HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
ARCHIVIO DEL DOSSIER “MONNEZZE”
DAL 23-12-2007 AL 4-1-2008
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ALL’ARCHIVIO GENERALE DEL DOSSIER “MONNEZZE”
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“MONNEZZE”
ARTICOLI DEL 4 GENNAIO 2008
RIFIUTI: ROGHI, BLOCCHI E PROTESTE (
da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)
RIFIUTI: BONDI
E VITO, SUBITO COMITATO SALUTE PUBBLICA (
da "ADN Kronos" del 04-01-2008)
ALFONSO
PECORARO SCANIO La colpa è di un piano dei rifiuti, quello voluto da Rastrell (
da "Giornale di Brescia" del 04-01-2008)
Di ALESSANDRO
FARRUGGIA DICE LA commissione parlamentare d'inchiesta sul (
da "Nazione, La (Nazionale)" del 04-01-2008)
+ 2 altre fonti
Il ministro:
Camorra e interessi al Nord ( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 04-01-2008)
Raccolta
differenziata ai minimi Trentadue Comuni a rischio tumori (
da "Provincia di Cremona, La" del 04-01-2008)
Centrodestra
col dito puntato ( da "Libertà"
del 04-01-2008)
La iervolino
accusa "soldi buttati riaprire pianura è ingiusto" - roberto fuccillo
a pagina 3 ( da "Repubblica, La"
del 04-01-2008)
La democrazia
uccisa dalla spazzatura - francesco merlo (
da "Repubblica, La" del 04-01-2008)
Bassolino
incalza il sindaco "basta con i particolarismi" (
da "Repubblica, La" del 04-01-2008)
Quando il
palazzo si chiude in se stesso - marco rossi-doria (
da "Repubblica, La" del 04-01-2008)
L'assedio della
discarica gli sprechi e il colera dei rifiuti (
da "Unita, L'" del 04-01-2008)
Barricate e
scontri La discarica riapre ( da "Stampa, La"
del 04-01-2008)
Il centrodestra
attacca Bassolino <Ha fallito, deve dimettersi> ( da
"Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-01-2008)
RIFIUTI/ FI:
MENTRE NAPOLI BRUCIA, PRODI E' IN SETTIMANA BIANCA (
da "Virgilio Notizie" del 04-01-2008)
La produzione dei
rifiuti è in leggero calo ( da "Eco di Bergamo, L'"
del 04-01-2008)
LE ECOMAFIE Il
giro di affari in Campania è stimato sui 45 miliardi di euro, gestiti da otto
clan Nel 2006, trovati 4409 illeciti (
da "Nazione, La (Nazionale)" del 04-01-2008)
+ 2 altre fonti
E' una vergogna
per tutti gli italiani ( da "Adige, L'"
del 04-01-2008)
Proclami e
illusioni: 14 anni di eco-balle ( da "Giornale.it, Il"
del 04-01-2008)
Proclami e
illusioni: 14 anni di eco-balle pag.1 (
da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)
Noi, pronti a
tutto contro la discarica ( da "Manifesto, Il"
del 04-01-2008)
Nietzsche a San
Giorgio e le bugie della politica (
da "Corriere del Mezzogiorno" del 04-01-2008)
U n'estate (
da "Corriere della Sera" del 04-01-2008)
NAPOLI -
Un'altra giornata campale. I cumuli di rifiuti toccano i primi piani dei
palazzi, i ro ( da "Messaggero, Il"
del 04-01-2008)
ROMA-
L'emergenza rifiuti a qualcuno ricorda il post-terremoto. Sono almeno (
da "Messaggero, Il" del 04-01-2008)
Il dieci per
cento degli illeciti in Campania ( da "Tempo, Il"
del 04-01-2008)
Politici e
cassonetti ( da "Corriere.it"
del 04-01-2008)
Napoli, 09:37
-NAPOLI: MANICHINI DI BASSOLINO E IERVOLINO IMPICCATI (
da "Repubblica.it" del 04-01-2008)
Rifiuti, notte difficile
Bruciati 4 autobus Impiccati 20 manichini (
da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)
Rifiuti, notte
difficile Bruciati 4 autobus Impiccati 20 manichini di Redazione - venerdì 04
gennaio... ( da "Giornale.it, Il"
del 04-01-2008)
Eco-balle da 14
anni ( da "Giornale.it, Il"
del 04-01-2008)
Rifiuti, 4 bus
bruciati a Napoli e 21 manichini impiccati con il nome di Bassolino e del
sindaco Iervolino ( da "Rai News 24"
del 04-01-2008)
E il 14 gennaio
parte il processo a o governatore (
da "Padania, La" del 04-01-2008)
PRODI: RIFIUTI,
VERGOGNA INTOLLERABILE ( da "Mattino, Il (City)"
del 04-01-2008)
PRODI: RIFIUTI,
VERGOGNA INTOLLERABILE ( da "Mattino, Il
(Circondario Nord)" del 04-01-2008)
Rifiuti,
emergenza a Napoli Napolitano: "Sono allarmato" (
da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)
Napolitano su
rifiuti: sono allarmato ( da "AudioNews.it"
del 04-01-2008)
RIFIUTI:
FORMISANO, E' BASSOLINO IL MAGGIORE RESPONSABILE (
da "Asca" del 04-01-2008)
Rifiuti,
manichini impiccati a Napoli ( da "ADN Kronos"
del 04-01-2008)
Articoli del 4 gennaio 2008
Senza titolo pag.1 (sezione: Monnezze)
( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)
Rifiuti: roghi, blocchi e proteste di Redazione -
giovedì 03 gennaio 2008, 18:32 Bruciato un autobus Nella notte è stato anche
incendiato un autobus dell'Anm (azienda napoletana mobilità). Il conducente del
mezzo, secondo fonti dell'Anm, è stato portato per precauzione nell'ospedale
San Paolo in stato di shock. Sul posto vi sono molti mezzi e unità delle forze
dell'ordine. Polizia e carabinieri sono riusciti a entrare nella discarica
evitando lo scontro con i manifestanti utilizzando due entrate alternative. I
manifestanti continuano a bloccare le strade ed è stato anche chiuso il tratto
della ferrovia Cumana a Pianura. Il fumo dei roghi sprigionato dalle fiamme
appiccate ai cassonetti e ai rifiuti sta avvolgendo l'intera area di Pianura
mentre ai lati delle strade vi sono centinaia di topi morti. Pompieri al lavoro
Sono stati 70 gli interventi dei vigili del fuoco compiuti la scorsa notte per
spegnere gli incendi, sia nella città di Napoli che nei comuni della provincia,
dei cumuli di spazzatura dati alle fiamme. Le operazioni hanno tenuto impegnate
per diverse ore numerose squadre di vigili anche perché ormai, in numerosi
centri, lungo le strade si sono formate delle vere e proprie discariche a cielo
aperto. E sono già saliti a 40 gli interventi dei vigili del fuoco da questa
mattina. I roghi più impegnativi si sono registrati a Napoli, in Via Argine, in
una zona periferica accanto alla motorizzazione civile e sulla collina dei
Camaldoli, in Via Vicinale; roghi di spazzatura anche a Ischia, nel territorio
di Lacco Ameno, con 374 focolai; e poi a Pozzuoli, in particolare vicino ad un
centro commerciale su Via Campana, un incendio che ha creato qualche problema
alla squadra intervenuta. E ancora ad Afragola e a Boscoreale. Forza Italia:
subito un comitato di salute pubblica "L'esasperazione dei cittadini ha
superato da tempo il livello di guardia, ma mentre Napoli brucia, Roma è in
settimana bianca". Lo dicono il coordinatore di Forza Italia, Sandro
Bondi, e il capogruppo azzurro alla Camera, Elio Vito. "L'emergenza
rifiuti a Napoli e in Campania si configura ormai come una vera e propria
questione nazionale - dicono - che non può essere ulteriormente tollerata se
l'Italia vuol essere ancora considerata un Paese civile. Le colpe delle
amministrazioni regionale e locale sono antiche e gravissime, e i falò notturni
dell'immondizia, con rischi gravissimi per la salute pubblica, simboleggiano
tristemente non solo una inaccettabile situazione di degrado, ma un malgoverno
che Bassolino ha elevato a sistema".
"L'esasperazione dei cittadini ha superato da tempo il livello di guardia,
ma mentre Napoli brucia - dicono Bondi e Vito - Roma è in settimana bianca. Al
punto massimo del disastro corrisponde il punto massimo dell'irresponsabilità
da parte del governo Prodi, il cui ministro dell'Ambiente, come se nulla fosse,
favoleggia di riduzione dei rifiuti e di raccolta differenziata nel momento in
cui si affaccia addirittura lo spettro di epidemie". "Forza Italia
chiede di costituire da subito un comitato di salute pubblica per far uscire le
popolazioni di Napoli e della Campania da questa indecenza
civile e amministrativa sulla quale la stessa Ue è pronta a intervenire per
sanzionare il nostro Paese. Il governatore Bassolino e il
sindaco Iervolino - concludono i due esponenti azzurrui - a fronte di questo
tragico sacco di Napoli, avrebbero il dovere morale prima che politico di
trarre tutte le conseguenze dal loro fallimento".
RIFIUTI: BONDI E VITO,
SUBITO COMITATO SALUTE PUBBLICA (sezione:
Monnezze)
( da "ADN Kronos" del
04-01-2008)
GOVERNO IRRESPONSABILE, BASSOLINO E IERVOLINO HANNO
FALLITO ascolta la notizia commenta 0 vota 0 tutte le notizie di POLITICA Roma,
3 gen. - (Adnkronos) - ''L'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania si
configura ormai come una vera e propria questione nazionale che non puo' essere
ulteriormente tollerata se l'Italia vuol essere ancora considerata un Paese
civile. Le colpe delle amministrazioni regionale e locale sono antiche e gravissime,
e i falo' notturni dell'immondizia, con rischi gravissimi per la salute
pubblica, simboleggiano tristemente non solo una inaccettabile situazione di
degrado, ma un malgoverno che Bassolino ha elevato a
sistema. L'esasperazione dei cittadini ha superato da tempo il livello di
guardia, ma mentre Napoli brucia, Roma e' in settimana bianca''. E' quanto
affermano in una dichiarazione congiunta il coordinatore di Forza Italia,
Sandro Bondi, e il presidente dei deputati azzurri, Elio Vito.
ALFONSO PECORARO SCANIO
La colpa è di un piano dei rifiuti, quello voluto da Rastrell (sezione: Monnezze)
( da "Giornale di
Brescia" del 04-01-2008)
Edizione: 04/01/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:IN
PRIMO PIANO ALFONSO PECORARO SCANIO "La colpa è di un piano dei rifiuti,
quello voluto da Rastrelli e confermato dal centrosinistra, che è servito a far arricchire, con il denaro dei contribuenti
campani, una grande impresa del Nord e una serie di ecomafie locali".
"Dietro i roghi che infiammano Napoli - conclude il ministro - ci sono le
ecomafie, che in questo modo si sbarazzano dei rifiuti tossici. Nel caos che si
crea ad arte, la Camorra è sempre vincente".
Di ALESSANDRO FARRUGGIA
DICE LA commissione parlamentare d'inchiesta sul
(sezione: Monnezze)
( da "Nazione, La
(Nazionale)" del 04-01-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale)) (Resto del
Carlino, Il (Nazionale))
Di ALESSANDRO FARRUGGIA DICE LA commissione parlamentare
d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti nelle relazione approvata il 19 dicembre:
"Ribadiamo il giudizio incondizionatamente negativo sull'apparato
commissariale, le cui inefficienze strutturali si sono rivelate in questi anni
di entità tale da pregiudicarne in modo irreversibile operatività ed efficacia,
dirottando parti consistenti delle risorse per l'autosussistenza". In
altre parole, finiamola con un carrozzone inefficiente costato oltre 1 miliardo
e 200 milioni di euro. Di conseguenza, che si è fatto? Il contrario. Il
commissariamento, che scadeva il 31 dicembre, è stato prorogato per altri
undici mesi ed è stato anzi sdoppiato. Si dice che servirà per liquidare il
passato, ma è una speranza. "PRENDO ATTO con desolante rammarico ?
commenta il presidente della commissione parlamentare, Roberto Barbieri (Sdi) ?
che si è scelto di non cambiare rotta, con il rischio concreto di intasare
ulteriormente il groviglio di poteri e di competenze, con sovrapposizione e
duplicazioni che hanno sinora impedito una chiara ripartizione di
responsabilità e l'adozione di decisioni rapide e coraggiose". Il che
nella triste farsa dei rifiuti campani non è mai stato, avendo ogni attore
protagonista aggiunto errori a errori. TUTTI prigionieri della scelta ? che fu
di Rastrelli (An) e che venne confermata da Bassolino (Ds) ? di congegnare il
sistema regionale di smaltimento dei rifiuti sul progetto Fibe/Fisia basato
sulla scelta produzione di ecoballe più incenerimento. Scelta che ha fatto sì
che il riciclaggio non partisse mai. E che era tecnicamente sbagliata, oltre
che mal realizzata. Gli inceneritori infatti sono ancora in divenire e solo
quello di Acerra sarà pronto (forse) nel 2008. E purtroppo anche le ecoballe si
sono rivelate molto più balle che eco: prodotte a carissimo prezzo (150 euro a
tonnellata) si sono rivelate inadatte a norma di legge per essere bruciate
negli inceneritori e si sono ammonticchiate a milioni (pare siano circa 5
milioni) su terreni presi in affitto per lo stoccaggio provvisorio (150 euro
più altri 20 a
tonnelata per il trasporto). UN BUSINESS miliardario a fianco del quale è
montato quello delle discariche. Osserva Roberto Della Seta, l'ex presidente di
Legambiente oggi responsabile ambiente del Pd. "Per uscire dal tunnel
occorre innanzitutto prendere atto del totale fallimento della politica, a
livello nazionale, regionale e locale. Non è ammissibile fare finta di niente
di fronte al fatto che 14 anni di poteri straordinari non hanno raggiunto, e
nemmeno avvicinato, uno degli obiettivi che ci si era preposti". "LA
RESPONSABILITÀ ? rincara la dose Della Seta ? è di chi doveva fare gli impianti
e non li ha fatti, ossia la gestione commissariale, di chi doveva fare la
raccolta differenziata e non l'ha fatta, ossia i Comuni, lasciando così campo libero al business criminale delle ecomafie".
Osserva l'ex ministro dell'Ambiente Edo Ronchi, ex verde oggi nel Pd:
"Quello che manca è un programma vero di gestione dei rifiuti, il che
richiederebbe innanzitutto un programma di individuazione delle discariche,
sulla base del quale poi andrebbe avviato un programma per la raccolta
differenziata e il recupero energetico". "QUESTO ANDREBBE
fatto ? aggiunge ? ma se sono stati spesi due miliardi di euro vuol dire che
c'è chi fa i soldi su questa emergenza e una soluzione non la vuole". E
sulla raccolta differenziata Ronchi, che è il padre della legge sui rifiuti, ha
parole chiarissime. "Laddove la raccolta differenziata non è partita è
perché i sindaci o gli assessori non ci credono e non si impegnano: la loro
responsabilità è assolutamente primaria. Serve impegno per farla, devi
spiegarla, discuterla con la gente. E qualcuno non ci ha creduto. Nel Nord
forse abbiamo avuto degli amministratori un po' migliori". E NON SONO chiacchiere.
A Venezia, ad esempio, un inceneritore per 300mila abitanti l'hanno costruito
in dodici mesi: manda in discarica solo il 6% della spazzatura trattata ed è
costato 95 milioni di euro. Si dirà, ma inquina: come no, emette ogni ora
quanto quindici automobili euro 2. Ma ha risolto il problema e infatti nessuno,
anche nell'Italia dei comitati, l'ha contestato. - -->.
Il ministro: Camorra e
interessi al Nord (sezione: Monnezze)
( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del
04-01-2008)
Nazionale pag. 2 Il ministro: "Camorra e interessi
al Nord" "L'emergenza spazzatura a Napoli? La colpa è di un piano dei
rifiuti, quello voluto da Rastrelli e confermato dal centrosinistra, che è
servito a far arricchire, con il denaro dei contribuenti campani, una grande impresa del Nord e una serie di ecomafie locali".
Lo ha affermato il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio:
"Dietro i roghi che infiammano Napoli ci sono le ecomafie, che in questo
modo si sbarazzano dei rifiuti tossici. Nel caos che si crea ad arte, la
Camorra è sempre vincente". Secondo l'ultimo rapporto
sull'"Ecomafia" stilato da Legambiente, in tutta Italia sono 4.409
gli illeciti nel ciclo dei rifiuti accertati nel 2006, di cui il 10,2% (448)
solo in Campania, che vede crescere i reati in questo settore. "Quello di
questi giorni è il frutto di una strategia dell'emergenza creata ad arte per
arrivare a soluzioni estreme decise in partenza perché in grado di garantire
l'affare rifiuti", afferma il Wwf ricordando che il 14 gennaio, si apre il
maxi-processo sulla gestione dei rifiuti in cui Wwf sarà parte civile: "Si
tratta del primo processo sulla gestione politica dell'emergenza rifiuti in
Campania e vede 28 imputati, chiamati a rispondere di reati contro la pubblica
amministrazione". Ma l'emergenza sta ponendo anche seri quesiti sanitari.
Sono 32 i Comuni campani ritenuti a maggior rischio ambientale. Nella maggior
parte di questi è stata registrata una mortalità generale e per tumori elevata,
localizzati tra le province di Caserta e di Napoli, e inclusi nei siti di
bonifica litorale domizio flegreo e agro aversano, Litorale vesuviano e alcuni
della penisola sorrentina, aree interessate dal rilascio incontrollato dei
rifiuti. Secondo il Cnr i dati hanno evidenziato eccessi statisticamente
significativi di rischio di malformazioni del sistema nervoso e dell'apparato
urinario, con incrementi dell'8 e del 14% al crescere dell'indice di rischio da
rifiuti, e un incremento medio della mortalità generale.
Raccolta differenziata
ai minimi Trentadue Comuni a rischio tumori
(sezione: Monnezze)
( da "Provincia di
Cremona, La" del 04-01-2008)
Edizione di Venerdì 4 gennaio 2008 Benvenuto P.Review srl
Raccolta differenziata ai minimi Trentadue Comuni a rischio tumori ROMA ?
Nonostante l'emergenza, in Campania la produzione dei rifiuti urbani è in
leggera flessione. La produzione al 2007 si attesta tra i 2,7 e i 2,8 milioni
di tonnellate di rifiuti urbani, era 2 milioni e 806 mila nel 2005. Rispetto al
pro-capite si registra una riduzione: 435 kg l'anno a testa (sotto la media
nazionale) rispetto ai 485 del 2005. Tumori. Sono 32 i comuni campani a maggior
rischio ambientale, la maggior parte dei quali localizzati tra le province di
Caserta e di Napoli. Tutte aree interessate dal rilascio incontrollato dei
rifiuti. Secondo quanto riferisce il Cnr, i dati hanno evidenziato eccessi
statisticamente significativi di rischio di malformazioni del sistema nervoso
centrale e dell'apparato urinario, con incrementi rispettivamente dell'8 e del
14 per cento al crescere dell'indice di rischio da rifiuti, e un incremento
medio della mortalità. Ecomafie. Secondo l'ultimo rapporto
Ecomafia di Legambiente, in tutta Italia sono 4.409 gli illeciti nel ciclo dei
rifiuti accertati nel 2006, di cui il 10,2% (448) solo in Campania, che vede
crescere i reati in questo settore. Raccolta differenziata. La raccolta
differenziata rifiuti urbani per macroarea geografica nel 2005 vede il Nord a
quota 38,1%, il Centro al 19,4%, il Sud all'8,7% e l'Italia al 24,3%. La
Regione Campania nello stesso anno registra un magro 10,6%. A Napoli, la
differenziata si ferma al 7,4%, contro il 35,3% di altre città metropolitane
come Torino, il 30,7% di Milano, il 15,3% di Roma, il 12,2 di Bari e l'8,4% di
Palermo.
Centrodestra col dito
puntato (sezione: Monnezze)
( da "Libertà" del
04-01-2008)
Quotidiano partner di Gruppo Espresso LIBERTA' di venerdì
4 gennaio 2008 > In Italia Centrodestra col dito puntato "La
Commissione rifiuti si sciolga e Bassolino si dimetta" roma -
Sull'emergenza rifiuti in Campania insorge il centrodestra. Commissariare la
Regione: è questa la strada da seguire per mettere fine all'emergenza rifiuti
secondo il deputato di Alleanza Nazionale Italo Bocchino. "Il presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano ha il dovere istituzionale di attivare
l'art. 126 della Costituzione - spiega l'esponente di An - procedendo allo scioglimento
del Consiglio regionale ed alla conseguente nomina di tre commissari che
affrontino l'emergenza definitivamente". Sulla stessa lunghezza d'onda
Mauro Libè, capogruppo Udc nella commissione bicamerale rifiuti: "L'Udc
chiede ai presidenti di Senato e Camera di sciogliere la commissione
parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti". "Ci troviamo di
fronte ad una situazione disastrosa in Campania - osserva Libè - e la
commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti, pur avendo gli stessi poteri di
inchiesta della magistratura, continua a lavorare producendo studi su studi. È
una commissione che deve agire e che invece non ha agito. Per questo l'Udc
scriverà una lettera ai presidenti delle Camere per chiedere lo scioglimento di
questa commissione. Esistono infatti già le commissioni permanenti che possono
fare benissimo il lavoro che si sta facendo. Mi aspettavo sinceramente qualcosa
di diverso". "La situazione disastrosa che sta attraversando la
Campania di tutto ha bisogno meno che di sterili polemiche di parte", è la
pronta replica di Roberto Barbieri, presidente della Commissione parlamentare
d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. "Le dichiarazioni rese dal senatore
Libè sono motivo di vivo rammarico, e anche di avvilimento per una politica che
non riesce ad affrancarsi da tentazioni propagandistiche neanche in un momento
come questo. Il senatore Libè, avendo partecipato con discreta assiduità ai
suoi lavori, non può non essersi reso conto che ciò che la Commissione ha fatto
in questo anno di attività non è assolutamente riducibile alla produzione di
studi su studi. Al contrario, essa ha inteso sempre privilegiare la messa a
punto di soluzioni concrete e coraggiose". "Dobbiamo discutere con
urgenza in Parlamento della tragica emergenza rifiuti in Campania. Si tratta di
una drammatica ferita nel cuore della nazione: il disastro ambientale,
sanitario, sociale causato da Bassolino impone decisioni immediate, compreso lo
scioglimento urgente degli organi di governo del territorio". Lo afferma
in una dichiarazione Maurizio Gasparri, dell'ufficio politico Alleanza
Nazionale. "Negli anni Settanta Giorgio Napolitano - aggiunge Gasparri -
chiese che il Parlamento si occupasse della crisi causata dal colera. Si
discuta anche oggi davanti al Paese e si agisca per liberare un pezzo d'Italia
dalla barbarie causata da Bassolino. Il monito del capo dello Stato nel
messaggio di fine anno non può rimanere privo di seguito. Formalizzerò la
richiesta al Presidente della Camera. Sono urgenti risposte istituzionali, ma
anche giudiziarie. Chi ha causato il disastro va messo in condizione di non
nuocere ulteriormente". L'emergenza spazzatura a Napoli? "La colpa è
di un piano dei rifiuti, quello voluto da Rastrelli e confermato dal
centrosinistra, che è servito a far arricchire, con il denaro dei contribuenti
campani, una grande impresa del Nord e una serie di
ecomafie locali". Lo afferma il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro
Scanio, in un'intervista che esce oggi su E Polis. "Dietro ai roghi che
infiammano Napoli - conclude il ministro - ci sono le ecomafie, che in questo
modo si sbarazzano dei rifiuti tossici". Secondo il governatore
della Campania, Antonio Bassolino, di cui iol centrodestra ha chesto le
dimissioni, la nuova fase di crisi è il risultato "del perdurare dei particolarismi
e di un'ostinata opposizione a una gestione razionale del problema". Dice
Bassolino: "Il piano definito nei mesi scorsi dal commissariato prevedeva
un percorso serrato per l'uscita dalla crisi. Ma ogni volta che uno dei
soggetti coinvolti si sottrae, per qualunque ragione, al dovere di dare piena
attuazione alle decisioni prese, il sistema va in crisi e tanti cittadini si
trovano ad affrontare gravissimi disagi". Intanto ieri la Rappresentanza
permanente italiana presso l'Ue ha precisato che il governo italiano ha
risposto alle osservazioni avanzate nel giugno e nell'ottobre scorso dalla
Commissione Ue sull'emergenza rifiuti in Campania. Una lettera del ministero
dell'Ambiente è stata infatti inviata alla vigilia di Natale. La precisazione
ha fatto seguito alle dichiarazioni del portavoce del commissario Ue
all'ambiente, Stavros Dimas, che ieri aveva dichiarato di non aver ricevuto da
Roma alcun segnale. "In merito alla procedura di infrazione aperta dalla
Commissione europea nel giugno scorso sull'emergenza rifiuti in Campania -
spiega il portavoce della rappresentanza Manuel Jacoangeli interpellato
dall'Ansa - sottolineo come l'Italia abbia risposto ai chiarimenti richiesti
entro il termine previsto attraverso una nota della stessa rappresentanza inviata
al segretariato generale della Commissione Ue il giorno 24 dicembre". Il
termine per la risposta fissato da Bruxelles scadeva il 23 dicembre, che
peraltro cadeva di domenica. [.
La iervolino accusa
"soldi buttati riaprire pianura è ingiusto" - roberto fuccillo a
pagina 3 (sezione: Monnezze)
( da "Repubblica, La" del
04-01-2008)
L'intervista Polemica sindaco-Bassolino La
Iervolino accusa "Soldi buttati riaprire Pianura è ingiusto" ROBERTO
FUCCILLO A PAGINA 3 SEGUE A PAGINA 3.
La democrazia uccisa
dalla spazzatura - francesco merlo
(sezione: Monnezze)
( da "Repubblica, La" del
04-01-2008)
Commenti LA DEMOCRAZIA UCCISA DALLA SPAZZATURA
FRANCESCO MERLO E a Napoli Antonio Bassolino e Rosa
Russo Iervolino non ci vengano ancora a parlare di lotta alla camorra, di
rinascita, di sogno meridionale. E smettano per sempre di declamare il loro impegno
morale contro la criminalità organizzata. Il punto è che un amministratore del
territorio che non riesce a risolvere i problemi del territorio si deve
dimettere. E dunque o la Iervolino e Bassolino
trovano subito una soluzione tecnica e politica alla spazzatura di Napoli
oppure si tolgano davanti e ci provi qualcun altro con più coraggio, con più
forza, con più coscienza; qualcun altro che, pur di sgominare Gomorra, pur di
usare la tecnica contro la vischiosità locale, le stupidità ecologiche, gli
spasmi plebei, gli interessi criminali e l'incompetenza arrivi a mettere a
rischio anche se stesso, la propria carriera politica, la propria vita persino.
Soffocata dagli escrementi di Napoli c'è infatti l'idea, con la quale eravamo
cresciuti, che può esistere una maniera dolce di governare e di amministrare
anche il nostro meraviglioso mondo meridionale. Muore tra i miasmi la speranza
che i Bassolino avrebbero dato al Sud una nuova
organizzazione, una nuova estetica, un nuovo ordine, una nuova etica: amministrare
senza ammazzare, senza imbrogliare, senza scannarsi l'un l'altro. Ricordate il
modello emiliano, toscano, umbro? Ebbene, è diventata spazzatura l'illusione
che tutto il paese era toscano. Purtroppo nella spazzatura di Napoli c'è
infatti la decomposizione di quell'antropologia che ci aveva fatto sognare,
l'illusione che i bravi tecnici della sinistra, gli onesti funzionari della
sinistra, i competenti e appassionati amministratori della sinistra sarebbero
riusciti là dove erano falliti i Lauro, i Gava, i De Mita. E invece quella
vecchia Napoli oggi si vendica su di noi. Guardiamo quella spazzatura e non
capiamo come sia possibile che essa non laceri la coscienza civile dei nostri
uomini di governo e della nostra sinistra. Perché l'orrore non diventa emergenza
nazionale? E' questo governo di centrosinistra che deve tagliare il nodo, è
Prodi che deve intervenire come Robespierre contro gli amministratori locali
che sono invischiati fino al collo nel maleodorante guazzabuglio meridionale,
impotenti e litigiosi, completamente incapaci di districarsi tra sperperi,
sprechi e delitti. Il governo ha il dovere di separare le esigenze giuste dal
plebeismo violento. Tocca a Prodi e ad Amato fronteggiare gli enormi interessi
criminali, i rapporti della politica locale con la camorra ma anche gli
estremismi ideologici. Non è possibile che si discuta ancora della spazzatura
come fosse un problema accademico, una questione sociologica, una faccenda di
storia e di geografia. Ho un amico a Parigi, un napoletano che possiede un
ristorante italiano in Place Victor Hugo. Ebbene, attaccata alla parete ha la
foto di sua madre, un vecchia signora un po' curva con uno scialle sulle spalle
che si affaccia al balcone del suo appartamento al settimo piano e deposita un
sacchetto di spazzatura sulla cima di un monte di rifiuti, ventisette metri di
immondizia, che arriva appunto alla sua ringhiera. Ecco: noi vorremmo che Prodi
la vedesse prima di spiegare agli italiani che non è vero c'è il declino e che,
anzi, l'Italia ce l'ha fatta a ripartire. Vorremmo che Prodi andasse in quella
pizzeria e illustrasse quella foto ai clienti francesi, raccontando quali
possibilità di futuro stanno nascendo nelle strade di Napoli. Quella foto è
cosi densa di significati e di presagi da battere in efficacia cento editoriali
del New York Times sul degrado apocalittico dell'Italia. L'immagine basta da
sola a dimostrare che in Italia ci sono alcuni problemi dinanzi ai quali non si
può più tirare a campare. La spazzatura di Napoli mette in gioco la democrazia
italiana. Ha bisogno di soluzioni tecniche, che ovviamente esistono. Non è
infatti una cosa eccezionale smaltire la monnezza in un paese industrializzato
con una forte coscienza ecologica. Ma poiché la politica locale non ce l'ha
fatta, sia il governo a imporre la tecnica: con l'esercito, con leggi
d'emergenza, con arresti di polizia, con la forza. Anche con la forza si può
restituire Napoli a Napoli, ridare pulizia e splendore alle strade della
Campania, dove oggi si aggira il peggiore e il più sordido dei diavoli: la
forza al servizio della tecnica moderna prima di abbandonare Napoli a san
Gennaro.
Bassolino incalza il
sindaco "basta con i particolarismi"
(sezione: Monnezze)
( da "Repubblica, La" del
04-01-2008)
Cronaca Bassolino incalza il
sindaco "Basta con i particolarismi" E Pansa accusa i politici:
"Cittadini sfiduciati" La Cdl chiede le dimissioni del governatore
della Campania: "Alt alla barbarie" NAPOLI - è rissa sui rifiuti
campani. Mentre quasi tutto il centrodestra chiede le
dimissioni di Bassolino, quest'ultimo si associa alle mosse del commissario
straordinario, il prefetto Alessandro Pansa, proprio nel giorno in cui Pansa
viene invece apertamente contestato dal sindaco Rosa Russo Iervolino per la
riapertura del sito di Pianura. Era stato proprio Pansa in mattinata a
affermare: "Abbiamo riaperto Pianura senza incidenti, anche se alcuni
avrebbero voluto lo scontro" e a denunciare: "C'è mancanza di fiducia
dei cittadini nei confronti delle istituzioni, a causa di anni di inganni,
soprusi e insoddisfazioni. Quando non funziona la mediazione politica, le
difficoltà aumentano". Parole che hanno sollevato la fiera protesta della
Iervolino, contraria alla discarica. Nel frattempo si apriva l'assedio a Bassolino. Maurizio Gasparri chiedeva di por fine alla
"barbarie da lui causata". Il suo compagno di partito Italo Bocchino
si appellava a Napolitano ("Ha il dovere istituzionale di attivare
l'articolo 126 della Costituzione e sciogliere il Consiglio regionale") e
proponeva tre commissari: l'ex leader di Confidustria Antonio D'Amato per lo
sviluppo, Gianni Di Gennaro per la lotta alla criminalità, Umberto Veronesi per
il sistema sanitario regionale. Anche il segretario campano di An, Mario Landolfi,
invitava Napolitano: "Richiami Bassolino
all'adempimento di un elementare atto di responsabilità". C'era poi Forza
Italia. Con Fabrizio Cicchitto che vede "la conclusione raccapricciante di
oltre dieci anni di potere del centrosinistra con Bassolino
"deus ex machina"". Sandro Bondi e Alfredo Vito a invocare
"un comitato di salute pubblica" per Napoli e Campania. Chiara Moroni
a chiedere che "Bassolino ammetta il totale
fallimento della sua giunta". Anche Francesco Storace invitava Bassolino a dimettersi; Stefano Caldoro, ex ministro del
Psi, chiedeva che il governo "intervenga per limitare i danni";
Daniele Capezzone urlava: "Che altro deve succedere perchè Bassolino si dimetta?". Perfino Francesco Caruso
invitava Rifondazione a uscire dalla Giunta campana. C'è poi la reazione
nordista. Beffardo il presidente del Veneto, Giancarlo Galan: "Vengano da
noi a vedere come si fa". E l'ex ministro leghista Roberto Castelli:
"Nessuno pensi di mandare i rifiuti al Nord, non vogliamo la spazzatura di
Bassolino". Incurante del fuoco di fila, Bassolino si accodava intanto agli argomenti di Napolitano e
alle decisioni di Pansa e del suo successore Umberto Cimmino, entrato in carica
a Capodanno. "La nuova fase di crisi - scriveva il presidente della
Regione - è il risultato del perdurare dei particolarismi". Poi aggiungeva
che, "come Regione, lavoriamo al fianco del Commissariato", giudicava
la riapertura di Pianura "un passo fondamentale, anche se doloroso".
Peccato che la Iervolino sia di parere opposto. Intanto Pansa fissava così i
suoi tempi. La discarica di Pianura resterà in funzione fino alla apertura del
termovalorizzatore di Acerra che, fra gara in corso e successivo collaudo,
dovrebbe avvenire nei primi mesi del 2009. Dopo Acerra, partirà il bando per il
secondo termovalorizzatore, a Santa Maria La Fossa. Nel frattempo si
ristruttureranno a rotazione gli impianti di Cdr. E questo dovrebbe
tranquillizzare anche la Commissione europea: "A Bruxelles si preoccupano
perché vedono le immagini, ma noi siamo in grado di portare avanti il programma
di uscita dall'emergenza". (r.f.).
Quando il palazzo si
chiude in se stesso - marco rossi-doria
(sezione: Monnezze
)
( da "Repubblica, La" del 04-01-2008)
Pagina XII - Napoli Quando il Palazzo si chiude in se
stesso MARCO ROSSI-DORIA (segue dalla prima di cronaca) Lasciati soli senza cenno
di dialogo e di ascolto da parte di chi la decisione l'ha presa. Senza parola.
L'atto della riapertura, già molto pesante simbolicamente - perché nega il
senso di un'intera stagione di speranza politica e la capovolge in modo
definitivo, in quello stesso luogo in cui era stata peraltro promessa la
realizzazione di un campo da golf - è stato dunque lasciato a sé. E questo lo
farà pesare ancor più. è molto duro dover dire ai propri figli che la discarica
era stata chiusa e che i terreni attigui erano stati pure bonificati per il
comune bene e che ci si era creduto ma che lì, proprio lì, al posto della
bonifica domani o dopodomani e comunque prima del 6 gennaio 2008, passati
tredici anni, tornerà la monnezza. Le mamme che tirano i figli alla testa del corteo
di protesta sono il simbolo di questo dramma. Perché la disattesa della
promessa non è solo onta della politica. è anche dolore comune, di tutti noi. è
una nostra sconfitta collettiva. è la solitudine estrema di chi subisce più da
vicino le scelte senza che siano accompagnate da parole e da presenza la
amplifica. Un giorno i nostri figli dovranno spiegare ai loro figli questi
nostri anni. Con lo sviluppo fermo per lustri interi. I poveri che aumentano
insieme all'antico divario tra la città di chi è escluso e quella di chi ce la
fa comunque, sia pure senza speranza né vero progetto di futuro; e i giovani,
ricchi e poveri, che vanno via, si trasferiscono altrove, in cerca di una
esistenza migliore, di effettive possibilità di realizzazione personale e collettiva.
Tanto che è probabile che il racconto avverrà in un'altra città, lontana da
qui. E forse quei bimbi di Pianura faranno ai loro figli il racconto a Reggio
Emilia o a Roma o a Torino o in qualsiasi altra città italiana. E ricorderanno
del corteo di ieri. E diranno di una lunga stagione di cupa depressione civile.
Sì, depressione civile. Perché la politica - che è lo strumento adibito a
promuovere la partecipazione civile alla cosa pubblica ed ad affrontare le
crisi con senso di possibilità e di speranza ma anche, semplicemente, con il
doveroso esercizio della presenza - si è avviluppata su stessa. Fino ad evitare
la presenza davanti ai cittadini non solo durante la comunicazione di una
sconfitta come è nel caso della riapertura di Pianura, ma anche durante i
rituali appuntamenti di piazza a Capodanno, con le massime istituzioni locali
assenti al Plebiscito. E perché, ben prima e per anni, la politica ha voluto
evitare di misurarsi con le difficoltà dell'impresa annunciata, lasciandone la
responsabilità a una catena decisionale che rispondesse innanzitutto alle
logiche di fedeltà ai circuiti stessi della politica. Perché la politica ha
evitato di far vivere insieme processi decisionali e anelito di cambiamento e
di autonoma iniziativa di cittadinanza, scegliendo - invece - di costruire
consenso intorno a interessi e conservazioni. Con la conseguenza di ridurre le
aspirazioni nate nel nome dell'interesse generale a un'entità velleitaria e
dunque da deridere o a un pericolo per gli equilibri raggiunti volta per volta
o a un fenomeno da ammaestrare e ricondurre all'ambito separato della politica
stessa, al lessico e alle logiche suoi propri, sempre meno comprensibili e
compresi. Depressione civile perché si ritorna indietro. E così la signora di
Pianura non evoca la sua guarigione ma ricorda che è stata malata di cancro e
l'altra dice che non mangia più mozzarella perché "le terre intere sono
inquinate". E perché si è tradita la promessa del 1997 tanto che il
malaffare prospera. Il calcolo di un giro di affari di
circa 45 miliardi di euro da ecomafie in Campania ci fa sentire, insieme alla
puzza delle discariche, un olezzo di denaro cattivo che va in cattive mani. Si
è chiusa una stagione. E se ne apre una nuova. E come avviene sempre in
politica - quella vera - la prima richiesta che sale è quella di
interlocuzione, di poter dire, proporre, parlare, comunicare. Non sarà
più possibile evitare di dialogare con i cittadini. Sarà sempre meno consentito
chiudersi a parlare nei "palazzi" - come li chiamava Pasolini. Qualcuno
da quella madre in testa al corteo dovrà e saprà andarci. E la partita che si
apre non è tra correnti di partito o sotto gruppi delle stesse. Ma tra chi
meglio saprà stare lì. Fare proposte, risolvere problemi. Proporre misure
condivise per differenziare la monnezza, trattarla in modo differenziato,
condurre processi di trasformazione. Per fare i conti con i nostri rifiuti.
Come si è fatto in tutte le città del mondo. Con costanza, serietà. Con il
rischio della presenza. Ma questo è quello che sarà. Se noi ci mettiamo, tutti,
il nostro impegno. Un'opera davvero complessa. Molto incerta. Che si fa persino
fatica a immaginare ora. Intanto c'è la certezza che per i nostri figli e i
nostri nipoti dovranno esserci i racconti, irrimediabilmente legati ai nomi di
chi qui ha governato, al di là della buona o della cattiva loro fede. L'icona,
il simbolo di questi racconti saranno queste montagne di monnezza che bruciano
o che stazionano anni nelle ecoballe, il fumo tossico che sale, il ragazzo o la
vecchia che passa accanto tappandosi naso e bocca. E il corteo di Pianura.
( da "Unita, L'" del 04-01-2008)
Stai consultando l'edizione del
L'assedio della discarica gli sprechi e il "colera" dei rifiuti di
Enrico Fierro inviato a Napoli / Segue dalla prima Era il 2004, quando il
prefetto Corrado Catenacci - uno degli otto commissari all'eterna emergenza
rifiuti - decise di riaprire la discarica. A Pianura ancora ricordano le parole
di Rosa Russo Iervolino. "Caro prefetto no, mi metterò la fascia tricolore
e farò le barricate, ma quella discarica non va riaperta". Comune, Regione
e Commissariato promisero un Piano di Bonifica: la costruzione di un verdissimo
campo da golf con la bellezza di 18 buche e contorno di centro congressi e
grandi alberghi. Otto anni dopo, del green neppure l'ombra, solo monnezza,
puzza e veleni. E la disperazione di don Vincenzino Pipolo, uno dei 5mila
abitanti di contrada Pisani. "E mo che faccio, avevo costruito qui la mia
casa perché mi avevano detto che la discarica sarebbe stata chiusa per
sempre". Urla, si piglia a schiaffi, qualcuno lo consola. Altri
bestemmiano. In serata viene assalita anche una gazzella dei carabinieri contro
cui è stato anche lanciato un estintore. La tensione resta alta. Intanto i
camion entrano per preparare il "fosso". È lì che verranno sversati i
rifiuti raccolti a Napoli e nei comuni dell'area flegrea. Nessuno lo ha detto ancora
agli abitanti di Pianura, ma, a conti fatti, qui arriveranno qualcosa come
3milioni di metri cubi di mondezza nei prossimi mesi. Almeno fino a quando non
aprirà l'inceneritore di Acerra. "Tra nove mesi", calcola il prefetto
di Napoli Alessandro Pansa. E allora, se questa è la situazione, per favore,
nessun dotto editorialista accusi gli abitanti di questa parte di Napoli di
egoismo o, peggio ancora, di essere affetti dalla sindrome di "Nimby"
(dovunque ma non nel mio giardino). "Perché noi siamo vittime di una straordinaria
catena di errori politici, di follie gestionali, di incompetenze e di sprechi
miliardari", dice con la rabbia negli occhi Ludovico Valentino, uno dei
tanti che in questi giorni ha tentato di impedire l'apertura della discarica.
La verità è che a Pianura e nei comuni sommersi da cumuli di rifiuti, nei roghi
che ancora ieri a Ischia, Pozzuoli, Afragola e Boscoreale hanno avvelenato
l'aria di diossina, è scritta la tragica storia di Napoli. Dove tutto - anche
un "normale atto amministrativo" come è altrove la raccolta dei
rifiuti - diventa emergenza. Un destino infame che sembra segnare la storia
delle classi dirigenti di questa città negli ultimi quarant'anni. Nel
lontanissimo 1973 il colera e il suo "vibrione" piegarono in due il
potere di Antonio Gava; sette anni dopo, era il 1980, il terremoto dell'Irpinia
e i suoi sprechi miliardari spensero l'astro di Ciriaco De Mita; tangentopoli
si incaricò di frenare l'ascesa di pezzi da novanta come Pomicino, De Lorenzo,
Scotti, Di Donato. Ora, il sogno della rinascita e del rinnovamento
bassoliniano rischiano di essere sommersi e cancellati da tonnellate di
monnezza. Per sempre. Perché è ad Antonio Bassolino che, a torto o
a ragione, l'opinione pubblica della città e della regione attribuisce gran
parte delle responsabilità di questa eterna emergenza. Ci sono stati otto
commissari (l'ultimo, il prefetto Cimmino è in carica da pochi giorni), tre
presidenti di Regione - Rastrelli, di An; Losco, Udeur; Bassolino - e cinque alti funzionari dello Stato - compreso il capo
della Protezione civile Bertolaso - eppure il nome che senti pronunciare
davanti ai roghi dei cumuli di rifiuti e sulle barricate di Pianura è uno solo:
Antonio Bassolino, l'uomo che da 15 anni è al governo
di Napoli e della Campania. Un destino ingiusto, se si vuole, di chi paga,
insieme ad errori propri, il prezzo di una catena interminabile di valutazioni
sbagliate, sprechi miliardari, incompetenze, affari, arricchimenti illeciti. Il
tutto equamente diviso fra destra, centro e sinistra dello schieramento
politico nazionale e regionale. Per Bassolino la Corte dei
Conti chiede un risarcimento di 3 milioni di euro per gli sprechi di un call
center ambientale pagato dal Commissariato e palesemente inutile. Con i suoi
cento "operatori" costretti a smistare cinque telefonate a settimana.
I magistrati della procura di Napoli ne chiedono il rinvio a giudizio insieme
ad altre ventotto persone e ai Romiti padre e figlio, il discredito popolare
sta travolgendo l'intero centrosinistra. Ma quando nasce l'eterna emergenza
rifiuti? È il 1997, un decreto del ministro Edo Ronchi obbliga le regioni a
fare piani e progetti per trasformare la monnezza in energia. In Campania
governa il centrodestra con Antonio Rastrelli. In campo per aggiudicarsi
l'appalto, due catene di imprese, una guidata dalla Fibe del gruppo Impregilo
di Romiti e figli, e l'altra che vede presenti colossi come l'Ansaldo e l'Enel.
Vincono le imprese dei Romiti. Non hanno le qualità richieste ("il
progetto presentava lacune imbarazzanti", dichiara un docente
universitario), ma abbassano i prezzi: 83 lire/kg per i rifiuti da conferire
agli impianti Cdr (che trasformano la monnezza in combustibile) contro le 110
lire dei concorrenti. Ma non è l'unica stranezza, perché una ordinanza di
Ronchi del 1998 fissa in dieci mesi i tempi per la realizzazione dei sette Cdr
e in 24 mesi quelli per la costruzione dei due inceneritori. Nel frattempo, il
materiale prodotto va collocato in cementifici e centrali elettriche e
utilizzato come combustibile. La Fibe, però, non dispone di strutture del
genere sul territorio campano. L'Enel sì, ma viene cancellata. Poco male perché
nel passaggio tra l'ordinanza ministeriale e il capitolato d'appalto,
spariscono quelle due semplici parole "impianti esistenti". E la Fibe
e i Romiti possono andare avanti alla conquista di un business che si aggira
intorno ai 600 miliardi di vecchie lire l'anno. Il contratto viene ratificato
da due presidenti di Regione, Rastrelli e Losco, approvato anche da Bassolino quando nel 2000 diventa presidente della Regione e
commissario straordinario. Il resto è inefficienza: dei due termovalorizzatori
solo quello di Acerra, forse, entrerà in funzione, i sette impianti di Cdr
producono rifiuti "tal quali", le ecoballe. Sei milioni di tonnellate,
la gran parte stoccate a Taverna del Re, tra Giugliano e Villa Literno, in
un'area di 3 chilometri per tre. Una montagna di mondezza impacchettata.
Materiale che non potrà mai essere bruciato senza il rischio di provocare un
immane disastro ambientale. Ma un dato è certo: il Commissariato all'emergenza
rifiuti ha prodotto solo sprechi e clientele politiche. Lo documenta la Corte
dei Conti. I Consorzi di bacino (una delle tante strutture burocratiche) sono
nati "per trovare posto a personaggi trombati in precedenti incarichi
politici". Uomini senza competenze, ma dotati di auto blu e autisti. E che
dire delle indennità di commissari, subcommissari e vicecommissari:
inizialmente erano fissate in 10 milioni di lire mensili, ma forse non
bastavano, si decise di elevarle allo stesso livello dello stipendio percepito
dagli assessori regionali. Un vero e proprio bingo: 10mila euro mensili.
Intanto la raccolta differenziata in dieci anni passa dall'1,5% ad un misero
10, mentre nel resto del Paese siamo al 24,3%. Il Commissariato ha speso cifre
da capogiro anche per pagare giornalisti (due nella struttura) "ma è
mancata una adeguata informazione". Il consorzio Conai aveva 2316
dipendenti, ma "se lavorano in 200 è un miracolo", dice il prefetto
Catenacci. Il risultato è che fino ad oggi la gestione Commissariale è costata
al contribuente qualcosa come 1 miliardo e 200 milioni di euro, buona parte
spesi per pagare i 101 dipendenti, consulenti e collaboratori, altri 60 milioni
di euro l'anno sono stati sprecati per trasferire la mondezza in Germania, dove
diventava combustibile per produrre energia. Per non parlare delle spese folli
dei consulenti della struttura. Ti raccontano di commissari e loro
collaboratori alloggiati nei più prestigiosi e costosi hotel del lungomare e
dei 724.680,25 euro spesi in telefonate internazionali e in contatti con le
"linee erotiche". E che dire di quel funzionario in trasferta a
Rimini che decide di alloggiare al Grand Hotel (quello di Fellini), categoria
cinque stelle extra-lusso? O di quel solo consulente del Commissariato che si
fa rimborsare biglietti aerei per 35mila euro e spese per pasti che superano i
7mila euro? Amare le conclusioni dei magistrati contabili: "Dopo 13 anni
di emergenza il ciclo dei rifiuti è ancora aperto. Si è venuta a creare una
situazione endemica di emergenza che non trova riscontro in alcuna altra realtà
locale d'Europa e che non è degna di un Paese civile". Per favore non
prendetevela con gli abitanti di Pianura.
( da "Stampa, La" del 04-01-2008)
[FIRMA]GUIDO RUOTOLO INVIATO A NAPOLI Fuochi
d'artificio e barricate di "monnezza" che prendono fuoco accolgono all'alba
l'arrivo della polizia, davanti all'entrata della discarica di Contrada Pisani,
a Pianura. Per tutta la notte un centinaio di abitanti della Contrada, che si
trova all'interno di un vecchio cratere dell'area flegrea, in un'area
d'interesse ambientale devastata dall'abusivismo e dalla vecchia discarica,
avevano presidiato la zona. Una frangia del "movimento" aveva
squarciato i pneumatici di alcuni pullman e alle due di notte dirottato e
incendiato un altro autobus. E si preparava a impedire alla polizia di entrare
nella discarica. Ma nonostante i fuochi d'artificio e le barricate
intossicanti, la polizia è riuscite a raggiungere l'obiettivo senza che ciò
provocasse gli scontri tanto temuti quanto attesi. Un paio di chilometri prima
del presidio popolare, infatti, per tutta la notte alcune escavatrici avevano
aperto un varco tra la boscaglia, consentendo all'alba l'entrata nella vecchia
discarica di tecnici e mezzi, con ciò che serve per predisporre l'utilizzazione
del sito. Preso atto della "sconfitta", o meglio della vittoria
tattico-militare della polizia, un gruppetto del "movimento" ha poi
occupato per un'ora l'ingresso della tangenziale e in serata il presidio si è
trasferito davanti al nuovo ingresso della discarica, non senza momenti di
tensione. Nel "movimento" ci sono anche tre gruppi contrapposti: uno
che fa riferimento a un centro sociale di Quarto, vicino ai Carc, l'altro ai
giovani di An che hanno nel consigliere comunale Marco Nonno il loro punto di
riferimento. E infine un gruppo legato agli ultrà. Insomma una miscela
esplosiva. Qualche brutto segnale è arrivato ieri sera: una pattuglia dei
vigili urbani è stata aggredita all'altezza della rotonda "don
Giustino". Una gazzella dei carabinieri è stata assaltata a sua volta con
un estintore. E quattro bus sono stati sequestrati. Insomma, le prossime ore
non promettono nulla di buono, per via di questi tentativi di guerriglia
urbana. Una polveriera che rischia di deflagrare nel tentativo di
strumentalizzare e coinvolgere i cittadini di Contrada Pisani, estranei a
queste "provocazioni". La presa di possesso della discarica è stata
un successo indiscutibile, rivendicato dal prefetto di Napoli, Alessandro Pansa
("So che a molti non ha fatto piacere che non si siano registrati incidenti,
perché avrebbero preferito lo scontro per radicalizzare le iniziative"), e
accolta positivamente dal governatore della Campania, Antonio
Bassolino (non dal sindaco di Napoli, Rosetta Iervolino). Pansa e Bassolino sono consapevoli che il cammino da percorrere per far rientrare
nella "normalità" l'emergenza rifiuti è ancora tutto in salita. E non
solo perché ieri si sono registrati 200 roghi di montagne di rifiuti (con ciò
che comporta in termini di rischio diossina) e Caserta è a rischio
collasso (ieri una delegazione del consiglio comunale ha occupato a Napoli la
sede del commissariato straordinario): il sindaco di Caserta ha chiuso alcuni
mercatini per evidenti problemi igienico-sanitari. Ma anche perché occorreranno
non meno di cinque-sei giorni prima che Pianura accolga i rifiuti della sola
Napoli per almeno un anno. E siccome i sette impianti di trattamento rifiuti
sono fermi perché saturi, nelle prossime ore la "monnezza" continuerà
a invadere la città. Dall'Asìa, Azienda igiene ambientale del Comune di Napoli,
che si occupa della raccolta dei rifiuti, fanno sapere che ieri in città non
erano state ritirate 1200 tonnellate di rifiuti, che diventeranno oggi
2000-2500. E le stime parlano di 40 mila tonnellate di rifiuti lasciati a terra
in provincia di Napoli, 100 mila in Regione. Pianura, da questo punto di vista,
rappresenta per Napoli una via d'uscita non dall'emergenza ma dalla catastrofe.
Ne è consapevole Bassolino, che non risparmia critiche
al "perdurare dei particolarismi e di un'ostinata opposizione a una gestione
razionale del problema". Il governatore si schiera con il commissariato
per l'emergenza rifiuti: "Riaprire la discarica di Pianura va nella
direzione di superare la crisi ed è un passo fondamentale, anche se doloroso.
Napoli si rende strutturalmente autonoma". Per un anno, ha spiegato Pansa,
dovrà tamponare la situazione, in attesa che apra il termovalorizzatore di
Acerra. Ma da oggi la prefettura dovrà convincere Contrada Pisani ad accettare
la "dolorosa" decisione. Pansa ha annunciato la disponibilità a
"misure compensative".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-01-2008)
Cronaca Italiana Pagina 107 Si infiamma la polemica
politica. An: intervenga il Governo Il centrodestra attacca Bassolino
"Ha fallito, deve dimettersi" Si infiamma la polemica politica. An:
intervenga il Governo --> ROMA Nelle strade continuano a bruciare cumuli di
rifiuti e la polemica politica si infiamma: mentre il governatore della
Campania, Antonio Bassolino, parla "del perdurare
dei particolarismi e di un'ostinata opposizione a una gestione razionale del
problema", il centrodestra chiede le sue dimissioni. "La questione
rifiuti è lo specchio del fallimento dell'intera classe dirigente del
centrosinistra non soltanto in Campania ma in tutta la Nazione", afferma
in una dichiarazione il portavoce di An, Andrea Ronchi. "Prodi la smetta -
aggiunge Ronchi - di fare Alice nel paese delle meraviglie. Prenda atto che la
crisi in Campania è ben più drammatica di quella che ci consegnano le immagini
televisive e che si tratta di una realtà che non può essere risolta con
balletti al vertice del commissariato straordinario, ma con un serio piano di
intervento". "L'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania si configura
ormai come una vera e propria questione nazionale che non può essere
ulteriormente tollerata se l'Italia vuol essere ancora considerata un Paese
civile", così in una dichiarazione congiunta il deputato di Forza Italia
Elio Vito e il coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi inquadrano
il disastro. "Le colpe delle amministrazioni regionale e locale sono
antiche e gravissime, e i falò notturni dell'immondizia, con rischi gravissimi
per la salute pubblica - prosegue la nota - simboleggiano tristemente non solo
una inaccettabile situazione di degrado, ma un malgoverno che Bassolino ha elevato a sistema. L'esasperazione dei
cittadini ha superato da tempo il livello di guardia, ma mentre Napoli brucia,
Roma è in settimana bianca. Al punto massimo del disastro
corrisponde il punto massimo dell'irresponsabilità da parte del governo Prodi.
Il governatore Bassolino e il sindaco Iervolino, a fronte di questo tragico sacco di
Napoli, avrebbero il dovere morale prima che politico di trarre tutte le
conseguenze dal loro fallimento".
( da "Virgilio Notizie" del 04-01-2008)
03-01-2008 18:27 Serve comitato salute pubblica, da
Comune-Regione sacco città Roma, 3 gen. (Apcom) - "L'esasperazione dei
cittadini ha superato da tempo il livello di guardia, ma mentre Napoli brucia,
Roma è in settimana bianca". Lo dicono il coordinatore di Forza Italia,
Sandro Bondi, e il capogruppo azzurro alla Camera, Elio Vito. "L'emergenza
rifiuti a Napoli e in Campania si configura ormai come una vera e propria
questione nazionale - dicono - che non può essere ulteriormente tollerata se
l'Italia vuol essere ancora considerata un Paese civile. Le colpe delle
amministrazioni regionale e locale sono antiche e gravissime, e i falò notturni
dell'immondizia, con rischi gravissimi per la salute pubblica, simboleggiano
tristemente non solo una inaccettabile situazione di degrado, ma un malgoverno
che Bassolino ha elevato a sistema".
"L'esasperazione dei cittadini ha superato da tempo il livello di guardia,
ma mentre Napoli brucia - dicono Bondi e Vito - Roma è in settimana bianca. Al
punto massimo del disastro corrisponde il punto massimo dell'irresponsabilità
da parte del governo Prodi, il cui ministro dell'Ambiente, come se nulla fosse,
favoleggia di riduzione dei rifiuti e di raccolta differenziata nel momento in
cui si affaccia addirittura lo spettro di epidemie". "Forza Italia
chiede di costituire da subito un comitato di salute pubblica per far uscire le popolazioni di Napoli e della Campania da questa
indecenza civile e amministrativa sulla quale la stessa Ue è pronta a
intervenire per sanzionare il nostro Paese. Il governatore Bassolino e il sindaco Iervolino - concludono i due - a fronte di questo
tragico sacco di Napoli, avrebbero il dovere morale prima che politico di
trarre tutte le conseguenze dal loro fallimento".
( da "Eco di Bergamo, L'" del 04-01-2008)
Nonostante l'emergenza, in Campania la produzione dei
rifiuti urbani è in leggera flessione. In base a una proiezione, secondo la
direzione controllo flusso rifiuti dell'Arpac (Agenzia regionale protezione
ambientale Campania), la produzione al 2007 si attesta tra i 2,7 e i 2,8
milioni di tonnellate di rifiuti urbani, era 2 milioni e 806 mila nel 2005.
Rispetto al pro-capite si registra una riduzione: 435 chilogrammi l'anno a
testa (sotto la media nazionale) rispetto ai 485 del 2005. Meno produzione ma
tre nodi caldi in Campania: rischi per la salute, ecomafie
e bassa raccolta differenziata. Secondo l'ultimo Rapporto rifiuti Apat (Agenzia
per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) relativo al 2005 la
media di produzione di rifiuti urbani pro capite al Nord era di 533 chili
l'anno per abitante, al Centro di 633 chili pro capite e al Sud di 496 chili
pro capite. In Campania il dato era di 485 chili, al di sotto media del
Mezzogiorno. Per quanto riguarda la salute, sono 32 i comuni campani a maggior
rischio ambientale, la maggior parte dei quali con mortalità generale e per
tumori elevata (27 risultano a maggior rischio di tumori negli uomini e nelle
donne), localizzati tra le province di Caserta e di Napoli, e inclusi nei siti
di bonifica litorale domizio flegreo e agro aversano, Litorale vesuviano e alcuni
della penisola sorrentina. Tutte aree interessate dal rilascio incontrollato
dei rifiuti. Secondo quanto riferisce il Cnr, i dati hanno evidenziato eccessi
statisticamente significativi di rischio di malformazioni del sistema nervoso
centrale e dell'apparato urinario, con incrementi rispettivamente dell'8 e del
14 per cento al crescere dell'indice di rischio da rifiuti, e un incremento
medio della mortalità generale in entrambi i sessi. Secondo l'ultimo rapporto
Ecomafia di Legambiente, in tutta Italia sono 4.409 gli illeciti nel ciclo dei
rifiuti accertati nel 2006, di cui il 10,2% (448) solo in Campania, che vede
crescere i reati in questo settore. La raccolta differenziata dei rifiuti
urbani per macroarea geografica nel 2005 vede il Nord a quota 38,1%, il Centro
al 19,4%, il Sud all'8,7% e l'Italia al 24,3%. La Regione Campania nello stesso
anno registra un magro 10,6%. A Napoli, la differenziata si ferma al 7,4%,
contro il 35,3% di altre città metropolitane come Torino, il 30,7% di Milano,
il 15,3% di Roma, il 12,2 di Bari e l'8,4% di Palermo.
( da "Nazione, La (Nazionale)" del 04-01-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il
(Nazionale)) (Resto del Carlino, Il (Nazionale))
H LE ECOMAFIE Il giro di affari in Campania è stimato
sui 45 miliardi di euro, gestiti da otto clan Nel 2006, trovati 4409 illeciti -
-->.
( da "Adige, L'" del 04-01-2008)
Massimo Ranieri: "Come napoletano mi sento
offeso". Il centrodestra chiede le dimissoni di Bassolino
E' una vergogna per tutti gli italiani NAPOLI - "Ci vergogniamo di essere
napoletani. Ci vergogniamo di essere italiani". Questo il ritornello di
personaggi famosi e politici partenopei dopo l'ennesima emergenza rifiuti.
Massimo Ranieri, interpellato sullo scandalo di Napoli che ha provocato il duro
monito da Bruxelles, ha detto di sentirsi "vilipeso, offeso, preso a
calci. E come me molti napoletani. È una vergogna, per tutti gli italiani.
"Siamo la quinta potenza mondiale. Quanto sta accadendo è sconcertante.
Giustamente l'Unione Europea ci ha bacchettato, ma non noi napoletani, ha
bacchettato noi italiani. Vediamo cosa succederà". Durissimo il
centrodestra che chiede apertamente le dimissioni di Bassolino.
"E' una vergogna anzionale" tuona Mario Landolfi (An). "Siamo
fieri ed orgogliosi di essere napoletani e campani, di essere figli di quella
terra che, pur tra mille contraddizioni, ha dato lustro a grandi uomini di
cultura e della politica, figli di quella terra ricca di storia e di bellezze
naturali. Da oltre un decennio, però, grazie alle
incapacità di Bassolino, Iervolino e di tutta la classe politica del centrosinistra
regionale, siamo diventati un popolo umiliato e messo completamente alla gogna.
Altro che decantato risorgimento napoletano. Siamo il popolo della monnezza,
sommersi da tonnellate di rifiuti e di ecoballe, scherniti dal resto del Paese,
attaccati dalla stampa estera, bacchettati dalla Comunità Europea. Siamo,
insomma, diventati la vergogna d'Italia e dell'Europa, degno primato della
classe politica che ci rappresenta". 04/01/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)
Di Gabriele Villa - venerdì 04 gennaio 2008, 07:00
"Sulla spazzatura rischio di perdere la mia credibilità": Antonio Bassolino, agosto, 2007, Napoli. Italia. Pianeta Terra, non
Marte né Saturno. Ma dove è stato Bassolino fino ad
oggi? Ma quante cose avrebbe dovuto e potuto fare e non ha fatto Bassolino in tutti questi anni? La sua credibilità? Forse
solo scavando tra scarpe vecchie, ossa di pollo e bucce di banana si può ancora
trovarne traccia. Promesse, dichiarazioni d'intenti. Assicurazioni. Parole in
libertà. Che, in quattordici anni, giorno dopo giorno, sono andate ad
ammonticchiarsi una sopra l'altra. Stratificandosi esattamente come i rifiuti
che stanno soffocando la Campania. È dal 1994 che i cassonetti di Napoli e
dintorni traboccano. È dal 1994 che i politici di turno, sempre gli stessi
(hanno solo cambiato posto come nel gioco antico della sedia) regalano proclami
e certezze. E restando miracolosamente con la testa fuori dalla mondezza
inanellano perle di un umorismo che potrebbe anche far sorridere se la
situazione non fosse triste. E non c'è niente di peggio che un napoletano
triste, diceva Totò. E pensare che se quelle degli amministratori campani di
turno non fossero state solo balle, anzi eco-balle, a Pianura, nuova capitale
della monnezza, l'unica raccolta che dovremmo fare oggi sarebbe quella delle
palline da golf: una Srixon qui, una Taylor Made là. Sì, perché nel 1996, cioè
undici anni fa, la discarica di Pianura avrebbe dovuto diventare un pregevole
course nell'ambito di un progetto ambizioso che non è stato completato nemmeno
sul tavolo da disegno: diciotto buche da ritagliare attorno al cratere Senga.
Sembrava tutto facile. Scacciare la spazzatura con uno swing: geniale. E, nel
contempo: risanamento idrogeologico, riqualificazione del sistema viario,
parcheggio multipiano, poliambulatorio, parco di 60 ettari, centro congressi. Rosa Iervolino, sindaco di Napoli dal 2001, è una simpaticona. Le
sue dichiarazioni sulla spazzatura, che tracima dappertutto, tranne che nel suo
ufficio, hanno sempre messo i napoletani di buonumore. È il 12 maggio del 2003
quando il sindaco rivela: "Ci stiamo avviando alla normalità".
Otto mesi più tardi si corregge: "Abbiamo qualche problema". Il 21
maggio del 2007 corregge la correzione e ammette: "La situazione è tragica".
Ma poi, nove giorni dopo, ritrova il suo ottimismo: "L'emergenza a Napoli
è chiusa". A onor del vero gli fa compagnia anche il neo (all'epoca)
commissario per l'emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, che il 22 maggio
annuncia: "In dieci giorni risolvo tutto". Qualche tempo dopo verrà
aggredito dai manifestanti del no-discarica. Inferociti.
( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)
Proclami e illusioni: 14 anni di eco-balle di
Gabriele Villa - venerdì 04 gennaio 2008, 07:00 Intanto "Il Mostro che
puzza e inquina ovunque" come canta Agnese Ginocchio, vocalist partenopea
della protesta di massa contro il pattume, "inesorabilmente avanza".
Ma quando il vescovo di Caserta, Raffaele Nogaro, celebrando Messa il 13 maggio
del 2007 e ricelebrandola il 13 dicembre a Lo Ettaro, altro buco nero e
maleodorante, le fa eco tuonando: "Dio liberaci dalla discarica"
tornano in mente le parole, pronunciate il 10 maggio del 2003 dall'allora
ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli: "C'è una lobby delle discariche e
noi dobbiamo fare i conti con i preti e i vescovi che predicano contro gli
impianti di smaltimento invece di pensare ai loro fedeli". Fortuna che un
altro ministro dell'Ambiente, l'onnipresente Percoraro Scanio, addolorato ma
non troppo per le minacce contro Bertolaso, ha le sue certezze:
"L'immondizia dobbiamo portarla nei siti militari e la polizia la smetta
di caricare i manifestati che bloccano gli sversamenti". Torniamo a
sorridere con l'immarcescibile Antonio Bassolino di
due anni fa e la sua esilarante battuta: "Quando sono arrivato alla
Regione il piano rifiuti c'era già. A decidere non sono stato io. Tutte le
scelte più importanti erano state già fatte". Peccato che lui sia stato
eletto sindaco di Napoli nel dicembre 1993, rieletto nel 1997 e poi sia
diventato governatore e, continuando a "gestire" l'emergenza, sia
stato riconfermato per altri quattro. Poche idee o semplice distrazione? In
ogni caso un'idea gli è venuta, è storia di ieri, sfogliando le pagine del
Corsera, e l'ha messa in rete nel suo Blog: "Bisogna fare come a Venezia,
bruciare l'immondizia così cumm'è senza differenziare un fico secco". Idee ne ha avute in verità anche la Iervolino. Che nel 2005
batteva i pugni sul tavolo: "Napoli deve avere il
termovalorizzatore". Peccato che giusto sette mesi fa ha ribattuto i pugni
sul tavolo dicendo: "Napoli non avrà un suo termovalorizzatore". E
come se l'è presa con l'ambasciatore americano che in luglio aveva avvertito i
suoi connazionali della puzza e dei rifiuti: "Ma che sta dicendo quello
lì: i rifiuti non ci sono più". Il 18 dicembre rettifica: il
centrosinistra ha le sue responsabilità ma c'è stata una campagna di demonizzazione.
Salvo poi fare il botto di Capodanno: "Sull'emergenza il Comune di Napoli
non ha alcuna responsabilità e nessuna competenza. Spetta al commissario di
governo trovare le soluzioni". Evvai. Suvvia siamo seri.
( da "Manifesto, Il" del 04-01-2008)
"Noi, pronti a tutto contro la discarica" A
Pianura Tra la protesta degli abitanti della periferia occidentale di Napoli,
che non vogliono la discarica Francesca Pilla Napoli Sembra una collina un po'
dissestata. E' di un verde brillante, si estende per centinaia di metri e
guarda agli alberi, ai pini del parco degli Astroni protetto dal Wwf. In realtà
è una montagna artificiale e sotto la vegetazione riposano migliaia di
tonnellate dei rifiuti raccolti in quarant'anni in Campania. Centinaia di
persone stazionano davanti alle tre entrate della discarica chiusa nel gennaio
del '96, sono inferocite dopo che alle sei del mattino con un blitz le forze
dell'ordine si sono aperte un varco in un terreno sequestrato per permettere ai
tecnici di fare i primi sopralluoghi. Ieri a Contrada Pisani, nel quartiere di
Pianura alla periferia occidentale di Napoli, è stato il giorno del pianto.
"Siamo demotivati - urla una donna che tiene per mano una ragazzina - ma
non ci arrendiamo, qui ci scappa il morto. Non lo farò per me, ma per mia
figlia". Urla, litigi, disperazione e blocchi lungo la strada che porta a
Quarto e a Pozzuoli. Alcuni manifestanti sradicano alberi dal ciglio della
strada, smuovono massi e ricoprono il tutto con i pneumatici, si preparano alle
barricate. Hanno saputo, in mattinata, che ci sono poche possibilità di
scongiurare quello che mai avrebbero creduto possibile: la riapertura del sito
almeno fino al 2009 o anche dopo se non entrerà in funzione il
termovalorizzatore di Acerra. Da Roma hanno dato mandato al commissario di
riaprire senza nessuna mediazione, perché solo a Pianura nel giro di pochi
giorni possono finire le 100mila tonnellate di immondizia accatastate per
strada. Contrada Pisani ha una capienza di 2milioni in tonnellate, dovrebbe
servire Napoli e alcuni comuni della provincia, ma questo significa un carico
di 1800 tonnellate al giorno. Il capoluogo, infatti, pesa oltre il 50% nella
produzione complessiva. "Nessun politico di destra o sinistra si opporrà,
ci si è messa anche l'Ue. Ma perché questa emergenza di 14 anni la dobbiamo
pagare noi" - si lamenta una signora che ha acquistato casa da 5 anni,
convinta di vivere nel verde e respirare aria pulita. Il comune aveva infatti
promesso la bonifica e un campo da golf. Il sindaco
Iervolino non può dire no, anche se ha dato indirettamente il suo appoggio ai
cittadini. "La bonifica in realtà è iniziata. La montagna sta scendendo
emettendo gas. Sopra c'è una centrale termoelettrica che raccoglie il singas e
lo trasforma - spiega Michele Ramaglia, un ingegnere che collabora con il Cnr e
che vive proprio qui. E' insieme agli altri pronto a sedersi per terra e
a non lasciar passare i camion. "E' tecnicamente una follia mettere sopra
la collina altri rifiuti - continua - il gas sprigionato verrà compresso, qui
siamo in una conca non si respirerà più, da Fuorigrotta fino a Pozzuoli".
La ditta De Falco che aveva nella discarica i compattatori da qualche anno ha smobilitato
gli impianti e gli abitanti sono sicuri che l'area sarà nuovamente una
discarica a cielo aperto. Ramaglia insieme a un altro ingegnere Ennio Italico
Noviello avevano presentato un progetto per fornire i comuni di un dissociatore
accelerato e bloccato: "Una tecnologia conosciuta da un secolo che noi
abbiamo aggiornato, ma chissà perché non l'hanno nemmeno presa in
considerazione". I manifestanti hanno le loro teorie: sono tutti venduti.
Se la prendono con il governatore Bassolino, con le
imprese del ciclo smaltimento: "Si sono rubati miliardi - urla un uomo - e
stanno sempre lì, noi se facciamo una truffa per 5 euro andiamo in
galera". I bambini giocano ad acchiapparello, fanno merenda e guardano
disincantati gli adulti e la polizia in assetto antisommossa. La maggior parte
dei presenti ha già lottato contro questa stessa discarica. "Ricordo che
mia madre veniva a prendermi a scuola e mi portava qui. Ero in quinta
elementare" - racconta Massimo Carandente che oggi è un asso nella riparazione
di telefonini, conosciuto da tutti nel rione: "Io qui ci sono nato -
continua - è stata sempre una protesta. Questa volta? O ci uccide la diossina o
lo stato, non li lasceremo passare". Qui si dicono tutti pronti alla
battaglia, ma pur sempre pacifica. "Non abbiamo intenzione di lasciarci
andare alla violenza - afferma Angelo De Falco, consigliere di circoscrizione
Fi - non approviamo chi durante la notte ha assaltato un bus e lo ha
incendiato. Abbiamo allontanato tutti i facinorosi, ma resteremo qui". A
sedare gli animi anche Paolo Tirelli presidente della municipalità che ha
scritto a Napolitano chiedendo aiuto. Una lettera accorata dove si descrive un
quartiere abbandonato privo persino di fogne e illuminazione. I manifestanti
però lamentano di essere stati abbandonati non solo dalla politica ma dagli
stessi "vicini di casa". "Molti a Pianura hanno abboccato a
promesse stupide" - dice un adolescente che con i suoi compagni da tre
giorni siede davanti ai cancelli della discarica. Il riferimento è alle
dichiarazioni del consigliere regionale di An, Pietro Diodato, che ha
tappezzato il quartiere di manifesti dove si promette in cambio dei rifiuti
l'abbattimento dell'Ici e della Tarsu. "Ma chi si muove di qui, se
riaprono diventiamo tutti zombi - controbatte una donna corpulenta - 4 anni fa
abbiamo contestato l'apertura del sito temporaneo, mi hanno manganellato e sono
rimasta svenuta in strada. Questa volta devono passare sul mio corpo".
"Lo faranno chisti ca non hanno rispetto per nessuno, nemmeno per donne e
bambini" - le assicura il marito indicando le camionette della polizia.
Arriva la sera e sono ancora tutti fermi, dicono di avere paura della notte:
"Verranno, lo fanno sempre prima dell'alba, lo so ci sgombereranno - si
rammarica una ragazza - ma domani saremo ancora qui".
( da "Corriere del Mezzogiorno" del 04-01-2008)
Corriere del Mezzogiorno - CASERTA - sezione: OPINIONI
- data: 2008-01-04 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE FILOSOFIA E DEGRADO
Nietzsche a San Giorgio e le bugie della politica di GIANCRISTIANO DESIDERIO L
a scritta con la quale il negoziante di San Giorgio a Cremano ha chiuso bottega
è qualcosa di più della fine di un'attività commerciale: "Causa eterno
stazionamento monnezza". Ricorda il più celebre "eterno ritorno
dell'uguale" di Friedrich Nietzsche. In fondo, la spazzatura non è sempre
"uguale"? Non ritorna eternamente? E come l'"eterno ritorno"
del filosofo dello Zarathustra è un "ospite inquietante" che annuncia
il "nichilismo europeo", così l'"eterno stazionamento di
monnezza" non è, forse, un ospite altrettanto inquietante che ha
annunciato da tempo, ormai, il "nichilismo napoletano " (con tanto di
sanzione europea)? Se Napoli e la Campania sono in ginocchio al cospetto del
mondo e devono sperare che la Germania annichilisca le tonnellate di immondizia
"made in Napoli" è sì, certo, perché non ci sono inceneritori,
termovalorizzatori e sono stati fatti errori su errori senza costruire un
moderno ciclo di smaltimento dei rifiuti, ma è anche e soprattutto perché è
stata negata la verità. La verità è finita tra i rifiuti. Nichilismo
napoletano, appunto. Ormai lo sanno anche le pietre: Bassolino e Iervolino hanno detto bugie su bugie. Ma la bugia non è né una
colpa né un reato. Anzi, come si sa la bugia può essere detta a fin di bene. A
volte è necessaria, a volte utile. Soprattutto, la bugia è strettamente legata
e apparentata con la verità. Il bugiardo è colui che inganna perché
conoscendo bene la verità - la realtà dei fatti, come si dice - la nasconde e
sostituisce con la bugia. La moneta falsa presuppone la moneta buona. Ma ciò
che ha prodotto la politica in Campania non è l'occultamento della verità, non
è la sostituzione della verità con la menzogna, bensì la negazione della verità
in sé. La politica non è artefice di un inganno ai danni della Campania, ma di
qualcosa di più sofisticato e pericoloso: l'auto-inganno. Hannah Arendt nel
saggio La menzogna in politica ha messo in luce il rapporto tra verità,
politica e menzogna e ha posto la differenza tra la menzogna tradizionale - il
mentire classico per ragion di Stato - e la scientifica falsificazione dei
fatti, la manipolazione della realtà. La Campania è stata portata al fallimento
perché si è sistematicamente negata la verità sui rifiuti, sulla spesa
pubblica, sui fondi europei, sulla sanità malata, sulla povertà diffusa,
sull'abusivismo edilizio, sulla criminalità organizzata. Soppiantando la
categoria della verità, la politica si è privata della possibilità di poter
decidere nell'interesse di tutti: ha organizzato un "suicidio" di
massa. Negando la categoria della verità si è esclusa la "scelta del
meglio" privilegiando la "possibilità del peggio ": là dove non
c'è verità tutto è eternamente uguale, l'uno vale l'altro, nessuno ha ragione e
nessuno ha torto, la politica si è suicidata ed esiste solo la potenza e il
potente che inevitabilmente diventa prepotente. L'"eterno stazionamento
della monnezza" ha la sua origine nella negazione ciclica e sistematica
della verità dei fatti. Oggi Napoli è piena di spazzatura perché è vuota di
verità. \\ La menzogna è strettamente legata e apparentata con la verità.
( da "Corriere della Sera" del 04-01-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri -
data: 2008-01-04 num: - pag: 48 categoria: REDAZIONALE Indice NOIR DE CATALDO E
L'ECOMAFIA Torrida estate italiana tra incendi e vendette U
n'estate italiana. Un'estate di fuochi, soprattutto al Sud dove gli incendi si
appiccano - dicono le indagini - per molti motivi: rendere fabbricabili terreni
boschivi, allargare i pascoli, per vendette, ma anche per iniziative auto-promozionali
degli operai stagionali della Forestale. Il luogo scelto per il rogo nel
racconto di Giancarlo De Cataldo è una foresta protetta vicino Lecce,
confinante con un complesso turistico di lusso. Qui, nel mese delle vacanze, si
ritrovano un bravo magistrato di Firenze con moglie e figlia, due gemelli
romani ricchi e prepotenti, Leonardo Coppetiello sedicente ingegnere scappato
da Napoli per sfuggire alla vendetta di Don Carmelo. Per salvarsi dal
capocamorra che aveva voluto fregare, Leonardo chiama in soccorso il nemico del
Don, che oltre a prendergli tutto chiede in cambio una prova: appunto,
l'incendio del bosco. Nel microcosmo dei vacanzieri non manca il giornalista
d'assalto, un po' pasticcione ma con buone intenzioni. Insomma, è un condensato
dell'Italia di oggi (che, senza offesa per nessuno, ricorda un po' quella dei
film di Neri Parenti e dei fratelli Vanzina, gli unici che da un Natale
all'altro hanno saputo rappresentare il Paese com'è). Qui però la commedia
sterza forte verso il dramma. Con una sola sicurezza (o speranza?): i ragazzi
sono migliori dei padri. Il "Noir di Ecomafia" di De Cataldo scorre
agile e serrato. Con una curiosità: nel personaggio del magistrato di Firenze
lo scrittore si è divertito a dipingere un proprio semiserio autoritratto.
GIANCARLO DE CATALDO Fuoco! EDIZIONI AMBIENTE PP. 232, e 10 Ranieri Polese.
( da "Messaggero, Il" del 04-01-2008)
Di PAOLO MAINIERO NAPOLI - Un'altra giornata campale.
I cumuli di rifiuti toccano i primi piani dei palazzi, i roghi continuano a diffondere
diossina, anche l'ultimo dei sei impianti di Cdr ancora in funzione, quello di
Caivano, ha chiuso perchè non c'è più lo spazio dove sistemare le (eco)balle.
La situazione è disperata. A Pianura, Napoli, dove le ruspe nella notte hanno
cominciato ad attrezzare la discarica, è guerriglia. Autobus incendiati, strade
bloccate, petardi contro gli agenti di polizia: ma il
commissariato va avanti e sulla discarica napoletana si consuma la frattura tra
Antonio Bassolino e Rosetta Iervolino con il governatore che sostiene la decisione
e il sindaco che la boccia. E mentre i rifiuti spadroneggiano e i siti internet
e le tv e i giornali di mezzo mondo mostrano le immagini del disastro infuria
la polemica politica. Nel mirino, soprattutto il presidente della Regione
Antonio Bassolino e il sindaco di Napoli Rosa Russo
Iervolino di cui il centrodestra chiede le dimissioni. Nel caos totale la
salvezza è Pianura. La discarica alla periferia occidentale di Napoli chiusa
undici anni fa e che doveva essere trasformata in un avveniristico campo da
golf riapre. Lo annuncia il prefetto di Napoli Alessandro Pansa rompendo gli
indugi dopo una settimana di passione e nella consapevolezza che il tempo non
avrebbe concesso tregua. "L'apertura - spiega Pansa - rientra in un più
ampio piano che era già stato ipotizzato quando è sorta l'esigenza di chiudere
il sito di stoccaggio delle ecoballe di Taverna del Re". L'entrata in
funzione della discarica avverrà in due fasi: nella prima la spazzatura verrà
stoccata nella vecchia discarica, utilizzata fino al 1996; nella seconda, la
spazzatura, che subirà un processo di tritovagliatura finirà in un invaso che
ha una capacità di un milione e centomila metri cubi. Napoli mediamente produce
circa 1600-1800 tonnellate di rifiuti al giorno. E Pansa non esclude che
nell'invaso possano essere smaltiti anche rifiuti di comuni confinanti con lo
stesso quartiere di Pianura. Il prefetto di Napoli, che ha al suo fianco in
conferenza stampa il nuovo commissario Umberto Cimmino, sottolinea come, "diversamente
da quanto si pensava, e forse qualcuno voleva per poter radicalizzare lo
scontro, non ci sono stati incidenti, anzi si sta dialogando". In realtà,
a Pianura la tensione è altissima sin dalla notte scorsa quando gli abitanti
del quartiere hanno incendiato un autobus mentre la polizia apriva un varco ai
tecnici e alle ruspe che prendevano possesso dell'area per attrezzarla a
discarica. E tutta la giornata di ieri è stata un susseguirsi di proteste:
tangenziale bloccata, cortei e, in serata, i manifestanti bloccano l'uscita
impedendo ai camion di lasciare il sito. I più arrabbiati aggrediscono
verbalmente gli agenti e qualcuno lancia pure petardi. Poi, il clima si è
disteso. Ma ormai la linea è tracciata. Pianura riaprirà. "La sua apertura
è necessaria per rendere autonoma Napoli - ribadisce il prefetto Pansa - e
quell'area è l'unica di dimensioni tali da poterci consentire un'operazione di
questo genere". La discarica sarà attiva fin quando non entrerà in
esercizio il termavalorizzatore di Acerra. "All'inizio del 2009", è
la previsione di Pansa. Ma il prefetto assicura che Pianura sarà ricompensata
con opere di riqualificazione ambientale (saranno bonificate anche alcune
discariche abusive) e con iniziative sociali che possano anche garantire sbocchi
occupazionali. Il prefetto prova a tranquillizzare anche l'Unione Europea che
ha accusato il governo italiano di non aver rispettato gli impegni. "Mi
dispiace - spiega Pansa -. Ero stato a Bruxelles per illustrare il piano per
uscire dall'emergenza. La Ue si è spaventata non per quello che non stiamo
facendo ma per le immagini che trasmette la tv. Bruxelles ritiene che il piano
sia saltato. Non è così".
( da "Messaggero, Il" del 04-01-2008)
Di RITA DI GIOVACCHINO ROMA- L'emergenza rifiuti a
qualcuno ricorda il post-terremoto. Sono almeno 13 anni, che tra un blocco stradale
e l'occupazione di una discarica, a Napoli piovono soldi. "C'è un vero e
proprio blocco sociale che campa sulla monnezza, dai manager ai lavoratori
socialmente utili. Un magma che riesce a contenere clientelismo, malavita e
illegittimità amministrative", dice Roberto Barbieri, dell'Unione,
presidente della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti. Ma il business
non è finito: in Campania, da qui al 2013, dovrebbero arrivare 20 miliardi di
euro da destinare alla bonifica. Napoli, ringraziando Dio, vive di emergenza e
la camorra, di fronte a questo fiume di denaro, non può certo farsi da parte.
Tanto che ormai la chiamano Ecocamorra, nel senso che l'organizzazione
criminale è diventata un punto fisso del circuito affaristico che ruota attorno
ai problemi ambientali. Il suo ruolo è contribuire ad alimentarli e impedire di
risolverli. Infiltrazioni camorriste sono state individuate in molte strutture
ambientaliste, come la Eco 4, coinvolta nella della prima retata sullo
smaltimento dei rifiuti quando, la scorsa primavera, l'inchiesta della Procura
lambì addirittura il vertice dell'Alto Commissariato con l'arresto di Claudio
Di Biasio. La camorra non è solo omicidi, anzi quando gli affari vanno bene le
pistole tacciono e quello dei rifiuti è un circuito ben oleato, in grado di
produrre consensi anche elettorali "purchè non si tocchino gli
interessi". Forse per questo che l'"emergenza" rifiuti rischia
di diventare stabile. Il business dei rifiuti gestito dalla camorra sembra
percorrere in senso inverso quello della normale spazzatura. Mentre
quest'ultima viene accolta dal Piemonte alla Sicilia (rifutata soltanto dal
Veneto leghista) quando il fetore si fà più insopportabile, le balle di rifiuti
tossici arrivano a Napoli dal Nord Italia e dall'Europa e vengono scaricate
nelle discariche illegali, più spesso ormai a cielo aperto. Scrive Roberto
Saviano, nel libro inchiesta che gli ha procurato tanto successo e tanti guai,
che negli ultimi 4 anni un milione di tonnellate di rifiuti è stato sversato a
Santa Maria Capua Vetere, altre 18 mila tonnellate sono partite da Brescia e
smaltite tra Napoli e Caserta. C'è chi va e c'è chi viene. Secondo
i dati di un'indagine di Ecomafia-Italia nella tasche dei clan nello stesso
periodo sarebbero finiti 44 miliardi di euro. "Tanto di cappello alla
camorra che per prima ha capito che con i rifiuti si fanno i soldi", dice
padre Alex Zanotelli che pochi giorni fa era tra i manifestanti caricati dalla
polizia a Giugliano. "Ma lo dobbiamo dire- incalza- che la camorra
non fa tutto da sola, prima ha agito con la complicità degli industriali del
nord, poi con il silenzio assenso delle istituzioni". Il sistema, o'
sistema, è complice, dice Don Alex. Non deve stupire, se ad alimentare le
centinaia di fuochi di queste notti non siano solo gli avanzi delle case
napoletane, ma le sostanze tossiche che vengono smaltite in fretta
approfittando della confusione. Non deve stupire se nel latte delle pecore
campane è stata trovata una quantità di diossina pari a 13 volte la media
nazionale.
( da "Tempo, Il" del 04-01-2008)
Nonostante l'emergenza, in Campania la produzione dei
rifiuti urbani è in leggera flessione. In base a una proiezione, secondo la
direzione controllo flusso rifiuti dell'Arpac, la produzione al 2007 si attesta
tra i 2,7 e i 2,8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani; era di 2 milioni e
806 mila nel 2005. Home Interni Esteri prec succ Contenuti correlati Video
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Tocai non c'è più, senza nome dal 2008 Rispetto al pro-capite si registra una
riduzione: 435 kg l'anno a testa (sotto la media nazionale) rispetto ai 485 del
2005. Meno produzione ma tre nodi caldi in Campania: rischi per la salute, ecomafie e bassa raccolta differenziata. Sono 32 i comuni campani
a maggior rischio ambientale, la maggior parte dei quali con mortalità generale
e per tumori elevata (27 risultano a maggior rischio di tumori negli uomini e
nelle donne), localizzati tra le province di Caserta e di Napoli, e inclusi nei
siti di bonifica litorale domizio flegreo e agro aversano. Secondo
l'ultimo rapporto Ecomafia di Legambiente, in tutta Italia sono 4.409 gli
illeciti nel ciclo dei rifiuti accertati nel 2006, di cui il 10,2% (448) solo
in Campania, che vede crescere i reati in questo settore. 04/01/2008.
( da "Corriere.it" del 04-01-2008)
I conti del commissariato Politici e cassonetti Dal 1994
due miliardi sprecati. Si potevano costruire non uno, ma quindici inceneritori
Abbiamo capito di chi è la colpa dell'emergenza rifiuti: dei napoletani e degli
altri cittadini della Campania. Colpa loro se le discariche sono stracolme.
Colpa loro se gli inceneritori non si fanno. Colpa loro se la spazzatura da 14
anni divora, insieme alla salute della gente, anche miliardi di euro.Dal
febbraio 1994, quando il dramma si è trasformato in "emergenza",
quindi in un clamoroso affare economico, sono stati polverizzati 2 mila
milioni: sarebbero bastati per farne non uno, ma 15, di inceneritori. Negli
anni erano stati accumulati debiti per 557 milioni di euro. Dei soldi spesi per
esportare i rifiuti in Germania dove vengono bruciati a nostre spese per
produrre energia, poi, si è perso il conto. Si sa soltanto che Ecolog,
divisione delle Fs che gestisce l'affare, avanza dal commissariato di governo
qualcosa come 54 milioni di euro. L'export di spazzatura doveva durare qualche
settimana: dura da sette anni. E ora si sta pensando di mandare ai tedeschi non
2 mila, ma più di 4 mila tonnellate al giorno. Cioè, il 60% di tutta la
spazzatura della Campania per il modico prezzo di un milione di euro ogni 24
ore. Ebbene, i cittadini sono gli unici che hanno pagato per tutto questo. E i
responsabili tecnici, i consulenti, i politici? Qualcuno ha perso il posto?
Qualcuno ha dovuto rinunciare all'incarico? Una carriera politica, almeno una,
è finita? Macché. Fra cassonetti incendiati, richieste di dimissioni e indagini
giudiziarie, che coinvolgono dal presidente della Regione Antonio Bassolino fino all'ultimo presidente di consorzio di
rifiuti, per esempio quello di Napoli 3 Mimmo Pinto (proprio lui, lo storico
leader dei disoccupati organizzati di Napoli), si va avanti come se niente
fosse. IERVOLINO: "NESSUNA RESPONSABILITA'" - Candidamente, il
sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino ha inaugurato l'anno così:
"Sull'emergenza il Comune di Napoli non ha alcuna responsabilità e nessuna
competenza. Spetta al commissario di governo trovare le soluzioni ". La
croce finisce allora sulle spalle di Umberto Cimmino, vice del prefetto di
Napoli Alessandro Pansa, commissario prima di lui. Pansa aveva rilevato Guido
Bertolaso, che a sua volta aveva sostituito Corrado Catenacci, voluto da Bassolino, già commissario per quasi quattro anni. Quattro
anni: più di Andrea Losco. Più di Antonio Rastrelli alla presidenza della
Regione. Più di Umberto Improta, il primo commissario dell'emergenza rifiuti.
Il commissariamento fu deciso dal governo di Carlo Azeglio Ciampi, di cui era
ministro dell'Interno Nicola Mancino, presidente del Senato e ora
vicepresidente del Csm. Decisione confermata dal governo di Lamberto Dini,
ministro dell'Interno Antonio Brancaccio. Poi da quello di Romano Prodi,
ministro Giorgio Napolitano, ora capo dello Stato e autore di due vibranti
appelli. Quindi da quello di Massimo D'Alema, ministro Rosa Russo Iervolino. Da
quello di Giuliano Amato, ministro Enzo Bianco. Da quello di Silvio Berlusconi,
ministro Giuseppe Pisanu. E dal governo Prodi, ministro Amato. Rosa Iervolino è
sindaco di Napoli dal 2001. All'epoca, presidente della Regione e commissario
del governo era Bassolino, e c'era chi sperava che
l'emergenza avesse le ore contate. Il 12 maggio del 2003 il sindaco proclamava:
"Ci stiamo avviando alla normalità". Otto mesi più tardi:
"Abbiamo qualche problema, ma da noi mafie non esistono ". Due anni
dopo: "Napoli deve avere il termovalorizzatore". Sette mesi fa:
"Napoli non avrà un suo termovalorizzatore ". Il 21 maggio 2007: "La
situazione è tragica". Il 30 maggio: "L'emergenza a Napoli è
chiusa". Il 10 luglio, dopo che l'ambasciatore Usa aveva messo in allarme
i turisti americani: "Dichiarazioni inopportune. La città è pulita e i
cumuli di rifiuti non ci sono più". Augurandosi infine, giusto prima delle
feste, "un Natale senza immondizia". Eletta nel
2001 sindaco di Napoli con il 52,9% dei voti, Rosa Iervolino è stata confermata
nel 2006 con il 57% delle preferenze. BASSOLINO: "NON SONO STATO IO A
DECIDERE" - Non che Bassolino sia stato da meno. Memorabile una sua dichiarazione del 2005:
"Quando sono arrivato alla Regione il piano rifiuti c'era già. A
decidere non sono stato io. Tutte le scelte più importanti erano state già
fatte". Eletto sindaco di Napoli nel dicembre 1993, superando Alessandra
Mussolini al ballottaggio, è stato rieletto nel 1997 con il 72,9%. Eletto poi
governatore con il 54,3% delle preferenze, dopo aver gestito per quattro anni
l'emergenza è stato riconfermato addirittura con il 61,3%. A chi in quegli anni
lo ha coadiuvato nell'incarico di commissario della spazzatura, non è andata
peggio: sia pure in sedicesimi. L'ex vicecommissario Massimo Paolucci è al
consiglio comunale di Napoli, risultando il più votato dei Ds. L'altro ex vice
Ciro Turiello è stato nominato dalla Iervolino amministratore dell'Asia, la
società per i rifiuti del Comune di Napoli: l'esperienza conterà pure qualcosa.
stampa |.
( da "Repubblica.it" del 04-01-2008)
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( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)
Di Redazione - venerdì 04 gennaio 2008, 10:05 Napoli
- Quattro autobus dell'Anm, l'azienda di mobilità napoletana, sono stati
incendiati nel corso della notte in via Montagna Spaccata, una delle strade che
conduce alla discarica del quartiere Pianura, a Napoli. I quattro mezzi erano
stati assaltati nella serata di ieri e messi di traverso lungo la via per
impedire il passaggio. Questa notte le ruote sono state forate e i mezzi dati
alle fiamme. Numerosi i blocchi stradali. In tutta la provincia di Napoli
continua l'emergenza roghi: 40 gli interventi dei vigili del fuoco sui rifiuti
dati alle fiamme. Manichini impiccati Nella notte sono stati sistemati per le
vie della città 21 manichini, impiccati, con il nome del
sindaco partenopeo Rosa Russo Iervolino e del presidente della Regione Campania
Antonio Bassolino. I manichini, ritrovati appesi ai pali della luce e agli alberi,
sono stati sistemati nel tratto di strada tra piazza Garibaldi e piazza Nicola
Amore, lungo il centralissimo corso Umberto, sede dell'università.
Ignoti gli autori del gesto dimostrativo. I manichini erano in pantaloncini e
maglietta ed al collo avevano appeso dei cartelli con scritte contro la
gestione dei rifiuti da parte del sindaco Rosa Russo Iervolino e il malgoverno
della Regione guidata da Antonio Bassolino.
( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)
Rifiuti, notte difficile Bruciati 4 autobus Impiccati
20 manichini di Redazione - venerdì 04 gennaio 2008, 10:05 Napoli - Quattro
autobus dell'Anm, l'azienda di mobilità napoletana, sono stati incendiati nel
corso della notte in via Montagna Spaccata, una delle strade che conduce alla
discarica del quartiere Pianura, a Napoli. I quattro mezzi erano stati
assaltati nella serata di ieri e messi di traverso lungo la via per impedire il
passaggio. Questa notte le ruote sono state forate e i mezzi dati alle fiamme.
Numerosi i blocchi stradali. In tutta la provincia di Napoli continua
l'emergenza roghi: 40 gli interventi dei vigili del fuoco sui rifiuti dati alle
fiamme. Manichini impiccati Nella notte sono stati sistemati per le vie della
città 21 manichini, impiccati, con il nome del sindaco
partenopeo Rosa Russo Iervolino e del presidente della Regione Campania Antonio
Bassolino. I manichini, ritrovati appesi ai pali della luce e agli alberi,
sono stati sistemati nel tratto di strada tra piazza Garibaldi e piazza Nicola
Amore, lungo il centralissimo corso Umberto, sede dell'università.
Ignoti gli autori del gesto dimostrativo. I manichini erano in pantaloncini e
maglietta ed al collo avevano appeso dei cartelli con scritte contro la
gestione dei rifiuti da parte del sindaco Rosa Russo Iervolino e il malgoverno
della Regione guidata da Antonio Bassolino.
( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)
Proclami e illusioni: 14 anni di eco-balle di
Gabriele Villa - venerdì 04 gennaio 2008, 07:00 "Sulla spazzatura rischio
di perdere la mia credibilità": Antonio Bassolino,
agosto, 2007, Napoli. Italia. Pianeta Terra, non Marte né Saturno. Ma dove è
stato Bassolino fino ad oggi? Ma quante cose avrebbe
dovuto e potuto fare e non ha fatto Bassolino in tutti
questi anni? La sua credibilità? Forse solo scavando tra scarpe vecchie, ossa
di pollo e bucce di banana si può ancora trovarne traccia. Promesse, dichiarazioni
d'intenti. Assicurazioni. Parole in libertà. Che, in quattordici anni, giorno
dopo giorno, sono andate ad ammonticchiarsi una sopra l'altra. Stratificandosi
esattamente come i rifiuti che stanno soffocando la Campania. è dal 1994 che i
cassonetti di Napoli e dintorni traboccano. è dal 1994 che i politici di turno,
sempre gli stessi (hanno solo cambiato posto come nel gioco antico della sedia)
regalano proclami e certezze. E restando miracolosamente con la testa fuori
dalla mondezza inanellano perle di un umorismo che potrebbe anche far sorridere
se la situazione non fosse triste. E non c'è niente di peggio che un napoletano
triste, diceva Totò. E pensare che se quelle degli amministratori campani di
turno non fossero state solo balle, anzi eco-balle, a Pianura, nuova capitale
della monnezza, l'unica raccolta che dovremmo fare oggi sarebbe quella delle
palline da golf: una Srixon qui, una Taylor Made là. Sì, perché nel 1996, cioè
undici anni fa, la discarica di Pianura avrebbe dovuto diventare un pregevole
course nell'ambito di un progetto ambizioso che non è stato completato nemmeno
sul tavolo da disegno: diciotto buche da ritagliare attorno al cratere Senga.
Sembrava tutto facile. Scacciare la spazzatura con uno swing: geniale. E, nel
contempo: risanamento idrogeologico, riqualificazione del sistema viario,
parcheggio multipiano, poliambulatorio, parco di 60 ettari, centro congressi. Rosa Iervolino, sindaco di Napoli dal 2001, è una simpaticona. Le
sue dichiarazioni sulla spazzatura, che tracima dappertutto, tranne che nel suo
ufficio, hanno sempre messo i napoletani di buonumore. è il 12 maggio del 2003
quando il sindaco rivela: "Ci stiamo avviando alla normalità".
Otto mesi più tardi si corregge: "Abbiamo qualche problema". Il 21
maggio del 2007 corregge la correzione e ammette: "La situazione è
tragica". Ma poi, nove giorni dopo, ritrova il suo ottimismo:
"L'emergenza a Napoli è chiusa". A onor del vero gli fa compagnia
anche il neo (all'epoca) commissario per l'emergenza rifiuti, Guido Bertolaso,
che il 22 maggio annuncia: "In dieci giorni risolvo tutto". Qualche
tempo dopo verrà aggredito dai manifestanti del no-discarica. Inferociti.
( da "Rai News 24" del 04-01-2008)
Napoli | 4 gennaio 2008 Rifiuti, 4 bus bruciati a
Napoli e 21 manichini impiccati con il nome di Bassolino e del sindaco Iervolino I roghi tra i cumuli di spazzatura
Quattro autobus del servizio di trasporto pubblico bruciano a Napoli, a Pianura
nel quartiere assediato per scongiurare l'apertura della discarica in contrada
Pisani. Si tratta di alcuni mezzi di trasporto utilizzati già nella serata di
ieri per bloccare la circolazione stradale in via montagna spaccata, a
largo Russolillo. Questa mattina sono stati trovati a Napoli 21 manichini
impiccati che recavano il nome del presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, e del sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino. I
manichini erano poizionati lungo il tratto di corso Umberto I che va da piazza
Garibaldi a piazza Nicola Amore, nei pressi dell'abitazione del sindaco. Sul
fatto indaga la Digos della Questura partenopea. A causa dell'emergenza rifiuti
a Pianura e per garantire la sicurezza e l'incolumità dei suoi dipendenti e
degli utenti, l'Azienda napoletana mobilità (Anm) ha previsto da oggi alcune
variazioni alle tratte urbane dei mezzi di trasporto pubblico e ha soppresso le
linee C11 e C14. Agli autobus erano state bucate le ruote da un gruppo di
manifestanti, che avevano tra l'altro lanciato un estintore e alcuni sassi
contro una automobile dei carabinieri in transito, danneggiandola. Sul posto
sono intervenuti, per spegnere il rogo, i vigili del fuoco con due squadre e
due autobotti e la polizia che sta presidiando il quartiere dall'alba di ieri.
La situazione è tranquilla, invece, all'ingresso della discarica, mentre in
tutta la provincia di Napoli continua l'emergenza roghi: dalle 20 di ieri sera
i vigili del fuoco segnalano, fino da ora, quaranta interventi sui rifiuti dati
alle fiamme.
( da "Padania, La" del 04-01-2008)
BASSOLINO KO E il 14 gennaio parte il processo a o
governatore È fissata per il prossimo 14 gennaio, dopo il rinvio dello scorso
26 novembre, l udienza preliminare per quello che potrebbe trasformarsi nel
processo dell anno sullo scandalo della gestione dello smaltimento dei rifiuti
in Campania. E per evitare ulteriori rallentamenti il Tribunale di Napoli ha
già calendarizzato le successive udienze per i prossimi due mesi. Tra i 28
imputati c è anche il governatore campano Antonio Bassolino in qualità di
commissario per l emergenza dal 2000 al 2004. Le ipotesi di reato sono pesanti:
truffa aggravata e continuata, frode nelle pubbliche forniture, abuso d
ufficio. In sostanza, secondo gli inquirenti, l Ati - affidataria dell appalto
per la gestione dello smaltimento dei rifiuti - non ha rispettato il contratto,
e il commissariato per l emergenza, nel periodo della gestione Bassolino,
glielo ha lasciato fare. La conseguenza sono le tonnellate di ecoballe di cdr
scadente mai smaltite, per l assenza degli inceneritori, e la necessità, sempre
temporanea e mai risolta, di nuovi siti di stoccaggio: vere
discariche per tamponare l emergenza nelle strade, aperte con ordinanze
firmate dal governatore. Che poi, a partire dal 2001, è sempre il solito Bassolino.
E secondo i pm quell emergenza nelle strade è stata talvolta addirittura
provocata dalle stesse società per fare pressione sul commissariato.
Insomma un impianto accusatorio imponente che viene mantenuto anche nell
ordinanza del gip Rosanna Saraceno, che a giugno dell anno scorso, ha disposto
il sequestro di 750 milioni di euro del patrimonio del gruppo e delle
controllate Fibe, Fibe Campania e Fisia Italimpianti, riconducibili in parte ad
Impregilo i cui ex vertici Pier Giorgio e Paolo Romiti sono imputati nel
processo insieme con Bassolino. Parte civile si è già costituita la Regione e
così si preparano a fare la stragrande maggioranza dei Comuni della Campania.
I. G. [Data pubblicazione: 04/01/2008].
( da "Mattino, Il (City)" del 04-01-2008)
Il premier al Mattino dopo il richiamo europeo:
governo in campo. Telefonata con Napolitano Prodi: rifiuti, vergogna
intollerabile Scoppia la guerriglia per la riapertura di Pianura. Bassolino e Iervolino divisi "Una vergogna intollerable". Così
Romano Prodi ha definito la situazione rifiuti in Campania. Il premier al
Mattino: "Bisogna porre fine all'emergenza". Prodi, che si è sentito
telefonicamente con il capo dello Stato ieri a Capri, è sceso in campo con
decisione per richiamare tutti alle proprie responsabilità e porre fine a
quella che è un'emergenza che coinvolge tutta l'Italia. Ieri, intanto, altra
giornata drammatica a Napoli e in Campania con i cumuli d'immondizia che hanno
toccato i primi piani dei palazzi, con i roghi che continuano a diffondere
diossina e con l'ultimo dei sei impianti di Cdr ancora in funzione che ha
chiuso. E, mentre Bassoliono e Iervolino si mostrano divisi sulla gestione
dell'emergenza, è scoppiata la guerriglia per la riapertura della discarica a
Pianura, dove la tensione è altissima. La giornata di ieri è stata un
susseguirsi di momenti drammatici con gli abitanti del quartiere che hanno
prima incendiato un autobus e poi bloccato la tangenziale. DE CRESCENZO,
MAINIERO E P. RUSSO PAGG. 2, 3 E IN CRONACA La protesta degli abitanti del
quartiere di Pianura.
( da "Mattino, Il (Circondario Nord)" del 04-01-2008)
Il premier al Mattino dopo il richiamo europeo:
governo in campo. Telefonata con Napolitano Prodi: rifiuti, vergogna
intollerabile Scoppia la guerriglia per la riapertura di Pianura. Bassolino e Iervolino divisi "Una vergogna intollerable". Così
Romano Prodi ha definito la situazione rifiuti in Campania. Il premier al
Mattino: "Bisogna porre fine all'emergenza". Prodi, che si è sentito
telefonicamente con il capo dello Stato ieri a Capri, è sceso in campo con
decisione per richiamare tutti alle proprie responsabilità per porre fine a
quella che è un'emergenza nazionale. Ieri, intanto, altra giornata
drammatica a Napoli e in Campania con i cumuli d'immondizia che hanno toccato i
primi piani dei palazzi, con i roghi che continuano a diffondere diossina e con
l'ultimo dei sei impianti di Cdr in funzione che ha chiuso. E, mentre
Bassoliono e Iervolino si mostrano divisi sulla gestione dell'emergenza, è
scoppiata la guerriglia per la riapertura della discarica a Pianura. La
giornata di ieri è stata un susseguirsi di momenti drammatici con gli abitanti
del quartiere che hanno prima incendiato un autobus e poi bloccato la
tangenziale. DE CRESCENZO, MAINIERO, PAPPALARDO, P. RUSSO E VASTARELLA PAGG. 2,
3, 32, 33 E 34 La protesta degli abitanti del quartiere di Pianura.
( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)
Di Redazione - venerdì 04 gennaio 2008, 14:12 Napoli
- Quattro autobus dell'Anm, l'azienda di mobilità napoletana, sono stati
incendiati nel corso della notte in via Montagna Spaccata, una delle strade che
conduce alla discarica del quartiere Pianura, a Napoli. I quattro mezzi erano
stati assaltati nella serata di ieri e messi di traverso lungo la via per
impedire il passaggio. Questa notte le ruote sono state forate e i mezzi dati
alle fiamme. Numerosi i blocchi stradali. In tutta la provincia di Napoli
continua l'emergenza roghi: 40 gli interventi dei vigili del fuoco sui rifiuti
dati alle fiamme. Manichini impiccati Nella notte sono stati sistemati per le
vie della città 21 manichini, impiccati, con il nome del
sindaco partenopeo Rosa Russo Iervolino e del presidente della Regione Campania
Antonio Bassolino. I manichini, ritrovati appesi ai pali della luce e agli alberi,
sono stati sistemati nel tratto di strada tra piazza Garibaldi e piazza Nicola
Amore, lungo il centralissimo corso Umberto, sede dell'università.
Ignoti gli autori del gesto dimostrativo. I manichini erano in pantaloncini e
maglietta ed al collo avevano appeso dei cartelli con scritte contro la
gestione dei rifiuti da parte del sindaco Rosa Russo Iervolino e il malgoverno
della Regione guidata da Antonio Bassolino. Napolitano
allarmato "Sono allarmato, non sono preoccupato per la situazione dei
rifiuti a Napoli". Così il presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, risponde ai cronisti uscendo da un bar della piazzetta di Capri.
"Penso che il governo prenderà un'iniziativa al massimo livello. Io -
continua il Capo dello Stato - mi sono trovato d'accordo con il presidente del
consiglio, il ministro degli Interni e dell'Ambiente che ci sia una assunzione di
responsabilità precise per sbloccare questa situazione". Camion bruciati
Continuano le intimidazioni alla ditta responsabile dei lavori di rimessa in
opera della vecchia discarica di Contrada Pisani, a Napoli. Secondo quanto si è
appreso da fonti della prefettura, tre camion dell'impresa sono stati bruciati.
L'azienda ha rinnovato la richiesta di assicurazioni per poter proseguire i
lavori. Se l'intervento della ditta non sarà ancora interrotto entro 24-36 ore
la discarica di Pianura-Contrada Pisani potrebbe entrare in funzione ed
accogliere le decine di migliaia di ecoballe che sono al momento stoccate in
depositi provvisori.
( da "AudioNews.it" del 04-01-2008)
15.06 Cronaca Napolitano su rifiuti: sono allarmato
13.40: Sono allarmato, non sono preoccupato, penso che l'esecutivo prenderà
iniziative al massimo livello. Così il Presidente Napolitano, da Capri,
sull'emergenza rifiuti a Napoli dove continua il presidio contro la riapertura
della discarica di Pianura. In tutta la Campania c'è
bisogno di una grande e ferma unità delle istituzioni, la posizione espressa,
poco fa, in una nota da Palazzo Chigi. All'attacco il centrodestra che chiede
le dimissioni del governatore Bassolino e del sindaco Iervolino.
( da "Asca" del 04-01-2008)
(ASCA) - Roma, 4 gen - ''Idv non pensa che l'intera
classe dirigente politica campana sia collusa con la camorra. Chi afferma cio'
commette un errore e, soprattutto, non conosce la realta' napoletana. Quel che
e' avvenuto e sta avvenendo sui rifiuti e' la somma di incapacita' e
sottovalutazioni, che hanno anche potuto determinare qualche smagliatura che ha
consentito alla camorra di infiltrarsi. E' del tutto evidente che si tratta di
responsabilita' politiche per le quali noi dell'Italia dei valori abbiamo da
tempo richiesto e, finalmente, ottenuto una riunione del centrosinistra campano
sull'allentamento della tensione morale che avevamo gia' denunciato''. E'
quanto afferma il senatore Nello Formisano, capogruppo dell'Italia dei Valori a
palazzo Madama. Sulla querelle Bassolino-Iervolino,
tiene a precisare Formisano ''abbiamo le idee chiare. Non si possono accumulare
in alcun modo le due responsabilita', essendo oggettivamente evidente che chi
ha il ruolo di governo della coalizione in Campania ed e' stato anche
commissario straordinario governativo per i rifiuti ne porta il peso maggiore,
se non esclusivo. Questo, per quanto attiene alla polemica politica. Per quanto
riguarda, invece, la necessita' di fare fronte all'emergenza, noi dell'Italia
dei valori - conclude Formisano - abbiamo gia' avanzato alcune proposte per la
realizzazione delle quali useremo tutto il nostro peso politico''.
red-njb/mcc/rob (Asca).
( da "ADN Kronos" del 04-01-2008)
Rimossi dalla polizia, i 21 fantocci erano stati
appesi sopra cumuli di spazzatura in corso Umberto con corde al collo e listati
a lutto. Su dei cartelli slogan contro Bassolino e la Iervolino
in cui si denuncia l'emergenza spazzatura, la disoccupazione e il costo della
vita. Dietro alla protesta il 'Circolo territoriale di Alleanza nazionale
Mercato e Pendino'. Palazzo Chigi: ''C'è bisogno di grande e ferma unità delle
istituzioni''. Partecipa al forum ascolta la notizia leggi i commenti commenta
2 vota 3 tutte le notizie di CRONACA Napoli, 4 gen. (Adnkronos/Ign) - Nuova
notte di proteste a Pianura, quartiere di Napoli, con quattro bus messi di
traverso lungo la strada e poi dati alle fiamme e atti di teppismo contro una
pattuglia dei carabinieri. E oggi una nuova provocazione: ventuno manichini
'impiccati' sono stati trovati dalla polizia in corso Umberto I, nel centro
della città. Sui fantocci cartelli con slogan contro il presidente della
Regione Campania Antonio Bassolino e il sindaco di
Napoli Rosa Russo Iervolino. I manichini avevano delle corde al collo, dei
cartelli legati e in qualche caso erano listati a lutto. Sotto ad ognuno di
essi cumuli di spazzatura. Rimossi dalla polizia, i fantocci erano alti poco
più di un metro e mezzo ed erano appesi agli alberi che costeggiano i due lati
di corso Umberto. L'iniziativa di protesta è riconducibile a Alleanza
nazionale. Ai piedi di ognuno di questi fantocci, infatti, vi è la firma del 'Circolo
territoriale di Alleanza nazionale Mercato e Pendino' e del blog del
consigliere provinciale Luigi Rispoli. "Con questi manichini vogliamo
denunciare la situazione di sofferenza che sta vivendo questa città - ha detto
Rispoli all'ADNKRONOS - non c'è solo il problema della spazzatura che in questo
momento è il più evidente ma anche il dramma abitativo, la disoccupazione, la
sicurezza". Sui cartelli è stato scritto: 'Addio a stu munno 'e munnezza';
'Non c'è che dire, proprio un bel rinascimento: più duri ancora e questa mia
città va alla malora'. E ancora: 'Bassolino tene ddie
famiglia. Mastella ne tiene una sola però è numerosa. Ma a mia chi ce penza?';
'Pe mezza 'e Prodi nun arrivo a fine mese' ('per colpa di Prodi con i soldi non
arrivo a fine mese'); 'Vedite 'a fine ch'aggio fatto. Vulite campa' bbuono?
Levateve a tuorno Rosa Russo Bassolino'.
Il capo dello Stato: "Daccordo
con Prodi per intervento al massimo livello" Palazzo Chigi:
"Condiviso appello prefetto, serve unità delle istituzioni"
A Pinura ancora tensioni, nella notte bus incendiati e strade occupate
NAPOLI - E' ancora alta la tensione
nel quartiere napoletano di Pianura, dopo l'ennesima notte di protesta con autobus
dati alle fiamme e blocchi stradali per scongiurare la riapertura della
discarica in contrada Pisani. Continua l'emergenza roghi in tutta la provincia
di Napoli: nella notte i vigili del fuoco hanno effettuato cinquanta
interventi, le aree più colpite sono quelle della zona vesuviana e di quella
flegrea, meno grave la situazione nella periferia napoletana.
Napolitano "allarmato". Il presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, si dice "non preoccupato, ma "allarmato":
"Penso che il governo prenderà un'iniziativa al massimo livello. Sono
d'accordo con il presidente del Consiglio e con i ministri di Interni e
Ambiente - ha detto il capo dello Stato - sul fatto che ci sia un'assunzione di
responsabilità precisa per sbloccare questa situazione".
Palazzo Chigi: "Unità delle istituzioni". In una nota Palazzo Chigi
si dice d'accordo con le parole del prefetto di Napoli, richiama alla
"grande e ferma unità delle istituzioni a sostegno delle azioni,
ineludibili e necessarie, intraprese sul fronte dei rifiuti", parla di
"gruppi estremisti" che "hanno cercato e cercano di alzare
barricate di dissenso" e di "radicata sfiducia dei cittadini", e
sottolinea che il governo "fa sua la garanzia che ciascuno dei siti, a partire
da Pianura, sia rigorosamente destinato all'autosufficienza locale".
Fantocci "impiccati". Questa mattina in corso Umberto I, a Napoli,
sono stati trovati 21 manichini impiccati con scritte contro il presidente
della Regione Campania, Antonio Bassolino, e il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino.
I pupazzi pendevano lungo il tratto che va da piazza Garibaldi a piazza Nicola
Amore, nei pressi dell'abitazione del sindaco. Sulla vicenda indaga la Digos. I
fantocci recavano cartelli contro la gestione dell'emergenza, la
disoccupazione, l'aumento del costo della vita ed episodi di malgoverno della
città e della Regione. Una protesta simile era avvenuta a
Roma due anni fa, contro sfratti e caro-mutui.
Disagi a pianura. Intanto a Pianura sono stati rimossi gli autobus del servizio
pubblico, con le ruote forate, che i manifestanti avevano messo sulla strada
per bloccare la circolazione presso la rotonda Russolillo e che nella notte
erano stati incendiati. Si registrano ancora disagi per la circolazione, e non
è stata ripristinata la linea pubblica C12 che serve la zona. I cittadini
diretti verso il centro di Napoli raggiungono a piedi il vicino quartiere di
Soccavo, da dove possono viaggiare con i treni della Cumana e con altri
autobus.
Presidio alla discarica. A presidiare l'ingresso della discarica sono rimasti
pochi manifestanti, con i poliziotti che controllano l'area. Una ventina di
persone ha trascorso la notte sul lato ingresso che confina con il parco degli
Astroni. Sono rimasti all'interno del sito di stoccaggio i camion inviati, per
l'emergenza, dal commissariato di governo, che erano riusciti a entrare
all'alba di ieri, con un blitz, nella zona scelta per stoccare i rifiuti.
Danni al commercio. La protesta danneggia le attività commerciali. Numerosi
negozi sono rimasti chiusi e per la spesa i cittadini della zona devono recarsi
altrove. Lungo via Montagna Spaccata, sul selciato, ci sono ancora cumuli di
spazzatura che intralciano la circolazione delle auto.
Il bilancio. Finora a Pianura non ci sono stati scontri. Il bilancio di ieri
si è chiuso con un lancio di petardi contro gli agenti - nessuno si è fatto
male - un'automobile dei carabinieri colpita da un estintore e da sassate,
oltre ai quattro autobus dell'Azienda napoletana mobilità dati alle fiamme.
Dopo le dirette Rai si è assistito anche a uno scontro verbale con i
giornalisti, finito con qualche pugno e con qualche oggetto contundente contro
il pulmino della Rai.
(4 gennaio 2008)
Due miliardi di
euro sono stati polverizzati in questi anni dall'Unione Europea, altri 1,8 miliardi li ha spesi l'Italia solo per mantenere aperte
le sedi e garantire gli stipendi di coloro che dovevano fronteggiare
l'emergenza e il risultato è questo: tra le 1000 e le 1200 tonnellate di
rifiuti non raccolti e ammonticchiati un po' ovunque nelle strade di Napoli. E
tredici anni di commissariamento, pari a otto commissari succedutisi uno
dietro l'altro. Senza che sul problema si intraveda minimamente la via
d'uscita.
Un
fallimento? Molto di più. Da sette anni la Campania esporta
quotidianamente in Germania il 30% della propria spazzatura: 2.000 tonnellate,
per un costo di 500.000 euro al giorno. Napoli è senza dubbio la città più
sporca d'Italia ma i napoletani pagano il 40% in più rispetto alla media nazionale come tassa sui rifiuti. Ormai, stando
ai dati Apat, la Campania rappresenta da sola il 43% del territorio
italiano inquinato dallo smaltimento scriteriato, o
addirittura criminale, della immondizia. Soltanto lo spreco nella raccolta
di carta e cartone è costato 102 milioni di euro tra il 1999 e il 2005: spreco
in questo caso vuol dire la mancata organizzazione da parte degli enti locali
campani di un sistema efficace per la raccolta come avviene ovunque altrove,
denuncia il Comieco, il consorzio nazionale per il Recupero e il Riciclo di
Imballaggi.
A
rendere quasi ridicola questa incapacità di gestire il problema, i
napoletani hanno anche iniziato a produrre meno rifiuti. Secondo l'ultimo Rapporto Apat (relativo al 2005) la media di produzione
di rifiuti urbani pro capite al Nord era di 533 kg l'anno per abitante, al
Centro di 633 kg pro capite e al Sud di 496 kg pro capite. In Campania il dato
era di 485 kg, al di sotto media del Mezzogiorno. Sporcano meno, buttano
via meno i campani ma continuano a non amare la raccolta differenziata. Nel
Nord la quota è del 38,1%, al Centro del 19,4%, al Sud dell'8,7%, con una media
nazionale l'Italia del 24,3%. Ma in Campania raggiunge solo il 10,6%
e a Napoli si ferma al 7,4%, contro il 35,3% di altre città metropolitane
come Torino, il 30,7% di Milano, il 15,3% di Roma, il 12,2 di Bari e l'8,4% di
Palermo.
Prospettive?
Non molte. Stanno chiudendo una alla volta tutti i sei
impianti di Cdr della Campania per l'impossibilità di far uscire le balle di
rifiuti lavorate. Dopo la chiusura del sito di Taverna del Re a Giugliano
(Napoli) non esistono grandi alternative per lo stoccaggio di ecoballe. E
quindi in città i rifiuti si sono rapidamente accumulati lasciando immaginare
come soluzione la riapertura della discarica di Pianura e scatenando una mezza
sommossa civile. Esisterebbe un inceneritore, pensato 14 anni fa, insieme ad
altri 13. Poi si era scesi a tre. Nel 2003 è iniziata la costruzione in
una posizione decisamente infelice, e a oggi ancora non è finito.
Anche quando sarà terminato impiegherà 3-4 anni per bruciare soltanto i cinque
milioni di ecoballe già accatastate (bombe ecologiche che tra l'altro l'Ue
vieterebbe di bruciare perché trattate male). E intanto, delle sette mila
tonnellate prodotte ogni giorno, che se ne fa?
'Una
situazione di estrema gravità', ha denunciato il procuratore
generale della Corte dei Conti Claudio De Rose. La colpa è di una
struttura organizzativa 'complessa, duratura, extra ordine, che si affianca a
quella ordinaria, bloccandone l'operatività', mentre 'l'avvicendamento continuo
dei commissari straordinari con più vice e subcommissari non ha giovato alla
continuità dell'azione'. Quindi la Corte punta il dito contro i 'rapporti tra
imprenditoria deviata e burocrazia corrotta' e gli enti pubblici, che 'non
vanno troppo per il sottile in fatto di appalti e di tutela dell'ambiente, con
vantaggio per imprese che provengono dal nulla'. La colpa è di tutti ma il dito
è puntanto contro Antonio Bassolino, da anni presidente della
Regione ma da metà 2000 a inizio 2004 anche commissario ad acta.
Come denuncia l'ultimo rapporto Ecomafia di Legambiente, in tutta Italia sono 4.409
gli illeciti nel ciclo dei rifiuti accertati nel 2006, di cui il 10,2% (448)
solo in Campania, che vede crescere i reati in questo settore. E' una mission
impossible, quella dei rifiuti a Napoli? A Venezia lo
stesso tipo di immondizia viene smaltito senza problemi dal più grande impianto
europeo di Cdr (Combustibile Derivato dai Rifiuti) che manda in discarica solo
il 6% di quello che arriva coi camion e le chiatte. L’impianto si trova in
riva alla laguna, ai margini di Marghera. La bolzanina «Ladurner» l’ha
costruito (dal primo scavo nel terreno al fissaggio degli interruttori
elettrici) in dodici mesi.
Il silenzio della
società civile di Giuseppe Galasso (Il Sole 24 Ore del 3-1-2008)
Il cassonetto dei fallimenti
di una classe dirigente di Guido Gentili (Il Sole 24 Ore del 3-1-2008)
"rifiuti, problema
dei problemi" monito di napolitano a capri - angelo carotenuto ( da "Repubblica,
La" del 03-01-2008)
Pianura, le facce del
dolore "condannati alla discarica" - antonio corbo ( da "Repubblica,
La" del 03-01-2008)
E an corre a villa
rosebery "sciogli comune e regione" ( da "Repubblica,
La" del 03-01-2008)
Le soluzioni? La
riapertura delle discariche e un comitato di salute pubblica Sodano, presidente
commissione Ambiente del Senato: Abbiamo sei milioni di tonnellate di ecoballe
che ( da "Unita, L'" del 03-01-2008)
Rischi reali, ma da 14
anni siamo commissariati ( da "Unita,
L'" del 03-01-2008)
COLLINE ( da "Corriere
del Mezzogiorno" del 03-01-2008)
Quel campo da golf a
diciotto buche è rimasto un sogno ( da "Corriere
del Mezzogiorno" del 03-01-2008)
Dal 1994 due miliardi
sprecati Si potevano costruire 15 inceneritori ( da "Corriere
della Sera" del 03-01-2008)
Bassolino e Iervolino
niente festa in piazza <Erano già pronte le contestazioni> ( da "Corriere
della Sera" del 03-01-2008)
SERVE CORAGGIO PER
TROPPO TEMPO NON SI è AGITO ( da "Mattino,
Il (Caserta)" del 03-01-2008)
La Repubblica dei
SOPRANOs ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 03-01-2008)
BASTA VETI, è L'ORA
DELLE SCELTE IMPOPOLARI ( da "Mattino,
Il (Benevento)" del 03-01-2008)
CHIARA GRAZIANI SAPREMO
QUANTA DIOSSINA C'è NELL'ARIA, NEL SANGUE, NEL GRASSO UMAN ( da "Mattino,
Il (Benevento)" del 03-01-2008)
RIFIUTI: PEZZELLA, ALTRO
CHE RISORGIMENTO SIAMO POPOLO DELLA MONNEZZA ( da "Asca" del 03-01-2008)
Nel western americano c'è sempre il momento
della verità in cui l'eroe buono (lo sceriffo o altri) risolve il problema, per
lo più assicurando i cattivi alla giustizia e agli stessi cattivi un processo
giusto. Quasi sempre, però, l'eroe buono ha intorno a sé la "società
civile", che si mobilita spontaneamente, ingaggiando l'eroe per quella
lotta, o è mobilitata da lui stesso, che così vince. Sono in molti a rilevare,
a Napoli e altrove, che nella incredibile vicenda dei rifiuti nel capoluogo e
in Campania questa mobilitazione dei buoni non si è vista.
È verissimo che buona parte della società civile locale è stata saldamente
legata al carro del sistema di governo e di potere qui dominante da anni; ma la
questione dei rifiuti è di quelle più idonee a rompere qualsiasi malfondata
aggregazione politicosociale.
E allora? La società civile non è una nozione astratta. È ciò che nel
linguaggio politico corrente si intende, senza scomodare Hegel, Marx o altri,
per la "gente" in opposizione al " palazzo", pensando in
particolare ai ceti che più operano nel vivo della vita sociale, dentro e fuori
delle istituzioni, con le proprie professionalità, culture, capacità gestionali
e innovative, nel proprio interesse, come è naturale, ma comprendendo e
facendosi un problema anche degli interessi generali. Il legame tra questa
società civile e il potere può, tuttavia, far sì che gli interessi generali
siano l'ultima delle preoccupazioni, e, quando questo accade, non si abbassa
solo il polso della vita morale, poichéne deriva una danno materiale e
immediato a tutta la vita sociale, a cominciare dalle sue più immediate e
concrete esigenze (e tra l'altrosi rompe pure il legame tra società civile e
società comune che è una delle ragioni di maggiore forza della società civile
quando è forte).
Accade questo in Campania? Le cose stanno andando in modo da confermare una
tale impressione. Eppure, una certa reazione della società civile c'è stata e
c'è in varie sedi politiche e non (lo si è visto pure nelle vicende del
nascente partito democratico; nella costituzione di parte civile da parte
numerosi sindaci nel processo per gli appalti del servizio di eliminazione dei
rifiuti per il quale si attende la sentenza del Gip; in varii commenti
giornalistici e non). Tratto significativo: la società civile che appariva
preziosa e fu decisiva per i trionfi politici degli ultimi anni, adesso, se si
muove in senso contrario, non è più buona, agisce inconsultamente,non capisce
(nessuno capisce) che i problemi sono " complicati".
Non è questa l'ultima prova dell'arroganza e insensibilità politica dei
responsabili (di ogni parte politica) di questo dramma dei rifiuti: non un
gesto eloquente, non un'ammissione clamorosa di propria colpa almeno di
omissione. Ma proprio per questo ci si attenderebbe un diverso moto di opinione
di quella società civile da cui abbiamo preso le mosse. Ci saranno certo, a
loro tempo, le elezioni.
Ma intanto Sagunto cade, anzi brucia. E si è a tanto da dover dare ragione e
solidarietà anchea chi brucia le montagne dei rifiuti. Può la borghesia di ogni
qualificazione, possono le classi medie, spina dorsale della società anche in
Campania, limitarsi a cullare in seno le future vendette elettorali? Non lo
crediamo, e qualcosa dev'essere fatto o tentato.Fra tante incertezze questo è
sicuro.
Non suoni come un'offesa alla memoria
della storia della città o, peggio, ad un invito alla sommossa, che di
sommosse, roghi, blocchi stradali e ferroviari ne abbiamo già visti anche
troppi.
Però, che Napoli abbia bisogno di uno scatto d'orgoglio civile, come ha scritto
ieri sul Sole 24 Ore Giuseppe Galasso, e di rituffarsi in qualche modo in
quello spirito “liberatorio” che nel 1943 – le famose Quattro Giornate - la
portò ad insorgere contro l'occupazione nazista, questo nessuno lo può ormai
ragionevolmente negare.
Quelle migliaia di tonnellate di rifiuti non rimossi che impestano l'aria sono
le nuove truppe d'occupazione, il nemico da cacciare. E quell'emergenza
irrisolta che assedia Napoli da quattordici anni gettando la città, e con essa
l'Italia tutta, nel discredito internazionale, merita ormai ben di più di
un'analisi tecnica e politica del problema.
Il tempo delle parole e delle promesse è esaurito. Napoli ogni giorno produce
1.400 tonnellate di rifiuti. La Campania tutta tre milioni ogni anno, che da
qualche parte devono pur finire. Bruciati, “recuperati” o messi in una discarica,
evidentemente “a norma”. Ma nessuno vuole sul suo territorio gli inceneritori o
le discariche, mentre le anime belle di un ambientalismo di “lotta e di
Governo” continuano a parlare di prevenzione e raccolta “differenziata”, quasi
che il problema dello smaltimento potesse risolversi da solo.
Intanto i rifiuti vengono accatastati dappertutto, magari in attesa che la
camorra, seguendo i suoi particolari piani regolatori, favorisca l'apertura di
qualche discarica abusiva. Oppure le “ecoballe” prendono la via del Nord, e
arrivano fino in Germania o in Romania, dove vengono smaltite a peso d'oro.
L'emergenza ha oggi un solo, vero nome: mancanza di discariche legali.
Ma nessuna soluzione può profilarsi all'orizzonte, dopo tre lustri di
commissariamenti fallimentari il cui costo reale nemmeno la Corte dei conti è
riuscita a quantificare, se a partire da Napoli, dalla sua classe dirigente e
dai suoi cittadini non prenderà corpo quello spirito “liberatorio” che le farà
dire: «Basta, così non andiamo più avanti».
Le nuove Quattro Giornate? Una sorta di “marcia dei 40mila” in nome di un
Mezzogiorno che rifiuta di essere sommerso dai suoi rifiuti (anche la Puglia è
commissariata dal 1994, la Calabria dal 1997, la Sicilia dal 1999)? Dove è
finito il famoso “Rinascimento napoletano”? Dove sono in questo caso gli
industriali che pure in Sicilia, contro il pizzo e la mafia, hanno cominciato
ad alzare la testa? Dove sono i sindacati? Dov'è la Chiesa? Dove sono gli
“intellettuali”, i professori universitari e non? Dove sono i cittadini che
ancora credono nello Stato?
Quanto alle istituzioni pubbliche locali – a partire dal presidente della
Regione, Antonio Bassolino, e dal sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino - non
ci chiediamo neppure dove siano. Perché a fronte di questa vergogna che va in
onda sulle televisioni di tutto il mondo, esse avrebbero già dovuto prendere
atto, da tempo, del loro fallimento. Lasciando le loro poltrone.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, i cui appelli sono caduti
nel vuoto, ha ricordato di recente il meridionalista irpino Guido Dorso e le
sue “sferzanti” parole sui limiti della classe dirigente del Sud e
l'arretratezza culturale della sua stessa società civile. Che piaccia o no,
quella di Dorso e della sua “Rivoluzione meridionale” è in buona parte una
lezione ancora attuale.
Immaginiamo che belle giornate sarebbero quelle in cui, armati di pale e
secchioni, scendessero insieme in piazza bidelli e imprenditori, commercianti e
impiegati, sindacalisti e parroci per cominciare a ripulire la città. Di nuovo,
Napoli e l'Italia finirebbero sulle tv di tutto il mondo. E sarebbe una festa
civile.
( da "Repubblica, La" del 03-01-2008)
Pagina III - Napoli LA VISITA Il Capo
dello Stato incontra Nicolais sull'isola. Avvocato denuncia l'Italia alla Ue
"Rifiuti, problema dei problemi" monito di Napolitano a Capri la
questione L'immondizia è il problema dei problemi, da esso dipendono gli altri
le paure Paure irragionevoli e particolarismi impediscono la soluzione della
crisi ANGELO CAROTENUTO DAL NOSTRO INVIATO CAPRI - In vacanza. Ma inseguito
dall'ombra nera dei rifiuti. Il problema dei problemi. Ecco cos'è per Giorgio
Napolitano questa indomabile scia nera di sacchetti che ancora tengono in
ginocchio città e provincia. La città del presidente della Repubblica. Lo
chiama così, "il problema dei problemi", coi suoi amici napoletani,
durante le numerose telefonate di auguri di Capodanno fatte da Villa Rosebery,
la residenza presidenziale che Napolitano tiene occupata solo per 24 ore, senza
averla mai lasciata neanche per un minuto. Una toccata e fuga prima di correre
verso Capri, dove si tratterrà per qualche giorno. Cumuli e incendi, per il
Quirinale, sono diventati un'eccezionalità continua. Davvero troppo per potersi
dire ottimista, così si confida Napolitano con le persone a lui più vicine, tra
cui gli amici della Fondazione "Mezzogiorno Europa", oggi guidata da
Andrea Geremicca. Se non si risolve, questo il senso del ragionamento di
Napolitano, qualsiasi altro discorso sul futuro della città rischia di
diventare complicato. Neppure dalla sua vacanza in forma privata, il grande
assillo dei rifiuti resta fuori. Neppure nei giorni in cui non sono previsti
momenti istituzionali, gli incontri di altre occasioni con
il sindaco Iervolino o con il governatore Bassolino.
Napolitano era già venuto da Roma a Napoli in treno un anno fa, stavolta si
sposta a Capri in traghetto. Una normale nave di linea, una poltrona per sé,
un'altra per la signora Clio. Saltando il solito aperitivo al Gambrinus, la
solita passeggiata in centro, la solita visita a un musei. Ecco le
vacanze di Capodanno del presidente, tanta Capri, zero Napoli. Ecco perché nei
giorni scorsi dal Quirinale trapelava la notizia che non fosse prevista alcuna
visita in città. Un soggiorno in forma privata, ma comunque inseguito
dall'ombra dei rifiuti. Non ce sono lungo via Ferdinando Russo, la strada
presidenziale che il Comune ha provveduto a sgomberare, togliendo dalla strada
non solo i sacchetti d'immondizia, ma addirittura i cassonetti. Ce ne sono, e
tanti, nei discorsi e nei pensieri di Napolitano. Dopo aver seguito
"attimo per attimo" l'evoluzione della vicenda della discarica di
Taverna del Re e le nuove tensioni a Pianura, il presidente ha parlato di
rifiuti nel discorso di fine anno. Persino sul molo di Capri, appena sbarcato.
Mentre alla signora Clio veniva donato un mazzo di fiori, Napolitano s'è
fermato a chiacchierare con il sindaco Lembo che lo accoglieva. "Qui com'è
andata?", e si riferiva all'immondizia. "Male, presidente. Ora ne
stiamo uscendo, ma dipendiamo troppo dalla terraferma". Viaggio di 50
minuti in traghetto, ospiti della Caremar e nella sala d'onore del comandante.
A bordo c'è pure il capogruppo alla Camera di Rifondazione, il napoletano
Gennaro Migliore. "Anche tu qui in vacanza?", gli chiede il
presidente, al quale vuole stringere la mano una bambina di Torino, Silvia.
Applausi in piazzetta, tanta simpatia, nella hall dell'albergo caprese ad
attendere il presidente c'è il ministro Nicolais. Un cocktail insieme,
chiacchiere in libertà, l'appuntamento per vedersi a cena e approfondire temi
seri. Tra cui Napoli tra i rifiuti. "Dobbiamo renderci conto che il
sacrificio di qualcuno serve a tutti", sono le parole di Gino Nicolais,
assessore nella prima giunta regionale di Bassolino,
prima di essere chiamato al governo da Prodi. Un riferimento a Pianura,
probabilmente. "Credo che a questo punto - ancora Nicolais - bisogna anche
prendere qualche misura impopolare, per cercare di risolvere una situazione che
è sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo avere più solidarietà tra di noi. Un
problema è stato la mancanza di giuste informazioni ai nostri cittadini. è
necessario quel consenso condiviso che si verifica in altre parti del mondo su
qualsiasi problema importante. A nessuno è consentito fare un passo indietro in
questa emergenza acuta, tutti devono dare un mano". Il ministro sa, come
del resto Napolitano, del monito giunto dalla Unione europea. "è opportuno
che tutti noi lo prendiamo seriamente, cercando di lavorare insieme in questo
momento difficoltà. Il governo ha già evitato ai cittadini napoletani una tassa
aggiuntiva sull'immondizia". Ora bisogna evitare che sia l'Italia a pagare
infrazioni alla comunità europea. Potrebbe farne le spese la Campania in
termini di stanziamenti europei e fondi strutturali. Nello scorso mese di
giugno, l'apertura del procedimento di infrazione era motivato dalla
"cronica crisi dei rifiuti che colpisce Napoli e il resto della regione Campania,
dove migliaia di tonnellate di rifiuti si sono accumulate nelle strade e vi
sono stati riversamenti in discariche illegali". Alle procedure di
infrazione si aggiunge la denuncia in Commissione europea contro lo Stato
italiano presentata dall'avvocato Michele Colucci, residente ad Avellino ma
domiciliato in Belgio, già membro del Servizio giuridico della Commissione
europea. Colucci ricorda i disagi e i danni alla salute che da anni stanno
subendo i cittadini di Avellino a causa della crisi rifiuti. Copia della
denuncia andrà a Prodi, al Codacons e al sindaco di Avellino, Galasso.
( da "Repubblica, La" del 03-01-2008)
Pagina II - Napoli Pianura, le facce
del dolore "Condannati alla discarica" Protesta, tensioni, paura:
"Difendiamo i nostri figli" "Una generazione è già malata".
Insieme No-global e An Assalto ad un'auto per un equivoco, due interventi degli
agenti In duemila sfilano per 4 ore invitando tutto il quartiere a ribellarsi
ANTONIO CORBO Quattro ore, una marcia di protesta lenta come una processione.
In duemila portano in giro l'ultima speranza. Liberare Pianura dall'incubo di
una nuova discarica. Ma Pianura è già una discarica. Tutto il quartiere è
sommerso, i rifiuti coprono il marciapiede dove c'è, strozzano strade e piazze.
Sette i bambini rassegnati al freddo, alla fatica, alla noia. Le mamme li
tirano, li spingono, li mostrano come bandiere di pace. "Chiediamo almeno
pietà per loro, sono nati e crescono nell'aria pulita, che futuro hanno se
riapre la discarica?", si ribella una donna che ne ha due, una mano sulla
carrozzina e l'altra per fumare una sigaretta americana. Butterà la cicca su un
cumulo di immondizia, "ha visto che schifo?", domanda sdegnata, e
tira avanti, con le sue paure, le sue contraddizioni. Più che una protesta, il
corteo è un appello. Una chiamata alle armi. Gli abitanti sono partiti per
chiedere aiuto da Montagna Spaccata, dove undici anni fa chiuse la discarica e
Antonio Bassolino annunciò un campo di golf. Il centro
del quartiere, con i suoi 54mila abitanti censiti ma molti di più ce ne sono,
immigrati clandestini compresi, è distante tre chilometri dal Fosso che può
ingoiare quasi due milioni di metri cubi. Uno spettro lontano che la marcia di
ieri ha voluto agitare. Con un corteo che raccoglie molte anime. La paura
sincera degli abitanti delle contrade "Pisani" e "Romano".
La rabbia di chi ha investito in costruzioni abusive e le vede svalutarsi. Il
timore di chi ha avviato attività: maneggio, campi di calcio, piccole aziende.
In prima fila Fabio Tirelli, il presidente della Municipalità, con striscia
tricolore, inflessibile nel rigore: "Dev'essere una manifestazione
civilissima, composta, seria, bisogna solo far capire il nostro dramma come ho
già detto al prefetto Pansa, mi raccomando". Ma anche due traiettorie
politiche si evidenziano. La prima è di An: Marco Nonno è consigliere comunale,
un leader a Pianura, non esce mai dal corteo e neanche dai confini della
protesta pacifica, con il suo gruppo. Pietro Diodato non c'è, costretto ad
allontanarsi, perché nessuno gli perdona di aver lanciato l'allarme della
discarica fissando però le condizioni per accettarla. Il partito lo ha subito
smentito. An lascia la testa del corteo ad un gruppo di sinistra estrema,
"Comitato flegreo difesa ambiente e territorio", un ragazzo alto in
loden verde con cappuccio e megafono fionda slogan e detta i cori. Davide Secone,
figlio del sindaco medico di Quarto: "Sto qui da sette giorni, lotto per
questioni che conosco, io studio medicina". Gli è stato chiesto di non
politicizzare la protesta, ed è stato ai patti. I No global ci sono ma non si
espongono più di tanto. La correttezza non viene mai meno. Neanche
quando un tipo issa un disegno e scritta volgare dedicata al sindaco Iervolino.
Si scaglia Marco Nonno: "Non sono del partito del sindaco, sono
dell'opposizione, ma Rosetta Iervolino è a Roma e ha preso posizione per
noi". Sparisce subito l'infelice quadro. Lo stesso intervento pochi minuti
prima, quando uno sconsiderato ha bloccato una Kia che chiedeva di passare.
Un equivoco ha reso la scena ancora più allarmante. Un consigliere, Angelo De
Falco, riconosce il cognato al volante e balza sul tetto dell'auto. Vuole
proteggerla dall'assalto. Il resto lo fa il conducente. Si è abbandona ad un
plateale isterismo, la moglie che urla e piange, in braccio una bimba
terrorizzata, bravo il commissario Onorato di Pozzuoli che è alla guida dei pochi
agenti, sdrammatizza ed il corteo si rimette in moto. Si notano le
rappresentanze di Pozzuoli, che ha un villaggio modello (l'Abbazia) proprio a
due passi dalla discarica. Un minuto di raccoglimento in piazza don Giustino
Russolillo, il parroco che il quartiere vorrebbe santo. Qui alle nove, tre ore
prima, 50 manifestanti si erano seduti sull'asfalto per bloccare il traffico,
ma erano stati dispersi dalla polizia. Più tardi, un altro intervento in via
Cinthia a Fuorigrotta. "Non state a guardare, venite a protestare, presto
respirerete anche voi l'immondizia di tutta la Campania", gli appelli.
"Chiudete le serrande, commercianti". Il megafono attraversa il
quartiere coinvolgendolo nel clima di tensione e paura. Il corteo si ingrossa.
Un ex commerciante, Ciro Scogliamiglio, terziario francescano, porta la prima
indiscrezione: hanno deciso di espropriare il sito. Le conferme poco dopo: la
ex società Di.Fra.Bi. era stata contattata dalla prefettura, bisognava
notificare un avviso, ma il liquidatore non si trova, qualcuno dà un indirizzo
di Roma, bisogna guadagnare tempo. Il proprietario è anche titolare di Cic,
impresa di costruzioni, ha intanto ostruito l'ingresso con una montagnola di
terriccio e due pale meccaniche. "Io le parcheggio sempre lì", glissa
Giorgio Di Francia, che ha fittato spazi a dieci piccole aziende, due che
estraggono biogas, ed ora si chiede che destino avranno. Con il frate si
riflette su promesse e tempi perduti. "Il campo di golf, i 40 miliardi per
le bonifiche che non sono state mai fatte, la strada a quattro corsie, vorremmo
sapere dove sono finiti tanti soldi e tanti impegni", ripetono in questo
corteo lento come una processione. E mesto come un funerale. Rientra alle tre
del pomeriggio, la strada di Montagna Spaccata è chiusa al traffico. Vigila
Rita Oriunto, "comitato ambiente flegreo". è di Pianura. "Sono
stata malata di cancro ed ho visto morire parenti, amici. Mia cognata colpita
ai polmoni, un mese fa, e non fumava. Fegato, reni, pancreas, quante disgrazie.
Per la mia generazione la discarica è stata una condanna". Giura lei,
donna senza un filo di trucco ma piena di coraggio: "Non passeranno. Sono
qui per difendere la vita dei miei tre figli. Loro devono respirare ancora aria
pulita". Rita Oriunto, la faccia del dolore.
( da "Repubblica, La" del 03-01-2008)
Pagina III - Napoli L'EMERGENZA LA
MANIFESTAZIONE Gigantografie dell'immondizia e striscioni esibiti davanti alla
residenza presidenziale E An corre a Villa Rosebery "Sciogli Comune e
Regione" l'intervento Bassolino viola ogni tutela
della salute e dell'ambiente: il Quirinale ora deve intervenire il sit-in
Cinquanta militanti guidati da Bobbio hanno consegnato un dossier per il Capo
dello Stato Hanno portato il problema rifiuti alle porte di Villa Rosebery. Non
sacchetti di spazzatura, ma enormi immagini dei cumuli che invadono le strade e
delle discariche che appestano aria, acqua e terreno. Gigantografie sui siti di
stoccaggio dei rifiuti e sulle ecoballe che non si sa più dove stipare.
Fotografie accompagnate da uno striscione con la scritta "Dopo il cenone
sciogli Comune e Regione". La protesta, portata dinanzi alla residenza
napoletana del presidente Giorgio Napolitano, è stata inscenata da circa
cinquanta militanti di Alleanza Nazionale. Ed è al presidente che questi hanno
chiesto di sciogliere gli enti locali responsabili di non aver trovato una
soluzione alla questione rifiuti. All'inizio del sit in, alle porte della villa
di Posillipo, c'erano solo i ragazzi di "Azione giovani"; ma più
tardi a loro si è unito il presidente provinciale di An Luigi Bobbio. Che ha
anche chiesto, allo staff del presidente, che una delegazione di manifestanti
fosse ricevuta da Napolitano. "Vogliamo chiedergli di sciogliere con
proprio decreto, a norma dell'articolo 126 della Costituzione, la Regione ed il
Comune. A Napoli c'è una emergenza costituzionale per il disastro della
gestione dei rifiuti. La città è disperata, ed il presidente deve
intervenire". Non potendo parlargli direttamente, Bobbio ha poi deciso di
consegnare ai funzionari del Quirinale un dossier: 50 pagine - in buona parte
documentate con stralci della relazione della Commissione parlamentare di inchiesta
sui rifiuti - che mettono in risalto soprattutto la questione dei rifiuti
tossici nelle discariche della Campania. Molto spazio, nel documento, è dato
anche alle invivibili condizioni in cui versano alcuni quartieri di Napoli e i
comuni che soffocano sotto tonnellate di rifiuti. Un dossier arricchito con
immagini, quelle, in particolare, che raccontano gli ultimi giorni del sito di
stoccaggio di Taverna del Re, con le sue ecoballe. Un sit in pacifico, quello
di An, eppure ha messo i bastoni tra le ruote al programma del presidente in
visita privata: Napolitano doveva partire per Capri, ma ha rinviato la partenza
fino a quando i manifestanti hanno sgombrato il passaggio dinanzi a Villa
Rosebery. L'intervento di Napolitano è chiesto a gran voce anche da Maurizio
Gasparri, dell'esecutivo nazionale di An. "è sacrosanta la pacifica e
propositiva iniziativa dei giovani di An, che hanno invitato
il Presidente della Repubblica a promuovere lo scioglimento del Consiglio
regionale campano e del Comune di Napoli per mandare a casa Bassolino e Iervolino". "Siamo di fronte a un'emergenza
democratica: Bassolino - sostiene Gasparri - viola da anni i principi costituzionali
posti a tutela della salute e dell'ambiente; dunque è arrivato il momento
dell'intervento del Quirinale". Stessa richiesta da parte del
coordinatore regionale di An, Mario Landolfi. Che aggiunge: "Non vi è
dubbio che la civile e ferma denuncia dei giovani di An, per quanto di parte,
interpreti e incarni l'identico sentimento d'indignazione e l'identica volontà
di riscatto dei cittadini e dei contribuenti campani, opportunamente
evidenziati nel messaggio presidenziale di fine anno". (bianca de fazio).
( da "Unita, L'" del 03-01-2008)
Stai consultando l'edizione del
"Le soluzioni? La riapertura delle discariche e un
comitato di salute pubblica" Sodano, presidente commissione Ambiente del
Senato: "Abbiamo sei milioni di tonnellate di ecoballe che non sappiamo
come smaltire. Gli impianti del piano rifiuti non ci sono" di Eduardo Di
Blasi / Roma TOMMASO SODANO, presidente della commissione Ambiente del Senato, agronomo e residente a Pomigliano D'Arco (Na), ritiene che per
superare l'emergen- za rifiuti in Campania ci siano due cose da fare: riaprire
le discariche e creare un Comitato di salute pubblica che coinvolga governo,
commissioni parlamentari, Regione e province e prenda il posto del
Commissariato che da 14 anni gestisce la situazione campana. Un
commissariato, nato nel febbraio del '92 per evitare che la camorra gestisse le
discariche, e finito a fronteggiare un'emergenza senza
fine, iniziata, a suo parere, nella primavera del 2001". A causa di cosa?
"Alla decisione di chiudere le discariche con un
piano che, oltre ad avere come unico sbocco l'incenerimento dei rifiuti, non
aveva ancora un solo impianto costruito. Il disastro di questi giorni nasce
dall'idea folle che, si potessero ammonticchiare le ecoballe, che altro non
sono che rifiuti imballati". Ma perché si stanno conservando ecoballe?
"Il problema nasce con l'ordinanza del 2001 che autorizzò l'aggiudicatario
della gara, la Fibe Impregilo, a poterle stoccare. Nel bando di gara c'era
scritto che chi si aggiudicava la gara, ovemai non ci fosse stata coincidenza
tra l'entrata in funzione dei nuovi impianti e la chiusura delle discariche, doveva prendersi in carico lo smaltimento dei
rifiuti. Nel 2001 viene fatto un regalo notevole a Fibe: vista l'emergenza si
autorizza la Fibe a stoccare ecoballe in Campania, senza smaltirle". Ma
perché? "Credo fosse la dote che Impregilo dava alle banche per avere finanziamenti.
Su ognuna di quelle esisteva il contributo "Cip 6", per la produzione
di energia da fonti assimilate. Ma ricchezza per Fibe era disastro per i
territori. Ogni mese noi ricopriamo di balle 40mila metri quadrati di terreni.
A Taverna del Re oggi abbiamo 6 milioni di tonnellate di rifiuti stoccati in
ecoballe". Taverna del Re è stata chiusa. Ma le ecoballe che stanno lì che
fine faranno? "Quelle dovranno essere rilavorate, oppure inertizzate e
messe in discarica. Non possono essere bruciate...". Perché sono immondizia
impacchettata... "Solo per spostarle occorrerebbe qualcosa come una lunga
fila di camion da Napoli a Stoccolma". L'impressione è che i rifiuti
campani non siano "trasformati" ma solo portati in giro e
accatastati... "Oggi il vero business è il trasporto. Piuttosto, io dico,
mettiamoli in discariche a norma". Manca anche la
differenziata... "Un'azienda modello che lavora le plastiche nel casertano
rischia di chiudere perché non ha le plastiche da riciclare. Il problema è che
un giro di interessi forti vuole tenere il meccanismo così com'è. Quando ci
sono le emergenze c'è bisogno di mezzi, perché per togliere i rifiuti a cumuli
non bastano i netturbini con le mani. E allora ecco gli appalti esterni".
Oggi si guarda di nuovo alle discariche chiuse...
"Attrezzare un'area a discarica richiede lavori e soldi. La discarica di
Lo Uttaro a Caserta è costata 5 milioni di euro, quella di Villaricca 9.
D'altronde il problema era nel piano rifiuti: se tu più produci rifiuti e più
guadagni è evidente che non hai nessun interesse a fare la differenziata".
Il privato no, ma il pubblico dovrebbe averne... "Sarà l'indagine della
magistratura a fare chiarezza, ma la mia idea, che poi è stata la denuncia che
ho presentato nel 2002, è che c'era una connivenza dentro la struttura
commissariale con Fibe". Per rendere esecutivo il piano rifiuti cosa
manca? "I Cdr devono essere tutti ristrutturati perché nessuno è a norma.
Poi non è vero che manca solo l'inceneritore. Non ci sono nemmeno i siti del
compostaggio". Chi doveva farli? "Sempre la società che ha vinto la
gara".
( da "Unita, L'" del 03-01-2008)
Stai consultando l'edizione del ROSA
RUSSO IERVOLINO "Il monito europeo è preoccupante, ma è al commissario del
governo che bisogna chiedere cosa fare..." "Rischi reali, ma da 14
anni siamo commissariati" di Simone Collini / Roma La notte di San
Silvestro non ha partecipato alla festa organizzata a piazza del Plebiscito per
evitare il rischio di alimentare una tensione che, a causa dell'emergenza
rifiuti, tra i cittadini di Napoli è già decisamente alta. Una scelta che è
costata "grande sacrificio" al sindaco Rosa Russo
Iervolino: "Mi è dispiaciuto non esserci", non nasconde. Ma la cosa
che più le crea amarezza è il "non avere nessun potere per sanare questa
situazione, che non è di oggi ma che va avanti da tanti, troppi anni".
Eppure, sindaco Iervolino, ad accusare lei e Bassolino ci sono
leghisti come Calderoli ma anche forze del centrosinistra come l'Italia
dei valori. "Sono stufa di questa canzone e sono al limite della querela.
Da quattordici anni Napoli e la Campania sono commissariate dal governo. Porto
il peso di una situazione che non ho contribuito a creare e che non ho i poteri
per sanare. Tanto per essere chiari, il commissario del governo si chiama
Cimmino, prima si chiamava Pansa, poi Bertolaso, Catenacci e su e su. È stato
ed è loro l'onere di trovare soluzioni. Io ho solo il potere di raccogliere
l'immondizia, ma giorno per giorno mi dicono se la posso scaricare, quanta e
dove". Cosa ne pensa della proposta di istituire un comitato di salute
pubblica che coinvolga governo, commissioni parlamentari, Regione e province?
"Che già la situazione è complicata così com'è, si immagini se facciamo
uno zibaldone di una decina di persone, tutte con compiti diversi. Insomma non
si andrebbe da nessuna parte". La soluzione allora quale può essere,
secondo lei? "Il governo ora ha preso una decisione che ritengo giusta con
il decreto del primo dicembre: prima c'era un solo commissario, che era il
prefetto Pansa, adesso si prevede un commissario per la gestione quotidiana,
che è il prefetto Cimmino, e un commissario liquidatore, che deve essere ancora
nominato, per dipanare tutte le situazioni economiche pregresse. La previsione
è che gradualmente il prefetto Cimmino ridia i poteri ordinari agli enti
locali, cioè alla Provincia e al Comune". Un'operazione che comunque può
dare frutti nel medio e lungo termine, ma nell'immediato che si può fare, anche
pensando al monito che l'Ue ha rivolto all'Italia? "Il monito non può che
preoccupare, anche perché è il secondo dopo quello di quest'estate. Ma è al
commissario del governo che va chiesto cosa si può fare. Vorrei saperlo
anch'io". Un suggerimento che darebbe? "Il prefetto deve trovare le
aree dove scaricare e deve avere il coraggio di andare ad operare non sulla
pelle di chi ha già dato, ma rivolgendosi ai territori in grado di accogliere
rifiuti". Perché dice questo? "Deve nascere una solidarietà
territoriale reale. Come dico che il governo ha preso una linea giusta in
questo momento, con la stessa sincerità dico che precedentemente ha
sbagliato". Perché, cosa ha fatto? "Ha provincializzato il problema:
ogni provincia si arrangi da sola. Ma la provincia di Napoli, che ha milioni di
abitanti e poco terreno, o butta la spazzatura in mare o non sa come fare.
Altre province, come Avellino o Benevento, hanno pochi abitanti e tanto
terreno. Quindi la solidarietà deve essere non solo all'interno delle province
ma anche fra le province. È vero che tutti devono fare i sacrifici, ma che
siano fattibili rispetto la situazione reale. E non si può trattare l'area
urbana di Napoli, con tre milioni e mezzo di abitanti, come si tratta il centro
di Avellino che ne ha settantamila".
( da "Corriere del Mezzogiorno" del 03-01-2008)
Corriere del Mezzogiorno - CASERTA - sezione:
1PAGINA - data: 2008-01-03 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE COLLINE DEL
DISONORE di ANTONIO FIORE T redici anni dopo, il tragicomico gioco dell'oca dei
rifiuti torna al punto di partenza: Pianura, la discarica della vergogna chiusa
nel '95 a dimostrazione che a Napoli s'era voltato pagina, che la camorra
avrebbe smesso di lucrare sulla monnezza, che la salute dei cittadini e le
ragioni della civiltà erano tornate al primo posto nell'agenda delle
istituzioni. Pianura stessa, nei discorsi di allora, era destinata a diventare
un ridente quartiere modello, anzi un'opulenta mecca del turismo vipposo, con
campi da golf a 9, a 18, a quante più buche la fantasia degli amministratori
era in grado di scavare. Fantasie scellerate: erano tutte balle. Anzi, ecoballe.
Tredici anni più tardi riapre la discarica, evidentemente non più della
vergogna. Nel frattempo, però, non solo anni, ma anche centinaia di miliardi
sono passati sotto gli occhi della cittadinanza, che nel suo tollerante
ottimismo ha a lungo creduto che quegli stanziamenti immani di denaro pubblico
sarebbero serviti a lenire una malattia senza eguali in Europa, ma che ormai è
vista con un misto di stupore e di orrore anche in paesi con standard inferiori
a quelli dell'Occidente. Invece, i miliardi sono stati ingoiati con una
voracità misurabile sulla crescente altezza delle colline del disonore che
ornano ogni angolo della regione mentre sindaci, governatori, prefetti,
commissari si alternavano in un eterno balletto di (ir)responsabilità; senza che
alcun beneficio si riverberasse sulla collettività. Ma, dato che c'è un limite
anche alla tolleranza di cittadini considerati alla stregua di servi della
gleba cui nessuno deve mai dar conto, ecco che gli stessi vertici
istituzionali, fino a ier l'altro ben felici di far la ruota in pubblico a ogni
occasione comandata, ecco che stavolta hanno disertato la festa. Il governatore Bassolino, il sindaco Iervolino, il
presidente della Provincia Di Palma sembravano, nella notte di San Silvestro, i
protagonisti di "Chi l'ha visto?": e il motivo della diserzione è
stato ben spiegato dalla stessa Iervolino, quando ha detto che la presenza in
piazza sua e di Bassolino sarebbe stata presa alla stregua di una provocazione. Per
la prima volta, i leader locali hanno paura. Ma, soprattutto, riconoscono di
essere loro stessi parte del problema, ammettendo che la semplice apparizione
su un palco cittadino costituisce motivo di imbarazzo e di turbamento della
comunità. Dopo anni di termovalorizzatori annunciati, di siti fantasma mai
individuati, di decreti inapplicati, è come se gli autori o i complici dello
scempio prendessero atto della perdita di credibilità: che non termina il 31
dicembre, ma suona come un'autocondanna politica definitiva. Del resto fino a
quando chi ha sbagliato continuerà a occupare con protervia il proprio posto, o
addirittura a godere di encomi e promozioni, tutti gli onesti propositi
finiranno in discarica. E i particolarismi seguiteranno ad avere buon gioco,
alimentati dalla sfiducia e dal disgusto.
( da "Corriere del Mezzogiorno" del 03-01-2008)
Corriere del Mezzogiorno - CASERTA -
sezione: INPRIMOPIANO - data: 2008-01-03 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE
Le promesse Il progetto annunciato dal Comune nel '98 e finanziato dall'Ue per
rilanciare l'area Quel campo da golf a diciotto buche è rimasto un sogno
Sognavano di giocare a golf su quella collina, si ritroveranno invece i sacchetti
della spazzatura. Perché dopo dodici anni riaprirà la discarica di Contrada
Pisani, a Pianura. Nonostante il ripetere che "i sacrifici degli abitanti
di quell'area sono stati già tanti", come hanno detto in questi anni a
Palazzo San Giacomo. Ora però al Comune di Napoli sono stati travolti
dall'emergenza e dalle decisioni invalicabili del Commissariato rifiuti:
incombe infatti la riapertura della discarica di Contrada Pisani, mentre il
campo da golf resta un sogno nel cassetto. Un sogno vecchio di 10 anni. Era il
28 luglio 1998 - giunta Bassolino - quando viene fuori
il progetto per la realizzazione del campo da golf al posto della discarica
nell'ex cratere Senga, a pochi passi dal parco degli Astroni, da realizzare in
due anni. è qui che sarebbe dovuto sorgerà un complesso sportivo con tanto di
campo da golf pubblico a 18 buche, "il più grande del Sud Italia", si
disse. E poi ancora: aree attrezzate per insediamenti artigiani, reti viarie e
fognarie, incentivi per le imprese, un palazzotto della sanità. Il programma
operativo, chiamato "Napoli-Pianura" ed elaborato da palazzo San
Giacomo, fu inserito nell'ambito dei progetti del Fondo europeo di sviluppo
regionale. Il programma per il rilancio di Pianura si articolava in una serie
di interventi a carattere triennale e prevedeva una spesa di circa 55 milioni
di Ecu, il 49 per cento dei quali (27 milioni) a carico del Comune di Napoli e
il 45 per cento in quota Fesr, e il rimanente 6 per cento da parte di Stato e
privati investitori. D'impatto era anche la stima occupazionale formulata nel
dossier: circa 1.440 posti di lavoro per il triennio di interventi e poco meno
di mille di incremento stabile nel quartiere, frutto proprio delle nuove
attività. Due le finalità dichiarate dal progetto: l'avvio di un processo di
sviluppo socio-economico di uno dei quartieri più degradati della città; e la
sperimentazione di un modello integrato di analisi, programmazione e intervento
sul territorio. Undici, invece, gli obiettivi specifici: la creazione di nuove
imprese artigiane e commerciali; l'incremento delle attività cooperative,
soprattutto giovanili; la produzione di servizi alle persone; l'aumento dei
servizi connessi alle attività di trasporto e di comunicazione; la creazione di
servizi sanitari di base; la valorizzazione dei prodotti agricoli locali; il
recupero di un'identità per il quartiere; la crescita dell'associazionismo; il
miglioramento della vivibilità; il recupero della capacità programmatica e
progettuale delle istituzioni comunale; e l'aumento dell'efficacia degli
interventi a seguito delle sinergie. Dopo il via libero dell'Ue al Piano, il 25
giugno del 1999 la giunta comunale approva anche i progetti preliminari di gran
parte delle opere previste dal Programma. E non solo. Perché il 3 febbraio del
2001, la giunta regionale approva due delibere per Pianura relative ad un
parcheggio di interscambio per 220 posti auto ed un nuovo parco verde che si
aggiungevano al campo da golf. Oggi, invece, la sindaca
Iervolino è costretta a gettare le armi: "Sono contraria al trasporto dei
rifiuti a Pianura, ma da 14 anni c'è un commissario e a lui compete l'onere di
trovare le soluzioni", pur ricordando che "c'è un ordine del giorno
votato da tutto il Consiglio comunale che stabilisce che a Pianura rifiuti non
ne debbano più andare". Certezze che sembrano sbiadirsi col passare
delle ore per la gente di un un quartiere che nel 2008, su quella collina,
immaginava forse di andarci con mazze e palle da golf. Paolo Cuozzo.
( da "Corriere della Sera" del 03-01-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-01-03 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE I
conti del commissariato Dal 1994 due miliardi sprecati Si potevano costruire 15
inceneritori SEGUE DALLA PRIMA Dal febbraio 1994, quando il dramma si è
trasformato in "emergenza", quindi in un clamoroso affare economico,
sono stati polverizzati 2 mila milioni: sarebbero bastati per farne non uno, ma
15, di inceneritori. Negli anni erano stati accumulati debiti per 557 milioni
di euro. Dei soldi spesi per esportare i rifiuti in Germania dove vengono
bruciati a nostre spese per produrre energia, poi, si è perso il conto. Si sa
soltanto che Ecolog, divisione delle Fs che gestisce l'affare, avanza dal
commissariato di governo qualcosa come 54 milioni di euro. L'export di
spazzatura doveva durare qualche settimana: dura da sette anni. E ora si sta
pensando di mandare ai tedeschi non 2 mila, ma più di 4 mila tonnellate al
giorno. Cioè, il 60% di tutta la spazzatura della Campania per il modico prezzo
di un milione di euro ogni 24 ore. Ebbene, i cittadini sono gli unici che hanno
pagato per tutto questo. E i responsabili tecnici, i consulenti, i politici?
Qualcuno ha perso il posto? Qualcuno ha dovuto rinunciare all'incarico? Una
carriera politica, almeno una, è finita? Macché. Fra cassonetti incendiati,
richieste di dimissioni e indagini giudiziarie, che coinvolgono dal presidente
della Regione Antonio Bassolino fino all'ultimo
presidente di consorzio di rifiuti, per esempio quello di Napoli 3 Mimmo Pinto
(proprio lui, lo storico leader dei disoccupati organizzati di Napoli), si va
avanti come se niente fosse. Candidamente, il sindaco di
Napoli Rosa Russo Iervolino ha inaugurato l'anno così: "Sull'emergenza il
Comune di Napoli non ha alcuna responsabilità e nessuna competenza. Spetta al
commissario di governo trovare le soluzioni ". La croce finisce allora
sulle spalle di Umberto Cimmino, vice del prefetto di Napoli Alessandro Pansa,
commissario prima di lui. Pansa aveva rilevato Guido Bertolaso, che a
sua volta aveva sostituito Corrado Catenacci, voluto da Bassolino,
già commissario per quasi quattro anni. Quattro anni: più di Andrea Losco. Più
di Antonio Rastrelli alla presidenza della Regione. Più di Umberto Improta, il
primo commissario dell'emergenza rifiuti. Il commissariamento fu deciso dal
governo di Carlo Azeglio Ciampi, di cui era ministro dell'Interno Nicola Mancino,
presidente del Senato e ora vicepresidente del Csm. Decisione confermata dal
governo di Lamberto Dini, ministro dell'Interno Antonio Brancaccio. Poi da
quello di Romano Prodi, ministro Gior\\ La Iervolino nel 2003: "Ci stiamo
avviando verso la normalità". Il 21 maggio 2007: "Situazione
tragica". E nove giorni dopo: "L'emergenza a Napoli è chiusa"
L'export in Germania L'export della spazzatura verso la Germania doveva durare
poche settimane Va avanti da sette anni.
( da "Corriere della Sera" del 03-01-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione:
Primo Piano - data: 2008-01-03 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE
Il caso Bassolino e Iervolino niente festa in piazza "Erano già pronte le
contestazioni" MILANO - Tredici anni e sempre lo stesso copione: la festa
in piazza del Plebiscito, il conto alla rovescia, il concerto... E sul palco
sempre la stessa foto di gruppo: Antonio Bassolino, Rosa
Russo Iervolino e Dino Di Palma che festeggiano, con centomila e più
napoletani, lo scoccare dell'ultima mezzanotte. Ma il Capodanno del 2008, in
una Napoli sommersa dall'immondizia, regala un'altra istantanea: senza più
governatore, sindaco e presidente di Provincia. La "sacra triade" del
centrosinistra vesuviano è scomparsa dall'immagine. Per timore di
contestazioni, dicono i rivali. Per senso di responsabilità, ribattono gli
amici. Una cosa, comunque, è certa: l'ennesima ondata dell'emergenza rifiuti ha
trascinato sul bagnasciuga i resti di una stagione politica che aveva acceso
barlumi di speranza dopo un lungo periodo di buio. E che ora, a torto o a ragione,
sembra giunta al capolinea. "Rimanere in disparte è stato un atto di
responsabilità verso la città - replica Bassolino -.
Nei giorni scorsi, frange dell'opposizione avevano annunciato l'intenzione di
trasformare una notte di allegria e spensieratezza in una becera manifestazione
di protesta: se fossimo andati in piazza, avremmo prestato il fianco alla
volgare strumentalizzazione politica di quella che, per tantissimi napoletani,
è la festa di Capodanno con la "f" maiuscola. Per colpa d'una decina
di provocatori avremmo rischiato di rovinare la serata a migliaia e migliaia di
persone: ne valeva la pena? Credo proprio di no. In un momento così drammatico,
Napoli non ha certo bisogno di vedere la sua immagine offuscata anche dalle
bravate di qualche estremista". Ma è difficile non pensare che l'emergenza
rifiuti abbia scavato un solco profondo tra i napoletani e la politica. Gli
indizi sono evidenti, al punto che perfino Rosa Russo Iervolino è costretta ad
ammetterne l'esistenza. "La distanza è senza dubbio cresciuta, anche se le
istituzioni locali possono fare ben poco per risolvere il problema della
spazzatura - spiega il sindaco -. Purtroppo la gente conosce Bassolino,
Di Palma e me. E con noi se la prende. Adesso, però, sono stufa. Sul fronte
dell'immondizia, il Comune di Napoli è commissariato da 14 anni: per quale
motivo io, da sindaco, devo rispondere di una situazione sulla quale non ho
alcun potere? E lo stesso vale per Bassolino, che è
stato solo uno dei tanti commissari straordinari che si sono alternati in
questo lasso di tempo: lui è colpevole e gli altri sono innocenti come
angioletti? Ma basta... ". Allora perché non siete andati come ogni anno a
brindare in piazza del Plebiscito? "è stata una decisione sofferta, ma
alla fine ritengo che sia stata la cosa più saggia. E poi, mica siamo fuggiti
all'estero... Abbiamo soltanto evitato che la festa di Capodanno si
trasformasse in una ribalta per misere faide politiche. Ventiquattr'ore dopo,
ho partecipato alla manifestazione per la pace: abbiamo attraversato le strade
del centro e sono stata applaudita più volte, alla faccia di chi specula sulle
tragedie". Nel centrosinistra, però, non tutti sono sintonizzati su questa
frequenza. "Le parole del sindaco sono inquietanti - afferma Antonio Fantini,
segretario regionale dell'Udeur -. La situazione è drammatica e non possiamo
mettere la testa sotto la sabbia: disertare la festa di Capodanno è stato un
gravissimo errore. I napoletani sono stanchi di vivere tra i rifiuti: sarebbero
necessarie risposte forti e invece si vive nel timore che un magistrato sia
sempre in agguato. La fuga è un segnale di resa: soltanto mostrando coraggio
potremo chiudere questa pagina vergognosa ". Enzo d'Errico.
( da "Mattino, Il (Caserta)" del 03-01-2008)
PARLA NICOLAIS "Serve coraggio
per troppo tempo non si è agito" "È il momento delle decisioni, anche
se impopolari". Il ministro Nicolais, da Capri dove ha accolto il Capo
dello Stato, interviene dopo le nuove misure annunciate dalla Ue per
l'emergenza rifiuti in Campania e in una intervista al Mattino dichiara: "Avanti tutta con i siti di stoccaggio, con la riapertura delle
discariche, anche se le scelte possono apparire impopolari". Un messaggio
rivolto al sindaco Iervolino e al governatore Bassolino. E alla
domanda se va riaperta la discarica di Pianura risponde: "Il sacrificio di
qualcuno serve a tutti". L'INVIATO P. RUSSO A PAGINA 3.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 03-01-2008)
PRIMO PIANO MAFIA / ROBERTO SAVIANO
La Repubblica dei SOPRANOs DI ROBERTO SAVIANO è la fiction più amata nel mondo
ma l'Italia l'ignora. Perché demolisce il mito dei boss, mostrando la mafiosità
della vita e del potere. Mentre da noi si preferisce ammirare padrini forti e
arcaici E lei il signor Roberto Soprano? Credo di non aver capito e così non
rispondo sperando mi riformulino la domanda. "Roberto Soprano noh?".
Credo sia uno scherzo ma ho di fronte una lettrice tedesca, sono al festival
della letteratura di Berlino, tutto mi aspetto fuorché battute. E non è una
battuta, aveva confuso il mio cognome con quello di Tony Soprano, il boss
italo-americano della serie televisiva più famosa del mondo, 'I Sopranos'
appunto. "Saviano, non Soprano", e non sarà l'unica volta in cui
all'estero mi troverò nella necessità di precisare. "Il suono è uguale...",
mi si risponde. I Soprano in Europa, soprattutto nell'Europa del nord sono una
sorta di mito, hanno battuto i Robinson, Arnold, i Puffi. Sono la serie
televisiva più vista della storia e sono, per chi non si fosse mai imbattuto
nelle loro storie, una famiglia mafiosa di origini campane, stranamente
proveniente dall'Irpinia. Una famiglia normale, che vive nel New Jersey, non
più le baracche verticali del Bronx italiano, ma le villette a schiera della
nuova borghesia delle seconde e terze generazioni di immigrati. E le loro sono
storie di clan, di affari e di morte, di donne, tradimenti, droga, estorsioni.
E di viaggi. E di Italia, un'Italia che agli italiani non piace sia raccontata
così, spietata e balorda, perennemente procreatrice della genialità criminale
del mondo. La fiction prodotta dalla Hbo è diversa dalle altre, per la qualità
degli attori. Per l'incredibile capacità di riprendere le caratteristiche dei
protagonisti, una sorta di continuo reportage antropologico. Le battute dei
personaggi poi sono leggendarie, come quando il vecchio padrino della famiglia
si scopre pratichi cunnilingus alla sua amante, cosa assolutamente vietata a
chiunque passi per qualsiasi grado di affiliazione. Tabù indiscusso per
qualsiasi boss della mafia italiana da New York a Casal di Principe. E Tony
Soprano dice appena si avvicina al vecchio zio: "uhi, sento odore di
sushi...". 'I Sopranos' hanno avuto un'enorme successo in Germania,
Olanda, Svezia, Finlandia; quasi ovunque tranne che in Italia. In Italia sono finiti
sul satellite e poi lasciati quasi a metà. Non hanno incuriosito, non sono
sembrati parte del racconto della realtà. Ma l'aspetto più importante, forse
quello che non è stato capito e apprezzato da noi, è che 'I Sopranos' hanno
rivoluzionato radicalmente l'immaginario e il modo di raccontare delle mafia.
James Gandolfini non interpreta più il boss carismatico alla Brando o Al Pacino
del Padrino e nemmeno quelli violentissimi ma sempre duri di Goodfellas, Casinò
o altri film di Scorsese. Tony Soprano è un personaggio problematico, oppresso
da incubi - ed è la prima volta che si pensa di raccontare i sogni di un boss
di Cosa nostra - che addirittura cerca l'aiuto di uno strizzacervelli, figura
che appartiene alla tradizione narrativa ebraica e non certo a quella mafiosa.
'I Sopranos' sono il mito della mafia ribaltato, destrutturato e rimesso
assieme secondo regole nuove: e come oggi accade spesso, soprattutto per le
produzioni statunitensi, la televisione diventa il mezzo più innovativo sia nei
contenuti che nelle caratteristiche formali, rispetto al cinema. Perché dire
che 'I Sopranos' sono la versione bassa, comica, della grande epica tragica
mafiosa, che sarebbero come Aristofane rispetto a Sofocle, centra un punto
nodale, ma pare riduttivo. Forse le comunità italo-americane degli Stati Uniti
non si sentirebbero così insultate e vilipese dalla famiglia di James
Gandolfini, se veramente 'I Sopranos' non fossero altro che un simpatico - ma
per loro antipatico - sfottò. L'immaginario de 'Il Padrino' inchioda gli italo-americani
alla mafia, ma al tempo stesso la rende epica e grandiosa, la tinge in una luce
di violenza, ma anche di gloria. E quindi la reazione è ambigua. Solo 'I
Sopranos' entrano nella narrazione per smitizzare - a partire
dall'ambientazione nella suburbia del New Jersey che prende il posto di New
York, Chicago, Los Angeles o Las Vegas - e invece a modo loro creare un nuovo
mito. La famiglia criminale della porta accanto, ossia gente come me e te, che
litiga, ha problemi con i figli, e soprattutto lavora sodo; solo che lo fa
aggiungendo al telefonino e al computer l'uso del fucile. 'I Sopranos' sono
divenuti una sorta di specchio per l'America e non solo. Una sorta di 'noi',
uno di quei fenomeni artistici plurali. 'I Sopranos' come noi perché noi siamo
disposti a rispecchiarci nei Soprano. La mafia come norma, come qualcosa a
portata di mano: la mafia che siamo noi, noi tutti quanti. Ed è questo che
irrita le comunità italoamericane e forse è anche la ragione perché 'I
Sopranos' non sono mai piaciuti tanto qui da noi. A noi andavano bene un tempo
'La Piovra', ora 'La Squadra' e il 'Commissario Montalbano'. Persino una
fiction su Totò Riina. Ma offrirci i mafiosi come specchio tragico-comico di
noi stessi, questo no. Certo è più facile divertirsi con Tony Soprano ad
Helsinki che a Platì, a Casapesenna o a Corleone: dove di mafia si muore tutti
i giorni, dove il potere dei clan regna sovrano è difficile vederli con
autoironia. Eppure c'è qualcosa di ambivalente in questo rifiuto, perché la
narrazione drammatica, solo drammatica, persino nei più scontati e dozzinali
prodotti seriali nostrani, conserva alla mafia il suo alone di mito e di potere
assoluto. Per noi - da Bolzano a Canicattì - i mafiosi devono continuare ad
essere molto arcaici, forti, soprattutto cattivi, solo cattivi. Non vanno dallo
psicanalista. Non vengono mollati dalla fidanzata. Non sono - Dio ce ne scampi
- gay, non hanno la figlia di sinistra che si fidanza con un 'cioccolattino'
come lo definisce Tony Soprano. Ovviamente anche 'I Sopranos' vendono quel che
abbiamo di più richiesto, invidiato e imitato in Italia oltre alla moda: la
mafia. Ma rigirano l'immaginario mafioso come un guanto. E senza intaccare
l'immaginario di mafia, vero e proprio strumento di propaganda planetaria non
solo per quella italiana o di origine italiana, non sarà possibile intaccare
una parte del suo potere. E che loro trattino soprattutto del potere e soltanto
in un secondo livello della mafia è dimostrato dalla bizzarra scelta di Hillary
Clinton di girare uno spot in cui lei impersona la moglie di Tony Soprano e
Bill Clinton, Tony Soprano stesso. Ricalcano l'ultima enigmatica puntata della
serie, quella vista da milioni e milioni di cittadini statunitensi che fa quasi
presagire un possibile attentato ai danni dell'intero nucleo familiare. Ebbene
Hillary lascia, con la solita ironia salvatutto degli americani, intuire che
lei è come Carmela, la moglie di Tony che più di ogni altra cosa ama la
famiglia e gli interessi della famiglia. Solo che nel caso della candidata alla
Casa Bianca la famiglia sarebbe l'intero popolo americano. La forza ovviamente
epica americana ha permesso a questa fiction di raccontare meglio di qualsiasi
altra forma la trasformazione di una sensibilità, cosa che Hillary Clinton ha
capito e ha saputo giocare a proprio vantaggio. Chissà se
Antonio Bassolino e Rosa Russo Iervolino, attentissimi circa l'immagine di Napoli,
hanno mai visto la puntata dei Soprano su Napoli. Dovrebbero farlo anche con
solerzia. Una puntata andata in onda molto tempo fa e che per milioni di
americani è stata una della più viste e amate. I Soprano, che sono
appunto molto più vicini a Napoli che a Palermo, che fanno gli affari classici
della camorra, cemento, rifiuti, riciclaggio di auto rubate, estorsioni
arrivano a Napoli per business e per alleanze con le famiglie camorristiche. E
a Napoli i killer italoamericani si sentono minuscoli, loro che vengono dalla
periferia di New York finalmente giunti al centro del crimine mondiale. Così
sembra emergere dalla puntata, intitolata proprio 'Viaggio a Napoli'. E i
Soprano sono in totale soggezione dei camorristi napoletani, sono completamente
sconcertati dalla facilità con cui si spara e si uccide. Dinanzi ad un bambino
che viene picchiato da un boss, Tony Soprano resta sconvolto. Ma qualcuno gli
risponde "non vi preoccupate questa è l'università di Napoli". E così
tra mangiate di pesce, e una bellezza di luce e mare che i boss venuti
dall'America non finiscono per definire "incredibile", Napoli diviene
negli occhi dei Soprano la cupola del potere. Attraverso la fiction si arriva
al racconto di una realtà che in Italia per troppi anni si è sottovalutata e
scacciata sotto il tappeto della bellezza come presenza eterna e consolante. Ma
i Soprano sono veri americani: l'antica bellezza del luogo li affascina, ma non
li inganna. A un certo punto si presenta a fare a affari con Tony Soprano una
donna di camorra. E lui, sempre pronto alla gaffe, non si trattiene dal
commentare: "Da noi una donna non sarebbe mai un boss". Nel mondo de
'I Sopranos' ci sono i gay, lo psicoanalista, un possibile genero di colore. Ma
quando si tratta della gestione del potere, del potere vero, Napoli, da vera
capitale del business, rimane avanti. Le fiction riescono a volte più di altri
strumenti a raccontare il mondo e far identificare Hillary Clinton nelle
dinamiche di una famiglia che viene dai dintorni di Ariano Irpino e chiede a
Napoli e ai suoi boss di salvare la mafia italiana in crisi negli Usa. Una
fiction prima della politica, dei media, dell'inchiostro dei aggi. n.
( da "Mattino, Il (Benevento)" del 03-01-2008)