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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE” |
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ARCHIVIO GEN. DEL DOSSIER |
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Conti
in rosso in banca: ( da "Nazione, La (Pistoia)"
del 22-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
delle
commissioni previste nel caso di sconfinamento dei fidi: importi che invece,
prima, venivano calcolati trimestralmente e comunicati direttamente attraverso
l'estratto conto, ad addebito avvenuto. SE LA FILOSOFIA della legge era quella
di una comunicazione trasparente, per mettere i correntisti in grado di sapere
in anticipo gli oneri cui andavano incontro utilizzando un fido,
Credito
alle imprese 50 miliardi a rischio
( da "Affari
e Finanza (La Repubblica)" del
22-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
I loro
referenti bancari sono soprattutto Intesa Sanpaolo e Unicredit, i due grandi
network di sportelli sul territorio nazionale che, in ossequio alla loro natura
di banca commerciale, sembrano focalizzarsi sull?allungamento e sulla
diminuzione dei fidi alle aziende.
L'alta
Finanza vista dal basso ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 23-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
congiunta dei
governi che iniettando liquidità ed entrando nel capitale hanno messo in
sicurezza il sistema bancario scosso da alcuni defaults . Il monito del governo
e di Bankitalia rivolto ai banchieri è "comportatevi come tali per
sostenere le piccole e medie imprese". Non si può dare fido
generalizzando. La facilitazione è concessa alla singola impresa con requisiti finanziabili.
mansi
(confindustria): il manifatturiero rende la regione più fragile
( da "Tirreno,
Il" del 23-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
700, alla
Fidi toscana: «Finora sono stati deliberati 450 interventi - precisa - e pur
apprezzando il lavoro svolto dalla Regione e la decisione di rifinanziare il
fondo, è indispensabile velocizzare al massimo le procedure per concedere i
finanziamenti.
i
clienti tartassati più di prima ( da "Tirreno, Il"
del 23-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Intanto il
grande interesse che gira in questi giorni attorno all'istituto del fido, è
dovuto al fatto che il 28 scatta la nuova normativa per i clienti con conti
correnti sia affidati che senza fido. Il riferimento è il decreto 185/2008
(convertito in legge a febbraio) che prevede l'eliminazione della commissione
di massimo scoperto.
ANTONIO
VASTARELLI La maggior parte degli oltre 50 confidi presenti in Campania
rappresenta... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 23-06-2009) + 2 altre fonti
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
richiesta che
viene dal mondo bancario non sia il pretesto per favorire sempre i cosiddetti
confidi più grossi che, se confrontati con quelli di altre regioni, hanno
comunque dimensioni ridicole». Anche perché, spiega Amedeo Amarante, direttore
di Centrale garanzia fidi (consorzio legato a Confartigianato), «ci sono alcuni
che hanno un capitale di garanzia maggiore ma non lo erogano,
Isolare
le banche che non aiutano ( da "Gazzettino, Il (Treviso)"
del 23-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
evidenzia il
ruolo del Consorzio Fidi in netta crescita e testimonia l'evoluzione delle
imprese del terziario nell'approccio al credito - spiega De Lorenzi - vanno
evitati i processi alle banche ma allo stesso tempo si deve uscire da questa
situazione di crisi evidente». Infine l'appello all'etica, lanciato Ferruccio
Bresolin, economista all'Università di Venezia,
Ocse:
"L'Italia spende troppo per pensioni" UE: "Debito pubblico alto,
crescita a rischio" ( da "Quotidiano.net"
del 23-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Ti fidi di un
gelato Ogm che non si scioglie?Pietà RondaniniDove finirà Ibrahimovic? La foto
del giorno Salto Nelle gare di rally capita anche di spiccare il volo!! Eccone
una chiara dimostrazione. Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004
2005 2006 2007 2008 2009 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con
Quotidiano.
Confapi:
no al balzello bancario ( da "Stampa, La"
del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
TRIMESTRALE
SUL FIDO Confapi: no al balzello bancario [FIRMA]FRANCO MARCHIARO ALESSANDRIA
Un raggiro non lo si può definire, perché è tutto legale. Ma una beffa, anzi
«un'azione eticamente riprovevole» come dice Enrico Taverna, sì. E oltretutto
scaturisce dal decreto anti-crisi che dovrebbe aiutare l'economia, quindi anche
le piccole e medie aziende.
Uno
sportello per info sul credito bancario
( da "Stampa,
La" del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
VENTIMIGLIA
Uno sportello per info sul credito bancario La segreteria della Uil ha deciso
di istituire uno sportello per tutte le persone che hanno avuto problemi al
momento delle richieste in qualsiasi banca. In particolare, per i casi di
diniego del fido, revoca totale o parziale delle linee di credito,
peggioramento delle condizioni applicate (ad esempio i tassi),
industria
e commercio chiedono trasparenza nel credito
( da "Mattino
di Padova, Il" del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Oggi
avvertiamo la necessità di avere dei Consorzi Fidi forti, siamo molto
preoccupati ma sappiamo anche di avere la forza per obbligare le banche a
sedersi attorno al tavolo e discutere». Qual è la strategia vincente? «Un vero
federalismo del credito, oltre a quello fiscale, perché il nostro territorio ha
esigenze specifiche e le attuali condizioni bancarie sono inaccettabili»
(
da "Giorno,
Il (Legnano)" del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
I fidi sono
aumentati del 12 per cento» IL PRESIDENTE DELLA BANCA DI LEGNANO LEGNANO «NELL'ULTIMO
anno i fidi concessi alle imprese dalla Banca di Legnano sono aumentati del 12
per cento rispetto ai dodici mesi precedenti. E sono state soprattutto le
piccole e medie imprese a beneficiarne: gli impieghi per le grandi aziende,
Nuovo
seminario di Confartigianato per sfidare la crisi'
( da "Resto
del Carlino, Il (Imola)" del
24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
rappresentanza
di tutti i consorzi fidi per l'artigianato), che ha sottolineato la necessità
di un nuovo rapporto tra banche, imprese, associazioni e consorzi fidi ove a
questi ultimi non vengano demandate responsabilità che sono proprie del sistema
bancario. L'INTERVENTO del direttore di Unifidi, Domenico Menozzi, ha messo in
evidenza il ruolo dei Confidi nella crisi,
Le
aziende denunciano: costi alle stelle per i fidi
( da "Sole
24 Ore, Il (Centro Nord)" del
24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
costi alle
stelle per i fidi L'abolizione delle commissioni di massimo scoperto ha portato
a un boom dei costi bancari sui fidi inutilizzati. Questa la denuncia degli
industriali della Toscana. In tutte le province vengono segnalati casi anomali:
ad esempio gli industriali di Prato hanno rilevato che per una piccola impresa
gli oneri passano da
Costi
bancari fuori controllo ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
nuova
commissione che colpisce tutti i fidi, anche quelli potenziali. «Alle aziende è
stato comunicato che le condizioni sugli affidamenti sono cambiate e che
dovranno pagare anche per i fidi potenziali ma non fruiti - dice Alberto Ricci,
vicepresidente di Confindustria Livorno. - In sostanza, un'impresa che ha
ottenuto l'apertura di un affidamento ma ne ha fruito solo parzialmente,
Concessione
crediti in provincia: una relazione Uil-Adoc
( da "Sanremo
news" del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
non chiedono
crediti, anche se, le richieste di fido sono aumentate del 2% nel mese di
aprile, le imprese con più di 20 operai rappresentano l?11,8%, mentre quelle al
di sotto di 20 lavoratori rappresentano il 3,7% delle richieste, che il tasso
medio degli interessi in provincia risulta essere del 7,93%.
Vignadel:
Nessun allarme per le aziende associate a Cofidi: le banche non aumenteranno i
costi sui fidi ( da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
di fidi (agli
istituti di credito valeva 700 milioni di euro), è stato infatti
"ritoccata" in seguito all'intervento della Banca d'Italia, delle
associazioni dei consumatori e dell'Antitrust. E prima la Legge Bersani sulla
trasparenza bancaria, poi il Decreto Anticrisi di gennaio 2009 hanno imposto
agli istituti di non applicare più la Commissione con il meccanismo
preesistente,
La
volatilità rimette in ombra le banche
( da "Trend-online"
del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Gli
investitori tornano a non fidarsi dei titoli finanziari. Nell?ultimo mese
l?indice Msci del comparto ha perso poco più dell?1%, mentre da inizio hanno la
performance resta positiva (+4%). A preoccupare il mercato è stato soprattutto un
deciso ritorno della volatilità dopo che ad aprile e maggio si era respirata un
po?
un
altro salasso per le imprese ( da "Tirreno, Il"
del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Unione ha
calcolato i nuovi oneri bancari sui fidi. E scrive al prefetto PRATO. Ammontano
a centinaia di migliaia di euro gli oneri aggiuntivi per le piccole imprese
derivanti dagli interessi bancari sui fidi non utilizzati. Un'ulteriore
penalizzazione di cui non si sentiva il bisogno e che suscita le proteste
dell'Unione industriale illustrate in una lettera al prefetto.
In
Abruzzo confidi unico ( da "Italia Oggi"
del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fusione di
undici tra cooperative artigiane di garanzia e consorzi fidi), muovendosi
controcorrente in uno scenario che fa dell'Abruzzo una delle regioni più deboli
nel mercato delle garanzie. La scelta di creare un unico confidi si spiega con
le crescenti difficoltà che il mondo della microimpresa sconta nel suo rapporto
con il sistema bancario: in tre anni, tra il 2005 e il 2007,
Massimo
scoperto, clausole k.o. ( da "Italia Oggi"
del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fido.
Seguendo in questo modo la prassi bancaria applicata in altri paesi. E nei
giorni scorsi erano arrivate ai clienti delle banche una serie di comunicazioni
(circa 30-35 milioni di lettere). «La nuova commissione di affidamento
comunicata nei giorni scorsi dalle banche alla clientela è pienamente legittima
e risponde alla necessità prevista delle norme di informare i clienti
CARRARA
LA RATA del mutuo di fine giugno dovrà essere pagat...
( da "Nazione,
La (Massa - Carrara)" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Per le
imprese che invece hanno accesi leasing beneficeranno della Fidi Toscana. Anche
in questo caso occorrerà rispettare i tre parametri elencati dal direttore
commerciale della CrC. L'intesa avrà validità fino al 31 dicembre 2009 e non è
escluso che l'accordo sia rinnovato per un altro anno. Guido Baccicalupi
(
da "Resto
del Carlino, Il (Fermo)" del
25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
attività dei
consorzi fidi sarà quanto mai importante per aiutare le Pmi ad ottenere credito
da un settore bancario particolarmente avverso al rischio e attento alle
garanzie». Per Fidimpresa Marche il supporto deve essere fornito principalmente
sotto due profili: affiancando a una buona attività di screening e di
segnalazione anche un attento monitoraggio delle imprese consorziate;
(
da "Resto
del Carlino, Il (Ascoli)" del
25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
attività dei
consorzi fidi sarà quanto mai importante per aiutare le Pmi ad ottenere credito
da un settore bancario particolarmente avverso al rischio e attento alle
garanzie». Per Fidimpresa Marche il supporto deve essere fornito principalmente
sotto due profili: 1) affiancando a una buona attività di screening e di
segnalazione anche un attento monitoraggio delle imprese consorziate;
tassi,
tremonti contro le banche "no a surrogati massimo scoperto" - barbara
ardu ( da "Repubblica, La"
del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Non si fida
di quelle dell´Abi e non si fida nemmeno delle indagini a campione effettuate
dall´Istat sull´occupazione. «Sapete - ha incalzato dal palco della
Confcommercio - come fanno le statistiche? Hanno un campione di 1.000 persone.
Fanno le telefonate e chiedono: sei disoccupato?
(
da "Nazione,
La (Firenze)" del 25-06-2009) + 2 altre fonti
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
attenzione
del sistema bancario sull'esigenza di procedere alla sostituzione della
commissione di massimo scoperto con forme trasparenti di remunerazione
commisurate all'importo del fido come avviene in altri paesi. Soddisfatti della
risposta del ministero dell'Economia, i due deputati leghisti chiedono ora alle
banche di restituire il maltolto'
Patrocinio
legale gratis a chi sporge denuncia
( da "Arena,
L'" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
In molti casi
hanno problemi con gli interessi bancari, in qualche volta sono questioni di anatocismo,
oppure semplicemente perché l'istituto chiede di rientrare dal fido concesso».
Anche queste persone trovano quindi l'aiuto della fondazione Tovini che, di
fatto, presta il denaro per il tramite delle istituzioni bancarie?
Il
Tesoro: sono nulli tutti i surrogati del massimo scoperto
( da "Sole
24 Ore, Il" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
attenzione
del sistema bancario sull'esigenza di procedere alla sostituzione della
commissione di massimo scoperto. Palazzo Koch ha chiesto l'adozione di forme
trasparenti di remunerazione commisurate all'importo del fido, come avviene in
altri Paesi, dato che la misura intende allineare l'Italia alle decisioni della
Bce.
LA
COMMISSIONE ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
vale a dire
la clausola del contratto bancario di apertura di credito (detto anche
affidamento o fido bancario) in base alla quale agli interessi convenzionali va
aggiunta una percentuale, calcolata al tasso convenuto, sulla massima
esposizione avuta sul conto corrente durante il trimestre di riferimento è
stata messa fuori gioco dalla norma,
banche
costose, attacco di unindustria l'abi: regole comuni in tutto il mondo
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
corrispettivo
sul fido accordato" «hanno l'unico obiettivo di trarre ulteriori e nuove
provvidenze dalle aziende, al di là del fatto che l'affidamento a disposizione
venga utilizzato o meno. Tale comportamento da parte del sistema bancario di
fatto annulla gli sforzi dei soggetti istituzionali e del nostro sistema
associativo volti al sostegno,
Altola'
del Tesoro al nuovo scoperto ( da "
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
infatti la
clausola del contratto bancario di apertura di credito (detto anche fido o
affidamento), in base alla quale ai normali interessi va aggiunta un?ulteriore
percentuale calcolata sulla massima esposizione avuta sul proprio conto
corrente nel trimestre di riferimento. E?
NUOVI
COSTI Il sistema delle imprese si schiera contro il sistema bancario. Proprio
nel momento ... ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)"
del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Le aziende
denunciano il fatto che gli istituti di credito, anziché abolire o ridurre i
costi sui fidi e sui prestiti come previsto dal decreto anti-crisi di fine
2008, stanno chiedendo alle aziende rinegoziazioni con nuove commissioni e
nuovi oneri più elevati rispetto a quelli precedenti.
Gli
istituti: regole uguali agli altri Paesi
( da "Gazzettino,
Il (Pordenone)" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
aziende nel
caso di rinegoziazione dei finanziamenti e dei fidi. «In qualità di delegato
provinciale dell'Abi - afferma Giancarlo Magoni, referente provinciale
dell'associazione bancaria oltre che vicedirettore generale di FriulAdria Crédit
Agricole - non posso che ribadire quanto affermato nei giorni scorsi dal
presidente nazionale Faissola e dal direttore generale Giuseppe Zadra,
Soldi
difficili, le accuse di Unindustria
( da "Gazzettino,
Il (Pordenone)" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
nuovi oneri a
carico delle imprese in sostituzione della commissione di "massimo
scoperto" sui fidi abolita dal decreto anticrisi». La denuncia del
presidente di Unindustria Maurizio Cini nei confronti del sistema bancario è
durissima. Nel momento in cui si parla di primi spiragli di ripresa le aziende
sottolineano l'apertura di un nuovo fronte di difficoltà rispetto alle banche.
Credito,
costo e trasparenza ( da "Giornale di Brescia"
del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
La nullità
ope legis di una componente di costo del credito bancario, quale la Cms, si
giustifica per l'esigenza primaria che vi sia trasparenza nelle condizioni di
accesso al credito, in considerazione della posizione di contraente debole del
richiedente di un fido bancario. Trasparenza inesistente nella Cms, il cui
onere può essere quantificato solo ex post,
Ecco
un milione da offrire alle banche come garanzia reale
( da "Resto
del Carlino, Il (Bologna)" del
26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
offrire
garanzie passa attraverso la rete dei consorzi fidi e delle cooperative di
garanzia, organismi che hanno lo scopo di agevolare le imprese nel
conseguimento di finanziamenti bancari mediante la costituzione di garanzie
collettive. Insomma, l'unione fa la forza. Già oggi queste strutture offrono
garanzie per le aziende.
le
banche dribblano tremonti ( da "Tirreno, Il"
del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
sistema
bancario sull'esigenza di procedere alla sostituzione della Cms con forme
trasparenti di remunerazione commisurate all'importo del fido, come avviene in
altri Paesi». Una beffa, insomma. Bankitalia e Tesoro hanno di fatto esortato
le banche a passare da un sistema (ingiusto) nel quale se usi il fido paghi una
commissione a un sistema nel quale paghi il fido a prescindere.
Bonus
a chi non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese
( da "Corriere
della Sera" del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fittiziamente
le commissioni per il massimo scoperto sui fidi bancari. Un orientamento già
maturato dal ministero dell'Economia, che il governo avrebbe deciso di rendere
esplicito nel decreto. In arrivo anche una nuova stretta sulle regioni che
sforano il tetto della spesa sanitaria. Le norme che portano al
commissariamento in caso di mancato rientro, dovrebbero essere rafforzate.
Finanziamenti
Confiducia ( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
co Fidi
Sondrio (8), Confidi Lombardia (2) e Fidimpresa Lombardia (una domanda). Sono
operativi su Confiducia 16 Confidi lombardi e, per quanto riguarda le banche,
11 banche di credito cooperativo, oltre la Federazione Lombarda, la Banca
Popolare di Sondrio, Unicredit Banca, Banca Popolare di Milano, Banca di
Legnano,
Fioranelli,
è rottura La Roma nel caos ( da "Corriere della Sera"
del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
E i
procuratori sportivi ascoltano le proposte sempre più interessati. Povera
Roma... Garanzie «Le abbiamo presentate», aveva detto Fioranelli ieri
pomeriggio. Ma UniCredit non si è fidata Presidente Rosella Sensi è a capo del
club giallorosso Luca Valdiserri
Bonus
a chi non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese
( da "Corriere
del Mezzogiorno" del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fittiziamente
le commissioni per il massimo scoperto sui fidi bancari. Un orientamento già
maturato dal ministero dell'Economia, che il governo avrebbe deciso di rendere
esplicito nel decreto. In arrivo anche una nuova stretta sulle regioni che
sforano il tetto della spesa sanitaria. Le norme che portano al
commissariamento in caso di mancato rientro, dovrebbero essere rafforzate.
Bonus
a chi non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese
( da "Corriere
del Veneto" del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fittiziamente
le commissioni per il massimo scoperto sui fidi bancari. Un orientamento già
maturato dal ministero dell'Economia, che il governo avrebbe deciso di rendere
esplicito nel decreto. In arrivo anche una nuova stretta sulle regioni che
sforano il tetto della spesa sanitaria. Le norme che portano al
commissariamento in caso di mancato rientro, dovrebbero essere rafforzate.
ARTIGIANCASSA
(BNL): SILVANO BERNA NUOVO PRESIDENTE.
( da "Asca"
del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
CNA,
Casartigiani e Fedart Fidi. Berna e' nato a Torino 59 anni fa. Laureato in
Scienze Politiche, e' da 29 anni alla guida della Confartigianato Piemonte e ha
ricoperto numerosi incarichi a livello sia nazionale sia regionale. Lino
Pompili, vice presidente di CNA, rimane nel board come vice presidente.
Tremonti,
banche e miti ( da "EUROPA ON-LINE"
del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
contropartita
di questo dinamismo è stato il maggior peso attribuito ai dati oggettivi
rispetto ai rapporti personali nelle concessioni dei fidi. Di sicuro ancora
oggi la conoscenza delle qualità personali e della tradizione ha un peso nelle
decisioni degli istituti di credito non locali, ma certo in misura minore del
passato. I dati di bilancio contano più delle singole personalità.
Sangalli:
È l'ora di aprire una nuova fase ( da "Finanza e Mercati"
del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
il ruolo dei
consorzi fidi». Insomma, «meno Basilea 2 e più attenzione a quella relazione di
prossimità tra banca ed impresa, che ha così profondamente e positivamente
agito nella storia dei processi di sviluppo territoriale del nostro Paese».
Segnali di ripresa Per Sangalli «il realismo è doveroso e il realismo dice che,
con ogni probabilità,
Bonus
a chi non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese
( da "Corriere.it"
del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fittiziamente
le commissioni per il massimo scoperto sui fidi bancari. Un orientamento già
maturato dal ministero dell'Economia, che il governo avrebbe deciso di rendere
esplicito nel decreto. In arrivo anche una nuova stretta sulle regioni che
sforano il tetto della spesa sanitaria. Le norme che portano al
commissariamento in caso di mancato rientro, dovrebbero essere rafforzate.
Le
aziende all'attacco delle banche: sui fidi un nuovo balzello
( da "Gazzetta
di Mantova, La" del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
a chi non ha
un fido bancario, né al correntista che pure con un contratto di affidamento è
andato in rosso per meno di trenta giorni. Ma - è la denuncia degli
imprenditori - al posto della commissione di massimo scoperto, le banche hanno
introdotto nuove provvigioni che chiedono a chi ha un fido una commissione per
la semplice messa a disposizione di soldi da parte della banca.
Artigiani,
rifiutato il 25% dei prestiti ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
«C'è ancora
chiusura da parte degli istituti bancari sulle richieste di fido e i tempi di
risposta da parte delle banche variano dai 30 ai 90 giorni. I fondi messi a
disposizione dalla Camera di commercio sono quasi esauriti e siamo ancora in
attesa di quanto stanziato dalla Provincia per agevolare nuovo credito».
Più
credito alla famiglia agricola ( da "Italia Oggi"
del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Non è solo
questione di partecipazione bancaria nel capitale, ma è un modo per consentire
alla banca di capire il cliente. D. Il sistema bancario riesce a capire i
bisogni delle imprese agricole?R. Poco. Se andiamo ad analizzare i fidi
concessi al mondo agricolo, ci si rende conto di come le infrastrutture siano
state finanziate solo con credito a breve.
Tre
no alle banche su valute, massimo scoperto, portabilità
( da "Italia
Oggi" del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
utilizzi in
assenza di fido. Lo stesso decreto aveva sancito la nullità delle clausole,
comunque denominate, che prevedono una remunerazione accordata alla banca per
la messa a disposizione di fondi a favore del cliente titolare di conto
corrente indipendentemente dall'effettivo prelevamento della somma, ovvero che
prevedono una remunerazione accordata alla banca indipendentemente dall'
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
3 «Fidi
negati e pegni Banche, che fate?» DENUNCIA LA CNA «UN'AZIENDA pistoiese si
rivolge ad una banca per 15 mila euro di fido. Non ha mai avuto problemi di
nessun tipo, né col fisco, né con la centrale rischi o altro. Ebbene,
l'istituto chiede al titolare 5 mila euro di pegno in titoli.
Il
Centobuchi iscritto alla serie D ma la squadra è un rebus
( da "Corriere
Adriatico" del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fido bancario
concesso dalla BPA per 150.000 â?
, non ha pagato l'IVA maturata al 30 settembre 2008, il dr. Zazzetta di S.
Benedetto del Tronto, già curatore fallimentare della Sambenedettese, ha
l'incarico di curare l'esercizio delle partecipazioni ai diritti sociali, la
conservazione e, se possibile l'incremento delle quote ed il compenso che sarà
corrisposto al custode nominato"
Già
230 imprese agli sportelli dei consorzi fidi di Casartigiani
( da "Gazzettino,
Il (Treviso)" del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
imprese agli
sportelli dei consorzi fidi di Casartigiani Sabato 27 Giugno 2009, Le imprese
artigiane sono alla disperata ricerca di liquidità. Nei primi sei mesi
dell'anno, Cofitre e Trevigianfidi, i consorzi fidi di Casartigiani -
Artigianato trevigiano, hanno registrato un aumento del numero di aziende
presentatesi agli sportelli: dalle 156 del 2008 alle 230 del semestre attuale.
Dieci
imprese su 100 assorbono il 76,8% dei fidi
( da "Tribuna
di Treviso, La" del 28-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
dei fidi
VENEZIA. In Italia le sofferenze delle banche sono concentrate nelle grandi
imprese. La grande industria costituisce lo 0,1% del totale delle aziende
(circa 3.500 su un totale di quasi 4.500.000) e dà lavoro a circa il 20% degli
occupati, ma nei rapporti con le banche vanta un record sorprendente: le
sofferenze a carico del primo 10%
dieci
imprese su 100 assorbono il 76,8% dei fidi
( da "Mattino
di Padova, Il" del 28-06-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
dei fidi
VENEZIA. In Italia le sofferenze delle banche sono concentrate nelle grandi
imprese. La grande industria costituisce lo 0,1% del totale delle aziende
(circa 3.500 su un totale di quasi 4.500.000) e dà lavoro a circa il 20% degli
occupati, ma nei rapporti con le banche vanta un record sorprendente: le
sofferenze a carico del primo 10%
La
Reggiana ora ha la cassaforte vuota
( da "Gazzetta
di Reggio" del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
sociale di
poco superiore ai 350mila euro e con la necessità di attingere ai fidi bancari,
garantiti dalla cooperazione. Quelle fideiussioni che Iniziativa Tricolore
chiedeva passassero alla cordata Bitonti in caso di cessione della maggioranza.
La stagione 2009/2010 è ormai alle porte, tanto che la Reggiana ha già
presentato l'iscrizione al campionato fornendo le necessarie garanzie.
Una
guida pratica per gli artigiani ( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)"
del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
responsabile
provinciale della Confartigianato Fidi. Si tratta in pratica di circa 150
pagine di «manuale di consultazione» che illustra in modo chiaro e semplice
tutti i servizi erogati dalla Confartigianato a beneficio delle piccole
imprese: consulenza e affiancamento in materia di credito, fisco, paghe,
ambiente e sicurezza, trattamento previdenziale,
La
Grande fuga dalla finanza ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fiducia nelle
banche italiane Stefano Elli Delle banche italiane ci si fida ancora.
Nonostante la crisi finanziaria, il credit crunch e la vasta casistica delle
controversie che contrappongono clientela a sistema del credito, sembra che il rapporto
tra utenti e sportello tenga. Lo sostengono due indagini distinte: la prima di
Gfk-Eurisko, società di ricerche e consulenze di mercato,
Cirio
& Co pesano ancora ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fidarsi.Ma
nell'ultimo periodo sta subentrando un altro problema. Quale? Quello del
sovraindebitamento dei cittadini. La classe media negli ultimi anni si è molto
indebitata e il fenomeno sta avvertendosi in modo sempre più chiaro. Ora, in
altri Paesi ci sono degli strumenti legali per tamponare queste situazioni
venendo incontro ai consumatori tentando di governarne le difficoltà.
Manuale
di autodifesa per l'investitore ( da "Corriere Economia"
del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fidarsi delle
banche. Ma, ahilui, per le banche, «il cliente è una comparsa che si
rimpiazza». L'importante, per la banca, è vendere il prodotto che rende di più,
non quello più adatto al risparmiatore e alla sua famiglia. Non c'è quindi da
stupirsi dell'assoluto bisogno, «per poter decidere serenamente e in piena
autonomia come investire i ORAZIO CARABINI GENERAZIONE NO RISK Fazi
Crisi;
Sacconi: Con Bankitalia pressing su banche, serve credito
( da "ApCOM"
del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
tra i
consorzi fidi, le banche locali e i grandi conglomerati creditizi, in modo che
questi accettino le valutazioni dei consorzi circa l'affidabilità delle
imprese, anche perchè questi soggetti condivideranno con loro il rischio
dell'affidamento". L'obiettivo dell'azione di governo, sottolinea Sacconi,
"è il mantenimento della base occupazionale dell'
Il
ministro Macbeth e le banche ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)"
del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Perché
cancella ope legis le commissioni sui fidi che hanno sostituito quelle di
«massimo scoperto» e introduce il divieto per Rai, Fs, Anas, Fintecna e Sace di
conservare le proprie tesorerie presso le banche? Dove porta questa guerra
senza quartiere tra la nomenklatura politica e l?establishment finanziario?
Credito,
la Cna: "Dalle banche modifiche unilaterali"
( da "Giornale
di Calabria, Il" del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fido) e
all?utilizzo dei fondi oltre la disponibilità accordata (sconfinamento) in
palese contraddizione con lo spirito e la volontà del legislatore. Gli istituti
di credito, in pratica, hanno semplicemente sostituito il sistema della
remunerazione rinveniente dalle precedenti commissioni con altre, probabilmente
ancora più onerose per l?
Credito,
la Confapi: "In Calabria le banche favoriscono l'usura"
( da "Giornale
di Calabria, Il" del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
aumento del
fido, già accordato di trentamila euro, per un periodo provvisorio, periodo
entro il quale l?azienda avrebbe dovuto regolarizzare la posizione contributiva
e ricevere, quindi, il Durc dall?ente competente”.”Inutile dire - aggiunge
Mario Petramale - che l?
Artigianato,
boom di cassintegrati ( da "Gazzetta di Mantova, La"
del 30-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
occorre
sottolineare il sostegno formidabile del nostro consorzio fidi 'Confidart' che
garantisce finanziamenti contro-garantiti alle nostre imprese. E proprio in
tema di consorzi fidi, mi corre l'obbligo di sottolineare l'impegno della
Camera di commercio di Mantova, dell'Amministrazione provinciale, di alcuni
Comuni mantovani e di tutte le associazioni di categoria».
Lo
stratagemma delle banche per il massimo scoperto
( da "Gazzetta
di Reggio" del 30-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
richiami
improvvisi di rientro dai fidi, richieste di garanzie non sempre giustificate,
aumento dei costi per i mutui e per gli affidamenti; tutto questo nonostante la
fase di "emergenza" per il sistema bancario dovrebbe essere finita
anche grazie agli interventi pubblici. CNA rinnova in maniera decisa l'invito
alle banche ad essere parte attiva nell'affrontare la grave crisi attuale,
Cna,
rabbia verso le banche Hanno introdotto nuovi costi
( da "Alto
Adige" del 30-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
introducono
altre spese collegate alla messa a disposizione di fondi (fido) e all'utilizzo
dei fondi oltre la disponibilità accordata (sconfinamento). «In pratica, hanno
sostituito le precedenti commissioni con altre, probabilmente ancora più
onerose, contravvenendo di fatto lo spirito e il significato del provvedimento
di legge».
BANCHE:
TREMONTI, DA TAGLIO COMMISSIONI 2MLD DI RISPARMIO.
( da "Asca"
del 30-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Lo ha
spiegato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nella conferenza stampa
per illustrare il provvedimento. Il ministro ha portato qualche esempio.
Un'impresa che ha un fido di 50 mila euro puo' risparmiare a trimestre tra 150
e 350 euro che proiettati sull'anno arrivano a 600-1.400 euro. lsa/rf/ss
( da "Nazione, La (Pistoia)"
del 22-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
CRONACA PISTOIA pag.
3 Conti in rosso in banca: «No a costi più alti» CONFARTIGIANATO IL PRESIDENTE
MASSIMO DONNINI «DA UNA PARTE bloccano le rate dei mutui per un anno e
dall'altra ci succhiano soldi con balzelli illegittimi. E' una vergogna». E'
questo il leit motiv che da qualche giorno corre sulla bocca di artigiani e
piccoli imprenditori che si vedono recapitare dalle rispettive banche
comunicazioni di modifica unilaterale dei contratti, dove si informano i
correntisti che, in caso di conto in rosso, non verranno più applicate le
consuete «commissioni di massimo scoperto»: al loro posto, però, arrivano altri
balzelli mascherati con nomi del tipo "scoperto di conto" e simili.
LE TARIFFE cambiano a seconda dell'istituto di credito, ma in genere sono ben più
alte di quelle relative alle vecchie commissioni di massimo scoperto. Da
qualche giorno negli uffici di Confartigianato Pistoia arrivano associati
furibondi perché si sono accorti del giochino attuato dagli istituti di
credito: un piccolo fiume di imprenditori destinato ad ingrossarsi non appena
anche gli altri si saranno resi conto della cosa. «IN QUESTO momento _
sottolinea il presidente provinciale di Confartigianato Massimo Donnini molte
imprese hanno problemi di liquidità e vedersi aumentare i costi bancari sui
conti in rosso non fa che inasprire gli animi, andando ad aggravare la già
difficile situazione delle aziende e appesantendo ulteriormente il rapporto con
il mondo bancario». Tutto nasce da un utilizzo
strumentale delle norme dettate dal decreto anti-crisi, che hanno imposto alle
banche di comunicare in maniera chiara l'importo delle
commissioni previste nel caso di sconfinamento dei fidi: importi che invece,
prima, venivano calcolati trimestralmente e comunicati direttamente attraverso
l'estratto conto, ad addebito avvenuto. SE LA FILOSOFIA della legge era quella
di una comunicazione trasparente, per mettere i correntisti in grado di sapere
in anticipo gli oneri cui andavano incontro utilizzando un fido, sembra
che invece molte banche abbiano colto l'occasione per introdurre nuovi e più
pesanti oneri. «Ci stiamo muovendo sottolinea Donnini _ insieme ad altre
Confartigianato locali e attraverso la Confederazione nazionale è già stato
debitamente informato il ministro Tremonti. Non intendiamo far subire questi
abusi alle nostre imprese».
( da "Affari e Finanza (La Repubblica)"
del 22-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
COPERTINA pag. 1
Credito alle imprese 50 miliardi a rischio ANDREA GRECO La fase due della
crisi, dalla finanza spericolata alle imprese inguaiate, va assumendo in Italia
chiare connotazioni "bancarie", per diverse ragioni. Le aziende del
paese sono tradizionalmente sottopatrimonializzate e molto bancarizzate; le
loro dimensioni sono inferiori alla media (il 90% del tessuto domestico è una
trama di Pmi). Il sistema creditizio nazionale assiste alla rumorosa ritirata
degli operatori stranieri specialmente le banche daffari globali
ed è appena uscito da una fase di consolidamento che nella pratica ha dimezzato
il numero di operatori, raddoppiando il loro share of wallet sui prestiti
aziendali (Intesa Sanpaolo e Unicredit, i principali erogatori, hanno spesso fino al 30% a testa nei
singoli dossier). Tali specificità si aggiungono ai caratteri comuni dellinvestment
banking planetario, che vede quasi bloccate le fusioni e i nuovi finanziamenti
a vantaggio della ricapitalizzazione di imprese indebolite dalla recessione, e della
"gestione del debito", sia esso da ristrutturare o semplicemente da
riscadenzare. Stavolta non si può dire che la scarsa conoscenza dellinglese
ha riparato la penisola, comè stato per i titoli tossici. Stavolta siamo
protagonisti, come
mostrano i caveat sui rating delle banche europee
italiane comprese lanciato in settimana dalle agenzie S&P e Moodys.
O i moniti ricorrenti del governatore Mario Draghi e dei maggiori banchieri sul
peggioramento della qualità creditizia in atto. Sì perché il tema è double face: quando limpresa
finisce nei guai, inguaia chi lha finanziata, aumentandone sofferenze,
incagli, insoluti, voci di conto economico che senza dubbio aumenteranno e
graveranno sui bilanci 2009. Giorni fa la Bce, in un suo rapporto, ha stimato che le banche
di Eurolandia patiranno potenziali perdite per 283 miliardi di dollari entro
fine 2010 per svalutazioni di crediti inesigibili. «Nei bilanci bancari sono
rimasti asset difficili da valutare, e il forte peggioramento delle prospettive
economiche ha originato i timori di possibili grosse perdite sui prestiti». Per
lItalia il ragionamento è fin troppo semplice: se il Pil 2009
come stimato scenderà del 6%, significa che molte aziende decurteranno del 20 o
30% i ricavi, azzerando
così gli utili e, in casi crescenti, la capacità di ripagare rate e interessi.
La disamina dei protagonisti del credito nazionale conferma le tendenze.
Mediobanca il 30 giugno chiuderà lesercizio 20082009, un
po guastato dalle svalutazioni sul portafoglio storico ma incoraggiante per lattività
ordinaria. La storica banca daffari nei problemi delle aziende clienti ci
sguazza da 63 anni, ma già in attesa dei dati finali a Piazzetta Cuccia si è
capito che, rispetto al passato recente, lapporto delle singole attività investment ai
profitti è rivoluzionato: stavolta le commissioni vengono soprattutto dagli
aumenti di capitale (come Enel, Seat, Snam Rete Gas, Finmeccanica) e le
emissioni di bond (Telecom ed Eni gli ultimi), poi dalle ristrutturazioni di debito,
poi dai nuovi crediti, per ultimo lM&A. In prospettiva, dentro listituto
si ritiene che lordine di importanza dei team guidati dallad
Alberto Nagel non muterà presto, perché molte aziende italiane evidenziano
penuria di equity. A scorrere i rapporti patrimonio/debito netto o Mol/debito netto delle 40
blue chip del Ftse Mib, pare che la maggioranza necessiti di nuovo patrimonio,
specie chi opera nei settori a più alta intensità di capitale (auto e
componenti, costruzioni). Ma tra i potenziali "clienti" ci sono
editoria, banche e assicuratori. Problemi maggiori preoccupano le piccole
imprese, poste tra lincudine di istituti che smistano con più
cautela gli impieghi e il martello di fornitori che pagano meno, e più tardi. I
loro referenti bancari sono
soprattutto Intesa Sanpaolo e Unicredit, i due grandi network di sportelli sul
territorio nazionale che, in ossequio alla loro natura di banca commerciale,
sembrano focalizzarsi sullallungamento e sulla diminuzione dei fidi
alle aziende. Stime di mercato indicano in almeno 50 miliardi di euro il monte debiti che due
anni di crisi costringono a "porre" gergo bancario
in modo nuovo e diverso. È un tipo di attività composita, anche perché si ha a
che fare con due categorie di clienti ben distinte. Da una parte i private equity, che in
un decennio glorioso sono diventati imprenditori di gruppi blasonati, tra cui
Seat, Ferretti, Saeco, Rinascente, Limoni. Dallaltra le famiglie
azioniste, e qui i casi più citati sono Risanamento, PirelliCamfin, Tassara, Safilo, Tiscali. La prima tipologia
è più ostica, perché i fondi chiusi erano abituati a un contesto tutto diverso:
grande liquidità e debiti facili, m&a frizzante con multipli fino a 10
volte il Mol, disponibilità a ricapitalizzare solo con garanzie di ritorno pari
a 23 volte linvestito. Niente di tutto ciò è sopravvissuto, e ora i private
equity si trovano in mano aziende sovraindebitate che vorrebbero continuare a
gestire con scarsa attitudine industriale e possibilmente senza mettere altri
soldi. «Il private
equity è tra i settori che stanno pagando più cara la crisi
dice Giuseppe Castagna, responsabile grandi clienti corporate di Intesa
Sanpaolo e ha subito choc straordinari. Forse ora dovrebbe dotarsi di
una classe manageriale, più attenta alle esigenze industriali che le aziende hanno in un momento come
questo». Più agevole (ma solo un po, vedi il caso Safilo)
avere a che fare con gli azionariati familiari, inclini a investire
nellazienda se non altro per mantenere il blasone e non alterarne la governance. Dice Sergio Ermotti,
vice ad di Unicredit: «La nostra attività sui dossier critici diventa sempre
più preventiva: più monitoraggio sui gruppi con caratteristiche strutturali o
congiunturali critiche, più riscadenziamenti di debiti. Il banchiere corporate
deve fare più il medico di base che fa il check up allazienda
e meno quello del pronto soccorso». Cè poi un aspetto quantitativo del
tema debitorio, passibile di effetti sul sistema tutto. Il mondo precrisi
ruotava su rapporti di leva oggi estinti, e alle banche tocca loneroso compito
di riportare le esposizioni aziendali su livelli tra 3 e 5 volte il Mol, mentre
si veniva da posizioni finanziarie nette da
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 23-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Primo Piano Pagina
136 I controlli sull'accesso al credito L'alta Finanza vista dal basso I
controlli sull'accesso al credito --> Non desidero fare il paladino del sistema
bancario. Sono le banche che non erogano il credito
ovvero è il cavallo che non beve? L'argomento è ampiamente dibattuto.
Analizziamo le motivazioni che danno corpo alla disputa. Siamo in un periodo di
crisi che, partita dalla Finanza, tocca l'economia reale. Si è evitata la
catastrofe planetaria grazie all'azione congiunta dei
governi che iniettando liquidità ed entrando nel capitale hanno messo in
sicurezza il sistema bancario scosso da alcuni defaults . Il monito del governo e di
Bankitalia rivolto ai banchieri è "comportatevi come tali per sostenere le
piccole e medie imprese". Non si può dare fido generalizzando. La
facilitazione è concessa alla singola impresa con requisiti finanziabili.
Lasciando da parte certi tipi di interventi "esotici" che sfociano
nel tossico, diamo un po' di chiarezza. Le aziende chiedono soldi alle banche
per svariati motivi. Dividiamo tra breve e medio-lungo termine. I finanziamenti
della seconda specie servono per interventi di varia natura. Si tratta di mutui
che sostengono il patrimonio aziendale, il cui rimborso avviene nel tempo e il
flusso di cassa è generato dall'investimento. Il prestito a breve si divide in
elasticità di cassa per momentanee deficienze di liquidità e da operazioni
autoliquidanti con le quali in varie forme vengono monetizzati crediti
incassabili dopo mesi. Se le aziende investono è buon segno, significa che
l'economia si sta riprendendo. La banca verifica i dati aziendali e, se
convinta, eroga il mutuo. Per quanto riguarda il breve, la banca valuta il
credito da finanziare, chi è la controparte, se è solubile. Ma se l'azienda
vanta crediti verso l'Iva o verso Enti pubblici? Ci sono vischiosità
burocratiche, lentezza nei pagamenti, difficoltà nei controlli e talvolta anche
un po' di pigrizia da parte di chi deve erogare. Si creano delle anomalie che
inducono a una rappresentazione aziendale "deteriorata". Lanciamo un
appello. Andiamo a verificare a monte e non a valle quei problemi riferentisi a
periodo sospetto, concessione abusiva del credito, revocatorie sparate con le
cannonate, clienti poco virtuosi, per citare alcuni casi. Il banchiere è un
personaggio di rilievo dotato di capacità manageriali. Il bancario
senza riferimenti è pusillanime. Perché non rimuoviamo quei macigni che danno
luogo ad alibi? L'effetto non è di poco conto, in uno con il ritorno al
territorio e con il rimettere al centro quelle relazioni personali, ormai
mancanti, che però il computer non può sostituire. RICCARDO RICCARDI
(Economista)
( da "Tirreno, Il"
del 23-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
EXPORT IN CALO Mansi
(Confindustria): il manifatturiero rende la regione più fragile FIRENZE. La
crisi scuote il sistema produttivo italiano e la Toscana è la regione che
maggiormente accusa l'effetto della recessione. Una ricerca effettuata dal
Centro studi Sintesi per il Sole 24 ore assegna alla Toscana il triste primato
di maglia nera della crisi, seguita da Marche, Lombardia, Campania. Lo studio
condanna la Toscana e il cuore delle difficoltà della nostra regione è
costituito da export, occupazione e credito. Secondo Antonella Mansi,
presidente di Confindustria toscana, le difficoltà della nostra regione si
spiegano con la forte quota di manifatturiero prodotta e la rilevante apertura
ai mercati esteri delle nostre aziende. «Sicuramente - spiega - la crisi viene
assorbita più facilmente nelle regioni meridionali, dove l'incidenza delle
attività produttive è sensibilmente minore». Una crisi inevitabile, dunque, ma
anche un pericolo enorme, il perché lo spiega con chiarezza il numero uno di
Confindustria toscana. «C'è il rischio di perdere pezzi importanti del nostro
apparato produttivo. La crisi colpisce non più di tanto le aziende decotte, ma
aggredisce le imprese virtuose, quelle che hanno investito, che si sono
internazionalizzate e che adesso scontano una forte esposizione bancaria e
quindi sono più esposte al pericolo di asfissia finanziaria». Il credito resta
la prima emergenza da affrontare per gli industriali, in particolare per le
piccole e medie imprese. La spia della fame di finanziamenti è fornita dalla
valanga di richieste pervenute dalle aziende, oltre 2.700,
alla Fidi toscana: «Finora sono stati deliberati 450 interventi - precisa - e
pur apprezzando il lavoro svolto dalla Regione e la decisione di rifinanziare
il fondo, è indispensabile velocizzare al massimo le procedure per concedere i
finanziamenti. Il fattore tempo è essenziale, anche se alle banche
diciamo che non tutto può passare per il sistema delle garanzie». Al secondo
punto delle priorità dettate da Confindustria toscana ci sono gli interventi a
sostegno degli investimenti produttivi, varando un provvedimento che altre
regioni hanno già approvato e che sta iniziando a dare buoni frutti. Terza
priorità, la necessità di accelerare sulle infrastrutture, a partire dalle
opere immediatamente cantierabili. Il quarto punto riguarda la necessità di
imprimere una forte accelerazione allo snellimento della burocrazia. La quinta
priorità riguarda la Regione Toscana, con la richiesta di estendere il Piano
casa anche agli edifici ad uso industriale. Carlo Bartoli
( da "Tirreno, Il"
del 23-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Dal 28 le nuove
norme. Le associazioni dei consumatori non escludono denunce per truffa I
clienti tartassati più di prima Massimo scoperto via per decreto, ma le banche
corrono ai ripari «I clienti? Alla fine pagheranno di più». Parola di bancario dipendente da vent'anni di un istituto nazionale:
«Se qualcuno pensava che con l'eliminazione della commissione di massimo
scoperto alla fine i conti sarebbero stati a favore del cliente, ha sbagliato
di grosso». Interrogazioni e denunce. Per l'Aduc, l'associazione per i diritti
degli utenti e dei consumatori, «il lupo perde il pelo ma non il vizio - dicono
dalla sede di Firenze - perchè la ridefinizione delle commissioni di massimo
scoperto è una bufala». «La gente - aggiunge il presidente Vincenzo Donvito -
pagherà di più. Le situazioni andranno verificate banca per banca. Non
escludiamo che possano esserci denunce per truffa. Intanto stiamo lavorando per
preparare un'interrogazione parlamentare». L'ora X è vicina. Ma andiamo per
ordine. Intanto il grande interesse che gira in questi
giorni attorno all'istituto del fido, è dovuto al fatto che il 28 scatta la
nuova normativa per i clienti con conti correnti sia affidati che senza fido.
Il riferimento è il decreto 185/2008 (convertito in legge a febbraio) che
prevede l'eliminazione della commissione di massimo scoperto. Che esce
dalla porta e, però, rientra dalla finestra. Migliaia di lettere. Vista la
prossima scadenza, le banche hanno cominciato a spedire ai clienti le lettere
di avviso di modifica unilaterale del contratto. Facciamo l'esempio del Monte
dei Pschi di Siena: scrive al cliente che il nuovo regime prevede tre
casistiche: l'utilizzo entro i fidi (la banca applicherà il corrispettivo
sull'accordato, che esisteva anche prima, ma ora - dice Mps - viene meglio
articolato), gli utilizzi extra-fido (applicato un tasso di sconfinamento
all'intero ammontare dell'importo utilizzato, qualora lo sconfinamento si
protragga oltre 5 giorni consecutivi), l'assenza di fido (oltre al tasso di
sconfinamento sarà applicata una commissione di istruttoria urgente). L'istruttoria
urgente. Per i conti non affidati, oltre al tasso di interesse cosiddetto di
sconfinamento, verrà quindi richiesta dalla banca una commissione per
istruttoria urgente che è zero per utilizzi fino a 100 euro; 50 euro per
importi fra 100 e 3mila euro; 100 euro per importi superiori a 3mila; con un
totale massimo di 100 euro. Secondo il vecchio "regime" la
commissione di massimo scoperto per i conti non affidati era pari a 1,25%.
Riferendo la percentuale ad uno scoperto di 3mila euro, finora - è una delle tante
possibili simulazioni - si pagavano 37,5 euro, dal 28 se ne pagheranno
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 23-06-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino,
Il (Avellino)) (Mattino, Il (City))
Argomenti: Revoca fidi
ANTONIO VASTARELLI
«La maggior parte degli oltre 50 confidi presenti in Campania rappresentano
solo se stessi». L'espressione utilizzata dal direttore generale del Banco di
Napoli, Antonio Nucci, alla presentazione della ricerca dell'Associazione studi
e ricerche per il Mezzogiorno sul sistema dei consorzi fidi, non è piaciuta ad
alcuni degli operatori in campo. Ne nasce un dibattito che vuole anche essere
l'occasione per un approfondimento su una realtà, quella dei consorzi fidi
appunto, che chiede più attenzione di quella che in genere le si dedica.
Sbagliato, osservano i Confidi, il dato di partenza. Secondo l'amministratore
delegato del consorzio Conaga, Gustavo Valle, quel numero (50) si riferisce
«agli atti costitutivi, ma i confidi realmente operanti nella regione sono solo
15». I cosiddetti «piccoli» non negano l'esigenza di accorpare le realtà
esistenti per rafforzare il sistema ma, sottolinea Ciro Frate, direttore di
Artigiancredito, consorzio che fa capo alla Cna, purché «questa richiesta che viene dal mondo bancario non sia
il pretesto per favorire sempre i cosiddetti confidi più grossi che, se
confrontati con quelli di altre regioni, hanno comunque dimensioni ridicole».
Anche perché, spiega Amedeo Amarante, direttore di Centrale garanzia fidi
(consorzio legato a Confartigianato), «ci sono alcuni che hanno un capitale di
garanzia maggiore ma non lo erogano, mentre a noi spesso non basta il
plafond a disposizione per soddisfare le richieste». Inoltre, i «confidi
cosiddetti minori - aggiunge Antonio Cioffi del Creditart, aderente alla Claai,
altra centrale dell'artigianato - sono sicuramente i più vicini alle piccole
imprese campane». Osserva il presidente del Conaga, Tiberio Sauro (nella foto):
«Il nostro confidi è il più grande tra quelli presenti a Napoli, sia per numero
di imprese associate, 3.600, sia per valore delle garanzie prestate, che vanno
oltre i 60 milioni di euro, a fronte di un patrimonio di soli 6 milioni». La
verità, però, spiega, è che la misurazione viene fatta sulla
patrimonializzazione. E spiega perché: «Visto che, dal 2001 al
( da "Gazzettino, Il (Treviso)"
del 23-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
«Isolare le banche
che non aiutano» Pomini: «Serve un nuovo approccio e più dialogo, ma decidiamo
noi con quali istituti lavorare» Martedì 23 Giugno 2009, Serve un New Deal tra
le banche e le piccole medie imprese per uscire dalla crisi. Il muro contro muro
non porta da nessuna parte. Soprattutto se pure i piccoli attriti, come la
commissione di massimo scoperto, fanno divampare grandi diverbi. Così i
commercianti, pur condividendo le recenti accuse che gli imprenditori hanno
rivolto al sistema bancario, lasciano al palo la
Confartigianato. Per l'Unascom, come emerso nel convegno che si è tenuto ieri
mattina a Ca' del Galletto, la parola d'ordine resta il dialogo, con
l'obiettivo di arrivare a costruire una vera e propria "partnership"
con gli istituti di credito. Privilegiando le banche disposte ad ascoltare e
facendo accomodare chi non è d'accordo. «Non si può non essere d'accordo sulla
questione del massimo scoperto, fatta uscire dalla porta e poi reintrodotta
dalla finestra - spiega il presidente di Unascom, Guido Pomini - ma con il
sistema bancario bisogna cambiare approccio,
costruendo nuove alleanze e sinergie, basate sul dialogo attraverso una nuova
responsabilità reciproca». Insomma, i commercianti possono anche aprire la
porta, ma spetta agli istituti di credito fare qualche passo per poter entrare.
E l'indagine presentata ieri dal responsabile dell'area marketing e credito
della Confcommercio nazionale, Fabio Fulvio, li indica a chiare lettere. Sono
quattro gli aspetti fondamentali che per le piccole e medie imprese devono
essere migliorati rispetto alle condizioni applicate dalle banche ai
finanziamenti: su tutti spicca i costi e il tasso di interesse applicato, senza
scordare la flessibilità della durata dei prestiti e le richieste di garanzia.
Per i commercianti tali questioni possono essere risolte solo attraverso il
dialogo e il confronto con gli istituti sulla spinosa questione del credito. Ma
dalla sala dei convegni di Ca' del Galletto si ricerca una
"partnership" senza, però, far levare verso i banchieri cori di
suppliche e di preghiere, come ironicamente suggerito qualche giorno fa dal
presidente della Confartigianto, Mario Pozza. In sintesi, per gli imprenditori
si vince la battaglia con le banche facendo i duri, mentre per i commercianti
non è possibile abbandonare la strada del dialogo. Ma la strada della
collaborazione, invocata da Unascom, è fatta anche di condizioni. «Partnership
vuol dire creare un sistema in cui le banche non abbandonano, ma aiutano e
correggono: cerchiamo le banche disposte a far questo e cominciamo a lavorare
con loro - pone come aut aut Alessandro Berti, docente di Economia
dell'Università di Urbino - abbiamo visto che gli istituti locali ascoltano di
più le piccole medie imprese e non hanno fatto giochini finanziari, mentre le
grandi a volte sembrano avere l'ansia da prestazione: si scelgano gli
interlocutori per ragionare su progetti e non solo per avere denaro». Questo
vorrebbe dire chiudere la porta agli istituti di credito non sensibili alle
necessità dei piccoli commercianti e imprenditori? Sì, e l'idea non sembra
dispiacere a Pomini, che ha promesso a Berti un nuovo incontro per riprendere
le fila della proposta. Dai commercianti, quindi, arriva un appello rivolto
alle banche per lavorare verso un nuovo patto, prima di tutto, costruito su
relazioni più salde e su nuovi principi etici. Sulla stessa lunghezza d'onda si
pone Roberto De Lorenzi, vicepresidente di Terfidi Veneto, società cooperativa
di garanzia per le imprese. «L'attività di Terfidi nel rapporto tra le aziende
e le banche è positiva, evidenzia il ruolo del Consorzio
Fidi in netta crescita e testimonia l'evoluzione delle imprese del terziario
nell'approccio al credito - spiega De Lorenzi - vanno evitati i processi alle
banche ma allo stesso tempo si deve uscire da questa situazione di crisi
evidente». Infine l'appello all'etica, lanciato Ferruccio Bresolin, economista
all'Università di Venezia, che ha tirato le orecchie agli istituti di
credito invitandoli a «un'etica della finanza, molto laica, senza sussulti
moralistici». Mauro Favaro
( da "Quotidiano.net"
del 23-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il nostro è il
paese con il più alto livello di spesa previdenziale, pari al 14% del Pil.La
Commissione europea: "Le finanze pubbliche italiane sono vulnerabili, ma
il sistema bancario è solido". Marcegaglia:
abbassare le tasse su imprese e lavoro
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Politica Esteri Ecquo New York Libri Arte Musica Spettacolo Gossip Pazzo Mondo
Salute Tecnologia Motori Meteo Scommesse Dieta ALLARME Ocse: "L'Italia
spende troppo per pensioni" UE: "Debito pubblico alto, crescita a
rischio" Il nostro è il paese con il più alto livello di spesa
previdenziale, pari al 14% del Pil.La Commissione europea: "Le finanze
pubbliche italiane sono vulnerabili, ma il sistema bancario
è solido". Marcegaglia: abbassare le tasse su imprese e lavoro Roma, 23
giugno 2009 - L'Italia spende troppo per le pensioni, quasi il doppio della
media dei Paesi Ocse. Lo evidenzia un rapporto dellOrganizzazione
per la cooperazione e lo sviluppo economico spiegando che da noi la spesa è pari al 14%
del Pil rispetto a una media del 7,2%. La spesa pensionistica in Italia, sulla
base dei dati del 2005, assorbe circa un terzo della spesa pubblica italiana
(30% contro il 16% della media Ocse). Allo stesso tempo, sottolinea il
Rapporto, i contributi pensionistici nel nostro Paese pesano per il 33% dei
salari lordi contro una media Ocse del 21%. Altro dato che emerge dal rapporto
è che le pensioni delle donne in Italia sono più basse di un terzo rispetto a
quelle degli uomini. E un allarme arriva anche dalla Commissione europea:
"Le finanze pubbliche italiane sono vulnerabili agli squilibri interni
legati allalto debito pubblico e potrebbero portare ad un alto costo del
capitale per lintera economia, pesando così sul potenziale di crescita", si legge nel
rapporto 2009 sullo stato delle finanze pubbliche della Ue. In Italia, prosegue
il rapporto, la percezione dei rischi legati alla crisi dei mercati è però
contenuta, grazie alla "prudente risposta di bilancio del governo italiano
alla recessione, insieme alla relativa solidità del sistema bancario
italiano". "In particolare le famiglie in Italia hanno un livello di
indebitamento relativamente basso e continuano ad accumulare notevoli risparmi.
Questo - conclude il rapporto - potrebbe essere dovuto in parte a un
comportamento precauzionale di fronte alla fragile situazione delle finanze
pubbliche italiane'' Sul fronte politico il ministro dellEconomia
Giulio Tremonti spinge per nuove regole globali: "O le regole sono capite
e condivise dai popoli
o stiamo preparando la nuova crisi". Secondo il titolare del Tesoro,
"lidea delle regole che devono essere globali si sta facendo
strada, ma cè chi ancora non le vuole o vuole le mezze regole della
finanza che se le fa da sè". "Credo - ha aggiunto il ministro - che un mondo che deve
costruire lexit strategy, gestire lenorme massa di debito pubblico e
i rischi che ci sono di inflazione, è un mondo che, se è convinto di cavarsela
con la testa e la cultura dei banchieri, va a sbattere". Dal canto suo, il presidente di
Confindustria, Emma Marcegaglia, ha auspicato un abbassamento delle tasse su
lavoro e imprese e ha detto di aspettarsi un segnale chiaro dal decreto che
dovrebbe approdare in Cdm venerdì. Marcegaglia ha ricordato che nel decreto
dovrebbero comparire i bonus alle imprese che non licenziano, la detassazione
degli utili reinvestiti e laumento della compensazione tra
debiti e crediti. Intanto, la Guardia di Finanza annuncia di aver scoperto nei
primi 5 mesi dellanno redditi nascosti al fisco per 13,7 miliardi di euro, cui devono
aggiungersi recuperi di Iva dovuta e non versata per 2,3 miliardi e rilievi
Irap per 8,7 miliardi. Fonte
( da "Stampa, La" del
24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ECONOMIA. DAL 1°
LUGLIO SCATTA LA «COMMISSIONE» TRIMESTRALE SUL FIDO
Confapi: no al balzello bancario [FIRMA]FRANCO MARCHIARO ALESSANDRIA Un raggiro non lo si può
definire, perché è tutto legale. Ma una beffa, anzi «un'azione eticamente
riprovevole» come dice Enrico Taverna, sì. E oltretutto scaturisce dal decreto
anti-crisi che dovrebbe aiutare l'economia, quindi anche le piccole e medie
aziende. Invece la norma pare studiata - e in tal modo viene applicata -
solo a sostegno degli istituti di credito. Questo in sintesi quello che i
vertici della Confapi provinciale (il direttore Taverna, appunto, e il
responsabile del credito Mauro Ugo) sono andati a spiegare al prefetto
Francesco Castaldo, chiedendo un suo autorevole intervento nel recente ruolo
attribuito dal governo a lui e ai colleghi di garanti della «correttezza del credito».
Castaldo s'è impegnato a presentare la protesta all'Osservatorio regionale che
si riunisce il 2 luglio. Ma già dal primo del mese le banche faranno scattare
le nuove norme di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali: un
foglietto che è arrivato a casa di tutti i correntisti e che quasi tutti,
trovandolo poco comprensibile, hanno probabilmente gettato. «Comunicazioni -
dicono Taverna ed Ugo - diverse nella forma, ma eguali nella sostanza e che
aggraverebbero una situazione già critica delle Pmi con il sistema del
credito». Il timore maggiore è la commissione chiesta dalle banche per lo
scoperto. «Oggi c'è la commissione di massimo scoperto - dice Mauro Ugo - che
varia dallo 0,125 all'1,5 ed è applicata annualmente se il cliente utilizza il fido.
Esempio: ho 100 mila euro di fido, li utilizzo anche per un solo giorno e pago
mettiamo l'1%, mille euro, una volta all'anno. Ora questa è stata
"mitigata", cioè scatta se l'utilizzo si protrare almeno per 30
giorni. Questo è positivo». Di negativo c'è il nuovo balzello messo a punto
dalle banche, attenendosi alla legge: la commissione sulla messa a disposizione
di fondi. «Insomma che io utilizzi o non utilizzi il fido bancario
devo pagarla e non una volta all'anno come prima, ma una volta ogni tre mesi. I
100 mila euro posso anche non toccarli mai o solo in parte, comunque mi saranno
addebitati mille euro a trimestre, cioè quattromila euro all'anno. E poiché il
giochino pare sia piaciuto, quasi tutte le banche l'hanno esteso non solo al
fido ma anche agli anticipi di cassa sulle fatture da incassare, sulle commesse
estere e così via». Quanto costa tutto questo al sistema produttivo? «Dati
precisi non ce ne sono, ma possiamo dire che i nostri circa 800 associati hanno
in media un fatturato di 4 milioni l'anno, in totale oltre 3 miliardi. E di
solito il credito chiesto alle banche si avvicina a questa cifra: basta
calcolare l'1 per cento» spiega Taverna. Una mazzata soprattutto per le piccole
imprese: «Quelle grandi hanno altre forze contrattuali: sappiamo di aziende che
appena hanno ricevuto la comunicazione hanno telefonato in banca dicendo
"siete matti?". E hanno ottenuto quanto meno le condizioni precedenti
o dei tassi millesimali» aggiunge il direttore. Insomma, così com'è il decreto
anti-crisi rischia di mandare in crisi una bella fetta di economia
«introducendo di fatto pesanti aliquote che ostacolano la sopravvivenza delle
piccole e medie imprese in questo tempo di forte difficoltà». «Non tutto ciò
che è legittimo è anche etico - ribadisce Taverna - e le banche dimostrano di
non aver compreso la "lezione" dei derivati, dei titoli tossici che
hanno distrutto la fiducia che deve intercorrere tra banche ed impresa. Perchè
sarà vero che le Pmi senza le banche non sopravvivono, ma è vero anche il
contrario».
( da "Stampa, La" del
24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
VENTIMIGLIA
Uno sportello per info sul credito bancario La segreteria
della Uil ha deciso di istituire uno sportello per tutte le persone che hanno
avuto problemi al momento delle richieste in qualsiasi banca. In particolare,
per i casi di diniego del fido, revoca totale o parziale delle linee di credito,
peggioramento delle condizioni applicate (ad esempio i tassi), richiesta di nuove garanzie,
richiesta di rientro immediato di una linea di credito a revoca. Spiega il
responsabile Giuseppe Liotta: «I cittadini per accedere ai nostri uffici Adoc
devono telefonare per appuntamento allo 0184/633387 il lunedì, il mercoledì e
il giovedì, dalle 9 alle 12,30». Inoltre il lunedì, dalle 10 alle 12, un
delegato sarà presente nella sede di Ventimiglia, in via Ruffini 9, al primo
piano. Spiega Liotta: «La consulenza dell'associazione è esclusivamente mirata
ad aiutare il cittadino a compilare il modulo predisposto dal Ministero da
inviare in prefettura». \
( da "Mattino di Padova, Il"
del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 23 - Cronaca
Industria e commercio chiedono trasparenza nel credito Francesco Peghin: l'Abi
collabori con le categorie. Nicola Rossi: ora servono consorzi più forti
«Sediamoci attorno a un tavolo e troviamo una linea d'azione comune». Se sul
fronte artigiano è scontro aperto, sul versante industriale e del commercio si
cerca un dialogo con le banche. E' l'intero contesto economico associativo
padovano a sostenere, sia pure in tono moderato, che l'attuale modus operandi
dei colossi del territorio - Antonveneta e CariVeneto in primis - non va. Alla
dura presa di posizione di Gelain si intrecciano così gli interventi di altri
due big delle categorie locali: Francesco Peghin presidente di Confindustria e
Nicola Rossi presidente di Confesercenti. Per entrambi, la via da seguire è
quella di un patto strategico anticrisi. Il primo a lanciare un segnale di
collaborazione è Peghin: «Condivido la linea seguita dal presidente
confindustriale veneto Tomat, che sta cercando un'intesa con l'Abi per avviare
un percorso più costruttivo. Sono certo che i grandi istituti di credito non
hanno alcuna intenzione di perdere i loro clienti imprenditori: sarebbe
controproducente per l'intero sistema finanziario». Resta il fatto che,
collegandosi ad esempio alla distribuzione dei Tremonti Bond, ci siano
situazioni di scarsa trasparenza nell'accesso al credito e ai rapporti
banca-impresa: «E' vero», replica Peghin «per questo Confindustria invita gli
associati a segnalarci situazioni di mancata trasparenza. Provvederemo noi a informare
la Prefettura». Anche il leader della Confesercenti crede nell'approccio
costruttivo, ma non rinuncia a graffiare: «Che le banche abbiano aggirato le
disposizioni del Governo è indubbio», dice Rossi «e se Tremonti a Padova ha
invitato di non preoccuparsi, noi chiediamo una legge chiara e non sgusciabile.
Oggi avvertiamo la necessità di avere dei Consorzi Fidi
forti, siamo molto preoccupati ma sappiamo anche di avere la forza per
obbligare le banche a sedersi attorno al tavolo e discutere». Qual è la strategia
vincente? «Un vero federalismo del credito, oltre a quello fiscale, perché il
nostro territorio ha esigenze specifiche e le attuali condizioni bancarie sono
inaccettabili». (m.nar.)
( da "Giorno, Il (Legnano)"
del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
PRIMO PIANO pag. 2
«Noi sordi alle richieste delle aziende? I fidi sono
aumentati del 12 per cento» IL PRESIDENTE DELLA BANCA DI LEGNANO LEGNANO «NELL'ULTIMO
anno i fidi concessi alle imprese dalla Banca di Legnano sono aumentati del 12
per cento rispetto ai dodici mesi precedenti. E sono state soprattutto le
piccole e medie imprese a beneficiarne: gli impieghi per le grandi aziende,
infatti, sono rimasti stazionari». COSÌ ENRICO CORALI, presidente della Banca
di Legnano, in risposta agli imprenditori che si dicono delusi dagli istituti
di credito per la difficoltà ad ottenere finanziamenti soprattutto nella fase
di avvio dell'attività. «Nell'ultimo anno continua Corali abbiamo preso in
affido 500 nuove imprese, tutte di piccole e medie dimensioni, che vanno ad
aggiungersi alle 23 mila imprese che costituiscono lo zoccolo duro della nostra
banca. In totale abbiamo messo a disposizione qualcosa come 3 miliardi e 400
milioni di euro». CORALI, come anche Massimo Ponzellini, il presidente della
Banca Popolare di Milano, della quale fa parte la Banca di Legnano, condividono
però la riscoperta del legame con il territorio e con le imprese. «È giunto il
momento di aprire una riflessione sull'identità degli azionisti e il ruolo
futuro delle banche una volta superata la crisi afferma Corali . La banca deve
tornare alla missione originaria, vale a dire: la banca è l'impresa per
eccellenza. E il rapporto col territorio è fondamentale». ANCHE PONZELLINI
insiste sulla necessità di una svolta: «L'intermediazione fine a se stessa e
gli investimenti sugli strumenti finanziari più che sulle imprese sono le
malattie che hanno colpito il sistema bancario negli
ultimi anni. Le banche, invece, devono essere di chi crede nel territorio,
negli imprenditori capaci, nella ricerca e nella scuola». La conclusione di
Ponzellini è chiara: «I banchieri hanno dimenticato di fare il matrimonio più
importante, quello con l'etica. Una banca non può non avere azionisti che siano
mossi da motivazioni etiche». Gi.An.
( da "Resto del Carlino, Il (Imola)"
del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ECONOMIA pag. 10
Nuovo seminario di Confartigianato per sfidare la crisi' L'EVENTO SEMPRE PIÙ
RILEVANTE IL RUOLO ASSUNTO DAI CONSORZI FIDI NELL'ACCESSO AL CREDITO DA PARTE
DELLE AZIENDE SI È SVOLTO lunedì, presso la sede della Confartigianato della
provincia di Ravenna, il secondo incontro del ciclo di seminari sul tema
Sfidare la crisi', organizzato dall'associazione con il contributo della Camera
di Commercio di Ravenna, per fornire alle imprese tutte le conoscenze e gli
strumenti per meglio affrontare questo momento di congiuntura economica
negativa. IL CONVEGNO era dedicato al «Rapporto banca e impresa: l'importanza
della programmazione finanziaria e come impostare un dialogo corretto con il
fornitore' banca». L'apertura è stata affidata a Daniele Alberani, dirigente di
Confartigianato di Ravenna e Presidente di Fed.Art (rappresentanza
di tutti i consorzi fidi per l'artigianato), che ha sottolineato la necessità
di un nuovo rapporto tra banche, imprese, associazioni e consorzi fidi ove a
questi ultimi non vengano demandate responsabilità che sono proprie del sistema
bancario. L'INTERVENTO del direttore di Unifidi, Domenico Menozzi, ha
messo in evidenza il ruolo dei Confidi nella crisi, con il credito
cresciuto del 40 per cento contro il 4 per cento del credito bancario.
Crisi che ha portato al calo del fatturato, non dei costi e che ha allungato i
cicli finanziari delle imprese. TINO Vaccari, responsabile regionale credito di
Confartigianato, nell'affrontare questioni tecniche nel rapporto con le banche,
ha affermato come sia venuta meno la fiducia tra banca e impresa, che occorrono
atteggiamenti meno rigidi nell'applicazione dei criteri di Basilea2' e gli
istituti di credito devono tornare a leggere' l'economia del territorio per
aiutare le imprese a superare la crisi. NEL TRARRE le conclusioni Sergio
Folicaldi, segretario della Confartigianato provinciale, ha toccato tematiche
come i tempi di pagamento e la necessità di allentare i vincoli del patto di
stabilità' degli enti locali; per poi ribadire il ruolo dell'associazione a
fianco delle aziende, non solo sui temi del credito, rimarcando l'efficacia
degli interventi tempestivi. Nella foto: i relatori al secondo dei seminari
organizzati dalla Confartigianato della provincia di Ravenna e dedicati al tema
Sfidare la crisi'. Image: 20090624/foto/4400.jpg
( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 24-06-2009)
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Centro-Nord sezione:
CENTRO NORD data: 2009-06-24 - pag: 1 autore: TOSCANA Le aziende denunciano: costi alle stelle per i fidi L'abolizione delle commissioni di
massimo scoperto ha portato a un boom dei costi bancari sui fidi inutilizzati.
Questa la denuncia degli industriali della Toscana. In tutte le province
vengono segnalati casi anomali: ad esempio gli industriali di Prato hanno
rilevato che per una piccola impresa gli oneri passano da
( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Centro-Nord sezione:
ECO-IMP Toscana data: 2009-06-24 - pag: 11 autore: Credito. Industriali di
Prato: commissioni troppo alte per gli affidamenti non utilizzati «Costi
bancari fuori controllo» Per una piccola impresa oneri cresciuti da
( da "Sanremo news"
del 24-06-2009)
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Concessione crediti
in provincia: una relazione Uil-Adoc Dopo lincontro dell'11 giugno
scorso, il Segretario Confederale della Uil, Donato Basilii ed il responsabile
Adoc, Giuseppe Liotta, hanno inviato una relazione sulle criticità provinciali,
per la concessione dei
crediti, al Prefetto di Imperia, Maurizio Maccari. "Come si evince dallo
studio effettuato dalla UIL, sulla cassa integrazione nel nostro territorio -
scrivono - pare non vi siano reali problemi, sembra che la crisi che sta
inesorabilmente colpendo il mondo del lavoro non sia ancora percepito, arriverà
in ritardo?, oppure nella nostra provincia si nasconde quel tipo di lavoro
sommerso che tanti danni procura a tutta la comunità? Sicuramente vista la
realtà locale dove circa l80% delle imprese sono piccolissime, spesso con un
unico titolare, al massimo interessa il nucleo familiare; mentre le grandi
imprese dai dati emersi in sede di riunione rappresentano il 3% il restante 17%
da medie imprese. Durante la discussione sono emerse le difficoltà descritte
dai rappresentanti delle associazioni delle imprese, degli industriali, dai
commercianti, dagli artigiani, dei floricultori, dalle cooperative, mentre
pare, che, la maggior parte delle famiglie vive per il momento senza aver
bisogno di ricorrere al credito bancario, useranno i
risparmi, o faranno delle rinunce. Sarebbe importante sapere se esiste una
statistica di cittadini che si sono recati nelle banche per richiedere un
credito, se gli è stato concesso, sarebbe interessante sapere a quanti sono
stati rivisti gli interessi e rimodulato i mutui, dalle norme previste dai
Ministri prima da Bersani, e poi da Tremonti. Nessuno dei rappresentanti dellABI,
o della Banca dItalia ha menzionato quanti e quali crediti sono stati
concessi alle famiglie, quante richieste sono state fatte e concessi nel 2008 e nei primi mesi
del 2009, mentre alle OO.SS, risulta che, diversi lavoratori che hanno perso il
posto di lavoro o sono in cassa integrazione non riescono più a pagare le rate
dei mutui. Il rappresentante dellABI ha comunicato che, molte imprese rinviano
gli investimenti, non chiedono crediti, anche se, le richieste di fido sono
aumentate del 2% nel mese di aprile, le imprese con più di 20 operai
rappresentano l11,8%, mentre quelle al di sotto di 20
lavoratori rappresentano
il 3,7% delle richieste, che il tasso medio degli interessi in provincia
risulta essere del 7,93%. Laltra valutazione da fare nel
nostro territorio è il rapporto di presenze di ultrasessantacinquenni e oltre,
che rappresentano in certi ambiti circa il 30%, pensionati che, hanno già investito, non bisognosi di
crediti, con meno esigenze economiche, provenienti da altre regioni
trasferitisi nella nostra provincia per vivere meglio, visto il clima. Concorda
con tutte le esternalizzazioni fatte dai rappresentanti delle associazioni e
delle imprese, sulle difficoltà a ricevere un credito dalle banche, dalle loro
lungaggini, le loro burocrazie, sulla lentezza degli enti pubblici a pagare le
fatture entro 30 giorni come da protocolli firmati, mentre risulta che i
pagamenti vengono effettuati dopo 5 o 6 mesi se non addirittura dopo un anno,
mentre le fatture presentate in banca scadono dopo tre mesi. Inoltre pare da
quanto emerso nella riunione che i diversi enti abbiano le casse vuote, mentre
altri che ne hanno devono rispettare il patto di stabilità, si sono lamentati
anche che inspiegabilmente molte banche hanno chiesto dei rientri anticipati.
Interessante la relazione del Direttore dellAgenzia delle entrate,
dove ci ha socializzato che molti lavoratori e molte imprese oltre ai debiti con le
banche hanno dei debiti con lAgenzia, e viste le difficoltà ad
avere dei prestiti dalle banche, per avere dei liquidi a disposizione, dove li
reperiranno i fondi necessari? (presso gli usurai?)". La tabella dei dati
cliccando QUI. "I
dati emersi, richiedono sicuramente delle riflessioni, approfondimenti
specifici, verifiche, controlli, in particolare sul tipo di lavoro svolto in
Provincia, sulle piccole imprese, sui commerci, sulle loro dichiarazioni dei
redditi, sui nuovi studi di settore, sui lavori appaltati e sub-appaltati, sul
lavoro nero in tutti i settori, che producono evasione fiscale e gravi rischi
ai lavoratori. Senza dimenticarci dei lavoratori frontalieri, che, negli ultimi
anni sono dimezzati, in questo periodo sono circa 6 mila. Degni ragionamenti
vanno fatti sulle banche che pur avendo avuto dei fondi dalla Stato specifici,
(se veramente li hanno avuti, ed a che prezzo, se sono i Tremonti Bond, che gli
interessi pare stiano intorno al 12%, sono da usura, a che tasso li devono dare
ai clienti?), concedono solo crediti sicuri, senza nessun rischio, non
ricercano sviluppo, non danno fiducia alle aziende che in questo periodo sono
in crisi, non gli danno credito pur conoscendo la loro storia aziendale e
familiare, se tutto ciò è una politica bancaria atta a non vendere più aria
fritta, come hanno fatto con i famosi derivati va bene, se invece nasconde
altro non è ammissibile. Il rappresentante dellABI ha riferito
che allinterno del sistema bancario esiste concorrenza, che i cittadini
devono saper scegliere, che ci sono anche delle banche che lavorano meglio di
altre, che ci sono anche delle buone leggi nazionali e regionali, che spesso i
cittadini e le aziende non sanno, vi sono nuove iniziative in fase di studio per
agevolare le imprese e i cittadini. Come per esempio lo studio per anticipare
la cassa integrazione, prestiti che sarà offerto dalle banche a tasso sociale.
Come sindacato, tramite l
( da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Vignadel: «Nessun
allarme per le aziende associate a Cofidi: le banche non aumenteranno i costi
sui fidi» Mercoledì 24 Giugno 2009, Nessun aggravio negli oneri per le aziende
associate a Cofidi Veneziano che sottoscrivano un fido convenzionato presso la
propria banca. Lo assicura il direttore Mauro Vignandel, che spiega: «In questo
periodo le banche sono tornate nell'occhio del ciclone perché accusate di
persistere nell'applicazione, sotto altro nome, della commissione di massimo
scoperto, nonostante sia stato vietato per legge dallo scorso gennaio. Non
vogliamo credere nella malafede degli istituti di credito, del resto la
comunicazione di trasparenza che oggi le banche stanno inviando a tutti i
clienti indica il costo massimo della nuova Commissione sul fido accordato, che
dall'1 luglio andrà a conglobare una serie di costi e spese di gestione che
prima passavano sotto altre voci. Ciò nonostante, preso atto dell'allarme che
si è diffuso tra le PMI, ci siamo subito attivati per tutelare le aziende
associate a Cofidi attraverso un confronto con i vari istituti di credito. E il
risultato ci soddisfa: abbiamo ottenuto l'assicurazione che a nessuna delle
aziende socie verranno applicate condizioni più onerose. Dunque il nuovo
sistema di calcolo dei costi sarà ricalibrato, ma non andrà ad incidere in
maniera sostanziale sui costi per le imprese. È auspicabile, però, che le banche
inizino ad essere più trasparenti verso i clienti nell'applicazione delle
clausole e nella proposta di nuovi prodotti». La commissione di massimo
scoperto, applicata dalle banche ai sottoscrittori di fidi
(agli istituti di credito valeva 700 milioni di euro), è stato infatti
"ritoccata" in seguito all'intervento della Banca d'Italia, delle
associazioni dei consumatori e dell'Antitrust. E prima la Legge Bersani sulla
trasparenza bancaria, poi il Decreto Anticrisi di gennaio 2009 hanno imposto
agli istituti di non applicare più la Commissione con il meccanismo
preesistente, ma di cambiare le modalità di calcolo dei costi legati
alla disponibilità di denaro per i sottoscrittori di fidi. La nuova Commissione
sul fido accordato (che per ogni banca ha un nome diverso) dovrebbe riassumere
anche le spese di istruttoria e di tenuta conto. Spiega Vignandel: «Non si può
certo pretendere che una banca conceda gratuitamente un fido a un'azienda
rimettendoci sui costi. Siamo però intervenuti in maniera tempestiva per far sì
che i nostri soci avessero la garanzia del mantenimento dei livelli di costo
preesistenti».
( da "Trend-online"
del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
La volatilità
rimette in ombra le banche PRIMO PIANO, clicca qui per leggere la rassegna di
Morningstar , 24.06.2009 17:42 Scopri le migliori azioni per fare trading
questa settimana!! Gli investitori tornano a non fidarsi dei titoli finanziari.
Nellultimo
mese lindice Msci del comparto ha perso poco più dell1%, mentre
da inizio hanno la performance resta positiva (+4%). A preoccupare il mercato è
stato soprattutto un deciso ritorno della volatilità dopo che ad aprile e
maggio si era respirata un po daria di ottimismo. Gli ultimi dati congiunturali hanno
evidenziato che la ripersa a livello mondiale potrebbe essere più lenta del
previsto. Solo negli Stati Uniti, ad esempio, il tasso di disoccupazione si sta
avvicinando al 10%. Questo ha portato gli investitori a rivedere le proprie
posizioni in portafoglio liberandosi di asset considerati rischiosi come
vengono bollati ormai da due anni banche e assicurazioni. Sul comparto pesa
anche unincognita di tipo regolamentare. Il presidente degli Stati
Uniti, Barack Obama,
ha proposto listituzione di un organismo federale che
sovrintenda allattività degli istituti finanziari. Il progetto ha trovato
lopposizione dellAssociazione bancaria americana secondo cui,
eccessivi lacci, potrebbero, alla lunga pesare sui bilanci. Un allarme che, alle
sensibili orecchie degli investitori, fa sempre effetto. Un provvedimento
simile a quello americano è stato ventilato dalla Financial Services Authority
inglese che, davanti al comitato del tesoro della Camera dei comuni, ha detto
di volere maggiori controlli sul lavoro delle banche, soprattutto dopo gli
interventi dello Stato per salvarli dalla bancarotta. Il
problema vero è che molti top manager bancari sulle due sponde
dellAtlantico sentono minacciati i loro compensi, spiega una nota di Oxford Analytica. Ma
il punto fondamentale è proprio questo: stipendi troppo alti spingono i vertici
delle banche a prendere eccessivi rischi. Questo è stato uno degli elementi che
ha scatenato la crisi. Per capire segue pagina >>
( da "Tirreno, Il"
del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 5 - Prato Un
altro salasso per le imprese L'Unione ha calcolato i nuovi
oneri bancari sui fidi. E scrive al prefetto PRATO. Ammontano a centinaia di
migliaia di euro gli oneri aggiuntivi per le piccole imprese derivanti dagli
interessi bancari sui fidi non utilizzati. Un'ulteriore penalizzazione di cui
non si sentiva il bisogno e che suscita le proteste dell'Unione industriale
illustrate in una lettera al prefetto. «E' stato tradito lo spirito del
decreto anticrisi», dice la vicepresidente Raffaella Pinori. L'Unione
industriale ha effettuato un monitoraggio su un campione di aziende socie per
mettere a fuoco l'entità dell'aggravio. I risultati sono estremamente
diversificati. La situazione può essere comunque esemplificata prendendo a
riferimento tre tipologie aziendali, tutte relative a imprese in condizioni non
particolarmente critiche e appartenenti a vari settori: piccola azienda (circa
10 dipendenti): cms soppressa 500 euro, commissioni fidi inutilizzati
comunicate dalle banche 8.000 euro; media azienda tessile terzista (circa 50
dipendenti; nessun rapporto commerciale con l'estero): cms soppressa 1.000
euro; commissioni fidi inutilizzati comunicate dalle banche 25.000 euro; gruppi
strutturati di rilevanti dimensioni: cms di solito assenti; commissioni su fidi
inutilizzati comunicate dalle banche nell'ordine delle centinaia di migliaia di
euro. «Lo spirito del decreto anticrisi non era quello di introdurre gravami
per le aziende - osserva Raffaella Pinori - ma se le banche richiedono le nuove
commissioni perfino ad aziende che non avevano oneri sul massimo scoperto, si è
autorizzati a dire che vìolano se non la lettera, certamente la sostanza del
decreto. Su questo grave problema è in corso un'azione coordinata a livello di
Confindustria Toscana per portare la situazione all'attenzione del prefetto di
Firenze nell'ambito dell'Osservatorio regionale, competente sulla materia. Come
Unione abbiamo inviato sia alla stessa Confindustria Toscana che al Prefetto di
Prato la documentazione raccolta: riteniamo che ci siano gli estremi per
ripensare il decreto anticrisi o per puntualizzarne le modalità di
applicazione. Abbiamo anche scritto alla presidente di Confindustria
Marcegaglia e trasmesso al Ministro Tremonti un dossier che evidenzia l'impatto
della misura sulle imprese». Sul fronte del credito ha destato commenti
positivi la sottoscrizione del protocollo d'intesa fra la Regione Toscana, Fidi
Toscana e 15 fra banche e società per la sospensione per un anno delle rate di
mutuo e dei canoni di leasing attivati dalle aziende. «Ma anche su questo
capitolo - conclude Pinori - ci sono luci e ombre. Non diamo una valutazione
negativa del protocollo, ma invitiamo le aziende a considerare bene i pro e i
contro, che consistono nella necessità di rinegoziazione delle pratiche con i
relativi oneri di istruttoria: non è stata infatti accolta la sollecitazione
nostra e del sistema industriale ad attivare questi benefici in automatico a
tutti i richiedenti».
( da "Italia Oggi" del
25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ItaliaOggi sezione:
Economia e Politica data: 25/06/2009 - pag: 8 autore: di Sergio D'Agostino In
Abruzzo confidi unico Oltre 14 milioni di euro di capitale sociale, 25 di
patrimonio, finanziamenti garantiti nel 2008 per 55 milioni, 1.900 pratiche
istruite, con una base associativa che sfiora le 9 mila unità. Nasce con queste
credenziali Fidimpresa Abruzzo, il nuovo confidi unico regionale che la Cna
abruzzese ha voluto per sostenere con più efficacia le pmi e l'artigianato nel
confronto sempre tormentato con il sistema bancario,
ma anche per superare l'eccessiva polverizzazione e allineare alle previsioni
di Basilea
( da "Italia Oggi"
del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ItaliaOggi sezione:
Diritto e Fisco data: 25/06/2009 - pag: 21 autore: di Cristina Bartelli In
commissione finanze della camera il governo chiarisce i limiti da parte delle
banche Massimo scoperto, clausole k.o. Nullità per le disposizioni che hanno la
stessa funzione Il massimo scoperto sotto falso nome è nullo. Le nuove clausole
applicate dagli istituti di credito nonostante il nomen formale, abbiano
sostanzialmente la stessa funzione della commissione massimo scoperto debbono
ritenersi nulle, perché non rispettano le limitazioni della legge n. 2/09.
Daniele Molgora, sottosegretario all'economia e neo eletto presidente della
provincia di Brescia, ribadisce la strada del pacchetto anti-crisi, rispondendo
a un'interrogazione di Fugatti, in commissione finanze della camera. E non
solo. Sulla questione massimo scoperto, e sulle nuove regole che diventeranno
operative a partire da luglio, Molgora afferma che «la banca di Italia ha
comunicato di aver avviato approfondimenti anche attraverso l'acquisizione di chiarimenti
presso gli intermediari interessati.» Inoltre nel restyling del calcolo del
tasso di usura si è consolidato l'orientamento per includere la commissione del
massimo scoperto e gli oneri previsti per i passaggi a debito di conti non
affidati nel calcolo del tasso effettivo globale. Il sottosegretario
all'economia ricorda quindi che la legge n. 2/09 ha stabilito la nullità delle
clausole contrattuali che abbiano la commissione di massimo scoperto se il
saldo del cliente risulta a debito per un periodo continuativo inferiore a
trenta giorni o con utilizzi senza il fido. Inoltre, la norma stabilisce che
sono «nulle le clausole comunque denominate che prevedono una remunerazione
accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi a favore del cliente»
a prescindere se quest'ultimo provvede al prelevamento della somma. I contratti
dovevano essere adeguati entro 150 giorni dalla data di entrata in vigore della
legge n. 2. Con l'avvicinarsi dell'entrata in vigore delle nuove norme gli
istituti di credito sul punto si sono mossi in ordine sparso, e non sono
mancate alcune sorprese di vedere rientrare dalla finestra quello che
apparentemente era stato messo alla porta. Ecco perché nella risposta
all'interrogazione Molgora ribadisce la nullità delle clausole che sotto
mentite spoglie, con un nomen formale abbiano la funzione del massimo scoperto.
Inoltre si ricorda che la banca d'Italia ha comunicato di aver richiamato più
volte l'attenzione delle banche sull'esigenza di procedere alla sostituzione
della commissione di massimo scoperto, scegliendo forme trasparenti di
remunerazione che fossero commisurate all'importo del fido.
Seguendo in questo modo la prassi bancaria applicata in altri paesi. E nei
giorni scorsi erano arrivate ai clienti delle banche una serie di comunicazioni
(circa 30-35 milioni di lettere). «La nuova commissione di affidamento
comunicata nei giorni scorsi dalle banche alla clientela è pienamente legittima
e risponde alla necessità prevista delle norme di informare i clienti a
seguito di modifiche delle condizioni». È quanto ha affermato il presidente
dell'Abi, Corrado Faissola, giunte alla clientela sono state imposte dalle
nuove norme previste dal decreto anticrisi che modifica l'argomento, tra cui la
commissione di massimo scoperto.
( da "Nazione, La (Massa - Carrara)"
del 25-06-2009)
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CRONACA CARRARA pag.
9 CARRARA LA RATA del mutuo di fine giugno dovrà essere pagat... CARRARA LA
RATA del mutuo di fine giugno dovrà essere pagata regolarmente, solo a partire
dal 31 luglio le imprese potranno beneficiare della sospensione di mutui e leasing
per un anno dopo l'accordo anti-crisi siglato con la Regione Toscanae a cui
hanno aderito quindici banche tra cui la Cassa di Risparmio di Carrara. «Per
questioni tecniche spiega il dottor Paolo Cirelli, direttore commerciale della
CrC non è possibile inserire nell'accordo le rate dei mutui in scadenza al 30
giugno prossimo». «STIAMO adeguando i sistemi informatici per gestire i nuovi
piani di ammortamento e contiamo di essere operativi per il 31 luglio. In
pratica i mutui chirografari che non hanno garanzie ipotecarie e che hanno
scadenza mensile, potranno essere sospesi per un anno a partire da questa data.
Chi ha la rata in scadenza al 31 luglio, la pagherà il 31 luglio del 2010,
quella del 31 agosto slitterà al 31 agosto sempre del 2010 e via dicendo.
Resterà bloccata la quota capitale mentre le imprese pagheranno solo gli
interessi del debito residuo. Però ci saranno tre vincoli: primo l'azienda deve
avere la sede legale in Toscana, secondo deve essere in bonis col sistema bancario e non in sofferenza e terzo occorre essere in pari
con il rimborso del mutuo. Le domande aggiunge il dottor Cirelli saranno
oggetto di una istruttoria da parte nostra e quindi si concederà o meno la
sospensione. Le domande dovranno pervenire entro il 31 dicembre 2009. Ricordiamo
che l'accordo con la Regione Toscana è stato siglato lo scorso 17 giugno per
cui era impossibile attivare subito le procedure. Non vogliamo certo rischiare
di far apparire insolventi quelle imprese che accedono a questo accordo». Ma
quante imprese saranno interessate all'accordo? «Per ora non abbiamo domande,
posso solo dire che sono molte le imprese che finanziamo con mutui chirografari
e ipotecari. Prevediamo una massiccia richiesta per "congelare" i
mutui per un anno». Per le imprese che invece hanno accesi
leasing beneficeranno della Fidi Toscana. Anche in questo caso occorrerà
rispettare i tre parametri elencati dal direttore commerciale della CrC.
L'intesa avrà validità fino al 31 dicembre 2009 e non è escluso che l'accordo
sia rinnovato per un altro anno. Guido Baccicalupi
( da "Resto del Carlino, Il (Fermo)"
del 25-06-2009)
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FERMO IMPRESE E
SERVIZI pag. 11 «Aiutiamo le aziende a superare la crisi» FIDIMPRESA L'ONDA
LUNGA delle crisi avrà effetto soprattutto sulle piccole e medie imprese sul
versante del credito. Il tutto aggravato dalla dipendenza dalla grande impresa.
Fidimpresa Marche è consapevole di questa situazione ed è in prima linea per
sostenere, come sta già facendo in particolar modo con le imprese in
difficoltà, gli associati in un momento critico che prelude a scenari che non
saranno in futuro in nessun caso simili a quelli del passato. Dall'analisi di
Fidimpresa Marche è emerso, solo per citare un esempio, un consistente aumento
delle sofferenze passate dall'1,6 per cento di giugno 2008 al 3,6 per cento di
dicembre. «Ci rendiamo conto precisa il direttore provinciale di Fidimpresa,
Roberto Romagnoli che l'attività dei consorzi fidi sarà
quanto mai importante per aiutare le Pmi ad ottenere credito da un settore bancario particolarmente avverso al rischio e attento alle garanzie». Per
Fidimpresa Marche il supporto deve essere fornito principalmente sotto due
profili: affiancando a una buona attività di screening e di segnalazione anche
un attento monitoraggio delle imprese consorziate; sviluppando
metodologie di credit scoring che attribuiscono un peso maggiore alle
informazioni qualitative. «Il nuovo compito di Fidimpresa spiega Franco
Ciucani, membro del Consiglio di amministrazione di Fidimpresa Fermo sarà
quello di traghettare le imprese verso una nuova concezione dell'indebitamento bancario creando una logica imprenditoriale incentrata
sull'importanza della pianificazione finanziaria dell'azienda. Perché se è vero
che dopo la crisi nulla sarà come prima, è pur vero che da una crisi si debbono
cogliere segnali che permettano una ripartenza con il piede giusto».
( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)"
del 25-06-2009)
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ASCOLI IMPRESE E
SERVIZI pag. 8 «Al fianco delle aziende per superare insieme la crisi»
FIDIMPRESA L'ONDA lunga delle crisi avrà effetto soprattutto sulle piccole e
medie imprese sul versante del credito e per la dipendenza dalla grande impresa.
Fidimpresa Marche è consapevole di questa situazione ed è in prima linea per
sostenere, come sta già facendo in particolar modo con le imprese in
difficoltà, gli associati in un momento critico che prelude - come è accaduto
in tutte le crisi mondiali - a scenari che non saranno in futuro in nessun caso
simili a quelli del passato. Dall'analisi di Fidimpresa Marche è emerso, solo
per citare un esempio significativo del momento, un consistente aumento delle
sofferenze passate dall'1,6 per cento di giugno 2008 al 3,6 per cento di
dicembre. «Ci rendiamo conto precisa il direttore provinciale di Fidimpresa,
Massimo Capriotti che l'attività dei consorzi fidi sarà
quanto mai importante per aiutare le Pmi ad ottenere credito da un settore bancario particolarmente avverso al rischio e attento alle garanzie». Per
Fidimpresa Marche il supporto deve essere fornito principalmente sotto due
profili: 1) affiancando a una buona attività di screening e di segnalazione
anche un attento monitoraggio delle imprese consorziate; sviluppando
metodologie di credit scoring che attribuiscono un peso maggiore alle
informazioni qualitative. «Il nuovo compito di Fidimpresa conclude Gianfranco
Amabili sarà quello di traghettare le imprese verso una nuova concezione
dell'indebitamento bancario creando una logica
imprenditoriale incentrata sull'importanza della pianificazione finanziaria
dell'azienda. Perché se è vero che dopo la crisi nulla sarà come prima, è pur
vero che da una crisi si debbono cogliere dei segnali che permettano una ripartenza
con il piede giusto».
( da "Repubblica, La"
del 25-06-2009)
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Pagina 25 - Economia
Tassi, Tremonti contro le banche "No a surrogati massimo scoperto"
Poi attacca l´Istat: "Fanno solo telefonate, così non va" Passera: è
stato sbagliato alzarci le tasse. Sabatini nuovo direttore dell´Abi BARBARA ARDU
BARBARA ARDù ROMA - Guerra di trincea tra Giulio Tremonti e le banche. Una
pallottola al giorno. Ieri ne sono partite due. La prima all´assemblea di
Confcommercio, dove il ministro dell´Economia è tornato a criticare il sistema bancario, reo di tenere troppo stretti i cordoni della
borsa. L´altra è arrivata dal suo ministero, che ha risposto a
un´interrogazione parlamentare presentata da due deputati della Lega.
L´oggetto, la commissione di massimo scoperto, quella che si paga quando si va
in rosso sul conto. Vietata per legge da gennaio, sembra resuscitata, anche se
sotto voci diverse. La denuncia arriva da più parti: commercianti, piccoli
imprenditori e clienti non hanno apprezzato le nuove regole, che a conti fatti
rischiano di essere anche più costose della vecchia commissione. Dunque il
ministero è corso ai ripari spiegando che non è questione di nome, ma di
sostanza. Con una nota stringata via XX Settembre ha chiarito che le clausole
applicate dagli istituti di credito che non si chiamano più massimo scoperto
(perché vietato dalla legge), ma che «abbiano sostanzialmente la stessa
funzione», sono da considerarsi «nulle». Nessun commento è arrivato dall´Abi,
impegnato ieri a eleggere il nuovo direttore generale. Sarà Giovanni Sabatini,
attuale responsabile della Divisione emittenti della Consob, a prendere il
posto di Giuseppe Zadra, che a luglio lascia l´incarico. Ma la commissione di
massimo scoperto è un granello di sabbia nella polemica che si trascina tra
banche e ministro. «Sul credito il problema è ancora aperto ed è ancora aperta
- ha detto Tremonti parlando alla platea dei commercianti - la domanda di
responsabilità al sistema bancario». I nodi sono
sempre gli stessi: le banche sono avare nel concedere soldi alle imprese e i
loro servizi troppo cari, a cominciare dal livello dei tassi d´interesse, più
elevati di quelli applicati nel resto d´Europa. L´Abi, tabelle alla mano,
sostiene il contrario. Ma Tremonti su medie e statistiche è diffidente. Non si fida di quelle dell´Abi e non si fida nemmeno delle indagini
a campione effettuate dall´Istat sull´occupazione. «Sapete - ha incalzato dal
palco della Confcommercio - come fanno le statistiche? Hanno un campione di
1.000 persone. Fanno le telefonate e chiedono: sei disoccupato? La
risposta: vai a quel paese. Scrivono: molto disoccupato. Non si capisce e non
si governa così un Paese». Serve, conclude, una banca dati seria. La difesa
delle aziende di credito arriva in serata. Corrado Passera, amministratore
delegato di Intesa Sanpaolo, replica a Tremonti criticando la politica fiscale
del governo nei confronti delle banche. «è stato sbagliato aumentare il carico
fiscale negli ultimi 12 mesi, se poi va agevolato il ruolo delle banche come
fornitori di credito all´economia», ha detto l´ad di Intesa, che ha ricordato
come in due anni e mezzo la sua banca ha dato allo Stato 16 miliardi». Va bene
aiutare l´economia, dicono i banchieri, ma dichiara il presidente dell´Abi
Faissola in serata «abbiamo bisogno di una domanda sana di credito, non di
offerta».
( da "Nazione, La (Firenze)"
del 25-06-2009)
Pubblicato anche in: (Resto
del Carlino, Il (Bologna)) (Giorno, Il (Milano))
Argomenti: Revoca fidi
ECONOMIA & FINANZA
pag. 24 «Stop alle spese occulte sugli scoperti di conto» Il Tesoro alle
banche: «Commissioni illegali» MILANO STOP ALLE SPESE introdotte e imposte ai
clienti dalle banche per sostituire la commissione di massimo scoperto. Contro
il vizietto' degli istituti di credito di inventarsi nuove voci d'entrata per
surrogare quanto previsto dalla legge (vedi quel che era successo sulla
portabilità dei mutui) è sceso in campo ieri il ministero dell'Economia.
Rispondendo a un'interrogazione parlamentare presentata dai deputati della Lega
Maurizio Fugatti e Massimo Bitonci nella quale si chiedeva «quali iniziative si
intendessero usare nei confronti delle banche che di fatto hanno sostituito la
commissione di massimo scoperto con altre spese e commissioni», il sottosegretario
al Tesoro Daniele Molgora ha precisato che le clausole applicate dagli istituti
di credito che non si chiamano più massimo scoperto, perchè vietato dalla
legge, ma che abbiano sostanzialmente la stessa funzione sono da considerarsi
nulle in quanto non conformi alle limitazioni previste dal decreto legge 185
del 2008. LA STESSA Banca d'Italia, spiega sempre il Tesoro, ha comunicato di
aver avviato approfondimenti anche attraverso l'acquisizione di chiarimenti
presso gli istituti di credito e, tramite la segreteria del Comitato
interministeriale per il credito e il risparmio, di aver richiamato più volte
l'attenzione del sistema bancario
sull'esigenza di procedere alla sostituzione della commissione di massimo
scoperto con forme trasparenti di remunerazione commisurate all'importo del
fido come avviene in altri paesi. Soddisfatti della risposta del ministero
dell'Economia, i due deputati leghisti chiedono ora alle banche di restituire
il maltolto'. Del resto, prima dell'interrogazione parlamentare denunce
(anche all'Antitrust) erano arrivate dalle associazioni dei consumatori. Come
ricorda Altroconsumo, la legge 2/2009 di conversione del decreto legge 185/2008
prevede che la commissione di massimo scoperto (vale a dire la percentuale
prevista sulla punta massima di debito del trimestre) possa essere applicata
solo sui conti affidati (quelli in cui si è accordato un fido al momento
dell'apertura) e solo se il debito dura per almeno 30 giorni consecutivamente.
I NUOVI contratti hanno recepito queste disposizioni fin dall'entrata in vigore
della legge (dunque dal 29 gennaio 2009) mentre per i vecchi contratti le nuove
disposizioni devono entrare in vigore entro la fine di giugno. Ma come ha
rilevato sempre Altroconsumo, molte banche si sono inventate nuove voci di
spesa (commissione per istruttoria urgente o per scoperto di conto, recupero
spese per ogni sospeso, commissione manca fondi, onere per passaggio a debito
nel trimestre) con costi su un rosso sul conto corrente di 500 euro per sette
giorni anche di 40-50 euro, addirittura superiori alla vecchia commissione.
Achille Perego
( da "Arena, L'" del
25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Giovedì 25 Giugno
2009 CRONACA Pagina 10 Patrocinio legale gratis a chi sporge denuncia Alla
commissione Famiglia, presieduta dal consigliere di Forza Italia Stefano
Casali, erano presenti anche gli assessori al Bilancio, Pier Luigi Paloschi, e
ai Servizi sociali Stefano Bertacco che, insieme ai commissari, hanno incalzato
con molte domande i responsabili della fondazione. Interessante l'intervento di
Damiano D'Angelo, responsabile dell'ufficio Antiusura del Comune, che spiega
che sul suo tavolo finiscono molti casi che poi trovano soluzione nella
fondazione Tovini. Ma suggerisce la possibilità di istituire una sorta di
patrocinio legale gratuito per quanti decidono di imbarcarsi in una denuncia
per usura. «Molto spesso queste persone si sentono protette nella causa penale
dal pubblico ministero che conduce le indagini, ma quando poi si passa al
civile sono abbandonate a se stesse e alcuni pensano anche al suicidio».
D'Angelo spiega poi che non sono solo le famiglie a cadere nella trappola dei
«cravattari», ma la maggioranza di quelli che si rivolgono al suo ufficio sono
piccoli imprenditori. «In molti casi hanno problemi con gli
interessi bancari, in qualche volta sono questioni di anatocismo, oppure
semplicemente perché l'istituto chiede di rientrare dal fido concesso». Anche
queste persone trovano quindi l'aiuto della fondazione Tovini che, di fatto,
presta il denaro per il tramite delle istituzioni bancarie? «Ci sono
casi molto complessi», ammette il segretario Andrea Marai, «ma molto spesso
cerchiamo di far da tramite e mediare con le banche per vedere se c'è la
possibilità di risolvere la situazione».G.C.
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-25 - pag: 43 autore: Risposta a
interrogazione parlamentare Il Tesoro: sono nulli tutti i surrogati del massimo
scoperto Ornella Sinigaglia Le nuove clausole applicate dagli istituti di
credito «devono ritenersi nulle» quando «nonostante il nome formale abbiano
sostanzialmente la stessa funzione della commissione di massimo scoperto».
Così,il sottosegretario all'Economia, Daniele Molgora, ha fugato ogni possibile
dubbio nel rispondere ieri a un'interrogazione parlamentare presentata dai
deputati della Lega Maurizio Fugatti e Massimo Bitonci. Se il saldo del cliente
è negativo per un periodo continuativo inferiore a 30 giorni o a fronte di
utilizzi in assenza di fido, recita l'articolo due bis della legge di
conversione del "decreto anticrisi", le clausole contrattuali sono
nulle. La legge dà tempo fino al 28 giugno per l'adeguamento delle condizioni
contrattuali per i rapporti in essere all'entrata in vigore della legge, ma
visto l'andamento della revisione dello schema commissionale in atto, la Banca
d'Italia è dovuta intervenire per richiamare l'attenzione
del sistema bancario sull'esigenza di procedere alla sostituzione della commissione
di massimo scoperto. Palazzo Koch ha chiesto l'adozione di forme trasparenti di
remunerazione commisurate all'importo del fido, come avviene in altri Paesi,
dato che la misura intende allineare l'Italia alle decisioni della Bce.
La Banca d'Italia, spiega la nota in risposta all'interrogazione, ha avviato
approfondimenti sulle banche che avrebbero di fatto sostituito la commissione
di massimo scoperto con altre spese e commissioni. Gli istituti hanno infatti
inviato ai clienti modifiche unilaterali deicontratti che imporrebbero costi
più elevati delle vecchie commissioni. Secondo il presidente di Unindustria
Treviso, Alessandro Vardanega, in alcuni casi tali costi sarebbero
quintuplicati. Per il ministero, in particolare, le commissioni per il massimo
scoperto e gli oneri previsti per i passaggi a debito dei conti devono essere
inclusi nel calcolo del taeg (tasso effettivo globale). Tale interpretazione,
spiega il Tesoro, si è consolidata a conclusione della consultazione sulle
istruzioni per la rilevazione di tali tassi ai sensi della legge sull'usura.
Alla risposta del Tesoro è seguita la reazione dei deputati della Lega, che
hanno fatto un ulteriore affondo contro gli istituti di credito. «Le bancheha
dichiarato Marco Reguzzoni, vicepresidente dei deputati della Lega alla Camera
- non stanno seguendo il governo nel sostegno all'economia e alle imprese e,
specie in questo momento di crisi, è grave che cerchino di aggirare la norma
reintroducendo la commissione sotto altre forme». © RIPRODUZIONE RISERVATA
ISTITUTI BOCCIATI Per il ministero la modifica apportata si configura come la
vecchia commissione e quindi è da ritenersi non conforme al dl 185/2008
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-25 - pag: 43 autore: LA COMMISSIONE
Cosa prevede la normativa La commissione di massimo scoperto» (Cms), vale a dire la clausola del contratto bancario di
apertura di credito (detto anche affidamento o fido bancario) in base
alla quale agli interessi convenzionali va aggiunta una percentuale, calcolata
al tasso convenuto, sulla massima esposizione avuta sul conto corrente durante
il trimestre di riferimento è stata messa fuori gioco dalla norma,
inserita nel Dl 185/08: le Cms sono nulle «se il saldo del cliente risulti a
debito per un periodo continuativo inferiorea trenta giorni»
( da "Messaggero Veneto, Il"
del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Cini contesta gli
oneri sostitutivi della commissione di massimo scoperto e invita le imprese a
rinegoziare i contratti Banche costose, attacco di Unindustria L'Abi: regole
comuni in tutto il mondo di ELENA DEL GIUDICE Il presidente di Unindustria
Maurizio Cini da una parte, l'Abi (Associazione bancara italiana) dall'altra.
Al centro della vertenza i costi imposti dalle banche alle aziende a seguito
della cancellazione delle commissioni di massimo scoperto, costi ritenuti da
Cini decisamente troppo pesanti. Per questo la direttiva agli associati è di
rifiutare la proposta di modifica unilaterale del contratto e di rinegoziarlo
in tutti i suoi aspetti con le banche. C'è poi una richiesta di incontro
urgente con l'Abi, da quella provinciale a quella nazionale. E infine un
appello agli istituti di credito «che forse sono convinti che sia possibile
prestare il denaro come prima. Al pari della gente, che non capisce che dopo
questa crisi non tutto tornerà come prima. E se per affrontare la crisi le
imprese devono investire, anche le imprese bancarie devono farlo in altre
imprese e non pensare di erogare credito ipergarantito e a costi esorbitanti.
E' vero che gli istituti di credito devono guadagnare, ma se fanno morire i
loro clienti, del denaro poi che ne fanno?». «Nell'annunciare la
disapplicazione delle commissioni di "massimo scoperto" e di altre
remunerazioni affini, sulla base dell'articolo 2 bis del cosiddetto decreto
"anticrisi" (decreto legge 185/08) - accusa Cini - le banche
annunciano contestualmente l'introduzione di nuovi oneri chiamati a sostituire,
unilateralmente, le commissioni abolite sulla base della norma di legge e, di
fatto, ben più pesanti, in termini di costo per le imprese, rispetto alla
precedente commissione che, paradossalmente, ci si ritrova a dover
rimpiangere». Per Cini la "commissione per disponibilità fondi" o il
"corrispettivo sul fido accordato" «hanno l'unico
obiettivo di trarre ulteriori e nuove provvidenze dalle aziende, al di là del
fatto che l'affidamento a disposizione venga utilizzato o meno. Tale
comportamento da parte del sistema bancario di fatto
annulla gli sforzi dei soggetti istituzionali e del nostro sistema associativo
volti al sostegno, in termini di erogazione del credito, alle imprese,
in particolare le piccole e le medie, e risulta contrario agli impegni assunti
dall'Abi con il Governo. Le aziende stanno lavorando in situazioni sempre più
difficoltose, spesso di sofferenza, con margini sempre più risicati,
impegnandosi al massimo contenimento dei costi, continuando a pagare imposte su
interessi passivi non deducibili e a mantenere salvi i livelli occupazionali in
attesa di una ripresa che ancora si tarda a intravedere, e non ha certo bisogno
di ulteriori e nuovi costi dal mondo finanziario che, nonostante la crisi,
continua a realizzare utili». In serata l'Abi, attraverso il delegato
pordenonese Giancarlo Magoni, ha replicato che «la commissione di affidamento è
il corrispettivo che le banche chiedono al cliente per mettere a disposizione
una linea di credito. Questo servizio viene remunerato in tutti i paesi del
mondo perchè comporta dei costi. Questa commissione nella prassi internazionale
era ed è largamente applicata, mentre in Italia c'era la commissione di massimo
scoperto, che del resto è ancora possibile perchè ogni banca può mantenerla nei
limiti consentiti dalla legge. Le lettere delle banche sono state inviate
adesso perchè la legge (il decreto anticrisi) rende nulle le vecchie
commissioni dal 30 giugno e gli istituti di credito hanno 30 giorni di tempo
per comunicare al cliente cosa propongono. Tutte le commissioni, in particolare
quella di massimo scoperto e quella di affidamento, saranno inserite dalla
Banca d'Italia nel calcolo per la soglia dell'usura».
( da "
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BANCA E MUTUI » Conti correnti Altola del Tesoro al nuovo
scoperto (25/06/2009) Commissione di scoperto di conto. Oppure
Recupero spese per ogni sospeso o Commissione per istruttoria urgente
od Onere per passaggio a debito nel trimestre o Commissione
manca fondi. Tanti nomi, ma la sostanza non cambia: si tratta sempre
delle Commissioni di massimo scoperto, abolite da una legge dello Stato perché
considerate inique
dalla Banca dItalia e dallAntitrust. Ma
reintrodotte dalle stesse banche che, in questi giorni, stanno inviando ai loro
clienti delle lettere in cui spiegano le nuove modalita di calcolo. Si
tratta di due o tre euro al giorno, talvolta nove, fino a un massimo di quaranta euro a trimestre
per remunerare in modo diverso cio che la legge ha
vietato. Il massimo scoperto, va ricordato, e infatti la clausola del
contratto bancario di apertura di credito (detto anche fido o
affidamento), in base alla quale ai normali interessi va aggiunta unulteriore
percentuale calcolata sulla massima esposizione avuta sul proprio conto
corrente nel trimestre di riferimento. E il caso, piu
semplicemente, in cui una famiglia o unimpresa vanno in rosso sul conto corrente perché hanno
utilizzato tutta la cifra dello scoperto, concordata con la banca, facendo
quindi scattare gli interessi a debito, parecchio salati. La storia e
nota. A gennaio 2009 il Parlamento (articolo 2 bis della legge n.2/2009 -
Decreto Anticrisi)
aveva sancito la nullita delle commissione di massimo scoperto se
il saldo del conto corrente resta a debito per un periodo inferiore a 30 giorni
consecutivi oppure se il cliente non ha unapertura di credito. Medesima
nullita per le clausole che prevedano una remunerazione in favore della banca solo per aver
messo a disposizione fondi a favore del cliente titolare di conto corrente,
indipendentemente dalleffettivo prelevamento della somma. E,
infine, per le clausole che prevedano una remunerazione allistituto bancario,
indipendentemente dalleffettiva durata dellutilizzo dei
fondi. La nuova impostazione entrera in vigore definitivamente entro la
fine di giugno, ma gia nelle scorse settimane le associazioni dei
consumatori hanno lanciato un allarme, spiegando che le banche starebbero escogitando altri sistemi
per accollare ai clienti spese tali da compensare la fine dellera
del massimo scoperto. Una denuncia, quella sulla reintroduzione della
commissione di massimo scoperto sotto mentite spoglie effettuata da tanti istituti
di credito, poi raccolta - e veniamo ai giorni nostri - da uninterrogazione
parlamentare a cui ha risposto lo stesso ministro delleconomia Giulio
Tremonti. Secondo il numero uno di via XX settembre, per quanto riguarda le nuove clausole applicate dagli
istituti di credito si e dellavviso che qualora le stesse,
nonostante il nomen formale, abbiano sostanzialmente la stessa funzione della
commissione di massimo scoperto, esse debbano ritenersi nulle, in quanto non
conformi alle
limitazioni di cui al decreto legge 185 del 2008. E ancora:
La Banca dItalia ha comunicato di aver avviato approfondimenti
anche attraverso lacquisizione di chiarimenti presso gli intermediari
interessati. Va detto che le premesse per la buona riuscita delloperazione,
a tutto vantaggio dei clienti, ci sono dal momento che questa la battaglia a
difesa dei correntisti vede unite due personalita di solito lontanissime
come Giulio Tremonti e Mario Draghi, governatore di Bankitalia. 1 voti - » Vota questa notizia »
( da "Gazzettino, Il (Pordenone)"
del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Giovedì 25 Giugno
2009, NUOVI COSTI Il sistema delle imprese si schiera contro il sistema bancario. Proprio nel momento in cui si registrano i primi
segnali di ripresa e alcune imprese puntano a investire si apre un nuovo fronte
di battaglia sul credito. Le aziende denunciano il fatto
che gli istituti di credito, anziché abolire o ridurre i costi sui fidi e sui
prestiti come previsto dal decreto anti-crisi di fine 2008, stanno chiedendo
alle aziende rinegoziazioni con nuove commissioni e nuovi oneri più elevati
rispetto a quelli precedenti.
( da "Gazzettino, Il (Pordenone)"
del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Gli istituti: regole
uguali agli altri Paesi Giovedì 25 Giugno 2009, (d.l.) - «Le nuove commissioni
che vengono chieste alle imprese nel caso di aperture di nuove linee di credito
servono a garantire maggiore trasparenza rispetto al metodo precedente - quello
del "massimo scoperto" - era legato a comportamenti e a situazioni
non facilmente controllabili». È secca la replica delle banche alla dura presa
di posizione delle imprese rispetto ai nuovi costi richiesti alle aziende nel caso di rinegoziazione dei finanziamenti e dei fidi.
«In qualità di delegato provinciale dell'Abi - afferma Giancarlo Magoni,
referente provinciale dell'associazione bancaria oltre che vicedirettore
generale di FriulAdria Crédit Agricole - non posso che ribadire quanto
affermato nei giorni scorsi dal presidente nazionale Faissola e dal direttore
generale Giuseppe Zadra, ovvero che la commissione di affidamento è il
corrispettivo che le banche chiedono al cliente per mettere a disposizione una
linea di credito. Questo servizio viene remunerato in tutti i paesi del mondo
perchè comporta dei costi». Ma era il caso, visto il momento di difficoltà
particolare? «Questa commissione nella prassi internazionale era ed è
largamente applicata, mentre in Italia c'era la commissione di massimo
scoperto, che del resto è ancora possibile perchè ogni banca può mantenerla nei
limiti consentiti dalla legge. È un provvedimento di trasparenza perchè il
calcolo del massimo scoperto era correlato a comportamenti non facilmente
controllabili, non era prevedibile ex ante ma solo ex post». Gli imprenditori
lamentano il fatto che il sistema bancario sta
procedendo con l'invio delle circolari e delle lettere come due o tre anni fa,
cioé prima che la crisi sconvolgesse il sistema economico-finanziario. Ne
fanno, insomma, anche una questione di metodo, oltre che di merito. «Le lettere
delle banche sono state inviate adesso perchè la legge (il decreto anticrisi)
rende nulle le vecchie commissioni dal 30 giugno e gli istituti di credito
hanno trenta giorni di tempo per comunicare al cliente cosa propongono. Da un
punto di vista generale ogni banca può applicare ai clienti una commissione o
l'altra: la legge consente l'utilizzo di entrambe le forme applicate a seconda
delle scelte imprenditoriali che la banca fa. Tutte le commissioni, in
particolare quella di massimo scoperto e quella di affidamento, saranno
inserite dalla Banca d'Italia nel calcolo per la soglia dell'usura».
( da "Gazzettino, Il (Pordenone)"
del 25-06-2009)
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Soldi difficili, le
accuse di Unindustria Attacco alle banche: dovrebbero abolire i costi dei
finanziamenti, se ne inventano di nuovi Giovedì 25 Giugno 2009, «Le tensioni
tra imprese e istituti di credito stanno aumentando. Dopo i problemi dei mesi
scorsi confidavamo, anche a seguito del confronto tra la nostra associazione e
gli istituti di credito del territorio e all'apertura di un tavolo con
l'Associazione delle banche, che si verificasse un miglioramento nei rapporti
tra aziende e banche. Purtroppo in questi ultimi giorni alle imprese stanno
pervenendo, sia pure con alcune differenze tra istituto e istituto, una serie
di comunicazioni molto simili tra loro che annunciano nuovi
oneri a carico delle imprese in sostituzione della commissione di "massimo
scoperto" sui fidi abolita dal decreto anticrisi». La denuncia del
presidente di Unindustria Maurizio Cini nei confronti del sistema bancario è durissima. Nel momento in cui si parla di primi spiragli di
ripresa le aziende sottolineano l'apertura di un nuovo fronte di difficoltà
rispetto alle banche. «Le comunicazioni che giungono alle società -
continua il presidente degli imprenditori - riguardano proposte unilaterali di
modifica del contratto con l'introduzione di nuovi oneri che sostituiscono
quelli aboliti per legge ma che sono paradossalmente ben più pesanti in termini
di costo, tali da rimpiangere le precedenti commissioni». L'accusa
dell'associazione delle imprese è forte: «Tale comportamento da parte del
sistema bancario compromette, e di fatto annulla, gli
sforzi dei soggetti istituzionali e delle associazioni volti al sostegno, in
termini di erogazione del credito, alle imprese. In particolare alle piccole
aziende. Un comportamento che risulta contrario agli impegni assunti dall'Abi
con il Governo laddove, all'interno dell'accordo quadro del marzo scorso, si
sottolineava "la necessità da parte delle banche di offrire alle piccole e
medie imprese condizioni di credito non penalizzanti, a parità di condizioni di
rischio, rispetto a quanto applicato nell'ultimo biennio e tenendo conto del
costo della provvista". L'applicazione di nuovi oneri - va avanti il
presidente Cini - e questa grave situazione, inoltre, mettono in discussione il
nostro impegno nel ricercare, così come abbiamo fatto in questo periodo, un
clima di dialogo e confronto costruttivo tra imprese e banche. Appare anche giustificato
domandarsi, a questo punto, quali reali finalità si proponeva il decreto
anti-crisi del quale sono stati stravolti gli obiettivi e che, in base a
clausole cavillose, ha mantenuto se non peggiorato la situazione che si
intendeva superare». E poi l'ulteriore accusa: «Diventano perciò unicamente di
circostanza tutte le dichiarazioni dei rappresentanti delle banche, espresse in
ogni tavolo istituzionale e associativo, sul sostegno assicurato all'economia e
alle imprese con più affidamenti e più impieghi. L'impresa in questa situazione
avrebbe bisogno di comportamenti ben diversi. Le aziende stanno lavorando in
situazioni sempre più difficoltose e di sofferenza, con margini sempre più
risicati e impegnandosi al massimo nel contenimento dei costi e nel
mantenimento dei livelli occupazionali in attesa di una ripresa che ancora si
tarda a intravedere. Perciò non ci sarebbe bisogno di ulteriori e nuovi costi
imposti dal mondo finanziario, che nonostante la crisi continua a realizzare
utili». Il leader degli industriali lancia poi un messaggio agli associati:
«Stiamo suggerendo alle nostre imprese - sottolinea Cini - che vengano respinte
le proposte unilaterali di modifica dei contratti inviate in questi giorni
dalle banche e che vengano attivate tutte le procedure più idonee affinché
siano rinegoziate con gli stessi o con altri istituti di credito le condizioni
contrattuali. Consci che non tutte le imprese, specie quelle più piccole,
potranno agevolmente far fronte con sufficiente potere contrattuale alle azioni
di rinegoziazione nei confronti delle banche l'associazione si è organizzata
per poter fornire tutta la necessaria assistenza». D.L.
( da "Giornale di Brescia"
del 26-06-2009)
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Edizione: 26/06/2009
testata: Giornale di Brescia sezione:in primo piano Credito, costo e
trasparenza di Antonio Porteri (...)sione del decreto contenente le misure
urgenti di sostegno all'economia, ha stabilito la nullità delle clausole che
prevedono la Cms, se il saldo a debito del cliente ha una durata continuativa
inferiore a 30 giorni e se il corrispettivo non è predeterminato con patto
scritto, non rinnovabile tacitamente, in misura onnicomprensiva e proporzionale
all'importo e alla durata dell'affidamento richiesto dal cliente. La stessa
legge ha fissato un periodo di 150 giorni, che scade il 28 giugno, per
l'adeguamento alla nuova disciplina dei contratti di c/c già in essere. La nullità ope legis di una componente di costo del credito bancario, quale la Cms, si giustifica per l'esigenza primaria che vi sia
trasparenza nelle condizioni di accesso al credito, in considerazione della
posizione di contraente debole del richiedente di un fido bancario. Trasparenza inesistente nella Cms, il cui onere può essere
quantificato solo ex post, in base alle modalità di utilizzo dello
scoperto, con l'impossibilità quindi di una scelta razionale a priori fra le
varie banche e le diverse forme tecniche di finanziamento. Lo strumento
legislativo non può essere usato invece per intervenire direttamente nella
determinazione delle condizioni economiche di accesso al credito, il cui prezzo
è e deve rimanere affidato alla sola responsabilità della banca finanziatrice.
Se con le nuove commissioni le banche richiedono quindi un corrispettivo
predeterminato, risultante da un atto scritto e in misura proporzionale ad
importo e durata dell'affidamento, non ha fondamento l'allarme lanciato da
varie associazioni dei consumatori, basato sull'equivoco per cui la Cms sia
stata eliminata e che la finalità dell'intervento legislativo suddetto sia di
ridurre il costo del credito bancario. Equivoco certo
alimentato dall'inserimento della normativa sulla Cms nelle misure anticrisi e
di sostegno all'economia, ma che va rimosso ricordando che già nella passata
legislatura con il Ddl Bersani si era tentato di intervenire al riguardo. Coi
nuovi meccanismi, migliorando la trasparenza delle condizioni bancarie potrà
anche svilupparsi più concorrenza dal lato dell'offerta del credito, a
vantaggio delle imprese che sapranno limitare il ricorso allo scoperto per il
soddisfacimento del loro fabbisogno finanziario variabile e di breve periodo.
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 26-06-2009)
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IL MONDO DELLE
IMPRESE pag. 11 Ecco un milione da offrire alle banche come garanzia reale
CREDITO UN MILIONE di euro: a tanto ammonta il fondo straordinario della Camera
di commercio destinato ad aiutare le piccole e medie imprese nell'offrire
garanzie reali agli istituti di credito. «E' una misura che ha carattere
straordinario, messa in campo per la prima volta dalla Camera di commercio
spiega Bruno Filetti, presidente di Palazzo della Mercanzia . Ci troviamo oggi
nella difficile situazione in cui le imprese che vogliono investire devono
presentare alle banche garanzie consistenti. E' un problema che colpisce
soprattutto quelle di dimensioni medie e piccole, che rischiano così di
rimanere asfissiate dalla crisi dei mercati da una parte e dalla difficoltà a
investire dall'altra. E' per questo che siamo intervenuti con questi fondi
straordinari». E, precisa Filetti, «sono soldi veri, già disponibili». IL
MECCANISMO studiato alla Camera di commercio per affiancare le imprese nell'offrire garanzie passa attraverso la rete dei consorzi fidi e
delle cooperative di garanzia, organismi che hanno lo scopo di agevolare le
imprese nel conseguimento di finanziamenti bancari mediante la costituzione di
garanzie collettive. Insomma, l'unione fa la forza. Già oggi queste strutture
offrono garanzie per le aziende. Con l'intervento straordinario
dell'ente presieduto da Filetti possono ora aumentare la garanzia prestata.
Proprio perché è questo aumento l'obiettivo finale, la Camera di commercio ha
posto dei vincoli precisi: il suo intervento si attiva solo per richieste di garanzie
superiori al 30% dell'importo del finanziamento. «IN TUTTO quest'anno abbiamo
messo a disposizione delle aziende della provincia 9 milioni e duecentomila
euro spiega Filetti . In particolare abbiamo raddoppiato i contributi per
facilitare l'accesso ordinario al credito e attivato questo affiancamento
concreto in termini di garanzia reale per nuovi investimenti o per
ricontrattare finanziamenti già esistenti». Le imprese interessate possono
trovare tutte le informazioni sul sito www.bo.ca
( da "Tirreno, Il"
del 26-06-2009)
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L'abolizione della
commissione massimo scoperto ha finito per penalizzare la clientela Le banche
dribblano Tremonti Oggi il decreto anti-balzelli: si rischia che non salvi i
correntisti di Carlo Bartoli FIRENZE. Il gioco di prestigio con il quale le
banche italiane hanno sostituito la commissione di massimo scoperto, messa al
bando per legge, con altre commissioni variamente denominate, non si fermerà.
Il ministro Tremonti oggi presenterà un decreto con il quale verranno rese
nulle le clausole introdotte surrettiziamente dalle banche per sostituire la
Cms (commissione di massimo scoperto), ma gli istituti di credito sembrano
intenzionati a tirare diritto, sfruttando anche l'oggettiva ambiguità del
Tesoro. La Cms era infatti un istituto indifendibile, in quanto rappresentava
un aggravio rispetto ai tassi pagati dai clienti per indebitarsi. Che si
trattasse di una sorta di soprattassa occulta lo dimostra il fatto che, con
ritardo decennale, il Tesoro ha finalmente stabilito che anche la Cms
contribuisce a formare il Taeg del prestito e quindi ha effetto ai fini della
rilevazione dei tassi usurari. Adesso, però, le banche hanno sostituito la Cms
con altre voci variamente ribattezzate: commissione sulla disponibilità,
commissione sul mancato utilizzo, corrispettivo sull'accordato, commissione per
la messa a disposizione, soltanto per citarne alcune. Queste voci, però, non
scattano come la Cms solo in caso di utilizzo di un fido, ma in ogni caso,
anche semplicemente per avere la possibilità di attingere una certa cifra. E'
facile prevedere che il decreto Tremonti non inciderà su queste voci, peraltro
assai peggiorative rispetto alla Cms. Nella risposta a un'interrogazione
parlamentare, nei giorni scorsi il Tesoro ha precisato che «la Banca d'Italia
ha comunicato di aver richiamato più volte l'attenzione del sistema bancario sull'esigenza di procedere alla sostituzione della Cms con forme
trasparenti di remunerazione commisurate all'importo del fido, come avviene in
altri Paesi». Una beffa, insomma. Bankitalia e Tesoro hanno di fatto esortato
le banche a passare da un sistema (ingiusto) nel quale se usi il fido paghi una
commissione a un sistema nel quale paghi il fido a prescindere. A poco
serve l'annuncio, contenuto nella risposta all'interrogazione, che «la Banca
d'Italia ha comunicato di aver avviato approfondimenti» e, «ove ne ricorrano i
presupposti, non mancherà di attivare le iniziative di propria competenza». Di
fatto, le banche si sono già messe al sicuro, spacchettando la commissione di
massimo scoperto in due fette. Per i clienti affidati abbiamo appena visto cosa
accade. Per i clienti non affidati è stata introdotta una commissione
variamente denominata e variamente congegnata che comunque, alla fine dei
salmi, comporta il pagamento di una commissione fino a un massimo di cento euro
a trimestre per un rosso che superi anche di pochi centesimi i cento euro. In
questo caso, il gioco sta nel mettere in conto al cliente delle spese di
verifica e di controllo per capire se un «rosso» di 101 euro o più è
sostenibile per il correntista. Per Alessandro Pedone, responsabile di Aduc per
la tutela del risparmio, «le banche fanno le furbe e il governo deve trovare il
modo di eliminare questi balzelli, altrimenti non cesserà questa vergogna». Un
parere condiviso da Giulio Caselli dell'Adusbef toscano: «Le nuove commissioni
sono peggiorative e colpiscono soprattutto le piccole e medie imprese».
( da "Corriere della Sera"
del 26-06-2009)
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Corriere della Sera
sezione: Primo Piano data: 26/06/2009 - pag: 2 Bonus a chi non licenzia e
investe Ecco il decreto per le imprese Misure per 2 miliardi, tagli e nuovi
prelievi. Pagamenti, Cassa depositi in campo. Il pacchetto Sacconi ROMA Un solo
decreto legge da approvare prima della pausa estiva e che, a regime, vale circa
due miliardi di euro l'anno. Con una lunga serie di sgravi per le imprese
diretti a favorire gli investimenti e l'occupazione, coperti in gran parte da
nuovi tagli alla spesa pubblica, ma anche da «prelievi» che, sottolineano fonti
di governo, «non colpiranno, né si scaricheranno direttamente o indirettamente
sui cittadini». Il piatto forte del provvedimento, che avrà al suo interno
anche alcune norme di «manutenzione » della Finanziaria triennale dell'anno
scorso, sarà «la detassazione degli utili che vengono reinvestiti nell'azienda
» ha spiegato ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, confermando
anche il «bonus per le imprese che non licenziano», e l'accelerazione dei
pagamenti arretrati della pubblica amministrazione alle imprese. «È scandaloso
che lo Stato non rispetti le scadenze» ha detto il presidente del Consiglio,
spiegando che sarà introdotto un meccanismo di certificazione dei crediti delle
imprese, che potranno dunque essere scontati dalla Cassa Depositi e Prestiti.
Il decreto messo a punto dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti conterrà
anche una nuova disciplina per i crediti delle imprese nei confronti del fisco.
Sarà innalzato il limite dei 516 mila euro entro i quali i crediti possono
essere compensati con i debiti fiscali, ma dovrebbe essere eliminato anche
l'automatismo dell'operazione oltre una certa soglia da definire. Nel pacchetto
ci sono diverse misure per favorire l'occupazione, studiate dal ministro del
Welfare, Maurizio Sacconi. A cominciare dalle agevolazioni per le imprese che
assumono lavoratori in cassa integrazione o in mobilità, che potranno
incamerare i sussidi pubblici non utilizzati. Altri interventi sono diretti ai
lavoratori in cassa integrazione: potranno ricevere in un'unica volta tutto
l'assegno per avviare nuove attività in proprio, svolgere lavori occasionali
pagati con un voucher, rientrare in azienda per seguire corsi di formazione.
Dovrebbe esserci anche l'aumento dal 60 all' 80% dell'integrazione del salario
da parte dello Stato, nel caso in cui le aziende in difficoltà facessero
ricorso ai contratti di solidarietà per evitare i licenziamenti. Buone notizie
anche per i possessori delle obbligazioni Alitalia: il rimborso, dall'attuale
30%, potrebbe salire con vari meccanismi fino al 70%. E nel decreto potrebbero
esserci misure anche a favore degli azionisti della vecchia compagnia di
bandiera, oggi commissariata. Nel provvedimento ci sarà anche una norma che
rende nulle, e quindi inapplicabili, le clausole attraverso le quali le banche
ripropongono fittiziamente le commissioni per il massimo
scoperto sui fidi bancari. Un orientamento già maturato dal ministero
dell'Economia, che il governo avrebbe deciso di rendere esplicito nel decreto.
In arrivo anche una nuova stretta sulle regioni che sforano il tetto della
spesa sanitaria. Le norme che portano al commissariamento in caso di mancato
rientro, dovrebbero essere rafforzate. E non si escludono nuovi tagli
per il 2010 al prezzo dei farmaci. «Speriamo di fermarci al 2009» ha detto ieri
Berlusconi all'assemblea della Farmindustria, ribadendo il suo ottimismo sul
superamento della crisi economica. «Siamo in grado di venirne fuori e di
superare le difficoltà», ha detto, mentre il presidente del Senato Renato
Schifani lo invita a proseguire anche nella lotta alla burocrazia. «Non è
facile fare tutto, ci vogliono anche i soldi...» ha detto, aggiungendo pure che
«bisogna essere realisti. C'è una diminuzione del pil ha detto riferendosi alle
stime di Bankitalia e Confindustria, che oggi indicano una flessione del 5% per
il 2009 ed un aumento del deficit. Ne parleremo domani in Consiglio dei
ministri». Tremonti dovrebbe illustrare le grandi linee del nuovo Documento di
Programmazione, che sarà presentato tra due o tre settimane. Con la
manutenzione della manovra triennale già nel decreto, la Finanziaria di
settembre sarà ridotta solo alle tabelle. Il ministro dell'Economia e delle
Finanze, Giulio Tremonti M. Sen.
( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 26-06-2009)
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Venerdì 26 Giugno
2009 LETTERE Pagina 45 PRECISAZIONI Finanziamenti «Confiducia» Gentile
direttore, sul giornale dello scorso giovedì è stato pubblicato un articolo dal
titolo «Credito alle Pmi: Confiducia non funziona», nel quale si riportano
critiche sollevate dalla presidenza del Consorzio Fidimpresa Lombardia allo
strumento attivato da Regione Lombardia e dalle Camere di commercio lombarde.
Premesso che troviamo condivisibile il richiamo alla necessità di un'azione a
sostegno delle piccole e medie imprese nell'accesso al credito per contrastare
gli effetti della crisi finanziaria internazionale e ricordando che le Camere
di commercio si sono mosse in questo senso già nell'ottobre 2008, riteniamo di
poter contraddire l'affermazione che «Confiducia non funziona». Ad oggi sono
stati approvati da Federfidi Lombarda n. 23 finanziamenti, per un totale di
2.435.000,00 euro; altre domande sono in fase di istruttoria. Le pratiche
completate sono state presentate da Confapi Lombardia (12 domande), Ar.co Fidi Sondrio (8), Confidi Lombardia (2) e Fidimpresa Lombardia
(una domanda). Sono operativi su Confiducia 16 Confidi lombardi e, per quanto
riguarda le banche, 11 banche di credito cooperativo, oltre la Federazione
Lombarda, la Banca Popolare di Sondrio, Unicredit Banca, Banca Popolare di
Milano, Banca di Legnano, Gruppo Ubi Banca e le 6 banche del gruppo
Banca Popolare (Credito Bergamasco, Banca Popolare di Lodi, Banca Popolare di
Verona, Banca Popolare di Novara, Banca Popolare di Crema, Banca Popolare di
Cremona). Quindi lo strumento è operativo e la sua diffusione dipende in gran
parte dall'iniziativa che i Confidi e le banche mettono in campo localmente per
far conoscere ed utilizzare questa opportunità. I tempi di avvio avrebbero
potuto essere più rapidi e l'utilizzo più ampio, ma l'importante è che si
tratta di uno strumento concreto, su cui i Confidi possono contare per ampliare
la loro azione a favore delle imprese aderenti. E lo strumento potrà essere
migliorato in funzione delle critiche che si evidenzieranno: su questo aspetto
la nostra disponibilità ad un attento monitoraggio è stata chiara fin
dall'inizio, proprio per verificare che il beneficio di questa operazione
ricada sulle imprese. Al sistema bancario e al sistema
dei Confidi abbiamo chiesto, e chiediamo, di essere al fianco delle istituzioni
pubbliche nell'azione rivolta ad aiutare le imprese ad uscire dalla crisi.
Alcuni correttivi sono già stati introdotti per migliorare il rischio nei
confronti del sistema bancario, e ulteriori verifiche
tecniche sullo strumento saranno effettuate a settembre con riferimento ai
primi cinque mesi di operatività. Sollecito il sistema dei Confidi, il mondo
associativo e le banche a mettere in campo tutte le loro energie per sfruttare
ogni spazio a favore delle imprese e per migliorare il funzionamento di
un'operazione complessa, che richiede la responsabile cooperazione di numerosi
soggetti. Da questo punto di vista il territorio bresciano sta rispondendo
positivamente, visto che ben 14 delle 23 domande provengono da Consorzi con
sede in provincia di Brescia. Gisella Introzzi
( da "Corriere della Sera"
del 26-06-2009)
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Corriere della Sera
sezione: Sport data: 26/06/2009 - pag: 11 Colpo di scena Italpetroli: «Non ci
sono le condizioni» Fioranelli, è rottura La Roma nel caos Club all'asta se
UniCredit non trova un'alternativa E adesso, povera Roma? Mentre si avvicinano
a rotta di collo le scadenze sportive - il 2 luglio prossimo la squadra partirà
per il ritiro precampionato di Riscone di Brunico e il 30 luglio giocherà la
prima partita che conta nei preliminari dell'Europa League - non c'è traccia di
soluzione per i problemi societari. Ieri sera, in una giornata passata sulle
montagne russe, proprio come continua a fare il titolo in Borsa, in una
situazione ormai fuori controllo, un comunicato ufficiale di Italpetroli ha apparentemente
messo una pietra tombale sulle ambizioni di Vinicio Fioranelli e della sua
cordata, precisando che «ad oggi, nonostante gli sforzi profusi, non si sono
realizzate le condizioni per proseguire nella valutazione di un'eventuale
operazione». Le ormai famose garanzie bancarie non sono dunque arrivate. O sono
arrivate solo in parte, particolare che spiegherebbe come mai, fino a ieri
sera, l'offerta di Fioranelli e soci era ancora tenuta in vita. Eppure nel
pomeriggio si erano sparse voci sulla presenza dell'agente Figa a Milano, per
una serie di colloqui con i dirigenti di Mediobanca. Viaggio, per altro, non
confermato dai vertici della «merchant bank». «Noi siamo ancora interessati
all'acquisto della A.S. Roma, i soldi ci sono, così come le dovute garanzie.
Anche la famiglia Sensi è d'accordo». Queste erano state le dichiarazioni,
riportate dall'agenzia Radiocor nel tardo pomeriggio. Ma poi è arrivato il
comunicato di Italpetroli, di tenore opposto, sicuramente in risposta
all'ottimismo mostrato dal gruppo italo-svizzero facente capo a Fioranelli. Uno
dei legali del Fio Group, l'avvocato Enrico De Santis, peraltro quasi
sfiduciato da uno dei figli di Fioranelli, che ha parlato solo dello studio
Irti come referente, considera la partita ancora aperta. E Vinicio Fioranelli
stesso, tra dichiarazioni ufficiali e ufficiose, non molla la presa. Ma gli
istituti di credito non sono più di quell'idea, se mai lo sono stati. UniCredit
non è convinta e Mediobanca tace. Non c'è mai stato da parte sua il via libera,
condizionato alla verifica di tutte le garanzie bancarie, ai 201 milioni di
euro per il 67% della famiglia Sensi, che venerdì scorso sarebbero
effettivamente transitati nei canali bancari monitorati, e ai 100 milioni
necessari per l'Opa sul restante 33%. La Roma andrà all'asta? Oppure, come dice
qualcuno, UniCredit ha tenuto in caldo una pista alternativa, che potrebbe
uscire allo scoperto nelle prossime ore? La prossima stagione, dopo il flop
dell'ultimo campionato e la mancata qualificazione alla Champions League, che
ha provocato perdite per 35 milioni, da ripianare con cessioni di giocatori e/o
taglio del monte ingaggi, doveva essere quella della rinascita. La situazione
di totale incertezza sul futuro, per non dire di caos, sta mandando in
confusione anche i giocatori. Nessuno è più incedibile, mentre i direttori
sportivi di grandi club europeo volteggiano sulle prede. E
i procuratori sportivi ascoltano le proposte sempre più interessati. Povera
Roma... Garanzie «Le abbiamo presentate», aveva detto Fioranelli ieri
pomeriggio. Ma UniCredit non si è fidata Presidente Rosella Sensi è a capo del
club giallorosso Luca Valdiserri
( da "Corriere del Mezzogiorno"
del 26-06-2009)
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Corriere del
Mezzogiorno sezione: Primo Piano data: 26/06/2009 - pag: 2 Bonus a chi non
licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese Misure per 2 miliardi, tagli
e nuovi prelievi. Pagamenti, Cassa depositi in campo. Il pacchetto Sacconi ROMA
Un solo decreto legge da approvare prima della pausa estiva e che, a regime,
vale circa due miliardi di euro l'anno. Con una lunga serie di sgravi per le
imprese diretti a favorire gli investimenti e l'occupazione, coperti in gran
parte da nuovi tagli alla spesa pubblica, ma anche da «prelievi» che,
sottolineano fonti di governo, «non colpiranno, né si scaricheranno
direttamente o indirettamente sui cittadini». Il piatto forte del
provvedimento, che avrà al suo interno anche alcune norme di «manutenzione »
della Finanziaria triennale dell'anno scorso, sarà «la detassazione degli utili
che vengono reinvestiti nell'azienda » ha spiegato ieri il presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi, confermando anche il «bonus per le imprese che
non licenziano», e l'accelerazione dei pagamenti arretrati della pubblica
amministrazione alle imprese. «È scandaloso che lo Stato non rispetti le
scadenze» ha detto il presidente del Consiglio, spiegando che sarà introdotto
un meccanismo di certificazione dei crediti delle imprese, che potranno dunque
essere scontati dalla Cassa Depositi e Prestiti. Il decreto messo a punto dal
ministro dell'Economia, Giulio Tremonti conterrà anche una nuova disciplina per
i crediti delle imprese nei confronti del fisco. Sarà innalzato il limite dei
516 mila euro entro i quali i crediti possono essere compensati con i debiti
fiscali, ma dovrebbe essere eliminato anche l'automatismo dell'operazione oltre
una certa soglia da definire. Nel pacchetto ci sono diverse misure per favorire
l'occupazione, studiate dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. A
cominciare dalle agevolazioni per le imprese che assumono lavoratori in cassa
integrazione o in mobilità, che potranno incamerare i sussidi pubblici non
utilizzati. Altri interventi sono diretti ai lavoratori in cassa integrazione:
potranno ricevere in un'unica volta tutto l'assegno per avviare nuove attività
in proprio, svolgere lavori occasionali pagati con un voucher, rientrare in
azienda per seguire corsi di formazione. Dovrebbe esserci anche l'aumento dal 60
all' 80% dell'integrazione del salario da parte dello Stato, nel caso in cui le
aziende in difficoltà facessero ricorso ai contratti di solidarietà per evitare
i licenziamenti. Buone notizie anche per i possessori delle obbligazioni
Alitalia: il rimborso, dall'attuale 30%, potrebbe salire con vari meccanismi
fino al 70%. E nel decreto potrebbero esserci misure anche a favore degli
azionisti della vecchia compagnia di bandiera, oggi commissariata. Nel
provvedimento ci sarà anche una norma che rende nulle, e quindi inapplicabili,
le clausole attraverso le quali le banche ripropongono fittiziamente
le commissioni per il massimo scoperto sui fidi bancari. Un orientamento già
maturato dal ministero dell'Economia, che il governo avrebbe deciso di rendere
esplicito nel decreto. In arrivo anche una nuova stretta sulle regioni che
sforano il tetto della spesa sanitaria. Le norme che portano al
commissariamento in caso di mancato rientro, dovrebbero essere rafforzate.
E non si escludono nuovi tagli per il 2010 al prezzo dei farmaci. «Speriamo di
fermarci al 2009» ha detto ieri Berlusconi all'assemblea della Farmindustria,
ribadendo il suo ottimismo sul superamento della crisi economica. «Siamo in
grado di venirne fuori e di superare le difficoltà», ha detto, mentre il presidente
del Senato Renato Schifani lo invita a proseguire anche nella lotta alla
burocrazia. «Non è facile fare tutto, ci vogliono anche i soldi...» ha detto,
aggiungendo pure che «bisogna essere realisti. C'è una diminuzione del pil ha
detto riferendosi alle stime di Bankitalia e Confindustria, che oggi indicano
una flessione del 5% per il 2009 ed un aumento del deficit. Ne parleremo domani
in Consiglio dei ministri». Tremonti dovrebbe illustrare le grandi linee del
nuovo Documento di Programmazione, che sarà presentato tra due o tre settimane.
Con la manutenzione della manovra triennale già nel decreto, la Finanziaria di
settembre sarà ridotta solo alle tabelle. Il ministro dell'Economia e delle
Finanze, Giulio Tremonti M. Sen.
( da "Corriere del Veneto"
del 26-06-2009)
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Corriere del Veneto
sezione: Primo Piano data: 26/06/2009 - pag: 2 Bonus a chi non licenzia e
investe Ecco il decreto per le imprese Misure per 2 miliardi, tagli e nuovi
prelievi. Pagamenti, Cassa depositi in campo. Il pacchetto Sacconi ROMA Un solo
decreto legge da approvare prima della pausa estiva e che, a regime, vale circa
due miliardi di euro l'anno. Con una lunga serie di sgravi per le imprese
diretti a favorire gli investimenti e l'occupazione, coperti in gran parte da
nuovi tagli alla spesa pubblica, ma anche da «prelievi» che, sottolineano fonti
di governo, «non colpiranno, né si scaricheranno direttamente o indirettamente
sui cittadini». Il piatto forte del provvedimento, che avrà al suo interno
anche alcune norme di «manutenzione » della Finanziaria triennale dell'anno
scorso, sarà «la detassazione degli utili che vengono reinvestiti nell'azienda
» ha spiegato ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, confermando
anche il «bonus per le imprese che non licenziano», e l'accelerazione dei
pagamenti arretrati della pubblica amministrazione alle imprese. «È scandaloso
che lo Stato non rispetti le scadenze» ha detto il presidente del Consiglio,
spiegando che sarà introdotto un meccanismo di certificazione dei crediti delle
imprese, che potranno dunque essere scontati dalla Cassa Depositi e Prestiti.
Il decreto messo a punto dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti conterrà
anche una nuova disciplina per i crediti delle imprese nei confronti del fisco.
Sarà innalzato il limite dei 516 mila euro entro i quali i crediti possono
essere compensati con i debiti fiscali, ma dovrebbe essere eliminato anche
l'automatismo dell'operazione oltre una certa soglia da definire. Nel pacchetto
ci sono diverse misure per favorire l'occupazione, studiate dal ministro del
Welfare, Maurizio Sacconi. A cominciare dalle agevolazioni per le imprese che
assumono lavoratori in cassa integrazione o in mobilità, che potranno
incamerare i sussidi pubblici non utilizzati. Altri interventi sono diretti ai
lavoratori in cassa integrazione: potranno ricevere in un'unica volta tutto
l'assegno per avviare nuove attività in proprio, svolgere lavori occasionali
pagati con un voucher, rientrare in azienda per seguire corsi di formazione.
Dovrebbe esserci anche l'aumento dal 60 all' 80% dell'integrazione del salario
da parte dello Stato, nel caso in cui le aziende in difficoltà facessero
ricorso ai contratti di solidarietà per evitare i licenziamenti. Buone notizie
anche per i possessori delle obbligazioni Alitalia: il rimborso, dall'attuale
30%, potrebbe salire con vari meccanismi fino al 70%. E nel decreto potrebbero
esserci misure anche a favore degli azionisti della vecchia compagnia di
bandiera, oggi commissariata. Nel provvedimento ci sarà anche una norma che
rende nulle, e quindi inapplicabili, le clausole attraverso le quali le banche
ripropongono fittiziamente le commissioni per il massimo
scoperto sui fidi bancari. Un orientamento già maturato dal ministero
dell'Economia, che il governo avrebbe deciso di rendere esplicito nel decreto.
In arrivo anche una nuova stretta sulle regioni che sforano il tetto della
spesa sanitaria. Le norme che portano al commissariamento in caso di mancato
rientro, dovrebbero essere rafforzate. E non si escludono nuovi tagli
per il 2010 al prezzo dei farmaci. «Speriamo di fermarci al 2009» ha detto ieri
Berlusconi all'assemblea della Farmindustria, ribadendo il suo ottimismo sul
superamento della crisi economica. «Siamo in grado di venirne fuori e di
superare le difficoltà», ha detto, mentre il presidente del Senato Renato
Schifani lo invita a proseguire anche nella lotta alla burocrazia. «Non è
facile fare tutto, ci vogliono anche i soldi...» ha detto, aggiungendo pure che
«bisogna essere realisti. C'è una diminuzione del pil ha detto riferendosi alle
stime di Bankitalia e Confindustria, che oggi indicano una flessione del 5% per
il 2009 ed un aumento del deficit. Ne parleremo domani in Consiglio dei
ministri». Tremonti dovrebbe illustrare le grandi linee del nuovo Documento di
Programmazione, che sarà presentato tra due o tre settimane. Con la manutenzione
della manovra triennale già nel decreto, la Finanziaria di settembre sarà
ridotta solo alle tabelle. Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio
Tremonti M. Sen.
( da "Asca" del
26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ARTIGIANCASSA (BNL):
SILVANO BERNA NUOVO PRESIDENTE (ASCA) - Roma, 26 giu - Silvano Berna e' il
nuovo presidente di Artigiancassa, la Banca del Gruppo BNL dedicata al mondo
dell'artigianato, partecipata per circa il 26% da Confartigianato, CNA, Casartigiani e Fedart Fidi. Berna e' nato a Torino 59 anni
fa. Laureato in Scienze Politiche, e' da 29 anni alla guida della
Confartigianato Piemonte e ha ricoperto numerosi incarichi a livello sia
nazionale sia regionale. Lino Pompili, vice presidente di CNA, rimane nel board
come vice presidente. Gianluigi Serafini entra in Consiglio in
sostituzione del dimissionario Giorgio Merletti. Il Consiglio di
Amministrazione di Artigiancassa e' quindi cosi' composto: presidente Silvano
Berna (Confartigianato); vice presidente vicario Mario Girotti (BNL); vice
presidente Lino Pompili (CNA); consiglieri Luigi Abete, Stefano Calderano,
Massimo Panzali (segretario) e Rodolfo Rinaldi (BNL); Gianluigi Serafini (CNA)
e Nicola Molfese (Casartigiani). Giovanni Di Leva e' confermato direttore
generale. Silvano Berna, dopo avere ringraziato Lino Pompili per il validissimo
contributo professionale e personale profuso nel triennio di presidenza, ha
confermato il massimo impegno suo e del consiglio nello sviluppo delle due
linee di business di Artigiancassa: da un lato la tradizionale attivita' di
gestione di fondi pubblici agevolativi, che la banca svolge dal 1952 e
rappresenta uno dei principali strumenti di sostegno e sviluppo degli
investimenti delle imprese artigiane e delle PMI italiane; dall'altro le
attivita' individuate dal piano di rilancio, partito a gennaio del 2009, che
prevede il coinvolgimento diretto delle associazioni artigiane e dei loro
confidi sul territorio. Negli Artigiancassa Point, aperti presso le sedi
associative convenzionate (ad oggi ce ne sono oltre 200 gia' attivi in tutta
Italia), gli artigiani possono richiedere sia le agevolazioni creditizie sia
l'apertura di conti correnti a distanza con firma digitale e casella di posta
elettronica certificata, finanziamenti a breve, medio e lungo termine, carte di
credito, leasing, noleggio a lungo termine, POS e altri prodotti e servizi
bancari e finanziari. Una innovativa piattaforma tecnologica collega
direttamente gli operatori degli Artigiancassa Point a BNL, permettendo loro di
inoltrare le richieste in modo semplice, con pochissimi adempimenti
burocratici, e di ottenere risposte in tempi molto contenuti. red/did/ss
( da "EUROPA ON-LINE"
del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Articolo Sei in
Interni 27 giugno 2009 Tremonti, banche e miti Da un po' di tempo il ministro
Tremonti ha trovato nelle banche l'oggetto preferito dei suoi attacchi. Sa di
trovare facili applausi (e probabilmente anche voti) scaricando sugli istituti
di credito la responsabilità delle crescenti difficoltà che incontrano migliaia
di imprese medio-piccole. Molte delle quali sentono crescere i pericoli di una
riduzione dell'attività che le potrà costringere ad una chiusura e sono,
quindi, felici di scaricare su altri le colpe. I problemi, invece, sono spesso
frutto, oltre che di un calo della domanda come non si vedeva dalla crisi del
1929, di una politica aziendale miope, di ripetizione dei comportamenti del
passato e di mancanza di innovazione. Innovazione che sarebbe stata necessaria
non solo e non tanto in campo tecnologico, quanto nella ricerca di nuovi
mercati e di dimensioni adeguate ad un'economia sempre più globale. Non si deve
dimenticare che da diversi anni quei numeri di cui Tremonti diffida davano
l'economia italiana semistagnante o molto lenta nei confronti degli altri paesi
europei. In realtà noi disponiamo di un gruppo molto limitato di grandi società
multinazionali, di alcune migliaia (tra le 4 e le 5mila a seconda dei parametri
usati) di imprese medie, quelle del quarto capitalismo, e di uno stragrande
stuolo di piccole aziende. In ciascuno di questi gruppi vi sono imprese
dinamiche ed innovative ed altre i cui comportamenti vuoi per l'età dei
titolari, vuoi per oggettiva incapacità degli stessi non riescono ad adeguarsi
a un mondo che è in continuo mutamento. Se i già rammentati numeri non positivi
della nostra economia venissero analizzati a fondo, emergerebbe che la sostanziale
stagnazione italiana è il prodotto di una crescita spesso notevole di una parte
non trascurabile dell'apparato produttivo e del regresso continuo di un'altra
parte. Di fronte ad una situazione di questo genere è del tutto naturale che le
banche tengano i rubinetti aperti per le aziende dinamiche e possibilmente
solide e siano molto restie nel concedere credito a quelle che lo chiedono solo
per coprire le perdite e continuare a tirare avanti nella speranza che in
futuro torni la normalità. Né va trascurato che gli istituti di credito operano
con mezzi forniti loro dalla massa dei depositanti ed hanno il dovere della
prudenza. In fondo uno dei fattori che hanno scatenato la crisi attuale è stato
proprio l'abbandono di criteri prudenziali nell'assunzione dei rischi da parte
di molti operatori soprattutto anglosassoni e la scarsa attenzione da parte
delle autorità regolatrici. Il rapporto tra mezzi propri e impegni, che sembra
essere la chiave di volta delle politiche per il risanamento del settore finanziario,
è certamente un fattore di grande rilievo, ma non elimina il problema delle
valutazioni del rischio. I Tremonti bonds, per giunta, pongono a carico delle
banche oneri molto pesanti, pesantissimi se non rimborsati in un triennio. Di
fatto incentivano gli istituti di credito che ne vogliano usufruire ad essere
molto cauti nei prestiti e a praticare alti interessi. La questione della
valutazione dei rischi in Italia è resa più difficile proprio da uno degli
elementi positivi da tutti molto apprezzato: la capacità del nostro sistema bancario di trasformarsi radicalmente attraverso un processo
di fusioni che ha portato alla scomparsa di molte banche locali ed alla nascita
di soggetti in grado di competere a livello internazionale. La contropartita di questo dinamismo è stato il maggior peso
attribuito ai dati oggettivi rispetto ai rapporti personali nelle concessioni
dei fidi. Di sicuro ancora oggi la conoscenza delle qualità personali e della
tradizione ha un peso nelle decisioni degli istituti di credito non locali, ma
certo in misura minore del passato. I dati di bilancio contano più delle
singole personalità. Per questo è semplicemente ridicolo pensare, come
ha fatto Tremonti, che comitati presso le prefetture possano valutare il merito
di credito di un'impresa. Chi scrive non ha molta familiarità con la vita
politica, in particolare con quella di oggi, ma come chiunque legga i giornali
sa che nella non probabile eventualità di una crisi politica c'è chi pensa a
Mario Draghi come possibile leader di un governo tecnico. Anche Tremonti sembra
aspirare alla successione a Berlusconi. Poiché Draghi, per la carica che copre,
ha delle notevoli (e ben esercitate) responsabilità nel mondo bancario, forse non è da escludere che questo rafforzi la
demagogia di Tremonti verso le banche. Franco A. Grassini
( da "Finanza e Mercati"
del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Sangalli: «È l'ora
di aprire una nuova fase» da Finanza&Mercati del 25-06-2009 Un'ulteriore
spinta per preparare il Paese a quando sarà passata «una crisi di sistema,
violenta e con effetti profondi» dovuta ai tanti e contemporanei fallimenti
della finanza, del mercato e della globalizzazione . Ecco cosa è necessario
secondo il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli che ha presentato la sua
relazione all'assemblea annuale della confederazione. La crisi Secondo Sangalli
la crisi segna la conclusione di una fase storica e, soprattutto, richiede
un'altra fase in cui si apra «la necessità di ricostruire crescita e sviluppo
sotto il segno di una maggiore attenzione alle ragioni del lavoro e
dell'economia reale; di costruire istituzioni e regole coerenti con la nuova
geografia della crescita e dello sviluppo nell'economia globalizzata e con le
sfide che da essa discendono». Allo stesso tempo, il presidente di
Confcommercio ritiene più che mai «attuale la necessità di un rapporto tra
banche ed imprese, soprattutto tra banche e piccole e medie imprese, che assuma
le caratteristiche di una vera e propria partnership e che valorizzi, in
particolare, il ruolo dei consorzi fidi». Insomma, «meno
Basilea 2 e più attenzione a quella relazione di prossimità tra banca ed impresa,
che ha così profondamente e positivamente agito nella storia dei processi di
sviluppo territoriale del nostro Paese». Segnali di ripresa Per Sangalli «il
realismo è doveroso e il realismo dice che, con ogni probabilità, i
tempi della fuoriuscita dalla crisi non si discosteranno, nel nostro Paese, da
quanto stimato, a livello mondiale, dal Fondo monetario internazionale.
Conforta, intanto, il fatto che alcuni indicatori inizino ad evidenziare almeno
una decelerazione della crisi. Ed è condivisibile anche l'analisi che segnala
come il nostro Paese abbia, rispetto allo choc abbattutosi sui mercati
finanziari ed alla conseguente crisi di domanda, qualche buon punto di tenuta:
la maggiore solidità di un sistema bancario
tradizionalmente più prudente, il risparmio delle famiglie, la flessibilità
adattativa e la dinamicità delle piccole e medie imprese, il sistema di
sicurezza sociale opportunamente potenziato, a contrasto della crisi,
attraverso una maggiore inclusività degli ammortizzatori sociali. Ma pesano
ritardi strutturali di lungo periodo e problemi strutturali della finanza
pubblica». Il governo Sangalli approva «l'azione di risposta alla crisi
concentrata sui fondamentali, come la stabilizzazione della finanza pubblica,
il bonus fiscale, il potenziamento degli ammortizzatori sociali, il
rafforzamento patrimoniale del sistema bancario, il
potenziamento del Fondo centrale di garanzia, le nuove missioni di Cassa
depositi e prestiti e di Sace, l'Iva per cassa e la maggiore tempestività dei
rimborsi fiscali. Ancora, l'impulso all'accelerazione della spesa
infrastrutturale ed all'edilizia». Le banche «Non chiediamo certamente di
rinunciare alla loro fondamentale missione di selezione del merito di credito -
spiega il presidente - chiediamo, però, che essa venga davvero esercitata con
quella lungimiranza richiamata dal governatore Draghi nelle Considerazioni
finali di quest'anno. Occorrono partnership tra banche ed imprese per
contrastare fenomeni di credito a due velocità: più veloce nei confronti di
grandi gruppi ed assai meno celere per le piccole e medie imprese. Per
scongiurare rischi di asfissia finanziaria, per evitare, ora, che l'abolita
commissione di massimo scoperto risorga, sotto altre spoglie, dalle sue
ceneri». Interventi urgenti e riforme Secondo Sangalli è necessario adottare
«compatibili misure di riduzione del prelievo fiscale sui redditi da lavoro per
sostenere la domanda interna ed i consumi delle famiglie, e per contrastare
così la spirale pericolosa tra crisi dei consumi e crescita della disoccupazione.
Con una prospettiva più ampia - osserva - la nostra sollecitazione è
soprattutto quella di perseverare nel cantiere delle grandi riforme
strutturali, perseverare nell'azione di valorizzazione del merito e della
responsabilità, a partire dalla scuola e dall'università, perseverare nelle
liberalizzazioni ancora necessarie, con particolare riguardo ai servizi
pubblici locali ed ai mercati dell'energia. Perseverare nel processo di
innalzamento dell'efficienza della giustizia e nella costruzione di un'Italia
civile ed accogliente, perché capace di tutelare con rigore sicurezza e
legalità, e di farlo anche con il determinato contrasto della clandestinità,
così come di ogni forma di contraffazione e di abusivismo». Fisco più giusto
«Una fiscalità più giusta - osserva Sangalli - è un obiettivo che non deve
essere accantonato: sarà soprattutto la capacità degli studi di settore,
revisionati in considerazione dell'impatto della crisi, di meglio garantire il
diritto di ciascun contribuente alla tassazione sulla base del reddito
effettivo e non potenziale e stimato, a dare il segno della volontà di
continuare a lavorare per un simile patto fiscale». Occupazione Confcommercio
sollecita il varo di misure come il premio di occupazione «per le imprese che
assumano lavoratori in cassa integrazione o che rinuncino ai licenziamenti o
alla cassa integrazione, e gli incentivi all'autoimpiego, ossia la
capitalizzazione dei sussidi per lavoratori che usufruiscono di ammortizzatori
sociali e decidano di avviare un'attività autonoma». Commercio e rilancio Nel
settore «la crisi congiunturale si somma ad anni di stagnazione dei consumi, di
forte pressione concorrenziale, di carenza di politiche attive ed ora anche al
dumping delle vendite dirette dei produttori agricoli: la risposta - spiega
Sangalli - non è nell'arretramento delle ragioni della concorrenza, ma
nell'avanzamento di una politica per il commercio italiano, che declini il
riconoscimento del valore del pluralismo distributivo attraverso impegni
concreti per il rafforzamento della produttività del settore. Se ne
gioverebbero le imprese e chi vi lavora. L'Italia - conclude - è patria per
eccellenza delle micro, piccole e medie imprese».
( da "Corriere.it"
del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
la crisi Bonus a chi
non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese Misure per 2 miliardi,
tagli e nuovi prelievi. Pagamenti, Cassa depositi in campo. Il pacchetto
Sacconi ROMA Un solo decreto legge da approvare prima della pausa estiva e che,
a regime, vale circa due miliardi di euro l'anno. Con una lunga serie di sgravi
per le imprese diretti a favorire gli investimenti e l'occupazione, coperti in
gran parte da nuovi tagli alla spesa pubblica, ma anche da «prelievi» che,
sottolineano fonti di governo, «non colpiranno, né si scaricheranno
direttamente o indirettamente sui cittadini». Il piatto forte del provvedimento,
che avrà al suo interno anche alcune norme di «manutenzione» della Finanziaria
triennale dell'anno scorso, sarà «la detassazione degli utili che vengono
reinvestiti nell'azienda» ha spiegato ieri il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, confermando anche il «bonus per le imprese che non licenziano», e
l'accelerazione dei pagamenti arretrati della pubblica amministrazione alle
imprese. «È scandaloso che lo Stato non rispetti le scadenze» ha detto il
presidente del Consiglio, spiegando che sarà introdotto un meccanismo di
certificazione dei crediti delle imprese, che potranno dunque essere scontati
dalla Cassa Depositi e Prestiti. Il decreto messo a punto dal ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti conterrà anche una nuova disciplina per i crediti
delle imprese nei confronti del fisco. Sarà innalzato il limite dei 516 mila
euro entro i quali i crediti possono essere compensati con i debiti fiscali, ma
dovrebbe essere eliminato anche l'automatismo dell'operazione oltre una certa
soglia da definire. Nel pacchetto ci sono diverse misure per favorire
l'occupazione, studiate dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. A
cominciare dalle agevolazioni per le imprese che assumono lavoratori in cassa
integrazione o in mobilità, che potranno incamerare i sussidi pubblici non
utilizzati. Altri interventi sono diretti ai lavoratori in cassa integrazione:
potranno ricevere in un'unica volta tutto l'assegno per avviare nuove attività
in proprio, svolgere lavori occasionali pagati con un voucher, rientrare in azienda
per seguire corsi di formazione. Dovrebbe esserci anche l'aumento dal 60
all'80% dell'integrazione del salario da parte dello Stato, nel caso in cui le
aziende in difficoltà facessero ricorso ai contratti di solidarietà per evitare
i licenziamenti. Buone notizie anche per i possessori delle obbligazioni
Alitalia: il rimborso, dall'attuale 30%, potrebbe salire con vari meccanismi
fino al 70%. E nel decreto potrebbero esserci misure anche a favore degli
azionisti della vecchia compagnia di bandiera, oggi commissariata. Nel
provvedimento ci sarà anche una norma che rende nulle, e quindi inapplicabili,
le clausole attraverso le quali le banche ripropongono fittiziamente
le commissioni per il massimo scoperto sui fidi bancari. Un orientamento già
maturato dal ministero dell'Economia, che il governo avrebbe deciso di rendere
esplicito nel decreto. In arrivo anche una nuova stretta sulle regioni che
sforano il tetto della spesa sanitaria. Le norme che portano al
commissariamento in caso di mancato rientro, dovrebbero essere rafforzate.
E non si escludono nuovi tagli per il 2010 al prezzo dei farmaci. «Speriamo di
fermarci al 2009» ha detto ieri Berlusconi all'assemblea della Farmindustria,
ribadendo il suo ottimismo sul superamento della crisi economica. «Siamo in
grado di venirne fuori e di superare le difficoltà», ha detto, mentre il
presidente del Senato Renato Schifani lo invita a proseguire anche nella lotta
alla burocrazia. «Non è facile fare tutto, ci vogliono anche i soldi...» ha
detto, aggiungendo pure che «bisogna essere realisti. C'è una diminuzione del
pil ha detto riferendosi alle stime di Bankitalia e Confindustria, che oggi
indicano una flessione del 5% per il 2009 ed un aumento del deficit. Ne
parleremo domani in Consiglio dei ministri». Tremonti dovrebbe illustrare le
grandi linee del nuovo Documento di Programmazione, che sarà presentato tra due
o tre settimane. Con la manutenzione della manovra triennale già nel decreto,
la Finanziaria di settembre sarà ridotta solo alle tabelle. . M. Sen stampa |
( da "Gazzetta di Mantova, La"
del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Le aziende
all'attacco delle banche: sui fidi un nuovo balzello E l'associazione piccole
imprese invita gli iscritti: non accettate condizioni imposte in modo
unilaterale Sulla commissione di massimo scoperto è braccio di ferro tra banche
e imprese. Il decreto anticrisi (legge 2/09) ha abolito in parte l'applicazione
della provvigione chiesta dalla banca al correntista che va in rosso sul conto
corrente (e che in genere veniva calcolata a partire dal saldo più basso
raggiunto nel trimestre, anche per un solo giorno). Ora la banca non può più
chiederla né a chi non ha un fido bancario, né al
correntista che pure con un contratto di affidamento è andato in rosso per meno
di trenta giorni. Ma - è la denuncia degli imprenditori - al posto della
commissione di massimo scoperto, le banche hanno introdotto nuove provvigioni
che chiedono a chi ha un fido una commissione per la semplice messa a
disposizione di soldi da parte della banca. Scrive ad esempio il centro
studi di Confindustria Mantova: «Alcuni imprenditori si sono visti proporre
l'inserimento di nuove commissioni bancarie. Tra queste spiccano la commissione
di messa a disposizione delle somme e quella sugli affidamenti concessi e non
utilizzati». Un balzello in più per le imprese, denuncia via Portazzolo, e in
un momento non facile. E ieri si è aggiunta anche Apindustria Mantova
(associazione di piccole imprese) che ha invitato i propri associati a fare
valere i propri diritti respingendo qualsiasi modifica alle condizioni del
contro corrente imposte in modo unilaterale dalla banca. La legge 2/09,
spiegano le categorie, ha anche abolito le clausole che prevedono provvigioni
indipendenti dal fatto che il correntista utilizzi soldi a debito, a meno che
non li preveda un patto scritto tra banca e cliente. Possibilità che sembra
essere stata sfruttata dalle banche che hanno inviato lettere informative ai
correntisti in cui annunciano l'introduzione di una commissione sull'affidato.
«Alcuni giuristi dicono che le aziende hanno 60 giorni di tempo per accettare
le nuove proposte - dice in una nota il presidente di Apindustria, Stefano
Speziali - ci chiediamo tuttavia qual'è quella azienda che ha la forza e il
potere contrattuale per opporsi a questo diktat». Proprio ieri sulla questione
è arrivata l'ultima novità: Palazzo Chigi non ha abolito - come sembrava da
alcune anticipazioni - la commissione di massimo scoperto e altri provvigioni
sulla tenuta del fido, ma ha stabilito un tetto massimo per il calcolo del loro
importo (lo 0,5% sulle somme a disposizione). La protesta delle imprese sembra
destinata a proseguire. Francesco Abiuso
( da "Tribuna di Treviso, La"
del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Casartigiani
denuncia la stretta delle banche nel primo semestre: «Sei mesi di passione per
il settore» Artigiani, rifiutato il 25% dei prestiti La richiesta di fidi è
aumentata del 63% arrivando a 13,5 milioni di euro Il 92% delle pratiche è
legato alla grave carenza di liquidità Una pratica su quattro spedita dagli
artigiani alle banche torna al mittente con esito negativo. In sei mesi gli
associati di Casartigiani hanno chiesto 13,5 milioni di prestiti, il 63% in più
rispetto allo scorso anno. Gliene sono stati concessi soltanto
( da "Italia Oggi" del
27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ItaliaOggi sezione:
Agricoltura Oggi data: 27/06/2009 - pag: 17 autore: di Luigi Chiarello Il
presidente di Banca Nuova Terra legge tra le pieghe della crisi. E lavora a una
partnership con Agea Più credito alla famiglia agricola Riccardi: mutui
pazienti. La garanzia è nel cespite e in chi opera Nelle sue considerazioni
finali, il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, ha parlato di tutto, tranne
che di agricoltura. E questo a Riccardo Riccardi, presidente di Banca Nuova
Terra non è andato giù. Lui, banchiere di lungo corso, che ha dedicato un bel
pezzo di carriera al credito agricolo. Lui, che dai tempi in cui lavorava in
Barklays bank (era il 1980), poggia le sue carte su un Tavolo dei partners
dell'800. «Uguale dignità, da un lato e dall'altro», spiega. «Me lo sono
trascinato dietro in ogni studio in cui ho lavorato». E sono tanti. ItaliaOggi
lo ha sentito per annusare il sentiment del credito agricolo. Per capire come
Bnt, banca di riferimento del settore, interpreti la crisi. Quali siano le sue
ricette per uscire da un trend che vede chiudere il 2008 al ralenty: meno
investimenti, credito in crescita lenta (+3,9%), più indebitamento e
sofferenze.Domanda. Nel capitale sociale Bnt ci sono associazioni
agricole?Risposta. Si, Confagri e Cia. La loro presenza è simbolica, ma
strategica, perché la banca vuol coprire un buco a seguito della scomparsa
degli istituti speciali e l'arrivo della banca universale. Ovviamente, siamo
pronti a offrire la presenza anche a Coldiretti. D. Come agite?R. Banca Nuova
Terra non è consortile, ma complementare al sistema retail. In quattro anni di
attività abbiamo lanciato un prodotto importante: lo smobilizzo dei diritti
comunitari, con un particolare know-how che consente l'abbattimento delle
barriere di accesso al credito.D. Cioè?R. La media del valore dei diritti Pac è
di circa 12.000 euro. Tolte le grandi imprese agricole si scende anche a
otto-diecimila euro. Grazie al nostro know-how smobilizziamo crediti fino a 10
mila euro in 24 ore. Con questo sistema, in quattro anni, Bnt ha acquisito 35
mila clienti, soprattutto a Sud. Inoltre, Bnt opera nel settore mutui arrivando
anche a finanziare a 30 anni.D. Mutui di lunga durata?R. Si. Perché se si vuol
supportare davvero l'agricoltura, bisogna fare un credito «paziente». D. Sostenete
altre attività d'impresa?R. Passaggi generazionali e acquisti di impianti;
siamo concentrati anche sulla forma delle pmi. Perché sono le pmi e le
microimprese, il tessuto produttivo di questo paese, che rischiano davvero! D.
Ok, ma come le supportate?R. Finanziamo la parte familiare dell'impresa, con
mutui per chi vuole proseguire l'attività paterna. D. E contro la crisi?R.
Operiamo per ristrutturare il debito. Vede, il mancato pagamento dei debiti è
sempre più frequente. Ma, se non restituiti ai creditori bancari, i prestiti
determinano incagli, che alla centrale del rischio configurano una posizione
irregolare dell'impresa. Il che determina prima la sua sofferenza e poi il
blocco del credito. D. Quindi? Cosa proponete?R. Un credito bancario
paziente. Con rate più lunghe. D. E poi?R. E poi stimolare le attività che
producono reddito. Agricoltura oggi significa anche turismo. La famiglia che
opera in agricoltura, con l'attività agrituristica attrae clientela, vende
prodotti. E migliora il proprio reddito. Poi c'è la carta della produzione di
energie alternative da giocare. Questi investimenti vanno sostenuti.D. Basta
per riattivare l'economia?R. No. La Pac va riscritta. È stata fatta per fare
produrre meno. Oggi, però, la Fao ci dice che la fame nel mondo aumenta. Che
oltre un mld di persone è sotto-alimentato. Bisogna produrre di più.D. Torniamo
a Bnt. Come siete messi con i titoli tossici?R. Bnt non fa finanza di cartone.
Non esistono titoli tossici. Bada all'economia reale e vanta sul territorio
3.500 sportelli attivi, frutto delle nostre banche socie. D. Che sono?R. Le
popolari, le più inserite sul territorio. Il motto Bnt è popolari in
agricoltura.D. Tra queste il Banco popolare, che ingloba Italease?R. Si, ma Bnt
non è stata toccata dal fenomenoD. E con l'agricoltore come operate?R.
Assistenza maniacale del cliente. Non andiamo dal cliente per insegnare. Perché
laddove il banchiere si mette in cattedra e insegna perde senso della realtà.
Bisogna tornare a dar credito in base al rapporto personale, non attraverso pc
e matematica. I titoli tossici sono figli della velocizzazione nelle
transazioni frutto dell'avvento dell'informatica. Noi, invece, non vogliamo
l'economia di carta, quella scritta sulla sabbia, ma l'economia delle
persone.D. Insomma, una banca vecchia manieraR. La banca è ancella della
produzione. L'azienda agricola è famiglia. D. Cosa intende?R. Quando parlo di
famiglia non intendo solo il rapporto sanguigno, ma un modo di operare. La
famiglia è l'emblema tipico dell'azienda agricola. Per sua natura è chiusa.
Deve invece allargarsi e attrarre terzi, senza defamiliarizzarsi. In
agricoltura c'è la gelosia della roba, per dirla alla Pirandello. La banca
attraverso le proprie strutture deve entrare nella famiglia, dare consigli e
consulenze, di cui l'agricoltura è stata carente. D. Intende partecipare al
rischio di business delle imprese?R. Non è solo questione
di partecipazione bancaria nel capitale, ma è un modo per consentire alla banca
di capire il cliente. D. Il sistema bancario riesce a
capire i bisogni delle imprese agricole?R. Poco. Se andiamo ad analizzare i
fidi concessi al mondo agricolo, ci si rende conto di come le infrastrutture
siano state finanziate solo con credito a breve. Ma oggi il problema è
capire fino a dove deve arrivare la pazienza, fini a quando può arrivare il
lungo periodo nel fido, nel credito.D. Perchè?R. Perchè l'agricoltore è un
benestante povero. La terra aumenta di prezzo, ma da ritorni economici bassi.
D. Quindi?R. Beh. Tremonti dice che la spa è stato patrimoniale, vero? Bene,
nell'impresa agricola è lo stato patrimoniale che va visto, più che il conto
economico. E la garanzia è sia il cespite, sia chi lo conduce, la famiglia.
Bisogna dare garanzia, contando sulle risorse umane, sull'uomo e sul suo
lavoro.D. Ma dov'è finito il cinismo del banchiere?R. Beh, questo non basta. Va
sburocratizzato il sistema. L'agricoltore non ha tempo di far trafile e km di
carta. Pensi che per avere uno smobilizzo al credito comunitario passano anche
sei mesi. D. A proposito, come siete messi col credito?R. In quattro anni
abbiamo circa 600 mln di impieghi. E 800-900 mln di erogato globale di
turnover. Oggi, grazie ai rientri, abbiamo circa 600 mln di esposizione. Siamo
la banca di riferimento del settore. Sfido chiunque a raggiungere simili
risultati in quattro anni e con la crisi finanziaria in attoD. Il segreto?R.
Siamo stati precursori e abbiamo ancora un vantaggio competitivo. Le confido un
segreto: quando ho lanciato Bnt non capivo la differenza che passa tra una
patata e un carciofo. C'era chi mi prendeva per pazzo, per idealista... tra i
colleghi. Io sono andato a sporcarmi le scarpe, a capire i bisogni del
contadino.D. Il futuro?R. Una collaborazione ad Agea. Che ha già una
partecipazione del 20% in Agripart. Vogliamo proporre uno strumento creditizio
nuovo, senza andare ad intaccare il lavoro dei Caa... D. Il sogno?R. Creare un
fondo nuovo, diverso, che funziona così: entro nella famiglia agricola
allargata ed esco concedendo un mutuo a 30 anni. Valorizzando la continuità
familiare...
( da "Italia Oggi"
del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ItaliaOggi sezione:
la manovra data: 27/06/2009 - pag: 30 autore: di Antonio Ciccia Tre no alle
banche su valute, massimo scoperto, portabilità Riduzione del guadagno delle
banche sulle valute e disponibilità in tempi più brevi dei titoli versati in
conto corrente; giro di vite sulle commissioni di massimo scoperto mascherate e
portabilità dei mutui garantita da penali a carico delle banche
ritardatarie.Sono queste le tre novità del decreto anticrisi che dovrebbero
favorire i clienti degli istituti di credito.La prima novità riguarda le valute
e la disponibilità sui versamenti. La valuta è la data a decorrere dalla quale
maturano interessi per il cliente; la disponibilità, indipendentemente dalla
valuta, è la data a decorrere dalla quale la banca consente il materiale
utilizzo dei fondi.Nella prassi è corrente la distinzione tra saldo apparente,
saldo per valuta e saldo disponibile. Il termine della disponibilità è fissata
a cautela della banca per pararsi da eventuali insoluti, ad esempio, di assegni
versati e poi non pagati dalla banca trattaria.Il decreto fissa le seguenti
regole cogenti ed inderogabili dalla trattativa privata.Per tutti gli assegni
bancari versati in conto corrente, la data di valuta e di disponibilità per il
beneficiario non può superare i tre giorni lavorativi successivi alla data del
versamento.Nella prassi la distinzione per valuta viene fatta separando gli
assegni tratti sulla filiale, sulla banca cui appartiene la filiale, gli
assegni tratti su altre banche, su piazza e fuori piazza. Ovviamente valuta e
disponibilità sono più lunghi per gli assegni su altre banche e su piazza.Il
decreto anticrisi consente ancora la distinzione, ma impone un tetto massimo
insuperabile di tre giorni. Un tetto massimo che vale sia per la valuta che per
la disposnibilità.Un trattamento a parte e più favorevole riguarda gli assegni
circolari e i bonifici. Per i quali la data di valuta e di disponibilità per il
beneficiario non può mai superare un giorno lavorativo successivo alla data del
versamenmto. Nei contratti di conto corrente, pertanto, lo scarto delle valute
può andare da uno a tre giorni sia per la valuta sia per la disponibilità.Sul
punto il decreto chiude con la declaratoria della nullità di ogni pattuizione
contraria. Conseguentemente, trattandosi di nullità, la clausola invalida non
produce effetto ed eventuali somme trattenute indebitamente dalla banca
dovranno essere versate al correntista.Passando ad altro argomento, ma
rimanendo in tema di spese bancarie, il decreto anticrisi si occupa delle commissioni
di massimo scoperto per ribadire che sono nulle tutte le clausole contrattuali
aventi ad oggetto la commissione di massimo scoperto ed ogni altra clausola
avente il medesimo scopo o finalità. All'ultimo momento è stata inserita una
norma che consente il massimo scoperto non oltre lo 0,5% per trimestre
dell'importo dell'affidamento.Sul massimo scoperto si era già espresso il
decreto legge 185/2008 (articolo 2 bis) che aveva sancito la nullità delle
clausole contrattuali aventi ad oggetto la commissione di massimo scoperto se
il saldo del cliente risulti a debito per un periodo continuativo inferiore a
trenta giorni ovvero a fronte di utilizzi in assenza di
fido. Lo stesso decreto aveva sancito la nullità delle clausole, comunque
denominate, che prevedono una remunerazione accordata alla banca per la messa a
disposizione di fondi a favore del cliente titolare di conto corrente
indipendentemente dall'effettivo prelevamento della somma, ovvero che prevedono
una remunerazione accordata alla banca indipendentemente dall'effettiva
durata dell'utilizzazione dei fondi da parte del cliente. La norma prevedeva
però la legittimità di clausole che prevedessero un corrispettivo per il
servizio di messa a disposizione delle somme se predeterminato, unitamente al tasso
debitore per le somme effettivamente utilizzate, con patto scritto non
rinnovabile tacitamente, in misura onnicomprensiva e proporzionale all'importo
e alla durata dell'affidamento richiesto dal cliente, se specificatamente
evidenziato e rendicontato al cliente con cadenza massima annuale e con
l'indicazione dell'effettivo utilizzo avvenuto nello stesso periodo, fatta
salva comunque la facoltà di recesso del cliente in ogni momento. Insomma la
regola conteneva in sè le eccezioni, che hanno nei fatti abrogato il divieto.La
sinteticità della disposizione del decreto anticrisi dovrebbe eliminare tutte
le eccezioni al divieto già previste dal decreto 185/2008.Un terzo intervento
riguarda la portabilità dei mutui. Per renderla effettiva e disincentivare comportamenti
dilatori delle banche si prevede che nel caso in cui la surrogazione del mutuo
(articolo 2, comma 5-quater del decreto 185/2008) non si perfezioni entro il
termine di 30 giorni dalla data della richiesta del debitore, la ban
( da "Nazione, La (Pistoia)"
del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
CRONACA PISTOIA pag.
3 «Fidi negati e pegni Banche, che fate?» DENUNCIA LA CNA
«UN'AZIENDA pistoiese si rivolge ad una banca per 15 mila euro di fido. Non ha
mai avuto problemi di nessun tipo, né col fisco, né con la centrale rischi o
altro. Ebbene, l'istituto chiede al titolare 5 mila euro di pegno in titoli.
Un'altra ditta si vede respingere una richiesta coperta all'80% da Fidi Toscana
mentre ad un'altra ancora del settore moda, con bilancio e situazione
finanziaria in attivo viene negato un mutuo ipotecario». STORIE comuni di vita
imprenditoriale raccontate dai responsabili provinciali della Cna per
denunciare quello che definiscono «il punto più basso» dei rapporti fra banche
e imprese alle prese con la peggiore crisi dal dopoguerra. «I nostri dati -
affondano in conferenza stampa il direttore dell'associazione Sergio Giusti e
il presidente Aldo Piantini - ci dicono che oltre l'80% delle piccole imprese
ha difficoltà nell'accesso al credito e nei rapporti con le banche. Ci sono
problemi per l'accesso a nuovi finanziamenti e per investimenti piccoli e
immobiliari, a causa dei tempi biblici di risposta e per la richiesta di
garanzie plurime per finanziamenti normali». A fare le spese della «strozzatura
del credito» che colpisce anche le famiglie, secondo la Cna sarebbero
soprattutto i settori del tessile, del mobile e dell'edilizia. Fatale, secondo
il ragionamento dell'associazione degli artigiani, che di fronte a questi
comportamenti, la crisi generale sia destinata a peggiorare. Fra le poche
possibili via d'uscita, un interessamento diretto del Governo a cui assieme a
Confartigianato e Confederazione autonoma sindacati artigiani, nei giorni
scorsi Cna ha indirizzato una lettera. «Abbiamo portato il ministro Tremonti a
conoscenza del malessere delle imprese a causa delle banche», dicono ancora
Giusti e Piantini parlando di un numero crescente di imprese che pure assistite
da garanzie fideiussorie di Artigiancredito vedono respinte le proprie
richieste. «ANCHE a causa di balzelli e commissioni, c'è un grande problema di
crollo generale di fiducia verso le banche - continuano dalla Cna - certificato
anche dall'indagine condotta da Assindustria di Pistoia, secondo la quale l'86%
delle imprese denuncia mancanza di trasparenza nel rapporto bancario».
«Seppure risultano maggiormente evidenti fra le banche nazionali, i
comportamenti descritti sono però ormai purtroppo sempre più diffusi anche fra
le banche locali, comprese le Bcc - concludono Giusti e Piantini riservandosi
di nominare in tempi brevi le rare eccezioni». s.t
( da "Corriere Adriatico"
del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Per il nuovo tecnico
in ballo diversi nomi ma al momento ci sono davvero poche certezze Il
Centobuchi iscritto alla serie D ma la squadra è un rebus Centobuchi Il futuro,
per la società A.S.D. Centobuchi è cosparso di nuvole, molto incerto. Speriamo
che non arrivi un temporale. Circolano solo tante chiacchiere, nulla di
concreto. Il presidente Enrico Paoletti ci ha comunicato al telefono che la
società si è regolarmente riscritta al campionato di serie D versando tutto il
necessario. Per il nuovo tecnico ci sono in ballo diversi nomi, nei prossimi
giorni si deciderà chi guiderà la compagine per il quinto anno nel difficile
campionato. Gli altri dirigenti sono bloccati nel da farsi viste le precarie
condizioni economiche societarie. L'assemblea societaria svoltasi nei giorni
scorsi non ha avuto alcun esito. Si è parlato del bilancio consuntivo e
preventivo, ma non si è capito il vero futuro del Centobuchi. L'unica certezza
è, che uno dei talenti della rosa, Matteo Coccia classe 90, è stato ceduto al
Bari per una cospicua somma che dovrebbe rimpinguare le casse societarie,
inoltre con una clausola che se esordisce tra i professionisti il Centobuchi
guadagnerebbe ulteriori somme. Ma visto l'incertezza del futuro, altri ragazzi
stanno con il piede di partenza. Il capitano Simoni con il vice Corradetti si
sono ormai traslocati a Fermo con l'ex tecnico del Centobuchi vittorioso del
campionato d'eccellenza, De Amicis. Ci sarà il rientro per fine prestito del
gioiello, Daniele Mozzoni classe 89, ma d'altro non se ne parla. Ormai chiuso
il discorso con il finanziere Mongardini, ameno di ripensamenti, dopo che il
giudice del tribunale di Ascoli Piceno, Giovanni Boeri ha confermato il decreto
del 6 marzo scorso, dove ha concesso il sequestro conservativo a carico del
signor Luigi Fiori, fiduciario di Mongardini, proposto da Luca Marocchi che
vantava un credito derivante dal Fiori previsto dal contratto del 13 novembre
in cessione delle quote maggioritarie (70%) del Centobuchi. Il giudice scrive:
"E' certo che Fiori non si è accollato il fido bancario
concesso dalla BPA per 150.000 â¬, non ha pagato l'IVA maturata al
30 settembre 2008, il dr. Zazzetta di S. Benedetto del Tronto, già curatore
fallimentare della Sambenedettese, ha l'incarico di curare l'esercizio delle
partecipazioni ai
diritti sociali, la conservazione e, se possibile l'incremento delle quote ed
il compenso che sarà corrisposto al custode nominato". Alla luce di quando
sopra, analizzando la situazione, il Centobuchi ripartirà con molte nuvole
all'orizzonte, salvo che ancora una volta grazie all'unione degli industriali
locali spinti dalla nuova Amministrazione Comunale, appena insediata, si faccia
un ulteriore sacrificio per azzerare i debiti alla famiglia Marocchi la quale
pare sia intenzionata ad abbandonare. NICOLA LUCIDI,
( da "Gazzettino, Il (Treviso)"
del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Già 230 imprese agli sportelli dei consorzi fidi di Casartigiani Sabato
27 Giugno 2009, Le imprese artigiane sono alla disperata ricerca di liquidità.
Nei primi sei mesi dell'anno, Cofitre e Trevigianfidi, i consorzi fidi di
Casartigiani - Artigianato trevigiano, hanno registrato un aumento del numero
di aziende presentatesi agli sportelli: dalle 156 del 2008 alle 230 del
semestre attuale. Non solo, le ditte domandano cifre superiori: il
volume delle garanzie richieste è cresciuto tra gennaio e giugno del 63 per
cento rispetto al medesimo periodo dell'anno scorso, passando da 8 milioni
140mila euro a 13 milioni e mezzo. Al di là dell'entità degli affidamenti, a
preoccupare il presidente dell'associazione, Piergiovanni Maschietto, è lo
scopo per cui vi si fa ricorso: «Il 92 per cento degli importi erogati è
destinato ad avere maggiore liquidità: aumento fidi, consolido,
ricontrattazione interessi e durata - conferma -, mentre solo il rimanente 8
per cento è impiegato per investimenti». Resta delicato anche il rapporto con
le banche: secondo l'indagine di Casartigiani, solo in tre casi su quattro, la
richiesta di fido viene accolta interamente, con una sensibile riduzione
rispetto al 2008, quando veniva accettato l'84 per cento delle pratiche, e al
2007, quando la quota era al 91 per cento. I tempi di risposta da parte variano
da uno a tre mesi. E il futuro immediato non autorizza molte speranze: «Le
preoccupazioni maggiori riguardano quindi i prossimi sei mesi - ammette il
presidente -: a luglio scatteranno i nuovi costi bancari in sostituzione del
massimo scoperto, che già abbiamo riscontrato estremamente onerosi per le
aziende. Su questa partita le confederazioni artigiane nazionali stanno facendo
pressione, su un versante, al ministro Tremonti perché venga modificata la
nuova normativa e, sull'altro, alle prefetture affinché intervengano presso
l'Abi». Ma rischia di frapporsi un uleriore ostacolo: «Da luglio consorzi e
banche inizieranno a valutare le richieste di prestiti e fidi anche in base ai
dati di bilancio delle imprese del primo semestre del 2009, che già sappiamo
essere inferiori rispetto ai bilanci del
( da "Tribuna di Treviso, La"
del 28-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Banche, rapporto
Cgia Dieci imprese su 100 assorbono il 76,8% dei fidi
VENEZIA. In Italia le sofferenze delle banche sono concentrate nelle grandi
imprese. La grande industria costituisce lo 0,1% del totale delle aziende
(circa 3.500 su un totale di quasi 4.500.000) e dà lavoro a circa il 20% degli
occupati, ma nei rapporti con le banche vanta un record sorprendente: le
sofferenze a carico del primo 10% degli affidati è pari al 76,8% del
totale. La Cgia di Mestre punta l'indice contro le grandi imprese presenti, che
a suo dire hanno sempre meno un ruolo determinante nell'economia del Paese ma
nei rapporti con il sistema creditizio dettano ancora le condizioni. Sulla base
dei dati della Banca d'Italia, gli artigiani affermano che sino al 31 dicembre
2008 le sofferenze totali sui finanziamenti per cassa effettivamente erogati
dal sistema bancario italiano erano pari a 40,9
miliardi di euro. Di questi il 76,8% (pari a circa 31,5 mld di euro) era in
capo al primo 10% dei maggiori affidati. «Appare evidente, salvo forse qualche
rara eccezione - sottolinea Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre - che
questo 10% di maggiori affidati non sono certo piccoli imprenditori o famiglie
o lavoratori autonomi ma quasi esclusivamente grandi società o gruppi
industriali. E visto che il trend delle sofferenze a carico dei maggiori
affidati degli ultimi anni è passato dal 72,8% del 2000 al 76,8% della fine
dell'anno scorso - continua - possiamo dire che le banche italiane ormai sono
vittime delle grandi imprese». Queste ultime, per Bortolussi, sono quelle che
ricevono i maggiori finanziamenti «e per contro presentano i tassi di
insolvenza più elevati».
( da "Mattino di Padova, Il"
del 28-06-2009)
Pubblicato anche in: (Nuova
Venezia, La)
Argomenti: Revoca fidi
Banche, rapporto
Cgia Dieci imprese su 100 assorbono il 76,8% dei fidi
VENEZIA. In Italia le sofferenze delle banche sono concentrate nelle grandi
imprese. La grande industria costituisce lo 0,1% del totale delle aziende
(circa 3.500 su un totale di quasi 4.500.000) e dà lavoro a circa il 20% degli
occupati, ma nei rapporti con le banche vanta un record sorprendente: le
sofferenze a carico del primo 10% degli affidati è pari al 76,8% del
totale. La Cgia di Mestre punta l'indice contro le grandi imprese presenti, che
a suo dire hanno sempre meno un ruolo determinante nell'economia del Paese ma
nei rapporti con il sistema creditizio dettano ancora le condizioni. Sulla base
dei dati della Banca d'Italia, gli artigiani affermano che sino al 31 dicembre
2008 le sofferenze totali sui finanziamenti per cassa effettivamente erogati
dal sistema bancario italiano erano pari a 40,9
miliardi di euro. Di questi il 76,8% (pari a circa 31,5 mld di euro) era in
capo al primo 10% dei maggiori affidati. «Appare evidente, salvo forse qualche
rara eccezione - sottolinea Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre - che
questo 10% di maggiori affidati non sono certo piccoli imprenditori o famiglie
o lavoratori autonomi ma quasi esclusivamente grandi società o gruppi
industriali. E visto che il trend delle sofferenze a carico dei maggiori
affidati degli ultimi anni è passato dal 72,8% del 2000 al 76,8% della fine
dell'anno scorso - continua - possiamo dire che le banche italiane ormai sono
vittime delle grandi imprese». Queste ultime, per Bortolussi, sono quelle che
ricevono i maggiori finanziamenti «e per contro presentano i tassi di
insolvenza più elevati».
( da "Gazzetta di Reggio"
del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
La Reggiana ora ha
la «cassaforte» vuota Ripianato il disavanzo di gestione, adesso servono
risorse per il nuovo campionato di Wainer Magnani REGGIO. La Reggiana è in
agonia? Forse no, però il quadro clinico che emerge è preoccupante. L'elemento
caratterizzante è la mancanza di liquidità della società in proiezione del
prossimo campionato. Due sono gli elementi che emergono in modo evidente: la
copertura di un robusto disavanzo di gestione e la necessità di ridurre un
budget che ha sforato, per diversi motivi rispetto allo scorso anno. Il
disavanzo di gestione di 1,2 milioni è stato «coperto» per circa 600mila euro
dalle plusvalenze arrivate dalle cessioni di Acosty e Arati alla Fiorentina.
Cessioni che Fontanesi, astutamente, ha chiesto e ottenuto siano ratificati
entro il 30 giugno, proprio per rientrare nella gestione appena conclusa.
Soldi, però, che concretamente la Reggiana riceverà dalla Lega calcio il
prossimo anno, quindi la società dovrà far fronte a una esposizione. Il
discorso Andrea Catellani è diverso, dato che era già a bilancio per 970mila
euro. Se la Reggiana ha strappato qualcosa in più (circa 600mila euro) per il
riscatto se lo ritroverà, come plusvalenza, nel prossimo bilancio assieme ai
premi di valorizzazione di Acosty e al riscatto di Arati. Gli altri 600mila
euro sono stati coperti con l'abbattimento del capitale sociale. Senza voler
entrare nei meandri del bilancio granata, la realtà che emerge e che interessa
i tifosi, è di una Reggiana che ha difficoltà di liquidità nell'iniziare la
prossima stagione. Ha un bilancio sano, perché il disavanzo di gestione, con
l'abbattimento del capitale e le plusvalenze del mercato, è stato ripianato ma
mancano risorse per il nuovo campionato. La Reggiana può ripartire da un
bilancio senza debiti ma ovviamente con un capitale sociale
di poco superiore ai 350mila euro e con la necessità di attingere ai fidi
bancari, garantiti dalla cooperazione. Quelle fideiussioni che Iniziativa Tricolore
chiedeva passassero alla cordata Bitonti in caso di cessione della maggioranza.
La stagione 2009/2010 è ormai alle porte, tanto che la Reggiana ha già
presentato l'iscrizione al campionato fornendo le necessarie garanzie.
Il problema si sposta sulla prossima gestione. L'attuale proprietà si era
sempre caratterizzata per la puntualità nei pagamenti e per la serietà degli
impegni. Quello che ha promesso ha sempre mantenuto, anche quando non era più
necessario (vedi il premio salvezza per qualcuno) ma per rispetto della parola
spesa, ha fatto fronte agli impegni assunti. In altre società la realtà
prevede, ad esempio, il pagamento della prima mensilità dei giocatori a
ottobre, mentre a Reggio, con questa proprietà, gli stipendi saranno pagati
puntualmente. La Reggiana ha la necessità di reperire finanze per la nuova
stagione e due sono le strade maestre: l'apertura della campagna abbonamenti
oppure l'anticipo delle sponsorizzazioni da parte di Iniziativa Tricolore ma
alla luce degli eventi, solo da parte della cooperazione.
( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)"
del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
PESARO PRIMO PIANO
pag. 4 Una guida pratica per gli artigiani PUBBLICAZIONE DELLA CONFARTIGIANATO
CHE «Il futuro è artigiano» la Confartigianato di Pesaro e Urbino lo va
ripetendo da dieci anni ed ha pienamente ragione perché lo intende non in senso
retorico e mieloso bensì nel senso che i tempi sono ormai maturi perché si
torni a «saper fare» smettendo di peccare contro ogni moralità civile e sociale
col «fare denaro col denaro». Dunque, il futuro è artigiano, ma dell'artigiano
del futuro. Con tutta questa sostanza sullo sfondo, la Confartigianato di
Pesaro e Urbino ha presentato nella sua sede la decima edizione della sua guida
che continua a intitolarsi, anche come sprone e auspicio, «Il futuro è
artigiano», dedicata agli «strumenti per incentivare l'innovazione e la
competitività» delle oltre 14mila aziende artigiane che formano il tessuto
portante dell'economia del nostro territorio, cioè quel 95% di aziende con meno
di cinque dipendenti che in questo tempo di crisi tenace e pungente tiene
praticamente «in piedi la baracca». La pubblicazione è ancora una volta curata
da Roberto Esposito, responsabile provinciale della
Confartigianato Fidi. Si tratta in pratica di circa 150 pagine di «manuale di
consultazione» che illustra in modo chiaro e semplice tutti i servizi erogati
dalla Confartigianato a beneficio delle piccole imprese: consulenza e
affiancamento in materia di credito, fisco, paghe, ambiente e sicurezza,
trattamento previdenziale, assistenza legale, informatica, formazione e
supporto nell'apertura di una nuova impresa. Insomma, dice rassicurante
Confartigianato di Pesaro e Urbino a tutti i piccoli imprenditori, qualunque
cosa voi abbiate in mente di fare noi siamo al vostro fianco per dirvi come
farlo e per rendervelo più facile. A presentare la guida c'era anche il
segretario generale Giuseppe Cinalli, con accanto il presidente Learco
Bastianelli e il vicepresidente Marco Casicci. «Questa guida ha detto Cinalli
rende l'idea di ciò che possiamo dare ad artigiani e piccoli imprenditori. In
questo periodo, in modo particolare e fondamentale affiancandoli per quanto
riguarda l'accesso al credito e ai finanziamenti e nei necessari rapporti e
dialogo con gli istituti bancari».
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il Sole-24 Ore
sezione: RISPARMIO E FAMIGLIA data: 2009-06-28 - pag: 29 autore: Rapporto
Gfk-Eurisko. La mappa delle scelte dei risparmiatori nel settore del credito e
del risparmio gestito La «Grande fuga» dalla finanza Crescono ancora i conti di
deposito. Tiene la fiducia nelle banche italiane Stefano
Elli Delle banche italiane ci si fida ancora. Nonostante la crisi finanziaria,
il credit crunch e la vasta casistica delle controversie che contrappongono
clientela a sistema del credito, sembra che il rapporto tra utenti e sportello
tenga. Lo sostengono due indagini distinte: la prima di Gfk-Eurisko, società di
ricerche e consulenze di mercato, che dal 1987 cura il rapporto annuale
Multifinanziaria. La seconda, certamente meno imparziale, giunge dall'ufficio
studi dell'Associazione bancaria italiana, l'Abi che dal 24 giugno scorso è
diretta da Giovanni Sabatini. Il primo interessante dato di Multifinanziaria è
la percezione della sicurezza del sistema bancario
italiano rispetto a quello estero. Secondo i dati della ricerca svolta con
4.500 interviste personali su un campione rappresentativo di un universo di
19,5 milioni di nuclei familiari, il 67% degli intervistati ritiene il sistema
italiano molto/abbastanza più sicuro rispetto a quello estero. La ragione?
Forse va ricercata nella capacità di resistenza opposta dalle banche all'onda
anomala provocata dai mutui subprime. «Una spiegazione a mio giudizio
plausibile – spiega Francesco Guarneri, amministratore delegato di Guber spa,
società attiva nella gestione di crediti non performing –. A differenza delle
banche straniere, soprattutto anglosassoni, tra le banche italiane non è mai
invalsa l'abitudine a erogare mutui "a castello", così li definiamo
noi: sono quei mutui erogati negli Stati Uniti e in Inghilterra in presenza di
altri mutui, basando le garanzie sul supposto aumento di valore dell'immobile».
In altri termini la casa viene acquistata con un mutuo, successivamente la
banca concede al cliente la facoltà di accenderne un secondo. Edè proprio su
questo secondo che si accentrano le criticità che possono sfociare anche nel
default del pagatore. Se questo è vero, è anche vero che il rapporto tra banche
e clientela stia rientrando a rapidi passi verso un modello "basic",
basato essenzialmente su conti di deposito a remunerazione più o meno elevata.
Il tutto a scapito di un risparmio gestito che sta lentamente arretrando
privato della sua fonte primaria di sostentamento: la liquidità. Anche in
questo caso il dimensionamento del fenomeno è spiegato da istogrammi
inequivocabili: gli asset delle famiglie intervistate da Gfk-Eurisko per il 74%
sono in forma di deposito. Il 5,4% in titoli di stato, l'1,3% è concentrato in
titoli azionari, il 3% in obbligazioni. «In un contesto come questo – spiegano
i ricercatori di Gfk- Eurisko– sono apparse particolarmente centrate le scelte
di marketing di quegli operatori che si sono gettati sul mercato intercettando il
tipico bisogno di sicurezza che si genera in momenti di disorientamento
collettivo e di mancanza di opzioni». I comportamenti dei risparmiatori per
Gfk- Eurisko sono impostati a una sostanziale autarchia. Il 67% degli
intervistati risparmia senza fare alcun progetto, il 57% ritiene meglio
lasciare tutto in liquidità, il 72% progetta le sue spese basandosi solo sulle
risorse disponibili. In ritirata, dopo il boom degli anni scorsi anche gli
utilizzatori del credito al consumo (- 20% negli ultimi 18 mesi). Non basta:
anche i progetti per il futuro (come per esempio l'acquisto di un appartamento)
vengono rinviati anche di anni. In un panorama di sostanziale scollamento tra
domanda e offerta di prodotti e strumenti del risparmio a brillare davvero è la
sostanziale inerzia dei comparti marketing dei principali attori sul mercato
che non sembrano avere colto per tempo i segnali di un fenomeno tanto violento.
© RIPRODUZIONE RISERVATA questo MULTIFINANZIARIA «Il sistema italiano è
considerato più sicuro rispetto a quello straniero» Merito dell'assenza del
fenomeno subprime
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il Sole-24 Ore
sezione: RISPARMIO E FAMIGLIA data: 2009-06-28 - pag: 29 autore: «Cirio &
Co pesano ancora» Massimo Cerniglia Responsabile legale di Federconsumatori
Nonostante tutto sembra che il rapporto di fiducia dei risparmiatori nei
confronti del sistema bancario non sia stato
intaccato. Quale lettura dà del cosa dalla sua particolare angolazione di
avvocato difensore dei risparmiatori? Ovviamente dal mio posto di osservazione
tutta questa fiducia da parte degli utenti di servizi bancari e finanziari non
la si vede. I nostri,com'è facileintuire,sono casi nei quali spesso si sono
verificati episodi di una gravità tale da pregiudicare alla base questo
rapporto. Chi ha perso il proprio denaro nei bond argentini o Cirio o chi aveva
strumenti contenenti titoli Lehman ha ben poco di cui fidarsi.Ma
nell'ultimo periodo sta subentrando un altro problema. Quale? Quello del
sovraindebitamento dei cittadini. La classe media negli ultimi anni si è molto
indebitata e il fenomeno sta avvertendosi in modo sempre più chiaro. Ora, in
altri Paesi ci sono degli strumenti legali per tamponare queste situazioni
venendo incontro ai consumatori tentando di governarne le difficoltà. In
Italia il cittadino è messo nelle mani delle banche. Le quali spesso agiscono
d'imperio mettendo in difficoltà i loro clienti. è andata meglio con la
portabilità? Anche sotto questo aspetto abbiamo riscontrato delle difficolta da
parte delle banche sia a rispettare le regole che erano state fissate dal
legislatore sia quelle autodeterminate . Tutto male insomma? Non proprio.Oggi
c'è una volontà divoltare pagina a livello di sistema. Ci si sforza di cambiare
perché si è compreso che la reputazione è un valore in sé. Però questa volontà
ha molte difficoltà a tradursi nella realtà. E mi riferisco alle agenzie e alle
filiali. Esiste un certo conservatorismo che, paradossalmente, è più forte in
coloro che stanno dietro lo sportello. è un fattore soprattutto umano, dunque,
quello che sta ritardando un processo che nell'ultimo periodo si è delineato
con chiarezza. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Corriere Economia"
del 29-06-2009)
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Corriere Economia
sezione: Economia data: 29/06/2009 - pag: 13 Un libro, un caso a cura di Fabio
Ranchetti Manuale di autodifesa per l'investitore Nel lavoro di Carabini i
limiti del sistema bancario, ma anche l'ignoranza
economica del risparmiatore fabio.ranchetti@fastwebnet.it R icchi o poveri,
tutti constatiamo sulla nostra pelle, per non dire sui nostri conti correnti,
quanto sia difficile di questi tempi difendere i propri risparmi. Questo libro
offre, come dice il suo sottotitolo, «elementi di autodifesa per risparmiatori»,
in modo da mantenere «almeno intatto il capitale, recupero dell'inflazione
compreso, in qualsiasi circostanza». Dove mettere i propri soldi è una
decisione difficile, complicata ed estremamente rischiosa: un americano che,
tra il 10 settembre 2007 e il 20 novembre 2008, avesse investito in Borsa
avrebbe perso più della metà del suo capitale (esattamente: il 51,9 per cento).
E a un europeo o a un latino americano o a un asiatico non sarebbe andata
meglio, anzi. Questo è un libro intellettualmente onesto, e quindi «cattivo»:
Carabini non teme di indicare chi non ha saputo fare il suo mestiere e ha così
fatto perdere un sacco di quattrini a un sacco di gente. Il principale
colpevole, in particolare nel nostro Paese, è individuato nel sistema bancario, che, per usare le parole del nostro ministro
dell'Economia, ha creato strumenti «demenziali», «indecifrabili geroglifici
finanziari ». Il risparmiatore tipico non è né un milionario né un professore
di economia a Harvard, né George Soros né Alberto Alesina. È un signore, o una
signora, che dispone di somme modeste e di una scarsa conoscenza dei mercati, e
che tende perciò a fidarsi delle banche. Ma, ahilui, per le
banche, «il cliente è una comparsa che si rimpiazza». L'importante, per la
banca, è vendere il prodotto che rende di più, non quello più adatto al
risparmiatore e alla sua famiglia. Non c'è quindi da stupirsi dell'assoluto
bisogno, «per poter decidere serenamente e in piena autonomia come investire i
ORAZIO CARABINI GENERAZIONE NO RISK Fazi Editore 220 pagine 18 euro
( da "ApCOM" del
29-06-2009)
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Crisi; Sacconi: Con
Bankitalia pressing su banche, serve credito 09:01 - ECONOMIA- 29 GIU 2009
"Insisteremo anche su moratoria licenziamenti" Roma, 29 giu. (Apcom)
- Il governo avvierà un'azione di 'pressing' sul sistema bancario,
insieme alla Banca d'Italia, per spingere gli istituti a concedere maggiore
credito alle imprese per superare la crisi economica. Lo afferma il ministro
del Welfare, Maurizio Sacconi, in un'intervista al Giornale. "Dovremo
sollecitare insieme alla Banca d'Italia - spiega Sacconi - i grandi gruppi
creditizi a cambiare i loro modelli gestionali che hanno centralizzato la
valutazione del merito del credito". "Dovremmo stimolare accordi -
aggiunge il ministro - tra i consorzi fidi, le banche
locali e i grandi conglomerati creditizi, in modo che questi accettino le
valutazioni dei consorzi circa l'affidabilità delle imprese, anche perchè
questi soggetti condivideranno con loro il rischio dell'affidamento".
L'obiettivo dell'azione di governo, sottolinea Sacconi, "è il mantenimento
della base occupazionale dell'Italia. E con essa deve rimanere viva la
base produttiva del Paese, se vogliamo che sia pronto ad agganciare la ripresa.
Per questo - conclude - dobbiamo insistere nel chiedere e nell'incentivare ogni
forma di moratoria dei licenziamenti".
( da "Affari e Finanza (La Repubblica)"
del 29-06-2009)
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COPERTINA pag. 1 Il
ministro Macbeth e le banche MASSIMO GIANNINI «Mi chiedo se è un crimine più
grande fondare o rapinare una banca...». Parafrasando Bertolt Brecht, Giulio
Tremonti ha sparato così il suo ultimo missile al sistema bancario
italiano. Dunque, per usare una similitudine un po
più brutale: Alessandro Profumo come Renato Vallanzasca. Corrado Passera come
Francis Turatello. Altro che manager professionali. Piuttosto, rapinatori
abituali. Ammettiamolo: detta da un ministro dellEconomia, la frase è un po
forte. Meglio ancora: è un gigantesco sproposito. Non siamo mai stati teneri
con i Signori del credito. Solo un paio di numeri fa, su queste colonne,
auspicavamo per la prossima assemblea dellAbi del 9 luglio un intervento
forte e chiaro del governatore
Draghi, sulle inefficienze e le resistenze del sistema bancario
ad allentare i cordoni della borsa nel sostegno alle imprese. Ma un conto sono
le opinioni di un giornale, tuttaltro conto sono le parole di un
ministro della Repubblica. Al di là del fatto in sé, conta il movente che lo scatena. Perché
Tremonti ha riaperto le ostilità? Perché stanga la Banca dItalia
sulle previsioni macroeconomiche? Perchè propone lintollerabile equazione
banchierecriminale? Perché cancella ope legis le commissioni sui fidi che hanno sostituito
quelle di «massimo scoperto» e introduce il divieto per Rai, Fs, Anas, Fintecna
e Sace di conservare le proprie tesorerie presso le banche? Dove porta questa
guerra senza quartiere tra la nomenklatura politica e lestablishment finanziario? Cè
un non detto, nelle sparate di Giulio il Terribile. Rimanda alla convinzione
che i famosi Poteri Forti stiano tramando contro il Palazzo. Che qualche
banchiere (per esempio Mario Draghi) aspiri prima o poi a subentrare a
Berlusconi alla guida
di un governo tecnico di salute pubblica. Che qualche altro banchiere (per
esempio Corrado Passera) pensi di sostituire un ministro nella squadra di un
governo «rimpastato». Questa è la vera partita in corso. Non centrano
le allusioni di Brecht. Semmai
centrano le visioni di Macbeth, che vede muovere contro se stesso
lintera foresta di Dunsinane. m.giannini@repubblica.it Scopri come ricevere sul tuo
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( da "Giornale di Calabria, Il"
del 29-06-2009)
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altre notizie di «Economia» Credito, la Cna: Dalle banche
modifiche unilaterali
29 giugno 2009 CATANZARO. La Cna di Catanzaro, con una lettera del presidente
Rocco Rania e del direttore Nicola Mastroianni, si è rivolta
allosservatorio regionale sul credito, istituito presso la Prefettura di
Catanzaro, allautorità garante della concorrenza e del mercato, al Presidente dellOsservatorio
Nazionale monitoraggio anti-crisi nonché al Direttore della Banca dItalia
del capoluogo. “Negli ultimi tempi - è scritto nella missiva - la nostra
associazione registra quotidianamente moltissime denunce da parte di imprese operanti nella
Provincia di Catanzaro che segnalano lo strano comportamento di alcuni istituti
bancari del luogo che, in virtù della normativa recentemente approvata da
Governo e Parlamento (art. 2 bis del decreto legge n.185 del 29 novembre 2008
convertito in legge il 28 gennaio scorso, cosiddetto “anti-crisi”), stanno
notificando ai correntisti la modifica unilaterale delle condizioni economiche
che regolano i rapporti finora praticati e per effetto delle quali, viene espressamente
comunicato al cliente che verranno eliminate dai contratti in essere le
commissioni di massimo scoperto, quelle trimestrali di affidamento, quelle di
revisione dellaffidamento e quelle relative alle
maggiorazioni per landamento anomalo del rapporto. Al contempo, invece, - sostiene
la Cna - è di tutta evidenza documentale lintroduzione di altre
spese collegate alla messa a disposizione di fondi (fido) e allutilizzo
dei fondi oltre la disponibilità accordata (sconfinamento) in palese
contraddizione con lo
spirito e la volontà del legislatore. Gli istituti di credito, in pratica,
hanno semplicemente sostituito il sistema della remunerazione rinveniente dalle
precedenti commissioni con altre, probabilmente ancora più onerose per lutenza
e le imprese contravvenendo,
di fatto, allo spirito e al significato del provvedimento anti-crisi varato dal
Governo rilevando e facendo constatare altresì che la forma adottata dalle
banche solleva, a nostro avviso, fondate perplessità in motivo di fatto e di
diritto per le quali ci riserviamo di agire in tutte le sedi”. La Cna fa
rilevare che “ nel documento di consultazione di Banca Italia del 18 marzo
( da "Giornale di Calabria, Il"
del 29-06-2009)
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altre notizie di «Economia» Credito, la Confapi: In Calabria le
banche favoriscono lusura 29 giugno 2009 CATANZARO. “In Calabria sono le
banche a bloccare le prospettive occupazionali, la crescita delle piccole
aziende e a favorire il fenomeno dellusura”. Lo afferma il
presidente regionale della Confapi, Mario Petramale, autore di una nota inviata
allUfficio dellosservatorio
del credito di Catanzaro. Nel documento viene denunciato il comportamento di
alcuni istituti di credito che operano sul territorio calabrese. La presa di
posizione di Petramale è dovuta allennesima “vessazione” da parte di una
banca nei confronti di
unazienda che opera sul territorio provinciale di Cosenza.
“Questazienda - spiega il presidente regionale della Confapi - aveva
avuto assegnato un finanziamento (di poco più di novantamila euro) che
rientrava nellambito delle “Concessioni di incentivi alle imprese per lincremento
occupazionale e la formazione in azienda dei neo assunti”. Per ottenere
lerogazione della somma, la Regione Calabria - aggiunge - ha richiesto
lassunzione (avvenuta il 17 febbraio del 2009) di sei lavoratori, la presentazione del Durc (Documento
unico regolarità contributiva) e la stipula di una polizza fideiussoria. La
regione, inoltre, per rendere agevole alle aziende la stipula della polizza ha
siglato, con listituto di credito, una convenzione per la
gestione di un fondo
di garanzia delle fideiussioni bancarie. Tutto sembrò filare liscio per lazienda
in questione fino ai primi di maggio di questanno, mese in cui
lamministratore unico dellimpresa è stato contattato per la stipula
della polizza e la soluzione
dellulteriore problema derivante dal finanziamento e che riguardava
laumento del fido, già accordato di trentamila euro, per un periodo
provvisorio, periodo entro il quale lazienda avrebbe dovuto regolarizzare
la posizione contributiva e ricevere, quindi, il Durc dallente
competente”.”Inutile dire - aggiunge Mario Petramale - che lazienda era
in grado di offrire tutte le garanzie del caso, non ultima quella che
dallimporto erogato dalla Regione venisse trattenuto il fido concesso. Ma
le cose non andarono
come lamministratore dellimpresa sperava. Infatti: nonostante i
rapporti tra azienda e banca risalivano allaprile del 2008 e nonostante
le massime garanzie che limprenditore aveva prestato allistituto di
credito, lesito delloperazione comunicato allazienda lo scorso 4
giugno - è stato negativo. Il che ha provocato allazienda (visto che la
Regione aveva chiesto allimprenditore il termine perentorio - pena la
decadenza del finanziamento
- del 12 giugno per il deposito dei documenti necessari) limpossibilità
di rivolgersi a un altro istituto di credito e quindi la perdita del
finanziamento, con la conseguenza (ovvia a questo punto) del licenziamento dei
sei lavoratori e il rischio di chiusura dellattività. Ci troviamo -
afferma il presidente
di Confapi Calabria, - davanti a un fatto inaccettabile. È impossibile- che le
aziende in difficoltà che, però, hanno voglia di crescere e competere
dignitosamente, vengano distrutte da un sistema bancario
ottuso e imbrigliato nella burocrazia chiavistello per aprire le porte dellusura”.
( da "Gazzetta di Mantova, La"
del 30-06-2009)
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Il presidente
dell'Upa, Enzo Zanca, spiega la situazione del settore: un ostacolo anche la
burocrazia Artigianato, boom di cassintegrati Più che triplicato in soli 5 mesi
il dato sulle richieste dell'intero 2008 La crisi morde le imprese artigiane.
Basti pensare che sono state 473 le imprese sotto i 15 dipendenti che nei primi
5 mesi 2009 hanno chiesto la cassa integrazione in deroga; nell'intero 2008
erano state 156. «Le piccole imprese ricorrono a questo strumento per garantire
la continuità dell'unità produttiva in presenza di una crisi economica senza
precedenti - sostiene il presidente dell'Upa Enzo Zanca -. Aggiungiamo un altro
problema, la burocrazia: da tempo l'Unione artigiani ha promosso una campagna
di sensibilizzazione nei confronti di istituzioni, parlamento e governo».
«Questo - rileva Enzo Zanca - al fine di liberare dalla zavorra burocratica le
micro e piccole imprese. Basti pensare che se le nostre imprese fossero
liberate dalla babele di adempimenti burocratici la produttività aumenterebbe
del 5.8 per cento, recuperando più della metà del gap di produttività che oggi
scontano rispetto la media di Francia, Germania e Spagna. Bisogna quindi che il
Governo prosegua l'opera meritoria avviata da qualche tempo con il taglia-leggi
e con le diverse disposizioni di semplificazione. Così come bisogna procedere
nel percorso individuato con la normativa 'impresa in un giorno' e con
l'emanazione in tempi rapidi dei regolamenti attuativi». «Un altro tema che
vorrei sottolineare - continua il presidente dell'Unione provinciale artigiani
- è quello di ricostruire il rapporto organico tra banche e sistema delle
imprese all'insegna della collaborazione e della fiducia reciproca.
L'imprenditore non può essere considerato soltanto una pratica da 'misurare'
con gli aridi parametri di Basilea 2. Occorre tornare a finanziare la
reputazione e la credibilità delle persone. In questi mesi, troppi nostri
imprenditori - sostiene Zanca - con aziende sane ed affidabili si sono sentiti
rifiutare o lesinare da alcuni istituti bancari le risorse necessarie per
sviluppare l'impresa e per mantenere il posto di lavoro dei propri dipendenti
che sono il vero patrimonio delle aziende. Nell'attuale situazione di stretta
creditizia, occorre sottolineare il sostegno formidabile
del nostro consorzio fidi 'Confidart' che garantisce finanziamenti
contro-garantiti alle nostre imprese. E proprio in tema di consorzi fidi, mi
corre l'obbligo di sottolineare l'impegno della Camera di commercio di Mantova,
dell'Amministrazione provinciale, di alcuni Comuni mantovani e di tutte le
associazioni di categoria». Il presidente dell'Upa denuncia, tra
l'altro, i ritardi dei pagamenti delle commesse di lavoro effettuate dalle
imprese nei confronti della pubblica amministrazione: una tempistica che si
aggira in media sui 128 giorni, vale a dire 61 giorni in più della media Ue.
«Le imprese private committenti - precisa Zanca - onorano i loro debiti nei
confronti delle nostre imprese sub-fornitrici in 88 giorni, con un ritardo di trentuno
giorni rispetto ai competitors europei, disattendendo così le norme comunitarie
e nazionali sui tempi di pagamento. Tale andazzo deve finire».
( da "Gazzetta di Reggio"
del 30-06-2009)
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Lo stratagemma delle
banche per il massimo scoperto Forti critiche da Cna contro le novità
contrattuali IMPRESE E CREDITO Cna critica le ultime iniziative delle banche:
«In questi giorni molte imprese e cittadini stanno ricevendo dalla propria
banca una proposta di modifica unilaterale del contratto di conto corrente e
dei servizi accessori: tale proposta può non essere accettata dal correntista
soltanto con il recesso dai rapporti con la banca stessa. Sappiamo che la
modifica contrattuale deriva dall'entrata in vigore della legge 28 gennaio 09
n. 2, che dal 1° luglio rende nulle tutte le clausole contrattuali aventi per
oggetto la commissione di massimo scoperto in caso di sconfinamenti che non
superano i trenta giorni consecutivi e tutte le clausole che prevedono
remunerazioni alla banca per la semplice messa a disposizione di somme
indipendentemente dal loro utilizzo o dalla durata dell'utilizzo. Ciò che non
ci torna sono le modalità utilizzate da molte banche per adeguarsi alla legge:
con la proposta di modifica sostanzialmente coatta, gli istituti bancari hanno
provveduto a cancellare le vecchie commissioni di massimo scoperto, di
affidamento e di andamento anomalo del rapporto, per sostituirle con altre
commissioni, con altra denominazione ma con analoga sostanza. Esattamente il
contrario di ciò che prevedeva, in sostanza, la legge che non consente di
applicare penali ulteriori ai normali tassi di interesse, quando lo
sconfinamento rispetto al fido o in caso di assenza di affidamenti il saldo
negativo di conto corrente non superi i trenta giorni. Oggi ci ritroviamo con
sigle diverse da banca a banca ma simili per caratteristiche se non per valori:
ad esempio, commissioni per lo sforamento degli affidamenti e dei conti
correnti senza alcun riferimento alla durata, e commissioni per la messa a
disposizione degli affidamenti. Particolarmente onerose risultano essere le
commissioni generalmente definite di disponibilità fondi, che prevedono
corrispettivi fino al 1,5% trimestrali per la sola messa a disposizione di un
affidamento anche quando il fido non è utilizzato. CNA sta verificando se si
tratta di violazioni formali della legge, ma di certo con queste misure gli
Istituti di credito violano lo spirito e la ratio della norma con una
imposizione inaccettabile per le imprese e i cittadini in un momento di grave
difficoltà economica. Più volte CNA ha richiamato gli istituti di credito alla
loro responsabilità verso il sistema economico e produttivo ma ad oggi quegli
appelli paiono essere caduti nel vuoto: quotidianamente ci vengono segnalati richiami improvvisi di rientro dai fidi, richieste di garanzie
non sempre giustificate, aumento dei costi per i mutui e per gli affidamenti;
tutto questo nonostante la fase di "emergenza" per il sistema bancario dovrebbe essere finita anche grazie agli interventi pubblici.
CNA rinnova in maniera decisa l'invito alle banche ad essere parte attiva
nell'affrontare la grave crisi attuale, destinata ad essere ancora lunga
e difficile; da parte sua, l'Associazione continua ad essere disponibile a una
stretta collaborazione purché sussista la consapevolezza che quel sistema di
piccole e medie imprese che ha fatto la ricchezza di questa provincia (ed anche
delle banche) va difeso e sostenuto e non è cosa saggia tagliare il ramo su cui
si è seduti.
( da "Alto Adige" del
30-06-2009)
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Tolta commissione
massimo scoperto, ma inventati altri «oboli» Cna, rabbia verso le banche «Hanno
introdotto nuovi costi» BOLZANO. Sorpresa e indignazione per l'introduzione di
nuove voci di costo nei rapporti di conto corrente bancario,
a seguito dell'eliminazione della "commissione di massimo scoperto".
La denuncia arriva da Marco Scrizi della Cna. La legge 2/2009 ha eliminato
questo obolo bancario e ha dichiarato nulle le
clausole che prevedono una remunerazione a favore dalla banca "per la
messa a disposizione di fondi indipendentemente dall'effettivo prelevamento
della somma". Le banche, spiega, autorizzate a modificare unilateralmente
le condizioni economiche, previa comunicazione scritta al cliente delle
variazioni sfavorevoli, stanno inviando alla clientela la comunicazione dell'eliminazione
dai contratti in essere delle commissioni di massimo scoperto, di quelle
trimestrali di affidamento, di quelle di revisione dell'affidamento e di quelle
relative alle maggiorazioni per l'andamento anomalo del rapporto ma, al tempo
stesso, introducono altre spese collegate alla messa a
disposizione di fondi (fido) e all'utilizzo dei fondi oltre la disponibilità
accordata (sconfinamento). «In pratica, hanno sostituito le precedenti
commissioni con altre, probabilmente ancora più onerose, contravvenendo di
fatto lo spirito e il significato del provvedimento di legge».
( da "Asca" del
30-06-2009)
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BANCHE: TREMONTI, DA
TAGLIO COMMISSIONI 2MLD DI RISPARMIO (ASCA) - Roma, 30 giu - E' stimato in 2
miliardi di euro il risparmio per le famiglie e le imprese che derivera' dalla
riduzionE delle commissioni bancarie prevista dall'art 2 del 'decretone'
fiscale approvato venerdi' scorso dal Cdm. Lo ha spiegato
il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nella conferenza stampa per
illustrare il provvedimento. Il ministro ha portato qualche esempio. Un'impresa
che ha un fido di 50 mila euro puo' risparmiare a trimestre tra 150 e 350 euro
che proiettati sull'anno arrivano a 600-1.400 euro. lsa/rf/ss