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TARTICOLI DEL 1-17 febbraio
2009 #TOP
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Articoli
Mercato immobiliare (26)
Il sondaggio tra i banchieri: siete pentiti? <Se
abbiamo sbagliato è per troppo ottimismo>
( da "Corriere
della Sera" del 01-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Ciò che sembrava logico nella cerchia di Davos stava gonfiando nel mondo una bolla insensata. Robert Shiller di Yale, uno dei primi economisti a prevedere la crisi, si ritiene innocente. Ma osserva: «Sono stato fra i consiglieri della Federal Reserve di New York fino al 2004 e lì ho parlato spesso della bolla immobiliare.
Prestiti
e conti in rosso, l'Italia sta meno peggio
( da "Metronews"
del 02-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: eventualità dello scoppio di una bolla immobiliare. Un settore, quello immobiliare, tenuto sotto stretta osservazione dall?Istituto di Francoforte dopo l?esperienza americana e la crisi finanziaria innescata. E l?Italia ne esce sempre stabile anche si confrontano i prezzi: in dieci anni, tra il 1997 e il 2007, le case sono cresciute mediamente del 5%
la
tempesta perfetta e le colpe americane - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: della Fed aveva affermato che la bolla immobiliare era un fenomeno isolato, che avrebbe potuto provocare perdite fino a 100 miliardi di dollari (75 miliardi di euro), facili da assorbire. Non si è reso conto che la teoria dell´equilibrio aveva una falla fondamentale, e di conseguenza non è riuscito a prevedere che i vari metodi e strumenti basati sul falso presupposto che le deviazioni
Ptcp
1 / Una moratoria ( da "Corriere delle Alpi"
del 04-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: principale e presupposto fondamentale della crisi, perché senza risorse in eccesso da investire non vi può essere una bolla. - I bassi tassi di interesse, uniti ad un settore immobiliare in espansione, hanno spinto gli americani a investire sul mattone, cosa incentivata dal governo mediante decreti, contraendo mutui, creando la bolla ed alimentando i titoli costruiti sui mutui ipotecari.
In
tribunale boom dei fallimenti All'asta un immobile al giorno
( da "Gazzetta
di Mantova, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: delle case che finiscono all'asta giudiziaria quando il proprietario, strangolato dai debiti, deve dire addio alla propria abitazione. Un altro dato riguarda il calo dei prezzi delle case. Analisti e uffici studi delle immobiliari hanno stimato, per il 2009, una riduzione compresa tra il 3 e il 6% nella realtà mantovana,
Banche:
gli analisti vedono buone opportunità a Piazza Affari pag.1
( da "Trend-online"
del 05-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: a differenza di altri, non è alle prese con una bolla immobiliare. Nonostante ciò il Credit Suisse ha rivisto al ribasso le stime sull?utile per azione delle banche, in media del 7% per il 2008, del 30% per l?anno in corso e del 26% per il 2010. Questa decisione riflette non solo il progressivo deterioramento dell?
La
capitale mondiale dell'agonismo Così gli sceicchi guardano al futuro
( da "Unita,
L'" del 06-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: ha dovuto ingoiare il rospo dell'addio della General Motors. Un crepitio sinistro giunge dalla bolla, dilatata oltre i limiti. Lascia presagire disastri imminenti. Una replica, non meno disastrosa, delle evoluzioni sciagurate della bolla immobiliare. La gara di Formula 1 che a novembre, sullo sfondo rapinoso dell'Oceano Indiano,
Tronchetti:
mattone senza credito, ma non crollerà
( da "Corriere
della Sera" del 06-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Tronchetti ha spiegato di non attendersi alcun crollo del prezzo delle case, perché in Italia «non c'è stata alcuna bolla speculativa» come accaduto in molti altri paesi, dagli Usa alla Spagna. «Il mercato non si muove perché non ci sono finanziamenti, ma le variazioni dei valori sono modeste. Non ci sono e non ci saranno "sgradinamenti" significativi».
Chi
ci guadagna con la crisi anche in piena recessione
( da "Borsa(La
Repubblica.it)" del 07-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: sboom" dei paesi in cui lo sgonfiarsi della bolla immobiliare prima, del credito al consumo e delle carte di credito, poi, ha determinato un crollo repentino, verticale, devastante delle vendite. Non c'è stato lo sboom, perché, prima, non c'era stato il boom: da anni, redditi e consumi italiani sono ai limiti dell'asfittico.
Case,
prezzi in picchiata ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)"
del 07-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Case, prezzi in picchiata Calo anche del 25% sull'usato. Quotazioni stabili sul nuovo Sabato 7 Febbraio 2009, Udine I prezzi delle case? In calo anche del 25%, soprattutto sull'usato e sul vecchio. Il nuovo, invece, continua a mantenersi sulle sue quotazioni, spesso da capogiro, un po' in tutta la regione.
La
bassa visibilità e le stime cangianti
( da "Sole
24 Ore, Il (Plus)" del 07-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: «La stabilizzazione dei prezzi delle case negli Stati Uniti aggiunge Brasca - sarebbe un segnale positivo, perché una grande fetta di ricchezza, quella immobiliare, non contribuirebbe più alla spirale negativa delle svalutazioni. Ma i pignoramenti in continuo aumento non sono un buon indizio.
Se
il Re dollaro non fosse più moneta di riserva
( da "Affari
e Finanza (La Repubblica)" del
09-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: della esplosione della bolla immobiliare americana. Su questo mercato si è dunque riversata l?attività dei suddetti operatori e per questo motivo aspettative e comportamenti di pura scommessa prevalgono ora, su questo mercato, rispetto a quelli motivati da istanze reali, come quella di assicurare i proventi delle esportazioni o gli esborsi delle importazioni contro le oscillazioni
Mercato
immobiliare: a Torino canoni d'affitto congelati
( da "Trend-online"
del 09-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
andamento dei
prezzi delle case nel capoluogo piemontese condotta dalla divisione studi di
idealista.it sulla base di un campione di immobili in affitto presenti nel
database del portale. Considerando la metratura media degli immobili sotto la
mole, pari a
STRATEGIE:
AZIONI AI MINIMI, I RIBASSISTI SUONANO LA RITIRATA
( da "Wall
Street Italia" del 09-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
che aveva preannunciato
la bolla immobiliare nel
Chiesto
un maxi-sequestro ( da "Nuova Ferrara, La"
del 10-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: prezzi convenzionati in modo da rendere accessibile il mercato immobiliare con prezzi calmieriati ad una più ampia fascia di acquirenti, spiega una nota della Finanza. Obblighi assunti con atti firmati davanti al notaio ma che sarebbero stati completamente disattesi: il costruttore ferrarese, dopo avere stipulato diversi accordi di edilizia convenzionata e concordato un prezzo "
o
la borsa o la vita e' crisi ( da "Messaggero Veneto, Il"
del 10-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: con conseguenti variazioni di prezzi, redditi, occupazione. Ma che cos'ha di speciale questa crisi? Mario Draghi, il governatore della Banca d'Italia, l'ha definita come «Una delle crisi peggiori della storia». Effettivamente, il crollo di alcune banche importanti e la crisi economica generale portano alla memoria i neanche troppo lontani tempi della "
PUÒ
IL SOGNO di comprare una casa, di andare a vivere da soli, trasformarsi ...
( da "Resto
del Carlino, Il (Ferrara)" del
10-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: GLI ACCORDI con le amministrazioni prevedevano che, a fronte dell'esonero parziale degli oneri di costruzione, l'impresa edile avrebbe venduto le villette e gli appartamenti a prezzi convenzionati in modo da rendere accessibile il mercato immobiliare con prezzi calmierati ad una più ampia platea di acquirenti.
Pagine
d'attualità/ Soros: dopo la crisi nuovo modello
( da "Virgilio
Notizie" del 11-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: su tutte le forme di credito aperto a chiunque che si sono moltiplicata in seguito alla bolla immobiliare statunitense. In pratica per il magnate americano la "follia della cartolarizzazioni" ha innescato una speculazione sfrenata che il mercato, date le premesse da considerarsi non più capace di equilibrarsi, non è in grado di compensare.
CRISI
ECONOMICA: PIMCO, IN ARRIVO UNA SECONDA ONDATA DI TURBOLENZE
( da "Wall
Street Italia" del 11-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: economia continua a deteriorarsi a causa della crisi finanziaria, la domanda sul mercato immobiliare non recuperera? finche? una forte contrazione dei prezzi non ridurra? significativamente il rischio di possedere un immobile. Nel caso del Giappone i prezzi delle case hanno impiegato 15 anni per raggiungere il fondo".
ok
alle politiche anticrisi in italia
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Ci sono Paesi che prima hanno beneficiato della bolla immobiliare e dell'«Everest finanziario e che ora ne pagano le conseguenze. La loro - prosegue - era una crescita drogata». Il delta fra crescita degli anni scorsi e «l'attuale severità della recessione che li colpisce è infatti di 6 punti percentuali, mentre per l'Italia è la metà».
Salva
auto: due miliardi spalmati in sei anni
( da "Resto
del Carlino, Il (Bologna)" del
12-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: al di là del pesante fardello delle macro cifre di finanza pubblica, che da decenni si porta dietro, l'Italia ha il vantaggio di non dover fare i conti con l'esplosione della bolla immobiliare e le turbolenze finanziarie con cui, invece, devono vedersela altri Paesi. L'analisi è del direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale per l'Italia,
MAMMONI
per necessità ( da "Unita, L'"
del 14-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Con la crisi immobiliare, vendere un appartamento che ha un mutuo superiore al suo valore è diventato impossibile. Negli ultimi mesi, le conseguenze dello scoppio della bolla immobiliare sono sotto gli occhi di tutti, e non si tratta solo del numero degli homeless aumentati rispetto all'aprile dello scorso.
Quella
luce oltre il tunnel della crisi ( da "Eco di Bergamo, L'"
del 14-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Il primo è senza dubbio la profondità della crisi. L'attuale crisi economica è stata generata dall'esplodere di due enormi bolle speculative: una bolla immobiliare (che si è trascinata dietro i mutui americani ed i derivati ad essi collegati) ed una bolla finanziaria costruita su puri fattori speculativi svincolati da qualsivoglia ancoraggio ad elementi certi di ricchezza.
Case,
Savona contiene la crisi ( da "Stampa, La"
del 15-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Il mercato immobiliare è in crisi, ma a Savona le perdite sono contenute. Anche nella città della Torretta, il forte rialzo dei prezzi delle case degli ultimi anni è al capolinea e che il mercato mostra i segni di un consolidamento favorito anche dalle conseguenze della crisi economica sui portafogli delle famiglie che sono,
L'AMARO
PREZZO DEL SALVAGENTE ( da "Giorno, Il (Milano)"
del 16-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Nel mare della finanza ai tanti naufraghi della nave «Bolla Immobiliare & Finanziaria» vengono in soccorso le scialuppe di salvataggio «Sussidi» al comando della mano pubblica. Le imposte dei contribuenti vanno a riparare i guasti provocati da speculatori immobiliari e finanziari, prenditori di mutui oggi sotto scatto ed ieri ingenui e poco oculati e,
il
caso ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)"
del 16-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: I dati sono inquietanti: i crediti non-performing in America sono pari al 40% del Pil contro il 35% del Giappone di allora e l´esplosione della bolla immobiliare è molto più marcata. Scopri come ricevere sul tuo cellulare Repubblica Gold condividi
( da "Corriere della Sera" del 01-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-01 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE I protagonisti Il sondaggio tra i banchieri: siete pentiti? «Se
abbiamo sbagliato è per troppo ottimismo» DA UNO DEI NOSTRI INVIATI DAVOS —
Come i colori nelle stagioni della moda, il pentimento e l'espiazione sono il
tema quest'anno a Davos. L'affollamento di jet privati al vicino aeroporto di
Zurigo in settimana è stato superiore a un anno fa, che a sua volta aveva
battuto l'anno prima. Ma all'arrivo, agli invitati del «World Economic Forum» è
stato donato un contapassi: li incoraggia a camminare anziché usare l'autista,
riducendo così le emissioni nell'atmosfera. Non che un po' di fatica sul
ghiaccio della Promenade sciolga tutti i nodi della responsabilità. Nell'ultimo
anno e mezzo le banche hanno subito perdite per mille miliardi di dollari, i
mercati hanno bruciato 25 mila miliardi, tra pochi mesi il mondo potrebbe avere
30 milioni di disoccupati in più. Vacilla la piramide globale il cui vertice è
Davos. Due giorni fa, Stephen Roach di Morgan Stanley Asia si è girato verso la
platea del Forum in sala e ha gracchiato: «Come avete potuto essere così
stupidi?». Non tutti concordano, in base a un sondaggio che il «Corriere» ha
svolto fra caffè e corridoi. Il sentimento prevalente in molti al Forum è che
sono stati commessi errori enormi, ma li ha fatti qualcun altro nel gruppo. Nel
popolo di Davos, quasi due su tre sostengono di non aver «mai preso nessuna
decisione che abbia contribuito, anche in misura minore, alla crisi
finanziaria». Meno di uno su tre ritiene di averlo fatto. Il campione del
sondaggio sono 60 partecipanti al Forum di quest'anno: regolatori finanziari
come Lord Turner della Fsa di Londra o il governatore svizzero Jean-Pierre
Roth, banchieri come Josef Ackermann di Deutsche Bank, Jamie Dimon di Jp
Morgan, Ana Botìn di Santander, Georges Pauget di Crédit Agricole, capitani del
«private equity» come Steve Schwarzman di Blackstone o David Rubenstein di
Carlyle, capi di fondi sovrani come Bader Al Sa'ad della Kuwait Investment
Authority, gestori di fondi speculativi come Arpad «Arki» Busson, il compagno
di Uma Thurman. Nel gruppo rientrano anche poche figure di vertice di grandi
imprese industriali americane, due manager dei gruppi informatici fornitori dei
software per i nuovi titoli derivati, alcuni uomini capaci di influenzare le
opinioni sulla stampa finanziaria o all'università. Fra questi il 63,5% ritiene
di non aver mai fatto nulla che abbia potuto portare alla crisi. Il 5% risponde
«forse » o «non saprei». Il 31,5% dice invece di sì, di aver dato il proprio
contributo all'enorme bolla del credito oggi esplosa;
a questi ultimi è stato quindi chiesto perché, con una scelta fra tre
motivazioni: il 68,7% ha dichiarato di aver compiuto scelte errate «per eccesso
di ottimismo»; il 31,3% ha spiegato, nella celebri parole di Chuck Prince, l'ex
capo di Citigroup, che «bisognava continuare a ballare finché la musica
andava». La terza motivazione possibile, «ingordigia di denaro», non è stata
indicata da nessuno di questi uomini dal patrimonio, in certi casi, di alcuni
miliardi. «Ci sono situazioni in cui tutti fanno qualcosa semplicemente perché
tutti gli altri la stanno facendo» spiega Daniel Kahneman, docente di
psicologia di Princeton e premio Nobel per l'economia per i suoi studi
sull'emotività dei mercati finanziari. Ciò che sembrava
logico nella cerchia di Davos stava gonfiando nel mondo una bolla insensata. Robert Shiller di Yale, uno dei primi economisti a
prevedere la crisi, si ritiene innocente. Ma osserva: «Sono stato fra i
consiglieri della Federal Reserve di New York fino al 2004 e lì ho parlato
spesso della bolla
immobiliare. Non ero molto ascoltato.
Ma forse non ho insistito abbastanza per non sembrare un disco rotto». Shiller
non fu confermato poi quando alla Fed di New York arrivò Tim Geithner, attuale
segretario al Tesoro. Intanto a Davos Rubenstein di Carlyle risponde, quindi
commenta i risultati del sondaggio: «Strano. Credevo che il 100% dicesse che
non c'entra nulla». Federico Fubini
( da "Metronews" del 02-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Prestiti e conti in
rosso, l'Italia sta meno peggio uscito su Metro il 02/02/2009 Lascia il tuo
commento! Tra tanto affanno per le notizie che vengono dal fronte
dell?economia, c?è anche un po? di spazio per sentirci meno pessimisti. Facendo
riferimento all?ultimo rapporto economico della Banca centrale europea
scopriamo di avere come italiani un punto di forza che, in questa congiuntura,
si manifesta molto utile: ovvero la nostra capacità di risparmiare e di fare
meno ricorso ai prestiti. Confrontando infatti i valori dei debiti privati
contratti dalle famiglie su scala europea, emerge che in generale gli italiani
sono molto meno in rosso: nel 2007 il loro debito totale era pari al 30% del
Pil, un terzo delle famiglie tedesche e quasi un quinto di quelle inglesi. Ma
le famiglie italiane si indebitano di meno anche per comprare casa rispetto
alle altre di Eurolandia. Non è per la stretta al credito o per la paura
scatenata dalla crisi dei mutui subprime, ma semplicemente per la cultura
finanziaria che da sempre ha contraddistinto il BelPaese: far primeggiare la
formichina rispetto alla cicale e pensare, in primis, ad amici e parenti per
richiedere un prestito, piuttosto che rivolgersi a banche e istituti di
credito. E i numeri lo dimostrano. I dati del Bollettino mensile della Banca
centrale europea dicono che i mutui contratti per finanziare le compravendite
di immobili rappresentano il 17,2% del Pil italiano, un valore di gran lunga
inferiore a quello degli altri Paesi dell?Ue con la sola eccezione della
Slovenia, che ha adottato l?euro nel 2007, ferma al 7,7%. Questo fa sì che
l?Italia sia meno esposta degli altri nell?eventualità dello scoppio di una bolla immobiliare. Un settore, quello immobiliare,
tenuto sotto stretta osservazione dall?Istituto di Francoforte dopo
l?esperienza americana e la crisi finanziaria innescata. E l?Italia ne esce
sempre stabile anche si confrontano i prezzi: in dieci
anni, tra il 1997 e il 2007, le case sono cresciute
mediamente del 5%, meno della media di Eurolandia, e molto lontano dal +10% che
si è registrato in Spagna e dall?8% della Francia. (A.D.R.)
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Pagina 25 - Commenti
LA TEMPESTA PERFETTA E LE COLPE AMERICANE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il
fallimento della Lehman Brothers è stato un evento che ha cambiato le regole
del gioco. Le conseguenze sono state disastrose. I credit default swaps (Cds)
sono schizzati alle stelle, e l´Aig, fortemente esposta per questo tipo di
titoli, si è trovata di fronte a un rischio imminente di insolvenza. Nel giro
di 24 ore, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Henry Paulson, è stato
costretto a fare dietrofront e accorrere in aiuto dell´Aig. Ma il peggio doveva
ancora venire. La Lehman era uno dei principali operatori nel campo della carta
commerciale, e anche un importante emittente. Un fondo comune monetario
indipendente era in possesso di titoli Lehman e, non avendo riserve consistenti
a cui attingere, si è trovato in quella situazione che nel gergo di settore
viene chiamata break the buck (letteralmente, «rompere il dollaro», quando la
quotazione delle azioni del fondo scende sotto la parità col dollaro). Questo
ha provocato il panico tra gli azionisti e il 18 settembre i fondi monetari si
sono ritrovati nell´occhio del ciclone. Il panico ha contagiato il mercato
azionario. La Federal Reserve ha dovuto estendere la garanzia a tutti i fondi
monetari, è stata sospesa la vendita allo scoperto di azioni di società
finanziarie e il Tesoro ha annunciato un pacchetto di salvataggio per il
sistema bancario da 700 miliardi di dollari (535 miliardi di euro), dando
momentaneamente respiro al mercato azionario. Ma il piano di salvataggio di
Paulson era stato pensato male; anzi, non era stato pensato affatto.
Stranamente, il segretario al Tesoro non era preparato alle conseguenze della
sua decisione di consentire il fallimento della Lehman Brothers. Quando il
sistema finanziario è venuto giù, è corso al Congresso senza avere uno straccio
di idea su come usare i soldi che chiedeva di concedere. Aveva solo un´idea
rudimentale, mettere in piedi qualcosa di simile alla Resolution Trust
Corporation degli anni 80, l´ente federale istituito col compito di acquisire e
mettere in liquidazione le attività delle società di credito edilizio finite in
bancarotta. Paulson ha chiesto una discrezionalità assoluta, immunità penale
compresa. Come prevedibile, il Congresso ha rifiutato di concedergliela. Da più
parti, compreso chi vi parla, è stata avanzata l´obiezione che il denaro
sarebbe stato speso meglio iniettando azioni nelle banche invece che
accollandosi i loro titoli tossici. Alla fine Paulson è arrivato per vie
traverse allo stesso concetto, ma non l´ha messo in pratica nel modo giusto. La
situazione del sistema finanziario ha continuato a deteriorarsi. Il mercato
della carta commerciale si è praticamente fermato, il Libor è salito, i tassi
di swap si sono allargati, i Cds sono esplosi e le banche d´affari e altri
istituti finanziari senza accesso diretto alla Fed non sono più riusciti a
ottenere prestiti alla giornata o a breve termine. La Fed ha dovuto lanciare
salvagenti in ogni direzione. Era questa l´atmosfera che si respirava al
momento della riunione annuale del Fondo monetario internazionale, iniziata a
Washington l´11 ottobre. I leader europei se ne sono andati presto per riunirsi
il giorno dopo a Parigi, dove hanno deciso di garantire, in pratica, che
nessuna grande istituzione finanziaria del continente sarebbe stata lasciata al
suo destino in caso di fallimento. Ma non sono riusciti ad accordarsi per una
linea d´azione comune, su scala europea, e ogni Paese ha provveduto per conto
proprio. Gli Stati Uniti si sono affrettati a fare lo stesso. Queste decisioni
hanno avuto un effetto collaterale negativo non previsto, e cioè mettere ancora
più in difficoltà quei Paesi che non erano in grado di estendere garanzie
altrettanto credibili ai propri istituti di credito. L´Islanda era già al
collasso. La più grande banca ungherese è stata presa di mira dai ribassisti e
gli altri paesi dell´Europa orientale sono caduti precipitosamente. Lo stesso è
successo al Brasile, al Messico, alle tigri asiatiche e, in misura minore, a
Turchia, Sudafrica, Cina, India, Australia e Nuova Zelanda. L´euro è colato a
picco e lo yen è schizzato alle stelle. Il dollaro si è rafforzato in termini
di cambio ponderato. Il credito al commercio nei Paesi più periferici si è
prosciugato. La volatilità dei movimenti valutari ha fatto vittime. In Brasile,
i maggiori esportatori, che avevano preso l´abitudine di vendere opzioni per
cautelarsi dall´apprezzamento della loro valuta, si sono ritrovati insolventi,
accelerando una minicrisi locale. Prese complessivamente, tutte queste
turbolenze hanno avuto un impatto drammatico sul comportamento e
l´atteggiamento di consumatori, imprese e istituzioni finanziarie di tutto il
mondo. Il sistema finanziario era in crisi dall´agosto del 2007, ma il grande
pubblico quasi non se n´era accorto e gli affari, tranne qualche eccezione,
erano proseguiti come prima. Tutto è cambiato nelle settimane che hanno fatto
seguito al 15 settembre 2008. L´economia globale è andata giù come un sasso, ed
è diventato evidente quando hanno cominciato ad arrivare le statistiche
relative a ottobre e novembre. L´effetto ricchezza è stato colossale. I fondi
pensione, i fondi delle donazioni delle università e le associazioni di
beneficenza nel giro di un paio di mesi hanno perso tra il 20 e il 40 per cento
del loro patrimonio, e questo prima che uscisse fuori lo scandalo Madoff, da 50
miliardi di dollari. La consapevolezza che siamo di fronte a una recessione
lunga e pesante (consapevolezza che a sua volta aggrava ancor di più la
situazione), forse a una vera e propria depressione, è diventata moneta
corrente. Di chi è la colpa? La Fed ha reagito con forza alla crisi, portando
il tasso di interesse principale quasi a zero a dicembre, e imbarcandosi in
politiche espansive quantitative. L´amministrazione Obama sta preparando una
pacchetto di stimoli all´economia dell´ordine di 800 miliardi di dollari (610
miliardi di euro), più varie altre misure draconiane. La risposta
internazionale è stata meno vigorosa. Il Fmi ha approvato la creazione di un
nuovo strumento finanziario per consentire ai Paesi periferici con i conti in
ordine di prendere in prestito senza condizioni somme pari a cinque volte la
loro quota. Ma le cifre sono modeste e c´è reticenza a chiedere questi prestiti
per paura di essere bollati. Il risultato è che questo
strumento rimane inutilizzato. La Fed ha aperto linee di swap a beneficio di
Messico, Brasile, Corea del Sud e Singapore. Ma Jean-Claude Trichet, il
presidente della Banca centrale europea, ha inveito contro l´irresponsabilità
di bilancio e la Germania resta esplicitamente contraria a creare troppa
moneta, per timore che misure simili possano preludere a pressioni
inflazionistiche in futuro. Atteggiamenti tanto divergenti rendono molto
difficile giungere a un´azione internazionale concertata, e il rischio è che
questo arrivi a minare la moneta unica europea e a provocare grosse
oscillazioni nei tassi di cambio. Analizzando a posteriori, la bancarotta della
Lehman Brothers è comparabile ai fallimenti delle banche che avvennero negli
anni 30. Come è stato possibile che tutto questo sia stato lasciato succedere?
La responsabilità è direttamente delle autorità finanziarie, in particolare il
Tesoro e la Fed, che sostengono di non avere l´autorità legale per intervenire.
Ma è una scusa che non sta in piedi. In una situazione di emergenza potevano, e
dovevano, fare tutto il necessario per impedire il crollo del sistema, come
hanno fatto in altre occasioni. Sta di fatto che hanno lasciato che accadesse.
Perché? Vorrei fare un distinguo tra Paulson e il presidente della Federal
Reserve, Ben Bernanke. Era Paulson ad avere titolo a intervenire, perché la
Lehman Brothers, essendo una banca d´affari, non era sottoposta alla
giurisdizione della Fed. La mia opinione è che il segretario al Tesoro fosse
riluttante a usare i soldi dei contribuenti, perché sapeva che questo avrebbe comportato
un maggior controllo da parte dello Stato e lui era un autentico
fondamentalista del libero mercato. Era convinto che per tirare i mercati fuori
dai guai si potessero usare gli stessi metodi e strumenti che li avevano
portati in quella situazione. E la conseguenza è stata il suo piano abortito di
creare una super "società veicolo" (Siv, special investment vehicle)
per rilevare tutte le altre società veicolo fallite. Era un adepto della
dottrina che sostiene che i mercati hanno una capacità di adattamento superiore
a quella di qualunque singolo attore. Deve aver pensato che i mercati avessero
avuto sufficiente preavviso per prepararsi al fallimento della Lehman Brothers,
considerando che arrivava sei mesi dopo la crisi della Bear Stearns. Ecco perché,
quando i mercati sono collassati, Paulson non aveva pronto un piano B. Bernanke
era meno ideologizzato. Venendo da un contesto accademico, l´esplosione della
superbolla lo ha colto impreparato. Il presidente della Fed aveva affermato che la bolla immobiliare
era un fenomeno isolato, che avrebbe potuto provocare perdite fino a 100
miliardi di dollari (75 miliardi di euro), facili da assorbire. Non si è reso
conto che la teoria dell´equilibrio aveva una falla fondamentale, e di
conseguenza non è riuscito a prevedere che i vari metodi e strumenti basati sul
falso presupposto che le deviazioni dei prezzi
da un equilibrio teorico avvengono in modo casuale sarebbero falliti uno dopo
l´altro nel giro di breve tempo. Ma Bernanke è uno che impara in fretta. Quando
ha capito quello che stava succedendo, ha reagito abbassando drasticamente i
tassi di interesse, prima a gennaio e poi a dicembre dello scorso anno.
Purtroppo, questo apprendimento è cominciato troppo tardi ed è sempre rimasto
un passo indietro rispetto al corso degli eventi. Ecco perché la situazione ha
finito per sfuggire di mano. Ora che il fallimento della Lehman Brothers ha
prodotto, sul comportamento di imprese e consumatori, gli stessi effetti dei
fallimenti delle banche negli anni 30, la nuova amministrazione Obama si trova
a fare i conti con problemi ancora maggiori di quelli che dovette fronteggiare
il presidente Roosevelt. I debiti in sofferenza nel 1929 ammontavano
complessivamente al 160 per cento del Pil, salendo al 260 per cento nel
( da "Corriere delle Alpi" del 04-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Ptcp 1 / Una moratoria
Ptcp 1 / Una moratoria su sprechi e consumi SIAMO profondamente preoccupati
della presa di posizione di molti sindaci della provincia di Belluno nei
confronti della delibera della provincia per l'adozione del Ptcp. Queste
posizioni non solamente manifestano la volontà politica del controllo del
territorio bellunese a scopo elettorale e speculativo, ma ancor più grave non
tiene conto che sono state proprio le politiche di questi sindaci che ci hanno
portato sia all'abbandono della montagna sia a una delle più grandi crisi
dell'edilizia degli ultimi decenni. Il problema è solamente politico perché
proprio su questa piattaforma si confrontano due visioni di come gestire i
nostri comuni e la nostra provincia. Di fronte alla crisi e a centinaia di abitazioni
invendute, a capannoni vuoti, alla perdita ogni anno, per la provincia di
Belluno, di oltre mille residenti, con l'iniziato esodo di molti
extracomunitari in altre regioni in cerca di lavoro e la cassa integrazione per
migliaia e migliaia di lavoratori, preoccuparsi di nuove aree o immettere nuove
costruzioni determinerà un crollo dei prezzi
gravissimo, che metterà in ulteriore crisi tutto il settore dell'edilizia. Se
siamo tutti d'accordo che questa crisi sarà di grande mutamento non solamente
economico ma strutturale per le nostre comunità, continuare a pensare in
termini speculativi come 30 anni fa ci porterà solamente al disastro. La crisi
c'è e si deve ragionare con nuovi presupposti e fermare con una moratoria
qualsiasi progetto in attesa di maggiori informazioni sui danni che deriveranno
da questa crisi, sarebbe saggio come ipotizzare di fare dei ricorsi al Tar,
sempre con i soldi dei cittadini, piuttosto che sostenere le famiglie in
difficoltà è demenziale. Se il capofila di questi sindaci è l'ingegnere sindaco
Bruno Zanolla desideroso di sedere in Provincia, siamo proprio in un bel guaio
visti che il primo cittadino di Quero è il promotore di qualsiasi aggressione
alla provincia di Belluno come urbanizzazione ad oltranza, miniere, cave,
fonderie e inceneritori. Vittorio Alberti Capogruppo di minoranza QUERO Ptcp 2
/ Progresso contro conservazione del territorio HO LETTO con particolare
attenzione le dichiarazioni del direttore dell'Unione artigiani e piccola
industria di Belluno relative alla questione Ptcp e allo spiacevole clima di
tensione creatosi tra gran parte dei Comuni e la Provincia. Le considerazioni
puntuali da lui elaborate sono facilmente condivisibili ancorché limitate ad
alcuni argomenti giustamente d'interesse delle categorie rappresentate.
Purtroppo, il ragionevole invito al dialogo rivolto alle parti in causa non è a
mio avviso la soluzione al problema, bensì un lodevole tentativo destinato
purtroppo a fallire. Quanto sopra non tanto per indisponibilità delle parti,
bensì per una visione del futuro di questa provincia in termini di sviluppo e
di permanenza della popolazione assai diverso tra i soggetti e quindi
inconciliabile. Da una parte l'amministrazione Reolon impegnata strenuamente a
una ossessiva conservazione del territorio bellunese con il tentativo di
creazione di un super-Comune gestito da Palazzo Piloni, con i "veri"
Comuni relegati al ruolo di meri gestori di servizi (disegno peraltro
confermato dal presidente in occasione dell'ultima seduta del consiglio provinciale).
Dall'altra i Comuni a rivendicare il ruolo loro attribuito dalla legge, con
specifiche ed importanti prerogative, risorse, dignità e progettualità. Una
visione, la prima, che non posso assolutamente sostenere e condividere,
antitetica e inconciliabile con la seconda. A questo punto, anche se risulta
più difficile, è preferibile non illudere la popolazione e le imprese con
improbabili scenari di dialoghi proficui tra Comuni e Provincia, e immaginare
quindi un definitivo "assestamento" della questione con le elezioni
per Palazzo Piloni del quasi imminente mese di giugno. Tra l'altro, per
completezza dell'informazione, va precisato che il consiglio provinciale potrà
esprimere soltanto un parere sulle osservazioni presentate e il Piano,
purtroppo, fino alla decisione della Regione Veneto (ma quanti mesi od anni
trascorreranno?), resterà immutato nelle pesanti norme di salvaguardia e nelle
pesanti norme di tutela. A meno che, e per quanto mi riguarda si sfonderebbe
una porta aperta, i Comuni non decidessero di ritirare il ricorso al Tar e
Palazzo Piloni, per contro, optasse per una revoca immediata dell'adozione.
Questo però, purtroppo, è soltanto un sogno o quantomeno una grande utopia.
Matteo Toscani Consigliere provinciale Quel sangue innocente macchia le istituzioni
DOPO la cosiddetta Cura Di Bella, dopo Welby, ora l'autorità giudiziaria punta
a giustiziare una persona indifesa. Come può un cittadino normale non
macchiarsi di quel sangue innocente? Non serve gridare il proprio dissenso.
L'istituzione usa i "suoi" soldi per praticare una cura talmente
insana da portare alla morte per fame. Una decina di giorni di tribolazioni,
mentre, diremo con ostinazione, che non sente il dolore, che i suoi movimenti
sono involontari. Qualcuno dice che è morta 17 anni fa, allora la seppelliscano
direttamente? Eppure l'art. 32 parla di interesse pubblico alla salute che in
essa i cittadini hanno un diritto fondamentale; qualora essi non la tutelassero
sufficientemente la legge potrebbe obbligarli. Qualcuno ha pervertito il principio
affermando la libertà di cura individuale, quale servizio istituzionale. Libere
cure... anche inefficaci o mortali? No, Grazie. Preferisco le cure che sanano.
Gli interventi legittimamente praticati ed irreversibili, vanno
obbligatoriamente mantenuti. Non possiamo mettere e togliere polmoni
artificiali, protesi, peace-maker ed altro a piacimento. L'istituzione mantiene
e tutela la salute. Se qualcuno ritiene che si è superata la misura, intervenga
lui stesso che sa come, quando e fino a dove intervenire. A casa nostra ognuno
pratica i propri vizi a proprie spese e sotto la propria responsabilità. Le
istituzioni collettive prestano servizi praticabili, comprensibili,
comunicabili alla comunità, non a gusto personale. Resta la domanda: perché
sono obbligato a macchiarmi di quel sangue innocente? Non c'è alcun limite al
dispotismo di Stato; come in un campo di concentramento dobbiamo essere ben
disciplinati, acquiescenti e cooperare per la nostra migliore custodia, fino
alla morte. Migliore dal punto di vista del custode, naturalmente. Un cittadino
"sovrano" come può dissociarsi? Luigi Sabatini SEDICO Siete sicuri
che la crisi sia colpa del liberismo? DI QUESTI tempi l'opinione pubblica ha
messo sul tavolo degli imputati, con l'accusa d'aver scatenato la crisi
finanziaria che si sta ripercuotendo nell'economia reale, il liberismo.
L'intervento statale è richiesto da tutti per riparare il danno causato dal
mercato. Vorrei però portare alla vostra attenzione alcuni fatti che stanno
alla base di quella che si sta prospettando una crisi profonda e grave: -
Freddy Mac e Fanny Mae, i colossi finanziari salvati dal governo americano,
avevano il monopolio nella creazione di titoli da immettere nel mercato,
prendendo come base i mutui c.d. "prime", ossia che rispettano un
dato standard qualitativo. Poiché questi colossi erano sponsorizzati dal
Governo Americano, potevano ottenere finanziamenti a prezzi
ben più bassi rispetto alla concorrenza privata (questo è il perché del
monopolio). La concorrenza, per sopravvivere, si è dovuta spostare nella
nicchia, che poi è diventata voragine, dei mutui c.d. "sub-prime",
ovverno che non rispettano uno standard qualitativo, e i c.d.
"jumbo-prime", ossia quei mutui per immobili di lusso, considerati
anch'essi a rischio elevato. La spinta a ribasso della "qualità del
credito" è peggiorata quando il governo ha ridotto i requisiti minimi per
l'erogazione dei mutui ipotecari. - L'abbassamento dei tassi di interesse da
parte della Banca Centrale Americana (ma è successo anche in Europa) a seguito
degli attentati dell'11/9 ha diminuito in maniera ingente il costo del denaro,
rendendo possibile ottenere mutui (i più a tasso variabile) a saggi bassissimi.
Questo fatto è ormai riconosciuto da gran parte degli economisti come causa principale e presupposto fondamentale della crisi, perché senza
risorse in eccesso da investire non vi può essere una bolla. - I bassi
tassi di interesse, uniti ad un settore immobiliare in
espansione, hanno spinto gli americani a investire sul mattone, cosa
incentivata dal governo mediante decreti, contraendo mutui, creando la bolla ed alimentando i titoli costruiti sui mutui ipotecari.
Titoli la cui qualità del mutuo sottostante andava sempre diminuendo, arma che
le agenzie di rating continuavano a valutare a basso rischio. Infine, vorrei
farvi notare come la bolla immobiliare sia scoppiata
anche in Spagna, dove il liberismo è sicuramente minore che negli USA. Il
mercato ci avrà sicuramente messo del suo, ma sicuramente non da solo. Quello
che mi preme è solo far notare come quello che l'Opinione considera liberismo è
tutto fuorché scevro dall'ingerenza statale. Ma allora che liberismo è?
Vittorio Tison Marzio sentiva il mio amore LASCIAMO per un attimo le europee,
mi scuserà il segretario, e rivolgiamo un pensiero non ad Eluana....ma ad una
vita che per volontà della magistratura terminerà....e terminerà con il dolore
della fame e della sete. Vedete oggi voglio dirvi di un segreto che ho tenuto
per me in questi 10 anni, ma che forse oggi è giusto che sia pubblico, un segreto
che vorrei tanto far giungere al papà di Eluana, ma non sò come fare. Dopo un
anno dalla morte di mio figlio, sono tornata a salutare i medici della
rianimazione che tanto si erano prodigati, sotto il profilo medico e umano, e
in quell'occasione il primario mi fece entrare nel suo studio dicendomi che
aveva bisogno di farmi una confidenza. Esordì con il dire "Vede signora
quello che sta per dirle non ha una spiegazione scientifica. E io in questi
mesi mi sono chiesto tante volte come sia potuto succedere... Ma è
successo..... Marzio era in coma depassè...(insensibile a qualsiasi tipo di
stimolo) eppure ogni qual volta lei entrava nella stanza e solo lei (della
serie neanche mio marito) i valori di Marzio impazzivano. Marzio sentiva la sua
presenza. Ho saputo quindi che mio figlio mi ha amato sino all'ultimo istante e
sapeva che io ero accanto a lui. Se potessi andrei in Friuli, ma ho
paura....paura di varcare quella soglia che appartiene ad Eluana. Ma vorrei
tanto che in tanti potessero leggere: vivi come se tu dovessi morire subito,
pensa come se tu non dovessi morire mai. Titti Monteleone Invece di criticare
la Lega risolvete i problemi del Pdl FA PIACERE che il coordinatore comunale
del Pdl, ribattezzato dal sindaco Prade "partito degli ectoplasmi",
non perda occasione per criticare qualche esponente della Lega Nord, sia esso
consigliere comunale, assessore, deputato o ministro. Fa piacere che l'amico
Orazio Da Rold si senta legittimato, da imprenditore agricolo, a contestare le
azioni di Luca Zaia, trasversalmente apprezzate dagli addetti ai lavori. E fa
ancora più piacere che ringrazi il ministro Raffaele Fitto, guarda a caso
esponente del suo partito. Vorrà dire che, d'ora in avanti, gli alleati del Pdl
e gli agricoltori che condividono le parole di Orazio Da Rold si faranno
rappresentare da Raffaele Fitto, già presidente della Regione Puglia, noto
veneto che difende le istanze del nord e in particolare della nostra regione.
Siamo certi che i risultati saranno grandiosi, altro che quelli raggiunti dal ministro
Luca Zaia, che finalmente risolve una questione vecchia di 25 anni, quello
stesso Zaia che nello stendere il piano di sviluppo rurale del Veneto ha voluto
destinare alla montagna circa il 35% dei fondi disponibili. Capiamo che il
successo elettorale della Lega Nord e l'ascesa registrata nei sondaggi
spaventino anche il coordinatore comunale del Pdl, che il "partito degli
ectoplasmi" sia in perenne difficoltà, che non sappia trovare un
equilibrio interno tale da permettere al sindaco e alla giunta del capoluogo di
governare serenamente. Capiamo che sia più facile sparare addosso agli alleati
che guardare ai dissidi in casa propria, ma in vista dei prossimi appuntamenti
elettorali questo atteggiamento astioso non è sicuramente una premessa
incoraggiante per le trattative che andremo ad affrontare. Forse è meglio che
Orazio Da Rold e i suoi amici di partito si diano una calmata, che evitino di
criticare inutilmente gli esponenti della Lega Nord e che pensino prima di
tutto a risolvere i noti problemi interni. Franco Gidoni Deputato Lega Nord
( da "Gazzetta di Mantova, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
In tribunale boom
dei fallimenti All'asta un immobile al giorno I segnali arrivano giorno dopo
giorno, a testimoniare le enormi difficoltà che incontrano sia le famiglie sia
le imprese alle prese con gli effetti devastanti della mancanza di liquidità.
Il mercato del mattone tira il freno nonostante le previsioni di ribasso dei prezzi. E, di conseguenza, arranca anche quello dei mutui. I
fallimenti registrano un incremento robusto, e in crescita sono anche i numeri
relativi alle esecuzioni immobiliari. Nel 2008 è andata all'asta una casa al
giorno. Importanti indicatori del progressivo peggioramento dell'economia
mantovana arrivano dalle aule di giustizia e dalle bacheche del tribunale. Un
primo dato. Nel giro di un anno i fallimenti in provincia sono cresciuti a
dismisura, facendo segnare un balzo in avanti del 58%. Nel 2007 erano state 26
le aziende che avevano consegnato i libri contabili ai giudici, nel 2008 sono
diventate invece 41. Altri numeri, quelli che riguardano le esecuzioni
immobiliari. Il confronto tra il 2007 e il 2008 registra un aumento del 26% delle case che finiscono all'asta giudiziaria quando il proprietario,
strangolato dai debiti, deve dire addio alla propria abitazione. Un altro dato
riguarda il calo dei prezzi
delle case. Analisti e uffici studi delle
immobiliari hanno stimato, per il 2009, una riduzione compresa tra il 3 e il 6%
nella realtà mantovana, almeno per quanto riguarda centro città e prima
periferia. Anche se il prezzo del mattone è destinato a sgonfiarsi - avvertono
però gli addetti ai lavori - il comparto immobiliare
farà fatica. Troppe difficoltà per chi deve comprar casa: l'accesso al credito,
sempre più selettivo, non aiuta. Il resto lo fa il clima di sfiducia che regna
tra le famiglie.
( da "Trend-online" del 05-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Banche: gli analisti
vedono buone opportunità a Piazza Affari PRIMO PIANO, clicca qui per leggere la
rassegna Di Alberto Susic , 05.02.2009 18:10 Scopri le migliori azioni per fare
trading questa settimana!! soprattutto sul potenziale di ristrutturazione. Ad
offrire spunti di riflessione sul settore bancario italiano sono stati proprio
quest?oggi gli analisti del Credit Suisse che nel complesso si sono espressi in
termini piuttosto positivi. Il broker elvetico ritiene che le banche italiane
siano attraenti nell?ambito del panorama europeo principalmente per due motivi.
Da una parte gli utili sono soggetti ad una minore volatilità per la ridotta
esposizione all?investment banking e dall?altra i vari istituti hanno ancora la
possibilità di ridurre la loro base di costo. Da non trascurare inoltre il
fatto che il nostro Paese, a differenza di altri, non è alle prese con una bolla immobiliare. Nonostante ciò il Credit Suisse ha
rivisto al ribasso le stime sull?utile per azione delle banche, in media del 7%
per il 2008, del 30% per l?anno in corso e del 26% per il 2010. Questa
decisione riflette non solo il progressivo deterioramento dell?outlook
economico ma anche il calo maggiore delle attese dell?Euribor, basti pensare
che quello a tre mesi è tornato in poco tempo sui livelli di metà 2004. Tra i
titoli di Piazza Affari, gli analisti conservano una view molto positiva su
Unicredit e Intesa Sanpaolo, tanto che per entrambi viene reiterata la
raccomandazione ?outperform?. Per le azioni dell?istituto di Piazza Cordusio il
prezzo obiettivo è sceso da
( da "Unita, L'" del 06-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
La capitale mondiale
dell'agonismo Così gli sceicchi guardano al futuro Tra i dolci rilievi
dell'isola, la prima fila l'ha presa la Ferrari: un parco a tema, novità
mondiale, per una spesa di 600 milioni di dollari. Con annesso circuito: Yas
Marina, una pista di cinque chilometri e seicento metri, dove il prossimo primo
novembre la Formula 1 farà il suo fragoroso esordio con il Gran Premio di Abu
Dhabi. Abu Dhabi e Londra sono i poli. Il 2009 e il
( da "Corriere della Sera" del 06-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2009-02-06 num: - pag: 31 categoria:
REDAZIONALE Il gruppo Pirelli Tronchetti: mattone senza credito, ma non
crollerà MILANO — Marco Tronchetti Provera non vede all'orizzonte alcuna
discesa nel prezzo degli immobili in Italia. In calo, semmai, sono le materie
prime necessarie all'altra attività portante della Bicocca: i pneumatici. Così
ieri il presidente di Pirelli a margine della sua audizione alla Camera. Tronchetti ha spiegato di non attendersi alcun crollo del prezzo
delle case, perché in Italia «non c'è stata alcuna bolla speculativa» come accaduto in molti altri paesi, dagli Usa alla
Spagna. «Il mercato non si muove perché non ci sono finanziamenti, ma le
variazioni dei valori sono modeste. Non ci sono e non ci saranno
"sgradinamenti" significativi». Insomma, «non c'è ragione di
vedere una caduta» dei prezzi in Italia, come anche in
Germania, l'altro mercato importante per Pirelli Re. Quanto ai pneumatici, «il
prezzo delle materie prime è sensibilmente sceso negli ultimi mesi. Presto
andranno in esaurimento gli stock in magazzino e da fine febbraio, inizio marzo
si riuscirà dunque ad avere un prezzo medio in linea con i prezzi
attuali delle materie prime, che sono più bassi». Tronchetti ha infine ribadito
che, non appena ci saranno le condizioni di mercato, cederà l'1,3% di Telecom.
Il presidente del gruppo Pirelli Marco Tronchetti Provera
( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 07-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Chi ci guadagna con
la crisi anche in piena recessione STARBUCKS, la leggendaria catena del caffè e
degli yuppies, taglia 7 mila posti e 300 negozi. McDonald's, il re degli
hamburger, apre 300 ristoranti e assume 12 mila persone. Non è solo la storia
divergente di due aziende, ma di come la crisi che scuote il mondo stia
stravolgendo i nostri stili di vita. Alle spalle le luci soffuse, l'atmosfera
rilassata, la scelta tra un (costoso) caffè della Colombia e un (costoso) caffè
dell'Ecuador, con il Mac sulle ginocchia a chattare con gli amici. E' il
momento delle luci crude, i tavoloni di formica affollati, i panini
politicamente scorretti, da consumare in fretta, ma spendendo poco. Dal
superfluo al necessario. Come dicono sconsolati gli analisti di Goldman Sachs,
esaminando il bilancio sconfortante di Polo Ralph Lauren, un simbolo del
vestire con classe, nei consumatori l'aspirazione ("con questa cosa faccio
un figurone") è stata sostituita dalla disperazione ("ma davvero devo
spendere tutti questi soldi?"). Un rapporto sui consumi di una grande
banca, Credit Suisse, sottolinea che l'unico comparto che regge è l'alimentare:
a mangiare non si rinuncia. Tutto intorno, la spirale della deflazione è nel
suo giro più maligno: i prezzi scendono, ma non
abbastanza da stimolare la domanda. In Inghilterra, a dicembre, le vendite di
beni non alimentari sono aumentate del 4 per cento. Ma i relativi incassi sono
diminuiti dell'1,4 per cento, devastando i bilanci delle aziende e avvitando di
più verso il basso la spirale della deflazione. Non c'è da sorridere, comunque,
per nessuno. Negli Stati Uniti, Saks e Neiman Marcus, gli Starbucks
dell'abbigliamento, hanno visto a dicembre le vendite scendere fra il 20 e il
30 per cento, nonostante i saldi iniziati, spesso, il pomeriggio della vigilia
di Natale. Wal-Mart, il McDonald's della grande distribuzione, le ha aumentate,
ma solo dell'1,7 per cento. Dice Giorgio Santambrogio, direttore generale al
marketing di Interdis, una grande catena di supermercati italiana, con quasi 3
mila punti vendita: "Un fatturato che regge è già un successo".
L'esempio più immediato lo troviamo nei luoghi che del risparmio - la carta
vincente, oggi, per i consumatori - fanno la loro ragion d'essere. I mercatini
dell'usato, online e sulle bancarelle, vanno alla grande e soddisfazione c'è
anche nel più grande dei mercati dell'usato: l'auto. L'anno scorso, gli
italiani hanno comprato quasi 3 milioni di macchine usate, contro poco più di 2
milioni di macchine nuove. Ormai, si vendono (comprese quelle cedute ai
concessionari quando si acquista un'auto nuova) 138 macchine usate ogni 100
nuove. Anche l'usato, in realtà, dall'autunno, secondo le stime di CarNext, una
società del settore, ha subito una flessione nei numeri venduti, ma meno di un
terzo, rispetto a quanto è avvenuto nel nuovo. E, intanto, la quota del
fatturato, rispetto al nuovo, si allarga: nel 2008, i rivenditori di auto usate
hanno incassato 24 miliardi di euro, il 56 per cento del giro d'affari delle
auto nuove. Dove, a salvarsi, sono state solo le superutilitarie e quelle che,
almeno, con gpl o metano, risparmiano sul carburante. Piano, però, a
generalizzare l'effetto-risparmio. Se, in effetti, il parametro decisivo è
l'incrocio fra prezzo e necessità, sembrerebbe logico dedurre che, anche al di
là dell'auto, i meglio attrezzati a galleggiare sulla crisi siano i profeti del
discount, gli alfieri del prezzo scontato, spesso giganti globali: Wal-Mart,
Carrefour, Tesco, Metro. E le loro repliche locali. Ma la psicologia dei
consumatori è più complicata di così e la crisi morde in modo più selettivo. In
termini generali, questa è l'era del discount: secondo i dati della Nielsen,
nella prima metà del 2008, il 63,5 per cento degli italiani è andato a fare la
spesa nei discount. Dallo scorso luglio, questa quota è salita al 72 per cento.
Eppure, un gigante degli ipermercati, paradiso del prezzo basso, come
Carrefour, nel
( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del
07-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Case,
prezzi in picchiata Calo anche del 25%
sull'usato. Quotazioni stabili sul nuovo Sabato 7 Febbraio 2009, Udine I prezzi
delle case? In calo anche del 25%, soprattutto sull'usato e sul
vecchio. Il nuovo, invece, continua a mantenersi sulle sue quotazioni, spesso
da capogiro, un po' in tutta la regione. Questa la cartella clinica di un mercato immobiliare che, pur essendo malato anche in Friuli Venezia
Giulia, lo è forse in modo un po' meno grave rispetto al resto del paese. A
fornirla la Fimaa, la federazione degli agenti immobiliari aderente a
Confcommercio, che ieri a Udine ha presentato i dati dell'Osservatorio immobiliare 2009, alla presenza del governatore Renzo Tondo,
del presidente della Provincia Pietro Fontanini, del sindaco Furio Honsell e
del presidente della cammera di Commercio Giovanni Da Pozzo. «Se a livello
nazionale il calo delle compravendite nel 2008 è stato nell'ordine del 15%, in
Friuli Venezia Giulia si è attestato attorno al 10%», ha affermato il
presidente regionale della Fimaa Andrea Oliva. Grazie al nuovo che continua a
tirare, anche sull'onda della crisi degli investimenti finanziari, mediamente i
prezzi tengono sui livelli del 2007. Il che induce il
pordenonese Bruno Paludet, presidente nazionale Fimaa, a guardare al futuro con
ottimismo: «Mi sento di poter dire che il mercato immobiliare
ha tenuto, grazie al senso di responsabilità delle nostre banche, che hanno
evitato manovre spericolate, ma anche degli agenti, che hanno sapito gestire la
caduta dei prezzi accettando di subire i costi del
rallentamento delle compravendite». Analizzandolo, quel rallentamento, si
scopre che è stato molto forte a Pordenone, e in particolare nell'ultimo
quadrimestre, con una flessione del 20% rispetto allo stesso periodo del 2007.
Ne hanno risentito più che altrove anche i prezzi,
soprattutto nell'usato e nelle zone semiperiferiche, dove si sono registrate le
punte più alte, con cali fino al 25-30%. I costi al metro quadro, però, si
mantengono su quotazioni decisamente alte nel nuovo, con un valore medio tra i
3mila e i 3.500 euro. Situazione simile a Udine: anche qui a soffrire è il
mercato dell'usato e della prima casa. È l'effetto dei crescenti costi di
manutenzione, come evidenzia la Fimaa provinciale, ma anche della carenza di
liquidità che penalizza il mercato della prima casa. A tenere è il nuovo, e
soprattutto in centro, perché in periferia, sempre secondo il giudizio dela
Fimaa, si è costruito troppo e a volte male. A dare una nuova spinta al
settore, pur in presenza di un atteggiamento ancora "prudente" da
parte delle banche sui finanziamenti, la discesa dei tassi d'interesse, che
oltre a far scendere il costo del denaro contribuisce anche a rendere più
attrattivo l'investimento sulla casa, rispetto a quelli sul mercato
finanziario. «Ora che i mutui sono notevolmente diminuiti e i prezzi delle case sono tornati vantaggiosi, è il momento di
tornare a investire sul mattone»: questo l'invito all'attimismo del presidente
provinciale Fimaa Adriano Savoia, che però si attende un 2009 ancora in
trincea: «Ci troveremo ancora di fronte a una realtà contrassegnata da una
maggiore offerta di immobili e da una domanda più selettiva e prudente, con un
allungamento dei tempi di vendita». Riccardo De Toma
( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 07-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Plus sezione:
ANALISI data: 2009-02-07 - pag: 22 autore: Bilanci. Cosa dicono i profitti del
primo trimestre 2009 La bassa visibilità e le stime cangianti La variazione
degli utili dell'S&P 500 scesa a -24,7% A ncora nebbia per i prossimi mesi.
No, non si tratta di previsioni meteorologiche, ma dell'attendibilità delle
stime sugli utili aziendali. Già l'anno scorso, in questo periodo, si
attendevano le prime trimestrali per capire come il sistema finanziario e
produttivo, stava reagendo alla crisi subprime; il responso fu positivo, ma la bolla doveva ancora scoppiare. Adesso gli analisti parlano
di mancanza di visibilità e rivedono continuamente i profitti attesi, incalzati
da notizie macro piuttosto che da comunicazioni delle stesse società
sull'andamento del business. La variazione degli utili delle aziende
dell'S&P 500 per il primo trimestre 2009 elaborata da Thomson Reuters, è
stata abbassata a -24,7% dal -12,5% di un solo mese fa, con divari notevoli per
i finanziari (da +11% a -26%) e per le telecomunicazioni (da -7% a -27%). «La
visibilità misura la capacità di un'impresa di dare una stima affidabile degli
utili futuri - spiega Roberto Brasca, responsabile degli investimenti azionari
di Anima Sgr - . Quando il libro ordini delle imprese ha un orizzonte più breve
e i termini di pagamento si allungano, la visibilità si riduce e la maggiore
incertezza porta gli analisti a scontare gli utili futuri in modo più forte.
Poi, la difficoltà di attualizzare i guadagni futuri è diversa a seconda del
tipo di attività e del contesto macro. Per esempio, le utilities o i
farmaceutici hanno entrate meno sensibili alle variazioni del ciclo economico.
Nei momenti di grande incertezza, analisti e investitori preferiscono questi
tipi di titoli, ma la forte richiesta fa emergere un altro rischio: quello di
strapagarli». La visibilità, quindi, ha un impatto sul mercato finanziario.
«Una minore visibilità sugli utili - commenta Antonio Tognoli, Vicepresidente
dell'Associazione Italiana Analisti Finanziari (Aiaf) - aumenta il premio per
il rischio preteso dal mercato e fa scendere i prezzi
delle azioni. A maggior ragione se gli utili sono previsti in diminuzione. Il
problema è capire quando il mercato ha raggiunto l'equilibrio». Il nodo
gordiano rimane, infatti, l'individuazione di segnali premonitori di un
orizzonte più terso: quando le stime sugli utili potranno essere considerate
realistiche? La risposta va cercata tra le pieghe degli indicatori
macroeconomici. «La rilevazione di fine gennaio del Leading Economic Indicator
Usa, che negli ultimi 50 anni ha anticipato l'andamento economico afferma
Tognoli - non segnala ancora l'uscita dalla recessione, ma ci siamo vicini. La
svolta potrebbe essere tra giugno e luglio, quando le politiche anti-depressive
monetarie e fiscali cominceranno a dispiegare i propri effetti;
statisticamente, inoltre, le crisi più lunghe sono durate circa 19 mesi. Un sondaggio
tra 55 economisti americani mostra il Pil Usa a +1,2% nel terzo trimestre». «La stabilizzazione dei prezzi delle case
negli Stati Uniti aggiunge Brasca - sarebbe un segnale positivo, perché una
grande fetta di ricchezza, quella immobiliare, non
contribuirebbe più alla spirale negativa delle svalutazioni. Ma i pignoramenti
in continuo aumento non sono un buon indizio. Poi ci sono indicatori non
palpabili, come la fiducia nel futuro, che si ripercuote in modo concreto sulla
visibilità degli introiti aziendali: il timore di una peggiore situazione
economica frena gli acquisti». La nebbia, insomma, non si diraderà in tempi
brevi. Marzia Redaelli marzia.redaelli@ilsole24ore.com • Utili in diminuzione,
ma sempre meno accentuata: le stime Thomson Reuters per le aziende
dell'S&P500, un termometro importante dell'economia globalizzata, salgono
dal -35,2% per il 4° trimestre 2008 al -7,9% per il 3° trimestre 2009. Ma più
la meta è lontana, meno i numeri sono attendibili. Siamo quasi alla fine della
prima tornata di bilanci e gli utili attesi sono stati corretti in una
settimana da -339% a -549% per i finanziari e da -62% a -70% per i beni di
consumo discrezionali. E' da notare, tuttavia, che il 56% dei risultati
comunicati sono stati sopra le attese. Per il terzo trimestre 2009, le
previsioni rispetto a un mese fa sono state dimezzate per i finanziari, visti
però in forte recupero (da +763% a +333%), lievemente ritoccate per i beni
discrezionali (da +86% a +78%), ma peggiorate per gli industriali (da 9% a
15%), per la tecnologia (da 8% a 16%) e per le telecomunicazioni (da +4% a
16%). «Gli utili del settore finanziario risponde Ashwani Kaul, direttore della
ricerca di Thomson Reuters - sono troppo difficili da prevedere, a causa degli
asset tossici, che non possono essere accuratamente quantificati». E per
l'Europa? Il consensus sul Dj Stoxx è -16 per cento per i profitti 2008 (era
( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del
09-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
COPERTINA pag. 1 Se
il Re dollaro non fosse più moneta di riserva MARCELLO DE CECCO Nel panorama
della crisi mondiale sembrano riprodursi le condizioni che esistevano immediatamente
prima della fine del sistema di Bretton Woods, nel 1971. Le aspettative sul
cambio del dollaro, in particolare, assumono un rilievo e un ruolo che non è
possibile sottovalutare. Il cambio del dollaro appare, come allora, la chiave
di volta dell?intero sistema. Ma il contesto attuale è assai diverso da quello
del 1971. Non foss?altro perché allora si chiudeva un?era di cambi fissi mentre
oggi siamo, da decenni, in regime di cambi flessibili, anche se alcuni
ancoraggi da parte di monete al dollaro o ad altre valute chiave come euro e
yen, resistono da parecchi anni. Non si tratta quindi, oggi, di aspettarsi o
meno una svalutazione o rivalutazione del dollaro, ma di stabilire se siamo
alla vigilia di un cambio di regime. Se, ad esempio, ci apprestiamo a vedere la
fine del ruolo del dollaro come principale moneta di riserva. Rispetto al 1971,
altre differenze importanti esistono. Allora l?inflazione indotta dalla
politica monetaria americana era aperta ed elevatissima, sia negli Stati Uniti
che nella gran parte degli altri paesi. Oggi, al contrario, veniamo dagli anni
della "great moderation" sul fronte dell?inflazione e invece che
sull?indice generale dei prezzi la politica monetaria
e fiscale espansiva degli Stati Uniti ha determinato, negli anni scorsi, solo
l?inflazione dei beni patrimoniali, e quindi una fondamentale rivoluzione nei prezzi relativi, mentre l?indice generale è cresciuto
modestamente. Allora, nel 1971, il dollaro era tenuto faticosamente in piedi da
ogni sorta di artifici messi in opera da governi e banche centrali. In anni
recenti i cambi sono stati determinati sui mercati liberi, anche se, nel caso
del dollaro, moltissimo ha influito la decisione specialmente asiatica e
specialmente cinese di sterilizzare gli effetti dei surplus di parte corrente
comprando dollari per le riserve ufficiali. Uno sguardo alle cifre ci mostra
che anche i privati hanno investito fortemente in dollari e continuano a farlo.
In effetti, uno dei fenomeni più interessanti, ancora in pieno svolgimento, è
il continuare di alti livelli sia di importazioni che di esportazioni di
capitali privati da e per gli Stati Uniti. La fermata brusca dell?economia
americana ha come al solito colpito le importazioni americane molto di più
delle esportazioni da quel paese. Questo, in tempi normali, implica un
rafforzamento del dollaro. Ma, se governi e investitori privati voltassero
improvvisamente le spalle a prestiti all?economia e al governo americani e
smettessero di comprare aziende e azioni americane, il crollo delle importazioni,
accoppiato alla forza delle esportazioni, di certo non ce la farebbe a
sostenere il corso del biglietto verde. In verità, mai come oggi sembra
prevalere sui mercati finanziari internazionali la figura dello speculatore
puro su quella dell?investitore motivato da necessità riguardanti l?economia
reale. La gran parte di coloro che operano sui mercati dei cambi oggi lo fa
perché sono paralizzate quasi tutte le attività speculative fiorite in anni
recenti. Prendiamo solo il mercato dei Credit Default Swaps. Nato per
assicurare coloro che compravano e vendevano obbligazioni (quelle costruite con
attività tra loro eterogenee dalle banche di investimenti o quelle emesse dalle
imprese) si era negli ultimi anni trasformato in un gigantesco mercato di pure
scommesse, in cui la parte legata a transazioni come quelle appena citate era
divenuta del tutto minoritaria, alcuni dicono per un fattore di uno a dieci.
Ora la parte di pura scommessa è quasi svanita, dopo l?esplosione della bolla dei mutui sub prime, e la paralisi del mercato
impedisce a fondi di investimento speculativi, che ancora esistono e devono
giustificare la propria esistenza facendo profitti con transazioni speculative,
di operare come prima. Questo è accaduto anche in altri grandi mercati
finanziari, che non stiamo ad elencare, col risultato che il mercato dei cambi
è uno dei pochi rimasti ancora in funzione, con un volume non troppo inferiore
a quello di prima della esplosione della bolla immobiliare
americana. Su questo mercato si è dunque riversata l?attività dei suddetti
operatori e per questo motivo aspettative e comportamenti di pura scommessa
prevalgono ora, su questo mercato, rispetto a quelli motivati da istanze reali,
come quella di assicurare i proventi delle esportazioni o gli esborsi delle importazioni
contro le oscillazioni della moneta con la quale si deve pagare o ricevere in
pagamento. Cominciano così a circolare dei "leitmotive" che, pur
avendo una loro legittimità effettiva, sono amplificati ad arte per influenzare
le aspettative e, di conseguenza, i movimenti dei cambi. E? il caso della
presunta valanga di nuove emissioni di debito pubblico che molti paesi
importanti si preparano a rovesciare sui mercati per far fronte alle spese del
salvataggio di banche e imprese e delle politiche di rilancio dell?economia.
Qualcuno, come lo storico prestato all?economia Niall Ferguson, azzarda a Davos
una cifra di 2.5 triliardi di dollari. Altre cifre girano per l?etere o sulla
carta stampata. Il messaggio, a parte le differenze tra le cifre, è che queste
nuove emissioni di debito pubblico, specie da parte statunitense, non potranno
non indurre un indebolimento della moneta americana, specialmente perché gli
Stati Uniti saranno costretti a ripudiare il famoso divorzio del 1951 tra
Federal Reserve e Tesoro, che mise fine alla politica di moneta facile del
periodo bellico e dovranno permettere alla Fed di finanziare il Tesoro
stampando moneta. Si tende a trascurare il fatto che il nuovo debito pubblico
andrebbe a sostituire il debito privato che, invece tende a diminuire
fortemente per via della attività di deleveraging delle banche, con risultato
netto sul debito totale assai meno cospicuo. Queste previsioni si basano sulle
supposte necessità di denaro fresco in gran copia per finanziare i salvataggi bancari
e di imprese e la politica economica e sociale del nuovo presidente. Questo si
fa sulla base delle dichiarazioni dello stesso presidente e del suo entourage
in merito a tali spese. Chi, tuttavia, ha guardato all?interno dei programmi
della nuova Amministrazione, ha rilevato una notevole discrasia tra le
intenzioni a gran voce dichiarate e i programmi veri e propri. Le prime fanno
presumere impegni di spesa a breve termine che invece, nei programmi reali,
sono quasi sempre spalmati su parecchi anni. L?effetto sull?economia reale e
sui mercati finanziari nel breve termine di tali programmi si riduce assai
notevolmente. Sono stati ormai parecchi i commentatori ad avere additato tale
discrasia e i mercati, quello di borsa in particolare, ma anche quello dei
titoli di stato, sembra averla prontamente introiettata, riducendo l?impatto
effettivo del messaggio. Sul mercato dei cambi, invece, la operazione al
ribasso che dovrebbe coinvolgere il dollaro e quindi (nella direzione
contraria) yen, euro e yuan, sembra essere stata lanciata e si nota una volontà
di portarla avanti, che si arrenderà solo di fronte ad evidenze contrarie molto
forti. Non è bastata la prudentissima dichiarazione di Wen Jiabao sulla
politica delle riserve cinese, posponendo la data del cambio di regime
monetario internazionale, a far desistere i ribassisti: in una intervista la
settimana scorsa al Financial Times il primo ministro ha assicurato che la Cina
ha interesse a stabilizzare il mercato dei Treasury bond per aumentare la
fiducia e superare la crisi finanziaria, rinviando a quando la crisi sarà
superata una eventuale revisione delle strategie di investimento delle riserve
valutarie. Nemmeno l?aspettativa abbastanza ragionevole di un ulteriore taglio
dei tassi da parte della Bce, quasi di certo a marzo, è bastata a ridurre la
mole delle posizioni al ribasso sul dollaro. L?operazione è partita, le
strategie speculative sono state lanciate e, come al solito, ne beneficeranno
quelli che le hanno iniziate, se riusciranno a monetizzare i guadagni, uscendo
dal mercato prima degli altri. Quello che accadrà dipenderà da molti fattori.
Il Senato degli Stati Uniti potrebbe approvare il pacchetto di spesa del
governo (i famosi 816 miliardi di dollari) solo a patto di mantenere una
clausola protezionista, la famosa "buy american clause", già inserita
nel testo approvato dalla camera dei rappresentanti, che impegnerebbe il
governo a spendere le somme stanziate esclusivamente in beni e servizi prodotti
negli Stati Uniti. Se ciò accadrà è facile prevedere che tutti gli altri paesi
si affretteranno a introdurre misure protezioniste di rappresaglia, e non è
detto che dal deterioramento del contesto internazionale che ne seguirà non
derivi proprio quel declino del corso del dollaro che altrimenti quasi certamente
non ci sarebbe. Il timone è dunque saldamente nelle mani del protagonista
tradizionale, il governo degli Stati Uniti. Si spera che Obama, che sta
mostrando una persino eccessiva prudenza rispetto ai grandi cambiamenti
annunciati in campagna elettorale, non si lasci forzare la mano in senso
protezionista, nell?ansia di vedere il proprio pacchetto di misure di spesa
approvato dal Congresso. Già la dichiarazione anti cinese di Tim Geithner è
apparsa come un prezzo da pagare ai membri del Congresso che rappresentano le
istanze dei sindacati e delle imprese minacciate dalla concorrenza cinese. La
dirigenza di Pechino, che in tempi di vacche grasse avrebbe mostrato ben altra
permalosità, ha preferito la moderazione, come abbiamo ricordato sopra. Ma una
clausola protezionista nel pacchetto di spese non potrebbe essere tollerata
nemmeno dai flemmatici cinesi e farebbe precipitare il mondo verso un
disequilibrio molto pericoloso. Scopri come ricevere sul tuo cellulare
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( da "Trend-online" del 09-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Mercato immobiliare: a Torino canoni d'affitto congelati NOTIZIE,
clicca qui per leggere la rassegna di Pierpaolo Molinengo , 09.02.2009 12:54
Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! A Torino il
prezzo medio degli affitti è rimasto pressoché invariato negli ultimi 6 mesi,
per un valore medio al metro quadro di 8,6 euro. E' quanto emerge dal secondo
rapporto semestrale sull?andamento dei prezzi delle case nel capoluogo piemontese condotta dalla divisione studi di idealista.it
sulla base di un campione di immobili in affitto presenti nel database del
portale. Considerando la metratura media degli immobili sotto la mole, pari a
68 m2 secondo i dati elaborati da idealista.it, un canone medio a torino
ammonterebbe a 583 euro al mese. L?ultimo rapporto ha anche rilevato
l?evoluzione del prezzi in 2 dei 5 quartieri della
città: su le quotazioni di san paolo-san donato (zona ovest della città), dove
i prezzi sono cresciuti del 2,2% negli ultimi mesi.
giù i valori della zona centro-crocetta, dove i canoni sono scesi del 2,5%.
oggi abitare in centro costerebbe 619 euro al mese (9,1 euro/m2) contro i 636
euro di un semestre fa.
( da "Wall Street Italia" del 09-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
STRATEGIE: AZIONI AI
MINIMI, I RIBASSISTI SUONANO LA RITIRATA di WSI L'S&P 500 ha bruciato il
38% del suo valore nel 2008, peggio solo nell'anno della Grande Depressione.
Essere short in questo periodo di forti ribassi sembra la strategia sbagliata.
"Piu' facile puntare su azioni che saliranno". -->Anche i
ribassisti piu' convinti stanno perdendo ogni certezza, dopo aver assistito ai
cali piu' accentuati che lo Standard & Poor's 5000 abbia visto dai tempi
della Grande Depressione. Il mese scorso le azioni vendute o offerte in
prestito allo scoperto sul mercato americano hanno ceduto il 28% dai massimi di
luglio. Le societa' facenti parte dell'S&P 500 scambiano ai livelli piu'
bassi da 18 anni a questa parte. Nel frattempo il presidente Barack Obama e il
Congresso stanno lavorando ad un piano da circa $800 miliardi, finalizzato al
rilancio dell'economia, mentre gli speculatori vengono sottoposti alla rigida
sorveglianza dell'antitrust. Se secondo Douglas Kass di Seabreeze Partners
Management e David Tice di Federated Investors c'e' ancora margine per
scommettere sui ribassi di gruppi alimentari e produttori di computer, persino
Marc Faber, autore del "Gloom, Boom & Doom Report", ha
abbondanato le cosiddette posizioni short. Bill Fleckenstein, che aveva preannunciato la bolla immobiliare
nel 2005, ha chiuso il suo fondo ribassista che aveva lanciato 13 anni fa e ha
comprato azioni Microsoft. "Per me risulta piu' facile trovare cinque
titoli che penso saliranno, piuttosto che cinque azioni che scenderanno",
spiega Fleckenstein, che vive a Seattle. "Essere short in questo
periodo sembra proprio la strategia sbagliata". I venditori allo scoperto,
che prestano e vendono azioni nella speranza di ricomprare ad un prezzo piu'
vantaggioso, hanno avuto un enorme successo tra gli hedge fund l'anno scorso,
quando hanno guadagnato il 28% di media, secondo i dati di Hedge Fund Research,
a Chicago. Il calo del 38% che l'S&P 500 ha subito l'anno scorso e' stato
il piu' marcato dal 1937. Sono solo 24 i titoli che hanno chiuso il 2008 in
positivo. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Costa meno di 1 euro al
giorno. Clicca sul link INSIDER Intanto il focus del mercato e' rivolto
all'accordo sul pacchetto di stimolo fiscale e sul progetto "bad
bank": per entrambi l'annuncio definitivo dovrebbe arrivare martedi'. Al
15 gennaio i titoli venduti allo scoperto erano 13.4 miliardi, in contrazione
rispetto ai 18.6 miliardi di luglio, secondo i dati raccolti da NYSE Euronext,
a New York. Le azioni Usa scambiano in media su livelli di 15.23 volte
superiore agli utili, dopo essere piombati a novembre sino ai livelli record di
15.20, sui minimi dal 1990, mostra un'analisi di Robert Shiller, professore
dell'Universita' di Yale che nel 2000 aveva previsto il collasso del mercato
nel suo libro "Irrational Exuberance". "Se volessi essere short
in questo mercato, ora, tenderei a muovermi coi piedi di piombo", dice Dan
Veru, che gestisce circa $2.4 miliardi e puo' scommettere su ribassi e rialzi
azionari come chief investment officer di Palisade Capital Management LLC a
Fort Lee, New Jersey. "E' una strategia molto avventata". Tuttavia ci
sono titoli su cui scommettere al ribasso potrebbe dare frutti. Kass sostiene
che i ribassisti possono ancora trarre profitti dalla crisi delle spese al
consumo, che si riversera' su prodotti generici, appesantendo le azioni di
Kraft, Colgate e Kellogg, ad esempio. "Bisogna essere un po' piu'
creativi", dice sempre Kass, che gestisce $200 milioni per la societa'
hedge fund Seabreeze, di Palm Beach, in Florida. "Queste sono societa' il
cui modello di business sara' messo in discussione sul lungo termine. Gli
investitori se ne accorgeranno". Tice, strategist del fondo Federated
Prudent Bear, a Dallas, prevede che l'S&P 500 esca dimezzato dal 2009, e
che i titoli tech e retail subiranno un netto ritracciamento. Il fondo, che ha
registrato un balzo del 27% nel 2008, ha battuto il 96% dei suoi rivali gli
ultimi cinque anni, secondo i dati raccolti da Bloomberg. Intel, leader
mondiale nella produzione di chip, potrebbe chiudere in rosso il primo
trimestre, secondo quanto riferito il mese scorso dal Ceo Paul Otellini, il che
metterebbe fine ad un periodo positivo che durava da 21 anni per la societa' di
Santa Clara, California. I titoli technologici sono tra i piu' costosi
dell'S&P 500, con la mediana dei valori che scambia a 12.4 volte i
profitti. "Molti pensano che i tecnologici andranno bene", ha detto
sempre Tice, in un'intervista rilasciata Bllomberg lo scorso 5 febbraio.
"Noi invece pensiamo che scenderanno un bel po'. Tuttavia le opportunita'
si sono chiaramente ridotte e bisognera' avere giudizio per trarre profitti da
tali strategie". (fonte: Bloomberg)
( da "Nuova Ferrara, La" del 10-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Nuovo passo in avanti
dell'indagine della Finanza. Contestati truffa all'erario e a due Comuni oltre
alla frode fiscale Chiesto un maxi-sequestro Quarto costruttore indagato per
gli alloggi fuori-convenzione Rischia di subire un sequestro di beni per 2
milioni e 200mila euro per aver sottratto all'erario e alle casse di due Comuni
della provincia risorse fiscali di valore equivalente. Non si arresta
l'inchiesta della Guardia di finanza sulle case
vendute con il trucco. Un altro indagato si è infatti aggiunto ai due costruttori
dell'Edilmeg che il prossimo 19 marzo si dovranno presentare al giudice per
l'udienza preliminare e al titolare di un'altra azienda ferrarese, già
denunciato. Le Fiamme gialle gli hanno fatto i conti in tasca e ora gli
contestano almeno tre ipotesi di reato. Il costruttore deve rispondere di
truffa aggravata ai danni dei comuni di Ferrara e Vigarano Mainarda, di frode
fiscale e della violazione delle convenzioni siglate con gli enti pubblici.
L'inchiesta è stata avviata due anni fa dalla Compagnia di Ferrara, coordinata
dal capitano Mario Rizzo. Il settore finito sotto osservazione è quello
dell'edilizia convenzionata, in questo caso un centinaio gli appartamenti che
avrebbero dovuto essere venduti secondo le regole fissate dall'accordo
pubblico-privato. I due comuni interessati, usando come incentivo l'esonero
parziale degli oneri di costruzione, imponevano all'impresa edile di vendere
villette e appartamenti a prezzi convenzionati in modo da rendere accessibile il mercato immobiliare con prezzi calmieriati ad una più ampia fascia di acquirenti, spiega una
nota della Finanza. Obblighi assunti con atti firmati davanti al notaio ma che
sarebbero stati completamente disattesi: il costruttore ferrarese, dopo avere
stipulato diversi accordi di edilizia convenzionata e concordato un prezzo
"calmierato", in realtà richiedeva alla clientela un prezzo
pari a quello di mercato. Ai compratori, che secondo i militari della Gdf erano
«spesso ignari del fatto che gli immobili fossero soggetti ad agevolazioni»,
veniva chiesto ancor prima dell'atto di stipula di corrispondere "in
nero" la differenza tra l'importo reale e quello rogitato. Le indagini
hanno appurato che rispetto ai valori risultanti dal contratto di compravendita
veniva versato in media un 50% in più. Secondo i conti della Finanza il mancato
introito per le casse comunali ammonta a circa 200.000 euro, mentre l'evasione
fiscale sarebbe pari a un paio di milioni. Proprio in relazione alla frode
fiscale è stato chiesto all'autorità giudiziaria il sequestro "equivalente",
per giungere alla confisca degli immobili fino al raggiungimento della cifra
dell'evasione contestata. La posizione dell'imprenditore è stata segnalata
anche alla Corte dei Conti per il recupero dei danni erariali causati ai comuni
di Ferrara e Vigarano. Altre violazioni sono state commesse dall'imprenditore
in materia di antiriciclaggio per il trasferimento di denaro contante superiore
alla soglia di 12.500 euro, da mettere in relazione con i pagamenti "in
nero". In seguito alle attività sviluppate dalla Guardia di finanza i
Comuni interessati verificheranno se l'impresa ha attuato lo stesso raggiro
anche per la realizzazione di altre lottizzazioni. Brutte notizie pure per gli
acquirenti: anche loro incorreranno nelle sanzioni dell'antiriciclaggio.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Se le banche si
prendono i soldi perché non hanno sbagliato e devono
"ricapitalizzarsi", sorge una domanda fondamentale: di chi è colpa? O
la borsa o la vita. E' crisi Ma che cos'ha di speciale? Mario Draghi l'ha
definita come «una delle peggiori della storia» Si può affermare che questa
nuova depressione è nata con la crisi dei "subprime" Le nuove
contraddizioni e gli imbarazzanti fantasmi del passato che emergono dalla crisi
economica. Ma che cos'è una crisi? Al giorno d'oggi la stragrande maggioranza
delle economie mondiali si basa su un sistema prevalentemente capitalistico,
ovvero il funzionamento dell'economia è affidato all'iniziativa di aziende
private che posseggono capitali i quali, venendo investiti, possono produrre
beni di vario tipo o altri capitali ancora, in un contesto dove sono necessari
il libero mercato e la proprietà privata dei mezzi di produzione. Appare
evidente che questo tipo di economia è soggetto alle oscillazioni del mercato
(il quale si basa sul rapporto tra la domanda dei consumatori e l'offerta dei
produttori), dunque nel corso del tempo è normale che ci siano periodi
alternati di recessione e di crescita economica, dettati da uno squilibrio tra
produzione e consumo, con conseguenti variazioni di prezzi, redditi, occupazione. Ma che cos'ha di speciale questa crisi?
Mario Draghi, il governatore della Banca d'Italia, l'ha definita come «Una
delle crisi peggiori della storia». Effettivamente, il crollo di alcune banche
importanti e la crisi economica generale portano alla memoria i neanche troppo
lontani tempi della "grande depressione" del 1929, anche
soltanto dando un'occhiata ai dati: dall'inizio dell'anno le principali banche
europee hanno "bruciato" 304 miliardi di dollari, quelle degli Stati
Uniti 276 miliardi. La crisi dei mutui Si può affermare che questa nuova depressione
è nata con la crisi dei "subprime", ovvero quei prestiti che vengono
concessi ad un soggetto che non può accedere ai tassi di interesse di mercato,
in quanto ha avuto problemi nella sua storia di debitore. I prestiti subprime
sono rischiosi sia per i creditori sia per i debitori, vista la pericolosa
combinazione di alti tassi di interesse, cattiva storia creditizia e situazioni
finanziarie poco chiare, associate a coloro che hanno accesso a questo tipo di
credito. La crisi è iniziata approssimativamente nella seconda metà del 2006,
quando cominciò a sgonfiarsi la bolla immobiliare
statunitense (nata secondo molti analisti nel 2003) e, contemporaneamente,
molti possessori di mutui subprime divennero insolventi a causa del rialzo dei
tassi di interesse. Questa crisi ha avuto il suo apice tra settembre e ottobre
2008, quando la Lehman Brothers, storica società attiva nei servizi finanziari
a livello globale, ha dichiarato la bancarotta, dopo mesi di bilanci negativi
in borsa. Questo fallimento ha avuto notevoli ripercussioni in altre importanti
banche americane ed europee, minando la sicurezza finanziaria mondiale. Infatti
le banche, essendo istituti di credito, concedono prestiti non solo a privati
cittadini o imprese, ma anche alle loro simili; dunque, è logico pensare che se
una grossa banca è in crisi, si verifica un effetto domino sulle altre, e
questa situazione potrebbe andare avanti fino a esiti irreparabili e
disastrosi, a meno che. E l'Italia? Inutile dire che, dato il riverbero
mondiale della crisi, anche altri governi (europei) si sono comportati così,
dalla Gran Bretagna, alla Svizzera, dall'Olanda all'Islanda, dalla Germania al
Belgio e così via. E nella nostra piccola Italia, che misure sono state adottate?
Il Governo italiano, con il decreto-legge del 9 ottobre, n° 55, ha previsto la
possibilità per il Ministero dell'Economia di intervenire negli aumenti di
capitale delle banche che presentano una situazione di inadeguatezza
patrimoniale accertata dalla Banca d'Italia e di rilasciare garanzia statale a
favore dei depositanti delle banche italiane per un periodo di 36 mesi. Intanto
il premier Berlusconi, alla conferenza stampa a palazzo Chigi per annunciare i
provvedimenti da attuare, sintetizza: «Nessun risparmiatore italiano perderà un
euro»5. Il Ministro dell'economia Tremonti, per il quale le parole d'ordine dei
nuovi provvedimenti sono "stabilità, liquidità e fiducia", afferma:
«Molti paesi sono intervenuti, noi l'abbiamo fatto perché dovevamo, ma non lo
applichiamo, pensiamo di non doverlo applicare. Abbiamo un solo obiettivo vero
che non è tanto salvare le banche che si salvano da sole, ma che le banche
siano così forti e liquide da continuare a servire liquidità all'economia». Per
chi, legittimamente, non avesse capito, il ragionamento viene poi spiegato
lucidamente: «Non ci sarà quindi nessuna gestione privata delle banche. C'è un
meccanismo che modifica l'ingresso eventuale dello Stato in una banca in crisi.
Se una banca non ha una capitalizzazione sufficiente, allora quella banca
contatta la Banca d'Italia. Se si ritiene che è necessario più capitale, se non
lo mettono gli azionisti lo metterà il governo. Tutto questo non risponde a una
logica di nazionalizzazione, non ci sarà nessun controllo, non si dà il denaro
dei contribuenti a chi ha sbagliato». Lucidamente, dicevo. Ma allora se le
banche, con i loro sistemi speculativi, si prendono i soldi perché non hanno
sbagliato niente e devono "ricapitalizzarsi", sorge una domanda
fondamentale: di chi è la colpa? Matteo Basso Liceo Leopardi-Majorana Pordenone
( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del
10-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
FERRARA PRIMO PIANO
pag. 4 PUÒ IL SOGNO di comprare una casa, di andare a vivere da soli,
trasformarsi ... PUÒ IL SOGNO di comprare una casa, di andare a vivere da soli,
trasformarsi in un incubo? Purtroppo la risposta è sì se qualcuno utilizza
illecitamente il trucco dell'edilizia convenzionata. Di cosa si tratta? In
pratica un'amministrazione abbuona' i costi di urbanizzazione pari, per
esempio, a 10.000 euro, e la società edile che ne usufruisce deve ridurre,
almeno di quella stessa cifra, il costo della casa. Ne avevamo parlato alcuni
mesi fa a proposito di una truffa milionaria ai danni del Comune e di una
trentina di cittadini che portò la Guardia di finanza a denunciare due imprenditori.
Ebbene da quel giorno l'inchiesta ha avuto una nuova impennata grazie, sempre,
agli uomini della Compagnia di Ferrara della Gdf diretti dal capitano
Sebastiano Rizzo. E il successivo capitolo investigativo, chiuso nei giorni
scorsi, ha portato a denunciare un altro costruttore estense per truffa
aggravata ai danni dei Comuni di Ferrara e Vigarano Mainarda. GLI ACCORDI con le amministrazioni prevedevano che, a fronte
dell'esonero parziale degli oneri di costruzione, l'impresa edile avrebbe
venduto le villette e gli appartamenti a prezzi
convenzionati in modo da rendere accessibile il mercato immobiliare con prezzi calmierati ad una più ampia platea di acquirenti. Ma gli
obblighi assunti dall'imprenditore con gli atti unilaterali firmati davanti al
notaio sono stati completamente disattesi. Il costruttore ferrarese, dopo avere
stipulato diversi accordi di edilizia convenzionata e concordato un prezzo
massimo di vendita al metro quadro degli stabili, in realtà ha richiesto alla
clientela un prezzo pari a quello di mercato. Ai compratori, spesso ignari del
fatto che gli immobili fossero soggetti al particolare regime agevolato, veniva
chiesto ancor prima dell'atto di stipula di corrispondere in nero la differenza
tra il reale importo e quello rogitato. Le indagini hanno permesso di appurare
che tale differenza si è attestata in media sul 50% dei valori risultanti dal
contratto di compravendita. L'ATTIVITA' delle fiamme gialle ha consentito di
accertare da un lato un mancato introito per le casse comunali di circa 200.000
euro e dall'altro un'evasione fiscale per 2 milioni di euro. L'imprenditore non
solo è stato denunciato per truffa aggravata, ma anche per frode fiscale,
situazione per la quale è stata chiesta all'autorità giudiziaria il sequestro
per equivalente'' finalizzato alla confisca degli immobili fino a concorrenza
dell'evasione realizzata. La sua posizione è stata segnalata anche alla Corte
dei Conti per il recupero dei danni erariali cagionati ai Comuni di Ferrara e
Vigarano. Altre gravi violazioni sono state commesse dall'imprenditore in
materia di antiriciclaggio in relazione ai trasferimenti di denaro contante
superiori alla soglia dei 12.500 euro, tutti relativi ai pagamenti in nero.
Alle amministrazioni danneggiate è stato chiesto ora di effettuare ulteriori
verifiche se l'impresa implicata ha attuato gli stessi stratagemmi anche per la
realizzazione di altre lottizzazioni.
( da "Virgilio Notizie" del 11-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Milano, 11 feb.
(Apcom) - Addio definitivo alla teoria sull'autoregolazione del mercato e al fondamentalismo
di chi crede nell'estremo liberismo. A pronunciare il requiem per una teoria
economica e una politica che hanno segnato gli ultimi decenni è George Soros,
il finanziere di origine ungherese che è stato uno dei più severi critici del
presidente Bush. Nel suo ultimo e più filosofico libro - "Cattiva
finanza", edito in Italia da Fazi - Soros affronta il tema dell'attuale
crisi globale e propone una nuova lettura, basata sul principio della
"riflessività". "Le situazioni riflessive - scrive Soros - sono
caratterizzate da una mancanza di corrispondenza tra le opinioni dei
partecipanti e lo stato reale delle cose. [¿] Quando la conoscenza viene meno,
i partecipanti devono introdurre un elemento di giudizio o di pregiudizio nel
processo decisionale. Di conseguenza è possibile che i risultati non coincidano
con le aspettative". In sostanza il finanziere si pone filosoficamente
dinnanzi al problema della conoscenza, applicata nello specifico all'economia,
ma declinabile in ogni attività che preveda l'interazione tra quella che Soros
definisce "funzione cognitiva", ossia il tentativo di capire le
situazioni, e "funzione partecipativa o manipolativa", ossia quella
di chi cerca di cambiare la situazione a proprio vantaggio. "Le due
funzioni - secondo Soros - operano in direzioni opposte e, in certe
circostanze, possono interferire l'una con l'altra". Siccome tutte le
autorità che presiedono al mercato decidono ricorrendo anche alla funzione
partecipativa, ecco che per Soros spunta il punto dolente: "I loro errori
di valutazione e i loro fraintendimenti influenzano i prezzi
di mercato e, cosa più importante, i prezzi di mercato
influenzano le cosiddette fondamenta che in teoria dovrebbero riflettere. In
sostanza un gatto che si morde la coda e, sotto la rassicurante protezione
della certezza dell'autoregolazione del mercato mutuata da Adam Smith, ecco che
si generano fenomeni di forti crescite che poi altrettanto fortemente
rintracciano, spesso non prima di avere creato delle bolle speculative che
mettono a rischio l'intero sistema. Nel caso della crisi attuale, secondo Soros
stiamo pagando gli effetti di una "super bolla",
alimentata dai prodotti finanziari ad alto rischio basati sui mutui subprime e,
più in generale, su tutte le forme di credito aperto a chiunque
che si sono moltiplicata in seguito alla bolla immobiliare
statunitense. In pratica per il magnate americano la "follia della
cartolarizzazioni" ha innescato una speculazione sfrenata che il mercato,
date le premesse da considerarsi non più capace di equilibrarsi, non è in grado
di compensare. "Penso - scrive ancora Soros - che il sistema
finanziario globale sia stato costruito su false premesse. Sarebbe una
terribile affermazione, se non ce ne fosse una ancora più scioccante: si sono
verificati fraintendimenti non solo sui mercati finanziari, ma anche su tutti i
comportamenti umani". Per questo, al di là delle valutazioni specifiche
sulla crisi globale di questi mesi, il cuore del libro di Soros, comunque lo si
valuti, sta nel ragionamento epistemologico di fondo che invoca un nuovo
paradigma economico e filosofico.
( da "Wall Street Italia" del 11-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
CRISI ECONOMICA:
PIMCO, IN ARRIVO UNA SECONDA ONDATA DI TURBOLENZE di WSI Il fondo
obbligazionario piu' importante del mondo lancia un nuovo allarme. Economia a
rischio se i governi non adotteranno piani di spesa di ampie dimensioni.
-->Pacific Investment Management Co. (PIMCO), il fondo obbligazionario piu?
grosso al mondo, gestito dal guru Bill Gross, ha annunciato che l?economia
globale rischia una "seconda ondata" di turbolenze qualora i governi
dei diversi Paesi non adotteranno nuovi piani di spesa di ampie dimensioni.
"Il tracollo finanziario e? ancora nelle fasi iniziali" scrive Koyo
Ozeki, head of Asia-Pacific credit research dell?ufficio di Tokyo.
"Qualsiasi altro calo dei prezzi delle case potrebbe
accelerare la caduta ed originare una seconda ondata di crisi finanziaria nei
prossimi 6 o 12 mesi". "Per domare la nuova crisi, i governi di tutto
il mondo dovranno incrementare significativamente la spesa. La conseguente
erosione delle finanze potrebbe pero? incrementare il rischio di pericolosi
effetti collaterali" "In una situazione in cui l?economia continua a
deteriorarsi a causa della crisi finanziaria, la domanda sul mercato immobiliare non recuperera? finche? una forte contrazione
dei prezzi non ridurra? significativamente il rischio
di possedere un immobile. Nel caso del Giappone i prezzi
delle case hanno impiegato 15 anni per raggiungere il fondo".
( da "Messaggero Veneto, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Pagina 9 - Economia
«Ok alle politiche anticrisi in Italia» ANALISI DEL FMI ROMA. Le prospettive
economiche dell'Italia, colpita dalla crisi internazionale come il resto del
mondo, sono le stesse di quelle degli altri Paesi di Eurolandia. Anzi: al di là
del pesante fardello delle macro-cifre di finanza pubblica, che da decenni si
porta dietro, l'Italia ha il vantaggio di non dover fare i conti con
l'esplosione della bolla immobiliare e le turbolenze
finanziarie con cui, invece, devono vedersela altri Paesi. L'analisi è del
direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale per l'Italia Arrigo
Sadun. «L'Italia - spiega Sadun - risente della crisi, ma non è nell'occhio del
ciclone. Ci sono Paesi che prima hanno beneficiato della bolla immobiliare e dell'«Everest finanziario e che ora ne pagano le conseguenze.
La loro - prosegue - era una crescita drogata». Il delta fra crescita degli anni
scorsi e «l'attuale severità della recessione che li colpisce è infatti di 6
punti percentuali, mentre per l'Italia è la metà». Insomma: «l'Italia ha
avuto una crescita moderata ma sana», altri Paesi sono cresciuti «con gli
steroidi», e per questo «l'Italia non è un caso speciale e non sta peggio di
altri». Certo, le cifre della finanza pubblica italiana sono, come quelle di
altri Paesi, pesanti. Il debito, per esempio, «è una palla al piede da molti
anni ma - analizza Sadun - non è un'esplosione: i mercato lo sanno e sanno che
è sempre stato gestito bene. Ovviamente sarebbe meglio non averlo così
alto...». In questo quadro di recessione globale, oltretutto, «le politiche
italiane anti-crisi, mirate e di natura temporanea» si coniugano «con gli
obiettivi di risanamento nel medio termine e, per questo, hanno un'impostazione
positiva». Inoltre «l'impostazione generale, che guarda al consolidamento
fiscale e ai problemi strutturali, è giusta. Così come va bene la Finanziaria,
con l'innovazione di ancorare gli obiettivi in un arco di 3 anni». Ultima leva
positiva per Roma - secondo il direttore esecutivo dell'Fmi per l'Italia - è la
solidità complessiva del sistema bancario. Un sistema «tradizionale», in cui le
banche «si finanziano attraverso i depositi e non attraverso capitali reperiti
sui mercati e che quindi in un mercato del credito inaridito, non si è trovato
a secco».
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del
12-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
POLITICA pag. 11
Salva auto: due miliardi spalmati in sei anni CRISI NEL 2009 SOLO 382 MILIONI.
IN AULA IL DECRETO PER QUATTRO RUOTE, ELETTRODOMESTICI E MOBILI ROMA DUE
MILIARDI euro ma spalmati in sei anni: il decreto legge salva-auto' per il 2009
infatti mette sul piatto solo 382 milioni. Una cifra che l'anno successivo è
destinata a scendere ancora, toccando quota 230,5 milioni. Il decreto Scajola,
in attesa di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ieri sera è stato
assegnato all'esame del Parlamento: l'iter inizierà dalla Camera (commissioni
Finanze e Attività produttive). «Basta con i pacchettini», accusa però il Pd
con il ministro ombra dell'Economia Pier Luigi Bersani. Quello di cui l'Italia
ha bisogno «è una manovra di stimolo», che intervenga innanzitutto, spiega, sul
fronte dell'occupazione. Il Governo, intanto, va avanti per la propria strada e
a distanza di circa due mesi dal primo decreto legge anticrisi ha varato un
secondo provvedimento, questa volta più rivolto al mondo delle imprese. Otto
articoli in tutto (di cui l'ultimo sulle coperture), che vanno dagli
eco-incentivi per il rinnovo del parco macchine e moto agli sconti fiscali per
l'acquisto di mobili e elettrodomestici per chi ristruttura casa. Dentro poi,
novità sui distretti industriali e sulla rivalutazione degli immobili. Sì anche
all'introduzione di agevolazioni fiscali a favore delle imprese che si
aggregano: una misura che dovrebbe servire ad affrontare meglio il periodo di
recessione salvaguardando la competizione sul fronte internazionale. Il Governo
ha infine deciso di dare una stretta ai controlli fiscali sui «crediti
inesistenti» razionalizzando contemporaneamente le verifiche in materia di
imposte di registro, ipotecaria, catastale e dell'imposta sulle successioni e
le donazioni. Quest'ultimi controlli diventeranno «mirati» in particolare sul
passaggio generazionale di aziende o di imprese agricole e non più a tappeto.
Verranno così liberate forze per svolgere verifiche sulle imprese che hanno
usufruito di bonus fiscali (quelli per il Sud, l'occupazione, la ricerca, ecc.)
pur non avendone diritto. Per loro il fisco diventerà ancora più severo: se lo
sconto fiscale indebito' ha superato la soglia dei 50mila euro le sanzioni
saranno pesanti, il 200% dell'importo del credito indebitamente compensato.
INTANTO il Fmi chiarisce che le prospettive economiche dell'Italia, colpita
dalla crisi internazionale come il resto del mondo, sono le stesse di quelle
degli altri Paesi di Eurolandia. Anzi: al di là del pesante
fardello delle macro cifre di finanza pubblica, che da decenni si porta dietro,
l'Italia ha il vantaggio di non dover fare i conti con l'esplosione della bolla immobiliare e le turbolenze finanziarie con cui, invece, devono vedersela
altri Paesi. L'analisi è del direttore esecutivo del Fondo Monetario
Internazionale per l'Italia, Arrigo Sadun. «L'Italia spiega Sadun
risente della crisi, ma non è nell'occhio del ciclone perché ha avuto una
crescita moderata ma sana».
( da "Unita, L'" del 14-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
MAMMONI per necessità
Figli che tornano a vivere con i genitori, coppie che si separano ma continuano
a stare nella stessa casa, fratelli e sorelle che sono costretti a ridividere
la stessa stanza: gli effetti della crisi si vedono ogni giorno di più nelle
relazioni personali. La crisi delle case - raccontano
gli avvocati matrimonialisti - ha fatto diminuire il numero dei divorzi. Con la crisi immobiliare, vendere un appartamento
che ha un mutuo superiore al suo valore è diventato impossibile. Negli ultimi
mesi, le conseguenze dello scoppio della bolla immobiliare
sono sotto gli occhi di tutti, e non si tratta solo del numero degli homeless
aumentati rispetto all'aprile dello scorso. Oltre a quelli che scendono
sotto la soglia della povertà e sono costretti a vivere nelle strade (a
Manhattan sono riapparsi accanto ai binari di Grand Central Station), ci sono
molti che hanno trovato rifugio in famiglia o da amici, come dimostra una
recente ricerca: lo hanno fatto il 76% di proprietari o inquilini che non
riesce più a pagare la rata. Alcune categorie sociali stanno soffrendo di più:
i giovani che hanno acquistato la prima casa qualche anno fa e le persone
anziane che hanno perso il lavoro e hanno meno tempo per rimettere a posto le
loro finanze. Sono molti gli ultra cinquantenni che hanno avuto la casa
pignorata, come dimostra una ricerca della Aarp (una associazione che si occupa
di aiutarli), e 684mila sono diventati insolventi. I giovani, invece, sull'onda
dell'ottimismo fra il 2004 e il 2005 hanno comprato casa grazie ad un mutuo che
copriva fino al 95% del valore: in molti oggi non possono più permettersi di
pagare la rata e rimangono dove sono finché non verranno sfrattati. A quel
punto si torna da mamma e papà. Uno dei pilastri della società americana, i
ragazzi che se ne vanno di casa per andare al college a 18 anni, viene messo in
crisi: anche qui i giovani tornano ad essere mammoni, ma per necessità.
( da "Eco di Bergamo, L'" del 14-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Quella luce oltre il
tunnel della crisi --> Sabato 14 Febbraio 2009 PRIMA, pagina 1 e-mail print
Il dato reso noto ieri del Pil italiano nel 2008 in regressione dello 0,9% è
negativo non solo perché ci consegna una fotografia dell'anno trascorso (ed in
particolare dell'ultimo trimestre) più fosca di quanto tutti avessimo
immaginato, ma soprattutto per le conseguenze sul 2009. Il cosiddetto effetto
trascinamento ci fa iniziare l'anno infatti da un desolante -1,8%. È come se un
centometrista sapesse non solo che deve fare la corsa in salita e con il vento
contrario, ma anche dovendo retrocedere la linea di partenza di circa due
metri. Che dire? Persino un ottimista ad oltranza come il presidente del
Consiglio, parlando di ammortizzatori sociali, cioè di interventi in favore di
chi potrebbe perdere il posto di lavoro, ieri ha detto che nessuno sa cosa ci
aspetta, quanto profonda potrà essere la crisi. Eppure sono tanti anche i
cosiddetti ottimisti, coloro cioè che vedono possibile una ripresa già dalla
fine di quest'anno e nel corso del prossimo. Chi ha ragione? Va riconosciuto
che esistono ancora troppi elementi di incertezza e che non è possibile quindi
valutare con qualche base scientifica cosa potrà succedere. I motivi maggiori
di incertezza sono al momento tre. Il primo è senza dubbio
la profondità della crisi. L'attuale crisi economica è stata generata
dall'esplodere di due enormi bolle speculative: una bolla immobiliare
(che si è trascinata dietro i mutui americani ed i derivati ad essi collegati)
ed una bolla finanziaria costruita su puri fattori speculativi svincolati da
qualsivoglia ancoraggio ad elementi certi di ricchezza. Della prima bolla si sa molto, anche se resta ancora incertezza sui
confini dei derivati ad essa collegati. Della seconda si sa invece quasi nulla,
solo che ha proporzioni impronunciabili: gli americani parlano di trilioni di
dollari, un termine che noi conosciamo riferito alle spacconate di Paperon de'
Paperoni e che sarà bene facessimo uscire dalle nuvolette per familiarizzarci
un po'. Il problema è che nemmeno gli americani sanno di quanti trilioni (cioè
migliaia di miliardi, per avere un termine di paragone si pensi che il nostro
Pil è di circa 1.600 miliardi di euro) si tratti. La domanda è: quanto grande è
il buco che gli speculatori hanno creato e che ora si deve in qualche modo
colmare? Gli ottimisti dicono che il sistema finanziario riuscirà in qualche
modo a chiudere questo buco (in ogni caso creandone un altro che poi qualcun
altro dovrà affrontare). I pessimisti? Beh, meglio lasciar perdere. Il terzo
punto non è meno importante. Finora le istituzioni internazionali non hanno
indicato come uscire dalla crisi: una ricetta comune e condivisa. Innanzitutto
bisogna anche chiarire preliminarmente tale ricetta da chi debba essere
condivisa. Il parere prevalente è che si debba inevitabilmente coinvolgere con
Occidente e Russia anche le tigri asiatiche (Cina e India) e qualcuno pensa indispensabile
guardare anche ai Paesi poveri del vecchio Terzo Mondo. Il «chi» è preliminare
al «cosa fare». Il fatto che ci sia incertezza anche su questo rende ancora
così vulnerabili i mercati. Non si è capito appieno quali siano poi le
intenzioni della nuova amministrazione americana, impelagata nei problemi
inevitabili della sua formazione. Una cosa è certa: nessuno può aspettare,
qualcosa va fatto anche a livelli nazionali cercando il massimo di
coordinamento e di efficacia. Anche su questo, almeno da noi, siamo fermi agli
annunci: non sono arrivati in porto nemmeno gli aiuti alle banche decisi mesi
fa. Sono appena partiti quelli alle auto. Una briciola. Con queste premesse
qualcuno è disponibile ad azzardare previsioni? Diciamo che siamo campioni di
ottimismo. Basterà? Lorenzo Pironi 14/02/2009 nascosto-->
( da "Stampa, La" del 15-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
OSSERVATORIO SUL
2009DEL SINDACATO DEGLI AGENTI IMMOBILIARI Case, Savona contiene la crisi
[FIRMA]LUCIANO MORALDO SAVONA La presunta «bolla» immobiliare di cui molti parlano è pronta a scoppiare?
Forse, ma non a Savona o, quantomeno, non nelle proporzioni che una parte degli
addetti ai lavori temeva. Il mercato immobiliare è in crisi, ma a Savona le perdite sono contenute. Anche nella
città della Torretta, il forte rialzo dei prezzi delle case
degli ultimi anni è al capolinea e che il mercato mostra i segni di un
consolidamento favorito anche dalle conseguenze della crisi economica sui
portafogli delle famiglie che sono, da sempre, le principali
protagoniste del mercato immobiliare. Questa, in
sintesi, la conclusione a cui perviene l'analisi pubblicata nella «Guida al
mercato Immobiliare della Liguria - Osservatorio 2009» realizzata dalla Fiaip
Liguria, l'organizzazione che in Liguria associa circa 900 tra agenti
immobiliari e mediatori creditizi, che ha condotto l'indagine in collaborazione
con gli esperti del Banco San Giorgio, prendendo in considerazione 235 comuni
liguri nei quali sono stati censiti oltre 7 mila 200 valori che fanno
riferimento a più di 5 mila transazioni immobiliari. Secondo le stime contenute
nel report Savona è, a livello regionale, il capoluogo nel quale nel 2009 si
avvertirà in misura minore il calo dei valori immobiliari, con una flessione
dei prezzi delle case stimata intorno al 5,8%. Più
marcata, invece, la diminuzione dei prezzi nelle altre
città capoluogo: -6,5% a Genova, -8,2% a Imperia e, addirittura, -10,2% a La
Spezia. Previsioni che trovano conferma, per quanto riguarda Savona, anche
nell'analisi a livello provinciale: nel 2009, il calo medio dei valori
immobiliari previsto nella provincia di Savona è infatti del 5,95% contro il
2,6% di quella di Genova, il 2,9% di Imperia e l'8,6% di La Spezia. Più
richiesti in città sono le abitazioni con una superficie compresa tra i 60 e i
120 metri quadrati, mentre nelle località di mare la domanda riguarda
abitazioni più piccole, fino ai 60 metri quadrati. Sempre secondo
l'osservatorio congiunto Fiaip-Banco San Giorgio, la flessione del mercato immobiliare dovrebbe conoscere una tregua per il prossimo
anno che si prevede stabile nel livello di quotazioni delle abitazioni.
L'indagine propone infine un censimento delle transazioni immobiliari in base
alla nazionalità degli acquirenti: a Savona il 10% di chi ha comprato casa nel
2008 è rappresentato da cittadini extracomunitari, una percentuale inferiore al
dato di Genova (13%) ma superiore sia a quello di Imperia (8%) sia di La
Spezia.
( da "Giorno, Il (Milano)" del 16-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
ECONOMIA E POLITICA
pag.
( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del
16-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
PRIMO PIANO pag. 4
il caso L´Economist di venerdì ha lanciato l´allarme: la crisi del sistema
finanziario Usa è peggiore di quella delle banche giapponesi alla fine degli
anni ´80. Si pensi, suggerisce il settimanale, che il Giappone ha avuto dieci
anni di sofferenza e ancora non si è ripreso del tutto, laddove la Corea ci ha
messo non più di due anni a riprendersi dallo shock del 1997. I dati sono inquietanti: i crediti non-performing in America sono
pari al 40% del Pil contro il 35% del Giappone di allora e l´esplosione della bolla immobiliare è molto più marcata. Scopri come ricevere sul tuo cellulare
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