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ARCHIVIO DEL DOSSIER “MONNEZZE”

DAL 23-12-2007 AL 4-1-2008


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ARCHIVIO DAL 23-12-2007 AL 4-1-2008

Articoli del 4 gennaio 2008

Emergenza rifiuti, la protesta continua Napolitano: "Interverrà il governo" In corso Umberto I fantocci "impiccati" contro Bassolino e Iervolino (La Repubblica del 4-1-2008)

Ecoballe in libertà. A Napoli si paga il 40% in più di tassa sui rifiuti per essere la città più sporca d'Italia. FLAVIA AMABILE (La Stampa del 4-1-08)

Articoli del 3 gennaio 2008

Articoli dal 23 dicembre 2007 al 3 gennaio 2008

 

 

 

 

 


ARTICOLI DEL 4 GENNAIO 2008

 

RIFIUTI: ROGHI, BLOCCHI E PROTESTE ( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)

RIFIUTI: BONDI E VITO, SUBITO COMITATO SALUTE PUBBLICA ( da "ADN Kronos" del 04-01-2008)

ALFONSO PECORARO SCANIO La colpa è di un piano dei rifiuti, quello voluto da Rastrell ( da "Giornale di Brescia" del 04-01-2008)

Di ALESSANDRO FARRUGGIA DICE LA commissione parlamentare d'inchiesta sul ( da "Nazione, La (Nazionale)" del 04-01-2008) + 2 altre fonti

Il ministro: Camorra e interessi al Nord ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 04-01-2008)

Raccolta differenziata ai minimi Trentadue Comuni a rischio tumori ( da "Provincia di Cremona, La" del 04-01-2008)

Centrodestra col dito puntato ( da "Libertà" del 04-01-2008)

La iervolino accusa "soldi buttati riaprire pianura è ingiusto" - roberto fuccillo a pagina 3 ( da "Repubblica, La" del 04-01-2008)

La democrazia uccisa dalla spazzatura - francesco merlo ( da "Repubblica, La" del 04-01-2008)

Bassolino incalza il sindaco "basta con i particolarismi" ( da "Repubblica, La" del 04-01-2008)

Quando il palazzo si chiude in se stesso - marco rossi-doria ( da "Repubblica, La" del 04-01-2008)

L'assedio della discarica gli sprechi e il colera dei rifiuti ( da "Unita, L'" del 04-01-2008)

Barricate e scontri La discarica riapre ( da "Stampa, La" del 04-01-2008)

Il centrodestra attacca Bassolino <Ha fallito, deve dimettersi> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-01-2008)

RIFIUTI/ FI: MENTRE NAPOLI BRUCIA, PRODI E' IN SETTIMANA BIANCA ( da "Virgilio Notizie" del 04-01-2008)

La produzione dei rifiuti è in leggero calo ( da "Eco di Bergamo, L'" del 04-01-2008)

LE ECOMAFIE Il giro di affari in Campania è stimato sui 45 miliardi di euro, gestiti da otto clan Nel 2006, trovati 4409 illeciti ( da "Nazione, La (Nazionale)" del 04-01-2008) + 2 altre fonti

E' una vergogna per tutti gli italiani ( da "Adige, L'" del 04-01-2008)

Proclami e illusioni: 14 anni di eco-balle ( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)

Proclami e illusioni: 14 anni di eco-balle pag.1 ( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)

Noi, pronti a tutto contro la discarica ( da "Manifesto, Il" del 04-01-2008)

Nietzsche a San Giorgio e le bugie della politica ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 04-01-2008)

U n'estate ( da "Corriere della Sera" del 04-01-2008)

NAPOLI - Un'altra giornata campale. I cumuli di rifiuti toccano i primi piani dei palazzi, i ro ( da "Messaggero, Il" del 04-01-2008)

ROMA- L'emergenza rifiuti a qualcuno ricorda il post-terremoto. Sono almeno ( da "Messaggero, Il" del 04-01-2008)

Il dieci per cento degli illeciti in Campania ( da "Tempo, Il" del 04-01-2008)

Politici e cassonetti ( da "Corriere.it" del 04-01-2008)

Napoli, 09:37 -NAPOLI: MANICHINI DI BASSOLINO E IERVOLINO IMPICCATI ( da "Repubblica.it" del 04-01-2008)

Rifiuti, notte difficile Bruciati 4 autobus Impiccati 20 manichini ( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)

Rifiuti, notte difficile Bruciati 4 autobus Impiccati 20 manichini di Redazione - venerdì 04 gennaio... ( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)

Eco-balle da 14 anni ( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)

Rifiuti, 4 bus bruciati a Napoli e 21 manichini impiccati con il nome di Bassolino e del sindaco Iervolino ( da "Rai News 24" del 04-01-2008)

E il 14 gennaio parte il processo a o governatore ( da "Padania, La" del 04-01-2008)

PRODI: RIFIUTI, VERGOGNA INTOLLERABILE ( da "Mattino, Il (City)" del 04-01-2008)

PRODI: RIFIUTI, VERGOGNA INTOLLERABILE ( da "Mattino, Il (Circondario Nord)" del 04-01-2008)

Rifiuti, emergenza a Napoli Napolitano: "Sono allarmato" ( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)

Napolitano su rifiuti: sono allarmato ( da "AudioNews.it" del 04-01-2008)

RIFIUTI: FORMISANO, E' BASSOLINO IL MAGGIORE RESPONSABILE ( da "Asca" del 04-01-2008)

Rifiuti, manichini impiccati a Napoli ( da "ADN Kronos" del 04-01-2008)


Articoli del 4 gennaio 2008

Senza titolo pag.1 (sezione: Monnezze)

( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)

 

Rifiuti: roghi, blocchi e proteste di Redazione - giovedì 03 gennaio 2008, 18:32 Bruciato un autobus Nella notte è stato anche incendiato un autobus dell'Anm (azienda napoletana mobilità). Il conducente del mezzo, secondo fonti dell'Anm, è stato portato per precauzione nell'ospedale San Paolo in stato di shock. Sul posto vi sono molti mezzi e unità delle forze dell'ordine. Polizia e carabinieri sono riusciti a entrare nella discarica evitando lo scontro con i manifestanti utilizzando due entrate alternative. I manifestanti continuano a bloccare le strade ed è stato anche chiuso il tratto della ferrovia Cumana a Pianura. Il fumo dei roghi sprigionato dalle fiamme appiccate ai cassonetti e ai rifiuti sta avvolgendo l'intera area di Pianura mentre ai lati delle strade vi sono centinaia di topi morti. Pompieri al lavoro Sono stati 70 gli interventi dei vigili del fuoco compiuti la scorsa notte per spegnere gli incendi, sia nella città di Napoli che nei comuni della provincia, dei cumuli di spazzatura dati alle fiamme. Le operazioni hanno tenuto impegnate per diverse ore numerose squadre di vigili anche perché ormai, in numerosi centri, lungo le strade si sono formate delle vere e proprie discariche a cielo aperto. E sono già saliti a 40 gli interventi dei vigili del fuoco da questa mattina. I roghi più impegnativi si sono registrati a Napoli, in Via Argine, in una zona periferica accanto alla motorizzazione civile e sulla collina dei Camaldoli, in Via Vicinale; roghi di spazzatura anche a Ischia, nel territorio di Lacco Ameno, con 374 focolai; e poi a Pozzuoli, in particolare vicino ad un centro commerciale su Via Campana, un incendio che ha creato qualche problema alla squadra intervenuta. E ancora ad Afragola e a Boscoreale. Forza Italia: subito un comitato di salute pubblica "L'esasperazione dei cittadini ha superato da tempo il livello di guardia, ma mentre Napoli brucia, Roma è in settimana bianca". Lo dicono il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, e il capogruppo azzurro alla Camera, Elio Vito. "L'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania si configura ormai come una vera e propria questione nazionale - dicono - che non può essere ulteriormente tollerata se l'Italia vuol essere ancora considerata un Paese civile. Le colpe delle amministrazioni regionale e locale sono antiche e gravissime, e i falò notturni dell'immondizia, con rischi gravissimi per la salute pubblica, simboleggiano tristemente non solo una inaccettabile situazione di degrado, ma un malgoverno che Bassolino ha elevato a sistema". "L'esasperazione dei cittadini ha superato da tempo il livello di guardia, ma mentre Napoli brucia - dicono Bondi e Vito - Roma è in settimana bianca. Al punto massimo del disastro corrisponde il punto massimo dell'irresponsabilità da parte del governo Prodi, il cui ministro dell'Ambiente, come se nulla fosse, favoleggia di riduzione dei rifiuti e di raccolta differenziata nel momento in cui si affaccia addirittura lo spettro di epidemie". "Forza Italia chiede di costituire da subito un comitato di salute pubblica per far uscire le popolazioni di Napoli e della Campania da questa indecenza civile e amministrativa sulla quale la stessa Ue è pronta a intervenire per sanzionare il nostro Paese. Il governatore Bassolino e il sindaco Iervolino - concludono i due esponenti azzurrui - a fronte di questo tragico sacco di Napoli, avrebbero il dovere morale prima che politico di trarre tutte le conseguenze dal loro fallimento".


RIFIUTI: BONDI E VITO, SUBITO COMITATO SALUTE PUBBLICA (sezione: Monnezze)

( da "ADN Kronos" del 04-01-2008)

 

GOVERNO IRRESPONSABILE, BASSOLINO E IERVOLINO HANNO FALLITO ascolta la notizia commenta 0 vota 0 tutte le notizie di POLITICA Roma, 3 gen. - (Adnkronos) - ''L'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania si configura ormai come una vera e propria questione nazionale che non puo' essere ulteriormente tollerata se l'Italia vuol essere ancora considerata un Paese civile. Le colpe delle amministrazioni regionale e locale sono antiche e gravissime, e i falo' notturni dell'immondizia, con rischi gravissimi per la salute pubblica, simboleggiano tristemente non solo una inaccettabile situazione di degrado, ma un malgoverno che Bassolino ha elevato a sistema. L'esasperazione dei cittadini ha superato da tempo il livello di guardia, ma mentre Napoli brucia, Roma e' in settimana bianca''. E' quanto affermano in una dichiarazione congiunta il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, e il presidente dei deputati azzurri, Elio Vito.


ALFONSO PECORARO SCANIO La colpa è di un piano dei rifiuti, quello voluto da Rastrell (sezione: Monnezze)

( da "Giornale di Brescia" del 04-01-2008)

 

Edizione: 04/01/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:IN PRIMO PIANO ALFONSO PECORARO SCANIO "La colpa è di un piano dei rifiuti, quello voluto da Rastrelli e confermato dal centrosinistra, che è servito a far arricchire, con il denaro dei contribuenti campani, una grande impresa del Nord e una serie di ecomafie locali". "Dietro i roghi che infiammano Napoli - conclude il ministro - ci sono le ecomafie, che in questo modo si sbarazzano dei rifiuti tossici. Nel caos che si crea ad arte, la Camorra è sempre vincente".


Di ALESSANDRO FARRUGGIA DICE LA commissione parlamentare d'inchiesta sul (sezione: Monnezze)

( da "Nazione, La (Nazionale)" del 04-01-2008)
Pubblicato anche in:
(Giorno, Il (Nazionale)) (Resto del Carlino, Il (Nazionale))

 

Di ALESSANDRO FARRUGGIA DICE LA commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti nelle relazione approvata il 19 dicembre: "Ribadiamo il giudizio incondizionatamente negativo sull'apparato commissariale, le cui inefficienze strutturali si sono rivelate in questi anni di entità tale da pregiudicarne in modo irreversibile operatività ed efficacia, dirottando parti consistenti delle risorse per l'autosussistenza". In altre parole, finiamola con un carrozzone inefficiente costato oltre 1 miliardo e 200 milioni di euro. Di conseguenza, che si è fatto? Il contrario. Il commissariamento, che scadeva il 31 dicembre, è stato prorogato per altri undici mesi ed è stato anzi sdoppiato. Si dice che servirà per liquidare il passato, ma è una speranza. "PRENDO ATTO con desolante rammarico ? commenta il presidente della commissione parlamentare, Roberto Barbieri (Sdi) ? che si è scelto di non cambiare rotta, con il rischio concreto di intasare ulteriormente il groviglio di poteri e di competenze, con sovrapposizione e duplicazioni che hanno sinora impedito una chiara ripartizione di responsabilità e l'adozione di decisioni rapide e coraggiose". Il che nella triste farsa dei rifiuti campani non è mai stato, avendo ogni attore protagonista aggiunto errori a errori. TUTTI prigionieri della scelta ? che fu di Rastrelli (An) e che venne confermata da Bassolino (Ds) ? di congegnare il sistema regionale di smaltimento dei rifiuti sul progetto Fibe/Fisia basato sulla scelta produzione di ecoballe più incenerimento. Scelta che ha fatto sì che il riciclaggio non partisse mai. E che era tecnicamente sbagliata, oltre che mal realizzata. Gli inceneritori infatti sono ancora in divenire e solo quello di Acerra sarà pronto (forse) nel 2008. E purtroppo anche le ecoballe si sono rivelate molto più balle che eco: prodotte a carissimo prezzo (150 euro a tonnellata) si sono rivelate inadatte a norma di legge per essere bruciate negli inceneritori e si sono ammonticchiate a milioni (pare siano circa 5 milioni) su terreni presi in affitto per lo stoccaggio provvisorio (150 euro più altri 20 a tonnelata per il trasporto). UN BUSINESS miliardario a fianco del quale è montato quello delle discariche. Osserva Roberto Della Seta, l'ex presidente di Legambiente oggi responsabile ambiente del Pd. "Per uscire dal tunnel occorre innanzitutto prendere atto del totale fallimento della politica, a livello nazionale, regionale e locale. Non è ammissibile fare finta di niente di fronte al fatto che 14 anni di poteri straordinari non hanno raggiunto, e nemmeno avvicinato, uno degli obiettivi che ci si era preposti". "LA RESPONSABILITÀ ? rincara la dose Della Seta ? è di chi doveva fare gli impianti e non li ha fatti, ossia la gestione commissariale, di chi doveva fare la raccolta differenziata e non l'ha fatta, ossia i Comuni, lasciando così campo libero al business criminale delle ecomafie". Osserva l'ex ministro dell'Ambiente Edo Ronchi, ex verde oggi nel Pd: "Quello che manca è un programma vero di gestione dei rifiuti, il che richiederebbe innanzitutto un programma di individuazione delle discariche, sulla base del quale poi andrebbe avviato un programma per la raccolta differenziata e il recupero energetico". "QUESTO ANDREBBE fatto ? aggiunge ? ma se sono stati spesi due miliardi di euro vuol dire che c'è chi fa i soldi su questa emergenza e una soluzione non la vuole". E sulla raccolta differenziata Ronchi, che è il padre della legge sui rifiuti, ha parole chiarissime. "Laddove la raccolta differenziata non è partita è perché i sindaci o gli assessori non ci credono e non si impegnano: la loro responsabilità è assolutamente primaria. Serve impegno per farla, devi spiegarla, discuterla con la gente. E qualcuno non ci ha creduto. Nel Nord forse abbiamo avuto degli amministratori un po' migliori". E NON SONO chiacchiere. A Venezia, ad esempio, un inceneritore per 300mila abitanti l'hanno costruito in dodici mesi: manda in discarica solo il 6% della spazzatura trattata ed è costato 95 milioni di euro. Si dirà, ma inquina: come no, emette ogni ora quanto quindici automobili euro 2. Ma ha risolto il problema e infatti nessuno, anche nell'Italia dei comitati, l'ha contestato. - -->.


Il ministro: Camorra e interessi al Nord (sezione: Monnezze)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 04-01-2008)

 

Nazionale pag. 2 Il ministro: "Camorra e interessi al Nord" "L'emergenza spazzatura a Napoli? La colpa è di un piano dei rifiuti, quello voluto da Rastrelli e confermato dal centrosinistra, che è servito a far arricchire, con il denaro dei contribuenti campani, una grande impresa del Nord e una serie di ecomafie locali". Lo ha affermato il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio: "Dietro i roghi che infiammano Napoli ci sono le ecomafie, che in questo modo si sbarazzano dei rifiuti tossici. Nel caos che si crea ad arte, la Camorra è sempre vincente". Secondo l'ultimo rapporto sull'"Ecomafia" stilato da Legambiente, in tutta Italia sono 4.409 gli illeciti nel ciclo dei rifiuti accertati nel 2006, di cui il 10,2% (448) solo in Campania, che vede crescere i reati in questo settore. "Quello di questi giorni è il frutto di una strategia dell'emergenza creata ad arte per arrivare a soluzioni estreme decise in partenza perché in grado di garantire l'affare rifiuti", afferma il Wwf ricordando che il 14 gennaio, si apre il maxi-processo sulla gestione dei rifiuti in cui Wwf sarà parte civile: "Si tratta del primo processo sulla gestione politica dell'emergenza rifiuti in Campania e vede 28 imputati, chiamati a rispondere di reati contro la pubblica amministrazione". Ma l'emergenza sta ponendo anche seri quesiti sanitari. Sono 32 i Comuni campani ritenuti a maggior rischio ambientale. Nella maggior parte di questi è stata registrata una mortalità generale e per tumori elevata, localizzati tra le province di Caserta e di Napoli, e inclusi nei siti di bonifica litorale domizio flegreo e agro aversano, Litorale vesuviano e alcuni della penisola sorrentina, aree interessate dal rilascio incontrollato dei rifiuti. Secondo il Cnr i dati hanno evidenziato eccessi statisticamente significativi di rischio di malformazioni del sistema nervoso e dell'apparato urinario, con incrementi dell'8 e del 14% al crescere dell'indice di rischio da rifiuti, e un incremento medio della mortalità generale.


Raccolta differenziata ai minimi Trentadue Comuni a rischio tumori (sezione: Monnezze)

( da "Provincia di Cremona, La" del 04-01-2008)

 

Edizione di Venerdì 4 gennaio 2008 Benvenuto P.Review srl Raccolta differenziata ai minimi Trentadue Comuni a rischio tumori ROMA ? Nonostante l'emergenza, in Campania la produzione dei rifiuti urbani è in leggera flessione. La produzione al 2007 si attesta tra i 2,7 e i 2,8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, era 2 milioni e 806 mila nel 2005. Rispetto al pro-capite si registra una riduzione: 435 kg l'anno a testa (sotto la media nazionale) rispetto ai 485 del 2005. Tumori. Sono 32 i comuni campani a maggior rischio ambientale, la maggior parte dei quali localizzati tra le province di Caserta e di Napoli. Tutte aree interessate dal rilascio incontrollato dei rifiuti. Secondo quanto riferisce il Cnr, i dati hanno evidenziato eccessi statisticamente significativi di rischio di malformazioni del sistema nervoso centrale e dell'apparato urinario, con incrementi rispettivamente dell'8 e del 14 per cento al crescere dell'indice di rischio da rifiuti, e un incremento medio della mortalità. Ecomafie. Secondo l'ultimo rapporto Ecomafia di Legambiente, in tutta Italia sono 4.409 gli illeciti nel ciclo dei rifiuti accertati nel 2006, di cui il 10,2% (448) solo in Campania, che vede crescere i reati in questo settore. Raccolta differenziata. La raccolta differenziata rifiuti urbani per macroarea geografica nel 2005 vede il Nord a quota 38,1%, il Centro al 19,4%, il Sud all'8,7% e l'Italia al 24,3%. La Regione Campania nello stesso anno registra un magro 10,6%. A Napoli, la differenziata si ferma al 7,4%, contro il 35,3% di altre città metropolitane come Torino, il 30,7% di Milano, il 15,3% di Roma, il 12,2 di Bari e l'8,4% di Palermo.


Centrodestra col dito puntato (sezione: Monnezze)

( da "Libertà" del 04-01-2008)

 

Quotidiano partner di Gruppo Espresso LIBERTA' di venerdì 4 gennaio 2008 > In Italia Centrodestra col dito puntato "La Commissione rifiuti si sciolga e Bassolino si dimetta" roma - Sull'emergenza rifiuti in Campania insorge il centrodestra. Commissariare la Regione: è questa la strada da seguire per mettere fine all'emergenza rifiuti secondo il deputato di Alleanza Nazionale Italo Bocchino. "Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha il dovere istituzionale di attivare l'art. 126 della Costituzione - spiega l'esponente di An - procedendo allo scioglimento del Consiglio regionale ed alla conseguente nomina di tre commissari che affrontino l'emergenza definitivamente". Sulla stessa lunghezza d'onda Mauro Libè, capogruppo Udc nella commissione bicamerale rifiuti: "L'Udc chiede ai presidenti di Senato e Camera di sciogliere la commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti". "Ci troviamo di fronte ad una situazione disastrosa in Campania - osserva Libè - e la commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti, pur avendo gli stessi poteri di inchiesta della magistratura, continua a lavorare producendo studi su studi. È una commissione che deve agire e che invece non ha agito. Per questo l'Udc scriverà una lettera ai presidenti delle Camere per chiedere lo scioglimento di questa commissione. Esistono infatti già le commissioni permanenti che possono fare benissimo il lavoro che si sta facendo. Mi aspettavo sinceramente qualcosa di diverso". "La situazione disastrosa che sta attraversando la Campania di tutto ha bisogno meno che di sterili polemiche di parte", è la pronta replica di Roberto Barbieri, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. "Le dichiarazioni rese dal senatore Libè sono motivo di vivo rammarico, e anche di avvilimento per una politica che non riesce ad affrancarsi da tentazioni propagandistiche neanche in un momento come questo. Il senatore Libè, avendo partecipato con discreta assiduità ai suoi lavori, non può non essersi reso conto che ciò che la Commissione ha fatto in questo anno di attività non è assolutamente riducibile alla produzione di studi su studi. Al contrario, essa ha inteso sempre privilegiare la messa a punto di soluzioni concrete e coraggiose". "Dobbiamo discutere con urgenza in Parlamento della tragica emergenza rifiuti in Campania. Si tratta di una drammatica ferita nel cuore della nazione: il disastro ambientale, sanitario, sociale causato da Bassolino impone decisioni immediate, compreso lo scioglimento urgente degli organi di governo del territorio". Lo afferma in una dichiarazione Maurizio Gasparri, dell'ufficio politico Alleanza Nazionale. "Negli anni Settanta Giorgio Napolitano - aggiunge Gasparri - chiese che il Parlamento si occupasse della crisi causata dal colera. Si discuta anche oggi davanti al Paese e si agisca per liberare un pezzo d'Italia dalla barbarie causata da Bassolino. Il monito del capo dello Stato nel messaggio di fine anno non può rimanere privo di seguito. Formalizzerò la richiesta al Presidente della Camera. Sono urgenti risposte istituzionali, ma anche giudiziarie. Chi ha causato il disastro va messo in condizione di non nuocere ulteriormente". L'emergenza spazzatura a Napoli? "La colpa è di un piano dei rifiuti, quello voluto da Rastrelli e confermato dal centrosinistra, che è servito a far arricchire, con il denaro dei contribuenti campani, una grande impresa del Nord e una serie di ecomafie locali". Lo afferma il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, in un'intervista che esce oggi su E Polis. "Dietro ai roghi che infiammano Napoli - conclude il ministro - ci sono le ecomafie, che in questo modo si sbarazzano dei rifiuti tossici". Secondo il governatore della Campania, Antonio Bassolino, di cui iol centrodestra ha chesto le dimissioni, la nuova fase di crisi è il risultato "del perdurare dei particolarismi e di un'ostinata opposizione a una gestione razionale del problema". Dice Bassolino: "Il piano definito nei mesi scorsi dal commissariato prevedeva un percorso serrato per l'uscita dalla crisi. Ma ogni volta che uno dei soggetti coinvolti si sottrae, per qualunque ragione, al dovere di dare piena attuazione alle decisioni prese, il sistema va in crisi e tanti cittadini si trovano ad affrontare gravissimi disagi". Intanto ieri la Rappresentanza permanente italiana presso l'Ue ha precisato che il governo italiano ha risposto alle osservazioni avanzate nel giugno e nell'ottobre scorso dalla Commissione Ue sull'emergenza rifiuti in Campania. Una lettera del ministero dell'Ambiente è stata infatti inviata alla vigilia di Natale. La precisazione ha fatto seguito alle dichiarazioni del portavoce del commissario Ue all'ambiente, Stavros Dimas, che ieri aveva dichiarato di non aver ricevuto da Roma alcun segnale. "In merito alla procedura di infrazione aperta dalla Commissione europea nel giugno scorso sull'emergenza rifiuti in Campania - spiega il portavoce della rappresentanza Manuel Jacoangeli interpellato dall'Ansa - sottolineo come l'Italia abbia risposto ai chiarimenti richiesti entro il termine previsto attraverso una nota della stessa rappresentanza inviata al segretariato generale della Commissione Ue il giorno 24 dicembre". Il termine per la risposta fissato da Bruxelles scadeva il 23 dicembre, che peraltro cadeva di domenica. [.


La iervolino accusa "soldi buttati riaprire pianura è ingiusto" - roberto fuccillo a pagina 3 (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 04-01-2008)

 

L'intervista Polemica sindaco-Bassolino La Iervolino accusa "Soldi buttati riaprire Pianura è ingiusto" ROBERTO FUCCILLO A PAGINA 3 SEGUE A PAGINA 3.


La democrazia uccisa dalla spazzatura - francesco merlo (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 04-01-2008)

 

Commenti LA DEMOCRAZIA UCCISA DALLA SPAZZATURA FRANCESCO MERLO E a Napoli Antonio Bassolino e Rosa Russo Iervolino non ci vengano ancora a parlare di lotta alla camorra, di rinascita, di sogno meridionale. E smettano per sempre di declamare il loro impegno morale contro la criminalità organizzata. Il punto è che un amministratore del territorio che non riesce a risolvere i problemi del territorio si deve dimettere. E dunque o la Iervolino e Bassolino trovano subito una soluzione tecnica e politica alla spazzatura di Napoli oppure si tolgano davanti e ci provi qualcun altro con più coraggio, con più forza, con più coscienza; qualcun altro che, pur di sgominare Gomorra, pur di usare la tecnica contro la vischiosità locale, le stupidità ecologiche, gli spasmi plebei, gli interessi criminali e l'incompetenza arrivi a mettere a rischio anche se stesso, la propria carriera politica, la propria vita persino. Soffocata dagli escrementi di Napoli c'è infatti l'idea, con la quale eravamo cresciuti, che può esistere una maniera dolce di governare e di amministrare anche il nostro meraviglioso mondo meridionale. Muore tra i miasmi la speranza che i Bassolino avrebbero dato al Sud una nuova organizzazione, una nuova estetica, un nuovo ordine, una nuova etica: amministrare senza ammazzare, senza imbrogliare, senza scannarsi l'un l'altro. Ricordate il modello emiliano, toscano, umbro? Ebbene, è diventata spazzatura l'illusione che tutto il paese era toscano. Purtroppo nella spazzatura di Napoli c'è infatti la decomposizione di quell'antropologia che ci aveva fatto sognare, l'illusione che i bravi tecnici della sinistra, gli onesti funzionari della sinistra, i competenti e appassionati amministratori della sinistra sarebbero riusciti là dove erano falliti i Lauro, i Gava, i De Mita. E invece quella vecchia Napoli oggi si vendica su di noi. Guardiamo quella spazzatura e non capiamo come sia possibile che essa non laceri la coscienza civile dei nostri uomini di governo e della nostra sinistra. Perché l'orrore non diventa emergenza nazionale? E' questo governo di centrosinistra che deve tagliare il nodo, è Prodi che deve intervenire come Robespierre contro gli amministratori locali che sono invischiati fino al collo nel maleodorante guazzabuglio meridionale, impotenti e litigiosi, completamente incapaci di districarsi tra sperperi, sprechi e delitti. Il governo ha il dovere di separare le esigenze giuste dal plebeismo violento. Tocca a Prodi e ad Amato fronteggiare gli enormi interessi criminali, i rapporti della politica locale con la camorra ma anche gli estremismi ideologici. Non è possibile che si discuta ancora della spazzatura come fosse un problema accademico, una questione sociologica, una faccenda di storia e di geografia. Ho un amico a Parigi, un napoletano che possiede un ristorante italiano in Place Victor Hugo. Ebbene, attaccata alla parete ha la foto di sua madre, un vecchia signora un po' curva con uno scialle sulle spalle che si affaccia al balcone del suo appartamento al settimo piano e deposita un sacchetto di spazzatura sulla cima di un monte di rifiuti, ventisette metri di immondizia, che arriva appunto alla sua ringhiera. Ecco: noi vorremmo che Prodi la vedesse prima di spiegare agli italiani che non è vero c'è il declino e che, anzi, l'Italia ce l'ha fatta a ripartire. Vorremmo che Prodi andasse in quella pizzeria e illustrasse quella foto ai clienti francesi, raccontando quali possibilità di futuro stanno nascendo nelle strade di Napoli. Quella foto è cosi densa di significati e di presagi da battere in efficacia cento editoriali del New York Times sul degrado apocalittico dell'Italia. L'immagine basta da sola a dimostrare che in Italia ci sono alcuni problemi dinanzi ai quali non si può più tirare a campare. La spazzatura di Napoli mette in gioco la democrazia italiana. Ha bisogno di soluzioni tecniche, che ovviamente esistono. Non è infatti una cosa eccezionale smaltire la monnezza in un paese industrializzato con una forte coscienza ecologica. Ma poiché la politica locale non ce l'ha fatta, sia il governo a imporre la tecnica: con l'esercito, con leggi d'emergenza, con arresti di polizia, con la forza. Anche con la forza si può restituire Napoli a Napoli, ridare pulizia e splendore alle strade della Campania, dove oggi si aggira il peggiore e il più sordido dei diavoli: la forza al servizio della tecnica moderna prima di abbandonare Napoli a san Gennaro.


Bassolino incalza il sindaco "basta con i particolarismi" (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 04-01-2008)

 

Cronaca Bassolino incalza il sindaco "Basta con i particolarismi" E Pansa accusa i politici: "Cittadini sfiduciati" La Cdl chiede le dimissioni del governatore della Campania: "Alt alla barbarie" NAPOLI - è rissa sui rifiuti campani. Mentre quasi tutto il centrodestra chiede le dimissioni di Bassolino, quest'ultimo si associa alle mosse del commissario straordinario, il prefetto Alessandro Pansa, proprio nel giorno in cui Pansa viene invece apertamente contestato dal sindaco Rosa Russo Iervolino per la riapertura del sito di Pianura. Era stato proprio Pansa in mattinata a affermare: "Abbiamo riaperto Pianura senza incidenti, anche se alcuni avrebbero voluto lo scontro" e a denunciare: "C'è mancanza di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, a causa di anni di inganni, soprusi e insoddisfazioni. Quando non funziona la mediazione politica, le difficoltà aumentano". Parole che hanno sollevato la fiera protesta della Iervolino, contraria alla discarica. Nel frattempo si apriva l'assedio a Bassolino. Maurizio Gasparri chiedeva di por fine alla "barbarie da lui causata". Il suo compagno di partito Italo Bocchino si appellava a Napolitano ("Ha il dovere istituzionale di attivare l'articolo 126 della Costituzione e sciogliere il Consiglio regionale") e proponeva tre commissari: l'ex leader di Confidustria Antonio D'Amato per lo sviluppo, Gianni Di Gennaro per la lotta alla criminalità, Umberto Veronesi per il sistema sanitario regionale. Anche il segretario campano di An, Mario Landolfi, invitava Napolitano: "Richiami Bassolino all'adempimento di un elementare atto di responsabilità". C'era poi Forza Italia. Con Fabrizio Cicchitto che vede "la conclusione raccapricciante di oltre dieci anni di potere del centrosinistra con Bassolino "deus ex machina"". Sandro Bondi e Alfredo Vito a invocare "un comitato di salute pubblica" per Napoli e Campania. Chiara Moroni a chiedere che "Bassolino ammetta il totale fallimento della sua giunta". Anche Francesco Storace invitava Bassolino a dimettersi; Stefano Caldoro, ex ministro del Psi, chiedeva che il governo "intervenga per limitare i danni"; Daniele Capezzone urlava: "Che altro deve succedere perchè Bassolino si dimetta?". Perfino Francesco Caruso invitava Rifondazione a uscire dalla Giunta campana. C'è poi la reazione nordista. Beffardo il presidente del Veneto, Giancarlo Galan: "Vengano da noi a vedere come si fa". E l'ex ministro leghista Roberto Castelli: "Nessuno pensi di mandare i rifiuti al Nord, non vogliamo la spazzatura di Bassolino". Incurante del fuoco di fila, Bassolino si accodava intanto agli argomenti di Napolitano e alle decisioni di Pansa e del suo successore Umberto Cimmino, entrato in carica a Capodanno. "La nuova fase di crisi - scriveva il presidente della Regione - è il risultato del perdurare dei particolarismi". Poi aggiungeva che, "come Regione, lavoriamo al fianco del Commissariato", giudicava la riapertura di Pianura "un passo fondamentale, anche se doloroso". Peccato che la Iervolino sia di parere opposto. Intanto Pansa fissava così i suoi tempi. La discarica di Pianura resterà in funzione fino alla apertura del termovalorizzatore di Acerra che, fra gara in corso e successivo collaudo, dovrebbe avvenire nei primi mesi del 2009. Dopo Acerra, partirà il bando per il secondo termovalorizzatore, a Santa Maria La Fossa. Nel frattempo si ristruttureranno a rotazione gli impianti di Cdr. E questo dovrebbe tranquillizzare anche la Commissione europea: "A Bruxelles si preoccupano perché vedono le immagini, ma noi siamo in grado di portare avanti il programma di uscita dall'emergenza". (r.f.).


Quando il palazzo si chiude in se stesso - marco rossi-doria (sezione: Monnezze

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( da "Repubblica, La" del 04-01-2008)

Pagina XII - Napoli Quando il Palazzo si chiude in se stesso MARCO ROSSI-DORIA (segue dalla prima di cronaca) Lasciati soli senza cenno di dialogo e di ascolto da parte di chi la decisione l'ha presa. Senza parola. L'atto della riapertura, già molto pesante simbolicamente - perché nega il senso di un'intera stagione di speranza politica e la capovolge in modo definitivo, in quello stesso luogo in cui era stata peraltro promessa la realizzazione di un campo da golf - è stato dunque lasciato a sé. E questo lo farà pesare ancor più. è molto duro dover dire ai propri figli che la discarica era stata chiusa e che i terreni attigui erano stati pure bonificati per il comune bene e che ci si era creduto ma che lì, proprio lì, al posto della bonifica domani o dopodomani e comunque prima del 6 gennaio 2008, passati tredici anni, tornerà la monnezza. Le mamme che tirano i figli alla testa del corteo di protesta sono il simbolo di questo dramma. Perché la disattesa della promessa non è solo onta della politica. è anche dolore comune, di tutti noi. è una nostra sconfitta collettiva. è la solitudine estrema di chi subisce più da vicino le scelte senza che siano accompagnate da parole e da presenza la amplifica. Un giorno i nostri figli dovranno spiegare ai loro figli questi nostri anni. Con lo sviluppo fermo per lustri interi. I poveri che aumentano insieme all'antico divario tra la città di chi è escluso e quella di chi ce la fa comunque, sia pure senza speranza né vero progetto di futuro; e i giovani, ricchi e poveri, che vanno via, si trasferiscono altrove, in cerca di una esistenza migliore, di effettive possibilità di realizzazione personale e collettiva. Tanto che è probabile che il racconto avverrà in un'altra città, lontana da qui. E forse quei bimbi di Pianura faranno ai loro figli il racconto a Reggio Emilia o a Roma o a Torino o in qualsiasi altra città italiana. E ricorderanno del corteo di ieri. E diranno di una lunga stagione di cupa depressione civile. Sì, depressione civile. Perché la politica - che è lo strumento adibito a promuovere la partecipazione civile alla cosa pubblica ed ad affrontare le crisi con senso di possibilità e di speranza ma anche, semplicemente, con il doveroso esercizio della presenza - si è avviluppata su stessa. Fino ad evitare la presenza davanti ai cittadini non solo durante la comunicazione di una sconfitta come è nel caso della riapertura di Pianura, ma anche durante i rituali appuntamenti di piazza a Capodanno, con le massime istituzioni locali assenti al Plebiscito. E perché, ben prima e per anni, la politica ha voluto evitare di misurarsi con le difficoltà dell'impresa annunciata, lasciandone la responsabilità a una catena decisionale che rispondesse innanzitutto alle logiche di fedeltà ai circuiti stessi della politica. Perché la politica ha evitato di far vivere insieme processi decisionali e anelito di cambiamento e di autonoma iniziativa di cittadinanza, scegliendo - invece - di costruire consenso intorno a interessi e conservazioni. Con la conseguenza di ridurre le aspirazioni nate nel nome dell'interesse generale a un'entità velleitaria e dunque da deridere o a un pericolo per gli equilibri raggiunti volta per volta o a un fenomeno da ammaestrare e ricondurre all'ambito separato della politica stessa, al lessico e alle logiche suoi propri, sempre meno comprensibili e compresi. Depressione civile perché si ritorna indietro. E così la signora di Pianura non evoca la sua guarigione ma ricorda che è stata malata di cancro e l'altra dice che non mangia più mozzarella perché "le terre intere sono inquinate". E perché si è tradita la promessa del 1997 tanto che il malaffare prospera. Il calcolo di un giro di affari di circa 45 miliardi di euro da ecomafie in Campania ci fa sentire, insieme alla puzza delle discariche, un olezzo di denaro cattivo che va in cattive mani. Si è chiusa una stagione. E se ne apre una nuova. E come avviene sempre in politica - quella vera - la prima richiesta che sale è quella di interlocuzione, di poter dire, proporre, parlare, comunicare. Non sarà più possibile evitare di dialogare con i cittadini. Sarà sempre meno consentito chiudersi a parlare nei "palazzi" - come li chiamava Pasolini. Qualcuno da quella madre in testa al corteo dovrà e saprà andarci. E la partita che si apre non è tra correnti di partito o sotto gruppi delle stesse. Ma tra chi meglio saprà stare lì. Fare proposte, risolvere problemi. Proporre misure condivise per differenziare la monnezza, trattarla in modo differenziato, condurre processi di trasformazione. Per fare i conti con i nostri rifiuti. Come si è fatto in tutte le città del mondo. Con costanza, serietà. Con il rischio della presenza. Ma questo è quello che sarà. Se noi ci mettiamo, tutti, il nostro impegno. Un'opera davvero complessa. Molto incerta. Che si fa persino fatica a immaginare ora. Intanto c'è la certezza che per i nostri figli e i nostri nipoti dovranno esserci i racconti, irrimediabilmente legati ai nomi di chi qui ha governato, al di là della buona o della cattiva loro fede. L'icona, il simbolo di questi racconti saranno queste montagne di monnezza che bruciano o che stazionano anni nelle ecoballe, il fumo tossico che sale, il ragazzo o la vecchia che passa accanto tappandosi naso e bocca. E il corteo di Pianura.

 

 

 

 

L'assedio della discarica gli sprechi e il colera dei rifiuti (sezione: Monnezze)

( da "Unita, L'" del 04-01-2008)

Stai consultando l'edizione del L'assedio della discarica gli sprechi e il "colera" dei rifiuti di Enrico Fierro inviato a Napoli / Segue dalla prima Era il 2004, quando il prefetto Corrado Catenacci - uno degli otto commissari all'eterna emergenza rifiuti - decise di riaprire la discarica. A Pianura ancora ricordano le parole di Rosa Russo Iervolino. "Caro prefetto no, mi metterò la fascia tricolore e farò le barricate, ma quella discarica non va riaperta". Comune, Regione e Commissariato promisero un Piano di Bonifica: la costruzione di un verdissimo campo da golf con la bellezza di 18 buche e contorno di centro congressi e grandi alberghi. Otto anni dopo, del green neppure l'ombra, solo monnezza, puzza e veleni. E la disperazione di don Vincenzino Pipolo, uno dei 5mila abitanti di contrada Pisani. "E mo che faccio, avevo costruito qui la mia casa perché mi avevano detto che la discarica sarebbe stata chiusa per sempre". Urla, si piglia a schiaffi, qualcuno lo consola. Altri bestemmiano. In serata viene assalita anche una gazzella dei carabinieri contro cui è stato anche lanciato un estintore. La tensione resta alta. Intanto i camion entrano per preparare il "fosso". È lì che verranno sversati i rifiuti raccolti a Napoli e nei comuni dell'area flegrea. Nessuno lo ha detto ancora agli abitanti di Pianura, ma, a conti fatti, qui arriveranno qualcosa come 3milioni di metri cubi di mondezza nei prossimi mesi. Almeno fino a quando non aprirà l'inceneritore di Acerra. "Tra nove mesi", calcola il prefetto di Napoli Alessandro Pansa. E allora, se questa è la situazione, per favore, nessun dotto editorialista accusi gli abitanti di questa parte di Napoli di egoismo o, peggio ancora, di essere affetti dalla sindrome di "Nimby" (dovunque ma non nel mio giardino). "Perché noi siamo vittime di una straordinaria catena di errori politici, di follie gestionali, di incompetenze e di sprechi miliardari", dice con la rabbia negli occhi Ludovico Valentino, uno dei tanti che in questi giorni ha tentato di impedire l'apertura della discarica. La verità è che a Pianura e nei comuni sommersi da cumuli di rifiuti, nei roghi che ancora ieri a Ischia, Pozzuoli, Afragola e Boscoreale hanno avvelenato l'aria di diossina, è scritta la tragica storia di Napoli. Dove tutto - anche un "normale atto amministrativo" come è altrove la raccolta dei rifiuti - diventa emergenza. Un destino infame che sembra segnare la storia delle classi dirigenti di questa città negli ultimi quarant'anni. Nel lontanissimo 1973 il colera e il suo "vibrione" piegarono in due il potere di Antonio Gava; sette anni dopo, era il 1980, il terremoto dell'Irpinia e i suoi sprechi miliardari spensero l'astro di Ciriaco De Mita; tangentopoli si incaricò di frenare l'ascesa di pezzi da novanta come Pomicino, De Lorenzo, Scotti, Di Donato. Ora, il sogno della rinascita e del rinnovamento bassoliniano rischiano di essere sommersi e cancellati da tonnellate di monnezza. Per sempre. Perché è ad Antonio Bassolino che, a torto o a ragione, l'opinione pubblica della città e della regione attribuisce gran parte delle responsabilità di questa eterna emergenza. Ci sono stati otto commissari (l'ultimo, il prefetto Cimmino è in carica da pochi giorni), tre presidenti di Regione - Rastrelli, di An; Losco, Udeur; Bassolino - e cinque alti funzionari dello Stato - compreso il capo della Protezione civile Bertolaso - eppure il nome che senti pronunciare davanti ai roghi dei cumuli di rifiuti e sulle barricate di Pianura è uno solo: Antonio Bassolino, l'uomo che da 15 anni è al governo di Napoli e della Campania. Un destino ingiusto, se si vuole, di chi paga, insieme ad errori propri, il prezzo di una catena interminabile di valutazioni sbagliate, sprechi miliardari, incompetenze, affari, arricchimenti illeciti. Il tutto equamente diviso fra destra, centro e sinistra dello schieramento politico nazionale e regionale. Per Bassolino la Corte dei Conti chiede un risarcimento di 3 milioni di euro per gli sprechi di un call center ambientale pagato dal Commissariato e palesemente inutile. Con i suoi cento "operatori" costretti a smistare cinque telefonate a settimana. I magistrati della procura di Napoli ne chiedono il rinvio a giudizio insieme ad altre ventotto persone e ai Romiti padre e figlio, il discredito popolare sta travolgendo l'intero centrosinistra. Ma quando nasce l'eterna emergenza rifiuti? È il 1997, un decreto del ministro Edo Ronchi obbliga le regioni a fare piani e progetti per trasformare la monnezza in energia. In Campania governa il centrodestra con Antonio Rastrelli. In campo per aggiudicarsi l'appalto, due catene di imprese, una guidata dalla Fibe del gruppo Impregilo di Romiti e figli, e l'altra che vede presenti colossi come l'Ansaldo e l'Enel. Vincono le imprese dei Romiti. Non hanno le qualità richieste ("il progetto presentava lacune imbarazzanti", dichiara un docente universitario), ma abbassano i prezzi: 83 lire/kg per i rifiuti da conferire agli impianti Cdr (che trasformano la monnezza in combustibile) contro le 110 lire dei concorrenti. Ma non è l'unica stranezza, perché una ordinanza di Ronchi del 1998 fissa in dieci mesi i tempi per la realizzazione dei sette Cdr e in 24 mesi quelli per la costruzione dei due inceneritori. Nel frattempo, il materiale prodotto va collocato in cementifici e centrali elettriche e utilizzato come combustibile. La Fibe, però, non dispone di strutture del genere sul territorio campano. L'Enel sì, ma viene cancellata. Poco male perché nel passaggio tra l'ordinanza ministeriale e il capitolato d'appalto, spariscono quelle due semplici parole "impianti esistenti". E la Fibe e i Romiti possono andare avanti alla conquista di un business che si aggira intorno ai 600 miliardi di vecchie lire l'anno. Il contratto viene ratificato da due presidenti di Regione, Rastrelli e Losco, approvato anche da Bassolino quando nel 2000 diventa presidente della Regione e commissario straordinario. Il resto è inefficienza: dei due termovalorizzatori solo quello di Acerra, forse, entrerà in funzione, i sette impianti di Cdr producono rifiuti "tal quali", le ecoballe. Sei milioni di tonnellate, la gran parte stoccate a Taverna del Re, tra Giugliano e Villa Literno, in un'area di 3 chilometri per tre. Una montagna di mondezza impacchettata. Materiale che non potrà mai essere bruciato senza il rischio di provocare un immane disastro ambientale. Ma un dato è certo: il Commissariato all'emergenza rifiuti ha prodotto solo sprechi e clientele politiche. Lo documenta la Corte dei Conti. I Consorzi di bacino (una delle tante strutture burocratiche) sono nati "per trovare posto a personaggi trombati in precedenti incarichi politici". Uomini senza competenze, ma dotati di auto blu e autisti. E che dire delle indennità di commissari, subcommissari e vicecommissari: inizialmente erano fissate in 10 milioni di lire mensili, ma forse non bastavano, si decise di elevarle allo stesso livello dello stipendio percepito dagli assessori regionali. Un vero e proprio bingo: 10mila euro mensili. Intanto la raccolta differenziata in dieci anni passa dall'1,5% ad un misero 10, mentre nel resto del Paese siamo al 24,3%. Il Commissariato ha speso cifre da capogiro anche per pagare giornalisti (due nella struttura) "ma è mancata una adeguata informazione". Il consorzio Conai aveva 2316 dipendenti, ma "se lavorano in 200 è un miracolo", dice il prefetto Catenacci. Il risultato è che fino ad oggi la gestione Commissariale è costata al contribuente qualcosa come 1 miliardo e 200 milioni di euro, buona parte spesi per pagare i 101 dipendenti, consulenti e collaboratori, altri 60 milioni di euro l'anno sono stati sprecati per trasferire la mondezza in Germania, dove diventava combustibile per produrre energia. Per non parlare delle spese folli dei consulenti della struttura. Ti raccontano di commissari e loro collaboratori alloggiati nei più prestigiosi e costosi hotel del lungomare e dei 724.680,25 euro spesi in telefonate internazionali e in contatti con le "linee erotiche". E che dire di quel funzionario in trasferta a Rimini che decide di alloggiare al Grand Hotel (quello di Fellini), categoria cinque stelle extra-lusso? O di quel solo consulente del Commissariato che si fa rimborsare biglietti aerei per 35mila euro e spese per pasti che superano i 7mila euro? Amare le conclusioni dei magistrati contabili: "Dopo 13 anni di emergenza il ciclo dei rifiuti è ancora aperto. Si è venuta a creare una situazione endemica di emergenza che non trova riscontro in alcuna altra realtà locale d'Europa e che non è degna di un Paese civile". Per favore non prendetevela con gli abitanti di Pianura.

 

 

 

 

Barricate e scontri La discarica riapre (sezione: Monnezze)

( da "Stampa, La" del 04-01-2008)

[FIRMA]GUIDO RUOTOLO INVIATO A NAPOLI Fuochi d'artificio e barricate di "monnezza" che prendono fuoco accolgono all'alba l'arrivo della polizia, davanti all'entrata della discarica di Contrada Pisani, a Pianura. Per tutta la notte un centinaio di abitanti della Contrada, che si trova all'interno di un vecchio cratere dell'area flegrea, in un'area d'interesse ambientale devastata dall'abusivismo e dalla vecchia discarica, avevano presidiato la zona. Una frangia del "movimento" aveva squarciato i pneumatici di alcuni pullman e alle due di notte dirottato e incendiato un altro autobus. E si preparava a impedire alla polizia di entrare nella discarica. Ma nonostante i fuochi d'artificio e le barricate intossicanti, la polizia è riuscite a raggiungere l'obiettivo senza che ciò provocasse gli scontri tanto temuti quanto attesi. Un paio di chilometri prima del presidio popolare, infatti, per tutta la notte alcune escavatrici avevano aperto un varco tra la boscaglia, consentendo all'alba l'entrata nella vecchia discarica di tecnici e mezzi, con ciò che serve per predisporre l'utilizzazione del sito. Preso atto della "sconfitta", o meglio della vittoria tattico-militare della polizia, un gruppetto del "movimento" ha poi occupato per un'ora l'ingresso della tangenziale e in serata il presidio si è trasferito davanti al nuovo ingresso della discarica, non senza momenti di tensione. Nel "movimento" ci sono anche tre gruppi contrapposti: uno che fa riferimento a un centro sociale di Quarto, vicino ai Carc, l'altro ai giovani di An che hanno nel consigliere comunale Marco Nonno il loro punto di riferimento. E infine un gruppo legato agli ultrà. Insomma una miscela esplosiva. Qualche brutto segnale è arrivato ieri sera: una pattuglia dei vigili urbani è stata aggredita all'altezza della rotonda "don Giustino". Una gazzella dei carabinieri è stata assaltata a sua volta con un estintore. E quattro bus sono stati sequestrati. Insomma, le prossime ore non promettono nulla di buono, per via di questi tentativi di guerriglia urbana. Una polveriera che rischia di deflagrare nel tentativo di strumentalizzare e coinvolgere i cittadini di Contrada Pisani, estranei a queste "provocazioni". La presa di possesso della discarica è stata un successo indiscutibile, rivendicato dal prefetto di Napoli, Alessandro Pansa ("So che a molti non ha fatto piacere che non si siano registrati incidenti, perché avrebbero preferito lo scontro per radicalizzare le iniziative"), e accolta positivamente dal governatore della Campania, Antonio Bassolino (non dal sindaco di Napoli, Rosetta Iervolino). Pansa e Bassolino sono consapevoli che il cammino da percorrere per far rientrare nella "normalità" l'emergenza rifiuti è ancora tutto in salita. E non solo perché ieri si sono registrati 200 roghi di montagne di rifiuti (con ciò che comporta in termini di rischio diossina) e Caserta è a rischio collasso (ieri una delegazione del consiglio comunale ha occupato a Napoli la sede del commissariato straordinario): il sindaco di Caserta ha chiuso alcuni mercatini per evidenti problemi igienico-sanitari. Ma anche perché occorreranno non meno di cinque-sei giorni prima che Pianura accolga i rifiuti della sola Napoli per almeno un anno. E siccome i sette impianti di trattamento rifiuti sono fermi perché saturi, nelle prossime ore la "monnezza" continuerà a invadere la città. Dall'Asìa, Azienda igiene ambientale del Comune di Napoli, che si occupa della raccolta dei rifiuti, fanno sapere che ieri in città non erano state ritirate 1200 tonnellate di rifiuti, che diventeranno oggi 2000-2500. E le stime parlano di 40 mila tonnellate di rifiuti lasciati a terra in provincia di Napoli, 100 mila in Regione. Pianura, da questo punto di vista, rappresenta per Napoli una via d'uscita non dall'emergenza ma dalla catastrofe. Ne è consapevole Bassolino, che non risparmia critiche al "perdurare dei particolarismi e di un'ostinata opposizione a una gestione razionale del problema". Il governatore si schiera con il commissariato per l'emergenza rifiuti: "Riaprire la discarica di Pianura va nella direzione di superare la crisi ed è un passo fondamentale, anche se doloroso. Napoli si rende strutturalmente autonoma". Per un anno, ha spiegato Pansa, dovrà tamponare la situazione, in attesa che apra il termovalorizzatore di Acerra. Ma da oggi la prefettura dovrà convincere Contrada Pisani ad accettare la "dolorosa" decisione. Pansa ha annunciato la disponibilità a "misure compensative".

 

 

 

 

Il centrodestra attacca Bassolino <Ha fallito, deve dimettersi> (sezione: Monnezze)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-01-2008)

Cronaca Italiana Pagina 107 Si infiamma la polemica politica. An: intervenga il Governo Il centrodestra attacca Bassolino "Ha fallito, deve dimettersi" Si infiamma la polemica politica. An: intervenga il Governo --> ROMA Nelle strade continuano a bruciare cumuli di rifiuti e la polemica politica si infiamma: mentre il governatore della Campania, Antonio Bassolino, parla "del perdurare dei particolarismi e di un'ostinata opposizione a una gestione razionale del problema", il centrodestra chiede le sue dimissioni. "La questione rifiuti è lo specchio del fallimento dell'intera classe dirigente del centrosinistra non soltanto in Campania ma in tutta la Nazione", afferma in una dichiarazione il portavoce di An, Andrea Ronchi. "Prodi la smetta - aggiunge Ronchi - di fare Alice nel paese delle meraviglie. Prenda atto che la crisi in Campania è ben più drammatica di quella che ci consegnano le immagini televisive e che si tratta di una realtà che non può essere risolta con balletti al vertice del commissariato straordinario, ma con un serio piano di intervento". "L'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania si configura ormai come una vera e propria questione nazionale che non può essere ulteriormente tollerata se l'Italia vuol essere ancora considerata un Paese civile", così in una dichiarazione congiunta il deputato di Forza Italia Elio Vito e il coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi inquadrano il disastro. "Le colpe delle amministrazioni regionale e locale sono antiche e gravissime, e i falò notturni dell'immondizia, con rischi gravissimi per la salute pubblica - prosegue la nota - simboleggiano tristemente non solo una inaccettabile situazione di degrado, ma un malgoverno che Bassolino ha elevato a sistema. L'esasperazione dei cittadini ha superato da tempo il livello di guardia, ma mentre Napoli brucia, Roma è in settimana bianca. Al punto massimo del disastro corrisponde il punto massimo dell'irresponsabilità da parte del governo Prodi. Il governatore Bassolino e il sindaco Iervolino, a fronte di questo tragico sacco di Napoli, avrebbero il dovere morale prima che politico di trarre tutte le conseguenze dal loro fallimento".

 

 

 

 

RIFIUTI/ FI: MENTRE NAPOLI BRUCIA, PRODI E' IN SETTIMANA BIANCA (sezione: Monnezze)

( da "Virgilio Notizie" del 04-01-2008)

03-01-2008 18:27 Serve comitato salute pubblica, da Comune-Regione sacco città Roma, 3 gen. (Apcom) - "L'esasperazione dei cittadini ha superato da tempo il livello di guardia, ma mentre Napoli brucia, Roma è in settimana bianca". Lo dicono il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, e il capogruppo azzurro alla Camera, Elio Vito. "L'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania si configura ormai come una vera e propria questione nazionale - dicono - che non può essere ulteriormente tollerata se l'Italia vuol essere ancora considerata un Paese civile. Le colpe delle amministrazioni regionale e locale sono antiche e gravissime, e i falò notturni dell'immondizia, con rischi gravissimi per la salute pubblica, simboleggiano tristemente non solo una inaccettabile situazione di degrado, ma un malgoverno che Bassolino ha elevato a sistema". "L'esasperazione dei cittadini ha superato da tempo il livello di guardia, ma mentre Napoli brucia - dicono Bondi e Vito - Roma è in settimana bianca. Al punto massimo del disastro corrisponde il punto massimo dell'irresponsabilità da parte del governo Prodi, il cui ministro dell'Ambiente, come se nulla fosse, favoleggia di riduzione dei rifiuti e di raccolta differenziata nel momento in cui si affaccia addirittura lo spettro di epidemie". "Forza Italia chiede di costituire da subito un comitato di salute pubblica per far uscire le popolazioni di Napoli e della Campania da questa indecenza civile e amministrativa sulla quale la stessa Ue è pronta a intervenire per sanzionare il nostro Paese. Il governatore Bassolino e il sindaco Iervolino - concludono i due - a fronte di questo tragico sacco di Napoli, avrebbero il dovere morale prima che politico di trarre tutte le conseguenze dal loro fallimento".

 

 

 

 

La produzione dei rifiuti è in leggero calo (sezione: Monnezze)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 04-01-2008)

Nonostante l'emergenza, in Campania la produzione dei rifiuti urbani è in leggera flessione. In base a una proiezione, secondo la direzione controllo flusso rifiuti dell'Arpac (Agenzia regionale protezione ambientale Campania), la produzione al 2007 si attesta tra i 2,7 e i 2,8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, era 2 milioni e 806 mila nel 2005. Rispetto al pro-capite si registra una riduzione: 435 chilogrammi l'anno a testa (sotto la media nazionale) rispetto ai 485 del 2005. Meno produzione ma tre nodi caldi in Campania: rischi per la salute, ecomafie e bassa raccolta differenziata. Secondo l'ultimo Rapporto rifiuti Apat (Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) relativo al 2005 la media di produzione di rifiuti urbani pro capite al Nord era di 533 chili l'anno per abitante, al Centro di 633 chili pro capite e al Sud di 496 chili pro capite. In Campania il dato era di 485 chili, al di sotto media del Mezzogiorno. Per quanto riguarda la salute, sono 32 i comuni campani a maggior rischio ambientale, la maggior parte dei quali con mortalità generale e per tumori elevata (27 risultano a maggior rischio di tumori negli uomini e nelle donne), localizzati tra le province di Caserta e di Napoli, e inclusi nei siti di bonifica litorale domizio flegreo e agro aversano, Litorale vesuviano e alcuni della penisola sorrentina. Tutte aree interessate dal rilascio incontrollato dei rifiuti. Secondo quanto riferisce il Cnr, i dati hanno evidenziato eccessi statisticamente significativi di rischio di malformazioni del sistema nervoso centrale e dell'apparato urinario, con incrementi rispettivamente dell'8 e del 14 per cento al crescere dell'indice di rischio da rifiuti, e un incremento medio della mortalità generale in entrambi i sessi. Secondo l'ultimo rapporto Ecomafia di Legambiente, in tutta Italia sono 4.409 gli illeciti nel ciclo dei rifiuti accertati nel 2006, di cui il 10,2% (448) solo in Campania, che vede crescere i reati in questo settore. La raccolta differenziata dei rifiuti urbani per macroarea geografica nel 2005 vede il Nord a quota 38,1%, il Centro al 19,4%, il Sud all'8,7% e l'Italia al 24,3%. La Regione Campania nello stesso anno registra un magro 10,6%. A Napoli, la differenziata si ferma al 7,4%, contro il 35,3% di altre città metropolitane come Torino, il 30,7% di Milano, il 15,3% di Roma, il 12,2 di Bari e l'8,4% di Palermo.

 

 

 

 

LE ECOMAFIE Il giro di affari in Campania è stimato sui 45 miliardi di euro, gestiti da otto clan Nel 2006, trovati 4409 illeciti (sezione: Monnezze)

( da "Nazione, La (Nazionale)" del 04-01-2008)
Pubblicato anche in:
(Giorno, Il (Nazionale)) (Resto del Carlino, Il (Nazionale))

H LE ECOMAFIE Il giro di affari in Campania è stimato sui 45 miliardi di euro, gestiti da otto clan Nel 2006, trovati 4409 illeciti - -->.

 

 

 

 

E' una vergogna per tutti gli italiani (sezione: Monnezze)

( da "Adige, L'" del 04-01-2008)

Massimo Ranieri: "Come napoletano mi sento offeso". Il centrodestra chiede le dimissoni di Bassolino E' una vergogna per tutti gli italiani NAPOLI - "Ci vergogniamo di essere napoletani. Ci vergogniamo di essere italiani". Questo il ritornello di personaggi famosi e politici partenopei dopo l'ennesima emergenza rifiuti. Massimo Ranieri, interpellato sullo scandalo di Napoli che ha provocato il duro monito da Bruxelles, ha detto di sentirsi "vilipeso, offeso, preso a calci. E come me molti napoletani. È una vergogna, per tutti gli italiani. "Siamo la quinta potenza mondiale. Quanto sta accadendo è sconcertante. Giustamente l'Unione Europea ci ha bacchettato, ma non noi napoletani, ha bacchettato noi italiani. Vediamo cosa succederà". Durissimo il centrodestra che chiede apertamente le dimissioni di Bassolino. "E' una vergogna anzionale" tuona Mario Landolfi (An). "Siamo fieri ed orgogliosi di essere napoletani e campani, di essere figli di quella terra che, pur tra mille contraddizioni, ha dato lustro a grandi uomini di cultura e della politica, figli di quella terra ricca di storia e di bellezze naturali. Da oltre un decennio, però, grazie alle incapacità di Bassolino, Iervolino e di tutta la classe politica del centrosinistra regionale, siamo diventati un popolo umiliato e messo completamente alla gogna. Altro che decantato risorgimento napoletano. Siamo il popolo della monnezza, sommersi da tonnellate di rifiuti e di ecoballe, scherniti dal resto del Paese, attaccati dalla stampa estera, bacchettati dalla Comunità Europea. Siamo, insomma, diventati la vergogna d'Italia e dell'Europa, degno primato della classe politica che ci rappresenta". 04/01/2008.

 

 

 

 

Proclami e illusioni: 14 anni di eco-balle (sezione: Monnezze)

( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)

Di Gabriele Villa - venerdì 04 gennaio 2008, 07:00 "Sulla spazzatura rischio di perdere la mia credibilità": Antonio Bassolino, agosto, 2007, Napoli. Italia. Pianeta Terra, non Marte né Saturno. Ma dove è stato Bassolino fino ad oggi? Ma quante cose avrebbe dovuto e potuto fare e non ha fatto Bassolino in tutti questi anni? La sua credibilità? Forse solo scavando tra scarpe vecchie, ossa di pollo e bucce di banana si può ancora trovarne traccia. Promesse, dichiarazioni d'intenti. Assicurazioni. Parole in libertà. Che, in quattordici anni, giorno dopo giorno, sono andate ad ammonticchiarsi una sopra l'altra. Stratificandosi esattamente come i rifiuti che stanno soffocando la Campania. È dal 1994 che i cassonetti di Napoli e dintorni traboccano. È dal 1994 che i politici di turno, sempre gli stessi (hanno solo cambiato posto come nel gioco antico della sedia) regalano proclami e certezze. E restando miracolosamente con la testa fuori dalla mondezza inanellano perle di un umorismo che potrebbe anche far sorridere se la situazione non fosse triste. E non c'è niente di peggio che un napoletano triste, diceva Totò. E pensare che se quelle degli amministratori campani di turno non fossero state solo balle, anzi eco-balle, a Pianura, nuova capitale della monnezza, l'unica raccolta che dovremmo fare oggi sarebbe quella delle palline da golf: una Srixon qui, una Taylor Made là. Sì, perché nel 1996, cioè undici anni fa, la discarica di Pianura avrebbe dovuto diventare un pregevole course nell'ambito di un progetto ambizioso che non è stato completato nemmeno sul tavolo da disegno: diciotto buche da ritagliare attorno al cratere Senga. Sembrava tutto facile. Scacciare la spazzatura con uno swing: geniale. E, nel contempo: risanamento idrogeologico, riqualificazione del sistema viario, parcheggio multipiano, poliambulatorio, parco di 60 ettari, centro congressi. Rosa Iervolino, sindaco di Napoli dal 2001, è una simpaticona. Le sue dichiarazioni sulla spazzatura, che tracima dappertutto, tranne che nel suo ufficio, hanno sempre messo i napoletani di buonumore. È il 12 maggio del 2003 quando il sindaco rivela: "Ci stiamo avviando alla normalità". Otto mesi più tardi si corregge: "Abbiamo qualche problema". Il 21 maggio del 2007 corregge la correzione e ammette: "La situazione è tragica". Ma poi, nove giorni dopo, ritrova il suo ottimismo: "L'emergenza a Napoli è chiusa". A onor del vero gli fa compagnia anche il neo (all'epoca) commissario per l'emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, che il 22 maggio annuncia: "In dieci giorni risolvo tutto". Qualche tempo dopo verrà aggredito dai manifestanti del no-discarica. Inferociti.

 

 

 

 

Proclami e illusioni: 14 anni di eco-balle pag.1 (sezione: Monnezze)

( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)

Proclami e illusioni: 14 anni di eco-balle di Gabriele Villa - venerdì 04 gennaio 2008, 07:00 Intanto "Il Mostro che puzza e inquina ovunque" come canta Agnese Ginocchio, vocalist partenopea della protesta di massa contro il pattume, "inesorabilmente avanza". Ma quando il vescovo di Caserta, Raffaele Nogaro, celebrando Messa il 13 maggio del 2007 e ricelebrandola il 13 dicembre a Lo Ettaro, altro buco nero e maleodorante, le fa eco tuonando: "Dio liberaci dalla discarica" tornano in mente le parole, pronunciate il 10 maggio del 2003 dall'allora ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli: "C'è una lobby delle discariche e noi dobbiamo fare i conti con i preti e i vescovi che predicano contro gli impianti di smaltimento invece di pensare ai loro fedeli". Fortuna che un altro ministro dell'Ambiente, l'onnipresente Percoraro Scanio, addolorato ma non troppo per le minacce contro Bertolaso, ha le sue certezze: "L'immondizia dobbiamo portarla nei siti militari e la polizia la smetta di caricare i manifestati che bloccano gli sversamenti". Torniamo a sorridere con l'immarcescibile Antonio Bassolino di due anni fa e la sua esilarante battuta: "Quando sono arrivato alla Regione il piano rifiuti c'era già. A decidere non sono stato io. Tutte le scelte più importanti erano state già fatte". Peccato che lui sia stato eletto sindaco di Napoli nel dicembre 1993, rieletto nel 1997 e poi sia diventato governatore e, continuando a "gestire" l'emergenza, sia stato riconfermato per altri quattro. Poche idee o semplice distrazione? In ogni caso un'idea gli è venuta, è storia di ieri, sfogliando le pagine del Corsera, e l'ha messa in rete nel suo Blog: "Bisogna fare come a Venezia, bruciare l'immondizia così cumm'è senza differenziare un fico secco". Idee ne ha avute in verità anche la Iervolino. Che nel 2005 batteva i pugni sul tavolo: "Napoli deve avere il termovalorizzatore". Peccato che giusto sette mesi fa ha ribattuto i pugni sul tavolo dicendo: "Napoli non avrà un suo termovalorizzatore". E come se l'è presa con l'ambasciatore americano che in luglio aveva avvertito i suoi connazionali della puzza e dei rifiuti: "Ma che sta dicendo quello lì: i rifiuti non ci sono più". Il 18 dicembre rettifica: il centrosinistra ha le sue responsabilità ma c'è stata una campagna di demonizzazione. Salvo poi fare il botto di Capodanno: "Sull'emergenza il Comune di Napoli non ha alcuna responsabilità e nessuna competenza. Spetta al commissario di governo trovare le soluzioni". Evvai. Suvvia siamo seri.

 

 

 

 

Noi, pronti a tutto contro la discarica (sezione: Monnezze)

( da "Manifesto, Il" del 04-01-2008)

"Noi, pronti a tutto contro la discarica" A Pianura Tra la protesta degli abitanti della periferia occidentale di Napoli, che non vogliono la discarica Francesca Pilla Napoli Sembra una collina un po' dissestata. E' di un verde brillante, si estende per centinaia di metri e guarda agli alberi, ai pini del parco degli Astroni protetto dal Wwf. In realtà è una montagna artificiale e sotto la vegetazione riposano migliaia di tonnellate dei rifiuti raccolti in quarant'anni in Campania. Centinaia di persone stazionano davanti alle tre entrate della discarica chiusa nel gennaio del '96, sono inferocite dopo che alle sei del mattino con un blitz le forze dell'ordine si sono aperte un varco in un terreno sequestrato per permettere ai tecnici di fare i primi sopralluoghi. Ieri a Contrada Pisani, nel quartiere di Pianura alla periferia occidentale di Napoli, è stato il giorno del pianto. "Siamo demotivati - urla una donna che tiene per mano una ragazzina - ma non ci arrendiamo, qui ci scappa il morto. Non lo farò per me, ma per mia figlia". Urla, litigi, disperazione e blocchi lungo la strada che porta a Quarto e a Pozzuoli. Alcuni manifestanti sradicano alberi dal ciglio della strada, smuovono massi e ricoprono il tutto con i pneumatici, si preparano alle barricate. Hanno saputo, in mattinata, che ci sono poche possibilità di scongiurare quello che mai avrebbero creduto possibile: la riapertura del sito almeno fino al 2009 o anche dopo se non entrerà in funzione il termovalorizzatore di Acerra. Da Roma hanno dato mandato al commissario di riaprire senza nessuna mediazione, perché solo a Pianura nel giro di pochi giorni possono finire le 100mila tonnellate di immondizia accatastate per strada. Contrada Pisani ha una capienza di 2milioni in tonnellate, dovrebbe servire Napoli e alcuni comuni della provincia, ma questo significa un carico di 1800 tonnellate al giorno. Il capoluogo, infatti, pesa oltre il 50% nella produzione complessiva. "Nessun politico di destra o sinistra si opporrà, ci si è messa anche l'Ue. Ma perché questa emergenza di 14 anni la dobbiamo pagare noi" - si lamenta una signora che ha acquistato casa da 5 anni, convinta di vivere nel verde e respirare aria pulita. Il comune aveva infatti promesso la bonifica e un campo da golf. Il sindaco Iervolino non può dire no, anche se ha dato indirettamente il suo appoggio ai cittadini. "La bonifica in realtà è iniziata. La montagna sta scendendo emettendo gas. Sopra c'è una centrale termoelettrica che raccoglie il singas e lo trasforma - spiega Michele Ramaglia, un ingegnere che collabora con il Cnr e che vive proprio qui. E' insieme agli altri pronto a sedersi per terra e a non lasciar passare i camion. "E' tecnicamente una follia mettere sopra la collina altri rifiuti - continua - il gas sprigionato verrà compresso, qui siamo in una conca non si respirerà più, da Fuorigrotta fino a Pozzuoli". La ditta De Falco che aveva nella discarica i compattatori da qualche anno ha smobilitato gli impianti e gli abitanti sono sicuri che l'area sarà nuovamente una discarica a cielo aperto. Ramaglia insieme a un altro ingegnere Ennio Italico Noviello avevano presentato un progetto per fornire i comuni di un dissociatore accelerato e bloccato: "Una tecnologia conosciuta da un secolo che noi abbiamo aggiornato, ma chissà perché non l'hanno nemmeno presa in considerazione". I manifestanti hanno le loro teorie: sono tutti venduti. Se la prendono con il governatore Bassolino, con le imprese del ciclo smaltimento: "Si sono rubati miliardi - urla un uomo - e stanno sempre lì, noi se facciamo una truffa per 5 euro andiamo in galera". I bambini giocano ad acchiapparello, fanno merenda e guardano disincantati gli adulti e la polizia in assetto antisommossa. La maggior parte dei presenti ha già lottato contro questa stessa discarica. "Ricordo che mia madre veniva a prendermi a scuola e mi portava qui. Ero in quinta elementare" - racconta Massimo Carandente che oggi è un asso nella riparazione di telefonini, conosciuto da tutti nel rione: "Io qui ci sono nato - continua - è stata sempre una protesta. Questa volta? O ci uccide la diossina o lo stato, non li lasceremo passare". Qui si dicono tutti pronti alla battaglia, ma pur sempre pacifica. "Non abbiamo intenzione di lasciarci andare alla violenza - afferma Angelo De Falco, consigliere di circoscrizione Fi - non approviamo chi durante la notte ha assaltato un bus e lo ha incendiato. Abbiamo allontanato tutti i facinorosi, ma resteremo qui". A sedare gli animi anche Paolo Tirelli presidente della municipalità che ha scritto a Napolitano chiedendo aiuto. Una lettera accorata dove si descrive un quartiere abbandonato privo persino di fogne e illuminazione. I manifestanti però lamentano di essere stati abbandonati non solo dalla politica ma dagli stessi "vicini di casa". "Molti a Pianura hanno abboccato a promesse stupide" - dice un adolescente che con i suoi compagni da tre giorni siede davanti ai cancelli della discarica. Il riferimento è alle dichiarazioni del consigliere regionale di An, Pietro Diodato, che ha tappezzato il quartiere di manifesti dove si promette in cambio dei rifiuti l'abbattimento dell'Ici e della Tarsu. "Ma chi si muove di qui, se riaprono diventiamo tutti zombi - controbatte una donna corpulenta - 4 anni fa abbiamo contestato l'apertura del sito temporaneo, mi hanno manganellato e sono rimasta svenuta in strada. Questa volta devono passare sul mio corpo". "Lo faranno chisti ca non hanno rispetto per nessuno, nemmeno per donne e bambini" - le assicura il marito indicando le camionette della polizia. Arriva la sera e sono ancora tutti fermi, dicono di avere paura della notte: "Verranno, lo fanno sempre prima dell'alba, lo so ci sgombereranno - si rammarica una ragazza - ma domani saremo ancora qui".

 

 

 

 

Nietzsche a San Giorgio e le bugie della politica (sezione: Monnezze)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 04-01-2008)

Corriere del Mezzogiorno - CASERTA - sezione: OPINIONI - data: 2008-01-04 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE FILOSOFIA E DEGRADO Nietzsche a San Giorgio e le bugie della politica di GIANCRISTIANO DESIDERIO L a scritta con la quale il negoziante di San Giorgio a Cremano ha chiuso bottega è qualcosa di più della fine di un'attività commerciale: "Causa eterno stazionamento monnezza". Ricorda il più celebre "eterno ritorno dell'uguale" di Friedrich Nietzsche. In fondo, la spazzatura non è sempre "uguale"? Non ritorna eternamente? E come l'"eterno ritorno" del filosofo dello Zarathustra è un "ospite inquietante" che annuncia il "nichilismo europeo", così l'"eterno stazionamento di monnezza" non è, forse, un ospite altrettanto inquietante che ha annunciato da tempo, ormai, il "nichilismo napoletano " (con tanto di sanzione europea)? Se Napoli e la Campania sono in ginocchio al cospetto del mondo e devono sperare che la Germania annichilisca le tonnellate di immondizia "made in Napoli" è sì, certo, perché non ci sono inceneritori, termovalorizzatori e sono stati fatti errori su errori senza costruire un moderno ciclo di smaltimento dei rifiuti, ma è anche e soprattutto perché è stata negata la verità. La verità è finita tra i rifiuti. Nichilismo napoletano, appunto. Ormai lo sanno anche le pietre: Bassolino e Iervolino hanno detto bugie su bugie. Ma la bugia non è né una colpa né un reato. Anzi, come si sa la bugia può essere detta a fin di bene. A volte è necessaria, a volte utile. Soprattutto, la bugia è strettamente legata e apparentata con la verità. Il bugiardo è colui che inganna perché conoscendo bene la verità - la realtà dei fatti, come si dice - la nasconde e sostituisce con la bugia. La moneta falsa presuppone la moneta buona. Ma ciò che ha prodotto la politica in Campania non è l'occultamento della verità, non è la sostituzione della verità con la menzogna, bensì la negazione della verità in sé. La politica non è artefice di un inganno ai danni della Campania, ma di qualcosa di più sofisticato e pericoloso: l'auto-inganno. Hannah Arendt nel saggio La menzogna in politica ha messo in luce il rapporto tra verità, politica e menzogna e ha posto la differenza tra la menzogna tradizionale - il mentire classico per ragion di Stato - e la scientifica falsificazione dei fatti, la manipolazione della realtà. La Campania è stata portata al fallimento perché si è sistematicamente negata la verità sui rifiuti, sulla spesa pubblica, sui fondi europei, sulla sanità malata, sulla povertà diffusa, sull'abusivismo edilizio, sulla criminalità organizzata. Soppiantando la categoria della verità, la politica si è privata della possibilità di poter decidere nell'interesse di tutti: ha organizzato un "suicidio" di massa. Negando la categoria della verità si è esclusa la "scelta del meglio" privilegiando la "possibilità del peggio ": là dove non c'è verità tutto è eternamente uguale, l'uno vale l'altro, nessuno ha ragione e nessuno ha torto, la politica si è suicidata ed esiste solo la potenza e il potente che inevitabilmente diventa prepotente. L'"eterno stazionamento della monnezza" ha la sua origine nella negazione ciclica e sistematica della verità dei fatti. Oggi Napoli è piena di spazzatura perché è vuota di verità. \\ La menzogna è strettamente legata e apparentata con la verità.

 

 

 

 

U n'estate (sezione: Monnezze)

( da "Corriere della Sera" del 04-01-2008)

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-01-04 num: - pag: 48 categoria: REDAZIONALE Indice NOIR DE CATALDO E L'ECOMAFIA Torrida estate italiana tra incendi e vendette U n'estate italiana. Un'estate di fuochi, soprattutto al Sud dove gli incendi si appiccano - dicono le indagini - per molti motivi: rendere fabbricabili terreni boschivi, allargare i pascoli, per vendette, ma anche per iniziative auto-promozionali degli operai stagionali della Forestale. Il luogo scelto per il rogo nel racconto di Giancarlo De Cataldo è una foresta protetta vicino Lecce, confinante con un complesso turistico di lusso. Qui, nel mese delle vacanze, si ritrovano un bravo magistrato di Firenze con moglie e figlia, due gemelli romani ricchi e prepotenti, Leonardo Coppetiello sedicente ingegnere scappato da Napoli per sfuggire alla vendetta di Don Carmelo. Per salvarsi dal capocamorra che aveva voluto fregare, Leonardo chiama in soccorso il nemico del Don, che oltre a prendergli tutto chiede in cambio una prova: appunto, l'incendio del bosco. Nel microcosmo dei vacanzieri non manca il giornalista d'assalto, un po' pasticcione ma con buone intenzioni. Insomma, è un condensato dell'Italia di oggi (che, senza offesa per nessuno, ricorda un po' quella dei film di Neri Parenti e dei fratelli Vanzina, gli unici che da un Natale all'altro hanno saputo rappresentare il Paese com'è). Qui però la commedia sterza forte verso il dramma. Con una sola sicurezza (o speranza?): i ragazzi sono migliori dei padri. Il "Noir di Ecomafia" di De Cataldo scorre agile e serrato. Con una curiosità: nel personaggio del magistrato di Firenze lo scrittore si è divertito a dipingere un proprio semiserio autoritratto. GIANCARLO DE CATALDO Fuoco! EDIZIONI AMBIENTE PP. 232, e 10 Ranieri Polese.

 

 

 

 

NAPOLI - Un'altra giornata campale. I cumuli di rifiuti toccano i primi piani dei palazzi, i ro (sezione: Monnezze)

( da "Messaggero, Il" del 04-01-2008)

Di PAOLO MAINIERO NAPOLI - Un'altra giornata campale. I cumuli di rifiuti toccano i primi piani dei palazzi, i roghi continuano a diffondere diossina, anche l'ultimo dei sei impianti di Cdr ancora in funzione, quello di Caivano, ha chiuso perchè non c'è più lo spazio dove sistemare le (eco)balle. La situazione è disperata. A Pianura, Napoli, dove le ruspe nella notte hanno cominciato ad attrezzare la discarica, è guerriglia. Autobus incendiati, strade bloccate, petardi contro gli agenti di polizia: ma il commissariato va avanti e sulla discarica napoletana si consuma la frattura tra Antonio Bassolino e Rosetta Iervolino con il governatore che sostiene la decisione e il sindaco che la boccia. E mentre i rifiuti spadroneggiano e i siti internet e le tv e i giornali di mezzo mondo mostrano le immagini del disastro infuria la polemica politica. Nel mirino, soprattutto il presidente della Regione Antonio Bassolino e il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino di cui il centrodestra chiede le dimissioni. Nel caos totale la salvezza è Pianura. La discarica alla periferia occidentale di Napoli chiusa undici anni fa e che doveva essere trasformata in un avveniristico campo da golf riapre. Lo annuncia il prefetto di Napoli Alessandro Pansa rompendo gli indugi dopo una settimana di passione e nella consapevolezza che il tempo non avrebbe concesso tregua. "L'apertura - spiega Pansa - rientra in un più ampio piano che era già stato ipotizzato quando è sorta l'esigenza di chiudere il sito di stoccaggio delle ecoballe di Taverna del Re". L'entrata in funzione della discarica avverrà in due fasi: nella prima la spazzatura verrà stoccata nella vecchia discarica, utilizzata fino al 1996; nella seconda, la spazzatura, che subirà un processo di tritovagliatura finirà in un invaso che ha una capacità di un milione e centomila metri cubi. Napoli mediamente produce circa 1600-1800 tonnellate di rifiuti al giorno. E Pansa non esclude che nell'invaso possano essere smaltiti anche rifiuti di comuni confinanti con lo stesso quartiere di Pianura. Il prefetto di Napoli, che ha al suo fianco in conferenza stampa il nuovo commissario Umberto Cimmino, sottolinea come, "diversamente da quanto si pensava, e forse qualcuno voleva per poter radicalizzare lo scontro, non ci sono stati incidenti, anzi si sta dialogando". In realtà, a Pianura la tensione è altissima sin dalla notte scorsa quando gli abitanti del quartiere hanno incendiato un autobus mentre la polizia apriva un varco ai tecnici e alle ruspe che prendevano possesso dell'area per attrezzarla a discarica. E tutta la giornata di ieri è stata un susseguirsi di proteste: tangenziale bloccata, cortei e, in serata, i manifestanti bloccano l'uscita impedendo ai camion di lasciare il sito. I più arrabbiati aggrediscono verbalmente gli agenti e qualcuno lancia pure petardi. Poi, il clima si è disteso. Ma ormai la linea è tracciata. Pianura riaprirà. "La sua apertura è necessaria per rendere autonoma Napoli - ribadisce il prefetto Pansa - e quell'area è l'unica di dimensioni tali da poterci consentire un'operazione di questo genere". La discarica sarà attiva fin quando non entrerà in esercizio il termavalorizzatore di Acerra. "All'inizio del 2009", è la previsione di Pansa. Ma il prefetto assicura che Pianura sarà ricompensata con opere di riqualificazione ambientale (saranno bonificate anche alcune discariche abusive) e con iniziative sociali che possano anche garantire sbocchi occupazionali. Il prefetto prova a tranquillizzare anche l'Unione Europea che ha accusato il governo italiano di non aver rispettato gli impegni. "Mi dispiace - spiega Pansa -. Ero stato a Bruxelles per illustrare il piano per uscire dall'emergenza. La Ue si è spaventata non per quello che non stiamo facendo ma per le immagini che trasmette la tv. Bruxelles ritiene che il piano sia saltato. Non è così".

 

 

 

 

ROMA- L'emergenza rifiuti a qualcuno ricorda il post-terremoto. Sono almeno (sezione: Monnezze)

( da "Messaggero, Il" del 04-01-2008)

Di RITA DI GIOVACCHINO ROMA- L'emergenza rifiuti a qualcuno ricorda il post-terremoto. Sono almeno 13 anni, che tra un blocco stradale e l'occupazione di una discarica, a Napoli piovono soldi. "C'è un vero e proprio blocco sociale che campa sulla monnezza, dai manager ai lavoratori socialmente utili. Un magma che riesce a contenere clientelismo, malavita e illegittimità amministrative", dice Roberto Barbieri, dell'Unione, presidente della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti. Ma il business non è finito: in Campania, da qui al 2013, dovrebbero arrivare 20 miliardi di euro da destinare alla bonifica. Napoli, ringraziando Dio, vive di emergenza e la camorra, di fronte a questo fiume di denaro, non può certo farsi da parte. Tanto che ormai la chiamano Ecocamorra, nel senso che l'organizzazione criminale è diventata un punto fisso del circuito affaristico che ruota attorno ai problemi ambientali. Il suo ruolo è contribuire ad alimentarli e impedire di risolverli. Infiltrazioni camorriste sono state individuate in molte strutture ambientaliste, come la Eco 4, coinvolta nella della prima retata sullo smaltimento dei rifiuti quando, la scorsa primavera, l'inchiesta della Procura lambì addirittura il vertice dell'Alto Commissariato con l'arresto di Claudio Di Biasio. La camorra non è solo omicidi, anzi quando gli affari vanno bene le pistole tacciono e quello dei rifiuti è un circuito ben oleato, in grado di produrre consensi anche elettorali "purchè non si tocchino gli interessi". Forse per questo che l'"emergenza" rifiuti rischia di diventare stabile. Il business dei rifiuti gestito dalla camorra sembra percorrere in senso inverso quello della normale spazzatura. Mentre quest'ultima viene accolta dal Piemonte alla Sicilia (rifutata soltanto dal Veneto leghista) quando il fetore si fà più insopportabile, le balle di rifiuti tossici arrivano a Napoli dal Nord Italia e dall'Europa e vengono scaricate nelle discariche illegali, più spesso ormai a cielo aperto. Scrive Roberto Saviano, nel libro inchiesta che gli ha procurato tanto successo e tanti guai, che negli ultimi 4 anni un milione di tonnellate di rifiuti è stato sversato a Santa Maria Capua Vetere, altre 18 mila tonnellate sono partite da Brescia e smaltite tra Napoli e Caserta. C'è chi va e c'è chi viene. Secondo i dati di un'indagine di Ecomafia-Italia nella tasche dei clan nello stesso periodo sarebbero finiti 44 miliardi di euro. "Tanto di cappello alla camorra che per prima ha capito che con i rifiuti si fanno i soldi", dice padre Alex Zanotelli che pochi giorni fa era tra i manifestanti caricati dalla polizia a Giugliano. "Ma lo dobbiamo dire- incalza- che la camorra non fa tutto da sola, prima ha agito con la complicità degli industriali del nord, poi con il silenzio assenso delle istituzioni". Il sistema, o' sistema, è complice, dice Don Alex. Non deve stupire, se ad alimentare le centinaia di fuochi di queste notti non siano solo gli avanzi delle case napoletane, ma le sostanze tossiche che vengono smaltite in fretta approfittando della confusione. Non deve stupire se nel latte delle pecore campane è stata trovata una quantità di diossina pari a 13 volte la media nazionale.

 

 

 

 

Il dieci per cento degli illeciti in Campania (sezione: Monnezze)

( da "Tempo, Il" del 04-01-2008)

Nonostante l'emergenza, in Campania la produzione dei rifiuti urbani è in leggera flessione. In base a una proiezione, secondo la direzione controllo flusso rifiuti dell'Arpac, la produzione al 2007 si attesta tra i 2,7 e i 2,8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani; era di 2 milioni e 806 mila nel 2005. Home Interni Esteri prec succ Contenuti correlati Video sexy, ministro malesiano si dimette Rave di Capodanno, 4 giorni tra musica e droga Musharraf rinvia il voto. "Bhutto, un vero martirio" La Spagna snobba il professore Trastevere, disabile "ostaggio" dei vigili Il Tocai non c'è più, senza nome dal 2008 Rispetto al pro-capite si registra una riduzione: 435 kg l'anno a testa (sotto la media nazionale) rispetto ai 485 del 2005. Meno produzione ma tre nodi caldi in Campania: rischi per la salute, ecomafie e bassa raccolta differenziata. Sono 32 i comuni campani a maggior rischio ambientale, la maggior parte dei quali con mortalità generale e per tumori elevata (27 risultano a maggior rischio di tumori negli uomini e nelle donne), localizzati tra le province di Caserta e di Napoli, e inclusi nei siti di bonifica litorale domizio flegreo e agro aversano. Secondo l'ultimo rapporto Ecomafia di Legambiente, in tutta Italia sono 4.409 gli illeciti nel ciclo dei rifiuti accertati nel 2006, di cui il 10,2% (448) solo in Campania, che vede crescere i reati in questo settore. 04/01/2008.

 

 

 

 

Politici e cassonetti (sezione: Monnezze)

( da "Corriere.it" del 04-01-2008)

I conti del commissariato Politici e cassonetti Dal 1994 due miliardi sprecati. Si potevano costruire non uno, ma quindici inceneritori Abbiamo capito di chi è la colpa dell'emergenza rifiuti: dei napoletani e degli altri cittadini della Campania. Colpa loro se le discariche sono stracolme. Colpa loro se gli inceneritori non si fanno. Colpa loro se la spazzatura da 14 anni divora, insieme alla salute della gente, anche miliardi di euro.Dal febbraio 1994, quando il dramma si è trasformato in "emergenza", quindi in un clamoroso affare economico, sono stati polverizzati 2 mila milioni: sarebbero bastati per farne non uno, ma 15, di inceneritori. Negli anni erano stati accumulati debiti per 557 milioni di euro. Dei soldi spesi per esportare i rifiuti in Germania dove vengono bruciati a nostre spese per produrre energia, poi, si è perso il conto. Si sa soltanto che Ecolog, divisione delle Fs che gestisce l'affare, avanza dal commissariato di governo qualcosa come 54 milioni di euro. L'export di spazzatura doveva durare qualche settimana: dura da sette anni. E ora si sta pensando di mandare ai tedeschi non 2 mila, ma più di 4 mila tonnellate al giorno. Cioè, il 60% di tutta la spazzatura della Campania per il modico prezzo di un milione di euro ogni 24 ore. Ebbene, i cittadini sono gli unici che hanno pagato per tutto questo. E i responsabili tecnici, i consulenti, i politici? Qualcuno ha perso il posto? Qualcuno ha dovuto rinunciare all'incarico? Una carriera politica, almeno una, è finita? Macché. Fra cassonetti incendiati, richieste di dimissioni e indagini giudiziarie, che coinvolgono dal presidente della Regione Antonio Bassolino fino all'ultimo presidente di consorzio di rifiuti, per esempio quello di Napoli 3 Mimmo Pinto (proprio lui, lo storico leader dei disoccupati organizzati di Napoli), si va avanti come se niente fosse. IERVOLINO: "NESSUNA RESPONSABILITA'" - Candidamente, il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino ha inaugurato l'anno così: "Sull'emergenza il Comune di Napoli non ha alcuna responsabilità e nessuna competenza. Spetta al commissario di governo trovare le soluzioni ". La croce finisce allora sulle spalle di Umberto Cimmino, vice del prefetto di Napoli Alessandro Pansa, commissario prima di lui. Pansa aveva rilevato Guido Bertolaso, che a sua volta aveva sostituito Corrado Catenacci, voluto da Bassolino, già commissario per quasi quattro anni. Quattro anni: più di Andrea Losco. Più di Antonio Rastrelli alla presidenza della Regione. Più di Umberto Improta, il primo commissario dell'emergenza rifiuti. Il commissariamento fu deciso dal governo di Carlo Azeglio Ciampi, di cui era ministro dell'Interno Nicola Mancino, presidente del Senato e ora vicepresidente del Csm. Decisione confermata dal governo di Lamberto Dini, ministro dell'Interno Antonio Brancaccio. Poi da quello di Romano Prodi, ministro Giorgio Napolitano, ora capo dello Stato e autore di due vibranti appelli. Quindi da quello di Massimo D'Alema, ministro Rosa Russo Iervolino. Da quello di Giuliano Amato, ministro Enzo Bianco. Da quello di Silvio Berlusconi, ministro Giuseppe Pisanu. E dal governo Prodi, ministro Amato. Rosa Iervolino è sindaco di Napoli dal 2001. All'epoca, presidente della Regione e commissario del governo era Bassolino, e c'era chi sperava che l'emergenza avesse le ore contate. Il 12 maggio del 2003 il sindaco proclamava: "Ci stiamo avviando alla normalità". Otto mesi più tardi: "Abbiamo qualche problema, ma da noi mafie non esistono ". Due anni dopo: "Napoli deve avere il termovalorizzatore". Sette mesi fa: "Napoli non avrà un suo termovalorizzatore ". Il 21 maggio 2007: "La situazione è tragica". Il 30 maggio: "L'emergenza a Napoli è chiusa". Il 10 luglio, dopo che l'ambasciatore Usa aveva messo in allarme i turisti americani: "Dichiarazioni inopportune. La città è pulita e i cumuli di rifiuti non ci sono più". Augurandosi infine, giusto prima delle feste, "un Natale senza immondizia". Eletta nel 2001 sindaco di Napoli con il 52,9% dei voti, Rosa Iervolino è stata confermata nel 2006 con il 57% delle preferenze. BASSOLINO: "NON SONO STATO IO A DECIDERE" - Non che Bassolino sia stato da meno. Memorabile una sua dichiarazione del 2005: "Quando sono arrivato alla Regione il piano rifiuti c'era già. A decidere non sono stato io. Tutte le scelte più importanti erano state già fatte". Eletto sindaco di Napoli nel dicembre 1993, superando Alessandra Mussolini al ballottaggio, è stato rieletto nel 1997 con il 72,9%. Eletto poi governatore con il 54,3% delle preferenze, dopo aver gestito per quattro anni l'emergenza è stato riconfermato addirittura con il 61,3%. A chi in quegli anni lo ha coadiuvato nell'incarico di commissario della spazzatura, non è andata peggio: sia pure in sedicesimi. L'ex vicecommissario Massimo Paolucci è al consiglio comunale di Napoli, risultando il più votato dei Ds. L'altro ex vice Ciro Turiello è stato nominato dalla Iervolino amministratore dell'Asia, la società per i rifiuti del Comune di Napoli: l'esperienza conterà pure qualcosa. stampa |.

 

 

 

 

Napoli, 09:37 -NAPOLI: MANICHINI DI BASSOLINO E IERVOLINO IMPICCATI (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica.it" del 04-01-2008)

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Rifiuti, notte difficile Bruciati 4 autobus Impiccati 20 manichini (sezione: Monnezze)

( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)

Di Redazione - venerdì 04 gennaio 2008, 10:05 Napoli - Quattro autobus dell'Anm, l'azienda di mobilità napoletana, sono stati incendiati nel corso della notte in via Montagna Spaccata, una delle strade che conduce alla discarica del quartiere Pianura, a Napoli. I quattro mezzi erano stati assaltati nella serata di ieri e messi di traverso lungo la via per impedire il passaggio. Questa notte le ruote sono state forate e i mezzi dati alle fiamme. Numerosi i blocchi stradali. In tutta la provincia di Napoli continua l'emergenza roghi: 40 gli interventi dei vigili del fuoco sui rifiuti dati alle fiamme. Manichini impiccati Nella notte sono stati sistemati per le vie della città 21 manichini, impiccati, con il nome del sindaco partenopeo Rosa Russo Iervolino e del presidente della Regione Campania Antonio Bassolino. I manichini, ritrovati appesi ai pali della luce e agli alberi, sono stati sistemati nel tratto di strada tra piazza Garibaldi e piazza Nicola Amore, lungo il centralissimo corso Umberto, sede dell'università. Ignoti gli autori del gesto dimostrativo. I manichini erano in pantaloncini e maglietta ed al collo avevano appeso dei cartelli con scritte contro la gestione dei rifiuti da parte del sindaco Rosa Russo Iervolino e il malgoverno della Regione guidata da Antonio Bassolino.

 

 

 

 

Rifiuti, notte difficile Bruciati 4 autobus Impiccati 20 manichini di Redazione - venerdì 04 gennaio... (sezione: Monnezze)

( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)

Rifiuti, notte difficile Bruciati 4 autobus Impiccati 20 manichini di Redazione - venerdì 04 gennaio 2008, 10:05 Napoli - Quattro autobus dell'Anm, l'azienda di mobilità napoletana, sono stati incendiati nel corso della notte in via Montagna Spaccata, una delle strade che conduce alla discarica del quartiere Pianura, a Napoli. I quattro mezzi erano stati assaltati nella serata di ieri e messi di traverso lungo la via per impedire il passaggio. Questa notte le ruote sono state forate e i mezzi dati alle fiamme. Numerosi i blocchi stradali. In tutta la provincia di Napoli continua l'emergenza roghi: 40 gli interventi dei vigili del fuoco sui rifiuti dati alle fiamme. Manichini impiccati Nella notte sono stati sistemati per le vie della città 21 manichini, impiccati, con il nome del sindaco partenopeo Rosa Russo Iervolino e del presidente della Regione Campania Antonio Bassolino. I manichini, ritrovati appesi ai pali della luce e agli alberi, sono stati sistemati nel tratto di strada tra piazza Garibaldi e piazza Nicola Amore, lungo il centralissimo corso Umberto, sede dell'università. Ignoti gli autori del gesto dimostrativo. I manichini erano in pantaloncini e maglietta ed al collo avevano appeso dei cartelli con scritte contro la gestione dei rifiuti da parte del sindaco Rosa Russo Iervolino e il malgoverno della Regione guidata da Antonio Bassolino.

 

 

 

 

Eco-balle da 14 anni (sezione: Monnezze)

( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)

Proclami e illusioni: 14 anni di eco-balle di Gabriele Villa - venerdì 04 gennaio 2008, 07:00 "Sulla spazzatura rischio di perdere la mia credibilità": Antonio Bassolino, agosto, 2007, Napoli. Italia. Pianeta Terra, non Marte né Saturno. Ma dove è stato Bassolino fino ad oggi? Ma quante cose avrebbe dovuto e potuto fare e non ha fatto Bassolino in tutti questi anni? La sua credibilità? Forse solo scavando tra scarpe vecchie, ossa di pollo e bucce di banana si può ancora trovarne traccia. Promesse, dichiarazioni d'intenti. Assicurazioni. Parole in libertà. Che, in quattordici anni, giorno dopo giorno, sono andate ad ammonticchiarsi una sopra l'altra. Stratificandosi esattamente come i rifiuti che stanno soffocando la Campania. è dal 1994 che i cassonetti di Napoli e dintorni traboccano. è dal 1994 che i politici di turno, sempre gli stessi (hanno solo cambiato posto come nel gioco antico della sedia) regalano proclami e certezze. E restando miracolosamente con la testa fuori dalla mondezza inanellano perle di un umorismo che potrebbe anche far sorridere se la situazione non fosse triste. E non c'è niente di peggio che un napoletano triste, diceva Totò. E pensare che se quelle degli amministratori campani di turno non fossero state solo balle, anzi eco-balle, a Pianura, nuova capitale della monnezza, l'unica raccolta che dovremmo fare oggi sarebbe quella delle palline da golf: una Srixon qui, una Taylor Made là. Sì, perché nel 1996, cioè undici anni fa, la discarica di Pianura avrebbe dovuto diventare un pregevole course nell'ambito di un progetto ambizioso che non è stato completato nemmeno sul tavolo da disegno: diciotto buche da ritagliare attorno al cratere Senga. Sembrava tutto facile. Scacciare la spazzatura con uno swing: geniale. E, nel contempo: risanamento idrogeologico, riqualificazione del sistema viario, parcheggio multipiano, poliambulatorio, parco di 60 ettari, centro congressi. Rosa Iervolino, sindaco di Napoli dal 2001, è una simpaticona. Le sue dichiarazioni sulla spazzatura, che tracima dappertutto, tranne che nel suo ufficio, hanno sempre messo i napoletani di buonumore. è il 12 maggio del 2003 quando il sindaco rivela: "Ci stiamo avviando alla normalità". Otto mesi più tardi si corregge: "Abbiamo qualche problema". Il 21 maggio del 2007 corregge la correzione e ammette: "La situazione è tragica". Ma poi, nove giorni dopo, ritrova il suo ottimismo: "L'emergenza a Napoli è chiusa". A onor del vero gli fa compagnia anche il neo (all'epoca) commissario per l'emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, che il 22 maggio annuncia: "In dieci giorni risolvo tutto". Qualche tempo dopo verrà aggredito dai manifestanti del no-discarica. Inferociti.

 

 

 

 

Rifiuti, 4 bus bruciati a Napoli e 21 manichini impiccati con il nome di Bassolino e del sindaco Iervolino (sezione: Monnezze)

( da "Rai News 24" del 04-01-2008)

Napoli | 4 gennaio 2008 Rifiuti, 4 bus bruciati a Napoli e 21 manichini impiccati con il nome di Bassolino e del sindaco Iervolino I roghi tra i cumuli di spazzatura Quattro autobus del servizio di trasporto pubblico bruciano a Napoli, a Pianura nel quartiere assediato per scongiurare l'apertura della discarica in contrada Pisani. Si tratta di alcuni mezzi di trasporto utilizzati già nella serata di ieri per bloccare la circolazione stradale in via montagna spaccata, a largo Russolillo. Questa mattina sono stati trovati a Napoli 21 manichini impiccati che recavano il nome del presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, e del sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino. I manichini erano poizionati lungo il tratto di corso Umberto I che va da piazza Garibaldi a piazza Nicola Amore, nei pressi dell'abitazione del sindaco. Sul fatto indaga la Digos della Questura partenopea. A causa dell'emergenza rifiuti a Pianura e per garantire la sicurezza e l'incolumità dei suoi dipendenti e degli utenti, l'Azienda napoletana mobilità (Anm) ha previsto da oggi alcune variazioni alle tratte urbane dei mezzi di trasporto pubblico e ha soppresso le linee C11 e C14. Agli autobus erano state bucate le ruote da un gruppo di manifestanti, che avevano tra l'altro lanciato un estintore e alcuni sassi contro una automobile dei carabinieri in transito, danneggiandola. Sul posto sono intervenuti, per spegnere il rogo, i vigili del fuoco con due squadre e due autobotti e la polizia che sta presidiando il quartiere dall'alba di ieri. La situazione è tranquilla, invece, all'ingresso della discarica, mentre in tutta la provincia di Napoli continua l'emergenza roghi: dalle 20 di ieri sera i vigili del fuoco segnalano, fino da ora, quaranta interventi sui rifiuti dati alle fiamme.

 

 

 

 

E il 14 gennaio parte il processo a o governatore (sezione: Monnezze)

( da "Padania, La" del 04-01-2008)

BASSOLINO KO E il 14 gennaio parte il processo a o governatore È fissata per il prossimo 14 gennaio, dopo il rinvio dello scorso 26 novembre, l udienza preliminare per quello che potrebbe trasformarsi nel processo dell anno sullo scandalo della gestione dello smaltimento dei rifiuti in Campania. E per evitare ulteriori rallentamenti il Tribunale di Napoli ha già calendarizzato le successive udienze per i prossimi due mesi. Tra i 28 imputati c è anche il governatore campano Antonio Bassolino in qualità di commissario per l emergenza dal 2000 al 2004. Le ipotesi di reato sono pesanti: truffa aggravata e continuata, frode nelle pubbliche forniture, abuso d ufficio. In sostanza, secondo gli inquirenti, l Ati - affidataria dell appalto per la gestione dello smaltimento dei rifiuti - non ha rispettato il contratto, e il commissariato per l emergenza, nel periodo della gestione Bassolino, glielo ha lasciato fare. La conseguenza sono le tonnellate di ecoballe di cdr scadente mai smaltite, per l assenza degli inceneritori, e la necessità, sempre temporanea e mai risolta, di nuovi siti di stoccaggio: vere discariche per tamponare l emergenza nelle strade, aperte con ordinanze firmate dal governatore. Che poi, a partire dal 2001, è sempre il solito Bassolino. E secondo i pm quell emergenza nelle strade è stata talvolta addirittura provocata dalle stesse società per fare pressione sul commissariato. Insomma un impianto accusatorio imponente che viene mantenuto anche nell ordinanza del gip Rosanna Saraceno, che a giugno dell anno scorso, ha disposto il sequestro di 750 milioni di euro del patrimonio del gruppo e delle controllate Fibe, Fibe Campania e Fisia Italimpianti, riconducibili in parte ad Impregilo i cui ex vertici Pier Giorgio e Paolo Romiti sono imputati nel processo insieme con Bassolino. Parte civile si è già costituita la Regione e così si preparano a fare la stragrande maggioranza dei Comuni della Campania. I. G. [Data pubblicazione: 04/01/2008].

 

 

 

 

PRODI: RIFIUTI, VERGOGNA INTOLLERABILE (sezione: Monnezze)

( da "Mattino, Il (City)" del 04-01-2008)

Il premier al Mattino dopo il richiamo europeo: governo in campo. Telefonata con Napolitano Prodi: rifiuti, vergogna intollerabile Scoppia la guerriglia per la riapertura di Pianura. Bassolino e Iervolino divisi "Una vergogna intollerable". Così Romano Prodi ha definito la situazione rifiuti in Campania. Il premier al Mattino: "Bisogna porre fine all'emergenza". Prodi, che si è sentito telefonicamente con il capo dello Stato ieri a Capri, è sceso in campo con decisione per richiamare tutti alle proprie responsabilità e porre fine a quella che è un'emergenza che coinvolge tutta l'Italia. Ieri, intanto, altra giornata drammatica a Napoli e in Campania con i cumuli d'immondizia che hanno toccato i primi piani dei palazzi, con i roghi che continuano a diffondere diossina e con l'ultimo dei sei impianti di Cdr ancora in funzione che ha chiuso. E, mentre Bassoliono e Iervolino si mostrano divisi sulla gestione dell'emergenza, è scoppiata la guerriglia per la riapertura della discarica a Pianura, dove la tensione è altissima. La giornata di ieri è stata un susseguirsi di momenti drammatici con gli abitanti del quartiere che hanno prima incendiato un autobus e poi bloccato la tangenziale. DE CRESCENZO, MAINIERO E P. RUSSO PAGG. 2, 3 E IN CRONACA La protesta degli abitanti del quartiere di Pianura.

 

 

 

 

PRODI: RIFIUTI, VERGOGNA INTOLLERABILE (sezione: Monnezze)

( da "Mattino, Il (Circondario Nord)" del 04-01-2008)

Il premier al Mattino dopo il richiamo europeo: governo in campo. Telefonata con Napolitano Prodi: rifiuti, vergogna intollerabile Scoppia la guerriglia per la riapertura di Pianura. Bassolino e Iervolino divisi "Una vergogna intollerable". Così Romano Prodi ha definito la situazione rifiuti in Campania. Il premier al Mattino: "Bisogna porre fine all'emergenza". Prodi, che si è sentito telefonicamente con il capo dello Stato ieri a Capri, è sceso in campo con decisione per richiamare tutti alle proprie responsabilità per porre fine a quella che è un'emergenza nazionale. Ieri, intanto, altra giornata drammatica a Napoli e in Campania con i cumuli d'immondizia che hanno toccato i primi piani dei palazzi, con i roghi che continuano a diffondere diossina e con l'ultimo dei sei impianti di Cdr in funzione che ha chiuso. E, mentre Bassoliono e Iervolino si mostrano divisi sulla gestione dell'emergenza, è scoppiata la guerriglia per la riapertura della discarica a Pianura. La giornata di ieri è stata un susseguirsi di momenti drammatici con gli abitanti del quartiere che hanno prima incendiato un autobus e poi bloccato la tangenziale. DE CRESCENZO, MAINIERO, PAPPALARDO, P. RUSSO E VASTARELLA PAGG. 2, 3, 32, 33 E 34 La protesta degli abitanti del quartiere di Pianura.

 

 

 

 

Rifiuti, emergenza a Napoli Napolitano: "Sono allarmato" (sezione: Monnezze)

( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2008)

Di Redazione - venerdì 04 gennaio 2008, 14:12 Napoli - Quattro autobus dell'Anm, l'azienda di mobilità napoletana, sono stati incendiati nel corso della notte in via Montagna Spaccata, una delle strade che conduce alla discarica del quartiere Pianura, a Napoli. I quattro mezzi erano stati assaltati nella serata di ieri e messi di traverso lungo la via per impedire il passaggio. Questa notte le ruote sono state forate e i mezzi dati alle fiamme. Numerosi i blocchi stradali. In tutta la provincia di Napoli continua l'emergenza roghi: 40 gli interventi dei vigili del fuoco sui rifiuti dati alle fiamme. Manichini impiccati Nella notte sono stati sistemati per le vie della città 21 manichini, impiccati, con il nome del sindaco partenopeo Rosa Russo Iervolino e del presidente della Regione Campania Antonio Bassolino. I manichini, ritrovati appesi ai pali della luce e agli alberi, sono stati sistemati nel tratto di strada tra piazza Garibaldi e piazza Nicola Amore, lungo il centralissimo corso Umberto, sede dell'università. Ignoti gli autori del gesto dimostrativo. I manichini erano in pantaloncini e maglietta ed al collo avevano appeso dei cartelli con scritte contro la gestione dei rifiuti da parte del sindaco Rosa Russo Iervolino e il malgoverno della Regione guidata da Antonio Bassolino. Napolitano allarmato "Sono allarmato, non sono preoccupato per la situazione dei rifiuti a Napoli". Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, risponde ai cronisti uscendo da un bar della piazzetta di Capri. "Penso che il governo prenderà un'iniziativa al massimo livello. Io - continua il Capo dello Stato - mi sono trovato d'accordo con il presidente del consiglio, il ministro degli Interni e dell'Ambiente che ci sia una assunzione di responsabilità precise per sbloccare questa situazione". Camion bruciati Continuano le intimidazioni alla ditta responsabile dei lavori di rimessa in opera della vecchia discarica di Contrada Pisani, a Napoli. Secondo quanto si è appreso da fonti della prefettura, tre camion dell'impresa sono stati bruciati. L'azienda ha rinnovato la richiesta di assicurazioni per poter proseguire i lavori. Se l'intervento della ditta non sarà ancora interrotto entro 24-36 ore la discarica di Pianura-Contrada Pisani potrebbe entrare in funzione ed accogliere le decine di migliaia di ecoballe che sono al momento stoccate in depositi provvisori.

 

 

 

 

Napolitano su rifiuti: sono allarmato (sezione: Monnezze)

( da "AudioNews.it" del 04-01-2008)

15.06 Cronaca Napolitano su rifiuti: sono allarmato 13.40: Sono allarmato, non sono preoccupato, penso che l'esecutivo prenderà iniziative al massimo livello. Così il Presidente Napolitano, da Capri, sull'emergenza rifiuti a Napoli dove continua il presidio contro la riapertura della discarica di Pianura. In tutta la Campania c'è bisogno di una grande e ferma unità delle istituzioni, la posizione espressa, poco fa, in una nota da Palazzo Chigi. All'attacco il centrodestra che chiede le dimissioni del governatore Bassolino e del sindaco Iervolino.

 

 

 

 

RIFIUTI: FORMISANO, E' BASSOLINO IL MAGGIORE RESPONSABILE (sezione: Monnezze)

( da "Asca" del 04-01-2008)

(ASCA) - Roma, 4 gen - ''Idv non pensa che l'intera classe dirigente politica campana sia collusa con la camorra. Chi afferma cio' commette un errore e, soprattutto, non conosce la realta' napoletana. Quel che e' avvenuto e sta avvenendo sui rifiuti e' la somma di incapacita' e sottovalutazioni, che hanno anche potuto determinare qualche smagliatura che ha consentito alla camorra di infiltrarsi. E' del tutto evidente che si tratta di responsabilita' politiche per le quali noi dell'Italia dei valori abbiamo da tempo richiesto e, finalmente, ottenuto una riunione del centrosinistra campano sull'allentamento della tensione morale che avevamo gia' denunciato''. E' quanto afferma il senatore Nello Formisano, capogruppo dell'Italia dei Valori a palazzo Madama. Sulla querelle Bassolino-Iervolino, tiene a precisare Formisano ''abbiamo le idee chiare. Non si possono accumulare in alcun modo le due responsabilita', essendo oggettivamente evidente che chi ha il ruolo di governo della coalizione in Campania ed e' stato anche commissario straordinario governativo per i rifiuti ne porta il peso maggiore, se non esclusivo. Questo, per quanto attiene alla polemica politica. Per quanto riguarda, invece, la necessita' di fare fronte all'emergenza, noi dell'Italia dei valori - conclude Formisano - abbiamo gia' avanzato alcune proposte per la realizzazione delle quali useremo tutto il nostro peso politico''. red-njb/mcc/rob (Asca).

 

 

 

 

Rifiuti, manichini impiccati a Napoli (sezione: Monnezze)

( da "ADN Kronos" del 04-01-2008)

Rimossi dalla polizia, i 21 fantocci erano stati appesi sopra cumuli di spazzatura in corso Umberto con corde al collo e listati a lutto. Su dei cartelli slogan contro Bassolino e la Iervolino in cui si denuncia l'emergenza spazzatura, la disoccupazione e il costo della vita. Dietro alla protesta il 'Circolo territoriale di Alleanza nazionale Mercato e Pendino'. Palazzo Chigi: ''C'è bisogno di grande e ferma unità delle istituzioni''. Partecipa al forum ascolta la notizia leggi i commenti commenta 2 vota 3 tutte le notizie di CRONACA Napoli, 4 gen. (Adnkronos/Ign) - Nuova notte di proteste a Pianura, quartiere di Napoli, con quattro bus messi di traverso lungo la strada e poi dati alle fiamme e atti di teppismo contro una pattuglia dei carabinieri. E oggi una nuova provocazione: ventuno manichini 'impiccati' sono stati trovati dalla polizia in corso Umberto I, nel centro della città. Sui fantocci cartelli con slogan contro il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino e il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino. I manichini avevano delle corde al collo, dei cartelli legati e in qualche caso erano listati a lutto. Sotto ad ognuno di essi cumuli di spazzatura. Rimossi dalla polizia, i fantocci erano alti poco più di un metro e mezzo ed erano appesi agli alberi che costeggiano i due lati di corso Umberto. L'iniziativa di protesta è riconducibile a Alleanza nazionale. Ai piedi di ognuno di questi fantocci, infatti, vi è la firma del 'Circolo territoriale di Alleanza nazionale Mercato e Pendino' e del blog del consigliere provinciale Luigi Rispoli. "Con questi manichini vogliamo denunciare la situazione di sofferenza che sta vivendo questa città - ha detto Rispoli all'ADNKRONOS - non c'è solo il problema della spazzatura che in questo momento è il più evidente ma anche il dramma abitativo, la disoccupazione, la sicurezza". Sui cartelli è stato scritto: 'Addio a stu munno 'e munnezza'; 'Non c'è che dire, proprio un bel rinascimento: più duri ancora e questa mia città va alla malora'. E ancora: 'Bassolino tene ddie famiglia. Mastella ne tiene una sola però è numerosa. Ma a mia chi ce penza?'; 'Pe mezza 'e Prodi nun arrivo a fine mese' ('per colpa di Prodi con i soldi non arrivo a fine mese'); 'Vedite 'a fine ch'aggio fatto. Vulite campa' bbuono? Levateve a tuorno Rosa Russo Bassolino'.

Emergenza rifiuti, la protesta continua Napolitano: "Interverrà il governo" In corso Umberto i fantocci "impiccati" contro Bassolino e Iervolino (La Repubblica del 4-1-2008)

Il capo dello Stato: "Daccordo con Prodi per intervento al massimo livello" Palazzo Chigi: "Condiviso appello prefetto, serve unità delle istituzioni"
A Pinura ancora tensioni, nella notte bus incendiati e strade occupate

NAPOLI - E' ancora alta la tensione nel quartiere napoletano di Pianura, dopo l'ennesima notte di protesta con autobus dati alle fiamme e blocchi stradali per scongiurare la riapertura della discarica in contrada Pisani. Continua l'emergenza roghi in tutta la provincia di Napoli: nella notte i vigili del fuoco hanno effettuato cinquanta interventi, le aree più colpite sono quelle della zona vesuviana e di quella flegrea, meno grave la situazione nella periferia napoletana.

Napolitano "allarmato". Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si dice "non preoccupato, ma "allarmato": "Penso che il governo prenderà un'iniziativa al massimo livello. Sono d'accordo con il presidente del Consiglio e con i ministri di Interni e Ambiente - ha detto il capo dello Stato - sul fatto che ci sia un'assunzione di responsabilità precisa per sbloccare questa situazione".

Palazzo Chigi: "Unità delle istituzioni". In una nota Palazzo Chigi si dice d'accordo con le parole del prefetto di Napoli, richiama alla "grande e ferma unità delle istituzioni a sostegno delle azioni, ineludibili e necessarie, intraprese sul fronte dei rifiuti", parla di "gruppi estremisti" che "hanno cercato e cercano di alzare barricate di dissenso" e di "radicata sfiducia dei cittadini", e sottolinea che il governo "fa sua la garanzia che ciascuno dei siti, a partire da Pianura, sia rigorosamente destinato all'autosufficienza locale".

Fantocci "impiccati". Questa mattina in corso Umberto I, a Napoli, sono stati trovati 21 manichini impiccati con scritte contro il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, e il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino. I pupazzi pendevano lungo il tratto che va da piazza Garibaldi a piazza Nicola Amore, nei pressi dell'abitazione del sindaco. Sulla vicenda indaga la Digos. I fantocci recavano cartelli contro la gestione dell'emergenza, la disoccupazione, l'aumento del costo della vita ed episodi di malgoverno della città e della Regione. Una protesta simile era avvenuta a Roma due anni fa, contro sfratti e caro-mutui.

Disagi a pianura. Intanto a Pianura sono stati rimossi gli autobus del servizio pubblico, con le ruote forate, che i manifestanti avevano messo sulla strada per bloccare la circolazione presso la rotonda Russolillo e che nella notte erano stati incendiati. Si registrano ancora disagi per la circolazione, e non è stata ripristinata la linea pubblica C12 che serve la zona. I cittadini diretti verso il centro di Napoli raggiungono a piedi il vicino quartiere di Soccavo, da dove possono viaggiare con i treni della Cumana e con altri autobus.

Presidio alla discarica. A presidiare l'ingresso della discarica sono rimasti pochi manifestanti, con i poliziotti che controllano l'area. Una ventina di persone ha trascorso la notte sul lato ingresso che confina con il parco degli Astroni. Sono rimasti all'interno del sito di stoccaggio i camion inviati, per l'emergenza, dal commissariato di governo, che erano riusciti a entrare all'alba di ieri, con un blitz, nella zona scelta per stoccare i rifiuti.

Danni al commercio. La protesta danneggia le attività commerciali. Numerosi negozi sono rimasti chiusi e per la spesa i cittadini della zona devono recarsi altrove. Lungo via Montagna Spaccata, sul selciato, ci sono ancora cumuli di spazzatura che intralciano la circolazione delle auto.

Il bilancio. Finora a Pianura non ci sono stati scontri. Il bilancio di ieri si è chiuso con un lancio di petardi contro gli agenti - nessuno si è fatto male - un'automobile dei carabinieri colpita da un estintore e da sassate, oltre ai quattro autobus dell'Azienda napoletana mobilità dati alle fiamme. Dopo le dirette Rai si è assistito anche a uno scontro verbale con i giornalisti, finito con qualche pugno e con qualche oggetto contundente contro il pulmino della Rai.

(4 gennaio 2008)


 

 

 

 

Ecoballe in libertà. A Napoli si paga il 40% in più di tassa sui rifiuti per essere la città più sporca d'Italia. FLAVIA AMABILE (La Stampa del 4-1-08)

Due miliardi di euro sono stati polverizzati in questi anni dall'Unione Europea, altri 1,8 miliardi  li ha spesi l'Italia solo per mantenere aperte le sedi e garantire gli stipendi di coloro che dovevano fronteggiare l'emergenza e il risultato è questo: tra le 1000 e le 1200 tonnellate di rifiuti non raccolti e ammonticchiati un po' ovunque nelle strade di Napoli. E tredici anni di commissariamento, pari a otto commissari succedutisi uno dietro l'altro. Senza che sul problema si intraveda minimamente la via d'uscita.
Un fallimento? Molto di più. Da sette anni la Campania esporta quotidianamente in Germania il 30% della propria spazzatura: 2.000 tonnellate, per un costo di 500.000 euro al giorno. Napoli è senza dubbio la città più sporca d'Italia ma i napoletani pagano il 40% in più rispetto alla media nazionale come tassa sui rifiuti. Ormai, stando ai dati Apat, la Campania rappresenta da sola il 43% del territorio italiano inquinato dallo smaltimento scriteriato, o addirittura criminale, della immondizia. Soltanto lo spreco nella raccolta di carta e cartone è costato 102 milioni di euro tra il 1999 e il 2005: spreco in questo caso vuol dire la mancata organizzazione da parte degli enti locali campani di un sistema efficace per la raccolta come avviene ovunque altrove, denuncia il Comieco, il consorzio nazionale per il Recupero e il Riciclo di Imballaggi.
A rendere quasi ridicola questa incapacità di gestire il problema, i napoletani hanno anche iniziato a produrre meno rifiuti. Secondo l'ultimo Rapporto Apat (relativo al 2005) la media di produzione di rifiuti urbani pro capite al Nord era di 533 kg l'anno per abitante, al Centro di 633 kg pro capite e al Sud di 496 kg pro capite. In Campania il dato era di 485 kg, al di sotto media del Mezzogiorno. Sporcano meno, buttano via meno i campani ma continuano a non amare la raccolta differenziata. Nel Nord la quota è del 38,1%, al Centro del 19,4%, al Sud dell'8,7%, con una media nazionale l'Italia del 24,3%. Ma in Campania raggiunge solo il 10,6% e a Napoli si ferma al 7,4%, contro il 35,3% di altre città metropolitane come Torino, il 30,7% di Milano, il 15,3% di Roma, il 12,2 di Bari e l'8,4% di Palermo. 
Prospettive? Non molte. Stanno chiudendo una alla volta tutti i sei impianti di Cdr della Campania per l'impossibilità di far uscire le balle di rifiuti lavorate. Dopo la chiusura del sito di Taverna del Re a Giugliano (Napoli) non esistono grandi alternative per lo stoccaggio di ecoballe. E quindi in città i rifiuti si sono rapidamente accumulati lasciando immaginare come soluzione la riapertura della discarica di Pianura e scatenando una mezza sommossa civile. Esisterebbe un inceneritore, pensato 14 anni fa, insieme ad altri 13. Poi si era scesi a tre. Nel 2003 è iniziata la costruzione in una posizione decisamente infelice, e a oggi ancora non è finito. Anche quando sarà terminato impiegherà 3-4 anni per bruciare soltanto i cinque milioni di ecoballe già accatastate (bombe ecologiche che tra l'altro l'Ue vieterebbe di bruciare perché trattate male). E intanto, delle sette mila tonnellate prodotte ogni giorno, che se ne fa?
'Una situazione di estrema gravità', ha denunciato il procuratore generale della Corte dei Conti Claudio De Rose. La colpa è di una struttura organizzativa 'complessa, duratura, extra ordine, che si affianca a quella ordinaria, bloccandone l'operatività', mentre 'l'avvicendamento continuo dei commissari straordinari con più vice e subcommissari non ha giovato alla continuità dell'azione'. Quindi la Corte punta il dito contro i 'rapporti tra imprenditoria deviata e burocrazia corrotta' e gli enti pubblici, che 'non vanno troppo per il sottile in fatto di appalti e di tutela dell'ambiente, con vantaggio per imprese che provengono dal nulla'. La colpa è di tutti ma il dito è puntanto contro Antonio Bassolino, da anni presidente della Regione ma da metà 2000 a inizio 2004 anche commissario ad acta.
Come denuncia l'ultimo rapporto Ecomafia di Legambiente, in tutta Italia sono 4.409 gli illeciti nel ciclo dei rifiuti accertati nel 2006, di cui il 10,2% (448) solo in Campania, che vede crescere i reati in questo settore.
E' una mission impossible, quella dei rifiuti a Napoli? A Venezia lo stesso tipo di immondizia viene smaltito senza problemi dal più grande impianto europeo di Cdr (Combustibile Derivato dai Rifiuti) che manda in discarica solo il 6% di quello che arriva coi camion e le chiatte. L’impianto si trova in riva alla laguna, ai margini di Marghera. La bolzanina «Ladurner» l’ha costruito (dal primo scavo nel terreno al fissaggio degli interruttori elettrici) in dodici mesi.

 

 

 

 

ARTICOLI DEL 3 GENNAIO 2008

Il silenzio della società civile di Giuseppe Galasso (Il Sole 24 Ore del 3-1-2008)

Il cassonetto dei fallimenti di una classe dirigente di Guido Gentili (Il Sole 24 Ore del 3-1-2008)

"rifiuti, problema dei problemi" monito di napolitano a capri - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 03-01-2008)

Pianura, le facce del dolore "condannati alla discarica" - antonio corbo ( da "Repubblica, La" del 03-01-2008)

E an corre a villa rosebery "sciogli comune e regione" ( da "Repubblica, La" del 03-01-2008)

Le soluzioni? La riapertura delle discariche e un comitato di salute pubblica Sodano, presidente commissione Ambiente del Senato: Abbiamo sei milioni di tonnellate di ecoballe che ( da "Unita, L'" del 03-01-2008)

Rischi reali, ma da 14 anni siamo commissariati ( da "Unita, L'" del 03-01-2008)

COLLINE ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 03-01-2008)

Quel campo da golf a diciotto buche è rimasto un sogno ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 03-01-2008)

Dal 1994 due miliardi sprecati Si potevano costruire 15 inceneritori ( da "Corriere della Sera" del 03-01-2008)

Bassolino e Iervolino niente festa in piazza <Erano già pronte le contestazioni> ( da "Corriere della Sera" del 03-01-2008)

SERVE CORAGGIO PER TROPPO TEMPO NON SI è AGITO ( da "Mattino, Il (Caserta)" del 03-01-2008)

La Repubblica dei SOPRANOs ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 03-01-2008)

BASTA VETI, è L'ORA DELLE SCELTE IMPOPOLARI ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 03-01-2008)

CHIARA GRAZIANI SAPREMO QUANTA DIOSSINA C'è NELL'ARIA, NEL SANGUE, NEL GRASSO UMAN ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 03-01-2008)

RIFIUTI: PEZZELLA, ALTRO CHE RISORGIMENTO SIAMO POPOLO DELLA MONNEZZA ( da "Asca" del 03-01-2008)

 

 

 

 

Articoli

Il silenzio della società civile di Giuseppe Galasso (Il Sole 24 Ore del 3-1-2008)

Nel western americano c'è sempre il momento della verità in cui l'eroe buono (lo sceriffo o altri) risolve il problema, per lo più assicurando i cattivi alla giustizia e agli stessi cattivi un processo giusto. Quasi sempre, però, l'eroe buono ha intorno a sé la "società civile", che si mobilita spontaneamente, ingaggiando l'eroe per quella lotta, o è mobilitata da lui stesso, che così vince. Sono in molti a rilevare, a Napoli e altrove, che nella incredibile vicenda dei rifiuti nel capoluogo e in Campania questa mobilitazione dei buoni non si è vista.
È verissimo che buona parte della società civile locale è stata saldamente legata al carro del sistema di governo e di potere qui dominante da anni; ma la questione dei rifiuti è di quelle più idonee a rompere qualsiasi malfondata aggregazione politicosociale.
E allora? La società civile non è una nozione astratta. È ciò che nel linguaggio politico corrente si intende, senza scomodare Hegel, Marx o altri, per la "gente" in opposizione al " palazzo", pensando in particolare ai ceti che più operano nel vivo della vita sociale, dentro e fuori delle istituzioni, con le proprie professionalità, culture, capacità gestionali e innovative, nel proprio interesse, come è naturale, ma comprendendo e facendosi un problema anche degli interessi generali. Il legame tra questa società civile e il potere può, tuttavia, far sì che gli interessi generali siano l'ultima delle preoccupazioni, e, quando questo accade, non si abbassa solo il polso della vita morale, poichéne deriva una danno materiale e immediato a tutta la vita sociale, a cominciare dalle sue più immediate e concrete esigenze (e tra l'altrosi rompe pure il legame tra società civile e società comune che è una delle ragioni di maggiore forza della società civile quando è forte).
Accade questo in Campania? Le cose stanno andando in modo da confermare una tale impressione. Eppure, una certa reazione della società civile c'è stata e c'è in varie sedi politiche e non (lo si è visto pure nelle vicende del nascente partito democratico; nella costituzione di parte civile da parte numerosi sindaci nel processo per gli appalti del servizio di eliminazione dei rifiuti per il quale si attende la sentenza del Gip; in varii commenti giornalistici e non). Tratto significativo: la società civile che appariva preziosa e fu decisiva per i trionfi politici degli ultimi anni, adesso, se si muove in senso contrario, non è più buona, agisce inconsultamente,non capisce (nessuno capisce) che i problemi sono " complicati".
Non è questa l'ultima prova dell'arroganza e insensibilità politica dei responsabili (di ogni parte politica) di questo dramma dei rifiuti: non un gesto eloquente, non un'ammissione clamorosa di propria colpa almeno di omissione. Ma proprio per questo ci si attenderebbe un diverso moto di opinione di quella società civile da cui abbiamo preso le mosse. Ci saranno certo, a loro tempo, le elezioni.
Ma intanto Sagunto cade, anzi brucia. E si è a tanto da dover dare ragione e solidarietà anchea chi brucia le montagne dei rifiuti. Può la borghesia di ogni qualificazione, possono le classi medie, spina dorsale della società anche in Campania, limitarsi a cullare in seno le future vendette elettorali? Non lo crediamo, e qualcosa dev'essere fatto o tentato.Fra tante incertezze questo è sicuro.

Il cassonetto dei fallimenti di una classe dirigente di Guido Gentili (Il Sole 24 Ore del 3-1-2008)

Non suoni come un'offesa alla memoria della storia della città o, peggio, ad un invito alla sommossa, che di sommosse, roghi, blocchi stradali e ferroviari ne abbiamo già visti anche troppi.
Però, che Napoli abbia bisogno di uno scatto d'orgoglio civile, come ha scritto ieri sul Sole 24 Ore Giuseppe Galasso, e di rituffarsi in qualche modo in quello spirito “liberatorio” che nel 1943 – le famose Quattro Giornate - la portò ad insorgere contro l'occupazione nazista, questo nessuno lo può ormai ragionevolmente negare.
Quelle migliaia di tonnellate di rifiuti non rimossi che impestano l'aria sono le nuove truppe d'occupazione, il nemico da cacciare. E quell'emergenza irrisolta che assedia Napoli da quattordici anni gettando la città, e con essa l'Italia tutta, nel discredito internazionale, merita ormai ben di più di un'analisi tecnica e politica del problema.
Il tempo delle parole e delle promesse è esaurito. Napoli ogni giorno produce 1.400 tonnellate di rifiuti. La Campania tutta tre milioni ogni anno, che da qualche parte devono pur finire. Bruciati, “recuperati” o messi in una discarica, evidentemente “a norma”. Ma nessuno vuole sul suo territorio gli inceneritori o le discariche, mentre le anime belle di un ambientalismo di “lotta e di Governo” continuano a parlare di prevenzione e raccolta “differenziata”, quasi che il problema dello smaltimento potesse risolversi da solo.
Intanto i rifiuti vengono accatastati dappertutto, magari in attesa che la camorra, seguendo i suoi particolari piani regolatori, favorisca l'apertura di qualche discarica abusiva. Oppure le “ecoballe” prendono la via del Nord, e arrivano fino in Germania o in Romania, dove vengono smaltite a peso d'oro. L'emergenza ha oggi un solo, vero nome: mancanza di discariche legali.
Ma nessuna soluzione può profilarsi all'orizzonte, dopo tre lustri di commissariamenti fallimentari il cui costo reale nemmeno la Corte dei conti è riuscita a quantificare, se a partire da Napoli, dalla sua classe dirigente e dai suoi cittadini non prenderà corpo quello spirito “liberatorio” che le farà dire: «Basta, così non andiamo più avanti».
Le nuove Quattro Giornate? Una sorta di “marcia dei 40mila” in nome di un Mezzogiorno che rifiuta di essere sommerso dai suoi rifiuti (anche la Puglia è commissariata dal 1994, la Calabria dal 1997, la Sicilia dal 1999)? Dove è finito il famoso “Rinascimento napoletano”? Dove sono in questo caso gli industriali che pure in Sicilia, contro il pizzo e la mafia, hanno cominciato ad alzare la testa? Dove sono i sindacati? Dov'è la Chiesa? Dove sono gli “intellettuali”, i professori universitari e non? Dove sono i cittadini che ancora credono nello Stato?
Quanto alle istituzioni pubbliche locali – a partire dal presidente della Regione, Antonio Bassolino, e dal sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino - non ci chiediamo neppure dove siano. Perché a fronte di questa vergogna che va in onda sulle televisioni di tutto il mondo, esse avrebbero già dovuto prendere atto, da tempo, del loro fallimento. Lasciando le loro poltrone.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, i cui appelli sono caduti nel vuoto, ha ricordato di recente il meridionalista irpino Guido Dorso e le sue “sferzanti” parole sui limiti della classe dirigente del Sud e l'arretratezza culturale della sua stessa società civile. Che piaccia o no, quella di Dorso e della sua “Rivoluzione meridionale” è in buona parte una lezione ancora attuale.
Immaginiamo che belle giornate sarebbero quelle in cui, armati di pale e secchioni, scendessero insieme in piazza bidelli e imprenditori, commercianti e impiegati, sindacalisti e parroci per cominciare a ripulire la città. Di nuovo, Napoli e l'Italia finirebbero sulle tv di tutto il mondo. E sarebbe una festa civile.

"rifiuti, problema dei problemi" monito di Napolitano a capri - angelo carotenuto (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 03-01-2008)

Pagina III - Napoli LA VISITA Il Capo dello Stato incontra Nicolais sull'isola. Avvocato denuncia l'Italia alla Ue "Rifiuti, problema dei problemi" monito di Napolitano a Capri la questione L'immondizia è il problema dei problemi, da esso dipendono gli altri le paure Paure irragionevoli e particolarismi impediscono la soluzione della crisi ANGELO CAROTENUTO DAL NOSTRO INVIATO CAPRI - In vacanza. Ma inseguito dall'ombra nera dei rifiuti. Il problema dei problemi. Ecco cos'è per Giorgio Napolitano questa indomabile scia nera di sacchetti che ancora tengono in ginocchio città e provincia. La città del presidente della Repubblica. Lo chiama così, "il problema dei problemi", coi suoi amici napoletani, durante le numerose telefonate di auguri di Capodanno fatte da Villa Rosebery, la residenza presidenziale che Napolitano tiene occupata solo per 24 ore, senza averla mai lasciata neanche per un minuto. Una toccata e fuga prima di correre verso Capri, dove si tratterrà per qualche giorno. Cumuli e incendi, per il Quirinale, sono diventati un'eccezionalità continua. Davvero troppo per potersi dire ottimista, così si confida Napolitano con le persone a lui più vicine, tra cui gli amici della Fondazione "Mezzogiorno Europa", oggi guidata da Andrea Geremicca. Se non si risolve, questo il senso del ragionamento di Napolitano, qualsiasi altro discorso sul futuro della città rischia di diventare complicato. Neppure dalla sua vacanza in forma privata, il grande assillo dei rifiuti resta fuori. Neppure nei giorni in cui non sono previsti momenti istituzionali, gli incontri di altre occasioni con il sindaco Iervolino o con il governatore Bassolino. Napolitano era già venuto da Roma a Napoli in treno un anno fa, stavolta si sposta a Capri in traghetto. Una normale nave di linea, una poltrona per sé, un'altra per la signora Clio. Saltando il solito aperitivo al Gambrinus, la solita passeggiata in centro, la solita visita a un musei. Ecco le vacanze di Capodanno del presidente, tanta Capri, zero Napoli. Ecco perché nei giorni scorsi dal Quirinale trapelava la notizia che non fosse prevista alcuna visita in città. Un soggiorno in forma privata, ma comunque inseguito dall'ombra dei rifiuti. Non ce sono lungo via Ferdinando Russo, la strada presidenziale che il Comune ha provveduto a sgomberare, togliendo dalla strada non solo i sacchetti d'immondizia, ma addirittura i cassonetti. Ce ne sono, e tanti, nei discorsi e nei pensieri di Napolitano. Dopo aver seguito "attimo per attimo" l'evoluzione della vicenda della discarica di Taverna del Re e le nuove tensioni a Pianura, il presidente ha parlato di rifiuti nel discorso di fine anno. Persino sul molo di Capri, appena sbarcato. Mentre alla signora Clio veniva donato un mazzo di fiori, Napolitano s'è fermato a chiacchierare con il sindaco Lembo che lo accoglieva. "Qui com'è andata?", e si riferiva all'immondizia. "Male, presidente. Ora ne stiamo uscendo, ma dipendiamo troppo dalla terraferma". Viaggio di 50 minuti in traghetto, ospiti della Caremar e nella sala d'onore del comandante. A bordo c'è pure il capogruppo alla Camera di Rifondazione, il napoletano Gennaro Migliore. "Anche tu qui in vacanza?", gli chiede il presidente, al quale vuole stringere la mano una bambina di Torino, Silvia. Applausi in piazzetta, tanta simpatia, nella hall dell'albergo caprese ad attendere il presidente c'è il ministro Nicolais. Un cocktail insieme, chiacchiere in libertà, l'appuntamento per vedersi a cena e approfondire temi seri. Tra cui Napoli tra i rifiuti. "Dobbiamo renderci conto che il sacrificio di qualcuno serve a tutti", sono le parole di Gino Nicolais, assessore nella prima giunta regionale di Bassolino, prima di essere chiamato al governo da Prodi. Un riferimento a Pianura, probabilmente. "Credo che a questo punto - ancora Nicolais - bisogna anche prendere qualche misura impopolare, per cercare di risolvere una situazione che è sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo avere più solidarietà tra di noi. Un problema è stato la mancanza di giuste informazioni ai nostri cittadini. è necessario quel consenso condiviso che si verifica in altre parti del mondo su qualsiasi problema importante. A nessuno è consentito fare un passo indietro in questa emergenza acuta, tutti devono dare un mano". Il ministro sa, come del resto Napolitano, del monito giunto dalla Unione europea. "è opportuno che tutti noi lo prendiamo seriamente, cercando di lavorare insieme in questo momento difficoltà. Il governo ha già evitato ai cittadini napoletani una tassa aggiuntiva sull'immondizia". Ora bisogna evitare che sia l'Italia a pagare infrazioni alla comunità europea. Potrebbe farne le spese la Campania in termini di stanziamenti europei e fondi strutturali. Nello scorso mese di giugno, l'apertura del procedimento di infrazione era motivato dalla "cronica crisi dei rifiuti che colpisce Napoli e il resto della regione Campania, dove migliaia di tonnellate di rifiuti si sono accumulate nelle strade e vi sono stati riversamenti in discariche illegali". Alle procedure di infrazione si aggiunge la denuncia in Commissione europea contro lo Stato italiano presentata dall'avvocato Michele Colucci, residente ad Avellino ma domiciliato in Belgio, già membro del Servizio giuridico della Commissione europea. Colucci ricorda i disagi e i danni alla salute che da anni stanno subendo i cittadini di Avellino a causa della crisi rifiuti. Copia della denuncia andrà a Prodi, al Codacons e al sindaco di Avellino, Galasso.

 

 

 

 

Pianura, le facce del dolore "condannati alla discarica" - antonio corbo (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 03-01-2008)

Pagina II - Napoli Pianura, le facce del dolore "Condannati alla discarica" Protesta, tensioni, paura: "Difendiamo i nostri figli" "Una generazione è già malata". Insieme No-global e An Assalto ad un'auto per un equivoco, due interventi degli agenti In duemila sfilano per 4 ore invitando tutto il quartiere a ribellarsi ANTONIO CORBO Quattro ore, una marcia di protesta lenta come una processione. In duemila portano in giro l'ultima speranza. Liberare Pianura dall'incubo di una nuova discarica. Ma Pianura è già una discarica. Tutto il quartiere è sommerso, i rifiuti coprono il marciapiede dove c'è, strozzano strade e piazze. Sette i bambini rassegnati al freddo, alla fatica, alla noia. Le mamme li tirano, li spingono, li mostrano come bandiere di pace. "Chiediamo almeno pietà per loro, sono nati e crescono nell'aria pulita, che futuro hanno se riapre la discarica?", si ribella una donna che ne ha due, una mano sulla carrozzina e l'altra per fumare una sigaretta americana. Butterà la cicca su un cumulo di immondizia, "ha visto che schifo?", domanda sdegnata, e tira avanti, con le sue paure, le sue contraddizioni. Più che una protesta, il corteo è un appello. Una chiamata alle armi. Gli abitanti sono partiti per chiedere aiuto da Montagna Spaccata, dove undici anni fa chiuse la discarica e Antonio Bassolino annunciò un campo di golf. Il centro del quartiere, con i suoi 54mila abitanti censiti ma molti di più ce ne sono, immigrati clandestini compresi, è distante tre chilometri dal Fosso che può ingoiare quasi due milioni di metri cubi. Uno spettro lontano che la marcia di ieri ha voluto agitare. Con un corteo che raccoglie molte anime. La paura sincera degli abitanti delle contrade "Pisani" e "Romano". La rabbia di chi ha investito in costruzioni abusive e le vede svalutarsi. Il timore di chi ha avviato attività: maneggio, campi di calcio, piccole aziende. In prima fila Fabio Tirelli, il presidente della Municipalità, con striscia tricolore, inflessibile nel rigore: "Dev'essere una manifestazione civilissima, composta, seria, bisogna solo far capire il nostro dramma come ho già detto al prefetto Pansa, mi raccomando". Ma anche due traiettorie politiche si evidenziano. La prima è di An: Marco Nonno è consigliere comunale, un leader a Pianura, non esce mai dal corteo e neanche dai confini della protesta pacifica, con il suo gruppo. Pietro Diodato non c'è, costretto ad allontanarsi, perché nessuno gli perdona di aver lanciato l'allarme della discarica fissando però le condizioni per accettarla. Il partito lo ha subito smentito. An lascia la testa del corteo ad un gruppo di sinistra estrema, "Comitato flegreo difesa ambiente e territorio", un ragazzo alto in loden verde con cappuccio e megafono fionda slogan e detta i cori. Davide Secone, figlio del sindaco medico di Quarto: "Sto qui da sette giorni, lotto per questioni che conosco, io studio medicina". Gli è stato chiesto di non politicizzare la protesta, ed è stato ai patti. I No global ci sono ma non si espongono più di tanto. La correttezza non viene mai meno. Neanche quando un tipo issa un disegno e scritta volgare dedicata al sindaco Iervolino. Si scaglia Marco Nonno: "Non sono del partito del sindaco, sono dell'opposizione, ma Rosetta Iervolino è a Roma e ha preso posizione per noi". Sparisce subito l'infelice quadro. Lo stesso intervento pochi minuti prima, quando uno sconsiderato ha bloccato una Kia che chiedeva di passare. Un equivoco ha reso la scena ancora più allarmante. Un consigliere, Angelo De Falco, riconosce il cognato al volante e balza sul tetto dell'auto. Vuole proteggerla dall'assalto. Il resto lo fa il conducente. Si è abbandona ad un plateale isterismo, la moglie che urla e piange, in braccio una bimba terrorizzata, bravo il commissario Onorato di Pozzuoli che è alla guida dei pochi agenti, sdrammatizza ed il corteo si rimette in moto. Si notano le rappresentanze di Pozzuoli, che ha un villaggio modello (l'Abbazia) proprio a due passi dalla discarica. Un minuto di raccoglimento in piazza don Giustino Russolillo, il parroco che il quartiere vorrebbe santo. Qui alle nove, tre ore prima, 50 manifestanti si erano seduti sull'asfalto per bloccare il traffico, ma erano stati dispersi dalla polizia. Più tardi, un altro intervento in via Cinthia a Fuorigrotta. "Non state a guardare, venite a protestare, presto respirerete anche voi l'immondizia di tutta la Campania", gli appelli. "Chiudete le serrande, commercianti". Il megafono attraversa il quartiere coinvolgendolo nel clima di tensione e paura. Il corteo si ingrossa. Un ex commerciante, Ciro Scogliamiglio, terziario francescano, porta la prima indiscrezione: hanno deciso di espropriare il sito. Le conferme poco dopo: la ex società Di.Fra.Bi. era stata contattata dalla prefettura, bisognava notificare un avviso, ma il liquidatore non si trova, qualcuno dà un indirizzo di Roma, bisogna guadagnare tempo. Il proprietario è anche titolare di Cic, impresa di costruzioni, ha intanto ostruito l'ingresso con una montagnola di terriccio e due pale meccaniche. "Io le parcheggio sempre lì", glissa Giorgio Di Francia, che ha fittato spazi a dieci piccole aziende, due che estraggono biogas, ed ora si chiede che destino avranno. Con il frate si riflette su promesse e tempi perduti. "Il campo di golf, i 40 miliardi per le bonifiche che non sono state mai fatte, la strada a quattro corsie, vorremmo sapere dove sono finiti tanti soldi e tanti impegni", ripetono in questo corteo lento come una processione. E mesto come un funerale. Rientra alle tre del pomeriggio, la strada di Montagna Spaccata è chiusa al traffico. Vigila Rita Oriunto, "comitato ambiente flegreo". è di Pianura. "Sono stata malata di cancro ed ho visto morire parenti, amici. Mia cognata colpita ai polmoni, un mese fa, e non fumava. Fegato, reni, pancreas, quante disgrazie. Per la mia generazione la discarica è stata una condanna". Giura lei, donna senza un filo di trucco ma piena di coraggio: "Non passeranno. Sono qui per difendere la vita dei miei tre figli. Loro devono respirare ancora aria pulita". Rita Oriunto, la faccia del dolore.

 

 

 

 

E an corre a villa rosebery "sciogli comune e regione" (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 03-01-2008)

Pagina III - Napoli L'EMERGENZA LA MANIFESTAZIONE Gigantografie dell'immondizia e striscioni esibiti davanti alla residenza presidenziale E An corre a Villa Rosebery "Sciogli Comune e Regione" l'intervento Bassolino viola ogni tutela della salute e dell'ambiente: il Quirinale ora deve intervenire il sit-in Cinquanta militanti guidati da Bobbio hanno consegnato un dossier per il Capo dello Stato Hanno portato il problema rifiuti alle porte di Villa Rosebery. Non sacchetti di spazzatura, ma enormi immagini dei cumuli che invadono le strade e delle discariche che appestano aria, acqua e terreno. Gigantografie sui siti di stoccaggio dei rifiuti e sulle ecoballe che non si sa più dove stipare. Fotografie accompagnate da uno striscione con la scritta "Dopo il cenone sciogli Comune e Regione". La protesta, portata dinanzi alla residenza napoletana del presidente Giorgio Napolitano, è stata inscenata da circa cinquanta militanti di Alleanza Nazionale. Ed è al presidente che questi hanno chiesto di sciogliere gli enti locali responsabili di non aver trovato una soluzione alla questione rifiuti. All'inizio del sit in, alle porte della villa di Posillipo, c'erano solo i ragazzi di "Azione giovani"; ma più tardi a loro si è unito il presidente provinciale di An Luigi Bobbio. Che ha anche chiesto, allo staff del presidente, che una delegazione di manifestanti fosse ricevuta da Napolitano. "Vogliamo chiedergli di sciogliere con proprio decreto, a norma dell'articolo 126 della Costituzione, la Regione ed il Comune. A Napoli c'è una emergenza costituzionale per il disastro della gestione dei rifiuti. La città è disperata, ed il presidente deve intervenire". Non potendo parlargli direttamente, Bobbio ha poi deciso di consegnare ai funzionari del Quirinale un dossier: 50 pagine - in buona parte documentate con stralci della relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti - che mettono in risalto soprattutto la questione dei rifiuti tossici nelle discariche della Campania. Molto spazio, nel documento, è dato anche alle invivibili condizioni in cui versano alcuni quartieri di Napoli e i comuni che soffocano sotto tonnellate di rifiuti. Un dossier arricchito con immagini, quelle, in particolare, che raccontano gli ultimi giorni del sito di stoccaggio di Taverna del Re, con le sue ecoballe. Un sit in pacifico, quello di An, eppure ha messo i bastoni tra le ruote al programma del presidente in visita privata: Napolitano doveva partire per Capri, ma ha rinviato la partenza fino a quando i manifestanti hanno sgombrato il passaggio dinanzi a Villa Rosebery. L'intervento di Napolitano è chiesto a gran voce anche da Maurizio Gasparri, dell'esecutivo nazionale di An. "è sacrosanta la pacifica e propositiva iniziativa dei giovani di An, che hanno invitato il Presidente della Repubblica a promuovere lo scioglimento del Consiglio regionale campano e del Comune di Napoli per mandare a casa Bassolino e Iervolino". "Siamo di fronte a un'emergenza democratica: Bassolino - sostiene Gasparri - viola da anni i principi costituzionali posti a tutela della salute e dell'ambiente; dunque è arrivato il momento dell'intervento del Quirinale". Stessa richiesta da parte del coordinatore regionale di An, Mario Landolfi. Che aggiunge: "Non vi è dubbio che la civile e ferma denuncia dei giovani di An, per quanto di parte, interpreti e incarni l'identico sentimento d'indignazione e l'identica volontà di riscatto dei cittadini e dei contribuenti campani, opportunamente evidenziati nel messaggio presidenziale di fine anno". (bianca de fazio).

 

 

 

 

Le soluzioni? La riapertura delle discariche e un comitato di salute pubblica Sodano, presidente commissione Ambiente del Senato: Abbiamo sei milioni di tonnellate di ecoballe che (sezione: Monnezze)

( da "Unita, L'" del 03-01-2008)

Stai consultando l'edizione del "Le soluzioni? La riapertura delle discariche e un comitato di salute pubblica" Sodano, presidente commissione Ambiente del Senato: "Abbiamo sei milioni di tonnellate di ecoballe che non sappiamo come smaltire. Gli impianti del piano rifiuti non ci sono" di Eduardo Di Blasi / Roma TOMMASO SODANO, presidente della commissione Ambiente del Senato, agronomo e residente a Pomigliano D'Arco (Na), ritiene che per superare l'emergen- za rifiuti in Campania ci siano due cose da fare: riaprire le discariche e creare un Comitato di salute pubblica che coinvolga governo, commissioni parlamentari, Regione e province e prenda il posto del Commissariato che da 14 anni gestisce la situazione campana. Un commissariato, nato nel febbraio del '92 per evitare che la camorra gestisse le discariche, e finito a fronteggiare un'emergenza senza fine, iniziata, a suo parere, nella primavera del 2001". A causa di cosa? "Alla decisione di chiudere le discariche con un piano che, oltre ad avere come unico sbocco l'incenerimento dei rifiuti, non aveva ancora un solo impianto costruito. Il disastro di questi giorni nasce dall'idea folle che, si potessero ammonticchiare le ecoballe, che altro non sono che rifiuti imballati". Ma perché si stanno conservando ecoballe? "Il problema nasce con l'ordinanza del 2001 che autorizzò l'aggiudicatario della gara, la Fibe Impregilo, a poterle stoccare. Nel bando di gara c'era scritto che chi si aggiudicava la gara, ovemai non ci fosse stata coincidenza tra l'entrata in funzione dei nuovi impianti e la chiusura delle discariche, doveva prendersi in carico lo smaltimento dei rifiuti. Nel 2001 viene fatto un regalo notevole a Fibe: vista l'emergenza si autorizza la Fibe a stoccare ecoballe in Campania, senza smaltirle". Ma perché? "Credo fosse la dote che Impregilo dava alle banche per avere finanziamenti. Su ognuna di quelle esisteva il contributo "Cip 6", per la produzione di energia da fonti assimilate. Ma ricchezza per Fibe era disastro per i territori. Ogni mese noi ricopriamo di balle 40mila metri quadrati di terreni. A Taverna del Re oggi abbiamo 6 milioni di tonnellate di rifiuti stoccati in ecoballe". Taverna del Re è stata chiusa. Ma le ecoballe che stanno lì che fine faranno? "Quelle dovranno essere rilavorate, oppure inertizzate e messe in discarica. Non possono essere bruciate...". Perché sono immondizia impacchettata... "Solo per spostarle occorrerebbe qualcosa come una lunga fila di camion da Napoli a Stoccolma". L'impressione è che i rifiuti campani non siano "trasformati" ma solo portati in giro e accatastati... "Oggi il vero business è il trasporto. Piuttosto, io dico, mettiamoli in discariche a norma". Manca anche la differenziata... "Un'azienda modello che lavora le plastiche nel casertano rischia di chiudere perché non ha le plastiche da riciclare. Il problema è che un giro di interessi forti vuole tenere il meccanismo così com'è. Quando ci sono le emergenze c'è bisogno di mezzi, perché per togliere i rifiuti a cumuli non bastano i netturbini con le mani. E allora ecco gli appalti esterni". Oggi si guarda di nuovo alle discariche chiuse... "Attrezzare un'area a discarica richiede lavori e soldi. La discarica di Lo Uttaro a Caserta è costata 5 milioni di euro, quella di Villaricca 9. D'altronde il problema era nel piano rifiuti: se tu più produci rifiuti e più guadagni è evidente che non hai nessun interesse a fare la differenziata". Il privato no, ma il pubblico dovrebbe averne... "Sarà l'indagine della magistratura a fare chiarezza, ma la mia idea, che poi è stata la denuncia che ho presentato nel 2002, è che c'era una connivenza dentro la struttura commissariale con Fibe". Per rendere esecutivo il piano rifiuti cosa manca? "I Cdr devono essere tutti ristrutturati perché nessuno è a norma. Poi non è vero che manca solo l'inceneritore. Non ci sono nemmeno i siti del compostaggio". Chi doveva farli? "Sempre la società che ha vinto la gara".

 

 

 

 

Rischi reali, ma da 14 anni siamo commissariati (sezione: Monnezze)

( da "Unita, L'" del 03-01-2008)

Stai consultando l'edizione del ROSA RUSSO IERVOLINO "Il monito europeo è preoccupante, ma è al commissario del governo che bisogna chiedere cosa fare..." "Rischi reali, ma da 14 anni siamo commissariati" di Simone Collini / Roma La notte di San Silvestro non ha partecipato alla festa organizzata a piazza del Plebiscito per evitare il rischio di alimentare una tensione che, a causa dell'emergenza rifiuti, tra i cittadini di Napoli è già decisamente alta. Una scelta che è costata "grande sacrificio" al sindaco Rosa Russo Iervolino: "Mi è dispiaciuto non esserci", non nasconde. Ma la cosa che più le crea amarezza è il "non avere nessun potere per sanare questa situazione, che non è di oggi ma che va avanti da tanti, troppi anni". Eppure, sindaco Iervolino, ad accusare lei e Bassolino ci sono leghisti come Calderoli ma anche forze del centrosinistra come l'Italia dei valori. "Sono stufa di questa canzone e sono al limite della querela. Da quattordici anni Napoli e la Campania sono commissariate dal governo. Porto il peso di una situazione che non ho contribuito a creare e che non ho i poteri per sanare. Tanto per essere chiari, il commissario del governo si chiama Cimmino, prima si chiamava Pansa, poi Bertolaso, Catenacci e su e su. È stato ed è loro l'onere di trovare soluzioni. Io ho solo il potere di raccogliere l'immondizia, ma giorno per giorno mi dicono se la posso scaricare, quanta e dove". Cosa ne pensa della proposta di istituire un comitato di salute pubblica che coinvolga governo, commissioni parlamentari, Regione e province? "Che già la situazione è complicata così com'è, si immagini se facciamo uno zibaldone di una decina di persone, tutte con compiti diversi. Insomma non si andrebbe da nessuna parte". La soluzione allora quale può essere, secondo lei? "Il governo ora ha preso una decisione che ritengo giusta con il decreto del primo dicembre: prima c'era un solo commissario, che era il prefetto Pansa, adesso si prevede un commissario per la gestione quotidiana, che è il prefetto Cimmino, e un commissario liquidatore, che deve essere ancora nominato, per dipanare tutte le situazioni economiche pregresse. La previsione è che gradualmente il prefetto Cimmino ridia i poteri ordinari agli enti locali, cioè alla Provincia e al Comune". Un'operazione che comunque può dare frutti nel medio e lungo termine, ma nell'immediato che si può fare, anche pensando al monito che l'Ue ha rivolto all'Italia? "Il monito non può che preoccupare, anche perché è il secondo dopo quello di quest'estate. Ma è al commissario del governo che va chiesto cosa si può fare. Vorrei saperlo anch'io". Un suggerimento che darebbe? "Il prefetto deve trovare le aree dove scaricare e deve avere il coraggio di andare ad operare non sulla pelle di chi ha già dato, ma rivolgendosi ai territori in grado di accogliere rifiuti". Perché dice questo? "Deve nascere una solidarietà territoriale reale. Come dico che il governo ha preso una linea giusta in questo momento, con la stessa sincerità dico che precedentemente ha sbagliato". Perché, cosa ha fatto? "Ha provincializzato il problema: ogni provincia si arrangi da sola. Ma la provincia di Napoli, che ha milioni di abitanti e poco terreno, o butta la spazzatura in mare o non sa come fare. Altre province, come Avellino o Benevento, hanno pochi abitanti e tanto terreno. Quindi la solidarietà deve essere non solo all'interno delle province ma anche fra le province. È vero che tutti devono fare i sacrifici, ma che siano fattibili rispetto la situazione reale. E non si può trattare l'area urbana di Napoli, con tre milioni e mezzo di abitanti, come si tratta il centro di Avellino che ne ha settantamila".

 

 

 

 

COLLINE (sezione: Monnezze)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 03-01-2008)

Corriere del Mezzogiorno - CASERTA - sezione: 1PAGINA - data: 2008-01-03 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE COLLINE DEL DISONORE di ANTONIO FIORE T redici anni dopo, il tragicomico gioco dell'oca dei rifiuti torna al punto di partenza: Pianura, la discarica della vergogna chiusa nel '95 a dimostrazione che a Napoli s'era voltato pagina, che la camorra avrebbe smesso di lucrare sulla monnezza, che la salute dei cittadini e le ragioni della civiltà erano tornate al primo posto nell'agenda delle istituzioni. Pianura stessa, nei discorsi di allora, era destinata a diventare un ridente quartiere modello, anzi un'opulenta mecca del turismo vipposo, con campi da golf a 9, a 18, a quante più buche la fantasia degli amministratori era in grado di scavare. Fantasie scellerate: erano tutte balle. Anzi, ecoballe. Tredici anni più tardi riapre la discarica, evidentemente non più della vergogna. Nel frattempo, però, non solo anni, ma anche centinaia di miliardi sono passati sotto gli occhi della cittadinanza, che nel suo tollerante ottimismo ha a lungo creduto che quegli stanziamenti immani di denaro pubblico sarebbero serviti a lenire una malattia senza eguali in Europa, ma che ormai è vista con un misto di stupore e di orrore anche in paesi con standard inferiori a quelli dell'Occidente. Invece, i miliardi sono stati ingoiati con una voracità misurabile sulla crescente altezza delle colline del disonore che ornano ogni angolo della regione mentre sindaci, governatori, prefetti, commissari si alternavano in un eterno balletto di (ir)responsabilità; senza che alcun beneficio si riverberasse sulla collettività. Ma, dato che c'è un limite anche alla tolleranza di cittadini considerati alla stregua di servi della gleba cui nessuno deve mai dar conto, ecco che gli stessi vertici istituzionali, fino a ier l'altro ben felici di far la ruota in pubblico a ogni occasione comandata, ecco che stavolta hanno disertato la festa. Il governatore Bassolino, il sindaco Iervolino, il presidente della Provincia Di Palma sembravano, nella notte di San Silvestro, i protagonisti di "Chi l'ha visto?": e il motivo della diserzione è stato ben spiegato dalla stessa Iervolino, quando ha detto che la presenza in piazza sua e di Bassolino sarebbe stata presa alla stregua di una provocazione. Per la prima volta, i leader locali hanno paura. Ma, soprattutto, riconoscono di essere loro stessi parte del problema, ammettendo che la semplice apparizione su un palco cittadino costituisce motivo di imbarazzo e di turbamento della comunità. Dopo anni di termovalorizzatori annunciati, di siti fantasma mai individuati, di decreti inapplicati, è come se gli autori o i complici dello scempio prendessero atto della perdita di credibilità: che non termina il 31 dicembre, ma suona come un'autocondanna politica definitiva. Del resto fino a quando chi ha sbagliato continuerà a occupare con protervia il proprio posto, o addirittura a godere di encomi e promozioni, tutti gli onesti propositi finiranno in discarica. E i particolarismi seguiteranno ad avere buon gioco, alimentati dalla sfiducia e dal disgusto.

 

 

 

 

Quel campo da golf a diciotto buche è rimasto un sogno (sezione: Monnezze)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 03-01-2008)

Corriere del Mezzogiorno - CASERTA - sezione: INPRIMOPIANO - data: 2008-01-03 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Le promesse Il progetto annunciato dal Comune nel '98 e finanziato dall'Ue per rilanciare l'area Quel campo da golf a diciotto buche è rimasto un sogno Sognavano di giocare a golf su quella collina, si ritroveranno invece i sacchetti della spazzatura. Perché dopo dodici anni riaprirà la discarica di Contrada Pisani, a Pianura. Nonostante il ripetere che "i sacrifici degli abitanti di quell'area sono stati già tanti", come hanno detto in questi anni a Palazzo San Giacomo. Ora però al Comune di Napoli sono stati travolti dall'emergenza e dalle decisioni invalicabili del Commissariato rifiuti: incombe infatti la riapertura della discarica di Contrada Pisani, mentre il campo da golf resta un sogno nel cassetto. Un sogno vecchio di 10 anni. Era il 28 luglio 1998 - giunta Bassolino - quando viene fuori il progetto per la realizzazione del campo da golf al posto della discarica nell'ex cratere Senga, a pochi passi dal parco degli Astroni, da realizzare in due anni. è qui che sarebbe dovuto sorgerà un complesso sportivo con tanto di campo da golf pubblico a 18 buche, "il più grande del Sud Italia", si disse. E poi ancora: aree attrezzate per insediamenti artigiani, reti viarie e fognarie, incentivi per le imprese, un palazzotto della sanità. Il programma operativo, chiamato "Napoli-Pianura" ed elaborato da palazzo San Giacomo, fu inserito nell'ambito dei progetti del Fondo europeo di sviluppo regionale. Il programma per il rilancio di Pianura si articolava in una serie di interventi a carattere triennale e prevedeva una spesa di circa 55 milioni di Ecu, il 49 per cento dei quali (27 milioni) a carico del Comune di Napoli e il 45 per cento in quota Fesr, e il rimanente 6 per cento da parte di Stato e privati investitori. D'impatto era anche la stima occupazionale formulata nel dossier: circa 1.440 posti di lavoro per il triennio di interventi e poco meno di mille di incremento stabile nel quartiere, frutto proprio delle nuove attività. Due le finalità dichiarate dal progetto: l'avvio di un processo di sviluppo socio-economico di uno dei quartieri più degradati della città; e la sperimentazione di un modello integrato di analisi, programmazione e intervento sul territorio. Undici, invece, gli obiettivi specifici: la creazione di nuove imprese artigiane e commerciali; l'incremento delle attività cooperative, soprattutto giovanili; la produzione di servizi alle persone; l'aumento dei servizi connessi alle attività di trasporto e di comunicazione; la creazione di servizi sanitari di base; la valorizzazione dei prodotti agricoli locali; il recupero di un'identità per il quartiere; la crescita dell'associazionismo; il miglioramento della vivibilità; il recupero della capacità programmatica e progettuale delle istituzioni comunale; e l'aumento dell'efficacia degli interventi a seguito delle sinergie. Dopo il via libero dell'Ue al Piano, il 25 giugno del 1999 la giunta comunale approva anche i progetti preliminari di gran parte delle opere previste dal Programma. E non solo. Perché il 3 febbraio del 2001, la giunta regionale approva due delibere per Pianura relative ad un parcheggio di interscambio per 220 posti auto ed un nuovo parco verde che si aggiungevano al campo da golf. Oggi, invece, la sindaca Iervolino è costretta a gettare le armi: "Sono contraria al trasporto dei rifiuti a Pianura, ma da 14 anni c'è un commissario e a lui compete l'onere di trovare le soluzioni", pur ricordando che "c'è un ordine del giorno votato da tutto il Consiglio comunale che stabilisce che a Pianura rifiuti non ne debbano più andare". Certezze che sembrano sbiadirsi col passare delle ore per la gente di un un quartiere che nel 2008, su quella collina, immaginava forse di andarci con mazze e palle da golf. Paolo Cuozzo.

 

 

 

 

Dal 1994 due miliardi sprecati Si potevano costruire 15 inceneritori (sezione: Monnezze)

( da "Corriere della Sera" del 03-01-2008)

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-01-03 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE I conti del commissariato Dal 1994 due miliardi sprecati Si potevano costruire 15 inceneritori SEGUE DALLA PRIMA Dal febbraio 1994, quando il dramma si è trasformato in "emergenza", quindi in un clamoroso affare economico, sono stati polverizzati 2 mila milioni: sarebbero bastati per farne non uno, ma 15, di inceneritori. Negli anni erano stati accumulati debiti per 557 milioni di euro. Dei soldi spesi per esportare i rifiuti in Germania dove vengono bruciati a nostre spese per produrre energia, poi, si è perso il conto. Si sa soltanto che Ecolog, divisione delle Fs che gestisce l'affare, avanza dal commissariato di governo qualcosa come 54 milioni di euro. L'export di spazzatura doveva durare qualche settimana: dura da sette anni. E ora si sta pensando di mandare ai tedeschi non 2 mila, ma più di 4 mila tonnellate al giorno. Cioè, il 60% di tutta la spazzatura della Campania per il modico prezzo di un milione di euro ogni 24 ore. Ebbene, i cittadini sono gli unici che hanno pagato per tutto questo. E i responsabili tecnici, i consulenti, i politici? Qualcuno ha perso il posto? Qualcuno ha dovuto rinunciare all'incarico? Una carriera politica, almeno una, è finita? Macché. Fra cassonetti incendiati, richieste di dimissioni e indagini giudiziarie, che coinvolgono dal presidente della Regione Antonio Bassolino fino all'ultimo presidente di consorzio di rifiuti, per esempio quello di Napoli 3 Mimmo Pinto (proprio lui, lo storico leader dei disoccupati organizzati di Napoli), si va avanti come se niente fosse. Candidamente, il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino ha inaugurato l'anno così: "Sull'emergenza il Comune di Napoli non ha alcuna responsabilità e nessuna competenza. Spetta al commissario di governo trovare le soluzioni ". La croce finisce allora sulle spalle di Umberto Cimmino, vice del prefetto di Napoli Alessandro Pansa, commissario prima di lui. Pansa aveva rilevato Guido Bertolaso, che a sua volta aveva sostituito Corrado Catenacci, voluto da Bassolino, già commissario per quasi quattro anni. Quattro anni: più di Andrea Losco. Più di Antonio Rastrelli alla presidenza della Regione. Più di Umberto Improta, il primo commissario dell'emergenza rifiuti. Il commissariamento fu deciso dal governo di Carlo Azeglio Ciampi, di cui era ministro dell'Interno Nicola Mancino, presidente del Senato e ora vicepresidente del Csm. Decisione confermata dal governo di Lamberto Dini, ministro dell'Interno Antonio Brancaccio. Poi da quello di Romano Prodi, ministro Gior\\ La Iervolino nel 2003: "Ci stiamo avviando verso la normalità". Il 21 maggio 2007: "Situazione tragica". E nove giorni dopo: "L'emergenza a Napoli è chiusa" L'export in Germania L'export della spazzatura verso la Germania doveva durare poche settimane Va avanti da sette anni.

 

 

 

 

Bassolino e Iervolino niente festa in piazza <Erano già pronte le contestazioni> (sezione: Monnezze)

( da "Corriere della Sera" del 03-01-2008)

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-01-03 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Il caso Bassolino e Iervolino niente festa in piazza "Erano già pronte le contestazioni" MILANO - Tredici anni e sempre lo stesso copione: la festa in piazza del Plebiscito, il conto alla rovescia, il concerto... E sul palco sempre la stessa foto di gruppo: Antonio Bassolino, Rosa Russo Iervolino e Dino Di Palma che festeggiano, con centomila e più napoletani, lo scoccare dell'ultima mezzanotte. Ma il Capodanno del 2008, in una Napoli sommersa dall'immondizia, regala un'altra istantanea: senza più governatore, sindaco e presidente di Provincia. La "sacra triade" del centrosinistra vesuviano è scomparsa dall'immagine. Per timore di contestazioni, dicono i rivali. Per senso di responsabilità, ribattono gli amici. Una cosa, comunque, è certa: l'ennesima ondata dell'emergenza rifiuti ha trascinato sul bagnasciuga i resti di una stagione politica che aveva acceso barlumi di speranza dopo un lungo periodo di buio. E che ora, a torto o a ragione, sembra giunta al capolinea. "Rimanere in disparte è stato un atto di responsabilità verso la città - replica Bassolino -. Nei giorni scorsi, frange dell'opposizione avevano annunciato l'intenzione di trasformare una notte di allegria e spensieratezza in una becera manifestazione di protesta: se fossimo andati in piazza, avremmo prestato il fianco alla volgare strumentalizzazione politica di quella che, per tantissimi napoletani, è la festa di Capodanno con la "f" maiuscola. Per colpa d'una decina di provocatori avremmo rischiato di rovinare la serata a migliaia e migliaia di persone: ne valeva la pena? Credo proprio di no. In un momento così drammatico, Napoli non ha certo bisogno di vedere la sua immagine offuscata anche dalle bravate di qualche estremista". Ma è difficile non pensare che l'emergenza rifiuti abbia scavato un solco profondo tra i napoletani e la politica. Gli indizi sono evidenti, al punto che perfino Rosa Russo Iervolino è costretta ad ammetterne l'esistenza. "La distanza è senza dubbio cresciuta, anche se le istituzioni locali possono fare ben poco per risolvere il problema della spazzatura - spiega il sindaco -. Purtroppo la gente conosce Bassolino, Di Palma e me. E con noi se la prende. Adesso, però, sono stufa. Sul fronte dell'immondizia, il Comune di Napoli è commissariato da 14 anni: per quale motivo io, da sindaco, devo rispondere di una situazione sulla quale non ho alcun potere? E lo stesso vale per Bassolino, che è stato solo uno dei tanti commissari straordinari che si sono alternati in questo lasso di tempo: lui è colpevole e gli altri sono innocenti come angioletti? Ma basta... ". Allora perché non siete andati come ogni anno a brindare in piazza del Plebiscito? "è stata una decisione sofferta, ma alla fine ritengo che sia stata la cosa più saggia. E poi, mica siamo fuggiti all'estero... Abbiamo soltanto evitato che la festa di Capodanno si trasformasse in una ribalta per misere faide politiche. Ventiquattr'ore dopo, ho partecipato alla manifestazione per la pace: abbiamo attraversato le strade del centro e sono stata applaudita più volte, alla faccia di chi specula sulle tragedie". Nel centrosinistra, però, non tutti sono sintonizzati su questa frequenza. "Le parole del sindaco sono inquietanti - afferma Antonio Fantini, segretario regionale dell'Udeur -. La situazione è drammatica e non possiamo mettere la testa sotto la sabbia: disertare la festa di Capodanno è stato un gravissimo errore. I napoletani sono stanchi di vivere tra i rifiuti: sarebbero necessarie risposte forti e invece si vive nel timore che un magistrato sia sempre in agguato. La fuga è un segnale di resa: soltanto mostrando coraggio potremo chiudere questa pagina vergognosa ". Enzo d'Errico.

 

 

 

 

SERVE CORAGGIO PER TROPPO TEMPO NON SI è AGITO (sezione: Monnezze)

( da "Mattino, Il (Caserta)" del 03-01-2008)

PARLA NICOLAIS "Serve coraggio per troppo tempo non si è agito" "È il momento delle decisioni, anche se impopolari". Il ministro Nicolais, da Capri dove ha accolto il Capo dello Stato, interviene dopo le nuove misure annunciate dalla Ue per l'emergenza rifiuti in Campania e in una intervista al Mattino dichiara: "Avanti tutta con i siti di stoccaggio, con la riapertura delle discariche, anche se le scelte possono apparire impopolari". Un messaggio rivolto al sindaco Iervolino e al governatore Bassolino. E alla domanda se va riaperta la discarica di Pianura risponde: "Il sacrificio di qualcuno serve a tutti". L'INVIATO P. RUSSO A PAGINA 3.

 

 

 

 

La Repubblica dei SOPRANOs (sezione: Monnezze)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 03-01-2008)

PRIMO PIANO MAFIA / ROBERTO SAVIANO La Repubblica dei SOPRANOs DI ROBERTO SAVIANO è la fiction più amata nel mondo ma l'Italia l'ignora. Perché demolisce il mito dei boss, mostrando la mafiosità della vita e del potere. Mentre da noi si preferisce ammirare padrini forti e arcaici E lei il signor Roberto Soprano? Credo di non aver capito e così non rispondo sperando mi riformulino la domanda. "Roberto Soprano noh?". Credo sia uno scherzo ma ho di fronte una lettrice tedesca, sono al festival della letteratura di Berlino, tutto mi aspetto fuorché battute. E non è una battuta, aveva confuso il mio cognome con quello di Tony Soprano, il boss italo-americano della serie televisiva più famosa del mondo, 'I Sopranos' appunto. "Saviano, non Soprano", e non sarà l'unica volta in cui all'estero mi troverò nella necessità di precisare. "Il suono è uguale...", mi si risponde. I Soprano in Europa, soprattutto nell'Europa del nord sono una sorta di mito, hanno battuto i Robinson, Arnold, i Puffi. Sono la serie televisiva più vista della storia e sono, per chi non si fosse mai imbattuto nelle loro storie, una famiglia mafiosa di origini campane, stranamente proveniente dall'Irpinia. Una famiglia normale, che vive nel New Jersey, non più le baracche verticali del Bronx italiano, ma le villette a schiera della nuova borghesia delle seconde e terze generazioni di immigrati. E le loro sono storie di clan, di affari e di morte, di donne, tradimenti, droga, estorsioni. E di viaggi. E di Italia, un'Italia che agli italiani non piace sia raccontata così, spietata e balorda, perennemente procreatrice della genialità criminale del mondo. La fiction prodotta dalla Hbo è diversa dalle altre, per la qualità degli attori. Per l'incredibile capacità di riprendere le caratteristiche dei protagonisti, una sorta di continuo reportage antropologico. Le battute dei personaggi poi sono leggendarie, come quando il vecchio padrino della famiglia si scopre pratichi cunnilingus alla sua amante, cosa assolutamente vietata a chiunque passi per qualsiasi grado di affiliazione. Tabù indiscusso per qualsiasi boss della mafia italiana da New York a Casal di Principe. E Tony Soprano dice appena si avvicina al vecchio zio: "uhi, sento odore di sushi...". 'I Sopranos' hanno avuto un'enorme successo in Germania, Olanda, Svezia, Finlandia; quasi ovunque tranne che in Italia. In Italia sono finiti sul satellite e poi lasciati quasi a metà. Non hanno incuriosito, non sono sembrati parte del racconto della realtà. Ma l'aspetto più importante, forse quello che non è stato capito e apprezzato da noi, è che 'I Sopranos' hanno rivoluzionato radicalmente l'immaginario e il modo di raccontare delle mafia. James Gandolfini non interpreta più il boss carismatico alla Brando o Al Pacino del Padrino e nemmeno quelli violentissimi ma sempre duri di Goodfellas, Casinò o altri film di Scorsese. Tony Soprano è un personaggio problematico, oppresso da incubi - ed è la prima volta che si pensa di raccontare i sogni di un boss di Cosa nostra - che addirittura cerca l'aiuto di uno strizzacervelli, figura che appartiene alla tradizione narrativa ebraica e non certo a quella mafiosa. 'I Sopranos' sono il mito della mafia ribaltato, destrutturato e rimesso assieme secondo regole nuove: e come oggi accade spesso, soprattutto per le produzioni statunitensi, la televisione diventa il mezzo più innovativo sia nei contenuti che nelle caratteristiche formali, rispetto al cinema. Perché dire che 'I Sopranos' sono la versione bassa, comica, della grande epica tragica mafiosa, che sarebbero come Aristofane rispetto a Sofocle, centra un punto nodale, ma pare riduttivo. Forse le comunità italo-americane degli Stati Uniti non si sentirebbero così insultate e vilipese dalla famiglia di James Gandolfini, se veramente 'I Sopranos' non fossero altro che un simpatico - ma per loro antipatico - sfottò. L'immaginario de 'Il Padrino' inchioda gli italo-americani alla mafia, ma al tempo stesso la rende epica e grandiosa, la tinge in una luce di violenza, ma anche di gloria. E quindi la reazione è ambigua. Solo 'I Sopranos' entrano nella narrazione per smitizzare - a partire dall'ambientazione nella suburbia del New Jersey che prende il posto di New York, Chicago, Los Angeles o Las Vegas - e invece a modo loro creare un nuovo mito. La famiglia criminale della porta accanto, ossia gente come me e te, che litiga, ha problemi con i figli, e soprattutto lavora sodo; solo che lo fa aggiungendo al telefonino e al computer l'uso del fucile. 'I Sopranos' sono divenuti una sorta di specchio per l'America e non solo. Una sorta di 'noi', uno di quei fenomeni artistici plurali. 'I Sopranos' come noi perché noi siamo disposti a rispecchiarci nei Soprano. La mafia come norma, come qualcosa a portata di mano: la mafia che siamo noi, noi tutti quanti. Ed è questo che irrita le comunità italoamericane e forse è anche la ragione perché 'I Sopranos' non sono mai piaciuti tanto qui da noi. A noi andavano bene un tempo 'La Piovra', ora 'La Squadra' e il 'Commissario Montalbano'. Persino una fiction su Totò Riina. Ma offrirci i mafiosi come specchio tragico-comico di noi stessi, questo no. Certo è più facile divertirsi con Tony Soprano ad Helsinki che a Platì, a Casapesenna o a Corleone: dove di mafia si muore tutti i giorni, dove il potere dei clan regna sovrano è difficile vederli con autoironia. Eppure c'è qualcosa di ambivalente in questo rifiuto, perché la narrazione drammatica, solo drammatica, persino nei più scontati e dozzinali prodotti seriali nostrani, conserva alla mafia il suo alone di mito e di potere assoluto. Per noi - da Bolzano a Canicattì - i mafiosi devono continuare ad essere molto arcaici, forti, soprattutto cattivi, solo cattivi. Non vanno dallo psicanalista. Non vengono mollati dalla fidanzata. Non sono - Dio ce ne scampi - gay, non hanno la figlia di sinistra che si fidanza con un 'cioccolattino' come lo definisce Tony Soprano. Ovviamente anche 'I Sopranos' vendono quel che abbiamo di più richiesto, invidiato e imitato in Italia oltre alla moda: la mafia. Ma rigirano l'immaginario mafioso come un guanto. E senza intaccare l'immaginario di mafia, vero e proprio strumento di propaganda planetaria non solo per quella italiana o di origine italiana, non sarà possibile intaccare una parte del suo potere. E che loro trattino soprattutto del potere e soltanto in un secondo livello della mafia è dimostrato dalla bizzarra scelta di Hillary Clinton di girare uno spot in cui lei impersona la moglie di Tony Soprano e Bill Clinton, Tony Soprano stesso. Ricalcano l'ultima enigmatica puntata della serie, quella vista da milioni e milioni di cittadini statunitensi che fa quasi presagire un possibile attentato ai danni dell'intero nucleo familiare. Ebbene Hillary lascia, con la solita ironia salvatutto degli americani, intuire che lei è come Carmela, la moglie di Tony che più di ogni altra cosa ama la famiglia e gli interessi della famiglia. Solo che nel caso della candidata alla Casa Bianca la famiglia sarebbe l'intero popolo americano. La forza ovviamente epica americana ha permesso a questa fiction di raccontare meglio di qualsiasi altra forma la trasformazione di una sensibilità, cosa che Hillary Clinton ha capito e ha saputo giocare a proprio vantaggio. Chissà se Antonio Bassolino e Rosa Russo Iervolino, attentissimi circa l'immagine di Napoli, hanno mai visto la puntata dei Soprano su Napoli. Dovrebbero farlo anche con solerzia. Una puntata andata in onda molto tempo fa e che per milioni di americani è stata una della più viste e amate. I Soprano, che sono appunto molto più vicini a Napoli che a Palermo, che fanno gli affari classici della camorra, cemento, rifiuti, riciclaggio di auto rubate, estorsioni arrivano a Napoli per business e per alleanze con le famiglie camorristiche. E a Napoli i killer italoamericani si sentono minuscoli, loro che vengono dalla periferia di New York finalmente giunti al centro del crimine mondiale. Così sembra emergere dalla puntata, intitolata proprio 'Viaggio a Napoli'. E i Soprano sono in totale soggezione dei camorristi napoletani, sono completamente sconcertati dalla facilità con cui si spara e si uccide. Dinanzi ad un bambino che viene picchiato da un boss, Tony Soprano resta sconvolto. Ma qualcuno gli risponde "non vi preoccupate questa è l'università di Napoli". E così tra mangiate di pesce, e una bellezza di luce e mare che i boss venuti dall'America non finiscono per definire "incredibile", Napoli diviene negli occhi dei Soprano la cupola del potere. Attraverso la fiction si arriva al racconto di una realtà che in Italia per troppi anni si è sottovalutata e scacciata sotto il tappeto della bellezza come presenza eterna e consolante. Ma i Soprano sono veri americani: l'antica bellezza del luogo li affascina, ma non li inganna. A un certo punto si presenta a fare a affari con Tony Soprano una donna di camorra. E lui, sempre pronto alla gaffe, non si trattiene dal commentare: "Da noi una donna non sarebbe mai un boss". Nel mondo de 'I Sopranos' ci sono i gay, lo psicoanalista, un possibile genero di colore. Ma quando si tratta della gestione del potere, del potere vero, Napoli, da vera capitale del business, rimane avanti. Le fiction riescono a volte più di altri strumenti a raccontare il mondo e far identificare Hillary Clinton nelle dinamiche di una famiglia che viene dai dintorni di Ariano Irpino e chiede a Napoli e ai suoi boss di salvare la mafia italiana in crisi negli Usa. Una fiction prima della politica, dei media, dell'inchiostro dei aggi. n.

 

 

 

 

BASTA VETI, è L'ORA DELLE SCELTE IMPOPOLARI (sezione: Monnezze)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 03-01-2008)