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DOSSIER “CONFLITTO DI INTERESSI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DAL   25 al 29 marzo 2008     #TOP


Report "Conflitto di interessi"

Berlusconi dice che abolirà la par condicio intanto l'hanno già abolita i giornalisti ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: il conflitto d'interesse, la governance della Rai, le obbligazioni della tv privata in materia di servizi pubblici. Lei avrà visto certamente i dati dell'ultima settimana, forniti dal garante: limitandoci al confronto (tempo di parola e commento redazionale) fra i due gruppi politici maggiori, quello di Berlusconi e quello di Veltroni,

Un archivio sui tedeschi cacciati dall'Est ( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: altra testimonianza di come in Europa sia possibile superare conflitti che pure segnarono la storia del continente. Dalla scomparsa dell'impero romano tra le popolazioni germaniche e quelle slave le contese si dispiegarono aspre e continue. Agli inizi del IX secolo si dovette a Carlo Magno la fissazione di un "limes sorabicus", da nord a sud, seguendo i corsi dell'Elba,

Sulla politica estera colpevoli silenzi bipartisan ( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Il conflitto invece si è aperto gravissimo a due passi, tra Hamas e Israele ed è giunto al punto che sembrava già scritta l'invasione di Israele nella striscia di Gaza. Nei giorni dell'intervento in Libano, si era pensato all'interposizione delle Nazioni Unite come soluzione del problema palestinese estendendola a Gaza e alla Cisgiordania,

"non c'è conflitto d'interessi con le società di marcellino" ( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: "Dal progetto una risposta al caro bolletta delle industrie" "Non c'è conflitto d'interessi con le società di Marcellino" Il Csi-Piemonte ha aggiudicato a Telecom Italia la gara per realizzare una rete in fibra ottica di oltre 430 chilometri, che consentirà la diffusione della banda larga e l'accesso ai servizi online.

La banda larga in 220 centri accordo tra csi e telecom ( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Non c'è un conflitto di interessi nell'assegnazione degli appalti, visto che sono interessate, a cascata, tre società del gruppo Gavio? "Anche per questo la giunta provinciale ha scelto, con gli altri azionisti pubblici, di blindare il capitale Sitaf in un patto di sindacato forte di una quota del 51%.

Il messaggio di lombardo folgorato dagli slogan leghisti - mario centorrino ( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: conflitto potenziale di interesse", in quanto destinataria, nelle sue strutture di assistenza e per il restauro dei suoi luoghi di culto, di munifiche (ma non sempre immeritate, a onor del vero) elargizioni. L'apparente laicismo di Lombardo trascura la fede ed esalta - non per nulla il nostro protagonista ha studiato psicoanalisi -

Magdi Allam Perché non si è convertito in modo anonimo? Cara Unità, Magdi ( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Che proponga poi di comprarla attraverso i figli spalanca un immane conflitto di interessi, quel conflitto che abbiamo chiesto inutilmente di regolare come in ogni paese civile. Che poi per questi atti ci sia anche chi vota Pdl fa cadere proprio le braccia e attesta una volta di più che gran parte degli elettori è priva di coscienza civile.

Contratti: il nodo è sempre la produttività Contrattazione di secondo livello: la prevedeva già l'intesa del 1993. Confindustria divisa ( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: impedire la necessità di dover fare i conti sul luogo di lavoro con proposte, richieste, conflitti. Quei conflitti che sono il perno decisivo per spingere gli imprenditori a investimenti capaci anche di dare impulso alla produttività. L'altro perno dell'ossessione confindustriale resta però quello del "costo del lavoro", della scala mobile.

Le stime internazionali parlano di centinaia di migliaia di vittime irachene in 5 anni di conflitto ( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Le stime internazionali parlano di centinaia di migliaia di vittime irachene in 5 anni di conflitto.

Boom di acquisti per le tv con il decoder - aldo fontanarosa ( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: è capitato che questo decoder esterno sia entrato in conflitto con il decoder interno al televisore, negando comunque la visione delle partite in pay-per-view. Il 16 dicembre, finale del Mondiale per club tra Milan e Boca trasmessa da Mediaset Premium, tante persone denunciavano il black-out in tv nei forum e nei blog su Internet.

Gossip Dal Grande Fratello alle voci su un ex ministro ( da "Riformista, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: ma la cosa curiosa è che questo potrebbe scatenare un piccolo conflitto d'interessi per l'ex democristiano Scalera, cognato di Carmine Mensorio, il dominus dell'Isef di Napoli che morì suicida da un traghetto perché inseguito da un ordine d'arresto per camorra. Scalera, infatti, ha già chiesto la cassetta con il video hard a Mediaset e annunciato che non farà sconti a chicchessia.

La coppia scoppia sui lavori di casa ( da "Tempo, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: La coppia scoppia sui lavori di casa Conflitti La prima causa di litigi è la gestione delle faccende domestiche La coppia scoppia tra le pareti domestiche e la principale causa è la gestione delle fatidiche faccende domestiche. Ben sei italiani su dieci (63%) ritengono infatti, secondo quanto emerge da un sondaggio promosso dall'osservatorio Spontex Homeloving Project,

Le sorprese che non vuoi le trovi sempre tutte ( da "Tempo, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Gli antiberlusconiani hanno preteso regole ben precise per ingessare l'odiato conflitto di interessi di Arcore e quando pensano che al contrario, possa essere loro utile, ritengono doveroso bypassare allegramente le regole. E quindi? Ben venga il duello, cioé i duelli: 15 confronti in tv da Santoro, Floris, Vespa. Tanti sono, infatti, i candidati-premier, tra macro e micro leader.

Sul lago dorato ( da "Voce d'Italia, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: che interessa tre generazioni: narra di un professore in pensione che alla vigilia dei suoi ottant'anni ospita la figlia e il nipotino nella sua villa nel New England. Tra il vecchio e il bambino, dopo le schermaglie iniziali e l'immancabile conflitto generazionale, nasce un grande affetto che continuerà ben oltre quell'estate.

L'analisi tempestiva di Guido Rossi ( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: scrive libri di grande interesse. Dopo altri intriganti suoi titoli - Il ratto delle sabine, Il conflitto epidemico e Il gioco delle regole - possiamo leggere quest'anno Il mercato d'azzardo (come gli altri edito da Adelphi, pp.110, euro 13,50) inevitabile e stimolante conseguenza del Gioco delle regole.

Una città monumento per reagire allo sprawl ( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: evidente paradosso del conflitto irrisolto tra una idea di democrazia come processo decisionale amministrato pubblicamente e l'attuale fede cieca nei diritti (e nel potere assoluto) dell'individuo. Dovrebbe tuttavia essere ormai chiaro che la celebrata "informalità" delle città contemporanee (lo sprawl, l'urbanistica bottom-up,

Il Pd riscopre il conflitto d'interessi ( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Il Pd riscopre il conflitto d'interessi Micaela Bongi Il confronto in tv tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi si può e si deve fare. Lo stato maggiore del Pd torna all'attacco. Per l'ultima parte di campagna elettorale, oltre a chiamare a raccolta il popolo delle primarie nell'operazione "convinci almeno tre indecisi",

Alitalia, da oggi trattativa vera ( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Tanto il conflitto di interesse non è più un tema di scontro politico, sentenziò Walter Veltroni. Il primo piano, nella giornata, se lo è guadagnato Romano Prodi. Il quale ha cercato di essere "centrista" più che poteva, finendo per scontentare tutti;

Cinque anni di guerra, ma Pd e Pdl si dicono "amici della democrazia" ( da "Liberazione" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: ipocrita copertura degli interessi imperialisti delle grandi potenze occidentali. Passando in rassegna questi cinque anni di conflitti e di stermini di massa, si possono riconoscere tutti i segni distintivi dell'aggressività di chi ha ancora oggi la pretesa di sopravvivere ad altri popoli, di espandersi a scapito di altre nazioni e di imporre,

Una città monumento per reagire allo <sprawl> ( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: evidente paradosso del conflitto irrisolto tra una idea di democrazia come processo decisionale amministrato pubblicamente e l'attuale fede cieca nei diritti (e nel potere assoluto) dell'individuo. Dovrebbe tuttavia essere ormai chiaro che la celebrata "informalità" delle città contemporanee (lo sprawl, l'urbanistica bottom-up,

Sono ufficialmente 4000 i soldati americani morti in Iraq dall'inzio della guerra ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 25-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Resta sempre molto incerto il numero delle vittime irachene del conflitto. Il gruppo per la tutela dei diritti umani "Iraq Body Count" calcola circa 90 mila vittime civili dall'inizio della guerra. Ma l'assenza di statistiche ufficiali permette ad altre fonti di ipotizzare un milione di vittime civili: 250 per ogni militare Usa ucciso.

Berlusconi dice che abolirà la par condicio intanto l'hanno già abolita i giornalisti ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: il conflitto d'interesse, la governance della Rai, le obbligazioni della tv privata in materia di servizi pubblici. Lei avrà visto certamente i dati dell'ultima settimana, forniti dal garante: limitandoci al confronto (tempo di parola e commento redazionale) fra i due gruppi politici maggiori, quello di Berlusconi e quello di Veltroni,

Tra le belle coppie non c'è quella di Berlusconi ( da "Unita, L'" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: quella di Berlusconi Visto che il Cavaliere ha i suoi interessi in conflitto, a Emilio Fede la trattativa fra Alitalia e Air France proprio non piace. Acido, chiama più volte "Spinettà o Spinetta che dir si voglia" l'amministratore delegato della compagnia francese. Nella sua francofobia si fa spalleggiare dal segretario della Cisl, Bonanni, che un rimedio per la crisi Alitalia ce l'

Cina, parigi pronta al boicottaggio "sui giochi tutte le opzioni aperte" - giampiero martinotti ( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: attenzione dalla necessità di una soluzione politica del conflitto". La cauta apertura di Sarkozy all'idea di non partecipare alla cerimonia inaugurale non ha insomma trovato grande eco in Europa e ancor meno sull'altra sponda dell'Atlantico. Ma anche le Ong sono divise. Sessanta organizzazioni si sono ritrovate a Ginevra per contestare la passività del Consiglio Onu per i diritti umani,

La crisi della democrazia - massimo l. salvadori ( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: che la democrazia non ha mai costituito uno strumento atto a regolare i conflitti tra gli Stati o le unioni di Stati (e vi è da chiedersi se mai potrà esserlo) e per l'altro che i processi democratici hanno sempre avuto come ambito possibile gli spazi interni ai singoli Stati, guardando alla situazione attuale siamo indotti a constatare i seguenti fattori di grave deterioramento.

Interventi e Repliche ( da "Corriere della Sera" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: all'estremo, essere impiegate in conflitto; fermo restando l'obbligo di operare nell'ambito delle grandi organizzazioni internazionali (Onu, Nato e Ue) di cui facciamo parte. è alla luce di questa considerazione che nasce l'esigenza di disporre di uno strumento militare adeguato in quantità e qualità;

PROCESSO GEA L'ALLENATORE SENTITO COME TESTIMONE 0 Zeman e il doppio ruolo di Moggi jr ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 26-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: La prima bordata arriva quando Zeman sottolinea un evidente conflitto di interessi: "Sapevo che si presentava spesso in sede per prendere i soldi delle procure e il fatto che fosse procuratore non incideva sul suo ruolo di consulente di mercato secondo la Figc, perchè non ha mai detto nulla...". L'ex tecnico di Lazio e Roma ha raccontato lo stupore per i "movimenti" di Moggi jr.

Iraq bassora in fiamme epicentro di un conflitto interno al mondo sciita ( da "Riformista, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: E il conflitto tra esercito nazionale e milizie si era allargato ad altre città del paese, Kut, Samawa, Nasiriya, Hilla e Diwaniyah, tutti luoghi dove è stato ordinato il coprifuoco. Fino a Baghdad, come racconta oggi su queste stesse pagine Barbara Schiavulli.

Teheran punta ( da "Riformista, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Iraq bassora in fiamme epicentro di un conflitto interno al mondo sciita Maliki sfida al-Sadr, e la tregua va in fumo Teheran punta su entrambi, Washington sta alla finestra New York. Forse l'ispirazione è venuta dalla serie televisiva "Law & Order", oppure dal Rudy Giuliani di "zero tollerance", fatto sta che il premier iracheno Nouri Maliki ha deciso di ristabilire l'

Pagina III - Bari I carabinieri del Nil hanno sequestrato una serie di fascicoli e un milione di fil... ( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: spiega Tedesco - mette un freno a questo possibile conflitto di interesse impedendo a chi fa attività nel pubblico di lavorare anche nel privato. Alla luce di questa normativa, è ancora più importante controllare". "Non basta però - conclude Barbieri - soltanto poter valutare la serietà delle aziende che rilasciano certificazioni.

"berlusconi non vuole il duello tv" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Veltroni non era mai stato così diretto nella denuncia del conflitto di interessi. E si consente anche una battuta ironica: "Finora ho percorso 71 province, con Agrigento il numero sarà più o meno l'età del mio principale avversario alla presidenza del Consiglio?". Il centrodestra incassa e contrattacca.

Kosovo uno stato costretto nel limbo ( da "Voce d'Italia, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: evolversi e ridefinirsi in base alle logiche di interesse, conflitto o cooperazione. L'emergenza di Stati e la definizione di frontiere sono un fenomeno marcante l'entrata dei Balcani nella modernità politica. Questi nuovi venuti si appoggiarono generalmente su una concezione nazionale dello Stato, che riprendeva e adattava modelli sortiti dall'esperienza storica peculiare dell'

Conflitto di interessi, terzo mea culpa: una legge che dovevamo proprio fare ( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Per due lunghi mesi Veltroni ha creduto al dialogo con il cavaliere sulla legge elettorale: vietato allora parlare di conflitto di interessi. E subito dopo ha deciso che la campagna elettorale andava fatta senza "odio e rancore", strumenti della "vecchia politica". Ma i sondaggi languono ed è arrivato il momento di cambiare strategia. Bentornato conflitto di interessi allora.

Tv, alla fine Walter attacca Silvio ( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: il conflitto d'interessi. Il leader del Pd, davanti alle 10mila persone che lo hanno ascoltato a Palermo per la prima giornata del suo tour in Sicilia, ha aperto uno squarcio nella pax col Cavaliere, dicendo a chiare lettere che "non dovrebbe succedere che nel nostro paese si utilizzano le proprie tv per violare costantemente le regole del gioco"

Kabul, miliardi nel buco nero degli aiuti Un rapporto: diventano spese militari ( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: analisi che pesa e che mostra la natura reale degli interessi occidentali nel martoriato paese: anziché a risolvere i problemi basilari della popolazione, una quantità spropositata degli aiuti viene rivolta al conflitto e agli obiettivi militari. Dalla fine del 2001, quando il regime dei taliban è stato rovesciato dalla coalizione guidata dagli Stati uniti,

Adriano Prosperi: La storia cristiana è anche più violenta ( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Le conversioni spettacolari aumentano i conflitti" Adriano Prosperi: "La storia cristiana è anche più violenta" Matteo Bartocci Adriano Prosperi è ordinario di Storia dell'età della Riforma e della Controriforma alla Scuola Normale di Pisa. E' il massimo studioso italiano dell'Inquisizione romana e il suo ultimo libro per Einaudi ("Dare l'anima.

Adriano Prosperi: <La storia cristiana è anche più violenta> ( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: età della Riforma avverte sull'uso politico della religione: "Le conversioni spettacolari aumentano i conflitti" Matteo Bartocci Adriano Prosperi è ordinario di Storia dell'età della Riforma e della Controriforma alla Scuola Normale di Pisa. E' il massimo studioso italiano dell'Inquisizione romana e il suo ultimo libro per Einaudi ("Dare l'anima.

Ormai è guerra di tutti contro tutti a Bassora e nel sud petrolifero ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: entrando in conflitto con altre organizzazioni rivali sciite come il Supremo consiglio islamico iracheno (Sciri), dell'eminente leader religioso Abdel Aziz al-Hakim, e il partito Al- Fadhila dei seguaci dell'ayatollah Muhammad Yahubi. Subito dopo gli scontri, il premier sciita Nouri al-Maliki ha inviato le truppe governative per ristabilire l'

La campagna di papà Fede contro i vigili ( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Retroscena Conflitto di interesse a Cortina La campagna di papà Fede contro i vigili Il sospetto: il Tg4 attacca per i verbali fatti alla figlia ANNA SANDRI CORTINA D'AMPEZZO Con quel che succede lungo le strade del suo territorio di competenza, il comandante Nicola Salvato - responsabile della Polizia Municipale di Cortina d'Ampezzo -

Ma Spinetta va avanti convinto che alla fine la sua offerta avrà la meglio su tutti ( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: è chi ha addirittura tirato in ballo il conflitto di interessi ora è disposto a "vietare ai suoi figli di partecipare in qualunque modo". Smentisce l'interessamento Carlo Pesenti: "Alitalia? Facciamo già fatica a gestire il nostro aereo..." La Borsa per ora crede a Berlusconi: ieri il titolo è volato del 26,1% ed ha raggiunto nuovamente quota 57 centesimi.

Berlusconi: prestoi nomi per Alitalia ( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Hanno tirato in ballo il conflitto di interesse. A questo punto, vieterei ai miei figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che ha fatto la sinistra". Oggi Air France presenterà ai sindacati un nuovo piano per Alitalia, ma a turbare la vigilia sono arrivate voci allarmistiche sull'aumento del numero degli esuberi.

Berlusconi: "Cordata, a giorni i nomi" Un imprenditore fabrianese: "Io ci sto" ( da "Quotidiano.net" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: tirando in ballo addirittura il conflitto di interessi, vieterei ai miei figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che la sinistra ha fatto", ha detto Silvio Berlusconi spiegando che il rischio di fallimento per la compagnia di bandiera ci sarebbe "soltanto se il governo decidesse inopinatamente di farla fallire o di firmare con Air France senza aprire a quest'

Berlusconi: "Cordata, a giorni i nomi" Un imprenditore fabrianese: "Io ci sto" ( da "Quotidiano.net" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: tirando in ballo addirittura il conflitto di interessi, vieterei ai miei figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che la sinistra ha fatto", ha detto Silvio Berlusconi spiegando che il rischio di fallimento per la compagnia di bandiera ci sarebbe "soltanto se il governo decidesse inopinatamente di farla fallire o di firmare con Air France senza aprire a quest'

SDJFKJSDHDSKJHFSDKJDFSDHJFKSJ ( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Il presidente sa cosa fare: ha dato alla società una organizzazione che forse non aveva mai avuto. Sono contento per Fabrizio Preziosi: è un ragazzo capace, lavora tantissimo e non ha conflitti di interesse 27/03/2008.

I miei figli nella cordata? Nemmeno per sogno, la sinistra ha subito tirato in ballo il conflitto d'interessi ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Berlusconi I miei figli nella cordata? Nemmeno per sogno, la sinistra ha subito tirato in ballo il conflitto d'interessi.

Alitalia, una metafora italiana ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: figli configurerebbero un colossale conflitto di interessi, peraltro, l'ennesimo, nei confronti del quale piacerebbe sentire levarsi la voce di qualche imprenditore liberale, sostenitore di un'economia di mercato. Per intenderci, nei Paesi nei quali prospera un'economia di mercato, prosperano per l'appunto le aziende sane, mentre quelle male amministrate falliscono e nessuno,

Fassino: l'Europa non abbandoni il Tibet ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: nei secoli insidiata sia dalle invasioni cinesi che dai conflitti con l'India, che dalle invasioni delle popolazioni thailandesi. Questi due dati vanno poi messi insieme ad una terza considerazione: quando si parla di Birmania, noi occidentali, europei e americani, consideriamo nostro obiettivo prioritario ottenere che in quel paese ci sia democrazia e rispetto dei diritti umani,

Da soli si può . E senza sinistra ( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Culture diverse e interessi che dovrebbero essere contrapposti. In caso di conflitto nel mondo del lavoro con chi si schiera il Pd? Ma questi conflitti di punti di vista ci sono in tutti i grandi partiti riformisti occidentali, perché tra Jesse Jackson e Hillary Clinton c'è la stessa posizione?

Calearo: Swiss e Sabena sono fallite Niente scandali se capita anche da noi ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: conflitto di interessi: "Se capitasse a me lo risolverei già il giorno dopo lasciando tutti gli incarichi nella mia impresa". Nella sua ultima dichiarazione dei redditi ha dichiarato un imponibile di 197 mila euro, si dice d'accordo con la proposta del compenso minimo di mille euro per tutti i contratti: "Pagare una persona meno di quella cifra significa solo crearle difficoltà,

<Il mio Mozart contro il Muro del Medio Oriente> ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Avviare un processo di depoliticizzazione del conflitto" A Gerusalemme arriverà domani. In tasca due passaporti, uno israeliano e uno palestinese. Perché Daniel Barenboim, pianista e direttore d'orchestra tra i più celebri al mondo, di casa alla Staatsoper di Berlino e alla Scala di Milano, ha nelle vene sangue ebreo e nel cuore l'amore per la Palestina.

Bruxelles: energia separata dalle reti ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Che già da tempo insiste sulla necessità di separare le reti dai grandi gruppi integrati anche dal punto di vista della proprietà. Secondo Neelie Kroes "un'assoluta priorità deve essere la risoluzione dei conflitti di interesse risultanti dall'integrazione verticale dei colossi dell'energia".

Massimo Calearo: <Non voglio avere padroni sul collo> ( da "Liberazione" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Ma ha le idee chiare sul conflitto di interessi: "Darei la mia azienda in gestione a terzi perché se uno deve governare, deve governare e basta", e su Alitalia: "I suoi problemi sono legati alla sua gestione e a un certo tipo di politica sindacale dove le assunzioni sono state spesso considerate strumento di controllo elettorale".

Alitalia, aumentano gli esuberi. I sindacati: se è così non firmiamo ( da "Liberazione" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: che hanno approfittato tirando in ballo addirittura il conflitto di interessi". Berlusconi ha inoltre confermato che "una importante banca assisterà la cordata italiana". Guglielmo Epifani scuote la testa: "Non possiamo aspettare mitiche cordate", taglia corto il leader della Cgil, per il quale, se ci sono aperture da parte di Air France-Klm, bisogna "andare avanti nel confronto"

Duello pre-elettorale a distanza e non "Porta a porta" fra Pd e Pdl ( da "Liberazione" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Veltroni ha già ripreso a parlare del conflitto d'interessi di Berlusconi. Ma non dovevano essere le due novità del panorama politico italiano? Ma non doveva essere una campagna elettorale basata sul riconoscimento reciproco? Sembra che niente sia cambiato rispetto allo scontro frontale Casa delle libertà-Unione del 2006.

<Governo da dimenticare ma votiamo la Sinistra> ( da "Liberazione" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: non si è combattuto sul conflitto di interessi che ad alcuni sembrerà superfluo ed invece è importantissimo. E poi le leggi non fatte, il problema del lavoro minorile, la salute della Terra e dell'uomo, l'inquinamento da petrolio...Di qui a qualche tempo ci troveremo col culo per terra con un vuoto di possibilità, esiste il problema dell'energia,

Studenti e ricercatori ci mostrano il senso della nostra politica ( da "Liberazione" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Ci racconteranno la condizione corrosiva della precarietà che uccide la possibilità di studiare e fare ricerca con serenità. E noi ci impegneremo a costruire progetti di riforma con loro, da tradurre immediatamente in disegni di legge e in conflitto e mobilitazione. Il prossimo autunno non è poi così lontano. *Dip. Università e Ricerca Prc-Se 27/03/2008.

Alitalia, l'affondo del Cavaliere ( da "Tempo, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Hanno approfittato tirando in ballo addirittura il conflitto di interesse - afferma Berlusconi - A questo punto vieterei ai miei figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che ha fatto la sinistra". Oggi invece si conoscerà la nuova proposta di Air France-Klm per rilevare la quota del Tesoro (49,9%).

Gasperini: "ora arriviamo a 51 punti" - gessi adamoli ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: almeno non ha conflitti di interesse Non ho mai voluto sminuire il lavoro della società. Però, non accetto più discussioni sul modulo GESSI ADAMOLI Dopo aver invocato chiarezza e corso invece il rischio di essere frainteso, Gasperini ha spiegato il senso delle sue recenti esternazioni in quasi 40 minuti di conferenza stampa.

Affari in piazza - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: è una sintetica e spietata fotografia del conflitto d'interessi tuttora imperante non solo in tv ma anche a Piazza Affari. Agli analisti inglesi bastano otto folgoranti righette per spiegare ai loro clienti l'inestricabile anomalia italiana: "Silvio Berlusconi è il favorito delle elezioni e controlla il 36% di Mediaset.

RATP SMENTISCE di essere in trattativa con Lazzi, ma conferma il suo interesse pe ( da "Nazione, La (Nazionale)" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Tra bilanci in rosso, flessione nei ricavi e aspri conflitti sindacali, ora come ora, però, Ataf non è un'azienda appetibile ai privati. Bruno Lombardi, il rappresentante in Italia di Ratp, consiglia: "E' sulla base di un progetto condiviso, di un'ipotesi di sviluppo che un'azienda dovrebbe cercare soci.

Servizi sociali: bagarre in Consiglio ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: conflitto di interessi Servizi sociali: bagarre in Consiglio Sorso.. Botta e risposta su un presunto conflitto di interessi --> Niente conflitto di interessi a Sorso nella gestione dei servizi sociali. Nel prossimo consiglio comunale si discuterà di una mozione presentata da Gavino Spanu, ex assessore del Pd al quale oltre un anno fa il sindaco Antonio Spano aveva ritirato la delega

<Da soli si può>. E senza sinistra ( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Culture diverse e interessi che dovrebbero essere contrapposti. In caso di conflitto nel mondo del lavoro con chi si schiera il Pd? Ma questi conflitti di punti di vista ci sono in tutti i grandi partiti riformisti occidentali, perché tra Jesse Jackson e Hillary Clinton c'è la stessa posizione?

Berlusconi: pronta l'offerta per Alitalia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: è chi ha tirato in ballo addirittura il conflitto di interessi - si difende Berlusconi - ora è disposto a "vietare ai suoi figli di partecipare in qualunque modo". Il governo e Romano Prodi intanto restano attestati sulle stesse posizioni di qualche giorno fa. Ben venga una soluzione tricolore, purchè si concretizzi a breve.

Orlando' Lombardoil Cuffaro senza cannoli' ( da "Voce d'Italia, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: del no dei condannati in Parlamento, del no al conflitto di interessi". E' per questo-continua-"noi ci presentiamo in autonomia (in accordo con il Pd-ndr-) con il nostro simbolo, la nostra squadra e i nostri valori, convinti come siamo che una realtà come la nostra se non ci fosse andrebbe inventata".

Berlusconi: presto i nomi per Alitalia ( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Hanno tirato in ballo il conflitto di interesse. A questo punto, vieterei ai miei figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che ha fatto la sinistra". Oggi Air France presenterà ai sindacati un nuovo piano per Alitalia, ma a turbare la vigilia sono arrivate voci allarmistiche sull'aumento del numero degli esuberi.

Il Circo Veltroni ha chiuso ( da "Opinione, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Alla faccia del conflitto d'interessi. Meglio allora non esporsi troppo a favore di Veltroni. C'è poi anche un altro motivo. Con tutta questa ondata antipolitica, conviene prendere le distanze da quel mondo. La conseguenza diretta di tutto questo è che la pista del Circo Veltroni è desolatamente vuota.

La carta anti-casta ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Ancora meno il lamento sul conflitto di interessi. Per un'opinione pubblica in buona parte convinta che i politici pensino in primo luogo ai propri interessi personali, un personaggio che fa gli affari suoi rientra nella norma e se così facendo sollecita nuovi investimenti o, quanto meno, negozia con più forza con i francesi, che male c'è?

Pareggio? Non si governa ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: La questione del conflitto d'interesse è emersa per la prima volta in questa campagna, legata al rifiuto di Berlusconi di affrontare il faccia a faccia televisivo. "Facciamolo dove vuole, quando vuole e come vuole ? ha insistito ieri il leader del Pd a Enna ?

Macché par condicio: è che sa di non avere più smalto ( da "Unita, L'" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Il che ci porta diretti al tema del conflitto d'interessi... "C'è da chiedersi se questo comportamento di Mediaset non contraddica persino la legge vigente. La quale, pur non prevedendo sanzioni, comunque vieta il "sostegno privilegiato" di aziende di proprietà di esponenti politici ai suddetti esponenti politici".

Salma piatta ( da "Unita, L'" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: di conflitto d'interessi, perfino. Ecco, dev'essere stata la parola mafia a mettere di cattivo umore il Cainano, insieme alle notizie dal Liechtenstein e dal resto d'Europa, dove i governi si stanno impegnando contro l'evasione fiscale che lui ebbe modo di definire alla festa della Guardia di Finanza "un diritto naturale che è nel cuore degli uomini"

"donna o nero, purché l'america cambi" - maria pia fusco roma ( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: orrore e la crudeltà di tanti conflitti nel mondo e che accetta con profonda irritazione l'incarico di intervistare una famosa star di soap, Katya, Sienna Miller. "L'incontro comincia in modo disastroso, sono due persone che vengono da mondi diversi, l'impegno politico di lui si scontra con la superficialità dell'ambiente di lei, è una specie di duello verbale tra menzogne e verità,

La nuova alleanza tra londra e parigi - timothy garton ash ( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: fu forgiata nel conflitto con la Francia del diciottesimo e diciannovesimo secolo. La Gran Bretagna ha inventato se stessa in antitesi alla Francia. Va bene che questa grande rivalità continui per altri sette secoli sui campi di calcio e di rugby, ma in politica ha fatto il suo tempo e deve essere sostituita da una partnership strategica.

Sulla pelle del paese - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: conflitto di interessi. La seconda aggravante è di metodo. Nessun'altra democrazia occidentale tollererebbe un leader politico capace di giocare così spudoratamente su una questione di interesse nazionale e su un'operazione market sensitive. Nessun altro Paese civile sarebbe disposto a riconoscere un briciolo di credibilità ad un potenziale premier capace di manipolare così irresponsabilmente

Risposta all'editoriale del direttore ( da "Riformista, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Ci si occupa del conflitto di interessi in capo al proprietario di Mediaset. Ma infinitamente peggio è il conflitto di interessi in capo allo stato proprietario, regolatore e regolato, che prende soldi dei risparmiatori sul mercato e li usa per fare politica.

I numeri ( da "Corriere della Sera" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: 16 categoria: BREVI I numeri Ventisette anni di conflitto Le ferite della guerra Dopo l'indipendenza Indipendente dal Portogallo dal 1975, quello stesso anno l'Angola sprofonda nella guerra civile che mescola i contrasti etnici agli interessi delle potenze straniere attratte dalle risorse e dalla collocazione strategica del Paese.

Incapacità di odiare, nel segno di Antonioni ( da "Corriere della Sera" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: un pittore di chiara fama e uno strozzino in dichiarati conflitti di odio-amore. Franchi racconta questa tela del ragno con intensità, voglia notturna di misteri, espressivi movimenti di cinema in un'apparente freddezza che rivela un fuoco emotivo eccezionale. Per chi ama il cinema alla Antonioni che inquadra, rivela l'invisibile: se nel primo film c'era l'incapacità d'amare,

La Rai dei comunisti ( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: nel cuore pulsante di un conflitto di interessi, mai nominato dall'inizio della campagna elettorale. Anzi smentito mediaticamente proprio da Veltroni quando, per rassicurare gli uomini di Mediaset, è andato al Tg5 per confermare al direttore di quel tg che nessuna riforma avrebbe in alcun modo toccato le televisioni del monopolio privato.

Da Veltroni violenza inaccettabile E Berlusconi duella fuori dallo schermo ( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: sottilissima allusione al suo conflitto d'interessi risponde che "bisogna andare a votare Pdl per riportare l'Italia in Europa e in Occidente e non subire i condizionamenti di un partito che è ancora radicato nella sinistra estrema". Ma non si parli del faccia a faccia: quello non si può fare - dice ora anche il Cavaliere dopo averlo fatto ripetere per giorni ai suoi -

Niente rassemblement di minoranza Bindi: Separazione, mica divorzio ( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Questo però "non esclude che ci sono i margini per sostenere la stessa idea per chiudere finalmente con il conflitto di interessi, o di sostenere un'iniziativa comune sui salari o sulle pensioni. Ma di qui a ipotizzare un'alleanza organica...". Niente alleanza organica dunque. Ma tante battaglie comuni, nel caso, si possono fare.

Notizie ( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: nel recente conflitto fra Colombia ed Ecuador che ha portato l'America latina sull'orlo di una guerra. La dichiarazione è stata fatta in una conferenza stampa a Recife, nel Pernambuco, dove è stato firmato un ambizioso accordo di cooperazione fra le compagnie petrolifere Petrobras e Pdvsa che prevede la costruzione di una raffineria binazionale.

Dal nostro inviato CMantova OSI', TUTTI insieme, non s'erano mai visti: rar ( da "Messaggero, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: a prezzi stracciati per via della sua carica: conflitto d'interessi ante litteram. "Questi oggetti sono parte di quell'1 o 2 per cento che s'è salvato dall'immenso naufragio dell'antichità" (Settis); e, con la mediazione di Roma, quest'arte impronterà gran parte del nostro Classicismo: di quelli che oggi noi siamo;

Franco Giordano L'insicurezza che grava come un'ombra cupa in particolare sui cittadini del nord non deriva da una impennata della criminalità ( da "Liberazione" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: per scatenare un bestiale conflitto tra gli ultimi e i penultimi, non si può che scambiare la guerra contro la povertà per una guerra contro i poveri. Altro che problema "né di destra né di sinistra"! Al contrario, sembra oggi proprio questa la frontiera che separa la più moderna e schizofrenica tra le barbarie o un nuova civiltà fondata su relazioni umane più ricche.

Condannati e voltagabbana ecco chi ha il seggio sicuro - concetto vecchio ( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: impegno a favore del conflitto d'interesse e della questione morale. E perfino soprannomi. Veltroni ne ha dodici: Wonderuolter, Topo Gigio, Ma Anche, Il Buonista, Walter Disney, Superwalter, Uòlter, Veltrusconi, Fregoli, Zelig, Girodiwalter, L'Americanino. Il Pdl ha candidato 25 condannati in primo, secondo o terzo grado.

L'america da sola non potrà guidare il mondo - john mccain ( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: le economie ne risentono pesantemente, gli interessi strategici intessuti in anni di paziente arte di governo sono messi a repentaglio, perché le esigenze belliche e della diplomazia sono in conflitto tra loro. Una guerra non è riscattata o glorificata dal valore col quale è combattuta, né dalla nobiltà della causa che essa serve.

DIVERSO stile, analoga sostanza. A quasi due settimane dal voto, era logico atten ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Il lavoro sporco sono altri a farlo: Di Pietro, che, a volte eccedendo, copre il fronte del conflitto di interessi; e l'arciveltroniano Bettini. Che sempre concorda le interviste col Capo e che ieri, dovendo trovare un politico ultrasettantenne cui paragonare Berlusconi, ha pensato a Le Pen. Non a Chirac, ma a Le Pen. E non è un caso.

<Da Veltroni violenza inaccettabile> E Berlusconi duella fuori dallo schermo ( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: sottilissima allusione al suo conflitto d'interessi risponde che "bisogna andare a votare Pdl per riportare l'Italia in Europa e in Occidente e non subire i condizionamenti di un partito che è ancora radicato nella sinistra estrema". Ma non si parli del faccia a faccia: quello non si può fare - dice ora anche il Cavaliere dopo averlo fatto ripetere per giorni ai suoi -

I programmi degli schieramenti ( da "Voce d'Italia, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: mentre Berlusconi esclude ogni ipotesi di legge che favoriscano pratiche assimilabili all'eutanasia e rifiuta categoricamente di prendere in considerazione una legislazione per le coppie omosessuali. Veltroni, al contrario, promuove il riconoscimento giuridico per le coppie di fatto. Tutto tace sul conflitto di interessi Riccardo Castagneri politica@voceditalia.it.

Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia ( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più

Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia ( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più

Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti ( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più

L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? ( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più

Milva e quei sette milioni nascosti per la vecchiaia ( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più

Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati ( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più

L'ultima moda: tutti immobili per tre minuti ( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più

Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina? ( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più

Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea ( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più

Boicottare le Olimpiadi crea confusione? ( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più

L'amore ai tempi della posta racconta i fidanzamenti casti - gabriello montemagno ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Amico combatté in tutt'e tre i conflitti italiani del Novecento, quello del 15-18, l'invasione dell'Etiopia del '35, e la seconda guerra mondiale. "D'accordo con la luna", dunque, racconta minuziosamente cinque anni di casto fidanzamento epistolare e di costumi (e pregiudizi) familiari sullo sfondo della prima guerra mondiale.

Codice etico ma troppo buono - ernesto ferrara franca selvatici ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: da ogni comportamento che possa dar luogo a conflitti di interesse". In particolare ogni dipendente dell'Università sarà tenuto a rendere note ai propri superiori le situazioni di conflitto di interesse, "anche solo potenziale". Non dovrà assumere né concorrere ad assumere decisioni o compiere atti che coinvolgano parenti, affini o anche organizzazioni a cui aderisca,

E la lobby dei piloti ci ripensa "ben venga il piano del cavaliere" - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: attività gestionale con un intreccio perverso di conflitti di interesse (il capo del personale salta se non piace ai piloti, come è successo a Massimo Chieli), potrebbe perdere, dopo essere stata l'unica a sostenere il primo progetto Air France. Ora è isolata nel fronte sindacale. Questa potrebbe essere la sua "marcia dei quarantamila".

Ho ben chiaro qual è l'obiettivo di Magdi Allam. Lui vuole alimentare i conflitti, i ( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Lui vuole alimentare i conflitti, infiammare lo scontro di civiltà per passare alla storia come un simbolo e una vittima. Mi auguro che dopo il battesimo trovi pace interiore. Scommetto invece che arriverà un libro sulla sua conversione, spero solo che darà i soldi in beneficenza a qualche parrocchia" Afef Jnifen la Stampa 28 marzo.

Alitalia, il bluff è pagato da tutta la comunità Cara Unità, Su Alitalia ( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: conflitto di interessi Cara Unità, per l'ennesima volta il cavaliere l'ha sparata grossa! Ma come al solito è stato malevolmente e malamente interpretato... In un qualsiasi paese civile e moderno e in ogni democrazia matura chiunque si fosse macchiato di tale leggerezza (si badi una sola e non millanta) si sarebbe prostrato a chiedere umilmente scusa e un attimo dopo si sarebbe dimesso

"Formitroni" marcia su Roma Solo la Sinistra può fermarlo ( da "Liberazione" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: che sogna di liquidare il conflitto sociale "Formitroni" marcia su Roma Solo la Sinistra può fermarlo Mario Agostinelli* Se, dopo le elezioni, Formigoni calerà a Roma da ministro, lo farà con l'intenzione di estendere a livello nazionale un sistema di interessi che ha creato disuguaglianze in Lombardia, saccheggiato il territorio,

Il patriota repubblicano che piace ai democratici snobba Russia e Onu ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: ai conflitti mondiali in cui i suoi familiari sono stati impegnati. McCain chiuderà il carcere di Guantanamo, ma proverà a trovare una soluzione giuridica al problema dei terroristi catturati in battaglia. Non offrirà scuse a chi crede che l'America torturi i terroristi e si occuperà del surriscaldamento terrestre con la stessa passione ed entusiasmo di un ambientalista provetto,

I giornali, viagra dei nostri politici Il teatrino della politica, il paradosso americano, la sfortuna di Obama, la Sardegna surreale e quella ferita che si indigna, le pizze Itali ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: al punto da trascurare programmi e progetti), inciuciesco (galleggia sui conflitti d'interesse), immobile, ideologico, individualistico. E generoso, geniale, gentile, gustoso, grintoso. Il 3 dicembre festeggiamo dieci anni di forum e di pizze Italians in tutto il mondo, Nuova Zelanda compresa. È un modo formidabile di conoscere i miei lettori.

Ferrara: <La mia lista per la vita riaccende la voglia di valori e passione> ( da "Secolo XIX, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: intesa come conflitto fra Occidente e Islam? "Tutto sta a vedere come ci si pone. Girando per l'Italia percepisco che c'è voglia di valori, voglia anche di riaccendere la passione. Dopo antifascismo e antiberlusconismo il problema che più eccita reazioni violente e censorie è quello che investe la vita, dalla sua origine fisica alla sua dimensione culturale e politica"

Professione VITTIMA ( da "Giornale.it, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: proseguono i due saggisti - tutti i conflitti sono stati complicati da questo bisogno di presentarsi come vittime virtuali che accorrono in soccorso a vittime reali". Un esempio? "La retorica che ha accompagnato l'ultima guerra contro l'Iraq". Per non parlare "della lettura delle guerre africane secondo lo schema vittima/colpevole".

"Il film anti-Corano incita all'odio" ( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: la vera divisione non è tra società musulmane e occidentali ma tra piccole minoranze di estremisti interessate a promuovere ostilità e conflitti". Poco prima della presa di posizione di Ban Ki-moon erano stati i governi di Marocco, Indonesia, Iran e Bangladesh a condannare il video in cui si traccia un legame diretto fra il Corano e il terrorismo.

[FIRMA]LAURA BANDINELLI MILANO La Roma pallonara è combattuta: non sa per chi tifare. Se ( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Il conflitto d'interessi del tifoso di fede romanista e laziale, infatti, è diventato un rompicapo dalle mille sfaccettature. I giallorossi sono costretti a tifare per i biancocelesti, mentre alla Lazio viene chiesto di regalare lo scudetto alla Roma.

Fitna , il giorno dopo ( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: ma tra piccole minoranze di estremisti che, da diverse parti, sono interessate a promuovere ostilità e conflitto". Mentre in Pakistan sono ripartite le manifestazioni in strada, dal Bangladesh all'Indonesia, fino all'Egitto e la Giordania, la condanna è stata unanime: il breve film è stato bollato come un "atto insensato".

Nuovo piano per Ingrid. Ma la piccola Natalia? ( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: La sua non è una scelta facile. Se la Betancourt morisse nella selva sarebbe un disastro d'immagine per le Farcma se fosse liberata chi s'interesserebbe più del conflitto colombiano? Per non parlare delle altre vittime meno illustri come Natalia.

L'esercito del Madhi di Moqdada al Sadr ha occupato Nassiryia, città simbolo del valore e ( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: ha sempre oscillato fra la cooperazione e il conflitto sia con gli USA che con l'Iran. Qualcosa si è rotto. Allora, sicuramente il governo iracheno e gli USA - ma probabilmente anche l'Iran - hanno deciso di toglierlo di mezzo. E' ancora presto per prevedere come andrà a finire. La situazione è molto ingarbugliata.

MILANO - La Findim della famiglia Fossati esce allo scoperto e presenta la terza lista per il rinnov ( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: art 2390 del codice civile relativo al possibile conflitto di interessi con l'incarico ricoperto nel gruppo spagnolo. La Findim, co-proprietaria della Star, come anticipato ieri da Il Messaggero, quindi scende in campo e, forte del 4,5% circa del gruppo delle tlc e con l'appoggio degli eventuali alleati, ipoteca tutti e 3 i posti spettanti alle minoranze.

ROMA Il 9 agosto negli Usa è esplosa la "bolla" dei mutui subprime americani ( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: In conflitto di interesse perchè sono pagate dalle stesse banche emittenti. E non sottoposte a nessuna forma di vigilanza, pubblica o privata. Schema di sorveglianza e vigilanza da rendere più stringente e coeso a livello internazionale, rivedendo anche gli assetti e i poteri delle autorità di vigilanza.

Le unità governative che vi partecipano sono prevalentemente sciite, ma appartengono ad ( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: ha sempre oscillato fra la cooperazione e il conflitto sia con gli Usa che con l'Iran. Qualcosa si è rotto. Allora, sicuramente il governo iracheno e gli Usa ma probabilmente anche l'Iran hanno deciso di toglierlo di mezzo. È ancora presto per prevedere come andrà a finire. La situazione è molto ingarbugliata.

NO AL FILM ANTI-CORANO: ISTIGA ALL'ODIO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: sono interessate a promuovere ostilità e conflitto". L'Ue, molti stati europei e l'Europarlamento hanno anche loro ieri condannato la diffusione di "Fitna" e l'equiparazione fra la religione islamica e la violenza e il terrorismo. La presidenza di turno slovena ha accusato il film di "non avere altro obiettivo che fomentare l'

CROTONE. L'AZIONE DELLE COSCHE CROTONESI NEI CONFRONTI DEGLI OPERATORI ECONOMICI è ASFISSI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: che stanno ridisegnando alleanze ed accentuano anche i conflitti all'interno delle singole cosche locali. Gli omicidi Megna e Cavallo hanno questa spiegazione mentre l'omicidio di Capicchiano segnala come la guerra si estenda ormai ai gruppi criminali collegati e di maggiore spessore, come gli Arena ed i Nicoscia.

MANOVRE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: ha sempre oscillato tra la cooperazione e il conflitto sia con gli Usa che con l'Iran. Qualcosa si è rotto. Allora, sicuramente il governo iracheno e gli Usa ma probabilmente anche l'Iran hanno deciso di toglierlo di mezzo. È ancora presto per prevedere come andrà a finire. La situazione è molto ingarbugliata.

Israele in Fiera: il veleno della disinformazione ( da "Stampa, La" del 29-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Radicalizzare il conflitto serve soltanto a chi ha interesse a lasciare le cose come sono. Il Lingotto è sempre stato uno spazio d'incontro e di dialogo. Sarà così anche quest'anno, e l'anno prossimo, quando gli scrittori arabi e palestinesi potranno incontrare i loro colleghi israeliani senza "se", senza "ma" e senza "però".


Articoli

Berlusconi dice che abolirà la par condicio intanto l'hanno già abolita i giornalisti (sezione: Conflitto di interessi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara Europa, leggo nella settimanale rubrica di Giovanni Valentini "Il sabato del villaggio" (immagino il villaggio globale dei media) che Berlusconi "annuncia, minaccia o promette che la legge sulla par condicio sarà una delle prime a venir abrogata" dal suo eventuale governo. Se è vero, cosa intende fare il Partito democratico, far rispettare la legge che c'è e, domani, spingere alla risoluzione dei veri nodi che stanno "a monte" e per i quali il governo dell'Unione non ha fatto niente? AMEDEO DI PIERO, ROMA Caro Di Piero, davvero non lo so, anche perché l'Italia è, come diceva Manzoni, il paese del sopire: "tacere sopire, sopire dormire". Da millecinquecento anni. Il potente ha sempre ragione, e se qualche pazzo, isolato o no, si ribella, per lui una volta c'è la mordacchia, un'altra il manganello. Ma è l'eccezione. La regola è subire, sopire, non far chiasso. Perciò non ci credo che Berlusconi abolirebbe la legge sulla par condicio. Per due ragioni. La prima l'ha scritta proprio Valentini: si attirerebbe addosso una canea mondiale, in sede di Unione Europea e di Nazioni Unite: tutti a volerci veder chiaro, a denunciare (come fosse cosa nuova) l'"anomalia italiana", unica al mondo, col presidente del consiglio padrone di tutta la tv privata e anche imbavagliatore della tv pubblica. Gli osservatori e le inchieste internazionali, che oggi la presidente del Congresso americano signora Pelosi invoca contro la Cina per il Tibet, domani li invocherebbero Merkel e Zapatero, Brown e perfino Sarkozy contro l'Italia. Berlusconi non è fesso e in simile situazione non ci si mette. Anche perché ? e questa è la seconda delle due ragioni ? non è affatto necessario abolire una legge che finge di proteggere i cittadini tutti, quando è così semplice continuare a non farla rispettare, proprio come se non ci fosse. A che servono procuratori della repubblica e giornalisti, se non a sopire, insabbiare, annusando la direzione prima ancora che il vento sopraggiunga? Come ben dice Petruccioli, a cui non creano imbarazzo i rilievi al Tg1 e al Tg2 del garante della comunicazione, la par condicio sta a valle di una serie di porcherie (il termine è mio) non risolte né dalla destra né dalla sinistra né dal centro: e cioè la legge antitrust, il regime delle concessioni, il conflitto d'interesse, la governance della Rai, le obbligazioni della tv privata in materia di servizi pubblici. Lei avrà visto certamente i dati dell'ultima settimana, forniti dal garante: limitandoci al confronto (tempo di parola e commento redazionale) fra i due gruppi politici maggiori, quello di Berlusconi e quello di Veltroni, le percentuali sono queste: Tg1 34,1 ? 24,4; Tg2 33,1 ? 26,8; Tg3 31,9 ? 28,6; Tg5: 38,7 ? 22,6; Tg4: 53,1 ? 23,5; Studio Aperto: 40 ? 31,4; Tg La7: 48,2 ? 28, 7. Chi ha realizzato questa situazione? I giornalisti, caro Di Piero, e chi, avendo il potere per ricondurli alla legalità, non vede e non sente. Ammesso che ci sia qualcuno che abbia quel potere. A giudicare dalla strafottenza con cui qualche "direttore" dice "io questa legge non la rispetto", parrebbe di no. E con un popolo che prende schiaffi e calci in questo modo, lei pensa che Berlusconi si attirerebbe i fulmini del mondo abolendo la par condicio? Non scherziamo. Tanto più che in Italia abbiamo da occuparci di embrioni.

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Un archivio sui tedeschi cacciati dall'Est (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Il caso Dopo le polemiche con il governo polacco, a Berlino verrà aperto un centro di documentazione sulle espulsioni del dopoguerra 25/03/2008 lorenzo gianotti A Berlino, dopo decenni di discussioni e polemiche, sorgerà il Centro di documentazione sulle espulsioni di tedeschi dall'Est, opera a lungo considerata l'espressione di un non acquietato revanscismo tedesco. L'anno scorso il progetto aveva incontrato l'opposizione del premier polacco Jaroslaw Kaczinski. Ora il successore Donald Tusk non solleva più obiezioni di principio, mentre il governo tedesco pensa di coinvolgere nella progettazione studiosi polacchi. È un'altra testimonianza di come in Europa sia possibile superare conflitti che pure segnarono la storia del continente. Dalla scomparsa dell'impero romano tra le popolazioni germaniche e quelle slave le contese si dispiegarono aspre e continue. Agli inizi del IX secolo si dovette a Carlo Magno la fissazione di un "limes sorabicus", da nord a sud, seguendo i corsi dell'Elba, della Saale e del Danubio, e il "limes Saxoniae", fra il golfo di Kiel e Lauenburg, per contenere l'avanzata degli Slavi. Nei tre secoli successivi, sotto l'impero degli Ottoni, si assistette invece all'espansione germanica, secondo un Drang nach Osten, "impulso verso Oriente", durata dieci secoli, dall'Alto medioevo alla seconda guerra mondiale. Con alterne vicende. Nel 1386, il matrimonio del granduca lituano Jogaila con la regina polacca Jadwiga suggellò la loro confederazione, che assurse al ruolo di potenza comprendente la Bielorussia, la Rutenia, Kiev e la vallata del fiume Dniepr, e vasti altri territori. La forza del nuovo Stato era tale che nel 1410 a Tannenberg le armate jagelloniche furono in grado di sconfiggere i Cavalieri teutonici, animosi e possenti alfieri del germanesimo. Nel corso di questa guerra la Prussia fu ripetutamente devastata dagli eserciti polacchi, e le scorrerie si ripeterono nel 1414, 1422, e dal 1431 al 1433, anno in cui ebbe luogo l'invasione degli ussiti boemi. Nel 1569, con il trattato di Lublino, Polonia e Lituania diedero vita alla "Rzeczpospolita obojga narodow", repubblica dei due popoli, che pur cedendo territori al prorompente principato di Moscovia, mantenne per oltre duecento anni una posizione preminente nell'area. Per avere un'idea più precisa della penetrazione slava è sufficiente dire che allora le popolazioni di Prussia, Pomerania, Brandeburgo erano prevalentemente slave. Secondo alcuni studiosi, il nome di Berlino proverrebbe dal veteroslavo "berlo" (bastone, palo) e dunque il significato di Berlino sarebbe "luogo circondato da pali", Lipsia proverrebbe da "lipa" (tiglio) e Pomerania da "po more" (lungo il mare). Non basta. L'Ordine teutonico venne sciolto nel 1525 e il suo ultimo gran maestro, Albert von Hohenzollern, divenne duca di Prussia nella veste di vassallo del re polacco. Ma con il tempo i rapporti di forza si rovesciarono: da ducato la Prussia passò a dignità di regno, approfittando della dissoluzione della "Rzeczpospolita" e annettendosi territori abitati da polacchi; poi, con l'unificazione tedesca, si trasformò nel Reich guidato dal kaiser. L'ultimo rovesciamento è avvenuto dopo la seconda guerra mondiale che, scatenata dalle armate di Hitler, condusse alla distruzione della Germania. Nel 1945-46 dalle terre orientali vennero cacciati milioni di tedeschi. La Prussia scomparve dalla carta geografica, perché assorbita dalla Polonia e dall'Urss: com'è noto, Kaliningrad, ora territorio della Federazione russa era la prussiana Koenisberg, città del filosofo Immanuel Kant; della Pomerania restò alla Germania solo la parte anteriore. Nella Bundesrepublik i profughi orientali hanno avuto un discreto peso politico, influente soprattutto nei due partiti democristiani, CDU e CSU, che hanno però svolto un'opera di moderazione nei confronti dell'estremismo revisionista. Riunificata la Germania e aperte le frontiere orientali, gli interessi politici hanno perso di intensità a favore di quelli storico-culturali. Quando le tracce del passato non sono del tutto cancellate, esse propiziano riflessioni sull'incrocio di genti e di culture di ben altro tono dei conati nazionalistici che incontriamo nei Balcani. Tra l'altro della presenza slava in Germania resta qualche orma significativa; per esempio alcune decine di migliaia di casciubi. Ed è sorprendente che uno dei maggiori scrittori viventi e Nobel per la letteratura, Gunther Grass, nato a Danzica, sia appunto casciubo. Altrettanto singolare è che dalla stessa città baltica provenga l'attuale primo ministro polacco, Donald Tusk, casciubo anche lui. Le diversità possono fecondare la comprensione e l'inventiva, abbassando i muri psicologici e i pregiudizi etnici. 25/03/2008.

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Sulla politica estera colpevoli silenzi bipartisan (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Gianni Baget Bozzo La politica estera è assente dal dibattito elettorale. Sia per il governo che per l'opposizione, sia per Walter Veltroni che per Silvio Berlusconi. L'unico gesto importante compiuto dal governo Prodi è la Finul, la forza di interposizione in Libano, ma essa è rimasta come sospesa in aria. Non è riuscita a risolvere la crisi libanese perché il presidente della Repubblica non è stato ancora eletto. Il Libano è spaccato nelle sue componenti sciite, sunnite, druse e maronite, senza che alcuna soluzione sia raggiunta. L'unità del Libano è ormai in pericolo, anche se la pace tiene. Il conflitto invece si è aperto gravissimo a due passi, tra Hamas e Israele ed è giunto al punto che sembrava già scritta l'invasione di Israele nella striscia di Gaza. Nei giorni dell'intervento in Libano, si era pensato all'interposizione delle Nazioni Unite come soluzione del problema palestinese estendendola a Gaza e alla Cisgiordania, poi tutto è rimasto immobile. L'unico successo del ministro Massimo D'Alema è la moratoria sulla pena di morte all'Onu. Il resto è silenzio. Anche l'opposizione è silenziosa sulla politica estera, l'unico accenno è stato l'intervento personale di Antonio Martino sul ridurre la partecipazione italiana al Finul in Libano e aumentare la presenza italiana in Afghanistan, ma è stata ridimensionata da Berlusconi. D'Alema ha condotto alla grande latitanza italiana in politica estera. Forse la politica bipartisan esiste, forse no: in ogni caso, la direttiva comune sembra quella del silenzio assenso. Curiosamente l'unica posizione di Veltroni in politica estera è l'appoggio alla missione in Afghanistan. Forse valeva solo per marcare le distanze dal governo Prodi condizionato dagli antagonisti. Certamente vi sono taciti compromessi tra Pd e Pdl e anche il governo Prodi, ma essi non raggiungono la forma di un discorso politico. Vorremmo domandarci il perché di questo grande silenzio. Ciò riguarda soprattutto l'opposizione che, con il governo Berlusconi, aveva assunto una posizione fermamente proisraeliana di cui la presenza in Libano è anche un effetto, per la fiducia che Israele ha nel nostro Paese. I problemi non risolti dovranno prima o poi essere affrontati, e tra questi la maggior questione pendente oggi sull'area è quella del nucleare militare iraniano. Le cose in Europa non sono rimaste ferme su questo punto. Un particolare rilievo va dato al viaggio di Angela Merkel a Gerusalemme, dove il cancelliere tedesco è giunto con sette ministri, come avviene soltanto nei vertici interni all'Ue. La cancelliera ha dichiarato che la Shoah stabilisce un legame perenne tra Germania e Israele, come se essi fossero identificati da una medesima sorte. Questo è molto importante per Israele e per questo la cancelliera ha potuto parlare in tedesco, la lingua dei campi di sterminio, dinanzi al Parlamento ebraico. Non è detto che l'appoggio americano per Israele rimanga sempre quello della presidenza attuale ed è quindi interessante per il governo israeliano ottenere questo vincolo istituzionale tra la Repubblica federale e lo Stato ebraico in quanto ebraico proprio perché legato dalla strage etnica. Il fatto della Merkel mostra che gli Stati europei vanno ritrovando le loro posizioni storiche rispetto ai problemi dell'area e che le differenze nazionali riemergono. È chiaro che con la fine del progetto di Costituzione europea la nazionalizzazione delle politiche comincia a farsi sentire e va da sé che la prima politica a essere nazionalizzata sia la politica estera. Così la politica italiana, come ai tempi di Enrico Mattei, sembra fatta piuttosto da Enel e Eni piuttosto che dallo Stato. E questo è il punto debole di questa latitanza della politica estera. Parrebbe che Pdl e Pd, non abbiano interesse a portare tali questioni dinanzi all'elettorato, eppure il rapporto con la Russia è fondamentale per i nostri rifornimenti energetici. Berlusconi aveva stabilito uno stretto rapporto con Vladimir Putin e lo ha sostanzialmente coperto di fronte alle critiche sulla condotta delle elezioni russe. Egli ha capito d'istinto che l'autocrazia di Putin è funzionale a un Paese ortodosso slavofilo ed euroasiatico come la Russia. Ma nessuno sa ancora se questo silenzio nasconda veramente una vera unità o un reciproco imbarazzo. Sta il fatto che la politica estera italiana è divenuta pagina bianca come mai era accaduto . Gianni Baget Bozzo (bagetbozzo@ragionpolitica.it), sacerdote e teologo, è consigliere di Forza Italia. 25/03/2008.

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"non c'è conflitto d'interessi con le società di marcellino" (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina XIII - Torino Saitta: "Dal progetto una risposta al caro bolletta delle industrie" "Non c'è conflitto d'interessi con le società di Marcellino" Il Csi-Piemonte ha aggiudicato a Telecom Italia la gara per realizzare una rete in fibra ottica di oltre 430 chilometri, che consentirà la diffusione della banda larga e l'accesso ai servizi online. Dal prossimo autunno diventeranno realtà i collegamenti Internet ad alta velocità previsti per le aree del Canavese, del Pinerolese, del Sangone e della Stura. Promosso dalla Provincia di Torino, il progetto ha un valore di circa 7 milioni e rientra nell'ambito del più ampio Programma Wi-Pie sviluppato dalla Regione. Telecom Italia progetterà e realizzerà la nuova rete e ne curerà poi la manutenzione e la commercializzazione verso altri operatori di mercato. La rete si snoderà per 124 punti di interesse strategico individuati sul territorio, per un totale di 220 Comuni. "La firma - spiega Francesco Brizio, presidente Csi-Piemonte - rappresenta un esempio concreto di come l'azione della Pubblica Amministrazione possa realmente dare alle imprese la possibilità di utilizzare le tecnologie Ict per competere al meglio sui mercati nazionali e internazionali".

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La banda larga in 220 centri accordo tra csi e telecom (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina XIII - Torino Sarà realizzata una rete in fibra ottica di oltre 430 Km La banda larga in 220 centri Accordo tra Csi e Telecom Presidente Antonio Saitta, perché importare altra energia dall'estero attraverso una società mista? "L'idea di utilizzare il sedime autostradale come collegamento energetico nasce in Sitaf nel 2002 grazie a un patto tra la società concessionaria e Transenergia. A novembre la joint venture ha raggiunto un'intesa con Terna. L'accordo prevede la realizzazione di due moduli di trasmissione per una potenza complessiva di 1000 megawatt, uno a gestione pubblica, che farà capo a Terna e l'altro privato a Transenergia, attraverso i quali importare energia per soddisfare il deficit energetico del Paese". L'investimento, pari a 400 milioni, pur diviso tra i soci, è notevole. Non sarebbe meglio costruire nuove centrali? "L'obiettivo è valorizzare la nostra rete dei trasporti aumentando, allo stesso tempo, la capacità della rete energetica così come la concorrenza tra distributori. Per le imprese il caro bolletta è un freno allo sviluppo. Portando altra energia, a minor costo, come quella francese, produrrà immediati benefici al consumatore finale e un effetto calmieratore su tutto il mercato. Inoltre i moduli saranno offerti in concessione a un canone forfettario di 1,6 milioni". Non c'è un conflitto di interessi nell'assegnazione degli appalti, visto che sono interessate, a cascata, tre società del gruppo Gavio? "Anche per questo la giunta provinciale ha scelto, con gli altri azionisti pubblici, di blindare il capitale Sitaf in un patto di sindacato forte di una quota del 51%. Il controllo è ora nelle mani degli enti pubblici. Il progetto di interconnessione è valido, tanto che le merchant line sono richieste anche dall'Ue e interessano tutte le regioni trasnfrontaliere. Tuttavia ad aprile, nella prossima assemblea di Sitaf, valuteremo attentamente ogni passaggio dell'assegnazione dei lavori". (ch. be.).

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Il messaggio di lombardo folgorato dagli slogan leghisti - mario centorrino (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina XV - Palermo Il messaggio di Lombardo folgorato dagli slogan leghisti MARIO CENTORRINO (segue dalla prima di cronaca) O comunque convinti di essere degli dei. I siciliani, tuona Lombardo, sono dei fessi. "La novità - insiste - è che ce ne siamo resi conto. Il Ponte sullo Stretto servirà anche a guarirci dalla sicilitudine, a svelarci a noi stessi per quel che siamo, uomini come gli altri". Cauto sulle infiltrazioni mafiose: "Rivendico il diritto di parlare con chicchessia. Se poi si passa a proposte irricevibili, basta cambiare discorso e interlocutori". Generoso con i magistrati antimafia: "Dobbiamo essere protettivi con loro. Anche se mi criticheranno avranno sempre la mia stima e la mia solidarietà". Stregato e affascinato da Bossi e dai leghisti. Il primo considerato "un mito"; i secondi, "persone che hanno sempre portato a casa qualcosa per la loro terra". L'intervistatore battezza Lombardo, chissà poi perché, "una leggenda nera". Definendolo più potente di Cuffaro, signore delle Ausl, campione della politica clientelare, padrone di Catania e, forse, tra poco, padrone della Sicilia. E attribuendogli un obbiettivo ambizioso: fondare un partito radicato nel territorio da Roma in giù, una Lega Sud, pronta a contrattare un'alleanza con il Partito della libertà in ambito di denari e potere. Se questo è il retroterra culturale sul quale si innesta l'offerta politica di Lombardo, sorgono spontanee tre osservazioni. Rispetto al cuffarismo c'è una linea di continuità, l'attenzione al modello clientelare, ma anche una frattura in termini di nuova identità. Il cuffarismo intendeva legittimarsi e nobilitarsi enfatizzando una sua profonda religiosità. Dall'affidamento della Sicilia alla Madonna ai pellegrinaggi, come testimonianza di una fede intima, ma al tempo stesso pubblica ispiratrice di una visione politica che anteponeva la soddisfazione immediata dei bisogni a principi di razionalità, progettualità, priorità. Stabilendo un'equazione: chi credeva in Dio e nella Madonna doveva essere, per definizione, vicino a Cuffaro. La Chiesa ufficiale, sul punto, non ha mai preso posizione. Preoccupata forse del "conflitto potenziale di interesse", in quanto destinataria, nelle sue strutture di assistenza e per il restauro dei suoi luoghi di culto, di munifiche (ma non sempre immeritate, a onor del vero) elargizioni. L'apparente laicismo di Lombardo trascura la fede ed esalta - non per nulla il nostro protagonista ha studiato psicoanalisi - un sentimento nascosto, sommerso ma non rimosso: l'infelicità di cui i siciliani si nutrono, già con il latte materno, per essere ritenuti inferiori nello Stato italiano, rispetto ai conterranei di altre regioni. Inferiorità che un separatismo, senza nostalgie e rancori, avrebbe permesso di superare. Inferiorità comunque che si deve riscattare non con lo Stato ma sempre contro lo Stato, qualunque ne sia la sua espressione. Niente appelli alla Madonna, con Lombardo, ma piuttosto allo spirito di Polifemo nella sua versione arcadica. Polifemo, il pastore cioè che pascolava il suo gregge e vendeva il suo formaggio. Ingiustamente trasformato in "uomo nero" per giustificare i saccheggi a venire, dopo la sua uccisione per mano del callido Ulisse, delle ricchezze siciliane. Seconda osservazione a mo' di proposta. Al di là della personalissima top ten di Lombardo, c'è una scuola storica, in Sicilia, di tutto rispetto: Renda, Lupo e Marino a Palermo; Giarrizzo e i suoi allievi a Catania, Fedele a Messina, contemporaneista quest'ultimo di assoluto rilievo. Accanto a loro, un universo accademico che annovera, nel settore umanistico, figure di eccellenza. C'è una cultura siciliana, insomma, anche se - con nobili eccezioni - ignorata dai partiti, e ritenuta spesso utile solo per ricavarne tediose citazioni. Può essere lecito attendersi una reazione, un contromanifesto, uno scatto di orgoglio contro tesi che sembrano simboleggiate dal famoso angelo di Klee? Proiettato verso il futuro ma con lo sguardo inesorabilmente rivolto all'indietro. Terza e ultima osservazione, per concedere spazio all'ironia. Se dovesse prevalere Lombardo nella competizione elettorale siciliana, c'è dunque da attendersi la messa al bando dai programmi scolastici dell'Odissea; la rimozione delle statue e delle indicazioni toponomastiche che ricordano Garibaldi e più in generale, il Risorgimento; il divieto assoluto, per i teatri dell'isola di mettere in scena opere di Pirandello. Se proprio non ci sono alternative possibili, "arridatece il cannolo", verrebbe da esclamare.

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Magdi Allam Perché non si è convertito in modo anonimo? Cara Unità, Magdi (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Magdi Allam Perché non si è convertito in modo anonimo? Cara Unità, Magdi Allam è stato battezzato da Benedetto XVI durante la Veglia pasquale, ed ovviamente la notizia non poteva non fare il giro del mondo. Al Corriere della Sera, Allam ha scritto: "La mia conversione al cattolicesimo è il punto di approdo di una graduale meditazione. Ho raggiunto la consapevolezza che la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale". Bellissima cosa. Forse però l'umiltà cristiana avrebbe dovuto suggerire a Magdi Allam di cercare una piccola sconosciuta chiesa con uno sconosciuto sacerdote per farsi battezzare. Il rito, celebrato davanti al mondo intero, e davanti al mondo islamico, forse rende "conflittuale" la fede cui ha aderito. E perché convertirsi proprio al cattolicesimo, e non ad altra confessione cristiana, meno osservata dai media? Veronica Tussi Berlusconi e Fini Gli elettori fermino quei due Caro Unità, in questa settimana c'è stata la polemica "sgradevole" tra l'ex presidente di An (confluito nel Pdl di Berlusconi) e il Segretario del Partito Democratico. Fini ha ricordato che Veltroni prende la pensione da parlamentare europeo (dopo che il candidato premier del Pd aveva chiesto di ridurre gli stipendi dei parlamentari). Peccato che Veltroni ha "rammentato" a Fini che quei soldi l'esponente del Pd li usi per beneficenza. Poi lo stesso Fini è stato "protagonista" di un'altra curiosità. In un'intervista ha detto che se il Pdl dovesse perdere le elezioni si dimetterebbe (poi non ha ricordato da cosa, da parlamentare oppure da presidente di An che non esiste più? non è dato sapere)! Poi Berlusconi è stato protagonista di un'attivismo sull'Alitalia (voglia di trovare una soluzione o solo una trovata elettorale)? Senza fare demagogia, mi sembra che i due più importanti dirigenti del Popolo delle Libertà, non siano in grado di governare il paese e mi auguro che la gente se ne renda conto, e votino di conseguenza. Stefano Gresonti, Genova Il voto è un diritto Non votare offende la memoria di chi lottò per la libertà Cara Unità, a sentir molti non vale la pena di andare a votare; vorrei ricordare che è il voto è un diritto conquistato faticosamente e che va difeso in un solo modo: andando a votare. Il non voto,se da un lato offende la memoria di chi ha speso la vita per la sua conquista, dall'altro lato può indurre qualcuno a pensare che , se la gente non intende esercitare un tale diritto, tanto vale abolirlo e governare magari con i soli sondaggi. Lucio Misso Alitalia, il Cavaliere si muove soltanto per interessi elettoralistici Cara Unità, io la penso come Di Pietro. 1° non si può mettere nello stesso calderone Alitalia e Malpensa. Alitalia tra poche settimane chiude e Berlusconi non fa che rallentare il passaggio a un compratore, aumentando il disastro. E che lo faccia per biechi motivi elettorali e dopo che se n'è lavate le mani per cinque anni è criminale e mostra come se ne sbatta del paese e dei lavoratori Alitalia. Chiedere aiuti di Stato per Alitalia è contro le norme Ue che lo vietano clamorosamente. È pure lo stesso motivo che Berlusconi ha addotto per cinque anni per non far niente e ora con questa balla imbroglia i ciuchi che gli credono. Insomma siamo di fronte a un bluff di basso livello per rastrellare voti, il che dice una volta di più che Berlusconi non sia per niente sicuro di vincere e le tenti di tutte. Anche questo è un bluff. Che proponga poi di comprarla attraverso i figli spalanca un immane conflitto di interessi, quel conflitto che abbiamo chiesto inutilmente di regolare come in ogni paese civile. Che poi per questi atti ci sia anche chi vota Pdl fa cadere proprio le braccia e attesta una volta di più che gran parte degli elettori è priva di coscienza civile. Lettera firmata La cordata la facciamo noi Organizzata qui in officina costa 33 euro a testa... Cara Unità sono un piccolissimo imprenditore e oggi, seguendo da un anno e più la saga Alitalia (prima non c'era problema?) e soprattutto avendo sentito le soluzioni e le richieste agli imprenditori, volevo chiedervi quanto tempo ho per presentare la cordata che sto organizzando fra i ragazzi in officina, fornitori, clienti,amici, parenti e tutti quelli che conosco. La quota che ho pattuito sono 33.33333 euri a persona con ricevuta e con il prestito ponte ce la potremmo fare, la battezzeremo aercoopitaly... Rudi Ferrara Gesù nello spot dei socialisti Lasciamo la fede fuori dalle elezioni Cara Unità, è a dir poco offensivo per la sensibilità dei credenti inserire Gesù in uno spot televisivo del partito Socialista. Inoltre, questa pubblicità contraddice pesantemente le dichiarazioni sulla laicità dello stato, inteso come netta divisione della sfera religiosa da quella politica, che fino ad ora Boselli e tutti i Socialisti si facevano carico di divulgare in ogni occasione. È veramente desolante che una forza politica some i Socialisti, a cui i sondaggi danno lo 0.8 per cento, tentino di invertire questa tendenza elettorale negativa, mediante una operazione blasfema che si pone in piena contraddizione con la loro ideologia e con la loro storia. I Cattolici Democratici fanno appello all'intelligenza politica di tutti i Socialisti che operarano a livello territoriale, affinché facciano pressione sui loro vertici, perchè venga scongiurata la tentazione integralista , tesa ad una inaccettabbile commistione tra la politica e la fede. Pietro Aceto, Bologna Falsi ciechi Paghino severamente i medici conniventi Cara Unità, mi auguro proprio che dopo la scoperta di "non vedenti" che usufruivano di pensione d'invalidita, i medici che hanno favorito la truffa siano: sospesi per almeno cinque anni dalle loro funzioni, senza stipendio; condannati a risarcire il danno e come pena accessoria aiutare dei cechi (quelli veri), per un minimo di due anni per cinque ore al giorno, in tutte le loro necessità. Franco Fronzoli - Rapallo.

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Contratti: il nodo è sempre la produttività Contrattazione di secondo livello: la prevedeva già l'intesa del 1993. Confindustria divisa (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Contratti: il nodo è sempre la produttività Contrattazione di secondo livello: la prevedeva già l'intesa del 1993. Confindustria divisa di Bruno Ugolini FUTURO Le elezioni sono alle porte. C'è chi s'interroga su come sarà il futuro per i sindacati. Ad esempio a proposito dell'eterna discussione sul modello contrattuale che dovrebbe sostituire quello concordato nel 1993. Il rischio è che le future trattati- ve siano guidate da un governo di centrodestra, magari ripetendo brutti copioni del passato. L'intoppo riguarda sempre il tema della contrattazione del secondo livello sulla produttività: molti dimenticano che già l'intesa del '93 permetteva l'esercizio di tale diritto. Una definitiva proposta unitaria tra Cgil, Cisl e Uil dovrebbe toccare anche i temi essenziali della rappresentanza e della democrazia sindacale. Mentre anche la Confindustria (l'ha fatto notare Nicoletta Rocchi, Cgil) denuncia le sue divisioni: gli imprenditori dei trasporti ad esempio negano l'eventualità di un moderno accorpamento nel settore. Bisognerà poi vedere le disponibilità della futura presidente Emma Marcegaglia rispetto a un'esigibile contrattazione territoriale. È partendo da questa premessa che tentiamo una rapida ricostruzione della storia dei contratti nel nostro Paese. I primi a ottenere un contratto collettivo nazionale di lavoro furono i vetrai. Era il 1908. Nello stesso periodo si firmano anche i primi contratti aziendali. Così avviene alla Borsalino e in una fabbrica torinese che si chiamava allora "Società Automobilistica Itala di Torino". Nasce la Cgil e, nel 1910, la Confederazione italiana dell'industria. Sorgono le prime rappresentanze aziendali, le commissioni interne. Sono trascorsi cento anni. E si torna a parlare di contratti, su come cambiarli, ridurli, potenziarli, accorparli. Le soluzioni tecniche, spesso poco comprensibili ai profani, si accavallano. Come se si trattasse solo di individuare intelligenti soluzioni ingegneristiche e non fossero in gioco interessi in carne ed ossa. Certo erano in condizioni assai più malmesse i loro antenati, appunto cento anni or sono. Comincia così il lungo viaggio dei contratti di lavoro. Un cammino subito interrotto dall'avvento del fascismo, dai suoi interventi liberticidi. Con il Patto concluso a Roma nelle sale del Palazzo Vidoni (è il 1926) il regime e la Confindustria riconoscono un solo sindacato. Quello fascista. Ed è soppressa la libertà di associazione e di sciopero. Non si discutono richieste aziendali o nazionali. Al massimo si mettono in atto pseudo trattative tra gerarchi. Le cronache esaltano, però, nel 1928 e nel 1936, due contratti nazionali di lavoro per i metalmeccanici. Scriverà Piero Boni (segretario della Cgil): "In pratica furono utilizzati anche indirizzi teoricamente validi e perseguiti dal libero sindacalismo, quali il principio del contratto nazionale con minimi garantiti". Il sindacato riprende le sue piene funzioni nel dopoguerra. Il 6 dicembre del 1945 è concordato, tra la Cgil e la Confindustria, un accordo che introduce la scala mobile, ma solo per gli operai dell'industria che lavoravano nell'Italia settentrionale. E i contratti? I metalmeccanici per vedere un rinnovo dovranno attendere il 25 giugno del 1948. Contratto dalla coda lunghissima: sarà completato nel 1956. Sono gli anni delle divisioni sindacali e di una contrattazione con scarsa qualità. Ha scritto Sergio Turone, nella sua Storia del sindacato: "Negli anni della guerra fredda fra i sindacati il dibattito sulla validità dei contratti collettivi di lavoro appare paradossalmente più vitale dei contratti collettivi stessi, stipulati in generale senza organicità di criteri, in uno stillicidio di piccole rivendicazioni". Siamo nel 1952 e nasce da questa situazione di frantumazione rivendicativa l'idea di dar vita a una vertenza interconfederale. Quella che sarà chiamata del "conglobamento", tesa, appunto, a conglobare nella paga base l'assegno di carovita e le indennità minori. Era il primo tentativo di mettere ordine nella contrattazione. Durò due anni e approdò, nel giugno del '54, in un accordo separato. Accordo assai modesto, però, secondo il parere della Cgil, dal punto di vista degli incrementi salariali. E' però in quegli anni che si avvia un impegno più forte sui temi della contrattazione non solo del salario ma soprattutto dell'organizzazione del lavoro. È qui che si colloca l'autocritica della Cgil. Di Vittorio nella relazione al comitato direttivo della Cgil, il 26 aprile del 1955, sottolinea gli "errori di politica sindacale derivanti da una scarsa conoscenza della vita reale dei lavoratori". Non si è saputo formulare le rivendicazioni più adeguate, "per condurre in base ad esse lotte concrete, azienda per azienda, sia pure inquadrandole in una linea di carattere generale". E Ferdinando Santi aggiungerà che ciò non significa l'abbandono della contrattazione collettiva su scala nazionale. Osserva però che il contratto nazionale è il risultato di una trattativa nella quale pesano "le imprese cosiddette marginali". Nasce così la nuova stagione della contrattazione articolata e anche dell'unità sindacale. Siamo agli anni 60 e poi all'autunno caldo. Il fiorire dell'iniziativa di fabbrica non deprime i contratti nazionali. Anzi. Proprio per questo a ogni rinnovo nazionale il chiodo fisso della Confindustria è quello di limitare, impedire la necessità di dover fare i conti sul luogo di lavoro con proposte, richieste, conflitti. Quei conflitti che sono il perno decisivo per spingere gli imprenditori a investimenti capaci anche di dare impulso alla produttività. L'altro perno dell'ossessione confindustriale resta però quello del "costo del lavoro", della scala mobile. Uno strumento che secondo molti osservatori alimenterebbe l'inflazione e la cui sepoltura darebbe nuovo impulso alla contrattazione. E così dopo tormentate vicende (l'accordo di San Valentino, il referendum mancato) si arriva a due accordi che segnano una nuova fase nel sistema contrattuale. Siamo negli anni 90 e segretario della Cgil è Bruno Trentin. Lo stesso dirigente che aveva assistito Di Vittorio nella famosa autocritica sul ritorno in fabbrica e che aveva tentato, anni dopo, inascoltato, di proporre una riforma complessiva del salario capace di osteggiare l'offensiva sul costo del lavoro. C'è un primo accordo nel '92 col governo Amato che cancella senza contropartite, nonostante le proteste della Cgil, la scala mobile e imbavaglia la contrattazione aziendale. E ce n'è un secondo nel '93, col governo Ciampi, che mette riparo ai vuoti del precedente. È una proposta complessa che indica due livelli di contrattazione con scadenze biennali: un livello nazionale e uno "aziendale o alternativamente territoriale". Dove si stabilisce il diritto ad aumenti salariali legati a incrementi produttivi, sia nazionalmente che nelle imprese. Mentre si parla di rafforzamento delle Rsu e di sistemi formativi per il "miglioramento della competitività del sistema produttivo e della qualità dei servizi". Molte di queste cose sono rimaste spesso sulla carta. Troveranno posto nel nuovo modello? Ammesso che lo si possa costruire.

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Le stime internazionali parlano di centinaia di migliaia di vittime irachene in 5 anni di conflitto (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Le stime internazionali parlano di centinaia di migliaia di vittime irachene in 5 anni di conflitto.

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Boom di acquisti per le tv con il decoder - aldo fontanarosa (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Economia Boom di acquisti per le Tv con il decoder Nel 2007 superato il milione di esemplari, ma non tutti ricevono il calcio Il dossier Marchio di qualità per i modelli che mostrano gare e film senza problemi L'impennata nei negozi dopo lo sconto fiscale voluto da Gentiloni e Padoa-Schioppa ALDO FONTANAROSA ROMA - Piramidi nelle case degli italiani. Piramidi con pericoloso intreccio di fili. Malgrado la tecnica inventi cose sempre più piccole e razionali, i nostri salotti sono ancora quello che sono. C'è il televisore, poi magari il decoder Sky, poi il videoregistratore, mentre il decoder del digitale terrestre fa capolino in cucina o nella camera dei ragazzi. Per sfuggire a questo caos calmo, un gruppo di famiglie italiane si è buttata su macchine integrate, "paghi uno prendi due". Impressiona soprattutto il successo dei televisori che hanno dentro la pancia, incorporato, il decoder digitale terrestre. Nel 2006 i negozianti avevano piazzato appena 150 mila televisori con decoder integrato. Una miseria. A fine 2007, gli esemplari venduti erano già schizzati a un milione e 27mila. E anche questo gennaio le vendite sono continuate a buon ritmo, superando nel mese quota 173 mila. Il fenomeno è merito dello sconto fiscale che i ministeri per le Comunicazioni e l'Economia hanno garantito, per decreto, ad agosto dell'anno scorso. Il decreto permette agli italiani di detrarre il 20% della spesa effettuata nella dichiarazione dei redditi del 2008. Proprio settembre del 2007 ? mese successivo al varo del decreto legge ? ha fatto registrare la prima fiammata. è stata superata la soglia dei 100 mila pezzi venduti. Poi, a dicembre 2007, si è arrivati addirittura a 226 mila tv nei carrelli degli italiani, complici i regali di fine anno. Lo sconto fiscale (ormai finito) e l'interesse dei consumatori hanno innescato processi virtuosi. Come spesso capita con le tecnologie, il prezzo è andato giù. Se a Natale del 2006 servivano almeno 1.500 euro in media per comprare questo televisore con decoder incorporato, un anno dopo i prezzi erano già sotto la soglia psicologica dei mille euro. Nel tracciare un bilancio della sua avventura ministeriale, Paolo Gentiloni colloca questo decreto (poi recepito dalla Finanziaria) tra le iniziative di successo perché ha rimesso in moto il passaggio dalla vecchia alla nuova tv. Certo, il lancio del "giocattolo" ha riservato qualche imprevisto. I modelli ammessi al contributo pubblico erano circa 600. E il decreto ministeriale ordinava ai produttori di televisori di chiarire bene sulle confezioni le caratteristiche dell'apparecchio. Tanti italiani, forse poco esperti o poco informati, hanno comprato tv capaci di prendere solo i canali gratuiti del digitale terrestre, ma chiusi invece al calcio di Mediaset e La7 (che si compra in pay-per-view). Quando se ne sono accorte, queste persone sono subito corse a prendere un decoder esterno e lo hanno poi collegato al televisore. Qui la seconda brutta sorpresa. è capitato che questo decoder esterno sia entrato in conflitto con il decoder interno al televisore, negando comunque la visione delle partite in pay-per-view. Il 16 dicembre, finale del Mondiale per club tra Milan e Boca trasmessa da Mediaset Premium, tante persone denunciavano il black-out in tv nei forum e nei blog su Internet. "Questa criticità non è certo passata inosservata", spiega Francesco Siliato, membro del Comitato Italia Digitale e docente al Politecnico di Milano, "oggi infatti gli apparecchi avanzati, quelli che permettono di vedere tutti i programmi in pay-per-view senza bisogno di altro, vanno segnalati con un "bollino" di identificazione". è il famoso "bollino bianco" imposto dal consorzio DgTvi che segue il lancio del digitale terrestre in Italia. I produttori di televisori, poco alla volta, stanno proponendo soprattutto televisori aperti a tutta la pay-per-view (con le case Finlux, Inno Hit e Graetz in prima linea). Gli effetti del decreto ministeriale non sono finiti. Il testo stabilisce che, entro dicembre 2008, i produttori di televisori non potranno più consegnare ai distributori italiani apparecchi del vecchio tipo (quelli senza decoder integrato). Entro giugno 2009, poi, i televisori vecchi (senza decoder) usciranno di scena, non potranno più essere venduti.

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Gossip Dal Grande Fratello alle voci su un ex ministro (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Riformista, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Azzurro sex, chi vede il video e chi si separa La politica c'entra sempre col sesso. A Giuseppe Scalera, senatore uscente del minuscolo partito diniano, i Liberaldemocratici, è capitata tra le mani, in piena campagna elettorale, una rogna imprevista. Scalera, infatti, è il presidente dell'ordine dei medici, chirurghi e odontoiatri di Napoli e provincia che si esprimerà sul caso Carcuro. Ossia la bella e giovane dottoressa bruna protagonista delle scene a luci rosse nell'edizione in corso, l'ottava, del Grande Fratello, il reality che va in onda sulle reti Mediaset. La ventiseienne napoletana Lina Carcuro, questo il nome della concorrente del Gf, è appunto laureata in medicina e si sta specializzando in chirurgia maxillofacciale, come recita la sua nota biografica ufficiale. Nelle scene incriminate, Carcuro è a letto con il cummenda milanese Roberto Mercandalli, suo coetaneo, nonché per sua stessa ammissione "incarnazione dello yuppie anni ottanta". Secondo l'ordine, allora, la dottoressa napoletana, facendo l'amore sotto l'occhio delle telecamere, avrebbe violato il primo articolo del codice deontologico laddove "il comportamento del medico anche al di fuori dell'esercizio della professione, deve essere consono al decoro e alla dignità della stessa, in armonia con i principi di solidarietà, umanità e impegno civile che la ispirano". Insomma, la casta (dei medici) contro la casa. Carcuro rischia una sanzione, in teoria anche la radiazione, ma la cosa curiosa è che questo potrebbe scatenare un piccolo conflitto d'interessi per l'ex democristiano Scalera, cognato di Carmine Mensorio, il dominus dell'Isef di Napoli che morì suicida da un traghetto perché inseguito da un ordine d'arresto per camorra. Scalera, infatti, ha già chiesto la cassetta con il video hard a Mediaset e annunciato che non farà sconti a chicchessia. Nemmeno se chiamasse il Cavaliere in persona per intercedere a favore della concorrente? Il dubbio è lecito, visto che il diniano Scalera passato dal centrosinistra al centrodestra, ha ottenuto un posto "sicuro" nella lista del Pdl di Campania 1 alla Camera. Sempre a proposito, però, di sesso e azzurri il gossip del momento in questa campagna elettorale è un altro. Una sorta di caso Spitzer al contrario dove è fondamentale, innanzitutto, premettere ciò che ha detto al Corriere della sera lo scrittore americano Jay McInerney sullo scandalo del governatore di New York sorpreso con una squillo di lusso e poi perdonato dalla moglie: "Al contrario delle amanti, le uniche temute da mogli e madri, la prostituta non è una minaccia alla stabilità istituzionale ed emotiva del matrimonio". Chi è, dunque, l'anti-Spitzer italiano? È un famoso politico di Forza Italia che avrebbe messo incinta l'amante facendosi così cacciare di casa dalla moglie. Di fronte all'evidenza, il parlamentare azzurro non avrebbe obiettato nulla, se non chiedere una tregua familiare fino a metà aprile, fino cioè a dopo le elezioni. La notizia è stata rivelata da Dagospia e poi confermata dallo stesso Roberto D'Agostino in un'intervista a Claudio Sabelli Fioretti per la Stampa . Ma nessuno, compresi Dagospia e adesso noi del Riformista , si azzarda a fare il nome. In ogni caso, l'identikit del politico è questo: è stato ministro più volte, è cattolico, è berlusconiano. Chi è? Tra l'altro, in merito alla questione dei leader del centrodestra divorziati, separati o semplicemente fedifraghi, c'è da registrare questa sarcastica battuta di Francesco Storace, fondatore della Destra, su come ha trascorso ieri la Pasquetta: "Sono l'unico segretario del centrodestra regolarmente sposato e la giornata di Pasquetta la passo rigorosamente in famiglia". Rita Di Rosa e Francesco Storace si sposarono nel 1987. La scorsa estate, in un'intervista di coppia al settimanale A di Maria Latella, l'ex governatore del Lazio disse: "Credo che nel matrimonio il sacrificio sia una virtù per superare tutte le difficoltà. In questo la fede aiuta, dà una grande forza interiore". Già. 25/03/2008.

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La coppia scoppia sui lavori di casa (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Tempo, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stampa Le donne preferiscono far tutto da sole perché lui fa perdere troppo tempo. ll segreto, invece, è "giocare insieme" La coppia scoppia sui lavori di casa Conflitti La prima causa di litigi è la gestione delle faccende domestiche La coppia scoppia tra le pareti domestiche e la principale causa è la gestione delle fatidiche faccende domestiche. Ben sei italiani su dieci (63%) ritengono infatti, secondo quanto emerge da un sondaggio promosso dall'osservatorio Spontex Homeloving Project, che la prima causa dei conflitti domestici nasce proprio per la cura della casa. "Lei vuole avere tutto sotto controllo" (71%), "vuole fare tutto in prima persona" (66%), "sembra l'unica e sola padrona di casa" (59%) affermano gli uomini. "Lui non vuole fare nulla" (63%), "non mi aiuta mai" (61%), "vuole fare solo le cose che gli piacciono" (58%), sostengono invece le donne. E anche quando decidono di farle insieme, sulle pulizie di casa non si trova mai il momento che va bene ad entrambi tra le "lei" che vorrebbero farle solo la mattina e i "lui" che preferirebbero altri orari. Condotto con 501 interviste telefoniche tra uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni, lo studio ha coinvolto oltre 70 esperti tra psicologi, sociologi, avvocati matrimonialisti, mediatori familiari, architetti e responsabili di associazione di categoria. E sono proprio sette esperti su dieci a ritenere, in linea con una tendenza che sta prendendo piede soprattutto in Usa e Regno Unito, che le faccende di casa possono trasformarsi in un collante di coppia. Il segreto, sostengono, è condividerle, "giocare insieme" e aiutare il partner in quelle che proprio non "digerisce". Il 68% degli esperti è dell'avviso che l'organizzazione dei ruoli nella gestione delle faccende domestiche è il primo punto su cui fare leva per evitare i conflitti tra le pareti domestiche. E la base è la condivisione, cosa, che a sorpresa, sembra più difficile da accettare per le lei: sono soprattutto le donne a dire di voler fare le pulizie in solitudine, come sottolinea il 69,2% delle intervistate che commenta "lui non è di nessun aiuto", "è impacciato e mi fa perdere più tempo", solo per citare qualche risposta al femminile). I più propensi a condividere le faccende di casa sembrano essere invece gli uomini: solo il 32,9% degli uomini preferisce occuparsene da solo. Importantissimo, invece, ritiene il 71% degli esperti, che ciascuno dei due dia il proprio contributo, magari suddividendosi le faccende in base alle preferenze o in generale in base a ciò in cui riesce meglio.

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Le sorprese che non vuoi le trovi sempre tutte (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Tempo, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stampa Il Tempo delle parole Le sorprese che non vuoi le trovi sempre tutte Le parole della politica. Questa settimana Il Tempo ha scelto quelle relative alla campagna elettorale "pasquale". UOVO DI PASQUA-1 Saranno tagliate le ali all'Alitalia? La compagnia di bandiera finirà nelle mani dei francesi che, da nazionalisti indomiti, la acquisteranno per asservirla alla loro (Air France), o i suoi libri saranno depositati presso il tribunale fallimentare? A Pasqua la sorpresa: Silvio Berlusconi ha annunciato una cordata nazional-bancaria-familiare, pronta a salvarla. Se ci riesce prenderà il volo... elettorale. E Walter Veltroni resterà in aeroporto. UOVO DI PASQUA-2 Il giornalista Magdi Allam, noto per le sue posizioni anti-integraliste-islamiche, alla fine si è convertito al cristianesimo. E ha scelto, per il suo battesimo, un'occasione pubblica e suggestiva: la veglia pasquale con papa Benedetto XVI. è un fatto molto importante per la cristianità, abituata non senza proprie colpe, a troppi percorsi inversi: dal cristianesimo all'Islam. UOVO DI PASQUA-3 Ancora una volta è la par condicio a dominare le scene. Anzi, a impedirle. Il duello Berlusconi-Veltroni non si farà mai, la legge voluta dalla sinistra, parla chiaro. E ha avuto ragione Paolo Bonaiuti nel definire il ministro Paolo Gentiloni, sostenitore del faccia a faccia tra i due, un fariseo. Gli antiberlusconiani hanno preteso regole ben precise per ingessare l'odiato conflitto di interessi di Arcore e quando pensano che al contrario, possa essere loro utile, ritengono doveroso bypassare allegramente le regole. E quindi? Ben venga il duello, cioé i duelli: 15 confronti in tv da Santoro, Floris, Vespa. Tanti sono, infatti, i candidati-premier, tra macro e micro leader. UOVO DI PASQUA-4 è la Lega Sud (Movimento per le Autonomie), alleata del Pdl, e la guida un post-dc dal nome nordico-bossiano: Raffaele Lombardo. E tra le sorprese pasquali, oltre a essere amico di "Totò Cuffaro dei cannoli", se l'è presa con Garibaldi, Ulisse e Verga, rei di aver distrutto il Meridione borbonico, di averla fatta ricordare come la terra dei Polifemi scemi, che si fanno fregare dai greci omerici "Nessuno", e come la terra dei rassegnati e perdenti sul nascere. Bene, allora perché Lombardo non sposa coerentemente la proposta del regista Michele Placido: candidati del Nord in ogni collegio del Sud, visto che i meridionali (eletti ed elettori) non si sono affrancati né dalle mafie, né dall'assistenzialismo né dalla spazzatura? UOVO DI PASQUA-5 è la sorpresa che gli italiani, secondo il sondaggio settimanale di Renato Mannheimer, vorrebbero trovare nell'uovo. Il prossimo governo dovrà affrontare e risolvere le questioni legate al lavoro (il 20%), l'aumento dei salari (16%), il controllo dei prezzi (10%), la riduzione delle tasse (9%), la sicurezza (l'8%). Altro che la riforma del sistema elettorale. Bisognerebbe fare la riforma dei cervelli dei politici.

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Sul lago dorato (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Voce d'Italia, La" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Spettacolo Arnoldo Foa' ed Erica Blanc nella commedia di Ernest Thompson Sul lago dorato Dal 25 marzo al 6 aprile al Teatro Parioli Debutta stasera al Teatro Parioli “Sul lago dorato”, una commedia di Ernest Thompson divenuta celebre perché fu portata sullo schermo nel 1981 dal regista Mark Ridell (sceneggiatura dello stesso Ernest Thompson) con l'interpretazione di due premi Oscar, Henry Fonda e Katherine Hepburn, oltre che di Jane Fonda. “Sul lago dorato” è una commedia “sentimentale” che interessa tre generazioni: narra di un professore in pensione che alla vigilia dei suoi ottant'anni ospita la figlia e il nipotino nella sua villa nel New England. Tra il vecchio e il bambino, dopo le schermaglie iniziali e l'immancabile conflitto generazionale, nasce un grande affetto che continuerà ben oltre quell'estate. In Italia è stata proposta anni fa nella traduzione e adattamento di Nino Marino, interpretata da Ernesto Calindri, che ha avuto al suo fianco prima Olga Villi, poi Liliana Feldmann. Oggi vedremo una nuova emozionante versione con Arnoldo Foà ed Erica Blanc. “La ricchezza dei dialoghi” – spiega il regista Maurizio Panici – “che proviene dalla situazione affettuosamente conflittuale tra i personaggi, e il linguaggio del protagonista maschile, completamente spiazzato dal nuovo lessico adottato dal nipote, creano di continuo situazioni di divertito conflitto tra i diversi antagonisti”. “Sul lago dorato” è anche e soprattutto un affettuoso sguardo a mondi diversi che si ritrovano al di là delle convenzioni sociali e delle età, una commedia di sentimenti al quale tanto cinema si è ispirato e che ha fatto sognare tantissimi spettatori . “Mi è piaciuta l'idea di questo testo, ormai un classico” – dice Arnoldo Foà – “perchè io ed Erica Blanc siamo una vecchia coppia che vi farà ricordare molte tenere cose...”. “E poi perchè 'Sul lago dorato', con eleganza e arguzia, tratta un tema importante, quello della difficoltà a comunicare tra familiari, nonostante l'affetto: padre e figlia non riescono a parlarsi, a lasciarsi andare, perchè in fondo sono simili e “testoni”, come li definisce la madre”. “Sul lago dorato” Scritto da Ernest Thompson Traduzione e adattamento di Nino Marino Con Arnoldo Foa, Erica Blanc, Loredana Giordano, Valerio Santoro Regia di Maurizio Panici Musiche di Roberto Procaccini Scene e costumi di Aldo Buti Produzione: Associazione culturale La Pirandelliana Dal 25 marzo al 6 aprile Teatro Parioli Via Giosuè Borsi, 20 - Roma Orario spettacoli: - dal martedì al sabato ore 21.30 - domenica ore 18.00 - lunedì riposo Prezzo biglietti: - dal martedì al venerdì platea 26,00 - balconata 22,00 Euro - sabato e domenica platea 27,50 - balconata 23,50 Euro Per informazioni e prenotazioni: - Tel. 06.8073040/41 - www.teatroparioli.it di Rosa Ardia rosa.ardia@voceditalia.it.

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L'analisi tempestiva di Guido Rossi (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Libri L'analisi tempestiva di Guido Rossi Economia Il trionfo della irrazionalità in "Il mercato d'azzardo" edito da Adelphi Valentino Parlato Guido Rossi è anche (e sottolineo anche) un gran lavoratore. All'impegno nel suo centralissimo studio professionale milanese aggiunge quello di docente universitario e, perdipiù, scrive libri di grande interesse. Dopo altri intriganti suoi titoli - Il ratto delle sabine, Il conflitto epidemico e Il gioco delle regole - possiamo leggere quest'anno Il mercato d'azzardo (come gli altri edito da Adelphi, pp.110, euro 13,50) inevitabile e stimolante conseguenza del Gioco delle regole. Il mercato non è più il luogo principe della razionalità economica, ma quasi una roulette, dove si può vincere o perdere al di fuori di ogni supposta razionalità delle regole dell'economia. In questa sua più recente produzione Guido Rossi si rifà a Keynes che scriveva: "Quando l'accumulazione di capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attività di un casinò è probabile che le cose vadano male". E sempre di Keynes pubblica la riproduzione di una lettera scritta a mano in cui, dopo avere presenziato a un'assemblea societaria, scrive: "Ma è l'ultima volta che partecipo a un'assemblea del genere. Anche se stavo in fondo alla sala mi sono beccato il vaiolo, la sifilide e le pulci. E non avevo la minima idea che gli azionisti puzzassero a quel modo". Keynes è stato, credo, il più efficace critico borghese del capitalismo e soprattutto delle sue supposte deviazioni, ma vorrei mettere a monte anche le analisi di Rudolf Hilferding nel suo Il capitale finanziario, dove spiega che quando si passa dal D (denaro) M (merce) D (denaro) al D-D, prescindendo dalla merce siamo ben oltre il vaiolo e la sifilide di Keynes e vale ancora ricordare - come scrive Giulio Pietranera nella sua straordinaria introduzione - che quell'opera fu molto utilizzata da Lenin nel suo Imperialismo fase suprema del capitalismo. La denuncia dell'irrazionalità del mercato non è di oggi, ma oggi - questo ci dice Guido Rossi - l'irrazionalità non salva nessuno, neppure i ricchi e i potenti come ci conferma la cronaca di questi giorni con il fallimento della Bear Stearns e come prova ancora di più la banalizzazione del conflitto di interessi, tale da configurare una condizione di totale anarchia, di tutti contro tutti. Certo una delle cause dell'attuale crisi va individuata - come ci dice ancora Rossi - nella proliferazione dei derivati (subprime inclusi), che fa tornare alla mente il vecchio detto: "Chi è causa del suo mal pianga se stesso" o anche "chi semina vento raccoglie tempesta". Ma in questa anarchia si evidenzia anche il fatto che lo strato sociale più colpito è quello dei medi e piccoli risparmiatori. E si verifica, inoltre, la messa in causa della società per azioni, che da fondamento del capitalismo, sarebbe "giunta al termine del suo ciclo storico" - come scrive Guido Rossi, quasi a conclusione del Mercato d'azzardo. Certo, il passaggio da D-M a D-D, segna una svolta, ma dal 1910 quando fu pubblicato Il Capitale finanziario a oggi è passato quasi un secolo con ben due guerre mondiali e il regno del capitale finanziario si è esteso e sofisticato. Il socialdemocratico Hilferding finì massacrato dalla Gestapo e nel corso di questo secolo sono emerse più di una novità. Innanzitutto, la globalizzazione e lo sviluppo dei mezzi di comunicazione. Il mercato è il mondo in tempo reale e gli stati nazionali contano assai di meno. Non ci sono più cautele nazionali contro l'azzardo. Per concludere su questo breve volume, da leggere e da rileggere, colpisce la sua tempestività: la crisi è al suo apogeo. Nessuno può pensare che Guido Rossi abbia provocato questa crisi per promuovere la sua opera, ma in ogni caso è stato tempestivo. Aveva capito in tempo che cosa doveva scrivere. Bene.

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Una città monumento per reagire allo sprawl (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

La natura è estranea. La natura è un ambiente strano... Nella City: là soltanto si esaltano e gemono le museGottfried Benn Una città monumento per reagire allo "sprawl" Con Rem Koolhaas fondatore dell'Office for Metropolitan Architecture, Elia Zenghelis propone edifici di dimensioni elefantiache come soluzione ecologica all'espansione urbana. Un incontro con l'architetto di origine greca Gabriele Mastrigli "È sconvolgente constatare come, dopo un secolo di grande fermento politico, la nostra comprensione dei valori dell'architettura sia oggi deformata da una confusione senza precedenti: la incondizionata fiducia nelle virtù della democrazia liberale riguardo al futuro delle città sembra ignorare l'evidente paradosso del conflitto irrisolto tra una idea di democrazia come processo decisionale amministrato pubblicamente e l'attuale fede cieca nei diritti (e nel potere assoluto) dell'individuo. Dovrebbe tuttavia essere ormai chiaro che la celebrata "informalità" delle città contemporanee (lo sprawl, l'urbanistica bottom-up, l'auto-organizzazione e altre simili mitologie) è nella maggior parte dei casi un cavallo di Troia per le politiche manipolative di sfruttamento urbano, tanto più informale quanto più rinforza il potere del mercato - un potere nel quale ciascuno è libero di partecipare come consumatore, ma nessuno è invitato quando si tratta di tracciarne le regole". Non nasconde il suo atteggiamento polemico nei confronti dell'odierno stato dell'architettura e dell'urbanistica Elia Zenghelis, architetto, classe 1937, una vita trascorsa (come progettista, ma soprattutto come docente) nei luoghi seminali della costruzione del pensiero sulla città: dalla Grecia, dove è nato, al Sudafrica, dalla Londra degli anni '60, all'America degli anni '70 e poi di nuovo l'Europa. Di questo percorso il baricentro è senz'altro l'elaborazione teorico-progettuale condotta all'interno dell'Office for Metropolitan Architecture (Oma), lo studio che ha fondato nel 1975 con un suo ex studente olandese, Rem Koolhaas, e che ha abbandonato dodici anni dopo, in disaccordo con il partner. Centro della riflessione è il ruolo dell'architettura nella costruzione della città, "un ruolo che oggi viene negato all'architettura, proprio quando la si riduce a un problema di stili, di futili preoccupazioni estetiche, di competizione tra 'firme' individuali che rappresentano il precipitato dell'attuale potere economico del pluralismo, di cui le cosiddette archistar sono i primi schiavi", ci dice nel corso di un incontro a margine del simposio La dimensione politica dell'architettura organizzato nei giorni scorsi a Firenze dalla Syracuse University e dall'Osservatorio sull'architettura / Fondazione Targetti. In quale contesto si è formato il suo interesse per l'architettura e quale idea di città lo ha incarnato? Nel 1948, quando avevo undici anni, Atene era una città devastata dall'occupazione italo-tedesca, in preda a una guerra civile che aveva consegnato il paese nelle mani di una destra estremamente autoritaria. Fu proprio nel 1948 che decisi di diventare un architetto, quando per la prima volta andai a trovare mio padre in Sudafrica, a Johannesburg, e vidi quello che all'epoca mi parve un miracolo: una metropoli fatta di costruzioni alte e imponenti, che esprimevano un incredibile senso della città. Cominciai allora a sentire il fascino dei grandi edifici come ingredienti necessari per la struttura urbana. Una dimensione grande, espressione dello spazio denso e compatto della città, in netto contrasto con ciò che città non è, con la campagna; uno spazio altamente artificiale che preserva e alimenta il senso di urbanità, destinato a scomparire quando gli edifici si fanno piccoli e radi come nello sprawl che domina oggi nei territori suburbani. Come è avvenuto il suo primo contatto con la cultura architettonica ufficiale? A Londra, dove ero andato a studiare all'Architectural Association, scoprii che l'ideologia dominante era l'opposto di quello che andavo cercando: l'apoteosi della piccola scala e poi del "verde", prima con il Team X poi con la stagione degli Archigram, che, a mio avviso, dissolvevano ogni idea di urbanità. Rem Koolhaas entrò nella scuola nel 1968, rimanendo del tutto distante da questo clima giocoso che per esempio si respirava nel corso di Tony Dugdale, un amico degli Archigram, da lui frequentato al primo anno. Scappò da lì per venire nella mia unit e trovammo subito un terreno di riflessione comune. Partecipammo così insieme al concorso La Città come ambiente significante indetto nel 1971 dalla rivista "Casabella", per il quale proponemmo il progetto Exodus: una città lineare definita da due lunghi muri paralleli e sovrapposta al tessuto di Londra come una sorta di Muro di Berlino invertito; una metafora dell'inversione critica delle categorie di bellezza e bruttezza, di libertà e prigionia, di ortodossia e moda, di ipocrisia e politica. Fu l'inizio di un percorso comune che sarebbe durato quindici anni. Quali erano i temi su cui lei e Koolhaas convergevate in quel periodo? E come nacque l'Oma? A unirci era certamente il tema della grande dimensione dell'architettura, ma anche l'interesse per il costruttivismo russo e per la figura di Leonidov. Rem aveva già abbozzato l'idea di un libro insieme a Gerrit Oorthuys e penso sia stato questo a spingerlo a occuparsi di architettura e a venire a Londra all'AA. I suoi primi progetti dovevano molto a Leonidov, fra gli altri il progetto La superficie del 1969, uno storyboard in cui si immaginava la costruzione di una città composta da grandi piattaforme artificiali programmaticamente differenti. Poi ci fu l'incontro con New York, grazie alla fascinazione di Rem per Manhattan. In quel periodo, mentre io insegnavo alla Columbia University e alla Syracuse, facemmo una serie di progetti immaginari ispirati proprio da Manhattan. Rem e io lavoravamo quindi insieme già da anni, quando nel 1975 decidemmo di chiamare lo studio Oma. Il nome venne trovato durante una discussione in un ristorante di New York: Madelon Vriesendorp, la moglie di Rem, che faceva parte del gruppo come anche la mia ex-moglie Zoe, propose di enfatizzare il termine "metropoli", il cuore della nostra riflessione. In sostanza Manhattan diventò l'ingrediente principale del nostro approccio all'architettura. Rem era arrivato a New York prima di me per iniziare a lavorare a quello che sarebbe diventato il suo libro più importante, Delirious New York. Io seguii poco dopo vivendo un'esperienza analoga a quella che avevo fatto a Johannesburg, ma cento volte più intensa. Quale fu il motivo della sua separazione dall'Oma? Era la metà degli anni Ottanta e mentre stavo divorziando da mia moglie, compresi che questo avrebbe coinciso con un divorzio dallo studio. Rem non voleva crederci. Tuttavia la nostra distanza era inevitabilmente aumentata da quando lui aveva aperto uno studio a Rotterdam e aveva cominciato a lavorare a progetti olandesi come la riqualificazione dell'IJ plein di Amsterdam o il teatro di danza a L'Aja, sui quali io avevo espresso delle riserve, mentre io realizzavo l'edificio al Checkpoint Charlie a Berlino, insieme a Mathias Sauerbruch. Più in generale, mi sembrava che nella impostazione del nuovo studio mancasse quello spirito di riflessione intensa che aveva caratterizzato i progetti teorici dei primi anni, in particolare quelli che avevamo realizzato per New York e che erano diventati la "conclusione immaginaria" del libro di Rem. In quel periodo Rem era estremamente ansioso di ottenere incarichi. All'opposto io me ne curavo meno e avrei voluto continuare con quel genere di progetti. Dunque gli anni successivi all'abbandono dell'Oma sono stati anni dedicati soltanto alla professione con il suo nuovo studio Gza (Gigantes-Zenghelis Architects), ma anche anni di rinnovato interesse per l'insegnamento. Dall'AA sono andato alla Kunstakademie di Düsseldorf e poi all'Accademia di Mendrisio e al Berlage Institute, che da Amsterdam si è successivamente spostato a Rotterdam. Ad accomunare tutte queste esperienze didattiche è stata l'investigazione di grandi progetti urbani, con edifici di notevoli dimensioni. È stato il mio modo di reagire alla constatazione che la città si stava progressivamente dissolvendo, in maniera inversamente proporzionale alla crescita del paesaggio suburbano. In particolare, al Berlage Institute ci siamo occupati per lo più di progetti urbani che prevedevano complessi architettonici di grandi dimensioni, allo scopo di "densificare" in maniera coerente il centro cittadino. Questo ha progressivamente portato all'idea che in un gruppo di lavoro tutti gli studenti partecipano a un unico progetto collettivo, piuttosto che formulare ipotesi alternative. Eppure l'idea dominante oggi è che queste grandi strutture - in Italia si parla spesso di "ecomostri" - siano la rovina del paesaggio. Ma proprio questo è il problema. L'idea di concentrare le costruzioni in strutture urbane ad alta densità è, al contrario, la soluzione più ecologica al problema dell'espansione delle città. Possiamo affermare che lo sprawl sia ecologico? Si tratta di comprendere a fondo il filo rosso che lega inestricabilmente il concetto di limite della città a quello di grande dimensione dell'architettura. Non si dà città senza una chiara identificazione dei sui limiti e dunque senza chiarezza sulla forma dell'architettura che la costituisce. E non c'è dubbio che, oltre una certa dimensione, gli edifici assumono automaticamente caratteri di monumentalità. Da qui l'importanza di riflettere sul tema dell'architettura come monumento non tanto nella sua accezione banalmente retorico-celebrativa, ma come quel dispositivo architettonico che consente da una parte di rigenerare la città e la sua dimensione urbana, dall'altra di salvaguardare l'idea stessa di natura come condizione altra dalla città. Così come non c'è dubbio che, proprio in virtù delle sue grandi dimensioni, questa architettura non può essere il campo di gioco per gli esercizi di stile delle archistar, ma deve presentare un sufficiente grado di semplicità, quasi di anonimato delle forme - simile, per fare un paragone con l'arte, all'effetto che procurano le grandi tele di Rothko. È possibile un orientamento di questo genere nell'attuale contesto politico? Molto di quello in cui credo è oggi difficile da applicare al contesto politico. Prima che dell'architettura il problema è della cultura, che dovrebbe essere qualcosa di profondamente condiviso dalla collettività e in cui la collettività si riconosce. Ma questo è impossibile senza una precisa volontà politica che supporti tale istanza. D'altra parte se il significato dell'architettura è ancora quello di rappresentare la dimensione politica della città, il suo catalizzatore formale continua a essere la riflessione sulla modernità. E la modernità non ha a che fare con l'avanguardia, ma con un continuo riarticolare e reinventare le convenzioni che ci sono state lasciate dalle precedenti modernità.

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Il Pd riscopre il conflitto d'interessi (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Al voto Una lettera a Mediaset per chiedere parità di trattamento con il Pdl: "È una questione di democrazia". E lo stato maggiore del partito insiste: "Confronto tv tra Veltroni e Berlusconi". Gli uomini del Cavaliere: "Impossibile" Il Pd riscopre il conflitto d'interessi Micaela Bongi Il confronto in tv tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi si può e si deve fare. Lo stato maggiore del Pd torna all'attacco. Per l'ultima parte di campagna elettorale, oltre a chiamare a raccolta il popolo delle primarie nell'operazione "convinci almeno tre indecisi", il partito gioca la carta del duello televisivo con il leader del Pdl: "Si sta creando una situazione ridicola e paradossale. Berlusconi finge disponibilità a un confronto tv con Veltroni per poi dare mandato ai suoi collaboratori di affermare che il confronto è impossibile", lamenta il responsabile comunicazione Ermete Realacci. Che allo stesso tempo reclama: "Si chiede ogni giorno l'abolizione della par condicio mentre questa viene sistematicamente violata dai tg Mediaset che hanno dedicato a Berlusconi e al Pdl un tempo quasi doppio di quello dato a Walter Veltroni". In realtà anche i tg della tv pubblica - secondo le ultime rilevazioni dell'Authority che ha inviato un richiamo a tutte le testate, pubbliche e private - dedicano più tempo al Pdl e non solo a svantaggio del Pd, ma di tutte le altre liste, penalizzate ovviamente molto di più del partito di Veltroni. Per quanto riguarda La 7, poi, la "dispar condicio" ha portato il comitato di redazione a denunciare un "danno d'immagine" per la testata e a chiedere un incontro urgente con il direttore delle news e con l'amministratore delegato di Ti Media. Ma, sorvolando sulla 7 e evitando di tirare in ballo la Rai (i cui tg non si comportano tutti allo stesso modo), è al Biscione che si rivolgono pubblicamente i vertici del Partito democratico, con il responsabile comunicazione Marco Follini che chiede, in una lettera aperta ai direttori, di "correggere la disparità di trattamento". "Rinnoviamo il nostro appello ai tanti professionisti delle reti Mediaset a rientrare in un tipo di informazione rispettosa delle norme e delle forze politiche in una fase così cruciale. È una questione di democrazia. È una questione di civiltà", gli fa eco Fabrizio Morri, capogruppo Pd in vigilanza. Nel frattempo, è sempre Realacci a sostenere che seppure "l'imbarazzo" di Berlusconi nell'accettare il confronto tv "è comprensibile", "i cittadini italiani hanno il diritto di verificare le effettive proposte e qualità di chi si candida a governarli. È una questione di elementare democrazia", anche qui. "Sottrarsi al confronto è un errore e un danno", incalza Goffredo Bettini. Dunque, da una parte il Pd, puntando l'indice sui tg Mediaset, riscopre per il rush finale il conflitto d'interessi, ma senza esagerare; dall'altra insiste con il duello tv: anche se alla fine non si farà, nel frattempo si potrà sempre dire che sua emittenza ha paura e rifiuta le regole di "elementare democrazia", appunto. In effetti, come sostiene Realacci, il Cavaliere da una parte si dice pronto al tele-duello, ma dall'altra fa ripetere ai suoi che metterlo in piedi è impossibile perché non è consentito dal regolamento sulla par condicio, quella che il cavaliere definisce quotidianamente "legge liberticida". Non è esattamente così, perché se anche la commissione di vigilanza ha stabilito che non si faranno faccia a faccia negli spazi delle tribune politiche (e a suo tempo il Pd non si è strappato i capelli per questo), è pur sempre possibile realizzare i confronti nei programmi di approfondimento. Si sono già fatti avanti Giovanni Floris, Bruno Vespa e il direttore di Sky Tg24 Emilio Carelli, che riferisce di avere già il sì di Veltroni. Mentre Vespa spiega che sia Veltroni che Berlusconi si sono detti disponibili, ma "lo staff del leader del Pdl si è richiamato al divieto di confronti diretti tra i candidati premier espresso dal presidente della vigilanza". E su quel divieto che divieto non è, insisteva ancora ieri Paolo Bonaiuti: "Il confronto è la negazione della loro stessa par condicio".

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Alitalia, da oggi trattativa vera (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Alle 14, nella sede della Magliana, si incontrano Spinetta, Maurizio Prato e nove sindacati. Atteso qualche cambiamento (minimo) nella proposta francese. Prodi attacca le "cordate che non si vedono" e i sindacati che "fanno scappare gli investitori" Francesco Piccioni Uno spettacolo inguardabile. A poche ore dall'inizio della tornata decisiva di incontri tra Air France, Alitalia e sindacati presenti in azienda, non c' è traccia di una sola ipotesi credibile di soluzione "pacifica". Governo uscente e opposizione sono ovviamente ai ferri corti per motivi elettorali, con curiose sovrapposizioni (ora tutti vogliono "salvare Malpensa"); il governo è frantumato al suo interno (tanto è dimissionario); il premier ancora in carica accusa i sindacati di aver fatto "fuggire" a suo tempo Lufthansa e chiede loro "senso di responsabilità" (tradotto: non fate tanto i difficili per un po' di licenziamenti...); questi ultimi rispondono per le rime, ma non sembrano presentarsi stamattina con intenzioni identiche. Lo stesso "salvatore della patria volante", Jean-Cyril Spinetta, presidente di Air France-Klm, non sembra certo di poter ottenere ciò che vuole; anche perché la sua posizione di forza (è l'unico ammesso a trattare la vendita della compagnia, ormai alla canna del gas quanto a liquidità) è incrinata dalla necessità di avere l'accordo sia dei sindacati che del prossimo governo. Sembra un'impietosa istantanea della "mucillagine" individuata dal prof. De Rita. Il più probabile futuro premier, ahinoi Silvio Berlusconi, da un lato preannuncia che non apporrà mai la sua firma istituzionale sotto il contratto di vendita ai francesi, mentre lo farebbe a una cordata "italiana" che avesse nella squadra i suoi figli (apponendo perciò la firma su entrambi i lati del contratto). Tanto il conflitto di interesse non è più un tema di scontro politico, sentenziò Walter Veltroni. Il primo piano, nella giornata, se lo è guadagnato Romano Prodi. Il quale ha cercato di essere "centrista" più che poteva, finendo per scontentare tutti; soprattutto a sinistra. Da un lato ha minimizzato il ruolo delle "cordate" italiane, sempre nominate ma mai apparse: "una proposta deve essere seria, concreta, con delle risorse, delle persone e un piano industriale (qualcuno del settore, insomma; ndr); finora non si è visto nulla". Ha fatto l'esempio del fondo Tpg, quello "con maggiore eseprienza di ristrutturazione di linee aeree" presentatosi "insieme a Mediobanca"; ma fuggito via perché, avendo esplicitamente richiesto la partecipazione di almeno alcuni uomini d'affari italiani, non riuscirono a trovarne. Dall'altro lato se l'è presa con i sindacati, nel modo già detto. Provocando una reazione rabbiosa in Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, infuriato perché "da 18 mesi ci tengono all'oscuro" sul procedere della vendita di Alitalia; e che perciò rovescia il senso del "caso Lufthansa", ricordando che questa "si è ritirata" per "l'indissolubile rapporto tra Prodi e Air France". Altri sindacalisti che hanno partecipato agli incontri con i tedeschi nell'arco di sei mesi, ricordano che le cose si svolsero in un altro modo. E riconoscono la "correttezza" mostrata dai tedeschi, che decisero alla fine di non potersi permettere un investimento di quella portata, presi com'erano da altri impegni internazionali. Sembrerebbe perciò che oggi alle 14, nella sede centrale della Magliana, i sindacati abbiano deciso di presentarsi con un "no" secco alle proposte francesi. Ma non è affatto così. "I problemi devono essere affrontati subito - ha spiegato Luigi Angeletti, segretario generale della Uil - non vedo perché aspettare un nuovo governo per fare la trattativa" (Bonanni aveva speso parole a favore di un rinvio ad aprile). Fabrizio Solari, segretario dell Filt Cgil chiede che Air France "modifichi il suo atteggiamento; siamo disposti a trattare, ma non accetteremo offerte 'prendere o lasciare'". Il margine, fanno sapere ancora dalla Francia, è comunque ristrettissimo. E' probabile che Spinetta si presenti al tavolo con qualche modifica di lieve entità, il minimo necessario - per un non italiano - per andare avanti. Voci danno per probabile un ripensamento sulla divisione Cargo, il che permetterebbe ai piloti dell'Anpac di tornare ad "apprezzare" il piano. Ma se cede su un punto, poi Spinetta non potrà non fare altrettanto su altri ancora. Ogni sindacato - a seconda della fascia di lavoratori rappresentati - ha perciò dei propri margini di elasticità. Tutti però si rendono ben conto che in campo c'è al momento un solo compratore con un credibile - e dolorosissimo - piano industriale. Prendere altro tempo, superando le colonne d'Ercole delle elezioni, significa aiutare - di fatto - chi punta al fallimento della compagnia. La scelta, in assenza di uno Stato troppo poco credibile per esercitare l'opzione "intervento pubblico" in contrasto con Bruxelles, è ormai ridotta all'affidarsi alle mani di un "chirurgo" esperto oppure attendere l'arrivo delle termiti (le "cordate italiane" berlusconiane), pronte ad afferrare ognuna il pezzetto che più le serve. Complimenti a molti registi di questo sfascio.

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Cinque anni di guerra, ma Pd e Pdl si dicono "amici della democrazia" (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Liberazione" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Marco Sferini* Ci sono anche compleanni tristi. Un lustro di guerra, un lustro di pantano dove le armi, le ferite, il sangue e il dolore si mescolano ormai indistintamente e nel quale nessuno riconosce più la gravità e il peso della politica e dell'economia che alimenta lo sterminio degli iracheni e degli afghani. Questi ultimi da ancora più tempo. Anche in questo frangente si possono vedere le differenze tra il blocco liberista Pd-Pdl e la Sinistra l'Arcobaleno che mette nel suo programma il rilancio di una politica di pace, di ritorno al rispetto senza se e senza ma dell'artitolo 11 della Costituzione. Le missioni di esportazione della democrazia a stelle e strisce hanno costituito non solamente un fallimento, ma l'ipocrita copertura degli interessi imperialisti delle grandi potenze occidentali. Passando in rassegna questi cinque anni di conflitti e di stermini di massa, si possono riconoscere tutti i segni distintivi dell'aggressività di chi ha ancora oggi la pretesa di sopravvivere ad altri popoli, di espandersi a scapito di altre nazioni e di imporre, a completamento del tutto, una morale e un codice di comportamento sociale che derivi dal presunto libertarismo americano. La guerra detta "globale" oggi è per davvero un tratto distintivo delle relazioni tra le persone, tra le borse e conferma la teoria secondo cui il miglioramento di una fase recessiva dell'economia può avvenire anche grazie ad uno sforzo bellico: quando una unità di barile di petrolio passa dai 30 dollari del periodo pre-guerra ai 150 dollari di oggi, si mette a disposizione di tutti un dato che parla più di mille libri ed analisi di cavillosi economisti. Anche la politica italiana ha sacrificato qualcosa sull'altare dell'arricchimento petrolifero e dell'accaparramento di quanto vi era di prezioso nel vecchio Iraq, nella vecchia terra dei due fiumi. Il coraggio del centrosinistra si è fermato dopo il ritiro delle truppe dal paese mesopotamico: era un impegno tra i primi messi nel programma dell'Unione e la vittoria, quella strana vittoria di misura, era così fresca che non si poteva non dare un segnale di discontinuità rispetto al governo Berlusconi. Oggi tutto sembra invece tornato alla "normalità": i conservatori più fermi nei loro propositi e quelli più accondiscendenti al compromesso si ritrovano sotto una unica esigenza. Un'esigenza che assume proporzioni non trascurabili: fare le riforme, fare una "legislatura costituente" e cambiare così anche la Costituzione. Rendere l'Italia moderna, dicono. Rialzati Italia, si può fare. Gli slogan si sprecano e, nel mentre il finto spettacolo della lotta a due tra democratici e berlusconiani va in onda in tutte le piazze, nelle liste elettorali hanno preso posto militari, generali che a suo tempo sono stati nel Kosovo o a Kabul. Non c'è contraddizione in tutto ciò. Fa parte del patto di una nuova unità nazionale che non esclude l'intervento armato come risoluzione delle controversie internazionali. E quando la proposta della Sinistra l'Arcobaleno si fa avanti e annuncia l'esatto opposto, ecco che lo spirito di minimizzazione viene avanti e si costruisce l'artifizio secondo cui noi, gente di sinistra, non saremmo altro che dei sognatori aggrappati ad un impianto anacronistico, quasi irreale. In fondo, Veltroni e Berlusconi, come Blair e Bush, si dicono amici della democrazia, della pace e della fratellanza tra i popoli. E la verità diventa un sottile foglio di cartavelina dove non è possibile però scrivere nessuna parola. Soprattutto una: "pace". *redattore www.esserecomunisti.it 25/03/2008.

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Una città monumento per reagire allo <sprawl> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Una città monumento per reagire allo "sprawl" La natura è estranea. La natura è un ambiente strano... Nella City: là soltanto si esaltano e gemono le museGottfried Benn Con Rem Koolhaas fondatore dell'Office for Metropolitan Architecture, Elia Zenghelis propone edifici di dimensioni elefantiache come soluzione ecologica all'espansione urbana. Un incontro con l'architetto di origine greca Gabriele Mastrigli "È sconvolgente constatare come, dopo un secolo di grande fermento politico, la nostra comprensione dei valori dell'architettura sia oggi deformata da una confusione senza precedenti: la incondizionata fiducia nelle virtù della democrazia liberale riguardo al futuro delle città sembra ignorare l'evidente paradosso del conflitto irrisolto tra una idea di democrazia come processo decisionale amministrato pubblicamente e l'attuale fede cieca nei diritti (e nel potere assoluto) dell'individuo. Dovrebbe tuttavia essere ormai chiaro che la celebrata "informalità" delle città contemporanee (lo sprawl, l'urbanistica bottom-up, l'auto-organizzazione e altre simili mitologie) è nella maggior parte dei casi un cavallo di Troia per le politiche manipolative di sfruttamento urbano, tanto più informale quanto più rinforza il potere del mercato - un potere nel quale ciascuno è libero di partecipare come consumatore, ma nessuno è invitato quando si tratta di tracciarne le regole". Non nasconde il suo atteggiamento polemico nei confronti dell'odierno stato dell'architettura e dell'urbanistica Elia Zenghelis, architetto, classe 1937, una vita trascorsa (come progettista, ma soprattutto come docente) nei luoghi seminali della costruzione del pensiero sulla città: dalla Grecia, dove è nato, al Sudafrica, dalla Londra degli anni '60, all'America degli anni '70 e poi di nuovo l'Europa. Di questo percorso il baricentro è senz'altro l'elaborazione teorico-progettuale condotta all'interno dell'Office for Metropolitan Architecture (Oma), lo studio che ha fondato nel 1975 con un suo ex studente olandese, Rem Koolhaas, e che ha abbandonato dodici anni dopo, in disaccordo con il partner. Centro della riflessione è il ruolo dell'architettura nella costruzione della città, "un ruolo che oggi viene negato all'architettura, proprio quando la si riduce a un problema di stili, di futili preoccupazioni estetiche, di competizione tra 'firme' individuali che rappresentano il precipitato dell'attuale potere economico del pluralismo, di cui le cosiddette archistar sono i primi schiavi", ci dice nel corso di un incontro a margine del simposio La dimensione politica dell'architettura organizzato nei giorni scorsi a Firenze dalla Syracuse University e dall'Osservatorio sull'architettura / Fondazione Targetti. In quale contesto si è formato il suo interesse per l'architettura e quale idea di città lo ha incarnato? Nel 1948, quando avevo undici anni, Atene era una città devastata dall'occupazione italo-tedesca, in preda a una guerra civile che aveva consegnato il paese nelle mani di una destra estremamente autoritaria. Fu proprio nel 1948 che decisi di diventare un architetto, quando per la prima volta andai a trovare mio padre in Sudafrica, a Johannesburg, e vidi quello che all'epoca mi parve un miracolo: una metropoli fatta di costruzioni alte e imponenti, che esprimevano un incredibile senso della città. Cominciai allora a sentire il fascino dei grandi edifici come ingredienti necessari per la struttura urbana. Una dimensione grande, espressione dello spazio denso e compatto della città, in netto contrasto con ciò che città non è, con la campagna; uno spazio altamente artificiale che preserva e alimenta il senso di urbanità, destinato a scomparire quando gli edifici si fanno piccoli e radi come nello sprawl che domina oggi nei territori suburbani. Come è avvenuto il suo primo contatto con la cultura architettonica ufficiale? A Londra, dove ero andato a studiare all'Architectural Association, scoprii che l'ideologia dominante era l'opposto di quello che andavo cercando: l'apoteosi della piccola scala e poi del "verde", prima con il Team X poi con la stagione degli Archigram, che, a mio avviso, dissolvevano ogni idea di urbanità. Rem Koolhaas entrò nella scuola nel 1968, rimanendo del tutto distante da questo clima giocoso che per esempio si respirava nel corso di Tony Dugdale, un amico degli Archigram, da lui frequentato al primo anno. Scappò da lì per venire nella mia unit e trovammo subito un terreno di riflessione comune. Partecipammo così insieme al concorso La Città come ambiente significante indetto nel 1971 dalla rivista "Casabella", per il quale proponemmo il progetto Exodus: una città lineare definita da due lunghi muri paralleli e sovrapposta al tessuto di Londra come una sorta di Muro di Berlino invertito; una metafora dell'inversione critica delle categorie di bellezza e bruttezza, di libertà e prigionia, di ortodossia e moda, di ipocrisia e politica. Fu l'inizio di un percorso comune che sarebbe durato quindici anni. Quali erano i temi su cui lei e Koolhaas convergevate in quel periodo? E come nacque l'Oma? A unirci era certamente il tema della grande dimensione dell'architettura, ma anche l'interesse per il costruttivismo russo e per la figura di Leonidov. Rem aveva già abbozzato l'idea di un libro insieme a Gerrit Oorthuys e penso sia stato questo a spingerlo a occuparsi di architettura e a venire a Londra all'AA. I suoi primi progetti dovevano molto a Leonidov, fra gli altri il progetto La superficie del 1969, uno storyboard in cui si immaginava la costruzione di una città composta da grandi piattaforme artificiali programmaticamente differenti. Poi ci fu l'incontro con New York, grazie alla fascinazione di Rem per Manhattan. In quel periodo, mentre io insegnavo alla Columbia University e alla Syracuse, facemmo una serie di progetti immaginari ispirati proprio da Manhattan. Rem e io lavoravamo quindi insieme già da anni, quando nel 1975 decidemmo di chiamare lo studio Oma. Il nome venne trovato durante una discussione in un ristorante di New York: Madelon Vriesendorp, la moglie di Rem, che faceva parte del gruppo come anche la mia ex-moglie Zoe, propose di enfatizzare il termine "metropoli", il cuore della nostra riflessione. In sostanza Manhattan diventò l'ingrediente principale del nostro approccio all'architettura. Rem era arrivato a New York prima di me per iniziare a lavorare a quello che sarebbe diventato il suo libro più importante, Delirious New York. Io seguii poco dopo vivendo un'esperienza analoga a quella che avevo fatto a Johannesburg, ma cento volte più intensa. Quale fu il motivo della sua separazione dall'Oma? Era la metà degli anni Ottanta e mentre stavo divorziando da mia moglie, compresi che questo avrebbe coinciso con un divorzio dallo studio. Rem non voleva crederci. Tuttavia la nostra distanza era inevitabilmente aumentata da quando lui aveva aperto uno studio a Rotterdam e aveva cominciato a lavorare a progetti olandesi come la riqualificazione dell'IJ plein di Amsterdam o il teatro di danza a L'Aja, sui quali io avevo espresso delle riserve, mentre io realizzavo l'edificio al Checkpoint Charlie a Berlino, insieme a Mathias Sauerbruch. Più in generale, mi sembrava che nella impostazione del nuovo studio mancasse quello spirito di riflessione intensa che aveva caratterizzato i progetti teorici dei primi anni, in particolare quelli che avevamo realizzato per New York e che erano diventati la "conclusione immaginaria" del libro di Rem. In quel periodo Rem era estremamente ansioso di ottenere incarichi. All'opposto io me ne curavo meno e avrei voluto continuare con quel genere di progetti. Dunque gli anni successivi all'abbandono dell'Oma sono stati anni dedicati soltanto alla professione con il suo nuovo studio Gza (Gigantes-Zenghelis Architects), ma anche anni di rinnovato interesse per l'insegnamento. Dall'AA sono andato alla Kunstakademie di Düsseldorf e poi all'Accademia di Mendrisio e al Berlage Institute, che da Amsterdam si è successivamente spostato a Rotterdam. Ad accomunare tutte queste esperienze didattiche è stata l'investigazione di grandi progetti urbani, con edifici di notevoli dimensioni. È stato il mio modo di reagire alla constatazione che la città si stava progressivamente dissolvendo, in maniera inversamente proporzionale alla crescita del paesaggio suburbano. In particolare, al Berlage Institute ci siamo occupati per lo più di progetti urbani che prevedevano complessi architettonici di grandi dimensioni, allo scopo di "densificare" in maniera coerente il centro cittadino. Questo ha progressivamente portato all'idea che in un gruppo di lavoro tutti gli studenti partecipano a un unico progetto collettivo, piuttosto che formulare ipotesi alternative. Eppure l'idea dominante oggi è che queste grandi strutture - in Italia si parla spesso di "ecomostri" - siano la rovina del paesaggio. Ma proprio questo è il problema. L'idea di concentrare le costruzioni in strutture urbane ad alta densità è, al contrario, la soluzione più ecologica al problema dell'espansione delle città. Possiamo affermare che lo sprawl sia ecologico? Si tratta di comprendere a fondo il filo rosso che lega inestricabilmente il concetto di limite della città a quello di grande dimensione dell'architettura. Non si dà città senza una chiara identificazione dei sui limiti e dunque senza chiarezza sulla forma dell'architettura che la costituisce. E non c'è dubbio che, oltre una certa dimensione, gli edifici assumono automaticamente caratteri di monumentalità. Da qui l'importanza di riflettere sul tema dell'architettura come monumento non tanto nella sua accezione banalmente retorico-celebrativa, ma come quel dispositivo architettonico che consente da una parte di rigenerare la città e la sua dimensione urbana, dall'altra di salvaguardare l'idea stessa di natura come condizione altra dalla città. Così come non c'è dubbio che, proprio in virtù delle sue grandi dimensioni, questa architettura non può essere il campo di gioco per gli esercizi di stile delle archistar, ma deve presentare un sufficiente grado di semplicità, quasi di anonimato delle forme - simile, per fare un paragone con l'arte, all'effetto che procurano le grandi tele di Rothko. È possibile un orientamento di questo genere nell'attuale contesto politico? Molto di quello in cui credo è oggi difficile da applicare al contesto politico. Prima che dell'architettura il problema è della cultura, che dovrebbe essere qualcosa di profondamente condiviso dalla collettività e in cui la collettività si riconosce. Ma questo è impossibile senza una precisa volontà politica che supporti tale istanza. D'altra parte se il significato dell'architettura è ancora quello di rappresentare la dimensione politica della città, il suo catalizzatore formale continua a essere la riflessione sulla modernità. E la modernità non ha a che fare con l'avanguardia, ma con un continuo riarticolare e reinventare le convenzioni che ci sono state lasciate dalle precedenti modernità.

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Sono ufficialmente 4000 i soldati americani morti in Iraq dall'inzio della guerra (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 25-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

5 anni fa. Il presidente George W. Bush ne è "rattristato", ma il loro sacrificio "ha gettato le fondamenta della pace per le generazioni future" e quindi non deve essere reso vano. Addolorati anche i candidati democratici. Ma per Barak Obama è "una guerra che non doveva mai essere iniziata. E' giunto il momento di far rientrare le nostre truppe". "Da presidente - ha detto Hillary Clinton - intendo onorare il loro sacrificio mettendo fine a questa guerra e portando a casa le nostre truppe nel modo più rapido e responsabile possibile". Resta sempre molto incerto il numero delle vittime irachene del conflitto. Il gruppo per la tutela dei diritti umani "Iraq Body Count" calcola circa 90 mila vittime civili dall'inizio della guerra. Ma l'assenza di statistiche ufficiali permette ad altre fonti di ipotizzare un milione di vittime civili: 250 per ogni militare Usa ucciso. E il terrorismo non molla. "Colpite gli interessi degli ebrei, degli americani e di tutti i crociati contro l'Islam", dice il numero due di Al Qaeda, Al Zawahiri, in un nastro audio diffuso su Internet di cui si sta verificando l'autenticità. - -->.

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Berlusconi dice che abolirà la par condicio intanto l'hanno già abolita i giornalisti (sezione: Conflitto di interessi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 26-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

FEDERICO ORLANDO Cara Europa, leggo nella settimanale rubrica di Giovanni Valentini "Il sabato del villaggio" (immagino il villaggio globale dei media) che Berlusconi "annuncia, minaccia o promette che la legge sulla par condicio sarà una delle prime a venir abrogata" dal suo eventuale governo. Se è vero, cosa intende fare il Partito democratico, far rispettare la legge che c'è e, domani, spingere alla risoluzione dei veri nodi che stanno "a monte" e per i quali il governo dell'Unione non ha fatto niente? AMEDEO DI PIERO, ROMA Caro Di Piero, davvero non lo so, anche perché l'Italia è, come diceva Manzoni, il paese del sopire: "tacere sopire, sopire dormire". Da millecinquecento anni. Il potente ha sempre ragione, e se qualche pazzo, isolato o no, si ribella, per lui una volta c'è la mordacchia, un'altra il manganello. Ma è l'eccezione. La regola è subire, sopire, non far chiasso. Perciò non ci credo che Berlusconi abolirebbe la legge sulla par condicio. Per due ragioni. La prima l'ha scritta proprio Valentini: si attirerebbe addosso una canea mondiale, in sede di Unione Europea e di Nazioni Unite: tutti a volerci veder chiaro, a denunciare (come fosse cosa nuova) l'"anomalia italiana", unica al mondo, col presidente del consiglio padrone di tutta la tv privata e anche imbavagliatore della tv pubblica. Gli osservatori e le inchieste internazionali, che oggi la presidente del Congresso americano signora Pelosi invoca contro la Cina per il Tibet, domani li invocherebbero Merkel e Zapatero, Brown e perfino Sarkozy contro l'Italia. Berlusconi non è fesso e in simile situazione non ci si mette. Anche perché ? e questa è la seconda delle due ragioni ? non è affatto necessario abolire una legge che finge di proteggere i cittadini tutti, quando è così semplice continuare a non farla rispettare, proprio come se non ci fosse. A che servono procuratori della repubblica e giornalisti, se non a sopire, insabbiare, annusando la direzione prima ancora che il vento sopraggiunga? Come ben dice Petruccioli, a cui non creano imbarazzo i rilievi al Tg1 e al Tg2 del garante della comunicazione, la par condicio sta a valle di una serie di porcherie (il termine è mio) non risolte né dalla destra né dalla sinistra né dal centro: e cioè la legge antitrust, il regime delle concessioni, il conflitto d'interesse, la governance della Rai, le obbligazioni della tv privata in materia di servizi pubblici. Lei avrà visto certamente i dati dell'ultima settimana, forniti dal garante: limitandoci al confronto (tempo di parola e commento redazionale) fra i due gruppi politici maggiori, quello di Berlusconi e quello di Veltroni, le percentuali sono queste: Tg1 34,1 ? 24,4; Tg2 33,1 ? 26,8; Tg3 31,9 ? 28,6; Tg5: 38,7 ? 22,6; Tg4: 53,1 ? 23,5; Studio Aperto: 40 ? 31,4; Tg La7: 48,2 ? 28, 7. Chi ha realizzato questa situazione? I giornalisti, caro Di Piero, e chi, avendo il potere per ricondurli alla legalità, non vede e non sente. Ammesso che ci sia qualcuno che abbia quel potere. A giudicare dalla strafottenza con cui qualche "direttore" dice "io questa legge non la rispetto", parrebbe di no. E con un popolo che prende schiaffi e calci in questo modo, lei pensa che Berlusconi si attirerebbe i fulmini del mondo abolendo la par condicio? Non scherziamo. Tanto più che in Italia abbiamo da occuparci di embrioni.

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Tra le belle coppie non c'è quella di Berlusconi (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 26-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Tra le belle coppie non c'è quella di Berlusconi Visto che il Cavaliere ha i suoi interessi in conflitto, a Emilio Fede la trattativa fra Alitalia e Air France proprio non piace. Acido, chiama più volte "Spinettà o Spinetta che dir si voglia" l'amministratore delegato della compagnia francese. Nella sua francofobia si fa spalleggiare dal segretario della Cisl, Bonanni, che un rimedio per la crisi Alitalia ce l'ha: usare i soldi di Enel, Eni, Finmeccanica. Dopo questo rigurgito statalista, Fede si commuove per i dipendenti a rischio. Appena evocata la "liberticida" par condicio, il Tg4 la viola di nuovo. Si parla di pensioni? Dieci secondi a Veltroni, ancor meno a Casini, un minutone a Berlusconi, che ricorda il suo glorioso passato e anticipa un magnifico futuro. Fede guida poi un finalino non male con il direttore di "Chi", Alfonso Signorini. Si parla di belle coppie, resistenti, impermeabili, esemplari: quella dello stesso Fede (e Signorini nota: "Fede, non porti la fede?") e quella di Veltroni (anche lui "senza fede"). Per una volta e per forza di cose, Berlusconi è ignorato. Del Tg5 non possiamo che dire bene: equilibrato, a parte un Tremonti minaccioso e senza repliche. Paolo Ojetti.

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Cina, parigi pronta al boicottaggio "sui giochi tutte le opzioni aperte" - giampiero martinotti (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Cina, Parigi pronta al boicottaggio "Sui Giochi tutte le opzioni aperte" Ma la Merkel frena Sarkozy: "Per il Tibet l'unica via è il dialogo" La Casa Bianca ha confermato la presenza del presidente Bush a Pechino Tra le ipotesi l'Eliseo non esclude di disertare la cerimonia inaugurale GIAMPIERO MARTINOTTI dal nostro corrispondente PARIGI - "Tutte le opzioni sono aperte". Nicolas Sarkozy non esclude l'ipotesi di boicottare la cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici ed è il primo leader occidentale a minacciare esplicitamente Pechino. Una dichiarazione che avviene proprio nel momento in cui la questione del boicottaggio agita il mondo occidentale, quello politico e quello delle organizzazioni non governative: la Casa Bianca ha confermato la presenza di George W. Bush a Pechino l'8 agosto, la Germania è tornata a chiedere l'apertura di un dialogo tra il regime comunista e la contestazione tibetana, Amnesty International si è pronunciata contro il boicottaggio, pur partecipando alle proteste contro la repressione. Interrogato dai giornalisti durante una visita a Tarbes, ai piedi dei Pirenei, il capo dello Stato francese non si è fatto pregare. Lunedì aveva inviato un messaggio al presidente cinese, Hu Jintao, per chiedere "moderazione" e per invitare il regime "a mettere fine alle violenze attraverso il dialogo". E aveva offerto la propria disponibilità per facilitare il negoziato, riaffermando che la questione tibetana è solo un problema di "identità culturale e spirituale". Ieri, Sarkozy ha fatto un passo più avanti: "In funzione dell'evoluzione delle cose vedrò cosa fare, sia per la cerimonia di apertura sia per l'evoluzione delle nostre relazioni. Tutte le opzioni sono aperte, ma faccio appello al senso di responsabilità dei dirigenti cinesi". Spesso accusato di sacrificare i diritti umani alla realpolitik e alle esigenze commerciali, il capo dello Stato ha giustificato la sua strategia: "Voglio che il dialogo cominci e la mia risposta sarà graduata in funzione della risposta cinese. Penso si debba reagire così, se si vogliono ottenere dei risultati". Inutile, a questo stadio, brandire minacce troppo esplicite: "Non chiudo la porta a nessuna eventualità, ma penso sia più prudente riservare le mie risposte in base all'evoluzione concreta della situazione". Non è dello stesso avviso, invece, il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso: "I Giochi olimpici non sono un evento politico - ha detto a Lisbona - ma un grande evento sportivo ed umano. E non abbiamo alcuna certezza che un qualunque boicottaggio conduca ad un maggiore rispetto della legge in Cina o in Tibet. In nessun modo". Barroso ha auspicato che i Ventisette arrivino a trovare una posizione comune sulla vicenda per mostrare la volontà europea di vedere rispettati in Cina i diritti umani. Una posizione sostanzialmente condivisa dalla Germania, che ha ripetuto il suo no a un boicottaggio. Secondo il portavoce della cancelliera, Angela Merkel, "i tibetani vogliono preservare la loro cultura e la Cina ha interesse alla stabilità e all'integrità territoriale. Il governo federale non vede dunque alcuna alternativa a un dialogo diretto tra le parti". E soprattutto non crede all'arma del boicottaggio: "La discussione in corso su un boicottaggio dei Giochi olimpici serve soltanto a deviare l'attenzione dalla necessità di una soluzione politica del conflitto". La cauta apertura di Sarkozy all'idea di non partecipare alla cerimonia inaugurale non ha insomma trovato grande eco in Europa e ancor meno sull'altra sponda dell'Atlantico. Ma anche le Ong sono divise. Sessanta organizzazioni si sono ritrovate a Ginevra per contestare la passività del Consiglio Onu per i diritti umani, ma le loro posizioni sul boicottaggio sono contraddittorie: a differenza di Reporters sans Frontières o della Lega dei diritti dell'uomo, Amnesty International si è schierata "contro qualsiasi forma di boicottaggio, compreso quello della cerimonia inaugurale da parte dei politici".

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La crisi della democrazia - massimo l. salvadori (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Commenti LA CRISI DELLA DEMOCRAZIA MASSIMO L. SALVADORI Quale è lo stato di salute della democrazia in Italia? e quale più in generale nel mondo? La prima risposta che viene sulla penna è che esso appare non essere mai stato così buono. Due i segni principali. Il primo è che mai come oggi tanti Stati si definiscono democratici (va da sé che per democrazia si intende la liberaldemocrazia o democrazia parlamentare, poiché l'altra democrazia, quella "proletaria" o comunistica che aveva preteso di far rinascere la democrazia diretta dell'antica Grecia e della Comune di Parigi del 1871 fondandola sui soviet, prima ha distrutto se stessa, poi si è trasformata in un ordine totalitario). Il secondo segno è che - quanto meno nei paesi che, al di fuori di ogni connotazione geografica, vengono comunemente chiamati, proprio in riferimento all'accettazione della democrazia liberale, "occidentali" - sono assenti al loro interno o ridotte a entità marginali le forze, che invece ebbero in passato un grande vigore, idealmente e praticamente orientate al sovvertimento delle sue istituzioni. Sennonché quella democrazia che non ha da temere l'assalto di virus esterni, deve temere, e molto, i virus interni che ne indeboliscono i tessuti, al punto da giustificare la domanda: i regimi e i governi che continuiamo a definire democratici non dovrebbero, in corrispondenza di ciò che ne costituisce oggi propriamente la natura, essere altrimenti definiti? Stabilito per un verso che la democrazia non ha mai costituito uno strumento atto a regolare i conflitti tra gli Stati o le unioni di Stati (e vi è da chiedersi se mai potrà esserlo) e per l'altro che i processi democratici hanno sempre avuto come ambito possibile gli spazi interni ai singoli Stati, guardando alla situazione attuale siamo indotti a constatare i seguenti fattori di grave deterioramento. L'ambizione fondante della democrazia è che il popolo sovrano sia posto in condizione di scegliere e selezionare i propri rappresentanti nei Parlamenti e di controllare efficacemente l'operato del governo; che le istituzioni e le leggi finalizzate a regolare la vita comune siano il frutto di decisioni di coloro che esercitano per delega popolare il potere sovrano; che non si diano poteri particolaristici sottratti a sanzione democratica atti a influire in maniera determinante sulla vita della collettività; che esista un'informazione sufficientemente libera da rispecchiare la pluralità delle culture e degli interessi e respingere soffocanti condizionamenti da parte di concentrazioni monopolistiche o oligopolitistiche. L'ambizione, il fine insomma, della democrazia è impedire che si determini uno stato di cose per cui vi sia chi decide per gli altri disponendo di preponderanti poteri sottratti al processo democratico. Orbene, l'insidia che sempre più palesemente mina i regimi democratici è il dato di fatto secondo cui troppi poteri ? oggi molto favoriti dalla globalizzazione - agiscono al di fuori di ogni possibilità di influenza e di controllo da parte del popolo che si continua a definire sovrano. Il che si osserva, naturalmente, più in alcuni Stati e meno in altri: ma dovunque soffia un vento prevalente. Sulla democrazia nel mondo si potrebbero fare molte considerazioni, ma qui mi limito a registrare il continuo accrescimento del potere di ristrette oligarchie economiche in grado di prendere decisioni su scala internazionale e nazionale relativamente all'allocazione, alla produzione e alla distribuzione di enormi risorse di valore strategico per le popolazioni dei vari Stati, le quali letteralmente non sono "raggiunte", neppure toccate dal processo democratico; una altrettanto generale tendenza all'interno degli Stati alla crescente riduzione del popolo detto sovrano a una massa di consumatori che, nel quadro della dilagante sartoriana "videocrazia", subisce passivamente l'iniziativa di oligarchie politiche e di partito, le quali (come si vede esemplarmente, ma non solo, anzitutto negli Stati Uniti) poggiano in molti casi su matrici addirittura familiari. Si tratta di processi certo non nuovi, che la scienza politica ha messo da tempo in luce. Ma quel che oggi si nota di nuovo è la loro estrema accelerazione. In Italia poi il processo democratico appare profondamente malato. E' malato uno Stato democratico in cui: cresce la sfiducia dei cittadini verso i politici; una parte consistente del territorio nazionale vede le organizzazioni criminali competere vittoriosamente con lo Stato, facendo prevalere la propria autorità su quella legittima e avendo la capacità di influenzare e inquinare molti e ampi settori dell'organizzazione sociale, economica e politica dell'intero paese; l'esercizio della giustizia è non solo quanto mai mal funzionante ed inefficiente ma anche oggetto di una perpetua contesa tra gli opposti schieramenti politici e l'operato della magistratura è in costante tensione con i partiti; il più importante mezzo di informazione e principale palestra del confronto politico, la televisione, è diviso tra un sistema pubblico privo di autonomia dai partiti e un sistema privato monopolistico nelle mani di un padrone-leader di partito-più volte capo del governo-proprietario di quotidiani, periodici, case editrici; lo Stato e il governo non riescono a contrastare le roccaforti di potenti corporazioni che avvolgono nella loro rete la società e impongono i loro interessi; esistono forze politiche come la Lega che minacciano secessione facendo leva sulla xenofobia e alimentando l'avversione di una parte del paese contro l'altra. Queste sono le malattie organiche, che possiamo definire permanenti. Ad esse si è aggiunta, grazie ad una legge elettorale sciagurata, quella che ha inferto un vulnus gravissimo a uno dei principi basilari della democrazia, il quale vuole che la rappresentanza parlamentare non sia il parto esclusivo di élites che cooptano se stesse e i loro peones offrendo unicamente al corpo elettorale la scelta tra mangiare la minestra che per esso è stata cucinata oppure saltare dalla finestra. Sentiamo affermare orgogliosamente da parte dei due maggiori partiti in competizione per la prossima tornata elettorale che essi stanno mettendo in atto la più importante e coraggiosa opera di rinnovamento della classe politica mai avvenuta nella storia della Repubblica. Ma essi tacciono o quanto meno mettono la sordina sul fatto che per la seconda volta nella storia della Repubblica la scelta dei candidati e dei futuri eletti è stata integralmente sottratta al popolo, il quale si trova quindi costretto da ristretti gruppi dirigenti, che hanno imposto ai loro stessi partiti e più in generale all'intero elettorato i propri "uomini", a votare "scatole chiuse". Tutto ciò porta a concludere che in Italia il regime che continuiamo a definire democratico costituisce forse una delle forme estreme di uno svuotamento della democrazia il quale ha preso corso, più o meno vistosamente, in tutti i paesi; e a poter o dover affermare che la funzione del popolo supposto sovrano è sostanzialmente ridotta a una mera legittimazione passiva del processo che porta alla formazione dei governi, la cui natura è di essere perciò "governi a legittimazione popolare". Sarà la democrazia in grado, in primo luogo nel nostro paese, di trovare le vie di una sostanziale rigenerazione? Speriamo che per la sentenza non si debbano attendere i posteri.

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Interventi e Repliche (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 26-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-26 num: - pag: 37 categoria: BREVI Interventi e Repliche L'evoluzione degli scenari internazionali l'Intervento dell'onorevole Galante ( Corriere, 22 marzo) è ricco di spunti interessanti ma occorrono alcune integrazioni per chiarire la materia. Il tema centrale è rappresentato dal ruolo e dai compiti assegnati alle nostre Forze armate; e così se l'articolo 11 della Costituzione ne fissa genericamente gli ambiti, proprio in tempi più recenti si è provveduto a precisare il perimetro d'azione (Legge 331/2000: "Le Forze armate hanno altresì il compito di operare al fine della realizzazione della pace e della sicurezza, in conformità alle regole del diritto internazionale e alle determinazioni delle organizzazioni internazionali delle quali l'Italia fa parte"). In altri termini, come confermato a più riprese anche dal Consiglio supremo di Difesa, esse non sono chiamate a svolgere solo i compiti di difesa del Paese ma, anche, partecipare a missioni all'estero che possono prevedere l'uso della forza e, all'estremo, essere impiegate in conflitto; fermo restando l'obbligo di operare nell'ambito delle grandi organizzazioni internazionali (Onu, Nato e Ue) di cui facciamo parte. è alla luce di questa considerazione che nasce l'esigenza di disporre di uno strumento militare adeguato in quantità e qualità; ciò non significa coltivare "politiche di potenza" ma assumersi le responsabilità che ci competono in ambito internazionale. E significa anche investire di più nelle proprie Forze armate; il dato veramente importante, al di là del confronto con il singolo Paese, è che la spesa militare dell'Italia, con lo 0,95% del Pil, è pari a circa la metà di quella media della Nato e della Ue. Occorre quindi un'inversione di tendenza, tale da superare una concezione statica dei problemi della sicurezza e della difesa a favore di una più dinamica, capace di seguire la rapida evoluzione degli scenari internazionali e di concepire le tre Forze armate non in maniera separata, privilegiando una o l'altra, ma piuttosto come uno strumento unico che opera a servizio del Paese. Giovanni Martinelli, giova.mart@tin.it La donazione di organi In una lettera ( Corriere, 22 marzo) si segnalava la riduzione delle donazioni di organi da cadavere in Italia nell'ultimo anno e dell'aumento dell'opposizione alla donazione. Vorrei segnalare una interessante iniziativa della Regione Veneto. Il problema della donazione si semplifica molto se il donatore, in vita, ha espresso il suo consenso. Ma tutte le campagne per aumentare il consenso alla donazione con atto formale presso le strutture sanitarie hanno portato a ben scarsi risultati. La Regione Veneto, inizialmente in un limitato gruppo di Comuni, mette a disposizione questi moduli di donazione quando viene richiesta la carta di identità presso gli Uffici comunali. In tal modo l'atto di donazione viene fatto in modo quasi automatico, in un momento di buona salute, da una popolazione giovane e naturalmente generosa. I primi risultati di pochi mesi hanno documentato un alto numero di adesioni, con una bassissima percentuale di rifiuto. Massimo Bertoli, M_Bertoli@libero.it Ridurre l'evasione fiscale Un lettore lamenta la distribuzione ingiusta della ricchezza ( Corriere, 22 marzo). Penso che in primo luogo bisognerebbe ridurre l'evasione fiscale a livelli europei; pare che il sommerso arrivi al 25-30 per cento del Pil. Sarebbe poi interessante conoscere le aliquote per i vari scaglioni di reddito vigenti negli altri Paesi europei. Mario Bocci, Milano Le riflessioni di Alesi Per un disguido, a pagina 49 del Corriere della Sera di ieri le riflessioni di Jean Alesi sul Gp di Malesia sono state invece attribuite al responsabile della Gestione sportiva Ferrari, Stefano Domenicali. Ce ne scusiamo con i lettori e con gli interessati.

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PROCESSO GEA L'ALLENATORE SENTITO COME TESTIMONE 0 Zeman e il doppio ruolo di Moggi jr (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 26-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))

Argomenti: Conflitto d'interessi

PROCESSO GEA L'ALLENATORE SENTITO COME TESTIMONE Zeman e il doppio ruolo di Moggi jr ? ROMA ? LA "Z" di Zeman (nella foto Alive) sul processo Gea. Un'ora davanti al presidente della decima sezione del tribunale penale Luigi Fisaconaro per raccontare gli incontri ravvicinati con Alessandro Moggi nel 2000, quando il boemo era allenatore del Napoli: "Era il consulente di mercato della società e fece anche una buona campagna acquisti anche se si sarebbe potuto agire meglio e spendere meno". La prima bordata arriva quando Zeman sottolinea un evidente conflitto di interessi: "Sapevo che si presentava spesso in sede per prendere i soldi delle procure e il fatto che fosse procuratore non incideva sul suo ruolo di consulente di mercato secondo la Figc, perchè non ha mai detto nulla...". L'ex tecnico di Lazio e Roma ha raccontato lo stupore per i "movimenti" di Moggi jr.: "Girava per il calciomercato e diceva alle varie società "tu mi compri questo e mi compri quest'altro". Luciano Moggi? Mai avuto rapporti". La seconda bordata è sui metodi della Gea: "Alcuni procuratori come Faccini, Palumbo e Canovi mi raccontavano che il metodo di acquisizione dei calciatori non era secondo le regole. Nesta passò da Canovi alla Gea per ottenere vantaggi". Paolo Franci - -->.

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Iraq bassora in fiamme epicentro di un conflitto interno al mondo sciita (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Riformista, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Maliki sfida al-Sadr, e la tregua va in fumo Teheran punta su entrambi, Washington sta alla finestra New York. Forse l'ispirazione è venuta dalla serie televisiva "Law & Order", oppure dal Rudy Giuliani di "zero tollerance", fatto sta che il premier iracheno Nouri Maliki ha deciso di ristabilire l'ordine a Bassora. E ha quindi inviato tre brigate dell'esercito - circa 15 000 soldati - per bonificare il sud iracheno, reso instabile dalla campagna di disobbedienza civile lanciata dal movimento di Moqtada al-Sadr per chiedere la liberazione dei suoi attivisti. Ma l'operazione Saulat al-Fursan ovvero "La carica dei cavalieri" è presto degenerata in una serie confusa di scontri armati. A sera i morti erano già trenta. E il conflitto tra esercito nazionale e milizie si era allargato ad altre città del paese, Kut, Samawa, Nasiriya, Hilla e Diwaniyah, tutti luoghi dove è stato ordinato il coprifuoco. Fino a Baghdad, come racconta oggi su queste stesse pagine Barbara Schiavulli. E l'appello di Moqtada Al-Sadr per una "campagna generale di disobbedienza civile in tutto il paese", si è fatto più vibrante che mai. Moqtada al-Sadr è un leader religioso molto popolare e ascoltato in tutto l'Iraq. Prova ne è il fatto che quando ha ordinato alle sue milizie di continuare a rispettare la tregua - dichiarata nell'agosto scorso - con gli americani e le altre milizie rivali, i suoi militanti e sostenitori hanno in gran parte obbedito. La sede del potere di al-Sadr è appunto Bassora, nodo cruciale in una delle zone piu' ricche di petrolio dell'Iraq. Le sue forze sono state armate e addestrate dagli iraniani, che non nascondono le loro simpatie anche per il premier Maliki. Ma allora, che succede? Le tre brigate irachene hanno l'appoggio aereo della Raf e i britannici controllano l'aeroporto di Bassora, dopo essersi ritirati dalla città (o, nel linguaggio ufficile, "averne ceduto il controllo alle forze del legittimo governo iracheno"). E' impossibile che l'appoggio britannico sia avvenuto senza l'assenso americano, come la stessa operazione non sarebbe iniziata senza l'ok degli Usa. Perché? Secondo alcuni osservatori, potrebbe essere l'inizio di un tentativo Usa di riprendere il controllo del sud. Alcuni giorni fa, durante un seminario sul futuro dell'Iraq all'American Enterprise Institute, un think tank non certo liberale, è stato fatto correttamente osservare che il successo della "surge" è in realtà limitato a Baghdad e dintorni e al nord del paese, grazie anche ai peshmerga kurdi. Il sud del Paese, con il suo petrolio e l'accesso al mare, è stato sostanzialmente lasciato alle forze irachene e alle forti milizie, prima tra tutte quella di al-Sadr. Perché il governo centrale abbia il pieno controllo della zona sarebbe necessario mettere definitivamente al suo posto al-Sadr. Se all'arresto di esponenti del movimento Mahdi facessero seguito scontri armati, potrebbe questa essere l'occasione giusta, come è infatti avvenuto. Una decisione della Casa Bianca in questa direzione, troverebbe il candidato repubblicano McCain pienamente favorevole. Un successo in Iraq, si sa, non potrebbe altro che giovare alla causa del Grand Old Party e, forse, anche compensare il probabile fiasco Nato in Afghanistan. E' una spiegazione interessante ma lunedi, il livello di perdite americane in Iraq ha raggiunto quota 4000, meno del Vietnam, Corea e guerre mondiali. Molto di più di quanto tutti gli americani, Bush compreso, si sarebbero mai aspettati e il presidente uscente ha dovuto faticare per difendere la sua decisione di cinque anni fa. L' "anatra zoppa" non puo' dire che i suoi soldati sono morti per liberare l'Europa o fermare i cinesi in Corea. Ha solo potuto dire che quegli americani "non sono morti invano". Magra consolazione per le loro famiglie e quelle di decine di migliaia di feriti, per nulla dire delle centinaia di migliaia di iracheni travolti dal conflitto. Il punto è che, come diceva Napoleone, una cattiva fortuna può far fallire la miglior strategia, ma la miglior fortuna non potrà mai far funzionare una pessima strategia (e il Corso lo sapeva bene). Pur mantenendo il massimo rispetto per le loro truppe, gli americani non ne possono più della guerra in Iraq, per cui il sud del Paese dovrà essere ripreso dal premier Maliki, il quale ha due strade di fronte. Dopo l'attuale dimostrazione di forza, il governo iracheno potrebbe offrire nuovamente un ruolo di governo ad al-Sadr e incorporare le sue milizie nell'esercito regolare. Oppure potrebbe cercare di battere il leader religioso militarmente ed eliminarlo definitivamente dalla scena politica irachena. Quale sarà la strada intrapresa nei prossimi mesi dipenderà molto da quello che vorrà Teheran, a tutt'oggi, il vero vincitore del conflitto iracheno. 26/03/2008.

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Teheran punta (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Riformista, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Iraq bassora in fiamme epicentro di un conflitto interno al mondo sciita Maliki sfida al-Sadr, e la tregua va in fumo Teheran punta su entrambi, Washington sta alla finestra New York. Forse l'ispirazione è venuta dalla serie televisiva "Law & Order", oppure dal Rudy Giuliani di "zero tollerance", fatto sta che il premier iracheno Nouri Maliki ha deciso di ristabilire l'ordine a Bassora. E ha quindi inviato tre brigate dell'esercito - circa 15 000 soldati - per bonificare il sud iracheno, reso instabile dalla campagna di disobbedienza civile lanciata dal movimento di Moqtada al-Sadr per chiedere la liberazione dei suoi attivisti. Ma l'operazione Saulat al-Fursan ovvero "La carica dei cavalieri" è presto degenerata in una serie confusa di scontri armati. A sera i morti erano già trenta. E il conflitto tra esercito nazionale e milizie si era allargato ad altre città del paese, Kut, Samawa, Nasiriya, Hilla e Diwaniyah, tutti luoghi dove è stato ordinato il coprifuoco. Fino a Baghdad, come racconta oggi su queste stesse pagine Barbara Schiavulli. E l'appello di Moqtada Al-Sadr per una "campagna generale di disobbedienza civile in tutto il paese", si è fatto più vibrante che mai. Moqtada al-Sadr è un leader religioso molto popolare e ascoltato in tutto l'Iraq. Prova ne è il fatto che quando ha ordinato alle sue milizie di continuare a rispettare la tregua - dichiarata nell'agosto scorso - con gli americani e le altre milizie rivali, i suoi militanti e sostenitori hanno in gran parte obbedito. La sede del potere di al-Sadr è appunto Bassora, nodo cruciale in una delle zone piu' ricche di petrolio dell'Iraq. Le sue forze sono state armate e addestrate dagli iraniani, che non nascondono le loro simpatie anche per il premier Maliki. Ma allora, che succede? Le tre brigate irachene hanno l'appoggio aereo della Raf e i britannici controllano l'aeroporto di Bassora, dopo essersi ritirati dalla città (o, nel linguaggio ufficile, "averne ceduto il controllo alle forze del legittimo governo iracheno"). E' impossibile che l'appoggio britannico sia avvenuto senza l'assenso americano, come la stessa operazione non sarebbe iniziata senza l'ok degli Usa. Perché? Secondo alcuni osservatori, potrebbe essere l'inizio di un tentativo Usa di riprendere il controllo del sud. Alcuni giorni fa, durante un seminario sul futuro dell'Iraq all'American Enterprise Institute, un think tank non certo liberale, è stato fatto correttamente osservare che il successo della "surge" è in realtà limitato a Baghdad e dintorni e al nord del paese, grazie anche ai peshmerga kurdi. Il sud del Paese, con il suo petrolio e l'accesso al mare, è stato sostanzialmente lasciato alle forze irachene e alle forti milizie, prima tra tutte quella di al-Sadr. Perché il governo centrale abbia il pieno controllo della zona sarebbe necessario mettere definitivamente al suo posto al-Sadr. Se all'arresto di esponenti del movimento Mahdi facessero seguito scontri armati, potrebbe questa essere l'occasione giusta, come è infatti avvenuto. Una decisione della Casa Bianca in questa direzione, troverebbe il candidato repubblicano McCain pienamente favorevole. Un successo in Iraq, si sa, non potrebbe altro che giovare alla causa del Grand Old Party e, forse, anche compensare il probabile fiasco Nato in Afghanistan. E' una spiegazione interessante ma lunedi, il livello di perdite americane in Iraq ha raggiunto quota 4000, meno del Vietnam, Corea e guerre mondiali. Molto di più di quanto tutti gli americani, Bush compreso, si sarebbero mai aspettati e il presidente uscente ha dovuto faticare per difendere la sua decisione di cinque anni fa. L' "anatra zoppa" non puo' dire che i suoi soldati sono morti per liberare l'Europa o fermare i cinesi in Corea. Ha solo potuto dire che quegli americani "non sono morti invano". Magra consolazione per le loro famiglie e quelle di decine di migliaia di feriti, per nulla dire delle centinaia di migliaia di iracheni travolti dal conflitto. Il punto è che, come diceva Napoleone, una cattiva fortuna può far fallire la miglior strategia, ma la miglior fortuna non potrà mai far funzionare una pessima strategia (e il Corso lo sapeva bene). Pur mantenendo il massimo rispetto per le loro truppe, gli americani non ne possono più della guerra in Iraq, per cui il sud del Paese dovrà essere ripreso dal premier Maliki, il quale ha due strade di fronte. Dopo l'attuale dimostrazione di forza, il governo iracheno potrebbe offrire nuovamente un ruolo di governo ad al-Sadr e incorporare le sue milizie nell'esercito regolare. Oppure potrebbe cercare di battere il leader religioso militarmente ed eliminarlo definitivamente dalla scena politica irachena. Quale sarà la strada intrapresa nei prossimi mesi dipenderà molto da quello che vorrà Teheran, a tutt'oggi, il vero vincitore del conflitto iracheno. 26/03/2008.

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Pagina III - Bari I carabinieri del Nil hanno sequestrato una serie di fascicoli e un milione di fil... (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina III - Bari I carabinieri del Nil hanno sequestrato una serie di fascicoli e un milione di file: nessun indagato lA Regione ha avviato un'inchiesta interna sulle aziende private di medicina del lavoro che operano nel territorio pugliese. Si vuole appurare in che maniera queste ditte svolgono il loro ruolo e che rapporti hanno con i medici dello Spesal, il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro delle Asl, che ha il compito di verificare che le aziende garantiscano la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro. A domandare chiarimenti agli uffici, ieri, gli assessori al Lavoro, Marco Barbieri, e alla Salute, Alberto Tedesco. "Ho chiesto - spiega Barbieri - di verificare cosa fanno le altre regioni in materia, se esiste una legislazione specifica che non competa con le norme nazionali e se ci sono dei provvedimenti immediatamente fattibili da un punto di vista tecnico". "La proposta avanzata dal professor Giorgio Assennato, direttore dell'Arpa - continua Tedesco - di creare un albo regionale di queste società ci sembra una strada percorribile, in grado di dare garanzie serie a noi enti e a tutti i lavoratori. Per quanto ci riguarda, si tratta di una problematica nuova: a partire da questo momento i nostri uffici stanno cercando di capire cosa è possibile fare". Il caso è scoppiato alla fine della scorsa settimana nell'ambito dell'inchiesta condotta dalla procura di Trani sull'incidente di Molfetta del tre marzo scorso, quando cinque operai morirono asfissiati mentre pulivano una cisterna di zolfo. Nel corso dell'indagine si è arrivati alla Meleam, una società privata di medicina del lavoro, che aveva rilasciato alla ditta della tragedia (il Truck Center) le certificazioni previste dalla legge 626. I carabinieri del Nil, il Nucleo ispettorato del lavoro, hanno sequestrato all'azienda una serie di fascicoli e un milione di file: per il momento non ci sono indagati, ma gli investigatori vogliono capire il funzionamento di quello che in pochi anni è diventato un grande business. Sono tante le società che si occupano di sicurezza sul lavoro (dal rilascio di certificazioni a corsi di formazione) in Puglia: alcune di esse sono di proprietà di parenti stretti di ispettori o di medici della Asl. Proprio gli ispettori o i dirigenti dello Spesal prestano, spesso, a pagamento le loro professionalità alle società di medicina del lavoro per formare - così come prevede la legge - i responsabili aziendali della prevenzione e della protezione. Servizio questo (quello della formazione) che comunque dovrebbero svolgere (e svolgono) anche le Asl e gli Spesal. "Il nuovo decreto governativo approvato sulla sicurezza nel lavoro proprio dopo la strage di Molfetta - spiega Tedesco - mette un freno a questo possibile conflitto di interesse impedendo a chi fa attività nel pubblico di lavorare anche nel privato. Alla luce di questa normativa, è ancora più importante controllare". "Non basta però - conclude Barbieri - soltanto poter valutare la serietà delle aziende che rilasciano certificazioni. Quello che serve in Puglia è inculcare la cultura della sicurezza negli imprenditori e negli operai stessi. Soltanto così arriveremo davvero a una svolta". (g.fosch.).

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"berlusconi non vuole il duello tv" - giovanna casadio (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

"Berlusconi non vuole il duello tv" Veltroni in Sicilia: "Chi mangiava cannoli risponda dello sfascio" "Con Agrigento le province toccate sono 71, più o meno l'età del mio avversario" Finocchiaro: "La sanità è diventata un'immensa lavanderia dei soldi della mafia" GIOVANNA CASADIO PALERMO - Un atto d'accusa contro la mafia, contro "la destra che ha fatto del male alla Sicilia" e contro Berlusconi. Serrato, forte il discorso che Walter Veltroni tiene a Palermo in una piazza Verdi quasi gremita. Quando il segretario del Partito democratico parte all'attacco del leader del Pdl, l'atmosfera si scalda: "Il mio avversario rifiuta di fare con me il confronto televisivo ma poi usa le sue tv violando le regole del gioco". Veltroni non era mai stato così diretto nella denuncia del conflitto di interessi. E si consente anche una battuta ironica: "Finora ho percorso 71 province, con Agrigento il numero sarà più o meno l'età del mio principale avversario alla presidenza del Consiglio?". Il centrodestra incassa e contrattacca. Paolo Bonaiuti, portavoce del Cavaliere assicura che "il confronto con Veltroni" farebbe "aumentare di 10 punti il vantaggio che già gli italiani assegnano a Berlusconi". Replica di lì a poco il ministro Paolo Gentiloni: "Berlusconi dica se teme il faccia a faccia tv, che è un diritto degli italiani e un dovere farlo". Non è "pacatamente e serenamente" che il candidato premier del Pd affronta il giro della Sicilia. Qui c'è il cancro della mafia. "La mafia è seduta come un colosso sopra la vitalità di questa terra. La mafia è la principale nemica della Sicilia perché le impedisce la possibilità di competere. La mafia è orrenda e i mafiosi sono mascalzoni, criminali, assassini e vigliacchi perché per ammazzare un bambino e scioglierlo nell'acido bisogna essere dei vigliacchi", alza il tono Veltroni. I numeri della Sicilia, che il segretario elenca, danno la dimensione della drammaticità della situazione: un tasso di disoccupazione doppio rispetto alla media nazionale, una crescita della povertà del 10%. "Qualcuno ne dovrà rispondere, qualcuno che ha mangiato cannoli?". Totò Cuffaro, s'intende, e il centrodestra che lo sosteneva. Ci sono Beppe Fioroni, Piero Martino, Enzo Carra, i candidati Pd siciliani attorno al palco. Ad Agrigento una cena dei cattolici-democratici. Beppe Lumia, l'ex presidente della commissione Antimafia, capolista al Senato, ha preparato per il segretario una nota con le cifre dell'economia criminale. è lui, con il capo della Mobile di Trapani Giuseppe Linares ad accogliere il segretario a Trapani, l'estremo confine occidentale della Sicilia e la città dove - è la definizione di Lumia e Linares - "la mafia si è "incistata" nella società, si è fatta sistema". Veltroni precisa: "Noi siamo per l'applicazione severa del 41 bis". "Grazie a Walter - commenta Lumia - si riparla di lotta ai boss". A Trapani, Veltroni mangia il cous-cous a casa del pescatore Erasmo Messina, promette d'interessarsi per il recupero dei corpi di Giacomo e Salvatore Grimaldo, affondati un anno fa con il loro peschereccio, esorta i siciliani alla riscossa: "Questa terra deve ritrovare i valori di legalità. Sembra inchiodata. Ma non è un destino basta far governare persone competenti e perbene". Ad ascoltarlo ai Cantieri navali trapanesi non sono in molti, gli operai lo avvicinano: "Noi jettamu u' sangu?". Anna Finocchiaro, la candidata del Pd a "governatore" usa parole ancora più forti contro la mafia: "La sanità è diventata una immensa lavanderia dei soldi della mafia?". Veltroni ne loda più volte il coraggio: "è la persona giusta per guidare la Sicilia, lei non ha dovuto fare l'alleanza con Bossi, con chi vuole l'eruzione dell'Etna", come Raffaele Lombardo.

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Kosovo uno stato costretto nel limbo (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Voce d'Italia, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Esteri Il Kosovo e' la culla della cultura e della religione serba Kosovo: uno stato costretto nel limbo Per gli albanesi il Kosovo potrebbe essere il primo tassello per la creazione di una Grande Albania Pristina, 26 mar.- Il rigurgito di violenza di una settimana fa a Mitrovica altro non è che l'ennesimo monito rivolto ai potenti della terra per trovare infine una soluzione politica al groviglio dei Balcani. Pena il nuovo scoppio della polveriera, di quella macedonia di etnie, lingue e religioni che, come Churchill sottolineò, “ha prodotto più storia di quanta ne potesse digerire”. La dichiarazione di indipendenza unilaterale del Kosovo dalla Serbia, arrivata il 17 febbraio scorso, appariva inevitabile in base al diritto internazionale che prevede il principio all'autodeterminazione dei popoli. La Serbia sostiene, dal canto suo, che la risoluzione 1244 dell'Onu (del 1999 , da quando la NATO è intervenuta per porre fine all' uccisione e alla deportazione dell' etnia albanese da parte delle forze di Slobodan Milosevic) aveva confermato la sua sovranità, seppur limitata su quelle terre, considerate la culla sacra e irrinunciabile della nazione Serba e sede della chiesa serbo-ortodossa. Dal giorno dell'indipendenza ad oggi soltanto 33 paesi hanno riconosciuto il nuovo stato del Kosovo, molti meno di quanti la provincia secessionista avesse sperato. Si è deciso dunque di focalizzarsi sulla qualità di quei riconoscimenti piuttosto che sulla quantità. Tutte le nazioni del G7 e le più significative economie democratiche del mondo. Grecia, Spagna, Cipro, Slovenia e Bulgaria si asterranno dal pronunciarsi, preoccupate dal fatto che un tale avallo possa costituire un precedente storico per ringalluzzire le frange secessioniste all'interno dei loro confini. Nel giorno che ha seguito i festeggiamenti dei kosovari albanesi nelle strade di Pristina, circa settemila persone si sono riunite in Piazza della Repubblica a Belgrado sventolando bandiere serbe, cantando slogan anti-albanesi e rivendicando al grido “che la Russia ci aiuti!” la parte settentrionale del Kosovo a nord del fiume Ibar, ultima roccaforte serba contigua alla madrepatria, nella speranza che venga riannessa alla Serbia. La richiesta di aiuto è stata un invito a nozze per la Russia, che ha subito preteso un incontro di emergenza all'ONU (nel quale ha diritto di veto in quanto membro permanente) per annullare la dichiarazione di indipendenza , illegittima in quanto violerebbe la Carta delle Nazioni Unite e minaccerebbe di infiammare nuovi conflitti nei Balcani, incoraggiando le istanze secessioniste nel mondo. è patente che le manovre russe hanno a che fare con un rinnovato braccio di ferro ingaggiato contro gli Stati Uniti; una contrapposizione che vede Mosca determinata a sabotare l'espansione della Nato in Europa orientale, piuttosto che sinceramente impegnata nella causa panslavista e ortodossa di soccorso alla Serbia per riacquistare controllo sulla regione recalcitrante. La storia dell'ex Jugoslavia è segnata da innumerevoli conflitti ed epurazioni etniche che affondano le radici lontano nella storia. Durante la Seconda Guerra Mondiale le potenze occupanti dell'Asse intrapresero lo sterminio di centinaia di migliaia di ebrei, rom, ma anche Serbi, Croati e Sloveni. Mezzo secolo più tardi, lo smantellamento della Jugoslavia ha generato nuovi massacri nei quali nessuno è mai stato solo colpevole o innocente e nei quali ogni comunità è stata di volta in volta carnefice e vittima. Differenti comunità nazionali, linguistiche e confessionali hanno saputo vivere sullo stesso territorio per secoli vacillando tra la buona creanza e l'equilibrio precario. I loro rapporti non hanno mai cessato di evolversi e ridefinirsi in base alle logiche di interesse, conflitto o cooperazione. L'emergenza di Stati e la definizione di frontiere sono un fenomeno marcante l'entrata dei Balcani nella modernità politica. Questi nuovi venuti si appoggiarono generalmente su una concezione nazionale dello Stato, che riprendeva e adattava modelli sortiti dall'esperienza storica peculiare dell'Europa occidentale. La demarcazione di confini appariva come una maniera di ordinare la “confusione” balcanica, di cooptarla in un ordine europeo ideale, fondato sulla coincidenza tra popoli, frontiere e stati. Evidentemente questa sorta di sovrastruttura teorica applicata alla congerie che caratterizza questa parte del mondo non ha funzionato. Mentre le guerre degli anni '90 erano state condotte nel nome della “Grande Serbia” – o quantomeno con la dichiarata volontà di riunire tutti i Serbi in un unico Stato – la Serbia in quanto tale non smette di vedere il suo territorio ritrarsi e il suo popolo disperdersi in un numero crescente di stati. Ciò che contribuisce ad alimentare a Belgrado quel senso di vittimismo e depauperamento alla fine del quale si intravede lo spettro incombente dell'estrema destra. Dietro la rivendicazione di indipendenza del Kosovo si profilerebbe il rischioso sogno di una “Grande Albania” , cosa che rilancerebbe in automatico una corsa agli irredentismi in tutta la penisola balcanica. Per la retorica nazionalista albanese, converrebbe distinguere tra due nozioni: quella di Grande Albania e quella di Albania “etnica”. La prima designerebbe le terre che sono state popolate da albanesi in un determinato momento storico o dai loro ipotetici antenati, gli Illiri. Al contrario, l'Albania etnica corrisponderebbe soltanto alle regioni in cui gli albanesi costituiscono oggi la maggioranza della popolazione. Questo ragionamento dimentica un punto: la presenza di altre e numerose comunità nazionali che vivono da sempre affianco agli albanesi nelle regioni considerate. Si dovrebbe dunque immaginare una larga ridefinizione di tutte le frontiere della regione, basata sulla creazione di Stati etnici? Basta solo pensare all'origine del nome Kosovo per rendersi conto dell'incostanza e instabilità che la storia ha voluto per questi luoghi. La provincia prende il nome dalla località di Kosovo Polje che in lingua serba significa Campo dei Corvi ed è esattamente qui che nel giugno del 1389 , Lazar, principe di Serbia (che si estendeva all'epoca fino alla Bulgaria e alla Grecia del Nord) rimase ucciso mentre tentava di contrastare l'avanzata dell'Impero ottomano in Europa. La battaglia di Kosovo Polje divenne un episodio chiave dell'epica popolare serba. Ma il nome completo di questa terra è Kosovo e Metohija che significa il “paese dei monasteri” proprio perché qui che sono stati edificati i più prestigiosi monasteri serbi e la città di Pec/Peja è sede del Patriarcato della Chiesa ortodossa dal 1219. Non sorprende dunque che il Kosovo abbia assunto un così forte valore simbolico nella definizione dell'identità serba Oggi, nonostante gli etimi, i nomi e la storia, il Kosovo nasce come uno stato etnicamente e demograficamente squilibrato con una schiacciante maggioranza di albanesi la cui età media è di 28 anni e una minoranza di serbi anziani che hanno in media 58 anni. Si stima che tra il 1989 e il 1998, la pressione permanente degli Albanesi e le violenze dell'Armata di Liberazione del Kosovo (UCK) hanno costretto più di diecimila contadini serbi a vendere le loro terre e ad abbandonare la regione. La minoranza serba è perciò destinata a divenire ancora più esigua o addirittura alla scomparsa. Nell'economia kosovara che si è creata in questi anni di tutela internazionale sotto gli occhi della Nato, una voce importantissima e decisamente inquietante è il traffico di droga che è solo la punta dell'iceberg di una società malata di illegalità e di intolleranza. Come trovare allora una soluzione a questo vicolo cieco sociale e politico? Un documento, presentato il 2 febbraio 2007, dall'inviato speciale delle Nazioni Unite, M.Martti Ahtisaari, è servito da appiglio a questa recente dichiarazione di indipendenza del Kosovo e servirà come canovaccio di una futura risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Tale bozza insiste sul carattere multietnico della società che deve essere ormai creata in Kosovo. Ingiunzione che sembra ben poco credibile se si pensa all'esodo massiccio che stanno vivendo i Serbi da quando nel 1999 le truppe della Nato sono entrate nella regione. In ogni proposizione di Ahtisaari risuona la parola “decentralizzazione”, che traduce vantaggi e privilegi che sarebbero accordati ai Serbi del Kosovo determinati a non andar via e a non dichiarare secessione. In particolare godrebbero della doppia nazionalità e i comuni autonomi popolati da Serbi potrebbero stabilire relazioni strette tra di loro e con la Serbia stessa. Si costituirebbe così una “Repubblica serba del Kosovo e Metohija” il cui nome nessuno oserebbe pronunciare. è plausibile pensare che gli albanesi accetteranno senza batter ciglio un'amputazione importante del loro territorio che di fatto si sottrarrebbe all'autorità di Pristina? E perché non tentare la via di una road map che preveda una rettifica di tutte le frontiere nei Balcani su base etnica? Uno scenario simile può apparire bizzarro, ma vari dossier sono già aperti sui tavoli degli esperti. Probabilmente queste operazioni di chirurgia territoriale si realizzeranno solo a prezzo di contestazioni, poi di conflitti armati di media intensità. Ecco perché il passaggio a questo nuovo stato di cose dovrebbe essere piantonato da truppe europee. Gli inevitabili spostamenti di popolazione non sarebbero da considerarsi un effetto collaterale, bensì l'obiettivo cardine di tutto il processo. L'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati, con il concorso di varie ONG, veglierebbe a che il tutto si realizzi senza troppi scossoni. Il budget degli aiuti umanitari, delle missioni militari e di ricostruzione accordati ai Balcani, nonché gli esosi onorari di legioni d'esperti ricadrebbero sulla Comunità Europea. Questo ci sembra il miglior compromesso possibile allo stato attuale delle cose, dato che queste popolazioni non vogliono più vivere assieme e odio e rancore vengono trasmesse alle nuove generazioni. Vero è che il credere a delle frontiere giuste perché etniche ha solo il sapore di una pia illusione ma, è anche vero che se ai diretti interessati si menziona la “riconciliazione”, la risposta, puntuale, recita sempre “non c'è bisogno che andiamo d'accordo se siamo separati”. Nulla da aggiungere. A quando una politica dei Balcani che si concentri sulle opportunità del futuro invece che sui torti del passato? Alessandro Mancosu.

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Conflitto di interessi, terzo mea culpa: una legge che dovevamo proprio fare (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

La "schifosa" Frattini Promessa: stavolta regoleremo gli interessi del cavaliere. Ma la riforma è durata 48 ore alla camera, mentre Veltroni dialogava sulla bozza Bianco Andrea Fabozzi Roma "Le sue televisioni". Walter Veltroni è riuscito a dirlo: il cavaliere "viola costantemente le regole del gioco" grazie a Canale 5, Italia 1 e Rete 4. Se continua così arriverà a dire che Berlusconi - anzi, "il mio avversario" - ha un conflitto di interessi. Facile? No, visto che pochi giorni fa se qualcuno nel centrosinistra sollevava il problema, magari il suo unico alleato Antonio Di Pietro, il segretario del Pd la prendeva come un'offesa personale. Per due lunghi mesi Veltroni ha creduto al dialogo con il cavaliere sulla legge elettorale: vietato allora parlare di conflitto di interessi. E subito dopo ha deciso che la campagna elettorale andava fatta senza "odio e rancore", strumenti della "vecchia politica". Ma i sondaggi languono ed è arrivato il momento di cambiare strategia. Bentornato conflitto di interessi allora. In parlamento in questa legislatura ha vissuto vita breve: 48 ore. E' tutto il tempo in cui il progetto di legge per cambiare la Frattini (norma barzelletta in Europa) è rimasto all'ordine del giorno della camera dei deputati, nello scorso maggio. Poi più nulla. Intrecciati i sentimenti intorno alla "bozza Bianco", Veltroni e Berlusconi si urtarono allo stesso modo quando Prodi ricordò che il conflitto di interessi era una legge promessa agli elettori dell'Unione. E promessa era anche poco. Una campagna elettorale fa, uscendo dal quinquennio berlusconiano, Romano Prodi annunciò solenne: "Non l'abbiamo fatta prima, faremo adesso una legge sul conflitto di interessi che si ispira ai grandi paesi democratici". Rutelli chiese persino scusa: "Sono pronto a discutere e ad accettare critiche - disse quando il centrosinistra lasciò la maggioranza -, coltivando l'illusione di una accordo con Berlusconi l'Ulivo ha mancato l'approvazione di leggi come il conflitto di interessi e la regolamentazione delle tv". L'illusione di un accordo: sembra storia di oggi ma è storia di sempre. Luciano Violante lo disse senza giri di parole in un famoso intervento alla camera del 2002: "Nel '94 a Berlusconi fu data la garanzia piena che al cambio di governo non gli sarebbero state toccate le televisioni". Cinque anni dopo, dunque l'anno scorso, proprio Violante è stato l'autore di quel progetto di legge sul conflitto di interessi che criticato da una parte della maggioranza perché troppo blando (non affrontava la questione dell'ineleggibilità di Berlusconi) è rimasto comunque sepolto alla camera. Il presidente dell'assemblea, Fausto Bertinotti, non ne impose la calendarizzazione: ce l'aveva probabilmente anche con lui Romano Prodi quando attaccò gli alleai che per favorire il dialogo con Berlusconi facevano "volutamente delle manfrine" sul conflitto di interessi. Nonostante le scuse, e le promesse, di tutti i leader del centrosinistra alla vigilia del ritorno di Romano Prodi a palazzo Chigi - Rutelli: "Non rifaremo gli errori del passato, approveremo una legge sul conflitto di interessi nei primi cento giorni", Bassolino: "Non farla è stato il più grave errore dell'Ulivo", Fassino: "Approveremo sicuramente una legge sul modello americano" - resta così in vigore la legge Frattini, in base alla quale Berlusconi ha dovuto lasciare la presidenza del Milan ma può continuare a governare un impero della comunicazione e dell'intrattenimento rischiando al massimo una "censura politica" dal parlamento. "Una legge che fa schifo", come disse D'Alema (quello di "Mediaset è una risorsa del paese"), promettendo subito dopo che l'Unione avrebbe fatto "una legge rigorosa" in base alla quale se Berlusconi si vorrà ricandidare "dovrà prima sistemare la sua situazione". Ed eccoci qui: Berlusconi non ha risolto niente (semmai ha rafforzato, arricchendosi), si ricandida senza problemi, si avvia persino a rivincere e Veltroni può solo ricordarsi del conflitto di interessi. Adesso.

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Tv, alla fine Walter attacca Silvio (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

"Il nostro avversario usa le sue televisioni per violare le regole". Il fair play è finito, dal leader Pd arriva l'affondo al Cavaliere. "Se la dà a gambe. Un leader che si sottrae al confronto? Non succede in nessun altro paese" Fra Palermo e Agrigento, prima giornata del tour in Sicilia, l'avviso ai mafiosi: "Vigliacchi, seduti come colossi di bronzo sopra le energie di questa terra" Cinzia Della Valle Palermo Sul duello in tv il prologo l'avevano recitato Paolo Bonaiuti e Paolo Gentiloni durante la registrazione della puntata di SkyTg24 pomeriggio, aprendo al possibile faccia a faccia. Ma qualche ora dopo Walter Veltroni, rompendo un silenzio più che sospetto, è uscito allo scoperto, andando oltre e toccando uno dei nervi più scoperti di Berlusconi: il conflitto d'interessi. Il leader del Pd, davanti alle 10mila persone che lo hanno ascoltato a Palermo per la prima giornata del suo tour in Sicilia, ha aperto uno squarcio nella pax col Cavaliere, dicendo a chiare lettere che "non dovrebbe succedere che nel nostro paese si utilizzano le proprie tv per violare costantemente le regole del gioco". Insomma, Veltroni cala l'asso del conflitto d'interessi, in un momento in cui i riflettori sono tutti puntati sul caso Alitalia, che spadroneggia nei Tg del Biscione. Quello dell'ex sindaco di Roma, in realtà, non è stato un attacco frontale, anzi solo un accenno all'irrisolto conflitto del Cavaliere, facendo intendere però che la questione è aperta. L'affondo Veltroni lo ha fatto invece sul duello in tv, accusando il suo "principale avversario", di "non volere fare il confronto". "Me ne dispiace - ha chiosato - ma penso che sottrarsi in una campagna elettorale così importante è qualcosa che non succede in nessun altro paese". E poi in serata, a Agrigento, ha incalzato: "Ritengo molto strano e un segno di debolezza che non si voglia fare il confronto. Uno può dire 'non lo voglio fare', ma non si può dire 'sono pronto, lui deve avere paura' e poi darsela a gambe". A Palermo, davanti a elettori e militanti che sventolavano i manifesti con lo slogan "Si può fare", Veltroni ha difeso le proposte del Pd "sui salari, sulla precarietà e sulle pensioni", definendole "serie e concrete, con una copertura finanziaria perché di balle in questo paese se ne sono sentite tantissime in questi anni". Ed è tornato a criticare Berlusconi per la battuta rivolta alla giovane precaria romana. "Io credo - ha detto - di essere dotato di senso dell'umorismo ma quella non era una battuta casuale, indicava una concezione della vita per me inaccettabile". Buona parte del suo discorso, Veltroni lo ha dedicato alle condizioni socio-economiche della Sicilia, con "il 30 per cento dei cittadini sotto la soglia di povertà, un Pil che non cresce, un tasso di disoccupazione bel al di sopra della media nazionale". Come responsabili delle disastrose condizione siciliane, ha indicato la classe politica che ha governato e la mafia, "una piovra alla quale lo Stato è riuscito a staccare alcuni tentacoli, grazie alla magistratura, alle forse dell'ordine e al ministro Amato". Nel banco degli imputati Veltroni mette l'ex governatore Totò Cuffaro, dimessosi dopo la condanna in primo grado a cinque anni per avere favorito singoli mafiosi e ora capolista dell'Udc al Senato in Sicilia. "Qualcuno che ha governato questa terra e mangiava cannoli deve rispondere di questa situazione" ha tuonato il leader del Pd, secondo cui "la destra ha fatto male alla Sicilia e ora è giunto il momento di cambiare pagina e si può provare con Anna Finocchiaro e Rita Borsellino". Contro la mafia Veltroni ha usato parole dure, "è orrenda e i mafiosi sono mascalzoni, criminali, assassini e vigliacchi", ricordando l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, il bambino sciolto nell'acido per punire il padre pentito. "La mafia - ha sostenuto Veltroni - è seduta come un colosso di bronzo sopra la vitalità e le energie di questa terra. Sono coraggiosi gli imprenditori che hanno denunciato il pizzo e noi siamo solidali con loro". E ha definito il Pd "figlio del movimento contro la mafia" e tra gli applausi della piazza ha citato ad uno ad uno "gli uomini e le donne che hanno difeso lo Stato: i poliziotti, i carabinieri, i finanzieri morti in servizio, Libero Grassi, Pio La Torre, Piersanti Mattarella, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, i morti di Portella della Ginestra". Altrettanto netto il messaggio ai mafiosi: "Noi siamo per l'applicazione severa del 41 bis e non vogliamo nessuna attenuazione di uno strumento che si è rivelato importante e siamo dalla parte dei magistrati che chiedono che si intensifichi l'opportunità dei collaboratori di giustizia". Altro strumento per combattere la mafia è la confisca dei beni, "la cosa che fa più impazzire i mafiosi, ma io chiedo che una volta che si confiscano si faccia in fretta a utilizzare questi patrimoni magari con l'attivazione di una agenzia".

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Kabul, miliardi nel buco nero degli aiuti Un rapporto: diventano spese militari (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

L'Agenzia per la ricostruzione: dei 25 miliardi promessi, 10 non sono mai arrivati e il 40% è tornato ai paesi donatori Ge.Co. L'altra faccia degli aiuti allo sviluppo. A mostrarla ieri alla stampa, una ricerca condotta dalla ong Oxfam per conto di Acbar (Agency Coordinating Body for Afghan Relief), l'Agenzia di coordinamento degli aiuti allo sviluppo in Afghanistan che riunisce 94 agenzie umanitarie operanti su quel territorio. I soldi destinati alla ricostruzione dell'Afghanistan dalle nazioni occidentali, ritornano al mittente in qualche altra forma, e solo una parte di quelli che arrivano a destinazione vengono effettivamente gestiti dal governo e dalle amministrazioni locali, dice in sostanza la ricerca, e fornisce prove e cifre: 10 miliardi di dollari (ossia quasi 6,5 miliardi di euro) sui 25 promessi dalle nazioni occidentali per la ricostruzione del paese non sarebbero mai arrivati a destinazione. Di più. Il 40 per cento del denaro è ritornato ai donatori sotto forma di consulenze di alto livello e stipendi profumati per il personale di stanza all'estero. E che dire dei lavori di costruzione della rete autostradale che costano come fossero pavimentate in oro? La strada fra il centro di Kabul e l'aeroporto - rivela il rapporto Acbar - "è costata agli Stati uniti oltre 2,3 milioni di dollari al chilometro: almeno quattro volte di più di una qualunque altra strada dell'Afghanistan". Un "enorme debito" che ha compromesso le possibilità di pace e di sviluppo dell'Afghanistan, scrive Oxfam. Il fallimento - analizza ancora la ricerca - è in parte dovuto "agli alti livelli di corruzione" esistenti in Afghanistan e alla mancanza di solidità delle istituzioni statali. Ma se un simile flusso di denaro non viene gestito in modo regolare, che potere potranno acquisire le istituzioni? Un'analisi che pesa e che mostra la natura reale degli interessi occidentali nel martoriato paese: anziché a risolvere i problemi basilari della popolazione, una quantità spropositata degli aiuti viene rivolta al conflitto e agli obiettivi militari. Dalla fine del 2001, quando il regime dei taliban è stato rovesciato dalla coalizione guidata dagli Stati uniti, i fondi destinati alla ricostruzione sono stati infatti solo una "frazione" delle spese militari, ben più consistenti: 25 i miliardi di dollari destinati a rafforzare la sicurezza. Da quella stessa data, ogni giorno i militari nordamericani in Afghanistan spendono circa 100 milioni di dollari, contro i sette milioni di dollari al giorno spesi nel complesso dai donatori internazionali. Quello Usa è il principale stato donatore, che copre da solo un terzo dell'aiuto internazionale al paese. Eppure - spiega la ricerca di Acbar - al governo afghano è arrivata solo metà dei 10,4 miliardi di dollari promessi per il periodo 2002-2008. Presi in fallo anche l'Unione europea e la Germania, che hanno versato meno dei due terzi degli aiuti promessi: 1,7 miliardi di dollari la Ue e 1,2 la Germania. La Banca mondiale, poi, ha dato solo la metà degli 1,6 miliardi di dollari che doveva. Meno peggio, invece, la Gran Bretagna: sugli 1,45 miliardi di dollari promessi, ne ha inviati 1,3. Recita quindi il rapporto: "A causa delle scarse entrate del governo, l'aiuto internazionale rappresenta il 90 per cento del bilancio delle spese pubbliche nel paese". E avverte la comunità internazionale che, per "eliminare le cause della povertà del popolo afgano" occorre "agire insieme" e riconoscere "la stretta relazione fra povertà e conflitto in corso". Acbar, quindi conclude suggerendo una correzione di rotta sulla base di cinque punti: incrementare il volume degli aiuti nelle aree rurali, garantire trasparenza sui flussi e sui destinatari degli aiuti, migliorare gli strumenti di valutazione dell'efficacia e la portata degli aiuti, costituire una commissione indipendente e costruire un coordinamento effettivo tra i donatori e il governo afghano.

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Adriano Prosperi: La storia cristiana è anche più violenta (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Il massimo storico italiano dell'età della Riforma avverte sull'uso politico della religione: "Le conversioni spettacolari aumentano i conflitti" Adriano Prosperi: "La storia cristiana è anche più violenta" Matteo Bartocci Adriano Prosperi è ordinario di Storia dell'età della Riforma e della Controriforma alla Scuola Normale di Pisa. E' il massimo studioso italiano dell'Inquisizione romana e il suo ultimo libro per Einaudi ("Dare l'anima. Storia di un infanticidio") affronta, tra l'altro, proprio il problema del battesimo. Professor Prosperi, ci sono precedenti di un papa che battezza un musulmano a san Pietro? All'inizio del '500, in piena riforma protestante, Leone X battezza un musulmano marocchino che da lui prende il nome di Leone Africano. E' un episodio importante per la storia della cultura europea e all'epoca fu molto noto, Africano diventò subito un personaggio pubblico molto conosciuto. Ma il processo di conversione è comunque caratterizzato da una sua spettacolarità, perché il convertito è portatore di una testimonianza importante. La storia del cristianesimo è segnata fin dall'inizio dalle conversioni. I "modelli" principali sono due, quella di Pietro, lunga e tormentata, e quella fulminea di Paolo. A volte le conversioni sono state decisive per la storia stessa della Chiesa: quella di Costantino cambia completamente la posizione dei cristiani nell'impero romano, perché da quel momento il cristianesimo si presenta come religione ufficiale. Di recente sono tanti i convertiti "celebri". Prima di Natale lo ha fatto Tony Blair. Perché la religione torna ad avere questa funzione pubblica e politica così rilevante? Nel Medio Evo se si convertiva il sovrano si convertiva il popolo: cuius regio eius religio. La conversione di Clodoveo dà inizio alla storia cristiana della Francia. Oggi il carattere clamoroso di una conversione discende solo dalla notorietà pubblica e dalla visibilità del personaggio. Quello di Allam è dunque un gesto che riaccende una tradizione che si era sopita. Dal '700 in poi eravamo stati abituati a considerare quello che accade nell'anima di una persona come un suo fatto spirituale, da rispettare senza invadere la sua coscienza. Anche perché insistere su un aspetto così spettacolare della conversione in passato è stato strumento di conflitti. Crede che la Chiesa abbia intenzione di riprendere una politica di conversione a danno delle altre fedi? Di fatto sì. Questi due atti: la preghiera per la conversione agli ebrei e il risalto alla conversione di un musulmano denotano la decisione di manifestare con forza la carica di verità del cattolicesimo. Certamente si sta aprendo un confronto sulla vera religione. Non che i cattolici abbiano iniziato, ma una violenza religiosa che sembrava sopita rischia ora di riaccendersi. Non è imbarazzante per la Chiesa che sul principale giornale italiano il convertito definisca tutto l'Islam "fisiologicamente violento e storicamente conflittuale"? Su questo si può discutere. Sarebbe come dire che si condanna il cristianesimo come violento perché nel '500 durante la strage di san Bartolomeo le campane di Roma suonarono a festa. Allora la religione cristiana era fortemente violenta, e la violenza era quasi essenziale alla conversione, si teorizzava che la soluzione per cancellare la differenza fosse uccidere il diverso. Anche per i sovrani: Enrico III ed Enrico IV furono uccisi da fanatici religiosi. Allo stesso modo l'Islam non è sempre stato aggressivo. Durante la lunghissima storia dell'impero turco la religione islamica era tollerante. E' accaduto di frequente che cristiani con convinzioni poco ortodosse fuggissero a Costantinopoli. E lo stesso accadde, dal 1492, con gli ebrei che rifiutarono il battesimo forzato in Spagna. Oggi sembra ovvio il contrario ma in passato il mondo musulmano rispettava gli ebrei. Quel conflitto è frutto soprattutto del XX secolo, fino ad allora gli ebrei in Palestina godevano di condizioni di tolleranza migliori rispetto agli stati cristiani d'Europa. Come vede, davanti all'assolutezza della teologia la storia dimostra che le varie posizioni si modificano nel tempo. Generalizzazioni di quel tipo su cristiani o musulmani violenti vanno semplicemente respinte. Alcuni commentatori, soprattutto di cultura araba e fede musulmana, parlano di una "seconda Ratisbona". Bisognerà vedere se accentuerà la conflittualità oppure, come le beatificazioni, sarà vista come un fatto celebrativo, la vittoria di alcuni seguaci religiosi su altri. Certo, la conversione è un atto pacifico, tipico del proselitismo ma è un fenomeno da non sottovalutare. Proporla come atto pubblico può accentuare il carattere religioso di un conflitto Islam-Occidente che finora è stato soprattutto politico. E' in atto in tutto il mondo un uso politico della religione di cui siamo testimoni e vittime. Il terrorismo cosiddetto islamico è un uso sistematicamente politico della religione. Ma senza scomodare Machiavelli lo stesso accade anche da noi. La religione è una forza da cui si può ricavare potere.

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Adriano Prosperi: <La storia cristiana è anche più violenta> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Adriano Prosperi: "La storia cristiana è anche più violenta" Il massimo storico italiano dell'età della Riforma avverte sull'uso politico della religione: "Le conversioni spettacolari aumentano i conflitti" Matteo Bartocci Adriano Prosperi è ordinario di Storia dell'età della Riforma e della Controriforma alla Scuola Normale di Pisa. E' il massimo studioso italiano dell'Inquisizione romana e il suo ultimo libro per Einaudi ("Dare l'anima. Storia di un infanticidio") affronta, tra l'altro, proprio il problema del battesimo. Professor Prosperi, ci sono precedenti di un papa che battezza un musulmano a san Pietro? All'inizio del '500, in piena riforma protestante, Leone X battezza un musulmano marocchino che da lui prende il nome di Leone Africano. E' un episodio importante per la storia della cultura europea e all'epoca fu molto noto, Africano diventò subito un personaggio pubblico molto conosciuto. Ma il processo di conversione è comunque caratterizzato da una sua spettacolarità, perché il convertito è portatore di una testimonianza importante. La storia del cristianesimo è segnata fin dall'inizio dalle conversioni. I "modelli" principali sono due, quella di Pietro, lunga e tormentata, e quella fulminea di Paolo. A volte le conversioni sono state decisive per la storia stessa della Chiesa: quella di Costantino cambia completamente la posizione dei cristiani nell'impero romano, perché da quel momento il cristianesimo si presenta come religione ufficiale. Di recente sono tanti i convertiti "celebri". Prima di Natale lo ha fatto Tony Blair. Perché la religione torna ad avere questa funzione pubblica e politica così rilevante? Nel Medio Evo se si convertiva il sovrano si convertiva il popolo: cuius regio eius religio. La conversione di Clodoveo dà inizio alla storia cristiana della Francia. Oggi il carattere clamoroso di una conversione discende solo dalla notorietà pubblica e dalla visibilità del personaggio. Quello di Allam è dunque un gesto che riaccende una tradizione che si era sopita. Dal '700 in poi eravamo stati abituati a considerare quello che accade nell'anima di una persona come un suo fatto spirituale, da rispettare senza invadere la sua coscienza. Anche perché insistere su un aspetto così spettacolare della conversione in passato è stato strumento di conflitti. Crede che la Chiesa abbia intenzione di riprendere una politica di conversione a danno delle altre fedi? Di fatto sì. Questi due atti: la preghiera per la conversione agli ebrei e il risalto alla conversione di un musulmano denotano la decisione di manifestare con forza la carica di verità del cattolicesimo. Certamente si sta aprendo un confronto sulla vera religione. Non che i cattolici abbiano iniziato, ma una violenza religiosa che sembrava sopita rischia ora di riaccendersi. Non è imbarazzante per la Chiesa che sul principale giornale italiano il convertito definisca tutto l'Islam "fisiologicamente violento e storicamente conflittuale"? Su questo si può discutere. Sarebbe come dire che si condanna il cristianesimo come violento perché nel '500 durante la strage di san Bartolomeo le campane di Roma suonarono a festa. Allora la religione cristiana era fortemente violenta, e la violenza era quasi essenziale alla conversione, si teorizzava che la soluzione per cancellare la differenza fosse uccidere il diverso. Anche per i sovrani: Enrico III ed Enrico IV furono uccisi da fanatici religiosi. Allo stesso modo l'Islam non è sempre stato aggressivo. Durante la lunghissima storia dell'impero turco la religione islamica era tollerante. E' accaduto di frequente che cristiani con convinzioni poco ortodosse fuggissero a Costantinopoli. E lo stesso accadde, dal 1492, con gli ebrei che rifiutarono il battesimo forzato in Spagna. Oggi sembra ovvio il contrario ma in passato il mondo musulmano rispettava gli ebrei. Quel conflitto è frutto soprattutto del XX secolo, fino ad allora gli ebrei in Palestina godevano di condizioni di tolleranza migliori rispetto agli stati cristiani d'Europa. Come vede, davanti all'assolutezza della teologia la storia dimostra che le varie posizioni si modificano nel tempo. Generalizzazioni di quel tipo su cristiani o musulmani violenti vanno semplicemente respinte. Alcuni commentatori, soprattutto di cultura araba e fede musulmana, parlano di una "seconda Ratisbona". Bisognerà vedere se accentuerà la conflittualità oppure, come le beatificazioni, sarà vista come un fatto celebrativo, la vittoria di alcuni seguaci religiosi su altri. Certo, la conversione è un atto pacifico, tipico del proselitismo ma è un fenomeno da non sottovalutare. Proporla come atto pubblico può accentuare il carattere religioso di un conflitto Islam-Occidente che finora è stato soprattutto politico. E' in atto in tutto il mondo un uso politico della religione di cui siamo testimoni e vittime. Il terrorismo cosiddetto islamico è un uso sistematicamente politico della religione. Ma senza scomodare Machiavelli lo stesso accade anche da noi. La religione è una forza da cui si può ricavare potere.

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Ormai è guerra di tutti contro tutti a Bassora e nel sud petrolifero (sezione: Conflitto di interessi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Continuano gli scontri tra le milizie sciite di al Sadr, che per il Pentagono sono ormai la più grave minaccia per la sicurezza del paese, e le forze governative. ROBERTO BARDUCCI Moqtada al-Sadr minaccia la rivolta in Iraq. Violenti scontri sono scoppiati a Bassora, centro petrolifero dell'Iraq meridionale, fra le forze governative irachene e le milizie sciite fedeli al controverso leader religioso al-Sadr, scontri che hanno lasciato sul terreno una trentina di morti e più di 40 feriti, tra cui numerosi civili. Intanto a Bagdad, nel quartiere di Sadr City, ci sono state violenze e manifestazioni al coro di "Sì, Sì all'Iraq, Sì, Sì alla disobbedienza civile". Le truppe sciite del giovane Sadr, riunite sotto il nome di "esercito del Mahdi", avevano negli ultimi mesi cercato di ottenere una posizione predominante nella città di Bassora, centro a maggioranza sciita e importante snodo economico della produzione petrolifera irachena, entrando in conflitto con altre organizzazioni rivali sciite come il Supremo consiglio islamico iracheno (Sciri), dell'eminente leader religioso Abdel Aziz al-Hakim, e il partito Al- Fadhila dei seguaci dell'ayatollah Muhammad Yahubi. Subito dopo gli scontri, il premier sciita Nouri al-Maliki ha inviato le truppe governative per ristabilire l'ordine e l'autorità del governo centrale. Egli stesso, assieme ai ministri della difesa e dell'interno è andato a Bassora per seguire gli eventi ed è lì che ha saputo ? secondo l'agenzia stampa Asawt Al-Iraq ? che uomini armati hanno lanciato missili da Sadr City alla sede del suo partito al-Dawa. Il Pentagono, intanto, ha comunicato che l'esercito del Mahdi costituisce oggi una delle più gravi minacce per la sicurezza dell'Iraq, sostituendo al-Qaeda come fonte di violenza settaria. I suoi aderenti, che erano poche migliaia dopo l'invasione americana, sono saliti a più di sessantamila ma potrebbero essere molti di più. Il movimento sadrista, che aveva salutato con favore la caduta di Saddam Hussein sotto il cui regime gli sciiti erano stati perseguitati, è stato uno dei promotori degli scontri a fuoco con le forze della coalizione nelle strade di Bagdad e Najaf nell'aprile 2004. Ma nell'agosto del 2007 Moqtada al-Sadr aveva annunciato un cessate il fuoco con il quale impegnava l'esercito del Mahdi a non attaccare gruppi armati rivali e truppe americane. Il coprifuoco, però, non ha retto e alcune fazioni sadriste hanno continuato a seguire una propria agenda a metà fra il patriottismo religioso e il banditismo da strada. Il governo centrale ha cercato di eliminare il problema delle milizie armate, offrendo a centinaia di miliziani sciiti di arruolarsi nelle forze di sicurezza della provincia di Bassora. Ma l'esercito del Mahdi ha rifiutato l'offerta, affermando che il gruppo armato non si scioglierà fintanto che ci saranno truppe straniere sul suolo iracheno. Un giornalista iracheno, Abdel Halek Hussain, dice a Europa che il reclutamento di miliziani nelle forze di sicurezza non ha affatto migliorato la situazione, dal momento che questi restano comunque leali alle proprie fazioni e non alla nazione. "Anche il governo centrale è composto da blocchi che hanno interessi da difendere a Bassora ? spiega Hussein ? Dopotutto, il governo è dominato dalla United iraqi alliance, che fa capo a Abdel Aziz al-Hakim, leader del Supremo consiglio islamico iracheno, il maggior centro di potere politico di Bassora". I quotidiani arabi fanno pertanto notare che, mentre subito dopo la caduta di Saddam gli scontri erano di tipo etnico tra sciiti e sunniti, oggi invece abbiamo a che fare con un altro fenomeno. "In Iraq oggi gli scontri sono intra-etnici: sunniti contro sunniti e scitti contro sciiti ", spiega Hussein. Lo Sciri di al-Hakim e la sua ala militare, le brigate Badr, sono infatti i maggiori avversari dell'esercito del Mahdi e del blocco sadrista. Quello che appare ulteriormente paradossale è che entrambi i movimenti ? secondo il quotidiano saudita al Hayat ? hanno l'appoggio dell'Iran. Ultimamente, però Teheran avrebbe manifestato la propria contrarietà ai sadristi, accusati di fomentare lotte e disordini nella provincia di Bassora che ha un lungo confine con l'Iran. Per uno strano gioco di interessi, pertanto, sia americani sia iraniani starebbero spingendo per eliminare il blocco sadrista e favorire al-Hakim, che lo scorso dicembre era stato in visita a Washington. La situazione del sud dell'Iraq mostra che l'instabilità e la violenza nel paese non sono solo ispirate da lotte settarie e da attività di resistenza, ma anche da profonde rivalità politiche e tribali. Il blocco dei sadristi minaccia di continuare le proteste, accusando Hakim di essere all'origine della campagna governativa contro di loro. Già nei mesi scorsi, centinaia di sadristi erano stati arrestati e i loro uffici perquisiti dalle forze di sicurezza. Secondo Ali al-Saidi, capo dell'ufficio dei sadristi a Bassora, il governo vuole "regolare vecchi conti politici " con "la scusa" di riportare la legge e l'ordine. "In realtà, al-Hakim e i suoi alleati vogliono eliminare i sadristi prima delle elezioni locali dell'ottobre prossimo", spiega al-Saidi.

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La campagna di papà Fede contro i vigili (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Retroscena Conflitto di interesse a Cortina La campagna di papà Fede contro i vigili Il sospetto: il Tg4 attacca per i verbali fatti alla figlia ANNA SANDRI CORTINA D'AMPEZZO Con quel che succede lungo le strade del suo territorio di competenza, il comandante Nicola Salvato - responsabile della Polizia Municipale di Cortina d'Ampezzo - potrebbe scrivere una guida ragionata della cafonaggine al volante. Di verbali vip deve averne visti a centinaia, quindi si è dato una regola: inflessibilità e silenzio, sempre e per chiunque. Ma capita che qualcosa scappi di mano: ed ecco che, da una fonte trasversale, salta fuori la storia di una multa (anzi tre) appioppate a un cognome piuttosto noto, e della protesta arrivata addirittura via tg nazionale. Un caso imbarazzante, sul quale il comandante Salvato tenta di far scendere il silenzio: conferma, ma non commenta. Accade che sabato 15 marzo, a Cortina, un Suv imbocchi con decisione, e decisamente contromano, un senso unico. Ci sono i vigili, fermano l'auto. La signora favorisce i documenti: Sveva il nome, Fede il cognome. Anche se non c'è scritto, Emilio (il direttore del Tg4), è il papà. Una multa tira l'altra: oltre alla manovra contromano, la signora Fede ha anche la bimba a bordo senza cintura, e la revisione è scaduta dal giugno 2007. Tutto contestato sul posto. Lei non la digerisce. Si deduce dalla telefonata che fa, nemmeno un'ora dopo, al comandante Salvato: i contenuti sono segretissimi, ma visto che la conseguenza è una denuncia a carico della signora presso la Procura, è possibile che il tono non sia stato dei più concilianti. E c'è un'altra telefonata che la signora fa, si immagina, questa volta al papà direttore: la sera stessa sul Tg4 va in onda un servizio che parla di multe e di vigili. Si fa cenno a un caso accaduto in una nota località turistica, si parla di modi poco urbani dei vigili nel togliere punti alle patenti, e poi scattano le interviste ai passanti in giro per l'Italia: per quanto sia ingiusto, metti un microfono davanti alla bocca di un italiano, chiedigli un parere sui vigili urbani, e sai quel che trovi. I commenti del direttore si sprecano, attacca i vigili con quella che viene definita "una campagna denigratoria e offensiva". Davanti alla tv c'è Mario Sirelli, rappresentante nazionale sindacale dei vigili: salta sul divano, si appella al diritto di replica e ottiene un'intervista per il tg del giorno dopo. Solo che viene tagliata e perde significato. A quel punto, la redazione del Tg4, ammette lo stesso direttore, viene sommersa da fax e mail di protesta: ed è lui, ricordando di essere figlio di un comandante dei vigili, a fare un passo indietro, con pubbliche scuse e manifestazioni di rispetto. Non finisce qui, perché nell'ambiente la notizia circola e arriva a Sergio Abbate, presidente del "Circolo dei 13", libera associazione di ufficiali e responsabili di Polizia Locale che riunisce le province del Triveneto. E' lui a rendere pubblica la vicenda, e a parlare di "campagna denigratoria e offensiva". "Emilio Fede - dice - ha strumentalizzato l'episodio per attaccare la categoria in generale. Se una persona normale commette un'infrazione e viene multata, deve pagare e seguire le regole che valgono per tutti. Se tocchi un potente, apriti cielo".

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Ma Spinetta va avanti convinto che alla fine la sua offerta avrà la meglio su tutti (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

[FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Se è un segnale del futuro che l'attende, è pessimo: ieri Standard and Poor's ha deciso il declassamento del titolo Alitalia dall'indice S&PMib di Borsa. Sarà sostituita dalla Geox di Mario Moretti Polegato. Motivo: "Troppa volatilità e forte calo di valore". Le esternazioni a mercati aperti della politica hanno dato un colpo mortale alla credibilità di un titolo che era da tempo il bersaglio preferito degli speculatori. Silvio Berlusconi stavolta non c'entra nulla: accogliendo l'invito della Consob a non fare oscillare in maniera anomala il titolo, ieri ha esternato poco prima della chiusura di borsa. Dopo la pausa pasquale è tornato sul tema preferito della campagna elettorale: il no alla "colonizzazione" di Air France-Klm e il "sì" ad una cordata italiana per rilanciare Alitalia. In pubblico i nomi dice di non poterli fare "per questioni di riservatezza" ma chi ha fiducia sarà premiato: "Al massimo entro domenica" ci sarà la lista completa degli imprenditori pronti a fare "un'offerta impegnativa". Più concreto, Umberto Bossi parlando con i giornalisti a Verona ha spiegato che a suo modo di vedere è "difficile non vendere ad Air France. Bisogna farlo per forza, altrimenti chi la mantiene?". Apertamente Berlusconi per ora si sbilancia solo su chi non lo farà, e quindi non entrerà nella cordata: i figli maggiori Pier Silvio e Marina. "Nemmeno per sogno", dice seccato ai cronisti. E la colpa è della "strumentalizzazione" della sinistra. La sua era solo un'idea, ma poiché c'è chi ha addirittura tirato in ballo il conflitto di interessi ora è disposto a "vietare ai suoi figli di partecipare in qualunque modo". Smentisce l'interessamento Carlo Pesenti: "Alitalia? Facciamo già fatica a gestire il nostro aereo..." La Borsa per ora crede a Berlusconi: ieri il titolo è volato del 26,1% ed ha raggiunto nuovamente quota 57 centesimi. A Palazzo Chigi intanto allargano le braccia e ribadiscono il mantra prodiano: "Se c'è una cordata italiana ben venga, ma dov'è?". Il parolaio di Berlusconi su Alitalia comincia a infastidire il leader della Cgil Guglielmo Epifani - "In questa fase la politica dovrebbe fare un passo indietro" - mentre non dispiace a Raffaele Bonanni: "Aspettiamo di vederla questa cordata, intanto trattiamo con i francesi". Il sospetto che le ripetute esternazioni del Cavaliere servano comunque ad alzare il prezzo con Air France-Klm è nei fatti: non si spiegherebbe altrimenti come mai sempre ieri il ministro plenipotenziario dell'Economia Giulio Tremonti spiegava che il Pdl "non è affatto contrario a proseguire la trattativa con i franco-olandesi ma sarebbe anche giusto ce ne fosse un'altra, una di quelle scartate finora, che ritorna". Una sorta di politica dei due forni per tenere sulla graticola i franco-olandesi. Il numero uno transalpino Jean-Cyril Spinetta per il momento va dritto per la sua strada, convinto che alla fine avrà la meglio. La prima fila di Air France-Klm ieri ha proseguito nella definizione del nuovo piano che entro stasera sarà inviato alle nove sigle della compagnia e sul quale domani riprende il confronto. Fra i sindacati la tensione sale: ciascuno è preoccupato di pagare il prezzo più alto di esuberi fra i propri iscritti. Verso sera l'Anpac ha diffuso un duro comunicato per denunciare l'aumento degli esuberi fra piloti e assistenti di volo al quale ha reagito la Fit-Cisl chiedendosi da dove arrivassero le informazioni. Immediata la risposta di Air France-Klm: nessun aumento di esuberi fra i piloti. Il problema più grave per Alitalia resta semmai che fare se la vendita dovesse slittare ancora. La liquidità è agli sgoccioli (in cassa ci sarebbero circa 160 milioni) e per questo il consiglio di amministrazione di ieri ha confermato che per ora considera il 31 marzo il termine ultimo per chiudere la trattativa con i sindacati. Se sarà necessario, si riunirà di nuovo per deliberare una proroga. Più passano i giorni, più il Tesoro si trova vicino alla decisione di varare un prestito-ponte. Mercoledì Tommaso Padoa-Schioppa riferirà anche di questo nell'aula della Camera.

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Berlusconi: prestoi nomi per Alitalia (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Oggi il nuovo piano air france "I miei figli in cordata? Lo vieterei". Sindacati freddi Roma. Silvio Berlusconi torna alla carica sull'Alitalia: "La cordata italiana? Non è campata in aria, fra qualche giorno saranno noti a tutti i nomi degli imprenditori che faranno certamente un'offerta impegnativa". L'ex premier esclude che i suoi figli siano coinvolti: "Hanno tirato in ballo il conflitto di interesse. A questo punto, vieterei ai miei figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che ha fatto la sinistra". Oggi Air France presenterà ai sindacati un nuovo piano per Alitalia, ma a turbare la vigilia sono arrivate voci allarmistiche sull'aumento del numero degli esuberi. Sul personale è guerra di cifre e i sindacati restano cauti . CRESCI, G. ferrari e lombardi >> 3 27/03/2008.

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Berlusconi: "Cordata, a giorni i nomi" Un imprenditore fabrianese: "Io ci sto" (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Quotidiano.net" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

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Il leader del Pdl: "E' stato il mio appello" Commenta Roma, 26 marzo 2008 - "La cordata italiana non è qualcosa di campato in aria, oggi ci sono alcuni nomi di imprenditori importanti che non faccio per ragioni di riservatezza ma che tra qualche giorno verranno conosciuti da tutti perché faranno certamente una loro offerta impegnativa". Lo ha affermato Silvio Berlusconi giungendo a Viterbo per una manifestazione elettorale. "Chiederanno di avere - ha aggiunto il Cavaliere - 3-4 settimane (Air France ha avuto 6 mesi) per poter valutare la situazione, fare una due diligence e presentare una nuova offerta impegnativa. Penso che tra qualche giorno si concretizzerà la cordata". In precedenza, il leader del Pdl ha voluto sottolineare i propri meriti nei nuovi sviluppi della trattativa. "Non ho elementi per valutare la controproposta di Air France in profondità - ha detto - però registro di aver ottenuto dei successi, perchè dopo il mio appello agli imprenditori italiani a tirare fuori l'orgoglio, Air France ha cambiato posizione sul mantenimento dei colori e della compagnia di bandiera". "IO CI STO" L'imprenditore metalmeccanico fabrianese Francesco Casoli e' pronto a partecipare, a titolo personale e non con la sua azienda, l'Elica, alla cordata italiana per il salvataggio dell'Alitalia ipotizzata da Silvio Berlusconi. Candidato di FI al Senato, Casoli afferma di aver riscontrato in questi giorni un ''grande entusiasmo popolare per la possibilita' di mantenere la compagnia di bandiera sotto il controllo italiano, cosi' come proposto dal presidente Berlusconi. Entusiasmo che condivido - sottolinea - e che puo' portarci ad una svolta in questa annosa vicenda''. Cosi', afferma Casoli, ''continuo a sostenere con forza, a titolo esclusivamente personale, questa idea. Una forza che acquista vigore anche in virtu' della mia vicinanza alla situazione dell' Aerdorica, la societa' di gestione dell'aeroporto di Ancona-Falconara, che mi vede investitore e non membro del cda''. I BERLUSCONI JR FUORI PER COLPA DELLA SINISTRA I miei figli nella cordata di imprenditori italiani per Alitalia? "Nemmeno per sogno. Adesso dico assolutamente no perchè visto che hanno approfittato tirando in ballo addirittura il conflitto di interessi, vieterei ai miei figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che la sinistra ha fatto", ha detto Silvio Berlusconi spiegando che il rischio di fallimento per la compagnia di bandiera ci sarebbe "soltanto se il governo decidesse inopinatamente di farla fallire o di firmare con Air France senza aprire a quest'ultima possibilità della cordata italiana". DISGELO CON AIRFRANCE Prove di 'disgelo' tra sindacati e Air France sulla trattativa Alitalia. Dopo la levata di scudi di ieri, l'apertura del manager francese Spinetta che si è impegnato a consegnare un nuovo piano ammorbidito alle sigle di settore, sembra aver fatto breccia nei rappresentanti dei lavoratori che venerdì si siederanno di nuovo al tavolo con la compagnia francese. Per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, la presentazione di un nuovo piano comunque "è già un primo risultato". Comunque, ha aggiunto sottolineando anche anche che "Lufthansa sarebbe meglio di AirFrance", "un risultato pieno lo otterremo solo se si salva lo scalo di Malpensa". Molto cauto, il leader della Cgil, Guglielmo Epifani: "Venerdì è un passaggio importante - ha detto - vediamo se effettivamente ci sono aperture, se ci sono si può continuare a trattare: deve essere però una vera trattativa". Di "primo risultato" parla invece anche Renata Polverini della Ugl che comunque avverte che l'esito della trattativa non è scontato". Oggi sarà il Cda di Alitalia a valutare la possibilità di una proroga della scadenza per l'offerta, fissata al 31 marzo per permettere il proseguimento della trattativa come chiesto dai sindacati. Ieri anche il Tesoro, in qualità di azionista di Alitalia, ha fatto sapere che un'eventuale decisione in tal senso spetta proprio a Prato e che il ministero in questo caso non farà altro che prendere atto del rinvio. Tommaso Padoa-Schioppa comunque sarà mercoledì 2 aprile davanti alle commissioni congiunte della Camera per affrontare il dossier. Il presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, tenta di riportare la discussioni sui suoi binari esprimendo "amarezza" per il fatto che Alitalia sia diventata "un tema della campagna elettorale". Per il numero uno di viale dell'Astronomia, l'importante "è che gli imprenditori possano andare in giro per il mondo dagli aeroporti giusti e con compagnie competitive". Dalla stampa estera intanto arriva l'ennesima stoccata: in Italia - scrive oggi la tedesca 'Faz' - bisogna ormai rassegnarsi all'idea che Alitalia è decaduta a compagnia regionale, non più in grado di stare in piedi da sola. PROLUNGARE LA SCADENZA Il Consiglio di amministrazione di Alitalia ha disposto di avviare i necessari approfondimenti di carattere giuridico-finanziario per proseguire il confronto con Air France oltre la scadenza del 31 marzo e di riunirsi nuovamente a breve per assumere le determinazioni conseguenti. Il CdA di Alitalia - si legge in una nota - "ha preso atto dello stato di avanzamento delle trattative sindacali a seguito degli incontri tenutisi il 18, 20 e 25 marzo scorso, incontri che non hanno condotto, allo stato, ad individuare soluzioni condivise tra le parti sociali pur evidenziando ampie disponibilità per l'approfondimento delle principali tematiche". "Air France-Klm - prosegue il comunicato - si è dichiarata disponibile al differimento dei termini delle clausole di efficacia contrattualmente previste (primo fra questi quello del 31 marzo p.v.). Anche da parte delle organizzazioni sindacali e delle Associazioni professionali di categoria si è manifestata l'esigenza di disporre di tempi più ampi per le valutazioni e le consultazioni ritenute necessarie". "In tale quadro - conclude la nota - il Consiglio di Amministrazione ha disposto di avviare i necessari approfondimenti di carattere giuridico-finanziario e di riunirsi nuovamente a breve per assumere le determinazioni conseguenti". SPINETTA "Non lasceremo a casa nessuno" - PRODI "Cordata italiana? Sì ma non c'è"Giusto vendere Alitalia a Air France-Klm? Commenti Invia commento Segnala ad un amico 26/03/2008 18:31 Pier Come al solito boccaloni abboccano sempre!!! Fino al 14 aprile il pifferaio di arcore si esibirà in fantomatici e pirotecnici annunci parole, parole, parole soltanto parole. Pier 26/03/2008 18:28 bimba Poi ci racconta quella di Biancaneve...vedremo che ne sarà della cordata il 15 aprile, come tutte le balle che ci ha raccontato per 15 anni 26/03/2008 16:09 roberto-rieti Dopo le ingenerose e insulse critiche sulla fantomatica cordata pre-elettorale berlusconiana, la verità comincia ad emergere - lo avevo preannunciato con miei precedenti interventi che la mossa di berlusconi aveva lo scopo di ridare dignità alla trattativa alitalia dopo l'ignobile ricatto di airfrance "prendere o lasciare" - per merito del suo intervento il pavone spinetta ha abbasto le penne e tornato a più miti consigli - purtroppo i soliti criticoni della sinistra non hanno saputo vedere più il là del loro naso ed ora devono convenire che se vengono salvati i 2100 minacciati esuberi il merito è del tanto odiato silvio - ma tanto è tutto inutile - continueranno a non voler capire - beh ! peggio per loro Sono presenti 3 commenti, invia il tuo commento! Pagine: 1 Nome: Email: Commento: Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro consenso al trattamento dei dati consenso allargato I commenti inviati vengono pubblicati solo dopo esser stati approvati dalla redazione Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Articoli Eventi --> Foto del giorno --> Foto Video Blog Sondaggi Sport - Calcio Vincono tutte le rivali dell'Italia Primo ko per l'Inghilterra di CapelloSport - Calcio Villa fulmina Buffon Gli azzurri cadono a ElcheCronaca - Locale In manette un altro 'baby-spacciatore' E' un iracheno di diciannove anniCronaca - Locale "Ahmetovic sapeva di guidare ubriaco" Ecco le motivazioni della sentenzaTecnologia Chirurgia estetica per la bambola Impazza il videogame 'Miss Bimbo'Gossip La cura di bellezza di Demi? Sanguisughe per depurarsiCronaca - Locale Treno Intercity esce dal binario Disagi e ritardi, nessun feritoCavalloMagazine - Sport Registrazione Fei obbligatoria Altrimenti, niente gare internazionaliCultura Anche Ian Fleming aveva la sua MoneypennyPolitica Salta il 'Porta a porta' con Berlusconi "Veltroni vuole solo il duello in tv"Cronaca - Locale In scooter con 1,5 chili di hashish Arrestato un marocchino di 31 anniCronaca - Locale La rete sismica di Prato Rilevazioni in tempo realeSport - Rugby Sigolo si presenta: "Non ci sono soldi Ma per il futuro siamo ottimisti" Majoli Dietro lo specchio'TEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008'Tartufo', di Molière"La guerra dei Roses" al Teatro Lauro RossiStagione di qualità al Teatro ComunaleIl cartellone 2007/08 del Politeama PrateseIl trittico di Puccini al Teatro alla ScalaLa Belle Epoque. Arte in Italia 1880-1915'Quando l'uomo principale è una donna'Alicia Keys al Forum di AssagoSolisti dell'Accademia di santa ceciliaProgramma della Stagione di Prosa 2007-2008, Teatro dell'AquilaStagione teatrale 2007 / 2008, teatOltre: X (Ics) Racconti crudeli della giovinezzaProgramma della Stagione di Prosa 2007-2008, Teatro dell'AquilaMarlene Kuntz in concerto Flavia, la regina di AcapulcoArrivano i Baustelle, la musica in un..'Amen'Jovanotti incontra gli studenti fiorentiniA Cuba si sfila con i lucchesiCresce l'attesa per il 'Vasco-day' --> "Trittico 1976" di Francis BaconSarkozy e Carla Bruni in visita ufficiale alla regina ElisabettaIl mistero del PoGian Filippo nella casa del Grande Fratello 8Le immagini del maxi incidente vicino a Seewalchen, in AustriaIl medagliere di Filippo MagniniJacqueline KennedyLucca, i migliori anni della nostra vitaBologna, Berselli e l'auto per la campagna elettoraleConan il un piccolo Chihuahua bianco e nero che pregaLe immagini di Femi-Cz Rovigo-Overmach ParmaIl maltempo di Pasqua e PasquettaFederica Pellegrini, oro e record nei 400 stileBascio (Pennabilli)Ca' Manente (Monte Grimano terme) Cane sequestrato a un punkabbestia, non era assicuratoChelsea: l'affare Lewinsky? Non sono affari vostriCarla Bruni e la regina ElisabettaDrogba, Ronaldinho, Mourinho, Gilardino: il mercato di Inter, Milan, Juve e FiorentinaLo spot della suoneria 'Bella topolona'Brad Pitt cugino di Barack ObamaLa moglie di Fede: ''Attento la corda si sta per spezzare''Una donna: ''Gli Ufo mi hanno inseguita''Effetto serra, crolla l'Asse di Wilkins in AntartideNorvegia. Crolla edificio, sei disperAutovelox in provincia, diecimila sanzioni in due mesi'Tutta la vita davanti', il trailerEmanuele Filiberto di Savoia: le domande dei giovaniEnrico Boselli (PS): Domande e risposte dall'universoUna bicicletta per Leonid Stadnyk, il gigante ucraino Mancini è una bomba a orologeria: per questo l'Inter se lo tiene del 26/03/2008 di Laura Alari Liberi di vivere: un appello silenzioso del 26/03/2008 di Massimo Pandolfi Madrelingua del 26/03/2008 di Bruna Bianchi Leggere & Scrivere: il giallo di qualità della Schenkel e un saggio di Raffaele Simone sul tramonto della Sinistra del 26/03/2008 di Rossella Martina Canada 1996, Ottawa! del 26/03/2008 di Giuseppe Tassi Rissa Mussolini-Santanché: quale delle due è più a destra?E' giusta la vendita degli spray anti-aggressione?Chi salirà più in alto in carriera tra Seppi, Bolelli e Fognini?Mozzarella alla diossina, tu ti fidi?Gay Pride a Bologna il 28 giugno, sei d'accordo?I rave party sono da vietare?Troppo clamore sulla conversione di Magdi Allam?Vota il gol più bello della 30 giornataBeppe Grillo invita al 'non voto utile' il 13 aprile. Sei d'accordo?Qual è il miglior giocatore della Lucchese?Abolire l'ergastolo, sei d'accordo?Giusto eliminare le Province?Qual è il politico più sexy?Che voto dai al decoro urbano?Qual è la meta dei lucchesi per Pasqua? LA FOTO DEL GIORNO Sexy fashion Dalla musica alla passerella: un momento della sfilata della linea di lingerie Pussycat Dolls, alla settimana della moda di Los Angeles GUARDA LE IMMAGINI RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec -->.

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Berlusconi: "Cordata, a giorni i nomi" Un imprenditore fabrianese: "Io ci sto" (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Quotidiano.net" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

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Il leader del Pdl: "E' stato il mio appello" Commenta Roma, 26 marzo 2008 - "La cordata italiana non è qualcosa di campato in aria, oggi ci sono alcuni nomi di imprenditori importanti che non faccio per ragioni di riservatezza ma che tra qualche giorno verranno conosciuti da tutti perché faranno certamente una loro offerta impegnativa". Lo ha affermato Silvio Berlusconi giungendo a Viterbo per una manifestazione elettorale. "Chiederanno di avere - ha aggiunto il Cavaliere - 3-4 settimane (Air France ha avuto 6 mesi) per poter valutare la situazione, fare una due diligence e presentare una nuova offerta impegnativa. Penso che tra qualche giorno si concretizzerà la cordata". In precedenza, il leader del Pdl ha voluto sottolineare i propri meriti nei nuovi sviluppi della trattativa. "Non ho elementi per valutare la controproposta di Air France in profondità - ha detto - però registro di aver ottenuto dei successi, perchè dopo il mio appello agli imprenditori italiani a tirare fuori l'orgoglio, Air France ha cambiato posizione sul mantenimento dei colori e della compagnia di bandiera". "IO CI STO" L'imprenditore metalmeccanico fabrianese Francesco Casoli e' pronto a partecipare, a titolo personale e non con la sua azienda, l'Elica, alla cordata italiana per il salvataggio dell'Alitalia ipotizzata da Silvio Berlusconi. Candidato di FI al Senato, Casoli afferma di aver riscontrato in questi giorni un ''grande entusiasmo popolare per la possibilita' di mantenere la compagnia di bandiera sotto il controllo italiano, cosi' come proposto dal presidente Berlusconi. Entusiasmo che condivido - sottolinea - e che puo' portarci ad una svolta in questa annosa vicenda''. Cosi', afferma Casoli, ''continuo a sostenere con forza, a titolo esclusivamente personale, questa idea. Una forza che acquista vigore anche in virtu' della mia vicinanza alla situazione dell' Aerdorica, la societa' di gestione dell'aeroporto di Ancona-Falconara, che mi vede investitore e non membro del cda''. I BERLUSCONI JR FUORI PER COLPA DELLA SINISTRA I miei figli nella cordata di imprenditori italiani per Alitalia? "Nemmeno per sogno. Adesso dico assolutamente no perchè visto che hanno approfittato tirando in ballo addirittura il conflitto di interessi, vieterei ai miei figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che la sinistra ha fatto", ha detto Silvio Berlusconi spiegando che il rischio di fallimento per la compagnia di bandiera ci sarebbe "soltanto se il governo decidesse inopinatamente di farla fallire o di firmare con Air France senza aprire a quest'ultima possibilità della cordata italiana". DISGELO CON AIRFRANCE Prove di 'disgelo' tra sindacati e Air France sulla trattativa Alitalia. Dopo la levata di scudi di ieri, l'apertura del manager francese Spinetta che si è impegnato a consegnare un nuovo piano ammorbidito alle sigle di settore, sembra aver fatto breccia nei rappresentanti dei lavoratori che venerdì si siederanno di nuovo al tavolo con la compagnia francese. Per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, la presentazione di un nuovo piano comunque "è già un primo risultato". Comunque, ha aggiunto sottolineando anche anche che "Lufthansa sarebbe meglio di AirFrance", "un risultato pieno lo otterremo solo se si salva lo scalo di Malpensa". Molto cauto, il leader della Cgil, Guglielmo Epifani: "Venerdì è un passaggio importante - ha detto - vediamo se effettivamente ci sono aperture, se ci sono si può continuare a trattare: deve essere però una vera trattativa". Di "primo risultato" parla invece anche Renata Polverini della Ugl che comunque avverte che l'esito della trattativa non è scontato". Oggi sarà il Cda di Alitalia a valutare la possibilità di una proroga della scadenza per l'offerta, fissata al 31 marzo per permettere il proseguimento della trattativa come chiesto dai sindacati. Ieri anche il Tesoro, in qualità di azionista di Alitalia, ha fatto sapere che un'eventuale decisione in tal senso spetta proprio a Prato e che il ministero in questo caso non farà altro che prendere atto del rinvio. Tommaso Padoa-Schioppa comunque sarà mercoledì 2 aprile davanti alle commissioni congiunte della Camera per affrontare il dossier. Il presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, tenta di riportare la discussioni sui suoi binari esprimendo "amarezza" per il fatto che Alitalia sia diventata "un tema della campagna elettorale". Per il numero uno di viale dell'Astronomia, l'importante "è che gli imprenditori possano andare in giro per il mondo dagli aeroporti giusti e con compagnie competitive". Dalla stampa estera intanto arriva l'ennesima stoccata: in Italia - scrive oggi la tedesca 'Faz' - bisogna ormai rassegnarsi all'idea che Alitalia è decaduta a compagnia regionale, non più in grado di stare in piedi da sola. PROLUNGARE LA SCADENZA Il Consiglio di amministrazione di Alitalia ha disposto di avviare i necessari approfondimenti di carattere giuridico-finanziario per proseguire il confronto con Air France oltre la scadenza del 31 marzo e di riunirsi nuovamente a breve per assumere le determinazioni conseguenti. Il CdA di Alitalia - si legge in una nota - "ha preso atto dello stato di avanzamento delle trattative sindacali a seguito degli incontri tenutisi il 18, 20 e 25 marzo scorso, incontri che non hanno condotto, allo stato, ad individuare soluzioni condivise tra le parti sociali pur evidenziando ampie disponibilità per l'approfondimento delle principali tematiche". "Air France-Klm - prosegue il comunicato - si è dichiarata disponibile al differimento dei termini delle clausole di efficacia contrattualmente previste (primo fra questi quello del 31 marzo p.v.). Anche da parte delle organizzazioni sindacali e delle Associazioni professionali di categoria si è manifestata l'esigenza di disporre di tempi più ampi per le valutazioni e le consultazioni ritenute necessarie". "In tale quadro - conclude la nota - il Consiglio di Amministrazione ha disposto di avviare i necessari approfondimenti di carattere giuridico-finanziario e di riunirsi nuovamente a breve per assumere le determinazioni conseguenti". SPINETTA "Non lasceremo a casa nessuno" - PRODI "Cordata italiana? Sì ma non c'è"Giusto vendere Alitalia a Air France-Klm? Commenti Invia commento Segnala ad un amico 26/03/2008 18:31 Pier Come al solito boccaloni abboccano sempre!!! Fino al 14 aprile il pifferaio di arcore si esibirà in fantomatici e pirotecnici annunci parole, parole, parole soltanto parole. Pier 26/03/2008 18:28 bimba Poi ci racconta quella di Biancaneve...vedremo che ne sarà della cordata il 15 aprile, come tutte le balle che ci ha raccontato per 15 anni 26/03/2008 16:09 roberto-rieti Dopo le ingenerose e insulse critiche sulla fantomatica cordata pre-elettorale berlusconiana, la verità comincia ad emergere - lo avevo preannunciato con miei precedenti interventi che la mossa di berlusconi aveva lo scopo di ridare dignità alla trattativa alitalia dopo l'ignobile ricatto di airfrance "prendere o lasciare" - per merito del suo intervento il pavone spinetta ha abbasto le penne e tornato a più miti consigli - purtroppo i soliti criticoni della sinistra non hanno saputo vedere più il là del loro naso ed ora devono convenire che se vengono salvati i 2100 minacciati esuberi il merito è del tanto odiato silvio - ma tanto è tutto inutile - continueranno a non voler capire - beh ! peggio per loro Sono presenti 3 commenti, invia il tuo commento! Pagine: 1 Nome: Email: Commento: Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro consenso al trattamento dei dati consenso allargato I commenti inviati vengono pubblicati solo dopo esser stati approvati dalla redazione Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Articoli Eventi --> Foto del giorno --> Foto Video Blog Sondaggi Sport - Calcio Vincono tutte le rivali dell'Italia Primo ko per l'Inghilterra di CapelloSport - Calcio Villa fulmina Buffon Gli azzurri cadono a ElcheCronaca - Locale In manette un altro 'baby-spacciatore' E' un iracheno di diciannove anniCronaca - Locale "Ahmetovic sapeva di guidare ubriaco" Ecco le motivazioni della sentenzaTecnologia Chirurgia estetica per la bambola Impazza il videogame 'Miss Bimbo'Gossip La cura di bellezza di Demi? Sanguisughe per depurarsiCronaca - Locale Treno Intercity esce dal binario Disagi e ritardi, nessun feritoCavalloMagazine - Sport Registrazione Fei obbligatoria Altrimenti, niente gare internazionaliCultura Anche Ian Fleming aveva la sua MoneypennyPolitica Salta il 'Porta a porta' con Berlusconi "Veltroni vuole solo il duello in tv"Cronaca - Locale In scooter con 1,5 chili di hashish Arrestato un marocchino di 31 anniCronaca - Locale La rete sismica di Prato Rilevazioni in tempo realeSport - Rugby Sigolo si presenta: "Non ci sono soldi Ma per il futuro siamo ottimisti" Majoli Dietro lo specchio'TEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008'Tartufo', di Molière"La guerra dei Roses" al Teatro Lauro RossiStagione di qualità al Teatro ComunaleIl cartellone 2007/08 del Politeama PrateseIl trittico di Puccini al Teatro alla ScalaLa Belle Epoque. Arte in Italia 1880-1915'Quando l'uomo principale è una donna'Alicia Keys al Forum di AssagoSolisti dell'Accademia di santa ceciliaProgramma della Stagione di Prosa 2007-2008, Teatro dell'AquilaStagione teatrale 2007 / 2008, teatOltre: X (Ics) Racconti crudeli della giovinezzaProgramma della Stagione di Prosa 2007-2008, Teatro dell'AquilaMarlene Kuntz in concerto Flavia, la regina di AcapulcoArrivano i Baustelle, la musica in un..'Amen'Jovanotti incontra gli studenti fiorentiniA Cuba si sfila con i lucchesiCresce l'attesa per il 'Vasco-day' --> "Trittico 1976" di Francis BaconSarkozy e Carla Bruni in visita ufficiale alla regina ElisabettaIl mistero del PoGian Filippo nella casa del Grande Fratello 8Le immagini del maxi incidente vicino a Seewalchen, in AustriaIl medagliere di Filippo MagniniJacqueline KennedyLucca, i migliori anni della nostra vitaBologna, Berselli e l'auto per la campagna elettoraleConan il un piccolo Chihuahua bianco e nero che pregaLe immagini di Femi-Cz Rovigo-Overmach ParmaIl maltempo di Pasqua e PasquettaFederica Pellegrini, oro e record nei 400 stileBascio (Pennabilli)Ca' Manente (Monte Grimano terme) Cane sequestrato a un punkabbestia, non era assicuratoChelsea: l'affare Lewinsky? Non sono affari vostriCarla Bruni e la regina ElisabettaDrogba, Ronaldinho, Mourinho, Gilardino: il mercato di Inter, Milan, Juve e FiorentinaLo spot della suoneria 'Bella topolona'Brad Pitt cugino di Barack ObamaLa moglie di Fede: ''Attento la corda si sta per spezzare''Una donna: ''Gli Ufo mi hanno inseguita''Effetto serra, crolla l'Asse di Wilkins in AntartideNorvegia. Crolla edificio, sei disperAutovelox in provincia, diecimila sanzioni in due mesi'Tutta la vita davanti', il trailerEmanuele Filiberto di Savoia: le domande dei giovaniEnrico Boselli (PS): Domande e risposte dall'universoUna bicicletta per Leonid Stadnyk, il gigante ucraino Mancini è una bomba a orologeria: per questo l'Inter se lo tiene del 26/03/2008 di Laura Alari Liberi di vivere: un appello silenzioso del 26/03/2008 di Massimo Pandolfi Madrelingua del 26/03/2008 di Bruna Bianchi Leggere & Scrivere: il giallo di qualità della Schenkel e un saggio di Raffaele Simone sul tramonto della Sinistra del 26/03/2008 di Rossella Martina Canada 1996, Ottawa! del 26/03/2008 di Giuseppe Tassi Rissa Mussolini-Santanché: quale delle due è più a destra?E' giusta la vendita degli spray anti-aggressione?Chi salirà più in alto in carriera tra Seppi, Bolelli e Fognini?Mozzarella alla diossina, tu ti fidi?Gay Pride a Bologna il 28 giugno, sei d'accordo?I rave party sono da vietare?Troppo clamore sulla conversione di Magdi Allam?Vota il gol più bello della 30 giornataBeppe Grillo invita al 'non voto utile' il 13 aprile. Sei d'accordo?Qual è il miglior giocatore della Lucchese?Abolire l'ergastolo, sei d'accordo?Giusto eliminare le Province?Qual è il politico più sexy?Che voto dai al decoro urbano?Qual è la meta dei lucchesi per Pasqua? LA FOTO DEL GIORNO Sexy fashion Dalla musica alla passerella: un momento della sfilata della linea di lingerie Pussycat Dolls, alla settimana della moda di Los Angeles GUARDA LE IMMAGINI RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec e-->.

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SDJFKJSDHDSKJHFSDKJDFSDHJFKSJ (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Il presidente sa cosa fare: ha dato alla società una organizzazione che forse non aveva mai avuto. Sono contento per Fabrizio Preziosi: è un ragazzo capace, lavora tantissimo e non ha conflitti di interesse 27/03/2008.

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I miei figli nella cordata? Nemmeno per sogno, la sinistra ha subito tirato in ballo il conflitto d'interessi (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi I miei figli nella cordata? Nemmeno per sogno, la sinistra ha subito tirato in ballo il conflitto d'interessi.

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Alitalia, una metafora italiana (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Alitalia, una metafora italiana Gianfranco Pasquino Segue dalla Prima U na decisione non presa anche perché il sistema istituzionale italiano non consente di reagire rapidamente a nessuna emergenza e perché nessun politico intende assumersi la responsabilità di decisioni impopolari nel corto termine. Infatti, non avrà abbastanza tempo perché gli venga riconosciuto, anche dagli elettori, di avere agito saggiamente. La difesa dell'italianità, già esperita con scarsissimo successo, e con penose conseguenze, nel caso di alcune banche, non aveva nessuna probabilità di successo se imprenditori veri non si fossero attivati. La bellicosa "razza padana", sempre pronta a criticare i governanti, non ha saputo produrre quello stuolo di imprenditori, dinamici e disposti a rischiare, e non si capisce in quale modo "il principale esponente dello schieramento avverso al Partito Democratico" riuscirà a (re)suscitarli in tempi decenti. Ma, come dovrebbe oramai essere chiaro a tutti, quel principale esponente ha deciso di fare del caso dell'Alitalia e dello hub di Malpensa, insieme a quello strenuo apostolo della società civile che risponde al nome di Formigoni e alla (ex)manager Letizia Moratti, soltanto due tematiche funzionali alla sua languente campagna elettorale. Se, alla fine, come sembra semplicemente logico e giusto, Spinetta raggiunge un accordo con i sindacati e compra Alitalia, l'on. Berlusconi continuerà la sua campagna all'insegna della italianità tradita e della Padania sottomessa ad oscure forze straniere: quelle del mercato che, certamente, ad un monopolista per vocazione, ma momentaneamente duopolista, sembrano molto oscure e molto estranee, e da abbattere. Se, invece, anche a causa dell'opposizione dei sindacati miopi, che difendendo l'esistente preparano un domani peggiore, Air France-Klm finissero per rinunciare, da un lato, forse, diventerà possibile chiamare il bluff di Berlusconi, ma ad un costo economico elevatissimo, dall'altro, però, Berlusconi non soltanto potrà permettersi di attaccare i sindacati corporativi (che, qualche volta, lo sono davvero), ma cercherà di addossare la colpa del fallimento sulle spalle di Prodi-Padoa Schioppa. Paradossalmente, poi, se, per quanto assolutamente improbabile, l'imprenditore Berlusconi riuscisse davvero, visto che ha dichiarato che a lui "riesce sempre tutto", a mettere insieme una cordata familiare, amicale, imprenditoriale, la sua presenza e quella dei suoi, finora riluttanti, figli configurerebbero un colossale conflitto di interessi, peraltro, l'ennesimo, nei confronti del quale piacerebbe sentire levarsi la voce di qualche imprenditore liberale, sostenitore di un'economia di mercato. Per intenderci, nei Paesi nei quali prospera un'economia di mercato, prosperano per l'appunto le aziende sane, mentre quelle male amministrate falliscono e nessuno, ma proprio nessuno, tanto meno la sinistra, neppure quella radicale, chiede salvataggi allo Stato o a danarosi uomini della Provvidenza che si candidano a guidare il Paese. In un sistema politico decente, primo il governo assume un atteggiamento di benevola neutralità nei confronti di imprenditori che operano rispettando le regole di un mercato concorrenziale e nessuno dei ministri, a decisione presa, suggerisce di perseguire altre, non più praticabili strade. Secondo, dedicato a tutti quelli che credono e qualche volta persino caldeggiano soluzioni bipartisan, in occasioni di grande rilevanza economica, l'opposizione, se non si è previamente espressa in modo limpidamente contrario, argomentando scelte alternative praticabili, converge sulle posizioni delineate dal governo per rafforzare l'immagine di un paese che sulle decisioni più importanti si ritrova unito, anche senza bisogno di dare vita a paralizzanti Grandi Coalizioni. Invece, come hanno notato diversi quotidiani stranieri, l'impressione complessiva che viene trasmessa dall'Italia alla fine della vicenda della sua (ex)compagnia aerea di bandiera è che il capo dell'opposizione sta strumentalizzando gli avvenimenti, non in maniera tardiva, ma semplicemente tenendo conto dei tempi della campagna elettorale. Tuttavia, il rischio è che il peggio, per un sistema politico dal non elevato tasso di liberalismo, per un mercato non proprio vivace, per Alitalia, per il governo del paese, per i sindacati e per i cittadini italiani, imprenditori compresi, stia ancora per arrivare. Davvero, come nel memorabile dépliant berlusconiano: "una storia italiana", che, purtroppo, in tutti i sensi, sembra infinita.

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Fassino: l'Europa non abbandoni il Tibet (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Fassino: l'Europa non abbandoni il Tibet L'UNIVERSALITÀ dei diritti. È la sfida del presente. Una battaglia di civiltà che oggi si "combatte" anche in Tibet e in Birmania. Contro chiusure e repressioni, va dispiegata la strategia del dialogo. Quella perorata dal Dalai Lama e da Aung San Suu Kyi. Così Piero Fassino, inviato speciale della Ue per la Birmania "La globalizzazione - prosegue Fassino - non consente neanche più di invocare le differenze, culturali, religiose, etniche, per giustificare il mancato riconoscimento dei diritti in questo o quel Paese del mondo. Siamo dentro uno scenario del tutto nuovo nel quale l'universalità dei diritti è sempre più percepita e riconosciuta da grandi masse di donne e di uomini che pure sono espressioni di culture, contesti economici e sociali, identità religiose diversi". Come si cala questa riflessione generale nello specifico della Cina?, La Cina ha conosciuto negli ultimi quindici anni un tumultuoso e gigantesco processo di cambiamento economico. È un Paese che da più di dieci anni cresce all'insegna di un più dieci per cento del proprio Pil ogni anno; sta diventando una delle grandi potenze industriali di questo pianeta. È il motore dell'economia mondiale di questi anni. Ebbene, quella gigantesca evoluzione di mercato, in realtà sta producendo una evoluzione anche sul terreno sociale e su quello culturale. Quanto più la Cina cresce come potenza economica, tanto più la sua società si apre, gli interessi e i bisogni si articolano e diventano più complessi, e tutto questo dà luogo ad una dialettica sociale che sempre di più chiede rappresentanza politica, e sempre più si pone il problema del rapporto tra una economia di mercato come quella che in Cina ormai caratterizza lo sviluppo di quel Paese, e le forme della rappresentanza politica che continuano ad essere quelle autarchiche di un regime comunista, ma che sempre di più soffrono di fronte alle spinte che provengono da una società dinamica, in movimento. Non è senza significato che prima di Natale in Cina, sia pure nella forma controllata dall'alto da parte delle autorità comuniste cinesi, sia stata autorizzata la formazione di nuovi partiti. È il segno che ci si rende conto che il monopartitismo non regge più neanche lì, e si pone il problema di guidare una evoluzione politica che inesorabilmente richiede apertura, dialettica, pluralismo. Non è senza significato che da alcuni mesi nel governo cinese ci siano alcuni ministri che non sono espressione del Partito comunista ma sono personalità indipendenti, a dimostrazione che c'è una società che sta producendo energie e risorse che vanno ben al di là di quelle che il partito può rappresentare e organizzare. Ed è altrettanto significativo che l'ultimo congresso del Partito comunista cinese si sia svolto all'insegna della parola d'ordine "dal partito del popolo al partito della nazione", e in quel passaggio dal popolo alla nazione, c'è la consapevolezza dell'esigenza di una rappresentanza più larga che preme e che ha bisogno di essere riconosciuta. E quindi anche lì siamo di fronte ad una tensione, ad una dialettica che credo produrrà processi politici che andranno nel segno dell'evoluzione. Non so se questi processi passeranno per momenti conflittuali o no, questo sarà la storia a dircelo, ma non c'è dubbio che l'apertura che viene dalla dinamica economica non può essere soffocata e non può che influire anche sulle forme della rappresentanza politica...". E in questo contesto come s'inserisce la drammatica vicenda del Tibet? "Sappiamo bene che la vicenda del Tibet non nasce oggi. Il Tibet è una terra densa di storia, di cultura, di religione e tutto questo ha determinato una identità tibetana che appartiene alla storia della civiltà e che come tale deve essere riconosciuta. Ogni qualvolta quella identità viene negata o soffocata, non soltanto si fa violenza ai tanti che in essa si riconoscono, ma si rafforza la volontà di resistenza. Per questo penso che sia del tutto giusto quello che è stato detto dal governo italiano, così come da tanti altri governi del mondo: la richiesta della cessazione di ogni forma di repressione, di ogni forma di violenza; l'apertura di un confronto vero, sincero, tra il governo di Pechino e le autorità religiose tibetane, per risolvere con gli strumenti della parola quel problema di reciproco riconoscimento e di reciproche relazioni che certamente con la violenza non può essere risolto. Tanto più che il Dalai Lama e le personalità più significative attorno a lui non chiedono l'indipendenza del Tibet: chiedono il riconoscimento della loro identità all'interno della statualità cinese. E a maggior ragione proprio questo approccio moderato, realistico, un approccio non destabilizzante, fa sì che sia possibile aprire una fase di dialogo che consenta di arrivare a dare pieno riconoscimento all'identità culturale e religiosa tibetana, senza che questo rappresenti un fattore di crisi per la Repubblica popolare cinese e la sua identità statuale". Ma per raggiungere questo obiettivo serve il boicottaggio delle prossime Olimpiadi di Pechino? "La risposta l'ha data proprio il Dalai Lama che per primo ha escluso l'utilità di un boicottaggio. E lo ha escluso sulla base di una ragione molto sensata e fondata, e cioè che il boicottaggio significherebbe accentuare i fattori di isolamento della Cina e del Tibet, che il boicottaggio alla fine indurrebbe le autorità cinesi semplicemente a scaricare la responsabilità di questo isolamento sulla popolazione tibetana e probabilmente ad accentuare anche i fattori repressivi, mentre invece lo svolgimento dei Giochi olimpici sarà una grande occasione in cui la Cina dovrà aprirsi; aprirsi a centinaia di migliaia di turisti che arriveranno per assistere alle gare; aprirsi a migliaia e migliaia di giornalisti che andranno a resocontare i Giochi olimpici ed entrando in Cina saranno inevitabilmente interessati a conoscere la realtà cinese, a descriverla, ad entrare in relazione con la società cinese. La Ostpolitik di Willy Brandt ci ha dimostrato che è con una politica di apertura, con una politica di "contaminazione" democratica che si determina la evoluzione di regimi autarchici e si induce all'apertura. Ha contribuito molto di più alla caduta del Muro di Berlino la Ostpolitik di quanto non avesse contribuito la Guerra fredda. Altro dossier caldo che l'investe direttamente in qualità di inviato speciale dell'Unione Europea, è quello della Birmania. "La crisi birmana è tutt'ora non risolta. Tutte le contraddizioni che hanno portato nell'agosto-settembre dello scorso anno a quelle manifestazioni che resteranno impresse nella mente di tutti noi per lungo tempo, restano intatte: le immagini dei monaci buddisti nelle loro tuniche color zafferano che a mani nude e scalzi sfilano per Rangoon e sfidano la repressione del regime hanno segnato in modo indelebile una pagina di storia che riguarda la battaglia per l'universalità dei diritti. Lo sforzo che la comunità internazionale continua a mettere in campo è quello di costruire le condizioni per favorire una transizione democratica in Birmania. Partendo da due punti che non possono essere ignorati: il primo, la società birmana è una società molto complessa, in cui storicamente c'è il ruolo centrale delle Forze armate, a partire dal dato storico che il fondatore delle Forze armate birmane e il fondatore della indipendenza della Birmania è il padre di Aung San Suu Kyi; il secondo dato che non va smarrito è che la Birmania è un Paese particolarmente geloso della propria indipendenza nazionale, della propria sovranità e identità; una identità che è stata nei secoli insidiata sia dalle invasioni cinesi che dai conflitti con l'India, che dalle invasioni delle popolazioni thailandesi. Questi due dati vanno poi messi insieme ad una terza considerazione: quando si parla di Birmania, noi occidentali, europei e americani, consideriamo nostro obiettivo prioritario ottenere che in quel paese ci sia democrazia e rispetto dei diritti umani, cosa che da anni non c'è. Ma quando guardano alla crisi birmana i Paesi asiatici, essi considerano prioritaria la stabilità. Sono due approcci molto diversi che dobbiamo tenere insieme se vogliamo favorire una effettiva transizione democratica. Per una ragione evidente: la Birmania è in Asia, l'influenza determinante per favorire l'evoluzione della situazione birmana è quella che possono esercitare i Paesi asiatici, e se i Paesi asiatici sono particolarmente attenti alla stabilità, noi dobbiamo costruire una transizione democratica che sia stabilizzante. E l'unica strategia che tiene insieme democrazia e stabilità, è quella del dialogo che coinvolga tutti i differenti attori della società birmana: i militari attualmente al potere, l'opposizione guidata da Aung San Suu Kyi, i rappresentanti delle comunità etniche, i rappresentanti delle differenti realtà civili, sociali e religiose del Paese. Si potrà così realizzare quella riconciliazione nazionale in cui possa identificarsi ogni settore della società, realizzando così una transizione democratica nella stabilità. Questo è l'obiettivo che la comunità internazionale sta perseguendo, mettendo in campo una iniziativa guidata dall'Onu e di cui l'Unione Europea è parte essenziale. In questo momento siamo di fronte a un passaggio cruciale...". Di cosa si tratta? "Da qualche settimana la giunta birmana ha annunciato la convocazione di un referendum per il maggio prossimo sul nuovo testo di Costituzione. Di fronte a questo annuncio le reazioni della comunità internazionale sono state diverse: gli Stati Uniti hanno rigettato questa decisione definendola un passo nella direzione sbagliata; i Paesi asiatici, al contrario, l'hanno accolta come un passo positivo verso l'apertura di una fase nuova nella vita birmana..." E la Ue? "L'Unione Europea ha sottolineato soprattutto che qualsiasi passaggio, ivi compreso il referendum sulla nuova Costituzione, deve essere realizzato coinvolgendo tutti i diversi attori della società birmana e non gestito unilateralmente soltanto da chi oggi è al potere. Di fronte a queste diverse posizioni, assieme al rappresentante speciale dell'Onu per la Birmania, Gambari, abbiamo lavorato in queste settimane per definire una strategia comune che potesse essere condivisa da tutta la comunità internazionale. E questa strategia è quella di ottenere dalle autorità birmane precise garanzie che il referendum sia effettivamente democratico, che la partecipazione sia davvero libera permettendo al popolo birmano di pronunciarsi senza la paura della repressione e dell'oppressione. Ed è evidente che una delle condizioni principali perché questo svolgimento sia democratico e trasparente è che Aung San Su Kyi sia definitivamente liberata dagli arresti domiciliari a cui è costretta da molti anni, che siano liberati i principali leader dell'opposizione oggi detenuti, che ci sia la possibilità per osservatori internazionali di seguire lo svolgimento della campagna elettorale e dello scrutinio, e che sia garantita la segretezza del voto e la piena libertà della sua espressione per i ogni cittadino birmano. La Ue può giocare un ruolo importante nel costruire assieme ai Paesi asiatici questa strategia, ed è il lavoro che da mesi sto conducendo come inviato speciale dell'Unione Europea". Insomma, l'Unione Europea come capofila della battaglia per i diritti? "Sì, e lo si è già visto nella battaglia vinta per l'approvazione all'Onu della moratoria universale sulla pena di morte che il nostro governo ha guidato a nome dell'Unione Europea. D'altra parte, proprio la Ue è oggi uno dei luoghi dove democrazia e diritti sono pienamente riconosciuti ed affermati. Approdo a cui l'Europa è giunta passando per le tragedie del nazismo, del fascismo, dello stalinismo e dell'Olocausto, e dunque l'Europa è ben consapevole di quanta sofferenza sia costata la conquista della libertà e dei diritti per ogni cittadino. Non solo, ma l'Unione Europea intrattiene relazioni economiche, commerciali, culturali, politiche che le consentono di influire positivamente laddove oggi i diritti sono negati. E infine, l'Unione Europea proprio come espressione della integrazione di popoli e nazioni diversi, è la dimostrazione di quanto i conflitti, i nazionalismi, la negazione dei diritti possano essere superati solo con la convivenza e il riconoscimento delle differenze". di Umberto De Giovannangeli / Segue dalla prima.

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Da soli si può . E senza sinistra (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Al voto Intervista a Walter Veltroni. Sul pullman del leader Pd, tra Palermo e Agrigento. Convinto di poter vincere le elezioni, il sindaco d'Italia spiega come prende corpo il Partito democratico. E cosa lo divida dalla Sinistra-Arcobaleno "Da soli si può". E senza sinistra Ognuno deve proseguire sulla sua strada. Anche in caso di sconfitta nessun accordo d'opposizione con Bertinotti Gabriele Polo Ha ripetuto "si può fare" per 71 volte in 71 piazze, cantato altrettanti inni di Mameli e poi ascoltando "Mi fido di te" di Jovanotti, stretto migliaia di mani. E continuerà così, fino a quota 110. Per nulla turbato dai sondaggi che continuano a darlo "sotto". Anzi convinto di poter risalire la corrente fino a palazzo Chigi. Per poi fare cosa? "Nulla di straordinario", "nessuna rivoluzione", come ripete efficacemente Anna Finocchiaro che lo accompagna nei comizi siciliani. Ma anche qualcosa di non ordinario, perché Walter Veltroni sta rivoluzionando il quadro politico, sta costruendo un partito - "leggero" quanto si vuole - in campagna elettorale. E ciò che impressiona è il copione che si ripete identico in ogni piazza, con la forza dell'allegro tormentone: non tanto nelle parole, ma nei gesti di chi accorre e ascolta, invocando il suo nome, agitando l'obamiano "si può fare" in perfetta sincronia, come un sol uomo, senza bisogno di una regia. E' questa la sua forza, quella che lo convince della rimonta possibile. Saliamo sul pullman dopo la tappa palermitana, verso quella agrigentina. Sicilia profonda e cuffariana, la più difficile. Setto/otto persone - leader compreso - sempre insieme, che in un clima da gita scolastica (manca solo la chitarra) raccordano l'una all'altra le tappe del lungo tour. Sui finestrini la filosofia da non dimeticare ("lasciare l'odio, scegliere la speranza", "lasciare la paura, scegliere il nuovo"), attraverso i computer il monitoraggio delle cronache della tappa precedente ("Quel titolo non va bene.. questa dichiarazione va precisata"), ai telefonini il programma dei minuti successivi ("La piazza è piena, ha smesso di piovere... Sì, apre una ragazza... con una ragazza viene meglio"). La "rivoluzione pragamatica" del Pd è in marcia, l'effetto-immagine sembra funzionare, il nuovo soggetto s'incarna piazza dopo piazza e il futuro sorride ai viaggiatori. Per il risultato elettorale si vedrà, quello dipende da quanto consenso riusciranno ancora a strappare all'innominato sempre presente, al "principale esponente dello schieramento a noi avverso". Berlusconi, ancora lui. Veltroni lo esorcizza. Ma non lo nomini mai? Mai, da quando mi sono candidato alla leadership del Pd, non l'ho mai nominato. E non lo nomino perché voglio dare la sensazione che noi abbiamo superato quel tempo della storia, che siamo in un'altra fase, non più ispirata al voto "contro" ma al voto "per". Una scelta comunicativa. Come dire "non ci misuriamo con lui"... Ci misuriamo soprattutto con noi stessi e con il paese. Poi elettoralmente con "il principale sponente dello schieramento a noi avverso".. Con un inedito partito-contenitore che ha l'ambizione di temere assieme soggetti anche conflittuali tra loro. Possibile? Certo. E' l'idea tipica delle grandi forze riformiste, dai laburisti inglesi ai socialdemocratici tedeschi ai democratici americani, che fanno convivere la dimensione del conflitto con quella dell'interesse generale del paese. La storia dei grandi partiti riformisti è questa: ogni volta che queste forze si sono presentate come la rappresentanza di una serie di minoranze, hanno perso anche se avevano "ragione": l'ambizione è tenere insieme coerenze di valori con la capacità di muovere maggioranze nel paese. Così il riformismo diventa realtà e vince. Pensa a Obama. Obama mobilita, chiede alla sua gente di agire attivamente. Vedi quest'energia nel paese depresso e fermo di cui parla il Censis? Ho fatto 71 manifestazioni, anche nei posti più difficili e non ho mai visto così tanta gente muoversi. I teatri e i palasport non sono bastati, erano stracolmi. C'è un cambio generazionale interessante, pieno di ragazzi tra i 14 e i 20 anni. Questo in uno schema tradizionale della politica è inedito, strano: nel momento in cui noi chiudiamo con la sinistra radicale spuntano fuori i giovani, la partecipazione entusiasta e convinta dei giovani, soprattutto sull'autonomia della nostra scelta, lì raccolgo più consenso. Qualcosa vorrà dire. Magari cercano rassicurazione in un paese un po' allo sbando e duro da vivere. In sintesi proponi una ricetta semplice e nemmeno inedita: più pil, stato più semplificato... E più giustizia sociale. Noi abbiamo affrontato un tema come la precarietà con una proposta radicale. Come ho preso quella posizione su Bolzaneto perché è del tutto fisiologica per il Pd... Facendo passare sette giorni dalle richieste del pm per prenderla... No, ho semplicemente ribadito quel che avevo già scritto pubblicamente al sindaco di Genova, Marta Vincenzi. Era la prosecuzione di un discorso. Il nostro è un partito nuovo che, come tale, applica schemi nuovi, più ampi, nei quali riformismo, pragmatismo e radicalità possono e devono coesistere. Per essere chiari, ci sono delle cose - penso ad esempio ai diritti - su cui sarò magari più radicale di una sinistra radicale, che qualche problema di prudenza la deve avere. Per me la coesistenza di crescita, e lotta alla povertà e sussidiarietà dello stato è essenziale ed è la formula vincente del riformismo nelle sue esperienze più alte. La lotta di classe consegnata al passato. Il ministro Fioroni ha dichiarato che il modello del Pd è preso dall'interclassismo della vecchia Dc. E' così? No, il ragionamento è più strutturale. Come è composta la società italiana: divisa in padroni e operai? O non è fatta di milioni di persone gran parte delle quali ex operai diventati imprenditori che ora lavorano comunemente con i loro attuali dipendenti. E chi conosce la realtà, non l'ideologia, sa che il rapporto che c'è tra datori di lavoro e lavoratori nelle piccole imprese è un rapporto tra fratelli, una comunanza di destini assoluta, anche nelle condizioni materiali, spesso persino nel reddito. Per questo la crescita del pil può andare di pari passo con il miglioramento dei diritti delle persone e della loro condizione. Nelle liste del Pd ci sono i Calearo, i Colaninno e molti sindacalisti. Culture diverse e interessi che dovrebbero essere contrapposti. In caso di conflitto nel mondo del lavoro con chi si schiera il Pd? Ma questi conflitti di punti di vista ci sono in tutti i grandi partiti riformisti occidentali, perché tra Jesse Jackson e Hillary Clinton c'è la stessa posizione? No. Ed è così anche nella sinistra italiana: forse che tra Pecoraro Scanio e Cesare Salvi - per fare due nomi a caso - c'è identità totale? E allora perché quella parte di sinistra non sta dentro il Pd, a fare la sua ala sinistra? Forse perché la cultura del Pd non è di sinistra, non è alternativa al liberismo? C'è una ragione istituzionale, perché non essendo il nostro un sistema bipartitico non c'è una simile costrizione. Ma a monte c'è una scelta ideologica, di cui l'episodio più grave è stata la posizione presa sul pacchetto-welfare, del tutto astratta, del tutto interna a una concezione minoritaria, che ha creato un'imbarazzante perdita di contatto con la grande parte della società, soprattutto di quella parte dinamica di giovani che vuole il cambiamento, non la conservazione dell'esistente. E' chiaro che non potevate più stare assieme, c'è stata separazione consensuale. Ma è ipotizzabile una futura alleanza con questa sinistra nella prossima legislatura. Sia nel caso di vittoria che di sconfitta: se si crea una situazione di stallo con un "pareggio" al senato, ti allei con Bertinotti o con Casini? Il pareggio al senato apre una situazione di ingovernabilità che nessuna alleanza può risolvere. Ma io non mi pongo il problema, il mio unico obiettivo è vincere e dare al paese un governo saldo e riformista Nel caso di sconfitta, con la sinistra arcobaleno c'è possibilità di accordo comune all'opposizione? No, io credo che ognuno deve fare l'opposizione sulla base del proprio programma e il nostro è diverso dal loro: dopodiché ci saranno temi sui quali potremo lavorare comunemente. Ma l'idea che lo stare insieme sia il fine non è più praticabile e lo dico nell'interesse reciproco, perché la sinistra radicale viveva una sofferenza indicibile dentro l'ultimo governo. Quando poi sento evocare la "lotta di classe", mi sento di chiedere: "Scusa tu vuoi far la lotta di classe ma com'è che avevi Mastella ministro della giustizia? Come facevi la lotta di classe con Mastella?" E, poi, in una società che è così tanto cambiata, come si fa a riprodurre quegli schemi?In questo modo anche le proposte di programma rischiano di essere un po' vaghe e poco credibili.. Magari sarà che vedete due società diverse... Ma tornando ai rapporti - futuri - con "il principale esponente dello schieramento avverso", lo stallo al senato è possibile. Hai più volte parlato di riforme fatte insieme. Fino a che punto arriva questo insieme? Il mio schema è tipico delle democrazie anglosassoni: chi vince governa, anche con un seggio in più. Quindi nessun governo di larghe intese. Per le riforme è diverso.Con qualunque maggioranza si vinca, le riforme si fanno insieme. E le riforme da fare sono quelle su cui già c'è largo accordo tra le forze politiche: una sola camera, meno deputati... Ma sulla legge elettorale insisti sul modello francese? Per me è il migliore: collegio uninominale con primarie obbligatorie. Torniamo al "rapporto" con la sinistra radicale. Alle amministrative invece marciate assieme. Bertinotti spiega che gli enti locali sono più permeabili ai conflitti sociali. E' così anche per voi o è solo una scelta di opportunità? L'ambito dei problemi di cui ci si occupa è diverso e un accordo programmatico su scelte amministrative è più facile di un accordo politico nazionale che tira in ballo, ad esempio, la politica internazionale. L'abito più ristretto aiuta, è sempre stato così nella storia italiana, con Psi e Pci al governo insieme in molte città e divisi a livello nazionale. Almeno su questo siete d'accordo. Sì, dopodiché loro nutrono un antagonismo a volta esagerato nei nostri confronti. Anche tu non li tratti benissimo, hai rotto decisamente a sinistra. Non tratto benissimo certi argomenti che mi sembrano fuori dalla storia, ma questa competizione a sinistra mi sembra sia stata contenuta e se c'è una possibilità che il Pd vada bene e che anche la Sinistra abbia un buon risultato, sta proprio nella possibilità di recupero della reciproca autonomia. Fossimo andati insieme alle elezioni non avremmo potuto fare la campagna elettorale, nessuno avrebbe potuto dire niente di preciso. Sarebbe stata solo una scelta "contro" l'avversario, non "per". Veniamo ad argomenti specifici: In politica estera, è chiaro che scomettete su Obama per poter rinsaldare quello che nel programma definite "rapporto di amicizia e alleanza con gli Usa". Ma se vincono i repubblicani quell'amicizia è ancora possibile con governi che esercitano le alleanze come egemonia e sostanzialmente trattano l'Italia e l'Europa come "subalterni"? Per fare solo due esempi estremi, pensa alla vicenda del Cermis e a quella di Nicola Calipari. Qualunque sia il risultato, le elezioni Usa segnano una svolta. Anche McCain segna una svolta, i suoi indirizzi in politica estera sono molto diversi da quelli di Bush. L'amministrazione Bush ha rappresentato il momento più duro degli ultimi 50 anni e la recessione in corso testimonia il fallimento della sua politica. Una recessione molto preoccupante, con cui ci dovremo misurare anche qui. Anche per questo serve un comune lavoro delle forze più vive del paese. Se poi vincessero i democratici sarebbe davvero una svolta. Dopodiché, chiunque governi in Usa, alcune quesioni che riguardano l'identità e la sovranità nazionale, come quelle cui hai fatto riferimento, devono essere presidiate e salvaguardate. E allora che ne facciamo del progetto sulla nuova base di Vicenza? Credo che dovremo, insieme all'amministrazione comunale di quella città, trovare il modo di limitare al massimo ogni impatto negativo di quella base, anche consultando i cittadini. Sapendo però che gli impegni presi a livello internazionale da un governo - di cui faceva parte anche la Sinistra - vanno rispettati. Su alcune questioni - come l'abrogazione della legge 40 - il Pd non decide e per te va bene che ci sia il "confronto" tra laici e teodem. Vi proponete o no di cancellare quelle norme sulla fecondazione che fanno dell'Italia un'eccezione in Europa? La mia è un'operazione che ha un significato etico. Mi spaventa l'idea di un partito confessionale o ideologico. La questione si discute solo in Italia, non c'è nessun paese in Europa in cui si ipotizzi un partito laico o uno cattolico. SEGUE A PAGINA 3 E' uno dei segni della nostra arretratezza. Contro la quale mi batto. Naturalmente in un grande partito possono coesistere differenze culturali, di valori. E' ovvio. Ma un punto di sintesi lo cercherò, sia dentro sia fuori il partito. E' un errore da matita blu l'idea che le questioni etiche si regolino a colpi di maggioranza. Si regolano creando una consapevolezza nell'opinione pubblica, quella che poi portato alla legge sul divorzio, a quella sull'aborto. E sulla 194 abbiamo preso una posizione inequivoca in difesa di una legge positiva. Dopodiché se mi chiedi se le conquiste della scienza possono essere applicate in toto alla vita pubblica, la mia risposta è no. Era no per la bomba atomica, che pure veniva da una grande scoperta, è no per la clonazione della vita umana. La discussione etica deve misurarsi con le conquiste scientifiche, non annullarsi. Televisione. Al di là del faccia a faccia elettorale che non ti fanno fare, come pensate di superare il duopolio che ci affligge? Il fatto che si eviti un faccia a faccia tra i candidati alla presidenza del consiglio è uno scandalo che non trova riscontro in nessun altro paese civile. Per il resto credo che dobbiamo molto affidarci più che alla politica alla tecnologia, credo che il passaggio al digitale sia una grande leva per moltiplicare l'offerta. E penso che il parlamento debba affrontare e risolvere al più presto le questioni aperte: dal conflitto di interessi all'approvazione della riforma Gentiloni. Pensioni. Dove li trovate i soldi per coprire la proposta di aumento delle minime con una quattordicesima di 400 euro, che implica un costo di un miliardo e mezzo l'anno? La copertura è già prevista dal programma: lotta all'evasione e riduzione della spesa pubblica. Compenso minimo per i precari. Come lo si matura, a chi spetta? A tutte le persone che fanno un lavoro precario e atipico, ai Co.Co.Pro. Con copertura previdenziale. E, poi, c'è l'allungamento del periodo di prova e incentivi alle imprese che stabilizzano l'occupazione. Il partito nuovo. Insisti molto sul rinnovamento, sul superamento delle logiche di spartizione interna. Ma, per fare solo un esempio, l'ex ministro Cardinale non si candida più, ma "al suo posto" c'è la figlia in lista... Non lo nascondo: è una candidatura che ho trovato alla fine della fase concitata della presentazione delle liste. Poi mi sono informato, è una ragazza intelligente, brava... L'ho detto che non era una candidatura che ritenevo in sintonia con l'immagine che vogliamo dare di noi. Ma non voglio nemmeno buttare la croce su una ragazza che si affaccia alla politica e che magari farà benissimo. Era solo per dire che la strada del rinnovamento è lunga e tortuosa... Indubbiamente. Però abbiamo fatto dei passi da gigante. Pensa alle liste di partito del passato. Potrà piacere o meno questo o quello, ma il fatto di portare in parlamento Umberto Veronesi, i prefetti Serra e De Sena, Gian Enrico Carofiglio, operai come Antonio Boccuzzi, tanti giovani... Ma una volta arrivate lì, non è che queste persone diventeranno ceto politico, perdipiù senza i legami sociali e gli strumenti che i partiti bene o male davano? Non vedo alternative, certo la formazione di una classe politica dirigente è questione complessa. Ma rispetto al passato è cambiato tutto. Prima ci si formava nei partiti, ora non può essere più così e credo che un'esperienza parlamentare per persone che nei loro ambiti hanno grandi competenze e sono mossi da un grande entusiasmo, sia positiva, serva al rinnovamento del paese portando nelle istituzioni un po' di sapere diffuso. Abbiamo fatto molto: raddoppiato il numero delle donne, abbassato l'età media dei candidati, messo dei trentenni a capolista. Gli apparati dei partiti, o quel che ne resta, come hanno reagito? Bene, tutto sommato. Una delle cose belle di questo tour elettorale è che nelle 71 piazze viste finora non ho mai trovato una bandiera dei Ds o della Margherita. E' questa campagna elettorale che ha fatto il partito democratico, gli ha dato identità e orgoglio. Una cosa assolutamente inedita. Non ho mai trovato resistenze "di base" a quest'avventura. C'è un po' nei gruppi dirigenti, ma piano piano si scioglie. Torno alla centralità del Pil. In uno dei suoi ultimi discorsi, Bob Kennedy, uno dei tuoi punti di riferimento, ricordava con insistenza che "non tutto è misurabile in prodotto interno lordo". Sei in contraddizione con il tuo mito? No, quella frase la cito ovunque: non tutto è pil. Ci sono dei valori, primo dei quali è la lotta alla povertà. Noi non stiamo costruendo un soggetto moderato, questa non è la versione edulcorata o moderata della vecchia sinistra. E' l'idea di un partito molto radicale sulle grandi questioni sociali, radicale nell'affrontarle. E però anche il partito della crescita, dell'innovazione, dello sviluppo, della modernità. Punti che non possiamo accettare siano messi in contrapposizione con la giustizia sociale. Ti faccio un piccolo esempio sul Pil per capire meglio la contraddizione che implica. Aeroporto di Ciampino, quantità di voli e passeggeri decuplicati in pochi anni, massimo beneficio per il Pil di Roma, massimo disagio ambientale e per la salute dei cittadini che vivono a ridosso dell'aeroporto. Che si fa? Ma io sono stato quello che ha aperto il tavolo su Ciampino per cercare una soluzione alternativa ispirata alla salvaguardia della vivibilità di quei cittadini. Esattamente la traduzione più concreta del kennedismo. Alcuni sondaggi dicono che poveri e operai votano più a destra... Spesso i sondaggi vengono smentiti. D'accordo, è quello che cercate di fare proprio in questa campagna elettorale. Però il problema dello spostamento a destra delle fasce più deboli della popolazione resta. Paradossalmente a sinistra vota più il ceto medio. O no? Non lo so. E' certo che la televisione è entrata molto nel formarsi di un sistema di valori, cambiando molto la mentalità e lo spirito del tempo. Non ha fatto un buon servizio non tanto a noi, quanto al paese. Se va male che fai? La mia impressione è che tu stia lavorando molto di più per il futuro che per queste elezioni, magari anche perdendo, ma con un buon risultato, per poi puntare tutto sul dopo. Sbaglio? Siamo partiti da meno 22 punti, questa era la differenza tra noi e la destra. Eravamo a pezzi e abbiamo rimontato, adesso stiamo discutendo se pareggiamo o vinciamo. So solo questo e vado avanti per vincere. In conclusione: fine della lotta di classe, archiviato il '900 con i suoi conflitti e le sue ideologie. Ma se tu diventassi - e non è un augurio - direttore del manifesto, cosa ci scriveresti al posto di "quotidiano comunista"? Dipende da cosa vuole essere il manifesto... A me piacerebbe una definizione più di contenuto che ideologica.... "Quotidiano delle libertà e della giustizia sociale". E' l'ultima risposta, che arriva ormai alle porte di Agrigento (72ma tappa) e dopo qualche secondo di esitazione: oltre che a farsi, la semplicità è cosa difficile a dirsi.G. P.

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Calearo: Swiss e Sabena sono fallite Niente scandali se capita anche da noi (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il Forum sul "Corriere.it" Incontri digitali su Massimo Calearo Calearo: Swiss e Sabena sono fallite Niente scandali se capita anche da noi MILANO - Alitalia? "Non mi scandalizzerei se fallisse perché è successo già in altri Paesi. E poi si è sempre ripartiti con una società nuova ". Massimo Calearo, ex presidente di Federmeccanica e oggi numero uno della lista del Pd alla Camera in Veneto, fa appello agli esempi internazionali nella videochat con i lettori di Corriere.it. "E' successo a Swiss Air e Sabena, è successo negli Usa e le cose si sono risolte - ha osservato - ma che sia il Pd a dire più mercato e guardare ad un sistema aperto dimostra quanto sia più moderno rispetto a chi vuole barriere doganali e nuove Iri". Poi il confronto sui temi elettorali prende la mano. Da uno a dieci, "mi sento vicino a Veltroni almeno 9 e mezzo". E da Berlusconi, "sono distante -3". Calearo non si riconosce "in questa destra fatta per fusioni decise da una sola persona". In passato ha apprezzato alcune posizioni della Lega, ma il partito di Bossi ("che non ho mai votato") lo ha deluso perché capace "sempre di grandi proteste ma mai di proposte e ogni volta che ha gestito qualcosa ha combinato disastri". E oggi guarda a Veltroni come ad un Blair italiano e al Pd come "l'unico vero atto di coraggio nel nostro sistema politico". Anche per questo si sente lontanissimo dal politico-imprenditore per antonomasia, Silvio Berlusconi, che ha il difetto di essere indiscusso capo della sua parte politica. E oltretutto c'è la questione del conflitto di interessi: "Se capitasse a me lo risolverei già il giorno dopo lasciando tutti gli incarichi nella mia impresa". Nella sua ultima dichiarazione dei redditi ha dichiarato un imponibile di 197 mila euro, si dice d'accordo con la proposta del compenso minimo di mille euro per tutti i contratti: "Pagare una persona meno di quella cifra significa solo crearle difficoltà, ma anche essere imprenditori fuori mercato". L'ex leader di Federmeccanica vede la necessità di spostare tutto sulla contrattazione di secondo livello ("i soldi veri vanno dati in azienda"), riconosce la validità della legge Biagi ("va completata con gli ammortizzatori sociali, ma ha portato benefici a imprese e lavoratori") e dice no all'abolizione dello Statuto dei lavoratori, "che però va rivisto e adeguato ai tempi". Alessandro Sala Incontri digitali Giuliano Ferrara in videochat oggi alle 11,30 Inviate le vostre domande già dalle 9.

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<Il mio Mozart contro il Muro del Medio Oriente> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-27 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE L'evento Il musicista dirigerà un'orchestra mista di giovani israeliani e palestinesi a Gerusalemme: "Impossibile vincere una guerra permanente" "Il mio Mozart contro il Muro del Medio Oriente" Daniel Barenboim: "Avviare un processo di depoliticizzazione del conflitto" A Gerusalemme arriverà domani. In tasca due passaporti, uno israeliano e uno palestinese. Perché Daniel Barenboim, pianista e direttore d'orchestra tra i più celebri al mondo, di casa alla Staatsoper di Berlino e alla Scala di Milano, ha nelle vene sangue ebreo e nel cuore l'amore per la Palestina. "Due popoli legati in modo inestricabile da un unico destino", sostiene il musicista, impegnato in questa sfida dai tempi del saggio scritto con l'intellettuale Edward Said, Paralleli e paradossi (Il Saggiatore). E così domani al Jerusalem International YMCA Barenboim sarà protagonista di un evento fortemente voluto, un "Concerto per due popoli" che si aprirà nel più emblematico dei modi, con il Concerto per due pianoforti e Orchestra di Mozart dove a una tastiera ci sarà l'israeliano Barenboim, all'altra il palestinese Saleem Abboud Ashkar. A suonare con loro un'orchestra speciale, inventata per l'occasione dal direttore sul modello della sua ormai celebre "Divan": 33 giovani strumentisti provenienti da Israele e dalla Palestina chiamati a far musica insieme. Un'orchestra per la pace? "No, un'orchestra contro la paura e l'ignoranza - risponde Barenboim -. Il segno che un'altra via è possibile. Dopo 60 anni di guerra permanente mi pare evidente che la soluzione militare si è rivelata fallimentare. Altri percorsi "Dopo sessant'anni, mi pare evidente che la soluzione militare si è rivelata fallimentare. Anzi, ogni vittoria non ha fatto che indebolire lo Stato ebraico. Anche i negoziati politici non sono approdati a nulla. Bisogna quindi cercare altri percorsi" Anzi, ogni vittoria non ha fatto altro che indebolire Israele. D'altra parte anche i negoziati politici non sono approdati a nulla. Bisogna quindi cercare altri percorsi che non passino né dall'esercito né dai politici. Se si vuole uscire da questo tragico impasse, è arrivato il momento di avviare quello che io chiamo un processo di depoliticizzazione". Cosa intende con questo termine? "Che bisogna spezzare la relazione malsana innescata tra vita e politica e dar spazio ai veri bisogni e ai veri interessi dei cittadini dei due popoli. Coinvolgendoli in progetti comuni, artistici o scientifici che siano. Se i politici hanno eretto muri, noi dobbiamo creare un substrato culturale dove incontrarci e comunicare liberamente". Un'idea magnifica, ma dopo tanti anni di sangue e odio sembra solo un sogno. "Il peggio che può capitare è di cedere al cinismo e al fatalismo. Quando non c'è più posto per la speranza si spalancano le porte a ogni orrore. Bisogna trovare la forza di credere a nuove occasioni d'incontro. Anziché distruggersi a vicenda, cerchiamo di fare qualcosa di bello insieme". Tra pochi giorni lo stato d'Israele festeggerà i suoi 60 anni. Chi salva tra i suoi premier? "Uno solo, Moshe Sharett, il successore di Ben Gurion. L'unico che teneva presente la dignità dei palestinesi. Ma poiché non era un "falco" fu considerato debole e allontanato". Cosa pensa delle polemiche anti Israele al recente Salone del libro di Parigi? "Che Israele dovrà abituarsi. Almeno fino a quando insisterà nella sua mancanza di critica all'interno". Ma insomma, la tanto decantata intelligenza ebraica dov'è finita? "E' un capitale che ormai temo sia stato speso tutto. Se vogliamo tentare di rimetterlo insieme bisogna rimboccarsi le maniche ". Giuseppina Manin Orchestra di pace Daniel Barenboim sul podio di direttore d'orchestra: il Maestro ha messo insieme 33 giovani strumentisti provenienti da Israele e dalla Palestina.

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Bruxelles: energia separata dalle reti (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-03-27 num: - pag: 39 categoria: BREVI Bruxelles: energia separata dalle reti MILANO - La separazione delle reti nel settore dell'energia continua a tenere banco a Bruxelles. Ieri il commissario Ue alla Concorrenza Neelie Kroes ( nella foto) ha nuovamente bocciato la proposta di otto Paesi, capeggiati da Francia e Germania per una separazione "soft" delle reti dalle attività di produzione e generazione di energia: si tratta di una proposta "annacquata", l'opzione della separazione della proprietà resta la preferita dalla commissione Ue, ha ribadito all'europarlamento Kroes. Che già da tempo insiste sulla necessità di separare le reti dai grandi gruppi integrati anche dal punto di vista della proprietà. Secondo Neelie Kroes "un'assoluta priorità deve essere la risoluzione dei conflitti di interesse risultanti dall'integrazione verticale dei colossi dell'energia".

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Massimo Calearo: <Non voglio avere padroni sul collo> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Liberazione" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Forum del Corriere.it con il capolista Pd in Veneto Massimo Calearo: "Non voglio avere padroni sul collo" Gemma Contin Dopo Antonio Di Pietro, Gianfranco Fini, Flavia D'Angeli ed Enrico Boselli, ecco apparire ieri, sul video degli "incontri digitali" del Corriere.it, Massimo Calearo - guest star del giorno - capolista del Pd nel Veneto, imprenditore vicentino, già presidente di Federmeccanica e "falco" di Confindustria, come ben sanno le "tute blu" d'Italia che se lo sono trovato di fronte come controparte fino a non molto tempo fa, nel corso della lotta per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. Eccolo dunque, il sciur parun dale bele braghe bianche , il duro delle ferriere, spiegare al suo concittadino online di Pergine, provincia di Trento, che ingenuamente gli chiede - fatti quattro conti e visto che le promesse elettorali di Walter Veltroni in termini di pronto intervento per l'adeguamento al costo della vita dei salari minimi-pensioni minime-tasse sui redditi da lavoro, eccetera, "cuberanno" circa 20 euro in più al mese - se ritenga, lui, Calearo, che tali 20 euro mensili risolveranno il problema della quarta settimana che tanto avvilisce la vita di gran parte delle famiglie italiane. E lui, Calearo, che si sarebbe fatto svenare piuttosto che mollare sugli aumenti contrattuali, eccolo spiegare prontamente al buon concittadino di Pergine - vien da dire al buon soldato Schweick - ma solo dopo aver premesso che "il Pd è il futuro, rompe gli schemi, ci porta in Europa, come Blair", che, certo, perché quei 20 euro valgano davvero qualcosa, "bisogna intervenire sulla catena distributiva, sull'andamento dei prezzi che sono stati molto penalizzati nel cambio euro-lira, affinché le dinamiche dei salari e delle pensioni vengano riallineate al costo della vita". Ma il buon concittadino non si accontenta, e un minuto dopo un altro vicentino ripropone la questione - come a dire: la lingua batte dove il dente duole - e insiste imperterrito: "Ma lei, dottor Calearo, ritiene che una famiglia possa vivere con mille e cento euro al mese"? E quello, senza una grinza: "Pagare una persona meno di quella cifra significa creargli problemi. E se un imprenditore non è in grado di pagare quella cifra,significa che è lui ad avere problemi". Segue una domanda del solito bacchettone leghista sul federalismo. Ed ecco il nostro - incredibile ma vero - spiegare al lettore online, per il mezzo dell'attonita giornalista, che c'è federalismo e federalismo: c'è il federalismo sociale - non gli viene facile pronunciare la parola "solidale" - quello che ad esempio nel Veneto fa molto affidamento sul volontariato, e c'è il federalismo che si chiude sui cosiddetti localismi, "che è il contrario di quello che vuole il Pd, il quale vuole, appunto, portare l'Italia in Europa". Ora, a parte il fatto che l'Italia sta già in Europa da un pezzo, e a parte che è stata tra i capintesta dei dodici paesi che hanno adottato l'euro qualche annetto fa, questa insistenza sul Pd e su Veltroni che vogliono portare l'Italia in Europa come ha fatto Blair, suona non solo imbarazzante da un punto di vista storico, dato che la Gran Bretagna sta sì nell'Unione Europea, bontà sua, ma col cavolo che fa parte dell'Eurozona e col cavolo che Blair ha mosso un'unghia in questa direzione, ma è anche del tutto anacronistica da un punto di vista politico, dato che Tony Blair è stato sostituito da quasi un anno alla guida del governo inglese dall'attuale premier Gordon Brown, che tra l'altro finora non ha mosso un muscolo per spostare la scarsa propensione dei sudditi di Elisabetta II verso Bruxelles. Si va avanti con alcune battute esilaranti su come qualmente se appena si fosse votato un anno fa, il sciur parun mai e poi mai si sarebbe candidato con il Pd, che era un'altra cosa, mentre invece "adesso sto scoprendo il centrosinistra e un Pd moderno, europeo, diverso da un anno fa". Poi arriva la promessa di far fuori le province, enti inutili, che non contano niente sul territorio, soprattutto nelle aree metropolitane dove ci sono realtà amministrative che riguardano grandi comuni e grandi snodi urbani. E, naturalmente, assieme alle province, di far fuori i dipendenti pubblici "fannulloni", che tanto gravano sulla spesa nazionale, premiando il merito e concentrandosi sui pochi dipendenti della pubblica amministrazione che svolgono davvero e con competenza il loro compito. Nulla sa, il campione veneto di Veltroni, e forse è meglio, sulla riforma Fioroni ("sono un neofita") o sulle coppie di fatto ("meglio non parlarne"). Ma ha le idee chiare sul conflitto di interessi: "Darei la mia azienda in gestione a terzi perché se uno deve governare, deve governare e basta", e su Alitalia: "I suoi problemi sono legati alla sua gestione e a un certo tipo di politica sindacale dove le assunzioni sono state spesso considerate strumento di controllo elettorale". La perla, però, Calearo la infila - inconsapevolmente paradossale o paradossalmente inconsapevole -quando afferma che si è candidato nel Pd e che non avrebbe mai potuto candidarsi nel Pdl "perché non mi riconosco in una destra fatta di fusioni tra partiti in cui una persona comanda. Un imprenditore non può votare per un partito non democratico, gestito da un capo. E io non voglio avere padroni". A chi lo dice, caro Massimo Calearo, ex presidente dell'ala dura del padronato italiano! 27/03/2008.

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Alitalia, aumentano gli esuberi. I sindacati: se è così non firmiamo (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Liberazione" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Berlusconi insiste: "La cordata italiana c'è, senza i miei figli" Alitalia, aumentano gli esuberi. I sindacati: se è così non firmiamo Roberto Farneti Altro che linea più morbida di Air France per venire incontro alle obiezioni dei sindacati. Nella migliore delle ipotesi il numero degli esuberi già previsti nel piano originario, 2.100, dovrebbe rimanere invariato. Nella peggiore, il prezzo che i lavoratori Alitalia sarebbero chiamati a pagare, in termini occupazionali, potrebbe essere addirittura più alto. E a quel punto le aperture annunciate da Jean Cyril Spinetta si rivelerebbero come un clamoroso bluff nell'ambito di una trattativa finta, con l'unico obiettivo di far precipitare la situazione e di mettere con le spalle al muro gli stessi sindacati. A lanciare l'allarme è l'Anpac, forse la sigla più favorevole, sulle prime, all'ingresso della compagnia italiana nel gruppo franco-olandese. Ieri, presso la sede di Alitalia ed alla presenza della delegazione di Air France-Klm guidata dal responsabile delle risorse umane Colin, c'è stata una riunione per l'affinamento dei contenuti della proposta di accordo che stasera verrà inviata ai sindacati. Secondo quanto apprende l'Anpac, nel nuovo documento il numero degli esuberi sarebbe stato ricalcolato in peggio: tra i piloti le eccedenze salirebbero da 500 a "540, pari al 27% dell'intera forza lavoro" mentre per gli assistenti di volo si arriverebbe ad "oltre 900 unità, pari a circa il 16% dell'intera forza lavoro", invece dei 600 inizialmente previsti. Il divario maggiore riguarderebbe gli assistenti di volo: peserebbe, in questo caso, il computo dei lavoratori stagionali che non verrebbero confermati. Immediata la smentita di Air France-Klm: "La proposta di accordo quadro in via di finalizzazione non si discosterà da quanto illustrato ieri (martedì ndr ) nel corso dell'incontro con le organizzazioni sindacali e quindi le indiscrezioni sull'aumento degli esuberi non trovano riscontro", precisano fonti vicine alla compagnia. Ma l'associazione sindacale dei piloti insiste e dice di guardare quindi "con serio pessimismo" alla ripresa del confronto con Spinetta. Se applicati in questa misura, sostiene l'Anpac, gli esuberi "renderebbero Alitalia Fly incapace di assolvere le funzioni di compagnia di bandiera e di soddisfare la necessità di mobilità dei cittadini italiani". Su questi basi, per l'Anpac, il confronto resta "ad esito negativo scontato". Nè è pensabile che gli altri sindacati possano sottostare a un simile ricatto. Il coordinatore nazionale del Sdl, Fabrizio Tomaselli, ricorda i tre punti fondamentali "sui quali abbiamo richiesto e continueremo a richiedere modifiche sostanziali a Spinetta". In primo luogo, "per assicurare uno sviluppo accettabile per il prossimo futuro è necessario un impegno maggiore da parte della proprietà: il taglio di rotte ed aerei - afferma Tomaselli - deve quindi essere ridotto. Ciò produrrebbe inoltre un numero inferiore di esuberi sia tra il personale di volo, sia tra quello di terra. Fondamentale è la flotta di aerei che operano nell'intercontinentale che rappresentano il settore dove è maggiore la redditività". Inoltre, "all'atto dell'acquisizione il perimetro aziendale deve comprendere tutto ciò che oggi è gruppo Alitalia. A valle del percorso di acquisizione il sindacato è disponibile a confrontarsi per rendere più efficienti tutte le attività", conclude il sindacalista. Nel frattempo le sorti della ex compagnia di bandiera continuano a essere al centro della campagna elettorale. Ieri Silvio Berlusconi, candidato premier del Pdl, ha rilanciato l'ipotesi della cordata italiana: "Non è qualcosa di campato in aria - assicura il Cavaliere - ci sono alcuni nomi di imprenditori impegnati su questo fronte che non posso fare per dovere di riservatezza. Fra qualche giorno - promette - questi nomi saranno conosciuti da tutti, perché faranno certamente un'offerta impegnativa". Della lista però non faranno parte i figli di Berlusconi: "Nemmeno per sogno. Adesso dico assolutamente no perché visto che hanno approfittato tirando in ballo addirittura il conflitto di interessi". Berlusconi ha inoltre confermato che "una importante banca assisterà la cordata italiana". Guglielmo Epifani scuote la testa: "Non possiamo aspettare mitiche cordate", taglia corto il leader della Cgil, per il quale, se ci sono aperture da parte di Air France-Klm, bisogna "andare avanti nel confronto". Epifani lancia quindi un messaggio alla politica: "Sarebbe bene, finché c'è una trattativa delicata, che le forze politiche non interferissero". Un chiaro stop alle strumentalizzazioni di Berlusconi. Della privatizzazione di Alitalia, fin qui gestita in esclusiva dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa e dal presidente del consiglio Romano Prodi, torna invece a occuparsi il Parlamento. Ieri la conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha deciso l'audizione di Padoa Schioppa per mercoledì prossimo. Secondo il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, il ruolo che può giocare il Parlamento a questo punto della vicenda Alitalia è "assolutamente" rilevante. 27/03/2008.

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Duello pre-elettorale a distanza e non "Porta a porta" fra Pd e Pdl (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Liberazione" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Frida Nacinovich A parole non vedono l'ora di trovarsi faccia a faccia, come in un duello western. Nei fatti Silvio Berlusconi e Walter Veltroni continuano a non incontrarsi. Le ultime notizie raccontano che il Cavaliere questa sera non sarà gradito ospite del salotto di Bruno Vespa. Paolo Bonaiuti annuncia l'annullamento della puntata. Il tono è indignato, consono alla campagna elettorale in corso. Quelli di "Porta a porta" diffondono una nota per spiegare che lo show è saltato per rispettare le norme sulla par condicio. Veltroni infatti ha comunicato di essere pronto a cancellare i suoi impegni elettorali solo per un faccia a faccia con il leader del Pdl. Confronto che, però, ad oggi non è stato fissato. "Io sono in grado di stracciare qualunque avversario. Nella mia vita ho fatto tutto ciò che gli altri non hanno fatto. Io sono un uomo di fatti gli altri sono uomini di parole", dice Berlusconi. Sempre più in alto, come Mike Bongiorno sulle vette alpine nella pubblicità di una nota marca di grappa. Veltroni non è da meno: "Si faccia il confronto dove vuole, quando vuole, come vuole. Noi siamo pronti, vuole farlo sulle sue reti? Vado a farlo sulle sue reti. Ma non scappi". Magari non si incontreranno mai i leader di Pdl e Pd. Però si parlano a distanza, se ne dicono di tutti i colori. Tutto quanto fa spettacolo. Avanti il duello a colpi di dichiarazioni e controdichiarazioni, con le agenzie di stampa impegnate in una continua spola "diplomatica". Per il candidato premier del Pd "ogni giorno il divario si accorcia". Secondo un sondaggio "Ipr Marketing per Repubblica" al Senato il Popolo delle libertà non supererebbe i 160 seggi, contro i 155 che toccherebbero alle opposizioni. Pronta la replica di Berlusconi: "Questa è la versione di Veltroni, cioè esattamente il contrario della verità. Veltroni dice tre bugie ogni due parole: è la vecchia ricetta stalinista. Per esempio, Veltroni dice che noi siamo preoccupati al Senato. Non è vero, perché a Palazzo Madama avremo più di trenta senatori di maggioranza". Quanto all'avversario, Berlusconi lo paragona a quei "vecchi comunisti riciclati che ricordano quei negozi che falliscono e poi mettono fuori il cartello: "Nuova gestione"". Fuochi d'artificio. Dalla Sicilia - nuova tappa del tour di Veltroni - il segretario del Pd spiega che "se proprio gli va di lusso, al Senato avranno una maggioranza di tre o quattro seggi. Ma non gli andrà di lusso". Uno chiama l'altro risponde, uno chiama l'altro risponde. E i media focalizzano la loro attenzione sullo scontro Pd-Pdl. Come se il bipartitismo fosse già realizzato. Non è così? Basta crederlo. E sia Veltroni che Berlusconi ci credono, ci sperano, ci puntano. Il Cavaliere ha già ripreso a dare del comunista a Veltroni, Veltroni ha già ripreso a parlare del conflitto d'interessi di Berlusconi. Ma non dovevano essere le due novità del panorama politico italiano? Ma non doveva essere una campagna elettorale basata sul riconoscimento reciproco? Sembra che niente sia cambiato rispetto allo scontro frontale Casa delle libertà-Unione del 2006. Con la piccola ma non trascurabile differenza che questa volta ci sono altri candidati premier. A sinistra, al centro e anche a destra. Ospiti indesiderati, almeno secondo le regolo dello show mediatico messo in piedi in vista delle elezioni del 13 aprile. 27/03/2008.

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<Governo da dimenticare ma votiamo la Sinistra> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Liberazione" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

"Governo da dimenticare ma votiamo la Sinistra" Laura Eduati Il Partito democratico chiama al voto utile, e molti elettori di sinistra potrebbero essere tentati di scegliere Veltroni per scongiurare la vittoria di Berlusconi. Come la vede? Sono molto perplesso. Innanzitutto sono in disaccordo con l'impianto del Pd. Quello di Veltroni è certamente un atto coraggioso, un rischio straordinario, ma lo trovo una forma brutale di cancellare l'elettorato di sinistra, un calcolo per eliminare la Sinistra l'Arcobaleno, insomma, come si dice in gergo "o merda o berretta rossa". O me o il nulla. Pensa che molta gente di sinistra finirà per votare il Pd? Non dico questo. Dico che Veltroni brucia una parte dell'elettorato. Ma la gente non è disposta a tollerare questo aut aut e sono soprattutto i giovani ad arrabbiarsi di fronte a questo ricatto morale, ne incontro tutti i giorni e mi dicono che non andranno a votare sperando che il Pd vada a morire ammazzato. Io consiglio loro di non accettare il ricatto e di andare a votare dimostrando che ogni voto è utile perché crea coscienza. In questo modo si dimostra che contiamo. Che siamo gli inutili ma che ci siamo. Insomma, andrà a votare. Sì, e anche Franca. Voterò la Sinistra l'Arcobaleno, per forza. Il problema è che ho un sacco di critiche da fare a questa sinistra. Prego. Ma le ho descritte tante volte, queste critiche! Il fatto, per esempio, di essere rimasti al governo pur di salvare tutto. Si è lasciato correre il problema dei porti e delle basi americane. In secondo luogo, non si è combattuto sul conflitto di interessi che ad alcuni sembrerà superfluo ed invece è importantissimo. E poi le leggi non fatte, il problema del lavoro minorile, la salute della Terra e dell'uomo, l'inquinamento da petrolio...Di qui a qualche tempo ci troveremo col culo per terra con un vuoto di possibilità, esiste il problema dell'energia, della cultura, le scuole...Insomma si è messa in pratica la filosofia del tirare a campa' . Lei manifesta una profondissima disillusione. Non c'è modo di uscirne? Ma certo che c'è disillusione! Lo sento dire da tutti. Oggi la sinistra sta pagando tutto. Non crede che, al di là dei limiti di questa sinistra, l'esperienza al governo sia stata molto difficile anche per i sabotaggi delle forze centriste? Si può dire che ci fosse poco margine di manovra, no? Il margine di manovra lo trovi! Franca era lì in Senato come una pazza, si è trovata da sola a ingoiare rospi...Non c'è stata una azione della sinistra, non c'è stato il coinvolgimento della gente, non puoi stare al governo e poi non ascoltare i bisogni delle persone. Non sono mai stati ascoltati? Beh, per esempio è stata lasciata cadere la grande manifestazione contro la base Dal Molin. Cosa bisognava fare? Dare le dimissioni. Dire: "Basta, non ci sto più". Non permettere che si vada a morire in questo deliquio per poi permettere a Mastella di darti una coltellata lasciandogli il campo libero. La sinistra ha pagato il mugugno e magari fossimo riusciti a disturbare il manovratore... Il 13 aprile tornerà molto probabilmente Berlusconi. Cosa pensa succederà? Guardi, io sto attento a quello che mi sta intorno, l'altro giorno durante un viaggio in treno decine di persone sono venute a chiedermi un vaticinio ma io non sono un mago. Eppure mi spaventa la quantità di gente che mi ferma per strada per parlarmi del voto del 13 aprile. Sono soprattutto giovani. Delusi? Disperati. Sì, stando ai sondaggi tornerà Berlusconi e per contrastarlo Veltroni ha cercato, in due mesi, di buttare all'aria l'intera frittata. Ha tentato di fare quello che noi chiamiamo coup de théatre giusto per épater les bourgeois . Non ricorda gli impegni presi, non parla mai della situazione del pianeta, del riscaldamento atmosferico. Oggi si è staccato un pezzo di calotta antartica grande sette volte Manhattan...Ma questo non mette paura? Proviamo a cambiare un po' argomento. Le piace Zapatero? Magari ci fosse in Italia! E' inutile che Veltroni tenti di rifarsi a questo personaggio. Zapatero ha vinto con la chiarezza, con l'impegno, ha promesso una cosa e l'ha mantenuta. Ha detto che sarebbe andato via dall'Iraq e se ne è andato in un batter d'occhio, si è opposto agli intrighi della Chiesa. Se ha triturato un pezzo di sinistra è perché molti elettori di sinistra hanno preferito le sue garanzie. Lei dipinge un quadro apocalittico. Non c'è davvero nulla che la convince? Io parlo delle cose che conosco bene e cioè del teatro, della cultura. Da Gramsci in poi si è detto che un popolo senza cultura della creatività, della conoscenza e della coscienza è un popolo riempito di gomma. E' sempre colpa della politica? E' sempre colpa della politica. La sinistra ha massacrato l'attenzione alla cultura. Se si reputano superflue la cultura, il sapere, l'arte e la fantasia e si mette in primo piano il problema della sicurezza, allora si dimentica la sicurezza sul lavoro, sulle strade, nelle città. La sicurezza, quella vera, è un fatto culturale. In Inghilterra, per fare un esempio, le macchine si fermano prima delle strisce pedonali perché sono educati in questo modo a rispettare gli altri. E poi mi girano le scatole perché poco prima che scadesse la legislatura il Parlamento si è preoccupato di aumentarelo stipendio agli onorevoli, e questo ci fa capire che razza di attenzione per la gente i politici abbiano. Ecco perché Franca se ne è andata di corsa dal Senato e non ci metterà più piede. Cultura e sicurezza sul lavoro sono due temi fondamentali per la Sinistra l'Arcobaleno. Non rischiamo di fare di tutta l'erba un fascio? Per quello che posso dire, a Milano la situazione è orribile. Ho lavorato ad un progetto per ridurre la follia del traffico milanese, ho chiamato i politici di tutti i partiti per proporre delle soluzioni, ma la cosa incredibile è che nessuno ha raccolto il nostro impegno a livello programmatico. E quando dico nessuno, intendo proprio nessuno. 27/03/2008.

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Studenti e ricercatori ci mostrano il senso della nostra politica (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Liberazione" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Fabio de Nardis Sono settimane che giriamo l'Italia come trottole per iniziative legate alla campagna elettorale. Studenti, ricercatori precari, docenti. Stiamo cercando di dialogare con tutte le componenti del mondo dell'Università e della ricerca per discutere il nostro programma. Le campagne elettorali potranno pure appassionare qualcuno, noi non le amiamo. La discussione rischia di impoverirsi piegata a interessi di marketing politico. Non chiediamo semplicemente il voto ma piuttosto di costruire reti di mobilitazione che coinvolgano tutte e tutti a prescindere dalla sensibilità politica. Recentemente ho partecipato a una discussione con i ricercatori che si riconoscono nel network della Rete Nazionale dei Ricercatori Precari. Ho chiesto loro di essere schietti, aggressivi. E così è stato. Hanno cercato risposte concrete attaccandoci sovente per quello che avremmo potuto fare in due anni di legislatura. Il dibattito è stato intenso e costruttivo. Nel Forum aperto abbiamo ricevuto centinaia di commenti, perlopiù da parte di precari incazzati. Alcuni hanno cercato di avere maggiori informazioni sul merito dei provvedimenti o di alcune proposte, altri hanno mostrato apprezzamento per il nostro operato e le nostre idee, altri si sono limitati ad attaccare. Ma alla fine ciò che è emerso è disincanto, rabbia, delusione. E come dar loro torto. Per molti rappresentavo il capro espiatorio per dare sfogo a una rabbia sociale indotta da una politica spesso inconcludente. Per altri ero il nemico semplicemente perché docente strutturato e non precario. Allora giù attacchi pesanti sulle raccomandazioni, sui canali privilegiati di accesso ai concorsi, sul nepotismo, e così via. Attacchi comprensibili per chi si sente escluso dall'insopportabile torre d'avorio che è diventata l'Università italiana. Altri mi hanno criticato in quanto "dirigente politico". Strana parola, così lontana dalla nostra idea di politica e di cittadinanza. Quanto al modo con cui si diventa professori o ricercatori in Italia, lo conosciamo tutti. Non ne andiamo fieri. Per questo però non sono sufficienti leggi e provvedimenti formali, ma occorre portare avanti una grande battaglia di egemonia culturale e di civiltà. Al momento per vincere un posto occorre essere inseriti in cordate che controllano un sistema di reclutamento di fatto cooptativo. Mi chiedo quanti di quei precari che oggi si sentono vittime di un sopruso si sarebbero tirati indietro se in sede concorsuale fossero stati loro i "prescelti". Qui sta il punto. Il vero problema oggi è quello di portare avanti una battaglia politica che veda coinvolti tutti i ricercatori, i dottorandi e gli assegnasti mobilitati non per quella che sovente si configura come una sorta di invidia di classe, ma perché si crede veramente nella possibilità di costruire una università diversa. Non è sufficiente criticare chi, pur nei limiti, decide di buttarsi nella mischia cercando di incidere su processi e asimmetrie di potere che a volte sembrano impermeabili alle istanze sociali. Dove erano tutti questi giovani incazzati quando si chiedeva loro di mobilitarsi durante le discussioni per le due passate leggi finanziarie? Forse stavano all'Università a fare esami per paura di essere additati dal barone di turno a cui offrono dedizione e servitù nella speranza di una futura "cooptazione" concorsuale. La politica non si delega in attesa che qualcuno ci risolva i problemi. Ognuno dovrebbe mettersi in gioco e fare la sua parte. È con questo spirito conflittuale e partecipativo che il prossimo 3 aprile, a Roma, presso la Sala delle Carte Geografiche, a via Napoli, abbiamo promosso una iniziativa incentrata sulla questione degli studenti e dei ricercatori precari. I rappresentati dell'Udu, della Rete Precari, dell'Associazione Dottorandi, incontreranno i responsabili di settore della Sinistra, l'Arcobaleno. Ci descriveranno le loro proposte. Ci racconteranno la condizione corrosiva della precarietà che uccide la possibilità di studiare e fare ricerca con serenità. E noi ci impegneremo a costruire progetti di riforma con loro, da tradurre immediatamente in disegni di legge e in conflitto e mobilitazione. Il prossimo autunno non è poi così lontano. *Dip. Università e Ricerca Prc-Se 27/03/2008.

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Alitalia, l'affondo del Cavaliere (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Tempo, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stampa La vendita Il leader del Pdl rilancia: "Dopo l'analisi dei conti arriverà un'offerta precisa e impegnativa" Dietrofront sull'ingresso dei figli. "Ora lo vieterei, la sinistra ha strumentalizzato l'iniziativa" Alitalia, l'affondo del Cavaliere Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it Berlusconi insiste sulla cordata italiana per Alitalia. E annuncia che a breve si conosceranno i nomi degli imprenditori pronti a investire nel rilancio della compagnia. "La cordata italiana non è qualcosa di campato in aria - ha detto il Cavaliere - ci sono alcuni imprenditori impegnati su questo fronte di cui non posso fare i nomi per dovere di riservatezza. Fra qualche giorno saranno conosciuti da tutti, perché faranno certamente un'offerta impegnativa". Una cosa è certa: a sostegno della cordata "ci sarà una banca importante". Insomma il leader del Pdl assicura che le sue parole non sono promesse elettorali. Anzi, all'orizzonte ci sarebbe una proposta concreta che potrà essere formulata, però, solo dopo che gli imprenditori interessati abbiano avuto la possibilità di effettuare la due diligence, cioè l'analisi dei conti di Alitalia. "Chiederanno di avere tre o quattro settimane, Air France ha avuto sei mesi per conoscere la situazione reale". Dietrofront, invece, sull'ipotesi di ingresso dei figli Pier Silvio e Marina nella cordata. "Hanno approfittato tirando in ballo addirittura il conflitto di interesse - afferma Berlusconi - A questo punto vieterei ai miei figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che ha fatto la sinistra". Oggi invece si conoscerà la nuova proposta di Air France-Klm per rilevare la quota del Tesoro (49,9%). "Non ho elementi per valutare la controproposta di Air France in profondità - ha aggiunto il Cavaliere - però registro di aver ottenuto dei successi. Dopo il mio appello agli imprenditori italiani a tirare fuori l'orgoglio, Air France ha cambiato posizione sul mantenimento dei colori e della compagnia di bandiera". Berlusconi ha parlato a margine di un incontro con i giovani di Forza Italia, dove ha spiegato che sulla vicenda Alitalia "c'è una novità", perché "siamo passati da condizioni che abbiamo definito inaccettabili e irricevibili, ad oggi che Air France si dichiara disponibile a una nuova trattativa". Il candidato premier del Pdl ha ribadito comunque che "la soluzione migliore sia quella di una cordata di nostri imprenditori che mantengano italiana la compagnia di bandiera". Le parole di Berlusconi e i nuovi scenari su Alitalia mettono le ali al titolo della compagnia. Fra una sospensione e l'altra per eccesso di rialzo Alitalia ha chiuso in Borsa con un balzo superiore al 26% a 0,57 euro. A spingere gli acquisti, sia l'ipotesi che una nuova cordata possa manifestarsi spiazzando l'offerta di Parigi, sia la possibilità che Air France-Klm riveda l'offerta di pubblico scambio rendendola più conveniente per gli azionisti di Alitalia. Il gruppo transalpino, infatti, ha offerto circa 10 centesimi per ogni azione della Magliana mentre per Piazza Affari il valore oscilla sopra ai 55 centesimi. Jean Cyril Spinetta offre un'azione Air France per 160 azioni di Alitalia, il concambio del mercato quintuplica il valore della Magliana.

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Gasperini: "ora arriviamo a 51 punti" - gessi adamoli (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina XXI - Genova Gasperini: "Ora arriviamo a 51 punti" Il tecnico del Genoa: "Borriello e Figueroa? Difficile farli giocare insieme" "I complimenti ricevuti da Milanetto a Palermo i più belli della carriera" Un futuro in Europa? Quasi impossibile, ma ci proveremo anche l'anno prossimo Fabrizio Preziosi? Meglio lui di altri dirigenti, almeno non ha conflitti di interesse Non ho mai voluto sminuire il lavoro della società. Però, non accetto più discussioni sul modulo GESSI ADAMOLI Dopo aver invocato chiarezza e corso invece il rischio di essere frainteso, Gasperini ha spiegato il senso delle sue recenti esternazioni in quasi 40 minuti di conferenza stampa. Non è una marcia indietro, solo una puntualizzazione. Resta il concetto forte: "La squadra ha camminato ad una marcia in più rispetto alla società". Però con una nota in calce: "Voleva semplicemente essere un complimento per questo straordinario gruppo di calciatori. Hanno fatto un'impresa, sono stati eccezionali. Ma certamente va anche dato atto al presidente Preziosi di averci messo nelle condizioni di lavorare al meglio". è orgoglioso del gruppo che è riuscito a plasmare. "E - confessa - quello che ha dichiarato Milanetto a Palermo è il complimento più bello che ho ricevuto nella mia carriera di tecnico. Non può che far piacere sentire un proprio calciatore dire che è un quasi un divertimento andare in campo e giocare perché ormai tutto riesce così facile. Però, senza la disponibilità da parte della squadra, sarebbe stato impensabile riuscire a perfezionare certi meccanismi di gioco". Ecco perché ha preteso che i giocatori che non lo seguivano venissero ceduti. "Reputo fondamentale - spiega - l'aspetto comportamentale. Non è vero che pretenda di avere tutti soldatini, però so quanto sia importante avere uno spogliatoio solido. Questo ci ha permesso di superare momenti difficili, solo una squadra che ha determinati valori morali riesce infatti a riprendersi immediatamente dal contraccolpo di un derby perso a due minuti dalla fine oppure a gennaio non si fa travolgere dall'impazzare delle voci di mercato". Assicura che c'è una base di partenza importante su cui lavorare. "Però non sta a me porre gli obiettivi. Quello è un compito del presidente, posso solo dire che più ambiziosi sono e più io sono contento. è importante, però, che in società ci sia chiarezza. Capisco che il presidente, che ha tanti impegni importanti, non possa essere sempre presente, e allora va benissimo come punto di riferimento Fabrizio Preziosi. Insieme si può fare un ottimo lavoro: è giovane e con i giovani io sono sempre stato in grande sintonia, molto posato. E soprattutto non ha conflitti di interesse...". è un'autentica bordata verso gli ultimi due manager della gestione Preziosi che Gasperini lancia con l'abituale tranquillità. Come, senza scomporsi minimamente, annuncia che non accetterà più lo stillicidio che riguarda la scelta del modulo di gioco: "Un tormentone che alla lunga è anche diventato stucchevole. Questo è il mio modo di giocare, non è un vezzo perché mi sembra dia anche soddisfazioni e risultati. Ed è partendo dal dato inconfutabile che questo è il nostro modo di giocare, dobbiamo lavorare per cercare di costruire una squadra ancora più forte. Senza dimenticare però che il Genoa ha saputo proporsi con tante facce diverse e dunque tutto questo integralismo io non lo vedo". Nel 3-4-3 dunque rischia di esserci posto solo per uno tra Borriello e Figueroa. "Farli giocare insieme significa snaturare il Genoa e dargli un'altra identità, ma allora non sarei l'allenatore più indicato per impostare questo nuovo assetto. Io ho il mio gioco ed è su questo che voglio lavorare per crescere". Intanto fissa l'obiettivo per questo finale di stagione: "Ne ho parlato con i ragazzi, sarebbe importante fare un punto in più in questo girone di ritorno rispetto all'andata: 26 contro 25. Vogliamo finire alla grande un campionato straordinario e credo allora che il traguardo dei 51 punti sia alla nostra portata. Un futuro in Europa? Quasi impossibile in questa stagione e comunque anche molto difficile per la prossima. Teniamo infatti anche conto di Napoli, Palermo, Lazio e Torino: società ambiziosi e potenti dal punto di vista economico".

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Affari in piazza - ettore livini (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Economia AFFARI IN PIAZZA UN VOTO PER MEDIASET ETTORE LIVINI Le cose, viste da lontano, sono spesso più chiare. Soprattutto in Italia, dove le chiacchiere fanno premio sui fatti, e a maggior ragione sotto elezioni. L'ultimo rapporto di Jp Morgan-Cazenove su Mediaset, ad esempio, è una sintetica e spietata fotografia del conflitto d'interessi tuttora imperante non solo in tv ma anche a Piazza Affari. Agli analisti inglesi bastano otto folgoranti righette per spiegare ai loro clienti l'inestricabile anomalia italiana: "Silvio Berlusconi è il favorito delle elezioni e controlla il 36% di Mediaset. L'ultima volta che è stato al potere il suo partito ha approvato la legge Gasparri che ha favorito Mediaset. La società quindi dovrebbe beneficare del cambio di esecutivo e questo basta a bilanciare i rischi per i suoi conti derivati dal rallentamento della pubblicità". Forse anche ad Alitalia ? tutto sommato ? conviene davvero volare nell'orbita Fininvest.

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RATP SMENTISCE di essere in trattativa con Lazzi, ma conferma il suo interesse pe (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Nazione, La (Nazionale)" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

R Ataf. "Nel caso in cui ci fosse una gara per vendere quote Ataf - spiega infatti Bruno Lombardi, il numero uno di Ratp in Italia - saremmo sicuramente interessati a partecipare e faremmo di tutto per vincerla". Come d'altra parte accadrà presto a Modena, con la gara, che uscirà entro giugno, con la quale sarà ceduta ai privati una quota di minoranza di Atcm, l'azienda di trasporto pubblico locale, e alla quale Ratp parteciperà. In ogni caso, nonostante Ratp sia socio di maggioranza, al 51%, di Gest e nonostante abbia già fatto il suo ingresso in Li-nea, al 33%, attraverso Autolinee Toscane spa, di cui è proprietaria, ai sindacati i francesi non fanno paura. "A chi vengano vendute le quote, non importa, è una questione politica. L'importante - ha sottolineato il segretario provinciale Filt-Cgil Andrea Viciani - è che si arrivi ad un'azienda unica". E non tre, ovvero Ataf, Li-nea e Gest. D'accordo anche il segretario provinciale della Cisl Riccardo Cerza, che auspica "un'azienda unica, senza debiti, che possa reggere sul mercato e che gestisca non solo il tpl sulla provincia, ma che si estenda all'intera area metropolitana". Anche la Rappresentanza Sindacale Unitaria non è pregiudizialmente contraria ad un'azienda unica di trasporto, che porti a razionalizzare i costi e a ridurre così anche il numero di generosi stipendi che vanno ai vari presidenti, direttori e consiglieri di amministrazione. La Rsu, però, chiede garanzie perché la nuova azienda di trasporto pubblico fiorentina resti a maggioranza pubblica. Tra bilanci in rosso, flessione nei ricavi e aspri conflitti sindacali, ora come ora, però, Ataf non è un'azienda appetibile ai privati. Bruno Lombardi, il rappresentante in Italia di Ratp, consiglia: "E' sulla base di un progetto condiviso, di un'ipotesi di sviluppo che un'azienda dovrebbe cercare soci. E questo non mi pare il momento adatto. Quando la dirigenza Ataf avrà pronto il progetto, allora sarà il momento di cercare soci". Mo.Pi. - -->.

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Servizi sociali: bagarre in Consiglio (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Provincia di Sassari Pagina 7052 Sorso. Botta e risposta su un presunto conflitto di interessi Servizi sociali: bagarre in Consiglio Sorso.. Botta e risposta su un presunto conflitto di interessi --> Niente conflitto di interessi a Sorso nella gestione dei servizi sociali. Nel prossimo consiglio comunale si discuterà di una mozione presentata da Gavino Spanu, ex assessore del Pd al quale oltre un anno fa il sindaco Antonio Spano aveva ritirato la delega di assessore per alcune polemiche sulla gestione del servizio. La stessa delega è rimasta in mano al sindaco, mentre la gestione dell'assessorato è stata affidata al presidente della commissione affari sociali Antonello Spano, responsabile inoltre dell'associazione Papa Giovanni XXIII e della cooperativa sociale San Damiano che si occupa di realizzare progetti formativi per disabili. Secondo l'ex assessore la figura di Spano risulta in conflitto di interessi con la carica affidatagli ed inoltre il sindaco non rispetterebbe il regolamento comunale in quanto affiderebbe a consiglieri mansioni che sarebbero di sua competenza. La risposta del segretario comunale Nino Spanu non si è fatta attendere: "non sussiste il conflitto di interessi ai servizi sociali". Per Antonello Spano "L'associazione Papa Giovanni XXIII non ha rapporti economici con il comune di Sorso, e la cooperativa San Damiano gestisce 4 progetti legati alla legge sull'handicap finanziati dalla Regione". P. P.

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<Da soli si può>. E senza sinistra (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Al voto "Da soli si può". E senza sinistra Intervista a Walter Veltroni. Sul pullman del leader Pd, tra Palermo e Agrigento. Convinto di poter vincere le elezioni, il sindaco d'Italia spiega come prende corpo il Partito democratico. E cosa lo divida dalla Sinistra-Arcobaleno Ognuno deve proseguire sulla sua strada. Anche in caso di sconfitta nessun accordo d'opposizione con Bertinotti Gabriele Polo Ha ripetuto "si può fare" per 71 volte in 71 piazze, cantato altrettanti inni di Mameli e poi ascoltando "Mi fido di te" di Jovanotti, stretto migliaia di mani. E continuerà così, fino a quota 110. Per nulla turbato dai sondaggi che continuano a darlo "sotto". Anzi convinto di poter risalire la corrente fino a palazzo Chigi. Per poi fare cosa? "Nulla di straordinario", "nessuna rivoluzione", come ripete efficacemente Anna Finocchiaro che lo accompagna nei comizi siciliani. Ma anche qualcosa di non ordinario, perché Walter Veltroni sta rivoluzionando il quadro politico, sta costruendo un partito - "leggero" quanto si vuole - in campagna elettorale. E ciò che impressiona è il copione che si ripete identico in ogni piazza, con la forza dell'allegro tormentone: non tanto nelle parole, ma nei gesti di chi accorre e ascolta, invocando il suo nome, agitando l'obamiano "si può fare" in perfetta sincronia, come un sol uomo, senza bisogno di una regia. E' questa la sua forza, quella che lo convince della rimonta possibile. Saliamo sul pullman dopo la tappa palermitana, verso quella agrigentina. Sicilia profonda e cuffariana, la più difficile. Setto/otto persone - leader compreso - sempre insieme, che in un clima da gita scolastica (manca solo la chitarra) raccordano l'una all'altra le tappe del lungo tour. Sui finestrini la filosofia da non dimeticare ("lasciare l'odio, scegliere la speranza", "lasciare la paura, scegliere il nuovo"), attraverso i computer il monitoraggio delle cronache della tappa precedente ("Quel titolo non va bene.. questa dichiarazione va precisata"), ai telefonini il programma dei minuti successivi ("La piazza è piena, ha smesso di piovere... Sì, apre una ragazza... con una ragazza viene meglio"). La "rivoluzione pragamatica" del Pd è in marcia, l'effetto-immagine sembra funzionare, il nuovo soggetto s'incarna piazza dopo piazza e il futuro sorride ai viaggiatori. Per il risultato elettorale si vedrà, quello dipende da quanto consenso riusciranno ancora a strappare all'innominato sempre presente, al "principale esponente dello schieramento a noi avverso". Berlusconi, ancora lui. Veltroni lo esorcizza. Ma non lo nomini mai? Mai, da quando mi sono candidato alla leadership del Pd, non l'ho mai nominato. E non lo nomino perché voglio dare la sensazione che noi abbiamo superato quel tempo della storia, che siamo in un'altra fase, non più ispirata al voto "contro" ma al voto "per". Una scelta comunicativa. Come dire "non ci misuriamo con lui"... Ci misuriamo soprattutto con noi stessi e con il paese. Poi elettoralmente con "il principale sponente dello schieramento a noi avverso".. Con un inedito partito-contenitore che ha l'ambizione di temere assieme soggetti anche conflittuali tra loro. Possibile? Certo. E' l'idea tipica delle grandi forze riformiste, dai laburisti inglesi ai socialdemocratici tedeschi ai democratici americani, che fanno convivere la dimensione del conflitto con quella dell'interesse generale del paese. La storia dei grandi partiti riformisti è questa: ogni volta che queste forze si sono presentate come la rappresentanza di una serie di minoranze, hanno perso anche se avevano "ragione": l'ambizione è tenere insieme coerenze di valori con la capacità di muovere maggioranze nel paese. Così il riformismo diventa realtà e vince. Pensa a Obama. Obama mobilita, chiede alla sua gente di agire attivamente. Vedi quest'energia nel paese depresso e fermo di cui parla il Censis? Ho fatto 71 manifestazioni, anche nei posti più difficili e non ho mai visto così tanta gente muoversi. I teatri e i palasport non sono bastati, erano stracolmi. C'è un cambio generazionale interessante, pieno di ragazzi tra i 14 e i 20 anni. Questo in uno schema tradizionale della politica è inedito, strano: nel momento in cui noi chiudiamo con la sinistra radicale spuntano fuori i giovani, la partecipazione entusiasta e convinta dei giovani, soprattutto sull'autonomia della nostra scelta, lì raccolgo più consenso. Qualcosa vorrà dire. Magari cercano rassicurazione in un paese un po' allo sbando e duro da vivere. In sintesi proponi una ricetta semplice e nemmeno inedita: più pil, stato più semplificato... E più giustizia sociale. Noi abbiamo affrontato un tema come la precarietà con una proposta radicale. Come ho preso quella posizione su Bolzaneto perché è del tutto fisiologica per il Pd... Facendo passare sette giorni dalle richieste del pm per prenderla... No, ho semplicemente ribadito quel che avevo già scritto pubblicamente al sindaco di Genova, Marta Vincenzi. Era la prosecuzione di un discorso. Il nostro è un partito nuovo che, come tale, applica schemi nuovi, più ampi, nei quali riformismo, pragmatismo e radicalità possono e devono coesistere. Per essere chiari, ci sono delle cose - penso ad esempio ai diritti - su cui sarò magari più radicale di una sinistra radicale, che qualche problema di prudenza la deve avere. Per me la coesistenza di crescita, e lotta alla povertà e sussidiarietà dello stato è essenziale ed è la formula vincente del riformismo nelle sue esperienze più alte. La lotta di classe consegnata al passato. Il ministro Fioroni ha dichiarato che il modello del Pd è preso dall'interclassismo della vecchia Dc. E' così? No, il ragionamento è più strutturale. Come è composta la società italiana: divisa in padroni e operai? O non è fatta di milioni di persone gran parte delle quali ex operai diventati imprenditori che ora lavorano comunemente con i loro attuali dipendenti. E chi conosce la realtà, non l'ideologia, sa che il rapporto che c'è tra datori di lavoro e lavoratori nelle piccole imprese è un rapporto tra fratelli, una comunanza di destini assoluta, anche nelle condizioni materiali, spesso persino nel reddito. Per questo la crescita del pil può andare di pari passo con il miglioramento dei diritti delle persone e della loro condizione. Nelle liste del Pd ci sono i Calearo, i Colaninno e molti sindacalisti. Culture diverse e interessi che dovrebbero essere contrapposti. In caso di conflitto nel mondo del lavoro con chi si schiera il Pd? Ma questi conflitti di punti di vista ci sono in tutti i grandi partiti riformisti occidentali, perché tra Jesse Jackson e Hillary Clinton c'è la stessa posizione? No. Ed è così anche nella sinistra italiana: forse che tra Pecoraro Scanio e Cesare Salvi - per fare due nomi a caso - c'è identità totale? E allora perché quella parte di sinistra non sta dentro il Pd, a fare la sua ala sinistra? Forse perché la cultura del Pd non è di sinistra, non è alternativa al liberismo? C'è una ragione istituzionale, perché non essendo il nostro un sistema bipartitico non c'è una simile costrizione. Ma a monte c'è una scelta ideologica, di cui l'episodio più grave è stata la posizione presa sul pacchetto-welfare, del tutto astratta, del tutto interna a una concezione minoritaria, che ha creato un'imbarazzante perdita di contatto con la grande parte della società, soprattutto di quella parte dinamica di giovani che vuole il cambiamento, non la conservazione dell'esistente. E' chiaro che non potevate più stare assieme, c'è stata separazione consensuale. Ma è ipotizzabile una futura alleanza con questa sinistra nella prossima legislatura. Sia nel caso di vittoria che di sconfitta: se si crea una situazione di stallo con un "pareggio" al senato, ti allei con Bertinotti o con Casini? Il pareggio al senato apre una situazione di ingovernabilità che nessuna alleanza può risolvere. Ma io non mi pongo il problema, il mio unico obiettivo è vincere e dare al paese un governo saldo e riformista Nel caso di sconfitta, con la sinistra arcobaleno c'è possibilità di accordo comune all'opposizione? No, io credo che ognuno deve fare l'opposizione sulla base del proprio programma e il nostro è diverso dal loro: dopodiché ci saranno temi sui quali potremo lavorare comunemente. Ma l'idea che lo stare insieme sia il fine non è più praticabile e lo dico nell'interesse reciproco, perché la sinistra radicale viveva una sofferenza indicibile dentro l'ultimo governo. Quando poi sento evocare la "lotta di classe", mi sento di chiedere: "Scusa tu vuoi far la lotta di classe ma com'è che avevi Mastella ministro della giustizia? Come facevi la lotta di classe con Mastella?" E, poi, in una società che è così tanto cambiata, come si fa a riprodurre quegli schemi?In questo modo anche le proposte di programma rischiano di essere un po' vaghe e poco credibili.. Magari sarà che vedete due società diverse... Ma tornando ai rapporti - futuri - con "il principale esponente dello schieramento avverso", lo stallo al senato è possibile. Hai più volte parlato di riforme fatte insieme. Fino a che punto arriva questo insieme? Il mio schema è tipico delle democrazie anglosassoni: chi vince governa, anche con un seggio in più. Quindi nessun governo di larghe intese. Per le riforme è diverso.Con qualunque maggioranza si vinca, le riforme si fanno insieme. E le riforme da fare sono quelle su cui già c'è largo accordo tra le forze politiche: una sola camera, meno deputati... Ma sulla legge elettorale insisti sul modello francese? Per me è il migliore: collegio uninominale con primarie obbligatorie. Torniamo al "rapporto" con la sinistra radicale. Alle amministrative invece marciate assieme. Bertinotti spiega che gli enti locali sono più permeabili ai conflitti sociali. E' così anche per voi o è solo una scelta di opportunità? L'ambito dei problemi di cui ci si occupa è diverso e un accordo programmatico su scelte amministrative è più facile di un accordo politico nazionale che tira in ballo, ad esempio, la politica internazionale. L'abito più ristretto aiuta, è sempre stato così nella storia italiana, con Psi e Pci al governo insieme in molte città e divisi a livello nazionale. Almeno su questo siete d'accordo. Sì, dopodiché loro nutrono un antagonismo a volta esagerato nei nostri confronti. Anche tu non li tratti benissimo, hai rotto decisamente a sinistra. Non tratto benissimo certi argomenti che mi sembrano fuori dalla storia, ma questa competizione a sinistra mi sembra sia stata contenuta e se c'è una possibilità che il Pd vada bene e che anche la Sinistra abbia un buon risultato, sta proprio nella possibilità di recupero della reciproca autonomia. Fossimo andati insieme alle elezioni non avremmo potuto fare la campagna elettorale, nessuno avrebbe potuto dire niente di preciso. Sarebbe stata solo una scelta "contro" l'avversario, non "per". Veniamo ad argomenti specifici: In politica estera, è chiaro che scomettete su Obama per poter rinsaldare quello che nel programma definite "rapporto di amicizia e alleanza con gli Usa". Ma se vincono i repubblicani quell'amicizia è ancora possibile con governi che esercitano le alleanze come egemonia e sostanzialmente trattano l'Italia e l'Europa come "subalterni"? Per fare solo due esempi estremi, pensa alla vicenda del Cermis e a quella di Nicola Calipari. Qualunque sia il risultato, le elezioni Usa segnano una svolta. Anche McCain segna una svolta, i suoi indirizzi in politica estera sono molto diversi da quelli di Bush. L'amministrazione Bush ha rappresentato il momento più duro degli ultimi 50 anni e la recessione in corso testimonia il fallimento della sua politica. Una recessione molto preoccupante, con cui ci dovremo misurare anche qui. Anche per questo serve un comune lavoro delle forze più vive del paese. Se poi vincessero i democratici sarebbe davvero una svolta. Dopodiché, chiunque governi in Usa, alcune quesioni che riguardano l'identità e la sovranità nazionale, come quelle cui hai fatto riferimento, devono essere presidiate e salvaguardate. E allora che ne facciamo del progetto sulla nuova base di Vicenza? Credo che dovremo, insieme all'amministrazione comunale di quella città, trovare il modo di limitare al massimo ogni impatto negativo di quella base, anche consultando i cittadini. Sapendo però che gli impegni presi a livello internazionale da un governo - di cui faceva parte anche la Sinistra - vanno rispettati. Su alcune questioni - come l'abrogazione della legge 40 - il Pd non decide e per te va bene che ci sia il "confronto" tra laici e teodem. Vi proponete o no di cancellare quelle norme sulla fecondazione che fanno dell'Italia un'eccezione in Europa? La mia è un'operazione che ha un significato etico. Mi spaventa l'idea di un partito confessionale o ideologico. La questione si discute solo in Italia, non c'è nessun paese in Europa in cui si ipotizzi un partito laico o uno cattolico. E' uno dei segni della nostra arretratezza. Contro la quale mi batto. Naturalmente in un grande partito possono coesistere differenze culturali, di valori. E' ovvio. Ma un punto di sintesi lo cercherò, sia dentro sia fuori il partito. E' un errore da matita blu l'idea che le questioni etiche si regolino a colpi di maggioranza. Si regolano creando una consapevolezza nell'opinione pubblica, quella che poi portato alla legge sul divorzio, a quella sull'aborto. E sulla 194 abbiamo preso una posizione inequivoca in difesa di una legge positiva. Dopodiché se mi chiedi se le conquiste della scienza possono essere applicate in toto alla vita pubblica, la mia risposta è no. Era no per la bomba atomica, che pure veniva da una grande scoperta, è no per la clonazione della vita umana. La discussione etica deve misurarsi con le conquiste scientifiche, non annullarsi. Televisione. Al di là del faccia a faccia elettorale che non ti fanno fare, come pensate di superare il duopolio che ci affligge? Il fatto che si eviti un faccia a faccia tra i candidati alla presidenza del consiglio è uno scandalo che non trova riscontro in nessun altro paese civile. Per il resto credo che dobbiamo molto affidarci più che alla politica alla tecnologia, credo che il passaggio al digitale sia una grande leva per moltiplicare l'offerta. E penso che il parlamento debba affrontare e risolvere al più presto le questioni aperte: dal conflitto di interessi all'approvazione della riforma Gentiloni. Pensioni. Dove li trovate i soldi per coprire la proposta di aumento delle minime con una quattordicesima di 400 euro, che implica un costo di un miliardo e mezzo l'anno? La copertura è già prevista dal programma: lotta all'evasione e riduzione della spesa pubblica. Compenso minimo per i precari. Come lo si matura, a chi spetta? A tutte le persone che fanno un lavoro precario e atipico, ai Co.Co.Pro. Con copertura previdenziale. E, poi, c'è l'allungamento del periodo di prova e incentivi alle imprese che stabilizzano l'occupazione. Il partito nuovo. Insisti molto sul rinnovamento, sul superamento delle logiche di spartizione interna. Ma, per fare solo un esempio, l'ex ministro Cardinale non si candida più, ma "al suo posto" c'è la figlia in lista... Non lo nascondo: è una candidatura che ho trovato alla fine della fase concitata della presentazione delle liste. Poi mi sono informato, è una ragazza intelligente, brava... L'ho detto che non era una candidatura che ritenevo in sintonia con l'immagine che vogliamo dare di noi. Ma non voglio nemmeno buttare la croce su una ragazza che si affaccia alla politica e che magari farà benissimo. Era solo per dire che la strada del rinnovamento è lunga e tortuosa... Indubbiamente. Però abbiamo fatto dei passi da gigante. Pensa alle liste di partito del passato. Potrà piacere o meno questo o quello, ma il fatto di portare in parlamento Umberto Veronesi, i prefetti Serra e De Sena, Gian Enrico Carofiglio, operai come Antonio Boccuzzi, tanti giovani... Ma una volta arrivate lì, non è che queste persone diventeranno ceto politico, perdipiù senza i legami sociali e gli strumenti che i partiti bene o male davano? Non vedo alternative, certo la formazione di una classe politica dirigente è questione complessa. Ma rispetto al passato è cambiato tutto. Prima ci si formava nei partiti, ora non può essere più così e credo che un'esperienza parlamentare per persone che nei loro ambiti hanno grandi competenze e sono mossi da un grande entusiasmo, sia positiva, serva al rinnovamento del paese portando nelle istituzioni un po' di sapere diffuso. Abbiamo fatto molto: raddoppiato il numero delle donne, abbassato l'età media dei candidati, messo dei trentenni a capolista. Gli apparati dei partiti, o quel che ne resta, come hanno reagito? Bene, tutto sommato. Una delle cose belle di questo tour elettorale è che nelle 71 piazze viste finora non ho mai trovato una bandiera dei Ds o della Margherita. E' questa campagna elettorale che ha fatto il partito democratico, gli ha dato identità e orgoglio. Una cosa assolutamente inedita. Non ho mai trovato resistenze "di base" a quest'avventura. C'è un po' nei gruppi dirigenti, ma piano piano si scioglie. Torno alla centralità del Pil. In uno dei suoi ultimi discorsi, Bob Kennedy, uno dei tuoi punti di riferimento, ricordava con insistenza che "non tutto è misurabile in prodotto interno lordo". Sei in contraddizione con il tuo mito? No, quella frase la cito ovunque: non tutto è pil. Ci sono dei valori, primo dei quali è la lotta alla povertà. Noi non stiamo costruendo un soggetto moderato, questa non è la versione edulcorata o moderata della vecchia sinistra. E' l'idea di un partito molto radicale sulle grandi questioni sociali, radicale nell'affrontarle. E però anche il partito della crescita, dell'innovazione, dello sviluppo, della modernità. Punti che non possiamo accettare siano messi in contrapposizione con la giustizia sociale. Ti faccio un piccolo esempio sul Pil per capire meglio la contraddizione che implica. Aeroporto di Ciampino, quantità di voli e passeggeri decuplicati in pochi anni, massimo beneficio per il Pil di Roma, massimo disagio ambientale e per la salute dei cittadini che vivono a ridosso dell'aeroporto. Che si fa? Ma io sono stato quello che ha aperto il tavolo su Ciampino per cercare una soluzione alternativa ispirata alla salvaguardia della vivibilità di quei cittadini. Esattamente la traduzione più concreta del kennedismo. Alcuni sondaggi dicono che poveri e operai votano più a destra... Spesso i sondaggi vengono smentiti. D'accordo, è quello che cercate di fare proprio in questa campagna elettorale. Però il problema dello spostamento a destra delle fasce più deboli della popolazione resta. Paradossalmente a sinistra vota più il ceto medio. O no? Non lo so. E' certo che la televisione è entrata molto nel formarsi di un sistema di valori, cambiando molto la mentalità e lo spirito del tempo. Non ha fatto un buon servizio non tanto a noi, quanto al paese. Se va male che fai? La mia impressione è che tu stia lavorando molto di più per il futuro che per queste elezioni, magari anche perdendo, ma con un buon risultato, per poi puntare tutto sul dopo. Sbaglio? Siamo partiti da meno 22 punti, questa era la differenza tra noi e la destra. Eravamo a pezzi e abbiamo rimontato, adesso stiamo discutendo se pareggiamo o vinciamo. So solo questo e vado avanti per vincere. In conclusione: fine della lotta di classe, archiviato il '900 con i suoi conflitti e le sue ideologie. Ma se tu diventassi - e non è un augurio - direttore del manifesto, cosa ci scriveresti al posto di "quotidiano comunista"? Dipende da cosa vuole essere il manifesto... A me piacerebbe una definizione più di contenuto che ideologica.... "Quotidiano delle libertà e della giustizia sociale". E' l'ultima risposta, che arriva ormai alle porte di Agrigento (72ma tappa) e dopo qualche secondo di esitazione: oltre che a farsi, la semplicità è cosa difficile a dirsi.

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Berlusconi: pronta l'offerta per Alitalia (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Politica Italiana Pagina 109 Berlusconi: pronta l'offerta per Alitalia Il leader Pdl conferma la cordata italiana. "Ma senza i miei figli" --> Il leader Pdl conferma la cordata italiana. "Ma senza i miei figli" Su Alitalia continua il braccio di ferro tra Berlusconi e il governo Prodi. Il Cavaliere rilancia la cordata italiana: offerta a giorni. ROMA Una questione di giorni e la cordata italiana per salvare Alitalia dalla "colonizzazione" dei francesi si materializzerà. Silvio Berlusconi torna alla carica e si mette di traverso ancora una volta sulla strada di Air France. I nomi non li può fare per questioni di riservatezza, dice, ma chi ha fiducia sarà premiato, perché nelle prossime ore, assicura, salteranno fuori gli imprenditori italiani pronti a mettere sul tavolo "un'offerta impegnativa". Qualcosa però è cambiato: Pier Silvio e Marina Berlusconi non saranno della partita. "Nemmeno per sogno", replica secco il Cavaliere ai cronisti che insistono. All'ex premier non è piaciuta la reazione, anzi la "strumentalizzazione" della sinistra. Lui voleva solo dare una mano, da imprenditore; ma dal momento che c'è chi ha tirato in ballo addirittura il conflitto di interessi - si difende Berlusconi - ora è disposto a "vietare ai suoi figli di partecipare in qualunque modo". Il governo e Romano Prodi intanto restano attestati sulle stesse posizioni di qualche giorno fa. Ben venga una soluzione tricolore, purchè si concretizzi a breve. Per il momento infatti, continuerebbe a ragionare il presidente del Consiglio uscente, di una proposta made in Italy non vi è traccia. Intanto quindi non resta che guardare a Air France, l'unica protagonista in campo; e da parte del Professore vi sarebbe un apprezzamento per l'apertura di un dialogo a tutto campo con i francesi e per gli approfondimenti di questi giorni. Il nuovo annuncio di Silvio Berlusconi ha comunque l'effetto di ridare fiato al partito dei "No svendita", soprattutto quindi alla Lega. Mentre il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini entra nel merito della proposta francese, giudicando positivamente le aperture di Spinetta, Roberto Maroni è convinto che ora non resti che mettersi l'anima in pace e "aspettare la nuova cordata italiana". Anche perché una volta superato il giro di boa delle elezioni, con il Popolo della libertà al governo - va dritto per la propria strada Berlusconi - Alitalia "avrà tutto ciò che serve per normalizzare la situazione". E lo stop alla privatizzazione in salsa d'oltralpe oltre che dal Carroccio arriva anche dalla Sinistra Arcobaleno. Per il presidente della Camera Fausto Bertinotti serve "prudenza" perché si è ancora molto "lontani da una situazione positiva". I modi scelti dal Cavaliere continuano a non convincere invece l'ex alleato Pier Ferdinando Casini, che non perde occasione per lanciare frecciate all'indirizzo dell'ex presidente del Consiglio: "Si vede - afferma - che la cordata partecipa alla campagna elettorale, visto che i nomi li fornirà il candidato premier del Pdl. Ditemi - aggiunge Casini - se il nostro è un Paese normale, ci siamo abituati a cose che nei Paesi seri non dovrebbero nemmeno essere pensate". Alla vigilia dunque di una due giorni chiave per la trattativa Air France-sindacati, nel mondo della politica almeno apparentemente è cambiato poco. L'unica novità concreta è la notizia che il governo mercoledì prossimo andrà a riferire sulla vicenda Alitalia davanti le commissioni parlamentari. Lo farà il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa in persona e per allora il quadro dovrebbe essere più chiaro. Intanto ieri è di nuovo scattato l'allarme tra i dipendenti Alitalia per un'indiscrezione su un aumento degli esuberi previsti dal piano di Air France. Immediata la smentita: "Le indiscrezioni sull'aumento degli esuberi non trovano riscontro". Sarà, ma sono in pochi a crederci.

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Orlando' Lombardoil Cuffaro senza cannoli' (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Voce d'Italia, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Politica Sicilia al voto Orlando" Lombardo:il Cuffaro senza cannoli" Intervista esclusiva con il portavoce Nazionale di IDV Trapani, 27 Mar.- La campagna elettorale entra nel vivo anche in Sicilia e le fila iniziano a serrarsi. Sul tema della legalità tanto cara agli schieramenti politici in questa campagna elettorale, sentiamo in merito il portavoce nazionale di Italia dei Valori Leoluca Orlando. Siciliano Doc, profesore universitario di diritto pubblico, cassazionista, è stato consulente Ocse di Parigi e dal 1978 al 1980, consigliere giuridico del Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella ucciso dalla Mafia nel 1980. Un passato nella allora Dc, diviene sindaco di Palermo per la prima volta dal 1985 al 1990 il periodo della "Primavera di Palermo". Nel 1991 causa contrasti interni fonda "La Rete" mettendo al centro della scena politica la "questione morale"; da allora un crescendo politico nazionale quanto internazionale che lo portano a sedere anche al parlamento Europeo e in Parlamento Italiano nel 2006 . Molti i temi discussi, sulla presenza ad esempio di una probabile "Cordata" per rilevare Alitalia avanzata da Berlusconi ,Orlando è stato chiaro: "stiamo assistendo ad una vera e propria operazione di inside-trading da parte sua, il quale annuncia, che c'è una cordata e la cordata non c'è, e annuncia che di questa cordata potranno far parte i suoi figli, lui che si candida a fare il Presidente del Consiglio, cioè colui il quale dovrebbe autorizzare i figli a fare l'operazione, con una turbativa di mercato e la violazione delle regole elementari di un paese civilizzato". Sulla questione morale rilancia "lanciamo da Trapani una sorta di referendum sui Valori: c'è il Italia ed in Sicilia un grande bisogno di recuperare i valori che sono rispetto della persona umana, della legalità che può diventare lavoro e no alla precarietà, del no dei condannati in Parlamento, del no al conflitto di interessi". E' per questo-continua-"noi ci presentiamo in autonomia (in accordo con il Pd-ndr-) con il nostro simbolo, la nostra squadra e i nostri valori, convinti come siamo che una realtà come la nostra se non ci fosse andrebbe inventata". Riguardo alle critiche mosse dal Pdl riguardo l'accordo con il Pd e le accuse di "giustizialismo": La risposta non si fà attendere" dipende da chi lo dice lo si può prendere come un complimento, io credo che occorre recuperare una dimensione del rispetto della legalità dei magistrati e della loro indipendenza, e occorra accanto alla legalità affermare alcuni principi etici: il conflitto di interessi non è un reato ma danneggia il sistema economico come le tangenti che sono invece un reato, la presenza di condannati in Parlamento non è proibita dalla legge, ma guasta il clima etico di un paese arrivando ad avere la conseguenza che ci troviamo ad avere una persona come Cuffaro che non potrebbe candidarsi alla assemblea Regionale Siciliana perchè la legge glielo impedisce e che si candida al Senato, che rischia di diventare la discarica di coloro che vengono rifiutati dalle regioni.Come farà il Senato di domani a pretendere autorevolezza, a pretendere il rispetto della legge, quando al Senato possono essere presenti persone condannate per aver favorito mafiosi?" Sulla stuazione siciliana del dopo Cuffaro e del suo probabile successore il suo pensiero appare chiaro:" Cuffaro è stato travolto da frequentazioni con mafiosi e da un vassoio di cannoli, Lombardo è Cuffaro senza cannoli e lo stesso identico sistema clientelare ". Riguardo alle voci che vorrebbero la Sicilia fare un passo indietro nella candidatura di Lombardo risponde nettamente" stiamo sicuramente facendo un passo indietro, perchè si stà confermando quello che è una logica clientelare dove tutto è favore e non diritto e lo si stà confermando con un rifacimento della facciata, nel senso che liberandosi dai cannoli e dalle estemporaneità di Cuffaro che non a caso dai sondaggi appare in caduta libera rispetto a Lombardo, un numero sempre crescente di persone lascia Cuffaro per unirsi a Lombardo che è il nuovo Cuffaro". Sul tema della carenza della legalità sollevato dalla Finocchiaro Orlando afferma che "in un paese civile il rispetto delle regole è condizione per fare affari, la Confindustri Sicilia ha assunto una chiara posizione etica, espellere chi fa affari con la mafia, se la politica recepisse questo messaggio avremmo moltissimi politici cacciati dai partiti, questo purtroppo non c'è e ci dimostra che la politica è indietro rispetto a confindustria in Sicilia", ma perchè è difficile fare o parlare di legalità in Sicilia abbiamo chiesto: "perchè ancora non si è capito che è conveniente, confindustria ha assunto tale posizione per convenienza, perche gli operatori commerciali sanno che se hanno rapporti con la mafia sanno di avere il padrone in casa, come fà una impresa siciliana con questi costi che il sistema malavitoso impone a superare la concorrenza di imprese estere in un regime di libero mercato?Noi siamo convinti che L'Italia e la Sicilia abbiano bisogno di una forza politica giustizialista, giustizialista ,manette facili manette facili,noi lo siamo, non è questo il tema, rivendichiamo invece con forza alcuni principi etici ,senza i quali L'Italia e la Sicilia rischiando di cadere in un grande conflitto di interessi che si chiama Berlusconi".Parole dure che scateneranno una ondata di critiche in seno alla opposizione. Alessandro De Bartolomeo politica@voceditalia.it.

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Berlusconi: presto i nomi per Alitalia (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Oggi il nuovo piano Air France "I miei figli in cordata? Lo vieterei". Sindacati freddi Roma. Silvio Berlusconi torna alla carica sull'Alitalia: "La cordata italiana? Non è campata in aria, fra qualche giorno saranno noti a tutti i nomi degli imprenditori che faranno certamente un'offerta impegnativa". L'ex premier esclude che i suoi figli siano coinvolti: "Hanno tirato in ballo il conflitto di interesse. A questo punto, vieterei ai miei figli di partecipare in qualunque modo per la strumentalizzazione che ha fatto la sinistra". Oggi Air France presenterà ai sindacati un nuovo piano per Alitalia, ma a turbare la vigilia sono arrivate voci allarmistiche sull'aumento del numero degli esuberi. Sul personale è guerra di cifre e i sindacati restano cauti. CRESCI, G. Ferrari e Lombardi >> 3 27/03/2008.

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Il Circo Veltroni ha chiuso (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Opinione, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Oggi è Gio, 27 Mar 2008 Edizione 60 del 27-03-2008 FRANCESCO TOTTI Il calciatore è l'unico vip rimasto al fianco dell'ex sindaco di Roma WALTER VELTRONI Destinato alla sconfitta, è stato abbandonato dai volti noti di cinema e tv Il Circo Veltroni ha chiuso Il videomessaggio del capitano giallorosso: "Grazie per l'amicizia che mi hai dato, che hai dato a Roma e ai romani" di Francesco Blasilli Il Circo Veltroni ha chiuso i battenti. Motivo? Mancanza di personale: nani e ballerine, infatti, sono tutti fuggiti. O quasi. Non c'è più traccia infatti di tutta la corte di vip, stelle e stelline che negli anni hanno accompagnato il candidato Walter nella sua ascesa verso il cielo. Tutti i testimonial eccellenti del veltronismo si sono dati alla fuga nottetempo. Sul più bello, hanno abbandonato la nave che affonda e hanno lasciato il timoniere da solo. Nel giugno dello scorso anno, durante i preparativi per la nascita per Partito Democratico, era una corsa a chi parlava meglio di Walter: attori e cantanti si spintonavano per abbracciarlo pubblicamente. Tant'è che il Corriere della Sera pubblicò un articolo molto chiaro dal titolo "Da Verdone a Fuksas, la galassia di Veltroni": in pratica tutto l'elenco degli artisti pro-Walter. Carlo Verdone, Giobbe Covatta, Stefania Sandrelli, Claudio Amendola, Bernardo Bertolucci. E poi ancora Massimo Ghini, Serena Dandini, il jazzista Danilo Rea e l'ex ginnasta Yuri Chechi. Nei setti anni in cui Veltroni è stato di stanza al Campidoglio, è stato tutto un affannarsi ? da parte di artisti di tutti i tipi ? nel glorificare il Walter, il quale era sempre prodigo nel distribuire lavori e lavoretti. Tant'è che Veltronopoli altro non è stato che un grosso parco dei divertimenti al motto romano di "panem et circenses". In questi ultimi tempi, invece, in modo un po' misterioso, tutti i nani e le ballerine sono spariti. Non c'è più traccia di dichiarazioni pro Walter. L'unico vip degno di nota ad esporsi è stato il calciatore Francesco Totti, che nel giorno dei saluti alla città del sindaco uscente, ha mandato un videomessaggio trasmesso durante la festa del Palalottomatica,: "Grazie a Walter per l'amicizia che mi hai dato, che hai dato a Roma e ai romani". Pupone a parte, però, solo Michele Placido ? già candidato al comune di Roma ? si è dato da fare, forse troppo, finendo quasi a prendersi a pugni con l'indipendentista Lombardo sugli schermi di La7. In verità, l'inversione di tendenza era partita sul finire dello scorso agosto, quando sempre il Corriere aveva ospitato l'outing del cantante Francesco De Gregori. "Walter ? aveva detto ? a Roma ha nascosto la spazzatura sotto il tappetino. Alle primarie del Pd non lo voterò". Parole forti, anche perché De Gregori era stato il testimone di nozze di Veltroni. E da lì in poi, i figli del Veltronismo sono stati sempre di meno. Tanto che anche il programma della Notte Bianca ne risentì, con nomi sicuramente minori rispetto a quelli delle edizioni precedenti (per il concerto finale all'alba al Pincio si passò da Vinicio Capossella agli Zero Assoluto, nomen omen). Non si può dar torto a nani e ballerine, però, perché anche loro ? come tutti noi ? tengono famiglia. Certo, per questo possiamo criticarli, non si sono dimostrati troppo coraggiosi. Facile stare con Veltroni quando era l'ottavo re di Roma oppure quando si apprestava ad intraprendere una finta competizione come le primarie del Pd. Molto più difficile schierarsi adesso, quando la sconfitta è sicura. Anche perché i nani e le ballerine ci tengono eccome ad andare in tv, e fra un mesetto il Berlusca, oltre a Mediaset, avrà tra le sue mani anche la Rai. Alla faccia del conflitto d'interessi. Meglio allora non esporsi troppo a favore di Veltroni. C'è poi anche un altro motivo. Con tutta questa ondata antipolitica, conviene prendere le distanze da quel mondo. La conseguenza diretta di tutto questo è che la pista del Circo Veltroni è desolatamente vuota. E' rimasta solo la reale consorte Flavia a parlare del perché il suo Walter non porta la fede nuziale. Della Bellucci, bionda testimonial alla festa del cinema, non v'è più traccia. Prima c'erano i nani e le ballerine a sinistra e il povero Luca Barbareschi a prendersi gli insulti (e a perdere lavori) a destra: ora è rimasto solo Barbareschi che, in compenso, andrà in Parlamento. E Veltroni nemmeno può più fare ricorso ai girotondi di Nanni Moretti, visto che il regista oramai, l'unico giro che intende fare, è quello intorno alla Isabella Ferrari. Beato lui. Per Veltroni non c'è esiste nemmeno più la possibilità di aprire i suoi comizi con "Canzone popolare" di Ivano Fossati, inno indiscusso del prodismo. Vendetti? Nemmeno a parlarne, il cantautore vuole denunciare un candidato siciliano dell'Udc, Giuseppe Carmelo Drago, perché ha fatto mettere una sua canzone prima di un comizio. Forse è per questo, e non per amor di patria, che Veltroni nel tuo tour elettorale canta l'inno di Mameli. L'autore è impossibilitato a protestare.

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La carta anti-casta (sezione: Conflitto di interessi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

MARIO RODRIGUEZ La campagna elettorale procede, come previsto, attraverso una successione di pseudo event, eventi preparati ad arte dagli staff centrali per attrarre l'attenzione dei media. Ed anche le iniziative sul territorio, gli incontri e le strette di mano hanno la funzione primaria di alimentare l'interesse dei media. I media si confermano la fabbrica della realtà. Ma la necessità di fare notizia contiene la condanna alla ricerca delle novità, le news. E fare cose notiziabili non significa cedere alla spettacolarità fine a se stessa, nella pubblicità scioccante, nella dichiarazione senza fondamento. Fare notizia significa cercare un equilibrio, sempre precario, tra credibilità e stupore. Diventa cruciale quindi, nelle ultime settimane di campagna, decidere con attenzione verso quali argomenti orientare la costruzione degli pseudo event, quale stupore generare. L'attenzione dello staff centrale del Partito democratico sembra orientarsi verso le cose concrete, i salari, la precarietà, le pensioni. Più un approccio da rational choice che da comunicazione simbolica. I temi programmatici hanno preso il sopravvento sulla promessa di rinnovare la politica uscita indebolita dopo il varo delle liste. Il tour fa sempre meno notizia e il caso Alitalia ha determinato un contesto diverso rispetto ai giorni di Spello. Anche se Berlusconi appare abbastanza in ombra per stanchezza o per la convinzione di aver già comunque vinto. Se è convinto di aver già comunque vinto a fare e dire rischia solo di sbagliare. Ed ecco il gioco di rimessa. Gioco nel quale però non dà il meglio di se. Il Berlusconi più efficace è un free rider, un attore imprevedibile che non rispetta le regole del gioco, capace di sparigliare. Infatti, anche se sembra abbastanza contenuto e trattenuto dai suoi (famigliari e famuli) non si è lasciato sfuggire l'occasione Alitalia. Ma se non colpisce la spregiudicatezza del "ghe pensi mi" quello su cui è opportuno mettere l'accento è il legame stretto tra l'interesse che crea questo atteggiamento e il clima di sfiducia verso i politici che è ampiamente diffuso nella società italiana e che continua ad essere alimentato dalle informazioni contenute in articoli e libri di successo. Su un'opinione pubblica frastornata da caste e papponi l'atteggiamento di Berlusconi fa presa. Poco fanno le dichiarazioni a difesa dei politici seri che hanno svolto coscienziosamente il loro mandato. Ancora meno il lamento sul conflitto di interessi. Per un'opinione pubblica in buona parte convinta che i politici pensino in primo luogo ai propri interessi personali, un personaggio che fa gli affari suoi rientra nella norma e se così facendo sollecita nuovi investimenti o, quanto meno, negozia con più forza con i francesi, che male c'è? Il problema allora è come affrontare, anche in queste settimane, la convinzione che il ceto politico italiano sia inadeguato, come contrastare l'opinione che una serie molto articolata di regolamenti e leggi determini per chi fa politica favoritismi e posizioni di vantaggio mai esposte a verifica? Questa è la percezione diffusa cioè la realtà con cui fare i conti. È una percezione che si è stratificata in anni non in giorni. E verso la quale anche e proprio i politici seri hanno fatto poco e comunque non abbastanza. È inconcludente pensare che questo sia cedimento all'antipolitica o che su questo terreno le promesse siano più rischiose che su quello dei salari minimi, delle pensioni o della casa. Il Partito democratico è lo strumento attraverso il quale Veltroni si è impegnato a cambiare davvero la politica italiana e a questa promessa deve tenere testa. Dopo la scelta di un pacchetto di candidati a forte valore simbolico, la tensione su questo terreno sembra calata mentre sarebbe importante trovare qualche proposta credibile in materia. Anche perché su questo terreno la destra è molto meno credibile. Dare forza e sostanza al recupero di credibilità della buona politica è condizione indispensabile di qualsiasi processo di cambiamento. E questa speranza non va delusa.

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Pareggio? Non si governa (sezione: Conflitto di interessi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

DEMOCRATICI Veltroni a Caltanisetta ed Enna cambia passo: contro la destra e la ma a Pareggio? Non si governa RUDY FRANCESCO CALVO inviato a Enna "Non voglio parlare politically correct, mi sono stufato". Il Veltroni siciliano ha subito dato l'impressione di voler dare una scossa alla propria campagna elettorale. Da quando, di fronte alla piazza di Palermo, ha attaccato a fronte bassa quella linea di contatto tra mafia e politica "che troppe volte viene superata ", rimproverando precise responsabilità in questo senso alla "destra, che ha fatto del male alla Sicilia". Ma non solo. La questione del conflitto d'interesse è emersa per la prima volta in questa campagna, legata al rifiuto di Berlusconi di affrontare il faccia a faccia televisivo. "Facciamolo dove vuole, quando vuole e come vuole ? ha insistito ieri il leader del Pd a Enna ? vado a farlo anche nelle sue reti, ma non scappi". E poi ancora gli sprechi, l'alleanza tra le due leghe, una che vuole il ponte sullo Stretto e l'altra che "ha tra le sue manifestazioni di volontà l'eruzione dell'Etna ", il voto di scambio favorito da una politica asfissiante anche nei settori che non sono di sua competenza. È iniziato dall'isola, insomma, quel cambio di passo che era stato preannunciato dagli strateghi del Pd per il dopo-Pasqua. Proprio della pausa pasquale del tour hanno approfittato al loft per mettere a punto la nuova strategia comunicativa. Sul tavolo i dati di uno studio appositamente commissionato, dal quale emerge che quella ampia fascia di indecisi (sarebbero ancora il 31 per cento), che influiranno in maniera determinante sul voto del 13 e 14 aprile, comprende molti ex elettori del centrodestra. Esaurito l'effetto dell'"andare da soli", esaurito il traino del "voto utile", con effetti positivi a sinistra, ora è questo il nuovo target del Pd. Anche perché un sondaggio Ipr Marketing pubblicato ieri da Repubblica.it dimostra che a palazzo Madama i numeri del Pdl saranno fortemente ristretti: "Se gli andrà di lusso ? ha illustrato Veltroni ? avranno 3 o 4 seggi di vantaggio. Ma siccome non gli andrà di lusso, o il senato lo governeremo noi e loro si mangeranno le mani per non aver voluto la riforma elettorale, o ci sarà una situazione di stallo e allora non si dica che è colpa di tutti, ma è solo colpa di chi ha fatto questa legge". Qui in Sicilia, il tentativo di fare breccia nel feudo cuffarianoberlusconiano non può che passare da un'opposizione netta alla mafia, che ieri è stata declinata in un vero e proprio decalogo. I contatti a rischio, la necessità di avere "conoscenze" nei posti giusti, l'enorme macchina burocratica della regione ? è il ragionamento che sottende la strategia democrat in Sicilia ? non hanno dato beneficio alla stragrande maggioranza dei siciliani, che si trovano ancora a fare i conti con la mancanza d'acqua, con infrastrutture carenti ("Come fa un turista che vuole visitare l'Etna e i templi di Agrigento a spostarsi da una parte all'altra?", si è chiesto più volte Veltroni), nonché con uno sviluppo inesistente, una disoccupazione che viaggia su livelli elevatissimi, un ritorno dell'emigrazione dei giovani, non più con le valigie di cartone, ma con la laurea in tasca. Di questo si sono resi conto in tanti, anche tra i ceti una volta più vicini all'ex Cdl. E s'intravedono i primi segnali di reazione, a partire dagli imprenditori di Confindustria che si oppongono al pizzo. Sono questi segnali che il Pd vuole incoraggiare. Misurando i toni: duri di fronte alle piazze più sensibili (Palermo) e anche più difficili (ad Agrigento, in uno slargo circondato da quattro condomini, le finestre erano tutte chiuse), più moderati dove il clima è favorevole, come ieri a Caltanissetta ed Enna. "Se vinceremo le elezioni ? ha assicurato ieri il candidato del Pd di fronte ai membri dell'associazione antiracket nissena ? saremo il governo che farà della lotta alla mafia il suo obiettivo principale". Lombardo e Cuffaro sono accomunati nel giudizio negativo espresso a spron battuto da Veltroni e Finocchiaro. Non solo perché l'uno si pone dichiaratamente in continuità rispetto all'altro, ma anche perché sono i veri avversari da battere. Tra Lombardo e Finocchiaro è uno scontro diretto, mentre Veltroni si trova nelle condizioni di dover prosciugare la lista dell'Udc al senato, capeggiata proprio dall'ex governatore, per spingerla sotto l'8 per cento e ottenere per il Pd tutti gli 11 seggi che verranno assegnati alla minoranza.

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Macché par condicio: è che sa di non avere più smalto (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del PAOLO GENTILONIIl ministro delle Comunicazioni: secondo la legge sono i direttori dei tg a dover assicurare un principio generale di equilibrio "Macché par condicio: è che sa di non avere più smalto" di Roberto Brunelli/ Roma L'ultima puntata della telenovela di Re Silvio si chiama Il faccia a faccia. Gli ingredienti: urla beluine contro "i comunisti" che bivaccano nella tv di Stato, Veltroni definito dal fido Bonaiuti "il sultano di Viale Mazzini", una par condicio usa e getta a seconda delle convenienze, il Bruno Vespa che giura "io non c'entro nulla". Paolo Gentiloni, ministro delle comunicazioni, non sa se ridere o piangere. Ministro, siamo di nuovo alla storia di una "Rai in mano ai comunisti"... "È che Berlusconi non riesce a liberarsi da un ritornello che canta da ormai 15 anni. E poi, si immagina Vespa con la camicia rossa o Del Noce col pugno chiuso, il direttore Cappon che brandisce Il Capitale? Sinceramente siamo alle comiche". Com'è questa storia che è la par condicio a vietare il faccia a faccia tra Veltroni e Berlusconi? "La legge sulla par condicio affida alla commissione di vigilanza l'organizzazione di appositi spazi di comunicazione politica, ossia le tribune elettorali, ed in effetti in questi spazi comandano il cronometro e i sorteggi, e la commissione non ha previsto faccia a faccia. Completamente diversa è la situazione per i tg e i programmi giornalistici: la legge richiede il rispetto di condizioni di parità nell'intero ciclo di trasmissioni, affidando non alla Vigilanza ma ai direttori dei tg e ai conduttori - i vari Vespa, Floris o Mentana - le modalità per assicurare il principio generale di equilibrio. Il che vuol dire che possono tranquillamente ospitare confronti tra i diversi leader e candidati nei loro programmi. Tant'è vero che questi confronti già ci sono: ne ho contati 70 in queste settimane, compresi Casini e Bertinotti o Santanché e Boselli. È pittoresco immaginare confronti tra tutti i candidati ma non tra i candidati maggiori. Ovviamente il vero problema è un altro...". E cioè? "È che Berlusconi cerca un alibi per non farlo, il faccia a faccia, perché teme di non poter garantire l'effetto freschezza necessario per affrontare il confronto". I piccoli partiti tirano in ballo il fatto che l'Italia non è un sistema bipartitico. "Nessuno dei paesi europei in cui il faccia a faccia è prassi è a regime bipartitico: né la Germania, né la Francia, né la Spagna". Nonostante la par condicio, c'è uno squilibrio fortissimo a favore del Pdl. Lo dicono i numeri. "In Mediaset lo squilibrio è pazzesco, in Rai è più contenuto, e mi auguro che venga corretto. Detto questo, mentre in Mediaset lo sbilanciamento deriva anche dall'intervento attivo di alcuni comunisti come Emilio Fede, in Rai - se vogliamo dare un'interpretazione non maliziosa - dipende dal fatto che se da una parte il Pd ha fatto una vera e grande operazione politica diventando un solo partito, dietro la sigla Pdl si nascondono diversi partiti, con svariati uffici stampa che esercitano pressioni molto forti. In altre parole, nei Tg il Pd è uno, il Pdl è uno e trino. Per quanto riguarda le reti Mediaset, riservano a Berlusconi il doppio dello spazio che al Pd. Il doppio: non sarebbe possibile in nessun paese del mondo". Il che ci porta diretti al tema del conflitto d'interessi... "C'è da chiedersi se questo comportamento di Mediaset non contraddica persino la legge vigente. La quale, pur non prevedendo sanzioni, comunque vieta il "sostegno privilegiato" di aziende di proprietà di esponenti politici ai suddetti esponenti politici". Di Pietro, a proposito di questo ma anche della vicenda di Rete4-Europa7, ha detto che il centrosinistra finora è stato, più che timido, latitante... "Noi abbiamo proposto una riforma televisiva equilibrata, che avrebbe risolto i problemi di cui abbiamo parlato, compreso quello di Europa7 con più concorrenza, quindi più pluralismo e riducendo le posizioni dominanti. La riforma non si è portata a termine non solo per la conclusione anticipata della legislatura, ma anche perché all'ostruzionismo senza quartiere del partito Mediaset si è aggiunto qualche scricchiolìo interno alla maggioranza. Aggiungo però che se vincerà il Pd nella prossima legislatura - visto che ci saranno una maggioranza coesa e un unico gruppo parlamentare, e visto che è presente nei dodici punti del nostro programma - quella riforma si farà". Senta, ma alla fine questo benedetto confronto tra Veltroni e Berlusconi ci sarà o no? "Capisco le preoccupazioni di Berlusconi. Non se la sente, ritiene di non aver più lo smalto di un tempo, non vuole dare un'opportunità a Veltroni... ma il prezzo di una scelta così arrogante, che priverebbe gli italiani di quello che in mezzo mondo è considerato un diritto, sarebbe tale che alla fine si convincerà".

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Salma piatta (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Salma piatta Marco Travaglio È tornato lui. Contavamo i giorni, per vedere quanto avrebbe impiegato a riesumare i comunisti, Stalin, la Rai in mano alle sinistre, la par condicio illiberale. L'ha rifatto. Anzi, ha voluto esagerare e ha rispolverato pure la laurea di Di Pietro, una gag che risale addirittura al 1995 e che è già costata condanne per diffamazione a decine di pennivendoli al seguito. È bello e rassicurante ritrovare il vecchio Banana dei tempi migliori. "Berlusconi ­ osserva Ellekappa - tira fuori i suoi vecchi cavalli di battaglia. Vediamo se ritira fuori anche lo stalliere". Come i guitti a fine carriera che cercano di strappare l'applauso col repertorio, l'anziana soubrette di Arcore provvede a smentire tutti i politici e gli opinionisti "riformisti" che negli ultimi mesi lo descrivevano trasfor- mato, moderato, dialogante, insomma uno statista col quale riscrivere le regole della Repubblica, forse il codice della strada, sicuramente il codice penale. Infatti da un paio di giorni Uòlter ha cominciato a parlare di tv, di conflitto d'interessi, perfino. Ecco, dev'essere stata la parola mafia a mettere di cattivo umore il Cainano, insieme alle notizie dal Liechtenstein e dal resto d'Europa, dove i governi si stanno impegnando contro l'evasione fiscale che lui ebbe modo di definire alla festa della Guardia di Finanza "un diritto naturale che è nel cuore degli uomini", soprattutto nel suo. Lui, sui depositi di Vaduz, aveva dichiarato: "Il Liechten- stein non so nemmeno dove stia". Ma l'altroieri, con una strana classica excusatio non petita, è intervenuto l'on. avv. prof. Gaetano Pecorella, sorprendentemente allarmato: "Gli elenchi dei titolari italiani di conti correnti in Liechten- stein sono inutilizzabili, perché sono prove raccolte illecitamente. Il funzionario di banca ha commesso un illecito, sono informazioni coperte da segreto bancario". Ma va là: se un topo d'appartamenti trovasse un filmato che immortala il mandante di un omicidio mentre assolda il killer, verrebbe processato per furto; ma poi verrebbe processato anche il mandante dell'omici- dio. Lo stesso vale per gli elenchi dei furboni di Vaduz, tant'è che 37 procure italiane, come i giudici di tutt'Europa, li usano eccome. La spiegazione alternativa di tanto nervosi- smo è che l'ormai celebre "cordata italiana" per Alitalia stenti a decollare. A sentir lui, è tutto pronto. Tant'è che col riserbo che lo contraddistin- gue spiattella nomi e cognomi a chiunque, salvo meravigliar- si se Minzolini, appostato dietro la fioriera, ascolta e scrive tutto sulla Stampa. Nella terzultima versione della "cordata italiana" c'era Banca Intesa (che l'ha mandato a stendere) e la figliolanza (ma gli han votato contro persino Piersilvio e Marina). Nella penultima, Bracco, Tronchetti, Doris, Moratti, il mitico Carlo Toto (di cui il Pdl candida il figlio) e forse l'Aeroflot (trami- te l'amico Putin). L'ultima schiera Mediobanca, Eni, Ligresti e Benetton (oltre a Berty, sempre a disposizione). Malauguratamente il Cavaliere s'è scordato di avvertirli, per cui i quattro soggetti, appena si son visti sul giornale, sono corsi a smentire tutto. E lui naturalmente ha smentito se stesso. Ma c'è da giurare che è già pronta una quarta cordata: già si parla delle patatine Pai, della rivista Topolino, del titolare dei Chupa Chupa, di un produttore di mozzarelle di bufala e, come advisor, Braccobaldo Bau. Si dirà: ma non hanno i mezzi. Che problema c'è: l'importante è sparare nomi a raffica fino alle elezioni, poi lui gli dà i soldi prelevandoli dalle nostre tasche (parla di un "prestito ponte" del governo o, in alternativa, di un credito d'imposta ad Alitalia se resiste ai francesi un altro po', tanto perde solo 1 milione al giorno). O farà come nelle campagne abbonamenti del Milan: prima annuncia l'acquisto di Ronaldinho, Droga, Eto'o; poi, quando tutti i tifosi han pagato la tessera, annuncia costernato che sarà per l'anno venturo. Qualcuno insinua infine che sia nervoso perché l'incedere degli anni è più forte di qualunque lifting, trapianto, asfaltatura (di qui la fuga dai confronti con Uòlter): l'altro giorno, di passaggio da Viterbo, ha sostato un'ora dinanzi alla salma di Santa Rosa. Secondo il Corriere, "una ricognizione medicoscientifica ha confermato lo straordinario grado di conservazione del corpo". Il quotidiano non specifica di quale salma. Uliwood party.

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"donna o nero, purché l'america cambi" - maria pia fusco roma (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Spettacoli Il regista e la sua musa L'attore dei Coen e Tarantino ha diretto "Interview", rifacimento del film di Theo Van Gogh, l'olandese ucciso da un estremista islamico. Sarà nelle sale dall'11 aprile "Donna o nero, purché l'America cambi" MARIA PIA FUSCO ROMA è uno dei volti più conosciuti del nuovo cinema americano. Soprattutto come attore feticcio dei fratelli Coen e di Quentin Tarantino. Da ieri Steve Buscemi è in Italia per presentare il suo Interview, remake del film di Theo van Gogh. Girare a New York il rifacimento di tre dei suoi film: era questo il grande sogno di Van Gogh. Ma proprio quando stava per realizzarlo fu assassinato da un estremista islamico, il 2 novembre 2004, per i suoi scritti contro il radicalismo islamico, soprattutto per il cortometraggio Submission: part 1 sulla violenza contro le donne musulmane, mostrando le immagini di corpi femminili sui quali erano incisi versetti del Corano. Il produttore olandese del cinema di Van Gogh e quello americano hanno voluto che il sogno si realizzasse comunque, affidando a tre registi americani i remake dei film. Il primo ad aderire al progetto è stato Buscemi, che ha scelto di rifare Interview. A Stanley Tucci e a Bob Balaban è stato affidato il remake degli altri due film: 06 e Blind date. "Lessi con orrore la notizia dell'omicidio, ma non conoscevo il lavoro di Van Gogh. Ho visto i tre film del progetto "Triple Theo", come lo chiamano i produttori, tre storie universali sul rapporto uomo-donna. Ho scelto Interview che è la storia più diretta, quella che sentivo più vicina, sia come attore che come regista", dice Buscemi a Roma per presentare il film che uscirà l'11 aprile, distribuito da Fandango. In Interview Buscemi interpreta un reporter di guerra che ha vissuto l'orrore e la crudeltà di tanti conflitti nel mondo e che accetta con profonda irritazione l'incarico di intervistare una famosa star di soap, Katya, Sienna Miller. "L'incontro comincia in modo disastroso, sono due persone che vengono da mondi diversi, l'impegno politico di lui si scontra con la superficialità dell'ambiente di lei, è una specie di duello verbale tra menzogne e verità, che però portano a svelarsi, a conoscersi e spesso i ruoli s'invertono. Si stabilisce comunque un rapporto di odio-amore ed è affascinante come nella sceneggiatura di Theo i due personaggi vivano in poche ore gli alti e bassi di una vita vissuta da tante coppie". Tra i temi del film c'è il rapporto con i media. "Ammetto che dopo il film provo più simpatia per il lavoro dei giornalisti, anche se non ho mai avuto problemi con la stampa. Devo dire che in questo periodo seguo poco giornali e tv, l'enfasi sulla campagna elettorale non mi piace, non mi piacciono le chiacchiere. Voglio solo che l'America cambi e che vinca il candidato capace di portare il cambiamento. Un nero o una donna? Non so, ma l'America oggi è pronta per entrambi". Il rapporto dei personaggi famosi con i media nel film "non è la cosa più importante. M'interessano di più - ed era l'interesse di Theo - i pregiudizi che abbiamo nei confronti di chi non conosciamo, la diffidenza, le bugie e le difese che poniamo davanti agli altri spesso per nascondere le nostre insicurezze, i nostri lati oscuri", dice Buscemi che ha girato il film con la stessa troupe olandese di Van Gogh. "Abbiamo usato lo stesso metodo, con tre telecamere in azione e in sequenza, cosa che ci ha permesso libertà di movimento e rapidità, dieci giorni di prove e nove di riprese. Rispettare anche in questo lo spirito di Theo mi è sembrato l'omaggio migliore che si potesse fare alla sua memoria". Amatissimo da grandi registi, da Altman a Spielberg a Zemeckis, interprete di personaggi poco rassicuranti, agli inizi della carriera per quattro anni, dall'80 all'84, Buscemi ha fatto il pompiere e intanto scriveva e interpretava piccoli drammi nei teatri off di New York, dove è nato e dove vive. "Allora c'era una grande vitalità, lì ho conosciuto autori che poi mi hanno chiamato. Le origini italiane mi avrebbero destinato ai soliti ruoli di mafioso ma grazie agli occhi azzurri - mia madre è del nord Europa - li ho evitati. E stata una sorpresa l'offerta di fare Tony Blundetto nei Soprano, ma mi sono divertito molto", dice Buscemi a cui l'uscita italiana di Interview ha offerto l'occasione di ritrovare le radici di famiglia a Menfi, provincia di Agrigento. "Incredibile quanti abitanti di Menfi si chiamino Buscemi, anche il sindaco. E molti sono miei parenti. Un altro cognome diffuso è Tarantino. Anzi, un mio cugino Buscemi ha sposato una Tarantino. Non vedo l'ora di dirlo a Quentin".

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La nuova alleanza tra londra e parigi - timothy garton ash (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Commenti LA NUOVA ALLEANZA TRA LONDRA E PARIGI TIMOTHY GARTON ASH Francia e Gran Bretagna possono credibilmente vantare la più longeva rivalità nazionale della storia del mondo. Con brevi intervalli, la competizione tra Francia e Inghilterra va avanti da quasi sette secoli, dai tempi della Guerra dei cent'anni. L'identità nazionale britannica stessa, che tanto piace al premier Gordon Brown, fu forgiata nel conflitto con la Francia del diciottesimo e diciannovesimo secolo. La Gran Bretagna ha inventato se stessa in antitesi alla Francia. Va bene che questa grande rivalità continui per altri sette secoli sui campi di calcio e di rugby, ma in politica ha fatto il suo tempo e deve essere sostituita da una partnership strategica. Tale è la proposta avanzata l'altro giorno dal presidente francese Nicolas Sarkozy con entusiasmo ed eloquenza nella città che ha definito con ironia la settima maggiore di Francia, Londra. Noi britannici non abbiamo mai ricevuto da oltremanica un'offerta migliore: un presidente francese anglofilo deciso ad aggiungere la Gran Bretagna all'asse franco-tedesco in seno all'Ue, filoamericano e pronto ad avvicinare la Francia alle strutture militari della Nato, non da ultimo in Afghanistan, un presidente alla ricerca di un terreno comune per iniziative sull'immigrazione, il cambiamento climatico, lo sviluppo e la sicurezza. La Gran Bretagna sarebbe folle a non afferrare questa opportunità con entrambe le mani. Le visite di stato hanno anche una connotazione simbolica, sentimentale e di stile, e nessuna più di questa, con il commovente discorso rivolto da Sarkozy a entrambi i rami del Parlamento, in cui ha elogiato il sacrificio britannico in tempo di guerra per la libertà della Francia, nonché le riforme economiche attuate negli ultimi trent'anni, evocando una nuova fraternitè franco-britannica, una entente amicale in luogo della entente cordiale dell'inizio del ventesimo secolo. Per non parlare della soap opera che ha per protagonista sua moglie Carla alla corte dei Windsor. Ma il succo della tesi può essere enunciato senza un pizzico di sentimentalismo, nel linguaggio della fredda analisi del potere e degli interessi che accomuna francesi e britannici distinguendoli dalla maggioranza degli altri europei. Francia e Gran Bretagna sono state, in successione, le maggiori potenze d'Europa. Entrambe possedevano imperi, entrambe perseguivano i propri interessi in gran parte del mondo. Il ventesimo secolo ha visto il declino in Europa del potere relativo di Francia e Gran Bretagna e del potere relativo dell'Europa nel mondo. Oggi con l'ascesa della Cina e dell'India, assistiamo al declino del potere dell'Occidente nel suo complesso. Al contempo gli sviluppi che hanno un impatto diretto sugli interessi delle due nazioni ? il cambiamento climatico, la sicurezza energetica, le pandemie, la povertà in Africa, le migrazioni di massa ? sono sfide globali, che nessuno Stato è in grado di affrontare da solo. L'unità più piccola in grado di avere un peso significativo è forse un gruppo di Stati come l'Ue, e anche in questo caso, solo nel momento in cui apre la strada a un'azione collettiva più vasta. Negli ultimi 50 anni il progetto europeo si è incentrato principalmente sull'Europa in sé, dalla riconciliazione franco-tedesca dopo la Seconda guerra mondiale alla riunificazione dell'Europa dell'Ovest e dell'Est dopo la guerra fredda. Nei prossimi 50 anni si incentrerà principalmente sull'operato dell'Europa nei rapporti con il resto del mondo, a partire dai Paesi confinanti che non sono destinati in un futuro prevedibile a entrare a far parte dell'Unione. Nei rapporti con il resto del mondo i due Paesi europei più importanti sono la Francia e la Gran Bretagna, proprio perché hanno esperienza del potere globale e ne parlano la lingua. Se non si trovano d'accordo, come è successo cinque anni fa per l'Iraq, l'Europa non esiste come forza al di là dei propri confini. Al contrario, Francia e Gran Bretagna diventano i poli attorno ai quali o tra i quali si schierano gli altri Stati di un'Europa divisa. Il risultato è una cacofonica impotenza. Non è detto che se Francia e Gran Bretagna si trovano d'accordo l'Europa si ponga come forza al di là dei propri confini, può essere necessario l'impegno della Germania e di altri Stati europei, ma quanto meno la possibilità esiste. La cooperazione franco-britannica è una condizione necessaria, anche se non sufficiente perché l'Europa abbia un peso decisivo su ogni questione che conta in un mondo sempre meno europeo. Ecco perché l'intera Europa farebbe bene ad avere interesse ad una partnership strategica, ad un compromesso storico tra Parigi e Londra. Accettando questa logica, restano due punti di domanda. Come si fa a trasformare la teoria in pratica? I due Paesi sono davvero pronti a questo passo? Mi è più facile rispondere alla prima che alla seconda domanda. Si agisce. Si analizzano i problemi che ci troviamo ad affrontare, si comparano le analisi, gli interessi e gli strumenti disponibili e si vede cosa si può fare. La risposta può essere unilaterale o bilaterale. Si può trattare di un'azione congiunta attraverso l'Onu (Francia e Gran Bretagna sono membri europei permanenti del consiglio di sicurezza) o attraverso altri organismi, tra cui la Nato. Ma nove volte su dieci, la risposta avrà una dimensione europea. Può darsi che l'Ue agisca unitariamente oppure che le grandi potenze europee agiscano di concerto come nel caso dell'"E3" (Francia, Gran Bretagna e Germania) nel negoziato con l'Iran. La presidenza francese dell'Ue, nella seconda metà di quest'anno ha qualche possibilità, soprattutto ora che la proposta di Sarkozy di un'Unione per il Mediterraneo si è trasformata in qualcosa di più o meno sensato. Il prossimo anno il trattato di Lisbona dovrebbe rendere un po' più agevole il coordinamento della politica estera europea. Se decidono di farlo, la Gran Bretagna e la Francia possono, assieme, dar forma al progettato ministero degli Esteri europeo, incoraggiando i loro migliori funzionari a individuare soluzioni comuni in settori in cui esistono interessi europei comuni. Ma bisogna essere tenaci e creare l'abitudine quotidiana alla collaborazione, ad ogni livello di politica pubblica. è così che è stato costruito il rapporto privilegiato franco-tedesco, superando disparità forse più ampie di vedute e di tradizione in politica estera. Questo esercizio ricorda la definizione della politica data da Max Weber ? bucare delle tavole spesse ? ma è fattibile. Il vero interrogativo è se i due Paesi sono pronti a questo passo. Ho timore che la Gran Bretagna possa non esserlo. Se Sarkozy fosse arrivato con questa proposta dieci anni fa da un Tony Blair ancora fresco della sua prima vittoria elettorale, sarebbe stato diverso. Ma Brown nel 2008 non è Blair nel 1998 ? né a livello di propensione personale né di possibilità politiche. Tuttavia è la destra omologa di Sarkozy sulla sponda inglese della Manica quella che probabilmente distruggerà la visione del presidente francese. Perché su questo tema la maggioranza dei conservatori britannici, oppone semplicemente un rifiuto. In privato magari accettano con riluttanza la logica della tesi che ho espresso. Ma politicamente rifiutano di seguirla fino in fondo: se si vuole cambiare il mondo, bisogna agire attraverso l'Europa e, come ha dichiarato Sarkozy in un'intervista alla Bbc, "se si vuole cambiare l'Europa bisogna starci dentro con tutti e due i piedi". Lo scopriranno alla fine, dopo qualche anno in carica, come hanno fatto tutti loro predecessori, ma quegli anni saranno andati perduti, Sarkozy potrebbe non esserci più a ballare il tango e il potere relativo della Gran Bretagna, della Francia, dell'Europa e dell'Occidente si sarà ulteriormente ridotto. I conservatori sono capeggiati da persone estremamente intelligenti ma su questo tema, decisivo per il futuro non solo della Gran Bretagna, si guadagnano appieno il vecchio epiteto di "partito stupido". www.timothygartonash.com Traduzione di Emilia Benghi.

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Sulla pelle del paese - (segue dalla prima pagina) (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Commenti SULLA PELLE DEL PAESE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Sono passati quattro anni. E non solo allora non l'ha risanata. Ma ora sta impiegando tutto il suo "talento" per farla fallire. In un micidiale impasto di indegnità politica, di irresponsabilità economica e forse addirittura di illiceità giuridica. Avevamo provato a prendere sul serio gli annunci del Cavaliere sulla sedicente "cordata italiana" pronta a scendere in campo per evitare la "svendita" della compagnia di bandiera ad Air France. Avevamo tentato di non irridere il presunto "tentativo patriottico" di difendere un interesse nazionale, di fronte alla prima pioggia di smentite che già dal primo giorno della sua offensiva su Alitalia, giovedì della scorsa settimana, avevano sommerso il Cavaliere. Smentite sull'esistenza di "numerosi imprenditori italiani disposti a intervenire", sul "sicuro coinvolgimento di Banca Intesa", sulla richiesta di "un prestito-ponte al governo" per sostenere l'iniziativa. Avevamo provato a chiedere al leader del Pdl un estremo gesto di responsabilità. Nei confronti del Paese, di uno dei suoi asset industriali più blasonati, delle 18 mila persone che ci lavorano, dei mercati finanziari, degli elettori. Se esiste davvero un "cavaliere bianco" in marcia su Alitalia, il Cavaliere di Arcore ha il dovere di dire chi è, con quali soldi interviene, con quali progetti industriali risana, con quali alleanze internazionali rilancia. A modo suo, Berlusconi ha raccolto l'invito. Mettendo in fila la più stupefacente sequela di profezie autosmentite della sua quindicennale avventura politica. Giovedì scorso aveva detto che nella cordata tricolore c'erano anche i suoi figli: "li conosco, non si tirerebbero mai indietro". L'altro ieri ci ha ripensato: "I miei figli in campo? Nemmeno per sogno". Ieri, finalmente, ha fatto i nomi: Ligresti, Benetton, Mediobanca, l'Eni. "In questi giorni mi hanno confidato il loro interessamento", ha dichiarato alla Stampa. La pioggia di smentite si è ripetuta, persino più intensa di sette giorni fa. Nessuno dei soggetti chiamati in causa ha sul tavolo la pratica Alitalia. In serata il solito voltafaccia: "Sono solo contatti, non decisioni già assunte". Poi la rituale minaccia: "Colpa dei giornali, che intingono la penna nell'inchiostro rosso della sinistra". La campagna del Cavaliere sull'affare Alitalia è un caso di scuola. Sta ripetendo un'operazione epistemologica nota. è la "strategia del tranello" raccontata a suo tempo da Alessandro Amadori. Lancia un segnale, affermando qualcosa o attaccando qualcuno. Ottiene una reazione, meglio se indignata e spropositata. Nega di aver affermato, o di aver voluto attaccare. Lascia l'avversario impantanato nel suo stesso eccesso di reazione. è il meccanismo della "schismogenesi", sul quale ha costruito tanta parte delle sue fortune politiche. Ha funzionato tutti questi anni, complice una sinistra non sempre consapevole di fare il suo gioco. è convinto che possa funzionare ancora. Ma sta anche costruendo un'operazione politica nuova. L'uso strumentale della vendita ai francesi serve al Cavaliere a far scattare la trappola mortale sul centrosinistra. Da un lato, riporta in vita, per esporlo alla pubblica gogna di qui al 13 aprile, lo "scheletro che Veltroni voleva nascondere nell'armadio", cioè quello di Romano Prodi. Un boiardo dell'Iri, che oggi fa accordi sottobanco sull'Alitalia come ieri li ha fatti sulla Sme, e che col suo governo ha messo in ginocchio il Paese. Risucchiarlo nell'arena elettorale è utile a delegittimare il suo erede. Dall'altro lato, riattiva la solita sinapsi anticomunista, per spaventare i moderati sull'esistenza del solido filo che collega Pci-Pds-Ds-Pd. Un'equazione ideologica, che ieri è servita a sfondare al centro e oggi può mobilitare gli indecisi. Rilanciarla nella campagna elettorale è utile a negare l'evoluzione identitaria che ha portato ex-comunisti ed ex-democristiani a confluire nel nuovo Partito democratico. Ma questa volta c'è una doppia aggravante. La prima è di merito. Berlusconi continua a speculare politicamente su una vicenda che ha enormi implicazioni, economiche e finanziarie. Investe allegramente sulla rottura dell'accordo con Air France, puntando a far fallire l'unica trattativa in corso e preparandosi a scaricare sul Paese i costi del fallimento di Alitalia. Scommette al buio sui destini di un'azienda e sul futuro dei lavoratori. Gioca a dadi con un titolo quotato in Borsa, che nell'ultima settimana ha avuto sbalzi di prezzo al rialzo e al ribasso fino del 40%. E solo oggi, con un ritardo tanto inspiegabile quanto colpevole, la Consob si premura di intervenire, e la Procura di Roma si decide ad accendere un faro. Coinvolge nella sua disinvolta partita individuale altri pezzi di capitalismo pubblico e privato, di cui da premier in pectore potrebbe diventare azionista (l'Eni) o concessore (i Benetton). E ancora una volta, con un'evidenza mai tanto lampante, si ripropone l'irrisolto vulnus democratico del conflitto di interessi. La seconda aggravante è di metodo. Nessun'altra democrazia occidentale tollererebbe un leader politico capace di giocare così spudoratamente su una questione di interesse nazionale e su un'operazione market sensitive. Nessun altro Paese civile sarebbe disposto a riconoscere un briciolo di credibilità ad un potenziale premier capace di manipolare così irresponsabilmente i dati della realtà, i fatti dell'economia, gli interessi delle persone, i diritti degli elettori. Purtroppo, per la quinta volta dal 1994, è esattamente quello che sta succedendo. La tragedia d'Italia degenera nella farsa dell'Alitalia. O viceversa. Ci sarebbe da ridere. Ma stavolta, tra vere mozzarelle venefiche e false bufale mediatiche, c'è davvero da piangere.

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Risposta all'editoriale del direttore (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Riformista, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Risposta all'editoriale del direttore Quattro domande al Berlusca Stavolta non sono d'accordo Caro direttore, c'è sempre una prima volta (si j'ai bonne mémoire, aggiungeva un grande chansonnier): non sono d'accordo con il tuo editoriale di ieri. Su nessuna delle tue quattro domande. E neppure sulla conclusione politica. Niet su tutta la linea. Prima domanda: gli affari di famiglia. Berlusconi ha detto che nella cordata Alitalia ci deve essere anche Eni (Scaroni ha smentito in tv). Eni resiste a vendere Snam Rete Gas, come gli chiedono di fare le autorità italiane e comunitarie. Se due più due fa quattro, Berlusconi premier chiederebbe a Eni di vendere e di investire il ricavato a far risorgere Alitalia. Ci si occupa del conflitto di interessi in capo al proprietario di Mediaset. Ma infinitamente peggio è il conflitto di interessi in capo allo stato proprietario, regolatore e regolato, che prende soldi dei risparmiatori sul mercato e li usa per fare politica. Si tenga Mediaset e le ville, venda (e faccia vendere ai comuni) le partecipazioni in aziende, quotate e non quotate. Seconda domanda: la giustizia. Per quanto pessimo si pensi che sarebbe il governo Berlusconi, "più pessimo" ancora sarebbe se dovesse cadere per l'esito del processo, l'ultimo mi pare, in cui è coinvolto. Il disastro per il paese di una crisi politica per via giudiziaria sarebbe tale, da far desiderare ancora una legge ad personam. Al punto in cui siamo, che mi importa sapere che cosa c'è stato tra Berlusconi e Mills? Ben vengano le riforme della giustizia che comportano riforme costituzionali (obbligatorietà dell'azione penale), ma incominciamo con quelle che si fanno con legge ordinaria (separazione delle carriere) o anche solo con la buona amministrazione (non sono necessari esempi). Terza domanda: la disciplina di bilancio. Non sono un talebano dei parametri, lo sono delle necessità di avere un governo che metta sotto controllo la spesa pubblica. Parafrasando San Paolo, se anche Berlusconi rispettasse tutte le virgole di Maastricht, ma non ci facesse la carità di riformare la pubblica amministrazione che ci ritroviamo, sarebbe un cembalo sonante. Vale il viceversa. Quarta domanda: la Rai. Non riusciamo a far sì che i sindacati non considerino cosa loro Alitalia o le Poste, e vogliamo togliere ai partiti la Rai che di fatto è loro? E allora che lo sia in modo chiaro piuttosto che per interposta fondazione. L'accademia dei Lincei è una rispettata istituzione, il Consiglio dei Rettori ha già le sue gatte da pelare. Se toccasse ai loro presidenti scegliere fa le nomine in Rai, anche quelle diventerebbero scottanti cariche politiche. E siccome non si può chiedere a Berlusconi di fare quello che non ha saputo fare Prodi né 10 anni fa (quando gli conveniva) né adesso, e cioè vendere la Rai, lasci stare tutto com'è. A litigare ci pensano da soli: li lasci fare e stia a guardare. Conclusione: le leggi dovrebbero essere fatte pensando a persone molto diverse da quelle con cui vorremmo avere rapporti e amicizia. Sono i governi che non ci piacciono a mettere in evidenza le cose che non vanno, a renderle ancora più intollerabili. Non chiediamo a Berlusconi di farsi il lifting, di trattenere le sue battute. Se dovesse vincere, non facciamo i girotondi, come nel 2001-2006, facciamo opposizione marcandolo sugli obbiettivi veri. Li terrà presente? Cambieremo il nostro atteggiamento. No? Ci saremo preparati per la prossima volta. Se ci tocca, mettiamo a profitto Berlusconi. 28/03/2008.

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I numeri (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-28 num: - pag: 16 categoria: BREVI I numeri Ventisette anni di conflitto Le ferite della guerra Dopo l'indipendenza Indipendente dal Portogallo dal 1975, quello stesso anno l'Angola sprofonda nella guerra civile che mescola i contrasti etnici agli interessi delle potenze straniere attratte dalle risorse e dalla collocazione strategica del Paese. Il conflitto sembra avvicinarsi alla conclusione con gli accordi del 1991 e del 1994 ma nel '99 riprendono i combattimenti, che durano fino al 2002, quando è ucciso il capo ribelle Savindi Le vittime e le mine Circa trecentomila persone hanno perso la vita nella guerra civile. Le stime sul numero di mine anti-uomo ancora disseminate nel Paese arrivano a 4-6 milioni.

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Incapacità di odiare, nel segno di Antonioni (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-03-28 num: - pag: 52 categoria: REDAZIONALE Nessuna qualità agli eroi Paolo Franchi e le sue "tele di ragno" Incapacità di odiare, nel segno di Antonioni di MAURIZIO PORRO C olui cui il delitto porta giovamento ne è il vero autore". Così disse Seneca, così conferma Paolo Franchi col suo noir kafkiano dostoevskijano in cui stanno tutti sul lettino di Freud. Quasi un giro dell'oca disegnato da Bacon (si veda la straordinaria scena in cui il bravo Elio Germano vomita non metaforicamente anche l'anima) intorno a noi stessi. Alla Mostra di Venezia, dove era il migliore dei tre italiani, fu colpito da varie ottusità. Certo che il 39enne Franchi (deb eccezionale con La spettatrice, 19 premi nel mondo), vola alto e si mette sempre in gioco, ma questa è una sua ambiziosa generosità, da esperto in cinema e psicanalisi. Non a caso questo misterioso incontro giallo tra un ragazzo border line che forse ha ucciso, un 40enne sterile in crisi e la di lui moglie che li sopporta entrambi, è un groviglio thriller dove l'interesse non è sapere chi, come e perché ha ucciso. Franchi è autore psicosomaticamente sofferto, il suo cinema è una psicoterapia forse utile anche al pubblico, invitato ad aprire gli occhi sui nodi irrisolti dei propri complessi. La storia verte sull'incontro casuale (ma esiste il caso?) tra due uomini che si palleggiano il loro inconscio in un gioco al massacro: Germano si conferma il migliore nell'esprimere indifese, forti fragilità interiori (anche nella famosa scena di nudo elegantemente presa come biglietto gossip da visita), mentre Todeschini è un uomo svizzero quasi senza qualità, in torpida disperazione. Irene Jacob, attrice kieslowsiana d.o.c., è la pila elettrica della summa di contraddizioni maschili: brava. Le colpe, certo, sono dei padri: un pittore di chiara fama e uno strozzino in dichiarati conflitti di odio-amore. Franchi racconta questa tela del ragno con intensità, voglia notturna di misteri, espressivi movimenti di cinema in un'apparente freddezza che rivela un fuoco emotivo eccezionale. Per chi ama il cinema alla Antonioni che inquadra, rivela l'invisibile: se nel primo film c'era l'incapacità d'amare, qui c'è quella di odiare. Una scena di "Nessuna qualità agli eroi" Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi Con Elio Germano e Irene Jacob.

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La Rai dei comunisti (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Norma Rangeri Chiedere che gli elettori italiani possano assistere allo scontro finale dei due leader dei principali schieramenti è la regola di un paese normale. Sarebbe il compimento della tanto bistrattata par-condicio, pretestuosamente chiamata in causa dal centrodestra per sottrarre Berlusconi allo show cruciale. Sarebbe un atto di doveroso rispetto per quei sedici milioni di telespettatori che seguirono, nel 2006, il duello tra Prodi e Berlusconi: la stessa imponente platea pronta a tornare davanti al piccolo schermo. A due settimane dal voto del 13 aprile, la televisione torna al centro della contesa elettorale. Il guanto di sfida lanciato da Veltroni, quel "dove vuole, quando vuole, come vuole", pur di ottenere il faccia a faccia in tv, e costringere il Cavaliere nell'angolo, è una buona battuta a cui manca il resto del copione. Che stanno gia scrivendo. Perché il giorno dopo le elezioni, chiunque le vinca, si prenderà cura di mantenere l'anomalia berlusconiana. Già si dà per scontato che nei primi mesi dopo il voto l'attuale consiglio di amministrazione della Rai sarà prorogato, mentre l'ex ministro Gasparri tesse le lodi del presidente della Rai Claudio Petruccioli, proponendo di rieleggerlo. Il segno di una assoluta continuità con il recente, e fallimentare, passato. Confermato da un conformismo asfissiante di una Rai che accarezza i partiti nel momento in cui dovrebbe metterli sulla graticola di fronte agli elettori. Per la partigianeria dell'informazione targata Mediaset bastano i dati ancora freschi di stampa. Nella fase iniziale della campagna elettorale, il leader del Pd ha corteggiato l'elettore moderato facendo del post-berlusconismo la sua bandiera. Ora che siamo in vista del traguardo deve alzare la temperatura e agganciare la sinistra astensionista con la febbre dell'antiberlusconismo. L'elettorato più impegnato e informato, deluso dall'incapacità del governo Prodi di cambiare la legge Gasparri, respinto dall'intesa cordiale di Veltroni con Berlusconi sulla riforma elettorale, dovrebbe farsi conquistare dalla scelta di cavalcare la tigre del duello televisivo a ogni costo. E fino al punto di accettare che il faccia faccia possa svolgersi anche nelle televisioni del Cavaliere, nel cuore pulsante di un conflitto di interessi, mai nominato dall'inizio della campagna elettorale. Anzi smentito mediaticamente proprio da Veltroni quando, per rassicurare gli uomini di Mediaset, è andato al Tg5 per confermare al direttore di quel tg che nessuna riforma avrebbe in alcun modo toccato le televisioni del monopolio privato. Difficile produrre un miracoloso sussulto di partecipazione del popolo astensionista. Gli unici che possono realmente sollecitare un'onda antiberlusconiana sono i berlusconiani medesimi, ogni volta che gridano, come si ripete in modo petulante in queste ore contro la Rai "genuflessa ai comunisti".

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Da Veltroni violenza inaccettabile E Berlusconi duella fuori dallo schermo (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

"Da Veltroni violenza inaccettabile" E Berlusconi duella fuori dallo schermo Sul mancato "Porta a Porta" il Cavaliere attacca la sinistra che "domina la Rai". Il direttore generale Cappon: non ho deciso io Roma Torna l'anticomunismo e torna la Rai dominata dalla sinistra. E' lui, è il Silvio doc, quello che per l'ultima parte di campagna elettorale si scaglia a testa bassa contro Walter Veltroni, che a sua volta ha riscoperto l'antiberlusconismo. Occasione della nuova intemerata del Cavaliere, la cancellazione della puntata di Porta a Porta che ieri sera l'avrebbe dovuto vedere protagonista. Appuntamento soppresso vista l'impossibilità di mettere in piedi una successiva puntata con Veltroni (per indisponibilità dello stesso ex sindaco di Roma) che, in nome della par condicio, compesasse l'assolo del leader del Pdl. "E' una violenza inaccettabile e gli italiani devono sapere che la Rai è ancora in mano alla sinistra che la domina come e quando vuole", si scantena così Berlusconi. Da una parte, il segretario del Pd che insiste sul faccia a faccia in tv con il suo rivale, sfidandolo a scegliere anche la location: vuole giocare in casa, allestire il confronto sulla sua Mediaset? E sia. Dall'altra, Berlusconi che di fronte alla sottile, sottilissima allusione al suo conflitto d'interessi risponde che "bisogna andare a votare Pdl per riportare l'Italia in Europa e in Occidente e non subire i condizionamenti di un partito che è ancora radicato nella sinistra estrema". Ma non si parli del faccia a faccia: quello non si può fare - dice ora anche il Cavaliere dopo averlo fatto ripetere per giorni ai suoi - perché la par condicio, la famosa "legge liberticida", non lo consente. Il leader del Pd dice che Berlusconi scappa?: "Ma chi scappa... C'è una legge che impedisce il confronto. Se facessi un confronto con Veltroni dovrei farlo con tutti gli altri 12 candidati", ribatte lo sfidato. Sul caso Porta a Porta a viale Mazzini, dove le imminenti elezioni sono vissute con particolare apprensione, si producono pacchi di comunicati. Il direttore generale Claudio Cappon, dopo aver spiegato che l'azienda ha il fiato dell'Authority sul collo e dunque ha solo applicato la par condicio, mette in chiaro che la decisione di ritirare l'invito a sua emittenza non l'ha presa lui, ma "il comitato consultivo sulla programmazione elettorale". La precisazione arriva dopo che in campo sono scese le truppe Rai del Cavaliere, in primis il consigliere d'amministrazione Angelo Maria Petroni (quello che era stato sostituito dal governo Prodi e poi reintegrato dal Tar), che a Cappon aveva chiesto lumi sulle "ragioni giuridiche di una decisione che non ha precedenti nella storia del servizio pubblico", addirittura. A Petroni si associa la consigliera della Lega Giovanna Bianchi Clerici: "È un'occasione persa il fatto che uno dei candidati principali alle elezioni non abbia la possibilità di partecipare a Porta a Porta a causa di un veto altrui, è una ferita per le regole della democrazia". Entrambi, Petroni e Bianchi Clerici, protestano perché la grave ferita alla democrazia è stata inferta senza informare preventivamente il cda. Morale: "La necessità di rivedere la par condicio è sotto gli occhi di tutti", spiega la leghista sintonizzandosi sui programmi del Cav. A sua volta, sollecitato da una lettera del presidente della vigilanza Mario landolfi, An, interviene il presidente Rai Claudio Petruccioli, che fa un'accurata ricostruzione di quanto accaduto, minuto per minuto, per mettere a tacere voci e indiscrezioni, spiega. Conclusione di Petruccioli: quella di Berlusconi ieri sera sarebbe stata una presenza aggiuntiva rispetto a quelle già concordate per gli ultimi giorni di campagna elettorale. E in questa corsa a precisare e discolparsi, non manca Bruno Vespa: "Non mi si può in alcun modo attribuire la decisione finale" di mettere alla porta Berlusconi. Mi. B.

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Niente rassemblement di minoranza Bindi: Separazione, mica divorzio (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Democratici "Niente rassemblement di minoranza" Bindi: "Separazione, mica divorzio" Daniela Preziosi Roma "Mettiamola così: quella fra sinistra e Pd è una separazione consensuale. E siccome, com'è noto, io sono cattolica, so che le separazioni consensuali sono proprio quelle che non necessariamente portano al divorzio". La prodiana Rosy Bindi non vorrebbe accettare una discussione "che ammette che il Partito democratico non vinca le elezioni. Le pare? Siamo a un passo". Ma se proprio deve - in fondo le si chiede solo di seguire il ragionamento di Walter Veltroni che ieri al manifesto diceva no a qualsiasi possibilità di accordo comune con la sinistra arcobaleno, "neanche in caso di sconfitta" - in questo caso frena, lei che è stata unionista sfegatata, l'ultima a rassegnarsi al 'correre soli'. Aggiungendo come scaramanzia, però, che "del dopo voto faremmo meglio a parlare dopo il voto". Bindi è una delle poche che accettano di parlare sul tema delle alleanze prossime venture. La pax elettorale convince i più, nel Pd, a non aprire crepe con il candidato leader. Ma non è l'unica, a non essere d'accordo con Veltroni. Vincenzo Vita, uno dei leader della sinistra del Pd, la pensa come lei. "Non metterei la parola fine al dialogo con la sinistra. Anzi", dice. "E' vero, come dice Walter, che ci fra noi e l'arcobaleno ci sono molte differenze di programma. E' altrettanto vero che ci sono molte contiguità. Dal lavoro, alla pace, alle grandi questioni culturali, abbiamo già praticato e intrecciato riflessioni comuni. Non c'è motivo di interromperle ora, e ancor meno dopo il voto. "A cominciare dalla riforma elettorale - dice Vita -, il terreno su cui si Pd e un pezzo della sinistra dialogavano fino a un giorno prima dalla caduta del governo di Romano Prodi". "Sulla riforma elettorale il dialogo dev'essere con tutti, senza escludere nessuna delle le grandi forze", aggiusta il dalemiano Nicola Latorre. "Ma è chiaro che fra le grandi forze senz'altro annovero la sinistra arcobaleno". Eppure fra Pd e un pezzo della sinistra (Rifondazione comunista, per la precisione) il dialogo sulla legge elettorale si basava sull'idea condivisa di una riforma alla tedesca. Oggi, invece, Veltroni rilancia il sistema 'francese'. Il problema, soprattutto, è tutto racchiuso nell'uso di certi termini. E' capire cosa intende il candidato premier del Pd quando al manifesto dice "nessun accordo all'opposizione", insieme però non escludendo "temi sui quali potremo lavorare comunemente". "A me le parole di Walter sembrano persino ovvie", continua Latorre. "Il Pd e la sinistra si sono presentati con programmi diversi, oltreché con candidati diversi. Per questo ora sarebbe bizzarro immaginare, nel caso non auspicabile di opposizione, mettere insieme un grande rassemblement di minoranza. E' vero che abbiamo alcune sensibilità comuni, ma è anche più vero che abbiamo profonde divergenze". "Faccio un esempio. Sinistra e Pd sono d'accordo sulla necessità di introdurre elementi di giustizia sociale. Però, a differenza della sinistra, noi del Pd pensiamo che qualsiasi intervento sia inscindibile dal sostegno alla crescita del paese". Questo però "non esclude che ci sono i margini per sostenere la stessa idea per chiudere finalmente con il conflitto di interessi, o di sostenere un'iniziativa comune sui salari o sulle pensioni. Ma di qui a ipotizzare un'alleanza organica...". Niente alleanza organica dunque. Ma tante battaglie comuni, nel caso, si possono fare.

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Notizie (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Notizie Brasile/Venezuela Lula definisce Chavez "un grande pacificatore" Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha definito ieri il collega venezuelano Hugo Chavez un "grande pacificatore" nel recente conflitto fra Colombia ed Ecuador che ha portato l'America latina sull'orlo di una guerra. La dichiarazione è stata fatta in una conferenza stampa a Recife, nel Pernambuco, dove è stato firmato un ambizioso accordo di cooperazione fra le compagnie petrolifere Petrobras e Pdvsa che prevede la costruzione di una raffineria binazionale. Argentina Cristina non cede e Nestor convoca una manifestazione L'ex presidente Nestor Kirchner ha convocato per ieri pomeriggio alle 6 (le 22 in Italia) una manifestazione d'appoggio alla presidenta della repubblica, sua moglie Cristina, (a cui prenderanno parte anche le Madri della Piazza di Maggio), impegnata in un durissimo scontro con i gruppi agrati del paese che rifiutano le imposte all'esportazione che il governo ha mantenuto e aumentato (di fronte ai profitti record dei prodotti agricoli, a cominciare dalla soia) e da tre settimane stanno bloccando le città con i picchetti e i trattori. A Buenos Aires cominciano a scarseggiare gli alimenti nei supermercati. Islam(ofobia) Il "Corano è fascista", sul web il film di un deputato olandese Il film "Fitna" del deputato olandese Geert Wilders, che sostiene che il Corano "è fascista" e "incita alla violenza", è stato diffuso su Internet. Wilders è uno dei 9 deputati del Partito della Libertà all'opposizione. Il governo dell'Aja si è distanziato formalmente dalla pellicola perché potrebbe mettere in pericolo "persone e interessi olandesi all'estero". Tuttavia in nome della "libertà di espressione", il film non sarà proibito. Colombia Nuovo appello per Betancourt la cui salute "peggiora" Un nuovo e preoccupato appello per le deteriorate condizioni di salute di Ingrid Betancourt, sequestrata dalle Farc 6 anni fa, è stato lanciato dall'Ombudsman (Difensore civico) colombiano, Volmar Perez. Conversando con i giornalisti, Perez ha sostenuto che lo stato fisico della Betancourt, che ha 46 anni ed è stata sequestrata il 23 febbraio 2002, "è molto precario" ed "è andato deteriorandosi" a causa di una epatite B e di leishmaniosi. Comore Manifestazioni anti-francesi per l'asilo concesso a Bacar Manifestazioni anti-francesi, a tratti violente, contro la presenza del presidente secessionista deposto dell'isola di Anjouan (Comore), Mohamed Bacar che ha chiesto asilo politico alla Francia dopo la fuga, si sono tenute ieri a Mayotte, l'unica isola dell'arcipelago africano che ha scelto di rimanere francese. Proteste disperse dalla polizia.

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Dal nostro inviato CMantova OSI', TUTTI insieme, non s'erano mai visti: rar (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Messaggero, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

FABIO ISMAN dal nostro inviato CMantova OSI', TUTTI insieme, non s'erano mai visti: rari esemplari ellenici, sculture e rilievi dalla Magna Grecia, copie di età romana e anche posteriori, statue trovate nell'Urbe & Dintorni, o collezionate un po' in tutta la Penisola, vasi apuli e da Spina alti quasi un metro, effigi di filosofi, Zeus e Sileno, Dioniso con e senza barba: 120 oggetti per spiegare come l'arte greca conquista l'Italia, che è il sottotitolo della mostra La forza del bello, a Mantova fino al 6 luglio, curata da Salvatore Settis con Maria Luisa Catoni (catalogo Skira). L'impatto è davvero eccezionale, per la qualità dei pezzi esposti, e il modo con cui sono inseriti a Palazzo Te: prima, i reperti stupendi intrigano, dialogando con gli affreschi di Giulio Romano; poi, negli spazi delle Fruttiere l'esposizione si sviluppa e dispiega. Spesso, racconta dei miti, con l'aiuto di pezzi mitici: lo Spinario; le Afroditi Sosandra da Baia e Callipigia già Farnese da Napoli; il kouros di Osimo finalmente ritrova la testa, di proprietà privata; l'Apollo bronzeo di Piombino, emigrato ormai al Louvre; il Torso del Belvedere vaticano, che ispira pure Giulio Romano per i suoi Giganti; una copia dell'immenso Cratere di Vix, bronzo di 164 cm per 127, 200 chili di peso; alcune delle sculture che il cardinal Grimani dona, nel Cinquecento, allo Statuario della Serenissima; l'Erinni Ludovisi che recuperas il proprio cuscino (perché gli Agostiniani, cui appartiene, non lo ricongiungono in eterno?); la Niobide del Museo romano, e via elencando. C'è anche una copia del 1500 dell'Orante di Berlino; dice Settis: "Finché, nel 1896, non si trova l'Auriga di Delfi, era il solo bronzo greco esistente; e pensare che a Olimpia c'erano seimila statue bronzee: ci è pervenuta soltanto una Testa di pugile". Il che spiega quanto queste siano rarità assolute. Da Rodi a Venezia, l'Orante lo porta un cavaliere di Malta, a inizio Cinquecento; passa per sette Paesi, ed è proprietà di vari re e principi, prima che giunga nella sua attuale allocazione berlinese. Copie remote del Discobolo e del Doriforo di Policleto; Antonia Minore che vuole essere rappresentata come Venere; l'Idolino, che era al centro del cortile nella Villa Imperiale di Pesaro, trasformato in un portalampada; anche alcune "bufale" antiche, che tradiscono perfino Winckelmann; residui di mitiche collezioni, come la Nani e la Grimani di Venezia, o quelle romane, che da tempo si mostrano fuori d'Italia. E perfino le tracce di alcuni fondamentali recuperi dei carabinieri (l'Afrodite marciante e il Volto d'avorio, che giungerà tra 10 giorni), e della attività che l'Italia ha saputo dispiegare soprattutto con i musei americani, grazie al ministro Rutelli, e qui stanno per arrivare anche i Due grifoni che sbranano una cerva già del Getty, riuniti ad altri 17 pezzi d'analogo marmo, dalla medesima tomba di chissà quale principe ad Ascoli Satriano: nel 1978 sequestrati dalla Finanza appena scavati; e c'è il Cratere di Eufronio, restituito dal Metropolitan. Con l'Italia (antica) che colleziona, quella più recente che si è lasciata depredare: molti i "pezzi" che le riunificano. Settis passeggia tra queste opere che ha scelto (problemi, risolti, con i reperti dalla Calabria; meno risolti invece per alcuni siciliani), e racconta. L'Italia greca; poi, la Grecia che conquista Roma; poi la nostalgia della Grecia: così lui ha tripartito l'esposizione. L'Urbe aveva fame di sculture greche: era la moda. Già Cicerone accusa Verre di averne acquistate tante a Messina, a prezzi stracciati per via della sua carica: conflitto d'interessi ante litteram. "Questi oggetti sono parte di quell'1 o 2 per cento che s'è salvato dall'immenso naufragio dell'antichità" (Settis); e, con la mediazione di Roma, quest'arte impronterà gran parte del nostro Classicismo: di quelli che oggi noi siamo; vi si ritrova una parte delle nostre comuni "radici"; qualcuno la collezionava perfino nel remoto Piemonte: altro che parlare di "Padania" & affini. E' il racconto di una straordinaria avventura, che definirà l'identità culturale europea, dice il sindaco Fiorenza Brioni; e nella Mantova ammantata del classicismo di Mantegna e dei Gonzaga, si compie un'unità di culture. Arriva anche il tempo di una crasi: il greco e il romano non si distinguono più; anche i templi di Paestum e Agrigento dimenticati fino al Settecento: ora non più. Con un commosso pensiero a Ciriaco d'Ancona: primo italiano che viaggia in Grecia, nel Quattrocento, a scopi archeologici; Dante e Petrarca cantano la scultura greca, ma senza averne mai veduto nemmeno un'opera. Sulla piazza del Quirinale, i Dioscuri sono ancora attribuiti a Fidia e Prassitele: chi viene a Mantova capisce quanta è stata la forza di un mito.

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Franco Giordano L'insicurezza che grava come un'ombra cupa in particolare sui cittadini del nord non deriva da una impennata della criminalità (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Liberazione" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Franco Giordano L'insicurezza che grava come un'ombra cupa in particolare sui cittadini del nord non deriva da una impennata della criminalità. Non riflette un problema reale ma la presenza pervasiva di uno spettro, tanto più inquietante perché sfuggente e impalpabile: quello di un'esistenza diventata precaria a tutti i livelli, dal lavoro alla pace alla sopravvivenza stessa del pianeta. Questa paura onnipresente e immateriale, "liquida" direbbe Baumann, diventa almeno più sopportabile se la si attribuisce a qualche minaccia tangibile come gli immigrati o gli scippatori. Il meccanismo classico della "fabbrica della paura". L'intera Italia vive oggi in una situazione collettiva che somiglia a quella del "Grande fratello": si può essere esclusi dalla "casa comune" senza un motivo preciso, casualmente. L'insicurezza si afferma come vera e propria dimensione esistenziale. Una "insicurezza ontologica primaria" avrebbe detto lo psichiatra inglese Ronald Laing, che proprio in questa condizione di sofferenza esistenziale rintracciava le radici della schizofrenia. Trasferita però a livello di massa e non più solo di singolo individuo. La feroce metafora simbolica del "Grande fratello" illustra anche la contraddizione di fondo che rende la situazione irresolubile. Lo schema stesso di quella competizione impone infatti la rinuncia prioritaria a ogni solidarietà tra gli abitanti-vittime, la cancellazione di ogni spazio di vera e sostanziale socialità. Viene così eliminato il solo elemento in grado di contrastare con successo il senso di solitudine, precarietà e insicurezza esistenziale: un saldo vincolo solidale e sociale. Si diffonde, di conseguenza, una sensazione di minaccia latente e indefinita. E come ci raccontano le cronache quotidiane, questa minaccia non assedia le case inutilmente blindate dall'esterno, ma penetra al loro interno. Esplode nella proliferazione di casi traumatici di violenza e di follia o nella perenne ansia esistenziale. Non è filosofia da anime belle. Sono le nude statistiche, che registrano nelle violenze in famiglia (e nel vicinato) la principale causa di morte violenta in Italia. Questa condizione di insicurezza permanente, questa diffusione di disagio psichico, questo quadro che non è esagerato definire "dissociazione di massa" costituisce, alla lunga, una minaccia per il vivere civile, e per la democrazia stessa. Non credo lo si possa dire meglio di come ha fatto Enzo Mazzi alcuni giorni fa: "Uno degli elementi che emergono con prepotenza nella società attuale è certamente l'insicurezza e la paura. E la paura, come si sa, ci fa regredire, ci rende bambini, ci induce a affidarci a figure mitiche di salvatori, abdicando alla propria responsabilità e autonomia e svuotando la rete delle relazioni". La sola terapia per l'insicurezza di massa, per la crisi profonda che da anni si registra nel nord del paese, è invece proprio la ricostruzione di quella rete di relazioni. Uno spazio pubblico capace di restituire per intero una dimensione di comunità in cui ricostruire il vincolo sociale smarrito. Cancellato dall'imporsi di una logica puramente competitiva, fondata sulla contrapposizione con altri territori nello scenario globale. Il nodo della sicurezza e quello della costruzione di un sistema economico-sociale diverso, a conti fatti, sono facce del medesimo prisma, non problemi distinti. E' l'imporsi di un preciso sistema produttivo diffuso nel territorio, fondato sulla massima competitività, che ha desertificato le relazioni sociali ed umane in quelle regioni. Il percorso che dobbiamo intraprendere è dunque opposto a quello del leghismo, che precisamente sull'esaltazione di quel modello produttivo, dell'identità territoriale e dell'isteria securitaria fonda da sempre le proprie fortune. Eppure in Italia un enorme problema di sicurezza esiste. Condiziona e imprigiona le energie di tanti giovani nella società meridionale. Parlo della criminalità organizzata, che sposa la modernizzazione capitalistica d investe in controllo del territorio e valorizzazione economica e finanziaria dei propri interessi. Parlo della violenza bestiale di cui sono tornate a essere vittime le donne, non per colpa dei "diversi" ma dei loro padri e mariti. Di una dimensione del lavoro che sempre più somiglia a un fronte bellico: nelle fabbriche e nei cantieri italiani, negli ultimi anni, sono morti più lavoratori dei soldati americani periti in Iraq. E ancora delle devastazioni ambientali che si traducono con crescente puntualità in vere e proprie catastrofi. Sono questi i temi che una politica responsabile e interessata alla costruzione di una società alternativa mette in testa al capitolo dedicato alla sicurezza: non la costruzione di muri inutili, non una insensata militarizzazione del territorio. Per riannodare i fili spezzati dell'intima insicurezza esistenziale occorre dunque una grande e molecolare battaglia politico-culturale. Serve una vera e propria mobilitazione democratica. Non si può inseguire la destra sul suo terreno cercando di ereditarne le parole d'ordine. E' totalmente sbagliato, come si è visto, dire che il tema della sicurezza non è né di destra né di sinistra. Per quella via non si può che finire, come hanno fatto i sindaci del Pd con la campagna contro i lavavetri, per scatenare un bestiale conflitto tra gli ultimi e i penultimi, non si può che scambiare la guerra contro la povertà per una guerra contro i poveri. Altro che problema "né di destra né di sinistra"! Al contrario, sembra oggi proprio questa la frontiera che separa la più moderna e schizofrenica tra le barbarie o un nuova civiltà fondata su relazioni umane più ricche. 28/03/2008.

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Condannati e voltagabbana ecco chi ha il seggio sicuro - concetto vecchio (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Travaglio cataloga gli "impresentabili" della nuova legislatura Condannati e voltagabbana ecco chi ha il seggio sicuro Il Pdl candida 25 sanzionati dalla giustizia, tra cui Ciarrapico: 7 anni per due crack CONCETTO VECCHIO ROMA - Parlamentari da salvare dell'ultima legislatura: appena venti, tra cui Bindi, Colombo, Dalla Chiesa, Luxuria, Prodi e finanche quattro del centrodestra, Napoli, Meloni, Tabacci e Vizzini. Da bocciare: gli acquirenti di case a Roma a prezzi stracciati; i partecipanti all'abbuffata della monnezza in Campania; i somari, come Francesco Paolo Lucchese (Udc) che alla domanda delle Iene "chi è Nelson Mandela?" rispose: "Il presidente sudamericano. Brasiliano! No, Sudafrica. Scusi il copsus". Esce oggi nelle librerie Se li conosci, li eviti, editore Chiarelettere, l'ultimo libro di Peter Gomez e Marco Travaglio, un manuale di "pronto soccorso", secondo la definizione degli autori, "per aiutare a scegliere il meglio" alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Seicento pagine, 150 schede sui probabili prossimi inquilini di Camera e Senato, classificati secondo la fedina penale, la coerenza politica (Elisabetta Gardini: "Separata dal marito e convivente con un nuovo compagno, ma intransigente sui sacri valori della famiglia"), percentuale di presenze in aula, tasso di trasformismo, moralità pubblica (Maria Elisabetta Alberti Casellati, Forza Italia, nel 2001 appena diviene sottosegretaria alla Salute sistema la figlia Ludovica a capo della sua segreteria al ministero); impegno a favore del conflitto d'interesse e della questione morale. E perfino soprannomi. Veltroni ne ha dodici: Wonderuolter, Topo Gigio, Ma Anche, Il Buonista, Walter Disney, Superwalter, Uòlter, Veltrusconi, Fregoli, Zelig, Girodiwalter, L'Americanino. Il Pdl ha candidato 25 condannati in primo, secondo o terzo grado. Come Giuseppe Ciarrapico, 3 anni per il crack della casina Valadier e altri 4 per l'Ambrosiano. L'Udc schiera 5 pregiudicati. Due condannati definitivi anche per il Pd, Carra e Papania. Di Gianni Alemanno, candidato sindaco di Roma per il Pdl, vengono ricordati i tre arresti per le intemperanze come segretario nazionale del Fronte della Gioventù (tra cui una feroce contestazione a Bush padre) e la controversa storia della vacanza pagata dai Tanzi, da cui comunque è uscito assolto. I voltagabbana abbondano. Fabrizio Cicchitto era di estrema sinistra, dopo l'assassinio di Giorgiana Masi nel 1977 tuonò contro lo Stato repressore, e oggi è vicecoordinatore nazionale di Forza Italia. Paolo Bonaiuti, il portavoce di Berlusconi, pubblicò un durissimo editoriale contro il Cavaliere sul Messaggero il 7 gennaio 1994 prima di venir folgorato sulla via di Arcore. A Berlusconi sono riservate 13 pagine. Scuce sorrisi l'antologia dei sanguinosi (e ben noti) insulti di Bossi a Silvio: ben 43 tra il 1994 e il 1998, tra cui "è un cornuto"; "nazista, nazistoide, paranazistoide"; "Berlusconi è un mafioso, lo dichiaro ufficialmente". Travaglio voterà per l'Italia dei Valori.

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L'america da sola non potrà guidare il mondo - john mccain (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Cultura L'AMERICA DA SOLA NON POTRà GUIDARE IL MONDO JOHN MCCAIN In Vietnam, dove ho stretto le amicizie più intime e forti, alcuni dei miei commilitoni hanno perso la vita e non hanno fatto ritorno nel Paese che amavano così tanto. Io detesto la guerra. Non sarà forse la cosa peggiore che può capitare al genere umano, ma è esecrabile oltre ogni dire. Quando le nazioni cercano di risolvere le loro divergenze con la forza delle armi, ne derivano tragedie incalcolabili. Le vite dei migliori patrioti nazionali sono sacrificate. Soffre e muore moltissima gente innocente. I commerci vanno incontro a gravi difficoltà, le economie ne risentono pesantemente, gli interessi strategici intessuti in anni di paziente arte di governo sono messi a repentaglio, perché le esigenze belliche e della diplomazia sono in conflitto tra loro. Una guerra non è riscattata o glorificata dal valore col quale è combattuta, né dalla nobiltà della causa che essa serve. Quali che siano le conquiste che essa apporta, sono sempre le perdite quelle che il veterano è maggiormente propenso a ricordare. Soltanto un pazzo o un ciarlatano fa della spietata e feroce realtà di una guerra puro sentimentalismo. Per quanto inebriante possa essere la chiamata alle armi, per quanto giusta la sua causa, dovremo sempre versare lacrime per tutto ciò che va perduto quando la guerra ci impone il suo pesante scotto. Io sono un idealista e credo davvero che sia possibile nella nostra epoca rendere il mondo nel quale viviamo un luogo diverso, migliore, più pacifico, nel quale i nostri interessi e quelli dei nostri alleati siano più sicuri, nel quale gli ideali americani che stanno trasformando il mondo, i principi della libertà dei popoli e dei mercati, progrediscano ancor più di quanto già hanno fatto. Tuttavia ? per esperienza di vita vissuta e per il giudizio che da essa ne ho derivato ? io sono un idealista realista. So che dovremo lavorare sodo e con grande creatività per dare nuove fondamenta a una pace stabile e duratura. Abbiamo nemici per i quali nessun attacco è troppo spietato, nessuna vita innocente può dirsi al sicuro. Nemici che vorrebbero ? se potessero ? colpirci con le armi più letali esistenti sul pianeta. Ci sono Stati che li assecondano e che potrebbero aiutarli a entrare in possesso di tali armi, perché condividono con i terroristi uno stesso odio animoso contro l'Occidente, e non si placheranno certo di fronte ai rinnovati appelli ai buoni slanci della loro natura. Questa è la minaccia cruciale dei nostri tempi, e se vogliamo riuscire a sventarla compiutamente dobbiamo comprendere fino a fondo le implicazioni delle nostre decisioni inerenti a tutte le sfide regionali e globali. Un giorno il presidente Harry Truman disse dell'America: "Dio ha creato la nostra nazione e l'ha portata all'attuale livello di forza e potenza per qualche grande scopo". Ai suoi tempi quello scopo era contenere il Comunismo, costruire quella pace e quella prosperità che potessero consentire di superare in tutta sicurezza la Guerra Fredda. Adesso è arrivato il nostro turno: ci troviamo davanti varie opportunità e anche nuovi pericoli. I progressi della scienza e della tecnologia ci hanno assicurato insperata prosperità, hanno sradicato le malattie, hanno alleviato le sofferenze di milioni di persone. Nella nostra vita abbiamo l'effettiva occasione di elevare il mondo a un nuovo standard di esistenza umana. Nondimeno, quelle medesime tecnologie hanno creato nuovi e seri pericoli, hanno armato pochi fanatici mettendo nelle loro mani la capacità di sterminare milioni di innocenti, hanno prodotto un'industrializzazione globale che col passare del tempo minaccia la sopravvivenza del nostro pianeta. Raccogliere queste sfide e dar loro risposta impone di comprendere il mondo nel quale viviamo, impone agli Stati Uniti un ruolo centrale nel plasmare il futuro. Gli Stati Uniti devono essere leader del XXI secolo, proprio come ai tempi di Truman. Leadership oggi però significa qualcosa di radicalmente diverso rispetto agli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale, quando l'Europa e le altre democrazie si stavano ancora riprendendo dalla devastazione del conflitto e gli Stati Uniti erano l'unica superpotenza democratica. Oggi noi non siamo soli: c'è la potente voce collettiva dell'Unione Europea, ci sono le voci di altre grandi nazioni democratiche, quali India e Giappone, Australia e Brasile, Corea del Sud e Sudafrica, Turchia e Israele, per citarne soltanto alcune. Ci sono anche le voci di nazioni sempre più potenti, come Cina e Russia, che godono di grande influenza nello scenario internazionale. In questo mondo, nel quale il potere da tutti i punti di vista è distribuito più equamente e più ampiamente, gli Stati Uniti non possono "guidare" in virtù della sola potenza. Dobbiamo essere forti politicamente, economicamente e militarmente. Ma dobbiamo altresì essere leader conquistando altri alla nostra causa, dimostrando nuovamente le virtù della libertà e della democrazia, difendendo le leggi della società civile internazionale e creando nuove istituzioni internazionali adatte a diffondere la pace e la libertà che tanto abbiamo care. Forse, più di ogni altra cosa, leadership oggi significa accettare e adempiere alle proprie responsabilità di grande nazione. Una di queste responsabilità consiste nell'essere un alleato fidato e onesto per le altre democrazie: non potremo costruire una pace duratura basata sulla libertà da soli, e neppure vogliamo che sia così. Dobbiamo rafforzare pertanto le nostre alleanze globali, renderle il nucleo di una nuova coesione globale ? una "Lega di Democrazie" ? che possa incanalare la grande influenza di oltre un centinaio di nazioni democratiche della Terra per portare avanti i nostri valori e difendere i nostri interessi condivisi. Al cuore di questa nuova coesione devono esserci rispetto e fiducia reciproci. Ricordiamoci delle parole dei nostri padri fondatori, quelle della Dichiarazione di Indipendenza che affermano che dobbiamo "tributare un decoroso rispetto alle opinioni del genere umano". La nostra grande forza non significa che possiamo fare tutto ciò che vogliamo ogni volta che vogliamo, né che possiamo pretendere di essere i detentori di tutta la saggezza e tutte le conoscenze necessarie a conseguire il successo. Dobbiamo ascoltare le opinioni altrui, rispettare il volere collettivo dei nostri alleati democratici. Quando crediamo che sia necessario un intervento a livello internazionale ? sia esso militare, economico o diplomatico ? dovremo persuadere i nostri amici che abbiamo ragione. E, a nostra volta, dobbiamo essere disposti a lasciarci persuadere da loro. Mi candido alla presidenza perché voglio che il Paese che amo e per il quale ho servito tutta la vita sia sicuro, perché intendo far fronte alle sfide della nostra epoca, come le generazioni che ci hanno preceduto fecero ai loro tempi. Mi candido alla presidenza perché so che spetta all'America, più che a qualsiasi altra nazione su questa Terra, essere leader nella costruzione delle fondamenta di una pace stabile e duratura, che abbia le sue premesse nella forza del nostro impegno nei suoi confronti, negli ideali in grado di trasformare tutto e sui quali il nostro stesso Paese è stato fondato, nella nostra capacità di guardare oltre l'orizzonte da un punto di vista storico, nel nostro coraggio e nella saggezza di compiere scelte difficili. Mi candido alla presidenza perché credo, più forte di quanto ci abbia mai creduto in tutta la mia vita, che abbiamo effettivamente nel corso della nostra esistenza il potere di rendere il mondo un luogo migliore di quello che abbiamo ereditato. Traduzione di Anna Bissanti.

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DIVERSO stile, analoga sostanza. A quasi due settimane dal voto, era logico atten (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Dersi un'impennata nei toni del confronto elettorale tra Berlusconi e Veltroni. Il quale, agli occhi dell'avversario, è tornato ad essere "un comunista". Di più: "Uno stalinista", ancorché "mascherato". Sostantivo risibile, ma evocativo, arricchito d'un aggettivo non campato in aria. Un po' mascherato, infatti, Veltroni lo è davvero. Non pronuncia mai il nome dell'avversario, ma sistematicamente allude alla sua età, quando non ai suoi presunti rapporti con la mafia. Il lavoro sporco sono altri a farlo: Di Pietro, che, a volte eccedendo, copre il fronte del conflitto di interessi; e l'arciveltroniano Bettini. Che sempre concorda le interviste col Capo e che ieri, dovendo trovare un politico ultrasettantenne cui paragonare Berlusconi, ha pensato a Le Pen. Non a Chirac, ma a Le Pen. E non è un caso. La politica è fatta anche di messaggi subliminali. - -->.

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<Da Veltroni violenza inaccettabile> E Berlusconi duella fuori dallo schermo (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

"Da Veltroni violenza inaccettabile" E Berlusconi duella fuori dallo schermo Sul mancato "Porta a Porta" il Cavaliere attacca la sinistra che "domina la Rai". Il direttore generale Cappon: non ho deciso io Mi. B. Roma Torna l'anticomunismo e torna la Rai dominata dalla sinistra. E' lui, è il Silvio doc, quello che per l'ultima parte di campagna elettorale si scaglia a testa bassa contro Walter Veltroni, che a sua volta ha riscoperto l'antiberlusconismo. Occasione della nuova intemerata del Cavaliere, la cancellazione della puntata di Porta a Porta che ieri sera l'avrebbe dovuto vedere protagonista. Appuntamento soppresso vista l'impossibilità di mettere in piedi una successiva puntata con Veltroni (per indisponibilità dello stesso ex sindaco di Roma) che, in nome della par condicio, compesasse l'assolo del leader del Pdl. "E' una violenza inaccettabile e gli italiani devono sapere che la Rai è ancora in mano alla sinistra che la domina come e quando vuole", si scantena così Berlusconi. Da una parte, il segretario del Pd che insiste sul faccia a faccia in tv con il suo rivale, sfidandolo a scegliere anche la location: vuole giocare in casa, allestire il confronto sulla sua Mediaset? E sia. Dall'altra, Berlusconi che di fronte alla sottile, sottilissima allusione al suo conflitto d'interessi risponde che "bisogna andare a votare Pdl per riportare l'Italia in Europa e in Occidente e non subire i condizionamenti di un partito che è ancora radicato nella sinistra estrema". Ma non si parli del faccia a faccia: quello non si può fare - dice ora anche il Cavaliere dopo averlo fatto ripetere per giorni ai suoi - perché la par condicio, la famosa "legge liberticida", non lo consente. Il leader del Pd dice che Berlusconi scappa?: "Ma chi scappa... C'è una legge che impedisce il confronto. Se facessi un confronto con Veltroni dovrei farlo con tutti gli altri 12 candidati", ribatte lo sfidato. Sul caso Porta a Porta a viale Mazzini, dove le imminenti elezioni sono vissute con particolare apprensione, si producono pacchi di comunicati. Il direttore generale Claudio Cappon, dopo aver spiegato che l'azienda ha il fiato dell'Authority sul collo e dunque ha solo applicato la par condicio, mette in chiaro che la decisione di ritirare l'invito a sua emittenza non l'ha presa lui, ma "il comitato consultivo sulla programmazione elettorale". La precisazione arriva dopo che in campo sono scese le truppe Rai del Cavaliere, in primis il consigliere d'amministrazione Angelo Maria Petroni (quello che era stato sostituito dal governo Prodi e poi reintegrato dal Tar), che a Cappon aveva chiesto lumi sulle "ragioni giuridiche di una decisione che non ha precedenti nella storia del servizio pubblico", addirittura. A Petroni si associa la consigliera della Lega Giovanna Bianchi Clerici: "È un'occasione persa il fatto che uno dei candidati principali alle elezioni non abbia la possibilità di partecipare a Porta a Porta a causa di un veto altrui, è una ferita per le regole della democrazia". Entrambi, Petroni e Bianchi Clerici, protestano perché la grave ferita alla democrazia è stata inferta senza informare preventivamente il cda. Morale: "La necessità di rivedere la par condicio è sotto gli occhi di tutti", spiega la leghista sintonizzandosi sui programmi del Cav. A sua volta, sollecitato da una lettera del presidente della vigilanza Mario landolfi, An, interviene il presidente Rai Claudio Petruccioli, che fa un'accurata ricostruzione di quanto accaduto, minuto per minuto, per mettere a tacere voci e indiscrezioni, spiega. Conclusione di Petruccioli: quella di Berlusconi ieri sera sarebbe stata una presenza aggiuntiva rispetto a quelle già concordate per gli ultimi giorni di campagna elettorale. E in questa corsa a precisare e discolparsi, non manca Bruno Vespa: "Non mi si può in alcun modo attribuire la decisione finale" di mettere alla porta Berlusconi.

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I programmi degli schieramenti (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Voce d'Italia, La" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Politica Uguali, ma non troppo I programmi degli schieramenti Perche' non ci hanno pensato prima? Torino 28 mar. - Il numero dei poliziotti ed i loro stipendi verrà aumentato, le liste d'attesa negli ospedali saranno un brutto ricordo. Niente più manager raccomandati nelle Asl, riqualificazione delle periferie, sicurezza sul lavoro e guerra senza quatiere alle mafie. Questo, in sintesi, il programma di Berlusconi, praticamente una fotocopia di quello di Veltroni, o, se si preferisce, viceversa: però in qualche punto si differenziano. Il Pd glissa sul tema delle droghe, mentre il Pdl contrasta totalmente anche quelle leggere. Poi l'immigrazione, con la Lega contraria al voto agli immigrati nelle amministrative e che si oppone al welfare italiano esteso a tutti i cittadini, compresi gli stranieri regolari.. Il Partito democratico propone l'opposto, anche se non tutti, vedi Di Pietro, sono d'accordo. Differenze pesanti anche sulle questioni etiche, come eutanasia e coppie di fatto, più sfumate sull'aborto, dove il Popolo della libertà sostiene l'utilità dei consultori per garantire alternative all'interruzione volontaria di gravidanza. Il Pd, pur ritenendo la 194 una legge equilibrata, considera necessaria una riduzione degli aborti. No del centrosinistra all'accanimento terapeutico, mentre Berlusconi esclude ogni ipotesi di legge che favoriscano pratiche assimilabili all'eutanasia e rifiuta categoricamente di prendere in considerazione una legislazione per le coppie omosessuali. Veltroni, al contrario, promuove il riconoscimento giuridico per le coppie di fatto. Tutto tace sul conflitto di interessi Riccardo Castagneri politica@voceditalia.it.

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Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 8 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 8 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 30 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 22 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati I manager delle principali banche mondiali hanno creato una bomba speculativa - quella dei muti subprime - che ora è esplosa drammaticamente. Stiamo pagando tutti un prezzo altissimo; tutti tranne loro. Nonostante da anni si parli della necessità di porre fine ai privilegi dei supermanager, nulla è stato fatto e in queste ore si sta creando una situazione paradossale. Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano. Oggi il Sole 24 Ore ha accesso i fari su Ubs, il colosso elvetico che è in grandi difficoltà, al pari di Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs; cioè gli istituti che fino a poche settimane fa davano lezioni al mondo. Il numero uno di Ubs Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa. Hanno messo a repentaglio la solidità e la reputazione della prima banca svizzera e contribuito a scatenare la più grave crisi finanziaria degli ultimi 80 anni; ma se ne vanno più ricchi di prima. La beffa è doppia. Uno dei principi sacri del capitalismo è quello della responsabilità individuale: se sbagli paghi. La casta dei supermanager lo ha invece sovvertito: quando sbagliano loro sono gli altri a pagare. Ed è ora di dire basta a quella che ha tutta l'aria di essere una truffa legalizzata. Ribellarsi talvolta è un obbligo. Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Mar 08 Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea Come ha spiegato Paolo Stefanato sul Giornale di oggi Alitalia anziché essere svenduta sarà praticamente regalata ad Air France. E a rimetterci non sarà solo Malpensa. Molti si stanno pentendo, non però i ministri dell'attuale governo. E non è difficile capire perché. Se si analizza con distacco la vicenda ci si accorge come Bruxelles dietro le quinte abbia spinto per questa soluzione. Innanzitutto, considerazioni strategiche: è stata Bruxelles a volere che Air France diventasse la compagnia di riferimento europea. E dunque in questa logica era auspicabile che Alitalia finisse nelle mani di Air France-Klm e di conseguenza che l'hub di Parigi assumesse ancor più importanza con il declassamento di Malpensa. E chi ha condotto nel governo la trattativa per la cessione? Il ministro del Tesoro Tommaso Padoa Schioppa, ex membro della Banca centrale europea, con la vigile protezione di Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ovvero due leader politici che, assieme a Giuliano Amato ed Emma Bonino, sono da sempre estremamente sensibili agli interessi comunitari. Oggi la Commissione europea ha pronunciato un secco no alla concessione di nuovi aiuti di Stato. Il portavoce del commissario ai trasporti Jacques Barrot (un francese) ha ricordato che Alitalia ha già beneficiato in passato di aiuti di Stato e quindi, in base al principio "una volta, ultima volta" non potrà più ricevere questo genere di sostegno. Il tempismo è perfetto: mentre l'Italia scopre con sconcerto l'inganno ed è tentata dal dire di no, la Commissione europea la mette con le spalle al muro: o dice sì all'offerta o Alitalia dovrà fallire. Prodi e Padoa Schioppa naturalmente non manifestano rimorsi, né dubbi. Anzi, il premier uscente intima alla Sea di ritirare la richiesta di indennizzo danni rivolta ad Alitalia, come desiderato da Air France. Risponde presente, una volta di più. Un'operazione magistrale, complimenti alla lobby europea. Scritto in Italia Commenti ( 42 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Mar 08 Boicottare le Olimpiadi crea confusione? Secondo il nostro ministro degli Esteri Massimo D'Alema disertare le Olimpiadi per mandare un messaggio alla Cina sul Tibet potrebbe "dividerci e far confusione". Io capisco l'imbarazzo della diplomazia in questi frangenti, ma perchè un boicottaggio dovrebbe "far confusione"? O si è favorevoli per ragioni umanitarie o si è contrari per ragioni di opportunità politica ed economica. Qual è la posizione dell'Italia? La confusione mi sembra la stia creando D'Alema, forse travolto dal vociare di queste ore. Improvvisamente tutti si occupano di Tibet: molti eponenti del Pdl e della Sinistra arcobaleno invocano il boicottaggio, il Pd medita, Cossiga è contrario e ancora una volta provoca: "Vorrei comprendere il motivo per il quale tutti protestano per le misure forti con le quali i governi di Pechino e di Nuova Delhi cercano di ristabilire l'ordine nei propri territori, mentre quasi tutti tacciono sulla repressione giudiziario-poliziesca del Governo di Madrid nei Paesi Baschi". In queste ore il mio cuore è con il Dalai Lama e con il popolo tibetano, ma ho l'impressione che, anche volendo, l'Occidente non possa permettersi il boicottaggio e che si sia rassegnato a convivere con questa Cina, capitalista e dittatoriale. E allora, a dispetto dell'emozione, ho l'impressione che finirà come in Birmania. Un bagno di sangue, qualche settimana per dimenticare e amici come prima. AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: il Dalai Lama dice no al boicottaggio dei Giochi Olimpici, in quanto punirebbe ingiustamente il popolo cinese, mentre solo il governo di Pechino è responsabile di quello che ha definito un "genocidio culturale". E a questo punto cosa si deve fare: insistere comunque per il boicottaggio o seguire l'invito del Dalai Lama? Scritto in cina Commenti ( 54 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Mar 08 Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina? Chi segue i mercati finanziari sa che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono vincolati da un interesse reciproco: l'America è il principale sbocco della produzione industriale cinese, in cambio Pechino finanzia il deficit statunitense comprando a man bassa titoli di Stato. Ma la crisi finanziaria sembra aver rotto l'equilibrio e non certo a favore di Washington. In queste ore gli Usa appaiono molto vulnerabili: politicamente perché sono in piena campagna per le presidenziali, economicamente perché sono in recessione e con il sistema finanziario sotto sopra, militarmente perché l'esercito appare demotivato e diviso (vedi le dimissioni dell'ammiraglio William Fallon, 63 anni, comandante delle forze Usa in Medio Oriente). Qualcuno si chiede se siano ancora una superpotenza, certo sono in crisi come raramente è capitato nella storia recente. E in questo contesto lascia allibiti la notizia che il Dipartimento di Stato ha tolto la Cina dalla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani. Ma come? Qualche mese fa Bush conferiva la massima onoreficenza al Dalai Lama e proprio nel momento in cui il leader spiriturale tibetano denuncia la brutale repressione dei cinesi in Tibet, l'America assolve Pechino? Basta leggere il rapporto per rendersi conto dell'assurdità della decisione. Nel testo infatti si riconosce che: "La Cina soffoca qualunque tipo di libertà di espressione, nega ai suoi cittadini i più elementari diritti umani, censura internet, arresta i blogger, sorveglia i giornalisti stranieri, se è il caso li intimidisce". Inoltre "stritola la libertà religiosa nel Tibet buddista e nello Xinjiang musulmano, spedisce chi protesta ai lavori forzati, tortura i prigionieri con i peggiori strumenti partoriti dalla crudeltà umana, strappa confessioni per delitti mai commessi, li condanna preferibilmente senza processo". Ciò nonostante non è più nell'elenco dei cattivi. Perché? Il governo americano ha più che mai bisogno dei fondi cinesi (anche di quelli sovrani) per tamponare lo scandalo subprime, mentre Pechino nell'anno delle Olimpiadi ha urgenza di migliorare la propria immagine internazionale. Quella strana assoluzione del Dipartimento di Stato equivale a una benedizione. Dobbiamo sopettare un (osceno) baratto tra i due Paesi? Scritto in cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) " (8 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Mar 08 L'ultima moda: tutti immobili per tre minuti E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Ma la destra dov'è? - 1 Emails Putin e la Cina vogliono cacciare gli Usa dall'Asia centrale - 1 Emails Birmania, la forza dello spirito (e della tecnologia) - 1 Emails "Svizzera razzista", così i media impongono il pensiero unico - 1 Emails Ma il Wi-Fi nuoce alla salute? - 1 Emails Ma la Germania si sta italianizzando? - 1 Emails Ultime discussioni CORRADO: Ho visto la puntata di "Anno Zero" di ieri sera. Il Presidente Bertinotti mi è sembrato in... Ambrogio.: Non sono Comunista, ma AnnoZero l'ho sempre visto, tranne questa puntata(ne ho un pò piene le... ionescu: Foa chi le ha dato il dato dei '90% sono extracomunitari'? Se lo è inventato! Ambrogio.: Domanda a Lorenzo: premesso che in casi come l'Iran e tanti altri, vedo bene solo il sorgere di un... remo: Comunisti si nasce e non si diventa, perche'non andate avedre quello che faceva bertinotti durante il... 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Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 8 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 8 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 30 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 22 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati I manager delle principali banche mondiali hanno creato una bomba speculativa - quella dei muti subprime - che ora è esplosa drammaticamente. Stiamo pagando tutti un prezzo altissimo; tutti tranne loro. Nonostante da anni si parli della necessità di porre fine ai privilegi dei supermanager, nulla è stato fatto e in queste ore si sta creando una situazione paradossale. Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano. Oggi il Sole 24 Ore ha accesso i fari su Ubs, il colosso elvetico che è in grandi difficoltà, al pari di Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs; cioè gli istituti che fino a poche settimane fa davano lezioni al mondo. Il numero uno di Ubs Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa. Hanno messo a repentaglio la solidità e la reputazione della prima banca svizzera e contribuito a scatenare la più grave crisi finanziaria degli ultimi 80 anni; ma se ne vanno più ricchi di prima. La beffa è doppia. Uno dei principi sacri del capitalismo è quello della responsabilità individuale: se sbagli paghi. La casta dei supermanager lo ha invece sovvertito: quando sbagliano loro sono gli altri a pagare. Ed è ora di dire basta a quella che ha tutta l'aria di essere una truffa legalizzata. Ribellarsi talvolta è un obbligo. Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Mar 08 Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea Come ha spiegato Paolo Stefanato sul Giornale di oggi Alitalia anziché essere svenduta sarà praticamente regalata ad Air France. E a rimetterci non sarà solo Malpensa. Molti si stanno pentendo, non però i ministri dell'attuale governo. E non è difficile capire perché. Se si analizza con distacco la vicenda ci si accorge come Bruxelles dietro le quinte abbia spinto per questa soluzione. Innanzitutto, considerazioni strategiche: è stata Bruxelles a volere che Air France diventasse la compagnia di riferimento europea. E dunque in questa logica era auspicabile che Alitalia finisse nelle mani di Air France-Klm e di conseguenza che l'hub di Parigi assumesse ancor più importanza con il declassamento di Malpensa. E chi ha condotto nel governo la trattativa per la cessione? Il ministro del Tesoro Tommaso Padoa Schioppa, ex membro della Banca centrale europea, con la vigile protezione di Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ovvero due leader politici che, assieme a Giuliano Amato ed Emma Bonino, sono da sempre estremamente sensibili agli interessi comunitari. Oggi la Commissione europea ha pronunciato un secco no alla concessione di nuovi aiuti di Stato. Il portavoce del commissario ai trasporti Jacques Barrot (un francese) ha ricordato che Alitalia ha già beneficiato in passato di aiuti di Stato e quindi, in base al principio "una volta, ultima volta" non potrà più ricevere questo genere di sostegno. Il tempismo è perfetto: mentre l'Italia scopre con sconcerto l'inganno ed è tentata dal dire di no, la Commissione europea la mette con le spalle al muro: o dice sì all'offerta o Alitalia dovrà fallire. Prodi e Padoa Schioppa naturalmente non manifestano rimorsi, né dubbi. Anzi, il premier uscente intima alla Sea di ritirare la richiesta di indennizzo danni rivolta ad Alitalia, come desiderato da Air France. Risponde presente, una volta di più. Un'operazione magistrale, complimenti alla lobby europea. Scritto in Italia Commenti ( 42 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Mar 08 Boicottare le Olimpiadi crea confusione? Secondo il nostro ministro degli Esteri Massimo D'Alema disertare le Olimpiadi per mandare un messaggio alla Cina sul Tibet potrebbe "dividerci e far confusione". Io capisco l'imbarazzo della diplomazia in questi frangenti, ma perchè un boicottaggio dovrebbe "far confusione"? O si è favorevoli per ragioni umanitarie o si è contrari per ragioni di opportunità politica ed economica. Qual è la posizione dell'Italia? La confusione mi sembra la stia creando D'Alema, forse travolto dal vociare di queste ore. Improvvisamente tutti si occupano di Tibet: molti eponenti del Pdl e della Sinistra arcobaleno invocano il boicottaggio, il Pd medita, Cossiga è contrario e ancora una volta provoca: "Vorrei comprendere il motivo per il quale tutti protestano per le misure forti con le quali i governi di Pechino e di Nuova Delhi cercano di ristabilire l'ordine nei propri territori, mentre quasi tutti tacciono sulla repressione giudiziario-poliziesca del Governo di Madrid nei Paesi Baschi". In queste ore il mio cuore è con il Dalai Lama e con il popolo tibetano, ma ho l'impressione che, anche volendo, l'Occidente non possa permettersi il boicottaggio e che si sia rassegnato a convivere con questa Cina, capitalista e dittatoriale. E allora, a dispetto dell'emozione, ho l'impressione che finirà come in Birmania. Un bagno di sangue, qualche settimana per dimenticare e amici come prima. AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: il Dalai Lama dice no al boicottaggio dei Giochi Olimpici, in quanto punirebbe ingiustamente il popolo cinese, mentre solo il governo di Pechino è responsabile di quello che ha definito un "genocidio culturale". E a questo punto cosa si deve fare: insistere comunque per il boicottaggio o seguire l'invito del Dalai Lama? Scritto in cina Commenti ( 54 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Mar 08 Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina? Chi segue i mercati finanziari sa che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono vincolati da un interesse reciproco: l'America è il principale sbocco della produzione industriale cinese, in cambio Pechino finanzia il deficit statunitense comprando a man bassa titoli di Stato. Ma la crisi finanziaria sembra aver rotto l'equilibrio e non certo a favore di Washington. In queste ore gli Usa appaiono molto vulnerabili: politicamente perché sono in piena campagna per le presidenziali, economicamente perché sono in recessione e con il sistema finanziario sotto sopra, militarmente perché l'esercito appare demotivato e diviso (vedi le dimissioni dell'ammiraglio William Fallon, 63 anni, comandante delle forze Usa in Medio Oriente). Qualcuno si chiede se siano ancora una superpotenza, certo sono in crisi come raramente è capitato nella storia recente. E in questo contesto lascia allibiti la notizia che il Dipartimento di Stato ha tolto la Cina dalla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani. Ma come? Qualche mese fa Bush conferiva la massima onoreficenza al Dalai Lama e proprio nel momento in cui il leader spiriturale tibetano denuncia la brutale repressione dei cinesi in Tibet, l'America assolve Pechino? Basta leggere il rapporto per rendersi conto dell'assurdità della decisione. Nel testo infatti si riconosce che: "La Cina soffoca qualunque tipo di libertà di espressione, nega ai suoi cittadini i più elementari diritti umani, censura internet, arresta i blogger, sorveglia i giornalisti stranieri, se è il caso li intimidisce". Inoltre "stritola la libertà religiosa nel Tibet buddista e nello Xinjiang musulmano, spedisce chi protesta ai lavori forzati, tortura i prigionieri con i peggiori strumenti partoriti dalla crudeltà umana, strappa confessioni per delitti mai commessi, li condanna preferibilmente senza processo". Ciò nonostante non è più nell'elenco dei cattivi. Perché? Il governo americano ha più che mai bisogno dei fondi cinesi (anche di quelli sovrani) per tamponare lo scandalo subprime, mentre Pechino nell'anno delle Olimpiadi ha urgenza di migliorare la propria immagine internazionale. Quella strana assoluzione del Dipartimento di Stato equivale a una benedizione. Dobbiamo sopettare un (osceno) baratto tra i due Paesi? Scritto in cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) " (8 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Mar 08 L'ultima moda: tutti immobili per tre minuti E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 8 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 8 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 30 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 22 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati I manager delle principali banche mondiali hanno creato una bomba speculativa - quella dei muti subprime - che ora è esplosa drammaticamente. Stiamo pagando tutti un prezzo altissimo; tutti tranne loro. Nonostante da anni si parli della necessità di porre fine ai privilegi dei supermanager, nulla è stato fatto e in queste ore si sta creando una situazione paradossale. Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano. Oggi il Sole 24 Ore ha accesso i fari su Ubs, il colosso elvetico che è in grandi difficoltà, al pari di Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs; cioè gli istituti che fino a poche settimane fa davano lezioni al mondo. Il numero uno di Ubs Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa. Hanno messo a repentaglio la solidità e la reputazione della prima banca svizzera e contribuito a scatenare la più grave crisi finanziaria degli ultimi 80 anni; ma se ne vanno più ricchi di prima. La beffa è doppia. Uno dei principi sacri del capitalismo è quello della responsabilità individuale: se sbagli paghi. La casta dei supermanager lo ha invece sovvertito: quando sbagliano loro sono gli altri a pagare. Ed è ora di dire basta a quella che ha tutta l'aria di essere una truffa legalizzata. Ribellarsi talvolta è un obbligo. Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Mar 08 Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea Come ha spiegato Paolo Stefanato sul Giornale di oggi Alitalia anziché essere svenduta sarà praticamente regalata ad Air France. E a rimetterci non sarà solo Malpensa. Molti si stanno pentendo, non però i ministri dell'attuale governo. E non è difficile capire perché. Se si analizza con distacco la vicenda ci si accorge come Bruxelles dietro le quinte abbia spinto per questa soluzione. Innanzitutto, considerazioni strategiche: è stata Bruxelles a volere che Air France diventasse la compagnia di riferimento europea. E dunque in questa logica era auspicabile che Alitalia finisse nelle mani di Air France-Klm e di conseguenza che l'hub di Parigi assumesse ancor più importanza con il declassamento di Malpensa. E chi ha condotto nel governo la trattativa per la cessione? Il ministro del Tesoro Tommaso Padoa Schioppa, ex membro della Banca centrale europea, con la vigile protezione di Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ovvero due leader politici che, assieme a Giuliano Amato ed Emma Bonino, sono da sempre estremamente sensibili agli interessi comunitari. Oggi la Commissione europea ha pronunciato un secco no alla concessione di nuovi aiuti di Stato. Il portavoce del commissario ai trasporti Jacques Barrot (un francese) ha ricordato che Alitalia ha già beneficiato in passato di aiuti di Stato e quindi, in base al principio "una volta, ultima volta" non potrà più ricevere questo genere di sostegno. Il tempismo è perfetto: mentre l'Italia scopre con sconcerto l'inganno ed è tentata dal dire di no, la Commissione europea la mette con le spalle al muro: o dice sì all'offerta o Alitalia dovrà fallire. Prodi e Padoa Schioppa naturalmente non manifestano rimorsi, né dubbi. Anzi, il premier uscente intima alla Sea di ritirare la richiesta di indennizzo danni rivolta ad Alitalia, come desiderato da Air France. Risponde presente, una volta di più. Un'operazione magistrale, complimenti alla lobby europea. Scritto in Italia Commenti ( 42 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Mar 08 Boicottare le Olimpiadi crea confusione? Secondo il nostro ministro degli Esteri Massimo D'Alema disertare le Olimpiadi per mandare un messaggio alla Cina sul Tibet potrebbe "dividerci e far confusione". Io capisco l'imbarazzo della diplomazia in questi frangenti, ma perchè un boicottaggio dovrebbe "far confusione"? O si è favorevoli per ragioni umanitarie o si è contrari per ragioni di opportunità politica ed economica. Qual è la posizione dell'Italia? La confusione mi sembra la stia creando D'Alema, forse travolto dal vociare di queste ore. Improvvisamente tutti si occupano di Tibet: molti eponenti del Pdl e della Sinistra arcobaleno invocano il boicottaggio, il Pd medita, Cossiga è contrario e ancora una volta provoca: "Vorrei comprendere il motivo per il quale tutti protestano per le misure forti con le quali i governi di Pechino e di Nuova Delhi cercano di ristabilire l'ordine nei propri territori, mentre quasi tutti tacciono sulla repressione giudiziario-poliziesca del Governo di Madrid nei Paesi Baschi". In queste ore il mio cuore è con il Dalai Lama e con il popolo tibetano, ma ho l'impressione che, anche volendo, l'Occidente non possa permettersi il boicottaggio e che si sia rassegnato a convivere con questa Cina, capitalista e dittatoriale. E allora, a dispetto dell'emozione, ho l'impressione che finirà come in Birmania. Un bagno di sangue, qualche settimana per dimenticare e amici come prima. AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: il Dalai Lama dice no al boicottaggio dei Giochi Olimpici, in quanto punirebbe ingiustamente il popolo cinese, mentre solo il governo di Pechino è responsabile di quello che ha definito un "genocidio culturale". E a questo punto cosa si deve fare: insistere comunque per il boicottaggio o seguire l'invito del Dalai Lama? Scritto in cina Commenti ( 54 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Mar 08 Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina? Chi segue i mercati finanziari sa che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono vincolati da un interesse reciproco: l'America è il principale sbocco della produzione industriale cinese, in cambio Pechino finanzia il deficit statunitense comprando a man bassa titoli di Stato. Ma la crisi finanziaria sembra aver rotto l'equilibrio e non certo a favore di Washington. In queste ore gli Usa appaiono molto vulnerabili: politicamente perché sono in piena campagna per le presidenziali, economicamente perché sono in recessione e con il sistema finanziario sotto sopra, militarmente perché l'esercito appare demotivato e diviso (vedi le dimissioni dell'ammiraglio William Fallon, 63 anni, comandante delle forze Usa in Medio Oriente). Qualcuno si chiede se siano ancora una superpotenza, certo sono in crisi come raramente è capitato nella storia recente. E in questo contesto lascia allibiti la notizia che il Dipartimento di Stato ha tolto la Cina dalla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani. Ma come? Qualche mese fa Bush conferiva la massima onoreficenza al Dalai Lama e proprio nel momento in cui il leader spiriturale tibetano denuncia la brutale repressione dei cinesi in Tibet, l'America assolve Pechino? Basta leggere il rapporto per rendersi conto dell'assurdità della decisione. Nel testo infatti si riconosce che: "La Cina soffoca qualunque tipo di libertà di espressione, nega ai suoi cittadini i più elementari diritti umani, censura internet, arresta i blogger, sorveglia i giornalisti stranieri, se è il caso li intimidisce". Inoltre "stritola la libertà religiosa nel Tibet buddista e nello Xinjiang musulmano, spedisce chi protesta ai lavori forzati, tortura i prigionieri con i peggiori strumenti partoriti dalla crudeltà umana, strappa confessioni per delitti mai commessi, li condanna preferibilmente senza processo". Ciò nonostante non è più nell'elenco dei cattivi. Perché? Il governo americano ha più che mai bisogno dei fondi cinesi (anche di quelli sovrani) per tamponare lo scandalo subprime, mentre Pechino nell'anno delle Olimpiadi ha urgenza di migliorare la propria immagine internazionale. Quella strana assoluzione del Dipartimento di Stato equivale a una benedizione. Dobbiamo sopettare un (osceno) baratto tra i due Paesi? Scritto in cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) " (8 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Mar 08 L'ultima moda: tutti immobili per tre minuti E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (12) democrazia (13) francia (15) germania (2) giornalismo (30) gli usa e il mondo (22) globalizzazione (3) immigrazione (18) islam (11) Italia (75) medio oriente (8) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? 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E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. 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Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 30 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 22 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati I manager delle principali banche mondiali hanno creato una bomba speculativa - quella dei muti subprime - che ora è esplosa drammaticamente. Stiamo pagando tutti un prezzo altissimo; tutti tranne loro. Nonostante da anni si parli della necessità di porre fine ai privilegi dei supermanager, nulla è stato fatto e in queste ore si sta creando una situazione paradossale. Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano. Oggi il Sole 24 Ore ha accesso i fari su Ubs, il colosso elvetico che è in grandi difficoltà, al pari di Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs; cioè gli istituti che fino a poche settimane fa davano lezioni al mondo. Il numero uno di Ubs Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa. Hanno messo a repentaglio la solidità e la reputazione della prima banca svizzera e contribuito a scatenare la più grave crisi finanziaria degli ultimi 80 anni; ma se ne vanno più ricchi di prima. La beffa è doppia. Uno dei principi sacri del capitalismo è quello della responsabilità individuale: se sbagli paghi. La casta dei supermanager lo ha invece sovvertito: quando sbagliano loro sono gli altri a pagare. Ed è ora di dire basta a quella che ha tutta l'aria di essere una truffa legalizzata. Ribellarsi talvolta è un obbligo. Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Mar 08 Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea Come ha spiegato Paolo Stefanato sul Giornale di oggi Alitalia anziché essere svenduta sarà praticamente regalata ad Air France. E a rimetterci non sarà solo Malpensa. Molti si stanno pentendo, non però i ministri dell'attuale governo. E non è difficile capire perché. Se si analizza con distacco la vicenda ci si accorge come Bruxelles dietro le quinte abbia spinto per questa soluzione. Innanzitutto, considerazioni strategiche: è stata Bruxelles a volere che Air France diventasse la compagnia di riferimento europea. E dunque in questa logica era auspicabile che Alitalia finisse nelle mani di Air France-Klm e di conseguenza che l'hub di Parigi assumesse ancor più importanza con il declassamento di Malpensa. E chi ha condotto nel governo la trattativa per la cessione? Il ministro del Tesoro Tommaso Padoa Schioppa, ex membro della Banca centrale europea, con la vigile protezione di Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ovvero due leader politici che, assieme a Giuliano Amato ed Emma Bonino, sono da sempre estremamente sensibili agli interessi comunitari. Oggi la Commissione europea ha pronunciato un secco no alla concessione di nuovi aiuti di Stato. Il portavoce del commissario ai trasporti Jacques Barrot (un francese) ha ricordato che Alitalia ha già beneficiato in passato di aiuti di Stato e quindi, in base al principio "una volta, ultima volta" non potrà più ricevere questo genere di sostegno. Il tempismo è perfetto: mentre l'Italia scopre con sconcerto l'inganno ed è tentata dal dire di no, la Commissione europea la mette con le spalle al muro: o dice sì all'offerta o Alitalia dovrà fallire. Prodi e Padoa Schioppa naturalmente non manifestano rimorsi, né dubbi. Anzi, il premier uscente intima alla Sea di ritirare la richiesta di indennizzo danni rivolta ad Alitalia, come desiderato da Air France. Risponde presente, una volta di più. Un'operazione magistrale, complimenti alla lobby europea. Scritto in Italia Commenti ( 42 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Mar 08 Boicottare le Olimpiadi crea confusione? Secondo il nostro ministro degli Esteri Massimo D'Alema disertare le Olimpiadi per mandare un messaggio alla Cina sul Tibet potrebbe "dividerci e far confusione". Io capisco l'imbarazzo della diplomazia in questi frangenti, ma perchè un boicottaggio dovrebbe "far confusione"? O si è favorevoli per ragioni umanitarie o si è contrari per ragioni di opportunità politica ed economica. Qual è la posizione dell'Italia? La confusione mi sembra la stia creando D'Alema, forse travolto dal vociare di queste ore. Improvvisamente tutti si occupano di Tibet: molti eponenti del Pdl e della Sinistra arcobaleno invocano il boicottaggio, il Pd medita, Cossiga è contrario e ancora una volta provoca: "Vorrei comprendere il motivo per il quale tutti protestano per le misure forti con le quali i governi di Pechino e di Nuova Delhi cercano di ristabilire l'ordine nei propri territori, mentre quasi tutti tacciono sulla repressione giudiziario-poliziesca del Governo di Madrid nei Paesi Baschi". In queste ore il mio cuore è con il Dalai Lama e con il popolo tibetano, ma ho l'impressione che, anche volendo, l'Occidente non possa permettersi il boicottaggio e che si sia rassegnato a convivere con questa Cina, capitalista e dittatoriale. E allora, a dispetto dell'emozione, ho l'impressione che finirà come in Birmania. Un bagno di sangue, qualche settimana per dimenticare e amici come prima. AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: il Dalai Lama dice no al boicottaggio dei Giochi Olimpici, in quanto punirebbe ingiustamente il popolo cinese, mentre solo il governo di Pechino è responsabile di quello che ha definito un "genocidio culturale". E a questo punto cosa si deve fare: insistere comunque per il boicottaggio o seguire l'invito del Dalai Lama? Scritto in cina Commenti ( 54 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Mar 08 Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina? Chi segue i mercati finanziari sa che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono vincolati da un interesse reciproco: l'America è il principale sbocco della produzione industriale cinese, in cambio Pechino finanzia il deficit statunitense comprando a man bassa titoli di Stato. Ma la crisi finanziaria sembra aver rotto l'equilibrio e non certo a favore di Washington. In queste ore gli Usa appaiono molto vulnerabili: politicamente perché sono in piena campagna per le presidenziali, economicamente perché sono in recessione e con il sistema finanziario sotto sopra, militarmente perché l'esercito appare demotivato e diviso (vedi le dimissioni dell'ammiraglio William Fallon, 63 anni, comandante delle forze Usa in Medio Oriente). Qualcuno si chiede se siano ancora una superpotenza, certo sono in crisi come raramente è capitato nella storia recente. E in questo contesto lascia allibiti la notizia che il Dipartimento di Stato ha tolto la Cina dalla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani. Ma come? Qualche mese fa Bush conferiva la massima onoreficenza al Dalai Lama e proprio nel momento in cui il leader spiriturale tibetano denuncia la brutale repressione dei cinesi in Tibet, l'America assolve Pechino? Basta leggere il rapporto per rendersi conto dell'assurdità della decisione. Nel testo infatti si riconosce che: "La Cina soffoca qualunque tipo di libertà di espressione, nega ai suoi cittadini i più elementari diritti umani, censura internet, arresta i blogger, sorveglia i giornalisti stranieri, se è il caso li intimidisce". Inoltre "stritola la libertà religiosa nel Tibet buddista e nello Xinjiang musulmano, spedisce chi protesta ai lavori forzati, tortura i prigionieri con i peggiori strumenti partoriti dalla crudeltà umana, strappa confessioni per delitti mai commessi, li condanna preferibilmente senza processo". Ciò nonostante non è più nell'elenco dei cattivi. Perché? Il governo americano ha più che mai bisogno dei fondi cinesi (anche di quelli sovrani) per tamponare lo scandalo subprime, mentre Pechino nell'anno delle Olimpiadi ha urgenza di migliorare la propria immagine internazionale. Quella strana assoluzione del Dipartimento di Stato equivale a una benedizione. Dobbiamo sopettare un (osceno) baratto tra i due Paesi? Scritto in cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) " (8 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Mar 08 L'ultima moda: tutti immobili per tre minuti E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (12) democrazia (13) francia (15) germania (2) giornalismo (30) gli usa e il mondo (22) globalizzazione (3) immigrazione (18) islam (11) Italia (75) medio oriente (8) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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Milva e quei sette milioni nascosti per la vecchiaia (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 8 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 8 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 30 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 22 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati I manager delle principali banche mondiali hanno creato una bomba speculativa - quella dei muti subprime - che ora è esplosa drammaticamente. Stiamo pagando tutti un prezzo altissimo; tutti tranne loro. Nonostante da anni si parli della necessità di porre fine ai privilegi dei supermanager, nulla è stato fatto e in queste ore si sta creando una situazione paradossale. Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano. Oggi il Sole 24 Ore ha accesso i fari su Ubs, il colosso elvetico che è in grandi difficoltà, al pari di Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs; cioè gli istituti che fino a poche settimane fa davano lezioni al mondo. Il numero uno di Ubs Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa. Hanno messo a repentaglio la solidità e la reputazione della prima banca svizzera e contribuito a scatenare la più grave crisi finanziaria degli ultimi 80 anni; ma se ne vanno più ricchi di prima. La beffa è doppia. Uno dei principi sacri del capitalismo è quello della responsabilità individuale: se sbagli paghi. La casta dei supermanager lo ha invece sovvertito: quando sbagliano loro sono gli altri a pagare. Ed è ora di dire basta a quella che ha tutta l'aria di essere una truffa legalizzata. Ribellarsi talvolta è un obbligo. Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Mar 08 Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea Come ha spiegato Paolo Stefanato sul Giornale di oggi Alitalia anziché essere svenduta sarà praticamente regalata ad Air France. E a rimetterci non sarà solo Malpensa. Molti si stanno pentendo, non però i ministri dell'attuale governo. E non è difficile capire perché. Se si analizza con distacco la vicenda ci si accorge come Bruxelles dietro le quinte abbia spinto per questa soluzione. Innanzitutto, considerazioni strategiche: è stata Bruxelles a volere che Air France diventasse la compagnia di riferimento europea. E dunque in questa logica era auspicabile che Alitalia finisse nelle mani di Air France-Klm e di conseguenza che l'hub di Parigi assumesse ancor più importanza con il declassamento di Malpensa. E chi ha condotto nel governo la trattativa per la cessione? Il ministro del Tesoro Tommaso Padoa Schioppa, ex membro della Banca centrale europea, con la vigile protezione di Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ovvero due leader politici che, assieme a Giuliano Amato ed Emma Bonino, sono da sempre estremamente sensibili agli interessi comunitari. Oggi la Commissione europea ha pronunciato un secco no alla concessione di nuovi aiuti di Stato. Il portavoce del commissario ai trasporti Jacques Barrot (un francese) ha ricordato che Alitalia ha già beneficiato in passato di aiuti di Stato e quindi, in base al principio "una volta, ultima volta" non potrà più ricevere questo genere di sostegno. Il tempismo è perfetto: mentre l'Italia scopre con sconcerto l'inganno ed è tentata dal dire di no, la Commissione europea la mette con le spalle al muro: o dice sì all'offerta o Alitalia dovrà fallire. Prodi e Padoa Schioppa naturalmente non manifestano rimorsi, né dubbi. Anzi, il premier uscente intima alla Sea di ritirare la richiesta di indennizzo danni rivolta ad Alitalia, come desiderato da Air France. Risponde presente, una volta di più. Un'operazione magistrale, complimenti alla lobby europea. Scritto in Italia Commenti ( 42 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Mar 08 Boicottare le Olimpiadi crea confusione? Secondo il nostro ministro degli Esteri Massimo D'Alema disertare le Olimpiadi per mandare un messaggio alla Cina sul Tibet potrebbe "dividerci e far confusione". Io capisco l'imbarazzo della diplomazia in questi frangenti, ma perchè un boicottaggio dovrebbe "far confusione"? O si è favorevoli per ragioni umanitarie o si è contrari per ragioni di opportunità politica ed economica. Qual è la posizione dell'Italia? La confusione mi sembra la stia creando D'Alema, forse travolto dal vociare di queste ore. Improvvisamente tutti si occupano di Tibet: molti eponenti del Pdl e della Sinistra arcobaleno invocano il boicottaggio, il Pd medita, Cossiga è contrario e ancora una volta provoca: "Vorrei comprendere il motivo per il quale tutti protestano per le misure forti con le quali i governi di Pechino e di Nuova Delhi cercano di ristabilire l'ordine nei propri territori, mentre quasi tutti tacciono sulla repressione giudiziario-poliziesca del Governo di Madrid nei Paesi Baschi". In queste ore il mio cuore è con il Dalai Lama e con il popolo tibetano, ma ho l'impressione che, anche volendo, l'Occidente non possa permettersi il boicottaggio e che si sia rassegnato a convivere con questa Cina, capitalista e dittatoriale. E allora, a dispetto dell'emozione, ho l'impressione che finirà come in Birmania. Un bagno di sangue, qualche settimana per dimenticare e amici come prima. AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: il Dalai Lama dice no al boicottaggio dei Giochi Olimpici, in quanto punirebbe ingiustamente il popolo cinese, mentre solo il governo di Pechino è responsabile di quello che ha definito un "genocidio culturale". E a questo punto cosa si deve fare: insistere comunque per il boicottaggio o seguire l'invito del Dalai Lama? Scritto in cina Commenti ( 54 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Mar 08 Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina? Chi segue i mercati finanziari sa che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono vincolati da un interesse reciproco: l'America è il principale sbocco della produzione industriale cinese, in cambio Pechino finanzia il deficit statunitense comprando a man bassa titoli di Stato. Ma la crisi finanziaria sembra aver rotto l'equilibrio e non certo a favore di Washington. In queste ore gli Usa appaiono molto vulnerabili: politicamente perché sono in piena campagna per le presidenziali, economicamente perché sono in recessione e con il sistema finanziario sotto sopra, militarmente perché l'esercito appare demotivato e diviso (vedi le dimissioni dell'ammiraglio William Fallon, 63 anni, comandante delle forze Usa in Medio Oriente). Qualcuno si chiede se siano ancora una superpotenza, certo sono in crisi come raramente è capitato nella storia recente. E in questo contesto lascia allibiti la notizia che il Dipartimento di Stato ha tolto la Cina dalla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani. Ma come? Qualche mese fa Bush conferiva la massima onoreficenza al Dalai Lama e proprio nel momento in cui il leader spiriturale tibetano denuncia la brutale repressione dei cinesi in Tibet, l'America assolve Pechino? Basta leggere il rapporto per rendersi conto dell'assurdità della decisione. Nel testo infatti si riconosce che: "La Cina soffoca qualunque tipo di libertà di espressione, nega ai suoi cittadini i più elementari diritti umani, censura internet, arresta i blogger, sorveglia i giornalisti stranieri, se è il caso li intimidisce". Inoltre "stritola la libertà religiosa nel Tibet buddista e nello Xinjiang musulmano, spedisce chi protesta ai lavori forzati, tortura i prigionieri con i peggiori strumenti partoriti dalla crudeltà umana, strappa confessioni per delitti mai commessi, li condanna preferibilmente senza processo". Ciò nonostante non è più nell'elenco dei cattivi. Perché? Il governo americano ha più che mai bisogno dei fondi cinesi (anche di quelli sovrani) per tamponare lo scandalo subprime, mentre Pechino nell'anno delle Olimpiadi ha urgenza di migliorare la propria immagine internazionale. Quella strana assoluzione del Dipartimento di Stato equivale a una benedizione. Dobbiamo sopettare un (osceno) baratto tra i due Paesi? Scritto in cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) " (8 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Mar 08 L'ultima moda: tutti immobili per tre minuti E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (12) democrazia (13) francia (15) germania (2) giornalismo (30) gli usa e il mondo (22) globalizzazione (3) immigrazione (18) islam (11) Italia (75) medio oriente (8) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 8 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 8 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 30 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 22 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati I manager delle principali banche mondiali hanno creato una bomba speculativa - quella dei muti subprime - che ora è esplosa drammaticamente. Stiamo pagando tutti un prezzo altissimo; tutti tranne loro. Nonostante da anni si parli della necessità di porre fine ai privilegi dei supermanager, nulla è stato fatto e in queste ore si sta creando una situazione paradossale. Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano. Oggi il Sole 24 Ore ha accesso i fari su Ubs, il colosso elvetico che è in grandi difficoltà, al pari di Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs; cioè gli istituti che fino a poche settimane fa davano lezioni al mondo. Il numero uno di Ubs Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa. Hanno messo a repentaglio la solidità e la reputazione della prima banca svizzera e contribuito a scatenare la più grave crisi finanziaria degli ultimi 80 anni; ma se ne vanno più ricchi di prima. La beffa è doppia. Uno dei principi sacri del capitalismo è quello della responsabilità individuale: se sbagli paghi. La casta dei supermanager lo ha invece sovvertito: quando sbagliano loro sono gli altri a pagare. Ed è ora di dire basta a quella che ha tutta l'aria di essere una truffa legalizzata. Ribellarsi talvolta è un obbligo. Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Mar 08 Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea Come ha spiegato Paolo Stefanato sul Giornale di oggi Alitalia anziché essere svenduta sarà praticamente regalata ad Air France. E a rimetterci non sarà solo Malpensa. Molti si stanno pentendo, non però i ministri dell'attuale governo. E non è difficile capire perché. Se si analizza con distacco la vicenda ci si accorge come Bruxelles dietro le quinte abbia spinto per questa soluzione. Innanzitutto, considerazioni strategiche: è stata Bruxelles a volere che Air France diventasse la compagnia di riferimento europea. E dunque in questa logica era auspicabile che Alitalia finisse nelle mani di Air France-Klm e di conseguenza che l'hub di Parigi assumesse ancor più importanza con il declassamento di Malpensa. E chi ha condotto nel governo la trattativa per la cessione? Il ministro del Tesoro Tommaso Padoa Schioppa, ex membro della Banca centrale europea, con la vigile protezione di Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ovvero due leader politici che, assieme a Giuliano Amato ed Emma Bonino, sono da sempre estremamente sensibili agli interessi comunitari. Oggi la Commissione europea ha pronunciato un secco no alla concessione di nuovi aiuti di Stato. Il portavoce del commissario ai trasporti Jacques Barrot (un francese) ha ricordato che Alitalia ha già beneficiato in passato di aiuti di Stato e quindi, in base al principio "una volta, ultima volta" non potrà più ricevere questo genere di sostegno. Il tempismo è perfetto: mentre l'Italia scopre con sconcerto l'inganno ed è tentata dal dire di no, la Commissione europea la mette con le spalle al muro: o dice sì all'offerta o Alitalia dovrà fallire. Prodi e Padoa Schioppa naturalmente non manifestano rimorsi, né dubbi. Anzi, il premier uscente intima alla Sea di ritirare la richiesta di indennizzo danni rivolta ad Alitalia, come desiderato da Air France. Risponde presente, una volta di più. Un'operazione magistrale, complimenti alla lobby europea. Scritto in Italia Commenti ( 42 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Mar 08 Boicottare le Olimpiadi crea confusione? Secondo il nostro ministro degli Esteri Massimo D'Alema disertare le Olimpiadi per mandare un messaggio alla Cina sul Tibet potrebbe "dividerci e far confusione". Io capisco l'imbarazzo della diplomazia in questi frangenti, ma perchè un boicottaggio dovrebbe "far confusione"? O si è favorevoli per ragioni umanitarie o si è contrari per ragioni di opportunità politica ed economica. Qual è la posizione dell'Italia? La confusione mi sembra la stia creando D'Alema, forse travolto dal vociare di queste ore. Improvvisamente tutti si occupano di Tibet: molti eponenti del Pdl e della Sinistra arcobaleno invocano il boicottaggio, il Pd medita, Cossiga è contrario e ancora una volta provoca: "Vorrei comprendere il motivo per il quale tutti protestano per le misure forti con le quali i governi di Pechino e di Nuova Delhi cercano di ristabilire l'ordine nei propri territori, mentre quasi tutti tacciono sulla repressione giudiziario-poliziesca del Governo di Madrid nei Paesi Baschi". In queste ore il mio cuore è con il Dalai Lama e con il popolo tibetano, ma ho l'impressione che, anche volendo, l'Occidente non possa permettersi il boicottaggio e che si sia rassegnato a convivere con questa Cina, capitalista e dittatoriale. E allora, a dispetto dell'emozione, ho l'impressione che finirà come in Birmania. Un bagno di sangue, qualche settimana per dimenticare e amici come prima. AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: il Dalai Lama dice no al boicottaggio dei Giochi Olimpici, in quanto punirebbe ingiustamente il popolo cinese, mentre solo il governo di Pechino è responsabile di quello che ha definito un "genocidio culturale". E a questo punto cosa si deve fare: insistere comunque per il boicottaggio o seguire l'invito del Dalai Lama? Scritto in cina Commenti ( 54 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Mar 08 Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina? Chi segue i mercati finanziari sa che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono vincolati da un interesse reciproco: l'America è il principale sbocco della produzione industriale cinese, in cambio Pechino finanzia il deficit statunitense comprando a man bassa titoli di Stato. Ma la crisi finanziaria sembra aver rotto l'equilibrio e non certo a favore di Washington. In queste ore gli Usa appaiono molto vulnerabili: politicamente perché sono in piena campagna per le presidenziali, economicamente perché sono in recessione e con il sistema finanziario sotto sopra, militarmente perché l'esercito appare demotivato e diviso (vedi le dimissioni dell'ammiraglio William Fallon, 63 anni, comandante delle forze Usa in Medio Oriente). Qualcuno si chiede se siano ancora una superpotenza, certo sono in crisi come raramente è capitato nella storia recente. E in questo contesto lascia allibiti la notizia che il Dipartimento di Stato ha tolto la Cina dalla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani. Ma come? Qualche mese fa Bush conferiva la massima onoreficenza al Dalai Lama e proprio nel momento in cui il leader spiriturale tibetano denuncia la brutale repressione dei cinesi in Tibet, l'America assolve Pechino? Basta leggere il rapporto per rendersi conto dell'assurdità della decisione. Nel testo infatti si riconosce che: "La Cina soffoca qualunque tipo di libertà di espressione, nega ai suoi cittadini i più elementari diritti umani, censura internet, arresta i blogger, sorveglia i giornalisti stranieri, se è il caso li intimidisce". Inoltre "stritola la libertà religiosa nel Tibet buddista e nello Xinjiang musulmano, spedisce chi protesta ai lavori forzati, tortura i prigionieri con i peggiori strumenti partoriti dalla crudeltà umana, strappa confessioni per delitti mai commessi, li condanna preferibilmente senza processo". Ciò nonostante non è più nell'elenco dei cattivi. Perché? Il governo americano ha più che mai bisogno dei fondi cinesi (anche di quelli sovrani) per tamponare lo scandalo subprime, mentre Pechino nell'anno delle Olimpiadi ha urgenza di migliorare la propria immagine internazionale. Quella strana assoluzione del Dipartimento di Stato equivale a una benedizione. Dobbiamo sopettare un (osceno) baratto tra i due Paesi? Scritto in cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) " (8 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Mar 08 L'ultima moda: tutti immobili per tre minuti E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (12) democrazia (13) francia (15) germania (2) giornalismo (30) gli usa e il mondo (22) globalizzazione (3) immigrazione (18) islam (11) Italia (75) medio oriente (8) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. Ma la destra dov'è? - 1 Emails Putin e la Cina vogliono cacciare gli Usa dall'Asia centrale - 1 Emails Birmania, la forza dello spirito (e della tecnologia) - 1 Emails "Svizzera razzista", così i media impongono il pensiero unico - 1 Emails Ma il Wi-Fi nuoce alla salute? - 1 Emails Ma la Germania si sta italianizzando? - 1 Emails Ultime discussioni CORRADO: Ho visto la puntata di "Anno Zero" di ieri sera. Il Presidente Bertinotti mi è sembrato in... Ambrogio.: Non sono Comunista, ma AnnoZero l'ho sempre visto, tranne questa puntata(ne ho un pò piene le... ionescu: Foa chi le ha dato il dato dei '90% sono extracomunitari'? Se lo è inventato! Ambrogio.: Domanda a Lorenzo: premesso che in casi come l'Iran e tanti altri, vedo bene solo il sorgere di un... remo: Comunisti si nasce e non si diventa, perche'non andate avedre quello che faceva bertinotti durante il... Ultime news An error has occured; the feed is probably down. Try again later. 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L'ultima moda: tutti immobili per tre minuti (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 8 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 8 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 30 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 22 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati I manager delle principali banche mondiali hanno creato una bomba speculativa - quella dei muti subprime - che ora è esplosa drammaticamente. Stiamo pagando tutti un prezzo altissimo; tutti tranne loro. Nonostante da anni si parli della necessità di porre fine ai privilegi dei supermanager, nulla è stato fatto e in queste ore si sta creando una situazione paradossale. Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano. Oggi il Sole 24 Ore ha accesso i fari su Ubs, il colosso elvetico che è in grandi difficoltà, al pari di Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs; cioè gli istituti che fino a poche settimane fa davano lezioni al mondo. Il numero uno di Ubs Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa. Hanno messo a repentaglio la solidità e la reputazione della prima banca svizzera e contribuito a scatenare la più grave crisi finanziaria degli ultimi 80 anni; ma se ne vanno più ricchi di prima. La beffa è doppia. Uno dei principi sacri del capitalismo è quello della responsabilità individuale: se sbagli paghi. La casta dei supermanager lo ha invece sovvertito: quando sbagliano loro sono gli altri a pagare. Ed è ora di dire basta a quella che ha tutta l'aria di essere una truffa legalizzata. Ribellarsi talvolta è un obbligo. Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Mar 08 Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea Come ha spiegato Paolo Stefanato sul Giornale di oggi Alitalia anziché essere svenduta sarà praticamente regalata ad Air France. E a rimetterci non sarà solo Malpensa. Molti si stanno pentendo, non però i ministri dell'attuale governo. E non è difficile capire perché. Se si analizza con distacco la vicenda ci si accorge come Bruxelles dietro le quinte abbia spinto per questa soluzione. Innanzitutto, considerazioni strategiche: è stata Bruxelles a volere che Air France diventasse la compagnia di riferimento europea. E dunque in questa logica era auspicabile che Alitalia finisse nelle mani di Air France-Klm e di conseguenza che l'hub di Parigi assumesse ancor più importanza con il declassamento di Malpensa. E chi ha condotto nel governo la trattativa per la cessione? Il ministro del Tesoro Tommaso Padoa Schioppa, ex membro della Banca centrale europea, con la vigile protezione di Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ovvero due leader politici che, assieme a Giuliano Amato ed Emma Bonino, sono da sempre estremamente sensibili agli interessi comunitari. Oggi la Commissione europea ha pronunciato un secco no alla concessione di nuovi aiuti di Stato. Il portavoce del commissario ai trasporti Jacques Barrot (un francese) ha ricordato che Alitalia ha già beneficiato in passato di aiuti di Stato e quindi, in base al principio "una volta, ultima volta" non potrà più ricevere questo genere di sostegno. Il tempismo è perfetto: mentre l'Italia scopre con sconcerto l'inganno ed è tentata dal dire di no, la Commissione europea la mette con le spalle al muro: o dice sì all'offerta o Alitalia dovrà fallire. Prodi e Padoa Schioppa naturalmente non manifestano rimorsi, né dubbi. Anzi, il premier uscente intima alla Sea di ritirare la richiesta di indennizzo danni rivolta ad Alitalia, come desiderato da Air France. Risponde presente, una volta di più. Un'operazione magistrale, complimenti alla lobby europea. Scritto in Italia Commenti ( 42 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Mar 08 Boicottare le Olimpiadi crea confusione? Secondo il nostro ministro degli Esteri Massimo D'Alema disertare le Olimpiadi per mandare un messaggio alla Cina sul Tibet potrebbe "dividerci e far confusione". Io capisco l'imbarazzo della diplomazia in questi frangenti, ma perchè un boicottaggio dovrebbe "far confusione"? O si è favorevoli per ragioni umanitarie o si è contrari per ragioni di opportunità politica ed economica. Qual è la posizione dell'Italia? La confusione mi sembra la stia creando D'Alema, forse travolto dal vociare di queste ore. Improvvisamente tutti si occupano di Tibet: molti eponenti del Pdl e della Sinistra arcobaleno invocano il boicottaggio, il Pd medita, Cossiga è contrario e ancora una volta provoca: "Vorrei comprendere il motivo per il quale tutti protestano per le misure forti con le quali i governi di Pechino e di Nuova Delhi cercano di ristabilire l'ordine nei propri territori, mentre quasi tutti tacciono sulla repressione giudiziario-poliziesca del Governo di Madrid nei Paesi Baschi". In queste ore il mio cuore è con il Dalai Lama e con il popolo tibetano, ma ho l'impressione che, anche volendo, l'Occidente non possa permettersi il boicottaggio e che si sia rassegnato a convivere con questa Cina, capitalista e dittatoriale. E allora, a dispetto dell'emozione, ho l'impressione che finirà come in Birmania. Un bagno di sangue, qualche settimana per dimenticare e amici come prima. AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: il Dalai Lama dice no al boicottaggio dei Giochi Olimpici, in quanto punirebbe ingiustamente il popolo cinese, mentre solo il governo di Pechino è responsabile di quello che ha definito un "genocidio culturale". E a questo punto cosa si deve fare: insistere comunque per il boicottaggio o seguire l'invito del Dalai Lama? Scritto in cina Commenti ( 54 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Mar 08 Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina? Chi segue i mercati finanziari sa che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono vincolati da un interesse reciproco: l'America è il principale sbocco della produzione industriale cinese, in cambio Pechino finanzia il deficit statunitense comprando a man bassa titoli di Stato. Ma la crisi finanziaria sembra aver rotto l'equilibrio e non certo a favore di Washington. In queste ore gli Usa appaiono molto vulnerabili: politicamente perché sono in piena campagna per le presidenziali, economicamente perché sono in recessione e con il sistema finanziario sotto sopra, militarmente perché l'esercito appare demotivato e diviso (vedi le dimissioni dell'ammiraglio William Fallon, 63 anni, comandante delle forze Usa in Medio Oriente). Qualcuno si chiede se siano ancora una superpotenza, certo sono in crisi come raramente è capitato nella storia recente. E in questo contesto lascia allibiti la notizia che il Dipartimento di Stato ha tolto la Cina dalla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani. Ma come? Qualche mese fa Bush conferiva la massima onoreficenza al Dalai Lama e proprio nel momento in cui il leader spiriturale tibetano denuncia la brutale repressione dei cinesi in Tibet, l'America assolve Pechino? Basta leggere il rapporto per rendersi conto dell'assurdità della decisione. Nel testo infatti si riconosce che: "La Cina soffoca qualunque tipo di libertà di espressione, nega ai suoi cittadini i più elementari diritti umani, censura internet, arresta i blogger, sorveglia i giornalisti stranieri, se è il caso li intimidisce". Inoltre "stritola la libertà religiosa nel Tibet buddista e nello Xinjiang musulmano, spedisce chi protesta ai lavori forzati, tortura i prigionieri con i peggiori strumenti partoriti dalla crudeltà umana, strappa confessioni per delitti mai commessi, li condanna preferibilmente senza processo". Ciò nonostante non è più nell'elenco dei cattivi. Perché? Il governo americano ha più che mai bisogno dei fondi cinesi (anche di quelli sovrani) per tamponare lo scandalo subprime, mentre Pechino nell'anno delle Olimpiadi ha urgenza di migliorare la propria immagine internazionale. Quella strana assoluzione del Dipartimento di Stato equivale a una benedizione. Dobbiamo sopettare un (osceno) baratto tra i due Paesi? Scritto in cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) " (8 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Mar 08 L'ultima moda: tutti immobili per tre minuti E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina? (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 8 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 8 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 30 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 22 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati I manager delle principali banche mondiali hanno creato una bomba speculativa - quella dei muti subprime - che ora è esplosa drammaticamente. Stiamo pagando tutti un prezzo altissimo; tutti tranne loro. Nonostante da anni si parli della necessità di porre fine ai privilegi dei supermanager, nulla è stato fatto e in queste ore si sta creando una situazione paradossale. Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano. Oggi il Sole 24 Ore ha accesso i fari su Ubs, il colosso elvetico che è in grandi difficoltà, al pari di Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs; cioè gli istituti che fino a poche settimane fa davano lezioni al mondo. Il numero uno di Ubs Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa. Hanno messo a repentaglio la solidità e la reputazione della prima banca svizzera e contribuito a scatenare la più grave crisi finanziaria degli ultimi 80 anni; ma se ne vanno più ricchi di prima. La beffa è doppia. Uno dei principi sacri del capitalismo è quello della responsabilità individuale: se sbagli paghi. La casta dei supermanager lo ha invece sovvertito: quando sbagliano loro sono gli altri a pagare. Ed è ora di dire basta a quella che ha tutta l'aria di essere una truffa legalizzata. Ribellarsi talvolta è un obbligo. Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Mar 08 Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea Come ha spiegato Paolo Stefanato sul Giornale di oggi Alitalia anziché essere svenduta sarà praticamente regalata ad Air France. E a rimetterci non sarà solo Malpensa. Molti si stanno pentendo, non però i ministri dell'attuale governo. E non è difficile capire perché. Se si analizza con distacco la vicenda ci si accorge come Bruxelles dietro le quinte abbia spinto per questa soluzione. Innanzitutto, considerazioni strategiche: è stata Bruxelles a volere che Air France diventasse la compagnia di riferimento europea. E dunque in questa logica era auspicabile che Alitalia finisse nelle mani di Air France-Klm e di conseguenza che l'hub di Parigi assumesse ancor più importanza con il declassamento di Malpensa. E chi ha condotto nel governo la trattativa per la cessione? Il ministro del Tesoro Tommaso Padoa Schioppa, ex membro della Banca centrale europea, con la vigile protezione di Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ovvero due leader politici che, assieme a Giuliano Amato ed Emma Bonino, sono da sempre estremamente sensibili agli interessi comunitari. Oggi la Commissione europea ha pronunciato un secco no alla concessione di nuovi aiuti di Stato. Il portavoce del commissario ai trasporti Jacques Barrot (un francese) ha ricordato che Alitalia ha già beneficiato in passato di aiuti di Stato e quindi, in base al principio "una volta, ultima volta" non potrà più ricevere questo genere di sostegno. Il tempismo è perfetto: mentre l'Italia scopre con sconcerto l'inganno ed è tentata dal dire di no, la Commissione europea la mette con le spalle al muro: o dice sì all'offerta o Alitalia dovrà fallire. Prodi e Padoa Schioppa naturalmente non manifestano rimorsi, né dubbi. Anzi, il premier uscente intima alla Sea di ritirare la richiesta di indennizzo danni rivolta ad Alitalia, come desiderato da Air France. Risponde presente, una volta di più. Un'operazione magistrale, complimenti alla lobby europea. Scritto in Italia Commenti ( 42 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Mar 08 Boicottare le Olimpiadi crea confusione? Secondo il nostro ministro degli Esteri Massimo D'Alema disertare le Olimpiadi per mandare un messaggio alla Cina sul Tibet potrebbe "dividerci e far confusione". Io capisco l'imbarazzo della diplomazia in questi frangenti, ma perchè un boicottaggio dovrebbe "far confusione"? O si è favorevoli per ragioni umanitarie o si è contrari per ragioni di opportunità politica ed economica. Qual è la posizione dell'Italia? La confusione mi sembra la stia creando D'Alema, forse travolto dal vociare di queste ore. Improvvisamente tutti si occupano di Tibet: molti eponenti del Pdl e della Sinistra arcobaleno invocano il boicottaggio, il Pd medita, Cossiga è contrario e ancora una volta provoca: "Vorrei comprendere il motivo per il quale tutti protestano per le misure forti con le quali i governi di Pechino e di Nuova Delhi cercano di ristabilire l'ordine nei propri territori, mentre quasi tutti tacciono sulla repressione giudiziario-poliziesca del Governo di Madrid nei Paesi Baschi". In queste ore il mio cuore è con il Dalai Lama e con il popolo tibetano, ma ho l'impressione che, anche volendo, l'Occidente non possa permettersi il boicottaggio e che si sia rassegnato a convivere con questa Cina, capitalista e dittatoriale. E allora, a dispetto dell'emozione, ho l'impressione che finirà come in Birmania. Un bagno di sangue, qualche settimana per dimenticare e amici come prima. AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: il Dalai Lama dice no al boicottaggio dei Giochi Olimpici, in quanto punirebbe ingiustamente il popolo cinese, mentre solo il governo di Pechino è responsabile di quello che ha definito un "genocidio culturale". E a questo punto cosa si deve fare: insistere comunque per il boicottaggio o seguire l'invito del Dalai Lama? Scritto in cina Commenti ( 54 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Mar 08 Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina? Chi segue i mercati finanziari sa che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono vincolati da un interesse reciproco: l'America è il principale sbocco della produzione industriale cinese, in cambio Pechino finanzia il deficit statunitense comprando a man bassa titoli di Stato. Ma la crisi finanziaria sembra aver rotto l'equilibrio e non certo a favore di Washington. In queste ore gli Usa appaiono molto vulnerabili: politicamente perché sono in piena campagna per le presidenziali, economicamente perché sono in recessione e con il sistema finanziario sotto sopra, militarmente perché l'esercito appare demotivato e diviso (vedi le dimissioni dell'ammiraglio William Fallon, 63 anni, comandante delle forze Usa in Medio Oriente). Qualcuno si chiede se siano ancora una superpotenza, certo sono in crisi come raramente è capitato nella storia recente. E in questo contesto lascia allibiti la notizia che il Dipartimento di Stato ha tolto la Cina dalla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani. Ma come? Qualche mese fa Bush conferiva la massima onoreficenza al Dalai Lama e proprio nel momento in cui il leader spiriturale tibetano denuncia la brutale repressione dei cinesi in Tibet, l'America assolve Pechino? Basta leggere il rapporto per rendersi conto dell'assurdità della decisione. Nel testo infatti si riconosce che: "La Cina soffoca qualunque tipo di libertà di espressione, nega ai suoi cittadini i più elementari diritti umani, censura internet, arresta i blogger, sorveglia i giornalisti stranieri, se è il caso li intimidisce". Inoltre "stritola la libertà religiosa nel Tibet buddista e nello Xinjiang musulmano, spedisce chi protesta ai lavori forzati, tortura i prigionieri con i peggiori strumenti partoriti dalla crudeltà umana, strappa confessioni per delitti mai commessi, li condanna preferibilmente senza processo". Ciò nonostante non è più nell'elenco dei cattivi. Perché? Il governo americano ha più che mai bisogno dei fondi cinesi (anche di quelli sovrani) per tamponare lo scandalo subprime, mentre Pechino nell'anno delle Olimpiadi ha urgenza di migliorare la propria immagine internazionale. Quella strana assoluzione del Dipartimento di Stato equivale a una benedizione. Dobbiamo sopettare un (osceno) baratto tra i due Paesi? Scritto in cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) " (8 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Mar 08 L'ultima moda: tutti immobili per tre minuti E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 8 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 8 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 30 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 22 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati I manager delle principali banche mondiali hanno creato una bomba speculativa - quella dei muti subprime - che ora è esplosa drammaticamente. Stiamo pagando tutti un prezzo altissimo; tutti tranne loro. Nonostante da anni si parli della necessità di porre fine ai privilegi dei supermanager, nulla è stato fatto e in queste ore si sta creando una situazione paradossale. Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano. Oggi il Sole 24 Ore ha accesso i fari su Ubs, il colosso elvetico che è in grandi difficoltà, al pari di Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs; cioè gli istituti che fino a poche settimane fa davano lezioni al mondo. Il numero uno di Ubs Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa. Hanno messo a repentaglio la solidità e la reputazione della prima banca svizzera e contribuito a scatenare la più grave crisi finanziaria degli ultimi 80 anni; ma se ne vanno più ricchi di prima. La beffa è doppia. Uno dei principi sacri del capitalismo è quello della responsabilità individuale: se sbagli paghi. La casta dei supermanager lo ha invece sovvertito: quando sbagliano loro sono gli altri a pagare. Ed è ora di dire basta a quella che ha tutta l'aria di essere una truffa legalizzata. Ribellarsi talvolta è un obbligo. Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Mar 08 Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea Come ha spiegato Paolo Stefanato sul Giornale di oggi Alitalia anziché essere svenduta sarà praticamente regalata ad Air France. E a rimetterci non sarà solo Malpensa. Molti si stanno pentendo, non però i ministri dell'attuale governo. E non è difficile capire perché. Se si analizza con distacco la vicenda ci si accorge come Bruxelles dietro le quinte abbia spinto per questa soluzione. Innanzitutto, considerazioni strategiche: è stata Bruxelles a volere che Air France diventasse la compagnia di riferimento europea. E dunque in questa logica era auspicabile che Alitalia finisse nelle mani di Air France-Klm e di conseguenza che l'hub di Parigi assumesse ancor più importanza con il declassamento di Malpensa. E chi ha condotto nel governo la trattativa per la cessione? Il ministro del Tesoro Tommaso Padoa Schioppa, ex membro della Banca centrale europea, con la vigile protezione di Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ovvero due leader politici che, assieme a Giuliano Amato ed Emma Bonino, sono da sempre estremamente sensibili agli interessi comunitari. Oggi la Commissione europea ha pronunciato un secco no alla concessione di nuovi aiuti di Stato. Il portavoce del commissario ai trasporti Jacques Barrot (un francese) ha ricordato che Alitalia ha già beneficiato in passato di aiuti di Stato e quindi, in base al principio "una volta, ultima volta" non potrà più ricevere questo genere di sostegno. Il tempismo è perfetto: mentre l'Italia scopre con sconcerto l'inganno ed è tentata dal dire di no, la Commissione europea la mette con le spalle al muro: o dice sì all'offerta o Alitalia dovrà fallire. Prodi e Padoa Schioppa naturalmente non manifestano rimorsi, né dubbi. Anzi, il premier uscente intima alla Sea di ritirare la richiesta di indennizzo danni rivolta ad Alitalia, come desiderato da Air France. Risponde presente, una volta di più. Un'operazione magistrale, complimenti alla lobby europea. Scritto in Italia Commenti ( 42 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Mar 08 Boicottare le Olimpiadi crea confusione? Secondo il nostro ministro degli Esteri Massimo D'Alema disertare le Olimpiadi per mandare un messaggio alla Cina sul Tibet potrebbe "dividerci e far confusione". Io capisco l'imbarazzo della diplomazia in questi frangenti, ma perchè un boicottaggio dovrebbe "far confusione"? O si è favorevoli per ragioni umanitarie o si è contrari per ragioni di opportunità politica ed economica. Qual è la posizione dell'Italia? La confusione mi sembra la stia creando D'Alema, forse travolto dal vociare di queste ore. Improvvisamente tutti si occupano di Tibet: molti eponenti del Pdl e della Sinistra arcobaleno invocano il boicottaggio, il Pd medita, Cossiga è contrario e ancora una volta provoca: "Vorrei comprendere il motivo per il quale tutti protestano per le misure forti con le quali i governi di Pechino e di Nuova Delhi cercano di ristabilire l'ordine nei propri territori, mentre quasi tutti tacciono sulla repressione giudiziario-poliziesca del Governo di Madrid nei Paesi Baschi". In queste ore il mio cuore è con il Dalai Lama e con il popolo tibetano, ma ho l'impressione che, anche volendo, l'Occidente non possa permettersi il boicottaggio e che si sia rassegnato a convivere con questa Cina, capitalista e dittatoriale. E allora, a dispetto dell'emozione, ho l'impressione che finirà come in Birmania. Un bagno di sangue, qualche settimana per dimenticare e amici come prima. AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: il Dalai Lama dice no al boicottaggio dei Giochi Olimpici, in quanto punirebbe ingiustamente il popolo cinese, mentre solo il governo di Pechino è responsabile di quello che ha definito un "genocidio culturale". E a questo punto cosa si deve fare: insistere comunque per il boicottaggio o seguire l'invito del Dalai Lama? Scritto in cina Commenti ( 54 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Mar 08 Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina? Chi segue i mercati finanziari sa che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono vincolati da un interesse reciproco: l'America è il principale sbocco della produzione industriale cinese, in cambio Pechino finanzia il deficit statunitense comprando a man bassa titoli di Stato. Ma la crisi finanziaria sembra aver rotto l'equilibrio e non certo a favore di Washington. In queste ore gli Usa appaiono molto vulnerabili: politicamente perché sono in piena campagna per le presidenziali, economicamente perché sono in recessione e con il sistema finanziario sotto sopra, militarmente perché l'esercito appare demotivato e diviso (vedi le dimissioni dell'ammiraglio William Fallon, 63 anni, comandante delle forze Usa in Medio Oriente). Qualcuno si chiede se siano ancora una superpotenza, certo sono in crisi come raramente è capitato nella storia recente. E in questo contesto lascia allibiti la notizia che il Dipartimento di Stato ha tolto la Cina dalla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani. Ma come? Qualche mese fa Bush conferiva la massima onoreficenza al Dalai Lama e proprio nel momento in cui il leader spiriturale tibetano denuncia la brutale repressione dei cinesi in Tibet, l'America assolve Pechino? Basta leggere il rapporto per rendersi conto dell'assurdità della decisione. Nel testo infatti si riconosce che: "La Cina soffoca qualunque tipo di libertà di espressione, nega ai suoi cittadini i più elementari diritti umani, censura internet, arresta i blogger, sorveglia i giornalisti stranieri, se è il caso li intimidisce". Inoltre "stritola la libertà religiosa nel Tibet buddista e nello Xinjiang musulmano, spedisce chi protesta ai lavori forzati, tortura i prigionieri con i peggiori strumenti partoriti dalla crudeltà umana, strappa confessioni per delitti mai commessi, li condanna preferibilmente senza processo". Ciò nonostante non è più nell'elenco dei cattivi. Perché? Il governo americano ha più che mai bisogno dei fondi cinesi (anche di quelli sovrani) per tamponare lo scandalo subprime, mentre Pechino nell'anno delle Olimpiadi ha urgenza di migliorare la propria immagine internazionale. Quella strana assoluzione del Dipartimento di Stato equivale a una benedizione. Dobbiamo sopettare un (osceno) baratto tra i due Paesi? Scritto in cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) " (8 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Mar 08 L'ultima moda: tutti immobili per tre minuti E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (12) democrazia (13) francia (15) germania (2) giornalismo (30) gli usa e il mondo (22) globalizzazione (3) immigrazione (18) islam (11) Italia (75) medio oriente (8) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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Boicottare le Olimpiadi crea confusione? (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? 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E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. 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Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 30 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 22 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati I manager delle principali banche mondiali hanno creato una bomba speculativa - quella dei muti subprime - che ora è esplosa drammaticamente. Stiamo pagando tutti un prezzo altissimo; tutti tranne loro. Nonostante da anni si parli della necessità di porre fine ai privilegi dei supermanager, nulla è stato fatto e in queste ore si sta creando una situazione paradossale. Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano. Oggi il Sole 24 Ore ha accesso i fari su Ubs, il colosso elvetico che è in grandi difficoltà, al pari di Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs; cioè gli istituti che fino a poche settimane fa davano lezioni al mondo. Il numero uno di Ubs Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa. Hanno messo a repentaglio la solidità e la reputazione della prima banca svizzera e contribuito a scatenare la più grave crisi finanziaria degli ultimi 80 anni; ma se ne vanno più ricchi di prima. La beffa è doppia. Uno dei principi sacri del capitalismo è quello della responsabilità individuale: se sbagli paghi. La casta dei supermanager lo ha invece sovvertito: quando sbagliano loro sono gli altri a pagare. Ed è ora di dire basta a quella che ha tutta l'aria di essere una truffa legalizzata. Ribellarsi talvolta è un obbligo. Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Mar 08 Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea Come ha spiegato Paolo Stefanato sul Giornale di oggi Alitalia anziché essere svenduta sarà praticamente regalata ad Air France. E a rimetterci non sarà solo Malpensa. Molti si stanno pentendo, non però i ministri dell'attuale governo. E non è difficile capire perché. Se si analizza con distacco la vicenda ci si accorge come Bruxelles dietro le quinte abbia spinto per questa soluzione. Innanzitutto, considerazioni strategiche: è stata Bruxelles a volere che Air France diventasse la compagnia di riferimento europea. E dunque in questa logica era auspicabile che Alitalia finisse nelle mani di Air France-Klm e di conseguenza che l'hub di Parigi assumesse ancor più importanza con il declassamento di Malpensa. E chi ha condotto nel governo la trattativa per la cessione? Il ministro del Tesoro Tommaso Padoa Schioppa, ex membro della Banca centrale europea, con la vigile protezione di Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ovvero due leader politici che, assieme a Giuliano Amato ed Emma Bonino, sono da sempre estremamente sensibili agli interessi comunitari. Oggi la Commissione europea ha pronunciato un secco no alla concessione di nuovi aiuti di Stato. Il portavoce del commissario ai trasporti Jacques Barrot (un francese) ha ricordato che Alitalia ha già beneficiato in passato di aiuti di Stato e quindi, in base al principio "una volta, ultima volta" non potrà più ricevere questo genere di sostegno. Il tempismo è perfetto: mentre l'Italia scopre con sconcerto l'inganno ed è tentata dal dire di no, la Commissione europea la mette con le spalle al muro: o dice sì all'offerta o Alitalia dovrà fallire. Prodi e Padoa Schioppa naturalmente non manifestano rimorsi, né dubbi. Anzi, il premier uscente intima alla Sea di ritirare la richiesta di indennizzo danni rivolta ad Alitalia, come desiderato da Air France. Risponde presente, una volta di più. Un'operazione magistrale, complimenti alla lobby europea. Scritto in Italia Commenti ( 42 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Mar 08 Boicottare le Olimpiadi crea confusione? Secondo il nostro ministro degli Esteri Massimo D'Alema disertare le Olimpiadi per mandare un messaggio alla Cina sul Tibet potrebbe "dividerci e far confusione". Io capisco l'imbarazzo della diplomazia in questi frangenti, ma perchè un boicottaggio dovrebbe "far confusione"? O si è favorevoli per ragioni umanitarie o si è contrari per ragioni di opportunità politica ed economica. Qual è la posizione dell'Italia? La confusione mi sembra la stia creando D'Alema, forse travolto dal vociare di queste ore. Improvvisamente tutti si occupano di Tibet: molti eponenti del Pdl e della Sinistra arcobaleno invocano il boicottaggio, il Pd medita, Cossiga è contrario e ancora una volta provoca: "Vorrei comprendere il motivo per il quale tutti protestano per le misure forti con le quali i governi di Pechino e di Nuova Delhi cercano di ristabilire l'ordine nei propri territori, mentre quasi tutti tacciono sulla repressione giudiziario-poliziesca del Governo di Madrid nei Paesi Baschi". In queste ore il mio cuore è con il Dalai Lama e con il popolo tibetano, ma ho l'impressione che, anche volendo, l'Occidente non possa permettersi il boicottaggio e che si sia rassegnato a convivere con questa Cina, capitalista e dittatoriale. E allora, a dispetto dell'emozione, ho l'impressione che finirà come in Birmania. Un bagno di sangue, qualche settimana per dimenticare e amici come prima. AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: il Dalai Lama dice no al boicottaggio dei Giochi Olimpici, in quanto punirebbe ingiustamente il popolo cinese, mentre solo il governo di Pechino è responsabile di quello che ha definito un "genocidio culturale". E a questo punto cosa si deve fare: insistere comunque per il boicottaggio o seguire l'invito del Dalai Lama? Scritto in cina Commenti ( 54 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Mar 08 Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina? Chi segue i mercati finanziari sa che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono vincolati da un interesse reciproco: l'America è il principale sbocco della produzione industriale cinese, in cambio Pechino finanzia il deficit statunitense comprando a man bassa titoli di Stato. Ma la crisi finanziaria sembra aver rotto l'equilibrio e non certo a favore di Washington. In queste ore gli Usa appaiono molto vulnerabili: politicamente perché sono in piena campagna per le presidenziali, economicamente perché sono in recessione e con il sistema finanziario sotto sopra, militarmente perché l'esercito appare demotivato e diviso (vedi le dimissioni dell'ammiraglio William Fallon, 63 anni, comandante delle forze Usa in Medio Oriente). Qualcuno si chiede se siano ancora una superpotenza, certo sono in crisi come raramente è capitato nella storia recente. E in questo contesto lascia allibiti la notizia che il Dipartimento di Stato ha tolto la Cina dalla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani. Ma come? Qualche mese fa Bush conferiva la massima onoreficenza al Dalai Lama e proprio nel momento in cui il leader spiriturale tibetano denuncia la brutale repressione dei cinesi in Tibet, l'America assolve Pechino? Basta leggere il rapporto per rendersi conto dell'assurdità della decisione. Nel testo infatti si riconosce che: "La Cina soffoca qualunque tipo di libertà di espressione, nega ai suoi cittadini i più elementari diritti umani, censura internet, arresta i blogger, sorveglia i giornalisti stranieri, se è il caso li intimidisce". Inoltre "stritola la libertà religiosa nel Tibet buddista e nello Xinjiang musulmano, spedisce chi protesta ai lavori forzati, tortura i prigionieri con i peggiori strumenti partoriti dalla crudeltà umana, strappa confessioni per delitti mai commessi, li condanna preferibilmente senza processo". Ciò nonostante non è più nell'elenco dei cattivi. Perché? Il governo americano ha più che mai bisogno dei fondi cinesi (anche di quelli sovrani) per tamponare lo scandalo subprime, mentre Pechino nell'anno delle Olimpiadi ha urgenza di migliorare la propria immagine internazionale. Quella strana assoluzione del Dipartimento di Stato equivale a una benedizione. Dobbiamo sopettare un (osceno) baratto tra i due Paesi? Scritto in cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) " (8 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Mar 08 L'ultima moda: tutti immobili per tre minuti E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (12) democrazia (13) francia (15) germania (2) giornalismo (30) gli usa e il mondo (22) globalizzazione (3) immigrazione (18) islam (11) Italia (75) medio oriente (8) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. Ma la destra dov'è? - 1 Emails Putin e la Cina vogliono cacciare gli Usa dall'Asia centrale - 1 Emails Birmania, la forza dello spirito (e della tecnologia) - 1 Emails "Svizzera razzista", così i media impongono il pensiero unico - 1 Emails Ma il Wi-Fi nuoce alla salute? - 1 Emails Ma la Germania si sta italianizzando? - 1 Emails Ultime discussioni CORRADO: Ho visto la puntata di "Anno Zero" di ieri sera. Il Presidente Bertinotti mi è sembrato in... Ambrogio.: Non sono Comunista, ma AnnoZero l'ho sempre visto, tranne questa puntata(ne ho un pò piene le... ionescu: Foa chi le ha dato il dato dei '90% sono extracomunitari'? Se lo è inventato! Ambrogio.: Domanda a Lorenzo: premesso che in casi come l'Iran e tanti altri, vedo bene solo il sorgere di un... remo: Comunisti si nasce e non si diventa, perche'non andate avedre quello che faceva bertinotti durante il... 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Ai politici non interessa più - 18 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria di Hillary? - 15 Votes Quella ragazzina musulmana tutta in nero - 14 Votes Quei cronisti coraggiosi contro 'ndrangheta e mafia - 13 Votes Ma Carla Bruni rappresenta davvero la donna italiana? - 13 Votes Prodi cade, urrah! Ma il centrodestra ha capito la lezione? - 13 Votes L'incredibile Monsieur Sarkozy - 12 Votes Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 12 Votes Attenti, in Veneto è iniziata la rivolta dei comuni - 12 Votes Recent Posts Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea Boicottare le Olimpiadi crea confusione? Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina? 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L'amore ai tempi della posta racconta i fidanzamenti casti - gabriello montemagno (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina XIV - Palermo Le lettere del libro "D'accordo con luna" testimoniano metodi, tempi e passioni d'altri tempi L'AMORE AI TEMPI DELLA POSTA RACCONTA I FIDANZAMENTI CASTI GABRIELLO MONTEMAGNO "Signorina Elvira, sento di volerle bene e son convinto di potergliene volere infinitamente di più se Lei volesse ricambiare questo mio nascente e già profondo sentimento". Pietro (ma il vero nome era Peppino), soldatino ventenne della prima guerra mondiale, non ha mai conosciuto Elvira, non le ha mai parlato, non le ha mai stretto la mano, l'ha soltanto intravista una volta per qualche secondo. è bastato un secondo per infiammare l'animo di quel poetico soldatino. E, innamorato com'è della scrittura e della poesia, dalla solitudine dei teatri di guerra, indirizza all'amata lettere piene di ottimismo e di buon senso. "Non sapevo perché, in base a quale ragione reale indovinassi in Lei, in lei a me sconosciuta, un lontano interessamento?". Sembra l'esempio concreto di un pensiero di Marcel Proust: "I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero". Ma è altrettanto sorprendente che la ragazza, o in seguito a quel primo sguardo o in ragione delle convincenti missive, sia stata colta dalla stessa attrazione fatale. O forse non è troppo sorprendente se si considera come ai giorni nostri bastino pochi conversari attraverso internet per intrecciare legami (quanto effimeri?) fra due perfetti sconosciuti. Comunque, Pietro ed Elvira intratterranno un amore epistolare che durerà ben cinque anni, dal 1916 al 1921, durante la guerra, durante la smobilitazione e anche durante il congedo di Pietro-Peppino. In tutto questo periodo si vedranno poche volte, e con sotterfugi per non compromettere la reputazione della ragazza, durante le licenze del soldato, fra Milazzo e Francavilla di Sicilia, residenze delle famiglie dei due giovani. E nel novembre del '21 l'ultima lettera ("Non mi scriverai più? Non mi sembra vero che sia giunto questo momento!") e, finalmente, l'agognato matrimonio. Matrimonio felice che durerà l'intera vita. Questa storia, tutta d'altri tempi, la racconta Elvira D'Amico nel romanzo "D'accordo con la luna" (Publisicula, 208 pagine, 10 euro) utilizzando alcune lettere del nonno Peppino alla nonna Elvira. L'autrice, di mestiere storica dell'arte, tratta la vicenda con molta sensibilità e rispetto per il nonno, Peppino D'Amico, che è stato sindaco di Milazzo fra gli anni Quaranta e Sessanta, nonché poeta ed autore di teatro. E sta lavorando per la pubblicazione di alcune missive tratte da tutto l'epistolario di guerra del nonno, circa tremila lettere. Documenti particolarmente interessanti, perché il D'Amico combatté in tutt'e tre i conflitti italiani del Novecento, quello del 15-18, l'invasione dell'Etiopia del '35, e la seconda guerra mondiale. "D'accordo con la luna", dunque, racconta minuziosamente cinque anni di casto fidanzamento epistolare e di costumi (e pregiudizi) familiari sullo sfondo della prima guerra mondiale. Una lettura probabilmente incredibile per i giovani d'oggi che del fidanzamento hanno un concetto tutt'altro che romantico e che già a 14 anni intrattengono rapporti sessuali. Quelli, invece, erano tempi in cui i fidanzamenti duravano anni ed anni, e in cui ai promessi sposi non era mai consentito di rimanere da soli. Erano fidanzamenti romantici e infiniti. Senza arrivare ai "cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni" di Fiorentino Ariza de "L'amore al tempo del colera" di Garcìa Màrquez, bisognava pazientare molto: fidanzamenti di 10 - 11 anni non erano rari. Sembrava la filosofia di don Chisciotte portata alle estreme conseguenze: "Se uno vuol fare un lungo viaggio, e se è prudente, prima di mettersi in cammino cerca una compagnia sicura e piacevole per andarci insieme; perché non dovrebbe far lo stesso chi deve camminare per tutta la vita, fino alla fermata della morte, e tanto più poi se quella compagnia deve stargli accanto persino nel letto?".

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Codice etico ma troppo buono - ernesto ferrara franca selvatici (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina XV - Firenze Legalità Libertà Merito Codice etico ma troppo buono Università, non prevede sanzioni né commissione La bozza mette all'indice nepotismo e conflitti di interesse ERNESTO FERRARA FRANCA SELVATICI Il prorettore vicario Alfredo Corpaci, ordinario di diritto pubblico, ha illustrato ieri in senato accademico la bozza di codice etico dell'Università di Firenze elaborata dalla commissione che egli stesso ha presieduto. L'obiettivo dichiarato del documento è quello di "impegnare i membri della comunità universitaria ad assumere comportamenti idonei a diffondere i valori fondamentali della cultura della legalità, della solidarietà e del rifiuto di ogni discriminazione". Si sottolineano, in particolare, i principi di "correttezza, imparzialità, tutela della libertà e dignità delle persone, della libertà di insegnamento, di ricerca e di studio" e si afferma che chi opera nell'università ha il dovere di "garantire in ogni circostanza il rigoroso rispetto del criterio del merito". Parole in qualche modo rivoluzionarie in una realtà universitaria umiliata dal nepotismo. Passando alla indicazione dei comportamenti concreti, all'articolo 4 (trasparenza e imparzialità) la bozza di codice etico stabilisce che il personale docente e non docente dell'Università deve astenersi "da ogni comportamento che possa dar luogo a conflitti di interesse". In particolare ogni dipendente dell'Università sarà tenuto a rendere note ai propri superiori le situazioni di conflitto di interesse, "anche solo potenziale". Non dovrà assumere né concorrere ad assumere decisioni o compiere atti che coinvolgano parenti, affini o anche organizzazioni a cui aderisca, o imprese con cui intrattenga rapporti. Dovrà astenersi "da ogni comportamento che possa configurarsi, direttamente o indirettamente, come una forma di favoritismo o di nepotismo", e "rifiutare ogni donazione, finanziamento o altra utilità che possa costituire, anche indirettamente, ostacolo al rigoroso rispetto del criterio di merito o possa comunque porre in dubbio l'imparziale esercizio delle proprie funzioni". Ad accertare le eventuali violazioni sarà il Garante dei diritti dell'ateneo. A differenza del Codice etico da tempo in vigore all'Università di Bologna, la bozza fiorentina non introduce il concetto di "nepotismo presunto" e non prevede una commissione etica. Di sanzioni disciplinari non si fa alcuna esplicita menzione. "Chi lo applica questo codice?", si chiede Alessio Branciamore, rappresentante di Sinistra Universitaria in senato accademico. "La bozza è già un segnale di trasparenza", commenta Paolo Marcellini, preside della facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali: "Preferirei però un linguaggio più accessibile e vorrei che nel testo definitivo non ci fosse alcuna traccia di ambiguità. Il codice deve essere una linea guida per noi, e per questo deve essere assolutamente trasparente". Ora sulla bozza dovranno esprimere un parere il Comitato pari opportunità, il Comitato tecnico consultivo e i sindacati. Il professor Corpaci spera che il codice possa essere approvato entro due mesi.

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E la lobby dei piloti ci ripensa "ben venga il piano del cavaliere" - roberto mania (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Economia Dalla "liaison" con An alla simpatia per Berlusconi, così hanno ritirato il sostegno a Spinetta E la lobby dei piloti ci ripensa "Ben venga il piano del Cavaliere" Sfida aperta ai confederali e appoggio alla cordata italiana, ma senza Toto ROBERTO MANIA ROMA - La questione è anche politica. I piloti - va da sé - sono il nerbo dell'Alitalia. Ma la ribellione dell'Anpac, il primo sindacato tra i comandanti, contro l'ultima versione del piano dell'algido corso Jean Cyril Spinetta non è politicamente neutra. Perché quella che fu anche "Aquila selvaggia" negli anni 80 ha un'antica liaison con alcuni settori di Alleanza nazionale, perché ci sono le elezioni, ma soprattutto perché Silvio Berlusconi ha lanciato la ciambella di salvataggio della cordata italiana che verrà e sulla quale non costa niente provare a salire. E allora - dice Stefano De Carlo, vicepresidente dell'Anpac, ma considerato un vero Richielieu dell'associazione - "ben venga Silvio Berlusconi". "Ben venga - spiega - un'altra soluzione al piano Air France, perché e lungimirante e serio prefigurare un'alternativa al possibile fallimento". "Ben venga Silvio Berlusconi - precisa -, ma non Toto". Giammai, quello - l'abruzzese patron di Air One - piaceva a Cgil, Cisl e Uil. Certo il comandante De Stefano parla di progetto industriale che garantisca i collegamenti aerei nel nostro paese, ma sa che quel "ben venga" è politicamente impegnativo, non è solo una "provocazione", come dice. Insomma è anche una scelta di campo contro Spinetta che - spiegano all'Anpac - si è piegato al pressing delle grandi confederazioni sindacali. Di Epifani e Bonanni ("che stanno dando una mano a Veltroni", sostiene De Carlo), i quali se dovessero reggersi sulle tessere raccolte tra i piloti potrebbero ben presto chiudere bottega. Eppure questa volta l'Anpac (circa 1.150 gli iscritti dichiarati), che alla Magliana spadroneggia da anni facendo suoi i posti chiave nell'attività gestionale con un intreccio perverso di conflitti di interesse (il capo del personale salta se non piace ai piloti, come è successo a Massimo Chieli), potrebbe perdere, dopo essere stata l'unica a sostenere il primo progetto Air France. Ora è isolata nel fronte sindacale. Questa potrebbe essere la sua "marcia dei quarantamila". Il declino di una lobby aristocratica pagata profumatamente, ma ormai incompatibile con il mondo low cost che impone ben altra produttività. Una lobby che ieri, con una delegazione guidata dal presidente dell'Unione piloti (il secondo sindacato di categoria), Massimo Notaro, si è presentata al Palacongressi romano dell'Eur per assistere all'intervento di Berlusconi alla manifestazione "Donne per l'Italia". "Siamo qui - ha dichiarato Notaro - per sostenere la cordata annunciata da Berlusconi. Se non c'è una cordata italiana per salvare Alitalia non c'è altro. Noi ci appelliamo, come Berlusconi, agli imprenditori italiani". Lobbismo sindacale e, quindi, contatti. "Siamo al centro di questa vicenda", insiste De Carlo. Ma Forza Italia, "partito fortemente destrutturato", come sostiene un suo autorevole esponente, non ha ancora creato una rete di collegamento con i piloti ribelli. E Gianfranco Fini sta in disparte, dopo essersi prima schierato con i francesi. Dice Spinetta che il 27 per cento dei piloti è eccedente perché 42 aerei saranno "tagliati". Sono, in termini assoluti, 507 persone. Per loro cassa integrazione, mobilità, scivoli verso la pensione. Come le tute blu o i colletti bianchi. Come tutti gli altri dipendenti. Non era mai successo, né in Italia né in un altro paese. Perché il ricorso alla cassa integrazione è incompatibile con una professione che impone un'attività e un aggiornamento costanti, pena la perdita del brevetto. Per questo, solo qualche anno fa, il comandante-onorevole Luigi Martini (guarda caso di An e anche dell'Anpac) e già terzino nella Lazio del primo scudetto, riprendeva in mano la cloche per almeno tre volte nell'arco di novanta giorni. Gelida la spiegazione tecnica del piano Air France da parte di Carlo Scarpa, ordinario di economia politica all'Università di Brescia: "è chiaro che Air France punta a tagliare i voli e quindi non ha bisogno di chi guida gli aerei. Anche se poi mi pare un progetto poco ambizioso date le enormi potenzialità del nostro mercato". Ma c'è di più nel piano di Spinetta. C'è che - con un termine orribile - sono stati "reinternalizzati" oltre 4.000 addetti alla manutenzione e ai servizi handling. La prova - secondo i piloti - che i francesi hanno preferito non andare allo scontro con i potenti sindacati confederali. Che ora sono riusciti ad uscire dalla stretta di Padoa-Schioppa e delle avances di Berlusconi: ora trattano con Spinetta. Loro non possono rischiare il fallimento. Mentre i piloti sì. Spiega il comandante-Richelieu: "In quel caso si taglieranno i settori non redditizi. E allora non toccherà ai piloti perché i voli rimasti sono anche quelli non in perdita". S'affaccia un pensiero recondito: forse è meglio il fallimento che l'incerta ciambella tricolore. Questa è davvero la partita decisiva per i piloti.

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Ho ben chiaro qual è l'obiettivo di Magdi Allam. Lui vuole alimentare i conflitti, i (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del "Ho ben chiaro qual è l'obiettivo di Magdi Allam. Lui vuole alimentare i conflitti, infiammare lo scontro di civiltà per passare alla storia come un simbolo e una vittima. Mi auguro che dopo il battesimo trovi pace interiore. Scommetto invece che arriverà un libro sulla sua conversione, spero solo che darà i soldi in beneficenza a qualche parrocchia" Afef Jnifen la Stampa 28 marzo.

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Alitalia, il bluff è pagato da tutta la comunità Cara Unità, Su Alitalia (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Alitalia, il bluff è pagato da tutta la comunità Cara Unità, Su Alitalia gli alleati di Silvio Berlusconi esaltano ora le doti del loro leader, che con il furbo annuncio dell'inesistente cordata italiana, avrebbe spinto Air France ad una maggiore disponibilità nelle trattative. Semplice fenomenologia? No, c'è ben altro in palio. In un mercato globale dove i giudizi delle Agenzie di Rating sono la bibbia delle relazioni internazionali, l'affidabilità del possibile contraente è patrimonio inestimabile. Se ti fidi del tuo partner d'impresa, puoi risparmiare sui cosìddetti costi di transazione: accertamenti e precauzioni che valgono denaro e tempo, dunque altro denaro. Il bluff fa parte del bagaglio di ogni buon giocatore di poker, ma nei rapporti economici è un trucco che si paga, subito e a caro prezzo. Le relazioni fra governi e fra questi e le forze economiche non sono partite private, mettono in gioco la reputazione e dunque il destino di una comunità di cittadini, imprenditori e lavoratori. Ma la politica della campagna elettorale permanente, con l'obiettivo di un immediato consenso di opinione, fa della bugia un'arma essenziale, come il bluff nel poker. A chi potrebbe governare una nazione, è forse giusto chiedere una responsabilità che vada oltre il successo di una partita personale. Marco Lombardi Alitalia/2 Non sapeva dell'offerta Air France? Strano per un aspirante premier Cara Unità, nell'esternare sulle presunte cordate italiane sull'Alitalia, Berlusconi ha fatto altre due affermazioni che vorrei sottolineare: la prima è quella che lui credeva che la trattativa con Air France si facesse per una fusione e non per l'aquisizione, pur rimanendo il marchio Alitalia. Per uno che è stato per sei anni a capo del governo e che aspira a ritornarci non aver capito, dopo mesi di trattative ed atti pubblici, di cosa veramente si trattava ci deve far preccupate sui seri rischi che corre l'Italia in caso di sua vittoria elettorale. L'altra affermazione che crea dubbi è quella sulla difesa dell'italianità della compagnia di bandiera quando lo stesso fa un uso ostentato del proprio parco macchine con auto di marca straniera. Nello Bracalari, Grosseto Mozzarella, nessuno spiega chi ha portato diossina in Campania... Cara Unità, adesso tocca alla mozzarella di bufala, dobbiamo sapere se contiene una quantità sopportabile di diossina per rassicurare i mercati esteri. Ma nessuno ci spiega perchè la diossina è arrivata nei terreni della Campania, chi l'ha inviata, chi l'ha sotterrata, chi sono i veri responsabili di questo disastro. Portatori della logica del qui e ora, incuranti delle conseguenze che provoca qualsiasi atto, hanno fatto sì che imprenditori del Nord, quelli che difendono Malpensa, si siano serviti di malfattori del Sud per far scaricare nel Sud medesimo bidoni di materiali tossici che stanno distruggendo l'economia della Campania. Questo ho letto e sentito nei reportages nel momento caldo della spazzatura incombente nelle strade, ma poi nessuno ne parla più come se la diossina nei terreni ci fosse arrivata da sola. E non mi si dica che nessuno ne sapeva niente, perchè ci sono fior di sceneggiati nostrani che da questo argomento sviluppano le loro trame. Mala vita organizzata che in combutta con irreprensibili imprenditori devastano i territori causando malattie e disastro economico. Ludovica Muntoni Informazione, subito una legge sul conflitto di interessi Cara Unità, per l'ennesima volta il cavaliere l'ha sparata grossa! Ma come al solito è stato malevolmente e malamente interpretato... In un qualsiasi paese civile e moderno e in ogni democrazia matura chiunque si fosse macchiato di tale leggerezza (si badi una sola e non millanta) si sarebbe prostrato a chiedere umilmente scusa e un attimo dopo si sarebbe dimesso da qualsiasi incarico di responsabilità pubblica. Qui da noi invece l'autore di questi inenarrabili disastri istituzionali ha l'arroganza di affermare che la colpa è di quei pennivendoli che infestano la stampa e dei grandi giornali tutti in mano alla sinistra (sic!). Sorge allora spontanea la domanda: "Come è possibile tutto questo?". L'unica risposta plausibile per questo mondo alla rovescia è la seguente: essendo egli il padrone e il signore di quasi tutta l'informazione (e se per sciagura dovesse vincere le prossime elezioni possiamo anche togliere il quasi) può riuscire a far credere ai suoi concittadini tutto quello che vuole, capovolgendo sistematicamente la realtà inoppugnabile dei fatti, ricoprendoli di falsità che ripetute all'infinito dai suoi megafoni di regime diventano "vangelo e sacrosante verità". Allora urge riavvicinarci al mondo normale ponendo fine a questa deriva del conflitto degli interessi. Si abbia il coraggio di prendere come modello da utilizzare una qualsiasi normativa antitrust vigente in Francia, in Spagna, in Germania, in Gran Bretagna, negli Usa, ecc. e la si applichi sic et simpliciter qui da noi...credo che il cavaliere da buon liberale non avrebbe alcunchè da obiettare...o forse mi sbaglio? Oreste Ferri, Ariccia (Roma) Elezioni, comunque vada il Pd non perda il profilo innovatore e riformista Cara Unità, da elettore del Pd non mi fido dei sondaggi e non so come andranno a finire le prossime elezioni. Il mio auspicio è che anche se il Pd dovesse perderle, non abbandoni il suo profilo riformista, innovatore e liberale così come la sua vocazione maggioritaria, ma li confermi e li rafforzi e non aderisca all'idea di un ritorno al passato rifacendo alleanze non omogenee ed impraticabili con la sinistra estrema. Alessandro Scarpari, Botticino (Bs) Non lasciamo la parola "libertà" in mano alla destra Cara Unità, Casa della Libertà, Popolo della Libertà, ma perché dobbiamo lasciare a Berlusconi l'esclusiva della parola libertà? Perché dobbiamo lasciare a Fini, alla Mussolini e a Rauti di fregiarsi di questa parola visto che militano nel partito del boss di Bossi? Se non sbaglio i nostri Padri hanno dovuto lottare e morire per conquistare il significato di questa parola proprio ocntro coloro che questa parola (i fascisti) avevano negato per un ventennio e che ai giorni nostri sono rappresentati dagli eredi naturali soprannominati, inglobati nel partito di Berlusconi per raccattare qualche voto. Perciò noi, e lo dico in special modo a Veltroni, dobbiamo riappropriarci della parola libertà e non lasciarla nelle mani di chi strumentalmente la usa, senza averne alcun diritto e chi vorrebbe sostituire la data del 25 aprile (Fini) con quella del 13 aprile, giorno della presunta vittoria (ma non succederà) della destra. Armando Ferrero, Alba.

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"Formitroni" marcia su Roma Solo la Sinistra può fermarlo (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Liberazione" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Lombardia nel cuore della "grande coalizione" che sogna di liquidare il conflitto sociale "Formitroni" marcia su Roma Solo la Sinistra può fermarlo Mario Agostinelli* Se, dopo le elezioni, Formigoni calerà a Roma da ministro, lo farà con l'intenzione di estendere a livello nazionale un sistema di interessi che ha creato disuguaglianze in Lombardia, saccheggiato il territorio, portato al mercato i diritti costituzionali rinsaldati dalle lotte del mondo del lavoro. Questo sistema costruito con il beneplacito della Lega, ha trovato sul campo consenso e convergenze nel Pd del Nord, che ha anticipato qui lo scenario nazionale della "grande coalizione" Veltroni-Berlusconi, all'orizzonte se la Sinistra Arcobaleno perde elezioni. C'è una ragione decisiva per la mobilitazione di tutto il corpo militante diffuso, in particolare di Rifondazione comunista, da qui al 14 Aprile: chiarire che il fallimento della costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra corrisponderebbe al via libera ad una modifica su scala nazionale, dopo che in Lombardia ha già fatto le prove, del quadro costituzionale da cui dipende la condizione di vita di milioni di lavoratori. Nella nostra regione infatti, un federalismo secessionista, il sostegno ad un modello che consuma più di quanto produce e che crea ricchezza non redistribuita dando fondo al patrimonio di conquiste sociali e di beni comuni e naturali ereditato, non solo non è stato contrastato dagli ex Ds e dall'ex Margherita, ma è stato all'origine della rottura dell'Unione, assai prima della caduta di Prodi. Solo Rc, Verdi, PdCI e Sd, creando tra di loro un tessuto unitario irreversibile, hanno contrastato il disegno formigoniano con nettezza, lavorando sul territorio, legandosi ai movimenti come quello sull'acqua, sui parchi, sulla scuola pubblica e sulla casa, sulle grandi opere e portando in Consiglio Regionale una battaglia limpida, fino alla presa di distanza da uno Statuto "bipartisan" che avalla un quadro di principi istituzionali incoerenti con la Costituzione Italiana. E' evidente che Formigoni spera di trarre beneficio dalle prove di convergenza effettuate in questo ultimo anno anche quando lo affiancheranno nelle "aborrite" stanze romane, oltre al fido Lupi, l'attuale assessore all'assistenza Abelli e addirittura Vignali, il presidente della Compagnia delle Opere. E che il Pd non abbia rinunciato ad un disegno di inciucio nazionale è confermato dall'incredibile visita di Veltroni e del segretario lombardo Martina allo staff della Compagnia proprio nei giorni del suo tour in pullmann a Pavia. La Lombardia ha sempre avuto un ruolo strategico sottovalutato dalla classe dirigente politica nazionale. L'ha avuto con l'affossamento dell'etica politica di Craxi, con le pulsioni distruttive e secessioniste di Bossi, con il populismo aziendalista e liberista di Berlusconi: ora potrebbe venire il momento del comunitarismo antistatale e confessionale di Formigoni. Dalla Lombardia nasce la responsabilità di noi tutti di richiamare alla Sinistra Arcobaleno la questione sociale del Nord, che ha connotati operai e di genere, che erode il tessuto laico e pubblico delle istituzioni e che, soprattutto, altri possono brandire e declinare in modo moderato e interclassista, eliminando il conflitto come motore della democrazia e della partecipazione. La nostra campagna elettorale ha quindi una straordinaria valenza nazionale. *Capogruppo regionale Prc-Se 29/03/2008.

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Il patriota repubblicano che piace ai democratici snobba Russia e Onu (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Commenti Pagina 318 Il patriota repubblicano che piace ai democratici snobba Russia e Onu --> Il nostro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, continua a ripetere in televisione che, grazie a lui e al governo Prodi, l'America avrebbe cambiato politica estera. Non lo dice per fare una battuta, lo dice sperando che qualcuno ci creda. Più seriamente, l'Economist in edicola questa settimana spiega: qualunque candidato americano vincerà le elezioni presidenziali del prossimo 4 novembre ed entrerà alla Casa Bianca il 20 gennaio 2009, sarà esso un democratico come Barack Obama o Hillary Clinton oppure un repubblicano come John McCain, non vorrà, non potrà e non saprà ribaltare la politica estera di George W. Bush di questi anni. "È bizzarro - scrive l'autorevole settimanale britannico - quanto spesso gli stranieri restino sorpresi nell'apprendere che i presidenti americani servono gli interessi americani, non quelli del resto del mondo". Chiunque sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti avrà certamente la necessità di cambiare tono, di apparire più buono, di mostrare la faccia pulita, ma niente di più. Ci sarà un gran parlare della necessità di lavorare insieme con gli alleati, ma in realtà l'approccio non sarà molto diverso da quanto già detto e fatto dall'attuale Amministrazione Bush fin dall'inizio del suo secondo mandato (malgrado D'Alema fosse ancora all'opposizione). Quando e se servirà, gli americani guidati da Obama o da Clinton o da McCain continueranno ad agire da soli. Barack Obama è il candidato più distante da Bush, perlomeno sull'Iraq, anche se la sua principale consigliera di politica estera ha spiegato che da presidente dovrà cambiare strategia e ascoltare che cosa diranno i generali impegnati sul campo prima di prendere una decisione. E oggi i generali impegnati sul campo dicono di restare in Iraq e che ritirarsi sarebbe una follia. McCain è quello più in sintonia con la dottrina Bush post 11 settembre, mentre Hillary si barcamena a metà strada, consapevole che da comandante in capo dovrà difendere l'America dal jihad globale e che da candidato alle primarie deve conquistare i voti dell'ala sinistra del partito. Il caso McCain è quello più interessante anche perché, per certi versi, tra i candidati è quello più onesto nel dire che cosa vorrà fare una volta alla Casa Bianca. La sua retorica appare diversa da quella di Bush, ma la sostanza è la medesima, forse ancora più diretta, cioè più bushiana, di quella dell'attuale presidente. Mercoledì, a Los Angeles, il candidato repubblicano ha spiegato che personalmente odia la guerra, visto che tutta la sua vita è stata caratterizzata da eventi tragici legati ai conflitti mondiali in cui i suoi familiari sono stati impegnati. McCain chiuderà il carcere di Guantanamo, ma proverà a trovare una soluzione giuridica al problema dei terroristi catturati in battaglia. Non offrirà scuse a chi crede che l'America torturi i terroristi e si occuperà del surriscaldamento terrestre con la stessa passione ed entusiasmo di un ambientalista provetto, ma in un modo economicamente compatibile. McCain, inoltre, ha rassicurato gli alleati spiegando che il loro sostegno e i loro consigli saranno fondamentali e saranno presi in considerazione. Ma, sul merito, la sua America non arretrerà di un millimetro in Iraq, in Afghanistan e nella lotta senza quartiere ai guerrasantieri di Allah e ai regimi che si vogliono dotare dell'arma atomica, a cominciare dall'Iran. Il presidente McCain punterà su una "Lega delle democrazie", più che sulle obsolete e inefficaci Nazioni Unite, sposando la principale delle idee guida dei neoconservatori americani. McCain, inoltre, vorrà ampliare il club del G8 alle grandi economie democratiche di India e Brasile, escludendo la Russia e chiudendo la porta ai suoi sogni nostalgici e autoritari. Infine vuole trasformare la Nato in un baluardo militare in difesa della libertà. McCain ha detto che per vincere le sfide di questo nuovo secolo americano ci vuole molto più della semplice forza militare, ma la strategia per sconfiggere l'ideologia d'odio dell'Islam radicale resterà sempre quella volta a cambiare lo status quo dispotico mediorientale. "Sono un idealista realista", ha detto McCain per usare un sinonimo meno urticante di "neocon". CHRISTIAN ROCCA.

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I giornali, viagra dei nostri politici Il teatrino della politica, il paradosso americano, la sfortuna di Obama, la Sardegna surreale e quella ferita che si indigna, le pizze Itali (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Ans, i sardi nel mondo che non piangono sul pane carasau, il futuro dei giovani. In viaggio sulla Carlo Felice, Beppe Severgnini si racconta. E il 31 sarà a Cagliari, con l'associazione Italia-Inghilterra, a parlare di lingua italiana: dei malvezzi della grammatica e dell'etica --> Aeroporto di Elmas: il cronista che è in lui prende nota, lo scrittore fa il resto. E trasforma l'indignazione in surrealismo. Beppe Severgnini è appena arrivato a Cagliari e ha bisogno di un'auto a noleggio per raggiungere Nuoro. Cerca Herz e Avis e le trova a 400 metri, in due "baracche di lamiera sbattute dal maestrale": "Mi hanno spiegato che c'è un lungo contenzioso con chi gestisce l'aeroporto. Ma io non ci credo, è tutto uno scherzo. Non è un caso che debba restituire la mia Fiat Bravo grigio metallizzato il primo aprile... Ho girato il mondo, non ho mai visto niente di simile, e dire che il vostro aeroporto è uno dei più belli d'Italia". Surreale gli appare anche la superstrada che lo distrae a ogni chilometro dalla conversazione telefonica, mentre la moglie Ortensia è attenta alla guida. "I lavori in corso della Carlo Felice sono una forma di arte astratta", dice entusiasta. Non ha voglia di scherzare sull'altra notizia, che gli arriva in faccia più violenta del maestrale sulle baracche dell'autonoleggio. "Ciò che è avvenuto a Gavoi è terribile. Ne ho parlato stamattina a Radio Monte Carlo, ho detto che stavo partendo per la Sardegna, ho aggiunto che la coincidenza mi addolora ma la vostra terra non ha niente a che spartire con queste cose. Coperture sociali, silenzi omertosi non appartengono più alla cultura sarda". A Cagliari è tornato anche per un'intervista a Renato Soru. Andrà in onda il 4 aprile su Sky tg 24, "Zona Severgnini". Protagonisti degli ultimi mesi Tremonti e Formigoni, ma anche Dustin Hoffman e Renzo Piano. E Anna Finocchiaro. "La prima domanda che gli farò? La stessa che ho fatto a Formigoni: perché a suo giudizio Veltroni che parte sfavorito non ha chiesto un aiuto visibile a persone come Soru, Chiamparino, Illy, campioni del centro sinistra? Vorrei sapere questo. Naturalmente ho molte altre domande da fargli, ma non gliele anticipo". Si sente sempre un bambino di lungo corso? "Sono un maturo adolescente, e i miei capelli sempre più metallizzati". I giovani d'oggi, come li vede? "Ogni generazione ha le sue grane, vivono molto legati ai loro mezzi elettronici, è bello stare su Messenger ma per baciare le ragazze bisogna vederle". Il loro futuro è grigio... "Sì, ma devono smettere di lamentarsi, anche se ne hanno tutti i motivi". Pensa alla precarietà lavorativa oltre che esistenziale? "Quella sul precariato è una buona legge per imprenditori onesti ma può anche diventare un espediente in mano a datori di lavoro meno onesti. La mia assistente l'ho assunta per contratto a progetto e poi l'ho confermata". Da dieci anni con "Italians" ha uno sguardo privilegiato sul nostro Paese. Che idea s'è fatta? "Intelligente (troppo), intuitivo (al punto da trascurare programmi e progetti), inciuciesco (galleggia sui conflitti d'interesse), immobile, ideologico, individualistico. E generoso, geniale, gentile, gustoso, grintoso. Il 3 dicembre festeggiamo dieci anni di forum e di pizze Italians in tutto il mondo, Nuova Zelanda compresa. È un modo formidabile di conoscere i miei lettori. La prima pizza a Londra, la 77 pochi giorni fa a Dallas. Ne mancano tre: la 78 a Oslo, la 79 a Stoccarda e la 80 a Kabul". Che cosa avviene durante gli incontri? "Si conoscono personalmente gli italiani che seguono i forum. Sono medici, diplomatici, imprenditori, architetti, musicisti, dai 25 ai 45. Ogni pizzata ha almeno tre sardi, in Kenya come in Nuova Zelanda. Io li becco dall'accento. Basta che dicano Beppe". Che cosa le raccontano? "Hanno una grande nostalgia della Sardegna e dell'Italia, se avessero le giuste condizioni tornerebbero a nuoto, ma non sono infelici. Non piangono sul pane carasau". Che cosa sarà dell'America? "In condizioni normali Obama avrebbe grandi possibilità e anche la Clinton. Ma c'è una situazione economica drammatica, e una guerra che in cinque anni ha fatto quattromila morti: affidata alle milizie private, costa moltissimo. In una situazione del genere, paradossalmente, Mc Cain può essere favorito. Bush è stato uno dei peggiori presidenti della storia. Ma proprio i risultati nefasti della sua politica possono ritorcersi su chi lo contrasta". Lei sostiene che la politica italiana si concentra sul processo, non sui risultati. Che significa? "Che il "teatrino" assorbe tutte le energie". Che ruolo hanno i giornali in questa deformazione? "È quasi inevitabile, ma dovremmo avere il coraggio di ignorarli, certi personaggi, di non incoraggiarne l'egocentrismo. La mazzetta dei giornali è il loro Viagra mentale quotidiano, non dovremmo fornirglielo. Se credi di essere lo spirito del futuro e hai lo 0,2 c'è qualcosa che non va. Il dramma di Mastella è stata la sua totale incapacità di leggere la sua poca importanza". Libri, giornali, Internet, radio, televisione, come fa? "Mi alzo alle 7,30, vado a letto a mezzanotte e, dice mia moglie, la mia forza è un buon sonno. Otto ore filate". Come si difende? "C'è un elenco di cose alle quali dico no. Premi, giurie, firme su petizioni, presentazioni di libri (altrui), prefazioni. Niente. Scrivere è molto faticoso". Sta pensando al prossimo libro dopo le lezioni semiserie di italiano? "No, anche se il mio editore americano preme per il terzo bestseller. Io un paio di idee le ho, ma faccio fatica a concentrarmi. Quest'anno penso che il giornalismo abbia la precedenza: le elezioni in Italia e in America, le Olimpiadi in Cina. Ci andrò per il Corriere e non sarà una passeggiata". Ha raccontato al mondo e dal mondo i difetti dei connazionali. Fossero stati più virtuosi avrebbe avuto poca materia per i suoi libri... "Ma anche i lettori si sarebbero divertiti di meno". Un libro che le ha cambiato la vita? "Ho trovato straordinario "Le memorie di Adriano" della Yourcenar, ma non mi ha cambiato la vita. "The New Journalism" di Tom Wolfe sì. Raccoglie gli scritti dei grandi giornalisti-scrittori americani come Truman Capote. Ho capito che si potevano introdurre nel giornalismo i sapori, i colori, i profumi, l'ironia della narrativa". Un pittore che ama? Piero Della Francesca, Hopper, Buzzati. Amo i pittori urbani. Marco Petrus, che ha dipinto le architetture di Milano. Ho fatto la prefazione al suo libro, violando una delle mie regole". Un poeta? Pavese. Montale. Bonnefois. Musica? "I Coldplay: piacciono anche a Ortensia e ad Antonio, 15 anni. E Springsteen, i Rem, gli U2, i Radiohead. Battisti. Fossati, Battiato. E Piero Marras, uno di serie A". La virtù che apprezza di più? "La flessibilità dolce, e la generosità". Anni fa lei disse che non sarebbe mai andato da Marzullo. Ci è andato? "No, ma non perché sia peggio di altri. Ritengo che di certe cose non si debba parlare in televisione. Tutt'al più al telefono, mentre percorri questo esempio di arte astratta che è la Carlo Felice". MARIA PAOLA MASALA Beppe Severgnini nella foto di Daniela Zedda.

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Ferrara: <La mia lista per la vita riaccende la voglia di valori e passione> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Secolo XIX, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Ferrara: "La mia lista per la vita riaccende la voglia di valori e passione" candidati premier Il giornalista e politico vede una campagna elettorale "senza prospettiva". "Io do una possibilità in più" 29/03/2008 luigi leone GIORNALISTA, politico, conduttore televisivo. E un impenitente istrione. Qualunque di questi abiti indossi, e massimamente quando li veste tutti insieme, Giuliano Ferrara è probabilmente il più creativo sparigliatore dei giochi politico-intellettuali di questo Paese. Se deve pronosticare il risultato di questa competizione elettorale va giù che più piatto non si può: "Vince Berlusconi e non c'è alcuna possibilità che perda". Ma se usa la sua personalissima lente d'ingrandimento di polemista raffinato e ruvido, quando serve, allora getta la cappa e la spada del candidato premier - "mi fa ridere questa definizione" - e se ne esce con lo scacco matto al re ("il Cavaliere ha sbagliato a non volere l'apparentamento con la mia lista") mangiando l'alfiere ("Veltroni ha ricevuto un'apertura di credito, ma qualcosa potrà costruirlo solo dall'opposizione"). Giuliano Ferrara, che campagna elettorale è questa? Prima soft, poi più urlata. E ora siamo agli sgambetti. "Io vedo l'illusionismo al potere, nulla ha consistenza. Non sono un moralista dell'antipolitica e una quota di chiacchiere propagandistiche è fisiologica, però qui si va oltre il segno, manca una qualsiasi prospettiva". A parte quella che offre lei... "La mia idea è stata proporre un'altra cosa. Al Senato si voti pure sull'Alitalia, perché questa mi sembra la deriva, alla Camera si prenda atto che c'è una possibilità in più, legata al grande tema che riguarda la vita". E qui le donne insorgono. "Sbagliando. Non intendo certo riporre la criminalizzazione o la non criminalizzazione delle donne che abortiscono. E' un capitolo che per quanto mi riguarda non si è mai aperto. Il problema è lottare contro l'aborto recuperando l'allegria, la gioia di vivere". Questo, però, si sta traducendo in un abbraccio davvero insolito fra lei, i suoi sostenitori e le gerarchie ecclesiastiche. "Guardi, la mia è la lista più laica che è in campo. Non tiro per la giacca parroci e vescovi, credo che la Chiesa sia nel giusto se non agisce politicamente. Io cerco il voto laico dei cattolici e il voto cristiano dei laici: bisogna superare l'ideologia della legge 194 e riconoscere la dignità della persona umana". Lei si rivolge al più sterminato bacino potenziale, in realtà rischia di subire la sorte di un qualunque partitino dello zero virgola qualcosa. "A parte che sono ottimista e credo che il risultato sorprenderà tutte le Cassandre di questi giorni, l'errore più grande è voler introdurre a forza la mia iniziativa negli schemi classici della politica. Gli altri vogliono vincere le elezioni, io voglio fare la campagna elettorale". È come se l'allenatore di una squadra di calcio dicesse: giochiamo bene e del risultato chissenefrega. "Però, giocando bene si vince! E, comunque, a me interessa mettere al centro dell'attenzione ciò su cui, com'è già avvenuto, il nuovo Parlamento davvero si dividerà. Sarà l'argomento della vita a produrre le tensioni maggiori, non l'Alitalia, la politica economica o quella estera. In quei campi le ricette si somigliano e non potrebbe essere diversamente". Proprio questo, probabilmente, ha spaventato Berlusconi. Accendere la miccia già in campagna elettorale non avrebbe giovato alla causa dei numeri del Pdl. "Io credo che abbia sbagliato. In termini di geografia politica l'apparentamento con il centrodestra ci stava tutto e avrebbe portato acqua al mulino per il Senato. La lista avrebbe dato al Pdl un'anima che oggi non ha e non avrei dovuto guidarla io, ma Roberto Formigoni". Sta dicendo che il Cavaliere potrebbe pentirsi della sua scelta? "Non gli do la dannazione per questo motivo, gli resto amico e credo che abbia diritto al lieto fine della partita. Curiosamente, però, è stato Walter Veltroni ad avvicinarsi di più, culturalmente, a noi". Anche se alla fine potrebbe essere Pier Ferdinando Casini a trarre il maggior giovamento, democristianamente ritrovandosi a essere l'ago della bilancia. "Intanto ho costretto la politica a tirar fuori qualcosa di meglio. Pd, Pdl e Udc hanno dovuto rafforzare la presenza di candidati più affini ai temi della vita e della cristianità in generale". E qui c'è un'altra saldatura con la gerarchia ecclesiastica. .. "Io la saldatura che vedo è con la voglia delle persone di superare il pragmatismo di arrivare alla quarta o alla terza settimana con il salario, tema che con altri resta certo importante,e di volgere lo sguardo verso qualcosa che stia al di sopra". Ritiene, cioè, che ci sia un riflusso verso le ideologie e di interpretare quest'ansia del corpo elettorale? "Per carità, la mia lista è per definizione contro le ideologie". Ma non è ideologico partire dall'aborto per porre il tema della vita e sollevare l'ancor più grande argomento della religione, intesa come conflitto fra Occidente e Islam? "Tutto sta a vedere come ci si pone. Girando per l'Italia percepisco che c'è voglia di valori, voglia anche di riaccendere la passione. Dopo antifascismo e antiberlusconismo il problema che più eccita reazioni violente e censorie è quello che investe la vita, dalla sua origine fisica alla sua dimensione culturale e politica". Siamo quasi al metafisico... "Ah no, siamo nel concreto che di più non si può. La questione dell'aborto si traduce in denatalità e questo è un grande problema politico ed economico che ha l'Italia e che in misura variabile investe tutto l'Occidente. Stiamo invecchiando, inesorabilmente e con tristezza. Bisogna cambiare strada e cambiarla rapidamente, guardando non al 14 aprile, che sta dietro l'angolo, ma ai prossimi dieci, quindici, venti anni. E' la prospettiva di cui le dicevo e che manca alle offerte principali di questa campagna elettorale". Senta, Ferrara, ma secondo lei alla fine chi vince? "Berlusconi. Non c'è una possibilità su un milione che possa uscire sconfitto. Al Senato avrà qualche difficoltà in più, ma è un argomento da pallottoliere che verrà superato e che non mi riguarda". Dunque, addio Veltroni... "Ma no, Walter ha ricevuto una bella apertura di credito superando la logica dell'Ulivo e dell'Unione e potrà costruire qualcosa dall'opposizione". Sempre che gli venga consentito. "Questo è un problema che nella politica italiana non risparmia nessuno". 29/03/2008 ' 29/03/2008 il "dottore"vince sicuroBerlusconi ha sbagliato a non apparentarsi con noi. Ma non c'è possibilità che venga sconfitto 29/03/2008 ' 29/03/2008 veltroni leader anche se perdeAddio a Walter in caso di sconfitta? No, ha ricevuto una bella apertura di credito 29/03/2008.

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Professione VITTIMA (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

N. 76 del 2008-03-29 pagina 29 Professione VITTIMA di Stefano Zurlo È l'eroe di oggi. In una società democratica, che tutto livella e comprime, la vittima sta su un piedistallo. Coccolata. Riverita. Sotto i riflettori dei media e dell'indignazione generale. La vittima sfugge, proprio come l'eroe, a una vita piatta. Vestire quei panni assicura l'uscita dall'anonimato, dà tridimensionalità, garantisce l'ingresso nel mondo dei privilegiati, anche se c'è da pagare un pedaggio più o meno pesante. Di più: c'è chi oggi trasforma quella condizione in una professione, mettendo così in cassaforte il proprio benessere. Porta molto lontano il ragionamento, condotto sul filo del paradosso, da una coppia di studiosi francesi: lei, Caroline Eliacheff, è psicanalista, lui, Daniel Soulez Larivière, è avvocato. Insieme, i due provano a decifrare le griglie del nostro sistema culturale e rovesciano una montagna di luoghi comuni e di certezze intinte nel pregiudizio. Possibile che il nostro mondo si stia riempiendo di persone che hanno subito un danno, un torto, una violenza? Certo, abbiamo cominciato con le categorie più ovvie e nobili, forse recuperando un ritardo (questo sì) colpevole: prima le donne, stuprate, violentate, sottomesse, trattate come oggetti per secoli, e i bambini, costretti in un angolo dalla loro condizione di debolezza. Poi però anche queste realtà non sono più state sufficienti, c'è il bisogno, quasi l'ossessione di accrescere il numero di chi possa entrare nel recinto riservato agli eroi. Ci sono le vittime della strada, delle stragi e della giustizia ingiusta e via elencando con la mafia, i terremoti, le calamità naturali. Ci sono vittime che limitano comunque l'esposizione - vedi quelle del disastro di Linate - e scelgono un profilo basso, sobrio e, come si diceva una volta, consono alla loro situazione, e altre che si mettono in vetrina coniugando dolore e business, alla maniera spericolata del vedovo di Erba, Azouz Marzouk. Certo, come tutte le provocazioni il ragionamento va pesato. Ma è innegabile che le suggestioni siano fortissime: a tutti i livelli noi cerchiamo le colpe, non le cause, e dunque riempiamo la realtà di vittime. Se cade un aereo sarà senz'altro colpa di qualcuno, se un operaio muore sul lavoro scatterà lo stesso meccanismo di ricerca di un carnefice, di un mostro, della caccia allo sfruttatore che ha portato fatalmente alla morte del poveretto. Non parliamo poi della malasanità, il sancta sanctorum del peccato, dell'omissione colpevole, dell'errore imperdonabile. La morte per malattia o per vecchiaia tende a diventare sempre più inaccettabile: il vuoto di senso che entra dappertutto ci impone la ricerca affannosa di una motivazione da qualche altra parte. Ecco la strada più veloce: trovare un capro espiatorio e portare parallelamente il malato su quel piedistallo. Dove si può sostare col desiderio di scendere al più presto e con addosso il disagio di chi non vuole trasformare le lacrime in stelle filanti, come documenta tutta la storia della famiglia Calabresi, dalle rarissime e misurate esternazioni della signora Gemma, sempre un passo indietro, fino al libro asciutto e antiretorico del figlio Mario, Spingendo la notte più in là. O dove anche la malattia, la morte, il dolore scompaiono per lasciare il posto allo sdegno, all'esecrazione, a un'elaborazione rabbiosa del lutto. E diventano le note salienti di un curriculum che niente e nessuno potrà mettere in discussione e anzi rappresenta un capitale prezioso nei palazzi della politica: così Antonio Boccuzzi, l'operaio sopravvissuto allo spaventoso rogo della Thyssen, è stato catapultato nelle liste dei Democratici in vista delle prossime elezioni. E, se eletto, entrerà in un Parlamento affollato da esponenti del partito delle vedove e degli orfani. Il tempo delle vittime. Così s'intitola il saggio firmato da Eliacheff e Soulez Larivière e pubblicato da Ponte alle Grazie (pagg. 217, euro 16,80, traduzione di Monica Fiorini). I due partono dalla Shoah e dalla mattanza operata dal nazismo, ma poi attraversano tutto il malessere della nostra società, le sue nevrosi mascherate e travestite da solidarietà per chi è stato trattato in modo non corretto. Fino al caso estremo: "il mistificatore che si traveste da vittima": per esempio Piano Man, il falso artista comparso dal nulla sulle spiagge inglesi. La traiettoria è sempre la stessa, anche sullo scacchiere internazionale. "Dagli anni Ottanta in poi - proseguono i due saggisti - tutti i conflitti sono stati complicati da questo bisogno di presentarsi come vittime virtuali che accorrono in soccorso a vittime reali". Un esempio? "La retorica che ha accompagnato l'ultima guerra contro l'Iraq". Per non parlare "della lettura delle guerre africane secondo lo schema vittima/colpevole". Infine gli studiosi puntano il cannocchiale sull'altare destinato alla glorificazione delle vittime: il processo penale. Abbiamo speso centinaia di anni per allontanare le vittime dall'arena processuale, ma ora stiamo facendo marcia indietro. In Francia (ma il discorso ha forti analogie con la realtà italiana) una legge del 1906 ha aperto i cancelli del processo penale alla parte civile; una svolta ulteriore è arrivata nel 2000, quando è stata approvata una norma che introduce, nientemeno, il giuramento per i giudici: devono tutelare anche gli interessi della vittima. Che giustizia può essere quella che si lascia condizionare dai sentimenti, dalle paure, dal desideri di "vendetta" della vittima? Mo noi pretendiamo un colpevole. A tutti i costi. E piangiamo lacrime su lacrime davanti alle vittime. "Lo stesso - osservano impietosi i due autori - si potrebbe dire nel caso di incidenti, per esempio in caso di disastro aereo. Negli Stati Uniti, da venticinque anni a questa parte, non si è assistito a nessuna azione penale a seguito di eventi di questo genere". Ma gli Usa, almeno su questo versante, sono un Paese più pragmatico. In Francia o in Italia va in tutt'altro modo. E la coppia lancia alcune domande: "È davvero ragionevole discutere davanti a un tribunale delle norme che stabiliscono il tipo di equipaggiamento di un aereo? O l'ergonomia della cabina di pilotaggio? In che cosa consiste questo scintillio che attira le vittime come altrettante falene che si bruciano le ali contro la lanterna giudiziaria?". Come si vede, di domanda in domanda si può andare lontano. Lontano dalla nostra vita di formiche, tutte uguali e inquiete. Pronte a capitalizzare la condizione di vittime. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"Il film anti-Corano incita all'odio" (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

DOPO LA DIFFUSIONE SUL WEB DEL DOCUMENTARIO REALIZZATO DA UN DEPUTATO OLANDESE DI ESTREMA DESTRA "Il film anti-Corano incita all'odio" [FIRMA]MAURIZIO MOLINARI CORRISPONDENTE DA NEW YORK "Promuove odio e incoraggia violenza, non ha nulla a che vedere con la libertà di espressione". E' duro il giudizio del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon sul filmato "Fitna" (in arabo: lotta intestina) realizzato dal deputato olandese di estrema destra Geert Wilders con contenuti giudicati "molto offensivi nei confronti dell'Islam". Il video di 17 minuti ha iniziato a circolare ieri mattina sul web, scatenando subito proteste dal Pakistan all'Indonesia. "Non c'è giustificazione possibile a questo filmato" ha sottolineato Michele Montas, portavoce di Ban, dando atto al governo dell'Aja di tentare di "fermarne la diffusione". La presa di posizione del Segretario generale nasce dal timore che il video possa innescare una nuova ondata di violenze nel mondo musulmano: "Chiediamo a chi è comprensibilmente offeso da queste immagini di rimanere calmo". In occasione delle passate proteste islamiche contro le vignette su Maometto pubblicate da un giornale danese venne assaltata dalla folla di Beirut la locale sede delle Nazioni Unite e proprio per scongiurare il ripetersi di simili eventi Michele Montas sottolinea: "L'Onu è il centro degli sforzi mondiali per portare avanti il reciproco rispetto, comprensione e dialogo, la vera divisione non è tra società musulmane e occidentali ma tra piccole minoranze di estremisti interessate a promuovere ostilità e conflitti". Poco prima della presa di posizione di Ban Ki-moon erano stati i governi di Marocco, Indonesia, Iran e Bangladesh a condannare il video in cui si traccia un legame diretto fra il Corano e il terrorismo. In Giordania un gruppo di giornalisti ha detto che porterà Wilders in tribunale impegnandosi al tempo stesso a lanciare una campagna di boicottaggio contro i prodotti olandesi. I disordini più violenti sono avvenuti a Karachi, la maggiore città del Pakistan, dove il partito islamico Jamaat-i-Islami è sceso in strada al grido di "Morte al regista olandese", mentre minacce di attentati venivano recapitate alla sede diplomatica dell'Aja a Islamabad. Il governo pakistano ha convocato l'ambasciatore olandese esprimendo una formale protesta. A Kabul sono state bruciate bandiere olandesi. Il governo dell'Aja è stato esplicito nel condannare il video nel quale si mostrano immagini degli attentati terroristici avvenuti a New York nel 2001 e a Madrid nel 2003. "Il film equipara l'Islam alla violenza e noi rifiutiamo tale interpretazione" ha detto il primo ministro Jan Peter Balkenende, mentre la presidenza slovena dell'Unione Europea ha attribuito all'autore l'"intenzione di infiammare l'odio". Anche l'Olanda, in sintonia con Ban, ha tentato di recapitare al mondo musulmano messaggi tesi a prevenire violenze. "Chiediamo ai musulmani nel mondo di non attaccare sedi olandesi o turisti provenienti dal nostro Paese" è stato l'appello lanciato da Mohammed Rabbae, capo della comunità marocchina nei Paesi Bassi, ricordando come "in Olanda vivono 850 mila musulmani, circa il 5 per cento della popolazione". In serata il sito web "LiveLeak.com" ha rimosso il film dopo che il suo staff ha ricevuto "minacce di natura molto grave". La pellicola è stata tuttavia disseminata in Internet attraverso numerosi altri siti.

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[FIRMA]LAURA BANDINELLI MILANO La Roma pallonara è combattuta: non sa per chi tifare. Se (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Mbra un paradosso, ma alla vigilia di Lazio-Inter il più sicuro sembra essere proprio Roberto Mancini, che di certezze per il futuro ne ha certamente meno di Spalletti dopo la sparata delle dimissioni "usa e getta". Quando, infatti, mancano poche ore a Lazio-Inter, l'allenatore più imprevedibile d'Italia afferma: "A fine campionato saremo noi i primi". Se lo pensi davvero o se sia un escamotage per caricare i suoi ragazzi è difficile accertarlo. Mancini non dà però l'impressione di subire il chiacchiericcio insistente che si fa sulla sua panchina. Piuttosto, ha pensato di rimboccarsi le maniche per invogliare tutto il suo gruppo a remare dalla stessa parte, mettendo da parte dolori e dolorini. Per battere la Lazio, dunque, c'è bisogno anche di Cambiasso in tribuna e di un Ibrahimovic a mezzo servizio, causa un ginocchio a serio rischio. Anche l'impenetrabile Vieira all'ultimo momento ha recuperato dal problema al retto femorale e ieri veniva dato come sicuro protagonista in campo. Cercare di spazzar via il ricordo di quel maledetto 5 maggio che costò a Moratti uno scudetto al fotofinish è un esercizio obbligato. L'Inter può riscrivere una parte della sua storia, l'occasione è ghiotta. Il campionato è ormai arrivato ad uno snodo importante e c'è chi è pronto a puntare l'indice al minimo sospetto. Collina suggerisce accortezza. Rosetti, arbitro di Lazio-Inter, ha colto il messaggio e infatti venerdì sera non ha partecipato alla festa della "Gazzetta dello Sport" per non incrociare Moratti. Il calendario del campionato e la relativa classifica hanno intanto prodotto un bizzarro intreccio. L'Inter, che ora viaggia a +4 sulla Roma, ha innescato, complice la crisi, un nuovo derby romano. Il conflitto d'interessi del tifoso di fede romanista e laziale, infatti, è diventato un rompicapo dalle mille sfaccettature. I giallorossi sono costretti a tifare per i biancocelesti, mentre alla Lazio viene chiesto di regalare lo scudetto alla Roma. In mezzo a questo dibattito ci sono due allenatori che ancora non hanno digerito la stracittadina. Spalletti e Delio Rossi, infatti, hanno deciso di darsi battaglia sul fronte dialettico. La miccia l'ha accesa il laziale: "Adesso tutti fanno il tifo per noi - ha detto -, ma fino all'altro giorno volevano vederci morti o in B. Ci giochiamo noi contro l'Inter, mica gli altri". Rossi non nomina mai i tifosi della Roma, ma il destinatario è chiaro quanto il messaggio: non curatevi di Lazio-Inter, pensate piuttosto a Cagliari-Roma. Chiamato ad esprimere la sua preferenza, non si tira però indietro: "Io per lo scudetto voto Inter". La replica di Spalletti non s'è fatta attendere: "Non me ne frega nulla di chi vince all'Olimpico, io penso solo alla Roma. Perché se noi vinciamo in Sardegna e la Lazio perde, va a -30 da noi e non sarebbe male. Vorrà dire che quella squadra che alcuni dicono sia più forte di noi in qualcosa andrà rivista". Spalletti usa questa tecnica per pungere l'avversario e spingerlo a dare il meglio nella speranza di festeggiare il quasi aggancio già domattina a Trigoria. I tifosi giallorossi si sono dati appuntamento lì a prescindere, per caricare la squadra in vista della Champions. Mancini preferisce piuttosto concentrarsi sull'immediato mettendo in chiaro alcuni concetti. Ad esempio, non accetta che si parli di periodo delicato: "Sarebbe così se fossimo 4 punti dietro alla Roma, invece siamo avanti e le ultime due gare sono state un po' particolari". Come al solito, non risparmia frecciate al dottor Combi per la gestione degli infortunati: quando parla delle condizioni di Stankovic sottolinea che "quest'anno i suoi problemi sono derivati dai troppi infortuni, senza mai sapere quello che aveva". Insomma, i rapporti tra i due non migliorano, nonostante l'intervento di Moratti che aveva invitato entrambi ad usare il buonsenso. Un Moratti in questi giorni particolarmente vicino all'Inter tanto che stasera potrebbe essere in tribuna all'Olimpico dopo aver fatto visita alla squadra in ritiro.

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Fitna , il giorno dopo (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

"Fitna", il giorno dopo Il mondo musulmano, dall'Egitto all'Indonesia, rispedisce al mittente il corto del deputato olandese Geert Wilders. Anche l'Onu condanna il film anti-islam, visto già da più di tre milioni di utenti. Nessuna violenza ha seguito la sua diffusione in rete A. Di Ge. Fitna, the day after. Il filmato anti-islam del deputato olandese di estrema destra Geert Wilders, da ieri diffuso su internet, diventa il caso del giorno all'Onu. Il segretario generale Ban Ki-moon ha condannato, "nei termini più forti possibili", la diffusione di quel corto di quindici minuti intitolati, appunto, Fitna (discordia), che dalla notte scorsa circolano nel sito www.liveleak.com, visitato già da più di tre milioni di utenti. Ban Ki-moon ha sottolineato che "non c'è giustificazione per un linguaggio che promuove l'odio o per chi incoraggia la violenza. Dobbiamo riconoscere che la vera divisione non è tra società musulmane e occidentali, come qualcuno vuole farci credere, ma tra piccole minoranze di estremisti che, da diverse parti, sono interessate a promuovere ostilità e conflitto". Mentre in Pakistan sono ripartite le manifestazioni in strada, dal Bangladesh all'Indonesia, fino all'Egitto e la Giordania, la condanna è stata unanime: il breve film è stato bollato come un "atto insensato". L'Iran, attraverso un portavoce del ministero degli affari esteri, ha fatto sapere di considerare "l'iniziativa ripugnante, un vendetta di alcuni occidentali" ma la confraternita dei Fratelli musulmani ha minimizzato l'evento, invitando tutti a "ignorare il film". Preoccupate per le possibili ritorsioni - l'autore del corto Wilders, invece, si è affrettato a chiamarsi fuori da qualsiasi responsabilità per eventuali rappresaglie contro i Paesi Bassi - le forze dell'ordine hanno isolato ieri il palazzo del parlamento all'Aja ma la situazione nella città, come nel resto del paese, è risultata essere calma. La comunità musulmana olandese si è mobilitata e ha lanciato un appello distensivo: "Chiediamo ai nostri fratelli musulmani di non reagire con attacchi contro ambasciate o turisti olandesi - ha dichiarato il Presidente del consiglio nazionale dei marocchini, Mohamed Rabbae, in una conferenza stampa ad Amsterdam - Far torto all'Olanda significherebbe far torto anche a noi". Tra coloro che hanno respinto al mittente il filmato c'è anche il primo ministro olandese Jan Peter Balkenende che, con un messaggio in tv, ha preso le distanze dalla decisione del parlamentare di diffondere Fitna sul web. "Il film - ha dichiarato - mette insieme Islam e violenza. È un'interpretazione che rifiutiamo. Crediamo che il film non abbia altro scopo se non quello di offendere". Le tesi di Wilders sono da biasimare anche per il presidente del Parlamento europeo, Hans-Gert Poettering, il quale ha espresso solidarietà al governo olandese "che rappresenta una società tollerante". Il corto del leader di estrema destra del Partito per la Libertà (Pvv) è un delirante collage di sequenze che portano all'equazione Islam-terrorismo. Si apre con un'immagine del profeta Maometto che al posto del turbante ha una bomba in testa (ma Kurt Westergaard, il disegnatore della vignetta già ritenuta blasfema dai musulmani, si è risentito: Wilders non avrebbe chiesto nessuna autorizzazione per il suo utilizzo e l'illustrazione finirà in tribunale per riscuotere i "diritti d'autore"), continua con le pagine del Corano e alcuni versetti estrapolati messi in relazione con scene raccapriccianti di attentati (dalle Twin Towers fino a Madrid e Londra); fa poi vedere una bambina di tre anni e mezzo che, intervistata, dice che gli ebrei sono "scimmie e maiali" e si conclude mostrando un futuro fosco con frotte di ragazzini olandesi sanguinanti.

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Nuovo piano per Ingrid. Ma la piccola Natalia? (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

In Colombia si parla di uno schema per liberare Betancourt. Le vittime meno illustri della guerra non interessano Nuovo piano per Ingrid. Ma la piccola Natalia? Guido Piccoli Ingrid Betancourt e Natalia Tuberquia. La prima è arcinota, tutto il mondo è preoccupato della sua sorte. Nessuno invece conosce Natalia, 6 anni, uccisa il 21 febbraio 2005, insieme col fratellino Santiago di 18 mesi, i loro genitori Alfonso e Sandra, il leader della Comunità di pace di San Josè di Apartadò, Luis Eduardo Guerra, la sua compagna Bellanira e il figlio Deiner di 11 anni. A dispetto del conformismo informativo, cominciamo da Natalia. Fino a due giorni fa, c'erano versioni contrastanti su quel massacro. La Comunità di pace e varie organizzazioni umanitarie internazionali (come l'italiana rete "Colombia vive") accusavano l'esercito. Il presidente Alvaro Uribe, il vertice militare e la stampa colombiana lo difendevano, sostenendo che la comunità fosse un covo di guerriglieri. Preso dal rimorso, un paramilitare smobilitato, Jorge Luis Salgado, ha raccontato la verità. "Dopo avere ammazzato gli altri, bisognava decidere la sorte dei due bambini che si erano nascosti sotto il tetto. La bambina era simpatica e anche il piccolino era molto curioso. Proponemmo ai comandanti di lasciarli in un casolare vicino, ma risposero che da grandi sarebbero diventati guerriglieri anche loro. Fu tirata fuori a forza. Credeva di fare solo un giretto, tanto che salutò il fratello con la mano. Nel prato, il Cobra la prese per i capelli e le tagliò la gola", ha ricordato Salgado. Natalia fu decapitata. A Santiago fu aperto lo stomaco. A compiere quel massacro, realizzato con una crudeltà difficile da riscontrare al mondo, furono alcuni paramilitari di "Don Berna", il mafioso più potente di Medellín (attualmente detenuto in una prigione dorata) e 15 tra ufficiali, sottufficiali e soldati della XVII brigata, che in questi giorni sono stati arrestati. Nell'editoriale di ieri, intitolato "Apartadò, alla fine giustizia?", El Tiempo della famiglia Santos applaude che simili atti di barbarie siano chiariti, ma evita di ricordare la connivenza con gli assassini in divisa da parte non solo di Uribe, ma anche dei due rampolli Santos del suo governo, il vice-presidente Francisco e il ministro della Difesa Juan Manuel. Veniamo a Ingrid. Le voci di un suo ricovero, nel febbraio scorso, in un ospedale della regione del Meta per curarle epatite e lesmaniosi che la starebbero consumando, ha spinto il governo a fare qualche concessione alle Farc. Secondo un decreto firmato da Uribe, dopo l'eventuale liberazione sua e di qualche altro sequestrato, il governo libererebbe un certo numero di guerriglieri, anche se accusati di delitti gravi, come omicidio o sequestro. La mossa farebbe parte di un piano elaborato dall'ultimo dei sequestrati liberati, l'ex senatore Luis Eladio Pérez, con l'avallo di Nicolas Sarkozy: lo scambio avverrebbe in Martinica o nella Guayana, i ribelli dovrebbero finire in Francia come esiliati politici e il governo di Parigi s'impegnerebbe a togliere le Farc dalla lista delle organizzazioni terroriste a Bruxelles. Non c'è da illudersi che sia la svolta. "La proposta è confusa e contiene proposte che le Farc non accetteranno mai", ha detto il suo ex marito, Fabrice Delloye, mentre il sito di Anncol, che spesso anticipa le posizioni della guerriglia, l'ha liquidata con un "niente di nuovo". Il prossimo passo spetta comunque al vecchio Tirofijo. La sua non è una scelta facile. Se la Betancourt morisse nella selva sarebbe un disastro d'immagine per le Farcma se fosse liberata chi s'interesserebbe più del conflitto colombiano? Per non parlare delle altre vittime meno illustri come Natalia.

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L'esercito del Madhi di Moqdada al Sadr ha occupato Nassiryia, città simbolo del valore e (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Di CARLO JEAN L'esercito del Madhi di Moqdada al Sadr ha occupato Nassiryia, città simbolo del valore e delk sacrificio di tanti nostri soldati. Controlla così le vie di comunicazione che uniscono Baghdad con Bassora. In tale città continuano con esito incerto gli scontri fra l'esercito iracheno e le milizie fedeli al giovane e radicale religioso sciita. Per galvanizzare i 30.000 soldati iracheni che prendono parte all'operazione, lo stesso primo ministro - Nuri al-Maliki, un altro sciita - si è recato sul posto. Mercoledì scorso, ha decretato un ultimatum di 72 ore, entro le quali le milizie sadrite avrebbero dovuto deporre le armi. Le forze americane e britanniche non partecipano ai combattimenti con truppe a terra. Si limitano ad appoggiare con consiglieri e con gli aerei le truppe governative. Anche se l'attacco a Bassora è un episodio della lotta feroce per il potere fra le varie fazioni sciite, esso ha avuto l'avallo non solo del governo di Baghdad, ma anche degli USA. Le unità governative che vi partecipano sono prevalentemente sciite, ma appartengono ad una fazione rivale a quella di Moqtada, cioè all'ISCI (Islamic Supreme Council for Iraq), pilastro del governo al-Maliki. E' una testimonianza delle profonde divisioni esistenti fra gli sciiti. La fazione che fa capo a Moqtada al Sadr è più potente. Disporrebbe di 50.000 combattenti, di un numero cioè ben superiore a quella della fazione opposta. L'ISCI ne avrebbe solo 15.000 - facenti parte della cosiddetta Organizzazione Badr. Ma essa, che fa capo al filoiraniano Aziz al-Hakim, è molto più consistente al Parlamento di Baghdad ed è essenziale per garantire ad al-Maliki la maggioranza che gli permette di governare. Per motivi che ancora non si conoscono, Maliki ed Hakim hanno deciso di sbarazzarsi dell'ingombrante presenza di Moqtada al Sadr. Gli americani hanno certamente dato il loro consenso, forse nella speranza di semplificare il quadro politico iracheno. Eliminando l'esercito del Madhi e con esso la forza anche politica di Moqtada al Sadr, renderanno più fattibile un accordo con Teheran. L'Iran non si è mai fidato di Moqtada, che considera un nazionalista iracheno, più arabo che sciita e un esaltato incontrollabile. Non è da escludere che l'attacco a Bassora sia stato concordato fra Washington e Teheran, con l'obiettivo di togliere di mezzo un terzo incomodo. Le vie della politica - soprattutto in Medio Oriente - sono sempre tortuose. Moqtada, dal canto suo, ha sempre oscillato fra la cooperazione e il conflitto sia con gli USA che con l'Iran. Qualcosa si è rotto. Allora, sicuramente il governo iracheno e gli USA - ma probabilmente anche l'Iran - hanno deciso di toglierlo di mezzo. E' ancora presto per prevedere come andrà a finire. La situazione è molto ingarbugliata. Lo è anche a Bassora, dove sembra che parte della truppe governative sia simpatizzante con l'esercito del Madhi. Esso invece si batte tenacemente. I seguaci di Moqtada hanno interrotto ovunque la tregua dichiarata nell'agosto scorso e che aveva costituito una delle ragioni principali della riduzione degli attentati e delle vittime del conflitto. Hanno sabotato gli oleodotti, dimezzando le esportazioni di petrolio, vitali per l'economia irachena. Hanno organizzato dimostrazioni un po' ovunque, specie a Baghdad, dove sono concentrati sulla riva orientale del Tigri. Hanno attaccato a colpi di mortaio la stessa "zona verde", sede del comando USA e delle principali istituzioni irachene. Verosimilmente, finché non sarà terminata vittoriosamente l'offensiva dell'esercito governativo - esaltata dallo stesso presidente Bush come dimostrazione dell'efficienza del governo iracheno e delle sue forze di sicurezza - la situazione in Iraq si farà più difficile. Sicuramente il motivo dell'attacco ad una delle roccaforti dell'esercito del Madhi è che americani e iracheni si sentivano abbastanza forti per eliminare dalla scena la milizia che tanti problemi aveva creato a loro e al governo di Baghdad. In questo quadro, l'occupazione di Nassiryia non dovrebbe avere particolare importanza strategica. Non può tagliare rinforzi e rifornimenti alle unità che attaccano Bassora. In una zona aperta come quella, l'esercito iracheno - con la sua maggiore potenza di fuoco - dovrebbe incontrare molte minori difficoltà di quelle che stanno rallentandone l'avanzata nelle strette strade della città. L'unica cosa che si può per ora affermare è che un successo governativo rappresenterebbe un passo avanti nella pacificazione del paese. Un insuccesso sarebbe invece disastroso. Annullerebbe gran parte dei risultati positivi ottenuti con il surge. Renderebbe ancora più difficile, di quanto lo sia ora, la trasformazione del successo militare in uno politico. Screditerebbe non solo il governo al-Maliki, ma l'intera struttura istituzionale del nuovo Stato iracheno. Un accordo fra gli USA e l'Iran diventerebbe improbabile. La battaglia di Bassora è fra fazioni sciite contrapposte, in lotta per il potere e per il controllo del territorio, ma interessa tutto l'Iraq, anche se sunniti e curdi stanno per ora a guardare che cosa succede.

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MILANO - La Findim della famiglia Fossati esce allo scoperto e presenta la terza lista per il rinnov (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

O del cda di Telecom in occasione dell'assemblea del 14 aprile. Le altre due, scontate, sono quella di Telco, socio di maggioranza col 24,5%, che ha deciso ieri di determinare in 15 il numero dei membri del nuovo cda Telecom - di cui ne nominerà 12 - e quella di Assogestioni. Il consiglio di Telco presieduto da Aldo Minucci, inoltre, oltre a ridurre a 2,2 milioni l'anno l'emolumento dei consiglieri, ha anche smarcato i due rappresentanti di Telefonica, dal divieto di concorrenza fissato dall'art 2390 del codice civile relativo al possibile conflitto di interessi con l'incarico ricoperto nel gruppo spagnolo. La Findim, co-proprietaria della Star, come anticipato ieri da Il Messaggero, quindi scende in campo e, forte del 4,5% circa del gruppo delle tlc e con l'appoggio degli eventuali alleati, ipoteca tutti e 3 i posti spettanti alle minoranze. Sulla decisione di presentare una propria lista avrebbe influito il gradimento manifestato ai Fossati dai soci di Telco di intervenire direttamente, andando così a puntellare la governance del gruppo. In un primo tempo, i Fossati erano orientati a votare la lista di maggioranza. Che la Findim sia in sintonia con Telco lo si evince dalla composizione della lista formata da Paolo Baratta, consigliere uscente; Roland Berger, capo dell'omonima società di consulenza, membro del cda Fiat e in un primo tempo individuato da Generali nella terna di nomi da schierare; Gianemilio Osculati, ex capo della Mc Kinsey oggi imprenditore nel campo della finanza e dei sistemi di illuminazione a Led. La lista della Findim dotrebbe coaugulare l'1,36% della Pirelli e le piccole quote di alcuni associazioni in quanto accomunati dal desiderio di valorizzare rapidamento il titolo. I candidati di Assogestioni che raccoglie lo 0,5% di alcune sgr erano già stati indicati due giorni fa: Luigi Zingales, consigliere uscente, Stefano Cao, anche lui uscente, Aldo Roveri e Francesco Vella. Il meccanismo di voto prevede che le minoranze si spartiscano i tre posti in base ai quozienti relativi ai voti ottenuti dalle liste. Secondo copione anche la lista di Telco che ha indicato 15 nomi, gli ultimi tre (Clemente Rebecchini di Mediobanca, Filippo Bruno di Intesa Sanpaolo e Karl Pardaens) inseriti solo motivi formali: il presidente Gabriele Galateri e l'a.d. Franco Bernabè indicati da tutti i soci italiani insieme a Berardino Libonati (in quota Generali); Cesar Alierta e Julio Linares (Telefonica), Minucci e Jean Paul Fitoussi (gli altri due di Generali); Gaetano Miccichè e Elio Catania (Intesa Sanpaolo); Renato Palgiaro e Tarak Ben Ammar (Mediobanca), infine Gianni Mion (Sintonia). Prima del cda, l'assemblea di Telco ha approvato i conti 2007 chiusi con una perdita di 47 milioni, riportata a nuovo. Intanto dalla relazione di bilancio 2007 di Telecom emerge che l'ex ad Riccardo Ruggiero ha guadagnato circa 17 milioni, di cui 9,91 a titolo di esodo incentivato. L'ex vicepresidente Carlo Buora ha percepito 8 milioni e riceverà in quattro rate semestrali altri 4 milioni a titolo di patto di non concorrenza. r. dim.

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ROMA Il 9 agosto negli Usa è esplosa la "bolla" dei mutui subprime americani (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Di ROSSELLA LAMA ROMA Il 9 agosto negli Usa è esplosa la "bolla" dei mutui subprime americani, e i mercati mondiali sono entrati inc una fibrillazione dalla quale non si sa quando usciranno. Da quel momento, a livello nazionale e internazionale il mondo si interroga sui provvedimenti da prendere per scongiurare la prossima crisi e l'effetto contagio che si è verificato con questa. Ieri e oggi, in Banca d'Italia, Mario Draghi ha presieduto la riunione del Financial Stability Forum per mettere a punto il rapporto e le proposte da presentare al G7 di Washington a metà di aprile. Proposte che riguardano 6 capitoli. Linee guida che dovranno essere approvate dai vari governi perchè è chiaro che nessun giro di vite può essere efficace se non viene assunto a tappeto, altrimenti le società si spostano verso i mercati meno regolamentati. Più trasparenza del mercato e dei prodotti. E' la prima esigenza su cui intervenire. I mutui subprime sono stati carolarizzati e ceduti a veicoli finanziari che a fronte dei crediti emettevano obbligazioni poi vendute sul mercato dei capitali. Le banche le hanno comprate non conoscendone l'effettivo livello di rischio, e ora si trovano a far fronte a grosse perdite. Agenzie di rating opache sul metodo di lavoro in base al quale danno "il bollino blu" alle obbligazioni. In conflitto di interesse perchè sono pagate dalle stesse banche emittenti. E non sottoposte a nessuna forma di vigilanza, pubblica o privata. Schema di sorveglianza e vigilanza da rendere più stringente e coeso a livello internazionale, rivedendo anche gli assetti e i poteri delle autorità di vigilanza. Rischio liquidità, servono regole concordate a livello internazionale. Per far fronte alle emergenze oggi Fed e Bce sono costrette ad immettere liquidità sui mercati con aste di pronti contro termine. La Fed ne ha ieri annunciate due per 100 miliardi di dollari in totale. Recentemente Bankitalia ha emesso una circolare nella quale chiede alle banche un monitoraggio settimanale e la messa a punto di stress test che simulino i comportamenti in situazioni di emergenza. Un altro aspetto importante riguarda la valutazione e il trasferimento del rischio al mercato. Proprio lo scarso apprezzamento del rischio da parte delle banche ha fatto dilagare la crisi sui mercati. Nel vertice di Roma presieduto da Draghi partecipano i rappresentanti del ministero del Tesoro dei diversi paesi e quelli di controloo e vigilanza, dalle banche centrali alle Consob dei diversi Paesi. E' condivisa la necessità di avere da banche e finanziarie informazioni più esaustive e rispondenti alla realtà. Secondo gli standard internazionali le banche consolidano in bilancio solo i conti delle società che controllano, e questo non basta. Proprio per l'esigenza di una maggior trasparenza e apprezzamento globale del rischio al quale le banche sono esposte, la Consob ha chiesto, al momento della messa a punto dei bilanci 2007 di far emergere le posizioni detenute nei cosiddetti veicoli fuori bilancio. La richiesta, partita nelle scorse settimane, era diretta alle due principali banche italiane Unicredit e Banca Intesa, che hanno chiarito. Alessandro Profumo (Unicredit), ha esplicitato che il portafoglio della Mib, la banca d'investimento del gruppo, è per il 10% esposto negli Usa, e per l'1% nei subprime. Intesa-San Paolo è esposta per 73 milioni di euro, ma si è ricoperta per 122 milioni. Il sesto punto sul quale il Financial Stability Forum chiederà di intervenire riguarda la reattività delle autorità di vigilanza e la loro capacità di rispondere alle crisi. La crisi di agosto ha portato al coordinamento sul fronte degli interventi di liquidità, ma la cooperazione alla quale il FsF pensa è assai più esteso. Una prima bozza del rapporto era stata presentata da Draghi al G8 di Tokyo agli inizi di febbraio. Da allora sono intervenute alcune novità, come l'arrivo dei bilanci certificati delle banche, bilanci che in alcuni casi hanno imposto forti svalutazioni. La britannica Northern Rock è stata salvata dal fallimento con la nazionalizzazione, e la JP Morgan è intervenuta dietro pressante insistenza della Fed per evitare il collasso di Bears Stearns. E soprattutto, in questi due mesi la fibrillazione dei mercati non ha dato segni di cedimento, e nonostante i massicci interventi delle banche centrali i tassi di mercato continuano a salire. La situazione è quindi tutt'altro che rosea e anche la Ue è preoccupata. "E' urgente la necessità di rafforzare la cooperazione nella supervizione per prevenire e gestire meglio crisi future", scive la Commissione europea in un documento che costituirà base di discussione dell'Ecofin informale (ministri finanziari e governatori) della settimana prossima a Lubiana.

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Le unità governative che vi partecipano sono prevalentemente sciite, ma appartengono ad (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Di CARLO JEAN Le unità governative che vi partecipano sono prevalentemente sciite, ma appartengono ad una fazione rivale a quella di Moqtada, cioè all'Isci (Islamic Supreme Council for Iraq), pilastro del governo al-Maliki. È una testimonianza delle profonde divisioni esistenti fra gli sciiti. La fazione che fa capo a Moqtada al Sadr è più potente. Disporrebbe di 50.000 combattenti, di un numero cioè ben superiore a quella della fazione opposta. L'Isci ne avrebbe solo 15.000 facenti parte della cosiddetta Organizzazione Badr. Ma essa, che fa capo al filoiraniano Aziz al-Hakim, è molto più consistente al Parlamento di Baghdad ed è essenziale per garantire ad al-Maliki la maggioranza che gli permette di governare. Per motivi che ancora non si conoscono, Maliki ed Hakim hanno deciso di sbarazzarsi dell'ingombrante presenza di Moqtada al Sadr. Gli americani hanno certamente dato il loro consenso, forse nella speranza di semplificare il quadro politico iracheno. Eliminando l'esercito del Madhi e con esso la forza anche politica di Moqtada al Sadr, renderanno più fattibile un accordo con Teheran. L'Iran non si è mai fidato di Moqtada, che considera un nazionalista iracheno, più arabo che sciita e un esaltato incontrollabile. Non è da escludere che l'attacco a Bassora sia stato concordato fra Washington e Teheran, con l'obiettivo di togliere di mezzo un terzo incomodo. Le vie della politica soprattutto in Medio Oriente sono sempre tortuose. Moqtada, dal canto suo, ha sempre oscillato fra la cooperazione e il conflitto sia con gli Usa che con l'Iran. Qualcosa si è rotto. Allora, sicuramente il governo iracheno e gli Usa ma probabilmente anche l'Iran hanno deciso di toglierlo di mezzo. È ancora presto per prevedere come andrà a finire. La situazione è molto ingarbugliata. Lo è anche a Bassora, dove sembra che parte della truppe governative sia simpatizzante con l'esercito del Madhi. Esso invece si batte tenacemente. I seguaci di Moqtada hanno interrotto ovunque la tregua dichiarata nell'agosto scorso e che aveva costituito una delle ragioni principali della riduzione degli attentati e delle vittime del conflitto. Hanno sabotato gli oleodotti, dimezzando le esportazioni di petrolio, vitali per l'economia irachena. Hanno organizzato dimostrazioni un po' ovunque, specie a Baghdad, dove sono concentrati sulla riva orientale del Tigri. Hanno attaccato a colpi di mortaio la stessa "zona verde", sede del comando Usa e delle principali istituzioni irachene. Verosimilmente, finché non sarà terminata vittoriosamente l'offensiva dell'esercito governativo esaltata dallo stesso presidente Bush come dimostrazione dell'efficienza del governo iracheno e delle sue forze di sicurezza la situazione in Iraq si farà più difficile. Sicuramente il motivo dell'attacco ad una delle roccaforti dell'esercito del Madhi è che americani e iracheni si sentivano abbastanza forti per eliminare dalla scena la milizia che tanti problemi aveva creato a loro e al governo di Baghdad. In questo quadro, l'occupazione di Nassiryia non dovrebbe avere particolare importanza strategica. Non può tagliare rinforzi e rifornimenti alle unità che attaccano Bassora. In una zona aperta come quella, l'esercito iracheno con la sua maggiore potenza di fuoco dovrebbe incontrare molte minori difficoltà di quelle che stanno rallentandone l'avanzata nelle strette strade della città. L'unica cosa che si può per ora affermare è che un successo governativo rappresenterebbe un passo avanti nella pacificazione del paese. Un insuccesso sarebbe invece disastroso. Annullerebbe gran parte dei risultati positivi ottenuti con il surge. Renderebbe ancora più difficile, di quanto lo sia ora, la trasformazione del successo militare in uno politico. Screditerebbe non solo il governo al-Maliki, ma l'intera struttura istituzionale del nuovo Stato iracheno. Un accordo fra gli Usa e l'Iran diventerebbe improbabile. La battaglia di Bassora è fra fazioni sciite contrapposte, in lotta per il potere e per il controllo del territorio, ma interessa tutto l'Iraq, anche se sunniti e curdi stanno per ora a guardare che cosa succede.

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NO AL FILM ANTI-CORANO: ISTIGA ALL'ODIO (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

No al film anti-Corano: "Istiga all'odio" DANILA CLEGG Bruxelles. Il day after del controverso cortometraggio sull'Islam e il Corano del deputato olandese Geert Wilders è passato. Contrassegnato da un coro unanime di condanne da parte dell'intera comunità internazionale, dall'Ue all'Onu, non ha vissuto le temute reazioni violente, soprattutto nel mondo islamico. Il precedente degli incidenti, che avevano scosso molti Paesi musulmani all'indomani della pubblicazione delle vignette satiriche su Maometto, avevano fatto temere il peggio all'Aja e in molte capitali occidentali, ma il giorno della preghiera islamica è trascorso tranquillo e il premier olandese Jan Peter Balkenende ha elogiato la reazione "calma e dignitosa" dei musulmani olandesi. Le prime reazioni dai paesi islamici, come Giordania, Iran, Egitto, Bangladesh e dalle grandi organizzazioni islamiche, sono state di profonda censura per l'iniziativa del deputato del partito di estrema destra olandese Pvv, ma senza arrivare alle violenze di due anni fa. Anche l'autore danese della vignetta su Maometto, Kurt Westergaard, ha preso le distanze da Wilders, accusandolo di avere usato il disegno satirico nel suo film in violazione del diritto d'autore e soprattutto mettendolo in un contesto completamente diverso da quello per la quale era stata pensato. L'autore del film, comunque, non ha dato nessun segno di ripensamento, negando di avere qualsiasi responsabilità in eventuali episodi di violenza causati dal suo film. Wilders è anche andato oltre, esigendo le scuse da parte del premier olandese per le sue esplicite prese di distanza dei giorni scorsi, quando ha più volte tentato di convicere l'autore del cortometraggio a desistere. La condanna più ferma è arrivata dal Palazzo di Vetro di New York. Il segretario generale dall'Onu Ban Ki-Moon ha infatti affermato che "non c'è giustificazione per un linguaggio che promuove l'odio o per chi incoraggia la violenza, e in questo caso, non stiamo discutendo di diritto di libertà di espressione". "L'Onu è il centro degli sforzi mondiali per portare avanti reciproco rispetto, comprensione e dialogo - afferma Ban - Dobbiamo anche riconoscere che la vera divisione non è tra società musulmane e occidentali, come qualcuno vuole farci credere, ma tra piccole minoranze di estremisti che, da diverse parti, sono interessate a promuovere ostilità e conflitto". L'Ue, molti stati europei e l'Europarlamento hanno anche loro ieri condannato la diffusione di "Fitna" e l'equiparazione fra la religione islamica e la violenza e il terrorismo. La presidenza di turno slovena ha accusato il film di "non avere altro obiettivo che fomentare l'odio". Il presidente del Parlamento europeo Hans Gert Pottering ha respinto con forza "l'interpretazione secondo la quale l'Islam è una religione violenta", dando voce al concetto espresso dal premier olandese, che in nottata ha letto una dichiarazione in olandese e in inglese per respingere l'associazione fra "islam e violenza" contenuta nel film. Sostegno e solidarietà al governo olandese sono venuti da numerosi ministri degli Esteri europei, riuniti a Brdo per la consueta riunione informale di primavera. I capi delle diplomazie, su sollecitazione del collega olandese Maxine Vehagen, faranno una valutazione dell'intera vicenda. "Non si può dire che 1,3 miliardi di musulmani sono potenziali terroristi", hanno affermato.

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CROTONE. L'AZIONE DELLE COSCHE CROTONESI NEI CONFRONTI DEGLI OPERATORI ECONOMICI è ASFISSI (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Crotone. L'azione delle cosche crotonesi nei confronti degli operatori economici è asfissiante, quanto la capacità di penetrazione nelle amministrazioni locali, per assicurarsi il controllo delle attività edilizie, dell'urbanistica, delle attività commerciali e imprenditoriali: su questa base, tracciata appena un mese fa dalla Commissione Parlamentare Antimafia nella sua relazione sulla 'ndrangheta consegnata alle Camere, si basa l'analisi degli investigatori per cercare di capire cosa stia succedendo nelle cosche del comprensorio. Gli ultimi tre omicidi, tra Papanice e Isola Capo Rizzuto, sono legati dal filo di un contrasto tra i principali gruppi criminali della zona, che stanno ridisegnando alleanze ed accentuano anche i conflitti all'interno delle singole cosche locali. Gli omicidi Megna e Cavallo hanno questa spiegazione mentre l'omicidio di Capicchiano segnala come la guerra si estenda ormai ai gruppi criminali collegati e di maggiore spessore, come gli Arena ed i Nicoscia. Uno dei punti centrali - individuato dalla stessa relazione - è il progetto "Europaradiso", che prevedeva la realizzazione in località Paglianiti di Crotone del più grande complesso residenziale turistico del Mezzogiorno, su un'area di 1.200 ettari di macchia mediterranea vicino al mare. Questo progetto - bloccato dopo un deciso intervento contrario della Giunta Regionale calabrese - "parrebbe - scrive la relazione dell'Antimafia - aver stimolato l'interesse delle famiglie crotonesi". Al momento sul Progetto Europaradiso è stato apposto il "veto" da parte della Regione Calabria, poichè l'insediamento include la foce del fiume Neto, indicata come oasi naturale e con un vincolo di tutela comunitario. "Si tratterebbe - prosegue l'Antimafia - di un colossale affare non solo per quanto riguarda la realizzazione del complesso ma anche per il successivo controllo delle attività ad esso collegate. I contorni dell'intera operazione hanno suscitato l'attenzione degli investigatori, trattandosi di investimenti per 5-7 miliardi di euro. La stessa relazione del dicembre 2006 evidenzia i rischi e le ambiguità del progetto e della società che dovrebbe realizzarlo, la "Europaradiso International Spa", il cui amministratore unico, Appel Gil, amministratore unico anche della "Europaradiso Italia srl", imputato per corruzione in Israele". Ma l'assalto della 'ndrangheta - al centro tra l'altro della campagna elettorale dei leader nazionali e con il Viminale che ha deciso di inviare già da oggi 152 unità in più alle forze dell'ordine - non si ferma a Crotone, dove ieri il Vescovo ha fatto un appello ai mafiosi per far cessare la mattanza e i commercianti hanno fatto una serrata di protesta.

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MANOVRE (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Manovre... È una testimonianza delle profonde divisioni esistenti tra gli sciiti. La fazione che fa capo a Moqtada al Sadr è più potente. Disporrebbe di 50.000 combattenti, di un numero cioè ben superiore a quello della fazione opposta. L'Isci ne avrebbe solo 15.000 facenti parte della cosiddetta Organizzazione Badr. Ma essa, che fa capo al filoiraniano Aziz al-Hakim, è molto più consistente al Parlamento di Baghdad ed è essenziale per garantire ad al-Maliki la maggioranza che gli permette di governare. Per motivi che ancora non si conoscono, Maliki ed Hakim hanno deciso di sbarazzarsi dell'ingombrante presenza di Moqtada al Sadr. Gli americani hanno certamente dato il loro consenso, forse nella speranza di semplificare il quadro politico iracheno. Eliminando l'esercito del Madhi e con esso la forza anche politica di Moqtada al Sadr, renderanno più fattibile un accordo con Teheran. L'Iran non si è mai fidato di Moqtada, che considera un nazionalista iracheno, più arabo che sciita e un esaltato incontrollabile. Non è da escludere che l'attacco a Bassora sia stato concordato tra Washington e Teheran, con l'obiettivo di togliere di mezzo un terzo incomodo. Le vie della politica, soprattutto in Medio Oriente, sono sempre tortuose. Moqtada, dal canto suo, ha sempre oscillato tra la cooperazione e il conflitto sia con gli Usa che con l'Iran. Qualcosa si è rotto. Allora, sicuramente il governo iracheno e gli Usa ma probabilmente anche l'Iran hanno deciso di toglierlo di mezzo. È ancora presto per prevedere come andrà a finire. La situazione è molto ingarbugliata. Lo è anche a Bassora, dove sembra che parte delle truppe governative sia simpatizzante con l'esercito del Madhi. Esso invece si batte tenacemente. I seguaci di Moqtada hanno interrotto ovunque la tregua dichiarata nell'agosto scorso e che aveva costituito una delle ragioni principali della riduzione degli attentati e delle vittime del conflitto. Hanno sabotato gli oleodotti, dimezzando le esportazioni di petrolio, vitali per l'economia irachena. Hanno organizzato dimostrazioni un po' ovunque, specie a Baghdad, dove sono concentrati sulla riva orientale del Tigri. Hanno attaccato a colpi di mortaio la stessa "zona verde", sede del comando Usa e delle principali istituzioni irachene. Verosimilmente, finché non sarà terminata vittoriosamente l'offensiva dell'esercito governativo, esaltata dallo stesso presidente Bush come dimostrazione dell'efficienza del governo iracheno e delle sue forze di sicurezza, la situazione in Iraq si farà più difficile. Sicuramente il motivo dell'attacco ad una delle roccaforti dell'esercito del Madhi è che americani e iracheni si sentivano abbastanza forti per eliminare dalla scena la milizia che tanti problemi aveva creato a loro e al governo di Baghdad. In questo quadro, l'occupazione di Nassiriya non dovrebbe avere particolare importanza strategica. Non può tagliare rinforzi e rifornimenti alle unità che attaccano Bassora. In una zona aperta come quella, l'esercito iracheno con la sua maggiore potenza di fuoco dovrebbe incontrare molte minori difficoltà di quelle che stanno rallentandone l'avanzata nelle strette strade della città. L'unica cosa che si può per ora affermare è che un successo governativo rappresenterebbe un passo avanti nella pacificazione del paese. Un insuccesso sarebbe invece disastroso. Annullerebbe gran parte dei risultati positivi ottenuti con il surge. Renderebbe ancora più difficile di quanto lo sia ora la trasformazione del successo militare in uno politico. Screditerebbe non solo il governo al-Maliki, ma l'intera struttura istituzionale del nuovo Stato iracheno. Un accordo fra gli Usa e l'Iran diventerebbe improbabile. La battaglia di Bassora è tra fazioni sciite contrapposte, in lotta per il potere e per il controllo del territorio, ma interessa tutto l'Iraq, anche se sunniti e curdi stanno per ora a guardare che cosa succede. Carlo Jean.

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Israele in Fiera: il veleno della disinformazione (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Il direttore di Librolandia risponde alle polemiche: il Lingotto è sempre stato uno spazio d'incontro e di dialogo ERNESTO FERRERO È uno dei tanti paradossi della società mediatica: quante più informazioni sono disponibili, tanto meno vengono utilizzate, perché è più comodo tenersi stretti i propri preconcetti che andare a verificarli sul campo, e magari cambiare opinione. Così la querelle Israele sì/Israele no che da tre mesi imperversa è, in buona sostanza, frutto di cattiva informazione. Quando si dice che alla Fiera del libro c'è un Paese ospite d'onore, si intende la cultura di quel Paese, non il suo governo, su cui tutte le opinioni sono legittime. La cultura di Israele è una delle più vivaci, apprezzate e libere che oggi esistano. Non le manda a dire a nessuno, tanto meno al proprio governo. Non c'è una sola ragione al mondo perché, dopo Francoforte e Parigi, non debba avere accoglienza nella vetrina di una grande fiera europea come quella di Torino. Si dice: questa partecipazione coincide con la ricorrenza del sessantesimo della fondazione dello Stato di Israele, che i Palestinesi vivono come un evento luttuoso e chiamano la "nabkha", la catastrofe per eccellenza. Dunque suona come la consacrazione di quel lontano, perdurante sopruso. Come se una rassegna culturale potesse suonare come offesa per qualcuno. La letteratura, attività conoscitiva per eccellenza, è patrimonio dell'intera umanità, non di questo o quel Paese, e se ne infischia delle ricorrenze. Unisce, non divide. Costruisce ponti, non erige barriere. I libri sono tra i pochi mattoni che abbiamo per cercare di costruire un mondo un po' più giusto e civile. Scrittori arabi e palestinesi sono stati invitati a Torino, come tutti gli anni. Molti hanno deciso di non venire, perché la loro partecipazione potrebbe suonare come un gesto di sudditanza e riconoscimento dell'Arcinemico. Ma la Fiera, rassegna critica, non ha mai celebrato nessuno, per il buon motivo che la vera cultura è ricerca, non distribuzione di medaglie. I trecentomila visitatori del Lingotto sono lettori forti che vogliono saperne di più e formarsi libere opinioni. Sono perfettamente in grado di distinguere la cultura dalla politica, e sanno bene che i libri sono uno strumento d'analisi e approfondimento, non di propaganda. La tragedia israelo-palestinese è un groviglio che attende di essere finalmente dipanato con la buona volontà di tutti. Assurdo creare nuove occasioni di scontro e di polemica. Radicalizzare il conflitto serve soltanto a chi ha interesse a lasciare le cose come sono. Il Lingotto è sempre stato uno spazio d'incontro e di dialogo. Sarà così anche quest'anno, e l'anno prossimo, quando gli scrittori arabi e palestinesi potranno incontrare i loro colleghi israeliani senza "se", senza "ma" e senza "però". Nel frattempo quanti si erigono a paladini della democrazia, della libertà e della giustizia facciano il santo piacere di cominciare a rispettare i diritti degli altri.

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