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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE”

 

 

 

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Report "Revoca fidi" 22-30 GIUGNO 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Revoca fidi

Conti in rosso in banca: ( da "Nazione, La (Pistoia)" del 22-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: delle commissioni previste nel caso di sconfinamento dei fidi: importi che invece, prima, venivano calcolati trimestralmente e comunicati direttamente attraverso l'estratto conto, ad addebito avvenuto. SE LA FILOSOFIA della legge era quella di una comunicazione trasparente, per mettere i correntisti in grado di sapere in anticipo gli oneri cui andavano incontro utilizzando un fido,

Credito alle imprese 50 miliardi a rischio ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 22-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: I loro referenti bancari sono soprattutto Intesa Sanpaolo e Unicredit, i due grandi network di sportelli sul territorio nazionale che, in ossequio alla loro natura di banca commerciale, sembrano focalizzarsi sull?allungamento e sulla diminuzione dei fidi alle aziende.

L'alta Finanza vista dal basso ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 23-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: congiunta dei governi che iniettando liquidità ed entrando nel capitale hanno messo in sicurezza il sistema bancario scosso da alcuni defaults . Il monito del governo e di Bankitalia rivolto ai banchieri è "comportatevi come tali per sostenere le piccole e medie imprese". Non si può dare fido generalizzando. La facilitazione è concessa alla singola impresa con requisiti finanziabili.

mansi (confindustria): il manifatturiero rende la regione più fragile ( da "Tirreno, Il" del 23-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: 700, alla Fidi toscana: «Finora sono stati deliberati 450 interventi - precisa - e pur apprezzando il lavoro svolto dalla Regione e la decisione di rifinanziare il fondo, è indispensabile velocizzare al massimo le procedure per concedere i finanziamenti.

i clienti tartassati più di prima ( da "Tirreno, Il" del 23-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Intanto il grande interesse che gira in questi giorni attorno all'istituto del fido, è dovuto al fatto che il 28 scatta la nuova normativa per i clienti con conti correnti sia affidati che senza fido. Il riferimento è il decreto 185/2008 (convertito in legge a febbraio) che prevede l'eliminazione della commissione di massimo scoperto.

ANTONIO VASTARELLI La maggior parte degli oltre 50 confidi presenti in Campania rappresenta... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 23-06-2009) + 2 altre fonti
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: richiesta che viene dal mondo bancario non sia il pretesto per favorire sempre i cosiddetti confidi più grossi che, se confrontati con quelli di altre regioni, hanno comunque dimensioni ridicole». Anche perché, spiega Amedeo Amarante, direttore di Centrale garanzia fidi (consorzio legato a Confartigianato), «ci sono alcuni che hanno un capitale di garanzia maggiore ma non lo erogano,

Isolare le banche che non aiutano ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 23-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: evidenzia il ruolo del Consorzio Fidi in netta crescita e testimonia l'evoluzione delle imprese del terziario nell'approccio al credito - spiega De Lorenzi - vanno evitati i processi alle banche ma allo stesso tempo si deve uscire da questa situazione di crisi evidente». Infine l'appello all'etica, lanciato Ferruccio Bresolin, economista all'Università di Venezia,

Ocse: "L'Italia spende troppo per pensioni" UE: "Debito pubblico alto, crescita a rischio" ( da "Quotidiano.net" del 23-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Ti fidi di un gelato Ogm che non si scioglie?Pietà RondaniniDove finirà Ibrahimovic? La foto del giorno Salto Nelle gare di rally capita anche di spiccare il volo!! Eccone una chiara dimostrazione. Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.

Confapi: no al balzello bancario ( da "Stampa, La" del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: TRIMESTRALE SUL FIDO Confapi: no al balzello bancario [FIRMA]FRANCO MARCHIARO ALESSANDRIA Un raggiro non lo si può definire, perché è tutto legale. Ma una beffa, anzi «un'azione eticamente riprovevole» come dice Enrico Taverna, sì. E oltretutto scaturisce dal decreto anti-crisi che dovrebbe aiutare l'economia, quindi anche le piccole e medie aziende.

Uno sportello per info sul credito bancario ( da "Stampa, La" del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: VENTIMIGLIA Uno sportello per info sul credito bancario La segreteria della Uil ha deciso di istituire uno sportello per tutte le persone che hanno avuto problemi al momento delle richieste in qualsiasi banca. In particolare, per i casi di diniego del fido, revoca totale o parziale delle linee di credito, peggioramento delle condizioni applicate (ad esempio i tassi),

industria e commercio chiedono trasparenza nel credito ( da "Mattino di Padova, Il" del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Oggi avvertiamo la necessità di avere dei Consorzi Fidi forti, siamo molto preoccupati ma sappiamo anche di avere la forza per obbligare le banche a sedersi attorno al tavolo e discutere». Qual è la strategia vincente? «Un vero federalismo del credito, oltre a quello fiscale, perché il nostro territorio ha esigenze specifiche e le attuali condizioni bancarie sono inaccettabili»

( da "Giorno, Il (Legnano)" del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: I fidi sono aumentati del 12 per cento» IL PRESIDENTE DELLA BANCA DI LEGNANO LEGNANO «NELL'ULTIMO anno i fidi concessi alle imprese dalla Banca di Legnano sono aumentati del 12 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti. E sono state soprattutto le piccole e medie imprese a beneficiarne: gli impieghi per le grandi aziende,

Nuovo seminario di Confartigianato per sfidare la crisi' ( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: rappresentanza di tutti i consorzi fidi per l'artigianato), che ha sottolineato la necessità di un nuovo rapporto tra banche, imprese, associazioni e consorzi fidi ove a questi ultimi non vengano demandate responsabilità che sono proprie del sistema bancario. L'INTERVENTO del direttore di Unifidi, Domenico Menozzi, ha messo in evidenza il ruolo dei Confidi nella crisi,

Le aziende denunciano: costi alle stelle per i fidi ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: costi alle stelle per i fidi L'abolizione delle commissioni di massimo scoperto ha portato a un boom dei costi bancari sui fidi inutilizzati. Questa la denuncia degli industriali della Toscana. In tutte le province vengono segnalati casi anomali: ad esempio gli industriali di Prato hanno rilevato che per una piccola impresa gli oneri passano da 500 a 8mila euro.

Costi bancari fuori controllo ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: nuova commissione che colpisce tutti i fidi, anche quelli potenziali. «Alle aziende è stato comunicato che le condizioni sugli affidamenti sono cambiate e che dovranno pagare anche per i fidi potenziali ma non fruiti - dice Alberto Ricci, vicepresidente di Confindustria Livorno. - In sostanza, un'impresa che ha ottenuto l'apertura di un affidamento ma ne ha fruito solo parzialmente,

Concessione crediti in provincia: una relazione Uil-Adoc ( da "Sanremo news" del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: non chiedono crediti, anche se, le richieste di fido sono aumentate del 2% nel mese di aprile, le imprese con più di 20 operai rappresentano l?11,8%, mentre quelle al di sotto di 20 lavoratori rappresentano il 3,7% delle richieste, che il tasso medio degli interessi in provincia risulta essere del 7,93%.

Vignadel: Nessun allarme per le aziende associate a Cofidi: le banche non aumenteranno i costi sui fidi ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: di fidi (agli istituti di credito valeva 700 milioni di euro), è stato infatti "ritoccata" in seguito all'intervento della Banca d'Italia, delle associazioni dei consumatori e dell'Antitrust. E prima la Legge Bersani sulla trasparenza bancaria, poi il Decreto Anticrisi di gennaio 2009 hanno imposto agli istituti di non applicare più la Commissione con il meccanismo preesistente,

La volatilità rimette in ombra le banche ( da "Trend-online" del 24-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Gli investitori tornano a non fidarsi dei titoli finanziari. Nell?ultimo mese l?indice Msci del comparto ha perso poco più dell?1%, mentre da inizio hanno la performance resta positiva (+4%). A preoccupare il mercato è stato soprattutto un deciso ritorno della volatilità dopo che ad aprile e maggio si era respirata un po?

un altro salasso per le imprese ( da "Tirreno, Il" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Unione ha calcolato i nuovi oneri bancari sui fidi. E scrive al prefetto PRATO. Ammontano a centinaia di migliaia di euro gli oneri aggiuntivi per le piccole imprese derivanti dagli interessi bancari sui fidi non utilizzati. Un'ulteriore penalizzazione di cui non si sentiva il bisogno e che suscita le proteste dell'Unione industriale illustrate in una lettera al prefetto.

In Abruzzo confidi unico ( da "Italia Oggi" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fusione di undici tra cooperative artigiane di garanzia e consorzi fidi), muovendosi controcorrente in uno scenario che fa dell'Abruzzo una delle regioni più deboli nel mercato delle garanzie. La scelta di creare un unico confidi si spiega con le crescenti difficoltà che il mondo della microimpresa sconta nel suo rapporto con il sistema bancario: in tre anni, tra il 2005 e il 2007,

Massimo scoperto, clausole k.o. ( da "Italia Oggi" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fido. Seguendo in questo modo la prassi bancaria applicata in altri paesi. E nei giorni scorsi erano arrivate ai clienti delle banche una serie di comunicazioni (circa 30-35 milioni di lettere). «La nuova commissione di affidamento comunicata nei giorni scorsi dalle banche alla clientela è pienamente legittima e risponde alla necessità prevista delle norme di informare i clienti

CARRARA LA RATA del mutuo di fine giugno dovrà essere pagat... ( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Per le imprese che invece hanno accesi leasing beneficeranno della Fidi Toscana. Anche in questo caso occorrerà rispettare i tre parametri elencati dal direttore commerciale della CrC. L'intesa avrà validità fino al 31 dicembre 2009 e non è escluso che l'accordo sia rinnovato per un altro anno. Guido Baccicalupi

( da "Resto del Carlino, Il (Fermo)" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: attività dei consorzi fidi sarà quanto mai importante per aiutare le Pmi ad ottenere credito da un settore bancario particolarmente avverso al rischio e attento alle garanzie». Per Fidimpresa Marche il supporto deve essere fornito principalmente sotto due profili: affiancando a una buona attività di screening e di segnalazione anche un attento monitoraggio delle imprese consorziate;

( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: attività dei consorzi fidi sarà quanto mai importante per aiutare le Pmi ad ottenere credito da un settore bancario particolarmente avverso al rischio e attento alle garanzie». Per Fidimpresa Marche il supporto deve essere fornito principalmente sotto due profili: 1) affiancando a una buona attività di screening e di segnalazione anche un attento monitoraggio delle imprese consorziate;

tassi, tremonti contro le banche "no a surrogati massimo scoperto" - barbara ardu ( da "Repubblica, La" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Non si fida di quelle dell´Abi e non si fida nemmeno delle indagini a campione effettuate dall´Istat sull´occupazione. «Sapete - ha incalzato dal palco della Confcommercio - come fanno le statistiche? Hanno un campione di 1.000 persone. Fanno le telefonate e chiedono: sei disoccupato?

( da "Nazione, La (Firenze)" del 25-06-2009) + 2 altre fonti
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: attenzione del sistema bancario sull'esigenza di procedere alla sostituzione della commissione di massimo scoperto con forme trasparenti di remunerazione commisurate all'importo del fido come avviene in altri paesi. Soddisfatti della risposta del ministero dell'Economia, i due deputati leghisti chiedono ora alle banche di restituire il maltolto'

Patrocinio legale gratis a chi sporge denuncia ( da "Arena, L'" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: In molti casi hanno problemi con gli interessi bancari, in qualche volta sono questioni di anatocismo, oppure semplicemente perché l'istituto chiede di rientrare dal fido concesso». Anche queste persone trovano quindi l'aiuto della fondazione Tovini che, di fatto, presta il denaro per il tramite delle istituzioni bancarie?

Il Tesoro: sono nulli tutti i surrogati del massimo scoperto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: attenzione del sistema bancario sull'esigenza di procedere alla sostituzione della commissione di massimo scoperto. Palazzo Koch ha chiesto l'adozione di forme trasparenti di remunerazione commisurate all'importo del fido, come avviene in altri Paesi, dato che la misura intende allineare l'Italia alle decisioni della Bce.

LA COMMISSIONE ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: vale a dire la clausola del contratto bancario di apertura di credito (detto anche affidamento o fido bancario) in base alla quale agli interessi convenzionali va aggiunta una percentuale, calcolata al tasso convenuto, sulla massima esposizione avuta sul conto corrente durante il trimestre di riferimento è stata messa fuori gioco dalla norma,

banche costose, attacco di unindustria l'abi: regole comuni in tutto il mondo ( da "Messaggero Veneto, Il" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: corrispettivo sul fido accordato" «hanno l'unico obiettivo di trarre ulteriori e nuove provvidenze dalle aziende, al di là del fatto che l'affidamento a disposizione venga utilizzato o meno. Tale comportamento da parte del sistema bancario di fatto annulla gli sforzi dei soggetti istituzionali e del nostro sistema associativo volti al sostegno,

Altola' del Tesoro al nuovo scoperto ( da "Miaeconomia" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: infatti la clausola del contratto bancario di apertura di credito (detto anche fido o affidamento), in base alla quale ai normali interessi va aggiunta un?ulteriore percentuale calcolata sulla massima esposizione avuta sul proprio conto corrente nel trimestre di riferimento. E?

NUOVI COSTI Il sistema delle imprese si schiera contro il sistema bancario. Proprio nel momento ... ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Le aziende denunciano il fatto che gli istituti di credito, anziché abolire o ridurre i costi sui fidi e sui prestiti come previsto dal decreto anti-crisi di fine 2008, stanno chiedendo alle aziende rinegoziazioni con nuove commissioni e nuovi oneri più elevati rispetto a quelli precedenti.

Gli istituti: regole uguali agli altri Paesi ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: aziende nel caso di rinegoziazione dei finanziamenti e dei fidi. «In qualità di delegato provinciale dell'Abi - afferma Giancarlo Magoni, referente provinciale dell'associazione bancaria oltre che vicedirettore generale di FriulAdria Crédit Agricole - non posso che ribadire quanto affermato nei giorni scorsi dal presidente nazionale Faissola e dal direttore generale Giuseppe Zadra,

Soldi difficili, le accuse di Unindustria ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 25-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: nuovi oneri a carico delle imprese in sostituzione della commissione di "massimo scoperto" sui fidi abolita dal decreto anticrisi». La denuncia del presidente di Unindustria Maurizio Cini nei confronti del sistema bancario è durissima. Nel momento in cui si parla di primi spiragli di ripresa le aziende sottolineano l'apertura di un nuovo fronte di difficoltà rispetto alle banche.

Credito, costo e trasparenza ( da "Giornale di Brescia" del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: La nullità ope legis di una componente di costo del credito bancario, quale la Cms, si giustifica per l'esigenza primaria che vi sia trasparenza nelle condizioni di accesso al credito, in considerazione della posizione di contraente debole del richiedente di un fido bancario. Trasparenza inesistente nella Cms, il cui onere può essere quantificato solo ex post,

Ecco un milione da offrire alle banche come garanzia reale ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: offrire garanzie passa attraverso la rete dei consorzi fidi e delle cooperative di garanzia, organismi che hanno lo scopo di agevolare le imprese nel conseguimento di finanziamenti bancari mediante la costituzione di garanzie collettive. Insomma, l'unione fa la forza. Già oggi queste strutture offrono garanzie per le aziende.

le banche dribblano tremonti ( da "Tirreno, Il" del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: sistema bancario sull'esigenza di procedere alla sostituzione della Cms con forme trasparenti di remunerazione commisurate all'importo del fido, come avviene in altri Paesi». Una beffa, insomma. Bankitalia e Tesoro hanno di fatto esortato le banche a passare da un sistema (ingiusto) nel quale se usi il fido paghi una commissione a un sistema nel quale paghi il fido a prescindere.

Bonus a chi non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese ( da "Corriere della Sera" del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fittiziamente le commissioni per il massimo scoperto sui fidi bancari. Un orientamento già maturato dal ministero dell'Economia, che il governo avrebbe deciso di rendere esplicito nel decreto. In arrivo anche una nuova stretta sulle regioni che sforano il tetto della spesa sanitaria. Le norme che portano al commissariamento in caso di mancato rientro, dovrebbero essere rafforzate.

Finanziamenti Confiducia ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: co Fidi Sondrio (8), Confidi Lombardia (2) e Fidimpresa Lombardia (una domanda). Sono operativi su Confiducia 16 Confidi lombardi e, per quanto riguarda le banche, 11 banche di credito cooperativo, oltre la Federazione Lombarda, la Banca Popolare di Sondrio, Unicredit Banca, Banca Popolare di Milano, Banca di Legnano,

Fioranelli, è rottura La Roma nel caos ( da "Corriere della Sera" del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: E i procuratori sportivi ascoltano le proposte sempre più interessati. Povera Roma... Garanzie «Le abbiamo presentate», aveva detto Fioranelli ieri pomeriggio. Ma UniCredit non si è fidata Presidente Rosella Sensi è a capo del club giallorosso Luca Valdiserri

Bonus a chi non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fittiziamente le commissioni per il massimo scoperto sui fidi bancari. Un orientamento già maturato dal ministero dell'Economia, che il governo avrebbe deciso di rendere esplicito nel decreto. In arrivo anche una nuova stretta sulle regioni che sforano il tetto della spesa sanitaria. Le norme che portano al commissariamento in caso di mancato rientro, dovrebbero essere rafforzate.

Bonus a chi non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese ( da "Corriere del Veneto" del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fittiziamente le commissioni per il massimo scoperto sui fidi bancari. Un orientamento già maturato dal ministero dell'Economia, che il governo avrebbe deciso di rendere esplicito nel decreto. In arrivo anche una nuova stretta sulle regioni che sforano il tetto della spesa sanitaria. Le norme che portano al commissariamento in caso di mancato rientro, dovrebbero essere rafforzate.

ARTIGIANCASSA (BNL): SILVANO BERNA NUOVO PRESIDENTE. ( da "Asca" del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: CNA, Casartigiani e Fedart Fidi. Berna e' nato a Torino 59 anni fa. Laureato in Scienze Politiche, e' da 29 anni alla guida della Confartigianato Piemonte e ha ricoperto numerosi incarichi a livello sia nazionale sia regionale. Lino Pompili, vice presidente di CNA, rimane nel board come vice presidente.

Tremonti, banche e miti ( da "EUROPA ON-LINE" del 26-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: contropartita di questo dinamismo è stato il maggior peso attribuito ai dati oggettivi rispetto ai rapporti personali nelle concessioni dei fidi. Di sicuro ancora oggi la conoscenza delle qualità personali e della tradizione ha un peso nelle decisioni degli istituti di credito non locali, ma certo in misura minore del passato. I dati di bilancio contano più delle singole personalità.

Sangalli: È l'ora di aprire una nuova fase ( da "Finanza e Mercati" del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: il ruolo dei consorzi fidi». Insomma, «meno Basilea 2 e più attenzione a quella relazione di prossimità tra banca ed impresa, che ha così profondamente e positivamente agito nella storia dei processi di sviluppo territoriale del nostro Paese». Segnali di ripresa Per Sangalli «il realismo è doveroso e il realismo dice che, con ogni probabilità,

Bonus a chi non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese ( da "Corriere.it" del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fittiziamente le commissioni per il massimo scoperto sui fidi bancari. Un orientamento già maturato dal ministero dell'Economia, che il governo avrebbe deciso di rendere esplicito nel decreto. In arrivo anche una nuova stretta sulle regioni che sforano il tetto della spesa sanitaria. Le norme che portano al commissariamento in caso di mancato rientro, dovrebbero essere rafforzate.

Le aziende all'attacco delle banche: sui fidi un nuovo balzello ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: a chi non ha un fido bancario, né al correntista che pure con un contratto di affidamento è andato in rosso per meno di trenta giorni. Ma - è la denuncia degli imprenditori - al posto della commissione di massimo scoperto, le banche hanno introdotto nuove provvigioni che chiedono a chi ha un fido una commissione per la semplice messa a disposizione di soldi da parte della banca.

Artigiani, rifiutato il 25% dei prestiti ( da "Tribuna di Treviso, La" del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: «C'è ancora chiusura da parte degli istituti bancari sulle richieste di fido e i tempi di risposta da parte delle banche variano dai 30 ai 90 giorni. I fondi messi a disposizione dalla Camera di commercio sono quasi esauriti e siamo ancora in attesa di quanto stanziato dalla Provincia per agevolare nuovo credito».

Più credito alla famiglia agricola ( da "Italia Oggi" del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Non è solo questione di partecipazione bancaria nel capitale, ma è un modo per consentire alla banca di capire il cliente. D. Il sistema bancario riesce a capire i bisogni delle imprese agricole?R. Poco. Se andiamo ad analizzare i fidi concessi al mondo agricolo, ci si rende conto di come le infrastrutture siano state finanziate solo con credito a breve.

Tre no alle banche su valute, massimo scoperto, portabilità ( da "Italia Oggi" del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: utilizzi in assenza di fido. Lo stesso decreto aveva sancito la nullità delle clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi a favore del cliente titolare di conto corrente indipendentemente dall'effettivo prelevamento della somma, ovvero che prevedono una remunerazione accordata alla banca indipendentemente dall'

( da "Nazione, La (Pistoia)" del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: 3 «Fidi negati e pegni Banche, che fate?» DENUNCIA LA CNA «UN'AZIENDA pistoiese si rivolge ad una banca per 15 mila euro di fido. Non ha mai avuto problemi di nessun tipo, né col fisco, né con la centrale rischi o altro. Ebbene, l'istituto chiede al titolare 5 mila euro di pegno in titoli.

Il Centobuchi iscritto alla serie D ma la squadra è un rebus ( da "Corriere Adriatico" del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fido bancario concesso dalla BPA per 150.000 â?
, non ha pagato l'IVA maturata al 30 settembre 2008, il dr. Zazzetta di S. Benedetto del Tronto, già curatore fallimentare della Sambenedettese, ha l'incarico di curare l'esercizio delle partecipazioni ai diritti sociali, la conservazione e, se possibile l'incremento delle quote ed il compenso che sarà corrisposto al custode nominato"

Già 230 imprese agli sportelli dei consorzi fidi di Casartigiani ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 27-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: imprese agli sportelli dei consorzi fidi di Casartigiani Sabato 27 Giugno 2009, Le imprese artigiane sono alla disperata ricerca di liquidità. Nei primi sei mesi dell'anno, Cofitre e Trevigianfidi, i consorzi fidi di Casartigiani - Artigianato trevigiano, hanno registrato un aumento del numero di aziende presentatesi agli sportelli: dalle 156 del 2008 alle 230 del semestre attuale.

Dieci imprese su 100 assorbono il 76,8% dei fidi ( da "Tribuna di Treviso, La" del 28-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: dei fidi VENEZIA. In Italia le sofferenze delle banche sono concentrate nelle grandi imprese. La grande industria costituisce lo 0,1% del totale delle aziende (circa 3.500 su un totale di quasi 4.500.000) e dà lavoro a circa il 20% degli occupati, ma nei rapporti con le banche vanta un record sorprendente: le sofferenze a carico del primo 10%

dieci imprese su 100 assorbono il 76,8% dei fidi ( da "Mattino di Padova, Il" del 28-06-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: dei fidi VENEZIA. In Italia le sofferenze delle banche sono concentrate nelle grandi imprese. La grande industria costituisce lo 0,1% del totale delle aziende (circa 3.500 su un totale di quasi 4.500.000) e dà lavoro a circa il 20% degli occupati, ma nei rapporti con le banche vanta un record sorprendente: le sofferenze a carico del primo 10%

La Reggiana ora ha la cassaforte vuota ( da "Gazzetta di Reggio" del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: sociale di poco superiore ai 350mila euro e con la necessità di attingere ai fidi bancari, garantiti dalla cooperazione. Quelle fideiussioni che Iniziativa Tricolore chiedeva passassero alla cordata Bitonti in caso di cessione della maggioranza. La stagione 2009/2010 è ormai alle porte, tanto che la Reggiana ha già presentato l'iscrizione al campionato fornendo le necessarie garanzie.

Una guida pratica per gli artigiani ( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: responsabile provinciale della Confartigianato Fidi. Si tratta in pratica di circa 150 pagine di «manuale di consultazione» che illustra in modo chiaro e semplice tutti i servizi erogati dalla Confartigianato a beneficio delle piccole imprese: consulenza e affiancamento in materia di credito, fisco, paghe, ambiente e sicurezza, trattamento previdenziale,

La Grande fuga dalla finanza ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fiducia nelle banche italiane Stefano Elli Delle banche italiane ci si fida ancora. Nonostante la crisi finanziaria, il credit crunch e la vasta casistica delle controversie che contrappongono clientela a sistema del credito, sembra che il rapporto tra utenti e sportello tenga. Lo sostengono due indagini distinte: la prima di Gfk-Eurisko, società di ricerche e consulenze di mercato,

Cirio & Co pesano ancora ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidarsi.Ma nell'ultimo periodo sta subentrando un altro problema. Quale? Quello del sovraindebitamento dei cittadini. La classe media negli ultimi anni si è molto indebitata e il fenomeno sta avvertendosi in modo sempre più chiaro. Ora, in altri Paesi ci sono degli strumenti legali per tamponare queste situazioni venendo incontro ai consumatori tentando di governarne le difficoltà.

Manuale di autodifesa per l'investitore ( da "Corriere Economia" del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidarsi delle banche. Ma, ahilui, per le banche, «il cliente è una comparsa che si rimpiazza». L'importante, per la banca, è vendere il prodotto che rende di più, non quello più adatto al risparmiatore e alla sua famiglia. Non c'è quindi da stupirsi dell'assoluto bisogno, «per poter decidere serenamente e in piena autonomia come investire i ORAZIO CARABINI GENERAZIONE NO RISK Fazi

Crisi; Sacconi: Con Bankitalia pressing su banche, serve credito ( da "ApCOM" del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: tra i consorzi fidi, le banche locali e i grandi conglomerati creditizi, in modo che questi accettino le valutazioni dei consorzi circa l'affidabilità delle imprese, anche perchè questi soggetti condivideranno con loro il rischio dell'affidamento". L'obiettivo dell'azione di governo, sottolinea Sacconi, "è il mantenimento della base occupazionale dell'

Il ministro Macbeth e le banche ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Perché cancella ope legis le commissioni sui fidi che hanno sostituito quelle di «massimo scoperto» e introduce il divieto per Rai, Fs, Anas, Fintecna e Sace di conservare le proprie tesorerie presso le banche? Dove porta questa guerra senza quartiere tra la nomenklatura politica e l?establishment finanziario?

Credito, la Cna: "Dalle banche modifiche unilaterali" ( da "Giornale di Calabria, Il" del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fido) e all?utilizzo dei fondi oltre la disponibilità accordata (sconfinamento) in palese contraddizione con lo spirito e la volontà del legislatore. Gli istituti di credito, in pratica, hanno semplicemente sostituito il sistema della remunerazione rinveniente dalle precedenti commissioni con altre, probabilmente ancora più onerose per l?

Credito, la Confapi: "In Calabria le banche favoriscono l'usura" ( da "Giornale di Calabria, Il" del 29-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: aumento del fido, già accordato di trentamila euro, per un periodo provvisorio, periodo entro il quale l?azienda avrebbe dovuto regolarizzare la posizione contributiva e ricevere, quindi, il Durc dall?ente competente”.”Inutile dire - aggiunge Mario Petramale - che l?

Artigianato, boom di cassintegrati ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 30-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: occorre sottolineare il sostegno formidabile del nostro consorzio fidi 'Confidart' che garantisce finanziamenti contro-garantiti alle nostre imprese. E proprio in tema di consorzi fidi, mi corre l'obbligo di sottolineare l'impegno della Camera di commercio di Mantova, dell'Amministrazione provinciale, di alcuni Comuni mantovani e di tutte le associazioni di categoria».

Lo stratagemma delle banche per il massimo scoperto ( da "Gazzetta di Reggio" del 30-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: richiami improvvisi di rientro dai fidi, richieste di garanzie non sempre giustificate, aumento dei costi per i mutui e per gli affidamenti; tutto questo nonostante la fase di "emergenza" per il sistema bancario dovrebbe essere finita anche grazie agli interventi pubblici. CNA rinnova in maniera decisa l'invito alle banche ad essere parte attiva nell'affrontare la grave crisi attuale,

Cna, rabbia verso le banche Hanno introdotto nuovi costi ( da "Alto Adige" del 30-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: introducono altre spese collegate alla messa a disposizione di fondi (fido) e all'utilizzo dei fondi oltre la disponibilità accordata (sconfinamento). «In pratica, hanno sostituito le precedenti commissioni con altre, probabilmente ancora più onerose, contravvenendo di fatto lo spirito e il significato del provvedimento di legge».

BANCHE: TREMONTI, DA TAGLIO COMMISSIONI 2MLD DI RISPARMIO. ( da "Asca" del 30-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Lo ha spiegato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nella conferenza stampa per illustrare il provvedimento. Il ministro ha portato qualche esempio. Un'impresa che ha un fido di 50 mila euro puo' risparmiare a trimestre tra 150 e 350 euro che proiettati sull'anno arrivano a 600-1.400 euro. lsa/rf/ss


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Conti in rosso in banca: (sezione: Revoca fidi)

( da "Nazione, La (Pistoia)" del 22-06-2009)

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CRONACA PISTOIA pag. 3 Conti in rosso in banca: «No a costi più alti» CONFARTIGIANATO IL PRESIDENTE MASSIMO DONNINI «DA UNA PARTE bloccano le rate dei mutui per un anno e dall'altra ci succhiano soldi con balzelli illegittimi. E' una vergogna». E' questo il leit motiv che da qualche giorno corre sulla bocca di artigiani e piccoli imprenditori che si vedono recapitare dalle rispettive banche comunicazioni di modifica unilaterale dei contratti, dove si informano i correntisti che, in caso di conto in rosso, non verranno più applicate le consuete «commissioni di massimo scoperto»: al loro posto, però, arrivano altri balzelli mascherati con nomi del tipo "scoperto di conto" e simili. LE TARIFFE cambiano a seconda dell'istituto di credito, ma in genere sono ben più alte di quelle relative alle vecchie commissioni di massimo scoperto. Da qualche giorno negli uffici di Confartigianato Pistoia arrivano associati furibondi perché si sono accorti del giochino attuato dagli istituti di credito: un piccolo fiume di imprenditori destinato ad ingrossarsi non appena anche gli altri si saranno resi conto della cosa. «IN QUESTO momento _ sottolinea il presidente provinciale di Confartigianato Massimo Donnini molte imprese hanno problemi di liquidità e vedersi aumentare i costi bancari sui conti in rosso non fa che inasprire gli animi, andando ad aggravare la già difficile situazione delle aziende e appesantendo ulteriormente il rapporto con il mondo bancario». Tutto nasce da un utilizzo strumentale delle norme dettate dal decreto anti-crisi, che hanno imposto alle banche di comunicare in maniera chiara l'importo delle commissioni previste nel caso di sconfinamento dei fidi: importi che invece, prima, venivano calcolati trimestralmente e comunicati direttamente attraverso l'estratto conto, ad addebito avvenuto. SE LA FILOSOFIA della legge era quella di una comunicazione trasparente, per mettere i correntisti in grado di sapere in anticipo gli oneri cui andavano incontro utilizzando un fido, sembra che invece molte banche abbiano colto l'occasione per introdurre nuovi e più pesanti oneri. «Ci stiamo muovendo sottolinea Donnini _ insieme ad altre Confartigianato locali e attraverso la Confederazione nazionale è già stato debitamente informato il ministro Tremonti. Non intendiamo far subire questi abusi alle nostre imprese».

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Credito alle imprese 50 miliardi a rischio (sezione: Revoca fidi)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 22-06-2009)

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COPERTINA pag. 1 Credito alle imprese 50 miliardi a rischio ANDREA GRECO La fase due della crisi, dalla finanza spericolata alle imprese inguaiate, va assumendo in Italia chiare connotazioni "bancarie", per diverse ragioni. Le aziende del paese sono tradizionalmente sottopatrimonializzate e molto bancarizzate; le loro dimensioni sono inferiori alla media (il 90% del tessuto domestico è una trama di Pmi). Il sistema creditizio nazionale assiste alla rumorosa ritirata degli operatori stranieri – specialmente le banche d’affari globali – ed è appena uscito da una fase di consolidamento che nella pratica ha dimezzato il numero di operatori, raddoppiando il loro share of wallet sui prestiti aziendali (Intesa Sanpaolo e Unicredit, i principali erogatori, hanno spesso fino al 30% a testa nei singoli dossier). Tali specificità si aggiungono ai caratteri comuni dell’investment banking planetario, che vede quasi bloccate le fusioni e i nuovi finanziamenti a vantaggio della ricapitalizzazione di imprese indebolite dalla recessione, e della "gestione del debito", sia esso da ristrutturare o semplicemente da riscadenzare. Stavolta non si può dire che la scarsa conoscenza dell’inglese ha riparato la penisola, com’è stato per i titoli tossici. Stavolta siamo protagonisti, come mostrano i caveat sui rating delle banche europee – italiane comprese – lanciato in settimana dalle agenzie S&P e Moody’s. O i moniti ricorrenti del governatore Mario Draghi e dei maggiori banchieri sul peggioramento della qualità creditizia in atto. Sì perché il tema è double face: quando l’impresa finisce nei guai, inguaia chi l’ha finanziata, aumentandone sofferenze, incagli, insoluti, voci di conto economico che senza dubbio aumenteranno e graveranno sui bilanci 2009. Giorni fa la Bce, in un suo rapporto, ha stimato che le banche di Eurolandia patiranno potenziali perdite per 283 miliardi di dollari entro fine 2010 per svalutazioni di crediti inesigibili. «Nei bilanci bancari sono rimasti asset difficili da valutare, e il forte peggioramento delle prospettive economiche ha originato i timori di possibili grosse perdite sui prestiti». Per l’Italia il ragionamento è fin troppo semplice: se il Pil 2009 come stimato scenderà del 6%, significa che molte aziende decurteranno del 20 o 30% i ricavi, azzerando così gli utili e, in casi crescenti, la capacità di ripagare rate e interessi. La disamina dei protagonisti del credito nazionale conferma le tendenze. Mediobanca il 30 giugno chiuderà l’esercizio 20082009, un po’ guastato dalle svalutazioni sul portafoglio storico ma incoraggiante per l’attività ordinaria. La storica banca d’affari nei problemi delle aziende clienti ci sguazza da 63 anni, ma già in attesa dei dati finali a Piazzetta Cuccia si è capito che, rispetto al passato recente, l’apporto delle singole attività investment ai profitti è rivoluzionato: stavolta le commissioni vengono soprattutto dagli aumenti di capitale (come Enel, Seat, Snam Rete Gas, Finmeccanica) e le emissioni di bond (Telecom ed Eni gli ultimi), poi dalle ristrutturazioni di debito, poi dai nuovi crediti, per ultimo l’M&A. In prospettiva, dentro l’istituto si ritiene che l’ordine di importanza dei team guidati dall’ad Alberto Nagel non muterà presto, perché molte aziende italiane evidenziano penuria di equity. A scorrere i rapporti patrimonio/debito netto o Mol/debito netto delle 40 blue chip del Ftse Mib, pare che la maggioranza necessiti di nuovo patrimonio, specie chi opera nei settori a più alta intensità di capitale (auto e componenti, costruzioni). Ma tra i potenziali "clienti" ci sono editoria, banche e assicuratori. Problemi maggiori preoccupano le piccole imprese, poste tra l’incudine di istituti che smistano con più cautela gli impieghi e il martello di fornitori che pagano meno, e più tardi. I loro referenti bancari sono soprattutto Intesa Sanpaolo e Unicredit, i due grandi network di sportelli sul territorio nazionale che, in ossequio alla loro natura di banca commerciale, sembrano focalizzarsi sull’allungamento e sulla diminuzione dei fidi alle aziende. Stime di mercato indicano in almeno 50 miliardi di euro il monte debiti che due anni di crisi costringono a "porre" – gergo bancario – in modo nuovo e diverso. È un tipo di attività composita, anche perché si ha a che fare con due categorie di clienti ben distinte. Da una parte i private equity, che in un decennio glorioso sono diventati imprenditori di gruppi blasonati, tra cui Seat, Ferretti, Saeco, Rinascente, Limoni. Dall’altra le famiglie azioniste, e qui i casi più citati sono Risanamento, PirelliCamfin, Tassara, Safilo, Tiscali. La prima tipologia è più ostica, perché i fondi chiusi erano abituati a un contesto tutto diverso: grande liquidità e debiti facili, m&a frizzante con multipli fino a 10 volte il Mol, disponibilità a ricapitalizzare solo con garanzie di ritorno pari a 23 volte l’investito. Niente di tutto ciò è sopravvissuto, e ora i private equity si trovano in mano aziende sovraindebitate che vorrebbero continuare a gestire con scarsa attitudine industriale e possibilmente senza mettere altri soldi. «Il private equity è tra i settori che stanno pagando più cara la crisi – dice Giuseppe Castagna, responsabile grandi clienti corporate di Intesa Sanpaolo – e ha subito choc straordinari. Forse ora dovrebbe dotarsi di una classe manageriale, più attenta alle esigenze industriali che le aziende hanno in un momento come questo». Più agevole (ma solo un po’, vedi il caso Safilo) avere a che fare con gli azionariati familiari, inclini a investire nell’azienda se non altro per mantenere il blasone e non alterarne la governance. Dice Sergio Ermotti, vice ad di Unicredit: «La nostra attività sui dossier critici diventa sempre più preventiva: più monitoraggio sui gruppi con caratteristiche strutturali o congiunturali critiche, più riscadenziamenti di debiti. Il banchiere corporate deve fare più il medico di base che fa il check up all’azienda e meno quello del pronto soccorso». C’è poi un aspetto quantitativo del tema debitorio, passibile di effetti sul sistema tutto. Il mondo precrisi ruotava su rapporti di leva oggi estinti, e alle banche tocca l’oneroso compito di riportare le esposizioni aziendali su livelli tra 3 e 5 volte il Mol, mentre si veniva da posizioni finanziarie nette da 5 a 10 volte il Mol (secondo la generazione di cassa e l’esosità). Nel traghettamento gli istituti lasceranno qualcosa di tasca loro, si tratta solo di vedere quanto. Il numero da scrutare misura il costo del credito rapporto tra rettifiche nette e totale dei crediti. Per Intesa Sanpaolo è sceso da 101 punti base (l’1%) del quarto trimestre 2008 a 76 punti base di marzo 2009. Il gruppo punta molto a ridurre questo ratio, che sotto le cure del responsabile corporate & investment Gaetano Miccichè conta di portare nel 2009 sotto la media del sistema. Unicredit è salita tra dicembre e marzo da 105 a 109 punti base, anche per l’incidenza delle poste nell’Est Europa. Scopri come ricevere sul tuo cellulare Repubblica Gold condividi

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L'alta Finanza vista dal basso (sezione: Revoca fidi)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 23-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Primo Piano Pagina 136 I controlli sull'accesso al credito L'alta Finanza vista dal basso I controlli sull'accesso al credito --> Non desidero fare il paladino del sistema bancario. Sono le banche che non erogano il credito ovvero è il cavallo che non beve? L'argomento è ampiamente dibattuto. Analizziamo le motivazioni che danno corpo alla disputa. Siamo in un periodo di crisi che, partita dalla Finanza, tocca l'economia reale. Si è evitata la catastrofe planetaria grazie all'azione congiunta dei governi che iniettando liquidità ed entrando nel capitale hanno messo in sicurezza il sistema bancario scosso da alcuni defaults . Il monito del governo e di Bankitalia rivolto ai banchieri è "comportatevi come tali per sostenere le piccole e medie imprese". Non si può dare fido generalizzando. La facilitazione è concessa alla singola impresa con requisiti finanziabili. Lasciando da parte certi tipi di interventi "esotici" che sfociano nel tossico, diamo un po' di chiarezza. Le aziende chiedono soldi alle banche per svariati motivi. Dividiamo tra breve e medio-lungo termine. I finanziamenti della seconda specie servono per interventi di varia natura. Si tratta di mutui che sostengono il patrimonio aziendale, il cui rimborso avviene nel tempo e il flusso di cassa è generato dall'investimento. Il prestito a breve si divide in elasticità di cassa per momentanee deficienze di liquidità e da operazioni autoliquidanti con le quali in varie forme vengono monetizzati crediti incassabili dopo mesi. Se le aziende investono è buon segno, significa che l'economia si sta riprendendo. La banca verifica i dati aziendali e, se convinta, eroga il mutuo. Per quanto riguarda il breve, la banca valuta il credito da finanziare, chi è la controparte, se è solubile. Ma se l'azienda vanta crediti verso l'Iva o verso Enti pubblici? Ci sono vischiosità burocratiche, lentezza nei pagamenti, difficoltà nei controlli e talvolta anche un po' di pigrizia da parte di chi deve erogare. Si creano delle anomalie che inducono a una rappresentazione aziendale "deteriorata". Lanciamo un appello. Andiamo a verificare a monte e non a valle quei problemi riferentisi a periodo sospetto, concessione abusiva del credito, revocatorie sparate con le cannonate, clienti poco virtuosi, per citare alcuni casi. Il banchiere è un personaggio di rilievo dotato di capacità manageriali. Il bancario senza riferimenti è pusillanime. Perché non rimuoviamo quei macigni che danno luogo ad alibi? L'effetto non è di poco conto, in uno con il ritorno al territorio e con il rimettere al centro quelle relazioni personali, ormai mancanti, che però il computer non può sostituire. RICCARDO RICCARDI (Economista)

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mansi (confindustria): il manifatturiero rende la regione più fragile (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 23-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

EXPORT IN CALO Mansi (Confindustria): il manifatturiero rende la regione più fragile FIRENZE. La crisi scuote il sistema produttivo italiano e la Toscana è la regione che maggiormente accusa l'effetto della recessione. Una ricerca effettuata dal Centro studi Sintesi per il Sole 24 ore assegna alla Toscana il triste primato di maglia nera della crisi, seguita da Marche, Lombardia, Campania. Lo studio condanna la Toscana e il cuore delle difficoltà della nostra regione è costituito da export, occupazione e credito. Secondo Antonella Mansi, presidente di Confindustria toscana, le difficoltà della nostra regione si spiegano con la forte quota di manifatturiero prodotta e la rilevante apertura ai mercati esteri delle nostre aziende. «Sicuramente - spiega - la crisi viene assorbita più facilmente nelle regioni meridionali, dove l'incidenza delle attività produttive è sensibilmente minore». Una crisi inevitabile, dunque, ma anche un pericolo enorme, il perché lo spiega con chiarezza il numero uno di Confindustria toscana. «C'è il rischio di perdere pezzi importanti del nostro apparato produttivo. La crisi colpisce non più di tanto le aziende decotte, ma aggredisce le imprese virtuose, quelle che hanno investito, che si sono internazionalizzate e che adesso scontano una forte esposizione bancaria e quindi sono più esposte al pericolo di asfissia finanziaria». Il credito resta la prima emergenza da affrontare per gli industriali, in particolare per le piccole e medie imprese. La spia della fame di finanziamenti è fornita dalla valanga di richieste pervenute dalle aziende, oltre 2.700, alla Fidi toscana: «Finora sono stati deliberati 450 interventi - precisa - e pur apprezzando il lavoro svolto dalla Regione e la decisione di rifinanziare il fondo, è indispensabile velocizzare al massimo le procedure per concedere i finanziamenti. Il fattore tempo è essenziale, anche se alle banche diciamo che non tutto può passare per il sistema delle garanzie». Al secondo punto delle priorità dettate da Confindustria toscana ci sono gli interventi a sostegno degli investimenti produttivi, varando un provvedimento che altre regioni hanno già approvato e che sta iniziando a dare buoni frutti. Terza priorità, la necessità di accelerare sulle infrastrutture, a partire dalle opere immediatamente cantierabili. Il quarto punto riguarda la necessità di imprimere una forte accelerazione allo snellimento della burocrazia. La quinta priorità riguarda la Regione Toscana, con la richiesta di estendere il Piano casa anche agli edifici ad uso industriale. Carlo Bartoli

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i clienti tartassati più di prima (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 23-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Dal 28 le nuove norme. Le associazioni dei consumatori non escludono denunce per truffa I clienti tartassati più di prima Massimo scoperto via per decreto, ma le banche corrono ai ripari «I clienti? Alla fine pagheranno di più». Parola di bancario dipendente da vent'anni di un istituto nazionale: «Se qualcuno pensava che con l'eliminazione della commissione di massimo scoperto alla fine i conti sarebbero stati a favore del cliente, ha sbagliato di grosso». Interrogazioni e denunce. Per l'Aduc, l'associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori, «il lupo perde il pelo ma non il vizio - dicono dalla sede di Firenze - perchè la ridefinizione delle commissioni di massimo scoperto è una bufala». «La gente - aggiunge il presidente Vincenzo Donvito - pagherà di più. Le situazioni andranno verificate banca per banca. Non escludiamo che possano esserci denunce per truffa. Intanto stiamo lavorando per preparare un'interrogazione parlamentare». L'ora X è vicina. Ma andiamo per ordine. Intanto il grande interesse che gira in questi giorni attorno all'istituto del fido, è dovuto al fatto che il 28 scatta la nuova normativa per i clienti con conti correnti sia affidati che senza fido. Il riferimento è il decreto 185/2008 (convertito in legge a febbraio) che prevede l'eliminazione della commissione di massimo scoperto. Che esce dalla porta e, però, rientra dalla finestra. Migliaia di lettere. Vista la prossima scadenza, le banche hanno cominciato a spedire ai clienti le lettere di avviso di modifica unilaterale del contratto. Facciamo l'esempio del Monte dei Pschi di Siena: scrive al cliente che il nuovo regime prevede tre casistiche: l'utilizzo entro i fidi (la banca applicherà il corrispettivo sull'accordato, che esisteva anche prima, ma ora - dice Mps - viene meglio articolato), gli utilizzi extra-fido (applicato un tasso di sconfinamento all'intero ammontare dell'importo utilizzato, qualora lo sconfinamento si protragga oltre 5 giorni consecutivi), l'assenza di fido (oltre al tasso di sconfinamento sarà applicata una commissione di istruttoria urgente). L'istruttoria urgente. Per i conti non affidati, oltre al tasso di interesse cosiddetto di sconfinamento, verrà quindi richiesta dalla banca una commissione per istruttoria urgente che è zero per utilizzi fino a 100 euro; 50 euro per importi fra 100 e 3mila euro; 100 euro per importi superiori a 3mila; con un totale massimo di 100 euro. Secondo il vecchio "regime" la commissione di massimo scoperto per i conti non affidati era pari a 1,25%. Riferendo la percentuale ad uno scoperto di 3mila euro, finora - è una delle tante possibili simulazioni - si pagavano 37,5 euro, dal 28 se ne pagheranno 50, in quanto fra 100 e 3mila di "rosso" il forfait ammonta a questa cifra. Addebito a prescindere. Ecco quindi entrare in scena l'onere aggiuntivo per la messa a disposizione del fido, onere che sarà addebitato comunque anche se il cliente non usa quel credito. La percentuale varia da banca a banca, generalmente si sta sotto l' 1% trimestrale. Elisabetta Arrighi

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ANTONIO VASTARELLI La maggior parte degli oltre 50 confidi presenti in Campania rappresenta... (sezione: Revoca fidi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 23-06-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino, Il (Avellino)) (Mattino, Il (City))

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ANTONIO VASTARELLI «La maggior parte degli oltre 50 confidi presenti in Campania rappresentano solo se stessi». L'espressione utilizzata dal direttore generale del Banco di Napoli, Antonio Nucci, alla presentazione della ricerca dell'Associazione studi e ricerche per il Mezzogiorno sul sistema dei consorzi fidi, non è piaciuta ad alcuni degli operatori in campo. Ne nasce un dibattito che vuole anche essere l'occasione per un approfondimento su una realtà, quella dei consorzi fidi appunto, che chiede più attenzione di quella che in genere le si dedica. Sbagliato, osservano i Confidi, il dato di partenza. Secondo l'amministratore delegato del consorzio Conaga, Gustavo Valle, quel numero (50) si riferisce «agli atti costitutivi, ma i confidi realmente operanti nella regione sono solo 15». I cosiddetti «piccoli» non negano l'esigenza di accorpare le realtà esistenti per rafforzare il sistema ma, sottolinea Ciro Frate, direttore di Artigiancredito, consorzio che fa capo alla Cna, purché «questa richiesta che viene dal mondo bancario non sia il pretesto per favorire sempre i cosiddetti confidi più grossi che, se confrontati con quelli di altre regioni, hanno comunque dimensioni ridicole». Anche perché, spiega Amedeo Amarante, direttore di Centrale garanzia fidi (consorzio legato a Confartigianato), «ci sono alcuni che hanno un capitale di garanzia maggiore ma non lo erogano, mentre a noi spesso non basta il plafond a disposizione per soddisfare le richieste». Inoltre, i «confidi cosiddetti minori - aggiunge Antonio Cioffi del Creditart, aderente alla Claai, altra centrale dell'artigianato - sono sicuramente i più vicini alle piccole imprese campane». Osserva il presidente del Conaga, Tiberio Sauro (nella foto): «Il nostro confidi è il più grande tra quelli presenti a Napoli, sia per numero di imprese associate, 3.600, sia per valore delle garanzie prestate, che vanno oltre i 60 milioni di euro, a fronte di un patrimonio di soli 6 milioni». La verità, però, spiega, è che la misurazione viene fatta sulla patrimonializzazione. E spiega perché: «Visto che, dal 2001 al 2004, in assenza di regolamenti, i fondi della Camera di commercio sono andati per oltre 7 milioni all'industria e per oltre 5 al commercio, soldi finiti al Confidi Napoli dell'Unione industriali e al Confidi pmi Campania legato alla Confcommercio, queste due realtà godono di un capitale evidentemente maggiore di altri consorzi». Si tratta insomma di una rendita di posizione che, secondo Sauro, non viene sfruttata a favore delle imprese perché, malgrado questi consorzi continuino a chiedere risorse aggiuntive, «la stragrande maggioranza dei fondi già ottenuti non è stata spesa». La giunta della Camera di Commercio qualche settimana fa, aggiunge il vicepresidente del Conaga, Nino De Luca, «ha anche tentato, senza riuscirci, perché abbiamo occupato gli uffici, di varare un nuovo regolamento per l'assegnazione dei fondi ai confidi che favorisse i soliti soggetti». Sarebbe ora, conclude Sauro, «di finanziare i confidi in base alla loro operatività, alla capacità di impegnare le risorse a disposizione, redistribuendo, periodicamente, i soldi pubblici non utilizzati». Per quanto riguarda l'andamento del mercato del credito per le pmi, infine, Frate (Artigiancredito) sottolinea come, dall'inizio della crisi, il numero di domande arrivate al confidi sia fortemente aumentato, a fronte di una sensibile diminuzione dell'erogazione dei prestiti da parte delle banche che, però, afferma Valle (Conaga), «a partire dal mese di marzo ha fatto registrare una notevole ripresa».

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Isolare le banche che non aiutano (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 23-06-2009)

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«Isolare le banche che non aiutano» Pomini: «Serve un nuovo approccio e più dialogo, ma decidiamo noi con quali istituti lavorare» Martedì 23 Giugno 2009, Serve un New Deal tra le banche e le piccole medie imprese per uscire dalla crisi. Il muro contro muro non porta da nessuna parte. Soprattutto se pure i piccoli attriti, come la commissione di massimo scoperto, fanno divampare grandi diverbi. Così i commercianti, pur condividendo le recenti accuse che gli imprenditori hanno rivolto al sistema bancario, lasciano al palo la Confartigianato. Per l'Unascom, come emerso nel convegno che si è tenuto ieri mattina a Ca' del Galletto, la parola d'ordine resta il dialogo, con l'obiettivo di arrivare a costruire una vera e propria "partnership" con gli istituti di credito. Privilegiando le banche disposte ad ascoltare e facendo accomodare chi non è d'accordo. «Non si può non essere d'accordo sulla questione del massimo scoperto, fatta uscire dalla porta e poi reintrodotta dalla finestra - spiega il presidente di Unascom, Guido Pomini - ma con il sistema bancario bisogna cambiare approccio, costruendo nuove alleanze e sinergie, basate sul dialogo attraverso una nuova responsabilità reciproca». Insomma, i commercianti possono anche aprire la porta, ma spetta agli istituti di credito fare qualche passo per poter entrare. E l'indagine presentata ieri dal responsabile dell'area marketing e credito della Confcommercio nazionale, Fabio Fulvio, li indica a chiare lettere. Sono quattro gli aspetti fondamentali che per le piccole e medie imprese devono essere migliorati rispetto alle condizioni applicate dalle banche ai finanziamenti: su tutti spicca i costi e il tasso di interesse applicato, senza scordare la flessibilità della durata dei prestiti e le richieste di garanzia. Per i commercianti tali questioni possono essere risolte solo attraverso il dialogo e il confronto con gli istituti sulla spinosa questione del credito. Ma dalla sala dei convegni di Ca' del Galletto si ricerca una "partnership" senza, però, far levare verso i banchieri cori di suppliche e di preghiere, come ironicamente suggerito qualche giorno fa dal presidente della Confartigianto, Mario Pozza. In sintesi, per gli imprenditori si vince la battaglia con le banche facendo i duri, mentre per i commercianti non è possibile abbandonare la strada del dialogo. Ma la strada della collaborazione, invocata da Unascom, è fatta anche di condizioni. «Partnership vuol dire creare un sistema in cui le banche non abbandonano, ma aiutano e correggono: cerchiamo le banche disposte a far questo e cominciamo a lavorare con loro - pone come aut aut Alessandro Berti, docente di Economia dell'Università di Urbino - abbiamo visto che gli istituti locali ascoltano di più le piccole medie imprese e non hanno fatto giochini finanziari, mentre le grandi a volte sembrano avere l'ansia da prestazione: si scelgano gli interlocutori per ragionare su progetti e non solo per avere denaro». Questo vorrebbe dire chiudere la porta agli istituti di credito non sensibili alle necessità dei piccoli commercianti e imprenditori? Sì, e l'idea non sembra dispiacere a Pomini, che ha promesso a Berti un nuovo incontro per riprendere le fila della proposta. Dai commercianti, quindi, arriva un appello rivolto alle banche per lavorare verso un nuovo patto, prima di tutto, costruito su relazioni più salde e su nuovi principi etici. Sulla stessa lunghezza d'onda si pone Roberto De Lorenzi, vicepresidente di Terfidi Veneto, società cooperativa di garanzia per le imprese. «L'attività di Terfidi nel rapporto tra le aziende e le banche è positiva, evidenzia il ruolo del Consorzio Fidi in netta crescita e testimonia l'evoluzione delle imprese del terziario nell'approccio al credito - spiega De Lorenzi - vanno evitati i processi alle banche ma allo stesso tempo si deve uscire da questa situazione di crisi evidente». Infine l'appello all'etica, lanciato Ferruccio Bresolin, economista all'Università di Venezia, che ha tirato le orecchie agli istituti di credito invitandoli a «un'etica della finanza, molto laica, senza sussulti moralistici». Mauro Favaro

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Ocse: "L'Italia spende troppo per pensioni" UE: "Debito pubblico alto, crescita a rischio" (sezione: Revoca fidi)

( da "Quotidiano.net" del 23-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Il nostro è il paese con il più alto livello di spesa previdenziale, pari al 14% del Pil.La Commissione europea: "Le finanze pubbliche italiane sono vulnerabili, ma il sistema bancario è solido". Marcegaglia: abbassare le tasse su imprese e lavoro

" /> Politica TV FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA Cronaca Politica Esteri Ecquo New York Libri Arte Musica Spettacolo Gossip Pazzo Mondo Salute Tecnologia Motori Meteo Scommesse Dieta ALLARME Ocse: "L'Italia spende troppo per pensioni" UE: "Debito pubblico alto, crescita a rischio" Il nostro è il paese con il più alto livello di spesa previdenziale, pari al 14% del Pil.La Commissione europea: "Le finanze pubbliche italiane sono vulnerabili, ma il sistema bancario è solido". Marcegaglia: abbassare le tasse su imprese e lavoro Roma, 23 giugno 2009 - L'Italia spende troppo per le pensioni, quasi il doppio della media dei Paesi Ocse. Lo evidenzia un rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico spiegando che da noi la spesa è pari al 14% del Pil rispetto a una media del 7,2%. La spesa pensionistica in Italia, sulla base dei dati del 2005, assorbe circa un terzo della spesa pubblica italiana (30% contro il 16% della media Ocse). Allo stesso tempo, sottolinea il Rapporto, i contributi pensionistici nel nostro Paese pesano per il 33% dei salari lordi contro una media Ocse del 21%. Altro dato che emerge dal rapporto è che le pensioni delle donne in Italia sono più basse di un terzo rispetto a quelle degli uomini. E un allarme arriva anche dalla Commissione europea: "Le finanze pubbliche italiane sono vulnerabili agli squilibri interni legati all’alto debito pubblico e potrebbero portare ad un alto costo del capitale per l’intera economia, pesando così sul potenziale di crescita", si legge nel rapporto 2009 sullo stato delle finanze pubbliche della Ue. In Italia, prosegue il rapporto, la percezione dei rischi legati alla crisi dei mercati è però contenuta, grazie alla "prudente risposta di bilancio del governo italiano alla recessione, insieme alla relativa solidità del sistema bancario italiano". "In particolare le famiglie in Italia hanno un livello di indebitamento relativamente basso e continuano ad accumulare notevoli risparmi. Questo - conclude il rapporto - potrebbe essere dovuto in parte a un comportamento precauzionale di fronte alla fragile situazione delle finanze pubbliche italiane'' Sul fronte politico il ministro dell’Economia Giulio Tremonti spinge per nuove regole globali: "O le regole sono capite e condivise dai popoli o stiamo preparando la nuova crisi". Secondo il titolare del Tesoro, "l’idea delle regole che devono essere globali si sta facendo strada, ma c’è chi ancora non le vuole o vuole le mezze regole della finanza che se le fa da sè". "Credo - ha aggiunto il ministro - che un mondo che deve costruire l’exit strategy, gestire l’enorme massa di debito pubblico e i rischi che ci sono di inflazione, è un mondo che, se è convinto di cavarsela con la testa e la cultura dei banchieri, va a sbattere". Dal canto suo, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha auspicato un abbassamento delle tasse su lavoro e imprese e ha detto di aspettarsi un segnale chiaro dal decreto che dovrebbe approdare in Cdm venerdì. Marcegaglia ha ricordato che nel decreto dovrebbero comparire i bonus alle imprese che non licenziano, la detassazione degli utili reinvestiti e l’aumento della compensazione tra debiti e crediti. Intanto, la Guardia di Finanza annuncia di aver scoperto nei primi 5 mesi dell’anno redditi nascosti al fisco per 13,7 miliardi di euro, cui devono aggiungersi recuperi di Iva dovuta e non versata per 2,3 miliardi e rilievi Irap per 8,7 miliardi. Fonte AGI EVASIONE Nei primi cinque mesi nascosti oltre 13 miliardi al fisco Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Brambilla con il braccio teso in piazza "Saluto romano? Macché, allibisco" (58 commenti) La camorra uccide un romeno innocente (57 commenti) "Caro sindaco Delbono, le chiedo..." Qui potete dire la vostra (46 commenti) Silvio: mai parlato di complotto oscuro come hanno scritto quei disgraziati... (42 commenti) L'Elefantino attacca il Cavaliere: "Un premier non si difende così..." 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La foto del giorno Salto Nelle gare di rally capita anche di spiccare il volo!! Eccone una chiara dimostrazione. Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec /div>

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Confapi: no al balzello bancario (sezione: Revoca fidi)

( da "Stampa, La" del 24-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ECONOMIA. DAL 1° LUGLIO SCATTA LA «COMMISSIONE» TRIMESTRALE SUL FIDO Confapi: no al balzello bancario [FIRMA]FRANCO MARCHIARO ALESSANDRIA Un raggiro non lo si può definire, perché è tutto legale. Ma una beffa, anzi «un'azione eticamente riprovevole» come dice Enrico Taverna, sì. E oltretutto scaturisce dal decreto anti-crisi che dovrebbe aiutare l'economia, quindi anche le piccole e medie aziende. Invece la norma pare studiata - e in tal modo viene applicata - solo a sostegno degli istituti di credito. Questo in sintesi quello che i vertici della Confapi provinciale (il direttore Taverna, appunto, e il responsabile del credito Mauro Ugo) sono andati a spiegare al prefetto Francesco Castaldo, chiedendo un suo autorevole intervento nel recente ruolo attribuito dal governo a lui e ai colleghi di garanti della «correttezza del credito». Castaldo s'è impegnato a presentare la protesta all'Osservatorio regionale che si riunisce il 2 luglio. Ma già dal primo del mese le banche faranno scattare le nuove norme di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali: un foglietto che è arrivato a casa di tutti i correntisti e che quasi tutti, trovandolo poco comprensibile, hanno probabilmente gettato. «Comunicazioni - dicono Taverna ed Ugo - diverse nella forma, ma eguali nella sostanza e che aggraverebbero una situazione già critica delle Pmi con il sistema del credito». Il timore maggiore è la commissione chiesta dalle banche per lo scoperto. «Oggi c'è la commissione di massimo scoperto - dice Mauro Ugo - che varia dallo 0,125 all'1,5 ed è applicata annualmente se il cliente utilizza il fido. Esempio: ho 100 mila euro di fido, li utilizzo anche per un solo giorno e pago mettiamo l'1%, mille euro, una volta all'anno. Ora questa è stata "mitigata", cioè scatta se l'utilizzo si protrare almeno per 30 giorni. Questo è positivo». Di negativo c'è il nuovo balzello messo a punto dalle banche, attenendosi alla legge: la commissione sulla messa a disposizione di fondi. «Insomma che io utilizzi o non utilizzi il fido bancario devo pagarla e non una volta all'anno come prima, ma una volta ogni tre mesi. I 100 mila euro posso anche non toccarli mai o solo in parte, comunque mi saranno addebitati mille euro a trimestre, cioè quattromila euro all'anno. E poiché il giochino pare sia piaciuto, quasi tutte le banche l'hanno esteso non solo al fido ma anche agli anticipi di cassa sulle fatture da incassare, sulle commesse estere e così via». Quanto costa tutto questo al sistema produttivo? «Dati precisi non ce ne sono, ma possiamo dire che i nostri circa 800 associati hanno in media un fatturato di 4 milioni l'anno, in totale oltre 3 miliardi. E di solito il credito chiesto alle banche si avvicina a questa cifra: basta calcolare l'1 per cento» spiega Taverna. Una mazzata soprattutto per le piccole imprese: «Quelle grandi hanno altre forze contrattuali: sappiamo di aziende che appena hanno ricevuto la comunicazione hanno telefonato in banca dicendo "siete matti?". E hanno ottenuto quanto meno le condizioni precedenti o dei tassi millesimali» aggiunge il direttore. Insomma, così com'è il decreto anti-crisi rischia di mandare in crisi una bella fetta di economia «introducendo di fatto pesanti aliquote che ostacolano la sopravvivenza delle piccole e medie imprese in questo tempo di forte difficoltà». «Non tutto ciò che è legittimo è anche etico - ribadisce Taverna - e le banche dimostrano di non aver compreso la "lezione" dei derivati, dei titoli tossici che hanno distrutto la fiducia che deve intercorrere tra banche ed impresa. Perchè sarà vero che le Pmi senza le banche non sopravvivono, ma è vero anche il contrario».

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Uno sportello per info sul credito bancario (sezione: Revoca fidi)

( da "Stampa, La" del 24-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

VENTIMIGLIA Uno sportello per info sul credito bancario La segreteria della Uil ha deciso di istituire uno sportello per tutte le persone che hanno avuto problemi al momento delle richieste in qualsiasi banca. In particolare, per i casi di diniego del fido, revoca totale o parziale delle linee di credito, peggioramento delle condizioni applicate (ad esempio i tassi), richiesta di nuove garanzie, richiesta di rientro immediato di una linea di credito a revoca. Spiega il responsabile Giuseppe Liotta: «I cittadini per accedere ai nostri uffici Adoc devono telefonare per appuntamento allo 0184/633387 il lunedì, il mercoledì e il giovedì, dalle 9 alle 12,30». Inoltre il lunedì, dalle 10 alle 12, un delegato sarà presente nella sede di Ventimiglia, in via Ruffini 9, al primo piano. Spiega Liotta: «La consulenza dell'associazione è esclusivamente mirata ad aiutare il cittadino a compilare il modulo predisposto dal Ministero da inviare in prefettura». \

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industria e commercio chiedono trasparenza nel credito (sezione: Revoca fidi)

( da "Mattino di Padova, Il" del 24-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 23 - Cronaca Industria e commercio chiedono trasparenza nel credito Francesco Peghin: l'Abi collabori con le categorie. Nicola Rossi: ora servono consorzi più forti «Sediamoci attorno a un tavolo e troviamo una linea d'azione comune». Se sul fronte artigiano è scontro aperto, sul versante industriale e del commercio si cerca un dialogo con le banche. E' l'intero contesto economico associativo padovano a sostenere, sia pure in tono moderato, che l'attuale modus operandi dei colossi del territorio - Antonveneta e CariVeneto in primis - non va. Alla dura presa di posizione di Gelain si intrecciano così gli interventi di altri due big delle categorie locali: Francesco Peghin presidente di Confindustria e Nicola Rossi presidente di Confesercenti. Per entrambi, la via da seguire è quella di un patto strategico anticrisi. Il primo a lanciare un segnale di collaborazione è Peghin: «Condivido la linea seguita dal presidente confindustriale veneto Tomat, che sta cercando un'intesa con l'Abi per avviare un percorso più costruttivo. Sono certo che i grandi istituti di credito non hanno alcuna intenzione di perdere i loro clienti imprenditori: sarebbe controproducente per l'intero sistema finanziario». Resta il fatto che, collegandosi ad esempio alla distribuzione dei Tremonti Bond, ci siano situazioni di scarsa trasparenza nell'accesso al credito e ai rapporti banca-impresa: «E' vero», replica Peghin «per questo Confindustria invita gli associati a segnalarci situazioni di mancata trasparenza. Provvederemo noi a informare la Prefettura». Anche il leader della Confesercenti crede nell'approccio costruttivo, ma non rinuncia a graffiare: «Che le banche abbiano aggirato le disposizioni del Governo è indubbio», dice Rossi «e se Tremonti a Padova ha invitato di non preoccuparsi, noi chiediamo una legge chiara e non sgusciabile. Oggi avvertiamo la necessità di avere dei Consorzi Fidi forti, siamo molto preoccupati ma sappiamo anche di avere la forza per obbligare le banche a sedersi attorno al tavolo e discutere». Qual è la strategia vincente? «Un vero federalismo del credito, oltre a quello fiscale, perché il nostro territorio ha esigenze specifiche e le attuali condizioni bancarie sono inaccettabili». (m.nar.)

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(sezione: Revoca fidi)

( da "Giorno, Il (Legnano)" del 24-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

PRIMO PIANO pag. 2 «Noi sordi alle richieste delle aziende? I fidi sono aumentati del 12 per cento» IL PRESIDENTE DELLA BANCA DI LEGNANO LEGNANO «NELL'ULTIMO anno i fidi concessi alle imprese dalla Banca di Legnano sono aumentati del 12 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti. E sono state soprattutto le piccole e medie imprese a beneficiarne: gli impieghi per le grandi aziende, infatti, sono rimasti stazionari». COSÌ ENRICO CORALI, presidente della Banca di Legnano, in risposta agli imprenditori che si dicono delusi dagli istituti di credito per la difficoltà ad ottenere finanziamenti soprattutto nella fase di avvio dell'attività. «Nell'ultimo anno continua Corali abbiamo preso in affido 500 nuove imprese, tutte di piccole e medie dimensioni, che vanno ad aggiungersi alle 23 mila imprese che costituiscono lo zoccolo duro della nostra banca. In totale abbiamo messo a disposizione qualcosa come 3 miliardi e 400 milioni di euro». CORALI, come anche Massimo Ponzellini, il presidente della Banca Popolare di Milano, della quale fa parte la Banca di Legnano, condividono però la riscoperta del legame con il territorio e con le imprese. «È giunto il momento di aprire una riflessione sull'identità degli azionisti e il ruolo futuro delle banche una volta superata la crisi afferma Corali . La banca deve tornare alla missione originaria, vale a dire: la banca è l'impresa per eccellenza. E il rapporto col territorio è fondamentale». ANCHE PONZELLINI insiste sulla necessità di una svolta: «L'intermediazione fine a se stessa e gli investimenti sugli strumenti finanziari più che sulle imprese sono le malattie che hanno colpito il sistema bancario negli ultimi anni. Le banche, invece, devono essere di chi crede nel territorio, negli imprenditori capaci, nella ricerca e nella scuola». La conclusione di Ponzellini è chiara: «I banchieri hanno dimenticato di fare il matrimonio più importante, quello con l'etica. Una banca non può non avere azionisti che siano mossi da motivazioni etiche». Gi.An.

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Nuovo seminario di Confartigianato per sfidare la crisi' (sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 24-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ECONOMIA pag. 10 Nuovo seminario di Confartigianato per sfidare la crisi' L'EVENTO SEMPRE PIÙ RILEVANTE IL RUOLO ASSUNTO DAI CONSORZI FIDI NELL'ACCESSO AL CREDITO DA PARTE DELLE AZIENDE SI È SVOLTO lunedì, presso la sede della Confartigianato della provincia di Ravenna, il secondo incontro del ciclo di seminari sul tema Sfidare la crisi', organizzato dall'associazione con il contributo della Camera di Commercio di Ravenna, per fornire alle imprese tutte le conoscenze e gli strumenti per meglio affrontare questo momento di congiuntura economica negativa. IL CONVEGNO era dedicato al «Rapporto banca e impresa: l'importanza della programmazione finanziaria e come impostare un dialogo corretto con il fornitore' banca». L'apertura è stata affidata a Daniele Alberani, dirigente di Confartigianato di Ravenna e Presidente di Fed.Art (rappresentanza di tutti i consorzi fidi per l'artigianato), che ha sottolineato la necessità di un nuovo rapporto tra banche, imprese, associazioni e consorzi fidi ove a questi ultimi non vengano demandate responsabilità che sono proprie del sistema bancario. L'INTERVENTO del direttore di Unifidi, Domenico Menozzi, ha messo in evidenza il ruolo dei Confidi nella crisi, con il credito cresciuto del 40 per cento contro il 4 per cento del credito bancario. Crisi che ha portato al calo del fatturato, non dei costi e che ha allungato i cicli finanziari delle imprese. TINO Vaccari, responsabile regionale credito di Confartigianato, nell'affrontare questioni tecniche nel rapporto con le banche, ha affermato come sia venuta meno la fiducia tra banca e impresa, che occorrono atteggiamenti meno rigidi nell'applicazione dei criteri di Basilea2' e gli istituti di credito devono tornare a leggere' l'economia del territorio per aiutare le imprese a superare la crisi. NEL TRARRE le conclusioni Sergio Folicaldi, segretario della Confartigianato provinciale, ha toccato tematiche come i tempi di pagamento e la necessità di allentare i vincoli del patto di stabilità' degli enti locali; per poi ribadire il ruolo dell'associazione a fianco delle aziende, non solo sui temi del credito, rimarcando l'efficacia degli interventi tempestivi. Nella foto: i relatori al secondo dei seminari organizzati dalla Confartigianato della provincia di Ravenna e dedicati al tema Sfidare la crisi'. Image: 20090624/foto/4400.jpg

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Le aziende denunciano: costi alle stelle per i fidi (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 24-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Centro-Nord sezione: CENTRO NORD data: 2009-06-24 - pag: 1 autore: TOSCANA Le aziende denunciano: costi alle stelle per i fidi L'abolizione delle commissioni di massimo scoperto ha portato a un boom dei costi bancari sui fidi inutilizzati. Questa la denuncia degli industriali della Toscana. In tutte le province vengono segnalati casi anomali: ad esempio gli industriali di Prato hanno rilevato che per una piccola impresa gli oneri passano da 500 a 8mila euro. Confindustria Firenze invece denuncia tassi fino al 3% sui fondi non utilizzati. u pagina 11 Unindustria Bologna: «Meno fisco» Imposizione meno oppressiva, specie per le start up e le imprese che si convertono per reagire alla crisi. Sono queste alcune delle richieste di Unindustria Bologna all'assemblea del 29 giugno. u pagina 10 L'Umbria sostiene le giovani Pmi Sono un migliaio le giovani imprese create in Umbria negli ultimi 10 anni con la legge 12 del 1995. Sono circa tremila gli occupati e 70 milioni gli investimenti realizzati. u pagina 14 In difficoltà il polo di Larciano Il polo di Larciano, in provincia di Pistoia, specializzato nella realizzazione di scope e spazzole, è in difficoltà. Pesano in modo particolare la crisi e la concorrenza asiatica. u pagina 13

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Costi bancari fuori controllo (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 24-06-2009)

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Centro-Nord sezione: ECO-IMP Toscana data: 2009-06-24 - pag: 11 autore: Credito. Industriali di Prato: commissioni troppo alte per gli affidamenti non utilizzati «Costi bancari fuori controllo» Per una piccola impresa oneri cresciuti da 500 a 8mila euro FIRENZE Andrea Monti «Un'invenzione bizzarra, che ha il sapore della vessazione »: così Raffaella Pinori, vice presidente dell'Unione Industriali Pratese, definisce l'introduzione da parte delle banche di oneri sugli affidamenti concessi ma non utilizzati. La vicenda è iniziata qualche settimana fa, con l'approvazione del decreto anti-crisi da parte del governo: nel testo del provvedimento c'è una norma che dispone la nullità della commissione massimo scoperto se il saldo del cliente risulta a debito per un periodo continuativo inferiore a 30 giorni. In sostituzione di questo, denunciano le imprese, è sbucata una nuova commissione che colpisce tutti i fidi, anche quelli potenziali. «Alle aziende è stato comunicato che le condizioni sugli affidamenti sono cambiate e che dovranno pagare anche per i fidi potenziali ma non fruiti - dice Alberto Ricci, vicepresidente di Confindustria Livorno. - In sostanza, un'impresa che ha ottenuto l'apertura di un affidamento ma ne ha fruito solo parzialmente, o anche per niente, è chiamata a pagare commissioni sulla somma non utilizzata, oppure a sostenere una spesa fissa giornaliera. Oneri, quindi, su denaro non ricevuto ma solo a disposizione». Una "doccia fredda" che ha sta colpendo le aziende di tutta Italia, e che ha già scatenato le proteste degli industriali di Biella e di Vicenza. Per farsi un'idea della questione basta dare uno sguardo ai dati forniti dall'Unione Industriali Pratese, che ha monitorato un campione di aziende della provincia per quantificare l'aggravio causato dall'introduzione delle nuove commissioni. Per le piccole imprese, cui in media era applicata una commissione sul massimo scoperto di 500 euro, è stato introdotto un nuovo onere che si aggira sugli 8.000 euro; le medie aziende terziste, che non hanno rapporti commer-ciali con l'estero, sono passate da 1.000 a 25.000 euro di commissione. I gruppi strutturati di grandi dimensioni, infine, solitamente non pagavano commissioni sul massimo scoperto, ed ora sono soggetti a oneri sui fidi inutilizzati dell'ordine delle centinaia di migliaia di euro. «Colpisce il fatto che ciò si sta verificando pressoché in contemporanea, con condizioni analoghe e da parte di una molteplicità di banche» spiegano dall'Uip. Il "sospetto" di un'operazione di cartello, pur non dichiarato apertamente, è rafforzato dal silenzio degli istituti di credito di fronte alle proteste. «Sappiamo che le banche sono chiamate ad effettuare accantonamenti - dice la vice presidente Pinori - . Ma la strada di far cassa non può essere quella di accanirsi sulle imprese. Le banche non sono aziende come le altre: hanno anche una funzione di sistema volta a promuovere lo sviluppo. Così, invece, lo si strangola». Particolarmente interdetti sono rimasti gli industriali che avevano già concordato con le banche condizioni che escludevano oneri sul massimo scoperto, e che invece sono stati colpiti dai nuovi aggravi. Anche da Confindustria Firenze si denuncia il fenomeno. «Da alcune nostre rilevazioni - spiega il vicepresidente Simone Bettini - risulta che alcune nostre aziende si sono trovate improvvisamente a pagare anche interessi del 3% su fidi inutilizzati». © RIPRODUZIONE RISERVATA In pressing. Raffaella Pinori, vicepresidente Uip Prato IMAGOECONOMICA

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Concessione crediti in provincia: una relazione Uil-Adoc (sezione: Revoca fidi)

( da "Sanremo news" del 24-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Concessione crediti in provincia: una relazione Uil-Adoc Dopo l’incontro dell'11 giugno scorso, il Segretario Confederale della Uil, Donato Basilii ed il responsabile Adoc, Giuseppe Liotta, hanno inviato una relazione sulle criticità provinciali, per la concessione dei crediti, al Prefetto di Imperia, Maurizio Maccari. "Come si evince dallo studio effettuato dalla UIL, sulla cassa integrazione nel nostro territorio - scrivono - pare non vi siano reali problemi, sembra che la crisi che sta inesorabilmente colpendo il mondo del lavoro non sia ancora percepito, arriverà in ritardo?, oppure nella nostra provincia si nasconde quel tipo di lavoro sommerso che tanti danni procura a tutta la comunità? Sicuramente vista la realtà locale dove circa l’80% delle imprese sono piccolissime, spesso con un unico titolare, al massimo interessa il nucleo familiare; mentre le grandi imprese dai dati emersi in sede di riunione rappresentano il 3% il restante 17% da medie imprese. Durante la discussione sono emerse le difficoltà descritte dai rappresentanti delle associazioni delle imprese, degli industriali, dai commercianti, dagli artigiani, dei floricultori, dalle cooperative, mentre pare, che, la maggior parte delle famiglie vive per il momento senza aver bisogno di ricorrere al credito bancario, useranno i risparmi, o faranno delle rinunce. Sarebbe importante sapere se esiste una statistica di cittadini che si sono recati nelle banche per richiedere un credito, se gli è stato concesso, sarebbe interessante sapere a quanti sono stati rivisti gli interessi e rimodulato i mutui, dalle norme previste dai Ministri prima da Bersani, e poi da Tremonti. Nessuno dei rappresentanti dell’ABI, o della Banca d’Italia ha menzionato quanti e quali crediti sono stati concessi alle famiglie, quante richieste sono state fatte e concessi nel 2008 e nei primi mesi del 2009, mentre alle OO.SS, risulta che, diversi lavoratori che hanno perso il posto di lavoro o sono in cassa integrazione non riescono più a pagare le rate dei mutui. Il rappresentante dell’ABI ha comunicato che, molte imprese rinviano gli investimenti, non chiedono crediti, anche se, le richieste di fido sono aumentate del 2% nel mese di aprile, le imprese con più di 20 operai rappresentano l’11,8%, mentre quelle al di sotto di 20 lavoratori rappresentano il 3,7% delle richieste, che il tasso medio degli interessi in provincia risulta essere del 7,93%. L’altra valutazione da fare nel nostro territorio è il rapporto di presenze di ultrasessantacinquenni e oltre, che rappresentano in certi ambiti circa il 30%, pensionati che, hanno già investito, non bisognosi di crediti, con meno esigenze economiche, provenienti da altre regioni trasferitisi nella nostra provincia per vivere meglio, visto il clima. Concorda con tutte le esternalizzazioni fatte dai rappresentanti delle associazioni e delle imprese, sulle difficoltà a ricevere un credito dalle banche, dalle loro lungaggini, le loro burocrazie, sulla lentezza degli enti pubblici a pagare le fatture entro 30 giorni come da protocolli firmati, mentre risulta che i pagamenti vengono effettuati dopo 5 o 6 mesi se non addirittura dopo un anno, mentre le fatture presentate in banca scadono dopo tre mesi. Inoltre pare da quanto emerso nella riunione che i diversi enti abbiano le casse vuote, mentre altri che ne hanno devono rispettare il patto di stabilità, si sono lamentati anche che inspiegabilmente molte banche hanno chiesto dei rientri anticipati. Interessante la relazione del Direttore dell’Agenzia delle entrate, dove ci ha socializzato che molti lavoratori e molte imprese oltre ai debiti con le banche hanno dei debiti con l’Agenzia, e viste le difficoltà ad avere dei prestiti dalle banche, per avere dei liquidi a disposizione, dove li reperiranno i fondi necessari? (presso gli usurai?)". La tabella dei dati cliccando QUI. "I dati emersi, richiedono sicuramente delle riflessioni, approfondimenti specifici, verifiche, controlli, in particolare sul tipo di lavoro svolto in Provincia, sulle piccole imprese, sui commerci, sulle loro dichiarazioni dei redditi, sui nuovi studi di settore, sui lavori appaltati e sub-appaltati, sul lavoro nero in tutti i settori, che producono evasione fiscale e gravi rischi ai lavoratori. Senza dimenticarci dei lavoratori frontalieri, che, negli ultimi anni sono dimezzati, in questo periodo sono circa 6 mila. Degni ragionamenti vanno fatti sulle banche che pur avendo avuto dei fondi dalla Stato specifici, (se veramente li hanno avuti, ed a che prezzo, se sono i Tremonti Bond, che gli interessi pare stiano intorno al 12%, sono da usura, a che tasso li devono dare ai clienti?), concedono solo crediti sicuri, senza nessun rischio, non ricercano sviluppo, non danno fiducia alle aziende che in questo periodo sono in crisi, non gli danno credito pur conoscendo la loro storia aziendale e familiare, se tutto ciò è una politica bancaria atta a non vendere più aria fritta, come hanno fatto con i famosi derivati va bene, se invece nasconde altro non è ammissibile. Il rappresentante dell’ABI ha riferito che all’interno del sistema bancario esiste concorrenza, che i cittadini devono saper scegliere, che ci sono anche delle banche che lavorano meglio di altre, che ci sono anche delle buone leggi nazionali e regionali, che spesso i cittadini e le aziende non sanno, vi sono nuove iniziative in fase di studio per agevolare le imprese e i cittadini. Come per esempio lo studio per anticipare la cassa integrazione, prestiti che sarà offerto dalle banche a tasso sociale. Come sindacato, tramite lADOC la nostra associazione dei consumatori ci faremo carico di informare i nostri iscritti sulle funzioni dell’osservatorio, faremo presente ai cittadini che esiste un modulo da compilare da inviare in Prefettura per delle eventuali incomprensioni avute con le banche al momento di richiedere un prestito, o altre problematiche avute per tutte le operazioni legate ai mutui già in essere, istituendo uno sportello dedicato presso le nostre sedi".

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Vignadel: Nessun allarme per le aziende associate a Cofidi: le banche non aumenteranno i costi sui fidi (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 24-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Vignadel: «Nessun allarme per le aziende associate a Cofidi: le banche non aumenteranno i costi sui fidi» Mercoledì 24 Giugno 2009, Nessun aggravio negli oneri per le aziende associate a Cofidi Veneziano che sottoscrivano un fido convenzionato presso la propria banca. Lo assicura il direttore Mauro Vignandel, che spiega: «In questo periodo le banche sono tornate nell'occhio del ciclone perché accusate di persistere nell'applicazione, sotto altro nome, della commissione di massimo scoperto, nonostante sia stato vietato per legge dallo scorso gennaio. Non vogliamo credere nella malafede degli istituti di credito, del resto la comunicazione di trasparenza che oggi le banche stanno inviando a tutti i clienti indica il costo massimo della nuova Commissione sul fido accordato, che dall'1 luglio andrà a conglobare una serie di costi e spese di gestione che prima passavano sotto altre voci. Ciò nonostante, preso atto dell'allarme che si è diffuso tra le PMI, ci siamo subito attivati per tutelare le aziende associate a Cofidi attraverso un confronto con i vari istituti di credito. E il risultato ci soddisfa: abbiamo ottenuto l'assicurazione che a nessuna delle aziende socie verranno applicate condizioni più onerose. Dunque il nuovo sistema di calcolo dei costi sarà ricalibrato, ma non andrà ad incidere in maniera sostanziale sui costi per le imprese. È auspicabile, però, che le banche inizino ad essere più trasparenti verso i clienti nell'applicazione delle clausole e nella proposta di nuovi prodotti». La commissione di massimo scoperto, applicata dalle banche ai sottoscrittori di fidi (agli istituti di credito valeva 700 milioni di euro), è stato infatti "ritoccata" in seguito all'intervento della Banca d'Italia, delle associazioni dei consumatori e dell'Antitrust. E prima la Legge Bersani sulla trasparenza bancaria, poi il Decreto Anticrisi di gennaio 2009 hanno imposto agli istituti di non applicare più la Commissione con il meccanismo preesistente, ma di cambiare le modalità di calcolo dei costi legati alla disponibilità di denaro per i sottoscrittori di fidi. La nuova Commissione sul fido accordato (che per ogni banca ha un nome diverso) dovrebbe riassumere anche le spese di istruttoria e di tenuta conto. Spiega Vignandel: «Non si può certo pretendere che una banca conceda gratuitamente un fido a un'azienda rimettendoci sui costi. Siamo però intervenuti in maniera tempestiva per far sì che i nostri soci avessero la garanzia del mantenimento dei livelli di costo preesistenti».

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La volatilità rimette in ombra le banche (sezione: Revoca fidi)

( da "Trend-online" del 24-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

La volatilità rimette in ombra le banche PRIMO PIANO, clicca qui per leggere la rassegna di Morningstar , 24.06.2009 17:42 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Gli investitori tornano a non fidarsi dei titoli finanziari. Nell’ultimo mese l’indice Msci del comparto ha perso poco più dell’1%, mentre da inizio hanno la performance resta positiva (+4%). A preoccupare il mercato è stato soprattutto un deciso ritorno della volatilità dopo che ad aprile e maggio si era respirata un po’ d’aria di ottimismo. Gli ultimi dati congiunturali hanno evidenziato che la ripersa a livello mondiale potrebbe essere più lenta del previsto. Solo negli Stati Uniti, ad esempio, il tasso di disoccupazione si sta avvicinando al 10%. Questo ha portato gli investitori a rivedere le proprie posizioni in portafoglio liberandosi di asset considerati rischiosi come vengono bollati ormai da due anni banche e assicurazioni. Sul comparto pesa anche un’incognita di tipo regolamentare. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha proposto l’istituzione di un organismo federale che sovrintenda all’attività degli istituti finanziari. Il progetto ha trovato l’opposizione dell’Associazione bancaria americana secondo cui, eccessivi lacci, potrebbero, alla lunga pesare sui bilanci. Un allarme che, alle sensibili orecchie degli investitori, fa sempre effetto. Un provvedimento simile a quello americano è stato ventilato dalla Financial Services Authority inglese che, davanti al comitato del tesoro della Camera dei comuni, ha detto di volere maggiori controlli sul lavoro delle banche, soprattutto dopo gli interventi dello Stato per salvarli dalla bancarotta. “Il problema vero è che molti top manager bancari sulle due sponde dell’Atlantico sentono minacciati i loro compensi”, spiega una nota di Oxford Analytica. “Ma il punto fondamentale è proprio questo: stipendi troppo alti spingono i vertici delle banche a prendere eccessivi rischi. Questo è stato uno degli elementi che ha scatenato la crisi. Per capire segue pagina >>

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un altro salasso per le imprese (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 25-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 5 - Prato Un altro salasso per le imprese L'Unione ha calcolato i nuovi oneri bancari sui fidi. E scrive al prefetto PRATO. Ammontano a centinaia di migliaia di euro gli oneri aggiuntivi per le piccole imprese derivanti dagli interessi bancari sui fidi non utilizzati. Un'ulteriore penalizzazione di cui non si sentiva il bisogno e che suscita le proteste dell'Unione industriale illustrate in una lettera al prefetto. «E' stato tradito lo spirito del decreto anticrisi», dice la vicepresidente Raffaella Pinori. L'Unione industriale ha effettuato un monitoraggio su un campione di aziende socie per mettere a fuoco l'entità dell'aggravio. I risultati sono estremamente diversificati. La situazione può essere comunque esemplificata prendendo a riferimento tre tipologie aziendali, tutte relative a imprese in condizioni non particolarmente critiche e appartenenti a vari settori: piccola azienda (circa 10 dipendenti): cms soppressa 500 euro, commissioni fidi inutilizzati comunicate dalle banche 8.000 euro; media azienda tessile terzista (circa 50 dipendenti; nessun rapporto commerciale con l'estero): cms soppressa 1.000 euro; commissioni fidi inutilizzati comunicate dalle banche 25.000 euro; gruppi strutturati di rilevanti dimensioni: cms di solito assenti; commissioni su fidi inutilizzati comunicate dalle banche nell'ordine delle centinaia di migliaia di euro. «Lo spirito del decreto anticrisi non era quello di introdurre gravami per le aziende - osserva Raffaella Pinori - ma se le banche richiedono le nuove commissioni perfino ad aziende che non avevano oneri sul massimo scoperto, si è autorizzati a dire che vìolano se non la lettera, certamente la sostanza del decreto. Su questo grave problema è in corso un'azione coordinata a livello di Confindustria Toscana per portare la situazione all'attenzione del prefetto di Firenze nell'ambito dell'Osservatorio regionale, competente sulla materia. Come Unione abbiamo inviato sia alla stessa Confindustria Toscana che al Prefetto di Prato la documentazione raccolta: riteniamo che ci siano gli estremi per ripensare il decreto anticrisi o per puntualizzarne le modalità di applicazione. Abbiamo anche scritto alla presidente di Confindustria Marcegaglia e trasmesso al Ministro Tremonti un dossier che evidenzia l'impatto della misura sulle imprese». Sul fronte del credito ha destato commenti positivi la sottoscrizione del protocollo d'intesa fra la Regione Toscana, Fidi Toscana e 15 fra banche e società per la sospensione per un anno delle rate di mutuo e dei canoni di leasing attivati dalle aziende. «Ma anche su questo capitolo - conclude Pinori - ci sono luci e ombre. Non diamo una valutazione negativa del protocollo, ma invitiamo le aziende a considerare bene i pro e i contro, che consistono nella necessità di rinegoziazione delle pratiche con i relativi oneri di istruttoria: non è stata infatti accolta la sollecitazione nostra e del sistema industriale ad attivare questi benefici in automatico a tutti i richiedenti».

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In Abruzzo confidi unico (sezione: Revoca fidi)

( da "Italia Oggi" del 25-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ItaliaOggi sezione: Economia e Politica data: 25/06/2009 - pag: 8 autore: di Sergio D'Agostino In Abruzzo confidi unico Oltre 14 milioni di euro di capitale sociale, 25 di patrimonio, finanziamenti garantiti nel 2008 per 55 milioni, 1.900 pratiche istruite, con una base associativa che sfiora le 9 mila unità. Nasce con queste credenziali Fidimpresa Abruzzo, il nuovo confidi unico regionale che la Cna abruzzese ha voluto per sostenere con più efficacia le pmi e l'artigianato nel confronto sempre tormentato con il sistema bancario, ma anche per superare l'eccessiva polverizzazione e allineare alle previsioni di Basilea 2 l'azione degli organismi di garanzia. Il confidi, presieduto da Enio Straccia e diretto da Adriano Lunelli (ambedue con una solida esperienza nel sistema associativo Cna), è riuscito nel piccolo miracolo di superare la frammentazione (nasce infatti dalla fusione di undici tra cooperative artigiane di garanzia e consorzi fidi), muovendosi controcorrente in uno scenario che fa dell'Abruzzo una delle regioni più deboli nel mercato delle garanzie. La scelta di creare un unico confidi si spiega con le crescenti difficoltà che il mondo della microimpresa sconta nel suo rapporto con il sistema bancario: in tre anni, tra il 2005 e il 2007, i finanziamenti erogati all'artigianato dalle banche, e garantiti dai confidi, sono passati da oltre 168 milioni a poco più di 148. Una caduta evidente, che tuttavia non ha impedito all'insieme del sistema Cna di conservare identica quota di mercato: un 41% del totale che ne fa di gran lunga la più forte delle organizzazioni d'impresa nell'area delle garanzie.

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Massimo scoperto, clausole k.o. (sezione: Revoca fidi)

( da "Italia Oggi" del 25-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ItaliaOggi sezione: Diritto e Fisco data: 25/06/2009 - pag: 21 autore: di Cristina Bartelli In commissione finanze della camera il governo chiarisce i limiti da parte delle banche Massimo scoperto, clausole k.o. Nullità per le disposizioni che hanno la stessa funzione Il massimo scoperto sotto falso nome è nullo. Le nuove clausole applicate dagli istituti di credito nonostante il nomen formale, abbiano sostanzialmente la stessa funzione della commissione massimo scoperto debbono ritenersi nulle, perché non rispettano le limitazioni della legge n. 2/09. Daniele Molgora, sottosegretario all'economia e neo eletto presidente della provincia di Brescia, ribadisce la strada del pacchetto anti-crisi, rispondendo a un'interrogazione di Fugatti, in commissione finanze della camera. E non solo. Sulla questione massimo scoperto, e sulle nuove regole che diventeranno operative a partire da luglio, Molgora afferma che «la banca di Italia ha comunicato di aver avviato approfondimenti anche attraverso l'acquisizione di chiarimenti presso gli intermediari interessati.» Inoltre nel restyling del calcolo del tasso di usura si è consolidato l'orientamento per includere la commissione del massimo scoperto e gli oneri previsti per i passaggi a debito di conti non affidati nel calcolo del tasso effettivo globale. Il sottosegretario all'economia ricorda quindi che la legge n. 2/09 ha stabilito la nullità delle clausole contrattuali che abbiano la commissione di massimo scoperto se il saldo del cliente risulta a debito per un periodo continuativo inferiore a trenta giorni o con utilizzi senza il fido. Inoltre, la norma stabilisce che sono «nulle le clausole comunque denominate che prevedono una remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi a favore del cliente» a prescindere se quest'ultimo provvede al prelevamento della somma. I contratti dovevano essere adeguati entro 150 giorni dalla data di entrata in vigore della legge n. 2. Con l'avvicinarsi dell'entrata in vigore delle nuove norme gli istituti di credito sul punto si sono mossi in ordine sparso, e non sono mancate alcune sorprese di vedere rientrare dalla finestra quello che apparentemente era stato messo alla porta. Ecco perché nella risposta all'interrogazione Molgora ribadisce la nullità delle clausole che sotto mentite spoglie, con un nomen formale abbiano la funzione del massimo scoperto. Inoltre si ricorda che la banca d'Italia ha comunicato di aver richiamato più volte l'attenzione delle banche sull'esigenza di procedere alla sostituzione della commissione di massimo scoperto, scegliendo forme trasparenti di remunerazione che fossero commisurate all'importo del fido. Seguendo in questo modo la prassi bancaria applicata in altri paesi. E nei giorni scorsi erano arrivate ai clienti delle banche una serie di comunicazioni (circa 30-35 milioni di lettere). «La nuova commissione di affidamento comunicata nei giorni scorsi dalle banche alla clientela è pienamente legittima e risponde alla necessità prevista delle norme di informare i clienti a seguito di modifiche delle condizioni». È quanto ha affermato il presidente dell'Abi, Corrado Faissola, giunte alla clientela sono state imposte dalle nuove norme previste dal decreto anticrisi che modifica l'argomento, tra cui la commissione di massimo scoperto.

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CARRARA LA RATA del mutuo di fine giugno dovrà essere pagat... (sezione: Revoca fidi)

( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del 25-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

CRONACA CARRARA pag. 9 CARRARA LA RATA del mutuo di fine giugno dovrà essere pagat... CARRARA LA RATA del mutuo di fine giugno dovrà essere pagata regolarmente, solo a partire dal 31 luglio le imprese potranno beneficiare della sospensione di mutui e leasing per un anno dopo l'accordo anti-crisi siglato con la Regione Toscanae a cui hanno aderito quindici banche tra cui la Cassa di Risparmio di Carrara. «Per questioni tecniche spiega il dottor Paolo Cirelli, direttore commerciale della CrC non è possibile inserire nell'accordo le rate dei mutui in scadenza al 30 giugno prossimo». «STIAMO adeguando i sistemi informatici per gestire i nuovi piani di ammortamento e contiamo di essere operativi per il 31 luglio. In pratica i mutui chirografari che non hanno garanzie ipotecarie e che hanno scadenza mensile, potranno essere sospesi per un anno a partire da questa data. Chi ha la rata in scadenza al 31 luglio, la pagherà il 31 luglio del 2010, quella del 31 agosto slitterà al 31 agosto sempre del 2010 e via dicendo. Resterà bloccata la quota capitale mentre le imprese pagheranno solo gli interessi del debito residuo. Però ci saranno tre vincoli: primo l'azienda deve avere la sede legale in Toscana, secondo deve essere in bonis col sistema bancario e non in sofferenza e terzo occorre essere in pari con il rimborso del mutuo. Le domande aggiunge il dottor Cirelli saranno oggetto di una istruttoria da parte nostra e quindi si concederà o meno la sospensione. Le domande dovranno pervenire entro il 31 dicembre 2009. Ricordiamo che l'accordo con la Regione Toscana è stato siglato lo scorso 17 giugno per cui era impossibile attivare subito le procedure. Non vogliamo certo rischiare di far apparire insolventi quelle imprese che accedono a questo accordo». Ma quante imprese saranno interessate all'accordo? «Per ora non abbiamo domande, posso solo dire che sono molte le imprese che finanziamo con mutui chirografari e ipotecari. Prevediamo una massiccia richiesta per "congelare" i mutui per un anno». Per le imprese che invece hanno accesi leasing beneficeranno della Fidi Toscana. Anche in questo caso occorrerà rispettare i tre parametri elencati dal direttore commerciale della CrC. L'intesa avrà validità fino al 31 dicembre 2009 e non è escluso che l'accordo sia rinnovato per un altro anno. Guido Baccicalupi

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(sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (Fermo)" del 25-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

FERMO IMPRESE E SERVIZI pag. 11 «Aiutiamo le aziende a superare la crisi» FIDIMPRESA L'ONDA LUNGA delle crisi avrà effetto soprattutto sulle piccole e medie imprese sul versante del credito. Il tutto aggravato dalla dipendenza dalla grande impresa. Fidimpresa Marche è consapevole di questa situazione ed è in prima linea per sostenere, come sta già facendo in particolar modo con le imprese in difficoltà, gli associati in un momento critico che prelude a scenari che non saranno in futuro in nessun caso simili a quelli del passato. Dall'analisi di Fidimpresa Marche è emerso, solo per citare un esempio, un consistente aumento delle sofferenze passate dall'1,6 per cento di giugno 2008 al 3,6 per cento di dicembre. «Ci rendiamo conto precisa il direttore provinciale di Fidimpresa, Roberto Romagnoli che l'attività dei consorzi fidi sarà quanto mai importante per aiutare le Pmi ad ottenere credito da un settore bancario particolarmente avverso al rischio e attento alle garanzie». Per Fidimpresa Marche il supporto deve essere fornito principalmente sotto due profili: affiancando a una buona attività di screening e di segnalazione anche un attento monitoraggio delle imprese consorziate; sviluppando metodologie di credit scoring che attribuiscono un peso maggiore alle informazioni qualitative. «Il nuovo compito di Fidimpresa spiega Franco Ciucani, membro del Consiglio di amministrazione di Fidimpresa Fermo sarà quello di traghettare le imprese verso una nuova concezione dell'indebitamento bancario creando una logica imprenditoriale incentrata sull'importanza della pianificazione finanziaria dell'azienda. Perché se è vero che dopo la crisi nulla sarà come prima, è pur vero che da una crisi si debbono cogliere segnali che permettano una ripartenza con il piede giusto».

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(sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 25-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ASCOLI IMPRESE E SERVIZI pag. 8 «Al fianco delle aziende per superare insieme la crisi» FIDIMPRESA L'ONDA lunga delle crisi avrà effetto soprattutto sulle piccole e medie imprese sul versante del credito e per la dipendenza dalla grande impresa. Fidimpresa Marche è consapevole di questa situazione ed è in prima linea per sostenere, come sta già facendo in particolar modo con le imprese in difficoltà, gli associati in un momento critico che prelude - come è accaduto in tutte le crisi mondiali - a scenari che non saranno in futuro in nessun caso simili a quelli del passato. Dall'analisi di Fidimpresa Marche è emerso, solo per citare un esempio significativo del momento, un consistente aumento delle sofferenze passate dall'1,6 per cento di giugno 2008 al 3,6 per cento di dicembre. «Ci rendiamo conto precisa il direttore provinciale di Fidimpresa, Massimo Capriotti che l'attività dei consorzi fidi sarà quanto mai importante per aiutare le Pmi ad ottenere credito da un settore bancario particolarmente avverso al rischio e attento alle garanzie». Per Fidimpresa Marche il supporto deve essere fornito principalmente sotto due profili: 1) affiancando a una buona attività di screening e di segnalazione anche un attento monitoraggio delle imprese consorziate; sviluppando metodologie di credit scoring che attribuiscono un peso maggiore alle informazioni qualitative. «Il nuovo compito di Fidimpresa conclude Gianfranco Amabili sarà quello di traghettare le imprese verso una nuova concezione dell'indebitamento bancario creando una logica imprenditoriale incentrata sull'importanza della pianificazione finanziaria dell'azienda. Perché se è vero che dopo la crisi nulla sarà come prima, è pur vero che da una crisi si debbono cogliere dei segnali che permettano una ripartenza con il piede giusto».

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tassi, tremonti contro le banche "no a surrogati massimo scoperto" - barbara ardu (sezione: Revoca fidi)

( da "Repubblica, La" del 25-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 25 - Economia Tassi, Tremonti contro le banche "No a surrogati massimo scoperto" Poi attacca l´Istat: "Fanno solo telefonate, così non va" Passera: è stato sbagliato alzarci le tasse. Sabatini nuovo direttore dell´Abi BARBARA ARDU BARBARA ARDù ROMA - Guerra di trincea tra Giulio Tremonti e le banche. Una pallottola al giorno. Ieri ne sono partite due. La prima all´assemblea di Confcommercio, dove il ministro dell´Economia è tornato a criticare il sistema bancario, reo di tenere troppo stretti i cordoni della borsa. L´altra è arrivata dal suo ministero, che ha risposto a un´interrogazione parlamentare presentata da due deputati della Lega. L´oggetto, la commissione di massimo scoperto, quella che si paga quando si va in rosso sul conto. Vietata per legge da gennaio, sembra resuscitata, anche se sotto voci diverse. La denuncia arriva da più parti: commercianti, piccoli imprenditori e clienti non hanno apprezzato le nuove regole, che a conti fatti rischiano di essere anche più costose della vecchia commissione. Dunque il ministero è corso ai ripari spiegando che non è questione di nome, ma di sostanza. Con una nota stringata via XX Settembre ha chiarito che le clausole applicate dagli istituti di credito che non si chiamano più massimo scoperto (perché vietato dalla legge), ma che «abbiano sostanzialmente la stessa funzione», sono da considerarsi «nulle». Nessun commento è arrivato dall´Abi, impegnato ieri a eleggere il nuovo direttore generale. Sarà Giovanni Sabatini, attuale responsabile della Divisione emittenti della Consob, a prendere il posto di Giuseppe Zadra, che a luglio lascia l´incarico. Ma la commissione di massimo scoperto è un granello di sabbia nella polemica che si trascina tra banche e ministro. «Sul credito il problema è ancora aperto ed è ancora aperta - ha detto Tremonti parlando alla platea dei commercianti - la domanda di responsabilità al sistema bancario». I nodi sono sempre gli stessi: le banche sono avare nel concedere soldi alle imprese e i loro servizi troppo cari, a cominciare dal livello dei tassi d´interesse, più elevati di quelli applicati nel resto d´Europa. L´Abi, tabelle alla mano, sostiene il contrario. Ma Tremonti su medie e statistiche è diffidente. Non si fida di quelle dell´Abi e non si fida nemmeno delle indagini a campione effettuate dall´Istat sull´occupazione. «Sapete - ha incalzato dal palco della Confcommercio - come fanno le statistiche? Hanno un campione di 1.000 persone. Fanno le telefonate e chiedono: sei disoccupato? La risposta: vai a quel paese. Scrivono: molto disoccupato. Non si capisce e non si governa così un Paese». Serve, conclude, una banca dati seria. La difesa delle aziende di credito arriva in serata. Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, replica a Tremonti criticando la politica fiscale del governo nei confronti delle banche. «è stato sbagliato aumentare il carico fiscale negli ultimi 12 mesi, se poi va agevolato il ruolo delle banche come fornitori di credito all´economia», ha detto l´ad di Intesa, che ha ricordato come in due anni e mezzo la sua banca ha dato allo Stato 16 miliardi». Va bene aiutare l´economia, dicono i banchieri, ma dichiara il presidente dell´Abi Faissola in serata «abbiamo bisogno di una domanda sana di credito, non di offerta».

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(sezione: Revoca fidi)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 25-06-2009)
Pubblicato anche in: (Resto del Carlino, Il (Bologna)) (Giorno, Il (Milano))

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ECONOMIA & FINANZA pag. 24 «Stop alle spese occulte sugli scoperti di conto» Il Tesoro alle banche: «Commissioni illegali» MILANO STOP ALLE SPESE introdotte e imposte ai clienti dalle banche per sostituire la commissione di massimo scoperto. Contro il vizietto' degli istituti di credito di inventarsi nuove voci d'entrata per surrogare quanto previsto dalla legge (vedi quel che era successo sulla portabilità dei mutui) è sceso in campo ieri il ministero dell'Economia. Rispondendo a un'interrogazione parlamentare presentata dai deputati della Lega Maurizio Fugatti e Massimo Bitonci nella quale si chiedeva «quali iniziative si intendessero usare nei confronti delle banche che di fatto hanno sostituito la commissione di massimo scoperto con altre spese e commissioni», il sottosegretario al Tesoro Daniele Molgora ha precisato che le clausole applicate dagli istituti di credito che non si chiamano più massimo scoperto, perchè vietato dalla legge, ma che abbiano sostanzialmente la stessa funzione sono da considerarsi nulle in quanto non conformi alle limitazioni previste dal decreto legge 185 del 2008. LA STESSA Banca d'Italia, spiega sempre il Tesoro, ha comunicato di aver avviato approfondimenti anche attraverso l'acquisizione di chiarimenti presso gli istituti di credito e, tramite la segreteria del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, di aver richiamato più volte l'attenzione del sistema bancario sull'esigenza di procedere alla sostituzione della commissione di massimo scoperto con forme trasparenti di remunerazione commisurate all'importo del fido come avviene in altri paesi. Soddisfatti della risposta del ministero dell'Economia, i due deputati leghisti chiedono ora alle banche di restituire il maltolto'. Del resto, prima dell'interrogazione parlamentare denunce (anche all'Antitrust) erano arrivate dalle associazioni dei consumatori. Come ricorda Altroconsumo, la legge 2/2009 di conversione del decreto legge 185/2008 prevede che la commissione di massimo scoperto (vale a dire la percentuale prevista sulla punta massima di debito del trimestre) possa essere applicata solo sui conti affidati (quelli in cui si è accordato un fido al momento dell'apertura) e solo se il debito dura per almeno 30 giorni consecutivamente. I NUOVI contratti hanno recepito queste disposizioni fin dall'entrata in vigore della legge (dunque dal 29 gennaio 2009) mentre per i vecchi contratti le nuove disposizioni devono entrare in vigore entro la fine di giugno. Ma come ha rilevato sempre Altroconsumo, molte banche si sono inventate nuove voci di spesa (commissione per istruttoria urgente o per scoperto di conto, recupero spese per ogni sospeso, commissione manca fondi, onere per passaggio a debito nel trimestre) con costi su un rosso sul conto corrente di 500 euro per sette giorni anche di 40-50 euro, addirittura superiori alla vecchia commissione. Achille Perego

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Patrocinio legale gratis a chi sporge denuncia (sezione: Revoca fidi)

( da "Arena, L'" del 25-06-2009)

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Giovedì 25 Giugno 2009 CRONACA Pagina 10 Patrocinio legale gratis a chi sporge denuncia Alla commissione Famiglia, presieduta dal consigliere di Forza Italia Stefano Casali, erano presenti anche gli assessori al Bilancio, Pier Luigi Paloschi, e ai Servizi sociali Stefano Bertacco che, insieme ai commissari, hanno incalzato con molte domande i responsabili della fondazione. Interessante l'intervento di Damiano D'Angelo, responsabile dell'ufficio Antiusura del Comune, che spiega che sul suo tavolo finiscono molti casi che poi trovano soluzione nella fondazione Tovini. Ma suggerisce la possibilità di istituire una sorta di patrocinio legale gratuito per quanti decidono di imbarcarsi in una denuncia per usura. «Molto spesso queste persone si sentono protette nella causa penale dal pubblico ministero che conduce le indagini, ma quando poi si passa al civile sono abbandonate a se stesse e alcuni pensano anche al suicidio». D'Angelo spiega poi che non sono solo le famiglie a cadere nella trappola dei «cravattari», ma la maggioranza di quelli che si rivolgono al suo ufficio sono piccoli imprenditori. «In molti casi hanno problemi con gli interessi bancari, in qualche volta sono questioni di anatocismo, oppure semplicemente perché l'istituto chiede di rientrare dal fido concesso». Anche queste persone trovano quindi l'aiuto della fondazione Tovini che, di fatto, presta il denaro per il tramite delle istituzioni bancarie? «Ci sono casi molto complessi», ammette il segretario Andrea Marai, «ma molto spesso cerchiamo di far da tramite e mediare con le banche per vedere se c'è la possibilità di risolvere la situazione».G.C.  

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Il Tesoro: sono nulli tutti i surrogati del massimo scoperto (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-25 - pag: 43 autore: Risposta a interrogazione parlamentare Il Tesoro: sono nulli tutti i surrogati del massimo scoperto Ornella Sinigaglia Le nuove clausole applicate dagli istituti di credito «devono ritenersi nulle» quando «nonostante il nome formale abbiano sostanzialmente la stessa funzione della commissione di massimo scoperto». Così,il sottosegretario all'Economia, Daniele Molgora, ha fugato ogni possibile dubbio nel rispondere ieri a un'interrogazione parlamentare presentata dai deputati della Lega Maurizio Fugatti e Massimo Bitonci. Se il saldo del cliente è negativo per un periodo continuativo inferiore a 30 giorni o a fronte di utilizzi in assenza di fido, recita l'articolo due bis della legge di conversione del "decreto anticrisi", le clausole contrattuali sono nulle. La legge dà tempo fino al 28 giugno per l'adeguamento delle condizioni contrattuali per i rapporti in essere all'entrata in vigore della legge, ma visto l'andamento della revisione dello schema commissionale in atto, la Banca d'Italia è dovuta intervenire per richiamare l'attenzione del sistema bancario sull'esigenza di procedere alla sostituzione della commissione di massimo scoperto. Palazzo Koch ha chiesto l'adozione di forme trasparenti di remunerazione commisurate all'importo del fido, come avviene in altri Paesi, dato che la misura intende allineare l'Italia alle decisioni della Bce. La Banca d'Italia, spiega la nota in risposta all'interrogazione, ha avviato approfondimenti sulle banche che avrebbero di fatto sostituito la commissione di massimo scoperto con altre spese e commissioni. Gli istituti hanno infatti inviato ai clienti modifiche unilaterali deicontratti che imporrebbero costi più elevati delle vecchie commissioni. Secondo il presidente di Unindustria Treviso, Alessandro Vardanega, in alcuni casi tali costi sarebbero quintuplicati. Per il ministero, in particolare, le commissioni per il massimo scoperto e gli oneri previsti per i passaggi a debito dei conti devono essere inclusi nel calcolo del taeg (tasso effettivo globale). Tale interpretazione, spiega il Tesoro, si è consolidata a conclusione della consultazione sulle istruzioni per la rilevazione di tali tassi ai sensi della legge sull'usura. Alla risposta del Tesoro è seguita la reazione dei deputati della Lega, che hanno fatto un ulteriore affondo contro gli istituti di credito. «Le bancheha dichiarato Marco Reguzzoni, vicepresidente dei deputati della Lega alla Camera - non stanno seguendo il governo nel sostegno all'economia e alle imprese e, specie in questo momento di crisi, è grave che cerchino di aggirare la norma reintroducendo la commissione sotto altre forme». © RIPRODUZIONE RISERVATA ISTITUTI BOCCIATI Per il ministero la modifica apportata si configura come la vecchia commissione e quindi è da ritenersi non conforme al dl 185/2008

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LA COMMISSIONE (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-25 - pag: 43 autore: LA COMMISSIONE Cosa prevede la normativa La commissione di massimo scoperto» (Cms), vale a dire la clausola del contratto bancario di apertura di credito (detto anche affidamento o fido bancario) in base alla quale agli interessi convenzionali va aggiunta una percentuale, calcolata al tasso convenuto, sulla massima esposizione avuta sul conto corrente durante il trimestre di riferimento è stata messa fuori gioco dalla norma, inserita nel Dl 185/08: le Cms sono nulle «se il saldo del cliente risulti a debito per un periodo continuativo inferiorea trenta giorni»

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banche costose, attacco di unindustria l'abi: regole comuni in tutto il mondo (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 25-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Cini contesta gli oneri sostitutivi della commissione di massimo scoperto e invita le imprese a rinegoziare i contratti Banche costose, attacco di Unindustria L'Abi: regole comuni in tutto il mondo di ELENA DEL GIUDICE Il presidente di Unindustria Maurizio Cini da una parte, l'Abi (Associazione bancara italiana) dall'altra. Al centro della vertenza i costi imposti dalle banche alle aziende a seguito della cancellazione delle commissioni di massimo scoperto, costi ritenuti da Cini decisamente troppo pesanti. Per questo la direttiva agli associati è di rifiutare la proposta di modifica unilaterale del contratto e di rinegoziarlo in tutti i suoi aspetti con le banche. C'è poi una richiesta di incontro urgente con l'Abi, da quella provinciale a quella nazionale. E infine un appello agli istituti di credito «che forse sono convinti che sia possibile prestare il denaro come prima. Al pari della gente, che non capisce che dopo questa crisi non tutto tornerà come prima. E se per affrontare la crisi le imprese devono investire, anche le imprese bancarie devono farlo in altre imprese e non pensare di erogare credito ipergarantito e a costi esorbitanti. E' vero che gli istituti di credito devono guadagnare, ma se fanno morire i loro clienti, del denaro poi che ne fanno?». «Nell'annunciare la disapplicazione delle commissioni di "massimo scoperto" e di altre remunerazioni affini, sulla base dell'articolo 2 bis del cosiddetto decreto "anticrisi" (decreto legge 185/08) - accusa Cini - le banche annunciano contestualmente l'introduzione di nuovi oneri chiamati a sostituire, unilateralmente, le commissioni abolite sulla base della norma di legge e, di fatto, ben più pesanti, in termini di costo per le imprese, rispetto alla precedente commissione che, paradossalmente, ci si ritrova a dover rimpiangere». Per Cini la "commissione per disponibilità fondi" o il "corrispettivo sul fido accordato" «hanno l'unico obiettivo di trarre ulteriori e nuove provvidenze dalle aziende, al di là del fatto che l'affidamento a disposizione venga utilizzato o meno. Tale comportamento da parte del sistema bancario di fatto annulla gli sforzi dei soggetti istituzionali e del nostro sistema associativo volti al sostegno, in termini di erogazione del credito, alle imprese, in particolare le piccole e le medie, e risulta contrario agli impegni assunti dall'Abi con il Governo. Le aziende stanno lavorando in situazioni sempre più difficoltose, spesso di sofferenza, con margini sempre più risicati, impegnandosi al massimo contenimento dei costi, continuando a pagare imposte su interessi passivi non deducibili e a mantenere salvi i livelli occupazionali in attesa di una ripresa che ancora si tarda a intravedere, e non ha certo bisogno di ulteriori e nuovi costi dal mondo finanziario che, nonostante la crisi, continua a realizzare utili». In serata l'Abi, attraverso il delegato pordenonese Giancarlo Magoni, ha replicato che «la commissione di affidamento è il corrispettivo che le banche chiedono al cliente per mettere a disposizione una linea di credito. Questo servizio viene remunerato in tutti i paesi del mondo perchè comporta dei costi. Questa commissione nella prassi internazionale era ed è largamente applicata, mentre in Italia c'era la commissione di massimo scoperto, che del resto è ancora possibile perchè ogni banca può mantenerla nei limiti consentiti dalla legge. Le lettere delle banche sono state inviate adesso perchè la legge (il decreto anticrisi) rende nulle le vecchie commissioni dal 30 giugno e gli istituti di credito hanno 30 giorni di tempo per comunicare al cliente cosa propongono. Tutte le commissioni, in particolare quella di massimo scoperto e quella di affidamento, saranno inserite dalla Banca d'Italia nel calcolo per la soglia dell'usura».

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Altola' del Tesoro al nuovo scoperto (sezione: Revoca fidi)

( da "Miaeconomia" del 25-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Gli ultimi articoli da: Esperto conti correnti Apertura c/c a protestatoProtesto e c/cC/c cointestato e de cuiusAssegno bancario pretestatoProtesto assegnoRichiesta c/c baseC/c per soggetti protestatiApertura c/cAssegno richiamatoRiscossione assegni per protestato Gli ultimi articoli da: Esperto mutui casa Detrazione mutuo per nuda proprieta’Separazione coniugi e mutuo cointestatoMutuo per immobile donatoVendita immobile intestato a minoreCancellazione ipotecaRifinanziamento del mutuoObblighi garante di mutuoMorosita' dell'inquilinoObblighi del cointestatario del mutuoCointestazione immobile BANCA E MUTUI » Conti correnti Altola’ del Tesoro al nuovo scoperto (25/06/2009) “Commissione di scoperto di conto”. Oppure “Recupero spese per ogni sospeso” o “Commissione per istruttoria urgente” od “Onere per passaggio a debito nel trimestre” o “Commissione manca fondi”. Tanti nomi, ma la sostanza non cambia: si tratta sempre delle Commissioni di massimo scoperto, abolite da una legge dello Stato perché considerate inique dalla Banca d’Italia e dall’Antitrust. Ma reintrodotte dalle stesse banche che, in questi giorni, stanno inviando ai loro clienti delle lettere in cui spiegano le nuove modalita’ di calcolo. Si tratta di due o tre euro al giorno, talvolta nove, fino a un massimo di quaranta euro a trimestre per remunerare in modo diverso cio’ che la legge ha vietato. Il massimo scoperto, va ricordato, e’ infatti la clausola del contratto bancario di apertura di credito (detto anche fido o affidamento), in base alla quale ai normali interessi va aggiunta un’ulteriore percentuale calcolata sulla massima esposizione avuta sul proprio conto corrente nel trimestre di riferimento. E’ il caso, piu’ semplicemente, in cui una famiglia o un’impresa vanno in rosso sul conto corrente perché hanno utilizzato tutta la cifra dello scoperto, concordata con la banca, facendo quindi scattare gli interessi a debito, parecchio salati. La storia e’ nota. A gennaio 2009 il Parlamento (articolo 2 bis della legge n.2/2009 - Decreto Anticrisi) aveva sancito la nullita’ delle commissione di massimo scoperto se il saldo del conto corrente resta a debito per un periodo inferiore a 30 giorni consecutivi oppure se il cliente non ha un’apertura di credito. Medesima nullita’ per le clausole che prevedano una remunerazione in favore della banca solo per aver messo a disposizione fondi a favore del cliente titolare di conto corrente, indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma. E, infine, per le clausole che prevedano una remunerazione all’istituto bancario, indipendentemente dall’effettiva durata dell’utilizzo dei fondi. La nuova impostazione entrera’ in vigore definitivamente entro la fine di giugno, ma gia’ nelle scorse settimane le associazioni dei consumatori hanno lanciato un allarme, spiegando che le banche starebbero escogitando altri sistemi per accollare ai clienti spese tali da compensare la fine dell’era del massimo scoperto. Una denuncia, quella sulla reintroduzione della commissione di massimo scoperto sotto “mentite” spoglie effettuata da tanti istituti di credito, poi raccolta - e veniamo ai giorni nostri - da un’interrogazione parlamentare a cui ha risposto lo stesso ministro dell’economia Giulio Tremonti. Secondo il numero uno di via XX settembre, “per quanto riguarda le nuove clausole applicate dagli istituti di credito si e’ dell’avviso che qualora le stesse, nonostante il nomen formale, abbiano sostanzialmente la stessa funzione della commissione di massimo scoperto, esse debbano ritenersi nulle, in quanto non conformi alle limitazioni di cui al decreto legge 185 del 2008”. E ancora: “La Banca d’Italia ha comunicato di aver avviato approfondimenti anche attraverso l’acquisizione di chiarimenti presso gli intermediari interessati”. Va detto che le premesse per la buona riuscita dell’operazione, a tutto vantaggio dei clienti, ci sono dal momento che questa la battaglia a difesa dei correntisti vede unite due personalita’ di solito lontanissime come Giulio Tremonti e Mario Draghi, governatore di Bankitalia. 1 voti - » Vota questa notizia »

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NUOVI COSTI Il sistema delle imprese si schiera contro il sistema bancario. Proprio nel momento ... (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 25-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Giovedì 25 Giugno 2009, NUOVI COSTI Il sistema delle imprese si schiera contro il sistema bancario. Proprio nel momento in cui si registrano i primi segnali di ripresa e alcune imprese puntano a investire si apre un nuovo fronte di battaglia sul credito. Le aziende denunciano il fatto che gli istituti di credito, anziché abolire o ridurre i costi sui fidi e sui prestiti come previsto dal decreto anti-crisi di fine 2008, stanno chiedendo alle aziende rinegoziazioni con nuove commissioni e nuovi oneri più elevati rispetto a quelli precedenti.

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Gli istituti: regole uguali agli altri Paesi (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 25-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Gli istituti: regole uguali agli altri Paesi Giovedì 25 Giugno 2009, (d.l.) - «Le nuove commissioni che vengono chieste alle imprese nel caso di aperture di nuove linee di credito servono a garantire maggiore trasparenza rispetto al metodo precedente - quello del "massimo scoperto" - era legato a comportamenti e a situazioni non facilmente controllabili». È secca la replica delle banche alla dura presa di posizione delle imprese rispetto ai nuovi costi richiesti alle aziende nel caso di rinegoziazione dei finanziamenti e dei fidi. «In qualità di delegato provinciale dell'Abi - afferma Giancarlo Magoni, referente provinciale dell'associazione bancaria oltre che vicedirettore generale di FriulAdria Crédit Agricole - non posso che ribadire quanto affermato nei giorni scorsi dal presidente nazionale Faissola e dal direttore generale Giuseppe Zadra, ovvero che la commissione di affidamento è il corrispettivo che le banche chiedono al cliente per mettere a disposizione una linea di credito. Questo servizio viene remunerato in tutti i paesi del mondo perchè comporta dei costi». Ma era il caso, visto il momento di difficoltà particolare? «Questa commissione nella prassi internazionale era ed è largamente applicata, mentre in Italia c'era la commissione di massimo scoperto, che del resto è ancora possibile perchè ogni banca può mantenerla nei limiti consentiti dalla legge. È un provvedimento di trasparenza perchè il calcolo del massimo scoperto era correlato a comportamenti non facilmente controllabili, non era prevedibile ex ante ma solo ex post». Gli imprenditori lamentano il fatto che il sistema bancario sta procedendo con l'invio delle circolari e delle lettere come due o tre anni fa, cioé prima che la crisi sconvolgesse il sistema economico-finanziario. Ne fanno, insomma, anche una questione di metodo, oltre che di merito. «Le lettere delle banche sono state inviate adesso perchè la legge (il decreto anticrisi) rende nulle le vecchie commissioni dal 30 giugno e gli istituti di credito hanno trenta giorni di tempo per comunicare al cliente cosa propongono. Da un punto di vista generale ogni banca può applicare ai clienti una commissione o l'altra: la legge consente l'utilizzo di entrambe le forme applicate a seconda delle scelte imprenditoriali che la banca fa. Tutte le commissioni, in particolare quella di massimo scoperto e quella di affidamento, saranno inserite dalla Banca d'Italia nel calcolo per la soglia dell'usura».

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Soldi difficili, le accuse di Unindustria (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 25-06-2009)

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Soldi difficili, le accuse di Unindustria Attacco alle banche: dovrebbero abolire i costi dei finanziamenti, se ne inventano di nuovi Giovedì 25 Giugno 2009, «Le tensioni tra imprese e istituti di credito stanno aumentando. Dopo i problemi dei mesi scorsi confidavamo, anche a seguito del confronto tra la nostra associazione e gli istituti di credito del territorio e all'apertura di un tavolo con l'Associazione delle banche, che si verificasse un miglioramento nei rapporti tra aziende e banche. Purtroppo in questi ultimi giorni alle imprese stanno pervenendo, sia pure con alcune differenze tra istituto e istituto, una serie di comunicazioni molto simili tra loro che annunciano nuovi oneri a carico delle imprese in sostituzione della commissione di "massimo scoperto" sui fidi abolita dal decreto anticrisi». La denuncia del presidente di Unindustria Maurizio Cini nei confronti del sistema bancario è durissima. Nel momento in cui si parla di primi spiragli di ripresa le aziende sottolineano l'apertura di un nuovo fronte di difficoltà rispetto alle banche. «Le comunicazioni che giungono alle società - continua il presidente degli imprenditori - riguardano proposte unilaterali di modifica del contratto con l'introduzione di nuovi oneri che sostituiscono quelli aboliti per legge ma che sono paradossalmente ben più pesanti in termini di costo, tali da rimpiangere le precedenti commissioni». L'accusa dell'associazione delle imprese è forte: «Tale comportamento da parte del sistema bancario compromette, e di fatto annulla, gli sforzi dei soggetti istituzionali e delle associazioni volti al sostegno, in termini di erogazione del credito, alle imprese. In particolare alle piccole aziende. Un comportamento che risulta contrario agli impegni assunti dall'Abi con il Governo laddove, all'interno dell'accordo quadro del marzo scorso, si sottolineava "la necessità da parte delle banche di offrire alle piccole e medie imprese condizioni di credito non penalizzanti, a parità di condizioni di rischio, rispetto a quanto applicato nell'ultimo biennio e tenendo conto del costo della provvista". L'applicazione di nuovi oneri - va avanti il presidente Cini - e questa grave situazione, inoltre, mettono in discussione il nostro impegno nel ricercare, così come abbiamo fatto in questo periodo, un clima di dialogo e confronto costruttivo tra imprese e banche. Appare anche giustificato domandarsi, a questo punto, quali reali finalità si proponeva il decreto anti-crisi del quale sono stati stravolti gli obiettivi e che, in base a clausole cavillose, ha mantenuto se non peggiorato la situazione che si intendeva superare». E poi l'ulteriore accusa: «Diventano perciò unicamente di circostanza tutte le dichiarazioni dei rappresentanti delle banche, espresse in ogni tavolo istituzionale e associativo, sul sostegno assicurato all'economia e alle imprese con più affidamenti e più impieghi. L'impresa in questa situazione avrebbe bisogno di comportamenti ben diversi. Le aziende stanno lavorando in situazioni sempre più difficoltose e di sofferenza, con margini sempre più risicati e impegnandosi al massimo nel contenimento dei costi e nel mantenimento dei livelli occupazionali in attesa di una ripresa che ancora si tarda a intravedere. Perciò non ci sarebbe bisogno di ulteriori e nuovi costi imposti dal mondo finanziario, che nonostante la crisi continua a realizzare utili». Il leader degli industriali lancia poi un messaggio agli associati: «Stiamo suggerendo alle nostre imprese - sottolinea Cini - che vengano respinte le proposte unilaterali di modifica dei contratti inviate in questi giorni dalle banche e che vengano attivate tutte le procedure più idonee affinché siano rinegoziate con gli stessi o con altri istituti di credito le condizioni contrattuali. Consci che non tutte le imprese, specie quelle più piccole, potranno agevolmente far fronte con sufficiente potere contrattuale alle azioni di rinegoziazione nei confronti delle banche l'associazione si è organizzata per poter fornire tutta la necessaria assistenza». D.L.

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Credito, costo e trasparenza (sezione: Revoca fidi)

( da "Giornale di Brescia" del 26-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Edizione: 26/06/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:in primo piano Credito, costo e trasparenza di Antonio Porteri (...)sione del decreto contenente le misure urgenti di sostegno all'economia, ha stabilito la nullità delle clausole che prevedono la Cms, se il saldo a debito del cliente ha una durata continuativa inferiore a 30 giorni e se il corrispettivo non è predeterminato con patto scritto, non rinnovabile tacitamente, in misura onnicomprensiva e proporzionale all'importo e alla durata dell'affidamento richiesto dal cliente. La stessa legge ha fissato un periodo di 150 giorni, che scade il 28 giugno, per l'adeguamento alla nuova disciplina dei contratti di c/c già in essere. La nullità ope legis di una componente di costo del credito bancario, quale la Cms, si giustifica per l'esigenza primaria che vi sia trasparenza nelle condizioni di accesso al credito, in considerazione della posizione di contraente debole del richiedente di un fido bancario. Trasparenza inesistente nella Cms, il cui onere può essere quantificato solo ex post, in base alle modalità di utilizzo dello scoperto, con l'impossibilità quindi di una scelta razionale a priori fra le varie banche e le diverse forme tecniche di finanziamento. Lo strumento legislativo non può essere usato invece per intervenire direttamente nella determinazione delle condizioni economiche di accesso al credito, il cui prezzo è e deve rimanere affidato alla sola responsabilità della banca finanziatrice. Se con le nuove commissioni le banche richiedono quindi un corrispettivo predeterminato, risultante da un atto scritto e in misura proporzionale ad importo e durata dell'affidamento, non ha fondamento l'allarme lanciato da varie associazioni dei consumatori, basato sull'equivoco per cui la Cms sia stata eliminata e che la finalità dell'intervento legislativo suddetto sia di ridurre il costo del credito bancario. Equivoco certo alimentato dall'inserimento della normativa sulla Cms nelle misure anticrisi e di sostegno all'economia, ma che va rimosso ricordando che già nella passata legislatura con il Ddl Bersani si era tentato di intervenire al riguardo. Coi nuovi meccanismi, migliorando la trasparenza delle condizioni bancarie potrà anche svilupparsi più concorrenza dal lato dell'offerta del credito, a vantaggio delle imprese che sapranno limitare il ricorso allo scoperto per il soddisfacimento del loro fabbisogno finanziario variabile e di breve periodo.

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Ecco un milione da offrire alle banche come garanzia reale (sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 26-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

IL MONDO DELLE IMPRESE pag. 11 Ecco un milione da offrire alle banche come garanzia reale CREDITO UN MILIONE di euro: a tanto ammonta il fondo straordinario della Camera di commercio destinato ad aiutare le piccole e medie imprese nell'offrire garanzie reali agli istituti di credito. «E' una misura che ha carattere straordinario, messa in campo per la prima volta dalla Camera di commercio spiega Bruno Filetti, presidente di Palazzo della Mercanzia . Ci troviamo oggi nella difficile situazione in cui le imprese che vogliono investire devono presentare alle banche garanzie consistenti. E' un problema che colpisce soprattutto quelle di dimensioni medie e piccole, che rischiano così di rimanere asfissiate dalla crisi dei mercati da una parte e dalla difficoltà a investire dall'altra. E' per questo che siamo intervenuti con questi fondi straordinari». E, precisa Filetti, «sono soldi veri, già disponibili». IL MECCANISMO studiato alla Camera di commercio per affiancare le imprese nell'offrire garanzie passa attraverso la rete dei consorzi fidi e delle cooperative di garanzia, organismi che hanno lo scopo di agevolare le imprese nel conseguimento di finanziamenti bancari mediante la costituzione di garanzie collettive. Insomma, l'unione fa la forza. Già oggi queste strutture offrono garanzie per le aziende. Con l'intervento straordinario dell'ente presieduto da Filetti possono ora aumentare la garanzia prestata. Proprio perché è questo aumento l'obiettivo finale, la Camera di commercio ha posto dei vincoli precisi: il suo intervento si attiva solo per richieste di garanzie superiori al 30% dell'importo del finanziamento. «IN TUTTO quest'anno abbiamo messo a disposizione delle aziende della provincia 9 milioni e duecentomila euro spiega Filetti . In particolare abbiamo raddoppiato i contributi per facilitare l'accesso ordinario al credito e attivato questo affiancamento concreto in termini di garanzia reale per nuovi investimenti o per ricontrattare finanziamenti già esistenti». Le imprese interessate possono trovare tutte le informazioni sul sito www.bo.camcom.it, o telefonare all'area promozione economica di Piazza della Mercanzia, al numero 051.6093516, o ancora rivolgersi ai consorzi fidi e cooperative di garanzia della provincia.

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le banche dribblano tremonti (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 26-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

L'abolizione della commissione massimo scoperto ha finito per penalizzare la clientela Le banche dribblano Tremonti Oggi il decreto anti-balzelli: si rischia che non salvi i correntisti di Carlo Bartoli FIRENZE. Il gioco di prestigio con il quale le banche italiane hanno sostituito la commissione di massimo scoperto, messa al bando per legge, con altre commissioni variamente denominate, non si fermerà. Il ministro Tremonti oggi presenterà un decreto con il quale verranno rese nulle le clausole introdotte surrettiziamente dalle banche per sostituire la Cms (commissione di massimo scoperto), ma gli istituti di credito sembrano intenzionati a tirare diritto, sfruttando anche l'oggettiva ambiguità del Tesoro. La Cms era infatti un istituto indifendibile, in quanto rappresentava un aggravio rispetto ai tassi pagati dai clienti per indebitarsi. Che si trattasse di una sorta di soprattassa occulta lo dimostra il fatto che, con ritardo decennale, il Tesoro ha finalmente stabilito che anche la Cms contribuisce a formare il Taeg del prestito e quindi ha effetto ai fini della rilevazione dei tassi usurari. Adesso, però, le banche hanno sostituito la Cms con altre voci variamente ribattezzate: commissione sulla disponibilità, commissione sul mancato utilizzo, corrispettivo sull'accordato, commissione per la messa a disposizione, soltanto per citarne alcune. Queste voci, però, non scattano come la Cms solo in caso di utilizzo di un fido, ma in ogni caso, anche semplicemente per avere la possibilità di attingere una certa cifra. E' facile prevedere che il decreto Tremonti non inciderà su queste voci, peraltro assai peggiorative rispetto alla Cms. Nella risposta a un'interrogazione parlamentare, nei giorni scorsi il Tesoro ha precisato che «la Banca d'Italia ha comunicato di aver richiamato più volte l'attenzione del sistema bancario sull'esigenza di procedere alla sostituzione della Cms con forme trasparenti di remunerazione commisurate all'importo del fido, come avviene in altri Paesi». Una beffa, insomma. Bankitalia e Tesoro hanno di fatto esortato le banche a passare da un sistema (ingiusto) nel quale se usi il fido paghi una commissione a un sistema nel quale paghi il fido a prescindere. A poco serve l'annuncio, contenuto nella risposta all'interrogazione, che «la Banca d'Italia ha comunicato di aver avviato approfondimenti» e, «ove ne ricorrano i presupposti, non mancherà di attivare le iniziative di propria competenza». Di fatto, le banche si sono già messe al sicuro, spacchettando la commissione di massimo scoperto in due fette. Per i clienti affidati abbiamo appena visto cosa accade. Per i clienti non affidati è stata introdotta una commissione variamente denominata e variamente congegnata che comunque, alla fine dei salmi, comporta il pagamento di una commissione fino a un massimo di cento euro a trimestre per un rosso che superi anche di pochi centesimi i cento euro. In questo caso, il gioco sta nel mettere in conto al cliente delle spese di verifica e di controllo per capire se un «rosso» di 101 euro o più è sostenibile per il correntista. Per Alessandro Pedone, responsabile di Aduc per la tutela del risparmio, «le banche fanno le furbe e il governo deve trovare il modo di eliminare questi balzelli, altrimenti non cesserà questa vergogna». Un parere condiviso da Giulio Caselli dell'Adusbef toscano: «Le nuove commissioni sono peggiorative e colpiscono soprattutto le piccole e medie imprese».

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Bonus a chi non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere della Sera" del 26-06-2009)

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Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 26/06/2009 - pag: 2 Bonus a chi non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese Misure per 2 miliardi, tagli e nuovi prelievi. Pagamenti, Cassa depositi in campo. Il pacchetto Sacconi ROMA Un solo decreto legge da approvare prima della pausa estiva e che, a regime, vale circa due miliardi di euro l'anno. Con una lunga serie di sgravi per le imprese diretti a favorire gli investimenti e l'occupazione, coperti in gran parte da nuovi tagli alla spesa pubblica, ma anche da «prelievi» che, sottolineano fonti di governo, «non colpiranno, né si scaricheranno direttamente o indirettamente sui cittadini». Il piatto forte del provvedimento, che avrà al suo interno anche alcune norme di «manutenzione » della Finanziaria triennale dell'anno scorso, sarà «la detassazione degli utili che vengono reinvestiti nell'azienda » ha spiegato ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, confermando anche il «bonus per le imprese che non licenziano», e l'accelerazione dei pagamenti arretrati della pubblica amministrazione alle imprese. «È scandaloso che lo Stato non rispetti le scadenze» ha detto il presidente del Consiglio, spiegando che sarà introdotto un meccanismo di certificazione dei crediti delle imprese, che potranno dunque essere scontati dalla Cassa Depositi e Prestiti. Il decreto messo a punto dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti conterrà anche una nuova disciplina per i crediti delle imprese nei confronti del fisco. Sarà innalzato il limite dei 516 mila euro entro i quali i crediti possono essere compensati con i debiti fiscali, ma dovrebbe essere eliminato anche l'automatismo dell'operazione oltre una certa soglia da definire. Nel pacchetto ci sono diverse misure per favorire l'occupazione, studiate dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. A cominciare dalle agevolazioni per le imprese che assumono lavoratori in cassa integrazione o in mobilità, che potranno incamerare i sussidi pubblici non utilizzati. Altri interventi sono diretti ai lavoratori in cassa integrazione: potranno ricevere in un'unica volta tutto l'assegno per avviare nuove attività in proprio, svolgere lavori occasionali pagati con un voucher, rientrare in azienda per seguire corsi di formazione. Dovrebbe esserci anche l'aumento dal 60 all' 80% dell'integrazione del salario da parte dello Stato, nel caso in cui le aziende in difficoltà facessero ricorso ai contratti di solidarietà per evitare i licenziamenti. Buone notizie anche per i possessori delle obbligazioni Alitalia: il rimborso, dall'attuale 30%, potrebbe salire con vari meccanismi fino al 70%. E nel decreto potrebbero esserci misure anche a favore degli azionisti della vecchia compagnia di bandiera, oggi commissariata. Nel provvedimento ci sarà anche una norma che rende nulle, e quindi inapplicabili, le clausole attraverso le quali le banche ripropongono fittiziamente le commissioni per il massimo scoperto sui fidi bancari. Un orientamento già maturato dal ministero dell'Economia, che il governo avrebbe deciso di rendere esplicito nel decreto. In arrivo anche una nuova stretta sulle regioni che sforano il tetto della spesa sanitaria. Le norme che portano al commissariamento in caso di mancato rientro, dovrebbero essere rafforzate. E non si escludono nuovi tagli per il 2010 al prezzo dei farmaci. «Speriamo di fermarci al 2009» ha detto ieri Berlusconi all'assemblea della Farmindustria, ribadendo il suo ottimismo sul superamento della crisi economica. «Siamo in grado di venirne fuori e di superare le difficoltà», ha detto, mentre il presidente del Senato Renato Schifani lo invita a proseguire anche nella lotta alla burocrazia. «Non è facile fare tutto, ci vogliono anche i soldi...» ha detto, aggiungendo pure che «bisogna essere realisti. C'è una diminuzione del pil ha detto riferendosi alle stime di Bankitalia e Confindustria, che oggi indicano una flessione del 5% per il 2009 ed un aumento del deficit. Ne parleremo domani in Consiglio dei ministri». Tremonti dovrebbe illustrare le grandi linee del nuovo Documento di Programmazione, che sarà presentato tra due o tre settimane. Con la manutenzione della manovra triennale già nel decreto, la Finanziaria di settembre sarà ridotta solo alle tabelle. Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti M. Sen.

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Finanziamenti Confiducia (sezione: Revoca fidi)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 26-06-2009)

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Venerdì 26 Giugno 2009 LETTERE Pagina 45 PRECISAZIONI Finanziamenti «Confiducia» Gentile direttore, sul giornale dello scorso giovedì è stato pubblicato un articolo dal titolo «Credito alle Pmi: Confiducia non funziona», nel quale si riportano critiche sollevate dalla presidenza del Consorzio Fidimpresa Lombardia allo strumento attivato da Regione Lombardia e dalle Camere di commercio lombarde. Premesso che troviamo condivisibile il richiamo alla necessità di un'azione a sostegno delle piccole e medie imprese nell'accesso al credito per contrastare gli effetti della crisi finanziaria internazionale e ricordando che le Camere di commercio si sono mosse in questo senso già nell'ottobre 2008, riteniamo di poter contraddire l'affermazione che «Confiducia non funziona». Ad oggi sono stati approvati da Federfidi Lombarda n. 23 finanziamenti, per un totale di 2.435.000,00 euro; altre domande sono in fase di istruttoria. Le pratiche completate sono state presentate da Confapi Lombardia (12 domande), Ar.co Fidi Sondrio (8), Confidi Lombardia (2) e Fidimpresa Lombardia (una domanda). Sono operativi su Confiducia 16 Confidi lombardi e, per quanto riguarda le banche, 11 banche di credito cooperativo, oltre la Federazione Lombarda, la Banca Popolare di Sondrio, Unicredit Banca, Banca Popolare di Milano, Banca di Legnano, Gruppo Ubi Banca e le 6 banche del gruppo Banca Popolare (Credito Bergamasco, Banca Popolare di Lodi, Banca Popolare di Verona, Banca Popolare di Novara, Banca Popolare di Crema, Banca Popolare di Cremona). Quindi lo strumento è operativo e la sua diffusione dipende in gran parte dall'iniziativa che i Confidi e le banche mettono in campo localmente per far conoscere ed utilizzare questa opportunità. I tempi di avvio avrebbero potuto essere più rapidi e l'utilizzo più ampio, ma l'importante è che si tratta di uno strumento concreto, su cui i Confidi possono contare per ampliare la loro azione a favore delle imprese aderenti. E lo strumento potrà essere migliorato in funzione delle critiche che si evidenzieranno: su questo aspetto la nostra disponibilità ad un attento monitoraggio è stata chiara fin dall'inizio, proprio per verificare che il beneficio di questa operazione ricada sulle imprese. Al sistema bancario e al sistema dei Confidi abbiamo chiesto, e chiediamo, di essere al fianco delle istituzioni pubbliche nell'azione rivolta ad aiutare le imprese ad uscire dalla crisi. Alcuni correttivi sono già stati introdotti per migliorare il rischio nei confronti del sistema bancario, e ulteriori verifiche tecniche sullo strumento saranno effettuate a settembre con riferimento ai primi cinque mesi di operatività. Sollecito il sistema dei Confidi, il mondo associativo e le banche a mettere in campo tutte le loro energie per sfruttare ogni spazio a favore delle imprese e per migliorare il funzionamento di un'operazione complessa, che richiede la responsabile cooperazione di numerosi soggetti. Da questo punto di vista il territorio bresciano sta rispondendo positivamente, visto che ben 14 delle 23 domande provengono da Consorzi con sede in provincia di Brescia. Gisella Introzzi DIRETTORE OPERATIVO DI UNIONCAMERE LOMBARDIA  

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Fioranelli, è rottura La Roma nel caos (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere della Sera" del 26-06-2009)

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Corriere della Sera sezione: Sport data: 26/06/2009 - pag: 11 Colpo di scena Italpetroli: «Non ci sono le condizioni» Fioranelli, è rottura La Roma nel caos Club all'asta se UniCredit non trova un'alternativa E adesso, povera Roma? Mentre si avvicinano a rotta di collo le scadenze sportive - il 2 luglio prossimo la squadra partirà per il ritiro precampionato di Riscone di Brunico e il 30 luglio giocherà la prima partita che conta nei preliminari dell'Europa League - non c'è traccia di soluzione per i problemi societari. Ieri sera, in una giornata passata sulle montagne russe, proprio come continua a fare il titolo in Borsa, in una situazione ormai fuori controllo, un comunicato ufficiale di Italpetroli ha apparentemente messo una pietra tombale sulle ambizioni di Vinicio Fioranelli e della sua cordata, precisando che «ad oggi, nonostante gli sforzi profusi, non si sono realizzate le condizioni per proseguire nella valutazione di un'eventuale operazione». Le ormai famose garanzie bancarie non sono dunque arrivate. O sono arrivate solo in parte, particolare che spiegherebbe come mai, fino a ieri sera, l'offerta di Fioranelli e soci era ancora tenuta in vita. Eppure nel pomeriggio si erano sparse voci sulla presenza dell'agente Figa a Milano, per una serie di colloqui con i dirigenti di Mediobanca. Viaggio, per altro, non confermato dai vertici della «merchant bank». «Noi siamo ancora interessati all'acquisto della A.S. Roma, i soldi ci sono, così come le dovute garanzie. Anche la famiglia Sensi è d'accordo». Queste erano state le dichiarazioni, riportate dall'agenzia Radiocor nel tardo pomeriggio. Ma poi è arrivato il comunicato di Italpetroli, di tenore opposto, sicuramente in risposta all'ottimismo mostrato dal gruppo italo-svizzero facente capo a Fioranelli. Uno dei legali del Fio Group, l'avvocato Enrico De Santis, peraltro quasi sfiduciato da uno dei figli di Fioranelli, che ha parlato solo dello studio Irti come referente, considera la partita ancora aperta. E Vinicio Fioranelli stesso, tra dichiarazioni ufficiali e ufficiose, non molla la presa. Ma gli istituti di credito non sono più di quell'idea, se mai lo sono stati. UniCredit non è convinta e Mediobanca tace. Non c'è mai stato da parte sua il via libera, condizionato alla verifica di tutte le garanzie bancarie, ai 201 milioni di euro per il 67% della famiglia Sensi, che venerdì scorso sarebbero effettivamente transitati nei canali bancari monitorati, e ai 100 milioni necessari per l'Opa sul restante 33%. La Roma andrà all'asta? Oppure, come dice qualcuno, UniCredit ha tenuto in caldo una pista alternativa, che potrebbe uscire allo scoperto nelle prossime ore? La prossima stagione, dopo il flop dell'ultimo campionato e la mancata qualificazione alla Champions League, che ha provocato perdite per 35 milioni, da ripianare con cessioni di giocatori e/o taglio del monte ingaggi, doveva essere quella della rinascita. La situazione di totale incertezza sul futuro, per non dire di caos, sta mandando in confusione anche i giocatori. Nessuno è più incedibile, mentre i direttori sportivi di grandi club europeo volteggiano sulle prede. E i procuratori sportivi ascoltano le proposte sempre più interessati. Povera Roma... Garanzie «Le abbiamo presentate», aveva detto Fioranelli ieri pomeriggio. Ma UniCredit non si è fidata Presidente Rosella Sensi è a capo del club giallorosso Luca Valdiserri

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Bonus a chi non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 26-06-2009)

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Corriere del Mezzogiorno sezione: Primo Piano data: 26/06/2009 - pag: 2 Bonus a chi non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese Misure per 2 miliardi, tagli e nuovi prelievi. Pagamenti, Cassa depositi in campo. Il pacchetto Sacconi ROMA Un solo decreto legge da approvare prima della pausa estiva e che, a regime, vale circa due miliardi di euro l'anno. Con una lunga serie di sgravi per le imprese diretti a favorire gli investimenti e l'occupazione, coperti in gran parte da nuovi tagli alla spesa pubblica, ma anche da «prelievi» che, sottolineano fonti di governo, «non colpiranno, né si scaricheranno direttamente o indirettamente sui cittadini». Il piatto forte del provvedimento, che avrà al suo interno anche alcune norme di «manutenzione » della Finanziaria triennale dell'anno scorso, sarà «la detassazione degli utili che vengono reinvestiti nell'azienda » ha spiegato ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, confermando anche il «bonus per le imprese che non licenziano», e l'accelerazione dei pagamenti arretrati della pubblica amministrazione alle imprese. «È scandaloso che lo Stato non rispetti le scadenze» ha detto il presidente del Consiglio, spiegando che sarà introdotto un meccanismo di certificazione dei crediti delle imprese, che potranno dunque essere scontati dalla Cassa Depositi e Prestiti. Il decreto messo a punto dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti conterrà anche una nuova disciplina per i crediti delle imprese nei confronti del fisco. Sarà innalzato il limite dei 516 mila euro entro i quali i crediti possono essere compensati con i debiti fiscali, ma dovrebbe essere eliminato anche l'automatismo dell'operazione oltre una certa soglia da definire. Nel pacchetto ci sono diverse misure per favorire l'occupazione, studiate dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. A cominciare dalle agevolazioni per le imprese che assumono lavoratori in cassa integrazione o in mobilità, che potranno incamerare i sussidi pubblici non utilizzati. Altri interventi sono diretti ai lavoratori in cassa integrazione: potranno ricevere in un'unica volta tutto l'assegno per avviare nuove attività in proprio, svolgere lavori occasionali pagati con un voucher, rientrare in azienda per seguire corsi di formazione. Dovrebbe esserci anche l'aumento dal 60 all' 80% dell'integrazione del salario da parte dello Stato, nel caso in cui le aziende in difficoltà facessero ricorso ai contratti di solidarietà per evitare i licenziamenti. Buone notizie anche per i possessori delle obbligazioni Alitalia: il rimborso, dall'attuale 30%, potrebbe salire con vari meccanismi fino al 70%. E nel decreto potrebbero esserci misure anche a favore degli azionisti della vecchia compagnia di bandiera, oggi commissariata. Nel provvedimento ci sarà anche una norma che rende nulle, e quindi inapplicabili, le clausole attraverso le quali le banche ripropongono fittiziamente le commissioni per il massimo scoperto sui fidi bancari. Un orientamento già maturato dal ministero dell'Economia, che il governo avrebbe deciso di rendere esplicito nel decreto. In arrivo anche una nuova stretta sulle regioni che sforano il tetto della spesa sanitaria. Le norme che portano al commissariamento in caso di mancato rientro, dovrebbero essere rafforzate. E non si escludono nuovi tagli per il 2010 al prezzo dei farmaci. «Speriamo di fermarci al 2009» ha detto ieri Berlusconi all'assemblea della Farmindustria, ribadendo il suo ottimismo sul superamento della crisi economica. «Siamo in grado di venirne fuori e di superare le difficoltà», ha detto, mentre il presidente del Senato Renato Schifani lo invita a proseguire anche nella lotta alla burocrazia. «Non è facile fare tutto, ci vogliono anche i soldi...» ha detto, aggiungendo pure che «bisogna essere realisti. C'è una diminuzione del pil ha detto riferendosi alle stime di Bankitalia e Confindustria, che oggi indicano una flessione del 5% per il 2009 ed un aumento del deficit. Ne parleremo domani in Consiglio dei ministri». Tremonti dovrebbe illustrare le grandi linee del nuovo Documento di Programmazione, che sarà presentato tra due o tre settimane. Con la manutenzione della manovra triennale già nel decreto, la Finanziaria di settembre sarà ridotta solo alle tabelle. Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti M. Sen.

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Bonus a chi non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Veneto" del 26-06-2009)

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Corriere del Veneto sezione: Primo Piano data: 26/06/2009 - pag: 2 Bonus a chi non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese Misure per 2 miliardi, tagli e nuovi prelievi. Pagamenti, Cassa depositi in campo. Il pacchetto Sacconi ROMA Un solo decreto legge da approvare prima della pausa estiva e che, a regime, vale circa due miliardi di euro l'anno. Con una lunga serie di sgravi per le imprese diretti a favorire gli investimenti e l'occupazione, coperti in gran parte da nuovi tagli alla spesa pubblica, ma anche da «prelievi» che, sottolineano fonti di governo, «non colpiranno, né si scaricheranno direttamente o indirettamente sui cittadini». Il piatto forte del provvedimento, che avrà al suo interno anche alcune norme di «manutenzione » della Finanziaria triennale dell'anno scorso, sarà «la detassazione degli utili che vengono reinvestiti nell'azienda » ha spiegato ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, confermando anche il «bonus per le imprese che non licenziano», e l'accelerazione dei pagamenti arretrati della pubblica amministrazione alle imprese. «È scandaloso che lo Stato non rispetti le scadenze» ha detto il presidente del Consiglio, spiegando che sarà introdotto un meccanismo di certificazione dei crediti delle imprese, che potranno dunque essere scontati dalla Cassa Depositi e Prestiti. Il decreto messo a punto dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti conterrà anche una nuova disciplina per i crediti delle imprese nei confronti del fisco. Sarà innalzato il limite dei 516 mila euro entro i quali i crediti possono essere compensati con i debiti fiscali, ma dovrebbe essere eliminato anche l'automatismo dell'operazione oltre una certa soglia da definire. Nel pacchetto ci sono diverse misure per favorire l'occupazione, studiate dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. A cominciare dalle agevolazioni per le imprese che assumono lavoratori in cassa integrazione o in mobilità, che potranno incamerare i sussidi pubblici non utilizzati. Altri interventi sono diretti ai lavoratori in cassa integrazione: potranno ricevere in un'unica volta tutto l'assegno per avviare nuove attività in proprio, svolgere lavori occasionali pagati con un voucher, rientrare in azienda per seguire corsi di formazione. Dovrebbe esserci anche l'aumento dal 60 all' 80% dell'integrazione del salario da parte dello Stato, nel caso in cui le aziende in difficoltà facessero ricorso ai contratti di solidarietà per evitare i licenziamenti. Buone notizie anche per i possessori delle obbligazioni Alitalia: il rimborso, dall'attuale 30%, potrebbe salire con vari meccanismi fino al 70%. E nel decreto potrebbero esserci misure anche a favore degli azionisti della vecchia compagnia di bandiera, oggi commissariata. Nel provvedimento ci sarà anche una norma che rende nulle, e quindi inapplicabili, le clausole attraverso le quali le banche ripropongono fittiziamente le commissioni per il massimo scoperto sui fidi bancari. Un orientamento già maturato dal ministero dell'Economia, che il governo avrebbe deciso di rendere esplicito nel decreto. In arrivo anche una nuova stretta sulle regioni che sforano il tetto della spesa sanitaria. Le norme che portano al commissariamento in caso di mancato rientro, dovrebbero essere rafforzate. E non si escludono nuovi tagli per il 2010 al prezzo dei farmaci. «Speriamo di fermarci al 2009» ha detto ieri Berlusconi all'assemblea della Farmindustria, ribadendo il suo ottimismo sul superamento della crisi economica. «Siamo in grado di venirne fuori e di superare le difficoltà», ha detto, mentre il presidente del Senato Renato Schifani lo invita a proseguire anche nella lotta alla burocrazia. «Non è facile fare tutto, ci vogliono anche i soldi...» ha detto, aggiungendo pure che «bisogna essere realisti. C'è una diminuzione del pil ha detto riferendosi alle stime di Bankitalia e Confindustria, che oggi indicano una flessione del 5% per il 2009 ed un aumento del deficit. Ne parleremo domani in Consiglio dei ministri». Tremonti dovrebbe illustrare le grandi linee del nuovo Documento di Programmazione, che sarà presentato tra due o tre settimane. Con la manutenzione della manovra triennale già nel decreto, la Finanziaria di settembre sarà ridotta solo alle tabelle. Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti M. Sen.

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ARTIGIANCASSA (BNL): SILVANO BERNA NUOVO PRESIDENTE. (sezione: Revoca fidi)

( da "Asca" del 26-06-2009)

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ARTIGIANCASSA (BNL): SILVANO BERNA NUOVO PRESIDENTE (ASCA) - Roma, 26 giu - Silvano Berna e' il nuovo presidente di Artigiancassa, la Banca del Gruppo BNL dedicata al mondo dell'artigianato, partecipata per circa il 26% da Confartigianato, CNA, Casartigiani e Fedart Fidi. Berna e' nato a Torino 59 anni fa. Laureato in Scienze Politiche, e' da 29 anni alla guida della Confartigianato Piemonte e ha ricoperto numerosi incarichi a livello sia nazionale sia regionale. Lino Pompili, vice presidente di CNA, rimane nel board come vice presidente. Gianluigi Serafini entra in Consiglio in sostituzione del dimissionario Giorgio Merletti. Il Consiglio di Amministrazione di Artigiancassa e' quindi cosi' composto: presidente Silvano Berna (Confartigianato); vice presidente vicario Mario Girotti (BNL); vice presidente Lino Pompili (CNA); consiglieri Luigi Abete, Stefano Calderano, Massimo Panzali (segretario) e Rodolfo Rinaldi (BNL); Gianluigi Serafini (CNA) e Nicola Molfese (Casartigiani). Giovanni Di Leva e' confermato direttore generale. Silvano Berna, dopo avere ringraziato Lino Pompili per il validissimo contributo professionale e personale profuso nel triennio di presidenza, ha confermato il massimo impegno suo e del consiglio nello sviluppo delle due linee di business di Artigiancassa: da un lato la tradizionale attivita' di gestione di fondi pubblici agevolativi, che la banca svolge dal 1952 e rappresenta uno dei principali strumenti di sostegno e sviluppo degli investimenti delle imprese artigiane e delle PMI italiane; dall'altro le attivita' individuate dal piano di rilancio, partito a gennaio del 2009, che prevede il coinvolgimento diretto delle associazioni artigiane e dei loro confidi sul territorio. Negli Artigiancassa Point, aperti presso le sedi associative convenzionate (ad oggi ce ne sono oltre 200 gia' attivi in tutta Italia), gli artigiani possono richiedere sia le agevolazioni creditizie sia l'apertura di conti correnti a distanza con firma digitale e casella di posta elettronica certificata, finanziamenti a breve, medio e lungo termine, carte di credito, leasing, noleggio a lungo termine, POS e altri prodotti e servizi bancari e finanziari. Una innovativa piattaforma tecnologica collega direttamente gli operatori degli Artigiancassa Point a BNL, permettendo loro di inoltrare le richieste in modo semplice, con pochissimi adempimenti burocratici, e di ottenere risposte in tempi molto contenuti. red/did/ss

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Tremonti, banche e miti (sezione: Revoca fidi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 26-06-2009)

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Articolo Sei in Interni 27 giugno 2009 Tremonti, banche e miti Da un po' di tempo il ministro Tremonti ha trovato nelle banche l'oggetto preferito dei suoi attacchi. Sa di trovare facili applausi (e probabilmente anche voti) scaricando sugli istituti di credito la responsabilità delle crescenti difficoltà che incontrano migliaia di imprese medio-piccole. Molte delle quali sentono crescere i pericoli di una riduzione dell'attività che le potrà costringere ad una chiusura e sono, quindi, felici di scaricare su altri le colpe. I problemi, invece, sono spesso frutto, oltre che di un calo della domanda come non si vedeva dalla crisi del 1929, di una politica aziendale miope, di ripetizione dei comportamenti del passato e di mancanza di innovazione. Innovazione che sarebbe stata necessaria non solo e non tanto in campo tecnologico, quanto nella ricerca di nuovi mercati e di dimensioni adeguate ad un'economia sempre più globale. Non si deve dimenticare che da diversi anni quei numeri di cui Tremonti diffida davano l'economia italiana semistagnante o molto lenta nei confronti degli altri paesi europei. In realtà noi disponiamo di un gruppo molto limitato di grandi società multinazionali, di alcune migliaia (tra le 4 e le 5mila a seconda dei parametri usati) di imprese medie, quelle del quarto capitalismo, e di uno stragrande stuolo di piccole aziende. In ciascuno di questi gruppi vi sono imprese dinamiche ed innovative ed altre i cui comportamenti vuoi per l'età dei titolari, vuoi per oggettiva incapacità degli stessi non riescono ad adeguarsi a un mondo che è in continuo mutamento. Se i già rammentati numeri non positivi della nostra economia venissero analizzati a fondo, emergerebbe che la sostanziale stagnazione italiana è il prodotto di una crescita spesso notevole di una parte non trascurabile dell'apparato produttivo e del regresso continuo di un'altra parte. Di fronte ad una situazione di questo genere è del tutto naturale che le banche tengano i rubinetti aperti per le aziende dinamiche e possibilmente solide e siano molto restie nel concedere credito a quelle che lo chiedono solo per coprire le perdite e continuare a tirare avanti nella speranza che in futuro torni la normalità. Né va trascurato che gli istituti di credito operano con mezzi forniti loro dalla massa dei depositanti ed hanno il dovere della prudenza. In fondo uno dei fattori che hanno scatenato la crisi attuale è stato proprio l'abbandono di criteri prudenziali nell'assunzione dei rischi da parte di molti operatori soprattutto anglosassoni e la scarsa attenzione da parte delle autorità regolatrici. Il rapporto tra mezzi propri e impegni, che sembra essere la chiave di volta delle politiche per il risanamento del settore finanziario, è certamente un fattore di grande rilievo, ma non elimina il problema delle valutazioni del rischio. I Tremonti bonds, per giunta, pongono a carico delle banche oneri molto pesanti, pesantissimi se non rimborsati in un triennio. Di fatto incentivano gli istituti di credito che ne vogliano usufruire ad essere molto cauti nei prestiti e a praticare alti interessi. La questione della valutazione dei rischi in Italia è resa più difficile proprio da uno degli elementi positivi da tutti molto apprezzato: la capacità del nostro sistema bancario di trasformarsi radicalmente attraverso un processo di fusioni che ha portato alla scomparsa di molte banche locali ed alla nascita di soggetti in grado di competere a livello internazionale. La contropartita di questo dinamismo è stato il maggior peso attribuito ai dati oggettivi rispetto ai rapporti personali nelle concessioni dei fidi. Di sicuro ancora oggi la conoscenza delle qualità personali e della tradizione ha un peso nelle decisioni degli istituti di credito non locali, ma certo in misura minore del passato. I dati di bilancio contano più delle singole personalità. Per questo è semplicemente ridicolo pensare, come ha fatto Tremonti, che comitati presso le prefetture possano valutare il merito di credito di un'impresa. Chi scrive non ha molta familiarità con la vita politica, in particolare con quella di oggi, ma come chiunque legga i giornali sa che nella non probabile eventualità di una crisi politica c'è chi pensa a Mario Draghi come possibile leader di un governo tecnico. Anche Tremonti sembra aspirare alla successione a Berlusconi. Poiché Draghi, per la carica che copre, ha delle notevoli (e ben esercitate) responsabilità nel mondo bancario, forse non è da escludere che questo rafforzi la demagogia di Tremonti verso le banche. Franco A. Grassini

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Sangalli: È l'ora di aprire una nuova fase (sezione: Revoca fidi)

( da "Finanza e Mercati" del 27-06-2009)

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Sangalli: «È l'ora di aprire una nuova fase» da Finanza&Mercati del 25-06-2009 Un'ulteriore spinta per preparare il Paese a quando sarà passata «una crisi di sistema, violenta e con effetti profondi» dovuta ai tanti e contemporanei fallimenti della finanza, del mercato e della globalizzazione . Ecco cosa è necessario secondo il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli che ha presentato la sua relazione all'assemblea annuale della confederazione. La crisi Secondo Sangalli la crisi segna la conclusione di una fase storica e, soprattutto, richiede un'altra fase in cui si apra «la necessità di ricostruire crescita e sviluppo sotto il segno di una maggiore attenzione alle ragioni del lavoro e dell'economia reale; di costruire istituzioni e regole coerenti con la nuova geografia della crescita e dello sviluppo nell'economia globalizzata e con le sfide che da essa discendono». Allo stesso tempo, il presidente di Confcommercio ritiene più che mai «attuale la necessità di un rapporto tra banche ed imprese, soprattutto tra banche e piccole e medie imprese, che assuma le caratteristiche di una vera e propria partnership e che valorizzi, in particolare, il ruolo dei consorzi fidi». Insomma, «meno Basilea 2 e più attenzione a quella relazione di prossimità tra banca ed impresa, che ha così profondamente e positivamente agito nella storia dei processi di sviluppo territoriale del nostro Paese». Segnali di ripresa Per Sangalli «il realismo è doveroso e il realismo dice che, con ogni probabilità, i tempi della fuoriuscita dalla crisi non si discosteranno, nel nostro Paese, da quanto stimato, a livello mondiale, dal Fondo monetario internazionale. Conforta, intanto, il fatto che alcuni indicatori inizino ad evidenziare almeno una decelerazione della crisi. Ed è condivisibile anche l'analisi che segnala come il nostro Paese abbia, rispetto allo choc abbattutosi sui mercati finanziari ed alla conseguente crisi di domanda, qualche buon punto di tenuta: la maggiore solidità di un sistema bancario tradizionalmente più prudente, il risparmio delle famiglie, la flessibilità adattativa e la dinamicità delle piccole e medie imprese, il sistema di sicurezza sociale opportunamente potenziato, a contrasto della crisi, attraverso una maggiore inclusività degli ammortizzatori sociali. Ma pesano ritardi strutturali di lungo periodo e problemi strutturali della finanza pubblica». Il governo Sangalli approva «l'azione di risposta alla crisi concentrata sui fondamentali, come la stabilizzazione della finanza pubblica, il bonus fiscale, il potenziamento degli ammortizzatori sociali, il rafforzamento patrimoniale del sistema bancario, il potenziamento del Fondo centrale di garanzia, le nuove missioni di Cassa depositi e prestiti e di Sace, l'Iva per cassa e la maggiore tempestività dei rimborsi fiscali. Ancora, l'impulso all'accelerazione della spesa infrastrutturale ed all'edilizia». Le banche «Non chiediamo certamente di rinunciare alla loro fondamentale missione di selezione del merito di credito - spiega il presidente - chiediamo, però, che essa venga davvero esercitata con quella lungimiranza richiamata dal governatore Draghi nelle Considerazioni finali di quest'anno. Occorrono partnership tra banche ed imprese per contrastare fenomeni di credito a due velocità: più veloce nei confronti di grandi gruppi ed assai meno celere per le piccole e medie imprese. Per scongiurare rischi di asfissia finanziaria, per evitare, ora, che l'abolita commissione di massimo scoperto risorga, sotto altre spoglie, dalle sue ceneri». Interventi urgenti e riforme Secondo Sangalli è necessario adottare «compatibili misure di riduzione del prelievo fiscale sui redditi da lavoro per sostenere la domanda interna ed i consumi delle famiglie, e per contrastare così la spirale pericolosa tra crisi dei consumi e crescita della disoccupazione. Con una prospettiva più ampia - osserva - la nostra sollecitazione è soprattutto quella di perseverare nel cantiere delle grandi riforme strutturali, perseverare nell'azione di valorizzazione del merito e della responsabilità, a partire dalla scuola e dall'università, perseverare nelle liberalizzazioni ancora necessarie, con particolare riguardo ai servizi pubblici locali ed ai mercati dell'energia. Perseverare nel processo di innalzamento dell'efficienza della giustizia e nella costruzione di un'Italia civile ed accogliente, perché capace di tutelare con rigore sicurezza e legalità, e di farlo anche con il determinato contrasto della clandestinità, così come di ogni forma di contraffazione e di abusivismo». Fisco più giusto «Una fiscalità più giusta - osserva Sangalli - è un obiettivo che non deve essere accantonato: sarà soprattutto la capacità degli studi di settore, revisionati in considerazione dell'impatto della crisi, di meglio garantire il diritto di ciascun contribuente alla tassazione sulla base del reddito effettivo e non potenziale e stimato, a dare il segno della volontà di continuare a lavorare per un simile patto fiscale». Occupazione Confcommercio sollecita il varo di misure come il premio di occupazione «per le imprese che assumano lavoratori in cassa integrazione o che rinuncino ai licenziamenti o alla cassa integrazione, e gli incentivi all'autoimpiego, ossia la capitalizzazione dei sussidi per lavoratori che usufruiscono di ammortizzatori sociali e decidano di avviare un'attività autonoma». Commercio e rilancio Nel settore «la crisi congiunturale si somma ad anni di stagnazione dei consumi, di forte pressione concorrenziale, di carenza di politiche attive ed ora anche al dumping delle vendite dirette dei produttori agricoli: la risposta - spiega Sangalli - non è nell'arretramento delle ragioni della concorrenza, ma nell'avanzamento di una politica per il commercio italiano, che declini il riconoscimento del valore del pluralismo distributivo attraverso impegni concreti per il rafforzamento della produttività del settore. Se ne gioverebbero le imprese e chi vi lavora. L'Italia - conclude - è patria per eccellenza delle micro, piccole e medie imprese».

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Bonus a chi non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere.it" del 27-06-2009)

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la crisi Bonus a chi non licenzia e investe Ecco il decreto per le imprese Misure per 2 miliardi, tagli e nuovi prelievi. Pagamenti, Cassa depositi in campo. Il pacchetto Sacconi ROMA Un solo decreto legge da approvare prima della pausa estiva e che, a regime, vale circa due miliardi di euro l'anno. Con una lunga serie di sgravi per le imprese diretti a favorire gli investimenti e l'occupazione, coperti in gran parte da nuovi tagli alla spesa pubblica, ma anche da «prelievi» che, sottolineano fonti di governo, «non colpiranno, né si scaricheranno direttamente o indirettamente sui cittadini». Il piatto forte del provvedimento, che avrà al suo interno anche alcune norme di «manutenzione» della Finanziaria triennale dell'anno scorso, sarà «la detassazione degli utili che vengono reinvestiti nell'azienda» ha spiegato ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, confermando anche il «bonus per le imprese che non licenziano», e l'accelerazione dei pagamenti arretrati della pubblica amministrazione alle imprese. «È scandaloso che lo Stato non rispetti le scadenze» ha detto il presidente del Consiglio, spiegando che sarà introdotto un meccanismo di certificazione dei crediti delle imprese, che potranno dunque essere scontati dalla Cassa Depositi e Prestiti. Il decreto messo a punto dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti conterrà anche una nuova disciplina per i crediti delle imprese nei confronti del fisco. Sarà innalzato il limite dei 516 mila euro entro i quali i crediti possono essere compensati con i debiti fiscali, ma dovrebbe essere eliminato anche l'automatismo dell'operazione oltre una certa soglia da definire. Nel pacchetto ci sono diverse misure per favorire l'occupazione, studiate dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. A cominciare dalle agevolazioni per le imprese che assumono lavoratori in cassa integrazione o in mobilità, che potranno incamerare i sussidi pubblici non utilizzati. Altri interventi sono diretti ai lavoratori in cassa integrazione: potranno ricevere in un'unica volta tutto l'assegno per avviare nuove attività in proprio, svolgere lavori occasionali pagati con un voucher, rientrare in azienda per seguire corsi di formazione. Dovrebbe esserci anche l'aumento dal 60 all'80% dell'integrazione del salario da parte dello Stato, nel caso in cui le aziende in difficoltà facessero ricorso ai contratti di solidarietà per evitare i licenziamenti. Buone notizie anche per i possessori delle obbligazioni Alitalia: il rimborso, dall'attuale 30%, potrebbe salire con vari meccanismi fino al 70%. E nel decreto potrebbero esserci misure anche a favore degli azionisti della vecchia compagnia di bandiera, oggi commissariata. Nel provvedimento ci sarà anche una norma che rende nulle, e quindi inapplicabili, le clausole attraverso le quali le banche ripropongono fittiziamente le commissioni per il massimo scoperto sui fidi bancari. Un orientamento già maturato dal ministero dell'Economia, che il governo avrebbe deciso di rendere esplicito nel decreto. In arrivo anche una nuova stretta sulle regioni che sforano il tetto della spesa sanitaria. Le norme che portano al commissariamento in caso di mancato rientro, dovrebbero essere rafforzate. E non si escludono nuovi tagli per il 2010 al prezzo dei farmaci. «Speriamo di fermarci al 2009» ha detto ieri Berlusconi all'assemblea della Farmindustria, ribadendo il suo ottimismo sul superamento della crisi economica. «Siamo in grado di venirne fuori e di superare le difficoltà», ha detto, mentre il presidente del Senato Renato Schifani lo invita a proseguire anche nella lotta alla burocrazia. «Non è facile fare tutto, ci vogliono anche i soldi...» ha detto, aggiungendo pure che «bisogna essere realisti. C'è una diminuzione del pil ha detto riferendosi alle stime di Bankitalia e Confindustria, che oggi indicano una flessione del 5% per il 2009 ed un aumento del deficit. Ne parleremo domani in Consiglio dei ministri». Tremonti dovrebbe illustrare le grandi linee del nuovo Documento di Programmazione, che sarà presentato tra due o tre settimane. Con la manutenzione della manovra triennale già nel decreto, la Finanziaria di settembre sarà ridotta solo alle tabelle. . M. Sen stampa |

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Le aziende all'attacco delle banche: sui fidi un nuovo balzello (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 27-06-2009)

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Le aziende all'attacco delle banche: sui fidi un nuovo balzello E l'associazione piccole imprese invita gli iscritti: non accettate condizioni imposte in modo unilaterale Sulla commissione di massimo scoperto è braccio di ferro tra banche e imprese. Il decreto anticrisi (legge 2/09) ha abolito in parte l'applicazione della provvigione chiesta dalla banca al correntista che va in rosso sul conto corrente (e che in genere veniva calcolata a partire dal saldo più basso raggiunto nel trimestre, anche per un solo giorno). Ora la banca non può più chiederla né a chi non ha un fido bancario, né al correntista che pure con un contratto di affidamento è andato in rosso per meno di trenta giorni. Ma - è la denuncia degli imprenditori - al posto della commissione di massimo scoperto, le banche hanno introdotto nuove provvigioni che chiedono a chi ha un fido una commissione per la semplice messa a disposizione di soldi da parte della banca. Scrive ad esempio il centro studi di Confindustria Mantova: «Alcuni imprenditori si sono visti proporre l'inserimento di nuove commissioni bancarie. Tra queste spiccano la commissione di messa a disposizione delle somme e quella sugli affidamenti concessi e non utilizzati». Un balzello in più per le imprese, denuncia via Portazzolo, e in un momento non facile. E ieri si è aggiunta anche Apindustria Mantova (associazione di piccole imprese) che ha invitato i propri associati a fare valere i propri diritti respingendo qualsiasi modifica alle condizioni del contro corrente imposte in modo unilaterale dalla banca. La legge 2/09, spiegano le categorie, ha anche abolito le clausole che prevedono provvigioni indipendenti dal fatto che il correntista utilizzi soldi a debito, a meno che non li preveda un patto scritto tra banca e cliente. Possibilità che sembra essere stata sfruttata dalle banche che hanno inviato lettere informative ai correntisti in cui annunciano l'introduzione di una commissione sull'affidato. «Alcuni giuristi dicono che le aziende hanno 60 giorni di tempo per accettare le nuove proposte - dice in una nota il presidente di Apindustria, Stefano Speziali - ci chiediamo tuttavia qual'è quella azienda che ha la forza e il potere contrattuale per opporsi a questo diktat». Proprio ieri sulla questione è arrivata l'ultima novità: Palazzo Chigi non ha abolito - come sembrava da alcune anticipazioni - la commissione di massimo scoperto e altri provvigioni sulla tenuta del fido, ma ha stabilito un tetto massimo per il calcolo del loro importo (lo 0,5% sulle somme a disposizione). La protesta delle imprese sembra destinata a proseguire. Francesco Abiuso

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Artigiani, rifiutato il 25% dei prestiti (sezione: Revoca fidi)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 27-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Casartigiani denuncia la stretta delle banche nel primo semestre: «Sei mesi di passione per il settore» Artigiani, rifiutato il 25% dei prestiti La richiesta di fidi è aumentata del 63% arrivando a 13,5 milioni di euro Il 92% delle pratiche è legato alla grave carenza di liquidità Una pratica su quattro spedita dagli artigiani alle banche torna al mittente con esito negativo. In sei mesi gli associati di Casartigiani hanno chiesto 13,5 milioni di prestiti, il 63% in più rispetto allo scorso anno. Gliene sono stati concessi soltanto 10. A un giorno dalla «sfuriata» contro le banche del presidente degli industriali trevigiani Alessandro Vardanega, tornano a farsi sentire gli artigiani. Per loro, il grado di fiducia nei rapporti con le banche è ai minimi storici. «Il primo semestre 2009 è stato una passione per i consorzi fidi di Casartigiani nella provincia di Treviso - dichiara il presidente Piergiovanni Maschietto - le richieste di credito da parte delle imprese artigiane sono aumentate da 8 milioni del 2008 a 13 e mezzo nel solo semestre 2009, con una crescita del numero di aziende ricorse alle garanzie passate da 156 a 230». Arrivati al giro di boa è tempo quindi di bilanci. A tinte fosche. L'unica speranza è il ritorno ai tempi in cui, come nel 2007, su 100 euro richiesti alle banche ne venivano erogati 91, contro i 75 di adesso. «Altro dato preoccupante è che il 92% degli importi erogati è destinato ad ottenere maggiore liquidità - prosegue Maschietto - si tratta di aumento fidi, consolido debiti e ricontrattazione di interessi e durata, mentre solo il rimanente 8% è stato impiegato per investimenti». Le banche non erogano e le aziende rischiano di soffocare nell'estate finanziariamente più calda degli ultimi dieci anni. Chi non avrà i soldi per arrivare a dicembre difficilmente passerà indenne le ferie, trascorse la quale serviranno soldi in cassa per affrontare la debole ripresa. «C'è ancora chiusura da parte degli istituti bancari sulle richieste di fido e i tempi di risposta da parte delle banche variano dai 30 ai 90 giorni. I fondi messi a disposizione dalla Camera di commercio sono quasi esauriti e siamo ancora in attesa di quanto stanziato dalla Provincia per agevolare nuovo credito». I sistemi di valutazione delle aziende non consentono di dare fiato ai bilanci di metà anno, seppelliti da montagne di perdite concentratesi in pochi mesi. «Da luglio i consorzi fidi e le banche inizieranno a valutare le richieste di prestiti e fidi anche in base a questi dati. Il governo dovrebbe posticipare le tasse in pagamento ad agosto per darci un aiuto», conclude Maschietto. (Enrico Lorenzo Tidona)

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Più credito alla famiglia agricola (sezione: Revoca fidi)

( da "Italia Oggi" del 27-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ItaliaOggi sezione: Agricoltura Oggi data: 27/06/2009 - pag: 17 autore: di Luigi Chiarello Il presidente di Banca Nuova Terra legge tra le pieghe della crisi. E lavora a una partnership con Agea Più credito alla famiglia agricola Riccardi: mutui pazienti. La garanzia è nel cespite e in chi opera Nelle sue considerazioni finali, il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, ha parlato di tutto, tranne che di agricoltura. E questo a Riccardo Riccardi, presidente di Banca Nuova Terra non è andato giù. Lui, banchiere di lungo corso, che ha dedicato un bel pezzo di carriera al credito agricolo. Lui, che dai tempi in cui lavorava in Barklays bank (era il 1980), poggia le sue carte su un Tavolo dei partners dell'800. «Uguale dignità, da un lato e dall'altro», spiega. «Me lo sono trascinato dietro in ogni studio in cui ho lavorato». E sono tanti. ItaliaOggi lo ha sentito per annusare il sentiment del credito agricolo. Per capire come Bnt, banca di riferimento del settore, interpreti la crisi. Quali siano le sue ricette per uscire da un trend che vede chiudere il 2008 al ralenty: meno investimenti, credito in crescita lenta (+3,9%), più indebitamento e sofferenze.Domanda. Nel capitale sociale Bnt ci sono associazioni agricole?Risposta. Si, Confagri e Cia. La loro presenza è simbolica, ma strategica, perché la banca vuol coprire un buco a seguito della scomparsa degli istituti speciali e l'arrivo della banca universale. Ovviamente, siamo pronti a offrire la presenza anche a Coldiretti. D. Come agite?R. Banca Nuova Terra non è consortile, ma complementare al sistema retail. In quattro anni di attività abbiamo lanciato un prodotto importante: lo smobilizzo dei diritti comunitari, con un particolare know-how che consente l'abbattimento delle barriere di accesso al credito.D. Cioè?R. La media del valore dei diritti Pac è di circa 12.000 euro. Tolte le grandi imprese agricole si scende anche a otto-diecimila euro. Grazie al nostro know-how smobilizziamo crediti fino a 10 mila euro in 24 ore. Con questo sistema, in quattro anni, Bnt ha acquisito 35 mila clienti, soprattutto a Sud. Inoltre, Bnt opera nel settore mutui arrivando anche a finanziare a 30 anni.D. Mutui di lunga durata?R. Si. Perché se si vuol supportare davvero l'agricoltura, bisogna fare un credito «paziente». D. Sostenete altre attività d'impresa?R. Passaggi generazionali e acquisti di impianti; siamo concentrati anche sulla forma delle pmi. Perché sono le pmi e le microimprese, il tessuto produttivo di questo paese, che rischiano davvero! D. Ok, ma come le supportate?R. Finanziamo la parte familiare dell'impresa, con mutui per chi vuole proseguire l'attività paterna. D. E contro la crisi?R. Operiamo per ristrutturare il debito. Vede, il mancato pagamento dei debiti è sempre più frequente. Ma, se non restituiti ai creditori bancari, i prestiti determinano incagli, che alla centrale del rischio configurano una posizione irregolare dell'impresa. Il che determina prima la sua sofferenza e poi il blocco del credito. D. Quindi? Cosa proponete?R. Un credito bancario paziente. Con rate più lunghe. D. E poi?R. E poi stimolare le attività che producono reddito. Agricoltura oggi significa anche turismo. La famiglia che opera in agricoltura, con l'attività agrituristica attrae clientela, vende prodotti. E migliora il proprio reddito. Poi c'è la carta della produzione di energie alternative da giocare. Questi investimenti vanno sostenuti.D. Basta per riattivare l'economia?R. No. La Pac va riscritta. È stata fatta per fare produrre meno. Oggi, però, la Fao ci dice che la fame nel mondo aumenta. Che oltre un mld di persone è sotto-alimentato. Bisogna produrre di più.D. Torniamo a Bnt. Come siete messi con i titoli tossici?R. Bnt non fa finanza di cartone. Non esistono titoli tossici. Bada all'economia reale e vanta sul territorio 3.500 sportelli attivi, frutto delle nostre banche socie. D. Che sono?R. Le popolari, le più inserite sul territorio. Il motto Bnt è popolari in agricoltura.D. Tra queste il Banco popolare, che ingloba Italease?R. Si, ma Bnt non è stata toccata dal fenomenoD. E con l'agricoltore come operate?R. Assistenza maniacale del cliente. Non andiamo dal cliente per insegnare. Perché laddove il banchiere si mette in cattedra e insegna perde senso della realtà. Bisogna tornare a dar credito in base al rapporto personale, non attraverso pc e matematica. I titoli tossici sono figli della velocizzazione nelle transazioni frutto dell'avvento dell'informatica. Noi, invece, non vogliamo l'economia di carta, quella scritta sulla sabbia, ma l'economia delle persone.D. Insomma, una banca vecchia manieraR. La banca è ancella della produzione. L'azienda agricola è famiglia. D. Cosa intende?R. Quando parlo di famiglia non intendo solo il rapporto sanguigno, ma un modo di operare. La famiglia è l'emblema tipico dell'azienda agricola. Per sua natura è chiusa. Deve invece allargarsi e attrarre terzi, senza defamiliarizzarsi. In agricoltura c'è la gelosia della roba, per dirla alla Pirandello. La banca attraverso le proprie strutture deve entrare nella famiglia, dare consigli e consulenze, di cui l'agricoltura è stata carente. D. Intende partecipare al rischio di business delle imprese?R. Non è solo questione di partecipazione bancaria nel capitale, ma è un modo per consentire alla banca di capire il cliente. D. Il sistema bancario riesce a capire i bisogni delle imprese agricole?R. Poco. Se andiamo ad analizzare i fidi concessi al mondo agricolo, ci si rende conto di come le infrastrutture siano state finanziate solo con credito a breve. Ma oggi il problema è capire fino a dove deve arrivare la pazienza, fini a quando può arrivare il lungo periodo nel fido, nel credito.D. Perchè?R. Perchè l'agricoltore è un benestante povero. La terra aumenta di prezzo, ma da ritorni economici bassi. D. Quindi?R. Beh. Tremonti dice che la spa è stato patrimoniale, vero? Bene, nell'impresa agricola è lo stato patrimoniale che va visto, più che il conto economico. E la garanzia è sia il cespite, sia chi lo conduce, la famiglia. Bisogna dare garanzia, contando sulle risorse umane, sull'uomo e sul suo lavoro.D. Ma dov'è finito il cinismo del banchiere?R. Beh, questo non basta. Va sburocratizzato il sistema. L'agricoltore non ha tempo di far trafile e km di carta. Pensi che per avere uno smobilizzo al credito comunitario passano anche sei mesi. D. A proposito, come siete messi col credito?R. In quattro anni abbiamo circa 600 mln di impieghi. E 800-900 mln di erogato globale di turnover. Oggi, grazie ai rientri, abbiamo circa 600 mln di esposizione. Siamo la banca di riferimento del settore. Sfido chiunque a raggiungere simili risultati in quattro anni e con la crisi finanziaria in attoD. Il segreto?R. Siamo stati precursori e abbiamo ancora un vantaggio competitivo. Le confido un segreto: quando ho lanciato Bnt non capivo la differenza che passa tra una patata e un carciofo. C'era chi mi prendeva per pazzo, per idealista... tra i colleghi. Io sono andato a sporcarmi le scarpe, a capire i bisogni del contadino.D. Il futuro?R. Una collaborazione ad Agea. Che ha già una partecipazione del 20% in Agripart. Vogliamo proporre uno strumento creditizio nuovo, senza andare ad intaccare il lavoro dei Caa... D. Il sogno?R. Creare un fondo nuovo, diverso, che funziona così: entro nella famiglia agricola allargata ed esco concedendo un mutuo a 30 anni. Valorizzando la continuità familiare...

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Tre no alle banche su valute, massimo scoperto, portabilità (sezione: Revoca fidi)

( da "Italia Oggi" del 27-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ItaliaOggi sezione: la manovra data: 27/06/2009 - pag: 30 autore: di Antonio Ciccia Tre no alle banche su valute, massimo scoperto, portabilità Riduzione del guadagno delle banche sulle valute e disponibilità in tempi più brevi dei titoli versati in conto corrente; giro di vite sulle commissioni di massimo scoperto mascherate e portabilità dei mutui garantita da penali a carico delle banche ritardatarie.Sono queste le tre novità del decreto anticrisi che dovrebbero favorire i clienti degli istituti di credito.La prima novità riguarda le valute e la disponibilità sui versamenti. La valuta è la data a decorrere dalla quale maturano interessi per il cliente; la disponibilità, indipendentemente dalla valuta, è la data a decorrere dalla quale la banca consente il materiale utilizzo dei fondi.Nella prassi è corrente la distinzione tra saldo apparente, saldo per valuta e saldo disponibile. Il termine della disponibilità è fissata a cautela della banca per pararsi da eventuali insoluti, ad esempio, di assegni versati e poi non pagati dalla banca trattaria.Il decreto fissa le seguenti regole cogenti ed inderogabili dalla trattativa privata.Per tutti gli assegni bancari versati in conto corrente, la data di valuta e di disponibilità per il beneficiario non può superare i tre giorni lavorativi successivi alla data del versamento.Nella prassi la distinzione per valuta viene fatta separando gli assegni tratti sulla filiale, sulla banca cui appartiene la filiale, gli assegni tratti su altre banche, su piazza e fuori piazza. Ovviamente valuta e disponibilità sono più lunghi per gli assegni su altre banche e su piazza.Il decreto anticrisi consente ancora la distinzione, ma impone un tetto massimo insuperabile di tre giorni. Un tetto massimo che vale sia per la valuta che per la disposnibilità.Un trattamento a parte e più favorevole riguarda gli assegni circolari e i bonifici. Per i quali la data di valuta e di disponibilità per il beneficiario non può mai superare un giorno lavorativo successivo alla data del versamenmto. Nei contratti di conto corrente, pertanto, lo scarto delle valute può andare da uno a tre giorni sia per la valuta sia per la disponibilità.Sul punto il decreto chiude con la declaratoria della nullità di ogni pattuizione contraria. Conseguentemente, trattandosi di nullità, la clausola invalida non produce effetto ed eventuali somme trattenute indebitamente dalla banca dovranno essere versate al correntista.Passando ad altro argomento, ma rimanendo in tema di spese bancarie, il decreto anticrisi si occupa delle commissioni di massimo scoperto per ribadire che sono nulle tutte le clausole contrattuali aventi ad oggetto la commissione di massimo scoperto ed ogni altra clausola avente il medesimo scopo o finalità. All'ultimo momento è stata inserita una norma che consente il massimo scoperto non oltre lo 0,5% per trimestre dell'importo dell'affidamento.Sul massimo scoperto si era già espresso il decreto legge 185/2008 (articolo 2 bis) che aveva sancito la nullità delle clausole contrattuali aventi ad oggetto la commissione di massimo scoperto se il saldo del cliente risulti a debito per un periodo continuativo inferiore a trenta giorni ovvero a fronte di utilizzi in assenza di fido. Lo stesso decreto aveva sancito la nullità delle clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi a favore del cliente titolare di conto corrente indipendentemente dall'effettivo prelevamento della somma, ovvero che prevedono una remunerazione accordata alla banca indipendentemente dall'effettiva durata dell'utilizzazione dei fondi da parte del cliente. La norma prevedeva però la legittimità di clausole che prevedessero un corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme se predeterminato, unitamente al tasso debitore per le somme effettivamente utilizzate, con patto scritto non rinnovabile tacitamente, in misura onnicomprensiva e proporzionale all'importo e alla durata dell'affidamento richiesto dal cliente, se specificatamente evidenziato e rendicontato al cliente con cadenza massima annuale e con l'indicazione dell'effettivo utilizzo avvenuto nello stesso periodo, fatta salva comunque la facoltà di recesso del cliente in ogni momento. Insomma la regola conteneva in sè le eccezioni, che hanno nei fatti abrogato il divieto.La sinteticità della disposizione del decreto anticrisi dovrebbe eliminare tutte le eccezioni al divieto già previste dal decreto 185/2008.Un terzo intervento riguarda la portabilità dei mutui. Per renderla effettiva e disincentivare comportamenti dilatori delle banche si prevede che nel caso in cui la surrogazione del mutuo (articolo 2, comma 5-quater del decreto 185/2008) non si perfezioni entro il termine di 30 giorni dalla data della richiesta del debitore, la banmca cedente è comunque tenuta a risarcire il cliente in misura pari all'1% del valore del mutuo per ciascuni mese o frazione di mese di ritardo.La prevsione della penale impedisce alle banche di tergiversare alle richieste di surrogazione, che per legge sono a discrezione del cliente e senza che l'intermediario sia chiamato a esprimere il consenso. La norma prevede un risarcimento del danno, ma non è chiara la procedura e, in particolare, se il risarcimento sia automatico o se occorre una richiesta formale da parte dell'utente.

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(sezione: Revoca fidi)

( da "Nazione, La (Pistoia)" del 27-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

CRONACA PISTOIA pag. 3 «Fidi negati e pegni Banche, che fate?» DENUNCIA LA CNA «UN'AZIENDA pistoiese si rivolge ad una banca per 15 mila euro di fido. Non ha mai avuto problemi di nessun tipo, né col fisco, né con la centrale rischi o altro. Ebbene, l'istituto chiede al titolare 5 mila euro di pegno in titoli. Un'altra ditta si vede respingere una richiesta coperta all'80% da Fidi Toscana mentre ad un'altra ancora del settore moda, con bilancio e situazione finanziaria in attivo viene negato un mutuo ipotecario». STORIE comuni di vita imprenditoriale raccontate dai responsabili provinciali della Cna per denunciare quello che definiscono «il punto più basso» dei rapporti fra banche e imprese alle prese con la peggiore crisi dal dopoguerra. «I nostri dati - affondano in conferenza stampa il direttore dell'associazione Sergio Giusti e il presidente Aldo Piantini - ci dicono che oltre l'80% delle piccole imprese ha difficoltà nell'accesso al credito e nei rapporti con le banche. Ci sono problemi per l'accesso a nuovi finanziamenti e per investimenti piccoli e immobiliari, a causa dei tempi biblici di risposta e per la richiesta di garanzie plurime per finanziamenti normali». A fare le spese della «strozzatura del credito» che colpisce anche le famiglie, secondo la Cna sarebbero soprattutto i settori del tessile, del mobile e dell'edilizia. Fatale, secondo il ragionamento dell'associazione degli artigiani, che di fronte a questi comportamenti, la crisi generale sia destinata a peggiorare. Fra le poche possibili via d'uscita, un interessamento diretto del Governo a cui assieme a Confartigianato e Confederazione autonoma sindacati artigiani, nei giorni scorsi Cna ha indirizzato una lettera. «Abbiamo portato il ministro Tremonti a conoscenza del malessere delle imprese a causa delle banche», dicono ancora Giusti e Piantini parlando di un numero crescente di imprese che pure assistite da garanzie fideiussorie di Artigiancredito vedono respinte le proprie richieste. «ANCHE a causa di balzelli e commissioni, c'è un grande problema di crollo generale di fiducia verso le banche - continuano dalla Cna - certificato anche dall'indagine condotta da Assindustria di Pistoia, secondo la quale l'86% delle imprese denuncia mancanza di trasparenza nel rapporto bancario». «Seppure risultano maggiormente evidenti fra le banche nazionali, i comportamenti descritti sono però ormai purtroppo sempre più diffusi anche fra le banche locali, comprese le Bcc - concludono Giusti e Piantini riservandosi di nominare in tempi brevi le rare eccezioni». s.t

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Il Centobuchi iscritto alla serie D ma la squadra è un rebus (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere Adriatico" del 27-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Per il nuovo tecnico in ballo diversi nomi ma al momento ci sono davvero poche certezze Il Centobuchi iscritto alla serie D ma la squadra è un rebus Centobuchi Il futuro, per la società A.S.D. Centobuchi è cosparso di nuvole, molto incerto. Speriamo che non arrivi un temporale. Circolano solo tante chiacchiere, nulla di concreto. Il presidente Enrico Paoletti ci ha comunicato al telefono che la società si è regolarmente riscritta al campionato di serie D versando tutto il necessario. Per il nuovo tecnico ci sono in ballo diversi nomi, nei prossimi giorni si deciderà chi guiderà la compagine per il quinto anno nel difficile campionato. Gli altri dirigenti sono bloccati nel da farsi viste le precarie condizioni economiche societarie. L'assemblea societaria svoltasi nei giorni scorsi non ha avuto alcun esito. Si è parlato del bilancio consuntivo e preventivo, ma non si è capito il vero futuro del Centobuchi. L'unica certezza è, che uno dei talenti della rosa, Matteo Coccia classe 90, è stato ceduto al Bari per una cospicua somma che dovrebbe rimpinguare le casse societarie, inoltre con una clausola che se esordisce tra i professionisti il Centobuchi guadagnerebbe ulteriori somme. Ma visto l'incertezza del futuro, altri ragazzi stanno con il piede di partenza. Il capitano Simoni con il vice Corradetti si sono ormai traslocati a Fermo con l'ex tecnico del Centobuchi vittorioso del campionato d'eccellenza, De Amicis. Ci sarà il rientro per fine prestito del gioiello, Daniele Mozzoni classe 89, ma d'altro non se ne parla. Ormai chiuso il discorso con il finanziere Mongardini, ameno di ripensamenti, dopo che il giudice del tribunale di Ascoli Piceno, Giovanni Boeri ha confermato il decreto del 6 marzo scorso, dove ha concesso il sequestro conservativo a carico del signor Luigi Fiori, fiduciario di Mongardini, proposto da Luca Marocchi che vantava un credito derivante dal Fiori previsto dal contratto del 13 novembre in cessione delle quote maggioritarie (70%) del Centobuchi. Il giudice scrive: "E' certo che Fiori non si è accollato il fido bancario concesso dalla BPA per 150.000 €, non ha pagato l'IVA maturata al 30 settembre 2008, il dr. Zazzetta di S. Benedetto del Tronto, già curatore fallimentare della Sambenedettese, ha l'incarico di curare l'esercizio delle partecipazioni ai diritti sociali, la conservazione e, se possibile l'incremento delle quote ed il compenso che sarà corrisposto al custode nominato". Alla luce di quando sopra, analizzando la situazione, il Centobuchi ripartirà con molte nuvole all'orizzonte, salvo che ancora una volta grazie all'unione degli industriali locali spinti dalla nuova Amministrazione Comunale, appena insediata, si faccia un ulteriore sacrificio per azzerare i debiti alla famiglia Marocchi la quale pare sia intenzionata ad abbandonare. NICOLA LUCIDI,

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Già 230 imprese agli sportelli dei consorzi fidi di Casartigiani (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 27-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Già 230 imprese agli sportelli dei consorzi fidi di Casartigiani Sabato 27 Giugno 2009, Le imprese artigiane sono alla disperata ricerca di liquidità. Nei primi sei mesi dell'anno, Cofitre e Trevigianfidi, i consorzi fidi di Casartigiani - Artigianato trevigiano, hanno registrato un aumento del numero di aziende presentatesi agli sportelli: dalle 156 del 2008 alle 230 del semestre attuale. Non solo, le ditte domandano cifre superiori: il volume delle garanzie richieste è cresciuto tra gennaio e giugno del 63 per cento rispetto al medesimo periodo dell'anno scorso, passando da 8 milioni 140mila euro a 13 milioni e mezzo. Al di là dell'entità degli affidamenti, a preoccupare il presidente dell'associazione, Piergiovanni Maschietto, è lo scopo per cui vi si fa ricorso: «Il 92 per cento degli importi erogati è destinato ad avere maggiore liquidità: aumento fidi, consolido, ricontrattazione interessi e durata - conferma -, mentre solo il rimanente 8 per cento è impiegato per investimenti». Resta delicato anche il rapporto con le banche: secondo l'indagine di Casartigiani, solo in tre casi su quattro, la richiesta di fido viene accolta interamente, con una sensibile riduzione rispetto al 2008, quando veniva accettato l'84 per cento delle pratiche, e al 2007, quando la quota era al 91 per cento. I tempi di risposta da parte variano da uno a tre mesi. E il futuro immediato non autorizza molte speranze: «Le preoccupazioni maggiori riguardano quindi i prossimi sei mesi - ammette il presidente -: a luglio scatteranno i nuovi costi bancari in sostituzione del massimo scoperto, che già abbiamo riscontrato estremamente onerosi per le aziende. Su questa partita le confederazioni artigiane nazionali stanno facendo pressione, su un versante, al ministro Tremonti perché venga modificata la nuova normativa e, sull'altro, alle prefetture affinché intervengano presso l'Abi». Ma rischia di frapporsi un uleriore ostacolo: «Da luglio consorzi e banche inizieranno a valutare le richieste di prestiti e fidi anche in base ai dati di bilancio delle imprese del primo semestre del 2009, che già sappiamo essere inferiori rispetto ai bilanci del 2008. L'avvicinarsi anche della scadenza del 4 agosto per il pagamento delle tasse, ci induce a pensare che, dal punto di vista finanziario, sarà una estate torrida per le imprese». mzan

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Dieci imprese su 100 assorbono il 76,8% dei fidi (sezione: Revoca fidi)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 28-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Banche, rapporto Cgia Dieci imprese su 100 assorbono il 76,8% dei fidi VENEZIA. In Italia le sofferenze delle banche sono concentrate nelle grandi imprese. La grande industria costituisce lo 0,1% del totale delle aziende (circa 3.500 su un totale di quasi 4.500.000) e dà lavoro a circa il 20% degli occupati, ma nei rapporti con le banche vanta un record sorprendente: le sofferenze a carico del primo 10% degli affidati è pari al 76,8% del totale. La Cgia di Mestre punta l'indice contro le grandi imprese presenti, che a suo dire hanno sempre meno un ruolo determinante nell'economia del Paese ma nei rapporti con il sistema creditizio dettano ancora le condizioni. Sulla base dei dati della Banca d'Italia, gli artigiani affermano che sino al 31 dicembre 2008 le sofferenze totali sui finanziamenti per cassa effettivamente erogati dal sistema bancario italiano erano pari a 40,9 miliardi di euro. Di questi il 76,8% (pari a circa 31,5 mld di euro) era in capo al primo 10% dei maggiori affidati. «Appare evidente, salvo forse qualche rara eccezione - sottolinea Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre - che questo 10% di maggiori affidati non sono certo piccoli imprenditori o famiglie o lavoratori autonomi ma quasi esclusivamente grandi società o gruppi industriali. E visto che il trend delle sofferenze a carico dei maggiori affidati degli ultimi anni è passato dal 72,8% del 2000 al 76,8% della fine dell'anno scorso - continua - possiamo dire che le banche italiane ormai sono vittime delle grandi imprese». Queste ultime, per Bortolussi, sono quelle che ricevono i maggiori finanziamenti «e per contro presentano i tassi di insolvenza più elevati».

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dieci imprese su 100 assorbono il 76,8% dei fidi (sezione: Revoca fidi)

( da "Mattino di Padova, Il" del 28-06-2009)
Pubblicato anche in: (Nuova Venezia, La)

Argomenti: Revoca fidi

Banche, rapporto Cgia Dieci imprese su 100 assorbono il 76,8% dei fidi VENEZIA. In Italia le sofferenze delle banche sono concentrate nelle grandi imprese. La grande industria costituisce lo 0,1% del totale delle aziende (circa 3.500 su un totale di quasi 4.500.000) e dà lavoro a circa il 20% degli occupati, ma nei rapporti con le banche vanta un record sorprendente: le sofferenze a carico del primo 10% degli affidati è pari al 76,8% del totale. La Cgia di Mestre punta l'indice contro le grandi imprese presenti, che a suo dire hanno sempre meno un ruolo determinante nell'economia del Paese ma nei rapporti con il sistema creditizio dettano ancora le condizioni. Sulla base dei dati della Banca d'Italia, gli artigiani affermano che sino al 31 dicembre 2008 le sofferenze totali sui finanziamenti per cassa effettivamente erogati dal sistema bancario italiano erano pari a 40,9 miliardi di euro. Di questi il 76,8% (pari a circa 31,5 mld di euro) era in capo al primo 10% dei maggiori affidati. «Appare evidente, salvo forse qualche rara eccezione - sottolinea Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre - che questo 10% di maggiori affidati non sono certo piccoli imprenditori o famiglie o lavoratori autonomi ma quasi esclusivamente grandi società o gruppi industriali. E visto che il trend delle sofferenze a carico dei maggiori affidati degli ultimi anni è passato dal 72,8% del 2000 al 76,8% della fine dell'anno scorso - continua - possiamo dire che le banche italiane ormai sono vittime delle grandi imprese». Queste ultime, per Bortolussi, sono quelle che ricevono i maggiori finanziamenti «e per contro presentano i tassi di insolvenza più elevati».

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La Reggiana ora ha la cassaforte vuota (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzetta di Reggio" del 29-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

La Reggiana ora ha la «cassaforte» vuota Ripianato il disavanzo di gestione, adesso servono risorse per il nuovo campionato di Wainer Magnani REGGIO. La Reggiana è in agonia? Forse no, però il quadro clinico che emerge è preoccupante. L'elemento caratterizzante è la mancanza di liquidità della società in proiezione del prossimo campionato. Due sono gli elementi che emergono in modo evidente: la copertura di un robusto disavanzo di gestione e la necessità di ridurre un budget che ha sforato, per diversi motivi rispetto allo scorso anno. Il disavanzo di gestione di 1,2 milioni è stato «coperto» per circa 600mila euro dalle plusvalenze arrivate dalle cessioni di Acosty e Arati alla Fiorentina. Cessioni che Fontanesi, astutamente, ha chiesto e ottenuto siano ratificati entro il 30 giugno, proprio per rientrare nella gestione appena conclusa. Soldi, però, che concretamente la Reggiana riceverà dalla Lega calcio il prossimo anno, quindi la società dovrà far fronte a una esposizione. Il discorso Andrea Catellani è diverso, dato che era già a bilancio per 970mila euro. Se la Reggiana ha strappato qualcosa in più (circa 600mila euro) per il riscatto se lo ritroverà, come plusvalenza, nel prossimo bilancio assieme ai premi di valorizzazione di Acosty e al riscatto di Arati. Gli altri 600mila euro sono stati coperti con l'abbattimento del capitale sociale. Senza voler entrare nei meandri del bilancio granata, la realtà che emerge e che interessa i tifosi, è di una Reggiana che ha difficoltà di liquidità nell'iniziare la prossima stagione. Ha un bilancio sano, perché il disavanzo di gestione, con l'abbattimento del capitale e le plusvalenze del mercato, è stato ripianato ma mancano risorse per il nuovo campionato. La Reggiana può ripartire da un bilancio senza debiti ma ovviamente con un capitale sociale di poco superiore ai 350mila euro e con la necessità di attingere ai fidi bancari, garantiti dalla cooperazione. Quelle fideiussioni che Iniziativa Tricolore chiedeva passassero alla cordata Bitonti in caso di cessione della maggioranza. La stagione 2009/2010 è ormai alle porte, tanto che la Reggiana ha già presentato l'iscrizione al campionato fornendo le necessarie garanzie. Il problema si sposta sulla prossima gestione. L'attuale proprietà si era sempre caratterizzata per la puntualità nei pagamenti e per la serietà degli impegni. Quello che ha promesso ha sempre mantenuto, anche quando non era più necessario (vedi il premio salvezza per qualcuno) ma per rispetto della parola spesa, ha fatto fronte agli impegni assunti. In altre società la realtà prevede, ad esempio, il pagamento della prima mensilità dei giocatori a ottobre, mentre a Reggio, con questa proprietà, gli stipendi saranno pagati puntualmente. La Reggiana ha la necessità di reperire finanze per la nuova stagione e due sono le strade maestre: l'apertura della campagna abbonamenti oppure l'anticipo delle sponsorizzazioni da parte di Iniziativa Tricolore ma alla luce degli eventi, solo da parte della cooperazione.

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Una guida pratica per gli artigiani (sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 29-06-2009)

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PESARO PRIMO PIANO pag. 4 Una guida pratica per gli artigiani PUBBLICAZIONE DELLA CONFARTIGIANATO CHE «Il futuro è artigiano» la Confartigianato di Pesaro e Urbino lo va ripetendo da dieci anni ed ha pienamente ragione perché lo intende non in senso retorico e mieloso bensì nel senso che i tempi sono ormai maturi perché si torni a «saper fare» smettendo di peccare contro ogni moralità civile e sociale col «fare denaro col denaro». Dunque, il futuro è artigiano, ma dell'artigiano del futuro. Con tutta questa sostanza sullo sfondo, la Confartigianato di Pesaro e Urbino ha presentato nella sua sede la decima edizione della sua guida che continua a intitolarsi, anche come sprone e auspicio, «Il futuro è artigiano», dedicata agli «strumenti per incentivare l'innovazione e la competitività» delle oltre 14mila aziende artigiane che formano il tessuto portante dell'economia del nostro territorio, cioè quel 95% di aziende con meno di cinque dipendenti che in questo tempo di crisi tenace e pungente tiene praticamente «in piedi la baracca». La pubblicazione è ancora una volta curata da Roberto Esposito, responsabile provinciale della Confartigianato Fidi. Si tratta in pratica di circa 150 pagine di «manuale di consultazione» che illustra in modo chiaro e semplice tutti i servizi erogati dalla Confartigianato a beneficio delle piccole imprese: consulenza e affiancamento in materia di credito, fisco, paghe, ambiente e sicurezza, trattamento previdenziale, assistenza legale, informatica, formazione e supporto nell'apertura di una nuova impresa. Insomma, dice rassicurante Confartigianato di Pesaro e Urbino a tutti i piccoli imprenditori, qualunque cosa voi abbiate in mente di fare noi siamo al vostro fianco per dirvi come farlo e per rendervelo più facile. A presentare la guida c'era anche il segretario generale Giuseppe Cinalli, con accanto il presidente Learco Bastianelli e il vicepresidente Marco Casicci. «Questa guida ha detto Cinalli rende l'idea di ciò che possiamo dare ad artigiani e piccoli imprenditori. In questo periodo, in modo particolare e fondamentale affiancandoli per quanto riguarda l'accesso al credito e ai finanziamenti e nei necessari rapporti e dialogo con gli istituti bancari».

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La Grande fuga dalla finanza (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: RISPARMIO E FAMIGLIA data: 2009-06-28 - pag: 29 autore: Rapporto Gfk-Eurisko. La mappa delle scelte dei risparmiatori nel settore del credito e del risparmio gestito La «Grande fuga» dalla finanza Crescono ancora i conti di deposito. Tiene la fiducia nelle banche italiane Stefano Elli Delle banche italiane ci si fida ancora. Nonostante la crisi finanziaria, il credit crunch e la vasta casistica delle controversie che contrappongono clientela a sistema del credito, sembra che il rapporto tra utenti e sportello tenga. Lo sostengono due indagini distinte: la prima di Gfk-Eurisko, società di ricerche e consulenze di mercato, che dal 1987 cura il rapporto annuale Multifinanziaria. La seconda, certamente meno imparziale, giunge dall'ufficio studi dell'Associazione bancaria italiana, l'Abi che dal 24 giugno scorso è diretta da Giovanni Sabatini. Il primo interessante dato di Multifinanziaria è la percezione della sicurezza del sistema bancario italiano rispetto a quello estero. Secondo i dati della ricerca svolta con 4.500 interviste personali su un campione rappresentativo di un universo di 19,5 milioni di nuclei familiari, il 67% degli intervistati ritiene il sistema italiano molto/abbastanza più sicuro rispetto a quello estero. La ragione? Forse va ricercata nella capacità di resistenza opposta dalle banche all'onda anomala provocata dai mutui subprime. «Una spiegazione a mio giudizio plausibile – spiega Francesco Guarneri, amministratore delegato di Guber spa, società attiva nella gestione di crediti non performing –. A differenza delle banche straniere, soprattutto anglosassoni, tra le banche italiane non è mai invalsa l'abitudine a erogare mutui "a castello", così li definiamo noi: sono quei mutui erogati negli Stati Uniti e in Inghilterra in presenza di altri mutui, basando le garanzie sul supposto aumento di valore dell'immobile». In altri termini la casa viene acquistata con un mutuo, successivamente la banca concede al cliente la facoltà di accenderne un secondo. Edè proprio su questo secondo che si accentrano le criticità che possono sfociare anche nel default del pagatore. Se questo è vero, è anche vero che il rapporto tra banche e clientela stia rientrando a rapidi passi verso un modello "basic", basato essenzialmente su conti di deposito a remunerazione più o meno elevata. Il tutto a scapito di un risparmio gestito che sta lentamente arretrando privato della sua fonte primaria di sostentamento: la liquidità. Anche in questo caso il dimensionamento del fenomeno è spiegato da istogrammi inequivocabili: gli asset delle famiglie intervistate da Gfk-Eurisko per il 74% sono in forma di deposito. Il 5,4% in titoli di stato, l'1,3% è concentrato in titoli azionari, il 3% in obbligazioni. «In un contesto come questo – spiegano i ricercatori di Gfk- Eurisko– sono apparse particolarmente centrate le scelte di marketing di quegli operatori che si sono gettati sul mercato intercettando il tipico bisogno di sicurezza che si genera in momenti di disorientamento collettivo e di mancanza di opzioni». I comportamenti dei risparmiatori per Gfk- Eurisko sono impostati a una sostanziale autarchia. Il 67% degli intervistati risparmia senza fare alcun progetto, il 57% ritiene meglio lasciare tutto in liquidità, il 72% progetta le sue spese basandosi solo sulle risorse disponibili. In ritirata, dopo il boom degli anni scorsi anche gli utilizzatori del credito al consumo (- 20% negli ultimi 18 mesi). Non basta: anche i progetti per il futuro (come per esempio l'acquisto di un appartamento) vengono rinviati anche di anni. In un panorama di sostanziale scollamento tra domanda e offerta di prodotti e strumenti del risparmio a brillare davvero è la sostanziale inerzia dei comparti marketing dei principali attori sul mercato che non sembrano avere colto per tempo i segnali di un fenomeno tanto violento. © RIPRODUZIONE RISERVATA questo MULTIFINANZIARIA «Il sistema italiano è considerato più sicuro rispetto a quello straniero» Merito dell'assenza del fenomeno subprime

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Cirio & Co pesano ancora (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: RISPARMIO E FAMIGLIA data: 2009-06-28 - pag: 29 autore: «Cirio & Co pesano ancora» Massimo Cerniglia Responsabile legale di Federconsumatori Nonostante tutto sembra che il rapporto di fiducia dei risparmiatori nei confronti del sistema bancario non sia stato intaccato. Quale lettura dà del cosa dalla sua particolare angolazione di avvocato difensore dei risparmiatori? Ovviamente dal mio posto di osservazione tutta questa fiducia da parte degli utenti di servizi bancari e finanziari non la si vede. I nostri,com'è facileintuire,sono casi nei quali spesso si sono verificati episodi di una gravità tale da pregiudicare alla base questo rapporto. Chi ha perso il proprio denaro nei bond argentini o Cirio o chi aveva strumenti contenenti titoli Lehman ha ben poco di cui fidarsi.Ma nell'ultimo periodo sta subentrando un altro problema. Quale? Quello del sovraindebitamento dei cittadini. La classe media negli ultimi anni si è molto indebitata e il fenomeno sta avvertendosi in modo sempre più chiaro. Ora, in altri Paesi ci sono degli strumenti legali per tamponare queste situazioni venendo incontro ai consumatori tentando di governarne le difficoltà. In Italia il cittadino è messo nelle mani delle banche. Le quali spesso agiscono d'imperio mettendo in difficoltà i loro clienti. è andata meglio con la portabilità? Anche sotto questo aspetto abbiamo riscontrato delle difficolta da parte delle banche sia a rispettare le regole che erano state fissate dal legislatore sia quelle autodeterminate . Tutto male insomma? Non proprio.Oggi c'è una volontà divoltare pagina a livello di sistema. Ci si sforza di cambiare perché si è compreso che la reputazione è un valore in sé. Però questa volontà ha molte difficoltà a tradursi nella realtà. E mi riferisco alle agenzie e alle filiali. Esiste un certo conservatorismo che, paradossalmente, è più forte in coloro che stanno dietro lo sportello. è un fattore soprattutto umano, dunque, quello che sta ritardando un processo che nell'ultimo periodo si è delineato con chiarezza. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Manuale di autodifesa per l'investitore (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere Economia" del 29-06-2009)

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Corriere Economia sezione: Economia data: 29/06/2009 - pag: 13 Un libro, un caso a cura di Fabio Ranchetti Manuale di autodifesa per l'investitore Nel lavoro di Carabini i limiti del sistema bancario, ma anche l'ignoranza economica del risparmiatore fabio.ranchetti@fastwebnet.it R icchi o poveri, tutti constatiamo sulla nostra pelle, per non dire sui nostri conti correnti, quanto sia difficile di questi tempi difendere i propri risparmi. Questo libro offre, come dice il suo sottotitolo, «elementi di autodifesa per risparmiatori», in modo da mantenere «almeno intatto il capitale, recupero dell'inflazione compreso, in qualsiasi circostanza». Dove mettere i propri soldi è una decisione difficile, complicata ed estremamente rischiosa: un americano che, tra il 10 settembre 2007 e il 20 novembre 2008, avesse investito in Borsa avrebbe perso più della metà del suo capitale (esattamente: il 51,9 per cento). E a un europeo o a un latino americano o a un asiatico non sarebbe andata meglio, anzi. Questo è un libro intellettualmente onesto, e quindi «cattivo»: Carabini non teme di indicare chi non ha saputo fare il suo mestiere e ha così fatto perdere un sacco di quattrini a un sacco di gente. Il principale colpevole, in particolare nel nostro Paese, è individuato nel sistema bancario, che, per usare le parole del nostro ministro dell'Economia, ha creato strumenti «demenziali», «indecifrabili geroglifici finanziari ». Il risparmiatore tipico non è né un milionario né un professore di economia a Harvard, né George Soros né Alberto Alesina. È un signore, o una signora, che dispone di somme modeste e di una scarsa conoscenza dei mercati, e che tende perciò a fidarsi delle banche. Ma, ahilui, per le banche, «il cliente è una comparsa che si rimpiazza». L'importante, per la banca, è vendere il prodotto che rende di più, non quello più adatto al risparmiatore e alla sua famiglia. Non c'è quindi da stupirsi dell'assoluto bisogno, «per poter decidere serenamente e in piena autonomia come investire i ORAZIO CARABINI GENERAZIONE NO RISK Fazi Editore 220 pagine 18 euro

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Crisi; Sacconi: Con Bankitalia pressing su banche, serve credito (sezione: Revoca fidi)

( da "ApCOM" del 29-06-2009)

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Crisi; Sacconi: Con Bankitalia pressing su banche, serve credito 09:01 - ECONOMIA- 29 GIU 2009 "Insisteremo anche su moratoria licenziamenti" Roma, 29 giu. (Apcom) - Il governo avvierà un'azione di 'pressing' sul sistema bancario, insieme alla Banca d'Italia, per spingere gli istituti a concedere maggiore credito alle imprese per superare la crisi economica. Lo afferma il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, in un'intervista al Giornale. "Dovremo sollecitare insieme alla Banca d'Italia - spiega Sacconi - i grandi gruppi creditizi a cambiare i loro modelli gestionali che hanno centralizzato la valutazione del merito del credito". "Dovremmo stimolare accordi - aggiunge il ministro - tra i consorzi fidi, le banche locali e i grandi conglomerati creditizi, in modo che questi accettino le valutazioni dei consorzi circa l'affidabilità delle imprese, anche perchè questi soggetti condivideranno con loro il rischio dell'affidamento". L'obiettivo dell'azione di governo, sottolinea Sacconi, "è il mantenimento della base occupazionale dell'Italia. E con essa deve rimanere viva la base produttiva del Paese, se vogliamo che sia pronto ad agganciare la ripresa. Per questo - conclude - dobbiamo insistere nel chiedere e nell'incentivare ogni forma di moratoria dei licenziamenti".

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Il ministro Macbeth e le banche (sezione: Revoca fidi)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 29-06-2009)

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COPERTINA pag. 1 Il ministro Macbeth e le banche MASSIMO GIANNINI «Mi chiedo se è un crimine più grande fondare o rapinare una banca...». Parafrasando Bertolt Brecht, Giulio Tremonti ha sparato così il suo ultimo missile al sistema bancario italiano. Dunque, per usare una similitudine un po’ più brutale: Alessandro Profumo come Renato Vallanzasca. Corrado Passera come Francis Turatello. Altro che manager professionali. Piuttosto, rapinatori abituali. Ammettiamolo: detta da un ministro dell’Economia, la frase è un po’ forte. Meglio ancora: è un gigantesco sproposito. Non siamo mai stati teneri con i Signori del credito. Solo un paio di numeri fa, su queste colonne, auspicavamo per la prossima assemblea dell’Abi del 9 luglio un intervento forte e chiaro del governatore Draghi, sulle inefficienze e le resistenze del sistema bancario ad allentare i cordoni della borsa nel sostegno alle imprese. Ma un conto sono le opinioni di un giornale, tutt’altro conto sono le parole di un ministro della Repubblica. Al di là del fatto in sé, conta il movente che lo scatena. Perché Tremonti ha riaperto le ostilità? Perché stanga la Banca d’Italia sulle previsioni macroeconomiche? Perchè propone l’intollerabile equazione banchierecriminale? Perché cancella ope legis le commissioni sui fidi che hanno sostituito quelle di «massimo scoperto» e introduce il divieto per Rai, Fs, Anas, Fintecna e Sace di conservare le proprie tesorerie presso le banche? Dove porta questa guerra senza quartiere tra la nomenklatura politica e l’establishment finanziario? C’è un non detto, nelle sparate di Giulio il Terribile. Rimanda alla convinzione che i famosi Poteri Forti stiano tramando contro il Palazzo. Che qualche banchiere (per esempio Mario Draghi) aspiri prima o poi a subentrare a Berlusconi alla guida di un governo tecnico di salute pubblica. Che qualche altro banchiere (per esempio Corrado Passera) pensi di sostituire un ministro nella squadra di un governo «rimpastato». Questa è la vera partita in corso. Non c’entrano le allusioni di Brecht. Semmai c’entrano le visioni di Macbeth, che vede muovere contro se stesso l’intera foresta di Dunsinane. m.giannini@repubblica.it Scopri come ricevere sul tuo cellulare Repubblica Gold condividi

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Credito, la Cna: "Dalle banche modifiche unilaterali" (sezione: Revoca fidi)

( da "Giornale di Calabria, Il" del 29-06-2009)

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Primo piano Vai alle altre notizie di «Economia» Credito, la Cna: “Dalle banche modifiche unilaterali” 29 giugno 2009 CATANZARO. La Cna di Catanzaro, con una lettera del presidente Rocco Rania e del direttore Nicola Mastroianni, si è rivolta all’osservatorio regionale sul credito, istituito presso la Prefettura di Catanzaro, all’autorità garante della concorrenza e del mercato, al Presidente dell’Osservatorio Nazionale monitoraggio anti-crisi nonché al Direttore della Banca d’Italia del capoluogo. “Negli ultimi tempi - è scritto nella missiva - la nostra associazione registra quotidianamente moltissime denunce da parte di imprese operanti nella Provincia di Catanzaro che segnalano lo strano comportamento di alcuni istituti bancari del luogo che, in virtù della normativa recentemente approvata da Governo e Parlamento (art. 2 bis del decreto legge n.185 del 29 novembre 2008 convertito in legge il 28 gennaio scorso, cosiddetto “anti-crisi”), stanno notificando ai correntisti la modifica unilaterale delle condizioni economiche che regolano i rapporti finora praticati e per effetto delle quali, viene espressamente comunicato al cliente che verranno eliminate dai contratti in essere le commissioni di massimo scoperto, quelle trimestrali di affidamento, quelle di revisione dell’affidamento e quelle relative alle maggiorazioni per l’andamento anomalo del rapporto. Al contempo, invece, - sostiene la Cna - è di tutta evidenza documentale l’introduzione di altre spese collegate alla messa a disposizione di fondi (fido) e all’utilizzo dei fondi oltre la disponibilità accordata (sconfinamento) in palese contraddizione con lo spirito e la volontà del legislatore. Gli istituti di credito, in pratica, hanno semplicemente sostituito il sistema della remunerazione rinveniente dalle precedenti commissioni con altre, probabilmente ancora più onerose per l’utenza e le imprese contravvenendo, di fatto, allo spirito e al significato del provvedimento anti-crisi varato dal Governo rilevando e facendo constatare altresì che la forma adottata dalle banche solleva, a nostro avviso, fondate perplessità in motivo di fatto e di diritto per le quali ci riserviamo di agire in tutte le sedi”. La Cna fa rilevare che “ nel documento di consultazione di Banca Italia del 18 marzo 2009, in materia di trasparenza dei servizi bancari, viene riportata una nota del Ministero dello Sviluppo Economico del 21 febbraio 2007 (che si allega in copia) con la quale il Ministero ha chiarito che “le modifiche disciplinate dal citato art. 118 del T.U., riguardano soltanto le fattispecie di variazioni previste dal contratto e non possono comportare l’introduzione di nuove clausole” e pertanto, la sostituzione della commissione di massimo scoperto con una nuova commissione, presupporrebbe un accordo scritto e non una semplice ed illegittima comunicazione unilaterale”.”Preme a questo punto - scrivono i rappresentanti della Cna - porre in evidenza che la singolare iniziativa fin qui intrapresa dalle banche, fra l’altro, giunge in una fase economica estremamente complessa per le imprese in cui i rapporti contrattuali dovrebbero essere contraddistinti ora più che mai dalla massima trasparenza e correttezza invece, dal nostro osservatorio pare che la scelta del mondo creditizio muove in direzione opposta ed è potenzialmente in grado di mettere in serie difficoltà l’intero tessuto economico e produttivo locale. Per tali ragioni, che trovano fondato motivo nella preoccupazione e nel disagio manifestato dalle imprese, ci appelliamo - scrivono i rappresentanti degli artigiani - alla sensibilità e alle funzioni ricoperte dai destinatari della presente comunicazione nell’ambito delle rispettive prerogative istituzionali esercitate, affinché vengano valutate tutte le iniziative utili atte a monitorare i comportamenti tenuti dalle banche sia sotto il profilo della trasparenza dei contratti che degli effetti economici che essi potranno produrre e di adottare, eventualmente, le necessarie soluzioni per salvaguardare il principio introdotto dal richiamato decreto legge 185/2008”.

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Credito, la Confapi: "In Calabria le banche favoriscono l'usura" (sezione: Revoca fidi)

( da "Giornale di Calabria, Il" del 29-06-2009)

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Primo piano Vai alle altre notizie di «Economia» Credito, la Confapi: “In Calabria le banche favoriscono l’usura” 29 giugno 2009 CATANZARO. “In Calabria sono le banche a bloccare le prospettive occupazionali, la crescita delle piccole aziende e a favorire il fenomeno dell’usura”. Lo afferma il presidente regionale della Confapi, Mario Petramale, autore di una nota inviata all’Ufficio dell’osservatorio del credito di Catanzaro. Nel documento viene denunciato il comportamento di alcuni istituti di credito che operano sul territorio calabrese. La presa di posizione di Petramale è dovuta all’ennesima “vessazione” da parte di una banca nei confronti di un’azienda che opera sul territorio provinciale di Cosenza. “Quest’azienda - spiega il presidente regionale della Confapi - aveva avuto assegnato un finanziamento (di poco più di novantamila euro) che rientrava nell’ambito delle “Concessioni di incentivi alle imprese per l’incremento occupazionale e la formazione in azienda dei neo assunti”. Per ottenere l’erogazione della somma, la Regione Calabria - aggiunge - ha richiesto l’assunzione (avvenuta il 17 febbraio del 2009) di sei lavoratori, la presentazione del Durc (Documento unico regolarità contributiva) e la stipula di una polizza fideiussoria. La regione, inoltre, per rendere agevole alle aziende la stipula della polizza ha siglato, con l’istituto di credito, una convenzione per la gestione di un fondo di garanzia delle fideiussioni bancarie. Tutto sembrò filare liscio per l’azienda in questione fino ai primi di maggio di quest’anno, mese in cui l’amministratore unico dell’impresa è stato contattato per la stipula della polizza e la soluzione dell’ulteriore problema derivante dal finanziamento e che riguardava l’aumento del fido, già accordato di trentamila euro, per un periodo provvisorio, periodo entro il quale l’azienda avrebbe dovuto regolarizzare la posizione contributiva e ricevere, quindi, il Durc dall’ente competente”.”Inutile dire - aggiunge Mario Petramale - che l’azienda era in grado di offrire tutte le garanzie del caso, non ultima quella che dall’importo erogato dalla Regione venisse trattenuto il fido concesso. Ma le cose non andarono come l’amministratore dell’impresa sperava. Infatti: nonostante i rapporti tra azienda e banca risalivano all’aprile del 2008 e nonostante le massime garanzie che l’imprenditore aveva prestato all’istituto di credito, l’esito dell’operazione comunicato all’azienda lo scorso 4 giugno - è stato negativo. Il che ha provocato all’azienda (visto che la Regione aveva chiesto all’imprenditore il termine perentorio - pena la decadenza del finanziamento - del 12 giugno per il deposito dei documenti necessari) l’impossibilità di rivolgersi a un altro istituto di credito e quindi la perdita del finanziamento, con la conseguenza (ovvia a questo punto) del licenziamento dei sei lavoratori e il rischio di chiusura dell’attività. Ci troviamo - afferma il presidente di Confapi Calabria, - davanti a un fatto inaccettabile. È impossibile- che le aziende in difficoltà che, però, hanno voglia di crescere e competere dignitosamente, vengano distrutte da un sistema bancario ottuso e imbrigliato nella burocrazia chiavistello per aprire le porte dell’usura”.

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Artigianato, boom di cassintegrati (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 30-06-2009)

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Il presidente dell'Upa, Enzo Zanca, spiega la situazione del settore: un ostacolo anche la burocrazia Artigianato, boom di cassintegrati Più che triplicato in soli 5 mesi il dato sulle richieste dell'intero 2008 La crisi morde le imprese artigiane. Basti pensare che sono state 473 le imprese sotto i 15 dipendenti che nei primi 5 mesi 2009 hanno chiesto la cassa integrazione in deroga; nell'intero 2008 erano state 156. «Le piccole imprese ricorrono a questo strumento per garantire la continuità dell'unità produttiva in presenza di una crisi economica senza precedenti - sostiene il presidente dell'Upa Enzo Zanca -. Aggiungiamo un altro problema, la burocrazia: da tempo l'Unione artigiani ha promosso una campagna di sensibilizzazione nei confronti di istituzioni, parlamento e governo». «Questo - rileva Enzo Zanca - al fine di liberare dalla zavorra burocratica le micro e piccole imprese. Basti pensare che se le nostre imprese fossero liberate dalla babele di adempimenti burocratici la produttività aumenterebbe del 5.8 per cento, recuperando più della metà del gap di produttività che oggi scontano rispetto la media di Francia, Germania e Spagna. Bisogna quindi che il Governo prosegua l'opera meritoria avviata da qualche tempo con il taglia-leggi e con le diverse disposizioni di semplificazione. Così come bisogna procedere nel percorso individuato con la normativa 'impresa in un giorno' e con l'emanazione in tempi rapidi dei regolamenti attuativi». «Un altro tema che vorrei sottolineare - continua il presidente dell'Unione provinciale artigiani - è quello di ricostruire il rapporto organico tra banche e sistema delle imprese all'insegna della collaborazione e della fiducia reciproca. L'imprenditore non può essere considerato soltanto una pratica da 'misurare' con gli aridi parametri di Basilea 2. Occorre tornare a finanziare la reputazione e la credibilità delle persone. In questi mesi, troppi nostri imprenditori - sostiene Zanca - con aziende sane ed affidabili si sono sentiti rifiutare o lesinare da alcuni istituti bancari le risorse necessarie per sviluppare l'impresa e per mantenere il posto di lavoro dei propri dipendenti che sono il vero patrimonio delle aziende. Nell'attuale situazione di stretta creditizia, occorre sottolineare il sostegno formidabile del nostro consorzio fidi 'Confidart' che garantisce finanziamenti contro-garantiti alle nostre imprese. E proprio in tema di consorzi fidi, mi corre l'obbligo di sottolineare l'impegno della Camera di commercio di Mantova, dell'Amministrazione provinciale, di alcuni Comuni mantovani e di tutte le associazioni di categoria». Il presidente dell'Upa denuncia, tra l'altro, i ritardi dei pagamenti delle commesse di lavoro effettuate dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione: una tempistica che si aggira in media sui 128 giorni, vale a dire 61 giorni in più della media Ue. «Le imprese private committenti - precisa Zanca - onorano i loro debiti nei confronti delle nostre imprese sub-fornitrici in 88 giorni, con un ritardo di trentuno giorni rispetto ai competitors europei, disattendendo così le norme comunitarie e nazionali sui tempi di pagamento. Tale andazzo deve finire».

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Lo stratagemma delle banche per il massimo scoperto (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzetta di Reggio" del 30-06-2009)

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Lo stratagemma delle banche per il massimo scoperto Forti critiche da Cna contro le novità contrattuali IMPRESE E CREDITO Cna critica le ultime iniziative delle banche: «In questi giorni molte imprese e cittadini stanno ricevendo dalla propria banca una proposta di modifica unilaterale del contratto di conto corrente e dei servizi accessori: tale proposta può non essere accettata dal correntista soltanto con il recesso dai rapporti con la banca stessa. Sappiamo che la modifica contrattuale deriva dall'entrata in vigore della legge 28 gennaio 09 n. 2, che dal 1° luglio rende nulle tutte le clausole contrattuali aventi per oggetto la commissione di massimo scoperto in caso di sconfinamenti che non superano i trenta giorni consecutivi e tutte le clausole che prevedono remunerazioni alla banca per la semplice messa a disposizione di somme indipendentemente dal loro utilizzo o dalla durata dell'utilizzo. Ciò che non ci torna sono le modalità utilizzate da molte banche per adeguarsi alla legge: con la proposta di modifica sostanzialmente coatta, gli istituti bancari hanno provveduto a cancellare le vecchie commissioni di massimo scoperto, di affidamento e di andamento anomalo del rapporto, per sostituirle con altre commissioni, con altra denominazione ma con analoga sostanza. Esattamente il contrario di ciò che prevedeva, in sostanza, la legge che non consente di applicare penali ulteriori ai normali tassi di interesse, quando lo sconfinamento rispetto al fido o in caso di assenza di affidamenti il saldo negativo di conto corrente non superi i trenta giorni. Oggi ci ritroviamo con sigle diverse da banca a banca ma simili per caratteristiche se non per valori: ad esempio, commissioni per lo sforamento degli affidamenti e dei conti correnti senza alcun riferimento alla durata, e commissioni per la messa a disposizione degli affidamenti. Particolarmente onerose risultano essere le commissioni generalmente definite di disponibilità fondi, che prevedono corrispettivi fino al 1,5% trimestrali per la sola messa a disposizione di un affidamento anche quando il fido non è utilizzato. CNA sta verificando se si tratta di violazioni formali della legge, ma di certo con queste misure gli Istituti di credito violano lo spirito e la ratio della norma con una imposizione inaccettabile per le imprese e i cittadini in un momento di grave difficoltà economica. Più volte CNA ha richiamato gli istituti di credito alla loro responsabilità verso il sistema economico e produttivo ma ad oggi quegli appelli paiono essere caduti nel vuoto: quotidianamente ci vengono segnalati richiami improvvisi di rientro dai fidi, richieste di garanzie non sempre giustificate, aumento dei costi per i mutui e per gli affidamenti; tutto questo nonostante la fase di "emergenza" per il sistema bancario dovrebbe essere finita anche grazie agli interventi pubblici. CNA rinnova in maniera decisa l'invito alle banche ad essere parte attiva nell'affrontare la grave crisi attuale, destinata ad essere ancora lunga e difficile; da parte sua, l'Associazione continua ad essere disponibile a una stretta collaborazione purché sussista la consapevolezza che quel sistema di piccole e medie imprese che ha fatto la ricchezza di questa provincia (ed anche delle banche) va difeso e sostenuto e non è cosa saggia tagliare il ramo su cui si è seduti.

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Cna, rabbia verso le banche Hanno introdotto nuovi costi (sezione: Revoca fidi)

( da "Alto Adige" del 30-06-2009)

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Tolta commissione massimo scoperto, ma inventati altri «oboli» Cna, rabbia verso le banche «Hanno introdotto nuovi costi» BOLZANO. Sorpresa e indignazione per l'introduzione di nuove voci di costo nei rapporti di conto corrente bancario, a seguito dell'eliminazione della "commissione di massimo scoperto". La denuncia arriva da Marco Scrizi della Cna. La legge 2/2009 ha eliminato questo obolo bancario e ha dichiarato nulle le clausole che prevedono una remunerazione a favore dalla banca "per la messa a disposizione di fondi indipendentemente dall'effettivo prelevamento della somma". Le banche, spiega, autorizzate a modificare unilateralmente le condizioni economiche, previa comunicazione scritta al cliente delle variazioni sfavorevoli, stanno inviando alla clientela la comunicazione dell'eliminazione dai contratti in essere delle commissioni di massimo scoperto, di quelle trimestrali di affidamento, di quelle di revisione dell'affidamento e di quelle relative alle maggiorazioni per l'andamento anomalo del rapporto ma, al tempo stesso, introducono altre spese collegate alla messa a disposizione di fondi (fido) e all'utilizzo dei fondi oltre la disponibilità accordata (sconfinamento). «In pratica, hanno sostituito le precedenti commissioni con altre, probabilmente ancora più onerose, contravvenendo di fatto lo spirito e il significato del provvedimento di legge».

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BANCHE: TREMONTI, DA TAGLIO COMMISSIONI 2MLD DI RISPARMIO. (sezione: Revoca fidi)

( da "Asca" del 30-06-2009)

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BANCHE: TREMONTI, DA TAGLIO COMMISSIONI 2MLD DI RISPARMIO (ASCA) - Roma, 30 giu - E' stimato in 2 miliardi di euro il risparmio per le famiglie e le imprese che derivera' dalla riduzionE delle commissioni bancarie prevista dall'art 2 del 'decretone' fiscale approvato venerdi' scorso dal Cdm. Lo ha spiegato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nella conferenza stampa per illustrare il provvedimento. Il ministro ha portato qualche esempio. Un'impresa che ha un fido di 50 mila euro puo' risparmiare a trimestre tra 150 e 350 euro che proiettati sull'anno arrivano a 600-1.400 euro. lsa/rf/ss

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