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ARCHIVIO DOSSIER RAI-MEDIASET: Miserabilia.

DAL 29 NOVEMBRE AL 12 DICEMBRE 2007

 

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Documenti correlati

 

 

 

INDICE

 

 

 

La Repubblica 12-12-2007 Televisione e mercato dei senatori Berlusconi indagato per corruzione

di GIUSEPPE D'AVANZO

Articoli del 10 e 11 dicembre 2007

Articoli del 9 dicembre 2007

Articoli del 7 e 8 dicembre 2007

Articoli del 6 dicembre 2007

Articoli del 5 dicembre 2007

Articoli del 4 dicembre 2007

Articoli del 3 dicembre 2007

Articoli del 2 dicembre 2007

Articoli del 1° dicembre 2007

Articoli del 30 novembre 2007

Articoli del 29 novembre 2007

ARCHIVIO DEL DOSSIER

 


La Repubblica 12-12-2007

Televisione e mercato dei senatori
Berlusconi indagato per corruzione

di GIUSEPPE D'AVANZO

 

L'inchiesta di Napoli su sospette tangenti agli amministratori Rai Randazzo racconta: mi è stato offerto di fare il vice ministro

SILVIO Berlusconi è indagato dalla procura di Napoli per la corruzione di Agostino Saccà, presidente di RaiFiction e - seconda ipotesi di reato - per istigazione alla corruzione del senatore Nino Randazzo e di altri senatori della Repubblica, "in altri episodi non ancora identificati". Una storia che corre - circostanza davvero inconsueta per il Cavaliere - sul filo di un telefono (intercettato) dell'alto dirigente del servizio pubblico e trova una sua concreta evidenza nel racconto del senatore eletto dagli italiani di Australia. E' una storia che, al di là degli esiti giudiziari, ha un'evidente rilevanza politica e si può raccontare così. Come tutte le storie che si rispettino è avviata dal caso. I pubblici ministeri stanno ficcando il naso su un giro di iperfatturazioni che nasconde la costituzione all'estero di fondi neri.

La ricostruzione dei movimenti finanziari svela che il denaro ritorna - cash - in Italia attraverso la Svizzera. Per i personaggi coinvolti, per i loro contatti nel mondo della fiction e della Rai di viale Mazzini, il sospetto degli investigatori è che quelle somme possano essere o le tangenti destinate ad amministratori del servizio pubblico o "fette di torta" che i produttori televisivi si ritagliano, franco tasse. Al centro dell'attenzione finisce un piccolo produttore di cinema e tv, Giuseppe Proietti, che in passato ha lavorato alla Sacis (la società di produzione e commercializzazione della Rai).

Il suo rapporto con Agostino Saccà è costante e molto intenso. Interrogato dai pubblici ministeri, il presidente di RaiFiction nega di conoscere Proietti così bene. Mal gliene incoglie. Nel periodo delle indagini, Proietti si reca ottantotto volte in viale Mazzini e in quaranta di queste occasioni è in visita da Saccà che ignora di essere finito al centro di un'inchiesta molto invasiva che, come sempre accade in questi casi, ha il suo perno nell'ascolto telefonico. Nel diluvio di comunicazioni del presidente di RaiFiction saltano fuori, per dir così, delle attività che i pubblici ministeri giudicano non coerenti, non corrette, non legittime per un dirigente Rai. Agostino Saccà è molto insoddisfatto della sua collocazione in Rai. Si sente sottovalutato, forse umiliato. Avverte di essere guardato a vista - sì, controllato - dal direttore generale Claudio Cappon. Vuole andare via, lasciare "Mamma Rai" per "mettersi in proprio", creare nei pressi di Lametia Terme, nella sua Calabria, una "città della fiction"; collaborare al "progetto Pegasus", un'iniziativa che vuole consociare le capacità e la qualità dei piccoli produttori televisivi italiani per farne una realtà industriale in grado di competere sul mercato nazionale e internazionale.
Saccà parla molto delle sue idee e dei suoi progetti al telefono. Ne parla soprattutto con il consigliere d'amministrazione della Rai, in quota centro-destra, Giuliano Urbani. Con Urbani, Saccà conviene che in "Pegasus" bisogna far spazio a "un uomo di Berlusconi". Il presidente di RaiFiction ne va a parlare con il Cavaliere. Si incontrano spesso, a quanto pare. E' a questo punto dell'indagine che emerge l'intensa consuetudine dei rapporti tra Berlusconi e Saccà. Secondo fonti attendibili, soprattutto una decina di telefonate dirette tra il giugno e il novembre di quest'anno appaiono illuminanti (Berlusconi chiama e riceve da un cellulare in uso a un suo body-guard). Berlusconi e Saccà discutono della sentenza del Tar che ha bocciato l'allontanamento dal consiglio d'amministrazione della Rai, Angelo Maria Petroni.

Saccà sostiene che i consiglieri del centro-destra non sanno cogliere "le dinamiche positive". Spiega al Cavaliere come e con chi intervenire. Lo sollecita a darsi da fare per eliminare i contrasti che, in consiglio, dividono "i suoi consiglieri". Berlusconi appare a suo agio con il presidente di RaiFiction. Spesso dal "lei" cede alla tentazione di dargli del tu e tuttavia mai Saccà si smuove dal chiamarlo "Presidente". A volte il Cavaliere lo chiama confidenzialmente Agostino. Gli chiede conto del destino del film su Federico Barbarossa: "Sai, Bossi non fa che parlarmene...". Saccà lo rassicura: andrà presto in onda in prima serata. "E allora - dice Berlusconi - dillo alla soldatessa di Bossi in consiglio (Giovanna Clerici Bianchi) così la smette di starmi addosso". Il Cavaliere si fa avanti anche per risolvere qualche suo problema personale e politico. In una telefonata, quasi si confessa alla domanda di Saccà: come sta, presidente? "Socialmente - dice Berlusconi - mi sento come il Papa: tutti mi amano. Politicamente, mi sento uno zero... e dunque per sollevare il morale del Capo, mi devi fare un favore. Vedi se puoi aiutare...". Il Cavaliere fa quattro nomi di candidate attrici: Elena Russo, Evelina Manna, Antonella Troise, Camilla Ferranti (secondo un testimone, il produttore di Incantesimo Guido De Angelis, è la figliola di un medico molto vicino al Cavaliere). Sai, spiega Berlusconi a Saccà, non sono tutte affar mio perché "la Evelina Manni mi è stata segnalata da un senatore del centro-sinistra che mi può essere utile per far cadere il governo". Promette Berlusconi a Saccà: saprò ricompensarla quando lei sarà un libero imprenditore come mi auguro avvenga presto...


Agostino Saccà appare consapevole che la preoccupazione prioritaria del Cavaliere sia la "campagna acquisti" inaugurata al Senato per capovolgere l'esigua maggioranza che sostiene il governo di Romano Prodi. Fa quel che può, fa quel che deve nell'interesse del "Capo". In estate, incontra il senatore Pietro Fuda, un transfuga di Forza Italia, oggi nel Partito Democratico Meridionale di Agazio Loiero che sostiene il centro-sinistra. Dell'esito del colloquio, Saccà riferisce a Pietro Pilello, un commercialista calabrese con studio a Milano con molti incarichi in società pubbliche (Metropolitana Milanese, Finlombarda), presidente dei sindaci di Rai International dal 2003 al 2006, oggi ancora sindaco di Rai Way. Dice Saccà: "Fuda vuol far sapere al Capo che il suo cuore batte sempre a destra, anche se è costretto a stare oggi a sinistra e che comunque se gli dovessero toccare gli interessi e le cose sue, il Cavaliere deve starne certo: Fuda gli darà un aiuto in Parlamento". Saccà e Pilello affrontano di concerto (e ne discutono al telefono) l'abbordaggio del senatore Nino Randazzo. Il commercialista assume informazioni sullo stato economico dell'eletto per il centro-sinistra in Oceania. Ne riferisce a Berlusconi che lo convoca ad Arcore. Si può presumere che il commercialista riceva l'incarico di accompagnare Randazzo da Berlusconi.

Dopo qualche tempo, gli investigatori filmano l'arrivo di Pilello all'aeroporto di Roma; l'auto con i vetri oscurati che lo attende; il percorso fino in città, a largo Argentina, dove è in attesa Randazzo; l'ultimo brevissimo tragitto fino a Palazzo Grazioli. Quel che accade nella residenza romana di Berlusconi lo racconterà il senatore ai pubblici ministeri. Berlusconi lo lusinga. Appare euforico. Vuole conquistare la maggioranza al Senato e dice di essere vicino ad ottenerla. Se Randazzo cambierà cavallo, potrà essere nel prossimo esecutivo o viceministro degli Esteri o sottosegretario con la delega per l'Oceania (al senatore Edoardo Pollastri eletto in Brasile, aggiunge Randazzo, viene invece promessa la delega come sottosegretario al Sud-America). L'elenco dei benefit offerti non finisce qui. Randazzo sarebbe stato il numero 2, appena dietro Berlusconi, nella lista nazionale alle prossime elezioni e l'intera campagna elettorale sarebbe stata pagata dal Cavaliere.


Randazzo è scosso da quelle proposte. Ricorda ai pubblici ministeri un bizzarro episodio che gli era occorso in estate, in luglio. Passeggiava nella Galleria Sordi, in piazza Colonna a Roma. Come d'incanto, come apparso dal nulla, si ritrova accanto un imprenditore australiano, Nick Scavi. L'uomo lo apostrofa così: "Voglio offrirti la possibilità di diventare milionario. Ti darò un assegno in bianco che potrai riempire fino a due milioni di euro". Randazzo rifiuta l'avance. L'altro non cede. Trascorre qualche giorno e lo richiama. Gli chiede se ci ha ripensato. Randazzo non ci ha ripensato. Come Nick Scavi, anche Berlusconi non cede dinanzi al primo rifiuto di Randazzo. Per superare le incertezze, il Cavaliere rassicura il senatore: "Caro Randazzo, le farò un vero e proprio contratto...". Ancora il telefono racconta come vanno poi le cose. Pietro Pilello dice che Berlusconi gli ha chiesto il numero telefonico di Randazzo perché aveva bisogno di parlargli con urgenza. Il senatore conferma durante l'interrogatorio: "E' vero, Berlusconi mi chiamò e mi disse: lei ci ha pensato bene, le carte sono pronte, deve solo venirle a firmarle. Mi basta anche soltanto una piccola assenza". Al Senato un'assenza, con l'esigua maggioranza del centro-sinistra, ha il valore di un voto contrario. "Una piccola assenza" è sufficiente perché, dice Berlusconi, "ho con me Dini e i suoi - che non dovrebbero tradire - e tre dei senatori eletti all'estero". Vanagloria del Cavaliere come quella storia dei "contratti di garanzia"? Forse sì, forse no. E' un fatto che almeno "un contratto" è saltato fuori a Napoli in un'altra indagine che ha come indagato per riciclaggio il senatore Sergio De Gregorio, presidente della commissione Difesa di palazzo Madama (alcuni suoi assegni per 400 mila euro sono stati ritrovati nelle mani di un noto contrabbandiere, Rocco Cafiero).

Durante l'investigazione, è stato sequestrato un contratto, inviato via fax a quanto pare, a firma Sandro Bondi e Sergio De Gregorio in cui si dà conto dell'impegno finanziario concordato tra le parti, delle quote già consegnate e quelle da fornire con cadenza mensile. E' l'accordo stipulato (e noto) tra Forza Italia e l'associazione "Italiani nel mondo" di De Gregorio. Altri accordi, evidentemente, avrebbero dovuto nascere soltanto se i senatori del centro-sinistra avessero voluto.


(12 dicembre 2007)


ARTICOLI DEL 10 E 11 DICEMBRE 2007

Chi ha paura di una satira impudica e geniale? ( da "Manifesto, Il" del 10-12-2007)

Fondazione Enzo Biagi ( da "Unita, L'" del 10-12-2007)

Il Punteruolo Guerra tra Comici e libertà di vomito ( da "Riformista, Il" del 10-12-2007)

Mediaset arriva solo al quinto posto, col ( da "Corriere della Sera" del 10-12-2007)

ROMA Chissà come saranno contenti gli spettatori. Rai e Mediaset adottano la politica del risp ( da "Messaggero, Il" del 10-12-2007)

Rai Due sugli scudi. Marano esulta ( da "Opinione, L'" del 10-12-2007)

Spot, Italia messa in mora ( da "Opinione, L'" del 10-12-2007)

Tornano i "Soliti ignoti" su Rai Uno ( da "Opinione, L'" del 10-12-2007)

In migliaia hanno inviato i curriculum alla direzione della Rai. In dieci sono stati assunti a tempo ( da "Stampa, La" del 11-12-2007)

E' importante che Rai e Mediaset stimolino la curiosità dei ragazzi con la realizzazione di programmi mirati ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 11-12-2007) + 1 altra fonte

Di SILVIA MASTRANTONIO - ROMA - L'EMERGENZA in Italia ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 11-12-2007)

Tribunale, tubo rotto Sommerse le pratiche Mediaset-Medusa ( da "Corriere della Sera" del 11-12-2007)

Luttazzi, La7 si butta ( da "Opinione, L'" del 11-12-2007)

Fine settimana con pareggio per Rai e Mediaset ( da "Opinione, L'" del 11-12-2007)

È la televisione l'unico tribunale funzionante ( da "Avanti!" del 11-12-2007)

RAI, PER IL DDL GENTILONI SARà CORSA A OSTACOLI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-12-2007)


 

Articoli DEL 10 E 11 DICEMBRE 2007

 

 

Chi ha paura di una satira impudica e geniale? (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Manifesto, Il" del 10-12-2007)

 

Le figure retoriche di una comicità colta e che "toglie la pelle". La drammaturgia di Luttazzi dice una verità stringente e scandalosa per tutti i potenti Gianfranco Capitta Sembra incredibile ma è vero. Di nuovo censura per Daniele Luttazzi. Come era accaduto per il suo Satyricon sulla Rai, ora capita al suo Decameron su La7. Una ostinazione perversa dell'artista? Un suo "diabolico perseverare"? Un eccesso autoritario della rete non-Rai e non-Mediaset per sentirsi a pari con le altre? O una immaturità costituzionale dei poteri italiani, che proprio non ce la fanno a lasciare liberi davvero gli artisti (come dovrebbero con tutti coloro che fanno informazione e comunicazione), e quando pure osano, per farsene un'aureola (ovvero una forma di autopubblicità) poi non sono capaci di sopportare l'urto della satira per più di un pugno di settimane. Si potrà parlare per anni dell'editto bulgaro numero due, con tutti i suoi corollari sugli identici comportamenti culturali con destra o sinistra al governo. Certo è che, col passare degli anni, Luttazzi si è fatto sempre più coerente col proprio modo di ragionare, ironizzare, "sporcare" questo paesaggio che, pur grondando zozzeria da tutti gli angoli, qualcuno si illude di tenere pulito con qualche colpo di belletto o qualche provvedimento di polizia. Senza molta ironia, La7 ha comunicato nella tarda serata di venerdì di aver chiuso la trasmissione di Daniele Luttazzi perché questi avrebbe offeso niente meno che Giuliano Ferrara, che della rete è un collaboratore di punta. Bene, non si vede dove sia il male. Lo stesso Ferrara non si dichiara offeso dalla scatologia dirompente che Luttazzi ha evocato per sottolineare la condizione di chi, dopo tanto aver sostenuto la tesi di un altro, dal voltafaccia di questi si ritrova "smerdato". Nella fattispecie il cambio di posizione riguarda niente meno che la guerra in Iraq, e a cambiare posizione è stato Silvio Berlusconi. È una figura retorica assai diffusa, quella di venir coperto di escrementi per chi rimane sbugiardato, che Luttazzi non poteva lasciarsi sfuggire. Lui che è così attento a consequenzialità e coerenza dei discorsi dei politici, o più spesso alla loro totale assenza. La sua comicità, la sua satira che-toglie-la-pelle, si basano del resto proprio su un processo degno di un detective. Tutta la drammaturgia delle sue gag (come dei libri, o delle sue "barzellette", o dei paradossi all'apparenza surreali) si basa su una verità assolutamente stringente. Luttazzi è medico per formazione, e in camice bianco erano le sue prime apparizioni, la notte del sabato, su Magazine tre. Ma lo scienziato di allora, non è affatto pazzo. Anzi utilizza volentieri l'immaginario sporcaccione dei bambini, quello che tutti abbiamo attraversato, o quello della "perversione sessuale" su cui si macera un popolo di provincia insoddisfatto, per le sue indagini cogenti, i suoi ragionamenti indefettibili, le sue conclusioni "scientifiche" e senza appello per smascherare tutto quello che sta o vorrebbe stare sopra e intorno a noi. In epoca vittoriana, anche il bimbo della fiaba di Andersen poteva apparire impudico nel gridare che il re è nudo. Ma oggi che la regina Vittoria è lontana, la sua ipocrisia viene sostituita dai pruriti di una democrazia fragile e immatura, che finge di arrossire per eruzioni di escrementi, ma piuttosto per velare chi ne è causa o bersaglio. La comicità di Luttazzi non perdona, proprio perché non è affatto improvvisata, non viene da una battuta o da un doppio senso, ma è tutta esplicita e ragionata. È implacabile, può perfino apparire ossessiva, ma quella maniacalità non è effetto di maligna interpretazione, quanto dell'oscenità dell'oggetto cui si applica. Per questo può risultare indigesta a destra, come a sinistra o al centro. Non ha preconcetti, e non chiede protezioni. Colpisce a tutto campo, eppure non rischia mai il qualunquismo. Un lettore del manifesto potrebbe sottoscrivere integralmente documentazioni, ragionamenti, conclusioni, visioni che Luttazzi evoca nel suo Decameron come era nel Satyricon. Titoli non casuali, che dietro l'enormità "impudica" della citazione classica, rimandano proprie a eccessi sessuali e scatologici di cui quei capolavori raccontano con abbondanza e senza censura. Poi, all'impronta, il dottor Daniele è capace di improvvisare genialità, come quelle che, dovendo recitare proprio all'Auditorium romano, si inventò la sera dell'elezione di papa Ratzinger. Mettendo a dura prova statica le strutture di Renzo Piano.


Fondazione Enzo Biagi (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 10-12-2007)

 

Stai consultando l'edizione del Fondazione Enzo Biagi Maurizio Chierici Segue dalla Prima "S ono un cronista che ha raccolto le storie degli altri. Mi piacerebbe aiutare l'impegno dei ragazzi che cominciano la cronaca, con le carte di chi per sessant'anni ha cercato di non essere l'uomo di nessuno". Nella solitudine dell'esilio Rai sfogliava i giornali e accendeva la Tv sconfortato dalla mollezza di certe facce nuove ben disposte a remare nelle acque dei padroni. Loris Mazzetti, compagno di viaggi e malinconie, entusiasma Biagi con una proposta: raccogliere libri, appunti e trasmissioni in un centro studi legato a un'università e appena l'università Modena-Reggio Emilia incorona la lealtà con la laurea ad onore, Biagi si convince che l'idea non è peregrina. Giuseppe Giulietti, "articolo 21", ne parla al ministro Mussi che subito la sposa, ma i tempi della politica sono lunghi. Enzo se ne va mentre Mussi, Giulietti e Loris Mazzetti stanno per annunciargli la nascita della fondazione. Marchetti, presidente Rcs, Cappon, direttore Rai e Regione Emilia-Romagna sono d'accordo. Carla Biagi ne sarà il presidente. Lei e Bice inventano un premio per giovani cronisti, ogni anno a Pianaccio. Nessuna santificazione, Enzo ne sarebbe furioso. Due volte ho invitato Biagi all'università. Con la modestia di un artigiano senza nome liquidava i ricordi preferendo spiegare come è possibile maneggiare la chincaglieria della professione per non seguire l'onda dell'informazione plastificata. Raccomandava cose che tutti i giornalisti sanno, ma i ragazzi no: come fare un'inchiesta prima di scrivere le domande dell'intervista o usare le informazioni raccolte per ribattere ad interlocutori allenati all'elusione. Rimpiccioliva anche il mito dell'inviato speciale nel profilo di "un cronista che si documenta in un'altra città". Ha lasciato non solo libri: montagne di appunti, progetti per viaggi, racconti, incontri. Quando Antonio Di Bella lo ha richiamato in Tv, si pensava ad un'antologia delle sue interviste famose, ma Biagi non ne era convinto: "Macché esercizi di memoria. Raccontiamo i problemi della gente. Facce qualsiasi, nessun politico: i senza nome non hanno voce". L'introduzione a "Gli anni neri della Rai" sono le ultime righe che ha scritto. "Sono contento che Mazzetti abbia raccontato una Tv pubblica nella quale è protagonista: pochi la conoscono, un modo per dare un contributo a rifondare quella Rai che la gente vuole. Non è un libro di scoop: mette in fila i fatti, raccoglie testimonianze, dà voce a tanti che hanno resistito e resistono a un potere che così occulto non è...". Insomma, dentro tutti sanno. Era il 5 ottobre, due mesi e qualche giorno fa: parole d'addio. Prima che le famose chiacchiere al telefono finissero su Repubblica, il libro documenta il travaso Mediaset-viale Mazzini negli anni d'oro del Berlusconi al governo. Alessio Gorla: dal regno di Arcore a responsabile appalti e contratti Rai. Fabrizio Del Noce: da parlamentare azzurro a direttore Rai Uno e la Bergamini trapiantata dalla segreteria del Cavaliere al marketing della televisione pubblica. Via vai non sbadato: ente pubblico scomposto in micro strutture che gli emissari del nuovo potere controllano senza controlli. Anche Lucia Annunziata racconta di quando presiedeva in solitudine il consiglio d'amministrazione: era il vertice decideva tutto. Direttori Tg e altre testate potevano solo obbedire. Con affetto-disprezzo li chiamavano postini. Per non parlare di Guido Paglia: continua ad essere responsabile delle comunicazioni internazionali. E Cattaneo, amico di Paolo Berlusconi e La Russa, subito direttore generale. E la delusione di Baldassarre. Nasce Pci, amico di Natta, ammiratore di Ingrao. Socialista anni 80, si perde nei salotti di Previti e diventa presidente della Corte Costituzionale. Berlusconi-Fini lo insediano in viale Mazzini. E Biagi lo invita a Il Fatto. Domande senza sconti e risposte che sembrano chiare. "Sarò garante di tutti i giornalisti", ma non alza un dito per telefonare a Biagi tanto per sapere cosa sta succedendo quando firma la lettera di licenziamento dell'obbediente Saccà. "Hai fatto bene a mettere in fila le storie di questa Italia minore", finale dell'introduzione. "Però hai tanta strada davanti. Scripta manent, quello che scrivi resta. Stai attento". Ma i problemi tra Biagi e Berlusconi non nascono con l'intervista a Benigni che sorride sulle rincorse del piccolo lombardo con gli stessi graffi di qualche sera fa, prologo alla lettura Tv di Paolo e Francesca. Benigni continua a tornare in Tv, Biagi no. Il Fatto era lungo sei minuti, sei minuti "criminosi nei quali ho perso 1 milione e 800 mila voti", lamento pubblico del Cavaliere. I problemi sono antichi. 1993: l'intervistatore seduto con le sue domande davanti al signore che ha cambiato idea e si è messo in politica, esprime la curiosità di tutti "Un imprenditore di successo che ha sempre giurato di non amare la politica, improvvisamente si dà alla politica: lo trovo strano...". "Come la Monaca di Monza, lo sventurato rispose. Andava capito. Era il momento di svolta nel bilancio dei suoi misteri", ricorda Enzo nei giorni del limbo Tv. Trema per la P2 disarticolata; protettore Craxi nei guai e amici del Sud diffidenti. "Se non scendo in politica mi mandano in galera e le mie aziende falliscono", trema il Berlusconi che non vuol perdere il sogno. E Biagi, altrettanto sventurato, lo scrive sul Corriere della Sera e sull'Espresso. Mai smentito, ma è un peccato senza ritorno. Lezione della quale il Cavaliere terrà conto per sempre: è la sua ultima vera intervista senza rete. Punto di svolta, comincia la nuova vita: smentire, smentire, smentire. Dopo il trionfo elettorale, Biagi fa sapere al primo ministro del primo governo Berlusconi di voler cominciare la prima puntata del Fatto proprio con lui. Il Cavaliere vuole controllare le domande. "E non dà più segno di vita fino al diktat bulgaro e alla lettera di Saccà". Ma anche senza Tv, Biagi resta mina vagante. Cocciutamente libero: nessun partito o uomo forte lo protegge. Imprendibile per Berlusconi e tutti gli altri. Corriere, Espresso, libri, continua a scrivere: insomma, pericoloso. Comincia la campagna dello sputtanamento affidata ai volonterosi del libro paga. Insulti, prese in giro, allegria dissacrante contro "il povero vecchio" che ricopia frasi scritte dieci anni fa: ecco le terribili prove. Nei giorni delle borse che saltano e dell'economia traballante parla della gente che non conta, che non fa le settimane bianche, che non arriva a fine mese, insomma vecchiume lontano dalla modernità. Per favore, Biagi, torna nel nostro mondo. Ma Biagi non torna e la sua cronaca continua. Nave scuola degli intrepidi il Giornale della famiglia Berlusconi con appositi satelliti e cortigiani: perseverano fino a quando il poveruomo non è proprio sotto terra. Cappellano militare degli avanguardisti "il caro, amatissimo don Gianni", Baget Bozzo, naturalmente. Manda una lettera al Foglio e Giuliano Ferrara amorevolmente la apre in prima pagina: "Ho sempre considerato il giornalista scomparso un campione di conformismo che individuava a colpo sicuro il punto di riferimento del suo pubblico e di penne di sinistra, perché, come si dice a Genova "c'aveva la sua convenienza"... Essendo vecchio non ho più rispetto umano... Ho sempre chiuso la Tv quando la sinistra italiana..." si commuoveva per Biagi e lo ha fatto "...a nome di tutti coloro che non considerano il defunto un campione di libertà e di pubblica virtù". Fra i coloro c'è il cardinale Tonini. Baget Bozzo non trattiene lo sdegno: "da sempre mi onoro di non stimarlo. Si vergogni eminenza". È una rabbia che commuove Ferrara: "Caro don Gianni, lei è in eccellente compagnia. Numerosi amici e lettori avrebbero voluto che il Foglio rispondesse puntualmente alla ripugnante campagna di moralismo castale che ha accompagnato la morte di Enzo Biagi, trascinando ogni residua civiltà del discorso pubblico, politico, ecclesiale, pubblicistico nella fanghiglia delle delle vanità politiche e giornalistiche o nel più puro rancore personale o di combriccola". Dietro i pensatori l'impegno dei manovali.. Voglio ricordare il più devoto: Filippo Facci, ardito dell'insulto. Il giorno dopo la morte di Biagi scrive un'intera pagina sull'apposito Giornale di Famiglia. Non c'è mai stato un anatema bulgaro, Berlusconi immacolato, senza contare che il defunto ha preteso anche la liquidazione quando l'hanno mandato via. "Orribile e schifosa" l'Unità che racconta il dolore dei suoi ultimi giorni. Nel mare dei veleni galleggia il minuscolo riquadro dell'ipocrisia: "Oggi i funerali nel paese natale". Per far capire ai cronisti di domani quale tipo di lealtà è dovuta ai lettori o alla morale dei padroni di certi vaporetti, sarebbe utile se il laboratorio dell'università di Modena e Reggio Emilia completasse la raccolta includendo la prosa di chi non lo sopportava. Sfogliando Biagi, Baget Bozzo, Facci, Ferrara, eccetera, i ragazzi potranno liberamente scegliere se diventare testimoni della realtà o palafrenieri nella real casa. mchierici2@libero.it.


Il Punteruolo Guerra tra Comici e libertà di vomito (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Riformista, Il" del 10-12-2007)

 

Benigni e la volgarità non dantesca di Luttazzi Daniele, i' vorrei che tu, Sabina ed io... firmato Benigni. Guerre di comici, non si scherza. Sono Luttazzi amari! Alla fine c'è riuscito, il Daniele coprofilo, a farsi sbattere fuori onda da La7 . Quanta confusione. Antonio Campo Dall'Orto si vantava, nelle interviste, di aver dato carta bianca a Luttazzi, e poi torna indietro sui suoi passi e scopre che con quella carta, bianca, Luttazzi si è pulito il culo, nel senso letterale, con "tirate" organolettiche e feticiste che sembrano la brutta parodia di Salò o le 120 giornate di Sodoma . Con una efficace vignetta sul Magazine - non si può epurare di nuovo Luttazzi e la sua brutta satira perché siamo di sinistra - il disegnatore Stefano Disegni, autore della trasmissione di Crozza, sempre su La7 , aveva già messo il dito nella brutta piega che stava prendendo la trasmissione di Luttazzi. Volgare, e non nel senso dell'eloquenza del volgare dantesca. Ma questa volta si è andati oltre la scaramuccia tra comici, seppure entrambi targati La7 . Luttazzi ha coperto e riempito di merda Giuliano Ferrara, front-man dei talk a La7 . Luttazzi si richiama a Ruzzante, per la tradizione letteraria, e per i contenuti ad Abu Ghraib. Sabina Guzzanti dice che non ci può credere, "spero sia solo un ammonimento e poi lo rimetteranno in onda". Anche perché, non essendo su Rai o Mediaset non può gridare al regime come suo solito. Ma la filosofia del turbo-antagonista è la stessa: chiagnere e fottere ai danni del tuo datore di lavoro. Ferrara fa parte della squadra, La7 , fa fare quei soldi che Luttazzi si becca. E poi, ancora, non confondiamo la libertà d'espressione con la libertà di vomito. Il martire Ruzzante. Se Luttazzi, con il suo Decameron , è il nostro Ruzzante, non ci si deve "maravigliare", che poi è il fine del poeta, come Benigni sia diventato il nostro Boccaccio, come sostiene Bruno Forte, a margine dei tre milioni di spettatori in seconda serata su Raiuno per il trentatreesimo canto del Paradiso. "Come Boccaccio ha scritto il Decameron (ma non era di Luttazzi?, ndr) e poi il Trattatello , così Benigni fa satira talvolta un po' pesante, ma poi recita Dante mostrandoci la bellezza di Dio". Non c'è più religione, né senso del bello... fiorin Fiorello. A sentire il cardinale Tarcisio Bertone che definisce Benigni un "grande teologo". Dice che in Benigni, pardon, in Dante, teologia e poesia diventano la stessa cosa. Padre Raniero Cantalamessa, come fossimo a una ripetizione di catechismo, dice che però attenti, ha interpretato male un passaggio che si rifà a Sant'Agostino, "dammi la castità e la continenza, ma non subito". Bisogna stare attenti al "pansessualismo" denunciato anche da papa Ratzinger, ammonisce il padre. Insomma, quando Benigni entrerà in andropausa potrà diventare un santo. Avremo Daniele Martire e San Roberto Benigni. Povero Ferrara, è una doppia nemesi. Costretto a subirsi gli insulti di Luttazzi "ma anche" il trionfo di Benigni assurto a ruolo di padre della Chiesa. E se questo fosse uno degli effetti collaterali del veltronismo cui l'Elefantino si candida a diventare consigliere? Cloaca massima. Un merito, sociale, Benigni ce l'ha. Con il suo Dante catodico ha unito centomila volte ciò che Dante ha diviso. Alla Società dantesca, cloaca massima di interessi privati e beghe da Italia comunale, ci sono stati insulti e minacce per le nomine contestate del consiglio e del presidente. Si sono fronteggiati i sostenitori del presidente Pasquini e i suoi oppositori. Pasquini probabilmente chiederà al ministero dei Beni culturali - che in queste settimane ha già pelato, con qualche gaffes, le gatte della Biennale e di Spoleto - un commissariamento. E allora, perché no?, potrebbe nominare Benigni! 10/12/2007.


Mediaset arriva solo al quinto posto, col (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 10-12-2007)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2007-12-10 num: - pag: 61 categoria: BREVI Mediaset arriva solo al quinto posto, col Il capo dei capi (28,32%). L'analisi dei "top 5" ci dà già una chiave di lettura: anche se arriva quinta, è Canale 5 a vincere la sfida sulla continuità, col 22,89% di share, contro il 22,53% di Raiuno; la presenza di una serie di media lunghezza e di straordinario successo come Il capo dei capi ne è il suggello. La "continuità" di Mediaset è dimostrata anche dagli altri successi stagionali, tutti "seriali ": nell'intrattenimento (quasi 27% per Zelig, più del 23% per Ciao Darwin), nella fiction d'importazione ( House sopra il 22%) e domestica ( Distretto oltre il 21%). Dall'altro lato, Raiuno azzecca soprattutto la fiction breve (oltre a Chiara e Francesco, le due puntate di Rino Gaetano, La Baronessa di Carini, Giuseppe Moscati). Prosegue però anche la lenta, progressiva erosione delle generaliste: le "altre reti" (sat e locali) crescono.


ROMA Chissà come saranno contenti gli spettatori. Rai e Mediaset adottano la politica del risp (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Messaggero, Il" del 10-12-2007)

 

Iarmio. E festeggiano il Natale a suon di repliche. Ma non tutti sono invincibili come il cinico, antipatico, amatissimo Dottor House, che alla seconda messa in onda e più resiste, e bene, nella guerra Auditel. Chi decide i palinsesti però, per sobrietà e soprattutto a causa della fine del periodo di garanzia, spera nel contrario... Così, le fiction delle passate stagioni riappaiono. E capita anche che scompaiono in fretta e furia. Come è accaduto per Caterina e le sue figlie: sbattuta su Canale 5 dopo il successo della seconda serie (trasmessa appena due mesi fa) ha segnato lo spaurito risultato del 10,16 per cento di share ed è stata rispedita in magazzino. Nonostante il flop, però, continua la saga del visto, rivisto e stravisto. Per la gioia (e la noia) degli spettatori, la vigilia di Natale, Canale 5 rispolvererà La sacra famiglia, che non si rivelò un successo eclatante nemmeno ai tempi dell'uscita, quando segnò uno share del 20,86 con il primo episodio e del 22,68 con il secondo. A Santo Stefano invece tornerà Il mio amico Babbo Natale, la commedia con Lino Banfi e Jerry Scotti che, per lo meno, ottenne il 32,76 di share. Per non essere da meno, la Rai, resuscita Giorni da Leone 2. Che più di una replica è un inedito: sospeso subito dopo la prima puntata per aver portato a casa uno striminzito share del 12,16 su Raiuno, ecco che adesso ci riprova su Raidue. Oddio, i miracoli esistono (dicono), e il pubblico stavolta potrebbe anche cambiare idea. Ma secondo quale criterio dovrebbe seguire su Raidue una serie che ha evitato su Raiuno? Mi. U.


Rai Due sugli scudi. Marano esulta (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 10-12-2007)

 

Oggi è Lun, 10 Dic 2007 Edizione 269 del 08-12-2007 Velenoso Tiraboschi Rai Due sugli scudi. Marano esulta di Ettore Zago Da cenerentola a principessa del palinsesto Rai. In una stagione di garanzia autunnale poco brillante per Viale Mazzini, Rai Due è stata l'unica rete - satellite compreso - a crescere di oltre un punto di share rispetto al periodo omologo del 2006 e si è piazzata al terzo posto fra le generaliste, dietro le ammiraglie Canale5 e Rai Uno. Sorride il direttore, Antonio Marano, che non per questo si sente più saldo sulla poltrona ("E' da un anno e mezzo che vengo dato in uscita"), ma approfitta per annunciare "una primavera all'insegna della musica". Piatto forte, il talent show The X Factor, alla ricerca di nuovi artisti. Tra il 16 settembre il primo dicembre Rai Due ha raccolto in prime time l'11.38% di share (+1.21% rispetto allo stesso periodo 2006) e ha battuto di 1.46 punti il diretto competitor, Italia 1 (che si è fermata al 9.92%), salendo sul podio delle reti terrestri generaliste e ribaltando i risultati dello scorso autunno, quando era rimasta dietro alla rete giovane Mediaset di 0.38 punti (10.17% contro 10.55%). "Ha funzionato il lavoro di questi mesi", dice Marano, che cita "la giusta collocazione e promozione dei seriali", come Ncis o Criminal Minds, e il "grande successo dell'Isola, che è cresciuta rispetto allo scorso anno, è stata il programma di intrattenimento Rai più visto e vanta un target socio-culturale colto e pregiato, più ancora dei programmi di informazione. E Simona Ventura resta la numero uno tra i conduttori tv, come dimostra pure Quelli che il calcio, che si conferma leader nella sua fascia oraria". Marano sa che bisognerà "lottare con i denti" per replicare in primavera i risultati positivi dell'autunno: "L'offerta di seriali, per esempio, non è così forte: Lost (che ha esordito attorno al 7%) ormai è diventato un prodotto di fortissima nicchia e gli appassionati hanno appena finito di vedere la terza stagione su Sky. Stiamo anche testando il mix di episodi di serie diverse, come Ghost Whisperer e Desperate Housewives, che hanno un analogo pubblico femminile". La prossima stagione mancheranno all'appello anche "fiction come Il capitano e Nebbie e delitti, che hanno avuto ascolti più che positivi. A parte quattro serate di Zodiaco, ci sarà ER e solo a fine stagione arriverà Hospital Central". Il punto di forza del palinsesto primaverile sarà "The X Factor, talent show nato in Australia e coprodotto con Magnolia, che punta a lanciare nuovi talenti musicali. Ma proporremo in generale la musica - continua Marano come linguaggio e come modo per toccare anche argomenti di cultura e società, per avvicinare i giovani e non solo in modo diverso". Intanto il 22 dicembre parte Scalo 76 (dal civico dei nuovi studi di via Mecenate a Milano), tre ore di musica e cultura in diretta il sabato dalle 14 alle 17. Punto debole, conclude Marano, sarà la seconda serata, "vincolata per motivi strutturali di palinsesto a modelli televisivi che fanno ascolti da prefisso telefonico". L'analisi di Marano, in compenso, raccoglie mugugni in casa Mediaset. "Italia1 non è direttamente concorrente di nessuno - sottolinea il direttore Luca Tiraboschi - Tanto meno di Rai Due, a cui faccio i miei complimenti, ma il suo pubblico è agli antipodi rispetto a quello giovane e pregiato di cui Italia1 è leader in discussa. Detto questo, anche nel 2007 e per il sesto anno consecutivo, Italia 1 è la terza rete nazionale".


Spot, Italia messa in mora (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 10-12-2007)

 

Oggi è Lun, 10 Dic 2007 Edizione 269 del 08-12-2007 La commissaria europea Viviane Reding bacchetta il governo per le interruzioni pubblicitarie Spot, Italia messa in mora Il warning di Bruxelles: "La legge attuale è incompatibile con le morme dell'Ue e va cambiata" di Francesco Lener Non si interrompe un'emozione. Con questo slogan un giovane Walter Veltroni si fece largo nell'ambiente di artisti e cinematografari in una delle primissime crociate contro gli spot pubblicitari, colpevoli di spezzettare i film trasmessi in televisione, senza rispetto per il lavoro dei registi. Era autenticamente antiberlusconiano, allora, l'attuale leader del Partito Democratico. E decisamente poco filo-biscione è il commissario ai media dell'Unione europea, Viviane Reding, protagonista già di un lungo numero di rimbrotti, tirate di orecchie, spedizioni punitive e vendette incrociate contro l'Italia, ovvero il far west catodico del vecchio continente, dove impera la legge del più forte e le regole vengono scritte per essere calpestate. Degna dell'attenzione della commissaria brussellese, questa volta, è la diffusa attitudine della nostra televisione generalista a disattendere i tempi e le modalità imposte dalla direttiva comunitaria "Tv senza frontiere", nelle sue diverse versioni, per la messa in onda dei "consigli per gli acquisti". E così martedì prossimo la Commissione formalizzerà una procedura d'infrazione contro il governo italiano, di fatto già aperta, per la sistematica violazione della direttiva. "Vogliamo che le leggi italiane sulla pubblicità siano cambiate", spiega pacatamente Martin Selmayr, portavoce della Reding, che chiarisce le sue preoccupazioni: "La durata delle pubblicità di 12 minuti l'ora, in base alle norme Ue, non viene rispettata. Le televendite non sono incluse in questi 12 minuti ed inoltre l'autopromozione non viene considerata come pubblicità. In più le sanzioni contro chi viola le norme sono deboli. La direttiva 'Tv senza frontiere', che regola il quadro giuridico in materia, fornisce il giusto equilibrio, una pubblicità eccessiva non è accettabile. Viviane Reding è da molti anni in contatto con l'Authority italiana, anche attraverso diverse lettere, e alcuni progressi sono stati fatti, ma ne servono altri. Siamo generalmente soddisfatti del modo in cui l'Autorità garante per le Comunicazioni applica la normativa attuale, tuttavia questa normativa è incompatibile con le norme Ue, quindi va cambiata". Tutto questo feeling con Calabrò, in realtà, non sembra esserci, se è vero che la Reding ha detto chiaro e tondo che le sanzioni previste in Italia sono troppo basse per avere un effetto deterrente, tanto che i broadcaster di solito preferiscono pagare le ammende, tanto sono esigue rispetto agli introiti incassati mandando in onda un numero eccessivo di spot. Oltre all'Italia, d'altra parte, anche la Spagna è nel mirino per il numero ridondante di pubblicità sulle reti televisive. "La Commissione - aggiunge il portavoce - da parecchi anni insiste che le regole televisive sulla pubblicità vengano fermamente rispettate in ogni Stato membro". Alla riunione prevista martedì a Strasburgo, la Reding proporrà ai colleghi l'apertura della procedura contro l'Italia attraverso l'invio di una lettera di messa in mora al governo, che e a quel punto avrà due mesi per le controdeduzioni. Un'eventuale condanna ricadrà naturalmente a cascata sul nostro calcificato duopolio, composto da Rai e Mediaset. L'iniziativa di Bruxelles, però, non sembra completamente in linea con l'ultima versione della direttiva comunitaria "Tv senza frontiere", appena varata e che entro due anni dovrà essere assimilata dai singoli Paesi dell'Unione. Il nuovo trattato prevede norme meno rigide per gli spot e per le televendite reintroducendo anche il "product placement", quella sorta di pubblicità occulta all'interno di programmi e film che mostra i prodotti e i marchi inserendoli subdolamente nelle inquadrature. Dai 45 minuti attuali, poi, viene ridotto a 30 l'intervallo minimo tra un break e l'altro durante film, telefilm, tg e programmi per bambini, senza nessuna regola per le serie tv e per la tv on demand. Il tetto orario di spot resta dodici minuti, però salta il tetto massimo di tre ore al giorno. L'Italia, già massacrata dall'Europa per il pateracchio creato dalla legge Gasparri, sarà comunque costretta a pagare ancora. En attendant la Gentiloni.


Tornano i "Soliti ignoti" su Rai Uno (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 10-12-2007)

 

Oggi è Lun, 10 Dic 2007 Edizione 269 del 08-12-2007 Il regno dell'Auditel Tornano i "Soliti ignoti" su Rai Uno di Alessandra Palma Dopo il successo dell'estate scorsa in access prime time, i "Soliti ignoti" tornano su Rai Uno con una puntata speciale che vede sempre al timone Fabrizio Frizzi. Partito l'11 giugno 2007 in sostituzione di "Affari tuoi", il game show prodotto dalla Endemol Italia si impose come uno dei programmi rivelazione dell'estate chiudendo la prima edizione con un ascolto medio di 5.323.000 telespettatori e uno share del 27,43%. A periodo di garanzia appena concluso, Rai Uno decide di scommettere sul quiz delle identità nascoste e lo promuove in prime time: l'esperimento può dirsi riuscito visto che, senza strabiliare, "Soliti ignoti" vince la serata con un ascolto medio di 5.608.000 telespettatori e il 21,79% di share. La formula è sempre la stessa e riesce a stimolare il piglio investigativo di un pubblico composto in maggioranza da donne (24,39% di share), di adulti e anziani over 55enni e di telespettatori con titolo di istruzione elementare (33,09% di share). Battuta dunque, quanto ad ascolti, "La figlia di Elisa - Ritorno a Rivombrosa" che conquista una media di poco superiore ai 5 milioni di telespettatori, ma grazie all'allungamento in seconda serata riesce a raccogliere uno share del 22,26%. La fiction di Canale 5 piace, proprio come il quiz di Rai Uno, a un pubblico di donne, ma netta è la differenza riguardo al profilo demografico: la figlia di Elisa attira soprattutto i giovani, con i ragazzi tra gli 8 e i 14 anni che arrivano addirittura al 30,09% di share, e i 15-24enni che seguono a ruota con il 29,37%. Il pubblico restante si spartisce tra le altre emittenti. Una buona fetta decide di sintonizzarsi su Rai Due per seguire la puntata di "Annozero" che parla di televisione, normativa italiana sul sistema delle comunicazioni e delle intercettazioni telefoniche che hanno coinvolto dirigenti Rai e Mediaset. Michele Santoro ospita tra gli altri il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, la ex Presidente Rai Lucia Annunziata e Raffaella Carrà, arricchendo il dibattito con la satira di Sabina Guzzanti che si esibisce in imitazioni di Berlusconi e di altri politici e giornalisti. Al termine della serata l'Auditel conta una platea di 3.631.000 ascoltatori medi e uno share del 14,61%, raccolto principalmente tra gli over45enni e tra i laureati. Delude su Rai Tre il ritorno di "Medium", telefilm statunitense con protagonista una medium che supporta nelle indagini il dipartimento di polizia, che viene visto da 1.756.000 telespettatori, pari ad appena il 6,61% di share. Va un po' meglio al giovane Superman protagonista su Italia 1 di "Smallville": il primo episodio raccoglie un ascolto medio di 2.261.000 telespettatori e l'8,31% di share, mentre il secondo sale a 2.427.000 telespettatori e al 9,58%. Ottimo debutto di Roberto Benigni in seconda serata con "Tutto Dante": il comico toscano decanta per un'ora circa i versi del sommo poeta e incanta una platea di 3.269.000 telespettatori, pari al 23,64% di share. A Maurizio Costanzo e al suo talk show non rimane che accontentarsi di 718.000 ascoltatori medi e di uno share del 12,56%.


In migliaia hanno inviato i curriculum alla direzione della Rai. In dieci sono stati assunti a tempo (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 11-12-2007)

 

Indeterminato nelle scorse settimane. Tra i "top 10", al numero cinque c'è Marco Odetto, 30 anni, di Bagnolo che da tre settimane si è trasferito a Milano per lavorare a "Rai 2". Laureato al Dams di Torino con 110 e lode, specializzato nella redazione e direzione di audiovisivi, ha partecipato al concorso pubblico, il primo da oltre dieci anni alla tv di Stato, per diventare "programmista regista". Il 22 dicembre, dalle 14 alle 17, andrà in onda la sua "prima", la puntata di apertura del programma "Scalo 76" condotto da Daniele Bossari, Paola Maugieri e Maddalena Corvaglia, nelle intenzioni dei vertici Rai, la risposta ad "Amici" di Maria De Filippi di Mediaset. "Le prove del concorso - racconta Odetto - sono iniziate in primavera. Da 500 ammessi dopo la scrematura delle migliaia candidature, siamo diventati 100, poi 40 e infine siamo stati scelti. Ho poi seguito un corso di formazione di due settimane a Roma e ora mi occupo del nuovo programma per giovani di "Rai 2" sul mondo della musica: esco con una troupe per girare dei servizi, le cosiddette "rvm", oppure monto videoclip con la collaborazione degli autori, "pescando" brani dall'immenso archivio Rai. Si tratta certamente di un lavoro "fortunato" con molti colleghi disposti ad insegnarmi i trucchi in modo famigliare e gentile".\.


E' importante che Rai e Mediaset stimolino la curiosità dei ragazzi con la realizzazione di programmi mirati (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 11-12-2007)
Pubblicato anche in:
(Nazione, La (Nazionale))

 

IL RUOLO DELLE TV E' importante che Rai e Mediaset stimolino la curiosità dei ragazzi con la realizzazione di programmi mirati - -->.


Di SILVIA MASTRANTONIO - ROMA - L'EMERGENZA in Italia (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 11-12-2007)

 

Di SILVIA MASTRANTONIO ? ROMA ? "L'EMERGENZA in Italia non è solo il Prodotto interno lordo ma la capacità di crescita delle persone". Sono mesi che il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni lancia l'allarme sull'"emergenza educativa". Mesi in cui insiste chiamando in causa non soltanto la scuola ma anche la famiglia e la società nel suo complesso (Tv compresa) perchè il problema riguarda il futuro del nostro Paese. Come saranno i manager, i politici, gli amministratori di domani? I dati diffusi dall'Ocse-Pisa avrebbero dovuto far drizzare i capelli in testa ma sono già finiti nel tritacarne e ben digeriti. Altrove non accade così. Francia e Spagna nello scoprirsi più 'ignoranti' hanno avviato dibattiti e riflessioni. "Basta guardare i giornali. Le Monde parla di Francia paralizzata davanti ai brutti risultati scolastici dei suoi studenti; El Pais lancia l'allarme sull'educazione che retrocede. Da noi non ci sono stati approfondimenti ma solo lo scaricabarile alla ricerca delle responsabilità ultime". Il ministero come intende muoversi? "Continuando a fare quello che stiamo facendo: segnalare il problema dell'emergenza educativa e proseguire lungo il percorso di serietà che è presupposto indispensabile ad una formazione di qualità. Serietà e qualità vengono prima di qualsiasi riforma". Ma la questione non riguarda soltanto la scuola... "Credo che si tratti di un problema più complesso di quello legato all'emergenza scolastica. Quello che i dati dimostrano è che l'Italia riesce con difficoltà ad educare i propri figli. Per il sistema dell'istruzione significa che le tante riforme nel corso degli anni non hanno ottenuto sostanziali cambiamenti. Allora si deve prendere atto che è stata superata la fase della scolarizzazione di massa. La sfida che oggi si pone è quella della qualità. Il motto non può più essere solo 'non uno di meno sui banchi' perchè l'alfabetizzazione è acquisita ma 'non una competenza di meno di quelle che i nostri ragazzi devono avere'. Per vincere questa sfida è necessario il requisito della serietà. Senza serietà la scuola non trasmette allo studente il senso di quello che sta facendo". Come possiamo dare un senso concreto alla serietà? "Per esempio non confondendo gli insegnamenti fondamentalicon quelli aggiuntivi o superflui. Dobbiamo fornire le radici delle competenze e dei saperi. Nelle indicazioni nazionali per il primo ciclo abbiamo stabilito di incentivare la didattica per matematica, storia, geografia, italiano. Anche i dati di Pisa ci danno questo indirizzo: c'è la necessità di incrementare la didattica sulle materie fondamentali. Non metto in discussione l'utilità dell'inglese o dell'informatica ma prima della lingua straniera si deve conoscere l'italiano. Ed intendo grammatica e sintassi". Un cammino che deve proseguire anche nelle medie inferiori e superiori? "Nelle medie inferiori la metà degli studenti esce con un giudizio sufficiente. Questo significa che quegli studenti non hanno acquisito nè i saperi nè le competenze. Nelle superiori in 10 anni almeno 9 milioni di alunni sono andati avanti grazie alla logica del debito. Un debito che, al contrario di quanto accade nella vita, non si paga mai. Si è creata così una genìa di poveri di competenze costretti a confrontarsi con una realtà che, al contrario, non fa sconti. Invece occorre puntare sul merito. Chi sa può fare qualsiasi cosa nella vita". L'hanno accusata di volere una scuola classista e selettiva... "Senza il merito il giovane che proviene da una situazione di disagio finanziario è condannato ad essere in base a ciò che ha e non a ciò che è. Chi sa, al contrario, può scegliere di costruirsi il futuro". La scuola deve lavorare anche sulle motivazioni dei giovani? "Abbiamo i ragazzi meno motivati d'Europa anche perchè il relativismo della nostra società uccide gli stimoli. Dobbiamo recuperare i valori. Valore è un termine laico e condiviso che si oppone al relativismo dove non esiste nè il bene nè il male. Insegnare ai nostri giovani che nulla è male incide sul concetto di legalità. Uno Stato laico decide autonomamente dopo aver ascoltato tutti. Ma questa autonomia non coinvolge anche l'etica". In questo quadro la Tv fa una parte importante... "Non so quanti appelli ho fatto alla Rai e a Mediaset perchè l'Auditel non sia solo di quantità ma anche di qualità. I mezzi di comunicazione di massa sono molto importanti per aiutare a trovare le conoscenze, a stimolare la curiosità dei giovani. Ma ci si deve rendere conto che occorre un grande momento di riflessione capace di coinvolgere tutti, dalla famiglia alla scuola alla società. E' necessaria un'inversione di tendenza e non perchè siamo di fronte ad un'emergenza della scuola. L'emergenza vera è del Paese". - -->.


Tribunale, tubo rotto Sommerse le pratiche Mediaset-Medusa (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 11-12-2007)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2007-12-11 num: - pag: 25 categoria: REDAZIONALE Milano Acque nere nell'archivio Tribunale, tubo rotto Sommerse le pratiche Mediaset-Medusa Gli incartamenti Danneggiati gli atti del processo alla casa cinematografica già concluso da anni MILANO - Giustizia a mollo. Con "l'acqua nera" alla gola. Impelagata fino al collo negli scarichi di fogna. Cos'è, l'ennesima inflazionata immagine per rendere la crisi del diritto? No, nelle "acque nere" un pezzetto di giustizia milanese c'è finita per davvero. Fisicamente. Con la rottura di una tubazione fognaria, e il conseguente allagamento in Tribunale, di una parte dell'Archivio generale: quella temporaneamente prestata alla Procura della Repubblica, dove fradici e lordi sono così finiti alcuni faldoni giudiziari dall'illustre passato. "Le acque nere - spiega la relazione di servizio sull'allagamento di fine novembre nei seminascosti locali del pianoterra - si sono infiltrate a cascata nel sottostante corridoio, riuscendo a infiltrarsi nell'archivio dove è stoccata una rilevante quantità di scatoloni e atti processuali concernenti le inchieste Mediaset-Medusa". Ma se l'espressione può prestarsi all'equivoco allarmante, il numero di procedimento segnala che in realtà non si tratta degli atti del processo attualmente in corso nei confronti di Silvio Berlusconi davanti alla prima sezione penale del Tribunale, per le frodi fiscali che a detta della Procura avrebbero viziato la compravendita all'estero di diritti tv Mediaset; ma di un altro vecchio processo al Cavaliere, quello ruotante appunto attorno alla casa cinematografica Medusa (sempre del gruppo del Biscione), che si è concluso in via definitiva ormai da molti anni, con l'assoluzione in Cassazione nel 2001 dall'accusa di falso in bilancio. Se dunque non ci sono danni irreparabili a importanti atti giudiziari, gli interventi d'emergenza, che in questi giorni hanno prosciugato le "acque nere" e messo l'ennesima pezza all'impianto-colabrodo, non fanno che rinviare al prossimo incidente: "Vi sono tubazioni, doghe e raccordi che sono ancora quelli dell'originaria installazione del 1938", scrivono i tecnici ai capi degli uffici giudiziari nell'informativa con la quale rimarcano di "ritrovarsi a chiedere un intervento" finalmente "radicale e massiccio di ristrutturazione generale delle tubazioni di raccolta delle acque meteoriche e delle acque nere". Luigi Ferrarella lferrarella@corriere.it.


Luttazzi, La7 si butta (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 11-12-2007)

 

Oggi è Mar, 11 Dic 2007 Edizione 271 del 11-12-2007 La chiusura di Decameron costa all'emittente buona parte dell'immagine di "tv libera" Luttazzi, La7 si butta Le esitazioni cerchiobottiste di Giuliano Ferrara non aiutano Campo Dall'Orto a uscire dall'impasse di Francesco Lener Chi ci ha fatto la figura peggiore, nel nuovo caso Luttazzi, è senza dubbio La7. Ma come, la tv libera e illuminata che ospita da anni Giuliano Ferrara e Gad Lerner, quella in cui "si sorride pensando" con Maurizio Crozza, quella che sdogana l'intelligenza intrigante di donne svalutate da troppe esperienze nei reality e nelle domeniche sportive come Daria Bignardi e Ilaria D'Amico, quella che recupera con pazienza gli scarti Rai e li rimette in carreggiata... insomma, in una realtà del genere si ripropongono gli stereotipi antichi della censura e della cacciata dal tempio all'indirizzo del satiro monello di turno? Quando il direttore di La7 e Mtv, Antonio Campo Dall'Orto, aveva presentato il nuovo programma di Daniele Luttazzi, Decameron, sembrava avesse chiaro in mente ciò a cui andava incontro raccattando dal dimenticatoio postbulgaro un provocatore cattivissimo e ultravolgarissimo, dichiaratamente pronto a superarsi ancora, ad andare oltre ai suoi precedenti eccessi coprofili e antipapalini. Lo sapeva, Campo Dall'Orto, e il fatto di concedere una nuova chance al buon Luttazzi era sicuramente apprezzabile per aver posto fine a una caienna fin troppo lunga, ma costituiva anche un azzardo che, una volta compiuto, avrebbe dovuto arrivare fino in fondo. Le polemiche del dopocensura adesso servono solo a esaltare il partito dei agitatori catodici, di cui fa parte integrante lo stesso Luttazzi, un movimento sempre più impegnato a radicalizzarsi nelle sue battaglie e sempre più orientanto a prendersi tragicamente sul serio (Sabina Guzzanti docet). Il curioso tira e molla con Giuliano Ferrara, vilipeso ben più pesantemente rispetto alle trasgressioni da educanda di Roberto Benigni, non fa che aumentare la libidine degli urlatori. Luttazzi, convinto ormai di essere l'ultimo dissidente nella Mosca staliniana, denuncia a Dagospia invasioni di campo con metodi da Kgb. "E' successo un fatto gravissimo: per motivi legali (nessuna comunicazione ufficiale della sospensione del programma) io e Franza Di Rosa abbiamo completato al montaggio la puntata n.6 che doveva andare in onda. Verso le 20, dei funzionari di La7 sono entrati in sala montaggio per impedire fisicamente che proseguissimo. Hanno occupato la stanza, hanno intimato al tecnico di sospendere (senza averne titolo), uno di loro si è seduto al mio posto alla consolle e non se ne andava, sfidandoci. Ho telefonato all'avvocato: stavano commettendo un reato (violenza privata) e potevo chiamare la polizia. A quel punto sono usciti. Poi, quando ho finito e me ne sono andato, uno di loro è entrato per cancellare tutto il girato di Decameron, passato e futuro". Ferrara, invece, oscilla tra una sana e orgogliosa soddisfazione e un perdonismo poco acconcio al suo "physique du rôle". "Se il mio editore televisivo ? ragiona nella sua lettera a Repubblica - fissa nella responsabilità televisiva un limite alla libertà di satira io sono contento, mi spiace solo che per farlo si debba ricorrere al canone secondo cui quella di Luttazzi non è satira, il che non è vero anche se in un primo momento ho equivocato leggendo il testo delle sue parole fuori del loro contesto drammaturgico e della loro legittima cornice ideologica (per me, ovviamente, un pochino ributtante). Se la sospensione del programma serve a far discutere di questo, io sono contento. Se Luttazzi torna in onda su La7 dopo che questa discussione si è svolta, e ricomincia, sono contento. Se lui e Campo Dall'Orto volessero venire a parlarne a "8 e mezzo", quando desiderino, sarei contento". Un'allegria che nelle facce dei responsabili di rete e dello stesso Ferrara traspare ben poco. La7, rinunciando a battagliare con Rai e Mediaset sul fronte degli ascolti, aveva puntato tutto sull'affermazione di un'immagine di tv libera, intraprendente e intelligente. E con Luttazzi ha fatto un bell'autogol.


Fine settimana con pareggio per Rai e Mediaset (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 11-12-2007)

 

Oggi è Mar, 11 Dic 2007 Edizione 271 del 11-12-2007 Il regno dell'Auditel Fine settimana con pareggio per Rai e Mediaset di Federica Strangolagalli Week end che si chiude in perfetta parità per le ammiraglie Rai e Mediaset con Canale 5 che ottiene la leadership nella serata di sabato per passare poi il testimone a Rai Uno nella serata di domenica. Nella serata dell'8 dicembre "Ciao Darwin ? L'anello mancante", promosso nei palinsesti del sabato a riempire il vuoto lasciato dai postini di Maria De Filippi, conquista una media di 4.845.000 telespettatori, pari al 27,22% di share. La sfida tra "micro" e "macro" piace indistintamente a uomini e donne, ma trova il suo pubblico preferenziale tra i telespettatori giovani-adulti raggiungendo uno straordinario 46,39% di share tra i 15-24enni. Nulla può "Il treno dei desideri" di Antonella Clerici, che si deve accontentare di un seguito di poco più di 4 milioni di telespettatori, equivalenti al 23,34% della platea televisiva. A passare la serata in compagnia di Rai Uno sono soprattutto donne (27,86% di share) di età superiore ai 55 anni, appartenenti alle classi socioeconomiche medio basse e in possesso di licenza di scuola elementare. Medesimo scenario, ma con posizioni invertite, nella serata di domenica 9 dicembre. Sulla prima rete Rai la penultima puntata della miniserie "Donna Detective" ? ultima creatura della regista Cinzia TH Torrini ? raccoglie un seguito di 6.305.000 telespettatori, facendo registrare valori di share superiori al 30% tra il pubblico femminile e che sfiorano il 41% tra il pubblico degli over 65enni; su Canale 5 "La figlia di Elisa" si stabilizza su una media ci circa 5 milioni di telespettatori e 22% di share. Il terzo capitolo della saga di Rivombrosa si spartisce con Rai Uno il pubblico delle donne e degli over 65enni, tra cui fa registrare rispettivamente il 26,78% e il 21,65% di share, ma al tempo stesso ottiene i maggiori consensi tra il pubblico compreso tra i 4 e i 44 anni toccando il picco del 33,53% di share nella fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Se da sole Rai Uno e Canale 5 monopolizzano la metà della platea televisiva nelle prime serate del week end, qualche discreto risultato di può annoverare anche sul fronte delle altre emittenti generaliste. Nella serata di sabato Italia 1 conquista il 13,38% di share e oltre 3 milioni di telespettatori grazie alla plurireplicata pellicola "Miracolo nella 34a strada", remake dell'omonimo film degli anni 40, battendo la concorrenza dei due episodi in replica di "Cold Case" su Rai Due (2.279.000 spettatori e 9,69% di share), del docu-show "3° pianeta" su Rai Tre (1.919.000 spettatori e 8,68% di share) del film tv "Poirot ? Dopo le esequie" su Rete 4 (1.189.000 telespettatori e 5,28% di share) e de "L'ispettore Barnaby" su La7 (526.000 spettatori e 2,23% di share). Nella serata di domenica sono invece Rai Due e Rai Tre ad avere la meglio nella battaglia tra cadette. Sulla seconda rete del servizio pubblico le repliche di "Navy NCIS" prima e di "Criminal Minds" dopo ottengono rispettivamente l'8,82% e l'11,69% di share, mentre il documentario "Cocaina" trasmesso dalla terza rete totalizza quasi due milioni e mezzo di telespettatori e il 10,08% di share. Risultati al di sotto delle medie di rete nella fascia per Italia 1 e Rete 4 con le pellicole "Mr. Crocodile Dundee II" e "L'ombra del diavolo", ferme a quota 8,11% e 6,99% di share. Di contro, buoni risultati per la versione live di "Crozza Italia" su La 7, che supera abbondantemente i 900.000 telespettatori sfondando il tetto del 4% di share.


È la televisione l'unico tribunale funzionante (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Avanti!" del 11-12-2007)

 

IL FOGLIETTONE È la televisione l'unico tribunale funzionante 11/12/2007 "Scappati con la cassa" è andato in onda la settimana scorsa su Italia 1 in prima serata. Si trattava di un numero pilota, condotto da Sabrina Nobile, prodotto dallo stesso gruppo delle Iene. Il debutto è andato piuttosto bene con il 14% di share e 2.906.000 spettatori. "Scappati con la cassa" si inserisce nel filone della tv che più che inchiesta fa giustizia sulla scia del programma che lo ha figliato, "Le Iene", di una certa "Striscia la Notizia" di Ricci, dell'ultimo "Chi l'ha visto", delle mitiche inchieste della Gabanelli e per altri versi in quello di mi manda Rai Tre. C'è stato un periodo in cui nel nostro Paese la magistratura ha svolto, per usare un eufemismo, un compito di supplenza rispetto alla politica, questo compito era espletato in sinergia con i mezzi di comunicazione tanto da dar origine al cosiddetto circolo mediatico-giudiziario. Più che il processo contava l'inchiesta giudiziaria che grazie alle casse di risonanza dei media spazzava via l'indagato dalla scena pubblica per molto tempo. Questo periodo sembra essersi almeno momentaneamente concluso, basti pensare alla sorte che sembra attendere la Forleo e De Magistris rei di avere giocato un po' troppo a questo gioco o almeno di averlo fatto con le persone sbagliate. Ma la sete di giustizia del telespettatore italiano non si è estinta così la televisione cerca di fare in qualche modo da sola. Siamo ben oltre il paludato "Giorno in pretura", o il tenero Forum con la Dalla Chiesa e Santi Licheri. Le ingiustizie si riparano in tv, l'unico vero tribunale popolare funzionante nel Paese. Per inciso giova ricordare che a Parma non trovano giudici compatibili con la celebrazione del mega-processo Parmalat. Il programma dal quale prendiamo spunto si svolge con la ricostruzione della truffa messa in atto dall'imbroglione di turno e dalla caccia che poi le Iene gli scatenano contro. Il malcapitato truffatore, effettivamente fuggito con la cassa, una volta raggiunto viene posto davanti ai video-messaggi delle sue vittime e alla richiesta di presentarsi in studio per discuterne con loro. Nella maggioranza dei casi il truffatore è anche un latitante, di solito riparato all'estero, quindi si guarda bene dal ritornare in patria per consegnarsi agli studi Mediaset, ma nel caso accettasse verrebbe posto di fronte a una porta da attraversare per raggiungere e affrontare le sue vittime, un po' come l'amato di "Stranamore". Il programma è bellino, ha ritmo, i ragazzi delle Iene sono, come al solito, bravissimi, quindi c'è da aspettarsi che il numero pilota abbia un seguito e che anche questo programma si assesti nel più che prolifico filone della tv che fa giustizia. L'idea che la tv sia ormai l'unico vero tribunale popolare del Paese si è così radicata che un uomo ha deciso di evadere dall'ospedale in cui era agli arresti per poter dire le sue ragioni in tv. Uno dei cosiddetti furbetti del quartierino, Danilo Coppola, è fuggito per potere rilasciare un'intervista a Sky nella speranza di rientrare nel circuito mediatico e raddrizzare le sue avverse sorti giudiziarie. Aldo Grasso sul "Corriere della sera" giustamente nota "Danilo Coppola è fuggito ma non ha sbagliato indirizzo. Sapeva dove andare." L'indirizzo era quello giusto perché è in tv che si giudica e che si istituiscono i nuovi processi, paralleli o meno che siano.


RAI, PER IL DDL GENTILONI SARà CORSA A OSTACOLI (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-12-2007)

 

Rai, per il ddl Gentiloni sarà corsa a ostacoli Roma. Dopo lo stallo totale e la guerra delle carte bollate, ci si attende una ripresa dei lavori dentro e intorno alla Rai. Torna infatti a riunirsi domani il Cda, mentre riprende oggi al Senato la discussione sul ddl Rai. Ieri, intanto, Angelo Maria Petroni, che a Viale Mazzini si era già riaffacciato giovedì scorso, avrebbe completato il trasloco riprendendo così possesso della stanza al settimo piano. Oggi riprende alla Commissione Lavori pubblici del Senato la discussione sugli emendamenti del disegno di legge del Ministro Paolo Gentiloni dedicato alla Rai. Ma è una discussione senza voto, perchè manca ancora il parere della Commissione affari costituzionali. Il parere dovrebbe arrivare nel pomeriggio e quindi probabilmente da domani, quando la commissione è già convocata sul tema, si potrebbe iniziare a votare almeno i tre articoli che sono stati già discussi la scorsa settimana e sui quali c'è anche il parere del relatore e del governo. Sono le ultime sedute utili prima della pausa natalizia, perchè la prossima settimana dovrebbe tornare al Senato la Finanziaria che ovviamente catalizzerà l'attenzione di Palazzo Madama. Domani appuntamento con la nuova riunione del Consiglio di amministrazione della Rai, i cui lavori sono fermi dal 4 novembre. Ora il consiglio riprende esattamente dall'ordine del giorno della seduta successiva, che doveva parlare non solo di alcuni contratti di fiction, ma appunto del nuovo assetto editoriale Rai. Prima però in scaletta le comunicazioni del presidente Claudio Petruccioli e quelle del direttore generale Claudio Cappon, che di cose ne hanno da comunicare ai consiglieri. In questo mese di mancate riunioni sono esplosi casi come quello delle intercettazioni Rai-Mediaset, le nuove polemiche su Santoro, fino all'ultima vicenda della copertura delle manifestazioni sulla strage in fabbrica a Torino.

 


ARTICOLI DEL 9 DICEMBRE 2007

Toh, la Rai ha un'orchestra ( da "Stampa, La" del 09-12-2007)

Luttazzi sulla graticola neanche La7 lo vuole più ( da "Stampa, La" del 09-12-2007)

Dodici mesi fa era l'uomo dell'anno con il Mondiale in tasca e le frontiere del mondo spal ( da "Stampa, La" del 09-12-2007)

Luttazzi fuori, La7 nel ciclone ( da "Unita, L'" del 09-12-2007)

Forse il martirio mediatico dà alla testa ( da "Corriere della Sera" del 09-12-2007)

ROMA - Sembrava quasi fatta soltanto una settimana fa. Precisamente quando tutta la filiera cinemato ( da "Messaggero, Il" del 09-12-2007)

La verità su Luttazzi: non lo vuole nessuno ( da "Giornale.it, Il" del 09-12-2007)

Il sistema Raiset? Era lì, bastava leggere ( da "EUROPA.it" del 09-12-2007)

Annozero e il male dell'autoreferenzialità ( da "EUROPA.it" del 09-12-2007)

Castalda Musacchio ( da "Liberazione" del 09-12-2007)


Articoli

Toh, la Rai ha un'orchestra (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 09-12-2007)

 

Oh natalizio stupore: la Rai si è ricordata, in occasione delle feste di fine anno, di avere un'orchestra. L'Orchestra nazionale sinfonica, unica sopravvissuta di quattro, con sede a Torino. Da ieri è in onda sulle reti della tv di Stato uno spot di auguri in cui la formazione suona e una voce calda dice: "Tutti noi insieme per una comune armonia. Tanti auguri dalla Rai e dalla sua Orchestra sinfonica". La comune armonia, magari: ce la ricordano per l'appunto le notizie di questi ultimi giorni, le intercettazioni e le liti, l'armonia esistente. Ma siccome per il 25 dicembre siamo tutti più buoni, è opportuno notare il fatto positivo. E cioè che, per gli auguri, sia stato scelto il gruppo musicale, solitamente dimenticato com'è dimenticata la musica. L'orchestra, che si trova nel suo Auditorium, il Toscanini di Torino, esce da una rossa palla ornamentale, e suona il valzer conclusivo del balletto La bella addormentata nel bosco di Ciaikovski. Mediaset a fine anno trasmette di solito uno spot con i suoi personaggi più noti. Pure la Rai indulge in autopromozioni, efficaci e menzognere, soprattutto per esortare i cittadini a pagare il canone. Cittadini che vorrebbero o non pagarlo (nessuna differenza percepita tra Rai e Mediaset); o pagarlo con una riduzione: tanti soldi di meno, quante più repliche e programmi sempre uguali ci sono. E insomma: se questi auguri con l'orchestra fossero forieri di una maggiore sensibilità per la musica li accetteremmo volentieri. Comunque gli anni scorsi non c'erano. Si può intendere come un passo avanti, come un bicchiere mezzo pieno.


Luttazzi sulla graticola neanche La7 lo vuole più (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 09-12-2007)

 

LA REAZIONE DEL COMICO il caso Perché è stato cancellato il suo Decameron "Sono sbalordito: hanno sospeso il programma mandandomi solo un sms" MA FAR RIDERE È DAVVERO UN'ALTRA COSA ALESSANDRA COMAZZI Luttazzi sulla graticola neanche La7 lo vuole più Spinosa questione, questa della chiusura di "Decameron" in onda su La7, con licenziamento del conduttore Daniele Luttazzi. Abbattuto da fuoco amico. Il direttore Antonio Campo Dall'Orto, brillante allievo di Carlo Freccero, gli aveva dato "massima libertà". E adesso, con questa decisione, rischia l'accusa di censura. Ma nello stesso tempo ottiene il plauso di chi trova il comico, non comico e volgare. Come dimostrerebbero i suoi insulti scatologici a Ferrara, davvero irripetibili. La7 è la più raffinata tra le reti generaliste, la più coraggiosa, quella con un peso specifico maggiore e con obiettivi di ascolto meno impellenti, e impedienti; molto ben frequentata, dove lavorano giornalisti e conduttori (Gad Lerner, Chiambretti, Daria Bignardi, lo stesso Ferrara), che stanno lì ben volentieri perché alla Rai o a Mediaset potrebbero avere, se non censure, problemi, seccature, polemiche sfiancanti. Era dunque coerente la scelta di dare spazio a Daniele Luttazzi, una delle vittime del famoso e ormai famigerato "editto bulgaro" di Berlusconi, dove si parlò di Biagi, Santoro, e, per l'appunto, Luttazzi. Il quale comincia il suo programma: molto avvelenato, ma molto costruito, ben articolato, un vero programma come non usano più, in questa televisione fatta di ospitate e promozioni. Bene. Luttazzi fa Luttazzi; sparge astio e livore, secondo alcuni (e in effetti ne sparge); secondo altri applica semplicemente le vecchie regole della satira, il fescennino, il boccaccesco, come da titolo. Andando in onda a tarda sera del sabato, non è che lo seguano le folle. La nicchia è ancora più nicchia, e ripara. Lo vedono gli affezionati, che ne sono lieti. Conoscono e interpretano i suoi canoni. La7 fa bella figura, ecco l'unico canale controcorrente. Contenti tutti. Fino all'altra notte. Quando arriva, a bruciapelo, il comunicato che ne annuncia il licenziamento. Perché, secondo l'emittente, Luttazzi è stato pesante, volgare, inaccettabile, con Giuliano Ferrara. Tra l'altro la puntata incriminata era andata in onda sabato scorso, e non era successo niente; il licenziamento è avvenuto dopo la replica. Che cosa è capitato nel frattempo? Ferrara aveva visto l'insulto e aveva chiesto la testa del comico? Il pensiero sorge spontaneo. Invece, per ammissione dello stesso Luttazzi, sembra che non sia andata affatto così. "Sono sbalordito. Campo Dall'Orto - sostiene l'esiliato - ha sospeso il programma senza una vera motivazione e io l'ho saputo con un Sms. Dice di non aver sentito Giuliano Ferrara. Quindi non si è nemmeno offeso il diretto interessato". Che pare avrebbe visto, e pure in ritardo, la registrazione incriminata, decidendo poi di lasciare perdere. Quello che si è arrabbiato senza remissione è stato proprio Campo Dall'Orto, che dice: "Ciò che è accaduto con Luttazzi riguarda l'uso inappropriato del mezzo televisivo, non la libertà di satira. La 7 vive dei capisaldi di libertà di espressione, di rispetto verso le persone che vi lavorano e verso il pubblico. Non vi è nessuna limitazione della satira: ritengo Luttazzi sia tra i più bravi se non addirittura il più bravo in Italia, e a La7 ha avuto libertà assoluta. Ritengo in questo caso specifico si sia invece trattato di insulti rivolti ad una altra persona, tra l'altro parte della stessa rete. E per questo la decisione vuole difendere il principio dell'uso responsabile di un bene prezioso come la libertà di espressione". Ieri il comitato di redazione del tg della 7 ha protestato perché la notizia del licenziamento non è stata inserita nell'edizione della notte. Una lunga carriera da censurato. Come se i guai, Daniele Luttazzi, se li andasse a cercare. Certo non si tira indietro quando c'è da insultare qualcuno, ma dimostra libero pensiero facendo, per esempio, i complimenti alla polizia. L'appena sospeso "Decameron" traeva spunto dallo spettacolo teatrale che il comico ha continuato a portare in giro per i teatri di tanta Italia. Perché non ha mica mai smesso di lavorare, Luttazzi. Ma voleva tornare in tv. Ci è tornato, ed è tornato a mettersi nei problemi. Usare gli escrementi per far ridere, come ha fatto riferendosi a Giuliano Ferrara, è una vecchia tecnica di comicità basale, nota ai latini, agli antichi greci e ai bambini. Però lui non faceva ridere, e se la prendeva con quelli che dicevano che non faceva ridere. Faceva riflettere, magari, come testimoniano le centinaia di persone che hanno scritto da ieri mattina a "La Stampa" per esprimersi sul caso. Ma la risata è un'altra cosa.\ Il video incriminato Sul sito www.lastampa.it.


Dodici mesi fa era l'uomo dell'anno con il Mondiale in tasca e le frontiere del mondo spal (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 09-12-2007)

 

Ancate, ora ha cambiato pelle, anche se il ritorno in panchina pare prossimo, ed è la più autorevole voce della Champions League su Sky Sport. Da uomo appena arrivato in Tv prova a parlare del suo rapporto con la televisione e comincia proprio dal Natale. "Vorrei vedere sul piccolo schermo qualcossa che sia in grado di portare felicità - dice l'ex ct negli studi di Sky -, magari un programma in grado di far sorridere i bambini". Lippi non è certo un uomo da divano, ma per Natale potrebbe fare un'eccezione. "E' vero non sono un "animale da tv" - ammette -. Ma se non c'è lo sport guardo volentieri i documentari, alcuni talk show e soprattutto i film". Ma se ascolta la sua indole il ct campione del mondo non è dell'idea di un Natale in casa. "Il Natale perfetto lo devo ancora trascorrere, forse sceglierei una bella isola, ma comunque al mare". In passato il Natale non era il momento migliore per godersi lo sport in tv, ma il mondo Sky ha da tempo cambiato le carte in tavola. Il 2007 comunque sarà un anno particolare perché il campionato di serie A vivrà di grandi emozioni fino al 23 dicembre con il derby di Milano e altre grandi sfide che accenderanno i tifosi su Sky sport, sul digitale terrestre di Mediaset e con gli appuntamenti dedicati ai gol sui canali Rai e Mediaset. Anche la Liga ferma le macchine, ma non prima di giocare il 23 dicembre, il big match tra Barcellona e Real Madrid. Gli appassionati di calcio potranno scoprire su Sky sport gli incontri di Premier League e Scottish League, che offrono grandi sfide anche nel periodo festivo. Tra queste: Portsmouth-Arsenal del 26 dicembre, Manchester City-Liverpool del 30 dicembre, Arsenal-West Ham del 1° gennaio e Celtic-Rangers del 2 gennaio. La sosta del campionato porta in campo, per un amichevole di lusso, Inter, Ajax, Stoccarda e Porto Alegre. In diretta esclusiva su SKY Sport 1, il 5 e 7 gennaio 2008, c'è il Torneo di Dubai. Sabato 5 gennaio 2008: Porto Alegre-Stoccarda (ore 15.00), Inter-Ajax (ore 18.00). Grandi sfide fino alle finali del 7 gennaio. Venerdì 21 dicembre, alle 12.00 su SKY Sport 1 spazio alla Champions League con il sorteggio, in diretta da Nyon, che deciderà gli accoppiamenti degli ottavi di finale. Non solo calcio, ma appuntamenti anche con il basket italiano e quello americano, in campo durante tutto il periodo delle feste. Le stelle dei parquet italiani si sfideranno durante tutti i weekend di dicembre: tra campionato, "Basket Day" ed Eurolega, Sky Sport trasmetterà fino al 6 gennaio 32 partite, tutte in diretta e in esclusiva, dedicando alla pallacanestro italiana quasi 80 ore di programmazione, compresi pre e post partita. Inoltre, domenica 6 gennaio, andrà in scena un nuovo "Basket Day" su SKY Sport 2: cinque partite per 12 ore di diretta. I primi a scendere in campo alle ore 12.00 saranno Eldo Napoli e Armani Jeans Milano. Alle 14.15 il match di Cimberio Varese-Lottomatica Roma. Alle 16.30 sarà la volta di Premiata Montegranaro-Air Avellino. Alle 18.45 è il turno. Solsonica Rieti-Benetton Treviso. A concludere la grande abbuffata di canestri sarà l'incontro delle ore 21.00, La Fortezza Bologna-Pierrel Capo d'Orlando. Ancora tanto basket su Sky (dal 12 dicembre al 3 gennaio) con le dirette di dodici incontri di Eurolega. Anche i campioni americani si affronteranno a suon di schiacciate e coast to coast. Dal 10 dicembre 2007 al 4 gennaio 2008 su SKY 12 match NBA tre incontri a settimana, oltre 80 ore complessive di trasmissione fra dirette e repliche. Palla a due anche per i nostri Andrea Bargnani e Marco Belinelli, impegnati rispettivamente con i Raptors di Toronto (28 dicembre) e i Golden State Warriors (31 dicembre).


Luttazzi fuori, La7 nel ciclone (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 09-12-2007)

 

Stai consultando l'edizione del Luttazzi fuori, La7 nel ciclone / Roma L Luttazzi tornato in tv dopo l'editto bulgaro di Berlusconi è di nuovo un "licenziato" dalla tv: stavolta da La7 e non dalla Rai. Venerdì notte l'emittente ha chiuso il programma di satira del comico Decameron che va il sabato sera perché, una settimana fa, lui aveva immaginato in pratiche particolari in una vasca un collaboratore storico dell'emittente, Giuliano Ferrara, con Berlusconi e Previti. Per La7 Luttazzi è passato dalla satira all'offesa e valuta se passare a vie legali per eventuali "danni di immagine". Le battute che hanno provocato il licenziamento potete leggerle a fianco e giudicherete voi. Intanto il cdr della tv si infuria perché il tg di La7 di venerdì notte non ne ha dato notizia. Ferrara, per quanto se ne sa, tace. Il programma è stato trasmesso una settimana fa, poi in replica il giovedì. L'azienda lo ha sospeso solo venerdì a tarda sera e la notizia si è diffusa poco prima della mezzanotte. Decameron è registrato, ma - da accordi - viene consegnato poco prima della messa in onda per cui è difficile sospenderlo nell'immediato. Ma sette giorni dopo? A Luttazzi, il quale afferma che "in Italia non è possibile fare satira libera", l'amministratore delegato di Telecom Italia e responsabile di Italia Media Antonio Campo Dall'Orto ribatte. "È uso inappropriato del mezzo televisivo, non libertà di satira. La7 vive proprio dei capisaldi di libertà di espressione, di rispetto verso le persone che vi lavorano e il pubblico, come dimostrato ampiamente dagli ultimi anni. Non vi è nessuna limitazione della satira, ritengo Luttazzi sia tra i più bravi se non addirittura il più bravo in Italia, e a La7 ha avuto libertà assoluta come le cinque puntate andate in onda dimostramo. In questo caso si è invece trattato di insulti rivolti a un'altra persona, tra l'altro della stessa rete". A La7 però il comitato di redazione (la rappresentanza sindacale dei giornalisti) definisce "atto censorio" il tg che nell'edizione di venerdì notte non ha dato la notizia. "Su questo chiediamo chiarimenti al direttore Piroso - dice Adalberto Baldini del cdr - Sulla sospensione, chiederemo il perché a Dall'Orto. Constatiamo che ogni volta che La7 fa un programma di successo, e Decameron con punte di 2,7 milioni di spettatori per noi lo è, viene stoppato. Quando il 2 febbraio scorso eravamo pronti a mandare la diretta sugli incidenti a Catania dove morì Raciti fummo fermati. Coincidenze?". Per pressioni esterne? Politiche? "Politiche no, sospettiamo industriali - risponde il giornalista - Per la pubblicità le aziende, anche Rai e Mediaset, si contendono pure lo 0,1% di ascolti. E se un programma scompagina gli ascolti è meglio chiuderlo. La7 deve chiarirci che posizione vuole avere sul duopolio Rai-Mediaset. Poi sa chi è Luttazzi quando lo ha preso. E in tv oggi va in onda di tutto". "Anche se non condividiamo le battute del comico - interviene il portavoce di Articolo 21 e parlamentare dell'Unione Giulietti - non condividiamo la sospensione del programma così come non abbiamo mai approvato la soppressione di qualsiasi format di satira o informazione". "La censura è sempre illiberare", aggiunge Vita, assessore della Provincia di Roma. ste. mi. POLEMICHE TV L'emittente venerdì sera ha chiuso il programma del sabato del comico "Decamerin". Per l'artista in Italia non si può fare satira libera, per il responsabile dell'emittente Dall'Orto su La7 la libertà c'è ma lui era passato agli insulti.


Forse il martirio mediatico dà alla testa (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 09-12-2007)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2007-12-09 num: - pag: 43 categoria: REDAZIONALE Davanti al video Forse il martirio mediatico dà alla testa di ALDO GRASSO Che triste vicenda, questa di Daniele Luttazzi. Sono dispiaciuto come se un amico mi avesse tradito: certe cose non si dicono, soprattutto in nome della libertà d'espressione; certe cose non si fanno, se si è intelligenti come intelligente è Luttazzi. L'idea che mi sono fatto è che il martirio mediatico dà alla testa. Stiamo naturalmente parlando del martirio all'italiana, con gli stipendi che continuano a correre, con i conduttori che diventano deputati, con gli approfittatori che salgono sul carro degli eroi. Ho sempre ritenuto Luttazzi uno dei pochi comici intelligenti della nostra tv. Fin dai tempi di Magazine 3, il programma con Gloria De Antoni e Oreste De Fornari, si sapeva che il nostro andava "contenuto", che spesso amava épater lo spettatore con un frasario pesantemente ginecologico. Così con i Gialappa's, il suo periodo migliore. Lui esagerava con il macabro, loro limavano e la risata era sicura, e devastante. Poi c'è stato l'episodio di Satyricon dove Luttazzi ha pensato bene di darsi alla politica, che non è nelle sue corde. Il resto l'hanno fatto l'esilio, la schiera delle tricoteuses che affolla i teatri, i Santoro e tanti altri. L'attacco a Giuliano Ferrara, gratuito e a freddo, greve e non grottesco, è prima di tutto un colpo basso al direttore de La 7. Antonio Campo Dall'Orto, chiamando Luttazzi, aveva dimostrato coraggio e soprattutto aveva voluto palesare che la sua rete è diversa da Rai e Mediaset. Quando un direttore ti dice che puoi scrivere o dire quello che vuoi, ti devi sentire responsabilizzato due volte: uno per quello che scrivi o dici, due per dimostrare di meritare tanta fiducia. A questo poi si aggiunge un vizio tipicamente italiano, da basso impero, la mancanza di etica aziendale, di spirito di appartenenza: non si attaccano le persone con cui si lavora. Non prima almeno di aver dato le dimissioni. Così adesso ci sono quelli che hanno buon gioco a dire: allora Berlusconi aveva ragione quando parlava di "uso criminoso del mezzo", e il martire rischia di apparire solo un insolente. Ecco, sono triste perché per una battuta infelice, Daniele Luttazzi mette a repentaglio quanto di buon ha fatto sinora: i libri, gli spettacoli, le battute fulminanti. Odia Ferrara? Trovi un modo più elegante per infilzarlo. Perché adesso non ci sarà più nessuna rete che lo chiamerà e non si può per tutta la vita fare i professionisti del martirio.


ROMA - Sembrava quasi fatta soltanto una settimana fa. Precisamente quando tutta la filiera cinemato (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Messaggero, Il" del 09-12-2007)

 

Grafica nazionale si era incontrata col ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli per sottolineare l'importanza di un via libera ai due emendamenti alla Finanziaria, credito di imposta e riforma della legge 122 che regola i rapporti tra tv e cinema, soprattutto alla luce del "boom" di incassi e spettatori della stagione 2007 del cinema. Rutelli aveva affermato che si trattava di "una partita importantissima" e autori, produttori, registi, tecnici incrociavano le dita in attesa dell' "evento" e di una seria legge di sistema. Ieri lo scenario è cambiato. E di molto. Il movimento dei Centoautori ha infatti inviato una lettera a Rutelli e al ministro delle Comunicazioni, Gentiloni, nella quale si parla di "deputati della maggioranza che hanno presentato emendamenti che intendono stravolgere i provvedimenti della Finanziaria, quelli che stabiliscono regole trasparenti nei rapporti tra televisoni da una parte e autori e produttori dall'altra...Questi emendamenti - si legge ancora - confermano che la politica, anche quella che si definisce progressista, non è in grado di imporre regole alle lobby televisive" e la lettera si conclude con un atto di sfiducia nei confronti del governo: "Ci sentiamo autorizzati a sospendere il patto di fiducia che finora ci aveva spinti a collaborare con questo governo e questa maggioranza". Valerio Jalongo, autore e regista, ci spiega: "Non si tratta di una guerra tra cinema e fiction, anche perché le stesse persone spesso lavorano in entrambi i settori. Ma è fondamentale dare delle regole ad un sistema. Se vengono garantite è un bene per tutti, eppure sembra che Rai, Mediaset, Sky soffrano di una allergia alle regole e chi dovrebbe offrire garanzie e tutele non lo fa, anzi nella stessa maggioranza non esiste disciplina". E già si sta pensando a forti azioni di protesta. L.Jatt.


La verità su Luttazzi: non lo vuole nessuno (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giornale.it, Il" del 09-12-2007)

 

Di Filippo Facci - domenica 09 dicembre 2007, 07:00 Tutti gli epurati vengono al pettine. Ieri è stato il turno del sopravvalutatissimo Daniele Luttazzi, la cui trasmissione Decameron, in onda su La7, è stata sospesa per via di alcuni insulti da lui scagliati contro Giuliano Ferrara. Gli insulti sono questi: "Penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisc(bip) addosso, Previti che gli cag(bip) in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti". Da piegarsi dal ridere, e se l'infanzia di Luttazzi dovrebbe forse dar lavoro al suo psicoanalista, per intanto i vertici di La7 il lavoro l'hanno tolto a lui. Ferrara è un volto storico di La7, ma a quanto pare la decisione di chiudere è esclusivamente dell'azienda: Luttazzi l'ha ammesso. Lo stesso Ferrara, tempo addietro, non aveva fatto una piega neppure quando Luttazzi in un suo spettacolo l'aveva tratteggiato così: "è l'alone di feci e sperma che viene lasciato sul lenzuolo dopo un rapporto anale, detto il Giulianone". Divertentissimo anche questo, eppure un tempo le cose erano diverse. Ferrara fu persino ospite a Barracuda, la trasmissione che Luttazzi conduceva sulle terribili reti Mediaset: è lo stesso periodo in cui pubblicava con la Mondadori berlusconiana. Ora: una trasmissione chiusa mette melanconia persino se è di Luttazzi, sta di fatto che Luttazzi è questa cosa qui, questa comicità qui, ed è questa qui anche il brandello di democrazia che il famoso editto bulgaro strappò al Paese. Che Luttazzi nel trio dei martiri sia sempre sembrato un po' imbucato è anche vero, ma a questo punto un modesto bilancio non guasta. Daniele Fabbri, in arte Luttazzi, non è un giornalista e forse neanche un comico: già scopiazzatore di David Letterman, per anni è stato a spasso per teatri e forse doveva rimanerci. Fine. E gli altri? A che punto è la restaurazione della democrazia dopo lo spaventoso baccano del centrosinistra per le epurazioni dei tre martiri? Ordunque: Michele Santoro è tornato in Rai più grazie a una sentenza della magistratura che per chiara volontà politica; comunque fazioso, il suo Annozero era partito bene salvo riscivolare sui pendii piazziaioli che peraltro hanno portato scalogna ai poveri Clementina Forleo e Luigi De Magistris, che pagheranno cara ogni vanità catodica. Il punto chiave è che Santoro oggi è sgraditissimno persino a quel centrosinistra che l'aveva imbracciato come un vessillo di libertà, tanto che i vari parlamentari tendono a optare per la parleria di Ballarò. Poi c'è Enzo Biagi, la cui salma è stata scagliata addosso a Silvio Berlusconi proprio in una puntata di Annozero dove paradossalmente, per mera volontà politica, fu epurato un collaboratore del Giornale; Biagi in definitiva accettò indubbiamente il ruolo di martire dell'editto berlusconiano e tuttavia la Rai dell'Unione non gli fece rifare Il fatto: lo tenne anzi a bagnomaria per un anno e poi relegò l'anziano giornalista alle 23 e 30 in un programma settimanale sui Raitre, Rotocalco televisivo. Lo scorno di Biagi, e la sua chiara sensazione d'esser stato usato e strumentalizzato come zimbello elettorale, sono stampati nero su bianco nell'ultimo libro di Biagi titolato Quello che non si doveva dire, ottobre 2006, pagina 221, capitolo "Conclusioni": "Nella mia grande presunzione ho pensato che qualcosa sarebbe cambiato anche nella mia vita e, sono sincero, mi aspettavo una telefonata da viale Mazzini, se non altro come segnale di ritrovata indipendenza dal Cavaliere. Nel frattempo è tornato al vertice dell'azienda Claudio Cappon". (...) "Sicuramente, il nuovo direttore generale, ha altri problemi, ben più complicati del mio, da risolvere. Sin dall'inizio ho avuto la consapevolezza che, anche con il centrosinistra al governo, io rimango fuori dai giochi. In poche parole, sono convinto che nessuno mi farà più fare Il Fatto. C'è un grande alibi, la mia età, ma non è che ottantasei anni vogliano dire per forza che uno è rincoglionito. E poi, se il mio nome, la mia faccia e i miei appelli funzionano per le campagne elettorali, non capisco come mai non vadano bene per un programma televisivo". In sintesi: Biagi dice chiaramente che voleva rifare Il Fatto ma che neppure il centrosinistra gliel'ha restituito: in compenso, come scrive, è stato usato per una campagna elettorale. Allora, in fin dei conti: Luttazzi svaporato, Biagi liquidato, l'unico rimasto allo stato solido è Santoro, che in compenso fomenta la peggior antipolitica. Ma la lista d'attesa è nutrita, nuovi martiri bussano.


Il sistema Raiset? Era lì, bastava leggere (sezione: RAI MEDIASET)

( da "EUROPA.it" del 09-12-2007)

 

DOPO ANNOZERO Così "Europa" ha descritto l'occupazione berlusconiana della Rai Il sistema Raiset? Era lì, bastava leggere (r.i.) Il centrosinistra non ha voluto vedere negli anni berlusconiani. Più di una volta ha chiuso gli occhi davanti alla sistematica occupazione della Rai fatta dal centrodestra. O meglio, si è lasciato obnubilare solo dall'editto bulgaro del Cavaliere, appassionandosi alle sorti di Santoro, Biagi e Luttazzi, perdendo però di vista il campo dove si giocava la partita decisiva, ovvero gli organigrammi di viale Mazzini. È lì che l'allora opposizione ha contrastato poco e male l'inestricabile connubio fra televisione di stato e Mediaset, messo oggi in luce dalle intercettazioni, subendo di fatto una ristrutturazione aziendale che ha consegnato viale Mazzini nelle mani di non più di dieci persone. Forse il centrosinistra poteva battersi per evitare tutto questo. Probabilmente ha preferito cavalcare solo la retorica del Berlusconi censore. L'analisi che giovedì sera l'ex presidente Rai Lucia Annunziata ha fatto ad Annozero, nella puntata dedicata appunto allo scandalo Raiset, è tutt'altro che campata in aria . Viene da chi per quattordici mesi, a cavallo fra 2003 e 2004, ha ripetutamente denunciato l'abbraccio mortale degli uomini del Polo, guidati dal direttore generale Flavio Cattaneo. Ma ad affiancare quello che in teoria doveva essere il presidente di garanzia della Rai c'era anche, nel suo piccolo, il nostro giornale, fin dall'inizio delle pubblicazioni nel febbraio 2003. Andando a scorrere in archivio i titoli dei pezzi sul tema Rai, viene fuori una valanga di articoli. E la cosa più sorprendente è che, leggendoli uno dopo l'altro, emerge una specie di filo invisibile che li lega, una sorta di io narrante che ricostruisce nei dettagli tutto quello che poi è risultato dalle intercettazioni. Nel luglio 2003, ad esempio, Europa (direttore Nino Rizzo Nervo) già faceva un ritratto dei fedelissimi di Berlusconi in Rai: da Alessio Gorla a Maurizio Ciarnò, da Luigi Crespi alla ormai celeberrima Deborah Bergamini. Così come nel novembre dello stesso anno denunciava le prime avvisaglie della dura stagione di "normalizzazione" della tv di stato. "L'incredibile assedio di Cattaneo a Rai3, oasi del servizio pubblico" è il titolo dell'articolo in cui si raccontava dei provvedimenti disciplinari aperti nei confronti di Paolo Ruffini e Andrea Salerno, direttore e vice della terza rete, riguardo il caso Raiot, il programma satirico di Sabina Guzzanti andato in onda una sola volta e cassato dalla censura berlusconiana. Il 2004 è l'anno più caldo per la Rai ed Europa le dedica un centinaio di articoli. Come quello del 3 febbraio, che riporta le rivelazioni di Lucia Annunziata: "So per certo che Berlusconi alza il telefono e chiama i consiglieri per suggerire nomine e influenzare i programmi". Due mesi dopo arriva la denuncia del piano di ristrutturazione di Cattaneo, che accentra nelle mani di una decina di persone la direzione del servizio pubblico, grazie alla creazione di otto macrodirezioni tutte dipendenti direttamente dal dg. Passa poco più di un mese e per Cattaneo è gioco-set-incontro: vara il piano delle nuove nomine che consegna l'azienda completamente nelle mani della maggioranza. Cosa che porta l'Annunziata a dimettersi e mandare in soffitta l'esperimento della presidenza di garanzia. Europa senza mezzi termini parla di "golpe, colpo di mano, operazione coloniale, assalto alla diligenza, occupazione militare". Ma l'attenzione del nostro giornale non si è limitata a seguire l'evoluzione dei giochi di potere a viale Mazzini. Si è anche concentrato su aspetti più marginali, ma in un certo senso illuminanti, degli anni berlusconiani in Rai. A partire dalla scoperta che Cattaneo aveva inserito nel suo curriculum un master alla Sda Bocconi che in realtà non aveva mai frequentato. Così come non ha fatto passare inosservata la scientifica occupazione dei posti di comando che veniva fatta in alcune redazioni dei tg regionali. Per finire, poi, con la denuncia che come programmi di servizio pubblico (ovvero quelli che giustificano il pagamento del canone) venivano considerati anche quiz, talk show, premi estivi e perfino reality show. Raiset, quindi, era sotto gli occhi di tutti, bastava aprirli. Non è un caso che l'attuale consigliere della Rai e precedente direttore di Europa parla legittimamente oggi di "niente di nuovo sotto il sole" mentre il presidente della Vigilanza, Landolfi, si scandalizza e annuncia "un'attenta analisi di Annozero di giovedì ".


Annozero e il male dell'autoreferenzialità (sezione: RAI MEDIASET)

( da "EUROPA.it" del 09-12-2007)

 

L A T E L E D I P E N D E N T E Annozero e il male dell'autoreferenzialità STEFANIA CARINI I Gemelli, nuovi eroi Il male della tv è l'autoreferenzialità. È Cucuzza che parla della velina, è la fiction che racconta una storia televisiva, è un programma di informazione che invita sempre gli stessi ospiti per combattere tutti i mali. Si può essere Vespa, ed avere la Matone per passare da Perugia alla bontà del vino, si può essere Santoro e avere la Guzzanti per passare dalla libertà a tutti i mali d'Italia. È sempre la solita solfa. Pezzi di Raiot, e poi via al commento! La puntata di giovedì di Annozero era dedicata alla Rai, libera o occupata? Come paladini della libertà di informazione, nonché giustizieri della tv italiana, c'erano I Gemelli Diversi. Un sogno. Meglio, un incubo. I Gemelli, bontà loro, hanno scritto una canzoncina contro questa tv: "Cosa ci fai davanti a quello schermo, fuori c'è un inferno e tu rimani fermo, te ne pentirai, non perdere tempo usa il tuo talento al 100 per cento. Stai pur certo che questo non basta, tu passa la busta a chi ha mani in pasta, non è onesto ma piaccia o non piaccia è così che si fa: allena la lingua e la doppia faccia. So che cerchi come sfogarti ed avvicinarti a chi è come te ma che tu? Sogni, amanti, diamanti, tanti contanti e un posto al privé. Ehy ehy, se sei un artista è ovvio tu capisca il punto non è mettersi in mostra, ma la libertà di pensare e gridare il tuo punto di vista in questa società che non ha morale, che vuoi fare e l'ultimo esemplare? Vuoi la tua opportunità? Il tuo giorno da leone. Vuoi la vita di una star? e una folla che grida il tuo nome". Che tale scempio diventi il "Bella ciao" contro questa tv la dice lunga su Santoro. I Gemelli sono il frutto di certa tv musicale, del merchandising spinto, di manager giusti al momento giusto. Devono dire grazie a Mtv, che li ha resi idoli al di là della musica, grazie a trasmissioni come Pimp my ride, in cui rendevano ganze le vespine sfigate di ragazzotti milanesi. I Gemelli Diversi cantano la provincia, si nutrono di certo malcontento postadolescenziale senza arte né parte, incarnano chi ce l'ha fatta tanto da essere sulle copertine. Miracolati dalla tv, più che dalla musica. I Gemelli Diversi sono i tronisti dell'hip pop, i Corona del funcky di provincia. Giustificano tutto ciò dicendo che "bisogna stare dentro il meccanismo per poterlo combattere". Lo dicono sicuri di sé, e la Borromeo tace, Santoro pure. Questi sono i grandi ospiti da dibattito impegnato. Meglio la Matone. Forse pure Crepet. E invece c'erano i Gemelli Diversi a parlare dei mali della tv, di quanto sia diventata autoreferenziale. E proprio la trasmissione di Annozero di giovedì era un perfetto esempio di questo male. Avremmo voluto sentir parlare Santoro di se stesso per una volta, del suo passaggio Rai e Mediaset. Allora sì che l'autoreferenzialità avrebbe assunto un nuovo significato.


Castalda Musacchio (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Liberazione" del 09-12-2007)

 

"Decameron" chiude. L'azienda: "Ha offeso Giuliano Ferrara" La7, Luttazzi sospeso Il cdr: "Colpa degli spot" Castalda Musacchio Lui? Non ci sta. "Mi aspetto le scuse o perlomeno una spiegazione valida". Le giustificazioni del management di La7 nella persona di Antonio Campo Dall'Orto (Amministratore delegato, nonché direttore di rete del polo televisivo) non lo convincono proprio. E ieri sera Daniele Luttazzi era ancora lì in studio a registrare la puntata che non andrà in onda dedicata all'enciclica del Papa. Sta di fatto che il "pluricensurato" comico (sin dai tempi di Craxi e poi ancora vittima, insieme a Biagi e Santoro, dell'editto bulgaro di berlusconiana memoria) è tornato a far parlare di sé. "Dall'Orto ha deciso di sospendere la trasmissione a causa di un monologo a dir poco grottesco e mi ha inviato la notizia con un sms: non mi sembra molto corretto", spiega. "Inoltre non si sa bene il perché di questa sospensione". Il comunicato aziendale è piuttosto chiaro: e riferisce che lo stop allo show è stato deciso perché - questa la spiegazione formale - "Luttazzi ha gravemente insultato e offeso Giuliano Ferrara che con la stessa La7 collabora da anni come conduttore di "Otto e mezzo"". Nella puntata di sabato scorso, in replica giovedì, il "passaggio" incriminato prende di mira il noto conduttore della rete televisiva con toni effettivamente "boccacceschi". Eppure, lo stesso Ferrara non ha voluto in alcun modo commentare il fatto. E - continua Luttazzi - "Campo Dall'Orto mi ha detto che non l'ha neppure sentito. Quindi non si è nemmeno offeso il diretto interessato". La faccenda si fa piuttosto seria anche perché la direzione di La7 si riserva di "considerare la questione anche sotto il profilo legale". Eppure, la sospensione di Luttazzi, a sentire il Cdr, puzza di bruciato. "Per quanto ci riguarda - spiega Adalberto Baldini, membro del comitato di redazione - una volta appurata la notizia della sospensione abbiamo subito emesso un comunicato ufficiale chiedendo alla direzione del Tg, l'altra sera, di darne notizia. E a sorpresa ci è stato risposto di no. Una vera e propria censura nella censura". Ieri il direttore delle news Antonello Piroso ha respinto al mittente tutte le accuse. Ma il Cdr è pronto a chiedere tutti i chiarimenti possibili. "Siamo convinti che la sospensione di Luttazzi - sottolineano - nasconda ben altro". "Il discorso - continua Baldini - è ben più ampio: quando un paio di settimane fa si parlava dell'inciucio Rai-Mediaset l'unica tv a non parlarne affatto è stata proprio La7". Il dubbio viene. "Come mai - si chiede il rappresentante sindacale - La7 non protesta? Perché non fa sentire la sua voce? Forse perché fa parte anch'essa di questo grande "mercato tv" italiano? Luttazzi - aggiunge - con la sua trasmissione ha fatto in prima serata 2 milioni e 700mila spettatori, e il nostro parere è che abbia cominciato a dar fastidio ai grandi network che raccolgono pubblicità come Publitalia e Sipra. La nostra idea è che questa sospensione, avviata inoltre su una replica e non quando è andata in onda la prima serata di Decameron, non sia affatto legata ai contenuti ma a mere logiche industriali. Comunque - continua - noi abbiamo una professionalità e un'autonomia da difendere". Ed è per questo che come Cdr - promettono - "andremo fino in fondo". Anche lui, Daniele Luttazzi, non intende affatto cedere. Con questo gesto - sottolinea il comico - l'ad di Telecom Italia Media "rischia di mandare in fumo il suo lavoro di tre anni, anni in cui aveva creato un' emittente che dava l'immagine di una rete libera. Mentre ora chiude un programma per una battuta con cinque puntate già registrate nel cassetto?". La motivazione "è che si tratta di un insulto ma non lo è. Quell'insulto - aggiunge Luttazzi - rappresentava solo un'immagine in una articolata pagina di satira che si lega alla tradizione di Ruzzante e che era collegata ad Abu Ghraib. Un monologo a cui ho lavorato un anno e mezzo", dice con rammarico. Insomma tutto questo - aggiunge - "per me è una cosa umiliante e finché non ho la comunicazione ufficiale dagli avvocati resto qui al lavoro. E anche se so che non andrà in onda sto lavorando alla prossima puntata". L'augurio? "E' che possa finalmente lavorare in un paese dove è possibile esprimere le proprie opinioni liberamente. Adesso?", conclude. "Non posso far nulla, posso solo aspettare; ma mi auguro davvero che ci ripensino". 09/12/2007.


ARTICOLI DEL 7 E 8 DICEMBRE 2007

Petruccioli convoca il cda Ci sarà anche Petroni ( da "Stampa, La" del 07-12-2007)

Italia giungla degli spot, la ue ci accusa "sanzioni troppo basse per chi sfora" - alberto d'argenio ( da "Repubblica, La" del 07-12-2007)

Santoro dà spazio a grillo "ecco la parentopoli in tv" - emilio randacio walter galbiati ( da "Repubblica, La" del 07-12-2007)

La realtà manipolata a colpi di emozioni ( da "Manifesto, Il" del 07-12-2007)

Tommaso s'arrende, ok a Petroni ( da "Tempo, Il" del 07-12-2007)

Procedura Ue: "Troppi spot in tv" ( da "Giornale.it, Il" del 07-12-2007)

Troppi e cattivi gli spot in tv - giovanni valentini ( da "Repubblica, La" del 08-12-2007)

Finalmente caso Rai-Mediaset in tv Ma la destra attacca AnnoZero ( da "Unita, L'" del 08-12-2007)

Ue: Troppi spot in tv . Procedura contro l'Italia Si aprirà martedì. La Commissione: non rispettato l'intervallo di 20 minuti ( da "Unita, L'" del 08-12-2007)

Le accuse mosse dall'Europa ( da "Unita, L'" del 08-12-2007)

Come prima ( da "Unita, L'" del 08-12-2007)

L'Europa: troppi spot in tv ( da "Secolo XIX, Il" del 08-12-2007)

Sempre più italiani davanti alla tv: cresce Sky e raddoppia il digitale ( da "Corriere della Sera" del 08-12-2007)

Se il futuro della Rai è il ritorno di Raffa ( da "Corriere della Sera" del 08-12-2007)

Santoro ancora sotto accusa Landolfi: Pluralismo disatteso ( da "Tempo, Il" del 08-12-2007)

Eccesso di spot in tv, l'Ue multa l'Italia ( da "Manifesto, Il" del 08-12-2007)

La Vigilanza Rai: Santoro fazioso La7 blocca Luttazzi ( da "Libero" del 08-12-2007)


Articoli

Petruccioli convoca il cda Ci sarà anche Petroni (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 07-12-2007)

 

RAI Petruccioli convoca il cda Ci sarà anche Petroni ROMA Il presidente della Rai Claudio Petruccioli ha convocato il consiglio di amministrazione per mercoledì 12 dicembre. È arrivato infatti l'atteso via libera dall'azionista ministero dell'economia sulle procedure da seguire dopo la sentenza del Tar che ha reintegrato il consigliere Angelo Maria Petroni e della quale il Consiglio di Stato ha negato la sospensiva. La Rai ha infatti reso noto che il Ministero dell' Economia e delle Finanze, suo azionista di maggioranza, in risposta a una lettera del Presidente Petruccioli del 19 novembre, ha ricordato "la pronuncia del Tar dell'8 novembre che comporta il reintegro del Prof. Angelo Maria Petroni in seno al Consiglio di Amministrazione". "Non ritenendo allo stato di dover assumere alcuna iniziativa, il Ministero osserva che resta di competenza esclusiva dell'organo amministrativo della Società ogni comportamento conseguente alla predetta pronuncia, nell'interesse dell'Azienda", rende noto la Rai. Deborah Bergamini intanto ha presentato una querela per diffamazione contro il quotidiano "La Repubblica" per le intercettazioni pubblicate il 21 novembre scorso su Rai-Mediaset. \.


Italia giungla degli spot, la ue ci accusa "sanzioni troppo basse per chi sfora" - alberto d'argenio (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Repubblica, La" del 07-12-2007)

 

Economia Italia giungla degli spot, la Ue ci accusa "Sanzioni troppo basse per chi sfora" Bruxelles apre una procedura: le autopromozioni vanno inserite nel tetto Pronta la lettera della Commissione al governo italiano Due mesi per replicare ALBERTO D'ARGENIO BRUXELLES - La pubblicità trasmessa dai canali televisivi italiani, in particolare dalle grandi emittenti commerciali, finisce nel mirino dell'Unione europea: troppi spot in barba alle regole comunitarie, televendite eccessivamente lunghe e sanzioni irrisorie. E' un vero atto d'accusa contro la tv nostrana quello preparato in anni di lavoro dalla commissaria Ue ai Media, Viviane Reding, che si concretizzerà in una pesantissima procedura d'infrazione contro l'Italia affiancata dal rinvio in Corte di giustizia per la mancata abrogazione della legge Gasparri, già condannata da Bruxelles ma ancora in vigore. Per quanto riguarda la pubblicità, la lettera di messa in mora che darà il via al procedimento Ue, a quanto risulta a Repubblica, è ormai pronta e non è stata contestata da nessun collega della Reding. Probabilmente sarà approvata formalmente e spedita al governo già martedì prossimo in occasione della riunione settimanale della Commissione, anche se per problemi di calendario potrebbe slittare a gennaio (il presidente Barroso si è curiosamente impegnato a non creare problemi alle capitali prima di Natale). Un iter che vale anche per la Gasparri, definitivamente condannata per una serie di violazioni delle regole europee (non si tratta di pubblicità) ma ancora in vigore a causa dei tempi lunghi per l'approvazione della Gentiloni. Per quanto riguarda gli spot, secondo la Commissione sono molti gli aspetti delle norme italiane e le prassi che violano la direttiva Ue "Tv senza frontiere" (analisi corroborata da uno studio indipendente commissionato da Bruxelles). Il primo capo d'imputazione riguarda i tetti orari: per Bruxelles le emittenti italiane sforano il limite di 12 minuti di spot all'ora, quello di 20 minuti di intervallo minimo tra una serie di reclame e l'altra e i criteri per l'interruzione dei film. Si passa poi alle televendite nelle tv generaliste, ovvero quelle non specializzate in questo genere di trasmissioni: le nostre leggi non le calcolano nei tetti orari e permettono che durino più di 15 minuti l'una, in palese violazione delle regole comunitarie. E nel mirino di Bruxelles sono entrate anche le cosidette autopromozioni, ovvero le pubblicità di programmi trasmessi dalla stessa rete che le manda in onda: in Italia, contrariaremente a quanto prescritto dall'Europa, non sono considerate pubblicità. Con l'aggravante di interrompere programmi che non potrebbero esserlo, come le news di durata inferiore ai 30 minuti, e di trasmettere più pubblicità del consentito. Ma non finisce qui, visto che secondo la Ue la legge non applica alle autopromozioni le regole base per garantire il rispetto della dignità umana e la non-discriminazione. A peggiorare ulteriormente il quadro contribuisce il sistema sanzionatorio. Secondo la Reding le multe sono troppo basse per avere un effetto deterrente. In poche parole, conviene infischiarsene e pagare ammende irrisorie rispetto agli introiti incassati mandando in onda un numero eccessivo di spot. Dunque, è il corollario, l'Italia dovrebbe prevedere multe proporzionate alle violazioni, così da scoraggiare chi fa il furbo. Roma avrà due mesi di tempo per rispondere e dovrà farlo in modo convincente se vorrà evitare una condanna definitiva. Ovviamente tutte le violazioni vengono attribuite al sistema nazionale (la Ue non procede mai contro singoli, bensì contro i governi), ma quando verranno sanate a risentirne di più saranno i big della raccolta pubblicitaria, a partire da Mediaset e Rai. Anche se, fanno notare alcuni addetti ai lavori, tra un paio di anni alcune accuse potrebbero cadere con l'entrata in vigore del nuovo testo della direttiva.


Santoro dà spazio a grillo "ecco la parentopoli in tv" - emilio randacio walter galbiati (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Repubblica, La" del 07-12-2007)

 

Gentiloni ad "Annozero": gravi le telefonate tra Rai e Mediaset Santoro dà spazio a Grillo "Ecco la Parentopoli in tv" EMILIO RANDACIO WALTER GALBIATI MILANO - Sabina Guzzanti che imita il Cavaliere davanti a una bottiglia di champagne, in una stanza piena di ori e quadri preziosi. Gli ospiti in studio che dibattono sul degrado in cui è caduta la tv di Stato. E, infine, un video di uno spettacolo di Beppe Grillo che denuncia l'ennesimo scandalo del mondo informativo made in Italy e l'elenco, mai passato sul piccolo schermo, sui parenti e gli "amici degli amici", assunti in Rai. La puntata di "Annozero" di Michele Santoro dal "Libera/occupata", era molto attesa. Soprattutto perché alla vigilia, l'opposizione voleva sbarrare la strada alla mandata in onda della trasmissione. "L'onorevole Santoro continua a fare il militante di parte usando, con tasche piene di euro, il servizio pubblico al servizio della sua fazione", tuonava alla vigilia l'ex ministro di An, Maurizio Gasparri. Una lettera del presentatore al direttore generale, Claudio Cappon, zittiva ogni polemica: "Erano stati invitati diversi esponenti del centrodestra, Paolo Romani, Paolo Bonaiuti, Fabrizio Cicchitto e il presidente Mediaset Fedele Confalonieri, ma hanno declinato l'invito per altri impegni". Ed ecco, dunque, andare in onda il processo alla tv di Stato. Con l'ennesimo j'accuse di Grillo che punta l'indice contro la parentopoli all'interno di viale Mazzini. "Ci ho messo quindici giorni per scovarli", spiega alla sua platea divertita il comico genovese. Poi, su un grande schermo appare un elenco interminabile di nomi dei presunti raccomandati. Per non parlare della graduatoria in cui la fondazione americana dal beffardo nome "Casa della Libertà", secondo cui l'Italia è all'82° posto per libertà di stampa. Poi, nello studio di Michele Santoro, entra in scena il dibattito sullo stato di salute della Rai, in cui si registrano schermaglie tra gli ex componenti del Cda di viale Mazzini, Lucia Annunziata e Marcello Veneziani. Alla fine vengono riproposti i brogliacci delle telefonate anticipate da Repubblica, avvenute tra i vertici della Rai e di Mediaset, alla vigilia delle elezioni regionali del 2005, in cui si concordano i palinsesti. L'attuale ministro delle Telecomunicazioni, Paolo Gentiloni, rimarca l'inopportunità di quei dialoghi, accusando Silvio Berlusconi e del suo potere sulle televisioni. Veneziani abbozza una risposta, sostenendo che basta confrontare i dati d'ascolto per capire che sotto il governo del Cavaliere, non c'è stato alcun assoggettamento nei confronti di Mediaset. Santoro sfodera i numeri e dimostra che sotto il governo Berlusconi bis, le sue reti hanno goduto di una rimonta in termini di ascolto, ma anche di ricavi pubblicitari.


La realtà manipolata a colpi di emozioni (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Manifesto, Il" del 07-12-2007)

 

"Chi l'ha vista?" di Norma Rangeri. Una spietata analisi della televisione, l'elettrodomestico che ha il potere di attrarre l'attenzione dello spettatore, unita alla denuncia della messa in scena del corpo delle donne per solleticare propensioni adolescenziali e voyeur. Infine, la critica alla colonizzazione della tv da parte del sistema politico per piegarla ai propri fini Rossana Rossanda Perché le pagine di Norma Rangeri sull'italica Tv, Rai e Mediaset (Chi l'ha vista?, Rizzoli 2007, pp. 315, euro 17) - documentazione ma scrittura piena di humour - lascia pensierosi e a disagio? Perché anche a chi non si faceva illusioni, il disastro si rivela peggiore di quanto si sospettava: quel che affiora sul piccolo schermo è solo la parte emergente di un iceberg di traffici e vigliaccate che costituiscono il basamento del duo-monopolio audiotelevisivo italiano. Tale che la recente scoperta degli scambi di cortesie fra Rai e Mediaset non ne è più che un modesto scampolo. È il sistema che è guasto. Ne abbiamo colpa anche noi che la sera lavoriamo di telecomando in cerca di qualcosa di "altro" e prima o poi lo troveremo nella folla di canali satellitari, non fosse che un documentario sugli scavi in Egitto, sul pinguinotto che si getta per la prima volta in mare, e lo scontro fra generali nella seconda guerra mondiale. Quanto basta per andar a dormire. Che Rai e Mediaset siano quelle che sono, sembra ineluttabile come l'effetto serra. Siamo abituati. Quelli come noi accendono la tv non per avere la notizia, ma per vedere "come" la danno. Un film si cerca al cinema. È tanto se cadiamo sulla buona serata di Santoro, Lerner, Fazio, diamo un occhiata a "Otto e mezzo", e ci rallegriamo se ogni tanto capitano Arbore o Fiorello. E così si va avanti, fin annoiati dal gioco dei cambi dei presidenti e direttori che non cambiano assolutamente nulla. Chi si ribella più? Fa parte del paesaggio. Anzi, ci si accontenta del meno peggio. In fondo Santoro è tornato, Fazio va bene, il Tg 1 di Riotta è sempe meglio di quello di Mimun. Ma se la smettessimo di dirci che la tv non conta, non cambia né una testa né un voto né il senso comune di un paese su cui rovescia ore e chilometri di sederi femminili, revolverate, sangue, preti, poliziotti e le poderose scemenze del reality? Senza mollarci dalla culla alla tomba, dall'infante che la mamma, stanca, parcheggia davanti al video, a noi vecchi che arriviamo la sera stonati? Di scrivere che, piaccia o no, questa è la realtà e non resta che subirla in onda? Che i genitori non hanno che da sedere davanti al video con la prole per comunicarle una distanza critica - come se non ne fossero istupiditi anche loro? E dico loro per dire noi. Chi non si è imbambolato ogni tanto su Dallas o Beautiful o i pacchi di Bonolis? Non mi è capitato un pomeriggio di scoprirmi attaccata a una storiaccia di Alda d'Eusanio? Taroccata o no, la tv sa manipolare il nostro lato voyeur, i residui adolescenziali, le autoassoluzioni che ci portiamo dentro. Ma non potrebbe farlo con un poco più di intelligenza? Norma ci spiega perché in Italia non si può. Per mille motivi più uno, tutto nostro e nazionale. Dei mille il primo è che - ha ragione Mac Luhan - il mezzo è il messaggio. Il mezzo è seduttivo e ti passivizza, l'interattivita è una frottola, puoi scegliere il menu ma sono la Rai o Mediaset (e dietro Endemol & C) che cucinano, sono loro qualità e tempi di somministrazione, loro il dominio della subliminalità. Un telespettatore non sarà mai simile a un lettore davanti alla sua biblioteca. Quanto a noi, che ci siamo a ragione ribellati alla critica edificante, non ci è lasciato che il trash, cui ogni tanto attribuiamo virtù popolari e sovversive. Intanto la sagra delle immagini ha raggiunto l'interessante obiettivo di farci funzionare più a emozione che a riflessione. Siamo fra i pochi che amano Debord ma sguazziamo nella società dello spettacolo. Se almeno si ammettesse che la tv è un incantatore di serpenti. Ben che vada, un incantatore colto di serpenti riflessivi. Perché, secondo, nel primato del privato sul pubblico e della merce come relazione-tipo, la tv non è più (se lo è mai stata) un servizio pubblico e essenzialmente seduce all'acquisto. Sulla perdita di senso della parola pubblico nella nostra cultura (o statale, anzi governativo, o privato) altri e più sapienti di me hanno scritto. Sulla mercificazione come regola della tv Carlo Freccero l'ha spiegato da anni: non è essa a dare spazio alla pubblicità, è la pubblicità a darne alla tv. La merce materiale e immateriale, che dal punto di vista del meccanismo fa lo stesso, regge l'intero sistema. E qui Norma Rangeri aggiunge - e finora nessuno l'aveva fatto con altrettanto freddo furore - che la merce più usata è in tv il corpo femminile: sederi e seni, culi e tette per dirla come si usa adesso, sono l'ingrediente principale. Non le donne, che sarebbe tutt'altro discorso, ma alcune parti della nostra anatomia, la faccia arrivando buona terza. Con più o meno forzosa complicità delle nostre sorelle di sesso - non solo le vallette e le veline roteano con giubilo il sedere davanti alla camera che lo inquadra dal basso, ma le meglio conduttrici esibiscono intimo e cordelle, mentre ministre e professioniste sfoderano volentieri a Porta a Porta (press office del parlamento) gambe e scollature. L'Italia si inchina davanti al Vaticano e appena volta le spalle si precipita non nell'erotico (troppo complicato) ma nel pecoreccio. Del resto saperlo e scriverlo non ha comportato neppure per Freccero o Guglielmi produrre granché d'altro. Anzi, già l'averlo pensato - e va ad ammettere che sia facile riuscirvi - ha fatto sì che finissero al confino o addirittura fuori. Perché, terzo, e specifico del paese è che a tutti i nostri governi, di centro, centrodestra, centrosinistra o sinistra che fossero, il sistema è andato sempre bene. Neppure fanno finta di non essere lo sfacciato proprietario della baracca. Lo era stato Bernabei per la Dc (perché ci si è scandalizzati quando il Vespa ha riconosciuto che essa era il suo editore di riferimento?), si è vantato di esserlo Silvio Berlusconi, lo rimane il centrosinistra prima e seconda edizione. L'idea che un servizio pubblico non significa servizio "di" e "al" governo non sfiora la nostra classe dirigente, o la sfiora nei convegni e subito sparisce nella pratica. Se non è del governo la tv ha da essere del tale o talatro imprenditore e viva la concorrenza - il pubblico, inteso come autonomia di chi produce e elaborazione da parte dell'utente, non ha posto. L'elenco che Norma Rangeri ci presenta o ci ricorda è sterminato: soffietti e/o censura, terremoto e neppur sotteraneo a ogni cambio di squadra a palazzo Chigi, impossibilità per quella colossale editrice che è la Rai di costruirsi uno stile, una squadra, di darsi delle regole che non siano all'ascolto diretto o introiettato dei poteri in carica. Eppure c'è stato un periodo, fra il 1968 e i primi anni Settanta, nel quale anche a viale Mazzini sono stati scossi da una ventata, il corpaccio ha reagito, ha avuto guizzi di libertà e fantasia - ma quando è stato capace di imporsi come autonomo? La sinistra, che allora non era al governo ma pensava perché pesava sul paese, non aveva in mente che spazzar via la Dc, per cui senza incidenti subentrarono il cavaliere ("non faremo prigionieri") o il "negoziamo" prediletto dagli ex comunsiti. Negoziamo, si intende, fra noi. E la politica stessa non essendo più un progetto ma un ceto che amministra, occupare i media non ha neanche significato darvi un'impronta ma essere stabilmente piazzati nel video, le proprie facce e quelle dei vassalli, degli amici e fin dalle transitorie compagne di letto - avanti tutti. Ogni tanto c'è una rivelazione, segue lo scandalo dei benpensanti, interviene la magistratura e lo spettacolo continua. Non credo che al tempo di una democrazia meno incorporea si stesse granché meglio, la scena era meno vasta, i conflitti più visibili, una sinistra non ancora decotta, ma la minestra servita dal video era sempre quella delle classi dirigenti. Ma nel tempo dei media che sembrano un allargamento della ricezione e della partecipazione, il terreno della comunicazione è diventato più esteso, le sue centrali di comando più accentrate e invasive, l'interlocuzione è sempre e solo delegata, il massimo denominatore comune culturalmente parlando è sempre più basso, nel frastuono che con la fine della storia ha esentato dal dovere di pensare. Non poteva essere che così? Non credo. In quel che chiamiamo la sfera politica, il gigantismo molle e canceroso dei poteri, è sicuro che il terreno e i mezzi del confronto sono mutati. Non ne è venuto un crescere del confronto ma del baccano, tale e quale nel web, dove pochi sono gli scambi di idee nel baccano di milioni di voci singole che gridano per esistere. Ma il web è libero, tutti sono uguali e quindi, perlopiù, nulla, mentre la tv è un gran produttore di merce di consumo. Monopolio o duopolio a questo punto non fa differenza. Se non le si garantisce un'autonomia aperta e severa non c'è scampo allo spettacolo miserevole delle infinite spartizioni del microfono e degli infiniti sgambetti perché l'avversario non ci arrivi. E l'avversario che resta fuori è illimitato. Questo ci grida, con calma e spietatezza, Norma. Non credo siano molti i critici che hanno "tv amiche", qualche occhio di riguardo per qualcuno. Norma Rangeri non lo ha per nessuno, e non deve esserle facile. Dalla sua eroica postazione di sei ore al giorno - e poi si dice lavori usuranti - davanti al malefico piccolo schermo vi dice tutto quel che vede e il molto che non si vede. Cosa di cui i diversi direttori, presidenti, consiglieri perlopiù non hanno fatto. Se ci fosse un partito serio, che non concepisse viale Mazzini come riserva di caccia, la prenderebbe in parola. Domani, subito.


Tommaso s'arrende, ok a Petroni (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Tempo, Il" del 07-12-2007)

 

Padoa Schioppa si arrende. Il ribaltone in Rai non è andato in porto, il consigliere di amministrazione di Viale Mazzini Angelo Maria Petroni può tornare al suo posto. Home prec succ Contenuti correlati Rai, Petroni batte Padoa Schioppa Tarquinia s'arrende Bagnoregio allunga Fabrica fa harakiri Civitavecchia doma l'Acilia Petronilli: "Tre punti d'oro" Tommaso Gandino Fabrizio Frizzi svela i suoi ... Decreto sicurezza, il governo pone la fiducia Padoa scopre solo ora il caro-benzina Infatti, il presidente della Rai Claudio Petruccioli ha convocato il consiglio di amministrazione per mercoledì 12 dicembre. E lo ha potuto fare perché è arrivato arrivato l'atteso via libera dall'azionista, il ministero dell'Economia retto appunto da Tommaso Padoa Schioppa, sulle procedure da seguire dopo la sentenza del Tar che ha reintegrato il consigliere Angelo Maria Petroni e della quale il Consiglio di Stato ha negato la sospensiva. La Rai ha reso noto che il dicastero di via XX settembre in risposta a una lettera del presidente Petruccioli del 19 novembre, ha ricordato "la pronuncia del Tar dell'8 novembre che comporta il reintegro del professor Angelo Maria Petroni in seno al Consiglio di Amministrazione". "Non ritenendo allo stato di dover assumere alcuna iniziativa, il Ministero osserva che resta di competenza esclusiva dell'organo amministrativo della Società ogni comportamento conseguente alla predetta pronuncia, nell'interesse dell'Azienda", rende noto la Rai. Fuori dal burocratese significa che Padoa Schioppa ha alzato bandiera bianca. Ha rinunciato a ulteriori forzature sul nono consigliere, quello che stabilisce la maggioranza in consiglio che è formato da altri quattro consiglieri riferimento del centrodestra e altrettanti del centrosinistra. Petroni era stato nominato dal governo Berlusconi e rimosso dall'esecutivo Prodi. Al suo posto era stato inserito Fabiano Fabiani, presidente dell'Acea, uomo legato a Prodi ma anche a Veltroni. Petroni dal canto suo aveva iniziato una battaglia giudiziaria con una serie di ricorsi che fin qui gli hanno dato ragione. E un'altra battaglia legale si sta per aprire. Deborah Bergamini ha presentato una querela per diffamazione contro il quotidiano La Repubblica per le intercettazioni pubblicate il 21 novembre scorso su Rai-Mediaset in relazione all'inchiesta sul fallimento di Hdc. Infine ieri sera ad "Annozero", la trasmissione di Santoro su Raidue, si è parlato della lista stilata da Beppe Grillo di parenti di personaggi importanti assunti in Rai. Raffaella Carrà, presente in studio, ha detto: "Fate tornare Grillo e la Guzzanti". Il ministro Gentiloni ha risposto: "Sono d'accordissimo". 07/12/2007.


Procedura Ue: "Troppi spot in tv" (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giornale.it, Il" del 07-12-2007)

 

Di Redazione - venerdì 07 dicembre 2007, 16:02 Bruxelles - "Il numero eccessivo di spot sulle tv italiane è inaccettabile". Così Martin Seylmar, portavoce del commissario Ue alle Tlc, Viviane Reding, ha confermato come sia in arrivo una procedura di infrazione contro il nostro Paese. La decisione - ha spiegato - "sarà presa dalla Commissione Ue martedì prossimo. Generalmente - ha spiegato il portavoce del commissario Reding - siamo soddisfatti del modo in cui Agcom agisce nel contesto dell'attuale legislazione italiana. Ma è proprio questa legislazione a essere incompatibile con le regole della direttiva Ue Tv senza frontiere e deve essere quindi cambiata". "Siamo da molto tempo in contatto con le autorità italiane - ha aggiunto Seylmar - e c'è stato uno scambio di molte lettere. E molti progressi sono stati fatti. Ma ancora non basta. Perché un numero eccessivo di spot non è accettabile". Le accuse Tre, in particolare, le accuse mosse alla legislazione italiana: la prima - ha spiegato il portavoce del commissario Reding - è che le tv italiane non rispettano sia il tetto massimo di 12 minuti di pubblicità ogni ora, sia quello di 20 minuti di intervallo tra una striscia e l'altra di spot. Poi, c'e il problema delle telepromozioni nelle reti generaliste come quelle di Rai e Mediaset, che non vengono calcolate nei tetti orari sopra citati. Infine le autopromozioni, quelle che pubblicizzino programmi trasmessi dalla stessa rete, che in base alle norme vigenti in Italia non sono considerate pubblicità. Oltre all'Italia - ha quindi spiegato Seylmar - anche la Spagna è nel mirino per il numero eccessivo di spot trasmesso sulle reti televisive. "La commissione da parecchi anni insiste che le regole televisive sulla pubblicità vengano fermamente rispettate in ogni Stato membro" ha concluso il portavoce.


Troppi e cattivi gli spot in tv - giovanni valentini (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Repubblica, La" del 08-12-2007)

 

Commenti IL SABATO DEL VILLAGGIO TROPPI E CATTIVI GLI SPOT IN TV GIOVANNI VALENTINI Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, non ha fatto in tempo a rilanciare il suo anatema contro la riforma televisiva presentata dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, bollandola come "una pistola puntata alla tempia di Berlusconi", che dalla Commissione europea filtra l'annuncio di una procedura d'infrazione contro l'Italia per la mancata abrogazione della legge Gasparri, già censurata da Bruxelles e tuttora in vigore. La nostra televisione, insomma, va sotto processo davanti alla Corte di giustizia europea. E questo rinvio a giudizio, confermando la legittimità delle critiche che qui rivolgiamo da sempre al sistema televisivo, convalida la necessità e l'urgenza di una riforma attesa ormai da molti anni. C'è troppa e, a volte, anche cattiva pubblicità nella tv "made in Italy"? è eccessivo il bombardamento degli spot, mini-spot, autopromozioni, telepromozioni e televendite? Gli indici di affollamento, orari e giornalieri, non vengono rispettati? Non siamo noi a dirlo. Ora lo afferma, con tutta l'autorità che le compete, la Commissaria europea ai Media, Viviane Reding, denunciando che le sanzioni in Italia sono troppo basse (il rapporto è di uno a dieci, circa mille euro di multa per ogni minuto di sforamento contro diecimila di fatturato). Ancor prima della signora Reding, nel luglio del 2006 era stato il presidente dell'Autorità sulle Comunicazioni, Corrado Calabrò, a rilevarlo in una segnalazione inviata al governo nell'ambito dei propri poteri. Il suo richiamo si concentrava in particolare su due punti: primo, la sproporzione fra le violazioni commesse dalle emittenti tv in campo pubblicitario e le sanzioni previste dalle legge; secondo, la procedura lenta e farraginosa di accertamento e contestazione attraverso una diffida preliminare. Su entrambi questi temi, il ministro Gentiloni è intervenuto tempestivamente, proponendo alcuni emendamenti alla sua riforma ancora all'esame del Parlamento. E su altri aspetti minori, pure oggetto di censura da parte di Bruxelles, l'Authority ha già deliberato autonomamente l'8 novembre scorso, stabilendo che anche in Italia le autopromozioni (quelle cioè con cui le reti annunciano e promuovono i propri programmi) devono rispettare come nel resto d'Europa un intervallo di 20 minuti l'una dall'altra e che d'ora in poi le cosiddette televendite (i siparietti commerciali in cui lo stesso conduttore o la stessa conduttrice si trasforma in testimonial di questo o quel prodotto) devono durare almeno 15 minuti, in modo da non essere confuse con gli spot ai fini dell'affollamento pubblicitario. Sono regole, appunto, non "pistole puntate", minacce, ritorsioni o vendette. Regole in difesa dei telespettatori, innanzitutto. Ma anche a tutela del mercato, della concorrenza, del pluralismo e della libertà d'informazione. Se qualcuno bluffa o bara a questo tavolo, insieme a tutto il pubblico ne pagano le conseguenze gli altri media, vecchi e nuovi, a cominciare proprio dai giornali: non a caso il nostro resta l'unico Paese del mondo occidentale in cui la pubblicità televisiva supera quella della carta stampata, arrivando addirittura al 55% della "torta" complessiva. E allora, oltre ai legittimi interessi delle aziende editoriali, ne vanno di mezzo la circolazione delle idee e delle opinioni, la formazione dell'opinione pubblica, la raccolta del consenso, la stessa democrazia. Questo è, per così dire, il nocciolo duro della "questione televisiva" in Italia. La posta in gioco non è soltanto di natura economica, ma anche politica, culturale e civile. Ecco perché la riforma tv non può diventare materia di trattativa o di negoziato, non può essere scambiata con quella della Rai né tantomeno con quella elettorale o costituzionale. E per lo stesso motivo, si tratta di una priorità assoluta, già trascurata colpevolmente in passato dal centrosinistra e tenuta al momento ancora in "stand by" dal Parlamento. Da una parte o dall'altra, nessuno pensi però di usare questa moneta per comprare o vendere alcunché. Allora, sì, diventerebbe davvero una pistola puntata contro qualcuno, un'arma impropria di pressione o di ricatto. Il conflitto d'interessi si trasformerebbe così in un duello rusticano, un duello all'ultimo sangue, un regolamento di conti al di fuori delle regole e della trasparenza. (sabatorepubblica.it).


Finalmente caso Rai-Mediaset in tv Ma la destra attacca AnnoZero (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 08-12-2007)

 

Stai consultando l'edizione del "Finalmente caso Rai-Mediaset in tv" Ma la destra attacca "AnnoZero" Il centrodestra protesta per la puntata di AnnoZero, dedicata al caso Rai-Mediaset, con ospite il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, stigmatizzando l'assenza di contraddittorio. Il presidente della Vigilanza, Mario Landolfi, parla di "pluralismo disatteso". Mentre l'Unione difende Santoro: Marco Follini (Pd) boccia i processi fatti e subiti dalla tv. "Annozero - sottolinea Landolfi - si è trasformato in un eroico "Veneziani contro tutti". C'è sicuramente materia per portare quanto accaduto all'attenzione del prossimo ufficio di presidenza". Maurizio Gasparri (An) punta il dito contro "l'inaudita violazione delle regole fondamentali della democrazia". Da Forza Italia, Giorgio Lainati accusa Gentiloni di affermazioni false: "Ha detto candidamente che la tv pubblica, in occasione delle elezioni regionali dell'aprile 2005, avrebbe deliberatamente agito per stravolgere la diffusione degli exit poll e delle proiezioni elettorali relative al numero di Regioni vinte e perse dagli schieramenti politici". E sempre dal centrodestra parte l'iniziativa di alcuni membri dell'Agcom che chiedono che il Consiglio valuti il rispetto delle regole del contraddittorio, ma il commissario Stefano Mannoni precisa: "Non è un'iniziativa politicamente connotata, ma semplicemente una verifica di routine". Se Santoro - che già aveva spiegato di aver incassato il no all'invito da parte di esponenti Fi - non replica ("Se poi mi verranno mossi rilievi formali, risponderò come ho sempre fatto"), l'Unione lo difende. Dal Pd, Roberto Cuillo e Giorgio Merlo plaudono a Santoro che ha "finalmente portato in tv il caso Rai-Mediaset". Follini non ha visto AnnoZero e non dà giudizi, ma avverte: "Non credo che la politica ad ogni trasmissione possa dedicarsi a celebrare il referendum tra chi critica i programmi e chi li difende. I processi non vanno né quando la tv li fa, né quando li subisce".


Ue: Troppi spot in tv . Procedura contro l'Italia Si aprirà martedì. La Commissione: non rispettato l'intervallo di 20 minuti (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 08-12-2007)

 

Stai consultando l'edizione del Ue: "Troppi spot in tv". Procedura contro l'Italia Si aprirà martedì. La Commissione: non rispettato l'intervallo di 20 minuti / Roma LA NORMATIVA italiana sulla pubblicità finisce nel mirino del commissario Ue ai Media Viviane Reding, che martedì proporrà al collegio Ue di aprire una proce- dura di infrazione contro Roma. A confermarlo è stato Martin Seylmar, portavoce della Reding. "Vogliamo che le leggi italiane sulla pubblicità siano cambiate" ha detto elencando alcune delle principali preoccupazioni di Bruxelles. "La durata delle pubblicità di 12 minuti l'ora, in base alle norme Ue, non viene rispettata -ha spiegato- le televendite non sono incluse in questi 12 minuti ed inoltre l'autopromozione non viene considerata come pubblicità. In più le sanzioni contro chi viola le norme sono deboli". Seylmar ha quindi spiegato che martedì, alla riunione a Strasburgo, Reding proporrà l'apertura della procedura contro l'Italia ai colleghi, attraverso l'invio di una lettera di messa in mora al governo. Per Bruxelles la direttiva "Tv senza frontiere" , che regola il quadro giuridico in materia, fornisce "il giusto equilibrio", ha detto Selmayr, sottolineando che una "pubblicità eccessiva non è accettabile". "Generalmente - ha spiegato il portavoce del commissario Reding - siamo soddisfatti del modo in cui Agcom agisce nel contesto dell'attuale legislazione italiana. Ma è proprio questa legislazione ad essere incompatibile con le regole della direttiva Ue Tv senza frontiere, e deve essere quindi cambiata". "Siamo da molto tempo in contatto con le autorità italiane - ha aggiunto Seylmar - e c'è stato uno scambio di molte lettere. E molti progressi sono stati fatti. Ma ancora non basta. Perché un numero eccessivo di spot non è accettabile". Tre, in particolare, le accuse mosse alla legislazione italiana: la prima - ha spiegato il portavoce del commissario Reding - è che le tv italiane non rispettano sia il tetto massimo di 12 minuti di pubblicità ogni ora, sia quello di 20 minuti di intervallo tra una striscia e l'altra di spot. Poi, c'e il problema delle telepromozioni nelle reti generaliste come quelle di Rai e Mediaset, che non vengono calcolate nei tetti orari sopra citati. Infine le autopromozioni, quelle che pubblicizzino programmi trasmessi dalla stessa rete, che in base alle norme vigenti in Italia non sono considerate pubblicità. La risposta dell'Agcom, chiamata in causa, non si è fatta attendere. Il numero eccessivo di spot sulle tv italiane è un dossier aperto anche sul tavolo dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, ha fatto sapere l'Agcom. La commissione Servizi e prodotti ha appena approvato il nuovo regolamento sulle televendite. Sarà a giorni in Gazzetta ufficiale il nuovo regolamento sulle televendite. Sui canali generalisti, cioè quelli non esclusivamente dedicati alla televendita, questa va inserita in "finestre di programmazione" con una "durata minima ininterrotta di 15 minuti". La delibera stabilisce anche le "autopromozioni", che pur non essendo computate nei limiti di affollamento, devono rispondere alle norme sulla "riconoscibilità" del messaggio pubblicitario rispetto al resto del programma.


Le accuse mosse dall'Europa (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 08-12-2007)

 

Stai consultando l'edizione del Le accuse mosse dall'Europa 12 muniti Secondo la Commissione Ue sulle tv italiane non viene rispettata la durata del tetto pubblicitario che non deve superare i 12 minuti l'ora. 20 minuti È l'intervallo di tempo che deve passare tra una pubblicità e l'altra. Anche questo intervallo non viene rispettato dai media italiani. La Ue è chiara: "Una pubblicità eccessiva non è accettabile". Telepromozioni Nelle rete generaliste come Rai e mediaset non vengono considerate come pubblicità, quindi non calcolate nei tetti orari citati prima. L'autopromozione Sono quelle che pubblicizzano programmi trasmessi dala stessa rete, che in base alle norme vigenti in Italia non sono considerate pubblicità. L'Agcom L'autorità per le garanzie nelle Comunicazioni ha fatto sapere che un nuovo regolamento sulle televendita sarò a giorni pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. La scheda.


Come prima (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 08-12-2007)

 

Stai consultando l'edizione del Come prima Maria Novella Oppo LA GRANDE satira è poco presente in tv; o meglio, è presente per lo più come citazione e come memoria. Nel caso peggiore ("Porta a porta") è usata come espediente per trainare ascolti o come antidoto alla insopportabile presenza di Sandro Bondi. Anche AnnoZero, nell'ultima puntata, ha fatto ampio e utile uso di filmati di Sabina Guzzanti, a suo tempo censurati dalla gang Rai-Mediaset. E oggi? C'è Crozza che introduce Ballarò e dilaga su La7, dove ha trovato asilo perfino l'efferato criminale Luttazzi. Poi ci sono gli eventi eccezionali (come Benigni), per così dire fuori dal tempo e dallo spazio, ma soprattutto fuori dal controllo della mediocrità di Del Noce, fantasma del passato regime tuttora in grado di nuocere. Di satira (perfino religiosa!) ce n'è anche un po' su Sky (Comedy Central, giovedì ore 21), dove va in onda un Paolo Hendel scatenato, che parla da un'Italia virtuale, tale e quale a quella reale, sulla quale, non si sa com'è, continua a imperversare la banda del Bassotto, nonostante il governo Prodi. FRONTE DEL VIDEO.


L'Europa: troppi spot in tv (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Secolo XIX, Il" del 08-12-2007)

 

Ogni regola è saltata, la Ue pronta a partire con la procedura d'infrazione contro l'Italia LA BEFFA peggiore? Il rischio che, dopo l'assalto degli spot, siano ancora una volta i contribuenti a pagare. Cioè noi. Perché potrebbero piovere multe milionarie sul governo italiano, colpevole di non aver posto un argine alla debordante pubblicità televisiva. E una multa all'esecutivo, come si sa, non la pagano gli ultimi premier, Prodi e Berlusconi, e nemmeno i loro ministri. Ma i cittadini. Troppi spot. È l'accusa che proviene dall'Europa. Troppe pause pubblicitarie nei programmi. Troppo ravvicinate, troppo invadenti. Con quel suadente effetto trapano che annichilisce chiunque non sia abbastanza lesto con il telecomando. Una cascata di pubblicità (e di risorse) che viene fagocitata dal piccolo schermo in barba a ogni regola, impoverendo gli altri media e cannibalizzando ogni concorrenza. Così va giù dura, la commissaria europea alle telecomunicazioni Viviane Reding. Martedì partirà la procedura d'infrazione contro l'Italia. E contro quel guazzabuglio di interruzioni, promozioni, televendite che invade gli schermi italiani e che è appannaggio, in prevalenza, della Rai e di Mediaset. Male come noi, nel continente, va solo la Spagna e ci dev'essere un'attitudine tutta latina a questo disordine catodico. LA COMMISSARIA. La Reding è una donna di ferro, di quelle che la Mitteleuropa plasma con generosità superiore rispetto alle nostre latitudini. È una cristiana-democratica, una conservatrice nell'ambito del Ppe. E questo sgombera il campo al primo dei sospetti: una manovra della sinistra contro il Cavaliere e il suo impero televisivo. La Reading appare davvero preoccupata per la qualità della vita dei telespettatori e per la qualità del sistema. E poi c'è anche una questione di supremazia: "La Commissione da parecchi anni insiste che le regole televisive sulla pubblicità vengano fermamente rispettate in ogni Stato membro". Insomma: in un sistema europeo, l'Italia non può comportarsi come una monade impazzita. Nel frattempo, è il fanalino di coda in tutta Europa per quanto attiene la confusione del sistema della pubblicità in tv. Non è la prima volta che il commissario mette l'Italia nel mirino. L'ha fatto sia in occasione dello scandalo Telecom, sia sul mancato amplimento dei fornitori di reti a banda larga per internet. l'annuncio. "Il numero eccessivo di spot sulle tv italiane è inaccettabile": così Martin Seylmar, portavoce del commissario della Reding, tuona. E spiega come sia in arrivo una procedura di infrazione contro il nostro Paese. "La decisione "sarà presa dalla Commissione Ue martedì prossimo", conferma. Seylmar non misura troppo le parole. "Siamo soddisfatti del modo in cui Agcom (l'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, ndr) agisce nel contesto dell'attuale legislazione italiana. Ma è proprio questa legislazione ad essere incompatibile con le regole della direttiva Ue Tv senza frontiere, e deve essere quindi cambiata".Aggiunge: "Siamo da molto tempo in contatto con le autorità italiane e c'è stato uno scambio di molte lettere. Molti progressi sono stati fatti. Ma ancora non basta. Perché un numero eccessivo di spot ormai non è più accettabile". la legge. C'è però un problemino non da poco. Cambiare l'attuale legislazione sulle televisioni rappresenta uno degli scogli su cui da anni è arenata la politica italiana. E non è facile intuire, con i chiari di luna tra i quali prosegue la sua marcia l'attuale governo, che cosa possa accadere in un futuro anche non remoto. Con la Gentiloni sotto scacco e un panorama politico tutto in evoluzione. Al quale possono far comodo sia Rai sia Fininvest così come sono oggi. Con le attuali risorse. la campagna. Forse non era il giorno giusto, ma la prima reazione che giunge dal governo è la presentazione... di uno spot. È la campagna di informazione sul risparmio e sull'efficienza energetica. Promossa dal ministero dello Sviluppo Economico e da quello dell'Ambiente, l'iniziativa prevede una serie di spot, programmati sulle reti Rai e, da gennaio, su altre emittenti. Di altri media, per ora, neppure di parla. L'authority. Gli spot a raffica sono finiti anche in un dossier, sul tavolo dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. E c'è una recente novità. È stato approvato da poco (l'8 novembre) il nuovo regolamento sulle televendite e il presidente dell'authority Corrado Calabrò, anche di recente, ha sollevato con forza il problema della debolezza del sistema di sanzioni previste dalla legge. Le telepromozioni dovranno durare almeno quindici minuti, tutti di filato. Questo per arginare il trucco di alcune emittenti: inseriscono brevi telepromozioni nel bel mezzo dei programmi aggirando così il divieto di spot. E anche le autopromozioni (la pubblicità di programmi in onda sulla stessa rete) dovrà avere chiare caratteristiche di riconoscibilità, rispettare il vincolo dei venti minuti tra l'una e l'altra e non interrompere i programmi per i bambini. Poi c'è la partita delle multe. Troppo blande, regolate da meccanismi farraginosi e inconcludenti. Conclusione: vale la pena mandare in onda una valanga di spot. Anche se si viene pizzicati dagli organismi di controllo, ne vale lo stesso la pena, perché in cassa entra molto, ma molto di più. il trend. Certo, la pubblicità televisiva continua a dimostrarsi uno dei mezzi maggiormente remunerativi per chi investe. Tanto che si moltiplicano anche in Italia canali satellitari e digitali dedicati esclusivamente alle televendite, dopo il successo di Mediashopping, targata ovviamente Biscione. I brevi filmati diventano loro stessi piccoli oggetti di culto (spesso sono di qualità assai superiore alle trasmissioni in onda sulle reti generaliste) e generano nuovi utili approdando su nuovi mezzi, come i telefonini cellulari. La voracità del sistema, però, mette incrisi sia gli altri media tradizionale, sia lo sviluppo dei più recenti, come internet. La conclusione, però, è che si rischia veramente un paradosso. Dopo essere stati storditi dall'assalto degli spot, incalzanti, spesso sparati a volume altissimo, fuor da ogni regola, gli italiani rischiano ora di pagare di tasca loro, se la procedura della Commissione europea decidesse di sanzionare il nostro Paese per il caos in tv. marco menduni 08/12/2007 l'ultimatum"Le regole sulla pubblicità devono essere seguite da tutti i Paesi dell'Unione" 08/12/2007 VIVIANE REDING, 56 anni, è commissario europeo incaricato della società dell'informazione e dei media. È nata a Esch-sur-Alzette in Lussemburgo, è sposata, ha tre figli, ha studiato alla Sorbona. È stata editorialista del Luxemburger Wort. Ha diretto l'Unione Lussemburghese dei giornalisti dal 1986 al 1998. La sua carriera politica inizia nel 1979, con l'elezione a deputato nel Lussemburgo. Nel 1989 è diventata deputato europeo, dove è rimasta fino alla nomina nella Commissione Prodi nel 1999 con l'incarico di Commissario per l'educazione, la cultura, i giovani, i media e lo sport. Reding milita nel partito Cristiano Sociale (centro destra) di cui è stata vice presidente dal 1995 al 1999. Tra le sue battaglie, quella contro il caro-roaming, le tariffe esose per le chiamate tra cellulari tra Stati diversi. 08/12/2007 l'ammonimento"Un numero eccessivo di interruzioni ormai non è più accettabile" 08/12/2007.


Sempre più italiani davanti alla tv: cresce Sky e raddoppia il digitale (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 08-12-2007)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2007-12-08 num: - pag: 53 categoria: REDAZIONALE Il rapporto Per il Censis i giovani si allontanano da Rai e Mediaset Sempre più italiani davanti alla tv: cresce Sky e raddoppia il digitale MILANO - C'era il sospetto, ora è una certezza: gli italiani vedono la televisione, eccome. Sono perfino aumentati. Diciamo che la guardano, e poi o lo negano o ne parlano male. è quanto rileva il XXXXI rapporto del Censis, che studia e fotografa il comportamento degli italiani in vari campi. Per quanto riguarda il piccolo schermo il dato è sorprendente (o forse no), ma certamente in controtendenza rispetto a quel che si dice in giro: se si considera come "pubblico televisivo" l'insieme di tutte le persone che seguono i programmi di una qualunque emittente tv, sia essa analogica o digitale, satellitare o terrestre, via cavo o via Internet, questo è aumentato. Nel 2007, infatti, gli utenti televisivi sono passati dal 94,4% al 96,4% della popolazione, rafforzandone ancora di più la natura di mezzo universale. La tv satellitare è cresciuta molto. Sky, nata in Italia nell'agosto 2003, ora ha superato i 4 milioni di abbonati e il Censis sottolinea che - sempre prendendo come campione l'intera popolazione - si è passati da una percentuale del 17,7% a una del 28,3%: oltre 10 punti in più nel solo 2007. Raddoppiano pure quanti hanno deciso di seguire la tv digitale terrestre: nel 2007 sono passati dal 7% al 13,9% (gli italiani sopra i quattordici anni). Il Censis studia tutte le forme di televisione: da quella più tradizionale - la cosiddetta generalista che ancora "unisce" il Paese grazie al Festival di Sanremo o alla finale di calcio di Coppa del mondo, passando per grandi regali come Roberto Benigni che legge la Divina Commedia di Dante - a quella più innovativa. Ancora incerta, però. "I dati sulla tv via Internet e via telefonino - si legge nel rapporto - sono ancora bassi, ma quello che importa sottolineare è che oggi guardare la televisione significa avere l'opportunità di scelta tra una di queste possibilità. Non per tutti, ma per molti e oggi, non in un futuro più o meno lontano". Una cosa però è certa: i giovani preferiscono altre forme di televisione. Per dirla banalmente, a Rai, Mediaset, La 7 preferiscono la tv satellitare o digitale terrestre (o su Internet). Del resto il grande successo di serie americane come Dexter, Desperate Housewives, Lost, arrivano tutte dal satellite: lì i più giovani si sono appassionati, lì hanno lanciato la moda, poi approdata sulla tv generalista. Non a caso il Censis sottolinea un calo di sei punti percentuali nella visione della tv tradizionale da parte dei giovani: dal 99,1% al 93,5%. Contestualmente, nella fascia dei giovanissimi, la tv satellitare arriva al 41%, la tv via cavo al 9,4% e la tv via Internet all'8,6%. E pure gli italiani con più alti livelli di istruzione contribuiscono a questo cambiamento. Tra i diplomati e i laureati c'è sempre un buon 94% che segue la tv tradizionale, però anche un 34,5% di pubblico di tv satellitare, un 16,2% di digitale terrestre; cui si aggiunge anche un 7,1% di utenti tv via Internet e un 6,3% di tv via cavo. C'è perfino un 1,1% di pubblico che segue programmi sul videofonino. Poco, certo. Però almeno alla fatidica domanda che ci facciamo tutti: ma qualcuno guarderà la tv sul telefonino?, ora sappiamo cosa rispondere. Ma. Vo. "Dexter" La serie Usa racconta la vita di Dexter (nella foto a destra): di giorno è perito ematologo della polizia di Miami, di notte dà la caccia ai serial killer sfuggiti alla giustizia.


Se il futuro della Rai è il ritorno di Raffa (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 08-12-2007)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2007-12-08 num: - pag: 61 categoria: REDAZIONALE A fil di rete di Aldo Grasso Se il futuro della Rai è il ritorno di Raffa I l futuro della Rai è la Carrà, andiamo bene! Sì, la Carrà, quella dei fagioloni, delle lacrime di Carramba!. Grande professionista, ma forse la Rai avrebbe bisogno di qualcosa di diverso. Povera Raffa, lei non ne può niente (sta promuovendo un suo dvd e passa da un programma all'altro) ma se Michele Santoro, nella sua furia ideologica, pensa di riformare l'azienda con il ritorno della Carrà significa che non c'è speranza: bisognerebbe chiudere Viale Mazzini, buttare via la chiave e riscrivere le regole del Servizio pubblico. Altrimenti è meglio privatizzare. Il futuro della Rai sono i Gemelli Diversi, cui è affidata, in un italiano stento, la critica alla tv (loro che sono dei miracolati di Mtv): "Qualche milione di persone vuole una pupa come quella del secchione fai attenzione all'assuefazione che dalla spazzatura che vedi in televisione. No signore ha ragione l'autore nessuna discussione segui il copione, fissa la tecnica su come si recita una rissa frenetica a buona domenica siediti e medita chiediti cosa meriti o vuoi finire sull'isola dei patetici?". Al perché della loro presenza in video, uno dei due ha risposto: "Bisogna stare all'interno del meccanismo per combatterlo", e magari promuovere l'ultimo cd. Sembra facile parlare di tv ma se non ci fossero stati gli abbondanti frammenti di Raiot edi Beppe Grillo la noia avrebbe presto oscurato Annozero (Raidue, giovedì, ore 21.10). Quelli che fanno tv dovrebbero cercare di affrontare l'argomento televisivo con più circospezione e meno presunzione. Altrimenti sembra che esista una sola tv, nel mare magno della spazzatura, che meriti di essere guardata: la loro. Come se Santoro fosse un corpo estraneo, come se non fosse mai passato da Rai a Mediaset, come se non lavorasse nella rete di Antonio Marano. L'analisi dei tg di Marco Travaglio pareva molto simile a una di Umberto Eco del 1973. Il nuovo che avanza.


Santoro ancora sotto accusa Landolfi: Pluralismo disatteso (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Tempo, Il" del 08-12-2007)

 

Santoro ancora sotto accusa Landolfi: "Pluralismo disatteso" In attesa che il Cda torni a riunirsi mercoledì e che Petroni decida se impugnare o no gli atti approvati dal consiglio in sua assenza, per la Rai c'è l'ennesimo caso Santoro. Il centrodestra protesta per la puntata di giovedì di Annozero sul caso Rai-Mediaset. Home Politica prec succ Contenuti correlati PROSSEDI Sequestro di persona, cade l'accusa Nel 2006 ... Accusa Mclaren "La Renault ci copiava tutto" Guede ha violentato Meredith ma lui accusa: uccisa da un italiano Accusata di aver seminato il terrore con rapine e furti fra ... Tommaso s'arrende, ok a Petroni Berlusconi: "Con Walter vado avanti" Il presidente della Vigilanza, Mario Landolfi, parla di "pluralismo disatteso". Critico l'ex ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri che parla di "gravissima violazione della par condicio" e, dopo aver sentito il presidente Petruccioli, lo ringrazia per aver "condiviso le sue osservazioni". L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni probabilmente si occuperà del caso. 08/12/2007.


Eccesso di spot in tv, l'Ue multa l'Italia (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Manifesto, Il" del 08-12-2007)

 

La Commissione europea aprirà una procedura d'infrazione contro le telepromozioni. Monito da Bruxelles: "Le leggi italiane sulla pubblicità devono essere cambiate" Alberto D'Argenzio Bruxelles Sulla tv italiana circola troppa pubblicità, se n'è accorta pure Bruxelles. "Il numero eccessivo di spot sulle televisioni italiane è inaccettabile", afferma secco Martin Seylmar, portavoce della commissaria alla telecomunicazioni Viviane Reding. Data la situazione, peraltro non nuova, la settimana prossima il gabinetto Barroso è pronto a lanciare una procedura di infrazione contro l'Italia. "La decisione - ha confermato Seylmar - sarà presa martedì". Lo scorso 18 luglio era partita la seconda fase della procedura di infrazione contro Roma per la legge Gasparri, perché ha favorito Rai e Mediaset nel passaggio dall'analogico al digitale. Adesso anche la pubblicità finisce nel mirino comunitario, a ulteriore prova della debolezza delle norme televisive italiane (e la legge Gentiloni non è ancora stata approvata) e del trattamento di favore riservato alle reti pubbliche e a quelle di Berlusconi, che si accaparrano la quasi totalità delle promozioni. Secondo Bruxelles, le emittenti del Belpaese hanno il difetto, tra le altre cose, di non rispettare le indicazioni contenute nella norma comunitaria "Televisione senza frontiere" per quel che riguarda i tempi e i modi delle promozioni. In particolare sforano il tetto massimo di 12 minuti di pubblicità all'ora e non rispettano l'intervallo di 20 minuti tra uno spot e l'altro. Altro tasto dolente è quello delle televendite nelle reti generaliste, come quelle di Rai e Mediaset, che non vengono conteggiate nei limiti orari e che durano oltre la soglia massima di 15 minuti. E per finire arrivano le autopromozioni (le pubblicità di programmi che vengono trasmessi dalla stessa emittente) che da noi, caso unico in Europa, non vengono conteggiate come pubblicità e interrompono anche programmi che dovrebbero rimanere vergini da spot, come i tg di durata inferiore alla mezz'ora. Per tutte queste ragioni Bruxelles "vuole che le leggi italiane sulla pubblicità siano cambiate", ha detto ancora Seylmar. Cambiate anche perché al momento il sistema sanzionatorio è inefficace. Nel mirino della Commissione non c'è tanto l'organo di vigilanza Agcom, che commina multe irrisorie, ma la legge in sé che non prevede misure dissuasorie serie. E così in Italia conviene infrangere la legge piuttosto che rispettarla, visto che le ammende sono comunque inferiori agli introiti pubblicitari. La decisione di lanciare una procedura di infrazione arriva dopo un fitto scambio di lettere tra Bruxelles e Roma e dopo una serie di avvertimenti caduti nel vuoto. "Da parecchi anni la Commissione - continua il portavoce della Reading - insiste che le regole televisive sulla pubblicità vengano fermamente rispettate in ogni Stato membro". Oltre all'Italia, problemi in vista anche per la Spagna sempre per via degli spot selvaggi. Per il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti, il lancio della procedura di infrazione "è l'ennesima conferma dell'anomalia italiana nel sistema dei media. Uno scandalo per tutta l'Europa - insiste Giulietti - che addirittura si tramuterà in nuove sanzioni multi-milionarie, che si riverseranno su tutti i contribuenti italiani. Un costo insopportabile per lo Stato e il governo sull'altare del permanente conflitto di interessi, sempre più evidente e che non sembra si voglia ancora affrontare concretamente". Giulietti chiede all'esecutivo un decreto d'urgenza che rimetta le cose - e sono tante - a posto. Ma per assurdo Roma può contare invece sul calendario, visto che tra un paio d'anni, all'entrata in vigore della revisione della direttiva "Tv senza frontiere" (approvata a fine novembre dal Parlamento europeo), alcune sue pecche verranno automaticamente sanate con il nuovo testo, più permissivo sulla durata e la frequenza degli spot.


La Vigilanza Rai: Santoro fazioso La7 blocca Luttazzi (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Libero" del 08-12-2007)

 

Italia 08-12-2007 La Vigilanza Rai: Santoro fazioso La7 blocca Luttazzi "Pluralismo disatteso". Per Mario Landolfi, presidente della Commissione di Vigilanza Rai, la puntata Annozero dedicata a Rai-Mediaset, non ha rispettato le regole del gioco. "È vero che Santoro ha invitato a parlare di Rai alcuni esponenti di Forza Italia che hanno declinato l'invito, ma è anche vero che la Commissione annovera personalità in grado di conferire alla trasmissione quell'equilibrio nelle presenze e quel pluralismo nelle opinioni che sono stati clamorosamente disattesi". Nel parterre era presente soltanto il nostro editorialista Marcello Veneziani. Sempre ieri La7 ha deciso di sospendere la trasmissione "Decame ron" di Daniele Luttazzi. Motivo? Le offese e le volgarità rivolte a Giuliano Ferrara nella puntata di sabato scorso, fanno sapere dalla rete. Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

 

 

 

ARTICOLI DEL 6 DICEMBRE 2007

La Vigilanza grazia Padoa-Schioppa: non sarà ascoltato sul caso Petroni ( da "Libero" del 06-12-2007)

"AMICI" UN CORNO ( da "Libero" del 06-12-2007)

Rai-mediaset, viale mazzini si muove chieste le intercettazioni ai pm milanesi - walter galbiati emilio randacio ( da "Repubblica, La" del 06-12-2007)

Senza titolo pag.1 ( da "Giornale.it, Il" del 06-12-2007)

Il caso ( da "Tempo, Il" del 06-12-2007)

Benigni vince ancora, Canale 5 crolla ( da "Opinione, L'" del 06-12-2007)

Il futuro del digitale terrestre ( da "Stampa, La" del 06-12-2007)


Articoli del 6 dicembre 2007

La Vigilanza grazia Padoa-Schioppa: non sarà ascoltato sul caso Petroni (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Libero" del 06-12-2007)

 

Anzitutto 06-12-2007 La Vigilanza grazia Padoa-Schioppa: non sarà ascoltato sul caso Petroni La commissione parlamentare di Vigilanza non sentirà il ministro Tommaso Padoa-Schioppa sulla vicenda del reintegro di Angelo Maria Petroni nel consiglio di amministrazione della Rai, dopo le decisioni del Tar del Lazio e del Consiglio di Stato. Ad avanzare la richiesta era stato l'esponente di Forza Italia Giorgio Lainati. Intanto è slittato a martedì il voto della commissione di Vigilanza sulla risoluzione connessa alla vicenda Rai-Mediaset, presentato dal capogruppo del Pd, Fabrizio Morri. Le assenze tra i commissari hanno fatto mancare il numero legale. Infine il ministro della Comunicazioni, Paolo Gentiloni ha ribadito che "il governo non ricorrerà a un decreto per riformare la Rai, visto che ci sono i margini per un confronto in Parlamento". Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.


"AMICI" UN CORNO (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Libero" del 06-12-2007)

 

Attualità 06-12-2007 "AMICI" UN CORNO FRANCESCA D'ANGELO ROMA Tra tutti i direttori Rai, Antonio Marano appare, decisamente, come il più temerario: con la sua Raidue, che dal 2006 traghetta (non senza sforzi) per il mare di Auditel, vuole sempre stupire. Prima, benedicendo SuperSimo alla guida dell'"Isola dei famosi 5", nonostante la crisi attraversata dai reality show. Adesso, alzando la posta in gioco. E di molto. Marano ha infatti deciso di sfidare a duello, sul suo stesso terreno, nostra signora dell'intrattenimento: Maria De Filippi. Non è dato sapere se "Maria la sanguinaria" terrà fede al soprannome conferitole da Dagospia, consumando un massacro dei suo rivali. Comunque vada, però, il testa a testa sarà serrato e declinato in due round. Il primo scatta sotto Natale, il 22 dicembre alle 14. Per questa data è previsto il debutto su Raidue di "Scalo 76". Un contenitore a base di show, musica, ballo e multimedialità, la cui messa in onda coincide, guarda caso, con quella di "Amici": dalle 14 alle 17 del sabato pomeriggio. L'obiettivo di controprogrammare il famoso talent show di Mediaset è palese. La notizia ha già fatto il giro dei blog come "operazione Anti-Amici", sollevando la curiosità degli internauti: riuscirà Marano, si chiede il popolo web, a sottrarre ascolti alla De Filippi? I pronostici sono i più disparati, anche perché i dettagli latitano. Lo stesso ufficio stampa di Raidue, contattato da Libero, preferisce non fornire anticipazioni prima della presentazione stampa di "Scalo 76". Il progetto dunque è top secret. L'idea, comunque, pare sia quella di raccontare i grandi eventi storici e del costume attraverso la musica. Un progetto molto ambizioso, dunque. A oggi è noto il terzetto nel quale sono riposte le speranze del canale: Daniele Bossari, Maddalena Corvaglia e Paola Maugeri. Tre contro uno. Ma la lotta non è impari visto che dall'altra parte della barricata si staglia una stakanov della tv, Mrs Costanzo. Tra l'altro proprio nel 2001 Daniele Bossari aveva tenuto a battesimo "Saranno famosi", senza fare sfracelli in Auditel. La consacrazione del talent show è arrivata, infatti, dopo il passaggio di conduzione Bossari - De Filippi e il cambiamento di nome in "Amici di Maria". Dalla loro, comunque, la bionda, la bruna e l'ex di "Campioni, il sogno" hanno il vantaggio di essere una squadra ad alto tasso teen, particolarmente nota al pubblico di Mtv. Qui per lungo tempo hanno fatto gli onori di casa Paola Maugeri ("Select") e Daniele Bossari. Quest'ultimo è poi passato in Rai nel 2003, a condurre "Furore", e poi in Mediaset, presentando "Super star Tour", "Top of the Pops" e, come inviato, la prima stagione de "La fattoria". L'ex velina di "Striscia la notizia" Maddalena Cornovaglia, invece, ha al suo attivo il recente "Balls of stell", dove figurava in qualità di Miss Adrenaline. Un nome un programma. Al terzetto di sfidanti, dunque, i giovani del web fanno i loro migliori auguri. Auspicando che il programma sia migliore di quanto lasci presupporre il nome. Perché è proprio attorno al titolo che si addensano le prime perplessità. Nato per sottolineare la fattura milanese della produzione, "Scalo 76" si riferisce, per l'appun to, al civico degli studi Rai costruiti nel capoluogo lombardo, in via Mecenate. Una trovata giudicata infelice. Ma tant'è. E se "Scalo 76" do vesse fallire come antidoto AntiAmici, Antonio Marano ha già pronto un asso nella manica: restituirà alla De Filippi pan per focaccia, sfoderando un talent show proprio sulla falsa riga di "Amici". Il progetto è in fase di lavorazione ma è stato confermato, per la primavera 2008, dallo stesso direttore di Raidue a margine della conferenza stampa di chiusura dell'"Isola dei famosi 5". Inizialmente il programma doveva essere "Italian Idol", adattamento del reality "American Idol". Ora, ha anticipato Marano, il progetto è cambiato diventando "X - Factor". Stando ai rumors, si tratterebbe di un talent show canoro, il cui esplicito obiettivo è emulare "Amici". In questo caso, non ci sarà nessuna triade alla guida del format: il presentatore sarà uno solo. E in pole position come alter ego delle De Filippi figura Simona Ventura. Il dado è tratto. Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.


Rai-mediaset, viale mazzini si muove chieste le intercettazioni ai pm milanesi - walter galbiati emilio randacio (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Repubblica, La" del 06-12-2007)

 

I legali dell'azienda dal magistrato Laura Pedio, titolare dell'indagine sul fallimento Hdc, per avere le registrazioni Rai-Mediaset, viale Mazzini si muove chieste le intercettazioni ai pm milanesi Interessano i colloqui della Bergamini, sospesa in modo cautelare WALTER GALBIATI EMILIO RANDACIO MILANO - Il primo passo formale è stato compiuto. Ieri una delegazione della Rai, guidata dal direttore dell'Internal Audit, Marco Zuppi, si è recata presso la Procura di Milano per studiare come acquisire le telefonate dello scandalo Rai-Mediaset. Svariate pagine di brogliacci telefonici che hanno rivelato un presunto accordo tra la dirigenza della Rai e quella della rivale Mediaset per gestire in comune i palinsesti delle due emittenti televisive. L'intento era quello di favorire Silvio Berlusconi, allora capo del governo, nelle sue apparizioni televisive e la sua parte politica in occasione delle elezioni regionali del 2005. Delle ottomila pagine di intercettazioni per il fallimento della Hdc, la società del sondaggista Luigi Crespi famoso per essere stato l'autore del patto con gli italiani, ai rappresentanti dell'Internal Audit di Viale Mazzini interessano in particolare i colloqui telefonici di Deborah Bergamini, l'ex assistente personale di Silvio Berlusconi e direttore Marketing della Rai (oggi sospesa cautelarmente), finita nei brogliacci dell'inchiesta per la sua vicinanza con lo stesso Crespi. Zuppi, accompagnato dai legali esterni della Rai, è stato ricevuto ieri pomeriggio nell'ufficio del sostituto procuratore Laura Pedio, titolare della indagine sul fallimento Hdc insieme con il collega Roberto Pellicano. Secondo alcune indiscrezioni, la delegazione avrebbe chiesto copia degli atti relativi al coinvolgimento di alcuni dipendenti della Rai, ma poiché i brogliacci delle conversazioni telefoniche non hanno valore probatorio, gli avvocati avrebbero chiesto le registrazioni delle conversazioni dalle quali sono state tratte le sintesi diffuse dai media. Al momento, però, non risulta ancora possibile acquisirle perché si trovano nella disponibilità del giudice per l'udienza preliminare, Marina Zelante, e devono essere sottoposte alla verifica di un perito. L'interesse della Rai è sapere se l'azienda può essere considerata una parte lesa. Non è, tuttavia, ancora chiaro se a Milano verrà aperta un'inchiesta, l'ipotesi di reato più probabile sarebbe comunque l'abuso d'ufficio. A Roma, invece, ieri sono andate a vuoto per mancanza del numero legale due sedute della Commissione di vigilanza Rai, convocata per votare una risoluzione presentata dal capogruppo del Partito democratico Fabrizio Morri, proprio sulla vicenda Rai-Mediaset. La risoluzione puntava a far assumere alla Commissione "tutte quelle iniziative utili a restituire alla Rai credibilità e autonomia a tutela della missione di servizio pubblico".


Senza titolo pag.1 (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giornale.it, Il" del 06-12-2007)

 

La Tv sperimenta: show più corti e senza volti noti di Laura Rio - giovedì 06 dicembre 2007, 07:00 , in parole semplici: prosegue il gioco il concorrente che indovina una canzone e la canta. Il primo gennaio Federica Panicucci si metterà a spiare i bambini intenti ad eseguire qualche compito per loro difficile seguiti da telecamere nascoste. L'1 gennaio Enrico Papi farà giocare un concorrente contro 50 bionde (e dunque - secondo tradizione - oche), divise per fila a seconda del grado di intelligenza. Passando a Rete 4, Roberta Capua tenterà il talk La seconda volta: due persone si reincontrano dopo aver passato momenti disastrosi come lo tsunami e parlano di loro stessi e della tragedia vissuta. Ma Mediaset si prepara a un'altra piccola rivoluzione. "La nostra idea - spiega Marco Paolini, direttore marketing del Biscione - è di sperimentare nuove modalità di contenuto e di produzione su tutte e tre le reti, non solo a dicembre e gennaio, ma soprattutto durante il prossimo periodo di garanzia (da febbraio), perché il test è più efficace, avendo il competitor (la Rai) a regime. Un modello potrebbe essere quello del reality senza studio e senza conduzione (per fare un esempio Cambio moglie). Senza togliere spazio ai nostri varietà classici, ma a scapito di film e telefilm". Dunque anche Mediaset si muove nella strategia di show più brevi e leggeri... "Una filosofia già adottata per Italia 1 che può diventare importante anche per gli altri canali".


Il caso (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Tempo, Il" del 06-12-2007)

 

I gazebo di Forza Italia torneranno in piazza ogni fine settimana fino a quando mancheranno venti giorni alle prossime elezioni politiche. E se per adesso continueranno a raccogliere le preadesioni al partito del Popolo delle libertà, più in là costituiranno le sezioni dove gli elettori si recheranno per votare e scegliere il leader del nuovo soggetto politico. Home Politica prec succ Contenuti correlati Giornata della memoria a Casoli CASOLI In 9 giorni di dicembre ... CASOLI ... Caso S.Cosimo in Parlamento Rai-Mediaset, il caso si è già sgonfiato Antenna, un caso controverso Sono questi i progetti di Berlusconi, emersi durante una riunione che ha tenuto nel primo pomeriggio con i coordinatori regionali e i vertici di Forza Italia. L'ex premier sarà, naturalmente, il candidato a livello nazionale di Forza Italia. Carlo Giovanardi, deputato dell'Udc che ha già annunciato di voler uscire dal partito quando prenderà forma il nuovo soggetto politico, potrebbe essere l'esponente centrista in gara. Mentre per An toccherebbe a Fini o all'ex ministro Gasparri. Anche i Circoli della libertà dovrebbero far gareggiare un proprio rappresentante. 06/12/2007.


Benigni vince ancora, Canale 5 crolla (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 06-12-2007)

 

Oggi è Gio, 06 Dic 2007 Edizione 267 del 06-12-2007 Il regno dell'Auditel Benigni vince ancora, Canale 5 crolla di Guido Del Duca A meno di una settimana dal successo de "Il quinto dell'Inferno", Roberto Benigni torna a vincere negli ascolti, questa volta grazie alla sua ultima fatica cinematografica "La tigre e la neve". Il film, uscito nel 2005 e accolto molto freddamente da pubblico e critica, totalizza 6.550.000 spettatori con il 26,36% di share. La platea che ha seguito "La tigre e la neve" ha una composizione alquanto eterogenea: spiccano i giovanissimi, con il 31,75% di share nella fascia di età tra gli 8 e i 14 anni e il 27,16% tra i bambini dai 4 ai 7 anni, ma anche gli anziani con il 28,12% tra i 55 e i 64 anni e il 26,77% tra gli over 65. Minori i risultati nelle fasce intermedie di pubblico, in cui comunque la pellicola supera senza problemi il 20% di share. Al successo de "La tigre e la neve" fa da contraltare su Canale 5 il risultato disastroso della replica della prima serie di "Caterina e le sue figlie". La fiction con Virna Lisi, di cui recentemente è andato in onda il sequel, totalizza appena 2.679.000 spettatori con il 10,67% di share, il risultato più basso della stagione per il prime time dell'ammiraglia Mediaset. Dopo il buon successo ottenuto da "Caterina e le sue figlie 2", Canale 5 ha deciso di replicare la serie andata in onda esattamente due anni fa pensando di poter contare su un pubblico di affezionati, ma si è scontrata con una risposta al di sotto di ogni aspettativa, anche da parte dei telespettatori più giovani, ed è stata superata sia da Rai Tre che da Italia 1. Su Rai Tre il consueto appuntamento con "Ballarò" è stato seguito da 3.590.000 spettatori con il 14,69% di share, con una puntata dedicata ai temi dell'inflazione e della tutela dei consumatori. Esordisce in modo convincente su Italia 1 "Scappati con la cassa", trasmissione condotta da Sabrina Nobile, nata da una costola de "Le Iene" e dedicata, come recita il titolo, a rintracciare truffatori fuggiaschi in giro per il mondo per intervistarli e recapitare loro un messaggio di "saluto" delle persone truffate. Lo show ha totalizzato una media di 2.906.000 spettatori con il 14,05% di share ? e terminando dopo mezzanotte è riuscito a sfiorare anche il 30% - riscuotendo particolare attenzione nelle fasce intermedie di pubblico, quelle comprese tra i 15 e i 44 anni. È piuttosto buono anche il debutto su Rai Due della serata dedicata alle serie americane in prima tv "Ghost whisperer" e "Desperate housewives". Il primo telefilm, di cui Rai Due ha iniziato a trasmettere la seconda stagione dopo il successo ottenuto dalla prima questa estate, è stato seguito da 2.563.000 spettatori con il 9,29% di share, mentre la premiere della terza stagione delle "casalinghe disperate" ha totalizzato 2.098.000 spettatori con l'8,93% di share. Anche se entrambe le serie si rivolgono a un target prevalentemente femminile, si evidenziano alcune discrepanze tra i due profili di pubblico. La serie paranormale "Ghost whisperer" piace al pubblico adulto fino ai 64 anni appartenente alle classi socio-economiche medio-basse, mentre "Desperate housewives" si rivolge in prevalenza agli spettatori di età compresa tra i 15 e i 54 anni e appartenenti sia alle classi socio-economiche medio-basse che a quelle alte.


Il futuro del digitale terrestre (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 06-12-2007)

 

In contemporanea al debutto sul piccolo schermo del nuovo canale Mediaset "Iris" dedicato principalmente al cinema, si svolge venerdì 30 e sabato primo dicembre nella sala 500 del Lingotto la conferenza nazionale sulla televisione digitale terrestre, organizzata dall'associazione Dgtvì che riunisce Rai, Mediaset, Telecom, Italia Media, D-Free, Frt e Aeranti-Corallo. Al convegno, a cui si può accedere su invito, si fa il punto sull'offerta digitale in Europa e in Italia, analizzando anche alcune esperienze come quella delle prime aree "all digital" di Sardegna e Valle d'Aosta. L'appuntamento è alle 15,15 di venerdì 30 novembre, e alle ore 10 di sabato 1. Fra i momenti di rilievo il confronto tra Antonio Campo Dall'Orto di Telecom Italia Media, Luca Balestrieri della Rai, Federico di Chio di Mediaset e Maurizio Costanzo e la tavola rotonda "La via italiana al digitale terrestre" a cui partecipano Fedele Confalonieri di Mediaset, Claudio Cappon per la Rai, Marco Rosignoli di Aeranti-Corallo, Tarak Ben Ammar di D-Free, Maurizio Giunco di Frt e Pasquale Pistorio di Telecom. Conclude il convegno il ministro delle telecomunicazioni Paolo Gentiloni. \.


ARTICOLI DEL 5 DICEMBRE 2007

Ma l'arresto di Azouz non è il goal del pareggio ( da "Libero" del 04-12-2007)

Petruccioli: con la Cdl divisa riusciremo a fare le nomine ( da "Stampa, La" del 05-12-2007)

Se Mediaset batte Rai per un soffio ( da "Unita, L'" del 05-12-2007)

Rai, il consiglio di stato boccia il tesoro - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 05-12-2007)

"questa azienda è alla paralisi tanto vale andare avanti con lui" ( da "Repubblica, La" del 05-12-2007)

A comandar intrattenendo Alessandra bazzica in tivù ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-12-2007)

Al via il nuovo polo Tv <nordista> ( da "Giornale.it, Il" del 05-12-2007)

Fabiani: bene così Da questa vicenda mi sento fuori ( da "Corriere della Sera" del 05-12-2007)

Il forum di oggi ( da "Corriere della Sera" del 05-12-2007)

ROMA Il segnale c'è e indica che la situazione non è buona, per dirl ( da "Messaggero, Il" del 05-12-2007)

ROMA Una botta dietro l'altra, una paralisi dietro l'altra, lo scontro tra i partiti cont ( da "Messaggero, Il" del 05-12-2007)

Rai, lo specchio dell'agonia di governo ( da "Manifesto, Il" del 05-12-2007)

Intervista a Massimo Del Frate / Endemol scommette sul genere fiction ( da "Opinione, L'" del 05-12-2007)

Canale 5 vince il periodo di garanzia in prime time ( da "Opinione, L'" del 05-12-2007)

Per Rai Uno serata da incorniciare ( da "Opinione, L'" del 05-12-2007)

Il futuro del digitale terrestre ( da "Stampa, La" del 05-12-2007)


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Ma l'arresto di Azouz non è il goal del pareggio (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Libero" del 04-12-2007)

 

Italia 04-12-2007 Ma l'arresto di Azouz non è il goal del pareggio di LUIGI SANTAMBROGIO E così siamo arrivati al punto di una pubblica richiesta di scuse a favore di Erba. L'arresto per traffico di droga del disgraziato Azouz Marzouk ha riportato la cittadina brianzola, dagli abissi del razzismo bru bru e strappone, di nuovo alle altezze dell'operosità verginale e onesta delle genti lombarde. Come se si trattasse di un derby di calcio: Erba, pure a distanza di 11 mesi, finalmente pareggia. Anzi, le manette al tunisino sono un goal che vale la vittoria. Siamo davvero alla commedia dell'assurdo, del colpo su colpo, del così "imparano come si sta al mondo". E ci sarebbe da sorridere se in questa rincorsa alla vendetta, non ci fossero di mezzo tre vite sgozzate e due esistenze condannate a finire i loro giorni nella solitudine di una cella. Se qualcuno stesse cercando facili rivincite su quel tunisino immigrato poco di buono, sbruffone, invadente, con modi di fare "poco consoni a un parente in lutto", ed ora anche bastardo spacciatore di cocaina, forse qualche ragione ce l'avrebbe. Però, qui il forse sta ad indicare una cattiva tentazione, un impuro pensiero e desiderio di piegare la brutta vicenda a scopi di bottega. Olindo e Rosa vanno riabilitati? Con Azouz i giudici e soprattutto la stampa hanno già sbagliato una volta e nel peggiore dei modi. Eppure, qualche giornale ci riprova. Manipolare la scena del delitto, seminare false tracce per depistare le indagini e confondere i semplici non serve comunque a nulla. Azouz non è mai stato Abele, non è mai stato quel padre e marito affettuoso e dolente che voleva far credere. Ma Caino (e chi spaccia cocaina lo è) può essere anch'egli vittima di un altro Caino, forse più feroce e crudele di lui. Non si può andare a pescare nel pozzo torbido dei delitti solo per ristabilire presunte superiorità morali o etniche. Così, rallegrarsi che il tunisino sia stato finalmente smascherato per quello che è (un delinquente che, pochi giorni dopo che gli avevano ammazzato moglie e figlioletto, già scambiava favori in cambio di sesso), non può essere il modo per rimettere le cose al loro giusto posto. Perché questo furore è simmetrico all'altro: quello dei reportage e delle inchieste sinistre sulla Brianza ossessionata berlusconianamente dai dané, di gente gretta, abituata a farsi gli affaracci suoi. E a nascondere sotto il tappeto dei suoi lindi salotti la sporcizia delle triste anime. In qualche misura, oggi affiora nei commenti di qualche giornale, l'atroce insinuazione che, tutto sommato, Olindo e Rosa un po' di ragione per fare quel che hanno fatto, dovevano averla. E che, in fondo, quel disgraziato di un immigrato spacciatore sarebbe stato comunque capace di compiere l'orrenda strage. Altro che innocente vittima. Il suo arresto, dunque, ridà sollievo, riporta la palla al centro e il punteggio della partita almeno sulla parità. È chiaro che a questo punto, Erba avrebbe tutte le ragioni per ricevere pubbliche scuse, dopo essere stata ingiustamente accusata d'essere un covo di razzisti senza cuore. Non è così. Riflettiamo: da dove son venute quelle accuse? Nessuno tra gli erbesi si è mai sognato, in quelle ore che seguirono la strage, di mettere un cappio al collo del tunisino o di tutti gli extracomunitari presenti in Brianza. Gli unici a farlo furono, semmai, i giornalisti, equamente ripartiti tra stampa e tv. Salvo poi cambiare, con una spugnata d'acqua fresca, la versione dei fatti. Si sa, in questi giochetti il circo mediatico è imbattibile. Non è mai successo che poi abbia chiesto scusa e neppure un pardon sottovoce. Figuriamoci con uno che spaccia droga: si può dire tutto, pubblicare anche quelle intercettazioni che con le accuse non c'entrano nulla. Come quella frase: "a me del colore delle bare non me ne frega un c.....". Frase ambigua, ma che in maniera meno volAzouz Marzouk Lapresse gare pure tutti noi potremmo far nostra (dite: davanti al lutto di un famigliare o di una persona cara c'è forse qualcuno preoccupato se la cassa è nera o gialla, se ha le borchie in acciaio translucido o in ottone opaco?) Oppure, quando confessa: "Se vedo delle belle auto non capisco più niente. Vorrei tornare in Tunisia per sembrare un pascià". Scandaloso, vero? Forse la smania per le supercar ad Azouz è venuta dopo aver visto la Bentley nera del suo amico Corona. Eppure quella frase è diventata il titolo di prima pagina di un grande giornale nazionale, il cui direttore ci ha fatto pure il suo fondo indignato e zeppo di richiesta di scuse (degli altri). Facile comportarsi da agit prop, dimenticando che pure i cattivoni a volte hanno amici che sono altrettanto cattivi. Ma che non pagano mai dazio. Il tunisino Marzouk di amici e compagni se n'era fatti di nuovi dopo il massacro di Erba. E non erano mica tossici o spacciatori, suoi pari da delinquente di suburra. No, tutta gente extra-chic, vipponi della televisione e dei giornali. Gente che di solito fa scandalo eppure non sta in galera; loro amoreggiano e se la ridono sulle copertine patinate dei settimanali più colorati d'Italia. La bella compagnia del tunisino trafficante Fabrizio Corona, fotografo, finito nei guai per i suoi ricatti (lui li chiama lavoro) agli stelloni di calcio e tv. È proprio lui a convincere Azouz a vendergli l'esclusiva del funerale di moglie e figlio. Oppure Lele Mora, gran scopritore di talenti e talente da mille (euro) e una notte. Mora è solito farsi fotografare in tuniche bianche, allungato su cuscini e pouf a mo' di Caligola, circondato da boys e girls della premiata scuderia. Mica un boss mafioso, anzi: Lele è produttore televisivo, fa businness con Rai e Mediaset, è il press-agent delle grandi star dello spettacolo. Insomma, la bella coppia Fabri &Lele ha illuso il tunisino (che del divo si poteva permettere solo quel ridicolo paio di occhiali scuri): pure lui era degno di entrare nel dorato e luccicante star-system. Le foto, comprese quelle del funerale dei poveri parenti di Azouz, erano le più quotate e c'erano (e ci sono) esimi e immacolati direttori disposti a pagarle più di un Pulitzer. Forse gli stessi che ora, davanti alle imputazioni che inchiodano il tunisino, reclamano a gran voce scuse e pentimenti. Corona e Mora non fanno parte del giro malfamato di Azouz, sono colleghi nostri, professionisti perbene al soldo del mondo falso della carta inchiostrata e della tv smutandata. Se è colpevole, il tunisino spacciatore deve scontare fino in fondo la sua pena in un carcere. Per i pusher di balle e sdegno a pagamento, invece, c'è soltanto il giudizio dei lettori. Che comunque sanno sempre distinguere i grilli parlanti dalle iene. la polemica p Che nottata... Ho pippato tutta la notte... p Ho fatto sesso sporco... p A me quando qualcuno mi dice di non sniffare, sniffo di più per ripicca p A me piacciono le Bmw, le Audi, le Porsche. Un giorno o l'altro me ne torno in Tunisia con una di queste che sembro un pascià (...) Quando vedo delle belle macchine io non capisco più niente "p Sai che ti dico? Che sono stati i mesi più belli della mia vita. Pensa che mi hanno perfino proposto soldi in cambio di sesso. Sono arrivati a dirmi: quanto vuoi per far l'amore? Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.


Petruccioli: con la Cdl divisa riusciremo a fare le nomine (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 05-12-2007)

 

Retroscena Il verdetto scuote il Palazzo Petruccioli: con la Cdl divisa riusciremo a fare le nomine MARIA GRAZIA BRUZZONE ROMA La notizia della sentenza del Consiglio di Stato coglie i protagonisti all'aeroporto. Il ministro Padoa-Schioppa sta rientrando da Bruxelles. Il presidente Petruccioli e il direttore generale Cappon tornano da Milano, dove hanno inaugurato il nuovo centro Rai del capoluogo lombardo. La domanda che tutti si pongono è: cosa succederà adesso? Il presidente della Rai non ha avuto neppure modo di parlare con gli altri consiglieri per capirne l'orientamento. Sicuramente parlerà informalmente al cda "ma la vicenda ha altri protagonisti", si sfoga con i suoi collaboratori. Come dire che in tutta questa storia della revoca di Petroni e della nomina al suo posto di Fabiano Fabiani, il consiglio di amministrazione e lui stesso, non c'entrano proprio niente. Non solo da un punto di vista operativo, ma da quello del diritto. Certo, ora la sentenza del Consiglio di Stato che reintegra Petroni deve essere attuata, ma in che modo, spetta all'amministrazione, cioè al ministero dell'Economia, deciderlo. Tanto è vero che anche dopo la sentenza del Tar, il presidente scrisse una lettera al ministero, nonché azionista Rai, chiedendo loro come volevano dare attuazione a quella sentenza. L'ufficio legale Rai sostiene che è necessaria una nuova assemblea dei soci, per la quale magari servono tempi lunghi, mentre l'avvocato di Petroni afferma che il reintegro è immediato. Il presidente non fa questioni. Sentirà gli avvocati, ma la decisione compete all'azionista. Convochi l'assemblea, mandi una lettera ufficiale. Dopodiché il cda verrà convocato "e vedremo cosa siamo capaci di fare". Già, cosa potrà fare la Rai, nell'incertezza che comunque resta sulle sorti definitive di Petroni e Fabiani?. "Il mio dovere è far funzionare il consiglio", ripete Petruccioli ai suoi. Il mandato del cda scade fra 6 mesi e bisogna verificare se in questo tempo si possono ancora fare due o tre cose utili all'azienda. E degli atti incombono: il piano editoriale per primo, e poi dovrebbero seguire le nomine. Chissà. "A luglio le nomine le abbiamo fatte passare 6 a 3, il centrodestra si era diviso", ricorda. E oggi, con la Cdl ben più frantumata di allora..." . Insomma, non è detto che anche questa volta non si riesca a trovare il modo di agire. Dopodiché, il presidente torna sul tema politico. Quello delle riforme, come del resto fa tutto il centrosinistra. Distingue fra le due leggi Gentiloni. Quella di sistema, che Confalonieri ha definito "una pistola puntata alla tempia di Mediaset", e quella della governance Rai . E qui, "se il clima fosse tale da rendere possibili delle confluenze...se trattano sulle riforme dei regolamenti parlamentari, non capisco perché non possano fare altrettanto sulla Rai". Sempre dialogante, Petruccioli. Sempre attento a non cercare strappi, per quanto è possibile. Ma questa volta sono in tanti, nel cda a pensarla come lui. Quanto meno sul come andare avanti. Non solo nel centrodestra, dove Giuliano Urbani (Fi), compiaciuto per la sentenza che reintegra Petroni, sostiene: "O ci dimettiamo, o restiamo. E se restiamo, dobbiamo metterci al lavoro e amministrare la Rai". E Malgieri (An) e Bianchi Clerici (Lega) si augurano che "il cda si rimetta presto a funzionare nel migliore dei modi". "Abbiamo perso alcuni mesi di tempo,ora la Rai deve ripartire. Attendiamo che il presidente Petruccioli convochi il Cda", fa eco Marco Staderini (Udc). Gli altri consiglieri, di centrosinistra, si limitano a "prendere atto" della decisione del Consiglio di Stato. Ma anche Sandro Curzi, che ne ha parlato con Nino Rizzo Nervo, invoca una linea "rapida" rispetto a quella più attendista prospettata dall'ufficio legale, che potrebbe trovare supporti politici. "Dalla politica come dalla magistratura si cerca di delegittimarci, riflette Curzi. "In fondo abbiamo operato col cda con Petroni per molto tempo, Fabiani ha partecipato a 3-4 riunioni. Quindi andiamo avanti. Per il bene dell'azienda".


Se Mediaset batte Rai per un soffio (sezione: RAI MEDIASET

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( da "Unita, L'" del 05-12-2007)

Stai consultando l'edizione del Se Mediaset batte Rai per un soffio di Toni Jop I ntanto, Paolo Ruffini, che parla quasi a nome di tutti e invita: "Però, colleghi, decidetevi: dobbiamo rispondere di una sconfitta sui numeri, tra l'altro di un soffio, oppure preoccuparci e rispondere della qualità della programmazione Rai, perché ho la sensazione che i sistemi di riferimento in base ai quali si misura il lavoro dell'Azienda, oscillino continuamente...". Non si può dar torto al direttore di Raitre, anche se, è vero, la zeppa che ci confeziona mentre gli chiediamo cosa pensa del fatto che Mediaset ha superato la Rai nella cosiddetta fascia di garanzia e nel prime time, ha una robusta crosta aziendalista. Ed è già sorprendente che ci sia questa passione aziendalista in un luogo che sta vivendo una discreta crisi di identità e insieme sta subendo una serie di non trascurabili lacerazioni in coda al duro quinquennio berlusconiano. Uno può anche far finta che non ci sia stato un tempo in cui i piani alti dell'Azienda pubblica muovevano i piedini su un ritmo impartito dall'entourage del padrone di Mediaset. Ma rischia di uscirne pazzo. Giusto l'altra sera, abbiamo riempito una sala romana per ricordare Enzo Biagi, spazzato dagli studi Rai per cinque anni perché dispiaceva al presidente del consiglio assieme ad altri bravi professionisti che facevano ciò che si sogna sempre più spesso: audience e qualità allo stesso tempo, la terza via del servizio pubblico. E ora? Piersilvio Berlusconi esulta per la vittoria: sai che sforzo, vorremmo vedere Mediaset sgovernata per qualche anno da uno che, dall'esterno ma ben servito all'interno, le dice cosa deve fare per non rompere le balle alla Rai quando il gioco si fa più duro. Ma basta piagnucolare. Ruffini ha scelto la sua barriccata: "E poi - aggiunge - troppi pifferai magici attorno che vorrebbero dettarci i palinsesti giusti..."; tosto, ma si capisce che sta in una zattera Rai alla quale non si può imputare granché in questa colata di cifre d'ascolto dalla quale, tutto sommato, la Rai non esce poi male se Mediaset - la "tv del Popolo" - passa per qualche decimale. Torneremo a Ruffini, ma intanto ecco un'altro soggetto pensante al "microfono", vestito di un diverso d'animo, Giovanni Minoli. "Perdere serve a riflettere - dice - e lo sostengo dal margine del palinsesto; il problema Rai è sapere chi è, non il fatto di aver perso una competizione per un pelo; ma se l'unica questione che sta a cuore è quella legata ai numeri, allora la Rai ha perso. Insisto: conviene riflettere, se ne siamo in grado, non mi va di criticare il lavoro degli altri". Quasi cupo, ma anche lui ha ragione, queste cose le dice da un pezzo: chi lo ascolta mentre somministra con buon stile storia e approfondimenti a una platea che, a ore tarde, si sta facendo il palato per questi piatti di sostanza? Più lieve Sergio Valzania, direttore di Radiodue forte di un trascorso in tv: "Con che serietà si può andare avanti in Rai? Lo stesso giorno in cui si materializza la notizia del prime time, qualcuno ti dice qual è il tuo vero consigliere di amministrazione". Si riferisce al berlusconiano Petroni e al suo contorto e sorprendente reintegro nell'organismo Rai. Quasi una barzelletta, da raccontare. Valzania è sulla stessa linea di Minoli: dice che è il momento di pensare e di chiedersi cosa cavolo debba essere la tv generalista..."mi piacerebbe che si riflettesse su cosa è andato bene e cosa meno. Così, magari scopri che, valuto a occhio..., la fiction quest'anno non c'era come c'era stata l'anno prima. E poi il solito problema storico: alla Rai manca Maria De Filippi...". De Filippi? "Non prendermi alla lettera, sto facendo l'avvocato del diavolo, mi riferisco a quel tipo di relazione che si stabilisce tra il pubblico giovane e quel modello di situazione. Non è un mistero che non sono contrario ai reality, se curati con intelligenza. Per esempio, l'Isola dei famosi non è scivolata su Raiuno per problemi interni alla Rai, su Raiuno sarebbe stata un'altra avventura...o li vuoi o non li vuoi". Sembra il contraltare di Ruffini, ma a ben pensare forse nella sostanza non lo è. Si può innovare, come sostiene il direttore di Raitre, contaminando e cosa impedisce - questo è un pensiero nostro - di contaminare un format militarizzato-rintronato come l'Isola, come suggerisce Valzania? In fondo, Raitre ha con sé il grande Fazio e quella sua piazza televisivamente "poliglotta" che, osserva con orgoglio Ruffini, "contamina proprio il prime time". Quindi, gli spunti ci sono e i dati d'ascolto non sono una ghigliottina: convinto di questo anche Carlo Freccero, presidente di Raisat, che invita a non far drammi perché "la sconfitta è minima". E tira bilanci strategici che conviene seguire. Alla Rai, sintetizza, è mancato l'apporto della fiction italiana: "la vera fiction di quest'anno è stata "Il capo dei capi" ma ce l'aveva Mediaset". Secondo: "Nei programmi standard che si basano sulla ripetizione e sulla fidelizzazione, la signora De Filippi ha vinto". Terzo: "I programmi che potevano affrontare Zelig sono stati due exploit, quelli di Benigni e di Celentano. Immagina che esito avrebbero avuto se si fosse trattato di quattro puntate per ciascuno". Quarto: "Canale 5 si è portata in casa la miglior fiction Usa, "Doctor House"; in conclusione, Mediaset si è presa il meglio di Raiuno - la fiction italiana - e di Sky, la fiction americana". Quest'ultimo pensiero di Freccero è quasi una nota al margine ma anche una lampadina finalmente accesa in una stanza della quale non avevamo percepito fino in fondo la grande oscurità: "Scorri Raiuno e senti il bisogno di un soffio di libertà, di aprire le finestre, non ti dà mai l'idea dell'aerazione". Qualcuno deve avere manomesso i sistemi di aerazione, vedremo se ci sono registrazioni in materia. TV E BILANCI Mediaset ha superato di pochissimo la Rai nel periodo di garanzia. Ne parliamo con Ruffini, Valzania, Minoli e Freccero per capire le cause. Intanto, sono d'accordo sul fatto che non è cosa grave. Basta che serva a riflettere.

 

 

 

Rai, il consiglio di stato boccia il tesoro - carmelo lopapa (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Repubblica, La" del 05-12-2007)

Rai, il Consiglio di Stato boccia il Tesoro Petroni torna nel cda. La Cdl: Padoa-Schioppa lasci. E il Pd accelera la riforma Tra gennaio e febbraio il giudizio definitivo sul ricorso dell'azienda CARMELO LOPAPA ROMA - La Rai senza pace torna nella tormenta politica. Pochi giorni dopo l'esplosione del caso delle intercettazioni che hanno rivelato i casi di cogestione con Mediaset nell'era Berlusconi, un pronunciamento giudiziario segna un punto in favore del rientro nel cda del consigliere targato centrodestra Angelo Maria Petroni e riapre la polemica sui rapporti tra Rai e governo. Succede che il Consiglio di Stato respinge il ricorso avanzato dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa contro il reintegro di Petroni che era stato sancito dalla sentenza del Tar del Lazio, lo scorso 16 novembre. La vicenda processuale non è chiusa, tra gennaio e febbraio è atteso il pronunciamento nel merito da parte dello stesso organo di secondo grado della giustizia amministrativa. Ma a quel punto il cda sarà di fatto a fine mandato (scade a maggio) ed è assai probabile che resti in carica per l'ordinaria amministrazione. Con Petroni, secondo i suoi avvocati, che definiscono "immediatamente esecutivo" il reintegro, fin dal prossimo cda che il presidente Petruccioli dovrà convocare. Il centrodestra canta vittoria e in coro adesso torna a chiedere le dimissioni del ministro dell'Economia. Era stato Padoa-Schioppa, ai primi di settembre, a chiedere e ottenere la revoca del consigliere e la sua sostituzione con uno "di fiducia", Fabiano Fabiani. Per Palazzo Chigi, la decisione del Consiglio di Stato evidenzia piuttosto "l'urgenza di accelerare sulla legge di riforma del sistema radiotelevisivo". Quella legge Gentiloni che Prodi conta di portare in aula alla ripresa di gennaio e di far riemergere - magari col sostegno auspicato dell'Udc - dalle sabbie mobili dei 1.415 emendamenti, per lo più targati Forza Italia. L'"urgenza della legge che dia stabilità" viene sottolineata ora anche da Federazione della Stampa e sindacato Usigrai, oltre che dal responsabile Informazione del Pd, Marco Follini. Una cosa è certa. Il dicastero dell'Economia, a questo punto, non intende insistere sulla linea dei ricorsi né vincolare il ritorno di Petrini a un ulteriore passaggio formale, quale potrebbe essere la convocazione dell'assemblea dei soci, come qualcuno in azienda ventilava ieri pomeriggio. Va detto che il colpo di ieri è stato accusato nel ministero di via XX Settembre. Ancora il 25 novembre scorso, ospite di Fabio Fazio su Rai3, Padoa-Schioppa si era detto ottimista in vista del pronunciamento del Consiglio di Stato, tanto da suscitare interrogazioni e critiche dell'opposizione che lamentava un presunto "pressing" su quell'organo giudiziario. Resta da capire come si comporterà adesso il presidente Rai Petruccioli. Con molta probabilità convocherà anche prima di Natale il cda. La reazione dei consiglieri di centrodestra potrebbe portare alla richiesta formale di invalidare le delibere adottate a maggioranza nelle ultime sedute, quelle con la presenza di Fabiani. A rischio quindi il piano industriale varato di recente dal direttore generale Cappon per il risanamento dell'azienda. A quel punto sarebbe la paralisi. Il centrodestra intanto passa all'incasso politico del passaggio di ieri. "Padoa-Schioppa tolga il disturbo" chiedono i consiglieri forzisti in commissione di Vigilanza e con loro il vice coordinatore Cicchitto e Schifani. E dimissioni vengono invocate anche da Gasparri e Landolfi di An, Rotondi della Dc e dal leghista Castelli. Il mastelliano Satta ha un altro obiettivo: "Ora il cda se ne vada". Nella maggioranza trapela tutta la preoccupazione per la situazione di stallo dell'azienda.

 

 

 

"questa azienda è alla paralisi tanto vale andare avanti con lui" (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Repubblica, La" del 05-12-2007)

Dimissioni no II consigliere Curzi: ma Petruccioli convochi il consiglio per dare un colpo di reni "Questa azienda è alla paralisi tanto vale andare avanti con lui" Avevo proposto le dimissioni ma i miei colleghi hanno detto no. Ora tentiamo una svolta prima di fine mandato ROMA - "Adesso siamo alla paralisi. Non ci resta che sperare che la politica ne prenda atto". Sandro Curzi, consigliere di amministrazione Rai, lei una soluzione l'aveva individuata, dopo la sentenza del Tar che reintegrava Petroni: dimissioni in massa del cda. E invece? "Invece non mi hanno seguito, nessuno dei miei colleghi per un motivo o per un altro ha accettato. Sarebbe stato un pungolo straordinario, una provocazione produttiva ed efficace". Dunque restate? "Sì ma a questo punto occorre un colpo di reni, tocca al presidente Petruccioli e a noi consiglieri inviare un messaggio alla politica, al governo e al Parlamento incapaci di intervenire". Più che incapaci troppo interventisti, sulla Rai, a leggere i pronunciamenti della giustizia amministrativa. "Devo confessare che l'atteggiamento del ministero del Tesoro sinceramente non lo capisco. Non lo capivo ai tempi di Berlusconi, quando ha piazzato il direttore generale Meocci, e non l'ho capito con Padoa-Schioppa, che ha chiamato Fabiani al posto di Petroni. Il Tar non poteva decidere diversamente: le ragioni dell'avvicendamento erano politiche". Tutto questo accade in una Rai che ancora non si è ripresa dalla bufera delle intercettazioni, dallo scandalo del patto con Mediaset. "Anche lì, il consiglio di amministrazione ne doveva discutere e invece nulla, il silenzio. Segno evidente che siamo alla paralisi". E il presidente Petruccioli? "Dovrebbe convocare subito il cda. è urgente esaminare la situazione di crisi". Con Petroni reintegrato. "Ma sì, in fondo abbiamo lavorato con lui in questi anni, abbiamo compiuto importanti passai avanti, anche con il consiglio a maggioranza di centrodestra. Si può continuare così fino a fine mandato, a maggio. Ma, ripeto, proviamo a imprimere una svolta". Crede davvero che il cda ormai a fine mandato di un'azienda in estrema difficoltà, possa imprimere una svolta? "Ce lo impone il successo di Roberto Benigni. Quella sera la Rai ha sconfitto la concorrenza puntando sulla qualità, abbiamo toccato 12 milioni di spettatori non quando sbeffeggiava la politica ma quando leggeva di Paolo e Francesca. Puntiamo allora sulla qualità e spazziamo via tutto quel che non va, a cominciare dal presunto "approfondimento" giornalistico che in realtà trasforma delitti e sangue in spettacolo". Ammetterà che il nodo della Rai, la stessa paralisi di cui parla, è tutto politico. "La Rai può essere salvata solo dalle nuove regole. E quelle spettano al Parlamento. Ma con la legge di riordino ancora al palo e il conflitto di interessi riposto accuratamente nel cassetto, all'orizzonte non si intravede nulla di buono". (c.l.).

 

 

 

A comandar intrattenendo Alessandra bazzica in tivù (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-12-2007)

Commenti Pagina 314 Le molte salse della Mussolini A comandar intrattenendo Alessandra bazzica in tivù Le molte salse della Mussolini --> Politica e spettacolo. Spettacolo e politica. Un binomio che Alessandra Mussolini sembra avere nel sangue. E non solo per la strepitosamente autoironica performance della settimana scorsa a Bombay, ultima creatura televisiva di Gianni Boncompagni, in cui l'europarlamentare ha giocato a interpretare la sua comunistissima sorella immaginaria Nilde, con tanto di kefia ed eskimo indosso. E nemmeno in vitù delle "prezzemolate" nei più disparati programmi del piccolo schermo, dove la leader di Alternativa sociale è in grado di dissertare, indifferentemente, con competenza e nonchalance, sulla piaga della prostituzione (Annozero) o di ergersi a giudice del grado di preparazione culturale di bellone apparentemente senza cervello (La pupa e il secchione). Alessandra il connubio tra due aspetti così diversi dell'essere ce l'ha ben scritto nel Dna. Cromosoma X: Anna Maria Scicolone, la mamma è la sorella della Sophia Loren nazionale. Cromosoma Y: Romano Mussolini, il padre, era il quarto figlio di Benito. Con siffatti natali, l'attitudine a intrattenere comandando e a comandare intrattenendo parrebbe dunque scontata. Il tutto in perfetto equilibrio armonico. Forse solo all'inizio il lato "loreniano" dell'avvenente nipote del Duce si è dimostrato più irruente (beata giovinezza!). La ricordiamo, ventenne, soubrette al fianco di Pippo Baudo a Domenica In. La rammentiamo in piccole parti in svariati film e filmetti, da Bianco, rosso e? di Lattuada (1972), a Il tassinaro con Alberto Sordi (1983), passando per Noi uomini duri con Enrico Montesano (1987) e Sabato, domenica e lunedì (1990) di Lina Wertmuller, proprio accanto all'illustre zia. Più remoti nella memoria il servizio fotografico del 1983 sul numero agostano di Playboy e il disco uscito sempre in quegli anni in Giappone, oggi vera e propria chicca da cultori delle rarità in vinile. Poi, il cursus honorum ha spostato il suo baricentro: dal 1992 Alessandra, 45 anni a giorni, si è laureata in Medicina, è stata eletta a Montecitorio, si è candidata a sindaco di Napoli e alla presidenza del Lazio e ora, quando non ha una poltrona prenotata negli studi Rai o Mediaset, fa la spola tra Roma e Strasburgo. Con naturalezza e senza esagerare. Certo, la mano a volte le scappa, Sgarbi e Luxuria lo sanno bene. Ma, intanto, su La7 e in Rete impazza la sua parodia della donna di sinistra. E, domani, qualcuno la vedrebbe bene a condurre uno show tutto suo. A metà, ovviamente, tra il serio e il faceto. Irene Pivetti è avvertita. LUIGI BARNABA FRIGOLI.

 

 

 

Al via il nuovo polo Tv <nordista> (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giornale.it, Il" del 05-12-2007)

Al via il nuovo polo Tv "nordista" di Laura Rio - mercoledì 05 dicembre 2007, 07:00 da Milano Che paradosso. Ieri è stato inaugurato in pompa magna il nuovo polo produttivo Rai di Milano, ma da dove è andato in onda l'ultimo nato di Raidue, la rete lombarda per eccellenza? Ovviamente, da Roma. È Pyramid, il nuovo game condotto da Brignano (esordito tiepidamente al 4,74 per cento, ma va in onda nella stessa ora dei grandi Tg) e non è stato possibile realizzarlo a Milano, perché il nuovo centro è tutto occupato. Proprio così, appena finito di realizzare e già troppo piccolo. Comunque, per i sostenitori della decentralizzazione, un grande passo in avanti. Vediamo di che si tratta. Gli spazi di via Mecenate 76, (le ex officine Caproni dove si producevano gli aerei) che già hanno ospitato in questi anni vari programmi, sono stati rimessi a lucido e dotati di alta tecnologia digitale. In sostanza ora ci sono tre studi più un quarto per le telepromozioni. Da dove vanno in onda L'isola dei famosi, Quelli che, Confronti, Artù. Il polo (2.500 mq, due regie, 32 camerini, sartoria, redazioni) è stato realizzato in otto mesi di lavoro, dopo che la Rai ha dovuto lasciare gli storici studi alla Fiera da dove venne trasmesso il primo segnale della Tv di Stato nel 1954. E a questo ricordo si sono agganciati i vertici di viale Mazzini (direttore Cappon e presidente Petruccioli) planati da Roma e i responsabili delle istituzioni locali (sindaco Moratti, presidente regione Formigoni e presidente provincia Penati) insieme ad alcuni volti tv (Simona Ventura - che ha ricordato come la sua Isola che doveva essere chiusa, in realtà ha contribuito a far vincere la stagione alla Rai - Roberta Laffranchi, Milo Infante, Gene Gnocchi) per battezzare ufficialmente il neonato centro. Qui è cominciata la Rai - è stato detto in sostanza - qui si intende tornare dopo anni di abbandono e di concentrazione della produzione nella capitale. Anche e, soprattutto, per recuperare pubblico "nordista" migrato negli anni sulle reti Mediaset. Ma le parole dei vertici aziendali non hanno rassicurato i lavoratori milanesi della Tv di Stato che, volantinando davanti all'ingresso, hanno protestato sostenendo che si tratta di una "non soluzione" e che Milano resta troppo succube alle ingerenze romane. La consigliera Rai in quota Lega, Giovanna Bianchi Clerici, ha fatto loro eco sostenendo che Milano resta "un centro bistrattato, basato sulla grande capacità lavorativa di una sola rete", cioè Raidue che, in pochi anni, ha portato da cento a quasi novecento le ore di produzione lombarda (tutti i programmi realizzati a Milano vanno in onda sul secondo canale, tranne Che tempo che fa.

 

 

 

Fabiani: bene così Da questa vicenda mi sento fuori (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 05-12-2007)

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2007-12-05 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Il personaggio L'esclusione Fabiani: bene così Da questa vicenda mi sento fuori ROMA - Fabiano Fabiani, il consigliere "cancellato" dal Consiglio di Stato, dice addio senza rimpianti alla Rai: "Va benissimo così. Già mi sentivo fuori da questa vicenda dopo la sentenza del Tar. A maggior ragione mi ci sento ora. Per me tutto finisce qui". Naturalmente "tutto" è la sua tempestosa permanenza alla Rai, cominciata per volere di Tommaso Padoa-Schioppa il 10 settembre e ormai conclusa. Nessun commento nemmeno dal "rientrante" Angelo Maria Petroni: "è più opportuno tornare alla normalità senza ulteriori clamori". Il prossimo Cda Dietro tanta formale tranquillità, la Rai inevitabilmente è in fermento. Il presidente Claudio Petruccioli punta a riavviare subito la macchina, convocando un Consiglio di amministrazione la settimana prossima, rispettando il rito del mercoledì. Il vero nodo sarà l'atteggiamento di Petroni rispetto alle decisioni votate da un cda composto anche da Fabiani (che dal 20 novembre non partecipa più ai Consigli dopo la sentenza del Tar). Primo interrogativo, fondamentale: Petroni contesterà l'approvazione del piano industriale varato dal Cda del 24 ottobre a maggioranza (cinque contro quattro) e quindi col voto decisivo di Fabiani? Due ipotesi: potrebbe chiudere col passato oppure esigere di riesaminare il piano e rimettere in gioco la sua approvazione, visto il peso avuto da Fabiani. Secondo punto: quale sarà l'atteggiamento del blocco del centrodestra verso il direttore generale Claudio Cappon, visto che col rientro di Petroni l'ago della bilancia torna a spostarsi verso l'area non governativa? Fino alla sostituzione di Petroni non era buono, come conferma il voto contrario al piano industriale. I consiglieri di centrodestra sono già sul piede di guerra. Giuliano Urbani: "A un ministro fuori legge si applica ancora l'istituto delle dimissioni spontanee, oppure è stato sostituito dalla faccia di bronzo?". Gennaro Malgieri: "Il Consiglio di Stato ha fugati tutti i dubbi sulla legittimità di Petroni". Marco Staderini: "Grande soddisfazione, ora possiamo riprendere a lavorare subito". Terzo interrogativo: quando verrà approvato il piano editoriale che dovrebbe sconvolgere la Rai a partire dal settembre 2008 ricollocando in palinsesto la cultura, mettendo da parte i reality, cancellando le sovrapposizioni? Avviare un cambiamento così corposo richiede tempi lunghi e decisioni compatte. Quarto: quando verranno votati i piani di produzione, i piani di budget per il 2008, gli stessi progetti di fiction, ovvero la "finanziaria " della Rai? Il ruolino di marcia segna un forte ritardo. La concorrenza Sky si fa sentire sempre più forte, Mediaset insidia ogni giorno di più il primato sul prime time, il pubblico della Rai invecchia e diventa sempre meno appetibile per la pubblicità, Cappon ha parlato giorni fa di una perdita di bilancio di 500 milioni di euro entro il 2010 se non ci sarà un quadro di certezze... Lo sfogo di Curzi Nemmeno nel centrosinistra Rai si sta tranquilli. Si sfoga Sandro Curzi, area Rifondazione: "Prima bisognava nominare Alfredo Meocci direttore generale, costi quel che costi. E ci è costato... Poi hanno voluto sostituire Petroni, costi quel che costi... Tutto in una Rai bloccata". Prospettive? "Già l'ho detto. O ci dimettiamo tutti. O ci rimettiamo tutti al lavoro". Timori di una resa dei conti con Petroni? "E perché? Non ci sono problemi personali. L'essenziale è rimettere mano ai contenuti, subito. Sangue e delitti restano i piatti forti di un'offerta discutibile. Dobbiamo muoverci". Mercoledì si capirà se, e come. Paolo Conti.

 

 

 

Il forum di oggi (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 05-12-2007)

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2007-12-05 num: - pag: 44 categoria: REDAZIONALE Il forum di oggi Televisioni di Aldo Grasso Programmi in ritardo e spettatori disprezzati Sul Forum si discute anche di questo: Rai e Mediaset avevano solennemente giurato che i programmi di access prime time, tipo "Affari tuoi" e "Striscia la notizia", sarebbero finiti puntualmente alle 21.10. In modo tale da dare spazio alle trasmissioni di prima e seconda serata. Che inevitabilmente slittano oltre la mezzanotte. Promessa mantenuta per poco tempo, adesso siamo alle solite. Nel nome dell'audience si disprezza lo spettatore. forum.corriere.it/televisioni.

 

 

 

ROMA Il segnale c'è e indica che la situazione non è buona, per dirl (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Messaggero, Il" del 05-12-2007)

Di MARCO MOLENDINI ROMA Il segnale c'è e indica che la situazione non è buona, per dirla alla Celentano. Non parliamo di qualità (per carità, ci sarebbe da riempire un lungo catalogo dei dolori), ma piuttosto di numeri visto che siamo entrati in tempi di bilanci. La tv è già in ferie, nel senso che il periodo di garanzia invernale si è chiuso sabato scorso. Vuol dire che i programmi di peso sono già stati tutti sparati e che ora si andrà avanti di conserva, fra spermentazioni, qualche replica, qualche titolo da magazzino e via dicendo. Insomma, quello che doveva succedere è già successo. Ed ecco cosa è successo. Primo: Raiuno ha perso, sia pure di un soffio (22,5 contro 22,66 di Canale 5). Più che la sconfitta in sè conta il modo in cui è arrivata. L'ammiraglia Rai viene da sette vittorie ininterrotte (stando alle sue "garanzie" che differiscono per date da quelle di Mediaset) solitamente utilizzate come paravento per mascherare i guai, pur evidenti, della tv pubblica. Stavolta ha dovuto lasciare strada alla concorrenza nonostante gli exploit di Celentano e Benigni (con tutto ciò che sono costati), sparati proprio sul filo di lana, e nonostante gli allungamenti dei pacchi. Affari tuoi (prodotto Endemol-Mediaset) è diventato una sorta di cintura di salvataggio per la prima serata del servizio pubblico, spesso allungata oltre le 21.30 (ma non aveva lanciato la stessa Rai, per bocca del suo direttore generale Cappon, l'appello a non partire troppo tardi con i programmi serali?). E senza quella "cintura" i guasti sarebbero ancora più evidenti perché i prodotti di prima serata che non hanno funzionato sono parecchi a cominciare dai varietà. Secondo: la tv nel suo complesso, generaliste e satellitari, perde quote di pubblico. Siamo nell'ordine dell'1,9 per cento, vale a dire circa mezzo milione di telespettatori. Ovviamente, guadagnando Sky, il calo è più sensibile per le reti tradizionali. Mentre La7 che, pure, ha fatto molti sforzi produttivi e ha goduto di ampia risonanza mediatica, è ferma al palo in prima serata e scende di uno 0,1 in seconda. Terzo: sia Raiuno (meno 0,6) che Canale 5 (meno 0,3) scendono (parliamo sempre di primaserata) rispetto alla garanzia autunnale di un anno fa peraltro già in discesa. Per la Rai il dato è accompagnato da un invecchiamento sempre più pronunciato del suo pubblico che si accompagna alla crisi della raccolta pubblicitaria (il piano industriale presentato da Cappon recentemente parla di una perdita del 20 per cento dal 2000). Insomma, tutto lascia pensare che sia l'ora di intervenire pesanemtne sul prodotto. Ma c'è la forza per farlo?.

 

 

 

ROMA Una botta dietro l'altra, una paralisi dietro l'altra, lo scontro tra i partiti cont (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Messaggero, Il" del 05-12-2007)

Inua a fare a pezzi la Rai. Ieri il Consiglio di Stato ha deciso di non sospendere la sentenza del Tar, così come chiedeva invece il ministero dell'Economia. E dunque, a viale Mazzini, ricambia tutto: la revoca di Angelo Maria Petroni, il consigliere di amministrazione scelto dal centrodestra e rimosso dal ministro Padoa Schioppa, era stata giudicata illegittima dal Tar, e tale resta. Quindi Petroni deve essere reintegrato nel Cda della Rai. Da cui discende che il ministro dell'Economia perde clamorosamente la sua sfida, il centrodestra esulta e ne chiede le dimissioni, il centrosinistra accetta la sentenza ma denuncia l'ennesimo stallo e invoca l'approvazione della nuova legge sulle tv scritta da Gentiloni e arenata in Senato sotto una valanga d'emendamenti, sponsorizzati all'80% dalla sola Forza Italia. Anche a palazzo Chigi non resta che sostenere come, la bocciatura del Consiglio di Stato, sia "un passaggio che evidenzia l'urgenza di accelerare la legge di riforma del sistema radiotelevisivo". La morale, al di là del braccio di ferro politico, è una sola: c'è un'azienda pubblica che ha migliaia di dipendenti e che non può portare avanti un piano industriale, ma vive alla giornata tra stop and go continui. Nessuna azienda al mondo se lo potrebbe permettere. E le accuse reciproche si sprecano. Legulei e azzeccagarbugli sono già all'opera per cercare nelle pieghe dei codici contromosse giuridiche improbabili, che rischiano di allungare lo stallo. Il centrodestra cavalca, dopo la vittoria di ieri, la richiesta di dimissioni di Padoa Schioppa: "Riconosca gli errori e se ne vada". La maggioranza è in preda a fibrillazioni d'ogni genere. L'Udeur invoca le dimissioni in blocco del Cda. L'ulivista Zanda si pone due domande: come è possibile che la Rai possa riuscire a far concorrenza a Mediaset se il governo (che della Rai è l'azionista) non può neanche sostituire l'unico Consigliere d'amministrazione la cui designazione rientra tra i suoi poteri? Come è possibile gestire in modo efficace una società per azioni come la Rai sulla quale hanno contemporaneamente giurisdizione i tribunali civili e il Tar? "Sulla Rai siamo arrivati a un punto di non ritorno". La soluzioni sarebbe solo quella di approvare la Gentiloni. Risponde Landolfi (An), presidente della Vigilanza: "La politica dovrà valutare il ddl Gentiloni, ma penso che abbia scarsissime possibilità di essere approvato". Recrimina il Pdci, ricordando la storia delle intercettazioni Rai-Mediaset durante il governo Berlusconi. Mentre Giulietti (Ulivo) ricorda all'opposizione il caso Meocci, la multa di 28 milioni di euro, e provoca: piuttosto che la paralisi per la Rai sarebbe meglio il commissariamento, ma è la maggioranza che dovrebbe uscire dallo stallo e impegnarsi sulla Gentiloni. Chiude Giulietti: "Magari con un decreto che cambi il potere di nomina togliendolo ai partiti". Federazione della stampa (Fnsi) e sindacato della Rai (Usigrai) parlano di "ruolo ridicolo" assegnato all'azienda e amaramente notano: "Non è il momento dei giochini di comodo. Sicuramente nel palazzo di viale Mazzini e anche in quelli della politica, ma solo lì, ci sarà oggi chi gioisce e chi si rattrista per questo atto della giustizia amministrativa. Noi non possiamo che essere preoccupati per i cittadini che pagano il canone e per i dipendenti della maggior azienda culturale del paese. Per rimettere davvero le cose al loro posto serve una legge che svincoli la Rai dalle contese dei partiti, le permetta di essere competitiva e non legata mani e piedi dalla legge Gasparri". C.Rz.

 

 

 

Rai, lo specchio dell'agonia di governo (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Manifesto, Il" del 05-12-2007)

Commento Rai, lo specchio dell'agonia di governo Norma Rangeri La maionese è impazzita. Come in un gioco dell'Oca, si torna alla casella-Petroni, il consigliere Rai, sfiduciato e sostituito (con Fabiano Fabiani) dal ministro dell'Economia Padoa Schioppa. Lo ha deciso il Consiglio di Stato al quale era ricorso il governo per cancellare una precedente sentenza del Tar. Per il ministro del Tesoro si tratta di una gaffe plateale. La bocciatura del Consiglio di stato dell'operato del ministro, con il conseguente ribaltone degli equilibri all'interno del Cda di viale Mazzini, cade nel giorno in cui i dati dell'Auditel riferiti al periodo di garanzia (determinante per i futuri contratti pubblicitari) danno la vittoria a Mediaset. Un k.o. su tutta la linea. Se dovessimo giudicare lo stato di salute della maggioranza di governo da come ha gestito la Rai, dovremmo dichiararla già defunta. E' difficile trovarne un'altra capace di un simile capolavoro: far reintegrare un consigliere che insieme agli altri del centrodestra è indagato per abuso d'ufficio avendo eletto un direttore generale incompatibile (specialmente per le tasche ai contribuenti). Se non interverranno decisione drastiche (per esempio il commissariamento dell'azienda proposto dall'onorevole del Pd, Beppe Giulietti), avremo il ritorno allo status quo, con un Cda ancora a maggioranza di centrodestra, con i berlusconiani nei ruoli decisionali, con un mercato clandestino nelle trattative per la riforma Gentiloni (io ti do un direttore di Raiuno, tu in cambio modifichi il disegno di legge). L'unico servizio che in queste condizioni è consentito esprimere alla Rai, sarà mostrare al pubblico, insieme alla lenta agonia, la sua natura di cavia da laboratorio delle future alchimie politiche. A seconda di come i partiti, di governo e di opposizione, si comporteranno con i loro consiglieri delegati di viale Mazzini, sapremo dove oscilla il pendolo delle nuove alleanze.

 

 

 

Intervista a Massimo Del Frate / Endemol scommette sul genere fiction (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 05-12-2007)

Oggi è Mer, 05 Dic 2007 Edizione 266 del 05-12-2007 Intervista a Massimo Del Frate / Endemol scommette sul genere fiction di Francesca Fiocchi Salva le Reti, alza ascolti e gradimento. Batte quasi sempre la concorrenza. La fiction è il prodotto vincente in questa annata televisiva. Tra le miniserie in due puntate la più vista è stata Maria Montessori, interpretata da Paola Cortellesi. Tra le lunghe, gli ascolti migliori sono quelli di Butta la luna, Un medico in famiglia e Raccontami. A parlarcene Massimo del Frate, responsabile fiction Endemol Italia. Il mercato delle soap "tira" ancora? Sì, il problema è che ce ne sono sempre di più. Oggi il mercato si è arricchito di soap tedesche quali Tempesta d'amore, su Rete4, Giulia, su Rai Uno. Il mercato è un po' inflazionato. Comunque anche le soap d'acquisto possono avere grandi risultati. Centovetrine fa il 27% di media in day time su canale5. Per Vivere, prima soap italiana ad andare in onda, si è decisa la chiusura? Il formato si è un po' usurato, è stato impiegato in maniera troppo coraggiosa. Cioè? Ha influito molto lo spostamento della fascia oraria. L'estate scorsa andava in onda alle 14.45 e batteva Incantesimo. Quando è slittato alle 12.30 abbiamo registrato un calo perché se n'è andato il pubblico più giovane. Beautiful da quindici anni ha la stessa collocazione. Nella promozione di una soap conta la fedeltà dell'appuntamento. Nei palinsesti ci sono quasi solo fiction? E' il genere che va di più. La situation comedy fa più fatica a livello di ascolti, il nostro pubblico non l'ha ancora assimilata al 100%: è quello americano che ce l'ha nel dna. Siamo in onda con il poliziesco femminile "Donna detective", con Lucrezia Lante della Rovere, che segna il ritorno della regista Cinzia Th Torrini sulle reti Rai: sei puntate di cui la terza ha incollato 5 milioni e ottocento mila telespettatori (24.61% share) battendo la Figlia di Elisa di Rivombrosa su Canale5. Stiamo girando "Provaci ancora prof 3" con Veronica Pivetti, che andrà in onda in autunno, e quattro puntate di un giallo psicologico con Virna Lisi. E poi la seconda serie di La mia terra, e la terza di Don Luca, con Luca Laurenti. Non trova che gli autori siano sempre più schiacciati dai format comprati all'estero? Si prendono i formati che costituiscono un esempio di programma che funziona a livello europeo. Anzi si sopperisce alla mancanza di creatività degli autori che spesso non riescono uniformarsi alle esigenze dei mercati internazionali. Il lavoro autoriale su una fiction, così come nel cinema, è d'equipe. In base a quale meccanismo Endemol acquista un format all'estero? Conta l'originalità del prodotto, che non deve essere troppo simile ad altri già esistenti. Deve essere capace di dialogare con un certo tipo di pubblico. E poi gli ascolti: la forza di un format si giudica in base all'audience che fa. Tra poco riparte il Grande fratello. Non è finita l'era del reality? E' finito il grande momento d'oro. Adesso si sta assestando il reality classico. I vari cloni sono spariti. Endemol è stata acquisita dal gruppo Berlusconi. Cos'è cambiato? Nonostante la nuova partecipazione azionaria continuiamo a lavorare sia con Mediaset che con la Rai. Hanno due pubblici diversi: uno è più giovane, l'altro più adulto. Mediaset è audace con le sperimentazioni, in Rai si deve sempre conciliare tradizione e novità.

 

 

 

Canale 5 vince il periodo di garanzia in prime time (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 05-12-2007)

Oggi è Mer, 05 Dic 2007 Edizione 266 del 05-12-2007 Ma l'intero giorno è della Rai. Il bilancio autunnale premia Mediaset nella fascia oraria di punta, ma di misura e soltanto per la Rete ammiraglia Canale 5 vince il periodo di garanzia in prime time di Enzo Corsetti Si è chiuso con una novità di rilievo rispetto agli anni precedenti, e cioè la vittoria dell'ammiraglia Mediaset nel prime time, il periodo autunnale di garanzia, primo dei due intervalli stagionali in cui le emittenti televisive trasmettono la loro programmazione più competitiva per ottenere i migliori risultati da presentare agli investitori pubblicitari; la Tv di Stato continua però a prevalere nell'intero giorno, e come gruppo anche nella fascia oraria di maggiore affollamento, grazie al brillante rendimento di Rai Due e alla sostanziale tenuta delle altre due emittenti. I dati che arrivano al primo dicembre partendo dal 16 settembre, data canonica d'inizio della stagione 2007/08 e anche della garanzia autunnale (secondo i tradizionali parametri adottati dalla Rai, mentre Mediaset anticipa la data d'inizio di circa una settimana), sanciscono infatti il ritorno al primato per Canale 5 nel prime time, dove conquista 44 giorni di leadership con un bacino medio di 5.927.000 telespettatori, mentre nell'intero giorno vince per appena 16 giorni; al successo nella fascia serale contribuiscono sia le fiction, tra cui spiccano "Il capo dei capi" e "Dr. House M. D." ma vanno bene anche "Distretto di polizia 7" e "Caterina e le sue figlie 2", sia il collaudato intrattenimento di "Striscia la notizia", "Paperissima Sprint", "Zelig", e "C'è posta per te" più il ritrovato "Ciao Darwin". La vittoria dell'ammiraglia non aiuta peraltro Mediaset nella competizione tra poli, dove la Rai vince 53 serate di prime time contro 24, e fa similmente nell'intero giorno con 51 vittorie. Molto solida si mantiene infatti Rai Uno, che vince 31 serate di prime time con una media 5.862.000 telespettatori, e continua a dominare l'intero giorno con ben 61 vittorie; a sostenere saldamente l'ammiraglia Rai in termini di quote d'ascolto è il collaudato palinsesto diurno, che va da "Uno mattina" a "La vita in diretta" per "L'eredità" passando per le varie edizioni del Tg1, più le ultime quattro tappe del "Gran Premio di Formula 1" grazie alla rimonta vittoriosa delle Ferrari, ma anche l'offerta serale di fiction, dove si sono affermate parecchie produzioni, "Chiara e Francesco", "Rino Gaetano", "La baronessa di Carini", "La terza verità", "Guerra e pace", e "Giuseppe Moscati", a differenza dell'intrattenimento che invece è riuscito ad imporsi essenzialmente con le serate-evento di Benigni e Celentano. Tra le reti cadette svetta Rai Due, solida nell'intero giorno e forte in prime time grazie al telefilm "N.C.I.S. unità anticrimine", all'approfondimento di "Annozero", e naturalmente all'intrattenimento de "L'isola dei famosi 5"; l'orario di maggiore affollamento penalizza invece Italia 1, che può contare soltanto sul telefilm "Grey's anatomy" e sul cinema dal rendimento incostante, dopo aver visto fallire sia "Heroes" che "Una mamma per amica" ed essendo stata privata a metà periodo di "Dr. House M. D.", mentre nell'intero giorno sfrutta il richiamo del motociclismo e il successo evergreen di cartoni animati come "Heidi". Un insolito calo di ascolti investe Rai Tre nell'intero giorno, dove viene superata da Rete 4 che vanta una solida presa sia negli orari notturni con il cinema e le rassegne stampa, sia nelle fasce diurne occupate dall'intrattenimento di "Forum" e "Melaverde"; nel prime time è invece la terza emittente Rai ad emergere, grazie al solido bacino garantito da uno stuolo di programmi autorevoli come "Ballarò", "Report", "Chi l'ha visto?", e "Ulisse il piacere della scoperta", ma la terza rete Mediaset si difende comunque bene annoverando il fresco successo della soap "Tempesta d'amore" e la tenuta del repertorio di cinema. In recidiva difficoltà appare La 7, cui non basta il buon rendimento serale di "Crozza Italia" e Le invasioni barbariche", in aggiunta al consueto "8 ½" e al cinema di nicchia, per ripetere il traguardo del 3% di share che vantava come media della stagione 2006-07; la garanzia autunnale conferma infine il peso delle Altre Reti, che nonostante gli ascolti stabili e centrati più sull'intero giorno iniziano a rappresentare una potenziale insidia anche nel prime time, dove le importanti sfide calcistiche del campionato di Serie A apportano due preziosi giorni di leadership.

 

 

 

Per Rai Uno serata da incorniciare (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 05-12-2007)

Oggi è Mer, 05 Dic 2007 Edizione 266 del 05-12-2007 Il regno dell'Auditel Per Rai Uno serata da incorniciare di Guido Del Duca Ottimo risultato per la quarta puntata di "Donna detective", che rispetto all'esordio della settimana scorsa ha guadagnato più di 2 milioni di spettatori e 6 punti di share, anche grazie al traino di una puntata record di "Affari tuoi". Complice una serata non particolarmente competitiva, la fiction poliziesca con Lucrezia Lante della Rovere tocca la soglia dei 7 milioni di spettatori pari al 26,29% di share, vincendo di netto la serata. A seguire "Donna detective" è un pubblico prettamente femminile, le percentuali di share più alte si registrano tra gli over 65 (il 38,01%) e nella fascia di età compresa tra i 55 e i 64 anni (30,31%), tuttavia la formula della miniserie, incentrata maggiormente sull'aspetto investigativo che su quello rosa, riesce a fare breccia anche in altri target, come dimostra il 24,58% raggiunto tra gli adulti dai 45 ai 54 anni e il 19,29% registrato tra i ragazzi dagli 8 ai 14 anni. Si difende bene il film su Canale 5 "Un amore a 5 stelle", interpretato da Jennifer Lopez. Nonostante si tratti della terza replica nel giro di tre stagioni, la pellicola riesce a totalizzare una media di 5.302.000 spettatori, pari al 20,31% di share, superiore a quella ottenuta nei due precedenti passaggi televisivi. Il film trattiene sull'ammiraglia Mediaset il pubblico dei giovani e giovanissimi, con oltre il 32% di share tra i 15 e i 24 anni, ma in queste fasce Canale 5 deve fare i conti con la concorrenza di Italia 1, che dedica il lunedì sera ai sei film che compongono la saga di Star Wars. "Episodio I - La minaccia fantasma", il film con cui George Lucas nel 1999 ha dato il via alla seconda trilogia di Guerre Stellari, ha infatti totalizzato 3.075.000 spettatori con il 12,51% di share, con percentuali superiori al 30% nella fascia di età 8-14. Su Rai Tre "Chi l'ha visto?" è stato seguito da 3.151.000 spettatori con l'11,54% di share, mentre il debutto su Rai Due della terza stagione di "Lost" ha catturato solo 2.157.000 appassionati, con uno share del 7,64%. Si prospetta quindi un'altra stagione di passione per i naufraghi più famosi del mondo, collocati quest'anno nei mesi invernali dopo gli ascolti al ribasso ottenuti l'anno scorso nel periodo di garanzia primaverile. Va comunque sottolineato che, mentre sulla Rai andavano in onda in chiaro i primi due episodi stagionali, Fox mandava in onda i tre episodi conclusivi, in un "Lost contro Lost" che sicuramente ha penalizzato Rai Due. In access prime time, trionfa "Affari tuoi" che grazie alla seconda parte della manche di gioco iniziata domenica sera ottiene 8.809.000 spettatori con il 31,30% di share, l'ascolto più alto da quando Flavio Insinna è al timone del programma, superando nettamente "Striscia la notizia" ferma a 7.516.000 spettatori pari al 26,51% di share. Debutto deludente per "Pyramid", il nuovo quiz di Rai Due condotto da Enrico Brignano che dovrebbe fare da traino al Tg2: il programma, ispirato ad un format di grande successo in Francia, nonostante il battage pubblicitario su stampa e tv raccoglie 1.212.000 spettatori con il 4,75% di share e fa registrare risultati scarsi presso i telespettatori più giovani. Sottotono anche l'esordio de "I Simpson" nella nuova collocazione preserale, con il 10,86% di share e 2.425.000 spettatori.

 

 

 

Il futuro del digitale terrestre (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 05-12-2007)

In contemporanea al debutto sul piccolo schermo del nuovo canale Mediaset "Iris" dedicato principalmente al cinema, si svolge venerdì 30 e sabato primo dicembre nella sala 500 del Lingotto la conferenza nazionale sulla televisione digitale terrestre, organizzata dall'associazione Dgtvì che riunisce Rai, Mediaset, Telecom, Italia Media, D-Free, Frt e Aeranti-Corallo. Al convegno, a cui si può accedere su invito, si fa il punto sull'offerta digitale in Europa e in Italia, analizzando anche alcune esperienze come quella delle prime aree "all digital" di Sardegna e Valle d'Aosta. L'appuntamento è alle 15,15 di venerdì 30 novembre, e alle ore 10 di sabato 1. Fra i momenti di rilievo il confronto tra Antonio Campo Dall'Orto di Telecom Italia Media, Luca Balestrieri della Rai, Federico di Chio di Mediaset e Maurizio Costanzo e la tavola rotonda "La via italiana al digitale terrestre" a cui partecipano Fedele Confalonieri di Mediaset, Claudio Cappon per la Rai, Marco Rosignoli di Aeranti-Corallo, Tarak Ben Ammar di D-Free, Maurizio Giunco di Frt e Pasquale Pistorio di Telecom. Conclude il convegno il ministro delle telecomunicazioni Paolo Gentiloni. \.

 

 

 

ARTICOLI DEL 4 DICEMBRE 2007

Petroni Bocciata la richiesta di sospensiva del provvedimento adottato a novembre dal Tar del Lazio (La Repubblica 4-12-2007)

La Caporetto di nonna Rai ( da "Stampa, La" del 04-12-2007)

Il mio avvocato? E' il web La Bergamini dal mondo di Keltia all'autodifesa ( da "Nazione, La (Nazionale)" del 04-12-2007)

DEBORAH BERGAMINI, 37 anni, direttore marketing della Rai,  ( da "Nazione, La (Nazionale)" del 04-12-2007)

L'Erba del vicino ( da "Unita, L'" del 04-12-2007)

Gli orrori Rai già prima delle intercettazioni ( da "Unita, L'" del 04-12-2007)

Mediaset, nuova accusa contro Berlusconi La procura di Milano: appropriazione indebita nell'inchiesta sulla compravendita dei diritti televisivi ( da "Unita, L'" del 04-12-2007)

Raidue supera Italia Uno La sorpresa è Retequattro ( da "Giornale.it, Il" del 04-12-2007)

LA TV DEGLI SCIPPI ( da "Libero" del 04-12-2007)

La tv senza garanzia ( da "Opinione, L'" del 04-12-2007)

L'Europa corre, l'Italia no. La Rai è l'imputato principale per il mancato sviluppo della nuova tecnologia ( da "Opinione, L'" del 04-12-2007)

Il futuro del digitale terrestre ( da "Stampa, La" del 04-12-2007)

 

 

 

Articoli

Petroni Bocciata la richiesta di sospensiva del provvedimento adottato a novembre dal Tar del Lazio (La Repubblica 4-12-2007)

Esulta il legale: "Può tornare già domani al suo posto in viale Mazzini"

Petroni, passo avanti verso il Cda Rai
Il Consiglio di Stato gli dà ragione

ROMA - Il consigliere Rai Angelo Maria Petroni si aggiudica il primo round anche davanti al Consiglio di Stato. L'organo supremo della giustizia amministrativa ha respinto infatti la richiesta di sospensiva avanzata dall'azienda contro la sentenza del Tar del Lazio che reintegrava Petroni al suo posto di consigliere di viale Mazzini.

Nelle prossime settimane il Consiglio di Stato si dovrà esprimere anche sul merito, ma il pronunciamento di oggi rappresenta una forte ipoteca a favore della vittoria finale di Petroni e di una conferma di quanto stabilito il 16 novembre scorso da
l Tar del Lazio che aveva ritenuto illegittimo l'effetto immediato della revoca di Petroni dal cda della Rai, riservandosi invece di entrare nel merito della questione.

La decisione odierna secondo il legale di Petroni, l'avvocato Filippo Satta, avrà effetto immediato.
"Non credo affatto che sia necessaria una nuova assemblea dei soci per reintegrare Petroni - spiega il difensore - Dal momento che il Tar ha annullato l'atto preliminare, cioè la decisione del ministro di revocare il consigliere, cadono tutti gli atti consequenziali. Quindi Petroni può rientrare a viale Mazzini già domani, quando notificheremo alle parti la pronuncia del Consiglio di Stato".

La vicenda era iniziata a maggio, quando il ministro Tommaso Padoa-Schioppa (il Tesoro è azionista di maggioranza della tv di Stato) aveva comunicato a Romano Prodi la fine del rapporto di fiducia con Petroni, chiedendo la convocazione dell'assemblea degli azionisti per la revoca. Una sfiducia culminata il 10 settembre scorso con la revoca da parte dell'assemblea dei soci del mandato a Petroni e la nomina al suo posto, su indicazione di del ministro Padoa Schioppa, del nuovo consigliere Fabiano Fabiani.

La Caporetto di nonna Rai (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 04-12-2007)

Retroscena PAOLO MARTINI Il bilancio di fine autunno degli ascolti premia per la prima volta Mediaset nonostante Celentano, Benigni e i pacchi: dove va il servizio pubblico? La Caporetto di nonna Rai Gli orari Dimenticati i buoni propositi I reality sforano, Vespa tira fino a notte fonda e anche Dante così diventa un autogol Il caso Paolini Il più clamoroso buco riguarda "Il sergente" su La7, un evento che avrebbe dovuto prendere Viale Mazzini MILANO Si può parlare di Caporetto infernal-celentanesca della tv di Stato? La débacle di "nonna Rai" nella guerra degli ascolti di fine 2007, la prima dopo anni di vittorie - Canale 5 ha vinto il prime time autunnale col 22.72% di share contro il 22.66% di Raiuno, e se si guarda al target commerciale peggio ci si sente - casca in singolare coincidenza con la riedizione del libretto di culto Allegro ma non troppo di Carlo Maria Cipolla. Nella deliziosa appendice sulla legge generale della stupidità umana, viene dimostrato che il vero stupido è chi fa del male a un altro arrecando danno a sé stesso. L'altra sera, all'ultima spiaggia, Raiuno ha ribaltato il punteggio del sabato, vincendo grazie al prolungamento di Affari tuoi fino alle 21 e 42 per mettere in ballo il premio da 500mila euro. E l'effetto servizio pubblico del Benigni dantesco è volato via in poche ore. Ma è solo uno dei nuovi paradossi della legge generale della stupidità tv, che soprattutto il Grillo Cantante Celentano ha messo in luce. 1 Oltre al solito Ballandi, sono stati decisivi per il rush finale di Del Noce il produttore "dei pacchi" Paolo Bassetti (Endemol) e l'agente di Benigni Lucio Presta, detto MediaPrest da quando si è trasferito con Paolo Bonolis sotto le insegne di Canale 5. E se nel disgelo politico del "Veltrusconismo" sparisce il conflitto d'interessi, ecco che già ora gli interessi stanno molto bene in conflitto. La singolare coincidenza con il caso Raiset, aldilà delle battute, porta a trarre il bilancio in termini di politica culturale dell'egemonia di questa classe dirigente Rai vicina a Berlusconi ora un po' sotto scacco. Di nuovo, per esempio nell'informazione, hanno costruito ben poco. E alla fine restano memorabili la foga neo-prodiana di Celentano e l'irresistibile breve antistoria dell'Italia del centrodestra fatta da Benigni. 2Nell'insensata falsa guerra televisiva si dimentica in fretta anche l'impegno della nuova classe dirigente del centrosinistra a rimettere in ordine perlomeno gli orari del servizio pubblico: se Celentano ha bene ostentato la chiusura anticipata in diretta, ecco subito che la prima serata parte quasi in seconda, per non parlare dei reality che sbrodolano ben oltre la mezzanotte. Vespa infine tira fino a notte fonda, e tra un po' Marzullo farà l'Alba e dintorni. Anche Benigni così diventa un autogol, nota subito il quotidiano cattolico Avvenire o che si chiede: dopo il successo del V dell'Inferno, non sarebbe il caso di trasmettere il Paradiso benignesco in un orario più importante? Non sono più i tempi di Omero letto da Ungaretti ma possono tornare. 3Celebrando sempre Benigni, è il Giornale che giustamente ricorda il caso del Sergente di Paolini su La 7, un clamoroso buco della Rai in questa stagione. Che appare ancor più profondo se si valuta la questione sul piano del linguaggio: Paolini ha costruito un vero e proprio evento di tutto rispetto, sulla linea da lui già sperimentata di un teatro civile che in tv passa perfettamente e funziona. Invece certe pecche televisive del Benigni-show (regia, luci, tempi) sono state evidenti agli addetti ai lavori, ma sono quisquilie che per fortuna non hanno intaccato lo strepitoso genio comico del nostro Oscar. Che la Rai comunque perda molti treni, oltre ai sergenti nella neve, lo dimostrano i successi di Dr. House e del Capo dei Capi su Canale 5. 4 Come da legge di Cipolla, Benigni dantesco senza spot e più ancora Celentano sono eventi a specchio che denudano l'immagine di una certa programmazione abituale, sottolineano di più l'horror vacui dei vari Pacchi, Treni e Fuoriclasse. Alla fine Celentano ha fatto uno spettacolo impeccabile e particolare, con la suggestione di una svolta "minimalista" del varietà molto contemporanea, come ha notato subito bene Carlo Freccero. Per dispetto, ma anche per sottolineare il paradosso, ha poi voluto portare un pezzo di Raitre su Raiuno, come se ormai esistesse solo lei, con Fabio Fazio e la telefonata a Milena Gabanelli. Ancor più provocatoria la scelta di rimandare uno spezzone di Che tempo che fa e proprio quello contro gli spot sulla rete che per i miliardi di euro di pubblicità richiamava in campo lui e Benigni a fare un po' di servizio pubblico.

 

 

 

Il mio avvocato? E' il web La Bergamini dal mondo di Keltia all'autodifesa (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Nazione, La (Nazionale)" del 04-12-2007)

NELLA "BLOGSFERA", il grande universo informatico dei blog, c'è spazio davvero per tutto: riflessioni personali e di attualità, blog tematici e fotografici, urban blog a contenuto cittadino, fino ai vlog, che privilegiano l'immagine, o meglio il video, alla parte scritta. Ma il blog di maggiore attualità in questi giorni è quello aperto da Deborah Bergamini, responsabile del marketing strategico della Rai, sospesa dopo le intercettazioni telefoniche che avrebbero svelato un inciucio fra dirigenti Rai e Mediaset per pilotare le grandi scelte nel settore dell'informazione. I casi al centro dell'attenzione sono in particolare quelli relativi alla morte di Papa Giovanni Paolo II e alle elezioni amministrative del 2005. Deborah Bergamini, che da anni aveva aperto un personalissimo blog intitolato 'Cartimandua', una specie di mondo fantastico nel quale si rifugiava nei momenti di quiete, ha scelto ancora la strada del blog per difendersi, per spiegare al mondo informatico la sua posizione, reclamando la propria innocenza. E così, viaggiando nella storia e nell'attualità dei suoi blog, si scoprono universi lontanissimi. "Cartimandua, Regina dei Celti non c'è più ? spiega la setssa Bergamini nel nuovo blog ? era un personaggio di fiaba, abitava un territorio libero, immaginario. Quello in cui ogni tanto mi piaceva fare qualche incursione di poesia e di gioco. Ma gli accadimenti degli ultimi giorni, le intercettazioni pubblicate su Repubblica e su altri giornali e la bufera che ne è seguita non mi consentono più di rifugiarmi in un mondo di sogno... Così 'Cartimandua' lascia il posto a Deborah Bergamini. E il mondo di Keltia, nel quale ogni tanto mi rifugiavo in cerca di libertà, deve lasciare spazio al mondo reale, quello in cui ho deciso di combattere in prima persona...". BASTA UNA RAPIDA incursione nel vecchio blog (ormai chiuso) per scoprire il mondo parallelo e fantastico delle Bergamini. Ecco uno stralcio: "C'è una nuova cotta per la regina dei Celti. Luce di luna, strepito di tuono e abbraccio di ferro sono serviti al fido amico Odhran per omaggiare la sua regina... Ma nessun tuono poteva coprire il tumulto nel cuore della regina. La passeggiata nel bosco liquido le era costata un momento d'anima. E lei aveva pagato di buon grado. Glielo aveva insegnato il grande capo, mentre nuotavano insieme nelle acque ghiacciate del Lago Maestro..". IN MIGLIAIA stanno scrivendo sul nuovo blog della Bergamini. c'è chi la insulta e chi presta fede alla sue ragioni ma dallo scorso 30 novembre il blog è anche un nuovo modo di difendersi, un avvocato mediatico, una palestra per spiegare le proprie ragioni come spiega la dirigente Rai: "Da oggi non vado più in ufficio dopo cinque anni di lavoro per la Rai...Ciò che mi si è scatenato addosso in questi giorni è basato sul nulla. Sintesi di brogliacci interpretati e decontestualizzati da alcuni giornali. E' bastato questo per ritrovarmi al centro di un frettoloso linciaggio mediatico... Ai tanti che mi domandano conto degli attacchi che mi sono stati rivolti, posso solo dire di andare a vedere i dati di ascolto della Rai degli ultimi cinque anni e le registrazioni di cosa è andato veramente in onda nei giorni della morte del Papa Giovanni Paolo II e delle elezioni amministrative del 2005. Ma quale collusione? Ma quali 'inciuci'?". Basterà davvero un blog per scoprire la verità? Forse no, ma può aiutare tutti a cercarla. - -->.

 

 

 

DEBORAH BERGAMINI, 37 anni, direttore marketing della Rai,  (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Nazione, La (Nazionale)" del 04-12-2007)

DEBORAH BERGAMINI, 37 anni, direttore marketing della Rai, è attualmente sospesa dall'incarico a causa dell'inchiesta interna aperta da Viale Mazzini sui rapporti con Mediaset durante il secondo governo Berlusconi. Nell'Ente di Stato, la Bergamini era entrata nel 2002 (vicedirettore dell'area Marketing Strategico e Business Development). E' consigliere di amministrazione di Rai Trade. E' stata anche consigliere di amministrazione della Newco Rai International. Dal 1999 al 2002 ha lavorato nello staff di Silvio Berlusconi seguendo in particolare le campagne elettorali amministrative e politiche del 2000 e del 2001. Da allora è considerata una fedelissima del Cavaliere. - -->.

 

 

 

L'Erba del vicino (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 04-12-2007)

Stai consultando l'edizione del L'Erba del vicino Marco Travaglio Gioco di società. Sostituire, nelle intercettazioni di Azouz Marzouk, il suo nome con quello di un politico, un imprenditore, un banchiere, un dirigente Rai o Mediaset (tanto spesso è lo stesso), un principe di casa Savoia e immaginare l'effetto che fa. Se, al posto del superstite della strage di Erba, ci fosse un intoccabile delle caste italiote, avremmo tg e giornali intasati da dichiarazioni sdegnate per la "pubblicazione indebita delle intercettazioni", severi moniti dagli alti Colli contro la "violazione del segreto istruttorio", plotoni di garanti mobilitati "a tutela della privacy", giornalisti masochisti che domandano "chi passa le carte ai giornalisti?", ispettori mastelliani in assetto di guerra contro i pm che "inseriscono negli atti conversazioni prive di rilevanza penale", appelli bipartisan per "approvare al più presto la legge Mastella sulle intercettazioni". Invece si tratta di Azouz Marzouk, arrestato per spaccio di droga, dunque chi se ne frega. Si bada al sodo, cioè al contenuto delle intercettazioni, che dipingono un personaggio senza scrupoli: "che me ne frega del colore delle bare", la morte di moglie e figlioletto "disturbano i miei affari", "voglio vestiti firmati e auto di lusso per tornare in Tunisia come un pascià", "gente ricca e potente mi offre lavoro e soldi in cambio di sesso sporco", "mi vergogno, mi hanno comprato". Cose moralmente orribili, d'accordo. Ma dove sarebbe la rilevanza penale di queste conversazioni? Nessuna di esse (diversamente da altre contenute nella stessa ordinanza del gip, relative al traffico di droga) dimostra un reato: eppure sono finite agli atti pure queste, perché i giudici devono lumeggiare la personalità criminale dell'indagato che accusano. Esattamente come era giusto che i giudici di Potenza citassero le telefonate di Vittorio Emanuele sulle "puchiacche" dell'Est, il gip Forleo quelle dei politici con i furbetti delle scalate, i giudici di Napoli quelle su Moggi &C., i giudici di Milano quelle sul patto Rai-Mediaset e così via. E com'era giusto che i giornali, trattandosi di atti depositati e non più segreti, li pubblicassero. Eppure, in tutti i casi citati, si son levati gli alti lai delle massime e minime cariche dello Stato,mentre per Azouz non protesta nessuno. Anzi il direttore de Il Giornale ­ quello che, sulle intercettazioni Raiset, delirava di "giustizia a orologeria per sabotare il dialogo Berlusconi-Veltroni" ­ intima di "chiedere scusa a Erba" perché qualcuno, a suo tempo, aveva parlato di razzismo a proposito dei sospetti (poi rivelatisi infondati) sul coinvolgimento del tunisino nella strage. In realtà quanto sta accadendo conferma il razzismo di certa politica e "informazione". Chi fosse Azouz lo si sapeva da sempre: era uscito dal carcere - dove scontava una pena definitiva per traffico di droga- grazie all'indulto. E, se qualcuno aveva qualche dubbio sul suo spessore morale, la frequentazione del duo Corona & Mora tagliava la testa al toro. Eppure, quando fu scagionato dai sospetti sulla strage, venne beatificato: come se un trafficante di droga diventasse una brava persona solo perché non ha ucciso nessuno. Ora si scopre che continuava a trafficare in droga e speculava sulla morte dei suoi cari per diventare un vip. Sai che novità. Resta da capire in quale altro paese un pregiudicato possa pensare di diventare un vip perché gli hanno sterminato la famiglia. Gli indignati speciali dovrebbero spiegare la differenza tra Marzouk, che passa direttamente dai funerali alla scuderia di Mora & Corona, dal carcere alla tv, conteso a colpi di esclusive da Vespa e Mentana, e chi gli ha consentito tutto questo mettendo in piedi il Mortality Show che infesta le tv a reti unificate. Dopodichè, se non si vergognano troppo, dovrebbero annotarsi le parole pronunciate un mese fa a Montecatini da Berlusconi abbracciato a Dell'Utri: "Vittorio Mangano non fu mai condannato per mafia: faceva il chierichetto nella mia cappella di Arcore". Visto che Mangano fu condannato per associazione a delinquere con la mafia nel processo Spatola e per traffico di droga nel maxiprocesso alla Cupola, la domanda è semplice: che aspetta il Cavaliere a ingaggiare Azouz Marzouk come stalliere o come chierichetto nella villa di Arcore? Uliwood party.

 

 

 

Gli orrori Rai già prima delle intercettazioni (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 04-12-2007)

Stai consultando l'edizione del GIUSEPPE GIULIETTI"Ma il centrosinistra è rimasto a guardare. Troppe teste sono cadute negli anni della Cdl" "Gli orrori Rai già prima delle intercettazioni" di Andrea Carugati/ Roma "Non c'era nessun bisogno delle intercettazioni per rendersi conto dell'orrore che si è consumato in Rai tra il 2001 e il 2006. Per verificare i danni del conflitto di interessi. C'è chi, giornalisti, dirigenti, sindacalisti, quelle cose le ha denunciate. E per questo sono stati aggrediti, e considerati sopra le righe anche nel centrosinistra, talvolta irrisi". Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21 e membro Pd della Commissione di Vigilanza sulla Rai, ha un timore: "Non mi piacciono espulsioni, sospensioni e forche. Ma alcuni responsabili di quegli anni sono ancora al loro posto. Vorrei che su quel periodo venisse fatta piena luce: perché non si possa ripetere". Lei sembra poco appassionato alla vicenda delle intercettazioni. "Mi dispiace che qualcuno si svegli solo dopo la pubblicazione di alcune telefonate. "l'Unità" quelle cose le ha documentate tutte, giorno per giorno. E infatti è stata accusata di essere un foglio omicida, ed eliminata da tutte le principali rassegne stampa della Rai, tranne il terzo canale. E anche a sinistra, a mezza bocca, veniva definita esagerata. Chi denunciava il polo unico Rai- Mediaset era mal sopportato, eppure nel mondo tutto questo veniva guardato con orrore. Vorrei che tutti avessero ben presente che questo è un tema di oggi, che non si può archiviare frettolosamente cacciando la signora Bergamini. Di episodi gravi ne sono accaduti molti altri". Quali? "Tra i primi dirigenti a saltare, dopo la vittoria di Berlusconi, sono i vertici della Sipra. A guidarla c'era un manager moderato, che però aveva ben chiaro il concetto di concorrenza: Antonello Perricone, che oggi è ad di Rcs. Poi c'è il caso del sondaggista Pagnoncelli, uno dei migliori: ebbe il torto di fare un paio di sondaggi per Santoro e per Ballarò che indicavano un calo di consensi per il Cavaliere: i criteri della gara furono modificati, e lui fu sostituito da Luigi Crespi, che aveva lavorato alla campagna elettorale di Berlusconi e faceva i sondaggi per Mediaset. Altri casi: in varie assemblee pubbliche sono state denunciate pressioni sui vertici del Tg3 per non rendere noti gli exit poll dopo le regionali 2005. Sarebbe un reato penale, possibile che a nessuno interessi sapere chi fece quelle pressioni? E ancora: le denunce di Paolo Francia sulla questione dei diritti sportivi sono state archiviate. E il primo maggio 2004, che per la prima volta nella storia della Rai fu trasmesso in differita per poterlo controllare. E poi vorrei fare luce sulle dimissioni di Lucia Annunziata, su quel fax in arrivo da Milano con una tornata di nomine...". Chi dovrebbe occuparsi di tutte queste vicende? "Certamente la commissione etica della Rai, ma ci sono profili che riguardano anche la Vigilanza e l'Agcom. Credo che Lucia Annunziata dovrebbe essere sentita". Perché non se ne parla, dunque? "Si è diffusa l'idea che il conflitto di interessi non sia risolvibile, che sia meglio non rompere le scatole e accontentarsi del fatto che alcuni epurati, ma non tutti, sono rientrati. Si cominci restituendo l'onore a chi queste cose le ha denunciate". Qual è il suo obiettivo? "Una ricostruzione precisa di come il conflitto di interessi abbia alterato il sistema dei media italiani. È fondamentale perché si arrivi ad approvare i ddl Gentiloni sulle tv e la legge sul conflitto di interessi. Non si tratta di leggi "muscolari", ma ci consentirebbero di entrare in Europa, magari a metà classifica...Su questo il Pd dovrebbe caratterizzarsi, sfidare le opposizioni. Qualcuno nel centrodestra potrebbe collaborare...". Lei crede che la tv sia una priorità per Veltroni? "La sua proposta sull'amministratore unico per la Rai va in questa direzione: fuori i governi e i partiti dalla comunicazione, mai più un cda in cui ogni partito ha il suo consigliere di riferimento. Zapatero ci è riuscito".

 

 

 

Mediaset, nuova accusa contro Berlusconi La procura di Milano: appropriazione indebita nell'inchiesta sulla compravendita dei diritti televisivi (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 04-12-2007)

Stai consultando l'edizione del Mediaset, nuova accusa contro Berlusconi La procura di Milano: appropriazione indebita nell'inchiesta sulla compravendita dei diritti televisivi / Milano NOVITÀ Appropriazione indebita. È la nuova accusa mossa dalla procura di Milano contro Silvio Berlusconi nell'ambito del processo sulla compravendita dei diritti televisivi Mediaset. L'atto di iscrizione nel registro degli indagati da parte del pubblico ministero Fabio De Pasquale, titolare dell'inchiesta, risale addirittura all'aprile scorso. La notifica è stata presentata a Silvio Berlusconi solo a metà dell'ottobre scorso, quando nell'ufficio padovano del legale del Cavaliere, Niccolò Ghedini, è stata notificata una "notifica di proroga indagini". In una pagina, si informa che contro l'ex presidente del consiglio si indaga per concorso in appropriazione indebita. Il filone è quello della compravendita gonfiata dei diritti televisivi dalle grandi case di produzioni americane, il cui uomo di riferimento in Europa è Frank Agrama. Secondo la procura milanese proprio Agrama, insieme ad altri tre ex manager Mediaset, avrebbe concordato tariffe fasulle per l'acquisto di film e altri format sui canali televisivi del gruppo di Berlusconi. Fino allo scorso febbraio per il pm De Pasquale Mediaset risultava come "parte lesa" del procedimento giudiziario. Non vi era prova che il gruppo fosse a conoscenza degli accordi sottobanco tra Agrama ed i suoi manager. Secondo l'avvocato Ghedini "il pm De Pasquale cerca disperatamente di tenere in piedi un processo morto. È impensabile ed illogico che Silvio Berlusconi si sia appropriato di soldi di Mediaset". Nel filone principale sui diritti gonfiati, che si discute in dibattimento, le accuse contro Silvio Berlusconi e una decina di altri suoi manager sono state ridimensionate pochi giorni fa. Si trattava di frode fiscale e falso in bilancio, ma risalendo al 2001 l'imputazione l'imputazione è ormai caduta in prescrizione. In questo modo Fedele Confalonieri è uscito dal processo.

 

 

 

Raidue supera Italia Uno La sorpresa è Retequattro (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giornale.it, Il" del 04-12-2007)

Di Redazione - martedì 04 dicembre 2007, 07:00 da Milano Raidue ha vinto la battaglia d'autunno. È stata l'unica rete a crescere di oltre l'un per cento nella prima serata, battendo la diretta concorrente Italia 1 (11.38 contro 9.92). Lo dicono i dati del periodo di garanzia autunnale, che scatta quando i network trasmettono i programmi migliori per "garantire" agli investitori pubblicitari di essere seguiti da un consistente numero di telespettatori. Tra il 16 settembre e il 2 dicembre la seconda rete Rai ha conquistato soprattutto donne, è vista nel Nord Est e conquista il 36 per cento dei telespettatori tra i 35 e i 54 anni. Hanno funzionato sia Annozero, il programma di approfondimento di Michele Santoro, sia il menu a base di telefilm e fiction. La domenica, il campione di ascolti Ncis, con l'agente investigativo della marina militare Gibbs, e cioè Mark Harmon, ha sbaragliato gli Heroes di Italia Uno, incrementando il suo pubblico di circa il 2.8 per cento rispetto allo scorso anno. Il lunedì Voyager ha zoppicato, ma il martedì Criminal Minds ha avuto la meglio sulle proposte della seconda rete Mediaset Ugly Betty e Una mamma per amica. Indiscutibile il successo dell'Isola al mercoledì. Un po' più fragile la chiusura della settimana con la fiction al venerdì e Cold Case al sabato, che comunque hanno superato le performance del 2006, facendo di Raidue l'ex Cenerentola che invece ha aiutato mamma Rai a vincere, nel totale, questa stagione. Italia Uno ha però combattuto bene e si è fatta onore, accaparrandosi i giovanissimi sino ai 24 anni e confermandosi rete leader su questo terreno, sempre più scivoloso invece per Raidue. I dati mostrano come Canale 5 più Italia 1 siano una coppia di ferro: insieme conquistano il pubblico pregiato, visto che sono saldamente al primo e secondo posto per tutta la giornata nelle preferenze della popolazione fino ai 34 anni (e Canale 5 è sempre prima rete fino ai 54 anni). Viceversa, la rete ammiraglia Rai passa in vantaggio solo tra chi ha più di 55 anni. Inaspettato e importante, il risultato di Rete 4: è cresciuta in tutte le fasce orarie, si conferma terzo canale italiano più amato dagli over 65 anni, conquistando uno share del 12.9% nelle 24 ore e, ciliegina sulla torta, nell'arco della giornata vince (8.9 per cento contro 8.7) su Raitre.

 

 

 

LA TV DEGLI SCIPPI (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Libero" del 04-12-2007)

Attualità 04-12-2007 LA TV DEGLI SCIPPI FRANCESCA D'ANGELO ROMA In principio fu Bonolis. Con lui, tra i pacchi di Raiuno tramutati per Mediaset in busti di cartongesso, è iniziata la sanguinaria guerra dei format. Una battaglia a suon di rivendicazioni creative che, a ondate alterne, non manca di scuotere le pieghe del piccolo schermo. L'ultimo grido di dolore è stato sollevato da Raffaella Carrà. La showgirl, pronta a rimpatriare "con nuovo amore" in Rai, svela di sentirsi tradita, accusando l'azienda di averle soffiato l'idea. "Sogni", la sua creatura dedicata alle adozioni a distanza, è stato riproposto in video, senza di lei, sotto mentite spoglie. Il riferimento è al programma "Il treno dei desideri", condotto sulla rete ammiraglia da Antonella Clerici. Endemol ha prontamente risposto che non si tratta di scippo, essendo il format una proprietà della casa di produzione. A distinguere i due programmi, inoltre, concorrono diverse modifiche sostanziali. Ma la Raffa nazionale appare inconsolabile. E forse non le importa sapere che, prima di lei, altri hanno gridato alla frode ideativa. Come si è detto, l'operazione clone non è nuova per la tv italiana. Tutto è cominciato con l'autunno 2006 quando Bonolis, traslocando in Mediaset, ha debuttato con il preserale "Fattore C". Un programma palesemente somigliante al game "Affari tuoi" che il presentatore aveva appena condotto, con ottimi riscontri di ascolti. Davanti a cotanta somiglianza (stesso meccanismo di gioco, simile scenografia, identica collocazione oraria), la Rai aveva richiesto un provvedimento d'urgenza, appellandosi all'articolo ex 700. è seguito un processo. Delle sorti giudiziarie di questo contendere, non è stata data più notizia. Si sa, invece, che Bonolis è tornato alla carica nel rivendicare un'al tra paternità creativa. "Vot'Antonio" di Fabio Canino sarebbe stata una sua idea. Almeno all'inizio. Perché poi, con la messa in video su Raidue, Bonolis ha notato le differenze del programma (e forse anche gli ascolti terribilmente bassi), ripudiando nel giro di un giorno la creatura catodica. La Einstein Multimedia ha comunque precisato che "Vot'Antonio" è un adattamento dell'inglese "Vote x me", ideato dagli autori Stephen Leahy & Trish Kinane. Al di là delle singole polemiche, è evidente che né Bonolis né Canino né la Carrà siano degli sprovveduti. E che, al contempo, nessuno abbia interesse a inimicarseli. Il problema sta, semplicemente, nel format. Il punto è che non esiste una tutela internazionale univoca. In Italia la Siae è a buon punto per varare un'apposita legge in materia. Tra i tanti tecnicismi e i nodi da sciogliere, bisogna soprattutto fare chiarezza se sia l'autore o il produttore (o entrambi) il soggetto avente diritto d'autore. Comunque a oggi non c'è una condivisa disciplina vigente. Il format, inoltre, si presta di per sè all'effetto clone. Dentro il quale il nostro Paese ci sguazza. Perché l'Italia, sul versante tv, sta come i cinesi alla moda: siamo dei gran copioni. Dei magnifici convertitori di idee. Basti guardare alle fiction: per un santo canonizzato, abbiamo almeno due fiction biografiche. Di Padre Pio ne abbiamo visti a go - go, per non parlare dei Papi, buoni o polacchi che siano, tutti vicendevolmente raccontati da Rai e Mediaset. Non solo. Guarda caso sono italiani i migliori doppiatori del mondo e sono sempre made in Italy quei format riveduti e corretti che hanno fatto poi fatto il giro del mondo. La versione nostrana de "I soliti Ignoti", per esempio, è più apprezzata dell'originale americana. Lo stesso "Grande Fratello" ha fatto la fortuna all'estero nella veste scenografica ideata per l'Italia dalla nostra scenografa Trixie Zitowski. Finché non sarà disciplinata la materia, attendiamoci quindi nuovi cloni in video. Uno è già alle porte: appurata l'effica cia della formula karaoke, che lanciò Fiorello, a dicembre ci sciropperemo due versioni del game canoro. La prima debutta venerdì 7 dicembre su RaiUno, alle 21.30: "Chi fermerà la musica" con Pupo. La seconda è targata Mediaset e arriverà a metà dicembre, in versione puntata one shot, su Italia1. Nel primo caso, la sfida è cantare ricordando le parole del testo. Mediaset invece punta a una sfida dove vince chi canta meglio. Non si tratta di scippo, è vero. Ma la sostanza, per il pubblico, è sempre quella. NEMICHE DI FORMAT Raffaella Carrà (sopra) ha accusato la Rai e Antonella Clerici di aver copiato, con "Il treno dei desideri", il suo "Sogni" su Raiuno Olycom Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

 

 

 

La tv senza garanzia (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 04-12-2007)

Oggi è Mar, 04 Dic 2007 Edizione 265 del 04-12-2007 Gli appuntamenti dopo il periodo autunnale La tv senza garanzia di Antonio Arabia Archiviati gli scontri del periodo di garanzia autunnale, per la tv è tempo di grandi ritorni - da Passaparola alla Ruota della fortuna, ai Soliti ignoti, al Grande Fratello - e di novità, come Bon ton, con Milly Carlucci insegnante di buone maniere su Rai Uno, o Anni e anni, ovvero "i migliori anni della nostra vita" televisiva raccontati da Carlo Conti. Manovre e sperimentazioni iniziano già dalla fascia preserale e dall'access prime time. Su Canale5 Gerry Scotti concluderà domenica 9 dicembre il settimo anno di Chi vuol essere milionario, ma tornerà con Maria Amelia Monti il 19 dicembre nel film tv Finalmente Natale, ispirato alla sitcom Finalmente Soli, lasciando il posto del preserale al game 1 contro 100 condotto da Amadeus. Ma il bulimico della tv riprenderà il gioco che ha nel cuore, ossia Passaparola, in un'edizione speciale da domenica 16 dicembre alle 20:40 dopo il Tg5 per sette appuntamenti, nello spazio felice di Paperissima sprint (di cui tra l'altro è doppiatore), sperando che Mediaset riprenda in considerazione di riproporlo nella naturale collocazione del preserale. Italia 1 da domani sera proverà a testare nuovi programmi. Il primo, realizzato dalla redazione de Le iene, è per ritrovare i truffatori: Scappati con la cassa, condotto da Sabrina Nobile con Giulio Golia, Matteo Viviani e Luigi Pelazza, andati a cercarli in giro per il mondo. Il 18 dicembre Amadeus proporrà una sorta di karaoke, Canta e Vinci, mentre il 1 gennaio sempre in prima serata sarà Federica Panicucci a sperimentare un format giapponese, Mi raccomando, con bambini protagonisti alla prima missione da grandi, mentre Enrico Papi sempre a gennaio testerà Sconfiggi le bionde. Lo stesso Papi da lunedì 10 dicembre sarà sulle orme del grande Mike: La ruota della fortuna, in onda nell'access prime time alle 20:30. Nel format americano tra i più antichi della tv, Papi avrà accanto l'attrice e modella Victoria Silvstedt. Nell'access di Raiuno fino al 30 dicembre c'é Affari tuoi con Flavio Insinna, che dal 6 dicembre il giovedì sarà coalizzato con Soliti ignoti, quattro speciali in prime time del fortunato game sulle identità da indovinare che, forte del successo della scorsa estate, tornerà dal primo gennaio al posto dei pacchi. Insinna si rifarà a sua volta con tre-quattro speciali di Affari tuoi in prime time a gennaio. Su Rai Uno il 6 dicembre torna Roberto Benigni alle 23, con le letture di Dante (il giovedì, più due speciali il 25 dicembre e il primo gennaio) e dopo Natale arrivano due nuovi show: dall'11 gennaio Bon ton, con dieci vip che saranno educati alle buone maniere; dal 12 gennaio Anni e anni con Conti. Per la fiction arriveranno Medicina generale 2, Un caso di Coscienza 3 e il nuovo Ho sposato uno sbirro con Flavio Insinna. A gennaio su Canale 5 si riaffaccerà il Bagaglino con il nuovo varietà, mentre per metà gennaio sulla rete ammiraglia Mediaset ripartiranno il più classico people reality, Grande fratello 8 ancora condotto da Alessia Marcuzzi, la cui popolarità a giudicare dal successo dei casting non ha avuto cedimenti e la settima edizione di Amici condotto da Maria De Filippi in prima serata come selezione finale del corso interdisciplinare che mira a far emergere il talento di giovani abili nel ballo, danza, canto e recitazione. Più avanti, dopo Sanremo, su Canale5 tornerà anche La Corrida. Per la fiction, si attendono I Cesaroni 2 e Ris 4. Raidue punta sui telefilm (stasera tocca a Lost, da domani all'accoppiata Ghost Whisperer-Desperate Housewives), ma dal 22 dicembre sperimenta anche, il sabato pomeriggio dalle 14 alle 17, Scalo 76 (civico dei nuovi studi di via Mecenate a Milano), ovvero attualità, cultura, multimedialità e musica a fare da filo conduttore. Conducono Daniele Bossari, Maddalena Corvaglia e Paola Maugeri. Raitre propone domenica in prima tv Cocaina, film shock realizzato in presa diretta da Roberto Burchielli e Mauro Parissone: è il primo di una serie di sei reportage d'autore che proseguirà nel 2008. Tante le novità per Rai Tre in seconda serata: il 17 dicembre arrivano le Memorie di Adriano recitate da Giorgio Albertazzi; il 22 parte una serie sui Processi internazionali (si comincia con quattro puntate sugli ufficiali argentini che guidarono il paese tra il 1976 ed il 1983); il 28 Gregorio Paolini racconta La preistoria della tv.

 

 

 

L'Europa corre, l'Italia no. La Rai è l'imputato principale per il mancato sviluppo della nuova tecnologia (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 04-12-2007)

Oggi è Mar, 04 Dic 2007 Edizione 265 del 04-12-2007 Digitale terrestre, la terza conferenza nazionale si trasforma in una seduta di terapia collettiva L'Europa corre, l'Italia no. La Rai è l'imputato principale per il mancato sviluppo della nuova tecnologia di Alessandra Mieli Partire per primi e rischiare di arrivare ultimi. Questo sembra essere lo scenario nel quale avanza lo stato di attuazione del Digitale Terrestre. Sul banco degli imputati, i partecipanti alla terza conferenza nazionale sulla Tv digitale terrestre spingono la Rai e la politica. Salvo poi "assolvere" i manager della televisione pubblica perché costantemente in bilico e perciò non nelle condizioni di varare progetti di lungo respiro. C'è poi anche il cahier de doleance delle Tv locali che lamentano il rischio di vedersi "spegnere" a causa dell'assegnazione penalizzante delle frequenze decisa in sede europea. E dunque lo spettro digitale non è infinito, anzi con lo standard alta definizione si riduce a poco più di quanto è attualmente disponibile con l'analogico. E tuttavia a Torino si è insistito sul punto che il Dtt rappresenta il futuro, anzi oramai il presente della televisione. Ma è un presente che tende a slittare e prendere connotati sempre più vaghi trasformando quello che è stato un grande sogno in un incubo per gli operatori del settore che hanno investito somme ingentissime e non vedono all'orizzonte il ritorno, ovvero i ricavi. Soprattutto è inquietante il fatto che gli utenti acquistino i decoder ma poi li utilizzino pochissimo. Perché? Per il motivo semplice che l'offerta di contenuti non si differenzia in modo sostanziale da quella del tradizionale sistema analogico e dunque il telespettatore non è motivato a "smanettare" sulla nuova macchinetta per vedere uno o l'altro programma. Dunque tutti a puntare il dito contro l'azienda pubblica, accusata di non aver svolto il suo ruolo di "traino" nello sviluppo della tecnologia digitale. Ma come mai avrebbe potuto la Rai farlo se, come risulta, i finanziamenti da parte dello Stato pur copiosi in termini assoluti, sono decurtati di 500 milioni di euro a causa del mancato incasso del canone? L'elusione o evasione del balzello non è egualmente distribuita su tutto il territorio nazionale: sono in particolare gli utenti del Mezzogiorno a non versare il canone. E, invece, la Rai proprio di questi utenti sembra preoccuparsi in modo particolare se è vero, come risulta, che la programmazione di Rai Uno è seguita proprio dal pubblico meridionale. Occorrerebbe anche interrogarsi sul senso della definizione di servizio pubblico, ma questo rischia di diventare un argomento spinoso che ci porterebbe lontano dai temi affrontati nel convegno. Sta di fatto che, finalmente, anche la Rai ha ottenuto quest'anno un finanziamento aggiuntivo per sviluppare il Dtt e che ha annunciato di voler arrivare nel 2010 a rendere operativi 8 ? 10 canali che costituiranno il suo "pacchetto di mischia". In tempo per la data fatidica dello switch off del 2012. Sempre che non ci siano altri slittamenti all'italiana. E questa certezza sul punto di arrivo della digitalizzazione è quanto con ansia chiedono gli operatori privati che si sono impegnati con piani d'investimento rilevanti ma che, per ora, lamentano l'impossibilità di vedere il frutto dei capitali destinati al progetto. In particolare, sia Mediaset (1.700 milioni complessivamente investiti), sia Telecom, con la 7, (810 milioni investiti in 5 anni) chiedono, come ha detto fuori dai denti Antonio Campo Dall'Orto che "sia fatta chiarezza sui tempi di ritorno del business" perché come ha ribadito Enrico Perazzini, "il ritorno sull'investimento non lo vede nessuno". Altro che nuovi soggetti come auspica il Ministro, qui si rischia la fuga di quelli che già ci sono. Sarebbe stato inutile, allora firmare protocolli con la Regione Piemonte e la provincia di Trento, se l'anno prossimo la situazione dovesse ripresentarsi ancora in questi termini. A che pro si chiedono gli operatori del settore continuare a sborsare un fiume di soldi, lanciare nuovi canali, magari anche aggiustare il tiro come ha fatto Mediaset che adesso guarda con maggior attenzione anche all'offerta gratuita e non più ai soli contenuti pregiati, se poi si deve continuare a vivacchiare in un sistema promiscuo "en attendant" che anche sua signoria la Rai sia finalmente competitiva nell'offerta? La via italiana al Dtt, insomma, è lastricata sempre da buone intenzioni, ma non porta in paradiso. Restiamo nel limbo mentre il resto d'Europa procede spedito. Sarà anche colpa del duopolio, ma il superamento dell'assetto del mercato non dipende da un diktat quanto piuttosto dalla liberalizzazione dell'offerta di contenuti. E, anche, anzi soprattutto dalla disponibilità a investire enormi quantità di denaro da parte di altri editori. Per ora non pervenuti.

 

 

 

Il futuro del digitale terrestre (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 04-12-2007)

In contemporanea al debutto sul piccolo schermo del nuovo canale Mediaset "Iris" dedicato principalmente al cinema, si svolge venerdì 30 e sabato primo dicembre nella sala 500 del Lingotto la conferenza nazionale sulla televisione digitale terrestre, organizzata dall'associazione Dgtvì che riunisce Rai, Mediaset, Telecom, Italia Media, D-Free, Frt e Aeranti-Corallo. Al convegno, a cui si può accedere su invito, si fa il punto sull'offerta digitale in Europa e in Italia, analizzando anche alcune esperienze come quella delle prime aree "all digital" di Sardegna e Valle d'Aosta. L'appuntamento è alle 15,15 di venerdì 30 novembre, e alle ore 10 di sabato 1. Fra i momenti di rilievo il confronto tra Antonio Campo Dall'Orto di Telecom Italia Media, Luca Balestrieri della Rai, Federico di Chio di Mediaset e Maurizio Costanzo e la tavola rotonda "La via italiana al digitale terrestre" a cui partecipano Fedele Confalonieri di Mediaset, Claudio Cappon per la Rai, Marco Rosignoli di Aeranti-Corallo, Tarak Ben Ammar di D-Free, Maurizio Giunco di Frt e Pasquale Pistorio di Telecom. Conclude il convegno il ministro delle telecomunicazioni Paolo Gentiloni. \.

ARTICOLI DEL 3 DICEMBRE 2007

Ddl Rai, niet di Mediaset ( da "Manifesto, Il" del 03-12-2007)

"noi piccoli non accettiamo trucchi" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 03-12-2007)

ROMA - La legge Gentiloni è una buona legge e bisogna battersi per farla passare. Non mi ( da "Messaggero, Il" del 03-12-2007)

Il futuro del digitale terrestre ( da "Stampa, La" del 03-12-2007)

Ascolti, finale al fotofinish ( da "Giornale.it, Il" del 03-12-2007)

Ascolti, finale al fotofinish pag.1 ( da "Giornale.it, Il" del 03-12-2007)

Benigni, grazie a Dante, batte Celentano ( da "Opinione, L'" del 03-12-2007)

La manovra a tenaglia per fermare Silvio ( da "Opinione, L'" del 03-12-2007)

Dtt, la Sardegna verso lo switch off ( da "Opinione, L'" del 03-12-2007)

Benigni trionfa, il Capo dei capi vince ( da "Opinione, L'" del 03-12-2007)

Silvio e Piersilvio insieme nella top ten ( da "Opinione, L'" del 03-12-2007)

La serata infernale di Rai Uno ( da "Opinione, L'" del 03-12-2007)

Lunedì ricorderemo Enzo Biagi e l'urgenza di cambiare la Rai e il sistema dell'informazione ( da "EUROPA.it" del 03-12-2007)

 

 

 

Articoli

Ddl Rai, niet di Mediaset (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Manifesto, Il" del 03-12-2007)

Confalonieri attacca: "Legge Gentiloni, una pistola puntata" Ddl Rai, niet di Mediaset Torino La legge Gentiloni? "Una specie di pistola puntata contro l'avversario politico". Parola di Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, all'indomani dal minuetto cortese fra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, dunque, può dialogare su tutto, tranne che sulle sue tv. "Se fai una legge contro il tuo avversario politico scassi il sistema", dice il fido Fedele. Tradotto: se con una mano Walter propone a Silvio una democrazia 'normale', in cui le forze antagoniste concorrono insieme ad approvare le riforme, con l'altra non può puntargli un'arma contro. O è la proposta di uno scambio, oppure un avvertimento, oppure entrambe le cose. L'affermazione cade non troppo casualmente nel pieno della conferenza sul digitale terrestre, ieri a Torino, nel corso della quale il ministro Paolo Gentiloni aveva fatto l'elogio dell'avvio del dialogo fra i due leader massimi. "Intervenire sull'eccessiva concentrazione delle risorse pubblicitarie e delle frequenze e sulla rilevazione degli ascolti è una cosa normalissima", replica il ministro. Non pistole ma "una normale politica antitrust, che punta all'apertura di mercati che sono tuttora chiusi". Ma Gentiloni usa un tono soft, adatto alla nuova fase dei rapporti fra maggioranza e opposizione. "È vero che due o tre soggetti sono entrati nel mercato tv, ma perché ne sono usciti altri, quelli che sono stati acquistati. Il club, insomma, è rimasto chiuso". Il ministro assicura che presto partirà il confronto sul suo ddl, confronto che lui si aspetta "serio e non ostruzionistico" da parte degli ex alleati di Berlusconi. In realtà Fini ha annunciato che d'ora in avanti terrà "le mani libere sul riassetto del sistema tv" ed è la stessa posizione dell'Ud. Gli azzurri, avverte Giorgio Lainati, contro la Gentiloni invece continueranno a fare "le barricate". Ma la vera incognita, al momento, è l'atteggiamento che terrà proprio il Pd. Che ha appena nominato come responsabile della comunicazione Marco Follini, l'ex Udc che ha votato la legge Gasparri.

 

 

 

"noi piccoli non accettiamo trucchi" - giovanna casadio (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Repubblica, La" del 03-12-2007)

Da Mastella a Pecoraro a Diliberto, raffica di telefonate ai vertici del Pd. Il leader Udeur: così vi tagliate gli attributi "Noi piccoli non accettiamo trucchi" L'incubo è una riforma che crei il bipartitismo. I Verdi: netto no al "Vassallum" Ma "Liberazione" inverte la rotta: fare le riforme è "vitale" anche per la sinistra GIOVANNA CASADIO ROMA - A Veltroni ha detto che l'Udeur "non è mica di quelli che vogliono portare la mummia di Lenin... noi portiamo un buon numero di voti cattolici, quelli sì, e se tu vai avanti così sulla legge elettorale, il mio partito può pure sparire ma tu ti tagli gli attributi". Clemente Mastella, dopo la telefonata di ieri con il segretario del Pd, non è meno scettico: "Non le parole, ma i fatti rassicurano". E va bene il dialogo con Berlusconi, ma "francamente" non è neppure il caso "di fabbricare la fortuna del Cavaliere". Gli "indignati" - i piccoli partiti dell'Unione che temono l'inciucio e vivono l'incubo del bipartitismo, cioè di un patto Pd-Forza Italia sulla legge elettorale - non sono tranquillizzati neppure da Prodi-garante di tutta l'Unione. Il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, ad esempio, ha chiamato il premier e ha sfogato tutto il suo malcontento: "La ricreazione è finita - è sbottato - non si può giocare al bipartitismo e se il Partito democratico formalizza la scelta del "Vassallum" salta tutto". è un modello elettorale che va a pennello a Berlusconi, "ma noi riforme per Berlusconi non ne facciamo, allora meglio il referendum, e poi si vede". Minaccia Pecoraro, come già ha fatto Mastella. Furibondo il ministro dei Verdi: "Si stanno truccando le carte. Capisco Berlusconi che è un monopolista, che vuole riprodurre il duopolio Rai-Mediaset in politica, ma non Veltroni. Il bacio con Berlusconi è un bacio della morte. Anche per Veltroni. Si sta andando avanti con faciloneria, da 15 anni inneggiamo al bipolarismo e ora disfiamo tutto perché lo vuole il Cavaliere, al quale peraltro andrebbe bene il modello-Putin". Tanto irritati sono i Verdi da parlare di "stile sbagliato". Con loro, anche i dipietristi, Pdci, Sinistra democratica e Sdi insistono per un vertice del centrosinistra sulle riforme, legge elettorale in testa, "prima che sia troppo tardi". Diliberto fa sapere di essere pronto a cantarle a Veltroni: l'operazione Pd-Fi sarebbe talmente sfacciata, bipartitica, contraria all'interesse dei partner dell'Unione, da innescare il cortocircuito nella coalizione. Altra musica viene da Rifondazione. Basta sfogliare il quotidiano del partito, Liberazione, negli ultimi giorni: si è passati dall'allarme di sabato per il "Veltrusconi" al commento di ieri di Ritanna Armeni sugli "scenari nuovi e vitali" che una riforma elettorale aprirebbe soprattutto se prevale il modello tedesco. Come mai il cambio di rotta? Piero Sansonetti, il direttore: "Per me, sempre meglio stare allerta. Però, vediamo. Il primo giorno l'abbraccio tra Veltroni e Berlusconi sembrava preoccupante, il giorno dopo lo scenario è parso diverso. Certo la preoccupazione politica complessiva resta". Sulla legge elettorale Veltroni è sembrato convincente a Fausto Bertinotti, sentito sabato al telefono. Ma è il segretario del Prc, Franco Giordano, ad avere imposto la linea "meno strepito, ragioniamo nel merito". Oggi Rifondazione riunisce il suo vertice e Giordano insisterà su un punto: "Il nostro partito ha interesse a ciò che consente l'aggregazione, noi scommettiamo sull'unità della sinistra. Un patto bipartitico tra Pd e Fi non avrebbe i numeri in Parlamento". Senza dimenticare che "il primo e vero rischio bipartitico è rappresentato dal referendum". Fuori dai partiti, anche l'associazione "Libertà e giustizia" ha riunito i coordinatori sabato, per fare il punto sulle proposte di riforme. "Ora occorre soprattutto riflettere - commenta Sandra Bonsanti - . Ma una certa preoccupazione c'è: non si può passare da una difficoltà a decidere del Parlamento a un parlamentarismo ridotto all'osso".

 

 

 

ROMA - La legge Gentiloni è una buona legge e bisogna battersi per farla passare. Non mi (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Messaggero, Il" del 03-12-2007)

ROMA - "La legge Gentiloni è una buona legge e bisogna battersi per farla passare. Non mi nascondo le difficoltà, però la legge non è certo un atto eversivo. Confido che non ci sia ostruzionismo da parte dell'opposizione, comunque la maggioranza ha il diritto-dovere di legiferare". Marco Follini, neo responsabile Informazione del Pd, è intervenuto a In mezz'ora, la trasmissione di Raitre condotta da Lucia Annunziata. Follini ha spiegato che "la riforma del settore televisivo viaggia su di un binario diverso rispetto al dialogo sulle riforme". Per l'ex Udc, "la riforma delle tv non può essere una clava contro l'avversario politico ma non può nemmeno essere l'occasione di complicità". Quanto alla polemica sull'influenza di Mediaset nei confronti della Rai, Follini ha affermato "che la concertazione dei palinsesti è una distorsione grave del mercato". E ha concluso affermando che avrebbe dovuto lasciare il centrodestra all'approvazione della Gasparri.

 

 

 

Il futuro del digitale terrestre (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 03-12-2007)

In contemporanea al debutto sul piccolo schermo del nuovo canale Mediaset "Iris" dedicato principalmente al cinema, si svolge venerdì 30 e sabato primo dicembre nella sala 500 del Lingotto la conferenza nazionale sulla televisione digitale terrestre, organizzata dall'associazione Dgtvì che riunisce Rai, Mediaset, Telecom, Italia Media, D-Free, Frt e Aeranti-Corallo. Al convegno, a cui si può accedere su invito, si fa il punto sull'offerta digitale in Europa e in Italia, analizzando anche alcune esperienze come quella delle prime aree "all digital" di Sardegna e Valle d'Aosta. L'appuntamento è alle 15,15 di venerdì 30 novembre, e alle ore 10 di sabato 1. Fra i momenti di rilievo il confronto tra Antonio Campo Dall'Orto di Telecom Italia Media, Luca Balestrieri della Rai, Federico di Chio di Mediaset e Maurizio Costanzo e la tavola rotonda "La via italiana al digitale terrestre" a cui partecipano Fedele Confalonieri di Mediaset, Claudio Cappon per la Rai, Marco Rosignoli di Aeranti-Corallo, Tarak Ben Ammar di D-Free, Maurizio Giunco di Frt e Pasquale Pistorio di Telecom. Conclude il convegno il ministro delle telecomunicazioni Paolo Gentiloni. \.

 

 

 

Ascolti, finale al fotofinish (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giornale.it, Il" del 03-12-2007)

Di Redazione - lunedì 03 dicembre 2007, 07:00 Stampa Dimensioni Versione PDF Invia ad un amico Vota 1 2 3 4 5 Risultato Premesso che Canale 5 ha avuto una stagione d'oro e che ha vinto in tutte le fasce pregiate per gli inserzionisti pubblicitari, come hanno ribadito anche ieri i vertici Mediaset (di seguito riportiamo il comunicato), è anche divertente andare a sfrucugliare quello che è successo sabato, ultimo giorno della stagione autunnale. Per riuscire a salvare la faccia, Raiuno, che per la prima volta dopo quattro anni di successi non ha vinto, ha giocato il tutto per tutto. E che ha fatto? Ha allungato di moltissimi minuti Affari tuoi (fino alle 21,42), che con una puntatona mozzafiato in cui compariva un pacco in finale di 500mila euro, ha fatto un ascolto alto: il 26,77 per cento. Dall'altra parte Striscia ha realizzato solo il 18,78 e a seguire c'era il meglio di C'è Posta per te (che quindi ha fatto meno del Treno). In sostanza in prime time (20,30-22,30) Raiuno ha realizzato il 23 per cento e Canale 5 solo il 16,95. Conclusione? Questa forte differenza si è ripercossa sul calcolo finale della stagione. Che è finita in maniera curiosa: nella stagione di garanzia Mediaset (9 settembre - 1 dicembre) Raiuno e Canale 5 hanno pareggiato: 22,6 per cento (per l'esattezza Raiuno ha fatto uno 0,008 in più, che significa 2000 spettatori in più). Nel periodo di garanzia Rai (16 settembre - 1 dicembre) ha vinto Canale 5: 22,74 contro il 22,49, quindi 0,25 in più. Cosa non si fa per dire di non aver perso... Da Mediaset, come detto, ribadiscono l'importanza della vittoria netta sul target commerciale 15-64 anni, su cui converge l'80 per cento degli investimenti pubblicitari. "Questa fascia di età - recita il comunicato di Cologno - vede Canale 5 prima rete italiana in prime time con il 25.0% di share (Raiuno 18.8%). Nel totale giornata, Italia 1 è prima rete assoluta sul pubblico fino ai 24 anni di età con il 24.4% di share, e si conferma terza rete italiana sul pubblico fino a 64 anni con il 12.5%. Se si considerano i risultati per fasce di età, un dato rilevante per misurare il valore pubblicitario e commerciale delle singole reti, emerge con chiarezza la forza dell'accoppiata Canale 5 più Italia 1 tra il pubblico più pregiato. Pagina successiva >>.

 

 

 

Ascolti, finale al fotofinish pag.1 (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giornale.it, Il" del 03-12-2007)

Ascolti, finale al fotofinish di Redazione - lunedì 03 dicembre 2007, 07:00 Stampa Dimensioni Versione PDF Invia ad un amico Vota 1 2 3 4 5 Risultato Di grande rilevanza anche il risultato di Retequattro che è cresciuta in tutte le fasce orarie e in particolare si conferma terzo canale italiano nella classe d'età sopra i 65 anni, conquistando uno share del 12.9% nelle 24 ore. Un risultato che ribadisce l'attenzione editoriale di Mediaset per tutto il pubblico televisivo. Per completezza, è utile sottolineare che la leadership Mediaset registrata nel periodo di garanzia d'autunno è confermata anche nei dati calcolati dall'inizio dell'anno. Questi risultati dimostrano che, pur in un quadro competitivo sempre più affollato, multipiattaforma, e dove il pubblico più giovane è sempre più difficile da fidelizzare, la programmazione Mediaset si rivela commercialmente pregiata ed editorialmente moderna e completa". << Pagina precedente.

 

 

 

Benigni, grazie a Dante, batte Celentano (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 03-12-2007)

Oggi è Lun, 03 Dic 2007 Edizione 263 del 01-12-2007 (S)comunicando Benigni, grazie a Dante, batte Celentano di Paolo Pillitteri Intendiamoci: con Dante Alighieri non c'è partita. Benigni lo sapeva e, tra l'altro, lo sa a memoria, soprattutto quel Quinto canto dell'Inferno dove Paolo Malatesta e Francesca da Rimini simbolizzano l'amore totale, il peccato dell'adulterio, con la caduta agli inferi di due anime innamorate che "quali colombe dal disio chiamate/con l'ali alzate ferme al dolce nido...narrano la loro vicenda di amore e morte, forse fra le più ricordate, perché commoventi e tragiche, dagli studenti e non solo. E dove, non a caso, Dante pone all'inizio di molti versi la parola Amor "ch' a nullo amato amar perdona" fino a concludere con la morte "e caddi come corpo morto cade". E' forse fuorviante la valutazione del peso della satira politica benignana nel complesso di una trasmissione il cui clou era e resta Dante Alighieri nel suo momento poetico fra i più alti e conosciuti. L'attrazione fatale che provoca sul pubblico il Poeta è ben nota, e non solo nel suo mediatore Benigni ma con Sermonti e, storicamente parlando, con Albertazzi e prima ancora con Gassman nei quali la classicità della parola limpida e profonda si fondeva, rianimandoli, coi i versi sublimi e travolgenti del Padre della nostra lingua. Benigni tutto ciò ben conosce e ha chiesto ed ottenuto da Del Noce un lungo tempo televisivo senza spot, senza "interrompere un'emozione". Cosa che invece Adriano Celentano non ha ottenuto o chiesto. Ma non è questo il punto. Il fatto è che il modello Benigni, proprio perché tutto teso e concentrato verso l'exploit emozionale del canto dantesco, ha giocato con la satira politica senza premere troppo sui pedali, privandola di punte cattive e, soprattutto, trattandola in modo bipartisan, quasi da manuale Cencelli, a parte una crudeltà sull'innocuo Bondi: Berlusconi che "ha avuto cinque mogli di cui due sue" andrà all'inferno, ma anche Prodi non deve vantarsi troppo dei 24 mila voti in più, Mastella è un capro espiatorio buono a niente, mentre Tremaglia ha fatto perdere voti ad An eccetera. I limiti di Adriano s'intravedevano, oltre ai ritmi eccessivamente diluiti, in quel sermoneggiare d'ecologia che sapeva di deja vu, collegato, per di più, al singolarissimo elogio di Prodi. Comunque, questa è la Rai, il cosiddetto Servizio Pubblico Radiotrelevisivo, che amiamo e che amano gli italiani, ancorchè Cappon e staff si autocompiacciano per la vittoria nel periodo di garanzia con in più la sconfitta di Canale 5 con "Il capo dei capi", tacendo sul fatto che ci fanno pagare il Canone e omettendo gli orrori della Rai dei vari, tragicamente trash pomeriggi,e non soltanto, sull'Uno e sul Due, per non dire delle militanze spocchiose e insopportabili di certi anni zero, appunto. Tra l'altro, Mediaset non piange e non deve soffrire troppo di questo uno-due di Adriano e Roberto se è vero, come è vero, che il Biscione se la cava comunque, anche in periodo di garanzia, al punto far dire a Pier Silvio, a sentire il sempre informato P. Martini della "Stampa" che "Da un punto di vista economico dubito che si possano ripagare i programmi con un solo break dentro Celentano e praticamente nessuno spot per Benigni". Come a dire, con Totò: è la somma che fa il totale. Intanto però, quel "traditore" di Del Nox stappa lo champagne.

 

 

 

La manovra a tenaglia per fermare Silvio (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 03-12-2007)

Oggi è Lun, 03 Dic 2007 Edizione 263 del 01-12-2007 Un film visto e rivisto La manovra a tenaglia per fermare Silvio di Graziano Girotti Con la sinistra governativa allo sfascio e quella partitica che a fatica intravede un futuro, ecco ridiscendere in campo il "democratico" braccio giudiziario e giornalistico. C'è da distrarre l'opinione pubblica disfatta dalle tasse e da una situazione economica che resta sul brutto stabile. Peraltro un Berlusconi stile-'93, che rimescola le carte con coraggio e lungimiranza, aumenta in modo esponenziale il rischio che i moderati si riprendano l'Italia e magari provino pure, questa volta con successo, a tradurre in pratica quella rivoluzione liberale che resta l'unica strada possibile per salvare il Paese da un declino che ora sembra inarrestabile. Insomma, c'è molto lavoro "sporco" da fare. E allora ecco muoversi in pompa magna chi quel lavoro per la sinistra ha sempre compiuto con dedizione e costrutto. Prima ci ha pensato l'armata Repubblica-na, che ha gridato uno scoop totalmente inesistente: ai tempi del secondo governo Berlusconi, i dirigenti Rai e Mediaset si rifugiavano in bagno e da lì, al riparo da orecchi indiscreti, partivano teleconferenze per favorire il network privato rispetto a quello pubblico. Ovviamente a tirare i fili era Silvio il quale, fregandosene delle cose di governo, pensava a ingrassare i suoi bilanci. Il direttore Ezio Mauro, all'operazione, è riuscito persino ad appioppare un nome che sa di trame segrete, logge massoniche, torbido, fango. Delta, l'ha chiamata. Il ragazzo ci sa fare, è indubbio. Peccato che dopo solo alcuni giorni dall'esplosione del caso, il Corriere della Sera intervisti l'ex direttore generale della Rai, Pierluigi Celli. Il quale non ci pensa due volte a togliere le brache all'erede del Fondatore e a lasciarlo alla mercè delle risate di quei pochi lettori che si accorgono dell'articolo. "Ma le telefonate ci sono sempre state!" ha sostanzialmente dichiarato. "Era ed è normale che i vertici di due aziende concorrenti si confrontino". La rivelazione resta confinata nelle pagine interne e passa sotto silenzio. Talmente sotto silenzio che è di poche ore fa la notizia della sospensione dalla Rai della sua direttrice marketing, colei che viene ritenuta la materiale esecutrice dei voleri di Silvio. E per lei l'odissea, ne siamo sicuri, è appena agli inizi. Poi c'è l'altro versante, quello giudiziario. L'obiettivo prescelto è stato il sindaco di Milano, Letizia Moratti, coinvolta in una inchiesta su presunti incarichi d'oro. Primo cittadino stimato, donna, personaggio di sicuro avvenire nel Partito della libertà, la Moratti rappresenta un bersaglio a dir poco interessante. "Le recenti polemiche rispetto ad incarichi profumatamente retribuiti, soprattutto quando provenienti da sinistra ? ha commentato il capogruppo di Forza Italia alla provincia meneghina, Bruno Dapei ? ci avevano fin qui fatto sorridere al pensiero di quanto, a riguardo, abbiamo visto accadere a Palazzo Isimbardi (sede del consiglio provinciale) e nelle società partecipate e controllate dalla Provincia. Dal piano politico, la vicenda ora sembra spostarsi su quello giudiziario. Déjà vu". Sì, un film visto e rivisto, che ora però va assolutamente replicato. C'è da fermare Silvio. Ed è scattata la manovra a tenaglia.

 

 

 

Dtt, la Sardegna verso lo switch off (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 03-12-2007)

Oggi è Lun, 03 Dic 2007 Edizione 263 del 01-12-2007 Ma l'Italia è fanalino di coda Dtt, la Sardegna verso lo switch off di Antonio Arabia Via libera da parte dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni al piano di assegnazione per le frequenze digitali in Sardegna, che il primo marzo 2008 spegnerà completamente la tv analogica. Il Consiglio dell'Agcom, presieduto da Corrado Calabrò, ha approvato - relatori i commissari Giancarlo Innocenzi e Michele Lauria - la delibera che definisce i criteri tecnici e amministrativi per la completa digitalizzazione delle reti tv nell'isola. Gli uffici dell'Authority stanno lavorando alla messa a punto degli aspetti tecnici della delibera, che sarà presto pubblicata sul sito dell'organismo di garanzia. Il tema delle frequenze è, peraltro, uno dei piatti forti della due giorni nazionale sul digitale terrestre, iniziata ieri a Torino. I grandi Paesi europei procedono a passo svelto nel cammino verso la tv digitale, grazie al concorso di tutte le piattaforme: satellite, digitale terrestre, cavo e tv su protocollo Internet. L'Italia, invece, rischia di restare il fanalino di coda in termini di diffusione, offerta e ascolti (e quindi investimenti pubblicitari). E' il quadro a luci e ombre del Secondo rapporto sulla tv digitale terrestre in Europa, presentato a Torino alla Conferenza nazionale, voluta da DGTVi, l'associazione (Rai, Mediaset, Ti Media, DFree, Frt e Aeranti-Corallo) che promuove la nuova tecnologia. Nel Regno Unito a fine 2007 le abitazioni digitali saranno più del 90%, in Francia quasi il 60%, in Italia e Spagna si avvicineranno al 50%, in Germania poco più del 40%. Il Dtt fa da traino, con tassi di crescita nell'ultimo biennio superiori alle altre piattaforme: in GB la diffusione nelle famiglie è del 36%; in Francia, Italia e Spagna si avvicina al 20%; in Germania è quasi al 10%. Una spinta importante viene dalla vendita di televisori integrati (con sintonizzatore digitale), che in Italia e Francia diventerà un obbligo: nel nostro Paese a ottobre 2007 ne sono stati venduti circa 170 mila, contro i 27 mila di ottobre 2006. L'offerta va da 20 canali (Spagna) a 41 (GB). In Francia, GB e Spagna prevalgono quelli generalisti e di intrattenimento, in Italia i canali tematici e a target specifico. Prevale l'offerta in chiaro, anche se ovunque è presente un'offerta pay.

 

 

 

Benigni trionfa, il Capo dei capi vince (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 03-12-2007)

Oggi è Lun, 03 Dic 2007 Edizione 263 del 01-12-2007 Da vere Ammiraglie Rai Uno e Canale5 hanno fatto bei numeri in prima serata Benigni trionfa, il Capo dei capi vince "Il quinto dell'Inferno" ha siglato il record stagionale con 10 milioni 76 mila telespettatori e il 35,69% di share. Ottima l'ultima puntata della fiction targata Mediaset sul boss Totò Riina seguita da 7 milioni 995 mila telespettatori, ha riportato il 28,59% di share di Lucilla Bicocchi Sono stati molti gli applausi che l'altra sera hanno interrotto il monologo di Roberto Benigni, soprattutto nella prima parte. Il comico toscano, prima di inneggiare a Dante e all'amore, si tuffa nelle pieghe della satira sfornando a mitraglia una lunghissima serie di lazzi e battute e, malgrado i tantissimi "Scusate, si scherza" non ha risparmiato davvero nessuno. Puntuali all'ora d'inizio dello show c'erano 10.076.000 telespettatori con uno share pari al 35,69%: se per Rai Uno si tratta di una sonora vittoria, lo stesso vale per il Capo dei capi che, con l'ultima puntata conquista un nuovo boom d'ascolti. Sono stati 8 milioni i telespettatori che l'altra sera alle ore 21 e 30 hanno assistito all'arresto del più feroce criminale di Cosa nostra e, considerando l'ultimo bottino ottenuto in fatto di ascolti, la fiction sul boss di Corleone ha tenuto fede alle aspettative rispettando i pronostici. Lo show di Benigni, iniziato 50 minuti prima rispetto alla fiction di Canale 5, ha visto i suoi momenti migliori nella prima parte dello show, nel corso delle tante gag e frustate ai politici. Abito scuro e camicia bianca, complice la scenografia nuda firmata Castelli, Benigni indossa i panni del piccolo diavolo nel teatro che fu scena de La vita è bella. E' verso le ore 21 e 30 che share e ascolti s'impennano: sintonizzati su Rai Uno, a quell'ora, ci sono oltre 12 milioni di italiani con uno share che supera il 40%. Passano 45 minuti, lui parla a raffica e poi cambia, portando il pubblico all'Inferno e incantando con la poesia di Dante. Qualche minuto prima delle 22 il picco degli ascolti: Benigni associa il quinto canto a Beatrice e spiega che Paolo e Francesca furono divisi da un inganno delle loro famiglie. Risultato: 12.597.000 presenti all'appello, mentre la divina predica raccoglie il 41,67%. Sulla sponda Mediaset, intanto, andava in onda un altro Inferno, quello della strage di Capaci e via D'Amelio, tra i momenti più visti della serata: se lo share sale al 32,69%, sono quasi 9 milioni ad assistere alla scena in cui Giovanni Brusca aziona il telecomando che polverizza Falcone e la sua scorta, mentre zio Totò e i suoi brindano alla sua fine. Ma sulla carriera del boss sta per calare il sipario. Alle ore 23 e 10 scatta l'arresto mentre va in scena il botta e risposta ormai storico: "Chi vi manda?" e il capitano che effettuò l'arresto: "Falcone e Borsellino". Se lo share sfiora il 36% è negli istanti finali dell'ultima puntata che la serie trova uno dei suoi momenti più efficaci dal punto di vista narrativo. L'incontro-scontro tra Riina e Schirò, il Bene e il male. "Prima o poi doveva succedere", dice Schirò, mentre Riina/Gioè chiede invano il nome del traditore. Ma qual è stato il pubblico della serata evento del 29 novembre? Se lo show di Benigni conquista una platea colta e benestante di 55-65 enni (42,36%) il pubblico del capo dei capi resta fedele nel corso delle puntate; presente davanti alle atrocità del clan dei corleonesi ci sono tantissimi giovani tra i 15 e i 24 anni (43,45%) mentre sembrano davvero in pochi, in Sicilia, ad essersi persi le gesta nefande del re boss di Corleone. E' dalla sua terra, senza sorprese, che Riina incassa il maggior numero di preferenze (55,68%).

 

 

 

Silvio e Piersilvio insieme nella top ten (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 03-12-2007)

Oggi è Lun, 03 Dic 2007 Edizione 263 del 01-12-2007 Info Tv Silvio e Piersilvio insieme nella top ten di Claudia Bruno dalla famiglia Berlusconi: il cavaliere, che con oltre 5 minuti di parlato Tv si aggiudica la prima posizione della top ten, annuncia che non ci sarà nessun passo indietro per quanto riguarda il nuovo partito, spiegando che Forza Italia rimarrà lo zoccolo duro della nuova formazione e ribadendo la volontà di costruire una grande realtà in cui far confluire tutti i moderati. Il leader di Forza Italia fa sapere ai microfoni dei telegiornali che sabato e domenica saranno allestiti gazebo per sceglierne il nome e che il nuovo soggetto politico si ispirerà al Ppe. Su giustizia e Tv il cavaliere ha preferito non replicare a Fini e Casini, mentre con chiaro riferimento a quanto detto nei giorni scorsi dal presidente di An ha dichiarato: "Nel centro-destra solo io ho avuto le mani legate". Il figlio Piersilvio, vicepresidente di Mediaset, conquista invece la quinta posizione, attraverso le dichiarazioni rilasciate in merito all'accordo raggiunto in casa Mediaset per una joint-venture in cui confluiranno Medusa Film e Taodue, un accordo che fa del gruppo una grande realtà di contenuti, non solo nell'ambito dell'intrattenimento e della produzione cinematografica, ma anche nella creazione di fiction. "Con questa intesa si crea la prima vera major italiana, che contribuirà alla diffusione di fiction e prodotti italiani su mercati esteri", ha affermato con ottimismo Piersilvio. Per dare completa visibilità alla famiglia Berlusconi Studio Aperto dedica un intero servizio anche al più piccolo dei figli: Luigi, 18 anni, che in una intervista rilasciata alla rivista mensile "Style" dichiara: "Credo nella famiglia e nella sua unità. Non farò né Tv e né politica, ma mi dedicherò all'alta finanza". Studia alla Bocconi, ama la satira, le amicizie bipartisan e i vantaggi di un padre all'opposizione "Più tempo per stare insieme", spiega. Medaglia d'argento della giornata per il ministro Clemente Mastella interpellato dal Tg4 sullo scandalo del giovane rom Marco Ahmetovic che travolse e uccise col suo furgone quattro ragazzi ad Appignano del Tronto e che ora è testimonial di una linea di orologi. "La vicenda è sconcertante e vergognosa", ha sottolineato il guardasigilli, che ha già incaricato i propri uffici di inviare ispettori per le verifiche sul caso. Terzo posto in classifica, infine, per il grande comico toscano Roberto Benigni, che non perde l'occasione per scherzare con il giornalista del Tg1 Vincenzo Mollica e per fare arrossire la conduttrice Monica Maggioni nel collegamento in diretta a pochi minuti dal suo debutto in prima serata su Rai Uno, un grande evento televisivo che ha unito comicità e poesia come solo la genialità di Benigni sa fare e che è stato apprezzato da oltre diecimila italiani che hanno assistito con gioia davanti al piccolo schermo al "Quinto dell'Inferno".

 

 

 

La serata infernale di Rai Uno (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 03-12-2007)

Oggi è Lun, 03 Dic 2007 Edizione 263 del 01-12-2007 Il regno dell'Auditel La serata infernale di Rai Uno di Alessandra Palma Giovedì 29 novembre, ore 20 e 42: Roberto Benigni scende all'Inferno e manda in Paradiso Rai Uno. Questo il resoconto della serata-evento organizzata dalla Rai, che colloca in prima serata "Il quinto dell'Inferno", lo spettacolo del comico toscano dedicato al sommo poeta e alla sua "Divina Commedia". Se nei teatri il grande mattatore è riuscito a portare oltre un milione di persone, in televisione riesce a tenere incollati allo schermo per oltre due ore e mezza una media di oltre 10 milioni di telespettatori, pari al 35,69% di share. Tra stoccate ai politici ed elogi alla cultura italiana, con tanto di declamazione dei celebri versi di "Paolo e Francesca" nella seconda parte della serata, Benigni non supera il suo precedente record di oltre 12 milioni di telespettatori segnato il 23 novembre 2003 con "L'ultimo del Paradiso", ma supera Adriano Celentano che lunedì 26 sempre su Rai Uno aveva registrato una media ascolti di 9.209.000 telespettatori. Due eventi televisivi diversi per struttura, temi e appeal, che tuttavia hanno un unico comune denominatore: i grandi numeri per il prime time di Rai Uno, che si appresta a chiudere il periodo di garanzia con una media ascolti che tra il 16 settembre e il 29 novembre è di 5.856.000 spettatori. Mediaset non rinuncia alla contro-programmazione, anzi piazza in prime la fiction rivelazione della stagione: su Canale 5 va in onda l'epilogo de "Il Capo dei capi", miniserie in sei puntate criticata da molti ma apprezzata dai telespettatori, tanto che con una media complessiva di 7.279.000 ascoltatori e uno share del 28,32%, si piazza al primo posto tra le fiction più viste dall'inizio di settembre. In una serata monopolizzata dalle ammiraglie alle altre emittenti non restano che le briciole. Le uniche due a contenere i danni sono Rai Due e Italia 1 che non variano i palinsesti e come da copione dedicano la serata all'informazione e alle serie tv. Rai Due si affida a Michele Santoro e al suo "Annozero" che confeziona una puntata-inchiesta sulla prostituzione e raccoglie una platea di 2.374.000 spettatori, pari all'8,37% di share. Italia 1, invece, manda in onda gli ultimi episodi della terza season di "Grey' anatomy": il primo incassa l'8,91% di share, pari a un ascolto medio di 2.734.000 spettatori, mentre il secondo sale al 9,52% con una platea di 2.690.000 ascoltatori. Bisogna attendere l'ultimo episodio, trasmesso in seconda serata, per assistere all'uscita di scena di Burke, uno dei personaggi principali, e vedere la share salire oltre il 14% con una media di 2.905.000 ascoltatori. Rai Tre e Rete 4 ripiegano sul cinema. La prima manda in onda il plurireplicato "Il mio nome è nessuno" che viene visto dal 4,15% dei telespettatori del prime time; Rete 4 invita a cena Sidney Poitier, Katrine Hepburn e Spencer Tracy, protagonisti di una pellicola che ha fatto la storia del cinema, "Indovina chi viene a cena?", ma che viene un po' snobbata dagli ascoltatori e chiude al 4,98% di share. Ottimi ascolti per La7 che propone l'incontro Aek Atene-Fiorentina, valevole per la Coppa Uefa e si assicura una media di 1.147.000 telespettatori, pari al 4,04% di share.

 

 

 

Lunedì ricorderemo Enzo Biagi e l'urgenza di cambiare la Rai e il sistema dell'informazione (sezione: RAI MEDIASET)

( da "EUROPA.it" del 03-12-2007)

Ricorderemo Enzo Biagi e l'urgenza di cambiare la Rai e il sistema dell'informazione FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara Europa, la sospensione cautelativa di alti dirigenti infilati da Mediaset nella Rai è stato l'unico effetto concreto delle intercettazioni fra i responsabili dei relativi palinsesti. Tutto qui? ALESSANDRA AMATI, ROMA Cara signora, lunedì alle 20,30 molti romani si riuniranno al Teatro Quirino per un ricordo di Enzo Biagi. Saranno letti passi della storia d'Italia scritti da lui e proiettati filmati con documenti inediti, riordinati da Barbara Scaramucci nei preziosi e spesso inesplorati archivi Rai. Alla serata, indetta dalla Federazione della stampa, da Articolo 21, dall'Usigrai e da altre organizzazioni di attori, registi, autori, sceneggiatori ? è data per certa la partecipazione del ministro Gentiloni, del sindaco Veltroni, del governatore del Lazio Marrazzo e, se lo consentiranno gli impegni di Palazzo Chigi, di Romano Prodi. Non si tratterà della solita serata di svago intellettuale, ma di un momento "politico" in senso alto, di spinta a costruire una nuova realtà del sistema delle comunicazioni in Italia. Il recente caso della singora Bergamini, sospesa dal direttore generale Rai perché avrebbe scambiato coi colleghi di Mediaset opinioni sulle strategie comunicative e i palinsesti, pregiudicando la concorrenza, non dovrebbe, a nostro giudizio, servire da parafulmine per chiudere la partita: anche perché il personaggio non sembra avere i titoli di numero 1 dell'eventuale inciucio, raffigurato dalle intercettazioni telefoniche. Piuttosto auspichiamo che l'azienda pubblica, che fin nel vertice è figlia di un compromesso con la concorrenza, spinta fino in fondo la sua inchiesta interna anche per ridare dignità a giornalisti e funzionari ingiustamente sospettati; e soprattutto per ridestare il dormiente interesse della politica sul conflitto d'interesse e l'assetto del sistema televisivo. Su entrambe le materie, che sono la chiave di una democrazia fondata sulla libertà di pensiero e di parola, ci sono disegni di legge del ministro Gentiloni: ma dopo 18 mesi di governo sono all'inizio dell'iter parlamentare. La presenza di così autorevoli personaggi lunedì al Quirino potrebbe essere l'occasione di un dialogo costruttivo tra gli operatori dell'informazione, i suoi fruitori e i politici che dell'informazione libera debbono essere garanti. Quando avremo una legge di tipo spagnolo che limiti drasticamente la proprietà di un singolo soggetto? Quando almeno una legge che crei spazio a un terzo polo, come da tempo deciso e mai fatto? Quando un sistema inglese di gestione del vertice pubblico da parte di una fondazione culturale e la nomina dei dirigenti da parte di rappresentanti della cultura? Al centrosinistra non si chiede di inventar nulla, ma di guardarsi intorno in Europa. E non solo per la legge elettorale.


 

 

 

ARTICOLI DEL 2 DICEMBRE 2007

Rai 2 e Rete 4 solo sul decoder ( da "Stampa, La" del 02-12-2007)

Frequenze, la rivolta delle Tv ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-12-2007)

Quando il potere è femmina ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-12-2007)

Il futuro del digitale terrestre ( da "Stampa, La" del 02-12-2007)

Dal nostro inviatoALBERTO GUARNIERITORINO - Fedele Confalonieri dà il v ( da "Messaggero, Il" del 02-12-2007)

"la legge gentiloni? una pistola contro berlusconi" - diego longhin ( da "Repubblica, La" del 02-12-2007)

Iris, la cultura in digitale ( da "Repubblica, La" del 02-12-2007)

<La legge tv? Pistola puntata contro Silvio> ( da "Giornale.it, Il" del 02-12-2007)

<La legge tv? Pistola puntata contro Silvio> pag.1 ( da "Giornale.it, Il" del 02-12-2007)

Canale 5: vinciamo in autunno Rai: noi nel 2007 ( da "Giornale.it, Il" del 02-12-2007)

Confalonieri: la Gentiloni? Arma puntata su Silvio ( da "Corriere della Sera" del 02-12-2007)

SPOT SU RAI E MEDIASET ( da "Corriere della Sera" del 02-12-2007)

Riforma delle tv e digitale, duello Confalonieri-Gentiloni Il presidente Mediaset: è una pistola puntata su Berlusconi. Il ministro: non è che una normale politica antitrust ( da "Unita, L'" del 02-12-2007)

Confalonieri: La Gentiloni è una pistola contro Berlusconi ( da "Tempo, Il" del 02-12-2007)

CONFALONIERI: DDL TV, PISTOLA CONTRO DI NOI GENTILONI: NO, è SOLO POLITICA ANTI-TRUST ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 02-12-2007)

 

 

 

Articoli

Rai 2 e Rete 4 solo sul decoder (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 02-12-2007)

Progetto La rivoluzione comincia fra un anno Rai 2 e Rete 4 solo sul decoder MAURIZIO TROPEANO La transizione verso il digitale sarà progressiva, ma nel giro di quattro anni in tutto il Piemonte si dovranno guardare i programmi televisivi gratuiti delle reti Rai, Mediaset e delle emittenti locali solo attraverso il decoder. Un passaggio a due tappe. Si parte dalle province di Torino e Cuneo e con il trasferimento dall'analogico al digitale di Rai 2 e Rete 4 previsto per il 17 novembre dell'anno prossimo. Il 17 marzo 2009 il passaggio sarà totale. Nel resto del Piemonte la sperimentazione partirà dodici mesi dopo e si concluderà il 17 marzo del 2011. La condizione necessaria e sufficiente per realizzare questa operazione è che il 65 per cento delle famiglie piemontesi si doti di un decoder. Spesa prevista: tra i 30 e i 45 euro. Un investimento giustificato dal fatto che la nuova tv non si limiterà a trasmettere notiziari, spettacoli e film, ma offrirà anche servizi interattivi di informazioni ai cittadini, "dal meteo ai trasporti, dai concorsi fino alla possibilità di fare prenotazioni online", spiega la presidente della Regione, Mercedes Bresso. Per facilitare il passaggio dall'analogico al digitale, Stato e Regione mettono a disposizione 11 milioni di euro che serviranno a sostenere l'acquisto del decoder da parte delle famiglie con reddito più basso. Sarà un gruppo misto Regione/governo a individuare i beneficiari dei contributi. Il via libera al Piemonte digitale è arrivato ieri con la firma del protocollo d'intesa tra Regione, ministero delle Comunicazioni e Consorzio DGTVi che avvia la sperimentazione. Secondo Bresso, "con questa iniziativa il Piemonte si candida come regione all'avanguardia nella transizione al digitale. Potremo rilanciare il ruolo della Rai e dell'intero sistema radiotelevisivo piemontese e continuare il nostro impegno nella ricerca e nell'innovazione dei servizi offerti ai cittadini". La scelta di anticipare la transizione al digitale nasce anche dal fatto che in parte dei territori montani piemontesi la ricezione del segnale Rai è insufficiente o addirittura assente. Il digitale dovrebbe permettere a una "parte dei nostri cittadini di vedere finalmente la televisione", prosegue la presidente. Ma dietro questa scelta c'è anche il tentativo di ripensare al ruolo della Rai in Piemonte e di rilanciare le emittenti locali, ma anche di favorire attività di ricerca e innovazione delle aziende piemontesi. Nel corso del convegno nazionale sul digitale terrestre che si è concluso ieri al Lingotto la Bresso ha parlato con Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, della possibilità di girare alla Reggia di Venaria utilizzando gli stabilimenti di San Giusto Canavese una "soap opera storica, magari dedicata a Garibaldi". Aggiunge: "Stiamo puntando molto sulle produzioni televisive e ci piacerebbe che si potesse fare qualcosa a Venaria in vista dei 150 anni dell'unità d'Italia".

 

 

 

Frequenze, la rivolta delle Tv (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-12-2007)

Economia Pagina 221 L'isola in primo piano alla conferenza sul digitale terrestre. Videolina: "Ci permettano di lavorare" Frequenze, la rivolta delle Tv L'isola in primo piano alla conferenza sul digitale terrestre. Videolina: "Ci permettano di lavorare" La Rai con le emittenti sarde: "Serve chiarezza" --> La Rai con le emittenti sarde: "Serve chiarezza" Alla conferenza nazionale sul digitale terrestre, il caso Sardegna è finito in primo piano: la riorganizzazione delle frequenze è quanto mai urgente. A chiederlo, ieri a Torino, è stato anche il direttore generale della Rai Claudio Cappon. C'è il duello a distanza tra il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, che parla della riforma tv come di una "pistola puntata" contro Berlusconi, e il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che replica spiegando che si tratta di "normale politica antitrust". Ma soprattutto, al tavolo della Conferenza nazionale sul digitale terrestre che si è conclusa ieri a Torino, ha tenuto banco il nodo delle frequenze, a partire da quelle sarde, dove la definizione va fatta entro il 28 febbraio, quando verrà spento il segnale analogico: "Se non si risolve il problema, il digitale rischia di bloccarsi", ha ammonito il direttore generale della Rai, Claudio Cappon. "Se passa la Gentiloni è un disastro, non è un bene per nessuno", ha ripetuto Confalonieri. "Quella legge è un'arma politica", ha aggiunto ancora. "Intervenire sull'eccessiva concentrazione delle risorse pubblicitarie e delle frequenze è una cosa normalissima che non assomiglia a pistole o cose simili: è una normale politica antitrust, che punta all'apertura di mercati tuttora chiusi", ha replicato pacato Gentiloni, citando però lo "spettro" della procedura di infrazione Ue sulla mancata correzione della legge Gasparri. Ma per Confalonieri il duopolio è superato: "Siamo in tre o in quattro: c'è Sky e Telecom". FREQUENZE Una situazione contro la quale puntano il dito le tv locali: "Non è possibile", ha sottolineato Maurizio Giunco della Frt, "sostituire il duopolio con il duopolio stesso più il monopolio della tv satellitare, non è immaginabile. La missione del digitale terrestre è proprio quella di evitare che si riproponga un duopolio molto più pericoloso di quello analogico". Ma sull'urgenza di fare chiarezza sulle frequenze, una mano alle emittenti locali è stata data dal direttore generale della Rai, Cappon: in Italia, ha spiegato, sul mercato delle frequenze "ha prevalso un modello patrimoniale. Le frequenze sono un bene patrimoniale e vengono gestite con logiche economiche che valgono anche per la Rai. È normale che una loro ridefinizione comporti conflitti di interessi e che i soggetti in campo cerchino di mantenere il loro patrimonio". Una logica che, secondo Gentiloni, gli operatori devono mettere da parte prima di sedersi al tavolo tecnico, organizzato da ministero e Authority Tlc, che metterà a punto il piano per le frequenze digitali in Sardegna, regione completamente digitale dal prossimo primo marzo, quando sarà spento il segnale analogico su tutta l'isola. SARDEGNA Inoltre, in Sardegna, va affrontata anche la protesta delle emittenti locali, escluse dalla gara per l'assegnazione di 16 frequenze sarde, sulle 108 messe a bando dal ministero e destinate di fatto a Telecom Italia e al Gruppo Espresso per completare la loro rete di trasmissione. "È possibile raggiungere un'intesa, che eviti di penalizzare gli operatori già attivi e insieme apra spazi a nuovi soggetti", ha aggiunto il ministro, ma serve "disponibilità da parte delle emittenti: se ci siede al tavolo con la logica che le frequenze sono una proprietà immutabile, è difficile trovare una mediazione". "Non vogliamo conservare le frequenze tanto per averle", ha ribattuto Bepi Anziani, direttore generale di Videolina, "ma per continuare a esercitare la nostra attività e coprire il territorio, così come fatto fino a oggi. Perché, per esempio, prima di questo bando non sono state assegnate le frequenze libere a emittenti che ora rischiano di perdere le proprie per rispettare gli accordi internazionali?". Una domanda a cui il ministero deve ancora dare una risposta. ( red. ec. ).

 

 

 

Quando il potere è femmina (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-12-2007)

Commenti Pagina 319 donne sull'orlo di una crisi... Quando il potere è femmina Donne sull'orlo di una crisi... di Maurizio Crippa --> di Maurizio Crippa C'è chi dice: "Sono assolutamente serena"; "ho deciso di combattere in prima persona"; "è la cronaca di un evento annunciato". Non è proprio un "tutti per uno, uno per tutti", perché ognuna combatte per sé la sua battaglia, ma l'approccio mentale al combattimento è senza dubbio lo stesso: fuori le unghie, ragazze, noi non abbiamo paura di nessuno. Tantomeno degli uomini. Tre donne, per la precisione tre "signore che contano" sulla scena pubblica. Tre donne improvvisamente sull'orlo di una crisi di... giudici. Per carità: fatti assai diversi tra loro, e neanche troppo rilevanti, se fossimo un Paese in grado di giudicare più con il buon senso che con codici e codicilli. Ma non è questo il punto: la cosa invece spettacolare è la reazione immediatamente esibita da tutte e tre. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti - una così tosta da essere riuscita a imporre persino ai suoi riottosi alleati il ticket antismog per le auto - si è trovata tutto d'un tratto "indagata" per via di alcuni contratti di consulenza stipulati dalla sua giunta e giudicati "d'oro" dall'opposizione, che ha avvisato la magistratura. Caso completamente diverso quello di Deborah Bergamini, la bionda e determinatissima ex assistente di Silvio Berlusconi diventata poi responsabile Marketing per la Rai, che ora si trova "sospesa" dagli incarichi per colpa delle sue telefonate intercettate a dirigenti Rai e Mediaset. Infine, la pasionaria Gip di Milano, Clementina Forleo, magistrato così spericolato da sfidare in contemporanea la Cia sui terroristi islamici e Massimo D'Alema sulle scalate bancarie. Ovvio che le sia costata assai più cara questa seconda iniziativa: ora il Procuratore generale della Corte di Cassazione ha avviato un procedimento disciplinare a suo carico, relativo all'indagine Unipol-Bnl. Tre storie assai diverse, ma unite da qualche dettaglio che le rende significative. Innanzitutto, è probabilmente la prima volta che nel tritacarne del nostro Circo Barnum mediatico-giustizialista finiscono in contemporanea tre donne. Di solito, l'immagine del potere da mettere sotto torchio è legata agli uomini: da Clemente Mastella a Fabrizio Corona ai furbetti del quartierino, non si sa perché ma "la casta" è un sostantivo usato al maschile. Paradossalmente, i casi delle nostre signore potrebbero contenere un messaggio positivo: il potere è diventato anche femmina. In secondo luogo, colpisce il modo di reagire sfoderato in tutti e tre i casi. Anche qui una novità: siamo abituati a uomini potenti che gridano al complotto o che si fanno venire attacchi di panico, difficile vederli reagire con la grinta di chi vuole tirare diritto. Deborah Bergamini, ad esempio, ha aperto addirittura un blog. L'ha intitolato nientemeno che "Intercettazioni di conoscenze", con un frizzante sfottò rivolto a tutti quelli che pensano che ci sia sempre un complotto in corso. E la verità sia da cercare tra le onde dei telefonini. Poi, a mezza voce, ha fatto capire anche di essere pronta a scendere in campo in politica: basta con la vita all'ombra dei potenti, a organizzare l'agenda o a dirigere i lavori, ora "ho deciso di combattere in prima persona". Non male davvero, come reazione, un bel ribaltone per il cliché del potente costretto sulla difensiva. Una reazione energica, come quella di Lady Letizia Moratti. Ha altro, lei, che rispondere alle contestazioni della procura per non aver rispettato "i criteri di competenza e professionalità nella nomina dei funzionari comunali". Ad esempio, ha da portare a casa la scelta di Milano per ospitare l'Expo del 2015: quella sì una sentenza cruciale per lei e per i cittadini. Così, alla notizia dell'indagine, ha fatto gli occhi come può farli una manager in carriera quando le fanno perdere il taxi, e con la calma dei forti si è detta "fiera" del suo operato, che ha consentito di "creare maggiore efficienza nella macchina del Comune. Sono orgogliosa della riorganizzazione che ho fatto e la rifarei". Clementina Forleo è giusto un po' più nervosa, ma ne ha anche motivo: contro di lei si muovono i suoi colleghi magistrati, e sa bene di cosa si tratta. Così ogni tanto le scappa pure da piangere, ma va avanti come una Giovanna D'Arco senza armatura. Anzi senza scorta, che non le serve, tanto "la piazza è con me".

 

 

 

Il futuro del digitale terrestre (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 02-12-2007)

In contemporanea al debutto sul piccolo schermo del nuovo canale Mediaset "Iris" dedicato principalmente al cinema, si svolge venerdì 30 e sabato primo dicembre nella sala 500 del Lingotto la conferenza nazionale sulla televisione digitale terrestre, organizzata dall'associazione Dgtvì che riunisce Rai, Mediaset, Telecom, Italia Media, D-Free, Frt e Aeranti-Corallo. Al convegno, a cui si può accedere su invito, si fa il punto sull'offerta digitale in Europa e in Italia, analizzando anche alcune esperienze come quella delle prime aree "all digital" di Sardegna e Valle d'Aosta. L'appuntamento è alle 15,15 di venerdì 30 novembre, e alle ore 10 di sabato 1. Fra i momenti di rilievo il confronto tra Antonio Campo Dall'Orto di Telecom Italia Media, Luca Balestrieri della Rai, Federico di Chio di Mediaset e Maurizio Costanzo e la tavola rotonda "La via italiana al digitale terrestre" a cui partecipano Fedele Confalonieri di Mediaset, Claudio Cappon per la Rai, Marco Rosignoli di Aeranti-Corallo, Tarak Ben Ammar di D-Free, Maurizio Giunco di Frt e Pasquale Pistorio di Telecom. Conclude il convegno il ministro delle telecomunicazioni Paolo Gentiloni. \.

 

 

 

Dal nostro inviatoALBERTO GUARNIERITORINO - Fedele Confalonieri dà il v (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Messaggero, Il" del 02-12-2007)

Dal nostro inviato ALBERTO GUARNIERI TORINO - Fedele Confalonieri dà il via libera alla Gentiloni 2 (il disegno di legge sulla riforma della Rai), ma ribadisce a sua ferma opposizione alla Gentiloni 1 (il ddl sulla riforma del sistema televisivo): "E' una pistola puntata contro Berlusconi". Il ministro delle Comunicazioni prende atto con soddisfazione dell'apprezzamento ("inaspettato, ora però va visto l'atteggiamento di Forza Italia in Aula") ed esclude con decisione che il ddl su sistema possa essere oggetto di scambio, o con quello sulla Rai o nell'ambito della nuova intesa Veltroni-Berlusconi. "Intervenire sull'eccessiva concentrazione delle risorse pubblicitarie e delle frequenze è una cosa normalissima - spiega - che non assomiglia a pistole o cose simili: è una normale politica antitrust, che punta all'apertura di mercati tuttora chiusi". Il duello tra i due si svolge sul paco della conferenza sul digitale terrestre di Torino. Ad accendere la miccia ha contribuito l'allarme del consigliere dell'Authority Tlc Stefano Mannoni, che ha denunciato una possibile carenza di frequenze per tutti nell'ambito della nuova tecnologia. Un allarme che i player televisivi ridimensionano, ma che fa partire nuove polemiche. Cui contribuisce anche il direttore generale della Rai Claudio Cappon, che ammonisce: "C'è il rischio reale che se non si risolve il problema delle frequenze, il digitale in Italia ritarderà o forse si bloccherà del tutto. Da noi ha prevalso un modello patrimoniale. Le frequenze sono un bene patrimoniale e vengono gestite con logiche economiche che valgono anche per la Rai. È normale che una loro ridefinizione comporti conflitti di interessi, che i soggetti in campo cerchino di mantenere il loro patrimonio". Confalonieri non ci sta: "Noi abbiamo investito 500 milioni di euro sulle frequenze per il digitale terrestre e almeno 1200 sui programmi. E' assolutamente ridicolo che la gentiloni voglia tagliare quello che abbiamo pagato, anche perché non servirà ad allargare il mercato. Pensano addirittura di riconvertirle sull'analogico, che al massimo nel 2012 (ma è un errore, sarebbe meglio almeno due anni prima) non ci sarà più. Ultima parola al ministro. "È possibile raggiungere un'intesa, che eviti di penalizzare gli operatori già attivi e insieme apra spazi a nuovi soggetti", ma serve "disponibilità da parte delle emittenti: se ci siede al tavolo con la logica che le frequenze sono una proprietà immutabile, è difficile trovare una mediazione". E ne riparlerà a gennaio, al tavolo che organizzerà l'Authority. Intanto Piemonte e Trentino firmano i protocolli di intesa: saranno le prossime regioni digitali dopo Val d'Aosta e Sardegna (che ha raggiuntoli 51% di fruizione attraverso il nuovo sistema). Mediaset proporrà a metà gennaio una sorta di mini pacchetto di canali stile Sky per il digitale terrestre e annuncia di aver acquisito sempre per la nuova tecnologia i diritti della Coppa intercontinentale che il Milan si appresta a giocare. La Rai prepara per l'anno prossimo un novo canale, ma non è chiaro se a prepararlo sarà Carlo Freccero piuttosto che Lorenzo Vecchione e Luca Balestrieri, che si contendono la responsabilità sul settore.

 

 

 

"la legge gentiloni? una pistola contro berlusconi" - diego longhin (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Repubblica, La" del 02-12-2007)

La pasionaria Il presidente di Mediaset Confalonieri all'attacco della riforma tv. La replica del ministro: è solo una normale politica antitrust "La legge Gentiloni? Una pistola contro Berlusconi" DIEGO LONGHIN TORINO - "Una pistola puntata contro le tempie di Berlusconi". Il numero uno di Mediaset, Fedele Confalonieri, definisce così il disegno di legge sulla riforma tv del ministro Paolo Gentiloni. Lo fa dal palco della terza conferenza nazionale sulla televisione digitale, al Lingotto di Torino, davanti al ministro, che subito replica: "Ma quale pistola? Si tratta di una normale politica antitrust". Il presidente di Mediaset auspica che il testo di Gentiloni non passi, "perché è studiato solo per andare contro l'avversario politico ed in più scassa il sistema". Confalonieri difende la legge Gasparri, perché "ha aperto il mercato e nuovi soggetti sono entrati nel settore" e non capisce perché il centrosinistra "ha un approccio penitenziale alle leggi: devono servire a migliorare il sistema, non a punire qualcuno". Difende, invece, la riforma della Rai, "perché farebbe bene all'azienda". Gentiloni ribatte punto su punto alle accuse: "è normale intervenire sulla concentrazione delle risorse pubblicitarie e delle frequenze e sulla rilevazione degli ascolti questo non assomiglia a pistole o cose simili: è una normale politica antitrust, che punta all'apertura di mercati". E aggiunge: "è vero che sono entrati nuovi soggetti, ma perché altri, attraverso operazioni di acquisizione sono usciti. Il club, insomma, è rimasto chiuso e se non si apre la procedura di infrazione comunitaria produrrà effetti ancora più gravi". Dal palco del Lingotto Confalonieri confessa di essersi "espresso a favore di Gentiloni in alternativa a Di Pietro" per il ministero alle Telecomunicazioni quando è stato interpellato da un leader politico in vista della formazione del governo Prodi. Ed ora? "Gentiloni è tra le persone più gentili che conosco, ma è anche il più impermeabile. Dici tremila cose e non ne passa una", sostiene il numero uno di Mediaset, che sul digitale ha già speso 1 miliardo e 700 milioni e considera negativo rispetto al resto dell'Europa lo slittamento al 2012 della fine dell'era analogica. E a chi paventa un duopolio sulla nuova tecnologia Confalonieri ribatte: "Ma chi volete che faccia gli investimenti? La Rai è in ritardo, non per colpa degli attuali vertici". Accanto a Confalonieri siede il direttore generale di viale Mazzini, Claudio Cappon. Il primo incontro dopo il caso delle intercettazioni Rai-Mediaset sul pilotaggio dei palinsesti della tv pubblica. Il presidente delle tv di Berlusconi dice che "fa comodo tirare fuori cose tipo Delta o Stasi" e respinge l'ipotesi di un duopolio collusivo. Ironizza poi sulla decisione della Rai di sospendere Deborah Bergamini, ex assistente del Cavaliere e responsabile marketing Rai coinvolta nelle intercettazioni. Per farlo usa il paragone con Dolores Ibarurri, la pasionaria del partito comunista spagnolo che lanciò il motto no pasaran: "Farla diventare una specie di Ibarurri mi sembra ridicolo". Cappon non commenta, preferisce ribadire la sua idea di sistema: "Creare un operatore nazionale che gestisca le frequenze a cui tutte le tv possono accedere a pari condizioni".

 

 

 

Iris, la cultura in digitale (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Repubblica, La" del 02-12-2007)

Spettacoli Parte il nuovo canale Mediaset, gratuito, dedicato a cinema, lirica e teatro Iris, la cultura in digitale Iris, dedicato a cinema e teatro, e Bis, con il meglio delle produzioni di intrattenimento in 25 anni di storia: sono i due nuovi canali "free", cioè gratuiti, in digitale terrestre, di Mediaset. Il primo è partito venerdì e il secondo debutterà entro il primo semestre 2008. I due canali sono diretti da Miriam Pisani, già vicedirettore di Canale 5 e prima donna Mediaset a ricoprire la carica di direttore di rete. La programmazione di Iris spazierà dal cinema d'autore di ieri a quello di oggi, dalle commedie italiane e straniere ai B-movies, articolati in cicli spesso legati a ricorrenze, anniversari, festival ("Made in Usa": dal Laureato al Colore viola; "Sguardo d'autore": da 2001, Odissea nello spazio a Urla del silenzio; Fellini & Co; Ritratto d'attore). Spazio anche al teatro (il venerdì in prima serata), alla musica classica e all'opera lirica (il mercoledì), alla divulgazione e alla cultura (con documentari sul clima e sui grandi eventi storici), alle sit com, alle serie tv e all'informazione (col TgCom aggiornamenti cinque volte al giorno più un'edizione quotidiana). Bis passerà in rassegna produzioni, show, serie e personaggi che hanno fatto la storia della tv commerciale. Tre i cicli per gli appassionati del "Come eravamo": Mediaset graffiti, Cult e Greatest hits. Con questi due nuovi canali, Mediaset porta avanti l'investimento sul digitale terrestre iniziato nel 2004 con Boing, il canale tematico per i bambini, che oggi è il canale commerciale più visto tra quelli dedicati ai piccoli. (s.f.).

 

 

 

<La legge tv? Pistola puntata contro Silvio> (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giornale.it, Il" del 02-12-2007)

"La legge tv? Pistola puntata contro Silvio" di Stefano Filippi - domenica 02 dicembre 2007, 07:00 Stampa Dimensioni Versione PDF Invia ad un amico Vota 1 2 3 4 5 Risultato nostro inviato a Torino Se qualcuno pensava che il dialogo tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi comprendesse anche l'ammorbidimento della legge Gentiloni sulle tv, eccolo smentito. "La legge è uno strumento difficilmente eliminabile e si è già perso troppo tempo; anzi il ritardo dell'approvazione è il problema numero uno", ha scandito ieri il ministro delle Comunicazioni. L'occasione per togliere i dubbi era ghiotta: il convegno del Lingotto sullo sviluppo della tv digitale terrestre davanti a tutti i protagonisti, a partire dal direttore generale della Rai Claudio Cappon e il presidente di Mediaset Felice Confalonieri, più i rappresentanti della "7" e delle emittenti televisive minori. Gentiloni è apparso proprio come l'ha dipinto Confalonieri: "Gentile, competente ma impermeabile. Con lui non passa nulla". Difatti il ministro è stato granitico a difesa della riforma in discussione alla Camera. "Intervenire sull'eccessiva concentrazione della pubblicità e delle frequenze è normale politica antitrust, uno strumento che apre il mercato riducendo le posizioni dominanti". Che poi si riducono a una, cioè Mediaset. Confalonieri era stato di poche parole: "La legge Gentiloni è una pistola puntata contro un avversario politico. È fatta di quattro articoli, la si può approvare in tre sedute parlamentari". Invece il testo si trascina in aula da un anno e viene riesumato quando c'è da usarlo contro Berlusconi. Tra il ministro e il numero uno di Mediaset il dialogo è stato a distanza, gli organizzatori del convegno torinese non li hanno fatti dibattere. Così Gentiloni non ha avuto repliche quando ha chiesto appoggi all'opposizione: "Desidero la serietà di un confronto non ostruzionistico. Non chiedo abiure e non credo che An cambierà radicalmente le sue opinioni, ma penso che la nuova situazione politica aiuterà anche nel centrodestra ad avere un dialogo". Confalonieri, invece, che non fa il politico, non aveva usato giri di parole. "Se passa la Gentiloni, per noi è un disastro. Non è un buon modo di legiferare quello di togliere il 25-30 per cento del fatturato a un'azienda che ha fatto bene ed è importante per il Paese, solo perché fondata da un avversario politico". Pagina successiva >>.

 

 

 

<La legge tv? Pistola puntata contro Silvio> pag.1 (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giornale.it, Il" del 02-12-2007)

"La legge tv? Pistola puntata contro Silvio" di Stefano Filippi - domenica 02 dicembre 2007, 07:00 Stampa Dimensioni Versione PDF Invia ad un amico Vota 1 2 3 4 5 Risultato "Voi siete illuministi - ha esclamato, sorridendo a denti stretti -, come quelli che scrivevano l'Enciclopedia per spiegare agli altri le cose, e poi la realtà funziona in modo diverso. Tutti se la prendono con il duopolio come fosse il peccato originale, come la shoah. Nessuno dice che i settori come quello televisivo sono oligopolisti per natura e che oggi di soggetti forti ce ne sono almeno quattro. Semmai bisogna dare il merito a un imprenditore come Silvio Berlusconi di aver investito grossi capitali ed essere riuscito a spezzare un monopolio, quello della Rai". Confalonieri non è stato l'unico a prendersela con Gentiloni. Marco Rossignoli e Maurizio Giunco, rappresentanti delle tv locali, così come il finanziere Tarek Ben Ammar, gli hanno rimproverato lo slittamento al 2012 del digitale terrestre e gli hanno detto che nemmeno quella data sembra troppo sicura. Cappon ha ridotto la questione al nodo delle frequenze: bisogna sottrarle alle emittenti e affidarne la gestione a un nuovo ente. Tra lui e Confalonieri qualche battuta sulle caso delle intercettazioni tra dirigenti Rai e Mediaset (per Confalonieri è "una stupidaggine" evocare strutture Delta e "ridicolo trasformare la Bergamini in una Dolores Ibarruri"). E quando il moderatore Antonello Piroso ha chiesto a Cappon se davvero la Rai è stata stuprata, come ha detto il presidente Petruccioli, il direttore generale di Viale Mazzini ha risposto sottovoce: "Io non c'ero". << Pagina precedente.

 

 

 

Canale 5: vinciamo in autunno Rai: noi nel 2007 (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giornale.it, Il" del 02-12-2007)

Di Redazione - domenica 02 dicembre 2007, 07:00 Stampa Dimensioni Versione PDF Invia ad un amico Vota 1 2 3 4 5 Risultato Ieri, un giorno prima della fine della stagione autunnale (ormai i dati sono definitivi), Mediaset ha tracciato un bilancio per le sue reti. E la Rai ha risposto. "Tra il 9 settembre e il 30 novembre 2007 - recita un comunicato di Cologno monzese - stagione commerciale Mediaset, Canale 5 è la prima rete italiana assoluta in prime time con il 25,1% sul target di riferimento (15-64 anni) con RaiUno al 18.8%. A scanso di equivoci, è utile precisare che la leadership di Canale 5 si conferma netta anche considerando la stagione commerciale della concorrenza (dal 16 settembre al 30 novembre) con il 25.3% di share (Raiuno 18.5%). Ma il dato più significativo riguarda la regolarità con cui Canale 5 ha marciato per tutta la stagione, serata dopo serata, con produzioni come C'è posta per te, Ciao Darwin, Zelig, Striscia la notizia, e fiction come Caterina e le sue figlie, Distretto di Polizia e Il capo dei capi. Se invece depuriamo il dato generale di Rai Uno dai due eventi dell'ultima settimana (Celentano e Benigni praticamente privi di pubblicità) il risultato della rete pubblica cala dal 18.8% al 18.1% sul target commerciale. Infine, per quanto il dato riferito al totale individui non rivesta alcun rilievo nella logica commerciale Mediaset, a puro titolo di cronaca informiamo che Canale 5 si rivela prima rete italiana in prime time anche considerando la totalità del pubblico. Sia nella stagione Mediaset (22.72% di Canale 5 contro il 22.66% di Rai Uno) sia in quella Rai (22.81% di Canale 5 contro il 22.49% di Rai Uno)". Viale Mazzini, che ha perso per la prima volta la stagione di garanzia dopo quattro anni, ripara tirando fuori i dati di tutto l'anno solare. "Dall'inizio del 2007 Raiuno - recita un comunicato - è la rete più vista nel prime time con uno share del 23,31 rispetto a Canale 5 che ottiene il 21,55. Supremazia di Raiuno anche nell'intera giornata con il 22,28 di share contro il 20,68 di Canale 5. Nello stesso periodo di tempo, nel prime time, anche le tre reti Rai con il 44,07 di share battono le reti Mediaset ferme al 40,72".

 

 

 

Confalonieri: la Gentiloni? Arma puntata su Silvio (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 02-12-2007)

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2007-12-02 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE La polemica Il presidente Mediaset critica il ministro. La replica: è una normale politica antitrust Confalonieri: la Gentiloni? Arma puntata su Silvio DAL NOSTRO INVIATO TORINO - Non se le mandano più a dire Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, e Paolo Gentiloni ministro delle Telecomunicazioni. Il primo con le sue iperboli e i modi coloriti, il secondo con garbo e lucida freddezza. Così è stato anche ieri, alla conferenza sulla tv del digitale terrestre, al Lingotto di Torino. "La Gentiloni è una pistola puntata contro l'avversario politico - tuona Confalonieri -. Il suo ragionamento è: il digitale terrestre è un elemento che favorisce Berlusconi? Bene, allora colpisco il digitale per colpire Berlusconi". Al presidente Mediaset proprio non va giù il ddl di riassetto del sistema tv che porta il nome del ministro. Ma non si sposta di una virgola Gentiloni (Confalonieri dice di lui: "è gentile sì, ma non ho mai visto una persona così impermeabile") e replica: "Intervenire sull'eccessiva concentrazione delle risorse pubblicitarie e delle frequenze è una cosa normalissima, che non assomiglia a pistole o cose simili: è una normale politica antitrust, che punta all'apertura di mercati che sono tuttora chiusi". Un argomento che ha appassionato il dibattito tra i protagonisti del convegno, tra i quali Cappon (il direttore generale Rai ha detto: "Se non si risolve il problema delle frequenze, il digitale rischia di bloccarsi"), Tarak Ben Ammar (D-Free), Parazzini (Telecom). Tra i motivi di scontro Confalonieri- Gentiloni c'è anche lo slittamento al 2012 per il passaggio definitivo alla tv digitale terrestre. "La data del 2006 - sottolinea Confalonieri - era forse troppo ottimista, ma il 2012 non ha senso". Gentiloni è fermo: "Indicare come data il 2012 significa dire la verità, e dire la verità al mercato è importante ". Non c'è neanche un punto d'incontro. Ma non perde il gusto di ironizzare Confalonieri, e sulla sospensione - causa intercettazioni - della ex assistente di Berlusconi dice: "Fare della Bergamini una specie di Dolores Ibarruri mi sembra ridicolo". Maria Volpe A Torino Confalonieri tra il ministro Gentiloni e il dg della Rai Cappon alla conferenza nazionale sul digitale terrestre.

 

 

 

SPOT SU RAI E MEDIASET (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 02-12-2007)

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2007-12-02 num: - pag: 35 categoria: BREVI SPOT SU RAI E MEDIASET Coincidenza singolare Caro Romano, a proposito delle intese fra Rai e Mediaset, vorrei attirare la sua attenzione sul fatto che fra loro comunque un accordo esiste, almeno per quanto riguarda la pubblicità. Infatti, gli spot pubblicitari vanno in onda contemporaneamente sui canali della Rai e su quelli di Mediaset, nonostante i loro dirigenti continuino ad affermare che i due network sono in concorrenza e non esiste alcun accordo! Carlo Carbone, Roma Giusta osservazione. Forse le Autorità per le comunicazioni e per la concorrenza potrebbero occuparsi di questa singolare coincidenza. PARTECIPAZIONE AL VOTO La caccia alle firme Caro Romano, a metà novembre ero a visitare mia mamma, ospite di una residenza sanitaria assistenziale, quando siamo stati avvicinati da una parente di un'altra ricoverata che ci ha chiesto di firmare per "Subito al voto", qualificandosi come attivista di Forza Italia. Ho trovato abbastanza inquietante il fatto che in seguito siano stati fatti firmare alcuni ammalati di Alzheimer guidando loro la mano. Non si è tratta di circonvenzione di incapace? Quella sottoscrizione non aveva valenza legale, ma sicuramente ha avuto grande valore propagandistico. Ora le chiedo: è stato corretto sbandierare montagne di adesioni quando parte di esse erano frutto di plagio? Non so perché - il paragone calza solo parzialmente - ma mi è riandata la memoria alle "Anime morte" di Gogol... Marco Ferrario, Milano Sin dalle elezioni politiche del 18 aprile 1948 i partiti hanno cercato di organizzare la partecipazione al voto delle persone anziane e degli invalidi. La "caccia alla firma", come quella al voto, appartiene allo stile e alle consuetudini della democrazia di massa. Spetta ai dirigenti degli asili e delle case di riposo vigilare affinché la firma non venga strappata a chi non è in grado di intendere. GOVERNABILITà / 1 Mandato da concludere Fino a quando l'opposizione non si sarà convinta che il governo durerà tutto il suo mandato, continuerà a cercare la spallata, oppure a ostacolare invece di collaborare. In America i sondaggi riconoscono a Bush soltanto il 35% delle preferenze: vi immaginate Hillary Clinton che si mette d'accordo con tutti gli altri candidati per anticipare le elezioni? Negli Stati Uniti una simile iniziativa è impensabile; in Italia ce la sentiamo proporre ogni giorno! Secondo me, l'unica vera soluzione è comunque questa: chi vince, rimane per 5 anni e basta! Mario Rossi Solbiate Arno (Va) GOVERNABILITà / 2 Realizzata l'alternanza Sono sul tappeto tutte le proposte di sistemi elettorali europei, modificati con innesti fantasiosi all'italiana e con baloccamenti vari per evitare il referendum che comunque non risolve molto. In fondo il Mattarellum ha concesso una legislatura completa alla sinistra e una alla destra: quindi l'alternanza c'è stata! Renata Franchi Vallebona (Im) MAGGIORANZE RISICATE L'arma del ricatto Le proteste dei taxisti, oggi, come ieri dei farmacisti, dei notai, degli avvocati, dimostrano quanto sia difficile per un governo e anche per i singoli partiti di maggioranza prendere una posizione ferma senza essere condizionati da poche decine di migliaia di cittadini elettori che hanno dalla loro l'arma del ricatto dei servizi e del voto, quest'ultimo specie quando le maggioranze sono risicate. Speriamo di non dovere mai arrivare a rimpiangere le corporazioni fasciste del 1934 e quel nefasto regime che non permetteva ai contestatori di bloccare le nostre città, mandandoli in carcere! Alberto Sartori al_sartori@libero.it CONFRONTI I politici e i magistrati A chi lamenta l'eccessivo potere politico della magistratura, vorrei poter chiedere se si sente maggiormente rappresentato dai giudici (provenienti dal popolo, vincitori di un regolare concorso e provvisti di un notevole grado di indipendenza) oppure dai parlamentari (ben lontano dall'essere eletti dal popolo, nominati da una ristretta cerchia di potenti e dipendenti totalmente da questi ultimi). Luciano Dissegna l.dissegna@gmail.com A SCUOLA Proibiti i cellulari Il ministro Fioroni ha emanato "nuove direttive" sull'uso dei telefonini a scuola. Niente di nuovo sotto il sole: già la legge sulla riservatezza lo vietava. Finalmente l'alunno sarà più disponibile all'apprendimento, senza distrazioni, imparando di più a socializzare con danni alla salute (cervello e fertilità) allontanati. Aspettiamo ora con trepidazione misure restrittive atte a disincentivare completamente o quasi la pratica di questo marchingegno diabolico! Sergio Benetti Dueville (Vi) CON IL NOME DI MAOMETTO L'orsetto di pelouche Se un orsetto di pelouche chiamato col nome del Profeta esalta migliaia di fanatici ad invocare il capestro per un'ingenua insegnante, chissà che cosa succederebbe con un maialino di pezza! Quando l'umanità inizierà ad abbandonare lo stadio infantile? Filippo Testa Baldissero Torinese (To) TRENITALIA I treni soppressi Trenitalia informa, che in Lombardia aumentano i punti vendita degli orari ferroviari. Qualche giorno fa la stessa Trenitalia aveva annunciato che si vedrà costretta a ridurre del 20% il numero dei treni dei pendolari, perché la Finanziaria del governo Prodi ha tagliato 350 milioni di euro di fondi. Diminuire i treni e contemporaneamente aumentare i punti di vendita degli orari mi pare paradossale, ma purtroppo dalle Ferrovie dello Stato c'è solo da aspettarsi il peggio! Maurizio Tempesti maurizio.tempesti@poste.it.

 

 

 

Riforma delle tv e digitale, duello Confalonieri-Gentiloni Il presidente Mediaset: è una pistola puntata su Berlusconi. Il ministro: non è che una normale politica antitrust (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 02-12-2007)

Stai consultando l'edizione del Riforma delle tv e digitale, duello Confalonieri-Gentiloni Il presidente Mediaset: è una pistola puntata su Berlusconi. Il ministro: non è che una normale politica antitrust / Roma Duello a distanza tra il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri - "la riforma tv è una pistola puntata contro Berlusconi" - e il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che replica spiegando che non è "normale politica antitrust". Ma al tavolo della Conferenza nazionale sul digitale terrestre appena conclusa a Torino, tiene banco il nodo delle frequenze: "Se non si risolve il problema, il digitale rischia di bloccarsi", ammonisce il direttore generale della Rai, Claudio Cappon. "Se passa la Gentiloni è un disastro, non è un bene per nessuno", ripete Confalonieri, che sorride ma tace quando il moderatore, Antonello Piroso, gli chiede se sia pentito di essersi augurato Gentiloni invece che Di Pietro come ministro delle Comunicazioni. "Quella legge è un'arma politica", dice. E poi, il ministro "è gentilissimo. Ma non conosco una persona impermeabile come lui: dici tremila cose, e non ne passa mezza". Pacata e ferma la risposta di Gentiloni: "Intervenire sull'eccessiva concentrazione delle risorse pubblicitarie e delle frequenze è una cosa normalissima che non assomiglia a pistole o cose simili: è una normale politica antitrust, che punta all'apertura di mercati tuttora chiusi"; e cita la minaccia della procedura di infrazione Ue sulla mancata correzione delle distorsioni della legge Gasparri. Replica Confalonieri: "Il duopolio? Attenti, non è il peccato originale o la Shoah. Ormai sul mercato di soggetti forti siamo in tre o in quattro: c'è Sky e c'è Telecom". Una situazione contro la quale puntano il dito le tv locali: "Non è possibile - sottolinea Maurizio Giunco della Frt - sostituire il duopolio con il duopolio più il monopolio del satellitare. La missione del digitale terrestre è proprio quella di evitare che si riproponga un duopolio molto più pericoloso di quello analogico". Tullio Camiglieri, direttore comunicazione di Sky Italia: "La Rai ha il monopolio del canone, Mediaset quello della raccolta pubblicitaria, noi della pay tv. Evidentemente i monopoli sono tanti. E ormai la tv a pagamento è una realtà anche per il digitale terrestre". Ecco Cappon: "Se non si risolve il problema delle frequenze, il digitale in Italia ritarderà o forse si bloccherà del tutto". Perché sul mercato delle frequenze "ha prevalso un modello patrimoniale. Le frequenze sono un bene patrimoniale e vengono gestite con logiche economiche che valgono anche per la Rai. È normale che una loro ridefinizione comporti conflitti di interessi, che i soggetti in campo cerchino di mantenere il loro patrimonio". Ma è proprio questa logica che va messa da parte, ammonisce Gentiloni, prima di sedersi al tavolo tecnico, organizzato da ministero e Authority Tlc, sul piano per le frequenze digitali in Sardegna, "all digital" dall'1 marzo 2008: "È possibile un'intesa che non penalizzi gli operatori attivi e insieme apra spazi a nuovi soggetti", ma serve "disponibilità: se ci siede al tavolo con la logica che le frequenze sono una proprietà immutabile, è difficile trovare una mediazione". Se invece si trova l'accordo, "si potrà fare della Sardegna la prima regione importante d'Europa che passa interamente al digitale".

 

 

 

Confalonieri: La Gentiloni è una pistola contro Berlusconi (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Tempo, Il" del 02-12-2007)

Confalonieri: "La Gentiloni è una pistola contro Berlusconi" "La legge Gentiloni è una pistola puntata contro Berlusconi". Confalonieri va dritto al sodo e attacca a testa bassa il provvedimento sul riassetto del sistema radiotelevisivo. Alla terza conferenza nazionale sul digitale terrestre il presidente di Mediaset ha preso di petto il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Home Politica prec succ Contenuti correlati Vota per il nome del nuovo partito di SIlvio Berlusconi Taxi, i consumatori contro gli autisti "No all'aumento di due euro da Termini" Contro il Luco Canistro esordio per i nuovi acquisti Campagna di prevenzione della Asrem contro l'infezione da Hiv Aeroporto, fuoco di critiche contro la Regione Esposto contro Bianchi, si archivia Corsaro verso l'insediamento al Tar Confalonieri osserva che "la legge Gentiloni è fatta di 4 articoli, la si può approvare in tre sedute parlamentari ma che è un disegno politico per dare addosso a Berlusconi" mentre il Gentiloni 2 (il ddl di riforma della Rai, ndr) "potrebbe andare bene". In ogni caso, secondo Confalonieri, la vigente legge Gasparri, che "aveva un grosso difetto sulla Rai, non è vero che ha chiuso il mercato, anzi. Nel mercato sono entrati il gruppo l'Espresso, il gruppo 3 G, Tarak Ben Ammar...". E rivolto ai suoi interlocutori Confalonieri sbotta: "Parlate di duopolio come se fosse il peccato originale, la Shoah, dimenticando che Berlusconi è entrato in un mercato dove si è guadagnato il suo spazio attraverso la concorrenza con il servizio pubblico". Confalonieri ha criticato anche lo slittamento a fine 2012 del passaggio definitivo al digitale terrestre: "Nel resto dell'Europa avverrà al massimo nel 2010". A chi parla di rischio duopolio Rai-Mediaset anche sulla nuova piattaforma, Confalonieri ha replicato: "Ma chi volete che li faccia gli investimenti? Dal 2001 abbiamo investito 500 milioni nell'acquisto e nella digitalizzazione delle frequenze, e 1.200 milioni nell'acquisizione di diritti, per un totale di ben 1.700 milioni già spesi". La Rai è in ritardo ma "paga anche il continuo cambiamento dei vertici e le condizioni politiche". 02/12/2007.

 

 

 

CONFALONIERI: DDL TV, PISTOLA CONTRO DI NOI GENTILONI: NO, è SOLO POLITICA ANTI-TRUST (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 02-12-2007)

La polemica L'accusa: "La legge Gentiloni è una pistola puntata contro Berlusconi". La replica del ministro: "Solo normalissima politica antitrust". È il duello che innesca il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, contro il ministro delle Comunicazioni e il disegno di legge sulla tv che porta il suo nome. La polemica va in scena ieri durante la conferenza nazionale sul digitale terrestre di Torino. Si parla del futuro della tv ma si accenna anche di vicende recenti. A cominciare da Deborah Bergamini, la manager della Rai sospesa per presunti accordi a vantaggio di Mediaset. Tesi che Confalonieri respinge a muso duro: "Non esiste alcun duopolio collusivo ma ogni tanto fa comodo tirare fuori cose come la Stasi o il Delta (nome dato al presunto asse Rai-Mediaset, ndr)". Poi sull'ex collaboratrice di Silvio Berlusconi azzarda un paragone con la storica segretaria del Pci spagnolo che, nel giugno del '36 dopo il golpe, va alla radio e lancia un grido che passerà alla storia ("Meglio morire in piedi: no pasaran"): "Far diventare la Bergamini una specie di Dolores Ibarruri mi sembra francamente ridicolo". Duro anche sul ministro Gentiloni: "È gentilissimo. Ma non conosco una persona impermeabile come lui: dici tremila cose e non ne passa mezza". Il numero uno di Mediaset plaude invece, alla riforma della Rai ma s'infervora quando si parla di riassetto: "È assurdo che si ipotizzi di dare agli altri le frequenze intanto liberate che ci vengono espropriate". Perché per Confalonieri comunque, si tratta di una legge che "scassa anche il sistema. Parlate di duopolio come se fosse il peccato originale, la shoah, dimenticando che Berlusconi è entrato in un mercato dove si è guadagnato il suo spazio attraverso la concorrenza con il servizio pubblico". Poi arriva il ministro Paolo Gentiloni a cui sono affidate le conclusioni del convegno torinese. "Intervenire sull'eccessiva concentrazione delle risorse pubblicitarie e delle frequenze e sulla rilevazione degli ascolti è una cosa normalissima, che non assomiglia a pistole o cose simili: è una normale politica antitrust, che punta all'apertura di mercati che sono tuttora chiusi" risponde gelido l'esponente di governo a Confalonieri senza però, citarlo. "Il club è rimasto chiuso: e se non lo apriamo - aggiunge ancora - prima o poi la procedura di infrazione comunitaria produrrà effetti ancora più gravi" . Il ddl di riassetto del sistema approderà alla Camera dopo la pausa natalizia e il ministro ieri fa capire che conta anche su quello che è ormai l'incubo di Berlusconi: l'appoggio di Gianfranco Fini al ddl. "Non chiedo a nessuno abiure e non credo che An cambierà radicalmente le sue opinioni. Chiedo però, a tutti la serietà - spiega - in un confronto non ostruzionistico e penso che la nuova situazione politica aiuterà anche nel centrodestra ad avere un dialogo con queste proposte meno ostruzionistico".


 

 

 

ARTICOLI DEL 1°-12-2007

"La riforma tv? Se anche An si smarca..." ( da "Stampa, La" del 01-12-2007)

Il futuro del digitale terrestre ( da "Stampa, La" del 01-12-2007)

Il lato oscuro del caso telecom - giovanni valentini ( da "Repubblica, La" del 01-12-2007)

Bergamini: informazione malata parlerò dopo aver letto le carte ( da "Repubblica, La" del 01-12-2007)

CELENTANO E BENIGNI INSEGNANO ALLA RAI CHE LIBERTÀ E AUTONOMIA SONO D'ORO ( da "Unita, L'" del 01-12-2007)

Un'altra Tv è possibile ( da "Manifesto, Il" del 01-12-2007)

Rai, il sonno della ragione ( da "Unita, L'" del 01-12-2007)

OCCHIO A QUESTI DUE ( da "Libero" del 01-12-2007)

Mimun ascoltato a viale Mazzini <Ho sempre battuto Mediaset> ( da "Libero" del 01-12-2007)

La Rai cicala non batte la formica Mediaset ( da "Giornale.it, Il" del 01-12-2007)

La Rai cicala non batte la formica Mediaset pag.1 ( da "Giornale.it, Il" del 01-12-2007)

Per il digitale nuovi canali e nuove tivù ( da "Giornale.it, Il" del 01-12-2007)

 

 

 

Articoli

"La riforma tv? Se anche An si smarca..." (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 01-12-2007)

Oggi a Torino il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni firmerà con la presidente della Regione Bresso un protocollo in cui il Piemonte propone di accendere la tv digitale in anticipo sul resto d'Italia. Lo stesso avverrà in Trentino, così come è avvenuto in Sardegna e Val D'Aosta, dove Rai2 e Rete4 si vedono ormai solo in quella modalità. Una anticipazione rispetto al 2012, data in cui la tv analogica verrà spenta in tutta Italia. Ministro Gentiloni, il dialogo decollato fra Veltroni e Berlusconi affronterà anche le riforme della tv? "Non credo. Giustamente entrambi hanno voluto circoscrivere l'oggetto di queste discussioni, come era già accaduto negli incontri con Fini, Casini e Maroni, a quattro o cinque riforme sulle regole istituzionali. Non vedo che ci sia, né sopra né sotto il tavolo il tema televisivo". Esclude che da parte di Berlusconi, oppure di Veltroni, vi possa essere la tentazione di mettere sul piatto, o magari sotto il piatto, anche questi nodi? "Distinguiamo i piani. Negli incontri di questi giorni si cercano punti di intesa principalmente sulla legge elettorale. E' nell'interesse nel paese, oltre che di Fi e Pd, far evolvere la crisi degli assetti attuali delle coalizioni verso un nuovo bipolarismo. Non c'è bisogno di rovistare fra interessi segreti per riconoscere la convenienza di entrambi al dialogo. Altra cosa è rivendicare, e sono il primo a farlo, che il confronto parlamentare sulle proposte del governo sulla tv, in particolare sulla Rai, passi da un ostruzionismo abbastanza inspiegabile a un atteggiamento più dialogante". Oggi è del tutto negativo? "Lo è soprattutto da parte di Fi. Basti dire che al Senato, dove sta cominciando la discussione di merito in commissione, su 1300 emendamenti, 1200 sono di Fi". Le "mani libere" annunciate da Fini su tv e giustizia sembrano un buon viatico? Da alcuni dei suoi colonnelli, come Gasparri, cominciano ad arrivare dei distinguo. "Credo che l'onere di queste riforme ricada sulla maggioranza, che, almeno su questi temi, vedo abbastanza compatta. Dopo di che mi auguro che almeno sulla Rai si possa passare a un confronto vero e mi pare che qualche segnale ci sia, dall'Udc ma anche da An, al di là di Gasparri. Tutto avverrà in Parlamento alla luce del sole. Sul ddl di riforma del sistema tv, non mi aspetto un'abiura, la legge attuale l'hanno fatta loro. Però constato che lo sgretolarsi della Cdl mette gli alleati in libera uscita. Non mi pare un caso che Fini abbia citato proprio giustizia e tv, due temi in cui la disciplina della Cdl ha costretto gli alleati a piegarsi a interessi politici o addirittura economici del suo leader. E se adesso viene meno quella disciplina...". Adesso il governo, anche sull'onda dello scandalo delle collusioni Rai-Mediaset, sta accelerando su entrambe le riforme? "Il Consiglio dei ministri di 10 giorni fa ha deciso di proporre di calendarizzare la riforma tv in aula alla Camera subito dopo le feste. E di chiedere alla commissione del Senato di accelerare sulla riforma Rai. D'altra parte l'inchiesta di Repubblica ha dato un po' una sveglia". Una sveglia? "Noi del centrosinistra abbiamo la brutta abitudine di dare a questi temi un'attenzione a corrente alternata. Fortissima quando siamo all'opposizione, più debole quando siamo al governo. La spiegazione benevola è che al governo si tende a puntare sui temi sociali, sugli argomenti più sentiti. Una meno benevola è che a queste questioni non si crede troppo e le si usano come arma di propaganda contro Berlusconi. Come se, allontanato lui dal governo, i problemi del duopolio, del pluralismo, del conflitto di interessi, dell'autonomia della Rai, scomparissero".

 

 

 

Il futuro del digitale terrestre (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 01-12-2007)

In contemporanea al debutto sul piccolo schermo del nuovo canale Mediaset "Iris" dedicato principalmente al cinema, si svolge venerdì 30 e sabato primo dicembre nella sala 500 del Lingotto la conferenza nazionale sulla televisione digitale terrestre, organizzata dall'associazione Dgtvì che riunisce Rai, Mediaset, Telecom, Italia Media, D-Free, Frt e Aeranti-Corallo. Al convegno, a cui si può accedere su invito, si fa il punto sull'offerta digitale in Europa e in Italia, analizzando anche alcune esperienze come quella delle prime aree "all digital" di Sardegna e Valle d'Aosta. L'appuntamento è alle 15,15 di venerdì 30 novembre, e alle ore 10 di sabato 1. Fra i momenti di rilievo il confronto tra Antonio Campo Dall'Orto di Telecom Italia Media, Luca Balestrieri della Rai, Federico di Chio di Mediaset e Maurizio Costanzo e la tavola rotonda "La via italiana al digitale terrestre" a cui partecipano Fedele Confalonieri di Mediaset, Claudio Cappon per la Rai, Marco Rosignoli di Aeranti-Corallo, Tarak Ben Ammar di D-Free, Maurizio Giunco di Frt e Pasquale Pistorio di Telecom. Conclude il convegno il ministro delle telecomunicazioni Paolo Gentiloni. \.

 

 

 

Il lato oscuro del caso telecom - giovanni valentini (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Repubblica, La" del 01-12-2007)

Commenti IL SABATO DEL VILLAGGIO IL LATO OSCURO DEL CASO TELECOM GIOVANNI VALENTINI Mentre un vecchio "carrozzone di Stato" come la Rai apre subito un'indagine interna sul "patto segreto" di alcuni suoi dirigenti e giornalisti con Mediaset rivelato dalle intercettazioni apparse sul nostro giornale, sospendendo in via cautelare la responsabile del marketing Deborah Bergamini, un colosso dell'impresa privata come Telecom esita e tentenna invece a fare piazza pulita al suo interno dopo lo scandalo dello spionaggio telefonico e telematico. E sono aziende che gestiscono, la prima, una concessione pubblica per il servizio radiotelevisivo e, la seconda, una licenza pubblica per il servizio telefonico, fisso e mobile. Diciamo pure che, quanto a rilevanza e gravità, tra le due vicende non c'è paragone. Nel caso di Telecom si parla, infatti, di reati penali come associazione a delinquere; accesso abusivo a sistemi informatici; simulazione di reato; appropriazione indebita; acquisizione e procacciamento illecito di notizie e documenti sulla sicurezza dello Stato; accesso e intrusione illecita nei sistemi di banche, aziende e privati cittadini; e, infine, di intercettazioni telematiche: tutte accuse per le quali diverse persone sono già finite in galera o agli arresti domiciliari. Ecco perché qui occorre, a maggior ragione, fare piena luce su tutta la storia. Con le nomine di Gabriele Galateri alla presidenza e di Franco Bernabè come amministratore delegato, si può già dire che Telecom volta pagina sul piano strategico. E l'uscita del vicepresidente Carlo Buora apre la strada a un azzeramento completo del vertice, tanto più opportuno alla luce delle indagini e in vista delle ormai prossime richieste di rinvio a giudizio da parte della magistratura milanese. Proprio alla vigilia dell'insediamento di Galateri e Bernabè, è sembrato quanto meno improprio perciò l'invito pubblico dell'ex presidente Marco Tronchetti Provera a "valorizzare la prima linea operativa". Più che un viatico o un auspicio, appariva la richiesta di un salvacondotto per i manager che hanno lavorato alle dipendenze sue e dell'ex amministratore delegato, Enrico Bondi, negli anni dello spionaggio organizzato. A parte Buora, al vertice di Telecom figurano ancora personaggi che risultano coinvolti a vario titolo nell'inchiesta, dirigenti che non potevano non sapere o che addirittura sono stati già chiamati in causa da altri: tra questi, il segretario generale "permanente" e responsabile dell'Ufficio legale, Francesco Chiappetta; il capo del Personale e della Security interna, Gustavo Bracco; il responsabile degli Affari generali, Giancarlo Valente; il capo degli Acquisti, Germanio Spreafico; e il capo degli Affari internazionali, Giampaolo Zambeletti. Spetterà alla magistratura verificare ed eventualmente accertare le responsabilità individuali. E comunque, fino a un giudizio definitivo nessuno potrà considerarli colpevoli di alcunché. Resta il fatto però che, almeno sul piano dell'opportunità, questa situazione di stallo non giova certamente alla trasparenza, all'immagine e alla credibilità dell'azienda. è dall'avvento di Tronchetti Provera e di Bondi, e cioè dal 2001, che inizia infatti la stagione degli "spioni", sotto la regia di Giuliano Tavaroli - ex carabiniere, capo della Security prima alla Pirelli e poi a Telecom - arrestato per le intercettazioni illegali. Il primo passo, come abbiamo ricordato in un altro articolo, è la rimozione di due manager ancora in attesa di una riabilitazione - l'ex segretario generale Vittorio Nola e l'ex capo della sicurezza Piero Maria Gallina - in forza di una presunta bonifica ambientale e del ritrovamento di una falsa "cimice", entrambi già spiati in precedenza. Ma l'ultima ordinanza del gip di Milano rivela addirittura lo spionaggio di alcuni funzionari dell'Antitrust, tra cui il responsabile del settore, Giovanni Calabrò (figlio dell'attuale presidente dell'Authority sulle Comunicazioni), con le relative spese scaricate da Pirelli a Telecom. C'è materia più che sufficiente, come si vede, per puntare i riflettori sull'avvicendamento al vertice dell'azienda: non solo nell'interesse degli azionisti, grandi e piccoli, ma soprattutto dei circa 25 milioni di utenti che usano la sua rete telefonica fissa. Finora, il Comitato di controllo interno non è riuscito a fare chiarezza su questo intrigo. In attesa delle decisioni della magistratura, converrà perciò che intervengano il ministero e le competenti Autorità di garanzia per illuminare il "lato oscuro" del caso Telecom. (sabatorepubblica. it).

 

 

 

Bergamini: informazione malata parlerò dopo aver letto le carte (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Repubblica, La" del 01-12-2007)

Caso Rai-Mediaset Bergamini: informazione malata parlerò dopo aver letto le carte ROMA - Sul suo diario personale in Internet, la Bergamini si dice vittima di un "modo malato di fare informazione". E motiva il suo rifiuto di rispondere, per il momento, al Comitato Etico Rai e agli ispettori dell'Internal Auditing sul caso delle intercettazioni. Non è - dice - indisponibilità a collaborare. Bergamini non vuole rispondere sulla base degli articoli che riprendono la sintesi che la Finanza ha fatto delle intercettazioni. Aspetta l'integrale delle conversazioni, che lei stessa porterà in Rai, per replicare "nel merito". Su sua richiesta invece è stato sentito ieri il direttore del Tg5 ed ex direttore del Tg1 e del Tg2, Mimun. Davanti agli ispettori Rai, Mimun ha detto che il suo Tg1 e il suo Tg2 hanno sempre sconfitto i notiziari concorrenti di Mediaset. "Nessuna collusione mai", dunque. Mimun ha ricordato di aver assunto solo precari delle testate Rai e di aver gestito il budget in economia.

 

 

 

CELENTANO E BENIGNI INSEGNANO ALLA RAI CHE LIBERTÀ E AUTONOMIA SONO D'ORO (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 01-12-2007)

Stai consultando l'edizione del CELENTANO E BENIGNI INSEGNANO ALLA RAI CHE LIBERTÀ E AUTONOMIA SONO D'ORO Piersilvio dice che la Rai non ce l'ha fatta ed è contento che Mediaset l'abbia spuntata. Spieghiamo per chi non sa: siamo in periodo di garanzia, fascia temporale nel corso della quale gli investitori valutano la capacità di cattura delle reti e di conseguenza piazzano i loro spot, e cioè i soldi che servono a tirare avanti la baracca. Per un soffio, ma Piersilvio ha il diritto di gioire, lui che, sulla carta, come imprenditore puro è tenuto a concentrarsi sul guadagno. Noi non pensiamo che la Rai debba sottrarsi a questa regola del mercato, ci pare tuttavia opportuno che la cultura produttiva della tv pubblica non debba avere un solo dio. Fantasia, creatività, intelligenza non sono figli del denaro, non sono colf d'impresa: questo lo si sarà capito davanti ai silenzi di Celentano come davanti al fiume di parole di Benigni. Ma non c'è solo questo. Questi due flash tv hanno illuminato una caratteristica operativa che la Rai ha dimenticato e che Mediaset può trascurare senza affanni: l'autonomia produttiva, la libertà di cui ogni artista, ogni visionario dovrebbe godere nell'allestimento - sceneggiatura e stile di messinscena - del "suo" territorio creativo. È il solo modo per infrangere l'omologazione, per mandare al diavolo quella riproduzione infinita di moduli sempre più uguali che hanno ucciso, anche in tv, fantasia e libertà, carattere e originalità. Toni Jop.

 

 

 

Un'altra Tv è possibile (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Manifesto, Il" del 01-12-2007)

Norma Rangeri Se vogliamo metterla alla maniera di Berlusconi, potremmo dire che il partito del popolo ieri, in sole due ore, ha raccolto 18 milioni di firme (cifra approssimata per difetto), triplicando la fantomatica sottoscrizione ai gazebo. Se la pensiamo come Prodi allora dovremmo constatare che il 29 settembre del 2007 si è svolto il più grande family-day della storia. Naturalmente stiamo parlando dell'audience che giovedì sera si è riunita davanti al piccolo schermo per assistere alla mirabolante performance di Roberto Benigni (Raiuno) e al gran finale della fiction sulla mafia (Canale5). Così come, due giorni prima, erano stati 9,5 milioni i telespettatori che avevano seguito la serata Celentano. Diciotto milioni di telespettatori distribuiti abbastanza omogeneamente tra nord-ovest, nord-est e centro-sud. La poderosa concentrazione di attenzione su prodotti che nulla hanno a che vedere con quel che quotidianamente offre il convento televisivo, conferma il potenziale represso della tv esaltandone il ruolo di catalizzatore di una domanda, pressante quanto inascoltata, di un consumo culturale di qualità. SEGUE A PAGINA 15 1 Tanto più sorprendente in una società bombardata dal modello televisivo berlusconiano, assorbito e riprodotto dal servizio pubblico. Per un paese fortemente condizionato da una minima percentuale di lettori di quotidiani, l'esistenza di una sterminata platea che rifiuta di essere trattata come una massa di consumatori senza voce, chiedendo, al contrario, di essere considerata con il rispetto dovuto ai cittadini, è un patrimonio politico. Quante volte abbiamo sentito dire dai manager del nostro sistema mediatico (pubblico e privato) che la gente vuole solo veline e reality? Che l'offerta di spazzatura è la risposta alla domanda? Quel che è successo questa settimana, prima con Celentano, poi con Benigni e lo sceneggiato sulla mafia, è l'esempio dell'esatto contrario. Del resto ormai il re è così nudo che persino i documenti ufficiali lo hanno capito: "L'offerta - si legge nel recente piano editoriale presentato dal direttore generale Rai, Claudio Cappon - viene vissuta come uno degli elementi di impoverimento culturale della società". Dieci milioni di persone che rimangono incollate alla tv fino a tarda ora per capire e divertirsi guardando e ascoltando Dante, sono il cuore di un paese che ancora spera e fa sperare. Tanto più brucia l'inerzia con cui il centrosinistra al governo ha finora trattato la più grande azienda culturale, riducendola a una succursale di Montecitorio, con dosi massicce di mezzibusti e bellimbusti, culi e tette, politici da salotto e conduttori-maggiordomo. Sempre rinviando la riforma del sistema televisivo, continuando a tenersi alla larga da un radicale cambiamento nel criterio di selezione dei manager, scegliendo i giornalisti più affidabili, licenziando quelli non addomesticabili (Berlusconi), o relegandoli al ruolo di fiori all'occhiello (gestioni centrosinistre). Se "la Rai è arrivata al capolinea", come ha recentemente ammesso il presidente Petruccioli, se ha le casse vuote e il morale a pezzi, deve ringraziare l'accanimento e la voracità con cui centrodestra e centrosinistra l'hanno umiliata spogliandola di ogni funzione civile, imbottendola di pubblicità, consegnandola al mercato di Endemol (oggi Mediaset). In un'intervista all'Espresso, Giovanni Minoli racconta che negli ultimi dieci anni la Rai ha perso quasi 12 punti di share mentre il suo deficit tendenziale vola verso i 500 milioni di euro. Miracolosamente, aggiungiamo noi, l'azienda di Cologno ha le tasche gonfie. E la lista non è completa: il cda di viale Mazzini non riesce a riunirsi perché non sa se al tavolo si deve sedere il consigliere Petroni (berlusconiano) o il collega Fabiani (veltroniano); i consiglieri di centrodestra sono sotto giudizio del tribunale per l'affare-Meocci; la Corte dei Conti chiede agli ex direttori generali di restituire premi e gratifiche; gli organismi europei ci stanno per rovesciare addosso salatissime multe perché non abbiamo cambiato la legge Gasparri sulle tv. Servirebbe un centrosinistra all'altezza dell'audience. Dobbiamo accontentarci di Marco Follini, l'uomo delegato da Veltroni a occuparsi di Rai. Norma Rangeri.

 

 

 

Rai, il sonno della ragione (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 01-12-2007)

Stai consultando l'edizione del Rai, il sonno della ragione Nando Dalla Chiesa E così la vicenda Rai-Mediaset inizia a produrre qualche sanzione per chi si è maggiormente macchiato dell'antico (e ignobile) reato di "intelligenza col nemico". Benissimo. Sullo sfondo resta però un interrogativo amaro e più generale: ma dove finiremo? Si dovrà forse intercettare l'Italia intera, Palazzo per Palazzo, giorno dopo giorno, dovremo disseminare cimici dappertutto, per comprendere le dinamiche sociali e politiche che si squadernano davanti a noi? Perché questo è il punto dopo le rivelazioni sulla tivù una e bina dell'era berlusconiana. Come se un provvidenziale fascio di luce ci avesse illuminato una realtà nascosta e insospettabile. Mentre invece, vogliamo dirlo?, la vera notizia che ci arriva da quelle trascrizioni giudiziarie non è la fine del mercato televisivo o la trasformazione dell'informazione da "cane da guardia della democrazia" in "cane da guardia del padrone". La vera notizia è la abdicazione dell'opinione pubblica ai suoi compiti primari: quelli di leggere, di capire, di criticare i fatti e i comportamenti che attentano al bene comune e all'interesse collettivo nel momento in cui i fatti e i comportamenti sono in corso. Strano, bizzarro paese, questo. In cui si continua a declamare che la storia non la si può fare nei tribunali, che la politica non può cedere il suo primato alla magistratura, che le carte giudiziarie non possono esaurire la complessità degli accadimenti, o che il diritto penale non può sostituirsi alla critica morale e politica. E in cui però, puntualmente, solo gli atti giudiziari, solo le intercettazioni telefoniche sembrano abilitati a rivelare ciò che all'intelligenza delle persone dovrebbe invece rivelarsi per la pura concatenazione logica dei pubblici fatti. Il peso che le intercettazioni telefoniche finiscono per avere nella nostra capacità di ricostruire ambienti culturali, pubbliche vicende, intrecci perversi di interessi, è direttamente proporzionale alla nostra inettitudine a svolgere quelle ricostruzioni per altre vie. Ossia partendo dai dati, dai puri dati di fatto. Per associarli secondo logiche plausibili o incontrovertibili. Insomma, quando sarà passata la buriana mediatica sulle intercettazioni Rai, così come su quelle del caso Bnl-Corriere-Popolare di Lodi, a me pare che la vera, più scomoda responsabilità che ci viene consegnata non sia tanto quella di analizzare le relazioni di potere disegnate dai dialoghi tra i protagonisti, corredati da qualche corsara informazione sulla privacy di questo o quell'intercettato. E tanto meno sia quella di discettare stancamente se la pubblicazione delle intercettazioni in questione fosse da vietare. La vera responsabilità è un'altra: capire perché - perfino all'interno della Rai! - abbiamo bisogno di quelle intercettazioni per raccontarci senza mille timori come sia degenerato nei cinque anni di governo berlusconiano il rapporto tra Rai e Mediaset. Ma perché, vien da chiedere, il fatto che una pattuglia di direttori e funzionari dell'impero Mediaset fosse stata all'epoca scaraventata di peso nel servizio pubblico, a quale disegno poteva mai essere ricondotto se non a quello di fare delle due grandi aziende televisive un unico sistema alle dipendenze del capo del governo? E noi non avevamo saputo con tanto di notizie ufficiali di quei trasferimenti indecenti, e non avevamo visto con i nostri occhi la qualità dell'informazione che ne era scaturita? E ancora: che cosa pensavamo che fosse andata a fare in Rai la ex assistente personale di Silvio Berlusconi, forse a garantire la correttezza e l'imparzialità dell'informazione Rai nei confronti del suo antico (?) padrone? E non avevamo visto lo scadimento progressivo dei programmi Rai, la resa della tivù pubblica alle ragioni della tivù privata, il suo crollo qualitativo, la sua inferiorità perfino sui generi di impegno civile (la fiction su Borsellino)? E ancora: perché mai la Rai avrebbe dovuto obbedire all'editto contro Biagi e Santoro e Luttazzi (il reprobo neanche nominato correttamente, e perciò il più perseguitato) se non perché profondamente infeudata alle volontà di Berlusconi, ben al di là dell'influenza che può esercitare sul servizio pubblico un capo del governo? E a chi faceva comodo la trasformazione della politica in teatrino, la riduzione della politica a una compagnia di giro, a Porta a Porta come a Ballarò? E c'è davvero bisogno di sapere da una intercettazione telefonica che Bruno Vespa nominerà "il Dottore" ogni volta che sarà opportuno? Davvero bisogno, voglio dire, per cogliere una disponibilità di quella trasmissione a offrire ogni debito sostegno al generoso editore del conduttore? Ma perché, non era bastato, per capirlo, il Cesare Previti appena condannato da un tribunale della Repubblica ospitato in tivù per attaccare in diretta i suoi giudici senza che alcuno di loro potesse (ovviamente) esercitare un informato contraddittorio? Quando mai si erano viste scene del genere nella non eroica storia di Raiuno? Davvero, ripeto, dovevamo attendere le intercettazioni per sapere e per capire? E Sanremo? Sanremo come crocevia delle due aziende? Sanremo dove Berlusconi, dopo le rimpatriate estive in Sardegna, aveva piazzato Tony Renis nella veste di direttore artistico? Ci voleva molto per capire quale unità di interessi e di volontà ci fosse dietro una scelta indecorosa e di cui, senza disporre di intercettazioni, questo giornale e il sottoscritto denunciarono il senso culturale e politico? Il guaio è che sempre più ci stiamo disabituando a usare l'arma vitale dell'intelligenza critica. Che stiamo deponendo le armi che madre natura ci ha elargito, sia pure in misura più o meno generosa, affinché non viviamo come vittime o garruli idioti il nostro tratto di storia. C'è davanti a noi una contraddizione stridente. Si immaginano e si descrivono ogni giorno raffinate e fantastiche trame che avvolgerebbero la politica e gli stessi mezzi d'informazione. I retroscena della caduta prossima ventura - domani, dopodomani - del governo. Le argute dietrologie secondo cui la cattura di ogni grande latitante renderebbe la mafia ancora più forte. E al tempo stesso, mentre si scava e si dà di bulino dentro l'immaginazione svolazzante, si voltano gli occhi di fronte a ciò che sta a terra e ha sostanza visibile. Non solo. Si prendono le distanze da coloro che non voltano gli occhi. E li si rimbrotta perché hanno l'ardire di vedere, non si sa mai che ci facciano fare la figura dei conniventi o dei pavidi o degli opportunisti. Il gioco dei ruoli richiede, impone che siano loro, quelli che vedono e colgono i segni della materia, a essere messi sotto accusa. Imputati di trasformare la storia in un complotto permanente, di non sapere leggere la complessità delle umane vicende, le alleanze involontarie (che esistono, per carità), le casualità (che esistono, per carità); di vivere di sospetti e di veleni. La ricordate la storia del regime? Che cosa dite, voi? Che una democrazia dove il parlamento viene piegato ogni giorno, dall'inizio alla fine della legislatura, alle esigenze giudiziarie del capo e dei suoi amici e dove il 90 per cento dell'informazione televisiva è piegata alle ragioni dello stesso capo, porta o no, in sé, qualche germe di regime? Ve la ricordate quella discussione oziosa sul regime sì - regime no, per spiegarci che siccome un po' di democrazia restava in piedi, il rischio del regime non esisteva? Vi ricordate con che fastidio, con che albagia sussiegosa, veniva trattato chi denunciava il rischio dell'involuzione totalitaria? Purtroppo il mondo si divide per tre: quelli che, anche a prezzo di non apparire dialoganti e di non andare in tivù, le cose le vedono, anche se non hanno a disposizione atti giudiziari o lenzuolate di intercettazioni telefoniche sui giornali; quelli che le cose le vedono solo quando arrivano gli atti giudiziari e le intercettazioni telefoniche (e che in genere sono proprio quelli che lamentano l'espropriazione di ogni funzione politica da parte della magistratura); quelli che quando ci sono le intercettazioni, gridano che non bisogna pubblicarle (e non c'è bisogno di avere nuove intercettazioni telefoniche per capire perché lo fanno). La verità è che quando, attraverso le combinazioni chimiche che solo la storia sa inventare, nascono e muoiono i regimi, alla fine c'è sempre una sola, grande domanda che si impone: come è potuto accadere? Semplice: perché la ragione è andata a dormire. E lo spirito di libertà l'ha seguita a ruota. I documenti segreti più che svelare i fatti svelano soprattutto la profondità di quel sonno. www.nandodallachiesa.it.

 

 

 

OCCHIO A QUESTI DUE (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Libero" del 01-12-2007)

Prima pagina 01-12-2007 OCCHIO A QUESTI DUE di FAUSTO CARIOTI Non c'è bisogno della foto con bacio in bocca, tipo quelle che immortalavano i capi sovietici quando incontravano gli sventurati leader di qualche Paese satellite. L'inciucio tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni è nei fatti, è scritto dal destino che, in questa fase, si è divertito a metterli uno accanto all'altro. Così diversi, così vicini. Ed è inevitabile che il prezzo di questa loro intesa implicita finisca per essere pagato tutto, a caro prezzo, da Romano Prodi. Un po' per pudore (quello di Veltroni nei confronti del governo sostenuto dal suo partito) e un po' per normale ipocrisia (in politica talvolta è una qualità), Silvio & Walter non possono dire davanti alle telecamere tutte le cose che adesso li uniscono. Che sono tante. Primo. Ambedue vogliono riscrivere le regole del gioco a loro vantaggio. Vogliono che sia introdotta, al più presto, una nuova legge elettorale, che consegni a quello dei loro due partiti che prenderà più voti la più larga maggioranza possibile. Siccome i seggi alla Camera e al Senato sono quelli che sono, questa operazione può essere fatta solo a spese degli altri partiti, cioè di quelli che, sino ad oggi, sono stati i loro alleati. Con i quali il leader del costituendo partito delle libertà e quello del neonato partito democratico non vogliono più sentirsi obbligati a stringere accordi. "Mai più alleanze forzose" è lo slogan della strana coppia nata ieri a Montecitorio. Non a caso, il confronto partirà dal sistema tedesco-spagnolo ideato da Salvatore Vassallo. Sponsorizzato da Veltroni, e nella sostanza gradito anche a Berlusconi, serve proprio a questo: caratterizzato da circoscrizioni piccole, avvantaggerebbe i grandi partiti, dando loro un "premio di maggioranza implicito" tanto più alto quanto più grande è il partito. Una sigla che riuscisse a prendere il 38-39% dei voti potrebbe ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. Il leader di questo partito sarebbe, automaticamente, il primo ministro. In altre parole, Berlusconi e Veltroni vogliono che quello di loro due che vincerà le prossime elezioni possa restare a palazzo Chigi per cinque anni senza dover subire, ogni giorno, i diktat di un Clemente Mastella o di un Oliviero Diliberto. Ma se questa volontà di creare un partito costruito sulla figura del leader è normale, e persino ostentata, nel caso di Berlusconi, lo è assai meno per Veltroni, dalle cui parti c'è sempre chi considera simili "derive" cesaristi che una lesione alla democrazia. Niente spazi al centro Secondo. Entrambi vogliono che il prossimo sistema elettorale impedisca la creazione di un nuovo centro che faccia da ago della bilancia tra i due schieramenti. Per riuscirci, dovranno giocare di sponda sia tra loro, sia con i loro alleati a destra (nel caso di Berlusconi) e a sinistra (nel caso di Veltroni). Gli spazi per trovare un'alchimia che torni comoda ai due grandi, strozzi nella culla i piccoli al centro e non penalizzi troppo i partiti collocati alle estremità ci sono tutti. Terzo. Per ambedue è indispensabile che la legislatura termini prima della scadenza naturale. Restare a bagnomaria sino al 2011 sarebbe un suicidio politico. Per Veltroni, perché ogni giorno in più che governa Prodi il centrosinistra perde voti. E per Berlusconi, classe 1936, perché l'ana grafe è quella che è. Silvio vuole che si vada a votare nel 2008, ma gli va bene anche il 2009. Walter punta alle elezioni nel 2009, dopo aver fatto qualche ritocco alla Costituzione. Ma non si metterebbe a piangere se si dovesse votare nel 2008. Quarto. Berlusconi e Veltroni possono persino permettersi il lusso di non trovare un accordo per cambiare la legge elettorale. A differenza dei loro alleati, hanno a disposizione un'alternativa pronta a premiarli pure se non combinano un tubo. È il referendum voluto da Mario Segni e Gio- vanni Guzzetta, che punta a ridurre il numero dei partiti assegnando un premio di maggioranza nazionale, in ambedue i rami del parlamento, alla lista che prende più voti, e non più alla coalizione vincente. Le firme necessarie per chiedere il referendum sono state raggiunte e certificate. Se, a gennaio, la corte costituzionale darà il via libera (e le voci che filtrano in questi giorni fanno ben sperare per i referendari) e se nelle settimane seguenti non si troverà una larga intesa per una nuova legge elettorale (ed è chiaro che nessun accordo si potrà fare senza i due partiti principali), in primavera si andrà a votare per cambiare le regole del gioco. Si può scommettere sin d'ora che la Rai di Veltroni e la Mediaset di Berlusconi non faranno come in altre occasioni, e daranno ampia pubblicità al referendum. È vero, come sostengono gli avversari del quesito referendario, che un simile meccanismo elettorale favorirebbe la creazione di grandi liste eterogenee. Partiti e partitini, in parole povere, "fingerebbero" di allearsi per trarre il massimo vantaggio possibile dalla legge elettorale, ma subito dopo il voto ogni componente formerebbe il suo gruppo parlamentare, e il quadro politico sarebbe frammentato proprio come oggi. Ma Berlusconi e Veltroni, guarda caso, hanno pensato anche a questo. Tra i punti sui quali ieri si sono trovati d'accordo, c'è la riforma dei regolamenti parlamentari: al Senato e alla Camera non sarà più possibile creare gruppi ai quali non corrisponda un partito candidato alle elezioni. Insomma, Berlusconi e Veltroni si trovano in quella che gli esperti di teoria dei giochi chiamano situazione "win-win": comunque vada, ne usciranno ambedue vincenti. Se riusciranno a cambiare la legge elettorale, lo faranno a loro uso e consumo. Se non ci sarà alcun accordo, il referendum lavorerà per loro. In ogni caso, il giorno dopo che la nuova legge sarà entrata in vigore, tutto sarà pronto per il pensionamento di Prodi e il ritorno alle urne. Silvio ha un vantaggio in più Per Berlusconi, poi, l'intesa con Veltroni offre un motivo d'interesse in più. La doppia minaccia di una legge elettorale che premia i partiti più grandi e del referendum potrebbe indurre qualcuno dei "piccoli" che appoggiano il governo, tipo Mastella, a scegliere la terza strada: far saltare il governo e la legislatura, in modo da evitare il voto referendario. A questo punto, Berlusconi avrebbe vinto comunque, ottenendo il ritorno alle urne dopo appena due anni passati all'opposizio ne. Avrebbe solo il compito di ricucire con gli alleati. Anche per questo, si è guardato bene dal rompere una volta per tutte con Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini. L'ACCORDO SULLE RIFORME RIFORMA ELETTORALE Il Pd ha sempre sostenuto il cosiddetto "Vas sallum", il sistema elaborato dai costituzionalisti Vassalli e Ceccanti che consiste in un proporzionale con sbarramento che mette insieme i sistemi tedesco e spagnolo. In pratica un proporzionale alla tedesca con collegi molto piccoli che favorirebbero i partiti maggiori. Ieri Berlusconi si è detto favorevole al Vassallum, sul quale potrebbe esserci l'accordo. REGOLAMENTI PARLAMENTARI Accordo anche sulla riforma riforma dei regolamenti parlamentari: si punta a vietare la costituzione di gruppi parlamentari diversi da quelli che si sono presentati alle elezioni. Lo scopo è evitare che, una volta raggiunto l'obiettivo di farsi eleggere, le forze politiche si frantumino aumentando la capacità di ricatto dei singoli. Inoltre verrà introdotto il diritto di precedenza in Parlamento per i disegni di legge e i decreti del governo. RIFORME ISTITUZIONALI Il Cavaliere ha però escluso che si possa mettere mano anche alle riforme istituzionali perché "non ci sono i tempi tecnici". Sui contenuti proposti, però, Berlusconi si è detto favorevole perché "si torna a parlare delle stesse proposte che erano contenute anche nella nostra riforma della Costituzione". Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

 

 

 

Mimun ascoltato a viale Mazzini <Ho sempre battuto Mediaset> (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Libero" del 01-12-2007)

Italia 01-12-2007 Mimun ascoltato a viale Mazzini "Ho sempre battuto Mediaset" Clemente Mimun, direttore del Tg5 ed ex del Tg1, è stato ascoltato su sua richiesta dal Direttore dell'Internal Audit della Rai, Marco Zuppi, sul caso intercettazioni. Mimun ha ricordato di aver lavorato in Rai, in due diversi periodi, per 20 anni complessivi. "Tra il settembre del 1994 ed il settembre 2006", ha detto, "ho diretto per quasi 8 anni il Tg2, battendo sempre il concorrente diretto, cioè il Tg5 delle 13. Nel periodo successivo ho diretto il Tg1, battendo il mio avversario, il tg5 delle 20, per 50 mesi a 2. Nel mio percorso professionale in Rai", ha aggiunto Mimun, "si è registrato il massimo livello di concorrenzialità rispetto ai tg avversari, un rigoroso rispetto dei budget, l'esclusiva assunzione di precari interni (oltre 50) e non si è verificato mai alcun episodio di combine con la concorrenza, né per ragioni politiche, meno che mai per tecnicalità legate ai palinsesti. Il mio curriculum da direttore", ha concluso, "non registra neppure episodi di malversazioni economiche: rarissime, brevi e mirate trasferte realizzate in economia e, naturalmente, nessun lungo soggiorno in lussuosi alberghi. Alla Rai, che non mi ha contestato alcunché, ho confermato la mia piena disponibilità, anche ad essere riascoltato, in ogni momento". Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

 

 

 

La Rai cicala non batte la formica Mediaset (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giornale.it, Il" del 01-12-2007)

Di Maurizio Caverzan - sabato 01 dicembre 2007, 07:00 Stampa Dimensioni Invia ad un amico Vota 1 2 3 4 5 Risultato Eppure non è bastato. Dopo quattro anni consecutivi, l'autunno televisivo l'ha vinto Canale 5. I due fuoriclasse mandati in onda da Raiuno a tre giorni di distanza non sono stati sufficienti a ribaltare il risultato costruito con operosità da formica - tanti, buoni ascolti messi in cascina giorno per giorno - da Canale 5. Certo, il vantaggio dell'ammiraglia Mediaset sull'avversaria è sceso allo 0.3 per cento (22.8 contro il 22.5 nel periodo 16 settembre - 29 novembre), mentre prima dell'inizio della settimana di fuoco era dello 0.6. Dunque, recupero ma non rimonta. è stato "un tentativo solo formale" ha detto ieri al Giornale Piersilvio Berlusconi, costruito "grazie a due eventi singoli, privi o quasi di spot". In realtà, quei pochi che c'erano erano ben profumati. Ma il succo è un altro. E cioè che la Rai cicala ha tentato il rush sul filo di lana sparando la doppietta Celentano-Benigni, aprendo i cordoni della borsa per i cachet, ma comportandosi come una tv commerciale. A che cosa serve, sennò, piegare tutta l'immagine e le risorse dell'azienda per vincere un altro periodo di garanzia? Ha detto ieri un euforico Sandro Curzi, consigliere della Tv di Stato: "L'uno-due assestato dalla Rai alla concorrenza con Celentano e Benigni nel giro di una settimana conferma che, quando vuole e ce la mette tutta, il servizio pubblico è in grado di vedersela ad armi pari e di vincere con Mediaset sul piano degli ascolti". In realtà, come detto, la Rai ha vinto un paio di battaglie ma non la guerra. Quanto alla sua cifra di servizio pubblico, c'è qualcosa da rivedere. Qualche settimana fa, quando La7 mandò in onda Il sergente di Marco Paolini eliminando gli spot, molti commentatori, tra i quali il nostro Roberto Levi, scrissero che quella era un'operazione che avrebbe dovuto fare la Rai e che La7 aveva offerto una vera lezione da servizio pubblico. Ora la doppietta Celentano-Benigni è stata venduta come un unico kit anti-Canale 5. In realtà, un'operazione ibrida. Dal punto di vista della comunicazione e dell'immagine, una sorta di minotauro. Come del resto è e rimane la Rai, finanziata dalla pubblicità e dal canone. Invece i distinguo sono tanti e necessari. Il Molleggiato è andato su Raiuno per promuovere il suo disco e, solo indirettamente, ha rischiato di fare un favore all'ex nemico Del Noce. A differenza di Roberto Benigni che è stato protagonista di una performance di grande qualità, questa sì da servizio pubblico: appassionare dieci milioni di telespettatori con una lectura Dantis. Anche i suoi detrattori, a cominciare dal professor Sermonti, dovranno mettersi il cuore in pace. Dopo aver seguito Benigni nel suo viaggio all'Inferno non si può concordare con loro. Non è vero, infatti, che il pubblico che lo ascolta esce dai suoi spettacoli uguale a come è entrato. E l'altra sera se n'è avuta la conferma anche davanti alla tv. Pagina successiva >>.

 

 

 

La Rai cicala non batte la formica Mediaset pag.1 (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giornale.it, Il" del 01-12-2007)

La Rai cicala non batte la formica Mediaset di Maurizio Caverzan - sabato 01 dicembre 2007, 07:00 Stampa Dimensioni Invia ad un amico Vota 1 2 3 4 5 Risultato Fin qui le differenze. I tratti che avvicinano le due serate sono invece nel comune sbilanciamento antiberlusconiano. Se ai politici di sinistra Benigni ha riservato qualche buffetto, contro Berlusconi ha sfoderato qualche bordata di troppo, come quella su Bondi "falso come i bilanci delle sue aziende". Chissà in quale girone Dante metterebbe Benignaccio... << Pagina precedente.

 

 

 

Per il digitale nuovi canali e nuove tivù (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giornale.it, Il" del 01-12-2007)

Di Maddalena Camera - sabato 01 dicembre 2007, 07:00 Stampa Dimensioni Versione PDF Invia ad un amico Vota 1 2 3 4 5 Risultato da Torino "In Europa il 2007 è stato un anno di svolta per la tv digitale. Le trasmissioni in digitale via satellite, cavo e terrestre hanno superato quelle per la tv analogica". Lo spiega Andrea Ambrogetti responsabile relazioni istituzionali di Mediaset e consigliere di Dgtv, il consorzio per la promozione della tv digitale terrestre in Italia che ieri ha inaugurato a Torino la terza conferenza nazionale. Ma cosa è il digitale terrestre? In pratica il passaggio di tutte le trasmissioni tv dalla tecnologia analogica a quella digitale. "La crescita del digitale - dice Ambrogetti - è pari al 25% all'anno ma gli ascolti nel nostro paese sono ancora bassi". È per questo che Mediaset, l'azienda italiana che più ha investito nel digitale terrestre, ma anche la Rai, hanno ripensato le strategie. E dunque la tanto sbandierata interattività della tv digitale sarà sostituita da una offerta gratuita interessante. Per questo Mediaset ha lanciato proprio ieri Iris, canale digitale gratuito con film e programmi di intrattenimento, mentre già può vantare un buon successo per Boing, il canale per bambini. Mentre la Rai è pronta a lanciare 8 canali digitali tra il 2008 e il 2009. Quanto alla cifre, secondo una ricerca lo scorso giugno le famiglie dotate di decoder digitale erano 4,5 milioni contro i 5,8 milioni della tv satellitare (di cui 4,2 milioni abbonati a servizi pay). Per lo sviluppo del digitale terrestre il presidente di Dgtv Piero De Chiara ha sottolineato che a partire dal 2009 saranno venduti soltanto televisori che avranno il decoder digitale incorporato e saranno dotati di bollini bianchi per garantire le prestazioni dell'apparecchio. Chi non vorrà cambiare tv potrà acquistare un decoder che sarà a sua volta dotato di bollino blu.


 

 

 

ARTICOLI DEL 30-11-2007

Deborah Bergamini sospesa dalla Rai. Il dirigente del marketing della tv di ( da "Foglio, Il" del 30-11-2007)

[FIRMA]MARIA GRAZIA BRUZZONE ROMA Deborah Bergamini è stata sospesa da direttore del mark ( da "Stampa, La" del 30-11-2007)

Il futuro del digitale terrestre ( da "Stampa, La" del 30-11-2007)

Rai-mediaset, bergamini sospesa - aldo fontanarosa ( da "Repubblica, La" del 30-11-2007)

La super manager del cavaliere sul web diventa regina dei celti - antonello caporale ( da "Repubblica, La" del 30-11-2007)

Duopolio tv ( da "Riformista, Il" del 30-11-2007)

Patto Rai-Mediaset, sospesa la Bergamini ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-11-2007)

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 30-11-2007)

Intercettazioni Rai, sospesa la Bergamini ( da "Corriere della Sera" del 30-11-2007)

Mediaset, corsa ai contenuti ( da "Corriere della Sera" del 30-11-2007)

La vicenda ( da "Corriere della Sera" del 30-11-2007)

<Una vita in piazza Parlo a chi voglio, non ho tradito> ( da "Corriere della Sera" del 30-11-2007)

CHI LE HA VISTE? ( da "Libero" del 30-11-2007)

La Rai se ne lava le mani: paga solo Deborah ( da "Libero" del 30-11-2007)

Il centrodestra la difende: ora congelate tutta l'azienda ( da "Libero" del 30-11-2007)

Niente più telefonate per Deborah... Viale Mazzini, sospensione cautelativa dopo l'esplosione del caso Raiset in cui è coinvolta ( da "Unita, L'" del 30-11-2007)

Inciucio Raiset, Bergamini sospesa ( da "Manifesto, Il" del 30-11-2007)

Sospesa dalla Rai Bergamini apre blog ( da "Secolo XIX, Il" del 30-11-2007)

Inciucio Rai-Mediaset, sospesa la Bergamini Viale Mazzini: Misura cautelare . Ma è scontro ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-11-2007)

E Boselli si sfoga in Transatlantico ( da "Tempo, Il" del 30-11-2007)

Intercettazioni Rai, sospesa la Bergamini ( da "Giornale.it, Il" del 30-11-2007)

"Canale 5? Ha vinto la sua sfida" pag.1 ( da "Giornale.it, Il" del 30-11-2007)

Deborah finisce dietro la lavagna ( da "Opinione, L'" del 30-11-2007)

Intervista a Giorgio Gori / L'orgoglio di Gori ( da "Opinione, L'" del 30-11-2007)

Rai - Mediaset Bergamini sospesa ( da "Voce d'Italia, La" del 30-11-2007)

I rapporti fra Silvio Berlusconi e la magistratura non sono mai stati sereni. Per usare un eufemismo. Ora ci si mette anche Gianfranco Fini, alleato di ieri e avversario di oggi, a ( da "Liberazione" del 30-11-2007)

Provvedimento di sospensione cautelare per Deborah Bergamini, responsabile marketing strategico della Rai, coinvolta nelle intercettazioni telefoniche. Il provvedimento è stato dec ( da "Liberazione" del 30-11-2007)

<Si prega di non parcheggiare dal civico 32 al civico 84 nel giorno 10 novembre per riprese cinematografiche>. Non a Roma ma a Bari svariati divieti di sosta con questo messaggio c ( da "Liberazione" del 30-11-2007)

 

 

 

Articoli del 30 novembre 2007

Deborah Bergamini sospesa dalla Rai. Il dirigente del marketing della tv di (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Foglio, Il" del 30-11-2007)

Stato è stata sospesa "cautelativamente" dopo le intercettazioni del presunto patto Rai-Mediaset. Per il presidente della Vigilanza Landolfi (An), è una "decisione poco chiara".

 

 

 

[FIRMA]MARIA GRAZIA BRUZZONE ROMA Deborah Bergamini è stata sospesa da direttore del mark (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 30-11-2007)

Eting strategico, e anche da consigliere di amministrazione di alcune società collegate, fra cui Rai Trade. La Rai avrebbe tenuto volentieri riservata la cosa: non c'è riuscita, allora è intervenuta per precisare che "tecnicamente" non di sospensione vera e propria si tratta, cioè di un provvedimento disciplinare. L'ex segretaria di fiducia di Silvio Berlusconi, assurta ai vertici del servizio pubblico e protagonista delle intercettazioni dell'affaire collusioni Rai-Mediaset, è stata solo "dispensata" dal lavoro fino alla conclusione dell'inchiesta interna disposta dal direttore generale Cappon. Il quale assicura che l'azienda sarà "garantista fino in fondo", fermi restando "elementi di preoccupazione". Fra l'altro, chiariscono a viale Mazzini, la sospensione cautelativa - che non blocca lo stipendio - sarebbbe anche "a sua garanzia": permettendole di raccogliere documentazione utile per l'inchiesta. Un'indagine non brevissima. Solo i i riassunti delle intercettazioni stesi dai finanzieri e acquisiti dalla Rai, consisterebbero in migliaia di pagine raccolte in giganteschi faldoni, "20-30 volte di più" dei materiali che riguardavano Calciopoli e Valettopoli. Se poi la Rai riuscirà ad avere le intercettazioni "grezze", per ora in mano alla procura di Milano, i tempi si allungheranno ulteriormente, malgrado le assicurazioni di Cappon e del presidente Petruccioli. Bergamini, che sarebbe protagonista in gran parte delle intercettazioni, è stata subito sentita nell'inchiesta. Ma "non è stata molto collaborativa", riferiscono in Rai. Anzi, si sarebbe rifiutata di rispondere, al contrario degli altri personaggi sentiti finora (il suo vice Benassi e il suo superiore Nardello, Vespa e Fabrizio Del Noce) che avrebbero invece dato spiegazioni. E proprio questa chiusura, oltre al ruolo delicato, sarebbe stata all'origine della "dispensa". La sospensione comunque suscita polemiche. "Non si tratta di cercare capri espiatori, ma di sviluppare l'inchiesta interna che la Rai ha il diritto e il dovere fare in piena autonomia", osserva il ministro delle Comunicazioni Gentiloni, nel question time al Senato. Perplesso il presidente della Vigilanza Landolfi: "Sarebbe stato più lineare attendere la fine dell'indagine interna". Forza Italia, in testa Paolo Bonaiuti, capogruppo in Vigilanza, va oltre e parla di "processo sommario" e di "condanna preventiva decisa dai vertici di sinistra della Rai". Ironico il neoresponsabile informazione del Pd, Follini: "Immaginare che, se c'è stato inciucio televisivo, la Bergamini ne sia stata la regista è più fiction che realtà". L'ulivista Montino chiede che il provvedimento sia esteso ad altri. Ma in tanti, da Giulietti (Pd), al verde Lion, a Bellucci di Prc chiedono che si vada "alle radice" delle collusioni attuando "una una pulizia profonda in Rai". Mentre Giovanni Minoli denuncia: "L'azienda è allo sbando. Il dg ha un potere minimo. E larga parte del fatturato è controllata da Mediaset grazie a Endemol".

 

 

 

Il futuro del digitale terrestre (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 30-11-2007)

In contemporanea al debutto sul piccolo schermo del nuovo canale Mediaset "Iris" dedicato principalmente al cinema, si svolge venerdì 30 e sabato primo dicembre nella sala 500 del Lingotto la conferenza nazionale sulla televisione digitale terrestre, organizzata dall'associazione Dgtvì che riunisce Rai, Mediaset, Telecom, Italia Media, D-Free, Frt e Aeranti-Corallo. Al convegno, a cui si può accedere su invito, si fa il punto sull'offerta digitale in Europa e in Italia, analizzando anche alcune esperienze come quella delle prime aree "all digital" di Sardegna e Valle d'Aosta. L'appuntamento è alle 15,15 di venerdì 30 novembre, e alle ore 10 di sabato 1. Fra i momenti di rilievo il confronto tra Antonio Campo Dall'Orto di Telecom Italia Media, Luca Balestrieri della Rai, Federico di Chio di Mediaset e Maurizio Costanzo e la tavola rotonda "La via italiana al digitale terrestre" a cui partecipano Fedele Confalonieri di Mediaset, Claudio Cappon per la Rai, Marco Rosignoli di Aeranti-Corallo, Tarak Ben Ammar di D-Free, Maurizio Giunco di Frt e Pasquale Pistorio di Telecom. Conclude il convegno il ministro delle telecomunicazioni Paolo Gentiloni. \.

 

 

 

Rai-mediaset, bergamini sospesa - aldo fontanarosa (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Repubblica, La" del 30-11-2007)

Rai-Mediaset, Bergamini sospesa L'azienda: decisione temporanea. La Cdl: no a processi sommari Gentiloni: bene indagine, no capri espiatori. Forza Italia: processo sommario ALDO FONTANAROSA ROMA - "Sono dei momenti complicati". In Internet, sul suo diario personale, Deborah Bergamini commenta così la decisione che la Rai le notifica a prima mattina appena entrata a Viale Mazzini. "Lei è dispensata in via temporanea". Dispensata. La potente responsabile del Marketing della Rai è pregata di restarsene a casa, in attesa che l'azienda chiarisca i suoi comportamenti. Questo cartellino giallo è il primo effetto dell'inchiesta interna sulle telefonate tra i dirigenti Rai (di fede berlusconiana, come la Bergamini) e i dirigenti Mediaset. Bergamini continuerà a ricevere il suo stipendio. Mantenerla fuori dalla porta a vetri di Viale Mazzini è un atto di prudenza, una misura di cautela. Non si tratta, viceversa, di una sanzione disciplinare che arriverà eventualmente alla fine dell'indagine interna. Ce ne è abbastanza, però, per muovere decine di parlamentari, che si affollano nei Tg, chiamano le agenzie di informazione, le radio e i quotidiani. In sintesi, l'Unione chiede che venga tagliata la radice del male; mentre il Polo grida al processo sommario contro la dirigente. In Senato, il ministro Gentiloni condivide la linea della Rai: "Ha fatto bene a non minimizzare il caso". Poi però spiega che il governo non è a caccia di "capri espiatori". Al di là dei destini dei singoli dirigenti di Viale Mazzini, preme all'Esecutivo decifrare per davvero i contatti tra la Rai polista e il gruppo tv di Berlusconi: "Perché qui non siamo certo di fronte a contatti informali tra due aziende, tra Pepsi e Coca Cola. Qui sembra emergere un clima collusivo che puntava a presentare in un certo modo, ad esempio, il risultato delle elezioni del 2005". "Non partecipo al referendum pro o contro la Bergamini", aggiunge Marco Follini, responsabile Informazione del Partito democratico, "Ci sono procedure aziendali che vanno rispettate. Detto questo, se c'è stato inciucio televisivo, immaginare che Bergamini ne sia stata regista mi sembra più fiction che reality". I registi veri, insomma, sono parecchio, molto più in alto. Anche per questo Silvana Mura dell'Italia dei Valori invita ad affrontare la madre di tutte le questioni, e cioè il conflitto d'interessi incarnato da Silvio Berlusconi: "E' un messaggio che continuiamo a lanciare, ma che cade desolatamente nel vuoto". Giorgio Merlo (ex Margherita, ora nel Pd) fa da sponda alla parlamentare dipietrista: "Lei vuole sul conflitto quello che noi vogliamo, e senza alcuna esitazione". La Casa delle Liberta, invece, disegna un cerchio difensivo intorno alla Bergamini. Mario Landolfi di An, ex ministro ed ora presidente della Vigilanza Rai, si lamenta per la "procedura poco trasparente". Meglio sarebbe stato aspettare la fine dell'indagine interna e prendere, solo allora, un "provvedimento chiaro sulla dirigente: l'esclusione di ogni colpa oppure la sanzione disciplinare". "Noi siamo garantisti", dice Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, "per questo non condividiamo i processi sommari. La Bergamini ne ha appena subito uno". Dalla Lega, Dario Galli chiede ora di sospendere "tutti i dirigenti e giornalisti Rai che non siano stati assunti con un annuncio suo Corriere della Sera. La tv di Stato", ironizza, "verrebbe chiusa per improvvisa mancanza di personale".

 

 

 

La super manager del cavaliere sul web diventa regina dei celti - antonello caporale (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Repubblica, La" del 30-11-2007)

La super manager del Cavaliere sul web diventa regina dei celti Un blog dedicato a Cartimandua oggi chiuso. Il leader di Fi la allontanò per una fuga di notizie ANTONELLO CAPORALE ROMA - Tra Deborah e il suo tempo ci sono prati e sorgenti, un mondo di fiaba, una regina di nome Cartimandua, la signora dei Celti. Deborah Bergamini, trentaseienne poliglotta, di casa a Parigi, poi a Londra e a Milano e infine a Roma. Carina e bionda, cronista di nera, anche giornalista di finanza e di impresa, traduttrice, pure anchorwoman per il canale televisivo Bloomberg, e quindi ad Arcore impegnata a sviluppare il carattere multimediale della campagna elettorale di Silvio Berlusconi. Disciplinata, brava, concreta, attenta. Superlavoratrice, ossessiva nel dare ritmo alle sue giornate di lavoro, minuziosa nei dettagli. Capace, illuminata. Forse cattivella, che è sempre un buon segno. Francamente eccezionale. E così il passo successivo, in qualche modo conseguente: da Arcore a viale Mazzini. Vice capo e subito dopo capo del marketing della Rai. Consigliere di amministrazione di Rai Trade e anche della newco di Rai Internazional. Una realtà così esaltante ma anche sfibrante, nervosa, caotica. Per uscirne fuori, almeno di notte, Deborah ha cercato rifugio nel suo opposto: in una seconda life tonda, definitiva. L'immaginario trova finalmente il suo senso letterale e compiuto. La seconda vita è davvero alternativa alla prima: tutta e solo fantasy. Succede di rado. E' successo a Deborah. Spegneva il computer della Rai (ore 21.30 se andava bene; 23 se andava peggio) e accendeva il suo personale. Ogni sera, e l'ha fatto per anni, Deborah si svestiva del suo tailleur, e abbandonava il telefonino, i colloqui, segreti o banali, intercettati o meno, e agli inizi della notte, trasfigurata in Cartimandua, la regina dei Celti, conduceva la sua vita liberata e fantastica. Regina: "Il mio regno di prati verdi e impetuosi corsi d'acqua...". Eccetera, eccetera. Sulle orme di Tolkien. Non c'è più niente oggi, purtroppo. Solo il ricordo, la cache di Google e poco altro: "Cartimandua regina dei Celti non c'è più", scrive delusa la Bergamini. Lasciata a galleggiare per qualche settimana. Sospesa dal suo incarico, punita ma non condannata. Tenuta a mezz'aria, né dentro né fuori. Bergamini, dopo una violenta ma sintetica ribellione verbale ("mi sono sentita stuprata") ha chiuso una delle due sue vite. Ha scelto la seconda. "Era un personaggio di fiaba, abitava in un territorio libero, immaginario. Quello in cui ogni tanto mi piaceva fare qualche incursione di poesia e gioco. Ma gli accadimenti degli ultimi giorni, le intercettazioni pubblicate su Repubblica non mi consentono più di rifugiarmi in un mondo di sogno. Così Cartimandua lascia il posto a Deborah. E il mondo di Keltia deve lasciare spazio a quello reale". Ha forse ragione Marco Follini a rifiutare di immaginarla come la regista dell'inciucio televisivo: "Francamente mi sembra più fiction che reality". Certo è difficile pensare che l'asse Rai-Mediaset che ha sviluppato anche linguisticamente una crasi efficace, Raiset, possa essere passato tutto per le mani di Deborah. Che finora, a quel che si dice e si racconta, ha raccolto sul campo i meriti di una super segretaria velocemente traghettata in funzioni strategiche, nell'azienda concorrente a quella del proprietario di Mediaset, suo precedente datore di lavoro. Non vengono segnalate proiezioni di potere autonomo, né spicchi di dominio assoluto. E per di più il trasferimento romano è stato spesso commentato come la sanzione ricevuta dopo una fuga di notizie, sprigionatasi improvvisamente nel cielo di Arcore, sullo stato di salute del Cavaliere. Tutto (o quasi) quel che ora dunque intriga di Deborah Bergamini ruota intorno alla sua vita notturna e fantastica. E' il suo immaginario che appassiona, non il lavoro alla corte di Silvio. Quello si sa. Le telefonate certificano soltanto un giudizio preventivo condiviso, pacifico. Colpisce il nuovo, invece che il vecchio. Colpisce Tolkien, la regina, il linguaggio e il sogno di questa giovane e bella donna dai capelli biondi e il passo svelto. Colpisce di più che l'avventura nella Rai, appena arrestato, anzi sospeso, coincida con l'abbandono della sua vita più affascinante perché tenebrosa. Colpisce che Deborah ha tenuto la sua bocca cucita quando è stata interrogata, ma ha chiesto di scucirla "per un dibattito pubblico sulla vicenda", ai naviganti di internet che dovessero incontrarla nella piazza virtuale ("intercettazioni di conoscenze" è il suo nuovo blog). Ne sta intercettando parecchi di naviganti, e alcuni anche scorbutici: "Deborah (con l'acca) non sei l'unica che giocava... fatti forza e coraggio e fai i nomi".

 

 

 

Duopolio tv (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Riformista, Il" del 30-11-2007)

Sbagliato fare il referendum pro o contro la Bergamini Ha ragione Marco Follini, neoresponsabile dell'informazione per il Pd, quando sostiene di non voler partecipare al referendum pro o contro la giovane Bergamini, direttrice del marketing di Viale Mazzini, sospesa dopo lo scandalo delle intercettazioni sul duopolio collusivo Rai-Mediaset di questi anni. In sostanza, dice Follini, immaginare la sola Bergamini come colpevole regista dell'inciucio è pura fiction. Il punto vero è questo. Che si rischia, cioè, di fare dell'ex segretaria di Berlusconi poi sbarcata in Rai il capro espiatorio di una vicenda nota e stranota e venuta definitivamente a galla con lo scoop di Repubblica sulle conversazioni intercettate tra direttori e funzionari del servizio pubblico e della televisione commerciale (a proposito, perché non si vanno a monitorare le controprogrammazioni Rai ogni qualvolta Canale 5 lanciava una nuova fiction?). Non solo: presentare il conto alla sola Bergamini sarebbe esercizio di pura ipocrisia, a fronte della macerie lasciate dal duopolio collusivo. Sotto accusa sono intere stagioni che coincidono con l'avvento della Seconda Repubblica. Anni in cui, per usare le parole del presidente Petruccioli, la Rai è stata ripetutamente violentata. Ecco, ridurre tutto questo a un referendum pro o contro la Bergamini ci sembra fuorviante e anche un po' ridicolo. Chi ha sbagliato paghi, anche se in Italia non accade mai, ma in ogni caso risparmiateci il teatrino del capro espiatorio da immolare sui vari altari mediatici. Sulla base di quanto letto e ascoltato in questi giorni, la Rai andrebbe rifondata e bonificata dai partiti: un dibattito che tra l'altro va avanti da lustri senza approdare a nulla. E forse anche questo ci conferma il sospetto che la bufera politica scoppiata ieri sulla sospensione della giovane direttrice del marketing sia in realtà la solita canea gattopardesca. 30/11/2007.

 

 

 

Patto Rai-Mediaset, sospesa la Bergamini (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-11-2007)

Cronaca Italiana Pagina 109 "Misura cautelativa" decisa dalla tv pubblica Patto Rai-Mediaset, sospesa la Bergamini "Misura cautelativa" decisa dalla tv pubblica --> ROMA Sospesa Deborah Bergamini: è la prima decisione che la Rai ha preso dopo la pubblicazione delle intercettazioni da parte de La Repubblica sui rapporti tra Rai e Mediaset. Soddisfazione da parte della maggioranza per la rapidità dell'azione interna dell'azienda mentre il presidente della Vigilanza Mario Landolfi parla di decisione poco chiara, il gruppo di Forza Italia nella stessa bicamerale sostiene che si tratta di "un vero e proprio processo sommario". Lei commenta: "Sono momenti complicati". È lei del resto, allora responsabile del palinsesto Rai e oggi del marketing, la protagonista di quelle telefonate che sono state registrate nell'ambito dell'inchiesta sul fallimento Hdc, che pure coinvolgono altri nomi dell'azienda. Tutti sono stati ascoltati dal Comitato etico e dall'Internal auditing di Viale Mazzini ma pare che soltanto Bergamini abbia dimostrato un atteggiamento di scarsa collaborazione, anzi a Viale Mazzini dicono che non è voluta entrare nel merito e non avrebbe voluto riconoscere la legittimità di chi era seduto davanti a lei per rispondere alle domande che a suo avviso assomigliavano all'idea di un processo. Intanto la Rai precisa: non è "un provvedimento disciplinare", ma una "misura cautelativa".

 

 

 

Notizie in 2 minuti (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 30-11-2007)

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2007-11-30 num: - pag: 72 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Parla Sarkozy Intervista al presidente francese, Nicolas Sarkozy. Dice al Corriere, alla vigilia del suo primo vertice con l'Italia: "A chi mi critica rispondo che sono stato eletto per cambiare le cose ". Trasporti, giornata nera Oggi scioperi a tappeto per i trasporti. Città e collegamenti a rischio paralisi. Gravi i disagi per i cittadini. Indagata Letizia Moratti * Con Style: abbinamento obbligatorio (Corriere e 1,00 + Style e 0,30); con "Corriere Enigmistica" e 2,60; con "Winx - Il segreto del regno perduto" e 8,20; con "Storie e giochi Winnie the Pooh" e 9,20; con "Geronimo Stilton English!" e 10,20; con "Aspettando il Natale" e 11,20; con "Claudio Baglioni" e 11,20; con "La grande storia di Milan o Inter o Juventus" e 11,29; con "Computer & Web" e 14,20; con "L'Italia del '900" e 14,20; con "Il Diritto" e 16,20; con "Storia della civiltà europea" e 14,20; con "Il Mondo" e 2,50. Letizia Moratti è indagata per abuso d'ufficio a scopo patrimoniale nell'ambito dell'inchiesta sugli "incarichi d'oro" assegnati a consulenti esterni. La Procura contesta al sindaco di Milano di non aver rispettato i criteri di competenza e professionalità nella nomina dei consulenti. Esteri Russia verso il voto Il presidente Vladimir Putin si rivolge ai russi in tv e come capolista del suo partito esorta a votare per lui: "L'idea che tutto sia già deciso e che il cammino intrapreso verrà mantenuto è una pericolosa illusione". Politica Una sospensione alla Rai La Rai ha temporaneamente sospeso dal suo incarico Deborah Bergamini, la dirigente coinvolta nello scandalo delle intercettazioni. Al centro della decisione le telefonate tra la Bergamini, ex assistente personale di Silvio Berlusconi, e Niccolò Querci, anche lui ex assistente del leader di Forza Italia e all'epoca dei fatti numero tre delle televisioni Mediaset. Cronache Uccide il figlio "perché gay" Scarcerato il pensionato che ha ucciso a Monza il figlio ventinovenne, lo avrebbe fatto perché il giovane era omosessuale. Dieci anni di Viagra Sessanta milioni di pillole vendute in Italia: così il Viagra si avvia a compiere i dieci anni di vita nel nostro Paese. Ha rivoluzionato le abitudini sessuali e ora spopola fra i ventenni. Economia La sorpresa americana Più forte della crisi dei mutui subprime, l'America cresce del 4,9%. La Casa Bianca tuttavia frena. Economia & Carriere La pubblicità cambia forma Il mercato pubblicitario, e con esso la stessa natura del lavoro in pubblicità, cambia con l'espandersi delle nuove tecnologie. Creativi e manager affrontano le sfide del web, dei portatili, dei nuovi media. Cultura La lezione di Prodi Polemiche a Bologna per la decisione di invitare Romano Prodi a tenere l'annuale lettura promossa da Il Mulino. Il tema è "Per l'Europa", ma diversi degli 81 soci contestano il fatto che il relatore sia il capo del governo. Spettacoli L'Inferno di Benigni Roberto Benigni torna a Dante, l'autore prediletto. Ieri sera il suo recital- spettacolo su Raiuno. Tanta satira sui politici. Il film di Mereghetti Un esordio felice alla regia quello di Fabrizio Bentivoglio in "Lascia perdere, Johnny!". Sport Fiorentina, pareggio greco Coppa Uefa: in Grecia, contro l'Aek, la Fiorentina fa 1-1 ed è in testa al girone.

 

 

 

Intercettazioni Rai, sospesa la Bergamini (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 30-11-2007)

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2007-11-30 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE Il caso Viale Mazzini interviene sul presunto asse con Mediaset. Gentiloni: bene l'azione tempestiva, ma evitiamo capri espiatori Intercettazioni Rai, sospesa la Bergamini Misura "cautelare" dell'azienda contro il direttore marketing. Insorge il centrodestra La decisione presa "per consentire al Comitato etico di completare il lavoro". Forza Italia parla di "processo sommario, condanna preventiva voluta dai vertici di sinistra della tv pubblica". Polemico il consigliere Curzi: provvedimento poco chiaro ROMA - La Rai ha deciso di "dispensare temporaneamente la dottoressa Deborah Bergamini dal rendere prestazione lavorativa" fino alla fine del procedimento istruttorio che la riguarda. Non si tratta, spiega viale Mazzini, "di un provvedimento disciplinare ma di una misura cautelativa presa a tutela della Rai per consentire al Comitato etico e all'Internal Auditing di completare il lavoro". Nessuna misura è stata invece adottata per gli altri dirigenti, da Fabrizio del Noce a Carlo Nardello, Benito Benassi e Carlo Berti. L'allontanamento dal lavoro del direttore del Marketing dopo la vicenda delle intercettazioni che prefigurerebbero un "asse" Rai-Mediaset negli anni del governo Berlusconi ha suscitato diverse reazioni. Per Forza Italia (primo tra tutti Paolo Bonaiuti, seguito da tutto il gruppo berlusconiano in Vigilanza Rai) si tratta di un autentico caso politico nazionale, cioè di "un processo sommario, una condanna preventiva decisa dagli attuali vertici di sinistra della tv pubblica ". Massimo Baldini, sempre Forza Italia: "Sembra un avvertimento a tutti gli anticomunisti della Rai. Era fin troppo facile prevedere che a pagare sarebbe stata la dottoressa Bergamini, perché vicina a Forza Italia". Il presidente della commissione di Vigilanza, Mario Landolfi, An, parla di "scarsa trasparenza e linearità del provvedimento, si doveva sicuramente aspettare la fine dell'indagine interna". Il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni: "La Rai fa bene e a non minimizzare e ad agire tempestivamente" ma chiede che non si risolva tutto in "una ricerca di capri espiatori". Sandro Curzi consigliere Rai in quota Rifondazione, chiede un vertice solido "pena il dissolvimento definitivo dell'azienda" per la mancanza di scelte strategiche. Infatti definisce il provvedimento sulla Bergamini "una decisione- non decisione che ha generato perplessità sul piano della chiarezza e della trasparenza e che avrebbe potuto essere esaminata nella sede aziendale più alta, il consiglio di amministrazione". Che non è stato convocato perché si attende il Consiglio di Stato sulla vicenda Fabiani-Petroni. Una dimostrazione di quanto il vertice Rai non sia unito sulle misure adottate, indipendentemente dalle diverse sensibilità politiche. Anche Giovanni Minoli propone la sua analisi: "Da ben 14 anni viviamo polemiche e contrasti nati all'ombra del conflitto di interessi di Berlusconi. L'incesto tra Rai e Mediaset è la conseguenza di un problema mai risolto. Scandali e scandaletti si manifestano ciclicamente, in modo più clamoroso o sottotraccia a seconda delle fortune politiche del Cavaliere" P. Co.