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DOSSIER “CREDIEURONORD”

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Report "Credieuronord"

Articoli




Banche, effetto Bossi Tosi sindaco-azionista partecipa all' assemblea (sezione: Credieuronord)

 

di Corriere Della Sera

 

"Corriere della Sera" del 26-04-2010

PRIMO PIANO

Pagina: 10

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Argomenti: Credieuronord


Sottotitolo: L’esponente leghista va al Banco Popolare.

ROMA - Non c' è proprio nulla di strano se un azionista si presenta nell' assemblea della sua banca. Anzi. Nulla di strano, anche se l' azionista in questione è un Comune, e chi va in assemblea è il suo sindaco. Ma se il sindaco è quello di Verona, Flavio Tosi, esponente di un partito, la Lega, il cui leader Umberto Bossi ha appena detto che vuole mettere i suoi uomini in tutte le banche del Nord, allora è un segnale. E poco importa che non fosse nemmeno l' unico sindaco, sabato scorso a Novara, all' assemblea del Banco popolare, istituto che ha raccolto fra l' altro anche l' eredità della Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani, il quale si era impegnato a salvare la banchetta leghista Credieuronord: oltre a Tosi c' erano infatti il primo cittadino novarese Massimo Giordano, del Carroccio, e quello lodigiano Lorenzo Guerini, democratico. Poco importa pure che Tosi abbia lodato il lavoro del gruppo dirigente: « E' una banca che ci piace e continueremo a sostenere perché sa mantenere forte il legame con il territorio». Se poi il sindaco si precipita subito dopo con l' elicottero all' assemblea di una compagnia di assicurazione del Nord, la Cattolica, della quale il suo comune non è nemmeno azionista, allora il segnale è ancora più forte. E poco importa, anche qui, che Tosi non abbia prefigurato scossoni al vertice dove è stato riconfermato il presidente Paolo Bedoni, affermando secondo quanto riportato dal Corriere del Veneto: «Squadra che vince non si cambia». Il tour finanziario di sabato del sindaco Tosi è la prova che Bossi non diceva tanto per dire quando affermava «la gente ci dice prendetevi le banche e noi lo faremo». E anche se non si sono visti per le città del Nord cortei inneggianti all' occupazione da parte dei militanti del Carroccio dei consigli di amministrazione, la campagna bancaria leghista è cominciata. Non era stato forse Tosi a fornire l' interpretazione autentica delle parole del senatùr? «E' arrivato il momento in cui la politica, che non è più debole come 15 anni fa ed era sempre dipinta come una realtà negativa, non accetta più di essere in subordine rispetto a una grande finanza internazionale che, come abbiamo visto tutti, ha provocato danni. La politica, quindi, ora, fa capire che deve avere il suo peso». Concetti simili a quelli espressi da Luca Zaia, neogovernatore del Veneto: «Bossi ha segnalato l' esigenza che le banche si mettano al servizio dei territori e indicato la presenza di una classe dirigente, finalmente non autoreferenziale, che è certamente espressa dalla Lega ed è certamente in grado di guidare il sistema bancario verso questa direzione». Torneremo dunque ai vecchi tempi delle «terne» delle Casse di risparmio, non più in salsa democristiana ma leghista, con il governatore della Banca d' Italia (andava proprio così a metà degli anni Ottanta) fuori dalla porta ad attendere le decisioni dei partiti? Certamente quello che sta accadendo al Nord, dopo la schiacciante vittoria elettorale delle truppe di Bossi alle regionali potrebbe far ben sperare i nostalgici. Giovedì 22 aprile Luca Galli e Rocco Corigliano, rispettivamente presidenti delle fondazioni di comunità di Varese e Ticino Olona, considerati vicini alla Lega, sono entrati nel consiglio di amministrazione della Fondazione Cariplo, uno dei maggiori azionisti di Intesa San Paolo. Qualche giorno prima il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, esponente di spicco del Pd, aveva rilasciato una intervista a Repubblica interpretata da molti come una specie di «rivendicazione» della nomina di Domenico Siniscalco alla presidenza di quella grande banca. Dichiarazioni non gradite ai vertici di Intesa San Paolo, né da qualche compagno di partito dello stesso Chiamparino. Accusato da Enrico Letta di «aver dato a Bossi un alibi per prendersi le banche».

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BREVI (sezione: Credieuronord)

 

"Il Secolo XIX" del 29-04-2010

Lettere e rubriche

Pagina: 47

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Argomenti: Credieuronord

I troppi errori della sinistra In tutta Europa la destra avanza la sinistra arranca. Merito, o colpa, di questa situazione della sinistra stessa, che rischia di diventare residuale. Gli estremisti, quelli dei centri sociali difesi dalla sinistra, i cosiddetti movimenti antagonisti, sono soprattutto antagonisti della storia, della realt in evoluzione. In Grecia come in Francia, in Italia come in Germania ogni volta che si vedono manifestazioni di piazza con atti di vandalismo, spiccano le bandiere della sinistra con gli obsoleti, in senso tecnico ed ideologico, falce & martello. accaduto anche il 25 aprile a Roma, dove non stato permesso di prendere la parola alla presidente della Regione democraticamente eletta. A Milano la Moratti, sindaco in carica , stata insultata. Non si sono sentite prese di distanza, da chi, come la Bindi, sempre pronta a difendere le donne e la libert di espressione, a senso unico evidentemente. Bersani che gioca a fare l' uomo politico pacato, tace. Di Pietro, legalista part time, pure. Se questa l' alternativa a Berlusconi, temo che moriremo tutti berlusconiani. Massimo Montie-mail I politici dicono soltanto bugie Senza dubbio Bersani non usa i toni insultanti di Di Pietro e Franceschini. Cambia la forma, la sostanza resta uguale. Soprattutto permane la tendenza a dire bugie. Sembra che la sinistra ignori che gli italiani leggono i giornali e ascoltano i tg. Quando Bersani dice che il governo non ha fatto nulla e l' Italia in declino non solo non aiuta chi impegnato a risalire la china e ha bisogno di ottimismo, ma soprattutto dice bugie, ed smentito da giornali finanziari, dagli organi di controllo internazionale. Nessuno pretende che la sinistra si suicidi assecondando il governo. Vale per la sinistra, fatte le debite distinzioni, ci che vale per Fini. Un conto approvare, altro conto criticare a sproposito. C' una terza via: tacere. Nel caso della sinistra sarebbe forse il modo migliore per prepararsi alle prossime elezioni, tra tre anni. Dire bugie e criticare sempre comunque si traduce in un boomerang. francesco Deambroise-mail Lo Stato non propriet privata Quello che contesto al sig. presidente del Consiglio che lo Stato italiano non una propriet privata quando parla di "azienda Italia" oppure dice "ci penso io" ed altre battute pi o meno simili. Pur nel suo bel discorso per il 25 Aprile, la libert viene dopo la Liberazione. Prima c' stata la Liberazione e poi la libert e questo non vorrei si perdesse di vista, o peggio ancora venisse dimenticato. Ho saputo dai giornali che in diverse citt vi sono state ricorrenze di caduti accorpate a detta festa, a me sembra non conforme alla storia della Resistenza, culminata nella Liberazione del 25 aprile. Pietro Olmorapallo (ge) Libert violata sul nucleare Berlusconi: Nessun Paese pu fare a meno del nucleare (Gr2 - 27 aprile). Bene, il grande mediatore, amico del comunista Putin come del fascista Ciarrapico, amico del (ex) terrorista Gheddafi come dell' anti terrorista Bush, lo spieghi ai suoi amici sionisti, che l' Iran ha tutto il diritto di farsi le centrali. Come? Si riferiva all' Italia? Ma qui qualche tempo fa non s' era espresso il popolo mediante referendum proprio contro il nucleare? Evidentemente le libert del popolo (delle libert) contano meno delle libert del capopopolo (delle libert). Alessandro Paganinie-mail Basta calunniare Giuseppe Mazzini Il quotidiano La Padania, organo della Lega Nord, ha pubblicato una serie di articoli infamanti e calunniosi sulla figura di Giuseppe Mazzini, descritto come un criminale. Gli eccessi dei leghisti non hanno mai fine e non ci si meraviglia mai abbastanza per le trovate iperboliche di un movimento che ha fatto della provocazione il proprio scopo di vita. Ma davvero utile al nostro Paese sputare su Mazzini come fanno i leghisti? Giuseppe Mazzini fu un patriota dai saldi valori morali, intriso di sincero idealismo. La Lega Nord invece parla sempre di soldi e di tasse che non si vogliono pagare. Quali sono gli alti ideali della Lega Nord? c. m.e-mail Banche, la Lega stia lontana Dopo le elezioni regionali, ove la Lega ha ottenuto un buon risultato, Umberto Bossi ha dichiarato che vuole portare i suoi uomini nelle banche del nord. Chi intelligente ha capito che abbiamo vinto tutto, fatalmente ci toccher una fetta delle banche, dichiarava qualche giorno fa ai giornali. Mi sembra una buona idea. Ricordiamo il grande successo di CrediEuroNord, la banca della Lega che bruci migliaia di piccoli azionisti in pochi anni e fu "salvata" dal lindo Fiorani che la acquist nel 2004 portandone i debiti in pancia alla Popolare di Lodi, con la benedizione dell' integerrima BankItalia. lettera firmatae-mail Stimo Fini, non quei colonnelli Anch' io, pur essendo antifascista, mi associo alle considerazioni espresse dal lettore A. Biggi nella lettera titolata "Fini merita la nostra stima" pubblicata recentemente sul Secolo XIX. Aggiungo soltanto che alcuni dei cosiddetti "colonnelli", militanti sin da giovani nell' ex Msi, senza la svolta di Fiuggi voluta da Fini non avrebbero mai occupato una poltrona da ministro nell' assetto costituzionale repubblicano del nostro Paese. g. t.e-mail 29/04/2010.

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Profondo nord (sezione: Credieuronord)

 

"Il Barbiere Della Sera" del 04-05-2010

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Argomenti: Credieuronord

I padani e l' evoluzione della specie Non c' è più la Lega di una volta. Se persino il movimento fondato da Umberto Bossi ha interiorizzato il concetto di impunità per i potenti siamo veramente alla frutta. In relazione allo scandalo che ha investito il ministro per lo Sviluppo economico Scajola, pure i leghisti si sono rifugiati dietro frasi vuote e di circostanza che mascherano a fatica un evidente imbarazzo. Maroni e Calderoli si sono detti certi della limpidezza della condotta del ministro ligure, il quale peraltro non è nuovo alle figuracce. Trattasi dello stesso ministro infatti che fu costretto nel 2003 a dimettersi in relazione ad un incauto giudizio espresso nei confronti del professor Biagi, vittima delle Br. "E' un rompicoglioni" disse di Biagi lo sventurato. Scajola ha dichiarato che oggi, a differenza di allora, non rassegnerà le sue dimissioni. E perché mai dovrebbe dimettersi poverino? Solo perché una miriade di testimoni hanno dichiarato, in maniera precisa e convergente, che l' acquisto di un immobile da parte di Scajola sito in Roma con vista Colosseo, di quasi 200 metri quadri, per la modica cifra di 610 mila euro, è frutto di alcune manovre che poco si addicono ad un ministro della Repubblica? Scajola invece resiste incollato alla sua poltrona. Coadiuvato pure dai puri leghisti i quali, sempre verdi come il mitico Hulk, hanno negli anni cambiato in pieno filosofia e prassi. Come sono lontani i tempi in cui i padani occupavano fieri il Parlamento degli inquisiti armati di quel cappio, sventolato dal celtico Orsenigo, che avrebbe dovuto regolare una volta e per tutte i conti con una classe dirigente di ladri che ingrassano affamando i popoli laboriosi e onesti del profondo nord. Il buon Orsenigo è soltanto uno sbiadito ricordo, relegato nell' angolo buio della storia leghista alla voce folklore. Ma un ricordo lontano è pure il Bossi delle origini. Quello che apostrofava delicatamente Berlusconi, all' indomani della rottura del 1994, come "Berluskaz" o peggio "il mafioso di Arcore". Lo stesso leader che invitava il nord a resistere, come ricordano David Parenzo e Davide Romano in "Romanzo Padano", onde evitare di consegnare il Paese, all' indomani della rovinosa caduta della prima Repubblica, a forze oscure e ben peggiori persino dell' odiato Caf , genericamente individuate ne "i fascisti, cosa nostra e la P2". Che fine ha fatto il Bossi che, per nulla scalfito dalla condanna a 6 mesi per il caso Enimont, sosteneva che la Lega ce l' aveva "duro, duroooooooo". Si sa, con l' età anche la potenza sessuale scema. E oggi, forse, anche alla Lega potrebbe tornare utile qualche pasticca di Viagra. Finita l' epoca romantica ed eroica delle origini la Lega si è imborghesita, risultando via via sempre meno sensibile agli scandali di palazzo. Pur vantando una classe dirigente giovane e mediamente poco chiacchierata, anche la Lega è recentemente incappata in qualche errore, come quello della banca Credieuronord. Avventura finanziaria che si rivelò un totale fallimento nonostante l' intervento benevolo di un prontamente rivalutato Antonio Fazio, già capo di Bankitalia in uno dei periodi più neri della storia del nostro Paese."Come si cambia per non morire.", cantava Fiorella Mannoia. Sarebbe un inno perfetto per la Lega di oggi. E così persino Scajola può dormire sonni tranquilli, diluendo le odierne amarezze di fronte al magnifico panorama del Colosseo all' imbrunire. Tranquillo, ministro. I gladiatori non ci sono più. E Orsenigo è sempre più lontano. Francesco Toscano.

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La sanità lombarda: il modello Polverini per il Lazio (sezione: Credieuronord)

 

"TeleFree" del 06-05-2010

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Occhiello: Webzine
Sottotitolo: Il voltafaccia della Lega di Gianni Barbacetto.

Il voltafaccia della Lega 5 maggio 2010 Cè, ex assessore alla Sanità della Lombardia isolato dal suo partito: "Avevo denunciato il malaffare" Ha fatto molta impressione la storia del chirurgo degli orrori, quel Pier Paolo Brega Massone della clinica Santa Rita di Milano che ora è in attesa della sentenza per aver tagliato polmoni e asportato mammelle senza motivo. Ieri la Regione Lombardia gli ha chiesto 2 milioni di euro come risarcimento per i danni morali e d' immagine. "Ma è proprio il meccanismo della sanità lombarda a essere distorto. È un sistema che spinge a moltiplicare gli interventi". La clinica degli orrori, insomma, è un caso limite, ma il vero orrore è il sistema sanitario di Roberto Formigoni. A sostenerlo è l' ex assessore Alessandro Cè, oggi consigliere regionale giunto alla fine del mandato. Sta mettendo le sue cose negli scatoloni, nei prossimi giorni arriveranno i nuovi eletti. "Torno a fare il medico. La passione politica resta, ma ho visto troppe cose che non vanno, nei partiti". Leghista bresciano, ex deputato del Carroccio, poi assessore alla Sanità in Lombardia. Attaccato da Formigoni e non difeso dalla Lega, Cè nel 2007 ha sbattuto la porta e se n' è andato dall' assessorato e dal partito. "Sa, io ci credevo nella Lega. E ho sempre fatto nelle istituzioni quello che dicevamo nelle piazze. Nel 2005 ero capogruppo alla Camera e ho fatto votare i nostri contro il governatore di Bankitalia Antonio Fazio, che la Lega attaccava nelle piazze come il nemico dei risparmiatori, come quello che aveva coperto i crac Cirio e Parmalat. Non mi ero accorto che invece l' aria era cambiata: Fazio aveva incaricato il banchiere Gianpiero Fiorani di salvare la banca della Lega, Credieuronord, ed era così diventato grande amico del Carroccio. Ma io sono andato avanti, mi sono rifiutato di passare dalla parte dei risparmiatori a quella dei malfattori. Nelle intercettazioni telefoniche dei furbetti del quartierino ce n' è una che dice: Fermatemi questo Cè. È Fiorani a chiederlo". In effetti lo fermano. "Mi chiama Umberto Bossi e mi dice: Torna in Lombardia, ti mettiamo a controllare questo Formigoni. Io obbedisco. Dal 2005 faccio l' assessore alla Sanità. Sono medico, qualcosa capisco. Sapevo che avrei trovato le mani dei partiti sugli ospedali, ma così non me l' aspettavo: controllano tutto, si spartiscono tutto. E Comunione e liberazione la fa da padrona. Sollevo subito il problema, contando sull' appoggio del mio partito. Accuso direttamente Formigoni di controllare militarmente tutta la sanità lombarda. E lui mi toglie le deleghe. È il 30 agosto 2005. La mattina dopo vado a Radio Padania e parlo chiaro. Segue un braccio di ferro durato 40 giorni. Mi chiamano Roberto Calderoli, Roberto Maroni, Umberto Bossi: ' Cambia assessorato, vai al Territorio, non riusciamo più a coprirti. Io rispondo: Non ci penso nemmeno. Alla fine Formigoni mi restituisce le deleghe. Io preparo una riforma del sistema. Resisto fino alla primavera del 2007. Allora mi oppongo a un tentativo di privatizzare il 118, il sistema regionale di pronto soccorso. È la goccia che fa traboccare il vaso. Capisco che la Lega non mi sostiene più. Il 17 marzo do le dimissioni". Lo sostituisce il medico personale di Bossi, Luciano Bresciani. Continuità, dunque? "C' è assessore e assessore. C' è anche chi sta lì a fare la bella statuina. Tanto le decisioni le prende il direttore generale della Sanità, Carlo Lucchina. In Lombardia per la sanità si spendono 16 miliardi pubblici e 6 privati: in totale oltre 22 miliardi. Una cifra enorme. E senza controlli adeguati sulla qualità e sanzioni efficaci. Formigoni dice che in Lombardia c' è libertà di scelta e competizione tra pubblico e privato. Non è vero. Il paziente non ha strumenti per scegliere, non può capire la qualità dell' offerta. In realtà è in balìa di un eccesso d' offerta, che i privati moltiplicano nei settori più remunerativi, come urologia, cardiochirurgia, ortopedia, oculistica, emodinamica. Così si moltiplica artificialmente la domanda. Un meccanismo distorto che sottopone i pazienti a ipertrattamento: troppi interventi, anche se non ce n' è davvero bisogno, fatti dai privati per avere i drg (i rimborsi del sistema sanitario, ndr). E poi rincorsa ai drg più costosi: si fanno due visite quando ne basterebbe una, si opera in day hospital quando sarebbe sufficiente l' ambulatorio, si ricovera quando basterebbe il day hospital. Risultato: un finanziamento enorme ai privati. Al pubblico restano i settori dove si guadagna poco come medicina e oncologia". Non c' è clinica privata a Milano che non abbia avuto inchieste giudiziarie. "Sì, ma la magistratura non ha strumenti sufficienti. E poi l' attenzione viene messa sui comportamenti dei singoli medici, quando invece è il sistema che è criminogeno. Ci vorrebbe una vera programmazione, realizzata sui reali bisogni dei cittadini. Per farla, ci vorrebbero i numeri delle prestazioni offerte, disaggregate provincia per provincia: si vedrebbe subito l' anomalia di zone in cui determinati interventi sono anche del 50 per cento superiori alla media. Ma la Regione dice: non li abbiamo, quei numeri. Non sono mai riuscito a farmeli dare, neppure quando ero assessore. È così che il privato gonfia l' offerta fino ai numeri record della Lombardia: 160 milioni di prestazioni ambulatoriali, 2 milioni e 600 mila ricoveri. Con gli ospedali pubblici che sono sempre in perdita, e le cliniche private che fanno un mucchio di soldi: qualcuno dovrebbe spiegarcela, questa stranezza, no? La verità è che l' obiettivo finale è far sparire la sanità pubblica e dare tutto ai privati". Cè chiude l' ultimo scatolone e torna a casa. Da il Fatto Quotidiano del 5 maggio http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2484266&yy=2010&mm=05&dd=05&title=il_voltafaccia_della_lega.

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Fiorani: Cos salvai la banca della Lega (sezione: Credieuronord)

 

di Lorenzo Rinaldi

 

"Il Cittadino" del 07-05-2010

Lodi

Pagina: 9

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Argomenti: Credieuronord


Occhiello: Il racconto, al processo Antonveneta, dell’ex amministratore delegato della Popolare di Lodi.

N Adesso i signori della Lega dovranno sdebitarsi. Avrebbe usato queste parole il governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, parlando con Gianpiero Fiorani del salvataggio di Credieuronord, l' istituto di credito fortemente voluto da Umberto Bossi e miseramente naufragato, fino all' intervento della vecchia Banca Popolare di Lodi. I signori della Lega - avrebbe per risposto Fiorani al governatore - non sono persone a cui mandare questi messaggi. Il botta e risposta, che sarebbe avvenuto cinque anni fa a casa di Fazio, stato raccontato da Fiorani alcune settimane fa nel corso del processo Antonveneta, a Milano. E dopo la recente uscita di Bossi, che ha reclamato uomini della Lega nelle banche del nord, le parole che Fiorani ha detto ai giudici tornano oggi d' attualit. Il racconto, nell' aula del tribunale meneghino, parte dal 2004, da quando, secondo le parole di Fiorani, Credieuronord era una piccola banca in estrema difficolt, al limite del commissariamento. Un rischio che Fazio, sempre attento all' equilibrio e all' italianit delle banche poste sotto il suo controllo, non poteva correre. Da qui la richiesta a Fiorani: salva la banca della Lega. Ai tempi - rivela Fiorani in aula - ero simpatizzante della Lega, un partito che nasceva dal territorio. Ero uno dei banchieri a cui la Lega si rivolgeva. E dunque, il contatto, sempre secondo quanto raccontato da Fiorani, sarebbe avvenuto tramite il sottosegretario lumbard Alberto Brambilla: Mi raggiunge a Lodi, lo incontro, mi spiega che l' operazione con la Banca Popolare di Milano era fallita all' ultimo minuto e quindi loro erano in difficolt. In quel momento - sottolinea Fiorani - la Lega era dichiaratamente contro Fazio. Nonostante l' avversit verso il governatore, l' operazione "salvataggio" viene avviata. La mia idea - rivela Fiorani - era prendere il ramo d' azienda della banca, con una filiale a Milano. L' obiettivo era azzerare i rischi per la Bpl. Restavano comunque problematiche latenti e dunque mi ricordo la grande preoccupazione che avevamo. Il progetto, nonostante qualche timore, va avanti, fino all' assemblea dei soci di Credieuronord. Ricordo un' assemblea molto folcloristica - dice Fiorani ai giudici -, ma alla fine i soci hanno dato l' ok all' operazione della Bpl.Il salvataggio della banca della Lega non per l' unico legame fra la vecchia Bpl e il movimento di Bossi. Lo rivela lo stesso Fiorani: La Bpl ha venduto alla Lega l' immobile di via Bellerio ( l' attuale sede della Lega, a Milano , ndr): noi l' avevamo in portafoglio perch era di un cliente della Banca Rasini ( istituto acquistato dalla Bpl , ndr) che era fallito. Per acquistare questo immobile importante, che per noi era impegnativo da vendere, alla Lega avevamo anche concesso un mutuo ipotecario.

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Il paradosso delle autoblù chi ci rinuncia costa allo Stato ancora di più (sezione: Credieuronord)

 

di DI ALBERTO STATERA

 

"Affari&Finanza" del 10-05-2010

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Argomenti: Credieuronord

Croce e delizia d' Italia, le 626.760 autoblu (55 mila in Inghilterra e 61 mila in Francia) sono il trionfo del Teatro Grottesco nella politica italiana. Mentre in Parlamento si discuteva l' emendamento, poi ritirato, che avrebbe dovuto concedere una patente speciale, legibus soluta, agli autisti dei politici che spingono un po' sull' acceleratore o passano col rosso, il leader leghista Umberto Bossi intimava ai suoi amministratori regionali, a cominciare dai neogovernatori Roberto Cota e Luca Zaia, di tagliare le spese. Notoriamente, tra le più odiose per i cittadini ci sono quelle per le berline di servizio. Come faccio a fare bella figura col capo? si deve allora essere chiesto Edouard Ballaman, ex deputato e presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. E ha rinunciato all' emblema italico dei privilegi e degli sprechi della politica. Così dal primo aprile ha lasciato in garage la sontuosa Audi A6 regionale superaccessoriata, con relativo autista, e si è rimesso alla guida della sua vecchia Rover 75 color verde padano. Ma Ballaman ha il pallino degli affari, anche se in vita sua non ne ha mai combinato uno giusto. Negli ultimi anni si è segnalato, tra l' altro, per aver partecipato ai fallimenti della speculazione edilizia della Lega a Punta Salvore, in Istria, dei casinò a Pola, delle sale Bingo in Italia e per il disastro della Banca Padana Credieuronord, al centro di uno scandalo impunito. Così, con la bella figura, il presidente extracomunitario, essendo nato in Svizzera, ha fatto un affaruccio da 3.210 euro al mese, più o meno la somma con cui vivono le famiglie di quattro cassintegrati o quella di un agiato medico ospedaliero. A tanto ammonta infatti il principesco rimborso mensile dovuto ai consiglieri regionali privi di auto di servizio, che va a integrare il già considerevole stipendio per 38.520 euro all' anno. Pizzicato da Roberta Giani, grintosa cronista politica del "Piccolo" di Trieste, Ballaman ha farfugliato:«Ho maturato una scelta personale in linea con la volontà mia e del mio partito di contenere i costi della politica».Peccato che in questo caso i costi non si contengano affatto, ma addirittura nel migliore dei casi si raddoppino, visto che la regione continuerà a pagare 1.740 euro al mese di noleggio dell' Audi fino a scadenza del contratto e vita natural durante lo stipendio dell' autista, per di più vecchio leghista, assunto stabilmente con concorso. «L' unico vantaggio, diciamolo, è per le tasche di Ballaman», ha riassunto il consigliere di opposizione Gianfranco Moretton. E anche il segretario regionale della Lega Pietro Fontanini, di fronte al senso degli affari di Ballaman, ha dovuto ammettere: «Sì, il rimborso è troppo alto». Immaginate poi la felicità per il bel gesto padano di tutti gli altri consiglieri senza autoblu che zitti zitti incassavano 3.210 euro al mese, adesso forse a rischio. Inseguito dalle critiche, Ballaman potrebbe ancora salvare la faccia secondo Luca Stilli, segretario nazionale del Sindacato degli autisti di rappresentanza. Come? «Rinunciando all' auto blu, all' autista, ma anche al rimborso». Una grottesca pìece padana o prove tecniche di federalismo? a.statera@repubblica.it.