HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
|
DOSSIER “CONFLITTO DI INTERESSI” |
|
top ARTICOLI DAL 25 al 29 marzo 2008 #TOP
Berlusconi
dice che abolirà la par condicio intanto l'hanno già abolita i giornalisti
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: il conflitto d'interesse, la governance della Rai, le obbligazioni della tv privata in materia di servizi pubblici. Lei avrà visto certamente i dati dell'ultima settimana, forniti dal garante: limitandoci al confronto (tempo di parola e commento redazionale) fra i due gruppi politici maggiori, quello di Berlusconi e quello di Veltroni,
Un
archivio sui tedeschi cacciati dall'Est
( da "Secolo
XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: altra testimonianza di come in Europa sia possibile superare conflitti che pure segnarono la storia del continente. Dalla scomparsa dell'impero romano tra le popolazioni germaniche e quelle slave le contese si dispiegarono aspre e continue. Agli inizi del IX secolo si dovette a Carlo Magno la fissazione di un "limes sorabicus", da nord a sud, seguendo i corsi dell'Elba,
Sulla
politica estera colpevoli silenzi bipartisan
( da "Secolo
XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Il conflitto invece si è aperto gravissimo a due passi, tra Hamas e Israele ed è giunto al punto che sembrava già scritta l'invasione di Israele nella striscia di Gaza. Nei giorni dell'intervento in Libano, si era pensato all'interposizione delle Nazioni Unite come soluzione del problema palestinese estendendola a Gaza e alla Cisgiordania,
"non
c'è conflitto d'interessi con le società di marcellino"
( da "Repubblica,
La" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
"Dal
progetto una risposta al caro bolletta delle industrie" "Non c'è
conflitto d'interessi con le società di Marcellino" Il Csi-Piemonte ha
aggiudicato a Telecom Italia la gara per realizzare una rete in fibra ottica di
oltre
La
banda larga in 220 centri accordo tra csi e telecom
( da "Repubblica,
La" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Non c'è un conflitto di interessi nell'assegnazione degli appalti, visto che sono interessate, a cascata, tre società del gruppo Gavio? "Anche per questo la giunta provinciale ha scelto, con gli altri azionisti pubblici, di blindare il capitale Sitaf in un patto di sindacato forte di una quota del 51%.
Il
messaggio di lombardo folgorato dagli slogan leghisti - mario centorrino
( da "Repubblica,
La" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: conflitto potenziale di interesse", in quanto destinataria, nelle sue strutture di assistenza e per il restauro dei suoi luoghi di culto, di munifiche (ma non sempre immeritate, a onor del vero) elargizioni. L'apparente laicismo di Lombardo trascura la fede ed esalta - non per nulla il nostro protagonista ha studiato psicoanalisi -
Magdi
Allam Perché non si è convertito in modo anonimo? Cara Unità, Magdi
( da "Unita,
L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Che proponga poi di comprarla attraverso i figli spalanca un immane conflitto di interessi, quel conflitto che abbiamo chiesto inutilmente di regolare come in ogni paese civile. Che poi per questi atti ci sia anche chi vota Pdl fa cadere proprio le braccia e attesta una volta di più che gran parte degli elettori è priva di coscienza civile.
Contratti:
il nodo è sempre la produttività Contrattazione di secondo livello: la
prevedeva già l'intesa del 1993. Confindustria divisa
( da "Unita,
L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: impedire la necessità di dover fare i conti sul luogo di lavoro con proposte, richieste, conflitti. Quei conflitti che sono il perno decisivo per spingere gli imprenditori a investimenti capaci anche di dare impulso alla produttività. L'altro perno dell'ossessione confindustriale resta però quello del "costo del lavoro", della scala mobile.
Le
stime internazionali parlano di centinaia di migliaia di vittime irachene in 5
anni di conflitto ( da "Unita, L'"
del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Stai consultando l'edizione del Le stime internazionali parlano di centinaia di migliaia di vittime irachene in 5 anni di conflitto.
Boom
di acquisti per le tv con il decoder - aldo fontanarosa
( da "Repubblica,
La" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: è capitato che questo decoder esterno sia entrato in conflitto con il decoder interno al televisore, negando comunque la visione delle partite in pay-per-view. Il 16 dicembre, finale del Mondiale per club tra Milan e Boca trasmessa da Mediaset Premium, tante persone denunciavano il black-out in tv nei forum e nei blog su Internet.
Gossip
Dal Grande Fratello alle voci su un ex ministro
( da "Riformista,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: ma la cosa curiosa è che questo potrebbe scatenare un piccolo conflitto d'interessi per l'ex democristiano Scalera, cognato di Carmine Mensorio, il dominus dell'Isef di Napoli che morì suicida da un traghetto perché inseguito da un ordine d'arresto per camorra. Scalera, infatti, ha già chiesto la cassetta con il video hard a Mediaset e annunciato che non farà sconti a chicchessia.
La
coppia scoppia sui lavori di casa
( da "Tempo,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: La coppia scoppia sui lavori di casa Conflitti La prima causa di litigi è la gestione delle faccende domestiche La coppia scoppia tra le pareti domestiche e la principale causa è la gestione delle fatidiche faccende domestiche. Ben sei italiani su dieci (63%) ritengono infatti, secondo quanto emerge da un sondaggio promosso dall'osservatorio Spontex Homeloving Project,
Le
sorprese che non vuoi le trovi sempre tutte
( da "Tempo,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Gli antiberlusconiani hanno preteso regole ben precise per ingessare l'odiato conflitto di interessi di Arcore e quando pensano che al contrario, possa essere loro utile, ritengono doveroso bypassare allegramente le regole. E quindi? Ben venga il duello, cioé i duelli: 15 confronti in tv da Santoro, Floris, Vespa. Tanti sono, infatti, i candidati-premier, tra macro e micro leader.
Sul
lago dorato ( da "Voce d'Italia, La"
del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: che interessa tre generazioni: narra di un professore in pensione che alla vigilia dei suoi ottant'anni ospita la figlia e il nipotino nella sua villa nel New England. Tra il vecchio e il bambino, dopo le schermaglie iniziali e l'immancabile conflitto generazionale, nasce un grande affetto che continuerà ben oltre quell'estate.
L'analisi
tempestiva di Guido Rossi ( da "Manifesto, Il"
del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: scrive libri di grande interesse. Dopo altri intriganti suoi titoli - Il ratto delle sabine, Il conflitto epidemico e Il gioco delle regole - possiamo leggere quest'anno Il mercato d'azzardo (come gli altri edito da Adelphi, pp.110, euro 13,50) inevitabile e stimolante conseguenza del Gioco delle regole.
Una
città monumento per reagire allo sprawl
( da "Manifesto,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: evidente paradosso del conflitto irrisolto tra una idea di democrazia come processo decisionale amministrato pubblicamente e l'attuale fede cieca nei diritti (e nel potere assoluto) dell'individuo. Dovrebbe tuttavia essere ormai chiaro che la celebrata "informalità" delle città contemporanee (lo sprawl, l'urbanistica bottom-up,
Il
Pd riscopre il conflitto d'interessi
( da "Manifesto,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Il Pd riscopre il conflitto d'interessi Micaela Bongi Il confronto in tv tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi si può e si deve fare. Lo stato maggiore del Pd torna all'attacco. Per l'ultima parte di campagna elettorale, oltre a chiamare a raccolta il popolo delle primarie nell'operazione "convinci almeno tre indecisi",
Alitalia,
da oggi trattativa vera ( da "Manifesto, Il"
del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Tanto il conflitto di interesse non è più un tema di scontro politico, sentenziò Walter Veltroni. Il primo piano, nella giornata, se lo è guadagnato Romano Prodi. Il quale ha cercato di essere "centrista" più che poteva, finendo per scontentare tutti;
Cinque
anni di guerra, ma Pd e Pdl si dicono "amici della democrazia"
( da "Liberazione"
del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: ipocrita copertura degli interessi imperialisti delle grandi potenze occidentali. Passando in rassegna questi cinque anni di conflitti e di stermini di massa, si possono riconoscere tutti i segni distintivi dell'aggressività di chi ha ancora oggi la pretesa di sopravvivere ad altri popoli, di espandersi a scapito di altre nazioni e di imporre,
Una
città monumento per reagire allo <sprawl>
( da "Manifesto,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: evidente paradosso del conflitto irrisolto tra una idea di democrazia come processo decisionale amministrato pubblicamente e l'attuale fede cieca nei diritti (e nel potere assoluto) dell'individuo. Dovrebbe tuttavia essere ormai chiaro che la celebrata "informalità" delle città contemporanee (lo sprawl, l'urbanistica bottom-up,
Sono
ufficialmente 4000 i soldati americani morti in Iraq dall'inzio della guerra
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Resta sempre molto incerto il numero delle vittime irachene del conflitto. Il gruppo per la tutela dei diritti umani "Iraq Body Count" calcola circa 90 mila vittime civili dall'inizio della guerra. Ma l'assenza di statistiche ufficiali permette ad altre fonti di ipotizzare un milione di vittime civili: 250 per ogni militare Usa ucciso.
Berlusconi
dice che abolirà la par condicio intanto l'hanno già abolita i giornalisti
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: il conflitto d'interesse, la governance della Rai, le obbligazioni della tv privata in materia di servizi pubblici. Lei avrà visto certamente i dati dell'ultima settimana, forniti dal garante: limitandoci al confronto (tempo di parola e commento redazionale) fra i due gruppi politici maggiori, quello di Berlusconi e quello di Veltroni,
Tra
le belle coppie non c'è quella di Berlusconi
( da "Unita,
L'" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: quella di Berlusconi Visto che il Cavaliere ha i suoi interessi in conflitto, a Emilio Fede la trattativa fra Alitalia e Air France proprio non piace. Acido, chiama più volte "Spinettà o Spinetta che dir si voglia" l'amministratore delegato della compagnia francese. Nella sua francofobia si fa spalleggiare dal segretario della Cisl, Bonanni, che un rimedio per la crisi Alitalia ce l'
Cina,
parigi pronta al boicottaggio "sui giochi tutte le opzioni aperte" -
giampiero martinotti ( da "Repubblica, La"
del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: attenzione dalla necessità di una soluzione politica del conflitto". La cauta apertura di Sarkozy all'idea di non partecipare alla cerimonia inaugurale non ha insomma trovato grande eco in Europa e ancor meno sull'altra sponda dell'Atlantico. Ma anche le Ong sono divise. Sessanta organizzazioni si sono ritrovate a Ginevra per contestare la passività del Consiglio Onu per i diritti umani,
La
crisi della democrazia - massimo l. salvadori
( da "Repubblica,
La" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: che la democrazia non ha mai costituito uno strumento atto a regolare i conflitti tra gli Stati o le unioni di Stati (e vi è da chiedersi se mai potrà esserlo) e per l'altro che i processi democratici hanno sempre avuto come ambito possibile gli spazi interni ai singoli Stati, guardando alla situazione attuale siamo indotti a constatare i seguenti fattori di grave deterioramento.
Interventi
e Repliche ( da "Corriere della Sera"
del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: all'estremo, essere impiegate in conflitto; fermo restando l'obbligo di operare nell'ambito delle grandi organizzazioni internazionali (Onu, Nato e Ue) di cui facciamo parte. è alla luce di questa considerazione che nasce l'esigenza di disporre di uno strumento militare adeguato in quantità e qualità;
PROCESSO
GEA L'ALLENATORE SENTITO COME TESTIMONE 0 Zeman e il doppio ruolo di Moggi jr
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
26-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: La prima bordata arriva quando Zeman sottolinea un evidente conflitto di interessi: "Sapevo che si presentava spesso in sede per prendere i soldi delle procure e il fatto che fosse procuratore non incideva sul suo ruolo di consulente di mercato secondo la Figc, perchè non ha mai detto nulla...". L'ex tecnico di Lazio e Roma ha raccontato lo stupore per i "movimenti" di Moggi jr.
Iraq
bassora in fiamme epicentro di un conflitto interno al mondo sciita
( da "Riformista,
Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: E il conflitto tra esercito nazionale e milizie si era allargato ad altre città del paese, Kut, Samawa, Nasiriya, Hilla e Diwaniyah, tutti luoghi dove è stato ordinato il coprifuoco. Fino a Baghdad, come racconta oggi su queste stesse pagine Barbara Schiavulli.
Teheran
punta ( da "Riformista, Il"
del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Iraq bassora in fiamme epicentro di un conflitto interno al mondo sciita Maliki sfida al-Sadr, e la tregua va in fumo Teheran punta su entrambi, Washington sta alla finestra New York. Forse l'ispirazione è venuta dalla serie televisiva "Law & Order", oppure dal Rudy Giuliani di "zero tollerance", fatto sta che il premier iracheno Nouri Maliki ha deciso di ristabilire l'
Pagina
III - Bari I carabinieri del Nil hanno sequestrato una serie di fascicoli e un
milione di fil... ( da "Repubblica, La"
del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: spiega Tedesco - mette un freno a questo possibile conflitto di interesse impedendo a chi fa attività nel pubblico di lavorare anche nel privato. Alla luce di questa normativa, è ancora più importante controllare". "Non basta però - conclude Barbieri - soltanto poter valutare la serietà delle aziende che rilasciano certificazioni.
"berlusconi
non vuole il duello tv" - giovanna casadio
( da "Repubblica,
La" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Veltroni non era mai stato così diretto nella denuncia del conflitto di interessi. E si consente anche una battuta ironica: "Finora ho percorso 71 province, con Agrigento il numero sarà più o meno l'età del mio principale avversario alla presidenza del Consiglio?". Il centrodestra incassa e contrattacca.
Kosovo
uno stato costretto nel limbo ( da "Voce d'Italia, La"
del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: evolversi e ridefinirsi in base alle logiche di interesse, conflitto o cooperazione. L'emergenza di Stati e la definizione di frontiere sono un fenomeno marcante l'entrata dei Balcani nella modernità politica. Questi nuovi venuti si appoggiarono generalmente su una concezione nazionale dello Stato, che riprendeva e adattava modelli sortiti dall'esperienza storica peculiare dell'
Conflitto
di interessi, terzo mea culpa: una legge che dovevamo proprio fare
( da "Manifesto,
Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Per due lunghi mesi Veltroni ha creduto al dialogo con il cavaliere sulla legge elettorale: vietato allora parlare di conflitto di interessi. E subito dopo ha deciso che la campagna elettorale andava fatta senza "odio e rancore", strumenti della "vecchia politica". Ma i sondaggi languono ed è arrivato il momento di cambiare strategia. Bentornato conflitto di interessi allora.
Tv,
alla fine Walter attacca Silvio ( da "Manifesto, Il"
del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: il conflitto d'interessi. Il leader del Pd, davanti alle 10mila persone che lo hanno ascoltato a Palermo per la prima giornata del suo tour in Sicilia, ha aperto uno squarcio nella pax col Cavaliere, dicendo a chiare lettere che "non dovrebbe succedere che nel nostro paese si utilizzano le proprie tv per violare costantemente le regole del gioco"
Kabul,
miliardi nel buco nero degli aiuti Un rapporto: diventano spese militari
( da "Manifesto,
Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: analisi che pesa e che mostra la natura reale degli interessi occidentali nel martoriato paese: anziché a risolvere i problemi basilari della popolazione, una quantità spropositata degli aiuti viene rivolta al conflitto e agli obiettivi militari. Dalla fine del 2001, quando il regime dei taliban è stato rovesciato dalla coalizione guidata dagli Stati uniti,
Adriano
Prosperi: La storia cristiana è anche più violenta
( da "Manifesto,
Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Le conversioni spettacolari aumentano i conflitti" Adriano Prosperi: "La storia cristiana è anche più violenta" Matteo Bartocci Adriano Prosperi è ordinario di Storia dell'età della Riforma e della Controriforma alla Scuola Normale di Pisa. E' il massimo studioso italiano dell'Inquisizione romana e il suo ultimo libro per Einaudi ("Dare l'anima.
Adriano
Prosperi: <La storia cristiana è anche più violenta>
( da "Manifesto,
Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: età della Riforma avverte sull'uso politico della religione: "Le conversioni spettacolari aumentano i conflitti" Matteo Bartocci Adriano Prosperi è ordinario di Storia dell'età della Riforma e della Controriforma alla Scuola Normale di Pisa. E' il massimo studioso italiano dell'Inquisizione romana e il suo ultimo libro per Einaudi ("Dare l'anima.
Ormai
è guerra di tutti contro tutti a Bassora e nel sud petrolifero
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: entrando in conflitto con altre organizzazioni rivali sciite come il Supremo consiglio islamico iracheno (Sciri), dell'eminente leader religioso Abdel Aziz al-Hakim, e il partito Al- Fadhila dei seguaci dell'ayatollah Muhammad Yahubi. Subito dopo gli scontri, il premier sciita Nouri al-Maliki ha inviato le truppe governative per ristabilire l'
La
campagna di papà Fede contro i vigili
( da "Stampa,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Retroscena Conflitto di interesse a Cortina La campagna di papà Fede contro i vigili Il sospetto: il Tg4 attacca per i verbali fatti alla figlia ANNA SANDRI CORTINA D'AMPEZZO Con quel che succede lungo le strade del suo territorio di competenza, il comandante Nicola Salvato - responsabile della Polizia Municipale di Cortina d'Ampezzo -
Ma
Spinetta va avanti convinto che alla fine la sua offerta avrà la meglio su
tutti ( da "Stampa, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: è chi ha addirittura tirato in ballo il conflitto di interessi ora è disposto a "vietare ai suoi figli di partecipare in qualunque modo". Smentisce l'interessamento Carlo Pesenti: "Alitalia? Facciamo già fatica a gestire il nostro aereo..." La Borsa per ora crede a Berlusconi: ieri il titolo è volato del 26,1% ed ha raggiunto nuovamente quota 57 centesimi.
Berlusconi:
prestoi nomi per Alitalia ( da "Secolo XIX, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Hanno tirato in ballo il conflitto di interesse. A questo punto, vieterei ai miei figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che ha fatto la sinistra". Oggi Air France presenterà ai sindacati un nuovo piano per Alitalia, ma a turbare la vigilia sono arrivate voci allarmistiche sull'aumento del numero degli esuberi.
Berlusconi:
"Cordata, a giorni i nomi" Un imprenditore fabrianese: "Io ci
sto" ( da "Quotidiano.net"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: tirando in ballo addirittura il conflitto di interessi, vieterei ai miei figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che la sinistra ha fatto", ha detto Silvio Berlusconi spiegando che il rischio di fallimento per la compagnia di bandiera ci sarebbe "soltanto se il governo decidesse inopinatamente di farla fallire o di firmare con Air France senza aprire a quest'
Berlusconi:
"Cordata, a giorni i nomi" Un imprenditore fabrianese: "Io ci
sto" ( da "Quotidiano.net"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: tirando in ballo addirittura il conflitto di interessi, vieterei ai miei figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che la sinistra ha fatto", ha detto Silvio Berlusconi spiegando che il rischio di fallimento per la compagnia di bandiera ci sarebbe "soltanto se il governo decidesse inopinatamente di farla fallire o di firmare con Air France senza aprire a quest'
SDJFKJSDHDSKJHFSDKJDFSDHJFKSJ
( da "Secolo
XIX, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Il presidente sa cosa fare: ha dato alla società una organizzazione che forse non aveva mai avuto. Sono contento per Fabrizio Preziosi: è un ragazzo capace, lavora tantissimo e non ha conflitti di interesse 27/03/2008.
I
miei figli nella cordata? Nemmeno per sogno, la sinistra ha subito tirato in
ballo il conflitto d'interessi ( da "Unita, L'"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Stai consultando l'edizione del Berlusconi I miei figli nella cordata? Nemmeno per sogno, la sinistra ha subito tirato in ballo il conflitto d'interessi.
Alitalia,
una metafora italiana ( da "Unita, L'"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: figli configurerebbero un colossale conflitto di interessi, peraltro, l'ennesimo, nei confronti del quale piacerebbe sentire levarsi la voce di qualche imprenditore liberale, sostenitore di un'economia di mercato. Per intenderci, nei Paesi nei quali prospera un'economia di mercato, prosperano per l'appunto le aziende sane, mentre quelle male amministrate falliscono e nessuno,
Fassino:
l'Europa non abbandoni il Tibet ( da "Unita, L'"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: nei secoli insidiata sia dalle invasioni cinesi che dai conflitti con l'India, che dalle invasioni delle popolazioni thailandesi. Questi due dati vanno poi messi insieme ad una terza considerazione: quando si parla di Birmania, noi occidentali, europei e americani, consideriamo nostro obiettivo prioritario ottenere che in quel paese ci sia democrazia e rispetto dei diritti umani,
Da
soli si può . E senza sinistra ( da "Manifesto, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Culture diverse e interessi che dovrebbero essere contrapposti. In caso di conflitto nel mondo del lavoro con chi si schiera il Pd? Ma questi conflitti di punti di vista ci sono in tutti i grandi partiti riformisti occidentali, perché tra Jesse Jackson e Hillary Clinton c'è la stessa posizione?
Calearo:
Swiss e Sabena sono fallite Niente scandali se capita anche da noi
( da "Corriere
della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: conflitto di interessi: "Se capitasse a me lo risolverei già il giorno dopo lasciando tutti gli incarichi nella mia impresa". Nella sua ultima dichiarazione dei redditi ha dichiarato un imponibile di 197 mila euro, si dice d'accordo con la proposta del compenso minimo di mille euro per tutti i contratti: "Pagare una persona meno di quella cifra significa solo crearle difficoltà,
<Il
mio Mozart contro il Muro del Medio Oriente>
( da "Corriere
della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Avviare un processo di depoliticizzazione del conflitto" A Gerusalemme arriverà domani. In tasca due passaporti, uno israeliano e uno palestinese. Perché Daniel Barenboim, pianista e direttore d'orchestra tra i più celebri al mondo, di casa alla Staatsoper di Berlino e alla Scala di Milano, ha nelle vene sangue ebreo e nel cuore l'amore per la Palestina.
Bruxelles:
energia separata dalle reti ( da "Corriere della Sera"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Che già da tempo insiste sulla necessità di separare le reti dai grandi gruppi integrati anche dal punto di vista della proprietà. Secondo Neelie Kroes "un'assoluta priorità deve essere la risoluzione dei conflitti di interesse risultanti dall'integrazione verticale dei colossi dell'energia".
Massimo
Calearo: <Non voglio avere padroni sul collo>
( da "Liberazione"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Ma ha le idee chiare sul conflitto di interessi: "Darei la mia azienda in gestione a terzi perché se uno deve governare, deve governare e basta", e su Alitalia: "I suoi problemi sono legati alla sua gestione e a un certo tipo di politica sindacale dove le assunzioni sono state spesso considerate strumento di controllo elettorale".
Alitalia,
aumentano gli esuberi. I sindacati: se è così non firmiamo
( da "Liberazione"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: che hanno approfittato tirando in ballo addirittura il conflitto di interessi". Berlusconi ha inoltre confermato che "una importante banca assisterà la cordata italiana". Guglielmo Epifani scuote la testa: "Non possiamo aspettare mitiche cordate", taglia corto il leader della Cgil, per il quale, se ci sono aperture da parte di Air France-Klm, bisogna "andare avanti nel confronto"
Duello
pre-elettorale a distanza e non "Porta a porta" fra Pd e Pdl
( da "Liberazione"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Veltroni ha già ripreso a parlare del conflitto d'interessi di Berlusconi. Ma non dovevano essere le due novità del panorama politico italiano? Ma non doveva essere una campagna elettorale basata sul riconoscimento reciproco? Sembra che niente sia cambiato rispetto allo scontro frontale Casa delle libertà-Unione del 2006.
<Governo
da dimenticare ma votiamo la Sinistra>
( da "Liberazione"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: non si è combattuto sul conflitto di interessi che ad alcuni sembrerà superfluo ed invece è importantissimo. E poi le leggi non fatte, il problema del lavoro minorile, la salute della Terra e dell'uomo, l'inquinamento da petrolio...Di qui a qualche tempo ci troveremo col culo per terra con un vuoto di possibilità, esiste il problema dell'energia,
Studenti
e ricercatori ci mostrano il senso della nostra politica
( da "Liberazione"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Ci racconteranno la condizione corrosiva della precarietà che uccide la possibilità di studiare e fare ricerca con serenità. E noi ci impegneremo a costruire progetti di riforma con loro, da tradurre immediatamente in disegni di legge e in conflitto e mobilitazione. Il prossimo autunno non è poi così lontano. *Dip. Università e Ricerca Prc-Se 27/03/2008.
Alitalia,
l'affondo del Cavaliere ( da "Tempo, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Hanno approfittato tirando in ballo addirittura il conflitto di interesse - afferma Berlusconi - A questo punto vieterei ai miei figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che ha fatto la sinistra". Oggi invece si conoscerà la nuova proposta di Air France-Klm per rilevare la quota del Tesoro (49,9%).
Gasperini:
"ora arriviamo a 51 punti" - gessi adamoli
( da "Repubblica,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: almeno non ha conflitti di interesse Non ho mai voluto sminuire il lavoro della società. Però, non accetto più discussioni sul modulo GESSI ADAMOLI Dopo aver invocato chiarezza e corso invece il rischio di essere frainteso, Gasperini ha spiegato il senso delle sue recenti esternazioni in quasi 40 minuti di conferenza stampa.
Affari
in piazza - ettore livini ( da "Repubblica, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: è una sintetica e spietata fotografia del conflitto d'interessi tuttora imperante non solo in tv ma anche a Piazza Affari. Agli analisti inglesi bastano otto folgoranti righette per spiegare ai loro clienti l'inestricabile anomalia italiana: "Silvio Berlusconi è il favorito delle elezioni e controlla il 36% di Mediaset.
RATP
SMENTISCE di essere in trattativa con Lazzi, ma conferma il suo interesse pe
( da "Nazione,
La (Nazionale)" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Tra bilanci in rosso, flessione nei ricavi e aspri conflitti sindacali, ora come ora, però, Ataf non è un'azienda appetibile ai privati. Bruno Lombardi, il rappresentante in Italia di Ratp, consiglia: "E' sulla base di un progetto condiviso, di un'ipotesi di sviluppo che un'azienda dovrebbe cercare soci.
Servizi
sociali: bagarre in Consiglio ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: conflitto di interessi Servizi sociali: bagarre in Consiglio Sorso.. Botta e risposta su un presunto conflitto di interessi --> Niente conflitto di interessi a Sorso nella gestione dei servizi sociali. Nel prossimo consiglio comunale si discuterà di una mozione presentata da Gavino Spanu, ex assessore del Pd al quale oltre un anno fa il sindaco Antonio Spano aveva ritirato la delega
<Da
soli si può>. E senza sinistra
( da "Manifesto,
Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Culture diverse e interessi che dovrebbero essere contrapposti. In caso di conflitto nel mondo del lavoro con chi si schiera il Pd? Ma questi conflitti di punti di vista ci sono in tutti i grandi partiti riformisti occidentali, perché tra Jesse Jackson e Hillary Clinton c'è la stessa posizione?
Berlusconi:
pronta l'offerta per Alitalia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: è chi ha tirato in ballo addirittura il conflitto di interessi - si difende Berlusconi - ora è disposto a "vietare ai suoi figli di partecipare in qualunque modo". Il governo e Romano Prodi intanto restano attestati sulle stesse posizioni di qualche giorno fa. Ben venga una soluzione tricolore, purchè si concretizzi a breve.
Orlando'
Lombardoil Cuffaro senza cannoli'
( da "Voce
d'Italia, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: del no dei condannati in Parlamento, del no al conflitto di interessi". E' per questo-continua-"noi ci presentiamo in autonomia (in accordo con il Pd-ndr-) con il nostro simbolo, la nostra squadra e i nostri valori, convinti come siamo che una realtà come la nostra se non ci fosse andrebbe inventata".
Berlusconi:
presto i nomi per Alitalia ( da "Secolo XIX, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Hanno tirato in ballo il conflitto di interesse. A questo punto, vieterei ai miei figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che ha fatto la sinistra". Oggi Air France presenterà ai sindacati un nuovo piano per Alitalia, ma a turbare la vigilia sono arrivate voci allarmistiche sull'aumento del numero degli esuberi.
Il
Circo Veltroni ha chiuso ( da "Opinione, L'"
del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Alla faccia del conflitto d'interessi. Meglio allora non esporsi troppo a favore di Veltroni. C'è poi anche un altro motivo. Con tutta questa ondata antipolitica, conviene prendere le distanze da quel mondo. La conseguenza diretta di tutto questo è che la pista del Circo Veltroni è desolatamente vuota.
La
carta anti-casta ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Ancora meno il lamento sul conflitto di interessi. Per un'opinione pubblica in buona parte convinta che i politici pensino in primo luogo ai propri interessi personali, un personaggio che fa gli affari suoi rientra nella norma e se così facendo sollecita nuovi investimenti o, quanto meno, negozia con più forza con i francesi, che male c'è?
Pareggio?
Non si governa ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: La questione del conflitto d'interesse è emersa per la prima volta in questa campagna, legata al rifiuto di Berlusconi di affrontare il faccia a faccia televisivo. "Facciamolo dove vuole, quando vuole e come vuole ? ha insistito ieri il leader del Pd a Enna ?
Macché
par condicio: è che sa di non avere più smalto
( da "Unita,
L'" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Il che ci porta diretti al tema del conflitto d'interessi... "C'è da chiedersi se questo comportamento di Mediaset non contraddica persino la legge vigente. La quale, pur non prevedendo sanzioni, comunque vieta il "sostegno privilegiato" di aziende di proprietà di esponenti politici ai suddetti esponenti politici".
Salma
piatta ( da "Unita, L'"
del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: di conflitto d'interessi, perfino. Ecco, dev'essere stata la parola mafia a mettere di cattivo umore il Cainano, insieme alle notizie dal Liechtenstein e dal resto d'Europa, dove i governi si stanno impegnando contro l'evasione fiscale che lui ebbe modo di definire alla festa della Guardia di Finanza "un diritto naturale che è nel cuore degli uomini"
"donna
o nero, purché l'america cambi" - maria pia fusco roma
( da "Repubblica,
La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: orrore e la crudeltà di tanti conflitti nel mondo e che accetta con profonda irritazione l'incarico di intervistare una famosa star di soap, Katya, Sienna Miller. "L'incontro comincia in modo disastroso, sono due persone che vengono da mondi diversi, l'impegno politico di lui si scontra con la superficialità dell'ambiente di lei, è una specie di duello verbale tra menzogne e verità,
La
nuova alleanza tra londra e parigi - timothy garton ash
( da "Repubblica,
La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: fu forgiata nel conflitto con la Francia del diciottesimo e diciannovesimo secolo. La Gran Bretagna ha inventato se stessa in antitesi alla Francia. Va bene che questa grande rivalità continui per altri sette secoli sui campi di calcio e di rugby, ma in politica ha fatto il suo tempo e deve essere sostituita da una partnership strategica.
Sulla
pelle del paese - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: conflitto di interessi. La seconda aggravante è di metodo. Nessun'altra democrazia occidentale tollererebbe un leader politico capace di giocare così spudoratamente su una questione di interesse nazionale e su un'operazione market sensitive. Nessun altro Paese civile sarebbe disposto a riconoscere un briciolo di credibilità ad un potenziale premier capace di manipolare così irresponsabilmente
Risposta
all'editoriale del direttore ( da "Riformista, Il"
del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Ci si occupa del conflitto di interessi in capo al proprietario di Mediaset. Ma infinitamente peggio è il conflitto di interessi in capo allo stato proprietario, regolatore e regolato, che prende soldi dei risparmiatori sul mercato e li usa per fare politica.
I
numeri ( da "Corriere della Sera"
del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: 16 categoria: BREVI I numeri Ventisette anni di conflitto Le ferite della guerra Dopo l'indipendenza Indipendente dal Portogallo dal 1975, quello stesso anno l'Angola sprofonda nella guerra civile che mescola i contrasti etnici agli interessi delle potenze straniere attratte dalle risorse e dalla collocazione strategica del Paese.
Incapacità
di odiare, nel segno di Antonioni
( da "Corriere
della Sera" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: un pittore di chiara fama e uno strozzino in dichiarati conflitti di odio-amore. Franchi racconta questa tela del ragno con intensità, voglia notturna di misteri, espressivi movimenti di cinema in un'apparente freddezza che rivela un fuoco emotivo eccezionale. Per chi ama il cinema alla Antonioni che inquadra, rivela l'invisibile: se nel primo film c'era l'incapacità d'amare,
La
Rai dei comunisti ( da "Manifesto, Il"
del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: nel cuore pulsante di un conflitto di interessi, mai nominato dall'inizio della campagna elettorale. Anzi smentito mediaticamente proprio da Veltroni quando, per rassicurare gli uomini di Mediaset, è andato al Tg5 per confermare al direttore di quel tg che nessuna riforma avrebbe in alcun modo toccato le televisioni del monopolio privato.
Da
Veltroni violenza inaccettabile E Berlusconi duella fuori dallo schermo
( da "Manifesto,
Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: sottilissima allusione al suo conflitto d'interessi risponde che "bisogna andare a votare Pdl per riportare l'Italia in Europa e in Occidente e non subire i condizionamenti di un partito che è ancora radicato nella sinistra estrema". Ma non si parli del faccia a faccia: quello non si può fare - dice ora anche il Cavaliere dopo averlo fatto ripetere per giorni ai suoi -
Niente
rassemblement di minoranza Bindi: Separazione, mica divorzio
( da "Manifesto,
Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Questo però "non esclude che ci sono i margini per sostenere la stessa idea per chiudere finalmente con il conflitto di interessi, o di sostenere un'iniziativa comune sui salari o sulle pensioni. Ma di qui a ipotizzare un'alleanza organica...". Niente alleanza organica dunque. Ma tante battaglie comuni, nel caso, si possono fare.
Notizie
( da "Manifesto,
Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: nel recente conflitto fra Colombia ed Ecuador che ha portato l'America latina sull'orlo di una guerra. La dichiarazione è stata fatta in una conferenza stampa a Recife, nel Pernambuco, dove è stato firmato un ambizioso accordo di cooperazione fra le compagnie petrolifere Petrobras e Pdvsa che prevede la costruzione di una raffineria binazionale.
Dal
nostro inviato CMantova OSI', TUTTI insieme, non s'erano mai visti: rar
( da "Messaggero,
Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: a prezzi stracciati per via della sua carica: conflitto d'interessi ante litteram. "Questi oggetti sono parte di quell'1 o 2 per cento che s'è salvato dall'immenso naufragio dell'antichità" (Settis); e, con la mediazione di Roma, quest'arte impronterà gran parte del nostro Classicismo: di quelli che oggi noi siamo;
Franco
Giordano L'insicurezza che grava come un'ombra cupa in particolare sui
cittadini del nord non deriva da una impennata della criminalità
( da "Liberazione"
del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: per scatenare un bestiale conflitto tra gli ultimi e i penultimi, non si può che scambiare la guerra contro la povertà per una guerra contro i poveri. Altro che problema "né di destra né di sinistra"! Al contrario, sembra oggi proprio questa la frontiera che separa la più moderna e schizofrenica tra le barbarie o un nuova civiltà fondata su relazioni umane più ricche.
Condannati
e voltagabbana ecco chi ha il seggio sicuro - concetto vecchio
( da "Repubblica,
La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: impegno a favore del conflitto d'interesse e della questione morale. E perfino soprannomi. Veltroni ne ha dodici: Wonderuolter, Topo Gigio, Ma Anche, Il Buonista, Walter Disney, Superwalter, Uòlter, Veltrusconi, Fregoli, Zelig, Girodiwalter, L'Americanino. Il Pdl ha candidato 25 condannati in primo, secondo o terzo grado.
L'america
da sola non potrà guidare il mondo - john mccain
( da "Repubblica,
La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: le economie ne risentono pesantemente, gli interessi strategici intessuti in anni di paziente arte di governo sono messi a repentaglio, perché le esigenze belliche e della diplomazia sono in conflitto tra loro. Una guerra non è riscattata o glorificata dal valore col quale è combattuta, né dalla nobiltà della causa che essa serve.
DIVERSO
stile, analoga sostanza. A quasi due settimane dal voto, era logico atten
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Il lavoro sporco sono altri a farlo: Di Pietro, che, a volte eccedendo, copre il fronte del conflitto di interessi; e l'arciveltroniano Bettini. Che sempre concorda le interviste col Capo e che ieri, dovendo trovare un politico ultrasettantenne cui paragonare Berlusconi, ha pensato a Le Pen. Non a Chirac, ma a Le Pen. E non è un caso.
<Da
Veltroni violenza inaccettabile> E Berlusconi duella fuori dallo schermo
( da "Manifesto,
Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: sottilissima allusione al suo conflitto d'interessi risponde che "bisogna andare a votare Pdl per riportare l'Italia in Europa e in Occidente e non subire i condizionamenti di un partito che è ancora radicato nella sinistra estrema". Ma non si parli del faccia a faccia: quello non si può fare - dice ora anche il Cavaliere dopo averlo fatto ripetere per giorni ai suoi -
I
programmi degli schieramenti ( da "Voce d'Italia, La"
del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: mentre Berlusconi esclude ogni ipotesi di legge che favoriscano pratiche assimilabili all'eutanasia e rifiuta categoricamente di prendere in considerazione una legislazione per le coppie omosessuali. Veltroni, al contrario, promuove il riconoscimento giuridico per le coppie di fatto. Tutto tace sul conflitto di interessi Riccardo Castagneri politica@voceditalia.it.
Bertinotti
e la guerra tra poveri in Italia ( da "Giornale.it, Il"
del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più
Crociata
contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia
( da "Giornale.it,
Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più
Oddio,
Carla Bruni fa la morale ai giornalisti
( da "Giornale.it,
Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più
L'Iran
sta tentando il colpo di mano in Iraq?
( da "Giornale.it,
Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più
Milva
e quei sette milioni nascosti per la vecchiaia
( da "Giornale.it,
Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più
Quei
manager fanno disastri. Ma vengono premiati
( da "Giornale.it,
Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più
L'ultima
moda: tutti immobili per tre minuti
( da "Giornale.it,
Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più
Un
(osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina?
( da "Giornale.it,
Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più
Dietro
la vicenda Alitalia la mano della lobby europea
( da "Giornale.it,
Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più
Boicottare
le Olimpiadi crea confusione? ( da "Giornale.it, Il"
del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più
L'amore
ai tempi della posta racconta i fidanzamenti casti - gabriello montemagno
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
Amico
combatté in tutt'e tre i conflitti italiani del Novecento, quello del 15-
Codice
etico ma troppo buono - ernesto ferrara franca selvatici
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: da ogni comportamento che possa dar luogo a conflitti di interesse". In particolare ogni dipendente dell'Università sarà tenuto a rendere note ai propri superiori le situazioni di conflitto di interesse, "anche solo potenziale". Non dovrà assumere né concorrere ad assumere decisioni o compiere atti che coinvolgano parenti, affini o anche organizzazioni a cui aderisca,
E
la lobby dei piloti ci ripensa "ben venga il piano del cavaliere" -
roberto mania ( da "Repubblica, La"
del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: attività gestionale con un intreccio perverso di conflitti di interesse (il capo del personale salta se non piace ai piloti, come è successo a Massimo Chieli), potrebbe perdere, dopo essere stata l'unica a sostenere il primo progetto Air France. Ora è isolata nel fronte sindacale. Questa potrebbe essere la sua "marcia dei quarantamila".
Ho
ben chiaro qual è l'obiettivo di Magdi Allam. Lui vuole alimentare i conflitti,
i ( da "Unita, L'"
del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Lui vuole alimentare i conflitti, infiammare lo scontro di civiltà per passare alla storia come un simbolo e una vittima. Mi auguro che dopo il battesimo trovi pace interiore. Scommetto invece che arriverà un libro sulla sua conversione, spero solo che darà i soldi in beneficenza a qualche parrocchia" Afef Jnifen la Stampa 28 marzo.
Alitalia,
il bluff è pagato da tutta la comunità Cara Unità, Su Alitalia
( da "Unita,
L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: conflitto di interessi Cara Unità, per l'ennesima volta il cavaliere l'ha sparata grossa! Ma come al solito è stato malevolmente e malamente interpretato... In un qualsiasi paese civile e moderno e in ogni democrazia matura chiunque si fosse macchiato di tale leggerezza (si badi una sola e non millanta) si sarebbe prostrato a chiedere umilmente scusa e un attimo dopo si sarebbe dimesso
"Formitroni"
marcia su Roma Solo la Sinistra può fermarlo
( da "Liberazione"
del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: che sogna di liquidare il conflitto sociale "Formitroni" marcia su Roma Solo la Sinistra può fermarlo Mario Agostinelli* Se, dopo le elezioni, Formigoni calerà a Roma da ministro, lo farà con l'intenzione di estendere a livello nazionale un sistema di interessi che ha creato disuguaglianze in Lombardia, saccheggiato il territorio,
Il
patriota repubblicano che piace ai democratici snobba Russia e Onu
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: ai conflitti mondiali in cui i suoi familiari sono stati impegnati. McCain chiuderà il carcere di Guantanamo, ma proverà a trovare una soluzione giuridica al problema dei terroristi catturati in battaglia. Non offrirà scuse a chi crede che l'America torturi i terroristi e si occuperà del surriscaldamento terrestre con la stessa passione ed entusiasmo di un ambientalista provetto,
I
giornali, viagra dei nostri politici Il teatrino della politica, il paradosso
americano, la sfortuna di Obama, la Sardegna surreale e quella ferita che si
indigna, le pizze Itali ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: al punto da trascurare programmi e progetti), inciuciesco (galleggia sui conflitti d'interesse), immobile, ideologico, individualistico. E generoso, geniale, gentile, gustoso, grintoso. Il 3 dicembre festeggiamo dieci anni di forum e di pizze Italians in tutto il mondo, Nuova Zelanda compresa. È un modo formidabile di conoscere i miei lettori.
Ferrara:
<La mia lista per la vita riaccende la voglia di valori e passione>
( da "Secolo
XIX, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: intesa come conflitto fra Occidente e Islam? "Tutto sta a vedere come ci si pone. Girando per l'Italia percepisco che c'è voglia di valori, voglia anche di riaccendere la passione. Dopo antifascismo e antiberlusconismo il problema che più eccita reazioni violente e censorie è quello che investe la vita, dalla sua origine fisica alla sua dimensione culturale e politica"
Professione
VITTIMA ( da "Giornale.it, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: proseguono i due saggisti - tutti i conflitti sono stati complicati da questo bisogno di presentarsi come vittime virtuali che accorrono in soccorso a vittime reali". Un esempio? "La retorica che ha accompagnato l'ultima guerra contro l'Iraq". Per non parlare "della lettura delle guerre africane secondo lo schema vittima/colpevole".
"Il
film anti-Corano incita all'odio"
( da "Stampa,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: la vera divisione non è tra società musulmane e occidentali ma tra piccole minoranze di estremisti interessate a promuovere ostilità e conflitti". Poco prima della presa di posizione di Ban Ki-moon erano stati i governi di Marocco, Indonesia, Iran e Bangladesh a condannare il video in cui si traccia un legame diretto fra il Corano e il terrorismo.
[FIRMA]LAURA
BANDINELLI MILANO La Roma pallonara è combattuta: non sa per chi tifare. Se
( da "Stampa,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Il conflitto d'interessi del tifoso di fede romanista e laziale, infatti, è diventato un rompicapo dalle mille sfaccettature. I giallorossi sono costretti a tifare per i biancocelesti, mentre alla Lazio viene chiesto di regalare lo scudetto alla Roma.
Fitna
, il giorno dopo ( da "Manifesto, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: ma tra piccole minoranze di estremisti che, da diverse parti, sono interessate a promuovere ostilità e conflitto". Mentre in Pakistan sono ripartite le manifestazioni in strada, dal Bangladesh all'Indonesia, fino all'Egitto e la Giordania, la condanna è stata unanime: il breve film è stato bollato come un "atto insensato".
Nuovo
piano per Ingrid. Ma la piccola Natalia?
( da "Manifesto,
Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: La sua non è una scelta facile. Se la Betancourt morisse nella selva sarebbe un disastro d'immagine per le Farcma se fosse liberata chi s'interesserebbe più del conflitto colombiano? Per non parlare delle altre vittime meno illustri come Natalia.
L'esercito
del Madhi di Moqdada al Sadr ha occupato Nassiryia, città simbolo del valore e
( da "Messaggero,
Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: ha sempre oscillato fra la cooperazione e il conflitto sia con gli USA che con l'Iran. Qualcosa si è rotto. Allora, sicuramente il governo iracheno e gli USA - ma probabilmente anche l'Iran - hanno deciso di toglierlo di mezzo. E' ancora presto per prevedere come andrà a finire. La situazione è molto ingarbugliata.
MILANO
- La Findim della famiglia Fossati esce allo scoperto e presenta la terza lista
per il rinnov ( da "Messaggero, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: art 2390 del codice civile relativo al possibile conflitto di interessi con l'incarico ricoperto nel gruppo spagnolo. La Findim, co-proprietaria della Star, come anticipato ieri da Il Messaggero, quindi scende in campo e, forte del 4,5% circa del gruppo delle tlc e con l'appoggio degli eventuali alleati, ipoteca tutti e 3 i posti spettanti alle minoranze.
ROMA
Il 9 agosto negli Usa è esplosa la "bolla" dei mutui subprime
americani ( da "Messaggero, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: In conflitto di interesse perchè sono pagate dalle stesse banche emittenti. E non sottoposte a nessuna forma di vigilanza, pubblica o privata. Schema di sorveglianza e vigilanza da rendere più stringente e coeso a livello internazionale, rivedendo anche gli assetti e i poteri delle autorità di vigilanza.
Le
unità governative che vi partecipano sono prevalentemente sciite, ma
appartengono ad ( da "Messaggero, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: ha sempre oscillato fra la cooperazione e il conflitto sia con gli Usa che con l'Iran. Qualcosa si è rotto. Allora, sicuramente il governo iracheno e gli Usa ma probabilmente anche l'Iran hanno deciso di toglierlo di mezzo. È ancora presto per prevedere come andrà a finire. La situazione è molto ingarbugliata.
NO
AL FILM ANTI-CORANO: ISTIGA ALL'ODIO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: sono interessate a promuovere ostilità e conflitto". L'Ue, molti stati europei e l'Europarlamento hanno anche loro ieri condannato la diffusione di "Fitna" e l'equiparazione fra la religione islamica e la violenza e il terrorismo. La presidenza di turno slovena ha accusato il film di "non avere altro obiettivo che fomentare l'
CROTONE.
L'AZIONE DELLE COSCHE CROTONESI NEI CONFRONTI DEGLI OPERATORI ECONOMICI è
ASFISSI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: che stanno ridisegnando alleanze ed accentuano anche i conflitti all'interno delle singole cosche locali. Gli omicidi Megna e Cavallo hanno questa spiegazione mentre l'omicidio di Capicchiano segnala come la guerra si estenda ormai ai gruppi criminali collegati e di maggiore spessore, come gli Arena ed i Nicoscia.
MANOVRE
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: ha sempre oscillato tra la cooperazione e il conflitto sia con gli Usa che con l'Iran. Qualcosa si è rotto. Allora, sicuramente il governo iracheno e gli Usa ma probabilmente anche l'Iran hanno deciso di toglierlo di mezzo. È ancora presto per prevedere come andrà a finire. La situazione è molto ingarbugliata.
Israele
in Fiera: il veleno della disinformazione
( da "Stampa,
La" del 29-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Radicalizzare il conflitto serve soltanto a chi ha interesse a lasciare le cose come sono. Il Lingotto è sempre stato uno spazio d'incontro e di dialogo. Sarà così anche quest'anno, e l'anno prossimo, quando gli scrittori arabi e palestinesi potranno incontrare i loro colleghi israeliani senza "se", senza "ma" e senza "però".
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
FEDERICO ORLANDO
RISPONDE Cara Europa, leggo nella settimanale rubrica di Giovanni Valentini
"Il sabato del villaggio" (immagino il villaggio globale dei media)
che Berlusconi "annuncia, minaccia o promette che la legge sulla par
condicio sarà una delle prime a venir abrogata" dal suo eventuale governo.
Se è vero, cosa intende fare il Partito democratico, far rispettare la legge
che c'è e, domani, spingere alla risoluzione dei veri nodi che stanno "a
monte" e per i quali il governo dell'Unione non ha fatto niente? AMEDEO DI
PIERO, ROMA Caro Di Piero, davvero non lo so, anche perché l'Italia è, come
diceva Manzoni, il paese del sopire: "tacere sopire, sopire dormire".
Da millecinquecento anni. Il potente ha sempre ragione, e se qualche pazzo,
isolato o no, si ribella, per lui una volta c'è la mordacchia, un'altra il
manganello. Ma è l'eccezione. La regola è subire, sopire, non far chiasso.
Perciò non ci credo che Berlusconi abolirebbe la legge sulla par condicio. Per
due ragioni. La prima l'ha scritta proprio Valentini: si attirerebbe addosso
una canea mondiale, in sede di Unione Europea e di Nazioni Unite: tutti a
volerci veder chiaro, a denunciare (come fosse cosa nuova) l'"anomalia
italiana", unica al mondo, col presidente del consiglio padrone di tutta
la tv privata e anche imbavagliatore della tv pubblica. Gli osservatori e le
inchieste internazionali, che oggi la presidente del Congresso americano
signora Pelosi invoca contro la Cina per il Tibet, domani li invocherebbero
Merkel e Zapatero, Brown e perfino Sarkozy contro l'Italia. Berlusconi non è
fesso e in simile situazione non ci si mette. Anche perché ? e questa è la
seconda delle due ragioni ? non è affatto necessario abolire una legge che
finge di proteggere i cittadini tutti, quando è così semplice continuare a non
farla rispettare, proprio come se non ci fosse. A che servono procuratori della
repubblica e giornalisti, se non a sopire, insabbiare, annusando la direzione
prima ancora che il vento sopraggiunga? Come ben dice Petruccioli, a cui non
creano imbarazzo i rilievi al Tg1 e al Tg2 del garante della comunicazione, la
par condicio sta a valle di una serie di porcherie (il termine è mio) non
risolte né dalla destra né dalla sinistra né dal centro: e cioè la legge
antitrust, il regime delle concessioni, il conflitto
d'interesse, la governance della Rai, le obbligazioni della tv privata in
materia di servizi pubblici. Lei avrà visto certamente i dati dell'ultima
settimana, forniti dal garante: limitandoci al confronto (tempo di parola e
commento redazionale) fra i due gruppi politici maggiori, quello di Berlusconi
e quello di Veltroni, le percentuali sono queste: Tg1 34,1 ? 24,4; Tg2
33,1 ? 26,8; Tg3 31,9 ? 28,6; Tg5: 38,7 ? 22,6; Tg4: 53,1 ? 23,5; Studio
Aperto: 40 ? 31,4; Tg La7: 48,2 ? 28, 7. Chi ha realizzato questa situazione? I
giornalisti, caro Di Piero, e chi, avendo il potere per ricondurli alla
legalità, non vede e non sente. Ammesso che ci sia qualcuno che abbia quel
potere. A giudicare dalla strafottenza con cui qualche "direttore"
dice "io questa legge non la rispetto", parrebbe di no. E con un
popolo che prende schiaffi e calci in questo modo, lei pensa che Berlusconi si
attirerebbe i fulmini del mondo abolendo la par condicio? Non scherziamo. Tanto
più che in Italia abbiamo da occuparci di embrioni.
( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Il caso Dopo le
polemiche con il governo polacco, a Berlino verrà aperto un centro di
documentazione sulle espulsioni del dopoguerra 25/03/2008 lorenzo gianotti A
Berlino, dopo decenni di discussioni e polemiche, sorgerà il Centro di
documentazione sulle espulsioni di tedeschi dall'Est, opera a lungo considerata
l'espressione di un non acquietato revanscismo tedesco. L'anno scorso il
progetto aveva incontrato l'opposizione del premier polacco Jaroslaw Kaczinski.
Ora il successore Donald Tusk non solleva più obiezioni di principio, mentre il
governo tedesco pensa di coinvolgere nella progettazione studiosi polacchi. È
un'altra testimonianza di come in Europa sia possibile
superare conflitti che pure segnarono la storia del continente. Dalla scomparsa
dell'impero romano tra le popolazioni germaniche e quelle slave le contese si
dispiegarono aspre e continue. Agli inizi del IX secolo si dovette a Carlo
Magno la fissazione di un "limes sorabicus", da nord a sud, seguendo
i corsi dell'Elba, della Saale e del Danubio, e il "limes
Saxoniae", fra il golfo di Kiel e Lauenburg, per contenere l'avanzata
degli Slavi. Nei tre secoli successivi, sotto l'impero degli Ottoni, si
assistette invece all'espansione germanica, secondo un Drang nach Osten,
"impulso verso Oriente", durata dieci secoli, dall'Alto medioevo alla
seconda guerra mondiale. Con alterne vicende. Nel 1386, il matrimonio del
granduca lituano Jogaila con la regina polacca Jadwiga suggellò la loro
confederazione, che assurse al ruolo di potenza comprendente la Bielorussia, la
Rutenia, Kiev e la vallata del fiume Dniepr, e vasti altri territori. La forza
del nuovo Stato era tale che nel
( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Gianni Baget Bozzo
La politica estera è assente dal dibattito elettorale. Sia per il governo che
per l'opposizione, sia per Walter Veltroni che per Silvio Berlusconi. L'unico
gesto importante compiuto dal governo Prodi è la Finul, la forza di
interposizione in Libano, ma essa è rimasta come sospesa in aria. Non è
riuscita a risolvere la crisi libanese perché il presidente della Repubblica
non è stato ancora eletto. Il Libano è spaccato nelle sue componenti sciite,
sunnite, druse e maronite, senza che alcuna soluzione sia raggiunta. L'unità
del Libano è ormai in pericolo, anche se la pace tiene. Il
conflitto invece si è aperto gravissimo a due passi, tra Hamas e Israele ed è
giunto al punto che sembrava già scritta l'invasione di Israele nella striscia
di Gaza. Nei giorni dell'intervento in Libano, si era pensato
all'interposizione delle Nazioni Unite come soluzione del problema palestinese
estendendola a Gaza e alla Cisgiordania, poi tutto è rimasto immobile.
L'unico successo del ministro Massimo D'Alema è la moratoria sulla pena di
morte all'Onu. Il resto è silenzio. Anche l'opposizione è silenziosa sulla
politica estera, l'unico accenno è stato l'intervento personale di Antonio
Martino sul ridurre la partecipazione italiana al Finul in Libano e aumentare
la presenza italiana in Afghanistan, ma è stata ridimensionata da Berlusconi.
D'Alema ha condotto alla grande latitanza italiana in politica estera. Forse la
politica bipartisan esiste, forse no: in ogni caso, la direttiva comune sembra
quella del silenzio assenso. Curiosamente l'unica posizione di Veltroni in
politica estera è l'appoggio alla missione in Afghanistan. Forse valeva solo
per marcare le distanze dal governo Prodi condizionato dagli antagonisti.
Certamente vi sono taciti compromessi tra Pd e Pdl e anche il governo Prodi, ma
essi non raggiungono la forma di un discorso politico. Vorremmo domandarci il
perché di questo grande silenzio. Ciò riguarda soprattutto l'opposizione che,
con il governo Berlusconi, aveva assunto una posizione fermamente proisraeliana
di cui la presenza in Libano è anche un effetto, per la fiducia che Israele ha
nel nostro Paese. I problemi non risolti dovranno prima o poi essere
affrontati, e tra questi la maggior questione pendente oggi sull'area è quella
del nucleare militare iraniano. Le cose in Europa non sono rimaste ferme su
questo punto. Un particolare rilievo va dato al viaggio di Angela Merkel a
Gerusalemme, dove il cancelliere tedesco è giunto con sette ministri, come
avviene soltanto nei vertici interni all'Ue. La cancelliera ha dichiarato che
la Shoah stabilisce un legame perenne tra Germania e Israele, come se essi
fossero identificati da una medesima sorte. Questo è molto importante per
Israele e per questo la cancelliera ha potuto parlare in tedesco, la lingua dei
campi di sterminio, dinanzi al Parlamento ebraico. Non è detto che l'appoggio
americano per Israele rimanga sempre quello della presidenza attuale ed è
quindi interessante per il governo israeliano ottenere questo vincolo
istituzionale tra la Repubblica federale e lo Stato ebraico in quanto ebraico
proprio perché legato dalla strage etnica. Il fatto della Merkel mostra che gli
Stati europei vanno ritrovando le loro posizioni storiche rispetto ai problemi
dell'area e che le differenze nazionali riemergono. È chiaro che con la fine
del progetto di Costituzione europea la nazionalizzazione delle politiche
comincia a farsi sentire e va da sé che la prima politica a essere
nazionalizzata sia la politica estera. Così la politica italiana, come ai tempi
di Enrico Mattei, sembra fatta piuttosto da Enel e Eni piuttosto che dallo
Stato. E questo è il punto debole di questa latitanza della politica estera.
Parrebbe che Pdl e Pd, non abbiano interesse a portare tali questioni dinanzi
all'elettorato, eppure il rapporto con la Russia è fondamentale per i nostri
rifornimenti energetici. Berlusconi aveva stabilito uno stretto rapporto con
Vladimir Putin e lo ha sostanzialmente coperto di fronte alle critiche sulla
condotta delle elezioni russe. Egli ha capito d'istinto che l'autocrazia di
Putin è funzionale a un Paese ortodosso slavofilo ed euroasiatico come la
Russia. Ma nessuno sa ancora se questo silenzio nasconda veramente una vera
unità o un reciproco imbarazzo. Sta il fatto che la politica estera italiana è
divenuta pagina bianca come mai era accaduto . Gianni Baget Bozzo
(bagetbozzo@ragionpolitica.it), sacerdote e teologo, è consigliere di Forza
Italia. 25/03/2008.
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina XIII - Torino
Saitta: "Dal progetto una risposta al caro bolletta
delle industrie" "Non c'è conflitto d'interessi con le società di Marcellino" Il Csi-Piemonte ha
aggiudicato a Telecom Italia la gara per realizzare una rete in fibra ottica di
oltre
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina XIII - Torino
Sarà realizzata una rete in fibra ottica di oltre
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina XV - Palermo
Il messaggio di Lombardo folgorato dagli slogan leghisti MARIO CENTORRINO
(segue dalla prima di cronaca) O comunque convinti di essere degli dei. I
siciliani, tuona Lombardo, sono dei fessi. "La novità - insiste - è che ce
ne siamo resi conto. Il Ponte sullo Stretto servirà anche a guarirci dalla
sicilitudine, a svelarci a noi stessi per quel che siamo, uomini come gli
altri". Cauto sulle infiltrazioni mafiose: "Rivendico il diritto di
parlare con chicchessia. Se poi si passa a proposte irricevibili, basta
cambiare discorso e interlocutori". Generoso con i magistrati antimafia:
"Dobbiamo essere protettivi con loro. Anche se mi criticheranno avranno
sempre la mia stima e la mia solidarietà". Stregato e affascinato da Bossi
e dai leghisti. Il primo considerato "un mito"; i secondi,
"persone che hanno sempre portato a casa qualcosa per la loro terra".
L'intervistatore battezza Lombardo, chissà poi perché, "una leggenda
nera". Definendolo più potente di Cuffaro, signore delle Ausl, campione della
politica clientelare, padrone di Catania e, forse, tra poco, padrone della
Sicilia. E attribuendogli un obbiettivo ambizioso: fondare un partito radicato
nel territorio da Roma in giù, una Lega Sud, pronta a contrattare un'alleanza
con il Partito della libertà in ambito di denari e potere. Se questo è il
retroterra culturale sul quale si innesta l'offerta politica di Lombardo,
sorgono spontanee tre osservazioni. Rispetto al cuffarismo c'è una linea di
continuità, l'attenzione al modello clientelare, ma anche una frattura in
termini di nuova identità. Il cuffarismo intendeva legittimarsi e nobilitarsi
enfatizzando una sua profonda religiosità. Dall'affidamento della Sicilia alla
Madonna ai pellegrinaggi, come testimonianza di una fede intima, ma al tempo stesso
pubblica ispiratrice di una visione politica che anteponeva la soddisfazione
immediata dei bisogni a principi di razionalità, progettualità, priorità.
Stabilendo un'equazione: chi credeva in Dio e nella Madonna doveva essere, per
definizione, vicino a Cuffaro. La Chiesa ufficiale, sul punto, non ha mai preso
posizione. Preoccupata forse del "conflitto potenziale
di interesse", in quanto destinataria, nelle sue strutture di assistenza e
per il restauro dei suoi luoghi di culto, di munifiche (ma non sempre
immeritate, a onor del vero) elargizioni. L'apparente laicismo di Lombardo
trascura la fede ed esalta - non per nulla il nostro protagonista ha studiato
psicoanalisi - un sentimento nascosto, sommerso ma non rimosso:
l'infelicità di cui i siciliani si nutrono, già con il latte materno, per
essere ritenuti inferiori nello Stato italiano, rispetto ai conterranei di
altre regioni. Inferiorità che un separatismo, senza nostalgie e rancori,
avrebbe permesso di superare. Inferiorità comunque che si deve riscattare non
con lo Stato ma sempre contro lo Stato, qualunque ne sia la sua espressione.
Niente appelli alla Madonna, con Lombardo, ma piuttosto allo spirito di
Polifemo nella sua versione arcadica. Polifemo, il pastore cioè che pascolava
il suo gregge e vendeva il suo formaggio. Ingiustamente trasformato in
"uomo nero" per giustificare i saccheggi a venire, dopo la sua
uccisione per mano del callido Ulisse, delle ricchezze siciliane. Seconda
osservazione a mo' di proposta. Al di là della personalissima top ten di
Lombardo, c'è una scuola storica, in Sicilia, di tutto rispetto: Renda, Lupo e
Marino a Palermo; Giarrizzo e i suoi allievi a Catania, Fedele a Messina,
contemporaneista quest'ultimo di assoluto rilievo. Accanto a loro, un universo
accademico che annovera, nel settore umanistico, figure di eccellenza. C'è una
cultura siciliana, insomma, anche se - con nobili eccezioni - ignorata dai
partiti, e ritenuta spesso utile solo per ricavarne tediose citazioni. Può
essere lecito attendersi una reazione, un contromanifesto, uno scatto di
orgoglio contro tesi che sembrano simboleggiate dal famoso angelo di Klee?
Proiettato verso il futuro ma con lo sguardo inesorabilmente rivolto
all'indietro. Terza e ultima osservazione, per concedere spazio all'ironia. Se
dovesse prevalere Lombardo nella competizione elettorale siciliana, c'è dunque
da attendersi la messa al bando dai programmi scolastici dell'Odissea; la
rimozione delle statue e delle indicazioni toponomastiche che ricordano
Garibaldi e più in generale, il Risorgimento; il divieto assoluto, per i teatri
dell'isola di mettere in scena opere di Pirandello. Se proprio non ci sono
alternative possibili, "arridatece il cannolo", verrebbe da
esclamare.
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Stai consultando
l'edizione del Magdi Allam Perché non si è convertito in modo anonimo? Cara
Unità, Magdi Allam è stato battezzato da Benedetto XVI durante la Veglia
pasquale, ed ovviamente la notizia non poteva non fare il giro del mondo. Al
Corriere della Sera, Allam ha scritto: "La mia conversione al
cattolicesimo è il punto di approdo di una graduale meditazione. Ho raggiunto
la consapevolezza che la radice del male è insita in un islam che è
fisiologicamente violento e storicamente conflittuale". Bellissima cosa.
Forse però l'umiltà cristiana avrebbe dovuto suggerire a Magdi Allam di cercare
una piccola sconosciuta chiesa con uno sconosciuto sacerdote per farsi
battezzare. Il rito, celebrato davanti al mondo intero, e davanti al mondo
islamico, forse rende "conflittuale" la fede cui ha aderito. E perché
convertirsi proprio al cattolicesimo, e non ad altra confessione cristiana,
meno osservata dai media? Veronica Tussi Berlusconi e Fini Gli elettori fermino
quei due Caro Unità, in questa settimana c'è stata la polemica
"sgradevole" tra l'ex presidente di An (confluito nel Pdl di
Berlusconi) e il Segretario del Partito Democratico. Fini ha ricordato che
Veltroni prende la pensione da parlamentare europeo (dopo che il candidato
premier del Pd aveva chiesto di ridurre gli stipendi dei parlamentari). Peccato
che Veltroni ha "rammentato" a Fini che quei soldi l'esponente del Pd
li usi per beneficenza. Poi lo stesso Fini è stato "protagonista" di
un'altra curiosità. In un'intervista ha detto che se il Pdl dovesse perdere le
elezioni si dimetterebbe (poi non ha ricordato da cosa, da parlamentare oppure
da presidente di An che non esiste più? non è dato sapere)! Poi Berlusconi è
stato protagonista di un'attivismo sull'Alitalia (voglia di trovare una
soluzione o solo una trovata elettorale)? Senza fare demagogia, mi sembra che i
due più importanti dirigenti del Popolo delle Libertà, non siano in grado di
governare il paese e mi auguro che la gente se ne renda conto, e votino di
conseguenza. Stefano Gresonti, Genova Il voto è un diritto Non votare offende
la memoria di chi lottò per la libertà Cara Unità, a sentir molti non vale la
pena di andare a votare; vorrei ricordare che è il voto è un diritto
conquistato faticosamente e che va difeso in un solo modo: andando a votare. Il
non voto,se da un lato offende la memoria di chi ha speso la vita per la sua
conquista, dall'altro lato può indurre qualcuno a pensare che , se la gente non
intende esercitare un tale diritto, tanto vale abolirlo e governare magari con
i soli sondaggi. Lucio Misso Alitalia, il Cavaliere si muove soltanto per interessi elettoralistici Cara Unità, io la penso come Di
Pietro. 1° non si può mettere nello stesso calderone Alitalia e Malpensa.
Alitalia tra poche settimane chiude e Berlusconi non fa che rallentare il
passaggio a un compratore, aumentando il disastro. E che lo faccia per biechi
motivi elettorali e dopo che se n'è lavate le mani per cinque anni è criminale
e mostra come se ne sbatta del paese e dei lavoratori Alitalia. Chiedere aiuti
di Stato per Alitalia è contro le norme Ue che lo vietano clamorosamente. È pure
lo stesso motivo che Berlusconi ha addotto per cinque anni per non far niente e
ora con questa balla imbroglia i ciuchi che gli credono. Insomma siamo di
fronte a un bluff di basso livello per rastrellare voti, il che dice una volta
di più che Berlusconi non sia per niente sicuro di vincere e le tenti di tutte.
Anche questo è un bluff. Che proponga poi di comprarla
attraverso i figli spalanca un immane conflitto di interessi, quel conflitto che abbiamo chiesto inutilmente di regolare come
in ogni paese civile. Che poi per questi atti ci sia anche chi vota Pdl fa
cadere proprio le braccia e attesta una volta di più che gran parte degli
elettori è priva di coscienza civile. Lettera firmata La cordata la
facciamo noi Organizzata qui in officina costa 33 euro a testa... Cara Unità
sono un piccolissimo imprenditore e oggi, seguendo da un anno e più la saga
Alitalia (prima non c'era problema?) e soprattutto avendo sentito le soluzioni
e le richieste agli imprenditori, volevo chiedervi quanto tempo ho per presentare
la cordata che sto organizzando fra i ragazzi in officina, fornitori,
clienti,amici, parenti e tutti quelli che conosco. La quota che ho pattuito
sono 33.33333 euri a persona con ricevuta e con il prestito ponte ce la
potremmo fare, la battezzeremo aercoopitaly... Rudi Ferrara Gesù nello spot dei
socialisti Lasciamo la fede fuori dalle elezioni Cara Unità, è a dir poco
offensivo per la sensibilità dei credenti inserire Gesù in uno spot televisivo
del partito Socialista. Inoltre, questa pubblicità contraddice pesantemente le
dichiarazioni sulla laicità dello stato, inteso come netta divisione della
sfera religiosa da quella politica, che fino ad ora Boselli e tutti i
Socialisti si facevano carico di divulgare in ogni occasione. È veramente
desolante che una forza politica some i Socialisti, a cui i sondaggi danno lo
0.8 per cento, tentino di invertire questa tendenza elettorale negativa,
mediante una operazione blasfema che si pone in piena contraddizione con la
loro ideologia e con la loro storia. I Cattolici Democratici fanno appello
all'intelligenza politica di tutti i Socialisti che operarano a livello
territoriale, affinché facciano pressione sui loro vertici, perchè venga
scongiurata la tentazione integralista , tesa ad una inaccettabbile commistione
tra la politica e la fede. Pietro Aceto, Bologna Falsi ciechi Paghino
severamente i medici conniventi Cara Unità, mi auguro proprio che dopo la
scoperta di "non vedenti" che usufruivano di pensione d'invalidita, i
medici che hanno favorito la truffa siano: sospesi per almeno cinque anni dalle
loro funzioni, senza stipendio; condannati a risarcire il danno e come pena
accessoria aiutare dei cechi (quelli veri), per un minimo di due anni per
cinque ore al giorno, in tutte le loro necessità. Franco Fronzoli - Rapallo.
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Stai consultando
l'edizione del Contratti: il nodo è sempre la produttività Contrattazione di
secondo livello: la prevedeva già l'intesa del 1993. Confindustria divisa di
Bruno Ugolini FUTURO Le elezioni sono alle porte. C'è chi s'interroga su come
sarà il futuro per i sindacati. Ad esempio a proposito dell'eterna discussione
sul modello contrattuale che dovrebbe sostituire quello concordato nel 1993. Il
rischio è che le future trattati- ve siano guidate da un governo di
centrodestra, magari ripetendo brutti copioni del passato. L'intoppo riguarda
sempre il tema della contrattazione del secondo livello sulla produttività:
molti dimenticano che già l'intesa del '93 permetteva l'esercizio di tale diritto.
Una definitiva proposta unitaria tra Cgil, Cisl e Uil dovrebbe toccare anche i
temi essenziali della rappresentanza e della democrazia sindacale. Mentre anche
la Confindustria (l'ha fatto notare Nicoletta Rocchi, Cgil) denuncia le sue
divisioni: gli imprenditori dei trasporti ad esempio negano l'eventualità di un
moderno accorpamento nel settore. Bisognerà poi vedere le disponibilità della
futura presidente Emma Marcegaglia rispetto a un'esigibile contrattazione
territoriale. È partendo da questa premessa che tentiamo una rapida
ricostruzione della storia dei contratti nel nostro Paese. I primi a ottenere
un contratto collettivo nazionale di lavoro furono i vetrai. Era il 1908. Nello
stesso periodo si firmano anche i primi contratti aziendali. Così avviene alla
Borsalino e in una fabbrica torinese che si chiamava allora "Società
Automobilistica Itala di Torino". Nasce la Cgil e, nel 1910, la
Confederazione italiana dell'industria. Sorgono le prime rappresentanze
aziendali, le commissioni interne. Sono trascorsi cento anni. E si torna a
parlare di contratti, su come cambiarli, ridurli, potenziarli, accorparli. Le
soluzioni tecniche, spesso poco comprensibili ai profani, si accavallano. Come
se si trattasse solo di individuare intelligenti soluzioni ingegneristiche e
non fossero in gioco interessi in carne ed ossa. Certo
erano in condizioni assai più malmesse i loro antenati, appunto cento anni or
sono. Comincia così il lungo viaggio dei contratti di lavoro. Un cammino subito
interrotto dall'avvento del fascismo, dai suoi interventi liberticidi. Con il
Patto concluso a Roma nelle sale del Palazzo Vidoni (è il 1926) il regime e la
Confindustria riconoscono un solo sindacato. Quello fascista. Ed è soppressa la
libertà di associazione e di sciopero. Non si discutono richieste aziendali o
nazionali. Al massimo si mettono in atto pseudo trattative tra gerarchi. Le
cronache esaltano, però, nel 1928 e nel 1936, due contratti nazionali di lavoro
per i metalmeccanici. Scriverà Piero Boni (segretario della Cgil): "In pratica
furono utilizzati anche indirizzi teoricamente validi e perseguiti dal libero
sindacalismo, quali il principio del contratto nazionale con minimi
garantiti". Il sindacato riprende le sue piene funzioni nel dopoguerra. Il
6 dicembre del 1945 è concordato, tra la Cgil e la Confindustria, un accordo
che introduce la scala mobile, ma solo per gli operai dell'industria che
lavoravano nell'Italia settentrionale. E i contratti? I metalmeccanici per
vedere un rinnovo dovranno attendere il 25 giugno del 1948. Contratto dalla
coda lunghissima: sarà completato nel 1956. Sono gli anni delle divisioni
sindacali e di una contrattazione con scarsa qualità. Ha scritto Sergio Turone,
nella sua Storia del sindacato: "Negli anni della guerra fredda fra i
sindacati il dibattito sulla validità dei contratti collettivi di lavoro appare
paradossalmente più vitale dei contratti collettivi stessi, stipulati in
generale senza organicità di criteri, in uno stillicidio di piccole
rivendicazioni". Siamo nel 1952 e nasce da questa situazione di
frantumazione rivendicativa l'idea di dar vita a una vertenza interconfederale.
Quella che sarà chiamata del "conglobamento", tesa, appunto, a
conglobare nella paga base l'assegno di carovita e le indennità minori. Era il
primo tentativo di mettere ordine nella contrattazione. Durò due anni e
approdò, nel giugno del '
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Stai
consultando l'edizione del Le stime internazionali parlano di centinaia di
migliaia di vittime irachene in 5 anni di conflitto.
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Economia Boom di acquisti
per le Tv con il decoder Nel 2007 superato il milione di esemplari, ma non
tutti ricevono il calcio Il dossier Marchio di qualità per i modelli che
mostrano gare e film senza problemi L'impennata nei negozi dopo lo sconto
fiscale voluto da Gentiloni e Padoa-Schioppa ALDO FONTANAROSA ROMA - Piramidi
nelle case degli italiani. Piramidi con pericoloso intreccio di fili. Malgrado
la tecnica inventi cose sempre più piccole e razionali, i nostri salotti sono
ancora quello che sono. C'è il televisore, poi magari il decoder Sky, poi il
videoregistratore, mentre il decoder del digitale terrestre fa capolino in
cucina o nella camera dei ragazzi. Per sfuggire a questo caos calmo, un gruppo
di famiglie italiane si è buttata su macchine integrate, "paghi uno prendi
due". Impressiona soprattutto il successo dei televisori che hanno dentro
la pancia, incorporato, il decoder digitale terrestre. Nel 2006 i negozianti
avevano piazzato appena 150 mila televisori con decoder integrato. Una miseria.
A fine 2007, gli esemplari venduti erano già schizzati a un milione e 27mila. E
anche questo gennaio le vendite sono continuate a buon ritmo, superando nel
mese quota 173 mila. Il fenomeno è merito dello sconto fiscale che i ministeri
per le Comunicazioni e l'Economia hanno garantito, per decreto, ad agosto
dell'anno scorso. Il decreto permette agli italiani di detrarre il 20% della
spesa effettuata nella dichiarazione dei redditi del 2008. Proprio settembre
del 2007 ? mese successivo al varo del decreto legge ? ha fatto registrare la
prima fiammata. è stata superata la soglia dei 100 mila pezzi venduti. Poi, a
dicembre 2007, si è arrivati addirittura a 226 mila tv nei carrelli degli
italiani, complici i regali di fine anno. Lo sconto fiscale (ormai finito) e
l'interesse dei consumatori hanno innescato processi virtuosi. Come spesso
capita con le tecnologie, il prezzo è andato giù. Se a Natale del 2006
servivano almeno 1.500 euro in media per comprare questo televisore con decoder
incorporato, un anno dopo i prezzi erano già sotto la soglia psicologica dei
mille euro. Nel tracciare un bilancio della sua avventura ministeriale, Paolo
Gentiloni colloca questo decreto (poi recepito dalla Finanziaria) tra le
iniziative di successo perché ha rimesso in moto il passaggio dalla vecchia alla
nuova tv. Certo, il lancio del "giocattolo" ha riservato qualche
imprevisto. I modelli ammessi al contributo pubblico erano circa 600. E il
decreto ministeriale ordinava ai produttori di televisori di chiarire bene
sulle confezioni le caratteristiche dell'apparecchio. Tanti italiani, forse
poco esperti o poco informati, hanno comprato tv capaci di prendere solo i
canali gratuiti del digitale terrestre, ma chiusi invece al calcio di Mediaset
e La7 (che si compra in pay-per-view). Quando se ne sono accorte, queste
persone sono subito corse a prendere un decoder esterno e lo hanno poi
collegato al televisore. Qui la seconda brutta sorpresa. è
capitato che questo decoder esterno sia entrato in conflitto con il decoder
interno al televisore, negando comunque la visione delle partite in
pay-per-view. Il 16 dicembre, finale del Mondiale per club tra Milan e Boca
trasmessa da Mediaset Premium, tante persone denunciavano il black-out in tv
nei forum e nei blog su Internet. "Questa criticità non è certo
passata inosservata", spiega Francesco Siliato, membro del Comitato Italia
Digitale e docente al Politecnico di Milano, "oggi infatti gli apparecchi
avanzati, quelli che permettono di vedere tutti i programmi in pay-per-view
senza bisogno di altro, vanno segnalati con un "bollino" di
identificazione". è il famoso "bollino bianco" imposto dal
consorzio DgTvi che segue il lancio del digitale terrestre in Italia. I
produttori di televisori, poco alla volta, stanno proponendo soprattutto
televisori aperti a tutta la pay-per-view (con le case Finlux, Inno Hit e
Graetz in prima linea). Gli effetti del decreto ministeriale non sono finiti.
Il testo stabilisce che, entro dicembre 2008, i produttori di televisori non
potranno più consegnare ai distributori italiani apparecchi del vecchio tipo
(quelli senza decoder integrato). Entro giugno 2009, poi, i televisori vecchi
(senza decoder) usciranno di scena, non potranno più essere venduti.
( da "Riformista, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Azzurro sex, chi
vede il video e chi si separa La politica c'entra sempre col sesso. A Giuseppe
Scalera, senatore uscente del minuscolo partito diniano, i Liberaldemocratici,
è capitata tra le mani, in piena campagna elettorale, una rogna imprevista.
Scalera, infatti, è il presidente dell'ordine dei medici, chirurghi e
odontoiatri di Napoli e provincia che si esprimerà sul caso Carcuro. Ossia la
bella e giovane dottoressa bruna protagonista delle scene a luci rosse
nell'edizione in corso, l'ottava, del Grande Fratello, il reality che va in
onda sulle reti Mediaset. La ventiseienne napoletana Lina Carcuro, questo il
nome della concorrente del Gf, è appunto laureata in medicina e si sta
specializzando in chirurgia maxillofacciale, come recita la sua nota biografica
ufficiale. Nelle scene incriminate, Carcuro è a letto con il cummenda milanese
Roberto Mercandalli, suo coetaneo, nonché per sua stessa ammissione
"incarnazione dello yuppie anni ottanta". Secondo l'ordine, allora,
la dottoressa napoletana, facendo l'amore sotto l'occhio delle telecamere,
avrebbe violato il primo articolo del codice deontologico laddove "il
comportamento del medico anche al di fuori dell'esercizio della professione,
deve essere consono al decoro e alla dignità della stessa, in armonia con i
principi di solidarietà, umanità e impegno civile che la ispirano".
Insomma, la casta (dei medici) contro la casa. Carcuro rischia una sanzione, in
teoria anche la radiazione, ma la cosa curiosa è che questo
potrebbe scatenare un piccolo conflitto d'interessi per l'ex democristiano Scalera, cognato di Carmine Mensorio, il
dominus dell'Isef di Napoli che morì suicida da un traghetto perché inseguito
da un ordine d'arresto per camorra. Scalera, infatti, ha già chiesto la
cassetta con il video hard a Mediaset e annunciato che non farà sconti a
chicchessia. Nemmeno se chiamasse il Cavaliere in persona per
intercedere a favore della concorrente? Il dubbio è lecito, visto che il
diniano Scalera passato dal centrosinistra al centrodestra, ha ottenuto un
posto "sicuro" nella lista del Pdl di Campania 1 alla Camera. Sempre
a proposito, però, di sesso e azzurri il gossip del momento in questa campagna
elettorale è un altro. Una sorta di caso Spitzer al contrario dove è
fondamentale, innanzitutto, premettere ciò che ha detto al Corriere della sera
lo scrittore americano Jay McInerney sullo scandalo del governatore di New York
sorpreso con una squillo di lusso e poi perdonato dalla moglie: "Al
contrario delle amanti, le uniche temute da mogli e madri, la prostituta non è
una minaccia alla stabilità istituzionale ed emotiva del matrimonio". Chi
è, dunque, l'anti-Spitzer italiano? È un famoso politico di Forza Italia che
avrebbe messo incinta l'amante facendosi così cacciare di casa dalla moglie. Di
fronte all'evidenza, il parlamentare azzurro non avrebbe obiettato nulla, se
non chiedere una tregua familiare fino a metà aprile, fino cioè a dopo le
elezioni. La notizia è stata rivelata da Dagospia e poi confermata dallo stesso
Roberto D'Agostino in un'intervista a Claudio Sabelli Fioretti per la Stampa .
Ma nessuno, compresi Dagospia e adesso noi del Riformista , si azzarda a fare il
nome. In ogni caso, l'identikit del politico è questo: è stato ministro più
volte, è cattolico, è berlusconiano. Chi è? Tra l'altro, in merito alla
questione dei leader del centrodestra divorziati, separati o semplicemente
fedifraghi, c'è da registrare questa sarcastica battuta di Francesco Storace,
fondatore della Destra, su come ha trascorso ieri la Pasquetta: "Sono
l'unico segretario del centrodestra regolarmente sposato e la giornata di
Pasquetta la passo rigorosamente in famiglia". Rita Di Rosa e Francesco
Storace si sposarono nel 1987. La scorsa estate, in un'intervista di coppia al
settimanale A di Maria Latella, l'ex governatore del Lazio disse: "Credo
che nel matrimonio il sacrificio sia una virtù per superare tutte le
difficoltà. In questo la fede aiuta, dà una grande forza interiore". Già.
25/03/2008.
( da "Tempo, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Stampa Le donne
preferiscono far tutto da sole perché lui fa perdere troppo tempo. ll segreto,
invece, è "giocare insieme" La coppia scoppia sui
lavori di casa Conflitti La prima causa di litigi è la gestione delle faccende
domestiche La coppia scoppia tra le pareti domestiche e la principale causa è
la gestione delle fatidiche faccende domestiche. Ben sei italiani su dieci
(63%) ritengono infatti, secondo quanto emerge da un sondaggio promosso
dall'osservatorio Spontex Homeloving Project, che la prima causa dei
conflitti domestici nasce proprio per la cura della casa. "Lei vuole avere
tutto sotto controllo" (71%), "vuole fare tutto in prima
persona" (66%), "sembra l'unica e sola padrona di casa" (59%)
affermano gli uomini. "Lui non vuole fare nulla" (63%), "non mi
aiuta mai" (61%), "vuole fare solo le cose che gli piacciono"
(58%), sostengono invece le donne. E anche quando decidono di farle insieme,
sulle pulizie di casa non si trova mai il momento che va bene ad entrambi tra
le "lei" che vorrebbero farle solo la mattina e i "lui" che
preferirebbero altri orari. Condotto con 501 interviste telefoniche tra uomini
e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni, lo studio ha coinvolto oltre 70
esperti tra psicologi, sociologi, avvocati matrimonialisti, mediatori
familiari, architetti e responsabili di associazione di categoria. E sono
proprio sette esperti su dieci a ritenere, in linea con una tendenza che sta
prendendo piede soprattutto in Usa e Regno Unito, che le faccende di casa
possono trasformarsi in un collante di coppia. Il segreto, sostengono, è
condividerle, "giocare insieme" e aiutare il partner in quelle che
proprio non "digerisce". Il 68% degli esperti è dell'avviso che
l'organizzazione dei ruoli nella gestione delle faccende domestiche è il primo
punto su cui fare leva per evitare i conflitti tra le pareti domestiche. E la
base è la condivisione, cosa, che a sorpresa, sembra più difficile da accettare
per le lei: sono soprattutto le donne a dire di voler fare le pulizie in solitudine,
come sottolinea il 69,2% delle intervistate che commenta "lui non è di
nessun aiuto", "è impacciato e mi fa perdere più tempo", solo
per citare qualche risposta al femminile). I più propensi a condividere le
faccende di casa sembrano essere invece gli uomini: solo il 32,9% degli uomini
preferisce occuparsene da solo. Importantissimo, invece, ritiene il 71% degli
esperti, che ciascuno dei due dia il proprio contributo, magari suddividendosi
le faccende in base alle preferenze o in generale in base a ciò in cui riesce
meglio.
( da "Tempo, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Stampa Il Tempo
delle parole Le sorprese che non vuoi le trovi sempre tutte Le parole della
politica. Questa settimana Il Tempo ha scelto quelle relative alla campagna
elettorale "pasquale". UOVO DI PASQUA-1 Saranno tagliate le ali
all'Alitalia? La compagnia di bandiera finirà nelle mani dei francesi che, da
nazionalisti indomiti, la acquisteranno per asservirla alla loro (Air France),
o i suoi libri saranno depositati presso il tribunale fallimentare? A Pasqua la
sorpresa: Silvio Berlusconi ha annunciato una cordata nazional-bancaria-familiare,
pronta a salvarla. Se ci riesce prenderà il volo... elettorale. E Walter
Veltroni resterà in aeroporto. UOVO DI PASQUA-2 Il giornalista Magdi Allam,
noto per le sue posizioni anti-integraliste-islamiche, alla fine si è convertito
al cristianesimo. E ha scelto, per il suo battesimo, un'occasione pubblica e
suggestiva: la veglia pasquale con papa Benedetto XVI. è un fatto molto
importante per la cristianità, abituata non senza proprie colpe, a troppi
percorsi inversi: dal cristianesimo all'Islam. UOVO DI PASQUA-3 Ancora una
volta è la par condicio a dominare le scene. Anzi, a impedirle. Il duello
Berlusconi-Veltroni non si farà mai, la legge voluta dalla sinistra, parla
chiaro. E ha avuto ragione Paolo Bonaiuti nel definire il ministro Paolo
Gentiloni, sostenitore del faccia a faccia tra i due, un fariseo. Gli antiberlusconiani hanno preteso regole ben precise per
ingessare l'odiato conflitto di interessi di Arcore e quando pensano che al contrario, possa essere loro
utile, ritengono doveroso bypassare allegramente le regole. E quindi? Ben venga
il duello, cioé i duelli: 15 confronti in tv da Santoro, Floris, Vespa. Tanti
sono, infatti, i candidati-premier, tra macro e micro leader. UOVO DI
PASQUA-4 è la Lega Sud (Movimento per le Autonomie), alleata del Pdl, e la
guida un post-dc dal nome nordico-bossiano: Raffaele Lombardo. E tra le
sorprese pasquali, oltre a essere amico di "Totò Cuffaro dei
cannoli", se l'è presa con Garibaldi, Ulisse e Verga, rei di aver
distrutto il Meridione borbonico, di averla fatta ricordare come la terra dei
Polifemi scemi, che si fanno fregare dai greci omerici "Nessuno", e
come la terra dei rassegnati e perdenti sul nascere. Bene, allora perché
Lombardo non sposa coerentemente la proposta del regista Michele Placido:
candidati del Nord in ogni collegio del Sud, visto che i meridionali (eletti ed
elettori) non si sono affrancati né dalle mafie, né dall'assistenzialismo né
dalla spazzatura? UOVO DI PASQUA-5 è la sorpresa che gli italiani, secondo il
sondaggio settimanale di Renato Mannheimer, vorrebbero trovare nell'uovo. Il
prossimo governo dovrà affrontare e risolvere le questioni legate al lavoro (il
20%), l'aumento dei salari (16%), il controllo dei prezzi (10%), la riduzione
delle tasse (9%), la sicurezza (l'8%). Altro che la riforma del sistema
elettorale. Bisognerebbe fare la riforma dei cervelli dei politici.
( da "Voce d'Italia, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Spettacolo Arnoldo
Foa' ed Erica Blanc nella commedia di Ernest Thompson Sul lago dorato Dal 25
marzo al 6 aprile al Teatro Parioli Debutta stasera al Teatro Parioli “Sul lago
dorato”, una commedia di Ernest Thompson divenuta celebre perché fu portata
sullo schermo nel 1981 dal regista Mark Ridell (sceneggiatura dello stesso
Ernest Thompson) con l'interpretazione di due premi Oscar, Henry Fonda e
Katherine Hepburn, oltre che di Jane Fonda. “Sul lago dorato” è una commedia
“sentimentale” che interessa tre generazioni: narra di un
professore in pensione che alla vigilia dei suoi ottant'anni ospita la figlia e
il nipotino nella sua villa nel New England. Tra il vecchio e il bambino, dopo
le schermaglie iniziali e l'immancabile conflitto generazionale, nasce un
grande affetto che continuerà ben oltre quell'estate. In Italia è stata
proposta anni fa nella traduzione e adattamento di Nino Marino, interpretata da
Ernesto Calindri, che ha avuto al suo fianco prima Olga Villi, poi Liliana
Feldmann. Oggi vedremo una nuova emozionante versione con Arnoldo Foà ed Erica
Blanc. “La ricchezza dei dialoghi” – spiega il regista Maurizio Panici – “che
proviene dalla situazione affettuosamente conflittuale tra i personaggi, e il linguaggio
del protagonista maschile, completamente spiazzato dal nuovo lessico adottato
dal nipote, creano di continuo situazioni di divertito conflitto tra i diversi
antagonisti”. “Sul lago dorato” è anche e soprattutto un affettuoso sguardo a
mondi diversi che si ritrovano al di là delle convenzioni sociali e delle età,
una commedia di sentimenti al quale tanto cinema si è ispirato e che ha fatto
sognare tantissimi spettatori . “Mi è piaciuta l'idea di questo testo, ormai un
classico” – dice Arnoldo Foà – “perchè io ed Erica Blanc siamo una vecchia
coppia che vi farà ricordare molte tenere cose...”. “E poi perchè 'Sul lago
dorato', con eleganza e arguzia, tratta un tema importante, quello della
difficoltà a comunicare tra familiari, nonostante l'affetto: padre e figlia non
riescono a parlarsi, a lasciarsi andare, perchè in fondo sono simili e
“testoni”, come li definisce la madre”. “Sul lago dorato” Scritto da Ernest
Thompson Traduzione e adattamento di Nino Marino Con Arnoldo Foa, Erica Blanc,
Loredana Giordano, Valerio Santoro Regia di Maurizio Panici Musiche di Roberto
Procaccini Scene e costumi di Aldo Buti Produzione: Associazione culturale La
Pirandelliana Dal 25 marzo al 6 aprile Teatro Parioli Via Giosuè Borsi, 20 -
Roma Orario spettacoli: - dal martedì al sabato ore 21.30 - domenica ore 18.00
- lunedì riposo Prezzo biglietti: - dal martedì al venerdì platea 26,00 -
balconata 22,00 Euro - sabato e domenica platea 27,50 - balconata 23,50 Euro
Per informazioni e prenotazioni: - Tel. 06.8073040/41 - www.teatroparioli.it di
Rosa Ardia rosa.ardia@voceditalia.it.
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Libri L'analisi
tempestiva di Guido Rossi Economia Il trionfo della irrazionalità in "Il
mercato d'azzardo" edito da Adelphi Valentino Parlato Guido Rossi è anche
(e sottolineo anche) un gran lavoratore. All'impegno nel suo centralissimo
studio professionale milanese aggiunge quello di docente universitario e,
perdipiù, scrive libri di grande interesse. Dopo altri
intriganti suoi titoli - Il ratto delle sabine, Il conflitto epidemico e Il
gioco delle regole - possiamo leggere quest'anno Il mercato d'azzardo (come gli
altri edito da Adelphi, pp.110, euro 13,50) inevitabile e stimolante
conseguenza del Gioco delle regole. Il mercato non è più il luogo
principe della razionalità economica, ma quasi una roulette, dove si può
vincere o perdere al di fuori di ogni supposta razionalità delle regole
dell'economia. In questa sua più recente produzione Guido Rossi si rifà a
Keynes che scriveva: "Quando l'accumulazione di capitale di un paese
diventa il sottoprodotto delle attività di un casinò è probabile che le cose
vadano male". E sempre di Keynes pubblica la riproduzione di una lettera
scritta a mano in cui, dopo avere presenziato a un'assemblea societaria,
scrive: "Ma è l'ultima volta che partecipo a un'assemblea del genere.
Anche se stavo in fondo alla sala mi sono beccato il vaiolo, la sifilide e le
pulci. E non avevo la minima idea che gli azionisti puzzassero a quel
modo". Keynes è stato, credo, il più efficace critico borghese del
capitalismo e soprattutto delle sue supposte deviazioni, ma vorrei mettere a
monte anche le analisi di Rudolf Hilferding nel suo Il capitale finanziario,
dove spiega che quando si passa dal D (denaro) M (merce) D (denaro) al D-D,
prescindendo dalla merce siamo ben oltre il vaiolo e la sifilide di Keynes e
vale ancora ricordare - come scrive Giulio Pietranera nella sua straordinaria
introduzione - che quell'opera fu molto utilizzata da Lenin nel suo
Imperialismo fase suprema del capitalismo. La denuncia dell'irrazionalità del
mercato non è di oggi, ma oggi - questo ci dice Guido Rossi - l'irrazionalità
non salva nessuno, neppure i ricchi e i potenti come ci conferma la cronaca di
questi giorni con il fallimento della Bear Stearns e come prova ancora di più
la banalizzazione del conflitto di interessi, tale da
configurare una condizione di totale anarchia, di tutti contro tutti. Certo una
delle cause dell'attuale crisi va individuata - come ci dice ancora Rossi -
nella proliferazione dei derivati (subprime inclusi), che fa tornare alla mente
il vecchio detto: "Chi è causa del suo mal pianga se stesso" o anche
"chi semina vento raccoglie tempesta". Ma in questa anarchia si
evidenzia anche il fatto che lo strato sociale più colpito è quello dei medi e
piccoli risparmiatori. E si verifica, inoltre, la messa in causa della società
per azioni, che da fondamento del capitalismo, sarebbe "giunta al termine
del suo ciclo storico" - come scrive Guido Rossi, quasi a conclusione del
Mercato d'azzardo. Certo, il passaggio da D-M a D-D, segna una svolta, ma dal
1910 quando fu pubblicato Il Capitale finanziario a oggi è passato quasi un
secolo con ben due guerre mondiali e il regno del capitale finanziario si è
esteso e sofisticato. Il socialdemocratico Hilferding finì massacrato dalla
Gestapo e nel corso di questo secolo sono emerse più di una novità.
Innanzitutto, la globalizzazione e lo sviluppo dei mezzi di comunicazione. Il
mercato è il mondo in tempo reale e gli stati nazionali contano assai di meno.
Non ci sono più cautele nazionali contro l'azzardo. Per concludere su questo
breve volume, da leggere e da rileggere, colpisce la sua tempestività: la crisi
è al suo apogeo. Nessuno può pensare che Guido Rossi abbia provocato questa
crisi per promuovere la sua opera, ma in ogni caso è stato tempestivo. Aveva
capito in tempo che cosa doveva scrivere. Bene.
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
La natura è estranea.
La natura è un ambiente strano... Nella City: là soltanto si esaltano e gemono
le museGottfried Benn Una città monumento per reagire allo "sprawl"
Con Rem Koolhaas fondatore dell'Office for Metropolitan Architecture, Elia
Zenghelis propone edifici di dimensioni elefantiache come soluzione ecologica
all'espansione urbana. Un incontro con l'architetto di origine greca Gabriele
Mastrigli "È sconvolgente constatare come, dopo un secolo di grande
fermento politico, la nostra comprensione dei valori dell'architettura sia oggi
deformata da una confusione senza precedenti: la incondizionata fiducia nelle
virtù della democrazia liberale riguardo al futuro delle città sembra ignorare
l'evidente paradosso del conflitto irrisolto tra una idea
di democrazia come processo decisionale amministrato pubblicamente e l'attuale
fede cieca nei diritti (e nel potere assoluto) dell'individuo. Dovrebbe
tuttavia essere ormai chiaro che la celebrata "informalità" delle
città contemporanee (lo sprawl, l'urbanistica bottom-up, l'auto-organizzazione
e altre simili mitologie) è nella maggior parte dei casi un cavallo di Troia
per le politiche manipolative di sfruttamento urbano, tanto più informale
quanto più rinforza il potere del mercato - un potere nel quale ciascuno è
libero di partecipare come consumatore, ma nessuno è invitato quando si tratta
di tracciarne le regole". Non nasconde il suo atteggiamento polemico nei
confronti dell'odierno stato dell'architettura e dell'urbanistica Elia
Zenghelis, architetto, classe 1937, una vita trascorsa (come progettista, ma
soprattutto come docente) nei luoghi seminali della costruzione del pensiero
sulla città: dalla Grecia, dove è nato, al Sudafrica, dalla Londra degli anni
'60, all'America degli anni '70 e poi di nuovo l'Europa. Di questo percorso il
baricentro è senz'altro l'elaborazione teorico-progettuale condotta all'interno
dell'Office for Metropolitan Architecture (Oma), lo studio che ha fondato nel
1975 con un suo ex studente olandese, Rem Koolhaas, e che ha abbandonato dodici
anni dopo, in disaccordo con il partner. Centro della riflessione è il ruolo
dell'architettura nella costruzione della città, "un ruolo che oggi viene
negato all'architettura, proprio quando la si riduce a un problema di stili, di
futili preoccupazioni estetiche, di competizione tra 'firme' individuali che
rappresentano il precipitato dell'attuale potere economico del pluralismo, di
cui le cosiddette archistar sono i primi schiavi", ci dice nel corso di un
incontro a margine del simposio La dimensione politica dell'architettura
organizzato nei giorni scorsi a Firenze dalla Syracuse University e
dall'Osservatorio sull'architettura / Fondazione Targetti. In quale contesto si
è formato il suo interesse per l'architettura e quale idea di città lo ha
incarnato? Nel 1948, quando avevo undici anni, Atene era una città devastata
dall'occupazione italo-tedesca, in preda a una guerra civile che aveva
consegnato il paese nelle mani di una destra estremamente autoritaria. Fu
proprio nel 1948 che decisi di diventare un architetto, quando per la prima
volta andai a trovare mio padre in Sudafrica, a Johannesburg, e vidi quello che
all'epoca mi parve un miracolo: una metropoli fatta di costruzioni alte e
imponenti, che esprimevano un incredibile senso della città. Cominciai allora a
sentire il fascino dei grandi edifici come ingredienti necessari per la
struttura urbana. Una dimensione grande, espressione dello spazio denso e
compatto della città, in netto contrasto con ciò che città non è, con la
campagna; uno spazio altamente artificiale che preserva e alimenta il senso di
urbanità, destinato a scomparire quando gli edifici si fanno piccoli e radi
come nello sprawl che domina oggi nei territori suburbani. Come è avvenuto il
suo primo contatto con la cultura architettonica ufficiale? A Londra, dove ero
andato a studiare all'Architectural Association, scoprii che l'ideologia
dominante era l'opposto di quello che andavo cercando: l'apoteosi della piccola
scala e poi del "verde", prima con il Team X poi con la stagione
degli Archigram, che, a mio avviso, dissolvevano ogni idea di urbanità. Rem
Koolhaas entrò nella scuola nel 1968, rimanendo del tutto distante da questo
clima giocoso che per esempio si respirava nel corso di Tony Dugdale, un amico
degli Archigram, da lui frequentato al primo anno. Scappò da lì per venire
nella mia unit e trovammo subito un terreno di riflessione comune. Partecipammo
così insieme al concorso La Città come ambiente significante indetto nel 1971
dalla rivista "Casabella", per il quale proponemmo il progetto Exodus:
una città lineare definita da due lunghi muri paralleli e sovrapposta al
tessuto di Londra come una sorta di Muro di Berlino invertito; una metafora
dell'inversione critica delle categorie di bellezza e bruttezza, di libertà e
prigionia, di ortodossia e moda, di ipocrisia e politica. Fu l'inizio di un
percorso comune che sarebbe durato quindici anni. Quali erano i temi su cui lei
e Koolhaas convergevate in quel periodo? E come nacque l'Oma? A unirci era
certamente il tema della grande dimensione dell'architettura, ma anche
l'interesse per il costruttivismo russo e per la figura di Leonidov. Rem aveva
già abbozzato l'idea di un libro insieme a Gerrit Oorthuys e penso sia stato
questo a spingerlo a occuparsi di architettura e a venire a Londra all'AA. I
suoi primi progetti dovevano molto a Leonidov, fra gli altri il progetto La
superficie del 1969, uno storyboard in cui si immaginava la costruzione di una
città composta da grandi piattaforme artificiali programmaticamente differenti.
Poi ci fu l'incontro con New York, grazie alla fascinazione di Rem per
Manhattan. In quel periodo, mentre io insegnavo alla Columbia University e alla
Syracuse, facemmo una serie di progetti immaginari ispirati proprio da
Manhattan. Rem e io lavoravamo quindi insieme già da anni, quando nel 1975
decidemmo di chiamare lo studio Oma. Il nome venne trovato durante una
discussione in un ristorante di New York: Madelon Vriesendorp, la moglie di
Rem, che faceva parte del gruppo come anche la mia ex-moglie Zoe, propose di
enfatizzare il termine "metropoli", il cuore della nostra
riflessione. In sostanza Manhattan diventò l'ingrediente principale del nostro
approccio all'architettura. Rem era arrivato a New York prima di me per
iniziare a lavorare a quello che sarebbe diventato il suo libro più importante,
Delirious New York. Io seguii poco dopo vivendo un'esperienza analoga a quella
che avevo fatto a Johannesburg, ma cento volte più intensa. Quale fu il motivo
della sua separazione dall'Oma? Era la metà degli anni Ottanta e mentre stavo
divorziando da mia moglie, compresi che questo avrebbe coinciso con un divorzio
dallo studio. Rem non voleva crederci. Tuttavia la nostra distanza era
inevitabilmente aumentata da quando lui aveva aperto uno studio a Rotterdam e
aveva cominciato a lavorare a progetti olandesi come la riqualificazione
dell'IJ plein di Amsterdam o il teatro di danza a L'Aja, sui quali io avevo
espresso delle riserve, mentre io realizzavo l'edificio al Checkpoint Charlie a
Berlino, insieme a Mathias Sauerbruch. Più in generale, mi sembrava che nella
impostazione del nuovo studio mancasse quello spirito di riflessione intensa
che aveva caratterizzato i progetti teorici dei primi anni, in particolare
quelli che avevamo realizzato per New York e che erano diventati la "conclusione
immaginaria" del libro di Rem. In quel periodo Rem era estremamente
ansioso di ottenere incarichi. All'opposto io me ne curavo meno e avrei voluto
continuare con quel genere di progetti. Dunque gli anni successivi
all'abbandono dell'Oma sono stati anni dedicati soltanto alla professione con
il suo nuovo studio Gza (Gigantes-Zenghelis Architects), ma anche anni di
rinnovato interesse per l'insegnamento. Dall'AA sono andato alla Kunstakademie
di Düsseldorf e poi all'Accademia di Mendrisio e al Berlage Institute, che da
Amsterdam si è successivamente spostato a Rotterdam. Ad accomunare tutte queste
esperienze didattiche è stata l'investigazione di grandi progetti urbani, con
edifici di notevoli dimensioni. È stato il mio modo di reagire alla
constatazione che la città si stava progressivamente dissolvendo, in maniera
inversamente proporzionale alla crescita del paesaggio suburbano. In
particolare, al Berlage Institute ci siamo occupati per lo più di progetti
urbani che prevedevano complessi architettonici di grandi dimensioni, allo
scopo di "densificare" in maniera coerente il centro cittadino.
Questo ha progressivamente portato all'idea che in un gruppo di lavoro tutti
gli studenti partecipano a un unico progetto collettivo, piuttosto che formulare
ipotesi alternative. Eppure l'idea dominante oggi è che queste grandi strutture
- in Italia si parla spesso di "ecomostri" - siano la rovina del
paesaggio. Ma proprio questo è il problema. L'idea di concentrare le
costruzioni in strutture urbane ad alta densità è, al contrario, la soluzione
più ecologica al problema dell'espansione delle città. Possiamo affermare che
lo sprawl sia ecologico? Si tratta di comprendere a fondo il filo rosso che
lega inestricabilmente il concetto di limite della città a quello di grande dimensione
dell'architettura. Non si dà città senza una chiara identificazione dei sui
limiti e dunque senza chiarezza sulla forma dell'architettura che la
costituisce. E non c'è dubbio che, oltre una certa dimensione, gli edifici
assumono automaticamente caratteri di monumentalità. Da qui l'importanza di
riflettere sul tema dell'architettura come monumento non tanto nella sua
accezione banalmente retorico-celebrativa, ma come quel dispositivo
architettonico che consente da una parte di rigenerare la città e la sua
dimensione urbana, dall'altra di salvaguardare l'idea stessa di natura come
condizione altra dalla città. Così come non c'è dubbio che, proprio in virtù
delle sue grandi dimensioni, questa architettura non può essere il campo di
gioco per gli esercizi di stile delle archistar, ma deve presentare un
sufficiente grado di semplicità, quasi di anonimato delle forme - simile, per
fare un paragone con l'arte, all'effetto che procurano le grandi tele di
Rothko. È possibile un orientamento di questo genere nell'attuale contesto
politico? Molto di quello in cui credo è oggi difficile da applicare al
contesto politico. Prima che dell'architettura il problema è della cultura, che
dovrebbe essere qualcosa di profondamente condiviso dalla collettività e in cui
la collettività si riconosce. Ma questo è impossibile senza una precisa volontà
politica che supporti tale istanza. D'altra parte se il significato
dell'architettura è ancora quello di rappresentare la dimensione politica della
città, il suo catalizzatore formale continua a essere la riflessione sulla
modernità. E la modernità non ha a che fare con l'avanguardia, ma con un
continuo riarticolare e reinventare le convenzioni che ci sono state lasciate
dalle precedenti modernità.
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Al voto Una lettera a
Mediaset per chiedere parità di trattamento con il Pdl: "È una questione
di democrazia". E lo stato maggiore del partito insiste: "Confronto
tv tra Veltroni e Berlusconi". Gli uomini del Cavaliere:
"Impossibile" Il Pd riscopre il conflitto d'interessi Micaela Bongi Il confronto in
tv tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi si può e si deve fare. Lo stato
maggiore del Pd torna all'attacco. Per l'ultima parte di campagna elettorale,
oltre a chiamare a raccolta il popolo delle primarie nell'operazione "convinci
almeno tre indecisi", il partito gioca la carta del duello
televisivo con il leader del Pdl: "Si sta creando una situazione ridicola
e paradossale. Berlusconi finge disponibilità a un confronto tv con Veltroni
per poi dare mandato ai suoi collaboratori di affermare che il confronto è
impossibile", lamenta il responsabile comunicazione Ermete Realacci. Che
allo stesso tempo reclama: "Si chiede ogni giorno l'abolizione della par
condicio mentre questa viene sistematicamente violata dai tg Mediaset che hanno
dedicato a Berlusconi e al Pdl un tempo quasi doppio di quello dato a Walter
Veltroni". In realtà anche i tg della tv pubblica - secondo le ultime
rilevazioni dell'Authority che ha inviato un richiamo a tutte le testate,
pubbliche e private - dedicano più tempo al Pdl e non solo a svantaggio del Pd,
ma di tutte le altre liste, penalizzate ovviamente molto di più del partito di
Veltroni. Per quanto riguarda La 7, poi, la "dispar condicio" ha
portato il comitato di redazione a denunciare un "danno d'immagine"
per la testata e a chiedere un incontro urgente con il direttore delle news e
con l'amministratore delegato di Ti Media. Ma, sorvolando sulla 7 e evitando di
tirare in ballo la Rai (i cui tg non si comportano tutti allo stesso modo), è
al Biscione che si rivolgono pubblicamente i vertici del Partito democratico,
con il responsabile comunicazione Marco Follini che chiede, in una lettera
aperta ai direttori, di "correggere la disparità di trattamento".
"Rinnoviamo il nostro appello ai tanti professionisti delle reti Mediaset
a rientrare in un tipo di informazione rispettosa delle norme e delle forze
politiche in una fase così cruciale. È una questione di democrazia. È una
questione di civiltà", gli fa eco Fabrizio Morri, capogruppo Pd in
vigilanza. Nel frattempo, è sempre Realacci a sostenere che seppure
"l'imbarazzo" di Berlusconi nell'accettare il confronto tv "è
comprensibile", "i cittadini italiani hanno il diritto di verificare
le effettive proposte e qualità di chi si candida a governarli. È una questione
di elementare democrazia", anche qui. "Sottrarsi al confronto è un
errore e un danno", incalza Goffredo Bettini. Dunque, da una parte il Pd,
puntando l'indice sui tg Mediaset, riscopre per il rush finale il conflitto d'interessi, ma senza esagerare; dall'altra insiste con il
duello tv: anche se alla fine non si farà, nel frattempo si potrà sempre dire
che sua emittenza ha paura e rifiuta le regole di "elementare
democrazia", appunto. In effetti, come sostiene Realacci, il Cavaliere da
una parte si dice pronto al tele-duello, ma dall'altra fa ripetere ai suoi che
metterlo in piedi è impossibile perché non è consentito dal regolamento sulla
par condicio, quella che il cavaliere definisce quotidianamente "legge
liberticida". Non è esattamente così, perché se anche la commissione di
vigilanza ha stabilito che non si faranno faccia a faccia negli spazi delle
tribune politiche (e a suo tempo il Pd non si è strappato i capelli per
questo), è pur sempre possibile realizzare i confronti nei programmi di approfondimento.
Si sono già fatti avanti Giovanni Floris, Bruno Vespa e il direttore di Sky
Tg24 Emilio Carelli, che riferisce di avere già il sì di Veltroni. Mentre Vespa
spiega che sia Veltroni che Berlusconi si sono detti disponibili, ma "lo
staff del leader del Pdl si è richiamato al divieto di confronti diretti tra i
candidati premier espresso dal presidente della vigilanza". E su quel
divieto che divieto non è, insisteva ancora ieri Paolo Bonaiuti: "Il
confronto è la negazione della loro stessa par condicio".
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Alle 14, nella sede della
Magliana, si incontrano Spinetta, Maurizio Prato e nove sindacati. Atteso
qualche cambiamento (minimo) nella proposta francese. Prodi attacca le
"cordate che non si vedono" e i sindacati che "fanno scappare
gli investitori" Francesco Piccioni Uno spettacolo inguardabile. A poche
ore dall'inizio della tornata decisiva di incontri tra Air France, Alitalia e
sindacati presenti in azienda, non c' è traccia di una sola ipotesi credibile
di soluzione "pacifica". Governo uscente e opposizione sono
ovviamente ai ferri corti per motivi elettorali, con curiose sovrapposizioni
(ora tutti vogliono "salvare Malpensa"); il governo è frantumato al
suo interno (tanto è dimissionario); il premier ancora in carica accusa i
sindacati di aver fatto "fuggire" a suo tempo Lufthansa e chiede loro
"senso di responsabilità" (tradotto: non fate tanto i difficili per
un po' di licenziamenti...); questi ultimi rispondono per le rime, ma non
sembrano presentarsi stamattina con intenzioni identiche. Lo stesso "salvatore
della patria volante", Jean-Cyril Spinetta, presidente di Air France-Klm,
non sembra certo di poter ottenere ciò che vuole; anche perché la sua posizione
di forza (è l'unico ammesso a trattare la vendita della compagnia, ormai alla
canna del gas quanto a liquidità) è incrinata dalla necessità di avere
l'accordo sia dei sindacati che del prossimo governo. Sembra un'impietosa
istantanea della "mucillagine" individuata dal prof. De Rita. Il più
probabile futuro premier, ahinoi Silvio Berlusconi, da un lato preannuncia che
non apporrà mai la sua firma istituzionale sotto il contratto di vendita ai
francesi, mentre lo farebbe a una cordata "italiana" che avesse nella
squadra i suoi figli (apponendo perciò la firma su entrambi i lati del
contratto). Tanto il conflitto di interesse non è più un
tema di scontro politico, sentenziò Walter Veltroni. Il primo piano, nella
giornata, se lo è guadagnato Romano Prodi. Il quale ha cercato di essere
"centrista" più che poteva, finendo per scontentare tutti;
soprattutto a sinistra. Da un lato ha minimizzato il ruolo delle
"cordate" italiane, sempre nominate ma mai apparse: "una
proposta deve essere seria, concreta, con delle risorse, delle persone e un
piano industriale (qualcuno del settore, insomma; ndr); finora non si è visto
nulla". Ha fatto l'esempio del fondo Tpg, quello "con maggiore
eseprienza di ristrutturazione di linee aeree" presentatosi "insieme
a Mediobanca"; ma fuggito via perché, avendo esplicitamente richiesto la
partecipazione di almeno alcuni uomini d'affari italiani, non riuscirono a
trovarne. Dall'altro lato se l'è presa con i sindacati, nel modo già detto.
Provocando una reazione rabbiosa in Raffaele Bonanni, segretario generale della
Cisl, infuriato perché "da 18 mesi ci tengono all'oscuro" sul
procedere della vendita di Alitalia; e che perciò rovescia il senso del
"caso Lufthansa", ricordando che questa "si è ritirata" per
"l'indissolubile rapporto tra Prodi e Air France". Altri sindacalisti
che hanno partecipato agli incontri con i tedeschi nell'arco di sei mesi, ricordano
che le cose si svolsero in un altro modo. E riconoscono la
"correttezza" mostrata dai tedeschi, che decisero alla fine di non
potersi permettere un investimento di quella portata, presi com'erano da altri
impegni internazionali. Sembrerebbe perciò che oggi alle 14, nella sede
centrale della Magliana, i sindacati abbiano deciso di presentarsi con un
"no" secco alle proposte francesi. Ma non è affatto così. "I
problemi devono essere affrontati subito - ha spiegato Luigi Angeletti, segretario
generale della Uil - non vedo perché aspettare un nuovo governo per fare la
trattativa" (Bonanni aveva speso parole a favore di un rinvio ad aprile).
Fabrizio Solari, segretario dell Filt Cgil chiede che Air France
"modifichi il suo atteggiamento; siamo disposti a trattare, ma non
accetteremo offerte 'prendere o lasciare'". Il margine, fanno sapere
ancora dalla Francia, è comunque ristrettissimo. E' probabile che Spinetta si
presenti al tavolo con qualche modifica di lieve entità, il minimo necessario -
per un non italiano - per andare avanti. Voci danno per probabile un
ripensamento sulla divisione Cargo, il che permetterebbe ai piloti dell'Anpac
di tornare ad "apprezzare" il piano. Ma se cede su un punto, poi
Spinetta non potrà non fare altrettanto su altri ancora. Ogni sindacato - a
seconda della fascia di lavoratori rappresentati - ha perciò dei propri margini
di elasticità. Tutti però si rendono ben conto che in campo c'è al momento un
solo compratore con un credibile - e dolorosissimo - piano industriale. Prendere
altro tempo, superando le colonne d'Ercole delle elezioni, significa aiutare -
di fatto - chi punta al fallimento della compagnia. La scelta, in assenza di
uno Stato troppo poco credibile per esercitare l'opzione "intervento
pubblico" in contrasto con Bruxelles, è ormai ridotta all'affidarsi alle
mani di un "chirurgo" esperto oppure attendere l'arrivo delle termiti
(le "cordate italiane" berlusconiane), pronte ad afferrare ognuna il
pezzetto che più le serve. Complimenti a molti registi di questo sfascio.
( da "Liberazione" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Marco Sferini* Ci
sono anche compleanni tristi. Un lustro di guerra, un lustro di pantano dove le
armi, le ferite, il sangue e il dolore si mescolano ormai indistintamente e nel
quale nessuno riconosce più la gravità e il peso della politica e dell'economia
che alimenta lo sterminio degli iracheni e degli afghani. Questi ultimi da
ancora più tempo. Anche in questo frangente si possono vedere le differenze tra
il blocco liberista Pd-Pdl e la Sinistra l'Arcobaleno che mette nel suo
programma il rilancio di una politica di pace, di ritorno al rispetto senza se
e senza ma dell'artitolo 11 della Costituzione. Le missioni di esportazione
della democrazia a stelle e strisce hanno costituito non solamente un
fallimento, ma l'ipocrita copertura degli interessi imperialisti delle grandi
potenze occidentali. Passando in rassegna questi cinque anni di conflitti e di
stermini di massa, si possono riconoscere tutti i segni distintivi
dell'aggressività di chi ha ancora oggi la pretesa di sopravvivere ad altri
popoli, di espandersi a scapito di altre nazioni e di imporre, a
completamento del tutto, una morale e un codice di comportamento sociale che
derivi dal presunto libertarismo americano. La guerra detta "globale"
oggi è per davvero un tratto distintivo delle relazioni tra le persone, tra le
borse e conferma la teoria secondo cui il miglioramento di una fase recessiva
dell'economia può avvenire anche grazie ad uno sforzo bellico: quando una unità
di barile di petrolio passa dai 30 dollari del periodo pre-guerra ai 150 dollari
di oggi, si mette a disposizione di tutti un dato che parla più di mille libri
ed analisi di cavillosi economisti. Anche la politica italiana ha sacrificato
qualcosa sull'altare dell'arricchimento petrolifero e dell'accaparramento di
quanto vi era di prezioso nel vecchio Iraq, nella vecchia terra dei due fiumi.
Il coraggio del centrosinistra si è fermato dopo il ritiro delle truppe dal
paese mesopotamico: era un impegno tra i primi messi nel programma dell'Unione
e la vittoria, quella strana vittoria di misura, era così fresca che non si
poteva non dare un segnale di discontinuità rispetto al governo Berlusconi.
Oggi tutto sembra invece tornato alla "normalità": i conservatori più
fermi nei loro propositi e quelli più accondiscendenti al compromesso si ritrovano
sotto una unica esigenza. Un'esigenza che assume proporzioni non trascurabili:
fare le riforme, fare una "legislatura costituente" e cambiare così
anche la Costituzione. Rendere l'Italia moderna, dicono. Rialzati Italia, si
può fare. Gli slogan si sprecano e, nel mentre il finto spettacolo della lotta
a due tra democratici e berlusconiani va in onda in tutte le piazze, nelle
liste elettorali hanno preso posto militari, generali che a suo tempo sono
stati nel Kosovo o a Kabul. Non c'è contraddizione in tutto ciò. Fa parte del
patto di una nuova unità nazionale che non esclude l'intervento armato come
risoluzione delle controversie internazionali. E quando la proposta della
Sinistra l'Arcobaleno si fa avanti e annuncia l'esatto opposto, ecco che lo spirito
di minimizzazione viene avanti e si costruisce l'artifizio secondo cui noi,
gente di sinistra, non saremmo altro che dei sognatori aggrappati ad un
impianto anacronistico, quasi irreale. In fondo, Veltroni e Berlusconi, come
Blair e Bush, si dicono amici della democrazia, della pace e della fratellanza
tra i popoli. E la verità diventa un sottile foglio di cartavelina dove non è
possibile però scrivere nessuna parola. Soprattutto una: "pace".
*redattore www.esserecomunisti.it 25/03/2008.
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Una città monumento
per reagire allo "sprawl" La natura è estranea. La natura è un
ambiente strano... Nella City: là soltanto si esaltano e gemono le
museGottfried Benn Con Rem Koolhaas fondatore dell'Office for Metropolitan
Architecture, Elia Zenghelis propone edifici di dimensioni elefantiache come soluzione
ecologica all'espansione urbana. Un incontro con l'architetto di origine greca
Gabriele Mastrigli "È sconvolgente constatare come, dopo un secolo di
grande fermento politico, la nostra comprensione dei valori dell'architettura
sia oggi deformata da una confusione senza precedenti: la incondizionata
fiducia nelle virtù della democrazia liberale riguardo al futuro delle città
sembra ignorare l'evidente paradosso del conflitto
irrisolto tra una idea di democrazia come processo decisionale amministrato
pubblicamente e l'attuale fede cieca nei diritti (e nel potere assoluto)
dell'individuo. Dovrebbe tuttavia essere ormai chiaro che la celebrata
"informalità" delle città contemporanee (lo sprawl, l'urbanistica
bottom-up, l'auto-organizzazione e altre simili mitologie) è nella
maggior parte dei casi un cavallo di Troia per le politiche manipolative di
sfruttamento urbano, tanto più informale quanto più rinforza il potere del
mercato - un potere nel quale ciascuno è libero di partecipare come
consumatore, ma nessuno è invitato quando si tratta di tracciarne le
regole". Non nasconde il suo atteggiamento polemico nei confronti
dell'odierno stato dell'architettura e dell'urbanistica Elia Zenghelis,
architetto, classe 1937, una vita trascorsa (come progettista, ma soprattutto
come docente) nei luoghi seminali della costruzione del pensiero sulla città:
dalla Grecia, dove è nato, al Sudafrica, dalla Londra degli anni '60,
all'America degli anni '70 e poi di nuovo l'Europa. Di questo percorso il
baricentro è senz'altro l'elaborazione teorico-progettuale condotta all'interno
dell'Office for Metropolitan Architecture (Oma), lo studio che ha fondato nel
1975 con un suo ex studente olandese, Rem Koolhaas, e che ha abbandonato dodici
anni dopo, in disaccordo con il partner. Centro della riflessione è il ruolo
dell'architettura nella costruzione della città, "un ruolo che oggi viene
negato all'architettura, proprio quando la si riduce a un problema di stili, di
futili preoccupazioni estetiche, di competizione tra 'firme' individuali che
rappresentano il precipitato dell'attuale potere economico del pluralismo, di
cui le cosiddette archistar sono i primi schiavi", ci dice nel corso di un
incontro a margine del simposio La dimensione politica dell'architettura
organizzato nei giorni scorsi a Firenze dalla Syracuse University e
dall'Osservatorio sull'architettura / Fondazione Targetti. In quale contesto si
è formato il suo interesse per l'architettura e quale idea di città lo ha
incarnato? Nel 1948, quando avevo undici anni, Atene era una città devastata
dall'occupazione italo-tedesca, in preda a una guerra civile che aveva
consegnato il paese nelle mani di una destra estremamente autoritaria. Fu
proprio nel 1948 che decisi di diventare un architetto, quando per la prima
volta andai a trovare mio padre in Sudafrica, a Johannesburg, e vidi quello che
all'epoca mi parve un miracolo: una metropoli fatta di costruzioni alte e
imponenti, che esprimevano un incredibile senso della città. Cominciai allora a
sentire il fascino dei grandi edifici come ingredienti necessari per la
struttura urbana. Una dimensione grande, espressione dello spazio denso e
compatto della città, in netto contrasto con ciò che città non è, con la
campagna; uno spazio altamente artificiale che preserva e alimenta il senso di
urbanità, destinato a scomparire quando gli edifici si fanno piccoli e radi
come nello sprawl che domina oggi nei territori suburbani. Come è avvenuto il
suo primo contatto con la cultura architettonica ufficiale? A Londra, dove ero
andato a studiare all'Architectural Association, scoprii che l'ideologia
dominante era l'opposto di quello che andavo cercando: l'apoteosi della piccola
scala e poi del "verde", prima con il Team X poi con la stagione
degli Archigram, che, a mio avviso, dissolvevano ogni idea di urbanità. Rem
Koolhaas entrò nella scuola nel 1968, rimanendo del tutto distante da questo
clima giocoso che per esempio si respirava nel corso di Tony Dugdale, un amico
degli Archigram, da lui frequentato al primo anno. Scappò da lì per venire
nella mia unit e trovammo subito un terreno di riflessione comune. Partecipammo
così insieme al concorso La Città come ambiente significante indetto nel 1971
dalla rivista "Casabella", per il quale proponemmo il progetto
Exodus: una città lineare definita da due lunghi muri paralleli e sovrapposta
al tessuto di Londra come una sorta di Muro di Berlino invertito; una metafora
dell'inversione critica delle categorie di bellezza e bruttezza, di libertà e
prigionia, di ortodossia e moda, di ipocrisia e politica. Fu l'inizio di un
percorso comune che sarebbe durato quindici anni. Quali erano i temi su cui lei
e Koolhaas convergevate in quel periodo? E come nacque l'Oma? A unirci era
certamente il tema della grande dimensione dell'architettura, ma anche l'interesse
per il costruttivismo russo e per la figura di Leonidov. Rem aveva già
abbozzato l'idea di un libro insieme a Gerrit Oorthuys e penso sia stato questo
a spingerlo a occuparsi di architettura e a venire a Londra all'AA. I suoi
primi progetti dovevano molto a Leonidov, fra gli altri il progetto La
superficie del 1969, uno storyboard in cui si immaginava la costruzione di una
città composta da grandi piattaforme artificiali programmaticamente differenti.
Poi ci fu l'incontro con New York, grazie alla fascinazione di Rem per
Manhattan. In quel periodo, mentre io insegnavo alla Columbia University e alla
Syracuse, facemmo una serie di progetti immaginari ispirati proprio da
Manhattan. Rem e io lavoravamo quindi insieme già da anni, quando nel 1975
decidemmo di chiamare lo studio Oma. Il nome venne trovato durante una
discussione in un ristorante di New York: Madelon Vriesendorp, la moglie di
Rem, che faceva parte del gruppo come anche la mia ex-moglie Zoe, propose di
enfatizzare il termine "metropoli", il cuore della nostra
riflessione. In sostanza Manhattan diventò l'ingrediente principale del nostro
approccio all'architettura. Rem era arrivato a New York prima di me per
iniziare a lavorare a quello che sarebbe diventato il suo libro più importante,
Delirious New York. Io seguii poco dopo vivendo un'esperienza analoga a quella
che avevo fatto a Johannesburg, ma cento volte più intensa. Quale fu il motivo
della sua separazione dall'Oma? Era la metà degli anni Ottanta e mentre stavo
divorziando da mia moglie, compresi che questo avrebbe coinciso con un divorzio
dallo studio. Rem non voleva crederci. Tuttavia la nostra distanza era
inevitabilmente aumentata da quando lui aveva aperto uno studio a Rotterdam e
aveva cominciato a lavorare a progetti olandesi come la riqualificazione
dell'IJ plein di Amsterdam o il teatro di danza a L'Aja, sui quali io avevo
espresso delle riserve, mentre io realizzavo l'edificio al Checkpoint Charlie a
Berlino, insieme a Mathias Sauerbruch. Più in generale, mi sembrava che nella
impostazione del nuovo studio mancasse quello spirito di riflessione intensa
che aveva caratterizzato i progetti teorici dei primi anni, in particolare
quelli che avevamo realizzato per New York e che erano diventati la
"conclusione immaginaria" del libro di Rem. In quel periodo Rem era
estremamente ansioso di ottenere incarichi. All'opposto io me ne curavo meno e
avrei voluto continuare con quel genere di progetti. Dunque gli anni successivi
all'abbandono dell'Oma sono stati anni dedicati soltanto alla professione con
il suo nuovo studio Gza (Gigantes-Zenghelis Architects), ma anche anni di
rinnovato interesse per l'insegnamento. Dall'AA sono andato alla Kunstakademie
di Düsseldorf e poi all'Accademia di Mendrisio e al Berlage Institute, che da
Amsterdam si è successivamente spostato a Rotterdam. Ad accomunare tutte queste
esperienze didattiche è stata l'investigazione di grandi progetti urbani, con
edifici di notevoli dimensioni. È stato il mio modo di reagire alla
constatazione che la città si stava progressivamente dissolvendo, in maniera
inversamente proporzionale alla crescita del paesaggio suburbano. In
particolare, al Berlage Institute ci siamo occupati per lo più di progetti
urbani che prevedevano complessi architettonici di grandi dimensioni, allo
scopo di "densificare" in maniera coerente il centro cittadino.
Questo ha progressivamente portato all'idea che in un gruppo di lavoro tutti
gli studenti partecipano a un unico progetto collettivo, piuttosto che
formulare ipotesi alternative. Eppure l'idea dominante oggi è che queste grandi
strutture - in Italia si parla spesso di "ecomostri" - siano la
rovina del paesaggio. Ma proprio questo è il problema. L'idea di concentrare le
costruzioni in strutture urbane ad alta densità è, al contrario, la soluzione
più ecologica al problema dell'espansione delle città. Possiamo affermare che
lo sprawl sia ecologico? Si tratta di comprendere a fondo il filo rosso che
lega inestricabilmente il concetto di limite della città a quello di grande
dimensione dell'architettura. Non si dà città senza una chiara identificazione
dei sui limiti e dunque senza chiarezza sulla forma dell'architettura che la
costituisce. E non c'è dubbio che, oltre una certa dimensione, gli edifici
assumono automaticamente caratteri di monumentalità. Da qui l'importanza di
riflettere sul tema dell'architettura come monumento non tanto nella sua
accezione banalmente retorico-celebrativa, ma come quel dispositivo
architettonico che consente da una parte di rigenerare la città e la sua
dimensione urbana, dall'altra di salvaguardare l'idea stessa di natura come
condizione altra dalla città. Così come non c'è dubbio che, proprio in virtù
delle sue grandi dimensioni, questa architettura non può essere il campo di
gioco per gli esercizi di stile delle archistar, ma deve presentare un
sufficiente grado di semplicità, quasi di anonimato delle forme - simile, per
fare un paragone con l'arte, all'effetto che procurano le grandi tele di
Rothko. È possibile un orientamento di questo genere nell'attuale contesto
politico? Molto di quello in cui credo è oggi difficile da applicare al
contesto politico. Prima che dell'architettura il problema è della cultura, che
dovrebbe essere qualcosa di profondamente condiviso dalla collettività e in cui
la collettività si riconosce. Ma questo è impossibile senza una precisa volontà
politica che supporti tale istanza. D'altra parte se il significato
dell'architettura è ancora quello di rappresentare la dimensione politica della
città, il suo catalizzatore formale continua a essere la riflessione sulla
modernità. E la modernità non ha a che fare con l'avanguardia, ma con un
continuo riarticolare e reinventare le convenzioni che ci sono state lasciate
dalle precedenti modernità.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
5 anni fa. Il presidente
George W. Bush ne è "rattristato", ma il loro sacrificio "ha
gettato le fondamenta della pace per le generazioni future" e quindi non
deve essere reso vano. Addolorati anche i candidati democratici. Ma per Barak
Obama è "una guerra che non doveva mai essere iniziata. E' giunto il
momento di far rientrare le nostre truppe". "Da presidente - ha detto
Hillary Clinton - intendo onorare il loro sacrificio mettendo fine a questa
guerra e portando a casa le nostre truppe nel modo più rapido e responsabile
possibile". Resta sempre molto incerto il numero delle
vittime irachene del conflitto. Il gruppo per la tutela dei diritti umani
"Iraq Body Count" calcola circa 90 mila vittime civili dall'inizio
della guerra. Ma l'assenza di statistiche ufficiali permette ad altre fonti di
ipotizzare un milione di vittime civili: 250 per ogni militare Usa ucciso.
E il terrorismo non molla. "Colpite gli interessi
degli ebrei, degli americani e di tutti i crociati contro l'Islam", dice
il numero due di Al Qaeda, Al Zawahiri, in un nastro audio diffuso su Internet
di cui si sta verificando l'autenticità. - -->.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
FEDERICO ORLANDO
Cara Europa, leggo nella settimanale rubrica di Giovanni Valentini "Il
sabato del villaggio" (immagino il villaggio globale dei media) che
Berlusconi "annuncia, minaccia o promette che la legge sulla par condicio
sarà una delle prime a venir abrogata" dal suo eventuale governo. Se è
vero, cosa intende fare il Partito democratico, far rispettare la legge che c'è
e, domani, spingere alla risoluzione dei veri nodi che stanno "a
monte" e per i quali il governo dell'Unione non ha fatto niente? AMEDEO DI
PIERO, ROMA Caro Di Piero, davvero non lo so, anche perché l'Italia è, come
diceva Manzoni, il paese del sopire: "tacere sopire, sopire dormire".
Da millecinquecento anni. Il potente ha sempre ragione, e se qualche pazzo,
isolato o no, si ribella, per lui una volta c'è la mordacchia, un'altra il
manganello. Ma è l'eccezione. La regola è subire, sopire, non far chiasso.
Perciò non ci credo che Berlusconi abolirebbe la legge sulla par condicio. Per
due ragioni. La prima l'ha scritta proprio Valentini: si attirerebbe addosso
una canea mondiale, in sede di Unione Europea e di Nazioni Unite: tutti a
volerci veder chiaro, a denunciare (come fosse cosa nuova) l'"anomalia
italiana", unica al mondo, col presidente del consiglio padrone di tutta
la tv privata e anche imbavagliatore della tv pubblica. Gli osservatori e le
inchieste internazionali, che oggi la presidente del Congresso americano signora
Pelosi invoca contro la Cina per il Tibet, domani li invocherebbero Merkel e
Zapatero, Brown e perfino Sarkozy contro l'Italia. Berlusconi non è fesso e in
simile situazione non ci si mette. Anche perché ? e questa è la seconda delle
due ragioni ? non è affatto necessario abolire una legge che finge di
proteggere i cittadini tutti, quando è così semplice continuare a non farla
rispettare, proprio come se non ci fosse. A che servono procuratori della
repubblica e giornalisti, se non a sopire, insabbiare, annusando la direzione
prima ancora che il vento sopraggiunga? Come ben dice Petruccioli, a cui non
creano imbarazzo i rilievi al Tg1 e al Tg2 del garante della comunicazione, la
par condicio sta a valle di una serie di porcherie (il termine è mio) non
risolte né dalla destra né dalla sinistra né dal centro: e cioè la legge
antitrust, il regime delle concessioni, il conflitto
d'interesse, la governance della Rai, le obbligazioni della tv privata in
materia di servizi pubblici. Lei avrà visto certamente i dati dell'ultima
settimana, forniti dal garante: limitandoci al confronto (tempo di parola e
commento redazionale) fra i due gruppi politici maggiori, quello di Berlusconi
e quello di Veltroni, le percentuali sono queste: Tg1 34,1 ? 24,4; Tg2
33,1 ? 26,8; Tg3 31,9 ? 28,6; Tg5: 38,7 ? 22,6; Tg4: 53,1 ? 23,5; Studio
Aperto: 40 ? 31,4; Tg La7: 48,2 ? 28, 7. Chi ha realizzato questa situazione? I
giornalisti, caro Di Piero, e chi, avendo il potere per ricondurli alla
legalità, non vede e non sente. Ammesso che ci sia qualcuno che abbia quel
potere. A giudicare dalla strafottenza con cui qualche "direttore"
dice "io questa legge non la rispetto", parrebbe di no. E con un
popolo che prende schiaffi e calci in questo modo, lei pensa che Berlusconi si
attirerebbe i fulmini del mondo abolendo la par condicio? Non scherziamo. Tanto
più che in Italia abbiamo da occuparci di embrioni.
( da "Unita, L'" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Stai consultando
l'edizione del Tra le belle coppie non c'è quella di
Berlusconi Visto che il Cavaliere ha i suoi interessi in conflitto, a Emilio Fede la trattativa fra Alitalia e Air
France proprio non piace. Acido, chiama più volte "Spinettà o Spinetta che
dir si voglia" l'amministratore delegato della compagnia francese. Nella
sua francofobia si fa spalleggiare dal segretario della Cisl, Bonanni, che un
rimedio per la crisi Alitalia ce l'ha: usare i soldi di Enel, Eni,
Finmeccanica. Dopo questo rigurgito statalista, Fede si commuove per i
dipendenti a rischio. Appena evocata la "liberticida" par condicio,
il Tg4 la viola di nuovo. Si parla di pensioni? Dieci secondi a Veltroni, ancor
meno a Casini, un minutone a Berlusconi, che ricorda il suo glorioso passato e
anticipa un magnifico futuro. Fede guida poi un finalino non male con il
direttore di "Chi", Alfonso Signorini. Si parla di belle coppie,
resistenti, impermeabili, esemplari: quella dello stesso Fede (e Signorini
nota: "Fede, non porti la fede?") e quella di Veltroni (anche lui
"senza fede"). Per una volta e per forza di cose, Berlusconi è
ignorato. Del Tg5 non possiamo che dire bene: equilibrato, a parte un Tremonti
minaccioso e senza repliche. Paolo Ojetti.
( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Cina, Parigi pronta
al boicottaggio "Sui Giochi tutte le opzioni aperte" Ma la Merkel
frena Sarkozy: "Per il Tibet l'unica via è il dialogo" La Casa Bianca
ha confermato la presenza del presidente Bush a Pechino Tra le ipotesi l'Eliseo
non esclude di disertare la cerimonia inaugurale GIAMPIERO MARTINOTTI dal
nostro corrispondente PARIGI - "Tutte le opzioni sono aperte".
Nicolas Sarkozy non esclude l'ipotesi di boicottare la cerimonia inaugurale dei
Giochi olimpici ed è il primo leader occidentale a minacciare esplicitamente
Pechino. Una dichiarazione che avviene proprio nel momento in cui la questione
del boicottaggio agita il mondo occidentale, quello politico e quello delle
organizzazioni non governative: la Casa Bianca ha confermato la presenza di
George W. Bush a Pechino l'8 agosto, la Germania è tornata a chiedere
l'apertura di un dialogo tra il regime comunista e la contestazione tibetana,
Amnesty International si è pronunciata contro il boicottaggio, pur partecipando
alle proteste contro la repressione. Interrogato dai giornalisti durante una
visita a Tarbes, ai piedi dei Pirenei, il capo dello Stato francese non si è
fatto pregare. Lunedì aveva inviato un messaggio al presidente cinese, Hu
Jintao, per chiedere "moderazione" e per invitare il regime "a
mettere fine alle violenze attraverso il dialogo". E aveva offerto la
propria disponibilità per facilitare il negoziato, riaffermando che la
questione tibetana è solo un problema di "identità culturale e spirituale".
Ieri, Sarkozy ha fatto un passo più avanti: "In funzione dell'evoluzione
delle cose vedrò cosa fare, sia per la cerimonia di apertura sia per
l'evoluzione delle nostre relazioni. Tutte le opzioni sono aperte, ma faccio
appello al senso di responsabilità dei dirigenti cinesi". Spesso accusato
di sacrificare i diritti umani alla realpolitik e alle esigenze commerciali, il
capo dello Stato ha giustificato la sua strategia: "Voglio che il dialogo
cominci e la mia risposta sarà graduata in funzione della risposta cinese.
Penso si debba reagire così, se si vogliono ottenere dei risultati".
Inutile, a questo stadio, brandire minacce troppo esplicite: "Non chiudo
la porta a nessuna eventualità, ma penso sia più prudente riservare le mie
risposte in base all'evoluzione concreta della situazione". Non è dello
stesso avviso, invece, il presidente della Commissione europea, José Manuel
Barroso: "I Giochi olimpici non sono un evento politico - ha detto a
Lisbona - ma un grande evento sportivo ed umano. E non abbiamo alcuna certezza
che un qualunque boicottaggio conduca ad un maggiore rispetto della legge in
Cina o in Tibet. In nessun modo". Barroso ha auspicato che i Ventisette
arrivino a trovare una posizione comune sulla vicenda per mostrare la volontà europea
di vedere rispettati in Cina i diritti umani. Una posizione sostanzialmente
condivisa dalla Germania, che ha ripetuto il suo no a un boicottaggio. Secondo
il portavoce della cancelliera, Angela Merkel, "i tibetani vogliono
preservare la loro cultura e la Cina ha interesse alla stabilità e
all'integrità territoriale. Il governo federale non vede dunque alcuna
alternativa a un dialogo diretto tra le parti". E soprattutto non crede
all'arma del boicottaggio: "La discussione in corso su un boicottaggio dei
Giochi olimpici serve soltanto a deviare l'attenzione dalla
necessità di una soluzione politica del conflitto". La cauta apertura di
Sarkozy all'idea di non partecipare alla cerimonia inaugurale non ha insomma
trovato grande eco in Europa e ancor meno sull'altra sponda dell'Atlantico. Ma
anche le Ong sono divise. Sessanta organizzazioni si sono ritrovate a Ginevra
per contestare la passività del Consiglio Onu per i diritti umani, ma le
loro posizioni sul boicottaggio sono contraddittorie: a differenza di Reporters
sans Frontières o della Lega dei diritti dell'uomo, Amnesty International si è
schierata "contro qualsiasi forma di boicottaggio, compreso quello della
cerimonia inaugurale da parte dei politici".
( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Commenti LA CRISI
DELLA DEMOCRAZIA MASSIMO L. SALVADORI Quale è lo stato di salute della
democrazia in Italia? e quale più in generale nel mondo? La prima risposta che
viene sulla penna è che esso appare non essere mai stato così buono. Due i
segni principali. Il primo è che mai come oggi tanti Stati si definiscono
democratici (va da sé che per democrazia si intende la liberaldemocrazia o
democrazia parlamentare, poiché l'altra democrazia, quella
"proletaria" o comunistica che aveva preteso di far rinascere la
democrazia diretta dell'antica Grecia e della Comune di Parigi del 1871 fondandola
sui soviet, prima ha distrutto se stessa, poi si è trasformata in un ordine
totalitario). Il secondo segno è che - quanto meno nei paesi che, al di fuori
di ogni connotazione geografica, vengono comunemente chiamati, proprio in
riferimento all'accettazione della democrazia liberale, "occidentali"
- sono assenti al loro interno o ridotte a entità marginali le forze, che
invece ebbero in passato un grande vigore, idealmente e praticamente orientate
al sovvertimento delle sue istituzioni. Sennonché quella democrazia che non ha
da temere l'assalto di virus esterni, deve temere, e molto, i virus interni che
ne indeboliscono i tessuti, al punto da giustificare la domanda: i regimi e i
governi che continuiamo a definire democratici non dovrebbero, in corrispondenza
di ciò che ne costituisce oggi propriamente la natura, essere altrimenti
definiti? Stabilito per un verso che la democrazia non ha
mai costituito uno strumento atto a regolare i conflitti tra gli Stati o le
unioni di Stati (e vi è da chiedersi se mai potrà esserlo) e per l'altro che i
processi democratici hanno sempre avuto come ambito possibile gli spazi interni
ai singoli Stati, guardando alla situazione attuale siamo indotti a constatare
i seguenti fattori di grave deterioramento. L'ambizione fondante della
democrazia è che il popolo sovrano sia posto in condizione di scegliere e
selezionare i propri rappresentanti nei Parlamenti e di controllare
efficacemente l'operato del governo; che le istituzioni e le leggi finalizzate
a regolare la vita comune siano il frutto di decisioni di coloro che esercitano
per delega popolare il potere sovrano; che non si diano poteri particolaristici
sottratti a sanzione democratica atti a influire in maniera determinante sulla
vita della collettività; che esista un'informazione sufficientemente libera da
rispecchiare la pluralità delle culture e degli interessi
e respingere soffocanti condizionamenti da parte di concentrazioni
monopolistiche o oligopolitistiche. L'ambizione, il fine insomma, della
democrazia è impedire che si determini uno stato di cose per cui vi sia chi
decide per gli altri disponendo di preponderanti poteri sottratti al processo
democratico. Orbene, l'insidia che sempre più palesemente mina i regimi
democratici è il dato di fatto secondo cui troppi poteri ? oggi molto favoriti
dalla globalizzazione - agiscono al di fuori di ogni possibilità di influenza e
di controllo da parte del popolo che si continua a definire sovrano. Il che si
osserva, naturalmente, più in alcuni Stati e meno in altri: ma dovunque soffia
un vento prevalente. Sulla democrazia nel mondo si potrebbero fare molte
considerazioni, ma qui mi limito a registrare il continuo accrescimento del
potere di ristrette oligarchie economiche in grado di prendere decisioni su
scala internazionale e nazionale relativamente all'allocazione, alla produzione
e alla distribuzione di enormi risorse di valore strategico per le popolazioni
dei vari Stati, le quali letteralmente non sono "raggiunte", neppure
toccate dal processo democratico; una altrettanto generale tendenza all'interno
degli Stati alla crescente riduzione del popolo detto sovrano a una massa di
consumatori che, nel quadro della dilagante sartoriana "videocrazia",
subisce passivamente l'iniziativa di oligarchie politiche e di partito, le
quali (come si vede esemplarmente, ma non solo, anzitutto negli Stati Uniti)
poggiano in molti casi su matrici addirittura familiari. Si tratta di processi
certo non nuovi, che la scienza politica ha messo da tempo in luce. Ma quel che
oggi si nota di nuovo è la loro estrema accelerazione. In Italia poi il
processo democratico appare profondamente malato. E' malato uno Stato
democratico in cui: cresce la sfiducia dei cittadini verso i politici; una parte
consistente del territorio nazionale vede le organizzazioni criminali competere
vittoriosamente con lo Stato, facendo prevalere la propria autorità su quella
legittima e avendo la capacità di influenzare e inquinare molti e ampi settori
dell'organizzazione sociale, economica e politica dell'intero paese;
l'esercizio della giustizia è non solo quanto mai mal funzionante ed
inefficiente ma anche oggetto di una perpetua contesa tra gli opposti
schieramenti politici e l'operato della magistratura è in costante tensione con
i partiti; il più importante mezzo di informazione e principale palestra del
confronto politico, la televisione, è diviso tra un sistema pubblico privo di
autonomia dai partiti e un sistema privato monopolistico nelle mani di un
padrone-leader di partito-più volte capo del governo-proprietario di
quotidiani, periodici, case editrici; lo Stato e il governo non riescono a
contrastare le roccaforti di potenti corporazioni che avvolgono nella loro rete
la società e impongono i loro interessi; esistono
forze politiche come la Lega che minacciano secessione facendo leva sulla
xenofobia e alimentando l'avversione di una parte del paese contro l'altra.
Queste sono le malattie organiche, che possiamo definire permanenti. Ad esse si
è aggiunta, grazie ad una legge elettorale sciagurata, quella che ha inferto un
vulnus gravissimo a uno dei principi basilari della democrazia, il quale vuole
che la rappresentanza parlamentare non sia il parto esclusivo di élites che
cooptano se stesse e i loro peones offrendo unicamente al corpo elettorale la
scelta tra mangiare la minestra che per esso è stata cucinata oppure saltare
dalla finestra. Sentiamo affermare orgogliosamente da parte dei due maggiori
partiti in competizione per la prossima tornata elettorale che essi stanno
mettendo in atto la più importante e coraggiosa opera di rinnovamento della
classe politica mai avvenuta nella storia della Repubblica. Ma essi tacciono o
quanto meno mettono la sordina sul fatto che per la seconda volta nella storia
della Repubblica la scelta dei candidati e dei futuri eletti è stata
integralmente sottratta al popolo, il quale si trova quindi costretto da
ristretti gruppi dirigenti, che hanno imposto ai loro stessi partiti e più in
generale all'intero elettorato i propri "uomini", a votare
"scatole chiuse". Tutto ciò porta a concludere che in Italia il
regime che continuiamo a definire democratico costituisce forse una delle forme
estreme di uno svuotamento della democrazia il quale ha preso corso, più o meno
vistosamente, in tutti i paesi; e a poter o dover affermare che la funzione del
popolo supposto sovrano è sostanzialmente ridotta a una mera legittimazione
passiva del processo che porta alla formazione dei governi, la cui natura è di
essere perciò "governi a legittimazione popolare". Sarà la democrazia
in grado, in primo luogo nel nostro paese, di trovare le vie di una sostanziale
rigenerazione? Speriamo che per la sentenza non si debbano attendere i posteri.
( da "Corriere della Sera" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-26 num: - pag: 37 categoria:
BREVI Interventi e Repliche L'evoluzione degli scenari internazionali
l'Intervento dell'onorevole Galante ( Corriere, 22 marzo) è ricco di spunti
interessanti ma occorrono alcune integrazioni per chiarire la materia. Il tema
centrale è rappresentato dal ruolo e dai compiti assegnati alle nostre Forze
armate; e così se l'articolo 11 della Costituzione ne fissa genericamente gli
ambiti, proprio in tempi più recenti si è provveduto a precisare il perimetro
d'azione (Legge 331/2000: "Le Forze armate hanno altresì il compito di
operare al fine della realizzazione della pace e della sicurezza, in conformità
alle regole del diritto internazionale e alle determinazioni delle
organizzazioni internazionali delle quali l'Italia fa parte"). In altri termini,
come confermato a più riprese anche dal Consiglio supremo di Difesa, esse non
sono chiamate a svolgere solo i compiti di difesa del Paese ma, anche,
partecipare a missioni all'estero che possono prevedere l'uso della forza e, all'estremo, essere impiegate in conflitto; fermo restando
l'obbligo di operare nell'ambito delle grandi organizzazioni internazionali
(Onu, Nato e Ue) di cui facciamo parte. è alla luce di questa considerazione
che nasce l'esigenza di disporre di uno strumento militare adeguato in quantità
e qualità; ciò non significa coltivare "politiche di potenza"
ma assumersi le responsabilità che ci competono in ambito internazionale. E
significa anche investire di più nelle proprie Forze armate; il dato veramente
importante, al di là del confronto con il singolo Paese, è che la spesa
militare dell'Italia, con lo 0,95% del Pil, è pari a circa la metà di quella
media della Nato e della Ue. Occorre quindi un'inversione di tendenza, tale da
superare una concezione statica dei problemi della sicurezza e della difesa a
favore di una più dinamica, capace di seguire la rapida evoluzione degli
scenari internazionali e di concepire le tre Forze armate non in maniera
separata, privilegiando una o l'altra, ma piuttosto come uno strumento unico
che opera a servizio del Paese. Giovanni Martinelli, giova.mart@tin.it La
donazione di organi In una lettera ( Corriere, 22 marzo) si segnalava la
riduzione delle donazioni di organi da cadavere in Italia nell'ultimo anno e
dell'aumento dell'opposizione alla donazione. Vorrei segnalare una interessante
iniziativa della Regione Veneto. Il problema della donazione si semplifica
molto se il donatore, in vita, ha espresso il suo consenso. Ma tutte le
campagne per aumentare il consenso alla donazione con atto formale presso le strutture
sanitarie hanno portato a ben scarsi risultati. La Regione Veneto, inizialmente
in un limitato gruppo di Comuni, mette a disposizione questi moduli di
donazione quando viene richiesta la carta di identità presso gli Uffici
comunali. In tal modo l'atto di donazione viene fatto in modo quasi automatico,
in un momento di buona salute, da una popolazione giovane e naturalmente
generosa. I primi risultati di pochi mesi hanno documentato un alto numero di
adesioni, con una bassissima percentuale di rifiuto. Massimo Bertoli,
M_Bertoli@libero.it Ridurre l'evasione fiscale Un lettore lamenta la
distribuzione ingiusta della ricchezza ( Corriere, 22 marzo). Penso che in
primo luogo bisognerebbe ridurre l'evasione fiscale a livelli europei; pare che
il sommerso arrivi al 25-30 per cento del Pil. Sarebbe poi interessante
conoscere le aliquote per i vari scaglioni di reddito vigenti negli altri Paesi
europei. Mario Bocci, Milano Le riflessioni di Alesi Per un disguido, a pagina
49 del Corriere della Sera di ieri le riflessioni di Jean Alesi sul Gp di
Malesia sono state invece attribuite al responsabile della Gestione sportiva
Ferrari, Stefano Domenicali. Ce ne scusiamo con i lettori e con gli
interessati.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
26-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))
Argomenti: Conflitto d'interessi
PROCESSO GEA
L'ALLENATORE SENTITO COME TESTIMONE Zeman e il doppio ruolo di Moggi jr ? ROMA
? LA "Z" di Zeman (nella foto Alive) sul processo Gea. Un'ora davanti
al presidente della decima sezione del tribunale penale Luigi Fisaconaro per raccontare
gli incontri ravvicinati con Alessandro Moggi nel 2000, quando il boemo era
allenatore del Napoli: "Era il consulente di mercato della società e fece
anche una buona campagna acquisti anche se si sarebbe potuto agire meglio e
spendere meno". La prima bordata arriva quando Zeman
sottolinea un evidente conflitto di interessi: "Sapevo che si presentava spesso in sede per prendere i
soldi delle procure e il fatto che fosse procuratore non incideva sul suo ruolo
di consulente di mercato secondo la Figc, perchè non ha mai detto
nulla...". L'ex tecnico di Lazio e Roma ha raccontato lo stupore per i
"movimenti" di Moggi jr.: "Girava per il calciomercato e
diceva alle varie società "tu mi compri questo e mi compri
quest'altro". Luciano Moggi? Mai avuto rapporti". La seconda bordata
è sui metodi della Gea: "Alcuni procuratori come Faccini, Palumbo e Canovi
mi raccontavano che il metodo di acquisizione dei calciatori non era secondo le
regole. Nesta passò da Canovi alla Gea per ottenere vantaggi". Paolo Franci
- -->.
( da "Riformista, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Maliki sfida
al-Sadr, e la tregua va in fumo Teheran punta su entrambi, Washington sta alla
finestra New York. Forse l'ispirazione è venuta dalla serie televisiva
"Law & Order", oppure dal Rudy Giuliani di "zero
tollerance", fatto sta che il premier iracheno Nouri Maliki ha deciso di
ristabilire l'ordine a Bassora. E ha quindi inviato tre brigate dell'esercito -
circa 15 000 soldati - per bonificare il sud iracheno, reso instabile dalla
campagna di disobbedienza civile lanciata dal movimento di Moqtada al-Sadr per
chiedere la liberazione dei suoi attivisti. Ma l'operazione Saulat al-Fursan
ovvero "La carica dei cavalieri" è presto degenerata in una serie
confusa di scontri armati. A sera i morti erano già trenta. E il conflitto tra esercito nazionale e milizie si era allargato
ad altre città del paese, Kut, Samawa, Nasiriya, Hilla e Diwaniyah, tutti
luoghi dove è stato ordinato il coprifuoco. Fino a Baghdad, come racconta oggi
su queste stesse pagine Barbara Schiavulli. E l'appello di Moqtada
Al-Sadr per una "campagna generale di disobbedienza civile in tutto il
paese", si è fatto più vibrante che mai. Moqtada al-Sadr è un leader
religioso molto popolare e ascoltato in tutto l'Iraq. Prova ne è il fatto che
quando ha ordinato alle sue milizie di continuare a rispettare la tregua -
dichiarata nell'agosto scorso - con gli americani e le altre milizie rivali, i
suoi militanti e sostenitori hanno in gran parte obbedito. La sede del potere
di al-Sadr è appunto Bassora, nodo cruciale in una delle zone piu' ricche di
petrolio dell'Iraq. Le sue forze sono state armate e addestrate dagli iraniani,
che non nascondono le loro simpatie anche per il premier Maliki. Ma allora, che
succede? Le tre brigate irachene hanno l'appoggio aereo della Raf e i
britannici controllano l'aeroporto di Bassora, dopo essersi ritirati dalla
città (o, nel linguaggio ufficile, "averne ceduto il controllo alle forze
del legittimo governo iracheno"). E' impossibile che l'appoggio britannico
sia avvenuto senza l'assenso americano, come la stessa operazione non sarebbe
iniziata senza l'ok degli Usa. Perché? Secondo alcuni osservatori, potrebbe
essere l'inizio di un tentativo Usa di riprendere il controllo del sud. Alcuni
giorni fa, durante un seminario sul futuro dell'Iraq all'American Enterprise
Institute, un think tank non certo liberale, è stato fatto correttamente
osservare che il successo della "surge" è in realtà limitato a
Baghdad e dintorni e al nord del paese, grazie anche ai peshmerga kurdi. Il sud
del Paese, con il suo petrolio e l'accesso al mare, è stato sostanzialmente
lasciato alle forze irachene e alle forti milizie, prima tra tutte quella di
al-Sadr. Perché il governo centrale abbia il pieno controllo della zona sarebbe
necessario mettere definitivamente al suo posto al-Sadr. Se all'arresto di
esponenti del movimento Mahdi facessero seguito scontri armati, potrebbe questa
essere l'occasione giusta, come è infatti avvenuto. Una decisione della Casa
Bianca in questa direzione, troverebbe il candidato repubblicano McCain
pienamente favorevole. Un successo in Iraq, si sa, non potrebbe altro che
giovare alla causa del Grand Old Party e, forse, anche compensare il probabile
fiasco Nato in Afghanistan. E' una spiegazione interessante ma lunedi, il
livello di perdite americane in Iraq ha raggiunto quota 4000, meno del Vietnam,
Corea e guerre mondiali. Molto di più di quanto tutti gli americani, Bush
compreso, si sarebbero mai aspettati e il presidente uscente ha dovuto faticare
per difendere la sua decisione di cinque anni fa. L' "anatra zoppa"
non puo' dire che i suoi soldati sono morti per liberare l'Europa o fermare i
cinesi in Corea. Ha solo potuto dire che quegli americani "non sono morti
invano". Magra consolazione per le loro famiglie e quelle di decine di
migliaia di feriti, per nulla dire delle centinaia di migliaia di iracheni
travolti dal conflitto. Il punto è che, come diceva Napoleone, una cattiva
fortuna può far fallire la miglior strategia, ma la miglior fortuna non potrà
mai far funzionare una pessima strategia (e il Corso lo sapeva bene). Pur
mantenendo il massimo rispetto per le loro truppe, gli americani non ne possono
più della guerra in Iraq, per cui il sud del Paese dovrà essere ripreso dal
premier Maliki, il quale ha due strade di fronte. Dopo l'attuale dimostrazione
di forza, il governo iracheno potrebbe offrire nuovamente un ruolo di governo
ad al-Sadr e incorporare le sue milizie nell'esercito regolare. Oppure potrebbe
cercare di battere il leader religioso militarmente ed eliminarlo
definitivamente dalla scena politica irachena. Quale sarà la strada intrapresa
nei prossimi mesi dipenderà molto da quello che vorrà Teheran, a tutt'oggi, il
vero vincitore del conflitto iracheno. 26/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Iraq
bassora in fiamme epicentro di un conflitto interno al mondo sciita Maliki
sfida al-Sadr, e la tregua va in fumo Teheran punta su entrambi, Washington sta
alla finestra New York. Forse l'ispirazione è venuta dalla serie televisiva
"Law & Order", oppure dal Rudy Giuliani di "zero
tollerance", fatto sta che il premier iracheno Nouri Maliki ha deciso di
ristabilire l'ordine
a Bassora. E ha quindi inviato tre brigate dell'esercito - circa 15 000 soldati
- per bonificare il sud iracheno, reso instabile dalla campagna di
disobbedienza civile lanciata dal movimento di Moqtada al-Sadr per chiedere la
liberazione dei suoi attivisti. Ma l'operazione Saulat al-Fursan ovvero
"La carica dei cavalieri" è presto degenerata in una serie confusa di
scontri armati. A sera i morti erano già trenta. E il conflitto tra esercito
nazionale e milizie si era allargato ad altre città del paese, Kut, Samawa, Nasiriya,
Hilla e Diwaniyah, tutti luoghi dove è stato ordinato il coprifuoco. Fino a
Baghdad, come racconta oggi su queste stesse pagine Barbara Schiavulli. E
l'appello di Moqtada Al-Sadr per una "campagna generale di disobbedienza
civile in tutto il paese", si è fatto più vibrante che mai. Moqtada
al-Sadr è un leader religioso molto popolare e ascoltato in tutto l'Iraq. Prova
ne è il fatto che quando ha ordinato alle sue milizie di continuare a
rispettare la tregua - dichiarata nell'agosto scorso - con gli americani e le
altre milizie rivali, i suoi militanti e sostenitori hanno in gran parte
obbedito. La sede del potere di al-Sadr è appunto Bassora, nodo cruciale in una
delle zone piu' ricche di petrolio dell'Iraq. Le sue forze sono state armate e
addestrate dagli iraniani, che non nascondono le loro simpatie anche per il
premier Maliki. Ma allora, che succede? Le tre brigate irachene hanno
l'appoggio aereo della Raf e i britannici controllano l'aeroporto di Bassora,
dopo essersi ritirati dalla città (o, nel linguaggio ufficile, "averne
ceduto il controllo alle forze del legittimo governo iracheno"). E'
impossibile che l'appoggio britannico sia avvenuto senza l'assenso americano,
come la stessa operazione non sarebbe iniziata senza l'ok degli Usa. Perché?
Secondo alcuni osservatori, potrebbe essere l'inizio di un tentativo Usa di
riprendere il controllo del sud. Alcuni giorni fa, durante un seminario sul
futuro dell'Iraq all'American Enterprise Institute, un think tank non certo
liberale, è stato fatto correttamente osservare che il successo della
"surge" è in realtà limitato a Baghdad e dintorni e al nord del
paese, grazie anche ai peshmerga kurdi. Il sud del Paese, con il suo petrolio e
l'accesso al mare, è stato sostanzialmente lasciato alle forze irachene e alle
forti milizie, prima tra tutte quella di al-Sadr. Perché il governo centrale
abbia il pieno controllo della zona sarebbe necessario mettere definitivamente
al suo posto al-Sadr. Se all'arresto di esponenti del movimento Mahdi facessero
seguito scontri armati, potrebbe questa essere l'occasione giusta, come è
infatti avvenuto. Una decisione della Casa Bianca in questa direzione,
troverebbe il candidato repubblicano McCain pienamente favorevole. Un successo
in Iraq, si sa, non potrebbe altro che giovare alla causa del Grand Old Party
e, forse, anche compensare il probabile fiasco Nato in Afghanistan. E' una
spiegazione interessante ma lunedi, il livello di perdite americane in Iraq ha
raggiunto quota 4000, meno del Vietnam, Corea e guerre mondiali. Molto di più
di quanto tutti gli americani, Bush compreso, si sarebbero mai aspettati e il
presidente uscente ha dovuto faticare per difendere la sua decisione di cinque
anni fa. L' "anatra zoppa" non puo' dire che i suoi soldati sono
morti per liberare l'Europa o fermare i cinesi in Corea. Ha solo potuto dire
che quegli americani "non sono morti invano". Magra consolazione per
le loro famiglie e quelle di decine di migliaia di feriti, per nulla dire delle
centinaia di migliaia di iracheni travolti dal conflitto. Il punto è che, come
diceva Napoleone, una cattiva fortuna può far fallire la miglior strategia, ma
la miglior fortuna non potrà mai far funzionare una pessima strategia (e il
Corso lo sapeva bene). Pur mantenendo il massimo rispetto per le loro truppe,
gli americani non ne possono più della guerra in Iraq, per cui il sud del Paese
dovrà essere ripreso dal premier Maliki, il quale ha due strade di fronte. Dopo
l'attuale dimostrazione di forza, il governo iracheno potrebbe offrire
nuovamente un ruolo di governo ad al-Sadr e incorporare le sue milizie
nell'esercito regolare. Oppure potrebbe cercare di battere il leader religioso
militarmente ed eliminarlo definitivamente dalla scena politica irachena. Quale
sarà la strada intrapresa nei prossimi mesi dipenderà molto da quello che vorrà
Teheran, a tutt'oggi, il vero vincitore del conflitto iracheno. 26/03/2008.
( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina III - Bari I
carabinieri del Nil hanno sequestrato una serie di fascicoli e un milione di file:
nessun indagato lA Regione ha avviato un'inchiesta interna sulle aziende
private di medicina del lavoro che operano nel territorio pugliese. Si vuole
appurare in che maniera queste ditte svolgono il loro ruolo e che rapporti
hanno con i medici dello Spesal, il Servizio di prevenzione e sicurezza negli
ambienti di lavoro delle Asl, che ha il compito di verificare che le aziende
garantiscano la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro. A domandare
chiarimenti agli uffici, ieri, gli assessori al Lavoro, Marco Barbieri, e alla
Salute, Alberto Tedesco. "Ho chiesto - spiega Barbieri - di verificare
cosa fanno le altre regioni in materia, se esiste una legislazione specifica
che non competa con le norme nazionali e se ci sono dei provvedimenti immediatamente
fattibili da un punto di vista tecnico". "La proposta avanzata dal
professor Giorgio Assennato, direttore dell'Arpa - continua Tedesco - di creare
un albo regionale di queste società ci sembra una strada percorribile, in grado
di dare garanzie serie a noi enti e a tutti i lavoratori. Per quanto ci
riguarda, si tratta di una problematica nuova: a partire da questo momento i
nostri uffici stanno cercando di capire cosa è possibile fare". Il caso è
scoppiato alla fine della scorsa settimana nell'ambito dell'inchiesta condotta
dalla procura di Trani sull'incidente di Molfetta del tre marzo scorso, quando
cinque operai morirono asfissiati mentre pulivano una cisterna di zolfo. Nel
corso dell'indagine si è arrivati alla Meleam, una società privata di medicina
del lavoro, che aveva rilasciato alla ditta della tragedia (il Truck Center) le
certificazioni previste dalla legge 626. I carabinieri del Nil, il Nucleo
ispettorato del lavoro, hanno sequestrato all'azienda una serie di fascicoli e
un milione di file: per il momento non ci sono indagati, ma gli investigatori
vogliono capire il funzionamento di quello che in pochi anni è diventato un
grande business. Sono tante le società che si occupano di sicurezza sul lavoro
(dal rilascio di certificazioni a corsi di formazione) in Puglia: alcune di
esse sono di proprietà di parenti stretti di ispettori o di medici della Asl.
Proprio gli ispettori o i dirigenti dello Spesal prestano, spesso, a pagamento
le loro professionalità alle società di medicina del lavoro per formare - così
come prevede la legge - i responsabili aziendali della prevenzione e della
protezione. Servizio questo (quello della formazione) che comunque dovrebbero
svolgere (e svolgono) anche le Asl e gli Spesal. "Il nuovo decreto
governativo approvato sulla sicurezza nel lavoro proprio dopo la strage di
Molfetta - spiega Tedesco - mette un freno a questo
possibile conflitto di interesse impedendo a chi fa attività nel pubblico di
lavorare anche nel privato. Alla luce di questa normativa, è ancora più importante
controllare". "Non basta però - conclude Barbieri - soltanto poter
valutare la serietà delle aziende che rilasciano certificazioni. Quello
che serve in Puglia è inculcare la cultura della sicurezza negli imprenditori e
negli operai stessi. Soltanto così arriveremo davvero a una svolta".
(g.fosch.).
( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
"Berlusconi non
vuole il duello tv" Veltroni in Sicilia: "Chi mangiava cannoli
risponda dello sfascio" "Con Agrigento le province toccate sono 71,
più o meno l'età del mio avversario" Finocchiaro: "La sanità è
diventata un'immensa lavanderia dei soldi della mafia" GIOVANNA CASADIO
PALERMO - Un atto d'accusa contro la mafia, contro "la destra che ha fatto
del male alla Sicilia" e contro Berlusconi. Serrato, forte il discorso che
Walter Veltroni tiene a Palermo in una piazza Verdi quasi gremita. Quando il
segretario del Partito democratico parte all'attacco del leader del Pdl,
l'atmosfera si scalda: "Il mio avversario rifiuta di fare con me il
confronto televisivo ma poi usa le sue tv violando le regole del gioco". Veltroni non era mai stato così diretto nella denuncia del
conflitto di interessi. E
si consente anche una battuta ironica: "Finora ho percorso 71 province,
con Agrigento il numero sarà più o meno l'età del mio principale avversario
alla presidenza del Consiglio?". Il centrodestra incassa e contrattacca.
Paolo Bonaiuti, portavoce del Cavaliere assicura che "il confronto con
Veltroni" farebbe "aumentare di 10 punti il vantaggio che già gli
italiani assegnano a Berlusconi". Replica di lì a poco il ministro Paolo
Gentiloni: "Berlusconi dica se teme il faccia a faccia tv, che è un
diritto degli italiani e un dovere farlo". Non è "pacatamente e
serenamente" che il candidato premier del Pd affronta il giro della
Sicilia. Qui c'è il cancro della mafia. "La mafia è seduta come un colosso
sopra la vitalità di questa terra. La mafia è la principale nemica della
Sicilia perché le impedisce la possibilità di competere. La mafia è orrenda e i
mafiosi sono mascalzoni, criminali, assassini e vigliacchi perché per ammazzare
un bambino e scioglierlo nell'acido bisogna essere dei vigliacchi", alza
il tono Veltroni. I numeri della Sicilia, che il segretario elenca, danno la
dimensione della drammaticità della situazione: un tasso di disoccupazione
doppio rispetto alla media nazionale, una crescita della povertà del 10%.
"Qualcuno ne dovrà rispondere, qualcuno che ha mangiato cannoli?".
Totò Cuffaro, s'intende, e il centrodestra che lo sosteneva. Ci sono Beppe
Fioroni, Piero Martino, Enzo Carra, i candidati Pd siciliani attorno al palco.
Ad Agrigento una cena dei cattolici-democratici. Beppe Lumia, l'ex presidente
della commissione Antimafia, capolista al Senato, ha preparato per il
segretario una nota con le cifre dell'economia criminale. è lui, con il capo
della Mobile di Trapani Giuseppe Linares ad accogliere il segretario a Trapani,
l'estremo confine occidentale della Sicilia e la città dove - è la definizione
di Lumia e Linares - "la mafia si è "incistata" nella società,
si è fatta sistema". Veltroni precisa: "Noi siamo per l'applicazione
severa del 41 bis". "Grazie a Walter - commenta Lumia - si riparla di
lotta ai boss". A Trapani, Veltroni mangia il cous-cous a casa del
pescatore Erasmo Messina, promette d'interessarsi per il recupero dei corpi di
Giacomo e Salvatore Grimaldo, affondati un anno fa con il loro peschereccio,
esorta i siciliani alla riscossa: "Questa terra deve ritrovare i valori di
legalità. Sembra inchiodata. Ma non è un destino basta far governare persone
competenti e perbene". Ad ascoltarlo ai Cantieri navali trapanesi non sono
in molti, gli operai lo avvicinano: "Noi jettamu u' sangu?". Anna
Finocchiaro, la candidata del Pd a "governatore" usa parole ancora
più forti contro la mafia: "La sanità è diventata una immensa lavanderia
dei soldi della mafia?". Veltroni ne loda più volte il coraggio: "è
la persona giusta per guidare la Sicilia, lei non ha dovuto fare l'alleanza con
Bossi, con chi vuole l'eruzione dell'Etna", come Raffaele Lombardo.
( da "Voce d'Italia, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Esteri Il Kosovo e'
la culla della cultura e della religione serba Kosovo: uno stato costretto nel limbo
Per gli albanesi il Kosovo potrebbe essere il primo tassello per la creazione
di una Grande Albania Pristina, 26 mar.- Il rigurgito di violenza di una
settimana fa a Mitrovica altro non è che l'ennesimo monito rivolto ai potenti
della terra per trovare infine una soluzione politica al groviglio dei Balcani.
Pena il nuovo scoppio della polveriera, di quella macedonia di etnie, lingue e
religioni che, come Churchill sottolineò, “ha prodotto più storia di quanta ne
potesse digerire”. La dichiarazione di indipendenza unilaterale del Kosovo
dalla Serbia, arrivata il 17 febbraio scorso, appariva inevitabile in base al
diritto internazionale che prevede il principio all'autodeterminazione dei
popoli. La Serbia sostiene, dal canto suo, che la risoluzione 1244 dell'Onu
(del 1999 , da quando la NATO è intervenuta per porre fine all' uccisione e
alla deportazione dell' etnia albanese da parte delle forze di Slobodan
Milosevic) aveva confermato la sua sovranità, seppur limitata su quelle terre,
considerate la culla sacra e irrinunciabile della nazione Serba e sede della
chiesa serbo-ortodossa. Dal giorno dell'indipendenza ad oggi soltanto 33 paesi
hanno riconosciuto il nuovo stato del Kosovo, molti meno di quanti la provincia
secessionista avesse sperato. Si è deciso dunque di focalizzarsi sulla qualità
di quei riconoscimenti piuttosto che sulla quantità. Tutte le nazioni del G7 e
le più significative economie democratiche del mondo. Grecia, Spagna, Cipro,
Slovenia e Bulgaria si asterranno dal pronunciarsi, preoccupate dal fatto che
un tale avallo possa costituire un precedente storico per ringalluzzire le
frange secessioniste all'interno dei loro confini. Nel giorno che ha seguito i
festeggiamenti dei kosovari albanesi nelle strade di Pristina, circa settemila
persone si sono riunite in Piazza della Repubblica a Belgrado sventolando
bandiere serbe, cantando slogan anti-albanesi e rivendicando al grido “che la
Russia ci aiuti!” la parte settentrionale del Kosovo a nord del fiume Ibar,
ultima roccaforte serba contigua alla madrepatria, nella speranza che venga
riannessa alla Serbia. La richiesta di aiuto è stata un invito a nozze per la
Russia, che ha subito preteso un incontro di emergenza all'ONU (nel quale ha
diritto di veto in quanto membro permanente) per annullare la dichiarazione di
indipendenza , illegittima in quanto violerebbe la Carta delle Nazioni Unite e
minaccerebbe di infiammare nuovi conflitti nei Balcani, incoraggiando le
istanze secessioniste nel mondo. è patente che le manovre russe hanno a che
fare con un rinnovato braccio di ferro ingaggiato contro gli Stati Uniti; una
contrapposizione che vede Mosca determinata a sabotare l'espansione della Nato
in Europa orientale, piuttosto che sinceramente impegnata nella causa
panslavista e ortodossa di soccorso alla Serbia per riacquistare controllo
sulla regione recalcitrante. La storia dell'ex Jugoslavia è segnata da
innumerevoli conflitti ed epurazioni etniche che affondano le radici lontano
nella storia. Durante la Seconda Guerra Mondiale le potenze occupanti dell'Asse
intrapresero lo sterminio di centinaia di migliaia di ebrei, rom, ma anche
Serbi, Croati e Sloveni. Mezzo secolo più tardi, lo smantellamento della
Jugoslavia ha generato nuovi massacri nei quali nessuno è mai stato solo
colpevole o innocente e nei quali ogni comunità è stata di volta in volta
carnefice e vittima. Differenti comunità nazionali, linguistiche e
confessionali hanno saputo vivere sullo stesso territorio per secoli vacillando
tra la buona creanza e l'equilibrio precario. I loro rapporti non hanno mai
cessato di evolversi e ridefinirsi in base alle logiche di
interesse, conflitto o cooperazione. L'emergenza di Stati e la definizione di
frontiere sono un fenomeno marcante l'entrata dei Balcani nella modernità
politica. Questi nuovi venuti si appoggiarono generalmente su una concezione
nazionale dello Stato, che riprendeva e adattava modelli sortiti
dall'esperienza storica peculiare dell'Europa occidentale. La
demarcazione di confini appariva come una maniera di ordinare la “confusione”
balcanica, di cooptarla in un ordine europeo ideale, fondato sulla coincidenza
tra popoli, frontiere e stati. Evidentemente questa sorta di sovrastruttura
teorica applicata alla congerie che caratterizza questa parte del mondo non ha
funzionato. Mentre le guerre degli anni '90 erano state condotte nel nome della
“Grande Serbia” – o quantomeno con la dichiarata volontà di riunire tutti i
Serbi in un unico Stato – la Serbia in quanto tale non smette di vedere il suo
territorio ritrarsi e il suo popolo disperdersi in un numero crescente di
stati. Ciò che contribuisce ad alimentare a Belgrado quel senso di vittimismo e
depauperamento alla fine del quale si intravede lo spettro incombente
dell'estrema destra. Dietro la rivendicazione di indipendenza del Kosovo si profilerebbe
il rischioso sogno di una “Grande Albania” , cosa che rilancerebbe in
automatico una corsa agli irredentismi in tutta la penisola balcanica. Per la
retorica nazionalista albanese, converrebbe distinguere tra due nozioni: quella
di Grande Albania e quella di Albania “etnica”. La prima designerebbe le terre
che sono state popolate da albanesi in un determinato momento storico o dai
loro ipotetici antenati, gli Illiri. Al contrario, l'Albania etnica
corrisponderebbe soltanto alle regioni in cui gli albanesi costituiscono oggi
la maggioranza della popolazione. Questo ragionamento dimentica un punto: la
presenza di altre e numerose comunità nazionali che vivono da sempre affianco
agli albanesi nelle regioni considerate. Si dovrebbe dunque immaginare una
larga ridefinizione di tutte le frontiere della regione, basata sulla creazione
di Stati etnici? Basta solo pensare all'origine del nome Kosovo per rendersi
conto dell'incostanza e instabilità che la storia ha voluto per questi luoghi.
La provincia prende il nome dalla località di Kosovo Polje che in lingua serba
significa Campo dei Corvi ed è esattamente qui che nel giugno del 1389 , Lazar,
principe di Serbia (che si estendeva all'epoca fino alla Bulgaria e alla Grecia
del Nord) rimase ucciso mentre tentava di contrastare l'avanzata dell'Impero
ottomano in Europa. La battaglia di Kosovo Polje divenne un episodio chiave
dell'epica popolare serba. Ma il nome completo di questa terra è Kosovo e
Metohija che significa il “paese dei monasteri” proprio perché qui che sono
stati edificati i più prestigiosi monasteri serbi e la città di Pec/Peja è sede
del Patriarcato della Chiesa ortodossa dal 1219. Non sorprende dunque che il
Kosovo abbia assunto un così forte valore simbolico nella definizione
dell'identità serba Oggi, nonostante gli etimi, i nomi e la storia, il Kosovo
nasce come uno stato etnicamente e demograficamente squilibrato con una
schiacciante maggioranza di albanesi la cui età media è di 28 anni e una
minoranza di serbi anziani che hanno in media 58 anni. Si stima che tra il 1989
e il 1998, la pressione permanente degli Albanesi e le violenze dell'Armata di
Liberazione del Kosovo (UCK) hanno costretto più di diecimila contadini serbi a
vendere le loro terre e ad abbandonare la regione. La minoranza serba è perciò
destinata a divenire ancora più esigua o addirittura alla scomparsa.
Nell'economia kosovara che si è creata in questi anni di tutela internazionale
sotto gli occhi della Nato, una voce importantissima e decisamente inquietante
è il traffico di droga che è solo la punta dell'iceberg di una società malata
di illegalità e di intolleranza. Come trovare allora una soluzione a questo
vicolo cieco sociale e politico? Un documento, presentato il 2 febbraio 2007,
dall'inviato speciale delle Nazioni Unite, M.Martti Ahtisaari, è servito da
appiglio a questa recente dichiarazione di indipendenza del Kosovo e servirà
come canovaccio di una futura risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
Tale bozza insiste sul carattere multietnico della società che deve essere
ormai creata in Kosovo. Ingiunzione che sembra ben poco credibile se si pensa
all'esodo massiccio che stanno vivendo i Serbi da quando nel 1999 le truppe
della Nato sono entrate nella regione. In ogni proposizione di Ahtisaari
risuona la parola “decentralizzazione”, che traduce vantaggi e privilegi che
sarebbero accordati ai Serbi del Kosovo determinati a non andar via e a non
dichiarare secessione. In particolare godrebbero della doppia nazionalità e i
comuni autonomi popolati da Serbi potrebbero stabilire relazioni strette tra di
loro e con la Serbia stessa. Si costituirebbe così una “Repubblica serba del
Kosovo e Metohija” il cui nome nessuno oserebbe pronunciare. è plausibile
pensare che gli albanesi accetteranno senza batter ciglio un'amputazione
importante del loro territorio che di fatto si sottrarrebbe all'autorità di
Pristina? E perché non tentare la via di una road map che preveda una rettifica
di tutte le frontiere nei Balcani su base etnica? Uno scenario simile può
apparire bizzarro, ma vari dossier sono già aperti sui tavoli degli esperti.
Probabilmente queste operazioni di chirurgia territoriale si realizzeranno solo
a prezzo di contestazioni, poi di conflitti armati di media intensità. Ecco
perché il passaggio a questo nuovo stato di cose dovrebbe essere piantonato da
truppe europee. Gli inevitabili spostamenti di popolazione non sarebbero da
considerarsi un effetto collaterale, bensì l'obiettivo cardine di tutto il
processo. L'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati, con il concorso di varie
ONG, veglierebbe a che il tutto si realizzi senza troppi scossoni. Il budget
degli aiuti umanitari, delle missioni militari e di ricostruzione accordati ai
Balcani, nonché gli esosi onorari di legioni d'esperti ricadrebbero sulla
Comunità Europea. Questo ci sembra il miglior compromesso possibile allo stato
attuale delle cose, dato che queste popolazioni non vogliono più vivere assieme
e odio e rancore vengono trasmesse alle nuove generazioni. Vero è che il
credere a delle frontiere giuste perché etniche ha solo il sapore di una pia
illusione ma, è anche vero che se ai diretti interessati si menziona la
“riconciliazione”, la risposta, puntuale, recita sempre “non c'è bisogno che
andiamo d'accordo se siamo separati”. Nulla da aggiungere. A quando una politica
dei Balcani che si concentri sulle opportunità del futuro invece che sui torti
del passato? Alessandro Mancosu.
( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
La
"schifosa" Frattini Promessa: stavolta regoleremo gli interessi del cavaliere. Ma la riforma è durata 48 ore alla
camera, mentre Veltroni dialogava sulla bozza Bianco Andrea Fabozzi Roma
"Le sue televisioni". Walter Veltroni è riuscito a dirlo: il
cavaliere "viola costantemente le regole del gioco" grazie a Canale
5, Italia 1 e Rete 4. Se continua così arriverà a dire che Berlusconi - anzi,
"il mio avversario" - ha un conflitto di interessi.
Facile? No, visto che pochi giorni fa se qualcuno nel centrosinistra sollevava
il problema, magari il suo unico alleato Antonio Di Pietro, il segretario del
Pd la prendeva come un'offesa personale. Per due lunghi
mesi Veltroni ha creduto al dialogo con il cavaliere sulla legge elettorale:
vietato allora parlare di conflitto di interessi. E subito dopo ha deciso che la campagna elettorale andava fatta
senza "odio e rancore", strumenti della "vecchia politica".
Ma i sondaggi languono ed è arrivato il momento di cambiare strategia.
Bentornato conflitto di interessi allora. In parlamento in questa legislatura ha vissuto
vita breve: 48 ore. E' tutto il tempo in cui il progetto di legge per cambiare
la Frattini (norma barzelletta in Europa) è rimasto all'ordine del giorno della
camera dei deputati, nello scorso maggio. Poi più nulla. Intrecciati i
sentimenti intorno alla "bozza Bianco", Veltroni e Berlusconi si
urtarono allo stesso modo quando Prodi ricordò che il conflitto di interessi era una legge promessa agli elettori dell'Unione.
E promessa era anche poco. Una campagna elettorale fa, uscendo dal quinquennio
berlusconiano, Romano Prodi annunciò solenne: "Non l'abbiamo fatta prima,
faremo adesso una legge sul conflitto di interessi che
si ispira ai grandi paesi democratici". Rutelli chiese persino scusa:
"Sono pronto a discutere e ad accettare critiche - disse quando il
centrosinistra lasciò la maggioranza -, coltivando l'illusione di una accordo
con Berlusconi l'Ulivo ha mancato l'approvazione di leggi come il conflitto di interessi e la regolamentazione delle tv". L'illusione
di un accordo: sembra storia di oggi ma è storia di sempre. Luciano Violante lo
disse senza giri di parole in un famoso intervento alla camera del 2002:
"Nel '
( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
"Il nostro
avversario usa le sue televisioni per violare le regole". Il fair play è
finito, dal leader Pd arriva l'affondo al Cavaliere. "Se la dà a gambe. Un
leader che si sottrae al confronto? Non succede in nessun altro paese" Fra
Palermo e Agrigento, prima giornata del tour in Sicilia, l'avviso ai mafiosi:
"Vigliacchi, seduti come colossi di bronzo sopra le energie di questa
terra" Cinzia Della Valle Palermo Sul duello in tv il prologo l'avevano
recitato Paolo Bonaiuti e Paolo Gentiloni durante la registrazione della
puntata di SkyTg24 pomeriggio, aprendo al possibile faccia a faccia. Ma qualche
ora dopo Walter Veltroni, rompendo un silenzio più che sospetto, è uscito allo
scoperto, andando oltre e toccando uno dei nervi più scoperti di Berlusconi: il conflitto d'interessi. Il leader del Pd, davanti alle 10mila persone che lo hanno
ascoltato a Palermo per la prima giornata del suo tour in Sicilia, ha aperto
uno squarcio nella pax col Cavaliere, dicendo a chiare lettere che "non
dovrebbe succedere che nel nostro paese si utilizzano le proprie tv per violare
costantemente le regole del gioco". Insomma, Veltroni cala l'asso
del conflitto d'interessi, in un momento in cui i
riflettori sono tutti puntati sul caso Alitalia, che spadroneggia nei Tg del
Biscione. Quello dell'ex sindaco di Roma, in realtà, non è stato un attacco
frontale, anzi solo un accenno all'irrisolto conflitto del Cavaliere, facendo
intendere però che la questione è aperta. L'affondo Veltroni lo ha fatto invece
sul duello in tv, accusando il suo "principale avversario", di
"non volere fare il confronto". "Me ne dispiace - ha chiosato -
ma penso che sottrarsi in una campagna elettorale così importante è qualcosa
che non succede in nessun altro paese". E poi in serata, a Agrigento, ha
incalzato: "Ritengo molto strano e un segno di debolezza che non si voglia
fare il confronto. Uno può dire 'non lo voglio fare', ma non si può dire 'sono
pronto, lui deve avere paura' e poi darsela a gambe". A Palermo, davanti a
elettori e militanti che sventolavano i manifesti con lo slogan "Si può
fare", Veltroni ha difeso le proposte del Pd "sui salari, sulla
precarietà e sulle pensioni", definendole "serie e concrete, con una
copertura finanziaria perché di balle in questo paese se ne sono sentite
tantissime in questi anni". Ed è tornato a criticare Berlusconi per la
battuta rivolta alla giovane precaria romana. "Io credo - ha detto - di
essere dotato di senso dell'umorismo ma quella non era una battuta casuale,
indicava una concezione della vita per me inaccettabile". Buona parte del
suo discorso, Veltroni lo ha dedicato alle condizioni socio-economiche della
Sicilia, con "il 30 per cento dei cittadini sotto la soglia di povertà, un
Pil che non cresce, un tasso di disoccupazione bel al di sopra della media
nazionale". Come responsabili delle disastrose condizione siciliane, ha
indicato la classe politica che ha governato e la mafia, "una piovra alla
quale lo Stato è riuscito a staccare alcuni tentacoli, grazie alla
magistratura, alle forse dell'ordine e al ministro Amato". Nel banco degli
imputati Veltroni mette l'ex governatore Totò Cuffaro, dimessosi dopo la
condanna in primo grado a cinque anni per avere favorito singoli mafiosi e ora
capolista dell'Udc al Senato in Sicilia. "Qualcuno che ha governato questa
terra e mangiava cannoli deve rispondere di questa situazione" ha tuonato
il leader del Pd, secondo cui "la destra ha fatto male alla Sicilia e ora
è giunto il momento di cambiare pagina e si può provare con Anna Finocchiaro e
Rita Borsellino". Contro la mafia Veltroni ha usato parole dure, "è
orrenda e i mafiosi sono mascalzoni, criminali, assassini e vigliacchi",
ricordando l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, il bambino sciolto
nell'acido per punire il padre pentito. "La mafia - ha sostenuto Veltroni
- è seduta come un colosso di bronzo sopra la vitalità e le energie di questa
terra. Sono coraggiosi gli imprenditori che hanno denunciato il pizzo e noi
siamo solidali con loro". E ha definito il Pd "figlio del movimento
contro la mafia" e tra gli applausi della piazza ha citato ad uno ad uno
"gli uomini e le donne che hanno difeso lo Stato: i poliziotti, i
carabinieri, i finanzieri morti in servizio, Libero Grassi, Pio La Torre,
Piersanti Mattarella, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo
Alberto Dalla Chiesa, i morti di Portella della Ginestra". Altrettanto
netto il messaggio ai mafiosi: "Noi siamo per l'applicazione severa del 41
bis e non vogliamo nessuna attenuazione di uno strumento che si è rivelato
importante e siamo dalla parte dei magistrati che chiedono che si intensifichi
l'opportunità dei collaboratori di giustizia". Altro strumento per
combattere la mafia è la confisca dei beni, "la cosa che fa più impazzire
i mafiosi, ma io chiedo che una volta che si confiscano si faccia in fretta a
utilizzare questi patrimoni magari con l'attivazione di una agenzia".
( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
L'Agenzia per la ricostruzione:
dei 25 miliardi promessi, 10 non sono mai arrivati e il 40% è tornato ai paesi
donatori Ge.Co. L'altra faccia degli aiuti allo sviluppo. A mostrarla ieri alla
stampa, una ricerca condotta dalla ong Oxfam per conto di Acbar (Agency
Coordinating Body for Afghan Relief), l'Agenzia di coordinamento degli aiuti
allo sviluppo in Afghanistan che riunisce 94 agenzie umanitarie operanti su
quel territorio. I soldi destinati alla ricostruzione dell'Afghanistan dalle
nazioni occidentali, ritornano al mittente in qualche altra forma, e solo una
parte di quelli che arrivano a destinazione vengono effettivamente gestiti dal
governo e dalle amministrazioni locali, dice in sostanza la ricerca, e fornisce
prove e cifre: 10 miliardi di dollari (ossia quasi 6,5 miliardi di euro) sui 25
promessi dalle nazioni occidentali per la ricostruzione del paese non sarebbero
mai arrivati a destinazione. Di più. Il 40 per cento del denaro è ritornato ai
donatori sotto forma di consulenze di alto livello e stipendi profumati per il
personale di stanza all'estero. E che dire dei lavori di costruzione della rete
autostradale che costano come fossero pavimentate in oro? La strada fra il
centro di Kabul e l'aeroporto - rivela il rapporto Acbar - "è costata agli
Stati uniti oltre 2,3 milioni di dollari al chilometro: almeno quattro volte di
più di una qualunque altra strada dell'Afghanistan". Un "enorme
debito" che ha compromesso le possibilità di pace e di sviluppo
dell'Afghanistan, scrive Oxfam. Il fallimento - analizza ancora la ricerca - è
in parte dovuto "agli alti livelli di corruzione" esistenti in
Afghanistan e alla mancanza di solidità delle istituzioni statali. Ma se un
simile flusso di denaro non viene gestito in modo regolare, che potere potranno
acquisire le istituzioni? Un'analisi che pesa e che mostra
la natura reale degli interessi occidentali nel martoriato paese: anziché a risolvere i problemi
basilari della popolazione, una quantità spropositata degli aiuti viene rivolta
al conflitto e agli obiettivi militari. Dalla fine del 2001, quando il regime
dei taliban è stato rovesciato dalla coalizione guidata dagli Stati uniti,
i fondi destinati alla ricostruzione sono stati infatti solo una
"frazione" delle spese militari, ben più consistenti: 25 i miliardi
di dollari destinati a rafforzare la sicurezza. Da quella stessa data, ogni
giorno i militari nordamericani in Afghanistan spendono circa 100 milioni di
dollari, contro i sette milioni di dollari al giorno spesi nel complesso dai
donatori internazionali. Quello Usa è il principale stato donatore, che copre
da solo un terzo dell'aiuto internazionale al paese. Eppure - spiega la ricerca
di Acbar - al governo afghano è arrivata solo metà dei 10,4 miliardi di dollari
promessi per il periodo 2002-2008. Presi in fallo anche l'Unione europea e la
Germania, che hanno versato meno dei due terzi degli aiuti promessi: 1,7
miliardi di dollari la Ue e 1,2 la Germania. La Banca mondiale, poi, ha dato
solo la metà degli 1,6 miliardi di dollari che doveva. Meno peggio, invece, la
Gran Bretagna: sugli 1,45 miliardi di dollari promessi, ne ha inviati 1,3.
Recita quindi il rapporto: "A causa delle scarse entrate del governo,
l'aiuto internazionale rappresenta il 90 per cento del bilancio delle spese
pubbliche nel paese". E avverte la comunità internazionale che, per
"eliminare le cause della povertà del popolo afgano" occorre
"agire insieme" e riconoscere "la stretta relazione fra povertà
e conflitto in corso". Acbar, quindi conclude suggerendo una correzione di
rotta sulla base di cinque punti: incrementare il volume degli aiuti nelle aree
rurali, garantire trasparenza sui flussi e sui destinatari degli aiuti,
migliorare gli strumenti di valutazione dell'efficacia e la portata degli
aiuti, costituire una commissione indipendente e costruire un coordinamento
effettivo tra i donatori e il governo afghano.
( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Il massimo storico
italiano dell'età della Riforma avverte sull'uso politico della religione:
"Le conversioni spettacolari aumentano i
conflitti" Adriano Prosperi: "La storia cristiana è anche più
violenta" Matteo Bartocci Adriano Prosperi è ordinario di Storia dell'età
della Riforma e della Controriforma alla Scuola Normale di Pisa. E' il massimo
studioso italiano dell'Inquisizione romana e il suo ultimo libro per Einaudi
("Dare l'anima. Storia di un infanticidio") affronta, tra
l'altro, proprio il problema del battesimo. Professor Prosperi, ci sono
precedenti di un papa che battezza un musulmano a san Pietro? All'inizio del '
( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Adriano Prosperi:
"La storia cristiana è anche più violenta" Il massimo storico
italiano dell'età della Riforma avverte sull'uso politico
della religione: "Le conversioni spettacolari aumentano i conflitti"
Matteo Bartocci Adriano Prosperi è ordinario di Storia dell'età della Riforma e
della Controriforma alla Scuola Normale di Pisa. E' il massimo studioso
italiano dell'Inquisizione romana e il suo ultimo libro per Einaudi ("Dare
l'anima. Storia di un infanticidio") affronta, tra l'altro, proprio
il problema del battesimo. Professor Prosperi, ci sono precedenti di un papa
che battezza un musulmano a san Pietro? All'inizio del '
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Continuano gli
scontri tra le milizie sciite di al Sadr, che per il Pentagono sono ormai la
più grave minaccia per la sicurezza del paese, e le forze governative. ROBERTO
BARDUCCI Moqtada al-Sadr minaccia la rivolta in Iraq. Violenti scontri sono
scoppiati a Bassora, centro petrolifero dell'Iraq meridionale, fra le forze
governative irachene e le milizie sciite fedeli al controverso leader religioso
al-Sadr, scontri che hanno lasciato sul terreno una trentina di morti e più di
40 feriti, tra cui numerosi civili. Intanto a Bagdad, nel quartiere di Sadr
City, ci sono state violenze e manifestazioni al coro di "Sì, Sì all'Iraq,
Sì, Sì alla disobbedienza civile". Le truppe sciite del giovane Sadr,
riunite sotto il nome di "esercito del Mahdi", avevano negli ultimi
mesi cercato di ottenere una posizione predominante nella città di Bassora, centro
a maggioranza sciita e importante snodo economico della produzione petrolifera
irachena, entrando in conflitto con altre organizzazioni
rivali sciite come il Supremo consiglio islamico iracheno (Sciri),
dell'eminente leader religioso Abdel Aziz al-Hakim, e il partito Al- Fadhila
dei seguaci dell'ayatollah Muhammad Yahubi. Subito dopo gli scontri, il premier
sciita Nouri al-Maliki ha inviato le truppe governative per ristabilire l'ordine
e l'autorità del governo centrale. Egli stesso, assieme ai ministri della
difesa e dell'interno è andato a Bassora per seguire gli eventi ed è lì che ha
saputo ? secondo l'agenzia stampa Asawt Al-Iraq ? che uomini armati hanno
lanciato missili da Sadr City alla sede del suo partito al-Dawa. Il Pentagono,
intanto, ha comunicato che l'esercito del Mahdi costituisce oggi una delle più
gravi minacce per la sicurezza dell'Iraq, sostituendo al-Qaeda come fonte di
violenza settaria. I suoi aderenti, che erano poche migliaia dopo l'invasione
americana, sono saliti a più di sessantamila ma potrebbero essere molti di più.
Il movimento sadrista, che aveva salutato con favore la caduta di Saddam
Hussein sotto il cui regime gli sciiti erano stati perseguitati, è stato uno
dei promotori degli scontri a fuoco con le forze della coalizione nelle strade
di Bagdad e Najaf nell'aprile 2004. Ma nell'agosto del 2007 Moqtada al-Sadr
aveva annunciato un cessate il fuoco con il quale impegnava l'esercito del
Mahdi a non attaccare gruppi armati rivali e truppe americane. Il coprifuoco,
però, non ha retto e alcune fazioni sadriste hanno continuato a seguire una
propria agenda a metà fra il patriottismo religioso e il banditismo da strada.
Il governo centrale ha cercato di eliminare il problema delle milizie armate,
offrendo a centinaia di miliziani sciiti di arruolarsi nelle forze di sicurezza
della provincia di Bassora. Ma l'esercito del Mahdi ha rifiutato l'offerta,
affermando che il gruppo armato non si scioglierà fintanto che ci saranno
truppe straniere sul suolo iracheno. Un giornalista iracheno, Abdel Halek Hussain,
dice a Europa che il reclutamento di miliziani nelle forze di sicurezza non ha
affatto migliorato la situazione, dal momento che questi restano comunque leali
alle proprie fazioni e non alla nazione. "Anche il governo centrale è
composto da blocchi che hanno interessi da difendere a
Bassora ? spiega Hussein ? Dopotutto, il governo è dominato dalla United iraqi
alliance, che fa capo a Abdel Aziz al-Hakim, leader del Supremo consiglio
islamico iracheno, il maggior centro di potere politico di Bassora". I quotidiani
arabi fanno pertanto notare che, mentre subito dopo la caduta di Saddam gli
scontri erano di tipo etnico tra sciiti e sunniti, oggi invece abbiamo a che
fare con un altro fenomeno. "In Iraq oggi gli scontri sono intra-etnici:
sunniti contro sunniti e scitti contro sciiti ", spiega Hussein. Lo Sciri
di al-Hakim e la sua ala militare, le brigate Badr, sono infatti i maggiori
avversari dell'esercito del Mahdi e del blocco sadrista. Quello che appare
ulteriormente paradossale è che entrambi i movimenti ? secondo il quotidiano
saudita al Hayat ? hanno l'appoggio dell'Iran. Ultimamente, però Teheran
avrebbe manifestato la propria contrarietà ai sadristi, accusati di fomentare
lotte e disordini nella provincia di Bassora che ha un lungo confine con l'Iran.
Per uno strano gioco di interessi, pertanto, sia
americani sia iraniani starebbero spingendo per eliminare il blocco sadrista e
favorire al-Hakim, che lo scorso dicembre era stato in visita a Washington. La
situazione del sud dell'Iraq mostra che l'instabilità e la violenza nel paese
non sono solo ispirate da lotte settarie e da attività di resistenza, ma anche
da profonde rivalità politiche e tribali. Il blocco dei sadristi minaccia di
continuare le proteste, accusando Hakim di essere all'origine della campagna
governativa contro di loro. Già nei mesi scorsi, centinaia di sadristi erano
stati arrestati e i loro uffici perquisiti dalle forze di sicurezza. Secondo
Ali al-Saidi, capo dell'ufficio dei sadristi a Bassora, il governo vuole
"regolare vecchi conti politici " con "la scusa" di
riportare la legge e l'ordine. "In realtà, al-Hakim e i suoi alleati
vogliono eliminare i sadristi prima delle elezioni locali dell'ottobre
prossimo", spiega al-Saidi.
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Retroscena
Conflitto di interesse a
Cortina La campagna di papà Fede contro i vigili Il sospetto: il Tg4 attacca
per i verbali fatti alla figlia ANNA SANDRI CORTINA D'AMPEZZO Con quel che
succede lungo le strade del suo territorio di competenza, il comandante Nicola
Salvato - responsabile della Polizia Municipale di Cortina d'Ampezzo - potrebbe scrivere una guida
ragionata della cafonaggine al volante. Di verbali vip deve averne visti a
centinaia, quindi si è dato una regola: inflessibilità e silenzio, sempre e per
chiunque. Ma capita che qualcosa scappi di mano: ed ecco che, da una fonte
trasversale, salta fuori la storia di una multa (anzi tre) appioppate a un
cognome piuttosto noto, e della protesta arrivata addirittura via tg nazionale.
Un caso imbarazzante, sul quale il comandante Salvato tenta di far scendere il
silenzio: conferma, ma non commenta. Accade che sabato 15 marzo, a Cortina, un
Suv imbocchi con decisione, e decisamente contromano, un senso unico. Ci sono i
vigili, fermano l'auto. La signora favorisce i documenti: Sveva il nome, Fede
il cognome. Anche se non c'è scritto, Emilio (il direttore del Tg4), è il papà.
Una multa tira l'altra: oltre alla manovra contromano, la signora Fede ha anche
la bimba a bordo senza cintura, e la revisione è scaduta dal giugno 2007. Tutto
contestato sul posto. Lei non la digerisce. Si deduce dalla telefonata che fa,
nemmeno un'ora dopo, al comandante Salvato: i contenuti sono segretissimi, ma
visto che la conseguenza è una denuncia a carico della signora presso la
Procura, è possibile che il tono non sia stato dei più concilianti. E c'è
un'altra telefonata che la signora fa, si immagina, questa volta al papà
direttore: la sera stessa sul Tg4 va in onda un servizio che parla di multe e
di vigili. Si fa cenno a un caso accaduto in una nota località turistica, si
parla di modi poco urbani dei vigili nel togliere punti alle patenti, e poi
scattano le interviste ai passanti in giro per l'Italia: per quanto sia
ingiusto, metti un microfono davanti alla bocca di un italiano, chiedigli un
parere sui vigili urbani, e sai quel che trovi. I commenti del direttore si
sprecano, attacca i vigili con quella che viene definita "una campagna
denigratoria e offensiva". Davanti alla tv c'è Mario Sirelli,
rappresentante nazionale sindacale dei vigili: salta sul divano, si appella al
diritto di replica e ottiene un'intervista per il tg del giorno dopo. Solo che
viene tagliata e perde significato. A quel punto, la redazione del Tg4, ammette
lo stesso direttore, viene sommersa da fax e mail di protesta: ed è lui,
ricordando di essere figlio di un comandante dei vigili, a fare un passo
indietro, con pubbliche scuse e manifestazioni di rispetto. Non finisce qui,
perché nell'ambiente la notizia circola e arriva a Sergio Abbate, presidente
del "Circolo dei 13", libera associazione di ufficiali e responsabili
di Polizia Locale che riunisce le province del Triveneto. E' lui a rendere
pubblica la vicenda, e a parlare di "campagna denigratoria e
offensiva". "Emilio Fede - dice - ha strumentalizzato l'episodio per
attaccare la categoria in generale. Se una persona normale commette
un'infrazione e viene multata, deve pagare e seguire le regole che valgono per
tutti. Se tocchi un potente, apriti cielo".
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
[FIRMA]ALESSANDRO
BARBERA ROMA Se è un segnale del futuro che l'attende, è pessimo: ieri Standard
and Poor's ha deciso il declassamento del titolo Alitalia dall'indice
S&PMib di Borsa. Sarà sostituita dalla Geox di Mario Moretti Polegato.
Motivo: "Troppa volatilità e forte calo di valore". Le esternazioni a
mercati aperti della politica hanno dato un colpo mortale alla credibilità di
un titolo che era da tempo il bersaglio preferito degli speculatori. Silvio
Berlusconi stavolta non c'entra nulla: accogliendo l'invito della Consob a non
fare oscillare in maniera anomala il titolo, ieri ha esternato poco prima della
chiusura di borsa. Dopo la pausa pasquale è tornato sul tema preferito della
campagna elettorale: il no alla "colonizzazione" di Air France-Klm e
il "sì" ad una cordata italiana per rilanciare Alitalia. In pubblico
i nomi dice di non poterli fare "per questioni di riservatezza" ma
chi ha fiducia sarà premiato: "Al massimo entro domenica" ci sarà la
lista completa degli imprenditori pronti a fare "un'offerta
impegnativa". Più concreto, Umberto Bossi parlando con i giornalisti a
Verona ha spiegato che a suo modo di vedere è "difficile non vendere ad
Air France. Bisogna farlo per forza, altrimenti chi la mantiene?".
Apertamente Berlusconi per ora si sbilancia solo su chi non lo farà, e quindi
non entrerà nella cordata: i figli maggiori Pier Silvio e Marina. "Nemmeno
per sogno", dice seccato ai cronisti. E la colpa è della
"strumentalizzazione" della sinistra. La sua era solo un'idea, ma
poiché c'è chi ha addirittura tirato in ballo il conflitto
di interessi ora è disposto
a "vietare ai suoi figli di partecipare in qualunque modo". Smentisce
l'interessamento Carlo Pesenti: "Alitalia? Facciamo già fatica a gestire
il nostro aereo..." La Borsa per ora crede a Berlusconi: ieri il titolo è
volato del 26,1% ed ha raggiunto nuovamente quota 57 centesimi. A
Palazzo Chigi intanto allargano le braccia e ribadiscono il mantra prodiano:
"Se c'è una cordata italiana ben venga, ma dov'è?". Il parolaio di
Berlusconi su Alitalia comincia a infastidire il leader della Cgil Guglielmo
Epifani - "In questa fase la politica dovrebbe fare un passo
indietro" - mentre non dispiace a Raffaele Bonanni: "Aspettiamo di
vederla questa cordata, intanto trattiamo con i francesi". Il sospetto che
le ripetute esternazioni del Cavaliere servano comunque ad alzare il prezzo con
Air France-Klm è nei fatti: non si spiegherebbe altrimenti come mai sempre ieri
il ministro plenipotenziario dell'Economia Giulio Tremonti spiegava che il Pdl
"non è affatto contrario a proseguire la trattativa con i franco-olandesi
ma sarebbe anche giusto ce ne fosse un'altra, una di quelle scartate finora,
che ritorna". Una sorta di politica dei due forni per tenere sulla
graticola i franco-olandesi. Il numero uno transalpino Jean-Cyril Spinetta per
il momento va dritto per la sua strada, convinto che alla fine avrà la meglio.
La prima fila di Air France-Klm ieri ha proseguito nella definizione del nuovo
piano che entro stasera sarà inviato alle nove sigle della compagnia e sul
quale domani riprende il confronto. Fra i sindacati la tensione sale: ciascuno
è preoccupato di pagare il prezzo più alto di esuberi fra i propri iscritti.
Verso sera l'Anpac ha diffuso un duro comunicato per denunciare l'aumento degli
esuberi fra piloti e assistenti di volo al quale ha reagito la Fit-Cisl
chiedendosi da dove arrivassero le informazioni. Immediata la risposta di Air
France-Klm: nessun aumento di esuberi fra i piloti. Il problema più grave per
Alitalia resta semmai che fare se la vendita dovesse slittare ancora. La
liquidità è agli sgoccioli (in cassa ci sarebbero circa 160 milioni) e per
questo il consiglio di amministrazione di ieri ha confermato che per ora
considera il 31 marzo il termine ultimo per chiudere la trattativa con i
sindacati. Se sarà necessario, si riunirà di nuovo per deliberare una proroga.
Più passano i giorni, più il Tesoro si trova vicino alla decisione di varare un
prestito-ponte. Mercoledì Tommaso Padoa-Schioppa riferirà anche di questo
nell'aula della Camera.
( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Oggi il nuovo piano
air france "I miei figli in cordata? Lo vieterei". Sindacati freddi
Roma. Silvio Berlusconi torna alla carica sull'Alitalia: "La cordata
italiana? Non è campata in aria, fra qualche giorno saranno noti a tutti i nomi
degli imprenditori che faranno certamente un'offerta impegnativa". L'ex
premier esclude che i suoi figli siano coinvolti: "Hanno
tirato in ballo il conflitto di interesse. A questo punto, vieterei ai miei
figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che ha fatto
la sinistra". Oggi Air France presenterà ai sindacati un nuovo piano per
Alitalia, ma a turbare la vigilia sono arrivate voci allarmistiche sull'aumento
del numero degli esuberi. Sul personale è guerra di cifre e i sindacati
restano cauti . CRESCI, G. ferrari e lombardi >> 3 27/03/2008.
( da "Quotidiano.net" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
NOME UTENTE PASSWORD
Leggi il giornale Prova GRATUITA Politica CANALI CITTà SPORT MOTORI MULTIMEDIA
SHOPPING BLOG MOBILE CERCA LAVORO ANNUNCI Homepage Quotidiano.net Speciale
Elezioni Politiche 2008 Cronaca Stop al bullismo Politica & Economia Borse
Lavoro Esteri Cultura & libri Arte & Mostre Cinema Musica Spettacolo e
TV Gossip Casa Pazzo Mondo Salute Tecnologia Sondaggi Archivio news Cavallo
Magazine Eventi E-nigmistica Giochi Mappe Meteo Mooovie Viaggi IL RESTO DEL
CARLINO BOLOGNA Ancona Ascoli Cesena Fermo Ferrara Forlì Imola Macerata Modena
Pesaro Ravenna Reggio Emilia Rimini Rovigo LA NAZIONE FIRENZE Arezzo Empoli
Grosseto La Spezia Livorno Lucca Massa Carrara Perugia Pisa Pistoia Prato Siena
Viareggio IL GIORNO MILANO Bergamo Brescia Como Lecco Lodi Sondrio HOMEPAGE IL
TEMPO.IT ROMA Lazio Nord Latina Frosinone Abruzzo Molise HOMEPAGE ILSECOLO
XIX.it GENOVA La Spezia Imperia Savona Levante Basso Piemonte Tutto lo sport
Calciomercato Serie A: tutte le squadre Serie A: l'ultima giornata Serie A:
tempo reale e classifiche Serie B: tempo reale e classifiche Calendario Serie A
Calendario Serie B Siti di A e B Formula 1 2008 Motomondiale 2008 BLOG DI SPORT
Mister X di Xavier Jacobelli Calciomercato di Giulio Mola Tennis di Ubaldo
Scanagatta Formula1 di Leo Turrini ARCHIVIO Calciopoli GERMANIA 2006 Formula 1
2007 Formula 1 2006 Motomondiale 2007 Motomondiale 2006 SPECIALI --> Sei
Nazioni 2008 Mondiali di Rugby Giro d'Italia Coppa America MEDIA CENTER Ultimi
pubblicati Foto del giorno Fotogallery Ricerca Multimedia Calendari Cinema
Cronaca Cultura Economia Esteri Gossip Moda Mostre Pazzo Mondo Politica Salute
Spettacolo Sport Tecnologia In Edicola! Prova gratis il servizio Abbonamenti
Acquista una copia arretrata Dietaclub Gratis il tuo profilo dieta Allegati
Concorsi Idee utili e introvabili Tentazioni tecnologiche Moda e abbigliamento
Compara i prezzi Scommesse on line Eventi e Quote Registrati e scommetti Single
in the City Trova l'anima gemella HOMEPAGE BLOG Apri il tuo blog ora Le firme
di QUOTIDIANO BLOG: Laura Alari Roberto Baldini Bruna Bianchi Lorenzo Bianchi
Giovanni Bogani Deborah Bonetti Andrea Brusa Enzo Bucchioni Sandro Bugialli
Mario Caligiuri Gabriele Cané Alessandro Corti Davide Costa Cesare De Carlo
Andrea Degidi Alessandro Farruggia Franca Ferri Isabella Fiorella Francesco
Ghidetti Giovani Tentazioni Xavier Jacobelli Daniela Laganà Rossella Martina
Giuseppe Mascambruno Pierluigi Masini Giulio Mola Giovanni Morandi Malu
Mpasinkatu Simone Nozzoli Massimo Pandolfi Giampaolo Pioli Lorenzo Sani
Vittorio Savini Ubaldo Scanagatta Giuseppe Tassi Leo Turrini Quotidiano Mobile
News nazionali News Cittadine Mister X Oroscopo Musica per il tuo cellulare
Realtones Suonerie Polifoniche Suonerie Monofoniche Videosuonerie Effetti
Sonori Immagini per il cellulare Giochi Homepage Annunci Auto e Moto Case
Lavoro Personali Per la casa Sport - Vacanze Telefonia - Informatica Varie
Annunci legali IL NODO ALITALIA Berlusconi: "Cordata, a giorni i
nomi" Un imprenditore fabrianese: "Io ci sto"
AirFrance-sindacati, prove di disgelo: l'apertura del manager francese Spinetta
sembra aver fatto breccia nei rappresentanti dei lavoratori. Il leader del Pdl:
"E' stato il mio appello" Commenta Roma, 26 marzo 2008 - "La
cordata italiana non è qualcosa di campato in aria, oggi ci sono alcuni nomi di
imprenditori importanti che non faccio per ragioni di riservatezza ma che tra
qualche giorno verranno conosciuti da tutti perché faranno certamente una loro
offerta impegnativa". Lo ha affermato Silvio Berlusconi giungendo a
Viterbo per una manifestazione elettorale. "Chiederanno di avere - ha
aggiunto il Cavaliere - 3-4 settimane (Air France ha avuto 6 mesi) per poter
valutare la situazione, fare una due diligence e presentare una nuova offerta
impegnativa. Penso che tra qualche giorno si concretizzerà la cordata". In
precedenza, il leader del Pdl ha voluto sottolineare i propri meriti nei nuovi
sviluppi della trattativa. "Non ho elementi per valutare la controproposta
di Air France in profondità - ha detto - però registro di aver ottenuto dei
successi, perchè dopo il mio appello agli imprenditori italiani a tirare fuori
l'orgoglio, Air France ha cambiato posizione sul mantenimento dei colori e
della compagnia di bandiera". "IO CI STO" L'imprenditore
metalmeccanico fabrianese Francesco Casoli e' pronto a partecipare, a titolo
personale e non con la sua azienda, l'Elica, alla cordata italiana per il
salvataggio dell'Alitalia ipotizzata da Silvio Berlusconi. Candidato di FI al
Senato, Casoli afferma di aver riscontrato in questi giorni un ''grande
entusiasmo popolare per la possibilita' di mantenere la compagnia di bandiera sotto
il controllo italiano, cosi' come proposto dal presidente Berlusconi.
Entusiasmo che condivido - sottolinea - e che puo' portarci ad una svolta in
questa annosa vicenda''. Cosi', afferma Casoli, ''continuo a sostenere con
forza, a titolo esclusivamente personale, questa idea. Una forza che acquista
vigore anche in virtu' della mia vicinanza alla situazione dell' Aerdorica, la
societa' di gestione dell'aeroporto di Ancona-Falconara, che mi vede
investitore e non membro del cda''. I BERLUSCONI JR FUORI PER COLPA DELLA
SINISTRA I miei figli nella cordata di imprenditori italiani per Alitalia?
"Nemmeno per sogno. Adesso dico assolutamente no perchè visto che hanno
approfittato tirando in ballo addirittura il conflitto di interessi, vieterei ai miei figli di partecipare
in qualunque modo per la strumentalizzazione che la sinistra ha fatto", ha
detto Silvio Berlusconi spiegando che il rischio di fallimento per la compagnia
di bandiera ci sarebbe "soltanto se il governo decidesse inopinatamente di
farla fallire o di firmare con Air France senza aprire a quest'ultima
possibilità della cordata italiana". DISGELO CON AIRFRANCE Prove di
'disgelo' tra sindacati e Air France sulla trattativa Alitalia. Dopo la levata
di scudi di ieri, l'apertura del manager francese Spinetta che si è impegnato a
consegnare un nuovo piano ammorbidito alle sigle di settore, sembra aver fatto
breccia nei rappresentanti dei lavoratori che venerdì si siederanno di nuovo al
tavolo con la compagnia francese. Per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni,
la presentazione di un nuovo piano comunque "è già un primo
risultato". Comunque, ha aggiunto sottolineando anche anche che
"Lufthansa sarebbe meglio di AirFrance", "un risultato pieno lo
otterremo solo se si salva lo scalo di Malpensa". Molto cauto, il leader
della Cgil, Guglielmo Epifani: "Venerdì è un passaggio importante - ha
detto - vediamo se effettivamente ci sono aperture, se ci sono si può
continuare a trattare: deve essere però una vera trattativa". Di
"primo risultato" parla invece anche Renata Polverini della Ugl che
comunque avverte che l'esito della trattativa non è scontato". Oggi sarà
il Cda di Alitalia a valutare la possibilità di una proroga della scadenza per
l'offerta, fissata al 31 marzo per permettere il proseguimento della trattativa
come chiesto dai sindacati. Ieri anche il Tesoro, in qualità di azionista di
Alitalia, ha fatto sapere che un'eventuale decisione in tal senso spetta
proprio a Prato e che il ministero in questo caso non farà altro che prendere
atto del rinvio. Tommaso Padoa-Schioppa comunque sarà mercoledì 2 aprile
davanti alle commissioni congiunte della Camera per affrontare il dossier. Il
presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, tenta di riportare
la discussioni sui suoi binari esprimendo "amarezza" per il fatto che
Alitalia sia diventata "un tema della campagna elettorale". Per il
numero uno di viale dell'Astronomia, l'importante "è che gli imprenditori
possano andare in giro per il mondo dagli aeroporti giusti e con compagnie
competitive". Dalla stampa estera intanto arriva l'ennesima stoccata: in
Italia - scrive oggi la tedesca 'Faz' - bisogna ormai rassegnarsi all'idea che
Alitalia è decaduta a compagnia regionale, non più in grado di stare in piedi
da sola. PROLUNGARE LA SCADENZA Il Consiglio di amministrazione di Alitalia ha
disposto di avviare i necessari approfondimenti di carattere
giuridico-finanziario per proseguire il confronto con Air France oltre la
scadenza del 31 marzo e di riunirsi nuovamente a breve per assumere le
determinazioni conseguenti. Il CdA di Alitalia - si legge in una nota -
"ha preso atto dello stato di avanzamento delle trattative sindacali a
seguito degli incontri tenutisi il 18, 20 e 25 marzo scorso, incontri che non
hanno condotto, allo stato, ad individuare soluzioni condivise tra le parti
sociali pur evidenziando ampie disponibilità per l'approfondimento delle
principali tematiche". "Air France-Klm - prosegue il comunicato - si
è dichiarata disponibile al differimento dei termini delle clausole di efficacia
contrattualmente previste (primo fra questi quello del 31 marzo p.v.). Anche da
parte delle organizzazioni sindacali e delle Associazioni professionali di
categoria si è manifestata l'esigenza di disporre di tempi più ampi per le
valutazioni e le consultazioni ritenute necessarie". "In tale quadro
- conclude la nota - il Consiglio di Amministrazione ha disposto di avviare i
necessari approfondimenti di carattere giuridico-finanziario e di riunirsi
nuovamente a breve per assumere le determinazioni conseguenti". SPINETTA
"Non lasceremo a casa nessuno" - PRODI "Cordata italiana? Sì ma
non c'è"Giusto vendere Alitalia a Air France-Klm? Commenti Invia commento
Segnala ad un amico 26/03/2008 18:31 Pier Come al solito boccaloni abboccano
sempre!!! Fino al 14 aprile il pifferaio di arcore si esibirà in fantomatici e
pirotecnici annunci parole, parole, parole soltanto parole. Pier 26/03/2008
18:28 bimba Poi ci racconta quella di Biancaneve...vedremo che ne sarà della
cordata il 15 aprile, come tutte le balle che ci ha raccontato per 15 anni
26/03/2008 16:09 roberto-rieti Dopo le ingenerose e insulse critiche sulla
fantomatica cordata pre-elettorale berlusconiana, la verità comincia ad
emergere - lo avevo preannunciato con miei precedenti interventi che la mossa
di berlusconi aveva lo scopo di ridare dignità alla trattativa alitalia dopo
l'ignobile ricatto di airfrance "prendere o lasciare" - per merito
del suo intervento il pavone spinetta ha abbasto le penne e tornato a più miti
consigli - purtroppo i soliti criticoni della sinistra non hanno saputo vedere
più il là del loro naso ed ora devono convenire che se vengono salvati i 2100
minacciati esuberi il merito è del tanto odiato silvio - ma tanto è tutto
inutile - continueranno a non voler capire - beh ! peggio per loro Sono presenti
3 commenti, invia il tuo commento! Pagine: 1 Nome: Email: Commento: Riscrivi il
codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI
per generarne un altro consenso al trattamento dei dati consenso allargato I
commenti inviati vengono pubblicati solo dopo esser stati approvati dalla
redazione Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia
una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui
sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro
Cerca su Quotidiano.net nel Web Articoli Eventi --> Foto del giorno -->
Foto Video Blog Sondaggi Sport - Calcio Vincono tutte le rivali dell'Italia
Primo ko per l'Inghilterra di CapelloSport - Calcio Villa fulmina Buffon Gli
azzurri cadono a ElcheCronaca - Locale In manette un altro 'baby-spacciatore'
E' un iracheno di diciannove anniCronaca - Locale "Ahmetovic sapeva di
guidare ubriaco" Ecco le motivazioni della sentenzaTecnologia Chirurgia
estetica per la bambola Impazza il videogame 'Miss Bimbo'Gossip La cura di
bellezza di Demi? Sanguisughe per depurarsiCronaca - Locale Treno Intercity
esce dal binario Disagi e ritardi, nessun feritoCavalloMagazine - Sport
Registrazione Fei obbligatoria Altrimenti, niente gare internazionaliCultura
Anche Ian Fleming aveva la sua MoneypennyPolitica Salta il 'Porta a porta' con
Berlusconi "Veltroni vuole solo il duello in tv"Cronaca - Locale In
scooter con 1,5 chili di hashish Arrestato un marocchino di 31 anniCronaca -
Locale La rete sismica di Prato Rilevazioni in tempo realeSport - Rugby Sigolo
si presenta: "Non ci sono soldi Ma per il futuro siamo ottimisti"
Majoli Dietro lo specchio'TEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008'Tartufo',
di Molière"La guerra dei Roses" al Teatro Lauro RossiStagione di
qualità al Teatro ComunaleIl cartellone 2007/08 del Politeama PrateseIl
trittico di Puccini al Teatro alla ScalaLa Belle Epoque. Arte in Italia
1880-1915'Quando l'uomo principale è una donna'Alicia Keys al Forum di
AssagoSolisti dell'Accademia di santa ceciliaProgramma della Stagione di Prosa
2007-2008, Teatro dell'AquilaStagione teatrale 2007 / 2008, teatOltre: X (Ics)
Racconti crudeli della giovinezzaProgramma della Stagione di Prosa 2007-2008,
Teatro dell'AquilaMarlene Kuntz in concerto Flavia, la regina di
AcapulcoArrivano i Baustelle, la musica in un..'Amen'Jovanotti incontra gli
studenti fiorentiniA Cuba si sfila con i lucchesiCresce l'attesa per il
'Vasco-day' --> "Trittico 1976" di Francis BaconSarkozy e Carla
Bruni in visita ufficiale alla regina ElisabettaIl mistero del PoGian Filippo
nella casa del Grande Fratello 8Le immagini del maxi incidente vicino a
Seewalchen, in AustriaIl medagliere di Filippo MagniniJacqueline KennedyLucca,
i migliori anni della nostra vitaBologna, Berselli e l'auto per la campagna
elettoraleConan il un piccolo Chihuahua bianco e nero che pregaLe immagini di
Femi-Cz Rovigo-Overmach ParmaIl maltempo di Pasqua e PasquettaFederica
Pellegrini, oro e record nei 400 stileBascio (Pennabilli)Ca' Manente (Monte Grimano
terme) Cane sequestrato a un punkabbestia, non era assicuratoChelsea: l'affare
Lewinsky? Non sono affari vostriCarla Bruni e la regina ElisabettaDrogba,
Ronaldinho, Mourinho, Gilardino: il mercato di Inter, Milan, Juve e
FiorentinaLo spot della suoneria 'Bella topolona'Brad Pitt cugino di Barack
ObamaLa moglie di Fede: ''Attento la corda si sta per spezzare''Una donna:
''Gli Ufo mi hanno inseguita''Effetto serra, crolla l'Asse di Wilkins in
AntartideNorvegia. Crolla edificio, sei disperAutovelox in provincia, diecimila
sanzioni in due mesi'Tutta la vita davanti', il trailerEmanuele Filiberto di
Savoia: le domande dei giovaniEnrico Boselli (PS): Domande e risposte
dall'universoUna bicicletta per Leonid Stadnyk, il gigante ucraino Mancini è
una bomba a orologeria: per questo l'Inter se lo tiene del 26/03/2008 di Laura
Alari Liberi di vivere: un appello silenzioso del 26/03/2008 di Massimo
Pandolfi Madrelingua del 26/03/2008 di Bruna Bianchi Leggere & Scrivere: il
giallo di qualità della Schenkel e un saggio di Raffaele Simone sul tramonto
della Sinistra del 26/03/2008 di Rossella Martina Canada 1996, Ottawa! del
26/03/2008 di Giuseppe Tassi Rissa Mussolini-Santanché: quale delle due è più a
destra?E' giusta la vendita degli spray anti-aggressione?Chi salirà più in alto
in carriera tra Seppi, Bolelli e Fognini?Mozzarella alla diossina, tu ti
fidi?Gay Pride a Bologna il 28 giugno, sei d'accordo?I rave party sono da
vietare?Troppo clamore sulla conversione di Magdi Allam?Vota il gol più bello
della 30 giornataBeppe Grillo invita al 'non voto utile' il 13 aprile. Sei
d'accordo?Qual è il miglior giocatore della Lucchese?Abolire l'ergastolo, sei
d'accordo?Giusto eliminare le Province?Qual è il politico più sexy?Che voto dai
al decoro urbano?Qual è la meta dei lucchesi per Pasqua? LA FOTO DEL GIORNO
Sexy fashion Dalla musica alla passerella: un momento della sfilata della linea
di lingerie Pussycat Dolls, alla settimana della moda di Los Angeles GUARDA LE
IMMAGINI RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai
di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss
archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva
( da "Quotidiano.net" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
NOME UTENTE PASSWORD
Leggi il giornale Prova GRATUITA CANALI CITTà SPORT MOTORI MULTIMEDIA SHOPPING
BLOG MOBILE CERCA LAVORO ANNUNCI Homepage Quotidiano.net Speciale Elezioni
Politiche 2008 Cronaca Stop al bullismo Politica & Economia Borse Lavoro
Esteri Cultura & libri Arte & Mostre Cinema Musica Spettacolo e TV
Gossip Casa Pazzo Mondo Salute Tecnologia Sondaggi Archivio news Cavallo
Magazine Eventi E-nigmistica Giochi Mappe Meteo Mooovie Viaggi IL RESTO DEL
CARLINO BOLOGNA Ancona Ascoli Cesena Fermo Ferrara Forlì Imola Macerata Modena
Pesaro Ravenna Reggio Emilia Rimini Rovigo LA NAZIONE FIRENZE Arezzo Empoli
Grosseto La Spezia Livorno Lucca Massa Carrara Perugia Pisa Pistoia Prato Siena
Viareggio IL GIORNO MILANO Bergamo Brescia Como Lecco Lodi Sondrio HOMEPAGE IL
TEMPO.IT ROMA Lazio Nord Latina Frosinone Abruzzo Molise HOMEPAGE ILSECOLO
XIX.it GENOVA La Spezia Imperia Savona Levante Basso Piemonte Tutto lo sport
Calciomercato Serie A: tutte le squadre Serie A: l'ultima giornata Serie A:
tempo reale e classifiche Serie B: tempo reale e classifiche Calendario Serie A
Calendario Serie B Siti di A e B Formula 1 2008 Motomondiale 2008 BLOG DI SPORT
Mister X di Xavier Jacobelli Calciomercato di Giulio Mola Tennis di Ubaldo
Scanagatta Formula1 di Leo Turrini ARCHIVIO Calciopoli GERMANIA 2006 Formula 1
2007 Formula 1 2006 Motomondiale 2007 Motomondiale 2006 SPECIALI --> Sei
Nazioni 2008 Mondiali di Rugby Giro d'Italia Coppa America MEDIA CENTER Ultimi
pubblicati Foto del giorno Fotogallery Ricerca Multimedia Calendari Cinema
Cronaca Cultura Economia Esteri Gossip Moda Mostre Pazzo Mondo Politica Salute
Spettacolo Sport Tecnologia In Edicola! Prova gratis il servizio Abbonamenti
Acquista una copia arretrata Dietaclub Gratis il tuo profilo dieta Allegati
Concorsi Idee utili e introvabili Tentazioni tecnologiche Moda e abbigliamento
Compara i prezzi Scommesse on line Eventi e Quote Registrati e scommetti Single
in the City Trova l'anima gemella HOMEPAGE BLOG Apri il tuo blog ora Le firme
di QUOTIDIANO BLOG: Laura Alari Roberto Baldini Bruna Bianchi Lorenzo Bianchi
Giovanni Bogani Deborah Bonetti Andrea Brusa Enzo Bucchioni Sandro Bugialli
Mario Caligiuri Gabriele Cané Alessandro Corti Davide Costa Cesare De Carlo
Andrea Degidi Alessandro Farruggia Franca Ferri Isabella Fiorella Francesco
Ghidetti Giovani Tentazioni Xavier Jacobelli Daniela Laganà Rossella Martina
Giuseppe Mascambruno Pierluigi Masini Giulio Mola Giovanni Morandi Malu
Mpasinkatu Simone Nozzoli Massimo Pandolfi Giampaolo Pioli Lorenzo Sani
Vittorio Savini Ubaldo Scanagatta Giuseppe Tassi Leo Turrini Quotidiano Mobile
News nazionali News Cittadine Mister X Oroscopo Musica per il tuo cellulare
Realtones Suonerie Polifoniche Suonerie Monofoniche Videosuonerie Effetti
Sonori Immagini per il cellulare Giochi Homepage Annunci Auto e Moto Case
Lavoro Personali Per la casa Sport - Vacanze Telefonia - Informatica Varie
Annunci legali IL NODO ALITALIA Berlusconi: "Cordata, a giorni i
nomi" Un imprenditore fabrianese: "Io ci sto" AirFrance-sindacati,
prove di disgelo: l'apertura del manager francese Spinetta sembra aver fatto
breccia nei rappresentanti dei lavoratori. Il leader del Pdl: "E' stato il
mio appello" Commenta Roma, 26 marzo 2008 - "La cordata italiana non
è qualcosa di campato in aria, oggi ci sono alcuni nomi di imprenditori
importanti che non faccio per ragioni di riservatezza ma che tra qualche giorno
verranno conosciuti da tutti perché faranno certamente una loro offerta
impegnativa". Lo ha affermato Silvio Berlusconi giungendo a Viterbo per
una manifestazione elettorale. "Chiederanno di avere - ha aggiunto il
Cavaliere - 3-4 settimane (Air France ha avuto 6 mesi) per poter valutare la
situazione, fare una due diligence e presentare una nuova offerta impegnativa.
Penso che tra qualche giorno si concretizzerà la cordata". In precedenza,
il leader del Pdl ha voluto sottolineare i propri meriti nei nuovi sviluppi
della trattativa. "Non ho elementi per valutare la controproposta di Air
France in profondità - ha detto - però registro di aver ottenuto dei successi,
perchè dopo il mio appello agli imprenditori italiani a tirare fuori
l'orgoglio, Air France ha cambiato posizione sul mantenimento dei colori e
della compagnia di bandiera". "IO CI STO" L'imprenditore
metalmeccanico fabrianese Francesco Casoli e' pronto a partecipare, a titolo
personale e non con la sua azienda, l'Elica, alla cordata italiana per il
salvataggio dell'Alitalia ipotizzata da Silvio Berlusconi. Candidato di FI al
Senato, Casoli afferma di aver riscontrato in questi giorni un ''grande
entusiasmo popolare per la possibilita' di mantenere la compagnia di bandiera
sotto il controllo italiano, cosi' come proposto dal presidente Berlusconi.
Entusiasmo che condivido - sottolinea - e che puo' portarci ad una svolta in
questa annosa vicenda''. Cosi', afferma Casoli, ''continuo a sostenere con
forza, a titolo esclusivamente personale, questa idea. Una forza che acquista
vigore anche in virtu' della mia vicinanza alla situazione dell' Aerdorica, la
societa' di gestione dell'aeroporto di Ancona-Falconara, che mi vede
investitore e non membro del cda''. I BERLUSCONI JR FUORI PER COLPA DELLA
SINISTRA I miei figli nella cordata di imprenditori italiani per Alitalia?
"Nemmeno per sogno. Adesso dico assolutamente no perchè visto che hanno approfittato
tirando in ballo addirittura il conflitto di interessi, vieterei ai miei figli di
partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che la sinistra ha
fatto", ha detto Silvio Berlusconi spiegando che il rischio di fallimento
per la compagnia di bandiera ci sarebbe "soltanto se il governo decidesse
inopinatamente di farla fallire o di firmare con Air France senza aprire a
quest'ultima possibilità della cordata italiana". DISGELO CON
AIRFRANCE Prove di 'disgelo' tra sindacati e Air France sulla trattativa
Alitalia. Dopo la levata di scudi di ieri, l'apertura del manager francese
Spinetta che si è impegnato a consegnare un nuovo piano ammorbidito alle sigle
di settore, sembra aver fatto breccia nei rappresentanti dei lavoratori che
venerdì si siederanno di nuovo al tavolo con la compagnia francese. Per il
leader della Cisl, Raffaele Bonanni, la presentazione di un nuovo piano
comunque "è già un primo risultato". Comunque, ha aggiunto
sottolineando anche anche che "Lufthansa sarebbe meglio di AirFrance",
"un risultato pieno lo otterremo solo se si salva lo scalo di
Malpensa". Molto cauto, il leader della Cgil, Guglielmo Epifani:
"Venerdì è un passaggio importante - ha detto - vediamo se effettivamente
ci sono aperture, se ci sono si può continuare a trattare: deve essere però una
vera trattativa". Di "primo risultato" parla invece anche Renata
Polverini della Ugl che comunque avverte che l'esito della trattativa non è
scontato". Oggi sarà il Cda di Alitalia a valutare la possibilità di una
proroga della scadenza per l'offerta, fissata al 31 marzo per permettere il
proseguimento della trattativa come chiesto dai sindacati. Ieri anche il
Tesoro, in qualità di azionista di Alitalia, ha fatto sapere che un'eventuale
decisione in tal senso spetta proprio a Prato e che il ministero in questo caso
non farà altro che prendere atto del rinvio. Tommaso Padoa-Schioppa comunque
sarà mercoledì 2 aprile davanti alle commissioni congiunte della Camera per
affrontare il dossier. Il presidente della Confindustria, Luca Cordero di
Montezemolo, tenta di riportare la discussioni sui suoi binari esprimendo
"amarezza" per il fatto che Alitalia sia diventata "un tema
della campagna elettorale". Per il numero uno di viale dell'Astronomia,
l'importante "è che gli imprenditori possano andare in giro per il mondo
dagli aeroporti giusti e con compagnie competitive". Dalla stampa estera
intanto arriva l'ennesima stoccata: in Italia - scrive oggi la tedesca 'Faz' -
bisogna ormai rassegnarsi all'idea che Alitalia è decaduta a compagnia
regionale, non più in grado di stare in piedi da sola. PROLUNGARE LA SCADENZA
Il Consiglio di amministrazione di Alitalia ha disposto di avviare i necessari
approfondimenti di carattere giuridico-finanziario per proseguire il confronto
con Air France oltre la scadenza del 31 marzo e di riunirsi nuovamente a breve
per assumere le determinazioni conseguenti. Il CdA di Alitalia - si legge in
una nota - "ha preso atto dello stato di avanzamento delle trattative
sindacali a seguito degli incontri tenutisi il 18, 20 e 25 marzo scorso,
incontri che non hanno condotto, allo stato, ad individuare soluzioni condivise
tra le parti sociali pur evidenziando ampie disponibilità per l'approfondimento
delle principali tematiche". "Air France-Klm - prosegue il comunicato
- si è dichiarata disponibile al differimento dei termini delle clausole di
efficacia contrattualmente previste (primo fra questi quello del 31 marzo
p.v.). Anche da parte delle organizzazioni sindacali e delle Associazioni
professionali di categoria si è manifestata l'esigenza di disporre di tempi più
ampi per le valutazioni e le consultazioni ritenute necessarie". "In
tale quadro - conclude la nota - il Consiglio di Amministrazione ha disposto di
avviare i necessari approfondimenti di carattere giuridico-finanziario e di
riunirsi nuovamente a breve per assumere le determinazioni conseguenti".
SPINETTA "Non lasceremo a casa nessuno" - PRODI "Cordata
italiana? Sì ma non c'è"Giusto vendere Alitalia a Air France-Klm? Commenti
Invia commento Segnala ad un amico 26/03/2008 18:31 Pier Come al solito
boccaloni abboccano sempre!!! Fino al 14 aprile il pifferaio di arcore si
esibirà in fantomatici e pirotecnici annunci parole, parole, parole soltanto
parole. Pier 26/03/2008 18:28 bimba Poi ci racconta quella di Biancaneve...vedremo
che ne sarà della cordata il 15 aprile, come tutte le balle che ci ha
raccontato per 15 anni 26/03/2008 16:09 roberto-rieti Dopo le ingenerose e
insulse critiche sulla fantomatica cordata pre-elettorale berlusconiana, la
verità comincia ad emergere - lo avevo preannunciato con miei precedenti
interventi che la mossa di berlusconi aveva lo scopo di ridare dignità alla
trattativa alitalia dopo l'ignobile ricatto di airfrance "prendere o
lasciare" - per merito del suo intervento il pavone spinetta ha abbasto le
penne e tornato a più miti consigli - purtroppo i soliti criticoni della
sinistra non hanno saputo vedere più il là del loro naso ed ora devono
convenire che se vengono salvati i 2100 minacciati esuberi il merito è del
tanto odiato silvio - ma tanto è tutto inutile - continueranno a non voler
capire - beh ! peggio per loro Sono presenti 3 commenti, invia il tuo commento!
Pagine: 1 Nome: Email: Commento: Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se
il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro consenso al
trattamento dei dati consenso allargato I commenti inviati vengono pubblicati
solo dopo esser stati approvati dalla redazione Tuo nome: Tua email: Nome
amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di
posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse
illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web
Articoli Eventi --> Foto del giorno --> Foto Video Blog Sondaggi Sport -
Calcio Vincono tutte le rivali dell'Italia Primo ko per l'Inghilterra di
CapelloSport - Calcio Villa fulmina Buffon Gli azzurri cadono a ElcheCronaca -
Locale In manette un altro 'baby-spacciatore' E' un iracheno di diciannove
anniCronaca - Locale "Ahmetovic sapeva di guidare ubriaco" Ecco le
motivazioni della sentenzaTecnologia Chirurgia estetica per la bambola Impazza
il videogame 'Miss Bimbo'Gossip La cura di bellezza di Demi? Sanguisughe per
depurarsiCronaca - Locale Treno Intercity esce dal binario Disagi e ritardi, nessun
feritoCavalloMagazine - Sport Registrazione Fei obbligatoria Altrimenti, niente
gare internazionaliCultura Anche Ian Fleming aveva la sua MoneypennyPolitica
Salta il 'Porta a porta' con Berlusconi "Veltroni vuole solo il duello in
tv"Cronaca - Locale In scooter con 1,5 chili di hashish Arrestato un
marocchino di 31 anniCronaca - Locale La rete sismica di Prato Rilevazioni in
tempo realeSport - Rugby Sigolo si presenta: "Non ci sono soldi Ma per il
futuro siamo ottimisti" Majoli Dietro lo specchio'TEATRO SOCIALE Stagione
di prosa 2007/2008'Tartufo', di Molière"La guerra dei Roses" al
Teatro Lauro RossiStagione di qualità al Teatro ComunaleIl cartellone 2007/08
del Politeama PrateseIl trittico di Puccini al Teatro alla ScalaLa Belle
Epoque. Arte in Italia 1880-1915'Quando l'uomo principale è una donna'Alicia
Keys al Forum di AssagoSolisti dell'Accademia di santa ceciliaProgramma della
Stagione di Prosa 2007-2008, Teatro dell'AquilaStagione teatrale 2007 / 2008,
teatOltre: X (Ics) Racconti crudeli della giovinezzaProgramma della Stagione di
Prosa 2007-2008, Teatro dell'AquilaMarlene Kuntz in concerto Flavia, la regina
di AcapulcoArrivano i Baustelle, la musica in un..'Amen'Jovanotti incontra gli
studenti fiorentiniA Cuba si sfila con i lucchesiCresce l'attesa per il
'Vasco-day' --> "Trittico 1976" di Francis BaconSarkozy e Carla
Bruni in visita ufficiale alla regina ElisabettaIl mistero del PoGian Filippo
nella casa del Grande Fratello 8Le immagini del maxi incidente vicino a
Seewalchen, in AustriaIl medagliere di Filippo MagniniJacqueline KennedyLucca,
i migliori anni della nostra vitaBologna, Berselli e l'auto per la campagna
elettoraleConan il un piccolo Chihuahua bianco e nero che pregaLe immagini di
Femi-Cz Rovigo-Overmach ParmaIl maltempo di Pasqua e PasquettaFederica
Pellegrini, oro e record nei 400 stileBascio (Pennabilli)Ca' Manente (Monte
Grimano terme) Cane sequestrato a un punkabbestia, non era assicuratoChelsea:
l'affare Lewinsky? Non sono affari vostriCarla Bruni e la regina
ElisabettaDrogba, Ronaldinho, Mourinho, Gilardino: il mercato di Inter, Milan,
Juve e FiorentinaLo spot della suoneria 'Bella topolona'Brad Pitt cugino di
Barack ObamaLa moglie di Fede: ''Attento la corda si sta per spezzare''Una
donna: ''Gli Ufo mi hanno inseguita''Effetto serra, crolla l'Asse di Wilkins in
AntartideNorvegia. Crolla edificio, sei disperAutovelox in provincia, diecimila
sanzioni in due mesi'Tutta la vita davanti', il trailerEmanuele Filiberto di
Savoia: le domande dei giovaniEnrico Boselli (PS): Domande e risposte
dall'universoUna bicicletta per Leonid Stadnyk, il gigante ucraino Mancini è
una bomba a orologeria: per questo l'Inter se lo tiene del 26/03/2008 di Laura
Alari Liberi di vivere: un appello silenzioso del 26/03/2008 di Massimo
Pandolfi Madrelingua del 26/03/2008 di Bruna Bianchi Leggere & Scrivere: il
giallo di qualità della Schenkel e un saggio di Raffaele Simone sul tramonto
della Sinistra del 26/03/2008 di Rossella Martina Canada 1996, Ottawa! del
26/03/2008 di Giuseppe Tassi Rissa Mussolini-Santanché: quale delle due è più a
destra?E' giusta la vendita degli spray anti-aggressione?Chi salirà più in alto
in carriera tra Seppi, Bolelli e Fognini?Mozzarella alla diossina, tu ti
fidi?Gay Pride a Bologna il 28 giugno, sei d'accordo?I rave party sono da vietare?Troppo
clamore sulla conversione di Magdi Allam?Vota il gol più bello della 30
giornataBeppe Grillo invita al 'non voto utile' il 13 aprile. Sei
d'accordo?Qual è il miglior giocatore della Lucchese?Abolire l'ergastolo, sei
d'accordo?Giusto eliminare le Province?Qual è il politico più sexy?Che voto dai
al decoro urbano?Qual è la meta dei lucchesi per Pasqua? LA FOTO DEL GIORNO
Sexy fashion Dalla musica alla passerella: un momento della sfilata della linea
di lingerie Pussycat Dolls, alla settimana della moda di Los Angeles GUARDA LE
IMMAGINI RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai
di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss
archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva
( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Il
presidente sa cosa fare: ha dato alla società una organizzazione che forse non
aveva mai avuto. Sono contento per Fabrizio Preziosi: è un ragazzo capace,
lavora tantissimo e non ha conflitti di interesse 27/03/2008.
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Stai
consultando l'edizione del Berlusconi I miei figli nella cordata? Nemmeno per
sogno, la sinistra ha subito tirato in ballo il conflitto d'interessi.
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Stai consultando
l'edizione del Alitalia, una metafora italiana Gianfranco Pasquino Segue dalla Prima
U na decisione non presa anche perché il sistema istituzionale italiano non
consente di reagire rapidamente a nessuna emergenza e perché nessun politico
intende assumersi la responsabilità di decisioni impopolari nel corto termine.
Infatti, non avrà abbastanza tempo perché gli venga riconosciuto, anche dagli
elettori, di avere agito saggiamente. La difesa dell'italianità, già esperita
con scarsissimo successo, e con penose conseguenze, nel caso di alcune banche,
non aveva nessuna probabilità di successo se imprenditori veri non si fossero
attivati. La bellicosa "razza padana", sempre pronta a criticare i
governanti, non ha saputo produrre quello stuolo di imprenditori, dinamici e
disposti a rischiare, e non si capisce in quale modo "il principale esponente
dello schieramento avverso al Partito Democratico" riuscirà a
(re)suscitarli in tempi decenti. Ma, come dovrebbe oramai essere chiaro a
tutti, quel principale esponente ha deciso di fare del caso dell'Alitalia e
dello hub di Malpensa, insieme a quello strenuo apostolo della società civile
che risponde al nome di Formigoni e alla (ex)manager Letizia Moratti, soltanto
due tematiche funzionali alla sua languente campagna elettorale. Se, alla fine,
come sembra semplicemente logico e giusto, Spinetta raggiunge un accordo con i
sindacati e compra Alitalia, l'on. Berlusconi continuerà la sua campagna
all'insegna della italianità tradita e della Padania sottomessa ad oscure forze
straniere: quelle del mercato che, certamente, ad un monopolista per vocazione,
ma momentaneamente duopolista, sembrano molto oscure e molto estranee, e da
abbattere. Se, invece, anche a causa dell'opposizione dei sindacati miopi, che
difendendo l'esistente preparano un domani peggiore, Air France-Klm finissero
per rinunciare, da un lato, forse, diventerà possibile chiamare il bluff di
Berlusconi, ma ad un costo economico elevatissimo, dall'altro, però, Berlusconi
non soltanto potrà permettersi di attaccare i sindacati corporativi (che,
qualche volta, lo sono davvero), ma cercherà di addossare la colpa del
fallimento sulle spalle di Prodi-Padoa Schioppa. Paradossalmente, poi, se, per
quanto assolutamente improbabile, l'imprenditore Berlusconi riuscisse davvero,
visto che ha dichiarato che a lui "riesce sempre tutto", a mettere
insieme una cordata familiare, amicale, imprenditoriale, la sua presenza e
quella dei suoi, finora riluttanti, figli configurerebbero
un colossale conflitto di interessi, peraltro, l'ennesimo, nei confronti del quale piacerebbe
sentire levarsi la voce di qualche imprenditore liberale, sostenitore di
un'economia di mercato. Per intenderci, nei Paesi nei quali prospera
un'economia di mercato, prosperano per l'appunto le aziende sane, mentre quelle
male amministrate falliscono e nessuno, ma proprio nessuno, tanto meno
la sinistra, neppure quella radicale, chiede salvataggi allo Stato o a danarosi
uomini della Provvidenza che si candidano a guidare il Paese. In un sistema
politico decente, primo il governo assume un atteggiamento di benevola
neutralità nei confronti di imprenditori che operano rispettando le regole di
un mercato concorrenziale e nessuno dei ministri, a decisione presa, suggerisce
di perseguire altre, non più praticabili strade. Secondo, dedicato a tutti
quelli che credono e qualche volta persino caldeggiano soluzioni bipartisan, in
occasioni di grande rilevanza economica, l'opposizione, se non si è previamente
espressa in modo limpidamente contrario, argomentando scelte alternative
praticabili, converge sulle posizioni delineate dal governo per rafforzare l'immagine
di un paese che sulle decisioni più importanti si ritrova unito, anche senza
bisogno di dare vita a paralizzanti Grandi Coalizioni. Invece, come hanno
notato diversi quotidiani stranieri, l'impressione complessiva che viene
trasmessa dall'Italia alla fine della vicenda della sua (ex)compagnia aerea di
bandiera è che il capo dell'opposizione sta strumentalizzando gli avvenimenti,
non in maniera tardiva, ma semplicemente tenendo conto dei tempi della campagna
elettorale. Tuttavia, il rischio è che il peggio, per un sistema politico dal
non elevato tasso di liberalismo, per un mercato non proprio vivace, per
Alitalia, per il governo del paese, per i sindacati e per i cittadini italiani,
imprenditori compresi, stia ancora per arrivare. Davvero, come nel memorabile
dépliant berlusconiano: "una storia italiana", che, purtroppo, in
tutti i sensi, sembra infinita.
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Stai consultando
l'edizione del Fassino: l'Europa non abbandoni il Tibet L'UNIVERSALITÀ dei
diritti. È la sfida del presente. Una battaglia di civiltà che oggi si
"combatte" anche in Tibet e in Birmania. Contro chiusure e
repressioni, va dispiegata la strategia del dialogo. Quella perorata dal Dalai
Lama e da Aung San Suu Kyi. Così Piero Fassino, inviato speciale della Ue per
la Birmania "La globalizzazione - prosegue Fassino - non consente neanche
più di invocare le differenze, culturali, religiose, etniche, per giustificare
il mancato riconoscimento dei diritti in questo o quel Paese del mondo. Siamo
dentro uno scenario del tutto nuovo nel quale l'universalità dei diritti è
sempre più percepita e riconosciuta da grandi masse di donne e di uomini che
pure sono espressioni di culture, contesti economici e sociali, identità
religiose diversi". Come si cala questa riflessione generale nello
specifico della Cina?, La Cina ha conosciuto negli ultimi quindici anni un
tumultuoso e gigantesco processo di cambiamento economico. È un Paese che da
più di dieci anni cresce all'insegna di un più dieci per cento del proprio Pil
ogni anno; sta diventando una delle grandi potenze industriali di questo pianeta.
È il motore dell'economia mondiale di questi anni. Ebbene, quella gigantesca
evoluzione di mercato, in realtà sta producendo una evoluzione anche sul
terreno sociale e su quello culturale. Quanto più la Cina cresce come potenza
economica, tanto più la sua società si apre, gli interessi
e i bisogni si articolano e diventano più complessi, e tutto questo dà luogo ad
una dialettica sociale che sempre di più chiede rappresentanza politica, e
sempre più si pone il problema del rapporto tra una economia di mercato come
quella che in Cina ormai caratterizza lo sviluppo di quel Paese, e le forme
della rappresentanza politica che continuano ad essere quelle autarchiche di un
regime comunista, ma che sempre di più soffrono di fronte alle spinte che
provengono da una società dinamica, in movimento. Non è senza significato che
prima di Natale in Cina, sia pure nella forma controllata dall'alto da parte
delle autorità comuniste cinesi, sia stata autorizzata la formazione di nuovi
partiti. È il segno che ci si rende conto che il monopartitismo non regge più
neanche lì, e si pone il problema di guidare una evoluzione politica che
inesorabilmente richiede apertura, dialettica, pluralismo. Non è senza
significato che da alcuni mesi nel governo cinese ci siano alcuni ministri che
non sono espressione del Partito comunista ma sono personalità indipendenti, a
dimostrazione che c'è una società che sta producendo energie e risorse che
vanno ben al di là di quelle che il partito può rappresentare e organizzare. Ed
è altrettanto significativo che l'ultimo congresso del Partito comunista cinese
si sia svolto all'insegna della parola d'ordine "dal partito del popolo al
partito della nazione", e in quel passaggio dal popolo alla nazione, c'è
la consapevolezza dell'esigenza di una rappresentanza più larga che preme e che
ha bisogno di essere riconosciuta. E quindi anche lì siamo di fronte ad una
tensione, ad una dialettica che credo produrrà processi politici che andranno
nel segno dell'evoluzione. Non so se questi processi passeranno per momenti
conflittuali o no, questo sarà la storia a dircelo, ma non c'è dubbio che
l'apertura che viene dalla dinamica economica non può essere soffocata e non
può che influire anche sulle forme della rappresentanza politica...". E in
questo contesto come s'inserisce la drammatica vicenda del Tibet?
"Sappiamo bene che la vicenda del Tibet non nasce oggi. Il Tibet è una
terra densa di storia, di cultura, di religione e tutto questo ha determinato
una identità tibetana che appartiene alla storia della civiltà e che come tale
deve essere riconosciuta. Ogni qualvolta quella identità viene negata o
soffocata, non soltanto si fa violenza ai tanti che in essa si riconoscono, ma
si rafforza la volontà di resistenza. Per questo penso che sia del tutto giusto
quello che è stato detto dal governo italiano, così come da tanti altri governi
del mondo: la richiesta della cessazione di ogni forma di repressione, di ogni
forma di violenza; l'apertura di un confronto vero, sincero, tra il governo di
Pechino e le autorità religiose tibetane, per risolvere con gli strumenti della
parola quel problema di reciproco riconoscimento e di reciproche relazioni che
certamente con la violenza non può essere risolto. Tanto più che il Dalai Lama
e le personalità più significative attorno a lui non chiedono l'indipendenza
del Tibet: chiedono il riconoscimento della loro identità all'interno della
statualità cinese. E a maggior ragione proprio questo approccio moderato,
realistico, un approccio non destabilizzante, fa sì che sia possibile aprire
una fase di dialogo che consenta di arrivare a dare pieno riconoscimento
all'identità culturale e religiosa tibetana, senza che questo rappresenti un
fattore di crisi per la Repubblica popolare cinese e la sua identità
statuale". Ma per raggiungere questo obiettivo serve il boicottaggio delle
prossime Olimpiadi di Pechino? "La risposta l'ha data proprio il Dalai
Lama che per primo ha escluso l'utilità di un boicottaggio. E lo ha escluso
sulla base di una ragione molto sensata e fondata, e cioè che il boicottaggio
significherebbe accentuare i fattori di isolamento della Cina e del Tibet, che
il boicottaggio alla fine indurrebbe le autorità cinesi semplicemente a
scaricare la responsabilità di questo isolamento sulla popolazione tibetana e
probabilmente ad accentuare anche i fattori repressivi, mentre invece lo
svolgimento dei Giochi olimpici sarà una grande occasione in cui la Cina dovrà
aprirsi; aprirsi a centinaia di migliaia di turisti che arriveranno per
assistere alle gare; aprirsi a migliaia e migliaia di giornalisti che andranno
a resocontare i Giochi olimpici ed entrando in Cina saranno inevitabilmente
interessati a conoscere la realtà cinese, a descriverla, ad entrare in
relazione con la società cinese. La Ostpolitik di Willy Brandt ci ha dimostrato
che è con una politica di apertura, con una politica di
"contaminazione" democratica che si determina la evoluzione di regimi
autarchici e si induce all'apertura. Ha contribuito molto di più alla caduta
del Muro di Berlino la Ostpolitik di quanto non avesse contribuito la Guerra
fredda. Altro dossier caldo che l'investe direttamente in qualità di inviato
speciale dell'Unione Europea, è quello della Birmania. "La crisi birmana è
tutt'ora non risolta. Tutte le contraddizioni che hanno portato nell'agosto-settembre
dello scorso anno a quelle manifestazioni che resteranno impresse nella mente
di tutti noi per lungo tempo, restano intatte: le immagini dei monaci buddisti
nelle loro tuniche color zafferano che a mani nude e scalzi sfilano per Rangoon
e sfidano la repressione del regime hanno segnato in modo indelebile una pagina
di storia che riguarda la battaglia per l'universalità dei diritti. Lo sforzo
che la comunità internazionale continua a mettere in campo è quello di
costruire le condizioni per favorire una transizione democratica in Birmania.
Partendo da due punti che non possono essere ignorati: il primo, la società
birmana è una società molto complessa, in cui storicamente c'è il ruolo
centrale delle Forze armate, a partire dal dato storico che il fondatore delle
Forze armate birmane e il fondatore della indipendenza della Birmania è il
padre di Aung San Suu Kyi; il secondo dato che non va smarrito è che la
Birmania è un Paese particolarmente geloso della propria indipendenza
nazionale, della propria sovranità e identità; una identità che è stata nei secoli insidiata sia dalle invasioni cinesi che dai conflitti
con l'India, che dalle invasioni delle popolazioni thailandesi. Questi due dati
vanno poi messi insieme ad una terza considerazione: quando si parla di
Birmania, noi occidentali, europei e americani, consideriamo nostro obiettivo
prioritario ottenere che in quel paese ci sia democrazia e rispetto dei diritti
umani, cosa che da anni non c'è. Ma quando guardano alla crisi birmana i
Paesi asiatici, essi considerano prioritaria la stabilità. Sono due approcci
molto diversi che dobbiamo tenere insieme se vogliamo favorire una effettiva
transizione democratica. Per una ragione evidente: la Birmania è in Asia,
l'influenza determinante per favorire l'evoluzione della situazione birmana è
quella che possono esercitare i Paesi asiatici, e se i Paesi asiatici sono
particolarmente attenti alla stabilità, noi dobbiamo costruire una transizione
democratica che sia stabilizzante. E l'unica strategia che tiene insieme
democrazia e stabilità, è quella del dialogo che coinvolga tutti i differenti
attori della società birmana: i militari attualmente al potere, l'opposizione
guidata da Aung San Suu Kyi, i rappresentanti delle comunità etniche, i
rappresentanti delle differenti realtà civili, sociali e religiose del Paese.
Si potrà così realizzare quella riconciliazione nazionale in cui possa
identificarsi ogni settore della società, realizzando così una transizione
democratica nella stabilità. Questo è l'obiettivo che la comunità
internazionale sta perseguendo, mettendo in campo una iniziativa guidata
dall'Onu e di cui l'Unione Europea è parte essenziale. In questo momento siamo
di fronte a un passaggio cruciale...". Di cosa si tratta? "Da qualche
settimana la giunta birmana ha annunciato la convocazione di un referendum per
il maggio prossimo sul nuovo testo di Costituzione. Di fronte a questo annuncio
le reazioni della comunità internazionale sono state diverse: gli Stati Uniti
hanno rigettato questa decisione definendola un passo nella direzione
sbagliata; i Paesi asiatici, al contrario, l'hanno accolta come un passo
positivo verso l'apertura di una fase nuova nella vita birmana..." E la
Ue? "L'Unione Europea ha sottolineato soprattutto che qualsiasi passaggio,
ivi compreso il referendum sulla nuova Costituzione, deve essere realizzato
coinvolgendo tutti i diversi attori della società birmana e non gestito
unilateralmente soltanto da chi oggi è al potere. Di fronte a queste diverse
posizioni, assieme al rappresentante speciale dell'Onu per la Birmania,
Gambari, abbiamo lavorato in queste settimane per definire una strategia comune
che potesse essere condivisa da tutta la comunità internazionale. E questa
strategia è quella di ottenere dalle autorità birmane precise garanzie che il
referendum sia effettivamente democratico, che la partecipazione sia davvero
libera permettendo al popolo birmano di pronunciarsi senza la paura della
repressione e dell'oppressione. Ed è evidente che una delle condizioni
principali perché questo svolgimento sia democratico e trasparente è che Aung
San Su Kyi sia definitivamente liberata dagli arresti domiciliari a cui è
costretta da molti anni, che siano liberati i principali leader
dell'opposizione oggi detenuti, che ci sia la possibilità per osservatori
internazionali di seguire lo svolgimento della campagna elettorale e dello
scrutinio, e che sia garantita la segretezza del voto e la piena libertà della
sua espressione per i ogni cittadino birmano. La Ue può giocare un ruolo
importante nel costruire assieme ai Paesi asiatici questa strategia, ed è il
lavoro che da mesi sto conducendo come inviato speciale dell'Unione
Europea". Insomma, l'Unione Europea come capofila della battaglia per i
diritti? "Sì, e lo si è già visto nella battaglia vinta per l'approvazione
all'Onu della moratoria universale sulla pena di morte che il nostro governo ha
guidato a nome dell'Unione Europea. D'altra parte, proprio la Ue è oggi uno dei
luoghi dove democrazia e diritti sono pienamente riconosciuti ed affermati. Approdo
a cui l'Europa è giunta passando per le tragedie del nazismo, del fascismo,
dello stalinismo e dell'Olocausto, e dunque l'Europa è ben consapevole di
quanta sofferenza sia costata la conquista della libertà e dei diritti per ogni
cittadino. Non solo, ma l'Unione Europea intrattiene relazioni economiche,
commerciali, culturali, politiche che le consentono di influire positivamente
laddove oggi i diritti sono negati. E infine, l'Unione Europea proprio come
espressione della integrazione di popoli e nazioni diversi, è la dimostrazione
di quanto i conflitti, i nazionalismi, la negazione dei diritti possano essere
superati solo con la convivenza e il riconoscimento delle differenze". di
Umberto De Giovannangeli / Segue dalla prima.
( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Al voto Intervista a
Walter Veltroni. Sul pullman del leader Pd, tra Palermo e Agrigento. Convinto
di poter vincere le elezioni, il sindaco d'Italia spiega come prende corpo il
Partito democratico. E cosa lo divida dalla Sinistra-Arcobaleno "Da soli
si può". E senza sinistra Ognuno deve proseguire sulla sua strada. Anche
in caso di sconfitta nessun accordo d'opposizione con Bertinotti Gabriele Polo
Ha ripetuto "si può fare" per 71 volte in 71 piazze, cantato
altrettanti inni di Mameli e poi ascoltando "Mi fido di te" di
Jovanotti, stretto migliaia di mani. E continuerà così, fino a quota 110. Per
nulla turbato dai sondaggi che continuano a darlo "sotto". Anzi
convinto di poter risalire la corrente fino a palazzo Chigi. Per poi fare cosa?
"Nulla di straordinario", "nessuna rivoluzione", come
ripete efficacemente Anna Finocchiaro che lo accompagna nei comizi siciliani.
Ma anche qualcosa di non ordinario, perché Walter Veltroni sta rivoluzionando
il quadro politico, sta costruendo un partito - "leggero" quanto si
vuole - in campagna elettorale. E ciò che impressiona è il copione che si
ripete identico in ogni piazza, con la forza dell'allegro tormentone: non tanto
nelle parole, ma nei gesti di chi accorre e ascolta, invocando il suo nome,
agitando l'obamiano "si può fare" in perfetta sincronia, come un sol
uomo, senza bisogno di una regia. E' questa la sua forza, quella che lo
convince della rimonta possibile. Saliamo sul pullman dopo la tappa
palermitana, verso quella agrigentina. Sicilia profonda e cuffariana, la più
difficile. Setto/otto persone - leader compreso - sempre insieme, che in un
clima da gita scolastica (manca solo la chitarra) raccordano l'una all'altra le
tappe del lungo tour. Sui finestrini la filosofia da non dimeticare
("lasciare l'odio, scegliere la speranza", "lasciare la paura,
scegliere il nuovo"), attraverso i computer il monitoraggio delle cronache
della tappa precedente ("Quel titolo non va bene.. questa dichiarazione va
precisata"), ai telefonini il programma dei minuti successivi ("La piazza
è piena, ha smesso di piovere... Sì, apre una ragazza... con una ragazza viene
meglio"). La "rivoluzione pragamatica" del Pd è in marcia,
l'effetto-immagine sembra funzionare, il nuovo soggetto s'incarna piazza dopo
piazza e il futuro sorride ai viaggiatori. Per il risultato elettorale si
vedrà, quello dipende da quanto consenso riusciranno ancora a strappare
all'innominato sempre presente, al "principale esponente dello
schieramento a noi avverso". Berlusconi, ancora lui. Veltroni lo
esorcizza. Ma non lo nomini mai? Mai, da quando mi sono candidato alla
leadership del Pd, non l'ho mai nominato. E non lo nomino perché voglio dare la
sensazione che noi abbiamo superato quel tempo della storia, che siamo in
un'altra fase, non più ispirata al voto "contro" ma al voto
"per". Una scelta comunicativa. Come dire "non ci misuriamo con
lui"... Ci misuriamo soprattutto con noi stessi e con il paese. Poi
elettoralmente con "il principale sponente dello schieramento a noi
avverso".. Con un inedito partito-contenitore che ha l'ambizione di temere
assieme soggetti anche conflittuali tra loro. Possibile? Certo. E' l'idea
tipica delle grandi forze riformiste, dai laburisti inglesi ai
socialdemocratici tedeschi ai democratici americani, che fanno convivere la
dimensione del conflitto con quella dell'interesse generale del paese. La
storia dei grandi partiti riformisti è questa: ogni volta che queste forze si
sono presentate come la rappresentanza di una serie di minoranze, hanno perso
anche se avevano "ragione": l'ambizione è tenere insieme coerenze di
valori con la capacità di muovere maggioranze nel paese. Così il riformismo
diventa realtà e vince. Pensa a Obama. Obama mobilita, chiede alla sua gente di
agire attivamente. Vedi quest'energia nel paese depresso e fermo di cui parla
il Censis? Ho fatto 71 manifestazioni, anche nei posti più difficili e non ho
mai visto così tanta gente muoversi. I teatri e i palasport non sono bastati,
erano stracolmi. C'è un cambio generazionale interessante, pieno di ragazzi tra
i 14 e i 20 anni. Questo in uno schema tradizionale della politica è inedito,
strano: nel momento in cui noi chiudiamo con la sinistra radicale spuntano
fuori i giovani, la partecipazione entusiasta e convinta dei giovani,
soprattutto sull'autonomia della nostra scelta, lì raccolgo più consenso.
Qualcosa vorrà dire. Magari cercano rassicurazione in un paese un po' allo
sbando e duro da vivere. In sintesi proponi una ricetta semplice e nemmeno
inedita: più pil, stato più semplificato... E più giustizia sociale. Noi
abbiamo affrontato un tema come la precarietà con una proposta radicale. Come
ho preso quella posizione su Bolzaneto perché è del tutto fisiologica per il
Pd... Facendo passare sette giorni dalle richieste del pm per prenderla... No,
ho semplicemente ribadito quel che avevo già scritto pubblicamente al sindaco
di Genova, Marta Vincenzi. Era la prosecuzione di un discorso. Il nostro è un
partito nuovo che, come tale, applica schemi nuovi, più ampi, nei quali
riformismo, pragmatismo e radicalità possono e devono coesistere. Per essere
chiari, ci sono delle cose - penso ad esempio ai diritti - su cui sarò magari
più radicale di una sinistra radicale, che qualche problema di prudenza la deve
avere. Per me la coesistenza di crescita, e lotta alla povertà e sussidiarietà
dello stato è essenziale ed è la formula vincente del riformismo nelle sue
esperienze più alte. La lotta di classe consegnata al passato. Il ministro
Fioroni ha dichiarato che il modello del Pd è preso dall'interclassismo della
vecchia Dc. E' così? No, il ragionamento è più strutturale. Come è composta la
società italiana: divisa in padroni e operai? O non è fatta di milioni di
persone gran parte delle quali ex operai diventati imprenditori che ora
lavorano comunemente con i loro attuali dipendenti. E chi conosce la realtà,
non l'ideologia, sa che il rapporto che c'è tra datori di lavoro e lavoratori
nelle piccole imprese è un rapporto tra fratelli, una comunanza di destini
assoluta, anche nelle condizioni materiali, spesso persino nel reddito. Per
questo la crescita del pil può andare di pari passo con il miglioramento dei
diritti delle persone e della loro condizione. Nelle liste del Pd ci sono i
Calearo, i Colaninno e molti sindacalisti. Culture diverse
e interessi che dovrebbero
essere contrapposti. In caso di conflitto nel mondo del lavoro con chi si
schiera il Pd? Ma questi conflitti di punti di vista ci sono in tutti i grandi
partiti riformisti occidentali, perché tra Jesse Jackson e Hillary Clinton c'è
la stessa posizione? No. Ed è così anche nella sinistra italiana: forse
che tra Pecoraro Scanio e Cesare Salvi - per fare due nomi a caso - c'è
identità totale? E allora perché quella parte di sinistra non sta dentro il Pd,
a fare la sua ala sinistra? Forse perché la cultura del Pd non è di sinistra,
non è alternativa al liberismo? C'è una ragione istituzionale, perché non
essendo il nostro un sistema bipartitico non c'è una simile costrizione. Ma a
monte c'è una scelta ideologica, di cui l'episodio più grave è stata la
posizione presa sul pacchetto-welfare, del tutto astratta, del tutto interna a
una concezione minoritaria, che ha creato un'imbarazzante perdita di contatto
con la grande parte della società, soprattutto di quella parte dinamica di
giovani che vuole il cambiamento, non la conservazione dell'esistente. E' chiaro
che non potevate più stare assieme, c'è stata separazione consensuale. Ma è
ipotizzabile una futura alleanza con questa sinistra nella prossima
legislatura. Sia nel caso di vittoria che di sconfitta: se si crea una
situazione di stallo con un "pareggio" al senato, ti allei con
Bertinotti o con Casini? Il pareggio al senato apre una situazione di
ingovernabilità che nessuna alleanza può risolvere. Ma io non mi pongo il
problema, il mio unico obiettivo è vincere e dare al paese un governo saldo e riformista
Nel caso di sconfitta, con la sinistra arcobaleno c'è possibilità di accordo
comune all'opposizione? No, io credo che ognuno deve fare l'opposizione sulla
base del proprio programma e il nostro è diverso dal loro: dopodiché ci saranno
temi sui quali potremo lavorare comunemente. Ma l'idea che lo stare insieme sia
il fine non è più praticabile e lo dico nell'interesse reciproco, perché la
sinistra radicale viveva una sofferenza indicibile dentro l'ultimo governo.
Quando poi sento evocare la "lotta di classe", mi sento di chiedere:
"Scusa tu vuoi far la lotta di classe ma com'è che avevi Mastella ministro
della giustizia? Come facevi la lotta di classe con Mastella?" E, poi, in
una società che è così tanto cambiata, come si fa a riprodurre quegli schemi?In
questo modo anche le proposte di programma rischiano di essere un po' vaghe e
poco credibili.. Magari sarà che vedete due società diverse... Ma tornando ai
rapporti - futuri - con "il principale esponente dello schieramento
avverso", lo stallo al senato è possibile. Hai più volte parlato di
riforme fatte insieme. Fino a che punto arriva questo insieme? Il mio schema è
tipico delle democrazie anglosassoni: chi vince governa, anche con un seggio in
più. Quindi nessun governo di larghe intese. Per le riforme è diverso.Con
qualunque maggioranza si vinca, le riforme si fanno insieme. E le riforme da
fare sono quelle su cui già c'è largo accordo tra le forze politiche: una sola
camera, meno deputati... Ma sulla legge elettorale insisti sul modello
francese? Per me è il migliore: collegio uninominale con primarie obbligatorie.
Torniamo al "rapporto" con la sinistra radicale. Alle amministrative
invece marciate assieme. Bertinotti spiega che gli enti locali sono più
permeabili ai conflitti sociali. E' così anche per voi o è solo una scelta di
opportunità? L'ambito dei problemi di cui ci si occupa è diverso e un accordo
programmatico su scelte amministrative è più facile di un accordo politico
nazionale che tira in ballo, ad esempio, la politica internazionale. L'abito
più ristretto aiuta, è sempre stato così nella storia italiana, con Psi e Pci
al governo insieme in molte città e divisi a livello nazionale. Almeno su
questo siete d'accordo. Sì, dopodiché loro nutrono un antagonismo a volta
esagerato nei nostri confronti. Anche tu non li tratti benissimo, hai rotto
decisamente a sinistra. Non tratto benissimo certi argomenti che mi sembrano
fuori dalla storia, ma questa competizione a sinistra mi sembra sia stata
contenuta e se c'è una possibilità che il Pd vada bene e che anche la Sinistra
abbia un buon risultato, sta proprio nella possibilità di recupero della
reciproca autonomia. Fossimo andati insieme alle elezioni non avremmo potuto
fare la campagna elettorale, nessuno avrebbe potuto dire niente di preciso.
Sarebbe stata solo una scelta "contro" l'avversario, non
"per". Veniamo ad argomenti specifici: In politica estera, è chiaro
che scomettete su Obama per poter rinsaldare quello che nel programma definite
"rapporto di amicizia e alleanza con gli Usa". Ma se vincono i
repubblicani quell'amicizia è ancora possibile con governi che esercitano le
alleanze come egemonia e sostanzialmente trattano l'Italia e l'Europa come
"subalterni"? Per fare solo due esempi estremi, pensa alla vicenda
del Cermis e a quella di Nicola Calipari. Qualunque sia il risultato, le
elezioni Usa segnano una svolta. Anche McCain segna una svolta, i suoi
indirizzi in politica estera sono molto diversi da quelli di Bush.
L'amministrazione Bush ha rappresentato il momento più duro degli ultimi 50 anni
e la recessione in corso testimonia il fallimento della sua politica. Una
recessione molto preoccupante, con cui ci dovremo misurare anche qui. Anche per
questo serve un comune lavoro delle forze più vive del paese. Se poi vincessero
i democratici sarebbe davvero una svolta. Dopodiché, chiunque governi in Usa,
alcune quesioni che riguardano l'identità e la sovranità nazionale, come quelle
cui hai fatto riferimento, devono essere presidiate e salvaguardate. E allora
che ne facciamo del progetto sulla nuova base di Vicenza? Credo che dovremo,
insieme all'amministrazione comunale di quella città, trovare il modo di
limitare al massimo ogni impatto negativo di quella base, anche consultando i
cittadini. Sapendo però che gli impegni presi a livello internazionale da un
governo - di cui faceva parte anche la Sinistra - vanno rispettati. Su alcune
questioni - come l'abrogazione della legge 40 - il Pd non decide e per te va
bene che ci sia il "confronto" tra laici e teodem. Vi proponete o no
di cancellare quelle norme sulla fecondazione che fanno dell'Italia
un'eccezione in Europa? La mia è un'operazione che ha un significato etico. Mi
spaventa l'idea di un partito confessionale o ideologico. La questione si
discute solo in Italia, non c'è nessun paese in Europa in cui si ipotizzi un
partito laico o uno cattolico. SEGUE A PAGINA 3 E' uno dei segni della nostra
arretratezza. Contro la quale mi batto. Naturalmente in un grande partito
possono coesistere differenze culturali, di valori. E' ovvio. Ma un punto di
sintesi lo cercherò, sia dentro sia fuori il partito. E' un errore da matita
blu l'idea che le questioni etiche si regolino a colpi di maggioranza. Si
regolano creando una consapevolezza nell'opinione pubblica, quella che poi
portato alla legge sul divorzio, a quella sull'aborto. E sulla 194 abbiamo
preso una posizione inequivoca in difesa di una legge positiva. Dopodiché se mi
chiedi se le conquiste della scienza possono essere applicate in toto alla vita
pubblica, la mia risposta è no. Era no per la bomba atomica, che pure veniva da
una grande scoperta, è no per la clonazione della vita umana. La discussione
etica deve misurarsi con le conquiste scientifiche, non annullarsi.
Televisione. Al di là del faccia a faccia elettorale che non ti fanno fare,
come pensate di superare il duopolio che ci affligge? Il fatto che si eviti un
faccia a faccia tra i candidati alla presidenza del consiglio è uno scandalo
che non trova riscontro in nessun altro paese civile. Per il resto credo che
dobbiamo molto affidarci più che alla politica alla tecnologia, credo che il
passaggio al digitale sia una grande leva per moltiplicare l'offerta. E penso
che il parlamento debba affrontare e risolvere al più presto le questioni
aperte: dal conflitto di interessi all'approvazione
della riforma Gentiloni. Pensioni. Dove li trovate i soldi per coprire la
proposta di aumento delle minime con una quattordicesima di 400 euro, che
implica un costo di un miliardo e mezzo l'anno? La copertura è già prevista dal
programma: lotta all'evasione e riduzione della spesa pubblica. Compenso minimo
per i precari. Come lo si matura, a chi spetta? A tutte le persone che fanno un
lavoro precario e atipico, ai Co.Co.Pro. Con copertura previdenziale. E, poi,
c'è l'allungamento del periodo di prova e incentivi alle imprese che
stabilizzano l'occupazione. Il partito nuovo. Insisti molto sul rinnovamento,
sul superamento delle logiche di spartizione interna. Ma, per fare solo un
esempio, l'ex ministro Cardinale non si candida più, ma "al suo
posto" c'è la figlia in lista... Non lo nascondo: è una candidatura che ho
trovato alla fine della fase concitata della presentazione delle liste. Poi mi
sono informato, è una ragazza intelligente, brava... L'ho detto che non era una
candidatura che ritenevo in sintonia con l'immagine che vogliamo dare di noi.
Ma non voglio nemmeno buttare la croce su una ragazza che si affaccia alla
politica e che magari farà benissimo. Era solo per dire che la strada del
rinnovamento è lunga e tortuosa... Indubbiamente. Però abbiamo fatto dei passi da
gigante. Pensa alle liste di partito del passato. Potrà piacere o meno questo o
quello, ma il fatto di portare in parlamento Umberto Veronesi, i prefetti Serra
e De Sena, Gian Enrico Carofiglio, operai come Antonio Boccuzzi, tanti
giovani... Ma una volta arrivate lì, non è che queste persone diventeranno ceto
politico, perdipiù senza i legami sociali e gli strumenti che i partiti bene o
male davano? Non vedo alternative, certo la formazione di una classe politica
dirigente è questione complessa. Ma rispetto al passato è cambiato tutto. Prima
ci si formava nei partiti, ora non può essere più così e credo che
un'esperienza parlamentare per persone che nei loro ambiti hanno grandi
competenze e sono mossi da un grande entusiasmo, sia positiva, serva al rinnovamento
del paese portando nelle istituzioni un po' di sapere diffuso. Abbiamo fatto
molto: raddoppiato il numero delle donne, abbassato l'età media dei candidati,
messo dei trentenni a capolista. Gli apparati dei partiti, o quel che ne resta,
come hanno reagito? Bene, tutto sommato. Una delle cose belle di questo tour
elettorale è che nelle 71 piazze viste finora non ho mai trovato una bandiera
dei Ds o della Margherita. E' questa campagna elettorale che ha fatto il
partito democratico, gli ha dato identità e orgoglio. Una cosa assolutamente
inedita. Non ho mai trovato resistenze "di base" a quest'avventura.
C'è un po' nei gruppi dirigenti, ma piano piano si scioglie. Torno alla
centralità del Pil. In uno dei suoi ultimi discorsi, Bob Kennedy, uno dei tuoi
punti di riferimento, ricordava con insistenza che "non tutto è misurabile
in prodotto interno lordo". Sei in contraddizione con il tuo mito? No,
quella frase la cito ovunque: non tutto è pil. Ci sono dei valori, primo dei
quali è la lotta alla povertà. Noi non stiamo costruendo un soggetto moderato,
questa non è la versione edulcorata o moderata della vecchia sinistra. E'
l'idea di un partito molto radicale sulle grandi questioni sociali, radicale
nell'affrontarle. E però anche il partito della crescita, dell'innovazione,
dello sviluppo, della modernità. Punti che non possiamo accettare siano messi
in contrapposizione con la giustizia sociale. Ti faccio un piccolo esempio sul
Pil per capire meglio la contraddizione che implica. Aeroporto di Ciampino,
quantità di voli e passeggeri decuplicati in pochi anni, massimo beneficio per
il Pil di Roma, massimo disagio ambientale e per la salute dei cittadini che
vivono a ridosso dell'aeroporto. Che si fa? Ma io sono stato quello che ha
aperto il tavolo su Ciampino per cercare una soluzione alternativa ispirata
alla salvaguardia della vivibilità di quei cittadini. Esattamente la traduzione
più concreta del kennedismo. Alcuni sondaggi dicono che poveri e operai votano
più a destra... Spesso i sondaggi vengono smentiti. D'accordo, è quello che
cercate di fare proprio in questa campagna elettorale. Però il problema dello
spostamento a destra delle fasce più deboli della popolazione resta.
Paradossalmente a sinistra vota più il ceto medio. O no? Non lo so. E' certo
che la televisione è entrata molto nel formarsi di un sistema di valori,
cambiando molto la mentalità e lo spirito del tempo. Non ha fatto un buon
servizio non tanto a noi, quanto al paese. Se va male che fai? La mia
impressione è che tu stia lavorando molto di più per il futuro che per queste
elezioni, magari anche perdendo, ma con un buon risultato, per poi puntare
tutto sul dopo. Sbaglio? Siamo partiti da meno 22 punti, questa era la
differenza tra noi e la destra. Eravamo a pezzi e abbiamo rimontato, adesso stiamo
discutendo se pareggiamo o vinciamo. So solo questo e vado avanti per vincere.
In conclusione: fine della lotta di classe, archiviato il '900 con i suoi
conflitti e le sue ideologie. Ma se tu diventassi - e non è un augurio -
direttore del manifesto, cosa ci scriveresti al posto di "quotidiano
comunista"? Dipende da cosa vuole essere il manifesto... A me piacerebbe
una definizione più di contenuto che ideologica.... "Quotidiano delle
libertà e della giustizia sociale". E' l'ultima risposta, che arriva ormai
alle porte di Agrigento (72ma tappa) e dopo qualche secondo di esitazione:
oltre che a farsi, la semplicità è cosa difficile a dirsi.G. P.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Il Forum sul "Corriere.it" Incontri digitali su Massimo
Calearo Calearo: Swiss e Sabena sono fallite Niente scandali se capita anche da
noi MILANO - Alitalia? "Non mi scandalizzerei se fallisse perché è
successo già in altri Paesi. E poi si è sempre ripartiti con una società nuova
". Massimo Calearo, ex presidente di Federmeccanica e oggi numero uno
della lista del Pd alla Camera in Veneto, fa appello agli esempi internazionali
nella videochat con i lettori di Corriere.it. "E' successo a Swiss Air e
Sabena, è successo negli Usa e le cose si sono risolte - ha osservato - ma che
sia il Pd a dire più mercato e guardare ad un sistema aperto dimostra quanto
sia più moderno rispetto a chi vuole barriere doganali e nuove Iri". Poi
il confronto sui temi elettorali prende la mano. Da uno a dieci, "mi sento
vicino a Veltroni almeno 9 e mezzo". E da Berlusconi, "sono distante
-3". Calearo non si riconosce "in questa destra fatta per fusioni
decise da una sola persona". In passato ha apprezzato alcune posizioni
della Lega, ma il partito di Bossi ("che non ho mai votato") lo ha
deluso perché capace "sempre di grandi proteste ma mai di proposte e ogni
volta che ha gestito qualcosa ha combinato disastri". E oggi guarda a
Veltroni come ad un Blair italiano e al Pd come "l'unico vero atto di
coraggio nel nostro sistema politico". Anche per questo si sente
lontanissimo dal politico-imprenditore per antonomasia, Silvio Berlusconi, che
ha il difetto di essere indiscusso capo della sua parte politica. E oltretutto
c'è la questione del conflitto di interessi: "Se capitasse a me lo risolverei già il giorno dopo
lasciando tutti gli incarichi nella mia impresa". Nella sua ultima
dichiarazione dei redditi ha dichiarato un imponibile di 197 mila euro, si dice
d'accordo con la proposta del compenso minimo di mille euro per tutti i
contratti: "Pagare una persona meno di quella cifra significa solo crearle
difficoltà, ma anche essere imprenditori fuori mercato". L'ex
leader di Federmeccanica vede la necessità di spostare tutto sulla contrattazione
di secondo livello ("i soldi veri vanno dati in azienda"), riconosce
la validità della legge Biagi ("va completata con gli ammortizzatori
sociali, ma ha portato benefici a imprese e lavoratori") e dice no
all'abolizione dello Statuto dei lavoratori, "che però va rivisto e
adeguato ai tempi". Alessandro Sala Incontri digitali Giuliano Ferrara in
videochat oggi alle 11,30 Inviate le vostre domande già dalle 9.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-27 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE
L'evento Il musicista dirigerà un'orchestra mista di giovani israeliani e
palestinesi a Gerusalemme: "Impossibile vincere una guerra
permanente" "Il mio Mozart contro il Muro del Medio Oriente"
Daniel Barenboim: "Avviare un processo di depoliticizzazione
del conflitto" A Gerusalemme arriverà domani. In tasca due passaporti, uno
israeliano e uno palestinese. Perché Daniel Barenboim, pianista e direttore
d'orchestra tra i più celebri al mondo, di casa alla Staatsoper di Berlino e
alla Scala di Milano, ha nelle vene sangue ebreo e nel cuore l'amore per la
Palestina. "Due popoli legati in modo inestricabile da un unico
destino", sostiene il musicista, impegnato in questa sfida dai tempi del
saggio scritto con l'intellettuale Edward Said, Paralleli e paradossi (Il
Saggiatore). E così domani al Jerusalem International YMCA Barenboim sarà
protagonista di un evento fortemente voluto, un "Concerto per due
popoli" che si aprirà nel più emblematico dei modi, con il Concerto per
due pianoforti e Orchestra di Mozart dove a una tastiera ci sarà l'israeliano
Barenboim, all'altra il palestinese Saleem Abboud Ashkar. A suonare con loro
un'orchestra speciale, inventata per l'occasione dal direttore sul modello
della sua ormai celebre "Divan": 33 giovani strumentisti provenienti
da Israele e dalla Palestina chiamati a far musica insieme. Un'orchestra per la
pace? "No, un'orchestra contro la paura e l'ignoranza - risponde Barenboim
-. Il segno che un'altra via è possibile. Dopo 60 anni di guerra permanente mi
pare evidente che la soluzione militare si è rivelata fallimentare. Altri
percorsi "Dopo sessant'anni, mi pare evidente che la soluzione militare si
è rivelata fallimentare. Anzi, ogni vittoria non ha fatto che indebolire lo
Stato ebraico. Anche i negoziati politici non sono approdati a nulla. Bisogna
quindi cercare altri percorsi" Anzi, ogni vittoria non ha fatto altro che
indebolire Israele. D'altra parte anche i negoziati politici non sono approdati
a nulla. Bisogna quindi cercare altri percorsi che non passino né dall'esercito
né dai politici. Se si vuole uscire da questo tragico impasse, è arrivato il
momento di avviare quello che io chiamo un processo di
depoliticizzazione". Cosa intende con questo termine? "Che bisogna
spezzare la relazione malsana innescata tra vita e politica e dar spazio ai
veri bisogni e ai veri interessi dei cittadini dei due
popoli. Coinvolgendoli in progetti comuni, artistici o scientifici che siano.
Se i politici hanno eretto muri, noi dobbiamo creare un substrato culturale
dove incontrarci e comunicare liberamente". Un'idea magnifica, ma dopo
tanti anni di sangue e odio sembra solo un sogno. "Il peggio che può
capitare è di cedere al cinismo e al fatalismo. Quando non c'è più posto per la
speranza si spalancano le porte a ogni orrore. Bisogna trovare la forza di
credere a nuove occasioni d'incontro. Anziché distruggersi a vicenda, cerchiamo
di fare qualcosa di bello insieme". Tra pochi giorni lo stato d'Israele
festeggerà i suoi 60 anni. Chi salva tra i suoi premier? "Uno solo, Moshe
Sharett, il successore di Ben Gurion. L'unico che teneva presente la dignità
dei palestinesi. Ma poiché non era un "falco" fu considerato debole e
allontanato". Cosa pensa delle polemiche anti Israele al recente Salone
del libro di Parigi? "Che Israele dovrà abituarsi. Almeno fino a quando
insisterà nella sua mancanza di critica all'interno". Ma insomma, la tanto
decantata intelligenza ebraica dov'è finita? "E' un capitale che ormai
temo sia stato speso tutto. Se vogliamo tentare di rimetterlo insieme bisogna rimboccarsi
le maniche ". Giuseppina Manin Orchestra di pace Daniel Barenboim sul
podio di direttore d'orchestra: il Maestro ha messo insieme 33 giovani
strumentisti provenienti da Israele e dalla Palestina.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-03-27 num: - pag: 39 categoria:
BREVI Bruxelles: energia separata dalle reti MILANO - La separazione delle reti
nel settore dell'energia continua a tenere banco a Bruxelles. Ieri il
commissario Ue alla Concorrenza Neelie Kroes ( nella foto) ha nuovamente
bocciato la proposta di otto Paesi, capeggiati da Francia e Germania per una
separazione "soft" delle reti dalle attività di produzione e
generazione di energia: si tratta di una proposta "annacquata",
l'opzione della separazione della proprietà resta la preferita dalla
commissione Ue, ha ribadito all'europarlamento Kroes. Che
già da tempo insiste sulla necessità di separare le reti dai grandi gruppi
integrati anche dal punto di vista della proprietà. Secondo Neelie Kroes
"un'assoluta priorità deve essere la risoluzione dei conflitti di
interesse risultanti dall'integrazione verticale dei colossi
dell'energia".
( da "Liberazione" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Forum del
Corriere.it con il capolista Pd in Veneto Massimo Calearo: "Non voglio
avere padroni sul collo" Gemma Contin Dopo Antonio Di Pietro, Gianfranco
Fini, Flavia D'Angeli ed Enrico Boselli, ecco apparire ieri, sul video degli
"incontri digitali" del Corriere.it, Massimo Calearo - guest star del
giorno - capolista del Pd nel Veneto, imprenditore vicentino, già presidente di
Federmeccanica e "falco" di Confindustria, come ben sanno le
"tute blu" d'Italia che se lo sono trovato di fronte come controparte
fino a non molto tempo fa, nel corso della lotta per il rinnovo del contratto
nazionale dei metalmeccanici. Eccolo dunque, il sciur parun dale bele braghe
bianche , il duro delle ferriere, spiegare al suo concittadino online di
Pergine, provincia di Trento, che ingenuamente gli chiede - fatti quattro conti
e visto che le promesse elettorali di Walter Veltroni in termini di pronto
intervento per l'adeguamento al costo della vita dei salari minimi-pensioni
minime-tasse sui redditi da lavoro, eccetera, "cuberanno" circa 20
euro in più al mese - se ritenga, lui, Calearo, che tali 20 euro mensili
risolveranno il problema della quarta settimana che tanto avvilisce la vita di
gran parte delle famiglie italiane. E lui, Calearo, che si sarebbe fatto
svenare piuttosto che mollare sugli aumenti contrattuali, eccolo spiegare
prontamente al buon concittadino di Pergine - vien da dire al buon soldato
Schweick - ma solo dopo aver premesso che "il Pd è il futuro, rompe gli
schemi, ci porta in Europa, come Blair", che, certo, perché quei 20 euro
valgano davvero qualcosa, "bisogna intervenire sulla catena distributiva,
sull'andamento dei prezzi che sono stati molto penalizzati nel cambio
euro-lira, affinché le dinamiche dei salari e delle pensioni vengano
riallineate al costo della vita". Ma il buon concittadino non si
accontenta, e un minuto dopo un altro vicentino ripropone la questione - come a
dire: la lingua batte dove il dente duole - e insiste imperterrito: "Ma
lei, dottor Calearo, ritiene che una famiglia possa vivere con mille e cento
euro al mese"? E quello, senza una grinza: "Pagare una persona meno
di quella cifra significa creargli problemi. E se un imprenditore non è in
grado di pagare quella cifra,significa che è lui ad avere problemi". Segue
una domanda del solito bacchettone leghista sul federalismo. Ed ecco il nostro
- incredibile ma vero - spiegare al lettore online, per il mezzo dell'attonita
giornalista, che c'è federalismo e federalismo: c'è il federalismo sociale -
non gli viene facile pronunciare la parola "solidale" - quello che ad
esempio nel Veneto fa molto affidamento sul volontariato, e c'è il federalismo che
si chiude sui cosiddetti localismi, "che è il contrario di quello che
vuole il Pd, il quale vuole, appunto, portare l'Italia in Europa". Ora, a
parte il fatto che l'Italia sta già in Europa da un pezzo, e a parte che è
stata tra i capintesta dei dodici paesi che hanno adottato l'euro qualche
annetto fa, questa insistenza sul Pd e su Veltroni che vogliono portare
l'Italia in Europa come ha fatto Blair, suona non solo imbarazzante da un punto
di vista storico, dato che la Gran Bretagna sta sì nell'Unione Europea, bontà
sua, ma col cavolo che fa parte dell'Eurozona e col cavolo che Blair ha mosso
un'unghia in questa direzione, ma è anche del tutto anacronistica da un punto
di vista politico, dato che Tony Blair è stato sostituito da quasi un anno alla
guida del governo inglese dall'attuale premier Gordon Brown, che tra l'altro
finora non ha mosso un muscolo per spostare la scarsa propensione dei sudditi
di Elisabetta II verso Bruxelles. Si va avanti con alcune battute esilaranti su
come qualmente se appena si fosse votato un anno fa, il sciur parun mai e poi
mai si sarebbe candidato con il Pd, che era un'altra cosa, mentre invece
"adesso sto scoprendo il centrosinistra e un Pd moderno, europeo, diverso
da un anno fa". Poi arriva la promessa di far fuori le province, enti
inutili, che non contano niente sul territorio, soprattutto nelle aree
metropolitane dove ci sono realtà amministrative che riguardano grandi comuni e
grandi snodi urbani. E, naturalmente, assieme alle province, di far fuori i
dipendenti pubblici "fannulloni", che tanto gravano sulla spesa
nazionale, premiando il merito e concentrandosi sui pochi dipendenti della
pubblica amministrazione che svolgono davvero e con competenza il loro compito.
Nulla sa, il campione veneto di Veltroni, e forse è meglio, sulla riforma
Fioroni ("sono un neofita") o sulle coppie di fatto ("meglio non
parlarne"). Ma ha le idee chiare sul conflitto di interessi: "Darei la mia azienda in
gestione a terzi perché se uno deve governare, deve governare e basta", e
su Alitalia: "I suoi problemi sono legati alla sua gestione e a un certo
tipo di politica sindacale dove le assunzioni sono state spesso considerate
strumento di controllo elettorale". La perla, però, Calearo la
infila - inconsapevolmente paradossale o paradossalmente inconsapevole -quando
afferma che si è candidato nel Pd e che non avrebbe mai potuto candidarsi nel
Pdl "perché non mi riconosco in una destra fatta di fusioni tra partiti in
cui una persona comanda. Un imprenditore non può votare per un partito non democratico,
gestito da un capo. E io non voglio avere padroni". A chi lo dice, caro
Massimo Calearo, ex presidente dell'ala dura del padronato italiano!
27/03/2008.
( da "Liberazione" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Berlusconi insiste:
"La cordata italiana c'è, senza i miei figli" Alitalia, aumentano gli
esuberi. I sindacati: se è così non firmiamo Roberto Farneti Altro che linea
più morbida di Air France per venire incontro alle obiezioni dei sindacati.
Nella migliore delle ipotesi il numero degli esuberi già previsti nel piano
originario, 2.100, dovrebbe rimanere invariato. Nella peggiore, il prezzo che i
lavoratori Alitalia sarebbero chiamati a pagare, in termini occupazionali,
potrebbe essere addirittura più alto. E a quel punto le aperture annunciate da
Jean Cyril Spinetta si rivelerebbero come un clamoroso bluff nell'ambito di una
trattativa finta, con l'unico obiettivo di far precipitare la situazione e di
mettere con le spalle al muro gli stessi sindacati. A lanciare l'allarme è
l'Anpac, forse la sigla più favorevole, sulle prime, all'ingresso della
compagnia italiana nel gruppo franco-olandese. Ieri, presso la sede di Alitalia
ed alla presenza della delegazione di Air France-Klm guidata dal responsabile
delle risorse umane Colin, c'è stata una riunione per l'affinamento dei
contenuti della proposta di accordo che stasera verrà inviata ai sindacati.
Secondo quanto apprende l'Anpac, nel nuovo documento il numero degli esuberi
sarebbe stato ricalcolato in peggio: tra i piloti le eccedenze salirebbero da
( da "Liberazione" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Frida Nacinovich A
parole non vedono l'ora di trovarsi faccia a faccia, come in un duello western.
Nei fatti Silvio Berlusconi e Walter Veltroni continuano a non incontrarsi. Le
ultime notizie raccontano che il Cavaliere questa sera non sarà gradito ospite
del salotto di Bruno Vespa. Paolo Bonaiuti annuncia l'annullamento della
puntata. Il tono è indignato, consono alla campagna elettorale in corso. Quelli
di "Porta a porta" diffondono una nota per spiegare che lo show è
saltato per rispettare le norme sulla par condicio. Veltroni infatti ha
comunicato di essere pronto a cancellare i suoi impegni elettorali solo per un
faccia a faccia con il leader del Pdl. Confronto che, però, ad oggi non è stato
fissato. "Io sono in grado di stracciare qualunque avversario. Nella mia
vita ho fatto tutto ciò che gli altri non hanno fatto. Io sono un uomo di fatti
gli altri sono uomini di parole", dice Berlusconi. Sempre più in alto,
come Mike Bongiorno sulle vette alpine nella pubblicità di una nota marca di
grappa. Veltroni non è da meno: "Si faccia il confronto dove vuole, quando
vuole, come vuole. Noi siamo pronti, vuole farlo sulle sue reti? Vado a farlo
sulle sue reti. Ma non scappi". Magari non si incontreranno mai i leader
di Pdl e Pd. Però si parlano a distanza, se ne dicono di tutti i colori. Tutto
quanto fa spettacolo. Avanti il duello a colpi di dichiarazioni e
controdichiarazioni, con le agenzie di stampa impegnate in una continua spola
"diplomatica". Per il candidato premier del Pd "ogni giorno il
divario si accorcia". Secondo un sondaggio "Ipr Marketing per
Repubblica" al Senato il Popolo delle libertà non supererebbe i 160 seggi,
contro i 155 che toccherebbero alle opposizioni. Pronta la replica di
Berlusconi: "Questa è la versione di Veltroni, cioè esattamente il
contrario della verità. Veltroni dice tre bugie ogni due parole: è la vecchia
ricetta stalinista. Per esempio, Veltroni dice che noi siamo preoccupati al
Senato. Non è vero, perché a Palazzo Madama avremo più di trenta senatori di
maggioranza". Quanto all'avversario, Berlusconi lo paragona a quei
"vecchi comunisti riciclati che ricordano quei negozi che falliscono e poi
mettono fuori il cartello: "Nuova gestione"". Fuochi
d'artificio. Dalla Sicilia - nuova tappa del tour di Veltroni - il segretario
del Pd spiega che "se proprio gli va di lusso, al Senato avranno una
maggioranza di tre o quattro seggi. Ma non gli andrà di lusso". Uno chiama
l'altro risponde, uno chiama l'altro risponde. E i media focalizzano la loro
attenzione sullo scontro Pd-Pdl. Come se il bipartitismo fosse già realizzato.
Non è così? Basta crederlo. E sia Veltroni che Berlusconi ci credono, ci
sperano, ci puntano. Il Cavaliere ha già ripreso a dare del comunista a
Veltroni, Veltroni ha già ripreso a parlare del conflitto
d'interessi di Berlusconi.
Ma non dovevano essere le due novità del panorama politico italiano? Ma non doveva
essere una campagna elettorale basata sul riconoscimento reciproco? Sembra che
niente sia cambiato rispetto allo scontro frontale Casa delle libertà-Unione
del 2006. Con la piccola ma non trascurabile differenza che questa volta
ci sono altri candidati premier. A sinistra, al centro e anche a destra. Ospiti
indesiderati, almeno secondo le regolo dello show mediatico messo in piedi in
vista delle elezioni del 13 aprile. 27/03/2008.
( da "Liberazione" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
"Governo da
dimenticare ma votiamo la Sinistra" Laura Eduati Il Partito democratico
chiama al voto utile, e molti elettori di sinistra potrebbero essere tentati di
scegliere Veltroni per scongiurare la vittoria di Berlusconi. Come la vede?
Sono molto perplesso. Innanzitutto sono in disaccordo con l'impianto del Pd.
Quello di Veltroni è certamente un atto coraggioso, un rischio straordinario,
ma lo trovo una forma brutale di cancellare l'elettorato di sinistra, un
calcolo per eliminare la Sinistra l'Arcobaleno, insomma, come si dice in gergo
"o merda o berretta rossa". O me o il nulla. Pensa che molta gente di
sinistra finirà per votare il Pd? Non dico questo. Dico che Veltroni brucia una
parte dell'elettorato. Ma la gente non è disposta a tollerare questo aut aut e
sono soprattutto i giovani ad arrabbiarsi di fronte a questo ricatto morale, ne
incontro tutti i giorni e mi dicono che non andranno a votare sperando che il
Pd vada a morire ammazzato. Io consiglio loro di non accettare il ricatto e di
andare a votare dimostrando che ogni voto è utile perché crea coscienza. In
questo modo si dimostra che contiamo. Che siamo gli inutili ma che ci siamo.
Insomma, andrà a votare. Sì, e anche Franca. Voterò la Sinistra l'Arcobaleno,
per forza. Il problema è che ho un sacco di critiche da fare a questa sinistra.
Prego. Ma le ho descritte tante volte, queste critiche! Il fatto, per esempio,
di essere rimasti al governo pur di salvare tutto. Si è lasciato correre il
problema dei porti e delle basi americane. In secondo luogo, non si è combattuto sul conflitto di interessi che ad alcuni sembrerà superfluo ed invece è importantissimo. E
poi le leggi non fatte, il problema del lavoro minorile, la salute della Terra
e dell'uomo, l'inquinamento da petrolio...Di qui a qualche tempo ci troveremo
col culo per terra con un vuoto di possibilità, esiste il problema
dell'energia, della cultura, le scuole...Insomma si è messa in pratica
la filosofia del tirare a campa' . Lei manifesta una profondissima
disillusione. Non c'è modo di uscirne? Ma certo che c'è disillusione! Lo sento
dire da tutti. Oggi la sinistra sta pagando tutto. Non crede che, al di là dei
limiti di questa sinistra, l'esperienza al governo sia stata molto difficile
anche per i sabotaggi delle forze centriste? Si può dire che ci fosse poco
margine di manovra, no? Il margine di manovra lo trovi! Franca era lì in Senato
come una pazza, si è trovata da sola a ingoiare rospi...Non c'è stata una
azione della sinistra, non c'è stato il coinvolgimento della gente, non puoi
stare al governo e poi non ascoltare i bisogni delle persone. Non sono mai
stati ascoltati? Beh, per esempio è stata lasciata cadere la grande
manifestazione contro la base Dal Molin. Cosa bisognava fare? Dare le
dimissioni. Dire: "Basta, non ci sto più". Non permettere che si vada
a morire in questo deliquio per poi permettere a Mastella di darti una coltellata
lasciandogli il campo libero. La sinistra ha pagato il mugugno e magari fossimo
riusciti a disturbare il manovratore... Il 13 aprile tornerà molto
probabilmente Berlusconi. Cosa pensa succederà? Guardi, io sto attento a quello
che mi sta intorno, l'altro giorno durante un viaggio in treno decine di
persone sono venute a chiedermi un vaticinio ma io non sono un mago. Eppure mi
spaventa la quantità di gente che mi ferma per strada per parlarmi del voto del
13 aprile. Sono soprattutto giovani. Delusi? Disperati. Sì, stando ai sondaggi
tornerà Berlusconi e per contrastarlo Veltroni ha cercato, in due mesi, di
buttare all'aria l'intera frittata. Ha tentato di fare quello che noi chiamiamo
coup de théatre giusto per épater les bourgeois . Non ricorda gli impegni
presi, non parla mai della situazione del pianeta, del riscaldamento
atmosferico. Oggi si è staccato un pezzo di calotta antartica grande sette
volte Manhattan...Ma questo non mette paura? Proviamo a cambiare un po'
argomento. Le piace Zapatero? Magari ci fosse in Italia! E' inutile che
Veltroni tenti di rifarsi a questo personaggio. Zapatero ha vinto con la
chiarezza, con l'impegno, ha promesso una cosa e l'ha mantenuta. Ha detto che
sarebbe andato via dall'Iraq e se ne è andato in un batter d'occhio, si è
opposto agli intrighi della Chiesa. Se ha triturato un pezzo di sinistra è
perché molti elettori di sinistra hanno preferito le sue garanzie. Lei dipinge
un quadro apocalittico. Non c'è davvero nulla che la convince? Io parlo delle
cose che conosco bene e cioè del teatro, della cultura. Da Gramsci in poi si è
detto che un popolo senza cultura della creatività, della conoscenza e della
coscienza è un popolo riempito di gomma. E' sempre colpa della politica? E'
sempre colpa della politica. La sinistra ha massacrato l'attenzione alla
cultura. Se si reputano superflue la cultura, il sapere, l'arte e la fantasia e
si mette in primo piano il problema della sicurezza, allora si dimentica la
sicurezza sul lavoro, sulle strade, nelle città. La sicurezza, quella vera, è
un fatto culturale. In Inghilterra, per fare un esempio, le macchine si fermano
prima delle strisce pedonali perché sono educati in questo modo a rispettare
gli altri. E poi mi girano le scatole perché poco prima che scadesse la
legislatura il Parlamento si è preoccupato di aumentarelo stipendio agli
onorevoli, e questo ci fa capire che razza di attenzione per la gente i
politici abbiano. Ecco perché Franca se ne è andata di corsa dal Senato e non
ci metterà più piede. Cultura e sicurezza sul lavoro sono due temi fondamentali
per la Sinistra l'Arcobaleno. Non rischiamo di fare di tutta l'erba un fascio?
Per quello che posso dire, a Milano la situazione è orribile. Ho lavorato ad un
progetto per ridurre la follia del traffico milanese, ho chiamato i politici di
tutti i partiti per proporre delle soluzioni, ma la cosa incredibile è che
nessuno ha raccolto il nostro impegno a livello programmatico. E quando dico
nessuno, intendo proprio nessuno. 27/03/2008.
( da "Liberazione" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Fabio de Nardis Sono
settimane che giriamo l'Italia come trottole per iniziative legate alla
campagna elettorale. Studenti, ricercatori precari, docenti. Stiamo cercando di
dialogare con tutte le componenti del mondo dell'Università e della ricerca per
discutere il nostro programma. Le campagne elettorali potranno pure
appassionare qualcuno, noi non le amiamo. La discussione rischia di impoverirsi
piegata a interessi di marketing politico. Non
chiediamo semplicemente il voto ma piuttosto di costruire reti di mobilitazione
che coinvolgano tutte e tutti a prescindere dalla sensibilità politica.
Recentemente ho partecipato a una discussione con i ricercatori che si
riconoscono nel network della Rete Nazionale dei Ricercatori Precari. Ho
chiesto loro di essere schietti, aggressivi. E così è stato. Hanno cercato
risposte concrete attaccandoci sovente per quello che avremmo potuto fare in
due anni di legislatura. Il dibattito è stato intenso e costruttivo. Nel Forum
aperto abbiamo ricevuto centinaia di commenti, perlopiù da parte di precari
incazzati. Alcuni hanno cercato di avere maggiori informazioni sul merito dei
provvedimenti o di alcune proposte, altri hanno mostrato apprezzamento per il
nostro operato e le nostre idee, altri si sono limitati ad attaccare. Ma alla
fine ciò che è emerso è disincanto, rabbia, delusione. E come dar loro torto.
Per molti rappresentavo il capro espiatorio per dare sfogo a una rabbia sociale
indotta da una politica spesso inconcludente. Per altri ero il nemico
semplicemente perché docente strutturato e non precario. Allora giù attacchi
pesanti sulle raccomandazioni, sui canali privilegiati di accesso ai concorsi,
sul nepotismo, e così via. Attacchi comprensibili per chi si sente escluso
dall'insopportabile torre d'avorio che è diventata l'Università italiana. Altri
mi hanno criticato in quanto "dirigente politico". Strana parola,
così lontana dalla nostra idea di politica e di cittadinanza. Quanto al modo
con cui si diventa professori o ricercatori in Italia, lo conosciamo tutti. Non
ne andiamo fieri. Per questo però non sono sufficienti leggi e provvedimenti
formali, ma occorre portare avanti una grande battaglia di egemonia culturale e
di civiltà. Al momento per vincere un posto occorre essere inseriti in cordate
che controllano un sistema di reclutamento di fatto cooptativo. Mi chiedo
quanti di quei precari che oggi si sentono vittime di un sopruso si sarebbero
tirati indietro se in sede concorsuale fossero stati loro i
"prescelti". Qui sta il punto. Il vero problema oggi è quello di
portare avanti una battaglia politica che veda coinvolti tutti i ricercatori, i
dottorandi e gli assegnasti mobilitati non per quella che sovente si configura
come una sorta di invidia di classe, ma perché si crede veramente nella
possibilità di costruire una università diversa. Non è sufficiente criticare
chi, pur nei limiti, decide di buttarsi nella mischia cercando di incidere su
processi e asimmetrie di potere che a volte sembrano impermeabili alle istanze
sociali. Dove erano tutti questi giovani incazzati quando si chiedeva loro di
mobilitarsi durante le discussioni per le due passate leggi finanziarie? Forse
stavano all'Università a fare esami per paura di essere additati dal barone di
turno a cui offrono dedizione e servitù nella speranza di una futura
"cooptazione" concorsuale. La politica non si delega in attesa che
qualcuno ci risolva i problemi. Ognuno dovrebbe mettersi in gioco e fare la sua
parte. È con questo spirito conflittuale e partecipativo che il prossimo 3
aprile, a Roma, presso la Sala delle Carte Geografiche, a via Napoli, abbiamo
promosso una iniziativa incentrata sulla questione degli studenti e dei
ricercatori precari. I rappresentati dell'Udu, della Rete Precari,
dell'Associazione Dottorandi, incontreranno i responsabili di settore della
Sinistra, l'Arcobaleno. Ci descriveranno le loro proposte. Ci
racconteranno la condizione corrosiva della precarietà che uccide la
possibilità di studiare e fare ricerca con serenità. E noi ci impegneremo a
costruire progetti di riforma con loro, da tradurre immediatamente in disegni
di legge e in conflitto e mobilitazione. Il prossimo autunno non è poi così
lontano. *Dip. Università e Ricerca Prc-Se 27/03/2008.
( da "Tempo, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Stampa La vendita Il
leader del Pdl rilancia: "Dopo l'analisi dei conti arriverà un'offerta
precisa e impegnativa" Dietrofront sull'ingresso dei figli. "Ora lo
vieterei, la sinistra ha strumentalizzato l'iniziativa" Alitalia,
l'affondo del Cavaliere Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it Berlusconi
insiste sulla cordata italiana per Alitalia. E annuncia che a breve si
conosceranno i nomi degli imprenditori pronti a investire nel rilancio della compagnia.
"La cordata italiana non è qualcosa di campato in aria - ha detto il
Cavaliere - ci sono alcuni imprenditori impegnati su questo fronte di cui non
posso fare i nomi per dovere di riservatezza. Fra qualche giorno saranno
conosciuti da tutti, perché faranno certamente un'offerta impegnativa".
Una cosa è certa: a sostegno della cordata "ci sarà una banca
importante". Insomma il leader del Pdl assicura che le sue parole non sono
promesse elettorali. Anzi, all'orizzonte ci sarebbe una proposta concreta che potrà
essere formulata, però, solo dopo che gli imprenditori interessati abbiano
avuto la possibilità di effettuare la due diligence, cioè l'analisi dei conti
di Alitalia. "Chiederanno di avere tre o quattro settimane, Air France ha
avuto sei mesi per conoscere la situazione reale". Dietrofront, invece,
sull'ipotesi di ingresso dei figli Pier Silvio e Marina nella cordata. "Hanno approfittato tirando in ballo addirittura il conflitto di
interesse - afferma Berlusconi - A questo punto vieterei ai miei figli di
partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che ha fatto la
sinistra". Oggi invece si conoscerà la nuova proposta di Air France-Klm
per rilevare la quota del Tesoro (49,9%). "Non ho elementi per
valutare la controproposta di Air France in profondità - ha aggiunto il
Cavaliere - però registro di aver ottenuto dei successi. Dopo il mio appello
agli imprenditori italiani a tirare fuori l'orgoglio, Air France ha cambiato
posizione sul mantenimento dei colori e della compagnia di bandiera".
Berlusconi ha parlato a margine di un incontro con i giovani di Forza Italia,
dove ha spiegato che sulla vicenda Alitalia "c'è una novità", perché
"siamo passati da condizioni che abbiamo definito inaccettabili e
irricevibili, ad oggi che Air France si dichiara disponibile a una nuova
trattativa". Il candidato premier del Pdl ha ribadito comunque che
"la soluzione migliore sia quella di una cordata di nostri imprenditori
che mantengano italiana la compagnia di bandiera". Le parole di Berlusconi
e i nuovi scenari su Alitalia mettono le ali al titolo della compagnia. Fra una
sospensione e l'altra per eccesso di rialzo Alitalia ha chiuso in Borsa con un
balzo superiore al 26% a 0,57 euro. A spingere gli acquisti, sia l'ipotesi che
una nuova cordata possa manifestarsi spiazzando l'offerta di Parigi, sia la
possibilità che Air France-Klm riveda l'offerta di pubblico scambio rendendola
più conveniente per gli azionisti di Alitalia. Il gruppo transalpino, infatti,
ha offerto circa 10 centesimi per ogni azione della Magliana mentre per Piazza
Affari il valore oscilla sopra ai 55 centesimi. Jean Cyril Spinetta offre
un'azione Air France per 160 azioni di Alitalia, il concambio del mercato
quintuplica il valore della Magliana.
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina XXI - Genova
Gasperini: "Ora arriviamo a 51 punti" Il tecnico del Genoa:
"Borriello e Figueroa? Difficile farli giocare insieme" "I
complimenti ricevuti da Milanetto a Palermo i più belli della carriera" Un
futuro in Europa? Quasi impossibile, ma ci proveremo anche l'anno prossimo
Fabrizio Preziosi? Meglio lui di altri dirigenti, almeno
non ha conflitti di interesse Non ho mai voluto sminuire il lavoro della
società. Però, non accetto più discussioni sul modulo GESSI ADAMOLI Dopo aver
invocato chiarezza e corso invece il rischio di essere frainteso, Gasperini ha
spiegato il senso delle sue recenti esternazioni in quasi 40 minuti di
conferenza stampa. Non è una marcia indietro, solo una puntualizzazione.
Resta il concetto forte: "La squadra ha camminato ad una marcia in più
rispetto alla società". Però con una nota in calce: "Voleva
semplicemente essere un complimento per questo straordinario gruppo di
calciatori. Hanno fatto un'impresa, sono stati eccezionali. Ma certamente va
anche dato atto al presidente Preziosi di averci messo nelle condizioni di
lavorare al meglio". è orgoglioso del gruppo che è riuscito a plasmare.
"E - confessa - quello che ha dichiarato Milanetto a Palermo è il
complimento più bello che ho ricevuto nella mia carriera di tecnico. Non può
che far piacere sentire un proprio calciatore dire che è un quasi un
divertimento andare in campo e giocare perché ormai tutto riesce così facile.
Però, senza la disponibilità da parte della squadra, sarebbe stato impensabile
riuscire a perfezionare certi meccanismi di gioco". Ecco perché ha preteso
che i giocatori che non lo seguivano venissero ceduti. "Reputo
fondamentale - spiega - l'aspetto comportamentale. Non è vero che pretenda di
avere tutti soldatini, però so quanto sia importante avere uno spogliatoio
solido. Questo ci ha permesso di superare momenti difficili, solo una squadra
che ha determinati valori morali riesce infatti a riprendersi immediatamente
dal contraccolpo di un derby perso a due minuti dalla fine oppure a gennaio non
si fa travolgere dall'impazzare delle voci di mercato". Assicura che c'è una
base di partenza importante su cui lavorare. "Però non sta a me porre gli
obiettivi. Quello è un compito del presidente, posso solo dire che più
ambiziosi sono e più io sono contento. è importante, però, che in società ci
sia chiarezza. Capisco che il presidente, che ha tanti impegni importanti, non
possa essere sempre presente, e allora va benissimo come punto di riferimento
Fabrizio Preziosi. Insieme si può fare un ottimo lavoro: è giovane e con i
giovani io sono sempre stato in grande sintonia, molto posato. E soprattutto
non ha conflitti di interesse...". è un'autentica bordata verso gli ultimi
due manager della gestione Preziosi che Gasperini lancia con l'abituale
tranquillità. Come, senza scomporsi minimamente, annuncia che non accetterà più
lo stillicidio che riguarda la scelta del modulo di gioco: "Un tormentone
che alla lunga è anche diventato stucchevole. Questo è il mio modo di giocare,
non è un vezzo perché mi sembra dia anche soddisfazioni e risultati. Ed è
partendo dal dato inconfutabile che questo è il nostro modo di giocare,
dobbiamo lavorare per cercare di costruire una squadra ancora più forte. Senza
dimenticare però che il Genoa ha saputo proporsi con tante facce diverse e
dunque tutto questo integralismo io non lo vedo". Nel 3-4-3 dunque rischia
di esserci posto solo per uno tra Borriello e Figueroa. "Farli giocare
insieme significa snaturare il Genoa e dargli un'altra identità, ma allora non
sarei l'allenatore più indicato per impostare questo nuovo assetto. Io ho il
mio gioco ed è su questo che voglio lavorare per crescere". Intanto fissa
l'obiettivo per questo finale di stagione: "Ne ho parlato con i ragazzi,
sarebbe importante fare un punto in più in questo girone di ritorno rispetto
all'andata: 26 contro 25. Vogliamo finire alla grande un campionato
straordinario e credo allora che il traguardo dei 51 punti sia alla nostra
portata. Un futuro in Europa? Quasi impossibile in questa stagione e comunque
anche molto difficile per la prossima. Teniamo infatti anche conto di Napoli,
Palermo, Lazio e Torino: società ambiziosi e potenti dal punto di vista
economico".
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Economia AFFARI IN
PIAZZA UN VOTO PER MEDIASET ETTORE LIVINI Le cose, viste da lontano, sono
spesso più chiare. Soprattutto in Italia, dove le chiacchiere fanno premio sui fatti,
e a maggior ragione sotto elezioni. L'ultimo rapporto di Jp Morgan-Cazenove su
Mediaset, ad esempio, è una sintetica e spietata fotografia
del conflitto d'interessi
tuttora imperante non solo in tv ma anche a Piazza Affari. Agli analisti
inglesi bastano otto folgoranti righette per spiegare ai loro clienti
l'inestricabile anomalia italiana: "Silvio Berlusconi è il favorito delle
elezioni e controlla il 36% di Mediaset. L'ultima volta che è stato al
potere il suo partito ha approvato la legge Gasparri che ha favorito Mediaset.
La società quindi dovrebbe beneficare del cambio di esecutivo e questo basta a
bilanciare i rischi per i suoi conti derivati dal rallentamento della
pubblicità". Forse anche ad Alitalia ? tutto sommato ? conviene davvero volare
nell'orbita Fininvest.
( da "Nazione, La (Nazionale)" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
R Ataf. "Nel
caso in cui ci fosse una gara per vendere quote Ataf - spiega infatti Bruno
Lombardi, il numero uno di Ratp in Italia - saremmo sicuramente interessati a
partecipare e faremmo di tutto per vincerla". Come d'altra parte accadrà
presto a Modena, con la gara, che uscirà entro giugno, con la quale sarà ceduta
ai privati una quota di minoranza di Atcm, l'azienda di trasporto pubblico
locale, e alla quale Ratp parteciperà. In ogni caso, nonostante Ratp sia socio
di maggioranza, al 51%, di Gest e nonostante abbia già fatto il suo ingresso in
Li-nea, al 33%, attraverso Autolinee Toscane spa, di cui è proprietaria, ai
sindacati i francesi non fanno paura. "A chi vengano vendute le quote, non
importa, è una questione politica. L'importante - ha sottolineato il segretario
provinciale Filt-Cgil Andrea Viciani - è che si arrivi ad un'azienda
unica". E non tre, ovvero Ataf, Li-nea e Gest. D'accordo anche il
segretario provinciale della Cisl Riccardo Cerza, che auspica "un'azienda
unica, senza debiti, che possa reggere sul mercato e che gestisca non solo il
tpl sulla provincia, ma che si estenda all'intera area metropolitana".
Anche la Rappresentanza Sindacale Unitaria non è pregiudizialmente contraria ad
un'azienda unica di trasporto, che porti a razionalizzare i costi e a ridurre
così anche il numero di generosi stipendi che vanno ai vari presidenti,
direttori e consiglieri di amministrazione. La Rsu, però, chiede garanzie
perché la nuova azienda di trasporto pubblico fiorentina resti a maggioranza
pubblica. Tra bilanci in rosso, flessione nei ricavi e
aspri conflitti sindacali, ora come ora, però, Ataf non è un'azienda appetibile
ai privati. Bruno Lombardi, il rappresentante in Italia di Ratp, consiglia:
"E' sulla base di un progetto condiviso, di un'ipotesi di sviluppo che
un'azienda dovrebbe cercare soci. E questo non mi pare il momento
adatto. Quando la dirigenza Ataf avrà pronto il progetto, allora sarà il
momento di cercare soci". Mo.Pi. - -->.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Provincia di Sassari
Pagina 7052 Sorso. Botta e risposta su un presunto conflitto di interessi Servizi sociali: bagarre in Consiglio Sorso..
Botta e risposta su un presunto conflitto di interessi
--> Niente conflitto di interessi a Sorso nella
gestione dei servizi sociali. Nel prossimo consiglio comunale si discuterà di
una mozione presentata da Gavino Spanu, ex assessore del Pd al quale oltre un
anno fa il sindaco Antonio Spano aveva ritirato la delega di assessore per
alcune polemiche sulla gestione del servizio. La stessa delega è rimasta in
mano al sindaco, mentre la gestione dell'assessorato è stata affidata al
presidente della commissione affari sociali Antonello Spano, responsabile
inoltre dell'associazione Papa Giovanni XXIII e della cooperativa sociale San
Damiano che si occupa di realizzare progetti formativi per disabili. Secondo
l'ex assessore la figura di Spano risulta in conflitto di interessi
con la carica affidatagli ed inoltre il sindaco non rispetterebbe il
regolamento comunale in quanto affiderebbe a consiglieri mansioni che sarebbero
di sua competenza. La risposta del segretario comunale Nino Spanu non si è
fatta attendere: "non sussiste il conflitto di interessi
ai servizi sociali". Per Antonello Spano "L'associazione Papa
Giovanni XXIII non ha rapporti economici con il comune di Sorso, e la
cooperativa San Damiano gestisce 4 progetti legati alla legge sull'handicap
finanziati dalla Regione". P. P.
( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Al voto "Da
soli si può". E senza sinistra Intervista a Walter Veltroni. Sul pullman
del leader Pd, tra Palermo e Agrigento. Convinto di poter vincere le elezioni,
il sindaco d'Italia spiega come prende corpo il Partito democratico. E cosa lo
divida dalla Sinistra-Arcobaleno Ognuno deve proseguire sulla sua strada. Anche
in caso di sconfitta nessun accordo d'opposizione con Bertinotti Gabriele Polo
Ha ripetuto "si può fare" per 71 volte in 71 piazze, cantato
altrettanti inni di Mameli e poi ascoltando "Mi fido di te" di
Jovanotti, stretto migliaia di mani. E continuerà così, fino a quota 110. Per
nulla turbato dai sondaggi che continuano a darlo "sotto". Anzi convinto
di poter risalire la corrente fino a palazzo Chigi. Per poi fare cosa?
"Nulla di straordinario", "nessuna rivoluzione", come
ripete efficacemente Anna Finocchiaro che lo accompagna nei comizi siciliani.
Ma anche qualcosa di non ordinario, perché Walter Veltroni sta rivoluzionando
il quadro politico, sta costruendo un partito - "leggero" quanto si
vuole - in campagna elettorale. E ciò che impressiona è il copione che si
ripete identico in ogni piazza, con la forza dell'allegro tormentone: non tanto
nelle parole, ma nei gesti di chi accorre e ascolta, invocando il suo nome,
agitando l'obamiano "si può fare" in perfetta sincronia, come un sol
uomo, senza bisogno di una regia. E' questa la sua forza, quella che lo
convince della rimonta possibile. Saliamo sul pullman dopo la tappa
palermitana, verso quella agrigentina. Sicilia profonda e cuffariana, la più
difficile. Setto/otto persone - leader compreso - sempre insieme, che in un
clima da gita scolastica (manca solo la chitarra) raccordano l'una all'altra le
tappe del lungo tour. Sui finestrini la filosofia da non dimeticare
("lasciare l'odio, scegliere la speranza", "lasciare la paura,
scegliere il nuovo"), attraverso i computer il monitoraggio delle cronache
della tappa precedente ("Quel titolo non va bene.. questa dichiarazione va
precisata"), ai telefonini il programma dei minuti successivi ("La
piazza è piena, ha smesso di piovere... Sì, apre una ragazza... con una ragazza
viene meglio"). La "rivoluzione pragamatica" del Pd è in marcia,
l'effetto-immagine sembra funzionare, il nuovo soggetto s'incarna piazza dopo
piazza e il futuro sorride ai viaggiatori. Per il risultato elettorale si
vedrà, quello dipende da quanto consenso riusciranno ancora a strappare
all'innominato sempre presente, al "principale esponente dello
schieramento a noi avverso". Berlusconi, ancora lui. Veltroni lo
esorcizza. Ma non lo nomini mai? Mai, da quando mi sono candidato alla
leadership del Pd, non l'ho mai nominato. E non lo nomino perché voglio dare la
sensazione che noi abbiamo superato quel tempo della storia, che siamo in
un'altra fase, non più ispirata al voto "contro" ma al voto
"per". Una scelta comunicativa. Come dire "non ci misuriamo con
lui"... Ci misuriamo soprattutto con noi stessi e con il paese. Poi
elettoralmente con "il principale sponente dello schieramento a noi
avverso".. Con un inedito partito-contenitore che ha l'ambizione di temere
assieme soggetti anche conflittuali tra loro. Possibile? Certo. E' l'idea
tipica delle grandi forze riformiste, dai laburisti inglesi ai
socialdemocratici tedeschi ai democratici americani, che fanno convivere la
dimensione del conflitto con quella dell'interesse generale del paese. La
storia dei grandi partiti riformisti è questa: ogni volta che queste forze si
sono presentate come la rappresentanza di una serie di minoranze, hanno perso
anche se avevano "ragione": l'ambizione è tenere insieme coerenze di
valori con la capacità di muovere maggioranze nel paese. Così il riformismo
diventa realtà e vince. Pensa a Obama. Obama mobilita, chiede alla sua gente di
agire attivamente. Vedi quest'energia nel paese depresso e fermo di cui parla
il Censis? Ho fatto 71 manifestazioni, anche nei posti più difficili e non ho
mai visto così tanta gente muoversi. I teatri e i palasport non sono bastati,
erano stracolmi. C'è un cambio generazionale interessante, pieno di ragazzi tra
i 14 e i 20 anni. Questo in uno schema tradizionale della politica è inedito,
strano: nel momento in cui noi chiudiamo con la sinistra radicale spuntano
fuori i giovani, la partecipazione entusiasta e convinta dei giovani,
soprattutto sull'autonomia della nostra scelta, lì raccolgo più consenso.
Qualcosa vorrà dire. Magari cercano rassicurazione in un paese un po' allo
sbando e duro da vivere. In sintesi proponi una ricetta semplice e nemmeno
inedita: più pil, stato più semplificato... E più giustizia sociale. Noi
abbiamo affrontato un tema come la precarietà con una proposta radicale. Come
ho preso quella posizione su Bolzaneto perché è del tutto fisiologica per il
Pd... Facendo passare sette giorni dalle richieste del pm per prenderla... No,
ho semplicemente ribadito quel che avevo già scritto pubblicamente al sindaco
di Genova, Marta Vincenzi. Era la prosecuzione di un discorso. Il nostro è un
partito nuovo che, come tale, applica schemi nuovi, più ampi, nei quali
riformismo, pragmatismo e radicalità possono e devono coesistere. Per essere
chiari, ci sono delle cose - penso ad esempio ai diritti - su cui sarò magari
più radicale di una sinistra radicale, che qualche problema di prudenza la deve
avere. Per me la coesistenza di crescita, e lotta alla povertà e sussidiarietà
dello stato è essenziale ed è la formula vincente del riformismo nelle sue
esperienze più alte. La lotta di classe consegnata al passato. Il ministro Fioroni
ha dichiarato che il modello del Pd è preso dall'interclassismo della vecchia
Dc. E' così? No, il ragionamento è più strutturale. Come è composta la società
italiana: divisa in padroni e operai? O non è fatta di milioni di persone gran
parte delle quali ex operai diventati imprenditori che ora lavorano comunemente
con i loro attuali dipendenti. E chi conosce la realtà, non l'ideologia, sa che
il rapporto che c'è tra datori di lavoro e lavoratori nelle piccole imprese è
un rapporto tra fratelli, una comunanza di destini assoluta, anche nelle
condizioni materiali, spesso persino nel reddito. Per questo la crescita del
pil può andare di pari passo con il miglioramento dei diritti delle persone e
della loro condizione. Nelle liste del Pd ci sono i Calearo, i Colaninno e
molti sindacalisti. Culture diverse e interessi che dovrebbero essere
contrapposti. In caso di conflitto nel mondo del lavoro con chi si schiera il
Pd? Ma questi conflitti di punti di vista ci sono in tutti i grandi partiti
riformisti occidentali, perché tra Jesse Jackson e Hillary Clinton c'è la
stessa posizione? No. Ed è così anche nella sinistra italiana: forse che
tra Pecoraro Scanio e Cesare Salvi - per fare due nomi a caso - c'è identità
totale? E allora perché quella parte di sinistra non sta dentro il Pd, a fare
la sua ala sinistra? Forse perché la cultura del Pd non è di sinistra, non è
alternativa al liberismo? C'è una ragione istituzionale, perché non essendo il
nostro un sistema bipartitico non c'è una simile costrizione. Ma a monte c'è
una scelta ideologica, di cui l'episodio più grave è stata la posizione presa
sul pacchetto-welfare, del tutto astratta, del tutto interna a una concezione
minoritaria, che ha creato un'imbarazzante perdita di contatto con la grande
parte della società, soprattutto di quella parte dinamica di giovani che vuole
il cambiamento, non la conservazione dell'esistente. E' chiaro che non potevate
più stare assieme, c'è stata separazione consensuale. Ma è ipotizzabile una
futura alleanza con questa sinistra nella prossima legislatura. Sia nel caso di
vittoria che di sconfitta: se si crea una situazione di stallo con un
"pareggio" al senato, ti allei con Bertinotti o con Casini? Il
pareggio al senato apre una situazione di ingovernabilità che nessuna alleanza
può risolvere. Ma io non mi pongo il problema, il mio unico obiettivo è vincere
e dare al paese un governo saldo e riformista Nel caso di sconfitta, con la
sinistra arcobaleno c'è possibilità di accordo comune all'opposizione? No, io
credo che ognuno deve fare l'opposizione sulla base del proprio programma e il
nostro è diverso dal loro: dopodiché ci saranno temi sui quali potremo lavorare
comunemente. Ma l'idea che lo stare insieme sia il fine non è più praticabile e
lo dico nell'interesse reciproco, perché la sinistra radicale viveva una
sofferenza indicibile dentro l'ultimo governo. Quando poi sento evocare la
"lotta di classe", mi sento di chiedere: "Scusa tu vuoi far la
lotta di classe ma com'è che avevi Mastella ministro della giustizia? Come
facevi la lotta di classe con Mastella?" E, poi, in una società che è così
tanto cambiata, come si fa a riprodurre quegli schemi?In questo modo anche le
proposte di programma rischiano di essere un po' vaghe e poco credibili..
Magari sarà che vedete due società diverse... Ma tornando ai rapporti - futuri
- con "il principale esponente dello schieramento avverso", lo stallo
al senato è possibile. Hai più volte parlato di riforme fatte insieme. Fino a
che punto arriva questo insieme? Il mio schema è tipico delle democrazie
anglosassoni: chi vince governa, anche con un seggio in più. Quindi nessun
governo di larghe intese. Per le riforme è diverso.Con qualunque maggioranza si
vinca, le riforme si fanno insieme. E le riforme da fare sono quelle su cui già
c'è largo accordo tra le forze politiche: una sola camera, meno deputati... Ma
sulla legge elettorale insisti sul modello francese? Per me è il migliore:
collegio uninominale con primarie obbligatorie. Torniamo al
"rapporto" con la sinistra radicale. Alle amministrative invece
marciate assieme. Bertinotti spiega che gli enti locali sono più permeabili ai
conflitti sociali. E' così anche per voi o è solo una scelta di opportunità?
L'ambito dei problemi di cui ci si occupa è diverso e un accordo programmatico
su scelte amministrative è più facile di un accordo politico nazionale che tira
in ballo, ad esempio, la politica internazionale. L'abito più ristretto aiuta,
è sempre stato così nella storia italiana, con Psi e Pci al governo insieme in
molte città e divisi a livello nazionale. Almeno su questo siete d'accordo. Sì,
dopodiché loro nutrono un antagonismo a volta esagerato nei nostri confronti.
Anche tu non li tratti benissimo, hai rotto decisamente a sinistra. Non tratto
benissimo certi argomenti che mi sembrano fuori dalla storia, ma questa
competizione a sinistra mi sembra sia stata contenuta e se c'è una possibilità
che il Pd vada bene e che anche la Sinistra abbia un buon risultato, sta
proprio nella possibilità di recupero della reciproca autonomia. Fossimo andati
insieme alle elezioni non avremmo potuto fare la campagna elettorale, nessuno
avrebbe potuto dire niente di preciso. Sarebbe stata solo una scelta
"contro" l'avversario, non "per". Veniamo ad argomenti
specifici: In politica estera, è chiaro che scomettete su Obama per poter
rinsaldare quello che nel programma definite "rapporto di amicizia e
alleanza con gli Usa". Ma se vincono i repubblicani quell'amicizia è
ancora possibile con governi che esercitano le alleanze come egemonia e
sostanzialmente trattano l'Italia e l'Europa come "subalterni"? Per
fare solo due esempi estremi, pensa alla vicenda del Cermis e a quella di
Nicola Calipari. Qualunque sia il risultato, le elezioni Usa segnano una
svolta. Anche McCain segna una svolta, i suoi indirizzi in politica estera sono
molto diversi da quelli di Bush. L'amministrazione Bush ha rappresentato il
momento più duro degli ultimi 50 anni e la recessione in corso testimonia il
fallimento della sua politica. Una recessione molto preoccupante, con cui ci
dovremo misurare anche qui. Anche per questo serve un comune lavoro delle forze
più vive del paese. Se poi vincessero i democratici sarebbe davvero una svolta.
Dopodiché, chiunque governi in Usa, alcune quesioni che riguardano l'identità e
la sovranità nazionale, come quelle cui hai fatto riferimento, devono essere
presidiate e salvaguardate. E allora che ne facciamo del progetto sulla nuova
base di Vicenza? Credo che dovremo, insieme all'amministrazione comunale di
quella città, trovare il modo di limitare al massimo ogni impatto negativo di
quella base, anche consultando i cittadini. Sapendo però che gli impegni presi
a livello internazionale da un governo - di cui faceva parte anche la Sinistra
- vanno rispettati. Su alcune questioni - come l'abrogazione della legge 40 - il
Pd non decide e per te va bene che ci sia il "confronto" tra laici e
teodem. Vi proponete o no di cancellare quelle norme sulla fecondazione che
fanno dell'Italia un'eccezione in Europa? La mia è un'operazione che ha un
significato etico. Mi spaventa l'idea di un partito confessionale o ideologico.
La questione si discute solo in Italia, non c'è nessun paese in Europa in cui
si ipotizzi un partito laico o uno cattolico. E' uno dei segni della nostra
arretratezza. Contro la quale mi batto. Naturalmente in un grande partito
possono coesistere differenze culturali, di valori. E' ovvio. Ma un punto di
sintesi lo cercherò, sia dentro sia fuori il partito. E' un errore da matita
blu l'idea che le questioni etiche si regolino a colpi di maggioranza. Si
regolano creando una consapevolezza nell'opinione pubblica, quella che poi
portato alla legge sul divorzio, a quella sull'aborto. E sulla 194 abbiamo
preso una posizione inequivoca in difesa di una legge positiva. Dopodiché se mi
chiedi se le conquiste della scienza possono essere applicate in toto alla vita
pubblica, la mia risposta è no. Era no per la bomba atomica, che pure veniva da
una grande scoperta, è no per la clonazione della vita umana. La discussione
etica deve misurarsi con le conquiste scientifiche, non annullarsi.
Televisione. Al di là del faccia a faccia elettorale che non ti fanno fare,
come pensate di superare il duopolio che ci affligge? Il fatto che si eviti un
faccia a faccia tra i candidati alla presidenza del consiglio è uno scandalo
che non trova riscontro in nessun altro paese civile. Per il resto credo che
dobbiamo molto affidarci più che alla politica alla tecnologia, credo che il
passaggio al digitale sia una grande leva per moltiplicare l'offerta. E penso
che il parlamento debba affrontare e risolvere al più presto le questioni
aperte: dal conflitto di interessi all'approvazione
della riforma Gentiloni. Pensioni. Dove li trovate i soldi per coprire la
proposta di aumento delle minime con una quattordicesima di 400 euro, che
implica un costo di un miliardo e mezzo l'anno? La copertura è già prevista dal
programma: lotta all'evasione e riduzione della spesa pubblica. Compenso minimo
per i precari. Come lo si matura, a chi spetta? A tutte le persone che fanno un
lavoro precario e atipico, ai Co.Co.Pro. Con copertura previdenziale. E, poi,
c'è l'allungamento del periodo di prova e incentivi alle imprese che
stabilizzano l'occupazione. Il partito nuovo. Insisti molto sul rinnovamento,
sul superamento delle logiche di spartizione interna. Ma, per fare solo un
esempio, l'ex ministro Cardinale non si candida più, ma "al suo
posto" c'è la figlia in lista... Non lo nascondo: è una candidatura che ho
trovato alla fine della fase concitata della presentazione delle liste. Poi mi
sono informato, è una ragazza intelligente, brava... L'ho detto che non era una
candidatura che ritenevo in sintonia con l'immagine che vogliamo dare di noi.
Ma non voglio nemmeno buttare la croce su una ragazza che si affaccia alla
politica e che magari farà benissimo. Era solo per dire che la strada del
rinnovamento è lunga e tortuosa... Indubbiamente. Però abbiamo fatto dei passi
da gigante. Pensa alle liste di partito del passato. Potrà piacere o meno
questo o quello, ma il fatto di portare in parlamento Umberto Veronesi, i prefetti
Serra e De Sena, Gian Enrico Carofiglio, operai come Antonio Boccuzzi, tanti
giovani... Ma una volta arrivate lì, non è che queste persone diventeranno ceto
politico, perdipiù senza i legami sociali e gli strumenti che i partiti bene o
male davano? Non vedo alternative, certo la formazione di una classe politica
dirigente è questione complessa. Ma rispetto al passato è cambiato tutto. Prima
ci si formava nei partiti, ora non può essere più così e credo che
un'esperienza parlamentare per persone che nei loro ambiti hanno grandi
competenze e sono mossi da un grande entusiasmo, sia positiva, serva al
rinnovamento del paese portando nelle istituzioni un po' di sapere diffuso.
Abbiamo fatto molto: raddoppiato il numero delle donne, abbassato l'età media
dei candidati, messo dei trentenni a capolista. Gli apparati dei partiti, o
quel che ne resta, come hanno reagito? Bene, tutto sommato. Una delle cose
belle di questo tour elettorale è che nelle 71 piazze viste finora non ho mai
trovato una bandiera dei Ds o della Margherita. E' questa campagna elettorale
che ha fatto il partito democratico, gli ha dato identità e orgoglio. Una cosa
assolutamente inedita. Non ho mai trovato resistenze "di base" a
quest'avventura. C'è un po' nei gruppi dirigenti, ma piano piano si scioglie.
Torno alla centralità del Pil. In uno dei suoi ultimi discorsi, Bob Kennedy,
uno dei tuoi punti di riferimento, ricordava con insistenza che "non tutto
è misurabile in prodotto interno lordo". Sei in contraddizione con il tuo
mito? No, quella frase la cito ovunque: non tutto è pil. Ci sono dei valori,
primo dei quali è la lotta alla povertà. Noi non stiamo costruendo un soggetto
moderato, questa non è la versione edulcorata o moderata della vecchia
sinistra. E' l'idea di un partito molto radicale sulle grandi questioni
sociali, radicale nell'affrontarle. E però anche il partito della crescita,
dell'innovazione, dello sviluppo, della modernità. Punti che non possiamo
accettare siano messi in contrapposizione con la giustizia sociale. Ti faccio
un piccolo esempio sul Pil per capire meglio la contraddizione che implica.
Aeroporto di Ciampino, quantità di voli e passeggeri decuplicati in pochi anni,
massimo beneficio per il Pil di Roma, massimo disagio ambientale e per la
salute dei cittadini che vivono a ridosso dell'aeroporto. Che si fa? Ma io sono
stato quello che ha aperto il tavolo su Ciampino per cercare una soluzione
alternativa ispirata alla salvaguardia della vivibilità di quei cittadini.
Esattamente la traduzione più concreta del kennedismo. Alcuni sondaggi dicono
che poveri e operai votano più a destra... Spesso i sondaggi vengono smentiti.
D'accordo, è quello che cercate di fare proprio in questa campagna elettorale.
Però il problema dello spostamento a destra delle fasce più deboli della popolazione
resta. Paradossalmente a sinistra vota più il ceto medio. O no? Non lo so. E'
certo che la televisione è entrata molto nel formarsi di un sistema di valori,
cambiando molto la mentalità e lo spirito del tempo. Non ha fatto un buon
servizio non tanto a noi, quanto al paese. Se va male che fai? La mia
impressione è che tu stia lavorando molto di più per il futuro che per queste
elezioni, magari anche perdendo, ma con un buon risultato, per poi puntare
tutto sul dopo. Sbaglio? Siamo partiti da meno 22 punti, questa era la
differenza tra noi e la destra. Eravamo a pezzi e abbiamo rimontato, adesso
stiamo discutendo se pareggiamo o vinciamo. So solo questo e vado avanti per
vincere. In conclusione: fine della lotta di classe, archiviato il '900 con i suoi
conflitti e le sue ideologie. Ma se tu diventassi - e non è un augurio -
direttore del manifesto, cosa ci scriveresti al posto di "quotidiano
comunista"? Dipende da cosa vuole essere il manifesto... A me piacerebbe
una definizione più di contenuto che ideologica.... "Quotidiano delle
libertà e della giustizia sociale". E' l'ultima risposta, che arriva ormai
alle porte di Agrigento (72ma tappa) e dopo qualche secondo di esitazione:
oltre che a farsi, la semplicità è cosa difficile a dirsi.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Politica Italiana Pagina
109 Berlusconi: pronta l'offerta per Alitalia Il leader Pdl conferma la cordata
italiana. "Ma senza i miei figli" --> Il leader Pdl conferma la
cordata italiana. "Ma senza i miei figli" Su Alitalia continua il
braccio di ferro tra Berlusconi e il governo Prodi. Il Cavaliere rilancia la
cordata italiana: offerta a giorni. ROMA Una questione di giorni e la cordata
italiana per salvare Alitalia dalla "colonizzazione" dei francesi si
materializzerà. Silvio Berlusconi torna alla carica e si mette di traverso
ancora una volta sulla strada di Air France. I nomi non li può fare per
questioni di riservatezza, dice, ma chi ha fiducia sarà premiato, perché nelle
prossime ore, assicura, salteranno fuori gli imprenditori italiani pronti a
mettere sul tavolo "un'offerta impegnativa". Qualcosa però è
cambiato: Pier Silvio e Marina Berlusconi non saranno della partita.
"Nemmeno per sogno", replica secco il Cavaliere ai cronisti che
insistono. All'ex premier non è piaciuta la reazione, anzi la "strumentalizzazione"
della sinistra. Lui voleva solo dare una mano, da imprenditore; ma dal momento
che c'è chi ha tirato in ballo addirittura il conflitto di interessi - si difende Berlusconi - ora
è disposto a "vietare ai suoi figli di partecipare in qualunque
modo". Il governo e Romano Prodi intanto restano attestati sulle stesse
posizioni di qualche giorno fa. Ben venga una soluzione tricolore, purchè si
concretizzi a breve. Per il momento infatti, continuerebbe a ragionare
il presidente del Consiglio uscente, di una proposta made in Italy non vi è
traccia. Intanto quindi non resta che guardare a Air France, l'unica
protagonista in campo; e da parte del Professore vi sarebbe un apprezzamento
per l'apertura di un dialogo a tutto campo con i francesi e per gli
approfondimenti di questi giorni. Il nuovo annuncio di Silvio Berlusconi ha
comunque l'effetto di ridare fiato al partito dei "No svendita",
soprattutto quindi alla Lega. Mentre il leader di Alleanza nazionale Gianfranco
Fini entra nel merito della proposta francese, giudicando positivamente le
aperture di Spinetta, Roberto Maroni è convinto che ora non resti che mettersi
l'anima in pace e "aspettare la nuova cordata italiana". Anche perché
una volta superato il giro di boa delle elezioni, con il Popolo della libertà
al governo - va dritto per la propria strada Berlusconi - Alitalia "avrà
tutto ciò che serve per normalizzare la situazione". E lo stop alla
privatizzazione in salsa d'oltralpe oltre che dal Carroccio arriva anche dalla
Sinistra Arcobaleno. Per il presidente della Camera Fausto Bertinotti serve
"prudenza" perché si è ancora molto "lontani da una situazione
positiva". I modi scelti dal Cavaliere continuano a non convincere invece
l'ex alleato Pier Ferdinando Casini, che non perde occasione per lanciare
frecciate all'indirizzo dell'ex presidente del Consiglio: "Si vede -
afferma - che la cordata partecipa alla campagna elettorale, visto che i nomi
li fornirà il candidato premier del Pdl. Ditemi - aggiunge Casini - se il
nostro è un Paese normale, ci siamo abituati a cose che nei Paesi seri non
dovrebbero nemmeno essere pensate". Alla vigilia dunque di una due giorni
chiave per la trattativa Air France-sindacati, nel mondo della politica almeno
apparentemente è cambiato poco. L'unica novità concreta è la notizia che il governo
mercoledì prossimo andrà a riferire sulla vicenda Alitalia davanti le
commissioni parlamentari. Lo farà il ministro dell'Economia Tommaso
Padoa-Schioppa in persona e per allora il quadro dovrebbe essere più chiaro.
Intanto ieri è di nuovo scattato l'allarme tra i dipendenti Alitalia per
un'indiscrezione su un aumento degli esuberi previsti dal piano di Air France.
Immediata la smentita: "Le indiscrezioni sull'aumento degli esuberi non
trovano riscontro". Sarà, ma sono in pochi a crederci.
( da "Voce d'Italia, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Politica Sicilia al
voto Orlando" Lombardo:il Cuffaro senza cannoli" Intervista esclusiva
con il portavoce Nazionale di IDV Trapani, 27 Mar.- La campagna elettorale
entra nel vivo anche in Sicilia e le fila iniziano a serrarsi. Sul tema della
legalità tanto cara agli schieramenti politici in questa campagna elettorale,
sentiamo in merito il portavoce nazionale di Italia dei Valori Leoluca Orlando.
Siciliano Doc, profesore universitario di diritto pubblico, cassazionista, è
stato consulente Ocse di Parigi e dal 1978 al 1980, consigliere giuridico del
Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella ucciso dalla Mafia nel
1980. Un passato nella allora Dc, diviene sindaco di Palermo per la prima volta
dal 1985 al 1990 il periodo della "Primavera di Palermo". Nel 1991
causa contrasti interni fonda "La Rete" mettendo al centro della
scena politica la "questione morale"; da allora un crescendo politico
nazionale quanto internazionale che lo portano a sedere anche al parlamento
Europeo e in Parlamento Italiano nel 2006 . Molti i temi discussi, sulla
presenza ad esempio di una probabile "Cordata" per rilevare Alitalia
avanzata da Berlusconi ,Orlando è stato chiaro: "stiamo assistendo ad una
vera e propria operazione di inside-trading da parte sua, il quale annuncia,
che c'è una cordata e la cordata non c'è, e annuncia che di questa cordata
potranno far parte i suoi figli, lui che si candida a fare il Presidente del
Consiglio, cioè colui il quale dovrebbe autorizzare i figli a fare
l'operazione, con una turbativa di mercato e la violazione delle regole
elementari di un paese civilizzato". Sulla questione morale rilancia
"lanciamo da Trapani una sorta di referendum sui Valori: c'è il Italia ed
in Sicilia un grande bisogno di recuperare i valori che sono rispetto della
persona umana, della legalità che può diventare lavoro e no alla precarietà, del no dei condannati in Parlamento, del no al conflitto di interessi". E' per
questo-continua-"noi ci presentiamo in autonomia (in accordo con il
Pd-ndr-) con il nostro simbolo, la nostra squadra e i nostri valori, convinti
come siamo che una realtà come la nostra se non ci fosse andrebbe
inventata". Riguardo alle critiche mosse dal Pdl riguardo l'accordo
con il Pd e le accuse di "giustizialismo": La risposta non si fà
attendere" dipende da chi lo dice lo si può prendere come un complimento,
io credo che occorre recuperare una dimensione del rispetto della legalità dei
magistrati e della loro indipendenza, e occorra accanto alla legalità affermare
alcuni principi etici: il conflitto di interessi non è
un reato ma danneggia il sistema economico come le tangenti che sono invece un
reato, la presenza di condannati in Parlamento non è proibita dalla legge, ma
guasta il clima etico di un paese arrivando ad avere la conseguenza che ci
troviamo ad avere una persona come Cuffaro che non potrebbe candidarsi alla
assemblea Regionale Siciliana perchè la legge glielo impedisce e che si candida
al Senato, che rischia di diventare la discarica di coloro che vengono
rifiutati dalle regioni.Come farà il Senato di domani a pretendere
autorevolezza, a pretendere il rispetto della legge, quando al Senato possono
essere presenti persone condannate per aver favorito mafiosi?" Sulla
stuazione siciliana del dopo Cuffaro e del suo probabile successore il suo
pensiero appare chiaro:" Cuffaro è stato travolto da frequentazioni con
mafiosi e da un vassoio di cannoli, Lombardo è Cuffaro senza cannoli e lo
stesso identico sistema clientelare ". Riguardo alle voci che vorrebbero
la Sicilia fare un passo indietro nella candidatura di Lombardo risponde
nettamente" stiamo sicuramente facendo un passo indietro, perchè si stà
confermando quello che è una logica clientelare dove tutto è favore e non
diritto e lo si stà confermando con un rifacimento della facciata, nel senso
che liberandosi dai cannoli e dalle estemporaneità di Cuffaro che non a caso
dai sondaggi appare in caduta libera rispetto a Lombardo, un numero sempre
crescente di persone lascia Cuffaro per unirsi a Lombardo che è il nuovo
Cuffaro". Sul tema della carenza della legalità sollevato dalla
Finocchiaro Orlando afferma che "in un paese civile il rispetto delle
regole è condizione per fare affari, la Confindustri Sicilia ha assunto una
chiara posizione etica, espellere chi fa affari con la mafia, se la politica
recepisse questo messaggio avremmo moltissimi politici cacciati dai partiti,
questo purtroppo non c'è e ci dimostra che la politica è indietro rispetto a
confindustria in Sicilia", ma perchè è difficile fare o parlare di
legalità in Sicilia abbiamo chiesto: "perchè ancora non si è capito che è
conveniente, confindustria ha assunto tale posizione per convenienza, perche
gli operatori commerciali sanno che se hanno rapporti con la mafia sanno di
avere il padrone in casa, come fà una impresa siciliana con questi costi che il
sistema malavitoso impone a superare la concorrenza di imprese estere in un
regime di libero mercato?Noi siamo convinti che L'Italia e la Sicilia abbiano
bisogno di una forza politica giustizialista, giustizialista ,manette facili
manette facili,noi lo siamo, non è questo il tema, rivendichiamo invece con
forza alcuni principi etici ,senza i quali L'Italia e la Sicilia rischiando di
cadere in un grande conflitto di interessi che si
chiama Berlusconi".Parole dure che scateneranno una ondata di critiche in
seno alla opposizione. Alessandro De Bartolomeo politica@voceditalia.it.
( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Oggi il nuovo piano
Air France "I miei figli in cordata? Lo vieterei". Sindacati freddi
Roma. Silvio Berlusconi torna alla carica sull'Alitalia: "La cordata
italiana? Non è campata in aria, fra qualche giorno saranno noti a tutti i nomi
degli imprenditori che faranno certamente un'offerta impegnativa". L'ex
premier esclude che i suoi figli siano coinvolti: "Hanno
tirato in ballo il conflitto di interesse. A questo punto, vieterei ai miei
figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che ha fatto
la sinistra". Oggi Air France presenterà ai sindacati un nuovo piano per
Alitalia, ma a turbare la vigilia sono arrivate voci allarmistiche sull'aumento
del numero degli esuberi. Sul personale è guerra di cifre e i sindacati restano
cauti. CRESCI, G. Ferrari e Lombardi >> 3 27/03/2008.
( da "Opinione, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Oggi è Gio, 27 Mar
2008 Edizione 60 del 27-03-2008 FRANCESCO TOTTI Il calciatore è l'unico vip
rimasto al fianco dell'ex sindaco di Roma WALTER VELTRONI Destinato alla
sconfitta, è stato abbandonato dai volti noti di cinema e tv Il Circo Veltroni
ha chiuso Il videomessaggio del capitano giallorosso: "Grazie per
l'amicizia che mi hai dato, che hai dato a Roma e ai romani" di Francesco
Blasilli Il Circo Veltroni ha chiuso i battenti. Motivo? Mancanza di personale:
nani e ballerine, infatti, sono tutti fuggiti. O quasi. Non c'è più traccia
infatti di tutta la corte di vip, stelle e stelline che negli anni hanno
accompagnato il candidato Walter nella sua ascesa verso il cielo. Tutti i
testimonial eccellenti del veltronismo si sono dati alla fuga nottetempo. Sul
più bello, hanno abbandonato la nave che affonda e hanno lasciato il timoniere
da solo. Nel giugno dello scorso anno, durante i preparativi per la nascita per
Partito Democratico, era una corsa a chi parlava meglio di Walter: attori e
cantanti si spintonavano per abbracciarlo pubblicamente. Tant'è che il Corriere
della Sera pubblicò un articolo molto chiaro dal titolo "Da Verdone a
Fuksas, la galassia di Veltroni": in pratica tutto l'elenco degli artisti
pro-Walter. Carlo Verdone, Giobbe Covatta, Stefania Sandrelli, Claudio
Amendola, Bernardo Bertolucci. E poi ancora Massimo Ghini, Serena Dandini, il
jazzista Danilo Rea e l'ex ginnasta Yuri Chechi. Nei setti anni in cui Veltroni
è stato di stanza al Campidoglio, è stato tutto un affannarsi ? da parte di
artisti di tutti i tipi ? nel glorificare il Walter, il quale era sempre
prodigo nel distribuire lavori e lavoretti. Tant'è che Veltronopoli altro non è
stato che un grosso parco dei divertimenti al motto romano di "panem et
circenses". In questi ultimi tempi, invece, in modo un po' misterioso,
tutti i nani e le ballerine sono spariti. Non c'è più traccia di dichiarazioni
pro Walter. L'unico vip degno di nota ad esporsi è stato il calciatore
Francesco Totti, che nel giorno dei saluti alla città del sindaco uscente, ha
mandato un videomessaggio trasmesso durante la festa del Palalottomatica,:
"Grazie a Walter per l'amicizia che mi hai dato, che hai dato a Roma e ai
romani". Pupone a parte, però, solo Michele Placido ? già candidato al
comune di Roma ? si è dato da fare, forse troppo, finendo quasi a prendersi a
pugni con l'indipendentista Lombardo sugli schermi di La7. In verità,
l'inversione di tendenza era partita sul finire dello scorso agosto, quando
sempre il Corriere aveva ospitato l'outing del cantante Francesco De Gregori.
"Walter ? aveva detto ? a Roma ha nascosto la spazzatura sotto il
tappetino. Alle primarie del Pd non lo voterò". Parole forti, anche perché
De Gregori era stato il testimone di nozze di Veltroni. E da lì in poi, i figli
del Veltronismo sono stati sempre di meno. Tanto che anche il programma della
Notte Bianca ne risentì, con nomi sicuramente minori rispetto a quelli delle
edizioni precedenti (per il concerto finale all'alba al Pincio si passò da
Vinicio Capossella agli Zero Assoluto, nomen omen). Non si può dar torto a nani
e ballerine, però, perché anche loro ? come tutti noi ? tengono famiglia.
Certo, per questo possiamo criticarli, non si sono dimostrati troppo
coraggiosi. Facile stare con Veltroni quando era l'ottavo re di Roma oppure
quando si apprestava ad intraprendere una finta competizione come le primarie
del Pd. Molto più difficile schierarsi adesso, quando la sconfitta è sicura.
Anche perché i nani e le ballerine ci tengono eccome ad andare in tv, e fra un
mesetto il Berlusca, oltre a Mediaset, avrà tra le sue mani anche la Rai. Alla faccia del conflitto d'interessi. Meglio allora non esporsi troppo a favore di Veltroni. C'è poi
anche un altro motivo. Con tutta questa ondata antipolitica, conviene prendere
le distanze da quel mondo. La conseguenza diretta di tutto questo è che la
pista del Circo Veltroni è desolatamente vuota. E' rimasta solo la reale
consorte Flavia a parlare del perché il suo Walter non porta la fede nuziale.
Della Bellucci, bionda testimonial alla festa del cinema, non v'è più traccia.
Prima c'erano i nani e le ballerine a sinistra e il povero Luca Barbareschi a
prendersi gli insulti (e a perdere lavori) a destra: ora è rimasto solo
Barbareschi che, in compenso, andrà in Parlamento. E Veltroni nemmeno può più
fare ricorso ai girotondi di Nanni Moretti, visto che il regista oramai,
l'unico giro che intende fare, è quello intorno alla Isabella Ferrari. Beato
lui. Per Veltroni non c'è esiste nemmeno più la possibilità di aprire i suoi
comizi con "Canzone popolare" di Ivano Fossati, inno indiscusso del
prodismo. Vendetti? Nemmeno a parlarne, il cantautore vuole denunciare un
candidato siciliano dell'Udc, Giuseppe Carmelo Drago, perché ha fatto mettere
una sua canzone prima di un comizio. Forse è per questo, e non per amor di
patria, che Veltroni nel tuo tour elettorale canta l'inno di Mameli. L'autore è
impossibilitato a protestare.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
MARIO RODRIGUEZ La
campagna elettorale procede, come previsto, attraverso una successione di
pseudo event, eventi preparati ad arte dagli staff centrali per attrarre
l'attenzione dei media. Ed anche le iniziative sul territorio, gli incontri e
le strette di mano hanno la funzione primaria di alimentare l'interesse dei
media. I media si confermano la fabbrica della realtà. Ma la necessità di fare
notizia contiene la condanna alla ricerca delle novità, le news. E fare cose
notiziabili non significa cedere alla spettacolarità fine a se stessa, nella
pubblicità scioccante, nella dichiarazione senza fondamento. Fare notizia
significa cercare un equilibrio, sempre precario, tra credibilità e stupore.
Diventa cruciale quindi, nelle ultime settimane di campagna, decidere con
attenzione verso quali argomenti orientare la costruzione degli pseudo event,
quale stupore generare. L'attenzione dello staff centrale del Partito
democratico sembra orientarsi verso le cose concrete, i salari, la precarietà,
le pensioni. Più un approccio da rational choice che da comunicazione
simbolica. I temi programmatici hanno preso il sopravvento sulla promessa di
rinnovare la politica uscita indebolita dopo il varo delle liste. Il tour fa
sempre meno notizia e il caso Alitalia ha determinato un contesto diverso
rispetto ai giorni di Spello. Anche se Berlusconi appare abbastanza in ombra
per stanchezza o per la convinzione di aver già comunque vinto. Se è convinto di
aver già comunque vinto a fare e dire rischia solo di sbagliare. Ed ecco il
gioco di rimessa. Gioco nel quale però non dà il meglio di se. Il Berlusconi
più efficace è un free rider, un attore imprevedibile che non rispetta le
regole del gioco, capace di sparigliare. Infatti, anche se sembra abbastanza
contenuto e trattenuto dai suoi (famigliari e famuli) non si è lasciato
sfuggire l'occasione Alitalia. Ma se non colpisce la spregiudicatezza del
"ghe pensi mi" quello su cui è opportuno mettere l'accento è il
legame stretto tra l'interesse che crea questo atteggiamento e il clima di
sfiducia verso i politici che è ampiamente diffuso nella società italiana e che
continua ad essere alimentato dalle informazioni contenute in articoli e libri
di successo. Su un'opinione pubblica frastornata da caste e papponi
l'atteggiamento di Berlusconi fa presa. Poco fanno le dichiarazioni a difesa
dei politici seri che hanno svolto coscienziosamente il loro mandato. Ancora meno il lamento sul conflitto di interessi. Per un'opinione pubblica in buona parte convinta che i politici
pensino in primo luogo ai propri interessi personali, un personaggio che fa gli affari suoi rientra nella
norma e se così facendo sollecita nuovi investimenti o, quanto meno, negozia
con più forza con i francesi, che male c'è? Il problema allora è come
affrontare, anche in queste settimane, la convinzione che il ceto politico
italiano sia inadeguato, come contrastare l'opinione che una serie molto
articolata di regolamenti e leggi determini per chi fa politica favoritismi e
posizioni di vantaggio mai esposte a verifica? Questa è la percezione diffusa
cioè la realtà con cui fare i conti. È una percezione che si è stratificata in
anni non in giorni. E verso la quale anche e proprio i politici seri hanno fatto
poco e comunque non abbastanza. È inconcludente pensare che questo sia
cedimento all'antipolitica o che su questo terreno le promesse siano più
rischiose che su quello dei salari minimi, delle pensioni o della casa. Il
Partito democratico è lo strumento attraverso il quale Veltroni si è impegnato
a cambiare davvero la politica italiana e a questa promessa deve tenere testa.
Dopo la scelta di un pacchetto di candidati a forte valore simbolico, la
tensione su questo terreno sembra calata mentre sarebbe importante trovare
qualche proposta credibile in materia. Anche perché su questo terreno la destra
è molto meno credibile. Dare forza e sostanza al recupero di credibilità della
buona politica è condizione indispensabile di qualsiasi processo di cambiamento.
E questa speranza non va delusa.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
DEMOCRATICI Veltroni
a Caltanisetta ed Enna cambia passo: contro la destra e la ma a Pareggio? Non
si governa RUDY FRANCESCO CALVO inviato a Enna "Non voglio parlare
politically correct, mi sono stufato". Il Veltroni siciliano ha subito
dato l'impressione di voler dare una scossa alla propria campagna elettorale.
Da quando, di fronte alla piazza di Palermo, ha attaccato a fronte bassa quella
linea di contatto tra mafia e politica "che troppe volte viene superata
", rimproverando precise responsabilità in questo senso alla "destra,
che ha fatto del male alla Sicilia". Ma non solo. La
questione del conflitto d'interesse è emersa per la prima volta in questa
campagna, legata al rifiuto di Berlusconi di affrontare il faccia a faccia
televisivo. "Facciamolo dove vuole, quando vuole e come vuole ? ha
insistito ieri il leader del Pd a Enna ? vado a farlo anche nelle sue
reti, ma non scappi". E poi ancora gli sprechi, l'alleanza tra le due
leghe, una che vuole il ponte sullo Stretto e l'altra che "ha tra le sue
manifestazioni di volontà l'eruzione dell'Etna ", il voto di scambio
favorito da una politica asfissiante anche nei settori che non sono di sua
competenza. È iniziato dall'isola, insomma, quel cambio di passo che era stato
preannunciato dagli strateghi del Pd per il dopo-Pasqua. Proprio della pausa
pasquale del tour hanno approfittato al loft per mettere a punto la nuova
strategia comunicativa. Sul tavolo i dati di uno studio appositamente
commissionato, dal quale emerge che quella ampia fascia di indecisi (sarebbero
ancora il 31 per cento), che influiranno in maniera determinante sul voto del
13 e 14 aprile, comprende molti ex elettori del centrodestra. Esaurito
l'effetto dell'"andare da soli", esaurito il traino del "voto
utile", con effetti positivi a sinistra, ora è questo il nuovo target del
Pd. Anche perché un sondaggio Ipr Marketing pubblicato ieri da Repubblica.it
dimostra che a palazzo Madama i numeri del Pdl saranno fortemente ristretti:
"Se gli andrà di lusso ? ha illustrato Veltroni ? avranno 3 o 4 seggi di
vantaggio. Ma siccome non gli andrà di lusso, o il senato lo governeremo noi e
loro si mangeranno le mani per non aver voluto la riforma elettorale, o ci sarà
una situazione di stallo e allora non si dica che è colpa di tutti, ma è solo
colpa di chi ha fatto questa legge". Qui in Sicilia, il tentativo di fare
breccia nel feudo cuffarianoberlusconiano non può che passare da un'opposizione
netta alla mafia, che ieri è stata declinata in un vero e proprio decalogo. I
contatti a rischio, la necessità di avere "conoscenze" nei posti
giusti, l'enorme macchina burocratica della regione ? è il ragionamento che
sottende la strategia democrat in Sicilia ? non hanno dato beneficio alla
stragrande maggioranza dei siciliani, che si trovano ancora a fare i conti con
la mancanza d'acqua, con infrastrutture carenti ("Come fa un turista che
vuole visitare l'Etna e i templi di Agrigento a spostarsi da una parte
all'altra?", si è chiesto più volte Veltroni), nonché con uno sviluppo
inesistente, una disoccupazione che viaggia su livelli elevatissimi, un ritorno
dell'emigrazione dei giovani, non più con le valigie di cartone, ma con la
laurea in tasca. Di questo si sono resi conto in tanti, anche tra i ceti una
volta più vicini all'ex Cdl. E s'intravedono i primi segnali di reazione, a
partire dagli imprenditori di Confindustria che si oppongono al pizzo. Sono
questi segnali che il Pd vuole incoraggiare. Misurando i toni: duri di fronte
alle piazze più sensibili (Palermo) e anche più difficili (ad Agrigento, in uno
slargo circondato da quattro condomini, le finestre erano tutte chiuse), più
moderati dove il clima è favorevole, come ieri a Caltanissetta ed Enna.
"Se vinceremo le elezioni ? ha assicurato ieri il candidato del Pd di
fronte ai membri dell'associazione antiracket nissena ? saremo il governo che
farà della lotta alla mafia il suo obiettivo principale". Lombardo e
Cuffaro sono accomunati nel giudizio negativo espresso a spron battuto da
Veltroni e Finocchiaro. Non solo perché l'uno si pone dichiaratamente in continuità
rispetto all'altro, ma anche perché sono i veri avversari da battere. Tra
Lombardo e Finocchiaro è uno scontro diretto, mentre Veltroni si trova nelle
condizioni di dover prosciugare la lista dell'Udc al senato, capeggiata proprio
dall'ex governatore, per spingerla sotto l'8 per cento e ottenere per il Pd
tutti gli 11 seggi che verranno assegnati alla minoranza.
( da "Unita, L'" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Stai consultando
l'edizione del PAOLO GENTILONIIl ministro delle Comunicazioni: secondo la legge
sono i direttori dei tg a dover assicurare un principio generale di equilibrio
"Macché par condicio: è che sa di non avere più smalto" di Roberto
Brunelli/ Roma L'ultima puntata della telenovela di Re Silvio si chiama Il
faccia a faccia. Gli ingredienti: urla beluine contro "i comunisti"
che bivaccano nella tv di Stato, Veltroni definito dal fido Bonaiuti "il
sultano di Viale Mazzini", una par condicio usa e getta a seconda delle
convenienze, il Bruno Vespa che giura "io non c'entro nulla". Paolo
Gentiloni, ministro delle comunicazioni, non sa se ridere o piangere. Ministro,
siamo di nuovo alla storia di una "Rai in mano ai comunisti"...
"È che Berlusconi non riesce a liberarsi da un ritornello che canta da
ormai 15 anni. E poi, si immagina Vespa con la camicia rossa o Del Noce col
pugno chiuso, il direttore Cappon che brandisce Il Capitale? Sinceramente siamo
alle comiche". Com'è questa storia che è la par condicio a vietare il
faccia a faccia tra Veltroni e Berlusconi? "La legge sulla par condicio
affida alla commissione di vigilanza l'organizzazione di appositi spazi di
comunicazione politica, ossia le tribune elettorali, ed in effetti in questi
spazi comandano il cronometro e i sorteggi, e la commissione non ha previsto
faccia a faccia. Completamente diversa è la situazione per i tg e i programmi
giornalistici: la legge richiede il rispetto di condizioni di parità
nell'intero ciclo di trasmissioni, affidando non alla Vigilanza ma ai direttori
dei tg e ai conduttori - i vari Vespa, Floris o Mentana - le modalità per
assicurare il principio generale di equilibrio. Il che vuol dire che possono
tranquillamente ospitare confronti tra i diversi leader e candidati nei loro
programmi. Tant'è vero che questi confronti già ci sono: ne ho contati
( da "Unita, L'" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Stai consultando
l'edizione del Salma piatta Marco Travaglio È tornato lui. Contavamo i giorni,
per vedere quanto avrebbe impiegato a riesumare i comunisti, Stalin, la Rai in
mano alle sinistre, la par condicio illiberale. L'ha rifatto. Anzi, ha voluto
esagerare e ha rispolverato pure la laurea di Di Pietro, una gag che risale
addirittura al 1995 e che è già costata condanne per diffamazione a decine di
pennivendoli al seguito. È bello e rassicurante ritrovare il vecchio Banana dei
tempi migliori. "Berlusconi osserva Ellekappa - tira fuori i suoi vecchi
cavalli di battaglia. Vediamo se ritira fuori anche lo stalliere". Come i
guitti a fine carriera che cercano di strappare l'applauso col repertorio,
l'anziana soubrette di Arcore provvede a smentire tutti i politici e gli
opinionisti "riformisti" che negli ultimi mesi lo descrivevano
trasfor- mato, moderato, dialogante, insomma uno statista col quale riscrivere
le regole della Repubblica, forse il codice della strada, sicuramente il codice
penale. Infatti da un paio di giorni Uòlter ha cominciato a parlare di tv, di conflitto d'interessi, perfino. Ecco, dev'essere stata la parola mafia a mettere di
cattivo umore il Cainano, insieme alle notizie dal Liechtenstein e dal resto
d'Europa, dove i governi si stanno impegnando contro l'evasione fiscale che lui
ebbe modo di definire alla festa della Guardia di Finanza "un diritto
naturale che è nel cuore degli uomini", soprattutto nel suo. Lui,
sui depositi di Vaduz, aveva dichiarato: "Il Liechten- stein non so
nemmeno dove stia". Ma l'altroieri, con una strana classica excusatio non
petita, è intervenuto l'on. avv. prof. Gaetano Pecorella, sorprendentemente
allarmato: "Gli elenchi dei titolari italiani di conti correnti in
Liechten- stein sono inutilizzabili, perché sono prove raccolte illecitamente.
Il funzionario di banca ha commesso un illecito, sono informazioni coperte da
segreto bancario". Ma va là: se un topo d'appartamenti trovasse un filmato
che immortala il mandante di un omicidio mentre assolda il killer, verrebbe
processato per furto; ma poi verrebbe processato anche il mandante dell'omici-
dio. Lo stesso vale per gli elenchi dei furboni di Vaduz, tant'è che 37 procure
italiane, come i giudici di tutt'Europa, li usano eccome. La spiegazione
alternativa di tanto nervosi- smo è che l'ormai celebre "cordata
italiana" per Alitalia stenti a decollare. A sentir lui, è tutto pronto.
Tant'è che col riserbo che lo contraddistin- gue spiattella nomi e cognomi a
chiunque, salvo meravigliar- si se Minzolini, appostato dietro la fioriera,
ascolta e scrive tutto sulla Stampa. Nella terzultima versione della
"cordata italiana" c'era Banca Intesa (che l'ha mandato a stendere) e
la figliolanza (ma gli han votato contro persino Piersilvio e Marina). Nella
penultima, Bracco, Tronchetti, Doris, Moratti, il mitico Carlo Toto (di cui il
Pdl candida il figlio) e forse l'Aeroflot (trami- te l'amico Putin). L'ultima
schiera Mediobanca, Eni, Ligresti e Benetton (oltre a Berty, sempre a
disposizione). Malauguratamente il Cavaliere s'è scordato di avvertirli, per
cui i quattro soggetti, appena si son visti sul giornale, sono corsi a smentire
tutto. E lui naturalmente ha smentito se stesso. Ma c'è da giurare che è già
pronta una quarta cordata: già si parla delle patatine Pai, della rivista
Topolino, del titolare dei Chupa Chupa, di un produttore di mozzarelle di
bufala e, come advisor, Braccobaldo Bau. Si dirà: ma non hanno i mezzi. Che
problema c'è: l'importante è sparare nomi a raffica fino alle elezioni, poi lui
gli dà i soldi prelevandoli dalle nostre tasche (parla di un "prestito
ponte" del governo o, in alternativa, di un credito d'imposta ad Alitalia
se resiste ai francesi un altro po', tanto perde solo 1 milione al giorno). O
farà come nelle campagne abbonamenti del Milan: prima annuncia l'acquisto di
Ronaldinho, Droga, Eto'o; poi, quando tutti i tifosi han pagato la tessera,
annuncia costernato che sarà per l'anno venturo. Qualcuno insinua infine che
sia nervoso perché l'incedere degli anni è più forte di qualunque lifting,
trapianto, asfaltatura (di qui la fuga dai confronti con Uòlter): l'altro
giorno, di passaggio da Viterbo, ha sostato un'ora dinanzi alla salma di Santa
Rosa. Secondo il Corriere, "una ricognizione medicoscientifica ha
confermato lo straordinario grado di conservazione del corpo". Il
quotidiano non specifica di quale salma. Uliwood party.
( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Spettacoli Il
regista e la sua musa L'attore dei Coen e Tarantino ha diretto
"Interview", rifacimento del film di Theo Van Gogh, l'olandese ucciso
da un estremista islamico. Sarà nelle sale dall'11 aprile "Donna o nero,
purché l'America cambi" MARIA PIA FUSCO ROMA è uno dei volti più
conosciuti del nuovo cinema americano. Soprattutto come attore feticcio dei
fratelli Coen e di Quentin Tarantino. Da ieri Steve Buscemi è in Italia per
presentare il suo Interview, remake del film di Theo van Gogh. Girare a New
York il rifacimento di tre dei suoi film: era questo il grande sogno di Van
Gogh. Ma proprio quando stava per realizzarlo fu assassinato da un estremista
islamico, il 2 novembre 2004, per i suoi scritti contro il radicalismo
islamico, soprattutto per il cortometraggio Submission: part 1 sulla violenza
contro le donne musulmane, mostrando le immagini di corpi femminili sui quali
erano incisi versetti del Corano. Il produttore olandese del cinema di Van Gogh
e quello americano hanno voluto che il sogno si realizzasse comunque, affidando
a tre registi americani i remake dei film. Il primo ad aderire al progetto è
stato Buscemi, che ha scelto di rifare Interview. A Stanley Tucci e a Bob
Balaban è stato affidato il remake degli altri due film: 06 e Blind date.
"Lessi con orrore la notizia dell'omicidio, ma non conoscevo il lavoro di
Van Gogh. Ho visto i tre film del progetto "Triple Theo", come lo
chiamano i produttori, tre storie universali sul rapporto uomo-donna. Ho scelto
Interview che è la storia più diretta, quella che sentivo più vicina, sia come
attore che come regista", dice Buscemi a Roma per presentare il film che
uscirà l'11 aprile, distribuito da Fandango. In Interview Buscemi interpreta un
reporter di guerra che ha vissuto l'orrore e la crudeltà di
tanti conflitti nel mondo e che accetta con profonda irritazione l'incarico di
intervistare una famosa star di soap, Katya, Sienna Miller. "L'incontro
comincia in modo disastroso, sono due persone che vengono da mondi diversi,
l'impegno politico di lui si scontra con la superficialità dell'ambiente di
lei, è una specie di duello verbale tra menzogne e verità, che però
portano a svelarsi, a conoscersi e spesso i ruoli s'invertono. Si stabilisce
comunque un rapporto di odio-amore ed è affascinante come nella sceneggiatura
di Theo i due personaggi vivano in poche ore gli alti e bassi di una vita vissuta
da tante coppie". Tra i temi del film c'è il rapporto con i media.
"Ammetto che dopo il film provo più simpatia per il lavoro dei
giornalisti, anche se non ho mai avuto problemi con la stampa. Devo dire che in
questo periodo seguo poco giornali e tv, l'enfasi sulla campagna elettorale non
mi piace, non mi piacciono le chiacchiere. Voglio solo che l'America cambi e
che vinca il candidato capace di portare il cambiamento. Un nero o una donna?
Non so, ma l'America oggi è pronta per entrambi". Il rapporto dei
personaggi famosi con i media nel film "non è la cosa più importante.
M'interessano di più - ed era l'interesse di Theo - i pregiudizi che abbiamo
nei confronti di chi non conosciamo, la diffidenza, le bugie e le difese che
poniamo davanti agli altri spesso per nascondere le nostre insicurezze, i
nostri lati oscuri", dice Buscemi che ha girato il film con la stessa
troupe olandese di Van Gogh. "Abbiamo usato lo stesso metodo, con tre
telecamere in azione e in sequenza, cosa che ci ha permesso libertà di
movimento e rapidità, dieci giorni di prove e nove di riprese. Rispettare anche
in questo lo spirito di Theo mi è sembrato l'omaggio migliore che si potesse
fare alla sua memoria". Amatissimo da grandi registi, da Altman a
Spielberg a Zemeckis, interprete di personaggi poco rassicuranti, agli inizi
della carriera per quattro anni, dall'80 all'84, Buscemi ha fatto il pompiere e
intanto scriveva e interpretava piccoli drammi nei teatri off di New York, dove
è nato e dove vive. "Allora c'era una grande vitalità, lì ho conosciuto
autori che poi mi hanno chiamato. Le origini italiane mi avrebbero destinato ai
soliti ruoli di mafioso ma grazie agli occhi azzurri - mia madre è del nord
Europa - li ho evitati. E stata una sorpresa l'offerta di fare Tony Blundetto
nei Soprano, ma mi sono divertito molto", dice Buscemi a cui l'uscita
italiana di Interview ha offerto l'occasione di ritrovare le radici di famiglia
a Menfi, provincia di Agrigento. "Incredibile quanti abitanti di Menfi si
chiamino Buscemi, anche il sindaco. E molti sono miei parenti. Un altro cognome
diffuso è Tarantino. Anzi, un mio cugino Buscemi ha sposato una Tarantino. Non
vedo l'ora di dirlo a Quentin".
( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Commenti LA NUOVA
ALLEANZA TRA LONDRA E PARIGI TIMOTHY GARTON ASH Francia e Gran Bretagna possono
credibilmente vantare la più longeva rivalità nazionale della storia del mondo.
Con brevi intervalli, la competizione tra Francia e Inghilterra va avanti da
quasi sette secoli, dai tempi della Guerra dei cent'anni. L'identità nazionale
britannica stessa, che tanto piace al premier Gordon Brown, fu forgiata nel conflitto con la Francia del diciottesimo e
diciannovesimo secolo. La Gran Bretagna ha inventato se stessa in antitesi alla
Francia. Va bene che questa grande rivalità continui per altri sette secoli sui
campi di calcio e di rugby, ma in politica ha fatto il suo tempo e deve essere
sostituita da una partnership strategica. Tale è la proposta avanzata
l'altro giorno dal presidente francese Nicolas Sarkozy con entusiasmo ed
eloquenza nella città che ha definito con ironia la settima maggiore di
Francia, Londra. Noi britannici non abbiamo mai ricevuto da oltremanica
un'offerta migliore: un presidente francese anglofilo deciso ad aggiungere la
Gran Bretagna all'asse franco-tedesco in seno all'Ue, filoamericano e pronto ad
avvicinare la Francia alle strutture militari della Nato, non da ultimo in
Afghanistan, un presidente alla ricerca di un terreno comune per iniziative
sull'immigrazione, il cambiamento climatico, lo sviluppo e la sicurezza. La
Gran Bretagna sarebbe folle a non afferrare questa opportunità con entrambe le
mani. Le visite di stato hanno anche una connotazione simbolica, sentimentale e
di stile, e nessuna più di questa, con il commovente discorso rivolto da
Sarkozy a entrambi i rami del Parlamento, in cui ha elogiato il sacrificio
britannico in tempo di guerra per la libertà della Francia, nonché le riforme
economiche attuate negli ultimi trent'anni, evocando una nuova fraternitè
franco-britannica, una entente amicale in luogo della entente cordiale dell'inizio
del ventesimo secolo. Per non parlare della soap opera che ha per protagonista
sua moglie Carla alla corte dei Windsor. Ma il succo della tesi può essere
enunciato senza un pizzico di sentimentalismo, nel linguaggio della fredda
analisi del potere e degli interessi che accomuna
francesi e britannici distinguendoli dalla maggioranza degli altri europei.
Francia e Gran Bretagna sono state, in successione, le maggiori potenze
d'Europa. Entrambe possedevano imperi, entrambe perseguivano i propri interessi in gran parte del mondo. Il ventesimo secolo ha
visto il declino in Europa del potere relativo di Francia e Gran Bretagna e del
potere relativo dell'Europa nel mondo. Oggi con l'ascesa della Cina e
dell'India, assistiamo al declino del potere dell'Occidente nel suo complesso.
Al contempo gli sviluppi che hanno un impatto diretto sugli interessi
delle due nazioni ? il cambiamento climatico, la sicurezza energetica, le
pandemie, la povertà in Africa, le migrazioni di massa ? sono sfide globali,
che nessuno Stato è in grado di affrontare da solo. L'unità più piccola in
grado di avere un peso significativo è forse un gruppo di Stati come l'Ue, e
anche in questo caso, solo nel momento in cui apre la strada a un'azione
collettiva più vasta. Negli ultimi 50 anni il progetto europeo si è incentrato
principalmente sull'Europa in sé, dalla riconciliazione franco-tedesca dopo la
Seconda guerra mondiale alla riunificazione dell'Europa dell'Ovest e dell'Est
dopo la guerra fredda. Nei prossimi 50 anni si incentrerà principalmente
sull'operato dell'Europa nei rapporti con il resto del mondo, a partire dai
Paesi confinanti che non sono destinati in un futuro prevedibile a entrare a
far parte dell'Unione. Nei rapporti con il resto del mondo i due Paesi europei
più importanti sono la Francia e la Gran Bretagna, proprio perché hanno
esperienza del potere globale e ne parlano la lingua. Se non si trovano
d'accordo, come è successo cinque anni fa per l'Iraq, l'Europa non esiste come
forza al di là dei propri confini. Al contrario, Francia e Gran Bretagna
diventano i poli attorno ai quali o tra i quali si schierano gli altri Stati di
un'Europa divisa. Il risultato è una cacofonica impotenza. Non è detto che se
Francia e Gran Bretagna si trovano d'accordo l'Europa si ponga come forza al di
là dei propri confini, può essere necessario l'impegno della Germania e di
altri Stati europei, ma quanto meno la possibilità esiste. La cooperazione
franco-britannica è una condizione necessaria, anche se non sufficiente perché
l'Europa abbia un peso decisivo su ogni questione che conta in un mondo sempre
meno europeo. Ecco perché l'intera Europa farebbe bene ad avere interesse ad
una partnership strategica, ad un compromesso storico tra Parigi e Londra.
Accettando questa logica, restano due punti di domanda. Come si fa a
trasformare la teoria in pratica? I due Paesi sono davvero pronti a questo
passo? Mi è più facile rispondere alla prima che alla seconda domanda. Si
agisce. Si analizzano i problemi che ci troviamo ad affrontare, si comparano le
analisi, gli interessi e gli strumenti disponibili e
si vede cosa si può fare. La risposta può essere unilaterale o bilaterale. Si
può trattare di un'azione congiunta attraverso l'Onu (Francia e Gran Bretagna
sono membri europei permanenti del consiglio di sicurezza) o attraverso altri
organismi, tra cui la Nato. Ma nove volte su dieci, la risposta avrà una
dimensione europea. Può darsi che l'Ue agisca unitariamente oppure che le
grandi potenze europee agiscano di concerto come nel caso dell'"E3"
(Francia, Gran Bretagna e Germania) nel negoziato con l'Iran. La presidenza
francese dell'Ue, nella seconda metà di quest'anno ha qualche possibilità,
soprattutto ora che la proposta di Sarkozy di un'Unione per il Mediterraneo si
è trasformata in qualcosa di più o meno sensato. Il prossimo anno il trattato
di Lisbona dovrebbe rendere un po' più agevole il coordinamento della politica
estera europea. Se decidono di farlo, la Gran Bretagna e la Francia possono,
assieme, dar forma al progettato ministero degli Esteri europeo, incoraggiando
i loro migliori funzionari a individuare soluzioni comuni in settori in cui
esistono interessi europei comuni. Ma bisogna essere
tenaci e creare l'abitudine quotidiana alla collaborazione, ad ogni livello di
politica pubblica. è così che è stato costruito il rapporto privilegiato
franco-tedesco, superando disparità forse più ampie di vedute e di tradizione
in politica estera. Questo esercizio ricorda la definizione della politica data
da Max Weber ? bucare delle tavole spesse ? ma è fattibile. Il vero
interrogativo è se i due Paesi sono pronti a questo passo. Ho timore che la
Gran Bretagna possa non esserlo. Se Sarkozy fosse arrivato con questa proposta
dieci anni fa da un Tony Blair ancora fresco della sua prima vittoria
elettorale, sarebbe stato diverso. Ma Brown nel 2008 non è Blair nel 1998 ? né
a livello di propensione personale né di possibilità politiche. Tuttavia è la
destra omologa di Sarkozy sulla sponda inglese della Manica quella che
probabilmente distruggerà la visione del presidente francese. Perché su questo
tema la maggioranza dei conservatori britannici, oppone semplicemente un
rifiuto. In privato magari accettano con riluttanza la logica della tesi che ho
espresso. Ma politicamente rifiutano di seguirla fino in fondo: se si vuole
cambiare il mondo, bisogna agire attraverso l'Europa e, come ha dichiarato
Sarkozy in un'intervista alla Bbc, "se si vuole cambiare l'Europa bisogna
starci dentro con tutti e due i piedi". Lo scopriranno alla fine, dopo
qualche anno in carica, come hanno fatto tutti loro predecessori, ma quegli
anni saranno andati perduti, Sarkozy potrebbe non esserci più a ballare il
tango e il potere relativo della Gran Bretagna, della Francia, dell'Europa e
dell'Occidente si sarà ulteriormente ridotto. I conservatori sono capeggiati da
persone estremamente intelligenti ma su questo tema, decisivo per il futuro non
solo della Gran Bretagna, si guadagnano appieno il vecchio epiteto di
"partito stupido". www.timothygartonash.com Traduzione di Emilia
Benghi.
( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Commenti SULLA PELLE
DEL PAESE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Sono passati quattro anni. E non solo
allora non l'ha risanata. Ma ora sta impiegando tutto il suo
"talento" per farla fallire. In un micidiale impasto di indegnità
politica, di irresponsabilità economica e forse addirittura di illiceità
giuridica. Avevamo provato a prendere sul serio gli annunci del Cavaliere sulla
sedicente "cordata italiana" pronta a scendere in campo per evitare
la "svendita" della compagnia di bandiera ad Air France. Avevamo tentato
di non irridere il presunto "tentativo patriottico" di difendere un
interesse nazionale, di fronte alla prima pioggia di smentite che già dal primo
giorno della sua offensiva su Alitalia, giovedì della scorsa settimana, avevano
sommerso il Cavaliere. Smentite sull'esistenza di "numerosi imprenditori
italiani disposti a intervenire", sul "sicuro coinvolgimento di Banca
Intesa", sulla richiesta di "un prestito-ponte al governo" per
sostenere l'iniziativa. Avevamo provato a chiedere al leader del Pdl un estremo
gesto di responsabilità. Nei confronti del Paese, di uno dei suoi asset
industriali più blasonati, delle 18 mila persone che ci lavorano, dei mercati
finanziari, degli elettori. Se esiste davvero un "cavaliere bianco"
in marcia su Alitalia, il Cavaliere di Arcore ha il dovere di dire chi è, con
quali soldi interviene, con quali progetti industriali risana, con quali
alleanze internazionali rilancia. A modo suo, Berlusconi ha raccolto l'invito.
Mettendo in fila la più stupefacente sequela di profezie autosmentite della sua
quindicennale avventura politica. Giovedì scorso aveva detto che nella cordata
tricolore c'erano anche i suoi figli: "li conosco, non si tirerebbero mai
indietro". L'altro ieri ci ha ripensato: "I miei figli in campo?
Nemmeno per sogno". Ieri, finalmente, ha fatto i nomi: Ligresti, Benetton,
Mediobanca, l'Eni. "In questi giorni mi hanno confidato il loro
interessamento", ha dichiarato alla Stampa. La pioggia di smentite si è
ripetuta, persino più intensa di sette giorni fa. Nessuno dei soggetti chiamati
in causa ha sul tavolo la pratica Alitalia. In serata il solito voltafaccia:
"Sono solo contatti, non decisioni già assunte". Poi la rituale
minaccia: "Colpa dei giornali, che intingono la penna nell'inchiostro
rosso della sinistra". La campagna del Cavaliere sull'affare Alitalia è un
caso di scuola. Sta ripetendo un'operazione epistemologica nota. è la
"strategia del tranello" raccontata a suo tempo da Alessandro
Amadori. Lancia un segnale, affermando qualcosa o attaccando qualcuno. Ottiene
una reazione, meglio se indignata e spropositata. Nega di aver affermato, o di
aver voluto attaccare. Lascia l'avversario impantanato nel suo stesso eccesso
di reazione. è il meccanismo della "schismogenesi", sul quale ha
costruito tanta parte delle sue fortune politiche. Ha funzionato tutti questi
anni, complice una sinistra non sempre consapevole di fare il suo gioco. è
convinto che possa funzionare ancora. Ma sta anche costruendo un'operazione
politica nuova. L'uso strumentale della vendita ai francesi serve al Cavaliere
a far scattare la trappola mortale sul centrosinistra. Da un lato, riporta in
vita, per esporlo alla pubblica gogna di qui al 13 aprile, lo "scheletro
che Veltroni voleva nascondere nell'armadio", cioè quello di Romano Prodi.
Un boiardo dell'Iri, che oggi fa accordi sottobanco sull'Alitalia come ieri li
ha fatti sulla Sme, e che col suo governo ha messo in ginocchio il Paese.
Risucchiarlo nell'arena elettorale è utile a delegittimare il suo erede.
Dall'altro lato, riattiva la solita sinapsi anticomunista, per spaventare i
moderati sull'esistenza del solido filo che collega Pci-Pds-Ds-Pd. Un'equazione
ideologica, che ieri è servita a sfondare al centro e oggi può mobilitare gli
indecisi. Rilanciarla nella campagna elettorale è utile a negare l'evoluzione identitaria
che ha portato ex-comunisti ed ex-democristiani a confluire nel nuovo Partito
democratico. Ma questa volta c'è una doppia aggravante. La prima è di merito.
Berlusconi continua a speculare politicamente su una vicenda che ha enormi
implicazioni, economiche e finanziarie. Investe allegramente sulla rottura
dell'accordo con Air France, puntando a far fallire l'unica trattativa in corso
e preparandosi a scaricare sul Paese i costi del fallimento di Alitalia.
Scommette al buio sui destini di un'azienda e sul futuro dei lavoratori. Gioca
a dadi con un titolo quotato in Borsa, che nell'ultima settimana ha avuto
sbalzi di prezzo al rialzo e al ribasso fino del 40%. E solo oggi, con un
ritardo tanto inspiegabile quanto colpevole, la Consob si premura di intervenire,
e la Procura di Roma si decide ad accendere un faro. Coinvolge nella sua
disinvolta partita individuale altri pezzi di capitalismo pubblico e privato,
di cui da premier in pectore potrebbe diventare azionista (l'Eni) o concessore
(i Benetton). E ancora una volta, con un'evidenza mai tanto lampante, si
ripropone l'irrisolto vulnus democratico del conflitto di interessi. La seconda aggravante è di
metodo. Nessun'altra democrazia occidentale tollererebbe un leader politico
capace di giocare così spudoratamente su una questione di interesse nazionale e
su un'operazione market sensitive. Nessun altro Paese civile sarebbe disposto a
riconoscere un briciolo di credibilità ad un potenziale premier capace di
manipolare così irresponsabilmente i dati della realtà, i fatti
dell'economia, gli interessi delle persone, i diritti
degli elettori. Purtroppo, per la quinta volta dal 1994, è esattamente quello
che sta succedendo. La tragedia d'Italia degenera nella farsa dell'Alitalia. O
viceversa. Ci sarebbe da ridere. Ma stavolta, tra vere mozzarelle venefiche e
false bufale mediatiche, c'è davvero da piangere.
( da "Riformista, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Risposta
all'editoriale del direttore Quattro domande al Berlusca Stavolta non sono
d'accordo Caro direttore, c'è sempre una prima volta (si j'ai bonne mémoire,
aggiungeva un grande chansonnier): non sono d'accordo con il tuo editoriale di
ieri. Su nessuna delle tue quattro domande. E neppure sulla conclusione
politica. Niet su tutta la linea. Prima domanda: gli affari di famiglia.
Berlusconi ha detto che nella cordata Alitalia ci deve essere anche Eni
(Scaroni ha smentito in tv). Eni resiste a vendere Snam Rete Gas, come gli
chiedono di fare le autorità italiane e comunitarie. Se due più due fa quattro,
Berlusconi premier chiederebbe a Eni di vendere e di investire il ricavato a
far risorgere Alitalia. Ci si occupa del conflitto di interessi in capo al proprietario di
Mediaset. Ma infinitamente peggio è il conflitto di interessi in capo allo stato proprietario, regolatore e regolato, che
prende soldi dei risparmiatori sul mercato e li usa per fare politica.
Si tenga Mediaset e le ville, venda (e faccia vendere ai comuni) le
partecipazioni in aziende, quotate e non quotate. Seconda domanda: la
giustizia. Per quanto pessimo si pensi che sarebbe il governo Berlusconi,
"più pessimo" ancora sarebbe se dovesse cadere per l'esito del
processo, l'ultimo mi pare, in cui è coinvolto. Il disastro per il paese di una
crisi politica per via giudiziaria sarebbe tale, da far desiderare ancora una
legge ad personam. Al punto in cui siamo, che mi importa sapere che cosa c'è
stato tra Berlusconi e Mills? Ben vengano le riforme della giustizia che
comportano riforme costituzionali (obbligatorietà dell'azione penale), ma
incominciamo con quelle che si fanno con legge ordinaria (separazione delle
carriere) o anche solo con la buona amministrazione (non sono necessari
esempi). Terza domanda: la disciplina di bilancio. Non sono un talebano dei
parametri, lo sono delle necessità di avere un governo che metta sotto
controllo la spesa pubblica. Parafrasando San Paolo, se anche Berlusconi
rispettasse tutte le virgole di Maastricht, ma non ci facesse la carità di
riformare la pubblica amministrazione che ci ritroviamo, sarebbe un cembalo
sonante. Vale il viceversa. Quarta domanda: la Rai. Non riusciamo a far sì che
i sindacati non considerino cosa loro Alitalia o le Poste, e vogliamo togliere
ai partiti la Rai che di fatto è loro? E allora che lo sia in modo chiaro
piuttosto che per interposta fondazione. L'accademia dei Lincei è una
rispettata istituzione, il Consiglio dei Rettori ha già le sue gatte da pelare.
Se toccasse ai loro presidenti scegliere fa le nomine in Rai, anche quelle
diventerebbero scottanti cariche politiche. E siccome non si può chiedere a
Berlusconi di fare quello che non ha saputo fare Prodi né 10 anni fa (quando
gli conveniva) né adesso, e cioè vendere la Rai, lasci stare tutto com'è. A
litigare ci pensano da soli: li lasci fare e stia a guardare. Conclusione: le
leggi dovrebbero essere fatte pensando a persone molto diverse da quelle con
cui vorremmo avere rapporti e amicizia. Sono i governi che non ci piacciono a
mettere in evidenza le cose che non vanno, a renderle ancora più intollerabili.
Non chiediamo a Berlusconi di farsi il lifting, di trattenere le sue battute.
Se dovesse vincere, non facciamo i girotondi, come nel 2001-2006, facciamo
opposizione marcandolo sugli obbiettivi veri. Li terrà presente? Cambieremo il
nostro atteggiamento. No? Ci saremo preparati per la prossima volta. Se ci
tocca, mettiamo a profitto Berlusconi. 28/03/2008.
( da "Corriere della Sera" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-28 num: - pag: 16 categoria: BREVI I numeri Ventisette anni di conflitto Le
ferite della guerra Dopo l'indipendenza Indipendente dal Portogallo dal 1975,
quello stesso anno l'Angola sprofonda nella guerra civile che mescola i
contrasti etnici agli interessi delle potenze straniere attratte dalle risorse e dalla
collocazione strategica del Paese. Il conflitto sembra avvicinarsi alla
conclusione con gli accordi del 1991 e del 1994 ma nel '99 riprendono i
combattimenti, che durano fino al 2002, quando è ucciso il capo ribelle Savindi
Le vittime e le mine Circa trecentomila persone hanno perso la vita nella
guerra civile. Le stime sul numero di mine anti-uomo ancora disseminate nel
Paese arrivano a 4-6 milioni.
( da "Corriere della Sera" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-03-28 num: - pag: 52 categoria:
REDAZIONALE Nessuna qualità agli eroi Paolo Franchi e le sue "tele di
ragno" Incapacità di odiare, nel segno di Antonioni di MAURIZIO PORRO C
olui cui il delitto porta giovamento ne è il vero autore". Così disse
Seneca, così conferma Paolo Franchi col suo noir kafkiano dostoevskijano in cui
stanno tutti sul lettino di Freud. Quasi un giro dell'oca disegnato da Bacon
(si veda la straordinaria scena in cui il bravo Elio Germano vomita non
metaforicamente anche l'anima) intorno a noi stessi. Alla Mostra di Venezia,
dove era il migliore dei tre italiani, fu colpito da varie ottusità. Certo che
il 39enne Franchi (deb eccezionale con La spettatrice, 19 premi nel mondo),
vola alto e si mette sempre in gioco, ma questa è una sua ambiziosa generosità,
da esperto in cinema e psicanalisi. Non a caso questo misterioso incontro
giallo tra un ragazzo border line che forse ha ucciso, un 40enne sterile in
crisi e la di lui moglie che li sopporta entrambi, è un groviglio thriller dove
l'interesse non è sapere chi, come e perché ha ucciso. Franchi è autore
psicosomaticamente sofferto, il suo cinema è una psicoterapia forse utile anche
al pubblico, invitato ad aprire gli occhi sui nodi irrisolti dei propri
complessi. La storia verte sull'incontro casuale (ma esiste il caso?) tra due
uomini che si palleggiano il loro inconscio in un gioco al massacro: Germano si
conferma il migliore nell'esprimere indifese, forti fragilità interiori (anche
nella famosa scena di nudo elegantemente presa come biglietto gossip da
visita), mentre Todeschini è un uomo svizzero quasi senza qualità, in torpida
disperazione. Irene Jacob, attrice kieslowsiana d.o.c., è la pila elettrica
della summa di contraddizioni maschili: brava. Le colpe, certo, sono dei padri:
un pittore di chiara fama e uno strozzino in dichiarati
conflitti di odio-amore. Franchi racconta questa tela del ragno con intensità,
voglia notturna di misteri, espressivi movimenti di cinema in un'apparente
freddezza che rivela un fuoco emotivo eccezionale. Per chi ama il cinema alla
Antonioni che inquadra, rivela l'invisibile: se nel primo film c'era
l'incapacità d'amare, qui c'è quella di odiare. Una scena di
"Nessuna qualità agli eroi" Nessuna qualità agli eroi di Paolo
Franchi Con Elio Germano e Irene Jacob.
( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Norma Rangeri
Chiedere che gli elettori italiani possano assistere allo scontro finale dei
due leader dei principali schieramenti è la regola di un paese normale. Sarebbe
il compimento della tanto bistrattata par-condicio, pretestuosamente chiamata
in causa dal centrodestra per sottrarre Berlusconi allo show cruciale. Sarebbe
un atto di doveroso rispetto per quei sedici milioni di telespettatori che
seguirono, nel 2006, il duello tra Prodi e Berlusconi: la stessa imponente
platea pronta a tornare davanti al piccolo schermo. A due settimane dal voto
del 13 aprile, la televisione torna al centro della contesa elettorale. Il
guanto di sfida lanciato da Veltroni, quel "dove vuole, quando vuole, come
vuole", pur di ottenere il faccia a faccia in tv, e costringere il
Cavaliere nell'angolo, è una buona battuta a cui manca il resto del copione.
Che stanno gia scrivendo. Perché il giorno dopo le elezioni, chiunque le vinca,
si prenderà cura di mantenere l'anomalia berlusconiana. Già si dà per scontato
che nei primi mesi dopo il voto l'attuale consiglio di amministrazione della
Rai sarà prorogato, mentre l'ex ministro Gasparri tesse le lodi del presidente
della Rai Claudio Petruccioli, proponendo di rieleggerlo. Il segno di una
assoluta continuità con il recente, e fallimentare, passato. Confermato da un
conformismo asfissiante di una Rai che accarezza i partiti nel momento in cui
dovrebbe metterli sulla graticola di fronte agli elettori. Per la partigianeria
dell'informazione targata Mediaset bastano i dati ancora freschi di stampa.
Nella fase iniziale della campagna elettorale, il leader del Pd ha corteggiato
l'elettore moderato facendo del post-berlusconismo la sua bandiera. Ora che
siamo in vista del traguardo deve alzare la temperatura e agganciare la
sinistra astensionista con la febbre dell'antiberlusconismo. L'elettorato più
impegnato e informato, deluso dall'incapacità del governo Prodi di cambiare la
legge Gasparri, respinto dall'intesa cordiale di Veltroni con Berlusconi sulla
riforma elettorale, dovrebbe farsi conquistare dalla scelta di cavalcare la
tigre del duello televisivo a ogni costo. E fino al punto di accettare che il
faccia faccia possa svolgersi anche nelle televisioni del Cavaliere, nel cuore pulsante di un conflitto di interessi, mai nominato dall'inizio della campagna elettorale. Anzi
smentito mediaticamente proprio da Veltroni quando, per rassicurare gli uomini
di Mediaset, è andato al Tg5 per confermare al direttore di quel tg che nessuna
riforma avrebbe in alcun modo toccato le televisioni del monopolio privato.
Difficile produrre un miracoloso sussulto di partecipazione del popolo
astensionista. Gli unici che possono realmente sollecitare un'onda
antiberlusconiana sono i berlusconiani medesimi, ogni volta che gridano, come
si ripete in modo petulante in queste ore contro la Rai "genuflessa ai
comunisti".
( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
"Da Veltroni
violenza inaccettabile" E Berlusconi duella fuori dallo schermo Sul
mancato "Porta a Porta" il Cavaliere attacca la sinistra che
"domina la Rai". Il direttore generale Cappon: non ho deciso io Roma
Torna l'anticomunismo e torna la Rai dominata dalla sinistra. E' lui, è il
Silvio doc, quello che per l'ultima parte di campagna elettorale si scaglia a
testa bassa contro Walter Veltroni, che a sua volta ha riscoperto
l'antiberlusconismo. Occasione della nuova intemerata del Cavaliere, la
cancellazione della puntata di Porta a Porta che ieri sera l'avrebbe dovuto
vedere protagonista. Appuntamento soppresso vista l'impossibilità di mettere in
piedi una successiva puntata con Veltroni (per indisponibilità dello stesso ex
sindaco di Roma) che, in nome della par condicio, compesasse l'assolo del
leader del Pdl. "E' una violenza inaccettabile e gli italiani devono
sapere che la Rai è ancora in mano alla sinistra che la domina come e quando
vuole", si scantena così Berlusconi. Da una parte, il segretario del Pd
che insiste sul faccia a faccia in tv con il suo rivale, sfidandolo a scegliere
anche la location: vuole giocare in casa, allestire il confronto sulla sua
Mediaset? E sia. Dall'altra, Berlusconi che di fronte alla sottile, sottilissima allusione al suo conflitto d'interessi risponde che "bisogna
andare a votare Pdl per riportare l'Italia in Europa e in Occidente e non
subire i condizionamenti di un partito che è ancora radicato nella sinistra
estrema". Ma non si parli del faccia a faccia: quello non si può fare -
dice ora anche il Cavaliere dopo averlo fatto ripetere per giorni ai suoi -
perché la par condicio, la famosa "legge liberticida", non lo
consente. Il leader del Pd dice che Berlusconi scappa?: "Ma chi scappa...
C'è una legge che impedisce il confronto. Se facessi un confronto con Veltroni
dovrei farlo con tutti gli altri 12 candidati", ribatte lo sfidato. Sul
caso Porta a Porta a viale Mazzini, dove le imminenti elezioni sono vissute con
particolare apprensione, si producono pacchi di comunicati. Il direttore
generale Claudio Cappon, dopo aver spiegato che l'azienda ha il fiato
dell'Authority sul collo e dunque ha solo applicato la par condicio, mette in
chiaro che la decisione di ritirare l'invito a sua emittenza non l'ha presa
lui, ma "il comitato consultivo sulla programmazione elettorale". La
precisazione arriva dopo che in campo sono scese le truppe Rai del Cavaliere,
in primis il consigliere d'amministrazione Angelo Maria Petroni (quello che era
stato sostituito dal governo Prodi e poi reintegrato dal Tar), che a Cappon
aveva chiesto lumi sulle "ragioni giuridiche di una decisione che non ha
precedenti nella storia del servizio pubblico", addirittura. A Petroni si
associa la consigliera della Lega Giovanna Bianchi Clerici: "È
un'occasione persa il fatto che uno dei candidati principali alle elezioni non
abbia la possibilità di partecipare a Porta a Porta a causa di un veto altrui,
è una ferita per le regole della democrazia". Entrambi, Petroni e Bianchi
Clerici, protestano perché la grave ferita alla democrazia è stata inferta
senza informare preventivamente il cda. Morale: "La necessità di rivedere
la par condicio è sotto gli occhi di tutti", spiega la leghista
sintonizzandosi sui programmi del Cav. A sua volta, sollecitato da una lettera
del presidente della vigilanza Mario landolfi, An, interviene il presidente Rai
Claudio Petruccioli, che fa un'accurata ricostruzione di quanto accaduto,
minuto per minuto, per mettere a tacere voci e indiscrezioni, spiega.
Conclusione di Petruccioli: quella di Berlusconi ieri sera sarebbe stata una
presenza aggiuntiva rispetto a quelle già concordate per gli ultimi giorni di
campagna elettorale. E in questa corsa a precisare e discolparsi, non manca Bruno
Vespa: "Non mi si può in alcun modo attribuire la decisione finale"
di mettere alla porta Berlusconi. Mi. B.
( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Democratici
"Niente rassemblement di minoranza" Bindi: "Separazione, mica
divorzio" Daniela Preziosi Roma "Mettiamola così: quella fra sinistra
e Pd è una separazione consensuale. E siccome, com'è noto, io sono cattolica,
so che le separazioni consensuali sono proprio quelle che non necessariamente
portano al divorzio". La prodiana Rosy Bindi non vorrebbe accettare una
discussione "che ammette che il Partito democratico non vinca le elezioni.
Le pare? Siamo a un passo". Ma se proprio deve - in fondo le si chiede
solo di seguire il ragionamento di Walter Veltroni che ieri al manifesto diceva
no a qualsiasi possibilità di accordo comune con la sinistra arcobaleno,
"neanche in caso di sconfitta" - in questo caso frena, lei che è
stata unionista sfegatata, l'ultima a rassegnarsi al 'correre soli'.
Aggiungendo come scaramanzia, però, che "del dopo voto faremmo meglio a
parlare dopo il voto". Bindi è una delle poche che accettano di parlare
sul tema delle alleanze prossime venture. La pax elettorale convince i più, nel
Pd, a non aprire crepe con il candidato leader. Ma non è l'unica, a non essere
d'accordo con Veltroni. Vincenzo Vita, uno dei leader della sinistra del Pd, la
pensa come lei. "Non metterei la parola fine al dialogo con la sinistra.
Anzi", dice. "E' vero, come dice Walter, che ci fra noi e
l'arcobaleno ci sono molte differenze di programma. E' altrettanto vero che ci
sono molte contiguità. Dal lavoro, alla pace, alle grandi questioni culturali,
abbiamo già praticato e intrecciato riflessioni comuni. Non c'è motivo di
interromperle ora, e ancor meno dopo il voto. "A cominciare dalla riforma
elettorale - dice Vita -, il terreno su cui si Pd e un pezzo della sinistra
dialogavano fino a un giorno prima dalla caduta del governo di Romano
Prodi". "Sulla riforma elettorale il dialogo dev'essere con tutti,
senza escludere nessuna delle le grandi forze", aggiusta il dalemiano
Nicola Latorre. "Ma è chiaro che fra le grandi forze senz'altro annovero
la sinistra arcobaleno". Eppure fra Pd e un pezzo della sinistra
(Rifondazione comunista, per la precisione) il dialogo sulla legge elettorale
si basava sull'idea condivisa di una riforma alla tedesca. Oggi, invece,
Veltroni rilancia il sistema 'francese'. Il problema, soprattutto, è tutto
racchiuso nell'uso di certi termini. E' capire cosa intende il candidato
premier del Pd quando al manifesto dice "nessun accordo
all'opposizione", insieme però non escludendo "temi sui quali potremo
lavorare comunemente". "A me le parole di Walter sembrano persino
ovvie", continua Latorre. "Il Pd e la sinistra si sono presentati con
programmi diversi, oltreché con candidati diversi. Per questo ora sarebbe bizzarro
immaginare, nel caso non auspicabile di opposizione, mettere insieme un grande
rassemblement di minoranza. E' vero che abbiamo alcune sensibilità comuni, ma è
anche più vero che abbiamo profonde divergenze". "Faccio un esempio.
Sinistra e Pd sono d'accordo sulla necessità di introdurre elementi di
giustizia sociale. Però, a differenza della sinistra, noi del Pd pensiamo che
qualsiasi intervento sia inscindibile dal sostegno alla crescita del
paese". Questo però "non esclude che ci sono i
margini per sostenere la stessa idea per chiudere finalmente con il conflitto
di interessi, o di
sostenere un'iniziativa comune sui salari o sulle pensioni. Ma di qui a
ipotizzare un'alleanza organica...". Niente alleanza organica dunque. Ma
tante battaglie comuni, nel caso, si possono fare.
( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Notizie
Brasile/Venezuela Lula definisce Chavez "un grande pacificatore" Il
presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha definito ieri il collega
venezuelano Hugo Chavez un "grande pacificatore" nel
recente conflitto fra Colombia ed Ecuador che ha portato l'America latina
sull'orlo di una guerra. La dichiarazione è stata fatta in una conferenza
stampa a Recife, nel Pernambuco, dove è stato firmato un ambizioso accordo di
cooperazione fra le compagnie petrolifere Petrobras e Pdvsa che prevede la
costruzione di una raffineria binazionale. Argentina Cristina non cede e
Nestor convoca una manifestazione L'ex presidente Nestor Kirchner ha convocato
per ieri pomeriggio alle 6 (le
( da "Messaggero, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
FABIO ISMAN dal
nostro inviato CMantova OSI', TUTTI insieme, non s'erano mai visti: rari
esemplari ellenici, sculture e rilievi dalla Magna Grecia, copie di età romana e
anche posteriori, statue trovate nell'Urbe & Dintorni, o collezionate un
po' in tutta la Penisola, vasi apuli e da Spina alti quasi un metro, effigi di
filosofi, Zeus e Sileno, Dioniso con e senza barba: 120 oggetti per spiegare
come l'arte greca conquista l'Italia, che è il sottotitolo della mostra La
forza del bello, a Mantova fino al 6 luglio, curata da Salvatore Settis con
Maria Luisa Catoni (catalogo Skira). L'impatto è davvero eccezionale, per la
qualità dei pezzi esposti, e il modo con cui sono inseriti a Palazzo Te: prima,
i reperti stupendi intrigano, dialogando con gli affreschi di Giulio Romano;
poi, negli spazi delle Fruttiere l'esposizione si sviluppa e dispiega. Spesso,
racconta dei miti, con l'aiuto di pezzi mitici: lo Spinario; le Afroditi Sosandra
da Baia e Callipigia già Farnese da Napoli; il kouros di Osimo finalmente
ritrova la testa, di proprietà privata; l'Apollo bronzeo di Piombino, emigrato
ormai al Louvre; il Torso del Belvedere vaticano, che ispira pure Giulio Romano
per i suoi Giganti; una copia dell'immenso Cratere di Vix, bronzo di
( da "Liberazione" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Franco Giordano
L'insicurezza che grava come un'ombra cupa in particolare sui cittadini del
nord non deriva da una impennata della criminalità. Non riflette un problema
reale ma la presenza pervasiva di uno spettro, tanto più inquietante perché
sfuggente e impalpabile: quello di un'esistenza diventata precaria a tutti i
livelli, dal lavoro alla pace alla sopravvivenza stessa del pianeta. Questa
paura onnipresente e immateriale, "liquida" direbbe Baumann, diventa almeno
più sopportabile se la si attribuisce a qualche minaccia tangibile come gli
immigrati o gli scippatori. Il meccanismo classico della "fabbrica della
paura". L'intera Italia vive oggi in una situazione collettiva che
somiglia a quella del "Grande fratello": si può essere esclusi dalla
"casa comune" senza un motivo preciso, casualmente. L'insicurezza si
afferma come vera e propria dimensione esistenziale. Una "insicurezza
ontologica primaria" avrebbe detto lo psichiatra inglese Ronald Laing, che
proprio in questa condizione di sofferenza esistenziale rintracciava le radici
della schizofrenia. Trasferita però a livello di massa e non più solo di
singolo individuo. La feroce metafora simbolica del "Grande fratello"
illustra anche la contraddizione di fondo che rende la situazione irresolubile.
Lo schema stesso di quella competizione impone infatti la rinuncia prioritaria
a ogni solidarietà tra gli abitanti-vittime, la cancellazione di ogni spazio di
vera e sostanziale socialità. Viene così eliminato il solo elemento in grado di
contrastare con successo il senso di solitudine, precarietà e insicurezza
esistenziale: un saldo vincolo solidale e sociale. Si diffonde, di conseguenza,
una sensazione di minaccia latente e indefinita. E come ci raccontano le cronache
quotidiane, questa minaccia non assedia le case inutilmente blindate
dall'esterno, ma penetra al loro interno. Esplode nella proliferazione di casi
traumatici di violenza e di follia o nella perenne ansia esistenziale. Non è
filosofia da anime belle. Sono le nude statistiche, che registrano nelle
violenze in famiglia (e nel vicinato) la principale causa di morte violenta in
Italia. Questa condizione di insicurezza permanente, questa diffusione di
disagio psichico, questo quadro che non è esagerato definire
"dissociazione di massa" costituisce, alla lunga, una minaccia per il
vivere civile, e per la democrazia stessa. Non credo lo si possa dire meglio di
come ha fatto Enzo Mazzi alcuni giorni fa: "Uno degli elementi che
emergono con prepotenza nella società attuale è certamente l'insicurezza e la
paura. E la paura, come si sa, ci fa regredire, ci rende bambini, ci induce a
affidarci a figure mitiche di salvatori, abdicando alla propria responsabilità
e autonomia e svuotando la rete delle relazioni". La sola terapia per
l'insicurezza di massa, per la crisi profonda che da anni si registra nel nord
del paese, è invece proprio la ricostruzione di quella rete di relazioni. Uno
spazio pubblico capace di restituire per intero una dimensione di comunità in
cui ricostruire il vincolo sociale smarrito. Cancellato dall'imporsi di una
logica puramente competitiva, fondata sulla contrapposizione con altri
territori nello scenario globale. Il nodo della sicurezza e quello della
costruzione di un sistema economico-sociale diverso, a conti fatti, sono facce
del medesimo prisma, non problemi distinti. E' l'imporsi di un preciso sistema
produttivo diffuso nel territorio, fondato sulla massima competitività, che ha
desertificato le relazioni sociali ed umane in quelle regioni. Il percorso che
dobbiamo intraprendere è dunque opposto a quello del leghismo, che precisamente
sull'esaltazione di quel modello produttivo, dell'identità territoriale e
dell'isteria securitaria fonda da sempre le proprie fortune. Eppure in Italia
un enorme problema di sicurezza esiste. Condiziona e imprigiona le energie di
tanti giovani nella società meridionale. Parlo della criminalità organizzata,
che sposa la modernizzazione capitalistica d investe in controllo del
territorio e valorizzazione economica e finanziaria dei propri interessi. Parlo della violenza bestiale di cui sono tornate
a essere vittime le donne, non per colpa dei "diversi" ma dei loro
padri e mariti. Di una dimensione del lavoro che sempre più somiglia a un
fronte bellico: nelle fabbriche e nei cantieri italiani, negli ultimi anni,
sono morti più lavoratori dei soldati americani periti in Iraq. E ancora delle
devastazioni ambientali che si traducono con crescente puntualità in vere e
proprie catastrofi. Sono questi i temi che una politica responsabile e
interessata alla costruzione di una società alternativa mette in testa al
capitolo dedicato alla sicurezza: non la costruzione di muri inutili, non una
insensata militarizzazione del territorio. Per riannodare i fili spezzati
dell'intima insicurezza esistenziale occorre dunque una grande e molecolare
battaglia politico-culturale. Serve una vera e propria mobilitazione
democratica. Non si può inseguire la destra sul suo terreno cercando di
ereditarne le parole d'ordine. E' totalmente sbagliato, come si è visto, dire
che il tema della sicurezza non è né di destra né di sinistra. Per quella via
non si può che finire, come hanno fatto i sindaci del Pd con la campagna contro
i lavavetri, per scatenare un bestiale conflitto tra gli
ultimi e i penultimi, non si può che scambiare la guerra contro la povertà per
una guerra contro i poveri. Altro che problema "né di destra né di
sinistra"! Al contrario, sembra oggi proprio questa la frontiera che
separa la più moderna e schizofrenica tra le barbarie o un nuova civiltà
fondata su relazioni umane più ricche. 28/03/2008.
( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Travaglio cataloga
gli "impresentabili" della nuova legislatura Condannati e
voltagabbana ecco chi ha il seggio sicuro Il Pdl candida 25 sanzionati dalla giustizia,
tra cui Ciarrapico: 7 anni per due crack CONCETTO VECCHIO ROMA - Parlamentari
da salvare dell'ultima legislatura: appena venti, tra cui Bindi, Colombo, Dalla
Chiesa, Luxuria, Prodi e finanche quattro del centrodestra, Napoli, Meloni,
Tabacci e Vizzini. Da bocciare: gli acquirenti di case a Roma a prezzi
stracciati; i partecipanti all'abbuffata della monnezza in Campania; i somari,
come Francesco Paolo Lucchese (Udc) che alla domanda delle Iene "chi è
Nelson Mandela?" rispose: "Il presidente sudamericano. Brasiliano!
No, Sudafrica. Scusi il copsus". Esce oggi nelle librerie Se li conosci,
li eviti, editore Chiarelettere, l'ultimo libro di Peter Gomez e Marco
Travaglio, un manuale di "pronto soccorso", secondo la definizione
degli autori, "per aiutare a scegliere il meglio" alle prossime
elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Seicento pagine, 150 schede sui
probabili prossimi inquilini di Camera e Senato, classificati secondo la fedina
penale, la coerenza politica (Elisabetta Gardini: "Separata dal marito e
convivente con un nuovo compagno, ma intransigente sui sacri valori della
famiglia"), percentuale di presenze in aula, tasso di trasformismo,
moralità pubblica (Maria Elisabetta Alberti Casellati, Forza Italia, nel 2001
appena diviene sottosegretaria alla Salute sistema la figlia Ludovica a capo
della sua segreteria al ministero); impegno a favore del
conflitto d'interesse e della questione morale. E perfino soprannomi. Veltroni
ne ha dodici: Wonderuolter, Topo Gigio, Ma Anche, Il Buonista, Walter Disney,
Superwalter, Uòlter, Veltrusconi, Fregoli, Zelig, Girodiwalter, L'Americanino.
Il Pdl ha candidato 25 condannati in primo, secondo o terzo grado. Come
Giuseppe Ciarrapico, 3 anni per il crack della casina Valadier e altri 4 per
l'Ambrosiano. L'Udc schiera 5 pregiudicati. Due condannati definitivi anche per
il Pd, Carra e Papania. Di Gianni Alemanno, candidato sindaco di Roma per il
Pdl, vengono ricordati i tre arresti per le intemperanze come segretario
nazionale del Fronte della Gioventù (tra cui una feroce contestazione a Bush
padre) e la controversa storia della vacanza pagata dai Tanzi, da cui comunque
è uscito assolto. I voltagabbana abbondano. Fabrizio Cicchitto era di estrema
sinistra, dopo l'assassinio di Giorgiana Masi nel 1977 tuonò contro lo Stato
repressore, e oggi è vicecoordinatore nazionale di Forza Italia. Paolo
Bonaiuti, il portavoce di Berlusconi, pubblicò un durissimo editoriale contro
il Cavaliere sul Messaggero il 7 gennaio 1994 prima di venir folgorato sulla
via di Arcore. A Berlusconi sono riservate 13 pagine. Scuce sorrisi l'antologia
dei sanguinosi (e ben noti) insulti di Bossi a Silvio: ben 43 tra il 1994 e il
1998, tra cui "è un cornuto"; "nazista, nazistoide,
paranazistoide"; "Berlusconi è un mafioso, lo dichiaro ufficialmente".
Travaglio voterà per l'Italia dei Valori.
( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Cultura L'AMERICA DA
SOLA NON POTRà GUIDARE IL MONDO JOHN MCCAIN In Vietnam, dove ho stretto le
amicizie più intime e forti, alcuni dei miei commilitoni hanno perso la vita e non
hanno fatto ritorno nel Paese che amavano così tanto. Io detesto la guerra. Non
sarà forse la cosa peggiore che può capitare al genere umano, ma è esecrabile
oltre ogni dire. Quando le nazioni cercano di risolvere le loro divergenze con
la forza delle armi, ne derivano tragedie incalcolabili. Le vite dei migliori
patrioti nazionali sono sacrificate. Soffre e muore moltissima gente innocente.
I commerci vanno incontro a gravi difficoltà, le economie
ne risentono pesantemente, gli interessi strategici intessuti in anni di paziente arte di governo sono
messi a repentaglio, perché le esigenze belliche e della diplomazia sono in
conflitto tra loro. Una guerra non è riscattata o glorificata dal valore col
quale è combattuta, né dalla nobiltà della causa che essa serve. Quali
che siano le conquiste che essa apporta, sono sempre le perdite quelle che il
veterano è maggiormente propenso a ricordare. Soltanto un pazzo o un ciarlatano
fa della spietata e feroce realtà di una guerra puro sentimentalismo. Per
quanto inebriante possa essere la chiamata alle armi, per quanto giusta la sua
causa, dovremo sempre versare lacrime per tutto ciò che va perduto quando la
guerra ci impone il suo pesante scotto. Io sono un idealista e credo davvero
che sia possibile nella nostra epoca rendere il mondo nel quale viviamo un
luogo diverso, migliore, più pacifico, nel quale i nostri interessi
e quelli dei nostri alleati siano più sicuri, nel quale gli ideali americani
che stanno trasformando il mondo, i principi della libertà dei popoli e dei
mercati, progrediscano ancor più di quanto già hanno fatto. Tuttavia ? per
esperienza di vita vissuta e per il giudizio che da essa ne ho derivato ? io
sono un idealista realista. So che dovremo lavorare sodo e con grande
creatività per dare nuove fondamenta a una pace stabile e duratura. Abbiamo
nemici per i quali nessun attacco è troppo spietato, nessuna vita innocente può
dirsi al sicuro. Nemici che vorrebbero ? se potessero ? colpirci con le armi
più letali esistenti sul pianeta. Ci sono Stati che li assecondano e che
potrebbero aiutarli a entrare in possesso di tali armi, perché condividono con
i terroristi uno stesso odio animoso contro l'Occidente, e non si placheranno
certo di fronte ai rinnovati appelli ai buoni slanci della loro natura. Questa
è la minaccia cruciale dei nostri tempi, e se vogliamo riuscire a sventarla
compiutamente dobbiamo comprendere fino a fondo le implicazioni delle nostre
decisioni inerenti a tutte le sfide regionali e globali. Un giorno il
presidente Harry Truman disse dell'America: "Dio ha creato la nostra
nazione e l'ha portata all'attuale livello di forza e potenza per qualche
grande scopo". Ai suoi tempi quello scopo era contenere il Comunismo,
costruire quella pace e quella prosperità che potessero consentire di superare
in tutta sicurezza la Guerra Fredda. Adesso è arrivato il nostro turno: ci
troviamo davanti varie opportunità e anche nuovi pericoli. I progressi della
scienza e della tecnologia ci hanno assicurato insperata prosperità, hanno
sradicato le malattie, hanno alleviato le sofferenze di milioni di persone.
Nella nostra vita abbiamo l'effettiva occasione di elevare il mondo a un nuovo
standard di esistenza umana. Nondimeno, quelle medesime tecnologie hanno creato
nuovi e seri pericoli, hanno armato pochi fanatici mettendo nelle loro mani la
capacità di sterminare milioni di innocenti, hanno prodotto
un'industrializzazione globale che col passare del tempo minaccia la
sopravvivenza del nostro pianeta. Raccogliere queste sfide e dar loro risposta
impone di comprendere il mondo nel quale viviamo, impone agli Stati Uniti un
ruolo centrale nel plasmare il futuro. Gli Stati Uniti devono essere leader del
XXI secolo, proprio come ai tempi di Truman. Leadership oggi però significa
qualcosa di radicalmente diverso rispetto agli anni immediatamente successivi
alla Seconda guerra mondiale, quando l'Europa e le altre democrazie si stavano
ancora riprendendo dalla devastazione del conflitto e gli Stati Uniti erano
l'unica superpotenza democratica. Oggi noi non siamo soli: c'è la potente voce
collettiva dell'Unione Europea, ci sono le voci di altre grandi nazioni
democratiche, quali India e Giappone, Australia e Brasile, Corea del Sud e
Sudafrica, Turchia e Israele, per citarne soltanto alcune. Ci sono anche le
voci di nazioni sempre più potenti, come Cina e Russia, che godono di grande
influenza nello scenario internazionale. In questo mondo, nel quale il potere
da tutti i punti di vista è distribuito più equamente e più ampiamente, gli
Stati Uniti non possono "guidare" in virtù della sola potenza.
Dobbiamo essere forti politicamente, economicamente e militarmente. Ma dobbiamo
altresì essere leader conquistando altri alla nostra causa, dimostrando
nuovamente le virtù della libertà e della democrazia, difendendo le leggi della
società civile internazionale e creando nuove istituzioni internazionali adatte
a diffondere la pace e la libertà che tanto abbiamo care. Forse, più di ogni
altra cosa, leadership oggi significa accettare e adempiere alle proprie
responsabilità di grande nazione. Una di queste responsabilità consiste
nell'essere un alleato fidato e onesto per le altre democrazie: non potremo
costruire una pace duratura basata sulla libertà da soli, e neppure vogliamo
che sia così. Dobbiamo rafforzare pertanto le nostre alleanze globali, renderle
il nucleo di una nuova coesione globale ? una "Lega di Democrazie" ?
che possa incanalare la grande influenza di oltre un centinaio di nazioni
democratiche della Terra per portare avanti i nostri valori e difendere i nostri
interessi condivisi. Al cuore di questa nuova coesione
devono esserci rispetto e fiducia reciproci. Ricordiamoci delle parole dei
nostri padri fondatori, quelle della Dichiarazione di Indipendenza che
affermano che dobbiamo "tributare un decoroso rispetto alle opinioni del
genere umano". La nostra grande forza non significa che possiamo fare
tutto ciò che vogliamo ogni volta che vogliamo, né che possiamo pretendere di
essere i detentori di tutta la saggezza e tutte le conoscenze necessarie a
conseguire il successo. Dobbiamo ascoltare le opinioni altrui, rispettare il
volere collettivo dei nostri alleati democratici. Quando crediamo che sia
necessario un intervento a livello internazionale ? sia esso militare,
economico o diplomatico ? dovremo persuadere i nostri amici che abbiamo
ragione. E, a nostra volta, dobbiamo essere disposti a lasciarci persuadere da
loro. Mi candido alla presidenza perché voglio che il Paese che amo e per il
quale ho servito tutta la vita sia sicuro, perché intendo far fronte alle sfide
della nostra epoca, come le generazioni che ci hanno preceduto fecero ai loro
tempi. Mi candido alla presidenza perché so che spetta all'America, più che a
qualsiasi altra nazione su questa Terra, essere leader nella costruzione delle
fondamenta di una pace stabile e duratura, che abbia le sue premesse nella
forza del nostro impegno nei suoi confronti, negli ideali in grado di
trasformare tutto e sui quali il nostro stesso Paese è stato fondato, nella
nostra capacità di guardare oltre l'orizzonte da un punto di vista storico, nel
nostro coraggio e nella saggezza di compiere scelte difficili. Mi candido alla
presidenza perché credo, più forte di quanto ci abbia mai creduto in tutta la
mia vita, che abbiamo effettivamente nel corso della nostra esistenza il potere
di rendere il mondo un luogo migliore di quello che abbiamo ereditato.
Traduzione di Anna Bissanti.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Dersi un'impennata
nei toni del confronto elettorale tra Berlusconi e Veltroni. Il quale, agli occhi
dell'avversario, è tornato ad essere "un comunista". Di più:
"Uno stalinista", ancorché "mascherato". Sostantivo
risibile, ma evocativo, arricchito d'un aggettivo non campato in aria. Un po'
mascherato, infatti, Veltroni lo è davvero. Non pronuncia mai il nome
dell'avversario, ma sistematicamente allude alla sua età, quando non ai suoi
presunti rapporti con la mafia. Il lavoro sporco sono altri
a farlo: Di Pietro, che, a volte eccedendo, copre il fronte del conflitto di interessi; e l'arciveltroniano Bettini.
Che sempre concorda le interviste col Capo e che ieri, dovendo trovare un
politico ultrasettantenne cui paragonare Berlusconi, ha pensato a Le Pen. Non a
Chirac, ma a Le Pen. E non è un caso. La politica è fatta anche di
messaggi subliminali. - -->.
( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
"Da Veltroni
violenza inaccettabile" E Berlusconi duella fuori dallo schermo Sul
mancato "Porta a Porta" il Cavaliere attacca la sinistra che
"domina la Rai". Il direttore generale Cappon: non ho deciso io Mi.
B. Roma Torna l'anticomunismo e torna la Rai dominata dalla sinistra. E' lui, è
il Silvio doc, quello che per l'ultima parte di campagna elettorale si scaglia
a testa bassa contro Walter Veltroni, che a sua volta ha riscoperto
l'antiberlusconismo. Occasione della nuova intemerata del Cavaliere, la cancellazione
della puntata di Porta a Porta che ieri sera l'avrebbe dovuto vedere
protagonista. Appuntamento soppresso vista l'impossibilità di mettere in piedi
una successiva puntata con Veltroni (per indisponibilità dello stesso ex
sindaco di Roma) che, in nome della par condicio, compesasse l'assolo del
leader del Pdl. "E' una violenza inaccettabile e gli italiani devono
sapere che la Rai è ancora in mano alla sinistra che la domina come e quando
vuole", si scantena così Berlusconi. Da una parte, il segretario del Pd
che insiste sul faccia a faccia in tv con il suo rivale, sfidandolo a scegliere
anche la location: vuole giocare in casa, allestire il confronto sulla sua
Mediaset? E sia. Dall'altra, Berlusconi che di fronte alla sottile, sottilissima allusione al suo conflitto d'interessi risponde che "bisogna
andare a votare Pdl per riportare l'Italia in Europa e in Occidente e non
subire i condizionamenti di un partito che è ancora radicato nella sinistra
estrema". Ma non si parli del faccia a faccia: quello non si può fare -
dice ora anche il Cavaliere dopo averlo fatto ripetere per giorni ai suoi -
perché la par condicio, la famosa "legge liberticida", non lo
consente. Il leader del Pd dice che Berlusconi scappa?: "Ma chi scappa...
C'è una legge che impedisce il confronto. Se facessi un confronto con Veltroni
dovrei farlo con tutti gli altri 12 candidati", ribatte lo sfidato. Sul
caso Porta a Porta a viale Mazzini, dove le imminenti elezioni sono vissute con
particolare apprensione, si producono pacchi di comunicati. Il direttore
generale Claudio Cappon, dopo aver spiegato che l'azienda ha il fiato
dell'Authority sul collo e dunque ha solo applicato la par condicio, mette in
chiaro che la decisione di ritirare l'invito a sua emittenza non l'ha presa
lui, ma "il comitato consultivo sulla programmazione elettorale". La
precisazione arriva dopo che in campo sono scese le truppe Rai del Cavaliere,
in primis il consigliere d'amministrazione Angelo Maria Petroni (quello che era
stato sostituito dal governo Prodi e poi reintegrato dal Tar), che a Cappon
aveva chiesto lumi sulle "ragioni giuridiche di una decisione che non ha
precedenti nella storia del servizio pubblico", addirittura. A Petroni si
associa la consigliera della Lega Giovanna Bianchi Clerici: "È un'occasione
persa il fatto che uno dei candidati principali alle elezioni non abbia la
possibilità di partecipare a Porta a Porta a causa di un veto altrui, è una
ferita per le regole della democrazia". Entrambi, Petroni e Bianchi
Clerici, protestano perché la grave ferita alla democrazia è stata inferta
senza informare preventivamente il cda. Morale: "La necessità di rivedere
la par condicio è sotto gli occhi di tutti", spiega la leghista
sintonizzandosi sui programmi del Cav. A sua volta, sollecitato da una lettera
del presidente della vigilanza Mario landolfi, An, interviene il presidente Rai
Claudio Petruccioli, che fa un'accurata ricostruzione di quanto accaduto,
minuto per minuto, per mettere a tacere voci e indiscrezioni, spiega.
Conclusione di Petruccioli: quella di Berlusconi ieri sera sarebbe stata una
presenza aggiuntiva rispetto a quelle già concordate per gli ultimi giorni di
campagna elettorale. E in questa corsa a precisare e discolparsi, non manca
Bruno Vespa: "Non mi si può in alcun modo attribuire la decisione
finale" di mettere alla porta Berlusconi.
( da "Voce d'Italia, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Politica Uguali, ma
non troppo I programmi degli schieramenti Perche' non ci hanno pensato prima?
Torino 28 mar. - Il numero dei poliziotti ed i loro stipendi verrà aumentato,
le liste d'attesa negli ospedali saranno un brutto ricordo. Niente più manager
raccomandati nelle Asl, riqualificazione delle periferie, sicurezza sul lavoro
e guerra senza quatiere alle mafie. Questo, in sintesi, il programma di
Berlusconi, praticamente una fotocopia di quello di Veltroni, o, se si
preferisce, viceversa: però in qualche punto si differenziano. Il Pd glissa sul
tema delle droghe, mentre il Pdl contrasta totalmente anche quelle leggere. Poi
l'immigrazione, con la Lega contraria al voto agli immigrati nelle
amministrative e che si oppone al welfare italiano esteso a tutti i cittadini,
compresi gli stranieri regolari.. Il Partito democratico propone l'opposto,
anche se non tutti, vedi Di Pietro, sono d'accordo. Differenze pesanti anche
sulle questioni etiche, come eutanasia e coppie di fatto, più sfumate sull'aborto,
dove il Popolo della libertà sostiene l'utilità dei consultori per garantire
alternative all'interruzione volontaria di gravidanza. Il Pd, pur ritenendo la
194 una legge equilibrata, considera necessaria una riduzione degli aborti. No
del centrosinistra all'accanimento terapeutico, mentre
Berlusconi esclude ogni ipotesi di legge che favoriscano pratiche assimilabili
all'eutanasia e rifiuta categoricamente di prendere in considerazione una
legislazione per le coppie omosessuali. Veltroni, al contrario, promuove il
riconoscimento giuridico per le coppie di fatto. Tutto tace sul conflitto di interessi Riccardo Castagneri
politica@voceditalia.it.
( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Ieri sera ho visto
qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come
sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar
voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello
dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano
Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case
andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli
immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati
occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa
che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non
considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che
infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è
persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una
guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della
Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada
nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata
provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre
delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli
inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio
gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini,
che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e
invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il
numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza
numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti
non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli
italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione
Commenti ( 8 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading
... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia
questo articolo a un amico 27Mar
( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Ieri sera ho visto
qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come
sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar
voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello
dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano
Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case
andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli
immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati
occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa
che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non
considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che
infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è
persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una
guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della
Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada
nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata
provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre
delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli
inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio
gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini,
che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e
invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il
numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza
numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti
non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli
italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione
Commenti ( 8 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading
... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia
questo articolo a un amico 27Mar
( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Ieri sera ho visto
qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come
sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar
voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello
dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano
Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case
andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli
immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati
occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa
che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non
considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che
infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è
persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una
guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della
Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada
nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata
provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre
delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli
inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio
gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini,
che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e
invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il
numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza
numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti
non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli
italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione
Commenti ( 8 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading
... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia
questo articolo a un amico 27Mar
( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Ieri sera ho visto
qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come
sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar
voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello
dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano
Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case
andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli
immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati
occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa
che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non
considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che
infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è
persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una
guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della
Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada
nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata
provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre
delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli
inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio
gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini,
che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e
invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il
numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero
uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si
farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E'
questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 8 )
" (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 27Mar
( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Ieri sera ho visto
qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come
sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar
voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello
dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano
Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case
andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli
immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati
occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa
che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non
considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che
infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è
persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una
guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della
Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada
nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata
provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre
delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli
inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio
gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini,
che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e
invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il
numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza
numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti
non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli
italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione
Commenti ( 8 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading
... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia
questo articolo a un amico 27Mar
( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Ieri sera ho visto
qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come
sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar
voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello
dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano
Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case
andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli
immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati
occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa
che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non
considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che
infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è
persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una
guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della
Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada
nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata
provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre
delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli
inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio
gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini,
che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano
giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero
degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno
e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà
che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E'
questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 8 )
" (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 27Mar
( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Ieri sera ho visto
qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come
sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar
voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello
dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano
Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case
andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli
immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati
occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa
che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non
considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che
infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è
persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una
guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della
Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada
nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata
provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre
delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli
inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio
gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini,
che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano
giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero
degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno
e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà
che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E'
questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 8 )
" (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 27Mar
( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Ieri sera ho visto
qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come
sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar
voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello
dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano
Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case
andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli
immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati
occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa
che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non
considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che
infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è
persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una
guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della
Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada
nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata
provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre
delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli
inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio
gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini,
che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e
invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il
numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza
numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti
non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli
italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione
Commenti ( 8 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading
... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia
questo articolo a un amico 27Mar
( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Ieri sera ho visto
qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come
sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar
voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello
dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano
Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case
andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli
immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati
occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa
che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non
considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che
infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è
persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una
guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della
Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada
nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata
provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre
delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli
inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio
gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini,
che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e
invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il
numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza
numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti
non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli
italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione
Commenti ( 8 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading
... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia
questo articolo a un amico 27Mar
( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Ieri sera ho visto
qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come
sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar
voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello
dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano
Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case
andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli
immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati
occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa
che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non
considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che
infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è
persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una
guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della
Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada
nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata
provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre
delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli
inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio
gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini,
che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e
invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il
numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza
numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti
non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli
italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione
Commenti ( 8 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading
... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia
questo articolo a un amico 27Mar
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina XIV - Palermo
Le lettere del libro "D'accordo con luna" testimoniano metodi, tempi
e passioni d'altri tempi L'AMORE AI TEMPI DELLA POSTA RACCONTA I FIDANZAMENTI
CASTI GABRIELLO MONTEMAGNO "Signorina Elvira, sento di volerle bene e son
convinto di potergliene volere infinitamente di più se Lei volesse ricambiare
questo mio nascente e già profondo sentimento". Pietro (ma il vero nome
era Peppino), soldatino ventenne della prima guerra mondiale, non ha mai
conosciuto Elvira, non le ha mai parlato, non le ha mai stretto la mano, l'ha
soltanto intravista una volta per qualche secondo. è bastato un secondo per
infiammare l'animo di quel poetico soldatino. E, innamorato com'è della
scrittura e della poesia, dalla solitudine dei teatri di guerra, indirizza
all'amata lettere piene di ottimismo e di buon senso. "Non sapevo perché,
in base a quale ragione reale indovinassi in Lei, in lei a me sconosciuta, un
lontano interessamento?". Sembra l'esempio concreto di un pensiero di
Marcel Proust: "I legami fra una persona e noi esistono solamente nel
pensiero". Ma è altrettanto sorprendente che la ragazza, o in seguito a
quel primo sguardo o in ragione delle convincenti missive, sia stata colta
dalla stessa attrazione fatale. O forse non è troppo sorprendente se si
considera come ai giorni nostri bastino pochi conversari attraverso internet
per intrecciare legami (quanto effimeri?) fra due perfetti sconosciuti.
Comunque, Pietro ed Elvira intratterranno un amore epistolare che durerà ben
cinque anni, dal 1916 al 1921, durante la guerra, durante la smobilitazione e
anche durante il congedo di Pietro-Peppino. In tutto questo periodo si vedranno
poche volte, e con sotterfugi per non compromettere la reputazione della
ragazza, durante le licenze del soldato, fra Milazzo e Francavilla di Sicilia,
residenze delle famiglie dei due giovani. E nel novembre del '
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina XV - Firenze
Legalità Libertà Merito Codice etico ma troppo buono Università, non prevede
sanzioni né commissione La bozza mette all'indice nepotismo e conflitti di
interesse ERNESTO FERRARA FRANCA SELVATICI Il prorettore vicario Alfredo
Corpaci, ordinario di diritto pubblico, ha illustrato ieri in senato accademico
la bozza di codice etico dell'Università di Firenze elaborata dalla commissione
che egli stesso ha presieduto. L'obiettivo dichiarato del documento è quello di
"impegnare i membri della comunità universitaria ad assumere comportamenti
idonei a diffondere i valori fondamentali della cultura della legalità, della
solidarietà e del rifiuto di ogni discriminazione". Si sottolineano, in
particolare, i principi di "correttezza, imparzialità, tutela della
libertà e dignità delle persone, della libertà di insegnamento, di ricerca e di
studio" e si afferma che chi opera nell'università ha il dovere di
"garantire in ogni circostanza il rigoroso rispetto del criterio del
merito". Parole in qualche modo rivoluzionarie in una realtà universitaria
umiliata dal nepotismo. Passando alla indicazione dei comportamenti concreti,
all'articolo 4 (trasparenza e imparzialità) la bozza di codice etico stabilisce
che il personale docente e non docente dell'Università deve astenersi "da ogni comportamento che possa dar luogo a conflitti di
interesse". In particolare ogni dipendente dell'Università sarà tenuto a
rendere note ai propri superiori le situazioni di conflitto di interesse,
"anche solo potenziale". Non dovrà assumere né concorrere ad assumere
decisioni o compiere atti che coinvolgano parenti, affini o anche
organizzazioni a cui aderisca, o imprese con cui intrattenga rapporti.
Dovrà astenersi "da ogni comportamento che possa configurarsi,
direttamente o indirettamente, come una forma di favoritismo o di
nepotismo", e "rifiutare ogni donazione, finanziamento o altra
utilità che possa costituire, anche indirettamente, ostacolo al rigoroso
rispetto del criterio di merito o possa comunque porre in dubbio l'imparziale
esercizio delle proprie funzioni". Ad accertare le eventuali violazioni
sarà il Garante dei diritti dell'ateneo. A differenza del Codice etico da tempo
in vigore all'Università di Bologna, la bozza fiorentina non introduce il
concetto di "nepotismo presunto" e non prevede una commissione etica.
Di sanzioni disciplinari non si fa alcuna esplicita menzione. "Chi lo
applica questo codice?", si chiede Alessio Branciamore, rappresentante di
Sinistra Universitaria in senato accademico. "La bozza è già un segnale di
trasparenza", commenta Paolo Marcellini, preside della facoltà di scienze
matematiche, fisiche e naturali: "Preferirei però un linguaggio più
accessibile e vorrei che nel testo definitivo non ci fosse alcuna traccia di
ambiguità. Il codice deve essere una linea guida per noi, e per questo deve
essere assolutamente trasparente". Ora sulla bozza dovranno esprimere un
parere il Comitato pari opportunità, il Comitato tecnico consultivo e i
sindacati. Il professor Corpaci spera che il codice possa essere approvato
entro due mesi.
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Economia Dalla
"liaison" con An alla simpatia per Berlusconi, così hanno ritirato il
sostegno a Spinetta E la lobby dei piloti ci ripensa "Ben venga il piano
del Cavaliere" Sfida aperta ai confederali e appoggio alla cordata
italiana, ma senza Toto ROBERTO MANIA ROMA - La questione è anche politica. I
piloti - va da sé - sono il nerbo dell'Alitalia. Ma la ribellione dell'Anpac,
il primo sindacato tra i comandanti, contro l'ultima versione del piano
dell'algido corso Jean Cyril Spinetta non è politicamente neutra. Perché quella
che fu anche "Aquila selvaggia" negli anni
( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Stai consultando
l'edizione del "Ho ben chiaro qual è l'obiettivo di Magdi Allam. Lui vuole alimentare i conflitti, infiammare lo scontro di
civiltà per passare alla storia come un simbolo e una vittima. Mi auguro che
dopo il battesimo trovi pace interiore. Scommetto invece che arriverà un libro
sulla sua conversione, spero solo che darà i soldi in beneficenza a qualche
parrocchia" Afef Jnifen la Stampa 28 marzo.
( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Stai consultando
l'edizione del Alitalia, il bluff è pagato da tutta la comunità Cara Unità, Su
Alitalia gli alleati di Silvio Berlusconi esaltano ora le doti del loro leader,
che con il furbo annuncio dell'inesistente cordata italiana, avrebbe spinto Air
France ad una maggiore disponibilità nelle trattative. Semplice fenomenologia?
No, c'è ben altro in palio. In un mercato globale dove i giudizi delle Agenzie
di Rating sono la bibbia delle relazioni internazionali, l'affidabilità del
possibile contraente è patrimonio inestimabile. Se ti fidi del tuo partner
d'impresa, puoi risparmiare sui cosìddetti costi di transazione: accertamenti e
precauzioni che valgono denaro e tempo, dunque altro denaro. Il bluff fa parte
del bagaglio di ogni buon giocatore di poker, ma nei rapporti economici è un
trucco che si paga, subito e a caro prezzo. Le relazioni fra governi e fra
questi e le forze economiche non sono partite private, mettono in gioco la
reputazione e dunque il destino di una comunità di cittadini, imprenditori e
lavoratori. Ma la politica della campagna elettorale permanente, con
l'obiettivo di un immediato consenso di opinione, fa della bugia un'arma
essenziale, come il bluff nel poker. A chi potrebbe governare una nazione, è
forse giusto chiedere una responsabilità che vada oltre il successo di una
partita personale. Marco Lombardi Alitalia/2 Non sapeva dell'offerta Air
France? Strano per un aspirante premier Cara Unità, nell'esternare sulle
presunte cordate italiane sull'Alitalia, Berlusconi ha fatto altre due
affermazioni che vorrei sottolineare: la prima è quella che lui credeva che la
trattativa con Air France si facesse per una fusione e non per l'aquisizione,
pur rimanendo il marchio Alitalia. Per uno che è stato per sei anni a capo del
governo e che aspira a ritornarci non aver capito, dopo mesi di trattative ed
atti pubblici, di cosa veramente si trattava ci deve far preccupate sui seri rischi
che corre l'Italia in caso di sua vittoria elettorale. L'altra affermazione che
crea dubbi è quella sulla difesa dell'italianità della compagnia di bandiera
quando lo stesso fa un uso ostentato del proprio parco macchine con auto di
marca straniera. Nello Bracalari, Grosseto Mozzarella, nessuno spiega chi ha
portato diossina in Campania... Cara Unità, adesso tocca alla mozzarella di
bufala, dobbiamo sapere se contiene una quantità sopportabile di diossina per
rassicurare i mercati esteri. Ma nessuno ci spiega perchè la diossina è
arrivata nei terreni della Campania, chi l'ha inviata, chi l'ha sotterrata, chi
sono i veri responsabili di questo disastro. Portatori della logica del qui e
ora, incuranti delle conseguenze che provoca qualsiasi atto, hanno fatto sì che
imprenditori del Nord, quelli che difendono Malpensa, si siano serviti di
malfattori del Sud per far scaricare nel Sud medesimo bidoni di materiali
tossici che stanno distruggendo l'economia della Campania. Questo ho letto e
sentito nei reportages nel momento caldo della spazzatura incombente nelle
strade, ma poi nessuno ne parla più come se la diossina nei terreni ci fosse
arrivata da sola. E non mi si dica che nessuno ne sapeva niente, perchè ci sono
fior di sceneggiati nostrani che da questo argomento sviluppano le loro trame.
Mala vita organizzata che in combutta con irreprensibili imprenditori devastano
i territori causando malattie e disastro economico. Ludovica Muntoni
Informazione, subito una legge sul conflitto di interessi Cara Unità, per l'ennesima
volta il cavaliere l'ha sparata grossa! Ma come al solito è stato malevolmente
e malamente interpretato... In un qualsiasi paese civile e moderno e in ogni
democrazia matura chiunque si fosse macchiato di tale leggerezza (si badi una
sola e non millanta) si sarebbe prostrato a chiedere umilmente scusa e un
attimo dopo si sarebbe dimesso da qualsiasi incarico di responsabilità
pubblica. Qui da noi invece l'autore di questi inenarrabili disastri
istituzionali ha l'arroganza di affermare che la colpa è di quei pennivendoli
che infestano la stampa e dei grandi giornali tutti in mano alla sinistra
(sic!). Sorge allora spontanea la domanda: "Come è possibile tutto
questo?". L'unica risposta plausibile per questo mondo alla rovescia è la seguente:
essendo egli il padrone e il signore di quasi tutta l'informazione (e se per
sciagura dovesse vincere le prossime elezioni possiamo anche togliere il quasi)
può riuscire a far credere ai suoi concittadini tutto quello che vuole,
capovolgendo sistematicamente la realtà inoppugnabile dei fatti, ricoprendoli
di falsità che ripetute all'infinito dai suoi megafoni di regime diventano
"vangelo e sacrosante verità". Allora urge riavvicinarci al mondo
normale ponendo fine a questa deriva del conflitto degli interessi.
Si abbia il coraggio di prendere come modello da utilizzare una qualsiasi
normativa antitrust vigente in Francia, in Spagna, in Germania, in Gran
Bretagna, negli Usa, ecc. e la si applichi sic et simpliciter qui da
noi...credo che il cavaliere da buon liberale non avrebbe alcunchè da
obiettare...o forse mi sbaglio? Oreste Ferri, Ariccia (Roma) Elezioni, comunque
vada il Pd non perda il profilo innovatore e riformista Cara Unità, da elettore
del Pd non mi fido dei sondaggi e non so come andranno a finire le prossime
elezioni. Il mio auspicio è che anche se il Pd dovesse perderle, non abbandoni
il suo profilo riformista, innovatore e liberale così come la sua vocazione
maggioritaria, ma li confermi e li rafforzi e non aderisca all'idea di un
ritorno al passato rifacendo alleanze non omogenee ed impraticabili con la
sinistra estrema. Alessandro Scarpari, Botticino (Bs) Non lasciamo la parola
"libertà" in mano alla destra Cara Unità, Casa della Libertà, Popolo
della Libertà, ma perché dobbiamo lasciare a Berlusconi l'esclusiva della
parola libertà? Perché dobbiamo lasciare a Fini, alla Mussolini e a Rauti di
fregiarsi di questa parola visto che militano nel partito del boss di Bossi? Se
non sbaglio i nostri Padri hanno dovuto lottare e morire per conquistare il significato
di questa parola proprio ocntro coloro che questa parola (i fascisti) avevano
negato per un ventennio e che ai giorni nostri sono rappresentati dagli eredi
naturali soprannominati, inglobati nel partito di Berlusconi per raccattare
qualche voto. Perciò noi, e lo dico in special modo a Veltroni, dobbiamo
riappropriarci della parola libertà e non lasciarla nelle mani di chi
strumentalmente la usa, senza averne alcun diritto e chi vorrebbe sostituire la
data del 25 aprile (Fini) con quella del 13 aprile, giorno della presunta
vittoria (ma non succederà) della destra. Armando Ferrero, Alba.
( da "Liberazione" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Lombardia nel cuore
della "grande coalizione" che sogna di liquidare
il conflitto sociale "Formitroni" marcia su Roma Solo la Sinistra può
fermarlo Mario Agostinelli* Se, dopo le elezioni, Formigoni calerà a Roma da
ministro, lo farà con l'intenzione di estendere a livello nazionale un sistema
di interessi che ha creato
disuguaglianze in Lombardia, saccheggiato il territorio, portato al
mercato i diritti costituzionali rinsaldati dalle lotte del mondo del lavoro.
Questo sistema costruito con il beneplacito della Lega, ha trovato sul campo
consenso e convergenze nel Pd del Nord, che ha anticipato qui lo scenario
nazionale della "grande coalizione" Veltroni-Berlusconi, all'orizzonte
se la Sinistra Arcobaleno perde elezioni. C'è una ragione decisiva per la
mobilitazione di tutto il corpo militante diffuso, in particolare di
Rifondazione comunista, da qui al 14 Aprile: chiarire che il fallimento della
costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra corrisponderebbe al
via libera ad una modifica su scala nazionale, dopo che in Lombardia ha già
fatto le prove, del quadro costituzionale da cui dipende la condizione di vita
di milioni di lavoratori. Nella nostra regione infatti, un federalismo
secessionista, il sostegno ad un modello che consuma più di quanto produce e
che crea ricchezza non redistribuita dando fondo al patrimonio di conquiste
sociali e di beni comuni e naturali ereditato, non solo non è stato contrastato
dagli ex Ds e dall'ex Margherita, ma è stato all'origine della rottura
dell'Unione, assai prima della caduta di Prodi. Solo Rc, Verdi, PdCI e Sd,
creando tra di loro un tessuto unitario irreversibile, hanno contrastato il
disegno formigoniano con nettezza, lavorando sul territorio, legandosi ai
movimenti come quello sull'acqua, sui parchi, sulla scuola pubblica e sulla
casa, sulle grandi opere e portando in Consiglio Regionale una battaglia
limpida, fino alla presa di distanza da uno Statuto "bipartisan" che
avalla un quadro di principi istituzionali incoerenti con la Costituzione
Italiana. E' evidente che Formigoni spera di trarre beneficio dalle prove di
convergenza effettuate in questo ultimo anno anche quando lo affiancheranno
nelle "aborrite" stanze romane, oltre al fido Lupi, l'attuale
assessore all'assistenza Abelli e addirittura Vignali, il presidente della
Compagnia delle Opere. E che il Pd non abbia rinunciato ad un disegno di
inciucio nazionale è confermato dall'incredibile visita di Veltroni e del
segretario lombardo Martina allo staff della Compagnia proprio nei giorni del
suo tour in pullmann a Pavia. La Lombardia ha sempre avuto un ruolo strategico
sottovalutato dalla classe dirigente politica nazionale. L'ha avuto con
l'affossamento dell'etica politica di Craxi, con le pulsioni distruttive e
secessioniste di Bossi, con il populismo aziendalista e liberista di
Berlusconi: ora potrebbe venire il momento del comunitarismo antistatale e
confessionale di Formigoni. Dalla Lombardia nasce la responsabilità di noi tutti
di richiamare alla Sinistra Arcobaleno la questione sociale del Nord, che ha
connotati operai e di genere, che erode il tessuto laico e pubblico delle
istituzioni e che, soprattutto, altri possono brandire e declinare in modo
moderato e interclassista, eliminando il conflitto come motore della democrazia
e della partecipazione. La nostra campagna elettorale ha quindi una
straordinaria valenza nazionale. *Capogruppo regionale Prc-Se 29/03/2008.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Commenti Pagina 318
Il patriota repubblicano che piace ai democratici snobba Russia e Onu --> Il
nostro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, continua a ripetere in
televisione che, grazie a lui e al governo Prodi, l'America avrebbe cambiato
politica estera. Non lo dice per fare una battuta, lo dice sperando che
qualcuno ci creda. Più seriamente, l'Economist in edicola questa settimana
spiega: qualunque candidato americano vincerà le elezioni presidenziali del
prossimo 4 novembre ed entrerà alla Casa Bianca il 20 gennaio 2009, sarà esso
un democratico come Barack Obama o Hillary Clinton oppure un repubblicano come
John McCain, non vorrà, non potrà e non saprà ribaltare la politica estera di
George W. Bush di questi anni. "È bizzarro - scrive l'autorevole
settimanale britannico - quanto spesso gli stranieri restino sorpresi
nell'apprendere che i presidenti americani servono gli interessi
americani, non quelli del resto del mondo". Chiunque sarà il nuovo
presidente degli Stati Uniti avrà certamente la necessità di cambiare tono, di
apparire più buono, di mostrare la faccia pulita, ma niente di più. Ci sarà un
gran parlare della necessità di lavorare insieme con gli alleati, ma in realtà
l'approccio non sarà molto diverso da quanto già detto e fatto dall'attuale
Amministrazione Bush fin dall'inizio del suo secondo mandato (malgrado D'Alema
fosse ancora all'opposizione). Quando e se servirà, gli americani guidati da
Obama o da Clinton o da McCain continueranno ad agire da soli. Barack Obama è
il candidato più distante da Bush, perlomeno sull'Iraq, anche se la sua principale
consigliera di politica estera ha spiegato che da presidente dovrà cambiare
strategia e ascoltare che cosa diranno i generali impegnati sul campo prima di
prendere una decisione. E oggi i generali impegnati sul campo dicono di restare
in Iraq e che ritirarsi sarebbe una follia. McCain è quello più in sintonia con
la dottrina Bush post 11 settembre, mentre Hillary si barcamena a metà strada,
consapevole che da comandante in capo dovrà difendere l'America dal jihad
globale e che da candidato alle primarie deve conquistare i voti dell'ala
sinistra del partito. Il caso McCain è quello più interessante anche perché,
per certi versi, tra i candidati è quello più onesto nel dire che cosa vorrà
fare una volta alla Casa Bianca. La sua retorica appare diversa da quella di
Bush, ma la sostanza è la medesima, forse ancora più diretta, cioè più
bushiana, di quella dell'attuale presidente. Mercoledì, a Los Angeles, il
candidato repubblicano ha spiegato che personalmente odia la guerra, visto che
tutta la sua vita è stata caratterizzata da eventi tragici legati ai conflitti mondiali in cui i suoi familiari sono stati
impegnati. McCain chiuderà il carcere di Guantanamo, ma proverà a trovare una
soluzione giuridica al problema dei terroristi catturati in battaglia. Non offrirà
scuse a chi crede che l'America torturi i terroristi e si occuperà del
surriscaldamento terrestre con la stessa passione ed entusiasmo di un
ambientalista provetto, ma in un modo economicamente compatibile.
McCain, inoltre, ha rassicurato gli alleati spiegando che il loro sostegno e i
loro consigli saranno fondamentali e saranno presi in considerazione. Ma, sul
merito, la sua America non arretrerà di un millimetro in Iraq, in Afghanistan e
nella lotta senza quartiere ai guerrasantieri di Allah e ai regimi che si
vogliono dotare dell'arma atomica, a cominciare dall'Iran. Il presidente McCain
punterà su una "Lega delle democrazie", più che sulle obsolete e
inefficaci Nazioni Unite, sposando la principale delle idee guida dei
neoconservatori americani. McCain, inoltre, vorrà ampliare il club del G8 alle
grandi economie democratiche di India e Brasile, escludendo la Russia e
chiudendo la porta ai suoi sogni nostalgici e autoritari. Infine vuole
trasformare la Nato in un baluardo militare in difesa della libertà. McCain ha
detto che per vincere le sfide di questo nuovo secolo americano ci vuole molto
più della semplice forza militare, ma la strategia per sconfiggere l'ideologia
d'odio dell'Islam radicale resterà sempre quella volta a cambiare lo status quo
dispotico mediorientale. "Sono un idealista realista", ha detto
McCain per usare un sinonimo meno urticante di "neocon". CHRISTIAN
ROCCA.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Ans, i sardi nel
mondo che non piangono sul pane carasau, il futuro dei giovani. In viaggio
sulla Carlo Felice, Beppe Severgnini si racconta. E il 31 sarà a Cagliari, con
l'associazione Italia-Inghilterra, a parlare di lingua italiana: dei malvezzi
della grammatica e dell'etica --> Aeroporto di Elmas: il cronista che è in
lui prende nota, lo scrittore fa il resto. E trasforma l'indignazione in
surrealismo. Beppe Severgnini è appena arrivato a Cagliari e ha bisogno di
un'auto a noleggio per raggiungere Nuoro. Cerca Herz e Avis e le trova a
( da "Secolo XIX, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Ferrara: "La
mia lista per la vita riaccende la voglia di valori e passione" candidati
premier Il giornalista e politico vede una campagna elettorale "senza
prospettiva". "Io do una possibilità in più" 29/03/2008 luigi
leone GIORNALISTA, politico, conduttore televisivo. E un impenitente istrione.
Qualunque di questi abiti indossi, e massimamente quando li veste tutti
insieme, Giuliano Ferrara è probabilmente il più creativo sparigliatore dei
giochi politico-intellettuali di questo Paese. Se deve pronosticare il
risultato di questa competizione elettorale va giù che più piatto non si può:
"Vince Berlusconi e non c'è alcuna possibilità che perda". Ma se usa
la sua personalissima lente d'ingrandimento di polemista raffinato e ruvido,
quando serve, allora getta la cappa e la spada del candidato premier - "mi
fa ridere questa definizione" - e se ne esce con lo scacco matto al re
("il Cavaliere ha sbagliato a non volere l'apparentamento con la mia
lista") mangiando l'alfiere ("Veltroni ha ricevuto un'apertura di
credito, ma qualcosa potrà costruirlo solo dall'opposizione"). Giuliano
Ferrara, che campagna elettorale è questa? Prima soft, poi più urlata. E ora
siamo agli sgambetti. "Io vedo l'illusionismo al potere, nulla ha
consistenza. Non sono un moralista dell'antipolitica e una quota di chiacchiere
propagandistiche è fisiologica, però qui si va oltre il segno, manca una
qualsiasi prospettiva". A parte quella che offre lei... "La mia idea
è stata proporre un'altra cosa. Al Senato si voti pure sull'Alitalia, perché
questa mi sembra la deriva, alla Camera si prenda atto che c'è una possibilità
in più, legata al grande tema che riguarda la vita". E qui le donne
insorgono. "Sbagliando. Non intendo certo riporre la criminalizzazione o
la non criminalizzazione delle donne che abortiscono. E' un capitolo che per
quanto mi riguarda non si è mai aperto. Il problema è lottare contro l'aborto
recuperando l'allegria, la gioia di vivere". Questo, però, si sta
traducendo in un abbraccio davvero insolito fra lei, i suoi sostenitori e le
gerarchie ecclesiastiche. "Guardi, la mia è la lista più laica che è in
campo. Non tiro per la giacca parroci e vescovi, credo che la Chiesa sia nel
giusto se non agisce politicamente. Io cerco il voto laico dei cattolici e il
voto cristiano dei laici: bisogna superare l'ideologia della legge 194 e
riconoscere la dignità della persona umana". Lei si rivolge al più
sterminato bacino potenziale, in realtà rischia di subire la sorte di un
qualunque partitino dello zero virgola qualcosa. "A parte che sono
ottimista e credo che il risultato sorprenderà tutte le Cassandre di questi
giorni, l'errore più grande è voler introdurre a forza la mia iniziativa negli
schemi classici della politica. Gli altri vogliono vincere le elezioni, io
voglio fare la campagna elettorale". È come se l'allenatore di una squadra
di calcio dicesse: giochiamo bene e del risultato chissenefrega. "Però,
giocando bene si vince! E, comunque, a me interessa mettere al centro
dell'attenzione ciò su cui, com'è già avvenuto, il nuovo Parlamento davvero si
dividerà. Sarà l'argomento della vita a produrre le tensioni maggiori, non
l'Alitalia, la politica economica o quella estera. In quei campi le ricette si
somigliano e non potrebbe essere diversamente". Proprio questo,
probabilmente, ha spaventato Berlusconi. Accendere la miccia già in campagna
elettorale non avrebbe giovato alla causa dei numeri del Pdl. "Io credo
che abbia sbagliato. In termini di geografia politica l'apparentamento con il
centrodestra ci stava tutto e avrebbe portato acqua al mulino per il Senato. La
lista avrebbe dato al Pdl un'anima che oggi non ha e non avrei dovuto guidarla
io, ma Roberto Formigoni". Sta dicendo che il Cavaliere potrebbe pentirsi
della sua scelta? "Non gli do la dannazione per questo motivo, gli resto
amico e credo che abbia diritto al lieto fine della partita. Curiosamente,
però, è stato Walter Veltroni ad avvicinarsi di più, culturalmente, a
noi". Anche se alla fine potrebbe essere Pier Ferdinando Casini a trarre
il maggior giovamento, democristianamente ritrovandosi a essere l'ago della
bilancia. "Intanto ho costretto la politica a tirar fuori qualcosa di
meglio. Pd, Pdl e Udc hanno dovuto rafforzare la presenza di candidati più
affini ai temi della vita e della cristianità in generale". E qui c'è
un'altra saldatura con la gerarchia ecclesiastica. .. "Io la saldatura che
vedo è con la voglia delle persone di superare il pragmatismo di arrivare alla
quarta o alla terza settimana con il salario, tema che con altri resta certo
importante,e di volgere lo sguardo verso qualcosa che stia al di sopra".
Ritiene, cioè, che ci sia un riflusso verso le ideologie e di interpretare
quest'ansia del corpo elettorale? "Per carità, la mia lista è per
definizione contro le ideologie". Ma non è ideologico partire dall'aborto
per porre il tema della vita e sollevare l'ancor più grande argomento della
religione, intesa come conflitto fra Occidente e Islam?
"Tutto sta a vedere come ci si pone. Girando per l'Italia percepisco che
c'è voglia di valori, voglia anche di riaccendere la passione. Dopo
antifascismo e antiberlusconismo il problema che più eccita reazioni violente e
censorie è quello che investe la vita, dalla sua origine fisica alla sua
dimensione culturale e politica". Siamo quasi al metafisico...
"Ah no, siamo nel concreto che di più non si può. La questione dell'aborto
si traduce in denatalità e questo è un grande problema politico ed economico
che ha l'Italia e che in misura variabile investe tutto l'Occidente. Stiamo
invecchiando, inesorabilmente e con tristezza. Bisogna cambiare strada e
cambiarla rapidamente, guardando non al 14 aprile, che sta dietro l'angolo, ma
ai prossimi dieci, quindici, venti anni. E' la prospettiva di cui le dicevo e
che manca alle offerte principali di questa campagna elettorale". Senta,
Ferrara, ma secondo lei alla fine chi vince? "Berlusconi. Non c'è una
possibilità su un milione che possa uscire sconfitto. Al Senato avrà qualche
difficoltà in più, ma è un argomento da pallottoliere che verrà superato e che
non mi riguarda". Dunque, addio Veltroni... "Ma no, Walter ha ricevuto
una bella apertura di credito superando la logica dell'Ulivo e dell'Unione e
potrà costruire qualcosa dall'opposizione". Sempre che gli venga
consentito. "Questo è un problema che nella politica italiana non
risparmia nessuno". 29/03/2008 ' 29/03/2008 il "dottore"vince
sicuroBerlusconi ha sbagliato a non apparentarsi con noi. Ma non c'è
possibilità che venga sconfitto 29/03/2008 ' 29/03/2008 veltroni leader anche
se perdeAddio a Walter in caso di sconfitta? No, ha ricevuto una bella apertura
di credito 29/03/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
N. 76 del 2008-03-29
pagina 29 Professione VITTIMA di Stefano Zurlo È l'eroe di oggi. In una società
democratica, che tutto livella e comprime, la vittima sta su un piedistallo.
Coccolata. Riverita. Sotto i riflettori dei media e dell'indignazione generale.
La vittima sfugge, proprio come l'eroe, a una vita piatta. Vestire quei panni
assicura l'uscita dall'anonimato, dà tridimensionalità, garantisce l'ingresso
nel mondo dei privilegiati, anche se c'è da pagare un pedaggio più o meno
pesante. Di più: c'è chi oggi trasforma quella condizione in una professione,
mettendo così in cassaforte il proprio benessere. Porta molto lontano il
ragionamento, condotto sul filo del paradosso, da una coppia di studiosi
francesi: lei, Caroline Eliacheff, è psicanalista, lui, Daniel Soulez Larivière,
è avvocato. Insieme, i due provano a decifrare le griglie del nostro sistema
culturale e rovesciano una montagna di luoghi comuni e di certezze intinte nel
pregiudizio. Possibile che il nostro mondo si stia riempiendo di persone che
hanno subito un danno, un torto, una violenza? Certo, abbiamo cominciato con le
categorie più ovvie e nobili, forse recuperando un ritardo (questo sì)
colpevole: prima le donne, stuprate, violentate, sottomesse, trattate come
oggetti per secoli, e i bambini, costretti in un angolo dalla loro condizione
di debolezza. Poi però anche queste realtà non sono più state sufficienti, c'è
il bisogno, quasi l'ossessione di accrescere il numero di chi possa entrare nel
recinto riservato agli eroi. Ci sono le vittime della strada, delle stragi e
della giustizia ingiusta e via elencando con la mafia, i terremoti, le calamità
naturali. Ci sono vittime che limitano comunque l'esposizione - vedi quelle del
disastro di Linate - e scelgono un profilo basso, sobrio e, come si diceva una
volta, consono alla loro situazione, e altre che si mettono in vetrina
coniugando dolore e business, alla maniera spericolata del vedovo di Erba,
Azouz Marzouk. Certo, come tutte le provocazioni il ragionamento va pesato. Ma
è innegabile che le suggestioni siano fortissime: a tutti i livelli noi
cerchiamo le colpe, non le cause, e dunque riempiamo la realtà di vittime. Se
cade un aereo sarà senz'altro colpa di qualcuno, se un operaio muore sul lavoro
scatterà lo stesso meccanismo di ricerca di un carnefice, di un mostro, della
caccia allo sfruttatore che ha portato fatalmente alla morte del poveretto. Non
parliamo poi della malasanità, il sancta sanctorum del peccato, dell'omissione
colpevole, dell'errore imperdonabile. La morte per malattia o per vecchiaia
tende a diventare sempre più inaccettabile: il vuoto di senso che entra
dappertutto ci impone la ricerca affannosa di una motivazione da qualche altra
parte. Ecco la strada più veloce: trovare un capro espiatorio e portare
parallelamente il malato su quel piedistallo. Dove si può sostare col desiderio
di scendere al più presto e con addosso il disagio di chi non vuole trasformare
le lacrime in stelle filanti, come documenta tutta la storia della famiglia
Calabresi, dalle rarissime e misurate esternazioni della signora Gemma, sempre
un passo indietro, fino al libro asciutto e antiretorico del figlio Mario,
Spingendo la notte più in là. O dove anche la malattia, la morte, il dolore
scompaiono per lasciare il posto allo sdegno, all'esecrazione, a
un'elaborazione rabbiosa del lutto. E diventano le note salienti di un
curriculum che niente e nessuno potrà mettere in discussione e anzi rappresenta
un capitale prezioso nei palazzi della politica: così Antonio Boccuzzi,
l'operaio sopravvissuto allo spaventoso rogo della Thyssen, è stato catapultato
nelle liste dei Democratici in vista delle prossime elezioni. E, se eletto,
entrerà in un Parlamento affollato da esponenti del partito delle vedove e
degli orfani. Il tempo delle vittime. Così s'intitola il saggio firmato da Eliacheff
e Soulez Larivière e pubblicato da Ponte alle Grazie (pagg. 217, euro 16,80,
traduzione di Monica Fiorini). I due partono dalla Shoah e dalla mattanza
operata dal nazismo, ma poi attraversano tutto il malessere della nostra
società, le sue nevrosi mascherate e travestite da solidarietà per chi è stato
trattato in modo non corretto. Fino al caso estremo: "il mistificatore che
si traveste da vittima": per esempio Piano Man, il falso artista comparso
dal nulla sulle spiagge inglesi. La traiettoria è sempre la stessa, anche sullo
scacchiere internazionale. "Dagli anni Ottanta in poi - proseguono i due saggisti - tutti i conflitti sono stati
complicati da questo bisogno di presentarsi come vittime virtuali che accorrono
in soccorso a vittime reali". Un esempio? "La retorica che ha
accompagnato l'ultima guerra contro l'Iraq". Per non parlare "della
lettura delle guerre africane secondo lo schema vittima/colpevole".
Infine gli studiosi puntano il cannocchiale sull'altare destinato alla
glorificazione delle vittime: il processo penale. Abbiamo speso centinaia di
anni per allontanare le vittime dall'arena processuale, ma ora stiamo facendo
marcia indietro. In Francia (ma il discorso ha forti analogie con la realtà
italiana) una legge del
( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
DOPO LA DIFFUSIONE
SUL WEB DEL DOCUMENTARIO REALIZZATO DA UN DEPUTATO OLANDESE DI ESTREMA DESTRA
"Il film anti-Corano incita all'odio" [FIRMA]MAURIZIO MOLINARI CORRISPONDENTE
DA NEW YORK "Promuove odio e incoraggia violenza, non ha nulla a che
vedere con la libertà di espressione". E' duro il giudizio del segretario
generale dell'Onu Ban Ki-moon sul filmato "Fitna" (in arabo: lotta
intestina) realizzato dal deputato olandese di estrema destra Geert Wilders con
contenuti giudicati "molto offensivi nei confronti dell'Islam". Il
video di 17 minuti ha iniziato a circolare ieri mattina sul web, scatenando
subito proteste dal Pakistan all'Indonesia. "Non c'è giustificazione
possibile a questo filmato" ha sottolineato Michele Montas, portavoce di
Ban, dando atto al governo dell'Aja di tentare di "fermarne la
diffusione". La presa di posizione del Segretario generale nasce dal
timore che il video possa innescare una nuova ondata di violenze nel mondo
musulmano: "Chiediamo a chi è comprensibilmente offeso da queste immagini
di rimanere calmo". In occasione delle passate proteste islamiche contro
le vignette su Maometto pubblicate da un giornale danese venne assaltata dalla
folla di Beirut la locale sede delle Nazioni Unite e proprio per scongiurare il
ripetersi di simili eventi Michele Montas sottolinea: "L'Onu è il centro
degli sforzi mondiali per portare avanti il reciproco rispetto, comprensione e
dialogo, la vera divisione non è tra società musulmane e
occidentali ma tra piccole minoranze di estremisti interessate a promuovere
ostilità e conflitti". Poco prima della presa di posizione di Ban Ki-moon
erano stati i governi di Marocco, Indonesia, Iran e Bangladesh a condannare il
video in cui si traccia un legame diretto fra il Corano e il terrorismo.
In Giordania un gruppo di giornalisti ha detto che porterà Wilders in tribunale
impegnandosi al tempo stesso a lanciare una campagna di boicottaggio contro i
prodotti olandesi. I disordini più violenti sono avvenuti a Karachi, la
maggiore città del Pakistan, dove il partito islamico Jamaat-i-Islami è sceso
in strada al grido di "Morte al regista olandese", mentre minacce di
attentati venivano recapitate alla sede diplomatica dell'Aja a Islamabad. Il
governo pakistano ha convocato l'ambasciatore olandese esprimendo una formale
protesta. A Kabul sono state bruciate bandiere olandesi. Il governo dell'Aja è
stato esplicito nel condannare il video nel quale si mostrano immagini degli attentati
terroristici avvenuti a New York nel 2001 e a Madrid nel 2003. "Il film
equipara l'Islam alla violenza e noi rifiutiamo tale interpretazione" ha
detto il primo ministro Jan Peter Balkenende, mentre la presidenza slovena
dell'Unione Europea ha attribuito all'autore l'"intenzione di infiammare
l'odio". Anche l'Olanda, in sintonia con Ban, ha tentato di recapitare al
mondo musulmano messaggi tesi a prevenire violenze. "Chiediamo ai
musulmani nel mondo di non attaccare sedi olandesi o turisti provenienti dal
nostro Paese" è stato l'appello lanciato da Mohammed Rabbae, capo della
comunità marocchina nei Paesi Bassi, ricordando come "in Olanda vivono 850
mila musulmani, circa il 5 per cento della popolazione". In serata il sito
web "LiveLeak.com" ha rimosso il film dopo che il suo staff ha
ricevuto "minacce di natura molto grave". La pellicola è stata
tuttavia disseminata in Internet attraverso numerosi altri siti.
( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Mbra un paradosso, ma
alla vigilia di Lazio-Inter il più sicuro sembra essere proprio Roberto
Mancini, che di certezze per il futuro ne ha certamente meno di Spalletti dopo
la sparata delle dimissioni "usa e getta". Quando, infatti, mancano
poche ore a Lazio-Inter, l'allenatore più imprevedibile d'Italia afferma:
"A fine campionato saremo noi i primi". Se lo pensi davvero o se sia
un escamotage per caricare i suoi ragazzi è difficile accertarlo. Mancini non
dà però l'impressione di subire il chiacchiericcio insistente che si fa sulla
sua panchina. Piuttosto, ha pensato di rimboccarsi le maniche per invogliare
tutto il suo gruppo a remare dalla stessa parte, mettendo da parte dolori e
dolorini. Per battere la Lazio, dunque, c'è bisogno anche di Cambiasso in
tribuna e di un Ibrahimovic a mezzo servizio, causa un ginocchio a serio
rischio. Anche l'impenetrabile Vieira all'ultimo momento ha recuperato dal
problema al retto femorale e ieri veniva dato come sicuro protagonista in
campo. Cercare di spazzar via il ricordo di quel maledetto 5 maggio che costò a
Moratti uno scudetto al fotofinish è un esercizio obbligato. L'Inter può
riscrivere una parte della sua storia, l'occasione è ghiotta. Il campionato è
ormai arrivato ad uno snodo importante e c'è chi è pronto a puntare l'indice al
minimo sospetto. Collina suggerisce accortezza. Rosetti, arbitro di
Lazio-Inter, ha colto il messaggio e infatti venerdì sera non ha partecipato
alla festa della "Gazzetta dello Sport" per non incrociare Moratti.
Il calendario del campionato e la relativa classifica hanno intanto prodotto un
bizzarro intreccio. L'Inter, che ora viaggia a +4 sulla Roma, ha innescato,
complice la crisi, un nuovo derby romano. Il conflitto d'interessi del tifoso di fede romanista e
laziale, infatti, è diventato un rompicapo dalle mille sfaccettature. I
giallorossi sono costretti a tifare per i biancocelesti, mentre alla Lazio
viene chiesto di regalare lo scudetto alla Roma. In mezzo a questo
dibattito ci sono due allenatori che ancora non hanno digerito la
stracittadina. Spalletti e Delio Rossi, infatti, hanno deciso di darsi
battaglia sul fronte dialettico. La miccia l'ha accesa il laziale: "Adesso
tutti fanno il tifo per noi - ha detto -, ma fino all'altro giorno volevano
vederci morti o in B. Ci giochiamo noi contro l'Inter, mica gli altri".
Rossi non nomina mai i tifosi della Roma, ma il destinatario è chiaro quanto il
messaggio: non curatevi di Lazio-Inter, pensate piuttosto a Cagliari-Roma.
Chiamato ad esprimere la sua preferenza, non si tira però indietro: "Io
per lo scudetto voto Inter". La replica di Spalletti non s'è fatta
attendere: "Non me ne frega nulla di chi vince all'Olimpico, io penso solo
alla Roma. Perché se noi vinciamo in Sardegna e la Lazio perde, va a -30 da noi
e non sarebbe male. Vorrà dire che quella squadra che alcuni dicono sia più
forte di noi in qualcosa andrà rivista". Spalletti usa questa tecnica per
pungere l'avversario e spingerlo a dare il meglio nella speranza di festeggiare
il quasi aggancio già domattina a Trigoria. I tifosi giallorossi si sono dati
appuntamento lì a prescindere, per caricare la squadra in vista della
Champions. Mancini preferisce piuttosto concentrarsi sull'immediato mettendo in
chiaro alcuni concetti. Ad esempio, non accetta che si parli di periodo
delicato: "Sarebbe così se fossimo 4 punti dietro alla Roma, invece siamo
avanti e le ultime due gare sono state un po' particolari". Come al
solito, non risparmia frecciate al dottor Combi per la gestione degli
infortunati: quando parla delle condizioni di Stankovic sottolinea che "quest'anno
i suoi problemi sono derivati dai troppi infortuni, senza mai sapere quello che
aveva". Insomma, i rapporti tra i due non migliorano, nonostante
l'intervento di Moratti che aveva invitato entrambi ad usare il buonsenso. Un
Moratti in questi giorni particolarmente vicino all'Inter tanto che stasera
potrebbe essere in tribuna all'Olimpico dopo aver fatto visita alla squadra in
ritiro.
( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
"Fitna",
il giorno dopo Il mondo musulmano, dall'Egitto all'Indonesia, rispedisce al
mittente il corto del deputato olandese Geert Wilders. Anche l'Onu condanna il
film anti-islam, visto già da più di tre milioni di utenti. Nessuna violenza ha
seguito la sua diffusione in rete A. Di Ge. Fitna, the day after. Il filmato
anti-islam del deputato olandese di estrema destra Geert Wilders, da ieri
diffuso su internet, diventa il caso del giorno all'Onu. Il segretario generale
Ban Ki-moon ha condannato, "nei termini più forti possibili", la
diffusione di quel corto di quindici minuti intitolati, appunto, Fitna
(discordia), che dalla notte scorsa circolano nel sito www.liveleak.com,
visitato già da più di tre milioni di utenti. Ban Ki-moon ha sottolineato che
"non c'è giustificazione per un linguaggio che promuove l'odio o per chi
incoraggia la violenza. Dobbiamo riconoscere che la vera divisione non è tra
società musulmane e occidentali, come qualcuno vuole farci credere, ma tra piccole minoranze di estremisti che, da diverse parti,
sono interessate a promuovere ostilità e conflitto". Mentre in Pakistan
sono ripartite le manifestazioni in strada, dal Bangladesh all'Indonesia, fino
all'Egitto e la Giordania, la condanna è stata unanime: il breve film è stato
bollato come un "atto insensato". L'Iran, attraverso un
portavoce del ministero degli affari esteri, ha fatto sapere di considerare
"l'iniziativa ripugnante, un vendetta di alcuni occidentali" ma la
confraternita dei Fratelli musulmani ha minimizzato l'evento, invitando tutti a
"ignorare il film". Preoccupate per le possibili ritorsioni -
l'autore del corto Wilders, invece, si è affrettato a chiamarsi fuori da qualsiasi
responsabilità per eventuali rappresaglie contro i Paesi Bassi - le forze
dell'ordine hanno isolato ieri il palazzo del parlamento all'Aja ma la
situazione nella città, come nel resto del paese, è risultata essere calma. La
comunità musulmana olandese si è mobilitata e ha lanciato un appello
distensivo: "Chiediamo ai nostri fratelli musulmani di non reagire con
attacchi contro ambasciate o turisti olandesi - ha dichiarato il Presidente del
consiglio nazionale dei marocchini, Mohamed Rabbae, in una conferenza stampa ad
Amsterdam - Far torto all'Olanda significherebbe far torto anche a noi".
Tra coloro che hanno respinto al mittente il filmato c'è anche il primo
ministro olandese Jan Peter Balkenende che, con un messaggio in tv, ha preso le
distanze dalla decisione del parlamentare di diffondere Fitna sul web. "Il
film - ha dichiarato - mette insieme Islam e violenza. È un'interpretazione che
rifiutiamo. Crediamo che il film non abbia altro scopo se non quello di
offendere". Le tesi di Wilders sono da biasimare anche per il presidente
del Parlamento europeo, Hans-Gert Poettering, il quale ha espresso solidarietà
al governo olandese "che rappresenta una società tollerante". Il
corto del leader di estrema destra del Partito per la Libertà (Pvv) è un
delirante collage di sequenze che portano all'equazione Islam-terrorismo. Si
apre con un'immagine del profeta Maometto che al posto del turbante ha una
bomba in testa (ma Kurt Westergaard, il disegnatore della vignetta già ritenuta
blasfema dai musulmani, si è risentito: Wilders non avrebbe chiesto nessuna
autorizzazione per il suo utilizzo e l'illustrazione finirà in tribunale per
riscuotere i "diritti d'autore"), continua con le pagine del Corano e
alcuni versetti estrapolati messi in relazione con scene raccapriccianti di
attentati (dalle Twin Towers fino a Madrid e Londra); fa poi vedere una bambina
di tre anni e mezzo che, intervistata, dice che gli ebrei sono "scimmie e
maiali" e si conclude mostrando un futuro fosco con frotte di ragazzini
olandesi sanguinanti.
( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
In Colombia si parla
di uno schema per liberare Betancourt. Le vittime meno illustri della guerra
non interessano Nuovo piano per Ingrid. Ma la piccola Natalia? Guido Piccoli
Ingrid Betancourt e Natalia Tuberquia. La prima è arcinota, tutto il mondo è
preoccupato della sua sorte. Nessuno invece conosce Natalia, 6 anni, uccisa il
21 febbraio 2005, insieme col fratellino Santiago di 18 mesi, i loro genitori
Alfonso e Sandra, il leader della Comunità di pace di San Josè di Apartadò,
Luis Eduardo Guerra, la sua compagna Bellanira e il figlio Deiner di 11 anni. A
dispetto del conformismo informativo, cominciamo da Natalia. Fino a due giorni
fa, c'erano versioni contrastanti su quel massacro. La Comunità di pace e varie
organizzazioni umanitarie internazionali (come l'italiana rete "Colombia
vive") accusavano l'esercito. Il presidente Alvaro Uribe, il vertice
militare e la stampa colombiana lo difendevano, sostenendo che la comunità
fosse un covo di guerriglieri. Preso dal rimorso, un paramilitare smobilitato,
Jorge Luis Salgado, ha raccontato la verità. "Dopo avere ammazzato gli
altri, bisognava decidere la sorte dei due bambini che si erano nascosti sotto
il tetto. La bambina era simpatica e anche il piccolino era molto curioso.
Proponemmo ai comandanti di lasciarli in un casolare vicino, ma risposero che da
grandi sarebbero diventati guerriglieri anche loro. Fu tirata fuori a forza.
Credeva di fare solo un giretto, tanto che salutò il fratello con la mano. Nel
prato, il Cobra la prese per i capelli e le tagliò la gola", ha ricordato
Salgado. Natalia fu decapitata. A Santiago fu aperto lo stomaco. A compiere
quel massacro, realizzato con una crudeltà difficile da riscontrare al mondo,
furono alcuni paramilitari di "Don Berna", il mafioso più potente di
Medellín (attualmente detenuto in una prigione dorata) e 15 tra ufficiali,
sottufficiali e soldati della XVII brigata, che in questi giorni sono stati
arrestati. Nell'editoriale di ieri, intitolato "Apartadò, alla fine
giustizia?", El Tiempo della famiglia Santos applaude che simili atti di
barbarie siano chiariti, ma evita di ricordare la connivenza con gli assassini
in divisa da parte non solo di Uribe, ma anche dei due rampolli Santos del suo
governo, il vice-presidente Francisco e il ministro della Difesa Juan Manuel.
Veniamo a Ingrid. Le voci di un suo ricovero, nel febbraio scorso, in un
ospedale della regione del Meta per curarle epatite e lesmaniosi che la
starebbero consumando, ha spinto il governo a fare qualche concessione alle
Farc. Secondo un decreto firmato da Uribe, dopo l'eventuale liberazione sua e di
qualche altro sequestrato, il governo libererebbe un certo numero di
guerriglieri, anche se accusati di delitti gravi, come omicidio o sequestro. La
mossa farebbe parte di un piano elaborato dall'ultimo dei sequestrati liberati,
l'ex senatore Luis Eladio Pérez, con l'avallo di Nicolas Sarkozy: lo scambio
avverrebbe in Martinica o nella Guayana, i ribelli dovrebbero finire in Francia
come esiliati politici e il governo di Parigi s'impegnerebbe a togliere le Farc
dalla lista delle organizzazioni terroriste a Bruxelles. Non c'è da illudersi
che sia la svolta. "La proposta è confusa e contiene proposte che le Farc
non accetteranno mai", ha detto il suo ex marito, Fabrice Delloye, mentre
il sito di Anncol, che spesso anticipa le posizioni della guerriglia, l'ha
liquidata con un "niente di nuovo". Il prossimo passo spetta comunque
al vecchio Tirofijo. La sua non è una scelta facile. Se la
Betancourt morisse nella selva sarebbe un disastro d'immagine per le Farcma se
fosse liberata chi s'interesserebbe più del conflitto colombiano? Per non
parlare delle altre vittime meno illustri come Natalia.
( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Di CARLO JEAN
L'esercito del Madhi di Moqdada al Sadr ha occupato Nassiryia, città simbolo
del valore e delk sacrificio di tanti nostri soldati. Controlla così le vie di
comunicazione che uniscono Baghdad con Bassora. In tale città continuano con
esito incerto gli scontri fra l'esercito iracheno e le milizie fedeli al
giovane e radicale religioso sciita. Per galvanizzare i 30.000 soldati iracheni
che prendono parte all'operazione, lo stesso primo ministro - Nuri al-Maliki,
un altro sciita - si è recato sul posto. Mercoledì scorso, ha decretato un
ultimatum di 72 ore, entro le quali le milizie sadrite avrebbero dovuto deporre
le armi. Le forze americane e britanniche non partecipano ai combattimenti con
truppe a terra. Si limitano ad appoggiare con consiglieri e con gli aerei le
truppe governative. Anche se l'attacco a Bassora è un episodio della lotta
feroce per il potere fra le varie fazioni sciite, esso ha avuto l'avallo non
solo del governo di Baghdad, ma anche degli USA. Le unità governative che vi
partecipano sono prevalentemente sciite, ma appartengono ad una fazione rivale
a quella di Moqtada, cioè all'ISCI (Islamic Supreme Council for Iraq), pilastro
del governo al-Maliki. E' una testimonianza delle profonde divisioni esistenti
fra gli sciiti. La fazione che fa capo a Moqtada al Sadr è più potente.
Disporrebbe di 50.000 combattenti, di un numero cioè ben superiore a quella
della fazione opposta. L'ISCI ne avrebbe solo 15.000 - facenti parte della
cosiddetta Organizzazione Badr. Ma essa, che fa capo al filoiraniano Aziz
al-Hakim, è molto più consistente al Parlamento di Baghdad ed è essenziale per
garantire ad al-Maliki la maggioranza che gli permette di governare. Per motivi
che ancora non si conoscono, Maliki ed Hakim hanno deciso di sbarazzarsi
dell'ingombrante presenza di Moqtada al Sadr. Gli americani hanno certamente
dato il loro consenso, forse nella speranza di semplificare il quadro politico
iracheno. Eliminando l'esercito del Madhi e con esso la forza anche politica di
Moqtada al Sadr, renderanno più fattibile un accordo con Teheran. L'Iran non si
è mai fidato di Moqtada, che considera un nazionalista iracheno, più arabo che
sciita e un esaltato incontrollabile. Non è da escludere che l'attacco a
Bassora sia stato concordato fra Washington e Teheran, con l'obiettivo di
togliere di mezzo un terzo incomodo. Le vie della politica - soprattutto in
Medio Oriente - sono sempre tortuose. Moqtada, dal canto suo, ha sempre oscillato fra la cooperazione e il conflitto sia con
gli USA che con l'Iran. Qualcosa si è rotto. Allora, sicuramente il governo
iracheno e gli USA - ma probabilmente anche l'Iran - hanno deciso di toglierlo
di mezzo. E' ancora presto per prevedere come andrà a finire. La situazione è
molto ingarbugliata. Lo è anche a Bassora, dove sembra che parte della
truppe governative sia simpatizzante con l'esercito del Madhi. Esso invece si
batte tenacemente. I seguaci di Moqtada hanno interrotto ovunque la tregua
dichiarata nell'agosto scorso e che aveva costituito una delle ragioni
principali della riduzione degli attentati e delle vittime del conflitto. Hanno
sabotato gli oleodotti, dimezzando le esportazioni di petrolio, vitali per
l'economia irachena. Hanno organizzato dimostrazioni un po' ovunque, specie a
Baghdad, dove sono concentrati sulla riva orientale del Tigri. Hanno attaccato
a colpi di mortaio la stessa "zona verde", sede del comando USA e
delle principali istituzioni irachene. Verosimilmente, finché non sarà
terminata vittoriosamente l'offensiva dell'esercito governativo - esaltata
dallo stesso presidente Bush come dimostrazione dell'efficienza del governo
iracheno e delle sue forze di sicurezza - la situazione in Iraq si farà più
difficile. Sicuramente il motivo dell'attacco ad una delle roccaforti
dell'esercito del Madhi è che americani e iracheni si sentivano abbastanza
forti per eliminare dalla scena la milizia che tanti problemi aveva creato a
loro e al governo di Baghdad. In questo quadro, l'occupazione di Nassiryia non
dovrebbe avere particolare importanza strategica. Non può tagliare rinforzi e
rifornimenti alle unità che attaccano Bassora. In una zona aperta come quella,
l'esercito iracheno - con la sua maggiore potenza di fuoco - dovrebbe
incontrare molte minori difficoltà di quelle che stanno rallentandone
l'avanzata nelle strette strade della città. L'unica cosa che si può per ora
affermare è che un successo governativo rappresenterebbe un passo avanti nella
pacificazione del paese. Un insuccesso sarebbe invece disastroso. Annullerebbe
gran parte dei risultati positivi ottenuti con il surge. Renderebbe ancora più
difficile, di quanto lo sia ora, la trasformazione del successo militare in uno
politico. Screditerebbe non solo il governo al-Maliki, ma l'intera struttura
istituzionale del nuovo Stato iracheno. Un accordo fra gli USA e l'Iran
diventerebbe improbabile. La battaglia di Bassora è fra fazioni sciite
contrapposte, in lotta per il potere e per il controllo del territorio, ma interessa
tutto l'Iraq, anche se sunniti e curdi stanno per ora a guardare che cosa
succede.
( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
O del cda di Telecom
in occasione dell'assemblea del 14 aprile. Le altre due, scontate, sono quella
di Telco, socio di maggioranza col 24,5%, che ha deciso ieri di determinare in
15 il numero dei membri del nuovo cda Telecom - di cui ne nominerà 12 - e
quella di Assogestioni. Il consiglio di Telco presieduto da Aldo Minucci,
inoltre, oltre a ridurre a 2,2 milioni l'anno l'emolumento dei consiglieri, ha
anche smarcato i due rappresentanti di Telefonica, dal divieto di concorrenza
fissato dall'art 2390 del codice civile relativo al
possibile conflitto di interessi con l'incarico ricoperto nel gruppo spagnolo. La Findim,
co-proprietaria della Star, come anticipato ieri da Il Messaggero, quindi
scende in campo e, forte del 4,5% circa del gruppo delle tlc e con l'appoggio
degli eventuali alleati, ipoteca tutti e 3 i posti spettanti alle minoranze.
Sulla decisione di presentare una propria lista avrebbe influito il gradimento
manifestato ai Fossati dai soci di Telco di intervenire direttamente, andando
così a puntellare la governance del gruppo. In un primo tempo, i Fossati erano
orientati a votare la lista di maggioranza. Che la Findim sia in sintonia con
Telco lo si evince dalla composizione della lista formata da Paolo Baratta,
consigliere uscente; Roland Berger, capo dell'omonima società di consulenza,
membro del cda Fiat e in un primo tempo individuato da Generali nella terna di
nomi da schierare; Gianemilio Osculati, ex capo della Mc Kinsey oggi
imprenditore nel campo della finanza e dei sistemi di illuminazione a Led. La
lista della Findim dotrebbe coaugulare l'1,36% della Pirelli e le piccole quote
di alcuni associazioni in quanto accomunati dal desiderio di valorizzare
rapidamento il titolo. I candidati di Assogestioni che raccoglie lo 0,5% di
alcune sgr erano già stati indicati due giorni fa: Luigi Zingales, consigliere
uscente, Stefano Cao, anche lui uscente, Aldo Roveri e Francesco Vella. Il meccanismo
di voto prevede che le minoranze si spartiscano i tre posti in base ai
quozienti relativi ai voti ottenuti dalle liste. Secondo copione anche la lista
di Telco che ha indicato 15 nomi, gli ultimi tre (Clemente Rebecchini di
Mediobanca, Filippo Bruno di Intesa Sanpaolo e Karl Pardaens) inseriti solo
motivi formali: il presidente Gabriele Galateri e l'a.d. Franco Bernabè
indicati da tutti i soci italiani insieme a Berardino Libonati (in quota
Generali); Cesar Alierta e Julio Linares (Telefonica), Minucci e Jean Paul
Fitoussi (gli altri due di Generali); Gaetano Miccichè e Elio Catania (Intesa
Sanpaolo); Renato Palgiaro e Tarak Ben Ammar (Mediobanca), infine Gianni Mion
(Sintonia). Prima del cda, l'assemblea di Telco ha approvato i conti 2007
chiusi con una perdita di 47 milioni, riportata a nuovo. Intanto dalla
relazione di bilancio 2007 di Telecom emerge che l'ex ad Riccardo Ruggiero ha
guadagnato circa 17 milioni, di cui
( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Di ROSSELLA LAMA
ROMA Il 9 agosto negli Usa è esplosa la "bolla" dei mutui subprime
americani, e i mercati mondiali sono entrati inc una fibrillazione dalla quale
non si sa quando usciranno. Da quel momento, a livello nazionale e
internazionale il mondo si interroga sui provvedimenti da prendere per
scongiurare la prossima crisi e l'effetto contagio che si è verificato con
questa. Ieri e oggi, in Banca d'Italia, Mario Draghi ha presieduto la riunione
del Financial Stability Forum per mettere a punto il rapporto e le proposte da
presentare al G7 di Washington a metà di aprile. Proposte che riguardano 6
capitoli. Linee guida che dovranno essere approvate dai vari governi perchè è
chiaro che nessun giro di vite può essere efficace se non viene assunto a
tappeto, altrimenti le società si spostano verso i mercati meno regolamentati.
Più trasparenza del mercato e dei prodotti. E' la prima esigenza su cui
intervenire. I mutui subprime sono stati carolarizzati e ceduti a veicoli
finanziari che a fronte dei crediti emettevano obbligazioni poi vendute sul
mercato dei capitali. Le banche le hanno comprate non conoscendone l'effettivo
livello di rischio, e ora si trovano a far fronte a grosse perdite. Agenzie di
rating opache sul metodo di lavoro in base al quale danno "il bollino
blu" alle obbligazioni. In conflitto di interesse
perchè sono pagate dalle stesse banche emittenti. E non sottoposte a nessuna
forma di vigilanza, pubblica o privata. Schema di sorveglianza e vigilanza da
rendere più stringente e coeso a livello internazionale, rivedendo anche gli
assetti e i poteri delle autorità di vigilanza. Rischio liquidità,
servono regole concordate a livello internazionale. Per far fronte alle
emergenze oggi Fed e Bce sono costrette ad immettere liquidità sui mercati con
aste di pronti contro termine. La Fed ne ha ieri annunciate due per 100
miliardi di dollari in totale. Recentemente Bankitalia ha emesso una circolare
nella quale chiede alle banche un monitoraggio settimanale e la messa a punto
di stress test che simulino i comportamenti in situazioni di emergenza. Un
altro aspetto importante riguarda la valutazione e il trasferimento del rischio
al mercato. Proprio lo scarso apprezzamento del rischio da parte delle banche
ha fatto dilagare la crisi sui mercati. Nel vertice di Roma presieduto da
Draghi partecipano i rappresentanti del ministero del Tesoro dei diversi paesi
e quelli di controloo e vigilanza, dalle banche centrali alle Consob dei
diversi Paesi. E' condivisa la necessità di avere da banche e finanziarie
informazioni più esaustive e rispondenti alla realtà. Secondo gli standard
internazionali le banche consolidano in bilancio solo i conti delle società che
controllano, e questo non basta. Proprio per l'esigenza di una maggior
trasparenza e apprezzamento globale del rischio al quale le banche sono
esposte, la Consob ha chiesto, al momento della messa a punto dei bilanci 2007
di far emergere le posizioni detenute nei cosiddetti veicoli fuori bilancio. La
richiesta, partita nelle scorse settimane, era diretta alle due principali
banche italiane Unicredit e Banca Intesa, che hanno chiarito. Alessandro
Profumo (Unicredit), ha esplicitato che il portafoglio della Mib, la banca
d'investimento del gruppo, è per il 10% esposto negli Usa, e per l'1% nei
subprime. Intesa-San Paolo è esposta per 73 milioni di euro, ma si è ricoperta
per 122 milioni. Il sesto punto sul quale il Financial Stability Forum chiederà
di intervenire riguarda la reattività delle autorità di vigilanza e la loro
capacità di rispondere alle crisi. La crisi di agosto ha portato al
coordinamento sul fronte degli interventi di liquidità, ma la cooperazione alla
quale il FsF pensa è assai più esteso. Una prima bozza del rapporto era stata
presentata da Draghi al G8 di Tokyo agli inizi di febbraio. Da allora sono
intervenute alcune novità, come l'arrivo dei bilanci certificati delle banche,
bilanci che in alcuni casi hanno imposto forti svalutazioni. La britannica
Northern Rock è stata salvata dal fallimento con la nazionalizzazione, e la JP
Morgan è intervenuta dietro pressante insistenza della Fed per evitare il
collasso di Bears Stearns. E soprattutto, in questi due mesi la fibrillazione dei
mercati non ha dato segni di cedimento, e nonostante i massicci interventi
delle banche centrali i tassi di mercato continuano a salire. La situazione è
quindi tutt'altro che rosea e anche la Ue è preoccupata. "E' urgente la
necessità di rafforzare la cooperazione nella supervizione per prevenire e
gestire meglio crisi future", scive la Commissione europea in un documento
che costituirà base di discussione dell'Ecofin informale (ministri finanziari e
governatori) della settimana prossima a Lubiana.
( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Di CARLO JEAN Le
unità governative che vi partecipano sono prevalentemente sciite, ma
appartengono ad una fazione rivale a quella di Moqtada, cioè all'Isci (Islamic
Supreme Council for Iraq), pilastro del governo al-Maliki. È una testimonianza
delle profonde divisioni esistenti fra gli sciiti. La fazione che fa capo a
Moqtada al Sadr è più potente. Disporrebbe di 50.000 combattenti, di un numero
cioè ben superiore a quella della fazione opposta. L'Isci ne avrebbe solo
15.000 facenti parte della cosiddetta Organizzazione Badr. Ma essa, che fa capo
al filoiraniano Aziz al-Hakim, è molto più consistente al Parlamento di Baghdad
ed è essenziale per garantire ad al-Maliki la maggioranza che gli permette di
governare. Per motivi che ancora non si conoscono, Maliki ed Hakim hanno deciso
di sbarazzarsi dell'ingombrante presenza di Moqtada al Sadr. Gli americani
hanno certamente dato il loro consenso, forse nella speranza di semplificare il
quadro politico iracheno. Eliminando l'esercito del Madhi e con esso la forza
anche politica di Moqtada al Sadr, renderanno più fattibile un accordo con
Teheran. L'Iran non si è mai fidato di Moqtada, che considera un nazionalista
iracheno, più arabo che sciita e un esaltato incontrollabile. Non è da
escludere che l'attacco a Bassora sia stato concordato fra Washington e
Teheran, con l'obiettivo di togliere di mezzo un terzo incomodo. Le vie della
politica soprattutto in Medio Oriente sono sempre tortuose. Moqtada, dal canto
suo, ha sempre oscillato fra la cooperazione e il conflitto
sia con gli Usa che con l'Iran. Qualcosa si è rotto. Allora, sicuramente il
governo iracheno e gli Usa ma probabilmente anche l'Iran hanno deciso di
toglierlo di mezzo. È ancora presto per prevedere come andrà a finire. La
situazione è molto ingarbugliata. Lo è anche a Bassora, dove sembra che
parte della truppe governative sia simpatizzante con l'esercito del Madhi. Esso
invece si batte tenacemente. I seguaci di Moqtada hanno interrotto ovunque la
tregua dichiarata nell'agosto scorso e che aveva costituito una delle ragioni
principali della riduzione degli attentati e delle vittime del conflitto. Hanno
sabotato gli oleodotti, dimezzando le esportazioni di petrolio, vitali per
l'economia irachena. Hanno organizzato dimostrazioni un po' ovunque, specie a
Baghdad, dove sono concentrati sulla riva orientale del Tigri. Hanno attaccato
a colpi di mortaio la stessa "zona verde", sede del comando Usa e
delle principali istituzioni irachene. Verosimilmente, finché non sarà
terminata vittoriosamente l'offensiva dell'esercito governativo esaltata dallo
stesso presidente Bush come dimostrazione dell'efficienza del governo iracheno
e delle sue forze di sicurezza la situazione in Iraq si farà più difficile.
Sicuramente il motivo dell'attacco ad una delle roccaforti dell'esercito del
Madhi è che americani e iracheni si sentivano abbastanza forti per eliminare
dalla scena la milizia che tanti problemi aveva creato a loro e al governo di
Baghdad. In questo quadro, l'occupazione di Nassiryia non dovrebbe avere
particolare importanza strategica. Non può tagliare rinforzi e rifornimenti
alle unità che attaccano Bassora. In una zona aperta come quella, l'esercito
iracheno con la sua maggiore potenza di fuoco dovrebbe incontrare molte minori
difficoltà di quelle che stanno rallentandone l'avanzata nelle strette strade
della città. L'unica cosa che si può per ora affermare è che un successo
governativo rappresenterebbe un passo avanti nella pacificazione del paese. Un
insuccesso sarebbe invece disastroso. Annullerebbe gran parte dei risultati
positivi ottenuti con il surge. Renderebbe ancora più difficile, di quanto lo
sia ora, la trasformazione del successo militare in uno politico. Screditerebbe
non solo il governo al-Maliki, ma l'intera struttura istituzionale del nuovo
Stato iracheno. Un accordo fra gli Usa e l'Iran diventerebbe improbabile. La
battaglia di Bassora è fra fazioni sciite contrapposte, in lotta per il potere
e per il controllo del territorio, ma interessa tutto l'Iraq, anche se sunniti
e curdi stanno per ora a guardare che cosa succede.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
No al film
anti-Corano: "Istiga all'odio" DANILA CLEGG Bruxelles. Il day after
del controverso cortometraggio sull'Islam e il Corano del deputato olandese
Geert Wilders è passato. Contrassegnato da un coro unanime di condanne da parte
dell'intera comunità internazionale, dall'Ue all'Onu, non ha vissuto le temute
reazioni violente, soprattutto nel mondo islamico. Il precedente degli
incidenti, che avevano scosso molti Paesi musulmani all'indomani della
pubblicazione delle vignette satiriche su Maometto, avevano fatto temere il
peggio all'Aja e in molte capitali occidentali, ma il giorno della preghiera
islamica è trascorso tranquillo e il premier olandese Jan Peter Balkenende ha
elogiato la reazione "calma e dignitosa" dei musulmani olandesi. Le prime
reazioni dai paesi islamici, come Giordania, Iran, Egitto, Bangladesh e dalle
grandi organizzazioni islamiche, sono state di profonda censura per
l'iniziativa del deputato del partito di estrema destra olandese Pvv, ma senza
arrivare alle violenze di due anni fa. Anche l'autore danese della vignetta su
Maometto, Kurt Westergaard, ha preso le distanze da Wilders, accusandolo di
avere usato il disegno satirico nel suo film in violazione del diritto d'autore
e soprattutto mettendolo in un contesto completamente diverso da quello per la
quale era stata pensato. L'autore del film, comunque, non ha dato nessun segno
di ripensamento, negando di avere qualsiasi responsabilità in eventuali episodi
di violenza causati dal suo film. Wilders è anche andato oltre, esigendo le scuse
da parte del premier olandese per le sue esplicite prese di distanza dei giorni
scorsi, quando ha più volte tentato di convicere l'autore del cortometraggio a
desistere. La condanna più ferma è arrivata dal Palazzo di Vetro di New York.
Il segretario generale dall'Onu Ban Ki-Moon ha infatti affermato che "non
c'è giustificazione per un linguaggio che promuove l'odio o per chi incoraggia
la violenza, e in questo caso, non stiamo discutendo di diritto di libertà di
espressione". "L'Onu è il centro degli sforzi mondiali per portare
avanti reciproco rispetto, comprensione e dialogo - afferma Ban - Dobbiamo
anche riconoscere che la vera divisione non è tra società musulmane e
occidentali, come qualcuno vuole farci credere, ma tra piccole minoranze di
estremisti che, da diverse parti, sono interessate a
promuovere ostilità e conflitto". L'Ue, molti stati europei e
l'Europarlamento hanno anche loro ieri condannato la diffusione di
"Fitna" e l'equiparazione fra la religione islamica e la violenza e
il terrorismo. La presidenza di turno slovena ha accusato il film di "non
avere altro obiettivo che fomentare l'odio". Il presidente del
Parlamento europeo Hans Gert Pottering ha respinto con forza
"l'interpretazione secondo la quale l'Islam è una religione
violenta", dando voce al concetto espresso dal premier olandese, che in
nottata ha letto una dichiarazione in olandese e in inglese per respingere
l'associazione fra "islam e violenza" contenuta nel film. Sostegno e
solidarietà al governo olandese sono venuti da numerosi ministri degli Esteri
europei, riuniti a Brdo per la consueta riunione informale di primavera. I capi
delle diplomazie, su sollecitazione del collega olandese Maxine Vehagen,
faranno una valutazione dell'intera vicenda. "Non si può dire che 1,3
miliardi di musulmani sono potenziali terroristi", hanno affermato.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Crotone. L'azione
delle cosche crotonesi nei confronti degli operatori economici è asfissiante,
quanto la capacità di penetrazione nelle amministrazioni locali, per assicurarsi
il controllo delle attività edilizie, dell'urbanistica, delle attività
commerciali e imprenditoriali: su questa base, tracciata appena un mese fa
dalla Commissione Parlamentare Antimafia nella sua relazione sulla 'ndrangheta
consegnata alle Camere, si basa l'analisi degli investigatori per cercare di
capire cosa stia succedendo nelle cosche del comprensorio. Gli ultimi tre
omicidi, tra Papanice e Isola Capo Rizzuto, sono legati dal filo di un
contrasto tra i principali gruppi criminali della zona, che
stanno ridisegnando alleanze ed accentuano anche i conflitti all'interno delle
singole cosche locali. Gli omicidi Megna e Cavallo hanno questa spiegazione
mentre l'omicidio di Capicchiano segnala come la guerra si estenda ormai ai
gruppi criminali collegati e di maggiore spessore, come gli Arena ed i
Nicoscia. Uno dei punti centrali - individuato dalla stessa relazione -
è il progetto "Europaradiso", che prevedeva la realizzazione in
località Paglianiti di Crotone del più grande complesso residenziale turistico
del Mezzogiorno, su un'area di
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Manovre... È una
testimonianza delle profonde divisioni esistenti tra gli sciiti. La fazione che
fa capo a Moqtada al Sadr è più potente. Disporrebbe di 50.000 combattenti, di
un numero cioè ben superiore a quello della fazione opposta. L'Isci ne avrebbe
solo 15.000 facenti parte della cosiddetta Organizzazione Badr. Ma essa, che fa
capo al filoiraniano Aziz al-Hakim, è molto più consistente al Parlamento di
Baghdad ed è essenziale per garantire ad al-Maliki la maggioranza che gli
permette di governare. Per motivi che ancora non si conoscono, Maliki ed Hakim
hanno deciso di sbarazzarsi dell'ingombrante presenza di Moqtada al Sadr. Gli
americani hanno certamente dato il loro consenso, forse nella speranza di
semplificare il quadro politico iracheno. Eliminando l'esercito del Madhi e con
esso la forza anche politica di Moqtada al Sadr, renderanno più fattibile un
accordo con Teheran. L'Iran non si è mai fidato di Moqtada, che considera un
nazionalista iracheno, più arabo che sciita e un esaltato incontrollabile. Non
è da escludere che l'attacco a Bassora sia stato concordato tra Washington e
Teheran, con l'obiettivo di togliere di mezzo un terzo incomodo. Le vie della
politica, soprattutto in Medio Oriente, sono sempre tortuose. Moqtada, dal
canto suo, ha sempre oscillato tra la cooperazione e il
conflitto sia con gli Usa che con l'Iran. Qualcosa si è rotto. Allora,
sicuramente il governo iracheno e gli Usa ma probabilmente anche l'Iran hanno
deciso di toglierlo di mezzo. È ancora presto per prevedere come andrà a
finire. La situazione è molto ingarbugliata. Lo è anche a Bassora, dove
sembra che parte delle truppe governative sia simpatizzante con l'esercito del
Madhi. Esso invece si batte tenacemente. I seguaci di Moqtada hanno interrotto
ovunque la tregua dichiarata nell'agosto scorso e che aveva costituito una
delle ragioni principali della riduzione degli attentati e delle vittime del
conflitto. Hanno sabotato gli oleodotti, dimezzando le esportazioni di
petrolio, vitali per l'economia irachena. Hanno organizzato dimostrazioni un
po' ovunque, specie a Baghdad, dove sono concentrati sulla riva orientale del
Tigri. Hanno attaccato a colpi di mortaio la stessa "zona verde",
sede del comando Usa e delle principali istituzioni irachene. Verosimilmente,
finché non sarà terminata vittoriosamente l'offensiva dell'esercito
governativo, esaltata dallo stesso presidente Bush come dimostrazione
dell'efficienza del governo iracheno e delle sue forze di sicurezza, la
situazione in Iraq si farà più difficile. Sicuramente il motivo dell'attacco ad
una delle roccaforti dell'esercito del Madhi è che americani e iracheni si sentivano
abbastanza forti per eliminare dalla scena la milizia che tanti problemi aveva
creato a loro e al governo di Baghdad. In questo quadro, l'occupazione di
Nassiriya non dovrebbe avere particolare importanza strategica. Non può
tagliare rinforzi e rifornimenti alle unità che attaccano Bassora. In una zona
aperta come quella, l'esercito iracheno con la sua maggiore potenza di fuoco
dovrebbe incontrare molte minori difficoltà di quelle che stanno rallentandone
l'avanzata nelle strette strade della città. L'unica cosa che si può per ora
affermare è che un successo governativo rappresenterebbe un passo avanti nella
pacificazione del paese. Un insuccesso sarebbe invece disastroso. Annullerebbe
gran parte dei risultati positivi ottenuti con il surge. Renderebbe ancora più
difficile di quanto lo sia ora la trasformazione del successo militare in uno
politico. Screditerebbe non solo il governo al-Maliki, ma l'intera struttura
istituzionale del nuovo Stato iracheno. Un accordo fra gli Usa e l'Iran
diventerebbe improbabile. La battaglia di Bassora è tra fazioni sciite
contrapposte, in lotta per il potere e per il controllo del territorio, ma
interessa tutto l'Iraq, anche se sunniti e curdi stanno per ora a guardare che
cosa succede. Carlo Jean.
( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Il direttore di Librolandia
risponde alle polemiche: il Lingotto è sempre stato uno spazio d'incontro e di
dialogo ERNESTO FERRERO È uno dei tanti paradossi della società mediatica:
quante più informazioni sono disponibili, tanto meno vengono utilizzate, perché
è più comodo tenersi stretti i propri preconcetti che andare a verificarli sul
campo, e magari cambiare opinione. Così la querelle Israele sì/Israele no che
da tre mesi imperversa è, in buona sostanza, frutto di cattiva informazione.
Quando si dice che alla Fiera del libro c'è un Paese ospite d'onore, si intende
la cultura di quel Paese, non il suo governo, su cui tutte le opinioni sono
legittime. La cultura di Israele è una delle più vivaci, apprezzate e libere
che oggi esistano. Non le manda a dire a nessuno, tanto meno al proprio
governo. Non c'è una sola ragione al mondo perché, dopo Francoforte e Parigi,
non debba avere accoglienza nella vetrina di una grande fiera europea come
quella di Torino. Si dice: questa partecipazione coincide con la ricorrenza del
sessantesimo della fondazione dello Stato di Israele, che i Palestinesi vivono
come un evento luttuoso e chiamano la "nabkha", la catastrofe per
eccellenza. Dunque suona come la consacrazione di quel lontano, perdurante
sopruso. Come se una rassegna culturale potesse suonare come offesa per
qualcuno. La letteratura, attività conoscitiva per eccellenza, è patrimonio
dell'intera umanità, non di questo o quel Paese, e se ne infischia delle
ricorrenze. Unisce, non divide. Costruisce ponti, non erige barriere. I libri
sono tra i pochi mattoni che abbiamo per cercare di costruire un mondo un po'
più giusto e civile. Scrittori arabi e palestinesi sono stati invitati a
Torino, come tutti gli anni. Molti hanno deciso di non venire, perché la loro
partecipazione potrebbe suonare come un gesto di sudditanza e riconoscimento
dell'Arcinemico. Ma la Fiera, rassegna critica, non ha mai celebrato nessuno,
per il buon motivo che la vera cultura è ricerca, non distribuzione di
medaglie. I trecentomila visitatori del Lingotto sono lettori forti che
vogliono saperne di più e formarsi libere opinioni. Sono perfettamente in grado
di distinguere la cultura dalla politica, e sanno bene che i libri sono uno
strumento d'analisi e approfondimento, non di propaganda. La tragedia
israelo-palestinese è un groviglio che attende di essere finalmente dipanato
con la buona volontà di tutti. Assurdo creare nuove occasioni di scontro e di
polemica. Radicalizzare il conflitto serve soltanto a chi
ha interesse a lasciare le cose come sono. Il Lingotto è sempre stato uno
spazio d'incontro e di dialogo. Sarà così anche quest'anno, e l'anno prossimo,
quando gli scrittori arabi e palestinesi potranno incontrare i loro colleghi
israeliani senza "se", senza "ma" e senza "però".
Nel frattempo quanti si erigono a paladini della democrazia, della libertà e
della giustizia facciano il santo piacere di cominciare a rispettare i diritti
degli altri.