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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE”

 

 

 

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TUTTI I DOSSIER


Report "Province"  22-28 febbraio 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Province

Provincia, completata la storia ( da "Corriere delle Alpi" del 22-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: tentativo di depotenziare gli organi elettivi dello Stato. Nella seconda parte degli interventi il professor Franchi rivolge una domanda ciascuno ai tre autori del libro. Ad Adriana Lotto chiede sull'abolizione delle province. «La questione» spiega la storica «era stata esaminata già nel periodo fascista, che depotenziò le province, creò altri enti come la Società delle autostrade,

PD, UNO SLANCIO RIFORMISTA ( da "Tribuna di Treviso, La" del 22-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: autonomia della magistratura senza separazione delle carriere e con il mantenimento²dell'obbligatorietà dell'azione penale; - federalismo, a condizione che i nuovi poteri della Regione non creino disuguaglianze tra i cittadini (contratti di lavoro, programmi scolastici...) e se accompagnato da aree metropolitane, abolizione delle Province, accorpamento dei Comuni di modesta entità;

Altra Savona sposa la macro regione "Limonte" ( da "Secolo XIX, Il" del 22-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: amministrativo burocratici come le Comunità Montane o le Province. Quest'ultimo è uno dei punti del programma politico di Altra Savona che parteciperà alle prossime elezioni provinciali con un proprio candidato. «Per altra Savona non c'è una contraddizione nel proporre l'abolizione delle Province e candidarsi alle elezioni provinciali - dichiara Cappeli - il sistema si cambia dal suo interno»

Brooks: <Le banche locali stanno tenendo> ( da "Corriere Alto Adige" del 23-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Le banche locali stanno tenendo» Critiche al governo: «Ma con l'abolizione del massimo scoperto si perdono 50 milioni» di FELICE ESPRO BOLZANO — Obiettivo 150 filiali entro due anni. è «l'eredità» di Thimoty Michael Brooks, 56 anni, in pensione dal 31 dicembre scorso, dopo essere stato direttore della Cassa di risparmio di Bolzano.

Sinistra, lavorare con pazienza ( da "AprileOnline.info" del 23-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abrogazione della legge regionale sull'immigrazione all'abolizione del reddito di cittadinanza e del tutore dei minori, alla fissazione del tetto di dieci anni di residenza in regione per concorrere all'assegnazione di una casa popolare. Carlo Leoni ha affermato che la crisi economica e finanziaria attuale dimostra il fallimento del neo-

piano per rilanciare il trasporto col treno ( da "Centro, Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle fermate e le coincidenze per Pescara. Nei festivi si punta sui vacanzieri Piano per rilanciare il trasporto col treno Provincia, progetto da 15 milioni: L'Aquila-Sulmona in meno tempo L'AQUILA. Mentre continua il piano di ridimensionamento delle corse ferroviarie operata da Trenitalia su tutto il territorio nazionale,

Lega dell'Italia centrale per avere più risorse ( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 24-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: che non si fermi il processo di riorganizzazione dei compiti iniziato con il nuovo titolo V della Costituzione, l'abolizione dei vincoli previsti dal patto di stabilità per investimenti a favore di scuole, impianti sportivi, case di cura, strade o energia rinnovabile, e provvedere alla revisione del patto di stabilità con un premio per gli enti locali virtuosi.

Manteniamo le Province piuttosto è meglio abolire le Prefetture Prendendo lo spunto... ( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 24-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Manteniamo le Province piuttosto è meglio abolire le Prefetture Prendendo lo spunto dal recente convegno all'Iti Segato, nel corso del quale ci è stato fatto dono di un interessante volume sulla storia della nostra provincia, le ricorrenti proposte di abolizione delle Province, bollate come enti inutili, motivate soprattutto dalla necessità di ridurre la spesa pubblica,

Documento salva-Province approvato a Villa S. Remigio ( da "Stampa, La" del 24-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: interventi del dirigente scolastico Nicola Fonzo e dello psicologo Claudio Maulini. Il consiglio provinciale riunito ieri a Villa S.Remigio ha approvato il documento dell'Upi contro l'abolizione delle Province. A favore, con la sola astensione di Giovanni Francini (An), anche l'opposizione che alla presentazione del 30 gennaio aveva abbandonato la seduta facendo mancare il numero legale.

i rischi della riforma gelmini arrivano in consiglio comunale seduta domani sera a villatora ( da "Mattino di Padova, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Provincia I rischi della riforma Gelmini arrivano in consiglio comunale Seduta domani sera a Villatora SAONARA. La discussione sulla salvaguardia del «tempo prolungato» nelle classi della scuola primaria e secondaria inferiore aprirà la seduta del consiglio comunale, che è in programma domani sera alle 21 nell'auditorium delle scuole di Villatora.

TRENTO - L'Ici sui fabbricati rurali è da ieri un ricordo ( da "Adige, L'" del 25-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Significativi miglioramenti sono stati apportati con il riconoscimento della ruralità dei fabbricati ai fini dell'Ici. L'esenzione dall'Ici per i fabbricati agricoli consentirà agli agricoltori di evitare sperequazioni a loro danno in relazione all'abolizione dell'Ici per la prima casa». Soddisfatta anche Confcooperative nazionale che motiva così la sua contentezza sul provvedimento.

Novembre 1987, quando gli italiani bocciarono l'atomo ( da "Provincia Pavese, La" del 25-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: E la fattibilità di riconversione della centrale di Montalto di Castro. Il primo quesito riguardava l'abolizione della procedura per la localizzazione delle centrali: 20.984.110 sì (80,6%) e 5.059.819 no (19,4%); il secondo era sull'abolizione dei contributi a regioni e comuni sedi di impianti elettronucleari: i sì furono 20.

Bollino SIAE, i senatori dell'IdV propongono l'abolizione per legge ( da "Rockol.it" del 25-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: mira a un rafforzamento delle norme antipirateria ma anche, contestualmente, all'abolizione dell'obbligo di apposizione del contrassegno e delle sanzioni penali previste a carico di chi non vi ottempera. "In tal modo", sostiene Belisario, "la distribuzione in Italia di opere dell'ingegno diverrà più agevole ed economica sia per i soggetti italiani che per quelli stranieri e potrà,

l'intervista Massimo Teodori (storico) Trovata una strada alternativa per giungere all'abolizione ( da "Eco di Bergamo, L'" del 26-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione della pena di morte a causa degli alti costi, avevano già preso posizione contro la pena capitale». Ma la gente cosa pensa? «I sondaggi popolari nei singoli Stati sono sempre favorevoli al mantenimento della pena di morte. Comunque ritengo probabile che le dichiarazioni a favore della sua abolizione fatte dal governatore del Maryland piuttosto che da quello del Kansas

<Mai nella città metropolitana>: emendamento ad hoc di Marchignoli ( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 26-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: ABOLIZIONE delle Province in favore delle città metropolitane. Ma con un distinguo: non nel caso in cui queste ultime non coincidano perfettamente con gli attuali territori provinciali. È questo l'emendamento al disegno di legge sul federalismo fiscale che il deputato Pd ed ex sindaco Massimo Marchignoli ha depositato ieri alla Camera.

Provincia sì Provincia no L'abolizione crea solo nuove burocrazie ( da "Tempo, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Agostino necessaria una semplificazione della pubblica amministrazione Provincia sì Provincia no «L'abolizione crea solo nuove burocrazie» La difesa della Provincia da un presidente di Provincia suona un po' partigiana ma il ruolo che svolgo oggi è solo un pezzo, sicuramente il più significativo, di un percorso politico che mi ha sempre visto,

Ma si accende la polemica sull'Ecopass">Crolla il Pm10: si torna a respirare Ma si accende la polemica sull'Ecopass ( da "Affari Italiani (Online)" del 26-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Già da lunedì prossimo i cittadini potranno venire da noi a firmare per l'abolizione della "tassa" Ecopass." "L'Ecopass non lo vuole nessuno ragiona De Albertis. Il bilancio d'altra parte è fallimentare: l'inquinamento è al massimo storico, lo sforamento dei limiti consentiti dall'Unione europea per le polveri sottili ci costerà 12 milioni di Euro.

La Lega Nord sulla Tbc ( da "Trentino" del 27-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Vorrei tanto sapere se i rappresentanti della TT e della Provincia sono a conoscenza di tale anomalia di progettazione e di sistemazione della fermata sull'ingresso della rotatoria, pertanto, con la presente, si chiede che la fermata resti o ritorni dove era prima, naturalmente con le dovute modifiche.

Macroregione Sud: l'idea piace ( da "Denaro, Il" del 27-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Una realtà istituzionale sobria, agile e soprattutto utile ai cittadini ed al Mezzogiorno d'Italia in particolare. Il tutto insieme all'abolizione delle Province ed al rafforzamento del ruolo e delle funzioni dei Comuni". del 27-02-2009 num.

No all'abolizione delle Province, sì al riordino I presidenti dei Consigli provinciali della Lombardia a Brescia per una riunione e una visita al termoutilizzatore ( da "Giornale di Brescia" del 28-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: È la posizione emersa il mese scorso in occasione della riunione alla quale hanno partecipato 94 dei 104 Consigli provinciali per discutere sul documento proposto dall'Upi. Un testo che censura la campagna per l'abolizione delle Province al fine di ridurre gli sprechi della Pubblica amministrazione.

"Le Province non sono uno sperpero di denaro" ( da "Stampa, La" del 28-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: intero sistema mondiale e che ha stimolato nella popolazione riflessioni, non certo rispettose, nei confronti delle tanto privilegiate classe politica e Pubblica amministrazione. A farne le spese dovrebbero tuttavia essere soltanto le Province accusate di ingenti sperperi». Nel documento si definisce la possibile abolizione «un attacco alla democrazia».

Usi civici, un ginepraio senza uscita ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: giuridica in quanto non sarebbe sufficiente a spiegare la persistenza di un uso che nonostante i tentativi di abolizione continua ad essere presente nel territorio ed aver una grande incidenza». Nell'affrontare una materia così complessa si deve tener conto delle altre variabili storiche, economiche e sociali che hanno caratterizzato l'attuale assetto.

È inutile e costa troppo, via il Difensore civico ( da "Gazzettino, Il" del 28-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione della figura istituita con la legge 28 del giugno 1988. Il capogruppo del Pd Giovanni Gallo in effetti prende tempo («La proposta è stata formalizzata da poche ore»),ma si dice sostanzialmente contrario e attacca: «Se è un problema di costi parliamone, nel senso che si affrontino anche quelli milionari delle consulenze Arpav o di Veneto lavoro o quelli di enti e commissioni


Articoli

Provincia, completata la storia (sezione: Province)

( da "Corriere delle Alpi" del 22-02-2009)

Argomenti: Province

Provincia, completata la storia Presentato il volume dal primo dopoguerra ai nostri giorni Si è tenuta ieri sera nell'aula magna dell'Istituto "Segato", la presentazione del volume "Storia dell'amministrazione provinciale di Belluno - dal primo dopoguerra ai nostri giorni". «Il libro è il terzo volume di un progetto iniziato 6 anni fa» ha detto il presidente della Provincia Sergio Reolon «che va a completare 150 anni di vita dell'amministrazione provinciale, attraverso i quali si colgono i momenti salienti della storia della nostra Provincia, dall'Unità d'Italia, al periodo fascista, fino ai nostri giorni». Un'opera ideata nel 2002, su iniziativa dell'Isbrec, costata complessivamente 32 mila euro finanziati dalla Fondazione Cariverona e dall'Amministrazione provinciale. Sul tavolo dei relatori, con il professor Francesco Piero Franchi moderatore dell'incontro, il presidente dell'Isbrec ingegner Tullio Bettiol, il professor Luca Baldissara dell'Università di Pisa e i tre storici che hanno realizzato il libro, Adriana Lotto che ha curato la prima parte dal 1918 al 1945, Agostino Amantia (nella foto) dal 1945 al 1970 e Maurizio Busatta dal '70 ad oggi. Al professor Baldissara è stato riservato l'intervento centrale di presentazione, nel quale ha sottolineato come «storici e studiosi per più di un secolo, e fino agli anni '80 si sono occupati di approfondire prevalentemente le dinamiche dello Stato centrale. E soltanto negli ultimi trent'anni l'attenzione degli esperti si è spostata verso le istituzioni locali». In questa sua disamina il professore cita Roberto Ruffilli e il "sistema di reversibilità delle parti" tale per cui chi governa dal centro è contro le autonomie e chi sta nelle periferie è a favore delle autonomie stesse. L'Italia, dunque, è stata uno stato accentrato che nel Ventennio fascista lo diviene ancor più. Un aspetto colto in premessa anche da Reolon, con un blando accostamento ai nostri giorni, e il tentativo di depotenziare gli organi elettivi dello Stato. Nella seconda parte degli interventi il professor Franchi rivolge una domanda ciascuno ai tre autori del libro. Ad Adriana Lotto chiede sull'abolizione delle province. «La questione» spiega la storica «era stata esaminata già nel periodo fascista, che depotenziò le province, creò altri enti come la Società delle autostrade, ma non venne mai presa la decisione drastica di abolirle. Anche il Federalismo del dopoguerra aveva varie posizioni al riguardo, con Trentin che voleva mantenere le province e Olivetti che le avrebbe abolite. Insomma, una discussione che dura da molto tempo, che non è né di destra né di sinistra». Agostino Amanita (nella foto) ha risposto sul "cos'è fare provincia", da lui individuato in tre momenti elevati: nel primo dopoguerra con le cooperative; nel 1946-48 con il progetto di fuga di Cortina, Livinallongo, Colle Santa Lucia, Sappada; e nel 1963 con il Vajont. Maurizio Busatta ha concluso elogiando gli estensori dei verbali del consiglio provinciale dal'66 ad oggi «per la precisione letteraria oltre che politica, che consente al lettore e allo storico di immergersi perfettamente nell'atmosfera di quegli anni». Roberto De Nart

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PD, UNO SLANCIO RIFORMISTA (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 22-02-2009)

Argomenti: Province

DALLA PRIMA/BRUNETTA PD, UNO SLANCIO RIFORMISTA SEGUE DALLA PRIMA del PSE, contribuendo alla evoluzione dello stesso. Vogliamo recuperare un forte dialogo con i compagni che non hanno voluto entrare nel PD, ma che è bene ci entrino per rafforzare l'area riformista socialista. A tale scopo ho cercato di delineare alcuni punti da approfondire politicamente e culturalmente. I. Difesa della Costituzione Repubblicana nell'ambito del riformismo istituzionale: - intangibilità e laicità dello Stato; l'etica della Chiesa non può essere imposta a tutti i cittadini (legge 194; il testamento biologico è un diritto, ivi compreso il rifiuto dell'alimentazione e dell'idratazione forzata...); - uguaglianza di tutti davanti alla legge, contro privilegi, illegalità e ingiustizia; difesa dell'autonomia della magistratura senza separazione delle carriere e con il mantenimento²dell'obbligatorietà dell'azione penale; - federalismo, a condizione che i nuovi poteri della Regione non creino disuguaglianze tra i cittadini (contratti di lavoro, programmi scolastici...) e se accompagnato da aree metropolitane, abolizione delle Province, accorpamento dei Comuni di modesta entità; - maggior sicurezza, ma nella lotta al razzismo e nella difesa dei lavoratori immigrati, senza ricorrere al reclutamento di ronde perché solo allo Stato compete difendere i cittadini, naturalmente con fondi adeguati; - soluzione del conflitto d'interessi anche in materia radiotelevisiva. II. Terza via tra Capitalismo e Comunismo: ruolo dello Stato, politica keinesiana che preveda una diversa funzione del bilancio e l'intervento dello Stato in economia, in quanto il libero mercato abbandonato a se stesso ha creato squilibri e disuguaglianze: 1. potenziamento della scuola pubblica; 2. distinzione tra scuola dell'obbligo e scuola superiore per quanto riguarda la valutazione; 3. rigorosa statalizzazione dell'università per un rigorosa selezione nel merito; 4. salvaguardia dell'ambiente; 5. contro il consumismo, uno stile di vita più sobrio; 6. cultura dell'essere, e non dell'avere, in contrasto con i disvalori dell'individualismo egoistico, consapevoli che il progresso o è collettivo, o non ha senso. III. Riforma sociale con maggior solidarietà per il bene comune contro l'interesse privato: 1. nuovo sistema fiscale conteggiando tutte le retribuzioni in forma scalare;²²²2. difesa delle fasce più deboli, in presenza di nuove povertà; 3. difesa dei diritti del lavoro (prevenzione degli incidenti, tutela dei superstiti, limiti alla flessibilità...); 4. diritto dirittoa un alloggio dignitoso a prezzi contenuti; 5. campagna demografica su scala globale; 6. servizio sanitario rigorosamente pubblico; 7. sistema pensionistico pubblico, data l'impossibilità per i bassi redditi di crearsi una pensione integrativa; 8. ammortizzatori sociali uguali per tutti i cittadini; 9. adozione della class-action in difesa dei cittadini. IV Politica finanziaria: 1. lotta all'evasione fiscale, dopo il ripristino del reato di falso in bilancio; 2. fatturazione di vantaggio per i controlli incrociati; 3. contenimento della spesa pubblica improduttiva e lotta alle rendite parassitarie e alle speculazioni finanziarie, a favore del lavoro produttivo e delle imprese innovative; 4. politica fiscale progressiva (in base ai redditi) con revisione degli scaglioni più bassi; 5. intervento dello Stato nei servizi essenziali (energia, trasporti, acqua, sanità, scuola) in quanto le privatizzazioni non hanno né abbassato i prezzi, né migliorato il servizio; 6. il deficit di bilancio può e deve essere fisiologico, misurato sulle esigenze dei cittadini, contenuto nei limiti programmati per gli investimenti sociali. Ernesto Brunetta

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Altra Savona sposa la macro regione "Limonte" (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 22-02-2009)

Argomenti: Province

Altra Savona sposa la macro regione "Limonte" il convegno Affollato incontro nella sala mostre della Provincia per il sodalizio civico di Sergio Cappelli per parlare del progetto-Monteverde 22/02/2009 savona. Il "Limonte"è occasione di confronto per AltraSavona che ha pubblicamente sposato la tesi affrontata da Franco Monteverde nel libro "Limonte: una provocazione o un progetto per costruire una macro-regione ligure e piemontese?". Sul tema, AltraSavona ha organizzato un incontro alla sala mostre della Provincia con Sergio Cappelli, presidente di Altra Savona; Fiorenzo Ferlaino, dirigente Ires Piemonte; Franco Monteverde, autore del libro "Limonte"; Luciano Pasquale, direttore dell'Unione Industriali; Angelo Pichierri, docente di sociologia dell'organizzazione presso l'Università di Torino. Moderatore era Elio Ferraris. Per Monteverde il progetto di una macroregione non può prescindere dall'abolizione di quegli apparati amministrativo burocratici come le Comunità Montane o le Province. Quest'ultimo è uno dei punti del programma politico di Altra Savona che parteciperà alle prossime elezioni provinciali con un proprio candidato. «Per altra Savona non c'è una contraddizione nel proporre l'abolizione delle Province e candidarsi alle elezioni provinciali - dichiara Cappeli - il sistema si cambia dal suo interno». E sulle province Cappelli fa l'affondo contro il centrodestra. «Dopo la vittoria alle ultime elezioni il centrodestra non ha più parlato di abolire le province - dichiara - e questo era uno dei punti del programma elettorale; quanto al federalismo, di cui si parla da almeno 15 anni, è proprio il caso di dire che la montagna ha partorito un topolino. Se questo è il quadro generale non dobbiamo abbandonare la speranza di una riforma di questo Stato. Altra Savona è un movimento piccolo nel contesto nazionale. Ma di AltraSavona ce ne sono tante sparse nel Paese; sono liste civiche, movimenti, comitati in risposta ad un bisogno che nasce dal basso. Tra i compiti di Altra Savona nel candidarci a governare questa Provincia c'è il tentativo di indicare una strada per arrivare ad un obiettivo più generale che è una riforma costituzionale che porti a formazioni come il Limonte». L'idea del "Limonte" piace anche al direttore dell'Unione Industriali Luciano Pasquale che pone l'accento su una sorta di "federalismo delle Università" nel quale rientrerebbe, in quanto parte dell'Università di Genova, anche il Campus Savonese. «Sono abbastanza terzo - dice Pasquale - per fare i complimenti agli organizzatori per l'impostazione di elevato livello culturale data a questo incontro mi auguro che ci siano altri incontri sull'argomento. Sul progetto della collaborazione tra Università stanno investendo molto le fondazioni bancarie. Il 2 marzo parteciperò ad un incontro al Politecnico di Genova nel quale sosterrò l'idea di un Politecnico federato che comprenda anche quelli di Milano e Torino; tre facoltà nell'ottica di un territorio del Nord Ovest». e. r. 22/02/2009

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Brooks: <Le banche locali stanno tenendo> (sezione: Province)

( da "Corriere Alto Adige" del 23-02-2009)

Argomenti: Province

Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: 1AECONOMIA - data: 2009-02-22 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE L'intervista Parla l'ex direttore della Cassa di risparmio: il bilancio della sua esperienza e un'analisi tra locale e internazionale Brooks: «Le banche locali stanno tenendo» Critiche al governo: «Ma con l'abolizione del massimo scoperto si perdono 50 milioni» di FELICE ESPRO BOLZANO — Obiettivo 150 filiali entro due anni. è «l'eredità» di Thimoty Michael Brooks, 56 anni, in pensione dal 31 dicembre scorso, dopo essere stato direttore della Cassa di risparmio di Bolzano. Americano d'origine, innamorato del-l'Italia grazie alla lirica, tedesco acquisito per la famiglia della moglie, europeo per scelta e vocazione: Brooks, festeggiato pochi giorni fa dalla banca, adesso si gode la pensione, ma non disdegna riflessioni sull'Alto Adige, su Carispa e sul mondo bancario, sugli Stati Uniti e sull'economia globale. Direttore, lei è si sente ancora americano? «In effetti i miei avi erano inglesi, emigrati negli Stati Uniti due secoli e mezzo fa. Io sono nato e cresciuto nel nord dello Stato di New York, in un piccolo paese di 10mila abitanti chiamato Geneseo, che in indiano significa "grande rovere". Ho seguito il college nello Stato di New York grazie ad una borsa di studio. Sono un americano che ha scelto di vivere in Europa». Perdoni la curiosità: se lei ha 56 anni ed ha frequentato il college, come ha fatto a maturare 40 anni di servizio? «Ho cominciato la scuola in anticipo e a 16 anni avevo già finito le superiori. A 20 anni ero laureato ed ho cominciato a lavorare. Avevo studiato due anni in Francia e avevo deciso di cercare lavoro in Europa. Tra le interviste per il primo impiego, c'era quella con la banca Chase di New York che voleva avviare un'espansione internazionale; all'epoca era la seconda banca più importante al mondo e, nel 1973, assumeva 35 persone al mese, che cominciavano la formazione nell'analisi creditizia e finanziaria e poi venivano indirizzati o nelle sedi americane o all'estero. Mi offrirono un posto di settorista a Parigi o Roma. Conoscevo il francese perché, come detto, avevo studiato in Francia e l'italiano perché ero appassionato di opera. Optai per Parigi, e invece mi spedirono a Roma dove sono rimasto 8 anni, per poi spostarmi per due anni a Milano, poi a Londra per dirigere il settore formazione, quindi la guida del ramo svizzero a Zurigo. A quel punto si profilava un ritorno negli Stati Uniti, ma mia moglie non voleva. Cercai lavoro in Germania, il Paese di mia moglie, e Svizzera. Mi ritrovai alla Dresdner di Francoforte. Dopo 4 anni, con mia sorpresa, mi inviarono come delegato alla Bnp di Parigi. Tre anni dopo la Dresdner mi offrì la sede italiana a Milano e vi rimasi 6 anni. Infine, sette anni fa, l'arrivo a Bolzano. Ho vissuto in Italia per oltre 20 anni, pur se in due periodi differenti: più o meno gli stessi anni che ho trascorso negli Usa». E sua moglie l'ha sempre seguita? «Siamo sposati da 32 anni. Ci siamo conosciuti a Roma. Lei, bavarese, lavorava all'ambasciata tedesca. Ha lasciato il lavoro quando è nato il nostro primo figlio e mi ha sempre seguito in ogni spostamento». Nel 2001 lei ha fatto una scelta coraggiosa: addio alle grandi banche e alle grandi città per dirigere la Cassa di risparmio di Bolzano, banca piccola di una provincia piccola. Perché? «Ci fu una selezione curata dall'agenzia Egon Zehnder. Cercavano un dirigente con esperienza in Italia e nel mondo tedesco. Io stesso non mi ritenevo il miglior candidato, visto che avevo solida esperienza nel credito e nell'analisi finanziaria e capacità organizzative, ma poca dimestichezza con una banca retail. Per giunta in una provincia bilingue, nessuna delle quali era la mia madrelingua. Su tre candidati, venni scelto io tra la sorpresa generale, compresa la mia. Ancora oggi vivo parte della settimana a Bolzano, parte in Baviera dove mia moglie si era trasferita per curare meglio il nostro primo figlio, purtroppo malato. Questo aspetto ha inciso molto nella mia scelta di accettare l'incarico a Bolzano, più vicina a Monaco rispetto a Milano. La Sparkasse, inoltre, mi proponeva una sfida nuova: far crescere una banca provinciale. Era davvero allettante». Lei è considerato l'artefice dell'espansione fuori dai confini provinciali della Carispa. Perché ha proposto questa strategia? «Non ho portato io il pensiero di uscire fuori dall'Alto Adige. C'erano delibere del cda del '92 e del '93 che ipotizzavano l'espansione nel NordEst, ma non erano state concretizzate per vari motivi. Anche il legame strategico con l'allora Popolare di Lodi prevedeva l'acquisizione della Banca popolare del Trentino. Nel 2002, quando mi sono insediato, ho avuto la possibilità di avviare davvero l'espansione. Prima, però, abbiamo dovuto rafforzare l'organizzazione interna e migliorare la redditività. I primi tre anni li abbiamo dedicati a questi obiettivi perché la banca guadagnava troppo poco per sostenere l'apertura o l'acquisizione di filiali. Poi, per due anni e mezzo, dalla fine del 2004, abbiamo puntato sulle province limitrofe: Trento, Belluno e Verona. Per i successivi 2 anni abbiamo puntato al resto del Nordest fino a Trieste e alla Lombardia fino a Milano. Quando sono arrivato qui avevamo 80 filiali, tutte in Alto Adige. Ne abbiamo chiuso 5 trasferendo le licenze verso Trentino e Veneto. Oggi abbiamo 115 filiali, quindi 40 in più in 4 anni». Che missione lascia al nuovo direttore Peter Schedl? «La banca dal 2002 ad oggi ha raddoppiato il portafoglio di credito, gli utili fino al 2007 erano triplicati. Il rendimento sui mezzi impegnati va da 7 al 9%. Il progetto strategico della banca prevede 150 filiali entro il 2010. Il piano sportelli biennale di Bankitalia per il 2008-2009 ci ha autorizzato fino a 130 filiali. In teoria, quest'anno si potrebbero aprire altre 15 filiali, ma prima occorre valutare le conseguenze della crisi finanziaria». Il bilancio del 2008 di Carispa dovrebbe avere un utile più basso tra il 10 e il 20%. Troppe filiali aperte? «L'utile più basso era previsto per la rapida espansione, che fa accumulare investimenti prima ancora di avere il tornaconto finanziario. Nel 2009 sicuramente si apriranno le sedi di Milano, Crema e Oderzo, lì dove abbiamo trovato i locali e selezionato il personale. Padova è già aperta. Gli altri progetti dipendono dal bilancio conclusivo del 2008». Fino a un anno fa gli obiettivi in Lombardia erano soltanto Milano e Brescia, per puntare di più sul NordEst: ora si comincia a parlare anche di altre città a Ovest. Nuova strategia in vista? «Il nostro marchio è apprezzato, il mercato è in subbuglio per le riorganizzazioni bancarie, la Lombardia è la zona più ricca d'Italia. Espanderci in entrambe le direttrici, Est e Ovest, mette sotto pressione la nostra sede centrale, che deve essere ulteriormente potenziata con 30 unità in due anni. Gli spazi ci sono: abbiamo cominciato con Crema, dove c'è anche un buon progetto di private banking, che insieme a Milano e Brescia fa parte del piano autorizzato da Bankitalia. Si sta valutando l'opportunità di aggiungere Bergamo, dove però ci sono banche locali molto radicate. Lodi? Per adesso no, in futuro non so». Nel 2008 Carispa si è rafforzata sui prodotti assicurativi, grazie alla sinergia con Itas, e ora sta meditando uno sviluppo sul leasing. In che modo? «Il nostro partner Centroleasing è tra le prime dieci società in Italia nel settore. Crediamo ci siano spazi in Alto Adige e nel NordEst. Non a caso abbiamo assunto uno specialista da un istituto specializzato, messo a capo del servizio. Nel 2008 abbiamo anche investito nella Millennium Sim per il trading online e altri servizi che presto verranno attivati via Internet. Dobbiamo inoltre rafforzare la parte dei promotori per la distribuzione dei prodotti finanziari tradizionali». La crisi finanziaria la spaventa? Che ruolo dovranno giocare le banche locali? «La liquidità sui mercati è ancora molto complicata e chi ce l'ha non presta denaro facilmente ad altre banche. Ecco perché i tassi interbancari rimangono alti. Gli interventi del governo, che ha tagliato le commissioni su molti servizi, costringono le banche a rialzare gli spread per guadagnare. Mettendo insieme Carispa, Raiffeisen e Volksbank, ad esempio, perderemo 50 milioni l'anno con l'abolizione della commissione di massimo scoperto». Quali sono i rapporti con i competitors locali? «Le banche locali hanno difeso benissimo il mercato provinciale retail, mantenendo quote tra l'85 e il 90%. Abbiamo perso rispetto ai grandi gruppi, invece, quote di mercato del risparmio gestito, del leasing, dei prodotti finanziari assicurativi. Abbiamo gli stessi obiettivi, ma non c'è nessuna alleanza: siamo concorrenti in Alto Adige e fuori provincia». La Cassa di risparmio è svincolata dal mondo politico provinciale? «Con la Provincia abbiamo rapporti d'affari e ne curiamo la Tesoreria, nient'altro. L'impatto politico, se c'è, si ferma alla Fondazione e comunque il cda della stessa Stiftung ha solo due esponenti designati dall'ente su otto complessivi. Mai ricevuto pressioni politiche per la gestione della banca». Come vede il futuro dell'Alto Adige? La Svp perde consensi: è un bene o un male? «Il partito unico ha potuto decidere, nel bene e nel male, senza dar vita a estenuanti battaglie politiche. Gli elettori hanno premiato il sistema perché beneficiavano di tali vantaggi, più evidenti rispetto ad altre regioni autonome. Però questo sistema sta cambiando dal basso. La stessa Svp ha diverse correnti interne, da destra a sinistra, ed è complicato trovare sempre compattezza. Se una di queste correnti diventasse predominante, si potrebbe evitare una scissione. Altrimenti, sarà difficile tenere interessi diversi uniti ancora per tanto tempo». Aumentano i fautori del Tirolo unito anche in consiglio provinciale. Perché? «Le difficoltà economiche aiutano questi fenomeni, ma prima o poi occorrerà rispettare l'opinione della maggioranza della gente. Io sono sicuro che questa maggioranza oggi è contenta di far parte dell'Italia con un'organizzazione provinciale autonoma. Da un referendum sull'autodeterminazione secondo me non verrebbe fuori un ricongiungimento con l'Austria. Il gruppo italiano troppo frammentato, però, non è un di grande aiuto». Chi sarà l'erede di Durnwalder? «Non lo so, ma è bene che il presidente prepari un successore prima di lasciare perché non sarà facile sostituirlo ». Lei dove e per chi vota? «Voto negli Stati Uniti per lettera. Anche Democratici e Repubblicani sono una Sammelpartei come la Svp. Tradizionalmente sono repubblicano, ma stavolta ho votato Obama. Un anno fa ho chiesto la cittadinanza italiana. Spero di ottenerla». Cosa farà da pensionato? «In una prima fase vorrei smettere di lavorare, ricongiungermi con la famiglia e dedicarle quel tempo che prima non ho potuto darle. Pensionamento anticipato? In realtà volevo andare in pensione nel 2009, ma vista la situazione di mercato ho ritenuto io stesso saggio lasciare il testimone ad un manager più giovane che avrà un compito davvero duro. A distanza di sette anni da quella scelta di trasferirmi a Bolzano, non sono per nulla pentito: sono cresciuto insieme alla banca, ho imparato tanto e mi sono anche divertito. E di questo sono grato alla Cassa di risparmio». L'espansione Le nuove filiali «Lo sviluppo fuori dai confini provinciali è stata una strategia partita da lontano, io l'ho solo concretizzata» La politica Appoggio al presidente «Voto negli Stati Uniti per lettera. Tradizionalmente sono repubblicano Questa volta ho scelto Obama» Veterano Thimoty Michael Brooks, 56 anni, in pensione da gennaio

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Sinistra, lavorare con pazienza (sezione: Province)

( da "AprileOnline.info" del 23-02-2009)

Argomenti: Province

Sinistra, lavorare con pazienza Gaetano Toro, 23 febbraio 2009, 11:38 Regionamenti/ Friuli Si è svolto a Pordenone un incontro di lancio di "Per la Sinistra" organizzato da Sd in una zona, il Nord Est, dove la presenza leghista è forte. Si è discusso di Pd, laicità, elezioni. Dai partecipanti un solo invito: accelerare nel processo costituente, che pure richiederà tempo e impegno Nella serata di venerdì scorso si è svolto a Pordenone un incontro pubblico di lancio dell'associazione "Per la Sinistra" organizzato da Sinistra Democratica, con la partecipazione del capogruppo di Sd al consiglio comunale di Porcia (Pordenone), Vanni Tissino, del consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia eletto ne "La Sinistra-L'Arcobaleno", Stefano Pustetto, e di Carlo Leoni, membro del coordinamento nazionale del movimento. Prima di parlare dell'incontro, qualche parola va spesa sulla realtà provinciale, anche perché a giugno, oltre che per le elezioni europee, voteremo per eleggere il presidente ed il consiglio della Provincia. Da queste parti non è facile essere di sinistra. Alti tassi d'immigrazione e di industrializzazione e, fino a pochi mesi fa, anche di occupazione. La crisi è arrivata fin qui, e le ore di cassa integrazione alla Electrolux (per citare la fabbrica più importante) testimoniano tutto il dramma che i lavoratori e le loro famiglie stanno vivendo. Anche quando le cose andavano bene, gli stranieri rappresentavano un problema. Ora, come in altre parti del Paese, si sta innescando la cosiddetta guerra tra poveri, in cui l'avversario non è più il "padrone" ma coloro che "portano-via-il-lavoro-a-noi-italiani". Tutta acqua per il mulino della Lega Nord. Questo territorio è uno dei laboratori politici più avanzati (si fa per dire) della Lega, il cui segretario provinciale e sindaco di Azzano Decimo, Enzo Bortolotti, è asceso agli onori della cronaca per l'ordinanza anti burqa (nello stesso provvedimento si obbligano i ristoranti etnici a servire anche piatti tipici friulani). Il Partito democratico ha il timore di perdere consensi sul tema della sicurezza: ne risulta una linea ondivaga e scarsamente efficace nel contrasto al pensiero dominante. Il panorama dell'informazione è a dir poco desolante. Si replica a livello micro ciò che succede a livello nazionale: con scarsa o nulla rappresentanza nelle istituzioni non si esiste per gli organi di stampa. La televisione locale, Tele Pordenone, ha una linea che definire "per la difesa dell'identità dei nativi" è un chiaro eufemismo. Nonostante questo quadro, l'altra sera si è provato ad imbastire qualcosa per la sinistra anche in questo angolo di Nord-est. Il consigliere regionale Pustetto ha parlato della demolizione dello stato sociale portato avanti dalla giunta regionale di centro-destra capeggiata da Renzo Tondo. Un governo, quello di Tondo, privo di una visione politica da perseguire, e che si applica unicamente alla demolizione di ciò che aveva fatto la precedente giunta Illy: dall'abrogazione della legge regionale sull'immigrazione all'abolizione del reddito di cittadinanza e del tutore dei minori, alla fissazione del tetto di dieci anni di residenza in regione per concorrere all'assegnazione di una casa popolare. Carlo Leoni ha affermato che la crisi economica e finanziaria attuale dimostra il fallimento del neo-liberismo e, con esso, anche di tutti quel tentativo portato avanti da partiti come il Pd in Italia, i laburisti in Inghilterra o la Spd in Germania, che evita di arrivare alla radice del problema, ma pensa di mantenere l'impianto economico esistente con il semplice puntello di alcune misure redistributive. Per Leoni il problema è, come si diceva un tempo, "strutturale", nel senso che la redistribuzione della ricchezza deve partire da quella tra i soggetti che si fronteggiano nel mondo della produzione, datori di lavoro e lavoratori. Da qui l'appoggio pieno alla linea del maggior sindacato, la Cgil. Altra questione trattata è stata quella della laicità dello Stato, al centro di un attacco senza precedenti in queste ultime settimane da parte del Vaticano, nell'assenza di una difesa delle prerogative dello Stato in sede parlamentare. E poi l'ambiente, soprattutto nell'opposizione al ritorno del nucleare. In merito al Pd, Leoni ha spiegato che il fallimento non è solo di Veltroni, ma del progetto stesso del Partito democratico, un partito che per tenere insieme Ignazio Marino e Paola Binetti, chi appoggia la Cgil e chi la Cisl e la Uil, non poteva e non può fare altro che non prendere posizione sui maggiori temi. La speranza è quella che il Pd esca dalla sua crisi e che possa essere spendibile per la costruzione di un nuovo rapporto con la sinistra. Tutto questo richiede, per Leoni, che l'Italia torni ad avere una Sinistra, chiara nei suoi enunciati, lontana da ogni commistione con gli affari, rinnovata nella sua classe dirigente, spendibile per il governo. Sinistra democratica, Verdi, coloro che sono usciti dal Prc e dal Pdci, i socialisti, ci stanno provando. Per questo obiettivo, ha aggiunto, non bisogna avere fretta, passeranno degli anni, perchè gli argomenti della sinistra fanno più fatica ad essere accolti e diffondersi tra le persone, al contrario di quanto accade per le concezioni della destra, tutte basate sulla semplificazione della realtà. Bisognerà armarsi di pazienza. Dagli interventi del pubblico, la richiesta di non perdere ulteriore tempo in questo processo di costruzione.

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piano per rilanciare il trasporto col treno (sezione: Province)

( da "Centro, Il" del 24-02-2009)

Argomenti: Province

Ma ci sono punti critici come l'abolizione delle fermate e le coincidenze per Pescara. Nei festivi si punta sui vacanzieri Piano per rilanciare il trasporto col treno Provincia, progetto da 15 milioni: L'Aquila-Sulmona in meno tempo L'AQUILA. Mentre continua il piano di ridimensionamento delle corse ferroviarie operata da Trenitalia su tutto il territorio nazionale, l'amministrazione provinciale rilancia un progetto di mobilità per la tratta L'Aquila-Sulmona che solo a dicembre ha registrato il taglio drastico delle corse festive. A bordo di uno dei due vagoni blu a gasolio, la presidente Stefania Pezzopane e l'assessore alla Viabilità, Pio Alleva hanno presentato il nuovo progetto per cui sono stati richiesti fondi Fas per oltre 15milioni. L'obiettivo dell'iniziativa, ribattezzata "Treno Day", è «migliorare le accessibilità alle città, ai territori montani e ai sistemi produttivi e rurali». Ma la prospettiva più appetitosa per i pendolari è la possibilità di ridurre i tempi di percorrenza tra le due città. «Parliamo di uno dei pochi percorsi ferroviari», ha spiegato l'assessore Alleva, «che ha tempi di percorrenza inferiori alla gomma». Oggi si parla di poco più di un'ora. Un tempo che, secondo l'assessore, è possibile ridurre ulteriormente tramite la riduzione delle fermate intermedie e, in prospettiva, grazie agli adeguamenti della linea (punti di incrocio, segnaletica) e del materiale rotabile. «Cercheremo anche di riorganizzare il passaggio, eliminando alcune fermate intermedie che durante la settimana registrano pochi utenti», ha aggiunto Alleva, «queste fermate saranno invece sfruttate durante il week-end in quanto parte integrante del progetto di valorizzazione del turismo diffuso attraverso il recupero dei borghi». Facendo così, si arriverà a risparmiare 10-15 minuti. Le ipotesi possibili cadrebbero su quei piccoli centri come Fagnano, Tione, Beffi o Acciano il cui volume di pendolari è minimo. «Cercheremo di studiare una copertura del servizio bus in corrispondenza di queste fermate». Parte integrante del progetto, infatti, riguarda il potenziamento dei collegamenti tra le stazioni interessate con autobus e mezzi di scambio, specie a ridosso delle stazioni principali. Per L'Aquila sono stati richiesti circa 9 milioni per riqualificare lo scalo. Si parla anche di riorganizzazione della viabilità attraverso impianti meccanizzati o su gomma, in attesa di conoscere il destino della metro. «Questo progetto», ha spiegato il vice sindaco dell'Aquila, Roberto Riga, «servirà a incentivare la ricettività della stazione, studieremo i mezzi di trasporto più efficaci». Per quanto riguarda Sulmona, verrà realizzata una nuova fermata ferroviaria sulla tratta che collega il centro peligno con Castel di Sangro, in prossimità del centro urbano, oltre a un impianto meccanizzato per l'accesso diretto al centro storico. Le proposte Fas sono ora oggetti di confronto con la nuova giunta regionale. «Speriamo che la nuova giunta non ci tradisca», ha commentato la presidente Pezzopane. Non sono previsti interventi strutturali, anche se si cercherà di aumentare la velocità dei treni. Altro aspetto critico è il problema delle coincidenze con Pescara che, sino a quando non si metterà mano agli orari, rende il collegamento tra i due capoluoghi non conveniente. Fabio Iuliano

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Lega dell'Italia centrale per avere più risorse (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 24-02-2009)

Argomenti: Province

CRONACHE MARCHE pag. 15 Lega dell'Italia centrale per avere più risorse Domani gli amministratori pubblici riuniti a Pesaro PESARO SE LA SUA VOCE dovesse rimanere inascoltata, Palmiro Ucchielli minaccia di incatenarsi davanti a Palazzo Chigi. Il presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, che ha indetto per domani alle 9 in consiglio provinciale un'assemblea con tutti gli amministratori degli enti locali del Centro Italia per fare il punto sulla crisi economica in corso e per elaborare strategie di azione che consentano ai territori di far fronte alle difficoltà economiche, ci va giù pesante e senza mezzi termini. La sua posizione è chiara: sbloccare il patto di stabilità, federalismo fiscale subito e per tutti («Non solo per il Comune di Roma»), cantieri aperti sulla Fano-Grosseto e sugli interventi che riguardano la terza corsia dell'autostrada A14. Con la riunione di domani, Ucchielli chiama a raccolta tutti i colleghi del Centro Italia e anticipa: «O ci danno i soldi, o la battaglia sarà furibonda. Le forze politiche e sociali devono lavorare per il bene comune, e restituire agli enti locali le risorse necessarie per affrontare la crisi, rilanciando le imprese e l'occupazione». Molto dovrà passare, per quanto riguarda il territorio provinciale e le Marche in generale, per il project financing della Fano-Grosseto e per il potenziamento della terza corsia dell'autostrada. «Il sistema del federalismo fiscale per ora è solo una frase tuona Ucchielli . Mentre il patto di stabilità, oggi più che in altri momenti, deve essere rivisto per sbloccare gli investimenti e consentire l'attivazione di migliaia di opere ed iniziative. Un ripensamento che metterebbe a disposizione degli enti locali (Comuni, Province e Regioni) decine di milioni di euro oggi immobilizzati, capaci di restituire ossigeno ad imprese ed enti». Altro provvedimento immediato da attuare, secondo il presidente della Provincia, riguarda le aziende che ancora aspettano di ricevere soldi dalle pubbliche amministrazioni per i servizi offerti. «Dobbiamo lavorare ad una azione conclude che accorci sensibilmente i tempi delle riscossioni, oggi così lunghi da penalizzare le imprese tanto da incidere sulla loro effettiva esistenza». IN SINTESI, domani nella sala del consiglio provinciale di Pesaro e Urbino, gli amministratori del centro Italia chiederanno al Governo centrale, in coro, il federalismo fiscale, risorse per adempiere alle funzioni trasferite agli enti locali, che non si fermi il processo di riorganizzazione dei compiti iniziato con il nuovo titolo V della Costituzione, l'abolizione dei vincoli previsti dal patto di stabilità per investimenti a favore di scuole, impianti sportivi, case di cura, strade o energia rinnovabile, e provvedere alla revisione del patto di stabilità con un premio per gli enti locali virtuosi. Se ciò non dovesse arrivare in tempi brevi, la battaglia sarà più che mai aperta. Loretta Signoretti Image: 20090224/foto/8383.jpg

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Manteniamo le Province piuttosto è meglio abolire le Prefetture Prendendo lo spunto... (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 24-02-2009)

Argomenti: Province

Martedì 24 Febbraio 2009, Manteniamo le Province piuttosto è meglio abolire le Prefetture Prendendo lo spunto dal recente convegno all'Iti Segato, nel corso del quale ci è stato fatto dono di un interessante volume sulla storia della nostra provincia, le ricorrenti proposte di abolizione delle Province, bollate come enti inutili, motivate soprattutto dalla necessità di ridurre la spesa pubblica, non riescono a convincermi. Vuoi perché le province italiane, con l'eccezione della decina o poco più di recente costituzione, sono esistite fin da molto prima dell'unità d'Italia, anche quando erano in parte autonome o addirittura erano veri e propri stati e staterelli, vuoi infine perché io le sento più vicine. Fin dall'infanzia sono stato abituato a considerare la mia provincia come un'entità geografica, economica, politica, culturale, linguistica a se stante, ben distinta dalle altre entità vicine. Gran parte delle entità amministrative dello stato hanno uffici e sedi decentrate a livello provinciale: Prefettura, Questura, Comandi dei carabinieri, Agenzie delle entrate e del territorio, Inps, Asl e l'elenco è lungo. Anche le aziende private organizzano la loro presenza in modo da servire o appoggiarsi ai territori provinciali. L'Amministrazione provinciale, come quella comunale, è più vicina ai cittadini di quella regionale, in particolare per noi bellunesi e così succede per tutte le altre. Anche se le province in Italia sono una novantina, esso costano meno della ventina di Regioni che sono dei carrozzoni burocratici lontani anni luce dai cittadini, e talvolta arroganti e per niente laboriose ! Almeno dall'esperienza avuta personalmente! Sarebbe invece proficuo, non solo allo scopo di ridurre la spesa pubblica, accorpare tutti i comuni inferiori ai 10.000 abitanti, molti dei quali, del resto, già sono costretti a consorziarsi per certi servizi, come la Polizia municipale, le segreterie, le biblioteche, ridurre il numero dei membri dei Consigli, unificare le Comunità montane (una per provincia) e, perché no?, abolire le Prefetture, attuando un vecchio progetto che risale alla nascita della Repubblica italiana. Per la responsabilità sull'ordine pubblico dovrebbero essere sufficienti, a livello locale, Questura e Carabinieri. Il risparmio sulla spesa pubblica, in questo modo, sarebbe ben superiore. Arnaldo De Porti Feltre Anche a Belluno servono regole contro il proliferare di antenne paraboliche Nei giorni scorsi il telegiornale del Veneto ha riferito che a Conegliano, a partire dall'inizio dell'anno, è vietata l'installazione di nuove antenne paraboliche (le cosiddette padelle) sulle terrazze delle abitazioni o comunque in zone facilmente visibili ed antiestetiche; quelle esistenti dovranno essere trasferite a breve sul tetto delle abitazioni o in altro luogo esteticamente accettabile e non visibile dalla strada, cercando di mimetizzarle nel colore o nella forma in considerazione della postazione scelta per la loro installazione (ad esempio seminascoste dai camini, di color marron nel caso le tegole siano di tale colore, ecc.). Nei condomini si fa inoltre obbligo di installare una antenna unica, che serva i vari utenti. Si è parlato inoltre di altre disposizioni, che tendono a migliorare l'estetica della città. Io ritengo che una simile regolamentazione dovrebbe essere introdotta anche a Belluno e nel resto della provincia, dal momento che esistono situazioni di degrado estetico ed ambientale, che io ho documentato, dove si vedono 5 "padelle", di cui 4 chiare e una scura, su 8 appartamenti di un condominio. Gradirei un commento e una presa di posizione da parte dell'ente preposto a queste problematiche, che ritengo essere il Comune. Auspico un intervento simile a quello adottato a Conegliano, affinché Belluno non assomigli ad alcune città della penisola balcanica viste in televisione, ove quasi ogni terrazza ha la sua brutta ed antiestetica antenna parabolica. Lettera firmata Belluno

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Documento salva-Province approvato a Villa S. Remigio (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 24-02-2009)

Argomenti: Province

GRAVELLONA POLITICA Incontro con Comune comitati e genitori sul futuro della scuola Documento salva-Province approvato a Villa S. Remigio «La scuola è il nostro futuro...quale scuola per i nostri figli?» è l'incontro che il Comune di Gravellona organizza per domani alle 21 in biblioteca con gli interventi del dirigente scolastico Nicola Fonzo e dello psicologo Claudio Maulini. Il consiglio provinciale riunito ieri a Villa S.Remigio ha approvato il documento dell'Upi contro l'abolizione delle Province. A favore, con la sola astensione di Giovanni Francini (An), anche l'opposizione che alla presentazione del 30 gennaio aveva abbandonato la seduta facendo mancare il numero legale. Approvati anche il Piano d'azione contro l'inquinamento acustico tra Casale Corte Cerro e Gravellona e la bozza di convenzione con i Comuni per manutenzione e vigilanza delle piste ciclabili.

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i rischi della riforma gelmini arrivano in consiglio comunale seduta domani sera a villatora (sezione: Province)

( da "Mattino di Padova, Il" del 25-02-2009)

Argomenti: Province

Pagina 29 - Provincia I rischi della riforma Gelmini arrivano in consiglio comunale Seduta domani sera a Villatora SAONARA. La discussione sulla salvaguardia del «tempo prolungato» nelle classi della scuola primaria e secondaria inferiore aprirà la seduta del consiglio comunale, che è in programma domani sera alle 21 nell'auditorium delle scuole di Villatora. Obiettivo dell'assemblea, è quello di arrivare ad una mozione comune tra maggioranza e opposizione che richieda l'equiparazione al tempo pieno del tempo prolungato, non contemplato dalla riforma Gelmini. «Mi sono attivato sin da settembre per difendere il tempo prolungato, una peculiarità del Veneto - dichiara il sindaco Andrea Buso - Non si tratta di una lotta politica ma di un indispensabile aiuto per le famiglie». Con l'abolizione del tempo prolungato, infatti, quasi 250 ragazzi di Saonara uscirebbero da scuola non più alle 15,30 ma alle 13,15: orario nel quale sovente entrambi i genitori si trovano ancora al lavoro. La richiesta di affrontare il tema durante la seduta del consiglio comunale era stata avanzata nei giorni scorsi anche dal gruppo di minoranza. Il testo della mozione in discussione è stato presentato giovedì della scorsa settimana al Consiglio d'Istituto; mentre il Comitato dei genitori ha avviato una raccolta di firme per sostenere il tempo pieno o almeno mantenere l'orario che oggi è in vigore. Al consiglio comunale di domani sera è annunciata la presenza della dirigente scolastica Paola Passatempi, della presidente di Consiglio di Istituto Lorenza Albertin e del presidente del Comitato dei genitori, Luca Parrella. (p.r.)

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TRENTO - L'Ici sui fabbricati rurali è da ieri un ricordo (sezione: Province)

( da "Adige, L'" del 25-02-2009)

Argomenti: Province

TRENTO - L'Ici sui fabbricati rurali è da ieri un ricordo TRENTO - L'Ici sui fabbricati rurali è da ieri un ricordo. La decisione della Camera di imitare il Senato nella fiducia al decreto milleproroghe rende quest'ultimo operativo e allontana la possibilità, sia per il presente sia per il passato, che i Comuni trentini (e italiani con loro) possano chiedere l'Ici sugli immobili che sono considerati strumentali all'attività agricola dei contadini e anche delle imprese agricole, cooperative comprese. Su quest'ultimo punto non sono del tutto convinti all'interno del Consorzio dei Comuni trentini tanto che il presidente Marino Simoni spiega «che stiamo ancora facendo delle verifiche a livello tecnico e giuridico per riuscire a comprendere se l'esenzione si applichi anche ai cosiddetti opifici» cioè agli immobili che sono di proprietà di quelle fabbriche agricole che il Consorzio ha sempre individuato nelle grosse cooperative agricole sia di primo grado (come le cantine sociali) sia di secondo grado (i consorzi). «Per il resto accettiamo sin d'ora la decisione governativa - conclude Simoni - siccome si tratta di una legge la applicheremo. Per quest'anno, con la firma del protocollo per la finanza locale, abbiamo già risolto la questione del mancato gettito grazie al trasferimento che ci arriverà dalla Provincia. Per il protocollo dal 2010 in avanti ne discuteremo più in là». Sulla scelta di abolire l'Ici, arrivano i commenti più diversi. Il parlamentare della Svp Brugger spiega perché si è astenuto sul milleproroghe. «La decisione di porre la fiducia ha precluso l'esame di emendamenti di merito che avrebbero potuto incidere sui punti più critici del decreto o che avrebbero consentito di migliorare gli aspetti positivi che sono presenti nel provvedimento - ha detto Brugger intervenendo alla Camera in dichiarazione di voto finale sul decreto milleproroghe -Fra i punti positivi condividiamo l'impostazione e le scelte, da noi sostenute e sollecitate da molto tempo, in ordine all'Ici per i fabbricati agricoli. Significativi miglioramenti sono stati apportati con il riconoscimento della ruralità dei fabbricati ai fini dell'Ici. L'esenzione dall'Ici per i fabbricati agricoli consentirà agli agricoltori di evitare sperequazioni a loro danno in relazione all'abolizione dell'Ici per la prima casa». Soddisfatta anche Confcooperative nazionale che motiva così la sua contentezza sul provvedimento. «È stato messo un punto fermo al tormentone targato Ici. Dopo la norma interpretativa del 2007 dal Parlamento - si legge nella nota - arriva una nuova norma interpretativa, accolta con piena soddisfazione da Confcooperative, che dovrebbe chiarire la definitiva esclusione dei fabbricati rurali dal tributo dell'Ici». L'auspicio di Confcooperative «è che questo principio non venga messo in discussione ogni stagione e che questo ulteriore chiarimento costituisca un punto fermo per evitare che il mondo agricolo venga reinvestito da una nuova inutile querelle». 25/02/2009

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Novembre 1987, quando gli italiani bocciarono l'atomo (sezione: Province)

( da "Provincia Pavese, La" del 25-02-2009)

Argomenti: Province

Novembre 1987, quando gli italiani bocciarono l'atomo ROMA. L'8 e il 9 novembre 1987 gli italiani dissero no al nucleare con un referendum abrogativo. Circa tre quarti dei votanti votarono sì all'abrogazione. Chiusero così le quattro centrali: Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina, Garigliano (Caserta). E la fattibilità di riconversione della centrale di Montalto di Castro. Il primo quesito riguardava l'abolizione della procedura per la localizzazione delle centrali: 20.984.110 sì (80,6%) e 5.059.819 no (19,4%); il secondo era sull'abolizione dei contributi a regioni e comuni sedi di impianti elettronucleari: i sì furono 20.618.624 (79,7%), i no 5.247.887 (20,3%); il terzo era sull'abolizione della partecipazione dell'Enel ad impianti elettronucleari all'estero: in 18.795.852 risposero sì (71,9%), 7.361.666 (28,1%) no.

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Bollino SIAE, i senatori dell'IdV propongono l'abolizione per legge (sezione: Province)

( da "Rockol.it" del 25-02-2009)

Argomenti: Province

Bollino SIAE, i senatori dell'IdV propongono l'abolizione per legge Finisce in Parlamento la diatriba sul bollino SIAE, difeso dalla società degli autori e osteggiato dalla maggiore associazione dei discografici italiani (FIMI). Ad occuparsi della materia è una proposta di legge promossa dai senatori del gruppo Italia dei Valori (primo firmatario, il senatore Felice Belisario) che mira a un rafforzamento delle norme antipirateria ma anche, contestualmente, all'abolizione dell'obbligo di apposizione del contrassegno e delle sanzioni penali previste a carico di chi non vi ottempera. "In tal modo", sostiene Belisario, "la distribuzione in Italia di opere dell'ingegno diverrà più agevole ed economica sia per i soggetti italiani che per quelli stranieri e potrà, anzi, svilupparsi senza il freno di inutili ed anacronistici bollini che peraltro non garantiscono né l'autenticità delle opere né i diritti dell'industria del settore". "La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha dichiarato l'illegittimità delle disposizioni italiane in materia e la Corte di Cassazione ha più volte ribadito che il bollino non è dovuto", ha aggiunto il senatore dell'Idv nel corso di un'intervista rilasciata al sito Punto Informatico, informando di avere presentato un'interrogazione parlamentare per chiedere conto ai Ministri competenti della condotta della SIAE. "Il bollino", conclude Belisario, "è un balzello iniquo che non serve certamente a impedire le frodi Non ho nulla contro la SIAE , ma ognuno deve vivere per quello che produce, non grazie a meccanismi parassitari".

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l'intervista Massimo Teodori (storico) Trovata una strada alternativa per giungere all'abolizione (sezione: Province)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 26-02-2009)

Argomenti: Province

l'intervista Massimo Teodori (storico) Trovata una strada alternativa per giungere all'abolizione --> Giovedì 26 Febbraio 2009 SOCIETA, pagina 10 e-mail print Negli Stati Uniti c'è qualcuno che benedirà sicuramente la crisi economica: i condannati a morte. Gli alti costi che comporta la gestione di un condannato alla pena capitale, infatti, consigliano di pensionare il boia. E qualche cosa sta già muovendosi in diversi Stati. Che gli Stati Uniti siano alla vigilia di una svolta epocale? «Innanzitutto bisogna fare una precisazione - afferma Massimo Teodori, docente "Storia e istituzioni degli Stati Uniti" all'Università di Perugia - le dichiarazioni sono di governatori di singoli Stati. Non ci troviamo di fronte a una direttiva del governo federale che non è competente in materia di pena di morte. La questione è materia dei singoli Stati, basta infatti pensare che su 50, la pena di morte è presente in 38. Inoltre, maniera di applicarla e di non applicarla differisce ancora da Stato a Stato». Quale lettura dare allora a questo «pronunciamento»? «Senza dubbio i governatori degli Stati che si sono pronunciati sono persone estremamente concrete. Emerge ancora una volta il realismo americano. Nel momento in cui il Paese sta attraversando una grossa crisi fanno anche questo tipo di conti e confronti: il costo di un detenuto condannato a sola pena detentiva e quello con una sentenza capitale. Ma non è tutto: quanti si sono pronunciati per l'abolizione della pena di morte a causa degli alti costi, avevano già preso posizione contro la pena capitale». Ma la gente cosa pensa? «I sondaggi popolari nei singoli Stati sono sempre favorevoli al mantenimento della pena di morte. Comunque ritengo probabile che le dichiarazioni a favore della sua abolizione fatte dal governatore del Maryland piuttosto che da quello del Kansas o del New Mexico siano in realtà strade alternative per superare l'opposizione popolare. Questa è la vera spiegazione». In sostanza si sposta l'attenzione sull'aspetto economico oggi nervo scoperto... «Infatti. E visto che non possono dire "aboliamo la pena capitale", si fa decidere ai singoli Stati sottolineando i costi, costi che, si sottolinea, ricadono sulle tasche dei contribuenti. Alla fine si arriva al risultato desiderato, ma per una via indiretta. Sono giunto questa conclusione quando ho letto che a fare queste dichiarazioni sono stati contemporaneamente tutti i governatori contrari alla massima pena. Se avessero proposta l'abolizione per via legislativa probabilmente i Congressi dei singoli Stati l'avrebbero respinta, in questo modo aggirano l'ostacolo». Gli Stati Uniti stanno maturando la decisione di abolire la pena di morte? «Ancora una volta non bisogna parlare di Stati Uniti, ma di singoli Stati. Comunque, tutti i dati che periodicamente vengono pubblicati sull'argomento dimostrano che c'è una lenta maturazione dell'opinione pubblica contro la pena capitale. I nuclei più resistenti sono gli Stati del profondo Sud in particolare il Texas. Negli altri la cosa è diversa ci sono quelli che l'hanno di fatto sospesa, altri l'hanno dichiarata incostituzionale, altri ancora attuano una sorta di moratoria. Si può comunque dire che la tendenza è verso la eliminazione, ma è lenta e diversificata tra Stato e Stato» Se questa abolizione per ragioni economiche dovesse dare buoni risultati potrebbe avere l'effetto domino? «È certamente possibile» Tra le righe di questa notizia emerge anche la situazione disastrata delle carceri americane sovraffollate al punto che vengono scarcerati responsabili di reati minori prima della fine della pena. Non solo l'Italia ricorre agli indulti... «I detenuti nelle carceri americane sono una cifra enorme: due milioni su una popolazione di 300 milioni di abitanti: quasi l'1 per cento. Se la medesima percentuale ci fosse in Italia la popolazione carceraria sarebbe di 600 mila invece di 60 mila». Come mai? «Le pene si scontano, i processi sono rapidi e immediata è l'esecuzione delle sentenze». Mino Carrara 26/02/2009 nascosto-->

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<Mai nella città metropolitana>: emendamento ad hoc di Marchignoli (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 26-02-2009)

Argomenti: Province

VETRINA IMOLA pag. 1 «Mai nella città metropolitana»: emendamento ad hoc di Marchignoli SÌ ALL'ABOLIZIONE delle Province in favore delle città metropolitane. Ma con un distinguo: non nel caso in cui queste ultime non coincidano perfettamente con gli attuali territori provinciali. È questo l'emendamento al disegno di legge sul federalismo fiscale che il deputato Pd ed ex sindaco Massimo Marchignoli ha depositato ieri alla Camera. «La commissione finanze di cui faccio parte dice Marchignoli sta discutendo il disegno di legge sul federalismo fiscale approvato recentemente dal Senato. E io ho depositato un emendamento che mira a non sopprimere la Provincia nel caso in cui non ci sia perfetta coincidenza territoriale fra città metropolitana e attuale territorio provinciale». Il motivo è presto detto ed è proprio il parlamentare a spiegarlo: «Sono sempre stato contrario all'ipotesi che preveda Imola parte della città metropolitana». Contrario anche quando il senatore del suo partito ed ex sindaco di Bologna Walter Vitali, qualche tempo fa cercò di tirarlo per la giacca' per convincerlo a cambiare idea. Niente di fatto allora, niente di fatto adesso. Anzi, Marchignoli con l'emendamento rimarca le sue posizioni e addirittura le estende: «E' utile non soltanto al territorio imolese, ma a molti Comuni della provincia. In particolare a diversi dell'area bolognese che hanno espresso più volte forti perplessità ad aderire a ciò che diverrebbe, in sostanza, un unico grande Comune». E che Vitali e il candidato sindaco del Pd a Bologna, Flavio Delbono, se ne facciano una ragione.

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Provincia sì Provincia no L'abolizione crea solo nuove burocrazie (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 26-02-2009)

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stampa I dibattiti de IL TEMPO Per Ernino D'Agostino necessaria una semplificazione della pubblica amministrazione Provincia sì Provincia no «L'abolizione crea solo nuove burocrazie» La difesa della Provincia da un presidente di Provincia suona un po' partigiana ma il ruolo che svolgo oggi è solo un pezzo, sicuramente il più significativo, di un percorso politico che mi ha sempre visto, corentemente, difendere l'architettura istituzionale italiana così come è stata disegnata dalla nostra Costituzione. Periodicamente, di fronte ai problemi della spesa pubblica e alle inefficienze del sistema amministrativo, c'è chi invoca la soppressione delle Province. La cattiva coscienza ha portato su un piano esclusivamente demagogico il dibattito sui costi della politica indebolendo il principio della rappresentanza, che costituisce il cardine di ogni democrazia. Il nostro ordinamento nazionale è fondato, da una parte, sull' unità e l'indivisibilità della Repubblica; dall'altra parte sul più ampio decentramento amministrativo. Scopo principale del decentramento è quello di realizzare un sistema di governo e di regolamentazione il più possibile vicino alle esigenze, ai problemi e agli interessi delle comunità locali. Le finalità di un ordinamento unitario ma decentrato, quale è il nostro, sono, dunque, molto elevate. Tuttavia non si può fare a meno di registrare che anche le istituzioni locali si possono trasformare in mero strumento di potere e privilegio economico, con conseguente costo per la collettività Si fa presto a promettere o a reclamare un ritorno al rigore nel vasto arcipelago delle amministrazioni pubbliche. Ma descrivere il problema è ben più agevole che non indicarne la soluzione, perché si è di fronte a un sistema che in alcuni casi sembra costruito apposta per moltiplicare le sue esigenze di cassa. Come prova il fatto che la spesa pubblica, negli ultimi anni, ha continuato a crescere a dispetto di tagli, tetti, plafonamenti e quant'altro espediente escogitato invano. Tutto questo si può risolvere abolendo le Province? E se abolissimo le Province, a chi dovremmo demandare la programmazione e la gestione di questioni che non nascono e non si risolvono all'interno dei territori dei singoli Comuni come i rifiuti, l'istruzione, la piccola e grande viabilità, le politiche di sviluppo a sostegno dell' economia e a fianco delle mondo dell'impresa e del lavoro; la formazione professionale, la tutela ambientale e l'elenco potrebbe diventare molto lungo. Ci sono numerosi enti che svolgono funzioni riconducibili alle Province; ci sono molte Regioni, e l'Abruzzo e fra queste, che non hanno mai decentrato le funzioni di gestione così come sancito dalla riforma Costituzionale e che hanno scelto la strada di creare altri cosiddetti "enti strumentali". Una selva, nella quale, inevitabilmente, si annidano politiche di sottogoverno lontano dal giudizio degli elettori, in un cono d'ombra. Di tutto questo, senza dubbio, è colpevole la politica ma, in tutta onestà, non credo siano colpevoli le Province. In tutte le democrazie moderne esiste un ambito provinciale, in Spagna, Francia e Germania il sistema istituzionale è del tutto simile al nostro. La verità è che sono passati ormai 7 anni dall'entrata in vigore del nuovo titolo V, parte seconda, della Costituzione e, fino ad ora, il Governo e il Parlamento non sono ancora riusciti a dare una coerente attuazione delle nuove disposizioni costituzionali soprattutto in materia di federalismo fiscale. Non si comprende quale risparmio reale derivi dalla soppressione delle Province, considerato che le loro funzioni ed i servizi da esse resi dovranno comunque essere garantiti da altri enti ai quali si dovranno trasferire le relative risorse, con il risultato di creare nuove burocrazie regionali lontane dai territori e strutture che comunque moltiplicherebbero i costi e la confusione dei ruoli. Basti pensare a quello che già accade nella gestione dei servizi pubblici con evidenti sovrapposizioni funzionali, per esempio, nel ciclo dei rifiuti e in quello delle acque oggi in capo agli Ato. L'unica strada da percorrere è quella di un chiaro riordino istituzionale che consenta di semplificare la pubblica amministrazione, individuando le funzioni fondamentali di Comuni e Province, colpendo le reali inefficienze e superando enti e strutture ridondanti a livello nazionale e a livello regionale, che non hanno una diretta legittimazione democratica e che non sono quindi responsabili nei confronti della cittadinanza. Non possiamo far finta di non vedere che alla cattiva politica fa da contraltare una cattiva amministrazione pubblica; una spesa molto alta per un management ben pagato senza alcun meccanismo di controllo efficace sull'operato e sui risultati e un sistema burocratico molto poco moderno e assolutamente autoreferenziale. Possiamo continuare a chiedere l'abolizione delle Province, sapendo che nessuno le abolirà, oppure, possiamo metterci un po' di coraggio e tanta determinazione e affrontare la madre di tutte le questioni italiane, il buon funzionamento della cosa pubblica, adottando criteri, valori e regole che richiamino etica e responsabilità. * Presidente Provincia di Teramo

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Ma si accende la polemica sull'Ecopass">Crolla il Pm10: si torna a respirare Ma si accende la polemica sull'Ecopass (sezione: Province)

( da "Affari Italiani (Online)" del 26-02-2009)

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MilanoItalia Milano/ Si torna a respirare. Ma non si placa la polemica politica Giovedí 26.02.2009 13:26 Crollano le concentrazioni di polveri sottili in città. L'Arpa ha rilevato valori in forte calo rispetto alla giornata precedente quando le centraline avevano segnalato valori oltre i 200 mg/mc a Città Studi. I valori sono tornati entro i limiti di guardia (50 mg/mc). Unica eccezione la centralina del Verziere che ha segnalato 59 mg/mc. Per il resto concentrazione sotto i limiti a Milano e in provincia. LEGAMBIENTE - "Era ora che Formigoni si attivasse su questo fronte e che cominciasse a parlare di controlli". Così il presidente di Legambiente Lombardia, Damiano Di Simine, a margine di un convegno organizzato dall'associazione per discutere della proposta di legge regionale sulle aree protette, commenta con soddisfazione l'annuncio dell'accordo Formigoni-Moratti per potenziare i controlli sui veicoli inquinanti. E su Ecopass, difeso dal sindaco, così Legambiente: "Ecopass e' un buon strumento ma va esteso ad altre categorie di auto ancora escluse come le Euro 4 diesel. Poi bisogna estenderlo ad un'area piu' vasta. Quando diremo che la fase sperimentale e' chiusa e si fa sul serio?". NORDESTRA - "A partire da lunedì 2 marzo NordDestra raccoglierà le firme per un referendum abrogativo dell'Ecopass". Così Carla De Albertis, leader di NordDestra, annuncia ufficialmente il varo dell'iniziativa. "Abbiamo predisposto due gazebo "NordDestra", in piazza Cairoli e piazza Oberdan. Già da lunedì prossimo i cittadini potranno venire da noi a firmare per l'abolizione della "tassa" Ecopass." "L'Ecopass non lo vuole nessuno ragiona De Albertis. Il bilancio d'altra parte è fallimentare: l'inquinamento è al massimo storico, lo sforamento dei limiti consentiti dall'Unione europea per le polveri sottili ci costerà 12 milioni di Euro. E la Moratti che fa? Invece di prenderne atto, pretende addirittura di alzare ancora di più i dazi d'ingresso. Beh, questa è una vergogna." "A questo punto insiste la leader di NordDestra - la parola deve passare ai cittadini. E i milanesi vanno consultati adesso, non dopo le Provinciali, come vorrebbero i partiti di maggioranza. Su Ecopass, Fi, An e Lega sono complici della Moratti, per interesse di poltrona più che per convinzione. Ebbene, adesso se ne assumano la responsabilità di fronte agli elettori." "Ci auguriamo conclude De Albertis - che le associazioni cittadine che si sono dette favorevoli al referendum vogliano adesso sostenere l'iniziativa di NordDestra per l'abolizione dell'Ecopass, aiutandoci nella raccolta firme." tags: milano polemica smog

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La Lega Nord sulla Tbc (sezione: Province)

( da "Trentino" del 27-02-2009)

Argomenti: Province

La Lega Nord sulla Tbc La Lega Nord sulla Tbc ha superato se stessa E' più contagioso il razzismo della tisi. Le dichiarazioni della Lega Nord sul caso di tbc riscontrato presso una scuola superiore cittadina non sono altro che l'ennesima strumentalizzazzione per finalità propagandistiche di una politica malata di xenofobia e paura. La stessa politica che, attraverso la norma del pacchetto sicurezza prevede, fra le altre cose, l'abolizione del divieto di segnalazione da parte dei medici e il conseguente allontanamento dei migranti dalle strutture sanitarie, che porterà a casi di malattia e di contagio tra i nuovi italiani. Come "Studenti-Trento", rispondiamo schifati alle dichiarazioni della Lega, stando vicini ai nostri compagni di classe stranieri, per l'integrazione e contro i malsani ideali razzisti che sono più dannosi ed epidemici di qualsiasi malattia. Collettivo Studenti Trento TRENTO Grazie a Chiariello un «pazzo malinconico» Ringrazio l'Avvocato Paolo Chiariello per aver partecipato alle primarie del centrosinistra. Lo scarso risultato è coerente con la storia di Italia, un paese nel quale ci si entusiasma per il fascismo, il comunismo, e il giustizialismo, ma mai per la democrazia e per la libertà. Dal dopoguerra in poi i cattolici, predominanti in politica e i comunisti, egemoni nella cultura, hanno tentato di cancellare qualsiasi presenza, e successivamente la memoria, del mondo politico e culturale che fu antifascista senza essere comunista e anticomunista senza essere fascista e clericale. I gruppi e le forze liberaldemocratiche e socialiste riformiste sono state essenziali per rendere moderna e più libera l'Italia. Questi "pazzi malinconici", per citare Salvemini, sono stati coloro a cui la storia ha dato ragione avendo sconfitto i totalitarismi di destra e di sinistra; nazismo, fascismo, comunismo e integralismo religioso. Il giustizialismo dei primi anni novanta ha distrutto i partiti laici e socialisti, sui quali le componenti illiberali del partito comunista si accanirono con particolare violenza. Per tutte queste ragioni e per aver permesso quindi a 166 laici e liberali del capoluogo di poter uscire dalla clandestinità, grazie Paolo. Francesco Frizzera TRENTO Gardolo, il bus si prende solo a proprio rischio Fermata autobus - Gardolo via 4 Novembre In questi giorni, transitando in Via 4 novembre a Gardolo all'altezza della rotatoria, ho notato una nuova segnaletica di "fermata autobus" posta proprio in semicurva e sull'ingresso della rotatoria stessa. Si presume pertanto che venga spostata la fermata precedente, ma in questo modo si va di male in peggio. Certamente bisogna garantire sicurezza ai pedoni nella zona dove arrivano e partono gli autobus, ma la fermata posta in quel luogo, non è senz'altro indicata, meglio dov'era prima (a meno che come a detta di qualcuno non sia uno scherzo). Non è possibile rischiare ogni giorno la propria incolumità personale per prendere un autobus per il capoluogo, se la fermata è all'imbocco della rotatoria è pericoloso, già abbiamo le strisce pedonali a ridosso dell'incrocio, se poi ci mettiamo anche la fermata dell'autobus con tutto il traffico che sfreccia in quel punto, proprio non ci siamo. Se si vuole intervenire sulla sicurezza è a questo punto necessario sistemare la fermata attuale magari espropriando qualche metro di marciapiede privato e predisporre una segnaletica per l'attraversamento in modo da non rischiare la pelle nell' attraversare la carreggiata. Dello stesso avviso sono anche i residenti di Gardolo, in particolar modo gli abitanti della zona interessata che quotidianamente partono da quel punto alla volta di Trento o Frazioni di Trento Nord per via dell'attività lavorativa o scolastica. I pendolari, proprio perchè costretti ogni giorno a prendere l'autobus, sono i primi a chiedere maggiore tutela, ma non come quella programmata. Se la fermata attuale, prima della rotatoria, è inadeguata e di conseguenza potenzialmente pericolosa, è perché alcuni autisti si spostano di qualche metro ed essendo a ridosso del muretto rendono lo spazio per la discesa e la salita insufficienti, ma basta fermarsi cinque metri prima e c'è tutto lo spazio che si vuole. Accordandosi poi con il privato ci starebbe benissimo pure la pensilina. Vorrei tanto sapere se i rappresentanti della TT e della Provincia sono a conoscenza di tale anomalia di progettazione e di sistemazione della fermata sull'ingresso della rotatoria, pertanto, con la presente, si chiede che la fermata resti o ritorni dove era prima, naturalmente con le dovute modifiche. Flaviano Bolognani GARDOLO Violenza sessuale anche la Tv ne ha colpa In questi giorni la stampa dedica molto spazio alla violenza sessuale. Non v'è dubbio che sia condannabile, in qualsiasi modo si presenti. Però ci chiediamo quali siano le molteplici cause? E pluribus unum: la tv. Cosa propone? Con silicone o modifiche chirurgoplastiche, etc. è tutto ben in vista, ma anche nelle ore «protette». Capisco che a quasi 70 anni è facile fare il moralista, ma esprimo egualmente il mio pensiero. Cominciamo a fornire un aspetto diverso della donna, non solo 90-60-90. Non moralismi, ma educazione e rispetto. Renzo Magagnin Lo sballo dei nostri giovani, e noi genitori In questi ultimi tempi sembra di vivere in sospensione, rinchiusi in una bolla di insoddisfazione, minacciati continuamente, impegnati in una continua lotta giornaliera per non essere sopraffatti. Siamo stati così occupati a pensare solo a noi stessi, a cercare una posizione nella società, una ricerca della una nostra indipendenza e purtroppo abbiamo tralasciato il nostro ruolo di genitori/educatori, con il risultato che i nostri figli stanno pagando un prezzo molto alto. Troppo alto. La ricerca continua di "emozioni forti", "alli", "libertà disinibite", grazie all'uso di sostanze stupefacenti ed alcol, li ha portati a commettere reati che hanno segnato e segneranno la loro esistenza, espiando in alcuni casi anche con il carcere. Dobbiamo fare marcia indietro. E' necessario che rientriamo nel ruolo di coloro che insegnano, che valorizzano la vita e trasmettano i giusti valori al fine di vivere forti emozioni, senza uso di droga. Pinuccia Cambieri

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Macroregione Sud: l'idea piace (sezione: Province)

( da "Denaro, Il" del 27-02-2009)

Argomenti: Province

Enti Locali & Cittadini riforme Macroregione Sud: l'idea piace Incassa consensi la proposta taglia-costi del coordinamento dei Piccoli Comuni Accorpare le Regioni per risparmiare sui costi: l'idea del coordinamento dei Piccoli Comuni trova riscontro nella rete. In pochi giorni, infatti, una incredibile ondata di consensi ha investito la proposta di accorpamento delle Regioni italiane e di quelle meridionali in ua sorta di macro-Regione dell'Appennino meridionale - lanciata dal portale www.piccolicentrieuropei.com. basilio puoti Accorpare le Regioni: apprezzamenti da ogni parte d'Italia giungono al coordinamento dei Piccoli Comuni e al suo portavoce da alcune associazioni e da semplici cittadini. A questi si aggiunge tutta una serie di messaggi sui disservizi e sulle pecche delle Regioni. In particolare, sono state messe in risalto le difficoltà e molto spesso i disastri inerenti all'utilizzo dei fondi europei. "L'Italia - spiega su facebook Virgilio Caivano, portavoce del coordinamento dei piccoli comuni italiani ha estremo bisogno di una grande e seria riforma delle istituzioni e le Regioni rappresentano il primo punto da riformare in un quadro chiaro, efficace ed efficiente. Le risorse necessarie per pagare centinaia e centinaia di consiglieri regionali, con stipendi da favola (trecento consiglieri regionali ci costano 36 milioni di euro all'anno), potrebbero essere utilizzate per costruire opportunità ai giovani e offrire servizi ai cittadini. Proprio a quei giovani che, secondo un sondaggio, non conoscono affatto il ruolo e l'esistenza stessa delle Regioni". Intanto proprio alla rete Caivano ha chiesto di aprire una riflessione sul tema delle riforme facendo riferimento a Roberto Ruffilli il costituzionalista ucciso dalle Brigate Rosse e colpevolmente dimenticato e rimosso dalla memoria del Paese. Nei giorni passati, il portavoce di Piccoli Comuni, Virgilio Caivano, a Termoli, ha parlato della proposta di accorpare le Regioni del Sud in una grande macroregione meridionale. "E' tempo di aprire una serena discussione sul ruolo delle Regione e soprattutto sui risultati raggiunti da questi Enti aggiunge Caivano -. In questi tre decenni le Regioni non hanno dato le risposte attese e soprattutto si sono trasformate nel peggiore centralismo su scala territoriale. Energia, sanità, scuola gli esempi del disastro, con regole a macchia di leopardo e molto spesso in netto contrasto, a seconda del colore politico, al tal punto da rendere macchinosa ogni possibile iniziativa. Un esempio su tutti: le fonti rinnovabili dove ogni Regione ha regole diverse a scapito di una materia strategica per l'intero Paese. Le voragini della sanità poi sono il peso più grande per i cittadini, costretti a subire disservizi e soprattutto differenze di trattamento da una Regione all'altra. La nostra proposta è semplice una macro Regione denominato Appennino, da Campobasso a Reggio Calabria, passando per Napoli, Bari e Potenza, con un numero massimo di trenta consiglieri regionali e sei assessori, più il presidente. Una realtà istituzionale sobria, agile e soprattutto utile ai cittadini ed al Mezzogiorno d'Italia in particolare. Il tutto insieme all'abolizione delle Province ed al rafforzamento del ruolo e delle funzioni dei Comuni". del 27-02-2009 num.

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No all'abolizione delle Province, sì al riordino I presidenti dei Consigli provinciali della Lombardia a Brescia per una riunione e una visita al termoutilizzatore (sezione: Province)

( da "Giornale di Brescia" del 28-02-2009)

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Edizione: 28/02/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:la città «No all'abolizione delle Province, sì al riordino» I presidenti dei Consigli provinciali della Lombardia a Brescia per una riunione e una visita al termoutilizzatore Foto di gruppo per i presidenti dei Consigli lombardi Riorganizzare le Province senza abolire un ente intermedio che esiste in tutta Europa. È la posizione emersa il mese scorso in occasione della riunione alla quale hanno partecipato 94 dei 104 Consigli provinciali per discutere sul documento proposto dall'Upi. Un testo che censura la campagna per l'abolizione delle Province al fine di ridurre gli sprechi della Pubblica amministrazione. Quasi tutte le assemblee si sono pronunciate per il mantenimento di tali enti intermedi, votando all'unanimità l'appello di Fabio Melillo, presidente dell'Upi. Unanime anche il giudizio sulla necessità di rivedere funzioni e compiti delle Province per razionalizzare il loro funzionamento, senza però eliminare dalla Costituzione istituzioni che trovano enti omologhi in tutta Europa. La stessa posizione è stata espressa ieri a Brescia, nella sala consiliare di Palazzo Broletto, dove si è svolta la riunione della Consulta dei Presidenti dei Consigli provinciali della Lombardia. I presidenti di Brescia, Bergamo, Como, Cremona, Mantova, Varese e Sondrio hanno proceduto a un breve bilancio dei rispettivi Consigli. A fare gli onori di casa, oltre al presidente del Consiglio provinciale Bruno Faustini, anche il vice presidente della Provincia Aristide Peli che ha portato i saluti della Giunta. «Garantire la voce delle Province è doveroso - ha precisato Faustini - e sarebbe altrettanto necessario baipassare gli aspetti emotivi che connotano l'attuale dibattito per trovare un punto di equilibrio rispetto alla funzionalità di questi enti in proporzione ai loro costi. Troppe competenze sono distribuite su più livelli con una ricaduta negativa sulla produttività dell'insieme delle Amministrazioni Locali». Consapevoli di anomalie e criticità esistenti in alcune parti del territorio, tutti i presidenti intervenuti hanno sottolineato, comunque, l'inefficacia di un attacco indiscriminato ai singoli enti senza un disegno di riordino complessivo, a partire dalle Istituzioni centrali. L'incontro è proseguito con un dibattito sulla Carta delle autonomie, progetto che sarà discusso anche in un convegno previsto a Venezia il mese prossimo, e con la visita al termoutilizzatore di A2A dove Renzo Capra, presidente del Consiglio di Sorveglianza del Gruppo, ha accolto e accompagnato gli ospiti.

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"Le Province non sono uno sperpero di denaro" (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 28-02-2009)

Argomenti: Province

POLITICA. "Le Province non sono uno sperpero di denaro" Approvato documento della Commissione Affari istituzionali presieduta da Peretti Un documento in difesa delle Province. Ad approvarlo è stata la commissione Affari istituzionali presieduta da Roberto Peretti, capogruppo della minoranza Pd. «La proposta - si legge nel documento - contiene il mal celato intento di attrarre l'attenzione dei cittadini verso "falsi problemi"». La commissione parla di campagna denigratoria che «cavalca l'onda della grave congiuntura economica che ha colpito l'intero sistema mondiale e che ha stimolato nella popolazione riflessioni, non certo rispettose, nei confronti delle tanto privilegiate classe politica e Pubblica amministrazione. A farne le spese dovrebbero tuttavia essere soltanto le Province accusate di ingenti sperperi». Nel documento si definisce la possibile abolizione «un attacco alla democrazia». «Non è ben chiaro quale possa mai essere il risparmio derivante dalla proposta di soppressione. E nel ricordare i servizi offerti, vengono enunciati i costi: 443 miliardi di euro lo Stato, 160 le Regioni, 66 i Comuni con le Province a quota 14. «Il lamentato sperpero - la chiosa - andrà ricondotto alla classe politica, sostenitrice dell'anacronistico accentramento dei poteri a scapito dell'autonomia locale». \

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Usi civici, un ginepraio senza uscita (sezione: Province)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-02-2009)

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Prov Ogliastra Pagina 6023 Villagrande. I risultati del percorso portato avanti dal Laboratorio territoriale: nel futuro turismo, eolico, biomasse e fotovoltaico Usi civici, un ginepraio senza uscita Villagrande.. I risultati del percorso portato avanti dal Laboratorio territoriale: nel futuro turismo, eolico, biomasse e fotovoltaico --> La lunga strada verso la definizione della problematica degli usi civici in Ogliastra è giunta ad una fase cruciale. I risultati del progetto sperimentale sul riordino delle terre pubbliche, presentati ieri mattina nel convegno che si è tenuto a Villagrande, rappresentano una prima base di partenza e nel contempo un punto di non ritorno. Un percorso a tappe forzate che in pochi mesi ha portato a diversi risultati. Si è partiti dalla cartografia delle terre pubbliche la cui acquisizione ha evidenziato le difficoltà nel reperire dati certi sull'ammontare esatto delle superfici. Quindi quattro comuni: Villagrande, Baunei, Arzana e Talana, scelti in virtù del volume di usi civici e per la varietà della casistica hanno rappresentato l'interessante prototipo per la realizzazione di un database che tenga conto di tutti i provvedimenti che nel corso del tempo hanno riguardato queste terre. Altro risultato raggiunto, l'avvio del percorso di formazione e informazione dei tecnici e degli amministratori comunali. «Il problema usi civici diventa complesso perchè manca l'informazione - spiega Michelina Masia, docente di Sociologia del Diritto all'Università di Cagliari, tra gli esperti che seguono il progetto - informazione che non può essere solo tecnico-giuridica in quanto non sarebbe sufficiente a spiegare la persistenza di un uso che nonostante i tentativi di abolizione continua ad essere presente nel territorio ed aver una grande incidenza». Nell'affrontare una materia così complessa si deve tener conto delle altre variabili storiche, economiche e sociali che hanno caratterizzato l'attuale assetto. Il progetto, finanziato con la misura 6.5 del Por, misura destinata a sostenere il binomio sicurezza e legalità, ha quindi inaugurato una metodologia nuova riportando l'attenzione sulla necessità di risolvere le conflittualità ma anche di far acquisire consapevolezza della materia. Dal confronto con gli attori coinvolti dal laboratorio territoriale della provincia diretto da Stefania AruIn Ogliastra sono emerse le innumerevoli criticità nella gestione delle terre di collettivo godimento, dal carico eccessivo del pascolo nel Gennargentu, al taglio indiscriminato del bosco, alle chiudende abusive che trasformano l'uso concesso a tutti in abuso di pochi e rappresentano una costante fonte di preoccupazione per gli amministratori locali chiamati a gestire gli abusi. Tuttavia questo complesso e antichissimo sistema di proprietà collettiva, può ragionevolmente trasformarsi in un volano di sviluppo economico per la più piccola provincia italiana. La pensano così i sindaci e gli amministratori dei 17 comuni che aderiscono al progetto e che in questi mesi hanno lavorato alla definizione delle strategie future nel Forum delle terre civiche. Alla stessa maniera la pensa il presidente della Provincia Piero Carta che intende affidare ad una proposta alternativa di gestione la possibilità di trasformare questo patrimonio in un volano di sviluppo. «Si deve dilatare il concetto di uso civico - ha detto - senza snaturarne lo spirito di patrimonio dell'intera comunità». Indirizzi strategici che hanno permesso di inquadrare un problema rimasto sottotraccia ma che può essere risolto. Franco Ventroni del Centro di programmazione regionale ha dichiarato che ci sono ulteriori risorse per il triennio 2009-2013 per il proseguimento del progetto. Si tratta di una dichiarazione di intenti che pone le basi per la vera proposta gestionale delle terre civiche e che partendo dal basso è destinata ad aprire il campo ad un modello basato soprattutto sullo sfruttamento a fini turistici del territorio. Nel futuro eolico, biomasse, fotovoltaico. GIUSY FERRELI

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È inutile e costa troppo, via il Difensore civico (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il" del 28-02-2009)

Argomenti: Province

«È inutile e costa troppo, via il Difensore civico» La Regione spende 815 mila euro per la struttura, ora la maggioranza presenta una proposta di legge volta a cancellarla Sabato 28 Febbraio 2009, Venezia Ha solo vent'anni di (onorato) servizio o, è meglio dire, ha ben vent'anni di (discusso) servizio. Èla figura del Difensore civico regionale che - così come è avvenuto in Friuli Venezia Giulia appena dopo l'elezione di Renzo Tondo - cesserà la propria attività alla fine della legislatura, ovvero tra un anno. La sparizione è un altro effetto della crisi economica che gli enti locali stanno affrontando, dunque è una ragione di costi. Il Difensore civico è quella istituzione «chiamata a svolgere - recita lo statuto - la propria attività al servizio dei cittadini nei casi di disfunzioni o abusi della Pubblica Amministrazione». Secondo gli ultimi dati del bilancio regionale quell'ufficio costa ben 815 mila euro l'anno di cui poco meno della metà, 380 mila, solo per i dieci componenti dell'organico fra cui, segnala il titolare dell'ufficio, solo 4 avvocati. La sede è in un bel palazzo in terraferma, in via Brenta Vecchia a Mestre (affittato dalla Regione con un contratto molto oneroso) e rivolgersi all'ufficio anche telefonicamente non costa nulla visto che è dotato di un numero verde sempre attivo, ma senza segreteria telefonica (quindi raggiungile solo in orari d'ufficio, 5 giorni la settimana). La proposta di legge che ne prevede la soppressione è stata presentata ieri da numerosi consiglieri di maggioranza (leghisti esclusi) con primo firmatario Moreno Teso (An). «Le ragioni di questa scelta - spiega Teso - sono due: l'istituzione da parte di Comuni e Province di propri difensori civici, in grado di corrispondere in autonomia alle richieste dei cittadini, che non sono quindi costretti a rivolgersi alla Difesa civica regionale, e, in secondo luogo, gli elevati costi che gravano sul bilancio regionale per una cifra superiore agli 800 mila euro. Meglio puntare alla ulteriore valorizzazione dei difensori civici degli enti locali, senza creare doppioni. Quello regionale, del resto, ha perso molta parte della sua originaria funzione e che sempre meno si giustifica in una prospettiva di riduzione dei costi cui abbiamo il dovere di tendere». Il Difensore civico in carica, l'avvocato veronese Vittorio Bottoli, continuerà a svolgere le funzioni ancora per un anno anche se l'opposizione in Consiglio potrebbe opporsi all'abolizione della figura istituita con la legge 28 del giugno 1988. Il capogruppo del Pd Giovanni Gallo in effetti prende tempo («La proposta è stata formalizzata da poche ore»),ma si dice sostanzialmente contrario e attacca: «Se è un problema di costi parliamone, nel senso che si affrontino anche quelli milionari delle consulenze Arpav o di Veneto lavoro o quelli di enti e commissioni inutili voluti e mantenuti dalla giunta Galan. Ma qui temo che ci siano ben altre ragioni: qualche iniziativa di Vittorio Bottoli avrà dato fastidio a qualcuno e l'abolizione ne è la conseguenza. Comunque la sua è una funzione fondamentale per garantire i cittadini». «Basta con queste aberrazioni della democrazia - conclude Teso (An) - il Difensore è scelto e dunque "espressione" della maggioranza e se noi avessimo qualcosa contro di lui lo avremmo semplicemente sostituito. Anche il Pd prenda invece atto che la gente, soprattutto su temi come i costi della politica, vuole i fatti, non le parole». Proprio su tale polemica si era espressa la scorsa settimana la Lega Nord in Consiglio regionale attaccando il Pdl su alcune nomine a Veneto Agricoltura. La scelta dell'esponente di An di non proporre il suo documento ai consiglieri del Carroccio, sarebbe una risposta a quella polemica. In effetti la proposta depositata ieri vede le firme, oltre che di Teso (peraltro "delegato" da Galan all'ufficio del Difensore civico e quindi una sorta di sottosegretario di quella materia), di Piergiorgio Cortelazzo, capogruppo di An, di Remo Sernagiotto (capogruppo azzurro), Carlo Alberto Tesserin, Dario Bond e Leonardo Padrin (tutti di Fi), di Nereo Laroni del Nuovo Psi, del capogruppo dell'Udc Onorio De Boni e di Mariangelo Foggiato, di Progetto Nordest. Tornando all'attività del Difensore civico da segnalare che l'ultimo rapporto presentato è del 2004: comunque le istanze ricevute nel 2007 sarebbero oltre diecimila con tempi di risposta che nella metà dei casi non superavano i due mesi. A rivolgersi all'ufficio sono soprattutto veronesi (60% dei casi), seguiti da padovani (solo lo 0,9% le istanze da fuori regione). Secondo la pianta organica ufficiale nell'ufficio sono in servizio oltre all'avvocato Bottoli, un dirigente, 4 funzionari tra i quali viene ripartita la competenza, 2 collaboratori per l'attività istruttoria e 3 che seguono l'attività di segreteria e di supporto all'ufficio in generale. A proposito del Friuli Venezia Giulia da segnalare la battuta sferzante con cui ha liquidato il "suo" difensore civico, nel dicembre scorso, il governatore Renzo Tondo (Pdl): «Èuna mancanza di cui non si accorgerà nessuno». Gigi Bignotti

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