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Documento d’interesse   Inserito il 18-4-2007


 

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Da Il Sole 24 Ore 16-4-2007 Assenteismo, la classifica dei «malati» Comune per Comune. di Gianni Trovati

 

 

Il Sole 24 Ore 17-4-2007

Province, scrivanie vuote un giorno su cinque

di Gianni Trovati

 

 

Doppia classifica (su un anno lavorativo)

 

 

Le assenze nelle Province

I certificati medici

 

 

Alla Provincia di Treviso incontrare qualche scrivania vuota nel 2005 non deve essere stato difficile.Tra ferie,malattie e permessi retribuiti, in media i 621 dipendenti (510 a tempo pieno) dell'amministrazione hanno saltato un giorno lavorativo ogni quattro. Anche senza le ferie (che nella classifica a lato sono escluse,come i permessi non retribuiti) i dipendenti della Provincia veneta sono riusciti a totalizzare più di 35 giorni a testa fuori dall'ufficio.
Lontano dal lavoro
Ma quello di Treviso, che con Ferrara e Ascoli Piceno primeggia nella graduatoria delle assenze in Provincia, non è un casolimite. Come i loro colleghi nei Comuni capoluogo (si veda «Il Sole24 Ore»diieri e l'articolo in basso), i quasi 63mila dipendenti delle Province nel 2005 si sono concessi un discreto bagaglio di pause. Venti giorni a testa, che con le ferie (29,2 giorni fruiti in media)e i permessi non retribuiti (1,8 giorni a testa) sono riusciti a tenerli lontani dalla scrivania una giornata lavorativa ogni cinque. In media, ovviamente, perché l'analisi di molti casi dimostra che questi numeri sono il frutto della spiccata tendenza all'assenteismo concentrata solo in una parte del personale.
Assenze «certificate»
Come per i Comuni, però,anche nel caso delle Province le medie di comparto non sono sufficienti per chiarire davvero che cosa succede (o non succede) negli uffici.A spiegare il primato trevigiano sono soprattutto i permessi retribuiti, che hanno tenuto lontano dall'ufficio i dipendenti per una media di 26 giorni a testa. Ma se i permessi retribuiti hanno molte spiegazioni, in Calabria la Provincia di Reggio totalizza 26 giorni di malattia all'anno per ogni dipendente e infrange così il record realizzato dal Comune di Vibo Valentia (dove i dipendenti hanno impiegato "solo" 25 giorni a testa per guarire dalle loro patologie e tornare al lavoro). Anche ad Ascoli Piceno influenze e lombosciatalgie hanno colpito duro, costringendo a letto gli impiegati provinciali quasi 24 giorni a testa, e pure Messina e Viterbo hanno visto 20 giorni lavorativi per dipendente andarsene accompagnati dal certificato medico.
Questo, almeno, stando ai dati ufficiali, che in qualche caso riflettono situazioni molto lontane dalla media. Come nella Provincia di Cremona, dove il personale gode di una salute di ferro e mostra un attaccamento al lavoro senza pari in Italia: nel corso del 2005, i medici cremonesi hanno certificato in tutto 189 giornate di malattia, meno di mezza giornata per lavoratore. Ancora più rare sono state le richieste di permessi retribuiti. Nemmeno al Comune di Siracusa ( 1,3 giorni di malattia per lavoratore) erano riusciti a ottenere un risultato così.
Qualità e controlli
Ma al di là degli interrogativi su qualche numero,è da qui che occorre partire nell'analisi di quei «dati puntuali e certificati» invocati ieri anche dal segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani per «verificare lo stato di salute della Pubblica amministrazione». E per introdurre quei «sistemi di valutazione e misurazione e criteri di accertamento dell'apporto individuale alla produttività» richiamati dal Memorandum sul pubblico impiego come strumento essenziale per innovare la Pa. Una lotta, quella contro i premi a pioggia in sede decentrata per spuntare miglioramenti generalizzati in busta paga,già avviata con il contratto nazionale di Regioni ed enti locali del 22 gennaio 2004, e proseguita con le ultime due Finanziarie. Ma senza successo se, come certifica la Ragioneria generale dello Stato, fra 2003 e 2005 le progressioni orizzontali (passaggi di qualifica all'interno di una categoria)e verticali (passaggi di categoria) sono state 501.737, e hanno "premiato" l'85% degli addetti. Con una generosità superata solo dalle Forze armate, che nel triennio hanno promosso l'88,3% del personale (ma la media del pubblico impiego è del 35%).
Per frenare questa tendenza, nel 2004 il contratto ha stabilito che le progressioni orizzontali vanno finanziate esclusivamente con la parte stabile del fondo per le risorse decentrate. Ma il freno non ha funzionato: nel 2005 le progressioni sono aumentate del 30,6% rispetto all'anno prima e il fondo è stato in molti casi prosciugato. Più dura la barriera dettata da Consiglio di Stato e Corte dei conti alle progressioni verticali, che da fine 2005 vanno considerate come nuove assunzioni e rientrano quindi nei vincoli dettati dalle Finanziarie. Anche in questo caso, però, l'abolizione progressiva delle sanzioni per chi sfora nonè stata propriamente un'iniezione di rigore.