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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DEL 10-4-2008 #TOP
Attacco
palestinese ritorsione israeliana
( da "Stampa,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Due civili israeliani sono stati uccisi e altri due feriti in un attacco condotto da quattro miliziani delle Brigate Al Quds vicino al valico di Karni. Subito è partita la ritorsione. Un raid aereo israeliano ha colpito il quartiere di Al Zeitun a Gaza City: tre civili palestinesi sono stati uccisi e altri tre feriti. Tra le vittime, un ragazzo di 15 anni.
Pagina
VI - Firenze Folla di candidati, il Pd corre da solo "anche al secondo
turno" e in pista scen... ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: C'è anche l'aspirante sindaco veltroniano Andrea Palestini che, oltre a spiegare come si prepara il risotto alla Trabaccolara, deve affrontare una sfida non facile. Con lui sono nove i candidati (tra cui una sola donna, Cristina Boncompagni con "Laboratorio per la democrazia") alla guida del Comune.
Attacco
al terminal petrolifero uccisi 2 israeliani sul confine di gaza - alberto
stabile ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: essere riusciti a perforare la barriera di sicurezza che separa Gaza da Israele, avevano attaccato un avamposto di Tsahal, prendendo in ostaggio il caporale Gilad Shalit. Da allora Shalit è nelle mani dei miliziani palestinesi. Il negoziato per arrivare ad uno scambio con un certo numero di prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane non ha sortito alcun risultato.
"uribe
e farc, trattate per ingrid la sua liberazione salverà tutti" - anais
ginori parigi ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: "Israele è costretto a negoziare con i palestinesi, nonostante gli attentati. Uribe deve capire che è il momento in cui la guerra deve cedere il passo a un gesto umanitario. Il mondo lo sta guardando". Ma le Farc hanno appena congelato l'idea dei negoziati.
Sono
pronto a succedere al presidente Abu Mazen Marwan Barghouti in un'intervista
all'Unità: Israele onori i suoi 60 anni firmando la pace con i palestinesi
( da "Unita,
L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Parla da un carcere di massima sicurezza israeliano, Marwan Barghouti, 49 anni,l'uomo simbolo della seconda Intifada, e attraverso i suoi avvocati, lancia un messaggio indirizzato a Israele: "La maggioranza del popolo palestinese - afferma Barghouti - è pronto ad una storica riconciliazione fondata sul rispetto della legalità internazionale e sul principio di due popoli,
Giornata
di sangue in Medio Oriente Commando uccide 2 civili israeliani. Morti 7
palestinesi, due adolescenti ( da "Unita, L'"
del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Roma IL SANGUE torna a scorrere nel sud di Israele e a Gaza. Nel primo pomeriggio, un commando palestinese riesce a infiltrarsi in territorio israeliano e ad entrare in azione in un deposito di benzina vicino al kibbutz di Nahal Oz, a ridosso del confine fra Gaza e Israele. "I terroristi sono entrati e hanno aperto il fuoco contro i civili che si trovavano all'interno"
Cosa
brucia sotto il Libano ( da "Unita, L'"
del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: guerra Hezbollah-Israele. Se poi questo spaventoso conflitto avrà veramente luogo dipende dal comportamento del presidente Bush. Se l'America - o Israele - bombarderà l'Iran, è molto probabile una immediata reazione dai bunker sotterranei che Hezbollah sta costruendo nei campi e ai lati delle strade a est e a sud di Jezzine.
Ahmad
Jamal e il suo trio <Con il piano nel cuore vi racconto le mie storie>
( da "Giornale.it,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Allora gli furono compagni il giovanissimo contrabbassista Israel Crosby e Vernell Fournier alla batteria: questa rimase la sua formazione preferita. Seppe dare alle fonti sonore una parità inedita e quasi conflittuale che molti ancora non riescono a conseguire e che servì da modello, per esempio, a Bill Evans.
All'interno
( da "Manifesto,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
All'interno
Al voto A PAGINA 3 Boselli chiama Bertinotti: "Un patto per la
laicità" Contratti A PAGINA 7 Montezemolo minaccia: "Intesa o accordi
separati" Israele/Palestina A PAGINA
Siria,
il giallo del cognato di Assad arrestato. <Tentato golpe>
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: I sospetti si appuntano subito su Israele, ma si guarda in tutte le direzioni. L'inchiesta è affidata prima a Shawkat, e successivamente al generale Hafez Makhlouf, un cugino del presidente e membro di un clan influente. Una decisione che alimenta altre teorie sostenute soprattutto dagli avversari del regime.
Blitz
palestinese al confine di Gaza ( da "Corriere della Sera"
del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: un soldato israeliano e un miliziano di Hamas erano morti in un altro scontro sul confine, a sud della Striscia. "Consideriamo Hamas responsabile dell'attacco al valico ", commentano dal governo israeliano. "Colpire i depositi - dice il portavoce Mark Regev - dimostra che i terroristi non si preoccupano per le condizioni di vita degli abitanti di Gaza"
Vivere
in mezzo al nemico , l'ultima eresia di Tali Fahima
( da "Manifesto,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: visita shock alla famiglia di un attentatore era diventata uno dei personaggi più odiati del Paese Michelangelo Cocco Inviato ad Ar'ara (Israele) Il materasso appoggiato sul pavimento, un paio di tavolini e qualche libro, il computer portatile a tenerle compagnia nelle notti insonni: la nuova vita di Tali Fahima inizia da un bilocale ancora da arredare nel villaggio arabo di Ar'ara.
Gaza,
assalto alla frontiera ( da "Manifesto, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: linea verde" tra Gaza e Israele e il governo Olmert ha puntato l'indice contro Hamas che controlla la Striscia. "Hamas può bloccare ogni attività terroristica lanciata da Gaza - ha detto il ministro degli esteri Tzipi Livni -. Israele non si pone il problema di quale organizzazione abbia condotto l'attacco, Hamas è responsabile".
<Un
baluardo contro revisionismi e razzismi>
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: fautori della pace tra Israele e Palestina e si sostiene nei fatti una guerra all'ultimo sangue". Direttore del centro sarà lo storico torinese Fabio Levi, mentre vicepresidente è Ernesto Ferrero, direttore della Fiera del libro, e del consiglio di amministrazione fanno parte Fiorenzo Alfieri, Dario Disegni, Valter Giuliano e il presidente della Comunità ebraica di Torino Tullio Levi.
San
Lorenzo, stampe e flash è la movida dei fotomaniaci
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: la sofferenza di una popolazione schiacciata dal conflitto con Israele. A poca distanza, alla galleria della Scuola romana di fotografia di San Lorenzo (via degli Ausoni 76), l'artista tedesca Angelina Chavez presenta al pubblico il suo Family portrait, viaggio tra abitudini e affetti delle mura domestiche (fino al 5/5, ingresso libero lun-ven.
ROMA
- Nemico giurato del presidente George Bush ma anche sostenitore del sindacato
polacco Solidarn ( da "Messaggero, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele. Nonostante lui sia di origine ebraica. Compirà 78 anni in agosto, è nato a Budapest, è il presidente del Soros Fund Management e dell'Open Society Institute. Aveva 13 anni quando la Germania nazista conquistò l'Ungheria, sopravvisse alla battaglia di Budapest e cominciò a fare le prime operazioni commerciali sulla valuta durante la "
Trame
dei film ( da "Corriere della Sera"
del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Mastandrea PER UNO SOLO DEI MIEI DUE OCCHI Il documentario analizza la crisi tra Israele e Palestina, attraverso gli occhi dei Palestinesi. Una realtà politica estenuante che vede ogni giorno un intero popolo lottare per riappropriarsi di un'esistenza dignitosa. Politecnico Fandango. THE EYE Sydney, giovane violinista, si sottopone ad un intervento chirurgico per recuperare la vista,
Nostro
servizio ROMA Un'altra giornata di sangue a Gaza con morti e fer
( da "Messaggero,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: rifornimenti di combustibile israeliano verso Gaza. Le forze israeliane sono state colte di sorpresa. Il preludio è stato rappresentato da un nutrito lancio di razzi Qassam e colpi di mortaio verso il Neghev, in particolare verso il kibbutz di Nahal-Oz. Durante la ritirata del commando, un veicolo su cui viaggiavano tre degli attaccanti è stato centrato da un razzo nella zona di Zeitun (
Attacco
al kibbutz e raid a Gaza In Medio Oriente altri 5 morti
( da "Liberazione"
del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: rimasti feriti in un raid aereo israeliano contro una casa. Sempre a Gaza, altri tre palestinesi sono rimasti feriti, di cui uno gravemente, da un missile israeliano che ha colpito un auto con a bordo miliziani della Jihad islamica. Mentre poche ore prima, un soldato israeliano era rimasto ucciso e altri due feriti in scontri con i miliziani di Hamas nel sud della Striscia di Gaza.
Giordano
oggi Taranto , ore 11, salone di rappresentanza della Provincia, via Anfiteatro
4, conferenza stampa Taranto , ore 13
( da "Liberazione"
del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
"Medioriente,
Mediterraneo, Palestina" alle 21 alla sala "Tavio Cosio" in
piazza Mazzini a Villafalletto (Cn) con Ali Rashid, candidato al Senato. Gazebo
dalle 10 alle
Afghanistan,
basi, armamenti e Nato Le bugie del Pd, l'impegno della Sinistra
( da "Liberazione"
del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: equidistanza tra Palestina e Israele e l'interposizione tra questa e il Libano; l'aumento delle risorse per la cooperazione; la moratoria sulla pena di morte) si sono contravvenuti punti qualificanti del programma elettorale dell'Unione con l'aumento della spesa per gli armamenti del 23% in due soli anni, l'indegno raddoppio della base di Vicenza,
Noa:
<Le canzoni aiutano la pace io che vivo in Israele lo so bene>
( da "Giornale.it,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Le canzoni aiutano la pace io che vivo in Israele lo so bene" di Antonio Lodetti da Milano "La pace è un'utopia? Non credo, ma bisogna lottare contro gli egoismi, contro l'avidità. Io, israeliana, nel mio piccolo cerco il dialogo coi palestinesi, ad esempio canto spesso con i Radiodervish, guidati da Nabil, cantante palestinese che ora vive a Bari".
Immigrati,
23 morti a marzo ( da "Voce d'Italia, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: lungo il confine con Israele. Intanto, sulle rotte dell'esodo somalo, nelle acque del Golfo di Aden, davanti allo Yemen, a marzo sarebbero morti almeno 128 profughi, in fuga dalla guerra civile. IDal rapporto emerge anche che il Parlamento federale della Svizzera ha adottato l'utilizzo del taser, una pistola capace di scariche elettriche di 50.
Gaza
nel caos: 8 i morti Riesplode la violenza
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele replica con i raid Gaza nel caos: 8 i morti Riesplode la violenza I miliziani attaccano, Israele replica con i raid --> GAZA L'operazione Fine dell'Arroganza è iniziata ieri, annunciano con orgoglio le milizie palestinesi di Gaza. Un dirigente di Hamas, Khalil al-Haya, aveva anticipato che i palestinesi della Striscia avrebbero cercato di scrollarsi di dosso con la forza
Voci
dal mondo arabo e nuove tecnologie
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: È il titolo della rassegna promossa a Cagliari dal circolo dei lettori Miele Amaro e dall'associazione Amicizia Sardegna-Palestina che si inaugura oggi alle 19 al Manamanà di piazza Savoia. La manifestazione, che proporrà in città alcuni tra i maggiori autori in lingua araba, si apre con l'omaggio a Ghassan Kanafani, a cura di Wasim Damash dell'Università di Cagliari.
ALDOPARLANTE
( da "Avanti!"
del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: In lizza, tre liste, ognuna con 16 candidati: "Per Israele" (che nelle precedenti elezioni aveva ottenuto 15 seggi su 28), guidata dall'attuale vice presidente Riccardo Pacifici; "Per i giovani assieme", guidata da Victor Magiar, Roberto Coen e Claudio Fellus; e una terza lista guidata da Raffaele Pace.
( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Bilancio: 5 civili
morti Attacco palestinese ritorsione israeliana Nuova giornata di sangue a
Gaza. Due civili israeliani sono stati uccisi e altri due
feriti in un attacco condotto da quattro miliziani delle Brigate Al Quds vicino
al valico di Karni. Subito è partita la ritorsione. Un raid aereo israeliano ha
colpito il quartiere di Al Zeitun a Gaza City: tre civili palestinesi sono
stati uccisi e altri tre feriti. Tra le vittime, un ragazzo di 15 anni.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VI - Firenze
Folla di candidati, il Pd corre da solo "anche al secondo turno" e in
pista scende un decano della Sinistra, Caprili Sono finiti dentro a un libro,
che abbina politica e cucina. La campagna elettorale del Pd a Viareggio passa
anche attraverso il libro di Cristiana Gemignani "La ricetta per
Viareggio" dove tutti i candidati del Pd descrivono il piatto preferito
che la mamma cucina per loro, con foto della mamma abbinata. C'è anche l'aspirante sindaco veltroniano Andrea Palestini che,
oltre a spiegare come si prepara il risotto alla Trabaccolara, deve affrontare
una sfida non facile. Con lui sono nove i candidati (tra cui una sola donna,
Cristina Boncompagni con "Laboratorio per la democrazia") alla guida
del Comune. C'è Alberto Benincasa con le liste civiche "Vivere
Viareggio" e "Per Torre del Lago". Jacopo Bonuccelli, che corre
per "Viareggio giovane". Un decano della politica, il vice presidente
del Senato Milziade Caprili, 60 anni a ottobre, che guida la Sinistra
arcobaleno. Il centrodestra candida l'urologo Luca Lunardini appoggiato da Pdl,
Lega, Udc, "Stella e corona", "Pensionati democratici",
Mcl. A sinistra di Caprili, Domenico Marsili per il Partito comunista dei
lavoratori e Raffaello Michele Petri con la "Lista comunista per il blocco
popolare". (s.p.).
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Attacco al terminal
petrolifero uccisi 2 israeliani sul confine di Gaza Il commando palestinese
voleva rapire dei soldati Nove i morti nella giornata più violenta degli ultimi
mesi ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente gerusalemme - Hanno attaccato il
terminal di Nahal Oz, il rubinetto del carburante destinato alla Striscia di
Gaza, ma l'obbiettivo principale della guerriglia palestinese pare fosse la
cattura di ostaggi. L'operazione è fallita, tuttavia il bilancio è pesante: due
civili israeliani uccisi e due feriti, il che, inevitabilmente, ha scatenato la
dura rappresaglia dell'esercito, con bombardamenti aerei e d'artiglieria che
finora hanno provocato la morte di cinque persone, fra cui due miliziani e due
civili (uno era un bambino). A fine giornata le stesse fonti palestinesi
porteranno a 7 il bilancio delle vittime palestinesi. I vertici di Hamas,
padroni incontrastati della Striscia, avevano appena martedì lanciato un
ultimatum: se l'embargo non sarà allentato, se i confini non saranno riaperti, Gaza
esploderà. La minaccia dei dirigenti islamici induceva a pensare che una nuova
operazione contro i confini, come quella che aveva travolto la frontiera con
l'Egitto, con la conseguente invasione del territorio egiziano da parte di
centinaia di migliaia di cittadini di Gaza privi di tutto, fosse in
preparazione. Il Cairo aveva risposto che non sarebbero state permesse altre
infiltrazioni. Ma invece che a Sud le milizie hanno deciso di colpire nel
settore centrale del Confine e nel primo pomeriggio di ieri, almeno cinque
terroristi, fra i quali non figurano uomini di Hamas, ma dei Comitati di
Resistenza Popolare, della Jihad e delle Brigate dei Mujahydin, organizzazione
quest'ultima affiliata ad al Fatah, hanno preso d'assalto il deposito di
carburante. Ne è seguito uno scontro a fuoco ravvicinato con una pattuglia
corazzata israeliana, mentre la zona veniva bombardata dai mortai, quelli sì,
del braccio armato di Hamas. Sono stati gli stessi uomini dei Comitati a
chiarire che lo scopo dell'attacco, nel loro linguaggio definito
"Operazione Fine dell'arroganza (israeliana)" era di "rapire
soldati israeliani e rompere l'assedio di Gaza". In sostanza, i gruppi
armati volevano ripetere lo scenario del 10 giugno del 2006 quando, dopo essere riusciti a perforare la barriera di sicurezza che separa
Gaza da Israele, avevano attaccato un avamposto di Tsahal, prendendo in ostaggio
il caporale Gilad Shalit. Da allora Shalit è nelle mani dei miliziani
palestinesi. Il negoziato per arrivare ad uno scambio con un certo numero di
prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane non ha sortito alcun
risultato. Ma stavolta, se è vero che erano queste le loro intenzioni,
il piano è fallito. In compenso, i gruppi armati hanno preannunciato altre
operazioni analoghe. Ancorché colto di sorpresa, l'apparato militare israeliano
ha risposto con forza. Gli elicotteri Apache si sono alzati in volo per dare la
caccia agli assalitori. Una macchina è stata colpita, i due occupanti sono
stati feriti. Il portavoce dell'esercito ha detto che l'auto era in attesa
degli uomini che aveva assaltato il terminal commerciale. L'artiglieria ha
sparato contro obiettivi a Zaitun e Shugiahyeh, alle porte di Gaza città,
uccidendo i palestinesi. Inoltre in mattinata, durante un'operazione "di
routine", un militare israeliano era stato ucciso e due era stati
leggermente feriti. Appena cinque settimane dopo la fine dell'Operazione
"Inverno caldo", in cui morirono 120 palestinesi, tra cui molte
vittime inermi, quello che i militari israeliani definiscono ormai il
"fronte sud", contrapposto al non meno pericoloso "fronte
nord", quello con il Libano e gli Hezbollah, torna, dunque, ad
infiammarsi. E se da un lato s'accresce la minaccia per le città e i villaggi
israeliani del Neghev settentrionale, sottoposti ad un diuturno fuoco di Qassam
e di mortai, dall'altro è destinata ad aggravarsi la situazione della
popolazione civile di Gaza, già ridotta allo stremo dall'embargo, dalla
mancanza di beni essenziali e dalla chiusura totale dei confini. Ieri, prima di
lanciare il loro attacco, i miliziani hanno aspettato che l'ultima autobotte di
carburante facente parte della fornitura quotidiana finanziata dall'Unione
Europea e destinata alla centrale elettrica di Gaza, lasciasse il terminal. Non
si conosce esattamente l'entità dei danni inflitti ai depositi. I responsabili
palestinesi della centrale dicono d'avere carburante sufficiente appena per un
paio di giorni. Il portavoce del ministero degli Esteri, Arye Mekel, ha fatto
sapere che Israele continuerà a fornire il
combustibile necessario ad evitare una crisi umanitaria, aggiungendo, tuttavia,
che "le difficoltà sono evidenti". Insomma, è molto difficile che il
flusso riprenda come se nulla fosse successo.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'intervista Fabrice
Delloye, l'ex marito e padre dei due figli si appella al presidente colombiano
"Uribe e Farc, trattate per Ingrid la sua liberazione salverà tutti"
La regione del Guaviare è ormai diventata l'epicentro della politica di Bogotà
ANAIS GINORI PARIGI dal nostro inviato "Il rifiuto delle Farc è un colpo
durissimo per noi. Sappiamo che Ingrid sta molto male e che resta poco tempo se
vogliamo salvarla". Fabrice Delloye, ex marito della Bétancourt e padre
dei suoi due figli, Mélanie e Lorenzo, guida la mobilitazione internazionale.
"Il pressing deve continuare" rilancia da Parigi. La famiglia
dell'ostaggio in mano alla guerriglia colombiana da oltre 6 anni invita tutti,
anche in Italia, a stendere un lenzuolo bianco alle finestre: "Farc,
Uribe: negoziate!". Crede che Ingrid possa sentire le tante manifestazioni
di solidarietà internazionale organizzate per lei? "Tutto quello che
facciamo può aiutarla, direttamente o indirettamente. Lei ha dimostrato forza e
coraggio, ma adesso è davvero stremata". Quali sono le sue condizioni di
salute? Secondo il ministro Kouchner forse sta meno male di quanto non si
creda... "C'è stato un equivoco. Kouchner si riferiva alle dichiarazioni
di un medico che ha parlato con un ex ostaggio, Luis Eladio Perez, che ha visto
l'ultima volta Bétancourt il 4 febbraio scorso". E ha detto che non è
gravemente malata? "Assolutamente no. Ha soltanto detto che non sembra
avere l'epatite, ma forme gravi di amebe e disturbi epatici, accompagnati dalla
malaria. Sappiamo anche che rifiuta il cibo e le medicine, e che rispetto all'ultima
immagine che abbiamo di lei, in ottobre, è ulteriormente dimagrita". La
missione umanitaria è fallita. Quale può essere la soluzione? "Soltanto
Alvaro Uribe ha la possibilità di far liberare Ingrid. Deve acconsentire alla
demililitarizzazione delle due comunità di Florida e Pradera per 45 giorni, al
fine di negoziare lo scambio di Ingrid e di altri prigionieri". Il
presidente colombiano si considera in guerra con le Farc e non sembra voler
fare concessioni. "Israele è
costretto a negoziare con i palestinesi, nonostante gli attentati. Uribe deve
capire che è il momento in cui la guerra deve cedere il passo a un gesto
umanitario. Il mondo lo sta guardando". Ma le Farc hanno appena congelato
l'idea dei negoziati. "Dovrebbero capire che liberare Ingrid e gli
altri ostaggi per loro sarebbe l'unica possibilità di ottenere una credibilità
internazionale. Se Ingrid muore, saranno politicamente morti anche loro".
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del "Sono pronto a succedere al presidente Abu Mazen"
Marwan Barghouti in un'intervista all'Unità: Israele
onori i suoi 60 anni firmando la pace con i palestinesi di Umberto De
Giovannangeli PARLA DA LEADER del popolo palestinese, l'unico in grado di
ridare speranza e unità ad un popolo oggi privo di speranza e politicamente
diviso. Parla da presidente in pectore, forte di tutti i sondaggi che lo
indicano come il successore più accreditato di Mahmud Abbas (Abu Mazen). Parla da un carcere di massima sicurezza israeliano, Marwan
Barghouti, 49 anni,l'uomo simbolo della seconda Intifada, e attraverso i suoi
avvocati, lancia un messaggio indirizzato a Israele: "La
maggioranza del popolo palestinese - afferma Barghouti - è pronto ad una
storica riconciliazione fondata sul rispetto della legalità internazionale e
sul principio di due popoli, due Stati". Ed un primo passo in
questa direzione, sottolinea il leader palestinese, è il "raggiungimento
di un cessate il fuoco quanto prima possibile". Su un punto, Marwan
Barghouti insiste con forza: "La pace per essere davvero tale, per poter
durare nel tempo, per conquistare la grande maggioranza del popolo palestinese
- afferma - non può essere la ratifica dei rapporti di forza ma deve fondarsi
sul ripristino della legalità internazionale e sul riconoscimento del nostro
diritto a vivere in pace in uno Stato che sia davvero tale e non un bantustan
camuffato". Alla speranza innescata dalla Conferenza di Annapolis si è
sostituito il disincanto, la frustrazione, un senso di vuoto. Qual è oggi lo
stato d'animo prevalente in campo palestinese? "È vero: c'è rabbia,
frustrazione, perché la mia gente si rende conto che al di là delle parole, la
realtà è che Israele non dà seguito concreto alla
dichiarata volontà di dialogo. La realtà è rappresentata dagli oltre 600
check-point che spezzano la Cisgiordania, che causano sofferenza e umiliazione
quotidiane per decine di migliaia di palestinesi; la realtà sono le carceri
israeliane ancora piene di prigionieri palestinesi; la realtà è una colonizzazione
che prosegue". Ciò significa fine della speranza? "No, non è così che
stanno le cose. Il popolo palestinese desidera fortemente vedere realizzato il
proprio sogno di libertà, di indipendenza e pace, e sta attendendo la fine
dell'occupazione israeliana". Bush continua a ritenere possibile il
raggiungimento di un accordo di pace entro il 2008. È una illusione?
"Tutto dipende da Israele, dal coraggio del suo
governo a compiere l'atto che, esso sì, potrebbe portare ad un accordo di pace
globale entro il 2008". E quale sarebbe questo atto? "La fine
dell'occupazione, realizzando così una pace fondata sul principio di due
popoli, due Stati. Ma per raggiungere questo obiettivo occorre che la
costruzione degli insediamenti e la confisca delle terre palestinesi cessino
immediatamente, mentre le istituzioni palestinesi a Gerusalemme devono essere
riaperte. Riconoscere il diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese,
porre fine all'occupazione, liberare gli 11mila palestinesi incarcerati,
sarebbe il modo migliore per Israele di celebrare i
suoi sessant'anni. Sarebbe un investimento su un futuro di pace, perché Israele non avrà mai pace e sicurezza con
l'occupazione". Lei ha parlato della sofferenza quotidiana della
popolazione palestinese e della necessità da parte di Israele
di dare segnali concreti di apertura. Quali dovrebbero essere questi segnali?
"La rimozione dei posti di blocco, la fine degli arresti e delle uccisioni
mirate, così come la fine dell'assedio a Gaza e la riapertura dei valichi di
confine. Non è con le punizioni collettive inflitte a un milione e mezzo di
palestinesi nella Striscia di Gaza che Israele
rafforzerà la sua sicurezza. La fine del blocco di Gaza è un passaggio
ineludibile per raggiungere un cessate il fuoco quanto prima possibile".
In precedenza, lei ha fatto riferimento a Gerusalemme. Qual è per Marwan
Barghouti il futuro della Città Santa? "È quello di una città aperta,
capitale condivisa di due Stati, patrimonio dell'umanità. Una cosa è certa:
nessun leader palestinese, neanche il più disponibile al compromesso, potrà mai
sottoscrivere un accordo di pace che non contempli Gerusalemme Est capitale
dello Stato indipendente di Palestina". Uno dei
nodi cruciali del negoziato riguarda il diritto al ritorno. "È un diritto,
appunto. Sancito da una risoluzione delle Nazioni Unite. Si può discuterne le
modalità di attuazione ma non la sua fondatezza. Il popolo dei Territori non è
altra cosa da quanti sono stati costretti a forza ad abbandonare nel 1948 le
proprie case, i propri villaggi. Non ci faremo dividere". Lei parla di
pace e di unità, ma intanto in campo palestinese a dominare è la divisione. A
Gaza governa Hamas. A quali condizioni è possibile riprendere il dialogo
interno? "La condizione è una sola: Hamas deve riconoscere che la prova di
forza condotta a Gaza ha fortemente pregiudicato la causa palestinese,
determinando una spaccatura senza precedenti nel movimento palestinese. Il
dialogo è possibile se Hamas riconosce l'autorità dell'Anp e permetta così di
tenere entro il 2008 libere elezioni per il rinnovo del Consiglio nazionale
palestinese (il parlamento dei Territori, ndr.). In altri termini, Hamas deve
rientrare nella legalità e non agire come un contropotere armato che vuol farsi
Stato". Qual è lo Stato palestinese per cui si batte Barghouti? "È
uno Stato plurale, dove sia garantita a tutti la libertà di espressione. Uno
Stato realmente indipendente con il controllo totale del territorio e dei
confini. Uno Stato che cooperi con i suoi vicini per cambiare in meglio il volto
del Medio Oriente". Tra i vicini con cui cooperare c'è anche Israele? "La nostra lotta è per la costruzione di uno
Stato, quello palestinese, e non per la distruzione di un altro Stato, Israele". La forza di Hamas è anche nella crisi di Al
Fatah, il movimento di cui lei, assieme ad Abu Mazen, è il leader più
rappresentativo. "Fatah ha bisogno di un rinnovamento profondo, solo così
potrà riconquistare il consenso perduto. È necessario eleggere nuovi organismi
dirigenti, votare per nuovi candidati, e includere donne, giovani, accademici:
abbiamo bisogno di una nuova leadership, con le mani pulite. Sono convinto che
la generazione che è cresciuta sotto l'occupazione israeliana, che ha dato vita
alla prima e alla seconda intifada, che è in grado di capire la complessità del
conflitto israelo-palestinese, deve essere alla guida". Il presidente Abu
Mazen appare intenzionato a non riproporre la sua candidatura alla presidenza
dell'Anp. Molti vedono in lei il suo successore. "Ho dedicato la mia vita
alla causa palestinese, e per questo sono oggi in un carcere israeliano. Non mi
sono mai sottratto alle mie responsabilità e non lo farò in futuro". Anche
da presidente? "Anche da presidente" ha collaborato Osama Hamdan.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Giornata di sangue in Medio Oriente Commando uccide 2 civili
israeliani. Morti 7 palestinesi, due adolescenti / Roma IL
SANGUE torna a scorrere nel sud di Israele e a Gaza.
Nel primo pomeriggio, un commando palestinese riesce a infiltrarsi in territorio
israeliano e ad entrare in azione in un deposito di benzina vicino al kibbutz
di Nahal Oz, a ridosso del confine fra Gaza e Israele. "I
terroristi sono entrati e hanno aperto il fuoco contro i civili che si
trovavano all'interno", spiega un portavoce dell'esercito
israeliano. Lo scontro a fuoco è violentissimo. Sul terreno restano i corpi
senza vita di due civili israeliani e di due membri del commando colpiti dal
fuoco dei soldati israeliani. Altri due civili israeliani sono feriti
gravemente. A rivendicare l'attacco sono le Brigate Al Quds, braccio armato
della Jihad islamica palestinese, e i Comitati di resistenza popolare (Crp).
Abu Mujahid, dei Crp rivendica "Operazione rottura dell'assedio" e
afferma alla tv satellitare araba al Jazira che "nell'operazione contro la
base militare del nemico i nostri fratelli sono riusciti a uccidere almeno tre
soldati sionisti". "Volevamo rapire dei soldati israeliani",
prosegue, "da aggiungere a (Gilad) Shalit che deteniamo da tempo. Lo
abbiamo fatto per rispondere ai crimini commessi dai sionisti". La
reazione israeliana non si fa attendere: tre palestinesi sono stati uccisi e
altri cinque feriti in un raid di Tsahal nei pressi di Sajaiyeh, nella
Striscia. Colpi di artiglieria centrano una casa: tra le vittime due adolescenti
della stessa famiglia, i Gharabli. Un altro miliziano palestinese è colpito a
morte dal fuoco israeliano in prossimità del valico di Karni fra Gaza ed Israele. In serata il bilancio di una giornata di sangue è
di nove morti, due civili israeliani e sette palestinesi. "Ci sono feriti
molto gravi colpiti alla testa tra cui una ragazzina di 17 anni - racconta un
medico dell'ospedale centrale di Gaza City -. A causa dell'embargo non abbiamo
benzina per far girare le ambulanze e medicine per soccorrere i feriti". A
Gerusalemme, il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Mark Regev,
mette sotto accusa Hamas, il movimento integralista palestinese che dal giugno
dello scorso anno controlla la Striscia di Gaza: "Consideriamo Hamas corresponsabile
di questa azione terroristica", dichiara Regev aggiungendo che la
leadership del movimento islamica "dovrà rendere conto della sua azione
criminale". Nella notte la tensione resta altissima a Gaza e nel sud di Israele. Ai confini con la Striscia, Israele
ammassa truppe e mezzi corazzati, diversi dei quali entrano nel nord della
Striscia. Da Gaza, i duri dell'intifada rilanciano la loro sfida: "Siamo
pronti ad altre operazioni come quella condotta a Nahal Oz", minaccia un
capo militare della Jihad islamica. u.d.g.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione
del Cosa brucia sotto il Libano Robert Fisk Segue dalla Prima Q uando un
libanese viene ucciso nel corso prove di tiro nella Repubblica Islamica
dell'Iran, la sua morte suscita tanto interrogativi quanto lacrime. È quasi un
segreto di Pulcinella il fatto che a sud del fiume Litani migliaia di giovani
hanno abbandonato i loro villaggi per seguire corsi di addestramento militare
in Iran. Ogni mese fino a 300 uomini vengono condotti a Beirut per poi andare
in Iran e questa operazione va avanti dal mese di novembre del 2006. Finora
circa 4.500 membri di Hezbollah hanno preso parte a campi di addestramento
della durata di tre mesi imparando a lanciare razzi allo scopo di dare vita ad
un gruppo di guerriglieri addestrati dagli iraniani in vista della "prossima"
guerra Hezbollah-Israele. Se poi
questo spaventoso conflitto avrà veramente luogo dipende dal comportamento del
presidente Bush. Se l'America - o Israele -
bombarderà l'Iran, è molto probabile una immediata reazione dai bunker
sotterranei che Hezbollah sta costruendo nei campi e ai lati delle strade a est
e a sud di Jezzine. Da mesi Sayed Hassan Nasrallah, il capo di
Hezbollah, avverte Israele che la sua organizzazione
ha nel suo arsenale una nuova arma "a sorpresa" e in Libano sono
quasi tutti convinti che si tratti di un missile terra-aria di concezione e
fabbricazione iraniana che potrebbe mettere in discussione la supremazia aerea
di Israele sul Libano. Da oltre 30 anni i
cacciabombardieri israeliani hanno il dominio dei cieli e finora hanno perso
solo due aerei - uno a causa di un rudimentale missile palestinese Sam-7 e
l'altro colpito dalla contraerea siriana - durante e dopo l'invasione del 1982.
Dopo la guerra del 1980-88 con l'Iraq, l'Iran sviluppò una nuova generazione di
armamenti uno dei quali - una versione aggiornata di un missile cinese
mare-mare - quasi affondò una corvetta israeliana nell'ultima guerra Hezbollah-Israele nel 2006. Hezbollah è in grado di abbattere gli
aerei israeliani in caso di conflitto? È una cosa di cui molto si parla in seno
alla forza di interdizione dell'Onu, forte di 13.000 uomini, dislocata nel sud
del Libano - sostanzialmente un contingente Nato con soldati francesi, spagnoli
e italiani oltre che cinesi, indiani e di diverse altre nazioni - che si trova
stretta tra i due nemici. Nella zona delle operazioni non ci sono combattenti
armati di Hezbollah - Nasrallah rispetta la risoluzione dell'Onu che nel
( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 86 del 2008-04-10
pagina 12 Ahmad Jamal e il suo trio "Con il piano nel cuore vi racconto le
mie storie" di Franco Fayenz Il jazzista di Pittsburgh al Blue Note fino a
sabato. Sul palco anche contrabbasso e batteria È raro il privilegio di poter
scegliere fra otto concerti consecutivi del pianista Ahmad Jamal con gli
inseparabili James Cammack contrabbasso, Idris Muhammad batteria e Manolo
Badrena percussioni. Questa fortuna tocca ai cultori milanesi della
"Grande musica nera" fino a sabato: Jamal darà due concerti ogni sera
al Blue Note, alle 21 e alle 23, proprio mentre arriva nei negozi il suo ultimo
cd It's Magic per Dreyfus, con gli stessi collaboratori. Oltretutto, è risaputo
che il repertorio del solista di Pittsburgh è sconfinato e quindi difficilmente
ripete lo stesso programma. Quando è di scena Jamal, cade ogni distinzione fra
gli appassionati del jazz tradizionale, classico, moderno e contemporaneo.
Tutti sanno che i pianisti della musica africana-americana paragonabili con lui
sono nomi mitici come Bill Evans, Earl Hines, Oscar Peterson e Art Tatum. Ma di
un confronto con Tatum, Jamal non vuole sentir parlare. "La grande ombra
di Tatum - confessa - è il motivo per cui non incido dischi di solo pianoforte
come spesso mi viene richiesto. Temo la comparazione con lui, sebbene sia
scomparso da mezzo secolo. Nessuno ha mai più suonato come lui nel jazz.
Perfino nella musica classica lo ascoltavano e lo studiavano interpreti quali
Arturo Benedetti Michelangeli e Vladimir Horowitz". Eppure, è facile
osservare che la tecnica di Jamal non è inferiore a quella di Tatum. "Ma
io - ribatte - ogni volta che faccio un concerto non mi preoccupo della
tecnica, bensì di raccontare una mia storia. Ne ho tante, a poco meno di 78
anni. Vivo con la musica dalla nascita. Mi sono seduto al pianoforte a tre anni
e non l'ho più lasciato. I miei genitori hanno capito questa disposizione e mi
hanno fatto studiare. Per risparmiare, la mia mamma andava a piedi anziché in
autobus.". Il trio jazz di pianoforte, contrabbasso e percussioni lo ha
inventato Jamal a metà degli anni Cinquanta. Allora gli
furono compagni il giovanissimo contrabbassista Israel Crosby e Vernell
Fournier alla batteria: questa rimase la sua formazione preferita. Seppe dare
alle fonti sonore una parità inedita e quasi conflittuale che molti ancora non
riescono a conseguire e che servì da modello, per esempio, a Bill Evans.
Ahmad Jamal Fino a sabato Blue Note, via Borsieri Informazioni: 899.700.022 ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
All'interno
Al voto A PAGINA 3 Boselli chiama Bertinotti: "Un patto per la
laicità" Contratti A PAGINA 7 Montezemolo minaccia: "Intesa o accordi
separati" Israele/Palestina A PAGINA
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
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Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-10 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Intrigo politico Assef Shawkat, capo dell'intelligence, accusato di
aver organizzato un colpo di Stato con l'aiuto degli Stati Uniti Siria, il
giallo del cognato di Assad arrestato. "Tentato golpe" Il presidente
sarebbe stato informato da Mughniyeh, il leader dell'Hezbollah poi ucciso a
Damasco WASHINGTON - A Damasco è l'ora degli intrighi. Assef Shawkat, capo
dell'intelligence militare e cognato del presidente Bashar Assad, sarebbe stato
posto agli arresti domiciliari. Una mossa clamorosa - rivelata da fonti del
dissenso - legata a un presunto tentativo di golpe. La misteriosa vicenda,
circondata da voci incontrollabili, inizia alla fine di febbraio. In quei
giorni Imad Mughniyeh, capo dell'apparato clandestino dell'Hezbollah libanese,
ha un incontro riservato con Bashar e gli rivela che suo cognato Shawkat vuole
organizzare un colpo di Stato con l'appoggio americano. Una strana alleanza,
visto che l'alto dirigente è finito nella lista nera degli Usa per il suo ruolo
nelle trame mediorientali. Assad convoca la sorella Bushra e chiede
spiegazioni, vuole vederci chiaro. L'atmosfera è tesa. Il 12 febbraio nuovo
mistero: Mughniyeh viene ucciso dall'esplosione della sua vettura a Damasco. La
sua presenza nella capitale era nota a poche persone e dunque l'Hezbollah pensa
al tradimento. I sospetti si appuntano subito su Israele, ma si guarda in tutte le direzioni. L'inchiesta è affidata
prima a Shawkat, e successivamente al generale Hafez Makhlouf, un cugino del
presidente e membro di un clan influente. Una decisione che alimenta altre
teorie sostenute soprattutto dagli avversari del regime. La prima è che
Shawkat abbia avuto davvero un ruolo nell'eliminazione di Mughniyeh proteggendo
i killer o armandoli lui stesso. Persino la moglie del dirigente Hezbollah non
esclude un coinvolgimento siriano accusando Damasco di aver fatto muro nelle
indagini. I militanti libanesi si agitano, conducono una loro inchiesta con
l'appoggio di Teheran e usano metodi brutali per far parlare dei
"testimoni ". L'ipotesi del tradimento trova qualche riscontro e
soprattutto rende tutti diffidenti. Ieri nella spy story si apre un nuovo
capitolo con un'altra pista per l'uccisione di Mughniyeh. I siriani - si racconta
- hanno le prove che l'attentato è stato preparato a Damasco da un team
dell'intelligence saudita. Una donna, da tempo residente nella capitale,
avrebbe fornito le vetture al commando composto da siriani, palestinesi e
giordani. Riad si sarebbe così vendicata di un attentato compiuto
dall'Hezbollah nel 1996 e avrebbe fatto un favore a Washington. In un
inseguirsi di colpi di scena la polizia siriana avrebbe arrestato un
"funzionario saudita" coinvolto nell'operazione. è interessante rilevare
che buona parte dei dettagli siano stati diffusi dall'agenzia iraniana Fars,
vicina alle posizioni dei radicali a Teheran e ostile nei confronti di Riad. In
questo scenario il cognato di Assad, se non è stato complice, potrebbe aver
chiuso gli occhi su quello che stava avvenendo. Essendo a capo dei servizi
militari non poteva "non sapere". Tanto è vero che all'indomani
dell'eliminazione di Mughniyeh, lo stesso presidente ha chiesto a Shawkat di
preparare un rapporto dettagliato in quanto era evidente che si erano aperte
pericolose falle nella sicurezza. In particolare - secondo nostre fonti -
Damasco aveva accertato la violazione di tre "segreti": 1) la
presenza di centrali d'ascolto in Siria gestite da Hezbollah e iraniani; 2) una
rete di appartamenti offerti da uomini d'affari legati al regime siriani a
militanti mediorientali; 3) campi d'addestramento in territorio siriano
utilizzati da estremisti libanesi e palestinesi. L'ex vice presidente Khaddam,
oggi rifugiato a Parigi e ispiratore di molte ricostruzioni, ha suggerito uno
scenario alternativo. Shawkat viene sacrificato da Assad e offerto alla
comunità internazionale: lo 007 sarebbe presentato come la vera mente
dell'omicidio Hariri, l'ex premier libanese assassinato a Beirut. Un delitto
eccellente su cui sta indagando l'Onu e che ha creato non pochi imbarazzi a
Damasco, in quanti molti suoi alti dirigenti, a cominciare da Shawkat, sono
finiti nelle carte dell'inchiesta. Non sarebbe la prima volta. Il famoso
generale Gazi Kanaan, il custode di mille segreti siriani, si è
"suicidato" prima che potesse parlare. Guido Olimpio.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-10 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE L'azione Hamas lancia l'operazione "Fine dell'arroganza".
Sette morti nella risposta dello Stato ebraico Blitz palestinese al confine di
Gaza Commando attacca depositi di carburante in Israele
e uccide 2 civili L'obiettivo (fallito) era riuscire a sequestrare soldati di
Tsahal, come nella missione in cui fu rapito il caporale Shalit DAL NOSTRO
CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Il raid ha scelto come bersaglio i depositi di
carburante al confine con Gaza. Da qui partono i rifornimenti verso i
distributori di benzina, dove i palestinesi passano le giornate in fila.
Coperti da colpi di mortaio e razzi Qassam, 4 o 5 miliziani hanno tagliato la
rete di separazione e si sono infiltrati. Hanno ucciso due israeliani, civili
che lavoravano al valico, e hanno cercato di tornare indietro, di fuggire verso
la Striscia, inseguiti dai soldati di Tsahal. Due degli assalitori sono morti
negli scontri. Hamas aveva promesso di provare a "rompere l'assedio",
con un'operazione chiamata "Fine dell'arroganza". Il movimento
fondamentalista non ha rivendicato l'attacco, un portavoce ha elogiato la
missione "eroica e coraggiosa". Che è stata organizzata dalla Jihad
islamica, dai Comitati di resistenza popolare e da un gruppo vicino alle
Brigate Al Aqsa, legate al Fatah. "Un blitz unico e molto
complicato", si sono esaltati i leader delle fazioni. L'obiettivo era
riuscire a sequestrare soldati israeliani, una replica del raid in cui è stato
rapito il caporale Gilad Shalit, tenuto prigioniero da quasi 2 anni.
"Sarebbe potuta andare molto peggio", ha commentato una fonte
dell'esercito. I miliziani sono riusciti a incendiare alcuni depositi.
"Sotto i colpi dei mortai, i soldati ci hanno intimato di chiuderci in
casa", racconta Moran Freibach, che vive nel kibbutz Nahal Oz, vicino al
punto di passaggio. Anche dall'altra parte si è scatenata la guerra, quando i
tank israeliani sono entrati nella Striscia per individuare il commando. Un
proiettile di artiglieria ha ucciso tre civili, secondo fonti palestinesi, e un
attivista della Jihad è stato eliminato da un missile sparato da un elicottero.
Poche ore prima, un soldato israeliano e un miliziano di
Hamas erano morti in un altro scontro sul confine, a sud della Striscia.
"Consideriamo Hamas responsabile dell'attacco al valico ", commentano
dal governo israeliano. "Colpire i depositi - dice il portavoce Mark Regev
- dimostra che i terroristi non si preoccupano per le condizioni di vita degli
abitanti di Gaza". Israele ha tagliato
l'approvvigionamento di carburante, in risposta ai lanci di Qassam. L'assalto è
stato compiuto poche ore dopo un rifornimento di combustibile, pagato
dall'Unione Europea, verso la centrale elettrica della Striscia. "Stiamo
valutando i danni. Non saremo in grado di riprendere le forniture - spiega un
diplomatico alla Reuters - prima di domenica". I dirigenti palestinesi
avvertono che se il valico dovesse chiudere per qualche giorno, "la situazione
diventerebbe insostenibile. Ci è rimasto solo il gas per cucinare ". La
gente aspetta fino a una settimana in coda ai distributori per riuscire a
portare via
( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Vivere in mezzo
"al nemico", l'ultima eresia di Tali Fahima La pacifista israeliana
lascia Tel Aviv e si trasferisce nel villaggio palestinese di Ar'ara. Dopo la
sua visita shock alla famiglia di un attentatore era
diventata uno dei personaggi più odiati del Paese Michelangelo Cocco Inviato ad
Ar'ara (Israele) Il materasso appoggiato sul pavimento, un paio di tavolini e
qualche libro, il computer portatile a tenerle compagnia nelle notti insonni:
la nuova vita di Tali Fahima inizia da un bilocale ancora da arredare nel
villaggio arabo di Ar'ara. "A Tel Aviv non potevo più camminare per
strada, subivo continue minacce. Ho fatto in tempo a portare con me il minimo
indispensabile", racconta la pacifista israeliana accendendo la prima di
una lunga serie di sigarette. Dopo aver pagato con 26 mesi di carcere (di cui
oltre un anno in "detenzione amministrativa", senza accuse formali)
la sua amicizia con l'ex capo delle Brigate dei martiri di Al Aqsa, Zakarias
Zubeideh, Fahima ha varcato un'altra linea rossa andando a vivere in mezzo ai
palestinesi nel "Triangolo" a nordest di Tel Aviv, la zona che Israele ha più volte mostrato di voler cedere al futuro
Stato palestinese in cambio dei principali blocchi di colonie nei Territori
occupati. Ad accelerare il trasloco di Fahima, l'evento che le è valso l'odio
da parte della società nella quale la 32enne sefardita (madre di origini
algerine, padre marocchine) fino a pochi anni fa aveva vissuto tranquillamente,
lavorando in uno studio legale e sposando l'ideologia della destra sionista del
Likud che vuole l'espulsione degli arabi dallo Stato ebraico: l'11 marzo scorso
la ragazza ha reso le condoglianze alla famiglia di Ala Abu Dhaim,
l'attentatore palestinese che pochi giorni prima a Gerusalemme aveva ucciso otto
giovani seminaristi nel collegio rabbinico Mercaz Harav. Da quel momento i
gruppi della sinistra che avevano sostenuto la campagna per la sua liberazione
quando, nel dicembre 2005, era stata condannata a tre anni di carcere per
"aver mantenuto contatti con agenti stranieri" le hanno voltato le
spalle e persino i suoi genitori l'hanno abbandonata. Nella sua trasmissione
radiofonica, i cui bersagli preferiti sono i membri arabi della Knesset e i
pacifisti di Peace now, l'ex parlamentare Plato Sharon l'ha accusata di
"essere come Hamas". Sul sito internet Facebook in molti si augurano
che venga cacciata dal Paese. "Ho fatto quello che era giusto secondo i
miei princìpi ebraici - si difende Fahima -. Anzitutto ho voluto spiegare che
il gesto dell'attentatore è secondo me una conseguenza dell'occupazione.
Inoltre ho provato a lanciare l'allarme su possibili rappresaglie contro la sua
famiglia". Cinque giorni dopo la visita di Fahima, centinaia di estremisti
della destra israeliana hanno sfilato per Abu Tur - il quartiere di Gerusalemme
est dove risiedeva l'attentatore - gridando "Vendetta, morte agli
arabi" e lanciando pietre contro le case palestinesi prima che
l'intervento della polizia li disperdesse. "In passato odiavo gli arabi,
pensavo che dovessero essere cacciati da Israele"
ricorda la donna il cui volto, incorniciato da una spessa montatura nera e dai
capelli raccolti dietro la nuca, è diventato un'immagine inquietante per molti
israeliani. Prima di Fahima pochi altri dissidenti sono andati a vivere "in
mezzo al nemico", a quel 20% di cittadini palestinesi che lo Stato chiama
arabo-israeliani e che - denunciano le organizzazioni per i diritti umani -
tratta come cittadini di serie B. Uri Davis, da anni iscritto ad Al-Fatah, da
Saknin ha lanciato una battaglia legale per far ammettere nei kibbutzim e nei
moshavim anche i cittadini arabi d'Israele. Susan
Nathan dalla sua esperienza nella cittadina di Tamra ha tratto il libro
"Shalom fratello arabo". Credono tutti che l'unica soluzione del
conflitto possa essere uno stato unico che accolga ebrei e arabi con gli stessi
diritti. L'ultima arrivata, in ordine di tempo, non ha dubbi: "Lo Stato ha
paura dei suoi dissidenti che andando a vivere tra i palestinesi spezzano la
spirale paura-occupazione creata dal sionismo". La svolta nella vita di
Fahima arriva con la cosiddetta "seconda intifada", quando gli
attentatori suicidi palestinesi facevano stragi tra i negozi alla moda e nei
viali alberati della sua Tel Aviv. "L'occupazione stava sconvolgendo la
mia vita, volevo capire perché". Fahima riesce a ottenere il numero di
cellulare di Zubeideh da un giornalista, inizia una corrispondenza telefonica
quotidiana col guerrigliero e, alla fine, si reca a visitare il campo di Jenin,
dove il super ricercato si nasconde. Come a tutti gli israeliani, i Territori
occupati le sono proibiti, ma lei riesce a entrarci: "I posti di blocco
dell'esercito, la povertà dei palestinesi, i militari che ammazzano i civili:
se non la vedi, questa realtà può risultarti indifferente, lontana, invece è a
20 minuti da qui". È il 2003 e le ferite della distruzione del campo di
Jenin ordinata dall'ex premier Sharon sono ancora aperte. "La molla mi è
scattata quando ho visto il campo profughi - continua a raccontare -: come
possiamo fare cose simili? ho pensato". Con la seconda visita, inizia un
progetto di doposcuola per i bambini del campo. "Due settimane dopo lo
Shabak (il servizio segreto interno, ndr) mi ha posto di fronte a
un'alternativa: collaborare per arrestare Zakarias o finire in prigione".
Lei opta per fargli da "scudo umano", difendendolo dai raid
dell'esercito che vuole catturarlo. Le fanno scontare la prima settimana di
carcere, poi un altro arresto, di tre mesi, un anno d'isolamento e così via.
Tali Fahima è ormai una "traditrice" oppure "l'amante di
Zakarias" o, semplicemente, "una stupida", "come mi gridava
la gente per strada". Arrivata ad Ar'ara alla fine del mese scorso, con
Ali, Naim, Eimad e gli altri membri della hamula (famiglia allargata) dei Buerat
che le hanno affittato il piano terra di una delle loro case sembra conoscersi
da sempre. "È normale, mettono a suo agio chiunque, perché sono
palestinesi" dice dopo aver salutato in ebraico il piccolo Amir. Un ordine
dei servizi di sicurezza costringe Fahima, pena l'arresto, a stare lontana da
quella Jenin che le ha insegnato ad amare i palestinesi. Il suo amico Zakarias,
ex super ricercato, è stato integrato nella nuova polizia palestinese.
( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Un commando
palestinese s'infiltra in Israele dalla Striscia
assediata e uccide due civili. Tel Aviv bombarda: quattro morti, di cui due
bambini. Hamas: abbatteremo il confine. Ma si teme un'invasione di terra delle
Tsahal Michele Giorgio Gerusalemme Un raid in pieno giorno, in una località
presidiata da ingenti forze militari, con due israeliani uccisi, un deposito di
carburante dato alle fiamme ed il commando rientrato alla base dopo aver subìto
solo due perdite. Hanno esultato i rappresentanti dei gruppi armati - Brigate
al Quds (Jihad) e Brigate Salahedin (Comitati di resistenza popolare) -
responsabili dell'incursione di ieri al valico di Karni, vicino il kibbutz di
Nahal Oz, tra Gaza e Israele. Soddisfazione che è
durata ben poco. Le forze armate israeliane hanno immediatamente lanciato una
rappresaglia con mezzi corazzati ed aviazione uccidendo almeno tre palestinesi,
tra cui due bambini che si trovavano in un edificio di Sujaya (Gaza city)
centrato da un aereo o, secondo un'altra versione, colpito da una cannonata.
Per il portavoce militare israeliano invece un aereo ha colpito con un missile
un veicolo che trasportava uomini armati. Un quarto palestinese, militante
delle Brigate Abu Ali Mustafa (Fronte popolare), è stato ucciso un'ora dopo
sempre a Karni. La tensione era altissima ieri lungo tutta la "linea verde" tra Gaza e Israele e il
governo Olmert ha puntato l'indice contro Hamas che controlla la Striscia.
"Hamas può bloccare ogni attività terroristica lanciata da Gaza - ha detto
il ministro degli esteri Tzipi Livni -. Israele non si
pone il problema di quale organizzazione abbia condotto l'attacco, Hamas è
responsabile". Parole che sembrano indicare la volontà di dare
inizio a quell'offensiva massiccia contro Gaza minacciata più volte nelle
settimane passate. Secondo la ricostruzione dell'accaduto, il commando
palestinese si è infiltrato nella zona del terminal dove è situato il deposito del
carburante di Karni, ed era composto da sette uomini che hanno fatto una
breccia nella barriera di confine. Una volta passati sul versante israeliano
del valico, i palestinesi hanno cominciato a sparare uccidendo due israeliani
e, dopo un intenso scontro a fuoco, sono rientrati a Gaza lasciando sul terreno
due loro compagni. Prima dell'attacco, la zona era stata bersagliata da colpi
di mortaio. Case e automobili del vicino kibbutz di Nahal Oz sono rimaste
danneggiate ma non si sono registrati morti né feriti. "Era un inferno di
esplosioni, non avevo mai sentito nulla di simile, l'esercito ci ha chiesto di
non uscire delle nostre abitazioni e ha chiuso tutti gli ingressi del kibbutz
che dista appena
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-04-10 num: - pag: 47
categoria: REDAZIONALE Memoria è nato ieri il Centro Primo Levi. Amos Luzzatto
nominato presidente "Un baluardo contro revisionismi e razzismi"
TORINO - Ci sono voluti ventuno anni (l'anniversario della morte ricorre
domani) ma alla fine Torino è riuscita a onorare degnamente il suo scrittore
forse più famoso, certamente più letto e tradotto nel mondo: Primo Levi. Il
Centro internazionale di studi che porta il suo nome è nato ufficialmente ieri,
per volontà di un primo gruppo di fondatori che raccoglie Comune, Provincia,
Comunità ebraica, Fondazione per il libro, e i figli Lisa e Renzo Levi. Amos
Luzzatto, medico e saggista, a lungo alla guida dell'Unione delle comunità
ebraiche italiane, è stato scelto come presidente, incarico che in veste
onoraria è stato conferito anche a Bianca Guidetti Serra. E proprio Luzzatto,
ieri pomeriggio, ha sottolineato l'importanza simbolica, culturale e politica
di un atto che arriva "proprio mentre i segnali di revisionismo,
negazionismo e razzismo si moltiplicano. Vogliamo che in questo centro arrivino
non solo gli studiosi e i conoscitori appassionati di Primo Levi, ma i giovani
delle università e dei licei che possono far vivere i suoi insegnamenti. Levi
non ha fatto soltanto memorialistica sui lager, al contrario ci ha lasciato
molte e diverse eredità, dalla cultura scientifica alla tradizione
ebraica". Luzzatto ha anche annunciato che sarà presente alla Fiera del
libro con un saggio-intervista sui temi della laicità da poco realizzato con
Francesca Nadari: "Ci tengo a esserci - spiega - proprio per l'assurdità
delle tesi espresse in favore del boicottaggio. Chi le sostiene forse non sa
che in questo modo si danneggiano i fautori della pace tra Israele e Palestina e si sostiene nei fatti una guerra all'ultimo sangue".
Direttore del centro sarà lo storico torinese Fabio Levi, mentre vicepresidente
è Ernesto Ferrero, direttore della Fiera del libro, e del consiglio di amministrazione
fanno parte Fiorenzo Alfieri, Dario Disegni, Valter Giuliano e il presidente
della Comunità ebraica di Torino Tullio Levi. Il Centro vuole
raccogliere nel tempo tutta la documentazione esistente sullo scrittore,
realizzando un censimento completo e la raccolta di studi, tesi di laurea e
testimonianze sull'autore di Se questo è un uomo, in un quadro di
collaborazione internazionale. La sede sarà quella del grande complesso
juvarriano dei Quartieri militari, che già ospita l'Istituto storico della
resistenza e il Museo della deportazione e che nel prossimo futuro accoglierà
anche l'Istituto per la memoria e la cultura del lavoro, dell'impresa e dei
diritti. La Compagnia di San Paolo ha sostenuto l'iniziativa con 250 mila euro.
Vera Schiavazzi.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-10 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE Tendenze Tra vernice e mostre, tutti pazzi per la fotografia San
Lorenzo, stampe e flash è la movida dei fotomaniaci Notte di flash sotto il
cielo di San Lorenzo. Il Festival Fotografia porta nel quartiere universitario
nuovi appuntamenti con gli scatti d'autore. Mostre che dal Pastificio Cerere,
vero centro culturale, arrivano poi nelle gallerie, nei club, nelle librerie
sparsi un po' ovunque lungo il perimetro che va dalle Mura Aureliane al
cimitero monumentale del Verano. E danno origine ad una vivace movida
culturale. Tra stampe esposte, video proiettati e flash che squarciano il buio,
per i foto maniaci è un'impresa visitare "tutto in una notte". Anche
perché ai vernissage organizzati dal Festival Fotografia si aggiungono le
mostre indipendenti. Esposizioni che possono durare anche solo 24-48 ore,
allestite negli spazi più inconsueti: locali notturni (il Lian club ha una vera
e propria galleria), ristoranti e trattorie, librerie ( in primo piano Giufà e
Fuori le Mura) e teatri off come la Locanda Atlantide (via dei Lucani 22) che
ospita la bella mostra di una coppia di artisti di Tehran Sara Alavi e Ehsan
Mehrbakhsh. Il tour serale a caccia di foto tra le stradine di San Lorenzo può
partire dal Pastificio Cerere (via degli Ausoni 7) dove stasera alle 19 sarà
inaugurata la mostra A proposito di normalità di Eligio Paoni (fino al 30
maggio, lun-ven. 15-19). Il giovane fotografo di Terracina racconta la vita in Palestina, la sofferenza di una
popolazione schiacciata dal conflitto con Israele. A poca
distanza, alla galleria della Scuola romana di fotografia di San Lorenzo (via
degli Ausoni 76), l'artista tedesca Angelina Chavez presenta al pubblico il suo
Family portrait, viaggio tra abitudini e affetti delle mura domestiche (fino al
5/5, ingresso libero lun-ven. 17-21). Dedicata alla Complessità
dell'India, lamostra allestita alla Galleria San Lo (via Tiburtina Antica 5)
che confronta due punti di vista: dell'indiano Sriktanth Kolari e dell'italiano
Alessandro Marongiu (fino al 9/5, lun-ven. 16-21, sab. 12- 17). Il tour
fotografico si chiude poco più in là, alla Libreria Fuori le mura (via dei
Reti). Qui domani alle 18.30 si inaugura Esplorazioni, mostra (fino al 3/5,
ingr. libero, merc -sab. 10.30-20, mart. 16-20) di Agostino Cernilli, artista a
metà tra la fotografia e le opere dell'astrattismo. Carlotta De Leo.
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Osc e finanziatore
di movimenti di opposizione in Ucraina, Georgia e Bielorussia. George Soros, l'uomo
che insieme a Tacopina vuole la Roma, è un finanziere che non ha mai disdegnato
di far conoscere le proprie idee, a volte perfino estreme, tanto da aver
collezionato anche critiche feroci dai conservatori statunitensi e dai
sostenitori dello Stato d'Israele. Nonostante lui sia di origine ebraica. Compirà 78 anni in
agosto, è nato a Budapest, è il presidente del Soros Fund Management e
dell'Open Society Institute. Aveva 13 anni quando la Germania nazista conquistò
l'Ungheria, sopravvisse alla battaglia di Budapest e cominciò a fare le prime
operazioni commerciali sulla valuta durante la "super
inflazione" ungherese degli anni 1945-46. Proprio nel '46 riuscì a fuggire
dal suo paese, rimasto sotto l'occupazione sovietica, grazie alla
partecipazione ad un congresso giovanile sull'esperanto (il padre era uno
scrittore) in Occidente. A Londra si laureò in economia e nel 1956 si trasferì
negli States. Ha sempre affermato che il suo intento era quello di guadagnare
abbastanza denaro a Wall Street per potersi mantenere come autore e filosofo.
Il suo patrimonio è stato stimato in 11 miliardi di dollari. Nel mercoledì nero
del 16 settembre 1992, Soros divenne improvvisamente famoso quando vendette
allo scoperto più di dieci miliardi di dollari in sterline, approfittando della
riluttanza da parte della Banca d'Inghilterra sia ad aumentare i propri tassi
d'interesse a livelli di altri paesi del Sistema Monetario europeo, sia a
lasciare il tasso di cambio della moneta fluttuante. Si arrivò alla
svalutazione della sterlina e Soros guadagnò una cifra stimata in 1,1 miliardi
di dollari. Da quel momento fu conosciuto come "l'uomo che distrusse la
Banca d'Inghilterra".
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-10 num: - pag: 23 categoria:
BREVI Trame dei film AMORE, BUGIE & CALCETTO L'ABC DELLA VITA MODERNA Un
gruppo di amici e l'irrinunciabile partita di calcetto del giovedì alle 20.00.
Le loro vite e le loro storie sentimentali riflesse sugli schemi di gioco e sui
singoli ruoli. Da semplice gioco a metafora della vita. UGC Ciné Cité Parco
Leonardo, Adriano Multisala, Ambassade, Andromeda, Atlantic, Barberini,
Broadway, Cineland, Cineplex Gulliver, Cinestar Cassia, Doria, Galaxy, Gregory,
Lux, Reale, Roxyparioli, Savoy, Stardust Village (Eur), Trianon, Tristar
Multiplex, Uci Cinema's Marconi, UGC Ciné Cité Porta di Roma, Vis Pathè, Warner
Village Cinemas. Una scena del film COLPO D'OCCHIO Gloria, giovane storica
d'arte, viene colpita dalle opere di Adrian. Subito nasce un'intesa tra i due.
Anche un critico di fama, Lulli, ex amante di Gloria, è colpito dal talento di
Adrian. Ma la carriera del giovane è minacciata da un segreto. UGC Ciné Cité
Parco Leonardo, Barberini, Cineland, Empire, Giulio Cesare, Intrastevere,
Jolly, Madison, Odeon Multiscreen, UGC Ciné Cité Porta di Roma, Warner Village
Cinemas. R. Scamarcio, S. Rubini COVER BOY - L'ULTIMA RIVOLUZIONE Il film
racconta la vita in comune di Ioan, rumeno, e Michele, precario italiano, e
mostra come sia possibile opporre, alla ferocia dello scontro quotidiano per la
sopravvivenza, il vincolo di una vera amicizia. Fiamma, Madison. GONE BABY GONE
Nelle strade del pericoloso quartiere di Boston, Dorchester, scompare una
bambina di quattro anni. La polizia non riesce a trovare nessuna pista così gli
zii disperati affidano le ricerche agli investigatori privati Patrick ed Angela.
Cineland, Warner Village Cinemas. IL CACCIATORE DI AQUILONI Amir, dopo aver
trascorso molti anni in California, ritorna in Afghanistan per aiutare il suo
amico Hassan. Il viaggio diventa un viaggio a ritroso nel tempo, nelle vicende
storiche che hanno portato alla distruzione del paese afgano. UGC Ciné Cité
Parco Leonardo, Adriano Multisala, Alhambra, Ambassade, Antares, Atlantic,
Ciak, Cineland, Cineplex Gulliver, Doria, Galaxy, Jolly, Lux, Madison,
Metropolitan, Quattro Fontane, Roxyparioli, Sala Troisi, Savoy, Stardust
Village (Eur), Trianon, Uci Cinema's Marconi, UGC Ciné Cité Porta di Roma, Vis
Pathè, Warner Village Cinemas. Una scena del film JUNO La giovane Juno decide
di fare sesso con il compagno di scuola Bleeker. Scopre di essere incinta e
senza indugio decide di far adottare il bambino ai coniugi Loring. Ma con
l'avvicinarsi del parto i Loring iniziano a vacillare. UGC Ciné Cité Parco
Leonardo, Alhambra, Cineland, Cineplex Gulliver, Eurcine, Fiamma, Giulio
Cesare, Holiday, Intrastevere, Lux, Maestoso, Metropolitan, Tibur, UGC Ciné
Cité Porta di Roma, Vis Pathè, Warner Village Cinemas. E. Page L'AMORE SECONDO
DAN Dan, vedovo e con tre figlie adolescenti, si è rifugiato in una routine
confortevole. Durante un weekend nella casa dei nonni con la famiglia al
completo, incontra l'affascinante Marie che però è la fidanzata del fratello.
UGC Ciné Cité Parco Leonardo, Adriano Multisala, UGC Ciné Cité Porta di Roma,
Warner Village Cinemas. MARS: DOVE NASCONO I SOGNI Boris, pugile in fuga, si
ritrova per caso nelle vie di Mars, improbabile cittadina ex sovietica
visionaria e nostalgica. Nel giro di solo ventiquattr'ore il suo destino e
quello di tutti coloro che incontra cambieranno per sempre. Farnese. Una scena
del film NESSUNA QUALITà AGLI EROI Bruno non può avere figli e ha contratto un
debito con un usuraio. La moglie lo vede cadere nella depressione. L'usuraio
scompare nel nulla. Tutto dovrebbe volgere per il meglio, ma il figlio
dell'usuraio, inizia a seguirlo. UGC Ciné Cité Parco Leonardo, Intrastevere,
Mignon. NEXT Cris ha il dono di vedere il futuro. Dopo anni vissuti tra esami
clinici e indagini governative, Cris vive nell'anonimato a Las Vegas come mago
di sala. L'agente Callie si mette sulle sue tracce per sventare un attacco
terroristico. UGC Ciné Cité Parco Leonardo, Adriano Multisala, Andromeda,
Atlantic, Barberini, Broadway, Cineland, Cineplex Gulliver, Cinestar Cassia,
Embassy, Galaxy, Jolly, Lux, Odeon Multiscreen, Royal, Stardust Village (Eur),
Tristar Multiplex, Uci Cinema's Marconi, UGC Ciné Cité Porta di Roma, Vis
Pathè, Warner Village Cinemas. E. Germano NON PENSARCI Per Stefano è arrivato
il tempo di riflettere. Trentasei anni, alle spalle una carriere da star del
punk rock e tante situazioni in sospeso. Si ritorna a casa dai genitori ma
tutto è cambiato. UGC Ciné Cité Parco Leonardo, Alhambra, Cineland, Cineplex
Gulliver, Giulio Cesare, Greenwich, King, Quattro Fontane, Stardust Village
(Eur), Tibur, Trianon, UGC Ciné Cité Porta di Roma, Vis Pathè, Warner Village
Cinemas. V. Mastandrea PER UNO SOLO DEI MIEI DUE OCCHI Il
documentario analizza la crisi tra Israele e Palestina, attraverso gli occhi dei Palestinesi. Una realtà politica
estenuante che vede ogni giorno un intero popolo lottare per riappropriarsi di
un'esistenza dignitosa. Politecnico Fandango. THE EYE Sydney, giovane
violinista, si sottopone ad un intervento chirurgico per recuperare la vista,
persa nell'infanzia. Dopo i primi momenti di felicità, terribili immagini
iniziano a perseguitarla. UGC Ciné Cité Parco Leonardo, Adriano Multisala,
Atlantic, Cineplex Gulliver, Cinestar Cassia, Europa, Galaxy, Lux, Roxyparioli,
Stardust Village (Eur), Trianon, Uci Cinema's Marconi, UGC Ciné Cité Porta di
Roma, Vis Pathè, Warner Village Cinemas. TUTTA LA VITA DAVANTI Il mondo grottesco,
invasato e terribilmente attuale di un callcenter visto attraverso gli occhi
ironici e intelligenti di Marta, giovane neolaureata. Fortunatamente la sua
vita non resterà legata al “filo” di un call-center. UGC Ciné Cité Parco
Leonardo, Adriano Multisala, Ambassade, Andromeda, Atlantic, Barberini,
Broadway, Ciak, Cineland, Cineplex Gulliver, Jolly, King, Madison, Maestoso,
Odeon Multiscreen, Reale, Royal, Stardust Village (Eur), Uci Cinema's Marconi,
UGC Ciné Cité Porta di Roma, Vis Pathè, Warner Village Cinemas. M. Ghini.
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nostro servizio ROMA
Un'altra giornata di sangue a Gaza con morti e feriti da entrambe le parti.
Tutto è iniziato ieri mattina, nella zona Khan Yunes, a Sud della Striscia, quando
un miliziano di Hamas e un militare appartenente a una unità d'élite israeliana
sono morti in uno scontro a fuoco ravvicinato. Ma l'azione più clamorosa si è
svolta nel primo pomeriggio: un commando palestinese di almeno cinque uomini ha
fatto un'incursione contro un deposito di benzina vicino al kibbuz di Nahal Oz,
a ridosso della Striscia di Gaza, vicino al valico di Karni. Nella sparatoria
sono morti due civili israeliani, mentre altri due sono rimasti feriti. Due
degli attaccanti sono poi stati uccisi, secondo i militari israeliani. Le forze
palestinesi hanno sferrato l'attacco proprio da dove passano i rifornimenti di combustibile israeliano verso Gaza. Le forze
israeliane sono state colte di sorpresa. Il preludio è stato rappresentato da
un nutrito lancio di razzi Qassam e colpi di mortaio verso il Neghev, in
particolare verso il kibbutz di Nahal-Oz. Durante la ritirata del commando, un
veicolo su cui viaggiavano tre degli attaccanti è stato centrato da un razzo
nella zona di Zeitun (Gaza): alcuni miliziabi sono rimasti feriti,
mentre Israele afferma che almeno due di loro sono
morti. Poco dopo, la ritorsione israeliana. A Gaza, nel rione di Sajaya, tre
palestinesi, due dei quali adolescenti della stessa famiglia, sono morti sotto
le macerie di un edificio preso di mira dai cannoni di Tel Aviv. "È
davvero paradossale - ha commentato Koby Sela, un responsabile del Kibbutz
Nahal-Oz - noi da qua inoltriamo combustibile a Gaza e i palestinesi in cambio
ci inoltrano razzi e mortai". Nel Neghev settentrionale è stato proclamato
lo stato di allerta, nel timore che miliziani palestinesi cerchino di entrare
in uno dei villaggi ebraici di frontiera. A Gaza un portavoce delle milizie,
Abu Mujahed, ha affermato che uno degli scenari esaminati prevedeva la cattura
di un ostaggio israeliano. "Ma a questa operazione ne seguiranno presto
altre", ha aggiunto. L'attacco al valico dei combustibili è stato
rivendicato da tre gruppi armati (i Comitati di resistenza popolare, la Jihad
islamica, e le Brigate dei Mujahedin), mentre i colpi di mortaio sono stati
sparati da miliziani di Hamas. "L' "Operazione Fine
dell'Arroganza" è iniziata", hanno annunciato con orgoglio le milizie
palestinesi di Gaza. Martedì scorso un dirigente di Hamas, Khalil al-Haya,
aveva anticipato che i palestinesi della Striscia avrebbero cercato di
scrollarsi di dosso con la forza la morsa che li attanaglia dal giugno scorso,
quando gli islamici espugnarono il potere con le armi. Parole che hanno
costretto l'Egitto a rafforzare severamente le misure di sicurezza al confine:
1.500 agenti egiziani sono stati dislocati a ridosso del muro di cemento alto
tre metri eretto per impedire che masse palestinesi tornino a sciamare da Gaza
nel Sinai, come avvenne in gennaio. "Hamas pagherà un prezzo alto per le sue
azioni", ha affermato un funzionario israeliano dopo l'attacco sferrato al
valico di Nahal Oz. "Hamas è responsabile per l'attacco, vi ha preso parte
autorizzandolo, pianificandolo e forse ancora di più", ha aggiunto il
funzionario. R.Es.
( da "Liberazione" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Giorno di sangue in
Medio Oriente, dove un attacco di alcuni miliziani palestinesi contro un
kibbutz e i successivi raid israeliani contro Gaza hanno falciato altre cinque
vite umane. Il primo episodio in mattinata, quando due civili israeliani sono
morti e altri due sono rimasti feriti in un blitz di un commando palestinese
vicino al kibbutz di Nahal Oz, nel sud dello Stato ebraico. Secondo Tsahal,
quattro miliziani palestinesi, provenienti dalla Striscia di Gaza, sono
riusciti ad infiltrarsi in territorio israeliano e hanno attaccato un deposito
di carburante, vicino al valico di Karni. I militari accorsi sul posto hanno
sparato ai miliziani e secondo i soccorsi israeliani due degli attaccanti sono
morti nella sparatoria. Nonostante la Jihad islamica abbia rivendicato
l'attacco, in un comunicato firmato congiuntamente alle Brigate dei martiri di
al Aqsa, il governo israeliano ha puntato il dito contro Hamas. Un portavoce
del gruppo palestinese dei comitati di Resistenza Popolare ha detto che
l'attacco aveva come scopo il rapimento di soldati israeliani.
"L'obiettivo dell'attacco era rapire soldati israeliani e rompere
l'assedio alla Striscia", ha detto il portavoce Abu Mujahed, intervistato
da al Jazeera. Da Gaza un portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, l'ha definito
"un atto eroico e coraggioso". Ma quella di ieri è stata una giornata
di sangue anche a Gaza, dove secondo fonti mediche palestinesi, tre civili,
compreso un ragazzo di 15 anni, sono morti e altri tre rimasti
feriti in un raid aereo israeliano contro una casa. Sempre a Gaza, altri tre
palestinesi sono rimasti feriti, di cui uno gravemente, da un missile
israeliano che ha colpito un auto con a bordo miliziani della Jihad islamica.
Mentre poche ore prima, un soldato israeliano era rimasto ucciso e altri due
feriti in scontri con i miliziani di Hamas nel sud della Striscia di Gaza.
10/04/2008.
( da "Liberazione" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Giordano oggi
Taranto , ore 11, salone di rappresentanza della Provincia, via Anfiteatro 4, conferenza
stampa Taranto , ore 13.30, stabilimenti Ilva, volantinaggio Bari , ore 18.30,
piazza San Ferdinando, comizio Foggia , ore 21, piazza Umberto Giordano,
comizio Rai 3 , ore 23.30, "Primo Piano" Avvisi A chi inviare le
notizie ATTENZIONE: le iniziative di partito devono essere inviate -
esclusivamente - alla compagna Lina Bianconi, con almeno due giorni di
anticipo, all'indirizzo oratori.prc@rifondazione.it, complete di tutti i dati.
Saranno pubblicate solo nell'edizione del giorno in cui esse si svolgono. Un
blog per l'inchiesta E' on line in questi giorni sulle pagine del Dipartimento
Inchiesta del Prc (area organizzazione-inchiesta www.rifondazione.it) un blog
finalizzato ad aprire e arricchire la discussione sul lavoro svolto nel corso
della seconda fase dell'inchiesta nazionale sul Partito. In queste settimane di
difficile campagna elettorale vogliamo ancora una volta mettere a disposizione
lo strumento dell'inchiesta, utile per conoscerci, fare rete, organizzarci
meglio. Per questo vogliamo partire dalla realtà concreta dei territori, dalle
buone pratiche così come dalle mancanze messe in luce in un anno di lavoro di
inchiesta, e dare luce e visibilità alla campagna elettorale della Sinistra
Arcobaleno così come si organizza nelle realtà territoriali. Realtà lontane dai
riflettori dei talk show televisivi, lontanissime dalle strategie di marketing
dei manifesti e dalla facce, ma realtà che proprio per questo segnano la
differenza della Sinistra. L'invito dunque è: raccontateci la vostra campagna elettorale!
Le esperienze, le iniziative, le persone incontrate, i rapporti tra le forze
della Sinistra, le aspettative, ma anche le fatiche quotidiane e i rilievi
critici di una campagna difficile quanto cruciale per il Partito. La campagna
elettorale PIEMONTE Festa di chiusura della campagna elettorale con gruppi rock
dalle 18 ai Giardini Zumaglini a Biella con Titti Di Salvo e Din Tibaldi.
"Lavoro flessibile, lavoro precario, lavoro che uccide" alle 21 alla
sala comunale in corso Statuto a Mondovì (Cn) con don Andrea Gallo, Marilde
Provera, Gianni Alasia. "Medioriente, Mediterraneo, Palestina" alle 21 alla sala "Tavio Cosio" in piazza
Mazzini a Villafalletto (Cn) con Ali Rashid, candidato al Senato. Gazebo dalle
10 alle
( da "Liberazione" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Silvana Pisa La
politica estera di sicurezza e Difesa del nostro Paese è la grande assente di
questa campagna elettorale. Si capisce perché: su questo terreno le differenze
tra Pdl e Pd non ci sono, o sono marginali e comunque limitate ad estemporanee
e imbarazzanti prese di posizione: l'ex ministro della Difesa Martino che
invoca il ritorno delle nostre truppe in Iraq e il generale Del Vecchio che
insegue un modello di Forze Armate off limits per gay e con bordelli di
categoria (entrambi smentiti dalle relative case madri). Eppure sullo scenario
internazionale sta succedendo di tutto e di più. La rincorsa alle risorse
energetiche ed idriche, l'aumento del prezzo del greggio, le esternalizzazioni
delle produzioni e la ricerca di nuovi mercati, il protezionismo economico dei
paesi occidentali che impedisce gli sbocchi per i prodotti del sud del mondo
aumentano le disuguaglianze - i poveri sempre più poveri per salvaguardare lo
stile di vita dei ricchi - e determinano un terreno favorevole all'instaurarsi
di nuovi conflitti. Negli ultimi mesi il mondo è stato sconvolto da calamità
(dal moltiplicarsi delle inondazioni all'aumento del disgelo dei ghiacciai
polari) che solo sconsideratamente si potrebbero definire naturali. Si sta
consumando una crisi finanziaria negli Usa, fortemente indebitati con la Cina,
che va dritta alla recessione mondiale. Si assiste a una corsa al riarmo i cui
protagonisti sono principalmente Usa, Russia e Cina. Si aggrava la catastrofe
umanitaria in Palestina, si moltiplicano le lotte per
la libertà del popolo birmano, tibetano e curdo (con diverso eco in occidente a
seconda degli "interessi" materiali in gioco). E poi Iraq,
Afghanistan... Il nesso tra situazioni così diverse è da ricercarsi negli
effetti perversi della globalizzazione neoliberista - che si combina con un
terrorismo che trova in questa il brodo di coltura per crescere e
autogiustificarsi - a cui siamo convinti si debbano opporre strategie
alternative alla guerra a partire da ogni singolo paese. I due anni di Governo
Prodi da questo punto di vista sono stati deludenti per le forze politiche
della Sinistra Arcobaleno. Accanto a fatti positivi (il ritiro del contingente
militare dall'Iraq; l'equidistanza tra Palestina e Israele e l'interposizione tra questa e il Libano; l'aumento delle
risorse per la cooperazione; la moratoria sulla pena di morte) si sono
contravvenuti punti qualificanti del programma elettorale dell'Unione con
l'aumento della spesa per gli armamenti del 23% in due soli anni, l'indegno
raddoppio della base di Vicenza, la non riconversione dalle produzioni
militari al civile. Oltre a queste istanze disattese sono calati dall'alto:
l'accordo strisciante sullo scudo antimissile, il riconoscimento del Kosovo,
l'adesione di fatto all'escalation militare in Afghanistan. Nonostante una
critica serrata e un continuo lavorio ai fianchi da parte delle diverse forze
della Sinistra per modificare la sostanza di queste politiche, la maggioranza
dell'Unione, il Pd, ha preferito tutelare gli interessi della lobby delle armi
e in particolare di Finmeccanica - scelta condivisa con la Destra - piuttosto
che mantenere gli impegni presi con il popolo della pace. Consapevoli di questa
nostra sconfitta traiamo una ragione in più per una nuova autonomia. Vogliamo
impegnarci per cambiamenti reali. E la madre di tutte le domande resta: perché
ci siamo ritirati dall'Iraq e non ci ritiriamo dall'Afghanistan? La nostra
missione militare, da sempre lasca dal punto di vista del diritto
internazionale, non aveva e non ha ragione di essere tanto più oggi che le
nostre truppe - a comando Nato - sono coinvolte in vere e proprie operazioni di
guerra contro l'articolo 11 della nostra Costituzione. In Afghanistan si
insiste di fatto sullo scenario dell "guerra globale al terrorismo"
post 11 settembre, senza novità. Nascondendosi dietro una coerenza con le
organizzazioni internazionali che vi partecipano nel quadro di un
multilateralismo valido a corrente alternata (conta per l'Afghanistan ma non
per il Kosovo la cui indipendenza unilaterale è in contrasto con la risoluzione
1244 dell'Onu). Dopo avere trasformato anche l'Afghanistan in un mattatoio non
crediamo si debba abbandonare il paese a sé stesso ma è urgente concludere
l'occupazione militare che, lontana dall'essere soluzione del problema, ne
costituisce una delle cause. Invece per l'Afghanistan il Pdl chiede più uomini,
più armi, meno caveat; il Pd più armi e più uomini li ha già mandati e le
regole d'ingaggio iniziali le ha già violate, anche se continua a sostenere che
il problema afgano vada risolto "politicamente": come si vede le
differenze, al di là delle parole, sfumano. La Sinistra Arcobaleno sostiene
invece una exit strategy che riconfiguri la presenza internazionale (solo Onu)
con una credibile politica di human rights for food . A Bucarest i paesi della
Nato hanno scelto tutt'altra direzione e anche la prossima conferenza
internazionale di Parigi - a luglio - non pare interessata a coinvolgere tutte
le parti afgane in causa e i paesi confinanti. La seconda più urgente spina,
quella della smilitarizzazione del nostro territorio nazionale, necessita di
una vera e propria rinegoziazione le basi Nato e Usa (a cominciare da Vicenza
ma insistendo anche su Camp Derby, Sigonella e Napoli) e sostenere in
Parlamento la legge di iniziativa popolare che mira a togliere le 90 testate nucleari
presenti nelle basi di Aviano e Ghedi. È giusto pretendere che l'Iran non si
doti di nucleare ad uso militare ma questo vale per tutti gli stati del Medio
Oriente, Israele compresa - che armi nucleari le
possiede già. Creare in tutta quella grande regione un'area denuclearizzata di
sicurezza comune, va nel senso dell'applicazione dei Trattati di non
proliferazione nucleare. Questo deve valere a cominciare dal nostro paese: nel
programma del Pd a parole ci si oppone alle armi di distruzione di massa ma è
un discorso solo teorico e scarsamente coerente perché non si prende nessun
impegno circa la rimozione degli ordigni nucleari presenti in Italia.
Sull'acquisizione degli armamenti poi, negli stessi giorni in cui usciva il
Programma elettorale del Pd (in cui si afferma la necessità "di
un'iniziativa che fermi la corsa al riarmo convenzionale e nucleare") a
camere già sciolte, venivano convocate le Commissioni Difesa per un parere
sull'acquisto di due sommergibili di nuova generazione U-212° e quattro aeromobili
Predator, sostenuti a oltranza dal sottosegretario Lorenzo Forcieri (vicino a
Finmeccanica), assieme a Bersani e Minniti, strenuo propagandista degli F35. La
scorsa finanziaria oltre a ridurre le spese d'esercizio della Difesa a favore
degli armamenti, ha privilegiato tra questi gli investimenti per sistemi
aereo-navali costosissimi di ampia "proiezione di forze", nemmeno
funzionali alle nostre attuali missioni di peace-keeping . Urge il sospetto che
questo prefiguri l'intensificarsi di strategie belliche. Il Pd come intende
"fermare la corsa agli armamenti" se continua ad armarci fino ai
denti? È questa la strategia per "difendere la pace e la stabilità
internazionale?". Dopo 7 anni di "guerra al terrorismo", non l'hanno
ancora capito che questo va prevenuto nelle cause e non affrontato coi caccia
bombardieri? 10/04/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 86 del 2008-04-10
pagina 33 Noa: "Le canzoni aiutano la pace io che vivo
in Israele lo so bene" di Antonio Lodetti da Milano "La pace è
un'utopia? Non credo, ma bisogna lottare contro gli egoismi, contro l'avidità.
Io, israeliana, nel mio piccolo cerco il dialogo coi palestinesi, ad esempio
canto spesso con i Radiodervish, guidati da Nabil, cantante palestinese che ora
vive a Bari". Per Noa l'amore per il canto viaggia di pari passo
con l'amore e l'impegno sociale; ambasciatrice Fao, cavaliere della Repubblica
Italiana, prima artista ebrea a cantare l'Ave Maria in piazza San Pietro di
fronte al Papa, continua ad esplorare le sfumature dell'anima e ad abbattere le
barriere che dividono il mondo. Il suo nuovo cd Jeans & Genes, ricco di
ballate ma non privo di romanticismo, verrà presentato con tre concerti a
Modena, Vicenza e Torino il 22, 23 e 24 aprile. "Essere impegnati non vuol
dire per forza essere noiosi - dice Noa sorridendo -. È importante unire
contenuti, bella musica e un pizzico di divertissement". Ovvero la
fotografia del suo nuovo album? "È un disco globale, che unisce tutte le
mie influenze, anche quelle inconsce. Sono orgogliosa di questo album. Un
cantante moderno non deve documentare il passato ma creare un suo stile, e i
nuovi brani sono il segno del mio stile che si evolve". In che direzione?
"La canzone non deve essere una cosa che soddisfa il tuo ego ma il suo
messaggio deve arrivare a tutti. È la lezione che ho appreso da Leonard Cohen,
Joni Mitchell, Simon & Grafunkel". Ha detto che la sua vita è una
roulette russa ma continua a credere nella gente: dove trova la forza?
"Nell'amore, ma non sono una santa. Accanto a gente cattiva ci sono
milioni di persone fantastiche, persone comuni e artisti con cui ho lavorato
come Carlos Santana, un artista e un uomo che vive al servizio degli altri. O
Bono che potrebbe fare la rockstar e si scontra sempre con le prepotenze dei
potenti. O Sting che trasmette un incredibile calore umano". Ma le canzoni
aiutano la pace o sono solo utopia? "La musica è un veicolo per unire le
persone, spiegare loro quello che a volte i media non dicono. È tutto ciò che
possiamo fare, non è poco". Noa è religiosa? "No, per niente. Però
credo nello spirito dell'amore che ci aiuta ad elevarci e ad aiutare il
prossimo. In questo senso ho ammirato papa Wojtyla, un uomo spirituale più che
religioso, un santo del nostro tempo". Ha progetti per il futuro?
"Organizzare concerti benefici con personaggi come Stevie Wonder, Santana,
Bono ma anche con artisti sconosciuti di ogni parte del mondo". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Voce d'Italia, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri La Svizzera
approva l'utilizzo di scariche elettriche da 50.000 volt contro gli immigrati
Immigrati, 23 morti a marzo Lo rivela il rapporto mensile di Fortress Europe
Roma, 10 apr. - Sono 23 gli immigrati morti nel mese di marzo nel Mediterraneo
tentando di raggiungere clandestinamente l'Unione europea. Lo rivela il
rapporto mensile dell'Ong Fortress Europe. Secondo l'organizzazione, il numero
dei dispersi potrebbe essere molto maggiore, dell'ordine di diverse decine. Il
rapporto segnala sei "naufragi fantasma" in Spagna, Sahara
occidentale, Algeria e Turchia. In un comunicato Fortress Europe afferma che
"molti corpi non sono stati recuperati". Altre tre persone sarebbero
state uccise della polizia di frontiera egiziana, lungo il
confine con Israele. Intanto, sulle rotte dell'esodo somalo, nelle acque del Golfo
di Aden, davanti allo Yemen, a marzo sarebbero morti almeno 128 profughi, in
fuga dalla guerra civile. IDal rapporto emerge anche che il Parlamento federale
della Svizzera ha adottato l'utilizzo del taser, una pistola capace di scariche
elettriche di 50.000 volt, per espellere gli immigrati. L'Ong ricorda
che a settembre il governo spagnolo aveva detto sì alle camicie di forza per le
operazioni di rimpatrio, e che nel paese iberico è stata aperta un'inchiesta
contro tre agenti della Guardia Civil di Ceuta, accusati di aver causato la
morte di un cittadino senegalese di 29 anni, annegato dopo essere stato ributtato
in mare nelle acque di Ceuta. Ellis Mais Maggiori informazioni su
http://fortresseurope.blogspot.com.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Pagina 111 I
miliziani attaccano, Israele replica con i raid Gaza
nel caos: 8 i morti Riesplode la violenza I miliziani attaccano, Israele replica con i raid --> GAZA L'operazione Fine
dell'Arroganza è iniziata ieri, annunciano con orgoglio le milizie palestinesi
di Gaza. Un dirigente di Hamas, Khalil al-Haya, aveva anticipato che i
palestinesi della Striscia avrebbero cercato di scrollarsi di dosso con la
forza la morsa che li attanaglia dal giugno scorso, quando gli islamici
espugnarono il potere con le armi. Le forze palestinesi hanno sferrato un
attacco nel settore nord-occidentale della Striscia, contro il valico di Karni
(Mintar) da dove passano i rifornimenti di combustibile israeliano verso Gaza.
Le forze israeliane sono state colte di sorpresa. Il preludio è stato
rappresentato da un nutrito lancio di razzi Qassam e colpi di mortaio verso il
Neghev, in particolare verso il kibbutz di Nahal-Oz. In quel lasso di tempo un
commando di almeno cinque miliziani palestinesi è penetrato nel valico, ha
ucciso due civili israeliani ed è rientrato a Gaza. Nel Neghev settentrionale è
stato proclamato lo stato di allerta, nel timore che miliziani palestinesi
cercassero di entrare in un uno dei villaggi ebraici di frontiera. Anche il
timore di un rapimento di militari è stato preso in considerazione. A Gaza un
portavoce delle milizie, Abu Mujahed, ha confermato che uno degli scenari
esaminati prevedeva appunto la cattura di un ostaggio israeliano. "Ma a
questa operazione ne seguiranno presto altre", ha aggiunto. L'attacco al
valico dei combustibili è stato rivendicato da tre gruppi armati (i Comitati di
resistenza popolare, la Jihad islamica, e le Brigate dei Mujahedin), mentre i
mortai sono stati sparati da miliziani di Hamas. Secondo il generale Yoav
Galant nella immediata reazione dei militari israeliani, al valico sono stati
uccisi "due terroristi". Un veicolo è stato centrato da un razzo
nella zona di Zeitun (Gaza): i passeggeri, della Jihad islamica, sono rimasti
feriti; Israele afferma che almeno due di loro sono
morti. In seguito nel vicino rione di Sajaya tre palestinesi sono stati uccisi
da una cannonata israeliana: due erano adolescenti, dicono fonti locali. In
mattinata a Khan Yunes, nel Sud della Striscia, erano inoltre rimasti uccisi in
uno scontro a fuoco ravvicinato un miliziano di Hamas e un membro di una unità
di élite israeliana. La Striscia di Gaza torna quindi in stato di ebollizione,
probabilmente per volontà di Hamas, e in Israele la
tensione resta palpabile.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Pagina 357
Appuntamenti Voci dal mondo arabo e nuove tecnologie Appuntamenti -->
"Al Sadaqa-Scritture, suoni e immagini dal mondo arabo". È il titolo della rassegna promossa a Cagliari dal circolo dei
lettori Miele Amaro e dall'associazione Amicizia Sardegna-Palestina che si inaugura oggi alle 19 al Manamanà di piazza Savoia. La
manifestazione, che proporrà in città alcuni tra i maggiori autori in lingua araba,
si apre con l'omaggio a Ghassan Kanafani, a cura di Wasim Damash
dell'Università di Cagliari. Verrà presentata in prima nazionale la
fiaba inedita in italiano "La piccola Lanterna" (traduzione di
Giuseppe Pusceddu) e saranno proiettate le illustrazioni originali dell'autore.
Letture di Rana Jammoul. T HOTEL Da stamattina alle 9 al T Hotel di via dei
Giudicati a Cagliari, si terrà un convegno sull'impatto che le nuove tecnologie
hanno sulla produzione e sulla fruizione dei contenuti digitali. L'incontro è
organizzato da Sardegna Ricerche nel Programma integrato d'innovazione
Tecnologie e Sviluppo per i contenuti digitali in Sardegna. EXMÀ Domani alle
16,30 all'Exmà di Cagliari per il ciclo "La storia si racconta-Spunti
sulle identità di Cagliari" interverrà l'assessore alla cultura Giorgio
Pellegrini. Lo storico dell'arte proporrà l'intervento "Il vestito buono
della modernità-architettura cagliaritana della prima età della macchina".
AFRICA E ASIA Incontri sull'Africa e sull'Asia, "Le mille e una strada:
viaggiare pellegrini nel mondo musulmano". È il tema dell'incontro che si
terrà domani alle
( da "Avanti!" del 10-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La Comunità ebraica
di Roma si è recata alle urne per eleggere i dirigenti che dovranno guidare la
Comunità ebraica per il corrente anno e il nuovo presidente che deve sostituire
Leone Paserman che, dopo due mandati, ha deciso di non ripresentarsi. In lizza, tre liste, ognuna con 16 candidati: "Per Israele" (che nelle precedenti elezioni aveva ottenuto 15 seggi su
28), guidata dall'attuale vice presidente Riccardo Pacifici; "Per i
giovani assieme", guidata da Victor Magiar, Roberto Coen e Claudio Fellus;
e una terza lista guidata da Raffaele Pace. Undicimila gli aventi diritto
al voto; le elezioni sono state stravinte dalla lista "Per Israele" con 16 eletti (la maggioranza assoluta); i
restanti consiglieri sono stati attribuiti alla lista "Per i giovani
assieme". Successo personale di Pacifici che ha riportato ben 1600 preferenze
personali, successo pure per Guido Coen, medico ortopedico, che nella sua lista
"Per i giovani assieme" ne ha raccolto più di mille.