da due razzi
israeliani vicino al campo profughi di Al Bureji: secondo fonti mediche
palestinesi tra le vittime si contano almeno tre miliziani, due bambini, una
donna e tre esponenti religiosi del movimento islamico "Taksir
Higrah" apparentemente non legati a nessun gruppo armato. In un incidente
separato vicino ad El Bureji due razzi israeliani hanno infine colpito un
fuoristrada dell'agenzia britannica Reuters uccidendo il cameraman Fadil Shana
di 25 anni. Sul veicolo del giornalista erano ben visibili le insegne della
stampa. L'operatore, molto conosciuto a Gaza, aveva appena finito di riprendere
alcune immagini nel campo profughi. Da Mosca, dove è in visita ufficiale, il
presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Mahmud Abbas (Abu Mazen) ha
chiesto a Israele di "porre fine ad una violenza
che miete vittime innocenti tra la popolazione civile" di Gaza. Ed è in
questo scenario di guerra che prosegue la missione in Medio Oriente dell'ex
presidente Usa Jimmy Carter. Al Cairo, Carter incontrerà oggi una delegazione
di Hamas, guidata da Mahmud Zahar e Said Siam. Ed è lo stesso al Zahar, uno dei
"duri" del movimento integralista palestinese, a dare la conferma che
domani a Damasco l'ex presidente Usa avrà il contestato, da Israele,
incontro con il capo dell'ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal. u.d.g.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del "Carter tratti il cessate il fuoco" Haniyeh, primo
ministro di Hamas a Gaza, in un'intervista a "l'Unità" dà il suo via
libera alla mediazione del Nobel per la pace di Umberto De Giovannangeli
"CARTER È SEMPRE BENVENUTO a Gaza, e così tutti quei leader
mondiali che vogliono toccare con mano la sofferenza di un popolo assediato da
quasi due anni dall'esercito israeliano. Il presidente Carter ha avuto il
coraggio di chiamare con il suo vero nome la politica praticata da Israele nei riguardi del popolo
palestinese: apartheid". A parlare è il leader politico di Hamas, il primo
ministro (dimissionato da Abu Mazen) Ismail Haniyeh. "Per Hamas -
dice Haniyeh in questa intervista esclusiva a l'Unità - il presidente Carter
può svolgere una importante funzione di mediazione per il raggiungimento di un
accordo di cessate il fuoco". Haniyeh è informato dell'esito delle
elezioni italiane, e sul ritorno di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, dice a
l'Unità: "So che ha dichiarato di voler fare il suo primo viaggio ufficiale
da premier in Israele. Invito il presidente Berlusconi
a Gaza. Spero che abbia compreso che la politica americana in Medio Oriente ha
provocato solo disastri, e ci auguriamo che per quanto riguarda la questione
palestinese, Berlusconi adotti una politica moderata, nell'interesse stesso
dell'Italia". Israele ha accolto con freddezza la
missione dell'ex presidente Usa Jimmy Carter. E Hamas? "Hamas considera il
presidente Carter un amico del popolo palestinesi, uno dei pochi statisti che
hanno avuto il coraggio di denunciare il regime di apartheid a cui Israele costringe milioni di palestinesi". In un
colloquio con l'Unità, l'ex presidente Usa si è detto disposto a mediare un
cessate il fuoco tra Israele e Hamas. Anche qui, qual
è la risposta di Hamas? "La nostra risposta è che siamo pronti a negoziare
un cessate il fuoco a patto che esso sia simultaneo, totale e che investa non
solo Gaza ma anche la Cisgiordania; il cessate il fuoco deve riguardare anche
la fine degli assassinii politici perpetrati da Israele
contro dirigenti e attivisti dell'intifada. Su queste basi è possibile avviare
una trattativa della quale il presidente Carter può farsi garante". Israele, così come la Casa Bianca, contesta la scelta di
Carter di interloquire con Hamas. "Carter ha compreso, e come lui anche
altri politici e leader mondiali, che Hamas è parte fondamentale del popolo
palestinese. È da questo consenso popolare che traiamo la nostra forza, la
nostra legittimazione. Il presidente Carter è consapevole che un accordo di pace
non potrà mai funzionare se taglia fuori metà di un popolo e la sua leadership,
una leadership che ha avuto il mandato a governare attraverso le elezioni più
libere mai avvenute nel mondo arabo. Carter è un politico realista e non uno
dei tanti avventurieri che pensano, illudendosi, che Israele
possa recidere con la forza i legami di Hamas con il popolo palestinese".
Lei parla di un negoziato possibile, intanto nella Striscia si continua a
combattere: in uno scontro a fuoco sono rimasti uccisi miliziani di Hamas e
soldati israeliani. Israele parla di ennesimo atto
terroristico condotto da Hamas. "Un popolo sotto occupazione ha il diritto
di resistere. Ed è ciò che stiamo facendo. Per Israele
ogni palestinese che si oppone all'occupazione sionista è un terrorista. Per
noi, invece, è un eroe, perché difende una causa giusta scontrandosi con uno
degli eserciti più agguerriti al mondo. Se Israele
vuole sicurezza si ritiri dai territori occupati nel '67, liberi i prigionieri
palestinesi detenuti a migliaia nelle sue carceri, ponga fine all'assedio di
Gaza e alla colonizzazione della Cisgiordania. Se lo farà allora sì che le cose
potrebbero cambiare. Per tutti. Se non si vuol credere alle mie parole, che il
mondo rifletta su quelle di un uomo (Jimmy Carter) che non può essere certo
dipinto come un pericoloso jihadista: "il principale ostacolo alla pace è
la colonizzazione israeliana della Palestina", ha
ripetuto più volte l'ex presidente Usa. Ed è contro questa colonizzazione che
noi ci battiamo". Cosa è rimasto della proposta che lei ha rivolto al
presidente Abu Mazen di riprendere il dialogo tra Al Fatah e Hamas?
"Questa proposta è sul tavolo e anche di questo abbiamo parlato con il
presidente Carter, il quale si è detto disposto a lavorare per favorire la
ripresa del dialogo nazionale interpalestinese". Da Gaza a Roma. Nelle
elezioni italiane a vincere è stato Silvio Berlusconi. Il neo premier ha
annunciato che il suo primo viaggio all'estero sarà in Israele.
"Al primo ministro entrante non posso che rinnovare l'invito che avevo
rivolto al suo predecessore (Romano Prodi): visiti anche Gaza, sarà il
benvenuto. Mi auguro che Berlusconi sulla questione palestinese adotti una
politica equilibrata ed eviti, nell'interesse stesso dell'Italia, di finire
nell'abbraccio mortale di Israele".
( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Roma La comunità
ebraica romana guarda con preoccupazione al prossimo 27 aprile, giorno in cui
si terrà il ballottaggio per il Campidoglio. Tanto che il neo presidente
Riccardo Pacifici sta pensando di rivolgere un appello per prendere
ufficialmente posizione contro certi apparentamenti giudicati troppo
pericolosi, come quello tra il candidato sindaco di An Gianni Alemanno e la
Destra di Francesco Storace e Daniela Santanchè. "Quando in un paese
democratico una forza politica mette tra i suoi valori il fascismo - ha detto ieri
Pacifici -, sentiamo il dovere di fare appello a quelle decine di milioni di
italiani che si riconoscono nel centrodestra e nel centrosinistra per
condannare chi ha atteggiamenti nostalgici nei confronti del fascismo". Le
preoccupazioni di Pacifici cominciano quando è ormai chiaro che per eleggere il
sindaco di Roma bisognerà ricorrere al ballottaggio tra Francesco Rutelli e
Alemanno e dalla necessita di quest'ultimo di stringere alleanze per cercare di
strappare la vittoria. Gli ammiccamenti in corso tra An e esponenti della
Destra come Teodoro Buontempo fanno capire dove Alemanno andrà a cercare i voti
necessari. E come se non bastasse, poi, ieri sera lo stesso Storace ha
annunciato che oggi chiederà al Comitato politico di autorizzare l'apparentamento
nero. Tutti fatti che preoccupano la comunità ebraica romana, ben consapevole
che il movimento di Storace e Daniela Santanché ha fatto proprio delle radici
fasciste uno dei suoi punti di forza. "Non sta alla nostra comunità - ha
spiegato Pacifici - decidere quali siano le alleanze per Alemanno e Rutelli. Il
nostro ruolo è quello di esprimere valori, sentimenti e, in questo caso, anche
emozioni, visto che le ferite del nazifascismo a 70 anni dalle Leggi razziali
non sono affatto sopite e pesano ancora tra chi le ha subite, tra chi è stato
portato nei campi anche grazie alle meticolose azioni dei collaborazionisti
fascisti con i nazisti". Le parole di Pacifici arrivano dopo con cui la
comunità ha accompagnato tutta la campagna elettorale sia per le politiche che
per le amministrative. "Un conto - ha spiegato
Pacifici - sono esternazioni di questo stampo, così come atteggiamenti razzisti
o xenofobi oppure ostili all'esistenza di Israele, da parte di un singolo deputato, un altro è invece quando certe
dichiarazioni giungono da chi si è candidato come premier. Come nel caso della
Sundance".
( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Inaccettabile Cari
direttori, da segretario del Prc tendo a tutelare sempre tutti i suoi iscritti
e i suoi dirigenti. Il nostro dibattito interno può e deve essere seguito con
la massima trasparenza e è giusto criticare anche aspramente le diverse
posizioni in campo. Non lo è, invece, dileggiare le persone, come ha fatto ieri
il manifesto a pagina 3 con l'articolo "I Berti-boys sull'orlo del
baratro", tirando in ballo persino le relazioni private e personali. E'
francamente inaccettabile, oltre che gravemente inquinante del nostro stesso
dibattito congressuale, questo modo di seguire le nostre vicende interne.
Esiste una civiltà, nel dibattito, che è storia comune e va sempre e comunque
salvaguardata. Né ci si può comportare come dice Bertold Brecht in un suo
famoso passo, dove scrive che "Noi che abbiamo combattuto per il mondo
della gentilezza, noi non si poté essere gentili". Franco Giordano
segretario nazionale del Prc Grazie Un grazie sentitissimo per quanti hanno
"consentito" soprattutto con la loro "ispirazione e pratica
astensionista", l'arrivo, della dittatura parafascista che, da tempo
immemorabile, strisciava dentro la nostra Repubblica e che, però, ha visto la
luce con una elezione democratica. Grazie particolarmente: ai democratici
sinceri, lucidamente decisi a farsi annullare le schede; agli eroici
"quasi-rivoluzionari" che hanno introdotto, coraggiosamente, nelle
urne, le schede bianche; a tutti coloro che, ispirandosi alle idee forti della
sinistra forte ma saggia, sono ricorsi alle più "immaginifiche"
maniere per dare una mano al loro nobile Cavaliere che si è svenato per
gli..."investimenti", in Italia e nel mondo, in : "titoli",
bond, "azioni", "obbligazioni",
"compartecipazioni", "scalate", insomma con investimenti
sempre e unicamente...elettorali; ai veri osservanti fanatici dello spirito
costituzionale, che sulle schede, in omaggio al dio Grillo, hanno immortalato
il fatidico "vaffa". Gli astensionisti (democratici -
excomunistispinti et similia!) che: - non potevano (e non dovevano!) tenere
conto della raffinata corruzione in atto, silenziosa (mica tanto!), blanda
(falso!), discreta (se così vi pare!) tuttavia guidata da strapoteri economici
e da quelli, più discreti della corruzione profonda della comunicazione...; -
non potevano tenere conto dell'esistenza degli pseudo separatisti-razzisti
Boss-Calderoli-Castelli-Maroni; - pensavano, serenamente, che le disavventure
napoletane e le intramontabili mafie non avevano l'urgenza di essere affrontate
da un Parlamento democraticamente eletto, forte di una sinistra progressista,
salda, proiettata anche oltre i nostri confini. Dopo questa serena, tranquilla
disamina della pacata sconfitta di tutte le sinistre, il manifesto, che aveva
serenamente avvertito dei rischi che si correvano presentandosi al voto
frantumati e trascurando le aspettative degli operai, dei pensionati, dei
precari, degli studenti, dei "poveri ormai ufficialmente registrati",
della Sanità, delle donne, dei senza-tetto, dovrà continuare, a dibattere sulle
cause che hanno provocato questa disfatta; dovrà raccogliere le critiche e i
suggerimenti di un numero di lettori sempre maggiore, specialmente di quelli
assetati di valutazioni esperte, obiettive, "veramente di sinistra";
si dovrà trasformare in una Agorà in cui i cittadini che si considerano
appartenenti alla sinistra più avanzata, potranno dibattere, in libertà, sui
progetti per un futuro di giustizia e di progresso. Eugenio Cicerchia Lettera
aperta Berlusconi ha vinto e trovo doveroso rivolgere al vincitore un evviva,
un augurio e, se mi è consentito, una sommessa preghiera. Vede, signor
Presidente, in un paese variegato come il nostro, c'è chi è ricco di
comprensione nei confronti degli evasori, chi impazzisce per i barzellettieri, chi
adora i venditori di speranze, chi va in visibilio davanti alle prodezze di un
seduttore, chi esalta gli sbeffeggiatori di magistrati, chi venera i ricchi
senza chiedersi come lo siano diventati, chi apprezza oltre ogni dire i gesti
"popolareschi", chi è convinto che il mondo sia più dei furbi che dei
galantuomini. Tutte propensioni, legittime, s'intende signor Presidente, perché
tutto ciò che viene dalla maggioranza è sacrosanto, ma durante il Suo mandato,
che Le auguro lungo e ricco di soddisfazioni, abbia la compiacenza, La prego,
di rivolgere un occhio benevolo verso quella minoranza che ha propensioni
esattamente opposte. La ringrazio. Suo. Gino Spadon Un incontro per riflettere
Un'indispensabile riflessione sullo spostamento a destra delle scelte elettorali
non può essere limitata agli aspetti politico-partitici. Se sono in declino i
valori della solidarietà e responsabilità collettiva, dei diritti sociali di
tutti/e, dell'intercultura, della laicità e della pace, occorre interrogarsi
sulle modalità con cui tali valori, in cui crediamo e su cui scommettiamo, sono
stati vissuti e comunicati. La crescita culturale delle coscienze e della
società è stata disattesa non solo dal mondo politico, il cui scollamento dalla
vita reale è macroscopica, ma dagli stessi movimenti. La frammentazione non è
solo politica ma anche sociale. Ognuno coltiva il proprio orticello. Le
comunità di base rifletteranno su questi problemi nell'Incontro nazionale
aperto che si terrà a Castel san Pietro (Bologna) nei giorni 25-27 aprile sul
tema intrigante proprio per la situazione che si è creata con le elezioni:
"società sobria equa solidale - culture e pratiche dal basso".
Comunità cristiane di base italiane Kasaro e Kayr In Somalia c'è un detto che a
volte quello che sembra un Kasaro (una sciagura) può trasformarsi in Kayr (un
Bene). Ecco queste elezioni politiche sono un Kasaro su tutta la linea, per il
duopolio, per la sinistra che non ha nemmeno un parlamentare, per gli inciuci
che verranno. Abbiamo perso tutti delle sinistre varie. Anche chi non ha
votato. Il Kayr, il bene cioè, sta in una cosa, secondo me, quella di avere la
grande opportunità di ricominciare, di ricostruire, di credere davvero in
qualcosa. Il Kayr sta in noi e nella volontà di non mollare a nessun costo. L'urna
ha parlato chiaro. La sinistra, la nostra sinistra, non riesce più a parlare
alla pancia della gente comune. Il paese che nel dopoguerra aveva il partito
comunista più forte d'Europa ora è terreno di una destra cannibale e oscena.
Perché questo? Facciamoci delle domande, vi prego. Non cerchiamo il capro
espiatorio di turno o le facili scorciatoie, sarebbe come morire di morte
violenta per la seconda volta. Facciamo un mea culpa collettivo, un mantra
liberatorio, però poi rimbocchiamoci subito le maniche, dovremmo lavorare
parecchio, lottare duro, mostrare i denti. E lo dovremmo fare insieme, uniti,
tutti. Io ci credo e voi? Igiaba Responsabilità Cari amici del manifesto, ho
votato sinistra arcobaleno alla Camera (e Partito democratico al Senato per
cercare inutilmente di arginare Pdl e Lega). E' andata malissimo. Inutile e
miope dare la colpa a Veltroni. Un'enorme responsabilità la portano le
leadership della Sinistra Arcobaleno. Bertinotti ha coerentemente deciso di
dimettersi ma lo stesso devono fare Giordano, Pecoraro Scanio e anche il signor
Diliberto (altro che lasciare la Sinistra Arcobaleno!). Un altro bel pezzo di
responsabilità la portano gli astensionisti e i settari che, per protesta o
chissà che cosa, non hanno saputo guardare più in là del loro naso. La speranza
di costruire dal basso una sinistra aperta e plurale (comunista, socialista,
solidarista, altermondialista, ecologista, europeista, "femminista")
resta in ogni caso l'unica prospettiva possibile per chi non si riconosce nel
Pd. Roberto Cerchio, Torino Il braccio di riserva Per la prima volta,
nell'Italia repubblicana, ci siamo trasformati in un corpo elettorale senza più
un braccio, anche se si tratta solo del sinistro, quello che per antonomasia
viene considerato di "riserva". Però un corpo così, con una
protuberanza centrale e due tentacoli praticamente equivalenti e destinati a
alternarsi, non può che risultare squilibrato e profondamente malato. Ecco,
resta questa sorta di braccio con due mani, non è più al servizio del corpo ma
che di esso si serve e si nutre. È stato un po' come vivere un lutto dopo
un'agonia, che quando arriva ci trova sempre e comunque impreparati. Ma era
utile, mi chiedo, allungare ancora i tempi e il travaglio di quest'agonia? A
questo punto, credo sia stata meglio una sconfitta senza se e senza ma, che ci
sta precipitando in un fondo di smarrimento da cui però è possibile almeno
immaginare una qualunque ipotesi di risalita credibile, pulita, coerente.
Meglio, forse, che restare appesi a quei sottili e infidi compromessi che
rischiavano sempre più di trasformarci in ciò che aborriamo e combattiamo. La
speranza è che di quel che s'è perso si possa rigenerare la parte più sana e
che il manifesto possa svolgere un ruolo importante in questo delicato
processo. Marco Cinque Sumud Cari compagni e care compagne, la parola araba
sumud (fermezza, rimanere saldi) per i palestinesi e le palestinesi è più di
una parola, è diventato il simbolo di una volontà di esistenza, di presenza, di
identità, che da 60 anni si oppone al tentativo di
cancellare l'idea di Palestina (non necessariamente il suo popolo) dalla storia. Oggi molti di
noi si sentono cancellati, perché hanno perso rappresentanza in un Parlamento
che dipinge questo paese come un covo di opportunisti, sfruttatori, razzisti,
guerrafondai e (nella migliore delle ipotesi) di amministratori dell'esistente.
Ma noi esistiamo ancora, e insieme a noi ci sono alcuni milioni di persone che
ogni giorno "praticano" un'idea di paese diversa da chi tra poche
settimane sarà in parlamento. Sono uomini e donne di ogni età che non si sono
mai seduti a guardare, che non sono mai tornati a casa, che non amministrano ma
"agiscono" ogni giorno per avere un orizzonte diverso dall'esistente.
Uomini e donne che hanno pensato, pensano e continueranno a pensare che un
paese migliore si costruisce attraverso la pratica, non solo con un voto.
Questa pratica, questo modo diverso di stare nel mondo, può non essere
rappresentato nel nostro Parlamento (e chissà se mai lo è stato), ma non è
ancora scomparso dalla storia di questo paese; a noi la responsabilità, lo
sforzo, di fare in modo che non succeda. Per cui da domani accanto alla
necessaria analisi di cause e responsabilità, accanto ai programmi e alle
strategie future, riprendiamo, riaffermiamo la nostra pratica. Facciamolo con
più forza, riportando in strada chi si è ritirato nel privato, coinvolgendo chi
ci passa accanto con poca convinzione, rinnovando anche il nostro agire. E' la
migliore e più efficace forma di sumud. Ettore Acocella Associazione per la
Pace La legge 30 riconfermata E' giunto il momento di ascoltare le ragioni più
profonde del popolo della sinistra. Il progetto politico della Sinistra
Arcobaleno è fallito. La costruzione di un nuovo soggetto politico non è la
somma algebrica delle forze politiche che lo compongono. L'unità della sinistra
non si costruisce cancellando le diverse identità politiche e culturali
considerate come disvalori. È giunto il momento di riprendere il cammino
interrotto per la costruzione di una vera sinistra comunista e anticapitalista,
della costruzione di un nuovo partito comunista di massa. Negli ultimi due anni
del governo Prodi, ho vissuto sulla mia pelle il significato della precarietà e
gli effetti devastanti della legge 30 che interviene nei processi di esternalizzazione.
Sono stato esternalizzato e per questa ragione ho chiesto il sostegno del mio
partito. Ho chiesto a alcuni parlamentari del Prc e al compagno Bertinotti di
promuovere iniziative parlamentari per arrestare questa nuova forma di
precarizzazione del lavoro. Alle promesse iniziali, non sono seguite le
iniziative parlamentari che avrebbero dovuto essere attuate, la legge 30 è
stata riconfermata in blocco. L'incapacità di ascoltare e interpretare il
disagio sociale da parte di un ceto politico autoreferenziale rappresenta una
delle cause principali della disfatta della sinistra antagonista. Cordiali
saluti Giuliano Della Foglia Una foto trucccata Ho già ricevuto molte lettere e
telefonate disperate. Il loro dato comune è che "non c'è più niente da
fare", "l'Italia è stata guastata in modo irrimediabile",
"gli italiani hanno scelto il peggio, dunque è quello che si meritano,
peggio per loro, e anche per noi". Qualcosa di simile al saragattiano (ma
chi era costui?) "destino cinico e baro". E' un errore. La foto
dell'Italia che emerge da queste elezioni è una foto truccata. Truccata dalla
legge truffa con cui la coppia Veltroni-Berlusconi ci ha costretto a votare.
Non c'è dubbio che i guasti del berlusconismo sono penetrati in profondità in
tutti i settori della società italiana, e di questo si dovrà molto discutere
per cercarne le cause. Ma a sinistra, tutti abbiamo votato per costrizione, di
fronte a una scheda che non permetteva di scegliere, di fronte al ricatto del
voto "utile". Veltroni ne ha fregati molti con questo trucco. Colpa
loro? Anche, ma colpa derivata. Chi ha in mano il bastone dei media amici può
fare questo e altro, e Veltroni li aveva e li ha amici (inutile parlare di
Berlusconi). Non esiste più una sinistra? Un campo democratico della
solidarietà, della giustizia sociale? Un campo pacifista, un campo operaio? Un
campo giovanile e precario? Un campo veramente ambientalista, un campo che
guarda a un'altra società, che non sia ostile all'Uomo e alla natura? Niente
affatto! Esso esiste e è grande. Ma è stato privato della sua rappresentanza.
Anche per colpa dei suoi dirigenti inetti, questo è certo, perché solo degli
inetti potevano concepire una campagna elettorale come quella fatta dalla
Sinistra Arcobaleno. Che ha ingannato i suoi elettori potenziali facendo loro
credere che un centro sinistra sarebbe ancora stato possibile. E questi hanno
votato Veltroni (ritenendo che fosse ancora di sinistra), oppure hanno dato
voto disgiunto. Gli altri non sono andati a votare, per delusione, per sconcerto
e per rabbia. Ma quei milioni di elettori di sinistra non sono spariti.
Esistono. Non si vedono solo perché il gioco di prestigio funziona. Dobbiamo
romperlo, prima di tutto noi. Dunque, cari compagni e cari amici, non
facciamoci ingannare due volte. La frittata è venuta rotonda soprattutto perché
la padella che ci hanno messo di fronte, senza possibilità di scelta, era
rotonda. Ma la società italiana è piena di spigoli, che non tarderanno a farsi
sentire. Naturalmente se non piangeremo di fronte a una fotografia ritoccata.
Giulietto Chiesa giornalista e europarlamentare Come quelli del quarto stato
Guardo Quarto Stato di Pellizza alla bella mostra al Quirinale e mi sento
turbato dal di dentro da quelle facce, dalla forza che esprimono e da tutta la storia
che quel quadro simboleggia. Mi accorgo che l'atteggiamento dei giovani che mi
sono a fianco è diverso. Perplessità, risolini diciamo assenza assoluta di
pathos. Sono giovani "normali", i più, non vestono
"alternativo". Il grande cerchio è chiuso. La sinistra in Parlamento
per la prima volta nella storia repubblicana non c'è più. E' forse rimasta come
me legata a un pathos demodé e non ha saputo trasmettere difficili alternative.
Anzi non ha saputo proprio trasmettere. L'unica cosa da fare è quella di approfittare
della cacciata da palazzo per ritornare in mezzo alla gente a fare
testimonianza, a parlare di diritti, di esclusioni, di solidarietà, di
ambiente, di pace, a marciare come quelli del quadro. In fondo anche loro
partivano da zero. Come noi oggi. Francesco Maria Mantero Nuovi modi di
partecipazione Cari compagni del manifesto, sono uno di quelli che hanno votato
Sa e che, insieme a amici, aveva aperto una delle "case" della
Sinistra Arcobaleno, adesso in balia di strategie partitiche insondabili. Sa è
sparita dal Parlamento perché è sparita dalla società. Il modo migliore per
ripensarsi, e per pensare a come tornare in Parlamento, è quello di tornare
nella società. Ci farà bene: tra la gente, nelle piazze, per le strade. Fuori
dai talk-show. Credo anche che sia necessario azzerare le dirigenze, che hanno
alimentato burocrazie parassitarie. Riguardo alla forma: ho contato 8 soggetti
politici alla sinistra del Pd. Ora, il processo che ha portato alla Sa è stato
troppo rapido, e fatto in tempi poco propizi. Ma credo sia importante ripartire
con un dialogo tra tutte quelle forze di sinistra che credono in un'alternativa
al modello dominante di società. Non m'interessa il simbolo, parlo di
contenuti, nuovi modelli culturali, nuovi metodi di analisi sociale (perché, a
quanto pare, la società italiana non la conosciamo mica bene...). E nuovi
metodi di partecipazione dal basso. Solo così si potrà ritornare in Parlamento,
dopo che saremo tornati nella società, accolti con un "Toh, chi si
rivede!" Francesco Falco Minoranza La sinistra radicale non è implosa. La
sinistra - tutta, ma proprio tutta! - ha lavorato da 30 anni al suo suicidio.
Viviamo in un paese dove esiste una sola cultura, un solo modello dominante.
Successo, bellezza, soldi, finto buonismo, carriera, omologazione. La sinistra
paga e ha pagato i suoi profondi e enormi sensi di colpa per aver contribuito
all'esistenza del '68 prima e del '77 poi. Anni dolorosi, in cui si sono fatti
moltissimi errori ma dove c'era energia, voglia di cambiare, speranza per un
mondo migliore e per un modello di esistenza diverso. Tutto cancellato per una
speranza catartica. Espiamo gli errori annullando gli ideali, cercando di
copiare gli altri con la presunzione di essere un po' migliori. Ridicoli e
perdenti. Ho votato Sinistra Arcobaleno. Senza grande entusiasmo, senza grandi
speranze. I risultati sono stati un vero shock ma poi ho pensato che sono
felice di essere sparita dal Parlamento. Sono felice di essere diversa,
incompresa, esclusa. Minoranza in via d'estinzione. Daniela Cipolla Il prezzo
dell'alleanza Tralasciando l'ineffabile duo Prodi e Veltroni che incolpano dei
loro disastri la sinistra (!?), Bertinotti ha pagato i suoi errori. Dopo la
caduta del primo governo Prodi nel '96 non aveva più senso cercare l'alleanza
col centro ma avrebbe dovuto costruire un'alternativa a entrambi gli altri
schieramenti. Votare poi leggi guerrafondaie e contro gli interessi dei
lavoratori gli ha fatto perdere ogni credibilità. Arrivare a dire che è
sbagliato contestare Ferrara è addirittura ridicolo. Andrea Muccini Due errori
Il secondo errore è stato non fare una seria analisi delle 2 esperienze di
governo: da una posizione di governo del paese non è in questa fase storica
possibile produrre alcuna modificazione del paradigma economico. Già questo
sarebbe bastato a comprendere che anche solo radicalizzando le proprie
posizioni il blocco della Sinistra Arcobaleno sarebbe sopravvissuta al
naufragio abbattutosi salvando un manipolo di parlamentari. Primo errore: non
aver compreso che il cammino intrapreso da Bertinotti sulla strada di una
ridefinizione del rapporto movimenti-politica-partiti si era in realtà da tempo
dotato di strumenti che sono poi risultati mortali. La dismissione delle
sezioni e della struttura democratica della base interna al partito, la
rincorsa del "parito leggero", le operazioni di marketing politico.
Si è sacrificato tutto in nome di scelte discutibili senza capire che si stava
recidendo il rapporto con il territorio e con le sue reti e interconnessioni
sociali, si è recisa la stessa funzione educativa (intesa come interscambio,
sia chiaro) che un partito comunista dovrebbe avere con la propria base e i
propri elettori. Si è scelta l'omologazione agli altri continuando a negare
l'evidenza e ribadendo un'alternatività che andava sbiadendo. Ripartire dai
territori, ma rivendicando con forza la nostra identità comunista. Nel disastro
è nato un fiore, ma bisogna sgombrare le macerie di una dirigenza incapace di
vedere il proprio disastro. Bertinotti ha avuto il buon gusto (non scontato in
questi tempi) di farsi da parte, ma i bertinottiani, saranno capaci di leggere
i propri errori? Siamo alla resa dei conti. Da qui dipende la nostra
sopravvivenza. Pietro Senigaglia Camminare contro vento Uno non dice:
contrasteremo questo governo di razzisti, postfascisti e capitalisti
imbroglioni con un'opposizione dura e intransigente. Dice invece: vogliamo
dialogare con loro per le riforme. L'altro non dice: uniamoci per contrastare
la deriva a destra del paese, voi in Parlamento, noi nelle piazze nelle
fabbriche e nei movimenti. Dice solo: tutta colpa tua se noi non abbiamo più il
nostro manipolo di parlamentari. I due personaggi che non dicono quel che
vogliamo e dicono invece quel che non vogliamo, e che non serve alla causa della
sinistra, dei giovani e dei lavoratori, rappresentano bene la nostra disfatta.
Quando e se apriranno gli occhi ci sarà una nuova possibilità, altrimenti ne
troveremo prima o poi degli altri che dicano e facciano la cosa giusta. Intanto
coraggio compagni, stringere i denti e camminare contro vento. Vittorio
Marletto, Bologna.
( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Uccisi 12 civili,
tra loro cinque bambini, un anziano e un cameramen palestinese della Reuters,
che chiede un'inchiesta. La "rappresaglia" scattata dopo che Hamas
aveva ammazzato tre soldati in una trappola stile Hezbollah Un giorno di
guerra, a Gaza è strage di civili Michele Giorgio Gerusalemme "Stiamo
traendo beneficio dall'attacco alle Twin Towers e al Pentagono, e dalla lotta
americana in Iraq", sono eventi "che hanno spostato l'orientamento
dell'opinione pubblica americana dalla nostra parte". Queste frasi
pronunciate, senza peli sulla lingua, dal leader del Likud ed ex premier
israeliano, Benyamin Netanyahu, all'Università Bar Ilan (Tel Aviv), e riportate
ieri dal quotidiano Maariv, spiegano più di mille discorsi ed analisi perché
quando una dozzina di civili palestinesi innocenti, tra cui bambini, vengono
fatti a pezzi, come ieri nel campo profughi di al-Burej, da un bombardamento
aereo israeliano, la cosa non suscita sdegno o interesse nei democratici paesi
occidentali. La vita dei bambini palestinesi vale meno o nulla in confronto a
quelle dei loro coetanei che vivono dall'altra parte del confine o in una delle
nostre confortevoli città europee. E vale meno anche di quella dei tre militari
israeliani uccisi ieri mattina, anch'essi strappati alla vita in giovane età ma
che a Gaza erano entrati in uniforme, armati e per compiere un'azione di
guerra. "I palestinesi se la sono cercata", è il commento di tanti
che neppure provano a capire cosa accade ogni giorno a Gaza. Ma ieri ad al
Burej nessuno cercava nulla e Fadil Shana, il cameraman dell'agenzia di stampa
britannica Reuters ucciso da un missile israeliano, stava soltanto facendo il
suo lavoro di operatore dell'informazione. Danni collaterali, nulla di più. Per
la portavoce delle forze armate israeliane, i quattro missili sganciati dagli
elicotteri Apache hanno colpito palestinesi armati che si preparavano a
lanciare razzi verso il territorio dello Stato ebraico. Ma fonti mediche
palestinesi hanno poco dopo riferito che tra le vittime i miliziani armati
erano tre, gli altri 12 erano civili - si attendeva ieri sera una conferma
definitiva - tra cui cinque bambini, un anziano di 67 anni, una donna e tre
esponenti religiosi del gruppo "Takfir wa Hijra" (una sorta di setta
islamica nata in Egitto alla fine degli anni Sessanta) non legati ad alcun
gruppo armato. Poco dopo, non lontano da al Bureji, altri due razzi israeliani
hanno colpito un fuoristrada della Reuters uccidendo il cameraman Fadil Shana,
25 anni. Sul veicolo del giornalista erano ben visibili le insegne della
stampa. Nello stesso attacco peraltro sarebbero rimasti uccisi anche due
passanti. Qualche ora prima l'esercito israeliano aveva avuto una dimostrazione
delle migliorate tecniche di combattimento dei militanti di Ezzedin Qassam, il
braccio armato di Hamas. Tre soldati israeliani della Brigata Ghivati sono
stati uccisi in uno scontro a fuoco avvenuto nei pressi del confine - ma
all'interno di Gaza - quando si sono lanciati all'inseguimento di uomini armati
che si erano avvicinati ai reticolati di confine. L'accaduto ha tutte le
caratteristiche di una trappola, simile a quelle preparate dai guerriglieri di
Hezbollah in Libano del sud prima del
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-17 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Riccardo Pacifici La comunità ebraica: se la Destra appoggerà il
Pdl diremo la nostra "Quando in un paese democratico una forza politica
mette tra i suoi valori il fascismo, sentiamo il dovere di fare appello a
quelle decine di milioni italiani che si riconoscono nel centrodestra e nel
centrosinistra per condannare chi ha atteggiamenti nostalgici nei confronti del
fascismo". A dichiararlo è Riccardo Pacifici, neo presidente della
Comunità ebraica romana. "Non sta alla comunità - ha detto decidere quali
siano le alleanze per Alemanno e Rutelli. Il nostro ruolo è quello di esprimere
valori, sentimenti e, in questo caso, anche emozioni, visto che le ferite del
nazifascismo a 70 anni dalle Leggi razziali non sono affatto sopite e pesano
ancora tra chi le ha subite, tra chi è stato portato nei campi anche grazie
alle azioni dei collaborazionisti fascisti con i nazisti". "Un conto
- ha aggiunto il presidente della Cer - sono esternazioni di questo stampo, così come atteggiamenti razzisti o xenofobi oppure ostili a Israele, da parte di un singolo
deputato, un altro è invece quando certe dichiarazioni giungono da chi si è
candidato come premier. Come nel caso della Santanchè". "Per questo -
ha detto ancora - attendiamo per verificare se è in atto un'alleanza tra
Alemanno e Storace. Solo allora potremo esprimere meglio le nostre
opinioni: prima ancora che da ebrei da cittadini italiani che si riconoscono
nella Repubblica nata sull'antifascismo e che festeggia quest'anno i 60 anni
della Costituzione nei cui primi articoli si vieta la ricostituzione del
Partito fascista".
( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC SALERNO Una
serie di raid aerei micidiali. Una reazione rabbiosa al pesante bilancio subito
dai militari israeliani in uno scontro notturno con militanti palestinesi. E' accaduto a Gaza, a ridosso del confine con Israele, dove la tensione va crescendo
con l'aggravarsi della situazione interna per il blocco della Striscia imposto
da Israele. Gli elicotteri
hanno attaccato nel pomeriggio. Una serie di razzi sul campo profughi di El
Bureij e su altre località limitrofe. "C'erano militanti
armati", la giustificazione del portavoce israeliano. I morti sono
diciassette (tutti civili, secondo Hamas) compresi almeno due bambini (alcune
fonti parlano di sei), un uomo di 67 anni e il fotografo dell'agenzia Reuters
che viaggiava a bordo di una fuoristrada sulla quale era chiaramente indicato
il suo mestiere. Era là per riprendere i mezzi blindati e i carri armati. Secondo
fonti mediche palestinesi, l'attacco a El Bureij ha provocato anche 17 feriti,
ma il bilancio appare ancora provvisorio. Sono giorni che la dirigenza di Hamas
minaccia un nuovo assalto al reticolato di confine da parte della popolazione
di Gaza sempre più in difficoltà per carenza di petrolio (Israele
ne impedisce il rifornimento) e beni di consumo. Lo scopo sarebbe quello di
richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale e di forzare la
mano in una trattativa semi-segreta tra Israele e
Hamas per il raggiungimento di una tregua e per la restituzione del caporale
Shalit (rapito quasi due anni fa) in cambio di prigionieri palestinesi nelle
carceri israeliane. A metà maggio, per i sessanta anni d'Israele,
saranno nel paese molti capi di Stato e di governo (tra i quali il presidente
americano Bush) e dal punto di vista del movimento islamico sarà il momento
perfetto per agire. Il premier Olmert ha le mani legate. Per non rovinare la
festa, frena i militari e l'avvio di una possibile operazione di terra. Le
truppe, comunque, si sono addestrate per fronteggiare un'eventuale assalto
"pacifico" al reticolato al confine e, per evitare il ripetersi di un
successo di Hamas, come quello avvenuto un paio di mesi fa, sono in stretto
contatto con governo e Stato Maggiore egiziani. Sul terreno, però, lo scontro
armato è quotidiano. I militanti della Jihad continuano a lanciare razzi contro
le comunità all'interno d'Israele e le truppe rispondono
con brevi incursioni e attacchi dall'alto. Martedì è stato colpito da un
missile aria-terra uno dei capi militanti della Jihad raggiunto mentre era in
moto. Poche ore più tardi, soldati della "Givati", una delle unità
d'elite dell'esercito, entrati a Gaza a caccia di "individui
sospetti", sono caduti in un'imboscata. Nello scontro a fuoco ne sono
morti tre e quattro sono rimasti feriti. La tensione, dalla regione a ridosso
di Gaza rischia di allargarsi. I servizi di sicurezza temono attentati e il
rapimento di cittadini israeliani all'estero e hanno esortato la popolazione a
non visitare il Sinai, classico luogo di villeggiatura, durante le prossima
festa della pasqua ebraica. A proposito di terrorismo, ha fatto scalpore in Israele una dichiarazione dell'ex premier Netanyahu, autore
tra l'altro di un volume sulla materia. Parlando all'università di Bar Ilan, ha
affermato che gli attentati dell'undici settembre sono stati come una manna per
Israele. "Stiamo beneficiando degli attacchi alle
Torri Gemelle e al Pentagono e della lotta americana in Iraq - è riportato sul
quotidiano Maariv - perché questi eventi "hanno spostato l'opinione
pubblica americana in nostro favore".
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-17 num: - pag: 21 categoria:
REDAZIONALE YYYY COMMEDIA La banda La banda della polizia egiziana
arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual,
conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta
urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli.
Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che
esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti, ma baciato dalla
voglia di essere utile. E lo è, con grazia, con poesia. Anteo, Eliseo.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-17 num: - pag: 21 categoria:
REDAZIONALE # Tra le vittime un cameraman Scontri a Gaza: uccisi 20 palestinesi
e 3 israeliani GAZA - è di almeno 20 palestinesi, fra cui un cameraman
dell'agenzia Reuters, e tre soldati israeliani il bilancio dei morti ieri nella
Striscia di Gaza. Ieri mattina alcuni miliziani di Hamas
avevano teso un'imboscata ad un convoglio israeliano nel Nord di Gaza,
uccidendo 3 soldati, secondo l'esercito israeliano. I soldati erano entrati a
Gaza in cerca di due miliziani di Hamas ritenuti responsabili di aver messo una
bomba vicino al confine. Israele ha risposto con l'invio di nuove truppe e con raid aerei.
Nel più sanguinoso, un elicottero israeliano ha lanciato 4 missili contro obiettivi
in prossimità del campo profughi di Bureij nel centro di Gaza provocando la
morte di 12 palestinesi, fra cui 5 adolescenti, ha riferito Moaiya Hassanain
del ministero della Sanità palestinese. Fadel Shana, cameraman 23enne
dell'agenzia Reuters, è stato ucciso mentre filmava i movimenti dei tank
israeliani. I colleghi hanno trovato il corpo accanto alla sua jeep, su cui
c'era scritto "press" (stampa): affermano che è stato colpito da un
missile. Gli scontri di ieri sono i più sanguinosi dopo l'offensiva israeliana
dei primi di marzo (120 palestinesi morti). Poi Israele
e Hamas avevano onorato una tregua informale. Il presidente palestinese Abu
Mazen ha condannato "l'aggressione israeliana" e chiesto a entrambe
le parti di cooperare per la pace. Per Hamas "dati questi crimini, non si
può parlare di tregua". Da New York il Segretario Generale dell'Onu Ban
Ki-moon si è detto molto allarmato per le nuove violenze scoppiate a Gaza e si
è appellato alle parti in causa di dare prova di moderazione.
( da "Liberazione" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il raid deciso dopo
l'uccisione di tre soldati israeliani Israele
all'attacco nella Striscia di Gaza: diciassette le vittime due sono bambini
Un'altra giornata di sangue a Gaza. Una serie di attacchi israeliani, lanciati
dopo l'uccisione di tre soldati da parte di uomini di Hamas, ha causato almeno
17 morti, in buona parte civili. Tra le vittime anche due bambini. A scatenare
la rappresaglia è stata la morte di tre militari in una zona di frontiera.
Secondo un portavoce israeliano, i soldati avevano visto un gruppo di armati
che si avvicinava alla barriera di confine, a sud del valico di Nahal Oz, dove
si trova il terminal dal quale il carburante viene trasferito nella Striscia.
Ne è nato uno scontro a fuoco, nel quale sono morti. Israele
ha dunque colpito in più punti della Striscia, con diversi attacchi. Quattro
militanti di Hamas sono rimasti uccisi in una sparatoria con le forze
israeliane nella zona orientale di Gaza City, durante la quale altri cinque
sono stati feriti. Un altro miliziano della Jihad Islamica è stato invece
ucciso e altri sei sono stati feriti in due raid aerei nell'area di Bet Lahiya.
L'episodio più drammatico si è però verificato a El Bureij, nella parte
centrale della Striscia. Secondo alcuni testimoni, un
elicottero di Israele ha
sparato dei missili contro un gruppo di miliziani che si preparavano a colpire
con dei mortai il territorio israeliano. Uno o più proiettili sono però finiti
fuori bersaglio e hanno colpito dei palestinesi nel campo profughi di El
Bureij. Fonti mediche parlano di almeno nove morti, tra i quali due
bambini. Tra le vittime di questa tragica giornata anche un cameraman
palestinese della Reuters, colpito in un altro attacco da due razzi mentre si
trovava a bordo di un fuoristrada dell'agenzia stampa britannica, sulla quale
sono ben visibili le insegne della stampa. Morti anche due civili, che si
trovavano per caso nelle vicinanze del veicolo. Intanto una delegazione di
Hamas è partita per Il Cairo dove avrà un colloquio con Jimmy Carter, stante
l'impossibilità dell'ex presidente degli Stati Uniti di avere un lasciapassare
israeliano per la Striscia di Gaza. Carter, la cui attività di promozione della
democrazia e dei diritti umani nel mondo gli valse nel 2002 il Nobel per la
Pace, a dispetto dell'irritazione di Israele,
contrario a qualsiasi apertura di dialogo con il movimento di resistenza
islamico, ha affermato che "qualsiasi processo di pacificazione in Medio
Oriente non può escludere le formazioni estremistiche". Della delegazione
di Hamas fanno parte Mahmud Zahar e Said Siam, strenui sostenitori di un
inasprimento della contrapposizione con Fatah del presidente palestinese Abu
Mazen, riparato nella Cisgiordania occupata dopo il colpo di mano di Hamas a
giugno scorso nella Striscia. Infine, Benjamin Netanyahu, leader del blocco
conservatore Likud, ha affermato che procedere a ulteriori disimpegni di Israele dalla Cisgiordania significherebbe consegnare il
territorio al movimento di resistenza islamico Hamas e quindi all'Iran.
"La promessa di ulteriori ritiri di Israele oggi
significa che appena le Forze di difesa israeliane sono fuori, entra Hamas e se
entra Hamas entra anche l'Iran", ha detto l'ex premier ultraconservatore
in una conferenza stampa a Gerusalemme. Netanyahu ha quindi criticato anche il
ritiro dal Libano meridionale e dalla Striscia di Gaza, dicendo che ambedue le
decisioni hanno avuto come conseguenza "un terribile aumento del potere
degli alleati dell'Iran, vale a dire Hezbollah e Hamas". Negli ultimi mesi
Netanyahu ha mantenuto un profilo basso mentre il governo del premier Ehud
Olmert lavorava a rilanciare i colloqui di pace con il presidente palestinese.
Ma ieri Netanyahu ha ammonito che "la fragilità endemica della società
palestinese". Red Es 17/04/2008.
( da "Tempo, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Il punto di
LIVIO CAPUTO Cambiare tutto per contare di più Primo impegno internazionale da premier:
recarsi in Israele per il 60 anniversario dello Stato ebraico. Priorità n. due: una
visita a Washington dove Bush lo ha invitato a colazione (e dove Prodi, in due
anni, non aveva mai messo piede) per "riprendere il vecchio
rapporto". Nelle more dell'attesa, un incontro privato in Sardegna con
Putin per rilanciare un sodalizio che manterrà la sua importanza anche dopo il
7 maggio, quando "Zar Vladimir" si trasferirà dalla presidenza
della Repubblica alla guida del governo. Bastano questi annunci per capire
quanto la politica estera del terzo governo Berlusconi sarà, nonostante alcuni
punti che restano bipartisan, differente da quella del centro sinistra; e, non
a caso, la prima ad afferrare la portata del cambiamento è stata Al Qaeda, che
ha invocato sul nuovo premier italiano la maledizione di Allah. è presto per
scendere nei particolari, ma possiamo anticipare che il governo di
centro-destra si muoverà secondo le linee seguenti: 1) Fine dell'equidistanza
tra Israele e palestinesi in Medio Oriente, adottata,
non senza contrasti, da D'Alema. Quindi, nessuna ulteriore sollecitazione a
dialogare con Hamas, né indulgenza per l'Hezbollah, possibile revisione delle
regole d'ingaggio per i nostri soldati schierati sul confine
israeliano-libanese e impegno più fattivo per fermare l'atomica iraniana. 2)
Riavvicinamento agli Usa dopo due anni di freddezza. Esso potrebbe tradursi in
una graduale rimozione dei caveat che impediscono ai nostri soldati in
Afghanistan di impegnarsi a fondo nella guerra contro i Talebani, e in un
diverso posizionamento nei confronti dei presidenti filocastristi dell'America
latina. 3) Mantenimento dell'apertura a Mosca, già avviata dal precedente
governo Berlusconi e utile ora che la nostra dipendenza da gas e petrolio russo
è ancora cresciuta. 4) Tentativo di rilancio del ruolo dell'Italia in Europa,
avvalendosi del fatto che sia in Germania, sia in Francia ci siano oggi leader
di centro-destra e che un conservatore potrebbe presto andare al potere anche
in Gran Bretagna. Il fatto che alla Farnesina sia, probabilmente, destinato
Franco Frattini, reduce da tre anni di esperienza europea come vice-presidente
della Commissione, significa qualcosa. Forse Berlusconi tende a sopravvalutare
l'importanza dei rapporti personali che sostiene di avere con i principali
leader mondiali, e a sottovalutare l'ostilità che la sua persona incontra in
parti dell'opinione pubblica straniera, alimentata soprattutto da certa stampa,
ma è lecito sperare che non ripeterà più certe gaffes che gli vengono rinfacciate
ancora oggi. Lo slogan "Rialzati Italia" si applica senz'altro, nei
suoi disegni, anche alla politica estera. E se l'impegno, non da ultimo
finanziario, sarà giusto, su questo terreno potrebbe conseguire qualche
risultato positivo prima che sul fronte interno.
( da "Liberazione" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Alfio Nicotra* L'Expo
2015 si terrà a Milano. Come ogni grande evento porta in sé possibilità e
problemi. Il fatto che sarà lady Moratti a gestirlo - con larga probabilità
anche con un governo nazionale guidato da un palazzinaro per antonomasia, il
cav. Silvio Berlusconi - non può che metterci in allarme. Lasciamoci però alle
spalle le polemiche sull'utilità o meno dell'esposizione universale. Cominciamo
rapidamente a concentrarci sulla necessaria iniziativa della sinistra e dei
movimenti per impedire che Milano e la Lombardia siano terreno di conquista di
speculatori di varia risma e che il denaro pubblico sia speso il più possibile,
scusate il gioco di parole, per opere di pubblica utilità. Per vincere la
concorrenza di Smirne, la città di Milano è stata costretta a inedite alleanze
a livello internazionale. I neocon mondiali si sono mossi contro la candidatura
del capoluogo lombardo, non solo Usa e Israele, ma anche i potentati di riferimento (petrolieri,
industrialisti, nuclearisti, fautori della crescita come unico motore di
sviluppo, ecc). Si è mostrata un'immagine lontana dalla realtà milanese,
cercando in qualche modo di nascondere il fatto che la Lombardia è la regione
più inquinata d'Europa e che qui alberga uno dei più insidiosi movimenti
xenofobi e razzisti del vecchio continente. Sentire la signora Moratti
parlare "di modello di sviluppo sostenibile", di processi
d'integrazione e di lotta all'esclusione sociale è sicuramente un capolavoro
d'ipocrisia, visto che i progetti in cantiere annunciano nuove colate di asfalto,
consumo ulteriore di territorio e che asili e scuole materne cittadine sono off
limits per i bambini figli di immigrati clandestini. Eppure, è questa ipocrisia
che può aprire ai movimenti e alla sinistra lombarda una occasione d'iniziativa
eccezionale. Con Milano sotto gli occhi del mondo non sarà facile infatti
nascondere i problemi sotto il tappeto di casa. Proprio il movimento
altermondialista, che si batte contro il razzismo, il neoliberismo e la guerra,
deve essere l'attore principale in grado, da un lato, di contrastare le
pulsioni speculative, dall'altro di mettere in campo proposte alternative che
prendano forza dalla relazione con la società civile internazionale. Il futuro
di Milano e la possibilità di una ricucitura razionale tra le cinque province
lombarde contigue, ridotte oggi a mera periferia della metropoli, si gioca in
questi anni. Dobbiamo attrezzarci perché alla nomina della Moratti a
commissario straordinario, alla tendenza autoritaria a decidere dall'alto, si
contrapponga un percorso partecipato a livello popolare. In sintesi dobbiamo
batterci: per finanziamenti gestiti come una casa di vetro, evitando la
formazione di carrozzoni che, come per Italia '90 o il Giubileo 2000, rimangono
in vita anche nei decenni successivi dispensando favori e posti di lavoro
clientelari; per la creazione di un osservatorio sui "beneficiati"
delle opere pubbliche e sulle eventuali contropartite e scambi inaccettabili
(cambi di destinazioni d'uso, varianti urbanistiche) che l'amministrazione metterà
in essere. La Lombardia è la quarta regione a presenza mafiosa ed i capitali
illeciti si riciclano specialmente nella speculazione edilizia per un Expo a
morti del lavoro zero. La fretta di arrivare in tempo può forzare i ritmi di
lavoro. Controllare rigorosamente il subappalto e le normative di sicurezza.
Evitare che, come è accaduto per la costruzione della nuova fiera di Rho, si
ricorra al lavoro precario e nero per la contestuale riqualificazione di Milano
e delle sue periferie. Case popolari, asili nido, centri di aggregazione, spazi
verdi e mobilità pubblica, alternativa e non inquinante per una Milano che si
apra al mondo e renda cogente il diritto universale all'accesso all'acqua e ai
beni comuni, che devono rimanere pubblici e non diventare merce per evitare che
le strutture dell'Expo, passato l'evento, diventino delle cattedrali nel
deserto, pensando a loro più per il dopo che per il durante. Dobbiamo impedire
il consumo del territorio e la costruzione di monumenti di cemento che tolgono
aria, spazio e luce alla vita quotidiana per investire nella cultura e nella
Milano ponte di integrazione e di pace. Non solo grandi eventi ma luoghi di
formazione della nuova cultura e della scienza per far sì che Milano, da qui al
2015, diventi il luogo di un grande appuntamento mondiale del movimento contro
la globalizzazione neoliberista. Se il tema scelto è quello della lotta alla
fame, allora dobbiamo portare in Lombardia "Via campesina" e tutti
coloro, movimenti di donne in particolare, che in ogni angolo del pianeta si
oppongono a questo modello di sviluppo assassino. *Segretario regionale Prc
Lombardia 17/04/2008.
( da "Libero" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura e scienza
17-04-2008 Gli artisti riducono la religione a merce. Così vendono meglio di
PIA CAPELLI Sempre difficile parlare di Dio, specie se lo si fa attraverso
l'arte contemporanea. Ci prova la mostra "God & Goods. Spiritualità e
Confusione di Massa" , che apre domenica
( da "Libero" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri 17-04-2008
Raid a Gaza: morti 17 palestinesi Un raid aereo israeliano sul campo profughi di
al-Bureij, nella parte centrale della Striscia di Gaza, ha provocato ieri
pomeriggio la morte di almeno 17 palestinesi. Fra le vittime vi sarebbero anche
due bambini. A riferirlo sono state fonti mediche. Almeno 20 i feriti, hanno
reso noto le stesse fonti. Testimoni hanno riferito che elicotteri israeliani
hanno sparato 4 missili. Inoltre, sempre ieri, un cameraman palestinese, Fadil
Shana è stato colpito da due razzi mentre si trovava a bordo di un fuoristrada
dell'agenzia britannica, sulla quale sono ben visibili le insegne della stampa.
L'operatore, molto conosciuto a Gaza, aveva appena finito di riprendere alcune
immagini proprio nel campo profughi di El Bureij. Intanto ieri l'ex presidente
americano Jimmy Carter ha incontrato al Cairo alti esponenti di Hamas. A
Carter, giunto lunedì in Israele, è stato rifiutato il permesso di entrare nella Striscia di Gaza
controllata da Hamas. Il premio Nobel per la Pace è stato accolto con estrema
freddezza in Israele per il
suo proposito di aprire in dialogo con Hamas. L'ex presidente ha già fatto
sapere che intende incontrare il leader politico del movimento islamico,
Khaled Meshaal, in esilio a Damasco. Anche l'Autorità palestinese è ostile agli
incontri di Carter con Hamas, temendo che possano suonare come una legittimazione
del movimento integralista. Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di
riproduzione delle notizie senza autorizzazione.
( da "Libero" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri 17-04-2008
Ratzinger da Bush "sigla" il patto contro il terrorismo di GLAUCO MAGGI
NEW YORK Bush e il Papa avrebbero potuto scambiarsi i discorsi, nella cerimonia
alla Casa Bianca di avvìo della visita ufficiale del Pontefice. Non per la
lingua comune, l'inglese, ma per la sintonia sostanziale e a volte anche per la
scelta delle parole. Il presidente, per esempio, ha condannato la
"dittatura del relativismo", espressione usata dall'allora cardinale
Ratzinger alla vigilia della nomina al Soglio. L'America che ha accolto il
papa, anche con l'happy birthday dei 9mila presenti sul pratone della Casa
Bianca per il suo ottantunesimo compleanno, è per Bush "una nazione
pienamente moderna eppure guidata da verità antiche ed eterne". Il
presidente americano ha fatto eco al Papa sul dettato divino secondo cui
"tutta la vita umana è sacra" e ha lanciato l'attacco
all'intolleranza assassina islamofascista, senza citare l'islam. ANTIDOTO
ALL'ODIO "In un mondo dove alcuni invocano il nome di Dio per giustificare
atti di terrorismo, assassinio, e odio - ha detto Bush - abbiamo bisogno del
messaggio del papa che Dio è amore. E abbracciare questo amore è il modo più
sicuro per salvare gli uomini dal cadere preda degli insegnamenti del fanatismo
e del terrorismo". Insistendo sulla chiarezza morale che deve far
distinguere il bene dal male, Bush ha aggiunto che "in un mondo dove
alcuni non credono più che si possa distinguere tra ciò che è semplicemente
giusto e sbagliato abbiamo bisogno del suo messaggio per rigettare questa
dittatura del relativismo, e abbracciare una cultura della giustizia e della
verità. L'America crede nella libertà religiosa, l'amore per la libertà e la
legge morale comune". Il Pontefice, che ha reso omaggio al suo
predecessore Giovanni Paolo II citando il suo ruolo nella difesa della libertà
a proposito della sua opposizione che risultò decisiva per la caduta del
totalitarismo comunista, non ha ovviamente fatto alcun cenno esplicito alle
imminenti elezioni negli Usa, ma ha espresso la sua fiducia che la
"preoccupazione degli americani per l'ampia famiglia umana continuerà a trovare
espressione nel sostenere gli sforzi pazienti della diplomazia internazionale
volti a risolvere i conflitti e a promuovere il progresso". Quanto alla
difesa della vita e ai temi etici, dalle nozze degli omosessuali all'aborto o
alle ricerche sulle cellule staminali, questioni sulle quali le posizioni del
Vaticano e della destra Repubblicana sono sicuramente in più forte sintonia,
Benedetto XVI ha ribadito la tesi vaticana. Ha cioè chiesto al popolo degli
Stati Uniti di trovare nella propria fede religiosa un criterio di
"discernimento e di ispirazione" di fronte alle sempre "più
complesse questioni politiche ed etiche". Nessun riferimento esplicito, da
parte di Ratzinger, alla guerra in Iraq o al conflitto tra Palestina e Israele, temi sui quali ha discusso successivamente con Bush nella
Stanza Ovale. Al termine di questo colloquio privato, il Papa ha recitato una
preghiera insieme al presidente Usa, alla moglie Laura e alla figlia Jenna, in
favore dell'isti tuzione familiare. Chi, a sinistra, sperava che fosse
ribadita, dopo l'opposizione del precedente Papa nel 2003, una condanna della
guerra in Iraq 5 anni dopo, ha dovuto accontentarsi degli "sforzi pazienti
della diplomazia". "GOD BLESS AMERICA" La storia ha voltato
pagina, e oggi in Iraq c'è da salvare la giovane democrazia e la libertà
religiosa minacciata dagli intolleranti sciiti e dai nostalgici del regime
saddamita. E il Papa non solo non ha pronunciato alcuna parola di censura
contro gli Usa, ma ha tributato un riconoscimento storico al popolo americano
per il suo eroismo nel difendere la libertà, in casa e all'estero, da sempre e
fino al giorno d'oggi. "La libertà non è solo un dono, ed è compito di
ogni generazione difenderla", ha aggiunto. Concludendo il suo storico
intervento, il Pontefice ha quindi benedetto gli Stati Uniti. "Dio
Onnipotente - ha detto - confermi questa Nazione e il suo popolo nelle vie
della giustizia, della prosperità e della pace. Dio benedica l'America".
ANNIVERSARI IN CIFRE Nato a Marktl am Inn nella diocesi tedesca di Passau il 16
aprile 1927, sabato santo, Joseph Ratzinger è stato ordinato sacerdote il 29
giugno 1951 e consacrato vescovo il 28 maggio 1977. Creato cardinale nel
concistoro del 27 giugno 1977 è stato eletto al pontificato il 19 aprile 2005
iniziando il suo ministero il successivo 24 aprile. SOLD-OUT Sono tutti
esauriti i biglietti distribuiti dall'arcidiocesi di Washington per la messa di
oggi nello stadio dei Nationals. Lo riporta il blog creato dal Washington Post,
"Pope watch", per seguire la visita del Papa negli Stati Uniti. Su
Internet è possibile iscriversi in una lista d'attesa, ma ci sono già 10mila
richieste e l'arcidiocesi ha detto di non essere in grado di soddisfarle. Foto:
ACCOGLIENZA CALOROSA La first lady Laura, il Papa Benedetto XVI e il presidente
George W. Bush salutano dal balcone del "South Lawn" nella Casa
Bianca (foto Ansa). Il Papa ha festeggiato il suo 81esimo compleanno, insieme
ai vescovi Usa, con un pranzo alla Nunziatura di Washington e una torta al
cioccolato che riproduceva il Vaticano. Bush ha regalato al Papa un cofanetto
di Cd di musica statunitense e un vaso di cristallo trasparente con una croce
incisa p In un mondo dove alcuni invocano il nome di Dio per giustificare atti
di terrorismo, abbiamo bisogno del messaggio del Papa GEORGE W. BUSH p Gli Usa
sostengano gli sforzi della diplomazia per risolvere i conflitti e promuovere
il progresso .BENEDETTO XVI Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di
riproduzione delle notizie senza autorizzazione.
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
GERUSALEMME -
Diciotto palestinesi, tra cui due bambini e un cameraman dell'agenzia Reuters,
e tre soldati israeliani morti sono il bilancio di una giornata di battaglie
nella Striscia di Gaza, che ha impegnato anche l'Aeronautica di Israele in una dura reazione all'uccisione in mattinata di 3
suoi soldati vicino al terminal petrolifero di Nahal Oz. Un raid sul campo
profughi di Al Bureij, nel sud della Striscia, ha fatto almeno 9 morti e 17
feriti. Qui un missile ha centrato 3 miliziani all'esterno di una moschea, un
secondo missile ha colpito il gruppo di soccorritori uscito da una casa vicina,
tutti civili. Nella stessa zona è stato ucciso il cameraman, il 25enne Fahdil
Shanaa, la sua automobile è stata centrata da un missile: ferito gravemente, è
morto poco dopo in ospedale. "C'è stato un raid aereo su Al Bureij contro
uomini armati e abbiamo identificato l'obiettivo colpito", ha riferito un
portavoce militare israeliano. La stessa fonte ha assicurato che sarà avviata
un'inchiesta sulla circostanza costata la vita al cameraman. Poche ore prima
altri 5 palestinesi, tutti militanti, erano stati uccisi in scontri con
militari israeliani. L'esercito israeliano ha perduto 3
soldati e altri 3 sono stati feriti nello scambio a fuoco con militanti
palestinesi lungo la cortina di sicurezza tra Israele e il territorio palestinese, nei pressi del terminal di Nahal Oz
che rifornisce gran parte del carburante per uso privato e industriale alla
Striscia di Gaza controllata dal movimento di resistenza islamico Hamas.
Quattro militanti delle Brigate Ezzedin al-Qassam, l'ala militare di Hamas,
sono stati uccisi da un'unità israeliana appoggiata da elicotteri e altri 6
catturati e trasferiti in Israele. Un altro
palestinese è stato ucciso e altri 3 sono stati feriti in un attacco dell'Aeronautica
israeliana nel nord della Striscia. Ieri l'ex presidente americano Jimmy Carter
è arrivato al Cairo per una visita di due giorni nel corso della quale dovrà
incontrare responsabili del movimento islamico di Hamas e leader egiziani.
Inizialmente Carter doveva andare a Gaza per incontrare i leader islamici
palestinesi ma il governo d'Israele ha negato
l'autorizzazione a una sua visita nella Striscia. Carter è arrivato in Egitto
con la moglie a bordo di un aereo privato proveniente da Tel Aviv, prima tappa
di un giro nella regione nel tentativo di dare impulso al processo di pace.
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
DAVIDE OBERTO
Difficile raccontare in poche righe tutto ciò che le Panoramiche
(lungometraggi, documentari, cortometraggi) del festival propongono.
Impossibile non citare due film "di genere": l'appassionato, inusuale
e vitalissimo road movie "Torino - Marocco, Corazones de mujer", dei
piemontesi Davide Sordella e Pablo Benedetti, che arriva al Festival dopo
l'esordio alla Berlinale, il film noir rivisitato in chiave lesbica
"Finn's Girl", delle registe canadesi Dominique Cardona e Laurie
Colbert, e il dramma familiare spagnolo "Pudor" dei due fratelli
David e Tristán Ulloa. Sempre tra i lungometraggi delle Panoramiche ci sono tre
titoli sorprendenti: "Japan Japan", esordio del
giovane regista israeliano Lior Shamriz, in cui il protagonista preferisce
sognare il Giappone e vivere sul web piuttosto di prendere coscienza della
realtà complessa del paese in cui vive; "Solos" (Singapore) di Kan
Lume e Loo Zihan, una folgorante riflessione stilistica sull'Amore e sull'egoismo
insito nei rapporti sentimentali. Infine, "Panorama": la
regista Loo Hui Pang, originaria del Laos e francese d'adozione, ha deciso di
mettere in scena il suo romanzo a disegni, un successo cult in Francia,
riuscendo a mantenerne intatte le atmosfere surreali e fantastiche. Sia
"Solos" che "Panorama" concorrono al premio Nuovi Sguardi,
che il Festival ha ideato proprio per segnalare quei film che aprono nuove
strade nella rappresentazione dei generi e del genere. Le strade che si possono
percorrere tra i documentari delle Panoramiche sono diversissime tra loro: si
può riflettere su che senso abbia oggi in Occidente (Italia esclusa) parlare di
movimento gay, comunità gay, dopo aver visto "Gay. et après?";
scoprire il coraggio di un sindaco di un paesino spagnolo che decide di sposare
coppie omosessuali in "Campillo sì, quiero"; ricordarsi che l'Aids
esiste ancora, nonostante il silenzio da tempo calato sull'argomento, guardando
"No Magic Bullet"; ricordarsi che l'Italia è sempre un'altra cosa
grazie a "Les Règles du Vatican" del regista italiano emigrato in
Francia (probabilmente con ottime ragioni), Alessandro Avellis. Dalla Francia
arriva una giocosa riflessione sul corpo e sul corpo nudo nei media e nei
discorsi contemporanei grazie a Olivier Nicklaus che firma "La Nudité
toute nue", e una biografia video di Paul Vecchiali, regista che il
festival ama molto e a cui ha consegnato un premio per omaggiarne la lunga
carriera cinematografica: "Paul Vecchiali, en diagonales". Un
consiglio. Perdetevi tra i programmi dei cortometraggi. Ci sono commedie, film
sperimentali, western in plastilina, romantiche storie d'amore e soprattutto
"Schwarzwald: The Black Party® - The Movie You Can Dance To",
surreale, fiabesco, audace film tra le fantasmagoriche feste newyorkesi dei
Black Party e riti druidici nei boschi.
( da "Voce d'Italia, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Olmert: no
armi atomiche all'Iran Il primo ministro: "Nella striscia di Gaza e' in atto una guerra della quale Israele fara' pagare il costo a Hamas" Gerusalemme, 17 Apr. - Il
primo ministro israeliano Olmert ha dichiarato di avere fondati motivi per
affermare che l'Iran non avrà armi nucleari. Olmert ha sottolineato che Israele è partecipe di un grande sforzo
internazionale per impedire all'Iran capacità belliche nucleari. “Io
sono convinto e so che alla fine di questo sforzo l'Iran non sarà una potenza
nucleare” ha dichiarato il primo ministro.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Carter da Hamas
senza pregiudizi Vittorio dell'Uva I "no comment" si sprecano assieme
a più di un sopracciglio che si alza in segno di disappunto. Ad almeno tre
quarti di diretti e indiretti interessati piace poco l'ultima iniziativa di
Jimmy Carter che, oggi al Cairo, ha deciso di incontrare un paio di
"falchi" rappresentanti di Hamas. Il caso vuole che il giorno non sia
dei più adatti per le forti tensioni che stanno insanguinando la striscia di
Gaza. Nè aiutano i molti barrages regolarmente disseminati, e non soltanto in
Medio Oriente, sulle già dissestate strade del dialogo. Reale è il rischio che
l'ultima iniziativa dell'ex presidente degli Stati Uniti possa essere
sbrigativamente e irriguardosamente liquidata come elemento di una passione
ormai senile per la pace. Già qualche sgarbo non è mancato.
Israele ha impedito a Jimmy
Carter di passare attraverso uno dei suoi varchi di confine con Gaza
costringendolo al periplo del Sinai per incontrare sul terreno neutro egiziano
i suoi scomodi interlocutori. SEGUE A PAGINA 12.
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 92 del 2008-04-17
pagina 15 Ratzinger da Bush: c'è piena sintonia di Andrea Tornielli Accoglienza
delle grandi occasioni per il Papa, che festeggia il compleanno alla Casa
Bianca. Il presidente Usa elogia il suo messaggio contro il fanatismo. Poi
pregano insieme per la famiglia Washington - Il Time l'ha definito un
"Papa americano", ed è vero che tra Benedetto XVI e gli Stati Uniti
c'è feeling evidente. Alcuni anni fa ci fu chi parlò di una "santa
alleanza" tra Giovanni Paolo II e l'amministrazione Reagan, finalizzata
alla lotta al comunismo. Oggi qualcosa del genere si ripete tra il suo
successore, che festeggia il suo 81° compleanno alla Casa Bianca, e il
presidente George Bush, che lo accoglie dicendo che c'è bisogno del suo
messaggio per salvare il mondo dal fanatismo e dal terrorismo. A suggellare
l'intesa anche un gesto simbolico di grande valore: il Papa e Bush uniti in
preghiera per il bene della famiglia. Ci sono quasi diecimila invitati sul
prato davanti al "south lawn". Ci sono i vescovi degli Stati Uniti, i
reduci, il reparto della Guardia presidenziale in costume rosso e parrucca
bianca. Ci sono le ragazze scout, che non reggono a mezz'ora sotto il sole e
crollano, una dopo l'altra, come birilli, prontamente soccorse da un aitante
guardiamarina. Ci sono Dick Cheney, la segretaria di Stato Condoleezza Rice. La
regia è perfetta, all'arrivo di Benedetto XVI vengono suonati gli inni, poi una
cantante intona il Padre Nostro accompagnata da una cetra. Dalla folla parte un
primo "Happy Birthday" per il compleanno del Pontefice. Poi prende la
parola Bush, con un discorso breve, zeppo di citazioni ratzingeriane.
"Abbiamo bisogno del suo messaggio che la vita è sacra, in un un mondo in
cui qualcuno evoca il nome di Dio per giustificare atti di terrore, assassinio
e odio, abbiamo bisogno del suo messaggio che Dio è amore – afferma il
presidente – e abbracciare questo amore è il modo più sicuro per salvare l'uomo
dal cadere preda dell'insegnamento del fanatismo e del terrorismo".
"In un mondo dove alcuni non credono più che si possa distinguere tra ciò
che è semplicemente giusto e sbagliato – aggiunge Bush – abbiamo bisogno del
suo messaggio per rigettare questa dittatura del relativismo, e abbracciare una
cultura della giustizia e della verità". Il presidente ringrazia il Papa
per essere venuto a festeggiare il compleanno alla Casa Bianca e gli garantisce
che "milioni di americani" pregano per lui, nel Paese dove "fede
e ragione possono convivere in armonia". Sorridente, disteso, commosso per
il calore dell'accoglienza, il Papa afferma di venire "come amico e
annunciatore del Vangelo, come uno che rispetta grandemente questa vasta
società pluralistica". Ricorda che sin dall'inizio gli Usa sono stati
guidati "dal convincimento che i principi che governano la vita politica
sono intimamente collegati con un ordine morale, basato sulla signoria di Dio
creatore" e che le religioni sono state "un'ispirazione costante e
una forza orientatrice", in un Paese dove tutti i credenti "hanno qui
trovato la libertà di adorare Dio secondo i dettami della loro coscienza".
Ratzinger si augura che gli americani "possano trovare nelle loro credenze
religiose" l'ispirazione per affrontare "le sempre più complesse
questioni politiche ed etiche" del tempo presente. Ricorda che la libertà
non è "solo un dono, ma anche un appello alla responsabilità
personale" e che la democrazia può fiorire solo quando i leader politici
"sono guidati dalla verità". Infine, cita il ruolo degli Usa sulla
scena internazionale, nel promuovere gli aiuti umanitari, fiducioso che
l'America "continuerà a sostenere gli sforzi pazienti della diplomazia
internazionale volti a risolvere i conflitti". E' noto che sull'Irak le
posizioni della Santa Sede e dell'amministrazione Usa divergono. Ma - come si
evince dal comunicato reso noto al termine del colloquio nello studio Ovale -
le sottolineature sono su ciò che unisce: "il rispetto della dignità
umana, la difesa e la promozione della vita e della famiglia, la libertà
religiosa, lo sviluppo e la lotta alla povertà, soprattutto in Africa, il rigetto
del terrorismo e della strumentalizzazione della religione per giustificare
atti immorali e violenti contro gli innocenti". Una lotta, si legge
ancora, "da affrontare con appropriati mezzi che rispettino la persona
umana e i suoi diritti". L'Irak è citato, nel più
ampio contesto del Medio Oriente, ma per sottolineare i timori per le
difficoltà crescenti delle comunità cristiane. Sul conflitto
israelo-palestinese, Ratzinger e Bush hanno parlato della necessità di far
coesistere due Stati in pace e sicurezza. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Opinione, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Gio, 17 Apr
2008 Edizione 75 del 17-04-2008 Sondaggio a Gaza Il palestinese medio non vuole
sacrificare la sua vita per Hamas di Dimitri Buffa Il 41% dei palestinesi
residenti nella Striscia di Gaza sarebbe intenzionato ad abbandonare, se
potesse, immediatamente la zona. A rivelarlo è stato un sondaggio diffuso dalla
Radio Militare israeliana, secondo cui il 94% degli intervistati è convinto che
con l'avvento di Hamas la condizione economica dei palestinesi sia
significativamente peggiorata. Su 900 interpellati, infatti, il dato che emerge
è che il 64% vive sotto alla soglia di povertà. La metà dei residenti di Gaza
intervistati, inoltre, si dice "meno sicuro da quando (nel giugno 2007)
Hamas ha assunto il potere" mentre il 32% sente incrementato il livello di
sicurezza e il 18% non nota cambiamenti. Il sondaggio è tanto più importante in
quanto avviene all'indomani di alcune inevitabili azioni mirate israeliane
nella Striscia per rispondere ai numerosi attacchi missilistici e non degli
ultimi giorni. Solo ieri per esempio sono stati uccisi altri tre militari
israeliani nel solito agguato a Gaza mentre altri due sono stati feriti. La
risposta israeliana, un raid aereo sul villaggio di Al Bureij, ha provocato 9
morti e 17 feriti, tra cui il cameraman della Reuters Fahdil Shanaa, la cui
auto è stata colpita da un missile. Ma i cittadini palestinesi cominciano anche
a prendere coscienza dell'inquinamento ideologico del fondamentalismo islamico
dei terroristi di Hamas. Che solo pochi giorni fa avevano candidamente ammesso,
anzi rivendicato, alla Tv di regime Al Aqsa, controllata dagli uomini di Khaled
Meshaal, che loro ritenevano giusto e logico usare donne e bambini come scudi
umani per difendersi dagli omicidi mirati delle forze di sicurezza israeliane.
Un cinismo che potrebbe non avere lasciato indifferente nemmeno tutte quelle
persone che Hamas si ostina a considerare come carne da cannone. Più
precisamente era stato l'esponente di Hamas Fathi Hammad a dire testualmente
che "per il popolo palestinese, la morte è diventata un'industria, nella
quale hanno la meglio le donne, come del resto tutte le persone che vivono in
questa terra, gli anziani eccellono in questo, come pure i mujaheddin ed i
bambini". Fathi, che è parlamentare palestinese, aveva poi aggiunto che
"è questa la ragione per la quale il popolo palestinese ha trasformato in
scudi umani le donne, i bambini, gli anziani e i mujaheddin con il chiaro
obiettivo di sfidare la macchina dei bombardamenti israeliani... è come se
dicessero al nemico sionista: noi vogliamo la morte allo stesso modo in cui voi
volete la vita". Il problema adesso è quello di capire quanti di quegli
scudi umani siano realmente volontari e quanti invece non lo siano affatto. Tutte
le testimonianze sinora raccolte affermano che la grande maggioranza di loro
non lo fa perché ci crede, ma perché costretta dai miliziani di Hamas, pena la
morte, a mettersi sui tetti delle case dove soggiornano i capi del movimento islamico e intorno alle aree da dove vengono
lanciati i razzi Qassam su Israele. Secondo quanto ammesso dallo stesso Fathi Hammad, sarebbero
quindi i miliziani di Hamas i veri responsabili della morte di molti civili.
Naturalmente Hammad dice che i "martiri" sono volontari, mentre questo
non corrisponde alla verità che si sente dalle bocche dei fuoriusciti da Gaza.
Purtroppo per sentire la verità in bocca a uno di questi fuoriusciti bisogna
prima dargli un rifugio e un asilo politico sicuro fuori dai Territori, pena la
morte dell'interessato al suo eventuale rientro. Da tempo Hamas agisce a Gaza
come la mafia in Sicilia facendo proseliti a colpi di morti ammazzati e
convincendo le famiglie a sacrificare un figlio al terrorismo suicida per non
dovere invece morire tutti invece che uno solo. Questi sondaggi raccolti quasi
clandestinamente dai media israeliani sono un'ulteriore conferma.
( da "Opinione, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Gio, 17 Apr 2008 Edizione 75 del 17-04-2008 Come il giornalismo
italiano riporta le notizie da Israele Poche notizie confuse di Michael Sfaradi Qualche giorno fa il sito
Online di uno dei più importanti quotidiani italiani ha pubblicato la seguente
notizia: ESPLOSIONE A GAZA MORTE TRE PERSONE - L'Esercito Israeliano: noi non
c'entriamo. Altre sette persone sono rimaste ferite. Le vittime
sarebbero membri di Hamas. La deflagrazione dovuta forse allo scoppio
accidentale di ordigni GAZA - Tre persone sono morte in un'esplosione nella
città di Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza. Secondo fonti sanitarie
palestinesi le vittime erano membri di Hamas. Alcuni testimoni citati
dall'Associated Press hanno fatto sapere che la casa nella quale è avvenuta la
deflagrazione era di proprietà di un noto appartenente al gruppo islamico.
SCOPPIO ACCIDENTALE - Da quanto si è appreso, l'esplosione potrebbe essere
stata causata dallo scoppio accidentale di alcuni ordigni. L'esercito
israeliano ha fatto sapere di non essere direttamente coinvolto in quanto
accaduto; non si tratterebbe cioè di un blitz condotto contro i militanti.
Sempre fonti sanitarie locali fanno sapere che in aggiunta ai tre morti ci
sarebbero anche alcuni feriti. Non è stato però possibile stabilire se si
tratti di militanti o di civili rimasti casualmente coinvolti. Se non avete
capito niente, significa che siamo in buona compagnia. La notizia era:
"Una deflagrazione ha distrutto un'abitazione civile a Jabaliya, nella
striscia di Gaza. La causa è stata lo scoppio accidentale di alcuni ordigni,
probabilmente Qassam, già innescati e pronti per essere lanciati contro Israele. I missili erano stoccati all'interno di un'abitazione
che, secondo alcune testimonianze rilasciate alla Associated Press, era di
proprietà di un'affiliato ad Hamas. Ci sono stati anche sette feriti cui tre in
gravi condizioni. Il portavoce dell'Esercito Israeliano ha escluso ogni suo
coinvolgimento nell'accaduto". L'Esercito Israeliano informa ogni volta
che porta a termine delle azioni militari; visto che stavolta smentisce, perché
coinvolgerlo? Perché nell'articolo c'è la fotografia di un tank Israeliano?
Serve solo a confondere vero? Ma non finisce qui, il nostro cronista c'informa
che le vittime "sarebbero" membri di Hamas e che la deflagrazione
sarebbe dovuta "forse" allo scoppio accidentale di ordigni. Poco
prima aveva riportato delle testimonianze che affermavano che la casa era di un
membro di Hamas, allora perché questi dubbi? E da quando si conservano in casa
degli ordigni che "forse" sono scoppiati accidentalmente? Perché
"forse"? Vuole lasciare aperta l'ipotesi che dietro l'esplosione ci
sia Israele? Israele ha già
dichiarato di essere estranea alla vicenda, perché insinuare questo dubbio?
Forse è meglio credere alle fantomatiche "Fonti Sanitarie
Palestinesi" che, a seconda delle testate, diventano
"Ospedaliere"? Insomma delle fonti che non si sa chi siano ma che
sono degne di essere credute in ogni caso, e buone per ogni occasione.
Quest'articolo è solo l'ultimo esempio, in ordine di tempo, di come vengono
riportate le notizie dal Medio Oriente dalla maggioranza degli organi
d'informazione italiani. Il rispetto per la verità dei fatti e del diritto dei
lettori di sapere la verità è morto e sepolto sotto la lapide del
"politicamente corretto". Vorrei far notare che le stesse testate che
a volte riportano le notizie infarcendole di "Se" e di
"Ma", incolpando Israele di tutto quello che
accade in Medio Oriente, quando ci sono vittime Palestinesi in scontri con
l'Esercito Israeliano danno invece, con precisione svizzera, i nomi, i cognomi
e le età delle vittime. Quando i morti sono Israeliani, invece, gli atti di
terrorismo sono spesso giustificati con i soliti "Se",
"Ma", "Sarà" e "Forse", e le vittime chiamate
Coloni, Ultraortodossi o con altri aggettivi messi sempre fra le righe di un
alone di disprezzo. Anche quando si tratta di bambini.
( da "Voce d'Italia, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Gaza, vittime al valico con Israele La polizia egiziana spara su emigrati, ucciso un eritreo Gaza
City, 17 apr.- Ancora giornata di morte al confine Israeliano. L'esercito con
la punta a cinque stelle ha aperto il fuoco al valico di Gaza per fermare un
commando palestinese che stava tentando di entrare illegalmente in Israele uccidendo un miliziano e
ferendone un altro. Mentre nella penisola del Sinai, sempre al confine
con Israele, la polizia egiziana è tornata a sparare
contro immigrati africani che tentavano di raggiungere la terra promessa.
Secondo fonti, sarebbe morto un eritreo e feriti due altri africani. Negli
ultimi 12 mesi oltre 1.500 clandestini hanno tentato di superare il confine,
trovando però spesso la resistenza armata della polizia egiziana.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Pagina 110
Dura risposta di Israele alla morte di tre soldati
Battaglia a Gaza: 18 morti Uccisi anche due bambini Dura risposta di Israele alla morte di tre soldati --> GERUSALEMME La
striscia di Gaza ha conosciuto ieri una giornata di vera guerra, che ha visto Israele replicare rabbiosamente all'uccisione di tre suoi
soldati con numerosi raid aerei: sono stati uccisi, secondo un bilancio
ufficioso, almeno 18 palestinesi, tra i quali, oltre a miliziani, due bambini e
diversi civili, incluso un cameraman della Reuters. I feriti sono più di una
trentina. Nel raid più pesante i morti, in parte civili, sono stati almeno
nove. La micidiale sequenza di scontri è cominciata all'alba con l'uccisione di
tre soldati della Brigata Givati, in quello che Hamas ha descritto come un
"sofisticato agguato". Secondo Hamas due gruppi di otto miliziani
hanno preso i soldati, entrati in territorio palestinese a sud del terminal
petrolifero di Nahal Oz, tra due fuochi, sottoponendoli a fuoco incrociato di
mortai e razzi anticarro. Due soldati sono stati uccisi subito e il terzo è
morto in ospedale. Nella stessa area una settimana prima un commando
palestinese era riuscito a infiltrarsi in territorio israeliano, uccidendo due
inservienti del terminal. Fonti militari hanno detto che le truppe avevano
varcato il confine per catturare due miliziani di Hamas visti piantare una mina
nei pressi della frontiera. Durante l'inseguimento i soldati sono caduti in un
agguato teso da un gruppo armato. Le fonti hanno detto che un'inchiesta
preliminare è stata aperta per verificare se non siano stati commessi errori da
parte dell'esercito durante l'operazione. Un portavoce di Hamas ha detto che l'
agguato è stato "un messaggio rivolto al nemico sionista, per dirgli che
Gaza resta un calderone nel quale affonderanno i piani criminali".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Commenti Pagina 314
Il Libano in crisi rimane preda ambita delle mire siriane --> Da quasi due
anni il Libano si trova in una profonda crisi politica. Ma dallo scorso
novembre - quando Emile Lahoud, filo-siriano, si è dimesso - non ha un
presidente della repubblica. E la sua elezione sembra protrarsi all'infinito.
Eppure solo due mesi fa sembrava che la crisi fosse terminata. Dopo un lungo
braccio di ferro, la parte filo-siriana aveva proposto la candidatura del
generale Michel Suleiman. A sorpresa le forze del 14 marzo, attuale maggioranza
in Libano, che sono appoggiate dall'Occidente e dall'Arabia Saudita, avevano
dato il loro accordo. Ma a quel punto i pro-siriani, contando sull'influenza
del presidente del Parlamento Nabih Berri, sciita filo-siriano del gruppo Amal,
avevano cambiato idea. Hanno impedito nuovamente l'elezione del presidente, che
secondo la Costituzione libanese deve essere un cristiano maronita, e
riproposto il generale Michel Aoun, da tempo schierato con Hezbollah. Le
continue interferenze della Siria, appoggiata in questo dall'Iran, negli affari
interni del Libano sono anche state la causa del fallimento dell'ultimo summit
della Lega Araba a Damasco, alla fine dello scorso marzo, dove i Paesi del
blocco moderato, Egitto e Arabia Saudita in primis, hanno inviato delegazioni
di secondo livello e che il Libano ha interamente boicottato. In questi giorni
il segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, è ancora impegnato a
mediare per trovare soluzioni che, a questo punto, sembrano sempre più
improbabili. Nel frattempo, la crisi libanese sta portando il Paese sull'orlo
della guerra civile. È in corso il riarmo delle diverse fazioni politiche e non
passa giorno che non siano lanciate, da una parte e dall'altra, accuse e
minacce di ricorso alla forza. Una polveriera che rischia di saltare alla prima
scintilla. Si tratta, senza dubbio, della peggior crisi che il Libano stia
vivendo dalla fine della guerra civile, che era durata dal 1975 al 1990. Sulla
crisi libanese grava peraltro il peso del Tribunale Internazionale, istituito
con l'appoggio delle Nazioni Unite, che dovrebbe indagare sull'assassinio
dell'ex-primo ministro libanese Rafiq Al-Hariri. Molti indicano nella Siria il
mandante dell'uccisione di Al-Hariri e Damasco sta facendo il possibile perché
il tribunale non sia messo in condizioni di funzionare. Un eventuale verdetto
sfavorevole alla Siria rischierebbe di creare una situazione imbarazzante e
destabilizzante per i vertici siriani a cominciare dal suo presidente Bashar
Al-Assad. La crisi libanese è dunque anche usata per deviare l'attenzione da
questo scottante problema. "Quella che si sta svolgendo in Libano è una
complicata partita di scacchi nella quale è difficile prevedere il
risultato", dichiara Pierre Akel, intellettuale libanese che vive a
Parigi. Da una parte, infatti, c'è la volontà della Siria, appoggiata
dall'Iran, di riprendere il controllo del Libano per affermarsi come potenza
regionale, e che usa gli Hezbollah e i gruppi dell'estremismo sciita come suoi
intermediari. Dall'altra, invece, c'è il blocco dei Paesi arabi moderati, con
l'Arabia Saudita in prima fila, che appoggia le forze del 14 marzo e che vuole
che il Libano esca dall'area di influenza irano-siriana. "A mio parere la
lunga situazione di stallo provocata dalla crisi libanese gioca in favore delle
Forze del 14 marzo", sostiene l'intellettuale libanese. Akel spiega che,
con il blocco dell'elezione del nuovo presidente, la Siria ha permesso al
governo Siniora di rimanere in carica e di rafforzare la propria influenza su
ministeri chiave come quelli della Difesa, Interno, Giustizia, Esteri e
Finanze. Questo ha permesso alla maggioranza di costruirsi una rete di
protezioni attraverso l'esercito e i servizi di sicurezza e di portare avanti i
lavori del Tribunale sulla morte di Al-Hariri. "Il tempo non sta giocando
a favore della Siria - continua Akel - Damasco e i suoi alleati potrebbero
cercare soluzioni di forza, facendo precipitare il Paese in
una guerra regionale per questa estate, alla quale Israele si sta già preparando, o accettare una situazione di
compromesso, come quella di allentare la presa sul Libano a cambio
dell'annullamento del tribunale su Al-Hariri". Il Libano, per adesso,
lasciato a se stesso sembra che protrarrà ancora per molto tempo la crisi.
ROBERTO BARDUCCI.
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'agenda
del futuro "Impegnarsi per ridurre la povertà dell'Africa e il conflitto
israelo-palestinese" I temi scomodi "Washington collabori a risolvere
i conflitti. Con l'obiettivo del rispetto dei diritti".
( da "Padania, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Non era mai
successo: un Pontefice ricevuto come un Capo di Stato La prima volta di un Papa
alla Casa Bianca ROBERTO SCHENA Washington - Che la figura del pontefice stia
ormai assumendo importanza crescente, per il Stati uniti, lo si sapeva da
tempo, ma ieri è come se fosse giunta la conferma ufficiale. Per la prima volta
nella storia americana, infatti, un papa ha varcato la soglia della Casa
Bianca. Sembrerà strano, ma gli Usa a maggioranza protestante hanno sempre
avuto qualche resistenza a riconoscere nel successore di Pietro un Capo di
stato, per cui gli incontri sono sempre avvenuti in altre sedi. E per
sottolineare che di vero capo di stato si tratta, ecco Benedetto XVI arrivare
in limousine (una delle tre fatte giungere dal Vaticano), subito accolto da
Bush con la moglie Laura rigorosamente in tailleur nero, il vice presidente
Dick Cheney, il segretario di Stato Condoleezza Rice e la speaker della Camera,
la cattolica Nancy Pelosi, che gli ha perfino baciato la mano. La pompa dei
grandi incontri è proseguita nel vasto giardino con l ascolto dei rispettivi
inni nazionali e con la paratina militare in divisa d epoca. Cinquemila fedeli
hanno assitito al tutto e cantato entusiasta quando è scoppiato un happy
birthday to you", dedicato dalla banda dei Marine all ospite, da ieri
81enne. Sullo sfondo di questa visita, seguitissime passo passo da tutti i
media americani, ci sono le elezioni presidenziali, la comunità ispanica sempre
più numerosa e decisiva, il dialogo interreligioso sui temi etici. Ma
ovviamente non è questo l argomento ufficiale dei colloqui. Lo è in maniera
indiretta. "L'America - ha esordito Bush - è commossa per la sua decisione
di trascorrere il suo compleanno con noi. Il mondo ha bisogno del suo messaggio
per respingere il messaggio del relativismo: l'America crede nella libertà
religiosa, l'amore per la libertà e la legge morale comune. In un un mondo in
cui qualcuno evoca il nome di Dio per giustificare atti di terrore, assassinio
e odio, abbiamo bisogno del suo messaggio che Dio è amore. Abbiamo bisogno del
suo messaggio che la vita umana è sacra". Ratzinger, dal canto suo, ha
chiesto al popolo americano di trovare proprio nella propria fede religiosa un
criterio di "discernimento e di ispirazione di fronte alle sempre più
complesse questioni politiche ed etiche". Evitando accuratamente di
affrontare argomenti come la guerra in Iraq, Benedetto XVI ha invece
sottolineato: "Da ben oltre un secolo, gli Stati Uniti d'America hanno
svolto un ruolo importante nella comunità internazionale. L'America si è sempre
dimostrata generosa nel venire incontro ai bisogni umani immediati, promuovendo
lo sviluppo e offrendo sollievo alle vittime delle catastrofi naturali".
Il pontefice ha concluso con il classico "God Bless America (Dio benedica
l America)". Poi i colloqui. La situazione del Medio
oriente, il conflitto israelo-palestinese, la persecuzione delle comunità
cristiane in Iraq, e ancora la lotta alla povertà, la difesa della dignità
della persona umana, la difesa dei diritti umani nel mondo, sono stati fra i
temi. Ratzinger si era presentato con umiltà. È il primo Papa a recarsi
negli Stati Uniti dopo la crisi spirituale dei preti pedofili che ha travolto
la Chiesa americana, costretta a risarcire danni per oltre due miliardi di
dollari. Non ci sarà più indulgenza, i preti pedofili saranno ridotti allo
stato laicale: "I pedofili saranno completamente esclusi dal sacerdozio -
ha assicurato parlando in aereo con i giornalisti - Ci vergognamo profondamente
e faremo tutto il possibile affinchè questo non si ripeta in futuro. È più
importante avere buoni preti che avere molti preti", ha detto, "se
leggo le storie di quelle vittime è difficile per me comprendere come sia stato
possibile che i sacerdoti abbiano tradito in questo modo la loro
missione". Sempre sull'aereo, il Papa ha definito il rapporto tra laicità
dello Stato e fede negli Stati Uniti un modello "fondamentale", da
imitare anche in Europa. Il sociologo Antonio Marziale, presidente dell
Osservatorio sui Diritti dei Minori, ha commenato: "E adesso, lo stesso
coraggio di Benedetto XVI nel definire vergognoso il fenomeno della pedofilia lo
abbiano le istituzioni laiche. L'Onu riconosca la pedofilia quale crimine
contro l'umanità, consentendo ai governi di inasprire le pene". Giusto
domani, il papa parlerà all Onu. [Data pubblicazione: 17/04/2008].
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il caso L'ultima frontiera della libertà d'espressione Fiera del Libro,
boicottaggi incrociati Se Israele nega Israele
Tre scrittori mettono in discussione i valori fondanti ELENA LOEWENTHAL
Ferrero: "Per ora nessuna disdetta dai palestinesi" Avraham Burg è
stato presidente del Parlamento israeliano, ha ricoperto altri incarichi
politici. Attualmente vive fra Israele e la
Francia, dove è passato dalla vita pubblica a quella degli affari. Burg è nato
a Gerusalemme in una famiglia di esuli ebrei tedeschi. Ha scritto un libro (di
prossima pubblicazione in italiano per i tipi di Neri Pozza) che s'intitola
Victory over Hitler: un ripensamento della Shoah - sulle orme di Hannah Arendt
- ma anche una dura requisitoria su Israele oggi. A
mezza strada fra l'utopia compiaciuta e il pamphlet sofferto. Shlomo Sand
insegna all'Università d'Israele. Il suo libro (Where
and How were the Jewish People invented) smonta i presupposti storici del
popolo ebraico. Lo fa in modo piuttosto confuso, passando dall'archeologia
biblica al sesso nel XX secolo. La tesi è quella di un "meticciato"
ebraico radicale: i figli d'Israele non sono un popolo
né un'etnia. Tutto ciò, secondo il professore, abbatte ogni rivendicazione
nazionalistica. Aharon Shabtai è un poeta israeliano. Prima ancora, è il
fratello dello scomparso Yaakov, forse il più grande narratore dell'Israele contemporaneo, morto a poco più di quarant'anni per
un attacco di cuore (è pubblicato da Feltrinelli). Aharon Shabtai si è
conquistato un'effimera ma pirotecnica pubblicità letteraria dichiarando la
propria non disponibilità ad andare alla Fiera del Libro di Parigi. Non per
motivi tecnici, per impegni già presi, bensì per protestare contro il suo
paese, per "chiamarsi" fuori dalla sua realtà politica, storica,
letteraria. Vien da evocare la vecchia storiella dell'ebreo che, naufrago su
un'isola deserta, si costruisce due sinagoghe: una da frequentare abitualmente,
l'altra per non metterci piede manco morto. In questi casi con cui attualmente
si confronta il mondo intellettuale israeliano, il discorso è più sottile. La
critica spinta, scabrosa al punto da rimettere tutto in gioco - il passato e il
presente, la storia biblica e i fondamenti dello Stato d'Israele
-, diventa una specie di negazionismo "autoreferenziale", che è il
paradosso di una società dove la libertà di espressione diventa anarchia pura.
L'anarchia della parola non è sempre provocazione fine a se stessa; se è il
mezzo e non il fine, può diventare un efficace strumento d'interpretazione. Un
po' come quel devoto rabbino che in preghiera diceva tre volte al giorno
"credo fermamente nella venuta del messia", ma poi commentava con una
nota di mestizia: non verrà mai, ma noi dobbiamo comunque aspettarlo. Tornando
all'Israele di oggi, queste manifestazioni
intellettuali che spaziano dalla storia alla politica alla letteratura sono lo
spettro di una realtà dove la libertà d'espressione non conosce freni
inibitori, e sono anche il segno di un mondo dove i valori fondanti vengono
messi in discussione. Non soltanto per negarli o per abbatterli - come nel caso
di Sand, Shabtai e più sottilmente di Burg - ma anche per riformularli, al
passo con un'attualità in mutamento continuo. Quando questi tre intellettuali
attaccano Israele, mettendo in discussione non solo la
sua politica ma anche le radici storiche e ideologiche, non lo fanno per quel
vezzo denigratorio che abbiamo ad esempio noi italiani: ci piace parlar male
del nostro paese, difettiamo quasi unanimemente di patriottismo. Il criticismo
israeliano è assai più sofferto, e in casi come questi radicale - ma
bisognerebbe forse mettere questi e altri intellettuali alla prova dei fatti,
provare a trapiantarli in una realtà parallela dove lo Stato ebraico fosse
sparito dalla cartina geografica. Queste manifestazioni sono in fondo il lato
oscuro di un'ideologia che non può fare a meno di essere dinamica, perché il
rimettersi in gioco è da sempre nella natura di un'identità ebraica sballottata
dalla storia. D'altro canto, raggiunto lo scopo di aver ricreato una patria
nazionale per i figli d'Israele, il sionismo deve
necessariamente riformulare i propri obiettivi, chiarire il nucleo dei propri
valori. In questo contesto, tali espressioni di "autonegazionismo" -
la nostra storia non esiste, non abbiamo alcuna legittimità nel presente -
potranno integrarsi nella cultura "positiva" dell'ebraismo e d'Israele. Che è da sempre inclusiva e non esclusiva, a
dispetto di quanto spesso si creda. Fin dai tempi del Talmud. Dove, ad esempio,
si narra la vicenda di rabbi Elisha Ben Avuya che andando troppo avanti
nell'interpretazione della Torah e nella meditazione sui segreti del creato, finì
per "potare i germogli": cioè rinnegò tutto. Da allora venne chiamato
Aher, cioè "Altro". Aher è colui che si estranea, che si chiama
prepotentemente fuori dalla propria fede e dall'identità. Eppure il Talmud non
lo caccia affatto dalla storia: le sue parole riempiono pagine di testo,
vengono discusse e affrontate dai colleghi rabbini. Che lo volesse o no, Aher è
stato integrato nella tradizione, proprio per averla negata. "Non ho
ricevuto disdette, ma è possibile che arrivino, vista l'aria che tira: so che
questi scrittori sono sottoposti a pressioni molto forti, da quando hanno
accettato il nostro invito. Se dovessero rinunciare, sarebbe l'ulteriore
dimostrazione di un clima talmente deteriorato da rendere impossibile persino
la partecipazione a un evento culturale. Sarebbe l'ennesima spia di quanto è
impervia, su questi temi, la strada del dialogo". Così Ernesto Ferrero,
direttore della Fiera del Libro, commenta la possibilità che all'ultimo diano
forfait gli autori palestinesi che avevano deciso di non aderire al
boicottaggio della kermesse torinese, sotto accusa da parte del mondo arabo per
la presenza di Israele come paese ospite. Ad
annunciare l'assenza degli scrittori alla Fiera è stata l'Assemblea Free
Palestine, che a Torino promuove il boicottaggio e organizza una serie di
contro-eventi con ospiti filo-palestinesi. L'Assemblea ha annunciato la
presenza ai suoi incontri di autori di cultura islamica come Tariq Ramadan e
Tariq Ali, oltre al poeta ebreo israeliano Aharon Shabtai. Un paradosso: la Fiera,
che promuove da sempre il dialogo, avrebbe volentieri accolto nei suoi convegni
questi autori, che invece boicottano l'evento, mentre il gruppo di
organizzatori di Free Palestine ha il loro sì ma non dispone degli spazi per
ospitare gli incontri. Li ha chiesti all'Università, che ne ha però concessi
solo alcuni. \.