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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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TARTICOLI DEL 21-31 luglio 2008       #TOP



Report "Mercato immobiliare"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Mercato immobiliare (36)


Indice degli articoli

Sezione principale: Mercato immobiliare

<Crisi immobiliare, occasione per riflettere> ( da "Libertà" del 21-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Ci consente di fermarci a riflettere sulle potenzialità inespresse della città e della provincia e puntare all'alta qualità degli immobili, di tutte le tipologie. Dobbiamo individuarne potenzialità e i vantaggi. Arrivando, infine, a una riflessione più profonda e stimolante sulla questione urbana, alla luce del particolare momento che attraversa il mercato immobiliare.

"In America il peggio è passato" ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 21-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: come il fatto che siete riusciti ad evitare la bolla immobiliare modelloUsa e le conseguenze dello "scoppio". Altri, come la Spagna, non ci sono riusciti". Torniamo agli Stati Uniti. Diceva che l'inflazione non è una minaccia. Però, come in Europa, è in crescita anche in America: ha raggiunto il 4% e perfino Bernanke si è detto preoccupato.

NON SERVE GRIDARE ALL'UNTORE ( da "Lavoce.info" del 21-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: è quindi la caduta della loro ricchezza finanziaria, che è per lo più investita in Borsa. Il terzo shock proviene dal mercato delle abitazioni. L'indice dei prezzi delle case americane ha subito per ora una flessione di quasi il 20 per cento, ma i contratti "futures" sulle case segnalano, di qui al prossimo anno, un'ulteriore flessione del 22 per cento.

Prezzi delle case, impennata a Bolzano ( da "Corriere Alto Adige" del 22-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: BOLZANOEPROV - data: 2008-07-22 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE La statistica Rapporto immobiliare 2008. Capoluogo caro come Firenze e Roma Prezzi delle case, impennata a Bolzano BOLZANO - Se nel 2007 in Italia si sono vendute meno case questo non è servito a far rallentare la crescita dei prezzi:

<IN AMERICA IL PEGGIO E' PASSATO> ( da "Wall Street Italia" del 22-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: come il fatto che siete riusciti ad evitare la bolla immobiliare modelloUsa e le conseguenze dello "scoppio". Altri, come la Spagna, non ci sono riusciti". Torniamo agli Stati Uniti. Diceva che l'inflazione non è una minaccia. Però, come in Europa, è in crescita anche in America: ha raggiunto il 4% e perfino Bernanke si è detto preoccupato.

Bush toglie il veto sugli aiuti ( da "Manifesto, Il" del 24-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: CRISI IMMOBILIARE Bush toglie il veto sugli aiuti Una notizia buona e una cattiva. Quella cattiva è che prosegue inarrestabile lo sboom della bolla immobiliare. Quella buona è che Bush ha deciso di far cadere il veto e firmare la legge che prevede un sostegno per contrastare la crisi del settore immobiliare.

Intervista a Luciano Passuti/ Il mercato in lieve flessione. I prezzi delle case non caleranno ( da "Opinione, L'" del 24-07-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: I prezzi delle case non caleranno di Graziano Girotti Si infittiscono le preoccupazioni per la tenuta del mercato della casa. Anche di recente lo Studio Gabetti ha parlato, dati alla mano, di tempi di vendita che si allungano. E Bologna è tra le città italiane dove questo fenomeno sta emergendo con più evidenza.

Italia, Ref rivede in calo Pil, vede debolezza strutturale ( da "Reuters Italia" del 24-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: "L'Italia non registra una bolla immobiliare paragonabile a quella americana o spagnola, nè le nostre banche paiono esposte alla crisi del subprime in misura particolare, e nè del resto lo shock sui prezzi delle materie prime sta innalzando la nostra inflazione più che nel resto d'Europa" dice il rapporto Ref.

ITALIA, REF RIVEDE IN CALO PIL, VEDE DEBOLEZZA STRUTTURALE ( da "Wall Street Italia" del 24-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: "L'Italia non registra una bolla immobiliare paragonabile a quella americana o spagnola, nè le nostre banche paiono esposte alla crisi del subprime in misura particolare, e nè del resto lo shock sui prezzi delle materie prime sta innalzando la nostra inflazione più che nel resto d'Europa" dice il rapporto Ref.

MUTUI:GROSS, SVALUTAZIONI FINO A $1.000 MILIARDI ( da "Wall Street Italia" del 24-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: altro uno dei pochissimi a suo tempo a prevedere il collasso legato all' esplosione della bolla immobiliare. Lo stesso Gross aveva in seguito confessato che la prospettiva di un imminente scoppio della crisi che è ufficialmente cominciata il 9 agosto dello scorso anno gli era improvvisamente diventata chiara mentre era impegnato in una seduta di Yoga.

ENERGIA: SPAGNA, GAS NATURAL PUNTA A UNION FENOSA /ANSA ( da "Wall Street Italia" del 24-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: frenata anche a causa dello scoppio della bolla immobiliare, con un taglio delle stime del Pil 2008 di sette decimali all'1,6% e una disoccupazione salita oltre il 10%. Non è un caso, si sottolinea, che nel suo iniziale comunicato Acs spiegava di aver intavolato colloqui "nel rispetto della politica del governo", con diversi operatori per il riordino del settore energetico nazionale.

Ecco i nuovi Patrimoni anti-crisi ( da "Italia Oggi (MarketingOggi)" del 25-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Per chi preferisce orientarsi sul più tradizionale degli investimenti rifugio, cioè sul comparto immobiliare, il consiglio degli esperti interpellati da Patrimoni è di puntare su Londra. La capitale britannica sta infatti reggendo l'urto della crisi d'oltreoceano, e a partire dal prossimo inverno i valori torneranno con ogni probabilità a crescere.

Ref, Italia fanalino dell'Eurozona ( da "Italia Oggi" del 25-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: stanno subendo i contraccolpi dello sgonfiamento della bolla immobiliare. Aumentano i rischi che gravano sulla crescita europea dell'anno in corso e sul 2009 (1,8 e 1,6%), anche se la tenuta del ciclo in Germania potrebbe attenuare la dimensione del rallentamento. L'aumento dell'inflazione (3,7 e 2,4% nei due anni) ha già sollecitato le aspettative,

Spagna sull'orlo della recessione, disoccupazione al 10,4% ( da "Milano Finanza (MF)" del 25-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: origine delle difficoltà spagnole c'è la crisi del settore immobiliare, proprio quello che ha in gran parte contribuito al boom degli ultimi 20 anni. La bolla è sul punto di scoppiare, tanto che ieri il governo ha annunciato che, sempre nel secondo trimestre, i prezzi delle case sono scesi per la prima volta in quasi dieci anni.

Quadri e case a Londra, ecco i nuovi beni rifugio ( da "Milano Finanza (MF)" del 25-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Si tratta infatti di griffe che nel corso dei prossimi anni potrebbero raggiungere la fama dei mostri sacri dell'orologeria, come Audemars Piguet, Jaeger Lecoultre o Cartier. Per chi preferisce orientarsi sul più tradizionale degli investimenti rifugio, cioè sul comparto immobiliare, il consiglio degli esperti interpellati da Patrimoni è di puntare su Londra.

Obama e l'Italia ( da "Giornale.it, Il" del 25-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Insomma ci sono 72mila "ricchi" che non godranno dell'esenzione Ici, su 31 milioni di immobili in Italia. Posto, come si capisce, che estendere lo sconto anche a costoro non sarebbe stato un salasso, resta il pop. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 30 ) " (4 votes, average: 2.25 out of 5) Loading .

Crisi mutui, negli Usa raddoppiano i pignoramenti delle case nel 2 trimestre ( da "Rai News 24" del 25-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Va aggiunto che molti americani proprietari di case che incorrono nelle procedure di pignoramento sono indotti a lasciare l' immobile in quanto trovano alloggi in affitto ad un costo più basso rispetto a quello del mutuo. Lo scoppio della bolla immobiliare viene così amplificato.

MUTUI: USA; PIGNORAMENTI RADDOPPIANO NEL SECONDO TRIMESTRE (2) ( da "Wall Street Italia" del 25-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Lo scoppio della bolla immobiliare viene così amplificato, anche perché in caso di rinuncia alla casa oggetto di pignoramento il titolare del mutuo può limitarsi semplicemente a dare le chiavi dell' immobile alla banca, senza pagare penali.(ANSA).

Annuncia: Il governo fa una politica di sinistra . Ma si dimentica di citare i tagli sulla sanità, l'immobilismo su prezzi, salari e pensioni ( da "Unita, L'" del 26-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Stai consultando l'edizione del Annuncia: "Il governo fa una politica di sinistra". Ma "si dimentica" di citare i tagli sulla sanità, l'immobilismo su prezzi, salari e pensioni.

Economie sotto choc: la soluzione è politica ( da "Denaro, Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: è quindi la caduta della loro ricchezza finanziaria, che è per lo più investita in Borsa. Il terzo shock proviene dal mercato delle abitazioni. L'indice dei prezzi delle case americane ha subito per ora una flessione di quasi il 20 per cento, ma i contratti "futures" sulle case segnalano, di qui al prossimo anno, un'ulteriore flessione del 22 per cento.

I successi di Zapatero hanno il trucco ( da "Giornale.it, Il" del 28-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: fossero semplice conseguenza di una spaventosa bolla immobiliare. Sì, adesso che ha costruito più di qualunque altro Paese europeo, la Spagna s'è accorta improvvisamente di un fastidioso dettaglio: nessuno compra più case. Il risultato è prossimo alla crisi: tutta l'industria connessa all'immobiliare sta frenando bruscamente, con il serio rischio di non riuscire a evitare la musata.

Gran Bretagna: i prezzi delle case scesi ai livelli più bassi degli ultimi 7 anni ( da "SpyStocks" del 28-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: com) - I prezzi delle case in Gran Bretagna sono scesi ai livelli più bassi degli ultimi sette anni a luglio. Lo ha comunicato Hometrack, aggiungendo di aspettarsi che il calo continuerà. Il costo medio di un immobile residenziale in Inghilterra a in Galles è sceso del 4,4% rispetto a un anno fa.

GB: PREZZI CASE CONTINUANO DISCESA, A LUGLIO -4,4% ANNUO ( da "Wall Street Italia" del 28-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Nei giorni scorsi e' stato diffuso il dato sul pil britannico nel secondo trimestre, che ha evidenziato un +0,2% congiunturale ed un +1,6% annuo. Sono in molti ad aspettarsi che la Gran bretagna possa finire in recessione, come conseguenza in particolare dello scoppio della bolla immobiliare. (ANSA).

Usa, la crisi degli immobili sarà lunga ( da "Giornale di Brescia" del 29-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: precisando che tuttavia il calo dei prezzi delle case potrebbe aiutare a stabilizzare il mercato. "Con i tassi di insolvenza e i pignoramenti in forte crescita e i prezzi delle case che continuano a scendere - ha spiegato Caruana - la fine della crisi per il mercato immobiliare non è visibile e il deterioramento si sta espandendo anche ai mutui prime".

Fmi, i mercati sono ancora fragili ( da "Italia Oggi" del 29-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: precisando che tuttavia il calo dei prezzi delle case potrebbe aiutare a stabilizzare il mercato. "Con i tassi di insolvenza e i pignoramenti in forte crescita e i prezzi delle case che continuano a scendere", ha spiegato Caruana, "la fine della crisi per il mercato immobiliare non è visibile e il deterioramento si sta espandendo anche ai mutui prime".

Spagna in piena crisi immobiliare ( da "Milano Finanza (MF)" del 29-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 2008 | Indietro Spagna in piena crisi immobiliare Mercati Globali Di Marcello Bussi nel regno unito i prezzi delle case scendono del 4,4%. In Germania fiducia ai minimi dal 2003 Le compravendite di abitazioni crollano del 34,3% su base annua. E il ministro Solbes ammette che la situazione è grave La situazione è "grave".

Cronaca di una crisi ignorata ( da "Unita, L'" del 29-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Tutto il mondo sta subendo questi contraccolpi - petrolio, bolla immobiliare e traumi finanziari - ma solo l'Italia cresce un terzo del resto d'Europa. Perché avviene tutto questo? Quali sono i problemi del Paese e quali politiche economiche andrebbero avviate per contrastarli? L'Italia soffre soprattutto per tre punti deboli.

IMMOBILIARE USA: ALTRO COLPO, PREZZI CASE -15.8% ( da "Wall Street Italia" del 29-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Di WSI Nel mese di maggio il rapporto S&P/Case Shiller, l'indicatore che monitora il prezzo medio degli immobili nelle 20 maggiori citta' americane, scende ancora al nuovo record negativo anno su anno. -->.

Il salotto della riviera ( da "Famiglia Cristiana" del 29-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: E questo ha fatto lievitare i prezzi delle case, al mare e in campagna. La facciata e il cortile del santuario di Loreto, ogni anno meta di oltre due milioni di pellegrini. D'altra parte la profonda unità tra il mare e il suo retroterra è la caratteristica di questo territorio.

Stati Uniti, a maggio crollo record: i prezzi delle case scendono del 17% ( da "Corriere.it" del 29-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Poor's/Case-Schiller (uno dei principali indicatori del settore immobiliare americano) ha fatto segnare una diminuzione record del 16,9%, rispetto allo scorso anno, secondo i dati misurati in 10 delle principali aree metropolitane statunitensi. Si tratta del maggior declino da quando l'indice è stato introdotto 21 anni fa.

USA: INDICE PREZZI CASE, A MAGGIO -15,8% (2) ( da "Wall Street Italia" del 29-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: inizio delle serie storiche (quindi almeno dal 2001) e indicano che la crisi immobiliare negli Usa non è ancora passata. L'indice è in calo dal gennaio del 2007, e continua a peggiorare visto che ad aprile 2008 si era registrato un calo del 15,2%. A inasprire la situazione negli ultimi mesi hanno contribuito le regole più stringenti nell'

Merrill Lynch svaluta Il prezzo delle case crolla ( da "Unita, L'" del 30-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Secondo i dati di uno dei principali indicatori del settore immobiliare americano, in maggio i prezzi delle case negli Stati Uniti hanno registrato un crollo record del 16,9%, il maggior calo da quando l'indice è stato introdotto 21 anni fa. I mercati più colpiti sono stati quelli di Las Vegas e Miami, entrambi con un declino del 28 per cento.

Usa, crollano ancora i prezzi delle case Ai minimi dal 2001 ( da "Eco di Bergamo, L'" del 30-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: indice Case-Shiller che misura il prezzo delle case nelle prime 20 città è crollato del 15,8% annuo in maggio. Si tratta del diciassettesimo calo consecutivo e del più marcato nella storia dell'indice. La rilevazione su base mensile ha visto una flessione dello 0,9%, mentre l'indice sulle prime 10 città è calato dell'1% congiunturale e del 16,

EFFETTO MUTUI, CROLLANO I PREZZI DELLE CASE USA ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 30-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Case-Shiller sui prezzi delle case nelle 20 maggiori città americane ha registrato a maggio una flessione del 15,8% su base annuale. Si è trattato del diciassettesimo calo consecutivo e del più marcato nella storia dell'indice. Ma nonostante il momento difficile per l'economia non accenni a passare, l'indice della fiducia dei consumatori statunitensi,

Spagna: nell'anno d'oro dello sport la Banca centrale vede nero ( da "Velino.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: disoccupazione salito ai livelli maggiori dagli ultimi tre anni e mezzo e il rischio concreto dell'esplosione della bolla immobiliare. Già a maggio le compravendite di nuovi alloggi sono calate del 34,3 per cento rispetto a un anno fa. Insomma, sembrano lontani i tempi in cui il premier José Luis RodrÍguez Zapatero annunciava il sorpasso della Spagna sull'Italia come reddito pro-capite.

Mutui, Bush firma il piano anti-crisi: pronti 300 miliardi $ ( da "Giornale di Brescia" del 31-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: alto indebitamento delle famiglie si farà sentire pesantemente nei prossimi mesi sul mercato immobiliare, trascinando al ribasso i prezzi delle case. È quanto sostiene l'ultimo report di Standard & Poor's che prevede flessioni delle quotazioni di un ulteriore 17% in Gran Bretagna, dopo il ribasso del 9,6% registrato rispetto ai picchi di agosto 2007.


Articoli

<Crisi immobiliare, occasione per riflettere> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Libertà" del 21-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

"Crisi immobiliare, occasione per riflettere" Cesare Maggi (Confindustria) esamina la situazione piacentina e italiana piacenza - Crisi del mercato immobiliare. Prezzi alle stelle e vendite in calo. L'allarme è scattato da tempo. Ci siamo rivolti a Cesare Maggi, caposezione dell'industria immobiliare di Confindustria, per capirne di più, per sapere come gravita il pianeta del mercato, sia a livello nazionale che locale, in una fase di stagnazione, che, forse - come sostiene lo stesso Maggi - invita ognuno di noi a riflettere per agguantare una reale ripresa. Quali sono le cause di una crisi internazionale che sembra travolgere il settore dell'immobiliare? "In questo periodo è impossibile negare l'esistenza di una fase di stallo e di rallentamento, dovuta in gran parte alle suggestioni del mercato finanziario internazionale e in particolare di quello americano. In Italia, però la situazione è diversa, il comparto finanziario non è stato causa di crisi profonde, cosa che si è verificata in altri Paesi, quali, ad esempio, la Spagna e l'Inghilterra. Una crisi che ha coinvolto in particolare coloro che si sono improvvisati esperti e imprenditori del settore, senza esserlo in realtà. Da due anni era evidente che avrebbe potuto prospettarsi una situazione di crisi, dovuta a un mercato contaminato dalla presenza di personaggi che con le loro speculazioni e le relative operazioni finanziarie, hanno danneggiato un mercato solido, forte e sano. Improvvisamente il mattone è diventato di "carta"". Quali potranno essere le ricadute a livello nazionale? "Questo rallentamento, che da noi fortunatamente non è equiparabile alla crisi d'oltreoceano, potrebbe avere alla lunga un impatto positivo sul mercato, poiché sono certo che in questa situazione saranno favoriti gli operatori che hanno sempre lavorato con professionalità e trasparenza. Come da tutte le situazioni difficili, emergeranno anche nel settore immobiliare solo coloro che operano con oculatezza, destino segnato invece per gli speculatori, chi, in fatto di qualità abitativa degli immobili, in questi anni ha costruito tanto e male. Fermo restando che il comparto immobiliare resta e rimarrà uno dei settori trainanti della nostra economia. Occorrerà però una maggiore trasparenza, una migliore qualità dei prodotti. In questo contesto i prezzi dovranno essere rideterminati già all'origine, ovvero partendo da un valore reale dei terreni e dei fabbricati". E la situazione piacentina? "La speculazione immobiliare di cui ho parlato poc'anzi, che ha trovato facile innesco nelle posizioni più prestigiose dei centri urbani maggiori e nelle metropoli, ora inevitabilmente va incontro a una perdita di potere economico. Anche gli indicatori più qualificati del sistema immobiliare individuano questi aspetti. La cosiddetta bolla immobiliare dunque non scoppierà nonostante la situazione dei mercati finanziari induca alla massima prudenza e alla restrizione del credito. La congiuntura attuale, però, può essere interpretata anche in chiave positiva per Piacenza e il suo territorio. Ci consente di fermarci a riflettere sulle potenzialità inespresse della città e della provincia e puntare all'alta qualità degli immobili, di tutte le tipologie. Dobbiamo individuarne potenzialità e i vantaggi. Arrivando, infine, a una riflessione più profonda e stimolante sulla questione urbana, alla luce del particolare momento che attraversa il mercato immobiliare. Perché il mattone rimane ancora l'investimento più sicuro". 21/07/2008.

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"In America il peggio è passato" (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 21-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

FINANZA pag. 19 "In America il peggio è passato" EUGENIO OCCORSIO "Quello di metà luglio è stata il terzo "ribaltone" del mercato di quest'anno dopo quelli di metà gennaio e metà marzo. Ma sarà l'ultimo. La sensazione di crisi comincia a dissolversi". Parla con grande sicurezza Bob Doll, vicepresidente e capo economista della BlackRock, la più grande società di gestione del risparmio del mondo con 1.428 miliardi di dollari amministrati al 30 giugno 2008. "Si cominciano a vedere segnali di recupero, e si sono aperte sul mercato opportunità di acquisto molto interessanti. L'indice Standard & Poor's, che adesso è sui minimi intorno a quota 1250, risalirà fino a 1450 entro fine anno". Eppure mentre parliamo le agenzie battono le ennesime notizie inquietanti: la Merrill Lynch ha riportato una perdita di 4,9 miliardi di dollari nel secondo trimestre, peggio delle aspettative, che portano a 19,2 miliardi il conto per la crisi dei subprime pagato dalla banca d'investimento. La stessa Merrill Lynch tra l'altro possiede il 49% della BlackRock, alla quale ha ceduto due anni fa la gestione dei patrimoni privati. BlackRock peraltro continua a macinare utili: nel secondo trimestre li ha aumentati del 23% sullo stesso periodo del 2007 arrivando a 274 milioni. Si dice che per salvarsi ora la Merrill Lynch potrebbe vendere proprio questo gioiello di famiglia, dopo essersi liberata delle partecipazioni in Bloomberg (il 20% per 4,4 miliardi) e in Financial Data Services di cui ha ceduto il controllo per 3,5 miliardi. Su questo Doll non commenta, ma sulla situazione generale invece sì, e rinnova il suo "prudente ottimismo", come lo definisce lui stesso. Cos'è che la induce a questa speranza? Eppure come abbiamo visto le tensioni non mancano... "Certo che non mancano, e altre ne verranno. La recessione immobiliare è destinata a perdurare a lungo. Ma ci sono segnali favorevoli. Il peggio della crisi creditizia è passato. E poi l'inflazione non dovrebbe impennarsi, gli Stati Uniti ce la faranno ad evitare la recessione anche se per il rotto della cuffia ("narrowly"), gli utili delle compagnie non finanziarie andranno bene perché il settore manifatturiero resta solido, perfino il prezzo del petrolio scenderà". Quest'ultima ci pare la previsione più azzardata. Qual è il motivo? "Intendiamoci: il greggio si manterrà sempre intorno ai 90100 dollari, ma non arriverà a 200 come qualcuno dice, e neanche a 150. Finirà l'anno su valori inferiori a quelli con cui l'aveva cominciato, appunto intorno ai 100 dollari". Inevitabile chiederle: quanta parte del prezzo è dovuta alla speculazione finanziaria? "Sicuramente esiste, però l'elemento preponderante è il mercato. Nel mondo c'è una richiesta forsennata di petrolio soprattutto da parte delle potenze asiatiche che non accenna a diminuire, e ormai i paesi produttori faticano a tener testa a questa domanda visto che diversi pozzi si stanno esaurendo. Questo basta a giustificare prezzi alti. L'elemento nuovo è il rallentamento della domanda da parte degli Stati Uniti, che funzionerà da calmiere delle quotazioni". Se c'è questo rallentamento significa che gli Usa sono in recessione? "No, di recessione non è il caso di parlare. C'è una marcata debolezza, è vero, ma l'economia americana ha in sé una forza sufficiente ad evitarle la crescita negativa del pil. A fine anno la crescita sarà per l'intero 2008 del 2% o poco meno. Va peggio l'Europa che raggiungerà sì e no la metà di quella crescita nella sua media. L'Asia invece continua la sua galoppata". E l'Italia in questo quadro? "Non ho elementi sufficienti per formulare una previsione specifica. Posso solo dirle che c'è qualche fattore positivo di non poco conto, come il fatto che siete riusciti ad evitare la bolla immobiliare modelloUsa e le conseguenze dello "scoppio". Altri, come la Spagna, non ci sono riusciti". Torniamo agli Stati Uniti. Diceva che l'inflazione non è una minaccia. Però, come in Europa, è in crescita anche in America: ha raggiunto il 4% e perfino Bernanke si è detto preoccupato... "Diciamo che il rallentamento dell'attività economica ha funzioni antiinflattive. E poi il sistema ha risorse sufficienti e le aziende hanno conseguito grazie alle tecnologie aumenti di produttività tali, perché l'attuale trend si ridimensioni spontaneamente una volta attenuata la minaccia del petrolio. Il che come abbiamo visto dovrebbe avvenire nella seconda metà dell'anno. Il tasso core, cioè depurato dei volatili prezzi alimentari ed energetici, si mantiene sotto controllo. Comunque, bene ha fatto Bernanke a tenere desto l'allarme: proprio per questo la discesa dei tassi è finita, e anzi potrebbe cominciare di qui a qualche mese un cammino opposto. Mi faccia aggiungere una cosa sulla Fed: nell'attuale crisi finanziaria si sta comportando benissimo, operazioni come la discount window e tutte le altre agevolazioni al mercato finanziario danno prova di una rimarchevole creatività e stanno funzionando. Anche il coordinamento con le manovre fiscali dell'amministrazione sta dando qualche risultato". Lei ha preparato una lista delle dieci priorità di cui tener conto (vedere grafico a fianco, ndr). Una di queste dice: le aziende su cui investire sono quelle a maggior capitalizzazione. Allora non è che bisogna tornare sul mercato con cieca fiducia... "Parlavo di ottimismo sì, ma ragionevole. Bisogna scegliere fra le aziende a più larga capitalizzazione in settori quali l'hitech, la cura della salute o la stessa energia, che diano per di più certezze di crescita sul lungo termine e siano il più possibile multinazionali, cioè in grado di cogliere con l'export i benefici del dollaro debole. Vanno evitati i settori troppo maturi e le iniziative speculative su piccoli gruppi malgrado le promesse di rapido sviluppo". E al di fuori dell'America? "Secondo noi ci sono ancora buone opportunità sul mercato di Tokyo. L'economia giapponese ha rallentato ma rimane più forte di quella americana. A questo punto si potrebbero cercare occasioni anche sui mercati cinese e indiano, ora che si sono strutturati efficacemente con sufficienti criteri di trasparenza. E' vero che le esportazioni verso l'America sono diminuite ma restano due paesi molto forti". Per finire, lei inserisce fra i "comandamenti" anche un'esplicita previsione per la Casa Bianca... "Proprio la difficile situazione economica, unita alla guerra impopolare che stiamo combattendo e soprattutto alla capacità organizzativa e carismatica di Barack Obama faranno la differenza. Vinceranno i democratici". Scopri come ricevere sul tuo cellulare Repubblica Gold.

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NON SERVE GRIDARE ALL'UNTORE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Lavoce.info" del 21-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Finanza / Internazionali NON SERVE GRIDARE ALL'UNTORE di Francesco Giavazzi 15.07.2008 Le economie occidentali sono state colpite da due shock gravi, ma abbastanza tradizionali: un aumento del prezzo delle materie prime e una crisi bancaria. Si prefigura un periodo di forte rallentamento dell'economia americana. Negli Stati Uniti potrebbero prevalere le obiezioni politiche alle ricapitalizzazioni pubbliche delle banche private e dei loro azionisti. Ma in una recessione severa il protezionismo attecchisce facilmente. E se i politici europei pensano che per proteggersi basti gridare all'untore vanno incontro a una forte delusione. Prima i nostri politici si svegliano dall'illusione che la crisi che ha colpito le economie dell'Occidente sia colpa di qualche "untore", della globalizzazione, della trasformazione dei mercati finanziari, meglio è. I due shock che ci hanno simultaneamente colpito sono gravi, ma abbastanza tradizionali: un aumento del prezzo delle materie prime e una crisi bancaria. Come già è avvenuto in passato si prefigura un periodo di forte rallentamento dell'economia americana e, temo, anche di quelle europee. In questa situazione è stupefacente che si perda tempo a difendere teorie che non hanno alcun conforto nei dati, ad esempio la proposizione che l'aumento del prezzo del petrolio sia l'effetto perverso delle transazioni nel mercato dei futures, anziché chiedersi che cosa possa fare la politica per attenuare lo tsunami che sta per colpirci. LE TAPPE DELLA CRISI In primavera, dopo il salvataggio di Bear Sterns, la crisi finanziaria sembrava sulla via di una risoluzione. Ai circa 500 miliardi di dollari di perdite subite dall'agosto scorso, la banche internazionali avevano fatto fronte con 350 miliardi di capitali freschi, per lo più reperiti grazie all'intervento di fondi sovrani. I vecchi azionisti avevano accettato lor malgrado di venire diluiti, e avevano subito perdite importanti. (1) All'inizio di giugno il processo di ricapitalizzazione si è interrotto e la crisi si è improvvisamente accentuata. Il motivo è stato il diffondersi dell'opinione che il livello raggiunto dal prezzo "reale" del petrolio?il 40 per cento circa sopra il livello che raggiunse nel 1980?non fosse un'impennata temporanea, ma un nuovo equilibrio dal quale difficilmente si tornerà indietro. Nonostante le economie dell'Occidente oggi utilizzino meno petrolio per unità di output che negli anni Settanta, questa prospettiva ha fatto cadere i mercati azionari e interrotto le ricapitalizzazioni. L'alternativa a ridurre la leva delle banche tramite l'immissione di capitali freschi è ridurla vendendo una parte dei loro attivi liquidi. Questo le banche hanno iniziato a fare e la caduta dei corsi azionari si è accentuata. Il secondo shock che ha colpito le famiglie americane (il primo è la benzina a 4,50 dollari al gallone) è quindi la caduta della loro ricchezza finanziaria, che è per lo più investita in Borsa. Il terzo shock proviene dal mercato delle abitazioni. L'indice dei prezzi delle case americane ha subito per ora una flessione di quasi il 20 per cento, ma i contratti "futures" sulle case segnalano, di qui al prossimo anno, un'ulteriore flessione del 22 per cento. (2) Difficile resistere a tre shock simultanei di queste dimensioni. Èormai quasi certo che gli Stati Uniti siano già in recessione. La domanda importante, che domina le discussioni nella campagna elettorale, è come intervenire, ammesso che sia possibile, in un anno caratterizzato dall'assenza della politica. DUE TESI A CONFRONTO Si confrontano due tesi. Da un lato c'è chi sostiene che si debba fermare il ciclo perverso del "deleveraging" tramite vendite di attivi liquidi. Per fermarlo occorre, nell'immediato, che le banche centrali scontino gli attivi delle istituzioni finanziarie a prezzi superiori rispetto a quelli di "fire sale" ai quali sono oggi trattati sui mercati. Ma prima o poi il processo di ricapitalizzazione deve rimettersi in modo. Ciò richiede, lo sostiene Ricardo Caballero nel blog di Martin Wolf sul Financial Times,che gli azionisti delle banche, quelli esistenti e quelli potenziali, non siano colpiti come è avvenuto nel caso di Bear Sterns. Altrimenti, non ci sarà ricapitalizzazione di mercato e le istituzioni finiranno per diventare tutte pubbliche?non solo Fannie Mae e Freddie Mac che già in parte lo sono, ma anche altre. Dall'altro lato, c'è invece chi pensa che la crisi non finirà finché la bolla immobiliare non si sarà sgonfiata e che le perdite che le banche subiranno devono essere assorbite dai loro azionisti, non dallo Stato: è ad esempio la posizione che sostiene Charles Wyplosz sul medesimo blog. I guai in cui ci troviamo sono anche colpa loro: usare il denaro dei contribuenti per salvare azionisti che nel decennio passato hanno ottenuto (specie se anche dirigenti della banca) rendimenti straordinari è semplicemente immorale. Quindi che siano spogliati della loro ricchezza: quando i prezzi delle banche saranno scesi abbastanza, i compratori si faranno avanti. Eventuali interventi fiscali dovranno essere diretti a sostenere il reddito delle famiglie, colpite dalla caduta del valore dei loro risparmi, non a compensare gli azionisti delle banche. Il guaio è che in anno elettorale è improbabile che la politica riesca a varare interventi fiscali sufficientemente incisivi. Mentre il segretario al Tesoro Henry Paulson sembra preoccupato di non danneggiare eccessivamente gli azionisti, di cui pensa di aver bisogno per ricapitalizzare le banche, il presidente della Federal Reserve pare più cauto. Se l'obiezione politica alle ricapitalizzazioni pubbliche, non di Fannie Mae e Freddie Mac, ma delle banche private e dei loro azionisti, prevarrà, gli Stati Uniti si apprestano ad attraversare una recessione profonda: il passo successivo alla vendita di attivi liquidi è infatti la riduzione dei prestiti e quindi un severo credit crunch. Forse una recessione profonda è l'unico modo per "ripulire" un'economia in cui alcuni prezzi non riflettevano più i valori fondamentali e per evitare che i cittadini paghino per responsabilità non loro. Ma intravvedo un pericolo: in una recessione severa il protezionismo attecchisce facilmente. Finora gli accenni protezionisti di Barak Obama erano merce elettorale. Se la disoccupazione superasse la soglia del 7 per cento--soprattutto in alcuni stati cruciali per il voto, come l'Ohio?quelli che per ora sono solo accenni potrebbero trasformarsi in impegni difficilmente reversibili. Se i politici europei pensano che per proteggersi da una recessione americana basti gridare all'untore vanno incontro a una forte delusione. (1)La rapidità con cui i mercati hanno fatto affluire nuovi capitali alle banche è stata straordinaria: all'inizio degli anni Ottanta, durante la crisi dell'America latina, una ricapitalizzazione delle banche di dimensione assai più modesta richiese alcuni anni. (2)Sebbene in contro-tendenza rispetto al mercato dei futures sulle case, nelle ultime settimane le transazioni sono un po' riprese.

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Prezzi delle case, impennata a Bolzano (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere Alto Adige" del 22-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: BOLZANOEPROV - data: 2008-07-22 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE La statistica Rapporto immobiliare 2008. Capoluogo caro come Firenze e Roma Prezzi delle case, impennata a Bolzano BOLZANO - Se nel 2007 in Italia si sono vendute meno case questo non è servito a far rallentare la crescita dei prezzi: il valore medio delle case è salito ancora, passando dai 1.448 euro al metro quadrato del 2006 a 1.536 euro al metro quadrato del 2007, con un incremento del 6,1%. La volata dei prezzi ha comunque subito una decelerazione rispetto all'anno precedente, quando i rincari erano stati dell'8,3%. A dirlo è il rapporto immobiliare 2008 pubblicato dell'Agenzia del Territorio. Alle stelle i costi delle abitazioni nelle località turistiche, prime tra tutte Portofino, Cortina d'Ampezzo e Capri, dove una casa costa quasi 9 volte la media nazionale. Tra i capoluoghi, le città più care sono Bolzano, Siena, Bologna, Roma, Firenze e Venezia, dove il valore medio di un'abitazione supera di 3 volte il dato nazionale. E se il "mattone" resta un investimento, a rendere di più (il dato è fornito dal rapporto tra canone di locazione e valore di mercato al metro quadrato) sono i negozi (5,74%) e i capannoni (5,67%), mentre rendimenti inferiori si ottengono con le case e i posti auto (rispettivamente il 4,14% e il 5,09%). Prezioso Sale il valore degli immobili.

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<IN AMERICA IL PEGGIO E' PASSATO> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 22-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

"IN AMERICA IL PEGGIO E' PASSATO" di Eugenio Occorsio Intervista a Bob Doll, capo economista di BlackRock, la più grande società di gestione del risparmio del mondo con $1.4 trilioni amministrati. "Opportunità di acquisto interessanti a Wall Street. Lo S&P500 risalirà a 1450 entro fine anno". -->Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente. (WSI) ? "Quello di metà luglio è stata il terzo "ribaltone" del mercato di quest'anno dopo quelli di metà gennaio e metà marzo. Ma sarà l'ultimo. La sensazione di crisi comincia a dissolversi". Parla con grande sicurezza Bob Doll, vicepresidente e capo economista della BlackRock, la più grande società di gestione del risparmio del mondo con 1.428 miliardi di dollari amministrati al 30 giugno 2008. "Si cominciano a vedere segnali di recupero, e si sono aperte sul mercato opportunità di acquisto molto interessanti. L'indice Standard & Poor's, che adesso è sui minimi intorno a quota 1250, risalirà fino a 1450 entro fine anno". Eppure mentre parliamo le agenzie battono le ennesime notizie inquietanti: la Merrill Lynch ha riportato una perdita di 4,9 miliardi di dollari nel secondo trimestre, peggio delle aspettative, che portano a 19,2 miliardi il conto per la crisi dei subprime pagato dalla banca d'investimento. La stessa Merrill Lynch tra l'altro possiede il 49% della BlackRock, alla quale ha ceduto due anni fa la gestione dei patrimoni privati. BlackRock peraltro continua a macinare utili: nel secondo trimestre li ha aumentati del 23% sullo stesso periodo del 2007 arrivando a 274 milioni. Si dice che per salvarsi ora la Merrill Lynch potrebbe vendere proprio questo gioiello di famiglia, dopo essersi liberata delle partecipazioni in Bloomberg (il 20% per 4,4 miliardi) e in Financial Data Services di cui ha ceduto il controllo per 3,5 miliardi. Su questo Doll non commenta, ma sulla situazione generale invece sì, e rinnova il suo "prudente ottimismo", come lo definisce lui stesso. Mercato tremendo. Ma non si possono lasciare i soldi in banca. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul link INSIDER Cos'è che la induce a questa speranza? Eppure come abbiamo visto le tensioni non mancano... "Certo che non mancano, e altre ne verranno. La recessione immobiliare è destinata a perdurare a lungo. Ma ci sono segnali favorevoli. Il peggio della crisi creditizia è passato. E poi l'inflazione non dovrebbe impennarsi, gli Stati Uniti ce la faranno ad evitare la recessione anche se per il rotto della cuffia ("narrowly"), gli utili delle compagnie non finanziarie andranno bene perché il settore manifatturiero resta solido, perfino il prezzo del petrolio scenderà". Quest'ultima ci pare la previsione più azzardata. Qual è il motivo? "Intendiamoci: il greggio si manterrà sempre intorno ai 90100 dollari, ma non arriverà a 200 come qualcuno dice, e neanche a 150. Finirà l'anno su valori inferiori a quelli con cui l'aveva cominciato, appunto intorno ai 100 dollari". Inevitabile chiederle: quanta parte del prezzo è dovuta alla speculazione finanziaria? "Sicuramente esiste, però l'elemento preponderante è il mercato. Nel mondo c'è una richiesta forsennata di petrolio soprattutto da parte delle potenze asiatiche che non accenna a diminuire, e ormai i paesi produttori faticano a tener testa a questa domanda visto che diversi pozzi si stanno esaurendo. Questo basta a giustificare prezzi alti. L'elemento nuovo è il rallentamento della domanda da parte degli Stati Uniti, che funzionerà da calmiere delle quotazioni". Se c'è questo rallentamento significa che gli Usa sono in recessione? "No, di recessione non è il caso di parlare. C'è una marcata debolezza, è vero, ma l'economia americana ha in sé una forza sufficiente ad evitarle la crescita negativa del pil. A fine anno la crescita sarà per l'intero 2008 del 2% o poco meno. Va peggio l'Europa che raggiungerà sì e no la metà di quella crescita nella sua media. L'Asia invece continua la sua galoppata". E l'Italia in questo quadro? "Non ho elementi sufficienti per formulare una previsione specifica. Posso solo dirle che c'è qualche fattore positivo di non poco conto, come il fatto che siete riusciti ad evitare la bolla immobiliare modelloUsa e le conseguenze dello "scoppio". Altri, come la Spagna, non ci sono riusciti". Torniamo agli Stati Uniti. Diceva che l'inflazione non è una minaccia. Però, come in Europa, è in crescita anche in America: ha raggiunto il 4% e perfino Bernanke si è detto preoccupato... "Diciamo che il rallentamento dell'attività economica ha funzioni antiinflattive. E poi il sistema ha risorse sufficienti e le aziende hanno conseguito grazie alle tecnologie aumenti di produttività tali, perché l'attuale trend si ridimensioni spontaneamente una volta attenuata la minaccia del petrolio. Il che come abbiamo visto dovrebbe avvenire nella seconda metà dell'anno. Il tasso core, cioè depurato dei volatili prezzi alimentari ed energetici, si mantiene sotto controllo. Comunque, bene ha fatto Bernanke a tenere desto l'allarme: proprio per questo la discesa dei tassi è finita, e anzi potrebbe cominciare di qui a qualche mese un cammino opposto. Mi faccia aggiungere una cosa sulla Fed: nell'attuale crisi finanziaria si sta comportando benissimo, operazioni come la discount window e tutte le altre agevolazioni al mercato finanziario danno prova di una rimarchevole creatività e stanno funzionando. Anche il coordinamento con le manovre fiscali dell'amministrazione sta dando qualche risultato". Lei ha preparato una lista delle dieci priorità di cui tener conto. Una di queste dice: le aziende su cui investire sono quelle a maggior capitalizzazione. Allora non è che bisogna tornare sul mercato con cieca fiducia... "Parlavo di ottimismo sì, ma ragionevole. Bisogna scegliere fra le aziende a più larga capitalizzazione in settori quali l'hitech, la cura della salute o la stessa energia, che diano per di più certezze di crescita sul lungo termine e siano il più possibile multinazionali, cioè in grado di cogliere con l'export i benefici del dollaro debole. Vanno evitati i settori troppo maturi e le iniziative speculative su piccoli gruppi malgrado le promesse di rapido sviluppo". E al di fuori dell'America? "Secondo noi ci sono ancora buone opportunità sul mercato di Tokyo. L'economia giapponese ha rallentato ma rimane più forte di quella americana. A questo punto si potrebbero cercare occasioni anche sui mercati cinese e indiano, ora che si sono strutturati efficacemente con sufficienti criteri di trasparenza. E' vero che le esportazioni verso l'America sono diminuite ma restano due paesi molto forti". Per finire, lei inserisce fra i "comandamenti" anche un'esplicita previsione per la Casa Bianca... "Proprio la difficile situazione economica, unita alla guerra impopolare che stiamo combattendo e soprattutto alla capacità organizzativa e carismatica di Barack Obama faranno la differenza. Vinceranno i democratici". Copyright © La Repubblica. Riproduzione vietata. All rights reserved parla di questo articolo nel Forum di WSI.

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Bush toglie il veto sugli aiuti (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 24-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

CRISI IMMOBILIARE Bush toglie il veto sugli aiuti Una notizia buona e una cattiva. Quella cattiva è che prosegue inarrestabile lo sboom della bolla immobiliare. Quella buona è che Bush ha deciso di far cadere il veto e firmare la legge che prevede un sostegno per contrastare la crisi del settore immobiliare. Intanto ieri il petrolio ha proseguito nella corsa al ribasso: le quotazioni sono scese sotto i 126 dollari al barile. In pochi giorni, 20 dollari in meno rispetto ai massimi storici. Un segnale positivo per i prezzi, ma negativo per le prospettive: ora i mercati sembrano scommettere su un aggravarsi della stagnazione statunitense. Tornando alla crisi del settore immobiliare, ieri è stato reso noto che le domande finalizzate a un prestito-casa o al rifinanziamento di un mutuo in essere nell' ultima settimana negli Usa hanno registrato una contrazione del 6.2%. Le richieste di prestito effettivamente destinato all' acquisto di un immobile ad uso abitativo sono scese del 5,6% mentre quelle di rifinanziamento hanno segnato un -6,7%. E, nonostante la forte riduzione del costo del denaro da parte della Fed negli ultimi 12 mesi, è stato anche comunicato che il tasso sui mutui ad interesse fisso (calcolato sulla base di un mutuo trentennale) è salito ai massimi da un anno, toccando quota 6,59%. Positivo, invece, è che Bush abbia fatto cadere il veto sul "pacchetto casa" per far fronte alla crisi immobiliare Usa e firmerà la legge dopo il voto del Congresso. Le misure, che includono il via libera al piano Paulson per il salvataggio di Freddie Mac e Fannie Mae, dovrebbero essere approvate entro questa settimana, visto che democratici e repubblicani hanno raggiunto un accordo. Oltre all'autorizzione all'apertura temporanea delle linee di credito governative nei confronti di Freddie Mac e Fannie Mae, è prevista una revisione delle regole sulle due compagnie parastatali che garantiscono la metà dei mutui Usa. I democratici hanno spuntato aiuti alle fasce sociali più indebolite dalla crisi, tra cui 300 miliardi di dollari per garantire il rifinanziamento di mutui. Inoltre, è previsto uno stanziamento di 3,9 miliardi per le zone più colpite, al quale si era opposta l'amministrazione Bush.

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Intervista a Luciano Passuti/ Il mercato in lieve flessione. I prezzi delle case non caleranno (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Opinione, L'" del 24-07-2008)
Pubblicato anche in: (Opinione, L')

Argomenti: Mercato immobiliare

Oggi è Gio, 24 Lug 2008 Edizione 154 del 24-07-2008 Intervista a Luciano Passuti/ Il mercato in lieve flessione. I prezzi delle case non caleranno di Graziano Girotti Si infittiscono le preoccupazioni per la tenuta del mercato della casa. Anche di recente lo Studio Gabetti ha parlato, dati alla mano, di tempi di vendita che si allungano. E Bologna è tra le città italiane dove questo fenomeno sta emergendo con più evidenza. Con Luciano Passuti, presidente della Fiaip Emilia Romagna (l'associazione che rappresenta le agenzie immobiliari) cerchiamo di capirne le ragioni e soprattutto guardiamo a ciò che potrà succedere nell'immediato futuro. Allora, Passuti, cosa sta succedendo? È vero, il potenziale acquirente di case si sta dimostrando molto più riflessivo di qualche anno fa. Del resto, di opportunità sul mercato per quanto riguarda le nuove costruzioni può trovarne effettivamente molte. Mi riferisco, per esempio, proprio a Bologna e al suo hinterland. Nel capoluogo emiliano, inoltre, stiamo osservando una ulteriore tendenza: la crisi del centro storico a causa del degrado e del traffico. Ciò si traduce in una disponibilità anche di usato. I primi sei mesi dell'anno cosa hanno "detto"? Il mercato registra una lieve flessione provocata dai mutui troppo alti e da un fatto psicologico: proprio per quell'eccessiva offerta di case che ricordavo prima, la gente attende pensando che i prezzi siano sull'orlo di un imminente calo. Questo però non succederà, almeno nei prossimi mesi. Perché? I cantieri che oggi stanno lavorando sono per la maggior parte finanziati dai guadagni degli ultimi cinque anni. Il costruttore, generalmente parlando, ha le spalle forti sotto il profilo finanziario e riesce a portare a termine la costruzione del nuovo immobile. Pertanto non si trova nella necessità di abbassare i prezzi di vendita. Bisogna aggiungere che nei nostri territori non abbiamo imprenditori impegnati nella costruzione di centinaia di case, per i quali qualche rischio potrebbe esserci. Invece il discorso cambia per l'immobile usato. Molti proprietari continuano a chiedere cifre eccessive e totalmente fuori mercato. Alla fine dovranno adeguarsi ai valori medi. Ma tecnicamente non si tratterà di un regresso quanto appunto di un allineamento alla media. Il prossimo anno si terranno le elezioni amministrative. Cosa si aspetta dalle nuove giunte? Da noi i Comuni fino a dieci anni fa offrivano pochissima disponibilità di aree dove costruire. Poi, per soddisfare le loro esigenze di cassa grazie agli oneri di urbanizzazione, hanno iniziato a far costruire dappertutto portando il mercato alla saturazione. O quasi. Visto che è proprio in questi mesi che le forze politiche elaboreranno i loro programmi, mi auguro che si vada verso una maggiore e più equilibrata regolamentazione. Basta pensare soltanto a fare cassa. Anche perché questo modo di amministrare conduce a paradossi come quello di abitazioni appena costruite ancora prive delle strade per raggiungerle. È successo a Bazzano, in provincia di Bologna. Le giunte devono pensare a costruire alloggi a basso costo a beneficio di chi ha bisogno. Ma per il resto devono puntare a una migliore programmazione. Ricordiamoci che se entra in crisi l'edilizia sono guai per tutti.

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Italia, Ref rivede in calo Pil, vede debolezza strutturale (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Reuters Italia" del 24-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MILANO (Reuters) - Ref rivede al ribasso la stima per la crescita italiana del 2008 e del 2009 a un livello vicino allo zero e con rischi di discesa sotto tale soglia. L'istituto di ricerca nel rapporto trimestrale avverte inoltre che quand'anche l'Italia riesca a superare la fase di ciclo avversa, si dovrà scontrare con una debolezza strutturale dell'economia che le ostacolerà lo sviluppo. Secondo l'ultimo rapporto 'Congiuntura ref', l'istituto di ricerca ha rivisto la sua stima di crescita per il 2008 a +0,4% dal +0,6% stimato nella ricerca di aprile e per il 2009 a 0,8% da 1,1%. "L'Italia non registra una bolla immobiliare paragonabile a quella americana o spagnola, nè le nostre banche paiono esposte alla crisi del subprime in misura particolare, e nè del resto lo shock sui prezzi delle materie prime sta innalzando la nostra inflazione più che nel resto d'Europa" dice il rapporto Ref. "Ciò nonostante siamo il paese che ha risposto peggio al cambiamento delle condizioni economiche internazionali. Le previsioni di crescita per l'Italia sono, fra le economie avanzate, le uniche vicine allo zero e a rischio di discesa sotto tale soglia". Ma la situazione che forse più preoccupa è anche quella futura, oltre la fase ciclica. "Anche il superamento della fase avversa del ciclo non potrà consegnare all'Italia una fase di sviluppo, perché non si ravvisano le condizioni per il superamento delle condizioni di debolezza strutturale dell'economia". Il governo italiano nel Dpef dello scorso giugno vede la crescita Pil 2008 a +0,5% e 2009 a +0,9%. Il Fondo monetario internazionale la scorsa settimana ha rivisto leggermente al rialzo la sua stima di crescita dell'Italia per il 2008 allineandola a quella del governo rispetto allo 0,3% della stima precedente. Il Bollettino economico di Bankitalia indica per il bienno una crescita dello 0,4%. Continua.

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ITALIA, REF RIVEDE IN CALO PIL, VEDE DEBOLEZZA STRUTTURALE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 24-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Italia, Ref rivede in calo Pil, vede debolezza strutturale -->MILANO (Reuters) - Ref rivede al ribasso la stima per la crescita italiana del 2008 e del 2009 a un livello vicino allo zero e con rischi di discesa sotto tale soglia. L'istituto di ricerca nel rapporto trimestrale avverte inoltre che quand'anche l'Italia riesca a superare la fase di ciclo avversa, si dovrà scontrare con una debolezza strutturale dell'economia che le ostacolerà lo sviluppo. Secondo l'ultimo rapporto 'Congiuntura ref', l'istituto di ricerca ha rivisto la sua stima di crescita per il 2008 a +0,4% dal +0,6% stimato nella ricerca di aprile e per il 2009 a 0,8% da 1,1%. "L'Italia non registra una bolla immobiliare paragonabile a quella americana o spagnola, nè le nostre banche paiono esposte alla crisi del subprime in misura particolare, e nè del resto lo shock sui prezzi delle materie prime sta innalzando la nostra inflazione più che nel resto d'Europa" dice il rapporto Ref. "Ciò nonostante siamo il paese che ha risposto peggio al cambiamento delle condizioni economiche internazionali. Le previsioni di crescita per l'Italia sono, fra le economie avanzate, le uniche vicine allo zero e a rischio di discesa sotto tale soglia". Ma la situazione che forse più preoccupa è anche quella futura, oltre la fase ciclica. "Anche il superamento della fase avversa del ciclo non potrà consegnare all'Italia una fase di sviluppo, perché non si ravvisano le condizioni per il superamento delle condizioni di debolezza strutturale dell'economia". Il governo italiano nel Dpef dello scorso giugno vede la crescita Pil 2008 a +0,5% e 2009 a +0,9%. Il Fondo monetario internazionale la scorsa settimana ha rivisto leggermente al rialzo la sua stima di crescita dell'Italia per il 2008 allineandola a quella del governo rispetto allo 0,3% della stima precedente. Il Bollettino economico di Bankitalia indica per il bienno una crescita dello 0,4%. QUADRO INTERNAZIONALE SI MUOVE AI MARGINI DELLA RECESSIONE Ref, pur evidenziando nel suo rapporto i diversi fronti aperti che stanno causando pressioni all'economia internazionale (dalla crisi del credito all'elevata inflazione) ritiene che non vede necessariamente uno scivolamento nella recessione anche se si avvicinerà. "Non crediamo che il prezzo del petrolio riuscirà a mantenere i recenti massimi. L'economia si muoverà ancora per diverso tempo ai margini della recessione, sostenuta dall'azione delle politiche di bilancio e monetaria, oltre che dal dollaro debole" dice Ref aggiungendo che l'Europa importa la decelerazione della domanda internazionale anche attraverso il cambio. Tuttavia i paesi che vanno peggio dal punto di vista del ciclo sono quelli in cui più spicca la crisi immobilaire, come Spagna e Irlanda. ITALIA PEGGIO DI ALTRI PAESI, DEBOLI IMPORTAZIONI E DOMANDA "Anche da noi il credito tenderà a scarseggiare e, anche in virtù delle scarse prospettive di crescita della domanda finale, scoraggerà gli investimenti delle imprese" dice Ref. "L'Italia in questo contesto condivide le difficoltà del ciclo europeo, ma mantenendo un gap sfavorevole in termini di crescita a fronte di un'inflazione che anche da noi è fortemente aumentata. La debole crescita che ci aspettiamo deriva dall'andamento degli scambi con l'estero, ma più per effetto della debolezza delle importazioni che per esuberanza delle esportazioni". "Gli indicatori ci segnalano che il consumatore sta cominciando a reagire ai rincari nei prezzi degli alimentari ed energetici, riducendo un po' tutte le voci di spesa" dice il rapporto. Ref rivede al rialzo anche le sue stime per l'inflazione, al 3,6% per quest'anno dal 3,0% della stima di aprile, e al 2,8% da 2,3% per il 2009.

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MUTUI:GROSS, SVALUTAZIONI FINO A $1.000 MILIARDI (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 24-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di WSI - ANSA Il managaer di Pimco, il principale fondo obbligazionario del mondo, conferma che la crisi del credito immobiliare causera' circa un trilione di dollari di svalutazioni a carico delle societa' finanziarie. -->La crisi innescata dal collasso del credito immobiliare Usa ad alto rischio dovrebbe portare a circa un trilione (mille miliardi) di dollari di svalutazioni a carico delle società finanziarie, con la conseguenza di irrigidire il credito bancario ed alimentare la cessione di asset. La previsione è stata fatta oggi da Bill Gross, gestore di PIMCO, il colosso mondiale dei fondi, che ha esposto le sue posizioni al riguardo sul sito Web del gruppo. Gross ha affermato che un totale di cinque trilioni di prestiti immobiliari, cioé quasi la metà del totale, appartengono ad asset da considerare a rischio, come il subprime o come le emissioni cosiddette Alt-A. Oltre a questo - ha continuato - circa 25 milioni di abitazioni statunitensi rischiano di avere un valore negativo, il che significa ulteriori pignoramenti ed un più accentuato calo dei prezzi. Il valore negativo si determina quando le case valgono meno rispetto al prestito contratto. Gross ha aggiunto che qualora effettivamente si arrivi ad un trilione di dollari di svalutazioni le società finanziarie saranno costrette, ove non riescano a raccogliere la liquidità necessaria, appunto a cedere asset in portafoglio. Oltre a questo, si determinerebbe una contrazione del credito con effetti sull' economia reale. Le previsioni di Gross implicano quindi che le svalutazioni finora effettuate corrispondono a meno della metà del totale richiesto al sistema. Le stime del gestore di PIMCO coincidono in particolare con quelle dell' ex presidente della Banca Mondiale, James Wolfensohn e superano quelle del Fondo Monetario Internazionale che aveva stimato un massimo di 945 milioni di 'write-down'. Gross è un personaggio molto seguito dal mondo finanziario statunitense, in quanto fu fra l' altro uno dei pochissimi a suo tempo a prevedere il collasso legato all' esplosione della bolla immobiliare. Lo stesso Gross aveva in seguito confessato che la prospettiva di un imminente scoppio della crisi che è ufficialmente cominciata il 9 agosto dello scorso anno gli era improvvisamente diventata chiara mentre era impegnato in una seduta di Yoga.

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ENERGIA: SPAGNA, GAS NATURAL PUNTA A UNION FENOSA /ANSA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 24-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA RIPARTE RISIKO, PER ENI POSSIBILE INTERESSE ATTIVITA' GAS -->(ANSA) - MILANO, 24 LUG - Tornano le grandi manovre nel comparto energetico spagnolo dove Gas Natural, battuta in passato per due volte nell'acquisizione di Iberdrola e Endesa, prova ora a conquistare Union Fenosa, terza azienda del paese. Nell'ambito dell'operazione l'italiana Eni, secondo le insistenti voci della stampa locale e del mercato, potrebbe essere interessata alle attività gas della società con la quale ha già una joint venture nel settore dalla fine del 2002. Alla Borsa di Madrid Union Fenosa è salita dello 0,28% a 14,38 euro mentre Gas Natural ha accusato una perdita di oltre 5 punti a 34,01 euro. A far ripartire il 'risiko elettrico' è stata la decisione annunciata la scorsa settimana dal gigante delle costruzioni Acs, presieduta dall'ex patron del Real Madrid Florentino Perez, di cedere la partecipazione del 45% in Union Fenosa allo scopo di concentrare le risorse nella partecipata Iberdrola, di cui detiene il 12%. Perez ha avviato conversazioni con diversi grandi gruppi fra cui la francese Edf sarebbe la favorita. Nelle ultime ore tuttavia le voci di mercato indicavano con sempre maggior insistenza l'interesse anche della catalana Gas Natural, la quale tentò invano di contrastare la tedesca Eon nell'acquisto di Endesa (finita poi a Enel) grazie all'appoggio più o meno manifesto del governo di Madrid che per questo venne censurato dall'Unione Europea. Un appoggio che, secondo gli ambienti finanziari spagnoli, potrebbe ripetersi anche questa volta con l'esecutivo che mirerebbe a una soluzione nazionale in un momento in cui l'economia del paese registra una brusca frenata anche a causa dello scoppio della bolla immobiliare, con un taglio delle stime del Pil 2008 di sette decimali all'1,6% e una disoccupazione salita oltre il 10%. Non è un caso, si sottolinea, che nel suo iniziale comunicato Acs spiegava di aver intavolato colloqui "nel rispetto della politica del governo", con diversi operatori per il riordino del settore energetico nazionale. Giocano a favore di Gas Natural anche le buone relazioni fra Acs e la Caixa, la banca di Barcellona primo socio di Gas Natural. L'azienda catalana, o gli altri interessati, secondo alcune stime dovrebbero sborsare circa 6,8 miliardi di euro per la quota di Acs lanciando poi un'opa sulla parte restante con un esborso totale di oltre 13 miliardi di euro. L'operazione porterebbe a un considente indebitamento di Gas Natural che potrebbe, secondo gli analisti di Fortis e Citi, ridurlo cedendo il 50% di Unione Fenosa Gas (la jv siglata a fine 2002 con Eni) ricavandone 3,5 miliardi di euro e il 15% nell'azienda tecnologica Indra. Union Fenosa Gas è il secondo operatore del gas in Spagna e vanta impianti in Egitto e Oman. In particolare gli analisti di Fortis si spingono a ipotizzare l'acquisto da parte di Gas Natural del 45% di Fenosa a 16,5 euro per azione in contanti e una successiva opa a 8,75 euro in contanti più una parte in azioni Gas Natural. (ANSA).

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Ecco i nuovi Patrimoni anti-crisi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Italia Oggi (MarketingOggi)" del 25-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Media Numero 176, pag. 26 del 25/7/2008 Autore: di Giovanni Galli Visualizza la pagina in PDF       In edicola da domani il numero speciale del magazine di MF/Milano Finanza sui beni rifugio Ecco i nuovi Patrimoni anti-crisi Quadri, brocche d'argento e mobili tutelano i risparmi nel tempo Come tutelare il patrimonio in un contesto di mercato che rimane incerto e in cui gli esperti raccomandano massima cautela, perché la crisi potrebbe protrarsi ancora a lungo? Visti i rendimenti dei titoli di stato, il rischio bolla immobiliare e i continui saliscendi sui listini azionari, restare liquidi è probabilmente la soluzione migliore. Tuttavia, con l'inflazione tornata a graffiare, si tratta di una scelta che equivale a perdere costantemente potere d'acquisto. Che fare dunque, considerando che non esistono forme di investimento prive di rischio e in grado nel contempo di riconoscere un rendimento annuo netto superiore alla crescita del costo della vita? Patrimoni, il magazine di MF/Milano Finanza in edicola a partire da domani, ha provato a fornire una risposta proponendo un numero speciale che passa in rassegna i nuovi beni rifugio. Si tratta di oggetti di pregio accomunati da caratteristiche che, con il passare del tempo, li trasformano in investimenti redditizi. Una selezione accurata di beni alternativi in grado non soltanto di emozionare chi li possiede (il cosiddetto dividendo estetico), ma anche di assicurare laute plusvalenze in caso di vendita. A iniziare dall'arte contemporanea, dove investendo anche meno di 100 mila euro è possibile costruirsi un portafoglio di opere d'autore, puntando su nomi di artisti emergenti tra cui potrebbe nascondersi un futuro Basquiat, il James Dean dell'arte moderna morto a 28 anni trasformando in milionari i fortunati possessori delle sue opere. Se le somme da impiegare sono meno importanti, si può puntare sull'argento punzonato. I pezzi più ricercati sono quelli creati tra le due guerre mondiali dai maestri cesellatori russi, britannici e italiani. In quel periodo, vista la crisi, molti servizi sono stati fusi e "monetizzati", generando di riflesso una robusta rivalutazione dei pezzi arrivati integri ai giorni nostri. Gli esperti raccomandano anche di orientarsi su fatture dalle forme poco consuete. Neppure nel campo dell'arredamento d'interni mancano articoli intramontabili. Le firme storiche che li hanno ideati, come Citterio, Laviani e Dissoni o il perfezionista americano Philippe Starck, sono ormai entrate nel gotha del settore, rendendo di fatto eterni alcuni modelli. Come si può del resto constatare dalle frequenti riedizioni contemporanee, che ripropongono le stesse forme dell'epoca (aggiornando tuttavia i materiali) come omaggio ai designer che hanno saputo elevare le loro creazioni a oggetti senza tempo. Il discorso è valido anche per gli orologi da polso, dove le tirature limitate delle grandi maison elvetiche costituiscono autentici Gronchi rosa agli occhi dei collezionisti. Ma dove anche un regalo di laurea fatto acquistando quadranti di case meno classiche e più sportive, come Hamilton, Panerai o Bell&Ross, può tramutarsi in un potenziale capitale alla distanza. Si tratta infatti di griffe che nel corso dei prossimi anni potrebbero raggiungere la fama dei mostri sacri dell'orologeria, come Audemars Piguet, Jaeger-LeCoultre o Cartier. Per chi preferisce orientarsi sul più tradizionale degli investimenti rifugio, cioè sul comparto immobiliare, il consiglio degli esperti interpellati da Patrimoni è di puntare su Londra. La capitale britannica sta infatti reggendo l'urto della crisi d'oltreoceano, e a partire dal prossimo inverno i valori torneranno con ogni probabilità a crescere. Trainati dai Giochi olimpici che nel 2012 si terranno proprio lungo il Tamigi.

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Ref, Italia fanalino dell'Eurozona (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Italia Oggi" del 25-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Economia e Politica Numero 176, pag. 8 del 25/7/2008 Autore: Visualizza la pagina in PDF     Ref, Italia fanalino dell'Eurozona L'Italia è il paese che cresce meno nell'area euro. A sostenerlo è la previsione congiunturale del Ref (Ricerche per l'economia e la finanza) secondo cui la crescita del pil nel nostro paese si attesterà allo 0,4% nel 2008 e allo 0,8% nel 2009. Secondo il Ref anche l'inflazione "resta su valori elevati: 3,6% per quest'anno e 2,8% l'anno prossimo, mentre il deficit/pil salirà al 2,1% nel 2008 (contro l'1,9% del 2007) per poi scendere all'1,7% nel 2009. In particolare, "la domanda interna è in contrazione in entrambi gli anni e la poca crescita è spiegata integralmente dal net export, ma più per debolezza dell'import che per esuberanza delle esportazioni". Per il rapporto debito-pil, invece, il Ref stima che si attesterà al 103,4% quest'anno e al 101,9% l'anno prossimo, mentre l'avanzo primario sarà del 2,9% nel 2008 e del 3,3% nel 2009. "Il quadro dell'economia internazionale", a parere del Ref, "reso già fragile dalla crisi dei mercati immobiliari e creditizi, è stato colpito negli ultimi mesi dall'impennata delle quotazioni del prezzo del petrolio. Le prospettive economiche si sono quindi fatte più incerte, anche perché l'aumento dell'inflazione ha spuntato le armi a disposizione delle banche centrali. Per ora l'economia globale regge, grazie alla tenuta del ciclo asiatico, e la crescita mondiale resta legata, nel nostro scenario, a un rientro almeno parziale delle quotazioni del greggio". Secondo le stime, la crescita Usa si posizionerà intorno all'1,5% sia quest'anno sia nel 2009, ma l'inflazione è in aumento (4,4% quest'anno) e il rientro del 2009 (2,9%) resta soggetto a margini di rischio. Anche in Europa, alcuni paesi (Spagna e Irlanda) stanno subendo i contraccolpi dello sgonfiamento della bolla immobiliare. Aumentano i rischi che gravano sulla crescita europea dell'anno in corso e sul 2009 (1,8 e 1,6%), anche se la tenuta del ciclo in Germania potrebbe attenuare la dimensione del rallentamento. L'aumento dell'inflazione (3,7 e 2,4% nei due anni) ha già sollecitato le aspettative, e spinto la Bce a un primo rialzo".

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Spagna sull'orlo della recessione, disoccupazione al 10,4% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 25-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Numero 147  pag. 7 del 25/7/2008 | Indietro Spagna sull'orlo della recessione, disoccupazione al 10,4% Mercati Globali Di Marcello Bussi La crisi del mercato immobiliare si diffonde al resto dell'economia. Intanto in Germania crolla l'indice Ifo sulla fiducia delle imprese Il miracolo spagnolo rischia di svanire. Secondo un sondaggio condotto tra gli economisti esiste un 50% di probabilità che il Paese guidato da José Luis Zapatero cada in recessione entro la fine dell'anno prossimo. L'ultima mazzata è arrivata ieri dal dato sulla disoccupazione, salita nel secondo trimestre al 10,4%, ai massimi da tre anni e mezzo. Contestualmente, il ministro delle finanze Pedro Solbes ha annunciato una drastica revisione al ribasso delle stime di crescita, all'1,6% dal 2,3% previsto lo scorso marzo per il 2008 e all'1% dal 2,3% per il 2009. Solbes ha detto di aspettarsi che il punto più basso della congiuntura venga toccato alla fine dell'anno "quando ci sarà praticamente una crescita zero". Ma Dominic Bryant, economista di Bnp Paribas, è molto più pessimista. Secondo lui già questo mese il pil registrerà un segno meno e la Spagna entrerà in una recessione che durerà cinque trimestri. All'origine delle difficoltà spagnole c'è la crisi del settore immobiliare, proprio quello che ha in gran parte contribuito al boom degli ultimi 20 anni. La bolla è sul punto di scoppiare, tanto che ieri il governo ha annunciato che, sempre nel secondo trimestre, i prezzi delle case sono scesi per la prima volta in quasi dieci anni. L'onda lunga della crisi dei mutui subprime ha dunque raggiunto la Penisola Iberica, dove si soffre più che in altri Paesi europei per l'impennata dei tassi Euribor. Proprio ieri il Banco Popular ha lanciato un allarme utili perché, ha spiegato il cfo Roberto Higuera, "non avendo visibilità sugli sviluppi macroeconomici è molto difficile stabilire obiettivi per la fine dell'anno". E il presidente Angel Rion ha dichiarato che la debolezza del mercato immobiliare si è diffusa al resto dell'economia e "probabilmente il peggio deve ancora arrivare". Il titolo Banco Popular ha chiuso in calo del 6,7%, mentre il listino di Madrid ha perso il 2,18%. Ma ieri sono arrivati altri segnali di debolezza dall'economia del Vecchio Continente. L'indice Ifo, che misura la fiducia delle imprese tedesche è sceso a luglio più delle attese, a 97,5, accusando il calo più forte dagli attentati dell'11 settembre 2001. "Il dato lascia supporre che il trend di crescita dell'economia sia arrivato alla fine", è stato il commento di Hans-Werner Sinn, presidente dell'istituto Ifo. L'indice Pmi di Eurolandia è poi sceso a luglio a 48,3, rimanendo per il secondo mese consecutivo sotto quota 50, segno che l'attività economica è in contrazione. E per oggi è atteso il dato sul pil britannico nel secondo trimestre. Il consensus parla di una crescita dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, ma in molti non escludono un indice in calo. Tutto questo dovrebbe allontanare la prospettiva di un rialzo dei tassi da parte della Bce, anche alla luce degli ultimi ribassi del prezzo del petrolio. Non a caso ieri l'euro è sceso a 1,5645 dollari. A dare manforte all'idea che il trend al rialzo del costo del denaro possa invertirsi, è arrivata la Nuova Zelanda, che ieri ha tagliato i tassi di un quarto di punto, portandoli all'8%, a causa della debolezza dell'economia, che nel primo trimestre ha accusato una contrazione dello 0,3%, e nonostante l'inflazione sfiori il 5%. Si tratta della prima riduzione negli ultimi cinque anni ed è stata salutata dalla borsa locale con un rialzo del 2,7%. Le attese degli economisti sono poi per un taglio di 50 punti base entro la fine dell'anno. (riproduzione riservata)  .

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Quadri e case a Londra, ecco i nuovi beni rifugio (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 25-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Numero 147  pag. 18 del 25/7/2008 | Indietro Quadri e case a Londra, ecco i nuovi beni rifugio Media, Marketing & Finanza sul numero di patrimoni in edicola da domani Come tutelare il patrimonio in un contesto di mercato che rimane incerto e in cui gli esperti raccomandano massima cautela perché la crisi potrebbe protrarsi ancora a lungo? Visti i rendimenti dei titoli di Stato, il rischio bolla immobiliare e i continui saliscendi sui listini azionari, restare liquidi è probabilmente la soluzione migliore. Tuttavia, con l'inflazione tornata a graffiare, si tratta di una scelta che equivale a perdere costantemente potere d'acquisto. Che cosa fare dunque, considerando che non esistono forme di investimento prive di rischio e in grado nel contempo di riconoscere un rendimento annuo netto superiore alla crescita del costo della vita? Patrimoni, il magazine di Milano Finanza in edicola a partire da domani, ha provato a fornire una risposta proponendo un numero speciale che passa in rassegna "I nuovi beni rifugio". Si tratta di oggetti di pregio accomunati da caratteristiche che, con il passare del tempo, li trasformano in investimenti redditizi. Una selezione accurata di beni alternativi in grado non soltanto di emozionare chi li possiede (il cosiddetto dividendo estetico), ma anche di assicurare laute plusvalenze in caso di vendita. A cominciare dall'arte contemporanea, dove investendo anche meno di 100 mila euro è possibile costruirsi un portafoglio di opere d'autore, puntando su nomi di artisti emergenti tra cui potrebbe nascondersi un futuro Basquiat, il James Dean dell'arte moderna morto a 28 anni trasformando in milionari i fortunati possessori delle sue opere. Se le somme da impiegare sono meno importanti, si può puntare sull'argento punzonato. I pezzi più ricercati sono quelli creati tra le due guerre mondiali dai maestri cesellatori russi, britannici e italiani. In quel periodo, vista la crisi, molti servizi sono stati fusi e "monetizzati", generando di riflesso una robusta rivalutazione dei pezzi arrivati integri ai giorni nostri. Gli esperti raccomandano anche di orientarsi su fatture dalle forme poco consuete. Anche nel campo dell'arredamento d'interni non mancano articoli intramontabili. Le firme storiche che li hanno ideati, come Citterio, Laviani e Dissoni, o il perfezionista americano Philippe Starck, sono ormai entrate nel gotha del settore, rendendo di fatto eterni alcuni modelli. Come si può constatare dalle frequenti riedizioni contemporanee, che ripropongono le stesse forme dell'epoca (aggiornando tuttavia i materiali) come omaggio ai designer che hanno saputo elevare le loro creazioni a oggetti senza tempo. Il discorso è valido anche per gli orologi da polso, dove le tirature limitate delle grandi maison svizzere costituiscono autentici Gronchi rosa agli occhi dei collezionisti. Acquistando quadranti di case meno classiche e più sportive, come Hamilton, Panerai o Bell&Ross, l'investimento può tramutarsi in un potenziale capitale alla distanza. Si tratta infatti di griffe che nel corso dei prossimi anni potrebbero raggiungere la fama dei mostri sacri dell'orologeria, come Audemars Piguet, Jaeger Lecoultre o Cartier. Per chi preferisce orientarsi sul più tradizionale degli investimenti rifugio, cioè sul comparto immobiliare, il consiglio degli esperti interpellati da Patrimoni è di puntare su Londra. La capitale britannica sta reggendo l'urto della crisi d'oltreoceano e a partire dal prossimo inverno i valori torneranno con ogni probabilità a crescere. Trainati dai giochi olimpici che nel 2012 si terranno proprio lungo il Tamigi.  .

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Obama e l'Italia (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 25-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Folla a Berlino. E poi a Parigi. E of course Londra. Niente visita in Italia. Il mitico Obama ci riporta con i piedi per terra. Non contiamo nulla, neanche una visitina, un saluto. Certo facendo jogging ieri a Berlino e intercettato da un'abile giornalista di Sky24, ha detto: primo o poi in Italia verrò. Deo gratias. Scritto in Varie Non commentato " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Jul 08 Il casco per i baresi e i mutui per gli americani Fannie e Freddie, nonostante i simpatici nomi, stanno affossando i mercati di tutto il mondo. Non sono banche e non sono neanche società per azioni tradizionali. Sono state create per agevolare il mercato immobiliare americano. In sintesi prestano i soldi alle banche che prestano i soldi ai clienti per accendere un mutuo. In questo modo le banche americane avevano sempre risorse fresche per alimentare il mercato dei prestiti immobiliare. Una volta comprati i mutui di terzi le due nostre li impacchettano in obligazioni che cedono sul mercato. Per questa loro caratteristica sociale (agevolare la proprietà edilizia) sono Gse (Governament sponsor enterprise) e dunque, pur quotate sul mercato, in ultima analisi sono agenzie governative (come d'altronde erano in origine). Questa garanzia statale ha permesso loro di raccogliere danaro a tassi molto vantaggiosi e dunque alimentare la bolla speculativa. Inoltre (toccherebbe ricordarlo a qualcuno) per statuto non finanziano mutui subprime.. E proprio per questo il mercato dei mutui subprime (quelli che hanno scatenato l'attuale crisi) è esploso: le banche tradizionali non riuscivano a fare concorrenza, visti i tassi superbassi, a Fannie e Freddie e dunque hanno cercato (colpevolmente) di andare su un mercato a queste precluso: quello dei debitori subprime, insomma non buoni. Qualche conclusione: 1. Freddie e Fannie, figlie di una concezione roosveltiana, non sono mai state sul mercato. 2. Sono diventate negli anni 70 un ibrido a noi molto ben conosciuto: privatizzano gli utili e socializzano le perdite 3. Il salvataggio di oggi è stato scritto ieri quando furono concepite 4. il fatto che prestassero troppo era noto da tempo (lo disse greenspan in un'audizione davanti al senato) 5. il loro fallimento non è un fallimento del mercato, ma del regolatore. che ha pensato di cavarsela quotandole sul mercato. E che ha alimentato per questa via la bolla immobiliare. 6. salvarle oggi è ragionevole, così come è ragionevole, secondo il sindaco di bari, regalare, a spese dei contribuenti, un casco ai motociclisti pizzicati senza. Scritto in pol economica Commenti ( 20 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Jul 08 Cosa ne pensano i lib-lib di Julius In questo blog abbiamo più volte "sfottuto" il nostro Julius per la sua ansia Pop. L'inutile e dannosa Robin tax, la populistica esclusione dei ricchi (solo 70mila? solo due dei quali in piazza di Spagna a Roma?) dai benefici Ici sulla prima casa, la card per gli anziani, la lotta contro la speculazione. E via dicendo. Anzi, già che ci siamo, gli insopportabili slogan contro il "mercatismo". Senza considerare la mancata liberalizzazione per eccellenza: e cioè la riduzione delle imposte sui redditi o per lo meno una prospettiva di riduzione. Che il Dpef non ci da. Insomma quello che pensiamo sul Julius pop per i nostri commensali (che spesso hanno anche criticato il cuoco) è pietanza nota, anche se non a tutti gradita. Ieri è arrivata in cucina una mail di David Baccini, intitolata "Tremonti il socialista ci porterà al disastro". Vi inoltro le prime righe: "sono sconcertato per il comportamento schizoide del Ministro Tremonti, nel quale non ho mai riposto alcuna fiducia e che affonderà il Governo, ma sopratutto per il "sentiment filogovernista-filotremontiano antimercato" di Giannino: scioccante davvero. Altrettanto sconcerto va verso l'IBL, che di fronte ad accuse tremontiane al mercato, a chi (praticamente l'intero popolo europeo) non si riconosce nel nuovo meta-stato soviet-europeo, alla speculazione, al profitto, a chi si dice liberista, a chi esige basse tasse, a chi disconosce l'efficacia della redistribuzione (Robin Tax ed altre puttanate) .. l'IBL tace, in conformità Gianniniana". Be' in effetti si può condividere con Baccini un certo stato di solitudine da queste parti. Difficile trovare conforto a sinistra (lo devo spiegare ancora una volta?), ma anche nei punti di riferimento dei liberali classici, sembra che ci sia un po' una corsa a non disturbare il manovratore. La paura di Prodi e accoliti non ci può rinchiudere in un angolo. Non ci deve spingere verso un'accettazione muta dei provvedimenti governativi. Insomma se Julius ha deciso di fare una corsa di popolarità con l'adorato Cav, son cavoli suoi. Non di Noi italiani che abbiamo votato un governo immaginato liberale. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 52 ) " (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 03Jul 08 Bce senza pop La Bce ha deciso di alzare al 4,25 per cento i tassi di interesse in Europa, con un ritocco all'insù di un quarto di punto. I governi di mezza Europa (Francia e persino Germania) le avevano chiesto di non farlo. D'altronde l'economia non gira e l'inflazione (arrivata al 4 per cento massimo da 16 anni) è più dovuta al rincaro delle materie prime che ad una forte domanda di consumo. Chi ha ragione? La Bce non risponde a nessuno. I governi Ue, invece, ai propri elettori. In questa vicenda il differente grado di responsabilità (accountability) ha un peso. La politica sembra più attenta al momento, al breve termine. Palese il caso italiano: subito una dilazione sulla rata dei mutui (accordo Tremonti-Abi) ma tra 20 anni si paga il conto. Subito la card sociale per i pensionati più poveri, ma non si riducono permanentemente le imposte dirette. Subito la tassa sugli odiati banchieri-petrolieri, ma domani si rifaranno con aumenti sui consumatori. Il respiro immediato è ciò che conta, nel lungo periodo (come diceva qualcuno che al cuoco non piace tanto) saremo tutti morti. I banchieri centrali "irresponsabili" per costituzione si possono permettere l'impopolarità. Sanno che non possono alimentare aspettative inflattive. La rincorsa prezzi-salari-prezzi è micidiale come dimostrano gli anni 70. E ci sono i primi segni. La furia sindacale In Italia contro l'inflazione programmata fissata ll'1,7 per cento nel Dpef (e qui bene ha fatto Julius), il costo del lavoro in Spagna salito al 5,7 per cento; l'aumento salariale dei pubblici dipendenti tedeschi fissato quest'anno al 5 per cento. I Banchieri centrali saranno spietati, ma sanno che un un po' di veleno nel corpaccione europeo oggi, è meglio di un infarto certo domani. Non accondiscendono alla nuova ventata pop della politica europea. Scritto in pol economica Commenti ( 16 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 03Jul 08 Rosicchiare la Mela Tra pochi giorni arriva in Italia un oggetto di culto. Sì qualche volta anche in questa zuppa si assaporano pietanze leggere. Si tratta del nuovo telefonino 3g della Apple. Come sapete il cuoco ha una certa passione per la Mela. Oggi il sole 24ore ha anticipato i possibili piani tariffari che Vodafone e Tim applicheranno al mitico gadget. Lo diciamo subito: troppo cari. Il nuovo telefono è pensato per stare spesso collegato, anche in remoto, su internet. Insomma brucia bytes su bytes. Gli operatori invece fanno finta di nulla e nelle loro ipotesi di abbonamento prevedono tariffe flat fino a 1gb (Tim) e 600 Mb (Vodafone). Un po' tirchietti. C'è da scommettere che i mela maniaci che vorranno aver subito l'oggetto del desiderio pagheranno un biglietto di ingresso piuttosto caro: e a riscuoterlo non sarà la Apple, ma i due gestori di telefonia. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 22Jun 08 Appunti in manovra La manovra presentata dal governo vale quasi 35 miliardi di euro, per il prossimo triennio. Anche se alcuni effetti (per un paio di miliarducci) si faranno sentire da quest'anno. In sintesi si riduce la spesa pubblica corrente del 2 per cento nel triennio: si sforbiciano risorse per gli enti locali (-9.2 miliardi), la pa, la sanità (-5 miliardi), la scuola (-8 miliardi e meno 100mila prof) e altro ancora. La pressione fiscale sale, alla fine del triennio, al 42,9 per cento del Pil (più 0.1 rispetto all'eredità prodiana). Questa manovra ci permetterà nel 2011 di avere un rapporto tra debito e pil inferiore al 100 per cento. La manovra è fatta per la gran parte dalla riduzione di spesa pubblica e questo è un bene. Nel 2011 la spesa pubblica dovrebbe fermarsi (si fa per dire posto che in termini assoluti aumenta) a 753 miliardi di euro (compresi 86 miliardi di interessi sul debito), il 38.3 per cento del nostro Pil. C'è un aumento delle imposte per il primo anno quantificabile in 4 miliardi: si fanno piangere quelli che Julius ha indentificato come i "ricchi": petrolieri, elettricisti, banchieri, manageroni e cooperatori. In altre parti della zuppa abbiamo già detto cosa pensiamo della Robin tax e recentemente in maniera caustica ma chiara lo ha scritto anche il perfido Boeri su Republik. Obiettivamente il peso delle maggiori entrate sul complesso della manovra è risibile e dunque con una alca selzer possiamo digerirlo. Resta la parta migliore della manovra: Citiamo, gustandoli assai, alcuni ingredienti in modo disordinato: abolizione dell'obbligo della tracciabilità dei compensi, morte dell'elenco fornitori, semplificazioni sulla privacy e sulla tenuta dei libri per le imprese. E ancora divieto di cumulo tra pensione e lavoro, impresa in un giorno, rateizzazioni ruoli, liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ripristino della superBiag e stop della limitazione dell'uso dei contati a 5000 euo. Uffff. Niente male. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 13 ) " (2 votes, average: 2.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jun 08 Fuoco amico Cari commensali, le nostre ultime discussioni sono nate da alcune provocazioni che ho voluto fare su alcune misure pop annunciate dal governo Berlsuconi. Ho parlato, e male, della Robin tax e dei tetti agli stipendi, e financo delle esclusioni Ici. Non ho parlato della giusta richiesta del nucleare, delle ottime misure su premi e straordinari e sulle ipotesi di riforma della pa. Insomma sono stato fazioso, più che fazioso. Devo una spiegazione. Quando un governo ha davanti a sè cinque anni di legislatura e ne ha avuti altrettanti dietro alle spalle, ha una grande carta per provare a riformare il nostro benedetto Stato. Mi sarei immaginato una partenza sprint. Avrei voluto la medesima decisione mostrata su Napoli, anche sull'economia. Insomma avrei voluto un esecutivo meno pop e più impop. Chiessenefrega delle critiche popolari, quanto si ha un tratto preciso e univoco. Assecondare gli umori o frenarsi per non essere criticati da sinistra non vuol dire essere democratici. Probabilmente questo è il miglior governo che potessimo votare. Ma le difese d'ufficio sono una spezia che non piace al cuoco di questa zuppa. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 15 ) " (2 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Jun 08 Robin pop L'idea di tassare i petrolieri per i loro extraprofitti (ma chi quantifica e come l'extra? ed è l'unico settore ad avere extra? e nel futuro tutti gli extra saranno da bastonare?) ha l'aria di essere l'idea più pop degli ultimi giorni. 1. Lo Stato, attraverso l'iva, ha già portato a casa tasse extra dai profitti extra del barile extra. Si calcola che in un anno esso ammonti già a 500 milioni. Insomma se proprio crede lo stato potrebbe rinunciare a parte dell'Iva applicata sulla benzina che in Italia è al 20 per cento e in altri paesi europei è al 16 per cento. 2. I profitti maggiori sono realizzati da chi buca e spilla petrolio. Su 1,6 milioni di barili consumati al giorno in Italia, meno di 100mila sono di produzione domestica. Dunque toccare le royalties sui buchi rende poco niente. 3. Il petroliere di gran lunga più ricco d'Italia si chiama l'Eni per un terzo proprietà dello stato. Fattura quasi 90 miliardi di euro con utile vicino ai 10 miliardi (pari al fatturato totale di Erg, secondo petroliere in Italia) ed ha un margine operativo di 20 miliardi. Tassare i petrolieri in Italia, vuol dire per lo Stato tassare se stesso: una partita di giro. 4. Annunciare un'imposta che può facilmente essere traslata sul consumatore ha effetti perversi. Basti pensare che il rincaro di 1 centesimo del costo finale al consumatore della benzina vale per le compagnie petrolifere 500 milioni di euro. Sono solo alcune notazioni, peraltro imprecise poichè ancora non è preciso l'imponibile della nuova tassa. Ad esempio se veniesse colpita la raffinazione, il discorso sarebbe parzialmente diverso. Resta l'idea molto pop che la manina dello Stato asi occupi degli affari privati. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 30 ) " (4 votes, average: 2.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 27May 08 L'Ici pop dei Liberali pop Il governo Berlusconi ha promesso in campagna elettorale di eliminare l'Ici sulla prima casa. Lo ha fatto con l'eccezione degli immobili accatastati a/1, a/8 e a/9. Il motivo è che sono immobili di lusso. Non vogliamo aprire una discussione sull'essenza di questa imposta. Piuttosto ci interessa determinare la ragione politica per la quale siano stati esclusi dal beneficio i proprietari di immobili, cosiddetti di lusso. E la ragione, cari commensali, è semplice: demagogia allo stato puro. Vedete, alcune manovre fiscali opportune questo governo non potrà farle per motivi di bilancio: e lo possiamo capire. Ma sull'Ici pop non ci siamo. Le "abitazioni di tipo signorile" accatastate così in Italia ammontano alla ridicola cifra di 35701 (trentacinquemila e rotti), di ville (burocraticamente chiamate a/8) ce ne sono 34.141 e infine ci sono 2397 tra castelli e palazzi di pregio. Insomma ci sono 72mila "ricchi" che non godranno dell'esenzione Ici, su 31 milioni di immobili in Italia. Posto, come si capisce, che estendere lo sconto anche a costoro non sarebbe stato un salasso, resta il pop. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 30 ) " (4 votes, average: 2.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 25May 08 Mutui e azzzzzardi Vi segnalo un bel articolo di Claudi Borghi sul Giornale di un paio di giorni fa. Si parla dell'intesa governo-banche sulla rimodulazione dei mutui a tasso variabile. Borghi dice chiaramente e subito che "non si tratta di un regalo" e mette in chiaro (è il caso di dirlo, vista la semplicità con cui spiega la manovra) la portata del provvedimento. Due sole notazioni aggiuntive e provocatorie. 1. Gli economisti lo chiamano moral azard: è la circostanza per la quale un individuo o un impresa assume rischi alti sapendo che poi alla fine qualcun altro sarà tenuto a pagare per il comportamento che eventualmente si è rivelato troppo rischioso. Ebbene ci si può domandare se questo intervento dello Stato non crei l'impressione che gli errori di valutazione dei cittadini possano essere sempre e comunque sanati dal legislatore. Chi ha contratto un mutuo a tasso variabile sapeva che il tasso sarebbe potuto cambiare. L'ha fatto perchè inizialmente i saggi erano bassi, ma poi quando sono saliti, zac ci pensa l'aiuto di mamma stato-banche. 2. La convezione pensata da governo-abi ha un forte effetto di riduzione della concorrenza. Chiunque avesse avuto una rata alta avrebbe (grazie alla Bersani, per la verità molto osteggiata dalle banche) potuto verificare offerte alternative per portare il mutuo in banche alla ricerca di nuovi clienti e dunque disposte ad applicare condizioni migliori. Con la rimodulazione prevista dalla convenzione, si fa tutto in casa. Dunque le banche si tengono stretti i propri clienti: gli fanno diventare la rata fissa e se li tengono così in portafoglio per decine di anni. Senza alcun rischio che qualche istituto bancario particolarmente aggressivo vada a rompere loro le scatole. I circa 1,5 milioni di italiani con la rata alta otterranno un beneficio temporaneo a cambiare il mutuo in fisso e per di più ai tassi del 2006, ma l'Italia perderà in termini di concorrenza del sistema e di educazione finanziaria dei suoi cittadini. Scritto in pol economica Commenti ( 23 ) " (4 votes, average: 2.75 out of 5) Loading ... 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Crisi mutui, negli Usa raddoppiano i pignoramenti delle case nel 2 trimestre (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Rai News 24" del 25-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

New York | 25 luglio 2008 Crisi mutui, negli Usa raddoppiano i pignoramenti delle case nel 2° trimestre Gli effetti della crisi dei mutui La crisi dei mutui si fa sentire sempre di più sui proprietari di case statunitensi, al punto che nel secondo trimestre i pignoramenti - o meglio le procedure di avvio - sono quasi raddoppiati, +171% rispetto ad un anno fa. Rispetto al primo trimestre l' aumento è stato invece del 14%, in base ai dati forniti da RealtyTrac, una società specializzata. Sono circa 740mila i proprietari che rischiano di essere espropriati dalle banche come conseguenza del fatto che il prezzo delle case continua a scendere e non è più in grado di garantire il prestito a suo tempo concesso. Ieri Bill Gross, gestore di Pimco, il colosso mondiale dei fondi di investimento, aveva affermato che sono circa 25 milioni gli americani che rischiano di vedersi pignorare l' immobile. L' avvio della procedura di pignoramento consiste nell' invio da parte dell' istituto finanziatore di una cosiddetta 'default notice', in pratica un avviso di possibile dissesto. Proprio per far fronte alle difficoltà dei proprietari di case l' amministrazione Bush ha messo a punto un piano straordinario di sostegno attualmente all' esame del Congresso, che prevede peraltro anche un intervento finanziario di salvataggio per le due agenzie semipubbliche del settore, Fannie Mae e Freddie Mac. I pignoramenti nella prima metà di quest' anno da parte delle banche sono stati 370.179 con una crescita del 154% rispetto al pari periodo dell' anno prima. La conseguenza di quest' operazione di riappropriamento è un ulteriore calo del prezzo delle abitazioni, che vengono in pratica messe all' asta ad un prezzo scontato per consentire alle banche di recuperare almeno in parte il prestito. Va aggiunto che molti americani proprietari di case che incorrono nelle procedure di pignoramento sono indotti a lasciare l' immobile in quanto trovano alloggi in affitto ad un costo più basso rispetto a quello del mutuo. Lo scoppio della bolla immobiliare viene così amplificato.

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MUTUI: USA; PIGNORAMENTI RADDOPPIANO NEL SECONDO TRIMESTRE (2) (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 25-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - ROMA, 25 LUG - Ieri Bill Gross, gestore di PIMCO, il colosso mondiale dei fondi di investimento, aveva affermato che sono circa 25 milioni gli americani che rischiano di vedersi pignorare l' immobile. L' avvio della procedura di pignoramento consiste nell' invio da parte dell' istituto finanziatore di una cosiddetta 'default notice', in pratica un avviso di possibile dissesto. Proprio per far fronte alle difficoltà dei proprietari di case l' Amministrazione Bush ha messo a punto un piano straordinario di sostegno attualmente all' esame del Congresso, che prevede peraltro anche un intervento finanziario di salvataggio per le due agenzie semipubbliche del settore, Fannie Mae e Freddie Mac. I pignoramenti nella prima metà di quest' anno da parte delle banche sono stati 370.179 con una crescita del 154% rispetto al pari periodo dell' anno prima. La conseguenza di quest' operazione di riappropriamento è un ulteriore calo del prezzo delle abitazioni, che vengono in pratica messe all' asta ad un prezzo scontato per consentire alle banche di recuperare almeno in parte il prestito. Va aggiunto che molti americani proprietari di case che incorrono nelle procedure di pignoramento sono indotti a lasciare l' immobile in quanto trovano alloggi in affitto ad un costo più basso rispetto a quello del mutuo. Lo scoppio della bolla immobiliare viene così amplificato, anche perché in caso di rinuncia alla casa oggetto di pignoramento il titolare del mutuo può limitarsi semplicemente a dare le chiavi dell' immobile alla banca, senza pagare penali.(ANSA).

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Annuncia: Il governo fa una politica di sinistra . Ma si dimentica di citare i tagli sulla sanità, l'immobilismo su prezzi, salari e pensioni (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unita, L'" del 26-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Stai consultando l'edizione del Annuncia: "Il governo fa una politica di sinistra". Ma "si dimentica" di citare i tagli sulla sanità, l'immobilismo su prezzi, salari e pensioni.

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Economie sotto choc: la soluzione è politica (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Denaro, Il" del 26-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Commenti espansione internazionale Economie sotto choc: la soluzione è politica Francesco Giavazzo Le economie occidentali sono state colpite da due choc gravi, ma abbastanza tradizionali: un aumento del prezzo delle materie prime e una crisi bancaria. Si prefigura un periodo di forte rallentamento dell'economia americana. Negli Stati Uniti potrebbero prevalere le obiezioni politiche alle ricapitalizzazioni pubbliche delle banche private e dei loro azionisti. Ma in una recessione severa il protezionismo attecchisce facilmente. E se i politici europei pensano che per proteggersi basti gridare all'untore vanno incontro a una forte delusione. Prima i nostri politici si svegliano dall'illusione che la crisi che ha colpito le economie dell'Occidente sia colpa di qualche "untore", della globalizzazione, della trasformazione dei mercati finanziari, meglio è. I due shock, che ci hanno simultaneamente colpito, sono gravi ma abbastanza tradizionali: un aumento del prezzo delle materie prime e una crisi bancaria. In questa situazione è stupefacente che si perda tempo a difendere teorie che non hanno alcun conforto nei dati, ad esempio la proposizione che l'aumento del prezzo del petrolio sia l'effetto perverso delle transazioni nel mercato dei futures, anzichè chiedersi che cosa possa fare la politica per attenuare lo tsunami che sta per colpirci. In primavera, dopo il salvataggio di Bear Sterns, la crisi finanziaria sembrava sulla via di una risoluzione. Ai circa 500 miliardi di dollari di perdite subite dall'agosto scorso, la banche internazionali avevano fatto fronte con 350 miliardi di capitali freschi, per lo più reperiti grazie all'intervento di fondi sovrani. I vecchi azionisti avevano accettato lor malgrado di venire diluiti, e avevano subito perdite importanti. All'inizio di giugno il processo di ricapitalizzazione si è interrotto e la crisi si è improvvisamente accentuata. Il motivo è stato il diffondersi dell'opinione che il livello raggiunto dal prezzo "reale" del petrolio il 40 per cento circa sopra il livello che raggiunse nel 1980Ñnon fosse un'impennata temporanea, ma un nuovo equilibrio dal quale difficilmente si tornerà indietro. Nonostante le economie dell'Occidente oggi utilizzino meno petrolio per unità di output che negli anni Settanta, questa prospettiva ha fatto cadere i mercati azionari e interrotto le ricapitalizzazioni. L'alternativa a ridurre la leva delle banche tramite l'immissione di capitali freschi è ridurla vendendo una parte dei loro attivi liquidi. Questo le banche hanno iniziato a fare e la caduta dei corsi azionari si è accentuata. Il secondo shock che ha colpito le famiglie americane (il primo è la benzina a 4,50 dollari al gallone) è quindi la caduta della loro ricchezza finanziaria, che è per lo più investita in Borsa. Il terzo shock proviene dal mercato delle abitazioni. L'indice dei prezzi delle case americane ha subito per ora una flessione di quasi il 20 per cento, ma i contratti "futures" sulle case segnalano, di qui al prossimo anno, un'ulteriore flessione del 22 per cento. Difficile resistere a tre shock simultanei di queste dimensioni. éormai quasi certo che gli Stati Uniti siano già in recessione. La domanda importante, che domina le discussioni nella campagna elettorale, è come intervenire, ammesso che sia possibile, in un anno caratterizzato dall'assenza della politica. Si confrontano due tesi. Da un lato c'è chi sostiene che si debba fermare il ciclo perverso del "deleveraging" tramite vendite di attivi liquidi. Per fermarlo occorre, nell'immediato, che le banche centrali scontino gli attivi delle istituzioni finanziarie a prezzi superiori rispetto a quelli di "fire sale" ai quali sono oggi trattati sui mercati. Ma prima o poi il processo di ricapitalizzazione deve rimettersi in modo. Ciò richiede, lo sostiene Ricardo Caballero nel blog di Martin Wolf sul Financial Times,che gli azionisti delle banche, quelli esistenti e quelli potenziali, non siano colpiti come è avvenuto nel caso di Bear Sterns. Altrimenti, non ci sarà ricapitalizzazione di mercato e le istituzioni finiranno per diventare tutte pubbliche, non solo Fannie Mae e Freddie Mac, che già in parte lo sono, ma anche altre. Dall'altro lato c'è, invece, chi pensa che la crisi non finirà finchè la bolla immobiliare non si sarà sgonfiata e che le perdite che le banche subiranno devono essere assorbite dai loro azionisti, non dallo Stato: è ad esempio la posizione che sostiene Charles Wyplosz sul medesimo blog. I guai in cui ci troviamo sono anche colpa loro: usare il denaro dei contribuenti per salvare azionisti che nel decennio passato hanno ottenuto (specie se anche dirigenti della banca) rendimenti straordinari è semplicemente immorale. Quindi che siano spogliati della loro ricchezza: quando i prezzi delle banche saranno scesi abbastanza, i compratori si faranno avanti. Eventuali interventi fiscali dovranno essere diretti a sostenere il reddito delle famiglie, colpite dalla caduta del valore dei loro risparmi, non a compensare gli azionisti delle banche. Il guaio è che in anno elettorale è improbabile che la politica riesca a varare interventi fiscali sufficientemente incisivi. Mentre il segretario al Tesoro Henry Paulson sembra preoccupato di non danneggiare eccessivamente gli azionisti, di cui pensa di aver bisogno per ricapitalizzare le banche, il presidente della Federal Reserve pare più cauto. Se l'obiezione politica alle ricapitalizzazioni pubbliche, non di Fannie Mae e Freddie Mac, ma delle banche private e dei loro azionisti, prevarrà, gli Stati Uniti si apprestano ad attraversare una recessione profonda: il passo successivo alla vendita di attivi liquidi è infatti la riduzione dei prestiti e quindi un severo credit crunch.Forse una recessione profonda è l'unico modo per "ripulire" un'economia in cui alcuni prezzi non riflettevano più i valori fondamentali e per evitare che i cittadini paghino per responsabilità non loro. Ma intravvedo un pericolo: in una recessione severa il protezionismo attecchisce facilmente. Se i politici europei pensano che per proteggersi da una recessione americana basti gridare all'untore vanno incontro a una forte delusione. del 26-07-2008 num.

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I successi di Zapatero hanno il trucco (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 28-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

N. 30 del 2008-07-28 pagina 1 I successi di Zapatero hanno il trucco di Cristiano Gatti Viva Zapatero: nel 2005 era solo un film di Sabina Guzzanti, ma da allora è diventato un comandamento e non hanno più smesso di gridarlo. Il premier della sponda giusta idolatrato come un nuovo Principe dalle capacità taumaturgiche. Superatissimo Tony Blair, obsoleto e rottamato perché troppo americano. Ultimamente soltanto Obama sta riuscendo a insidiare il primato del leader spagnolo nella speciale classifica pavoni. Ma deve ancora farsi. Sempre più enfasi, sempre più prostrazione, per Zapatero. Il suo modello ormai portato ad esempio planetario, al vago sapore di miracolo sociale. E lui, il Principe, ogni volta pronto a rimarcarlo. A farlo pesare. Ovviamente non ha mancato di farcelo notare, con quel suo sorrisino sarcastico da Mister Bean, pure all'indomani degli Europei di calcio: "Abbiamo sorpassato l'Italia, in tutto". È mancato il tiè, ma il faccino da capoclasse lo lasciava chiaramente intuire. Come tutti i Principi, ma anche come il caposcuola della propaganda nazionalista Joseph Goebbels, Zapatero fa un uso dello sport altamente propagandistico. Ne ha qualche motivo: i dati dell'economia non può più sventolarli sotto al naso di nessuno, anche perché tutti hanno compreso come fossero semplice conseguenza di una spaventosa bolla immobiliare. Sì, adesso che ha costruito più di qualunque altro Paese europeo, la Spagna s'è accorta improvvisamente di un fastidioso dettaglio: nessuno compra più case. Il risultato è prossimo alla crisi: tutta l'industria connessa all'immobiliare sta frenando bruscamente, con il serio rischio di non riuscire a evitare la musata. No, meglio non insistere con la storia della nuova locomotiva. Meglio parlare solo di sport. Lì davvero va tutto a gonfie vele. Contador vince il Giro, Nadal vince Rolland Garros e Wimbledon, le Furie Rosse vincono gli Europei, ora il gregarione Sastre vince persino il Tour. Sono i nuovi cannibali. Superuomini e supereroi. Le mamme d'Europa guardano i figli delle colleghe spagnole e inevitabilmente si chiedono: diamine, che cosa mettete nel biberon delle vostre creature? Cullandosi sui suoi primati, gongolando davanti a tanta invidia, Zapatero si gonfia e ora aspetta la grande platea delle Olimpiadi. Tutto sembra sorridergli, niente sembra mettere in discussione l'elegia del suo sport invincibile. Dal suo punto di vista, fa bene a godersela. Sono gli altri, però, che potrebbero un attimo fermare i violini per tentare di ragionare. Va bene l'adulazione per un modello politicamente adorabile, ma c'è un limite. L'adulazione non può sbiadire la memoria. Non si può rimuovere così in fretta un dato fondamentale. Questo: Zapatero e la sua Spagna vincono portandosi dietro un pesantissimo peccato originale. Si chiama Operacion Puerto. È il più grande scandalo di doping mai esploso al mondo. Teatro, Madrid. Protagonista, un ginecologo prestato agli uomini di nome Eufemiano Fuentes. Duecento e oltre gli atleti in fila nel suo studio, per traffici di sangue dai prodigiosi risultati. In lista, molti ciclisti. Ma anche calciatori e tennisti. Allo scoppio della bomba atomica, Paesi come Italia e Germania affrontano drasticamente la questione e ghigliottinano senza pietà i propri atleti presenti negli elenchi del ginecologo maschile. Per non fare nomi, si parla tra gli altri di Basso e Ullrich, cioè dei due ciclisti più forti al mondo. A quel punto, tutti si aspettano che la Spagna, culla dello scandalo, faccia altrettanto con i tesserati suoi. Ma è una pia illusione. La culla dei diritti e delle tolleranze, la nazione che ci bacchetta perché noi tratteremmo troppo male i rom, non alza nemmeno un dito contro i suoi sportivi truffatori. Al momento dello scandalo la Spagna non ha una legge antidoping, dunque non si può procedere. E le federazioni sportive? Loro cadono dal pero: se non si muove la giustizia - dicono con candore di bimbi - perché dovremmo muoverci noi? Risultato. Da allora, tre anni fa, gli spagnoli vincono immancabilmente il Tour. Gli altri a casa, loro occupano i posti liberi. Mentre i Basso e gli Ullrich sono fuori, restano in corsa i corridori iberici segnalati nella famosa lista dell'Operacion Puerto. Uno scandalo epocale. Ma la cosa più bella, per restare in Italia, è che anche la stampa giustizialista e intransigente, molto reattiva nel chiedere inchieste e imputazioni per tutto e per tutti, giustamente anche nello sport (vedi Pantani e Basso), non ha alcun problema adesso a celebrare i trionfi spagnoli del peccato originale. Delle carte truccate. Diciamolo: siamo di fronte all'odiosa teoria dei due pesi e delle due misure. O del rigore a corrente alternata. A seconda se tocca gli amici o i nemici. Come l'Operacion Puerto: uno scandalo. Ovviamente, non si tratta di parlare per invidia. O perché noi siamo puliti e loro no. Se è solo per questo, dai controlli risulta che Riccò è sporco e Sastre è pulito. Ma non è questo il problema. Sarebbe - è - una pura e semplice questione di giustizia: non si dovrebbe accettare che una nazione europea di primo piano, portata ad esempio per la sua travolgente invincibilità, vada in giro ineffabilmente con gli scheletri nell'armadio. Altrimenti si gioca con regole falsate. Eppure, nessuno se la sente di eccepire. Nessuno vuole rovinarsi il santino. Sempre Viva Zapatero. Dev'essere una questione di sopravvivenza: se non possono più gridare Viva Zapatero, non resta molto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Gran Bretagna: i prezzi delle case scesi ai livelli più bassi degli ultimi 7 anni (sezione: Mercato immobiliare)

( da "SpyStocks" del 28-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

(28 Luglio 2008 - 09:31) MILANO (Finanza.com) - I prezzi delle case in Gran Bretagna sono scesi ai livelli più bassi degli ultimi sette anni a luglio. Lo ha comunicato Hometrack, aggiungendo di aspettarsi che il calo continuerà. Il costo medio di un immobile residenziale in Inghilterra a in Galles è sceso del 4,4% rispetto a un anno fa. I prezzi sono scesi dell'1,2% da giugno. (Riproduzione riservata).

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GB: PREZZI CASE CONTINUANO DISCESA, A LUGLIO -4,4% ANNUO (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 28-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - ROMA, 28 LUG - Prosegue nel Regno Unito la discesa dei prezzi delle abitazioni, in quanto nel corrente mese di luglio la diminuzione media è stata del 4,4% su base annua, mentre rispetto a giugno si è avuto un -1,2%. Sono questi i dati forniti oggi dalla società di ricerca Hometrack, secondo cui il prezzo di un immobile residenziale si attesta mediamente sulla base dei valori di luglio su 168.500 sterline. Si tratta della maggiore contrazione dei prezzi da sette anni a questa parte, da quando cioé quest' indice ' stato creato. Nei giorni scorsi e' stato diffuso il dato sul pil britannico nel secondo trimestre, che ha evidenziato un +0,2% congiunturale ed un +1,6% annuo. Sono in molti ad aspettarsi che la Gran bretagna possa finire in recessione, come conseguenza in particolare dello scoppio della bolla immobiliare. (ANSA).

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Usa, la crisi degli immobili sarà lunga (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale di Brescia" del 29-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Edizione: 29/07/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:ECONOMIA Allarme Fmi. Male anche la Spagna Usa, la crisi degli immobili sarà lunga WASHINGTON "Non si vede la fine della crisi del mercato immobiliare Usa". Lo ha sottolineato Jaime Caruana, capo del Dipartimento per il mercato monetario e dei capitali dell'Fmi e responsabile del Global Financial Stability Report, precisando che tuttavia il calo dei prezzi delle case potrebbe aiutare a stabilizzare il mercato. "Con i tassi di insolvenza e i pignoramenti in forte crescita e i prezzi delle case che continuano a scendere - ha spiegato Caruana - la fine della crisi per il mercato immobiliare non è visibile e il deterioramento si sta espandendo anche ai mutui prime". L'Fmi ha confermato che le perdite registrate ad aprile negli stati Uniti a causa della crisi subprime ammontano a mille miliardi di dollari. "Pensiamo che questa cifra sia probabilmente esatta", ha detto Caruana. Secondo il Fondo inoltre la crisi immobiliare in altri mercati avanzati, tra cui l'Irlanda, la Gran Bretagna e la Spagna, potrebbe aumentare il livello delle perdite. Quanto poi al sistema bancario - il più esposto alla crisi - per l'Fmi "resta sotto pressione e avrà bisogno di nuovi aumenti di capitale". L'Fmi ha stimato che finora le istituzioni finanziarie hanno registrato svalutazioni per 400 miliardi di dollari per le esposizioni ai mutui subprime. A conferma dei timori del Fondo monetario, è arrivato ieri da Madrid il dato di maggio sulle compravendite immobiliari che hanno registrato una caduta del 34% rispetto allo stesso mese del 2007, secondo i dati pubblicati dall'Istituto nazionale di statistica (Ine). La caduta delle vendite di alloggi riguarda soprattutto quelle delle case non di nuova costruzione, diminuite del 43,6% su base annua, mentre le transazioni di immobili nuovi hanno registrato un -21% e quelle degli alloggi di edilizia popolare sono diminuite del 38,9%. Tuttavia, rispetto allo scorso mese di aprile, le operazioni di compravendita di alloggi a maggio registrano una flessione più contenuta, con una media complessiva del -10,1%, una percentuale che nel caso delle case nuove si attesta al -9,5% e al -10,7% per quelle usate. Diversi operatori iniziano a pronosticare una flessione dei prezzi delle case. Secondo la società immobiliare spagnola Colonial i valori potrebbero scendere in termini reali del 30% nei prossimi anni. A deprimere il mercato sono in particolare gli 1,5 milioni di nuove case rimaste invendute dopo la forte espansione del settore delle costruzioni che ha caratterizzato l'economia spagnola negli ultimi anni.

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Fmi, i mercati sono ancora fragili (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Italia Oggi" del 29-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Economia e Politica Numero 179, pag. 8 del 29/7/2008 Autore: Visualizza la pagina in PDF       L'allerta è arrivata dall'aggiornamento del rapporto del Fondo monetario internazionale Fmi, i mercati sono ancora fragili La crisi del settore immobiliare negli Usa non è terminata I mercati finanziari a livello globale continuano a rimanere fragili e i rischi per il sistema finanziario restano alti. L'allarme è arrivato ieri dall'aggiornamento del Global Financial Stability Report del Fondo monetario internazionale (Fmi), nel quale è ricordato che la qualità del credito, in molte categorie di finanziamenti, ha iniziato a deteriorarsi con il calo dei prezzi immobiliari e il rallentamento della crescita economica. Secondo l'analisi degli economisti di Washington la situazione del comparto bancario resta assai delicata. "Malgrado le banche siano riuscite a reperire capitali aggiuntivi, i conti sono nuovamente sotto pressione e i corsi azionari sono scesi bruscamente. E ciò", secondo il rapporto, "ha reso più difficile il reperimento di capitali aggiuntivi, aumentando la probabilità di un'interazione negativa tra la correzione in corso del sistema bancario e l'economia reale". Di conseguenza, l'Fmi non esclude che l'attuale crisi finanziaria internazionale riserverà nuove sorprese sui conti delle banche: "Anche se le perdite previste relative alle esposizione dei mutui subprime statunitensi restano alte, esse sono state in larga parte riconosciute. La crescente preoccupazione, con le insolvenze e i riscatti ipotecari in forte aumento sul mercato immobiliare statunitense, e con la prosecuzione del calo dei prezzi delle case, è che il deterioramento della qualità dei prestiti diventi più diffuso". Il rapporto si è concentrato anche sul recente crollo di Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie semigovernative statunitensi che svolgono un ruolo cruciale nella cartolarizzazione dei mutui e nella ripartizione del rischio sul mercato. "L'incertezza sulle future perdite e sui fabbisogni di capitale ha provocato un forte calo delle imprese sponsorizzate dal governo (Gse, vale a dire Fannie e Freddie, ndr) coinvolte nel mercato immobiliare. L'ampia base di investitori nel debito delle Gse e l'attuale affidamento dei mutui immobiliari sulla cartolarizzazione hanno implicato che ci sarebbero conseguenze sistemiche se la fiducia sulle Gse fosse messa in discussione. E la sfida politica", hanno spiegato gli economisti del Fondo, "è quella di trovare una soluzione chiara e permanente continuando a sostenere la cartolarizzazione dei mutui statunitensi". Un segnale positivo, comunque, giunge dai paesi emergenti, che "fino a ora sono rimasti relativamente resistenti alle turbolenze creditizie. Comunque", hanno rassicurato da Washington, "con il protrarsi della crisi le condizioni di provvista dei capitali si stanno restringendo e alcuni paesi emergenti si trovano davanti a un vaglio più stringente, specialmente con riferimento alle loro politiche per combattere l'inflazione". Stando all'Fmi, in definitiva, "i pignoramenti immobiliari e i default negli Usa stanno aumentando". è dunque necessaria la stabilizzazione del mercato immobiliare, anche se non se ne intravede ancora il fondo. L'istituto di Washington ha mantenuto invariate le stime sulle perdite potenziali a causa della crisi finanziaria a circa 945 miliardi di dollari e ha ribadito che gli istituti di credito necessiteranno di nuovi aumenti di capitale. Fino a ora ammontano a 400 miliardi di dollari le svalutazioni contabilizzate dalle banche statunitensi, europee e asiatiche. Quindi, la crisi del mercato immobiliare Usa non è ancora terminata. Lo ha ribadito Jaime Caruana, capo del dipartimento per il mercato monetario e dei capitali dell'Fmi e responsabile del Global Financial Stability Report, precisando che tuttavia il calo dei prezzi delle case potrebbe aiutare a stabilizzare il mercato. "Con i tassi di insolvenza e i pignoramenti in forte crescita e i prezzi delle case che continuano a scendere", ha spiegato Caruana, "la fine della crisi per il mercato immobiliare non è visibile e il deterioramento si sta espandendo anche ai mutui prime". L'Fmi ha confermato che le perdite registrate ad aprile negli Stati Uniti a causa della crisi subprime ammontano a 1.000 miliardi di dollari. "Pensiamo che questa cifra sia probabilmente esatta", ha detto Caruana. Secondo il Fondo inoltre la crisi immobiliare in altri mercati avanzati, tra cui l'Irlanda, la Gran Bretagna e la Spagna, potrebbe aumentare il livello delle perdite. Parlando durante la conferenza per la presentazione del Global Financial Stability Report, Caruana ha sottolineato che "lo scenario che fa da sfondo alla situazione economica reale solleva nubi sulle previsioni future a causa della riduzione della propensione alla spesa dei consumatori e della contrazione del mercato del credito". Caruana stesso, invitando il governo statunitense a rivedere la struttura di Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie semigovernative che erogano appunto mutui a tasso agevolato, ha invitato all'estrema prudenza nella gestione della situazione, spiegando che "ci potrebbero essere conseguenze a livello sistemico, se fosse minata la fiducia sulla qualità dei loro asset".

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Spagna in piena crisi immobiliare (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 29-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Numero 149  pag. 11 del 29/7/2008 | Indietro Spagna in piena crisi immobiliare Mercati Globali Di Marcello Bussi nel regno unito i prezzi delle case scendono del 4,4%. In Germania fiducia ai minimi dal 2003 Le compravendite di abitazioni crollano del 34,3% su base annua. E il ministro Solbes ammette che la situazione è grave La situazione è "grave". Lo ha ammesso ieri il ministro dell'economia e delle finanze spagnolo, Pedro Solbes, nel corso di un'audizione in commissione parlamentare. Poco prima l'Istituto nazionale di statistica (Ine) aveva diffuso i dati sul mercato immobiliare, l'ex comparto trainante dell'economia iberica: a maggio le compravendite di alloggi sono crollate del 34,3% su base annua. Il calo più forte ha riguardato le vendite di case non di nuova costruzione, scese del 43,6%, mentre le transazioni di immobili nuovi hanno accusato una diminuzione del 21% e quelle degli alloggi di edilizia popolare sono calate del 38,9%. La settimana scorsa, inoltre, il governo ha reso noto che nel secondo trimestre i prezzi delle case sono scesi per la prima volta in quasi 10 anni. Di fronte a dati del genere non sorprende che nei giorni scorsi sia fallita la società immobiliare Martinsa Fadesa in seguito a un default da 5,2 miliardi.Ma ieri il ministro Solbes ha escluso che il governo possa impegnarsi nel salvataggio delle società immobiliari, perché negli ultimi anni i loro azionisti hanno fatto grossi guadagni e sono loro che adesso "dovranno assumere le eventuali perdite derivate dalla propria attività". La borsa di Madrid ieri ha chiuso in ribasso dello 0,91% a 11.484 punti. Ribadendo il taglio delle stime di crescita del pil spagnolo annunciato la settimana scorsa (quest'anno l'incremento sarà dell'1,6% rispetto al 3,8% registrato nel 2007, mentre l'anno prossimo ci sarà un'ulteriore frenata lall'1%), Solbes ha sottolineato che "non esistono cure miracolose", aggiungendo che per migliorare la situazione sono necessarie "serenità" e "fiducia". Ma intanto la disoccupazione nel secondo trimestre è salita al 10,4%, ai massimi da tre anni e mezzo, e l'inflazione è salita a giungo al 5%, il tasso più elevato degli ultimi 13 anni. La crisi immobiliare colpisce duro anche nel Regno Unito, dove a luglio i prezzi delle abitazioni sono diminuiti in nedia del 4,4% su base annua, mentre rispetto a giugno si è registrato un calo dell'1,2%. I dati sono stati forniti dalla società di ricerca Hometrack, secondo cui il prezzo di un immobile residenziale si attesta mediamente, sulla base dei valori di luglio, intorno a 168.500 sterline. Si tratta della maggiore contrazione dei prezzi da sette anni, da quando cioè è stato creato questo indice. Un dato che preoccupa, alla luce dell'andamento del pil britannico nel secondo trimestre, che ha evidenziato un incremento limitato allo 0,2% congiunturale e dell'1,6% annuo. Il timore è che il Regno Unito possa finire in recessione, come conseguenza in particolare dello scoppio della bolla immobiliare. Per chiudere un'ultima nota negativa: in Germania l'indice di fiducia dei consumatori, elaborato dall'istituto Gfk, è sceso a 2,1 punti, il valore più basso dal giugno 2003. Nonostante tutto, però, l'euro ieri ha recuperato terreno sul dollaro, a quota 1,5760, perché sui mercati sono più pressanti le preoccupazioni per lo stato dell'economia Usa. (riproduzione riservata)  .

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Cronaca di una crisi ignorata (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unita, L'" del 29-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Stai consultando l'edizione del Cronaca di una crisi ignorata Nicola Cacace M entre il governo Berlusconi smonta pezzo dopo pezzo la politica del lavoro fatta dal governo Prodi, il nuovo esecutivo non produce un solo intervento capace di incidere sulla grave situazione economica. Dei provvedimenti governativi in materia di politica economica, infatti, il meno che si possa dire è che essi non hanno neanche sfiorato i punti centrali della crisi che devasta il Paese. Non è vero, come dice Tremonti, che la crisi è globale e noi poco o niente possiamo farci. Malgrado la crisi dei mercati immobiliari - dopo anni di crescita pazza dei prezzi - e delle banche incoraggiate dalla devolution avviata dalla destra della Thatcher e di Reagan, il Pil del mondo quest'anno crescerà del 4% e quello del resto d'Europa quasi del 2% contro il nostro 0,5%. E questo malgrado l'aumento del prezzo del petrolio, che insieme a quello dei cereali e altre materie prime alimenta un'inflazione superiore al 4%. Tutto il mondo sta subendo questi contraccolpi - petrolio, bolla immobiliare e traumi finanziari - ma solo l'Italia cresce un terzo del resto d'Europa. Perché avviene tutto questo? Quali sono i problemi del Paese e quali politiche economiche andrebbero avviate per contrastarli? L'Italia soffre soprattutto per tre punti deboli. Due riguardano l'Offerta, uno la Domanda: Mezzogiorno e Servizi sono le carenze dell'Offerta, consumi inferiori alla crescita della popolazione sono le carenze della Domanda. Come ha ricordato il governatore Draghi, "il Pil unitario del Mezzogiorno inferiore al 60% di quello del Centro-Nord è a livelli peggiori di 30 anni fa" e il recente Rapporto Svimez sostiene che "l'Italia è l'unico tra i Paesi di Eurolandia che ha peggiorato e non migliorato la condizione delle sue regioni depresse". Anche sotto questo profilo i provvedimenti di Tremonti, che finanziano l'Ici sottraendo risorse al Sud e ai servizi sociali aggravano il problema. L'altra grande debolezza dal lato dell'Offerta è costituito dai Servizi, che sono i due terzi del Pil. Questo problema si intreccia con la polemica sulla bassa produttività, problema solo in parte reale, spesso sventolato strumentalmente dalla Confindustria. La crescita della produttività nazionale risulta bassa per colpa dei Servizi. Che la produttività industriale italiana non sia bassa è dimostrato dalla competitività sottesa alla vigorosa ripresa dell'export in atto da 3 anni. E dai dati della Bilancia dei pagamenti, dove l'export manifatturiero arriva quasi a compensare il passivo crescente di agricoltura e petrolio mentre nei Servizi il deficit è in picchiata. Sino al 2000 l'attivo del Turismo compensava il passivo di Trasporti e Servizi alle imprese, mentre oggi il passivo crescente di questi settori, 20 miliardi, sorpassa l'attivo del Turismo, 11 miliardi, mandando la Bilancia dei Servizi in passivo forte, 9 miliardi e crescente. Il rafforzamento dei Servizi dipende soprattutto dalle liberalizzazioni, avviate con grande fatica dal ministro Bersani, avversate dalla destra in appoggio alle varie lobby, politiche oggi del tutto ignorate dai provvedimenti governativi. Quanto alla debolezza della nostra domanda interna non avevamo bisogno dell'ennesima conferma dell'Ocse per sapere che l'Italia ha salari da fame, del 20% inferiori alla media e con orari più lunghi. È arcinoto che dal 1992 al 2002 c'è stata una forte penalizzazione di salari e pensioni con una discesa della quota dei redditi da lavoro sul Pil, dal 74% al 67%, che poi risulta quasi costante, ma non recuperata ad oggi. Questo significa che profitti e rendite si sono appropriati di tutti gli aumenti di produttività a partire dal 1993, dopo la firma del Protocollo sindacale Ciampi. E le indagini Mediobanca sui profitti delle imprese confermano ampiamente il dato. Perciò l'Italia è il Paese dove la domanda interna ha meno contribuito alla crescita del Pil, dato che sette punti di Pil sottratti al lavoro sono più di 100 miliardi di euro, che divisi per i 22 milioni di lavoratori, autonomi inclusi, fanno più di 4000 euro sottratti annualmente a ciascun lavoratore, dipendente od autonomo, cui vanno oggi aggiunti altri 1000 euro persi per Fiscal Drag (lavoratori e pensionati impoveriti pagano tasse con aliquote da benestanti). Ricostruire il potere d'acquisto è vitale per la ripresa mentre i provvedimenti di defiscalizzazione di salari e pensioni annunciati dal governo Prodi sono stati messi nel cestino da Berlusconi e Tremonti. Senza recupero di potere d'acquisto di salari e pensioni non ci sarà mai ripresa dei consumi e senza rilancio dei Servizi e del Mezzogiorno l'Offerta, cioè la produzione nazionale, sarà sempre carente. In un Paese dove tutto è indicizzato - benzina, tariffe, autostrade, polizze, pasta e pane, accise statali - tener fermi salari e pensioni significa rinunciare alla crescita potenziale della ricchezza nazionale, aggravando anche i problemi di Deficit e di Debito.

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IMMOBILIARE USA: ALTRO COLPO, PREZZI CASE -15.8% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 29-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di WSI Nel mese di maggio il rapporto S&P/Case Shiller, l'indicatore che monitora il prezzo medio degli immobili nelle 20 maggiori citta' americane, scende ancora al nuovo record negativo anno su anno. -->.

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Il salotto della riviera (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Famiglia Cristiana" del 29-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Simonetta Pagnotti foto Paolo Ferrari LE SPIAGGE PIÙ BELLE - PORTO RECANATI UNO SPLENDIDO LITORALE AL CENTRO DI UN TERRITORIO RICCO DI ATTRATTIVE IL SALOTTO DELLA RIVIERA Il lungomare, l'unico interamente pedonalizzato in tutte le Marche, è il fiore all'occhiello della località, dalla quale si snoda un suggestivo itinerario che comprende Loreto, con il suo santuario, e Recanati, la città di Giacomo Leopardi e Beniamino Gigli. Quelle che un tempo erano le case dei pescatori oggi sono appartamenti di lusso, allineati sul lungomare in porfido ombreggiato dalle palme. Niente bar o ristoranti a spezzare la fila, la gente mette fuori sedie e tavolini per godersi il fresco e lo spettacolo del Conero, come nel giardino di casa. Il lungomare è il fiore all'occhiello di Porto Recanati. "È l'unico completamente pedonalizzato in tutte le Marche", spiega con orgoglio il vicesindaco, Rosalba Ubaldi, "di sera è difficile trovare uno spazio libero: è affollato non solo dai turisti, ma anche dalla gente del retroterra che scende in paese per passeggiare senza pericoli, compresi gli anziani e i bambini". Ci si accede da piazza Bracondi, una sorta di palcoscenico sul mare. È il punto più suggestivo della cittadina, dominata dal Castello Svevo, voluto dall'imperatore Federico II come baluardo contro i pirati. Di fronte, l'antico mercato del pesce, oggi trasformato in cinematografo. Il paese si sviluppa in piano, lungo il mare. Spiaggia di sabbia e ghiaia fine, il confine col parco del Conero garantisce il panorama e l'acqua limpida: tutto questo spiega la sua vocazione al turismo residenziale, prediletto dalle famiglie e da chi ama la vita all'aria aperta, lontano dal traffico e dal rumore della città. Il lungomare di Porto Recanati e, sullo sfondo, il Conero. D'estate, musica in spiaggia "Abbiamo 9 alberghi in tutto, molti campeggi e, soprattutto, un ricco mercato di case vacanza", spiega il vicesindaco. D'inverno funzionano due discoteche, ma d'estate la musica si trasferisce sulla spiaggia. Porto Recanati conta circa 12.500 abitanti, che in stagione diventano 65.000. Non solo "villeggianti". "Nel dopoguerra il nostro paese ha conosciuto una forte emigrazione verso Roma, e anche verso l'Argentina. Oggi moltissimi di questi migranti hanno messo a posto le case di famiglia e tornano d'estate, con figli e nipoti. C'è un forte bisogno di recuperare le origini e un grande attaccamento alle nostre radici". Il risultato è che il mercato immobiliare ha subìto un'impennata, grazie anche alla scoperta delle Marche da parte degli stranieri. Inglesi, tedeschi, olandesi, americani e russi, dopo la Toscana e l'Umbria, hanno letteralmente saccheggiato la dolce collina marchigiana, "un fenomeno che ha stupito noi per primi". E questo ha fatto lievitare i prezzi delle case, al mare e in campagna. La facciata e il cortile del santuario di Loreto, ogni anno meta di oltre due milioni di pellegrini. D'altra parte la profonda unità tra il mare e il suo retroterra è la caratteristica di questo territorio. Loreto è rimasto un quartiere di Recanati fino al 1585, Porto Recanati fa Comune a sé solo dal 1893. E la gente ha mantenuto la memoria di questa unità. "C'è una profonda omogeneità che ha radici storiche precise", spiega Antonio Perticarini, responsabile dei servizi museali di Recanati. E ricorda la famosa bolla di Federico II, gelosamente custodita nel prezioso Museo civico di Recanati che ospita i capolavori di Lorenzo Lotto, con cui l'imperatore svevo, nel luglio del 1229, concedeva al Comune due privilegi: la costruzione del porto e il portofranco. Così cominciò la fortuna di Recanati e del suo porto. Grazie alle franchige imperiali, infatti, il territorio recanatese ospitò la grande fiera, punto di riferimento per i commerci del Medioevo, che poi proseguì fino al '700. La ricchezza di Recanati è alla base della costruzione del santuario di Loreto, in territorio recanatese, attorno alla Santa Casa portata dai crociati. Oggi Loreto attira oltre 2 milioni di pellegrini l'anno, Recanati circa 100 mila turisti, legati soprattutto agli itinerari leopardiani, ma c'è comunque uno scambio tra il turismo religioso e culturale e quello del mare. Anche Beniamino Gigli, l'altro figlio illustre di Recanati, amava tantissimo il mare della sua città. Dalle finestre del Museo civico è visibile la bella villa del tenore, poco distante dalla spiaggia. A lui è dedicato il museo allestito presso l'ottocentesco Teatro Persiani, diverse sale che ospitano costumi di scena, foto d'epoca, documenti e pezzi rari della collezione dell'artista, come il bastone e il cilindro di Giuseppe Verdi. La Torre del borgo, che sorge sulla piazza dedicata al poeta. "Quando i turisti vengono a Recanati, specialmente quelli stranieri, si stupiscono per la bellezza della città e la ricchezza dei palazzi nobiliari", continua Perticarini, "si aspettano un "borgo selvaggio" e invece si ritrovano una città piena d'arte e di cultura, dove hanno lavorato i più grandi artisti, dal Vanvitelli al Sansovino, gli stessi che poi hanno lavorato a Loreto". Anche la cucina mescola i sapori del mare con quelli della campagna. A Porto Recanati non si può fare a meno di assaggiare il "brodetto", una delle quattro ricette del famoso brodo di pesce marchigiano, insieme a quelle di Fano, Ancona e San Benedetto del Tronto. La variante portorecanatese è "bianca", senza pomodoro, e prevede l'aggiunta di zafferano. Una veduta di Recanati, la città di Giacomo Leopardi. "Ci vuole l'apposito contenitore di rame e molte varietà di pesce", spiega Nicoletta Biagiola dello storico ristorante "Il mago del brodetto", "pescatrice, scorfano, gallinella, e chi più ne ha più ne metta, a seconda del pescato". Ottima anche la grigliata, soprattutto di pesce azzurro. E poi ci sono i piatti che mescolano la cucina di mare con quella di terra, come le seppie coi piselli e la pescatrice in potacchio, inventati dalle donne di campagna che cucinavano il pesce come avevano sempre cucinato la carne, per risparmiare. Sono ricette che si possono gustare nelle trattorie di Recanati e di Loreto, come le superbe "pizze" che si trovano nei forni, ma che si possono anche acquistare in spiaggia, dalla "crescia", qui nella versione più leggera, senza strutto, alla pizza al formaggio, impastata con uovo e pecorino. Montelupone. Un'altra caratteristica che rende particolarmente piacevole una vacanza a Porto Recanati è la posizione strategica per visitare un territorio ricco di attrattive. A pochi chilometri, il borgo medievale di Montelupone e celebri abbazie, da San Firmano a Fiastra. E poi, a mezzora o poco più di strada, gioielli come Treia, San Severino Marche e Matelica, la regina del Verdicchio, con la sua importante collezione archeologica e, in questi mesi, l'imperdibile mostra sui Piceni.

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Stati Uniti, a maggio crollo record: i prezzi delle case scendono del 17% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere.it" del 29-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Le rilevazioni delL'indice Standard & Poor's/Case-Schiller Usa, i prezzi delle case crollano del 17% Diminuzione record nelle 10 principali aree metropolitane. A Miami e Las Vegas -28% WASHINGTON - Crollano i prezzi delle case negli Stati Uniti. Nel mese di maggio l'indice Standard & Poor's/Case-Schiller (uno dei principali indicatori del settore immobiliare americano) ha fatto segnare una diminuzione record del 16,9%, rispetto allo scorso anno, secondo i dati misurati in 10 delle principali aree metropolitane statunitensi. Si tratta del maggior declino da quando l'indice è stato introdotto 21 anni fa. I MERCATI PIU' COLPITI - L'indice misurato su 20 grandi aree metropolitane ha riportato un altro calo record, pari al 15,8%, il maggiore dalla sua introduzione nel 2000. Su base annuale i mercati più colpiti sono stati quelli di Las Vegas e Miami, entrambi con un declino del 28%. Le aree che hanno tenuto meglio sono state quelle di Boston, Charlotte, Dallas, Denver e Portland, che hanno tutte registrato aumenti dei prezzi, anche se lievi. David Blitzer, presidente della commissione di Standard & Poor's che redige l'indice, ha fatto notare la crisi dei prezzi nella Sun Belt - la fascia che include gli stati del sud degli Stati Uniti dalla Florida alla California - dove essi erano saliti ai massimi livelli durante le bolla immobiliare. Allo stesso tempo, ha detto Blitzer, la situazione negli stati del nordest è "ciclica ma meno volatile". stampa |.

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USA: INDICE PREZZI CASE, A MAGGIO -15,8% (2) (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 29-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - ROMA, 29 LUG - I dati di maggio - si legge sull'agenzia Bloomberg - sono i peggiori dall'inizio delle serie storiche (quindi almeno dal 2001) e indicano che la crisi immobiliare negli Usa non è ancora passata. L'indice è in calo dal gennaio del 2007, e continua a peggiorare visto che ad aprile 2008 si era registrato un calo del 15,2%. A inasprire la situazione negli ultimi mesi hanno contribuito le regole più stringenti nell'erogazione dei mutui, le rate dei prestiti in aumento e i pignoramenti a livelli elevati, che stanno danneggiando le vendite di abitazioni facendo scendere i prezzi. (ANSA).

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Merrill Lynch svaluta Il prezzo delle case crolla (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unita, L'" del 30-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Stai consultando l'edizione del AMERICA Merrill Lynch svaluta Il prezzo delle case crolla Svalutazione record per Merrill Lynch. L'altra notte la banca d'affari americana ha annunciato una serie di misure per ridurre significativamente la propria esposizione al rischio e rafforzare il capitale dopo aver annunciato che nel terzo trimestre registrerà svalutazioni per 5,7 miliardi. Per questo ha previsto un aumento di capitale di 8,5 miliardi di dollari ed ha affermato che intende "tagliare" la propria esposizione ai prodotti rischiosi per un totale di circa 11,1 miliardi. Merrill Lynch, che già nello scorso autunno aveva aumentato il capitale per 15,3 miliardi di dollari, a metà luglio aveva annunciato perdite trimestrali per il periodo aprile-giugno di 4,9 miliardi di dollari con 9 miliardi di dollari di svalutazioni. Per quanto riguarda l'aumento di capitale - che avverrà attraverso l'emissione di nuove azioni - la banca d'affari potrà contare sull'aiuto del fondo di Singapore Temasek Holdings che acquisterà 3,4 miliardi di dollari in azioni al prossimo collocamento, cifra che potrebbe aumentare fino a 9,8 miliardi di dollari complessivi, pari al 40% dell'attuale capitalizzazione di borsa del gruppo. Nell'ultimo anno la banca americana, tra quelle maggiormente colpite dalla crisi dei subprime, ha effettuato svalutazioni per 40 miliardi di dollari. Le decisioni di ieri hanno avuto pesanti ripercussioni in apertura delle contrattazioni delle borse europee, che hanno fatto registrare forti cali degli indici. Ma quello di Merrill Lynch non è l'unico dato proveniente dall'altra sponda dell'Atlantico ad avere scosso i mercati. Secondo i dati di uno dei principali indicatori del settore immobiliare americano, in maggio i prezzi delle case negli Stati Uniti hanno registrato un crollo record del 16,9%, il maggior calo da quando l'indice è stato introdotto 21 anni fa. I mercati più colpiti sono stati quelli di Las Vegas e Miami, entrambi con un declino del 28 per cento.

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Usa, crollano ancora i prezzi delle case Ai minimi dal 2001 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 30-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

New York Negli Stati Uniti l'indice Case-Shiller che misura il prezzo delle case nelle prime 20 città è crollato del 15,8% annuo in maggio. Si tratta del diciassettesimo calo consecutivo e del più marcato nella storia dell'indice. La rilevazione su base mensile ha visto una flessione dello 0,9%, mentre l'indice sulle prime 10 città è calato dell'1% congiunturale e del 16,9% tendenziale. I dati di maggio - si legge sull'agenzia Bloomberg - sono i peggiori dall'inizio delle serie storiche (quindi almeno dal 2001) e indicano che la crisi immobiliare negli Usa non è ancora passata. L'indice è in calo dal gennaio del 2007 e continua a peggiorare visto che ad aprile 2008 si era registrato un calo del 15,2%. A inasprire la situazione negli ultimi mesi hanno contribuito le regole più stringenti nell'erogazione dei mutui, le rate dei prestiti in aumento e i pignoramenti a livelli elevati, che stanno danneggiando le vendite di abitazioni facendo scendere i prezzi. Nei giorni scorsi il Fondo monetario internazionale (Fmi) aveva avvertito: "I mercati finanziari non sono tornati agli elevati livelli di rischio sistemico della scorsa primavera, ma c'è una crescente preoccupazione sull'interazione fra le prospettive macroeconomiche e il funzionamento dei mercati. I rischi di credito restano elevati e i mercati finanziari continuano a sperimentare tensioni nonostante le misure prese dalle autorità, mentre la propensione degli investitori per il rischio resta debole". In particolare, il Fondo aveva sottolineato che "le perdite indotte dalla crisi subprime dovrebbero restare elevate, ma a oggi sappiamo la loro entità. La preoccupazione, con insolvenze e pignoramenti in aumento negli Usa e prezzi delle case in continuo calo, resta la prospettiva di un deterioramento generalizzato dei prestiti".

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EFFETTO MUTUI, CROLLANO I PREZZI DELLE CASE USA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 30-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

I mercati Merrill Lynch ricapitalizza: 8,5 miliardi di dollari per la crisi da subprime Merrill Lynch rafforza il capitale e ripulisce il proprio bilancio dagli asset tossici legati ai subprime, sbarazzandosi di cdo (collateralized debt obligations, in pratica al momento attuale titoli-spazzatura) per 30,6 miliardi di dollari ed effettuando svalutazioni per 5,7 miliardi. Un'operazione inattesa resa possibile anche grazie all'aiuto del fondo sovrano di Singapore Temasek, che ancora una volta tende la mano alla banca d'affari di cui è già maggiore azionista. Travolta dai mutui subprime, Merrill Lynch da giugno 2007 ha effettuato svalutazioni per 46 miliardi di dollari e ha già aumentato il proprio capitale di 15,3 miliardi dall'autunno scorso: misure, queste, che però non sono bastate. E così la banca americana si vede costretta a un ulteriore aumento di capitale da 8,5 miliardi di dollari attraverso l'emissione di nuovi titoli, riservandosi anche il diritto di aumentare il volume dell'emissione di 1,3 miliardi se questa sarà ben accolta dal mercato. Un'emissione da 9,8 miliardi rappresenterebbe il 40% dell'attuale capitalizzazione di borsa della società (24 miliardi). La cessione di nuove azioni diluirà gli azionisti di circa il 38%. Temasek acquisterà nuovi titoli per 3,4 miliardi. Al primo appello di Merrill al mercato, a dicembre, il fondo sovrano di Singapore aveva risposto positivamente, acquistando azioni per 5 miliardi di dollari. Ma a una condizione: in caso di nuovo ricorso al mercato nell'arco di un anno e a un prezzo inferiore a quello pagato da Temasek stessa (48 dollari), Merrill avrebbe rimborsato la differenza. Una clausola che costerà ora alla banca d'affari americana 2,5 miliardi di dollari. L'aumento di capitale consentirà però a Merrill Lynch di poter sopportare nuove svalutazioni, precisamente 5,7 miliardi nel terzo trimestre, che vanno ad aggiungersi ai 9,4 miliardi dei tre mesi precedenti. La decisione di Merrill Lynch è una conferma dell'allarme lanciato lunedì dal Fondo monetario internazionale, che aveva parlato di mercati fragili e di rischi ancora elevati per il credito. E la crisi dei mutui subprime continua ad affossare il settore immobiliare. Proprio ieri l'indice S&p/Case-Shiller sui prezzi delle case nelle 20 maggiori città americane ha registrato a maggio una flessione del 15,8% su base annuale. Si è trattato del diciassettesimo calo consecutivo e del più marcato nella storia dell'indice. Ma nonostante il momento difficile per l'economia non accenni a passare, l'indice della fiducia dei consumatori statunitensi, calcolato dal Conference Board, a luglio è risalito a quota 51,9 da 51,0 di giugno. Il dato ha sorpreso gli economisti, che si aspettavano un calo a quota 50,1. L'aumento sopra le attese della fiducia dei consumatori Usa ha trainato le Borse europee, con Madrid che ha riportato il maggior rialzo (+1,73%). Le uniche piazze finanziarie a segnare una leggera flessione sono state Parigi (-0,09%) e Milano (-0,32%), mentre l'indice Dj Stoxx 600, che fotografa l'andamento del mercato in Europa, ha chiuso con un rialzo dello 0,3%.

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Spagna: nell'anno d'oro dello sport la Banca centrale vede nero (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Velino.it, Il" del 30-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Velino presenta, in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite. ECO - Spagna: nell'anno d'oro dello sport la Banca centrale vede nero Roma, 30 lug (Velino) - Per la Spagna sarà pure un anno d'oro nello sport ma sul fronte economico continuano a giungere segnali di preoccupazione. Meno di una settimana fa la notizia che il bilancio dello Stato, per la prima volta da tre anni, chiuderà il primo semestre in rosso. Oggi la Banca centrale lancia l'allarme crescita: nel secondo trimestre il Pil dovrebbe segnare un aumento congiunturale dello 0,1 per cento, ai minimi da 15 anni, dopo il +0,3 per cento messo a segno nei primi tre mesi del 2008. La crescita annua sarà dell'1,8 per cento rispetto al +2,7 per cento stimato nel primo trimestre. Così nell'anno in cui uno spagnolo vince il Tour per il terzo anno consecutivo, le “furie rosse” conquistano l'Europeo di calcio, Rafa Nadal alza al cielo i trofei di Roland Garros e Wimbledon e Alberto Contandor bacia la coppa del numero uno del Giro d'Italia, la Banca centrale rileva: “Nel corso della prima metà del 2008, l'economia spagnola ha accentuato il rallentamento iniziato nel corso dell'esercizio precedente”. Gli indicatori economici riferiti al secondo trimestre del 2008, è la diagnosi dei tecnici del governatore Miguel FernÁndez OrdÓÑez, “indicano un rallentamento più pronunciato, particolarmente intenso nei consumi privati e nell'occupazione, in un quadro nel quale il prolungarsi delle turbolenze finanziarie e l'aumento del prezzo del greggio fanno crescere l'incertezza sul futuro dell'economia, con sensibili effetti sulla fiducia degli operatori”. Inoltre “l'elevata dipendenza dell'economia spagnola dal risparmio estero, insieme all'importanza del petrolio e dei derivati nella struttura produttiva, sta contribuendo ad aumentare l'effetto delle perturbazioni che si stanno vivendo”. La Spagna, alle prese come tutti i paesi con un'inflazione galoppante, deve fronteggiare anche un tasso di disoccupazione salito ai livelli maggiori dagli ultimi tre anni e mezzo e il rischio concreto dell'esplosione della bolla immobiliare. Già a maggio le compravendite di nuovi alloggi sono calate del 34,3 per cento rispetto a un anno fa. Insomma, sembrano lontani i tempi in cui il premier José Luis RodrÍguez Zapatero annunciava il sorpasso della Spagna sull'Italia come reddito pro-capite. Invece era solo la fine del 2007. Eppure, da allora, Zapatero ha rivinto le elezioni, mentre non è andata altrettanto bene a Romano Prodi che, a proposito del fantomatico sorpasso, replicava: “Mah, staremo a vedere”. (fae/pis) 30 lug 2008 14:30.

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Mutui, Bush firma il piano anti-crisi: pronti 300 miliardi $ (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale di Brescia" del 31-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Edizione: 31/07/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:ECONOMIA IN GRAN BRETAGNA, SPAGNA E IRLANDA L'ALTO INDEBITAMENTO DELLE FAMIGLIE SI FA SENTIRE SUL MERCATO IMMOBILIARE Mutui, Bush firma il piano anti-crisi: pronti 300 miliardi $ Il presidente George Bush WASHINGTON - Il presidente degli Stati Uniti, George Bush, ha firmato la legge per il salvataggio del settore immobiliare che aveva già ottenuto il via libera del Senato e della Camera la scorsa settimana. Il piano prevede, fra l'altro, la costituzione di un fondo da 300 miliardi di dollari per coloro che hanno acceso mutui e sono in difficoltà e un piano di salvataggio per le agenzie Fannie Mae e Freddy Mac che sono i principali possessori di portafogli mutui negli Usa. Intanto, anche in Europa (e, in particolare, in Gran Bretagna, Spagna e Irlanda) l'alto indebitamento delle famiglie si farà sentire pesantemente nei prossimi mesi sul mercato immobiliare, trascinando al ribasso i prezzi delle case. È quanto sostiene l'ultimo report di Standard & Poor's che prevede flessioni delle quotazioni di un ulteriore 17% in Gran Bretagna, dopo il ribasso del 9,6% registrato rispetto ai picchi di agosto 2007. La discesa potrebbe raggiungere il punto più basso ad aprile-maggio 2009. "L'indebitamento delle famiglie - sottolinea Jean-Michel Six, capo economista per l'Europa di Standard & Poor's - varia considerevolmente da un Paese all'altro. Da un parte stanno Paesi dove il peso dell'indebitamento è superiore al 50% rispetto al Pil come Danimarca, Olanda, Gran Bretagna, Spagna e Irlanda. Dall'altra ci sono Paesi come Norvegia, Svezia, Francia e Italia dove l'indebitamento è relativamente contenuto nonostante gli aumenti dei prezzi delle case registrati negli ultimi anni". Gli Stati più indebitati sono anche quelli dove le correzioni del mercato immobiliare saranno più forti. Un ulteriore calo del 17% dei valori nel Regno Unito rischia di mettere in difficoltà 1,7 milioni di famiglie, perché il valore della loro casa sarebbe inferiore al prestito che hanno contratto.

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