HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli   

DOSSIER “CONFLITTO DI INTERESSI”

Torna all’indice mensile 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL  30-3-2008       #TOP


IN EVIDENZA

Il conflitto perfetto. Di   Furio Colombo (L’Unità 30-3-2008)

 

Se Berlusconi vincesse le elezioni si realizzerebbe il conflitto perfetto. Perché non potrebbe più trattarsi di una «svista», qualcosa che è accaduto durante la corsa al potere, qualcosa che sul momento non si poteva evitare ma a cui si porrà rimedio «nei prossimi trenta giorni» (Paolo Mieli), «nei prossimi cento giorni» (Gianfranco Fini), «entro un anno dall’inizio della legislatura» (Franco Frattini, autore di una legge finta).

E anche perché questa volta non si potrebbe parlare di una temporanea disattenzione degli elettori. Chi lo voterà saprà, con esattezza, che sta portando di nuovo al vertice del governo italiano il più esemplare conflitto di interessi che vi sia nel mondo democratico, quello che riguarda il controllo praticamente totale delle fonti di informazione.

Gli elettori potranno invocare il fatto che pochi e poche volte gliene hanno parlato e hanno fatto notare la contraddizione vistosa fra democrazia e conflitto di interessi. Non ci illudiamo sul peso e sulla capacità di persuasione di questo giornale. Né cerchiamo l’alibi dei «io lo avevo detto».

Per chiarezza: condividiamo l’idea che meno si litiga e meglio si discute. Però è impossibile non notare due tratti di comportamento che rende difficile la tanto sognata discussione pacata. L’interessato svicola da ogni possibile confronto con tute le scuse. E quando gli chiedono di commentare un’idea o una proposta dei suoi avversari, prontamente replica che «quelli di sinistra fanno come Stalin». La battuta avrebbe animato il fortunato cinema d’altri tempi detto «commedia all’italiana».

Adesso serve a motivare le tristi e dure parole di Paolo Flores d’Arcais (La Repubblica, 25 marzo) che sarebbe bello - ma è impossibile - definire esagerate: «Se Berlusconi vincerà, il fondamento antifascista della Costituzione sarà irriso, la morsa clericale celebrerà fasti medievali, tolleranza zero verso gli emarginati, impunità totale per gli amici».

Gli risponde (La Repubblica, 26 marzo) Michele Serra: «Un quadro grave che amerei molto poter alleggerire, non fosse che è piuttosto realistico, anche perché descrive processi degenerativi della democrazia già ampiamente in atto». Mi sembra però necessario chiarire un punto della previsione triste di Flores d’Arcais.

Il chiarimento è questo. Il conflitto di interessi non è un vecchio signore di Arcore che vuole tornare a governare. Il conflitto di interessi è il centro di tutto e si ripete e moltiplica in ogni azione, iniziativa, dichiarazione o atto che Berlusconi compie. In altre parole il vero scandalo - adesso, e in un deprecabile futuro che dobbiamo essere capaci di rendere impossibile - è la continuazione del reato. Continuando, quel reato si allarga, occupa spazi sempre nuovi e attrae sottomissioni sempre più vaste, come si nota già adesso, osservando con quanto zelo una parte della borghesia italiana già va a mettersi a disposizione, dalla collocazione in lista ai favori, pur di farsi trovare nel posto giusto in caso di vittoria. Sa benissimo che, se Berlusconi tornerà alle sue ville a i suoi cactus, con il centro sinistra non perde niente. Ma con un leader vendicativo come l’uomo di Mediaset, è bene non farsi trovare dalla parte sbagliata.

Questo hanno notato i grandi giornali stranieri, da The Economist a The Wall Street Journal, esprimendo, persino con candore, la meraviglia per i sondaggi italiani. Si stanno chiedendo ad alta voce: «possibile?». Possibile che gli italiani preferiscano il prodotto usato pur avendo la certificazione internazionale del niente (con danno) che è stato il «berlusconismo»? È ricordato, sempre e da tutti, per l’amabile dialogo dell’allora presidente del Consiglio italiano e presidente del Consiglio d’Europa, con l’eurodeputato tedesco Martin Shultz, definito spiritosamente «Kapò»” dall’uomo di Arcore che ha poi descritto l’intero Parlamento europeo come un luogo frequentato dai «turisti della democrazia» solo perché non lo applaudivano come alle feste a pagamento di Forza Italia e, adesso, del «Popolo delle Libertà»?

***

Ma questo stato di sorpresa, condivisa nell’opinione pubblica europea ripetuta e manifestata dalla Spagna del Pais allo Zeit di Amburgo, è esso stesso prova delle conseguenza (in questo caso percezione distorta dei fatti) del conflitto di interessi.

E il conflitto di interessi, proprio mentre deborda dal suo alveo «normale» (notizie false o taroccate che si sovrappongono alle notizie vere e da cancellare a causa del controllo completo di tutte le fonti di informazione e della gigantesca intimidazione sugli operatori tecnicamente «liberi» che ne consegue) va mostrando, come una malattia non curata, la sua capacità di espandersi e perfezionarsi.

L’espansione si verifica nel momento in cui Berlusconi si impadronisce senza alcuna cautela del problema Alitalia, ne fa una questione elettorale, benché ogni sua dichiarazione abbia riflessi immediati sull’andamento del titolo in Borsa. E annuncia un suo modo di risolvere il problema che è due volte fuori legge. Una prima volta perché il candidato presidente del Consiglio (che oggettivamente è già in conflitto di interesse in quanto è l’uomo più ricco ed economicamente potente in ogni campo del Paese che vuole governare) non esita ad affermare che i suoi figli (i suoi figli) faranno parte di una cordata italiana che sostituirà la sola trattativa finora reale ed esistente, quella con Air France.

Una seconda volta perché nega, pur avendone parlato enfaticamente in televisione, di avere mai nominato i suoi figli, e annuncia in modo disinvolto, con l’espediente di «svelare qualche segreto» a un bravo reporter, una serie di nomi che sarebbero parte della nuova, grande avventura d’affari. Tutto ciò avviene in un articolo di prima pagina, de La Stampa (27 marzo) che reca la firma di un provato specialista delle confidenze di Berlusconi, Augusto Minzolini. Ma Augusto Minzolini è anche un buon amico, o meglio questa è la condizione per continuare a ricevere confidenze. Il 28 marzo si lascia benevolmente smentire. E benevolmente le varie Tv pubbliche e private stanno al gioco, che avrebbe stroncato altrove qualunque candidato: a mano a mano che le persone o gruppi indicati come partner della «cordata» smentiscono. Tutti si prestano a mettere in onda, senza precisazioni ulteriori, l’ultima notizia che Berlusconi decide di dare di se stesso. Afferma che non ha mai detto i nomi che ha detto. A tutti va bene così. Eccoci dunque di fronte al conflitto di interessi perfetto.

Primo, non riguarda solo le notizie, ma - come era stato ripetuto dagli allarmisti solitari che non hanno mai smesso di denunciare questo male terminale della democrazia - si estende apertamente a questioni economiche di grande rilevanza.

Secondo, mentre fa campagna elettorale per diventare presidente del Consiglio, Berlusconi non esita a restare con le mani in pasta in affari che lo riguardano, al punto di coinvolgere i suoi figli.

Terzo, nel farlo altera drammaticamente e gravemente il corso del valore delle azioni Alitalia, una iniziativa che sarebbe duramente contestata e punita in ogni legislazione che non consente il conflitto di interessi, e dunque lo «insider trading» (influenzare il corso di un valore azionario attraverso l’uso delle informazioni che hai o che generi).

Quarto, Berlusconi torna tranquillamente e indisturbato al primo tipo di conflitto di interessi, quello sul controllo delle fonti delle notizie. Di fronte alle smentite e alla prova di ciò che ha detto, annunciato, promesso da candidato elettorale, ma anche potente uomo d’affari, nega tutto. Non solo nega, ma attribuisce a Prodi e al suo governo il reato di cui lui si è reso colpevole. Insinua che lo svolgersi della trattativa in corso fra Alitalia e Air France, approvata dal governo italiano, sarebbe - quella e non le sue piazzate - la causa di un oscillazione dei valori azionari dell’Alitalia.

Detta così la balla è un po’ grossa. Ma per Berlusconi non c’è problema. I mezzi di comunicazione scritti, radiofonici, televisivi glielo passano, e non c’è autorità della concorrenza o le comunicazioni, che, finora, si sia fatta sentire. La vita continua e la probabilità che questo campione usato del conflitto di interessi vinca di nuovo le elezioni, alle quali si candida per la quinta volta benché «over Seventy», è considerata da molti troppo rischiosa per contraddirlo, per dare prova di ciò che ha effettivamente detto, dopo ogni smentita.

***

Vale la pena di osservarlo bene mentre dice - di nuovo senza il minimo riscontro - «Io sono un uomo di fatti, gli altri offrono solo parole», e lo dice con disprezzo rivolto a Veltroni, che è stato, con successo, sindaco della città più bella ma anche più complicata d’Europa.

Chiunque annunciasse una cordata che non esiste, mentre piovono smentite, comprese quelle grosse come una casa di Eni e Mediobanca, sarebbe considerato un «pataccaro», termine romano per coloro che tentano di vendere il Colosseo. Nel gergo americano il pataccaro è un «con-man» abbreviazione di «confidential-man», persona che a parole, ma solo a parole, guadagna attenzione e interesse per qualcosa che è falso o non esiste e comunque nasconde un imbroglio. «L’uomo dei fatti» se la cava, perché per le sue parole non esiste posto di blocco. Ripeto: è questo il conflitto di interessi perfetto.

Ma la storia diventa più interessante se uno si domanda, con la insistenza tipica della stampa americana: «fatti? quali fatti?».

Si potrebbe fare una bella celebrazione dei «fatti di Berlusconi» ricordando come tutto comincia. Comincia prima con un oscura ricchezza divisa in tanti depositi intestati a pensionate, segretarie e sconosciuti vari. Poi con una legge, speciale, unica, quella del governo Craxi, per consentire alle sue tante stazioni Tv locali di diventare «reti». Poi con un periodo di duro ed efficace controllo della televisione di Stato, sua unica concorrente in modo da tenere il concorrente nei limiti desiderati. È l’unico vero risultato dei cinque anni del suo governo, oltre alle leggi ad personam. Con quelle leggi «l’uomo dei fatti» si mette al riparo, attraverso una ulteriore estensione del conflitto di interessi (questa volta fra imputato e giustizia) dalle conseguenze penali di tutte le scorciatoie, sentenze acquistate, corruzione di giudici, falsi in bilancio, fondi neri, in modo da non dover mai pagare le conseguenze delle sue disinvolte iniziative (i fatti di cui si vanta sono quasi sempre reati) o a causa della prescrizione guadagnata dai suoi bravi avvocati, che fanno durare troppo i suoi processi (con la sarcastica collaborazione del premier che si presenta per dire «non lo vedete che devo governare e ho cose più importanti da fare che farmi giudicare?»). O perché i reati sono stati cancellati dal Codice con l’operosa attività dei suoi avvocati divenuti, intanto, membri o presidenti delle Commissioni Giustizia della Camera e Senato.

Ma è proprio su questo nuovo e interessante fatto politico che il conflitto di interessi, ormai maturo e solido puntello della vita privata, pubblica e politica di Berlusconi (e forse la vera ragione che gli fa desiderare di non abbandonare la politica) mostra tutta la sua forza.

Mi riferisco a una dichiarazione di Gianfranco Fini che ha annunciato, senza ripercussioni e smentite istituzionali che «il 13 aprile sarà la data in cui celebreremo finalmente la vera liberazione d’Italia». Il 13 aprile è il primo dei due giorni delle prossime elezioni, che Fini presume di vincere. Poiché quella dichiarazione è di un post-fascista, l’ostinazione a smentirlo e dunque a vincere queste elezioni dovrebbe farsi ancora più tenace e ostinata, per tanti di noi. Nessun giornale o tv ha autorevolmente detto a Fini che l’Italia è già stata liberata, il 25 aprile, e liberata proprio dall’oppressione degli antenati e predecessori politici del postfascismo.

Sul momento non sapevamo che la frase di Fini precedeva di poco l’annuncio della candidatura sotto le bandiere di Berlusconi (a cui si è piegato e sottomesso anche Fini) del fascista Ciarrapico, che della sua fede fondata sul delitto (Matteotti, Gobetti, Rosselli, Gramsci, Fosse Ardeatine) sulla persecuzione dei nemici politici, sulle leggi razziali, fa un vanto orgoglioso e pubblico. Lo fa, in romanesco bonario, nella città che il 16 ottobre 1943 ha visto scomparire mille e diciassette cittadini ebrei romani (quasi nessuno è tornato) in un silenzio prudente di personaggi piccoli e grandi, un po’ come succede adesso.

Ecco dove il conflitto di interessi diventa perfetto. Una democrazia libera e normale non dà pace a un finto leader democratico che include con onori e fanfara nelle sue liste un fascista dichiarato con la motivazione «mi servono i suoi giornali» (segue, come sempre, smentita). Invece rispetto e silenzio. Chi vorrebbe farsi espellere disturbando il giocatore avversario che intanto è diventato arbitro (arbitro mentre gioca)?

La situazione resterà penosa, umiliante, estranea alla civiltà democratica fino ai giorni 13 e 14 aprile. In quei giorni sarà impegno e dovere di tanti italiani esseri sicuri che Paese e governo tornino a celebrare il 25 aprile, la data in cui Ciarrapico e i padrini del post-fascismo hanno perduto il controllo del Paese e l’Italia è diventata, e potrebbe tornare ad essere, un Paese grande, rispettato e libero.

furiocolombo@unita.it


Report "Conflitto di interessi"

Avvinti alla cordata ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: MONTESQUIEU Quanti modi ci sono per superare un bel conflitto di interessi come il nostro? Un conflitto, tra interesse di uno solo e interesse di tutti, conclamato e contemplato in tutto il mondo? Essenzialmente due: l'uno tende a rimuovere il fenomeno, normalmente per via legislativa, con aggiunta di qualche presidio preventivo, di garanzia, per il futuro.

Bertinotti, mission impossible in sicilia "niente desistenza, voto utile è per noi" - umberto rosso ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: La Dc, almeno, il senso del conflitto degli interessi fra lavoratori e padroni ce l'aveva". Bertinotti spara a zero da Palermo e nel frattempo Franco Giordano, sotto la Madonnina, lancia la proposta di riscrivere in dieci punti il paniere per fotografare un'inflazione reale.

Il cavaliere liberale ha abolito il mercato - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: dovuta ad un vergognoso conflitto di interessi che fa capo al proprietario delle reti Mediaset. Legge che peraltro nessuna delle emittenti televisive rispetta a cominciare dal Tg1, già ufficialmente ammonito dall'Agenzia delle comunicazioni. Evidentemente direttori e conduttori danno per scontata la vittoria elettorale del centrodestra e sanno anche che se l'

Si vede che acconsente - enzo costa ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: economia troppo creativa e sbugiardata dall'Europa, e oggi ministro colbertiano in pectore, alfiere di protezionismo e dazi? E di Silvio "liberista", che per Alitalia evoca cordate nazionali fantasma e prestiti-ponte statalisti a carico dei contribuenti, turbando Borsa e figli, in un'illiberale apoteosi del conflitto di interessi, che dice? Tace?.

Pannella senatore a vita? Ecco perché dico di no Caro Direttore, alcuni giornali, r ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: nelle vertenze anche di altri partiti e gruppi di interessi, trasformando ogni questione da fatto sindacale a momento degli equilibri parlamentari e di governo, e quindi complicando o rendendo quasi impossibile la soluzione positiva di conflitti e trattative. Andrea Pirandello, Roma Queste sono le mie buone ragioni per votare Pd Cara Unità, a chi mi chiede perché voto PD rispondo:

Voto PD perché è un Partito Democratico.</ ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Voto PD perché Presto, Domani, il conflitto d'interessi sia risolto, ma davvero. Voto PD perché Presto, Domani, le leggi ad personam siano ricacciate nelle menti di chi le ha partorite. Voto PD perché Presto, Domani, la disciplina delle frequenze tv venga fatta rispettare. Voto PD perché.

IL DOSSIER ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: conflitto di interessi. All'antico di Berlusconi spicca di più il nuovo rappresentato da Veltroni. Agli indecisi faccio un appello: è fondamentale strappare qualunque senatore in più al Senato, per rendere governabile il Paese. SALVATORE ACCARDO MUSICISTA Vorrei Veronesi ministro alla salute Voto Pd perché il mio bagaglio culturale mi porta a dare una preferenza verso questo partito.

Per coprire il conflitto la Rete e le telecamere sono più rapide ed efficaci ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: SFIDA TECNOLOGICA TANTI E MAL PAGATI Per coprire il conflitto la Rete e le telecamere sono più rapide ed efficaci Quattro euro per un pezzo ma gli aspiranti cronisti sono centinaia all'anno.

<Comunismo addio Mi piacerebbe rifare il ministro> ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: ha usato il potere per i suoi interessi personali. Tra me e lui ci sono differenze antropologiche". Sono troppe tre reti per Mediaset? "Non è così che va posta la questione, ma è evidente che c'è un gigantesco conflitto di interessi. L'anomalia italiana va rimossa". Sembra di sentir parlare Diliberto.

Malpensa <svuotata>, Alitalia se ne va ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: fuori di Berlusconi suggerisce che il Cavaliere sta cominciando a considerare il conflitto d'interessi in cui metterebbe la cordata da lui ispirata nell'eventualità di un suo approdo a palazzo Chigi. Piero Fassino (Pd) intanto accusa Berlusconi di "turbativa " sul negoziato nel momento in cui il Cavaliere anticipa di voler respingere, una volta eletto premier, il piano di Air France.

Cultura ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: dalla fine del conflitto, veniva una volta alla settimana in prigione, a sfogarsi su un detenuto politico a caso. Quella volta era toccato a me". Tra queste stesse pareti, decorate da litografie e disegni dedicati a Marcos Ana da Rafael Alberti, Picasso, Renato Guttuso, sul divanetto a due posti del soggiorno, si è seduto poche settimane fa Pedro AlmodÓvar,

Lavoro, pensioni e salari Giordano sfida Berlusconi Ma anche il piddì ( da "Liberazione" del 30-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Da parte di chi sotto elezioni viene blandito da più parti, anche se poi c'è chi vuole detassare gli straordinari favorendo le imprese e chi candida i padroni nelle sue liste. Non c'è solo il conflitto di interessi, c'è anche quello di classe. 30/03/2008.


Articoli

Avvinti alla cordata (sezione: Conflitto di interessi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

MONTESQUIEU Quanti modi ci sono per superare un bel conflitto di interessi come il nostro? Un conflitto, tra interesse di uno solo e interesse di tutti, conclamato e contemplato in tutto il mondo? Essenzialmente due: l'uno tende a rimuovere il fenomeno, normalmente per via legislativa, con aggiunta di qualche presidio preventivo, di garanzia, per il futuro. Ipotesi da preferire, se ci si impegna e se ci si riesce. Da noi, ormai un'utopia. Il secondo, del tutto alternativo, è un ripiego, quasi un paradosso, ma ci si può arrivare anche senza accorgersene: quando si ha la sovrapposizione tra i due interessi ? privato e pubblico ?, e quindi tra i soggetti portatori di entrambi, che cessano così di confliggere e si armonizzano. Alla fine, per distinguerli, si usano dei dettagli: ad esempio, in Italia, si potrebbero riconoscere per l'esistenza, in capo a uno dei due soggetti, di un poderoso debito pubblico. Qui, possibilità di confusioni non ce ne saranno mai. Quel che è pubblico è pubblico. Un buon passo avanti verso il risultato auspicato si avrebbe se, ritornato al governo, l'ancora capo dell'opposizione, ? sia pure per gli affari correnti ?, portasse a compimento il suo piano della cordata. Per cominciare, si può immaginare il tavolo della trattativa: da un lato il capo del governo, e capocordata, dall'altro la cordata, senza il capo, ma con i suoi figli. Oppure no i figli, forse gli è vietato. Forse manca ancora qualche dettaglio, per la piena autonomia dei figli top manager, e delle aziende dal fondatore. Inarrivabile Italia. A trattativa conclusa, la più grande confusione si avrebbe tra compagnia di bandiera, flotta di stato e aeromobili privati del capo del governo. Manca ancora un bel po', per la perfetta coincidenza: ma basterà lasciar passare i prossimi cinque anni del governo più in sintonia, con il suo capo, degli interessi degli italiani, e qualche altro progresso sarà fatto. E peccato per la Fiat, che si sia ripresa da sé.

Torna all'inizio


Bertinotti, mission impossible in sicilia "niente desistenza, voto utile è per noi" - umberto rosso (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Il candidato della Sinistra arcobaleno: "Dobbiamo rimotivare i nostri, frustrati dal governo Prodi " Bertinotti, mission impossible in Sicilia "Niente desistenza, voto utile è per noi" Il 2 per cento dei nostri elettori non andrà a votare: per noi non è trascurabile UMBERTO ROSSO PALERMO - Il gran ritorno, sotto mentite spoglie, della desistenza a sinistra? "Macché, non esiste. E se qualcuno dalle parti del Pd proprio è tentato dal voto utile, sappia che può essere solo e soltanto unilaterale". Nel senso che, presidente Bertinotti? "Unica direzione di marcia. Dal Pd verso la Sinistra arcobaleno. Per intenderci, come ha annunciato di voler fare Mauro Zani, che non è uno qualunque ma un pezzo di storia del Pci in Emilia". Presunzione, superbia politica del candidato premier, impegnato in Sicilia in una mission impossible rosso-verde? No, conti e tabelle alla mano, giura il presidente della Camera, "il voto alla sinistra è sempre, ovunque, un voto sottratto alla Pdl e non al Pd, un voto perciò per fermare la destra e Berlusconi". Giunto in fondo allo stivale, con al fianco la capolista Rita Borsellino che in Sicilia per la presidenza della Regione fa ticket con la Finocchiaro mentre in Emilia le due sono in competizione per il Senato, Fausto sbarra la strada agli "scambisti", i fautori di una collaborazione nel segreto dell'urna fra Pd e sinistra radicale. E via allora con i siluri alla conferenza operaia di Veltroni a Brescia, nello stesso giorno in cui anche la sinistra tiene la propria a Milano. Pd partito dei lavoratori? "Neanche la Dc aveva mai messo in lista uno dei padroni più anti-operai, come ha fatto Veltroni con Calearo. La Dc, almeno, il senso del conflitto degli interessi fra lavoratori e padroni ce l'aveva". Bertinotti spara a zero da Palermo e nel frattempo Franco Giordano, sotto la Madonnina, lancia la proposta di riscrivere in dieci punti il paniere per fotografare un'inflazione reale. Mentre la corda con Veltroni si fa più tesa, si metteno a tacere le sirene della non-belligeranza. Idea, raccontano all'interno del Prc, che piace a Bersani e ai dalemiani ma non a Bettini e ai veltroniani, che puntano a incassare quanto più possibile come partito "e - aggiungono, arrabbiati, i rifondaroli - a umiliare la sinistra, per farla uscire domani di scena". Risultato: nemmeno a taccuino chiuso, nelle valutazioni più riservate, lo stato maggiore prende in considerazione forme di desistenza, più o meno mascherate. Liquidata con una battuta: "è una trappola". Un giudizio che attraversa le argomentazioni di Bertinotti. Le seguenti. Se il cartello dei quattro partiti si gioca il match sul filo dell'8%, invece di veleggiare tranquillo sopra il 10 come la somma dei soci avrebbe dovuto produrre, è frutto avvelenato di un combinato disposto. La frustrazione nell'elettorato di sinistra per il governo Prodi e, appunto, l'erosione verso il Pd da richiamo al voto utile. Da questo momento, la campagna del candidato premier punterà su entrambi i fronti al massimo della contrapposizione. Giocata d'azzardo, rischi? Bertinotti la mette così: "Siamo ovunque sopra l'8%, solo in tre regioni la partita del Senato per noi è sul filo: Toscana, Emilia e in qualche misura anche in Lombardia. Ma il problema vero non è il voto utile, non credo a un'emorragia verso il Pd. Solo qualche frangia, che so fra i verdi, o casi isolati come quello del ministro Bianchi". Qual è allora il cuore del problema, l'ansia che sale a sinistra? Riprendersi i "propri" voti che rischiano di perdersi nel nulla, nell'astensionismo. "Il 2% dei nostri elettori - lancia l'allarme Bertinotti - delusi e frustati dall'esperienza di governo al momento, secondo i sondaggi, non ha intenzione di andare a votare. Una percentuale che per un piccolo partito fa la differenza". Eccolo l'obiettivo del rush finale del presidente della Camera, "rimotivare i nostri, riconquistarli", e non lo fai di certo prefigurando accordi con il Pd. "Lo fai in tutt'altro modo: spiegando che noi staremo all'opposizione, che con Prodi ci abbiamo provato ma è stato inutile". Come del resto il presidente della Camera deve aver sentito sulla propria pelle, fra i mercati di Messina o fra i giovani universitari di Rende, in un bar di Rosarno o nei vicoli di Palermo, toccando con la mano la delusione e la rabbia del sud, contro tutti i politici, nessuno escluso. E in certi casi, la contestazione non fa sconti. "Anche tu Bertinotti, tornatene a casa".

Torna all'inizio


Il cavaliere liberale ha abolito il mercato - (segue dalla prima pagina) (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Commenti IL CAVALIERE LIBERALE HA ABOLITO IL MERCATO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Affidare il governo del paese per i prossimi cinque anni a un personaggio che non si fa scrupolo di turbare il mercato con false notizie riportate e diffuse da tutto il sistema mediatico è uno di quegli spettacoli che purtroppo squalificano un paese intero almeno quanto l'immondizia napoletana. Eccellono in questa gara soprattutto le emittenti televisive, quelle private e quelle pubbliche; in particolare ? dispiace dirlo ? il Tg1 il quale riferisce in presa diretta le sortite del Cavaliere senza che vi sia una voce che ne sottolinei gli effetti sul listino borsistico. Il risultato è che Berlusconi resta in video per il doppio del tempo del suo principale avversario turbando non solo i mercati borsistici ma anche l'andamento del negoziato tra Air France e sindacati tra lo stupore di tutti gli operatori internazionali. Venerdì sera l'annunciatrice del Tg1 delle ore 20 si è addirittura lasciata andare ad una critica contro la legge della "par condicio", da lei ritenuta incivile, senza spiegare perché in Italia esista una legge del genere, dovuta ad un vergognoso conflitto di interessi che fa capo al proprietario delle reti Mediaset. Legge che peraltro nessuna delle emittenti televisive rispetta a cominciare dal Tg1, già ufficialmente ammonito dall'Agenzia delle comunicazioni. Evidentemente direttori e conduttori danno per scontata la vittoria elettorale del centrodestra e sanno anche che se l'esito fosse diverso il vincitore di centrosinistra si guarderebbe bene dal praticare vendette. Perciò tanto vale scommettere in anticipo senza rischiare nulla se non la reputazione. Ma chi si preoccupa della reputazione nell'Italia dei cannoli alla siciliana. * * * Domenica scorsa, occupandomi dell'Alitalia e della fantomatica cordata patriottica berlusconiana, scrissi che a mio avviso quella cordata ci sarà davvero se Berlusconi vincerà. Per lui è un punto d'onore e i mezzi per realizzare l'obiettivo ci sono. Li ho anche enumerati ed è stato proprio il leader del centrodestra a confermarlo quando ha detto appena ieri che dopo la sua sicura vittoria chiamerà uno ad uno gli imprenditori italiani per chiedere l'obolo di san Silvio e "voglio vedere chi non ci starà". Ci staranno tutti, non c'è dubbio alcuno, "chinati erba che passa il vento". Ci staranno i capi delle società pubbliche a cominciare dall'Eni e da Finmeccanica, in attesa di riconferma o di nuova nomina; ci staranno i capi di imprese private concessionarie dello Stato, ci staranno le banche desiderose di benefici; ci staranno le imprese medie che hanno già o ambiscono di avere rapporti fluidi con l'uomo che dovrebbe governare l'Italia per altri cinque anni in attesa di volare per altri sette sul più alto Colle di Roma. Il mercato? Chissenefrega del mercato, contano i rapporti tra affari e politica e il Berlusca è imbattibile su quel terreno: tu dai una cosa a me e io do una cosa a te. Il mercato di Berlusconi si configura così e non saranno certo un Tremonti o un Letta ad impedirglielo, anzi. Quanto a Fini non è neppure il caso di scomodarsi a chiedere: lui aspetta l'eredità ed è d'accordo su tutto, sebbene non sia ancora certo dell'esito d'una così lunga attesa. Dunque la cordata patriottica ci sarà. Ma che tipo di cordata? L'obolo di san Silvio versato dagli imprenditori non è sufficiente, se supererà il miliardo sarà già molto, ma diciamo pure che arrivi a due o a tre. Per rilanciare Alitalia e insieme Malpensa e la Sea ce ne vogliono almeno altri otto. E in più ci vuole un "know-how" che non si improvvisa. Forse i tedeschi di Lufthansa? Forse gli americani del Tpg? Forse l'Aeroflot di Putin? Air One non è decentemente presentabile come vettore di due hub con pretese internazionali. Dunque la cordata patriottica non sarebbe patriottica se non nei fiocchi che impacchettano il torrone. Il torrone sarebbe straniero. L'organizzazione sarebbe straniera. Gli esuberi sarebbero trattati dal gestore straniero, esattamente come sta accadendo in queste ore con Air France, ma con una variante in più: la pratica richiede tempo e il tempo non c'è. Per allungarlo ci vuole un aiuto di Stato, vietato dall'Ue in mancanza di garanzie bancabili. Se questa norma fosse violata saremmo denunciati alla Corte di giustizia europea e multati pesantemente. Oppure si va, volutamente, al fallimento come anche ora si rischia di fare. Allora tutto diventa più facile perché il fallimento significa congelamento dei debiti e interruzione dei contratti di lavoro. I nuovi padroni decideranno a tempo debito quali di quei contratti rinnovare e quali no, ripartendo comunque da zero. Dov'è la vittoria? Si sciolga la chioma e se la lasci tagliare. La prospettiva, diciamolo, non è esaltante. * * * Nella stessa giornata di ieri il Cavaliere si è manifestato anche a proposito del cosiddetto voto disgiunto e ha tirato in ballo sua eminenza il cardinal Ruini. Eminence, come dice la Littizzetto. è stata una pagina da manuale. Per chi se la fosse persa raccontiamola perché ne vale la pena. E cominciamo dal voto disgiunto. Che cosa significa? Perché è venuta fuori questa ipotesi? Normalmente un elettore vota per lo stesso partito nella scheda della Camera e in quella del Senato, specie ora con una legge come l'attuale che non prevede preferenze ai candidati. Nella sua assoluta certezza di vincere le elezioni alla Camera, nell'animo di Berlusconi si è però insinuato il dubbio di pareggiare o addirittura di perdere al Senato (aggiungo tra parentesi che questa ipotesi corrisponde esattamente alla realtà). Perciò suggerisce agli elettori centristi il cosiddetto voto disgiunto: votino pure per Casini Udc alla Camera, ma al Senato no, al Senato votino per il Pdl in modo da evitare il pareggio. Che c'entra Eminence in questo pasticcio? Il Cavaliere ce lo fa entrare, gli chiede pubblicamente di entrarci e gli fa pubblicamente presenti i vantaggi che avrà se eseguirà il mandato o invece i danni che può subire se rifiuterà di adoperarsi in favore. Convinca Casini a incoraggiare o almeno a subire senza strilli il voto disgiunto. In cambio (è il Cavaliere che parla) avrà l'impegno del nuovo governo ad adottare tutti i provvedimenti chiesti dalla Chiesa in tema di coppie di fatto (mai), di procreazione assistita (abolirla), di eutanasia (quod deus avertat), di testamento biologico (come sopra), di aborto (moratoria e radicale riforma), di Corano nelle scuole (divieto), di insegnamento religioso (anche all'Università). Se c'è altro chiedetelo e "aperietur". Ma se rifiuterà, tutto diventerà problematico. In fondo (molto in fondo) lo Stato è laico e bisogna pur tenerne conto. Se lo ricordi, sua Eminenza, e non creda che la partita si giochi sul velluto. Del resto il Papa ha pur battezzato Magdi Allam. E dunque il Cavaliere ne adotterà il programma e magari farà in modo di fargli affidare la direzione del "Corriere della Sera", purché gli elettori dell'Udc votino per Berlusconi al Senato. Ha sentito, Eminenza? * * * Una cosa risulta chiara: hanno ridotto la religione ad una partita di giro. Forse per la gerarchia ecclesiastica lo è sempre stata, per i cardinali e per molti vescovi. Ma non fino a questo punto. I credenti per primi dovrebbero esserne schifati e ribellarsi di fronte a questa vera e propria simonia. Gli opinionisti (esistono ancora?) dovrebbero spiegarla e indignarsene. Ho un presentimento: il centrosinistra vincerà sia alla Camera sia al Senato. Fino a pochi giorni fa pensavo il contrario, che non ce l'avrebbe fatta. Ebbene ho cambiato idea. Ce la fa. Con avversari di questo livello non si può perdere. Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci.

Torna all'inizio


Si vede che acconsente - enzo costa (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina V - Genova SI VEDE CHE ACCONSENTE ENZO COSTA Ma l'economista liberale futuro senatore Enrico Musso, che dice? Che dice di Tremonti, da lui già irriso per iscritto (prima di divenire azzurro) come ineffabile ministro di un'economia troppo creativa e sbugiardata dall'Europa, e oggi ministro colbertiano in pectore, alfiere di protezionismo e dazi? E di Silvio "liberista", che per Alitalia evoca cordate nazionali fantasma e prestiti-ponte statalisti a carico dei contribuenti, turbando Borsa e figli, in un'illiberale apoteosi del conflitto di interessi, che dice? Tace?.

Torna all'inizio


Pannella senatore a vita? Ecco perché dico di no Caro Direttore, alcuni giornali, r (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Pannella senatore a vita? Ecco perché dico di no Caro Direttore, alcuni giornali, ritenendo di interpretare le intenzioni del presidente Napolitano, fanno il nome di Marco Pannella come prossimo senatore a vita. In proposito, l'articolo 59 della Costituzione, per quanto breve e chiaro, è stato spesso interpretato arbitrariamente. Dice: "Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario". Circa il numero, Pertini volle intendere che ogni presidente potesse nominarne cinque. Gli venne dietro allegramente Cossiga, per cui il numero dei senatori a vita si impennò. Finalmente, Scalfaro e Ciampi hanno rimesso le cose in ordine, tornando alla corretta interpretazione tradizionale. Ma pochi hanno ben inteso i requisiti costituzionalmente richiesti, nominando proprio coloro che non li avevano: i politici. Il Senato, una sorta di cimitero degli elefanti della politica. La casta anche in questo ha riprodotto se stessa, mentre i costituenti volevano esaltare scienziati, artisti, poeti, letterati, non premiare i politici, che in Parlamento dovrebbero andarci da eletti. Pertanto, con tutta la stima per Pannella, vorremmo che il presidente della Repubblica rispettasse finalmente la Costituzione. Ezio Pelino Si pretenda dai candidati rispetto per l'unità e l'autonomia sindacale Cara Unità, certi toni e affermazioni usati nella campagna elettorale da esponenti della Sinistra arcobaleno, e innanzitutto da quelli provenienti da Rifondazione comunista, hanno già provocato giuste risposte tra i lavoratori e tra le articolate strutture dei sindacati italiani. Risposte inevitabili a coloro che pretendono di presentarsi come rappresentanti diretti ed esclusivi degli interessi dei lavoratori, siano questi occupati o precari o disoccupati. A parte le scarse percentuali di gradimento di questi esponenti nel mondo del lavoro, e specialmente nelle zone del Nord a più alta densità industriale, quella presunzione è comunque manifestazione di intenzioni preoccupanti, quasi che dal voto ottenuto in qualche parte del Paese essi possano sentirsi autorizzati a voler determinare in futuro, secondo le loro convenienze politiche, il contenuto e la condotta delle vertenze sociali, che vanno invece lasciate alla gestione dei lavoratori e alla guida delle loro organizzazioni sindacali unitarie. Di quella pretesa del resto abbiamo già avuto una cattiva esperienza nell'autunno scorso durante la vertenza e le trattative sulla riforma del welfare. Allora gli esponenti della attuale Sinistra arcobaleno, guidati soprattutto da Rifondazione comunista, si misero contro le confederazioni sindacali e contro l'accordo stipulato durante una difficile trattativa con il governo e le altre parti sociali, perfino dopo che l'accorso era stato approvato dall'80 per cento dei 5 milioni di lavoratori che parteciparono al referendum. Creando così tra l'altro le premesse di una inevitabile crisi politica sfociata nel gennaio passato nelle dimissioni del governo Prodi. Si espressero allora da parte di frange estremistiche perfino conati di scissione, nell'idea di creare un piccolo sindacato ideologico che dovrebbe porsi come un cuneo contro gli altri sindacati e la stessa unità sindacale. Credo che una più esplicita e diffusa risposta non debba essere lasciata soltanto a qualche esponente sindacale o al solo candidato premier del Partito democratico, Walter Veltroni. Nelle ultime settimane prima del voto decisivo del 13 e 14 aprile, a difesa dell'autonomia e unità sindacale e contro il ripetersi di comportamenti negativi, è necessario che scendano in campo soprattutto i lavoratori attivi politicamente e il quadro sindacale di base. Sarà importante spingere per un largo voto a favore del Partito democratico, come garanzia che nelle vertenze sociali predomini la volontà della grande maggioranza dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, e non gli impulsi originati da settori politici minoritari. Tali spinte infatti renderebbero inevitabile e automatico l'intervento nelle vertenze anche di altri partiti e gruppi di interessi, trasformando ogni questione da fatto sindacale a momento degli equilibri parlamentari e di governo, e quindi complicando o rendendo quasi impossibile la soluzione positiva di conflitti e trattative. Andrea Pirandello, Roma Queste sono le mie buone ragioni per votare Pd Cara Unità, a chi mi chiede perché voto PD rispondo: per dare continuità all'azione iniziata dal governo Prodi, per non buttare alle ortiche il lavoro di 20 mesi di governo di centrosinistra, per cominciare a raccogliere quanto seminato dando continuità all'azione politica in un Paese abituato a vivere alla giornata, senza un progetto complessivo, senza una prospettiva di futuro perché bloccato dai veti incrociati degli interessi di parte in una condizione di emergenza permanente (reale o presunta che sia).Voto PD perché ho la speranza di riuscire finalmente a vivere in un Paese "normale", dove la politica progetta il futuro e non si accontenta di amministrare il contingente; voto PD per evitare un salto nel buio con la nostra fragile democrazia nata dalla lotta di liberazione, riconsegnata nelle mani di una destra sempre più fascista e sempre meno pentita. Per queste ragioni e tante altre ancora voto PD e spero che come me il 13 e 14 aprile lo facciano tanti altri cittadini con la "voglia" di restare liberi. Claudio Gandolfi, Bologna clgand@libero.it La memoria corta di Berlusconi sulla par condicio Berlusconi continua a ripetere che il bavaglio della par condicio è una vergogna, che uno dei primi provvedimenti del suo governo sarà quella d'abolirla. Possibile che un partito con il 3% possa avere gli stessi spazi del "popolo delle libertà"? Mi chiedo quando nel '94 il Cavaliere fondò Forza Italia che spazi televisivi doveva avere?. Zero! O giù di lì. Inutile dire come finì la storia, il telepredicatore e le sue reti se ne fregarono della par condicio. In tre mesi dal nulla Berlusconi diventò presidente del Consiglio. Con tre reti televisive, quotidiani, settimanali e quant'altro il cavaliere ora teme la non visibilità. No comment. Cordiali saluti Casaccio G. Luigi, Brescia.

Torna all'inizio


Voto PD perché è un Partito Democratico.</ (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Voto PD perché è un Partito Democratico. Voto PD perché è il Partito Democratico. Voto PD per Proteggere i Deboli. Voto PD perché le donne non debbano Partorire con Dolore. Voto PD perché, Per Dinci, lo Stato sia laico. Voto PD perché arrivino Pensioni Decenti. Voto PD per Promuovere il Dialogo. Voto PD perché Prodi non si Dimentica. Voto PD perché Perda la Destra. Voto PD per Punire il Demagogo. Voto PD perché Presto, Domani, il conflitto d'interessi sia risolto, ma davvero. Voto PD perché Presto, Domani, le leggi ad personam siano ricacciate nelle menti di chi le ha partorite. Voto PD perché Presto, Domani, la disciplina delle frequenze tv venga fatta rispettare. Voto PD perché. mai Più Dini. Voto PD perché mi fido di Palter Deltroni. Ops, pardon, mi fido di Walter Veltroni.

Torna all'inizio


IL DOSSIER (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del IL DOSSIER VITTORIO FOA Le cose giuste meglio farle subito Voto PD per due soluzioni: 1) Per non dire mai bugie. 2)Per trasformare la lotta ecologica da impedimento allo sviluppo a principale motore dello sviluppo. Ai giovani e a tutti gli indecisi dico: si vota una sola volta, le cose giuste è meglio farle subito. Non aspettate altri 5 anni. SANDRA BONSANTI GIORNALISTA Su Veltroni si può fare affidamento Sono convinta che in una fase di crisi e di incertezze economico-finanziaria Veltroni è la persona giusta per dare quelle rassicurazioni che un cittadino deve chiedere alla politica. Non solo per la sua personale esperienza e competenza di amministratore pubblico, ma anche perché Veltroni dà affidamento per la scelta dei collaboratori e dei consiglieri. Cosa che Berlusconi assolutamente non dà. Un'affidabilità personale e delle persone che lo circondano che non riguarda solo il tema economico-finanziario che è il nodo principale, da cui ruota tutto il resto: vedi la lotta alla mafia, vista come un qualche cosa da fare anche per risollevare il problema dell'economia del Sud che non riesce a decollare. Veltroni ha avuto il coraggio di scegliere una strada che all'inizio poteva sembrare abbastanza a rischio, invece via via e soprattutto oggi non ha mostrato cedimenti. E il fatto di dire in modo chiaro che il Pd si sarebbe raccolto intorno ad un programma, con delle idee di fondo, andando da solo, è piaciuto agli italiani. Come è piaciuta la campagna non aggressiva di Veltroni, anche se adesso si va verso uno scontro più netto. Infatti i toni si sono già elevati. Berlusconi è tornato ai sui vecchi vizi di sempre: detta legge non solo sulle sue tv ma vorrebbe farlo anche su quella pubblica. Se ne infischia delle regole il Cavalier Berlusconi: la par condicio è invece necessaria proprio perché non è stata fatta una legge sul conflitto di interessi. All'antico di Berlusconi spicca di più il nuovo rappresentato da Veltroni. Agli indecisi faccio un appello: è fondamentale strappare qualunque senatore in più al Senato, per rendere governabile il Paese. SALVATORE ACCARDO MUSICISTA Vorrei Veronesi ministro alla salute Voto Pd perché il mio bagaglio culturale mi porta a dare una preferenza verso questo partito. Penso Veltroni sia una delle poche persone politiche alle quali si possa veramente dare fiducia. Tra l'altro abitando a Milano, ed essendosi qui presentato il professor Veronesi, penso sia veramente indispensabile dargli una preferenza. Veltroni e Veronesi penso siano in grado di gestire la cosa pubblica e se va come speriamo vada il voto, con una persona come Veronesi alla sanità non potremmo sperare di meglio. Per me è importante che le persone che capiscano di una materia se ne occupino: è impossibile che ci si occupi di sanità senza saperne nulla. Ben vengano i tecnici in tutti settori. RENZO ARBORE CONDUTTORE TV Si può fare Tutto il mio appoggio al Partito Democratico e a Veltroni. Si può fare. UGO CHITI DRAMMATURGO, Veltroni fa parte del mio "paesaggio" Voto Pd non con riserva ma con quella strana sensazione che hanno tutti gli italiani, ovvero quell'insicurezza endemica nei confronti della politica alla quale non sfuggo nemmeno io. Veltroni fa comunque parte della mia formazione, in un certo senso del mio "paesaggio" stesso. Ho delle memorie personali, come quando veniva a trovare Massimo Ghini mentre con Benvenuti giravamo "Zitti e Mosca". Ci eravamo persino un po' ispirati a lui per il personaggio di Ghini. Mi dà fiducia, mi sembra una figura che si è agguerrita e precisata. E questo è un bene in questo momento storico. GIULIO FERRONI DOCENTE UNIVERSITARIO Per impedire il ritorno di Berlusconi Il mio voto al Pd? Intanto perché mi sembra la migliore scelta per impedire il ritorno di Berlusconi. Poi mi auguro che il voto possa aiutare il partito a tirare fuori tutte quelle potenzialità ancora da realizzare che ci sono. Si tratta di dare una spinta per favorire quella novità politica, quella forza innovatrice che il Pd rappresenta. Il rischio nel caso di un risultato mediocre è che rispuntino le correnti, i gruppi organizzati, che si riproponga quel culto dell'identità che nella situazione attuale è una scelta perdente. Al contrario il Pd finora ha dimostrato di saper aggredire i problemi del paese e del mondo. E poi, me lo faccia dire, mi è piaciuto l'entusiasmo di Veltroni e la sua voglia di mettersi in gioco, così lontana dai vecchi modi di fare politica. CARLO FRITTELLI GALLERISTA Per avere un ambiente vivibile per i nostri figli Per me è molto semplice: sono sempre stato un uomo di sinistra. Ma indipendentemente da questo, credo che Veltroni stia esprimendo delle novità importanti per il nostro paese. Tra queste penso che la sua attenzione per ogni forma artistica, non più solo legata alla tradizione antica, dia uno scarto decisivo. L'obiettivo deve essere quello di creare un ambiente vivibile nell'oggi per offrire un futuro ai nostri figli: così la contemporaneità è una delle poche manifestazioni che rendono consapevoli della situazione. Questo, Veltroni, l'ha detto e fatto nella sua esperienza come sindaco di Roma. E, magari, gli anni della Capitale potranno essere riproposti al resto dell'Italia. LUCIO DALLA CANTANTE A sinistra quindi col Pd Voto Pd perché mi trovo sostanzialmente d'accordo con la sua visione. Credo in un cambiamento che mi auguro possa avvenire tramite un sistema di una visione politica ma anche operativo. Ho sempre votato a sinistra e continuerò. Non trovo invece giusto non votare: è più sbagliato che rischiare di sbagliare il voto anche pensando a quanti si sono battuti per il voto a rischio della propria incolumità. Qualsiasi cosa che ci riguarda non può essere affrontata con un rifiuto sociale, un uscire dai tempi, diventa un ragionare solo con se stessi. È vero che il linguaggio politico è talmente frammentato, anche nei gesti, da sembrare fuori dal flusso della contemporaneità, è vero che i giovani sono saccheggiati da sistemi rivoluzionari negativi come la pubblicità parossistica e il marketing, però tutto questo non lo gestisci se ti chiami fuori. DAVIDE ENIA ATTORE Voto Pd per Lumia e la Finocchiaro Devo valutare bene le liste prima di decidere cosa voterò alla Camera. Al Senato invece voterò Lumia del Pd per un ragionamento di Realpolitik: creare una situazione di stallo per riuscire ad arrivare a una nuova legge elettorale. In ogni caso, sono le regionali che mi interessano veramente, in Sicilia dopo sette anni di Cuffaro c'è bisogno di aria nuova e Anna Finocchiaro è una candidata del Pd di altissimo profilo. E va bene perché il voto delle Regionali è nominale. UGO GREGORETTI REGISTA Pd perché da sempre sto a sinistra Perché voto Pd? Nel 1970 sono entrato nel Pci e mi consideravano un parvenu perché non mi ero inscritto a 13 anni (come Maselli), ma a 40. Ora che sono passati altri 40 anni sono un veterano. Per me è come se il Pci sia rimasto sempre in vita nonostante abbia cambiato nome cinque volte, anche adesso che è diventato Pd. Non ho mai dubitato per un momento la mia appartenenza a quell'area. E poi ho un vecchio rapporto di grande affetto con Veltroni. La somma delle due cose, anche se sono meno compatibili di un tempo, mi inducono ad optare senza indugi per il Pd. ENNIO MORRICONE COMPOSITORE Ho grande fiducia in Veltroni Voto Pd perché ho grande fiducia in Veltroni, in gran parte della squadra che ha messo insieme e sul progetto politico. Non andare a votare? È un atto di tradimento verso il paese. DARIO VERGASSOLA COMICO Per non dimenticare il G8 di Genova Il mio sogno: vorrei che vincesse Veltroni di un voto, così porta a casa la vittoria, e la Sinistra arcobaleno avesse il 15%, così Veltroni avrebbe un appoggio a sinistra e non potrebbe non guardare a sinistra. Sarebbe un buon punto di partenza e questa sarebbe la mia fantastica visione del mondo. Ma mio figlio e mia figlia dicono che non voteranno. A mio figlio, che suona in un gruppo reggae e ha occupato uno stabile, ho detto che se un giorno vi danno botte a vanvera come al G8 a Genova e vi spaccano la testa non venite poi a lamentarvi. E a mia figlia, che non vuol votare per protesta, ho detto: sappi che quando il centrodestra smonterà la legge sull'aborto non venire a dire che non lo sapevi. Non è vero che una cosa vale l'altra, che tutti sono uguali. PAOLA GAIOTTI DE BIASE INTELLETTUALE CATTOLICA Col Pd pensando a Aldo Moro Voto Pd, e cosa sennò? Cosa può portare il nostro paese fuori da una transizione lunga trent'anni, con tutte le attese di riforma regolarmente tradite dalla difesa di interessi consolidati, da pregiudiziali superate dalla storia, da giochi a dividere il paese, alternando l'instabilità governativa allo strapotere quinquennale di governi spregiudicati e irresponsabili? Il partito democratico è pur sempre l'unico segno di un rinnovamento del sistema politico in atto: insieme del superamento, finalmente, dello "steccato guelfo-ghibellino", auspicato nell'ultima lettera di De Gasperi morente e di un progetto riformatore, purtroppo colpito nel suo nascere da una crisi inopinata, ma che è la sola proposta in campo per salvare il paese. Ed è anche l'unico luogo in cui può esprimersi, di fronte ai nuovi problemi del mondo, quella cultura politica dei cattolici democratici che ha segnato la Repubblica nei suoi momenti più alti, e ne ha democraticamente garantito l'unità, dalla Costituente a Moro, Andreatta, Prodi, pur se spesso contraddetta e ostacolata nella stessa Chiesa. Il partito democratico è l'unico che oggi può coniugare realisticamente valori e strumenti della politica ( senza i quali i valori sono parole vuote) in un nesso forte fra la coscienza delle responsabilità internazionali e europee dell'Italia, e le competenze, le rappresentatività, per rilanciare economia, diritti, legalità in questo paese. CARLO LIZZANI REGISTA Sto con la sinistra non settaria Appartengo a quella sinistra storica che è sempre stata orientata a raccogliersi in forme non settarie. Trovo nel Partito democratico la capacità di parlare ed avere consenso largo che è possibile ottenere solo sul piano del riformismo. CARLO BERNARDINI FISICO Veltroni può liberarci da un incubo Quello che vorrei che gli italiani capissero è che il livello delle opinioni e delle aspirazioni stesse della gente dopo il martellamento del pensiero di destra dei 5 anni del governo Berlusconi è sceso molto in basso: se il governo Prodi è stato considerato da molti come carico di difficoltà sociali è solo, a mio parere, perché ha dovuto incidere su illusioni e privilegi in cui eravamo cascati. Walter Veltroni può liberarci da un incubo: cioè, da una ripresa di vaniloqui in cui si rilanciano libertà mai perdute, si promettono ricchezze inesistenti e si avviliscono obiettivi culturali (scuola e ricerca) degni di un paese di grandi tradizioni. Votando PD, molti di noi hanno una grande speranza e sono disposti a fare il possibile perché si avveri. NERI MARCORE' ATTORE Perché Veltroni è una brava persona Voto Pd perché Veltroni è una brava persona, capace e onesta. E a differenza di tutti gli altri che hanno già provato a governare l'italia senza grossi risultati, mi pare, anche se per ragioni e responsabilità diverse, lui è l'unico a non averlo ancora fatto direttamente. E ora, direttamente, ha già impresso alla politica un'accelerazione che fino a pochi mesi fa era impensabile. GIOVANNI BOLLEA NEUROPSICHIATRA È dal 1950 che aspettavo il Pd L'idea di Veltroni io l'ho avuta nel 1950. Nell'altro secolo c'è sempre stato il desiderio di mettere d'accordo i due processi politici che andavano avanti: il Vaticano e il Partito comunista e socialista. Personalmente credo nel Partito democratico. Credo che risolverà un problema strettamente italiano, che non hanno gli altri stati europei. Noi abbiamo due tradizioni, cattolica e laica, che comunicano insieme,anche se a volte si avvicinano o si allontanano hanno comunque uno scopo in comune. C'è un ricordo che è importante conoscere: nel Congresso del Partito comunista italiano del 1945 il Pci accettò e dichiarò che tutti i cattolici potevano essere iscritti al partito. È stato un provvedimento enorme, che ha risolto un problema italiano. Da allora i 2 indirizzi sono andati insieme alla ricostruzione di un paese come il nostro che usciva da una guerra mondiale. Il Pd risolve: è un punto di rinascita. È un inizio che ci unisce, stranamente, all'Italia prima del '19. Ecco perché vedo il partito democratico come una grande speranza. Dobbiamo essere orgogliosi che sia il Pd a dimostare all'Europa la grandezza politica, religiosa e di giustizia sociale dell'Italia. FRANCESCO GUCCINI CANTAUTORE Per tenere la destra lontana dal governo Voterò PD sia alla Camera che al Senato. Perché? Qualcuno mi suggerisca una via alternativa e più dotata per tenere questa destra lontana dall'area di governo. È un pensiero semplice che risponde a una esigenza semplice: non dare a Berlusconi, e ai suoi attendenti, la possibilità di demolire l'Italia, così come ha iniziato a fare in modo palese nel corso della sua presidenza del consiglio. Ipotesi preoccupante, aggravata da un presente molto duro, economicamente e socialmente, in cui sarebbe anche più facile scivolare verso un restringimento delle libertà individuali e collettive. La pur breve esperienza recente del centrosinistra, nonostante i suoi difetti, ha dimostrato che un altro modo di governare è possibile e che è altrettanto possibile guidare il paese badando agli interessi generali piuttosto che a quelli del presidente del consiglio. Se vi par poco. E c'è un'altra considerazione facile facile: sia da destra che da sinistra risuona da tempo un'eco insistente, "tanto, sono tutti uguali". Ma non è vero che sono tutti uguali, basta guardarsi attorno e valutare alcuni dati reali, anche nel corso di questa campagna elettorale. Ma quell'eco è pericolosa, spinge molta gente a staccare la spina. Voto per creare un argine di responsabilità a questa brutta deriva che cancella le differenze e sottrae ai cittadini il potere di decidere, di scegliere. Ecco perché non avrò dubbi su cosa fare. PAOLO HENDEL COMICO Non tutta la politica è un "magna magna" Prima di tutto vorrei dire che si deve andare a votare. Capisco la delusione e capisco anche la rabbia per come vanno le cose in Italia, però non votando non si cambiano certo le cose. Non è vero che è tutto un "magna-magna", o perlomeno c'è chi "magna" di più di tutti gli altri, e almeno lui cerchiamo di fermarlo! Si dice che la politica è una cosa sporca e anche questo non è vero per tutti; la politica è una cosa sporca, per esempio, quando uno "scende in campo" per risolvere i suoi guai giudiziari e per difendere i suoi interessi privati, senza far nomi ovviamente! Ma c'è anche chi fa politica perché crede nella democrazia e nella possibilità di migliorare la situazione . Voto Pd con la speranza che le cose vadano meglio per l'Italia.

Torna all'inizio


Per coprire il conflitto la Rete e le telecamere sono più rapide ed efficaci (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

SFIDA TECNOLOGICA TANTI E MAL PAGATI Per coprire il conflitto la Rete e le telecamere sono più rapide ed efficaci Quattro euro per un pezzo ma gli aspiranti cronisti sono centinaia all'anno.

Torna all'inizio


<Comunismo addio Mi piacerebbe rifare il ministro> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Bianchi, neo pd "Comunismo addio Mi piacerebbe rifare il ministro" ROMA - Che ci fa un comunista duro e puro sul pullman di Veltroni? "Sono stato in Calabria con Walter e c'era un fiume di gente... La vittoria del Pd è a portata di mano". E così, folgorato sulla via del loft, il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi si è convertito, da falce e martello al tricolore democratico. "Non chiamiamola conversione - implora il professore, che Diliberto ha voluto nel governo Prodi come unico ministro del Pdci -. Io sono entrato come indipendente, con Oliviero non esistevano vincoli e la separazione è stata consensuale". Lui nella sinistra "di lotta e di governo" ci aveva creduto davvero e ora la delusione per la fine dell'Unione e "gli eccessi di antagonismo" di Bertinotti è troppo intensa per restare a sinistra. Meglio Veltroni con la sua campagna "nuova, positiva, aggressiva". E se Walter farà il miracolo, chissà che non ci scappi un ministero: "Mi piacerebbe poter continuare un'esperienza in cui ho seminato molto e raccolto poco". Si è lasciato alle spalle Diliberto e il comunismo, ma non l'antiberlusconismo. "Io non ho nulla contro la figura dell'ex premier, però Berlusconi è portatore di disvalori, ha usato il potere per i suoi interessi personali. Tra me e lui ci sono differenze antropologiche". Sono troppe tre reti per Mediaset? "Non è così che va posta la questione, ma è evidente che c'è un gigantesco conflitto di interessi. L'anomalia italiana va rimossa". Sembra di sentir parlare Diliberto... "Io sono fieramente antiberlusconiano, come lui". Di essere stato comunista per 40 anni non si pente, ma ora il comunismo "è un messaggio superato". Falce e martello addio? "Mi terrò cari i miei ricordi, ma so stare alla realtà delle cose". Monica Guerzoni.

Torna all'inizio


Malpensa <svuotata>, Alitalia se ne va (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Malpensa "svuotata", Alitalia se ne va I voli della compagnia passano da 177 a 50. I sindacati: nessuna alternativa ad Air France Il numero uno di Air France Jean-Cyril Spinetta è consapevole che la trattativa che parte domani è decisiva ROMA - Il piano Air France- Klm fa oggi la sua prima vittima: è l'aeroporto di Malpensa, dove i voli giornalieri di Alitalia vengono ridotti da 177 a 50. Nel contempo a Fiumicino arrivano 12 nuove destinazioni intercontinentali e tutti i voli di alimentazione che lo scalo romano dovrà dimostrare di saper gestire. Intanto la trattativa con i francesi ancora non decolla. Nella giornata di oggi, come è già avvenuto ieri, si cercherà di trovare un punto di caduta del negoziato sui punti più caldi: il perimetro aziendale e gli esuberi. Un modo per mettere d'accordo i sindacati. "Su questo tema molte posizioni stanno cambiando - ha sottolineato il leader della Cgil, Guglielmo Epifani -. Ma la verità è che allo stato non c'è alcuna alternativa a Air France". Anche ieri i piloti dell'Anpac sono stati i più duri e intransigenti. Hanno rivendicato il ritorno al piano che il presidente Jean-Cyril Spinetta avrebbe disatteso, che non prevedeva, secondo loro, la totale chiusura del cargo e che contava un numero inferiore di esuberi. Tuttavia Fab io Berti, presidente del'Anpac, ha tenuto a precisare che il suo sindacato "non ha mai detto che preferisce il fallimento alla soluzione Air France". Anche se poi ha aggiunto che l'eventuale commissario "prenderebbe come punto di riferimento il piano Prato cosiddetto stand alone che, dal punto di vista del numero di aerei, è sicuramente più di sviluppo rispetto a quello di Air France- Klm". Da Parigi non arrivano repliche, nè dichiarazioni. Si ostenta serenità ma c'è anche la consapevolezza che la trattativa che parte domani è decisiva. Perciò "in queste ore si sta lavorando e limando i dettagli per fare in modo che l'incontro sia utile e profittevole ". Spinetta non mancherà di essere al tavolo con l'obiettivo, dicono i suoi, di "superare lo scoglio e aprire da martedì i negoziati con i singoli settori". E' possibile che qualche apertura sul cargo maturi, anche se già nel piano presentato venerdì figurava uno scaglionamento della messa a terra degli aerei: due subito, altri tre entro il 2010. Resta fondamentale il nodo dei 180 piloti non pensionabili che Air Frace-Klm intende cassintegrare per poi, eventualmente, assorbire nelle linee regionali del gruppo tramite regolari selezioni. I piloti della Uilt fanno notare che il numero degli esuberi resta alto ma che soprattutto lo strumento da adoperare sarebbe la cassa integrazione a rotazione, in modo da evitare la perdita dei brevetti per i quali occorre un certo numero di ore di volo l'anno. "Lotteremo per migliorare il piano Air France" ha dichiarato il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Mentre il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini, ha richiamato il governo a vegliare sulle condizioni imposte dai francesi al sistema di governance della nuova società. Anche ieri in campagna elettorale si è parlato di Alitalia. Silvio Berlusconi ha ribadito che la cordata si formerà appena chiusa la trattativa con Air France e ha aggiunto: "Io non c'entro più niente: la palla è nelle mani degli industriali italiani", tra cui "decine di colleghi di Confindustria e Confcommercio". Il chiamarsi fuori di Berlusconi suggerisce che il Cavaliere sta cominciando a considerare il conflitto d'interessi in cui metterebbe la cordata da lui ispirata nell'eventualità di un suo approdo a palazzo Chigi. Piero Fassino (Pd) intanto accusa Berlusconi di "turbativa " sul negoziato nel momento in cui il Cavaliere anticipa di voler respingere, una volta eletto premier, il piano di Air France. Da Brescia, dove si trovava per la campagna elettorale, il leader del Pd, Walter Veltroni, non ha mancato di ribadire che la trattativa con Air France-Klm "deve andare avanti perché è unica e autentica ", ma deve salvare Malpensa "perché in un grande Paese ci possono essere due grandi aeroporti". Ma intanto per lo scalo di Varese oggi è la giornata degli addii. A. Bac. Overbooking Ultimo giorno di Alitalia a Malpensa con forti code e problemi di overbooking.

Torna all'inizio


Cultura (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-03-30 num: - pag: 31 autore: ELISABETTA ROSASPINA categoria: REDAZIONALE Cultura Testimoni Incontro con il vecchio scrittore la cui vita straordinaria diventerà un film diretto da Pedro AlmodÓvar Il poeta che nacque due volte Le memorie di Marcos Ana, comunista, nelle carceri franchiste per 23 anni MADRID - Per capire il senso di nausea che può dare la libertà dopo 23 anni di prigione, bisogna immaginare di essere un neonato con le capacità sensoriali di un quarantenne. La luce, improvvisa e sconosciuta, ferisce gli occhi ormai adattati alla penombra. I rumori, nuovi e inaspettati, stordiscono le orecchie, assuefatte a battiti regolari e suoni prevedibili. Lo spazio, da un guscio chiuso alla profondità dell'orizzonte in aperta campagna o sulla Gran Via, e il movimento discontinuo dell'auto, rivoltano letteralmente lo stomaco, come il mal di mare. Un neonato, per reazione, piange; un uomo può descrivere ogni attimo della sua vertigine: "Il momento più difficile fu la libertà. Avrei potuto sopportare altri cento anni di carcere. è stato molto più doloroso il processo di adattamento alla vita" dice, adesso, della seconda volta in cui si sentì partorito, nei suoi 88 anni. Era la Madrid del 17 novembre 1961 e lui, il lattante di 41 anni, era Marcos Ana, poeta comunista reduce da quasi un quarto di secolo nelle celle di rigore franchiste, dove era entrato a 19, con due condanne a morte. Era Marcos Ana, l'autore dei versi pubblicati soltanto all'estero e illustrati da Pablo Picasso, Te llamo desde un muro, ti chiamo da un muro, il manifesto dei dissidenti. Ma nessuno, in Spagna, doveva saperlo. La polizia pensava che Marcos Ana, e le sue poesie evase chissà come, fossero un'invenzione di Rafael Alberti e altri poeti o intellettuali nemici di Franco. Per il governo totalitario che lo aveva restituito al mondo sotto la pressione della prima campagna di Amnesty International, lui era soltanto il "rosso" Fernando Macarro Castillo: le generalità con le quali era venuto alla luce, la prima volta, nel 1920 ad Alconada, dalle parti di Salamanca, e con le quali aveva combattuto adolescente tra i repubblicani, durante la guerra civile, ed era stato catturato, nel '39. Con un solo destino: morire davanti al plotone di esecuzione, non senza aver assaggiato tutte le varietà del sadismo dei suoi carcerieri, che non gli perdonavano di continuare a fare politica e opposizione anche dietro le sbarre. Nella penombra pomeridiana del suo piccolo appartamento madrileno, Marcos Ana racconta pacato, come non fosse capitato alla sua carne: "Mi portarono in una stanza davanti a un uomo che non avevo mai visto prima. Ben vestito. Si tolse la cravatta e cominciò a picchiarmi, senza dire una parola, finché non gli fecero male le braccia e i pugni. Poi si ricompose e se ne andò. Quando riuscii ad alzarmi, la guardia mi spiegò bonariamente che quell'uomo era stato torturato dai comunisti durante la guerra e, dalla fine del conflitto, veniva una volta alla settimana in prigione, a sfogarsi su un detenuto politico a caso. Quella volta era toccato a me". Tra queste stesse pareti, decorate da litografie e disegni dedicati a Marcos Ana da Rafael Alberti, Picasso, Renato Guttuso, sul divanetto a due posti del soggiorno, si è seduto poche settimane fa Pedro AlmodÓvar, con l'idea di dedicare una ventina di minuti all'autore di quelle sorprendenti memorie di prigionia, intitolate Ditemi com'è un albero, e valutarne l'acquisto dei diritti cinematografici. Il più famoso regista spagnolo vivente non si è mosso da quel sofà per oltre due ore, attanagliato dal candido ottuagenario, capace di spiegargli: "Sì, certo che conosco i nomi dei miei aguzzini, ma non li dirò mai. Ci sono figli e nipoti che non hanno responsabilità e non voglio debbano vergognarsi di ciò che hanno fatto i loro padri e nonni". Se a lui, entrato in carcere ragazzo, bisognava ricordare dopo 23 anni come è fatto un albero ("ma non che cos'è la dignità", ha scritto José Saramago nella prefazione), a una giovanissima prostituta di nome Isabel spettò il compito di insegnare l'amore al neonato quarantenne. Che cosa poteva accendere meglio la fantasia di AlmodÓvar di un attempato vergine che si aggira nella Madrid anni '60, inseguendo, incantato e incapace di prendere una qualunque iniziativa, ogni sottana che incrocia? "Sì, Pedro era molto interessato a ogni dettaglio su Isabel - sembra ancora arrossire Marcos Ana, ripensando alla ragazzina amata per una notte soltanto -. In carcere si parlava molto di donne, oltre che di agnello arrosto, ma io non avevo mai avuto un'esperienza pratica. Avevo desiderio e paura delle donne. Quando un amico contrattò per me la compagnia di Isabel, io non sapevo che fare, girammo felici tutta la sera per la città. Ma poi, in albergo, finii per doverle spiegare dove avevo vissuto tra i 19 e i 41 anni". Isabel fu soltanto la prima di molte donne che, riconosce Marcos Ana con pudore, "sono state molto generose con me". La ragazza stabilì che quella notte non aveva prezzo e gli rese il denaro ricevuto dall'amico: Marcos lo spese tutto in rose, da mandarle la sera dopo all'hotel, con un biglietto, "per Isabel, il mio primo amore". Non esagera AlmodÓvar, quando gli dice: "Vedo almeno quattro film nella tua storia ". Pochi giorni dopo il loro primo incontro, il regista è andato per un sopralluogo al porto di Alicante, a immaginare la scena dantesca descritta da Marcos Ana quando narra la sconfitta repubblicana e il suo arresto: "Migliaia di uomini e donne, senza viveri, erano accalcati in attesa dell'arrivo di navi inglesi e francesi che li avrebbero portati in salvo. Tutti i giorni scrutavamo l'orizzonte sperando di vedere le imbarcazioni promesse. Una notte vedemmo delle grandi sagome sul mare e una lunga colonna di luci avvicinarsi lungo la strada per Alicante. Il giorno dopo scoprimmo che erano le navi franchiste e le forze italiane alleate a Franco, la Divisione Littorio, comandata dal generale Gambara che veniva a occupare militarmente la città". Peggio: al seguito delle truppe italiane, c'era la stampa. I fotografi lanciarono pagnotte per ritrarre gli affamati sconfitti che si avventavano sul cibo: "Ma tra di noi si alzarono voci indignate: fermi, compagni, non raccogliete quel pane, non date loro questa soddisfazione. Ricordo un ragazzo, accanto a me, guardare con ansia il pezzo che si era conquistato e ributtarlo a terra". Altre vicende, altri film: le poesie fatte uscire dal carcere infilate nei tubi di dentifricio "Canfor" o impresse (approssimativamente) nella memoria dei compagni che venivano scarcerati. La tecnica, affinata in cella, per sognare a comando: "Sono diventato un professore di sogni - dice Marcos Ana -, ma ancora adesso non riesco a evitare di sognare la prigione". E il desiderio di vendetta: "Una grande vendetta: vedere trionfare i miei ideali. La legge della Memoria Storica non mi basta. D'accordo cancellare i simboli franchisti, ma il governo di Zapatero dovrebbe annullare tutti i processi celebrati da quel regime illegittimo". Sono state commesse atrocità dalle due parti: "Vero, nei primi mesi di guerra, nelle zone repubblicane sono state bruciate chiese e assassinati preti, ma non per ordine del governo repubblicano, che non riusciva a controllare tutti i combattenti. Dall'altra parte si è continuato a uccidere nei 40 anni successivi, per eliminare l'avversario alle radici. La transizione ha dimostrato che non volevamo una rappresaglia, abbiamo appoggiato l'amnistia generale". Meglio non chiedere a Marcos Ana se si sente un Garcia Lorca sopravvissuto o "un uomo buono", come lo definisce AlmodÓvar: "Sono un privilegiato - si stupisce -, la vita mi ha ricompensato di tutto e mi vergogno degli omaggi che ricevo, perché ci sono tanti eroi oscuri e la storia non si fa con una persona sola". Pedro non è d'accordo. Il regista Il regista premio Oscar Pedro AlmodÓvar ("Tutto su mia madre", "Volver") realizzerà un film tratto da "Ditemi com'è un albero", le memorie di prigionia di Marcos Ana \\ Uscii di prigione a 41 anni senza aver conosciuto l'amore. Me lo spiegò la giovane Isabel La memoria Sopra, Marcos Ana (fotografato dal figlio, Marcos Macarro). A fianco, la copertina disegnata da Pablo Picasso per la raccolta delle poesie scritte durante la detenzione "Ti chiamo da un muro". Nel tondo, Marcos Ana (a destra in piedi) nel carcere di Burgos nel 1952 dal nostro corrispondente.

Torna all'inizio


Lavoro, pensioni e salari Giordano sfida Berlusconi Ma anche il piddì (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Liberazione" del 30-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

I lavoratori dell'Ibm-Italia hanno aperto un circolo della Sinistra arcobaleno Lavoro, pensioni e salari Giordano sfida Berlusconi Ma anche il piddì Frida Nacinovich Milano - nostra inviata Niente di nuovo sul fronte occidentale. Da Brescia a Cremona, da Bergamo a Milano, il refrain è lo stesso. Se fosse una canzone sarebbe un evergreen, come only you dei Platters. Ma qui non c'è spazio per l'amore, non c'è tempo per l'amore, forse non c'è nemmeno voglia. La quotidiana lotta per il pareggio di bilancio familiare, alla lunga, finisce per svilire anche quel che di meglio offre la vita. Qui, a Milano, il lavoro c'è. Non è mai mancato. Ma come, a che prezzo, con quali risultati tangibili (il salario) e intangibili (la soddisfazione professionale)? La storia, anzi la cronaca si ripete: precarietà in agguato, buste paga sempre più leggere, contratti atipici sempre più numerosi. E via di questo passo. I lavoratori milanesi dell'Ibm-Italia hanno deciso di aprire un circolo della Sinistra arcobaleno. "Ci impegnamo in prima persona, vogliamo dare il nostro contributo". Chiedono di voltare pagina, di riportare il lavoro al centro della politica. Quasi inutile dire che la scelta di Walter i am piddì Veltroni di candidare dirigenti di Confindustria come Massimo Calearo e Matteo Colaninno li lascia freddi. Anzi li fa arrabbiare. Il piddì è a Brescia e gli operai arrivano qui alla Camera del lavoro di Milano. Franco Giordano offre le coordinate di un'altra occupazione, un'altra esistenza possibile. "Sfidaiamo il piddì con le nostre proposte su lavoro e precariato - spiega il segretario di Rifondazione - Diciamo no allo scambio fra produttività e salari, diciamo no alla detassazione degli straordinari. Piuttosto chiediamo un intervento di riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente, dal 23 al 20%. I salari Ocse vedono l'Italia agli ultimi posti in Europa - aggiunge Giordano - E, a proposito di tasse, sono contrario ad abbassare la tassazione per chiunque. Sarebbe utile reintervenire su una questione decisiva come la rendita finanziaria. E le tasse andrebbero alzate per alcuni che si danno stock option milionarie, tassate oggi al 12,5%". La Sinistra arcobaleno chiede di modificare radicalmente il paniere Istat, così che i salari siano vincolati all'inflazione reale e non a quella programmata. Una proposta, anzi una promessa, che la candidata Betty Leone riassume in tre parole tra loro incatenate, inscindibili: lavoro, salario e pensioni. Un lavoro che - sottolinea il giuslavorista Nanni Alleva - non conosciamo più. Oggi non sono rispettate nemmeno le regole imposte dalla legge 30. Di male in peggio. Un vicolo cieco nel quale i lavoratori rischiano di perdere la strada. Per capire cosa sia l'Italia del 2008 è utile, doveroso, ascoltare che succede dalle parti di una delle centrali della grande distribuzione della penisola. L'Esselunga del padrone Caprotti, fan del Cavaliere da sempre, falco tra i falchi nella difficile e lunghissima trattativa per il rinnovo del contratto dei lavoratori del commercio. Le parole di Piero Saporito sono un terrible affresco della realtà del lavoro di oggi. Un'italian graffiti di fronte al quale diventa impossibile sostenere che la lotta di classe non esiste più. La lavoratrice dell'Esselunga minacciata, umiliata ed aggredita - una storia terribile che è riuscita a bucare il video - è un monumento al bistrattato e malpagato impiego di oggi. Lo stesso che raccontano Iuri Bassani della Iveco o Claudio Rabasio dell'Abb di Bergamo, una multinazionale elettromeccanica. Stipendi bassissimi, precarietà, insicurezza. Il voto utile? "E' una stupidaggine", risponde il segretario di Rifondazione a una domanda sull'ipotesi di possibili accordi con il piddì sul voto disgiunto per il Senato. "Il voto utile - dice ancora Giordano - sarebbe quello alla Sinistra Arcobaleno. Il più netto e più efficace voto contro Berlusconi è proprio quello alla Sinistra arcobaleno". Applausi in platea. Da parte di chi sotto elezioni viene blandito da più parti, anche se poi c'è chi vuole detassare gli straordinari favorendo le imprese e chi candida i padroni nelle sue liste. Non c'è solo il conflitto di interessi, c'è anche quello di classe. 30/03/2008.

Torna all'inizio