HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli          www.mauronovelli.it

DOSSIER “CREDIEURONORD”

Torna all’indice mensile 2008

 

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI Dal 16 al 19 aprile 2008       #TOP



Report "Credieuronord"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Credieuronord (3)


Indice degli articoli

Sezione principale: Credieuronord

La Regione fa i conti con il nuovo potere e spera nel federalismo ( da "Stampa, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Credieuronord

Abstract: I leghisti ci avevano provato con la Credieuronord, salvata dal discusso banchiere Gianpiero Fiorani prima di portare i libri in Tribunale. Poco amati dai salotti buoni della finanza gli uomini di Umberto Bossi ripiegano sull'amministrazione pubblica. Su 44 direttori generali degli ospedali lombardi - un affaire da 15 miliardi di euro - 10 sono in quota Lega.

Lingue alla Bavarese ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Credieuronord

Abstract: che a sua volta prometteva di salvare la Credieuronord, la banca padana messa in piedi da questi campioni della "buona amministrazione" modello bavarese e fallita all'istante, anche perché usata per riciclare svariati miliardi rubati al Tribunale fallimentare, con centinaia di risparmiatori truffati sul lastrico.

Il Carroccio nel gioco del totonomine ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Credieuronord

Abstract: dato in cambio del salvataggio della banca leghista CredieuroNord, assorbita dalla Popolare di Lodi, che ne evitò il fallimento. Giorgetti, in particolare, ha rapporti eccellenti con Aldo Brancher, l'esponente di Forza Italia coinvolto in diverse inchieste giudiziarie e considerato l'anello di collegamento con la Lega.


Articoli

La Regione fa i conti con il nuovo potere e spera nel federalismo (sezione: Credieuronord)

( da "Stampa, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Credieuronord

[FIRMA]FABIO POLETTI FRANCESCO SPINI MILANO Padania verde addio. Fiorisce il cemento, arrivano gli affari, si ridisegna la mappa del potere, parte il risiko delle nomine. A partire dal Pirellone dove il leghista Roberto Castelli è in pole position per diventare governatore ("Calma, ne ho visti troppi entrare papi in conclave e uscirne cardinali...") e già sogna la Lombardia con il turbo e le betoniere: "Finalmente si faranno le infrastrutture. In Spagna ci sono 279 chilometri di autostrada ogni milione di abitanti. In Italia 144. In Lombardia 61. Non si può. Sta arrivando l'Expo 2015 a Milano. Malpensa è una priorità. Come i grattacieli che ridisegneranno Milano. A me piacciono, anche quelli storti". Al primo posto del core business c'è ovviamente l'aeroporto di Malpensa tradito da Alitalia, in cui i leghisti vorrebbero che si tenesse il secondo Consiglio dei ministri dopo quello per l'immondizia a Napoli. Un sogno condiviso dal manager leghista Giuseppe Bonomi a capo della Sea che gestisce gli scali milanesi: "Mi aspetto che il governo mantenga le promesse e metta in atto la liberalizzazione del trasporto aereo". Attorno a Malpensa gira un business da 9 miliardi di euro, contando l'indotto. Niente di fronte ai 20 miliardi di investimenti per l'Expo 2015. Bruscolini davanti a quello che potrebbe diventare la Regione Lombardia se passasse l'obiettivo del federalismo fiscale. Stefano Galli, capogruppo della Lega al Pirellone, fa due conti: "Con il federalismo, l'80% dell'Iva rimarrà in regione, così come il 15% dell'Irpef. C'è da far raddoppiare il bilancio della Lombardia, che ora è di 27 miliardi di euro". Fanno più di 50 miliardi di euro. Una montagna di soldi che porta la Lombardia ancora una volta sotto i riflettori. Antonio Marano, direttore di Rai2 in quota Bossi, immagina i riflettori e pure gli studi televisivi: "Con me la quota di produzione di Rai2 a Milano è passata dal 4 al 70%. Con l'Expo e la vittoria di Berlusconi e Bossi, una rete e un telegiornale devono arrivare a Milano. Il centrosinistra e il sistema romano questa volta potranno niente". Un progetto che i leghisti vorrebbero immediatamente. Mica come la città del cinema nell'area dell'ex Manifattura tabacchi di viale Fulvio Testi, inaugurata anni fa da Bossi e rimasta un cantiere a cielo aperto. Una rete televisiva padana potrebbe anche influire sui palinsesti e far resuscitare la fiction televisiva su Barbarossa, il Braveheart lombardo più amato dalla Lega. Cantieri da far partire come la Pedemontana, la Brebemi e soprattutto la Tav. Una rete televisiva. Ci vorrebbe una banca. I leghisti ci avevano provato con la Credieuronord, salvata dal discusso banchiere Gianpiero Fiorani prima di portare i libri in Tribunale. Poco amati dai salotti buoni della finanza gli uomini di Umberto Bossi ripiegano sull'amministrazione pubblica. Su 44 direttori generali degli ospedali lombardi - un affaire da 15 miliardi di euro - 10 sono in quota Lega. Tra poco si apre il rinnovo delle cariche dell'Aler, l'edilizia popolare che a Milano vale 150 mila appartamenti. Carlo Monguzzi, consigliere regionale dei Verdi, crede poco all'escalation del sistema padano: "Qui comanda la Compagnia delle Opere di Formigoni. Ci sarà guerra, i leghisti sono destinati a perdere". Gli uomini di Bossi affilano comunque gli spadoni padani per non rimanere a bocca asciutta nel rinnovo dei cda delle grandi società a partecipazione statale, dall'Eni all'Enel a Finmeccanica. Il consigliere dell'Enel in quota Lega Gianfranco Tosi punta i piedi: "Prima era solo una gentile concessione lasciarci un posto nei cda, da oggi dovranno riconoscere uno stato di fatto". Quello che conta per la Lega è mettere le mani avanti, possibilmente sulla Lombardia. Roberto Castelli sogna i grattacieli che non ama Silvio Berlusconi e immagina di fare la differenza: "E' finito il tempo in cui dicevano che essere leghisti è un handicap".

Torna all'inizio


Lingue alla Bavarese (sezione: Credieuronord)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Credieuronord

Stai consultando l'edizione del Lingue alla Bavarese Marco Travaglio L'intellettuale italiano, diceva Montanelli, è nato a corte ed è sempre stato servo. Tre giorni dopo la vittoria del Pdl, all'ingresso della corte di Arcore e delle succursali di Palazzo Grazioli e villa Certosa, già si registra un affollamento di cortigiani da ora di punta. Spingono, sgomitano, si calpestano. Ci sono prima io! No io! E intanto leccano, essendo la lingua l'organo più sviluppato di questa fauna italiota che non riesce ad analizzare il successo di un politico senza dargli una lustratina alle scarpe. Sulla Stampa, Augusto Minzolini è letteralmente in estasi e, per farlo capire, scrive a lettere maiuscole: "C'è una parola che torna spesso sulla bocca di Berlusconi, accostata a volte alla sua persona, altre al governo, altre al nuovo partito dei moderati: la Storia. "Voglio passare alla Storia", ripete spesso il Cavaliere.". La Storia, sempre maiuscola, ricorre altre sei volte nell'articolo, affiancata ora da "Bibbia" ora da "padre della Patria". Manca solo l'Uomo della Provvidenza, ma ci si arriverà. Come ai bei tempi Popolo d'Italia e della Stefani. Qualche colonna più in là Andrea Romano, già direttore del samizsdat dalemiano Italianieuropei ora editor della berlusconiana Einaudi, spiega tutto eccitato quanto sono bravi i leghisti. Lo schema è quello tipico dell'intellettuale all'italiana: siccome la Lega ha vinto, la Lega è bella. "La Lega potrebbe diventare il motore riformatore del governo Berlusconi", essendo "un movimento politico ormai lontano dalla rappresentazione zotica e valligiana", "ha accantonato definitivamente il teatrino secessionista" e "giustamente Stefano Folli sul Sole-24 ore rimanda all'esempio della Csu bavarese", perché la Lega è un modello di "buona amministrazione locale", piena di "giovani preparati come il piemontese Roberto Cota", insomma sarà "il reagente indispensabile ad una vera stagione di rinnovamento". Infatti ancora dieci giorni fa a Pontida i futuri ministri padani parlavano di cannoni e fucili, circondati di gente travestita da Obelix e da Panoramix. Infatti due anni fa la Lega sponsorizzava il banchiere ladro Gianpiero Fiorani, che a sua volta prometteva di salvare la Credieuronord, la banca padana messa in piedi da questi campioni della "buona amministrazione" modello bavarese e fallita all'istante, anche perché usata per riciclare svariati miliardi rubati al Tribunale fallimentare, con centinaia di risparmiatori truffati sul lastrico. Stessa fine hanno fatto altre leggendarie iniziative di questi noti "reagenti del rinnovamento", come il celebre villaggio turistico in Croazia, o la vendita delle zolle di Pontida, o l'istituzione del tallero padano, detto anche il "calderolo", per combattere l'odiata liretta. Sempre a proposito di "buona amministrazione locale" e "motore riformatore", segnaliamo le imprese di Matteo Brigandì, leghista calabrese trapiantato a Torino, sedicente "Procuratore generale della Padania" nonché avvocato di Bossi, che nella sua veste di assessore piemontese al Legale (sic) è riuscito a farsi condannare in primo grado a 2 anni di carcere per truffa aggravata alla Regione Piemonte (cui dovrà pure risarcire 250 mila euro): nel 2003 regalò a un amico concessionario d'auto 6 miliardi di lire dei contribuenti per risarcirlo di falsi danni mai subiti in un'alluvione. Nel 2006, per premio, la Lega lo portò in Parlamento. Come sarebbe certamente accaduto in Baviera, se Brigandì anziché a Messina fosse nato a Monaco. Roberto Castelli invece, celebre per aver portato al ministero della Giustizia un amico grossista di pesce surgelato in veste di "superconsulente per l'edilizia carceraria" a botte di 100 mila euro l'anno (con condanna incorporata della Corte dei Conti a restituirli) sarà governatore della Lombardia. Ma a Roma la "buona amministrazione" sarà comunque garantita da giganti del pensiero liberale come Mara Carfagna, Elio Vito, Roberto Calderoli. Schifani invece, visto il suo alto profilo istituzionale (Filippo Mancuso lo chiamava "principe del foro nel recupero crediti"), sarà presidente del Senato: quando Napolitano sarà fuori Italia, sostituirà il presidente della Repubblica. Dettagli, si capisce, nell'orgia dei festeggiamenti sul carro del vincitore. Dove persino il direttore di Europa Stefano Menichini si abbandona ai baccanali: "Il rapporto fra Berlusconi e l'Italia, a questo punto, assume effettivamente una dimensione storica". Torna finalmente a sorgere il sole, libero e giocondo, sui colli fatali di Roma. Ora d'aria.

Torna all'inizio


Il Carroccio nel gioco del totonomine (sezione: Credieuronord)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-04-2008)

Argomenti: Credieuronord

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-04-19 - pag: 14 autore: NO COMMENT ... Il Carroccio nel gioco del totonomine L a novità vera è che, per una volta, il delicato argomento delle nomine pubbliche non viene affrontato soltanto in riunioni riservate a Roma oppure ad Arcore, residenza del Cavaliere. Ma anche in quel di Varese e dintorni, territorio caput mundi per il vertice della Lega Nord, a cui la recente vittoria elettorale ha aperto nuove prospettive. Sul tappeto c'è una tornatad'incarichi che dovranno essere decisi entro l'estate (per esempio Eni, Enel, Poste italiane, Finmeccanica, Rai, Terna). Tuttavia, altre designazioni risultano certamente interessanti. A partire da quelle per la guida di enti e authority. Per questo le grandi manovre sono cominciate anche nel mondo leghista che, peraltro, è assai caratterizzato. L'appartenenza è ad una comunità tendenzialmente chiusa, simile perfino nel vestire e nel par-lare, con le stesse frequentazioni. Tanto che, almeno finora, l'area dei simpatizzanti tra manager,avvocati, professori, banchieri è stata ristretta, pressoché inesistente. Al contrario il numero dei posti disponibili sulla carta è significativo. Ecco perché, proprio dai summit di Varese, sono partite le prime richieste e i primi sondaggi per verificare la disponibilità di un paio di personaggi ben conosciuti ad essere candidati in quota alla Lega. Nell'attesa va dato conto dellostatodell'arte,tenendo presente che per il Carroccio vale una priorità: la presidenza della Regione Lombardia, punto di partenza imprescindibile per mettere in discussione il predominio schiacciante esercitato finora a tutto campo dalla Compagnia delle opere (grazie a Roberto Formigoni). Un ruolo chiave è quello di Giancarlo Giorgetti, segretario nazionale della Lega lombarda, forse il più vicino al cuore di Umberto Bossi e ai gangli vitali dell'organizzazione. Molto riservato e schivo, i riflettori delle cronache si sono accesi su di lui in occasione dell'inchiesta della magistratura su Antonveneta. Gianpiero Fiorani, all'epoca amministratore delegato della Popolare di Lodi, ha dichiarato di avergli portato 100 mila euro che Giorgetti, diversamente da altri esponenti della Lega, rifiutò di prendere. Erano, ha spiegato Fiorani, il ringraziamento per il sostegno al Governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, dato in cambio del salvataggio della banca leghista CredieuroNord, assorbita dalla Popolare di Lodi, che ne evitò il fallimento. Giorgetti, in particolare, ha rapporti eccellenti con Aldo Brancher, l'esponente di Forza Italia coinvolto in diverse inchieste giudiziarie e considerato l'anello di collegamento con la Lega. E certamente, anche per le nomine, è il consigliere più ascoltato da Bossi insieme a Roberto Maroni, probabilmente avviato verso la nuova esperienza di ministro delle Attività produttive. Proprio un fedelissimo di Maroni, Gian Paolo Sassi, fa parte del gruppo dei pochi leghisti che ricoprono incarichi di peso, grazie all'esperienza di presidente dell'Inps. Tra i consiglieri di amministrazione, invece, vanno ricordati Dario Fruscio (ex Eni, ben conosciuto per gli scontri all'ultimo verbale con l'amministratore delegato Paolo Scaroni e, in precedenza, con Vittorio Mincato), Gianfranco Tosi (Enel, per quasi 10 anni sindaco di Busto Arsizio), Giovanna Bianchi (assai apprezzata in Rai), mentre tra i presidenti spicca il numero uno della Sea, Giuseppe Bonomi, un manager di provata esperienza. Il consiglio, infine, è di tenere d'occhio un professore su cui i leghisti potrebbero puntare: Angelo Miglietta, segretario generale in Fondazione Crt, a sua volta molto vicino all'ecumenico Fabrizio Palenzona, vicepresidente di UniCredit. fabio.tamburini@ilsole24ore.com PARTITE RISERVATE Il ruolo chiave di Giancarlo Giorgetti, tra i consiglieri più ascoltati da Bossi di Fabio Tamburini.

Torna all'inizio