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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL  17-4-2008      #TOP


Report "Israele/Palestina"

L'orchestra egiziana in viaggio in Israele ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: LA BANDA L'orchestra egiziana in viaggio in Israele Rivelazione all'ultimo Festival di Cannes, "La banda" dell'esordiente Eran Korilin racconta la singolare storia della banda musicale della polizia di Alessandria d'Egitto che accoglie l'invito di suonare all'inaugurazione del centro culturale arabo di una cittadina israeliana.

La violenza in contesti difficili Aiuti e suggerimenti alle donne ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ISRAELE, TORINO La violenza in contesti difficili Aiuti e suggerimenti alle donne "Violenza di genere in contesti difficili. Palestina, Israele, Torino": è questo il titolo del progetto di ricerca, organizzato dal Cirsde, che verrà presentato martedì 15, alle 17, presso la sala lauree di Scienze Politiche in via Verdi 25.

Ucciso da due razzi israeliani un cameraman della Reuters ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che ha visto Israele replicare con durezza all'uccisione di tre suoi soldati in quello che Hamas ha descritto come un "sofisticato agguato" con numerosi raid aerei: sono stati uccisi, secondo un bilancio ufficioso, almeno 18 palestinesi, tra i quali, oltre ai miliziani, due bambini e diversi civili, incluso un cameraman della Reuters.

Le città del futuro ( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sottolineare aspetti drammatici della storia di Israele. Ma poi lui ha mangiato la foglia e ha capito che le storture diventavano fortuna. E le ha rifatte a destra e a manca senza pensare allo scopo". Almeno il Museo di arte contemporanea le piace? "Un altro orribile progetto. Un museo non può risultare un edificio così particolare che la gente va a vedere l'involucro invece del contenuto.

"da rivedere le regole d'ingaggio in libano" - alberto mattone ( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: guidano la missione che fermò la guerra tra Hezbollah e Israele. "Ho avuto un colloquio telefonico con il presidente libanese - spiega Berlusconi - al quale ho garantito il sostegno per il rafforzamento della democrazia nel paese. Ciò non toglie - aggiunge - che esamineremo le attuali regole d'ingaggio dei nostri militari che, a volte, non hanno possibilità nell'azione di contrasto"

Il Medioriente visto da destra ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ex ministro della Difesa nel passato governo di centrodestra, autocandidatosi al ritorno al dicastero di via XX Settembre) docet. Il neo premier "calza" l'elmetto e dopo aver ribadito che il suo primo viaggio ufficiale sarà in Israele, per ricucire non meglio precisati "strappi" tra Gerusalemme e Roma, torna a parlare di Libano. segue a pagina 28.

Battaglia e raid nella Striscia Uccisi tre soldati israeliani e almeno diciotto palestinesi ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: un commando di Hamas proveniente da Gaza ha provocato un'esplosione al confine all'altezza del kibbutz israeliano di Beeri (Neghev). Una pattuglia di confine delle Brigata Ghivati è subito sopraggiunta sul posto, ma è caduta in un'imboscata tesa miliziani di Hamas. Nello scontro a fuoco ravvicinato sono rimasti uccisi i soldati. La reazione israeliana non si fa attendere.

Carter tratti il cessate il fuoco Haniyeh, primo ministro di Hamas a Gaza, in un'intervista a l'Unità dà il suo via libera alla mediazione del Nobel per la pace ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: leader mondiali che vogliono toccare con mano la sofferenza di un popolo assediato da quasi due anni dall'esercito israeliano. Il presidente Carter ha avuto il coraggio di chiamare con il suo vero nome la politica praticata da Israele nei riguardi del popolo palestinese: apartheid". A parlare è il leader politico di Hamas, il primo ministro (dimissionato da Abu Mazen) Ismail Haniyeh.

L'allarme degli ebrei: attenti ad Alemanno ( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Un conto - ha spiegato Pacifici - sono esternazioni di questo stampo, così come atteggiamenti razzisti o xenofobi oppure ostili all'esistenza di Israele, da parte di un singolo deputato, un altro è invece quando certe dichiarazioni giungono da chi si è candidato come premier. Come nel caso della Sundance".

Caro manifesto, dobbiamo rimboccarci le maniche ( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che da 60 anni si oppone al tentativo di cancellare l'idea di Palestina (non necessariamente il suo popolo) dalla storia. Oggi molti di noi si sentono cancellati, perché hanno perso rappresentanza in un Parlamento che dipinge questo paese come un covo di opportunisti, sfruttatori, razzisti, guerrafondai e (nella migliore delle ipotesi) di amministratori dell'esistente.

Un giorno di guerra, a Gaza è strage di civili ( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: accaduto conferma che la rioccupazione di Gaza minacciata più volte da Israele non sarà una passeggiata. Nelle stesse ore cinque militanti di Hamas sono stati uccisi durante una incursione di reparti israeliani nella zona orientale di Gaza City. Un attivista del Jihad invece è stato centrato da un missile israeliano sparato contro la sua motocicletta martedì notte a Jabalia,

La comunità ebraica: se la Destra appoggerà il Pdl diremo la nostra ( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: così come atteggiamenti razzisti o xenofobi oppure ostili a Israele, da parte di un singolo deputato, un altro è invece quando certe dichiarazioni giungono da chi si è candidato come premier. Come nel caso della Santanchè". "Per questo - ha detto ancora - attendiamo per verificare se è in atto un'alleanza tra Alemanno e Storace.

Una serie di raid aerei micidiali. Una reazione rabbiosa al pesante bilancio subito dai mili ( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E' accaduto a Gaza, a ridosso del confine con Israele, dove la tensione va crescendo con l'aggravarsi della situazione interna per il blocco della Striscia imposto da Israele. Gli elicotteri hanno attaccato nel pomeriggio. Una serie di razzi sul campo profughi di El Bureij e su altre località limitrofe.

La banda ( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,

Scontri a Gaza: uccisi 20 palestinesi e 3 israeliani ( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ieri mattina alcuni miliziani di Hamas avevano teso un'imboscata ad un convoglio israeliano nel Nord di Gaza, uccidendo 3 soldati, secondo l'esercito israeliano. I soldati erano entrati a Gaza in cerca di due miliziani di Hamas ritenuti responsabili di aver messo una bomba vicino al confine. Israele ha risposto con l'invio di nuove truppe e con raid aerei.

Israele all'attacco nella Striscia di Gaza: diciassette le vittime due sono bambini ( da "Liberazione" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Secondo alcuni testimoni, un elicottero di Israele ha sparato dei missili contro un gruppo di miliziani che si preparavano a colpire con dei mortai il territorio israeliano. Uno o più proiettili sono però finiti fuori bersaglio e hanno colpito dei palestinesi nel campo profughi di El Bureij.

Cambiare tutto per contare di più ( da "Tempo, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: recarsi in Israele per il 60 anniversario dello Stato ebraico. Priorità n. due: una visita a Washington dove Bush lo ha invitato a colazione (e dove Prodi, in due anni, non aveva mai messo piede) per "riprendere il vecchio rapporto". Nelle more dell'attesa, un incontro privato in Sardegna con Putin per rilanciare un sodalizio che manterrà la sua importanza anche dopo il 7 maggio,

Expo 2015, impediamo che Milano diventi territorio di conquista ( da "Liberazione" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, ma anche i potentati di riferimento (petrolieri, industrialisti, nuclearisti, fautori della crescita come unico motore di sviluppo, ecc). Si è mostrata un'immagine lontana dalla realtà milanese, cercando in qualche modo di nascondere il fatto che la Lombardia è la regione più inquinata d'Europa e che qui alberga uno dei più insidiosi movimenti xenofobi e razzisti del vecchio

Gli artisti riducono la religione a merce. Così vendono meglio ( da "Libero" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: studenti atei di sinistra e simpatizzanti di Israele, e si ironizza sulle congregazioni evangeliche americane con i loro predicatori "televisivi". Sul tema del consumismo ecco l'ingle se Sarah Lucas con il suo "Christ you know it ain't easy", un Cristo in croce realizzato usando migliaia di sigarette intrecciate.

Raid a Gaza: morti 17 palestinesi ( da "Libero" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: giunto lunedì in Israele, è stato rifiutato il permesso di entrare nella Striscia di Gaza controllata da Hamas. Il premio Nobel per la Pace è stato accolto con estrema freddezza in Israele per il suo proposito di aprire in dialogo con Hamas. L'ex presidente ha già fatto sapere che intende incontrare il leader politico del movimento islamico,

Ratzinger da Bush "sigla" il patto contro il terrorismo ( da "Libero" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: alla guerra in Iraq o al conflitto tra Palestina e Israele, temi sui quali ha discusso successivamente con Bush nella Stanza Ovale. Al termine di questo colloquio privato, il Papa ha recitato una preghiera insieme al presidente Usa, alla moglie Laura e alla figlia Jenna, in favore dell'isti tuzione familiare.

GERUSALEMME - Diciotto palestinesi, tra cui due bambini e un cameraman dell'agenzia Reuters, e tre s... ( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esercito israeliano ha perduto 3 soldati e altri 3 sono stati feriti nello scambio a fuoco con militanti palestinesi lungo la cortina di sicurezza tra Israele e il territorio palestinese, nei pressi del terminal di Nahal Oz che rifornisce gran parte del carburante per uso privato e industriale alla Striscia di Gaza controllata dal movimento di resistenza islamico Hamas.

Panoramiche su infiniti percorsi ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esordio del giovane regista israeliano Lior Shamriz, in cui il protagonista preferisce sognare il Giappone e vivere sul web piuttosto di prendere coscienza della realtà complessa del paese in cui vive; "Solos" (Singapore) di Kan Lume e Loo Zihan, una folgorante riflessione stilistica sull'Amore e sull'egoismo insito nei rapporti sentimentali.

Olmert: no armi atomiche all'Iran ( da "Voce d'Italia, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in atto una guerra della quale Israele fara' pagare il costo a Hamas" Gerusalemme, 17 Apr. - Il primo ministro israeliano Olmert ha dichiarato di avere fondati motivi per affermare che l'Iran non avrà armi nucleari. Olmert ha sottolineato che Israele è partecipe di un grande sforzo internazionale per impedire all'Iran capacità belliche nucleari.

CARTER DA HAMAS SENZA PREGIUDIZI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Già qualche sgarbo non è mancato. Israele ha impedito a Jimmy Carter di passare attraverso uno dei suoi varchi di confine con Gaza costringendolo al periplo del Sinai per incontrare sul terreno neutro egiziano i suoi scomodi interlocutori. SEGUE A PAGINA 12.

Ratzinger da Bush: c'è piena sintonia ( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: nel più ampio contesto del Medio Oriente, ma per sottolineare i timori per le difficoltà crescenti delle comunità cristiane. Sul conflitto israelo-palestinese, Ratzinger e Bush hanno parlato della necessità di far coesistere due Stati in pace e sicurezza. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Il palestinese medio non vuole sacrificare la sua vita per Hamas ( da "Opinione, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: del movimento islamico e intorno alle aree da dove vengono lanciati i razzi Qassam su Israele. Secondo quanto ammesso dallo stesso Fathi Hammad, sarebbero quindi i miliziani di Hamas i veri responsabili della morte di molti civili. Naturalmente Hammad dice che i "martiri" sono volontari, mentre questo non corrisponde alla verità che si sente dalle bocche dei fuoriusciti da Gaza.

Poche notizie confuse ( da "Opinione, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 17 Apr 2008 Edizione 75 del 17-04-2008 Come il giornalismo italiano riporta le notizie da Israele Poche notizie confuse di Michael Sfaradi Qualche giorno fa il sito Online di uno dei più importanti quotidiani italiani ha pubblicato la seguente notizia: ESPLOSIONE A GAZA MORTE TRE PERSONE - L'Esercito Israeliano: noi non c'entriamo.

Gaza, vittime al valico con Israele ( da "Voce d'Italia, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: vittime al valico con Israele La polizia egiziana spara su emigrati, ucciso un eritreo Gaza City, 17 apr.- Ancora giornata di morte al confine Israeliano. L'esercito con la punta a cinque stelle ha aperto il fuoco al valico di Gaza per fermare un commando palestinese che stava tentando di entrare illegalmente in Israele uccidendo un miliziano e ferendone un altro.

Battaglia a Gaza: 18 morti Uccisi anche due bambini ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Esteri Pagina 110 Dura risposta di Israele alla morte di tre soldati Battaglia a Gaza: 18 morti Uccisi anche due bambini Dura risposta di Israele alla morte di tre soldati --> GERUSALEMME La striscia di Gaza ha conosciuto ieri una giornata di vera guerra, che ha visto Israele replicare rabbiosamente all'uccisione di tre suoi soldati con numerosi raid aerei:

Il Libano in crisi rimane preda ambita delle mire siriane ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: facendo precipitare il Paese in una guerra regionale per questa estate, alla quale Israele si sta già preparando, o accettare una situazione di compromesso, come quella di allentare la presa sul Libano a cambio dell'annullamento del tribunale su Al-Hariri". Il Libano, per adesso, lasciato a se stesso sembra che protrarrà ancora per molto tempo la crisi.

I temi scomodi Washington collabori a risolvere i conflitti. Con l'obiettivo del rispetto dei diritti ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: L'agenda del futuro "Impegnarsi per ridurre la povertà dell'Africa e il conflitto israelo-palestinese" I temi scomodi "Washington collabori a risolvere i conflitti. Con l'obiettivo del rispetto dei diritti".

La prima volta di un Papa alla Casa Bianca ( da "Padania, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La situazione del Medio oriente, il conflitto israelo-palestinese, la persecuzione delle comunità cristiane in Iraq, e ancora la lotta alla povertà, la difesa della dignità della persona umana, la difesa dei diritti umani nel mondo, sono stati fra i temi. Ratzinger si era presentato con umiltà.

Se Israele nega Israele ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ultima frontiera della libertà d'espressione Fiera del Libro, boicottaggi incrociati Se Israele nega Israele Tre scrittori mettono in discussione i valori fondanti ELENA LOEWENTHAL Ferrero: "Per ora nessuna disdetta dai palestinesi" Avraham Burg è stato presidente del Parlamento israeliano, ha ricoperto altri incarichi politici.


Articoli

L'orchestra egiziana in viaggio in Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

LA BANDA L'orchestra egiziana in viaggio in Israele Rivelazione all'ultimo Festival di Cannes, "La banda" dell'esordiente Eran Korilin racconta la singolare storia della banda musicale della polizia di Alessandria d'Egitto che accoglie l'invito di suonare all'inaugurazione del centro culturale arabo di una cittadina israeliana. Arrivati a Tel Aviv, i musicisti non trovano nessuno ad attenderli all'aeroporto e decidono quindi di mettersi in viaggio verso la moderna Petah Tikva, sbagliano strada e si ritrovano con le loro divise azzurre sperduti nell'arida Bet Hatikva, fra lo stupore degli abitanti. I protagonisti sono Sasson Gabai, visto più volte in produzioni americane ("Rambo III", "Mai senza mia figlia") e la diva israeliana Ronit Elkabetz. \.

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La violenza in contesti difficili Aiuti e suggerimenti alle donne (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

RICERCA SU PALESTINA, ISRAELE, TORINO La violenza in contesti difficili Aiuti e suggerimenti alle donne "Violenza di genere in contesti difficili. Palestina, Israele, Torino": è questo il titolo del progetto di ricerca, organizzato dal Cirsde, che verrà presentato martedì 15, alle 17, presso la sala lauree di Scienze Politiche in via Verdi 25. L'obiettivo dello studio è favorire, attraverso scambi internazionali e utilizzando una metodologia partecipativa, la costruzione di politiche attente alla salute delle donne nell'area mediterranea, con riferimento al tema della difesa attiva nelle situazioni a rischio di violenza sociale e familiare. La ricerca durerà un anno e avrà come momento topico un confronto, che si svolgerà ad ottobre a Torino, tra operatori che lavorano nelle realtà di Gaza e Haifa. Nell'incontro di martedì 15, Diana Carminati offrirà un'analisi del contesto dell'occupazione nei territorio palestinesi; Elisabetta Donini relazionerà sul progetto Epic (European Palestinian and Israeli Cities) al cui interno si inserisce la ricerca; Franca Balsamo affronterà le ricadute che il conflitto in Medio Oriente ha sulla condizione femminile. Concluderà Chiara Einaudi che entrerà nel dettaglio del progetto di ricerca, spiegandone programma e metodologie. \.

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Ucciso da due razzi israeliani un cameraman della Reuters (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

GIORNATA DI GUERRA A GAZA: MORTI TRE SOLDATI E 18 PALESTINESI Ucciso da due razzi israeliani un cameraman della Reuters La striscia di Gaza ha conosciuto ieri una giornata di vera guerra, che ha visto Israele replicare con durezza all'uccisione di tre suoi soldati in quello che Hamas ha descritto come un "sofisticato agguato" con numerosi raid aerei: sono stati uccisi, secondo un bilancio ufficioso, almeno 18 palestinesi, tra i quali, oltre ai miliziani, due bambini e diversi civili, incluso un cameraman della Reuters. I feriti sono più di una trentina. Nel raid più pesante i morti, in parte civili, sono stati almeno nove. Il giornalista televisivo Fadil Shana è stato colpito da due razzi mentre si trovava a bordo di un fuoristrada dell'agenzia britannica, sulla quale sono ben visibili, anche dall'alto, le insegne della stampa. L'operatore, molto conosciuto a Gaza, aveva appena finito di riprendere alcune immagini nel campo profughi di El Bureij. Fonti militari ufficiali hanno espresso in serata "rammarico" per l'uccisione di Shana. Al tempo stesso però, le fonti hanno ricordato che la Striscia di Gaza è "una regione in cui ci sono combattimenti giornalieri con gruppi armati radicali e pericolosi". "Questa situazione - hanno aggiunto - mette a rischio sia i rappresentanti della stampa sia gli organismi non coinvolti". Nella foto: un ragazzo palestinese ferito chiede aiuto accanto al fuoristrada del cameraman.

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Le città del futuro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 92 del 2008-04-17 pagina 35 Le città del futuro di Stefania Vitulli "I paesi più progrediti hanno capito che bisogna guidare lo sviluppo, come nell'età classica" Tra i "maestri": Gino Valle, Vittorio Gregotti, Giancarlo De Carlo, Alvaro Siza. Tra i "nuovi grandi": Norman Forster, Renzo Piano, Richard Rogers e Jean Nouvel. Tra gli "apprendisti pazienti", meno celebrati ma stimolanti, Rem Koolhaas, Mecanoo, Foreign Office, Chaix e Morel. Pollice verso invece per Frank O. Gehry, Daniel Libeskind, Bernard Tschumi, Zaha Hadid: le loro creazioni sono tormentoni, ripetuti per il mondo alla ricerca di soldi e successo. Leonardo Benevolo, il decano di storia dell'architettura del Novecento, classe 1923, mostro sacro riconosciuto per chiunque voglia valutare una qualsiasi costruzione pubblica o privata, ha idee chiare e molta voglia di esprimerle. Ospite attesissimo al Festival Città Territorio di Ferrara dove presenterà un intervento dal titolo Che cos'è l'urbanistica?, in questi giorni è in libreria con la nuova edizione di L'architettura del nuovo millennio (Laterza, pagg. 528, euro38), in cui spiega che cosa è successo all'architettura negli ultimi trent'anni. Professore, come sta l'urbanistica? "Subito dopo la guerra e per una trentina d'anni l'urbanistica è stato uno degli argomenti più popolari e più discussi. Poi è iniziata l'involuzione. Fino alla paralisi. Siamo in un momento in cui dall'urbanistica italiana non si riesce ad ottenere niente". Lei dove comincerebbe? "Non ci sono ipotesi o alternative: per vedere come si fa l'urbanistica bisogna guardare alle grandi città europee. I paesi più progrediti hanno capito che bisogna riuscire a condurre lo sviluppo delle città come accadeva agli albori. Il principio supremo era il compromesso tra il potere pubblico e una pluralità di iniziative private". Una nuova forma di oligarchia urbana? "Non ci deve essere un re, un dominatore che crea le città con il suo modo di pensare, ma un'operazione collettiva". Un esempio concreto? "Io mi sono a lungo occupato di Venezia: è una città composta di quindicimila pezzetti attaccati l'uno all'altro. Nel punto in cui si attaccano, all'apparenza non c'è niente che torna. Eppure quando guardiamo Venezia non possiamo fare a meno di trovarla meravigliosa. Una città armonica, in cui le differenze non interferiscono l'una con l'altra". Nel suo ultimo libro ha dedicato alcune pagine a Milano, la città il cui sviluppo da oggi al 2015 è sulla bocca di tutti. "Milano adesso è preoccupata di assecondare l'opportunità dell'Expo. Ma ha già sprecato le sue grandi occasioni". La più grande di tutte qual era? "Utilizzare al meglio la dismissione delle grandi aree industriali. Qui l'armonia è stata del tutto dimenticata: le aree non andavano considerate una per una, ma nella totalità". Lei ha scritto "La rovina del paesaggio italiano non è avvenuta per caso o per incuria: è stata pagata in contanti". Vale anche per Milano? "Le aree di cui le parlavo, la Bicocca, la Falck, la Montedison, nel caso di Milano, erano già valorizzate. Si è lasciato che le industrie le vendessero ai privati. E la possibilità di ottenere un risultato complessivamente ordinato è svanito. Ognuna di queste aree si è regolata alla sua maniera. Al solo scopo di rivendersi successivamente ad un prezzo maggiore di quello iniziale". La solita vecchia storia della speculazione edilizia? "Non mi fraintenda: in una città composta di diversi interessi che si armonizzano tra loro c'è posto anche per la speculazione edilizia. Ma se si lascia che le compravendite si succedano l'una all'altra il progetto finale non conta più niente. E non interessa a nessuno". Come si sarebbe dovuto procedere? "L'amministrazione pubblica doveva acquistare le aree e poi deciderne lo sviluppo complessivo. Ovviamente remunerando gli interessi già esistenti. Ormai la partita è perduta". Che ne pensa dei progetti in corso? "Lei come si spiega che nel concorso Citylife abbia vinto il progetto peggiore?". Lo chiedo a lei. "Si trattava di un appalto a concorso in cui i candidati alla realizzazione dovevano offrire una somma e poi fare un progetto. Di fatto ha vinto quello che, anche solo di poco, ha offerto la cifra più alta". Ma si tratta di "archistar", come Daniel Libeskind, Zaha Hadid, Isozaki, il cui valore è riconosciuto nel mondo. Lei invece parla di "modesti progetti clone"... "Il valore di impressionare la gente facendo edifici di forma strana. Sono a torto considerati architetti bravi. Quando non c'è l'abitudine di scegliere a ragione veduta si finisce per utilizzare la fama usurpata". Lei definisce le torri di Citylife "sculture gesticolanti che è difficile immaginare realizzate in grandezza naturale". "Quei tre grattacieli sono uno peggio dell'altro. La punizione è già pronta: ottenere forme strane costa. Finiranno per non farli". Eppure a Berlino, una delle città europee urbanisticamente illuminate, Libeskind è piaciuto parecchio. "Perché lì le forme storte del suo museo sull'ebraismo servono a sottolineare aspetti drammatici della storia di Israele. Ma poi lui ha mangiato la foglia e ha capito che le storture diventavano fortuna. E le ha rifatte a destra e a manca senza pensare allo scopo". Almeno il Museo di arte contemporanea le piace? "Un altro orribile progetto. Un museo non può risultare un edificio così particolare che la gente va a vedere l'involucro invece del contenuto. Deve essere uno sfondo, non il protagonista. Quando uno disegna un museo senza neanche sapere che cosa ci va dentro e gli dà una forma così complicata come quella di Libeskind, va cacciato e non deve più mettere le mani in cose di questo genere". Ma la creatività? "L'architettura non si fa con la creatività. È una vicenda complessa, come la politica. Sono cose lunghe, che non si accorciano con la città ideale: a volte servono grattacieli, a volte case di tre piani". Milano nei prossimi dieci anni. "Quello che è successo non lascia ben sperare. L'Expo dura a lungo ma meno di un anno e può riuscire bene o male. Bisogna decidere se costruire edifici che si conserveranno o no. Oppure mescolare le due cose". Un progetto che le piace? "Quello di Renzo Piano nell'area Falck di Sesto San Giovanni. Ha trovato un grande capannone e ha capito che dentro potevano esserci sistemate delle cose. Così uno le va a vedere. E l'architettura rimane in sottordine". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"da rivedere le regole d'ingaggio in libano" - alberto mattone (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Da rivedere le regole d'ingaggio in Libano" Berlusconi: i nostri soldati devono poter reagire. Parisi: "Le stabilisce l'Onu" Il mondo Gli Stati Uniti premono per un maggiore impegno italiano in Afghanistan ALBERTO MATTONE ROMA - "Esamineremo attentamente le regole d'ingaggio dei nostri soldati in Libano. Sono in una situazione particolare, perché non possono reagire in determinate circostanze". L'aveva annunciato durante la campagna elettorale. Ed ora che è premier in pectore, Silvio Berlusconi conferma che i militari della missione Unifil II dovranno rivedere le modalità operative sul terreno. Ma a stretto giro gli risponde il ministro della Difesa, Arturo Parisi: "Le regole d'ingaggio vengono decise dall'Onu". è la prima presa di posizione del Cavaliere sulle nostre missioni internazionali. Ed è, probabilmente, un "assaggio" del cambiamento di rotta che opererà il nuovo governo di centrodestra in politica estera: più truppe e impegno nelle zone calde dell'Afghanistan, come chiedono Nato e Stati Uniti. E altri istruttori militari in Iraq. Nel primo vertice di maggioranza a palazzo Grazioli Berlusconi ha affrontato anche il nodo delle nostre missioni. Il leader del Pdl non intende ritirare le truppe dal Libano, come incautamente propose un mese fa l'ex ministro della Difesa Antonio Martino, provocando irritazione a Beirut e perplessità a Gerusalemme. Ma vuole chiarire ruolo e modalità operative dei soldati italiani, che guidano la missione che fermò la guerra tra Hezbollah e Israele. "Ho avuto un colloquio telefonico con il presidente libanese - spiega Berlusconi - al quale ho garantito il sostegno per il rafforzamento della democrazia nel paese. Ciò non toglie - aggiunge - che esamineremo le attuali regole d'ingaggio dei nostri militari che, a volte, non hanno possibilità nell'azione di contrasto". La replica del Ministro della Difesa non si fa attendere. "In Libano - spiega Parisi - ci sono regole d'ingaggio valide per tutta la missione Unifil delle Nazioni Unite. La loro eventuale modifica spetta all'Onu". L'annuncio di Berlusconi arriva in un momento delicato in Libano. Proprio ieri, Hezbollah ha accusato di "inerzia" la comunità internazionale di fronte alle quotidiane violazioni dello spazio aereo nel sud del Paese dei caccia israeliani, inviati a contrastare il traffico di armi che arrivano ai miliziani islamici. L'uscita del Cavaliere potrebbe preparare la svolta ad un impegno maggiore in Afghanistan. "Non c'è stata nessuna pressione degli Stati Uniti - assicura una fonte vicina al futuro premier - ma non è escluso che il prossimo governo invii più truppe a Kabul". Non solo: il nuovo inquilino di Palazzo Chigi potrebbe anche cambiare i nostri caveat (le regole e i limiti che definiscono l'azione dei militari), inviando così i soldati anche nelle zone calde del Paese, dove americani, inglesi e olandesi ingaggiano battaglie quotidiane con i taliban. E avviare un nuovo impegno in Iraq, spedendo a Bagdad altri consulenti militari. "Il grande entusiasmo" con cui l'ambasciatore Usa, Ronald Spogli, saluta il ritorno del Cavaliere è rivelatore del nuovo clima che si è instaurato con l'alleato americano. A conferma che qualcosa si stia muovendo, è anche l'annuncio di un imminente vertice tra Berlusconi e il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer per parlare dell'impegno italiano a Kabul. "Noi - anticipa il sottosegretario di Stato americano, Kurt Volker - accoglieremo con favore qualsiasi contributo ulteriore che Roma darà in Afghanistan".

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Il Medioriente visto da destra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Il Medioriente visto da destra Umberto De Giovannangeli Gaffe ed elmetto La "discontinuità" in politica estera inizia dall'infuocato Medio Oriente. Far dimenticare l'"equivicinanza" dalemiana. Ribadire all'alleato americano che l'Italia retta dal Cavaliere sarà in prima fila, almeno a parole, nella lotta ai movimenti terroristi mediorientali, includendo nella lista anche Hamas palestinese e Hezbollah libanese. Martino (inteso come Antonio, ex ministro della Difesa nel passato governo di centrodestra, autocandidatosi al ritorno al dicastero di via XX Settembre) docet. Il neo premier "calza" l'elmetto e dopo aver ribadito che il suo primo viaggio ufficiale sarà in Israele, per ricucire non meglio precisati "strappi" tra Gerusalemme e Roma, torna a parlare di Libano. segue a pagina 28.

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Battaglia e raid nella Striscia Uccisi tre soldati israeliani e almeno diciotto palestinesi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Battaglia e raid nella Striscia Uccisi tre soldati israeliani e almeno diciotto palestinesi Una battaglia in piena regola. I miliziani delle Brigate Ezzedine al-Qassam, il braccio armato di Hamas, attaccano con missili anticarro e colpi di mortaio gli israeliani rispondono con i razzi degli elicotteri giunti in soccorso delle truppe. Sul terreno restano i corpi senza vita di tre soldati israeliani e cinque miliziani di Hamas. Gli scontri sono iniziati poco dopo la mezzanotte, con l'arrivo di alcuni carri armati israeliani. Secondo la ricostruzione fornita da un portavoce di Tsahal, un commando di Hamas proveniente da Gaza ha provocato un'esplosione al confine all'altezza del kibbutz israeliano di Beeri (Neghev). Una pattuglia di confine delle Brigata Ghivati è subito sopraggiunta sul posto, ma è caduta in un'imboscata tesa miliziani di Hamas. Nello scontro a fuoco ravvicinato sono rimasti uccisi i soldati. La reazione israeliana non si fa attendere. Ed è pesantissima. È di almeno 18 palestinesi e tre soldati israeliani il numero dei morti provocati dai violenti combattimenti in corso dall'altra notte in varie zone della Striscia. Dopo gli otto miliziani palestinesi caduti in diversi scontri a fuoco ieri mattina, e i tre soldati israeliani uccisi in una imboscata, ieri pomeriggio nove palestinesi sono stati colpiti da due razzi israeliani vicino al campo profughi di Al Bureji: secondo fonti mediche palestinesi tra le vittime si contano almeno tre miliziani, due bambini, una donna e tre esponenti religiosi del movimento islamico "Taksir Higrah" apparentemente non legati a nessun gruppo armato. In un incidente separato vicino ad El Bureji due razzi israeliani hanno infine colpito un fuoristrada dell'agenzia britannica Reuters uccidendo il cameraman Fadil Shana di 25 anni. Sul veicolo del giornalista erano ben visibili le insegne della stampa. L'operatore, molto conosciuto a Gaza, aveva appena finito di riprendere alcune immagini nel campo profughi. Da Mosca, dove è in visita ufficiale, il presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Mahmud Abbas (Abu Mazen) ha chiesto a Israele di "porre fine ad una violenza che miete vittime innocenti tra la popolazione civile" di Gaza. Ed è in questo scenario di guerra che prosegue la missione in Medio Oriente dell'ex presidente Usa Jimmy Carter. Al Cairo, Carter incontrerà oggi una delegazione di Hamas, guidata da Mahmud Zahar e Said Siam. Ed è lo stesso al Zahar, uno dei "duri" del movimento integralista palestinese, a dare la conferma che domani a Damasco l'ex presidente Usa avrà il contestato, da Israele, incontro con il capo dell'ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal. u.d.g.

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Carter tratti il cessate il fuoco Haniyeh, primo ministro di Hamas a Gaza, in un'intervista a l'Unità dà il suo via libera alla mediazione del Nobel per la pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "Carter tratti il cessate il fuoco" Haniyeh, primo ministro di Hamas a Gaza, in un'intervista a "l'Unità" dà il suo via libera alla mediazione del Nobel per la pace di Umberto De Giovannangeli "CARTER È SEMPRE BENVENUTO a Gaza, e così tutti quei leader mondiali che vogliono toccare con mano la sofferenza di un popolo assediato da quasi due anni dall'esercito israeliano. Il presidente Carter ha avuto il coraggio di chiamare con il suo vero nome la politica praticata da Israele nei riguardi del popolo palestinese: apartheid". A parlare è il leader politico di Hamas, il primo ministro (dimissionato da Abu Mazen) Ismail Haniyeh. "Per Hamas - dice Haniyeh in questa intervista esclusiva a l'Unità - il presidente Carter può svolgere una importante funzione di mediazione per il raggiungimento di un accordo di cessate il fuoco". Haniyeh è informato dell'esito delle elezioni italiane, e sul ritorno di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, dice a l'Unità: "So che ha dichiarato di voler fare il suo primo viaggio ufficiale da premier in Israele. Invito il presidente Berlusconi a Gaza. Spero che abbia compreso che la politica americana in Medio Oriente ha provocato solo disastri, e ci auguriamo che per quanto riguarda la questione palestinese, Berlusconi adotti una politica moderata, nell'interesse stesso dell'Italia". Israele ha accolto con freddezza la missione dell'ex presidente Usa Jimmy Carter. E Hamas? "Hamas considera il presidente Carter un amico del popolo palestinesi, uno dei pochi statisti che hanno avuto il coraggio di denunciare il regime di apartheid a cui Israele costringe milioni di palestinesi". In un colloquio con l'Unità, l'ex presidente Usa si è detto disposto a mediare un cessate il fuoco tra Israele e Hamas. Anche qui, qual è la risposta di Hamas? "La nostra risposta è che siamo pronti a negoziare un cessate il fuoco a patto che esso sia simultaneo, totale e che investa non solo Gaza ma anche la Cisgiordania; il cessate il fuoco deve riguardare anche la fine degli assassinii politici perpetrati da Israele contro dirigenti e attivisti dell'intifada. Su queste basi è possibile avviare una trattativa della quale il presidente Carter può farsi garante". Israele, così come la Casa Bianca, contesta la scelta di Carter di interloquire con Hamas. "Carter ha compreso, e come lui anche altri politici e leader mondiali, che Hamas è parte fondamentale del popolo palestinese. È da questo consenso popolare che traiamo la nostra forza, la nostra legittimazione. Il presidente Carter è consapevole che un accordo di pace non potrà mai funzionare se taglia fuori metà di un popolo e la sua leadership, una leadership che ha avuto il mandato a governare attraverso le elezioni più libere mai avvenute nel mondo arabo. Carter è un politico realista e non uno dei tanti avventurieri che pensano, illudendosi, che Israele possa recidere con la forza i legami di Hamas con il popolo palestinese". Lei parla di un negoziato possibile, intanto nella Striscia si continua a combattere: in uno scontro a fuoco sono rimasti uccisi miliziani di Hamas e soldati israeliani. Israele parla di ennesimo atto terroristico condotto da Hamas. "Un popolo sotto occupazione ha il diritto di resistere. Ed è ciò che stiamo facendo. Per Israele ogni palestinese che si oppone all'occupazione sionista è un terrorista. Per noi, invece, è un eroe, perché difende una causa giusta scontrandosi con uno degli eserciti più agguerriti al mondo. Se Israele vuole sicurezza si ritiri dai territori occupati nel '67, liberi i prigionieri palestinesi detenuti a migliaia nelle sue carceri, ponga fine all'assedio di Gaza e alla colonizzazione della Cisgiordania. Se lo farà allora sì che le cose potrebbero cambiare. Per tutti. Se non si vuol credere alle mie parole, che il mondo rifletta su quelle di un uomo (Jimmy Carter) che non può essere certo dipinto come un pericoloso jihadista: "il principale ostacolo alla pace è la colonizzazione israeliana della Palestina", ha ripetuto più volte l'ex presidente Usa. Ed è contro questa colonizzazione che noi ci battiamo". Cosa è rimasto della proposta che lei ha rivolto al presidente Abu Mazen di riprendere il dialogo tra Al Fatah e Hamas? "Questa proposta è sul tavolo e anche di questo abbiamo parlato con il presidente Carter, il quale si è detto disposto a lavorare per favorire la ripresa del dialogo nazionale interpalestinese". Da Gaza a Roma. Nelle elezioni italiane a vincere è stato Silvio Berlusconi. Il neo premier ha annunciato che il suo primo viaggio all'estero sarà in Israele. "Al primo ministro entrante non posso che rinnovare l'invito che avevo rivolto al suo predecessore (Romano Prodi): visiti anche Gaza, sarà il benvenuto. Mi auguro che Berlusconi sulla questione palestinese adotti una politica equilibrata ed eviti, nell'interesse stesso dell'Italia, di finire nell'abbraccio mortale di Israele".

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L'allarme degli ebrei: attenti ad Alemanno (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Roma La comunità ebraica romana guarda con preoccupazione al prossimo 27 aprile, giorno in cui si terrà il ballottaggio per il Campidoglio. Tanto che il neo presidente Riccardo Pacifici sta pensando di rivolgere un appello per prendere ufficialmente posizione contro certi apparentamenti giudicati troppo pericolosi, come quello tra il candidato sindaco di An Gianni Alemanno e la Destra di Francesco Storace e Daniela Santanchè. "Quando in un paese democratico una forza politica mette tra i suoi valori il fascismo - ha detto ieri Pacifici -, sentiamo il dovere di fare appello a quelle decine di milioni di italiani che si riconoscono nel centrodestra e nel centrosinistra per condannare chi ha atteggiamenti nostalgici nei confronti del fascismo". Le preoccupazioni di Pacifici cominciano quando è ormai chiaro che per eleggere il sindaco di Roma bisognerà ricorrere al ballottaggio tra Francesco Rutelli e Alemanno e dalla necessita di quest'ultimo di stringere alleanze per cercare di strappare la vittoria. Gli ammiccamenti in corso tra An e esponenti della Destra come Teodoro Buontempo fanno capire dove Alemanno andrà a cercare i voti necessari. E come se non bastasse, poi, ieri sera lo stesso Storace ha annunciato che oggi chiederà al Comitato politico di autorizzare l'apparentamento nero. Tutti fatti che preoccupano la comunità ebraica romana, ben consapevole che il movimento di Storace e Daniela Santanché ha fatto proprio delle radici fasciste uno dei suoi punti di forza. "Non sta alla nostra comunità - ha spiegato Pacifici - decidere quali siano le alleanze per Alemanno e Rutelli. Il nostro ruolo è quello di esprimere valori, sentimenti e, in questo caso, anche emozioni, visto che le ferite del nazifascismo a 70 anni dalle Leggi razziali non sono affatto sopite e pesano ancora tra chi le ha subite, tra chi è stato portato nei campi anche grazie alle meticolose azioni dei collaborazionisti fascisti con i nazisti". Le parole di Pacifici arrivano dopo con cui la comunità ha accompagnato tutta la campagna elettorale sia per le politiche che per le amministrative. "Un conto - ha spiegato Pacifici - sono esternazioni di questo stampo, così come atteggiamenti razzisti o xenofobi oppure ostili all'esistenza di Israele, da parte di un singolo deputato, un altro è invece quando certe dichiarazioni giungono da chi si è candidato come premier. Come nel caso della Sundance".

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Caro manifesto, dobbiamo rimboccarci le maniche (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Inaccettabile Cari direttori, da segretario del Prc tendo a tutelare sempre tutti i suoi iscritti e i suoi dirigenti. Il nostro dibattito interno può e deve essere seguito con la massima trasparenza e è giusto criticare anche aspramente le diverse posizioni in campo. Non lo è, invece, dileggiare le persone, come ha fatto ieri il manifesto a pagina 3 con l'articolo "I Berti-boys sull'orlo del baratro", tirando in ballo persino le relazioni private e personali. E' francamente inaccettabile, oltre che gravemente inquinante del nostro stesso dibattito congressuale, questo modo di seguire le nostre vicende interne. Esiste una civiltà, nel dibattito, che è storia comune e va sempre e comunque salvaguardata. Né ci si può comportare come dice Bertold Brecht in un suo famoso passo, dove scrive che "Noi che abbiamo combattuto per il mondo della gentilezza, noi non si poté essere gentili". Franco Giordano segretario nazionale del Prc Grazie Un grazie sentitissimo per quanti hanno "consentito" soprattutto con la loro "ispirazione e pratica astensionista", l'arrivo, della dittatura parafascista che, da tempo immemorabile, strisciava dentro la nostra Repubblica e che, però, ha visto la luce con una elezione democratica. Grazie particolarmente: ai democratici sinceri, lucidamente decisi a farsi annullare le schede; agli eroici "quasi-rivoluzionari" che hanno introdotto, coraggiosamente, nelle urne, le schede bianche; a tutti coloro che, ispirandosi alle idee forti della sinistra forte ma saggia, sono ricorsi alle più "immaginifiche" maniere per dare una mano al loro nobile Cavaliere che si è svenato per gli..."investimenti", in Italia e nel mondo, in : "titoli", bond, "azioni", "obbligazioni", "compartecipazioni", "scalate", insomma con investimenti sempre e unicamente...elettorali; ai veri osservanti fanatici dello spirito costituzionale, che sulle schede, in omaggio al dio Grillo, hanno immortalato il fatidico "vaffa". Gli astensionisti (democratici - excomunistispinti et similia!) che: - non potevano (e non dovevano!) tenere conto della raffinata corruzione in atto, silenziosa (mica tanto!), blanda (falso!), discreta (se così vi pare!) tuttavia guidata da strapoteri economici e da quelli, più discreti della corruzione profonda della comunicazione...; - non potevano tenere conto dell'esistenza degli pseudo separatisti-razzisti Boss-Calderoli-Castelli-Maroni; - pensavano, serenamente, che le disavventure napoletane e le intramontabili mafie non avevano l'urgenza di essere affrontate da un Parlamento democraticamente eletto, forte di una sinistra progressista, salda, proiettata anche oltre i nostri confini. Dopo questa serena, tranquilla disamina della pacata sconfitta di tutte le sinistre, il manifesto, che aveva serenamente avvertito dei rischi che si correvano presentandosi al voto frantumati e trascurando le aspettative degli operai, dei pensionati, dei precari, degli studenti, dei "poveri ormai ufficialmente registrati", della Sanità, delle donne, dei senza-tetto, dovrà continuare, a dibattere sulle cause che hanno provocato questa disfatta; dovrà raccogliere le critiche e i suggerimenti di un numero di lettori sempre maggiore, specialmente di quelli assetati di valutazioni esperte, obiettive, "veramente di sinistra"; si dovrà trasformare in una Agorà in cui i cittadini che si considerano appartenenti alla sinistra più avanzata, potranno dibattere, in libertà, sui progetti per un futuro di giustizia e di progresso. Eugenio Cicerchia Lettera aperta Berlusconi ha vinto e trovo doveroso rivolgere al vincitore un evviva, un augurio e, se mi è consentito, una sommessa preghiera. Vede, signor Presidente, in un paese variegato come il nostro, c'è chi è ricco di comprensione nei confronti degli evasori, chi impazzisce per i barzellettieri, chi adora i venditori di speranze, chi va in visibilio davanti alle prodezze di un seduttore, chi esalta gli sbeffeggiatori di magistrati, chi venera i ricchi senza chiedersi come lo siano diventati, chi apprezza oltre ogni dire i gesti "popolareschi", chi è convinto che il mondo sia più dei furbi che dei galantuomini. Tutte propensioni, legittime, s'intende signor Presidente, perché tutto ciò che viene dalla maggioranza è sacrosanto, ma durante il Suo mandato, che Le auguro lungo e ricco di soddisfazioni, abbia la compiacenza, La prego, di rivolgere un occhio benevolo verso quella minoranza che ha propensioni esattamente opposte. La ringrazio. Suo. Gino Spadon Un incontro per riflettere Un'indispensabile riflessione sullo spostamento a destra delle scelte elettorali non può essere limitata agli aspetti politico-partitici. Se sono in declino i valori della solidarietà e responsabilità collettiva, dei diritti sociali di tutti/e, dell'intercultura, della laicità e della pace, occorre interrogarsi sulle modalità con cui tali valori, in cui crediamo e su cui scommettiamo, sono stati vissuti e comunicati. La crescita culturale delle coscienze e della società è stata disattesa non solo dal mondo politico, il cui scollamento dalla vita reale è macroscopica, ma dagli stessi movimenti. La frammentazione non è solo politica ma anche sociale. Ognuno coltiva il proprio orticello. Le comunità di base rifletteranno su questi problemi nell'Incontro nazionale aperto che si terrà a Castel san Pietro (Bologna) nei giorni 25-27 aprile sul tema intrigante proprio per la situazione che si è creata con le elezioni: "società sobria equa solidale - culture e pratiche dal basso". Comunità cristiane di base italiane Kasaro e Kayr In Somalia c'è un detto che a volte quello che sembra un Kasaro (una sciagura) può trasformarsi in Kayr (un Bene). Ecco queste elezioni politiche sono un Kasaro su tutta la linea, per il duopolio, per la sinistra che non ha nemmeno un parlamentare, per gli inciuci che verranno. Abbiamo perso tutti delle sinistre varie. Anche chi non ha votato. Il Kayr, il bene cioè, sta in una cosa, secondo me, quella di avere la grande opportunità di ricominciare, di ricostruire, di credere davvero in qualcosa. Il Kayr sta in noi e nella volontà di non mollare a nessun costo. L'urna ha parlato chiaro. La sinistra, la nostra sinistra, non riesce più a parlare alla pancia della gente comune. Il paese che nel dopoguerra aveva il partito comunista più forte d'Europa ora è terreno di una destra cannibale e oscena. Perché questo? Facciamoci delle domande, vi prego. Non cerchiamo il capro espiatorio di turno o le facili scorciatoie, sarebbe come morire di morte violenta per la seconda volta. Facciamo un mea culpa collettivo, un mantra liberatorio, però poi rimbocchiamoci subito le maniche, dovremmo lavorare parecchio, lottare duro, mostrare i denti. E lo dovremmo fare insieme, uniti, tutti. Io ci credo e voi? Igiaba Responsabilità Cari amici del manifesto, ho votato sinistra arcobaleno alla Camera (e Partito democratico al Senato per cercare inutilmente di arginare Pdl e Lega). E' andata malissimo. Inutile e miope dare la colpa a Veltroni. Un'enorme responsabilità la portano le leadership della Sinistra Arcobaleno. Bertinotti ha coerentemente deciso di dimettersi ma lo stesso devono fare Giordano, Pecoraro Scanio e anche il signor Diliberto (altro che lasciare la Sinistra Arcobaleno!). Un altro bel pezzo di responsabilità la portano gli astensionisti e i settari che, per protesta o chissà che cosa, non hanno saputo guardare più in là del loro naso. La speranza di costruire dal basso una sinistra aperta e plurale (comunista, socialista, solidarista, altermondialista, ecologista, europeista, "femminista") resta in ogni caso l'unica prospettiva possibile per chi non si riconosce nel Pd. Roberto Cerchio, Torino Il braccio di riserva Per la prima volta, nell'Italia repubblicana, ci siamo trasformati in un corpo elettorale senza più un braccio, anche se si tratta solo del sinistro, quello che per antonomasia viene considerato di "riserva". Però un corpo così, con una protuberanza centrale e due tentacoli praticamente equivalenti e destinati a alternarsi, non può che risultare squilibrato e profondamente malato. Ecco, resta questa sorta di braccio con due mani, non è più al servizio del corpo ma che di esso si serve e si nutre. È stato un po' come vivere un lutto dopo un'agonia, che quando arriva ci trova sempre e comunque impreparati. Ma era utile, mi chiedo, allungare ancora i tempi e il travaglio di quest'agonia? A questo punto, credo sia stata meglio una sconfitta senza se e senza ma, che ci sta precipitando in un fondo di smarrimento da cui però è possibile almeno immaginare una qualunque ipotesi di risalita credibile, pulita, coerente. Meglio, forse, che restare appesi a quei sottili e infidi compromessi che rischiavano sempre più di trasformarci in ciò che aborriamo e combattiamo. La speranza è che di quel che s'è perso si possa rigenerare la parte più sana e che il manifesto possa svolgere un ruolo importante in questo delicato processo. Marco Cinque Sumud Cari compagni e care compagne, la parola araba sumud (fermezza, rimanere saldi) per i palestinesi e le palestinesi è più di una parola, è diventato il simbolo di una volontà di esistenza, di presenza, di identità, che da 60 anni si oppone al tentativo di cancellare l'idea di Palestina (non necessariamente il suo popolo) dalla storia. Oggi molti di noi si sentono cancellati, perché hanno perso rappresentanza in un Parlamento che dipinge questo paese come un covo di opportunisti, sfruttatori, razzisti, guerrafondai e (nella migliore delle ipotesi) di amministratori dell'esistente. Ma noi esistiamo ancora, e insieme a noi ci sono alcuni milioni di persone che ogni giorno "praticano" un'idea di paese diversa da chi tra poche settimane sarà in parlamento. Sono uomini e donne di ogni età che non si sono mai seduti a guardare, che non sono mai tornati a casa, che non amministrano ma "agiscono" ogni giorno per avere un orizzonte diverso dall'esistente. Uomini e donne che hanno pensato, pensano e continueranno a pensare che un paese migliore si costruisce attraverso la pratica, non solo con un voto. Questa pratica, questo modo diverso di stare nel mondo, può non essere rappresentato nel nostro Parlamento (e chissà se mai lo è stato), ma non è ancora scomparso dalla storia di questo paese; a noi la responsabilità, lo sforzo, di fare in modo che non succeda. Per cui da domani accanto alla necessaria analisi di cause e responsabilità, accanto ai programmi e alle strategie future, riprendiamo, riaffermiamo la nostra pratica. Facciamolo con più forza, riportando in strada chi si è ritirato nel privato, coinvolgendo chi ci passa accanto con poca convinzione, rinnovando anche il nostro agire. E' la migliore e più efficace forma di sumud. Ettore Acocella Associazione per la Pace La legge 30 riconfermata E' giunto il momento di ascoltare le ragioni più profonde del popolo della sinistra. Il progetto politico della Sinistra Arcobaleno è fallito. La costruzione di un nuovo soggetto politico non è la somma algebrica delle forze politiche che lo compongono. L'unità della sinistra non si costruisce cancellando le diverse identità politiche e culturali considerate come disvalori. È giunto il momento di riprendere il cammino interrotto per la costruzione di una vera sinistra comunista e anticapitalista, della costruzione di un nuovo partito comunista di massa. Negli ultimi due anni del governo Prodi, ho vissuto sulla mia pelle il significato della precarietà e gli effetti devastanti della legge 30 che interviene nei processi di esternalizzazione. Sono stato esternalizzato e per questa ragione ho chiesto il sostegno del mio partito. Ho chiesto a alcuni parlamentari del Prc e al compagno Bertinotti di promuovere iniziative parlamentari per arrestare questa nuova forma di precarizzazione del lavoro. Alle promesse iniziali, non sono seguite le iniziative parlamentari che avrebbero dovuto essere attuate, la legge 30 è stata riconfermata in blocco. L'incapacità di ascoltare e interpretare il disagio sociale da parte di un ceto politico autoreferenziale rappresenta una delle cause principali della disfatta della sinistra antagonista. Cordiali saluti Giuliano Della Foglia Una foto trucccata Ho già ricevuto molte lettere e telefonate disperate. Il loro dato comune è che "non c'è più niente da fare", "l'Italia è stata guastata in modo irrimediabile", "gli italiani hanno scelto il peggio, dunque è quello che si meritano, peggio per loro, e anche per noi". Qualcosa di simile al saragattiano (ma chi era costui?) "destino cinico e baro". E' un errore. La foto dell'Italia che emerge da queste elezioni è una foto truccata. Truccata dalla legge truffa con cui la coppia Veltroni-Berlusconi ci ha costretto a votare. Non c'è dubbio che i guasti del berlusconismo sono penetrati in profondità in tutti i settori della società italiana, e di questo si dovrà molto discutere per cercarne le cause. Ma a sinistra, tutti abbiamo votato per costrizione, di fronte a una scheda che non permetteva di scegliere, di fronte al ricatto del voto "utile". Veltroni ne ha fregati molti con questo trucco. Colpa loro? Anche, ma colpa derivata. Chi ha in mano il bastone dei media amici può fare questo e altro, e Veltroni li aveva e li ha amici (inutile parlare di Berlusconi). Non esiste più una sinistra? Un campo democratico della solidarietà, della giustizia sociale? Un campo pacifista, un campo operaio? Un campo giovanile e precario? Un campo veramente ambientalista, un campo che guarda a un'altra società, che non sia ostile all'Uomo e alla natura? Niente affatto! Esso esiste e è grande. Ma è stato privato della sua rappresentanza. Anche per colpa dei suoi dirigenti inetti, questo è certo, perché solo degli inetti potevano concepire una campagna elettorale come quella fatta dalla Sinistra Arcobaleno. Che ha ingannato i suoi elettori potenziali facendo loro credere che un centro sinistra sarebbe ancora stato possibile. E questi hanno votato Veltroni (ritenendo che fosse ancora di sinistra), oppure hanno dato voto disgiunto. Gli altri non sono andati a votare, per delusione, per sconcerto e per rabbia. Ma quei milioni di elettori di sinistra non sono spariti. Esistono. Non si vedono solo perché il gioco di prestigio funziona. Dobbiamo romperlo, prima di tutto noi. Dunque, cari compagni e cari amici, non facciamoci ingannare due volte. La frittata è venuta rotonda soprattutto perché la padella che ci hanno messo di fronte, senza possibilità di scelta, era rotonda. Ma la società italiana è piena di spigoli, che non tarderanno a farsi sentire. Naturalmente se non piangeremo di fronte a una fotografia ritoccata. Giulietto Chiesa giornalista e europarlamentare Come quelli del quarto stato Guardo Quarto Stato di Pellizza alla bella mostra al Quirinale e mi sento turbato dal di dentro da quelle facce, dalla forza che esprimono e da tutta la storia che quel quadro simboleggia. Mi accorgo che l'atteggiamento dei giovani che mi sono a fianco è diverso. Perplessità, risolini diciamo assenza assoluta di pathos. Sono giovani "normali", i più, non vestono "alternativo". Il grande cerchio è chiuso. La sinistra in Parlamento per la prima volta nella storia repubblicana non c'è più. E' forse rimasta come me legata a un pathos demodé e non ha saputo trasmettere difficili alternative. Anzi non ha saputo proprio trasmettere. L'unica cosa da fare è quella di approfittare della cacciata da palazzo per ritornare in mezzo alla gente a fare testimonianza, a parlare di diritti, di esclusioni, di solidarietà, di ambiente, di pace, a marciare come quelli del quadro. In fondo anche loro partivano da zero. Come noi oggi. Francesco Maria Mantero Nuovi modi di partecipazione Cari compagni del manifesto, sono uno di quelli che hanno votato Sa e che, insieme a amici, aveva aperto una delle "case" della Sinistra Arcobaleno, adesso in balia di strategie partitiche insondabili. Sa è sparita dal Parlamento perché è sparita dalla società. Il modo migliore per ripensarsi, e per pensare a come tornare in Parlamento, è quello di tornare nella società. Ci farà bene: tra la gente, nelle piazze, per le strade. Fuori dai talk-show. Credo anche che sia necessario azzerare le dirigenze, che hanno alimentato burocrazie parassitarie. Riguardo alla forma: ho contato 8 soggetti politici alla sinistra del Pd. Ora, il processo che ha portato alla Sa è stato troppo rapido, e fatto in tempi poco propizi. Ma credo sia importante ripartire con un dialogo tra tutte quelle forze di sinistra che credono in un'alternativa al modello dominante di società. Non m'interessa il simbolo, parlo di contenuti, nuovi modelli culturali, nuovi metodi di analisi sociale (perché, a quanto pare, la società italiana non la conosciamo mica bene...). E nuovi metodi di partecipazione dal basso. Solo così si potrà ritornare in Parlamento, dopo che saremo tornati nella società, accolti con un "Toh, chi si rivede!" Francesco Falco Minoranza La sinistra radicale non è implosa. La sinistra - tutta, ma proprio tutta! - ha lavorato da 30 anni al suo suicidio. Viviamo in un paese dove esiste una sola cultura, un solo modello dominante. Successo, bellezza, soldi, finto buonismo, carriera, omologazione. La sinistra paga e ha pagato i suoi profondi e enormi sensi di colpa per aver contribuito all'esistenza del '68 prima e del '77 poi. Anni dolorosi, in cui si sono fatti moltissimi errori ma dove c'era energia, voglia di cambiare, speranza per un mondo migliore e per un modello di esistenza diverso. Tutto cancellato per una speranza catartica. Espiamo gli errori annullando gli ideali, cercando di copiare gli altri con la presunzione di essere un po' migliori. Ridicoli e perdenti. Ho votato Sinistra Arcobaleno. Senza grande entusiasmo, senza grandi speranze. I risultati sono stati un vero shock ma poi ho pensato che sono felice di essere sparita dal Parlamento. Sono felice di essere diversa, incompresa, esclusa. Minoranza in via d'estinzione. Daniela Cipolla Il prezzo dell'alleanza Tralasciando l'ineffabile duo Prodi e Veltroni che incolpano dei loro disastri la sinistra (!?), Bertinotti ha pagato i suoi errori. Dopo la caduta del primo governo Prodi nel '96 non aveva più senso cercare l'alleanza col centro ma avrebbe dovuto costruire un'alternativa a entrambi gli altri schieramenti. Votare poi leggi guerrafondaie e contro gli interessi dei lavoratori gli ha fatto perdere ogni credibilità. Arrivare a dire che è sbagliato contestare Ferrara è addirittura ridicolo. Andrea Muccini Due errori Il secondo errore è stato non fare una seria analisi delle 2 esperienze di governo: da una posizione di governo del paese non è in questa fase storica possibile produrre alcuna modificazione del paradigma economico. Già questo sarebbe bastato a comprendere che anche solo radicalizzando le proprie posizioni il blocco della Sinistra Arcobaleno sarebbe sopravvissuta al naufragio abbattutosi salvando un manipolo di parlamentari. Primo errore: non aver compreso che il cammino intrapreso da Bertinotti sulla strada di una ridefinizione del rapporto movimenti-politica-partiti si era in realtà da tempo dotato di strumenti che sono poi risultati mortali. La dismissione delle sezioni e della struttura democratica della base interna al partito, la rincorsa del "parito leggero", le operazioni di marketing politico. Si è sacrificato tutto in nome di scelte discutibili senza capire che si stava recidendo il rapporto con il territorio e con le sue reti e interconnessioni sociali, si è recisa la stessa funzione educativa (intesa come interscambio, sia chiaro) che un partito comunista dovrebbe avere con la propria base e i propri elettori. Si è scelta l'omologazione agli altri continuando a negare l'evidenza e ribadendo un'alternatività che andava sbiadendo. Ripartire dai territori, ma rivendicando con forza la nostra identità comunista. Nel disastro è nato un fiore, ma bisogna sgombrare le macerie di una dirigenza incapace di vedere il proprio disastro. Bertinotti ha avuto il buon gusto (non scontato in questi tempi) di farsi da parte, ma i bertinottiani, saranno capaci di leggere i propri errori? Siamo alla resa dei conti. Da qui dipende la nostra sopravvivenza. Pietro Senigaglia Camminare contro vento Uno non dice: contrasteremo questo governo di razzisti, postfascisti e capitalisti imbroglioni con un'opposizione dura e intransigente. Dice invece: vogliamo dialogare con loro per le riforme. L'altro non dice: uniamoci per contrastare la deriva a destra del paese, voi in Parlamento, noi nelle piazze nelle fabbriche e nei movimenti. Dice solo: tutta colpa tua se noi non abbiamo più il nostro manipolo di parlamentari. I due personaggi che non dicono quel che vogliamo e dicono invece quel che non vogliamo, e che non serve alla causa della sinistra, dei giovani e dei lavoratori, rappresentano bene la nostra disfatta. Quando e se apriranno gli occhi ci sarà una nuova possibilità, altrimenti ne troveremo prima o poi degli altri che dicano e facciano la cosa giusta. Intanto coraggio compagni, stringere i denti e camminare contro vento. Vittorio Marletto, Bologna.

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Un giorno di guerra, a Gaza è strage di civili (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Uccisi 12 civili, tra loro cinque bambini, un anziano e un cameramen palestinese della Reuters, che chiede un'inchiesta. La "rappresaglia" scattata dopo che Hamas aveva ammazzato tre soldati in una trappola stile Hezbollah Un giorno di guerra, a Gaza è strage di civili Michele Giorgio Gerusalemme "Stiamo traendo beneficio dall'attacco alle Twin Towers e al Pentagono, e dalla lotta americana in Iraq", sono eventi "che hanno spostato l'orientamento dell'opinione pubblica americana dalla nostra parte". Queste frasi pronunciate, senza peli sulla lingua, dal leader del Likud ed ex premier israeliano, Benyamin Netanyahu, all'Università Bar Ilan (Tel Aviv), e riportate ieri dal quotidiano Maariv, spiegano più di mille discorsi ed analisi perché quando una dozzina di civili palestinesi innocenti, tra cui bambini, vengono fatti a pezzi, come ieri nel campo profughi di al-Burej, da un bombardamento aereo israeliano, la cosa non suscita sdegno o interesse nei democratici paesi occidentali. La vita dei bambini palestinesi vale meno o nulla in confronto a quelle dei loro coetanei che vivono dall'altra parte del confine o in una delle nostre confortevoli città europee. E vale meno anche di quella dei tre militari israeliani uccisi ieri mattina, anch'essi strappati alla vita in giovane età ma che a Gaza erano entrati in uniforme, armati e per compiere un'azione di guerra. "I palestinesi se la sono cercata", è il commento di tanti che neppure provano a capire cosa accade ogni giorno a Gaza. Ma ieri ad al Burej nessuno cercava nulla e Fadil Shana, il cameraman dell'agenzia di stampa britannica Reuters ucciso da un missile israeliano, stava soltanto facendo il suo lavoro di operatore dell'informazione. Danni collaterali, nulla di più. Per la portavoce delle forze armate israeliane, i quattro missili sganciati dagli elicotteri Apache hanno colpito palestinesi armati che si preparavano a lanciare razzi verso il territorio dello Stato ebraico. Ma fonti mediche palestinesi hanno poco dopo riferito che tra le vittime i miliziani armati erano tre, gli altri 12 erano civili - si attendeva ieri sera una conferma definitiva - tra cui cinque bambini, un anziano di 67 anni, una donna e tre esponenti religiosi del gruppo "Takfir wa Hijra" (una sorta di setta islamica nata in Egitto alla fine degli anni Sessanta) non legati ad alcun gruppo armato. Poco dopo, non lontano da al Bureji, altri due razzi israeliani hanno colpito un fuoristrada della Reuters uccidendo il cameraman Fadil Shana, 25 anni. Sul veicolo del giornalista erano ben visibili le insegne della stampa. Nello stesso attacco peraltro sarebbero rimasti uccisi anche due passanti. Qualche ora prima l'esercito israeliano aveva avuto una dimostrazione delle migliorate tecniche di combattimento dei militanti di Ezzedin Qassam, il braccio armato di Hamas. Tre soldati israeliani della Brigata Ghivati sono stati uccisi in uno scontro a fuoco avvenuto nei pressi del confine - ma all'interno di Gaza - quando si sono lanciati all'inseguimento di uomini armati che si erano avvicinati ai reticolati di confine. L'accaduto ha tutte le caratteristiche di una trappola, simile a quelle preparate dai guerriglieri di Hezbollah in Libano del sud prima del 2000, a danno delle forze di occupazione. Gli uomini di Ezzedin Qassam avvicinandosi al confine hanno attirato i soldati della Ghivati all'interno di Gaza e si sono impegnati nello scontro a fuoco solo quando i militari israeliani all'inseguimento si sono trovati sul terreno in una posizione sfavorevole e senza copertura adeguata. L'accaduto conferma che la rioccupazione di Gaza minacciata più volte da Israele non sarà una passeggiata. Nelle stesse ore cinque militanti di Hamas sono stati uccisi durante una incursione di reparti israeliani nella zona orientale di Gaza City. Un attivista del Jihad invece è stato centrato da un missile israeliano sparato contro la sua motocicletta martedì notte a Jabalia, nel nord di Gaza. Ieri Israele ha ripreso a rifornire di carburante la Striscia dopo una settimana di blocco totale seguito all'attacco palestinese al valico di Karni. Inizialmente l'esercito aveva detto di non voler riprendere le forniture come ritorsione per la morte, in combattimento, dei tre soldati ma poi ha cambiato idea. Intanto l'ex presidente americano Jimmy Carter è giunto ieri al Cairo per una visita di due giorni nel corso della quale incontrerà due leader di Hamas, Mahmud Zahar e Said Siyam, arrivati in Egitto da Gaza. "Ritengo che sia della massima importanza che Hamas e la Siria siano coinvolti in un accordo di pace globale", ha spiegato l'ex presidente. Boicottato in Israele e criticato dal Dipartimento di stato Usa, Carter visiterà anche Siria, Giordania e Arabia saudita e domani a Damasco vedrà il leader di Hamas in esilio Khaled Meshaal. E proprio grazie a Carter un gruppo di giovani attivisti del Meretz (sinistra sionista) faranno arrivare una lettera a Mashaal in cui lo invitano a riconoscere lo Stato di Israele e ad avviare negoziati con l'obiettivo di formare uno Stato palestinese.

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La comunità ebraica: se la Destra appoggerà il Pdl diremo la nostra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-17 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Riccardo Pacifici La comunità ebraica: se la Destra appoggerà il Pdl diremo la nostra "Quando in un paese democratico una forza politica mette tra i suoi valori il fascismo, sentiamo il dovere di fare appello a quelle decine di milioni italiani che si riconoscono nel centrodestra e nel centrosinistra per condannare chi ha atteggiamenti nostalgici nei confronti del fascismo". A dichiararlo è Riccardo Pacifici, neo presidente della Comunità ebraica romana. "Non sta alla comunità - ha detto decidere quali siano le alleanze per Alemanno e Rutelli. Il nostro ruolo è quello di esprimere valori, sentimenti e, in questo caso, anche emozioni, visto che le ferite del nazifascismo a 70 anni dalle Leggi razziali non sono affatto sopite e pesano ancora tra chi le ha subite, tra chi è stato portato nei campi anche grazie alle azioni dei collaborazionisti fascisti con i nazisti". "Un conto - ha aggiunto il presidente della Cer - sono esternazioni di questo stampo, così come atteggiamenti razzisti o xenofobi oppure ostili a Israele, da parte di un singolo deputato, un altro è invece quando certe dichiarazioni giungono da chi si è candidato come premier. Come nel caso della Santanchè". "Per questo - ha detto ancora - attendiamo per verificare se è in atto un'alleanza tra Alemanno e Storace. Solo allora potremo esprimere meglio le nostre opinioni: prima ancora che da ebrei da cittadini italiani che si riconoscono nella Repubblica nata sull'antifascismo e che festeggia quest'anno i 60 anni della Costituzione nei cui primi articoli si vieta la ricostituzione del Partito fascista".

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Una serie di raid aerei micidiali. Una reazione rabbiosa al pesante bilancio subito dai mili (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO Una serie di raid aerei micidiali. Una reazione rabbiosa al pesante bilancio subito dai militari israeliani in uno scontro notturno con militanti palestinesi. E' accaduto a Gaza, a ridosso del confine con Israele, dove la tensione va crescendo con l'aggravarsi della situazione interna per il blocco della Striscia imposto da Israele. Gli elicotteri hanno attaccato nel pomeriggio. Una serie di razzi sul campo profughi di El Bureij e su altre località limitrofe. "C'erano militanti armati", la giustificazione del portavoce israeliano. I morti sono diciassette (tutti civili, secondo Hamas) compresi almeno due bambini (alcune fonti parlano di sei), un uomo di 67 anni e il fotografo dell'agenzia Reuters che viaggiava a bordo di una fuoristrada sulla quale era chiaramente indicato il suo mestiere. Era là per riprendere i mezzi blindati e i carri armati. Secondo fonti mediche palestinesi, l'attacco a El Bureij ha provocato anche 17 feriti, ma il bilancio appare ancora provvisorio. Sono giorni che la dirigenza di Hamas minaccia un nuovo assalto al reticolato di confine da parte della popolazione di Gaza sempre più in difficoltà per carenza di petrolio (Israele ne impedisce il rifornimento) e beni di consumo. Lo scopo sarebbe quello di richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale e di forzare la mano in una trattativa semi-segreta tra Israele e Hamas per il raggiungimento di una tregua e per la restituzione del caporale Shalit (rapito quasi due anni fa) in cambio di prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. A metà maggio, per i sessanta anni d'Israele, saranno nel paese molti capi di Stato e di governo (tra i quali il presidente americano Bush) e dal punto di vista del movimento islamico sarà il momento perfetto per agire. Il premier Olmert ha le mani legate. Per non rovinare la festa, frena i militari e l'avvio di una possibile operazione di terra. Le truppe, comunque, si sono addestrate per fronteggiare un'eventuale assalto "pacifico" al reticolato al confine e, per evitare il ripetersi di un successo di Hamas, come quello avvenuto un paio di mesi fa, sono in stretto contatto con governo e Stato Maggiore egiziani. Sul terreno, però, lo scontro armato è quotidiano. I militanti della Jihad continuano a lanciare razzi contro le comunità all'interno d'Israele e le truppe rispondono con brevi incursioni e attacchi dall'alto. Martedì è stato colpito da un missile aria-terra uno dei capi militanti della Jihad raggiunto mentre era in moto. Poche ore più tardi, soldati della "Givati", una delle unità d'elite dell'esercito, entrati a Gaza a caccia di "individui sospetti", sono caduti in un'imboscata. Nello scontro a fuoco ne sono morti tre e quattro sono rimasti feriti. La tensione, dalla regione a ridosso di Gaza rischia di allargarsi. I servizi di sicurezza temono attentati e il rapimento di cittadini israeliani all'estero e hanno esortato la popolazione a non visitare il Sinai, classico luogo di villeggiatura, durante le prossima festa della pasqua ebraica. A proposito di terrorismo, ha fatto scalpore in Israele una dichiarazione dell'ex premier Netanyahu, autore tra l'altro di un volume sulla materia. Parlando all'università di Bar Ilan, ha affermato che gli attentati dell'undici settembre sono stati come una manna per Israele. "Stiamo beneficiando degli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono e della lotta americana in Iraq - è riportato sul quotidiano Maariv - perché questi eventi "hanno spostato l'opinione pubblica americana in nostro favore".

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La banda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-17 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE YYYY COMMEDIA La banda La banda della polizia egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti, ma baciato dalla voglia di essere utile. E lo è, con grazia, con poesia. Anteo, Eliseo.

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Scontri a Gaza: uccisi 20 palestinesi e 3 israeliani (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-17 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE # Tra le vittime un cameraman Scontri a Gaza: uccisi 20 palestinesi e 3 israeliani GAZA - è di almeno 20 palestinesi, fra cui un cameraman dell'agenzia Reuters, e tre soldati israeliani il bilancio dei morti ieri nella Striscia di Gaza. Ieri mattina alcuni miliziani di Hamas avevano teso un'imboscata ad un convoglio israeliano nel Nord di Gaza, uccidendo 3 soldati, secondo l'esercito israeliano. I soldati erano entrati a Gaza in cerca di due miliziani di Hamas ritenuti responsabili di aver messo una bomba vicino al confine. Israele ha risposto con l'invio di nuove truppe e con raid aerei. Nel più sanguinoso, un elicottero israeliano ha lanciato 4 missili contro obiettivi in prossimità del campo profughi di Bureij nel centro di Gaza provocando la morte di 12 palestinesi, fra cui 5 adolescenti, ha riferito Moaiya Hassanain del ministero della Sanità palestinese. Fadel Shana, cameraman 23enne dell'agenzia Reuters, è stato ucciso mentre filmava i movimenti dei tank israeliani. I colleghi hanno trovato il corpo accanto alla sua jeep, su cui c'era scritto "press" (stampa): affermano che è stato colpito da un missile. Gli scontri di ieri sono i più sanguinosi dopo l'offensiva israeliana dei primi di marzo (120 palestinesi morti). Poi Israele e Hamas avevano onorato una tregua informale. Il presidente palestinese Abu Mazen ha condannato "l'aggressione israeliana" e chiesto a entrambe le parti di cooperare per la pace. Per Hamas "dati questi crimini, non si può parlare di tregua". Da New York il Segretario Generale dell'Onu Ban Ki-moon si è detto molto allarmato per le nuove violenze scoppiate a Gaza e si è appellato alle parti in causa di dare prova di moderazione.

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Israele all'attacco nella Striscia di Gaza: diciassette le vittime due sono bambini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il raid deciso dopo l'uccisione di tre soldati israeliani Israele all'attacco nella Striscia di Gaza: diciassette le vittime due sono bambini Un'altra giornata di sangue a Gaza. Una serie di attacchi israeliani, lanciati dopo l'uccisione di tre soldati da parte di uomini di Hamas, ha causato almeno 17 morti, in buona parte civili. Tra le vittime anche due bambini. A scatenare la rappresaglia è stata la morte di tre militari in una zona di frontiera. Secondo un portavoce israeliano, i soldati avevano visto un gruppo di armati che si avvicinava alla barriera di confine, a sud del valico di Nahal Oz, dove si trova il terminal dal quale il carburante viene trasferito nella Striscia. Ne è nato uno scontro a fuoco, nel quale sono morti. Israele ha dunque colpito in più punti della Striscia, con diversi attacchi. Quattro militanti di Hamas sono rimasti uccisi in una sparatoria con le forze israeliane nella zona orientale di Gaza City, durante la quale altri cinque sono stati feriti. Un altro miliziano della Jihad Islamica è stato invece ucciso e altri sei sono stati feriti in due raid aerei nell'area di Bet Lahiya. L'episodio più drammatico si è però verificato a El Bureij, nella parte centrale della Striscia. Secondo alcuni testimoni, un elicottero di Israele ha sparato dei missili contro un gruppo di miliziani che si preparavano a colpire con dei mortai il territorio israeliano. Uno o più proiettili sono però finiti fuori bersaglio e hanno colpito dei palestinesi nel campo profughi di El Bureij. Fonti mediche parlano di almeno nove morti, tra i quali due bambini. Tra le vittime di questa tragica giornata anche un cameraman palestinese della Reuters, colpito in un altro attacco da due razzi mentre si trovava a bordo di un fuoristrada dell'agenzia stampa britannica, sulla quale sono ben visibili le insegne della stampa. Morti anche due civili, che si trovavano per caso nelle vicinanze del veicolo. Intanto una delegazione di Hamas è partita per Il Cairo dove avrà un colloquio con Jimmy Carter, stante l'impossibilità dell'ex presidente degli Stati Uniti di avere un lasciapassare israeliano per la Striscia di Gaza. Carter, la cui attività di promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo gli valse nel 2002 il Nobel per la Pace, a dispetto dell'irritazione di Israele, contrario a qualsiasi apertura di dialogo con il movimento di resistenza islamico, ha affermato che "qualsiasi processo di pacificazione in Medio Oriente non può escludere le formazioni estremistiche". Della delegazione di Hamas fanno parte Mahmud Zahar e Said Siam, strenui sostenitori di un inasprimento della contrapposizione con Fatah del presidente palestinese Abu Mazen, riparato nella Cisgiordania occupata dopo il colpo di mano di Hamas a giugno scorso nella Striscia. Infine, Benjamin Netanyahu, leader del blocco conservatore Likud, ha affermato che procedere a ulteriori disimpegni di Israele dalla Cisgiordania significherebbe consegnare il territorio al movimento di resistenza islamico Hamas e quindi all'Iran. "La promessa di ulteriori ritiri di Israele oggi significa che appena le Forze di difesa israeliane sono fuori, entra Hamas e se entra Hamas entra anche l'Iran", ha detto l'ex premier ultraconservatore in una conferenza stampa a Gerusalemme. Netanyahu ha quindi criticato anche il ritiro dal Libano meridionale e dalla Striscia di Gaza, dicendo che ambedue le decisioni hanno avuto come conseguenza "un terribile aumento del potere degli alleati dell'Iran, vale a dire Hezbollah e Hamas". Negli ultimi mesi Netanyahu ha mantenuto un profilo basso mentre il governo del premier Ehud Olmert lavorava a rilanciare i colloqui di pace con il presidente palestinese. Ma ieri Netanyahu ha ammonito che "la fragilità endemica della società palestinese". Red Es 17/04/2008.

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Cambiare tutto per contare di più (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Il punto di LIVIO CAPUTO Cambiare tutto per contare di più Primo impegno internazionale da premier: recarsi in Israele per il 60 anniversario dello Stato ebraico. Priorità n. due: una visita a Washington dove Bush lo ha invitato a colazione (e dove Prodi, in due anni, non aveva mai messo piede) per "riprendere il vecchio rapporto". Nelle more dell'attesa, un incontro privato in Sardegna con Putin per rilanciare un sodalizio che manterrà la sua importanza anche dopo il 7 maggio, quando "Zar Vladimir" si trasferirà dalla presidenza della Repubblica alla guida del governo. Bastano questi annunci per capire quanto la politica estera del terzo governo Berlusconi sarà, nonostante alcuni punti che restano bipartisan, differente da quella del centro sinistra; e, non a caso, la prima ad afferrare la portata del cambiamento è stata Al Qaeda, che ha invocato sul nuovo premier italiano la maledizione di Allah. è presto per scendere nei particolari, ma possiamo anticipare che il governo di centro-destra si muoverà secondo le linee seguenti: 1) Fine dell'equidistanza tra Israele e palestinesi in Medio Oriente, adottata, non senza contrasti, da D'Alema. Quindi, nessuna ulteriore sollecitazione a dialogare con Hamas, né indulgenza per l'Hezbollah, possibile revisione delle regole d'ingaggio per i nostri soldati schierati sul confine israeliano-libanese e impegno più fattivo per fermare l'atomica iraniana. 2) Riavvicinamento agli Usa dopo due anni di freddezza. Esso potrebbe tradursi in una graduale rimozione dei caveat che impediscono ai nostri soldati in Afghanistan di impegnarsi a fondo nella guerra contro i Talebani, e in un diverso posizionamento nei confronti dei presidenti filocastristi dell'America latina. 3) Mantenimento dell'apertura a Mosca, già avviata dal precedente governo Berlusconi e utile ora che la nostra dipendenza da gas e petrolio russo è ancora cresciuta. 4) Tentativo di rilancio del ruolo dell'Italia in Europa, avvalendosi del fatto che sia in Germania, sia in Francia ci siano oggi leader di centro-destra e che un conservatore potrebbe presto andare al potere anche in Gran Bretagna. Il fatto che alla Farnesina sia, probabilmente, destinato Franco Frattini, reduce da tre anni di esperienza europea come vice-presidente della Commissione, significa qualcosa. Forse Berlusconi tende a sopravvalutare l'importanza dei rapporti personali che sostiene di avere con i principali leader mondiali, e a sottovalutare l'ostilità che la sua persona incontra in parti dell'opinione pubblica straniera, alimentata soprattutto da certa stampa, ma è lecito sperare che non ripeterà più certe gaffes che gli vengono rinfacciate ancora oggi. Lo slogan "Rialzati Italia" si applica senz'altro, nei suoi disegni, anche alla politica estera. E se l'impegno, non da ultimo finanziario, sarà giusto, su questo terreno potrebbe conseguire qualche risultato positivo prima che sul fronte interno.

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Expo 2015, impediamo che Milano diventi territorio di conquista (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Alfio Nicotra* L'Expo 2015 si terrà a Milano. Come ogni grande evento porta in sé possibilità e problemi. Il fatto che sarà lady Moratti a gestirlo - con larga probabilità anche con un governo nazionale guidato da un palazzinaro per antonomasia, il cav. Silvio Berlusconi - non può che metterci in allarme. Lasciamoci però alle spalle le polemiche sull'utilità o meno dell'esposizione universale. Cominciamo rapidamente a concentrarci sulla necessaria iniziativa della sinistra e dei movimenti per impedire che Milano e la Lombardia siano terreno di conquista di speculatori di varia risma e che il denaro pubblico sia speso il più possibile, scusate il gioco di parole, per opere di pubblica utilità. Per vincere la concorrenza di Smirne, la città di Milano è stata costretta a inedite alleanze a livello internazionale. I neocon mondiali si sono mossi contro la candidatura del capoluogo lombardo, non solo Usa e Israele, ma anche i potentati di riferimento (petrolieri, industrialisti, nuclearisti, fautori della crescita come unico motore di sviluppo, ecc). Si è mostrata un'immagine lontana dalla realtà milanese, cercando in qualche modo di nascondere il fatto che la Lombardia è la regione più inquinata d'Europa e che qui alberga uno dei più insidiosi movimenti xenofobi e razzisti del vecchio continente. Sentire la signora Moratti parlare "di modello di sviluppo sostenibile", di processi d'integrazione e di lotta all'esclusione sociale è sicuramente un capolavoro d'ipocrisia, visto che i progetti in cantiere annunciano nuove colate di asfalto, consumo ulteriore di territorio e che asili e scuole materne cittadine sono off limits per i bambini figli di immigrati clandestini. Eppure, è questa ipocrisia che può aprire ai movimenti e alla sinistra lombarda una occasione d'iniziativa eccezionale. Con Milano sotto gli occhi del mondo non sarà facile infatti nascondere i problemi sotto il tappeto di casa. Proprio il movimento altermondialista, che si batte contro il razzismo, il neoliberismo e la guerra, deve essere l'attore principale in grado, da un lato, di contrastare le pulsioni speculative, dall'altro di mettere in campo proposte alternative che prendano forza dalla relazione con la società civile internazionale. Il futuro di Milano e la possibilità di una ricucitura razionale tra le cinque province lombarde contigue, ridotte oggi a mera periferia della metropoli, si gioca in questi anni. Dobbiamo attrezzarci perché alla nomina della Moratti a commissario straordinario, alla tendenza autoritaria a decidere dall'alto, si contrapponga un percorso partecipato a livello popolare. In sintesi dobbiamo batterci: per finanziamenti gestiti come una casa di vetro, evitando la formazione di carrozzoni che, come per Italia '90 o il Giubileo 2000, rimangono in vita anche nei decenni successivi dispensando favori e posti di lavoro clientelari; per la creazione di un osservatorio sui "beneficiati" delle opere pubbliche e sulle eventuali contropartite e scambi inaccettabili (cambi di destinazioni d'uso, varianti urbanistiche) che l'amministrazione metterà in essere. La Lombardia è la quarta regione a presenza mafiosa ed i capitali illeciti si riciclano specialmente nella speculazione edilizia per un Expo a morti del lavoro zero. La fretta di arrivare in tempo può forzare i ritmi di lavoro. Controllare rigorosamente il subappalto e le normative di sicurezza. Evitare che, come è accaduto per la costruzione della nuova fiera di Rho, si ricorra al lavoro precario e nero per la contestuale riqualificazione di Milano e delle sue periferie. Case popolari, asili nido, centri di aggregazione, spazi verdi e mobilità pubblica, alternativa e non inquinante per una Milano che si apra al mondo e renda cogente il diritto universale all'accesso all'acqua e ai beni comuni, che devono rimanere pubblici e non diventare merce per evitare che le strutture dell'Expo, passato l'evento, diventino delle cattedrali nel deserto, pensando a loro più per il dopo che per il durante. Dobbiamo impedire il consumo del territorio e la costruzione di monumenti di cemento che tolgono aria, spazio e luce alla vita quotidiana per investire nella cultura e nella Milano ponte di integrazione e di pace. Non solo grandi eventi ma luoghi di formazione della nuova cultura e della scienza per far sì che Milano, da qui al 2015, diventi il luogo di un grande appuntamento mondiale del movimento contro la globalizzazione neoliberista. Se il tema scelto è quello della lotta alla fame, allora dobbiamo portare in Lombardia "Via campesina" e tutti coloro, movimenti di donne in particolare, che in ogni angolo del pianeta si oppongono a questo modello di sviluppo assassino. *Segretario regionale Prc Lombardia 17/04/2008.

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Gli artisti riducono la religione a merce. Così vendono meglio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Libero" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura e scienza 17-04-2008 Gli artisti riducono la religione a merce. Così vendono meglio di PIA CAPELLI Sempre difficile parlare di Dio, specie se lo si fa attraverso l'arte contemporanea. Ci prova la mostra "God & Goods. Spiritualità e Confusione di Massa" , che apre domenica 20 a Villa Manin di Passariano, Udine (fino al 28/9, tel 0432821211, www.villamanincontemporanea.it) . Una rassegna che riunisce 30 importanti artisti viventi per riflettere sull'anima della nostra epoca, sul rapporto tra arte, religione e beni materiali, tra nuovi aneliti mistici e consumismo globalizzato. Curata da Francesco Bonami e Sarah Cosulich Canarutto, la mostra dichiara di non avere intenti provocatori ma di voler essere "un invito ad avvicinarsi ai complessi aspetti della spiritualità che fanno parte della nostra vita e che gli artisti, attraverso le loro opere, hanno saputo evidenziare". L'arte sarebbe dunque "il terreno della convivenza che si nutre di conoscenza, rispetto reciproco e della capacità di mettersi in discussione". Tema interessante, svolgimento confuso: Dio e Mammona (la parola di origine aramaica che Gesù usava per indicare i beni materiali) si incrociano in questa mostra al punto da confondersi l'uno con l'al tro. In "Madonnenfigur" la tedesca Katharina Fritsch trasforma la Vergine in una gigantesca statuetta-souvenir a colori fluo. In "God" l'ame ricano George Condo raffigura il Padre dei cattolici come un cartoon barbuto che guarda a sua volta verso l'alto, in un cielo a tinte pastello, incerto lui stesso del proprio ruolo. Il polacco Piotr Uklanski presenta "Untitled (Ioannes Paulus PP.II Karol Wojtyla)", una foto aerea in cui il volto del Pontefice è formato da 3500 soldati dell'esercito brasiliano in tenuta mimetica. E le vignette del romeno Dan Perjovschi assimilano la Bibbia a un motore di ricerca: "Bible = Google". Bonami osserva poi che "in nome di Dio, qualsiasi Dio, si sono compiute e si compiono azioni tanto abominevoli come quelle che si fanno in nome delle cose. Per il denaro si sequestrano e uccidono persone e lo stesso avviene nel nome di qualche Dio. (...) Insomma l'amore per Dio e l'amo re per le cose hanno spesso preoccupanti punti in comune. (...) L'arte diventa in questo caso il ponte sopra la confusione di massa dei La curatrice Cosulich riassume infatti così il confronto tra arte e religione: "La religione propone risposte e soluzioni. L'ar te nasce dal dubbio e trova nel dubbio una fonte inesauribile di stimolo, ispirazione, possibilità. L'arte ha il vantaggio di essere libera da qualsiasi dogma (...). L'arte, al contrario della religione, non ha modelli da proporre e non ha principi da seguire". A dimostrazione di ciò, due video di Artur Zmijewski e Christian Jankowsky in cui si mettono a confronto (ossia, si riprendono mentre litigano) donne cattoliche, studenti atei di sinistra e simpatizzanti di Israele, e si ironizza sulle congregazioni evangeliche americane con i loro predicatori "televisivi". Sul tema del consumismo ecco l'ingle se Sarah Lucas con il suo "Christ you know it ain't easy", un Cristo in croce realizzato usando migliaia di sigarette intrecciate. Così commentato in catalogo: "Forse è proprio parlando di vizio e di dipendenza che si può parlare in modo autentico dell'individuo e del mondo e mostrare come un'icona religiosa non sempre lascia margini per un dialogo diverso". E a proposito di una società idolatra del denaro è esposta "100 American Dollars di Yan Pei-Ming", una gigantesca banconota americana che incarnerebbe il feticcio dell'era materialista. C'è anche, è vero, un anziano imam, protagonista di un video del controverso algerino Adel Abdessemed. Ma è completamente nudo e suona il flauto, evocando - sempre secondo i curatori - "il ritorno a una condizione arcaica di armonia con la natura". nostri tempi governata dalla dittatura delle cose". Il problema dunque non è tanto nelle opere esposte. Anzi è interessante osservare come molti artisti contemporaneisentano la necessità di misurarsi con il tema del sacro. Il punto è altrove: nella voluta contrapposizione, tutta esterna alle opere, tra arte e religione. Poco azzeccata perché se c'è un territorio che si pone oggi come venerabile è proprio quello dell'arte contemporanea. Mentre da parte cristiana l'accusa di blasfemia è caduta in un disuso politically correct, il cosiddetto Art World bolla come sacrilego chiunque metta in dubbio la significanza o la legittimità di un'opera, e in nome della libertà di espressione non si ferma davanti a nulla, se non forse all'istinto di sopravvivenza degli artisti. Nessun autore contemporaneo si diletterebbe infatti nel costruire un Maometto fatto di cicche di sigarette (a meno che non avesse un desiderio suicida di finire lui stesso in un mucchietto di cenere). L'errore dell'assunto di questa mostra deriva proprio dal paradosso di questo momento storico: oggi l'arte è sacra, e la religione è il territorio del dubbio. ESPOSIZIONE INFORMAZIONI "God & Goods. Spiritualità e Confusione di Massa" apre domenica 20 a Villa Manin di Passariano, Udine (fino al 28/9, tel 0432-821211, www.villamanincontempora nea.it). Trenta artisti contemporanei propongono opere su Dio e merce DIO E LA MERCE Nella foto, "Untitled (Ioannes Paulus PP.II Karol Wojtyla)" Piotr Uklanski, una foto aerea in cui il volto del Pontefice è formato da 3500 soldati dell'esercito brasiliano Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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Raid a Gaza: morti 17 palestinesi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Libero" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri 17-04-2008 Raid a Gaza: morti 17 palestinesi Un raid aereo israeliano sul campo profughi di al-Bureij, nella parte centrale della Striscia di Gaza, ha provocato ieri pomeriggio la morte di almeno 17 palestinesi. Fra le vittime vi sarebbero anche due bambini. A riferirlo sono state fonti mediche. Almeno 20 i feriti, hanno reso noto le stesse fonti. Testimoni hanno riferito che elicotteri israeliani hanno sparato 4 missili. Inoltre, sempre ieri, un cameraman palestinese, Fadil Shana è stato colpito da due razzi mentre si trovava a bordo di un fuoristrada dell'agenzia britannica, sulla quale sono ben visibili le insegne della stampa. L'operatore, molto conosciuto a Gaza, aveva appena finito di riprendere alcune immagini proprio nel campo profughi di El Bureij. Intanto ieri l'ex presidente americano Jimmy Carter ha incontrato al Cairo alti esponenti di Hamas. A Carter, giunto lunedì in Israele, è stato rifiutato il permesso di entrare nella Striscia di Gaza controllata da Hamas. Il premio Nobel per la Pace è stato accolto con estrema freddezza in Israele per il suo proposito di aprire in dialogo con Hamas. L'ex presidente ha già fatto sapere che intende incontrare il leader politico del movimento islamico, Khaled Meshaal, in esilio a Damasco. Anche l'Autorità palestinese è ostile agli incontri di Carter con Hamas, temendo che possano suonare come una legittimazione del movimento integralista. Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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Ratzinger da Bush "sigla" il patto contro il terrorismo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Libero" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri 17-04-2008 Ratzinger da Bush "sigla" il patto contro il terrorismo di GLAUCO MAGGI NEW YORK Bush e il Papa avrebbero potuto scambiarsi i discorsi, nella cerimonia alla Casa Bianca di avvìo della visita ufficiale del Pontefice. Non per la lingua comune, l'inglese, ma per la sintonia sostanziale e a volte anche per la scelta delle parole. Il presidente, per esempio, ha condannato la "dittatura del relativismo", espressione usata dall'allora cardinale Ratzinger alla vigilia della nomina al Soglio. L'America che ha accolto il papa, anche con l'happy birthday dei 9mila presenti sul pratone della Casa Bianca per il suo ottantunesimo compleanno, è per Bush "una nazione pienamente moderna eppure guidata da verità antiche ed eterne". Il presidente americano ha fatto eco al Papa sul dettato divino secondo cui "tutta la vita umana è sacra" e ha lanciato l'attacco all'intolleranza assassina islamofascista, senza citare l'islam. ANTIDOTO ALL'ODIO "In un mondo dove alcuni invocano il nome di Dio per giustificare atti di terrorismo, assassinio, e odio - ha detto Bush - abbiamo bisogno del messaggio del papa che Dio è amore. E abbracciare questo amore è il modo più sicuro per salvare gli uomini dal cadere preda degli insegnamenti del fanatismo e del terrorismo". Insistendo sulla chiarezza morale che deve far distinguere il bene dal male, Bush ha aggiunto che "in un mondo dove alcuni non credono più che si possa distinguere tra ciò che è semplicemente giusto e sbagliato abbiamo bisogno del suo messaggio per rigettare questa dittatura del relativismo, e abbracciare una cultura della giustizia e della verità. L'America crede nella libertà religiosa, l'amore per la libertà e la legge morale comune". Il Pontefice, che ha reso omaggio al suo predecessore Giovanni Paolo II citando il suo ruolo nella difesa della libertà a proposito della sua opposizione che risultò decisiva per la caduta del totalitarismo comunista, non ha ovviamente fatto alcun cenno esplicito alle imminenti elezioni negli Usa, ma ha espresso la sua fiducia che la "preoccupazione degli americani per l'ampia famiglia umana continuerà a trovare espressione nel sostenere gli sforzi pazienti della diplomazia internazionale volti a risolvere i conflitti e a promuovere il progresso". Quanto alla difesa della vita e ai temi etici, dalle nozze degli omosessuali all'aborto o alle ricerche sulle cellule staminali, questioni sulle quali le posizioni del Vaticano e della destra Repubblicana sono sicuramente in più forte sintonia, Benedetto XVI ha ribadito la tesi vaticana. Ha cioè chiesto al popolo degli Stati Uniti di trovare nella propria fede religiosa un criterio di "discernimento e di ispirazione" di fronte alle sempre "più complesse questioni politiche ed etiche". Nessun riferimento esplicito, da parte di Ratzinger, alla guerra in Iraq o al conflitto tra Palestina e Israele, temi sui quali ha discusso successivamente con Bush nella Stanza Ovale. Al termine di questo colloquio privato, il Papa ha recitato una preghiera insieme al presidente Usa, alla moglie Laura e alla figlia Jenna, in favore dell'isti tuzione familiare. Chi, a sinistra, sperava che fosse ribadita, dopo l'opposizione del precedente Papa nel 2003, una condanna della guerra in Iraq 5 anni dopo, ha dovuto accontentarsi degli "sforzi pazienti della diplomazia". "GOD BLESS AMERICA" La storia ha voltato pagina, e oggi in Iraq c'è da salvare la giovane democrazia e la libertà religiosa minacciata dagli intolleranti sciiti e dai nostalgici del regime saddamita. E il Papa non solo non ha pronunciato alcuna parola di censura contro gli Usa, ma ha tributato un riconoscimento storico al popolo americano per il suo eroismo nel difendere la libertà, in casa e all'estero, da sempre e fino al giorno d'oggi. "La libertà non è solo un dono, ed è compito di ogni generazione difenderla", ha aggiunto. Concludendo il suo storico intervento, il Pontefice ha quindi benedetto gli Stati Uniti. "Dio Onnipotente - ha detto - confermi questa Nazione e il suo popolo nelle vie della giustizia, della prosperità e della pace. Dio benedica l'America". ANNIVERSARI IN CIFRE Nato a Marktl am Inn nella diocesi tedesca di Passau il 16 aprile 1927, sabato santo, Joseph Ratzinger è stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1951 e consacrato vescovo il 28 maggio 1977. Creato cardinale nel concistoro del 27 giugno 1977 è stato eletto al pontificato il 19 aprile 2005 iniziando il suo ministero il successivo 24 aprile. SOLD-OUT Sono tutti esauriti i biglietti distribuiti dall'arcidiocesi di Washington per la messa di oggi nello stadio dei Nationals. Lo riporta il blog creato dal Washington Post, "Pope watch", per seguire la visita del Papa negli Stati Uniti. Su Internet è possibile iscriversi in una lista d'attesa, ma ci sono già 10mila richieste e l'arcidiocesi ha detto di non essere in grado di soddisfarle. Foto: ACCOGLIENZA CALOROSA La first lady Laura, il Papa Benedetto XVI e il presidente George W. Bush salutano dal balcone del "South Lawn" nella Casa Bianca (foto Ansa). Il Papa ha festeggiato il suo 81esimo compleanno, insieme ai vescovi Usa, con un pranzo alla Nunziatura di Washington e una torta al cioccolato che riproduceva il Vaticano. Bush ha regalato al Papa un cofanetto di Cd di musica statunitense e un vaso di cristallo trasparente con una croce incisa p In un mondo dove alcuni invocano il nome di Dio per giustificare atti di terrorismo, abbiamo bisogno del messaggio del Papa GEORGE W. BUSH p Gli Usa sostengano gli sforzi della diplomazia per risolvere i conflitti e promuovere il progresso .BENEDETTO XVI Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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GERUSALEMME - Diciotto palestinesi, tra cui due bambini e un cameraman dell'agenzia Reuters, e tre s... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

GERUSALEMME - Diciotto palestinesi, tra cui due bambini e un cameraman dell'agenzia Reuters, e tre soldati israeliani morti sono il bilancio di una giornata di battaglie nella Striscia di Gaza, che ha impegnato anche l'Aeronautica di Israele in una dura reazione all'uccisione in mattinata di 3 suoi soldati vicino al terminal petrolifero di Nahal Oz. Un raid sul campo profughi di Al Bureij, nel sud della Striscia, ha fatto almeno 9 morti e 17 feriti. Qui un missile ha centrato 3 miliziani all'esterno di una moschea, un secondo missile ha colpito il gruppo di soccorritori uscito da una casa vicina, tutti civili. Nella stessa zona è stato ucciso il cameraman, il 25enne Fahdil Shanaa, la sua automobile è stata centrata da un missile: ferito gravemente, è morto poco dopo in ospedale. "C'è stato un raid aereo su Al Bureij contro uomini armati e abbiamo identificato l'obiettivo colpito", ha riferito un portavoce militare israeliano. La stessa fonte ha assicurato che sarà avviata un'inchiesta sulla circostanza costata la vita al cameraman. Poche ore prima altri 5 palestinesi, tutti militanti, erano stati uccisi in scontri con militari israeliani. L'esercito israeliano ha perduto 3 soldati e altri 3 sono stati feriti nello scambio a fuoco con militanti palestinesi lungo la cortina di sicurezza tra Israele e il territorio palestinese, nei pressi del terminal di Nahal Oz che rifornisce gran parte del carburante per uso privato e industriale alla Striscia di Gaza controllata dal movimento di resistenza islamico Hamas. Quattro militanti delle Brigate Ezzedin al-Qassam, l'ala militare di Hamas, sono stati uccisi da un'unità israeliana appoggiata da elicotteri e altri 6 catturati e trasferiti in Israele. Un altro palestinese è stato ucciso e altri 3 sono stati feriti in un attacco dell'Aeronautica israeliana nel nord della Striscia. Ieri l'ex presidente americano Jimmy Carter è arrivato al Cairo per una visita di due giorni nel corso della quale dovrà incontrare responsabili del movimento islamico di Hamas e leader egiziani. Inizialmente Carter doveva andare a Gaza per incontrare i leader islamici palestinesi ma il governo d'Israele ha negato l'autorizzazione a una sua visita nella Striscia. Carter è arrivato in Egitto con la moglie a bordo di un aereo privato proveniente da Tel Aviv, prima tappa di un giro nella regione nel tentativo di dare impulso al processo di pace.

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Panoramiche su infiniti percorsi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

DAVIDE OBERTO Difficile raccontare in poche righe tutto ciò che le Panoramiche (lungometraggi, documentari, cortometraggi) del festival propongono. Impossibile non citare due film "di genere": l'appassionato, inusuale e vitalissimo road movie "Torino - Marocco, Corazones de mujer", dei piemontesi Davide Sordella e Pablo Benedetti, che arriva al Festival dopo l'esordio alla Berlinale, il film noir rivisitato in chiave lesbica "Finn's Girl", delle registe canadesi Dominique Cardona e Laurie Colbert, e il dramma familiare spagnolo "Pudor" dei due fratelli David e Tristán Ulloa. Sempre tra i lungometraggi delle Panoramiche ci sono tre titoli sorprendenti: "Japan Japan", esordio del giovane regista israeliano Lior Shamriz, in cui il protagonista preferisce sognare il Giappone e vivere sul web piuttosto di prendere coscienza della realtà complessa del paese in cui vive; "Solos" (Singapore) di Kan Lume e Loo Zihan, una folgorante riflessione stilistica sull'Amore e sull'egoismo insito nei rapporti sentimentali. Infine, "Panorama": la regista Loo Hui Pang, originaria del Laos e francese d'adozione, ha deciso di mettere in scena il suo romanzo a disegni, un successo cult in Francia, riuscendo a mantenerne intatte le atmosfere surreali e fantastiche. Sia "Solos" che "Panorama" concorrono al premio Nuovi Sguardi, che il Festival ha ideato proprio per segnalare quei film che aprono nuove strade nella rappresentazione dei generi e del genere. Le strade che si possono percorrere tra i documentari delle Panoramiche sono diversissime tra loro: si può riflettere su che senso abbia oggi in Occidente (Italia esclusa) parlare di movimento gay, comunità gay, dopo aver visto "Gay. et après?"; scoprire il coraggio di un sindaco di un paesino spagnolo che decide di sposare coppie omosessuali in "Campillo sì, quiero"; ricordarsi che l'Aids esiste ancora, nonostante il silenzio da tempo calato sull'argomento, guardando "No Magic Bullet"; ricordarsi che l'Italia è sempre un'altra cosa grazie a "Les Règles du Vatican" del regista italiano emigrato in Francia (probabilmente con ottime ragioni), Alessandro Avellis. Dalla Francia arriva una giocosa riflessione sul corpo e sul corpo nudo nei media e nei discorsi contemporanei grazie a Olivier Nicklaus che firma "La Nudité toute nue", e una biografia video di Paul Vecchiali, regista che il festival ama molto e a cui ha consegnato un premio per omaggiarne la lunga carriera cinematografica: "Paul Vecchiali, en diagonales". Un consiglio. Perdetevi tra i programmi dei cortometraggi. Ci sono commedie, film sperimentali, western in plastilina, romantiche storie d'amore e soprattutto "Schwarzwald: The Black Party® - The Movie You Can Dance To", surreale, fiabesco, audace film tra le fantasmagoriche feste newyorkesi dei Black Party e riti druidici nei boschi.

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Olmert: no armi atomiche all'Iran (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Olmert: no armi atomiche all'Iran Il primo ministro: "Nella striscia di Gaza e' in atto una guerra della quale Israele fara' pagare il costo a Hamas" Gerusalemme, 17 Apr. - Il primo ministro israeliano Olmert ha dichiarato di avere fondati motivi per affermare che l'Iran non avrà armi nucleari. Olmert ha sottolineato che Israele è partecipe di un grande sforzo internazionale per impedire all'Iran capacità belliche nucleari. “Io sono convinto e so che alla fine di questo sforzo l'Iran non sarà una potenza nucleare” ha dichiarato il primo ministro.

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CARTER DA HAMAS SENZA PREGIUDIZI (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Carter da Hamas senza pregiudizi Vittorio dell'Uva I "no comment" si sprecano assieme a più di un sopracciglio che si alza in segno di disappunto. Ad almeno tre quarti di diretti e indiretti interessati piace poco l'ultima iniziativa di Jimmy Carter che, oggi al Cairo, ha deciso di incontrare un paio di "falchi" rappresentanti di Hamas. Il caso vuole che il giorno non sia dei più adatti per le forti tensioni che stanno insanguinando la striscia di Gaza. Nè aiutano i molti barrages regolarmente disseminati, e non soltanto in Medio Oriente, sulle già dissestate strade del dialogo. Reale è il rischio che l'ultima iniziativa dell'ex presidente degli Stati Uniti possa essere sbrigativamente e irriguardosamente liquidata come elemento di una passione ormai senile per la pace. Già qualche sgarbo non è mancato. Israele ha impedito a Jimmy Carter di passare attraverso uno dei suoi varchi di confine con Gaza costringendolo al periplo del Sinai per incontrare sul terreno neutro egiziano i suoi scomodi interlocutori. SEGUE A PAGINA 12.

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Ratzinger da Bush: c'è piena sintonia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 92 del 2008-04-17 pagina 15 Ratzinger da Bush: c'è piena sintonia di Andrea Tornielli Accoglienza delle grandi occasioni per il Papa, che festeggia il compleanno alla Casa Bianca. Il presidente Usa elogia il suo messaggio contro il fanatismo. Poi pregano insieme per la famiglia Washington - Il Time l'ha definito un "Papa americano", ed è vero che tra Benedetto XVI e gli Stati Uniti c'è feeling evidente. Alcuni anni fa ci fu chi parlò di una "santa alleanza" tra Giovanni Paolo II e l'amministrazione Reagan, finalizzata alla lotta al comunismo. Oggi qualcosa del genere si ripete tra il suo successore, che festeggia il suo 81° compleanno alla Casa Bianca, e il presidente George Bush, che lo accoglie dicendo che c'è bisogno del suo messaggio per salvare il mondo dal fanatismo e dal terrorismo. A suggellare l'intesa anche un gesto simbolico di grande valore: il Papa e Bush uniti in preghiera per il bene della famiglia. Ci sono quasi diecimila invitati sul prato davanti al "south lawn". Ci sono i vescovi degli Stati Uniti, i reduci, il reparto della Guardia presidenziale in costume rosso e parrucca bianca. Ci sono le ragazze scout, che non reggono a mezz'ora sotto il sole e crollano, una dopo l'altra, come birilli, prontamente soccorse da un aitante guardiamarina. Ci sono Dick Cheney, la segretaria di Stato Condoleezza Rice. La regia è perfetta, all'arrivo di Benedetto XVI vengono suonati gli inni, poi una cantante intona il Padre Nostro accompagnata da una cetra. Dalla folla parte un primo "Happy Birthday" per il compleanno del Pontefice. Poi prende la parola Bush, con un discorso breve, zeppo di citazioni ratzingeriane. "Abbiamo bisogno del suo messaggio che la vita è sacra, in un un mondo in cui qualcuno evoca il nome di Dio per giustificare atti di terrore, assassinio e odio, abbiamo bisogno del suo messaggio che Dio è amore – afferma il presidente – e abbracciare questo amore è il modo più sicuro per salvare l'uomo dal cadere preda dell'insegnamento del fanatismo e del terrorismo". "In un mondo dove alcuni non credono più che si possa distinguere tra ciò che è semplicemente giusto e sbagliato – aggiunge Bush – abbiamo bisogno del suo messaggio per rigettare questa dittatura del relativismo, e abbracciare una cultura della giustizia e della verità". Il presidente ringrazia il Papa per essere venuto a festeggiare il compleanno alla Casa Bianca e gli garantisce che "milioni di americani" pregano per lui, nel Paese dove "fede e ragione possono convivere in armonia". Sorridente, disteso, commosso per il calore dell'accoglienza, il Papa afferma di venire "come amico e annunciatore del Vangelo, come uno che rispetta grandemente questa vasta società pluralistica". Ricorda che sin dall'inizio gli Usa sono stati guidati "dal convincimento che i principi che governano la vita politica sono intimamente collegati con un ordine morale, basato sulla signoria di Dio creatore" e che le religioni sono state "un'ispirazione costante e una forza orientatrice", in un Paese dove tutti i credenti "hanno qui trovato la libertà di adorare Dio secondo i dettami della loro coscienza". Ratzinger si augura che gli americani "possano trovare nelle loro credenze religiose" l'ispirazione per affrontare "le sempre più complesse questioni politiche ed etiche" del tempo presente. Ricorda che la libertà non è "solo un dono, ma anche un appello alla responsabilità personale" e che la democrazia può fiorire solo quando i leader politici "sono guidati dalla verità". Infine, cita il ruolo degli Usa sulla scena internazionale, nel promuovere gli aiuti umanitari, fiducioso che l'America "continuerà a sostenere gli sforzi pazienti della diplomazia internazionale volti a risolvere i conflitti". E' noto che sull'Irak le posizioni della Santa Sede e dell'amministrazione Usa divergono. Ma - come si evince dal comunicato reso noto al termine del colloquio nello studio Ovale - le sottolineature sono su ciò che unisce: "il rispetto della dignità umana, la difesa e la promozione della vita e della famiglia, la libertà religiosa, lo sviluppo e la lotta alla povertà, soprattutto in Africa, il rigetto del terrorismo e della strumentalizzazione della religione per giustificare atti immorali e violenti contro gli innocenti". Una lotta, si legge ancora, "da affrontare con appropriati mezzi che rispettino la persona umana e i suoi diritti". L'Irak è citato, nel più ampio contesto del Medio Oriente, ma per sottolineare i timori per le difficoltà crescenti delle comunità cristiane. Sul conflitto israelo-palestinese, Ratzinger e Bush hanno parlato della necessità di far coesistere due Stati in pace e sicurezza. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il palestinese medio non vuole sacrificare la sua vita per Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Gio, 17 Apr 2008 Edizione 75 del 17-04-2008 Sondaggio a Gaza Il palestinese medio non vuole sacrificare la sua vita per Hamas di Dimitri Buffa Il 41% dei palestinesi residenti nella Striscia di Gaza sarebbe intenzionato ad abbandonare, se potesse, immediatamente la zona. A rivelarlo è stato un sondaggio diffuso dalla Radio Militare israeliana, secondo cui il 94% degli intervistati è convinto che con l'avvento di Hamas la condizione economica dei palestinesi sia significativamente peggiorata. Su 900 interpellati, infatti, il dato che emerge è che il 64% vive sotto alla soglia di povertà. La metà dei residenti di Gaza intervistati, inoltre, si dice "meno sicuro da quando (nel giugno 2007) Hamas ha assunto il potere" mentre il 32% sente incrementato il livello di sicurezza e il 18% non nota cambiamenti. Il sondaggio è tanto più importante in quanto avviene all'indomani di alcune inevitabili azioni mirate israeliane nella Striscia per rispondere ai numerosi attacchi missilistici e non degli ultimi giorni. Solo ieri per esempio sono stati uccisi altri tre militari israeliani nel solito agguato a Gaza mentre altri due sono stati feriti. La risposta israeliana, un raid aereo sul villaggio di Al Bureij, ha provocato 9 morti e 17 feriti, tra cui il cameraman della Reuters Fahdil Shanaa, la cui auto è stata colpita da un missile. Ma i cittadini palestinesi cominciano anche a prendere coscienza dell'inquinamento ideologico del fondamentalismo islamico dei terroristi di Hamas. Che solo pochi giorni fa avevano candidamente ammesso, anzi rivendicato, alla Tv di regime Al Aqsa, controllata dagli uomini di Khaled Meshaal, che loro ritenevano giusto e logico usare donne e bambini come scudi umani per difendersi dagli omicidi mirati delle forze di sicurezza israeliane. Un cinismo che potrebbe non avere lasciato indifferente nemmeno tutte quelle persone che Hamas si ostina a considerare come carne da cannone. Più precisamente era stato l'esponente di Hamas Fathi Hammad a dire testualmente che "per il popolo palestinese, la morte è diventata un'industria, nella quale hanno la meglio le donne, come del resto tutte le persone che vivono in questa terra, gli anziani eccellono in questo, come pure i mujaheddin ed i bambini". Fathi, che è parlamentare palestinese, aveva poi aggiunto che "è questa la ragione per la quale il popolo palestinese ha trasformato in scudi umani le donne, i bambini, gli anziani e i mujaheddin con il chiaro obiettivo di sfidare la macchina dei bombardamenti israeliani... è come se dicessero al nemico sionista: noi vogliamo la morte allo stesso modo in cui voi volete la vita". Il problema adesso è quello di capire quanti di quegli scudi umani siano realmente volontari e quanti invece non lo siano affatto. Tutte le testimonianze sinora raccolte affermano che la grande maggioranza di loro non lo fa perché ci crede, ma perché costretta dai miliziani di Hamas, pena la morte, a mettersi sui tetti delle case dove soggiornano i capi del movimento islamico e intorno alle aree da dove vengono lanciati i razzi Qassam su Israele. Secondo quanto ammesso dallo stesso Fathi Hammad, sarebbero quindi i miliziani di Hamas i veri responsabili della morte di molti civili. Naturalmente Hammad dice che i "martiri" sono volontari, mentre questo non corrisponde alla verità che si sente dalle bocche dei fuoriusciti da Gaza. Purtroppo per sentire la verità in bocca a uno di questi fuoriusciti bisogna prima dargli un rifugio e un asilo politico sicuro fuori dai Territori, pena la morte dell'interessato al suo eventuale rientro. Da tempo Hamas agisce a Gaza come la mafia in Sicilia facendo proseliti a colpi di morti ammazzati e convincendo le famiglie a sacrificare un figlio al terrorismo suicida per non dovere invece morire tutti invece che uno solo. Questi sondaggi raccolti quasi clandestinamente dai media israeliani sono un'ulteriore conferma.

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Poche notizie confuse (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Gio, 17 Apr 2008 Edizione 75 del 17-04-2008 Come il giornalismo italiano riporta le notizie da Israele Poche notizie confuse di Michael Sfaradi Qualche giorno fa il sito Online di uno dei più importanti quotidiani italiani ha pubblicato la seguente notizia: ESPLOSIONE A GAZA MORTE TRE PERSONE - L'Esercito Israeliano: noi non c'entriamo. Altre sette persone sono rimaste ferite. Le vittime sarebbero membri di Hamas. La deflagrazione dovuta forse allo scoppio accidentale di ordigni GAZA - Tre persone sono morte in un'esplosione nella città di Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza. Secondo fonti sanitarie palestinesi le vittime erano membri di Hamas. Alcuni testimoni citati dall'Associated Press hanno fatto sapere che la casa nella quale è avvenuta la deflagrazione era di proprietà di un noto appartenente al gruppo islamico. SCOPPIO ACCIDENTALE - Da quanto si è appreso, l'esplosione potrebbe essere stata causata dallo scoppio accidentale di alcuni ordigni. L'esercito israeliano ha fatto sapere di non essere direttamente coinvolto in quanto accaduto; non si tratterebbe cioè di un blitz condotto contro i militanti. Sempre fonti sanitarie locali fanno sapere che in aggiunta ai tre morti ci sarebbero anche alcuni feriti. Non è stato però possibile stabilire se si tratti di militanti o di civili rimasti casualmente coinvolti. Se non avete capito niente, significa che siamo in buona compagnia. La notizia era: "Una deflagrazione ha distrutto un'abitazione civile a Jabaliya, nella striscia di Gaza. La causa è stata lo scoppio accidentale di alcuni ordigni, probabilmente Qassam, già innescati e pronti per essere lanciati contro Israele. I missili erano stoccati all'interno di un'abitazione che, secondo alcune testimonianze rilasciate alla Associated Press, era di proprietà di un'affiliato ad Hamas. Ci sono stati anche sette feriti cui tre in gravi condizioni. Il portavoce dell'Esercito Israeliano ha escluso ogni suo coinvolgimento nell'accaduto". L'Esercito Israeliano informa ogni volta che porta a termine delle azioni militari; visto che stavolta smentisce, perché coinvolgerlo? Perché nell'articolo c'è la fotografia di un tank Israeliano? Serve solo a confondere vero? Ma non finisce qui, il nostro cronista c'informa che le vittime "sarebbero" membri di Hamas e che la deflagrazione sarebbe dovuta "forse" allo scoppio accidentale di ordigni. Poco prima aveva riportato delle testimonianze che affermavano che la casa era di un membro di Hamas, allora perché questi dubbi? E da quando si conservano in casa degli ordigni che "forse" sono scoppiati accidentalmente? Perché "forse"? Vuole lasciare aperta l'ipotesi che dietro l'esplosione ci sia Israele? Israele ha già dichiarato di essere estranea alla vicenda, perché insinuare questo dubbio? Forse è meglio credere alle fantomatiche "Fonti Sanitarie Palestinesi" che, a seconda delle testate, diventano "Ospedaliere"? Insomma delle fonti che non si sa chi siano ma che sono degne di essere credute in ogni caso, e buone per ogni occasione. Quest'articolo è solo l'ultimo esempio, in ordine di tempo, di come vengono riportate le notizie dal Medio Oriente dalla maggioranza degli organi d'informazione italiani. Il rispetto per la verità dei fatti e del diritto dei lettori di sapere la verità è morto e sepolto sotto la lapide del "politicamente corretto". Vorrei far notare che le stesse testate che a volte riportano le notizie infarcendole di "Se" e di "Ma", incolpando Israele di tutto quello che accade in Medio Oriente, quando ci sono vittime Palestinesi in scontri con l'Esercito Israeliano danno invece, con precisione svizzera, i nomi, i cognomi e le età delle vittime. Quando i morti sono Israeliani, invece, gli atti di terrorismo sono spesso giustificati con i soliti "Se", "Ma", "Sarà" e "Forse", e le vittime chiamate Coloni, Ultraortodossi o con altri aggettivi messi sempre fra le righe di un alone di disprezzo. Anche quando si tratta di bambini.

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Gaza, vittime al valico con Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Gaza, vittime al valico con Israele La polizia egiziana spara su emigrati, ucciso un eritreo Gaza City, 17 apr.- Ancora giornata di morte al confine Israeliano. L'esercito con la punta a cinque stelle ha aperto il fuoco al valico di Gaza per fermare un commando palestinese che stava tentando di entrare illegalmente in Israele uccidendo un miliziano e ferendone un altro. Mentre nella penisola del Sinai, sempre al confine con Israele, la polizia egiziana è tornata a sparare contro immigrati africani che tentavano di raggiungere la terra promessa. Secondo fonti, sarebbe morto un eritreo e feriti due altri africani. Negli ultimi 12 mesi oltre 1.500 clandestini hanno tentato di superare il confine, trovando però spesso la resistenza armata della polizia egiziana.

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Battaglia a Gaza: 18 morti Uccisi anche due bambini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Pagina 110 Dura risposta di Israele alla morte di tre soldati Battaglia a Gaza: 18 morti Uccisi anche due bambini Dura risposta di Israele alla morte di tre soldati --> GERUSALEMME La striscia di Gaza ha conosciuto ieri una giornata di vera guerra, che ha visto Israele replicare rabbiosamente all'uccisione di tre suoi soldati con numerosi raid aerei: sono stati uccisi, secondo un bilancio ufficioso, almeno 18 palestinesi, tra i quali, oltre a miliziani, due bambini e diversi civili, incluso un cameraman della Reuters. I feriti sono più di una trentina. Nel raid più pesante i morti, in parte civili, sono stati almeno nove. La micidiale sequenza di scontri è cominciata all'alba con l'uccisione di tre soldati della Brigata Givati, in quello che Hamas ha descritto come un "sofisticato agguato". Secondo Hamas due gruppi di otto miliziani hanno preso i soldati, entrati in territorio palestinese a sud del terminal petrolifero di Nahal Oz, tra due fuochi, sottoponendoli a fuoco incrociato di mortai e razzi anticarro. Due soldati sono stati uccisi subito e il terzo è morto in ospedale. Nella stessa area una settimana prima un commando palestinese era riuscito a infiltrarsi in territorio israeliano, uccidendo due inservienti del terminal. Fonti militari hanno detto che le truppe avevano varcato il confine per catturare due miliziani di Hamas visti piantare una mina nei pressi della frontiera. Durante l'inseguimento i soldati sono caduti in un agguato teso da un gruppo armato. Le fonti hanno detto che un'inchiesta preliminare è stata aperta per verificare se non siano stati commessi errori da parte dell'esercito durante l'operazione. Un portavoce di Hamas ha detto che l' agguato è stato "un messaggio rivolto al nemico sionista, per dirgli che Gaza resta un calderone nel quale affonderanno i piani criminali".

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Il Libano in crisi rimane preda ambita delle mire siriane (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti Pagina 314 Il Libano in crisi rimane preda ambita delle mire siriane --> Da quasi due anni il Libano si trova in una profonda crisi politica. Ma dallo scorso novembre - quando Emile Lahoud, filo-siriano, si è dimesso - non ha un presidente della repubblica. E la sua elezione sembra protrarsi all'infinito. Eppure solo due mesi fa sembrava che la crisi fosse terminata. Dopo un lungo braccio di ferro, la parte filo-siriana aveva proposto la candidatura del generale Michel Suleiman. A sorpresa le forze del 14 marzo, attuale maggioranza in Libano, che sono appoggiate dall'Occidente e dall'Arabia Saudita, avevano dato il loro accordo. Ma a quel punto i pro-siriani, contando sull'influenza del presidente del Parlamento Nabih Berri, sciita filo-siriano del gruppo Amal, avevano cambiato idea. Hanno impedito nuovamente l'elezione del presidente, che secondo la Costituzione libanese deve essere un cristiano maronita, e riproposto il generale Michel Aoun, da tempo schierato con Hezbollah. Le continue interferenze della Siria, appoggiata in questo dall'Iran, negli affari interni del Libano sono anche state la causa del fallimento dell'ultimo summit della Lega Araba a Damasco, alla fine dello scorso marzo, dove i Paesi del blocco moderato, Egitto e Arabia Saudita in primis, hanno inviato delegazioni di secondo livello e che il Libano ha interamente boicottato. In questi giorni il segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, è ancora impegnato a mediare per trovare soluzioni che, a questo punto, sembrano sempre più improbabili. Nel frattempo, la crisi libanese sta portando il Paese sull'orlo della guerra civile. È in corso il riarmo delle diverse fazioni politiche e non passa giorno che non siano lanciate, da una parte e dall'altra, accuse e minacce di ricorso alla forza. Una polveriera che rischia di saltare alla prima scintilla. Si tratta, senza dubbio, della peggior crisi che il Libano stia vivendo dalla fine della guerra civile, che era durata dal 1975 al 1990. Sulla crisi libanese grava peraltro il peso del Tribunale Internazionale, istituito con l'appoggio delle Nazioni Unite, che dovrebbe indagare sull'assassinio dell'ex-primo ministro libanese Rafiq Al-Hariri. Molti indicano nella Siria il mandante dell'uccisione di Al-Hariri e Damasco sta facendo il possibile perché il tribunale non sia messo in condizioni di funzionare. Un eventuale verdetto sfavorevole alla Siria rischierebbe di creare una situazione imbarazzante e destabilizzante per i vertici siriani a cominciare dal suo presidente Bashar Al-Assad. La crisi libanese è dunque anche usata per deviare l'attenzione da questo scottante problema. "Quella che si sta svolgendo in Libano è una complicata partita di scacchi nella quale è difficile prevedere il risultato", dichiara Pierre Akel, intellettuale libanese che vive a Parigi. Da una parte, infatti, c'è la volontà della Siria, appoggiata dall'Iran, di riprendere il controllo del Libano per affermarsi come potenza regionale, e che usa gli Hezbollah e i gruppi dell'estremismo sciita come suoi intermediari. Dall'altra, invece, c'è il blocco dei Paesi arabi moderati, con l'Arabia Saudita in prima fila, che appoggia le forze del 14 marzo e che vuole che il Libano esca dall'area di influenza irano-siriana. "A mio parere la lunga situazione di stallo provocata dalla crisi libanese gioca in favore delle Forze del 14 marzo", sostiene l'intellettuale libanese. Akel spiega che, con il blocco dell'elezione del nuovo presidente, la Siria ha permesso al governo Siniora di rimanere in carica e di rafforzare la propria influenza su ministeri chiave come quelli della Difesa, Interno, Giustizia, Esteri e Finanze. Questo ha permesso alla maggioranza di costruirsi una rete di protezioni attraverso l'esercito e i servizi di sicurezza e di portare avanti i lavori del Tribunale sulla morte di Al-Hariri. "Il tempo non sta giocando a favore della Siria - continua Akel - Damasco e i suoi alleati potrebbero cercare soluzioni di forza, facendo precipitare il Paese in una guerra regionale per questa estate, alla quale Israele si sta già preparando, o accettare una situazione di compromesso, come quella di allentare la presa sul Libano a cambio dell'annullamento del tribunale su Al-Hariri". Il Libano, per adesso, lasciato a se stesso sembra che protrarrà ancora per molto tempo la crisi. ROBERTO BARDUCCI.

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I temi scomodi Washington collabori a risolvere i conflitti. Con l'obiettivo del rispetto dei diritti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'agenda del futuro "Impegnarsi per ridurre la povertà dell'Africa e il conflitto israelo-palestinese" I temi scomodi "Washington collabori a risolvere i conflitti. Con l'obiettivo del rispetto dei diritti".

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La prima volta di un Papa alla Casa Bianca (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Non era mai successo: un Pontefice ricevuto come un Capo di Stato La prima volta di un Papa alla Casa Bianca ROBERTO SCHENA Washington - Che la figura del pontefice stia ormai assumendo importanza crescente, per il Stati uniti, lo si sapeva da tempo, ma ieri è come se fosse giunta la conferma ufficiale. Per la prima volta nella storia americana, infatti, un papa ha varcato la soglia della Casa Bianca. Sembrerà strano, ma gli Usa a maggioranza protestante hanno sempre avuto qualche resistenza a riconoscere nel successore di Pietro un Capo di stato, per cui gli incontri sono sempre avvenuti in altre sedi. E per sottolineare che di vero capo di stato si tratta, ecco Benedetto XVI arrivare in limousine (una delle tre fatte giungere dal Vaticano), subito accolto da Bush con la moglie Laura rigorosamente in tailleur nero, il vice presidente Dick Cheney, il segretario di Stato Condoleezza Rice e la speaker della Camera, la cattolica Nancy Pelosi, che gli ha perfino baciato la mano. La pompa dei grandi incontri è proseguita nel vasto giardino con l ascolto dei rispettivi inni nazionali e con la paratina militare in divisa d epoca. Cinquemila fedeli hanno assitito al tutto e cantato entusiasta quando è scoppiato un happy birthday to you", dedicato dalla banda dei Marine all ospite, da ieri 81enne. Sullo sfondo di questa visita, seguitissime passo passo da tutti i media americani, ci sono le elezioni presidenziali, la comunità ispanica sempre più numerosa e decisiva, il dialogo interreligioso sui temi etici. Ma ovviamente non è questo l argomento ufficiale dei colloqui. Lo è in maniera indiretta. "L'America - ha esordito Bush - è commossa per la sua decisione di trascorrere il suo compleanno con noi. Il mondo ha bisogno del suo messaggio per respingere il messaggio del relativismo: l'America crede nella libertà religiosa, l'amore per la libertà e la legge morale comune. In un un mondo in cui qualcuno evoca il nome di Dio per giustificare atti di terrore, assassinio e odio, abbiamo bisogno del suo messaggio che Dio è amore. Abbiamo bisogno del suo messaggio che la vita umana è sacra". Ratzinger, dal canto suo, ha chiesto al popolo americano di trovare proprio nella propria fede religiosa un criterio di "discernimento e di ispirazione di fronte alle sempre più complesse questioni politiche ed etiche". Evitando accuratamente di affrontare argomenti come la guerra in Iraq, Benedetto XVI ha invece sottolineato: "Da ben oltre un secolo, gli Stati Uniti d'America hanno svolto un ruolo importante nella comunità internazionale. L'America si è sempre dimostrata generosa nel venire incontro ai bisogni umani immediati, promuovendo lo sviluppo e offrendo sollievo alle vittime delle catastrofi naturali". Il pontefice ha concluso con il classico "God Bless America (Dio benedica l America)". Poi i colloqui. La situazione del Medio oriente, il conflitto israelo-palestinese, la persecuzione delle comunità cristiane in Iraq, e ancora la lotta alla povertà, la difesa della dignità della persona umana, la difesa dei diritti umani nel mondo, sono stati fra i temi. Ratzinger si era presentato con umiltà. È il primo Papa a recarsi negli Stati Uniti dopo la crisi spirituale dei preti pedofili che ha travolto la Chiesa americana, costretta a risarcire danni per oltre due miliardi di dollari. Non ci sarà più indulgenza, i preti pedofili saranno ridotti allo stato laicale: "I pedofili saranno completamente esclusi dal sacerdozio - ha assicurato parlando in aereo con i giornalisti - Ci vergognamo profondamente e faremo tutto il possibile affinchè questo non si ripeta in futuro. È più importante avere buoni preti che avere molti preti", ha detto, "se leggo le storie di quelle vittime è difficile per me comprendere come sia stato possibile che i sacerdoti abbiano tradito in questo modo la loro missione". Sempre sull'aereo, il Papa ha definito il rapporto tra laicità dello Stato e fede negli Stati Uniti un modello "fondamentale", da imitare anche in Europa. Il sociologo Antonio Marziale, presidente dell Osservatorio sui Diritti dei Minori, ha commenato: "E adesso, lo stesso coraggio di Benedetto XVI nel definire vergognoso il fenomeno della pedofilia lo abbiano le istituzioni laiche. L'Onu riconosca la pedofilia quale crimine contro l'umanità, consentendo ai governi di inasprire le pene". Giusto domani, il papa parlerà all Onu. [Data pubblicazione: 17/04/2008].

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Se Israele nega Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il caso L'ultima frontiera della libertà d'espressione Fiera del Libro, boicottaggi incrociati Se Israele nega Israele Tre scrittori mettono in discussione i valori fondanti ELENA LOEWENTHAL Ferrero: "Per ora nessuna disdetta dai palestinesi" Avraham Burg è stato presidente del Parlamento israeliano, ha ricoperto altri incarichi politici. Attualmente vive fra Israele e la Francia, dove è passato dalla vita pubblica a quella degli affari. Burg è nato a Gerusalemme in una famiglia di esuli ebrei tedeschi. Ha scritto un libro (di prossima pubblicazione in italiano per i tipi di Neri Pozza) che s'intitola Victory over Hitler: un ripensamento della Shoah - sulle orme di Hannah Arendt - ma anche una dura requisitoria su Israele oggi. A mezza strada fra l'utopia compiaciuta e il pamphlet sofferto. Shlomo Sand insegna all'Università d'Israele. Il suo libro (Where and How were the Jewish People invented) smonta i presupposti storici del popolo ebraico. Lo fa in modo piuttosto confuso, passando dall'archeologia biblica al sesso nel XX secolo. La tesi è quella di un "meticciato" ebraico radicale: i figli d'Israele non sono un popolo né un'etnia. Tutto ciò, secondo il professore, abbatte ogni rivendicazione nazionalistica. Aharon Shabtai è un poeta israeliano. Prima ancora, è il fratello dello scomparso Yaakov, forse il più grande narratore dell'Israele contemporaneo, morto a poco più di quarant'anni per un attacco di cuore (è pubblicato da Feltrinelli). Aharon Shabtai si è conquistato un'effimera ma pirotecnica pubblicità letteraria dichiarando la propria non disponibilità ad andare alla Fiera del Libro di Parigi. Non per motivi tecnici, per impegni già presi, bensì per protestare contro il suo paese, per "chiamarsi" fuori dalla sua realtà politica, storica, letteraria. Vien da evocare la vecchia storiella dell'ebreo che, naufrago su un'isola deserta, si costruisce due sinagoghe: una da frequentare abitualmente, l'altra per non metterci piede manco morto. In questi casi con cui attualmente si confronta il mondo intellettuale israeliano, il discorso è più sottile. La critica spinta, scabrosa al punto da rimettere tutto in gioco - il passato e il presente, la storia biblica e i fondamenti dello Stato d'Israele -, diventa una specie di negazionismo "autoreferenziale", che è il paradosso di una società dove la libertà di espressione diventa anarchia pura. L'anarchia della parola non è sempre provocazione fine a se stessa; se è il mezzo e non il fine, può diventare un efficace strumento d'interpretazione. Un po' come quel devoto rabbino che in preghiera diceva tre volte al giorno "credo fermamente nella venuta del messia", ma poi commentava con una nota di mestizia: non verrà mai, ma noi dobbiamo comunque aspettarlo. Tornando all'Israele di oggi, queste manifestazioni intellettuali che spaziano dalla storia alla politica alla letteratura sono lo spettro di una realtà dove la libertà d'espressione non conosce freni inibitori, e sono anche il segno di un mondo dove i valori fondanti vengono messi in discussione. Non soltanto per negarli o per abbatterli - come nel caso di Sand, Shabtai e più sottilmente di Burg - ma anche per riformularli, al passo con un'attualità in mutamento continuo. Quando questi tre intellettuali attaccano Israele, mettendo in discussione non solo la sua politica ma anche le radici storiche e ideologiche, non lo fanno per quel vezzo denigratorio che abbiamo ad esempio noi italiani: ci piace parlar male del nostro paese, difettiamo quasi unanimemente di patriottismo. Il criticismo israeliano è assai più sofferto, e in casi come questi radicale - ma bisognerebbe forse mettere questi e altri intellettuali alla prova dei fatti, provare a trapiantarli in una realtà parallela dove lo Stato ebraico fosse sparito dalla cartina geografica. Queste manifestazioni sono in fondo il lato oscuro di un'ideologia che non può fare a meno di essere dinamica, perché il rimettersi in gioco è da sempre nella natura di un'identità ebraica sballottata dalla storia. D'altro canto, raggiunto lo scopo di aver ricreato una patria nazionale per i figli d'Israele, il sionismo deve necessariamente riformulare i propri obiettivi, chiarire il nucleo dei propri valori. In questo contesto, tali espressioni di "autonegazionismo" - la nostra storia non esiste, non abbiamo alcuna legittimità nel presente - potranno integrarsi nella cultura "positiva" dell'ebraismo e d'Israele. Che è da sempre inclusiva e non esclusiva, a dispetto di quanto spesso si creda. Fin dai tempi del Talmud. Dove, ad esempio, si narra la vicenda di rabbi Elisha Ben Avuya che andando troppo avanti nell'interpretazione della Torah e nella meditazione sui segreti del creato, finì per "potare i germogli": cioè rinnegò tutto. Da allora venne chiamato Aher, cioè "Altro". Aher è colui che si estranea, che si chiama prepotentemente fuori dalla propria fede e dall'identità. Eppure il Talmud non lo caccia affatto dalla storia: le sue parole riempiono pagine di testo, vengono discusse e affrontate dai colleghi rabbini. Che lo volesse o no, Aher è stato integrato nella tradizione, proprio per averla negata. "Non ho ricevuto disdette, ma è possibile che arrivino, vista l'aria che tira: so che questi scrittori sono sottoposti a pressioni molto forti, da quando hanno accettato il nostro invito. Se dovessero rinunciare, sarebbe l'ulteriore dimostrazione di un clima talmente deteriorato da rendere impossibile persino la partecipazione a un evento culturale. Sarebbe l'ennesima spia di quanto è impervia, su questi temi, la strada del dialogo". Così Ernesto Ferrero, direttore della Fiera del Libro, commenta la possibilità che all'ultimo diano forfait gli autori palestinesi che avevano deciso di non aderire al boicottaggio della kermesse torinese, sotto accusa da parte del mondo arabo per la presenza di Israele come paese ospite. Ad annunciare l'assenza degli scrittori alla Fiera è stata l'Assemblea Free Palestine, che a Torino promuove il boicottaggio e organizza una serie di contro-eventi con ospiti filo-palestinesi. L'Assemblea ha annunciato la presenza ai suoi incontri di autori di cultura islamica come Tariq Ramadan e Tariq Ali, oltre al poeta ebreo israeliano Aharon Shabtai. Un paradosso: la Fiera, che promuove da sempre il dialogo, avrebbe volentieri accolto nei suoi convegni questi autori, che invece boicottano l'evento, mentre il gruppo di organizzatori di Free Palestine ha il loro sì ma non dispone degli spazi per ospitare gli incontri. Li ha chiesti all'Università, che ne ha però concessi solo alcuni. \.

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