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DOSSIER “CONFLITTO DI INTERESSI”

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Report "Conflitto di interessi"

Veltroni prepara la volata: partita aperta anche alla Camera ( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Risponde ai cronisti su grande coalizione, conflitto d'interessi. Ma è di Democratic-Day che vuole parlare. "Oggi è una giornata bellissima, molto importante. Negli ultimi 10 giorni metteremo in campo un'arma che nessun altro ha: la mobilitazione di migliaia di donne e uomini per il grande sorpasso".

Un giorno speciale per l'Unità Meno male che c'è ( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: una delle poche voci che si batte contro conflitti di interesse e censure". Raccontiamo un po' a flash ciò che abbiamo visto e ciò che ci hanno telefonato dai gazebo: a Roma, il circolo Pd di via Pompeo Trogo, dove gli iscritti sono al 70% nuovi, ha organizzato la sua iniziativa a piazza della Balduina: il giornale è insieme al materiale elettorale,

Qui in Germania, un ritorno di Berlusconi è considerato surreale ( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: La candidatura di Berlusconi per la quinta volta, un conflitto di interessi irrisolto, che non è rintracciabile in nessun'altra democrazia nel mondo. Se Berlusconi dovesse vincere, il problema si proporrà in forma ancora più drammatica, perché forse ci sarà qualche conto da saldare. A meno che, non si vada verso una Grande Coalizione.

Se ci fosse Sylos Labini ( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: con gli eterni conflitti di interessi, con la solita politica, ogni volta un po' più vecchia, ogni volta un po' più stanca. La verità è che mancano oggi voci lucide e fuori dagli schemi, come la sua. Manca quella capacità di analisi spiazzante, che veniva da lontano, ma soprattutto da una visione del nostro paese per nulla provinciale,

Sono stufo di essere insultato da Berlusconi L'ultima dell'ometto. L'ho sent ( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: conflitto di interessi opera a tutto campo: dall'economia alla finanza, dalla sanità alla giustizia ? Che futuro ha un Paese dove decine di migliaia di delinquenti sono stati messi in libertà e sono tornati a delinquere, dove tante famiglie faticano ad arrivare a fine mese e la povertà aumenta, dove migliaia di lavoratori muoiono sul lavoro che è sempre più precario e mal retribuito,

Scalfari corre in tv a fare il vice-Walter ( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: siamo il Paese del conflitto di interesse", ai doppiopesisti che strepitano ad ogni sussurro del Cavaliere gridando alla violazione delle regole, cosa sarebbe accaduto se al posto di Berlusconi avessero invitato Emilio Fede e gli avessero consentito uno spot elettorale, con tanto di sondaggi fuorilegge, come quello di Scalfari,

Rai e Mediaset si mettano assieme ( da "Tempo, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: "Per il conflitto di interessi. Lavoro anche con la Rai, con un sacco di aziende pubbliche, Eni, Enel, Poste. Da deputato è impensabile". Non tutti si sono posti questo problema... "Guardi, io sono molto anomalo. Se ho fatto questa scelta a 51 anni è perché ci credo.


Articoli

Veltroni prepara la volata: partita aperta anche alla Camera (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 31-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Veltroni prepara la volata: partita aperta anche alla Camera di Maria Zegarelli / Roma Il gazebo del Pdl dall'altra parte della strada conta tre persone. Quello del Pd pullula di gente fin dalle prime ore del mattino. Davanti al motorino giallo parcheggiato sul marciapiede di piazza Fiume c'è una piccola ma costante processione: Goffredo Bettini, coordinatore nazionale del Pd risponde alle domande del popolo dei democratici e annota mentalmente i suggerimenti. Risponde ai cronisti su grande coalizione, conflitto d'interessi. Ma è di Democratic-Day che vuole parlare. "Oggi è una giornata bellissima, molto importante. Negli ultimi 10 giorni metteremo in campo un'arma che nessun altro ha: la mobilitazione di migliaia di donne e uomini per il grande sorpasso". Un applauso annuncia che Walter Veltroni è arrivato. La piazza è piena zeppa di gente. "Walter-Walter-Walter". Lui, il candidato premier delle mille piazze e cento province, arriva con passo veloce. Abbraccia "Goffredino", "come stai? Sta andando alla grande". Yes we can urla un signore. "Sei un tipoooo" dice Marco che sventola l'Unità. Strette di mano, baci. "Walter, sei stanco?". "No, non sono stanco, sarà l'adrenalina". C'è chi vuole essere rassicurato: "Niente accordi con il Berlusca', mi raccomando". "Tranquilli, non ci saranno grande coalizione o inciuci. Governa chi vince. L'ho detto lo ripeto: la mia posizione non è cambiata. Le riforme istituzionali, invece, si devono fare insieme, anche se vinciamo noi", risponde smentendo quando riportato in un'intervista con il settimanale "Newsweek". Ci sono la ministra Giovanna Melandri, l'attrice Lunetta Savino, Erminia Manfredi, il numero due del Pd Dario Franceschini, il candidato al Senato per il Lazio Ignazio Marino, la regista Cristina Comencini. "Oggi il D-Day serve per dare l'ultima spinta, con lo stesso spirito e la stessa novità del 14 ottobre" - dice Veltroni. E chi l'ha detto che soltanto al Senato il Pdl è in bilico? "Speriamo innanzitutto che il Senato non sia in bilico. Comunque, la mia opinione è che ogni giorno che passa cresce la possibilità che il Senato non sia in bilico, perché ho l'impressione che c'è una crescente convinzione nel paese sul fatto che si può veramente cambiare. Nonostante quella legge elettorale folle, penso ci siano tutte le possibilità per avere un successo del Pd sia alla Camera sia al Senato". Cappello bluette, paltò grigio, ecco Oreste Lionello. "Bravo Walter, avanti così". Toni pacati fino alla fine? "Sì, lo faccio nell'interesse del Paese, non si può continuare come negli ultimi quindici anni, sempre ballando sull'orlo del Titanic. Loro insultino, aggrediscano, noi continueremo a parlare al Paese". Walter e della Campania che ci dici?, domanda un militante. "In Campania faremo una grande innovazione. Ma la filiera delle responsabilità è lunga" e il centrodestra è stato al governo per cinque anni senza far nulla. Più tardi durante la lunga intervista a Sky Tg24 annuncia che in caso di sconfitta elettorale guiderà il partito fino a quando non ci saranno nuove primarie. "Ho preso l'impegno per fare un grande partito e continuerò ad assolvere al vincolo assunto il 14 ottobre con 3,5 milioni di elettori". Quanto al suo "principale avversario", cioè Silvio Berlusconi, mai citato direttamente, confessa di "provare fastidio per la doppiezza di certi uomini politici. Prendiamo ad esempio le riforme, quando parlava di me come se fossi Giolitti. Ora, invece, in campagna elettorale dice di me tutto il peggio possibile". Altro stile, quello di Walter, che non frequenta "quella parte di trash della politica". L'Italia "ha bisogno di leadership di tipo europeo. Servono persone serie e responsabili, non persone che fanno le corna nelle foto con i capi di Stato". E non serve un governo fotocopia di quello del '94. "I quattro nomi che si conoscono sono quelli quelli di Tremonti, Bossi, Maroni e Calderoli. Io farò un governo del 2008". Inizia ad essere convinto di potercela fare, "gli indecisi si stanno spostando verso il Pd". E a Massimo D'Alema, che ha definito, "si può fare" uno slogan "moscio". "È giusto che ognuno abbia le sue opinioni, ma lo slogan ha funzionato, è entrato nel parlare corrente, ha un effetto evocativo e tutti i pubblicitari hanno detto che è stata una grande trovata".

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Un giorno speciale per l'Unità Meno male che c'è (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 31-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Un giorno speciale per l'Unità "Meno male che c'è..." di Jolanda Bufalini / Roma Gran festa a piazza Fiume per l'arrivo di Veltroni e anche per l'Unità. Distribuitissimo e ben accolto nel gazebo più affollato d'Italia, il quotidiano in edizione speciale, infatti, era nelle mani di tutti, un po' come ai vecchi tempi, simbolo e strumento di campagna elettorale. "Un inserto bellissimo - è il commento di Walter Veltroni - in cui ho scoperto il sostegno di molte persone di cui nemmeno io sapevo". La distribuzione era, eccezionalmente, gratuita, ma molti versavano volentieri una sottoscrizione. L'Unità, dice il candidato premier del Pd, "c'è sempre quando il paese attraversa momenti delicati, in questo c'è un legame forte con il Pd". "È bello - aggiunge Goffredo Bettini - che proprio in questa giornata, in cui abbiamo distribuito, attraverso 100mila volontari, decine di milioni di copie di materiali informativi sulla nostra proposta, sia stata l'occasione per una diffusione straordinaria de l'Unità". Anche a Milano (50mila copie prenotate in Lombardia), racconta Maurizio Martina, segretario regionale del Pd, è andata molto bene: "Iniziativa azzeccata, il quotidiano è diventato strumento di eccellenza nella campagna elettorale". "Esperienza da ripetere" dice Michele Meta, che coordina la campagna elettorale nel Lazio. Chiama dal Trullo dove, nel pomeriggio sono rimaste 4 o 5 copie delle 400 arrivate la mattina (40mila le copie prenotate a Roma, 100mila nella regione). E aggiunge che, nella giornata, c'è stata "una bella partecipazione del popolo delle primarie e delle forze organizzate. Ciò che ci vuole per quest'ultimo miglio sino al voto". La macchina organizzativa che ha consentito la tiratura di 750mila copie (600mila nei gazebo e nei circoli) ha funzionato bene: chiusura anticipata in redazione, alle 2 nelle tipografie girava la stampa, alle 5 il quotidiano era nei punti di distribuzione, racconta Giorgio Poidomani, amministratore delegato. Qualche problema c'è stato nel raccordo con i gazebo, a Roma, in Campania. Il bilancio è di "grande risultato" anche per il Cdr: "Gioco di squadra non solo fra Unità e Pd ma anche fra redazione, direzione e azienda, a dimostrazione di un organismo vivace e capace di svilupparsi per contribuire alla vita democratica del paese". E arriva l'adesione di Articolo 21, Federico Orlando, Tommaso Fulfaro e Giuseppe Giulietti firmano un messaggio di vicinanza per "una delle poche voci che si batte contro conflitti di interesse e censure". Raccontiamo un po' a flash ciò che abbiamo visto e ciò che ci hanno telefonato dai gazebo: a Roma, il circolo Pd di via Pompeo Trogo, dove gli iscritti sono al 70% nuovi, ha organizzato la sua iniziativa a piazza della Balduina: il giornale è insieme al materiale elettorale, in parte anche auto-prodotto. A Mazzini l'Unità non c'è, a S. Emerenziana si distribuisce insieme a "Europa"; ai Giubbonari è sul banchetto ma quando una volontaria prende il pacco e annuncia: "Oggi è gratuito", allora le copie vanno via veloci. A San Cosimato, tutto esaurito. A Cagliari le 20mila copie distribuite nei gazebo alle quattro del pomeriggio sono finite. A Lucca sono state distribuite 500 copie, 50mila in tutta la Toscana e da Radio città futura raccontano quanta gente a Pisa girasse con l'Unità. A Bologna e provincia, racconta la responsabile organizzativa del Pd Luisa Lazzaroni, l'Unità era nei 49 gazebo cittadini, nei 142 della provincia (hanno aperto tutti i punti in cui si è votato alle primarie), senza contare i circoli dove si svolgevano iniziative, feste e dibattiti. (100mila copie prenotate in Emilia Romagna). Christian Biagini, quando lo abbiamo sentito, stava uscendo da un'assemblea di Monte S. Maria Tiberina: "Affollata, c'era il 10% della popolazione di questo piccolo paese". "Qui nell'alta Umbria - aggiunge - l'Unità si compra, oggi le mille copie sono andate a ruba". "Cifre che parlano da sole - commenta il direttore Antonio Padellaro - l'Unità è stato, come ai vecchi tempi, nella sua dimensione di giornale da centinaia di migliaia di copie. Una giornata da ricordare".

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Qui in Germania, un ritorno di Berlusconi è considerato surreale (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 31-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del GIOVANNI DI LORENZOL'italo-tedesco, direttore di Die Zeit: "Veltroni? All'estero dà una buona impressione di sé, ma non basta: c'è bisogno di un rinnovamento profondo" "Qui in Germania, un ritorno di Berlusconi è considerato surreale" di Cinzia Zambrano / Roma A voler esagerare si potrebbe anche dire che Berlusconi è una sorta di leit-motiv nella vita di Giovanni di Lorenzo. Sull'ascesa mediatica del tycoon milanese, di Lorenzo, 49 anni, mamma tedesca papà italiano, ha scritto la sua tesi di laurea. Alcuni anni dopo si è ritrovato di nuovo ad occuparsi di Berlusconi. Stavolta però, nella veste di direttore di "Die Zeit", autorevole settimanale tedesco che dirige dal 2004, e dalle cui colonne non ha risparmiato critiche al Cavaliere versione premier. Di Lorenzo, in Italia i sondaggi danno favorito Berlusconi. È la quinta volta che si candida a guidare il Paese. La prima volta era nel '94, allora in Germania c'era Kohl, in Spagna Gonzalez, in Francia Mitterrand. Oggi abbiamo Merkel, Zapatero, Sarkozy... E noi ancora con Berlusconi. Lei, da italiano, ma anche da osservatore estero, come vede questa candidatura? "Il fatto che Berlusconi si presenti per la quinta volta alle elezioni è talmente incomprensibile ai tedeschi, che c'è persino una certa resistenza a spiegarlo. In Germania una cosa simile è impensabile, un cancelliere che viene sconfitto sparisce per sempre da un'eventuale futura corsa alla Cancelleria. Come è stato incomprensibile qui il fatto che l'ultimo governo fosse costituito da 9 partiti, di cui 2 dichiaratamente comunisti. Anche per queste ragioni le elezioni passano inosservate sulla stampa tedesca". Anche sul suo giornale? "In parte sì". E per cos'altro ancora? "La mancanza di ricambio della classe politica. In Germania si fa molta fatica a trovare un politico che abbia più di 65 anni e sia ancora attivo. In Italia, no. Oltretutto mi sembra di percepire un vero abisso tra la classe politica e la realtà del Paese. Devo ammetterlo, per noi giornalisti c'è una certa difficoltà a capire alcune cose e dunque anche a spiegarle ai nostri lettori". Esempi? "La candidatura di Berlusconi per la quinta volta, un conflitto di interessi irrisolto, che non è rintracciabile in nessun'altra democrazia nel mondo. Se Berlusconi dovesse vincere, il problema si proporrà in forma ancora più drammatica, perché forse ci sarà qualche conto da saldare. A meno che, non si vada verso una Grande Coalizione...". Lei vedrebbe di buon occhio una Grande Coalizione? "Sempre meglio che il ritorno alla spaccatura del Paese. A Veltroni si riconosce una spinta nuova, la rinuncia per esempio di correre da solo sganciandosi dalla sinistra radicale, ma non si può sostenere che è un personaggio nuovo. Quello che mi preoccupa è la sfiducia e lo sconforto della gente, erano decenni che non percepivo un tale smarrimento e una disaffezione politica". Il Wall Street Journal ha bocciato Berlusconi e ha fatto invece un'importante apertura di credito a Veltroni. Die Zeit cosa farà? "Faremo un articolo di fondo questa settimana...". Mi anticipa il contenuto? "Spiegheremo la situazione politica in Italia. La tesi di base è che un ritorno al governo di Berlusconi, Fini e Bossi, per tutti gli ambienti politici tedeschi, conservatori e socialdemocratici, è surreale. Di certo non ci sarà quell'apertura e quel rinnovamento di cui l'Italia invece avrebbe tanto bisogno". Si ritroverà a fare titoli come: "Bella Berlusconia, l'Italia si trasforma in un paese autoritario", come in passato... "Un titolo precedente alla mia direzione della Zeit, che speriamo di non dover rifare. Ma rimanere critici con Berlusconi è facile: basta vedere la sua presa di posizione sull'Alitalia, un conservatore che diventa protezionista è un controsenso. Io però mi auguro davvero di poter segnalare dall'Italia qualcosa di nuovo. Per quanto riguarda Veltroni, ho la sensazione che la "rivoluzione" che lui vuole attuare abbia fatto breccia solo negli ambienti a lui già vicini. C'è da dire comunque che all'estero dà una buona impressione, poi bisogna vedere nei fatti. Veltroni ha di buono il fatto che vuole conciliare il Paese, dall'altra parte però ha una certa propensione ad accontentare tutti. Questo non funziona. Schröder ha rinnovato il Paese ma ha pagato un prezzo molto alto. L'Italia è in una situazione talmente grave che chi andrà al governo dovrà prendere decisioni drastiche per risanarlo. Le promesse inutili non servono". Ultima cosa, è vero che ha fatto una tesi di laurea sull'ascesa mediatica di Berlusconi? "Sì, ma faccio un'autocritica: a quei tempi avevo capito ben poco".

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Se ci fosse Sylos Labini (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 31-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Se ci fosse Sylos Labini Roberto Cotroneo Segue dalla Prima P erché per ora i sondaggi, per quanto in progress, e sempre più ottimistici per la sinistra, dicono ancora questo. Perché proprio Paolo Sylos Labini? Perché Sylos Labini, economista, che aveva studiato a Cambridge e ad Harvard, che aveva insegnato in tutte le più importanti università del mondo, che era stato allievo di Schumpeter, che non era mai stato un uomo di "sinistra", come viene intesa la sinistra in Italia, ma a sinistra votava, ci avrebbe potuto dire molto di come è cambiato davvero questo paese, e senza i luoghi comuni dei sociologi e dei giornali. Lo aveva già fatto nel lontano 1974, quando pubblicò un saggio che ha fatto storia. Il Saggio sulle classi sociali, edito da Laterza, ristampato in dieci edizioni, forse il primo e unico best seller di argomento economico di questo dopoguerra in Italia. Ma soprattutto uno degli studi più lucidi sulla società italiana, scritto utilizzando metodi quantitativi. Con una riflessione sulla composizione del reddito e delle classi e sottoclassi sociali nel nostro paese. Quel saggio fu la rottura di un tabù. In pieni e ideologici anni Settanta, un economista di sinistra diceva che Marx aveva torto "e il proletariato non sarebbe mai diventato l'immensa maggioranza della popolazione". E che sarebbero enormemente cresciuti i ceti medi. Ma soprattutto scopriva che allora i voti operai del Pci erano sì e no il 50 per cento del totale. L'uomo di rottura, Sylos Labini lo aveva continuato a fare fino agli ultimi anni di vita; lui che era della classe 1920, ma era attivissimo: prima appoggiando la lista Occhetto-Di Pietro, e poi continuando a pensare liberamente e fuori dagli schemi. Cosa ne sarà di noi se tornasse al governo il cavalier Berlusconi? Sylos Labini ripeteva spesso che tutti avevano sottovalutato il pericolo Berlusconi, e non lo diceva da pericoloso bolscevico, ma con una lucidità di analisi ineccepibile. Ma non si fermava a questo, sapeva bene quali erano le cause della degenerazione del paese. Perché aveva metodo, ed era un vero "corridore tignoso", come lui stesso amava definirsi. Sarà stato merito dell'incontro della sua vita, che fece quando era in America, l'incontro con Gaetano Salvemini. Sarà stato che Sylos Labini era uno di quelli che aveva sempre guardato con diffidenza e sana antipatia ai due miti e modelli della politica e dell'utopia del nostro paese: Karl Marx da una parte e il solito Niccolò Machiavelli dall'altra. Sarà stato che era un economista, certo, ma con una passione per la storia, e per le storie nazionali, e mai un freddo analista di dati macroeconimici. Sarà stato che era un polemista nato, persino un "attabrighe", altro termine che amava usare con ironia per definirsi e raccontarsi. A quasi tre anni dalla sua scomparsa i figli Francesco e Stefano stanno riordinando le sue carte e hanno fondato un'associazione culturale intitolata al padre Paolo. Esiste un sito internet anche se non ancora funzionante a pieno regime www.syloslabini.info, anche se le carte sono moltissime e ci vorrà tempo perché venga messo tutto a posto. Anche perché Sylos Labini ha scritto molto, insegnato molto, e come amava ripetere lui stesso: "Io non mi sono mai seduto in nessun consiglio di amministrazione, di enti o di banche, non ho mai cercato il potere, e neppure ho cercato di diventare ricco. A me bastava scrivere i miei saggi e insegnare ai miei studenti". Ma non gli bastava questo paese. E non solo per una vera e propria vocazione internazionale. E non solo per il suo amore verso gli Stati Uniti, che guardava con spirito critico, ma anche con sincera adesione. Ma anche perché aveva ben chiaro il livello di imbarbarimento in cui eravamo caduti. Ne parlava con i suoi amici accademici, delle università dove teneva conferenze e lezioni, e sapeva di essere ascoltato con assoluta autorevolezza. Scriveva articoli polemici su questo giornale, uno dei quali, ispirato all'urlo di Munch, era forse quanto di più aderente al suo modo di pensare le cose, e l'Italia di allora, potesse scrivere. "L'appello, che faccio mio insieme con l'urlo di Munch - diceva Sylos Labini - ricordava che su tutti incombe il giudizio delle nuove generazioni; l'appello vale anche oggi sia per gli oppositori che non fanno opposizione sia, e ancora di più, per coloro nella Casa delle libertà che, con qualche temporanea ribellione puramente verbale, pensano di salvarsi l'anima, ossia l'immagine e la reputazione. No, v'ingannate. La politica voluta da Berlusconi sta dando colpi di piccone a due pilastri della nostra società, costati lagrime e sangue a intere generazioni, l'Unità d'Italia e la Costituzione. Ai Parlamentari della Casa delle "libertà" che, nonostante tutto, hanno conservato un qualche rispetto di se stessi dico: dimostrate sul serio, coi fatti, di essere al servizio non di Berlusconi ma del paese. Agli oppositori dico, accoratamente: abbandonate una volta per sempre gli zig zag, come quelli sull'Iraq e sul "Senato federale". Altrimenti l'astensionismo dilagherà e subirete una nuova sconfitta elettorale, definitivamente catastrofica per tutti". Non fu una sconfitta, ma oggi sappiamo come poi è andata, e come quella vittoria, di misura, e con mille contraddizioni non è servita a evitarci una nuova offensiva del cavaliere, con il solito populismo, con gli eterni conflitti di interessi, con la solita politica, ogni volta un po' più vecchia, ogni volta un po' più stanca. La verità è che mancano oggi voci lucide e fuori dagli schemi, come la sua. Manca quella capacità di analisi spiazzante, che veniva da lontano, ma soprattutto da una visione del nostro paese per nulla provinciale, distaccata. Diceva che Berlusconi era ineleggibile. Che si era trovato un escamotage per aggirare la legge del 1957. Diceva che non eravamo riusciti negli anni a trasformarci in un paese diverso. Non amava i luoghi comuni, parlava come un professore di Harvard, in un modo semplicissimo, diretto, limpido. Il mondo accademico lo guardava come un marziano: non era per niente baronale, non aveva quei tecnicismi finti su cui gli economisti hanno campato per decenni. Il mondo politico lo temeva e lo omaggiava. Prodi ha sempre detto che per lui Paolo Sylos Labini era stato un maestro, e che la sua carriera universitaria si era mossa proprio dai suoi studi sugli oligopoli. Nella seconda metà degli anni Settanta il partito comunista, lo guardava con diffidenza: si era permesso di scrivere nel saggio sulle classi sociali che la classe operaia si sarebbe dissolta. E che i ceti medi avrebbero avuto la meglio. Si era permesso di dire che il Pci, soprattutto, era un partito della media borghesia. Senza retoriche e senza falsi miti. Troppo americano per la sinistra, troppo di sinistra per quel mondo di oltranzisti atlantici, che dagli Stati Uniti avevano sempre chiesto il peggio, il ruolo di carabiniere occulto dell'anticomunismo. Oggi cosa direbbe Sylos Labini vedendo il cavaliere che straccia il programma del Partito Democratico, vedendolo in televisione che consiglia alle giovani precarie di sposare suo figlio, o un figlio di Berlusconi? Cosa avrebbe potuto dire di fronte a tutta questa approssimazione? Mentre l'Associazione culturale Paolo Sylos Labini, continua il suo lavoro perché l'archivio di questo grande intellettuale italiano sia accessibile a tutti, a me torna in mente l'ultimo pomeriggio in cui l'ho incontrato. In quella strada di un'Italia che non c'è più. In quell'isola di Roma pacata e rilassante. Mi accompagnò alla porta di casa. Poi quasi tra sé e sé mi disse una frase che non mi sono dimenticato. Una frase sul potere. "Il potere è una tentazione forte per chiunque. Mi viene in mente una frase di Thomas Paine, inglese, che fu amico a Parigi di Condorcet e in seguito in America fu consigliere del grande Presidente Jefferson: "These are the times which try men's souls". Questi sono tempi che mettono a dura prova l'animo delle persone. Specialmente oggi in Italia". Era di maggio, maggio del 2005. Gli chiesi come sarebbe andata a finire, allora: "Spero che, anche se con ritardo, possa andare a finire bene. Sarebbe un mio motivo di consolazione umana e civile, ancora prima che politica". Umana e civile. Ancor prima che politica. Questa era la sua forza, e questa era la sua civiltà. roberto@robertocotroneo.it.

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Sono stufo di essere insultato da Berlusconi L'ultima dell'ometto. L'ho sent (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 31-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Sono stufo di essere insultato da Berlusconi L'ultima dell'ometto. L'ho sentita al TG3 dalla bocca di Berlusconi: "L'altra volta mi hanno rubato un milione di voti". Posso dirlo? Sono stufo di venir insultato da quest'ometto arrogante che nel corso degli anni ci ha definiti coglioni, ladri, falsificatori di elezioni, stalinisti, dementi, faccia di merda, prostitute o comunisti, idioti... Basta, per favore, basta. Diamoci un paese civile. Luciano Comida Ha ragione Colombo il conflitto perfetto va debellato Caro Furio Colombo, le sue autorevoli argomentazioni socio - politiche - economiche - morali sarebbero tutte da incidere indelebilmente nella testa di tanta gente che vivacchia tra false illusioni e impossibili speranze. Il conflitto perfetto deve venire completamente debellato con il voto della vittoria al PD a meno che gli italiani non vogliano tornare al PNF con i fedeli gerarca che imponevano la loro libertà di parola ostentando anche una certa ricchezza economica. Da vecchio quale sono, (82 anni monoreddito), spero che il futuro dei giovani (3 figli e 2 nipoti) si riapra ad un miglioramento di vita di lavoro e di politica, consapevole dei sacrifici che le vecchie generazioni hanno fatto a baluardo della Costituzione Antifascista Italiana. Grazie sempre. Sergio Bortolani I "poveri cristiani" di Trento che dialogano con l'Islam Cara Unità, a Trento la comunità di S. Francesco Saverio decide di collaborare con la comunità islamica raccogliendo una colletta per la moschea. Lo fa durante la liturgia penitenziale della settimana di Pasqua, nei giorni della spettacolare conversione di Magdi Allam, mentre migliaia di altri trentini in campagna elettorale firmano contro le moschee. Su questi episodi la società trentina si divide, ma non fra credenti e non credenti. Fra i critici del dono offerto ai musulmani c'è anche il vescovo, fra i favorevoli la Cgil. Sul dono, simbolico e utopico, pensato come segno di fiducia nel pluralismo, la divisione è fra laici e integralisti. Fra chi, "poveri cristiani" (come scrive Antonio Padellaro) si sforza di praticare il cristianesimo come "messaggio di speranza per i poveri e gli afflitti", e chi, credente o ateo che sia, vi vede uno strumento identitario da brandire a difesa dell'Occidente. Silvano Bert, Trento Mussolini e Santanchè Com'è facile scivolare in basso... Cara Unità, il deprimente scambio di schizzi di vetriolo tra la Mussolini e la Santanchè, con ineleganti riferimenti alla "orizzontalita", con presenze oniriche del dittatore Mussolini, fornisce un quadro preciso di quanto rappresentanti del popolo, possono scivolare in basso. Paladine di un passato ripudiato dalla Storia ma, concettualmente, simili politicamente, militano in partiti diversi. Perché? Per la certezza di una poltrona? Per nostalgie di manganelli, che vorrebbero gli extracomunitari presi a calci al basso schiena e rimandati al paese d'origine? E poi c'era bisogno di dissertare sulla posizione "orizzontale". Insomma si vede che nella dialettica di forte contrapposizione elettorale anche le posizioni contano. Oppure è un modo come un altro per non parlare di serie prospettive per risanare un paese al collasso. Franco Fronzoli, Rapallo Il futuro dell'Italia dipende dalla nostra capacità di coltivare la speranza civile Che futuro ha un Paese dove la fame di poltrone ha spinto a inventare le comunità montane al livello del mare, dove gli aerei di Stato volano 37 ore al giorno, dove i rimborsi spese elettorali sono 180 volte più alte delle spese sostenute? Che futuro ha un Paese dove il leader dell'opposizione, già presidente del Consiglio, controlla l'informazione, dove il conflitto di interessi opera a tutto campo: dall'economia alla finanza, dalla sanità alla giustizia ? Che futuro ha un Paese dove decine di migliaia di delinquenti sono stati messi in libertà e sono tornati a delinquere, dove tante famiglie faticano ad arrivare a fine mese e la povertà aumenta, dove migliaia di lavoratori muoiono sul lavoro che è sempre più precario e mal retribuito, dove i concorsi sono truccati, dove i direttori generali e i primari degli ospedali sono nominati in base all'appartenenza partitica? Noi del PD ci rivolgiamo a chi coltiva la speranza civile, a chi ama questo Paese, nonostante la distanza che separa le istituzioni dalle persone, a chi avverte l'urgenza di mettersi in gioco e a "sporcarsi" le mani, con il duro lavoro! Lino Mattaliano, Pd di Ivrea Come sarebbe bello se alle Olimpiadi di Pechino... Se ai Giochi... Un atleta sul podio sollevasse il braccio stringendo nella mano i colori del Tibet, una bandierina o un fazzoletto arancione... Se la Manadou o qualsiasi altro nuotatore o nuotatrice, al termine della propria gara, si scrivesse sulle nocche: Tibet free... O un marciatore facesse la stessa cosa mostrando il petto... Tibet free... Se veri atleti si comportasse anche da uomini liberi... Sarebbero giochi indimenticabili... bellissimi Se solo gli atleti fossero uomini liberi... Se lo sport fosse libero.. Cordialmente. Massimo Bonatti, Pesaro Concordo pienamente con l'articolo di Padellaro sui "poveri cristiani" Caro Direttore, lei ha scritto un articolo bellissimo: con il suo stile semplice e lineare è riuscito ad evidenziare principi fondamentali che andrebbero seguiti da tutti; sono una credente laica, per gli studi fatti (filosofia, storia, sociologia) trovo valido il principio "libera Chiesa in libero Stato" e "date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio... ". Ritengo che la Chiesa abbia diritto di esprimere i suoi valori, ma i cittadini devono agire secondo coscienza e credo religioso. Mi sembra che in questi ultimi tempi si stiano facendo passi indietro e si ritorni alle guerre di religione; per me tutti devono essere rispettati qualunque sia la chiesa di appartenenza. Tanta pubblicità per Allam, poche tardive parole per il Tibet, nonostante il Buddismo sia una delle religioni più pacifiche del mondo. Distinti saluti. Antonietta Acierno.

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Scalfari corre in tv a fare il vice-Walter (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

N. 13 del 2008-03-31 pagina 9 Scalfari corre in tv a fare il vice-Walter di Redazione La par condicio non è di sinistra, la Rai sì. Silvio Berlusconi non va in televisione, come per altro aveva già fatto Walter Veltroni, e in fedele ottemperanza della legge salta anche l'intervista al leader del Partito democratico. E come recupera l'Annunziata? Con Eugenio Scalfari, il decano dei giornalisti italiani. Bene, la par condicio è salva, peccato che poi Scalfari, esattamente come fece Benigni per le elezioni del 2001, sostituisca Veltroni con uno spirito più militante di quello che avrebbe avuto lo stesso ex sindaco di Roma. Lo Scalfari veltroniano si scatena, fa professione di appartenenza al Pd e si lancia in una lunga dissertazione contro il Cavaliere e i mali dell'Italia berlusconiana. E fin qui, per quanto discutibile, siamo ancora nella legalità. Ma Scalfari deve essersi troppo immedesimato nella parte di Veltroni o forse deve piacergli troppo e, nonostante abbia da tempo raggiunto l'età della saggezza, perde il controllo e comincia a citare sondaggi proibiti, la cui unica certificazione è data dalla sua parola. Nessuna parola, invece, su Romano Prodi, l'uomo che ha governato il Paese fino a ieri. Non pervenuto. Ma d'altra parte come si fa a suggerire la scaletta a Eugenio Scalfari? Ci pensa lui, non con l'autorevolezza di chi è al di sopra della parti, ma con il piglio di chi tifa e combatte una sua battaglia politica. Ovviamente quella per il Pd. Non c'è nulla da aggiungere o commentare, se non ricordare ai girotondini arrabbiati, ai falsi garanti, a quelli che "siamo il Paese del conflitto di interesse", ai doppiopesisti che strepitano ad ogni sussurro del Cavaliere gridando alla violazione delle regole, cosa sarebbe accaduto se al posto di Berlusconi avessero invitato Emilio Fede e gli avessero consentito uno spot elettorale, con tanto di sondaggi fuorilegge, come quello di Scalfari, in favore del suo leader preferito e di sua moglie, candidata nelle liste del Pdl? Non è accaduto e non accadrà. Ma noi abbiamo un consiglio ancora più perfido per l'Annunziata, se vuole aprire la strada al Pdl così come l'ha spianata al Pd: inviti l'uomo che più di tutti può aiutare Berlusconi, Romano Prodi. E gli faccia finalmente raccontare tutte le magnificenze dei suoi quasi due anni di governo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Rai e Mediaset si mettano assieme (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Tempo, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stampa L'attore-produttore: "Mi piacerebbe fare il ministro della Cultura. Reintroduciamo l'educazione civica" "Rai e Mediaset si mettano assieme" Fabrizio dell'Orefice f.dellorefice@iltempo.it Parla a raffica. Parla, parla. Idee, progetti. Faccio qui, faccio là. Luca Barbareschi ha ancora l'entusiasmo dell'attore-produttore che è appena entrato in politica. D'altro canto non ha ancora messo piede in Parlamento, ancora non gli ha preso il morbo da Transatlantico che colpisce imprenditori e uomini dello spettacolo che arrivano alla Camera: due mesi e poi cominciano a dire "non ne posso più". Barbareschi no, pensa a tutt'altro percorso: "Se divento deputato vendo tutto". Vende tutto? E perché? "Per il conflitto di interessi. Lavoro anche con la Rai, con un sacco di aziende pubbliche, Eni, Enel, Poste. Da deputato è impensabile". Non tutti si sono posti questo problema... "Guardi, io sono molto anomalo. Se ho fatto questa scelta a 51 anni è perché ci credo. Come Fiamma Nirenstein, siamo persone che hanno a cuore il Paese. Io penso che fare il deputato come ho sempre pensato andrebbe fatto". Ma lei ha fatto anche un film contro la politica. "Era un film sul trasformismo, ne conosco trucchi e controtrucchi. Ci ho lavorato anni. E Casini mi proibì di girare dentro Montecitorio. Gli ricordai che il Parlamento è dei cittadini, non dei politici". Chi ha telefonato per proporre la sua candidatura? "Gianfranco. Gianfranco Fini. Con lui c'è un'amicizia da 15 anni. Io ho una grande stima, Fini per me è il futuro del Paese". Perché "Perché essendo più giovane sarà quello a cui Berlusconi dovrà lasciare il testimone. Io sono molto riconoscente a Berlusconi per quello che ha fatto in questo Paese. Perché essendo un ex socialista ricordo come era la situazione quando c'era Tangentopoli e rischiavamo di cadere in mano alla sinistra giustizialista e ha fatto una cosa straordinaria: ha inventato un partito". E lei ora? Che cosa le piacerebbe fare in politica? "Ho una grande azienda che lavora nel campo della tecnologia, mi occupo di cinema di teatro, televisione. Mi piacerebbe fare il ministro, però conosco gli equilibri". Ministro di che cosa? "Della Cultura, dello Spettacolo. L'altro giorno ho incontrato Ignazio La Russa e mi fa: "Appena iniziato e già il ministro vuoi fare?". Sbagliato: ho iniziato 35 anni fa, parlo quattro lingue correntemente e ho lavorato in tutto il mondo, sfido chiunque ad avere il mio curriculum in Europa". E che cosa farebbe da ministro? "Noi dobbiamo pensare a prodotti che esportiamo nel mondo, lanciare un Canale Italia in cui Rai e Mediaset sono uniti nel prodotto. In Germania è così da anni. La ricreazione è finita, c'è uno tsunami vero che sta arrivando. Oggi la politica è completamente superata dai problemi economici, lo vediamo nella follia della trattativa Alitalia, con i sindacati che stanno giocando con una bomba atomica". Senta, si sono visti molti politici entrare con lo stesso entusiasmo e due mesi dopo... "Sono convinto che sarà un inferno. Gabriella Carlucci si è fatta un mazzo, l'ha presa seriamente e poi la sbeffegiano. A me però fa ridere solo Rutelli che parla inglese". Che cosa ne pensa di questo centrosinistra? "Che vuole che dica... I problemi qui sono tanti, ci vuole un'inversione di rotta a 180 gradi. Bisogna rieducare l'Italia perché questo è un popolo che è diventato maleducato e non lo è stato mai così dal Dopoguerra. Guardate la scuola: io metterei educazione civica due ore tutte le mattine, obbligherei la divisa. Pensi a Napoli". Napoli? "Napoli è vero che ha i problemi dell'immondizia, ma è vero che i napoletani sono maleducati. Sento i Renzi Arbori che militano a sinistra che dicono: "Napoli è l'unica città che mi permette di sopravvivere". Però hai un attico blindato ai Parioli, col fischio che vai a vivere a Napoli. Quest'autocelebrazione di Napoli si è ritorta contro". Tre leggi Barbareschi? "Una sulla pedofilia, il bambino può diventare parte civile al di là del padre e la madre, e indagini senza i giornali. Poi una legge per lo spettacolo in particolare per favorire quello dal vivo per ridare spazio all'iniziativa e ai privati. Terza legge sulla televisione: abbiamo un potenziale enorme in Italia e possiamo unire le forze. Mantenendo i due poli Rai, Mediaset o tre poli con La7, i prodotti italiani potrebbero essere rappresentati da un'unica concessionaria come fanno i tedeschi: questo crea dinamiche di vendita".

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