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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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TARTICOLI DEL  1-17 febbraio 2009      #TOP



Report "Mercato immobiliare"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Mercato immobiliare (26)


Indice degli articoli

Sezione principale: Mercato immobiliare

Il sondaggio tra i banchieri: siete pentiti? <Se abbiamo sbagliato è per troppo ottimismo> ( da "Corriere della Sera" del 01-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Ciò che sembrava logico nella cerchia di Davos stava gonfiando nel mondo una bolla insensata. Robert Shiller di Yale, uno dei primi economisti a prevedere la crisi, si ritiene innocente. Ma osserva: «Sono stato fra i consiglieri della Federal Reserve di New York fino al 2004 e lì ho parlato spesso della bolla immobiliare.

Prestiti e conti in rosso, l'Italia sta meno peggio ( da "Metronews" del 02-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: eventualità dello scoppio di una bolla immobiliare. Un settore, quello immobiliare, tenuto sotto stretta osservazione dall?Istituto di Francoforte dopo l?esperienza americana e la crisi finanziaria innescata. E l?Italia ne esce sempre stabile anche si confrontano i prezzi: in dieci anni, tra il 1997 e il 2007, le case sono cresciute mediamente del 5%

la tempesta perfetta e le colpe americane - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: della Fed aveva affermato che la bolla immobiliare era un fenomeno isolato, che avrebbe potuto provocare perdite fino a 100 miliardi di dollari (75 miliardi di euro), facili da assorbire. Non si è reso conto che la teoria dell´equilibrio aveva una falla fondamentale, e di conseguenza non è riuscito a prevedere che i vari metodi e strumenti basati sul falso presupposto che le deviazioni

Ptcp 1 / Una moratoria ( da "Corriere delle Alpi" del 04-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: principale e presupposto fondamentale della crisi, perché senza risorse in eccesso da investire non vi può essere una bolla. - I bassi tassi di interesse, uniti ad un settore immobiliare in espansione, hanno spinto gli americani a investire sul mattone, cosa incentivata dal governo mediante decreti, contraendo mutui, creando la bolla ed alimentando i titoli costruiti sui mutui ipotecari.

In tribunale boom dei fallimenti All'asta un immobile al giorno ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: delle case che finiscono all'asta giudiziaria quando il proprietario, strangolato dai debiti, deve dire addio alla propria abitazione. Un altro dato riguarda il calo dei prezzi delle case. Analisti e uffici studi delle immobiliari hanno stimato, per il 2009, una riduzione compresa tra il 3 e il 6% nella realtà mantovana,

Banche: gli analisti vedono buone opportunità a Piazza Affari pag.1 ( da "Trend-online" del 05-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: a differenza di altri, non è alle prese con una bolla immobiliare. Nonostante ciò il Credit Suisse ha rivisto al ribasso le stime sull?utile per azione delle banche, in media del 7% per il 2008, del 30% per l?anno in corso e del 26% per il 2010. Questa decisione riflette non solo il progressivo deterioramento dell?

La capitale mondiale dell'agonismo Così gli sceicchi guardano al futuro ( da "Unita, L'" del 06-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ha dovuto ingoiare il rospo dell'addio della General Motors. Un crepitio sinistro giunge dalla bolla, dilatata oltre i limiti. Lascia presagire disastri imminenti. Una replica, non meno disastrosa, delle evoluzioni sciagurate della bolla immobiliare. La gara di Formula 1 che a novembre, sullo sfondo rapinoso dell'Oceano Indiano,

Tronchetti: mattone senza credito, ma non crollerà ( da "Corriere della Sera" del 06-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Tronchetti ha spiegato di non attendersi alcun crollo del prezzo delle case, perché in Italia «non c'è stata alcuna bolla speculativa» come accaduto in molti altri paesi, dagli Usa alla Spagna. «Il mercato non si muove perché non ci sono finanziamenti, ma le variazioni dei valori sono modeste. Non ci sono e non ci saranno "sgradinamenti" significativi».

Chi ci guadagna con la crisi anche in piena recessione ( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 07-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: sboom" dei paesi in cui lo sgonfiarsi della bolla immobiliare prima, del credito al consumo e delle carte di credito, poi, ha determinato un crollo repentino, verticale, devastante delle vendite. Non c'è stato lo sboom, perché, prima, non c'era stato il boom: da anni, redditi e consumi italiani sono ai limiti dell'asfittico.

Case, prezzi in picchiata ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 07-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Case, prezzi in picchiata Calo anche del 25% sull'usato. Quotazioni stabili sul nuovo Sabato 7 Febbraio 2009, Udine I prezzi delle case? In calo anche del 25%, soprattutto sull'usato e sul vecchio. Il nuovo, invece, continua a mantenersi sulle sue quotazioni, spesso da capogiro, un po' in tutta la regione.

La bassa visibilità e le stime cangianti ( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 07-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: «La stabilizzazione dei prezzi delle case negli Stati Uniti aggiunge Brasca - sarebbe un segnale positivo, perché una grande fetta di ricchezza, quella immobiliare, non contribuirebbe più alla spirale negativa delle svalutazioni. Ma i pignoramenti in continuo aumento non sono un buon indizio.

Se il Re dollaro non fosse più moneta di riserva ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 09-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: della esplosione della bolla immobiliare americana. Su questo mercato si è dunque riversata l?attività dei suddetti operatori e per questo motivo aspettative e comportamenti di pura scommessa prevalgono ora, su questo mercato, rispetto a quelli motivati da istanze reali, come quella di assicurare i proventi delle esportazioni o gli esborsi delle importazioni contro le oscillazioni

Mercato immobiliare: a Torino canoni d'affitto congelati ( da "Trend-online" del 09-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: andamento dei prezzi delle case nel capoluogo piemontese condotta dalla divisione studi di idealista.it sulla base di un campione di immobili in affitto presenti nel database del portale. Considerando la metratura media degli immobili sotto la mole, pari a 68 m2 secondo i dati elaborati da idealista.

STRATEGIE: AZIONI AI MINIMI, I RIBASSISTI SUONANO LA RITIRATA ( da "Wall Street Italia" del 09-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: che aveva preannunciato la bolla immobiliare nel 2005, ha chiuso il suo fondo ribassista che aveva lanciato 13 anni fa e ha comprato azioni Microsoft. "Per me risulta piu' facile trovare cinque titoli che penso saliranno, piuttosto che cinque azioni che scenderanno", spiega Fleckenstein, che vive a Seattle.

Chiesto un maxi-sequestro ( da "Nuova Ferrara, La" del 10-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: prezzi convenzionati in modo da rendere accessibile il mercato immobiliare con prezzi calmieriati ad una più ampia fascia di acquirenti, spiega una nota della Finanza. Obblighi assunti con atti firmati davanti al notaio ma che sarebbero stati completamente disattesi: il costruttore ferrarese, dopo avere stipulato diversi accordi di edilizia convenzionata e concordato un prezzo "

o la borsa o la vita e' crisi ( da "Messaggero Veneto, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: con conseguenti variazioni di prezzi, redditi, occupazione. Ma che cos'ha di speciale questa crisi? Mario Draghi, il governatore della Banca d'Italia, l'ha definita come «Una delle crisi peggiori della storia». Effettivamente, il crollo di alcune banche importanti e la crisi economica generale portano alla memoria i neanche troppo lontani tempi della "

PUÒ IL SOGNO di comprare una casa, di andare a vivere da soli, trasformarsi ... ( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 10-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: GLI ACCORDI con le amministrazioni prevedevano che, a fronte dell'esonero parziale degli oneri di costruzione, l'impresa edile avrebbe venduto le villette e gli appartamenti a prezzi convenzionati in modo da rendere accessibile il mercato immobiliare con prezzi calmierati ad una più ampia platea di acquirenti.

Pagine d'attualità/ Soros: dopo la crisi nuovo modello ( da "Virgilio Notizie" del 11-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: su tutte le forme di credito aperto a chiunque che si sono moltiplicata in seguito alla bolla immobiliare statunitense. In pratica per il magnate americano la "follia della cartolarizzazioni" ha innescato una speculazione sfrenata che il mercato, date le premesse da considerarsi non più capace di equilibrarsi, non è in grado di compensare.

CRISI ECONOMICA: PIMCO, IN ARRIVO UNA SECONDA ONDATA DI TURBOLENZE ( da "Wall Street Italia" del 11-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: economia continua a deteriorarsi a causa della crisi finanziaria, la domanda sul mercato immobiliare non recuperera? finche? una forte contrazione dei prezzi non ridurra? significativamente il rischio di possedere un immobile. Nel caso del Giappone i prezzi delle case hanno impiegato 15 anni per raggiungere il fondo".

ok alle politiche anticrisi in italia ( da "Messaggero Veneto, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Ci sono Paesi che prima hanno beneficiato della bolla immobiliare e dell'«Everest finanziario e che ora ne pagano le conseguenze. La loro - prosegue - era una crescita drogata». Il delta fra crescita degli anni scorsi e «l'attuale severità della recessione che li colpisce è infatti di 6 punti percentuali, mentre per l'Italia è la metà».

Salva auto: due miliardi spalmati in sei anni ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 12-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: al di là del pesante fardello delle macro cifre di finanza pubblica, che da decenni si porta dietro, l'Italia ha il vantaggio di non dover fare i conti con l'esplosione della bolla immobiliare e le turbolenze finanziarie con cui, invece, devono vedersela altri Paesi. L'analisi è del direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale per l'Italia,

MAMMONI per necessità ( da "Unita, L'" del 14-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Con la crisi immobiliare, vendere un appartamento che ha un mutuo superiore al suo valore è diventato impossibile. Negli ultimi mesi, le conseguenze dello scoppio della bolla immobiliare sono sotto gli occhi di tutti, e non si tratta solo del numero degli homeless aumentati rispetto all'aprile dello scorso.

Quella luce oltre il tunnel della crisi ( da "Eco di Bergamo, L'" del 14-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Il primo è senza dubbio la profondità della crisi. L'attuale crisi economica è stata generata dall'esplodere di due enormi bolle speculative: una bolla immobiliare (che si è trascinata dietro i mutui americani ed i derivati ad essi collegati) ed una bolla finanziaria costruita su puri fattori speculativi svincolati da qualsivoglia ancoraggio ad elementi certi di ricchezza.

Case, Savona contiene la crisi ( da "Stampa, La" del 15-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Il mercato immobiliare è in crisi, ma a Savona le perdite sono contenute. Anche nella città della Torretta, il forte rialzo dei prezzi delle case degli ultimi anni è al capolinea e che il mercato mostra i segni di un consolidamento favorito anche dalle conseguenze della crisi economica sui portafogli delle famiglie che sono,

L'AMARO PREZZO DEL SALVAGENTE ( da "Giorno, Il (Milano)" del 16-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Nel mare della finanza ai tanti naufraghi della nave «Bolla Immobiliare & Finanziaria» vengono in soccorso le scialuppe di salvataggio «Sussidi» al comando della mano pubblica. Le imposte dei contribuenti vanno a riparare i guasti provocati da speculatori immobiliari e finanziari, prenditori di mutui oggi sotto scatto ed ieri ingenui e poco oculati e,

il caso ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 16-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: I dati sono inquietanti: i crediti non-performing in America sono pari al 40% del Pil contro il 35% del Giappone di allora e l´esplosione della bolla immobiliare è molto più marcata. Scopri come ricevere sul tuo cellulare Repubblica Gold condividi


Articoli

Il sondaggio tra i banchieri: siete pentiti? <Se abbiamo sbagliato è per troppo ottimismo> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere della Sera" del 01-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-01 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE I protagonisti Il sondaggio tra i banchieri: siete pentiti? «Se abbiamo sbagliato è per troppo ottimismo» DA UNO DEI NOSTRI INVIATI DAVOS — Come i colori nelle stagioni della moda, il pentimento e l'espiazione sono il tema quest'anno a Davos. L'affollamento di jet privati al vicino aeroporto di Zurigo in settimana è stato superiore a un anno fa, che a sua volta aveva battuto l'anno prima. Ma all'arrivo, agli invitati del «World Economic Forum» è stato donato un contapassi: li incoraggia a camminare anziché usare l'autista, riducendo così le emissioni nell'atmosfera. Non che un po' di fatica sul ghiaccio della Promenade sciolga tutti i nodi della responsabilità. Nell'ultimo anno e mezzo le banche hanno subito perdite per mille miliardi di dollari, i mercati hanno bruciato 25 mila miliardi, tra pochi mesi il mondo potrebbe avere 30 milioni di disoccupati in più. Vacilla la piramide globale il cui vertice è Davos. Due giorni fa, Stephen Roach di Morgan Stanley Asia si è girato verso la platea del Forum in sala e ha gracchiato: «Come avete potuto essere così stupidi?». Non tutti concordano, in base a un sondaggio che il «Corriere» ha svolto fra caffè e corridoi. Il sentimento prevalente in molti al Forum è che sono stati commessi errori enormi, ma li ha fatti qualcun altro nel gruppo. Nel popolo di Davos, quasi due su tre sostengono di non aver «mai preso nessuna decisione che abbia contribuito, anche in misura minore, alla crisi finanziaria». Meno di uno su tre ritiene di averlo fatto. Il campione del sondaggio sono 60 partecipanti al Forum di quest'anno: regolatori finanziari come Lord Turner della Fsa di Londra o il governatore svizzero Jean-Pierre Roth, banchieri come Josef Ackermann di Deutsche Bank, Jamie Dimon di Jp Morgan, Ana Botìn di Santander, Georges Pauget di Crédit Agricole, capitani del «private equity» come Steve Schwarzman di Blackstone o David Rubenstein di Carlyle, capi di fondi sovrani come Bader Al Sa'ad della Kuwait Investment Authority, gestori di fondi speculativi come Arpad «Arki» Busson, il compagno di Uma Thurman. Nel gruppo rientrano anche poche figure di vertice di grandi imprese industriali americane, due manager dei gruppi informatici fornitori dei software per i nuovi titoli derivati, alcuni uomini capaci di influenzare le opinioni sulla stampa finanziaria o all'università. Fra questi il 63,5% ritiene di non aver mai fatto nulla che abbia potuto portare alla crisi. Il 5% risponde «forse » o «non saprei». Il 31,5% dice invece di sì, di aver dato il proprio contributo all'enorme bolla del credito oggi esplosa; a questi ultimi è stato quindi chiesto perché, con una scelta fra tre motivazioni: il 68,7% ha dichiarato di aver compiuto scelte errate «per eccesso di ottimismo»; il 31,3% ha spiegato, nella celebri parole di Chuck Prince, l'ex capo di Citigroup, che «bisognava continuare a ballare finché la musica andava». La terza motivazione possibile, «ingordigia di denaro», non è stata indicata da nessuno di questi uomini dal patrimonio, in certi casi, di alcuni miliardi. «Ci sono situazioni in cui tutti fanno qualcosa semplicemente perché tutti gli altri la stanno facendo» spiega Daniel Kahneman, docente di psicologia di Princeton e premio Nobel per l'economia per i suoi studi sull'emotività dei mercati finanziari. Ciò che sembrava logico nella cerchia di Davos stava gonfiando nel mondo una bolla insensata. Robert Shiller di Yale, uno dei primi economisti a prevedere la crisi, si ritiene innocente. Ma osserva: «Sono stato fra i consiglieri della Federal Reserve di New York fino al 2004 e lì ho parlato spesso della bolla immobiliare. Non ero molto ascoltato. Ma forse non ho insistito abbastanza per non sembrare un disco rotto». Shiller non fu confermato poi quando alla Fed di New York arrivò Tim Geithner, attuale segretario al Tesoro. Intanto a Davos Rubenstein di Carlyle risponde, quindi commenta i risultati del sondaggio: «Strano. Credevo che il 100% dicesse che non c'entra nulla». Federico Fubini

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Prestiti e conti in rosso, l'Italia sta meno peggio (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Metronews" del 02-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Prestiti e conti in rosso, l'Italia sta meno peggio uscito su Metro il 02/02/2009 Lascia il tuo commento! Tra tanto affanno per le notizie che vengono dal fronte dell?economia, c?è anche un po? di spazio per sentirci meno pessimisti. Facendo riferimento all?ultimo rapporto economico della Banca centrale europea scopriamo di avere come italiani un punto di forza che, in questa congiuntura, si manifesta molto utile: ovvero la nostra capacità di risparmiare e di fare meno ricorso ai prestiti. Confrontando infatti i valori dei debiti privati contratti dalle famiglie su scala europea, emerge che in generale gli italiani sono molto meno in rosso: nel 2007 il loro debito totale era pari al 30% del Pil, un terzo delle famiglie tedesche e quasi un quinto di quelle inglesi. Ma le famiglie italiane si indebitano di meno anche per comprare casa rispetto alle altre di Eurolandia. Non è per la stretta al credito o per la paura scatenata dalla crisi dei mutui subprime, ma semplicemente per la cultura finanziaria che da sempre ha contraddistinto il BelPaese: far primeggiare la formichina rispetto alla cicale e pensare, in primis, ad amici e parenti per richiedere un prestito, piuttosto che rivolgersi a banche e istituti di credito. E i numeri lo dimostrano. I dati del Bollettino mensile della Banca centrale europea dicono che i mutui contratti per finanziare le compravendite di immobili rappresentano il 17,2% del Pil italiano, un valore di gran lunga inferiore a quello degli altri Paesi dell?Ue con la sola eccezione della Slovenia, che ha adottato l?euro nel 2007, ferma al 7,7%. Questo fa sì che l?Italia sia meno esposta degli altri nell?eventualità dello scoppio di una bolla immobiliare. Un settore, quello immobiliare, tenuto sotto stretta osservazione dall?Istituto di Francoforte dopo l?esperienza americana e la crisi finanziaria innescata. E l?Italia ne esce sempre stabile anche si confrontano i prezzi: in dieci anni, tra il 1997 e il 2007, le case sono cresciute mediamente del 5%, meno della media di Eurolandia, e molto lontano dal +10% che si è registrato in Spagna e dall?8% della Francia. (A.D.R.)

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la tempesta perfetta e le colpe americane - (segue dalla prima pagina) (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Pagina 25 - Commenti LA TEMPESTA PERFETTA E LE COLPE AMERICANE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il fallimento della Lehman Brothers è stato un evento che ha cambiato le regole del gioco. Le conseguenze sono state disastrose. I credit default swaps (Cds) sono schizzati alle stelle, e l´Aig, fortemente esposta per questo tipo di titoli, si è trovata di fronte a un rischio imminente di insolvenza. Nel giro di 24 ore, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Henry Paulson, è stato costretto a fare dietrofront e accorrere in aiuto dell´Aig. Ma il peggio doveva ancora venire. La Lehman era uno dei principali operatori nel campo della carta commerciale, e anche un importante emittente. Un fondo comune monetario indipendente era in possesso di titoli Lehman e, non avendo riserve consistenti a cui attingere, si è trovato in quella situazione che nel gergo di settore viene chiamata break the buck (letteralmente, «rompere il dollaro», quando la quotazione delle azioni del fondo scende sotto la parità col dollaro). Questo ha provocato il panico tra gli azionisti e il 18 settembre i fondi monetari si sono ritrovati nell´occhio del ciclone. Il panico ha contagiato il mercato azionario. La Federal Reserve ha dovuto estendere la garanzia a tutti i fondi monetari, è stata sospesa la vendita allo scoperto di azioni di società finanziarie e il Tesoro ha annunciato un pacchetto di salvataggio per il sistema bancario da 700 miliardi di dollari (535 miliardi di euro), dando momentaneamente respiro al mercato azionario. Ma il piano di salvataggio di Paulson era stato pensato male; anzi, non era stato pensato affatto. Stranamente, il segretario al Tesoro non era preparato alle conseguenze della sua decisione di consentire il fallimento della Lehman Brothers. Quando il sistema finanziario è venuto giù, è corso al Congresso senza avere uno straccio di idea su come usare i soldi che chiedeva di concedere. Aveva solo un´idea rudimentale, mettere in piedi qualcosa di simile alla Resolution Trust Corporation degli anni 80, l´ente federale istituito col compito di acquisire e mettere in liquidazione le attività delle società di credito edilizio finite in bancarotta. Paulson ha chiesto una discrezionalità assoluta, immunità penale compresa. Come prevedibile, il Congresso ha rifiutato di concedergliela. Da più parti, compreso chi vi parla, è stata avanzata l´obiezione che il denaro sarebbe stato speso meglio iniettando azioni nelle banche invece che accollandosi i loro titoli tossici. Alla fine Paulson è arrivato per vie traverse allo stesso concetto, ma non l´ha messo in pratica nel modo giusto. La situazione del sistema finanziario ha continuato a deteriorarsi. Il mercato della carta commerciale si è praticamente fermato, il Libor è salito, i tassi di swap si sono allargati, i Cds sono esplosi e le banche d´affari e altri istituti finanziari senza accesso diretto alla Fed non sono più riusciti a ottenere prestiti alla giornata o a breve termine. La Fed ha dovuto lanciare salvagenti in ogni direzione. Era questa l´atmosfera che si respirava al momento della riunione annuale del Fondo monetario internazionale, iniziata a Washington l´11 ottobre. I leader europei se ne sono andati presto per riunirsi il giorno dopo a Parigi, dove hanno deciso di garantire, in pratica, che nessuna grande istituzione finanziaria del continente sarebbe stata lasciata al suo destino in caso di fallimento. Ma non sono riusciti ad accordarsi per una linea d´azione comune, su scala europea, e ogni Paese ha provveduto per conto proprio. Gli Stati Uniti si sono affrettati a fare lo stesso. Queste decisioni hanno avuto un effetto collaterale negativo non previsto, e cioè mettere ancora più in difficoltà quei Paesi che non erano in grado di estendere garanzie altrettanto credibili ai propri istituti di credito. L´Islanda era già al collasso. La più grande banca ungherese è stata presa di mira dai ribassisti e gli altri paesi dell´Europa orientale sono caduti precipitosamente. Lo stesso è successo al Brasile, al Messico, alle tigri asiatiche e, in misura minore, a Turchia, Sudafrica, Cina, India, Australia e Nuova Zelanda. L´euro è colato a picco e lo yen è schizzato alle stelle. Il dollaro si è rafforzato in termini di cambio ponderato. Il credito al commercio nei Paesi più periferici si è prosciugato. La volatilità dei movimenti valutari ha fatto vittime. In Brasile, i maggiori esportatori, che avevano preso l´abitudine di vendere opzioni per cautelarsi dall´apprezzamento della loro valuta, si sono ritrovati insolventi, accelerando una minicrisi locale. Prese complessivamente, tutte queste turbolenze hanno avuto un impatto drammatico sul comportamento e l´atteggiamento di consumatori, imprese e istituzioni finanziarie di tutto il mondo. Il sistema finanziario era in crisi dall´agosto del 2007, ma il grande pubblico quasi non se n´era accorto e gli affari, tranne qualche eccezione, erano proseguiti come prima. Tutto è cambiato nelle settimane che hanno fatto seguito al 15 settembre 2008. L´economia globale è andata giù come un sasso, ed è diventato evidente quando hanno cominciato ad arrivare le statistiche relative a ottobre e novembre. L´effetto ricchezza è stato colossale. I fondi pensione, i fondi delle donazioni delle università e le associazioni di beneficenza nel giro di un paio di mesi hanno perso tra il 20 e il 40 per cento del loro patrimonio, e questo prima che uscisse fuori lo scandalo Madoff, da 50 miliardi di dollari. La consapevolezza che siamo di fronte a una recessione lunga e pesante (consapevolezza che a sua volta aggrava ancor di più la situazione), forse a una vera e propria depressione, è diventata moneta corrente. Di chi è la colpa? La Fed ha reagito con forza alla crisi, portando il tasso di interesse principale quasi a zero a dicembre, e imbarcandosi in politiche espansive quantitative. L´amministrazione Obama sta preparando una pacchetto di stimoli all´economia dell´ordine di 800 miliardi di dollari (610 miliardi di euro), più varie altre misure draconiane. La risposta internazionale è stata meno vigorosa. Il Fmi ha approvato la creazione di un nuovo strumento finanziario per consentire ai Paesi periferici con i conti in ordine di prendere in prestito senza condizioni somme pari a cinque volte la loro quota. Ma le cifre sono modeste e c´è reticenza a chiedere questi prestiti per paura di essere bollati. Il risultato è che questo strumento rimane inutilizzato. La Fed ha aperto linee di swap a beneficio di Messico, Brasile, Corea del Sud e Singapore. Ma Jean-Claude Trichet, il presidente della Banca centrale europea, ha inveito contro l´irresponsabilità di bilancio e la Germania resta esplicitamente contraria a creare troppa moneta, per timore che misure simili possano preludere a pressioni inflazionistiche in futuro. Atteggiamenti tanto divergenti rendono molto difficile giungere a un´azione internazionale concertata, e il rischio è che questo arrivi a minare la moneta unica europea e a provocare grosse oscillazioni nei tassi di cambio. Analizzando a posteriori, la bancarotta della Lehman Brothers è comparabile ai fallimenti delle banche che avvennero negli anni 30. Come è stato possibile che tutto questo sia stato lasciato succedere? La responsabilità è direttamente delle autorità finanziarie, in particolare il Tesoro e la Fed, che sostengono di non avere l´autorità legale per intervenire. Ma è una scusa che non sta in piedi. In una situazione di emergenza potevano, e dovevano, fare tutto il necessario per impedire il crollo del sistema, come hanno fatto in altre occasioni. Sta di fatto che hanno lasciato che accadesse. Perché? Vorrei fare un distinguo tra Paulson e il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke. Era Paulson ad avere titolo a intervenire, perché la Lehman Brothers, essendo una banca d´affari, non era sottoposta alla giurisdizione della Fed. La mia opinione è che il segretario al Tesoro fosse riluttante a usare i soldi dei contribuenti, perché sapeva che questo avrebbe comportato un maggior controllo da parte dello Stato e lui era un autentico fondamentalista del libero mercato. Era convinto che per tirare i mercati fuori dai guai si potessero usare gli stessi metodi e strumenti che li avevano portati in quella situazione. E la conseguenza è stata il suo piano abortito di creare una super "società veicolo" (Siv, special investment vehicle) per rilevare tutte le altre società veicolo fallite. Era un adepto della dottrina che sostiene che i mercati hanno una capacità di adattamento superiore a quella di qualunque singolo attore. Deve aver pensato che i mercati avessero avuto sufficiente preavviso per prepararsi al fallimento della Lehman Brothers, considerando che arrivava sei mesi dopo la crisi della Bear Stearns. Ecco perché, quando i mercati sono collassati, Paulson non aveva pronto un piano B. Bernanke era meno ideologizzato. Venendo da un contesto accademico, l´esplosione della superbolla lo ha colto impreparato. Il presidente della Fed aveva affermato che la bolla immobiliare era un fenomeno isolato, che avrebbe potuto provocare perdite fino a 100 miliardi di dollari (75 miliardi di euro), facili da assorbire. Non si è reso conto che la teoria dell´equilibrio aveva una falla fondamentale, e di conseguenza non è riuscito a prevedere che i vari metodi e strumenti basati sul falso presupposto che le deviazioni dei prezzi da un equilibrio teorico avvengono in modo casuale sarebbero falliti uno dopo l´altro nel giro di breve tempo. Ma Bernanke è uno che impara in fretta. Quando ha capito quello che stava succedendo, ha reagito abbassando drasticamente i tassi di interesse, prima a gennaio e poi a dicembre dello scorso anno. Purtroppo, questo apprendimento è cominciato troppo tardi ed è sempre rimasto un passo indietro rispetto al corso degli eventi. Ecco perché la situazione ha finito per sfuggire di mano. Ora che il fallimento della Lehman Brothers ha prodotto, sul comportamento di imprese e consumatori, gli stessi effetti dei fallimenti delle banche negli anni 30, la nuova amministrazione Obama si trova a fare i conti con problemi ancora maggiori di quelli che dovette fronteggiare il presidente Roosevelt. I debiti in sofferenza nel 1929 ammontavano complessivamente al 160 per cento del Pil, salendo al 260 per cento nel 1932 a causa dell´accumulo di debito e del calo del Pil. Siamo entrati nella crisi del 2008 con crediti in sofferenza pari al 365 per cento del Pil, e sono destinati a crescere fino al 500 per cento. E questi calcoli non tengono conto dell´uso diffuso dei derivati, che erano assenti negli anni 30 ma che oggi complicano immensamente la situazione, specialmente nel mercato dell´immobiliare. L´aspetto positivo è che possiamo trarre insegnamenti dall´esperienza degli anni 30 e dalle ricette di John Maynard Keynes. Questo è il primo di quattro articoli dedicati da George Soros, presidente del Soros Fund Management, alla crisi economico-finanziaria in corso Copyright: Project Syndicate, 2009 www. project-syndicate.org Traduzione di Fabio Galimberti

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Ptcp 1 / Una moratoria (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere delle Alpi" del 04-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Ptcp 1 / Una moratoria Ptcp 1 / Una moratoria su sprechi e consumi SIAMO profondamente preoccupati della presa di posizione di molti sindaci della provincia di Belluno nei confronti della delibera della provincia per l'adozione del Ptcp. Queste posizioni non solamente manifestano la volontà politica del controllo del territorio bellunese a scopo elettorale e speculativo, ma ancor più grave non tiene conto che sono state proprio le politiche di questi sindaci che ci hanno portato sia all'abbandono della montagna sia a una delle più grandi crisi dell'edilizia degli ultimi decenni. Il problema è solamente politico perché proprio su questa piattaforma si confrontano due visioni di come gestire i nostri comuni e la nostra provincia. Di fronte alla crisi e a centinaia di abitazioni invendute, a capannoni vuoti, alla perdita ogni anno, per la provincia di Belluno, di oltre mille residenti, con l'iniziato esodo di molti extracomunitari in altre regioni in cerca di lavoro e la cassa integrazione per migliaia e migliaia di lavoratori, preoccuparsi di nuove aree o immettere nuove costruzioni determinerà un crollo dei prezzi gravissimo, che metterà in ulteriore crisi tutto il settore dell'edilizia. Se siamo tutti d'accordo che questa crisi sarà di grande mutamento non solamente economico ma strutturale per le nostre comunità, continuare a pensare in termini speculativi come 30 anni fa ci porterà solamente al disastro. La crisi c'è e si deve ragionare con nuovi presupposti e fermare con una moratoria qualsiasi progetto in attesa di maggiori informazioni sui danni che deriveranno da questa crisi, sarebbe saggio come ipotizzare di fare dei ricorsi al Tar, sempre con i soldi dei cittadini, piuttosto che sostenere le famiglie in difficoltà è demenziale. Se il capofila di questi sindaci è l'ingegnere sindaco Bruno Zanolla desideroso di sedere in Provincia, siamo proprio in un bel guaio visti che il primo cittadino di Quero è il promotore di qualsiasi aggressione alla provincia di Belluno come urbanizzazione ad oltranza, miniere, cave, fonderie e inceneritori. Vittorio Alberti Capogruppo di minoranza QUERO Ptcp 2 / Progresso contro conservazione del territorio HO LETTO con particolare attenzione le dichiarazioni del direttore dell'Unione artigiani e piccola industria di Belluno relative alla questione Ptcp e allo spiacevole clima di tensione creatosi tra gran parte dei Comuni e la Provincia. Le considerazioni puntuali da lui elaborate sono facilmente condivisibili ancorché limitate ad alcuni argomenti giustamente d'interesse delle categorie rappresentate. Purtroppo, il ragionevole invito al dialogo rivolto alle parti in causa non è a mio avviso la soluzione al problema, bensì un lodevole tentativo destinato purtroppo a fallire. Quanto sopra non tanto per indisponibilità delle parti, bensì per una visione del futuro di questa provincia in termini di sviluppo e di permanenza della popolazione assai diverso tra i soggetti e quindi inconciliabile. Da una parte l'amministrazione Reolon impegnata strenuamente a una ossessiva conservazione del territorio bellunese con il tentativo di creazione di un super-Comune gestito da Palazzo Piloni, con i "veri" Comuni relegati al ruolo di meri gestori di servizi (disegno peraltro confermato dal presidente in occasione dell'ultima seduta del consiglio provinciale). Dall'altra i Comuni a rivendicare il ruolo loro attribuito dalla legge, con specifiche ed importanti prerogative, risorse, dignità e progettualità. Una visione, la prima, che non posso assolutamente sostenere e condividere, antitetica e inconciliabile con la seconda. A questo punto, anche se risulta più difficile, è preferibile non illudere la popolazione e le imprese con improbabili scenari di dialoghi proficui tra Comuni e Provincia, e immaginare quindi un definitivo "assestamento" della questione con le elezioni per Palazzo Piloni del quasi imminente mese di giugno. Tra l'altro, per completezza dell'informazione, va precisato che il consiglio provinciale potrà esprimere soltanto un parere sulle osservazioni presentate e il Piano, purtroppo, fino alla decisione della Regione Veneto (ma quanti mesi od anni trascorreranno?), resterà immutato nelle pesanti norme di salvaguardia e nelle pesanti norme di tutela. A meno che, e per quanto mi riguarda si sfonderebbe una porta aperta, i Comuni non decidessero di ritirare il ricorso al Tar e Palazzo Piloni, per contro, optasse per una revoca immediata dell'adozione. Questo però, purtroppo, è soltanto un sogno o quantomeno una grande utopia. Matteo Toscani Consigliere provinciale Quel sangue innocente macchia le istituzioni DOPO la cosiddetta Cura Di Bella, dopo Welby, ora l'autorità giudiziaria punta a giustiziare una persona indifesa. Come può un cittadino normale non macchiarsi di quel sangue innocente? Non serve gridare il proprio dissenso. L'istituzione usa i "suoi" soldi per praticare una cura talmente insana da portare alla morte per fame. Una decina di giorni di tribolazioni, mentre, diremo con ostinazione, che non sente il dolore, che i suoi movimenti sono involontari. Qualcuno dice che è morta 17 anni fa, allora la seppelliscano direttamente? Eppure l'art. 32 parla di interesse pubblico alla salute che in essa i cittadini hanno un diritto fondamentale; qualora essi non la tutelassero sufficientemente la legge potrebbe obbligarli. Qualcuno ha pervertito il principio affermando la libertà di cura individuale, quale servizio istituzionale. Libere cure... anche inefficaci o mortali? No, Grazie. Preferisco le cure che sanano. Gli interventi legittimamente praticati ed irreversibili, vanno obbligatoriamente mantenuti. Non possiamo mettere e togliere polmoni artificiali, protesi, peace-maker ed altro a piacimento. L'istituzione mantiene e tutela la salute. Se qualcuno ritiene che si è superata la misura, intervenga lui stesso che sa come, quando e fino a dove intervenire. A casa nostra ognuno pratica i propri vizi a proprie spese e sotto la propria responsabilità. Le istituzioni collettive prestano servizi praticabili, comprensibili, comunicabili alla comunità, non a gusto personale. Resta la domanda: perché sono obbligato a macchiarmi di quel sangue innocente? Non c'è alcun limite al dispotismo di Stato; come in un campo di concentramento dobbiamo essere ben disciplinati, acquiescenti e cooperare per la nostra migliore custodia, fino alla morte. Migliore dal punto di vista del custode, naturalmente. Un cittadino "sovrano" come può dissociarsi? Luigi Sabatini SEDICO Siete sicuri che la crisi sia colpa del liberismo? DI QUESTI tempi l'opinione pubblica ha messo sul tavolo degli imputati, con l'accusa d'aver scatenato la crisi finanziaria che si sta ripercuotendo nell'economia reale, il liberismo. L'intervento statale è richiesto da tutti per riparare il danno causato dal mercato. Vorrei però portare alla vostra attenzione alcuni fatti che stanno alla base di quella che si sta prospettando una crisi profonda e grave: - Freddy Mac e Fanny Mae, i colossi finanziari salvati dal governo americano, avevano il monopolio nella creazione di titoli da immettere nel mercato, prendendo come base i mutui c.d. "prime", ossia che rispettano un dato standard qualitativo. Poiché questi colossi erano sponsorizzati dal Governo Americano, potevano ottenere finanziamenti a prezzi ben più bassi rispetto alla concorrenza privata (questo è il perché del monopolio). La concorrenza, per sopravvivere, si è dovuta spostare nella nicchia, che poi è diventata voragine, dei mutui c.d. "sub-prime", ovverno che non rispettano uno standard qualitativo, e i c.d. "jumbo-prime", ossia quei mutui per immobili di lusso, considerati anch'essi a rischio elevato. La spinta a ribasso della "qualità del credito" è peggiorata quando il governo ha ridotto i requisiti minimi per l'erogazione dei mutui ipotecari. - L'abbassamento dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Americana (ma è successo anche in Europa) a seguito degli attentati dell'11/9 ha diminuito in maniera ingente il costo del denaro, rendendo possibile ottenere mutui (i più a tasso variabile) a saggi bassissimi. Questo fatto è ormai riconosciuto da gran parte degli economisti come causa principale e presupposto fondamentale della crisi, perché senza risorse in eccesso da investire non vi può essere una bolla. - I bassi tassi di interesse, uniti ad un settore immobiliare in espansione, hanno spinto gli americani a investire sul mattone, cosa incentivata dal governo mediante decreti, contraendo mutui, creando la bolla ed alimentando i titoli costruiti sui mutui ipotecari. Titoli la cui qualità del mutuo sottostante andava sempre diminuendo, arma che le agenzie di rating continuavano a valutare a basso rischio. Infine, vorrei farvi notare come la bolla immobiliare sia scoppiata anche in Spagna, dove il liberismo è sicuramente minore che negli USA. Il mercato ci avrà sicuramente messo del suo, ma sicuramente non da solo. Quello che mi preme è solo far notare come quello che l'Opinione considera liberismo è tutto fuorché scevro dall'ingerenza statale. Ma allora che liberismo è? Vittorio Tison Marzio sentiva il mio amore LASCIAMO per un attimo le europee, mi scuserà il segretario, e rivolgiamo un pensiero non ad Eluana....ma ad una vita che per volontà della magistratura terminerà....e terminerà con il dolore della fame e della sete. Vedete oggi voglio dirvi di un segreto che ho tenuto per me in questi 10 anni, ma che forse oggi è giusto che sia pubblico, un segreto che vorrei tanto far giungere al papà di Eluana, ma non sò come fare. Dopo un anno dalla morte di mio figlio, sono tornata a salutare i medici della rianimazione che tanto si erano prodigati, sotto il profilo medico e umano, e in quell'occasione il primario mi fece entrare nel suo studio dicendomi che aveva bisogno di farmi una confidenza. Esordì con il dire "Vede signora quello che sta per dirle non ha una spiegazione scientifica. E io in questi mesi mi sono chiesto tante volte come sia potuto succedere... Ma è successo..... Marzio era in coma depassè...(insensibile a qualsiasi tipo di stimolo) eppure ogni qual volta lei entrava nella stanza e solo lei (della serie neanche mio marito) i valori di Marzio impazzivano. Marzio sentiva la sua presenza. Ho saputo quindi che mio figlio mi ha amato sino all'ultimo istante e sapeva che io ero accanto a lui. Se potessi andrei in Friuli, ma ho paura....paura di varcare quella soglia che appartiene ad Eluana. Ma vorrei tanto che in tanti potessero leggere: vivi come se tu dovessi morire subito, pensa come se tu non dovessi morire mai. Titti Monteleone Invece di criticare la Lega risolvete i problemi del Pdl FA PIACERE che il coordinatore comunale del Pdl, ribattezzato dal sindaco Prade "partito degli ectoplasmi", non perda occasione per criticare qualche esponente della Lega Nord, sia esso consigliere comunale, assessore, deputato o ministro. Fa piacere che l'amico Orazio Da Rold si senta legittimato, da imprenditore agricolo, a contestare le azioni di Luca Zaia, trasversalmente apprezzate dagli addetti ai lavori. E fa ancora più piacere che ringrazi il ministro Raffaele Fitto, guarda a caso esponente del suo partito. Vorrà dire che, d'ora in avanti, gli alleati del Pdl e gli agricoltori che condividono le parole di Orazio Da Rold si faranno rappresentare da Raffaele Fitto, già presidente della Regione Puglia, noto veneto che difende le istanze del nord e in particolare della nostra regione. Siamo certi che i risultati saranno grandiosi, altro che quelli raggiunti dal ministro Luca Zaia, che finalmente risolve una questione vecchia di 25 anni, quello stesso Zaia che nello stendere il piano di sviluppo rurale del Veneto ha voluto destinare alla montagna circa il 35% dei fondi disponibili. Capiamo che il successo elettorale della Lega Nord e l'ascesa registrata nei sondaggi spaventino anche il coordinatore comunale del Pdl, che il "partito degli ectoplasmi" sia in perenne difficoltà, che non sappia trovare un equilibrio interno tale da permettere al sindaco e alla giunta del capoluogo di governare serenamente. Capiamo che sia più facile sparare addosso agli alleati che guardare ai dissidi in casa propria, ma in vista dei prossimi appuntamenti elettorali questo atteggiamento astioso non è sicuramente una premessa incoraggiante per le trattative che andremo ad affrontare. Forse è meglio che Orazio Da Rold e i suoi amici di partito si diano una calmata, che evitino di criticare inutilmente gli esponenti della Lega Nord e che pensino prima di tutto a risolvere i noti problemi interni. Franco Gidoni Deputato Lega Nord

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In tribunale boom dei fallimenti All'asta un immobile al giorno (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 05-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

In tribunale boom dei fallimenti All'asta un immobile al giorno I segnali arrivano giorno dopo giorno, a testimoniare le enormi difficoltà che incontrano sia le famiglie sia le imprese alle prese con gli effetti devastanti della mancanza di liquidità. Il mercato del mattone tira il freno nonostante le previsioni di ribasso dei prezzi. E, di conseguenza, arranca anche quello dei mutui. I fallimenti registrano un incremento robusto, e in crescita sono anche i numeri relativi alle esecuzioni immobiliari. Nel 2008 è andata all'asta una casa al giorno. Importanti indicatori del progressivo peggioramento dell'economia mantovana arrivano dalle aule di giustizia e dalle bacheche del tribunale. Un primo dato. Nel giro di un anno i fallimenti in provincia sono cresciuti a dismisura, facendo segnare un balzo in avanti del 58%. Nel 2007 erano state 26 le aziende che avevano consegnato i libri contabili ai giudici, nel 2008 sono diventate invece 41. Altri numeri, quelli che riguardano le esecuzioni immobiliari. Il confronto tra il 2007 e il 2008 registra un aumento del 26% delle case che finiscono all'asta giudiziaria quando il proprietario, strangolato dai debiti, deve dire addio alla propria abitazione. Un altro dato riguarda il calo dei prezzi delle case. Analisti e uffici studi delle immobiliari hanno stimato, per il 2009, una riduzione compresa tra il 3 e il 6% nella realtà mantovana, almeno per quanto riguarda centro città e prima periferia. Anche se il prezzo del mattone è destinato a sgonfiarsi - avvertono però gli addetti ai lavori - il comparto immobiliare farà fatica. Troppe difficoltà per chi deve comprar casa: l'accesso al credito, sempre più selettivo, non aiuta. Il resto lo fa il clima di sfiducia che regna tra le famiglie.

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Banche: gli analisti vedono buone opportunità a Piazza Affari pag.1 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 05-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Banche: gli analisti vedono buone opportunità a Piazza Affari PRIMO PIANO, clicca qui per leggere la rassegna Di Alberto Susic , 05.02.2009 18:10 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! soprattutto sul potenziale di ristrutturazione. Ad offrire spunti di riflessione sul settore bancario italiano sono stati proprio quest?oggi gli analisti del Credit Suisse che nel complesso si sono espressi in termini piuttosto positivi. Il broker elvetico ritiene che le banche italiane siano attraenti nell?ambito del panorama europeo principalmente per due motivi. Da una parte gli utili sono soggetti ad una minore volatilità per la ridotta esposizione all?investment banking e dall?altra i vari istituti hanno ancora la possibilità di ridurre la loro base di costo. Da non trascurare inoltre il fatto che il nostro Paese, a differenza di altri, non è alle prese con una bolla immobiliare. Nonostante ciò il Credit Suisse ha rivisto al ribasso le stime sull?utile per azione delle banche, in media del 7% per il 2008, del 30% per l?anno in corso e del 26% per il 2010. Questa decisione riflette non solo il progressivo deterioramento dell?outlook economico ma anche il calo maggiore delle attese dell?Euribor, basti pensare che quello a tre mesi è tornato in poco tempo sui livelli di metà 2004. Tra i titoli di Piazza Affari, gli analisti conservano una view molto positiva su Unicredit e Intesa Sanpaolo, tanto che per entrambi viene reiterata la raccomandazione ?outperform?. Per le azioni dell?istituto di Piazza Cordusio il prezzo obiettivo è sceso da 2,7 a 2,2 euro, mentre per Intesa Sanpaolo c?è stata una revisione del target price da 3,2 a 3,3 euro. Nessun entusiasmo invece per Ubi Banca, al quale viene accordata una raccomandazione ?neutral? con un fair value rivisitato al ribasso da 13,4 a 10 euro. Decisamente più cauta la view su Banco Popolare e Banca Monte Paschi che per il Credit Suisse sono due titoli da cui è preferibile mantenere le distante. Per entrambi infatti il rating assegnato è ?underperform? con segue pagina >>

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La capitale mondiale dell'agonismo Così gli sceicchi guardano al futuro (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unita, L'" del 06-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

La capitale mondiale dell'agonismo Così gli sceicchi guardano al futuro Tra i dolci rilievi dell'isola, la prima fila l'ha presa la Ferrari: un parco a tema, novità mondiale, per una spesa di 600 milioni di dollari. Con annesso circuito: Yas Marina, una pista di cinque chilometri e seicento metri, dove il prossimo primo novembre la Formula 1 farà il suo fragoroso esordio con il Gran Premio di Abu Dhabi. Abu Dhabi e Londra sono i poli. Il 2009 e il 2012 l'arco di tempo. Con iridescenze da arcobaleno, la bolla sportiva volteggia tra queste coordinate. Gonfiata allo stremo da mecenati globali, impegnati a collocare e far fruttare patrimoni esuberanti. Se in Medio Oriente lo sport tocca l'apogeo, in Occidente squillano i primi segnali d'allarme. Londra in bolletta comincia quasi a pentirsi di aver ottenuto i prossimi Giochi olimpici. Pragmaticamente si rifà i conti e tira a risparmiare. L'isola di Yas, perla di un arcipelago artificiale dell'emirato Abu Dhabi di 2500 ettari, è il laboratorio di un ciclopico esperimento turistico-sportivo. Un progetto multimiliardario, firmato Aldar Properties. Cemento a volontà. Venti alberghi di lusso, ville, appartamenti, porto turistico. E tutto quanto di meglio l'industria del tempo libero può offrire a turisti embedded: due campi da golf, uno da polo, un maneggio, 300.000 metri quadrati di centro commerciale, un parco acquatico, un parco attrazioni della Warner Brothers. Dal mare del Golfo Persico su cui incombe, Abu Dhabi, capitale dell'emirato omonimo, innalza verso il cielo una fantastica muraglia di vetrocemento da far impallidire lo skyline di New York. L'isola di Yas è a una trentina di minuti. La Aldar prevede di chiudere i lavori entro il 2014. Nel piano anche un'autostrada extralarge (dodici corsie), che dall'aeroporto raggiunga, toccando le isole Yas e Saadiyat, la capitale. L'immensa ricchezza di Abu Dhabi ha carattere doppiamente liquido. Deriva dal petrolio. Il novanta per cento dei due milioni e mezzo di barili- il dieci per cento delle riserve mondiali- confezionati ogni giorno dagli Emirati arabi uniti esce dalle viscere di questo minuscolo paese, un milione scarso di sudditi dello sceicco Mansur bin Zayed al Nahyan. Bene destinato a evaporare. Gli sceicchi lo sanno. E si tutelano con investimenti diversificati in cui incanalano proventi giganteschi. Strategia che ha nello sport un asse portante. Così l'Abu Dhabi Motor Management ha convinto il re Mida della Formula 1, Bernie Ecclestone, a far sbarcare nei prossimi sette anni i suoi prototipi e i suoi campioni sull' isola di Yas. Dal 2006 l'emirato ospita una delle tappe del circuito europeo di golf, sport tanto compassato quanto lucrosissimo. Nel ciclismo, è pronta l'Abu Dhabi Race of Champions, un giro degli emirati arabi. Per calamita uno stratosferico premio per il vincitore: un milione di dollari, cifra inimmaginabile anche per chi trionfi nello stesso anno a Giro e Tour. Zayed al Nahyan stravede per l'ippica; e i suoi cavalli, con la mano esperta del fantino Lanfranco Dettori, hanno trionfato in tutti gli ippodromi del mondo. In cima ai pensieri degli sceicchi c'è, comunque, il calcio. Per ora si sono accontentati del Mondiale per club, la vecchia Coppa intercontinentale; quest'anno e il prossimo si disputerà negli Emirati arabi uniti. Ma guardano lontano. Ed hanno messo piede sul vecchio continente. L'Abu Dhabi United Group ha prelevato una squadra decotta, il Manchester City, e lavora per inserirla nell'olimpo calcistico internazionale. Contrappunto mesto all'euforia finanziaria degli emirati, le angustie dell'Occidente. Le olimpiadi del 2012 sono diventate una grana. «Avessimo saputo allora quello che sappiamo oggi, quasi sicuramente avremmo lasciato perdere», commenta amara Tessa Jowell, ministro per i Giochi. Le stime del 2005 in tre anni sono state sbriciolate. Gli sponsor cominciano a liquefarsi. Il maggiore, il gruppo canadese Nortel Networks (infrastrutture per telefonia mobile), è alle prese con la bancarotta. Guai grossi che mettono in forse le olimpiadi invernali di Vancouver, del 2010, e appunto i Giochi inglesi. Altri sponsor di primo piano fiutano l'aria e sono pronti a tagliare la corda. Non resta che limare. Dare veste spartana ai progetti. Il villaggio olimpico, nel settore est della città, subisce una forzata cura dimagrante. L'australiana Lend Lease Corp, ramo immobiliare, si era accollata un terzo della spesa. In cambio, a olimpiadi concluse, avrebbe potuto rivendere gli appartamenti. Ora si è tirata indietro. Il villaggio dovrà ospitare 17.000 atleti. Erano previsti 4.300 alloggi. Sono stati ridotti a 3.000 e lo Stato ha già dovuto tirar fuori di suo decine di milioni. La costruzione del centro stampa, affidata al gruppo britannico Carillion, appare oggi troppo onerosa. In fondo, si è pensato, i giornalisti potrebbero comodamente lavorare nel centro commerciale di Stratford City, a due passi dal villaggio. Dalla Gran Bretagna arrivano voci inquietanti anche da altre direzioni. Il calcio, sempre più terra di conquista di tycoon stranieri, boccheggia. Se il Manchester City ha l'assegno facile, squadre di rango annaspano. Malcom Glazer, proprietario americano del Manchester United, non sa come restituire gli 800 milioni presi in prestito per comprare la squadra. I texani Tom Hicks e George Gillet, padroni del Liverpool, hanno il fiato delle banche sul collo. Il magnate russo Roman Abramovich, pioniere della colonizzazione col Chelsea, rigetta sdegnato le voci di cessione, ma consistenti grattacapi finanziari lo indurrebbero a passare la mano. Qualche grado di latitudine più in là, le cose non vanno meglio. Dal Deportivo La Coruña al Malaga e al Racing di Santander, molte squadre spagnole cercano invano sponsor; così il Valencia si trova con l'acqua alla gola per i debiti. In Francia, l'Olympique di Lione è alle prese con un titolo azionario ridotto a carta straccia. La carestia non risparmia nessuno. La Formula 1 è alle prese con sponsor sempre meno motivati, team in fuga, politica di austerity. Al via quest'anno ci saranno solo diciotto macchine, a un pelo dal minimo indispensabile per gareggiare. Banche e assicurazioni, tra i principali finanziatori del tennis internazionale, dai Master alla Coppa Davis, con la crisi hanno altre gatte da pelare; in agosto la Pacific Life (assicurazioni) ha levato la propria firma al torneo di Indian Wells. Sempre dagli Usa, la leggendaria Nba (lega del basket) per ora si limita a rispedire a casa gli impiegati. Ma la Wnba, la lega femminile, piange il decesso della superscudettata Houston Comets. Da ultimo ma non ultimo, lo sportivo più pagato al mondo, il golfista Tiger Woods (patrimonio che vola verso il miliardo di dollari), ha dovuto ingoiare il rospo dell'addio della General Motors. Un crepitio sinistro giunge dalla bolla, dilatata oltre i limiti. Lascia presagire disastri imminenti. Una replica, non meno disastrosa, delle evoluzioni sciagurate della bolla immobiliare. La gara di Formula 1 che a novembre, sullo sfondo rapinoso dell'Oceano Indiano, darà il battesimo al circuito di Yas Marina, potrebbe rappresentare l'inizio della fine. Un valzer struggente sulla tolda del Titanic.

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Tronchetti: mattone senza credito, ma non crollerà (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere della Sera" del 06-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2009-02-06 num: - pag: 31 categoria: REDAZIONALE Il gruppo Pirelli Tronchetti: mattone senza credito, ma non crollerà MILANO — Marco Tronchetti Provera non vede all'orizzonte alcuna discesa nel prezzo degli immobili in Italia. In calo, semmai, sono le materie prime necessarie all'altra attività portante della Bicocca: i pneumatici. Così ieri il presidente di Pirelli a margine della sua audizione alla Camera. Tronchetti ha spiegato di non attendersi alcun crollo del prezzo delle case, perché in Italia «non c'è stata alcuna bolla speculativa» come accaduto in molti altri paesi, dagli Usa alla Spagna. «Il mercato non si muove perché non ci sono finanziamenti, ma le variazioni dei valori sono modeste. Non ci sono e non ci saranno "sgradinamenti" significativi». Insomma, «non c'è ragione di vedere una caduta» dei prezzi in Italia, come anche in Germania, l'altro mercato importante per Pirelli Re. Quanto ai pneumatici, «il prezzo delle materie prime è sensibilmente sceso negli ultimi mesi. Presto andranno in esaurimento gli stock in magazzino e da fine febbraio, inizio marzo si riuscirà dunque ad avere un prezzo medio in linea con i prezzi attuali delle materie prime, che sono più bassi». Tronchetti ha infine ribadito che, non appena ci saranno le condizioni di mercato, cederà l'1,3% di Telecom. Il presidente del gruppo Pirelli Marco Tronchetti Provera

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Chi ci guadagna con la crisi anche in piena recessione (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 07-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Chi ci guadagna con la crisi anche in piena recessione STARBUCKS, la leggendaria catena del caffè e degli yuppies, taglia 7 mila posti e 300 negozi. McDonald's, il re degli hamburger, apre 300 ristoranti e assume 12 mila persone. Non è solo la storia divergente di due aziende, ma di come la crisi che scuote il mondo stia stravolgendo i nostri stili di vita. Alle spalle le luci soffuse, l'atmosfera rilassata, la scelta tra un (costoso) caffè della Colombia e un (costoso) caffè dell'Ecuador, con il Mac sulle ginocchia a chattare con gli amici. E' il momento delle luci crude, i tavoloni di formica affollati, i panini politicamente scorretti, da consumare in fretta, ma spendendo poco. Dal superfluo al necessario. Come dicono sconsolati gli analisti di Goldman Sachs, esaminando il bilancio sconfortante di Polo Ralph Lauren, un simbolo del vestire con classe, nei consumatori l'aspirazione ("con questa cosa faccio un figurone") è stata sostituita dalla disperazione ("ma davvero devo spendere tutti questi soldi?"). Un rapporto sui consumi di una grande banca, Credit Suisse, sottolinea che l'unico comparto che regge è l'alimentare: a mangiare non si rinuncia. Tutto intorno, la spirale della deflazione è nel suo giro più maligno: i prezzi scendono, ma non abbastanza da stimolare la domanda. In Inghilterra, a dicembre, le vendite di beni non alimentari sono aumentate del 4 per cento. Ma i relativi incassi sono diminuiti dell'1,4 per cento, devastando i bilanci delle aziende e avvitando di più verso il basso la spirale della deflazione. Non c'è da sorridere, comunque, per nessuno. Negli Stati Uniti, Saks e Neiman Marcus, gli Starbucks dell'abbigliamento, hanno visto a dicembre le vendite scendere fra il 20 e il 30 per cento, nonostante i saldi iniziati, spesso, il pomeriggio della vigilia di Natale. Wal-Mart, il McDonald's della grande distribuzione, le ha aumentate, ma solo dell'1,7 per cento. Dice Giorgio Santambrogio, direttore generale al marketing di Interdis, una grande catena di supermercati italiana, con quasi 3 mila punti vendita: "Un fatturato che regge è già un successo". L'esempio più immediato lo troviamo nei luoghi che del risparmio - la carta vincente, oggi, per i consumatori - fanno la loro ragion d'essere. I mercatini dell'usato, online e sulle bancarelle, vanno alla grande e soddisfazione c'è anche nel più grande dei mercati dell'usato: l'auto. L'anno scorso, gli italiani hanno comprato quasi 3 milioni di macchine usate, contro poco più di 2 milioni di macchine nuove. Ormai, si vendono (comprese quelle cedute ai concessionari quando si acquista un'auto nuova) 138 macchine usate ogni 100 nuove. Anche l'usato, in realtà, dall'autunno, secondo le stime di CarNext, una società del settore, ha subito una flessione nei numeri venduti, ma meno di un terzo, rispetto a quanto è avvenuto nel nuovo. E, intanto, la quota del fatturato, rispetto al nuovo, si allarga: nel 2008, i rivenditori di auto usate hanno incassato 24 miliardi di euro, il 56 per cento del giro d'affari delle auto nuove. Dove, a salvarsi, sono state solo le superutilitarie e quelle che, almeno, con gpl o metano, risparmiano sul carburante. Piano, però, a generalizzare l'effetto-risparmio. Se, in effetti, il parametro decisivo è l'incrocio fra prezzo e necessità, sembrerebbe logico dedurre che, anche al di là dell'auto, i meglio attrezzati a galleggiare sulla crisi siano i profeti del discount, gli alfieri del prezzo scontato, spesso giganti globali: Wal-Mart, Carrefour, Tesco, Metro. E le loro repliche locali. Ma la psicologia dei consumatori è più complicata di così e la crisi morde in modo più selettivo. In termini generali, questa è l'era del discount: secondo i dati della Nielsen, nella prima metà del 2008, il 63,5 per cento degli italiani è andato a fare la spesa nei discount. Dallo scorso luglio, questa quota è salita al 72 per cento. Eppure, un gigante degli ipermercati, paradiso del prezzo basso, come Carrefour, nel 2008 ha visto diminuire di quasi il 2 per cento le sue vendite in Italia e ha dovuto ridimensionare drasticamente il suo grande ipermercato della Romanina, nella capitale. Metro sta tagliando il personale. Che succede? Ce lo fa capire Alessandro, direttore del discount Tuo a Roma, nel quartiere Gianicolense: "Noi - dice - più o meno vendiamo come prima. Ma sa qual è la differenza, rispetto ad un anno fa?" Con il mento indica i clienti che si muovono fra gli scaffali spartani: "Vediamo ogni giorno le stesse facce. Prima venivano una volta a settimana e riempivano il carrello. Adesso, vengono ogni giorno e se ne vanno con una bustina". "E' finita - spiega Santambrogio - l'epopea della shopping expedition, quando si partiva per riempire il bagagliaio della macchina con la spesa per un mese". Il consumatore italiano non pensa di potersi permettere progetti di spesa per più di due-tre giorni. "Noi - dice Santambrogio - facciamo più scontrini, ma ognuno per una cifra inferiore a prima". Nielsen conferma: lo scontrino medio dei discount è passato da 69,7 a 63,6 euro. A soffrirne sono proprio gli ipermercati alla periferia delle città: il viaggio non vale più la pena. Le analisi di mercato di Infoscan dicono che, a novembre (ultimo dato disponibile prima che le vendite venissero drogate dallo shopping natalizio), gli ipermercati hanno venduto l'1,6 per cento in meno, rispetto ad un anno prima, e incassato il 3,1 per cento in meno. I supermercati, secondo Santambrogio che, da Interdis, segue marchi come Dimeglio e Sidis, in particolare quelli di quartiere, sono meglio in grado di adattarsi alle caratteristiche della clientela locale, ad una prevalenza di clienti anziani, piuttosto che di coppie con figli. Infoscan registra che, a novembre, gli incassi dei supermercati sono cresciuti dell'1,7 per cento rispetto al 2007. Il consumatore italiano, insomma, pensa in piccolo e tira la cinghia. Tuttavia, i contorni della crisi italiana sono ancora fluidi e incerti. Gennaio è il mese dei saldi e delle tredicesime ancora in tasca, la massa dei precari tagliati il 31 dicembre ha ancora un mese di stipendio, le ondate di licenziamenti e di cassa integrazione si stanno materializzando solo adesso. Il picco della crisi deve, forse, ancora arrivare. Oppure la crisi italiana sarà diversa da quella dei paesi dove, oggi, sta colpendo più duro. Stefano Beraldo, amministratore delegato del gruppo Coin-Oviesse, ha un osservatorio privilegiato: i negozi Oviesse hanno un'offerta economica, mentre l'offerta di abbigliamento Coin si rivolge ad un segmento di mercato più alto. "Francamente - dice Beraldo - io non vedo differenze. Natale 2008 è andato, più o meno, come il 2007 e, anzi, forse Coin è andata meglio di Oviesse. Anche i saldi sono andati bene in tutt'e due le catene. Certo, non ci sono più i turisti russi e giapponesi a tenere su le vendite, le donne si concedono meno sfizi e tutti sono più attenti al rapporto qualità/prezzo. Fare il nostro mestiere è diventato più difficile. Ma niente di paragonabile al massacro cui assistiamo su mercati come quello americano, inglese o spagnolo. Magari il consumatore italiano è più resistente. Oppure stava peggio già prima". In effetti, in Italia non c'è stato ancora nulla di paragonabile allo "sboom" dei paesi in cui lo sgonfiarsi della bolla immobiliare prima, del credito al consumo e delle carte di credito, poi, ha determinato un crollo repentino, verticale, devastante delle vendite. Non c'è stato lo sboom, perché, prima, non c'era stato il boom: da anni, redditi e consumi italiani sono ai limiti dell'asfittico. Questo, tuttavia, vuol dire che la ripresa, quando arriverà, sarà più lenta ed incerta e che la crisi, se arriverà a colpire duro, troverà un organismo già indebolito. Soprattutto, perché il malessere dell'economia italiana, che viene da lontano e che la crisi globale può solo aggravare, ha già intaccato la resistenza di quelle classi medie che sono il nerbo dell'esercito dei consumatori. Una ricerca condotta da Interactive Market Research ci fornisce un panorama degli umori e delle paure di queste classi medie. Come tutti i sondaggi on line, il campione non è rappresentativo della realtà nazionale. Ma, in questo caso, è un vantaggio. Perché un campione con il 30 per cento di laureati e il 50 per cento con un reddito sopra i 2 mila euro mensili è l'immagine della classe media attiva e, se da questa esce un sentimento univoco di pessimismo e rinuncia, i prossimi mesi saranno duri per tutti. E, qui, quasi metà degli intervistati ha difficoltà ad arrivare a fine mese e tre quarti si dichiarano molto preoccupati, al pensiero di un acquisto imprevisto che costi quanto un mese di stipendio. La lista delle rinunce e delle cose indispensabili ci fornisce una guida per capire chi soffrirà di più e chi meno, per la crisi. Via libri, dvd, giornali, sigarette, cinema e teatro. Più televisione? Rai e Mediaset, però: metà del campione dichiara di aver rinunciato a Sky. Niente videocamera o videogames. Anche la tv a schermo piatto può attendere. Tagliati la palestra e l'estetista. Niente abiti eleganti, borse, attrezzature sportive. Neanche il cappotto nuovo. Al supermercato, basta con i dolci, l'acqua minerale, pesce, vino e birra. In generale, basta con i prodotti di marca: chi se ne frega dell'abito griffato e, per mangiare, vanno benissimo i prodotti con il marchio del supermercato locale. Se ogni crisi, come dicono gli economisti, è anche un'opportunità, questa è l'ora dei terzisti, delle etichette anonime e un incubo per che si è preoccupato soprattutto di costruire il proprio "brand", il proprio marchio. E, poi, chi si salva? Sulla tavola delle classi medie continueranno ad esserci pane, pasta, olio, latte, uova e carne. I bambini avranno i loro giocattoli. Se proprio bisogna spendere, agli interventi di piccola manutenzione per la casa non si può rinunciare. Ai gadget tecnologici, invece, sì. La decimazione è quasi totale. Quasi. Per Nokia, Dell, Ericsson, Samsung, Asus, c'è un po' di luce, in fondo al tunnel. Computer e telefonino restano due must. La classe media affonda, ma comunica. 07/02/2009 - 09:30

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Case, prezzi in picchiata (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 07-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Case, prezzi in picchiata Calo anche del 25% sull'usato. Quotazioni stabili sul nuovo Sabato 7 Febbraio 2009, Udine I prezzi delle case? In calo anche del 25%, soprattutto sull'usato e sul vecchio. Il nuovo, invece, continua a mantenersi sulle sue quotazioni, spesso da capogiro, un po' in tutta la regione. Questa la cartella clinica di un mercato immobiliare che, pur essendo malato anche in Friuli Venezia Giulia, lo è forse in modo un po' meno grave rispetto al resto del paese. A fornirla la Fimaa, la federazione degli agenti immobiliari aderente a Confcommercio, che ieri a Udine ha presentato i dati dell'Osservatorio immobiliare 2009, alla presenza del governatore Renzo Tondo, del presidente della Provincia Pietro Fontanini, del sindaco Furio Honsell e del presidente della cammera di Commercio Giovanni Da Pozzo. «Se a livello nazionale il calo delle compravendite nel 2008 è stato nell'ordine del 15%, in Friuli Venezia Giulia si è attestato attorno al 10%», ha affermato il presidente regionale della Fimaa Andrea Oliva. Grazie al nuovo che continua a tirare, anche sull'onda della crisi degli investimenti finanziari, mediamente i prezzi tengono sui livelli del 2007. Il che induce il pordenonese Bruno Paludet, presidente nazionale Fimaa, a guardare al futuro con ottimismo: «Mi sento di poter dire che il mercato immobiliare ha tenuto, grazie al senso di responsabilità delle nostre banche, che hanno evitato manovre spericolate, ma anche degli agenti, che hanno sapito gestire la caduta dei prezzi accettando di subire i costi del rallentamento delle compravendite». Analizzandolo, quel rallentamento, si scopre che è stato molto forte a Pordenone, e in particolare nell'ultimo quadrimestre, con una flessione del 20% rispetto allo stesso periodo del 2007. Ne hanno risentito più che altrove anche i prezzi, soprattutto nell'usato e nelle zone semiperiferiche, dove si sono registrate le punte più alte, con cali fino al 25-30%. I costi al metro quadro, però, si mantengono su quotazioni decisamente alte nel nuovo, con un valore medio tra i 3mila e i 3.500 euro. Situazione simile a Udine: anche qui a soffrire è il mercato dell'usato e della prima casa. È l'effetto dei crescenti costi di manutenzione, come evidenzia la Fimaa provinciale, ma anche della carenza di liquidità che penalizza il mercato della prima casa. A tenere è il nuovo, e soprattutto in centro, perché in periferia, sempre secondo il giudizio dela Fimaa, si è costruito troppo e a volte male. A dare una nuova spinta al settore, pur in presenza di un atteggiamento ancora "prudente" da parte delle banche sui finanziamenti, la discesa dei tassi d'interesse, che oltre a far scendere il costo del denaro contribuisce anche a rendere più attrattivo l'investimento sulla casa, rispetto a quelli sul mercato finanziario. «Ora che i mutui sono notevolmente diminuiti e i prezzi delle case sono tornati vantaggiosi, è il momento di tornare a investire sul mattone»: questo l'invito all'attimismo del presidente provinciale Fimaa Adriano Savoia, che però si attende un 2009 ancora in trincea: «Ci troveremo ancora di fronte a una realtà contrassegnata da una maggiore offerta di immobili e da una domanda più selettiva e prudente, con un allungamento dei tempi di vendita». Riccardo De Toma

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La bassa visibilità e le stime cangianti (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 07-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Plus sezione: ANALISI data: 2009-02-07 - pag: 22 autore: Bilanci. Cosa dicono i profitti del primo trimestre 2009 La bassa visibilità e le stime cangianti La variazione degli utili dell'S&P 500 scesa a -24,7% A ncora nebbia per i prossimi mesi. No, non si tratta di previsioni meteorologiche, ma dell'attendibilità delle stime sugli utili aziendali. Già l'anno scorso, in questo periodo, si attendevano le prime trimestrali per capire come il sistema finanziario e produttivo, stava reagendo alla crisi subprime; il responso fu positivo, ma la bolla doveva ancora scoppiare. Adesso gli analisti parlano di mancanza di visibilità e rivedono continuamente i profitti attesi, incalzati da notizie macro piuttosto che da comunicazioni delle stesse società sull'andamento del business. La variazione degli utili delle aziende dell'S&P 500 per il primo trimestre 2009 elaborata da Thomson Reuters, è stata abbassata a -24,7% dal -12,5% di un solo mese fa, con divari notevoli per i finanziari (da +11% a -26%) e per le telecomunicazioni (da -7% a -27%). «La visibilità misura la capacità di un'impresa di dare una stima affidabile degli utili futuri - spiega Roberto Brasca, responsabile degli investimenti azionari di Anima Sgr - . Quando il libro ordini delle imprese ha un orizzonte più breve e i termini di pagamento si allungano, la visibilità si riduce e la maggiore incertezza porta gli analisti a scontare gli utili futuri in modo più forte. Poi, la difficoltà di attualizzare i guadagni futuri è diversa a seconda del tipo di attività e del contesto macro. Per esempio, le utilities o i farmaceutici hanno entrate meno sensibili alle variazioni del ciclo economico. Nei momenti di grande incertezza, analisti e investitori preferiscono questi tipi di titoli, ma la forte richiesta fa emergere un altro rischio: quello di strapagarli». La visibilità, quindi, ha un impatto sul mercato finanziario. «Una minore visibilità sugli utili - commenta Antonio Tognoli, Vicepresidente dell'Associazione Italiana Analisti Finanziari (Aiaf) - aumenta il premio per il rischio preteso dal mercato e fa scendere i prezzi delle azioni. A maggior ragione se gli utili sono previsti in diminuzione. Il problema è capire quando il mercato ha raggiunto l'equilibrio». Il nodo gordiano rimane, infatti, l'individuazione di segnali premonitori di un orizzonte più terso: quando le stime sugli utili potranno essere considerate realistiche? La risposta va cercata tra le pieghe degli indicatori macroeconomici. «La rilevazione di fine gennaio del Leading Economic Indicator Usa, che negli ultimi 50 anni ha anticipato l'andamento economico afferma Tognoli - non segnala ancora l'uscita dalla recessione, ma ci siamo vicini. La svolta potrebbe essere tra giugno e luglio, quando le politiche anti-depressive monetarie e fiscali cominceranno a dispiegare i propri effetti; statisticamente, inoltre, le crisi più lunghe sono durate circa 19 mesi. Un sondaggio tra 55 economisti americani mostra il Pil Usa a +1,2% nel terzo trimestre». «La stabilizzazione dei prezzi delle case negli Stati Uniti aggiunge Brasca - sarebbe un segnale positivo, perché una grande fetta di ricchezza, quella immobiliare, non contribuirebbe più alla spirale negativa delle svalutazioni. Ma i pignoramenti in continuo aumento non sono un buon indizio. Poi ci sono indicatori non palpabili, come la fiducia nel futuro, che si ripercuote in modo concreto sulla visibilità degli introiti aziendali: il timore di una peggiore situazione economica frena gli acquisti». La nebbia, insomma, non si diraderà in tempi brevi. Marzia Redaelli marzia.redaelli@ilsole24ore.com • Utili in diminuzione, ma sempre meno accentuata: le stime Thomson Reuters per le aziende dell'S&P500, un termometro importante dell'economia globalizzata, salgono dal -35,2% per il 4° trimestre 2008 al -7,9% per il 3° trimestre 2009. Ma più la meta è lontana, meno i numeri sono attendibili. Siamo quasi alla fine della prima tornata di bilanci e gli utili attesi sono stati corretti in una settimana da -339% a -549% per i finanziari e da -62% a -70% per i beni di consumo discrezionali. E' da notare, tuttavia, che il 56% dei risultati comunicati sono stati sopra le attese. Per il terzo trimestre 2009, le previsioni rispetto a un mese fa sono state dimezzate per i finanziari, visti però in forte recupero (da +763% a +333%), lievemente ritoccate per i beni discrezionali (da +86% a +78%), ma peggiorate per gli industriali (da 9% a 15%), per la tecnologia (da 8% a 16%) e per le telecomunicazioni (da +4% a 16%). «Gli utili del settore finanziario risponde Ashwani Kaul, direttore della ricerca di Thomson Reuters - sono troppo difficili da prevedere, a causa degli asset tossici, che non possono essere accuratamente quantificati». E per l'Europa? Il consensus sul Dj Stoxx è -16 per cento per i profitti 2008 (era 0 a settembre). Gli analisti di Citigroup sono più pessimisti: -21% per il 2008 e -7% per il 2009, dallo 0 previsto a inizio anno (-124,5% auto; -54,2% risorse di base; +42% banche; +29,4% assicurazioni).

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Se il Re dollaro non fosse più moneta di riserva (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 09-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

COPERTINA pag. 1 Se il Re dollaro non fosse più moneta di riserva MARCELLO DE CECCO Nel panorama della crisi mondiale sembrano riprodursi le condizioni che esistevano immediatamente prima della fine del sistema di Bretton Woods, nel 1971. Le aspettative sul cambio del dollaro, in particolare, assumono un rilievo e un ruolo che non è possibile sottovalutare. Il cambio del dollaro appare, come allora, la chiave di volta dell?intero sistema. Ma il contesto attuale è assai diverso da quello del 1971. Non foss?altro perché allora si chiudeva un?era di cambi fissi mentre oggi siamo, da decenni, in regime di cambi flessibili, anche se alcuni ancoraggi da parte di monete al dollaro o ad altre valute chiave come euro e yen, resistono da parecchi anni. Non si tratta quindi, oggi, di aspettarsi o meno una svalutazione o rivalutazione del dollaro, ma di stabilire se siamo alla vigilia di un cambio di regime. Se, ad esempio, ci apprestiamo a vedere la fine del ruolo del dollaro come principale moneta di riserva. Rispetto al 1971, altre differenze importanti esistono. Allora l?inflazione indotta dalla politica monetaria americana era aperta ed elevatissima, sia negli Stati Uniti che nella gran parte degli altri paesi. Oggi, al contrario, veniamo dagli anni della "great moderation" sul fronte dell?inflazione e invece che sull?indice generale dei prezzi la politica monetaria e fiscale espansiva degli Stati Uniti ha determinato, negli anni scorsi, solo l?inflazione dei beni patrimoniali, e quindi una fondamentale rivoluzione nei prezzi relativi, mentre l?indice generale è cresciuto modestamente. Allora, nel 1971, il dollaro era tenuto faticosamente in piedi da ogni sorta di artifici messi in opera da governi e banche centrali. In anni recenti i cambi sono stati determinati sui mercati liberi, anche se, nel caso del dollaro, moltissimo ha influito la decisione specialmente asiatica e specialmente cinese di sterilizzare gli effetti dei surplus di parte corrente comprando dollari per le riserve ufficiali. Uno sguardo alle cifre ci mostra che anche i privati hanno investito fortemente in dollari e continuano a farlo. In effetti, uno dei fenomeni più interessanti, ancora in pieno svolgimento, è il continuare di alti livelli sia di importazioni che di esportazioni di capitali privati da e per gli Stati Uniti. La fermata brusca dell?economia americana ha come al solito colpito le importazioni americane molto di più delle esportazioni da quel paese. Questo, in tempi normali, implica un rafforzamento del dollaro. Ma, se governi e investitori privati voltassero improvvisamente le spalle a prestiti all?economia e al governo americani e smettessero di comprare aziende e azioni americane, il crollo delle importazioni, accoppiato alla forza delle esportazioni, di certo non ce la farebbe a sostenere il corso del biglietto verde. In verità, mai come oggi sembra prevalere sui mercati finanziari internazionali la figura dello speculatore puro su quella dell?investitore motivato da necessità riguardanti l?economia reale. La gran parte di coloro che operano sui mercati dei cambi oggi lo fa perché sono paralizzate quasi tutte le attività speculative fiorite in anni recenti. Prendiamo solo il mercato dei Credit Default Swaps. Nato per assicurare coloro che compravano e vendevano obbligazioni (quelle costruite con attività tra loro eterogenee dalle banche di investimenti o quelle emesse dalle imprese) si era negli ultimi anni trasformato in un gigantesco mercato di pure scommesse, in cui la parte legata a transazioni come quelle appena citate era divenuta del tutto minoritaria, alcuni dicono per un fattore di uno a dieci. Ora la parte di pura scommessa è quasi svanita, dopo l?esplosione della bolla dei mutui sub prime, e la paralisi del mercato impedisce a fondi di investimento speculativi, che ancora esistono e devono giustificare la propria esistenza facendo profitti con transazioni speculative, di operare come prima. Questo è accaduto anche in altri grandi mercati finanziari, che non stiamo ad elencare, col risultato che il mercato dei cambi è uno dei pochi rimasti ancora in funzione, con un volume non troppo inferiore a quello di prima della esplosione della bolla immobiliare americana. Su questo mercato si è dunque riversata l?attività dei suddetti operatori e per questo motivo aspettative e comportamenti di pura scommessa prevalgono ora, su questo mercato, rispetto a quelli motivati da istanze reali, come quella di assicurare i proventi delle esportazioni o gli esborsi delle importazioni contro le oscillazioni della moneta con la quale si deve pagare o ricevere in pagamento. Cominciano così a circolare dei "leitmotive" che, pur avendo una loro legittimità effettiva, sono amplificati ad arte per influenzare le aspettative e, di conseguenza, i movimenti dei cambi. E? il caso della presunta valanga di nuove emissioni di debito pubblico che molti paesi importanti si preparano a rovesciare sui mercati per far fronte alle spese del salvataggio di banche e imprese e delle politiche di rilancio dell?economia. Qualcuno, come lo storico prestato all?economia Niall Ferguson, azzarda a Davos una cifra di 2.5 triliardi di dollari. Altre cifre girano per l?etere o sulla carta stampata. Il messaggio, a parte le differenze tra le cifre, è che queste nuove emissioni di debito pubblico, specie da parte statunitense, non potranno non indurre un indebolimento della moneta americana, specialmente perché gli Stati Uniti saranno costretti a ripudiare il famoso divorzio del 1951 tra Federal Reserve e Tesoro, che mise fine alla politica di moneta facile del periodo bellico e dovranno permettere alla Fed di finanziare il Tesoro stampando moneta. Si tende a trascurare il fatto che il nuovo debito pubblico andrebbe a sostituire il debito privato che, invece tende a diminuire fortemente per via della attività di deleveraging delle banche, con risultato netto sul debito totale assai meno cospicuo. Queste previsioni si basano sulle supposte necessità di denaro fresco in gran copia per finanziare i salvataggi bancari e di imprese e la politica economica e sociale del nuovo presidente. Questo si fa sulla base delle dichiarazioni dello stesso presidente e del suo entourage in merito a tali spese. Chi, tuttavia, ha guardato all?interno dei programmi della nuova Amministrazione, ha rilevato una notevole discrasia tra le intenzioni a gran voce dichiarate e i programmi veri e propri. Le prime fanno presumere impegni di spesa a breve termine che invece, nei programmi reali, sono quasi sempre spalmati su parecchi anni. L?effetto sull?economia reale e sui mercati finanziari nel breve termine di tali programmi si riduce assai notevolmente. Sono stati ormai parecchi i commentatori ad avere additato tale discrasia e i mercati, quello di borsa in particolare, ma anche quello dei titoli di stato, sembra averla prontamente introiettata, riducendo l?impatto effettivo del messaggio. Sul mercato dei cambi, invece, la operazione al ribasso che dovrebbe coinvolgere il dollaro e quindi (nella direzione contraria) yen, euro e yuan, sembra essere stata lanciata e si nota una volontà di portarla avanti, che si arrenderà solo di fronte ad evidenze contrarie molto forti. Non è bastata la prudentissima dichiarazione di Wen Jiabao sulla politica delle riserve cinese, posponendo la data del cambio di regime monetario internazionale, a far desistere i ribassisti: in una intervista la settimana scorsa al Financial Times il primo ministro ha assicurato che la Cina ha interesse a stabilizzare il mercato dei Treasury bond per aumentare la fiducia e superare la crisi finanziaria, rinviando a quando la crisi sarà superata una eventuale revisione delle strategie di investimento delle riserve valutarie. Nemmeno l?aspettativa abbastanza ragionevole di un ulteriore taglio dei tassi da parte della Bce, quasi di certo a marzo, è bastata a ridurre la mole delle posizioni al ribasso sul dollaro. L?operazione è partita, le strategie speculative sono state lanciate e, come al solito, ne beneficeranno quelli che le hanno iniziate, se riusciranno a monetizzare i guadagni, uscendo dal mercato prima degli altri. Quello che accadrà dipenderà da molti fattori. Il Senato degli Stati Uniti potrebbe approvare il pacchetto di spesa del governo (i famosi 816 miliardi di dollari) solo a patto di mantenere una clausola protezionista, la famosa "buy american clause", già inserita nel testo approvato dalla camera dei rappresentanti, che impegnerebbe il governo a spendere le somme stanziate esclusivamente in beni e servizi prodotti negli Stati Uniti. Se ciò accadrà è facile prevedere che tutti gli altri paesi si affretteranno a introdurre misure protezioniste di rappresaglia, e non è detto che dal deterioramento del contesto internazionale che ne seguirà non derivi proprio quel declino del corso del dollaro che altrimenti quasi certamente non ci sarebbe. Il timone è dunque saldamente nelle mani del protagonista tradizionale, il governo degli Stati Uniti. Si spera che Obama, che sta mostrando una persino eccessiva prudenza rispetto ai grandi cambiamenti annunciati in campagna elettorale, non si lasci forzare la mano in senso protezionista, nell?ansia di vedere il proprio pacchetto di misure di spesa approvato dal Congresso. Già la dichiarazione anti cinese di Tim Geithner è apparsa come un prezzo da pagare ai membri del Congresso che rappresentano le istanze dei sindacati e delle imprese minacciate dalla concorrenza cinese. La dirigenza di Pechino, che in tempi di vacche grasse avrebbe mostrato ben altra permalosità, ha preferito la moderazione, come abbiamo ricordato sopra. Ma una clausola protezionista nel pacchetto di spese non potrebbe essere tollerata nemmeno dai flemmatici cinesi e farebbe precipitare il mondo verso un disequilibrio molto pericoloso. Scopri come ricevere sul tuo cellulare Repubblica Gold condividi

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Mercato immobiliare: a Torino canoni d'affitto congelati (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 09-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Mercato immobiliare: a Torino canoni d'affitto congelati NOTIZIE, clicca qui per leggere la rassegna di Pierpaolo Molinengo , 09.02.2009 12:54 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! A Torino il prezzo medio degli affitti è rimasto pressoché invariato negli ultimi 6 mesi, per un valore medio al metro quadro di 8,6 euro. E' quanto emerge dal secondo rapporto semestrale sull?andamento dei prezzi delle case nel capoluogo piemontese condotta dalla divisione studi di idealista.it sulla base di un campione di immobili in affitto presenti nel database del portale. Considerando la metratura media degli immobili sotto la mole, pari a 68 m2 secondo i dati elaborati da idealista.it, un canone medio a torino ammonterebbe a 583 euro al mese. L?ultimo rapporto ha anche rilevato l?evoluzione del prezzi in 2 dei 5 quartieri della città: su le quotazioni di san paolo-san donato (zona ovest della città), dove i prezzi sono cresciuti del 2,2% negli ultimi mesi. giù i valori della zona centro-crocetta, dove i canoni sono scesi del 2,5%. oggi abitare in centro costerebbe 619 euro al mese (9,1 euro/m2) contro i 636 euro di un semestre fa.

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STRATEGIE: AZIONI AI MINIMI, I RIBASSISTI SUONANO LA RITIRATA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 09-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

STRATEGIE: AZIONI AI MINIMI, I RIBASSISTI SUONANO LA RITIRATA di WSI L'S&P 500 ha bruciato il 38% del suo valore nel 2008, peggio solo nell'anno della Grande Depressione. Essere short in questo periodo di forti ribassi sembra la strategia sbagliata. "Piu' facile puntare su azioni che saliranno". -->Anche i ribassisti piu' convinti stanno perdendo ogni certezza, dopo aver assistito ai cali piu' accentuati che lo Standard & Poor's 5000 abbia visto dai tempi della Grande Depressione. Il mese scorso le azioni vendute o offerte in prestito allo scoperto sul mercato americano hanno ceduto il 28% dai massimi di luglio. Le societa' facenti parte dell'S&P 500 scambiano ai livelli piu' bassi da 18 anni a questa parte. Nel frattempo il presidente Barack Obama e il Congresso stanno lavorando ad un piano da circa $800 miliardi, finalizzato al rilancio dell'economia, mentre gli speculatori vengono sottoposti alla rigida sorveglianza dell'antitrust. Se secondo Douglas Kass di Seabreeze Partners Management e David Tice di Federated Investors c'e' ancora margine per scommettere sui ribassi di gruppi alimentari e produttori di computer, persino Marc Faber, autore del "Gloom, Boom & Doom Report", ha abbondanato le cosiddette posizioni short. Bill Fleckenstein, che aveva preannunciato la bolla immobiliare nel 2005, ha chiuso il suo fondo ribassista che aveva lanciato 13 anni fa e ha comprato azioni Microsoft. "Per me risulta piu' facile trovare cinque titoli che penso saliranno, piuttosto che cinque azioni che scenderanno", spiega Fleckenstein, che vive a Seattle. "Essere short in questo periodo sembra proprio la strategia sbagliata". I venditori allo scoperto, che prestano e vendono azioni nella speranza di ricomprare ad un prezzo piu' vantaggioso, hanno avuto un enorme successo tra gli hedge fund l'anno scorso, quando hanno guadagnato il 28% di media, secondo i dati di Hedge Fund Research, a Chicago. Il calo del 38% che l'S&P 500 ha subito l'anno scorso e' stato il piu' marcato dal 1937. Sono solo 24 i titoli che hanno chiuso il 2008 in positivo. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Costa meno di 1 euro al giorno. Clicca sul link INSIDER Intanto il focus del mercato e' rivolto all'accordo sul pacchetto di stimolo fiscale e sul progetto "bad bank": per entrambi l'annuncio definitivo dovrebbe arrivare martedi'. Al 15 gennaio i titoli venduti allo scoperto erano 13.4 miliardi, in contrazione rispetto ai 18.6 miliardi di luglio, secondo i dati raccolti da NYSE Euronext, a New York. Le azioni Usa scambiano in media su livelli di 15.23 volte superiore agli utili, dopo essere piombati a novembre sino ai livelli record di 15.20, sui minimi dal 1990, mostra un'analisi di Robert Shiller, professore dell'Universita' di Yale che nel 2000 aveva previsto il collasso del mercato nel suo libro "Irrational Exuberance". "Se volessi essere short in questo mercato, ora, tenderei a muovermi coi piedi di piombo", dice Dan Veru, che gestisce circa $2.4 miliardi e puo' scommettere su ribassi e rialzi azionari come chief investment officer di Palisade Capital Management LLC a Fort Lee, New Jersey. "E' una strategia molto avventata". Tuttavia ci sono titoli su cui scommettere al ribasso potrebbe dare frutti. Kass sostiene che i ribassisti possono ancora trarre profitti dalla crisi delle spese al consumo, che si riversera' su prodotti generici, appesantendo le azioni di Kraft, Colgate e Kellogg, ad esempio. "Bisogna essere un po' piu' creativi", dice sempre Kass, che gestisce $200 milioni per la societa' hedge fund Seabreeze, di Palm Beach, in Florida. "Queste sono societa' il cui modello di business sara' messo in discussione sul lungo termine. Gli investitori se ne accorgeranno". Tice, strategist del fondo Federated Prudent Bear, a Dallas, prevede che l'S&P 500 esca dimezzato dal 2009, e che i titoli tech e retail subiranno un netto ritracciamento. Il fondo, che ha registrato un balzo del 27% nel 2008, ha battuto il 96% dei suoi rivali gli ultimi cinque anni, secondo i dati raccolti da Bloomberg. Intel, leader mondiale nella produzione di chip, potrebbe chiudere in rosso il primo trimestre, secondo quanto riferito il mese scorso dal Ceo Paul Otellini, il che metterebbe fine ad un periodo positivo che durava da 21 anni per la societa' di Santa Clara, California. I titoli technologici sono tra i piu' costosi dell'S&P 500, con la mediana dei valori che scambia a 12.4 volte i profitti. "Molti pensano che i tecnologici andranno bene", ha detto sempre Tice, in un'intervista rilasciata Bllomberg lo scorso 5 febbraio. "Noi invece pensiamo che scenderanno un bel po'. Tuttavia le opportunita' si sono chiaramente ridotte e bisognera' avere giudizio per trarre profitti da tali strategie". (fonte: Bloomberg)

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Chiesto un maxi-sequestro (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Nuova Ferrara, La" del 10-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Nuovo passo in avanti dell'indagine della Finanza. Contestati truffa all'erario e a due Comuni oltre alla frode fiscale Chiesto un maxi-sequestro Quarto costruttore indagato per gli alloggi fuori-convenzione Rischia di subire un sequestro di beni per 2 milioni e 200mila euro per aver sottratto all'erario e alle casse di due Comuni della provincia risorse fiscali di valore equivalente. Non si arresta l'inchiesta della Guardia di finanza sulle case vendute con il trucco. Un altro indagato si è infatti aggiunto ai due costruttori dell'Edilmeg che il prossimo 19 marzo si dovranno presentare al giudice per l'udienza preliminare e al titolare di un'altra azienda ferrarese, già denunciato. Le Fiamme gialle gli hanno fatto i conti in tasca e ora gli contestano almeno tre ipotesi di reato. Il costruttore deve rispondere di truffa aggravata ai danni dei comuni di Ferrara e Vigarano Mainarda, di frode fiscale e della violazione delle convenzioni siglate con gli enti pubblici. L'inchiesta è stata avviata due anni fa dalla Compagnia di Ferrara, coordinata dal capitano Mario Rizzo. Il settore finito sotto osservazione è quello dell'edilizia convenzionata, in questo caso un centinaio gli appartamenti che avrebbero dovuto essere venduti secondo le regole fissate dall'accordo pubblico-privato. I due comuni interessati, usando come incentivo l'esonero parziale degli oneri di costruzione, imponevano all'impresa edile di vendere villette e appartamenti a prezzi convenzionati in modo da rendere accessibile il mercato immobiliare con prezzi calmieriati ad una più ampia fascia di acquirenti, spiega una nota della Finanza. Obblighi assunti con atti firmati davanti al notaio ma che sarebbero stati completamente disattesi: il costruttore ferrarese, dopo avere stipulato diversi accordi di edilizia convenzionata e concordato un prezzo "calmierato", in realtà richiedeva alla clientela un prezzo pari a quello di mercato. Ai compratori, che secondo i militari della Gdf erano «spesso ignari del fatto che gli immobili fossero soggetti ad agevolazioni», veniva chiesto ancor prima dell'atto di stipula di corrispondere "in nero" la differenza tra l'importo reale e quello rogitato. Le indagini hanno appurato che rispetto ai valori risultanti dal contratto di compravendita veniva versato in media un 50% in più. Secondo i conti della Finanza il mancato introito per le casse comunali ammonta a circa 200.000 euro, mentre l'evasione fiscale sarebbe pari a un paio di milioni. Proprio in relazione alla frode fiscale è stato chiesto all'autorità giudiziaria il sequestro "equivalente", per giungere alla confisca degli immobili fino al raggiungimento della cifra dell'evasione contestata. La posizione dell'imprenditore è stata segnalata anche alla Corte dei Conti per il recupero dei danni erariali causati ai comuni di Ferrara e Vigarano. Altre violazioni sono state commesse dall'imprenditore in materia di antiriciclaggio per il trasferimento di denaro contante superiore alla soglia di 12.500 euro, da mettere in relazione con i pagamenti "in nero". In seguito alle attività sviluppate dalla Guardia di finanza i Comuni interessati verificheranno se l'impresa ha attuato lo stesso raggiro anche per la realizzazione di altre lottizzazioni. Brutte notizie pure per gli acquirenti: anche loro incorreranno nelle sanzioni dell'antiriciclaggio.

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o la borsa o la vita e' crisi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 10-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Se le banche si prendono i soldi perché non hanno sbagliato e devono "ricapitalizzarsi", sorge una domanda fondamentale: di chi è colpa? O la borsa o la vita. E' crisi Ma che cos'ha di speciale? Mario Draghi l'ha definita come «una delle peggiori della storia» Si può affermare che questa nuova depressione è nata con la crisi dei "subprime" Le nuove contraddizioni e gli imbarazzanti fantasmi del passato che emergono dalla crisi economica. Ma che cos'è una crisi? Al giorno d'oggi la stragrande maggioranza delle economie mondiali si basa su un sistema prevalentemente capitalistico, ovvero il funzionamento dell'economia è affidato all'iniziativa di aziende private che posseggono capitali i quali, venendo investiti, possono produrre beni di vario tipo o altri capitali ancora, in un contesto dove sono necessari il libero mercato e la proprietà privata dei mezzi di produzione. Appare evidente che questo tipo di economia è soggetto alle oscillazioni del mercato (il quale si basa sul rapporto tra la domanda dei consumatori e l'offerta dei produttori), dunque nel corso del tempo è normale che ci siano periodi alternati di recessione e di crescita economica, dettati da uno squilibrio tra produzione e consumo, con conseguenti variazioni di prezzi, redditi, occupazione. Ma che cos'ha di speciale questa crisi? Mario Draghi, il governatore della Banca d'Italia, l'ha definita come «Una delle crisi peggiori della storia». Effettivamente, il crollo di alcune banche importanti e la crisi economica generale portano alla memoria i neanche troppo lontani tempi della "grande depressione" del 1929, anche soltanto dando un'occhiata ai dati: dall'inizio dell'anno le principali banche europee hanno "bruciato" 304 miliardi di dollari, quelle degli Stati Uniti 276 miliardi. La crisi dei mutui Si può affermare che questa nuova depressione è nata con la crisi dei "subprime", ovvero quei prestiti che vengono concessi ad un soggetto che non può accedere ai tassi di interesse di mercato, in quanto ha avuto problemi nella sua storia di debitore. I prestiti subprime sono rischiosi sia per i creditori sia per i debitori, vista la pericolosa combinazione di alti tassi di interesse, cattiva storia creditizia e situazioni finanziarie poco chiare, associate a coloro che hanno accesso a questo tipo di credito. La crisi è iniziata approssimativamente nella seconda metà del 2006, quando cominciò a sgonfiarsi la bolla immobiliare statunitense (nata secondo molti analisti nel 2003) e, contemporaneamente, molti possessori di mutui subprime divennero insolventi a causa del rialzo dei tassi di interesse. Questa crisi ha avuto il suo apice tra settembre e ottobre 2008, quando la Lehman Brothers, storica società attiva nei servizi finanziari a livello globale, ha dichiarato la bancarotta, dopo mesi di bilanci negativi in borsa. Questo fallimento ha avuto notevoli ripercussioni in altre importanti banche americane ed europee, minando la sicurezza finanziaria mondiale. Infatti le banche, essendo istituti di credito, concedono prestiti non solo a privati cittadini o imprese, ma anche alle loro simili; dunque, è logico pensare che se una grossa banca è in crisi, si verifica un effetto domino sulle altre, e questa situazione potrebbe andare avanti fino a esiti irreparabili e disastrosi, a meno che. E l'Italia? Inutile dire che, dato il riverbero mondiale della crisi, anche altri governi (europei) si sono comportati così, dalla Gran Bretagna, alla Svizzera, dall'Olanda all'Islanda, dalla Germania al Belgio e così via. E nella nostra piccola Italia, che misure sono state adottate? Il Governo italiano, con il decreto-legge del 9 ottobre, n° 55, ha previsto la possibilità per il Ministero dell'Economia di intervenire negli aumenti di capitale delle banche che presentano una situazione di inadeguatezza patrimoniale accertata dalla Banca d'Italia e di rilasciare garanzia statale a favore dei depositanti delle banche italiane per un periodo di 36 mesi. Intanto il premier Berlusconi, alla conferenza stampa a palazzo Chigi per annunciare i provvedimenti da attuare, sintetizza: «Nessun risparmiatore italiano perderà un euro»5. Il Ministro dell'economia Tremonti, per il quale le parole d'ordine dei nuovi provvedimenti sono "stabilità, liquidità e fiducia", afferma: «Molti paesi sono intervenuti, noi l'abbiamo fatto perché dovevamo, ma non lo applichiamo, pensiamo di non doverlo applicare. Abbiamo un solo obiettivo vero che non è tanto salvare le banche che si salvano da sole, ma che le banche siano così forti e liquide da continuare a servire liquidità all'economia». Per chi, legittimamente, non avesse capito, il ragionamento viene poi spiegato lucidamente: «Non ci sarà quindi nessuna gestione privata delle banche. C'è un meccanismo che modifica l'ingresso eventuale dello Stato in una banca in crisi. Se una banca non ha una capitalizzazione sufficiente, allora quella banca contatta la Banca d'Italia. Se si ritiene che è necessario più capitale, se non lo mettono gli azionisti lo metterà il governo. Tutto questo non risponde a una logica di nazionalizzazione, non ci sarà nessun controllo, non si dà il denaro dei contribuenti a chi ha sbagliato». Lucidamente, dicevo. Ma allora se le banche, con i loro sistemi speculativi, si prendono i soldi perché non hanno sbagliato niente e devono "ricapitalizzarsi", sorge una domanda fondamentale: di chi è la colpa? Matteo Basso Liceo Leopardi-Majorana Pordenone

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PUÒ IL SOGNO di comprare una casa, di andare a vivere da soli, trasformarsi ... (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 10-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

FERRARA PRIMO PIANO pag. 4 PUÒ IL SOGNO di comprare una casa, di andare a vivere da soli, trasformarsi ... PUÒ IL SOGNO di comprare una casa, di andare a vivere da soli, trasformarsi in un incubo? Purtroppo la risposta è sì se qualcuno utilizza illecitamente il trucco dell'edilizia convenzionata. Di cosa si tratta? In pratica un'amministrazione abbuona' i costi di urbanizzazione pari, per esempio, a 10.000 euro, e la società edile che ne usufruisce deve ridurre, almeno di quella stessa cifra, il costo della casa. Ne avevamo parlato alcuni mesi fa a proposito di una truffa milionaria ai danni del Comune e di una trentina di cittadini che portò la Guardia di finanza a denunciare due imprenditori. Ebbene da quel giorno l'inchiesta ha avuto una nuova impennata grazie, sempre, agli uomini della Compagnia di Ferrara della Gdf diretti dal capitano Sebastiano Rizzo. E il successivo capitolo investigativo, chiuso nei giorni scorsi, ha portato a denunciare un altro costruttore estense per truffa aggravata ai danni dei Comuni di Ferrara e Vigarano Mainarda. GLI ACCORDI con le amministrazioni prevedevano che, a fronte dell'esonero parziale degli oneri di costruzione, l'impresa edile avrebbe venduto le villette e gli appartamenti a prezzi convenzionati in modo da rendere accessibile il mercato immobiliare con prezzi calmierati ad una più ampia platea di acquirenti. Ma gli obblighi assunti dall'imprenditore con gli atti unilaterali firmati davanti al notaio sono stati completamente disattesi. Il costruttore ferrarese, dopo avere stipulato diversi accordi di edilizia convenzionata e concordato un prezzo massimo di vendita al metro quadro degli stabili, in realtà ha richiesto alla clientela un prezzo pari a quello di mercato. Ai compratori, spesso ignari del fatto che gli immobili fossero soggetti al particolare regime agevolato, veniva chiesto ancor prima dell'atto di stipula di corrispondere in nero la differenza tra il reale importo e quello rogitato. Le indagini hanno permesso di appurare che tale differenza si è attestata in media sul 50% dei valori risultanti dal contratto di compravendita. L'ATTIVITA' delle fiamme gialle ha consentito di accertare da un lato un mancato introito per le casse comunali di circa 200.000 euro e dall'altro un'evasione fiscale per 2 milioni di euro. L'imprenditore non solo è stato denunciato per truffa aggravata, ma anche per frode fiscale, situazione per la quale è stata chiesta all'autorità giudiziaria il sequestro per equivalente'' finalizzato alla confisca degli immobili fino a concorrenza dell'evasione realizzata. La sua posizione è stata segnalata anche alla Corte dei Conti per il recupero dei danni erariali cagionati ai Comuni di Ferrara e Vigarano. Altre gravi violazioni sono state commesse dall'imprenditore in materia di antiriciclaggio in relazione ai trasferimenti di denaro contante superiori alla soglia dei 12.500 euro, tutti relativi ai pagamenti in nero. Alle amministrazioni danneggiate è stato chiesto ora di effettuare ulteriori verifiche se l'impresa implicata ha attuato gli stessi stratagemmi anche per la realizzazione di altre lottizzazioni.

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Pagine d'attualità/ Soros: dopo la crisi nuovo modello (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Virgilio Notizie" del 11-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Milano, 11 feb. (Apcom) - Addio definitivo alla teoria sull'autoregolazione del mercato e al fondamentalismo di chi crede nell'estremo liberismo. A pronunciare il requiem per una teoria economica e una politica che hanno segnato gli ultimi decenni è George Soros, il finanziere di origine ungherese che è stato uno dei più severi critici del presidente Bush. Nel suo ultimo e più filosofico libro - "Cattiva finanza", edito in Italia da Fazi - Soros affronta il tema dell'attuale crisi globale e propone una nuova lettura, basata sul principio della "riflessività". "Le situazioni riflessive - scrive Soros - sono caratterizzate da una mancanza di corrispondenza tra le opinioni dei partecipanti e lo stato reale delle cose. [¿] Quando la conoscenza viene meno, i partecipanti devono introdurre un elemento di giudizio o di pregiudizio nel processo decisionale. Di conseguenza è possibile che i risultati non coincidano con le aspettative". In sostanza il finanziere si pone filosoficamente dinnanzi al problema della conoscenza, applicata nello specifico all'economia, ma declinabile in ogni attività che preveda l'interazione tra quella che Soros definisce "funzione cognitiva", ossia il tentativo di capire le situazioni, e "funzione partecipativa o manipolativa", ossia quella di chi cerca di cambiare la situazione a proprio vantaggio. "Le due funzioni - secondo Soros - operano in direzioni opposte e, in certe circostanze, possono interferire l'una con l'altra". Siccome tutte le autorità che presiedono al mercato decidono ricorrendo anche alla funzione partecipativa, ecco che per Soros spunta il punto dolente: "I loro errori di valutazione e i loro fraintendimenti influenzano i prezzi di mercato e, cosa più importante, i prezzi di mercato influenzano le cosiddette fondamenta che in teoria dovrebbero riflettere. In sostanza un gatto che si morde la coda e, sotto la rassicurante protezione della certezza dell'autoregolazione del mercato mutuata da Adam Smith, ecco che si generano fenomeni di forti crescite che poi altrettanto fortemente rintracciano, spesso non prima di avere creato delle bolle speculative che mettono a rischio l'intero sistema. Nel caso della crisi attuale, secondo Soros stiamo pagando gli effetti di una "super bolla", alimentata dai prodotti finanziari ad alto rischio basati sui mutui subprime e, più in generale, su tutte le forme di credito aperto a chiunque che si sono moltiplicata in seguito alla bolla immobiliare statunitense. In pratica per il magnate americano la "follia della cartolarizzazioni" ha innescato una speculazione sfrenata che il mercato, date le premesse da considerarsi non più capace di equilibrarsi, non è in grado di compensare. "Penso - scrive ancora Soros - che il sistema finanziario globale sia stato costruito su false premesse. Sarebbe una terribile affermazione, se non ce ne fosse una ancora più scioccante: si sono verificati fraintendimenti non solo sui mercati finanziari, ma anche su tutti i comportamenti umani". Per questo, al di là delle valutazioni specifiche sulla crisi globale di questi mesi, il cuore del libro di Soros, comunque lo si valuti, sta nel ragionamento epistemologico di fondo che invoca un nuovo paradigma economico e filosofico.

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CRISI ECONOMICA: PIMCO, IN ARRIVO UNA SECONDA ONDATA DI TURBOLENZE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 11-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

CRISI ECONOMICA: PIMCO, IN ARRIVO UNA SECONDA ONDATA DI TURBOLENZE di WSI Il fondo obbligazionario piu' importante del mondo lancia un nuovo allarme. Economia a rischio se i governi non adotteranno piani di spesa di ampie dimensioni. -->Pacific Investment Management Co. (PIMCO), il fondo obbligazionario piu? grosso al mondo, gestito dal guru Bill Gross, ha annunciato che l?economia globale rischia una "seconda ondata" di turbolenze qualora i governi dei diversi Paesi non adotteranno nuovi piani di spesa di ampie dimensioni. "Il tracollo finanziario e? ancora nelle fasi iniziali" scrive Koyo Ozeki, head of Asia-Pacific credit research dell?ufficio di Tokyo. "Qualsiasi altro calo dei prezzi delle case potrebbe accelerare la caduta ed originare una seconda ondata di crisi finanziaria nei prossimi 6 o 12 mesi". "Per domare la nuova crisi, i governi di tutto il mondo dovranno incrementare significativamente la spesa. La conseguente erosione delle finanze potrebbe pero? incrementare il rischio di pericolosi effetti collaterali" "In una situazione in cui l?economia continua a deteriorarsi a causa della crisi finanziaria, la domanda sul mercato immobiliare non recuperera? finche? una forte contrazione dei prezzi non ridurra? significativamente il rischio di possedere un immobile. Nel caso del Giappone i prezzi delle case hanno impiegato 15 anni per raggiungere il fondo".

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ok alle politiche anticrisi in italia (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 12-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Pagina 9 - Economia «Ok alle politiche anticrisi in Italia» ANALISI DEL FMI ROMA. Le prospettive economiche dell'Italia, colpita dalla crisi internazionale come il resto del mondo, sono le stesse di quelle degli altri Paesi di Eurolandia. Anzi: al di là del pesante fardello delle macro-cifre di finanza pubblica, che da decenni si porta dietro, l'Italia ha il vantaggio di non dover fare i conti con l'esplosione della bolla immobiliare e le turbolenze finanziarie con cui, invece, devono vedersela altri Paesi. L'analisi è del direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale per l'Italia Arrigo Sadun. «L'Italia - spiega Sadun - risente della crisi, ma non è nell'occhio del ciclone. Ci sono Paesi che prima hanno beneficiato della bolla immobiliare e dell'«Everest finanziario e che ora ne pagano le conseguenze. La loro - prosegue - era una crescita drogata». Il delta fra crescita degli anni scorsi e «l'attuale severità della recessione che li colpisce è infatti di 6 punti percentuali, mentre per l'Italia è la metà». Insomma: «l'Italia ha avuto una crescita moderata ma sana», altri Paesi sono cresciuti «con gli steroidi», e per questo «l'Italia non è un caso speciale e non sta peggio di altri». Certo, le cifre della finanza pubblica italiana sono, come quelle di altri Paesi, pesanti. Il debito, per esempio, «è una palla al piede da molti anni ma - analizza Sadun - non è un'esplosione: i mercato lo sanno e sanno che è sempre stato gestito bene. Ovviamente sarebbe meglio non averlo così alto...». In questo quadro di recessione globale, oltretutto, «le politiche italiane anti-crisi, mirate e di natura temporanea» si coniugano «con gli obiettivi di risanamento nel medio termine e, per questo, hanno un'impostazione positiva». Inoltre «l'impostazione generale, che guarda al consolidamento fiscale e ai problemi strutturali, è giusta. Così come va bene la Finanziaria, con l'innovazione di ancorare gli obiettivi in un arco di 3 anni». Ultima leva positiva per Roma - secondo il direttore esecutivo dell'Fmi per l'Italia - è la solidità complessiva del sistema bancario. Un sistema «tradizionale», in cui le banche «si finanziano attraverso i depositi e non attraverso capitali reperiti sui mercati e che quindi in un mercato del credito inaridito, non si è trovato a secco».

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Salva auto: due miliardi spalmati in sei anni (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 12-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

POLITICA pag. 11 Salva auto: due miliardi spalmati in sei anni CRISI NEL 2009 SOLO 382 MILIONI. IN AULA IL DECRETO PER QUATTRO RUOTE, ELETTRODOMESTICI E MOBILI ROMA DUE MILIARDI euro ma spalmati in sei anni: il decreto legge salva-auto' per il 2009 infatti mette sul piatto solo 382 milioni. Una cifra che l'anno successivo è destinata a scendere ancora, toccando quota 230,5 milioni. Il decreto Scajola, in attesa di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ieri sera è stato assegnato all'esame del Parlamento: l'iter inizierà dalla Camera (commissioni Finanze e Attività produttive). «Basta con i pacchettini», accusa però il Pd con il ministro ombra dell'Economia Pier Luigi Bersani. Quello di cui l'Italia ha bisogno «è una manovra di stimolo», che intervenga innanzitutto, spiega, sul fronte dell'occupazione. Il Governo, intanto, va avanti per la propria strada e a distanza di circa due mesi dal primo decreto legge anticrisi ha varato un secondo provvedimento, questa volta più rivolto al mondo delle imprese. Otto articoli in tutto (di cui l'ultimo sulle coperture), che vanno dagli eco-incentivi per il rinnovo del parco macchine e moto agli sconti fiscali per l'acquisto di mobili e elettrodomestici per chi ristruttura casa. Dentro poi, novità sui distretti industriali e sulla rivalutazione degli immobili. Sì anche all'introduzione di agevolazioni fiscali a favore delle imprese che si aggregano: una misura che dovrebbe servire ad affrontare meglio il periodo di recessione salvaguardando la competizione sul fronte internazionale. Il Governo ha infine deciso di dare una stretta ai controlli fiscali sui «crediti inesistenti» razionalizzando contemporaneamente le verifiche in materia di imposte di registro, ipotecaria, catastale e dell'imposta sulle successioni e le donazioni. Quest'ultimi controlli diventeranno «mirati» in particolare sul passaggio generazionale di aziende o di imprese agricole e non più a tappeto. Verranno così liberate forze per svolgere verifiche sulle imprese che hanno usufruito di bonus fiscali (quelli per il Sud, l'occupazione, la ricerca, ecc.) pur non avendone diritto. Per loro il fisco diventerà ancora più severo: se lo sconto fiscale indebito' ha superato la soglia dei 50mila euro le sanzioni saranno pesanti, il 200% dell'importo del credito indebitamente compensato. INTANTO il Fmi chiarisce che le prospettive economiche dell'Italia, colpita dalla crisi internazionale come il resto del mondo, sono le stesse di quelle degli altri Paesi di Eurolandia. Anzi: al di là del pesante fardello delle macro cifre di finanza pubblica, che da decenni si porta dietro, l'Italia ha il vantaggio di non dover fare i conti con l'esplosione della bolla immobiliare e le turbolenze finanziarie con cui, invece, devono vedersela altri Paesi. L'analisi è del direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale per l'Italia, Arrigo Sadun. «L'Italia spiega Sadun risente della crisi, ma non è nell'occhio del ciclone perché ha avuto una crescita moderata ma sana».

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MAMMONI per necessità (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unita, L'" del 14-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

MAMMONI per necessità Figli che tornano a vivere con i genitori, coppie che si separano ma continuano a stare nella stessa casa, fratelli e sorelle che sono costretti a ridividere la stessa stanza: gli effetti della crisi si vedono ogni giorno di più nelle relazioni personali. La crisi delle case - raccontano gli avvocati matrimonialisti - ha fatto diminuire il numero dei divorzi. Con la crisi immobiliare, vendere un appartamento che ha un mutuo superiore al suo valore è diventato impossibile. Negli ultimi mesi, le conseguenze dello scoppio della bolla immobiliare sono sotto gli occhi di tutti, e non si tratta solo del numero degli homeless aumentati rispetto all'aprile dello scorso. Oltre a quelli che scendono sotto la soglia della povertà e sono costretti a vivere nelle strade (a Manhattan sono riapparsi accanto ai binari di Grand Central Station), ci sono molti che hanno trovato rifugio in famiglia o da amici, come dimostra una recente ricerca: lo hanno fatto il 76% di proprietari o inquilini che non riesce più a pagare la rata. Alcune categorie sociali stanno soffrendo di più: i giovani che hanno acquistato la prima casa qualche anno fa e le persone anziane che hanno perso il lavoro e hanno meno tempo per rimettere a posto le loro finanze. Sono molti gli ultra cinquantenni che hanno avuto la casa pignorata, come dimostra una ricerca della Aarp (una associazione che si occupa di aiutarli), e 684mila sono diventati insolventi. I giovani, invece, sull'onda dell'ottimismo fra il 2004 e il 2005 hanno comprato casa grazie ad un mutuo che copriva fino al 95% del valore: in molti oggi non possono più permettersi di pagare la rata e rimangono dove sono finché non verranno sfrattati. A quel punto si torna da mamma e papà. Uno dei pilastri della società americana, i ragazzi che se ne vanno di casa per andare al college a 18 anni, viene messo in crisi: anche qui i giovani tornano ad essere mammoni, ma per necessità.

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Quella luce oltre il tunnel della crisi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 14-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Quella luce oltre il tunnel della crisi --> Sabato 14 Febbraio 2009 PRIMA, pagina 1 e-mail print Il dato reso noto ieri del Pil italiano nel 2008 in regressione dello 0,9% è negativo non solo perché ci consegna una fotografia dell'anno trascorso (ed in particolare dell'ultimo trimestre) più fosca di quanto tutti avessimo immaginato, ma soprattutto per le conseguenze sul 2009. Il cosiddetto effetto trascinamento ci fa iniziare l'anno infatti da un desolante -1,8%. È come se un centometrista sapesse non solo che deve fare la corsa in salita e con il vento contrario, ma anche dovendo retrocedere la linea di partenza di circa due metri. Che dire? Persino un ottimista ad oltranza come il presidente del Consiglio, parlando di ammortizzatori sociali, cioè di interventi in favore di chi potrebbe perdere il posto di lavoro, ieri ha detto che nessuno sa cosa ci aspetta, quanto profonda potrà essere la crisi. Eppure sono tanti anche i cosiddetti ottimisti, coloro cioè che vedono possibile una ripresa già dalla fine di quest'anno e nel corso del prossimo. Chi ha ragione? Va riconosciuto che esistono ancora troppi elementi di incertezza e che non è possibile quindi valutare con qualche base scientifica cosa potrà succedere. I motivi maggiori di incertezza sono al momento tre. Il primo è senza dubbio la profondità della crisi. L'attuale crisi economica è stata generata dall'esplodere di due enormi bolle speculative: una bolla immobiliare (che si è trascinata dietro i mutui americani ed i derivati ad essi collegati) ed una bolla finanziaria costruita su puri fattori speculativi svincolati da qualsivoglia ancoraggio ad elementi certi di ricchezza. Della prima bolla si sa molto, anche se resta ancora incertezza sui confini dei derivati ad essa collegati. Della seconda si sa invece quasi nulla, solo che ha proporzioni impronunciabili: gli americani parlano di trilioni di dollari, un termine che noi conosciamo riferito alle spacconate di Paperon de' Paperoni e che sarà bene facessimo uscire dalle nuvolette per familiarizzarci un po'. Il problema è che nemmeno gli americani sanno di quanti trilioni (cioè migliaia di miliardi, per avere un termine di paragone si pensi che il nostro Pil è di circa 1.600 miliardi di euro) si tratti. La domanda è: quanto grande è il buco che gli speculatori hanno creato e che ora si deve in qualche modo colmare? Gli ottimisti dicono che il sistema finanziario riuscirà in qualche modo a chiudere questo buco (in ogni caso creandone un altro che poi qualcun altro dovrà affrontare). I pessimisti? Beh, meglio lasciar perdere. Il terzo punto non è meno importante. Finora le istituzioni internazionali non hanno indicato come uscire dalla crisi: una ricetta comune e condivisa. Innanzitutto bisogna anche chiarire preliminarmente tale ricetta da chi debba essere condivisa. Il parere prevalente è che si debba inevitabilmente coinvolgere con Occidente e Russia anche le tigri asiatiche (Cina e India) e qualcuno pensa indispensabile guardare anche ai Paesi poveri del vecchio Terzo Mondo. Il «chi» è preliminare al «cosa fare». Il fatto che ci sia incertezza anche su questo rende ancora così vulnerabili i mercati. Non si è capito appieno quali siano poi le intenzioni della nuova amministrazione americana, impelagata nei problemi inevitabili della sua formazione. Una cosa è certa: nessuno può aspettare, qualcosa va fatto anche a livelli nazionali cercando il massimo di coordinamento e di efficacia. Anche su questo, almeno da noi, siamo fermi agli annunci: non sono arrivati in porto nemmeno gli aiuti alle banche decisi mesi fa. Sono appena partiti quelli alle auto. Una briciola. Con queste premesse qualcuno è disponibile ad azzardare previsioni? Diciamo che siamo campioni di ottimismo. Basterà? Lorenzo Pironi 14/02/2009 nascosto-->

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Case, Savona contiene la crisi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Stampa, La" del 15-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

OSSERVATORIO SUL 2009DEL SINDACATO DEGLI AGENTI IMMOBILIARI Case, Savona contiene la crisi [FIRMA]LUCIANO MORALDO SAVONA La presunta «bolla» immobiliare di cui molti parlano è pronta a scoppiare? Forse, ma non a Savona o, quantomeno, non nelle proporzioni che una parte degli addetti ai lavori temeva. Il mercato immobiliare è in crisi, ma a Savona le perdite sono contenute. Anche nella città della Torretta, il forte rialzo dei prezzi delle case degli ultimi anni è al capolinea e che il mercato mostra i segni di un consolidamento favorito anche dalle conseguenze della crisi economica sui portafogli delle famiglie che sono, da sempre, le principali protagoniste del mercato immobiliare. Questa, in sintesi, la conclusione a cui perviene l'analisi pubblicata nella «Guida al mercato Immobiliare della Liguria - Osservatorio 2009» realizzata dalla Fiaip Liguria, l'organizzazione che in Liguria associa circa 900 tra agenti immobiliari e mediatori creditizi, che ha condotto l'indagine in collaborazione con gli esperti del Banco San Giorgio, prendendo in considerazione 235 comuni liguri nei quali sono stati censiti oltre 7 mila 200 valori che fanno riferimento a più di 5 mila transazioni immobiliari. Secondo le stime contenute nel report Savona è, a livello regionale, il capoluogo nel quale nel 2009 si avvertirà in misura minore il calo dei valori immobiliari, con una flessione dei prezzi delle case stimata intorno al 5,8%. Più marcata, invece, la diminuzione dei prezzi nelle altre città capoluogo: -6,5% a Genova, -8,2% a Imperia e, addirittura, -10,2% a La Spezia. Previsioni che trovano conferma, per quanto riguarda Savona, anche nell'analisi a livello provinciale: nel 2009, il calo medio dei valori immobiliari previsto nella provincia di Savona è infatti del 5,95% contro il 2,6% di quella di Genova, il 2,9% di Imperia e l'8,6% di La Spezia. Più richiesti in città sono le abitazioni con una superficie compresa tra i 60 e i 120 metri quadrati, mentre nelle località di mare la domanda riguarda abitazioni più piccole, fino ai 60 metri quadrati. Sempre secondo l'osservatorio congiunto Fiaip-Banco San Giorgio, la flessione del mercato immobiliare dovrebbe conoscere una tregua per il prossimo anno che si prevede stabile nel livello di quotazioni delle abitazioni. L'indagine propone infine un censimento delle transazioni immobiliari in base alla nazionalità degli acquirenti: a Savona il 10% di chi ha comprato casa nel 2008 è rappresentato da cittadini extracomunitari, una percentuale inferiore al dato di Genova (13%) ma superiore sia a quello di Imperia (8%) sia di La Spezia.

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L'AMARO PREZZO DEL SALVAGENTE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 16-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

ECONOMIA E POLITICA pag. 10 L'AMARO PREZZO DEL SALVAGENTE LOTTA ALLA CRISI / 2 CON LA Grande Recessione in corso, in Occidente torniamo a guardarci l'ombelico. Tramonta il sole delle opportunità offerte dalle interdipendenze delle economie nazionali. Sorge l'alba di una nuova stagione all'insegna del protezionismo. È storia arcinota: con l'economia in forte frenata, i protezionisti prendono fiato e, con loro a braccetto, burocrati e consulenti che prosperano all'ombra degli alberi in fiore della protezione economica. I mercati, si sa, sono vulnerabili in tempi di recessione. E lo sono tanto più quanto meno forte è l'impegno dei politici a favore della libertà economica. Oggi, attraversiamo proprio questa brutta stagione. Nel mare della finanza ai tanti naufraghi della nave «Bolla Immobiliare & Finanziaria» vengono in soccorso le scialuppe di salvataggio «Sussidi» al comando della mano pubblica. Le imposte dei contribuenti vanno a riparare i guasti provocati da speculatori immobiliari e finanziari, prenditori di mutui oggi sotto scatto ed ieri ingenui e poco oculati e, in casa nostra, dalle allegre comari del management pubblico e dei sindacati come, per ultimo, quelle che hanno buttato nel pozzo l'Alitalia. Vengono così meno gli investimenti per lubrificare la macchina dell'economia liberale. Ci perdono i consumatori avveduti, i risparmiatori con intenti precauzionali, i nuovi imprenditori, le imprese ed i lavoratori che contano su mercati aperti per produrre reddito, profitto, salari migliori e più occupazione. Ci guadagnano, con i naufraghi salvati, ufficiali e membri delle scialuppe di salvataggio: insomma, politici, burocrati e consulenti degli aiuti di stato. LA CRESCITA economica in soffitta ha posto fine anche a quella che è stata la grande moderazione liberale negli anni di crescita alta ed inflazione bassa. Gli anni in cui l'ininterrotta apertura dei mercati ha dischiuso la porta alla globalizzazione. La quale, lo dicono le vicende storiche, è stata e resta fortemente esposta agli arretramenti dell'economia. Negli anni tra le due guerre mondiali, del mercato aperto si fece terra bruciata. S'infransero i sogni della Grande Illusione, il libro che nel 1909 aveva dato alle stampe Norman Angell, premio Nobel per la pace nel 1933. L'auspicata interdipendenza delle nazioni in regime economico di libero scambio tramontò e, con essa, la pace universale cedette il passo al secondo conflitto mondiale. Oggi, la Grande Recessione fa uscire di scena la mano invisibile di Adam Smith. Vi entra prepotentemente l'invisibile stretta di mano tra lavoratori inconsapevoli e politici e sindacalisti determinati ad accompagnare i primi lungo il percorso che sbocca nei ministeri e nelle agenzie paragovernative.

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il caso (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 16-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

PRIMO PIANO pag. 4 il caso L´Economist di venerdì ha lanciato l´allarme: la crisi del sistema finanziario Usa è peggiore di quella delle banche giapponesi alla fine degli anni ´80. Si pensi, suggerisce il settimanale, che il Giappone ha avuto dieci anni di sofferenza e ancora non si è ripreso del tutto, laddove la Corea ci ha messo non più di due anni a riprendersi dallo shock del 1997. I dati sono inquietanti: i crediti non-performing in America sono pari al 40% del Pil contro il 35% del Giappone di allora e l´esplosione della bolla immobiliare è molto più marcata. Scopri come ricevere sul tuo cellulare Repubblica Gold condividi

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