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IN EVIDENZA
Se Berlusconi vincesse
le elezioni si realizzerebbe il conflitto perfetto. Perché non potrebbe più
trattarsi di una «svista», qualcosa che è accaduto durante la corsa al potere,
qualcosa che sul momento non si poteva evitare ma a cui si porrà rimedio «nei
prossimi trenta giorni» (Paolo Mieli), «nei prossimi cento giorni» (Gianfranco
Fini), «entro un anno dall’inizio della legislatura» (Franco Frattini, autore
di una legge finta).
E anche perché questa volta non si potrebbe parlare di una temporanea
disattenzione degli elettori. Chi lo voterà saprà, con esattezza, che sta
portando di nuovo al vertice del governo italiano il più esemplare conflitto di
interessi che vi sia nel mondo democratico, quello che riguarda il controllo
praticamente totale delle fonti di informazione.
Gli elettori potranno invocare il fatto che pochi e poche volte gliene hanno
parlato e hanno fatto notare la contraddizione vistosa fra democrazia e
conflitto di interessi. Non ci illudiamo sul peso e sulla capacità di
persuasione di questo giornale. Né cerchiamo l’alibi dei «io lo avevo detto».
Per chiarezza: condividiamo l’idea che meno si litiga e meglio si discute. Però
è impossibile non notare due tratti di comportamento che rende difficile la
tanto sognata discussione pacata. L’interessato svicola da ogni possibile
confronto con tute le scuse. E quando gli chiedono di commentare un’idea o una
proposta dei suoi avversari, prontamente replica che «quelli di sinistra fanno
come Stalin». La battuta avrebbe animato il fortunato cinema d’altri tempi
detto «commedia all’italiana».
Adesso serve a motivare le tristi e dure parole di Paolo Flores d’Arcais (La
Repubblica, 25 marzo) che sarebbe bello - ma è impossibile -
definire esagerate: «Se Berlusconi vincerà, il fondamento antifascista della
Costituzione sarà irriso, la morsa clericale celebrerà fasti medievali,
tolleranza zero verso gli emarginati, impunità totale per gli amici».
Gli risponde (La Repubblica, 26 marzo) Michele Serra: «Un
quadro grave che amerei molto poter alleggerire, non fosse che è piuttosto
realistico, anche perché descrive processi degenerativi della democrazia già
ampiamente in atto». Mi sembra però necessario chiarire un punto della
previsione triste di Flores d’Arcais.
Il chiarimento è questo. Il conflitto di interessi non è un vecchio signore di
Arcore che vuole tornare a governare. Il conflitto di interessi è il centro di
tutto e si ripete e moltiplica in ogni azione, iniziativa, dichiarazione o atto
che Berlusconi compie. In altre parole il vero scandalo - adesso, e in un
deprecabile futuro che dobbiamo essere capaci di rendere impossibile - è la
continuazione del reato. Continuando, quel reato si allarga, occupa spazi
sempre nuovi e attrae sottomissioni sempre più vaste, come si nota già adesso,
osservando con quanto zelo una parte della borghesia italiana già va a mettersi
a disposizione, dalla collocazione in lista ai favori, pur di farsi trovare nel
posto giusto in caso di vittoria. Sa benissimo che, se Berlusconi tornerà alle
sue ville a i suoi cactus, con il centro sinistra non perde niente. Ma con un
leader vendicativo come l’uomo di Mediaset, è bene non farsi trovare dalla
parte sbagliata.
Questo hanno notato i grandi giornali stranieri, da The Economist a
The Wall Street Journal, esprimendo, persino con
candore, la meraviglia per i sondaggi italiani. Si stanno chiedendo ad alta
voce: «possibile?». Possibile che gli italiani preferiscano il prodotto usato
pur avendo la certificazione internazionale del niente (con danno) che è stato
il «berlusconismo»? È ricordato, sempre e da tutti, per l’amabile dialogo
dell’allora presidente del Consiglio italiano e presidente del Consiglio
d’Europa, con l’eurodeputato tedesco Martin Shultz, definito spiritosamente
«Kapò»” dall’uomo di Arcore che ha poi descritto l’intero Parlamento europeo
come un luogo frequentato dai «turisti della democrazia» solo perché non lo
applaudivano come alle feste a pagamento di Forza Italia e, adesso, del «Popolo
delle Libertà»?
***
Ma questo stato di sorpresa, condivisa nell’opinione pubblica europea ripetuta
e manifestata dalla Spagna del Pais allo Zeit
di Amburgo, è esso stesso prova delle conseguenza (in questo caso
percezione distorta dei fatti) del conflitto di interessi.
E il conflitto di interessi, proprio mentre deborda dal suo alveo «normale»
(notizie false o taroccate che si sovrappongono alle notizie vere e da
cancellare a causa del controllo completo di tutte le fonti di informazione e
della gigantesca intimidazione sugli operatori tecnicamente «liberi» che ne
consegue) va mostrando, come una malattia non curata, la sua capacità di
espandersi e perfezionarsi.
L’espansione si verifica nel momento in cui Berlusconi si impadronisce senza
alcuna cautela del problema Alitalia, ne fa una questione elettorale, benché
ogni sua dichiarazione abbia riflessi immediati sull’andamento del titolo in
Borsa. E annuncia un suo modo di risolvere il problema che è due volte fuori
legge. Una prima volta perché il candidato presidente del Consiglio (che
oggettivamente è già in conflitto di interesse in quanto è l’uomo più ricco ed
economicamente potente in ogni campo del Paese che vuole governare) non esita
ad affermare che i suoi figli (i suoi figli) faranno parte di una cordata
italiana che sostituirà la sola trattativa finora reale ed esistente, quella
con Air France.
Una seconda volta perché nega, pur avendone parlato enfaticamente in
televisione, di avere mai nominato i suoi figli, e annuncia in modo disinvolto,
con l’espediente di «svelare qualche segreto» a un bravo reporter, una serie di
nomi che sarebbero parte della nuova, grande avventura d’affari. Tutto ciò
avviene in un articolo di prima pagina, de La Stampa (27 marzo) che
reca la firma di un provato specialista delle confidenze di Berlusconi, Augusto
Minzolini. Ma Augusto Minzolini è anche un buon amico, o meglio questa è la
condizione per continuare a ricevere confidenze. Il 28 marzo si lascia
benevolmente smentire. E benevolmente le varie Tv pubbliche e private stanno al
gioco, che avrebbe stroncato altrove qualunque candidato: a mano a mano che le
persone o gruppi indicati come partner della «cordata» smentiscono. Tutti si
prestano a mettere in onda, senza precisazioni ulteriori, l’ultima notizia che
Berlusconi decide di dare di se stesso. Afferma che non ha mai detto i nomi che
ha detto. A tutti va bene così. Eccoci dunque di fronte al conflitto di
interessi perfetto.
Primo, non riguarda solo le notizie, ma - come era stato ripetuto dagli
allarmisti solitari che non hanno mai smesso di denunciare questo male
terminale della democrazia - si estende apertamente a questioni economiche di
grande rilevanza.
Secondo, mentre fa campagna elettorale per diventare presidente del Consiglio,
Berlusconi non esita a restare con le mani in pasta in affari che lo
riguardano, al punto di coinvolgere i suoi figli.
Terzo, nel farlo altera drammaticamente e gravemente il corso del valore delle
azioni Alitalia, una iniziativa che sarebbe duramente contestata e punita in
ogni legislazione che non consente il conflitto di interessi, e dunque lo
«insider trading» (influenzare il corso di un valore azionario attraverso l’uso
delle informazioni che hai o che generi).
Quarto, Berlusconi torna tranquillamente e indisturbato al primo tipo di
conflitto di interessi, quello sul controllo delle fonti delle notizie. Di
fronte alle smentite e alla prova di ciò che ha detto, annunciato, promesso da
candidato elettorale, ma anche potente uomo d’affari, nega tutto. Non solo
nega, ma attribuisce a Prodi e al suo governo il reato di cui lui si è reso
colpevole. Insinua che lo svolgersi della trattativa in corso fra Alitalia e
Air France, approvata dal governo italiano, sarebbe - quella e non le sue
piazzate - la causa di un oscillazione dei valori azionari dell’Alitalia.
Detta così la balla è un po’ grossa. Ma per Berlusconi non c’è problema. I
mezzi di comunicazione scritti, radiofonici, televisivi glielo passano, e non
c’è autorità della concorrenza o le comunicazioni, che, finora, si sia fatta
sentire. La vita continua e la probabilità che questo campione usato del
conflitto di interessi vinca di nuovo le elezioni, alle quali si candida per la
quinta volta benché «over Seventy», è considerata da molti troppo rischiosa per
contraddirlo, per dare prova di ciò che ha effettivamente detto, dopo ogni
smentita.
***
Vale la pena di osservarlo bene mentre dice - di nuovo senza il minimo
riscontro - «Io sono un uomo di fatti, gli altri offrono solo parole», e lo
dice con disprezzo rivolto a Veltroni, che è stato, con successo, sindaco della
città più bella ma anche più complicata d’Europa.
Chiunque annunciasse una cordata che non esiste, mentre piovono smentite,
comprese quelle grosse come una casa di Eni e Mediobanca, sarebbe considerato
un «pataccaro», termine romano per coloro che tentano di vendere il Colosseo.
Nel gergo americano il pataccaro è un «con-man» abbreviazione di
«confidential-man», persona che a parole, ma solo a parole, guadagna attenzione
e interesse per qualcosa che è falso o non esiste e comunque nasconde un
imbroglio. «L’uomo dei fatti» se la cava, perché per le sue parole non esiste
posto di blocco. Ripeto: è questo il conflitto di interessi perfetto.
Ma la storia diventa più interessante se uno si domanda, con la insistenza
tipica della stampa americana: «fatti? quali fatti?».
Si potrebbe fare una bella celebrazione dei «fatti di Berlusconi» ricordando
come tutto comincia. Comincia prima con un oscura ricchezza divisa in tanti
depositi intestati a pensionate, segretarie e sconosciuti vari. Poi con una
legge, speciale, unica, quella del governo Craxi, per consentire alle sue tante
stazioni Tv locali di diventare «reti». Poi con un periodo di duro ed efficace
controllo della televisione di Stato, sua unica concorrente in modo da tenere
il concorrente nei limiti desiderati. È l’unico vero risultato dei cinque anni
del suo governo, oltre alle leggi ad personam. Con quelle leggi «l’uomo dei
fatti» si mette al riparo, attraverso una ulteriore estensione del conflitto di
interessi (questa volta fra imputato e giustizia) dalle conseguenze penali di
tutte le scorciatoie, sentenze acquistate, corruzione di giudici, falsi in
bilancio, fondi neri, in modo da non dover mai pagare le conseguenze delle sue
disinvolte iniziative (i fatti di cui si vanta sono quasi sempre reati) o a
causa della prescrizione guadagnata dai suoi bravi avvocati, che fanno durare
troppo i suoi processi (con la sarcastica collaborazione del premier che si
presenta per dire «non lo vedete che devo governare e ho cose più importanti da
fare che farmi giudicare?»). O perché i reati sono stati cancellati dal Codice con
l’operosa attività dei suoi avvocati divenuti, intanto, membri o presidenti
delle Commissioni Giustizia della Camera e Senato.
Ma è proprio su questo nuovo e interessante fatto politico che il conflitto di
interessi, ormai maturo e solido puntello della vita privata, pubblica e
politica di Berlusconi (e forse la vera ragione che gli fa desiderare di non
abbandonare la politica) mostra tutta la sua forza.
Mi riferisco a una dichiarazione di Gianfranco Fini che ha annunciato, senza
ripercussioni e smentite istituzionali che «il 13 aprile sarà la data in cui
celebreremo finalmente la vera liberazione d’Italia». Il 13 aprile è il primo
dei due giorni delle prossime elezioni, che Fini presume di vincere. Poiché
quella dichiarazione è di un post-fascista, l’ostinazione a smentirlo e dunque
a vincere queste elezioni dovrebbe farsi ancora più tenace e ostinata, per
tanti di noi. Nessun giornale o tv ha autorevolmente detto a Fini che l’Italia
è già stata liberata, il 25 aprile, e liberata proprio dall’oppressione degli
antenati e predecessori politici del postfascismo.
Sul momento non sapevamo che la frase di Fini precedeva di poco l’annuncio
della candidatura sotto le bandiere di Berlusconi (a cui si è piegato e
sottomesso anche Fini) del fascista Ciarrapico, che della sua fede fondata sul
delitto (Matteotti, Gobetti, Rosselli, Gramsci, Fosse Ardeatine) sulla
persecuzione dei nemici politici, sulle leggi razziali, fa un vanto orgoglioso
e pubblico. Lo fa, in romanesco bonario, nella città che il 16 ottobre
Ecco dove il conflitto di interessi diventa perfetto. Una democrazia libera e
normale non dà pace a un finto leader democratico che include con onori e
fanfara nelle sue liste un fascista dichiarato con la motivazione «mi servono i
suoi giornali» (segue, come sempre, smentita). Invece rispetto e silenzio. Chi
vorrebbe farsi espellere disturbando il giocatore avversario che intanto è
diventato arbitro (arbitro mentre gioca)?
La situazione resterà penosa, umiliante, estranea alla civiltà democratica fino
ai giorni 13 e 14 aprile. In quei giorni sarà impegno e dovere di tanti
italiani esseri sicuri che Paese e governo tornino a celebrare il 25 aprile, la
data in cui Ciarrapico e i padrini del post-fascismo hanno perduto il controllo
del Paese e l’Italia è diventata, e potrebbe tornare ad essere, un Paese
grande, rispettato e libero.
furiocolombo@unita.it
Avvinti
alla cordata ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
MONTESQUIEU
Quanti modi ci sono per superare un bel conflitto di interessi come il nostro?
Un conflitto, tra interesse di uno solo e interesse di tutti, conclamato e
contemplato in tutto il mondo? Essenzialmente due: l'uno tende a rimuovere il
fenomeno, normalmente per via legislativa, con aggiunta di qualche presidio
preventivo, di garanzia, per il futuro.
Bertinotti,
mission impossible in sicilia "niente desistenza, voto utile è per
noi" - umberto rosso ( da "Repubblica, La"
del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
La Dc,
almeno, il senso del conflitto degli interessi fra lavoratori e padroni ce
l'aveva". Bertinotti spara a zero da Palermo e nel frattempo Franco
Giordano, sotto la Madonnina, lancia la proposta di riscrivere in dieci punti
il paniere per fotografare un'inflazione reale.
Il
cavaliere liberale ha abolito il mercato - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
dovuta ad un
vergognoso conflitto di interessi che fa capo al proprietario delle reti
Mediaset. Legge che peraltro nessuna delle emittenti televisive rispetta a
cominciare dal Tg1, già ufficialmente ammonito dall'Agenzia delle comunicazioni.
Evidentemente direttori e conduttori danno per scontata la vittoria elettorale
del centrodestra e sanno anche che se l'
Si
vede che acconsente - enzo costa ( da "Repubblica, La"
del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
economia
troppo creativa e sbugiardata dall'Europa, e oggi ministro colbertiano in
pectore, alfiere di protezionismo e dazi? E di Silvio "liberista",
che per Alitalia evoca cordate nazionali fantasma e prestiti-ponte statalisti a
carico dei contribuenti, turbando Borsa e figli, in un'illiberale apoteosi del
conflitto di interessi, che dice? Tace?.
Pannella
senatore a vita? Ecco perché dico di no Caro Direttore, alcuni giornali, r
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
nelle
vertenze anche di altri partiti e gruppi di interessi, trasformando ogni
questione da fatto sindacale a momento degli equilibri parlamentari e di
governo, e quindi complicando o rendendo quasi impossibile la soluzione
positiva di conflitti e trattative. Andrea Pirandello, Roma Queste sono le mie
buone ragioni per votare Pd Cara Unità, a chi mi chiede perché voto PD
rispondo:
Voto
PD perché è un Partito Democratico.</
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
Voto PD
perché Presto, Domani, il conflitto d'interessi sia risolto, ma davvero. Voto
PD perché Presto, Domani, le leggi ad personam siano ricacciate nelle menti di
chi le ha partorite. Voto PD perché Presto, Domani, la disciplina delle
frequenze tv venga fatta rispettare. Voto PD perché.
IL
DOSSIER ( da "Unita, L'"
del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
conflitto di
interessi. All'antico di Berlusconi spicca di più il nuovo rappresentato da
Veltroni. Agli indecisi faccio un appello: è fondamentale strappare qualunque
senatore in più al Senato, per rendere governabile il Paese. SALVATORE ACCARDO
MUSICISTA Vorrei Veronesi ministro alla salute Voto Pd perché il mio bagaglio
culturale mi porta a dare una preferenza verso questo partito.
Per
coprire il conflitto la Rete e le telecamere sono più rapide ed efficaci
( da "Stampa,
La" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
SFIDA
TECNOLOGICA TANTI E MAL PAGATI Per coprire il conflitto la Rete e le telecamere
sono più rapide ed efficaci Quattro euro per un pezzo ma gli aspiranti cronisti
sono centinaia all'anno.
<Comunismo
addio Mi piacerebbe rifare il ministro>
( da "Corriere
della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
ha usato il
potere per i suoi interessi personali. Tra me e lui ci sono differenze
antropologiche". Sono troppe tre reti per Mediaset? "Non è così che
va posta la questione, ma è evidente che c'è un gigantesco conflitto di
interessi. L'anomalia italiana va rimossa". Sembra di sentir parlare
Diliberto.
Malpensa
<svuotata>, Alitalia se ne va
( da "Corriere
della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
fuori di
Berlusconi suggerisce che il Cavaliere sta cominciando a considerare il
conflitto d'interessi in cui metterebbe la cordata da lui ispirata
nell'eventualità di un suo approdo a palazzo Chigi. Piero Fassino (Pd) intanto
accusa Berlusconi di "turbativa " sul negoziato nel momento in cui il
Cavaliere anticipa di voler respingere, una volta eletto premier, il piano di
Air France.
Cultura
( da "Corriere
della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
dalla fine
del conflitto, veniva una volta alla settimana in prigione, a sfogarsi su un
detenuto politico a caso. Quella volta era toccato a me". Tra queste
stesse pareti, decorate da litografie e disegni dedicati a Marcos Ana da Rafael
Alberti, Picasso, Renato Guttuso, sul divanetto a due posti del soggiorno, si è
seduto poche settimane fa Pedro AlmodÓvar,
Lavoro,
pensioni e salari Giordano sfida Berlusconi Ma anche il piddì
( da "Liberazione"
del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
Da parte di
chi sotto elezioni viene blandito da più parti, anche se poi c'è chi vuole
detassare gli straordinari favorendo le imprese e chi candida i padroni nelle
sue liste. Non c'è solo il conflitto di interessi, c'è anche quello di classe.
30/03/2008.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
MONTESQUIEU
Quanti modi ci sono per superare un bel conflitto di interessi come il
nostro? Un conflitto, tra interesse di uno solo e interesse di tutti,
conclamato e contemplato in tutto il mondo? Essenzialmente due: l'uno tende a
rimuovere il fenomeno, normalmente per via legislativa, con aggiunta di qualche
presidio preventivo, di garanzia, per il futuro. Ipotesi da preferire, se ci si
impegna e se ci si riesce. Da noi, ormai un'utopia. Il secondo, del tutto
alternativo, è un ripiego, quasi un paradosso, ma ci si può arrivare anche
senza accorgersene: quando si ha la sovrapposizione tra i due interessi ? privato e pubblico ?, e quindi tra i soggetti
portatori di entrambi, che cessano così di confliggere e si armonizzano. Alla
fine, per distinguerli, si usano dei dettagli: ad esempio, in Italia, si
potrebbero riconoscere per l'esistenza, in capo a uno dei due soggetti, di un
poderoso debito pubblico. Qui, possibilità di confusioni non ce ne saranno mai.
Quel che è pubblico è pubblico. Un buon passo avanti verso il risultato
auspicato si avrebbe se, ritornato al governo, l'ancora capo dell'opposizione,
? sia pure per gli affari correnti ?, portasse a compimento il suo piano della
cordata. Per cominciare, si può immaginare il tavolo della trattativa: da un lato
il capo del governo, e capocordata, dall'altro la cordata, senza il capo, ma
con i suoi figli. Oppure no i figli, forse gli è vietato. Forse manca ancora
qualche dettaglio, per la piena autonomia dei figli top manager, e delle
aziende dal fondatore. Inarrivabile Italia. A trattativa conclusa, la più
grande confusione si avrebbe tra compagnia di bandiera, flotta di stato e
aeromobili privati del capo del governo. Manca ancora un bel po', per la
perfetta coincidenza: ma basterà lasciar passare i prossimi cinque anni del
governo più in sintonia, con il suo capo, degli interessi
degli italiani, e qualche altro progresso sarà fatto. E peccato per la Fiat,
che si sia ripresa da sé.
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Il candidato della
Sinistra arcobaleno: "Dobbiamo rimotivare i nostri, frustrati dal governo
Prodi " Bertinotti, mission impossible in Sicilia "Niente desistenza,
voto utile è per noi" Il 2 per cento dei nostri elettori non andrà a votare:
per noi non è trascurabile UMBERTO ROSSO PALERMO - Il gran ritorno, sotto
mentite spoglie, della desistenza a sinistra? "Macché, non esiste. E se
qualcuno dalle parti del Pd proprio è tentato dal voto utile, sappia che può
essere solo e soltanto unilaterale". Nel senso che, presidente Bertinotti?
"Unica direzione di marcia. Dal Pd verso la Sinistra arcobaleno. Per
intenderci, come ha annunciato di voler fare Mauro Zani, che non è uno
qualunque ma un pezzo di storia del Pci in Emilia". Presunzione, superbia
politica del candidato premier, impegnato in Sicilia in una mission impossible
rosso-verde? No, conti e tabelle alla mano, giura il presidente della Camera,
"il voto alla sinistra è sempre, ovunque, un voto sottratto alla Pdl e non
al Pd, un voto perciò per fermare la destra e Berlusconi". Giunto in fondo
allo stivale, con al fianco la capolista Rita Borsellino che in Sicilia per la
presidenza della Regione fa ticket con la Finocchiaro mentre in Emilia le due
sono in competizione per il Senato, Fausto sbarra la strada agli
"scambisti", i fautori di una collaborazione nel segreto dell'urna
fra Pd e sinistra radicale. E via allora con i siluri alla conferenza operaia
di Veltroni a Brescia, nello stesso giorno in cui anche la sinistra tiene la
propria a Milano. Pd partito dei lavoratori? "Neanche la Dc aveva mai
messo in lista uno dei padroni più anti-operai, come ha fatto Veltroni con
Calearo. La Dc, almeno, il senso del conflitto degli interessi fra lavoratori e padroni ce l'aveva". Bertinotti spara a
zero da Palermo e nel frattempo Franco Giordano, sotto la Madonnina, lancia la
proposta di riscrivere in dieci punti il paniere per fotografare un'inflazione
reale. Mentre la corda con Veltroni si fa più tesa, si metteno a tacere
le sirene della non-belligeranza. Idea, raccontano all'interno del Prc, che
piace a Bersani e ai dalemiani ma non a Bettini e ai veltroniani, che puntano a
incassare quanto più possibile come partito "e - aggiungono, arrabbiati, i
rifondaroli - a umiliare la sinistra, per farla uscire domani di scena".
Risultato: nemmeno a taccuino chiuso, nelle valutazioni più riservate, lo stato
maggiore prende in considerazione forme di desistenza, più o meno mascherate.
Liquidata con una battuta: "è una trappola". Un giudizio che
attraversa le argomentazioni di Bertinotti. Le seguenti. Se il cartello dei
quattro partiti si gioca il match sul filo dell'8%, invece di veleggiare
tranquillo sopra il 10 come la somma dei soci avrebbe dovuto produrre, è frutto
avvelenato di un combinato disposto. La frustrazione nell'elettorato di
sinistra per il governo Prodi e, appunto, l'erosione verso il Pd da richiamo al
voto utile. Da questo momento, la campagna del candidato premier punterà su
entrambi i fronti al massimo della contrapposizione. Giocata d'azzardo, rischi?
Bertinotti la mette così: "Siamo ovunque sopra l'8%, solo in tre regioni
la partita del Senato per noi è sul filo: Toscana, Emilia e in qualche misura
anche in Lombardia. Ma il problema vero non è il voto utile, non credo a
un'emorragia verso il Pd. Solo qualche frangia, che so fra i verdi, o casi
isolati come quello del ministro Bianchi". Qual è allora il cuore del
problema, l'ansia che sale a sinistra? Riprendersi i "propri" voti
che rischiano di perdersi nel nulla, nell'astensionismo. "Il 2% dei nostri
elettori - lancia l'allarme Bertinotti - delusi e frustati dall'esperienza di
governo al momento, secondo i sondaggi, non ha intenzione di andare a votare.
Una percentuale che per un piccolo partito fa la differenza". Eccolo
l'obiettivo del rush finale del presidente della Camera, "rimotivare i
nostri, riconquistarli", e non lo fai di certo prefigurando accordi con il
Pd. "Lo fai in tutt'altro modo: spiegando che noi staremo all'opposizione,
che con Prodi ci abbiamo provato ma è stato inutile". Come del resto il
presidente della Camera deve aver sentito sulla propria pelle, fra i mercati di
Messina o fra i giovani universitari di Rende, in un bar di Rosarno o nei
vicoli di Palermo, toccando con la mano la delusione e la rabbia del sud,
contro tutti i politici, nessuno escluso. E in certi casi, la contestazione non
fa sconti. "Anche tu Bertinotti, tornatene a casa".
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Commenti IL
CAVALIERE LIBERALE HA ABOLITO IL MERCATO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Affidare il
governo del paese per i prossimi cinque anni a un personaggio che non si fa
scrupolo di turbare il mercato con false notizie riportate e diffuse da tutto
il sistema mediatico è uno di quegli spettacoli che purtroppo squalificano un
paese intero almeno quanto l'immondizia napoletana. Eccellono in questa gara
soprattutto le emittenti televisive, quelle private e quelle pubbliche; in
particolare ? dispiace dirlo ? il Tg1 il quale riferisce in presa diretta le
sortite del Cavaliere senza che vi sia una voce che ne sottolinei gli effetti
sul listino borsistico. Il risultato è che Berlusconi resta in video per il
doppio del tempo del suo principale avversario turbando non solo i mercati
borsistici ma anche l'andamento del negoziato tra Air France e sindacati tra lo
stupore di tutti gli operatori internazionali. Venerdì sera l'annunciatrice del
Tg1 delle ore 20 si è addirittura lasciata andare ad una critica contro la
legge della "par condicio", da lei ritenuta incivile, senza spiegare
perché in Italia esista una legge del genere, dovuta ad un
vergognoso conflitto di interessi che fa capo al proprietario delle reti Mediaset. Legge che
peraltro nessuna delle emittenti televisive rispetta a cominciare dal Tg1, già
ufficialmente ammonito dall'Agenzia delle comunicazioni. Evidentemente
direttori e conduttori danno per scontata la vittoria elettorale del
centrodestra e sanno anche che se l'esito fosse diverso il vincitore di
centrosinistra si guarderebbe bene dal praticare vendette. Perciò tanto vale
scommettere in anticipo senza rischiare nulla se non la reputazione. Ma chi si
preoccupa della reputazione nell'Italia dei cannoli alla siciliana. * * *
Domenica scorsa, occupandomi dell'Alitalia e della fantomatica cordata
patriottica berlusconiana, scrissi che a mio avviso quella cordata ci sarà
davvero se Berlusconi vincerà. Per lui è un punto d'onore e i mezzi per
realizzare l'obiettivo ci sono. Li ho anche enumerati ed è stato proprio il
leader del centrodestra a confermarlo quando ha detto appena ieri che dopo la
sua sicura vittoria chiamerà uno ad uno gli imprenditori italiani per chiedere
l'obolo di san Silvio e "voglio vedere chi non ci starà". Ci staranno
tutti, non c'è dubbio alcuno, "chinati erba che passa il vento". Ci
staranno i capi delle società pubbliche a cominciare dall'Eni e da
Finmeccanica, in attesa di riconferma o di nuova nomina; ci staranno i capi di
imprese private concessionarie dello Stato, ci staranno le banche desiderose di
benefici; ci staranno le imprese medie che hanno già o ambiscono di avere
rapporti fluidi con l'uomo che dovrebbe governare l'Italia per altri cinque
anni in attesa di volare per altri sette sul più alto Colle di Roma. Il
mercato? Chissenefrega del mercato, contano i rapporti tra affari e politica e
il Berlusca è imbattibile su quel terreno: tu dai una cosa a me e io do una
cosa a te. Il mercato di Berlusconi si configura così e non saranno certo un
Tremonti o un Letta ad impedirglielo, anzi. Quanto a Fini non è neppure il caso
di scomodarsi a chiedere: lui aspetta l'eredità ed è d'accordo su tutto,
sebbene non sia ancora certo dell'esito d'una così lunga attesa. Dunque la
cordata patriottica ci sarà. Ma che tipo di cordata? L'obolo di san Silvio
versato dagli imprenditori non è sufficiente, se supererà il miliardo sarà già
molto, ma diciamo pure che arrivi a due o a tre. Per rilanciare Alitalia e
insieme Malpensa e la Sea ce ne vogliono almeno altri otto. E in più ci vuole
un "know-how" che non si improvvisa. Forse i tedeschi di Lufthansa?
Forse gli americani del Tpg? Forse l'Aeroflot di Putin? Air One non è
decentemente presentabile come vettore di due hub con pretese internazionali.
Dunque la cordata patriottica non sarebbe patriottica se non nei fiocchi che
impacchettano il torrone. Il torrone sarebbe straniero. L'organizzazione
sarebbe straniera. Gli esuberi sarebbero trattati dal gestore straniero,
esattamente come sta accadendo in queste ore con Air France, ma con una
variante in più: la pratica richiede tempo e il tempo non c'è. Per allungarlo
ci vuole un aiuto di Stato, vietato dall'Ue in mancanza di garanzie bancabili.
Se questa norma fosse violata saremmo denunciati alla Corte di giustizia
europea e multati pesantemente. Oppure si va, volutamente, al fallimento come
anche ora si rischia di fare. Allora tutto diventa più facile perché il
fallimento significa congelamento dei debiti e interruzione dei contratti di
lavoro. I nuovi padroni decideranno a tempo debito quali di quei contratti
rinnovare e quali no, ripartendo comunque da zero. Dov'è la vittoria? Si
sciolga la chioma e se la lasci tagliare. La prospettiva, diciamolo, non è
esaltante. * * * Nella stessa giornata di ieri il Cavaliere si è manifestato
anche a proposito del cosiddetto voto disgiunto e ha tirato in ballo sua
eminenza il cardinal Ruini. Eminence, come dice la Littizzetto. è stata una
pagina da manuale. Per chi se la fosse persa raccontiamola perché ne vale la
pena. E cominciamo dal voto disgiunto. Che cosa significa? Perché è venuta
fuori questa ipotesi? Normalmente un elettore vota per lo stesso partito nella
scheda della Camera e in quella del Senato, specie ora con una legge come
l'attuale che non prevede preferenze ai candidati. Nella sua assoluta certezza
di vincere le elezioni alla Camera, nell'animo di Berlusconi si è però
insinuato il dubbio di pareggiare o addirittura di perdere al Senato (aggiungo
tra parentesi che questa ipotesi corrisponde esattamente alla realtà). Perciò
suggerisce agli elettori centristi il cosiddetto voto disgiunto: votino pure
per Casini Udc alla Camera, ma al Senato no, al Senato votino per il Pdl in
modo da evitare il pareggio. Che c'entra Eminence in questo pasticcio? Il
Cavaliere ce lo fa entrare, gli chiede pubblicamente di entrarci e gli fa
pubblicamente presenti i vantaggi che avrà se eseguirà il mandato o invece i
danni che può subire se rifiuterà di adoperarsi in favore. Convinca Casini a
incoraggiare o almeno a subire senza strilli il voto disgiunto. In cambio (è il
Cavaliere che parla) avrà l'impegno del nuovo governo ad adottare tutti i
provvedimenti chiesti dalla Chiesa in tema di coppie di fatto (mai), di
procreazione assistita (abolirla), di eutanasia (quod deus avertat), di
testamento biologico (come sopra), di aborto (moratoria e radicale riforma), di
Corano nelle scuole (divieto), di insegnamento religioso (anche
all'Università). Se c'è altro chiedetelo e "aperietur". Ma se rifiuterà,
tutto diventerà problematico. In fondo (molto in fondo) lo Stato è laico e
bisogna pur tenerne conto. Se lo ricordi, sua Eminenza, e non creda che la
partita si giochi sul velluto. Del resto il Papa ha pur battezzato Magdi Allam.
E dunque il Cavaliere ne adotterà il programma e magari farà in modo di fargli
affidare la direzione del "Corriere della Sera", purché gli elettori
dell'Udc votino per Berlusconi al Senato. Ha sentito, Eminenza? * * * Una cosa
risulta chiara: hanno ridotto la religione ad una partita di giro. Forse per la
gerarchia ecclesiastica lo è sempre stata, per i cardinali e per molti vescovi.
Ma non fino a questo punto. I credenti per primi dovrebbero esserne schifati e
ribellarsi di fronte a questa vera e propria simonia. Gli opinionisti (esistono
ancora?) dovrebbero spiegarla e indignarsene. Ho un presentimento: il
centrosinistra vincerà sia alla Camera sia al Senato. Fino a pochi giorni fa
pensavo il contrario, che non ce l'avrebbe fatta. Ebbene ho cambiato idea. Ce
la fa. Con avversari di questo livello non si può perdere. Gli elettori
cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci.
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina V - Genova SI
VEDE CHE ACCONSENTE ENZO COSTA Ma l'economista liberale futuro senatore Enrico
Musso, che dice? Che dice di Tremonti, da lui già irriso per iscritto (prima di
divenire azzurro) come ineffabile ministro di un'economia
troppo creativa e sbugiardata dall'Europa, e oggi ministro colbertiano in
pectore, alfiere di protezionismo e dazi? E di Silvio "liberista",
che per Alitalia evoca cordate nazionali fantasma e prestiti-ponte statalisti a
carico dei contribuenti, turbando Borsa e figli, in un'illiberale apoteosi del
conflitto di interessi, che dice? Tace?.
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
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l'edizione del Pannella senatore a vita? Ecco perché dico di no Caro Direttore,
alcuni giornali, ritenendo di interpretare le intenzioni del presidente
Napolitano, fanno il nome di Marco Pannella come prossimo senatore a vita. In
proposito, l'articolo 59 della Costituzione, per quanto breve e chiaro, è stato
spesso interpretato arbitrariamente. Dice: "Il Presidente della Repubblica
può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria
per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e
letterario". Circa il numero, Pertini volle intendere che ogni presidente
potesse nominarne cinque. Gli venne dietro allegramente Cossiga, per cui il
numero dei senatori a vita si impennò. Finalmente, Scalfaro e Ciampi hanno
rimesso le cose in ordine, tornando alla corretta interpretazione tradizionale.
Ma pochi hanno ben inteso i requisiti costituzionalmente richiesti, nominando
proprio coloro che non li avevano: i politici. Il Senato, una sorta di cimitero
degli elefanti della politica. La casta anche in questo ha riprodotto se
stessa, mentre i costituenti volevano esaltare scienziati, artisti, poeti,
letterati, non premiare i politici, che in Parlamento dovrebbero andarci da
eletti. Pertanto, con tutta la stima per Pannella, vorremmo che il presidente
della Repubblica rispettasse finalmente la Costituzione. Ezio Pelino Si
pretenda dai candidati rispetto per l'unità e l'autonomia sindacale Cara Unità,
certi toni e affermazioni usati nella campagna elettorale da esponenti della
Sinistra arcobaleno, e innanzitutto da quelli provenienti da Rifondazione
comunista, hanno già provocato giuste risposte tra i lavoratori e tra le
articolate strutture dei sindacati italiani. Risposte inevitabili a coloro che
pretendono di presentarsi come rappresentanti diretti ed esclusivi degli interessi dei lavoratori, siano questi occupati o precari o
disoccupati. A parte le scarse percentuali di gradimento di questi esponenti
nel mondo del lavoro, e specialmente nelle zone del Nord a più alta densità
industriale, quella presunzione è comunque manifestazione di intenzioni
preoccupanti, quasi che dal voto ottenuto in qualche parte del Paese essi
possano sentirsi autorizzati a voler determinare in futuro, secondo le loro
convenienze politiche, il contenuto e la condotta delle vertenze sociali, che
vanno invece lasciate alla gestione dei lavoratori e alla guida delle loro
organizzazioni sindacali unitarie. Di quella pretesa del resto abbiamo già
avuto una cattiva esperienza nell'autunno scorso durante la vertenza e le
trattative sulla riforma del welfare. Allora gli esponenti della attuale
Sinistra arcobaleno, guidati soprattutto da Rifondazione comunista, si misero
contro le confederazioni sindacali e contro l'accordo stipulato durante una
difficile trattativa con il governo e le altre parti sociali, perfino dopo che
l'accorso era stato approvato dall'80 per cento dei 5 milioni di lavoratori che
parteciparono al referendum. Creando così tra l'altro le premesse di una
inevitabile crisi politica sfociata nel gennaio passato nelle dimissioni del
governo Prodi. Si espressero allora da parte di frange estremistiche perfino
conati di scissione, nell'idea di creare un piccolo sindacato ideologico che
dovrebbe porsi come un cuneo contro gli altri sindacati e la stessa unità
sindacale. Credo che una più esplicita e diffusa risposta non debba essere
lasciata soltanto a qualche esponente sindacale o al solo candidato premier del
Partito democratico, Walter Veltroni. Nelle ultime settimane prima del voto
decisivo del 13 e 14 aprile, a difesa dell'autonomia e unità sindacale e contro
il ripetersi di comportamenti negativi, è necessario che scendano in campo
soprattutto i lavoratori attivi politicamente e il quadro sindacale di base.
Sarà importante spingere per un largo voto a favore del Partito democratico,
come garanzia che nelle vertenze sociali predomini la volontà della grande
maggioranza dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, e non gli impulsi
originati da settori politici minoritari. Tali spinte infatti renderebbero
inevitabile e automatico l'intervento nelle vertenze anche
di altri partiti e gruppi di interessi, trasformando ogni
questione da fatto sindacale a momento degli equilibri parlamentari e di
governo, e quindi complicando o rendendo quasi impossibile la soluzione
positiva di conflitti e trattative. Andrea Pirandello, Roma Queste sono le mie
buone ragioni per votare Pd Cara Unità, a chi mi chiede perché voto PD
rispondo: per dare continuità all'azione iniziata dal governo Prodi, per
non buttare alle ortiche il lavoro di 20 mesi di governo di centrosinistra, per
cominciare a raccogliere quanto seminato dando continuità all'azione politica
in un Paese abituato a vivere alla giornata, senza un progetto complessivo,
senza una prospettiva di futuro perché bloccato dai veti incrociati degli interessi di parte in una condizione di emergenza permanente
(reale o presunta che sia).Voto PD perché ho la speranza di riuscire finalmente
a vivere in un Paese "normale", dove la politica progetta il futuro e
non si accontenta di amministrare il contingente; voto PD per evitare un salto
nel buio con la nostra fragile democrazia nata dalla lotta di liberazione,
riconsegnata nelle mani di una destra sempre più fascista e sempre meno
pentita. Per queste ragioni e tante altre ancora voto PD e spero che come me il
13 e 14 aprile lo facciano tanti altri cittadini con la "voglia" di
restare liberi. Claudio Gandolfi, Bologna clgand@libero.it La memoria corta di
Berlusconi sulla par condicio Berlusconi continua a ripetere che il bavaglio
della par condicio è una vergogna, che uno dei primi provvedimenti del suo
governo sarà quella d'abolirla. Possibile che un partito con il 3% possa avere
gli stessi spazi del "popolo delle libertà"? Mi chiedo quando nel '94
il Cavaliere fondò Forza Italia che spazi televisivi doveva avere?. Zero! O giù
di lì. Inutile dire come finì la storia, il telepredicatore e le sue reti se ne
fregarono della par condicio. In tre mesi dal nulla Berlusconi diventò
presidente del Consiglio. Con tre reti televisive, quotidiani, settimanali e
quant'altro il cavaliere ora teme la non visibilità. No comment. Cordiali
saluti Casaccio G. Luigi, Brescia.
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
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l'edizione del Voto PD perché è un Partito Democratico. Voto PD perché è il
Partito Democratico. Voto PD per Proteggere i Deboli. Voto PD perché le donne
non debbano Partorire con Dolore. Voto PD perché, Per Dinci, lo Stato sia
laico. Voto PD perché arrivino Pensioni Decenti. Voto PD per Promuovere il
Dialogo. Voto PD perché Prodi non si Dimentica. Voto PD perché Perda la Destra.
Voto PD per Punire il Demagogo. Voto PD perché Presto,
Domani, il conflitto d'interessi sia risolto, ma davvero. Voto PD perché Presto, Domani, le leggi
ad personam siano ricacciate nelle menti di chi le ha partorite. Voto PD perché
Presto, Domani, la disciplina delle frequenze tv venga fatta rispettare. Voto
PD perché. mai Più Dini. Voto PD perché mi fido di Palter Deltroni. Ops,
pardon, mi fido di Walter Veltroni.
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
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l'edizione del IL DOSSIER VITTORIO FOA Le cose giuste meglio farle subito Voto
PD per due soluzioni: 1) Per non dire mai bugie. 2)Per trasformare la lotta
ecologica da impedimento allo sviluppo a principale motore dello sviluppo. Ai
giovani e a tutti gli indecisi dico: si vota una sola volta, le cose giuste è
meglio farle subito. Non aspettate altri 5 anni. SANDRA BONSANTI GIORNALISTA Su
Veltroni si può fare affidamento Sono convinta che in una fase di crisi e di
incertezze economico-finanziaria Veltroni è la persona giusta per dare quelle
rassicurazioni che un cittadino deve chiedere alla politica. Non solo per la
sua personale esperienza e competenza di amministratore pubblico, ma anche
perché Veltroni dà affidamento per la scelta dei collaboratori e dei
consiglieri. Cosa che Berlusconi assolutamente non dà. Un'affidabilità
personale e delle persone che lo circondano che non riguarda solo il tema
economico-finanziario che è il nodo principale, da cui ruota tutto il resto: vedi
la lotta alla mafia, vista come un qualche cosa da fare anche per risollevare
il problema dell'economia del Sud che non riesce a decollare. Veltroni ha avuto
il coraggio di scegliere una strada che all'inizio poteva sembrare abbastanza a
rischio, invece via via e soprattutto oggi non ha mostrato cedimenti. E il
fatto di dire in modo chiaro che il Pd si sarebbe raccolto intorno ad un
programma, con delle idee di fondo, andando da solo, è piaciuto agli italiani.
Come è piaciuta la campagna non aggressiva di Veltroni, anche se adesso si va
verso uno scontro più netto. Infatti i toni si sono già elevati. Berlusconi è
tornato ai sui vecchi vizi di sempre: detta legge non solo sulle sue tv ma
vorrebbe farlo anche su quella pubblica. Se ne infischia delle regole il
Cavalier Berlusconi: la par condicio è invece necessaria proprio perché non è
stata fatta una legge sul conflitto di interessi. All'antico di Berlusconi spicca di più il nuovo rappresentato
da Veltroni. Agli indecisi faccio un appello: è fondamentale strappare
qualunque senatore in più al Senato, per rendere governabile il Paese.
SALVATORE ACCARDO MUSICISTA Vorrei Veronesi ministro alla salute Voto Pd perché
il mio bagaglio culturale mi porta a dare una preferenza verso questo partito.
Penso Veltroni sia una delle poche persone politiche alle quali si possa
veramente dare fiducia. Tra l'altro abitando a Milano, ed essendosi qui
presentato il professor Veronesi, penso sia veramente indispensabile dargli una
preferenza. Veltroni e Veronesi penso siano in grado di gestire la cosa
pubblica e se va come speriamo vada il voto, con una persona come Veronesi alla
sanità non potremmo sperare di meglio. Per me è importante che le persone che
capiscano di una materia se ne occupino: è impossibile che ci si occupi di sanità
senza saperne nulla. Ben vengano i tecnici in tutti settori. RENZO ARBORE
CONDUTTORE TV Si può fare Tutto il mio appoggio al Partito Democratico e a
Veltroni. Si può fare. UGO CHITI DRAMMATURGO, Veltroni fa parte del mio
"paesaggio" Voto Pd non con riserva ma con quella strana sensazione
che hanno tutti gli italiani, ovvero quell'insicurezza endemica nei confronti
della politica alla quale non sfuggo nemmeno io. Veltroni fa comunque parte
della mia formazione, in un certo senso del mio "paesaggio" stesso.
Ho delle memorie personali, come quando veniva a trovare Massimo Ghini mentre
con Benvenuti giravamo "Zitti e Mosca". Ci eravamo persino un po'
ispirati a lui per il personaggio di Ghini. Mi dà fiducia, mi sembra una figura
che si è agguerrita e precisata. E questo è un bene in questo momento storico.
GIULIO FERRONI DOCENTE UNIVERSITARIO Per impedire il ritorno di Berlusconi Il
mio voto al Pd? Intanto perché mi sembra la migliore scelta per impedire il
ritorno di Berlusconi. Poi mi auguro che il voto possa aiutare il partito a
tirare fuori tutte quelle potenzialità ancora da realizzare che ci sono. Si
tratta di dare una spinta per favorire quella novità politica, quella forza
innovatrice che il Pd rappresenta. Il rischio nel caso di un risultato mediocre
è che rispuntino le correnti, i gruppi organizzati, che si riproponga quel
culto dell'identità che nella situazione attuale è una scelta perdente. Al
contrario il Pd finora ha dimostrato di saper aggredire i problemi del paese e
del mondo. E poi, me lo faccia dire, mi è piaciuto l'entusiasmo di Veltroni e
la sua voglia di mettersi in gioco, così lontana dai vecchi modi di fare
politica. CARLO FRITTELLI GALLERISTA Per avere un ambiente vivibile per i
nostri figli Per me è molto semplice: sono sempre stato un uomo di sinistra. Ma
indipendentemente da questo, credo che Veltroni stia esprimendo delle novità
importanti per il nostro paese. Tra queste penso che la sua attenzione per ogni
forma artistica, non più solo legata alla tradizione antica, dia uno scarto
decisivo. L'obiettivo deve essere quello di creare un ambiente vivibile
nell'oggi per offrire un futuro ai nostri figli: così la contemporaneità è una
delle poche manifestazioni che rendono consapevoli della situazione. Questo,
Veltroni, l'ha detto e fatto nella sua esperienza come sindaco di Roma. E,
magari, gli anni della Capitale potranno essere riproposti al resto
dell'Italia. LUCIO DALLA CANTANTE A sinistra quindi col Pd Voto Pd perché mi
trovo sostanzialmente d'accordo con la sua visione. Credo in un cambiamento che
mi auguro possa avvenire tramite un sistema di una visione politica ma anche
operativo. Ho sempre votato a sinistra e continuerò. Non trovo invece giusto
non votare: è più sbagliato che rischiare di sbagliare il voto anche pensando a
quanti si sono battuti per il voto a rischio della propria incolumità.
Qualsiasi cosa che ci riguarda non può essere affrontata con un rifiuto
sociale, un uscire dai tempi, diventa un ragionare solo con se stessi. È vero
che il linguaggio politico è talmente frammentato, anche nei gesti, da sembrare
fuori dal flusso della contemporaneità, è vero che i giovani sono saccheggiati
da sistemi rivoluzionari negativi come la pubblicità parossistica e il
marketing, però tutto questo non lo gestisci se ti chiami fuori. DAVIDE ENIA
ATTORE Voto Pd per Lumia e la Finocchiaro Devo valutare bene le liste prima di
decidere cosa voterò alla Camera. Al Senato invece voterò Lumia del Pd per un
ragionamento di Realpolitik: creare una situazione di stallo per riuscire ad
arrivare a una nuova legge elettorale. In ogni caso, sono le regionali che mi
interessano veramente, in Sicilia dopo sette anni di Cuffaro c'è bisogno di
aria nuova e Anna Finocchiaro è una candidata del Pd di altissimo profilo. E va
bene perché il voto delle Regionali è nominale. UGO GREGORETTI REGISTA Pd
perché da sempre sto a sinistra Perché voto Pd? Nel 1970 sono entrato nel Pci e
mi consideravano un parvenu perché non mi ero inscritto a 13 anni (come
Maselli), ma a 40. Ora che sono passati altri 40 anni sono un veterano. Per me
è come se il Pci sia rimasto sempre in vita nonostante abbia cambiato nome
cinque volte, anche adesso che è diventato Pd. Non ho mai dubitato per un
momento la mia appartenenza a quell'area. E poi ho un vecchio rapporto di
grande affetto con Veltroni. La somma delle due cose, anche se sono meno
compatibili di un tempo, mi inducono ad optare senza indugi per il Pd. ENNIO
MORRICONE COMPOSITORE Ho grande fiducia in Veltroni Voto Pd perché ho grande
fiducia in Veltroni, in gran parte della squadra che ha messo insieme e sul
progetto politico. Non andare a votare? È un atto di tradimento verso il paese.
DARIO VERGASSOLA COMICO Per non dimenticare il G8 di Genova Il mio sogno:
vorrei che vincesse Veltroni di un voto, così porta a casa la vittoria, e la
Sinistra arcobaleno avesse il 15%, così Veltroni avrebbe un appoggio a sinistra
e non potrebbe non guardare a sinistra. Sarebbe un buon punto di partenza e
questa sarebbe la mia fantastica visione del mondo. Ma mio figlio e mia figlia
dicono che non voteranno. A mio figlio, che suona in un gruppo reggae e ha
occupato uno stabile, ho detto che se un giorno vi danno botte a vanvera come
al G8 a Genova e vi spaccano la testa non venite poi a lamentarvi. E a mia
figlia, che non vuol votare per protesta, ho detto: sappi che quando il
centrodestra smonterà la legge sull'aborto non venire a dire che non lo sapevi.
Non è vero che una cosa vale l'altra, che tutti sono uguali. PAOLA GAIOTTI DE
BIASE INTELLETTUALE CATTOLICA Col Pd pensando a Aldo Moro Voto Pd, e cosa
sennò? Cosa può portare il nostro paese fuori da una transizione lunga
trent'anni, con tutte le attese di riforma regolarmente tradite dalla difesa di
interessi consolidati, da pregiudiziali superate dalla
storia, da giochi a dividere il paese, alternando l'instabilità governativa
allo strapotere quinquennale di governi spregiudicati e irresponsabili? Il
partito democratico è pur sempre l'unico segno di un rinnovamento del sistema
politico in atto: insieme del superamento, finalmente, dello "steccato
guelfo-ghibellino", auspicato nell'ultima lettera di De Gasperi morente e
di un progetto riformatore, purtroppo colpito nel suo nascere da una crisi
inopinata, ma che è la sola proposta in campo per salvare il paese. Ed è anche
l'unico luogo in cui può esprimersi, di fronte ai nuovi problemi del mondo,
quella cultura politica dei cattolici democratici che ha segnato la Repubblica
nei suoi momenti più alti, e ne ha democraticamente garantito l'unità, dalla
Costituente a Moro, Andreatta, Prodi, pur se spesso contraddetta e ostacolata
nella stessa Chiesa. Il partito democratico è l'unico che oggi può coniugare
realisticamente valori e strumenti della politica ( senza i quali i valori sono
parole vuote) in un nesso forte fra la coscienza delle responsabilità
internazionali e europee dell'Italia, e le competenze, le rappresentatività,
per rilanciare economia, diritti, legalità in questo paese. CARLO LIZZANI
REGISTA Sto con la sinistra non settaria Appartengo a quella sinistra storica
che è sempre stata orientata a raccogliersi in forme non settarie. Trovo nel
Partito democratico la capacità di parlare ed avere consenso largo che è
possibile ottenere solo sul piano del riformismo. CARLO BERNARDINI FISICO
Veltroni può liberarci da un incubo Quello che vorrei che gli italiani
capissero è che il livello delle opinioni e delle aspirazioni stesse della
gente dopo il martellamento del pensiero di destra dei 5 anni del governo
Berlusconi è sceso molto in basso: se il governo Prodi è stato considerato da
molti come carico di difficoltà sociali è solo, a mio parere, perché ha dovuto
incidere su illusioni e privilegi in cui eravamo cascati. Walter Veltroni può
liberarci da un incubo: cioè, da una ripresa di vaniloqui in cui si rilanciano
libertà mai perdute, si promettono ricchezze inesistenti e si avviliscono
obiettivi culturali (scuola e ricerca) degni di un paese di grandi tradizioni.
Votando PD, molti di noi hanno una grande speranza e sono disposti a fare il
possibile perché si avveri. NERI MARCORE' ATTORE Perché Veltroni è una brava
persona Voto Pd perché Veltroni è una brava persona, capace e onesta. E a
differenza di tutti gli altri che hanno già provato a governare l'italia senza
grossi risultati, mi pare, anche se per ragioni e responsabilità diverse, lui è
l'unico a non averlo ancora fatto direttamente. E ora, direttamente, ha già
impresso alla politica un'accelerazione che fino a pochi mesi fa era
impensabile. GIOVANNI BOLLEA NEUROPSICHIATRA È dal 1950 che aspettavo il Pd
L'idea di Veltroni io l'ho avuta nel 1950. Nell'altro secolo c'è sempre stato
il desiderio di mettere d'accordo i due processi politici che andavano avanti:
il Vaticano e il Partito comunista e socialista. Personalmente credo nel
Partito democratico. Credo che risolverà un problema strettamente italiano, che
non hanno gli altri stati europei. Noi abbiamo due tradizioni, cattolica e
laica, che comunicano insieme,anche se a volte si avvicinano o si allontanano
hanno comunque uno scopo in comune. C'è un ricordo che è importante conoscere:
nel Congresso del Partito comunista italiano del 1945 il Pci accettò e dichiarò
che tutti i cattolici potevano essere iscritti al partito. È stato un
provvedimento enorme, che ha risolto un problema italiano. Da allora i 2
indirizzi sono andati insieme alla ricostruzione di un paese come il nostro che
usciva da una guerra mondiale. Il Pd risolve: è un punto di rinascita. È un
inizio che ci unisce, stranamente, all'Italia prima del '19. Ecco perché vedo
il partito democratico come una grande speranza. Dobbiamo essere orgogliosi che
sia il Pd a dimostare all'Europa la grandezza politica, religiosa e di
giustizia sociale dell'Italia. FRANCESCO GUCCINI CANTAUTORE Per tenere la
destra lontana dal governo Voterò PD sia alla Camera che al Senato. Perché?
Qualcuno mi suggerisca una via alternativa e più dotata per tenere questa
destra lontana dall'area di governo. È un pensiero semplice che risponde a una
esigenza semplice: non dare a Berlusconi, e ai suoi attendenti, la possibilità
di demolire l'Italia, così come ha iniziato a fare in modo palese nel corso
della sua presidenza del consiglio. Ipotesi preoccupante, aggravata da un
presente molto duro, economicamente e socialmente, in cui sarebbe anche più
facile scivolare verso un restringimento delle libertà individuali e
collettive. La pur breve esperienza recente del centrosinistra, nonostante i
suoi difetti, ha dimostrato che un altro modo di governare è possibile e che è
altrettanto possibile guidare il paese badando agli interessi
generali piuttosto che a quelli del presidente del consiglio. Se vi par poco. E
c'è un'altra considerazione facile facile: sia da destra che da sinistra
risuona da tempo un'eco insistente, "tanto, sono tutti uguali". Ma
non è vero che sono tutti uguali, basta guardarsi attorno e valutare alcuni
dati reali, anche nel corso di questa campagna elettorale. Ma quell'eco è
pericolosa, spinge molta gente a staccare la spina. Voto per creare un argine
di responsabilità a questa brutta deriva che cancella le differenze e sottrae
ai cittadini il potere di decidere, di scegliere. Ecco perché non avrò dubbi su
cosa fare. PAOLO HENDEL COMICO Non tutta la politica è un "magna
magna" Prima di tutto vorrei dire che si deve andare a votare. Capisco la
delusione e capisco anche la rabbia per come vanno le cose in Italia, però non
votando non si cambiano certo le cose. Non è vero che è tutto un
"magna-magna", o perlomeno c'è chi "magna" di più di tutti
gli altri, e almeno lui cerchiamo di fermarlo! Si dice che la politica è una
cosa sporca e anche questo non è vero per tutti; la politica è una cosa sporca,
per esempio, quando uno "scende in campo" per risolvere i suoi guai
giudiziari e per difendere i suoi interessi privati,
senza far nomi ovviamente! Ma c'è anche chi fa politica perché crede nella
democrazia e nella possibilità di migliorare la situazione . Voto Pd con la
speranza che le cose vadano meglio per l'Italia.
( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
SFIDA
TECNOLOGICA TANTI E MAL PAGATI Per coprire il conflitto la Rete e le telecamere
sono più rapide ed efficaci Quattro euro per un pezzo ma gli aspiranti cronisti
sono centinaia all'anno.
( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Bianchi, neo pd "Comunismo addio Mi piacerebbe rifare il
ministro" ROMA - Che ci fa un comunista duro e puro sul pullman di
Veltroni? "Sono stato in Calabria con Walter e c'era un fiume di gente...
La vittoria del Pd è a portata di mano". E così, folgorato sulla via del
loft, il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi si è convertito, da falce e
martello al tricolore democratico. "Non chiamiamola conversione - implora
il professore, che Diliberto ha voluto nel governo Prodi come unico ministro
del Pdci -. Io sono entrato come indipendente, con Oliviero non esistevano
vincoli e la separazione è stata consensuale". Lui nella sinistra "di
lotta e di governo" ci aveva creduto davvero e ora la delusione per la
fine dell'Unione e "gli eccessi di antagonismo" di Bertinotti è
troppo intensa per restare a sinistra. Meglio Veltroni con la sua campagna
"nuova, positiva, aggressiva". E se Walter farà il miracolo, chissà
che non ci scappi un ministero: "Mi piacerebbe poter continuare
un'esperienza in cui ho seminato molto e raccolto poco". Si è lasciato
alle spalle Diliberto e il comunismo, ma non l'antiberlusconismo. "Io non
ho nulla contro la figura dell'ex premier, però Berlusconi è portatore di
disvalori, ha usato il potere per i suoi interessi personali. Tra me e lui ci sono differenze antropologiche".
Sono troppe tre reti per Mediaset? "Non è così che va posta la questione,
ma è evidente che c'è un gigantesco conflitto di interessi.
L'anomalia italiana va rimossa". Sembra di sentir parlare Diliberto...
"Io sono fieramente antiberlusconiano, come lui". Di essere stato
comunista per 40 anni non si pente, ma ora il comunismo "è un messaggio
superato". Falce e martello addio? "Mi terrò cari i miei ricordi, ma
so stare alla realtà delle cose". Monica Guerzoni.
( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE Malpensa "svuotata", Alitalia se ne va I voli della
compagnia passano da
( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-03-30 num: - pag: 31 autore:
ELISABETTA ROSASPINA categoria: REDAZIONALE Cultura Testimoni Incontro con il
vecchio scrittore la cui vita straordinaria diventerà un film diretto da Pedro
AlmodÓvar Il poeta che nacque due volte Le memorie di Marcos Ana, comunista,
nelle carceri franchiste per 23 anni MADRID - Per capire il senso di nausea che
può dare la libertà dopo 23 anni di prigione, bisogna immaginare di essere un
neonato con le capacità sensoriali di un quarantenne. La luce, improvvisa e
sconosciuta, ferisce gli occhi ormai adattati alla penombra. I rumori, nuovi e
inaspettati, stordiscono le orecchie, assuefatte a battiti regolari e suoni
prevedibili. Lo spazio, da un guscio chiuso alla profondità dell'orizzonte in
aperta campagna o sulla Gran Via, e il movimento discontinuo dell'auto,
rivoltano letteralmente lo stomaco, come il mal di mare. Un neonato, per
reazione, piange; un uomo può descrivere ogni attimo della sua vertigine:
"Il momento più difficile fu la libertà. Avrei potuto sopportare altri
cento anni di carcere. è stato molto più doloroso il processo di adattamento
alla vita" dice, adesso, della seconda volta in cui si sentì partorito,
nei suoi 88 anni. Era la Madrid del 17 novembre 1961 e lui, il lattante di 41
anni, era Marcos Ana, poeta comunista reduce da quasi un quarto di secolo nelle
celle di rigore franchiste, dove era entrato a 19, con due condanne a morte.
Era Marcos Ana, l'autore dei versi pubblicati soltanto all'estero e illustrati
da Pablo Picasso, Te llamo desde un muro, ti chiamo da un muro, il manifesto
dei dissidenti. Ma nessuno, in Spagna, doveva saperlo. La polizia pensava che
Marcos Ana, e le sue poesie evase chissà come, fossero un'invenzione di Rafael
Alberti e altri poeti o intellettuali nemici di Franco. Per il governo
totalitario che lo aveva restituito al mondo sotto la pressione della prima
campagna di Amnesty International, lui era soltanto il "rosso"
Fernando Macarro Castillo: le generalità con le quali era venuto alla luce, la
prima volta, nel 1920 ad Alconada, dalle parti di Salamanca, e con le quali
aveva combattuto adolescente tra i repubblicani, durante la guerra civile, ed
era stato catturato, nel '39. Con un solo destino: morire davanti al plotone di
esecuzione, non senza aver assaggiato tutte le varietà del sadismo dei suoi
carcerieri, che non gli perdonavano di continuare a fare politica e opposizione
anche dietro le sbarre. Nella penombra pomeridiana del suo piccolo appartamento
madrileno, Marcos Ana racconta pacato, come non fosse capitato alla sua carne:
"Mi portarono in una stanza davanti a un uomo che non avevo mai visto
prima. Ben vestito. Si tolse la cravatta e cominciò a picchiarmi, senza dire
una parola, finché non gli fecero male le braccia e i pugni. Poi si ricompose e
se ne andò. Quando riuscii ad alzarmi, la guardia mi spiegò bonariamente che
quell'uomo era stato torturato dai comunisti durante la guerra e, dalla fine del conflitto, veniva una volta alla settimana in
prigione, a sfogarsi su un detenuto politico a caso. Quella volta era toccato a
me". Tra queste stesse pareti, decorate da litografie e disegni dedicati a
Marcos Ana da Rafael Alberti, Picasso, Renato Guttuso, sul divanetto a due
posti del soggiorno, si è seduto poche settimane fa Pedro AlmodÓvar, con
l'idea di dedicare una ventina di minuti all'autore di quelle sorprendenti
memorie di prigionia, intitolate Ditemi com'è un albero, e valutarne l'acquisto
dei diritti cinematografici. Il più famoso regista spagnolo vivente non si è
mosso da quel sofà per oltre due ore, attanagliato dal candido ottuagenario,
capace di spiegargli: "Sì, certo che conosco i nomi dei miei aguzzini, ma
non li dirò mai. Ci sono figli e nipoti che non hanno responsabilità e non
voglio debbano vergognarsi di ciò che hanno fatto i loro padri e nonni".
Se a lui, entrato in carcere ragazzo, bisognava ricordare dopo 23 anni come è
fatto un albero ("ma non che cos'è la dignità", ha scritto José
Saramago nella prefazione), a una giovanissima prostituta di nome Isabel spettò
il compito di insegnare l'amore al neonato quarantenne. Che cosa poteva
accendere meglio la fantasia di AlmodÓvar di un attempato vergine che si aggira
nella Madrid anni '60, inseguendo, incantato e incapace di prendere una
qualunque iniziativa, ogni sottana che incrocia? "Sì, Pedro era molto
interessato a ogni dettaglio su Isabel - sembra ancora arrossire Marcos Ana,
ripensando alla ragazzina amata per una notte soltanto -. In carcere si parlava
molto di donne, oltre che di agnello arrosto, ma io non avevo mai avuto
un'esperienza pratica. Avevo desiderio e paura delle donne. Quando un amico
contrattò per me la compagnia di Isabel, io non sapevo che fare, girammo felici
tutta la sera per la città. Ma poi, in albergo, finii per doverle spiegare dove
avevo vissuto tra i 19 e i 41 anni". Isabel fu soltanto la prima di molte
donne che, riconosce Marcos Ana con pudore, "sono state molto generose con
me". La ragazza stabilì che quella notte non aveva prezzo e gli rese il
denaro ricevuto dall'amico: Marcos lo spese tutto in rose, da mandarle la sera
dopo all'hotel, con un biglietto, "per Isabel, il mio primo amore".
Non esagera AlmodÓvar, quando gli dice: "Vedo almeno quattro film nella
tua storia ". Pochi giorni dopo il loro primo incontro, il regista è andato
per un sopralluogo al porto di Alicante, a immaginare la scena dantesca
descritta da Marcos Ana quando narra la sconfitta repubblicana e il suo
arresto: "Migliaia di uomini e donne, senza viveri, erano accalcati in
attesa dell'arrivo di navi inglesi e francesi che li avrebbero portati in
salvo. Tutti i giorni scrutavamo l'orizzonte sperando di vedere le imbarcazioni
promesse. Una notte vedemmo delle grandi sagome sul mare e una lunga colonna di
luci avvicinarsi lungo la strada per Alicante. Il giorno dopo scoprimmo che
erano le navi franchiste e le forze italiane alleate a Franco, la Divisione
Littorio, comandata dal generale Gambara che veniva a occupare militarmente la
città". Peggio: al seguito delle truppe italiane, c'era la stampa. I
fotografi lanciarono pagnotte per ritrarre gli affamati sconfitti che si
avventavano sul cibo: "Ma tra di noi si alzarono voci indignate: fermi,
compagni, non raccogliete quel pane, non date loro questa soddisfazione.
Ricordo un ragazzo, accanto a me, guardare con ansia il pezzo che si era
conquistato e ributtarlo a terra". Altre vicende, altri film: le poesie
fatte uscire dal carcere infilate nei tubi di dentifricio "Canfor" o
impresse (approssimativamente) nella memoria dei compagni che venivano scarcerati.
La tecnica, affinata in cella, per sognare a comando: "Sono diventato un
professore di sogni - dice Marcos Ana -, ma ancora adesso non riesco a evitare
di sognare la prigione". E il desiderio di vendetta: "Una grande
vendetta: vedere trionfare i miei ideali. La legge della Memoria Storica non mi
basta. D'accordo cancellare i simboli franchisti, ma il governo di Zapatero
dovrebbe annullare tutti i processi celebrati da quel regime illegittimo".
Sono state commesse atrocità dalle due parti: "Vero, nei primi mesi di
guerra, nelle zone repubblicane sono state bruciate chiese e assassinati preti,
ma non per ordine del governo repubblicano, che non riusciva a controllare
tutti i combattenti. Dall'altra parte si è continuato a uccidere nei 40 anni
successivi, per eliminare l'avversario alle radici. La transizione ha
dimostrato che non volevamo una rappresaglia, abbiamo appoggiato l'amnistia
generale". Meglio non chiedere a Marcos Ana se si sente un Garcia Lorca
sopravvissuto o "un uomo buono", come lo definisce AlmodÓvar:
"Sono un privilegiato - si stupisce -, la vita mi ha ricompensato di tutto
e mi vergogno degli omaggi che ricevo, perché ci sono tanti eroi oscuri e la
storia non si fa con una persona sola". Pedro non è d'accordo. Il regista
Il regista premio Oscar Pedro AlmodÓvar ("Tutto su mia madre",
"Volver") realizzerà un film tratto da "Ditemi com'è un
albero", le memorie di prigionia di Marcos Ana \\ Uscii di prigione a 41
anni senza aver conosciuto l'amore. Me lo spiegò la giovane Isabel La memoria
Sopra, Marcos Ana (fotografato dal figlio, Marcos Macarro). A fianco, la
copertina disegnata da Pablo Picasso per la raccolta delle poesie scritte
durante la detenzione "Ti chiamo da un muro". Nel tondo, Marcos Ana
(a destra in piedi) nel carcere di Burgos nel 1952 dal nostro corrispondente.
( da "Liberazione" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
I lavoratori
dell'Ibm-Italia hanno aperto un circolo della Sinistra arcobaleno Lavoro,
pensioni e salari Giordano sfida Berlusconi Ma anche il piddì Frida Nacinovich
Milano - nostra inviata Niente di nuovo sul fronte occidentale. Da Brescia a
Cremona, da Bergamo a Milano, il refrain è lo stesso. Se fosse una canzone
sarebbe un evergreen, come only you dei Platters. Ma qui non c'è spazio per
l'amore, non c'è tempo per l'amore, forse non c'è nemmeno voglia. La quotidiana
lotta per il pareggio di bilancio familiare, alla lunga, finisce per svilire
anche quel che di meglio offre la vita. Qui, a Milano, il lavoro c'è. Non è mai
mancato. Ma come, a che prezzo, con quali risultati tangibili (il salario) e
intangibili (la soddisfazione professionale)? La storia, anzi la cronaca si
ripete: precarietà in agguato, buste paga sempre più leggere, contratti atipici
sempre più numerosi. E via di questo passo. I lavoratori milanesi
dell'Ibm-Italia hanno deciso di aprire un circolo della Sinistra arcobaleno.
"Ci impegnamo in prima persona, vogliamo dare il nostro contributo".
Chiedono di voltare pagina, di riportare il lavoro al centro della politica.
Quasi inutile dire che la scelta di Walter i am piddì Veltroni di candidare
dirigenti di Confindustria come Massimo Calearo e Matteo Colaninno li lascia
freddi. Anzi li fa arrabbiare. Il piddì è a Brescia e gli operai arrivano qui
alla Camera del lavoro di Milano. Franco Giordano offre le coordinate di
un'altra occupazione, un'altra esistenza possibile. "Sfidaiamo il piddì con
le nostre proposte su lavoro e precariato - spiega il segretario di
Rifondazione - Diciamo no allo scambio fra produttività e salari, diciamo no
alla detassazione degli straordinari. Piuttosto chiediamo un intervento di
riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente, dal 23 al 20%. I
salari Ocse vedono l'Italia agli ultimi posti in Europa - aggiunge Giordano -
E, a proposito di tasse, sono contrario ad abbassare la tassazione per
chiunque. Sarebbe utile reintervenire su una questione decisiva come la rendita
finanziaria. E le tasse andrebbero alzate per alcuni che si danno stock option
milionarie, tassate oggi al 12,5%". La Sinistra arcobaleno chiede di
modificare radicalmente il paniere Istat, così che i salari siano vincolati
all'inflazione reale e non a quella programmata. Una proposta, anzi una
promessa, che la candidata Betty Leone riassume in tre parole tra loro
incatenate, inscindibili: lavoro, salario e pensioni. Un lavoro che -
sottolinea il giuslavorista Nanni Alleva - non conosciamo più. Oggi non sono
rispettate nemmeno le regole imposte dalla legge 30. Di male in peggio. Un
vicolo cieco nel quale i lavoratori rischiano di perdere la strada. Per capire
cosa sia l'Italia del 2008 è utile, doveroso, ascoltare che succede dalle parti
di una delle centrali della grande distribuzione della penisola. L'Esselunga
del padrone Caprotti, fan del Cavaliere da sempre, falco tra i falchi nella
difficile e lunghissima trattativa per il rinnovo del contratto dei lavoratori
del commercio. Le parole di Piero Saporito sono un terrible affresco della
realtà del lavoro di oggi. Un'italian graffiti di fronte al quale diventa
impossibile sostenere che la lotta di classe non esiste più. La lavoratrice
dell'Esselunga minacciata, umiliata ed aggredita - una storia terribile che è
riuscita a bucare il video - è un monumento al bistrattato e malpagato impiego
di oggi. Lo stesso che raccontano Iuri Bassani della Iveco o Claudio Rabasio
dell'Abb di Bergamo, una multinazionale elettromeccanica. Stipendi bassissimi,
precarietà, insicurezza. Il voto utile? "E' una stupidaggine",
risponde il segretario di Rifondazione a una domanda sull'ipotesi di possibili
accordi con il piddì sul voto disgiunto per il Senato. "Il voto utile -
dice ancora Giordano - sarebbe quello alla Sinistra Arcobaleno. Il più netto e
più efficace voto contro Berlusconi è proprio quello alla Sinistra
arcobaleno". Applausi in platea. Da parte di chi sotto
elezioni viene blandito da più parti, anche se poi c'è chi vuole detassare gli
straordinari favorendo le imprese e chi candida i padroni nelle sue liste. Non
c'è solo il conflitto di interessi, c'è anche quello di classe. 30/03/2008.