Roberto Saviano non è un attore né un affabulatore facile da ascoltare. Anzi, a momenti ...
(
da "Unita, L'>"
del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: E consola anche il fatto che, sempre Raitre, con
Parla con me abbia battuto Porta a porta e la sua scandalosa Gelmini, unico
ministro dell'istruzione al mondo che si vanti di aver tagliato i fondi per
l'istruzione. Senza considerare che, chi punta solo sulla meritocrazia,
dovrebbe avere almeno qualche merito.
investire in
cultura? meno mondanità più fondi ai maestri - paolo bertinetti *
( da "Repubblica, La" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: e che infatti il Ministro Tremonti per bocca della Ministra Gelmini ha
deciso di mutilare con i suoi tagli). Il lavoro culturale che lascia il segno è
quello esercitato dai Conservatori, non dalle "prime" alla Scala. La
diffusione della cultura cinematografica è merito delle proiezioni al Museo del
Cinema, non delle cerimonie di gala con sottosegretari e veline.
Nessuno lo dice ma
la scuola chiude ( da "Tempo, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Poggio Fidoni potrebbe essere la prima vittima della riforma Gelmini.
O almeno potrebbe essere la prima vittima certa. Nelle ultime settimane,
infatti, si sono inseguite voci, mezze certezze e denunce sugli effetti dei
tagli governativi nella nostra provincia, ma non è ancora chiaro quali e quante
scuole verranno effettivamente chiuse, scuole a cui non verrà «riconfermato
l'organico»
Quei giovani
giganti di Loano e Albenga
( da "Stampa, La" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Di Palma, Damonte 12, Gelmini, Maccagno 10, Rotolo, Morana. Allenatore
Spedaliere. Ora la compagine del presidente Della Casa parteciperà alle fasi
successive del campionato con i vari concentramenti che porteranno alla finale
nazionale. I ponentini hanno le carte in regola per proseguire l'avventura.
Dopo Segni,
Veronesi L'incubo referendum scuote i democratici
( da "Riformista, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Per trovare una consultazione che trovi tutto il Pd d'accordo bisogna
guardare al referendum misterioso, quello anti-Gelmini. Adesso quei quesiti
sono nel dimenticatoio. Il primo aprile, durante un'iniziativa nazionale,
Franceschini potrebbe rimuoverli dalla naftalina. Sempre che, vista la data, non
si tratti di uno scherzo. 27/03/2009
Università,
restyling condiviso ( da "Italia Oggi" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Mariastella Gelmini che ha pronta la bozza di disegno di disegni sulla
riforma della governance e sui concorsi universitari. Una delle novità maggiori
sarà quella della fine dei concorsi locali che saranno sostituiti da
un'abilitazione a livello nazionale, che durerà un certo numero di anni, dalla
quale i singoli atenei recluteranno i singoli ricercatori e docenti di cui
hanno bisogno.
proposte
( da "Tirreno, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Spero che il ministro Gelmini riesca a vedere più in là dei suoi
predecessori e ne ripristini lo tudio nella scuola dell'obbligo. Patrizio Pesce
Livorno ITALIA E ROMANIA Noi Ceausescu, voi l'unto del Signore Sono romena e
vivo in Italia da tanti anni. Ricordo ancora l'effetto positivo che provai nei
primi anni nel vedere la gente contenta che al bar parlava di calcio,
Centro ricerca
antitumori senza fondi (
da "Corriere della Sera" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: ha scritto ai ministri Gelmini, Tremonti e Sacconi: «è necessario
costituire un tavolo per convincere la banche ad aiutarci». Una garanzia per un
prestito ponte, in attesa delle entrate. I dipendenti, invece, si sono rivolti
all'arcivescovo Dionigi Tettamanzi. Un appello perché «non si proceda alla
chiusura».
Gli insegnanti
precari all'ex Provveditorato
( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: bidelli e addetti alle segreterie) ben del 321% Nelle Marche i precari
della scuola costituiscono il 22% del totale degli impiegati contro il 20%
della media nazionale. Per effetto dei tagli della Gelmini e di Tremonti i
precari che perderanno il posto di lavoro nelle Marche sono 1.300 fra docenti e
Ata». Image: 20090327/foto/7976.jpg
)SCUOLA Marcatelli
(Fi/Pdl): ...
( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: trionfalmente affermato che il modello didattico del ministro Gelmini
è fallito. Si è trattato di un pesante e immotivato intervento ideologico da
parte di un assessore che, invece di essere garantista verso le minoranze che
richiedevano scelte diverse e in linea con la legge, ha preferito usare il
frullatore per omogeneizzare un servizio che dovrebbe essere invece a misura di
bambino.
JESI L'INSEGNANTE
resta a casa... ( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: città dovranno tra non molto fare i conti con la riforma messa a punto
dal ministro Gelmini. E si tratta solo della prima fase, essendocene altre due
nei prossimi anni. «Indicativamente avremo una contrazione di organico di due
insegnanti per istituto comprensivo dice Manuela Carloni, responsabile Cgil per
la scuola e quindi a Jesi ci troveremo con una decina di maestre in meno.
Under 19,
azimutrimonta e superaanche il chiavari
( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Marino, Ficetti 25, Bussone 34, Di Palma, Damonte 12, Gelmini,
Maccagno 10, Rotolo, Morana. UNDER 17 D'ECCELLENZA (andata semifinali):
Azimut-Pegli 74-68, Chiavari-Spezia 67-73. Azimut: Ferrari, Damonte 14, Tassara
4, Bussone 14, Gelmini 12, Ugo Gambetta 1, Delfini, Morando, Rotolo, Cascone
13, Morana 16.
INSEGNANTI E
PSICOLOGI SI INTERROGANOSUL RITORNO DEL VOTO IN CONDOTTA La sfida di Stefano De
Martino: musicare una poesia di Pavese
( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: INSEGNANTI E PSICOLOGI SI INTERROGANOSUL RITORNO DEL VOTO IN CONDOTTA
La sfida di Stefano De Martino: musicare una poesia di Pavese ALLA FONDAZIONE
CARISPE l'organizzatore del lunezia lancia un nuovo concorso ZERO in condotta:
difficoltà e responsabilità dei docenti nella relazione educativa con gli
studenti.
Consiglio dei
Ministri, personalità giuridica alla scuola europea di Parma: garantita
maggiore autonomia ( da "Sestopotere.com" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Istruzione Mariastella Gelmini e del sindaco di Parma Pietro Vignali
dopo l?approvazione, in Consiglio dei Ministri, del disegno di legge che
riconosce la personalità giuridica alla Scuola per l?Europa di Parma. “Si tratta
di un Istituto che offre servizi d?insegnamento ai figli dei funzionari dell?
occhipinti al
convegno sulla scuola ( da "Tirreno, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: informare i cittadini sulle conseguenze della riforma Gelmini -
dichiara Occhipinti - e soprattutto a capire quali scenari si apriranno, o
meglio dire chiuderanno, per la scuola italiana. Sono terminate le iscrizioni a
scuola, che hanno ribadito la volontà da parte delle famiglie di mantenere il
tempo pieno ma soprattutto un tempo educativo non certo composto di 24 ore
settimanali»
Tempo pieno,
richieste oltre il 95%: ma escono quasi 3mila insegnanti
( da "Unita, L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: «Se la Gelmini non provvede le scuole si appelleranno alle regioni per
fronteggiare le richieste dei genitori, le carenze di organico, i problemi di
pulizia, trasporto, mense e doposcuola». Mentre la Gelmini taglia, mette il
maestro unico e fa fuori tutte le compresenze, i genitori chiedono di più.
"siamo i
fascisti del terzo millennio" - ottavia giustetti
( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Arcadia è con o contro la Gelmini? «La Gelmini ha il solo merito di
aver fatto emergere il problema università. Dopodiché l´Università deve essere
pubblica. Il diritto allo studio è inviolabile. Noi siamo contro la Gelmini e
fino ai fatti di piazza Navona lottavamo insieme ai movimenti di sinistra».
Primarie, lanciati
gli ultimi appelli ( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: i ragionieristici tagli alla scuola» previsti dal decreto Gelmini.
Collocazione da cui si intravedeva il palazzo di città, a conferma della
volontà della Macchiarola di candidarsi a sindaco, per «siglare un patto per la
città» e lanciare un appello ai cittadini «a essere protagonisti dell'oggi più
che comparse di ieri».
In prima fila una
gioventù da libro ( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Il mio modello è il ministro Gelmini, lei sì che ha messo a tacere la
sinistra». «E' vero, io ho a che fare con una comitiva di amici che sono quasi
tutti di sinistra – aggiunge Mario Diana, nato nell'81, di Caserta – Per chi è
del Pdl è dura anche se dopo le elezioni e la vittoria schiacciante hanno
dovuto abbassare le penne».
Â, si
spacca il movimento degli studenti
( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: è stato protagonista dell' «autunno caldo» delle contestazioni contro
la riforma Gelmini e i tagli universitari. Ma l'affermazione delle liste di
destra alle ultime elezioni studentesche alla Sapienza e l'approvazione
definitiva della riforma Gelmini avevano spento gli entusiasmi, che si sono
riaccesi nelle ultime settimane.
Scuole più sicure,
maxipiano della Regione ( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: La cosa più grave - ha detto Costa - è che il ministro Gelmini, dopo
aver inserito il maestro unico, aveva detto che le famiglie avrebbero potuto
scegliere tra orari diversi. Ma nel Lazio abbiamo una richiesta di 30 o 40 ore
che riguarda quasi il 93 per cento delle famiglie, con un taglio di almeno 500
docenti nelle elementari.
La Provincia vuole
essere un baluardo per la scuola
( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: i decreti e i regolamenti del ministro Gelmini parlano un linguaggio
chiarissimo: si tratta di tagli, pesanti e indiscriminati, non di riforme –
dichiara l'assessore provinciale alla Scuola, Gustavo Marcheggiani – La realtà
si incarica di smentire sia chi ha parlato di strumentalizzazioni, sia chi ha
tentato fino ad oggi di minimizzare.
Battute sul Cav e
un ciao a Del Noce Parte così lo show più atteso dell'anno
( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Messo di fronte al dilemma su chi «farsi» tra Prestigiacomo, Gelmini,
Carfagna e Melandri, Mentana ha risposto: «Mi farei la Prestigiacomo». E
Fiorello: «Ho appena saputo che il ministro Prestigiacomo inserisce Mentana tra
gli uccelli in via di estinzione». Tra battute su Del Noce e aneddoti su Mike
Bongiorno, la prova generale volgeva al termine.
rivolta contro la
maturità senza 5 i professori: "non obbediremo" - franco vanni
( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: lezioni e i docenti scrivono al ministro Gelmini Rivolta contro la
maturità senza 5 i professori: "Non obbediremo" FRANCO VANNI Un
scuola intera contro le nuove regole della maturità, che prevedono l´accesso
all´esame solo per chi non ha insufficienze. Da una parte gli studenti, che per
paura di essere bocciati disertano per due giorni le lezioni e protestano con
striscioni e megafoni.
ma a chi servono
le faccine di brunetta? ( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Per esempio, le scuole elementari modello Gelmini hanno le labbra in
su o in giù? Dire ai disoccupati «Datevi da fare» merita faccine felici o un
pernacchio alla Totò? Caro lettore italiano andato negli States, qua sembriamo
tornati ai tempi in cui si diceva, come sui tram, «vietato disturbare il
manovratore».
Codice autonomie
rinviato Gente di mare, nuove regole
( da "Italia Oggi" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Mariastella Gelmini è stato dato l'ok al conferimento dell'incarico di
Capo di Dipartimento a Giuseppe Cosentino (istruzione), Antonello Masia
(università, alta formazione artistica, musicale e coreutica e ricerca) e a
Giovanni Biondi (programmazione e gestione delle risorse umane, finanziarie e
strumentali).
(
da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: In queste settimane si continua a parlare delle disposizioni contenute
nella riforma Gelmini'. Tra i punti oggetto di maggiore discussione la figura
del maestro unico'. Si tratta di un riordino nell'ambito scolastico, che ha
registrato diverse critiche, a partire dai docenti, come nel caso di Giorgio
Demetri, assessore del comune di Polesella e docente dell'Istituto Comprensivo.
Studenti in corteo
contro la riforma ( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: ieri per ribadire il parere contrario alla riforma scolastica del
ministro Gelmini. Cinquanta studenti degli istituti superiori sono partiti dal
Campus di via D'Aquino e quindi hanno attraversato in corteo il centro storico,
fino ad arrivare al liceo classico Perticari'. Qui i manifestanti sono entrati
per issare uno striscione ma hanno poi desistito.
Saranno convocati
in questi giorni in segreteria della scuola i 27 insegnanti delle Longhena che
al ... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: insegnanti delle Longhena che al primo quadrimetre hanno dato tutti 10
agli studenti per «svuotare di significato» il voto in pagella imposto dalla
riforma Gelmini. A loro verrà consegnata la lettera del provveditore Aiello che
gli contesterà irregolarità amministrative. Gli insegnati hanno 10-20 giorni di
tempo per un'eventuale replica, e poi partirà l'eventuale procedura
disciplinare.
(
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: è intervenuto il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini: «Non
c'è il rischio di correnti nel Pdl, che sarà un partito nuovo, post-ideologico,
programmatico e con una leadership definita». Il ministro ha riferito che i
coordinatori del nuovo soggetto politico saranno tre: Denis Verdini, Ignazio La
Russa e Sandro Bondi.
B aroni,
( da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: REDAZIONALE Nomine Università La Gelmini il prof Masia e la missione
salva-baroni B aroni, baronetti e baroncini impicciati in concorsi sospetti
comincino a tremare. Il nuovo dominus dell'Università italiana è Antonello
Masia. L'uomo che, dovendo azzerare la nomina dei docenti finiti in cattedra
dopo una selezione condannata come truffaldina anche in Corte di Cassazione,
Silvio celebra (
da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: la Gelmini ha messo un rossetto rosa quasi fucsia. La Carfagna siede
accanto a Tremonti, poi s'alza e si isola con Bocchino. Outing di Bondi, al
fianco di Manuela Repetti detta la Zarina per il ruolo crescente. Ministri
senza posto, Melania Rizzoli litiga con la hostess che vorrebbe farla alzare
(«se ce prova con me la mando affanculo»
La Gelmini, il
prof Masia e la missione salva-baroni
( da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: REDAZIONALE La nomina Il nuovo capo del Dipartimento università La
Gelmini, il prof Masia e la missione salva-baroni Promosso il burocrate che
difende i «maestri» SEGUE DALLA PRIMA Sintesi burocratica d'un adagio: «chi ha
dato ha dato, chi ha avuto avuto». Non poteva scegliere giorno migliore, il
ministro Mariastella Gelmini, per nominare il suo nuovo braccio destro.
il ministro e il
dirigente ( da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-03-28
num: - pag: 25 categoria: BREVI il ministro e il dirigente La Gelmini ha scelto
Antonello Masia, da 38 anni sulle poltrone ministeriali
Circo Fiorello
( da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Gelmini, Melandri, Prestigiacomo: chi ti faresti?». «Prestigiacomo, è
un nome da uomo». Berlusconi dunque. «Al telefono mi dice, vieni a Palazzo
Grazioli, non lo saprà nessuno. Vado e sotto c'era Alfonso Signorini con la
copertina vuota di Sorrisi e Canzoni, mi ha fatto la foto e mi ha messo dentro.
Sportello
efficiente: è questione di faccia
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: colazione con la Gelmini e della collega ha sposato l'idea di dividere
il mondo tra buoni e cattivi assegnando voti in condotta. Lui nega, dice di
essersi ispirato a quanto realizzato con successo dalla rete doganale cinese.
La novità, segnalata dai giornali senza tanto clamore, è questa: agli sportelli
pubblici i cittadini avranno a disposizione una sorta di semaforo con tre
faccette,
Circo Fiorello
( da "Corriere.it" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Gelmini, Melandri, Prestigiacomo: chi ti faresti?». «Prestigiacomo, è
un nome da uomo». Berlusconi dunque. «Al telefono mi dice, vieni a Palazzo
Grazioli, non lo saprà nessuno. Vado e sotto c'era Alfonso Signorini con la
copertina vuota di Sorrisi e Canzoni, mi ha fatto la foto e mi ha messo dentro.
Scuole sicure,
piano della Regione ( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: La cosa più grave - ha detto Costa - è che il ministro Gelmini, dopo
aver inserito il maestro unico, aveva detto che le famiglie avrebbero potuto
scegliere tra orari diversi. Ma nel Lazio abbiamo una richiesta di 30 o 40 ore
che riguarda quasi il 93 per cento delle famiglie, con un taglio di almeno 500
docenti nelle elementari.
Battute sul Cav e
un ciao a Del Noce ( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Messo di fronte al dilemma su chi «farsi» tra Prestigiacomo, Gelmini,
Carfagna e Melandri, Mentana ha risposto: «Mi farei la Prestigiacomo». E
Fiorello: «Ho appena saputo che il ministro Prestigiacomo inserisce Mentana tra
gli uccelli in via di estinzione». Tra battute su Del Noce e aneddoti su Mike
Bongiorno, la prova generale volgeva al termine.
Fini: Biotestamento,
sia legge laica ( da "Corriere.it" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Di scuola ha parlato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini.
«Non appartiene alla sinistra e al sindacato ma appartiene agli italiani. È
iniziata una rivoluzione della responsabilità e a chi non si riconosce nei
valori della sinistra voglio dire che è finita l'oppressione culturale», ha
detto la Gelmini.
Troppi tagli alla
scuola ( da "Italia Sera" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Cronaca Roma Costa: il Lazio sta pagando il 7,6 % del taglio nazionale
previsto dal Decreto Gelmini Troppi tagli alla scuola Prevista una forte
riduzione del personale docente e amministrativo nel 2009-2010
uno spot e un
programma ( da "Sicilia, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Melandri, Gelmini, chi ti faresti?» «Prestigiacomo». «Perché ha un
nome da uomo?». Finito il siparietto, Fiorello invita Mentana a Sky, magari per
uno Sky Tg 25, per sterzare poi sul Vaticano. «Volevo affrontare il discorso
sul Santo Padre, di cui ho un rispetto profondo, però tante volte non se fa
capì.
Anziana travolta
da un'automentre attraversa la strada
( da "Sicilia, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: già colpiti dai tagli della legge Gelmini. Parlerò con il dirigente
dell'Ufficio scolastico provinciale». Intanto, pare che siano in bilico anche
25 domande di iscrizione alla scuola media. Oggi i genitori dovrebbero avere il
chiarimento con il dirigente che, ieri, abbiamo contattato a scuola, ma senza
successo perché assente.
Forse un sit-in a
Mussomelicontro i nelle scuole
( da "Sicilia, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: per manifestare contro i tagli del ministro Gelmini ed ha ribadito che
il Vallone, zona di per sé già disagiata, non può subire un ulteriore taglio
che interessa tutta la popolazione del territorio. Rammarico è stato espresso
per la scarsa presenza delle famiglie, dei precari, dei docenti, di alcuni
amministratori locali e anche di politici.
Riforma, tagli
agli atenei ma anche novità positive
( da "Corriere Di Como, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: il rettore Renzo Dionigi parla a tutto campo della discussa riforma
Gelmini e ovviamente del futuro dell'ateneo comasco. Il disegno di legge che
potrebbe essere presentato nei prossimi due mesi contiene secondo il rettore
degli aspetti positivi. Ad eccezione, naturalmente, dell'eventualità, non
troppo remota, di assistere a un drastico ridimensionamento delle somme a
disposizione.
Fini: (
da "Corriere.it" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Di scuola ha parlato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini.
«Non appartiene alla sinistra e al sindacato ma appartiene agli italiani. È
iniziata una rivoluzione della responsabilità e a chi non si riconosce nei
valori della sinistra voglio dire che è finita l'oppressione culturale», ha
detto la Gelmini.
Costituzione e
fine vita, le sfide di Gianfranco Fini
( da "Corriere.it" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Di scuola ha parlato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini.
«Non appartiene alla sinistra e al sindacato ma appartiene agli italiani. È
iniziata una rivoluzione della responsabilità e a chi non si riconosce nei
valori della sinistra voglio dire che è finita l'oppressione culturale», ha
detto la Gelmini.
Silvio celebra (
da "Corriere.it" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: la Gelmini ha messo un rossetto rosa quasi fucsia. La Carfagna siede
accanto a Tremonti, poi s'alza e si isola con Bocchino. Outing di Bondi, al
fianco di Manuela Repetti detta la Zarina per il ruolo crescente. Ministri
senza posto, Melania Rizzoli litiga con la hostess che vorrebbe farla alzare
(«se ce prova con me la mando affanculo»
"Così
chiudono i loro figli in un ghetto"
( da "Stampa, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: aumentano i genitori stanchi della scuola pubblica. Alcuni si mettono
in cooperativa e rilevano scuole o ne creano di nuove pur di non far
frequentare ai loro figli gli istituti pubblici. Sono in gran parte genitori
cattolici. «Mi sembra un ritorno all'indietro. Se la scuola pubblica ha dei
problemi se ne parla, si cerca di migliorarla insieme,
e i genitori vanno
a scuola da psicologo e pedagogista
( da "Tirreno, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Istituto Griselli nel periodo delle proteste contro la riforma
Gelmini, ha vinto un progetto regionale per la costruzione di un asilo nido
all'avanguardia, ha da poco inaugurato un Centro ludico didattico nel
territorio comunale. Ora l'amministrazione di Montescudaio amplia la sua
offerta formativa rivolgendosi ai genitori.
Il titolo di
psicologo ( da "Corriere delle Alpi" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: in quest'ambito aritmetico ormai post - Gelmini, citare costi,
disastri, morti e patologie. E questo perchè evidentemente ci troviamo di
fronte ad una voluta non discussione che abbandona completamente il piano della
politica per diventare squallido marketing di borgata in perfetto stile
berlusconiano.
53 milioni per le
strade della provincia ( da "Tirreno, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Gelmini, dovrebbero avere combattuto, visto che pesantemente si va a
colpire il settore dell'edilizia scolastica e della scuola in generale, con
vistosi segni meno nelle varie voci del piano triennale delle opere pubbliche.
Si taglia la scuola, ma non ci si dimentica di Mont'Alfonso, cui si destinano
ulteriori 400mila euro per una serie infinita di sprechi che con questa
ulteriore
Brunetta la star
bacchetta i piagnoni ( da "Tribuna di Treviso, La" del 29-03-2009) + 1 altra
fonte
Argomenti: Scuola
Abstract: Maria Stella Gelmini ha difeso la sua riforma al grido di: «Un solo
maestro, un solo voto, un solo libro». Ha avvertito che il tempo è ormai
cambiato, «l'oppressione culturale» è finita e così anche «l'epoca dell'indottrinamento
ideologico». Sul nuovo partito, fra le citazioni di Obama e Benedetto Croce,
c'è posto anche per Mogol-Battisti.
gli istituti
privati cattolici "dallo stato pochi fondi"
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: centro per Andemm al Domm Gli istituti privati cattolici "Dallo
Stato pochi fondi" Complice la riforma Gelmini e la scure dei tagli
imposti dalla crisi, aumentano del 5 per cento gli alunni delle scuole private
lombarde rispetto al 2005. Ieri gli organizzatori dell´annuale marcia non
competitiva delle scuole paritarie cattoliche hanno polemizzato con la
riduzione dei fondi statali,
Roma blindata,
fumogeni e petardi Ma c'erano più agenti che studenti
( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Gelmini. Si rollano cartine riempite d'erba, si urla, si canta Rino
Gaetano, morto 28 anni fa eppure attuale, «mio fratello è figlio unico
malpagato, sottomesso, disgregato». E il cielo è sempre più blu-Pdl, colore
unico, non gli piace e offendono il premier, e le banche, e il ministro, e il
professore,
Ministri-crociati
Sinistra comunista e dei fannulloni
( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: applausometro la Gelmini, crociata della scuola postsessantottina,
scalda il cuore al collega Ronchi: «Mariastella sei un eroe che combatte contro
gli sfaticati». Sacconi sferza il centrosinistra: «Se gli chiedete chi sono ci
mettono un'ora a dirvelo». Mara Carfagna, soave: «Le Pari Opportunità non sono
i matrimoni gay».
diamo voce alla
nostra scuola pubblica - milli virgilio*
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: contro il disegno di Tremonti e Gelmini. Il quadro normativo è
indefinito. Poggia su un Piano programmatico dell´organizzazione scolastica,
previsto per legge dall´agosto 2008, che è un fantasma, non risultando che il
testo diffuso sia stato ancora formalizzato. In compenso gli atti applicativi
del Piano, cioè i regolamenti, sono stati diffusi in forma di schema,
i laici contro la
giunta "ossequiosa con la curia"
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: razionalisti e di Luca Coscioni definiscono il rinnovo della
convenzione tra le scuole private e Palazzo D´Accursio. L´accordo assegna
infatti a questi istituti, in gran parte cattolici, «circa un milione e 100mila
euro l´anno», per un totale di oltre 3milioni di euro fino al 2010. Uno
scandalo, per le sigle promotrici della «tre giorni di laicità» che si svolgerà
la prossima settimana.
longhena,
"addebito" per 27 maestri su 36 - ilaria venturi
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: reintrodotti la riforma Gelmini dopo trent´anni. Una forma di protesta
estesa anche in altre scuole. I genitori intanto si stanno mobilitando.
«Curiosa questa rigidità nei confronti di Longhena», dice Annamaria Angradi del
Comitato dei genitori. La mamma ricorda che in prima elementare, anni fa, sua
figlia ha avuto una pagella con tutti «buono»
da settembre la
scure della gelmini 1600 precari senza stipendio per tre anni - antonio di
giacomo ( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: scure della Gelmini 1600 precari senza stipendio per tre anni Vogliamo
l´immediata sospensione della riforma che penalizza particolarmente Campania e
Puglia Per la prima volta nella storia il personale rimarrà senza un contratto
di lavoro stabile ANTONIO DI GIACOMO La scure dei tagli della riforma Gelmini
lascia prefigurare la cronaca di uno sterminio annunciato e senza precedenti.
la scure della
gelmini da settembre 1600 precari senza stipendio per tre anni
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Pagina I - Bari ANTONIO DI GIACOMO a pagina ii La protesta dei
sindacati del personale Ata e dei prof La scure della Gelmini da settembre 1600
precari senza stipendio per tre anni SEGUE A PAGINA II
E' UNA pista
ciclopedonale lunga 700 metri, che collega via del Diamante e v...
( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: che collega via del Diamante e via Gelmini passando sotto la tangenziale
Pasternak, nei pressi della rotatoria di via Vignolese. In questo modo,
ciclisti e pedoni potranno superare la rotonda raggiungendo agevolmente il nodo
università-Policlinico, raccordandosi così allla rete urbana delle ciclabili.
Trecento iscritti
in meno Tremano i docenti delle elementari
( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: ALLARME SUI TAGLI PREVISTI DALLA RIFORMA GELMINI di EMANUELA ASTOLFI
IN TUTTE le Marche il decreto Gelmini, che andrà ad incidere sul mondo della
scuola, porterà al taglio di 824 docenti. Da settembre, sono a rischio i posti
di 249 insegnanti della scuola primaria, 319 nella secondaria di primo grado e
256 nella secondaria di secondo grado.
ALCUNI genitori
della scuola elementare di Lagosanto hanno organizzato un'assemblea pubblica,
c... ( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: «Siamo tutti coinvolti si legge nella nota dei genitori genitori
insieme per la difesa della scuola pubblica. Pensiamo che la recente Legge
Gelmini vada in direzione contraria a quella di una buona scuola. I bambini
hanno bisogno di una scuola rinnovata, non di una scuola ridotta».
AUMENTANO gli
alunni, calano i posti. A lanciare l'allarme è la Uil Scu...
( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Ma il ministro Gelmini ha già deciso che, nonostante l'incremento, i
posti dovranno calare: in tutta la regione ne saranno tagliati 1359». Nelle
scuole provinciali d'infanzia le iscrizioni sono 4.550, l'8,12 per cento in
più rispetto alle 4.208 dell'anno precedente.
Parlando del
ministro Gelmini, Andrea Ronchi elogia la che le avrebbe consentit...
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: 6 Parlando del ministro Gelmini, Andrea Ronchi elogia la «dolcezza»
che le avrebbe consentit... Parlando del ministro Gelmini, Andrea Ronchi elogia
la «dolcezza» che le avrebbe consentito di vincere contro i critici della
riforma scolastica
Petardi e sassi in
via Cavour fumogeni contro il Vittoriano
( da "Corriere della Sera" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: lo scorso ottobre durante le proteste anti-Gelmini finì tante volte
ospite in televisione) è partito da piazza della Repubblica insieme a sindacati
(Cub, Cobas e Sdl) e partiti (Rifondazione, Pcl, Sinistra critica). L'altro,
quello più nutrito, guidato da Francesco Raparelli di Lettere, Francesco
Brancaccio e Stefano Zarlenga di Scienze Politiche,
Le quattro lady
non infiammano il parterre
( da "Stampa, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: la Carfagna in color pastello, Gelmini e Prestigiacomo in camiciola
azzurra, la Brambilla che ha parlato per prima, alle dieci del mattino, quando
c'erano appena i delegati dei suoi circoli. E' un partito nuovo,ma certe regole
valgono sempre. Chi piace di più? Meglio le donne o i maschietti, detti i
delfini?
brunetta la star
bacchetta i piagnoni - andrea palombi
( da "Tirreno, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Maria Stella Gelmini ha difeso la sua riforma al grido di: «Un solo
maestro, un solo voto, un solo libro». Ha avvertito che il tempo è ormai
cambiato, «l'oppressione culturale» è finita e così anche «l'epoca
dell'indottrinamento ideologico». Sul nuovo partito, fra le citazioni di Obama
e Benedetto Croce, c'è posto anche per Mogol-Battisti.
La sacra
investitura dell'"ordine della poltrona" La vendetta è un piatto che
si gusta freddo ma anche tiepido non deve essere male
( da "Riformista, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: La Gelmini, con gli occhialini d'ordinanza, stringe i denti (lo fa
sempre). La Meloni, con un nuovo taglio di capelli, se ne frega (lo fa sempre).
La Carfagna, con gli zigomi scolpiti dal fard, sorride (lo fa sempre). Lui,
Berlusconi, il grande pigmalione, il re degli upgrading, femminili e non solo,
miracolosamente ingiovanito di un'
Il popolo la vede
così: le idee a Giulio, l'azione a Gianfranco
( da "Riformista, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Li ascolteremo - dice - come la Gelmini. E Scajola che è un grande
ministro». Lidia canticchia "Meno male che Silvio c'è". «È un bel
motivetto», dice, lei che è di An e che però ha un trasporto «passionale» per
Tremonti. Anche Luca Malcotti, membro dell'assemblea nazionale di An, non
nasconde qualche suggestione tremontiana.
Berlusconi:
comizio e unzione E a Fini nemmeno una risposta
( da "Repubblica.it" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Gelmini...) e nessuno si è tirato indietro. Tutti tranne Gianfranco
Fini che a cantare non è andato anche perché non c'era. Come Schifani ha
seguito il comizio da casa. Ieri, aveva illuso (e, forse, si era illuso) di
poter avere dal congresso e da Silvio Berlusconi alcune risposte a una serie di
urgenti domande sulle riforme istituzionali,
Berlusconi, dal
congresso solo applausi Di Pietro: "Ha parlato da ducetto"
( da "Repubblica.it" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Si allinea la Gelmini: "Quello di Berlusconi è stato un messaggio
di speranza e di fiducia che guarda soprattutto alle nuove generazioni".
Da Udc e opposizione arrivano le critiche. "L'intervento di Berlusconi -
sostiene Pier Ferdinando Casini - ha ricalcato il discorso della discesa in
campo del '94.
Brunetta in lacrime
( da "Sicilia, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: insieme con la camicetta azzurro intenso della ministra Gelmini, sono
l'unica dissonanza (a solo cromatica!) in una scenografia minuziosamente
studiata. La variabile, forse non prevista ma probabilmente subita, di questa
seconda giornata di lavori congressuali, sono stati i giovani: subito
retrocessi nelle immediate retrovie della platea, dopo essere stati spettatori
privilegiati,
La rivolta per il
sabato a scuola ( da "Stampa, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Genitori e famiglie contro la Gelmini: con le ore di 60 minuti
week-end a rischio RAFFAELLO MASCI L'ora di lezione dovrebbe essere di sessanta
minuti Invece, oggi, spesso è di cinquanta minuti con una perdita di dieci
minuti Ora vigileremo affinché non ci siano sprechi e le ore siano di 60 minuti
in tutti gli istituti «Ai presidi chiediamo solo tollerabilità con la vita
familiare»
Taglio di una
classe, Lozzo non ci sta ( da "Corriere delle Alpi" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: quando il sindaco ha avuto notizia della intenzione dell'ex
provveditorato, in applicazione al decreto Gelmini, di sopprimere la quarta
elementare, che ha sette alunni, accorpandola alla prima (formando una
pluriclasse) o spostando gli alunni nella elementare di Vigo di Cadore. «Che ci
sia un'annata con meno alunni è nell'ordine delle cose» spiega il sindaco.
2186) Albano
Quaglio 4:07:16, PD; 2187) Giuliano Pacchiani 4:07:20, LC; 2188) Flavio De
Nardi 4:07:21, ... ( da "Tribuna di Treviso, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: 2292) Mirella Gelmini 4:12:42, BG; 2293) Martina Mickie Sommeregger
4:12:51; 2294) Giovanni Acquaviva 4:12:53, TO; 2295) Orlando Costantin 4:12:55,
PD; 2296) Alberto Modolo 4:12:55, PN; 2297) Denis Menin 4:12:57, TV; 2298)
Antonio Gigante 4:12:59, PN; 2299) Sara Roiter 4:13:03, TV;
scuola in piazza:
il ministero cancella l'istruzione artistica
( da "Tirreno, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: riforma della scuola del ministro Gelmini. Insieme a insegnanti,
genitori e alunni delle elementari, si sono fatti sentire e vedere professori e
studenti dell'Istituto artistico "Stagio Stagi" e della scuola media
annessa. Che hanno portato all'attenzione di tutti l'appello per la salvezza
dell'arte e del suo insegnamento promosso dal Coordinamento istruzione
artistica nazionale.
(
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)>"
del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Stella Gelmini, fra i trentaquattro che comporranno
la direzione nazionale del partito. Non a caso, perché la scuola è stata fra i
temi caldi del suo intervento conclusivo: «Il titolo di studio non sarà più un
pezzo carta ma la garanzia del posto di lavoro», ha detto, «con la riforma
degli istituti tecnici avremo più inglese e al quinto anno ci sarà lo studio di
una seconda lingua»
Non sono
un'esperta di politica, ma compro l'Unità tutti i giorni e vorrei fa...
( da "Unita, L'" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Anche la destra promuove le donne: Carfagna, Gelmini. Che idea s'è
fatta di questa promozione - all'ombra del potere - di un certo femminile
gradevole ed efficientista ad un tempo? «È la risposta che la destra sta
offrendo al venire avanti del protagonismo femminile. La sua risposta,
paternalista e patriarcale.
È l'una di
domenica mattina, per chi ci va l'ora della Messa, quando Silvio Berluscon...
( da "Unita, L'" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Gelmini Applaude dietro gli occhiali. Chiudere le piccole università
premiare le grandi. No alle baronie di parenti e amici. Nuova ovazione. Donne:
tre minuti. «Esiste una questione femminile in posizioni di vertice». Giorgia
Meloni fa sì con la testa schierata in prima fila col governo al completo.
La Gelmini non ama
i disabili Sarà ridotto il sostegno a scuola
( da "Unita, L'" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: La Gelmini non ama i disabili Sarà ridotto il sostegno a scuola
MARISTELLA IERVASI Per tenersi buona la Lega ha «promesso» di mettere un tetto
all'ingresso degli studenti immigrati nelle classi. Poche o nessuna tutela ha
previsto invece per l'integrazione dei bambini e dei ragazzi con disabilità che
siedono nei banchi delle elementari,
Per tenersi buona
la Lega ha promesso di mettere un tetto all'ingresso degli studen...
( da "Unita, L'" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: La scuola della Gelmini non vede i disabili? Stando a quando è scritto
nero su bianco nel Regolamento per la riorganizzazione scolastica e la
ridefinizione degli organici, sembra proprio così. Dal prossimo settembre, in
una sola classe potrebbero esserci anche cinque alunni con disabilità più o
meno grave.
quel record nero
della scuola - franco buccino
( da "Repubblica, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: usciranno prima da scuola. I posti di insegnamento "regionali"
resteranno precari e le "scuole aperte" nel pomeriggio saranno al
solito semideserte. Torneranno in auge le ripetizioni. Le scuole private
faranno concorrenza alle scuole pubbliche. Tutto avverrà nel segno della
selezione sociale: pagheranno i poveri, i deboli,
scuola, arrivano i
tagli: 670 docenti in meno - giuseppe filetto
( da "Repubblica, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: tantomeno sangue per i tagli ed i sacrifici annunciati da Mariastella
Gelmini? Se la Direzione Scolastica Regionale e l´Ufficio Scolastico
Provinciale (diretto da Sara Pagano) non esultano per questi numeri, ma nemmeno
piangono, la cosa non sembra convincere i sindacati di categoria e il Cogede
(Coordinamento Genitori Democratici) che ieri ha chiuso il congresso nazionale
ad Albenga.
Riforma Gelmini,
si riunisce il Coordinamento dei docenti
( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: 2 Riforma Gelmini, si riunisce il Coordinamento dei docenti LA
POLEMICA E' BATTAGLIA CONTRO LA RIORGANIZZAZIONE ANNUNCIATA DAL GOVERNO DOMANI
alle 21 nella sala del circolo Auser in via Bonatti 10 (dietro alla libreria
Spazio Libri) è convocato un incontro organizzato dal Coordinamento provinciale
delle scuole di Rovigo,
Tutti sul palco
per l'inno: largo a e giovani
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: E via: una carezza alla «nostra Carfagna», una stretta di mano a
Mariastella Gelmini, un sorriso a Stefania Prestigiacomo, per finire con...
«Dov'è la piccolina?». Eccola: in prima fila,arriva anche Giorgia Meloni. Sul
palco si fa strada il coro. E insieme, ministri, governatori, capigruppo si
sgolano per cantare gli inni.
Fanciulle in
attesa della star ( da "Secolo XIX, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Gelmini!») subisce un'inopinata battuta d'arresto. Fabrizio Cicchitto,
surreale: «Sto cercando mia moglie. Avete visto mia moglie»? Appoggiato a uno
stipite c'è il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Con Berlusconi ha scambiato
poche battute, ciao e ciao, in volto è più scuro del solito: dopo non aver
apprezzato per niente il discorso di Fini ha forse realizzato che il suo
romantico
Per i prof corsa
alla pensione ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: il tema del reclutamento dei professori rappresenta una delle priorità
del ministro Gelmini. Che, mentre vara le regole per il sorteggio dei
commissari per il prossimo concorso, già prepara una riforma più organica:
abilitazione nazionale e responsabilità diretta dell'assunzione alla singola
Università, con budget separato per le promozioni.
Nelle università
saranno tagliati più di 1.100 titoli
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: questi giorni dal ministro Mariastella Gelmini. I nuovi ordinamenti
imporranno a partire dal 2010 (per gli atenei giovani, non statali o telematici
c'è tempo fino al 2012) una serie di «requisiti necessari » per esistere: un
numero minimo di docenti, trasparenza sugli obiettivi e sui risultati e,
appunto, un numero minimo di matricole, da 10 a 50 a seconda della classe di laurea.
Commissari
sorteggiati da due liste ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Il ministro Mariastella Gelmini ha firmato venerdì il regolamento
attuativo dei nuovi concorsi a sorteggio, introdotti con il Dl 180/2008 per
combattere gli esiti predeterminati. I sorteggi (come anticipato sul Sole 24
Ore del 16 marzo) avverranno tra due maxiliste: la prima riservata ai concorsi
per ordinari e associati, la seconda destinata alle procedure per i
ricercatori.
Parte la cura
dimagrante per i corsi di laurea
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Università Mariastella Gelmini che dieci giorni fa (si veda Il Sole 24
Ore del 20 marzo) ha dato conto con soddisfazione del dimagrimento delle
facoltà italiane. Nessun diktat da Viale Trastevere, per carità, ma solo
l'osservazione degli effetti del passaggio graduale ai "nuovi"
ordinamenti (disegnati in realtà cinque anni fa dal decreto 270/2004)
Esame nazionale
contro le combine ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Gelmini ha appena firmato il regolamento chiamato a disciplinare il
sorteggio dei commissari (si veda il servizio qui a destra), secondo la
procedura introdotta dal decreto 180/2008 per combattere le combine
concorsuali. Ma nelle intenzioni di Viale Trastevere la lotta a suon di
sorteggi contro le cattedre truccate è solo una tappa di un restyling molto più
profondo nel reclutamento
La rivolta per il
sabato a scuola ( da "Stampaweb, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: In dicembre il ministro Gelmini ha ricordato ai presidi che l?orario
di lezione prevede ore di 60 minuti. E se è vero che una circolare del ?79
consentiva di proporre lezioni di 50 minuti, questo era possibile solo per far
fronte «a situazioni d?emergenza». Per esempio, il problema degli alunni
pendolari che dovevano prendere un mezzo per tornare a casa.
Fazio, tavolo con
Regioni su specialità ( da "Sole 24 Ore, Il (Sanità)" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: che è già stato al centro di un colloquio con il ministro
dell'Università Maria Stella Gelmini, ci si occuperà anche dell'emergenza
infermieri, sottolinea Fazio. «Sulla carta avremmo bisogno di circa 22 mila
infermieri secondo le associazioni di categoria, 20 mila secondo la stima delle
Regioni - ricorda - ma al momento siamo fermi a 12 mila.
Pdl, Fini sul
palco: "Serve una stagione costituente"
( da "Italia Sera" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Politica Interna Fiera di Roma/Si consolida il nuovo partito,
Brunetta-Gelmini: ?Siamo i rivoluzionari? Pdl, Fini sul palco: ?Serve una
stagione costituente? Il presidente della Camera: ?Ddl sul fine vita, è più da
Stato etico? e sulla Costituzione, ?Cambiare la seconda parte?
Vertice notturno
Pdl e Lega trovano l'accordo
( da "Stampa, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Stella Gelmini. Erano queste due realtà i nodi più complicati da
sciogliere al vertice di ieri sera a cena ad Arcore. Bossi ha lasciato verso le
23,30 la villa del premier senza fare dichiarazioni. Bocche cucite anche da
parte degli altri leghisti: forse non sono del tutto contenti dell'esito
dell'incontro e non è escluso che il Carroccio stia valutando di correre da
sola a Torino.
Primarie: sono
sessanta le classi a rischio
( da "Corriere delle Alpi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: E dalla scure della riforma Gelmini non si salva proprio nessuno. Da
Belluno a Livinallongo, da Rocca Pietore a Fonzaso, da Falcade a San Pietro,
dalla Val di Zoldo ad Arsiè, dalla Valbelluna fino al Cadore, quasi tutte le
realtà bellunesi saranno chiamate a fare i conti coi nuovi parametri decisi dal
ministro della pubblica istruzione,
Altri due
accorpamenti ( da "Corriere delle Alpi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: La scure del decreto Gelmini porterà tagli anche all'Istituto
comprensivo di Alleghe. Nel prossimo anno scolastico, infatti, le pluriclassi
passeranno da due a quattro. Si salverà solo la primaria di Livinallongo.
Questo, stando a quanto comunicato dall'Ufficio scolastico provinciale.
Manfreda: Così
svuotano i nostri paesi ( da "Corriere delle Alpi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: classi che non rispettano i parametri della riforma Gelmini. Ma chi di
dovere deve anche capire che il nostro è un territorio particolare». Il
problema per Lozzo è la quarta classe della primaria, che ha sette alunni.
All'ex provveditorato hanno avanzato un'idea, accorparla alla prima, dando vita
a una pluriclasse di 19 alunni, o spostare gli alunni nella elementare di Vigo
di Cadore:
Italia e Francia a
confronto sulla formazione scolastica
( da "Stampa, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: i Ministri dell'istruzione francese, Xavier Darcos, ed italiano, Maria
Stella Gelmini, hanno firmato un accordo fra i due governi per il doppio
rilascio. Il progetto Peef, che ha richiesto più di due anni di incontri e
lavori, è stato depositato a fine gennaio all'autorità di gestione e al
segretariato tecnico congiunto.
Genitori e docenti
sfilano contro la Gelmini ( da "Tribuna di Treviso, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Sarmede Genitori e docenti sfilano contro la Gelmini Marcia di
protesta per sostenere la scuola pubblica CORDIGNANO. «Insieme per una scuola
pubblica di qualità» è il tema della sfilata-protesta di genitori e insegnanti
degli istituti comprensivi di Cordignano-Orsago, Cappella Maggiore-Colle
Umberto, Fregona-Sarmede, di mercoledì dalle 18.
Berlusconi-Lega,
si cerca la quadra a tavola
( da "Tempo, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: fortemente voluto dal ministro bresciano Mariastella Gelmini, al quale
la Lega oppone Daniele Molgora, sottosegretario all'economia. È scontro anche
per la provincia di Torino e molte caselle devono essere riempite in Veneto. Il
Pdl, d'altra parte, è intenzionato a far pesare la sua forza elettorale nel
Nord dove in tutte le regioni risulta il primo partito.
Pensione forzata
per 8 mila docenti ( da "Italia Oggi (Azienda Scuola)" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Viale Trastevere annuncia una stretta per chi ha 40 anni di anzianità
ed è ancora in servizio Pensavano di rimanere e invece la Gelmini li manderà a
casa Sono 8 mila e hanno 40 anni di contributi. Non avendo però ricevuto, entro
lo scorso febbraio, la comunicazione di pensionamento forzato da parte
dell'amministrazione pensavano di avercela fatta. E di poter continuare a
lavorare.
Il Sud paga da
settembre gli eccessi degli anni passati
( da "Italia Oggi (Azienda Scuola)" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Indietro Il Sud paga da settembre gli eccessi degli anni passati
AZIENDA SCUOLA La mannaia della Gelmini infierisce soprattutto al Sud. Il
grosso dei tagli per il prossimo anno (si vedano le anticipazioni di IO di
martedì scorso) come emerge dalle tabelle pubblicate è concentrato nelle
regioni meridionali e nelle isole. I tagli complessivi sono stati scissi in [.
In matematica
arriva la classifica nazionale
( da "Italia Oggi (Azienda Scuola)" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: servirà anche a confrontare le competenze La prova scritta nazionale
degli esami di stato del primo ciclo di istruzione (ex licenza media) si
svolgerà il 18 giugno prossimo e verterà sull'italiano e la matematica. Il
ministero dell'istruzione, Mariastella Gelmini, ha già scelto le tracce e
l'amministrazione ha inviato [...] Costo Punti per Abbonati: 0 - Costo Punti
per Registrati:
(
da "Secolo XIX, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Il decreto Gelmini ha veramente inciso sulla nostra condotta e sul
nostro rendimento scolastico? Secondo le informazioni raccolte intervistando
232 alunni la risposta sembrerebbe positiva: il "Fattore paura" ha
stimolato gli studenti a migliorare in ogni campo.
ateneo, un altro
taglio ai corsi - ilaria venturi
( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: ha annunciato la Gelmini ai rettori. E l´Alma Mater si prepara, dopo
aver già tagliato dieci corsi di laurea l´anno scorso, a una nuova cura
dimagrante. Che sarà lieve per i corsi di laurea - si parla di non più di una
decina a rischio su 223 - ma pesante sui singoli esami: più di un centinaio
saranno tagliati a partire dal prossimo anno accademico.
corsi e lauree
inutili l'alma mater taglierà più dei desideri della gelmini
( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Pagina I - Bologna VENTURI A PAGINA IV Saranno aboliti quelli che
hanno meno di 15 studenti Corsi e lauree inutili l´Alma Mater taglierà più dei
desideri della Gelmini SEGUE A PAGINA IV
tagli ai corsi,
pisa vuole trattare - giovanni parlato
( da "Tirreno, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Mariastella Gelmini, fa sapere che i corsi di studio (o di laurea)
degli atenei italiani saranno sfoltiti di un 20%. I requisiti, secondo cui un
corso potrà o meno continuare, sono diversi e cambiano di facoltà in facoltà.
Occorre un numero minimo di docenti così come un numero minimo di matricole che
può variare da 10 a
50 oltre ad una chiarezza degli obbiettivi da raggiungere.
lega-pdl, il
puzzle delle amministrative bossi la spunta a brescia, non a torino - rodolfo
sala ( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: legato al ministro Gelmini. Altri problemi, risolti all´ultimo, a
Padova: una poltrona per due aspiranti presidenti, il candidato sarà del Pdl.
Ma nelle ultime ore a Monza il Carroccio ha minacciato più o meno
esplicitamente di non sostenere la corsa di Dario Allevi (ex An) per la guida
della nuova Provincia.
Concorsi docenti,
cambiano le regole ( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: università Mariastella Gelmini ha, infatti, firmato il decreto
ministeriale che fissa i criteri per le elezioni e il sorteggio dei componenti
delle commissioni giudicatrici. Dopo avere ricevuto, quindi, il parere positivo
dell'avvocatura dello stato il regolamento attuativo dei nuovi concorsi a
sorteggio introdotti con la legge 1/09 (conversione in legge,
Scuola, 30 mila
nuovi disoccupati ( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Mariastella Gelmini, in un carteggio riservato con l'Inps per il
calcolo della spesa necessaria a garantire i sussidi di disoccupazione per il
2009/10. Calcoli che l'Istruzione sta cercando di spendere anche presso il
ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, perché sia studiato un ammortizzatore ad
hoc per la scuola che eviti l'interruzione dei rapporti di lavoro di lunga
durata.
Pensione forzata
per 8 mila docenti ( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: per chi ha 40 anni di anzianità ed è ancora in servizio Pensione
forzata per 8 mila docenti Pensavano di rimanere e invece la Gelmini li manderà
a casa Sono 8 mila e hanno 40 anni di contributi. Non avendo però ricevuto,
entro lo scorso febbraio, la comunicazione di pensionamento forzato da parte
dell'amministrazione pensavano di avercela fatta. E di poter continuare a
lavorare.
Il Sud paga da
settembre gli eccessi degli anni passati
( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: paga da settembre gli eccessi degli anni passati La mannaia della
Gelmini infierisce soprattutto al Sud. Il grosso dei tagli per il prossimo anno
(si vedano le anticipazioni di IO di martedì scorso) come emerge dalle tabelle
pubblicate è concentrato nelle regioni meridionali e nelle isole. I tagli
complessivi sono stati scissi in organico di diritto (-37 mila) e di fatto (- 5
mila).
In matematica
arriva la classifica nazionale
( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Mariastella Gelmini, ha già scelto le tracce e l'amministrazione ha
inviato le prime disposizioni alle scuole, con una circolare emanata il 13
marzo scorso (n.32 reperibile sul sito: www.istruzione.it). La sezione di
italiano sarà divisa in due parti. La prima sarà incentrata sulla comprensione
della lettura, ovvero su di un testo narrativo ed uno espositivo seguito da
quesiti;
Adolescenti,
generazione ( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: rispondono in malo modo ai professori, a volte maltrattano i più
deboli. Per questi motivi, per ristabilire più ordine nelle classi, è stato
ripristinato il valore del voto in condotta: con il 5 in pagella si viene
bocciati! Tuttavia non è detto che questa impostazione - punire per insegnare
un comportamento corretto - non allontani ancora di più gli adolescenti dal
mondo dei grandi'
Arcore, vertice
Berlusconi-Bossi Il Carroccio la spunta su Brescia
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Istruzione Mariastella Gelmini, che da bresciana molto si era spesa
per il candidato Pdl Giuseppe Romele: «Il presidente ha voluto privilegiare il
rapporto con la Lega, e avrà certamente avuto le sue buone ragioni». Gelmini
chiude da soldato: «Ora, c'è soltanto da mettersi al lavoro per far vincere al
centrodestra anche questa sfida».
Scuole, la mappa
del rischio Restauri solo in una su 4
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: capo della segreteria tecnica del ministro Gelmini. «E ora abbiamo
costituito squadre miste (ministero dell'Istruzione e delle Infrastrutture,
enti locali, protezione civile) che stanno già facendo sopralluoghi per
segnalare altri possibili rischi: controsoffitti fatiscenti, librerie poco
stabili, eccetera.
LA
razionalizzazione che, entro il 2010/2011, colpirà ...
( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: ha fatto un percorso contrario: la facoltà ha infatti una sola
triennale, e questo la mette al riparo dal pericolo. Il ministro
dell'Università, Maria Stella Gelmini, dal canto suo ha mostrato grande
ottimismo annunciando per l'anno prossimo un'ulteriore riduzione del 20 per
cento dei corsi di laurea esistenti. a.c.
Lega-Pdl, il
puzzle delle amministrative Bossi la spunta a Brescia, non a Torino
( da "Repubblica.it" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: legato al ministro Gelmini. Altri problemi, risolti all'ultimo, a
Padova: una poltrona per due aspiranti presidenti, il candidato sarà del Pdl.
Ma nelle ultime ore a Monza il Carroccio ha minacciato più o meno
esplicitamente di non sostenere la corsa di Dario Allevi (ex An) per la guida
della nuova Provincia.
Sicurezza Il
ministero: già partiti i sopralluoghi. La Cgil: monitoraggio parziale
( da "Corriere.it" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: capo della segreteria tecnica del ministro Gelmini. «E ora abbiamo
costituito squadre miste (ministero dell'Istruzione e delle Infrastrutture,
enti locali, protezione civile) che stanno già facendo sopralluoghi per
segnalare altri possibili rischi: controsoffitti fatiscenti, librerie poco
stabili, eccetera.
Giovani politici: (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: - e anche questo è un modo per contrastare la riforma Gelmini».
Esiste, inoltre, un contatto diretto e una collaborazione tra i vari gruppi
(mediamente ognuno conta una cinquantina di aderenti). Una sorta di impegno
bipartisan, che spinge i ragazzi a mettere da parte le bandiere davanti a
ideali e progetti comuni.
Primo confronto
Rondoni-Balzani all'hotel della città | DIRETTA
( da "RomagnaOggi.it" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: E con la riforma Gelmini le cose sono ancora più catastrofiche, perché
si tratta di una straordinaria ipocrisia: è stato un taglio economico che ha
prodotto una scuola meno efficiente e più povera, che ha prodotto una scuola
che gli insegnanti non sono in grado di applicare.
Primo confronto
Rondoni-Balzani all'hotel della città
( da "RomagnaOggi.it" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: E con la riforma Gelmini le cose sono ancora più catastrofiche, perché
si tratta di una straordinaria ipocrisia: è stato un taglio economico che ha
prodotto una scuola meno efficiente e più povera, che ha prodotto una scuola
che gli insegnanti non sono in grado di applicare.
Studenti, ecco il
giornalino Megaphono ( da "Trentino" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: contro le riforme scolastiche della Gelmini e che si è occupato - e
non smetterà di farlo - di temi che coinvolgono gli studenti". Megaphono
verrà distribuito in tutte le scuole superiori di Trento, in alcuni istituti di
Riva del Garda, Cles e Rovereto con l'auspicio di creare una sempre più forte
rete fra le scuole superiori trentine.
Grand Tour con la
scuola ( da "Tempo, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Bel motivo di riflessione per il ministro Gelmini. Intanto ha
cominciato a pensarci l'Associazione Mecenate 90, la onlus che promuove la
collaborazione tra pubblico e privato per valorizzare il Bel Paese. Ha
inventato, e varato d'intesa con il Miur e il Ministero dei Beni Culturali, un
concorso che potrebbe segnare il giro di boa in tema di gite scolastiche.
Conferenza
provinciale di coordinamento dell'istruzione di Modena scrive al ministro
Gelmini ( 1 ) ( da "Sestopotere.com" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Conferenza provinciale di coordinamento dell'istruzione di Modena
scrive al ministro Gelmini ( 1 ) (31/3/2009 16:53) | (Sesto Potere) - Modena -
31 marzo 2009 - Sei nuove sezioni per le scuole d'infanzia statali; la
costituzione di tutte le classi a tempo pieno volute dalle famiglie per le
scuole elementari e di quelle a tempo prolungato per le medie;
Conferenza
provinciale di coordinamento dell'istruzione di Modena scrive al ministro
Gelmini ( 2 ) ( da "Sestopotere.com" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: istruzione di Modena scrive al ministro Gelmini ( 2 ) (31/3/2009
16:54) | (Sesto Potere) - Modena - 31 marzo 2009 - Sono sei, per un totale di
142 bambini e 12 docenti, le nuove sezioni di scuola d'infanzia statale con
organico a tempo pieno che il documento approvato dalla Conferenza provinciale di
coordinamento dell'istruzione richiede al ministero per il prossimo anno
scolastico.
Primo confronto
Rondoni-Balzani ( da "RomagnaOggi.it" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: E con la riforma Gelmini le cose sono ancora più catastrofiche, perché
si tratta di una straordinaria ipocrisia: è stato un taglio economico che ha
prodotto una scuola meno efficiente e più povera, che ha prodotto una scuola
che gli insegnanti non sono in grado di applicare.
(
da "Corriere.it"
del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Da FI al Pdl «I tanti che non ci sono più? Urbani ha dato molto, Scognamiglio era il nulla» «In quei sottoscala di Publitalia nessuno sapeva cos'era un partito» Dell'Utri: stupito dalla carriera di Schifani e Tajani ROMA Se li ricorda tutti, uno per uno, quelli che «fecero l'impresa ». Quelli che «nei sottoscala di Publitalia », come cospiratori perché «se lo avessero saputo, i magistrati ci avrebbero fatto a pezzi, come poi si è visto...», misero su in sei mesi un partito che a settembre del '93 non aveva ancora un nome e che il 27 marzo del '94 vinceva le elezioni e cambiava per sempre la storia italiana. Quindici anni dopo, ancora un 27 marzo, quell'avventura visionaria diventa il Pdl, e con molti ricordi, processi, condanne, soddisfazioni e delusioni alle spalle, Marcello Dell'Utri racconta quegli inizi col tono di chi «da questa storia ha ricevuto, nonostante tutto, molto: perché ci ho perso in salute e tranquillità famigliare, ma ho contribuito a creare qualcosa dal valore inestimabile». Cominciò quando Martinazzoli e Segni dissero no alla richiesta del Cavaliere di fare fronte moderato contro la sinistra: «"Marcello mi disse non c'è altra soluzione: dobbiamo fare un partito noi". "Come un partito?" "Lo fanno tutti, lo faremo anche noi..."». Era determinato, il Cavaliere, a Dell'Utri che guidava Publitalia «e a 27 ragazzi del gruppo, tra loro Miccichè, Ghigo, Galan, Tortoli » affidò il compito di selezionare i candidati e «non li voleva politici di professione, tutte facce nuove dovevano essere», facce che interpellate cadevano dalle nuvole: «"Ma candidarsi a cosa?", perché noi non sapevamo ancora come si sarebbe chiamato il partito, e perché Berlusconi in pubblico negava tutto"». «Avevamo tanti contro: in azienda erano terrorizzati, imprenditori che contattavamo ci scongiuravano: "Fallirete voi e pagheremo un prezzo pure noi"». Poi Berlusconi disse che tra Fini e Rutelli a Roma avrebbe votato Fini: «Macché uscita studiata, glielo chiesero e fu sincero: Rutelli neanche gli dispiaceva, scelse quello che gli sembrava il male minore». Oggi la scelta è definitiva, partito unico, potenza sul territorio, strutture pesanti: «A pensarci allora, Berlusconi sarebbe impazzito: lui voleva una specie di comitato elettorale che provvedeva alla campagna elettorale e poi spariva. Al massimo, i 27 di Publitalia avrebbero dovuto gestire la "Cosa" come un'azienda. Finì che siccome non riuscivamo a completare le liste, anche loro furono buttati dentro, un minuto prima di chiudere le candidature: la loro carriera politica iniziò così». E degli altri, quelli che fecero FI e oggi sono scomparsi, o scoloriti, che pensa Dell'Utri? «Faccia i nomi ». Scognamiglio? «Oddio, me l'ero scordato. Il nulla, il nulla assoluto diventato seconda carica dello Stato». Urbani? «Lui non si dimentica, ha dato tanto al partito». Il generale Caligaris? «Sorvoliamo, grazie». Vittorio Dotti? «Velo pietoso. Il prossimo? ». Tiziana Maiolo: «Gran donna, battagliera. È finita nelle retrovie per colpa di contrasti locali, merita di più». Tiziana Parenti? «In quel momento fu importante per noi, dimostrò che non tutta la magistratura era asservita. Coraggiosa». Alessandro Meluzzi? «Ottimo psicologo, mestiere che giustamente è tornato a fare». Codignoni? «Straordinario professionista, mise assieme i Club, quando capì che il suo lavoro era compiuto, se ne andò. Oggi è amministratore delegato per la tv francese». Del Debbio? «Un intellettuale vero, di grande livello. Poteva essere ministro, ha scelto la cultura, ciò che davvero gli interessa». Gianni Pilo? «Fantastico... Una vignetta disegnò Silvio affranto che si rivolgeva a lui: "Gianni, fammi una Diakron!", il nome del suo istituto di sondaggi. Quei numeri per Silvio erano davvero come una flebo». Erano veri? «Mai saputo, ma funzionavano... ». E poi Raffaele Della Valle: «Un signor avvocato, come fu un signore in Parlamento». E Antonio Martino: «Un siculo-romano, troppo evoluto per stare con la massa. Ha un senso di superiorità anche giustificato, non si mischia col pollaio ». E Alfredo Biondi? «Non ci sarà per la sua veneranda età, ma grande persona, brillante, generoso. Venne con slancio in FI con la bandiera dei Liberali: dietro c'era solo lui, ma fu una mossa che ci servì allora». Delusioni? «Non quelli su cui ho puntato io». Sorprese? «Sinceramente, mi avessero detto dove sarebbero arrivati Schifani e Tajani, non ci avrei creduto. Ma è vero che la carica fa l'uomo, se l'uomo non è fesso». Come Frattini: «Piace molto a Berlusconi, dice sempre: "Gli chiedo la mattina di fare una cosa e la sera l'ha fatta". Ama quelli così». E per il futuro? «Gelmini, Alfano sono già una realtà. Ma dai trentenni arriveranno sorprese». E lui, Dell'Utri, che di quella squadra del '93 si definisce «l'allenatore-preparatore atletico, Silvio era il presidente, gli altri tutti attaccanti perché così al Capo piacciono le squadre», lui che si candidò solo nel '96 «e solo per legittima difesa. Mi chiedevano: "Lei è deputato?", rispondevo "Veramente sono imputato" », lui adesso vorrebbe tornare a occuparsi «di cultura, nel nuovo partito ». E alla Fiera di Roma ci sarà e si «commuoverà» ma mai quanto Berlusconi: «Lui sì che ci ha messo il cuore. E dire che qui non saremmo arrivati se la sinistra avesse sfruttato le occasioni che ha avuto». Quante? «Tante. Nel '95 sembrava tutto finito, nessuno di noi ci credeva più, nessuno. Solo Berlusconi. Forse». E l'ultima chance? «L'hanno avuta nel 2006, potevano fare il governo di salvezza nazionale che gli proponeva Berlusconi. Prodi avrebbe accettato, anche D'Alema credo. Ma quegli altri lo hanno impedito. Sarebbe cambiata la storia». Berlusconi non favorì il passaggio: «Berlusconi ha in testa il bene del Paese, il prestigio del-l'Italia nel mondo, questo è il suo obiettivo, chi ci sta ci sta. Gli avessero teso la mano dall'altra parte, l'avrebbe stretta. Non l'hanno fatto. E lui va avanti da solo». Paola Di Caro stampa |
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(
da ">Stampa,
La" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Esponi il romeno
alla pubblica pietà Il rito collettivo di riparazione è stato officiato. Il
povero orfano romeno, ingiustamente accusato di un orribile reato, è stato
morbosamente esposto alla pubblica pietà e magari troverà un lavoro. Ed è
giusto così forse, anche per lavare la nostra cattiva coscienza di italiani un
po' razzisti. Ma se per caso il buon Karol non fosse il povero cristo che
appare oggi? Quale sarebbe l'ennesima reazione xenofoba contraria? E mi chiedo
come farebbero quelli che, come me, non pensano che ogni romeno sia un
delinquente o che assurdamente tirano un sospiro di sollievo quando un reato
grave è commesso da un italiano anziché da uno straniero. ANTONIO GULLO, MILANO
Insegnare di più e guadagnare meno Mi rivolgo ai ministri Gelmini e Brunetta (per i quali ho molta
simpatia) sull'argomento dell'incentivazione della produttività nella scuola.
E' di grande importanza per il buon funzionamento degli istituti e per una
migliore istruzione dei giovani che i docenti s'impegnino, al di là delle 18
ore settimanali dovute, in ulteriori attività a pagamento quali supplenze
straordinarie, corsi di recupero e di eccellenza, lezioni
extracurriculari. Ora però capita che proprio sul maggior lavoro spontaneo
s'abbatta in forma paradossalmente punitiva la scure fiscale. Gli stipendi di
febbraio e marzo infatti sono stati falcidiati da un doppio taglio: da un lato
si applica il conguaglio contributivo ai guadagni «extra» dell'anno prima;
dall'altro, se per effetto di quelle maggiori entrate il docente è passato al
successivo scaglione fiscale (28.001 ), scatta un'aliquota devastante del 38% che porta a
vanificare ogni beneficio che si credeva acquisito. E' l'effetto dei
provvedimenti dell'«amico delle tasse» Padoa-Schioppa lasciati inalterati dal
governo Berlusconi. Io e mia moglie, docenti liceali, ci
siamo visti alleggerire di 1000
in due mesi: praticamente una tredicesima. Con quali ricadute sull'appello agli
acquisti da parte del premier, è facile immaginarlo. ANDREA DEL PONTE L'erba
voglio di Berlusconi Quando ero piccolo mi veniva detto che l'erba
voglio cresce solo nel giardino del Re. Ma, evidentemente, non tutti i genitori
sono in grado di insegnare uno dei rudimenti della vita civile. Ancora una
volta assistiamo ai capricci di un bambino ultrasettantenne, che è abituato ad
avere quel che desidera e a prenderlo da sé quando non è possibile ottenerlo
con le buone. Adesso in cima ai suoi desideri c'è il piano casa. «Voglio il
decreto» dice, e a nulla vale la netta opposizione di coloro che non ritengono
opportuna una legge così definita, perché il suo volere deve essere accettato
da tutti, volenti o nolenti. E questo mentre sorride beato per il
termovalorizzatore che finalmente ha avuto, in barba alle proteste di chi teme
per la propria salute. Che sia fatta la sua volontà, perché la nostra non vale
niente. DR. LUIGI CIVITA, NAPOLI Buonsenso Usa per la base di Aviano Il
Pentagono sta seriamente prendendo in considerazione l'idea di trasferire i
caccia F16 di stanza nella base di Aviano in una base in Polonia. Le
motivazioni di questa scelta sarebbero sostanzialmente due: una serie di
vantaggi non meglio sostanziati offerti in Polonia ed i timori per la crescente
ostilità nella società italiana per gli insediamenti Usa a partire
dall'allargamento della base di Vicenza. Ma guarda che strano. Di questa
insofferenza agli insediamenti militari Usa nel nostro territori se ne sono
accorti il Pentagono e l'amministrazione americana, ma non il nostro governo e
molti amministratori locali, che hanno sempre liquidato come pretestuose le
argomentazioni della popolazione interessata. Ma non spetterebbe a costoro di
rappresentare gli interessi dei cittadini? GIUSEPPE DALLEMORE Per Di Pietro due
pesi, due misure L'On. Di Pietro ha sempre sostenuto che non andrebbero candidati
non solo chi ha avuto una condanna ma anche chi è indagato. Ma Di Pietro
candiderà alle prossime elezioni europee il magistrato Luigi De Magistris,
indagato per concorso in abuso d'ufficio e interruzione di pubblico servizio.
Il fondatore dell'Idv si è difeso sostenendo che non c'è nulla di penalmente
rilevante e che il tribunale lo assolverà. Può darsi (glielo auguro). Però ho
quasi l'impressione che Di Pietro usi due pesi e due misure. E se alla fine
«l'innocente» ex pm dovesse risultare colpevole? SILVANO STOPPA, CESANO BOSCONE
(MI) Moriremo come gli elefanti Appreso del sì all'alimentazione e idratazione
forzata, il mio pensiero è stato: faremo come gli elefanti, cercheremo un luogo
dove andare a morire. Così come le coppie cercano un Paese dove fare
procreazione assistita più illuminata. E gli aspiranti medici cercano un Paese
dove il test di ammissione a Medicina non preveda quiz sportivi. In Spagna, per
esempio. Lì il franchismo è finito 30 anni fa. E il Berlusconismo quando
finirà? Nel frattempo siamo un Paese in cui pochi decidono per tutti. STEFANIA
PEDRAZZI, CAMPOBASSO Il Vaticano e un Paese sempre più laico Le reazioni al
limite dell'isteria della Cei alle critiche sulle dichiarazioni del Papa in
merito all'utilizzo del preservativo per la prevenzione dell'Aids mostrano il
lato scoperto e sensibile delle gerarchie ecclesiastiche alla maggior
consapevolezza laica del nostro Paese, che non sembra aver intaccato
l'acquiescenza di questo governo ai voleri del Vaticano, mentre sta partorendo una
legge sul testamento biologico che mortifica la libertà individuale sancita
della Costituzione. SILVIO ZANCHET Quella pillola era del giorno dopo Nel
titolo di un articolo comparso sulla Stampa di ieri a pag. 15 è stata confusa
la pillola abortiva, che agisce a concepimento avvenuto, con la pillola del
giorno dopo, che è un contraccettivo di emergenza. Ce ne scusiamo con i lettori.
( da "Tribuna di Treviso, La" del
27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Precari, allarme rosso della Uil: 200 in bilico Docenti, scure
alle medie. Nel mirino anche bidelli e segretari Sono oltre
200 i precari della scuola a rischiare il posto nel prossimo anno scolastico,
dopo la «cura dimagrante» del ministro Gelmini. Lo dice la Uil scuola, dopo aver incrociato previsioni sui
tagli e organici, numero dei probabili pensionamenti, e gli incarichi a tempo
determinato. Sono 15 i docenti delle elementari in bilico nel 2009-2010; 78
alle medie, 12 alle superiori. Centoquindici invece i bidelli e
segretari a rischio. «Con i tagli indiscriminati, fatti in via lineare si
rischia di danneggiare sia la qualità dell'offerta formativa sia il lavoro del
personale - spiega Giuseppe Morgante, segretario Uil scuola - Servirebbe
tranquillità, invece: assegnare organici adeguati alle scuole, per rispondere
alle esigenze delle famiglie e lasciare all'autonomia degli istituti
l'organizzazione del tempo scuola e della didattica». Il sindacato ieri si è
fatto portavoce delle istanze dei precari all' Ufficio scolastico regionale.
(l.c.)
( da "Tribuna di Treviso, La" del
27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Una delegazione del comitato ha
incontrato il provveditore: i numeri non tornano nel capoluogo, a Conegliano e
Mogliano. Martedì summit sulle cattedre Primarie, saltano 41 classi: accorpate
Bigardi rassicura le famiglie. Organici, a rischio 2 maestri in ogni scuola
«Vogliamo garanzie sulle lezioni dei nostri figli nel prossimo anno
scolastico». Con 4500 famiglie idealmente alle loro spalle, una delegazione di
genitori ha incontrato ieri il provveditore Maria Giuliana Bigardi (foto sotto)
per avere rassicurazioni in merito alla riforma Gelmini. E il provveditore, se da un lato ha fornito garanzie sul tempo
prolungato, ha annunciato che 41 classi elementari con un numero di alunni
sotto il numero legale (15 scolari) dovranno a settembre essere accorpate ad
altre sezioni. «Una razionalizzazione della struttura - ha spiegato Bigardi -
La conseguente ridistribuzione degli insegnanti consentirà di garantire più
tempi prolungati». Degli organici provinciali si parlerà martedì in
Regione. Fra le richieste dei genitori, ieri, il mantenimento del tempo scuola
come è previsto attualmente. E dunque tempo prolungato e pieno, compresenze fra
insegnanti che possano mantenere i laboratori didattici. E infine l'appello a
non innalzamento il numero di studenti per classe. «I genitori avevano bisogno
di informazioni precise» - spiega Bigardi. Al termine il provveditore ha voluto
rassicurare la delegazione sull'impegno al mantenimento del tempo prolungato e
del tempo pieno. E secondo quanto riferito alla riunione, non necessariamente
le classi raggiungeranno i 30 alunni, come sembrava inevitabile dalla lettura
dei provvedimenti Gelmini. «E' chiaro, di fronte a
realtà in cui si profilano classi con 9 alunni dovremo accorpare» - puntualizza
il provveditore. E non si tratta di scuole dei piccoli paesi di montagna: le micro-classi
esistono anche a Treviso, e in altri grandi centri, da Conegliano a Mogliano.
Ben 41 classi dovranno essere unite ad altre sezioni dello stesso istituto.
Insomma: in tempi di ristrettezze economiche e di tagli, classi di nove o dieci
alunni non sono più ammissibili. «Si tratta di essere virtuosi» - conclude
Bigardi. Martedì il provveditore andrà in Regione, per parlare con l'assessore
Elena Donazzan, e con la direttrice dell'ufficio scolastico regionale, Carmela
Palumbo, per la distribuzione degli organici. «Ci saranno tagli, questo è certo
- spiega - dovuti all'eliminazione delle compresenze, prevista per legge, e
alla razionalizzazione delle classi». Si parla di 2-3 maestri in meno per
scuola... (Laura Canzian)
( da "Unita, L'" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Roberto Saviano non è un attore né un
affabulatore facile da ascoltare. Anzi, a momenti è stato piuttosto faticoso,
se non addirittura doloroso, seguire il suo racconto di orrori. E assistere a
quella sfilata di titoli di stampa complici della mafia e dei suoi mitizzati
«personaggi». Di sicuro il suo non è stato un momento di spettacolarizzazione
della cronaca, ma un percorso a ostacoli nella storia criminale e sociale del
paese. Per questo è straordinario che il programma di Fabio Fazio, pur in
confezione ostica, abbia fatto l'ascolto maggiore della serata. Oltre 4 milioni
e mezzo di spettatori con il 19% di share: è la prova che il pubblico c'è,
quando c'è il servizio pubblico. E consola anche il fatto
che, sempre Raitre, con Parla con me abbia battuto Porta a porta e la sua
scandalosa Gelmini, unico
ministro dell'istruzione al mondo che si vanti di aver tagliato i fondi per
l'istruzione. Senza considerare che, chi punta solo sulla meritocrazia,
dovrebbe avere almeno qualche merito.
( da "Repubblica, La" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina XIX - Torino Il caso Grinzane e
gli aiuti pubblici Investire in cultura? Meno mondanità più fondi ai maestri
PAOLO BERTINETTI * (segue dalla prima di cronaca) In lingua originale, con i
"sopratitoli" per aiutare gli spettatori che non sapevano l´inglese.
Non c´erano troupe televisive e i giornali si erano limitati a pubblicare il
comunicato stampa. Come è giusto, perché non si trattava di un avvenimento
mondano. Ma il valore culturale di questa proposta (promossa dal Circuito
Teatrale del Piemonte, ente finanziato dalla Regione e dai Comuni interessati),
vale cento volte di più di un avvenimento mondano. I Vip, i banchetti, le
cerimonie fastose, possono portare grande consenso mediatico. Dubito che
possano portare un solo spettatore in più a teatro o un solo lettore in più in
libreria. La promozione e la diffusione della cultura è fatta di un lavoro
paziente, costante, continuo nel tempo, da persone competenti e in genere non
appariscenti. I veri eroi della cultura sono i nostri maestri e maestre della
scuola materna ed elementare, l´unica istituzione di cui l´Italia può vantarsi
(e che infatti il Ministro Tremonti per bocca della
Ministra Gelmini ha deciso
di mutilare con i suoi tagli). Il lavoro culturale che lascia il segno è quello
esercitato dai Conservatori, non dalle "prime" alla Scala. La
diffusione della cultura cinematografica è merito delle proiezioni al Museo del
Cinema, non delle cerimonie di gala con sottosegretari e veline. Così
come ricordare o fare conoscere ai cittadini da cosa è nata e su cosa si basa
l´Italia civile è il compito svolto tenacemente perseguito dall´Istituto
Storico della Resistenza con le sue molte iniziative - che non fanno rassegna
stampa. Sono le tante realtà come queste che fanno Cultura. Il resto è
mondanità, che dura l´espace d´un matin (o meglio, d´une soirée) e che non
lascia niente dietro di sé. Ma che serve come pubblicità. è questo il problema
della nostra Politica: il conseguimento del consenso passa in larga parte
attraverso l´eco mediatico (il che spiega da sé il successo di Berlusconi,
altro che le sofisticate e ridicole spiegazioni dei politologi, in specie di
sinistra). La cultura in sé non porta consenso, l´avvenimento
"culturale" invece sì. Molte delle scelte dei pubblici
amministratori, la proliferazione dei festival, la moltiplicazione dei premi
letterari, l´invenzione di convegni di dubbia utilità ma con grandi nomi,
nascono da lì. Molte delle voci critiche che si sono levate in questi giorni
non colgono affatto il cuore del problema. Il punto non è soltanto spendere
correttamente i soldi pubblici, ci mancherebbe! è spenderli correttamente per
cose per cui vale la pena spenderli. Come per quelle iniziative più che
lodevoli e poco appariscenti a cui accennavo a mo´ di esempio. Come per avere
consentito (come Regione, insieme ai Comuni disponibili) che in Piemonte le
maestre e i maestri possano continuare a fare bene il loro lavoro prezioso
nonostante le scelte "omicide" (della cultura) imposte dal governo.
(* docente di Letteratura inglese ex preside della facoltà di Lingue
all´Università di Torino)
( da "Tempo, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
stampa Tagli GelminiL'istituto
elementare di Piani di Poggio Fidoni potrebbe essere la prima vittima reatina
della ristrutturazione Nessuno lo dice ma la scuola chiude La dirigente della
Di Marzio ai genitori: «Pochi alunni» Luca Francescangeli La scuola elementare
di Piani di Poggio Fidoni potrebbe essere la prima vittima
della riforma Gelmini. O
almeno potrebbe essere la prima vittima certa. Nelle ultime settimane, infatti,
si sono inseguite voci, mezze certezze e denunce sugli effetti dei tagli
governativi nella nostra provincia, ma non è ancora chiaro quali e quante
scuole verranno effettivamente chiuse, scuole a cui non verrà «riconfermato
l'organico» per dirlo in termini tecnici. Ieri, però, nella frazione
reatina è arrivata la notizia della probabile chiusura della Lorenzo Di Marzio.
La scuola è composta da elementari e materna, ma al momento la possibile
chiusura riguarderebbe solo l'elementare. Il plesso, inoltre, richiama alunni
anche dalle frazioni e dai piccoli paesi limitrofi. È stata la dirigente
scolastica Carla Felli a comunicare ai genitori le intenzioni dell'Ufficio
scolastico provinciale, convocando una riunione per le 16,30 di martedì
prossimo. Il motivo? Troppi pochi alunni: solo 54, secondo i dati dell'Ufficio
scolastico, di cui dieci bambini in prima elementare. Sempre dall'ex
Provveditorato, fanno sapere che «nessuna chiusura sarà, in ogni caso,
definitiva e che le decisioni potranno essere riviste nel corso dei prossimi
anni». Tutto vero, ma il passo tra "chiusura temporanea" e
"chiusura permanente" è davvero breve. I genitori sono subito balzati
sul piede di guerra, ma i numeri sembrano implacabili: ci vogliono 15 bambini
in prima elementare per tenere in vita la scuola e le deroghe previste finora
(anche solo dieci bambini in prima) varranno solo per alcune scuole di montagna
particolarmente isolate. Ma c'è di più. Perché, la struttura che rischia di
chiudere dal prossimo settembre, è stata inserita nel Piano triennale dei
lavori pubblici per la realizzazione di una palestra e la progettazione
dell'intervento è già costata al Comune di Rieti ventimila euro, a tanto,
infatti, ammontava l'apposita voce nel bilancio 2008. Sarebbe davvero assurdo
scoprire che sono stati spesi dei soldi per una struttura destinata a rimanere
inutilizzata. Sono anche arrivate le prime reazioni politiche, con il
consigliere comunale Fabio Nobili che ha dichiarato: «Mi batterò in ogni sede
per scongiurare la chiusura della scuola elementare, che è un punto di
riferimento irrinunciabile per Piani di Poggio Fidoni». Intanto i genitori dei
piccoli alunni stanno alla finestra, aspettano l'incontro di martedì e
promettono battaglia.
( da "Stampa, La" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
BASKET DUE SQUADRE IN GRANDE FORMA Quei
giovani giganti di Loano e Albenga I giovani continuano a dare soddisfazioni.
Mercoledì sera pubblico delle grandi occasioni per seguire gara-2 di
Albenga-Sanremo, quarto di finale dell'Under 15 di Eccellenza, con la compagine
ingauna che si era già imposta nella prima partita. Il team allenato da Andrea
Lupi ha chiuso i giochi qualificandosi per la semifinale dove incontrerà
l'Athletic Genova, team favorito per il titolo ligure. Benché privo di due
elementi quali Ciccione e Piazza, il team di Lupi ha allungato già nel primo
quarto, per mantenere la distanza di sicurezza prima dell'intervallo lungo. Le
percentuali parlano di una superiorità schiacciante degli albenganesi, sia nei
tiri da due che in quelli dalla lunga distanza, anche se chiave del match sono
stati i numerosi rimbalzi difensivi. Ecco il tabellino: Gallea 22, Ruggero 16,
Bosisio 14, Bova 12, Giulini 6, Basso 2, Sibilla 2, Soracco, Ruffini, Vanara.
Va inoltre ricordata, a conferma dell'ottimo lavoro svolto dal sodalizio
presieduto da Mariangela Penna, la bella vittoria su Bordighera dopo due
supplementari con l'Under 13 allenata da Gianni Accinelli. Intanto nell'Under
19 Open l'Azimut Loano ha infilato la ventesima vittoria chiudendo imbattuta la
regular season. A farne le spese, al termine di una partita combattuta, è stato
l'Alcione Chiavari superato infine per 80-79. A segnare i due tiri liberi che hanno
deciso il confronto a 5 secondi dalla fine è stato Ficetti. Il tabellino:
Bellato 4, Marino, Ficetti 25, Bussone 34, Di Palma,
Damonte 12, Gelmini,
Maccagno 10, Rotolo, Morana. Allenatore Spedaliere. Ora la compagine del
presidente Della Casa parteciperà alle fasi successive del campionato con i
vari concentramenti che porteranno alla finale nazionale. I ponentini hanno le
carte in regola per proseguire l'avventura. \
( da "Riformista, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Dopo Segni, Veronesi L'incubo referendum
scuote i democratici RETROSCENA.Il Pd si spacca sull'ipotesi di consultazione
popolare bioetica. Favorevoli la Cgil e i laici, contrari cattolici e
fedelissimi di Franceschini. «È un'arma spuntata», dice Tonini. Fioroni su
Guzzetta&co: «Ci portano dal porcellum allo scrofellum». di Tommaso Labate
Quello sulla legge elettorale è già convocato per una domenica di inizio
estate, lontana quanto basta dall'election day. Quello sulla scuola, lanciato
in pompa magna dall'allora segretario Walter Veltroni sull'onda delle proteste
dell'Onda, sembra essere stato inghiottito dalle tenebre (ma forse rispunterà
dal nulla, addì primo aprile). E come se non bastasse sta per affiorarne il
terzo, abrogativo della (futura) legge sul testamento biologico che ora passerà
da palazzo Madama a Montecitorio. Sul Pd incombe l'incubo referendario. Solo
che, a differenza del passato, nessuno può sognarsi di dare la
"colpa" (virgolette d'obbligo) a Marco Pannella e compagnia. All'una
e mezza di ieri, quando il Senato aveva dato il disco verde all'emendamento
«ammazza testamento», la consultazione referendaria sul fine vita era già
virtualmente convocata. A promuoverla l'Italia dei valori di Antonio di Pietro
e, soprattutto, la Cgil. La reazione democrat era quella del marciare divisi
per colpire chissà come. Un eventuale referendum sul biotestamento vedrebbe in
prima fila gli scienziati prestati al Pd: da Ignazio Marino a Umberto Veronesi,
tanto per citare due esempi conosciuti a livello mondiale. E gli altri? Il
cattolicissimo Beppe Fioroni la prende alla lontana, dice che «Berlusconi ha
fatto di tutto questo un tema da campagna elettorale» e aggiunge che «con la
legge che esce dal Senato ci sarà un arretramento rispetto alla vita ordinaria
che c'è negli ospedali italiani». Ma le sue conclusioni sono nette: «Un
referendum sul testamento biologico avrebbe come unico effetto quello di
radicalizzare ulteriormente lo scontro». E questo, aggiunge l'ex ministro, «il
paese non può permetterselo». Il fronte laico, però, reagisce in maniera
diversa. Molto diversa. «Io sono una donna delle istituzioni e farò di tutto
perché quella legge oscena si possa cambiare in Parlamento», premette Livia
Turco. «Ma - aggiunge l'esponente (dalemiana) della sinistra piddì - qualora i
nostri tentativi risultassero vani, allora non ci resterebbe che il ricorso al
referendum». Ricorso sponsorizzato anche da Enzo Bianco e, in linea di
principio, da Gianni Cupero («Non possiamo escluderlo»). Cattolici e laici. Laici
e cattolici. Giorgio Tonini, già braccio destro di Veltroni, ricorda: «Io ero
contrario anche alla consultazione sulla fecondazione assistita. Allo stesso
modo, credo che non abbia senso ricorrere alle urne sul testamento biologico.
Sarebbe come regalare una comoda vittoria alla maggioranza, che è compatta. E
io non voglio che Berlusconi possa "vincere facile", come dice la
pubblicità». Condivisibile o meno, il ragionamento di Tonini è molto semplice:
«Visto che l'istituto referendario è ormai un'arma spuntata, non ha senso
chiamare al voto gli italiani se gli schieramenti sono gli stessi che si
combattono in Parlamento». Perché in questo caso, aggiunge, «la maggioranza
vincerebbe col più semplice dei richiami: quello a disertare i seggi
elettorali». Cambiando l'ordine dei quesiti, il risultato non cambia: anche sul
referendum elettorale il Pd si muove a compartimenti stagni. Veltroniani e
parisiani sostengono i sì, dalemiani e popolari sono contrari, Franceschini si
trova nella "comoda" situazione di chi, visto il boicottaggio
dell'esecutivo, non può certo sabotare il duo Guzzetta-Segni. «Noi - dice
Fioroni - dobbiamo cambiare il porcellum in Parlamento. Il referendum, invece,
ci lascerebbe in dote uno scrofellum, ancora peggiore dell'attuale». Per trovare una consultazione che trovi tutto il Pd d'accordo
bisogna guardare al referendum misterioso, quello anti-Gelmini. Adesso quei quesiti sono nel
dimenticatoio. Il primo aprile, durante un'iniziativa nazionale, Franceschini
potrebbe rimuoverli dalla naftalina. Sempre che, vista la data, non si tratti
di uno scherzo. 27/03/2009
( da "Italia Oggi" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
ItaliaOggi sezione: Professioni data:
27/03/2009 - pag: 32 autore: riforma Università, restyling condiviso Impegno
comune, tra maggioranza opposizione e mondo accademico, a rivedere le forme di
governo degli atenei, riconsiderando le funzioni decisionali, la composizione
dei vari organi, il loro ruolo e le loro responsabilità nella programmazione e
nella distribuzione delle risorse. Ma anche, una riforma dei meccanismi di
reclutamento e di promozione dei docenti, che vanno allineati alle migliori
prassi internazionali. È una prova generale per un'intesa bipartisan quella cui
punta il ministro dell'istruzione e dell'università Mariastella
Gelmini che ha pronta la
bozza di disegno di disegni sulla riforma della governance e sui concorsi
universitari. Una delle novità maggiori sarà quella della fine dei concorsi
locali che saranno sostituiti da un'abilitazione a livello nazionale, che
durerà un certo numero di anni, dalla quale i singoli atenei recluteranno i
singoli ricercatori e docenti di cui hanno bisogno.
( da "Tirreno, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina 13 - Attualità PROPOSTE PROPOSTE
Caccia sì, ma ben regolamentata Io non sono contraria alla caccia, Al
ristorante apprezzo la cacciagione e al supermercato compro a volte i sughi al
cinghiale o alla lepre. Leggo spesso di un'eccedenza di cinghiali o caprioli
che danneggiano le coltivazioni e quindi è necessario abbatterli. Se i nostri
boschi sono pieni di selvaggina, ciò a mio modesto avviso è un bene poiché si
tratta di una risorsa alimentare. Inoltre la caccia è tutela del territorio e
sviluppo sostenibile. Perché non fare riserve di caccia in quei borghi
abbandonati della campagna toscana? Può essere un modo per ripopolare zone
abbandonate promuovendo un vecchio tipo di turismo, quello delle battute di
caccia. Dobbiamo valorizzare le risorse boschive che abbiamo, selvaggina,
compresa. La caccia, debitamente disciplinata e riservata ai maggiorenni, può
essere una risorsa economica preziosa di sviluppo del territorio. Maria Elena
Moretti RESISTENZA Ecco chi sono i veri eroi di guerra Martedì 24 marzo sono
tornato in un paesino sul monte pisano, Rota di Compito, dove ero sfollato nel
1944. La strada dove avevamo trovato uno stanzone per dormire è stata intestata
a don Aldo Mei, denuciato al comando tedesco per aver somministrato i
sacramenti a un partigiano, fu prelevato dai tedeschi e incarcerato a Lucca
dove venne fucilato per non voler rivelare né il luogo né il nome del
partigiano. Ho collegato don Aldo a un altro eroe, Salvo D'Acquisto: questi
offrì la sua vita innocente accusandosi di essere stato lui a uccidere un
soldato tedesco; il comandante del plotone di esecuzione, sapendo che era
innocente, prima di ordinare il fuoco gli fece rendere gli onori militari.
Questi gli eroi. Ben diverso il falso netturbino che in via Rasella laciò il
carretto da spazzino con una bomba dentro mentre passava un camion con militari
tedeschi a bordo: ne morirono 33. Il nome del falso netturbino appartenente ai
Gap non è mai stato rivelato. Forse gente come questa è meglio scordarla, ma se
ci sono di mezzo tragedie come le Ardeatine andrebbero denunciati per insegnare
a tutti che non si getta il sasso e si nasconde la mano. Vinicio Pinelli SCUOLA
Il latino? è una materia scientifica è preoccupante che i nostri studenti non
conoscano l'analisi logica, ma ancor più che manchino di logica, rasentando il
livello zero nelle discipline scientifiche (le analisi dell'Ocse sono impietose).
Perché non ripristinare il latino, lingua che è una perfetta palestra di
logica, nella scuola dell'obbligo? Ha la stessa valenza formativa della
matematica e della geometria e rappresenta un'ottima ginnastica mentale e un
valido ausilio ad espandere le capacità logiche e critiche. Per il continuo
esercizio della logica a cui obbliga il discente, andrebbe annoverato tra le
materie scientifiche piuttosto che tra quelle letterarie. Spero
che il ministro Gelmini riesca
a vedere più in là dei suoi predecessori e ne ripristini lo tudio nella scuola
dell'obbligo. Patrizio Pesce Livorno ITALIA E ROMANIA Noi Ceausescu, voi l'unto
del Signore Sono romena e vivo in Italia da tanti anni. Ricordo ancora
l'effetto positivo che provai nei primi anni nel vedere la gente contenta che
al bar parlava di calcio, donne, politica e macchine. Da noi si viveva
nella paura di criticare la politica, la gente era più impegnata nel
volontariato e i giovani a studiare. Gli amici mi prendevano in giro: voi
rumeni, dicevano, siete degli invertebrati perché non riuscite a liberarvi di
Ceausescu. Non sapevo che dire, anche perché in quegli anni tante cose che sono
venute fuori dopo la morte di Ceausescu non si conoscevano. Ma i romeni, quando
la storia lo ha permesso, hanno saputo agire, bene o male non posso giudicare.
Ora ai miei amici, che ridono sempre meno, mi verrebbe da chiedere: e voi che
da Andreotti siete passati a Berlusconi? Che avete politici condannati, forse
anche per mafia, al governo e in Parlamento? Che non ridete più, ma siete
felici di vedere Berlusconi che sprizza gioia e soldi personali? Sapete almeno
quale sarà il vostro futuro? Forse sì: avete trovato l'unto del Signore, mentre
noi si aveva un semplice operaio... Victoria Sandu Bagni di Lucca
( da "Corriere della Sera" del
27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Corriere della Sera - MILANO - sezione:
Grande Milano - data: 2009-03-27 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE La
storia Nella struttura di Nerviano a rischio 800 posti. «Per protesta apriamo
le gabbie delle cavie» Centro ricerca antitumori senza fondi «Lasceremo in
libertà scimmie e topi» Il laboratorio sperimenta farmaci per malati terminali.
«Ci hanno abbandonati» La struttura è gestita da una società che fa capo al
Vaticano. Lunedì presidio dei lavoratori davanti al Pirellone Tutti in libertà.
Scimmie, roditori, cani: gli animali cavia «rischiano » di tornare liberi.
Perché «se noi siamo imprigionati dai debiti, senza via di fuga, loro
potrebbero morire di fame». E se qualcuno non li aiuta «la struttura chiude».
Per questo i dipendenti hanno deciso di aprire le gabbie, per offrire agli
animali («almeno a loro») una speranza. Il Nerviano medical sciences, centro di
ricerca per i trattamenti antitumorali, rischia il fallimento. «Mancano 60
milioni. E per risolvere una crisi che si trascina da tempo ci vorrebbe un
miracolo», spiega Francesco Colotta, vice presidente. E che considerando la
proprietà, Congregazione dei figli dell'Immacolata concezione, sembra quasi un
eufemismo. Il centro è soffocato dai debiti ed è stato messo in vendita. Per
Colotta, «basterebbero pochi mesi d'attesa perché stiamo chiudendo una
trattativa importante con la multinazionale Pfizer ». Ma il tempo stringe. Il 3
aprile, secondo le comunicazioni ufficiali, quasi 800 lavoratori, tra
ricercatori e dipendenti, saranno licenziati. E il centro abbandonato. Lo
stesso che è fiore all'occhiello della ricerca italiana. E che cura, grazie ai
suoi preparati, 200 pazienti terminali in tutto il mondo. Dagli Stati Uniti
all'Europa. «Abbiamo raggiunto risultati straordinari: come allungare la vita
ad alcune persone ». Preparati «contesi da case farmaceutiche». Scoperte che
«ci hanno fatto meritare una fama internazionale». Anche il Wall Street Journal
ha parlato del centro alle porte di Milano. Ed è evidente che «se chiudiamo,
tutte queste risorse saranno abbandonate». Macchinari «all'avanguardia» e
professionalità «invidiate». Senza contare l'aspetto etico. «Dovremmo
interrompere le cure di chi si è affidato a noi». La proprietà, giusto
mercoledì sera, ha scritto ai ministri Gelmini, Tremonti e Sacconi: «è
necessario costituire un tavolo per convincere la banche ad aiutarci». Una
garanzia per un prestito ponte, in attesa delle entrate. I dipendenti, invece,
si sono rivolti all'arcivescovo Dionigi Tettamanzi. Un appello perché «non si
proceda alla chiusura». Per ora nessuna risposta. Ma i primi a
«rischiare» sono gli animali. Circa 150 primati («scimmie pagate quasi 5mila
euro l'una»), un centinaio di cani e 500 roditori. «La prossima settimana
finiranno le scorte di cibo», spiega Giorgio Ornati della Rsu. E siccome
mancano i fondi, «non si sa cosa accadrà ». Certo è che se «non interviene
qualcuno, apriremo le gabbie». Una protesta. E un vero disastro. «Senza contare
che in Italia il nostro è l'unico centro ad avere dei primati». E senza questi
macachi, non si può procedere con la ricerca. Perché un farmaco antitumorale,
prima di essere somministrato a un paziente, «per legge deve essere testato su
questi animali ». Sorti legate allo stesso filo, «sempre più sottile». In ballo
c'è anche il destino dell'intera comunità di Nerviano («il centro è nato nel
1965. E nel 2004 è passato alla società che fa capo in Vaticano»). Tanto da
preoccupare il sindaco che sta seguendo la situazione. A partire dal presidio
che lunedì i lavoratori faranno davanti alla Regione. «Il presidente Formigoni
ha accettato l'incontro». Una speranza di aprire la trattativa. «Prima di
aprire le gabbie». Il centro L'entrata della struttura: ora è a rischio il
futuro di quasi 800 dipendenti. Nel tondo un ricercatore al lavoro in un
laboratorio d'analisi Benedetta Argentieri
( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del
27-03-2009)
Argomenti: Scuola
PESARO pag. 7 Gli insegnanti precari
all'ex Provveditorato PROTESTA E... CONFRONTO AVREBBE DOVUTO essere un «sit-in
di protesta dei precari della scuola davanti all'Ufficio scolastico provinciale
(ex Provveditorato) di Pesaro e Urbino». Ci si aspettava, come recita il
dizionario, di trovarsi di fronte ad una «forma di protesta politica con la
quale i dimostranti occupano un luogo sedendosi per terra e opponendo
resistenza passiva a coloro che tentano di sloggiarli». Invece poco dopo le 15
di ieri (orario dell'appuntamento) gli insegnanti a tempo determinato pesaresi
(in totale una cinquantina), che avevano accolto l'invito della Rete docenti
precari della Marche' a manifestare «contro i tagli della legge 133 e contro il
disegno di legge Aprea», erano tutti seduti all'interno dell'Usp di Pesaro
Urbino, a confrontarsi con i sindacalisti e con Anna Maria Venturini, referente
dell'ufficio scolastico. Con loro avevano dei cartelloni (foto)che recitavano:
«Chiediamo il riconoscimento della professionalità dei docenti precari» e «Più
docenti preparati, più qualità della scuola». ERANO PREOCCUPATI per i tagli
previsti dalla Finanziaria che «riducono indiscriminatamente il personale
docente e Ata» e la domanda che più di ogni altra riempiva la stanza era: «Il
nostro futuro, qual è?». Sono andati via senza risposte, ma con la
consapevolezza di non essere soli nella loro lotta. «Noi siamo con voi, più di
voi contro i tagli alle risorse ha detto loro la Venturini . Le risorse già non
ci bastano. E' difficile far quadrare il cercio. Io sono dalla vostra parte». I
segretari dei sindacati scuola Anna Bartolini (Cisl) e Lilli Gargamelli (Cgil)
hanno ribadito il loro impegno. DI FATTO restano i numeri. «I precari della
Scuola nella nostra regione riporta la Rete docenti precari Marche sono in
totale 6.083, di cui 3.818 docenti. Nel corso di dieci anni il personale
docente precario è aumentato del 175%, quello costituito dal personale Ata (bidelli e addetti alle segreterie) ben del 321% Nelle Marche i
precari della scuola costituiscono il 22% del totale degli impiegati contro il
20% della media nazionale. Per effetto dei tagli della Gelmini e di Tremonti i precari che
perderanno il posto di lavoro nelle Marche sono 1.300 fra docenti e Ata».
Image: 20090327/foto/7976.jpg
( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del
27-03-2009)
Argomenti: Scuola
AGENDA CESENA pag. 7 )SCUOLA Marcatelli
(Fi/Pdl): «Controinformazione ideologica»... )SCUOLA Marcatelli (Fi/Pdl):
«Controinformazione ideologica» LA controinformazione programmata nei confronti
della riforma dell'istruzione elementare è arrivata anche nelle scuole di
Cesena. È arrivata, come in tutta Italia, attraverso un comportamento
riprovevole dei dirigenti scolastici e dei maestri sindacalizzati, che, invece
di esprimere il loro rispettabile dissenso nei luoghi appropriati, hanno
portato la politica dentro gli istituti, strumentalizzando i bambini e facendo
pressioni sui genitori per portarli a fare scelte congeniali a difendere
soprattutto interessi e privilegi di parte. Non sono mancate le proteste dei
genitori, che ci sono giunte numerose anche se preoccupate e formulate in modo
da non consentire l'individuazioni delle persone, proprio al fine di evitare
ripercussioni sugli studenti. Ci sono state denunciate proposte formative non
chiare, moduli formativi sconsigliati (le 27 ore) e addirittura negati (le 24
ore), una spinta fortissima sulle 30 ore e sul tempo pieno, anche nei confronti
di genitori che non ritenevano di accettarlo. Gli interessi perseguiti dalle
maestrine della Cgil, così diversi da quelli di molte famiglie, alla fine, a
fronte di disagi promessi o di allarmismi ingiustificati, hanno raggiunto
l'obiettivo insistentemente perseguito. Su questo risultato finale si è
abbattuto il giudizio politico dell'assessore Daniele Gualdi, che, confondendo
volutamente le 24 ore con il maestro unico (al solo scopo di disorientare le
famiglie), ha trionfalmente affermato che il modello
didattico del ministro Gelmini è fallito. Si è trattato di un pesante e immotivato intervento
ideologico da parte di un assessore che, invece di essere garantista verso le
minoranze che richiedevano scelte diverse e in linea con la legge, ha preferito
usare il frullatore per omogeneizzare un servizio che dovrebbe essere invece a
misura di bambino. Quella che eufemisticamente l'assessore chiama
"attività di informazione" ha dato i frutti sperati, visto che i
genitori hanno deciso in forma "autonoma"! Utilizzare la scuola per
una polemica politica di retroguardia la dice lunga su quale
"cultura" sia rappresentata dal nostro assessore. Ma il lavoro per
superare una scuola di matrice sessantottina, che non educa e non introduce i
giovani alla realtà, non potrà essere fermato da chi vuole difendere lo status
quo. Valutazione, merito e rigore sono elementi che vanno nella direzione
voluta dalle famiglie. Tommaso Marcatelli Capogruppo FI-PDL Cesena
( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del
27-03-2009)
Argomenti: Scuola
JESI pag. 10 JESI L'INSEGNANTE resta a
casa... JESI L'INSEGNANTE resta a casa. Numeri reali ancora non ci sono ma le
proiezioni del sindacato, fatte sulla base dei dati in suo possesso forniti a
livello ministeriale, parlano di una riduzione degli organici sia alle
elementari sia alle medie inferiori. Insomma, gli istituti comprensivi della città dovranno tra non molto fare i conti con la riforma messa a
punto dal ministro Gelmini.
E si tratta solo della prima fase, essendocene altre due nei prossimi anni.
«Indicativamente avremo una contrazione di organico di due insegnanti per
istituto comprensivo dice Manuela Carloni, responsabile Cgil per la scuola e
quindi a Jesi ci troveremo con una decina di maestre in meno. Questo
vuol dire una sola cosa: non avere più la compresenza in classe, non lavorare
più su progetti specifici e soprattutto non sostenere chi è in difficoltà».
Dati allarmanti che vanno ad aggiungersi a quelli del comparto manifatturiero.
Perché anche in questo caso chi paga la riforma sono i precari, come spiega la
sindacalista della Cgil: «L'insegnante con il contratto a tempo indeterminato
non rischia il posto, tutt'al più dovrà cambiare sede di lavoro, ma chi invece
ha l'assegnazione annuale adesso si ritroverà senza lavoro. E' un dramma, un
grosso dramma per queste persone. Perché per arrivare alla cattedra hanno fatto
concorsi, abilitazioni, tanta anticamera. E adesso si vedono fuori dal mondo
della scuola». Così come saranno messi alla porta decine di impiegati e
bidelli. «Ogni istituto comprensivo si ritroverà con un amministrativo e con
due bidelli in meno. Ciò significa mettere in ginocchio le segreterie e non
assicurare più la sorveglianza scolastica» spiega Emanuela Carloni. Tant'è che
diverse scuole stanno già bussando alla porta dell'assessore Bruna Aguzzi per
avere personale da utilizzare nelle ore della mensa. Costi che dovrà sostenere
l'Amministrazione comunale, altrimenti si rischia la paralisi. Intendiamoci,
questi numeri riguardano le elementari, oggi chiamate primarie. Poi c'è la
media inferiore dove anche lì sono previsti tagli. Visto che si tratta di
proiezioni, il sindacato si addentra nell'aspetto sociale in punta di piedi:
«Pensiamo a cosa significherà per una famiglia non poter più contare su uno
stipendio sottolinea la Cgil e che in alcuni casi è il principale sostegno se
il coniuge si trova in cassa integrazione». ser.fe.
( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Under 19, azimutrimonta e superaanche il
chiavari basket NELL'UNDER 19 Open di basket, l'Azimut Loano chiude in bellezza
battendo in rimonta il Chiavari. Già da tempo sicura del titolo, l'imbattuta
squadra di Spedaliere avrà ora un po' più di un mese per prepararsi al
concentramento interregionale che metterà in palio l'accesso alle finali
nazionali. Anche il Gruppo Geo Ceriale conclude con un successo la prima fase.
I due punti ottenuti contro l'Ospedaletti (con Carpaneto a dominare a rimbalzo)
permettono ai ragazzi di Romano di conquistare il terzo posto e di disputare il
primo turno di play off (contro il Chiavari) con il vantaggio dell'eventuale
bella in casa. Nell'Under 17 d'Eccellenza, l'Azimut, con carattere, si
aggiudica la combattutissima gara 1 di semifinale battendo il Pegli. Dopo
essere stati avanti anche di 11 punti (56-45 al 29'), i ragazzi di coach
Spedaliere vanno in crisi, permettendo agli ospiti di recuperare. Poi il
recupero. UNDER 19 OPEN (10^ e 11^ giornata): Rapallo-Granarolo 65-99; Granarolo-Villaggio
70-67; Ospedaletti-Ceriale 64-74; Azimut-Chiavari 80-79; Olimpia-Cus 82-73.
Classifica finale: Azimut 40; Granarolo 32; Ceriale 26; Chiavari 24;
Ospedaletti 23; Amatori 18; Rapallo 16; Villaggio 14; Olimpia e Imperia 10; Cus
6. Ceriale: Basso 8, Rosso 12, Kader 7, Mana 10, Carlucci 6, Giulini 11,
Grimaldi 2, Carpaneto 18. Azimut: Bellato 4, Marino,
Ficetti 25, Bussone 34, Di Palma, Damonte 12, Gelmini, Maccagno 10, Rotolo, Morana. UNDER 17 D'ECCELLENZA (andata
semifinali): Azimut-Pegli 74-68, Chiavari-Spezia 67-73. Azimut: Ferrari,
Damonte 14, Tassara 4, Bussone 14, Gelmini 12, Ugo Gambetta 1, Delfini, Morando, Rotolo, Cascone 13, Morana
16. 27/03/2009
( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
INSEGNANTI E
PSICOLOGI SI INTERROGANOSUL RITORNO DEL VOTO IN CONDOTTA La sfida di Stefano De
Martino: musicare una poesia di Pavese ALLA FONDAZIONE CARISPE l'organizzatore
del lunezia lancia un nuovo concorso ZERO in condotta: difficoltà e responsabilità dei
docenti nella relazione educativa con gli studenti. Nell'anno del ritorno del discusso
"cinque" agli allievi indisciplinati, si discute del significato del voto insufficiente, che prelude alla bocciatura: un ritorno
al passato che, secondo molti, non solo non risolve il problema
dell'irrequietezza. E' dunque affascinante, il tema dell'incontro odierno
presso Fondazione Carispe di via Chiodo, nell'ambito degli eventi del
"Festival della mente in classe 2009". L'incontro, che avrà inizio
alle 14,30, si rivolge agli insegnanti degli istituti secondari di primo e
secondo grado, psicologi e operatori del settore e punta dritto su un tema
nevralgico, la responsabilità educativa degli insegnanti. «Il grande successo e
la forte affluenza a queste nostre iniziative, indicano l'apprezzamento dei
docenti per gli approfondimenti di qualità» sottolinea il presidente di
Fondazione, Matteo Melley ? con il Festival della Mente riusciamo a promuovere
convegni di grande prestigio e valore». Coordinatrice nazionale è Giulia Cogoli,
coordinatrice spezzina Francesca Pautasso. .x/27/0903 La nuova iniziativa
costituirà una sezione e parteciperà alla serata finale del premio Lunezia in
programma ad Aulla .x/27/0903
( da "Sestopotere.com" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola
Consiglio dei Ministri, personalità
giuridica alla scuola europea di Parma: garantita maggiore autonomia (27/3/2009
19:00) | (Sesto Potere) - Parma - 27 marzo 2009- “Il gioco di squadra ha
funzionato. Le sollecitazioni arrivate dal tavolo interministeriale indetto dal
Comune di Parma su tutti i temi riguardanti lEfsa ha riportato un altro successo”. Sono di soddisfazione le
parole del Ministro dellIstruzione Mariastella Gelmini e del sindaco di
Parma Pietro Vignali dopo lapprovazione, in Consiglio dei Ministri, del disegno di
legge che riconosce la personalità giuridica alla Scuola per lEuropa di Parma.
“Si tratta di un Istituto che offre servizi dinsegnamento ai figli dei
funzionari dellAutorità europea per la sicurezza alimentare, con sede
nella città, ai figli di dipendenti delle Aziende convenzionate, nonché a studenti italiani e stranieri che abbiano scelto di
frequentarla” ha detto il Ministro Gelmini, che ha
anche sottolineato come questo “sia il primo esempio di “scuola associata al
sistema delle scuole europee”, uniniziativa presa a modello in altri Paesi dellUnione.
Il conferimento della personalità giuridica consentirà alla scuola di operare
con maggiore autonomia, anche sul piano dellinnovazione metodologica e
disciplinare”. “Ringrazio il Governo che è stato ancora una volta di parola –
ha detto il sindaco Vignali – Questo
disegno di legge, che ora auspico passi presto alle Camere anche con laiuto dei nostri
parlamentari, risolve molti problemi emersi nella gestione della scuola.
E un primo passo per dare a Parma e allItalia una scuola di livello
europeo. Ora si dovrà
procedere alla realizzazione in tempi brevi e certi della nuova struttura, dopo
ladozione
in Consiglio comunale del progetto preliminare”. Grazie al disegno di legge,
che ora dovrà passare in Parlamento, alla Scuola europea di Parma viene garantita la necessaria autonomia mediante un assetto
giuridico e amministrativo pienamente corrispondente al modello delle scuole
europee, in deroga alla normativa nazionale. Ad esempio grazie a questo
provvedimento il trattamento economico degli insegnanti sarà parificato alle
scuole europee, con la possibilità di avere figure professionali importanti,
come ad esempio di madre lingua, e un dirigente scolastico stabile. La Scuola
funziona in via sperimentale dal 2004 e nel 2006 ha ottenuto laccreditamento dal Consiglio superiore delle Scuole europee.
( da "Tirreno, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Lunedì al circolo I Praticelli Occhipinti
al convegno sulla scuola CASTELFIORENTINO. Lunedì alle 21,30 al circolo Arci I
Praticelli di Castelfiorentino incontro organizzato dal Pd sul tema "La
nuova (o vecchia) scuola - quale futuro per le nuove generazioni",
interverranno Rosa De Pasquale, deputato Pd membro commissione cultura della
Camera, e Giovanni Occhipinti, candidato a sindaco del Pd. «L'incontro rivolto
in particolare a genitori, insegnanti, studenti, vuole essere un'occasione di
confronto aperto che miri in prima battuta a informare i
cittadini sulle conseguenze della riforma Gelmini - dichiara Occhipinti - e soprattutto a capire quali scenari si
apriranno, o meglio dire chiuderanno, per la scuola italiana. Sono terminate le
iscrizioni a scuola, che hanno ribadito la volontà da parte delle famiglie di
mantenere il tempo pieno ma soprattutto un tempo educativo non certo composto
di 24 ore settimanali».
( da "Unita, L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Tempo pieno, richieste oltre il 95%: ma
escono quasi 3mila insegnanti Effetto Gelmini: a
rischio non solo le 40 ore, ma anche le 30 L'assessore regionale Costa: per l'asilo
4mila bimbi in attesa GIOIA SALVATORI A rischio tempo pieno e prolungato,
rientri pomeridiani, pulizie nelle scuole e sostituzioni di docenti malati. Non
nasce sotto buoni auspici l'anno scolastico 2009-2010, con i tagli della
ministra Maria Stella Gelmini. Va male per tutti:
famiglie che non avranno il tempo pieno, docenti, bidelli e segretari in
esubero. Alle elementari, con le iscrizioni in prima in aumento come le richieste
di tempo pieno e prolungato, i dirigenti dovranno dire tanti no alle famiglie
che vorrebbero mandare i figli a scuola per 30 o 40 ore settimanali: il 95% del
totale. I ridimensionamenti arrivano mentre aumentano di 1000 unità le
iscrizioni in prima elementare e del 6,8% le famiglie del Lazio che vogliono il
tempo pieno. Colpa dei tagli di organico della ministra dell'istruzione: a
casa, nel Lazio, 4132 persone: 2794 insegnanti e 1138 amministrativi di cui 868
bidelli: «Un supplente arriva per 15 giorni di assenza di un docente, con gli
organici ridotti all'indispensabile come faremo a coprire assenze più brevi?
Con i tagli al personale amministrativo e ai bidelli, sarà complicato anche
pulire le scuole e sorvegliare i piani», dice l'assessore regionale
all'istruzione Silvia Costa. «Se la Gelmini non provvede le scuole si
appelleranno alle regioni per fronteggiare le richieste dei genitori, le
carenze di organico, i problemi di pulizia, trasporto, mense e doposcuola».
Mentre la Gelmini taglia,
mette il maestro unico e fa fuori tutte le compresenze, i genitori chiedono di
più. Ben il 95% delle famiglie del Lazio ha chiesto, iscrivendo i figli
in prima elementare, il tempo pieno o prolungato, 30 o 40 ore. Soprattutto
nella Capitale e provincia dove il 67% delle famiglie vuole il tempo pieno (più
5,8% rispetto allo scorso anno). La Gelmini, però, ha
fatto gli organici misurando 27 ore settimanali per iscritto. Ma a Roma, per
esempio, solo il 3,2% delle famiglie ha chiesto le 27 ore. E comunque non solo
le 40 ore settimanali «Anche le 30 ore sono a rischio, con questi organici»,
dice la Costa. A complicare il quadro c'è la composizione della popolazione
scolastica. Nel Lazio ci sono 20mila bambini disabili e circa il 7 % degli
iscritti sono stranieri. Non solo: insegnanti e strutture servono per esaurire
le liste d'attesa che non sono un problema solo per gli asili nido ma anche per
la scuola materna: «Abbiamo scoperto che la lista d'attesa per l'asilo è di
4mila bambini tra 3 e 6 anni, nel Lazio», dice la Costa. Che prova a metterci
una toppa con un investimento di 3 milioni per le scuole materne. Altri
investimenti, 20 milioni, per i laboratori delle superiori dove, coi tagli di
1121 docenti, nella secondaria, sono a rischio gli indirizzi. Investimenti anche
sull'edilizia scolastica. Ieri è passata una delibera portata dall'assessore
Bruno Astorre per il finanziamento con 90 milioni di euro di interventi in 152
scuole del Lazio, 37 milioni vanno alla sola provincia di Roma. Il dossier
( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina XIV - Torino Le elezioni Palazzo
Nuovo "Siamo i fascisti del terzo millennio" Depretis, leader della
lista Arcadia: "L´Università è anche nostra" Ci presenteremo con i
nostri venti candidati. Da quanto ne sappiamo la commissione di valutazione ha
già deciso per il sì Quel posto è in mano a 30 persone, i ragazzi del Cua Non
siamo come il Fuan: in caso di scontri non saremmo usciti dal retro OTTAVIA
GIUSTETTI (segue dalla prima di cronaca) Venti nomi di ragazzi da ogni facoltà
ma in particolare da Giurisprudenza. Mai comparsi prima in nessun´altra lista.
Nemmeno nel Fuan. «Non parliamo la stessa lingua, loro hanno un legame forte
con il governo, noi siamo extraparlamentari, per certi aspetti ci sentiamo a
volte più vicini all´estrema sinistra che ha con noi qualche esperienza in
comune». Il Fuan chiede uno spazio politico come voi e che l´Università rientri
in possesso della aule occupate dagli autonomi. Arcadia cosa chiede? «Sono
d´accordo sul fatto che Palazzo Nuovo è nelle mani di trenta persone, i ragazzi
del Cua, che hanno aule "di proprietà" e molti amici influenti.
Quindi spadroneggiano. Però noi non chiediamo un ritorno alla legalità come
chiede il Fuan, anche i nostri movimenti occupano in qualche città, noi
pretendiamo solamente di poter fare politica all´interno dell´Ateneo. E poi
dimostreremo chi siamo alle elezioni». Otterrete molti voti? «Ne avremo sempre
di più perché gli studenti non ne possono più di quel gruppetto che in nome
dell´antifascismo spopola e decide. Il Cua non si presenterebbe mai alle
elezioni perché rifiuta lo strumento elettorale per principio. Ma se si
presentasse prenderebbe meno voti di tutti e lo sa». Arcadia
è con o contro la Gelmini?
«La Gelmini ha il solo
merito di aver fatto emergere il problema università. Dopodiché l´Università
deve essere pubblica. Il diritto allo studio è inviolabile. Noi siamo contro la
Gelmini e fino ai fatti di
piazza Navona lottavamo insieme ai movimenti di sinistra». Poi cos´è
successo? «Che i collettivi sono scesi in piazza con i baroni e noi non eravamo
d´accordo. La sinistra voleva mettere il cappello sulla mobilitazione e ci ha
espulsi dal movimento. Non accettava che potessimo essere protagonisti nella
mobilitazione. Per questo sono nati gli scontri». La commissione che valuta le
candidature sta decidendo se ammettervi alle elezioni. Molti ritengono che non
abbiate diritto di rappresentanza. «Che io sappia la commissione ha già deciso
per il sì». Ma l´apologia al fascismo è vietata dalla Costituzione. «Si cita il
fascismo solo in una disposizione transitoria della Costituzione. E poi si
capisce che in quegli anni si potesse temere una riorganizzazione del partito
fascista. Oggi sono passati sessant´anni». La vostra iconografia però è sempre
molto nostalgica. «Non più. Dobbiamo rendere merito per questo a Casapound che
ha rinnovato completamente il linguaggio, l´iconografia, i modelli di
riferimento. E sta raccogliendo tante nuove leve». Quali sono i vostri
movimenti di riferimento? «Casapound e Blocco studentesco». Quali i principi
che difendete? «Il diritto alla proprietà, il diritto al lavoro, il diritto
alla maternità. Con lo sguardo verso il futuro». Siete razzisti, xenofobi?
«Assolutamente no. Ci sono anche cittadini stranieri nei nostri movimenti.
Siamo contro l´immigrazione nel senso che pensiamo che sia una forma di
sfruttamento. Secondo noi l´integrazione non può essere di massa. Siamo per
l´Europa imperialista con il rispetto delle diversità culturali». Se negli
scontri di Palazzo Nuovo anziché i ragazzi del Fuan ci foste stati voi come
sarebbe andata? «Che di certo non saremmo usciti dal retro».
( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
stampa Comune Dall'esito della
consultazione la scelta del candidato sindaco Primarie, lanciati gli ultimi
appelli Primarie del Pd, ultime iniziative e ultimi appelli dei candidati, a 24
ore dall'avvio delle operazioni di voto, con i sei seggi che a Campobasso
saranno aperti dalle 8 alle 21. Rivolgendosi, anche direttamente, ai cittadini,
Augusto Massa, Annamaria Macchiarola, Luigi Di Nucci e Rino Ziccardi, sono ora
impegnati nella competizione, senza «esclusione di colpi», ma comunque
corretta, dalla quale verrà fuori il candidato sindaco del Partito democratico.
Da parte sua Annamaria Macchiarola ha deciso di chiudere la campagna elettorale
con una conferenza stampa davanti alla scuola elementare «D'Ovidio» di via
Roma. Una scelta non casuale, a riconoscimento dell'importanza data alla
conoscenza e alla formazione, contro «i ragionieristici
tagli alla scuola» previsti dal decreto Gelmini. Collocazione da cui si intravedeva il palazzo di città, a
conferma della volontà della Macchiarola di candidarsi a sindaco, per «siglare
un patto per la città» e lanciare un appello ai cittadini «a essere
protagonisti dell'oggi più che comparse di ieri». Incontri con i
cittadini, per spiegare l'iniziativa e i propri punti programmatici, anche per
Massa, Di Nucci e Ziccardi, in attesa dell'esito delle consultazioni. Quanto
alle operazioni di voto e di spoglio, che inizieranno a chiusura dei seggi
tutti i dettagli saranno illustrati oggi nella conferenza stampa che si
svolgerà nella sede del Pd. Si sa già che a Campobasso saranno allestiti sei
gazebo, in piazza Municipio, piazza Cuoco, piazzale della Mater Ecclesiae,
centro sociale di via Gramsci, parco di via San Giovanni e Pro loco di Santo
Stefano. C.S.
( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
stampa SobrietàIn tailleur blu camicia
bianca le ragazze, in abito scuro, qualcuno con il gessato, i ragazzi In prima
fila una gioventù da libro «Cuore» Hanno lo sguardo serio, la faccia pulita,
l'entusiasmo e tanta emozione che non riescono proprio a nascondere . In
tailleur blu camicia bianca le ragazze, in abito scuro, qualcuno con il
gessato, i ragazzi. Entrano ordinati quasi in fila nella grande sala del
congresso e prendono posto in modo ordinato. Sembrano quasi usciti dal libro
Cuore questo drappello di giovanissimi che Berlusconi ha voluto far sedere
nelle primissime file della platea e ai quali si è rivolto all'inizio del suo
discorso. A vederli, così compiti e consapevoli del ruolo che sono chiamati a
ricoprire almeno per un giorno, viene spontaneo paragonarli a quello che era la
gioventù scalmanata e colorata che le tv fino ad ora ci hanno abituato a vedere
al seguito di Berlusconi. Via il modello velina, via il cliche della donna
truccatissima, tutte curve in fuori. Per l'occasione solo visini appena
sfiorati da un velo di fard e dal lucido sulle labbra. Qualcuna non ha nemmeno
il tailleur blu ma un maglioncino buttato sulle spalle in un casual vero niente
affatto studiato. Solo i ragazzi sembrano ingessati nei vestiti scuri e stretti
nelle cravatte come nodi scorsoi ai quali, si vede bene, non sono abituati.
Fabrizia Farinacci, classe 1986, di Roma sorride appena: «Sì, sono emozionata.
Non è da tutti essere qui in prima fila ad ascoltare Berlusconi. Il mio modello
è il ministro Gelmini, lei sì che ha messo a tacere la
sinistra». «E' vero, io ho a che fare con una comitiva di amici che sono quasi
tutti di sinistra – aggiunge Mario Diana, nato nell'81, di Caserta – Per chi è
del Pdl è dura anche se dopo le elezioni e la vittoria schiacciante hanno
dovuto abbassare le penne». «Sì è vero, non è facile essere con Berlusconi ma
sono convinto che ben presto anche i miei amici si accorgeranno che con la
sinistra non si va da nessuna parte» afferma Marco Fontana classe '87. «Per chi
è giovane far parte di un partito giovane dà una grande carica. Sono
preoccupata dal mio futuro, questa crisi la sentiamo tutti anche nelle piccole
cose. Berlusconi mi trasmette ottimismo, speranza, quando lo ascolto mi dà la
carica. Insomma questo Pdl è una grande avventura» commenta Lucia Furnari
dell'87. Questi ventenni non si pongono il problema della fusione tra i due
partiti, Forza Italia e An, a chi li interpella dicono sicuri: siamo del Pdl i
vari partiti sono preistoria, passato remoto. Al termine del discorso si
accalcano attorno a Berlusconi. E a chi gli fa notare che poi nella cabina di
regia del nuovo partito, di giovani ce ne sono pochi, fanno spallucce: dateci un
po' di tempo, rispondono, questa è la transizione, il futuro siamo noi. «Io con
gli amici di Alleanza Nazionale ho da sempre un buon rapporto. Parliamo lo
stesso linguaggio, ci ritroviamo su tante cose. Insomma non vedo proprio la
differenza» sostiene Cristina Crupi 27 anni. «Berlusconi ha fatto la cosa
giusta. Così siamo più forti e diventiamo imbattibili: Con i ragazzi di
sinistra? Ci guardano con sospetto, certo le elezioni politiche li hanno
spiazzati. Alcuni stanno già passando dalla nostra parte». Per Clelia Gulmanele
di Imola, dell'86 «è una questione di genitori. Hanno i genitori ex
sessantottini, sono cresciuti a pane e D'Alema, è difficile portarli nel Pdl.
Magari ci verrebbero pure ma poi dovrebbero litigare in casa».
( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
stampa Oggi due cortei da Sapienza e
piazza della Repubblica. Uno solo è autorizzato «Onda», si spacca il movimento
degli studenti Il movimento studentesco dell'Onda si è spaccato in occasione
della manifestazione di oggi contro la riunione ministeriale del lavoro del G8
in programma nella capitale. Gli studenti della «Sapienza in Onda» partiranno,
hanno detto, in un corteo non autorizzato, oggi alle 14 da piazzale Aldo Moro,
davanti all'ateneo. Il resto degli universitari della Sapienza e di altri
atenei saranno, invece, alle 14
in piazza della Repubblica per il corteo autorizzato dei
sindacati di base, diretto a piazza Navona che partirà alle 15. «Il protocollo
sulla regolamentazione dei cortei a Roma per noi non vale. Così come abbiamo
fatto per molti anni, ci concentreremo a piazzale Aldo Moro per ribadire il
diritto di poter manifestare partendo dalla città universitaria», hanno detto
gli studenti della «Sapienza in Onda», decisi comunque a unirsi durante il
tragitto alla manifestazione dei sindacati di base. Altri studenti della
Sapienza, che invece considerano conclusa l'esperienza dell'Onda, hanno
annunciato che partiranno con gli universitari di Tor Vergata, Roma Tre, altri
movimenti studenteschi e assieme ai Cobas «perchè partire dalla Sapienza non ha
più senso, l'Onda non esiste più». Intanto la «spaccatura» è letta da molti
studenti come la fine del movimento. «L'Onda è un'esperienza finita per molti
di noi, adesso bisogna stare al fianco delle forze sociali». Il movimento
dell'Onda, nato a Roma nel settembre dello scorso anno, è
stato protagonista dell' «autunno caldo» delle contestazioni contro la riforma Gelmini e i tagli universitari. Ma
l'affermazione delle liste di destra alle ultime elezioni studentesche alla
Sapienza e l'approvazione definitiva della riforma Gelmini avevano spento gli entusiasmi, che si sono riaccesi nelle ultime
settimane. A causa dei cortei di oggi saranno deviate o limitate 46
linee di bus. Il corteo dei Cobas partirà alle 15 da piazza della Repubblica a
piazza Navona. I circa 20 mila manifestanti previsti sfileranno per via Luigi
Einaudi, piazza dei Cinquecento, via Cavour, via dei Fori Imperiali, piazza
Venezia, via delle Botteghe Oscure, largo di Torre Argentina, corso Vittorio
Emanuele, piazza San Pantaleo e via della Cuccagna.
( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
stampa La Giunta ha stanziato 90 milioni
per la ristrutturazione di 152 istituti in tutto il Lazio, 46 nella provincia
di Roma Scuole più sicure, maxipiano della Regione IstruzioneL'assessore Costa:
drammatici i tagli ai docenti, 2.794
in meno in elementari, medie e superiori In tutto il
Lazio saranno messe in sicurezza 152 scuole, 46 nella sola provincia di Roma. È
il maxi piano per l'edilizia scolastica da realizzare grazie ai novanta milioni
stanziati dalla Giunta regionale. E se da un lato si è deciso di puntare
sull'istruzione, dall'altro l'assessore regionale Silvia Costa ha reso noti i
numeri che riguardano la riduzione degli organici: il prossimo anno il taglio
in elementari, medie e superiori è di 2.794 docenti (il 7,6 per cento del
taglio nazionale), mentre il personale amministrativo potrà contare su 1.338
posti in meno (500 nelle elementari, 1.144 nelle medie e 1.121 nelle superiori)
di cui 868 collaboratori scolastici. Un allarme che la Regione lancia al
Governo: «Loro hanno scelto di tagliare - ha commentato il presidente Marrazzo,
mentre noi continueremo a investire nella scuola». E bisogna anche considerare
che il numero degli alunni è in aumento. A Roma, nella sola scuola primaria,
gli studenti passeranno da 166.678
a 167.673. Ma andiamo con ordine. Per quanto riguarda
l'edilizia scolastica, il grosso dei novanta milioni va alla provincia di Roma
con 37 milioni e 575 mila euro. Finanziamento che sarà ripartito sul triennio
2009-2011. Due le scuole del Comune di Roma che potranno beneficiare dei fondi
e ristrutturare i propri plessi. Si tratta dell'elementare Pirandello nel XV
Municipio e la media Nitti nel XX. Le altre 44 scuole che saranno messe in
sicurezza si ripartiscono in tutta la Provincia. Dopo Roma segue Frosinone con
37,5 milioni, Rieti 10 milioni, Latina 8 e Viterbo 7,6. L'assessore ai Lavori
pubblici Astorre ha voluto sottolineare come un piano per l'edilizia scolastica
di queste dimensioni abbia effetti positivi sull'intera economia: «Investire
sulle infrastrutture è una manovra anticiclica in tempi di crisi che rilancia
lo sviluppo e produce posti di lavoro. La situazione delle strutture del Lazio
è critica e la stiamo affrontando con investimenti massicci. Ci auguriamo entro
la fine della legislatura di aver messo in sicurezza centinaia di scuole». Ma
se Astorre ieri era ottimista per il futuro, al suo fianco la collega
all'Istruzione Silvia Costa, come detto, delineava pericolose ombre per il
sistema scolastico laziale. «La cosa più grave - ha detto
Costa - è che il ministro Gelmini, dopo aver inserito il maestro unico, aveva detto che le
famiglie avrebbero potuto scegliere tra orari diversi. Ma nel Lazio abbiamo una
richiesta di 30 o 40 ore che riguarda quasi il 93 per cento delle famiglie, con
un taglio di almeno 500 docenti nelle elementari. Così non saremo in
grado di mantenere neanche il livello attuale di tempo pieno». Costa ha
raffigurato una situazione critica soprattutto nelle medie, dove «la riduzione
del personale e dei supplenti porterà grandi difficoltà soprattutto nelle aree
metropolitane e nei piccoli plessi», per non parlare dei bidelli, «la cui
riduzione avrà riflessi negativi sulla pulizia e la sorveglianza degli
istituti».
( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
stampa Tagli Nessuno ha smentito le
notizie de «Il Tempo» sull'elementare Di Marzio La Provincia vuole essere un
baluardo per la scuola L'assessore Marcheggiani: «Difenderemo gli istituti sino
in fondo» Elisa Sartarelli «L'articolo 64 della Finanziaria, i decreti e i
regolamenti del ministro Gelmini parlano un linguaggio
chiarissimo: si tratta di tagli, pesanti e indiscriminati, non di riforme –
dichiara l'assessore provinciale alla Scuola, Gustavo Marcheggiani – La realtà
si incarica di smentire sia chi ha parlato di strumentalizzazioni, sia chi ha tentato
fino ad oggi di minimizzare. Le notizie che arrivano dai sindaci, dai dirigenti
scolastici e dai sindacati della nostra provincia sono drammatiche e
allarmanti». La paura per la chiusura delle scuole è aumentata dopo le notizie
sulla elementare di Piani di Poggio Fidoni anticipate ieri dal nostro giornale.
Notizie in alcun modo smentite dai diretti responsabili e quindi totalmente
veritiere. Monta anche la polemica per le convocazioni dei dirigenti scolastici
da parte degli uffici periferici del ministero dell'Istruzione, dato che ancora
non è confermata l'entità dei tagli provinciali alle scuole. «Si stanno
convocando i singoli dirigenti scolastici – continua Marcheggiani – non per
fare una giusta ricognizione delle necessità formative ma – se sono vere le
notizie da più parti riportate – per convincerli della ineluttabilità dei
tagli, anticipando nei fatti scelte tutte da verificare, senza coinvolgere i
sindaci dei comuni interessati». Intanto il dirigente scolastico del Lazio,
Raffaele Sanzo, si è dimesso dal suo incarico visto che, come scrive, «il nuovo
regolamento del Miur prevede che tutti i dirigenti cessino dall'incarico
attualmente ricoperto». «Non è possibile tollerare che nella nostra Provincia
si anticipino tempi e scelte – spiega Marcheggiani – e si immettano nel sistema
ministeriale possibili tagli che potrebbero essere più pesanti delle stesse
richieste che il ministero farà alle singole province nei prossimi giorni». Nel
frattempo si temono forti tagli al personale docente e Ata e la chiusura di 83
plessi. La richiesta di Marcheggiani è di una forte iniziativa unitaria che
coinvolga istituzioni e sindacati, forze politiche e parlamentari «a partire
dal senatore eletto in questo territorio», riferendosi a Cicolani
( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
stampa Battute sul Cav e un ciao a Del
Noce Parte così lo show più atteso dell'anno Berlusconi, Mentana, David
Letterman, Brunetta, la Prestigiacomo e Mike Bongiorno . Ieri sera ce n'era per
tutti nell'attesissima prova generale del FiorelloShow. Lo spettacolo andrà in
onda su Sky dal 2 aprile ma i romani più fortunati possono già goderselo al
Teatrotenda di piazzale Clodio, già soprannominato PalaFiorello. «Si è parlato
così tanto di questo show che quando mi guardo allo specchio mi chiedo
l'autografo». Lo showman ha esordito così. Ma subito dopo sono arrivate le prime
stoccate per il premier e il suo nuovo partito. «Mentre noi siamo qui - ha
detto rivolgendosi al pubblico - c'è chi sta facendo uno spettacolo sicuramente
meglio del nostro. Lì ci sono anche le ballerine». E poi giù a raccontare
l'incontro con Berlusconi a Palazzo Grazioli dopo la decisione di salire sul
carro di Sky. «All'inizio Berlusconi mi parlava di tutto tranne che di Sky.
Pensate che mi raccontava perfino le barzellette». Ma una parola «buona»
Fiorello ce l'ha anche per Brunetta «che è un errore chiamarlo nano perché i
nani sono molto più alti». Berlusconi, però, è sempre sotto i riflettori.
«Perché passi a Sky?», gli avrebbe chiesto il premier. «Porca paletta adesso ti
seguiranno tutti - diceva Fiorello riportando le parole del Capo del governo -
E poi gli australiani io li odio. Odio il boomerang. Odio i canguri. Poi mi ha
guardato negli occhi e il suo sguardo è diventato triste». A questo punto sui
monitor del palco l'immagine di Berlusconi campeggiava tra quella di Murdoch e
Fiorello con lo showman che cantava «E io tra di voi». Veniva giù il teatro. Il
piatto forte del FiorelloShow sono anche gli ospiti a sorpresa. Ieri sera è
stata la volta di Luca Jurman di «Amici», John Turturro e Enrico Mentana,
ospite di un vero e proprio Letterman Show. «Mentana! - lo ha presentato
Fiorello - L'unico che è stato eliminato dal Grande Fratello senza essere
nemmeno entrato nella Casa». Mentana è salito sul palco e incalzato dalle
domande ha detto: «A Mediaset è più facile starci da interista che da giornalista».
Messo di fronte al dilemma su chi «farsi» tra
Prestigiacomo, Gelmini,
Carfagna e Melandri, Mentana ha risposto: «Mi farei la Prestigiacomo». E
Fiorello: «Ho appena saputo che il ministro Prestigiacomo inserisce Mentana tra
gli uccelli in via di estinzione». Tra battute su Del Noce e aneddoti su Mike
Bongiorno, la prova generale volgeva al termine. Con lo spauracchio del
sindaco «Alemagno» che non vuole far finire lo show dopo le 23. A giudicare dagli
applausi lo spettacolo potrebbe durare anche tutta la notte.
( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina IX - Milano All´istituto tecnico
Elsa Morante i ragazzi disertano le lezioni e i docenti
scrivono al ministro Gelmini Rivolta contro la maturità senza 5 i professori: "Non
obbediremo" FRANCO VANNI Un scuola intera contro le nuove regole della
maturità, che prevedono l´accesso all´esame solo per chi non ha insufficienze.
Da una parte gli studenti, che per paura di essere bocciati disertano per due
giorni le lezioni e protestano con striscioni e megafoni. Dall´altra i
professori che, con la benedizione del preside, scrivono una lettera al
ministro Gelmini per chiedere di rivedere la norma
contestata, varata due settimane fa. Nel documento inviato a Roma, firmato da
86 dei 90 docenti dell´istituto tecnico Elsa Morante di Limbiate, si legge: «I
criteri della valutazione finale debbono essere comunicati agli studenti
all´inizio dell´anno scolastico e non continuamente modificati», quindi si
chiede che «le nuove norme vengano applicate dal prossimo anno». E comunque,
spiega la professoressa Fulvia Martini, «noi docenti della Morante abbiamo
deciso che valuteremo chi ammettere e chi no all´esame in base al giudizio
complessivo delle materie». In pratica, diserteranno la norma, per la gioia dei
quasi cento maturandi dell´istituto. Lunedì mattina alcuni professori saranno
davanti alla scuola per distribuire volantini, affinché anche le famiglie
conoscano la presa di posizione del collegio docenti. «Il fatto che gli
studenti non possano fare la maturità per un 5 in pagella - continua la
professoressa Martini - è l´esempio di come la riforma della Gelmini
non funzioni». Per quanto riguarda i ragazzi dell´ultimo anno, chiedono che
comunque sia garantita loro almeno una settimana di sospensione delle lezioni
per potere fare corsi di recupero e sistemare le insufficienze in vista
dell´esame. «Se non si fa qualcosa, alla fine dell´anno sarà un massacro di
bocciature», dice Annarita, rappresentante dei 600 studenti dell´istituto
Morante. Il preside Gennaro Griguoli ammette che «la preoccupazione di
professori e studenti è legittima», ma invita a organizzare la protesta «in
modo più strutturato, coinvolgendo altre scuole». In realtà, nonostante quella
della Morante sia la prima vera rivolta, un fronte contrario alle nuove regole
della maturità già esiste. Cisl Scuola Lombardia ha chiesto alla Gelmini un dietrofront contro «una norma inapplicabile». E
anche i presidi si stanno muovendo per evitare di dover bocciare metà degli
studenti all´ultimo anno. Qualche esempio: il dirigente del liceo scientifico
Donatelli-Pascal, Antonio Arrigoni, ha stabilito un criterio fatto in casa,
secondo cui si viene ammessi «se la media dei voti è superiore al 6». Giorgio
Castellari, preside del Vittorini, parla di «regola che nessun consiglio di
classe rispetterà, con il risultato che i 5 in fase di scrutinio saranno portati a 6».
SEGUE A PAGINA V
( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina XVII - Milano Ma a chi servono le
faccine di Brunetta? "Vivo in California e trasecolo. I soldi spesi per
questa trovata si potevano usare per formare il personale" Leggo delle
faccine di Brunetta sistemate negli uffici comunali per votare il servizio e mi
pongo qualche problema. 1) Quanto costano? 2) Il ministro non sa che una
valutazione di qualità non si fa a quel modo, bensì su un campione selezionato
e trattato alla maniera giusta? 3) O si tratta solo di un modo per dare sfogo
al malcontento di qualcuno e continuare come prima? 4) E contemporaneamente un
modo per far credere alla gente che il governo si occupa anche di queste cose?
5) Oppure, a seconda della risposta data al punto 1, chi ci guadagna? Non
sarebbe meglio spendere quei soldi in addestramento del personale e
infrastrutture? Fabrizio Celentano - San Diego (Usa) Il ministro Brunetta è un
sintomo e credo che si fatica a comprenderlo quanto più ci si allontana
dall´Italia. In California mi sa che non si provano da tempo simili esperienze mistiche.
Brunetta sa che non può accontentare tutti, ha però capito alla perfezione i
punti 3 e 4. Ciò che ha combinato con gli statali è memorabile. Alcuni se lo
meritavano, gli assenteisti sono calati: questo dato di fatto è davvero una
medaglia per Brunetta e il governo Berlusconi, nessuno gliela toglie. Il
rovescio della medaglia è però più sottile e parecchio più dirompente:
l´umiliazione costante a cui vengono sottoposti tutti i dipendenti, anche
quelli perbene, porta malefici e non benefici effetti. Con Brunetta si assiste
alla «sottocasta» da bastonare. Il bastone metaforico però non è in mano ai
cittadini, ma alla «casta». Nel frattempo, infatti, la famosa meritocrazia
resta un´illusione. è tutto un dire «noi facciamo, noi cambieremo il paese», ma
nel frattempo si continua come sempre: raccomandazioni, amicizie, scorciatoie,
trucchi e, alla fine, si aggiunge anche il corredo della faccine. Ora, mi
chiederei, ma perché non usare queste faccine sorridenti o rabbuiate
selezionando un campione di italiani e interrogandolo su qualche problema
specifico? Per esempio, le scuole elementari modello Gelmini hanno le labbra in su o in giù?
Dire ai disoccupati «Datevi da fare» merita faccine felici o un pernacchio alla
Totò? Caro lettore italiano andato negli States, qua sembriamo tornati ai tempi
in cui si diceva, come sui tram, «vietato disturbare il manovratore».
Ora è vietato disturbare «il manipolatore». Spero che l´efficiente e cavilloso
Brunetta le risponda, se mai leggerà Postacelere. A proposito, che tempo fa a
San Diego?
( da "Italia Oggi" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
ItaliaOggi sezione: Diritto e Fisco data:
28/03/2009 - pag: 29 autore: Codice autonomie rinviato Gente di mare, nuove
regole Slitta il codice delle autonomie. L'esame dei quattro schemi di disegno
di legge su proposta del ministro dell'interno in materia di funzioni degli
enti locali, Carta delle autonomie, città metropolitane e piccoli comuni è
stato rinviato ad una prossima riunione. Così recita il comunicato diffuso ieri
dalla presidenza del consiglio alla fine della riunione di governo. Il quale ha
invece approvato un regolamento, sul quale sono stati acquisiti i pareri del
Consiglio di stato, della Conferenza stato-regioni e delle commissioni
parlamentari, che in attuazione della direttiva comunitaria n. 2005/45 integra
la disciplina riguardante la gente di mare con i contenuti della Convenzione
dell'organizzazione internazionale marittima nelle sue più recenti
modificazioni. L'obiettivo, spiega un comunicato, è quello di garantire un
attento controllo sulla veridicità e legalità dei certificati di abilitazione
di marittimi di varie nazionalità, data la forte crescita di domanda e offerta
di lavoro nel settore, tutelando così la sicurezza , la navigazione e la tutela
dell'ambiente marino.Approvati anche tre disegni di legge per la ratifica e
l'esecuzione dei seguenti Atti internazionali: Convenzione fra l'Italia e la
Giordania per evitare le doppie imposizioni e contro le evasioni fiscali;
Accordi di cooperazione fra l'Italia e l'Arabia Saudita nel campo della difesa
e in materia di lotta contro la criminalità.Disco verde a un disegno di legge
che riconosce la personalità giuridica alla Scuola per l'Europa di Parma. La
Scuola funziona in via sperimentale dal 2004 e nel 2006 ha ottenuto
l'accreditamento dal Consiglio superiore delle Scuole europee. Si tratta di un
Istituto che offre servizi d'insegnamento ai figli dei funzionari dell'Autorità
europea per la sicurezza alimentare (Efsa), con sede nella città, ai figli di
dipendenti delle Aziende convenzionate, nonché a studenti italiani e stranieri
che abbiano scelto di frequentarla. Si tratta infatti del primo esempio di
«scuola associata al sistema delle scuole europee», un'iniziativa presa a
modello in altri Paesi dell'Unione. Il conferimento della personalità giuridica
consentirà alla scuola di operare con maggiore autonomia, anche sul piano
dell'innovazione metodologica e disciplinare.Via libera poi all'accordo
sindacale per le Forze di polizia ad ordinamento civile e provvedimento di
concertazione per le Forze di polizia a ordinamento militare, che integra il
dpr 11 settembre 2007, n. 170, e a un provvedimento di concertazione per le
Forze armate, integrativo del dpr 11 settembre 2007, n. 171.Al fine di
adempiere all'obbligo previsto nell'ambito della Strategia nazionale adottata
in applicazione del Regolamento comunitario n. 1234/2007 per il riconoscimento
e il controllo delle organizzazioni di prodotti ortofrutticoli e loro
associazioni, nonché di fondi di esercizio e programmi operativi, e
«considerato», spiega la presidenza, «che non è stato possibile acquisire
l'intesa prevista in sede di Conferenza stato-regioni, il Consiglio ha
motivatamente deliberato di dare corso al relativo decreto del ministro delle
politiche agricole alimentari e forestali».Il Consiglio ha inoltre deliberato:
nomina del presidente di sezione Lucio Todaro Marescotti a presidente aggiunto
della Corte dei conti; nomina di Fabio Cerchiai a componente del Cnel, in
rappresentanza della categoria imprese, settore servizi; nomina di Marco
Mancini a componente della Commissione per l'accesso ai documenti
amministrativi; conferimento all'ambasciatore Mario Bova e al ministro
plenipotenziario Francesco Greco delle funzioni di direttore generale,
rispettivamente, per i paesi dell'Europa e per la promozione e cooperazione
culturale. Su proposta del Ministro della difesa, Ignazio La Russa Renato Colio
è stato confermato nell'incarico di vicesegretario generale civile del
ministero, mentre su proposta del ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini è stato dato l'ok al conferimento dell'incarico di Capo di
Dipartimento a Giuseppe Cosentino (istruzione), Antonello Masia (università,
alta formazione artistica, musicale e coreutica e ricerca) e a Giovanni Biondi
(programmazione e gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali).
( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del
28-03-2009)
Argomenti: Scuola
OCCHIOBELLO pag. 12 «UNA RIFORMA che fa
ritornare indietro di 100 anni la scuola&... «UNA RIFORMA che fa ritornare
indietro di 100 anni la scuola». In queste settimane si
continua a parlare delle disposizioni contenute nella riforma Gelmini'. Tra i punti oggetto di
maggiore discussione la figura del maestro unico'. Si tratta di un riordino
nell'ambito scolastico, che ha registrato diverse critiche, a partire dai
docenti, come nel caso di Giorgio Demetri, assessore del comune di Polesella e
docente dell'Istituto Comprensivo. «Il numero di alunni per classe
spiega Demetri può arrivare, alle elementari e alle medie fino a 28 o 30
alunni; che ci siano poi ragazzi diversamente abili fa poca differenza. Questi
non hanno tutti la stessa predisposizione all'apprendimento ma sono attivi,
sanno usare il computer e il cellulare, hanno bisogno di personalizzazione
dell'insegnamento e di attenzione continua. Se poi arriva lo straniero che non
sa una parola della nostra lingua, l'apice del disagio è subito raggiunto». Un
altro punto è relativo agli insegnanti. «I docenti subiranno prosegue Demetri
un calo numerico importante. Nessuno potrà curarsi del ragazzino in difficoltà
o di quello che non sa la nostra lingua. Il senso comune è quello di dire che
era ora che si lavorasse nella scuola', che quattro cinque insegnanti in classe
erano troppi, ma resta il fatto che, specialmente la scuola primaria, era un
modello molto efficiente che reggeva il confronto con altre organizzazioni
scolastiche di altri paesi. Una diminuzione di ore di lezione e di compresenze
non potrà certo aumentare e migliorare il bagaglio culturale dei nostri figli».
Il docente, critica anche le disposizione in merito ai rientri settimanali. «I
genitori dei ragazzi delle medie conclude Demetri hanno iscritto negli anni
scorsi, per la quasi totalità, i loro figli scegliendo 29 ore settimanali
normali' e 4 di laboratorio. È stato cancellato, per decreto, l'unico rientro
settimanale in tutte le classi e tutti faranno trenta ore. Il risparmio che si
otterrà poteva essere coperto con manovre e fondi destinati ad altri
interventi. Una protesta che non deve essere solo dei docenti». Mario Tosatti
( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del
28-03-2009)
Argomenti: Scuola
SENIGALLIA pag. 18 Studenti in corteo
contro la riforma SCUOLA SENIGALLIA MANIFESTAZIONE del collettivo studentesco
Zenit' ieri per ribadire il parere contrario alla riforma
scolastica del ministro Gelmini. Cinquanta studenti degli istituti superiori sono partiti dal
Campus di via D'Aquino e quindi hanno attraversato in corteo il centro storico,
fino ad arrivare al liceo classico Perticari'. Qui i manifestanti sono entrati
per issare uno striscione ma hanno poi desistito. Senza problemi, il
corteo è poi rientrato al Campus.
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
IN BREVE pag. 21 Saranno convocati in
questi giorni in segreteria della scuola i 27 insegnanti delle Longhena che al
... Saranno convocati in questi giorni in segreteria della scuola i 27 insegnanti delle Longhena che al primo quadrimetre hanno dato
tutti 10 agli studenti per «svuotare di significato» il voto in pagella imposto
dalla riforma Gelmini. A
loro verrà consegnata la lettera del provveditore Aiello che gli contesterà
irregolarità amministrative. Gli insegnati hanno 10-20 giorni di tempo per
un'eventuale replica, e poi partirà l'eventuale procedura disciplinare.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Primo Piano Pagina 103 I commenti dei big
dopo il discorso del leader. A Verdini, Bondi e La Russa l'incarico di
coordinatori «Una svolta per la democrazia italiana» I commenti dei big dopo il
discorso del leader. A Verdini, Bondi e La Russa l'incarico di coordinatori
--> DAL NOSTRO INVIATO ROMA Lui, il compagno d'avventura, lascia l'immenso
padiglione del congresso intorno alle 20. Si porta a casa un pezzo di storia,
quella di An, fra l'emozione di seimila persone che lo hanno applaudito a lungo
e la commozione per la destra che confluisce nel Partito Unico. Ma Gianfranco
Fini esce «soddisfatto», raccontano quelli dello staff, «per i riconoscimenti
arrivati dal premier». Nessuno sdoganamento di An, questo il concetto che è
piaciuto a Fini, perché - parole di Silvio Berlusconi - «le idee non si
sdoganano ma si impongono da sole». FINI E BOSSI Fini, che oggi parla alle
12.30, ieri notte è andato a dormire soddisfatto per il senso complessivo del
discorso di Berlusconi, che ha voluto sottolineare quanto il Pdl non sia una
«Forza Italia allargata», ma l'incontro tra la storia del partito del premier e
di Alleanza nazionale, insieme agli altri partiti. In prima fila, fra Fini e
Roberto Maroni, il leader della Lega Nord Umberto Bossi. Il pugno chiuso, la
scelta di esserci e di rappresentare un alleato ma anche la coscienza critica
di questo centrodestra, il senatur ha incassato le belle parole del presidente:
«Come Gianfranco Fini si è rivelato un grande leader, così Umberto Bossi è
stato un leader coraggioso e lungimirante». La Lega e il Pdl governano a
braccetto, dopo il varo del federalismo questo legame è ancora più forte. GLI
EX FORZISTI Fra i ministri presenti sotto il grande palco della Nuova fiera,
quello della Giustizia, Angelino Alfano: «Quello di Berlusconi è stato un
grande discorso che ha ricostruito una storia straordinaria, ha aperto una
prospettiva e illuminato un nuovo cammino per la democrazia italiana». «È stato
un discorso bellissimo, il discorso appassionato di un leader carismatico, che
rivendica il percorso di questi quindici anni di impegno politico che hanno
cambiato la politica italiana. Ma è stato soprattutto un discorso che guarda
avanti, rivolto ai giovani, proiettato sul domani del paese come il Popolo
della libertà», queste le parole del ministro dell'Ambiente, Stefania
Prestigiacomo, all'uscita dal padiglione 6. Sull'ipotesi di un grande partito
dove diverse anime potrebbero alimentare un confronto interno, è intervenuto il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini: «Non c'è il rischio di correnti
nel Pdl, che sarà un partito nuovo, post-ideologico, programmatico e con una
leadership definita». Il ministro ha riferito che i coordinatori del nuovo
soggetto politico saranno tre: Denis Verdini, Ignazio La Russa e Sandro Bondi.
PIANETA AN Fra le anime di An che non c'è più, il capogruppo del Pdl al Senato,
Maurizio Gasparri: «Il Popolo della libertà nasce ricco di passioni e di
partecipazione. Credo sia un momento storico nella vita democratica italiana.
Tutto questo a sinistra non c'è». «Quello di Berlusconi è stato un buon
discorso, ha ricostruito il percorso fatto fin qui, ribadito l'ancoraggio al
Ppe e riconosciuto il percorso politico della destra italiana», ha detto il
vice capogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, sottolineando il
riconoscimento da parte di Berlusconi a Pinuccio Tatarella, fra i primi a
parlare di partito unico del centrodestra: «La standing ovation che c'è stata
ha detto molto più di quanto potessero raccontare le parole sul patrimonio che
la destra porta a questo partito». L'ANALISI «Io credo che il successore di
Berlusconi, Berlusconi vivente, lo decida Berlusconi, e quindi secondo me non
sarà certo Fini», questa la tesi del politologo Giovanni Sartori, che ha
aggiunto: «Berlusconi - ha detto parlando del Quirinale - andrà al Colle se gli
conviene, ma credo che la cosa lo lusinghi, quindi preparerà il suo possibile
approdo al Quirinale nel modo migliore». E. P.
( da "Corriere della Sera" del
28-03-2009)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Prima Pagina - data: 2009-03-28 num: - pag: 1 autore: di GIAN ANTONIO
STELLA categoria: REDAZIONALE Nomine Università La Gelmini il prof Masia e la missione
salva-baroni B aroni, baronetti e baroncini impicciati in concorsi sospetti
comincino a tremare. Il nuovo dominus dell'Università italiana è Antonello
Masia. L'uomo che, dovendo azzerare la nomina dei docenti finiti in cattedra
dopo una selezione condannata come truffaldina anche in Corte di Cassazione,
ha lasciato tutti al loro posto perché «l'annullamento d'un atto non può
fondarsi sulla mera esigenza di ripristino della legalità». CONTINUA A PAGINA
25
( da "Corriere della Sera" del
28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2009-03-28 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il
discorso Il premier evita di citare la svolta del «predellino» e ricorda il
corteo anti Prodi del 2006 Silvio celebra «il carissimo Bettino» «Lui per primo
aprì alla destra» Il Cavaliere diviso tra «amarcord» e facce nuove. Le
attenzioni per Fini SEGUE DALLA PRIMA Rievocazione della grande vittoria di due
mesi dopo. E rilettura della storia d'Italia, con alcuni passaggi-chiave, di
gran lunga i più applauditi dal congresso. Bettino Craxi, indicato come
precursore del Pdl, «il primo ad aprire alla destra», «il mio carissimo amico»,
qui rappresentato «da Stefania figlia ed erede politica», cui il premier manda
un bacio; grande ondeggiare di garofani rossi, portati dall'on. Barani da
Aulla. Pinuccio Tatarella, «il primo a credere in un centrodestra unito »,
celebrato dai delegati in piedi, in lacrime quelli di An. «La gloriosa macchina
da guerra di Occhetto», e qui di mutato c'è l'aggettivo: era «gioiosa », ma fu
travolta comunque. Di Pietro, mai nominato ma evocato come presenza maligna. La
stampa «schierata contro in massima parte, con l'azionariato sovrastante». Il
patto con la Lega, «di cui saluto il fondatore Umberto Bossi, mio carissimo
amico». L'intervista al supermarket di Casalecchio, «quando non esitai a scegliere
tra Rutelli e Gianfranco»; Fini è l'unico che non applaude, piega il capo
infastidito, ma Berlusconi capisce e precisa: «Solo gli osservatori
superficiali parlarono di "sdoganamento", un'espressione che
giustamente a Gianfranco non piace». La platea contribuisce all'amarcord.
Accanto alle «facce nuove», tutte giovani e belle, i Revenants del glorioso
'94, gli Angelo Codignoni, i Niccolò Querci. In gran forma Maria Luisa Todini.
Antonio Martino è in terza fila, volto cupo tipo esequie. Sirene di autoblù dai
vetri oscurati in ritardo. Tajani, di cui Dell'Utri dice che mai si sarebbe
atteso di vederlo così in alto, ha portato il capo del Ppe Martens, che tiene
allegra la platea: «Mon cher Silviò...». Berlusconi parla più di 90 minuti, ma
la crisi mondiale si affaccia appena al 63': tanto «l'Italia ne uscirà prima e
meglio degli altri». Obama è citato al 67', dopo il consueto aneddoto sul
cimitero di guerra americano — «questa ve l'ho già raccontata: c'era una volta
un padre che fece giurare al figlio...» —, che comunque fa sempre il suo
effetto: «Quel padre era mio padre, quel figlio ero io». Certo dal '94 è
cambiato tutto, anche il Cavaliere. Che però dimostra una tenuta fisica
impressionante. Solo al 35' ha un attimo di appannamento, si incespica, va giù
di voce ma rifiuta di bere, si riprende subito. Nuovo è l'inno, Meno male che
Silvio c'è al posto del coro di Forza Italia, molto rimpianto dai nostalgici.
Per tenere testa alle «facce nuove», Stefania Prestigiacomo è andata dal
parrucchiere e si è fatta i ricci, la Gelmini ha messo un rossetto rosa quasi
fucsia. La Carfagna siede accanto a Tremonti, poi s'alza e si isola con
Bocchino. Outing di Bondi, al fianco di Manuela Repetti detta la Zarina per il
ruolo crescente. Ministri senza posto, Melania Rizzoli litiga con la hostess
che vorrebbe farla alzare («se ce prova con me la mando affanculo» mette
in chiaro la Mussolini), Brunetta scavalca le sedie svelando una falcata da
ostacolista. Con Fini, dopo la discussione del giorno prima, Berlusconi è
prodigo di attenzioni. Non cita il predellino e piazza San Babila, ma il corteo
anti- Prodi del 2 dicembre 2006 e le successive vittorie elettorali. E comunque
«Gianfranco merita un grazie, per aver anteposto l'interesse del Paese a quello
personale». Lui sembra apprezzare. Per oggi prepara un intervento molto diverso
da quello del capo: il presidente della Camera eviterà di attaccare la
sinistra, rivendicherà l'ambizione di rivolgersi all'intero Paese, riconoscerà
i meriti di Berlusconi ma metterà in guardia dal culto della personalità.
Stasera però la scena è tutta del premier, che ha in pugno la platea, la invita
all'applauso modulando il tono della voce, le infligge un lungo excursus sul
significato di Popolo e di Libertà, con citazioni dei rivoluzionari americani e
francesi. Al 57', stremata, la Boniver guadagna l'uscita, dove si allunga la
coda alla toilette. Provatissimo il filosofo Mathieu. Passaggio-chiave quello
sul Papa, anzi «Benedetto Decimosesto», di cui Berlusconi cita «tra virgolette»
l'intervento dell'aprile 2008 sui «segnali di un clima nuovo, più fiducioso,
più costruttivo» dopo la vittoria del Pdl. Applauso tiepidissimo quando i
delegati apprendono che il loro partito «celebra la Resistenza e la Repubblica
». «Siamo l'unico governo possibile» è la sintesi del presente. Schifani porta
democraticamente il pass al collo. Di pass Giulio di Donato ex vicesegretario
Psi ne ha due, ospite e delegato, provassero a fermarlo. Maria Pia Fanfani è
venuta in divisa da crocerossina con medaglie, ma fanno storie pure a lei.
Aveva aperto l'on. Calabria chiamando sul palco il Cavaliere con voce tremante:
«E' arrivato il momento... sono emozionatissima...», a Fini scappa da ridere,
invito... invito...», l'on. Calabria non riesce a pronunciare il nome di
Berlusconi, s'ode nitida una voce dal banco dei fotografi: «E che è, padre
Pio?». Si chiude con il premier che convoca «i leader che ci porteranno i
simboli e le bandiere dei loro partiti»: Sergio De Gregorio sorride come una
popolana appena uscita dalla sala parto, la Brambilla e la Mussolini
conquistano il posto d'onore nella foto ricordo, poi tutti, compresi Caldoro
del nuovo Psi e Baccini dei cristianopopolari si prendono per mano e ondeggiano
al ritmo del nuovo inno. Il Cavaliere cita pure Giovanardi, «mio carissimo
amico», il ministro Rotondi, Dini, Dell'Utri e lo sconosciuto Luciano Bonocore
della sedicente Destra libertaria; ignorato inspiegabilmente Pionati, mentre il
repubblicano Nucara è convocato più volte ma per sbaglio; lui nel Pdl non
entra, Berlusconi però è troppo felice per accorgersene. Aldo Cazzullo
( da "Corriere della Sera" del
28-03-2009)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Cronache - data: 2009-03-28 num: - pag: 25 categoria: REDAZIONALE La nomina Il nuovo capo del Dipartimento università
La Gelmini, il prof Masia e
la missione salva-baroni Promosso il burocrate che difende i «maestri» SEGUE
DALLA PRIMA Sintesi burocratica d'un adagio: «chi ha dato ha dato, chi ha avuto
avuto». Non poteva scegliere giorno migliore, il ministro Mariastella Gelmini, per nominare il suo nuovo
braccio destro. Poche ore prima, l'Ansa aveva informato dell'ennesimo
scandalo: «La squadra mobile, su delega del pm di Reggio Calabria Beatrice
Ronchi, ha acquisito al Rettorato dell'Università di Messina la documentazione
relativa al concorso per due posti di ricercatore alla facoltà di
Giurisprudenza. Un esame che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato pilotato
per favorire gli unici due candidati, Vittoria Berlingò, figlia del preside di
Giurisprudenza, e Salvatore Siciliano, figlio del procuratore aggiunto di
Messina. Secondo gli inquirenti, gli altri aspiranti concorrenti sarebbero
stati "sconsigliati" dal partecipare alla selezione: ipotesi che ha
portato già ad alcune iscrizioni nel registro degli indagati per corruzione». I
candidati a quel concorso, svoltosi tra il novembre 2006 e il gennaio 2007,
erano in realtà cinque. Ma, spiega il verbale, una certa Sebastianella Calandra
si era presentata così, come fosse un bando per l'assunzione di segretarie
d'azienda, «assolutamente priva di esperienza scientifica e didattica ». Un
certo Pietro Falletta aveva sì un «curriculum didattico assai buono» e diceva
d'avere «pubblicato sette lavori» però, incredibile ma vero, non ne aveva
allegato manco uno... Quanto all'ultima incomoda, Aurora Vesto, non aveva
«alcun titolo e alcuna pubblicazione, non risultando utile l'attestato di
frequenza di un corso di lingua inglese». Fatto sta che, tolti questi tre che
forse non erano figuranti venuti per far numero ma certo ne avevano tutta
l'aria, i veri candidati per i due posti risultarono due giovani dai bei
natali: Vittoria e Salvatore. Figlia la prima di Salvatore Berlingò, il preside
di Giurisprudenza, figlio il secondo del procuratore Pino Siciliano. Una
coincidenza? Certamente! L'ateneo messinese, del resto, dimostra una recente
inchiesta di Michele Schinella per la rivista «Centonove», trabocca di
coincidenze. Soprattutto nei concorsi varati non per tappare i vuoti di
organico ma in quelli decisi, citiamo il magnifico rettore Franco Tomasello,
«per motivi strategici». Tra i vincitori, ad esempio, Marco Centorrino era
casualmente figlio di Mario, il pro rettore. Mario Vermiglio era casualmente
fratello di Francesco, ordinario a Economia. Rossana Stancanelli era
casualmente figlia di Paola Ficarra (ordinario a Farmacia) nonché nipote di
Rita (associato alla stessa facoltà) e del marito di questa Giuseppe Altavilla,
associato a Medicina. Antonino Astone era casualmente genero di Raffaele
Tommasini, docente e delegato del Rettore per le questioni giuridiche. Massimo
Galletti era casualmente il quarto di quattro figli del barone Cosimo, tutti e
quattro professori nel solco universitario tracciato da papà... Mettetevi al
posto di Mariastella Gelmini: non trovereste
intollerabile l'andazzo? E infatti il ministro, fedele alla proposta di legge
3423 presentata nella scorsa legislatura nella quale per 37 volte (trentasette)
invocava il ritorno al «merito», l'ha detto e ripetuto: non ne può più. Parole testuali
pronunciate qualche settimana fa agli studenti di Galatina: «Non è più
possibile andare avanti con una forma di nepotismo dentro le università».
Basta! Detto fatto, come dicevamo, ha deciso ieri di nominare Antonello Masia
capo Dipartimento per «università, alta formazione artistica, musicale e
coreutica e ricerca». Auguri. Il nuovo plenipotenziario chiamato a rinnovare il
mondo accademico è imbullonato alle poltrone ministeriali da 38 anni. Teorizza
che «i ministri passano, i direttori generali restano». Dice che «non bisogna
dare alle baronie un significato così negativo» perché se lui «pensa al barone,
pensa al "maestro"». Sbuffa davanti agli allarmi sulle condizioni
disastrose dei nostri atenei: «Non credo alle classifiche internazionali ».
Irride agli scandali e alle inchieste giudiziarie che descrivono decine e
decine di concorsi sospetti perché secondo lui i casi di nepotismo in tutti
questi anni «saranno stati cinque, sei, sette...». Il suo capolavoro risale a
due anni fa, quando si ritrovò sul tavolo, nei giorni in cui la Moratti se
n'era già andata e Mussi doveva ancora insediarsi, l'incartamento di un
famigerato concorso di Otorinolaringoiatria bandito nel 1988. Un concorso
truccato, vinto da sedici figli di papà o raccomandati di ferro. E sanzionato
con la condanna dei baroni coinvolti in Assise, in Appello e in Cassazione. E
con sentenze che parlavano di «totale assenza di correttezza, di senso etico,
di rispetto della legge». Di «plurime e prolungate condotte criminose». Di
«profonda e amorale illegalità». Bene: di ricorso in ricorso, di rinvio in
rinvio, di ostruzionismo in ostruzionismo, tutti i colpevoli e i beneficiati
erano rimasti al loro posto. Finché la pratica finì appunto sul tavolo di
Masia. Che ci mise una pietra sopra con le parole citate: «Visto che la
sentenza penale non annulla automaticamente l'atto amministrativo senza la
pronuncia del giudice amministrativo, mai intervenuta» e che «l'annullamento di
un atto non può fondarsi sulla mera esigenza di ripristino della legalità, ma
deve tener conto della sussistenza di un interesse pubblico», il concorso
taroccato «non» andava annullato. Un messaggio davvero «educativo» per i
giovani universitari italiani: fatevi furbi, tanto non paga mai nessuno. Scelto
Antonello Masia è stato nominato ieri dal ministro Mariastella Gelmini capo Dipartimento per «università, alta formazione
artistica, musicale e coreutica e ricerca». Masia è inserito nel mondo
ministeriale da 38 anni ( foto Imagoeconomica) Gian Antonio Stella
( da "Corriere della Sera" del
28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Corriere della
Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-03-28 num: - pag: 25
categoria: BREVI il ministro e il dirigente La Gelmini ha scelto Antonello Masia, da 38
anni sulle poltrone ministeriali
( da "Corriere della Sera" del
28-03-2009)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Spettacoli - data: 2009-03-28 num: - pag: 51 categoria: REDAZIONALE
Numero zero A Roma la prova generale del suo ritorno sullo schermo (Sky) Circo
Fiorello Show sullo «Smemorato di Cologno» e intervista-gag sul palco a
Mentana: «Il vero cacciato dal Grande fratello» ROMA — «Una simile attenzione —
dice Fiorello con la sua verve carica di umanità — non mi era mai capitata
nella mia vita, un pochino la testa me la sono montata. Mi sono guardato allo
specchio e mi sono chiesto l'autografo. E non me lo sono fatto. Mia figlia mi
ha detto: papà!. Parla col mio agente le ho risposto». Pochi eventi tv hanno
vissuto giornate così convulse e frenetiche. Rompendo un silenzio assordante,
Fiorello all'ultimo momento decide di aprire le porte del suo work in progress
alle telecamere e ai taccuini, ed eccoci al numero zero. è la prova generale
del suo ritorno sul piccolo schermo: non più Raiuno, ma Sky. Dal 2 aprile la tv
satellitare trasmetterà per tre sere alla settimana (giovedì, venerdì e sabato,
Sky Uno, canale 109) un antipasto in 25 minuti del ricco menù che lo showman
dispenserà dal vivo al Teatro Tenda di piazzale Clodio. Più il meglio della
settimana alla domenica. Parla col pubblico: tu che lavoro fai? L'impiegato.
Dove? Non lo so ancora. «Solo in Italia puoi avere risposte del genere ». A uno
sfila gli occhiali da presbite, gli riempiono il volto: «Ma che hai, un 24 pollici?». In sala
c'è John Turturro, in Italia per girare un film musicale su Napoli. «Ma perché
non prendi Apicella?». Improvvisano una canzone: «Ragazzi, il dvd del nostro
duetto è già disponibile a Napoli». Ma a tenere banco è il suo incontro con
Berlusconi, quello che doveva stoppare il suo sbarco su Sky. «Sta sul palco
pure lui. Il suo show per la nascita del Partito della libertà è stato di
sicuro meglio del nostro. Io i ballerini non li ho». Fiore vede Mentana tra il
pubblico e lo prende di petto sull'addio a Mediaset: «Come stai? Eh, succede.
Pensate, Enrico è l'unico eliminato dal Grande fratello senza mai essere stato
nella casa». Finge di fargli un'intervista alla Letterman. Gli chiede: «è vero
che tu ogni giorno vedi Porta a Porta per far diminuire gli ascolti di
Matrix?». Altra domanda: «Enrico, a parte Carlo Conti, chi è l'Obama italiano»?
Domanda secca: «Pd o Pdl?», Mentana: «In questo momento nessuno, oggi non
voterei, giuro». «Il tg che non guarderesti mai?». «Se ti dico il Tg4...».
Fiore: «E' la verità». «Chi butteresti dalla torre, Silvio o Berlusconi»?
«Tutti e due». «Dopo Chi l'ha visto pare che vogliano lanciare un nuovo format,
titolo: Che minchia fa ogni giorno Enrico Mentana?». «Carfagna, Gelmini, Melandri, Prestigiacomo: chi ti
faresti?». «Prestigiacomo, è un nome da uomo». Berlusconi dunque. «Al telefono
mi dice, vieni a Palazzo Grazioli, non lo saprà nessuno. Vado e sotto c'era
Alfonso Signorini con la copertina vuota di Sorrisi e Canzoni, mi ha fatto la
foto e mi ha messo dentro. Avevo l'impressione che tutto intorno a me
fosse piccolo, la sedia, il tavolo. Prima si materializza il suo sorriso, solo
i denti, poi arriva il corpo, si attacca ai denti, i capelli perfetti attaccati
a mazzetti di quindici. Ogni tanto passava Gianni Letta da dietro il divano.
Dice che c'era pure Brunetta ma io non l'ho visto. Dire che Brunetta è nano è
un errore, i nani sono molto più alti. Berlusconi sul passaporto ha la foto a
figura intera, Brunetta ha la famiglia intera. Berlusconi, furbo, mi parlava di
tutto fuorché di Sky. La sai quella di Pierino? Le barzellette a me, che vengo
da 15 anni di animazione al Valtur. Arriva Letta: "C'è un inglese, un
francese e un tedesco". E Berlusconi: la so già. No, dice Letta, sono
quelli del G8». Fiore è caricato a mille: «Qui posso veramente fare quello che
mi pare, non c'è pubblicità, non c'è l'Auditel». Coinvolge Enrico Cremonesi e
la sua band, ringrazia il sindaco «Alemagno » (lo chiama così) per avergli dato
il Teatro Tenda, «in genere lo dà solo al Circo Mediano»; scherza sulla mafia:
«Quanti personaggi in sala, uno fra tutti, Bernardo Provenzano ». Ps: il
direttore dei programmi radiofonici della Rai, Sergio Valzania, sta verificando
l'ipotesi di trasmettere in radio lo show in quanto «non sono stati ceduti i
diritti radiofonici ». \\ Il suo spettacolo per la nascita del Pdl meglio del
nostro. Io i ballerini non li ho Mattatore Fiorello, classe 1960. Dal 2 aprile
arriva su Sky Uno il suo «Fiorello show», sintesi dello spettacolo teatrale che
mette in scena a Roma a piazzale Clodio Tendone A fianco il tendone di piazzale
Clodio. Più a sinistra Enrico Mentana Valerio Cappelli
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Prima Pagina Pagina 2 Brunetta e la lotta ai
fannulloni Sportello efficiente: è questione di faccia Brunetta e la
lotta ai fannulloni di Gianni Filippini --> di Gianni Filippini Chissà come si vede. Se lo
specchio psicologico gli rimandasse l'immagine di Adone non ci sarebbe da
meravigliarsi e tanto meno da scandalizzarsi. Capita a molti, e spesso, di
eccedere nell'autostima. Ma per lui sarebbe un rischio: uno Zeus dei tempi
nostri potrebbe attualizzare il mito e costringerlo a vivere sei mesi fra i vivi
e sei mesi fra i morti. Scherzi a parte, ha poca importanza. Conta, piuttosto,
come il ministro Renato Brunetta è visto dai dipendenti pubblici. Non da quelli
virtuosi, che fanno il loro dovere e che sono certamente la maggioranza. Dagli
altri, da quelli abituati a considerare il lavoro un fastidio da ridurre al
minimo e che nuove regole vogliono riportare sulla retta via. Come destinatari
della meritoria "guerra ai fannulloni" condotta dal tenace ministro è
molto probabile che si sentano gli occhi pieni di fumo. Le statistiche dicono
che sono diminuiti gli ammalati fasulli, i cappuccini e i cornetti consumati a
mezza mattina fuori dall'ufficio. Per Brunetta, dunque, qualche onesto
applauso. Anche perché c'è da far la media con i fischi che si merita per esempio
quando definisce guerriglieri gli studenti impegnati a protestare
democraticamente. Comunque, il grintoso ministro va avanti. Sembra un rullo
compressore e nessuno riesce a fermarlo. Per la lotta ai disservizi delle
pubbliche amministrazioni nei giorni scorsi ha tirato fuori un'arma nuova di
zecca. Diavolo d'un Brunetta! Dev'essere stato a colazione
con la Gelmini e della
collega ha sposato l'idea di dividere il mondo tra buoni e cattivi assegnando
voti in condotta. Lui nega, dice di essersi ispirato a quanto realizzato con
successo dalla rete doganale cinese. La novità, segnalata dai giornali senza
tanto clamore, è questa: agli sportelli pubblici i cittadini avranno a
disposizione una sorta di semaforo con tre faccette, la rossa per il
pollice verso, la gialla per l'astensione dal giudizio, la verde per l'ok.
Anche se c'è da temere una valanga vermiglia, sarà persino divertente assistere
alle reazioni del pubblico davanti alla "rivoluzionaria" opportunità
di esprimersi su chi è pagato per rendergli un servizio. Però, che si chieda un
parere e che si prometta di tenerne conto è cosa buona e giusta. Sarà tuttavia
opportuno attendere riscontri obbiettivi. In passato altre iniziative più o
meno simili sono nate e morte in tempi ravvicinati. Intanto si parte con
l'acceleratore già premuto al massimo: subito tre grandi enti, a giugno -
assicura Brunetta - saranno già trecento, entro l'anno almeno 50 mila. Insomma,
le tre faccette del semaforo sulla qualità dei servizi dovranno fare lo
straordinario. Qualche eccesso retorico e propagandistico a parte, stando
all'annuncio e alle promesse si tratta senza dubbio di un'apprezzabile
iniziativa. Forse non culturale come ha esclamato con orgoglio il ministro. Di
certo innovativa in un Paese che purtroppo non tiene in gran conto, come
dovrebbe, la centralità del cittadino nel rapporto con le sue amministrazioni.
Sarà determinante la prova dei fatti concreti. Troppi degli annunci proposti a
valanga dagli esponenti del governo hanno avuto la sorte effimera di certi titoli
di giornale. La doccia scozzese delle attese e delle delusioni è purtroppo
sempre in funzione, Comunque l'ultima trovata di Brunetta ha uno slogan
pubblicitario di buon impatto: "Mettiamoci la faccia". C'è per ora
l'irresistibile tentazione di invitare il ministro a non metterci la sua. Come
certo sa, a qualcuno non piace.
( da "Corriere.it" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
A Roma la prova generale del suo ritorno
sullo schermo (Sky) Circo Fiorello Show sullo «Smemorato di Cologno» e
intervista-gag sul palco a Mentana: «Il vero cacciato dal Grande fratello» ROMA
«Una simile attenzione dice Fiorello con la sua verve carica di umanità non mi
era mai capitata nella mia vita, un pochino la testa me la sono montata. Mi
sono guardato allo specchio e mi sono chiesto l'autografo. E non me lo sono
fatto. Mia figlia mi ha detto: papà!. Parla col mio agente le ho risposto».
Pochi eventi tv hanno vissuto giornate così convulse e frenetiche. Rompendo un
silenzio assordante, Fiorello all'ultimo momento decide di aprire le porte del
suo work in progress alle telecamere e ai taccuini, ed eccoci al numero zero. È
la prova generale del suo ritorno sul piccolo schermo: non più Raiuno, ma Sky.
Dal 2 aprile la tv satellitare trasmetterà per tre sere alla settimana
(giovedì, venerdì e sabato, Sky Uno, canale 109) un antipasto in 25 minuti del
ricco menù che lo showman dispenserà dal vivo al Teatro Tenda di piazzale
Clodio. Più il meglio della settimana alla domenica. Parla col pubblico: tu che
lavoro fai? L'impiegato. Dove? Non lo so ancora. «Solo in Italia puoi avere
risposte del genere ». A uno sfila gli occhiali da presbite, gli riempiono il
volto: «Ma che hai, un 24
pollici?». In sala c'è John Turturro, in Italia per
girare un film musicale su Napoli. «Ma perché non prendi Apicella?».
Improvvisano una canzone: «Ragazzi, il dvd del nostro duetto è già disponibile
a Napoli». Ma a tenere banco è il suo incontro con Berlusconi, quello che
doveva stoppare il suo sbarco su Sky. «Sta sul palco pure lui. Il suo show per
la nascita del Partito della libertà è stato di sicuro meglio del nostro. Io i
ballerini non li ho». Fiore vede Mentana tra il pubblico e lo prende di petto
sull'addio a Mediaset: «Come stai? Eh, succede. Pensate, Enrico è l'unico
eliminato dal Grande fratello senza mai essere stato nella casa». Finge di
fargli un'intervista alla Letterman. Gli chiede: «È vero che tu ogni giorno
vedi Porta a Porta per far diminuire gli ascolti di Matrix?». Altra domanda:
«Enrico, a parte Carlo Conti, chi è l'Obama italiano»? Domanda secca: «Pd o
Pdl?», Mentana: «In questo momento nessuno, oggi non voterei, giuro». «Il tg
che non guarderesti mai?». «Se ti dico il Tg4...». Fiore: «E' la verità». «Chi
butteresti dalla torre, Silvio o Berlusconi»? «Tutti e due». «Dopo Chi l'ha
visto pare che vogliano lanciare un nuovo format, titolo: Che minchia fa ogni
giorno Enrico Mentana?». «Carfagna, Gelmini, Melandri, Prestigiacomo: chi ti faresti?». «Prestigiacomo, è un
nome da uomo». Berlusconi dunque. «Al telefono mi dice, vieni a Palazzo
Grazioli, non lo saprà nessuno. Vado e sotto c'era Alfonso Signorini con la
copertina vuota di Sorrisi e Canzoni, mi ha fatto la foto e mi ha messo dentro.
Avevo l'impressione che tutto intorno a me fosse piccolo, la sedia, il tavolo.
Prima si materializza il suo sorriso, solo i denti, poi arriva il corpo, si
attacca ai denti, i capelli perfetti attaccati a mazzetti di quindici. Ogni
tanto passava Gianni Letta da dietro il divano. Dice che c'era pure Brunetta ma
io non l'ho visto. Dire che Brunetta è nano è un errore, i nani sono molto più
alti. Berlusconi sul passaporto ha la foto a figura intera, Brunetta ha la
famiglia intera. Berlusconi, furbo, mi parlava di tutto fuorché di Sky. La sai
quella di Pierino? Le barzellette a me, che vengo da 15 anni di animazione al
Valtur. Arriva Letta: "C'è un inglese, un francese e un tedesco". E
Berlusconi: la so già. No, dice Letta, sono quelli del G8». Fiore è caricato a
mille: «Qui posso veramente fare quello che mi pare, non c'è pubblicità, non
c'è l'Auditel». Coinvolge Enrico Cremonesi e la sua band, ringrazia il sindaco
«Alemagno » (lo chiama così) per avergli dato il Teatro Tenda, «in genere lo dà
solo al Circo Mediano»; scherza sulla mafia: «Quanti personaggi in sala, uno
fra tutti, Bernardo Provenzano ». Ps: il direttore dei programmi radiofonici
della Rai, Sergio Valzania, sta verificando l'ipotesi di trasmettere in radio
lo show in quanto «non sono stati ceduti i diritti radiofonici ». Valerio
Cappelli stampa |
( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
stampa L'assessore Costa: drammatici i
tagli ai docenti Scuole sicure, piano della Regione La Giunta ha stanziato 90
milioni per la ristrutturazione di 152 istituti in tutto il Lazio, 46 nella
provincia di Roma In tutto il Lazio saranno messe in sicurezza 152 scuole, 46
nella sola provincia di Roma. è il maxi piano per l'edilizia scolastica da
realizzare grazie ai novanta milioni stanziati dalla Giunta regionale. E se da
un lato si è deciso di puntare sull'istruzione, dall'altro l'assessore
regionale Silvia Costa ha reso noti i numeri che riguardano la riduzione degli
organici: il prossimo anno il taglio in elementari, medie e superiori è di
2.794 docenti (il 7,6 per cento del taglio nazionale), mentre il personale
amministrativo potrà contare su 1.338 posti in meno (500 nelle elementari,
1.144 nelle medie e 1.121 nelle superiori) di cui 868 collaboratori scolastici.
Un allarme che la Regione lancia al Governo: «Loro hanno scelto di tagliare -
ha commentato il presidente Marrazzo, mentre noi continueremo a investire nella
scuola». E bisogna anche considerare che il numero degli alunni è in aumento. A
Roma, nella sola scuola primaria, gli studenti passeranno da 166.678 a 167.673. Ma
andiamo con ordine. Per quanto riguarda l'edilizia scolastica, il grosso dei novanta
milioni va alla provincia di Roma con 37 milioni e 575 mila euro. Finanziamento
che sarà ripartito sul triennio 2009-2011. Due le scuole del Comune di Roma che
potranno beneficiare dei fondi e ristrutturare i propri plessi. Si tratta
dell'elementare Pirandello nel XV Municipio e la media Nitti nel XX. Le altre
44 scuole che saranno messe in sicurezza si ripartiscono in tutta la Provincia.
Dopo Roma segue Frosinone con 37,5 milioni, Rieti 10 milioni, Latina 8 e
Viterbo 7,6. L'assessore ai Lavori pubblici Astorre ha voluto sottolineare come
un piano per l'edilizia scolastica di queste dimensioni abbia effetti positivi
sull'intera economia: «Investire sulle infrastrutture è una manovra anticiclica
in tempi di crisi che rilancia lo sviluppo e produce posti di lavoro. La
situazione delle strutture del Lazio è critica e la stiamo affrontando con
investimenti massicci. Ci auguriamo entro la fine della legislatura di aver
messo in sicurezza centinaia di scuole». Ma se Astorre ieri era ottimista per
il futuro, al suo fianco la collega all'Istruzione Silvia Costa, come detto,
delineava pericolose ombre per il sistema scolastico laziale. «La cosa più grave - ha detto Costa - è che il ministro Gelmini, dopo aver inserito il maestro
unico, aveva detto che le famiglie avrebbero potuto scegliere tra orari
diversi. Ma nel Lazio abbiamo una richiesta di 30 o 40 ore che riguarda quasi
il 93 per cento delle famiglie, con un taglio di almeno 500 docenti nelle
elementari. Così non saremo in grado di mantenere neanche il livello
attuale di tempo pieno». Costa ha raffigurato una situazione critica
soprattutto nelle medie, dove «la riduzione del personale e dei supplenti
porterà grandi difficoltà soprattutto nelle aree metropolitane e nei piccoli
plessi», per non parlare dei bidelli, «la cui riduzione avrà riflessi negativi
sulla pulizia e la sorveglianza degli istituti».
( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
stampa Parte così lo show di Fiorello
Battute sul Cav e un ciao a Del Noce Rosario Fiorello ha inaugurato ieri la
serie delle sue serate. L'attesissimo spettacolo dello showman sarà trasmesso
su Sky a partire dal 2 aprile. Berlusconi, Mentana, David Letterman, Brunetta,
la Prestigiacomo e Mike Bongiorno. Ieri sera ce n'era per tutti
nell'attesissima prova generale del FiorelloShow. Lo spettacolo andrà in onda
su Sky dal 2 aprile ma i romani più fortunati possono già goderselo al Teatrotenda
di piazzale Clodio, già soprannominato PalaFiorello. «Si è parlato così tanto
di questo show che quando mi guardo allo specchio mi chiedo l'autografo». Lo
showman ha esordito così. Ma subito dopo sono arrivate le prime stoccate per il
premier e il suo nuovo partito. «Mentre noi siamo qui - ha detto rivolgendosi
al pubblico - c'è chi sta facendo uno spettacolo sicuramente meglio del nostro.
Lì ci sono anche le ballerine». E poi giù a raccontare l'incontro con
Berlusconi a Palazzo Grazioli dopo la decisione di salire sul carro di Sky.
«All'inizio Berlusconi mi parlava di tutto tranne che di Sky. Pensate che mi
raccontava perfino le barzellette». Ma una parola «buona» Fiorello ce l'ha
anche per Brunetta «che è un errore chiamarlo nano perché i nani sono molto più
alti». Berlusconi, però, è sempre sotto i riflettori. «Perché passi a Sky?»,
gli avrebbe chiesto il premier. «Porca paletta adesso ti seguiranno tutti -
diceva Fiorello riportando le parole del Capo del governo - E poi gli
australiani io li odio. Odio il boomerang. Odio i canguri. Poi mi ha guardato
negli occhi e il suo sguardo è diventato triste». A questo punto sui monitor
del palco l'immagine di Berlusconi campeggiava tra quella di Murdoch e Fiorello
con lo showman che cantava «E io tra di voi». Veniva giù il teatro. Il piatto
forte del FiorelloShow sono anche gli ospiti a sorpresa. Ieri sera è stata la
volta di Luca Jurman di «Amici», John Turturro e Enrico Mentana, ospite di un
vero e proprio Letterman Show. «Mentana! - lo ha presentato Fiorello - L'unico
che è stato eliminato dal Grande Fratello senza essere nemmeno entrato nella
Casa». Mentana è salito sul palco e incalzato dalle domande ha detto: «A
Mediaset è più facile starci da interista che da giornalista». Messo di fronte al dilemma su chi «farsi» tra Prestigiacomo, Gelmini, Carfagna e Melandri, Mentana ha
risposto: «Mi farei la Prestigiacomo». E Fiorello: «Ho appena saputo che il
ministro Prestigiacomo inserisce Mentana tra gli uccelli in via di estinzione».
Tra battute su Del Noce e aneddoti su Mike Bongiorno, la prova generale volgeva
al termine. Con lo spauracchio del sindaco «Alemagno» che non vuole far
finire lo show dopo le 23. A
giudicare dagli applausi lo spettacolo potrebbe durare anche tutta la notte.
( da "Corriere.it" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
il congresso a roma. Tutti in piedi per
il ministro Brunetta. E lui si commuove Pdl, da Fini appello alla laicità «Ddl
biotestamento è più da stato etico» «Cambiare la seconda parte della
Costituzione». E sull'immigrazione: «Non dobbiamo temere gli stranieri» ROMA -
«Rilanciare una grande stagione costituente», «discutere su come orientare il
proprio voto al referendum elettorale di giugno», «non aver paura dello
straniero» e . Sono questi i principali messaggi che il presidente della Camera
Gianfranco Fini ha lanciato al Popolo della Libertà, nel secondo giorno di
lavori del congresso di fondazione del Pdl. All'indomani dell'intervento del
presidente del Consiglio tocca al presidente della Camera scaldare la platea
del congresso di fondazione del Pdl. E il numero di Montecitorio non si sottrae
a tale impegno: parla della Costituzione, scandendo che «la seconda parte si
deve cambiare». Se questo, non accade, ha aggiunto, non può essere completata
la transizione e l'Italia, che qualcuno ha paragonato a una
"crisalide", «non potrà mai passare da crisalide a farfalla». Sul
referendum, Fini invita il Pdl al dibattito e riprende l'auspicio di Silvio
Berlusconi per un sistema bipartitico, affermando che proprio il referendum
consente una «accelerazione verso quel sistema». «Non so se siano maturi i
tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo - ha aggiunto - ma il Pdl
può mettere nel suo dibattito interno la decisione su come comportarsi in quel
referendum». «GRAZIE AL PREMIER» - «Il Pdl non sarebbe nato senza la sua lucida
follia». Accompagnato da un lungo applauso della platea, Fini ha per prima cosa
ringraziato il presidente del Consiglio per le parole «chiare e generose»
rivoltegli venerdì. «In un colpo solo ha spazzato via luoghi comuni e
interpretazioni maliziose o interessate, in alcuni casi legittime paure» e per
aver riconosciuto che «il Pdl non è una Forza Italia allargata, né un cartello
elettorale». Con il Pdl, ha aggiunto il presidente della Camera, «nasce un
grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie
politiche diverse» . OMAGGIO A MARTINAT - Dal maxi palco Fini ha tra le altre
cose reso omaggio al sottosegretario Ugo Martinat, scomparso nella notte. Era
un uomo «che aveva creduto a questo progetto, un uomo del fare. Da lassù ci
aiuterà» ha detto il presidente della Camera. PARLANO I MINISTRI - Prima
dell'intervento di Fini , è stato il ministro della Funzione pubblica Renato
Brunetta a catalizzare l'attenzione. Anche a lui i delegati hanno riservato una
standing ovation. E Brunetta ha pianto prima prendere la parola in un tripudio
di bandiere tricolori. «Finalmente hanno fatto un podio giusto», ha scherzato a
proposito dell'altezza del leggio su cui si sente a suo agio. «Siamo pieni di
difetti, ma noi siamo i rivoluzionari di cui l'Italia ha bisogno: una
rivoluzione borghese, di cui noi siamo i protagonisti, voi gli artefici e gli
italiani i beneficiari» ha detto dal palco il ministro, facendo un accenno
anche un accenno alla crisi: «Certo - ha ammesso - siamo un po' sfigati. Ogni
volta che siamo al governo c'è la crisi, ma questo vuol dire che siamo anche
più bravi. È - ha assicurato - una crisi di crescita, una sfida». Di scuola ha parlato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. «Non appartiene alla sinistra e
al sindacato ma appartiene agli italiani. È iniziata una rivoluzione della
responsabilità e a chi non si riconosce nei valori della sinistra voglio dire
che è finita l'oppressione culturale», ha detto la Gelmini. «Attenzione a certe candidature, perché le azioni devono
rispondere alle idee», e la dizione Pdl «può e deve significare anche Popolo
della Legalità, perché noi siamo tutti figli di Paolo Borsellino» ha voluto
sottolineare dal palco il ministro della gioventù Giorgia Meloni, nel suo
intervento al congresso del Pdl. I LAVORI - I lavori alla nuova Fiera di Roma
sono ripresi poco prima delle 10. Alle 18 sarà la volta del presidente del
Senato, Renato Schifani. Dalla mattina e fino a sabato sera sul maxi palco
della Nuova Fiera si alterneranno anche i 16 ministri Per ciascuno sono
riservati 10 minuti. Stesso tempo che sarà a disposizione dei capigruppo e dei
vice italiani e al Parlamento europeo. Cinque minuti, invece, per tutti gli
altri interventi. BRAMBILLA - Gli interventi sul palco devono essere
strettissimi per consentire al gran numero di iscritti a parlare di intervenire.
Per questo il presidente di turno del congresso, il senatore Lucio Malan, è
costretto ad esercitare con fermezza il suo ruolo e a togliere la parola al
termine dei 5 minuti previsti per ogni intervento. È successo con Michela
Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo, che è stata invitata un paio di
volte al rispetto dei tempi («Non considererò concluso il mio compito finchè
nel turismo non avremo ottenuto l'inversione di tendenza che è necessaria», ha
detto. Dopo la Brambilla, ha parlato Mario Valducci, presidente della
commissione Trasporti e Tlc della Camera e uno tra i primi ad unirsi a
Berlusconi nel momento della sua discesa in campo. Ha invece portato il saluto
degli elettori campani del Pdl Nicola Costentino, il sottosegretario all'Economia
che è stato al centro di polemiche con l'opposizione perchè indagato in
indagini sui rapporti tra camorra e politica. «I cittadini campani - ha detto -
sono stati martoriati ed espropriati dalla banda Bassolino-Iervolino, invece
sono bastati 100 giorni per ripulire la Campania dai rifiuti». IL TRICOLORE -
Nel frattempo, il padiglione 8 si tinge di bianco, rosso e verde. Per il
secondo giorno delle assise, infatti, il giorno dell'intervento di Gianfranco
Fini, gli organizzatori hanno distribuito ai delegati bandiere tricolore. Le
bandiere sono sventolate durante l'intervento di Andrea Ronchi che ha
ringraziato i soldati italiani impegnati nelle missioni all'estero. Una ventina
di ragazzi, militanti di Azione giovani, il movimento giovanile di Alleanza nazionale,
sono stati respinti all'ingresso del padiglione dove si svolgono i lavori.
Armati di bandiere con il simbolo di Azione giovani, una mano che sorregge una
fiamma tricolore, i ragazzi non sono stati fatti entrare. «Non volevano le
nostre bandiere», hanno raccontato. stampa |
( da "Italia Sera" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Cronaca Roma
Costa: il Lazio sta pagando il 7,6 % del taglio nazionale previsto dal Decreto Gelmini Troppi tagli alla scuola Prevista
una forte riduzione del personale docente e amministrativo nel 2009-2010
( da "Sicilia, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
uno spot e un programma Tiziana Leone
Roma. Le luci, i maxi schermi, la folla delle grandi occasioni, amici e
parenti, il palco immenso di plexiglass incorniciato in due immense scritte Fiorello, il
maestro Cremonesi, la musica, l'aria di festa: è il Fiorello show,
l'attesissimo spettacolo del signor Rosario Tindaro Fiorello, il siciliano
venuto da un piccolo paese, passato per i villaggi Valtur e per il karaoke, diventato l'uomo da 15
milioni di euro per Sky. Ieri sera, in una prova generale Fiorello ha dato il
via al suo tour teatrale, dal tendone di Piazzale Clodio a Roma, che dal 2
aprile sarà in onda su Sky 1, canale 109. Canta un po' di tutto, da Frank
Sinatra a Pavarotti, scherza con gli ospiti in platea, fra loro Enrico Mentana
«l'unico eliminato dal Grande fratello senza essere stato mai nella casa» e
John Turturro con cui improvvisa una versione di Luna Rossa in stile Valtur, «ma
se andate a Napoli questo duetto lo trovate già su dvd masterizzati». Non
rinuncia a prendere in giro il pubblico in sala e ironizza sulla tanta
pubblicità al suo show «pensate che un abbonato Sky si è fatto una radiografia
e sono uscito io dal video». Poi a tutta gag su Berlusconi. «Lui sta facendo
uno spettacolo certo meglio del nostro. Io dopo tutta questa attesa come vi
posso stupire? Promettendovi due milioni di posti di lavoro? Anche questo
l'hanno già fatto». Ma soprattutto racconta il suo incontro con il premier
Silvio Berlusconi, a Palazzo Grazioli. «Appena ho detto vado a Sky, driiin, Pronto chi
è?. Vi piacerebbe sapere cosa ci siamo detti
Comunque, mi danno il
numero da chiamare, mi mettono in attesa, parte la musica di Colpo grosso, cin
cin cin
Pronto
Presidente? Sono io, lo smemorato di Cologno, Fiorello che caz.. stai facendo?
Mi devi venire a Palazzo Grazioli. Tranquillo, nessuno saprà niente. Arrivo là
e mi trovo Alfonso Signorini con la copertina di Sorrisi vuota, mi ci ha messo
direttamente. Entro a
Palazzo e subito ho come l'impressione che tutto intorno a me sia leggermente
più piccolo, mi sento un gigante. Dopo un po' si materializza lui, prima il
sorriso, solo i denti, poi il corpo, ogni tanto passava Gianni Letta, dice che
c'era pure Brunetta, ma non l'ho visto». Stacco musicale, Fiorello lascia
aperto il monologo su Berlusconi, canta ancora, coinvolge Turturro, «vedete che
bello fare quello che ci pare, senza l'incubo della tv». Ed ecco poi di nuovo
il Berlusconi-Fiorello. «Sei contento di quello che sto facendo? Ti faccio il
Ponte sullo Stretto, non ti piace volare e ti ho fatto la Tav, ho abbassato il
debito pubblico e ti ho mandato Baldini in Brasile. E allora perché vai a Sky?
Poi gli altri ti seguiranno. Lascia stare gli australiani, li odio, odio il
boomerang, che oggetto è, lo lanci e torna indietro, neanche Mastella è così.
Ma con il sorriso sulle labbra salutiamo il nostro Presidente, volevo dirgli
saremo qui, nella nostra nicchietta e ci faremo sentire». Lasciato Berlusconi,
Fiorello si trasforma in un David Letterman all'amatriciana, aiutato da Enrico
Mentana, in versione ospite. «Mentana, assunto al Tg1 dove si fa le ossa,
accusato di necrofilia, nel 2005, durante l'inaugurazione di Matrix si presenta
vestito da Keanu Reeves, ma viene scambiato per Don Matteo. Ecco a voi
Mentana». Prima domanda. «E' vero che guarda tutte le sere Porta a Porta per
diminuire l'ascolto di Matrix? E poi, a parte Carlo Conti, chi è l'Obama
italiano?». Replica. «C'è Fini che si abbronza moltissimo, ma a sinistra per
abbronzare Franceschini ci vorrebbe un'ustione». Domanda: «Pd o Pdl?». «In
questo momento nessuno, oggi non voterei». Chi butteresti dalla torre Silvio o
Berlusconi? «Tutti e due». «Carfagna, Prestigiacomo, Melandri,
Gelmini, chi ti faresti?»
«Prestigiacomo». «Perché ha un nome da uomo?». Finito il siparietto, Fiorello
invita Mentana a Sky, magari per uno Sky Tg 25, per sterzare poi sul Vaticano.
«Volevo affrontare il discorso sul Santo Padre, di cui ho un rispetto profondo,
però tante volte non se fa capì. Questa del preservativo è stata un po'
così, lo capisco, lui non sa, non dovrebbe sapere come si fa. Non ho avuto un
buonissimo rapporto con il Vaticano, per l'imitazione in radio di Padre Georg,
l'unico prete vestito da Dolce e Gabbana. Insomma sembra che il Papa abbia
chiesto a Padre Georg come fosse fatto questo preservativo. Lui ha chiamato
suor Maria, l'ha mandata a comprarlo: uno che lo vede per la prima volta, lo
capisco, non sa come si usa, si scioglierà nell'acqua? Non ne venivano fuori e
hanno fatto quella gaffe lì. Pare che Padre Georg abbia usato una frase non
sua, ma di Formigoni: il preservativo va usato solo in casi estremi, tipo
quando si va con una donna».
( da "Sicilia, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Grave incidente in via Crispi Anziana
travolta da un'auto mentre attraversa la strada All'istituto comprensivo
"Giovanni Verga" genitori sul piede di guerra hanno sottoscritto una
lettera, che hanno inviato al sindaco, Rosario Crocetta, e all'assessore alla
Pubblica Istruzione, Sandra Bennici, chiedendo il loro intervento per
scongiurare la chiusura di 4 sezioni di scuola materna. Da quanto scritto dai
genitori ai due amministratori comunali risultano esserci 47 iscrizioni per il
prossimo anno alla scuola materna, che sarebbero state rifiutate dal dirigente
prof. Filippo Lo Monaco, in quanto i locali di via Caviaga non risulterebbero
idonei. Il plico con le richieste di iscrizioni è stato inviato alla vicina
scuola "Quasimodo", che lo ha rimandato indietro e inoltrato, per
conoscenza, all'assessore. Attualmente, dunque, vi sono 47 bambini non iscritti
in nessuna scuola materna. Altra questione: circa ottanta bambini sono stati
cancellati. Il prossimo anno non potranno frequentare la scuola materna perché
hanno fatto più di trenta assenze. «Non riusciamo a capire il perché di queste
decisioni - hanno detto due genitori, Maurizio Ascia e Giuseppe Favitta -; ai
bambini va garantita la continuità. La scuola materna è un diritto. I bambini
prendono malattie facilmente e capita che restino in casa. Non si capisce in
virtù di quale legge vengono cacciati dalla scuola materna. Noi chiediamo che
sindaco e assessore intervengano. Dicano se il plesso di via Caviaga è
inagibile. Se lo è, chiudiamolo subito. Perché aspettare l' anno prossimo se i
bambini sono in pericolo?». L'assessore alla Pubblica Istruzione ha incontrato
prima i genitori e poi il dirigente della "Verga". «Non mi risulta
che il plesso di via Caviaga sia inagibile ma ho ordinato un sopralluogo perché
siano i tecnici a stabilirlo - ha detto la dott. Bennici -; il dirigente mi ha
detto che il prossimo anno non vuole attivare le sezioni primavera, cioè per
bambini che compiono tre anni nel 2010, ma dagli atti che ho visto non mi
sembra ce ne siano. È inconcepibile che non vengano ammessi i bambini che in
tutto l'anno hanno fatto 30 giorni di assenza. La normativa parla di 30 giorni
di assenza il primo mese di scuola. Non accetteremo che si perdano 4 sezioni di
scuola materna, quando le iscrizioni ci sono. Sarebbe una beffa anche per gli
insegnanti, già colpiti dai tagli della legge Gelmini. Parlerò con il dirigente dell'Ufficio
scolastico provinciale». Intanto, pare che siano in bilico anche 25 domande di
iscrizione alla scuola media. Oggi i genitori dovrebbero avere il chiarimento
con il dirigente che, ieri, abbiamo contattato a scuola, ma senza successo
perché assente. M.C.G.
( da "Sicilia, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Forse un sit-in a Mussomeli contro i
«tagli» nelle scuole Mussomeli. Tutti uniti contro i tagli nelle scuole del
Vallone. All'assemblea tenutasi giovedì pomeriggio presso la cittadella degli
studi di contrada Prato, hanno partecipato il sindaco di Sutera Gero
Difrancesco, il sindaco di Mussomeli Luigi Mancuso, il sindaco di Acquaviva
Platani Totò Mistretta, il vice sindaco di Campofranco Rino Pitanza e l'on.
Daniela Cardinale, deputata del Pd. Gli interventi hanno illustrato la
situazione drammatica dei tagli specie nella provincia di Caltanissetta. Gero
Difrancesco ha confermato che sabato 4 aprile sarà presente a Roma con il
gonfalone ed altri consiglieri, per manifestare contro i
tagli del ministro Gelmini
ed ha ribadito che il Vallone, zona di per sé già disagiata, non può subire un
ulteriore taglio che interessa tutta la popolazione del territorio. Rammarico è
stato espresso per la scarsa presenza delle famiglie, dei precari, dei docenti,
di alcuni amministratori locali e anche di politici. «Probabilmente - è
stato rimarcato - non si rendono conto che a soffrire di questi tagli non
saranno solo i docenti che perderanno materialmente il posto, ma le famiglie
che non avranno più la stessa offerta formativa per i figli, ma anche
l'economia del territorio perderebbe uno dei suoi maggiori introiti di
capitale». L'on. Daniela Cardinale ha illustrato l'interrogazione parlamentare
che insieme ad altre parlamentari ha rivolto al ministro Gelmini,
chiedendole come intende comportarsi circa i tagli ai posti di lavoro, stante
che le famiglie del sud hanno dato la disponibilità per il tempo pieno. A
conclusione sono state concordate altre iniziative da intraprendere e da
mettere a punto, quali una seduta congiunta di consigli comunali con all'ordine
del giorno la protesta da inviare alla ministra, o anche un sit-in a Mussomeli
per dare voce allo stato di disagio che preoccupa enormemente il mondo della
scuola in provincia di Caltanissetta. R. M.
( da "Corriere Di Como, Il" del
28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Riforma, tagli agli atenei ma anche
novità positive Parola di rettore «Speriamo di non venire colpiti in maniera
eccessiva dalle riduzioni di budget» Una vera e propria spada di Damocle. È
quella rappresentata dai probabili tagli ai fondi destinati alle università
italiane che incombono minacciosi su tutti gli atenei, Insubria compresa. E, a
due giorni dall'inaugurazione dell'undicesimo anno accademico, il rettore Renzo Dionigi parla a tutto campo della discussa
riforma Gelmini e
ovviamente del futuro dell'ateneo comasco. Il disegno di legge che potrebbe
essere presentato nei prossimi due mesi contiene secondo il rettore degli
aspetti positivi. Ad eccezione, naturalmente, dell'eventualità, non troppo
remota, di assistere a un drastico ridimensionamento delle somme a
disposizione. «Sinceramente le possibili riduzioni di budget non
dipendono né da noi né dal ministero dell'Istruzione, ma dalla politica
economica e finanziaria del governo. Speriamo solo di non venirne colpiti in
maniera eccessiva. Attendiamo di conoscere nel dettaglio i particolari
dell'operazione prima di commentare il tutto», dice Renzo Dionigi. Ma è un
altro il tema che sta maggiormente a cuore al rettore dell'Insubria. Ovvero il
concetto di meritocrazia. È questa infatti la parola d'ordine che dovrà guidare
le università italiane. «Un principio che, teoricamente, vede sempre tutti
d'accordo, ma che nella pratica si è spesso tradotto nell'esatto opposto.
Generando situazioni paradossali», aggiunge Dionigi. Queste parole anticipano i
punti salienti del discorso che il rettore terrà lunedì in occasione
dell'inaugurazione dell'anno accademico. Appuntamento fissato per le 15.30 del
30 marzo nell'Aula Magna dell'Università dell'Insubria di Como, nel chiostro di
Sant'Abbondio. «Mi concentrerò essenzialmente sull'esposizione delle linee
guida ministeriali in materia di governance universitaria. Spiegherò quanto si
sta elaborando per riformare il mondo accademico. Mosse che considero nel
complesso molto positive», dice Dionigi. A partire dai concorsi universitari
che non dovrebbero essere più banditi dai singoli atenei. Metodo quest'ultimo
che in passato portò essenzialmente alla promozione di candidati interni. Ora
tutto verrà sostituito da una severa selezione. Per diventare ricercatori,
associati o ordinari, si dovrà infatti prima di tutto affrontare
un'abilitazione nazionale, sulla base di specifici requisiti di produzione
scientifica. Verrà così valutata la caratura dei singoli partecipanti.
L'abilitazione durerà solo un certo numero di anni. «Mi sembra un passaggio
realmente necessario. Il fatto che le università andranno a reclutare i docenti
di cui hanno bisogno tra quanti sono in possesso dell'abilitazione è altamente
qualificante», spiega il rettore Dionigi. Ma non solo. I consigli di amministrazione
delle università saranno formati in prevalenza da persone esterne all'ateneo.
Come, ad esempio, finanziatori anche pubblici, imprenditori o ex studenti. E il
rettore diventerà più autorevole. Potrebbe scegliere alcuni componenti del cda,
l'organismo che decide sull'utilizzo delle risorse dove non vi sarebbero più
solo docenti. Ed eviterebbe così possibili pressioni dall'interno. Fabrizio
Barabesi Nella foto: Il chiostro di Sant'Abbondio, una delle sedi comasche
dell'Università dell'Insubria che festeggia il suo 11 anno (Baricci) Home Como
dà l'ultimo saluto al "boss" di San Fedele La città piange il
professor Federico Ceruti Scienze del Turismo non sembra risentire della crisi
«Con il Pdl si apre una nuova epoca sul Lario»
( da "Corriere.it" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Il presidente della camera
sull'immigrazione: «Non dobbiamo temere gli stranieri» Congresso del Pdl, è il
giorno di Fini «Ddl sul fine vita è più da stato etico» Dubbi sul testo che ha
avuto il via libera del Senato. E sulla Costituzione: «Cambiare la seconda
parte» Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini (Emmevi) ROMA - L'importanza di
«istituzioni laiche», la necessità di «rilanciare una grande stagione
costituente», l'urgenza di «discutere su come orientare il proprio voto al
referendum elettorale di giugno», l'appello a «non temere lo straniero» e il
«no allo Stato etico». È di ampio respiro l'intervento del presidente della
Camera Gianfranco Fini al congresso di fondazione del Pdl. All'indomani
dell'intervento del presidente del Consiglio tocca al presidente della Camera
scaldare la platea del congresso di fondazione del Pdl. E il numero uno di
Montecitorio non si sottrae a tale compito. Parla per cinquanta minuti,
contrassegnati da 60 applausi. Al termine del discorso il premier scatta sul
palco, gli stringe la mano, lo abbraccia e sorride. «Questo - dice tra gli
applausi della platea - è per spazzare via tutte le malignità sul fatto che io
e Gianfranco non ci vogliamo bene e non condividiamo gli stessi ideali». «Ho
colto la spinta sulle riforme. Sono d'accordo con te, partiamo subito» ha detto
poi il premier al presidente della Camera nel backstage. Un brindisi a base di
champagne e un abbraccio. A complimentarsi con Fini, dietro le quinte, è
arrivato mezzo esecutivo con Giulio Tremonti in prima linea. Il Cavaliere ha
apprezzato il passaggio anche sulla necessaria laicità delle istituzioni, anche
se i dubbi espressi da Fini sul ddl che riguarda il fine vita sono stati mal
digeriti dall'ala cattolica. «GRAZIE AL PREMIER» - «Il Pdl non sarebbe nato
senza la lucida follia di Berlusconi». Accompagnato da un lungo applauso della
platea, Fini ha per prima cosa ringraziato il presidente del Consiglio per le
parole «chiare e generose» rivoltegli venerdì. «In un colpo solo ha spazzato
via luoghi comuni e interpretazioni maliziose o interessate, in alcuni casi
legittime paure» ha detto Fini. Ancora un "grazie" poi per aver
riconosciuto che «il Pdl non è una Forza Italia allargata, né un cartello
elettorale». Con il Pdl, ha aggiunto il presidente della Camera, «nasce un
grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie
politiche diverse». STATO ETICO E STATO LAICO - Pur riconoscendo di essere «in
posizione minoritaria», Fini ha rivolto una domanda precisa ai seimila delegati
presenti al padiglione 8: «Siamo proprio sicuri, amici del Pdl, che il ddl sul
testamento biologico approvato al Senato sia davvero ispirato alla laicità? Perché
una legge che impone un precetto è più da Stato etico che da Stato laico», ha
detto il presidente della Camera, invitando il Pdl a discuterne e affermando
che per le istituzioni «è un obbligo essere laiche». «La laicità - ha aggiunto
- è separazione delle due sfere, dello Stato e della Chiesa». COSTITUZIONE E
REFERENDUM - Fini ha poi parlato della Costituzione, scandendo che «la seconda
parte si deve cambiare». Se questo non accade, ha aggiunto, non può essere
completata la transizione e l'Italia, che qualcuno ha paragonato a una
«crisalide», «non potrà mai passare da crisalide a farfalla». Sul referendum,
Fini ha invitato il Pdl al dibattito e, riprendendo l'auspicio di Silvio
Berlusconi per un sistema bipartitico, ha affermato che proprio il referendum
consente una «accelerazione verso quel sistema». «Non so se siano maturi i
tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo - ha aggiunto - ma il Pdl
può mettere nel suo dibattito interno la decisione su come comportarsi in quel
referendum». STRANIERI - Quanto all'immigrazione, il presidente della Camera ha
specificato che bisogna discutere per indicare «nuovi percorsi per ottenere la
cittadinanza italiana». «Un ammalato - ha poi voluto sottolineare Fini -, un
bambino, sono prima di tutto persone umane e poi sono immigrati», altrimenti
«c'è il rischio di alimentare una xenofobia che è sempre dietro l'angolo».
Implicito ma chiaro il riferimento alla norma voluta dalla Lega che prevede che
i medici debbano denunciare gli immigrati irregolari. OMAGGIO A MARTINAT - Dal
maxi palco Fini ha tra le altre cose reso omaggio al sottosegretario . Era un
uomo «che aveva creduto a questo progetto, un uomo del fare. Da lassù ci
aiuterà» ha detto il presidente della Camera. PARLANO I MINISTRI - Prima
dell'intervento di Fini è stato il ministro della Funzione pubblica Renato
Brunetta a catalizzare l'attenzione. Anche a lui i delegati hanno riservato una
standing ovation. E Brunetta ha pianto prima di prendere la parola, in un
tripudio di bandiere tricolori. «Finalmente hanno fatto un podio giusto», ha
scherzato a proposito dell'altezza del leggio su cui si sentiva a suo agio.
«Siamo pieni di difetti, ma noi siamo i rivoluzionari di cui l'Italia ha
bisogno: una rivoluzione borghese, di cui noi siamo i protagonisti, voi gli
artefici e gli italiani i beneficiari» ha detto dal palco il ministro, facendo
un accenno anche un accenno alla crisi: «Certo - ha ammesso - siamo un po'
sfigati. Ogni volta che siamo al governo c'è la crisi, ma questo vuol dire che
siamo anche più bravi. È - ha assicurato - una crisi di crescita, una sfida». Di scuola ha parlato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. «Non appartiene alla sinistra e
al sindacato ma appartiene agli italiani. È iniziata una rivoluzione della
responsabilità e a chi non si riconosce nei valori della sinistra voglio dire
che è finita l'oppressione culturale», ha detto la Gelmini. «Attenzione a certe candidature, perché le azioni devono
rispondere alle idee», e la dizione Pdl «può e deve significare anche Popolo
della Legalità, perché noi siamo tutti figli di Paolo Borsellino» ha voluto
sottolineare dal palco il ministro della gioventù Giorgia Meloni, nel suo
intervento al congresso del Pdl. BRAMBILLA - Gli interventi sul palco devono
essere strettissimi per consentire al gran numero di iscritti a parlare di
intervenire. Per questo il presidente di turno del congresso, il senatore Lucio
Malan, è stato costretto ad esercitare con fermezza il suo ruolo e a togliere
la parola al termine dei 5 minuti previsti per ogni intervento. È successo con
Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo, che è stata invitata un
paio di volte al rispetto dei tempi («Non considererò concluso il mio compito
finchè nel turismo non avremo ottenuto l'inversione di tendenza che è
necessaria», ha detto. Dopo la Brambilla, ha parlato Mario Valducci, presidente
della commissione Trasporti e Tlc della Camera, uno tra i primi ad unirsi a
Berlusconi nel momento della sua discesa in campo. Ha invece portato il saluto
degli elettori campani del Pdl Nicola Costentino, il sottosegretario
all'Economia che è stato al centro di polemiche con l'opposizione perché indagato
in indagini sui rapporti tra camorra e politica. «I cittadini campani - ha
detto - sono stati martoriati ed espropriati dalla banda Bassolino-Iervolino,
invece sono bastati 100 giorni per ripulire la Campania dai rifiuti». IL
TRICOLORE - Il padiglione 8 si è tinto di bianco, rosso e verde. Per il secondo
giorno delle assise, gli organizzatori hanno distribuito ai delegati bandiere
tricolore. Una ventina di ragazzi, militanti di Azione giovani, il movimento
giovanile di Alleanza nazionale, sono stati respinti all'ingresso del
padiglione: erano armati di bandiere con il simbolo di Azione giovani, una mano
che sorregge una fiamma tricolore. stampa |
( da "Corriere.it" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola
Il presidente della camera
sull'immigrazione: «Non dobbiamo temere gli stranieri» Congresso del Pdl, è il
giorno di Fini «Ddl sul fine vita è più da stato etico» Dubbi sul testo che ha
avuto il via libera del Senato. E sulla Costituzione: «Cambiare la seconda
parte» Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini (Emmevì) ROMA - L'importanza di
«istituzioni laiche», la necessità di «rilanciare una grande stagione
costituente», l'urgenza di «discutere su come orientare il proprio voto al
referendum elettorale di giugno», l'appello a «non temere lo straniero» e il
«no allo Stato etico». È di ampio respiro l'intervento del presidente della
Camera Gianfranco Fini al congresso di fondazione del Pdl. All'indomani
dell'intervento del presidente del Consiglio tocca al presidente della Camera
scaldare la platea dei delegati. Il numero uno di Montecitorio parla per 50
minuti e incassa 60 applausi, ma anche le critiche di una parte del Pdl sul
tema della laicità. Al termine del discorso il premier sale sul palco, gli
stringe la mano, lo abbraccia e sorride. «Questo - dice - è per spazzare via
tutte le malignità sul fatto che io e Gianfranco non ci vogliamo bene e non
condividiamo gli stessi ideali». «Ho colto la spinta sulle riforme. Sono
d'accordo con te, partiamo subito» ha detto poi il premier al presidente della
Camera nel backstage. Un brindisi a base di champagne e un abbraccio. A
complimentarsi con Fini, dietro le quinte, è arrivato mezzo esecutivo con
Giulio Tremonti in prima linea. Il Cavaliere ha apprezzato il passaggio anche
sulla necessaria laicità delle istituzioni in merito al ddl sul testamento
biologico, anche se i dubbi espressi da Fini sono stati mal digeriti dall'ala
cattolica, con Schifani che ha sottolineato: «La laicità non sia omissione di
responsabilità». «GRAZIE AL PREMIER» - «Il Pdl non sarebbe nato senza la lucida
follia di Berlusconi». Accompagnato da un lungo applauso della platea, Fini ha
per prima cosa ringraziato il presidente del Consiglio per le parole «chiare e
generose» rivoltegli venerdì. «In un colpo solo ha spazzato via luoghi comuni e
interpretazioni maliziose o interessate, in alcuni casi legittime paure» ha
detto Fini. Ancora un "grazie" poi per aver riconosciuto che «il Pdl
non è una Forza Italia allargata, né un cartello elettorale. Con il Pdl nasce
un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie
politiche diverse». STATO ETICO E STATO LAICO - Pur riconoscendo di essere «in posizione
minoritaria», Fini ha rivolto una domanda precisa ai seimila delegati presenti
al padiglione 8: «Siamo proprio sicuri, amici del Pdl, che il ddl sul
testamento biologico approvato al Senato sia davvero ispirato alla laicità?
Perché una legge che impone un precetto è più da Stato etico che da Stato
laico», ha detto il presidente della Camera, invitando il Pdl a discuterne e
affermando che per le istituzioni «è un obbligo essere laiche». «La laicità -
ha aggiunto - è separazione delle due sfere, dello Stato e della Chiesa».
COSTITUZIONE E REFERENDUM - Fini ha poi parlato della Costituzione, scandendo
che «la seconda parte si deve cambiare». Se questo non accade, ha aggiunto, non
può essere completata la transizione e l'Italia, che qualcuno ha paragonato a
una «crisalide», «non potrà mai passare da crisalide a farfalla». Sul
referendum, Fini ha invitato il Pdl al dibattito e, riprendendo l'auspicio di
Silvio Berlusconi per un sistema bipartitico, ha affermato che proprio il
referendum consente una «accelerazione verso quel sistema». «Non so se siano
maturi i tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo - ha aggiunto -
ma il Pdl può mettere nel suo dibattito interno la decisione su come
comportarsi in quel referendum». STRANIERI - Quanto all'immigrazione, il
presidente della Camera ha specificato che bisogna discutere per indicare
«nuovi percorsi per ottenere la cittadinanza italiana». «Un ammalato, un
bambino, sono prima di tutto persone umane e poi sono immigrati, altrimenti c'è
il rischio di alimentare una xenofobia che è sempre dietro l'angolo». Implicito
ma chiaro il riferimento alla norma voluta dalla Lega che prevede che i medici
debbano denunciare gli immigrati irregolari. OMAGGIO A MARTINAT - Dal maxi
palco Fini ha tra le altre cose reso omaggio al sottosegretario . Era un uomo
«che aveva creduto a questo progetto, un uomo del fare. Da lassù ci aiuterà» ha
detto il presidente della Camera. SCHIFANI - Subito dopo è stata la volta del
presidente del Senato Renato Schifani, che ha ringraziato Berlusconi e Fini per
aver scritto una «pagina strategica» del paese e il premier per avergli
affidato un ruolo di garanzia: «Sento una certa emozione: quella di partecipare
a una giornata storica. Siamo qui per la grande intelligenza di Silvio
Berlusconi e Gianfranco Fini. Si segna una grande pagina strategica del nostro
paese». «Quella del Pdl è una grande sfida - ha aggiunto -. Oggi si modernizza
il sistema politico, ma la grande sfida che dobbiamo vincere è quella di
modernizzare il Paese». Processo che, secondo Schifani, passa attraverso la
modifica della seconda parte della Costituzione. «L'opposizione deve dire se
vuole contribuire a questo ammodernamento» ha concluso. Il presidente del
Senato ha poi difeso il ddl sul testamento biologico sottolineando - con una
nota critica nei confronti del suo predecessore sul palco - che «la laicità
dello Stato non si deve trasformare in omissione di responsabilità. Abbiamo
colmato un vuoto normativo». Altro tema, il rapporto con l'Udc: «Non si può che
tornare insieme, per raggiungere il 51%». PARLANO I MINISTRI - Prima
dell'intervento di Fini è stato il ministro della Funzione pubblica Renato
Brunetta a catalizzare l'attenzione. Anche a lui i delegati hanno riservato una
standing ovation. Brunetta ha pianto prima di prendere la parola, in un
tripudio di bandiere tricolori. «Finalmente hanno fatto un podio giusto», ha
scherzato a proposito dell'altezza del leggio su cui si sentiva a suo agio.
«Siamo pieni di difetti, ma noi siamo i rivoluzionari di cui l'Italia ha bisogno:
una rivoluzione borghese, di cui noi siamo i protagonisti, voi gli artefici e
gli italiani i beneficiari» ha detto dal palco il ministro, facendo un accenno
anche un accenno alla crisi: «Certo - ha ammesso - siamo un po' sfigati. Ogni
volta che siamo al governo c'è la crisi, ma questo vuol dire che siamo anche
più bravi. È - ha assicurato - una crisi di crescita, una sfida». Di scuola ha parlato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. «Non appartiene alla sinistra e
al sindacato ma appartiene agli italiani. È iniziata una rivoluzione della
responsabilità e a chi non si riconosce nei valori della sinistra voglio dire
che è finita l'oppressione culturale», ha detto la Gelmini. «Attenzione a certe candidature, perché le azioni devono
rispondere alle idee», e la dizione Pdl «può e deve significare anche Popolo
della Legalità, perché noi siamo tutti figli di Paolo Borsellino» ha
sottolineato dal palco il ministro della gioventù Giorgia Meloni. BRAMBILLA -
Gli interventi devono essere strettissimi per consentire al gran numero di
iscritti a parlare di intervenire. Per questo il presidente di turno del
congresso, il senatore Lucio Malan, è stato costretto ad esercitare con
fermezza il suo ruolo e a togliere la parola al termine dei 5 minuti previsti per
ogni intervento. È successo con Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al
Turismo, che è stata invitata un paio di volte al rispetto dei tempi («Non
considererò concluso il mio compito finché nel turismo non avremo ottenuto
l'inversione di tendenza che è necessaria», ha detto). Dopo la Brambilla ha
parlato Mario Valducci, presidente della commissione Trasporti e Tlc della
Camera, uno tra i primi ad unirsi a Berlusconi. Ha invece portato il saluto
degli elettori campani del Pdl Nicola Costentino, il sottosegretario
all'Economia che è stato al centro di polemiche con l'opposizione perché
indagato sui rapporti tra camorra e politica. «I cittadini campani - ha detto -
sono stati martoriati ed espropriati dalla banda Bassolino-Iervolino, invece
sono bastati 100 giorni per ripulire la Campania dai rifiuti». Il ministro
della Giustizia Angelino Alfano ha parlato della riforma della giustizia
dicendo che «non è un capriccio»: «Non solo la possiamo fare, ma la dobbiamo
fare perché lo abbiamo promesso agli elettori». IL TRICOLORE - Il padiglione 8
si è tinto di bianco, rosso e verde. Per il secondo giorno delle assise, gli
organizzatori hanno distribuito ai delegati bandiere tricolore. Una ventina di
ragazzi, militanti di Azione giovani, il movimento giovanile di Alleanza
nazionale, sono stati respinti all'ingresso del padiglione: avevano bandiere
con il simbolo di Azione giovani, una mano che sorregge una fiamma tricolore.
stampa |
( da "Corriere.it" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Il premier evita di citare la svolta del
«predellino» e ricorda il corteo anti Prodi 2006 Silvio celebra «il carissimo
Bettino» «Lui per primo aprì alla destra» Il Cavaliere diviso tra «amarcord» e
facce nuove. Le attenzioni per Fini Pareva il 27 marzo, sì, ma del 1994. I
comunisti, Pol Pot, «milioni di adoratori di Stalin e Mao», l'oro di Mosca, i
«cento milioni di morti», la deriva giustizialista, la salvezza «grazie anche
agli amici Gianfranco e Umberto», la rivoluzione liberale. Discorso che vince
non si cambia. Berlusconi si cita. Ampi stralci dal testo della discesa in
campo (26 gennaio '94). Rievocazione della grande vittoria di due mesi dopo. E
rilettura della storia d'Italia, con alcuni passaggi-chiave, di gran lunga i
più applauditi dal congresso. Bettino Craxi, indicato come precursore del Pdl,
«il primo ad aprire alla destra», «il mio carissimo amico», qui rappresentato
«da Stefania figlia ed erede politica», cui il premier manda un bacio; grande
ondeggiare di garofani rossi, portati dall'on. Barani da Aulla. Pinuccio
Tatarella, «il primo a credere in un centrodestra unito », celebrato dai
delegati in piedi, in lacrime quelli di An. «La gloriosa macchina da guerra di
Occhetto», e qui di mutato c'è l'aggettivo: era «gioiosa », ma fu travolta
comunque. Di Pietro, mai nominato ma evocato come presenza maligna. La stampa
«schierata contro in massima parte, con l'azionariato sovrastante». Il patto
con la Lega, «di cui saluto il fondatore Umberto Bossi, mio carissimo amico».
L'intervista al supermarket di Casalecchio, «quando non esitai a scegliere tra
Rutelli e Gianfranco»; Fini è l'unico che non applaude, piega il capo
infastidito, ma Berlusconi capisce e precisa: «Solo gli osservatori
superficiali parlarono di "sdoganamento", un'espressione che
giustamente a Gianfranco non piace». La platea contribuisce all'amarcord.
Accanto alle «facce nuove», tutte giovani e belle, i Revenants del glorioso
'94, gli Angelo Codignoni, i Niccolò Querci. In gran forma Maria Luisa Todini.
Antonio Martino è in terza fila, volto cupo tipo esequie. Sirene di autoblù dai
vetri oscurati in ritardo. Tajani, di cui Dell'Utri dice che mai si sarebbe
atteso di vederlo così in alto, ha portato il capo del Ppe Martens, che tiene
allegra la platea: «Mon cher Silviò...». Berlusconi parla più di 90 minuti, ma
la crisi mondiale si affaccia appena al 63': tanto «l'Italia ne uscirà prima e
meglio degli altri». Obama è citato al 67', dopo il consueto aneddoto sul
cimitero di guerra americano «questa ve l'ho già raccontata: c'era una volta un
padre che fece giurare al figlio...» , che comunque fa sempre il suo effetto:
«Quel padre era mio padre, quel figlio ero io». Certo dal '94 è cambiato tutto,
anche il Cavaliere. Che però dimostra una tenuta fisica impressionante. Solo al
35' ha un attimo di appannamento, si incespica, va giù di voce ma rifiuta di
bere, si riprende subito. Nuovo è l'inno, Meno male che Silvio c'èal posto del
coro di Forza Italia, molto rimpianto dai nostalgici. Per tenere testa alle
«facce nuove», Stefania Prestigiacomo è andata dal parrucchiere e si è fatta i
ricci, la Gelmini ha messo un rossetto rosa quasi fucsia. La Carfagna siede
accanto a Tremonti, poi s'alza e si isola con Bocchino. Outing di Bondi, al
fianco di Manuela Repetti detta la Zarina per il ruolo crescente. Ministri
senza posto, Melania Rizzoli litiga con la hostess che vorrebbe farla alzare
(«se ce prova con me la mando affanculo» mette in chiaro la Mussolini),
Brunetta scavalca le sedie svelando una falcata da ostacolista. Con Fini, dopo
la discussione del giorno prima, Berlusconi è prodigo di attenzioni. Non cita
il predellino e piazza San Babila, ma il corteo anti- Prodi del 2 dicembre 2006
e le successive vittorie elettorali. E comunque «Gianfranco merita un grazie,
per aver anteposto l'interesse del Paese a quello personale». Lui sembra
apprezzare. Per oggi prepara un intervento molto diverso da quello del capo: il
presidente della Camera eviterà di attaccare la sinistra, rivendicherà
l'ambizione di rivolgersi all'intero Paese, riconoscerà i meriti di Berlusconi
ma metterà in guardia dal culto della personalità. Stasera però la scena è
tutta del premier, che ha in pugno la platea, la invita all'applauso modulando
il tono della voce, le infligge un lungo excursus sul significato di Popolo e
di Libertà, con citazioni dei rivoluzionari americani e francesi. Al 57',
stremata, la Boniver guadagna l'uscita, dove si allunga la coda alla toilette.
Provatissimo il filosofo Mathieu. Passaggio-chiave quello sul Papa, anzi
«Benedetto Decimosesto», di cui Berlusconi cita «tra virgolette» l'intervento
dell'aprile 2008 sui «segnali di un clima nuovo, più fiducioso, più
costruttivo» dopo la vittoria del Pdl. Applauso tiepidissimo quando i delegati
apprendono che il loro partito «celebra la Resistenza e la Repubblica». «Siamo
l'unico governo possibile» è la sintesi del presente. Schifani porta
democraticamente il pass al collo. Di pass Giulio di Donato ex vicesegretario
Psi ne ha due, ospite e delegato, provassero a fermarlo. Maria Pia Fanfani è
venuta in divisa da crocerossina con medaglie, ma fanno storie pure a lei.
Aveva aperto l'on. Calabria chiamando sul palco il Cavaliere con voce tremante:
«E' arrivato il momento... sono emozionatissima...», a Fini scappa da ridere,
invito... invito...», l'on. Calabria non riesce a pronunciare il nome di
Berlusconi, s'ode nitida una voce dal banco dei fotografi: «E che è, padre
Pio?». Si chiude con il premier che convoca «i leader che ci porteranno i simboli
e le bandiere dei loro partiti»: Sergio De Gregorio sorride come una popolana
appena uscita dalla sala parto, la Brambilla e la Mussolini conquistano il
posto d'onore nella foto ricordo, poi tutti, compresi Caldoro del nuovo Psi e
Baccini dei cristianopopolari si prendono per mano e ondeggiano al ritmo del
nuovo inno. Il Cavaliere cita pure Giovanardi, «mio carissimo amico», il
ministro Rotondi, Dini, Dell'Utri e lo sconosciuto Luciano Bonocore della
sedicente Destra libertaria; ignorato inspiegabilmente Pionati, mentre il
repubblicano Nucara è convocato più volte ma per sbaglio; lui nel Pdl non
entra, Berlusconi però è troppo felice per accorgersene. Aldo Cazzullo stampa |
( da "Stampa, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
"Così chiudono i loro figli in un
ghetto" Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, aumentano i genitori stanchi della scuola
pubblica. Alcuni si mettono in cooperativa e
rilevano scuole o ne creano di nuove pur di non far frequentare ai loro figli
gli istituti pubblici. Sono in gran parte genitori cattolici. «Mi sembra un
ritorno all'indietro. Se la scuola pubblica ha dei problemi se ne parla, si cerca di migliorarla insieme,
in questo modo ci si chiude soltanto e questo mi sembra molto sbagliato».
Evidentemente migliorarla insieme non basta. Questi genitori vogliono altro
dalle scuole. «Mi sembra che questi genitori abbiano un modo di concepire la scuola che è inattuale. La scuola pubblica
attuale non va su molte cose, è giusto cambiarla ma va anche riconosciuto che
deve essere il luogo dell'apertura, del multiculturalismo, della
multireligiosità. In questo caso si creano dei luoghi dove a prevalere è il
pensiero unico, dove si cerca di riaffermare le proprie verità, senza
confronti. Mi sembra una realtà priva di riscontri in tutto il mondo e comunque
di poco respiro». Priva di riscontri? E gli Stati Uniti? «In quel caso esistono
scuole private che sono il frutto di un modello del tutto diverso che non ha
molto a che vedere con la situazione italiana. E lì esiste comunque un
presidente come Obama che ha messo la scuola fin
dall'inizio fra le priorità del suo mandato puntando sul merito, sulla
valorizzazione degli insegnanti». \
( da "Tirreno, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina 2 - Cecina E i genitori vanno a
scuola da psicologo e pedagogista MONTESCUDAIO. Ha sostenuto studenti e
genitori dell'Istituto Griselli nel periodo delle proteste
contro la riforma Gelmini,
ha vinto un progetto regionale per la costruzione di un asilo nido
all'avanguardia, ha da poco inaugurato un Centro ludico didattico nel
territorio comunale. Ora l'amministrazione di Montescudaio amplia la sua
offerta formativa rivolgendosi ai genitori. L'assessorato alle Politiche
sociali del Comune pisano ha, infatti, organizzato una serie di percorsi di
sostegno alla genitorialità, rivolti prevalentemente a genitori di bambini in
età compresa tra gli 0 e i 6 anni. «Scopo degli incontri è quello di andare
incontro alle esigenze dei genitori di trovare spazi di confronto e
condivisione con altri genitori - ha spiegato l'assessore Simona Fedeli - ma
anche quello di trovare supporto allo svolgimento del difficile ruolo di padre
o madre nella presenza di psicologi e pedagogisti esperti, messi a disposizione
dalla Contesto Infanzia, cooperativa sociale leader nella gestione dei servizi
all'infanzia». Gli incontri saranno diversificati per temi e luoghi, per questo
si svolgeranno in parte a Montescudaio e in parte al Fiorino, secondo il
seguente calendario: a Montescudaio primo incontro martedì 31 marzo presso la
Saletta comunale, dalle ore 16.30 alle 18.30. Il titolo dell'incontro,
presieduto da Mirella Fedeli (psicologa) sarà "Educare alle regole".
Il 7 aprile sempre Mirella Fedeli sarà al Fiorino dalle 16.30 alle 18.30 per
l'incontro dedicato a "Il Gioco" presso la sede comunale della
frazione. In contemporanea si terranno due incontri con il pedagogista Lamberto
Giannini. Si partirà il prossimo martedì alla saletta comunale di Montescudaio
con "La costruzione dell'identità", mentre il 7 aprile, con un
programma incrociato, Giannini sarà alla sede comunale del Fiorino (16.30 -
18.30) e parlerà di "Spazi transazionali del bambino".
( da "Corriere delle Alpi" del
29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Il titolo di psicologo Il titolo di
psicologo e chi ne ha diritto IN MERITO all'articolo dal titolo
"Adolescenza, 4 serate" pubblicato a pagina 18 dell'edizione del 13
marzo, l'Ordine degli Psicologi del Veneto precisa che la dottoressa Fabrizia
Iervese non risulta, ad oggi, iscritta all'Albo nazionale unificato degli
Psicologi italiani. In riferimento alla Legge n. 56 del 18 febbraio 1989 la
suddetta dottoressa Iervese, non può fregiarsi del titolo di psicologo, né può
essere citata come tale. Dr. Marco Nicolussi Presidente dell'Ordine degli
psicologi del Veneto Che bel risultato i rifiuti nelle calotte! ASSESSORE
all'ambiente Leonardo Colle, presidente della Bellunum Gaspari e sindaco Prade,
vi domando alcune cose. Il cittadino utente, in ambito scoazze, è ormai
incazzato nero, molti si domandano come mai siano spariti i cassonetti della
raccolta cartone, visto che funzionavano e (a detta del comune) erano in
attivo? Caro (si fa per dire) assessore Colle, è risaputo ormai che non sono
certo il Comune e l'assessore che dettano le direttive sullo smaltimento
rifiuti. Si attuano strategie che nulla c'entrano col servizio al cittadino, ma
c'entrano molto con gli interessi delle ditte esterne produttrici di calotte e
la gestione informatica delle stesse. Quello che più mi fa arrabbiare, però, è
sentire l'assessore di competenza ripetere le parole dettate prima dalla
Multibel e ora dalla Bellunum, le stesse che ora sento dal presidente Gaspari.
E allora mi domando: hanno forse messo su un allevamento di papagalli visto che
tutti dicono le stesse cose? Dice Gaspari che hanno tolto i cassonetti del
cartone perchè altrimenti l'utenza può mettere all'interno degli scatoloni i
sacchetti di "scoaze" anzichè nelle calotte, considerate una vera
disgrazia per tutti, escluso per chi le gestisce, naturalmente. Ma non aveva
detto il sindaco Prade che il cittadino bellunese aveva una cultura ambientale
esemplare? Non è più così? Allora caro sindaco Prade, caro presidente Gaspari,
caro assessore Colle, siete forse tutti succubi della strategia di qualcuno che
del servizio vero al cittadino non gliene frega niente? A proposito, che sia un
caso che il direttore è lo stesso dell'amministrazione De Col, che allora
comprò le calotte, e che sia un caso che ora l'opposizione abbia votato con la
maggioranza per l'uso delle stesse? Non è alquanto strana la cosa? E non è
strano che fu il sistema "scoazze" una delle cause della sconfitta
dell'allora coalizione De Col? E non sto a metter nero su bianco ciò che mi ha
detto il presidente Gaspari in merito alla raccolta cartone e altro, perchè
penso ci sarebbe senz'altro un'insurezzione popolare che partirebbe dalla zona
di Mussoi, visto che di calotte e sperimentazioni ne hanno le balle piene.
Perciò chiedo all'assessore Colle: 1) Il nome di chi fece comprare le calotte.
2) Chi fece comprare i furgoncini elettrici seminuovi per la raccolta rifiuti,
ora in demolizione. 3) Perchè non hanno collocato i cassonetti a calotta tre
anni fa, mentre ora, con la scusa della "Corte dei conti", bisogna
utilzzarli? 4) Perchè rovinare i nuovi cassonetti, forandoli per attaccarci le
calotte? Se la sperimentazione è una bufala, perchè continuare? Per interesse
di chi Volete forse ridurre tutti allo smaltimento fai da te, come sulle rive
del lago di Santa Croce? Bel risultato le calotte, sia in Alpago che a Belluno!
Ancora complimenti. Orso Grigio Consigliere comunale Lega Nord Mega agenzie
turistiche? Di Bim ne basta uno HO LETTO con interesse il raccontino di
fantapolitica propinatoci dal presidente degli industriali. Singolari le
questioni del decalogo (gà sentito) degli obiettivi prioritari e del diritto
dovere. Notevole invece il tono da tribuno dell'Istituto Luce. Credo sia inutile,
in quest'ambito aritmetico ormai post - Gelmini, citare costi, disastri, morti e
patologie. E questo perchè evidentemente ci troviamo di fronte ad una voluta
non discussione che abbandona completamente il piano della politica per
diventare squallido marketing di borgata in perfetto stile berlusconiano.
Lo stesso stile che apprezziamo quando finalmente ci viene svelato che gli
stressanti ambientalisti così contrari ad assurde speculazioni rappresentano in
effetti solo «altri» interessi economici. Freudiano? Solo un po'. Ma
sicuramente anche qui Silvio insegna a scaricare su altri come «sospetto» ciò
che si sta facendo, sceneggiatura da scuola dell'obbligo ormai francamente
noiosa. Noto comunque che nella prolusione è stato accuratamente evitato il
termine «termovalorizzatore» forse gli sforzi (incredibilmente) gratuiti di
tante persone hanno reso troppo evidente il perverso ed ingiusto meccanismo che
rende economicamente interessante il bruciare rifiuti. Costi quel che costi. Lo
stesso inghippo che permette di bruciare olio di palma sottocosto all'altro
capo del pianeta per poi rivendere l'energia prodotta oltre il prezzo di
mercato. Economia molto meno che domestica, mi pare evidente, e penso con
dolore alle mie bollette. Tornati quindi all'inceneritore, quello vero, si
ritiene però necessario un approccio azionario complessivo e provinciale. E qui
non vedo il problema, la squadra è già operativa, formata dalla quasi totalità
(meno una) delle amministrazioni comunali la cui lotta tenace a qualsiasi
gestione igienica e corretta della questione rifiuti ovviamente ci porterà
verso letali e proficue combustioni di massa. Questo secondo l'antica
aritmetica spero non sia un limite. Altra questione interessante è il palese
tentativo di utilizzare il tema turismo come grimaldello per diffuse e inutili
cementificazioni. Innanzitutto riguardo alle mega agenzie turistiche credo che
ci sia un'unica risposta logica e possibile. Di Bim ne basta uno. Ma quello che
deve seriamente preoccuparci è la visione confusa e un po' diversa da quella
reale, una provincia che al contrario deve necessariamente partire dalla
salvaguardia vera e non speculativa del suo comparto manifatturiero e da qui (e
ora) costruire spazi, garanzie ed equilibri, che consentano qualità della vita
e nuove economie. Per regalarci cinquanta condomini non ci vuole molto, sono
sufficienti le anti regole così amate dal centrodestra. Mentre per costruire un
turismo vero e diffuso, inserito nella dovuta riqualificazione ambientale e
territoriale i tempi sono molto più lunghi di qualsiasi ghiotta speculazione.
Ghiotta come l'autostrada, ad esempio, paradigma di un sottosviluppo dissennato
che nega proprio l'unico progetto possibile di sviluppo, un processo
discontinuo e mediato in termini specifici e differenziati a seconda dei vari
contesti ambientali sociali e economici. Questa però è partecipazione mentre a
noi viene proposto il modello Ospitale. Chissà, fu preveggenza o semplice
intuito? Per concludere penso che voler coscientemente utilizzare (qui come a
Roma) la crisi per eliminare patti ed equilibri sia molto peggio di non saperla
gestire. Moreno Barbieri VERDI La Freccia Rossa, i disastri ambientali e la
crisi CON la Freccia Rossa arriva a Roma da Milano Silvio Berlusconi con un
fiammante cappello da ferroviere in testa. Dopo aver elogiato l'opera sorta
grazie a lui, con il solito sorriso dice: «Vedete, quando guido io i treni
arrivano in anticipo». A parte il fatto che i treni non devono arrivare in
anticipo ma in orario, si è scordato di dire però (forse a lui questo non
interessa) che i lavori per l'alta velocità hanno provocato una delle maggiori
catastrofi ambientali, valutabili secondo il Tribunale di Firenze per oltre 110
milioni di euro sulle risorse idriche e di 741 milioni di euro se si estende la
stima a tutto il sistema ambientale. Ora se un supertreno per super ricchi va
velocissimo, il resto delle ferrovie italiane è un disastro. Tre ore da Milano
a Roma, tre ore da Padova a Belluno, sempre che il treno parta e poi arrivi. Il
materiale rotabile è obsoleto non si cambia perchè ciò costa, il privato deve
guadagnare e non badare alla sicurezza e comodità del viaggiatore. Voi
lavoratori che perdete il posto di lavoro, voi atipici a contratto cococo ecc.,
smettelela di lamentarvi, fate come me, rimboccatevi le maniche e cercate un
altro lavoro e sopratutto spendete, solo così si risolverà la crisi: e se c'è
la crisi è anche colpa vostra. Infatti ancora nel 2005 ad un convegno della
Confagricoltura il piccoletto ebbe a dire: «Non è vero che l'economia è allo
sfascio è solo un po' in crisi e la colpa è dei lavoratori che fanno il ponte
di Pasqua». Su questa scia il prode Brunetta insulta e tratta i lavoratori da
fannulloni. Però il Brunetta che siede in Parlamento dovrebbe vedere le cose
come vanno lì, a quante sedute sia presente il presidente del Consiglio, quale
sia l'assenteismo fra i parlamentari, le Camere sono sempre semivuote a
differenza di quando c'è da votare qualche legge «ad personam». Il Brunetta
incominci a mettere ordine lì e vedrà che quando i fannulloni vedranno i loro
rappresentanti assidui e zelanti sul loro lavoro, anch'essi faranno così. La
crisi c'è, è grave e il piccoletto minimizza, tanto lui forse ci guadagnerà. La
colpa della crisi non è certamente di quelli che fanno il ponte, è di lorsignori
di quelli che controllano banche e mercati e la globalizzazione, di quelli che
rapinano le materie prime e distruggono l'ambiente e che hanno instaurato un
capitalismo selvaggio e di rapina, che invece di praticare una economia sana e
virtuosa, solidale e onesta si avvalgono del loro potere per accumulare sempre
di più, facendo così crollare le economie e riducendo alla miseria e alla fame
milioni di persone. Certo i difensori del sistema mi accuseranno di ignoranza e
insipienza riguardo a queste cose però neanche i manovratori dell'economia,
compresi il piccoletto e il suo fiscalista hanno capito molto e fatto ancor
meno perchè ciò potesse accadere. Ma si sa, in guerra come in economia c'è chi
muore perde tutto e chi si arricchisce. Come finirà? Qualcuno lo ha ormai
detto: non crediate che finita la crisi, tutti i lavoratori potranno essere
riassunti. Per ora in questa Italia fondata sul lavoro oltre 1000 lavoratori
all'anno perdono la vita sul lavoro, vi sono più morti sul lavoro in Italia che
in un anno di guerra in Irak. E cosa fa il governo per ovviare a questo
massacro? Stanno lavorando: infatti stanno facendo una legge che dovrebbe
dimezzare le sanzioni pecuniarie nei confronti dei datori di lavoro colpevoli
di gravi inadempienze nelle misure di sicurezza: sanzionare i datori di lavoro
non si può, questo danneggerebbe le aziende. Il piccoletto nostro seguito da
tutta la squadra, seguendo i dettami del Vaticano, è diventato un indefesso
difensore della vita. Parlo del caso Englaro. Ciò sarebbe altamente encomiabile
se questo impegno fosse anche esteso alla salvaguiardia della vita di chi è
giovane e sano, ad esempio dei lavoratori che a migliaia muoiono sani e in
giovane età. Non è credibile uno che fa il finimondo per prolungare la vita di
una persona in coma irreversibile da 17 anni, e poi appoggia entusiasticamente
la guerra e i bombardamenti nell'Irak. Guerra vuole dire morte, terrore,
distruzione non solo di militari addetti a ciò ma principalmente della
popolazione inerme, di bambini non ancora in coma che avrebbero voluto vivere.
Se si afferma che la vita è sacra, e lo è, allora bisogna lavorare per ottenere
ciò per tutti altrimenti è solo ipocrisia. Enrico Teza Il libro dell'Europa CI
TROVIAMO alle prese con i soliti problemi della cosidetta unificazione europea,
la quale è nata, credo, da sogni di vecchi "falliti", che speravano
di risolvere i problemi del Vecchio Continente, non ideando soluzioni nuove e
moderne, bensì continuando nei vecchi giochi della diplomazia europea che, al
solito, si illude di cambiare lasciando tutto come prima! Spesso leggiamo di
trattative in corso in ogni genere, ricorrendo spesso a trucchi che il
"bazar" delle trattative internazionali è in grado di inventare. Come
quella data dall'offerta francese di aiutarci a creare quattro centrali
nucleari, in Italia, grazie alla tecnologia francese. E' scontato che a caval
donato non si guarda in bocca. Quindi, in simili circostanze, siamo tenuti ad
essere grati per l'offerta fattaci. Ma sempre tenendoci all'erta. Ma sappiamo
che nemmeno il cane muove la coda per niente, quindi è logico che questa...
generosità ci verrà fatta pagare, sperando solo che il prezzo non sia troppo
salato, come è avvenuto in altre circostanze. Per il nucleare abbiamo
immagazzinato venti anni di stasi, grazie ai ritardi provocati da certe
correnti politiche non sane mentalmente. Ma l'energia serve quando serve, e non
solo quando ci sono il sole o il vento. Per arrivare a questo risultato è stato
necessario perdere vent'anni? Ma se l'intelligenza, se uno non l'ha, non può
darsela da solo. E non c'è da stare tranquilli, perchè coloro che, fino adesso,
ci rifornivano di petrolio non si rassegneranno facilmente a veder sparire
questa fonte di valuta pregiata. E' anche vero che gli arabi si sono ingrassati
abbastanza con i nostri denari. Ma, in futuro potrebbe capitare anche a loro di
vedersi sfuggire sotto il naso certe importanti materie prime e dover iniziare
una corsa affannosa per sostituirle. Essere pronti a qualsiasi eventualità non
può fare che bene sia a chi ha molti mezzi, ma anche a chi ne ha pochi. Credo,
poi, che chi non è pronto ad "arrangiarsi", prima o poi paga il
prezzo della propria incapacità ad adattarsi. Renzo De Luca
( da "Tirreno, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina 4 - Lucca 53 MILIONI PER LE STRADE
DELLA PROVINCIA Approvato il bilancio di Palazzo Ducale, investimenti per le
scuole LUCCA. Rispetta il patto di stabilità il bilancio di previsione 2009
della Provincia, che prevede oltre 83 milioni di euro di investimenti nei
settori della viabilità, dell'edilizia scolastica, dei fabbricati, della difesa
del suolo e dello sviluppo economico, la maggior parte dei quali già inseriti
nel piano triennale delle opere pubbliche. E questo nonostante i minori
introiti derivanti dal forte calo della vendita delle auto che ha avuto
riflessi negativi sulle principali entrate dirette della Provincia. L'Ipt
(l'imposta di trascrizione sulle immatricolazioni) e la Rc auto (la quota che
spetta alle amministrazioni provinciali sulle assicurazioni automobilistiche).
Su questa base, in proiezione, gli uffici provinciali hanno, infatti, previsto,
rispetto al 2008, una riduzione del 20% per l'Ipt e del 6% dell'Rc auto. Nel
solo mese di gennaio 2009 (dato effettivo) il gettito dell'Ipt è sceso del
26,01%. L'esercizio finanziario prevede per precisione 83.701.969,78 euro che
andranno a finanziare interventi diffusi e articolati in tutto il territorio
provinciale tra Piana di Lucca, Valle del Serchio-Garfagnana e Versilia. Per la
copertura finanziaria degli oltre 83 milioni di investimenti, 70 milioni di
euro circa saranno coperti da trasferimenti e contributi di enti terzi (stato,
regione Toscana e fondazioni bancarie); 9 milioni da alienazioni (la vendita
della Caserma dei carabinieri di Viareggio) e altri 4,7 milioni da mutui.
«Nonostante le difficoltà oggettive derivanti dalla diminuzione delle entrate -
dicw ra il presidente Stefano Baccelli - siamo riusciti ad elaborare e mettere
a punto un bilancio virtuoso, con investimenti importanti in settori
fondamentali come la viabilità e l'edilizia scolastica. Le risorse sono tali da
garantire le spese correnti necessarie e le quote di ammortamento dei mutui
contratti. Un esercizio finanziario che rispetta il patto di stabilità,
conferma la maggior parte degli investimenti previsti dal piano triennale delle
opere pubbliche presentato lo scorso autunno, aspetto, questo, particolarmente
importante in funzione anticiclica. «Un bilancio, inoltre, che contiene i costi
del personale con uno sforzo teso a qualificare la spesa ordinaria senza
incidere sui servizi erogati, ma intervenendo, piuttosto, sulla voce contributi
ad enti e associazioni, in alcuni casi parzialmente ridimensionati sia in virtù
del calo degli introiti diretti sia a causa del taglio dei trasferimenti
statali. La mole degli investimenti previsti, per importanza dei progetti e per
entità finanziaria, è considerevole e rispetta gli obiettivi amministrativi. Ci
auguriamo che il governo riveda presto i criteri coi quali determina i parametri
per il rispetto del Patto di stabilità soprattutto per quanto riguarda le voci
investimenti, uso di risorse derivanti da alienazioni, e utilizzo degli avanzi
degli esercizi precedenti». Per il capogruppo di Forza Italia, Maurizio
Marchetti, il bilancio propone tagli alla scuola e tasse sempre più alte.
«Nonostante le tasse siano spinte al massimo livello - dice Marchetti - ponendo
la Provincia al vertice di questa negativa classifica nazionale, il piano
finanziario si caratterizza solamente con grandi tagli che colpiscono in modo
particolare il settore della scuola. In questo senso va colta la grande
contraddizione di questa manovra finanziaria, che le forze di sinistra, che si
ammantano della questione scuola per promuovere dibattiti e polemiche contro il
governo e il ministro Gelmini,
dovrebbero avere combattuto, visto che pesantemente si va a colpire il settore
dell'edilizia scolastica e della scuola in generale, con vistosi segni meno
nelle varie voci del piano triennale delle opere pubbliche. Si taglia la
scuola, ma non ci si dimentica di Mont'Alfonso, cui si destinano ulteriori
400mila euro per una serie infinita di sprechi che con questa ulteriore
raffica di contributi, spalmati nel piano triennale, fanno superare la fatidica
cifra dei 10milioni di euro buttati al vento». Ecco nel dettaglio il piano di
investimenti della Provincia. Per la viabilità e i lavori pubblici il totale
per il 2009 è di 53 milioni e 234 mila euro tra Lucchesia e Versilia. Per la
difesa del suolo sono previsti investimenti di circa 16 milioni di euro fino al
2011, di cui 9,5 milioni quest'anno. Per l'edilizia scolastica, dei 17 milioni
di euro previsti nel piano triennale oltre 10,5 milioni sono nel bilancio di
previsione 2009. Per lo sviluppo economico oltre agli investimenti per la
Cittadella della Calzatura/Centro per l'innovazione di Capannori, sono stati
stanziati 5 milioni e 645mila euro per il progetto banda larga. Per gli
immobili di proprietà dell'ente, la Provincia ha previsto lavori per 3 milioni
e 429mila euro.
( da "Tribuna di Treviso, La" del
29-03-2009)
Pubblicato anche in: (Corriere
delle Alpi)
Argomenti: Scuola
Brunetta la star bacchetta i piagnoni E
Tremonti invita al confronto con «l'opposizione che costruisce» Standing
ovation per il ministro della Funzione pubblica che sgrida la stampa estera e
chiede al Sud di smetterla con le lamentele ANDREA PALOMBI ROMA. Giulio
Tremonti apre uno spiraglio al confronto con l'opposizione sulla crisi
economica, ma lancia accuse pesanti a chi mette in discussione la sua politica
economica. In un breve intervento, il ministro dell'Economia ha chiuso ieri
sera la sfilata dei ministri sul palco del congresso del Pdl distinguendo fra
due opposizioni: «Un'opposizione che costruisce, un'opposizione che demolisce».
Con la prima, sostiene, «ci si può e sempre più ci si deve confrontare». Gli
esempi positivi sono l'accordo sugli ammortizzatori sociali, siglato con le
Regioni, o il recente voto sul federalismo. Ma c'è anche un'altra opposizione,
avverte, che «soffia sul fuoco della crisi. E lo fa nella speranza che il male
dell'Italia produca il suo bene. Questa opposizione - accusa - non fa
opposizione al governo Berlusconi, fa opposizione all'Italia». «Noi - sostiene
poi - siamo il partito della speranza opposto al partito della paura». In
mattinata uno degli applausi più fragorosi, anzi una vera e propria standing
ovation aveva accolto Renato Brunetta strappandogli qualche lacrima di
commozione. Subito dopo il ministro della Funzione pubblica ha però assicurato
che il governo è pronto ad affontare «a muso duro» la crisi e ha invitato i
meridionali a smetterla con «il piagnonismo del Sud». Poi ha bacchettato la
stampa estera, colpevole di dipingere spesso Berlusconi come un
"gaffeur". «Chiedo ai corrispondenti in Italia di fare meglio il loro
lavoro», dice il ministro. «Ma le gaffe le fa...», osserva un cronista: «Se fa
una gaffe Sarkozy non è una gaffe, se la fa Berlusconi diventa un caso
politico. Ragazzi...un po' più di professionalità». Ma i battibecchi con i
giornalisti hanno animato anche i rapporti di La Russa e Gasparri, che si sono
rivolti a due cronisti rispettivamente di «Anno zero» e di «Sky Tg24»
sostanzialmente con le stesse parole: «Non rispondo alle domande imbecilli».
Fra i pochi temi politici a provocare una diversità di posizioni c'è stato
ovviamente lo «strappo» sul testamento biologico compiuto da Fini. Sul palco
hanno ufficialmente preso le distanze dal leader di An anche ministri di An,
come Gianni Alemanno. Il sindaco di Roma si è però schierato a fianco del
presidente della Camera per quanto riguarda il referendum. «Alleanza nazionale
è sempre stata favorevole al referendum, oggi non abbiamo cambiato idea»,
ribadisce Alemanno. «Il referendum è in secondo piano, ma è giusto discuterne
con la Lega». Se è vero, gli manda a dire a distanza Giovanni Guzzetta,
presidente dei referendari, fissino la data del referendum al 7 giugno, insieme
alle europee. Nel padiglione della Fiera di Roma, davanti alla sterminata
platea di blazer e tacchi a spillo, non manca neanche qualche accento sopra le
righe. Come quando Giovanni Donzelli, segretario di Azione Giovani, grida che
Che Guevara non è stato altro che un «sanguinario assassino». Forse anche
perché irritato dal fatto che a una ventina di militanti di Azione Giovani è
stato impedito di portare dentro il padiglione le proprie bandiere: davanti ai
ministri solo bandiere tricolori. Proprio nel giorno in cui l'Onda tornava in
piazza, Maria Stella Gelmini ha difeso la sua riforma al grido di: «Un solo maestro, un solo
voto, un solo libro». Ha avvertito che il tempo è ormai cambiato,
«l'oppressione culturale» è finita e così anche «l'epoca dell'indottrinamento
ideologico». Sul nuovo partito, fra le citazioni di Obama e Benedetto Croce,
c'è posto anche per Mogol-Battisti. Gaetano Quagliarello, vice
presidente dei senatori del Pdl, per spiegare come sarà il cammino del nuovo
partito dice infatti che «lo scopriremo vivendo». Una frase che sembra
adattarsi al mistero sullo statuto di cui nessuno sa niente, e che dovrebbe
essere stato approvato nella notte appena trascorsa.
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina V - Milano Quindicimila in centro per Andemm al Domm Gli istituti privati cattolici
"Dallo Stato pochi fondi" Complice la riforma Gelmini e la scure dei tagli imposti
dalla crisi, aumentano del 5 per cento gli alunni delle scuole private lombarde
rispetto al 2005. Ieri gli organizzatori dell´annuale marcia non competitiva
delle scuole paritarie cattoliche hanno polemizzato con la riduzione dei fondi
statali, lamentandosi di uno stanziamento «fermo a poco più di 500
milioni di euro: una situazione di incertezza che ha contribuito alla chiusura
di molte scuole non statali». In piazza Duomo, gremita da 15mila ragazzi e
genitori, sono arrivate invece lodi per la Regione Lombardia che «con il buono scuola e la dote hanno favorito l´interruzione della
tendenza negativa, avviando la ripresa degli iscritti». Grazie ai voucher
regionali per pagare le rette delle private, nelle 883 (il 37,3% del totale)
paritarie di Milano e provincia sono iscritti 106.048 studenti, con un aumento
del 3,4%. Il 66 per cento degli istituti privati sono cattolici o di
ispirazione cristiana. Si tratta di asili nel 59 per cento dei casi, di
elementari (16 per cento) o di medie (13) o di superiori (12%). Nelle 991
scuole cattoliche della Diocesi di Milano studiano 108.462 alunni: 57.489 (il
53% degli iscritti alle paritarie cattoliche) nelle 652 materne; 21.408 (19,7%)
nelle 126 elementari, 14.471 (13,3%) nelle 102 medie, 15.094 (13,9%) nelle 111
superiori. (z.d.)
( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Roma blindata, fumogeni e petardi Ma
c'erano più agenti che studenti MARCO BUCCIANTINI C'era gente da cinque in
condotta, l'inventario di fine giornata è un po' sotto la civiltà (quattro
ingressi di banche danneggiate, tanti botti e fumogeni) ma un bel po' sotto i
timori della vigilia per questi cortei che confluivano al centro di Roma
semiautorizzati, chiassosi, sorprendenti: pochi studenti, l'Onda è gonfia di
immigrati senza casa, lavoratori solidali, precari arrabbiati. Il grosso del
gruppo erano Rdb e Cobas, il sindacalismo duro e puro. Eppoi i movimenti per la
casa, con una nutrita partecipazioni degli stranieri. Loro dicono: siamo 50
mila. Fossero anche stati la metà, erano un pezzo della protesta di Londra (in
100 mila contro i potenti del mondo). Studenti dunque pochi, meno dei
poliziotti, attenti, marginali, sangue freddo: hanno "scortato" da
lontano il corteo, solo a Piazza Venezia sembrava d'essere a una parata della
Fiamme gialle. Si mescolano temi e avversari. Anzitutto il vertice G14 - da
oggi a Roma, ennesima sigla ristretta. Tema: il lavoro - e poi i soliti ministri
sotto scacco: Brunetta, Gelmini.
Si rollano cartine riempite d'erba, si urla, si canta Rino Gaetano, morto 28
anni fa eppure attuale, «mio fratello è figlio unico malpagato, sottomesso,
disgregato». E il cielo è sempre più blu-Pdl, colore unico, non gli piace e
offendono il premier, e le banche, e il ministro, e il professore, e il
padrone. «Noi la crisi non la paghiamo». E IL CIELO è SEMPRE PIù BLU Chi vive
in baracche, chi è senza la casa. E la occupa (Daniela, vedova): «Siamo a via
Enrico Spalla, un centinaio di famiglie dentro un edificio in disuso, ogni
famiglia nel suo "ufficio", accanto a me ci sono 6 peruviani, due
redditi, 2 mila euro. Dove vanno?». Chi è senza soldi, come Gabriele, precario
da sempre e ormai «ho la barba bianca, e sono bravo, laureato a 24 anni con 110
e lode. Adesso ne ho 37. Contributi all'Inps inesistenti». Chi è senza volto,
«Nun me rompe er cazzo». Ma che fai? Perché ti nascondi? «Nun me devi rompe
er...», sì, ho capito. E lui, grassoccio, occhi inespressivi, ciuffo castano
che sbuca da sotto il cappello (è tutto ciò che si vede del suo viso di ragazzo
in guerra), accende un petardo e lo lancia verso un poliziotto lontano 300 metri. Bum, un cane
si spaventa e il ragazzo torna nel gruppo con una sgambata fiera. Chi spacca
vetrine Chi lancia cuscini (davanti al ministero della pubblica istruzione),
chi tira una scarpa (contro quello di Brunetta). Chi lancia il sasso ma copre
la mano....La tattica è quella rodata, vile: arriva il fumogeno colorato
(rosso, giallo) e mentre si alza il fumo che nasconde la vista dei poliziotti,
un gruppetto di contestatori a viso coperto si avvicina ed esplode petardi (e
uova) contro le vetrate della Unipol e imbratta di rosso la facciata. Succederà
anche alla sede della Carim e poi a quella dell'Intesa-San Paolo. Danneggiata
anche la bacheca della Pirelli Immobiliare. Tutto qui, e nulla aggiunge alle
ragioni della protesta, per altro "fondamentalista": si manifesta per
un'istruzione giusta, per l'Università libera dalle baronie, per i diritti sociali,
per un posto di lavoro e per la casa, per non essere sempre i soliti poveri che
pagano le grandi crisi dei ricchi. Per quello che è la vita. Giansandro: «Vengo
da Lecce, studio a Giurisprudenza, pago 450 euro di affitto per stare in una
stanza doppia. Ovviamente l'affitto è a nero». Chi tira al bersaglio, chi
prende assai poco, chi gioca col fuoco, «spegni il mutuo, accendi la banca».
Chi ha scarsa memoria («Palestina Libera, boicotta israele e gli ebrei»). Chi è
senza lavoro, e gli manca la casa, chi ancora ci crede, chi allarga la casa.
Chi ruba e chi lotta, chi ha torto o ragione, chi vive e si arrangia e chi è
Napoleone. Ma il cielo è sempre più blu. Cinquantamila, dicono loro. Forse
meno, forse la metà. Pochi gli studenti, molti i precari. E un'enormità di
poliziotti a vigilare. Tre banche danneggiate, scarpe contro il ministero di
Brunetta. Slogan contro il governo.
( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Ministri-crociati «Sinistra comunista e
dei fannulloni» FEDERICA FANTOZZI Accecato dai flash, atteso dalla platea,
Giulio Tremonti delinea l'alba di un mondo nuovo dopo la mezzanotte della crisi:
«Forse sarà migliore e noi siamo dal lato giusto della storia per costruirlo.
Siamo il partito della speranza e non della paura». Il ministro dell'Economia
evoca anche il passato: «Possiamo leggerlo in modo sinistro oppure nostro».
Abbraccia idealmente il Cavaliere, e in fondo neppure lui ne delude la
principale ossessione politica. Che i suoi colleghi fanno propria e rielaborano
in diverse variazioni: galvanizzata dal microfono e tutta premiata con la
presenza sul palco, la squadra dei ministri PdL scorda l'idea di «guardare al
futuro» e si catapulta mentalmente all'opposizione. Trasformando titolari di
dicasteri in capipopolo e un congresso costituente in campagna elettorale
contro il nemico inossidabile: la sinistra. I crociati È l'effetto Brunetta, è
lui a dare la linea. 4 minuti di standing ovation, persino più di Berlusconi,
accolti con lacrime di gratitudine: «Siamo un partito di rivoluzionari», sarà
lotta di classe contro i sindacati. Poco dietro nell'applausometro
la Gelmini, crociata della
scuola postsessantottina, scalda il cuore al collega Ronchi: «Mariastella sei
un eroe che combatte contro gli sfaticati». Sacconi sferza il centrosinistra:
«Se gli chiedete chi sono ci mettono un'ora a dirvelo». Mara Carfagna, soave:
«Le Pari Opportunità non sono i matrimoni gay». Il Guardasigilli Alfano
parla di giustizia? Macché: «Spiegano la storia a noi che siamo eredi di una
tradizione politica universale? Loro che si sono spolverati e hanno messo
l'abito blu ai dirigenti». Sedate le risse sull'ordine degli interventi,
garantito a ciascuno un posto al sole, è un sabato da leoni. Dieci minuti
ciascuno che diventano venti, caricati a pallettoni. L'ex fatina Prestigiacomo
in blazer blu. «Dalla sinistra una visione masochistica dell'ambiente,
un'ideologia retrograda e sciagurata». L'impulso "sovversivo"
contagia i capigruppo. Si sgola Cicchitto: «Sì, noi abbiamo un leader
carismatico e ne siamo orgogliosi». E Bocchino: «Loro hanno un corpo elettorale
di assistiti e fannulloni». Quagliariello è un profluvio sui perseguitati dai
comunisti, l'antifascismo di regime, le oligarchie sconfitte. È la scena di un
partitone compatto, con due elementi minoritari: gli eterodossi Fini e
Formigoni ("minority report": così in sala ribattezzano i loro
interventi). Se il Cofondatore, per sentirsi più a casa, chiede referendum e
laicità, il governatore lombardo fa buon uso del suo momento: «Dobbiamo andare
tra la gente, vanno reintrodotte le preferenze, i cittadini hanno diritto di
scegliere i propri parlamentari». Ovazione. Il Celeste si toglie uno sfizio:
«Ho avuto la fortuna di conoscere Berlusconi e lui di conoscere me». Chi parla
e chi no lo decidono Verdini e Lupi da un lato, La Russa e Ronchi dall'altro.
Rispecchia le nuove geografie del potere: in ascesa Fitto, Matteoli, Scajola.
Bondi un po' abbacchiato, la Brambilla confinata alle dieci di mattina. Malan e
Fontana su, Podestà furioso. Lupi, responsabile organizzativo del congresso,
tre pass diversi al collo: «Partito di plastica? Ci vota un italiano su due».
Mario Valducci si gode la nascita dei suoi club della Libertà: «I circoli di
Dell'Utri e Brambilla? Non si sono sciolti?». Tremonti sembra il più politico
di tutti, forse perché parla per ultimo. Dagli altri solo invettive contro
l'opposizione verso cui l'altissimo premier si era dichiarato «tollerante». Una
parata di insulti.
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina I - Bologna Le idee Diamo voce
alla nostra scuola pubblica MILLI VIRGILIO* La genuinità della passione
manifestata nelle recenti iniziative promosse dall´Assemblea genitori e
insegnanti di Bologna e provincia ci indica la strada da percorrere per
salvaguardare la scuola pubblica e la sua qualità, contro
il disegno di Tremonti e Gelmini. Il quadro normativo è indefinito. Poggia su un Piano
programmatico dell´organizzazione scolastica, previsto per legge dall´agosto
2008, che è un fantasma, non risultando che il testo diffuso sia stato ancora
formalizzato. In compenso gli atti applicativi del Piano, cioè i regolamenti,
sono stati diffusi in forma di schema, discussi e recentemente
approvati, ma non sono stati ancora pubblicati. Tuttavia, in virtuale cascata,
sono già state emanate le varie circolari ministeriali che pure quei
regolamenti presupponevano. Quanto alle scuole superiori siamo ancora a disegni
e bozze. Ma circolano pubblicamente tabelle contenenti dati preoccupanti sui
tagli per ogni ordine di scuole alle dotazioni organiche del personale per
l´anno scolastico prossimo 2009-2010, provenienti dal Ministero dell´Istruzione
(non più Pubblica). SEGUE A PAGINA III
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina II - Bologna Città Libera e
Radicali per la convenzione con le scuole I laici contro la giunta
"Ossequiosa con la Curia" «Un atto di zelante ossequio alle gerarchie
cattoliche». Con queste parole la lista Bologna Città Libera (che candida a
sindaco Valerio Monteventi), Terre Libere (che punta alla Provincia con l´ex
segretario Prc Tiziano Loreti), e i radicali dell´Unione degli atei e agnostici
razionalisti e di Luca Coscioni definiscono il rinnovo
della convenzione tra le scuole private e Palazzo D´Accursio. L´accordo assegna
infatti a questi istituti, in gran parte cattolici, «circa un milione e 100mila
euro l´anno», per un totale di oltre 3milioni di euro fino al 2010. Uno
scandalo, per le sigle promotrici della «tre giorni di laicità» che si svolgerà
la prossima settimana. Anche perché, attaccano, «il Comune copre di
soldi le scuole private e poi non ne ha per rinnovare i contratti delle 112
insegnanti precarie che il 31 luglio si troveranno in mezzo alla strada».
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina III - Bologna Longhena,
"addebito" per 27 maestri su 36 La difesa: "Non è mai stato un
dieci politico". La solidarietà dei genitori La polemica: "In altre
scuole i dirigenti hanno difeso i loro insegnanti" ILARIA VENTURI SONO
stati convocati ieri mattina alla segreteria della scuola e hanno ricevuto la
lettera che, in sostanza, dà il via ai procedimenti disciplinari. Parte il
«processo» agli insegnanti delle Longhena, messi sotto accusa per aver dato
tutti dieci in pagella ai loro alunni nel primo quadrimestre. Ma anche per
avere, una volta scoppiato il caso, «così indebolito l´immagine
dell´amministrazione». E´ l´ufficio scolastico provinciale ad aprire il
contenzioso, dopo che l´ispettore ha chiuso la sua relazione rilevando
irregolarità amministrative. Tecnicamente si chiamano contestazioni di
addebito, consegnate a 27 su 36 maestri della primaria di via Casaglia. Ora gli
insegnanti hanno almeno dieci giorni per presentare le loro controdeduzioni.
Solo dopo si arriverà ad eventuali sanzioni. Le contestazioni sono arrivate
solo ai maestri che hanno messo tutti i voti uguali. Inoltre le lettere sono
differenziate per gravità di «addebito». Quello che in generale viene
contestato è che dando un dieci in tutte le materie non si sarebbero valutati
gli alunni e di aver disatteso, quindi, un ordine di servizio della preside. Ma
c´è dell´altro. I vertici della scuola contestano anche il venir meno da parte
di funzionari pubblici della «lealtà» nei confronti dell´amministrazione, e
quindi contestano le dichiarazioni sui giornali sino, pare, all´assemblea sulla
valutazione, promossa non solo dalle Longhena, con il preside di Scienze della
Formazione. Infine, errori formali, come, per alcuni, non aver firmato le
pagelle. I maestri non parlano. Attendono di consultare gli avvocati e i
sindacati. Parla Sandra Soster, segretaria Flc-Cgil: «Attendiamo di valutare il
merito, ma a quanto pare si tratta di rilevi modesti rispetto alle
dichiarazioni sopra le righe dell´amministrazione e di certi politici quando
scoppiò il caso». Gli insegnanti hanno sempre difeso la loro scelta dal punto
di vista educativo: «Non è mai stato un voto politico, ma un modo per valutare
i bambini senza classificarli». Rispettando l´uso dei «numeri» reintrodotti la riforma Gelmini dopo trent´anni. Una forma di protesta estesa anche in altre
scuole. I genitori intanto si stanno mobilitando. «Curiosa questa rigidità nei
confronti di Longhena», dice Annamaria Angradi del Comitato dei genitori. La
mamma ricorda che in prima elementare, anni fa, sua figlia ha avuto una pagella
con tutti «buono». «E´ normale. Non capisco tutto questo accanimento.
Ribadiremo la nostra solidarietà ai maestri in tutti i modi. In altre scuole i
dirigenti hanno difeso i loro insegnanti. Alle Longhena questa difesa è
mancata, noi stessi come genitori attendiamo ancora delle scuse da parte della
preside che ci ha definito irresponsabili». Vincenzo Aiello, il direttore
dell´Usp, ha consegnato le lettere alla scuola due giorni fa. «Sarà una procedura
a garanzia degli stessi insegnanti», ha sempre detto. Lo stesso direttore
dell´Ufficio regionale Luigi Catalano aveva dichiarato di essere contrario
«alla linea dura». Si vedrà.
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina II - Bari L´assessore Il record
Mobilitazione dei sindacati ieri mattina: esplode la rabbia del personale Ata e
degli insegnanti che perdono il posto Da settembre la scure
della Gelmini 1600 precari
senza stipendio per tre anni Vogliamo l´immediata sospensione della riforma che
penalizza particolarmente Campania e Puglia Per la prima volta nella storia il
personale rimarrà senza un contratto di lavoro stabile ANTONIO DI GIACOMO La
scure dei tagli della riforma Gelmini lascia prefigurare la cronaca di uno sterminio annunciato e
senza precedenti. A redigerla, ieri mattina nell´auditorium
dell´istituto Euclide di Bari - teatro della manifestazione "Contro i
provvedimenti del governo per una scuola pubblica e di qualità, per la tutela
degli organici e del personale" - sono stati i sindacati Cisl, Uil e Snals
scuola. «Oggi l´emergenza vera è costituita dal personale precario che, per la
prima volta nella storia, a settembre rimarrà senza contratto di lavoro
stabile»: a denunciarlo è Giancarlo Turi, segretario regionale della Uil. «Per
quanto riguarda la scuola pugliese - annuncia - la situazione è sconcertante: a
fronte di 3.634 posti in meno, al netto dei pensionamenti, il dato che più
preoccupa sono i 1.600 tra Ata e docenti che a settembre non si vedranno più
rinnovato il contratto». Una situazione senza via d´uscita, a quanto pare.
«Questa instabilità - spiega - si protrarrà per almeno un triennio. Non c´è
quindi possibilità immediata di ricollocazione perché i tagli sono di per sé
dinamici, e il 50 per cento va in porto quest´anno ma l´altra metà ricadrà sui
due successivi anni scolastici». Gli fa eco Attilio D´Ercole, segretario
regionale della Cisl scuola sottolineando come la drammaticità dei tagli
«toccherà sì il diritto allo studio nel suo complesso, ma avrà anche
ripercussioni sulla sicurezza. Venendo meno circa 500 ausiliari, bidelli
quindi, le scuole verranno abbandonate a se stesse. A queste condizioni, il
problema del bullismo assumerà proporzioni ben più serie». E netta è la presa
di posizione di Domenico Lomelo, assessore regionale all´Istruzione, che invita
il ministro Gelmini l´immediata sospensione della
riforma giudicandola «oggi impraticabile, inapplicabile, a meno che non si voglia
far pagare alle regioni meridionali il più alto prezzo del precariato. Perché
il numero dei tagli penalizza particolarmente Campania, Puglia e Sicilia: il 50
per cento è concentrato qui per tre anni». Uno scenario che ha spinto D´Ercole
della Cisl a lanciare una proposta: «Da questa assemblea facciamo partire un
messaggio, con un mandato al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola,
perché si faccia carico di promuovere una conferenza di tutte le regioni del
Meridione, Campania, Sicilia, Calabria e Basilicata, per gli stati generali
rispetto al problema emergenza scuola nel Sud». Mentre Lomelo incalza il
ministro Gelmini ponendo la necessità di «verificare
come e quando sia possibile applicare questa riforma, o almeno utilizzare i
fondi che vengono investiti all´interno della scuola per recuperare il
precariato che non avrebbe nessuna possibilità di ammortizzatori sociali».
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina I - Bari
ANTONIO DI GIACOMO a pagina ii La protesta dei sindacati del personale Ata e
dei prof La scure della Gelmini da settembre 1600 precari senza
stipendio per tre anni SEGUE A PAGINA II
( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del
29-03-2009)
Argomenti: Scuola
MODENA pag. 9 E' UNA pista ciclopedonale
lunga 700 metri,
che collega via del Diamante e v... E' UNA pista ciclopedonale lunga 700 metri, che collega via del Diamante e via Gelmini passando sotto la tangenziale Pasternak, nei pressi della
rotatoria di via Vignolese. In questo modo, ciclisti e pedoni potranno superare
la rotonda raggiungendo agevolmente il nodo università-Policlinico,
raccordandosi così allla rete urbana delle ciclabili. Il progetto non si
ferma qui: la ciclabile verrà prolungata verso Castelfranco, per la gioia di
chi ama le scampagnate sulle due ruote. Ieri mattina ha avuto luogo
l'inaugurazione ufficiale della pista, con tanto di taglio del nastro (affidato
a tre bambini) alla presenza del sindaco Giorgio Pighi e dell'assessore
all'Urbanistica Daniele Sitta. E nel programma dell'amministrazione sono altri
due gli attraversamenti ciclopedonali che oltrepasseranno la tangenziale: uno
nei pressi della rotatoria di via Emilia, l'altro a Vaciglio in zona Morane. E
in entrambi i casi non si tratterà di sottopassi ma di ponti. «Continuiamo a
sviluppare il nostro progetto di viabilità sostenibile ha detto il sindaco
Pighi Sappiamo benissimo che chi ha la passione per la bicicletta sogna di
pedalare verso la campagna in libertà, senza doversi fermare di fronte a una
trafficata tangenziale. Bene, con questo nuovo sottopasso il sogno diventa
realtà. E non ci fermeremo qui». «Ci teniamo a venire incontro a chi si muove
in bicicletta ha aggiunto l'assessore Sitta La mobilità su due ruote diminuisce
il traffico e l'inquinamento, e migliora la qualità della vita di tutti noi».
Oltre al sottopasso è anche stato creato un nuovo tratto ciclopedonale in
affiancamento alla via Vignolese, dall'intersezione con via del Diamante fino
alla via Curtatona, realizzato con il tombamento del canale Diamante. E' stato
costruito anche un maciapiede sul lato opposto rispetto alla ciclabile della
via Vignolese. r. g.
( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del
29-03-2009)
Argomenti: Scuola
ASCOLI pag. 4 Trecento iscritti in meno
Tremano i docenti delle elementari SCUOLA LA CGIL LANCIA L'ALLARME
SUI TAGLI PREVISTI DALLA RIFORMA GELMINI di EMANUELA ASTOLFI IN TUTTE le Marche
il decreto Gelmini, che
andrà ad incidere sul mondo della scuola, porterà al taglio di 824 docenti. Da
settembre, sono a rischio i posti di 249 insegnanti della scuola primaria, 319
nella secondaria di primo grado e 256 nella secondaria di secondo grado.
Le riduzioni del personale riguarderanno anche il corpo non docente. Per il
personale Ata, infatti, sono previsti, sempre a livello regionale, 443 posti di
lavoro in meno. «I tagli e le misure definite dal Governo spiega Giuseppe
Vaglieco, segretario provinciale Flc Cgil sono insostenibili. La ripartizione
dei tagli per ogni provincia sarà determinata a livello regionale sulla base
della dotazione organica assegnata. Sarà l'Ufficio scolastico regionale, in
pratica, a stabilire la ripartizione dei docenti». Ma qualche previsione è già
possibile. «Ci sono degli indicatori aggiunge Vaglieco già molto chiari che
aiuta no a delineare il quadro per quanto riguarda la scuola primaria». IL
PICENO, secondo l'analisi del sindacato, è il territorio dove i tagli alla
primaria saranno più consistenti rispetto al resto della regione. Il perché è
legato a due fattori. «Le iscrizioni alla scuola primaria registrate per il
nuovo anno scolastico sottolinea il segretario provinciale dellla Flc Gil fanno
emergere un calo di 309 iscritti, confrontando gli organici di diritto degli
anni scolastici 2008-09 e 2009-2010. Quest'anno si iscriveranno a scuola oltre
trecento bambini in meno e i pensionamenti saranno 31. I posti che si
libereranno non saranno sufficienti a coprire i tagli previsti». L'ALTRO
aspetto da considerare, sempre secondo Vaglieco, è la scelta del tempo pieno da
parte dei genitori che inciderà sul numero dei docenti assegnati. «La nostra
provincia dice è quella dove c'è la percentuale più bassa di tempo pieno. Nelle
zone dove c'è una percentuale elevata i tagli sono percentualmente ridotti e
questo, sul nostro territorio, potrebbe causare una maggiore incidenza dei
tagli». Per la Cgil, le iscrizioni in calo alla primaria e la bassa percentuale
di richiesta del tempo pieno sono dei campanelli d'allarme che preoccupano
soprattutto se confrontati al trend regionale che è opposto. «Abbiamo chiesto
un nuovo incontro al Provveditorato conclude il segretario provinciale Flc Cgil
per approfondire la questione».
( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)"
del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
COMACCHIO E LIDI pag. 21 ALCUNI genitori
della scuola elementare di Lagosanto hanno organizzato un'assemblea pubblica,
c... ALCUNI genitori della scuola elementare di Lagosanto hanno organizzato
un'assemblea pubblica, che si terrà martedì 31 marzo alle 21, nella sala civica
di Lagosanto. «Siamo tutti coinvolti si legge nella nota dei
genitori genitori insieme per la difesa della scuola pubblica. Pensiamo che la
recente Legge Gelmini vada
in direzione contraria a quella di una buona scuola. I bambini hanno bisogno di
una scuola rinnovata, non di una scuola ridotta».
( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)"
del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
RAVENNA CRONACA pag. 9 AUMENTANO gli
alunni, calano i posti. A lanciare l'allarme è la Uil Scu... AUMENTANO gli
alunni, calano i posti. A lanciare l'allarme è la Uil Scuola dopo la
pubblicazione delle iscrizioni per l'anno 2009/2010. «È evidente spiega la
segretaria provinciale Edera Fusconi un aumento degli alunni in tutti gli
ordini di scuola. Ma il ministro Gelmini ha già deciso che, nonostante l'incremento, i posti dovranno
calare: in tutta la regione ne saranno tagliati 1359». Nelle scuole provinciali
d'infanzia le iscrizioni sono 4.550,
l'8,12 per cento in più rispetto alle 4.208 dell'anno
precedente. Segno più' anche per la scuola primaria che passa da 14.525 a 15.793 (+8,72 per
cento). Le secondarie di primo grado registrano un aumento del 2.85 per cento
con 8.835 iscrizioni (nell'anno 2008/2009 risultano 8.590). Nelle scuole
superiori l'incremento di iscrizioni è del 3,18 per cento (13.418 iscritti
contro i 13.004 dell'anno scolastico 2008/2009). «Per quanto riguarda le
superiori conclude Edera Fusconi aumenta l'istruzione artistica, tengono' gli
Istituti tecnici e quelli professionali, in leggero calo i Licei».
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
PRIMO PIANO pag. 6
Parlando del ministro Gelmini, Andrea Ronchi elogia la «dolcezza» che le avrebbe consentit...
Parlando del ministro Gelmini, Andrea Ronchi elogia la «dolcezza» che le avrebbe consentito di
vincere contro i critici della riforma scolastica
( da "Corriere della Sera" del
29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Corriere della Sera - ROMA - sezione:
Cronaca di Roma - data: 2009-03-29 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Petardi
e sassi in via Cavour fumogeni contro il Vittoriano Gli antagonisti sfilano con
i Cobas e i precari contro il G14 «Alemanno, guardaci: blocchiamo la città
quando ci pare» Il protocollo che regola i cortei tra i bersagli principali del
movimento. Scarpe contro il ministero della Funzione pubblica Hanno due conti
aperti gli studenti dell'Onda e ieri hanno provato a regolarli. Uno col ministro
della Funzione pubblica, Renato Brunetta, che dieci giorni fa, dopo gli scontri
con la polizia in piazzale Aldo Moro, li aveva ribattezzati «guerriglieri ».
Così, quando il corteo è arrivato su Corso Vittorio, contro il palazzo del
ministero l'Onda ha lanciato scarpe, l'ultima plateale forma di protesta
internazionale lanciata dall'ormai mitico giornalista iracheno Muntazer al
Zaidi, che lanciò le sue contro George W. Bush. L'altro conto aperto degli
studenti, invece, rimane quello col prefetto Giuseppe Pecoraro e il sindaco
Gianni Alemanno, che hanno da poco varato un protocollo per disciplinare i
cortei cittadini. Così, il 18 marzo scorso, in piazzale Aldo Moro, in virtù di
quel protocollo le forze dell'ordine caricarono gli studenti che volevano
partire in corteo dalla Sapienza, seguendo un percorso però non contemplato dal
nuovo regolamento. Ieri, allora, dietro allo striscione «Guerriglieri anomali»
gli studenti romani l'hanno gridato forte: «No al protocollo, Onda fuori
controllo», «Sindaco Alemanno, blocchiamo la città» e «Roma libera». Stavolta,
però, non hanno trovato l'opposizione della polizia. Sono partiti dalla
Sapienza e sono arrivati in fondo, a piazza Navona, senza beccare una
manganellata (nel corteo tanti agenti in borghese della Digos ma nessun
celerino nei paraggi). Da oggi a Roma, alla Farnesina, si riunisce il G14,
summit dei ministri del Welfare e del Lavoro dei Paesi economicamente più
sviluppati (in sostanza un G8 allargato). Sul tavolo della tre-giorni ci sarà
la grave situazione internazionale: ecco perchè ieri i sindacati autonomi Cub
Cobas e Sdl insieme al movimento degli studenti dell'Onda, dei precari, dei
centri sociali e dei senza-casa hanno organizzato questo corteo. Non vogliono
essere loro a pagare le conseguenze della crisi. Solo che a un tratto, per
l'iniziativa di un gruppo di anarchici piuttosto voglioso di menar le mani, la
protesta è degenerata. Vernice rossa, sassi, uova e petardoni sono stati
lanciati contro la filiale Unipol di via Cavour al grido di «Ridateci i soldi ».
Tutte le banche sono finite sotto attacco: anche le vetrine della Cassa di
Risparmio di Rimini, all'angolo con via dei Serpenti, e quelle di Intesa San
Paolo su Corso Vittorio sono state prese di mira dai lanci. Così, però, finisce
il diritto di manifestare e comincia il vandalismo puro, il teppismo
generalizzato. Banche e agenzie immobiliari unite dalla stessa sorte: anche la
Fata di via De Pretis e la Pirelli Re di via Cavour trasformati in bersagli,
solo lo slogan era diverso («Casa per tutti»). D'accordo la crisi mondiale, che
strangola lavoratori e famiglie (altro slogan: «Spegni i mutui, accendi le
banche ») ma un conto è la rabbia e un altro la violenza (fumogeni tirati anche
contro il monumento al Milite ignoto). Sulla questione del protocollo, infine,
c'è da dire che il movimento della Sapienza è spaccatissimo. Basta dire che un
gruppo, ieri, capeggiato da Giorgio Sestili del collettivo di Fisica (lo scorso ottobre durante le proteste anti-Gelmini finì tante volte ospite in
televisione) è partito da piazza della Repubblica insieme a sindacati (Cub,
Cobas e Sdl) e partiti (Rifondazione, Pcl, Sinistra critica). L'altro, quello
più nutrito, guidato da Francesco Raparelli di Lettere, Francesco Brancaccio e
Stefano Zarlenga di Scienze Politiche, s'è mosso invece da piazzale Aldo
Moro, la culla dell'Onda. «Il prefetto revochi subito il protocollo - ha detto
Brancaccio - Poi si potrà discutere ». Fabrizio Caccia \\ Migliaia di
manifestanti hanno marciato gridando: «No al protocollo, Onda fuori controllo»
Due facce Corteo pacifico ma con vari momenti di tensione
( da "Stampa, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Le quattro lady non infiammano il
parterre N emmeno Tremonti, il nuovo Divo Giulio che ha parlato per ultimo ed
era nella lista dei favoriti. Applausi, ci mancherebbe, pure un paio di
"Giulio Giulio!». Ma poi a infilato 12 minuti di lezione su «Speranza e
Paura» e non è che la platea si sia eccitata più di tanto. E nemmeno le belle e
le bellissime, la Carfagna in color pastello, Gelmini e Prestigiacomo in camiciola
azzurra, la Brambilla che ha parlato per prima, alle dieci del mattino, quando
c'erano appena i delegati dei suoi circoli. E' un partito nuovo,ma certe regole
valgono sempre. Chi piace di più? Meglio le donne o i maschietti, detti i
delfini? Insomma, aspettando il gran finale del Cavaliere chi scalda di
più il padiglione 8 della Fiera. «Io!». Un piattino, una fetta di torta, un
cucchiaio di gelato alla vaniglia, alle due del pomeriggio il vincitore è
andato a sedersi in un angolo della sala stampa. Sorpresa, è Renato Brunetta,
terrore di lavativi e fannulloni. «Ma quale sorpresa, io me l'aspettavo», dice
lui. Che spettacolo quando è salito sul palco. Applausi, cori e olè non lo
lasciavano parlare. Un cronista cronometrista ha preso il tempo. Se Berlusconi
venerdì a parlato 91 minuti, ieri Brunetta si è preso un applauso lungo 91
secondi. E poi le interruzioni, altri applausi, e applausi proprio veri, senza
regia, senza suggeritori. Al Popolo della Libertà Brunetta piace, eccome se
piace. E lui sa come farsi piacere. Non che Carfagna e le altre non lo
sappiano, ma per stare alla classifica di entusiasmo e passioni le signore
stanno nella seconda metà. Primo Brunetta, a seguire Roberto Formigoni
governatore di Lombardia, Angelino Alfano ministro di Giustizia e Giancarlo
Galan governatore del Veneto. Qualcuno può sospettare che siano stati amici
tifosi, insomma un qualcosa di organizzato. per Brunetta no, manco il sospetto.
«E' che io li so intercettare, so intercettare quel che vuole il nostro
popolo». Gli 8 minuti di intervento li aveva scritti, ma poi è andato a
memoria. Per interrompere quel minuto e mezzo di applausi l'ha messa
sull'altezza: «Finalmente mi hanno fatto un podio giusto...». Chiede silenzio
agitando le mani e parte: «Siamo noi i veri rivoluzionari, pieni di difetti,
certamente imperfetti. Ma i guasti del Paese vanno affrontati a brutto muso,
con la mente rivolta al solo interesse dei cittadini!». C'è chi si alza in
piedi: «E vai!». Lui si commuove, il maxischermo rimanda occhi lucidi. «La vera
lotta di classe del nostro tempo non è tra capitale e lavoro, è contro la
burocrazia parassitaria». Olè. «E dobbiamo guardare anche al nostro interno, ai
nostri difetti!». Olè. «E' la nostra Rivoluzione, noi siamo i protagonisti, voi
gli artefici, gli italiani ne saranno i beneficiari!». Alla fine gli applausi
li ha contati pure lui: «Più di tre minuti, vero?». E così tutti lo vanno a
cercare e Brunetta va dove tutti lo possono trovare, al buffet della sala
stampa. Lo intercetta la troupe di Anno Zero, ma basta il nome di Michele
Santoro o del vignettista Vauro e l'intervista è morta lì. «Non vi parlo - e fa
la faccia feroce - Perché la vostra trasmissione e le vignette sono fasciste e
razziste. Questa non la manderete in onda, vero? Mandatela in onda, invece, e
mi farete un bel regalo». Insomma, che fastidio proprio adesso e qui, oggi che
forse è il suo giorno: c'è ancora il pomeriggio con i ministri e le ministre,
ma un intervento così appassionato e applaudito sarà difficile da risentire. E
infatti. Nemmeno Tremonti, nemmeno Gelmini che parla
di «Rivoluzione del merito» o Prestigiacomo con la «bioedilizia». Però
Formigoni l'ha insidiato. Se l'è presa con la Lega che non può essere di lotta
e di governo, ha chiesto il ritorno del voto di preferenza e un «partito dove
si discute, si vota e si viene votati». Vuole una «classe dirigente che vada a
macinar chilometri tra la gente». E che tra un anno i coordinatori vengano
rieletti, se ce la fanno, magari dopo le primarie. Quasi un eretico. Non come
Alfano, brillante e senza un rigo da leggere: «Sono qui - conclude - perché un
giorno voglio dire a mio figlio che questo mondo è migliore di quello di ieri».
Brunetta è in prima fila, accanto al vecchio Gustavo Selva. Applaude, si
capisce. Ancora dieci minuti e applaudirà pure Tremonti. Tanto lo sapeva già.
Chi ha scaldato di più? «Io!».
( da "Tirreno, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina 4 - Attualità Brunetta la star
bacchetta i piagnoni E Tremonti invita al confronto con «l'opposizione che
costruisce» Standing ovation per il ministro della Funzione pubblica che sgrida
la stampa estera e chiede al Sud di smetterla con le lamentele ANDREA PALOMBI
ROMA. Giulio Tremonti apre uno spiraglio al confronto con l'opposizione sulla
crisi economica, ma lancia accuse pesanti a chi mette in discussione la sua
politica economica. In un breve intervento, il ministro dell'Economia ha chiuso
ieri sera la sfilata dei ministri sul palco del congresso del Pdl distinguendo
fra due opposizioni: «Un'opposizione che costruisce, un'opposizione che
demolisce». Con la prima, sostiene, «ci si può e sempre più ci si deve
confrontare». Gli esempi positivi sono l'accordo sugli ammortizzatori sociali,
siglato con le Regioni, o il recente voto sul federalismo. Ma c'è anche
un'altra opposizione, avverte, che «soffia sul fuoco della crisi. E lo fa nella
speranza che il male dell'Italia produca il suo bene. Questa opposizione - accusa
- non fa opposizione al governo Berlusconi, fa opposizione all'Italia». «Noi -
sostiene poi - siamo il partito della speranza opposto al partito della paura».
In mattinata uno degli applausi più fragorosi, anzi una vera e propria standing
ovation aveva accolto Renato Brunetta strappandogli qualche lacrima di
commozione. Subito dopo il ministro della Funzione pubblica ha però assicurato
che il governo è pronto ad affontare «a muso duro» la crisi e ha invitato i
meridionali a smetterla con «il piagnonismo del Sud». Poi ha bacchettato la
stampa estera, colpevole di dipingere spesso Berlusconi come un
"gaffeur". «Chiedo ai corrispondenti in Italia di fare meglio il loro
lavoro», dice il ministro. «Ma le gaffe le fa...», osserva un cronista: «Se fa
una gaffe Sarkozy non è una gaffe, se la fa Berlusconi diventa un caso
politico. Ragazzi...un po' più di professionalità». Ma i battibecchi con i
giornalisti hanno animato anche i rapporti di La Russa e Gasparri, che si sono
rivolti a due cronisti rispettivamente di «Anno zero» e di «Sky Tg24»
sostanzialmente con le stesse parole: «Non rispondo alle domande imbecilli».
Fra i pochi temi politici a provocare una diversità di posizioni c'è stato
ovviamente lo «strappo» sul testamento biologico compiuto da Fini. Sul palco
hanno ufficialmente preso le distanze dal leader di An anche ministri di An,
come Gianni Alemanno. Il sindaco di Roma si è però schierato a fianco del
presidente della Camera per quanto riguarda il referendum. «Alleanza nazionale
è sempre stata favorevole al referendum, oggi non abbiamo cambiato idea»,
ribadisce Alemanno. «Il referendum è in secondo piano, ma è giusto discuterne
con la Lega». Se è vero, gli manda a dire a distanza Giovanni Guzzetta,
presidente dei referendari, fissino la data del referendum al 7 giugno, insieme
alle europee. Nel padiglione della Fiera di Roma, davanti alla sterminata
platea di blazer e tacchi a spillo, non manca neanche qualche accento sopra le
righe. Come quando Giovanni Donzelli, segretario di Azione Giovani, grida che Che
Guevara non è stato altro che un «sanguinario assassino». Forse anche perché
irritato dal fatto che a una ventina di militanti di Azione Giovani è stato
impedito di portare dentro il padiglione le proprie bandiere: davanti ai
ministri solo bandiere tricolori. Proprio nel giorno in cui l'Onda tornava in
piazza, Maria Stella Gelmini ha difeso la sua riforma al grido di: «Un solo maestro, un solo
voto, un solo libro». Ha avvertito che il tempo è ormai cambiato,
«l'oppressione culturale» è finita e così anche «l'epoca dell'indottrinamento
ideologico». Sul nuovo partito, fra le citazioni di Obama e Benedetto Croce,
c'è posto anche per Mogol-Battisti. Gaetano Quagliarello, vice
presidente dei senatori del Pdl, per spiegare come sarà il cammino del nuovo
partito dice infatti che «lo scopriremo vivendo». Una frase che sembra
adattarsi al mistero sullo statuto di cui nessuno sa niente, e che dovrebbe
essere stato approvato nella notte appena trascorsa.
( da "Riformista, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
La sacra investitura dell'"ordine
della poltrona" La vendetta è un piatto che si gusta freddo ma anche
tiepido non deve essere male La sacra investitura dell'"ordine della
poltrona" La vendetta è un piatto che si gusta freddo ma anche tiepido non
deve essere male. Parola di Elisabetta Tulliani. Invisa ai colonnelli, al
congresso di An si è dovuta accontentare del bacio di Malagò? Al congresso del
Pdl si piglia la rivincita accavallando le gambe sulla poltrona più ambita,
forse la più comoda, di certo la più fotografata e invidiata: a fianco del
leader maximo. Inguainata in un tailleur pantalone in velluto, di quel verde
bottiglia che solo le bionde, vere o verosimili, si possono permettere, fa la
sua parte. Aggrotta le sopracciglia imbronciata e pensosa. Applaude composta e
misurata. Approfitta del nuovo privilegio nascondendo l'euforia dietro un
inappuntabile aplomb. Sussurra qualcosa all'orecchio di Silvio ma senza dare
troppa confidenza. Vuole vincere, non strafare. Così piega appena un po' il
collo verso l'orecchio dell'interlocutore, senza sbilanciare il busto. Come
fanno le signorine per bene che non vogliono mettere in imbarazzo il vicino di
poltrona. La ragazza non corre, galoppa. In una manciata di ore ha fatto un
doppio carpiato con avvitamento e con un salto vertiginoso è finita nella
storia. Ai fiori d'arancio penserà poi. First lady lo è già e grazie alla sacra
investitura dell' "ordine della poltrona". Una rendita "di
posizione" che deve aver suscitato qualche malumore e molte invidie. E le
altre? La Gelmini, con gli occhialini d'ordinanza, stringe i denti (lo fa sempre).
La Meloni, con un nuovo taglio di capelli, se ne frega (lo fa sempre). La
Carfagna, con gli zigomi scolpiti dal fard, sorride (lo fa sempre). Lui,
Berlusconi, il grande pigmalione, il re degli upgrading, femminili e non solo,
miracolosamente ingiovanito di un'altra manciata d'anni, sorride
sornione e guarda compiaciuto il suo delfino. Ma è proprio sicuro che non sià
già diventato balena? Una balena diversa, non bianca magari azzurra, un po' più
laica e un po' più popolare popolare. Ma capace di forti colpi di pinna. Cinzia
Leone 29/03/2009
( da "Riformista, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Il popolo la vede così: le idee a Giulio,
l'azione a Gianfranco Giulio Tremonti è un uomo di idee. Serve chi sappia
trasformare quelle idee in azione. E quell'uomo non può che essere Gianfranco
Fini. Non ha molti dubbi la pancia del Pdl, quella che segue i lavori nelle
ultime file, alla Fiera di Roma. Delegati, invitati, ospiti, amici,
simpatizzanti che sono lì, anche soltanto per dire: «Io c'ero». Forse qui si
sta facendo la storia, di certo ora si dovrà anche fare il partito e trovare
chi quel partito sappia guidare, beninteso dopo che il Cavaliere avrà deciso di
farsi da parte. E, allora, al di là dell'appartenenza ad An o FI, non c'è
storia: Fini. Spente le luci dell'inaugurazione, e in attesa che oggi quelle
luci vengano riaccese per la consacrazione, ieri al congresso del Pdl è stato
il giorno della politica. Gratta gratta, infatti, l'epoca della politica in
pelliccia sembra roba vecchia: certo, non mancavano volti tirati - e non
soltanto dalla tensione - e tailleur firmati, ma non mancavano neppure le vecchie
volpi della politica. La sensazione, insomma, è che l'attenzione del vertice
del Pdl per l'immagine non renda giustizia a chi, nelle retrovie, almeno ci
prova e che, visto dal basso, questo Pdl non sia proprio tutto di plastica.
Fini, dunque. Lo dice, tra i tanti, Giuseppe Barbati, delegato di Napoli, Forza
Italia, che riconosce ad An di aver fatto un percorso verso i valori che furono
della Dc. E che era giunto il momento di convolare a nozze. «Ora o mai più»,
dice. Non c'è nulla di strano se chi viene da FI, sceglierebbe Fini. È la
mescolanza che avanza. E se sul palco c'è chi, come il ministro Elio Vito, la
manifesta sostituendo la spilletta del vecchio partito con quella del nuovo, in
platea si manifesta con questi "voti incrociati". Piuttosto, a
preoccupare è altro: «Ora - dice più d'uno - dobbiamo dare al partito una vita
democratica». Vecchia scuola Dc. La stessa da cui proviene Severino Carlucci,
delegato dei Popolari-Liberali di Giovanardi. «È impossibile che in una grande
forza non vi siano aree di riferimento». Correnti? «Sì, sono una ricchezza
altrimenti rimane soltanto il pensiero unico». Guarda avanti, Carlucci, già
pensa al tesseramento. E, comunque, Giovanardi a parte, anche lui fa qualche
nome: Pisanu e Formigoni. Poi ci sono i duri e puri di An. Nelle mani di Angelo
Patanè da Catania sventola una bandiera di An, sola soletta tra i tanti
tricolori ufficiali. Lui non ha dubbi: vede bene Fini. Come anche Puccio La
Rosa, vicepresidente del consiglio comunale di Catania. Parla svelto: «La base
è preoccupata. Il consenso dei leader deve ora essere trasformato in consenso
strutturale. Tremonti è un tecnico. Serve chi che traduca tutto ciò in pratica.
Fini». Chiaro. Peppe Caccavale, invece, è sindaco di Cicciano, viene da FI e
parla - senza troppe scaramanzie - di una «nuova stagione» che si apre per il
Pdl. Ci sono Fini e Tremonti, certo. «Li ascolteremo - dice
- come la Gelmini. E
Scajola che è un grande ministro». Lidia canticchia "Meno male che Silvio
c'è". «È un bel motivetto», dice, lei che è di An e che però ha un
trasporto «passionale» per Tremonti. Anche Luca Malcotti, membro dell'assemblea
nazionale di An, non nasconde qualche suggestione tremontiana. «Con
l'ultimo libro ha lanciato un segnale alla pancia di An ma dovendo scegliere
oggi, non posso che dire Fini». Nel frattempo, appena fuori la Fier Ugo
Tornatore, 82 anni, prova a vendere - e ne vende parecchie - medagliette e
spillette. C'è anche il "fascio", quello del tempo che fu. E c'è in
tutte le salse: d'oro, d'argento, tra gli artigli di un'aquila. C'è anche il
gladio delle camice nere. «Tutto quello che era fuori è entrato in questo
grande partito», spiega, lui che ha l'aria di averne viste tante. «Vengo
dall'Uomo qualunque», racconta. Poi il Msi, An e oggi il Pdl. Altro che Fini o
Tremonti, dice, «ci vorrebbe Alessandra Mussolini». Nel Pdl, c'è anche lui. di
Alessandro Calvi 29/03/2009
( da "Repubblica.it" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
ROMA - L'inno alla gioia, l'inno
d'Italia. Il congresso del Pdl è finito. Tutti insieme salgono sul palco:
ministri, governatori, membri dell'ufficio di presidenza e lui, Silvio
Berlusconi, in mezzo che batte il tempo con la voce e il capo. Ha appena
promesso che "porteremo l'Italia fuori dalla crisi senza lasciare indietro
nessuno e difenderemo democrazia e libertà". Qualcuno potrebbe chiedere di
più? Quindi, tutti a cantare sul palco della Fiera di Roma col neo presidente
del neo Popolo della Libertà. Lui li ha chiamati ("mi raccomando, le
nostre dame in prima fila... Vieni qui, Gelmini...) e nessuno si è tirato indietro. Tutti tranne Gianfranco Fini
che a cantare non è andato anche perché non c'era. Come Schifani ha seguito il
comizio da casa. Ieri, aveva illuso (e, forse, si era illuso) di poter avere
dal congresso e da Silvio Berlusconi alcune risposte a una serie di urgenti
domande sulle riforme istituzionali, il futuro economico e sociale del Paese,
almeno sulla legge sul biotestamento. Forse, il premier lo ha avvisato prima
che avrebbe parlato d'altro. "Magari, le risposte gliele dà un altro
giorno", ha commentato caustico, Roberto Menia, parlamentare di An,
l'unico che resta critico sull'intera operazione. Sgomberato il tavolo dalla
necessità di rispondere a chicchessia, ne è uscito un discorso della più tipica
"maniera" berlusconiana: un comizio fatto di affermazioni, di accuse
agli avversari, di inviti a fare, di rivendicazioni del già fatto e della
propria assoluta, insuperabile, eccezionale, travolgente bravura. Un discorso
fatto anche ritmicamente per raccogliere applausi (settanta in settantuno
minuti con quattro ovazioni), un discorso di storica autounzione con dentro,
persino, l'unzione (ma l'aveva già fatto in passato) dei congressisti:
"Avete un'altra missione: far crescere i consensi, vincere le elezioni e
radicare il vostro partito. Vi nomino tutti missionari di libertà".
OAS_RICH('Middle'); Ora, dunque, la libertà ha anche i suoi missionari. Sono
questi militanti del Pdl che sciamano fuori dalla Fiera, fieri di avere
costruito il più grande partito di sempre. Berlusconi ha fatto anche sapere
che, da ieri, il Pdl è già cresciuto di un punto ("Secondo i sondaggi
abbiamo superato il 44% e puntiamo al 51%") e ha annunciato la sua
candidatura alle elezioni europee: "Pensiamo di diventare il primo gruppo
all'interno del Ppe (lo chiama Popolo europeo; ndr). Per questo mi candido come
fa un vero leader. Un vero leader che chiama a raccolta il suo popolo, sarebbe
bello che anche il leader dell'opposizone (se ne ha uno) facesse
altrettanto". Candidatura del tutto scontata e già ribadita, negli
interventi della mattinata da Verdini, Bondi e La Russa che hanno attaccato
duramente il segretario del Pd Franceschini reo di aver sollevato la questione
dell'opportunità di essere capolista dappertutto, visto che, poi, si dovrà
dimettere. La Russa ha spiegato che Berlusconi dovrà trattare a livello europeo
e, quindi, è giusto che si candidi alla Ue. Niente risposte a Fini, dunque e
tante accuse all'opposizione, alla famigerata sinistra che non ha un leader,
che intralcia l'operosità del governo, che, sì, va coinvolta nelle riforme
istituzionali, ma che recalcitra. Anzi, ha raccontato Berlusconi, "noi la
riforma istituzionale l'avevamo già fatta nel 2005". C'era dentro tutto
quello che serviva: la camera regionale, più poteri all'esecutivo,
modernizzazione dello Stato, cambiavano 50 articoli della Costituzione. "E
loro - ha detto il premier - la sinistra, che oggi plaude alla riforma, si
rifiutò di votarla e indisse il referendum per affossarla con insulti e accuse
di regime". Quindi, avverte il Cavaliere, "cercheremo di coinvolgere
ancora la minoranza, ma intanto andremo avanti a definire le nostre
proposte". Il comizio finale ha avuto un prologo con Berlusconi assente
dalla sala che lo ha acclamato presidente. In realtà, Giorgia Meloni ha provato
a seguire la procedura prevista del voto per alzata di mano: "Chi è
d'accordo - ha detto - alzi il cartellino". Poi si è un po' bloccata forse
all'idea di dover pronunciare un "chi è contrario?" che sarebbe
suonato francamente ridicolo. "Si può fare anche per acclamazione",
ha finito per dire. E i delegati non aspettavano altro. Berlusconi è partito
dalla lettura del discorso della sua discesa in campo che era stato consegnato
in elegante libretto ai delegati che l'hanno diligentemente sfogliato insieme a
lui. Poi, l'elenco delle missioni del governo: uscire dalla crisi (tutte le
cose già fatte, poco o niente sul da farsi), la scuola (tanto inglese,
rivoluzione digitale, diploma utile, parità delle private, tagli agli sprechi e
lotta alle baronie nelle università), le donne (basta con la disparità, legge
sulla sicurezza), l'ambiente ("ambientalismo vero, non quello ideologico
che, consiste, tra l'altro, nel ripulire i muri delle città dai graffiti e
togliere cartacce e mozziconi dalle strade"). Infine, l'unica mezza
risposta a Fini sulla riforma istituzionale senza però neanche una parola sul
referendum. Poi il finalone con l'unzione e la chiamata sul palco. La gente
lascia la sala estasiata. Qualche definizione del discorso raccolta tra i
delegati: "fantastico", "meraviglioso",
"coinvolgete", "mirabile", "futurista". Un
delegato, non critico ma estasiato dice: "Fantasticamente scontato. Cose
che sappiamo ma che ci piace sentirci ripetere". Forse ha ragione lui. (29
marzo 2009
( da "Repubblica.it" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Berlusconi è sceso da poco dal palco
mentre le reazioni al suo discorso di insediamento come presidente del nuovo
Popolo della Libertà iniziano ad arrivare. L'unico commento critico
dall'interno è di Roberto Menia (ex An) che sottolinea l'assenza di risposte,
nell'intervento del premier, alle questioni sollevate ieri da Gianfranco Fini:
"E' stato - ironizza Menia - un discorso didascalico. Ho apprezzato ieri Fini
che ci ha dato delle sollecitazioni alle quali immaginavo il premier avrebbe
risposto oggi. Forse lo farà domani...". A parte questa voce dissonante,
dai rappresentati del nuovo partito è un coro unanime di apprezzamenti. In cui
ognuno sottolinea elementi diversi. "Penso che il passaggio fondamentale -
commenta Roberto Formigoni - sia quando Berlusconi dice che devono essere fatte
le riforme. Le abbiamo fatte in passato e le hanno cancellate. Auspichiamo che
l'opposizione non sia sul no pregiudiziale". Sulla stessa linea il
capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: "Sulle riforme
istituzionali non riusciamo a capire qual è il punto di equilibrio del Partito
democratico e Berlusconi è stato chiarissimo: ci auguriamo di farlo in due ma
non ci faremo arrestare dai veti". Berlusconi non ha parlato del
referendum? Giusto così, secondo Italo Bocchino, vicecapogruppo Pdl alla
Camera: "Ha eluso la questione perché credo che come presidente del
consiglio abbia il dovere di farlo. Il governo deve decidere la data e dunque è
parte in causa". E sul testamento biologico, altra questione evitata dal
premier? Bene anche quello: "E' una legge di iniziativa parlamentare -
continua Bocchino - quando Berlusconi parla lo si accusa di invadere il campo
del parlamento, quando tace per rispettare il parlamento lo si accusa di non
aver parlato, dobbiamo metterci d'accordo". OAS_RICH('Middle'); Matteoli,
sulla questione testamento biologico, preferisce commentare: "Berlusconi
si era già espresso precedentemente per la libertà di coscienza, una presa di
posizione molto chiara che condivido completamente". La Boniver spiega che
"la tenace capacità dimostrata in 15 anni da Berlusconi fa ben sperare che
le tante agognate riforme, di cui l'Italia ha un disperato bisogno, potranno
realizzarsi". Si allinea la Gelmini: "Quello di Berlusconi è stato un messaggio di speranza e
di fiducia che guarda soprattutto alle nuove generazioni". Da Udc e
opposizione arrivano le critiche. "L'intervento di Berlusconi - sostiene
Pier Ferdinando Casini - ha ricalcato il discorso della discesa in campo del
'94. Solo che Berlusconi da allora la metà del tempo l'ha passata a
Palazzo Chigi e dice oggi le stesse cose di allora come se fosse Alice nel
paese delle meraviglie. Ma tutte le cose che chiede avrebbe dovuto farle lui,
non mi pare che nessuno glielo abbia impedito". La senatrice Anna
Finocchiaro (Pd) ragiona sulle ripercussioni del discorso di Fini ieri sul
Berlusconi di oggi: "E' evidente che le parole di Fini hanno messo in
difficoltà il premier, costringendolo a reticenze e incertezze su tante cose, a
partire ad esempio dal testamento biologico e dal referendum". Pier Luigi
Bersani (Pd): "Molta retorica, molta autocelebrazione, un'ennesima auto
apoteosi di Berlusconi, le parole sulla crisi sono state di una distanza
stellare dalla realtà". Il carico da novanta lo mette, come sempre,
Antonio Di Pietro. "Da Berlusconi - dice il leader dell'Italia dei Valori
- un tipico discorso da vero e proprio ducetto: vuole azzerare la Costituzione
e diventare il padre padrone della sua nuova 'azienda Italia'. Propone la
riforma dei regolamenti parlamentari al solo fine di eliminare definitivamente
quel che lui considera un inutile ingombro, ossia l'opposizione; pretende che
vengano dati maggiori poteri al Premier, cioè a lui, così avrà mano libera su
quello che lui percepisce come una zavorra: la democrazia. Insomma - chiude Di
Pietro - dopo il controllo dell'informazione, l'attacco all'indipendenza della
magistratura, l'indebolimento del sindacato, ecco il potere assoluto". (29
marzo 2009
( da "Sicilia, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola
Brunetta in lacrime «Noi, imperfetti ma
rivoluzionari» Nostro inviato Roma. Pochi maglioni, tante giacche. Quasi tutte
blu o grigie per gli uomini. Molti tailleur e parecchie gonne corte con tacchi
adeguati alla bisogna per le signore. Unica variante alla sobria unitarietà
cromatica degli abiti degli uomini e delle donne del Popolo della Libertà, sono
le cravatte degli uomini. Soprattutto quelle dei big seduti nelle prime file.
Si va da quella blu elettrico del ministro Alfano a quella celeste tenue di
Fini (un appassionato del genere), da quelle granata e rosso fuoco di Gasparri
e Capezzone, a quella "cult" blu a motivi bianchi del Cavaliere,
passando ovviamente per quelle verdi del ministro Maroni e dei leghisti e per
quella regimental di Bonaiuti. In un contesto di grandeur in cui tutto sembra
immerso in un alone bianco-celeste, le cravatte, insieme
con la camicetta azzurro intenso della ministra Gelmini, sono l'unica dissonanza (a solo cromatica!) in una scenografia
minuziosamente studiata. La variabile, forse non prevista ma probabilmente
subita, di questa seconda giornata di lavori congressuali, sono stati i
giovani: subito retrocessi nelle immediate retrovie della platea, dopo essere
stati spettatori privilegiati, dalle primissime file, del discorso di
Berlusconi. Perché sarà anche vero che la nascita del Pdl sarà ricordata come
lo spartiacque tra vecchia e nuova politica, come uno strappo alla liturgia
delle assise congressuali, ma è indubbio che vecchi o nuovi, giovani o vecchi,
alle prime esperienze o di lungo corso, i big della politica alle prime file
non rinunciano. Non foss'altro perché, proprio questo nuovo modo di comunicare
imposto da Berlusconi, predilige il messaggio visivo ai contenuti, l'apparire
all'essere. E dunque, poiché secondo il Berlusconi-pensiero per
"essere" bisogna apparire, la prima fila, davanti all'occhio attento
delle telecamere, diventa irrinunciabile. Irrinunciabile come le bandiere, per
dare spettacolarità scenografica alla sala. Tutte tricolori (tranne una di An),
tutte divise dall'organizzazione, tutte da sventolare nei momenti indicati da
una superba regia con opportuni stacchetti musicali, uno dei quali (sparato a
tutto volume per il tributo d'onore al presidente Berlusconi) ha addirittura
interrotto persino l'intervento del capogruppo dei popolari europei Antonio
Lopez. In tanta precisione, gli unici che talvolta hanno provato qualche
iniziativa non prevista dalla "scaletta" sono stati i giornalisti.
Gentilmente ospitati in un padiglione attiguo a quello del congresso, lontani
da tutto e da tutti, disperati perché senza le dichiarazioni dei politici i
giornali non si scrivono, si sono allora inventati l'intervista del «vicino di
banco». Ovvero la dichiarazione , anche in video, di un collega che spiega gli
interventi dei politici dal punto di vista tecnico. Con caffè pagato
dall'intervistato per i minuti di notorietà televisiva così gentilmente
concessi. Opportunamente e invalicabilmente diviso dai leader e dai big, grazie
al lavoro discreto ma inflessibile di centinaia di hostess e muscolosi addetti
alla sicurezza, il popolo della libertà ha recitato per bene la sua parte, come
previsto dalla scaletta. Ordinato e disciplinato sempre, applaudente e
addirittura osannante quando richiesto. Molti giovani, tante donne e pochi
uomini di partito. Gente nuova, aria fresca. La maggioranza di loro non sa
nemmeno cosa sia una sezione di partito o a cosa servano le tessere (quelle con
le quali una volta si costruivano le carriere politiche). Loro però ci sono. Si
incontrano. Si parlano. Si piacciono. Mediamente eleganti, pochi eccessi, ma
tanta cura nei vestiti, nelle acconciature e anche nei profumi. Ascoltano,
applaudono, sciamano negli immensi spazi della Fiera di Roma, affollano i bar.
Berlusconi ha spiegato loro che sono i protagonisti di questa rivoluzione. Ma
loro, forse, non lo sanno. Lu. Ro.
( da "Stampa, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Retroscena Così il ministro ASSOCIAZIONE
GENITORI ALLE ELEMENTARI La rivolta per il sabato a scuola La scelta Gli
istituti alle prese con i nuovi calendari devono decidere come allungare
l'orario delle lezioni Il bivio O si ritorna in aula al pomeriggio oppure serve
una mattina in più in classe come già accade ora in diversi istituti Genitori e famiglie contro la Gelmini: con le ore di 60 minuti week-end a rischio RAFFAELLO MASCI
L'ora di lezione dovrebbe essere di sessanta minuti Invece, oggi, spesso è di
cinquanta minuti con una perdita di dieci minuti Ora vigileremo affinché non ci
siano sprechi e le ore siano di 60 minuti in tutti gli istituti «Ai presidi
chiediamo solo tollerabilità con la vita familiare» Gli orari sono molto
diversificati, si può gestire il problema ROMA M. Gelmini
Uno spettro aleggia su molte scuole: l'ipotesi che possa saltare la sacra
istituzione del week end libero, tornando a scuola al sabato mattina per una
questione di distribuzione dell'orario. È solo un'eventualità, ma il fatto
stesso che venga posta è bastato a turbare i sonni di alcuni milioni di alunni
(e altrettante famiglie). Quelli che, appunto, al sabato non vanno a scuola. Il
sito Tuttoscuola.com ha sollevato la questione. In dicembre il ministro Gelmini ha ricordato ai presidi che l'orario di lezione
prevede ore di 60 minuti. E se è vero che una circolare del '79 consentiva di
proporre lezioni di 50 minuti, questo era possibile solo per far fronte «a
situazioni d'emergenza». Per esempio, il problema degli alunni pendolari che
dovevano prendere un mezzo per tornare a casa. Vent'anni dopo questa circolare,
nel '99, è giunta la legge sull'autonomia scolastica che consentiva agli
istituti un ampio margine nella gestione dell'orario. Questi due provvedimenti,
incrociati tra loro, di fatto avevano permesso, a chi avesse voluto, di ridurre
le ore di dieci minuti, senza tanti distinguo. Ora il ministro Gelmini ha deciso di mettere fine a questo andazzo e -
quattro mesi fa, per l'appunto - ha presentato un regolamento che fa ordine in
questa anarchia. Un regolamento che sarà in vigore dal 2010, ma il cui solo
annuncio è bastato a mettere molte scuole nel panico. Anche se non tutte,
beninteso, stanno nelle stesse situazioni: nelle elementari ci sono formule
orarie molto diversificate (27, 30 e 40 ore settimanali) che consentono di
gestire il problema con una certa elasticità. «Dove si fa il tempo pieno - dice
Clara Gnaccarini, docente in una scuola di Collegno, alle porte di Torino - il
problema non è mai esistito. Noi facciamo quaranta ore settimanali di sessanta minuti.
Altrove si tratta solo di tornare a essere più responsabili: il recupero del
tempo scuola andava fatto anche prima, ma molti istituti, specie al Sud, non
l'hanno mai fatto. Ora devono tornare nelle regole. E gli strumenti ci sono.
Per esempio, i rientri pomeridiani». Più problemi si presentano negli istituti
tecnici industriali, dove l'orario è già di 36 ore: parlare di 50 o di 60
minuti all'ora fa una bella differenza. La maggior parte degli Itis fa lezione
anche al sabato, molti hanno sperimentato la settimana corta, e l'idea di dover
rinunciare anche a quella, dopo una tabella oraria tanto esigente, non piace.
«Intanto va detto che la riforma Gelmini prevede una
riduzione dell'orario per gli istituti tecnici da 36 a 32 ore settimanali, e
questo già ci dà un respiro di sollievo - spiega Ernesto Totaro, preside
dell'Itis John Neumann di Roma - ma il problema rimane. Molte scuole, poi,
stanno utilizzando l'orario lungo, che vuol dire un'ora in più al giorno, ma
anche questa sembra una soluzione dura, in quanto è difficile tenere in classe
i ragazzi fino alle 14.30. La cosa migliore è quella pensata dal ministero:
ridurre l'orario». Quanto alle famiglie, l'Associazione genitori dà una
indicazione chiara per la salvezza del sabato. «L'autonomia scolastica dà
facoltà di trovare soluzioni accettabili e condivise - dice il presidente
Davide Guarneri - noi chiediamo solo tollerabilità della scuola con la vita
familiare, rispetto delle norme sul recupero dei tempi di lezione e attenzione
ai bisogni formativi dei ragazzi: il che vuol dire orario completo di 60
minuti, ma forse qualche ora di lezione in meno».
( da "Corriere delle Alpi" del
30-03-2009)
Argomenti: Scuola
LA SCUOLA Taglio di una classe, Lozzo non
ci sta Oggi il sindaco incontra il dirigente Martino: «Situazione particolare»
LOZZO. E' furioso il sindaco di Lozzo, Mario Manfreda. E la sua rabbia è quella
dei suoi concittadini che si sono ritrovati numerosi venerdì in una assemblea
di genitori e maestre. La settimana di fuoco di Lozzo era cominciata lunedì
scorso, quando il sindaco ha avuto notizia della intenzione
dell'ex provveditorato, in applicazione al decreto Gelmini, di sopprimere la quarta elementare, che ha sette alunni,
accorpandola alla prima (formando una pluriclasse) o spostando gli alunni nella
elementare di Vigo di Cadore. «Che ci sia un'annata con meno alunni è
nell'ordine delle cose» spiega il sindaco. «La nostra scuola elementare,
come pure la media, non ha problemi di numeri». Perchè accorpare una quarta con
una prima? «Perchè lo stesso decreto Gelmini dice che
la pluriclasse non può avere più di 18 alunni, e l'unica possibilità era di
mettere assieme una prima e una quarta: assolutamente inconcepibile». Manfreda
ha tentato a più riprese di parlare con gli uffici dell'ex provveditorato, con
il dirigente Domenico Martino o con altri funzionari: inutilmente. Alla fine si
è rivolto al prefetto. E solo grazie all'intervento del prefetto, finalmente è
stato possibile convocare per questa mattina alle 11 un incontro tra lo stesso
Manfreda, il dirigente dell'Istituto comprensivo di Auronzo a cui fa capo la
scuola di Lozzo e il dirigente provinciale Martino. Nel frattempo si è riunito
il consiglio comunale, giovedì scorso, che ha votato una mozione unanime. E c'è
stata una assemblea di genitori e maestre a cui ha partecipato mezzo paese, per
ribadire che la quarta classe dal prossimo settembre deve restare a Lozzo. «La
situazione di Lozzo è particolare. Il numero di alunni extracomunitari è
altissimo». Un dato su tutti: alle medie il 33 per cento dei bambini è
straniero, cinese per lo più. E alle elementari le cose non sono molto diverse.
«Gli insegnanti sono impegnati al massimo in un processo di integrazione che
non è sempre facile. Alle medie tra dicembre e gennaio sono arrivati cinque
alunni cinesi. A volte sanno l'italiano, a volte no. Abbiamo corsi di
integrazione, un mediatore culturale: insomma viviamo in una situazione
particolare, molto difficile. E non credo che il problema possa essere la
differenza di tre alunni, tra i 7 presenti nella quarta e i 10 di cui parla il
decreto Gelmini». Tutte queste ragioni e molte altre
ancora sono contenute nel documento del consiglio comunale mandato ai dirigenti
regionali e provinciali della scuola, agli assessori provinciali e regionali. E
anche nel documento preparato dai genitori e dalle maestre: «Non ci siamo mai
lamentati ma non siamo disposti ad accettare queste soluzioni».
( da "Tribuna di Treviso, La" del
30-03-2009)
Argomenti: Scuola
2186) Albano Quaglio 4:07:16, PD; 2187)
Giuliano Pacchiani 4:07:20, LC; 2188) Flavio De Nardi 4:07:21, ... 2186) Albano
Quaglio 4:07:16, PD; 2187) Giuliano Pacchiani 4:07:20, LC; 2188) Flavio De
Nardi 4:07:21, TV; 2189) Gildo Andreetta 4:07:29, TV; 2190) Luca Zennaro
4:07:32, VE; 2191) Andrea Maltempo 4:07:39, TV; 2192) Giuseppe Tundo 4:07:43,
MI; 2193) Angelo Eraldo Marchini 4:07:44, MI; 2194) Tiziano Zanin 4:07:48, TV;
2195) Stefano De Negri 4:07:50, TV; 2196) Marco Fregnan 4:07:50, TV; 2197)
Alessandra Zambonelli 4:07:52, BO; 2198) Angelo Iuri 4:07:54, UD; 2199) Mauro
Parpaiola 4:07:56, PD; 2200) Rudy Barbierato 4:08:03, VE; 2201) Agata Giurlanda
4:08:06, TP; 2202) Sergio Sforza 4:08:08, BG; 2203) Rocco Puzziferri 4:08:09,
MI; 2204) Simone Aurighi 4:08:09,; 2205) Giuseppe Toma 4:08:10, LE; 2206)
Claudio Pancaldi 4:08:15, TV; 2207) Massimo Picello 4:08:16, VE; 2208) Boris
Furlan 4:08:29; 2209) Carlo Chioato 4:08:30, PD; 2210) Massimo Mazzantini
4:08:37, PI; 2211) Giancarlo De Vidi 4:08:37, TV; 2212) Luca Fiorani 4:08:37,
PD; 2213) Federico Dei Rossi 4:08:46, TV; 2214) Paolo Zalgelli 4:08:49, VE;
2215) Irene Coletto 4:08:49, VE; 2216) Nicola Golfetto 4:08:50, VE; 2217)
Libero Zerbinati 4:08:52, MO; 2218) Roberto Trinelli 4:08:52, TO; 2219) Patrizia
Rossi 4:08:53, MO; 2220) Roberto Crosato 4:08:55, TV; 2221) Angelo Cecere
4:08:59, TV; 2222) Shannon Michae Gray 4:09:02, TV; 2223) Giorgio Piovesan
4:09:03, TV; 2224) Catherine Welsh 4:09:05, WE; 2225) Gilberto Rech 4:09:13,
TV; 2226) Mario Pasqualetto 4:09:24, TV; 2227) Elisa Bortolato 4:09:26, TV;
2228) Gianni Gressani 4:09:28, BL; 2229) Christian Masala 4:09:29, BL; 2230)
Maurizio Ponzin 4:09:29, VI; 2231) Rita Fontana 4:09:30, BL; 2232) Guido Mazza
4:09:30, TV; 2233) Attila Nemeth 4:09:35; 2234) Antonio Fabbian 4:09:37, VE;
2235) Franca Favero 4:09:41, BL; 2236) Simonetta Bono 4:09:41, MI; 2237) Ivano
Proietti 4:09:44, PG; 2238) Gianni Bertolutti 4:09:47, UD; 2239) Zoltan Ozsuath
4:10:02; 2240) Francesco Nicoloro 4:10:12, VE; 2241) Giovanni Paganico 4:10:18,
VE; 2242) Andrea Biagioni 4:10:25, PU; 2243) Sabrina Bruga 4:10:26, MI; 2244)
Ignazio Cannas 4:10:27, CA; 2245) Nerio Padoan 4:10:32, VE; 2246) Matteo
Menapace 4:10:36, PD; 2247) Giuseppe M. Rotilio 4:10:41, PD; 2248) Mauro Sossai
4:10:51, TV; 2249) Domenico Biz 4:10:52, TV; 2250) Davide Gasparinetti 4:10:54,
MI; 2251) Marino Toniato 4:11:01, PD; 2252) Davide Giovanardi 4:11:04, MO;
2253) Clementina Polese 4:11:07, PN; 2254) Alessandro Gasparini 4:11:09, PD;
2255) Renato Rocco 4:11:12, VE; 2256) Ugo Sollai 4:11:17, CA; 2257) Marco
Zulian 4:11:17, PD; 2258) Livio Facco 4:11:17, PD; 2259) Mariana Polignano
4:11:20, BA; 2260) Simone Dartora 4:11:20, TV; 2261) Ranko Goronja 4:11:25;
2262) Cristian Favero 4:11:28, TV; 2263) Mauro Sottana 4:11:31, TV; 2264)
Enrico Pedron 4:11:39, PD; 2265) Patrizio Masut 4:11:40, TV; 2266) Carlo
Coletti 4:11:47, TV; 2267) Sabrina Duprè 4:11:48, TV; 2268) Dario Bongiorno
4:11:49, VA; 2269) Rossella Mileo 4:11:49, MI; 2270) Egidio Culos 4:11:51, PN;
2271) Stefano Leorato 4:11:54, PD; 2272) Carlo Silvestrin 4:11:55, PD; 2273)
Marco Cernetig 4:11:57, GO; 2274) Sabrina Ghilardi 4:12:04, MI; 2275) Fabio
Bastioli 4:12:04, PG; 2276) Maurizio Brunelli 4:12:07, MI; 2277) Marzia Zorzin
4:12:09, PD; 2278) Gianluigi Antiga 4:12:10, TV; 2279) Graziano Giacomini
4:12:12, TV; 2280) Maurizio Schiavon 4:12:20, PD; 2281) Roberto Marcon 4:12:25,
VE; 2282) Rodolfo Dal Farra 4:12:28, PD; 2283) Vittorio Rampin 4:12:28, PD;
2284) Agostino Graziosi 4:12:29, LT; 2285) Enzo Coltro 4:12:29, VI; 2286) Romano
Pavan 4:12:32, TV; 2287) Tiziana Fasolo 4:12:36, PD; 2288) Giuseppe Marconato
4:12:36, TV; 2289) Mauro Paluello 4:12:39, PD; 2290) Silvia De Bastiani
4:12:40, BL; 2291) Fabio Consoli 4:12:40, BL; 2292) Mirella
Gelmini 4:12:42, BG; 2293)
Martina Mickie Sommeregger 4:12:51; 2294) Giovanni Acquaviva 4:12:53, TO; 2295)
Orlando Costantin 4:12:55, PD; 2296) Alberto Modolo 4:12:55, PN; 2297) Denis
Menin 4:12:57, TV; 2298) Antonio Gigante 4:12:59, PN; 2299) Sara Roiter
4:13:03, TV; 2300) Paolo Santello 4:13:04, VE; 2301) Angelo Tonon
4:13:14, TV; 2302) Danilo Piccolo 4:13:17, TV; 2303) Daniele Cesconetto
4:13:17, TV; 2304) Simone Cadamuro 4:13:19, TV; 2305) Graziano Cecchetto
4:13:20, TV; 2306) Mario Boscaratto 4:13:20, TV; 2307) Luigino Battistella
4:13:20, TV; 2308) Stefano Calesso 4:13:21, TV; 2309) Paolo Fortin 4:13:21, PD;
2310) Giles Marconato 4:13:24, TV; 2311) Emanuele Scarsi 4:13:24, PD; 2312)
Riccardo Bacci 4:13:25, PI; 2313) Pietro Guerra 4:13:26, TV; 2314) Antonio
Drago 4:13:29, BA; 2315) Mario Bolzan 4:13:30, TV; 2316) Fabrizio Sarenti
4:13:31, BL; 2317) Arnaldo Buosi 4:13:32, TV; 2318) Domenico Marchioni 4:13:34,
TV; 2319) Renato Angelo Sacco 4:13:36, PR; 2320) Michele Turcatel 4:13:38, PN;
2321) Antonio Bergano 4:13:40, TO; 2322) Rosa Elia Saracino 4:13:41, TO; 2323)
Lilliana Ciotta 4:13:43, CT; 2324) Marcello Pellegrini 4:13:43, TV; 2325)
Telemaco Colozzo 4:13:46, BO; 2326) Fabio Crippa 4:13:48, MI; 2327) Massimo
Pugnaloni 4:13:50, AN; 2328) Mattia Vettorel 4:13:56, TV; 2329) Alessandro Toto
4:14:01, PD; 2330) Gianluca Bazzacco 4:14:03, TV; 2331) Vittorio Bosco 4:14:04,
UD; 2332) Tommaso Finali 4:14:05, BG; 2333) Vanda Maria Beltrame 4:14:11, UD;
2334) Giorgio Miolli 4:14:11, UD; 2335) Stefano Iuri 4:14:12, UD; 2336) Henry
Yan 4:14:13; 2337) Luigi Piscopello 4:14:14, VE; 2338) Massimiliano Camuffo
4:14:15, TV; 2339) Santo Colla 4:14:16, VR; 2340) Benedetto Ibba 4:14:16, CA;
2341) Vito Campanella 4:14:17, BA; 2342) Massimo Marianetti 4:14:17, PI; 2343)
Goran Hudec 4:14:21; 2344) Josip Dikon 4:14:21; 2345) Juan Carlos Gracia Alique
4:14:22, BR; 2346) Ennio Conte 4:14:26, TV; 2347) Bruno Amighetti 4:14:29, BG;
2348) Andrea Peretti 4:14:30, VI; 2349) Alessandro Stefani 4:14:31, PD; 2350)
Simone Ulian 4:14:32, UD; 2351) Maria Grazia Davolio 4:14:33, RE; 2352) Mirco
Piovesan 4:14:34, TV; 2353) Roberto Bortolot 4:14:34, TS; 2354) Riccardo
Pinzuti 4:14:35, SI; 2355) Francesco Adornetto 4:14:36, RM; 2356) Gianluca
Adornetto 4:14:36, CS; 2357) Ivano Cazzin 4:14:37, VE; 2358) Elena Bortolato
4:14:37, VE; 2359) Marco Mauro 4:14:37, UD; 2360) Andrea Secco 4:14:49, TV;
2361) Maurizio Morandin 4:15:04, TV; 2362) Ivano Sponchiado 4:15:10, TV; 2363)
Lucia Gatto 4:15:11, TV; 2364) Antonella Fiorito 4:15:11, TV; 2365) Maria Rosa
Trevellin 4:15:11, TV; 2366) Giorgio Barbiero 4:15:13, TV; 2367) Gianni
Magliocchi 4:15:16, PN; 2368) Daniele Ferreri 4:15:23, MI; 2369) Silvano
Battigelli 4:15:23, UD; 2370) Dario Brunello 4:15:30, TV; 2371) Ettore
Patriarca 4:15:36, BI; 2372) Gregorio Bartucca 4:15:37, VC; 2373) Massimo
Culasso 4:15:37, CN; 2374) Michele Facin 4:15:49, TV; 2375) Angelo Gramegna
4:15:53, UD; 2376) Raffaella Zorzi 4:15:54, VR; 2377) Piero De Stefano 4:16:01,
PN; 2378) Mara Ciubei 4:16:02, TV; 2379) Maurizio Tronchin 4:16:09, TV; 2380)
Claudia Costantini 4:16:16, VB; 2381) Maria Teresa Biancolin 4:16:26, PN; 2382)
Lamberto Mantovani 4:16:37, FE; 2383) Leonardo Adami 4:16:43, CR; 2384)
Virgilio Barcella 4:16:45, BG; 2385) Monica Minotto 4:16:48, PD; 2386) Gilles
Peyroche 4:16:54, PN; 2387) Fabio Muraro 4:16:55, PD; 2388) Alberto Cester
4:16:57, TV; 2389) Gianfranco Corna 4:17:09, MI; 2390) Andrea Dalla Vecchia
4:17:18, VI; 2391) Gloria Barboni 4:17:21, BI; 2392) Mattia Sangiorgi 4:17:31,
TV; 2393) Vladimir Brezaric 4:17:32; 2394) Renato Muraro 4:17:34, TV; 2395)
Antonio Lopez 4:17:36, PR; 2396) Giuseppe Pitzalis 4:17:38, MI; 2397) Oliviero
Zaffalon 4:17:41, TV; 2398) Stefano Giovanardi 4:17:43, VE; 2399) Barbara K.
Schmidt 4:18:05, VE; 2400) Frediano Guadagnini 4:18:08, TV; 2401) Stefano
Camerin 4:18:11, TV; 2402) Gianpaolo Olocco 4:18:14, CN; 2403) Francesca Menna
4:18:16, BO; 2404) Alberto Zaffalon 4:18:20, VE; 2405) Loris Vettoretti
4:18:20, TV; 2406) Giovanni Ragone 4:18:24, BA; 2407) Andrea Mandelli 4:18:24,
LC; 2408) Nicola Cacciatori 4:18:30, TV; 2409) Nevio Delbello 4:18:34, GO;
2410) Wolmer Rocca 4:18:36, PC; 2411) Fabio Pezza 4:18:36, PC; 2412) Barbara
Agazzi 4:18:37, PR; 2413) Mario Ferri 4:18:41, PO; 2414) Ivo Masini 4:18:44,
PI; 2415) Maurizio Cesaro 4:18:55, PD; 2416) Patrizia Cheli 4:18:58, BO; 2417)
Fabio Pallassini 4:19:08, SI; 2418) Andrea Corsini 4:19:11, VR; 2419) Claudia
Chiari 4:19:23, CN; 2420) Piergiuliano Bolzan 4:19:32, TV; 2421) Maria Pia
Marino 4:19:35, TV; 2422) Gianni Ros 4:19:40, TV; 2423) Laura Bazzana 4:19:53,
UD; 2424) Enzo Bracciali 4:19:53, FI; 2425) Donatella Comparini 4:19:54, PI;
2426) Mauro Bottaro 4:20:06, TV; (continua)
( da "Tirreno, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina 1 - Viareggio Scuola in piazza:
«Il ministero cancella l'istruzione artistica» PIETRASANTA. Festa in piazza,
sabato pomeriggio, contro la riforma della scuola del
ministro Gelmini. Insieme a
insegnanti, genitori e alunni delle elementari, si sono fatti sentire e vedere
professori e studenti dell'Istituto artistico "Stagio Stagi" e della
scuola media annessa. Che hanno portato all'attenzione di tutti l'appello per
la salvezza dell'arte e del suo insegnamento promosso dal Coordinamento
istruzione artistica nazionale. Appello al quale hanno già aderito, tra
i tanti, Salvatore Settis (archeologo, direttore della Scuola superiore
"Normale" di Pisa), Matteo Ceriani, (vice direttore della Pinacoteca
di Brera a Milano), Michel Barthèlémy (scenografo, Parigi), Salvatore Anselmo
(scultore, Pietrasanta) e tantissimi altri musicisti, artisti, docenti
universitari, studenti, genitori, insegnanti dalla Versilia e da tutta Italia
per un totale di 4800 firme raccolte dal primo di febbraio. «Con la scusa
abusata dell'adeguamento ai modelli europei - si legge nel materiale diffuso
dal Coordinamento - il ministero cancellerà un patrimonio che è modello
europeo». Il Coordinamento, forte delle adesioni raccolte (per essere della
partita c'è il sito www.istruzioneartistica.it) chiede di poter «avviare un
confronto con il ministero per la creazione di una nuova istruzione artistica,
fiore all'occhiello dell'Italia nell'istruzione europea. Perché - spiega il
coordinamento - il ministero dell'istruzione, attraverso l'applicazione
dell'articolo 64 della legge 133/2008 e la "riesumazione" della
riforma Moratti, provocherà la scomparsa di un percorso formativo unico in
Europa e nel mondo, quali sono i Licei artistici e gli Istituti d'arte». In
controtendenza, continua il coordinamento, «con gli altri stati europei che
invece accentuano gli investimenti nel settore culturale e artistico». Da
ricordare che solo in provincia di Lucca ci sono due Istituti d'arte
(Pietrasanta e Lucca), un liceo artistico (Lucca) e lo "Stagio Stagi"
che ha un indirizzo di liceo.
(
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)>" del
30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Primo Piano Pagina
103 «Porteremo l'Italia fuori dalla crisi» Berlusconi e la missione del Pdl:
meno tasse, più riforme liberali --> Berlusconi e la missione del Pdl: meno
tasse, più riforme liberali DAL NOSTRO INVIATO ENRICO PILIA ROMA È una sfida
alla storia. «Ricostruiremo l'Italia», grida Silvio Berlusconi, «e questo
partito sopravviverà ai suoi fondatori». Il primo presidente del più grande
partito italiano promette meno tasse e più riforme e chiede maggiori poteri:
«Oggi, quelli del premier sono finti». Il congresso della fondazione del Popolo
della libertà è finito ieri all'ora di pranzo e il vento della rivoluzione
liberale, all'interno dell'immenso padiglione 8, era certamente più forte di
quello caldo e potente che scuoteva Roma dalla notte prima. Elezione scontata,
quella di Berlusconi a capo del Pdl, senza altri candidati e senza correnti:
«Non ce ne saranno, ma non mancherà mai il dibattito». Un partito, un uomo,
perché ieri l'altro leader di questo Pdl ciclopico, Gianfranco Fini, non si è
visto. Come il presidente del Senato, Renato Schifani, anche l'ex leader della
destra ha preferito star fuori da questo ultimo atto, così politico e meno
istituzionale. Questione di ruoli. Settanta minuti di proclami, settanta di
applausi, con ovazioni forti, lunghe, che hanno costretto più volte Berlusconi
a chiedere clemenza: «Certe emozioni, alla mia età, possono essere
pericolose...». Una formidabile dimostrazione di potere, di consenso, di
sintonia fra il leader, la massa dei delegati e il suo popolo: «Siamo già al 44 per
cento», quasi un punto in più rispetto al giorno prima. E allora perché non
riportare alla luce quel miracolo
italiano dal palco della Nuova fiera, miracolo che in effetti continua,
impossibile negarlo, fra un successo elettorale nazionale e
quelli, a catena, nelle regioni. Se Fini non c'era, si è comunque preso la sua
dose di ringraziamenti, per il discorso di sabato e per quell'ironica accusa di
lucida follia, che ha entusiasmato il premier: «Caro Gianfranco, grazie, in
effetti un po' matto lo sono davvero». Matto o no, minaccia di non fermarsi
qui, a questa acclamazione che farebbe impallidire qualsiasi imperatore antico
o attuale: «La Costituzione va rivitalizzata e arricchita». Perché governare è
anche una missione: «La nostra è quella di ammodernare l'architettura
istituzionale dello Stato». Con o senza l'opposizione: «Le riforme andrebbero
fatte in due», sottolinea, «ma dopo le esperienze di questi anni c'è molto da
dubitare sulla serietà della nostra controparte politica». E allora il progetto
è chiaro, tanto da assomigliare a un ultimatum: «Se ci sarà un atteggiamento di
confronto, sarò il primo a darne atto ai leader della minoranza, intanto la
nostra maggioranza e quindi il Pdl, non possono sottrarsi al dovere di fare la
loro parte». EUROPA E RIFORME «Cercherò di non deludervi». Pausa: «Mai». La
fedeltà totale è un impegno, che Berlusconi prende celebrando la sua creatura e
quello slogan racchiuso nel nome: «Siamo un popolo, amiamo e viviamo per la
libertà», concetto martellante, urlato, perché il dna del pubblicitario di
razza assomiglia tanto a quello del politico smaliziato. L'attacco
all'opposizione non ha assunto i toni della critica, ieri è stato una sfida:
Berlusconi ha confermato che si candiderà alle europee, invitando il segretario
del Pd Dario Franceschini a fare lo stesso. «Per le europee - ha detto - non ho
esitazione a impegnarmi in prima persona. Una candidatura di bandiera? Sì, una
bandiera dietro la quale un leader chiama a raccolta il suo popolo. E sarebbe
bello se anche il leader dell'opposizione, se esistesse un leader, facesse
altrettanto». Le riforme e la Costituzione: «Dobbiamo offrire agli italiani la
soluzione per un governo che governi e un Parlamento che controlli», ha detto,
«è ormai un'urgenza quella di modificare la seconda parte della Costituzione,
senza stravolgerla». SCUOLA E LAVORO Alla fine, ha voluto accanto Maria Stella Gelmini, fra i trentaquattro che comporranno la direzione nazionale del
partito. Non a caso, perché la scuola è stata fra i temi caldi del suo
intervento conclusivo: «Il titolo di studio non sarà più un pezzo carta ma la
garanzia del posto di lavoro», ha detto, «con la riforma degli istituti tecnici
avremo più inglese e al quinto anno ci sarà lo studio di una seconda lingua».
Ci sarà una graduatoria di merito degli istituti «per dare una mano alle
famiglie, in modo che possano scegliere dove mandare i propri figli, con
professori reclutati in base alle loro capacità». BENEDIZIONE E PROMESSA La
mano sul cuore, la voce "grandieventi", la sala che ascolta in
silenzio: «Vi facciamo una promessa assoluta: sapremo uscire da questa crisi,
ne usciremo bene, e non lasceremo indietro nessuno». Berlusconi ha poi benedetto i quasi 6 mila delegati, affidandogli
una missione politica: «Vi nomino tutti missionari di
libertà», proprio lo slogan di quindici anni fa, «dovete far crescere i
consensi del nuovo partito, vincere europee e amministrative, radicare le
nostre idee tra i vostri conoscenti, nei luoghi di lavoro». Un partito aperto
«a tutti coloro che vogliono impegnarsi per il bene comune». A CASA Il
presidente del Consiglio ha poi raggiunto la sua residenza di Palazzo Grazioli,
al centro di Roma, per un pranzo con il presidente del Partito Popolare europeo
Joseph Daul, il commissario Ue Antonio Tajani e il capogruppo Pdl a Strasburgo,
Stefano Zappalà. Lui, il Cavaliere, ha promesso che questa Italia sarà «sempre
più europea». La leadership, il congresso in archivio, le europee da da
stravincere. Il potere logora solo chi non ce l'ha.
( da "Unita, L'" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Non sono un'esperta di politica, ma
compro l'Unità tutti i giorni e vorrei farvi coraggio per le vostre
battaglie.... Quel che posso dirvi è di perseverare. Nel rompere, se vi riesce,
i ghetti della "rappresentanza". E portare lì la voce di chi lotta
per cambiare l'ordine simbolico del potere, da dentro la vita. Prima di tutto
la voce delle donne». Intervista controversa e difficile quella con Luisa
Muraro, vicentina, 69 anni, leader culturale delle femministe italiane,
fondatrice della Liberia delle donne. Difficile, perché piena di concetti
ostici. Fra i quali «l'ordine simbolico», architrave della filosofia della
«differenza» di Luisa Muraro. E poi: «politica prima» e «politica seconda». Il
primo concetto significa: c'è un ordine fatto di rappresentazioni mentali e
affidato al linguaggio, che decide della sorte di uomini e donne. È
quell'ordine cristallizzato di parole che bisogna mutare. Per mutare le cose e
le relazioni umane. E lo si può fare, dice Muraro, rifacendo le parole e il
loro senso, a partire dal «desiderio» che in tutti e tutte è infinito, e che
sconvolge il mercato dato dei valori. In vista di un altro mercato: Il mercato
della felicità (titolo del suo ultimo volume). E la politica prima e seconda?
La risposta alla fine dell'intervista. Muraro, lei ha scritto un libro che è un
inno alla felicità possibile e allo slancio del desiderio. Senonché ci assedia
il contrario: precarietà, intolleranza, solitudine. Missione impossibile? «C'è
molta gente che, magari in modo inconsapevole, va al mercato della felicità.
Senza dubbio non sappiamo contrattare e rivendicare con forza quel che davvero
vale. Ma la spinta alla felicità è insopprimibile, e si esprime anche nella
frustrazione per i mancati consumi, oggi non più alla portata. Dal che poi
vengono infelicità e delusione. Occorre imparare a cercare quel che ci serve:
relazioni, accoglienza, pienezza di vita. Senza sviamenti». Di che cosa è fatta
l'infelicità attuale? «In gran parte deriva dal venir meno degli orizzonti
ideali. Dal rimpicciolirsi in molti e molte delle speranze, dopo la sconfitta
del movimento operaio avvenuta a beneficio di una uniformità di prospettive
coincidente col capitalismo. Personalmente ho scelto di guardare a quella parte
del genere umano - le donne - per cavarne ottimismo e luce. Al fine di
riconquistare un'idea di futuro per tutto il genere umano». C'è un «sapere
femminile» distinto da mettere in gioco, in questa Italia conservatrice e
stregata dal mito frustrato del benessere? «Prima del sapere c'è una politica
delle donne. Da sempre. Ovvero il femminismo. È una ricerca di civiltà, portata
avanti dalle donne. Che i saperi dominanti tentano di cancellare. Questa
ricerca è per me motivo di gioia, e lo è per tante donne. Insomma, per le donne
è un tempo di straordinario mutamento. Perché guadagnano libertà. Un vero
paradosso: il mondo non sa che farsene della libertà femminile e la ricaccia
indietro. Ma la tendenza espansiva è in atto, e procede, tra spinte propulsive
e contraccolpi. Mettiamola così: il mondo va peggio, ma per le donne va meglio.
E ciò è motivo di grande sofferenza nonché di grande libertà per l'universo
femminile». Anche la destra promuove le donne: Carfagna, Gelmini. Che idea s'è fatta di questa
promozione - all'ombra del potere - di un certo femminile gradevole ed
efficientista ad un tempo? «È la risposta che la destra sta offrendo al venire
avanti del protagonismo femminile. La sua risposta, paternalista e patriarcale.
Semmai lamenterei l'incapacità della sinistra a dare risposte davvero
alternative, che non siano puramente emancipazioniste. La specificità femminile
di oggi va oltre, è un "dipiù". Più liberta e giustizia, più
felicità. A partire dalla differenza femminile. Ecco quel che la sinistra
dovrebbe saper gestire al rialzo. Ovvio che la destra abbia le sue ricette.
Bieche, e venate di disprezzo per il femminile. Ma è la destra... Quale
contributo le donne possono dare a un punto di massima sofferenza per il
tessuto sociale italiano, vale a dire l'irruzione della diversità migratoria,
fonte di xenofobia e disagio? «Intanto, un dato storico. Già nei secoli della
Caccia alle Streghe le classi dominanti usavano la fobia popolare del demonio
per i loro giochi di potere. Oggi accade qualcosa di simile. Anche la destra al
potere usa la paura popolare dell'immigrato per puntellare il suo ordine
simbolico, generando un grande disordine simbolico. Che cosa mettono in gioco
le donne? Una grande presenza di massa nel volontariato sul territorio. Che è
presidio e garanzia di accoglienza, fattore di incivilimento. Poi penso alla
scuola materna ed elementare. C'è uno straordinario esercito di maestre, oggi
penalizzato dal governo. Che si fa carico dell'alfabetizzazione dei bambini, e
delle tematiche interculturali. Un lavoro immenso e disconosciuto, volto
all'inclusione, che agisce sulle menti dei bambini e su quelle dei genitori,
spesso gravate da pregiudizi e da obiettive difficoltà quotidiane. È un ruolo
di mediazione sul territorio di inestimabile valore, che civilizza e previene
le tensioni. Tensioni inevitabili, che danno la sensazione di una xenofobia che
spesso non c'è, e che viceversa è sintomo di disagi non governati da
amministrazioni ottuse e incapaci di buoni esempi». Lei polemizza sempre contro
l'emancipazione. Ma visto che a parità di lavoro le donne guadagnano molto meno
- lavoro di cura a parte - la parità emancipativa non è un viatico anche per la
«differenza»? «La parola emancipazione è offensiva, anche per le classi
popolari. Il vero valore è la differenza femminile, il suo "dipiù".
Basta partire dalla disparità! Partiamo da questo "dipiù". Nessuno
ovviamente è contro la parità e l'eguaglianza, ma non è questo l'orizzonte
giusto. L'obiettivo è più vasto: cioè la differenza qualitativa e i cammini
diversi che le donne introducono in società. Per questa via si guadagna anche
la parità, ma si va oltre. Verso un diverso ordine simbolico...». Significa
altre relazioni, altre gerarchie, altri riconoscimenti tra esseri, e altri tipi
di vita e di economia? «Esattamente, è questo il punto. Il guadagno di libertà
e di giustizia che le donne perseguono avviene sulla strada di un ordine
simbolico inteso come liberazione di tutti e di ciascuno, verso una convivenza
liberamente scelta e non imposta. È questo tipo di mondo, quello che tentano di
aprire alle menti le maestre di cui sopra, dal sud al nord d'Italia. Ed è
questo tipo di mondo, quello che le leggi del governo contro la scuola
osteggiano». Parliamo della sinistra. Ha senso questa parola per il suo lessico
femminista, oppure no? E se sì, da dove ricomincia la sinistra? «Distinguerei
prima di tutto tra politica prima e politica seconda. I partiti, le
istituzioni, sono politica seconda. E lo sono rispetto a un'altra politica,
quella più vera, radicata nel quotidiano e nelle relazioni di civiltà. Ecco, si
tratta di imparare a gestire in maniera nuova il tempo e le relazioni, i
conflitti, il potere, l'autorità... E la politica seconda? «Deve farsi
interprete non separata dei sentimenti e degli interessi della politica prima.
Quanto alla sinistra, è una buona combinazione di entrambe le politiche, in
direzione di una liberazione universale che non vale soltanto per i subalterni
ma per tutti nel mondo, come promette Obama. La sinistra infatti si qualifica
universalmente per la libertà e la giustizia, oltre i recinti del palazzo e non
solo a vantaggio dei derelitti».
( da "Unita, L'" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
È l'una di domenica mattina, per chi ci
va l'ora della Messa, quando Silvio Berlusconi dice: «Il Popolo della Libertà
guiderà la Terza Ricostruzione». La sua immagine è riprodotta in cinque
megaschermi, migliaia di occhi sono puntati sul replicante gigantesco in video,
nessuno guarda l'uomo in carne ed ossa minuscolo, quasi invisibile laggiù.
Fuori dal padiglione 8 centinaia di persone premono per entrare ma non si può,
la sala è troppo piena. Urlano, sono assessori e consiglieri, presidenti di
municipalizzate con le mogli: ne hanno diritto, hanno fatto ore di viaggio e
vogliono sentirlo. Il megamostro della nuova Fiera di Roma costruita nel nulla
brulica di popolo delle Libertà: sulle scale mobili e sui tapis roulant, lungo
i chilometrici corridoi, nei sottoscala a scambiarsi numeri, sotto le gallerie
di plastica a ripararsi dal vento. Una città fantasma improvvisamente abitata
da una folla compatta. Cosa ha detto? Chiede sudato un siciliano sui sessanta
in abito scuro rimasto fuori a premere. Ha detto: guideremo la terza
ricostruzione, risponde la guardia privata che gli inibisce l'ingresso. Il
boato di applausi filtra dalla porta antipanico socchiusa. Il popolo della
Terza Ricostruzione gioisce, dentro e fuori. Quali siano state le Prima e la
Seconda ricostruzione non è importante. Di cosa si nutrirà la Terza in fondo
nemmeno. Quello che conta è avere un compito: una missione supereroica e
intergalattica, un posto magnifico dove andare tutti insieme a bordo di autoblu
in corsia preferenziale, ma anche no. Con chi vince Gli italiani stanno con chi
vince. È una storia antica. Francia o Spagna. Gli italiani - la maggioranza
degli italiani - acclama il vincitore: il suo potere, la sua corte, si lascia
accarezzare dai tentacoli lunghissimi che tintinnano denaro, occasioni,
opportunità, promesse. Cerchi concentrici di benefici a cascata, dalla sorgente
fino all'ultimo rivolo. Gli italiani hanno famiglia. Stare al sole conviene,
chiunque abbia buon senso capisce che è meglio di rabbrividire all'ombra. Si
spostano rapidi, a volte - nella storia - hanno cambiato colore in un giorno.
Non tutti certo. Naturalmente non tutti: moltissimi però. «Siamo il 44 per
cento», dice ora l'onnipotente dal palco. Se anche fosse il 40 o il 38 non
cambierebbe molto. È vero: sono passati 15 anni dalla discesa in campo, non un
giorno, ma quel che è successo è questo. Qui non c'è più il partito di plastica
della fondazione, i venditori di Publitalia e i dirigenti della Standa. Non c'è
più lo scheletro d'acciaio messo su da Scajola con le tessere di quelle che
furono i resti della Dc e del Psi. Non c'è solo il Sud degli apparati, il Nord
delle fabbriche, la nomenklatura degli aspiranti potenti. Paese reale Nel
padiglione 8, oggi, c'è un pezzo importante di paese reale - pochi i vecchi,
molti i nati e cresciuti nel frattempo - che crede e acclama il profeta della
Terza Ricostruzione. «Missionari della libertà» che dalla missione hanno e
avranno solo da guadagnare: piccole commesse e grandi appalti, un posto per il
figlio e una particina in tv, un invito a cena, un contratto da consulente alla
provincia, un lavoretto o un ministero. Sotto il palco due bellissime ragazze
gemelle - una in stivali bianchi, l'altra in sandali di strass - implorano la
body guard: «Ci lasci passare, noi lo conosciamo bene. Vedrà: se ci vede ci
riconosce». Lui sorride e risponde «non ne dubito, il presidente ha buon
gusto». Luisa Todini, ex giovane imprenditrice funzionale al progetto qualche
lustro fa, sfila via da un corridoio laterale. Nuove diciottenni vestite di
azzurro avanzano. «Salutami il ministro», dice con forte accento calabrese un
corpulento stempiato a una post-adolescente. Lei annuisce e inclina il capo
correndo. Nel discorso della fondazione non c'è nulla. L'unica notizia è che
sarà capolista alle europee, del resto si sapeva. Il presidente del consiglio
capolista per l'Europa: ovvio che non ci andrà mai. Sfida l'opposizione a fare
altrettanto come se fosse il suo un gesto nobile anzichè una truffa. Per il
resto: nulla di nuovo, nulla di vero. Berlusconi ha preparato un compito per
punti. I giovani, due minuti: no agli aiutini, «no alle corsie preferenziali
come nel '68», case ai ragazzi per «farli uscire dal guscio». Applausi,
inquadrature di studenti adoranti. Scuola e università: quattro minuti.
Rivoluzione digitale a scuola. E-booking. Gelmini Applaude dietro gli occhiali. Chiudere le piccole università
premiare le grandi. No alle baronie di parenti e amici. Nuova ovazione. Donne:
tre minuti. «Esiste una questione femminile in posizioni di vertice». Giorgia
Meloni fa sì con la testa schierata in prima fila col governo al completo.
Ambiente: un minuto. Non imbrattare i muri, non buttare la carta per strada.
Entusiasmo e sventolio di bandiere all'importante annuncio. Costituzione:
trenta secondi. «Vogliamo cambiarla per arricchirla». Pubblica Amministrazione:
abbatteremo il Moloch, ci penserà Brunetta. Apoteosi per Brunetta, Robin di
questo Batman, supereroe in seconda. Una parola di elogio anche a Tremonti, per
evitare ripicche in consiglio dei ministri, una vaghissima in risposta a Fini
autore dell'unico vero discorso politico della tre giorni. Niente di concreto,
naturalmente. Fini oltretutto deve averlo intuito e non c'è. Menia, per An, è
l'unico che a fine giornata ironizza: «Si vede che Berlusconi ha deciso di
rispondere un altro giorno». Coraggiosissimo, Menia. Teniamo d'occhio le sue
sorti. Così come Fini aveva elencato i temi della politica e della vita -
xenofobia e laicità, referendum e crisi economica - Berlusconi ha evitato di farlo.
( da "Unita, L'" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
La Gelmini non ama i disabili Sarà ridotto il
sostegno a scuola MARISTELLA IERVASI Per tenersi buona la Lega ha «promesso» di
mettere un tetto all'ingresso degli studenti immigrati nelle classi. Poche o
nessuna tutela ha previsto invece per l'integrazione dei bambini e dei ragazzi
con disabilità che siedono nei banchi delle elementari, medie e istituti superiori. La scuola della Gelmini non vede i disabili? Stando a quando è scritto nero
su bianco nel Regolamento per la riorganizzazione scolastica e la ridefinizione
degli organici, sembra proprio così. Dal prossimo settembre, in una sola classe
potrebbero esserci anche cinque alunni con disabilità più o meno grave. Con
tutto ciò che ne consegue. E non è escluso che a seguirli ci sia un solo
insegnante di sostegno. Protesta il sindacato Flc-Cgil e l'associazionismo da
sempre al fianco del superamento dell'handicap. Assordante il silenzio di viale
Trastevere. A scuola ma fuori dalle aule La controriforma Gelmini
con il ritorno del maestro unico, l'aumento degli alunni per classe, le risorse
tagliate all'osso e la cancellazione delle compresenze, prospetta un percorso
ad ostacoli proprio per gli studenti che hanno più bisogno. Un piano che farà
di certo proliferare nelle scuole d'Italia il sorgere delle «stanze del sorriso»,
o «aule delle buone pratiche»: una sorta di laboratori che vengono spacciati
per innovativi ma in realtà sono destinati ai soli studenti con disabilità.
Antonio Nocchetti, presidente dell'Associazione «Tutti a scuola», non nasconde
un altro scenario: «La scuola dell'integrazione, alla luce delle scelte operate
in totale continuità dagli ultimi governi, sarà probabilmente sostituita dal
ritorno alle classi differenziali che, per primi in Europa, l'Italia cancellò
oltre 30 anni fa». Mentre la Fish, la Federazione italiana per il superamento
dell'handicap, punta i piedi: «La Gelmini convochi
subito l'Osservatorio per l'integrazione scolastica», dice il presidente Pietro
Barbieri. Proprio quell'Ossevatorio dal quale si sono dimessi pochi messi fa in
maniera clamorosa due massimi esperti dell'integrazione: Dario Janes e Andrea
Canevaro. Il regolamento L'art.5, comma 2 del provvedimento Gelmini
afferma che «le classi frequentate da alunni con disabilità non possono avere,
di norma, più di 20 alunni» solo nel limite delle dotazioni organiche
complessive. Poi però nel successivo comma 3 si afferma, in contrastro con
quanto sopra, che «le classi e le sezioni delle scuole ed istituti di ogni
ordine e grado che accolgono alunni con disabilità possono essere costituite anche
in deroga al limite previsto dal comma 2». Di fatto si propone una
liberalizzazione, si abroga il limite massimo di alunni disabili per classe. E
si rende estremamente difficoltosa la costituzione di classi iniziali di corso
con non più di 20 alunni. I numeri Attualmente gli studenti con disabilità
nella scuola pubblica sono 184mila. E per il prossimo anno è previsto un
incremento di 6.500 unità. Gli insegnanti di sostegno affidati alla classe - e
non come erroneamente si dice esclusivamente al ragazzo disabile - sono 90.500,
la maggiorparte dei quali è in organico di fatto: cioè con un contratto annuale
e spesso senza alcuna formazione specifica. La Gelmini
per 2009/2010 ha riconfermato per il sostegno gli stessi organici. Vale a dire,
ha agito con il bisturi, visto che non ha tenuto conto delle nuove iscrizioni e
il trend di aumento degli alunni con disabilità. Nodi irrisolti La scuola
dell'integrazione richiede competenze e risorse adeguate. Inoltre, docenti
formati (insegnanti di tutte le discipline e quelli di sostegno), tempi distesi
per l'apprendimento degli alunni con disabilità, nonchè una continuità
educativo-didattica per tutti gli anni di corso per i ragazzi con handicap.
Tutto questo resta un sogno. Aumentano gli studenti con disabilità a scuola nel
2009/2010 ma la Gelmini rende loro la vita più
difficile: il numero dei docenti di sostegno resta lo stesso. Protestano le
associazioni.
( da "Unita, L'" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Per tenersi buona la Lega ha «promesso»
di mettere un tetto all'ingresso degli studenti immigrati nelle classi. Poche o
nessuna tutela ha previsto invece per l'integrazione dei bambini e dei ragazzi
con disabilità che siedono nei banchi delle elementari, medie e istituti
superiori. La scuola della Gelmini non vede i disabili? Stando a quando è scritto nero su bianco
nel Regolamento per la riorganizzazione scolastica e la ridefinizione degli
organici, sembra proprio così. Dal prossimo settembre, in una sola classe
potrebbero esserci anche cinque alunni con disabilità più o meno grave.
Con tutto ciò che ne consegue. E non è escluso che a seguirli ci sia un solo
insegnante di sostegno. Protesta il sindacato Flc-Cgil e l'associazionismo da
sempre al fianco del superamento dell'handicap. Assordante il silenzio di viale
Trastevere. A scuola ma fuori dalle aule La controriforma Gelmini
con il ritorno del maestro unico, l'aumento degli alunni per classe, le risorse
tagliate all'osso e la cancellazione delle compresenze, prospetta un percorso
ad ostacoli proprio per gli studenti che hanno più bisogno. Un piano che farà
di certo proliferare nelle scuole d'Italia il sorgere delle «stanze del
sorriso», o «aule delle buone pratiche»: una sorta di laboratori che vengono
spacciati per innovativi ma in realtà sono destinati ai soli studenti con
disabilità. Antonio Nocchetti, presidente dell'Associazione «Tutti a scuola»,
non nasconde un altro scenario: «La scuola dell'integrazione, alla luce delle
scelte operate in totale continuità dagli ultimi governi, sarà probabilmente
sostituita dal ritorno alle classi differenziali che, per primi in Europa,
l'Italia cancellò oltre 30 anni fa». Mentre la Fish, la Federazione italiana
per il superamento dell'handicap, punta i piedi: «La Gelmini
convochi subito l'Osservatorio per l'integrazione scolastica», dice il
presidente Pietro Barbieri. Proprio quell'Ossevatorio dal quale si sono dimessi
pochi messi fa in maniera clamorosa due massimi esperti dell'integrazione:
Dario Janes e Andrea Canevaro. Il regolamento L'art.5, comma 2 del
provvedimento Gelmini afferma che «le classi
frequentate da alunni con disabilità non possono avere, di norma, più di 20
alunni» solo nel limite delle dotazioni organiche complessive. Poi però nel
successivo comma 3 si afferma, in contrastro con quanto sopra, che «le classi e
le sezioni delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado che accolgono alunni
con disabilità possono essere costituite anche in deroga al limite previsto dal
comma 2». Di fatto si propone una liberalizzazione, si abroga il limite massimo
di alunni disabili per classe. E si rende estremamente difficoltosa la
costituzione di classi iniziali di corso con non più di 20 alunni. I numeri
Attualmente gli studenti con disabilità nella scuola pubblica sono 184mila. E
per il prossimo anno è previsto un incremento di 6.500 unità. Gli insegnanti di
sostegno affidati alla classe - e non come erroneamente si dice esclusivamente
al ragazzo disabile - sono 90.500, la maggiorparte dei quali è in organico di
fatto: cioè con un contratto annuale e spesso senza alcuna formazione specifica.
La Gelmini per 2009/2010 ha riconfermato per il
sostegno gli stessi organici. Vale a dire, ha agito con il bisturi, visto che
non ha tenuto conto delle nuove iscrizioni e il trend di aumento degli alunni
con disabilità. Nodi irrisolti La scuola dell'integrazione richiede competenze
e risorse adeguate. Inoltre, docenti formati (insegnanti di tutte le discipline
e quelli di sostegno), tempi distesi per l'apprendimento degli alunni con
disabilità, nonchè una continuità educativo-didattica per tutti gli anni di
corso per i ragazzi con handicap. Tutto questo resta un sogno.
( da "Repubblica, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina VII - Napoli QUEL RECORD NERO
DELLA SCUOLA FRANCO BUCCINO A vevamo protestato perché non accadesse. Ne
avevamo fatto una questione di ordine pubblico, di sicurezza degli edifici, di
lotta alla dispersione, di recupero sociale, di legalità. Tutto inutile. Le
tabelle dei tagli agli organici per il prossimo anno ci collocano ancora una
volta al primo posto. Cinquemilaseicentoquarantacinque posti in meno in
Campania su 37.101 persi a livello nazionale. E siamo solo al primo capitolo, quello
dei docenti. Poi verranno i tagli degli ata, amministrativi tecnici
collaboratori, sui quali la scure è più pesante. In questo momento discutere di
cose importanti, il destino della cattedra di lettere nelle medie, la sola ora
di arte nei licei, le ore settimanali nei professionali ridotte a 32, i
recuperi di fine anno, il voto in condotta e l´ammissione agli esami, è come
ballare sul ponte del Titanic che affonda. Del prossimo incredibile taglio
nella scuola pubblica della Campania si accorgeranno
tutti, perfino quelli che dalla scuola non si
aspettano niente. E forse si collegherà qualche emergenza sociale, qualche
ritardo nello sviluppo economico, alle politiche scolastiche dissennate di
questi anni. I ragazzi avranno meno materie, usciranno
prima da scuola. I posti di
insegnamento "regionali" resteranno precari e le "scuole
aperte" nel pomeriggio saranno al solito semideserte. Torneranno in auge
le ripetizioni. Le scuole private faranno concorrenza alle scuole pubbliche.
Tutto avverrà nel segno della selezione sociale: pagheranno i poveri, i deboli,
gli handicappati, quanti abitano zone disagiate. Alcuni di noi, nella
quotidiana guerra contro le politiche che stanno minando il sistema
dell´istruzione pubblica nella nostra regione e nel
sud, siamo costretti a fare confronti con altri territori. E molti non ce lo
perdonano. Perché sembra che vogliamo insinuare che questa politica aberrante
contro l´istruzione salva qualcuno a discapito di altri. Ma come facciamo a
convincere che non si possono fare tagli uguali in realtà disuguali? Proprio
sui numeri i conti non tornano: se prendiamo il rapporto tra numero di alunni e
posto intero di docente, scopriamo che, per avere lo stesso rapporto che c´è in
Lombardia, noi dovremmo avere 2500 posti in più. E per raggiungere lo stesso
del Piemonte servirebbero 6000 docenti in più. Poi dovremmo sapere se ci
toccano posti in più secondo i misteriosi parametri sociali e ambientali. Ma
oggi ci accontenteremmo di meno tagli. Perdoneremmo alla Gelmini
gli errori che fa nel conteggio dei posti dei precari, e anche lo sfogo
gratuito contro i presidi politicizzati e di sinistra, solo perché dicono ad
alta voce che le scuole non hanno una lira. Le faremmo notare che dire alle
scuole di fare economia può sembrare provocatorio. Saremmo d´accordo a studiare
assieme una distribuzione dell´organico all´interno dei territori più
equilibrata, senza sprechi, senza furbate; a valutare l´introduzione di quote
di organico funzionale per tutte le esigenze delle scuole; a rivedere profili,
compiti, carriere. Possibilmente con il contratto di lavoro, e non per decreto.
( da "Repubblica, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina V - Genova Scuola, arrivano i
tagli: 670 docenti in meno La Direzione Scolastica: "Ma il tempo pieno
sarà tutelato" Il coordinamento genitori democratici critico: "è solo
un piano assistenziale" GIUSEPPE FILETTO Attendono la comunicazione
scritta del ministero dell´Istruzione, ma in via Assarotti conoscono già il numero
dei tagli agli insegnanti per il prossimo anno: «Lo abbiamo saputo
informalmente - conferma Ambrogio Delfino, braccio destro del direttore
scolastico regionale, Attilio Massara - siamo su una dotazione di organico che
rispetto allo scorso anno si riduce di 670 unità, e tenuto contro dei flussi
scolastici e dello slittamento al 2001 delle soppressioni di scuole decentrate,
riusciamo a salvare il tempo pieno in tutte le cassi». I 670 docenti in meno
sarebbero così suddivisi: 170 alle elementari, 320 alle medie, 180 alle
superiori. Se la matematica non fallisce, dagli organici calcolati negli uffici
di via Assarotti (numero classi, quindi di ore, diviso per numero di docenti)
rimarrebbero ore in più, da destinare al tempo pieno. Accontentando alle elementari
il 65% di famiglie che hanno scelto il tempo pieno (600 classi in provincia di
Genova) e il 35% di tempo prolungato; il 50% alle medie (235 classi). Né
lacrime, tantomeno sangue per i tagli ed i sacrifici
annunciati da Mariastella Gelmini? Se la Direzione Scolastica Regionale e l´Ufficio Scolastico
Provinciale (diretto da Sara Pagano) non esultano per questi numeri, ma nemmeno
piangono, la cosa non sembra convincere i sindacati di categoria e il Cogede
(Coordinamento Genitori Democratici) che ieri ha chiuso il congresso nazionale
ad Albenga. Ottanta delegati, da tutta Italia per eleggere i loro
rappresentanti, hanno puntato l´indice contro la Ministra. «Se vogliamo
valutare i numeri che giungono da Roma e conteggiati dalla Direzione Scolastica
Regionale - precisa Matteo Viviano, presidente regionale del Cogede - occorre
capire se si riferiscono alla richiesta di tempo pieno del prossimo anno
scolastico oppure a quella dell´anno in corso». Stando a quanto dice Viviano,
sono aumentate le famiglie che l´hanno chiesto dal prossimo settembre. «Inoltre
- sottolinea l´ex preside - l´idea di tempo pieno del Ministro è di 22 ore con
un solo maestro e le altre 18 coperte da diversi insegnanti, che si alternano,
senza laboratori e compresenza: parliamo di una scuola assistenziale, di uno
squallido tempo lungo».
( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del
30-03-2009)
Argomenti: Scuola
ROVIGO PRIMO PIANO pag. 2 Riforma Gelmini, si riunisce il Coordinamento dei docenti LA POLEMICA E'
BATTAGLIA CONTRO LA RIORGANIZZAZIONE ANNUNCIATA DAL GOVERNO DOMANI alle 21
nella sala del circolo Auser in via Bonatti 10 (dietro alla libreria Spazio
Libri) è convocato un incontro organizzato dal Coordinamento provinciale delle
scuole di Rovigo, aperto a tutti, genitori, studenti e cittadini
interessati a capirne di più sui tagli e le modifiche che il Governo sta
realizzando, «stravolgendo dicono gli insegnanti che ne fanno parte
l'impostazione e l'offerta didattica ed educativa della scuola». «E' questo un
momento cruciale perché le Amministrazioni scolastiche stanno predisponendo le
classi, gli organici e l'organizzazione del tempo scuola per il prossimo anno
scolastico osservano . Sono invitati a partecipare tutti gli insegnanti per
discutere e organizzare forme attive e propositive di contrasto e resistenza a
difesa della qualità del servizio scolastico insieme a tutti coloro che ne
riconoscono il valore e la funzione formativa e civile».
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
PRIMO PIANO pag. 3 Tutti sul palco per
l'inno: largo a «dame» e giovani IMMAGINI DELLA GIORNATA IL CAVALIERE HA
CHIAMATO ACCANTO A SÉ MINISTRI, GOVERNATORI E CAPIGRUPPO PER LA FOTO ROMA LA
FOTO ricordo con i big di partito e, un attimo dopo, migliaia di ventenni si
erano già impossessati del palco. «Tanti giovani, tante donne», aveva ordinato
Silvio Berlusconi agli organizzatori dell'evento. Così è stato. A onorare «le
dame», per la verità, ci ha pensato lui stesso. Quando, dopo il discorso di
un'ora, ha chiamato accanto a sè tutti i membri dell'ufficio di presidenza, il
premier infatti ha subito aggiunto: «Gradirei avere le ministre qui vicino». E via: una carezza alla «nostra Carfagna», una stretta di mano a
Mariastella Gelmini, un
sorriso a Stefania Prestigiacomo, per finire con... «Dov'è la piccolina?».
Eccola: in prima fila,arriva anche Giorgia Meloni. Sul palco si fa strada il
coro. E insieme, ministri, governatori, capigruppo si sgolano per cantare gli
inni. Flash, l'ultima foto ricordo del primo congresso del Pdl.
Congresso che, nonostante l'ora legale, ieri aveva aperto i battenti alle 9 in punto. A quell'ora, i
6mila delegati erano già in fila. ALL'INGRESSO, i militanti vengono muniti di
migliaia di bandiere e di una simil-pergamena con la riproduzione del famoso
discorso della discesa in campo' di Berlusconi del 1994. A intermittenza, gli
stacchetti musicali, eseguiti live' da un pianista in carne e ossa, Danilo
Mariani, situato nel backstage. Risuonano così l'inno alla gioia versione
jingle e l'immancabile refrain Meno male che Silvio c'è'. Nonostante i cori da
stadio, «il caos nel flusso e deflusso delle auto, un artista come David Zard
regista di concerti di Madonna, Rolling Stones e produttore di Notre Dame de
Paris e del Cirque du Soleil ha promosso a pieni voti l'evento: «La regia era
un po' naif, ma bello il palco nella sua semplicità e quello sventolio continuo
del tricolore mi ha fatto sentire italiano».
( da "Secolo XIX, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Fanciulle in attesa della star Il comizio
è finito: c'è la coda davanti al camerino, dove il maggiordomo serve frutta e
tè a Berlusconi dalla prima pagina Che diamine: poter placare l'unica ansia
manifestata da Silvio Berlusconi, un minuto dopo che il congresso è finito in
gloria, deve rappresentare una soddisfazione professionale di tutto rispetto. E
poi, vuoi mettere stringere per primo la mano all'Acclamato appena rientrato
«negli spogliatoi», come li chiama lui che adora le metafore calcistiche e anzi
ci ha costruito sopra una sfolgorante carriera politica? «Torniamo negli
spogliatoi». Come dopo una partita, naturalmente vinta, anzi stravinta. Lo
stanzino del Campione ha una scrivania di mogano rosso, tre coppie di divani
bianchi, la bandiera italiana e quella europea, un televisore al plasma di 42 pollici, il
maggiordomo in livrea che porta la frutta e il tè, alle pareti quattro copie di
arazzi scelti personalmente dall'architetto Catalani: «Fanno parte della
collezione Farnese, lui ha insistito tanto perché anche l'ambiente del
retropalco non fosse squallido». Entra Brunetta, «sei stato grande», «più
grande tu», nella foga delle reciproche congratulazioni a momenti finisce a
gambe all'aria Vittorio Pezzuto, portavoce del ministro e antico radicale di Liguria.
A due passi c'è un altro radicale, Daniele Capezzone, anche lui dai diritti
civili è passato a tessere le lodi del berlusconismo: «Siamo andati bene,
direi». Benissimo, che fatica però. «Mi si è abbassata la voce due volte», si
duole il cavaliere, e la siepe di teste che lo circonda comincia a ondeggiare:
«Ma no», «Figuriamoci», «Quando mai». Entra Denis Verdini, uno dei triumviri
della nuova creatura politica, al seguito il figlio Tommaso che è identico come
una goccia d'acqua: «Però tu sei più alto», sospira Berlusconi con una punta
d'invidia. «E anche nero di capelli, tuo papàè tutto grigio». Risate di
circostanza, poi Verdini quello vero si lascia andare: «Ragazzi, quando sono
salito sul palco e me li sono visti davanti ho avuto paura. Li riconoscevo a
uno a uno, capito? Tutti quelli che avevo escluso, o non premiato, o messo in
difficoltà. Sguardi di odio puro. Ho pensato: adesso vengono qui?». Panini con
la bresaola, succhi di frutta, tramezzini e insalate. Gli spogliatoi hanno le
stanze con il cartello sulla porta, Bonaiuti, Gasparri, Lupi e poi i triumviri
La Russa, Bondi, Verdini. Ci sono anche il presidio medico e la sala riunioni,
e televisori ovunque. Gaetano Quagliariello, il vicepresidente dei senatori:
«Presidente, hai parlato da grande leader. Da capo del governo, della
maggioranza, del partito?». Lui, sbrigativo: «Sì, sì, anche questa l'abbiamo
fatta. Partita vinta». Due a zero. Contro i resistenti (blandissimi) di Forza
Italia e quelli meno malleabili di Alleanza nazionale. Per rimanere in tema
ecco Lotito, presidente della Lazio. «Ah, Pazzini, lo avessimo noi». Lui: «Dai,
vincerete la Coppa Italia». Ecco Mauro Mazza, direttore del Tg2 in procinto di
trasbordare sulla plancia della rete ammiraglia, il Tg1: «Il solito Berlusconi.
Prima mi ha raccontato una storiella». Davanti alla stanza proibita una fila di
fanciulle in fiore che neanche Lattuada. Sara Carrara, bellissimo assessore
allo sport nel comune di Curno, quello di Di Pietro: «Mi ha visto in platea, mi
ha detto di andarlo a trovare appena finito il congresso». Il servizio
d'ordine: «Spiacenti, non può entrare». Lei: «Ma me lo ha detto Lui!». Non si
smuove nessuno, neanche di fronte alla maiuscola e la carriera di Sara («Ah, la
Carfagna! La Gelmini!») subisce
un'inopinata battuta d'arresto. Fabrizio Cicchitto, surreale: «Sto cercando mia
moglie. Avete visto mia moglie»? Appoggiato a uno stipite c'è il sindaco di
Roma, Gianni Alemanno. Con Berlusconi ha scambiato poche battute, ciao e ciao,
in volto è più scuro del solito: dopo non aver apprezzato per niente il
discorso di Fini ha forse realizzato che il suo romantico mondo, quello
della destra sociale, va definitivamente in archivio? «Fini ha fatto un
discorso condivisibile al novanta per cento: ha scelto di volare alto, di
parlare da uomo di Stato. Ma i nostri valori rimangono, ci mancherebbe». Mani
in tasca e sospirone: «Sennò sarebbe la fine». Via i brutti pensieri. Arriva
Gabriella Carlucci, «presidente!», lui si produce in un baciamano che strappa
l'applauso dei collaboratori più stretti. Domanda a Verdini: e adesso? «E
adesso ci mettiamo a lavorare. Bisogna scegliere i coordinatori regionali». Per
la Liguria? «Dovremmo confermare Scandroglio, con uno di An come vice». Meno
male che non dovevano esserci correnti e spartizioni: il nome? «Minasso,
credo». Spunta il ministro Meloni, assolutamente rabbuiata, e fugge via. Ancora
Verdini: «Quello che mi ha colpito di piùè la grande aspettativa che c'è di
classe dirigente. La gente vuole punti di riferimento». Ora gli omaggi sono
finiti, Berlusconi si alza e fa per andarsene ma si avvicina nuovamente
all'architetto: «Ha funzionato televisivamente, secondo me». L'altro:
«Assolutamente sì». Fuori, il Popolo della libertà si accalca sul palcoscenico
dove si auto-immortala con il telefonino. «Preghiamo i signori delegati di
scendere per ragioni di sicurezza», rimandano i megafoni. Berlusconi scuote la
testa. Lui l'ha detto, nel discorso, che è ora di finirla di sporcare per terra
e di imbrattare i muri, e più in generale di rispettare le regole. Il pavimento
è coperto di cartacce: «Mi stessero a sentire?». paolo crecchi
crecchi@ilsecoloxix.it 30/03/2009
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: PRIMA
data: 2009-03-30 - pag: 1 autore: LA RIFORMA DEI CONCORSI Per i prof corsa alla
pensione U n vero e proprio esodo. Da qui ai prossimi anni, un numero crescente
di professori universitari accederà alla pensione, visto che gli ultra 55enni
sono ormai i due terzi dell'organico (circa 12mila unità). Anche per questo
motivo, il tema del reclutamento dei professori rappresenta
una delle priorità del ministro Gelmini. Che, mentre vara le regole per il sorteggio dei commissari per
il prossimo concorso, già prepara una riforma più organica: abilitazione
nazionale e responsabilità diretta dell'assunzione alla singola Università, con
budget separato per le promozioni. Servizio u pagina 5 l'articolo prosegue in altra
pagina
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
30-03-2009)
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Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: PRIMA
data: 2009-03-30 - pag: 1 autore: Atenei. Colpiti i corsi con poche matricole
Nelle università saranno tagliati più di 1.100 titoli Le università si
apprestano a sfoltire i corsi di laurea. In base al numero di studenti
immatricolati quest'anno, si può stimare che circa il 10% dei titoli non
raggiungerà i requisiti minimi per l'attivazione. Ed estendendo il calcolo ai
curricula (in pratica, i vecchi «indirizzi»), il numero di quelli al di sotto degli
standard ministeriali salirà oltre quota 1.100, portando al 34% la quota del
tagli da effettuare (i curricula sono in tutto 3.400). Già oggi i corsi sono
diminuiti del 7% rispetto al 2007/2008, ed entro un paio d'anni si dovrà
completare il piano di razionalizzazione rilanciato proprio in questi giorni dal ministro Mariastella Gelmini. I nuovi ordinamenti imporranno a partire dal 2010 (per gli
atenei giovani, non statali o telematici c'è tempo fino al 2012) una serie di
«requisiti necessari » per esistere: un numero minimo di docenti, trasparenza
sugli obiettivi e sui risultati e, appunto, un numero minimo di matricole, da 10 a 50 a seconda della classe di
laurea. Servizi u pagina 5
l'articolo prosegue in altra pagina
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
30-03-2009)
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Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: IN
PRIMO PIANO data: 2009-03-30 - pag: 5 autore: PRONTO IL REGOLAMENTO Commissari
sorteggiati da due liste Arriva la doppia lista per il sorteggio dei commissari
nei prossimi concorsi per reclutare ricercatori, associati e ordinari. Il ministro Mariastella Gelmini ha firmato venerdì il regolamento attuativo dei nuovi concorsi a
sorteggio, introdotti con il Dl 180/2008 per combattere gli esiti
predeterminati. I sorteggi (come anticipato sul Sole 24 Ore del 16 marzo)
avverranno tra due maxiliste: la prima riservata ai concorsi per ordinari e
associati, la seconda destinata alle procedure per i ricercatori. Il
nuovo meccanismo dovrà però fare i conti con la penuria di docenti in molti dei
350 settori scientifico-disciplinari, spesso ultraspecialistici, in cui è
divisa l'accademia italiana. I componenti delle liste tra cui sorteggiare i
candidati devono infatti essere eletti dai professori del settore, ma il
sistema impone che ci siano almeno tre professori "papabili" per ogni
posto da commissario. Spesso, però, non sarà possibile raggiungere questo
numero, nemmeno ricorrendo ai settori affini (quando ci sono). In queste
condizioni, il meccanismo dell'elezione si dovrà arrendere all'«inclusione»
automatica dei commissari. A ridurre ulteriormente i "giudici" è lo
scattare delle incompatibilità, che escludono dal sorteggio i professori
dell'ateneo che bandisce il concorso e quelli già assegnati a concorsi della
stessa fascia.
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
30-03-2009)
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Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: IN
PRIMO PIANO data: 2009-03-30 - pag: 5 autore: Parte la cura dimagrante per i
corsi di laurea A rischio-taglio oltre il 34 % degli indirizzi Gianni Trovati
«La foresta dei corsi di laurea comincia a sfoltirsi e l'anno prossimo,
vedrete, si ridurrà di un altro 20%». Può essere sintetizzata così la
riflessione con cui il ministro dell'Università Mariastella
Gelmini che dieci giorni fa
(si veda Il Sole 24 Ore del 20 marzo) ha dato conto con soddisfazione del
dimagrimento delle facoltà italiane. Nessun diktat da Viale Trastevere, per
carità, ma solo l'osservazione degli effetti del passaggio graduale ai
"nuovi" ordinamenti (disegnati in realtà cinque anni fa dal decreto
270/2004), che entro il 2010/2011 imporranno a tutti i corsi una serie
di requisiti tra cui un numero minimo di immatricolati. L'ottimismo
ministeriale è fondato, visto che già nell'anno accademico in corso i titoli
sono diminuiti del 7% rispetto all'anno prima, ma come spesso accade nel mondo
universitario dietro alle apparenze si può celare l'inghippo. Perché i corsi di
laurea possono dividersi in «curricula »: in parte si tratta dei vecchi
«indirizzi», in cui a un certo punto il corso di laurea si biforcava in vista
di un traguardo specializzato, ma con il «3+2» e poi con le novità del Dm 270
hanno assunto quasi la dignità di corsi a sé. E qui i conti non tornano più. Ai
non addetti ai lavori può sembrare un dettaglio, ma in realtà la partita è
sostanziale. I nuovi ordinamenti imporranno a partire dal 2010 (per gli atenei
giovani, non statali o telematici c'è tempo fino al 2012) una serie di
«requisiti necessari » per esistere: un numero minimo di docenti, trasparenza
sugli obiettivi e sui risultati e, appunto, un numero minimo di ma-tricole, da 10 a 50 a seconda della classe di
laurea perché 10 immatricolati sono sufficienti a biotecnologie o matematica ma
non a economia o scienze della comunicazione. Per superare l'asticella,
quindi,in molti casi occorre accorpare. Rispettato (formalmente) il requisito,
però, in molti casi i corsi tornano oggi a separarsi, moltiplicando gli
insegnamenti, le strutture e i posti. A guardare i numeri, offerti
dall'anagrafe degli studenti,il giochino mostra il retroscena. Analizzando solo
il parametro «immatricolati »e limitandosi ai corsi di laurea, infatti, i
numeri 2008/2009 lascerebbero sotto la soglia di «sopravvivenza » il 9,7% dei
titoli, cioè 221 su 2.283,
in testa Scienze dei servizi giuridici con 25 e Beni
culturali con 15. Effettuando però lo zoom a livello di curricula, il totale
dei titoli a cui ci si può immatricolare sale fino a quota 3.378 ma diventano
quasi 1.150 quelli che non raggiungono il numero minimo di immatricolati,
portando al 34% la quota di indirizzi troppo «leggeri» di nuove leve. Un
esempio tra i tanti chiarisce meglio il quadro: Lingue e culture moderne alla
Lumsa di Roma ha 39 immatricolati, 3 di più rispetto alla quota minima di 36.
Ma in realtà è divisa in tre curricula ( Lingue per l'impresa,per il turismo e
per la mediazione culturale), che al massimo raggiungono quota 19. Risultato:
all'appuntamento con i requisiti necessari, un corso a norma celerebbe in
realtà tre strutture «sottosoglia». A Bari, Economia aziendale si spacchetta
addirittura in 17 curricula, sparsi in tre sedi, a Macerata Scienze della
comunicazione e Storia e memoria delle culture europee hanno bisogno di 5
curricula a testa, e così via in tanti altri atenei. Un fenomeno messo sotto
osservazione anche dal Comitato nazionale per la valutazione dell'università
(Cnvsu), che ha segnalato più volte che all'origine del gigantismo c'era
l'esplodere degli insegnamenti fino a quota 170mila e oltre. Per non
accontentarsi della forma, la verifica (e le sanzioni) per il mancato rispetto
dei requisiti dovranno scendere a livello di singolo curriculum: per non
rischiare di trasformare la razionalizzazione dei corsi in un semplice
maquillage. Hanno collaborato Francesca Barbieri e Francesca Milano
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: IN
PRIMO PIANO data: 2009-03-30 - pag: 5 autore: Il reclutamento. Professori tra
pensionamenti e nuove selezioni Esame nazionale contro le combine Nel 2001 i
professori ordinari erano 16.667: nei cinque anni successivi, il 36% di loro
(6mila persone) è andato in pensione, e il ruolo di vertice dell'università ha
accolto quasi 9mila nuovi ingressi. Un rinnovamento radicale, con un risultato
paradossale: in questo valzer di cattedre l'età media degli ordinari è
cresciuta drasticamente, la quota degli over-55 è passata dal 58,1% al 66,2%, e
gli over-66 sono aumentati del 49,8%. Questi numeri - tratti dal libro
«Università al futuro» appena edito da Giuffré con una radiografia dettagliata
degli ultimi sviluppi dell'accademia - mostrano in tutta la sua evidenza il
peso dell'anzianità fra i criteri di selezione della classe docente. Ora,
mentre si tenta faticosamente il cambio di rotta dopo anni di moltiplicazione
dei corsi, la congiunzione "fortunata" di tre fattori si candida a rivoluzionare
anche il panorama delle cattedre, che sono state la prima causa dell'esplosione
dell'offerta. Il ministro dell'Università Mariastella Gelmini ha appena firmato il regolamento chiamato a disciplinare il
sorteggio dei commissari (si veda il servizio qui a destra), secondo la
procedura introdotta dal decreto 180/2008 per combattere le combine
concorsuali. Ma nelle intenzioni di Viale Trastevere la lotta a suon di
sorteggi contro le cattedre truccate è solo una tappa di un restyling molto più
profondo nel reclutamento di nuovi docenti, le cui direttrici saranno
presto fissate in un disegno di legge che nasce anche da un ampio
coinvolgimento dello stesso mondo accademico. Il progetto punta tutto su una
nuova forma di selezione dei professori, divisa in due tappe: l'abilitazione
nazionale, diversa per ogni ruolo, che si otterrà con un esame sulla capacità
scientifica dei candidati e andrà rinnovata ogni cinque anni. L'abilitazione,
traduzione universitaria di una sorta di tesserino professionale, non sarà a
numero chiuso, perché da sola non sarà sufficiente a offrire il posto agli
aspiranti professori. I concorsi per l'assunzione saranno banditi dalle singole
università, che per ogni nuovo ingresso dovranno mettere in atto una
valutazione a tutto campo sul curriculum scientifico e didattico del candidato.
Questa selezione, però, viaggerà su un binario parallelo rispetto alle
promozioni interne da ricercatore ad associato o da associato a ordinario, a
cui ogni ateneo dovrà dedicare un budget separato. L'obiettivo è quello di
evitare uno dei classici delle manovre concorsuali, cioè il bando di un
concorso con lo scopo dichiarato di reclutare docenti ma l'obiettivo reale di
promuovere il membro interno, sfruttando le idoneità multiple. La proposta Gelmini ha già incontrato nei giorni scorsi un giudizio
favorevole da parte dei rettori italiani che del resto, nelle loro posizioni
ufficiali, già da tempo hanno aderito all'esigenza di trovare una nuova formula
per far convivere efficacemente la valutazione nazionale e l'autonomia di
scelta degli atenei. Ma le procedure, da sole, non possono essere il toccasana,
se non sono accompagnate da un sistema di incentivi e disincentivi in grado di
frenare la naturale tendenza corporativa manifestata dall'accademia. Sul tema,
l'idea del Governo è quella tracciata dal Dl Gelmini,
che destina il 7% del Fondo per il funzionamento ordinario come «premi» per i
risultati ottenuti, e il Ddl dovrebbe avere il compito di far entrare la
meritocrazia all'interno delle facoltà e dei dipartimenti:l'entità
dell'assegno, in altre parole, sarebbe determinata dal «merito» dell'ateneo, ma
anche la quota destinata alle singole strutture dovrebbe seguire gli stessi
principi. La cui declinazione concreta, però, andrà lasciata all'autonomia
degli atenei, perché l'applicazione rigida di premi basati solo sui risultati
già ottenuti impedirebbe di incentivare lo sviluppo di realtà nuove o
promettenti. Visto l'invecchiamento citato all'inizio, il cambio di rotta
arriva anche alla vigilia di un'epoca di esodi in tutti i ruoli docenti. Le
stime mostrano che nei prossimi otto anni andrà in pensione più di un docente
su quattro, senza tener conto delle novità legislative (a partire dall'addio al
diritto automatico ai tre anni di «fuori ruolo ») che alzeranno il livello
delle uscite effettive assai più in alto di quelle calcolare a bocce ferme (una
stima precisa è impossibile, perché molti fattori sono ancora incerti). Il
massiccio cambio di cattedre offre un'occasione importante, purché il sistema
tornia concentrarsi sul reclutamento di nuove leve: negli anni i concorsi di
ricercatori sono passati da 2.000 ai 350 dell'anno scorso,mentre nel 2009 il
riordino delle procedure ferma per ora l'asticella a quota zero: se i motori
non si riaccendono in fretta, una generazione di aspiranti viaggiatori rischia
di non veder passare il proprio treno. E di essere costretta a prendere un
aereo diretto a più vivaci realtà straniere. G.Tr. IL PROGETTO La procedura
prevederà un'abilitazione che da sola non garantirà il posto: la valutazione
spetterà ai singoli atenei
( da "Stampaweb, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
ROMA Uno spettro aleggia su molte scuole:
lipotesi
che possa saltare la sacra istituzione del week end libero, tornando a scuola
al sabato mattina per una questione di distribuzione dellorario. è solo
uneventualità, ma il fatto stesso che venga posta è bastato a turbare i sonni di alcuni milioni di alunni
(e altrettante famiglie). Quelli che, appunto, al sabato non vanno a scuola. Il
sito Tuttoscuola.com ha sollevato la questione. In dicembre il ministro Gelmini ha ricordato ai presidi che lorario di lezione prevede ore di 60 minuti. E se è vero che una
circolare del 79 consentiva di proporre lezioni di 50 minuti, questo
era possibile solo per far fronte «a situazioni demergenza». Per esempio,
il problema degli alunni pendolari che dovevano prendere un mezzo per tornare a casa. Ventanni dopo questa
circolare, nel 99, è giunta la legge sullautonomia scolastica che
consentiva agli istituti un ampio margine nella gestione dellorario.
Questi due provvedimenti, incrociati tra loro, di fatto avevano permesso, a chi avesse voluto, di ridurre le ore di dieci
minuti, senza tanti distinguo. Ora il ministro Gelmini
ha deciso di mettere fine a questo andazzo e - quattro mesi fa, per lappunto - ha
presentato un regolamento che fa ordine in questa anarchia. Un regolamento che sarà in vigore dal 2010, ma il cui solo
annuncio è bastato a mettere molte scuole nel panico. Anche se non tutte,
beninteso, stanno nelle stesse situazioni: nelle elementari ci sono formule
orarie molto diversificate (27, 30 e 40 ore settimanali) che consentono di
gestire il problema con una certa elasticità. «Dove si fa il tempo pieno - dice
Clara Gnaccarini, docente in una scuola di Collegno, alle porte di Torino - il
problema non è mai esistito. Noi facciamo quaranta ore settimanali di sessanta
minuti. Altrove si tratta solo di tornare a essere più responsabili: il
recupero del tempo scuola andava fatto anche prima, ma molti istituti, specie
al Sud, non lhanno mai fatto. Ora devono tornare nelle regole. E gli
strumenti ci sono. Per esempio, i rientri
pomeridiani». Più problemi si presentano negli istituti tecnici industriali,
dove lorario è già di 36 ore: parlare di 50 o di 60 minuti
allora fa una bella differenza. La maggior parte degli Itis fa lezione
anche al sabato, molti hanno sperimentato
la settimana corta, e lidea di dover rinunciare anche a quella, dopo una
tabella oraria tanto esigente, non piace. «Intanto va detto che la riforma Gelmini prevede una
riduzione dellorario per gli istituti tecnici da 36 a 32 ore settimanali, e
questo già ci dà un
respiro di sollievo - spiega Ernesto Totaro, preside dellItis John Neumann
di Roma - ma il problema rimane. Molte scuole, poi, stanno utilizzando
lorario lungo, che vuol dire unora in più al giorno, ma anche
questa sembra una soluzione dura, in quanto è
difficile tenere in classe i ragazzi fino alle 14.30. La cosa migliore è quella
pensata dal ministero: ridurre lorario». Quanto alle famiglie, lAssociazione
genitori dà una indicazione chiara per la salvezza del sabato.
«Lautonomia scolastica dà facoltà
di trovare soluzioni accettabili e condivise - dice il presidente Davide
Guarneri - noi chiediamo solo tollerabilità della scuola con la vita familiare,
rispetto delle norme sul recupero dei tempi di lezione e attenzione ai bisogni
formativi dei ragazzi: il che vuol dire orario completo di 60 minuti, ma forse
qualche ora di lezione in meno».
( da "Sole 24 Ore, Il (Sanità)" del
30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Indietro 30 marzo 2009 Fazio, tavolo con
Regioni su specialità Via libera ai bandi per le scuole di specializzazione in
medicina, ma il sistema va ripensato e adeguato al fabbisogno delle Regioni. Un
nodo da sciogliere al massimo entro metà settembre, insieme all'emergenza
infermieri, ferita ancora aperta per il Servizio sanitario nazionale. Parola
del sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio che, oggi a Milano durante un
convegno sull'internazionalizzazione della ricerca biomedica organizzato dalle
due università del capoluogo lombardo, Statale e Bicocca, annuncia di voler
affrontare le due questioni in un «tavolo politico con le Regioni». Di questo,
prosegue, «parlerò oggi stesso con il presidente della Conferenza delle
Regioni, Vasco Errani». Fazio spiega: «I bandi delle scuole di specializzazione
sono stati licenziati solo con qualche piccolo ritocco perché non era più
possibile rimandare oltre, si rischiava di perdere l'anno. Ma la situazione non
è quella che avrei voluto. Ci siamo resi conto che il lavoro condotto con il
ministero dell'Istruzione, università e ricerca è stato fatto male e che serve
una razionalizzazione del sistema». Via libera dunque, ma «con la condizione
che già questa settimana venga avviato con le Regioni un tavolo politico sul
fabbisogno di specializzandi, sulle necessità di formazione, sui criteri
trasparenti da utilizzare e sulla necessità di accorpare qualche scuola,
laddove ve ne fosse bisogno», precisa il sottosegretario. L'obiettivo,
sottolinea, è di «dotare il Ssn di giovani che siano in grado di reggere sulle
loro spalle il nuovo corso della Sanità». A margine del tavolo, che è già stato al centro di un colloquio con il ministro
dell'Università Maria Stella Gelmini, ci si occuperà anche dell'emergenza infermieri, sottolinea
Fazio. «Sulla carta avremmo bisogno di circa 22 mila infermieri secondo le
associazioni di categoria, 20 mila secondo la stima delle Regioni - ricorda -
ma al momento siamo fermi a 12 mila. Dovremo lavorare per colmare anche
questo gap». Quanto alle scadenze, il sottosegretario assicura: «Mi assumo
l'impegno di concludere l'iter al massimo entro il 15 settembre». Indietro
( da "Italia Sera" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola
Politica Interna Fiera di Roma/Si
consolida il nuovo partito, Brunetta-Gelmini: Siamo i
rivoluzionari Pdl, Fini sul palco: Serve una stagione costituente Il presidente
della Camera: Ddl sul fine vita, è più da Stato etico e sulla
Costituzione, Cambiare la seconda parte
( da "Stampa, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
PER LA PRIMA VOLTA ALLA CENA DI ARCORE
PRESENTI I TRE COORDINATORI Vertice notturno Pdl e Lega trovano l'accordo
[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA È finita 1 a 1 la partita tra Pdl e Lega sulle
amministrative: la provincia di Brescia va al candidato della Lega, il
sottosegretario dell'Economia Daniele Molgora, mentre quella di Torino a
Claudia Porchietto, presidente dell'associazione piccole e medie imprese,
sostenuta dal Pdl. A Brescia, dunque, esce di scena Giuseppe Romelle, sostenuto
dal ministro Maria Stella Gelmini. Erano queste due realtà i nodi più complicati da sciogliere al
vertice di ieri sera a cena ad Arcore. Bossi ha lasciato verso le 23,30 la
villa del premier senza fare dichiarazioni. Bocche cucite anche da parte degli
altri leghisti: forse non sono del tutto contenti dell'esito dell'incontro e
non è escluso che il Carroccio stia valutando di correre da sola a Torino.
Ma è solo un'ipotesi che è circolata nella notte. Un'ipotesi improbabile, a
dire il vero, perché avrebbe il sapore della sfida in un momento già di
tensione tra gli alleati del centrodestra a causa della competizione per la
supremazia al Nord e del referendum elettorale che il Carroccio vede come il
fumo negli occhi. Silvio Berlusconi smentisce qualsiasi ipotesi di attrito con
Bossi («con il Carroccio il rapporto sarà molto buono»). Ma ieri ha dovuto
faticare molto per trovare un accordo che non sembra completo perché ci sono
ancora molte caselle da riempire, soprattutto nel Veneto. Ad Arcore a darsi
battaglia c'erano Bossi, Maroni, Calderoli e Cota per la Lega. Berlusconi ha
schierato i tre neocoordinatori del Pdl, Bondi, La Russa e Verdini, il ministro
Tremonti, il portavoce Bonaiuti e Ghedini. Era presente anche Enzo Ghigo che
non ha mollato la presa sulla candidatura della Porchietto che l'ha spuntata
sulla deputata leghista Elena Maccanti. Nel pomeriggio, prima dell'incontro, La
Russa faceva questa considerazione: «Dal congresso del Pdl è venuta una forte
spinta per resistere alle richieste della Lega. E Berlusconi ne è ben
consapevole. Gli interventi di Formigoni e il mio dovrebbero servire al premier
da sponda per dire a Bossi che il nuovo partito è deciso a non mollare su
Brescia. Ma al vertice - osservata il ministro della Difesa - può succedere di
tutto». Bossi, infatti, ha cercato di resistere sia su Torino che su Brescia,
ma alla fine ha preferito prendersi la candidatura di quest'ultima provincia
che è data vincente a tavolino. «Se si prendessero anche Torino sarebbe un bel
disastro», osservava il deputato piemontese Osvaldo Napoli, ricordando che il
Pdl si è già speso per la Porchietto: «Che figura ci faremmo con le piccole e
medie imprese della provincia di Torino!». Ma la Lega ha sempre replicato che
questa candidatura è stata messa in campo in maniera unilaterale, quindi, non
concordata. La verità è che Berlusconi non vuole troppe grane con gli alleati
leghisti: in cima ai suoi pensieri c'è la stabilità di governo e non può
permettersi di accentuare le tensioni con il Carroccio già sul piede di guerra
sul referendum elettorale (ma questo spinoso argomento non sembra sia entrato
nella discussione di ieri sera). Un altro problema che Bossi ha messo da parte
è quello dell'Expò di Milano: la Lega non sembra voler più accampare pretese
sulla presidenza. Un modo per alzare il prezzo sulle amministrative e fare il
pieno di candidature anche nel Veneto dove il Carroccio ha il vento del
consenso in poppa. Al vertice di ieri sera si è arrivati dopo giorni di
punzecchiature attraverso dichiarazioni e interventi al congresso del Pdl.
Formigoni nel pomeriggio si augurava il «massimo accordo»: «Siamo alleati di
governo e gli elettori ci vogliono insieme». Certo, c'è una competizione, ma
per il governatore lombardo l'alleanza di governo con la Lega «è salda».
( da "Corriere delle Alpi" del
31-03-2009)
Argomenti: Scuola
di Francesco Saltini Primarie: sono
sessanta le classi a rischio Ben trenta le prime in deficit di alunni Il
dirigente provinciale Martino va a Venezia BELLUNO. Sono una trentina le prime
classi delle scuole primarie a rischio. E dalla scure della
riforma Gelmini non si
salva proprio nessuno. Da Belluno a Livinallongo, da Rocca Pietore a Fonzaso,
da Falcade a San Pietro, dalla Val di Zoldo ad Arsiè, dalla Valbelluna fino al
Cadore, quasi tutte le realtà bellunesi saranno chiamate a fare i conti coi
nuovi parametri decisi dal ministro della pubblica istruzione, che
prevede, per i territori di montagna, classi con almeno dieci alunni o
pluriclassi con un massimo di diciotto elementi. Ma non sono solo le prime a
essere in difficoltà. Ci sono anche una trentina tra seconde, terze, quarte e
quinte classi a rischio "accorpamento". «La situazione è in via di
definizione», sottolinea il dirigente scolastico provinciale, Domenico Martino,
nel cui ufficio c'è un continuo viavai di presidi e sindaci, preoccupati per il
futuro dei vari plessi scolastici. «Ciò che abbiamo prodotto è un elenco delle
classi a rischio se dovessero essere adottati i parametri della riforma Gelmini. Non siamo noi, infatti, a ordinare i tagli.
Dall'elenco risultano una sessantina di classi a rischio: trenta sono le prime
elementari, le altre sono suddivise dalla seconda alla quinta. Dove si trovano?
Sicuramente i problemi maggiori riguardano le scuole dell'alta provincia, ma ne
troviamo anche in Valbelluna e nel Feltrino». Questi dati sono stati riferiti
ai dirigenti d'istituto durante una recente conferenza dei servizi: «Abbiamo
parlato con i vari presidi», sottolinea Martino, «facendo una panoramica della
situazione in provincia. Al tempo stesso, abbiamo detto loro che non parlavamo
ancora di tagli, ma delle classi che non rispetterebbero i parametri». Martino
si trova ora tra due fuochi: da una parte, infatti, in qualità di funzionario
statale, è chiamato a far rispettare i diktat romani, dall'altra, però, si
trova a dover rispondere ad amministratori e cittadini, che gli chiedono di
battere i pugni sul tavolo per difendere la montagna: «Ci sono varie classi da
4 o 5 elementi: dobbiamo capire se ha senso che siano mantenute, visto che ci
sono studi che dicono il contrario, ovvero che in classi poco numerose l'alunno
apprende di meno. Comunque, siamo in attesa di conoscere l'organico a nostra
disposizione. Solo allora potremo capire cosa accadrà il prossimo anno». E le
attese novità potrebbero non tardare. Oggi, infatti, i dirigenti scolastici provinciali
del Veneto si ritroveranno con Carmela Palumbo, dirigente regionale, per
parlare di organici: «A Venezia dovremmo conoscere qualcosa in più circa il
nostro futuro. Se dovessero fornirci i numeri dell'organico provinciale del
prossimo anno, potremmo capire le entità dei tagli. La speranza, ed è ciò che
chiederò alla dottoressa Palumbo, è che la nostra specificità venga
rispettata».
( da "Corriere delle Alpi" del
31-03-2009)
Argomenti: Scuola
ISTITUTO COMPRENSIVO DI ALLEGHE «Altri
due accorpamenti» Il dirigente Serafini: «I precari resteranno a casa» ALLEGHE.
La scure del decreto Gelmini porterà tagli anche all'Istituto comprensivo di Alleghe. Nel
prossimo anno scolastico, infatti, le pluriclassi passeranno da due a quattro.
Si salverà solo la primaria di Livinallongo. Questo, stando a quanto comunicato
dall'Ufficio scolastico provinciale. Attualmente le pluriclassi nelle
scuole primarie sono a Rocca Pietore (classi quarta e quinta) e una a Santa
Fosca (terza e quinta insieme). Pur con le deroghe previste dalla legge Gelmini per le aree di montagna, che fanno perdipiù parte di
zone di minoranza linguistica, dove è previsto un numero minimo di 10 alunni
per formare una classe, i conti non tornano. L'anno prossimo, perciò,
all'elenco si aggiungerà anche Alleghe (classi terza e quinta insieme, dove tra
l'altro sono iscritti ben tre ragazzi diversamente abili) e ancora Rocca
Pietore, con l'accorpamento delle classi seconda e terza. «Sono solo
prospettive, ma che tendono alla certezza», spiega il preside Andrea Serafini.
«Per avere notizie più certe bisognerà aspettare le comunicazioni per le scuole
secondarie e l'assegnazione del corpo docente. Una cosa è certa, però, con i
tagli ai docenti previsti solo qui in provincia, i precari sono destinati a
rimanere tutti a casa». A Livinallongo di rischio pluriclasse si era parlato,
nei giorni scorsi, per la prima media del plesso di Brenta. Per l'anno scolastico
2009 - 2010 è prevista l'iscrizione di soli sette alunni alla prima classe
della scuola di Livinallongo. Informato del problema, il sindaco Pezzei aveva
lanciato l'allarme in una lettera spedita all'assessore regionale
all'istruzione Elena Donazzan: «Così i genitori porteranno i bambini a scuola
in Val Badia, dove le scuole sono maggiormente sostenute economicamente e
quindi anche le classi esigue hanno facoltà di sussistere». Ma proprio dalla
Donazzan, sarebbero arrivate nei giorni scorsi rassicurazioni, seppur al
momento solo verbali, che la pluriclasse non si farà: «Ho incontrato
l'assessore», spiega il sindaco Pezzei, «e la sua posizione è stata subito
chiara. Le scuole di montagna non si toccano, mi ha detto. Analogo impegno in
questo senso è venuto anche da parte dell'assessore Oscar De Bona». Lorenzo
Soratroi
( da "Corriere delle Alpi" del
31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Manfreda: «Così svuotano i nostri paesi»
Lozzo, il sindaco in visita all'ex provveditorato: «Devono difenderci» BELLUNO.
«Chiudere le scuole, significa svuotare i paesi». Il sindaco di Lozzo, Mario
Manfreda, non ci sta. Il possibile taglio di una classe elementare ha
indispettito il sindaco cadorino, convinto che in questo modo si vada a ledere
un diritto della comunità: «E' vero, ci sono classi che non
rispettano i parametri della riforma Gelmini. Ma chi di dovere deve anche capire che il nostro è un
territorio particolare». Il problema per Lozzo è la quarta classe della
primaria, che ha sette alunni. All'ex provveditorato hanno avanzato un'idea,
accorparla alla prima, dando vita a una pluriclasse di 19 alunni, o spostare
gli alunni nella elementare di Vigo di Cadore: «La prima ipotesi è
impraticabile, visto che il decreto Gelmini sottolinea
come una pluriclasse non possa avere più di 18 elementi ed è anche impensabile
unire una prima a una quarta. Emigrare a Vigo, poi, è un'altra soluzione
inconcepibile, vista la nostra realtà teritoriale e la nostra peculiarità. Dopo
Quero, infatti, siamo la realtà col maggior numero di extracomunitari, in
particolare cinesi. Gli insegnanti sono impegnati al massimo in un processo di
integrazione che non è sempre facile. E interrompere il ciclo non può essere
che dannoso per tutti. Senza pensare che abbiamo appena fatto un intervento da
400mila euro che sarà inaugurato ad aprile, abbiamo investito soldi pubblici
che potrebbero essere vanificati. Ci hanno costretto a fare questi lavori e poi
ci tagliano le classi. Mi sembra tutto assurdo, paradossale. Per questo ho
invitato Martino a battere i pugni sul tavolo nell'incontro di domani (oggi
ndr), perché lui ha il dovere di difendere la montagna».
( da "Stampa, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
PROGETTO EUROPEO AL LICEO ISSEL DI FINALE
Italia e Francia a confronto sulla formazione scolastica Si è riunito ieri al
Liceo Issel di Finale il Comitato di pilotaggio del progetto europeo «Polo
d'eccellenza: educazione e formazione» (Peef). Si tratta di un'iniziativa,
finanziata dall'Unione Europea, che prevede lo sviluppo di azioni in
partenariato fra Italia e Francia sui temi dell'educazione, della mobilità di
studenti e insegnanti e di percorsi congiunti di formazione. Capofila del
progetto è la regione Piemonte ed i partner, sia italiani sia francesi, sono
tutti dislocati lungo la fascia transfrontaliera. L'azione forse più importante
è «Esabac» (acronimo che sta per Esame di Stato e Baccalauréat) e prevede il
conseguimento del doppio diploma a conclusione della scuola secondaria
superiore in Italia ed in Francia. A questo proposito, lo scorso 24 febbraio, a
Roma, i Ministri dell'istruzione francese, Xavier Darcos,
ed italiano, Maria Stella Gelmini, hanno firmato un accordo fra i due governi per il doppio
rilascio. Il progetto Peef, che ha richiesto più di due anni di incontri e
lavori, è stato depositato a fine gennaio all'autorità di gestione e al
segretariato tecnico congiunto. Dopo la sua approvazione, che è attesa a
breve, avranno il via libera le attività che si intendono sviluppare tra scuole
ed istituzioni italiane e francesi.\
( da "Tribuna di Treviso, La" del
31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Mercoledì alle 18.15 mobilitati gli
istituti di Cordignano-Orsago, Cappella-Colle, Fregona-Sarmede
Genitori e docenti sfilano contro la Gelmini Marcia di protesta per sostenere la scuola pubblica CORDIGNANO.
«Insieme per una scuola pubblica di qualità» è il tema della sfilata-protesta
di genitori e insegnanti degli istituti comprensivi di Cordignano-Orsago,
Cappella Maggiore-Colle Umberto, Fregona-Sarmede, di mercoledì dalle 18.15
per sostenere la scuola pubblica, contestando le direttive del ministro Gelmini. L'appuntamento, con partenza al piazzale della
scuola primaria di Cordignano, zona San Marco, vedrà insieme genitori, bambini,
studenti, insegnanti, personale della scuola, nonni, una figura quest'ultima
sempre più presente nella vita delle coppie con figli, per l'aiuto quotidiano
che offrono. Dopo alcune riunioni e la raccolta di centinaia di firme inviate
in Provincia e in Regione per contestare quanto deciso dal Governo in materia
scolastica, i genitori hanno deciso per la mobilitazione, anche se gli
organizzatori hanno scelto di non sfilare con bandiere o simboli di partito, di
sindacati o altre organizzazioni. «Al corteo- affermano gli organizzatori- ci
saranno palloncini, striscioni e cartelli colorati». I punti contestati sono
diversi. «Si alla pluralità dei docenti - sottolineano genitori e insegnanti -
quindi no al maestro unico, sì alle compresenze, ad un numero di bambini per
classe contenuto e compatibile con la sicurezza. E ovviamente siamo favorevoli
al mantenimento dei laboratori. Infine diciamo sì al tempo mensa come parte
integrante del tempo scuola». «La nostra passeggiata in favore di una scuola
migliore intende dare un segno del malessere che serpeggia tra genitori e
insegnanti - spiega Giorgio Posocco, uno dei genitori in rappresentanza delle
scuole elementari di Villa e Pinidello - Sarà l'occasione per mamme e papà e
per tutti coloro che vogliono una scuola pubblica di qualità per ribadire le
richieste di mantenimento dell'attuale proposta formativa. Il rischio con la
nuova riforma è che la scuola pubblica limiti i piani formativi offerti e che
le famiglie siano costrette a integrare l'offerta della scuola con corsi a
pagamento. (Stefania Rotella)
( da "Tempo, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
stampa Berlusconi-Lega, si cerca la
quadra a tavola Ad Arcore Cena tra il premier e il vertice del Carroccio
Referendum, federalismo, amministrative e Rai i temi MILANO Incassato il
federalismo fiscale la Lega è decisa ad avviare il processo per quello costituzionale
e a difendere la legge elettorale dicendo un secco no al referendum. Il giorno
dopo la nascita del Popolo della Libertà gli uomini del Carroccio fanno sentire
forte la loro voce, mettendo sul piatto anche il nodo dele candidature per le
elezioni amministrative che in queste ultime settimane si è ingarbugliato. Alla
cena di Arcore il premier Silvio Berlusconi, i neocoordinatori del Pdl, Ignazio
La Russa, Sandro Bondi, Denis Verdini, insieme con Umberto Bossi si sono
incontrati ieri sera per cercare di trovare la «quadra», per usare un termine
caro al leader del Carroccio. La Lega non ha alcuna intenzione di rinunciare
alla riforma federale dello Stato e il ministro per la Semplificazione
legislativa, Roberto Calderoli, ha già pronta una bozza costituzionale che
presenterà ai capigruppo di Camera e Senato. Raggiunto il federalismo fiscale,
secondo Calderoli, dovrebbe essere più semplice raggiungere un accordo su
quello federale che prevede la riduzione dei parlamentari, la fine del
bicameralismo perfetto, l'istituzione del senato federale. Il no al referendum
sulla la legge elettorale scritta da Calderoli è un altro punto irrinunciabile
per il Carroccio: «Sono colpevole di averla voluta fare nel 2005 - ha ricordato
il ministro - a colpi di maggioranza e faccio il mea culpa». Il referendum,
appoggiato anche da Alleanza nazionale, per la Lega è solo uno spreco di soldi
e Calderoli, che definì la sua legge una «porcata», è convinto che avrebbe
avuto senso solo durante il governo Prodi che si reggeva su un solo senatore.
«La maturità della politica e dell'elettorato», ha spiegato, ha già risolto
questo problema di frammentazione. D'altra parte se passerà il federalismo
costituzionale, con una sola camera a dare la fiducia al governo e la seconda
trasformata in senato federale, saranno necessarie leggi elettorali diverse.
Anche in base all'accettazione o meno da parte del Pdl dei temi cari alla Lega,
Umberto Bossi è pronto a trovare un accordo sulle candidature per le quali,
solo qualche settimana fa, Berlusconi aveva annunciato l'intesa. Sono molte,
invece, le province e i comuni, dal Piemonte al Friuli, dove non è stato
trovato alcun accordo. C'è, per esempio, il caso Brescia con Giuseppe Romele, fortemente voluto dal ministro bresciano Mariastella Gelmini, al quale la Lega oppone Daniele
Molgora, sottosegretario all'economia. È scontro anche per la provincia di
Torino e molte caselle devono essere riempite in Veneto. Il Pdl, d'altra parte,
è intenzionato a far pesare la sua forza elettorale nel Nord dove in tutte le
regioni risulta il primo partito. E non è solo quella la partita aperta.
La Lega inssite anche sulla Rai. Vuole Antonio Marano quale vicedirettore
generale unico, escludendo eventuali candidature di esponenti di An. Non solo,
ma chiede anche deleghe pesanti. Appunto. Il punto sono le richieste. Un punto
spinoso se lo stesso Cavaliere una settimana fa arrivò a sbottare: «La Lega
chiede sempre e non dà mai». Un rapporto che si è ulteriormente aggravato negli
ultimi giorni dopo che il Carroccio ha posto anche lo stop al piano casa a cui
il Cavaliere tiene in modo particolare. Certo, Berlusconi è il garante di tutta
la coalizione. E così, ai problemi posti da Fini, ha evitato di dare una
risposta nella sua replica di domenica. I problemi restano sul tappeto. E il
premier deve trovare una soluzione.
( da "Italia Oggi (Azienda Scuola)" del
31-03-2009)
Argomenti: Scuola
ItaliaOggi Numero 076
pag. 16 del 31/3/2009 | Indietro Pensione forzata per 8
mila docenti AZIENDA SCUOLA Di Nicola Mondelli Viale
Trastevere annuncia una stretta per chi ha 40 anni di anzianità ed è ancora in
servizio Pensavano di rimanere e invece la Gelmini li manderà a casa Sono 8 mila e hanno 40 anni di contributi. Non
avendo però ricevuto, entro lo scorso febbraio, la comunicazione di
pensionamento forzato da parte dell'amministrazione pensavano di avercela
fatta. E di poter continuare a lavorare. Ma il ministro si riserva di
pensionare anche loro, portando [...] Costo Punti per Abbonati: 0 - Costo Punti
per Registrati: 6
( da "Italia Oggi (Azienda Scuola)" del
31-03-2009)
Argomenti: Scuola
ItaliaOggi Numero 076
pag. 15 del 31/3/2009 | Indietro Il
Sud paga da settembre gli eccessi degli anni passati AZIENDA SCUOLA La mannaia
della Gelmini infierisce
soprattutto al Sud. Il grosso dei tagli per il prossimo anno (si vedano le
anticipazioni di IO di martedì scorso) come emerge dalle tabelle pubblicate è
concentrato nelle regioni meridionali e nelle isole. I tagli complessivi sono
stati scissi in [...] Costo Punti per Abbonati: 0 - Costo Punti per
Registrati: 4
( da "Italia Oggi (Azienda Scuola)" del
31-03-2009)
Argomenti: Scuola
ItaliaOggi Numero 076
pag. 18 del 31/3/2009 | Indietro In matematica arriva la
classifica nazionale AZIENDA SCUOLA Di Antimo Di Geronimo merito&voti
L'esame di terza media servirà anche a confrontare le
competenze La prova scritta nazionale degli esami di stato del primo ciclo di
istruzione (ex licenza media) si svolgerà il 18 giugno prossimo e verterà
sull'italiano e la matematica. Il ministero dell'istruzione, Mariastella Gelmini, ha già scelto le tracce e
l'amministrazione ha inviato [...] Costo Punti per Abbonati: 0 - Costo Punti
per Registrati: 4
( da "Secolo XIX, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
«Noi ragazzi favorevolial voto in condotta» Sondaggio condotto dagli studenti alla
media Strozzi di Genova: il 76% dice sì. «Ma il nostro comportamento non è
cambiato» GLI STUDENTI IN VISITA 31/03/2009 GENOVA. Questo è un viaggio
all'interno delle preoccupazioni degli studenti per il loro presente e il loro
futuro scolastico. La classe 2 H ha realizzato un'inchiesta sotto l'esperta
guida del giornalista Vittorio De Benedictis per approfondire e analizzare le
conseguenze dell'introduzione del voto in condotta.
Noi ragazzi siamo entrati in tutte le classi della nostra scuola per realizzare
un sondaggio e raccogliere le opinioni dei nostri colleghi studenti. Il decreto Gelmini ha veramente inciso sulla nostra condotta e sul nostro rendimento scolastico? Secondo le informazioni
raccolte intervistando 232 alunni la risposta sembrerebbe positiva: il
"Fattore paura" ha stimolato gli studenti a migliorare in ogni campo.
Alla domanda se il comportamento delle classi sia cambiato da quando è stato
introdotto il voto in condotta il 69% ha risposto di
no. Noi interpretiamo questo dato ritenendo che non ci siano stati
peggioramenti e miglioramenti nel gruppo, anche se individualmente alcuni
soggetti sono cambiati positivamente. Alla seconda domanda che chiedeva se
fossero d'accordo con la bocciatura per l'insufficienza del voto
in condotta, smentendo l'opinione che gli adulti hanno di loro, i
ragazzi si sono espressi a favore con una percentuale del 76%. Noi crediamo che
i nostri coetanei abbiano votato in questo modo perché riconoscono che le
regole devono essere rispettate e che chi non ha un comportamento corretto si
merita la giusta punizione. Le risposte alla terza domanda, in cui il 60%
ritiene che 15 giorni di sospensione siano troppi per l'assegnazione del cinque
in condotta, confermano questo atteggiamento
responsabile dei ragazzi nei confronti della scuola. La nostra classe ha
partecipato a un dibattito a cui sono state invitate tre persone importanti: la
neuro psichiatra Isabella De Martini, il preside Pier Mario Grosso e il
giornalista Vittorio De Benedictis del Secolo. Gli esperti hanno ascoltato i
nostri interventi, in cui abbiamo introdotto il nostro progetto, spiegato il
decreto Gelmini sul voto in condotta
ed esposto i risultati del sondaggio. Il Dirigente scolastico è stato contento
di constatare che noi alunni diamo ragione a quasi tutte le regole scolastiche
comprese le più severe. Dopo l'introduzione, è cominciato il dibattito vero e
proprio, dove noi abbiamo posto delle domande e gli ospiti hanno risposto con
interesse. Per la classe è stato un incontro molto utile, perché il preside e
la dottoressa ci hanno fatto capire cose di cui prima non ci rendevamo conto.
Ad esempio, la dottoressa ci ha spiegato che i ragazzi che hanno un
atteggiamento da bulli spesso nascondono sofferenze interiori o familiari.
L'esperta ha anche detto che secondo lei da parte dei genitori non è un
atteggiamento responsabile premiare i propri figli per un bel voto, ma soprattutto castigarli per uno brutto, perché per
un alunno i voti sono già premi o castighi, i ragazzi dovrebbero impegnarsi a
scuola non per accontentare i genitori, ma per il piacere di imparare e di
migliorarsi. Al Preside abbiamo chiesto soprattutto le conseguenze
dell'applicazione dei decreti Gelmini nella nostra
scuola. Il Preside ha confermato che il comportamento delle classi non è
significativamente cambiato da quando è stato introdotto il voto
in condotta, poiché la valutazione è personale: alcuni alunni hanno
cambiato atteggiamento, mentre altri non sono migliorati. Ci ha molto colpito
quando ci ha informato che dai dati che ha raccolto personalmente dopo le
valutazioni quadrimestrali ritiene che non ci saranno bocciati per il solo voto in condotta, ma il 40% dei ragazzi rischierebbe la
bocciatura se venisse applicato alla lettera il criterio di un'insufficienza in
una qualsiasi materia. Il nostro giudizio a conclusione del lavoro è molto
positivo: ci siamo divertiti, siamo stati coinvolti nel lavoro, abbiamo appreso
i lati positivi e negativi del decreto, abbiamo avuto mondo di ascoltare
l'opinione di persone competenti e di confrontarci con altri ragazzi. Gli
studenti della seconda H - scuola media Strozzi di Genova 31/03/2009
( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina IV - Bologna Ateneo, un altro
taglio ai corsi Saranno cancellati lauree e insegnamenti con meno di 15
studenti L´Alma mater applica parametri più rigidi di quelli chiesti dal
ministero ILARIA VENTURI SFORBICIATA sulle lauree e, soprattutto, sui singoli
insegnamenti con pochi studenti. Il ministero la impone da Roma, «ridurremo i
corsi di un altro venti per cento», ha annunciato la Gelmini ai rettori. E l´Alma Mater si
prepara, dopo aver già tagliato dieci corsi di laurea l´anno scorso, a una
nuova cura dimagrante. Che sarà lieve per i corsi di laurea - si parla di non
più di una decina a rischio su 223 - ma pesante sui singoli esami: più di un
centinaio saranno tagliati a partire dal prossimo anno accademico.
«Stiamo lavorando sugli insegnamenti con pochi studenti e sulla riduzione dei
docenti a contratto», anticipa Bruna Zani che oggi in commissione didattica
porterà il piano di riordino dei corsi. Insomma se a lezione, per una singola
materia, non si presenta quasi nessuno e in più in cattedra c´è un professore a
contratto, il taglio sarà immediato. «Noi ci siamo dati parametri ancora più
rigidi di quelli del ministero», spiega Bruna Zani. A livello nazionale la
soglia minima, in alcuni corsi, soprattutto di area scientifica, è di sei
matricole; a livello di Ateneo questo tetto sale a 15. Per ora sono tre i corsi
di laurea che risultano sotto la soglia minima di immatricolati imposta dal
ministero: la laurea triennale in Operatore informatico giuridico a
Giurisprudenza, che però, come segnalato dalla stessa Facoltà, è già in via di
esaurimento; la laurea triennale in Tecnologie per la conservazione e il
restauro, un corso interfacoltà tra Scienze e Beni culturali, con sede a
Ravenna. che ha registrato quest´anno meno di venti matricole. Infine, la
magistrale in Progettazione e gestione didattica dell´e-learning e della Media
education. Anche in questo caso i nuovi iscritti non hanno superato il minimo
di venti. «E´ un corso nuovo, comprensibile che si parta con numeri bassi,
vedremo cosa succederà nel secondo anno. Anche se noi proporremo di passarlo
tutto in e-learning, spero che il senato lo approvi», dice il preside di
Scienze della Formazione Luigi Guerra. «Poi è chiaro che se gli studenti
rimarranno pochi allora è giusto chiudere i corsi». Il Sole 24 Ore stimava ieri
sette corsi di laurea a rischio a Bologna. Bruna Zani, con delega alla
didattica, non conferma. «I numeri ancora non ci sono, verificheremo il lavoro
fatto dalle Facoltà». Ipotizzando una riduzione del 20% a Bologna dovrebbero
saltare 40 corsi di laurea. «Non sarà così, il ministro si riferisce alla media
nazionale, non ai singoli atenei. E poi noi siamo partiti prima nell´opera di
riduzione», assicura la docente. Tra le proposta avanzate dalle Facoltà per il
2009-2010 c´è anche l´accorpamento di due corsi di Ingegneria a Cesena. Sotto
esame passeranno anche la lauree internazionali. E si discuterà anche di
eventuali corsi doppi su più sedi. Il piano passerà all´approvazione del senato
accademico il 28 aprile. SEGUE A PAGINA V
( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina I - Bologna
VENTURI A PAGINA IV Saranno aboliti quelli che hanno meno di 15 studenti Corsi
e lauree inutili l´Alma Mater taglierà più dei desideri della Gelmini SEGUE A PAGINA IV
( da "Tirreno, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina 11 - Toscana Tagli ai corsi, Pisa
vuole trattare Si profila un'ecatombe: 51 indirizzi a rischio cancellazione Il
prorettore De Francesco: «Molto dipenderà dalle scelte degli studenti» GIOVANNI
PARLATO PISA. La parola d'ordine è sfoltire. Negli atenei i corsi di laurea e i
curricula sono troppi. Per l'Università di Pisa sono a rischio 5 corsi (il 7,4%
del totale) e ben 51 curricula (il 38,3%). L'ultima parola spetta al Ministero
che dovrà fare rispettare una serie di parametri. Limiti che precludono la vita
o la morte di un corso di laurea. Chi è sotto dovrà azzerare il corso, chi è
sopra continuerà la sua attività. è il risultato di un'ipertrofia dei corsi di
laurea nata con la legge 509 del 1999 voluta dai ministri di allora Zecchino e
Berlinguer. In pratica, per cercare di trattenere gli studenti all'università e
fronteggiare l'abbandono prima della laurea, il corso di studio venne diviso in
laurea breve di tre anni e specialistica di altri due anni. Ma il 3+2 strada
facendo ha trovato sul suo percorso il decreto ministeriale 270 del 2004
elaborato dall'allora ministro Letizia Moratti con i suoi vari decreti
attuativi. Adesso, in base a queste normative, il ministro dell'Università, Mariastella Gelmini, fa sapere che i corsi di studio (o di laurea) degli atenei
italiani saranno sfoltiti di un 20%. I requisiti, secondo cui un corso potrà o
meno continuare, sono diversi e cambiano di facoltà in facoltà. Occorre un
numero minimo di docenti così come un numero minimo di matricole che può
variare da 10 a
50 oltre ad una chiarezza degli obbiettivi da raggiungere. Il Sole 24
Ore, ieri, ha pubblicato, ateneo per ateneo, una tabella con i corsi di laurea
e i curricula a rischio. Per l'università di Pisa - come dicevamo - i corsi a
rischio sono 5, mentre i curricula che potrebbero sparire sono 51. Abbiamo
chiesto a Nicoletta De Francesco, prorettore per la didattica, se la questione
sta proprio in questi termini. «Alcuni corsi di studio attualmente attivi
presso l'Università di Pisa - risponde il prorettore - hanno effettivamente un
numero di iscritti inferiore al minimo previsto dai regolamenti ministeriali,
ma se ne prevede l'assorbimento in altri corsi di studio tra l'anno accademico
2009-2010 e 2010-2011, contestualmente al completamento del passaggio
dall'ordinamento previsto dal decreto 509/1999 a quello previsto dal decreto
270/2004». Una questione difficile da chiarire è quella dei curricula in cui è
prevista una formazione più specifica dello studente attraverso materie di
indirizzo. è sicuramente alto (e preoccupante) il numero di 51 curricula che
potrebbero essere soppressi. «Il numero dei curricola definiti "a
rischio" - spiega Nicoletta De Francesco - non è significativo perché
molti studenti, in questo passaggio al nuovo ordinamento, non hanno ancora
esercitato una scelta e quindi il numero di studenti iscritti ad alcuni
curricula potrà essere valutato con precisione soltanto nel momento in cui il
decreto 270 sarà a regime». Il prorettore alla didattica ricorda che «la
struttura del curriculum non è assimilabile a quella del corso di studio, dal
momento che gli insegnamenti previsti per ciascun curriculum sono in gran parte
condivisi con quelli degli altri curricola del corso di studio e quindi non
costituiscono una duplicazione incontrollata della didattica. Anzi, sono
un'opportunità di scelta autonoma e responsabile che lo studente può esercitare
su una parte del proprio progetto formativo, generalmente piuttosto ridotta in
termini di crediti formativi». Il motivo per cui si è arrivati ad un numero
così elevato di 51 curricula a rischio, si può spiegare anche attraverso un
esempio. «In Ingegneria Informatica dove insegno - spiega ancora Nicoletta De
Francesco - lo studente può chiedere una tesi da tre crediti o una tesi da sei
crediti. è ovvio che quest'ultima è più impegnativa e che le due tesi da tre e
da sei crediti danno origine a curricula diversi, ma lo studente in ogni caso
segue lo stesso corso di studio. Ecco perché conteggiare i curriccula non ha molto
senso».
( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina 10 - Interni Lega-Pdl, il puzzle
delle amministrative Bossi la spunta a Brescia, non a Torino Vertice del
premier col Senatur. Il Carroccio critica la Moratti Maroni rimbecca Formigoni:
"Se non era per noi, la legge sull´acqua sarebbe stata impugnata"
RODOLFO SALA MILANO - Primo vertice tra alleati dopo il battesimo del Pdl, ma
sul desco di Arcore - dove ieri in serata Berlusconi incontra prima i
coordinatori nazionali del partito, quindi i leghisti Bossi, Calderoli e Cota -
c´è un elenco sterminato di pratiche da affrontare. A cominciare dalle
candidature per le amministrative di giugno. Il clima post-congresso certo non
aiuta, e solo in extremis la Lega incassa l´investitura di un suo uomo, Daniele
Molgora per la corsa alla Provincia di Brescia. Ma deve cedere su Torino, dove
alle provinciali sarà candidata la pidiellina Claudia Porchietto. Via libera
dunque alla piazza più importante: a Milano il candidato presidente è il
berlusconiano Guido Podestà. Però la trattativa è stata difficile: il Senatur
ha drizzato le antenne dopo l´uscita pro-referendum di Gianfranco Fini,
preoccupato anche dall´obiettivo dichiarato da Berlusconi («puntiamo al 51 per
cento»). Nel puzzle delle candidature, ha tenuto banco il caso Torino. Il
Carroccio ha insistito con Elena Maccanti, mentre il Pdl contrapponeva il nome
della numero uno dell´Api Porchietto. Il rischio - che però Berlusconi non
voleva assolutamente correre - era di un clamoroso divorzio elettorale, con due
candidati presidenti del centrodestra. E ha preferito mollare, dopo essersi
appartata con Bossi, su Brescia, dove il Pdl aveva già candidato l´azzurro
Romele, legato al ministro Gelmini. Altri problemi, risolti all´ultimo, a Padova: una poltrona per
due aspiranti presidenti, il candidato sarà del Pdl. Ma nelle ultime ore a
Monza il Carroccio ha minacciato più o meno esplicitamente di non sostenere la
corsa di Dario Allevi (ex An) per la guida della nuova Provincia.
Motivo: Allevi è legato a La Russa, e il ministro della Difesa si è più volte
espresso a favore dell´abolizione delle Province. Sullo sfondo, ci sono inoltre
le regionali dell´anno prossimo. Il Carroccio ha già prenotato il Veneto, ma
nel movimento c´è chi sostiene che il vero obiettivo di Bossi sarebbe la
presidenza della Lombardia, dove Roberto Formigoni - che non riesce proprio a
fare il salto verso Roma - ha già annunciato di ricandidarsi: per la quarta
volta. Di recente, tra l´altro, il governatore è stato protagonista di un
vivace battibecco con la Lega, un po´ troppo «di lotta», oltre che di governo
(il suo). Ieri gli ha risposto Roberto Maroni: «Formigoni dovrebbe ricordare
che se non fosse stato per noi il governo avrebbe impugnato la legge regionale
sull´acqua approvata dalla Lombardia». Nelle ultime ore, e sempre in Lombardia,
si è aperto un altro fronte. Sulla Rai. I parlamentari leghisti Davide
Caparini, bresciano e segretario di presidenza nella Commissione Vigilanza, e
il milanese Matteo Salvini, citano i dati dell´Osservatorio di Pavia e accusano
il Tg regionale di «discriminare la Lega» a favore di Forza Italia e An, oltre
che del Pd. Di qui la richiesta al presidente della Vigilanza Sergio Zavoli di
convocare il responsabile del Tg regionale. è un siluro anche a Formigoni. Poi
c´è il braccio di ferro su A2A, la ex municipalizzata milanese dell´energia che
si è fusa con la "sorella" di Brescia. Bossi si è lamentato con
Letizia Moratti: basta con il sistema duale che ora regge la società (consiglio
di gestione e di vigilanza), bisogna tornare a un unico cda. Senza contare i
corposi distinguo dei leghisti sull´Expo che stenta a decollare. Il primo a
parlare di possibile commissariamento da parte del governo è stato il
sottosegretario Roberto Castelli, ma a dare filo da torcere al sindaco di
Milano c´era fino a qualche tempo l´ex parlamentare Dario Fruscio. Che infatti
è stato costretto a dimettersi dal collegio sindacale della società di gestione
dell´Expo.
( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
ItaliaOggi sezione: Professioni data:
31/03/2009 - pag: 37 autore: Decreto del ministero dell'università Concorsi
docenti, cambiano le regole Pronte le regole per formare le commissioni dei
concorsi universitari. Il ministro dell'istruzione e dell'università
Mariastella Gelmini ha,
infatti, firmato il decreto ministeriale che fissa i criteri per le elezioni e
il sorteggio dei componenti delle commissioni giudicatrici. Dopo avere
ricevuto, quindi, il parere positivo dell'avvocatura dello stato il regolamento
attuativo dei nuovi concorsi a sorteggio introdotti con la legge 1/09
(conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 10 novembre
2008, n. 180, recante disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la
valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della
ricerca) è pronto e, gli atenei, potranno finalmente dare applicazione ai bandi
già emanati con le nuove procedure elettive. Che prevedono, per la prima volta,
per la composizione delle commissioni, il criterio guida del sorteggio: le
facoltà che bandiscono il bando dovranno nominare uno solo dei cinque membri
delle commissioni nei concorsi da associato e ordinario e uno dei tre membri di
quelle per gli aspiranti ricercatori. Gli altri componenti saranno sorteggiati
tra gli ordinari. E qui che interviene il decreto che, esclude innanzitutto
l'ipotesi di una lista unica (relativa ai concorsi per ordinari, associati e
ricercatori). Questo perché per formarla il settore dovrebbe disporre di un
numero di ordinari triplo al numero dei commissari e per circa il 76% dei
settori oggetto di bandi sarebbe necessario ricorrere ai settori affini. I
sorteggi d'ora in poi avverranno quindi tra due maxiliste: la prima riservata
ai concorsi per ordinari e associati, la seconda destinata invece alle
procedure per i ricercatori. Il provvedimento si dilunga, poi, nel fissare le
regole auree del meccanismo delle operazioni di sorteggio. I componenti delle
liste tra cui sorteggiare i candidati devono infatti essere eletti dai docenti
del settore. Ma il sistema impone che le liste nazionali di potenziali
commissari devono offrire almeno il triplo dei nomi necessari per coprire i
posti da commissario nel settore scientifico disciplinare del concorso (o in
quelli affini) e un professore deve essere commissario, per ogni fascia e
settore disciplinare, a un solo concorso per sessione. Si tratta, però di
regole teoriche applicabili, come dice la legge, solo dove possibile, perché
l'esiguità di molti dei 370 settori disciplinari che costellano l'università
italiana non offre un numero sufficiente di docenti. In queste condizioni il
meccanismo dell'elezione si dovrà arrendere all'inclusione automatica dei
commissari. Il sorteggio, precisa ancora il testo ministeriali, non può
designare come commissario i professori in servizio presso l'ateneo che ha
indetto la procedura di valutazione comparativa. L'altra novità rispetto al
passato riguarda il meccanismo delle procedure di elezione: d'ora in poi,
infatti, chi voterà potrà esprimere una sola preferenza per ciascuna lista
relativa ai posti banditi per ciascun settore. Se quindi, fino adesso, si
poteva esprimere una preferenza per ogni concorso, ora ci sarà un solo voto per
ogni lista (cioè per ogni settore scientifico disciplinare) a prescindere dal
numero dei concorsi.
( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
ItaliaOggi sezione: Azienda Scuola data:
31/03/2009 - pag: 13 autore: di Alessandra Ricciardi L'Istruzione fa un po' di
conti nel carteggio all'Inps sui sussidi. E intanto chiede aiuto a Sacconi
Scuola, 30 mila nuovi disoccupati I prof e i bidelli che da settembre
resteranno senza contratto Dal prossimo settembre ci saranno 30 mila nuovi
disoccupati nella scuola. Sono docenti, bidelli e segretari che da anni hanno
contratti fino al termine delle attività scolastiche, coprendo posti di
organico strutturalmente vuoti. Invece questa volta, finito l'incarico in
corso, andranno a casa, causa riforma della scuola. I dati li ha messi nero su
bianco il ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, in un carteggio riservato con
l'Inps per il calcolo della spesa necessaria a garantire i sussidi di
disoccupazione per il 2009/10. Calcoli che l'Istruzione sta cercando di
spendere anche presso il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, perché sia
studiato un ammortizzatore ad hoc per la scuola che eviti l'interruzione dei rapporti
di lavoro di lunga durata. Ma andiamo con ordine. Il numero totale dei
supplenti che quest'anno ha avuto una nomina provinciale ammonta a 130 mila, di
cui oltre 20 mila con supplenza annuale e 109 mila con nomina sino al termine
delle attività didattiche. Non si prendono in considerazione gli altri docenti
precari, quelli che lavorano con contratti di breve durata e che sono chiamati
attraverso le graduatorie di istituto. Mettendo assieme i due diversi popoli
degli aspiranti insegnanti, si arriva a quell'esercito di circa 300 mila
precari che negli anni ha coltivato il sogno di un posto fisso nella scuola.
Sempre per il 2008/2009, sul fronte Ata, su 239 mila posti i supplenti sono
stati oltre 72 mila, dei quali 58 mila con contratto annuale. «La revisione
dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico,
introdotta dall'articolo 64 della legge n. 133/2008», si legge nella nota di
viale Trastevere, «traducendosi in una rilevante riduzione di organico del
personale docente (circa 42 mila posti), fa sì che si prevedano, per il
prossimo anno scolastico, circa 21 mila supplenze annuali in meno». Per quanto
riguarda bidelli e amministrativi, il dicastero di viale Trastevere evidenzia
che l'incidenza dei tagli è stata fortemente compensata dai pensionamenti.
«Pertanto 8 mila unità di personale Ata non conseguiranno la supplenza per il
prossimo anno scolastico». Ed ecco i 30 mila lavoratori che da settembre
dovranno accontentarsi del sussidio di disoccupazione oppure cercarsi un altro
lavoro. I soli insegnanti in questione costano, in quanto a stipendi, quasi 651
milioni di euro allo stato. La disoccupazione sarà pari al 60% dello stipendio
percepito negli ultimi 3 mesi di lavoro, per i primi 6 mesi, il 50% per i
successivi 2 mesi e poi il 40%. Ed ecco la proposta della Gelmini:
utilizzare i fondi per la disoccupazione per rinnovare il contratto a tutti i
supplenti annuali. Il Tesoro dovrebbe ovviamente accollarsi la differenza di
stipendio. Gli insegnanti verrebbero a costituire una task force per le
supplenze necessarie sul territorio e per realizzare progetti contro la
dispersione e di riconversione professionale. In attesa che si facciano nuovi
concorsi.
( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
ItaliaOggi sezione: Azienda Scuola data:
31/03/2009 - pag: 16 autore: di Nicola Mondelli Viale Trastevere annuncia una
stretta per chi ha 40 anni di anzianità ed è ancora in
servizio Pensione forzata per 8 mila docenti Pensavano di rimanere e invece la Gelmini li manderà a casa Sono 8 mila e
hanno 40 anni di contributi. Non avendo però ricevuto, entro lo scorso
febbraio, la comunicazione di pensionamento forzato da parte
dell'amministrazione pensavano di avercela fatta. E di poter continuare a
lavorare. Ma il ministro si riserva di pensionare anche loro, portando
così il numero complessivo di cattedre che si libereranno dal prossimo
settembre (causa pensionamento) da 32 mila a 40 mila. Ad annunciarlo è stato lo
stesso ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini,
nel corso del vertice con i sindacati sul decreto organici che si è tenuto la
scorsa settimana. Ancora da decidere la sede nella quale la modifica normativa
sarà apportata. Il collocamento a riposo di autorità, a decorrere dal 1°
settembre 2009, sulla carta interessa circa 8 mila insegnanti, secondo stime
ministeriali, che andrebbero ad aggiungersi ai 1.500 colleghi ai quali i
rispettivi dirigenti scolastici, in applicazione delle disposizioni contenute
nel comma 11 dell'articolo 72 della legge n. 133/2008 e nella direttiva
ministeriale n. 13 del 2 febbraio 2009, hanno notificato, entro il 28 febbraio
2009, il preavviso di risoluzione del rapporto di lavoro a decorrere, appunto,
dall'inizio del prossimo anno scolastico. Verso questi 8 mila prof, i
rispettivi dirigenti scolastici hanno ritenuto non sussistere le condizioni
richieste dalla predetta normativa legislativa e ministeriale per il
collocamento a riposo. Due sarebbero stati, infatti, i motivi addotti dai
dirigenti per non inviare loro il preavviso. Il primo dovuto all'assenza di
elementi utili a determinare la presenza di situazioni di esubero; il secondo
dalla notizia che il Parlamento stava per modificare il significato di
anzianità contributiva massima di 40 anni, precisando che tale anzianità,
limitatamente ai i fini di cui al comma 11, doveva intendersi riferita ai soli
contributi versati in attività di servizio effettivo, escludendo, pertanto, i
periodi riscattati e utili ai fini del trattamento di quiescenza (corso legale
degli studi universitari, maggiorazioni, supervalutazioni, periodi di congedi
per maternità al di fuori del rapporto di lavoro, etc.). Una modifica
effettivamente avutasi e riportata nel comma 3 dell'articolo 6 della legge 4
marzo 2009, n. 15. Per effetto della modifica, gli 8.000 docenti di cui
trattasi erano convinti di poter permanere in servizio fino al raggiungimento
dei 40 anni di anzianità contributiva di servizio effettivo ma, in ogni caso,
non oltre il 65° anno di età, fatto salvo quanto previsto dal comma 2
dell'articolo 509 del decreto legislativo n. 297/94. Non sarà così, almeno
stando a quanto ha dichiarato il ministro Gelmini nel
corso della conferenza stampa durante la quale sono stati forniti i numeri
ufficiali dei tagli apportati agli organici e il numero di quanti, secondo dati
ufficiosi, cesseranno dal servizio dal 1° settembre 2009. Orientamento del
ministro sarebbe quello di non consentire il trattenimento in servizio del
personale che avrà maturato entro il 31 agosto 2009 l'anzianità
contributiva di 40 anni.
( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)
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ItaliaOggi sezione: Azienda Scuola data:
31/03/2009 - pag: 15 autore: Il Sud paga da settembre gli
eccessi degli anni passati La mannaia della Gelmini infierisce soprattutto al Sud. Il grosso dei tagli per il
prossimo anno (si vedano le anticipazioni di IO di martedì scorso) come emerge
dalle tabelle pubblicate è concentrato nelle regioni meridionali e nelle isole.
I tagli complessivi sono stati scissi in organico di diritto (-37 mila) e di
fatto (- 5 mila). A guidare la classifica in termini percentuali è la
Calabria, con una decurtazione del 9,21% dell'organico. Segue la Sardegna, che
si attesta sul 9,03% di posti in meno al 1° settembre prossimo. Al terzo posto
il Molise con un taglio dell'8,88% e subito dopo la Basilicata con l'8,86% di
docenti in meno. Poi la Sicilia, 8,22% e la Campania, che soffrirà un taglio
del 7,95% dell'organico. Segue di stretta misura la Puglia, dove i tagli
lasceranno sul tappeto il 7,78% dell'organico. La media nazionale è del
6,23%.La statistica assume una connotazione non meno preoccupante se si guarda
ai valori nominali. In Calabria saranno soppresse 2.416 cattedre; in Sardegna
1.655; in Molise 329 (ma l'organico è di 3.706 docenti in tutto); in Basilicata
il taglio determinerà la cancellazione di 660 cattedre (ma è prevista
un'ulteriore riduzione di 50 posti di sostegno a vantaggio di altre regioni e
l'organico è di 7.449 docenti). Una vera e propria ecatombe è prevista in
Sicilia, dove il taglio è stato fissato nell'ordine di 4.997 cattedre. Idem in
Campania dove le cattedre cancellate saranno 5628. Ingenti anche i tagli in
Puglia: 3.646 cattedre in meno dal 1° settembre. Le decurtazioni restano alte
anche al centro Italia. Sebbene meno draconiane. A guidare la classifica
l'Abruzzo, con 980 cattedre in meno (7,26%). Segue l'Umbria : - 499 (5,94%).
Chiudono la classifica del 5% la Liguria, che perde 678 cattedre (5,28%) e il
Lazio che dice addio a 2.776 posti di lavoro (5,08%). La classificia del 4% è
guidata dal Veneto, che perde 2.227 cattedre (4,84%). Infine in Emilia si
perderà il 3,72% dell'organico . Il peso dei tagli sul Sud è spiegato dal fatto
che negli ultimi anni il numero degli studenti si è ridotto ma non è successo
lo stesso con i docenti, che invece sono cresciuti. A differenza di quanto
avvenuto nel Nord. Ora si recupera.
( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)
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ItaliaOggi sezione: Azienda Scuola data:
31/03/2009 - pag: 18 autore: Antimo Di Geronimo merito&voti In matematica
arriva la classifica nazionale L'esame di terza media servirà anche a
confrontare le competenze La prova scritta nazionale degli esami di stato del
primo ciclo di istruzione (ex licenza media) si svolgerà il 18 giugno prossimo
e verterà sull'italiano e la matematica. Il ministero dell'istruzione, Mariastella Gelmini, ha già scelto le tracce e l'amministrazione ha inviato le prime
disposizioni alle scuole, con una circolare emanata il 13 marzo scorso (n.32
reperibile sul sito: www.istruzione.it). La sezione di italiano sarà divisa in
due parti. La prima sarà incentrata sulla comprensione della lettura, ovvero su
di un testo narrativo ed uno espositivo seguito da quesiti; la seconda,
invece, verterà su di una riflessione sulla lingua e su di una serie di quesiti
su conoscenze grammaticali. I quesiti saranno sia a scelta multipla sia a
risposta aperta. La sezione di matematica prevederà quesiti a scelta multipla e
a risposta aperta sulle seguenti aree: numeri, geometria, relazioni e funzioni,
misure, dati e previsioni. La natura della prova è tale da permettere una
comparazione degli esiti a livello di classe, scuola, regione e paese. In
questo modo, conta il ministero, sarà più facile fare una verifica sulla relae
competenza degli studenti nella materia, che normalmente è quella che vede gli
italiani in coda alle classifiche Ocse. Il congruo numero di domande
riguardanti sezioni diverse della prova consentirà, inoltre, di esprimere una
valutazione accurata per tutti gli allievi, anche in considerazione
dell'opportunità di misurare gli esiti di studenti con caratteristiche
differenti. Le prove strutturate di italiano sono state costruite e calibrate
in modo tale da consentire una valutazione degli allievi di madre lingua non
italiana, conservando i requisiti di affidabilità e di comparabilità della
scala di valutazione. Per le minoranze linguistiche tedesche e slovene i testi
della prova verranno predisposti in lingua madre. L'amministrazione ha anche
invitato le scuole a verificare la correttezza dei dati presenti a sistema,
integrandoli con quelli relativi al corrente anno scolastico. A questo
proposito, tutte le istituzioni scolastiche statali e paritarie dovranno
collegarsi con il sito dell'Invalsi (www.invalsi.it) dal 23 marzo al 24 aprile
2009, per la verifica dei propri dati anagrafici e per l'inserimento delle
classi del terzo anno di corso e del rispettivo numero di alunni. E in più
dovranno segnalare la presenza di eventuali candidati con disabilità visiva e
il relativo supporto da utilizzare e, infine, l'eventuale numero di candidati
esterni. All'esame saranno ammessi anche i privatisti, che dovranno presentare
la domanda entro il 10 aprile prossimo.
( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del
31-03-2009)
Argomenti: Scuola
CAMPIONATO DI GIORNALISMO pag. 6
Adolescenti, generazione «zero» I GIOVANI L'ADOLESCENZA è un argomento delicato
ed importante, specialmente al giorno d'oggi in cui troppi ragazzi prendono la
vita come un gioco e il divertimento è l'unico aspetto interessante del mondo.
Qualcuno li ha definiti generazione zero': zero impegno, zero responsabilità.
Distratti a scuola, parlano troppo con i compagni, rispondono
in malo modo ai professori, a volte maltrattano i più deboli. Per questi
motivi, per ristabilire più ordine nelle classi, è stato ripristinato il valore
del voto in condotta: con
il 5 in pagella si viene bocciati! Tuttavia non
è detto che questa impostazione - punire per insegnare un comportamento
corretto - non allontani ancora di più gli adolescenti dal mondo dei grandi',
di cui sono poco disposti ad accettarne le regole. Gli adulti, infatti,
escludendoli, vengono percepiti come nemici e non come alleati. Intanto la
cronaca riporta quotidianamente episodi agghiaccianti di cui spesso i
protagonisti sono i giovani, gli stessi che dovranno essere gli adulti di
domani. Molti di loro non sono minimamente pronti ad essere il nostro futuro'.
Eterni bambini inconsapevoli, con una maturità mentale che tarda ad arrivare.
Fortunatamente anche in questo caso è presente un rovescio della medaglia:
altri giovani hanno voglia di mettersi in gioco, di dimostrare ciò che sanno
fare: accettano consigli, studiano con serietà. No, non sono extraterrestri!
Amano il divertimento sano, spensierato, senza pericoli, con amici veri.
Soprattutto non ricorrono agli adulti solo quando c'è necessità di rimediare ad
errori più o meno gravi, ma quando occorre essere guidati affinché la vita
scorra su binari sicuri, senza deragliamento!
( da "Corriere della Sera" del
31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Politica - data: 2009-03-31 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE
Provinciali E Caparini (Vigilanza) apre il fronte Rai: Tgr, troppo spazio a
Formigoni Arcore, vertice Berlusconi-Bossi Il Carroccio la spunta su Brescia
Ipotesi di intesa: a Milano e Torino candidati del Pdl Nei capoluoghi lombardo
e piemontese Podestà e la Porchietto. Gelmini: «Il
presidente ha privilegiato il rapporto con la Lega» MILANO — A Torino, la
giovane Claudia Porchietto per il Pdl. A Brescia, il sottosegretario padano
Daniele Molgora. La «quadra» sulle Provinciali, per dirla con Umberto Bossi, sembra
trovata. E la Lega, in Lombardia, segna il punto: sei delle otto province che
andranno al voto avranno un candidato di centrodestra espresso dal Carroccio.
Il Pdl si dovrà consolare con Milano — in corsa, l'azzurro Guido Podestà — e
Monza, con l'ex An Dario Allevi. Allarga le braccia il ministro all'Istruzione Mariastella Gelmini, che da bresciana molto si era spesa per il candidato Pdl
Giuseppe Romele: «Il presidente ha voluto privilegiare il rapporto con la Lega,
e avrà certamente avuto le sue buone ragioni». Gelmini chiude da soldato: «Ora, c'è soltanto da mettersi al lavoro per
far vincere al centrodestra anche questa sfida». Se le prossime elezioni
erano il punto numero uno, ieri sera ad Arcore c'era parecchia carne sul fuoco.
Dal referendum elettorale al calendario delle riforme che, assicura Roberto
Calderoli, nei prossimi giorni riceverà un deciso impulso con la presentazione
di un testo alle opposizioni. L'appuntamento è stato anche il primo summit dopo
la nascita del nuovo partito. E così, se la squadra leghista — Bossi, Calderoli
e Roberto Cota — è arrivata intorno alle 20.30, Ignazio La Russa, Denis Verdini
e Sandro Bondi erano nella villa del capo del governo già da un paio d'ore,
insieme a Paolo Bonaiuti e Giulio Tremonti. Anche perché, spiega il ministro
alla Difesa, «per il Pdl abbiamo di fronte adempimenti importanti, a partire
dalla nomina dei segretari regionali». La questione dei referendum, tuttavia,
resta delicata: il Carroccio neppure vuol sentirne parlare, mentre Gianfranco
Fini li ha posti in agenda con la massima evidenza. «Noi — spiega La Russa —
non abbiamo mai avuto l'intenzione di usare i referendum come un randello
contro la Lega. Tanto che io stesso ho respinto subito la proposta del Pd di
accorpare la consultazione alle Europee». Detto questo, prosegue il
coordinatore Pdl, «neppure possiamo fare ostruzionismo: guai a dire di non
andare a votare, guai a ostacolare un'occasione di democrazia ». Per contro,
aggiunge La Russa, «io che pure sono per il sì ai referendum, non intendo
chiedere alcuna facilitazione. Quello sì sarebbe scorretto nei confronti degli
amici leghisti». Ci sono anche altre schermaglie. Giusto ieri, sia pur
precisando che «La Lega è il nostro principale alleato», Roberto Formigoni ha
ricordato che «gli elettori sulla scheda troveranno ancora due simboli
diversi». Il secondo cazzotto dopo l'affondo di sabato contro la Lega «di lotta
e di governo». La risposta è stata l'apertura di un fronte Rai: il commissario
di Vigilanza padano Davide Caparini è passato all'attacco denunciando che «il
tg regionale Rai della Lombardia ha violato il pluralismo politico
discriminando la Lega Nord». Formigoni non è nominato, ma il messaggio è
inequivocabile. Confronto Silvio Berlusconi al congresso del Pdl e, a destra,
Umberto Bossi M. Cre.
( da "Corriere della Sera" del
31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Cronache - data: 2009-03-31 num: - pag: 22 categoria: REDAZIONALE
Sicurezza Il ministero: già partiti i sopralluoghi. La Cgil: monitoraggio
parziale Scuole, la mappa del rischio Restauri solo in una su 4 Oltre quattromila
strutture hanno dai 100 ai 200 anni Di 6900 strutture è sconosciuta la data di
costruzione, 803 sono ospitate in edifici adibiti ad altro scopo ROMA — Meno di
un edificio scolastico su quattro è stato restaurato negli ultimi vent'anni.
Eppure più di duemila strutture hanno più di due secoli. E quasi altrettante
hanno raggiunto i cento anni. Eccola la mappa del rischio degli edifici
scolastici che è in fase di elaborazione al ministero dell'Istruzione. Il
Corriere della Sera è in grado di anticiparne i dati. Parlano da soli. Dei
43mila edifici che ospitano scuole di ogni ordine e grado, in tutto il
territorio nazionale, solo uno su tre è stato costruito negli ultimi
trent'anni. E gli altri? Ce ne sono più di mille (1.077) costruiti prima
del-l'Ottocento: in epoche diverse che vanno indietro nel tempo fino al
Cinquecento. Altrettanti (1.197) sono stati fabbricati nell'Ottocento. E 1.736
hanno una data di costruzione compresa tra il 1900 e il 1920. A questi se ne
aggiungono altri 4.033 ultimati prima del dopoguerra, ovvero tra il 1920 e il
1945. Il 31% è stato costruito dal '76 a oggi, per la precisione 13.394 edifici.
Senza tralasciare il fatto che di 6.900 edifici non è stata comunicata
all'anagrafe scolastica la data di fabbricazione. In molti casi se ne è persa
la memoria. Ma chissà quante ristrutturazioni hanno reso più sicuri gli
edifici, viene da pensare incrociando le dita. Neanche per idea. All'anagrafe
edilizia risultano ristrutturati dopo il 1990 appena 9.505 edifici, il 22% del
totale. Ma non solo. Ci sono persino 803 scuole, molte delle quali al sud,
ospitate in edifici costruiti ad altro scopo, spesso per farne appartamenti.
Ogni crollo e ogni tragedia è stata seguita da promesse di intervento. I dati
mostrano che non è andata così. E ora? In tempi di tagli annunciati la
sicurezza sarà ancora dimenticata? Al ministero assicurano di no. Tutt'altro.
«Stiamo completando l'anagrafe dei pericoli strutturali degli edifici che era
iniziata nel '96, ma era ancora in alto mare» dice, soddisfatto, Gianni
Bocchieri, capo della segreteria tecnica del ministro Gelmini. «E ora abbiamo costituito
squadre miste (ministero dell'Istruzione e delle Infrastrutture, enti locali,
protezione civile) che stanno già facendo sopralluoghi per segnalare altri
possibili rischi: controsoffitti fatiscenti, librerie poco stabili, eccetera.
Monitoreremo settimanalmente il loro lavoro che deve essere chiuso entro il 10
agosto, in modo da iniziare gli interventi più urgenti durante le vacanze.
L'appello è a fare presto ». E i soldi? «Non abbiamo tagliato nulla. Il piano
triennale è rimasto quello avviato dal precedente governo. In più abbiamo
ottenuto che il Cipe aggiungesse un miliardo di euro per gli interventi.
Inoltre intendiamo vigilare perché le risorse non siano disperse o dirottate in
interventi non urgenti». Ma il segretario della Cgil Scuola, Mimmo Pantaleo,
contesta la versione del ministero. «A noi non risulta che ci sia un rigoroso
monitoraggio, tanto è vero che in molte regioni noi stiamo diffidando sindaci e
dirigenti scolastici. O se c'è stato è stato molto parziale. Dopo quello che è
successo a Rivoli c'era stato un dispiegamento di impegni. Ma non abbiamo visto
niente. E nel frattempo invece si procede all'aumento di studenti per classe.
Ci vuole cautela. Per fortuna a Verona non è successo nulla. Ma è stato solo un
caso». Teresa Petrangolini di Cittadinanzattiva lamenta che «i soldi sono
sempre gli stessi. Il Cipe ha solo sbloccato i
( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)"
del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
RAVENNA CRONACA pag. 6 LA
razionalizzazione che, entro il 2010/2011, colpirà ... LA razionalizzazione
che, entro il 2010/2011, colpirà gli atenei italiani potrebbe mettere in
pericolo anche alcuni corsi ravennati. In particolare quello di Archivistica e
biblioteconomia, biennale di Conservazione dei beni culturali, e Tecnologie per
la conservazione e il restauro dei beni culturali (Tecore), triennale
interfacoltà di Scienze e Beni culturali. Il problema sono gli iscritti: 13
matricole per la prima, 14 per la seconda. Troppo poche per superare l'esame
dei requisiti che, secondo il decreto 270 del 2004, entro l'anno accademico
2010/2011, dovranno accomunare tutti i corsi universitari della Penisola. Al
momento non è stata presa alcuna decisione ufficiale, Bologna si è limitata a
segnalazioni interne nei confronti dei corsi a rischio. QUESTA volta infatti
l'Ateneo è stato più realista del re', nel senso che da tempo, proprio in
previsione dell'applicazione del decreto 270, si occupa di verificare i corsi e
il relativo numero di studenti iscritti, e i parametri introdotti sono ancora
più restrittivi rispetto a quelli ministeriali. Resta da capire quando
osservazioni e segnalazioni si trasformeranno in azioni concrete, quando cioè
la scure cadrà sui corsi troppo poco frequentati. Bologna sta decidendo in che
modo muoversi. Perché se è vero che il termine ultimo è il 2010, non è escluso
che si debbano prendere provvedimenti anche prima, soprattutto alla luce dei
tagli alle risorse annunciati dal Ministero. I REQUISITI richiesti ai corsi
sono relativi al numero minimo di docenti, alla trasparenza sugli obiettivi e
sui risultati e al numero minimo di matricole, che può variare da 10 a 50 a seconda della classe di
laurea. Molti corsi di laurea infatti superano solo apparentemente lo scoglio
del numero minimo di immatricolazioni, perché spesso al loro interno sono
frammentati in diversi curricula che, presi uno ad uno, difficilmente
passerebbero indenni ai controlli. Conservazione dei Beni culturali, da questo
punto di vista, ha fatto un percorso contrario: la facoltà
ha infatti una sola triennale, e questo la mette al riparo dal pericolo. Il
ministro dell'Università, Maria Stella Gelmini, dal canto suo ha mostrato grande ottimismo annunciando per
l'anno prossimo un'ulteriore riduzione del 20 per cento dei corsi di laurea
esistenti. a.c.
( da "Repubblica.it" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
MILANO - Primo vertice tra alleati dopo
il battesimo del Pdl, ma sul desco di Arcore - dove ieri in serata Berlusconi
incontra prima i coordinatori nazionali del partito, quindi i leghisti Bossi,
Calderoli e Cota - c'è un elenco sterminato di pratiche da affrontare. A
cominciare dalle candidature per le amministrative di giugno. Il clima
post-congresso certo non aiuta, e solo in extremis la Lega incassa
l'investitura di un suo uomo, Daniele Molgora per la corsa alla Provincia di
Brescia. Ma deve cedere su Torino, dove alle provinciali sarà candidata la
pidiellina Claudia Porchietto. Via libera dunque alla piazza più importante: a
Milano il candidato presidente è il berlusconiano Guido Podestà. Però la
trattativa è stata difficile: il Senatur ha drizzato le antenne dopo l'uscita
pro-referendum di Gianfranco Fini, preoccupato anche dall'obiettivo dichiarato
da Berlusconi ("puntiamo al 51 per cento"). Nel puzzle delle
candidature, ha tenuto banco il caso Torino. Il Carroccio ha insistito con
Elena Maccanti, mentre il Pdl contrapponeva il nome della numero uno dell'Api
Porchietto. Il rischio - che però Berlusconi non voleva assolutamente correre -
era di un clamoroso divorzio elettorale, con due candidati presidenti del
centrodestra. E ha preferito mollare, dopo essersi appartata con Bossi, su
Brescia, dove il Pdl aveva già candidato l'azzurro Romele, legato
al ministro Gelmini. Altri
problemi, risolti all'ultimo, a Padova: una poltrona per due aspiranti
presidenti, il candidato sarà del Pdl. Ma nelle ultime ore a Monza il Carroccio
ha minacciato più o meno esplicitamente di non sostenere la corsa di Dario
Allevi (ex An) per la guida della nuova Provincia. Motivo: Allevi è
legato a La Russa, e il ministro della Difesa si è più volte espresso a favore
dell'abolizione delle Province. OAS_RICH('Middle'); Sullo sfondo, ci sono
inoltre le regionali dell'anno prossimo. Il Carroccio ha già prenotato il
Veneto, ma nel movimento c'è chi sostiene che il vero obiettivo di Bossi
sarebbe la presidenza della Lombardia, dove Roberto Formigoni - che non riesce
proprio a fare il salto verso Roma - ha già annunciato di ricandidarsi: per la
quarta volta. Di recente, tra l'altro, il governatore è stato protagonista di
un vivace battibecco con la Lega, un po' troppo "di lotta", oltre che
di governo (il suo). Ieri gli ha risposto Roberto Maroni: "Formigoni
dovrebbe ricordare che se non fosse stato per noi il governo avrebbe impugnato
la legge regionale sull'acqua approvata dalla Lombardia". Nelle ultime
ore, e sempre in Lombardia, si è aperto un altro fronte. Sulla Rai. I
parlamentari leghisti Davide Caparini, bresciano e segretario di presidenza
nella Commissione Vigilanza, e il milanese Matteo Salvini, citano i dati
dell'Osservatorio di Pavia e accusano il Tg regionale di "discriminare la Lega"
a favore di Forza Italia e An, oltre che del Pd. Di qui la richiesta al
presidente della Vigilanza Sergio Zavoli di convocare il responsabile del Tg
regionale. È un siluro anche a Formigoni. Poi c'è il braccio di ferro su A2A,
la ex municipalizzata milanese dell'energia che si è fusa con la
"sorella" di Brescia. Bossi si è lamentato con Letizia Moratti: basta
con il sistema duale che ora regge la società (consiglio di gestione e di
vigilanza), bisogna tornare a un unico cda. Senza contare i corposi distinguo
dei leghisti sull'Expo che stenta a decollare. Il primo a parlare di possibile
commissariamento da parte del governo è stato il sottosegretario Roberto
Castelli, ma a dare filo da torcere al sindaco di Milano c'era fino a qualche
tempo l'ex parlamentare Dario Fruscio. Che infatti è stato costretto a
dimettersi dal collegio sindacale della società di gestione dell'Expo. (31
marzo 2009
( da "Corriere.it" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Sicurezza Il ministero: già partiti i
sopralluoghi. La Cgil: monitoraggio parziale Scuole, la mappa del rischio
Restauri solo in una su 4 Oltre quattromila strutture hanno dai 100 ai 200
anni. Di 6900 strutture è sconosciuta la data di costruzione Le rovine della
scuola Francesco Jovine, crollata a San Giuliano di Puglia il 31 ottobre del
2002, causando la morte di 27 bambini e una maestra (Ansa) ROMA Meno di un
edificio scolastico su quattro è stato restaurato negli ultimi vent'anni.
Eppure più di duemila strutture hanno più di due secoli. E quasi altrettante
hanno raggiunto i cento anni. Eccola la mappa del rischio degli edifici
scolastici che è in fase di elaborazione al ministero dell'Istruzione. Il
Corriere della Sera è in grado di anticiparne i dati. Parlano da soli. Dei
43mila edifici che ospitano scuole di ogni ordine e grado, in tutto il
territorio nazionale, solo uno su tre è stato costruito negli ultimi
trent'anni. E gli altri? Ce ne sono più di mille (1.077) costruiti prima
dell'Ottocento: in epoche diverse che vanno indietro nel tempo fino al
Cinquecento. Altrettanti (1.197) sono stati fabbricati nell'Ottocento. E 1.736
hanno una data di costruzione compresa tra il 1900 e il 1920. A questi se ne
aggiungono altri 4.033 ultimati prima del dopoguerra, ovvero tra il 1920 e il
1945. Il 31% è stato costruito dal '76 a oggi, per la precisione 13.394 edifici.
Senza tralasciare il fatto che di 6.900 edifici non è stata comunicata
all'anagrafe scolastica la data di fabbricazione. In molti casi se ne è persa
la memoria. Ma chissà quante ristrutturazioni hanno reso più sicuri gli
edifici, viene da pensare incrociando le dita. Neanche per idea. All'anagrafe
edilizia risultano ristrutturati dopo il 1990 appena 9.505 edifici, il 22% del
totale. Ma non solo. Ci sono persino 803 scuole, molte delle quali al sud,
ospitate in edifici costruiti ad altro scopo, spesso per farne appartamenti.
Ogni crollo e ogni tragedia è stata seguita da promesse di intervento. I dati
mostrano che non è andata così. E ora? In tempi di tagli annunciati la
sicurezza sarà ancora dimenticata? Al ministero assicurano di no. Tutt'altro.
«Stiamo completando l'anagrafe dei pericoli strutturali degli edifici che era
iniziata nel '96, ma era ancora in alto mare» dice, soddisfatto, Gianni
Bocchieri, capo della segreteria tecnica del ministro Gelmini. «E ora abbiamo costituito
squadre miste (ministero dell'Istruzione e delle Infrastrutture, enti locali,
protezione civile) che stanno già facendo sopralluoghi per segnalare altri
possibili rischi: controsoffitti fatiscenti, librerie poco stabili, eccetera.
Monitoreremo settimanalmente il loro lavoro che deve essere chiuso entro il 10
agosto, in modo da iniziare gli interventi più urgenti durante le vacanze.
L'appello è a fare presto». E i soldi? «Non abbiamo tagliato nulla. Il piano
triennale è rimasto quello avviato dal precedente governo. In più abbiamo
ottenuto che il Cipe aggiungesse un miliardo di euro per gli interventi.
Inoltre intendiamo vigilare perché le risorse non siano disperse o dirottate in
interventi non urgenti». Ma il segretario della Cgil Scuola, Mimmo Pantaleo,
contesta la versione del ministero. «A noi non risulta che ci sia un rigoroso
monitoraggio, tanto è vero che in molte regioni noi stiamo diffidando sindaci e
dirigenti scolastici. O se c'è stato è stato molto parziale. Dopo quello che è
successo a Rivoli c'era stato un dispiegamento di impegni. Ma non abbiamo visto
niente. E nel frattempo invece si procede all'aumento di studenti per classe.
Ci vuole cautela. Per fortuna a Verona non è successo nulla. Ma è stato solo un
caso». Teresa Petrangolini di Cittadinanzattiva lamenta che «i soldi sono
sempre gli stessi. Il Cipe ha solo sbloccato i fondi che erano stati promessi
dopo il crollo della scuola di San Giuliano. Siamo contenti. Ma l'impressione è
che si vada avanti a singhiozzo, di tragedia in tragedia, per un problema che
invece è molto sentito dai cittadini». Silvia Bollani, responsabile sicurezza
nelle scuole, per Altroconsumo mette in guardia anche sulla qualità degli
interventi: «Finora le ristrutturazioni venivano decise con gare al ribasso. E
nelle scuole non c'è la professionalità per valutare poi se il lavoro è stato
fatto a regola d'arte. Occorre vigilare anche su questo». Virginia Piccolillo
stampa |
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
31-03-2009)
Argomenti: Scuola
Oristano e Provincia Pagina 4015 Il caso.
Le nuove leve dei vari schieramenti bocciano difetti e approssimazione dei big
oristanesi Giovani politici: «Via i giurassici» Il caso.. Le nuove leve dei
vari schieramenti bocciano difetti e approssimazione dei big oristanesi Destra
e sinistra attaccano i baroni e le clientele --> Destra e sinistra attaccano
i baroni e le clientele Immobilismo e approssimazione lasciano il posto a
determinazione e voglia di fare. Ecco i politici ventiquattrenni. La passione e
la determinazione sono le stesse. Si stanno affacciando alla politica, ma hanno
le idee chiare, spesso più dei colleghi attempati. Altro che politica con i capelli grigi. Lontano dai palazzi, esiste un
sottobosco di giovani attivi e impegnati. Senza rinunciare ai passatempi dei 24
anni (questa è l'età media della futura classe dirigente), i ragazzi si
avvicinano con entusiasmo alla politica. Sono soprattutto studenti, molti hanno
già in tasca una laurea e rappresentano un ricco vivaio per i partiti.
Sinistra, destra e centro: tutti i grandi simboli rientrano nel panorama
giovanile. E se per vedere nascere il Pdl junior si dovrà aspettare, sono più
vivi che mai Azione Giovani (An) e i Giovani per la Libertà (Forza Italia).
Dall'altra parte i Giovani democratici, la Sinistra comunista e la Federazione
giovani socialisti. Completa il quadro l'Udc (Riformatori e Fortza paris
vantano numerosi giovani anche se non sono stati costituiti i gruppi). Attenti
allo scenario che li circonda, sanno quali sono gli errori da non ripetere.
DESTRA «Non ci piace la preparazione approssimativa di alcuni nostri politici -
spiega Antonio Iatalese coordinatore provinciale dei Giovani per la Libertà. -
Molti non sono disponibili, a meno che non ci sia un tornaconto in voti». Per i
ragazzi la politica dovrebbe essere davvero «al servizio dei cittadini», va
avanti. Rincara la dose Alberto Cauli, presidente di Azione giovani e consigliere
comunale: «Basta con l'immobilismo, se si crede in un'idea bisogna darle gambe.
Servirebbe un ricambio generazionale». All'indice anche il clientelismo e «una
politica che fa gli interessi personali», attacca Paolo Baroli (Udc). SINISTRA
I colleghi di centrosinistra storcono il naso per «beghe e litigi - osserva
Gabriele Sardu, Giovani democratici. - Questo è il metodo che ha fatto crollare
già troppi governi». Mentre Paolo Angioi (Giovani socialisti) se la prende «con
una politica stagnante e chiusa». Tutti sostengono l'importanza del confronto,
tant'è che i vari gruppi si riuniscono quasi settimanalmente. Incontri che
spesso si concludono in pizzeria, ma che servono anche per mettere a punto
interessanti progetti. C'è chi organizza seminari, chi si impegna per il
lavoro, la tutela dell'università o dell'ambiente, per la riforma della scuola.
«Spesso i ragazzi più grandi organizzano corsi di recupero per chi è un po'
indietro - spiega Ettore Dettori, Sinistra autonomista, - e
anche questo è un modo per contrastare la riforma Gelmini». Esiste, inoltre, un contatto diretto e una collaborazione tra
i vari gruppi (mediamente ognuno conta una cinquantina di aderenti). Una sorta
di impegno bipartisan, che spinge i ragazzi a mettere da parte le bandiere
davanti a ideali e progetti comuni. E questa volta sono i giovani a dare
una bella lezione ai politici "adulti". Loro dovrebbero prendere
esempio. VALERIA PINNA
( da "RomagnaOggi.it" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
31 marzo 2009 - 10.27 (Ultima Modifica:
31 marzo 2009) Stretta di mano tra Roberto Balzani e Alessandro Rondoni Primo
confronto pubblico tra i due principali candidati sindaci di Forlì, Alessandro
Rondoni e Roberto Balzani. Martedì mattina all'Hotel della Città, si è svolto
un primo duello' organizzato dalla redazione forlivese del
"Corriere Romagna". Un
incontro basato sulle domande raccolte dall'autorevole quotidiano locale tra i
propri lettori. Sul tema dei rapporti con la Lega Nord, Rondoni ha ribadito di
"non avere preclusioni", mentre Balzani ha spiegato di volere "una
città più capoluogo". (Aggiornamenti in tempo reale) > GALLERIA
FOTOGRAFICA Dopo l'introduzione del caporedattore Gaetano Foggetti, è il
giornalista Pietro Caruso a porgere le domande ai due candidati. Il primo
quesito è per Alessandro Rondoni e riguarda i rapporti con la Lega Nord.
"La Lega Nord sta amministrando in molti comuni del nord-est e lo fa in
modo democratico ed efficiente; inoltre è il partito più antico che siede in
parlamento e questo fa capire quanto siano cambiate le cose negli ultimi
anni". Da cattolico, ha aggiunto Rondoni, "non ha alcuna preclusione,
ma certo - a proposito di ronde - non faremo nulla fuori dalla legge". Poi
un lettore chiede a Balzani perché la coalizione che sostiene Alessandro
Rondoni non ha accolto "Viva Forlì", il movimento civico fondato dal
giornalista sportivo Marino Bartoletti, presente tra il pubblico al dibattito.
E il candidato del Pd, dopo la risata del ristretto pubblico di una cinquantina
di persone, dice chiaramente che sul punto "non ho nulla da dire".
Cosa vi differenzia sul futuro della nostra città? Balzani: "In primo
luogo Forlì deve giocare un ruolo al di fuori di sé stessa, avere relazioni con
i comuni del comprensorio, del circondario e del territorio molto più strette.
Deve essere di più città capoluogo, utilizzando anche il potenziale che è
dentro l'università e dentro le generazioni che hanno avuto esperienze
estern". Altro punto per Balzani è la "difesa dei livelli di Welfare
della nostra città, che ha raggiunto livelli tra i più alti nel nostro paese, con
una buona integrazione tra pubblico e privato e questi livelli bisogna
conservarli per il futuro". "La terza differenza - prosegue Balzani -
riguarda lo sviluppo del territorio, che va aggettivato. Questo sviluppo fino
ad oggi è caratterizzato con piccole medie imprese, conto-terzisti, con una
forte espansione dell'edilizia: questo modello va ripensato, con un uso più
accorto del territorio, inserendo una maggior dotazione tecnologica nelle
nostre imprese". Rondoni: "Con Roberto ci siamo già confrontati ai
tempi del liceo. Lui ha una tradizione culturale di un certo tipo, lui di
un'altra: ma c'è bisogno di questa diversità. Vedo che Roberto è molto
impegnato nel tenere insieme il Pd, io non ho alcun impegno verso il Pd, mentre
io sono molto impegnato a girare corso della Repubblica. Io lavoro rasoterra
perché il mio interlocutore è solo il cittadino, non qualche coalizione o
partito. "Un'altra diversità - aggiunge Rondoni - è una concezione diversa
di sviluppo economico. Qualunque sviluppo noi pensiamo, in tempo di carenza di
risorse pubbliche, dovremo chiamare a concorrere il privato, quindi occorre
aprire con coraggio nel 2009 per qualunque progetto di sviluppo, quello che già
si sta facendo con il project financing". Ambiente Rondoni: "Ambiente
significa anche scritte sui muri: noi abbiamo 50mila visitatori alla mostra del
Canova, ma anche una scritta enorme sui muri limitrofi. Non dobbiamo abituarci
al brutto e al degrado; ma da qui bisogna aprire un ragionamento fino alle
fonti rinnovabili". "La chiusura del centro al giovedì va analizzato
e capito se è davvero efficace - prosegue Rondoni - in materia di qualità
dell'aria bisogna fare di più e meglio". Se il 20% del pil forlivese è
ancora depositato nell'agricoltura, chi amministrerà nei prossimi anni dovrà mettere
insieme ambiente ed energia: non possiamo essere quelli del no, che fermano
tutto". Balzani: "E' chiaro che dal punto di vista delle emissioni di
Co2 il problema fondamentale è il traffico veicolare. Il tema della mobilità è
quindi centrale, è necessario sistemare la viabilità completando gli assi di
scorrimento veloci, per poi ripensare l'approccio e la mobilità in centro,
pensando a forme diverse dal passato". "Dobbiamo tenere insieme
diversi elementi: mobilità, diminuzione dei rifiuti, interventi sul centro
storico (che devono essere fortemente coordinati). Ci vorrà un sistema
partecipato per fare queste azioni, senza dirigismi, mettendo in campo un
progetto educativo per riuscire a cmounicare questi interventi ai cittadini
perché sappiano ciò che sta avvenendo. L'ambiente è un problema che va
affrontato con un progetto complessivo". "Bisogna poi chiarire con
Hera su come intervenire con gli inceneritori, perché le emissioni di diossina
non si riescono a controllare fino in fondo". Quale cultura a Forlì? Balzani:
"Il primo punto è la tutela del patrimonio esistente, che noi abbiamo il
dovere di passare alle altre generazioni, altrimenti tra 20 anni non ci sarà
più niente da valorizzare. Non spetta al Comune avere una politica culturale
nel senso di intromissioni nelle scelte individuali, ma c'è una relazione
sociale tra tre culture presenti oggi in città: la cultura tradizionale
folklorico-dialettale, la cultura italiana e la cultura dei migranti. Queste
tre culture devono dialogare tra loro. Deve però esserci un libero mercato
delle idee". Rondoni: "Rispetto di tutte le persone e di tutte le
idee, rispetto della legalità, sia per i cittadini che ci sono da sempre che
per quelli che ci sono da poco tempo. A settembre sono stato in Romania e da
quando sono tornato ho fatto feste con loro perché questi ponti sono fatti che
accadono in città e fanno bene per noi. Sono stato nella panchina sotto Aurelio
Saffi, che ormai è una succursale del mio comitato, sono stato al chiostro di
San Mercuriale, e ho sentito soprattutto un bisogno di attenzione nei loro
confronti. Sulle grandi mostre bisogna ringraziare la Fondazione Cassa dei
Risparmi di Forlì, che attira verso la nostra città un'attenzione globale, a
tutti i livelli". "Non si chieda, però, alla Fondazione di fare
l'assessorato in più: è un ente autonomo che la sua giusta forma di spedere i
soldi e questo deve essere assolutamente libero. Cultura significa coltivazione
dell'umano e questo non può essere a beneficio di un apparato o di un ente, ma
nella libertà individuale di ciascun cittadino. Chiederò che oltre ai
contenitori si valorizzino i soggetti: non sarei qui oggi se non avessi
incontrato nella mia vita giovanile associazioni culturali, circoli, momenti di
sana partecipazione che hanno contribuito alla mia formazione culturale. No ai
finanziamenti a pioggia, ma va aiutato chi organizza mostre e rassegne. Se la
Fondazione avesse qualche difficoltà economica, come gestiremmo tutti questi
contenitori?". Sanità e farmaci Rondoni: "A Forlì abbiamo delle
eccellenze, stiamo lavorando in un sistema dove è possibile razionalizzare
alcuni processi come quello del pronto soccorso e la guardia medica. Colgo
l'occasione, però, anche per segnalare che occorre dare una risposta al fatto
che solo in due punti vendita è possibile acquistare farmaci per malati
cronici". Balzani: "I nuclei di cure primarie che dovrebbero
rappresentare sul territorio una risposta al congestionamento del pronto
soccorso, vanno potenziati e valorizzati, facendoli conoscere ai cittadini. Gli
investimenti fatti sulla sanità mi pare che rendano la nostra città una realtà
assolutamente non scadente". Servizi cimiteriali Balzani: "E' un
argomento sul quale non so praticamente nulla, confesso sotto questo profilo la
mia totale ignoranza. Questa domanda mi consentirà di approfondire questo
argomento". Rondoni: "Il cimitero è un luogo della memoria e deve
essere mantenuto come un monumento della città, che deve significare il bene
che hanno fatto i cittadini. Per questo occorre contingentare i tempi della burocrazia,
si deve tenere presente che si stanno piangendo i propri cari e bisogna avere
rispetto". Quanti sono gli assessori necessari? Balzani: "Sono
necessari meno assessori di quelli di oggi". Rondoni: "Sicuramente
farò una proposta giovedì sera al Salone comunale, ma credo anche io meno di
quelli attuali. C'è bisogno di qualità ed esperienza, abbassando al contempo i
costi della politica. Ma una sorpresina su questo la farò giovedì sera".
Casa di riposo Zangheri: Fondazione o Asp? Rondoni: "Io sono per la
Fondazione, perché il privato che ha fatto un'azione meritoria per tutta la
città non può sentirsi braccato dall'ente pubblico come se qualcosa andasse
male. Lì sta andando tutto talmente così bene che tanta gente sta lasciando
alla Zangheri' la propria eredità. E' un ciclo virtuoso che non bisogna
interrompere. E' centrale il principio della sussidiarietà". Balzani:
"Il livello di copertura dei servizi per gli anziani è molto alto nel
nostro territorio. Il pubblico è teso a creare degli standard qualitativi,
dentro i quali anche le strutture private devono rientrare sotto ogni profilo.
All'interno di questo non vedo alcun ostacolo al che una struttura come la
Zangheri possa collocarsi con un profilo di Fondazione. Le Asp hanno senso se
riescono a fare forte economie di scala, come succede ad esempio nell'area
bolognese. Mi piace molto un consiglio d'amministraizone in cui nessuno prende
soldi e auspicherei che ciò avvenisse anche in altre Fondazioni". Anziani
e potere d'acquisto Balzani: "Una parte consistente degli investimenti
sanitari del nostro territorio è destinata all'assistenza agli over 65. Chiaro
che il problema consiste nel fatto che oggi riusciamo a tenere questi livelli,
ma tra dieci anni quando ci sarà una longevità maggiore, sarà più difficile
riuscire a mantenere questa qualità. Bisogna riuscire a recuperare delle
funzioni sociali importantissime volte a quegli anziani soli, che hanno
famiglie frantumate, figli lontani: c'è il bisogno del recupero di una funzione
civica. Su questo terreno si può fare molto coinvolgendo queste persone
abbassando il loro peso' sulla struttura del Welfare e inserirle nel
vantaggio collettivo, dentro le scuole, vicino ai bambini, per rimetterli in
gioco e a servizio della comunità. Rondoni: "il sistema del welfare va calibrato sulla presenza sempre maggiore degli
anziani. Ma vorrei dare qualche linea di indirizzo: dovremo comunque come
principio cardine non pensare che una amministrazione comunale abbia risorse
infinite. Bisogna aiutare chi aiuta, le grandi rete di volontariato che in
maniera generoso e diffusa sul territorio hanno creato modalità di assistenza e
socializzazione. Occorre introdurre una sorta di servizio civile per gli
anziani, proprio per quelle funzioni sociali di presenza nella città come ad esempio
davanti alle scuole. Dobbiamo favorire il ricambio generazionale, la
trasmissione culturale dagli anziani alle nuove generazioni". Giovani
laureati Rondoni: "Ho incontrato molti giovani e universitari: tre sono le
richieste specifiche. Mensa universitaria, aula di studio serale perché quella
esistenze chiude alle 19.15 e l'unica realtà attiva è quella di via Valverde
che è però connotata politicamente. La terza priorità è il trasporto pubblico
serale. L'Università ci pone due domande: quanti laureati forlivesi hanno
aperto una nuova attività a Forlì? Quanto sviluppo economico ha prodotto
l'insediamento universitario nel nostro territorio (al di là di bar, copisterie
e affitti)? Queste domande ci servono per indirizzare meglio il lavoro dei
nostri insediamenti. Forlì la sera è morta, lo dicono i giovani che vengono da
altre città. Andrebbe poi rivisitato il discorso degli affitti". Balzani:
"I problemi degli universitari a Ravenna sono gli stessi. Provate a
immaginare Forlì senza l'Università, sarebbe stata una città veramente in grave
declino, perché l'indotto portato dall'Università e l'elevazione dei livelli
culturali generali è stato veramente incredibile e lo vedremo nel tempo. Il
problema dell'Università è generale del nostro paese: la ricerca è ricerca
pura, non applicata. Abbiamo investito molto sugli insediamenti, sul portare
qua studenti: adesso si è chiuso con l'assegnazione delle facoltà, del
finanziamento alla didattica si occupa l'Ateneo e non più la Serinar, che può
finanziare quella ricerca che può essere utile anche alle imprese del nostro
territorio. Imprese che, essendo di rango medio-piccolo, danno poche
possibilità di impiego qualificato ad ingegneri di grande qualità, perché non
c'è dentro la struttura d'impresa il ruolo per queste persone: dobbiamo
sopperire a questo deficit per portare questi figure ad avere un'utilità
all'interno delle imprese, facendo capire ai nostri imprenditori che è loro
interessi aprirsi. La Pubblica amministrazione può chiamare i neo-laureati più
brillante a cooperare con il Comune su alcuni aspetti per dare l'esempio. Iper
e commercio Rondoni: "La priorità è più centro storico, occorre che anche
gli imprenditori commerciali sappiano dare uno nuovo slancio alle proprie
attività. L'errore è che l'iper viene calato come qualcosa dall'alto mentre
bisognava prima di tutto provocare l'abbellimento e la qualità del centro
storico. Ho rispetto per il lavoro della magistratura, ma è evidente che
qualcosa non è andato. Sull'ampliamento mi pare di aver avvertito che la città
non fosse molto favorevole. Frequentando il casello dell'autostrada, direi che
visto che c'è occorre completare l'opera". Balzani: "Con l'iper è la
fine di un ciclo. Nella prossima legislatura le politiche per il centro storico
e quelle di consumo devono essere diverse da quelle compiute fino ad oggi. In
quel caso si è trattato di una disorganizzazione tra livello comunale e
provinciale, cui si affiancano errori commessi dalla proprietà, questo è
sicuro. La lezione che traggo dall'iper, al di là del giudizio storico su
un'opera che va comunque conclusa, è duplice: il primo punto è che il
territorio così non lo possiamo più usare, il secondo è che l'organizzazione
degli uffici tra Provincia e Comune va migliorata perché così non può
andare". Giovani Rondoni: "Dobbiamo creare comunità, dare occasioni
di incontro, aiutare i luoghi edcuativi. I giovani che si sposano potrebbero
trovare nella pubblica amministrazione un maggior sostegno: la famiglia è un
soggetto importante economicamente e anche per questo va sostenuta. Servono
progetti mirati per coinvolgere i giovani, senza dimenticare il mondo dello
sport, che è di eccellenza a livello giovanile. Lo dico perché tifo per le
squadre forlivesi, partecipo alle partite e vedo un grande entusiasmo che va
valorizzato: dobbiamo investire sulle squadre e sui valori sociali che lo sport
genera e rappresenta. I giovani vanno aiutati con percorsi formativi e
culturali: a Forlì ci sono associazioni che possono aiutare i giovani che vanno
sostenute, ma la prima priorità è favorire l'aggregazione. Balzani: "Siamo
di fronte a una categoria di ragazzi, soprattutto dalle medie in poi, in
disagio non per particolari handicap. E' un gruppo molto consistente sui quali
gli insegnanti sono impotenti, ma questa è una fascia ad alto rischio di
devianza. E con la riforma Gelmini le cose sono ancora più catastrofiche, perché si tratta di una
straordinaria ipocrisia: è stato un taglio economico che ha prodotto una scuola
meno efficiente e più povera, che ha prodotto una scuola che gli insegnanti non
sono in grado di applicare. Questa del disagio giovanile è una nuova
categoria che deve entrare tra gli interventi previsti dal sistema pubblico di
welfare. Lo sport è un'ottima forma per affrontare questa emergenza, ma questi
giovani lo sport non lo praticano. Questa è una di quelle sfide sulle quale non
ci sono risposte a priori, ma certo qui ci giochiamo una fetta importante delle
nostre future generazioni". Finanziamenti alle scuole, anche quelle
private Balzani: "Bisogna continuare sul sostegno congiunto tra pubblico a
privato, come già si sta facendo in città". Rondoni: "Qualità della
scuola pubblica così come di quella di origine privata, il sistema di
integrazione tra questi due mondi deve essere ancora più forte a Forlì".
Politiche dell'immigrazione e centro storico Rondoni: "Sabato scorso
all'apertura del Comitato elettorale, il primo voto pubblico che è stato
dichiarato è arrivato da una cittadina immigrata, questo è importante anche per
sfatare certi miti. I cittadini sono uguali per tutti per legge e questo
principio va mantenuto. I cittadini forlivesi hanno assistito a due importanti
immigrazioni, quella dei cittadini stranieri e l'altra degli universitari. Le
emergenze sono altre: ci sono italiani che dormono in auto, situazioni paradossali
che non possiamo far finta di non vedere. Il bisogno va affrontato da qualunque
parte arriva. Io sono per la movida' forlivese, è scandaloso che i nostri cittadini
vadano al "Verdi" a Cesena o a Milano Marittima lasciando la città
sola e buia: i mercoledì in centro
hanno vivacizzato di colpo il centro storico cittadino, facendo immediatamente
crescere il senso di sicurezza in centro. Bisogna agevolare la voglia di
investimenti, la burocrazia deve snellirsi: i giovani hanno enormi possibilità
di creatività. Ero al Boulevard l'altra sera, c'era molta gente e alle 11.30
c'erano già i vigili urbani a fare le multe alle auto in sosta". Balzani:
"Alle persone occorre dare le giuste risposte ai differenti bisogni. Noi
eravamo abituati a schemi nei quali le famiglie con due figli erano la
stragrande maggioranza; oggi non è più così e occorre dare adeguate risposte
anche dal punto di vista abitativo, andando incontro anche ai gruppi familiari
più ristretti. La pianificazione di queste cose non può avvenire sulla base
della discriminazione per il fatto che uno è migrante o no. Condivido l'idea di
una maggiore apertura alle iniziative serali in centro storico, tenendo conto
anche delle esigenze dei residenti. Pensiamo, però, a cosa ha significato
vivacizzare la zona di piazza Cavour, che un tempo era una zona di drogati.
Anche in questo caso occorre coinvolgere i cittadini nelle azioni che
decideremo di intraprendere per rivitalizzare il centro". Affidi Rondoni:
"L'affido è importante secondo i criteri che la legge determina. Io sono
stato uno di quelli che quando ha assistito al drammatico caso sugli affidi
finito sulle cronache nazionali cercando di far capire che se c'è un caso che
non ha significato, non è che tutto il sistema del welfare non funziona. L'importate
è agire in trasparenza, soprattutto quando parliamo di minori. Certo è che
vorrei vedere da parte delle associazioni che concorrono a questa rete diffusa,
bella e florida del welfare locale, un sistema di autoregolamentazione.
Balzani: "Su questo tema Rondoni ha risposto anche per me". Perché
votare uno dei due Rondoni: "A Forlì c'è un cambiamento in atto, come
segnalano le primarie. Ma qual è il cambiamento? Siccome la città di Forlì nel
2009 si candida ad essere una nuova città, da dove può arrivare la città? Io e
Roberto saremo insieme il giorno dopo le elezioni a lavorare insieme per Forlì,
ma certo vedo il cambiamento più verso una certa parte... La continuità col
passato chi ce l'ha di più? Con Roberto avrei fatto volentieri una bella lista
civica. La Forlì' dopo le elezioni sarà enormemente diversa da quella
tradizionale. Balzani: "Queste elezioni cambieranno il volto della vita
amministrativa in Romagna, non solo a Forlì. Quello che succede qua a giugno
cambierà equilibri che saranno sperimentati anche da altre parti. Mi sono
riproposto di non mettere mai in evidenza gli effetti personali
dell'avversario; parlo di quello che sto facendo io. E' necessario portare
masse dentro un'idea nuova di Forlì, c'è bisogno di riorientare e persuadere
migliaia di persone a questo disegno, non solo attraverso il voto ma attraverso
strumenti partecipativi come le primarie. A destra non c'è solo il candidato
indipendente, ma anche lì ci sono partiti e strutture organizzate. Il mio
obiettivo è alterare i processi di partecipazione politica anche a livello
partitico. Questa è stata la mia sfida. Aeroporto di Forlì Rondoni: "sono
uno strenuo difensore dell'aeroporto, è la struttura più importante per lo
sviluppo economico di Forlì. Dobbiamo difenderlo a tutti i costi e fare tutto
il possibile per valorizzarlo. Ho fatto i complimenti al presidente di Seaf,
Franco Rusticali. Occorre un dialogo con Rimini e con Bologna, ma è chiaro che
il privato deve entrare dentro l'aeroporto, ma l'impegno deve essere volto ad
attivare tutto quello che è necessario per far capire che la presenza
dell'aeroporto è qualcosa di estremamente significativo per la città.
L'allargamento della mente non è un percorso virtuale, ma anche fisico.
Balzani: "Il problema è di costi e di sostenibilità industriale dei
progetti che sono stati messi in campo: sul rilancio dell'aeroporto e
dell'inserimento dei privati vanno verificati i piani industriali, perché
l'operazione è fattibile solo se ha la possibilità di stare in piedi nel tempo.
Una volta che avremo i documenti precisi e definitivi, vedremo se è una cosa
che effettivamente sostenibile. Certo è che l'aeroporto è un'infrastruttura
positiva per il nostro territorio. Via Emilia-bis Rondoni: "Sicuramente
arrivare a Cesena oggi è un problema più di tanti anni fa, occorre collegarsi
al più presto con l'E45, poi c'è il problema del collegamento con Ravenna. Va
risistemato tutto l'insieme della viabilità e delle infrastrutture, uscendo da
una logica partitocratica, lavorando insieme' per andare a chiedere gli investimenti, perché Forlì non può essere
penalizzata solo per la diversità dei colori politiche dei diversi livelli
amministrativi. Il mio sarà un appello alla forlivesità. Balzani: "E'
ottimistico pensare che la via Emilia-bis si possa sostenere solo con il
pagamento del pedaggio. Quello che mi preoccupa è il tracciato, il capire
quanto territorio deve essere consumato per riuscire a fare l'allacciamento con
la via Emilia-bis. Bisogna capire qual è il tracciato, che non conosce neppure
il candidato del Pd a Cesena, Paolo Lucchi". Le coalizioni: domanda di
Marino Bartoletti Il giornalista, fondatore del movimento civico "Viva
Forlì" chiede perché per Balzani è stato possibile creare una coalizione
mentre per Rondoni no? Balzani: "Ci siamo messi attorno ad un tavolo,
abbiamo tracciato le linee fondamentali del programma e tracciato le idee
forti, che sono state piuttosto complementari tra i vari gruppi: Rondoni:
"Io non scelgo, sono stato scelto. La mia funzione è mettermi
completamente al servizio della città. Non sono un leader politico e non voglio
esserlo. I partiti hanno i loro dirigenti e le loro esigenze di visibilità;
stanno cercando gli accordi che vogliono trovare, io sono a disposizione ma non
faccio il tramite o il mediatore di una coalizione. Non mi fa paura nessun
supporto. A Marino dico che l'esempio che ci ha dato cinque anni fa è un
esempio stimolante e di riferimento per certi impegni. Se si gioca col 4-3-3 o
col 4-4-2 dipende dalle stagioni; c'è la stagione per le liste civiche e quella
per altri schemi.
( da "RomagnaOggi.it" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
31 marzo 2009 - 10.27 (Ultima Modifica:
31 marzo 2009) Stretta di mano tra Roberto Balzani e Alessandro Rondoni Primo
confronto pubblico tra i due principali candidati sindaci di Forlì, Alessandro
Rondoni e Roberto Balzani. Martedì mattina all'Hotel della Città, si è svolto
un primo duello' organizzato dalla redazione forlivese del
"Corriere Romagna". Un incontro basato sulle domande raccolte
dall'autorevole quotidiano locale tra i propri lettori. Sul tema dei rapporti
con la Lega Nord, Rondoni ha ribadito
di "non avere preclusioni", mentre Balzani ha spiegato di volere
"una città più capoluogo". > GALLERIA FOTOGRAFICA Dopo
l'introduzione del caporedattore Gaetano Foggetti, è il giornalista Pietro
Caruso a porgere le domande ai due candidati. Il primo quesito è per Alessandro
Rondoni e riguarda i rapporti con la Lega Nord. "La Lega Nord sta
amministrando in molti comuni del nord-est e lo fa in modo democratico ed
efficiente; inoltre è il partito più antico che siede in parlamento e questo fa
capire quanto siano cambiate le cose negli ultimi anni". Da cattolico, ha
aggiunto Rondoni, "non ha alcuna preclusione, ma certo - a proposito di
ronde - non faremo nulla fuori dalla legge". Poi un lettore chiede a
Balzani perché la coalizione che sostiene Alessandro Rondoni non ha accolto
"Viva Forlì", il movimento civico fondato dal giornalista sportivo
Marino Bartoletti, presente tra il pubblico al dibattito. E il candidato del
Pd, dopo la risata del ristretto pubblico di una cinquantina di persone, dice
chiaramente che sul punto "non ho nulla da dire". Cosa vi differenzia
sul futuro della nostra città? Balzani: "In primo luogo Forlì deve giocare
un ruolo al di fuori di sé stessa, avere relazioni con i comuni del
comprensorio, del circondario e del territorio molto più strette. Deve essere
di più città capoluogo, utilizzando anche il potenziale che è dentro
l'università e dentro le generazioni che hanno avuto esperienze estern".
Altro punto per Balzani è la "difesa dei livelli di Welfare della nostra
città, che ha raggiunto livelli tra i più alti nel nostro paese, con una buona
integrazione tra pubblico e privato e questi livelli bisogna conservarli per il
futuro". "La terza differenza - prosegue Balzani - riguarda lo
sviluppo del territorio, che va aggettivato. Questo sviluppo fino ad oggi è
caratterizzato con piccole medie imprese, conto-terzisti, con una forte
espansione dell'edilizia: questo modello va ripensato, con un uso più accorto
del territorio, inserendo una maggior dotazione tecnologica nelle nostre
imprese". Rondoni: "Con Roberto ci siamo già confrontati ai tempi del
liceo. Lui ha una tradizione culturale di un certo tipo, lui di un'altra: ma
c'è bisogno di questa diversità. Vedo che Roberto è molto impegnato nel tenere
insieme il Pd, io non ho alcun impegno verso il Pd, mentre io sono molto
impegnato a girare corso della Repubblica. Io lavoro rasoterra perché il mio
interlocutore è solo il cittadino, non qualche coalizione o partito.
"Un'altra diversità - aggiunge Rondoni - è una concezione diversa di sviluppo
economico. Qualunque sviluppo noi pensiamo, in tempo di carenza di risorse
pubbliche, dovremo chiamare a concorrere il privato, quindi occorre aprire con
coraggio nel 2009 per qualunque progetto di sviluppo, quello che già si sta
facendo con il project financing". Ambiente Rondoni: "Ambiente
significa anche scritte sui muri: noi abbiamo 50mila visitatori alla mostra del
Canova, ma anche una scritta enorme sui muri limitrofi. Non dobbiamo abituarci
al brutto e al degrado; ma da qui bisogna aprire un ragionamento fino alle
fonti rinnovabili". "La chiusura del centro al giovedì va analizzato
e capito se è davvero efficace - prosegue Rondoni - in materia di qualità
dell'aria bisogna fare di più e meglio". Se il 20% del pil forlivese è
ancora depositato nell'agricoltura, chi amministrerà nei prossimi anni dovrà
mettere insieme ambiente ed energia: non possiamo essere quelli del no, che
fermano tutto". Balzani: "E' chiaro che dal punto di vista delle
emissioni di Co2 il problema fondamentale è il traffico veicolare. Il tema
della mobilità è quindi centrale, è necessario sistemare la viabilità
completando gli assi di scorrimento veloci, per poi ripensare l'approccio e la
mobilità in centro, pensando a forme diverse dal passato". "Dobbiamo
tenere insieme diversi elementi: mobilità, diminuzione dei rifiuti, interventi
sul centro storico (che devono essere fortemente coordinati). Ci vorrà un
sistema partecipato per fare queste azioni, senza dirigismi, mettendo in campo
un progetto educativo per riuscire a cmounicare questi interventi ai cittadini
perché sappiano ciò che sta avvenendo. L'ambiente è un problema che va
affrontato con un progetto complessivo". "Bisogna poi chiarire con
Hera su come intervenire con gli inceneritori, perché le emissioni di diossina
non si riescono a controllare fino in fondo". Quale cultura a Forlì?
Balzani: "Il primo punto è la tutela del patrimonio esistente, che noi
abbiamo il dovere di passare alle altre generazioni, altrimenti tra 20 anni non
ci sarà più niente da valorizzare. Non spetta al Comune avere una politica
culturale nel senso di intromissioni nelle scelte individuali, ma c'è una
relazione sociale tra tre culture presenti oggi in città: la cultura
tradizionale folklorico-dialettale, la cultura italiana e la cultura dei
migranti. Queste tre culture devono dialogare tra loro. Deve però esserci un
libero mercato delle idee". Rondoni: "Rispetto di tutte le persone e
di tutte le idee, rispetto della legalità, sia per i cittadini che ci sono da
sempre che per quelli che ci sono da poco tempo. A settembre sono stato in
Romania e da quando sono tornato ho fatto feste con loro perché questi ponti
sono fatti che accadono in città e fanno bene per noi. Sono stato nella
panchina sotto Aurelio Saffi, che ormai è una succursale del mio comitato, sono
stato al chiostro di San Mercuriale, e ho sentito soprattutto un bisogno di
attenzione nei loro confronti. Sulle grandi mostre bisogna ringraziare la
Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, che attira verso la nostra città
un'attenzione globale, a tutti i livelli". "Non si chieda, però, alla
Fondazione di fare l'assessorato in più: è un ente autonomo che la sua giusta
forma di spedere i soldi e questo deve essere assolutamente libero. Cultura
significa coltivazione dell'umano e questo non può essere a beneficio di un
apparato o di un ente, ma nella libertà individuale di ciascun cittadino.
Chiederò che oltre ai contenitori si valorizzino i soggetti: non sarei qui oggi
se non avessi incontrato nella mia vita giovanile associazioni culturali,
circoli, momenti di sana partecipazione che hanno contribuito alla mia
formazione culturale. No ai finanziamenti a pioggia, ma va aiutato chi
organizza mostre e rassegne. Se la Fondazione avesse qualche difficoltà
economica, come gestiremmo tutti questi contenitori?". Sanità e farmaci
Rondoni: "A Forlì abbiamo delle eccellenze, stiamo lavorando in un sistema
dove è possibile razionalizzare alcuni processi come quello del pronto soccorso
e la guardia medica. Colgo l'occasione, però, anche per segnalare che occorre dare
una risposta al fatto che solo in due punti vendita è possibile acquistare
farmaci per malati cronici". Balzani: "I nuclei di cure primarie che
dovrebbero rappresentare sul territorio una risposta al congestionamento del
pronto soccorso, vanno potenziati e valorizzati, facendoli conoscere ai
cittadini. Gli investimenti fatti sulla sanità mi pare che rendano la nostra
città una realtà assolutamente non scadente". Servizi cimiteriali Balzani:
"E' un argomento sul quale non so praticamente nulla, confesso sotto questo
profilo la mia totale ignoranza. Questa domanda mi consentirà di approfondire
questo argomento". Rondoni: "Il cimitero è un luogo della memoria e
deve essere mantenuto come un monumento della città, che deve significare il
bene che hanno fatto i cittadini. Per questo occorre contingentare i tempi
della burocrazia, si deve tenere presente che si stanno piangendo i propri cari
e bisogna avere rispetto". Quanti sono gli assessori necessari? Balzani:
"Sono necessari meno assessori di quelli di oggi". Rondoni:
"Sicuramente farò una proposta giovedì sera al Salone comunale, ma credo
anche io meno di quelli attuali. C'è bisogno di qualità ed esperienza,
abbassando al contempo i costi della politica. Ma una sorpresina su questo la
farò giovedì sera". Casa di riposo Zangheri: Fondazione o Asp? Rondoni:
"Io sono per la Fondazione, perché il privato che ha fatto un'azione
meritoria per tutta la città non può sentirsi braccato dall'ente pubblico come
se qualcosa andasse male. Lì sta andando tutto talmente così bene che tanta
gente sta lasciando alla Zangheri' la propria eredità. E' un ciclo virtuoso che
non bisogna interrompere. E' centrale il principio della sussidiarietà".
Balzani: "Il livello di copertura dei servizi per gli anziani è molto alto
nel nostro territorio. Il pubblico
è teso a creare degli standard qualitativi, dentro i quali anche le strutture
private devono rientrare sotto ogni profilo. All'interno di questo non vedo
alcun ostacolo al che una struttura come la Zangheri possa collocarsi con un
profilo di Fondazione. Le Asp hanno senso se riescono a fare forte economie di
scala, come succede ad esempio nell'area bolognese. Mi piace molto un consiglio
d'amministraizone in cui nessuno prende soldi e auspicherei che ciò avvenisse
anche in altre Fondazioni". Anziani e potere d'acquisto Balzani: "Una
parte consistente degli investimenti sanitari del nostro territorio è destinata
all'assistenza agli over 65. Chiaro che il problema consiste nel fatto che oggi
riusciamo a tenere questi livelli, ma tra dieci anni quando ci sarà una
longevità maggiore, sarà più difficile riuscire a mantenere questa qualità.
Bisogna riuscire a recuperare delle funzioni sociali importantissime volte a
quegli anziani soli, che hanno famiglie frantumate, figli lontani: c'è il
bisogno del recupero di una funzione civica. Su questo terreno si può fare
molto coinvolgendo queste persone abbassando il loro peso' sulla
struttura del Welfare e inserirle nel vantaggio collettivo, dentro le scuole,
vicino ai bambini, per rimetterli in gioco e a servizio della comunità. Rondoni: "il sistema
del welfare va calibrato sulla presenza sempre maggiore degli anziani. Ma
vorrei dare qualche linea di indirizzo: dovremo comunque come principio cardine
non pensare che una amministrazione comunale abbia risorse infinite. Bisogna
aiutare chi aiuta, le grandi rete di volontariato che in maniera generoso e
diffusa sul territorio hanno creato modalità di assistenza e socializzazione.
Occorre introdurre una sorta di servizio civile per gli anziani, proprio per quelle
funzioni sociali di presenza nella città come ad esempio davanti alle scuole.
Dobbiamo favorire il ricambio generazionale, la trasmissione culturale dagli
anziani alle nuove generazioni". Giovani laureati Rondoni: "Ho
incontrato molti giovani e universitari: tre sono le richieste specifiche.
Mensa universitaria, aula di studio serale perché quella esistenze chiude alle
19.15 e l'unica realtà attiva è quella di via Valverde che è però connotata
politicamente. La terza priorità è il trasporto pubblico serale. L'Università
ci pone due domande: quanti laureati forlivesi hanno aperto una nuova attività
a Forlì? Quanto sviluppo economico ha prodotto l'insediamento universitario nel
nostro territorio (al di là di bar, copisterie e affitti)? Queste domande ci servono
per indirizzare meglio il lavoro dei nostri insediamenti. Forlì la sera è
morta, lo dicono i giovani che vengono da altre città. Andrebbe poi rivisitato
il discorso degli affitti". Balzani: "I problemi degli universitari a
Ravenna sono gli stessi. Provate a immaginare Forlì senza l'Università, sarebbe
stata una città veramente in grave declino, perché l'indotto portato
dall'Università e l'elevazione dei livelli culturali generali è stato veramente
incredibile e lo vedremo nel tempo. Il problema dell'Università è generale del
nostro paese: la ricerca è ricerca pura, non applicata. Abbiamo investito molto
sugli insediamenti, sul portare qua studenti: adesso si è chiuso con
l'assegnazione delle facoltà, del finanziamento alla didattica si occupa l'Ateneo
e non più la Serinar, che può finanziare quella ricerca che può essere utile
anche alle imprese del nostro territorio. Imprese che, essendo di rango
medio-piccolo, danno poche possibilità di impiego qualificato ad ingegneri di
grande qualità, perché non c'è dentro la struttura d'impresa il ruolo per
queste persone: dobbiamo sopperire a questo deficit per portare questi figure
ad avere un'utilità all'interno delle imprese, facendo capire ai nostri
imprenditori che è loro interessi aprirsi. La Pubblica amministrazione può
chiamare i neo-laureati più brillante a cooperare con il Comune su alcuni
aspetti per dare l'esempio. Iper e commercio Rondoni: "La priorità è più
centro storico, occorre che anche gli imprenditori commerciali sappiano dare
uno nuovo slancio alle proprie attività. L'errore è che l'iper viene calato
come qualcosa dall'alto mentre bisognava prima di tutto provocare
l'abbellimento e la qualità del centro storico. Ho rispetto per il lavoro della
magistratura, ma è evidente che qualcosa non è andato. Sull'ampliamento mi pare
di aver avvertito che la città non fosse molto favorevole. Frequentando il
casello dell'autostrada, direi che visto che c'è occorre completare
l'opera". Balzani: "Con l'iper è la fine di un ciclo. Nella prossima
legislatura le politiche per il centro storico e quelle di consumo devono
essere diverse da quelle compiute fino ad oggi. In quel caso si è trattato di
una disorganizzazione tra livello comunale e provinciale, cui si affiancano
errori commessi dalla proprietà, questo è sicuro. La lezione che traggo
dall'iper, al di là del giudizio storico su un'opera che va comunque conclusa,
è duplice: il primo punto è che il territorio così non lo possiamo più usare,
il secondo è che l'organizzazione degli uffici tra Provincia e Comune va
migliorata perché così non può andare". Giovani Rondoni: "Dobbiamo
creare comunità, dare occasioni di incontro, aiutare i luoghi edcuativi. I
giovani che si sposano potrebbero trovare nella pubblica amministrazione un
maggior sostegno: la famiglia è un soggetto importante economicamente e anche
per questo va sostenuta. Servono progetti mirati per coinvolgere i giovani,
senza dimenticare il mondo dello sport, che è di eccellenza a livello
giovanile. Lo dico perché tifo per le squadre forlivesi, partecipo alle partite
e vedo un grande entusiasmo che va valorizzato: dobbiamo investire sulle
squadre e sui valori sociali che lo sport genera e rappresenta. I giovani vanno
aiutati con percorsi formativi e culturali: a Forlì ci sono associazioni che
possono aiutare i giovani che vanno sostenute, ma la prima priorità è favorire
l'aggregazione. Balzani: "Siamo di fronte a una categoria di ragazzi,
soprattutto dalle medie in poi, in disagio non per particolari handicap. E' un
gruppo molto consistente sui quali gli insegnanti sono impotenti, ma questa è
una fascia ad alto rischio di devianza. E con la riforma Gelmini le cose sono ancora più
catastrofiche, perché si tratta di una straordinaria ipocrisia: è stato un
taglio economico che ha prodotto una scuola meno efficiente e più povera, che
ha prodotto una scuola che gli insegnanti non sono in grado di applicare.
Questa del disagio giovanile è una nuova categoria che deve entrare tra gli
interventi previsti dal sistema pubblico di welfare. Lo sport è un'ottima forma
per affrontare questa emergenza, ma questi giovani lo sport non lo praticano.
Questa è una di quelle sfide sulle quale non ci sono risposte a priori, ma
certo qui ci giochiamo una fetta importante delle nostre future
generazioni". Finanziamenti alle scuole, anche quelle private Balzani:
"Bisogna continuare sul sostegno congiunto tra pubblico a privato, come
già si sta facendo in città". Rondoni: "Qualità della scuola pubblica
così come di quella di origine privata, il sistema di integrazione tra questi
due mondi deve essere ancora più forte a Forlì". Politiche
dell'immigrazione e centro storico Rondoni: "Sabato scorso all'apertura
del Comitato elettorale, il primo voto pubblico che è stato dichiarato è
arrivato da una cittadina immigrata, questo è importante anche per sfatare
certi miti. I cittadini sono uguali per tutti per legge e questo principio va
mantenuto. I cittadini forlivesi hanno assistito a due importanti immigrazioni,
quella dei cittadini stranieri e l'altra degli universitari. Le emergenze sono
altre: ci sono italiani che dormono in auto, situazioni paradossali che non
possiamo far finta di non vedere. Il bisogno va affrontato da qualunque parte
arriva. Io sono per la movida' forlivese, è scandaloso che i nostri cittadini
vadano al "Verdi" a Cesena
o a Milano Marittima lasciando la città sola e buia: i mercoledì in centro
hanno vivacizzato di colpo il centro storico cittadino, facendo immediatamente
crescere il senso di sicurezza in centro. Bisogna agevolare la voglia di
investimenti, la burocrazia deve snellirsi: i giovani hanno enormi possibilità
di creatività. Ero al Boulevard l'altra sera, c'era molta gente e alle 11.30
c'erano già i vigili urbani a fare le multe alle auto in sosta". Balzani:
"Alle persone occorre dare le giuste risposte ai differenti bisogni. Noi
eravamo abituati a schemi nei quali le famiglie con due figli erano la
stragrande maggioranza; oggi non è più così e occorre dare adeguate risposte
anche dal punto di vista abitativo, andando incontro anche ai gruppi familiari
più ristretti. La pianificazione di queste cose non può avvenire sulla base
della discriminazione per il fatto che uno è migrante o no. Condivido l'idea di
una maggiore apertura alle iniziative serali in centro storico, tenendo conto
anche delle esigenze dei residenti. Pensiamo, però, a cosa ha significato
vivacizzare la zona di piazza Cavour, che un tempo era una zona di drogati.
Anche in questo caso occorre coinvolgere i cittadini nelle azioni che
decideremo di intraprendere per rivitalizzare il centro". Affidi Rondoni:
"L'affido è importante secondo i criteri che la legge determina. Io sono
stato uno di quelli che quando ha assistito al drammatico caso sugli affidi
finito sulle cronache nazionali cercando di far capire che se c'è un caso che
non ha significato, non è che tutto il sistema del welfare non funziona.
L'importate è agire in trasparenza, soprattutto quando parliamo di minori.
Certo è che vorrei vedere da parte delle associazioni che concorrono a questa
rete diffusa, bella e florida del welfare locale, un sistema di
autoregolamentazione. Balzani: "Su questo tema Rondoni ha risposto anche
per me". Perché votare uno dei due Rondoni: "A Forlì c'è un
cambiamento in atto, come segnalano le primarie. Ma qual è il cambiamento?
Siccome la città di Forlì nel 2009 si candida ad essere una nuova città, da
dove può arrivare la città? Io e Roberto saremo insieme il giorno dopo le
elezioni a lavorare insieme per Forlì, ma certo vedo il cambiamento più verso
una certa parte... La continuità col passato chi ce l'ha di più? Con Roberto
avrei fatto volentieri una bella lista civica. La Forlì' dopo le elezioni sarà
enormemente diversa da quella tradizionale. Balzani: "Queste elezioni
cambieranno il volto della vita amministrativa in Romagna, non solo a Forlì.
Quello che succede qua a giugno cambierà equilibri che saranno sperimentati
anche da altre parti. Mi sono riproposto di non mettere mai in evidenza gli
effetti personali dell'avversario; parlo di quello che sto facendo io. E'
necessario portare masse dentro un'idea nuova di Forlì, c'è bisogno di
riorientare e persuadere migliaia di persone a questo disegno, non solo
attraverso il voto ma attraverso strumenti partecipativi come le primarie. A
destra non c'è solo il candidato indipendente, ma anche lì ci sono partiti e
strutture organizzate. Il mio obiettivo è alterare i processi di partecipazione
politica anche a livello partitico. Questa è stata la mia sfida. Aeroporto di
Forlì Rondoni: "sono uno strenuo difensore dell'aeroporto, è la struttura
più importante per lo sviluppo economico di Forlì. Dobbiamo difenderlo a tutti
i costi e fare tutto il possibile per valorizzarlo. Ho fatto i complimenti al
presidente di Seaf, Franco Rusticali. Occorre un dialogo con Rimini e con
Bologna, ma è chiaro che il privato deve entrare dentro l'aeroporto, ma
l'impegno deve essere volto ad attivare tutto quello che è necessario per far
capire che la presenza dell'aeroporto è qualcosa di estremamente significativo
per la città. L'allargamento della mente non è un percorso virtuale, ma anche
fisico. Balzani: "Il problema è di costi e di sostenibilità industriale
dei progetti che sono stati messi in campo: sul rilancio dell'aeroporto e
dell'inserimento dei privati vanno verificati i piani industriali, perché
l'operazione è fattibile solo se ha la possibilità di stare in piedi nel tempo.
Una volta che avremo i documenti precisi e definitivi, vedremo se è una cosa
che effettivamente sostenibile. Certo è che l'aeroporto è un'infrastruttura
positiva per il nostro territorio. Via Emilia-bis Rondoni: "Sicuramente
arrivare a Cesena oggi è un problema più di tanti anni fa, occorre collegarsi
al più presto con l'E45, poi c'è il problema del collegamento con Ravenna. Va
risistemato tutto l'insieme della viabilità e delle infrastrutture, uscendo da
una logica partitocratica, lavorando insieme' per andare a chiedere gli
investimenti, perché Forlì non può essere penalizzata solo per la diversità dei
colori politiche dei diversi livelli amministrativi. Il mio sarà un appello
alla forlivesità. Balzani: "E' ottimistico pensare che la via Emilia-bis si possa sostenere
solo con il pagamento del pedaggio. Quello che mi preoccupa è il tracciato, il
capire quanto territorio deve essere consumato per riuscire a fare
l'allacciamento con la via Emilia-bis. Bisogna capire qual è il tracciato, che
non conosce neppure il candidato del Pd a Cesena, Paolo Lucchi". Le
coalizioni: domanda di Marino Bartoletti Il giornalista, fondatore del
movimento civico "Viva Forlì" chiede perché per Balzani è stato
possibile creare una coalizione mentre per Rondoni no? Balzani: "Ci siamo
messi attorno ad un tavolo, abbiamo tracciato le linee fondamentali del
programma e tracciato le idee forti, che sono state piuttosto complementari tra
i vari gruppi: Rondoni: "Io non scelgo, sono stato scelto. La mia funzione
è mettermi completamente al servizio della città. Non sono un leader politico e
non voglio esserlo. I partiti hanno i loro dirigenti e le loro esigenze di
visibilità; stanno cercando gli accordi che vogliono trovare, io sono a
disposizione ma non faccio il tramite o il mediatore di una coalizione. Non mi
fa paura nessun supporto. A Marino dico che l'esempio che ci ha dato cinque
anni fa è un esempio stimolante e di riferimento per certi impegni. Se si gioca
col 4-3-3 o col 4-4-2 dipende dalle stagioni; c'è la stagione per le liste
civiche e quella per altri schemi.
( da "Trentino" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
SCUOLA Studenti, ecco il giornalino
«Megaphono» TRENTO. Ieri è stato distribuito dal collettivo Studenti-Trento e
dal collettivo Da Vinci il primo numero del giornalino studentesco Megaphono.
"Questo foglio informativo - si legge in una nota di St predisposta da
Marzia Deflorian e Andrea Cavattoni - nasce dallo stesso collettivo che nei
mesi scorsi si è mobilitato - e che ancora si mobiliterà - contro
le riforme scolastiche della Gelmini e che si è occupato - e non smetterà di farlo - di temi che
coinvolgono gli studenti". Megaphono verrà distribuito in tutte le scuole
superiori di Trento, in alcuni istituti di Riva del Garda, Cles e Rovereto con
l'auspicio di creare una sempre più forte rete fra le scuole superiori
trentine. Verranno stampate dalle 6 alle 7 mila copie a cadenza
bisettimanale, con l'aggiunta di numeri speciali: è già in corso di redazione
un numero monotematico sulla situazione palestinese in collaborazione con
l'assemblea per la Palestina di Trento. "In un momento di crisi e quindi
di trasformazione della realtà - scrive il collettivo - crediamo che Megaphono
sia un valido mezzo di espressione e di informazione dagli studenti per gli
studenti. Questa esperienza nasce, cresce e si articola dentro e contro una
crisi che non ci appartiene ma che qualcuno vuol farci pagare. Siamo studenti
sull'orlo della vostra crisi e per questo ve la faremo pagare!".
( da "Tempo, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola
stampa No alle gite scolastiche da
villaggio turistico, sì al viaggio di conoscenza. Il progetto Mecenate 90 Grand
Tour con la scuola Concorso, vincono i ragazzi che progettano l'uscita più
bella In Spagna cinque giorni, 600 euro; e magari al mare, nella costa da
movida che circonda Barcellona; in Germania, a indagare birra e würstel, 700
euro; in Grecia, mare e moussaka, 500 . Sono i cosiddetti «viaggi di istruzione»
che vanno per la maggiore nella scuola italiana. Motivo primo di dibattito tra
genitori e docenti. Pensiero fisso dei ragazzi. Servono a poco, queste gite
scolastiche: notti in bianco a rovinare alberghi, e la mattina tutti
sonnecchiano in pullman. Ma quel che è peggio, sono antidemocratiche. Perché
c'è sempre qualcuno, in una classe, che non può avere dal padre la metà di quel
che guadagna in un mese per uno spicciolo di vacanza. E che dunque, alla gita
scolastica non ci va. Il massimo della depressione. Il massimo
dell'ingiustizia, in una scuola che si professa pubblica, e dunque accessibile
a tutti, anche quando fa i viaggi di istruzione. Bel motivo
di riflessione per il ministro Gelmini. Intanto ha cominciato a pensarci l'Associazione Mecenate 90, la
onlus che promuove la collaborazione tra pubblico e privato per valorizzare il
Bel Paese. Ha inventato, e varato d'intesa con il Miur e il Ministero dei Beni
Culturali, un concorso che potrebbe segnare il giro di boa in tema di gite
scolastiche. «Partiamo da un concetto base - dice Ledo Prato, segretario
generale di Mecenate 90 - La prima cosa che uno studente italiano deve
conoscere è il proprio Paese. Chi siamo, qual è la nostra storia. Per questo
agganciamo il concorso alla ricorrenza dei 150 anni dell'Unità d'Italia, che si
celebrano nel 2011». Com'è nato in pratica «Alla scoperta del tuo Paese»?
«Cercavamo una idea innovativa - spiega Prato - per stimolare i ragazzi a
conoscere più da vicino città, borghi, ma anche fabbriche, aeroporti, grandi
stazioni, alberghi che consentono all'Italia di essere meta sognata da tanti
viaggiatori in tutto il mondo. E volevamo mettere al centro i ragazzi, dando
loro la possibilità di scegliere una meta, gemellarsi con un'altra scuola e
diventare i "ciceroni" delle proprie città». Con gite a costi
accessibili a tutti. «Gli istituti partecipanti potranno godere delle
convenzioni che stiamo preparando per ottenere sconti sui viaggi in treno o in
aereo, negli alberghi e così via. I viaggi si faranno in periodi di bassa
stagione. Sono previsti interventi di sostegno da parte delle singole scuole e
del Ministero dell'Istruzione per i ragazzi che provengono da famiglie a basso
reddito o per i portatori di handicap». Che i ragazzi siano interessati a
conoscere le bellezze e la storia d'Italia Prato è convinto. «Ma a una
condizione. Che siano loro a progettarsi il viaggio, a raccontare la propria
città anche oltre il patrimonio culturale, di conoscere da vicino prima di
tutto gli abitanti e poi anche le bellezze storiche, artistiche e monumentali.
Siamo un Paese fatto di tante culture, e storie. Sarebbe straordinario se i
ragazzi, incoraggiati da questa esperienza, diventassero promotori presso le
loro famiglie del viaggio in Italia».
( da "Sestopotere.com" del 31-03-2009)
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Conferenza
provinciale di coordinamento dell'istruzione di Modena scrive al ministro Gelmini ( 1 ) (31/3/2009 16:53) | (Sesto
Potere) - Modena - 31 marzo 2009 - Sei nuove sezioni per le scuole d'infanzia
statali; la costituzione di tutte le classi a tempo pieno volute dalle famiglie
per le scuole elementari e di quelle a tempo prolungato per le medie; la riduzione del rapporto alunni/classi in ogni
ordine di scuola. Sono queste le principali richieste contenute nel documento
approvato dalla Conferenza provinciale di coordinamento dell'istruzione che è
stato inviato al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini,
all'Ufficio scolastico regionale e ai parlamentari modenesi. «Siamo molto
preoccupati per la significativa riduzione di risorse in organico prevista per
l'Emilia Romagna che - spiega Silvia Facchini, assessore provinciale
all'Istruzione - rischia di compromettere la qualità di un'offerta formativa
che a Modena è sempre stata solida, capillare e coerente rispetto ai bisogni
sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Quello che chiediamo è
quindi di garantire anche per il prossimo anno scolastico i livelli di
funzionamento consolidati nelle scuole di ogni ordine e grado». Il documento
sollecita il ministero a ripianare i debiti pregressi nei confronti delle
scuole, a ripristinare integralmente il fondo previsto per il 2009 e ad
assegnare tempestivamente le risorse finanziarie necessarie per le supplenze e
il pagamento dei corsi di recupero. Propone inoltre l'approvazione di una norma
che stralci le spese obbligatorie dai bilanci delle scuole esonerandole anche
dal pagamento degli oneri per le supplenze di lunga durata e degli esami di
maturità, dopo che il precedente governo ha esonerato gli istituti dalle spese
per Tarsu e supplenze per maternità. Per quanto riguarda la composizione delle
classi, la Conferenza provinciale chiede inoltre la compresenza degli
insegnanti quale strumento essenziale per garantire a tutti gli alunni pari
opportunità e il diritto al successo formativo prevenendo e contenendo
l'insuccesso scolastico. Auspica che sia rispettato l'attuale rapporto di 1 a 2 tra insegnanti di
sostegno e alunni segnalati e che si operi per contenere il numero degli alunni
nelle classi con alta percentuale di stranieri.
( da "Sestopotere.com" del 31-03-2009)
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Conferenza provinciale di coordinamento
dell'istruzione di Modena scrive al ministro Gelmini ( 2 ) (31/3/2009 16:54) | (Sesto
Potere) - Modena - 31 marzo 2009 - Sono sei, per un totale di 142 bambini e 12
docenti, le nuove sezioni di scuola d'infanzia statale con organico a tempo
pieno che il documento approvato dalla Conferenza provinciale di coordinamento
dell'istruzione richiede al ministero per il prossimo anno scolastico.
Le nuove sezioni sono previste a Cortile di Carpi per 26 bambini, a Medolla per
25, a
Sant'Antonio di Pavullo per 26, alla scuola Don Bondi di Spilamberto che
ospiterà 23 bambini, alla scuola Coccinelle di Vignola per 24, e a Montese per
18 bambini. Sempre riferendosi alle scuole d'infanzia il documento richiede
inoltre di soddisfare prioritariamente le richieste avanzate in territori
comunali in cui non è già presente un servizio pubblico, quelle di sezioni che
completano l'offerta dei plessi e le nuove richieste derivanti da incremento
della popolazione. Il 94,7 per cento dei bambini modenesi frequenta la scuola
d'infanzia, diffusa su tutto il territorio provinciale e caratterizzata da un
sistema integrato di scuole statali (51,72 per cento), comunali (33,77 per
cento) e paritarie (14,51 per cento).
( da "RomagnaOggi.it" del 31-03-2009)
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31 marzo 2009 - 10.27 (Ultima Modifica:
31 marzo 2009) Stretta di mano tra Roberto Balzani e Alessandro Rondoni Primo
confronto pubblico tra i due principali candidati sindaci di Forlì, Alessandro
Rondoni e Roberto Balzani. Martedì mattina all'Hotel della Città, si è svolto
un primo duello' organizzato dalla redazione forlivese del
"Corriere Romagna". Un incontro basato sulle domande raccolte
dall'autorevole quotidiano locale tra i propri lettori. Sul tema dei rapporti
con la Lega Nord, Rondoni ha ribadito
di "non avere preclusioni", mentre Balzani ha spiegato di volere
"una città più capoluogo". > GALLERIA FOTOGRAFICA > SONDAGGIO:
CHI TI HA CONVINTO? Dopo l'introduzione del caporedattore Gaetano Foggetti, è
il giornalista Pietro Caruso a porgere le domande ai due candidati. Il primo
quesito è per Alessandro Rondoni e riguarda i rapporti con la Lega Nord.
"La Lega Nord sta amministrando in molti comuni del nord-est e lo fa in
modo democratico ed efficiente; inoltre è il partito più antico che siede in
parlamento e questo fa capire quanto siano cambiate le cose negli ultimi
anni". Da cattolico, ha aggiunto Rondoni, "non ha alcuna preclusione,
ma certo - a proposito di ronde - non faremo nulla fuori dalla legge". Poi
un lettore chiede a Balzani perché la coalizione che sostiene Alessandro
Rondoni non ha accolto "Viva Forlì", il movimento civico fondato dal
giornalista sportivo Marino Bartoletti, presente tra il pubblico al dibattito.
E il candidato del Pd, dopo la risata del ristretto pubblico di una cinquantina
di persone, dice chiaramente che sul punto "non ho nulla da dire".
Cosa vi differenzia sul futuro della nostra città? Balzani: "In primo
luogo Forlì deve giocare un ruolo al di fuori di sé stessa, avere relazioni con
i comuni del comprensorio, del circondario e del territorio molto più strette.
Deve essere di più città capoluogo, utilizzando anche il potenziale che è
dentro l'università e dentro le generazioni che hanno avuto esperienze
estern". Altro punto per Balzani è la "difesa dei livelli di Welfare
della nostra città, che ha raggiunto livelli tra i più alti nel nostro paese,
con una buona integrazione tra pubblico e privato e questi livelli bisogna
conservarli per il futuro". "La terza differenza - prosegue Balzani -
riguarda lo sviluppo del territorio, che va aggettivato. Questo sviluppo fino
ad oggi è caratterizzato con piccole medie imprese, conto-terzisti, con una
forte espansione dell'edilizia: questo modello va ripensato, con un uso più
accorto del territorio, inserendo una maggior dotazione tecnologica nelle
nostre imprese". Rondoni: "Con Roberto ci siamo già confrontati ai
tempi del liceo. Lui ha una tradizione culturale di un certo tipo, lui di
un'altra: ma c'è bisogno di questa diversità. Vedo che Roberto è molto
impegnato nel tenere insieme il Pd, io non ho alcun impegno verso il Pd, mentre
io sono molto impegnato a girare corso della Repubblica. Io lavoro rasoterra
perché il mio interlocutore è solo il cittadino, non qualche coalizione o
partito. "Un'altra diversità - aggiunge Rondoni - è una concezione diversa
di sviluppo economico. Qualunque sviluppo noi pensiamo, in tempo di carenza di
risorse pubbliche, dovremo chiamare a concorrere il privato, quindi occorre
aprire con coraggio nel 2009 per qualunque progetto di sviluppo, quello che già
si sta facendo con il project financing". Ambiente Rondoni: "Ambiente
significa anche scritte sui muri: noi abbiamo 50mila visitatori alla mostra del
Canova, ma anche una scritta enorme sui muri limitrofi. Non dobbiamo abituarci
al brutto e al degrado; ma da qui bisogna aprire un ragionamento fino alle
fonti rinnovabili". "La chiusura del centro al giovedì va analizzato
e capito se è davvero efficace - prosegue Rondoni - in materia di qualità
dell'aria bisogna fare di più e meglio". Se il 20% del pil forlivese è
ancora depositato nell'agricoltura, chi amministrerà nei prossimi anni dovrà
mettere insieme ambiente ed energia: non possiamo essere quelli del no, che
fermano tutto". Balzani: "E' chiaro che dal punto di vista delle
emissioni di Co2 il problema fondamentale è il traffico veicolare. Il tema
della mobilità è quindi centrale, è necessario sistemare la viabilità
completando gli assi di scorrimento veloci, per poi ripensare l'approccio e la
mobilità in centro, pensando a forme diverse dal passato". "Dobbiamo
tenere insieme diversi elementi: mobilità, diminuzione dei rifiuti, interventi
sul centro storico (che devono essere fortemente coordinati). Ci vorrà un
sistema partecipato per fare queste azioni, senza dirigismi, mettendo in campo
un progetto educativo per riuscire a cmounicare questi interventi ai cittadini
perché sappiano ciò che sta avvenendo. L'ambiente è un problema che va
affrontato con un progetto complessivo". "Bisogna poi chiarire con
Hera su come intervenire con gli inceneritori, perché le emissioni di diossina
non si riescono a controllare fino in fondo". Quale cultura a Forlì?
Balzani: "Il primo punto è la tutela del patrimonio esistente, che noi
abbiamo il dovere di passare alle altre generazioni, altrimenti tra 20 anni non
ci sarà più niente da valorizzare. Non spetta al Comune avere una politica
culturale nel senso di intromissioni nelle scelte individuali, ma c'è una
relazione sociale tra tre culture presenti oggi in città: la cultura
tradizionale folklorico-dialettale, la cultura italiana e la cultura dei
migranti. Queste tre culture devono dialogare tra loro. Deve però esserci un
libero mercato delle idee". Rondoni: "Rispetto di tutte le persone e
di tutte le idee, rispetto della legalità, sia per i cittadini che ci sono da sempre
che per quelli che ci sono da poco tempo. A settembre sono stato in Romania e
da quando sono tornato ho fatto feste con loro perché questi ponti sono fatti
che accadono in città e fanno bene per noi. Sono stato nella panchina sotto
Aurelio Saffi, che ormai è una succursale del mio comitato, sono stato al
chiostro di San Mercuriale, e ho sentito soprattutto un bisogno di attenzione
nei loro confronti. Sulle grandi mostre bisogna ringraziare la Fondazione Cassa
dei Risparmi di Forlì, che attira verso la nostra città un'attenzione globale,
a tutti i livelli". "Non si chieda, però, alla Fondazione di fare
l'assessorato in più: è un ente autonomo che la sua giusta forma di spedere i
soldi e questo deve essere assolutamente libero. Cultura significa coltivazione
dell'umano e questo non può essere a beneficio di un apparato o di un ente, ma
nella libertà individuale di ciascun cittadino. Chiederò che oltre ai
contenitori si valorizzino i soggetti: non sarei qui oggi se non avessi
incontrato nella mia vita giovanile associazioni culturali, circoli, momenti di
sana partecipazione che hanno contribuito alla mia formazione culturale. No ai
finanziamenti a pioggia, ma va aiutato chi organizza mostre e rassegne. Se la
Fondazione avesse qualche difficoltà economica, come gestiremmo tutti questi
contenitori?". Sanità e farmaci Rondoni: "A Forlì abbiamo delle
eccellenze, stiamo lavorando in un sistema dove è possibile razionalizzare
alcuni processi come quello del pronto soccorso e la guardia medica. Colgo
l'occasione, però, anche per segnalare che occorre dare una risposta al fatto
che solo in due punti vendita è possibile acquistare farmaci per malati
cronici". Balzani: "I nuclei di cure primarie che dovrebbero
rappresentare sul territorio una risposta al congestionamento del pronto
soccorso, vanno potenziati e valorizzati, facendoli conoscere ai cittadini. Gli
investimenti fatti sulla sanità mi pare che rendano la nostra città una realtà
assolutamente non scadente". Servizi cimiteriali Balzani: "E' un
argomento sul quale non so praticamente nulla, confesso sotto questo profilo la
mia totale ignoranza. Questa domanda mi consentirà di approfondire questo
argomento". Rondoni: "Il cimitero è un luogo della memoria e deve
essere mantenuto come un monumento della città, che deve significare il bene
che hanno fatto i cittadini. Per questo occorre contingentare i tempi della
burocrazia, si deve tenere presente che si stanno piangendo i propri cari e
bisogna avere rispetto". Quanti sono gli assessori necessari? Balzani:
"Sono necessari meno assessori di quelli di oggi". Rondoni:
"Sicuramente farò una proposta giovedì sera al Salone comunale, ma credo
anche io meno di quelli attuali. C'è bisogno di qualità ed esperienza,
abbassando al contempo i costi della politica. Ma una sorpresina su questo la
farò giovedì sera". Casa di riposo Zangheri: Fondazione o Asp? Rondoni:
"Io sono per la Fondazione, perché il privato che ha fatto un'azione
meritoria per tutta la città non può sentirsi braccato dall'ente pubblico come
se qualcosa andasse male. Lì sta andando tutto talmente così bene che tanta
gente sta lasciando alla Zangheri' la propria eredità. E' un ciclo virtuoso che
non bisogna interrompere. E' centrale il principio della sussidiarietà".
Balzani: "Il livello di copertura dei servizi per gli anziani è molto alto nel nostro territorio. Il pubblico è
teso a creare degli standard qualitativi, dentro i quali anche le strutture
private devono rientrare sotto ogni profilo. All'interno di questo non vedo
alcun ostacolo al che una struttura come la Zangheri possa collocarsi con un
profilo di Fondazione. Le Asp hanno senso se riescono a fare forte economie di
scala, come succede ad esempio nell'area bolognese. Mi piace molto un consiglio
d'amministraizone in cui nessuno prende soldi e auspicherei che ciò avvenisse
anche in altre Fondazioni". Anziani e potere d'acquisto Balzani: "Una
parte consistente degli investimenti sanitari del nostro territorio è destinata
all'assistenza agli over 65. Chiaro che il problema consiste nel fatto che oggi
riusciamo a tenere questi livelli, ma tra dieci anni quando ci sarà una
longevità maggiore, sarà più difficile riuscire a mantenere questa qualità.
Bisogna riuscire a recuperare delle funzioni sociali importantissime volte a
quegli anziani soli, che hanno famiglie frantumate, figli lontani: c'è il
bisogno del recupero di una funzione civica. Su questo terreno si può fare
molto coinvolgendo queste persone abbassando il loro peso' sulla
struttura del Welfare e inserirle nel vantaggio collettivo, dentro le scuole,
vicino ai bambini, per
rimetterli in gioco e a servizio della comunità. Rondoni: "il sistema del
welfare va calibrato sulla presenza sempre maggiore degli anziani. Ma vorrei
dare qualche linea di indirizzo: dovremo comunque come principio cardine non
pensare che una amministrazione comunale abbia risorse infinite. Bisogna
aiutare chi aiuta, le grandi rete di volontariato che in maniera generoso e
diffusa sul territorio hanno creato modalità di assistenza e socializzazione.
Occorre introdurre una sorta di servizio civile per gli anziani, proprio per
quelle funzioni sociali di presenza nella città come ad esempio davanti alle
scuole. Dobbiamo favorire il ricambio generazionale, la trasmissione culturale
dagli anziani alle nuove generazioni". Giovani laureati Rondoni: "Ho incontrato
molti giovani e universitari: tre sono le richieste specifiche. Mensa
universitaria, aula di studio serale perché quella esistenze chiude alle 19.15
e l'unica realtà attiva è quella di via Valverde che è però connotata
politicamente. La terza priorità è il trasporto pubblico serale. L'Università
ci pone due domande: quanti laureati forlivesi hanno aperto una nuova attività
a Forlì? Quanto sviluppo economico ha prodotto l'insediamento universitario nel
nostro territorio (al di là di bar, copisterie e affitti)? Queste domande ci
servono per indirizzare meglio il lavoro dei nostri insediamenti. Forlì la sera
è morta, lo dicono i giovani che vengono da altre città. Andrebbe poi
rivisitato il discorso degli affitti". Balzani: "I problemi degli
universitari a Ravenna sono gli stessi. Provate a immaginare Forlì senza
l'Università, sarebbe stata una città veramente in grave declino, perché
l'indotto portato dall'Università e l'elevazione dei livelli culturali generali
è stato veramente incredibile e lo vedremo nel tempo. Il problema
dell'Università è generale del nostro paese: la ricerca è ricerca pura, non
applicata. Abbiamo investito molto sugli insediamenti, sul portare qua
studenti: adesso si è chiuso con l'assegnazione delle facoltà, del finanziamento
alla didattica si occupa l'Ateneo e non più la Serinar, che può finanziare
quella ricerca che può essere utile anche alle imprese del nostro territorio.
Imprese che, essendo di rango medio-piccolo, danno poche possibilità di impiego
qualificato ad ingegneri di grande qualità, perché non c'è dentro la struttura
d'impresa il ruolo per queste persone: dobbiamo sopperire a questo deficit per
portare questi figure ad avere un'utilità all'interno delle imprese, facendo
capire ai nostri imprenditori che è loro interessi aprirsi. La Pubblica
amministrazione può chiamare i neo-laureati più brillante a cooperare con il
Comune su alcuni aspetti per dare l'esempio. Iper e commercio Rondoni: "La
priorità è più centro storico, occorre che anche gli imprenditori commerciali
sappiano dare uno nuovo slancio alle proprie attività. L'errore è che l'iper
viene calato come qualcosa dall'alto mentre bisognava prima di tutto provocare
l'abbellimento e la qualità del centro storico. Ho rispetto per il lavoro della
magistratura, ma è evidente che qualcosa non è andato. Sull'ampliamento mi pare
di aver avvertito che la città non fosse molto favorevole. Frequentando il
casello dell'autostrada, direi che visto che c'è occorre completare
l'opera". Balzani: "Con l'iper è la fine di un ciclo. Nella prossima
legislatura le politiche per il centro storico e quelle di consumo devono
essere diverse da quelle compiute fino ad oggi. In quel caso si è trattato di
una disorganizzazione tra livello comunale e provinciale, cui si affiancano
errori commessi dalla proprietà, questo è sicuro. La lezione che traggo
dall'iper, al di là del giudizio storico su un'opera che va comunque conclusa,
è duplice: il primo punto è che il territorio così non lo possiamo più usare,
il secondo è che l'organizzazione degli uffici tra Provincia e Comune va
migliorata perché così non può andare". Giovani Rondoni: "Dobbiamo
creare comunità, dare occasioni di incontro, aiutare i luoghi edcuativi. I
giovani che si sposano potrebbero trovare nella pubblica amministrazione un maggior
sostegno: la famiglia è un soggetto importante economicamente e anche per
questo va sostenuta. Servono progetti mirati per coinvolgere i giovani, senza
dimenticare il mondo dello sport, che è di eccellenza a livello giovanile. Lo
dico perché tifo per le squadre forlivesi, partecipo alle partite e vedo un
grande entusiasmo che va valorizzato: dobbiamo investire sulle squadre e sui
valori sociali che lo sport genera e rappresenta. I giovani vanno aiutati con
percorsi formativi e culturali: a Forlì ci sono associazioni che possono
aiutare i giovani che vanno sostenute, ma la prima priorità è favorire
l'aggregazione. Balzani: "Siamo di fronte a una categoria di ragazzi,
soprattutto dalle medie in poi, in disagio non per particolari handicap. E' un
gruppo molto consistente sui quali gli insegnanti sono impotenti, ma questa è
una fascia ad alto rischio di devianza. E con la riforma Gelmini le cose sono ancora più
catastrofiche, perché si tratta di una straordinaria ipocrisia: è stato un
taglio economico che ha prodotto una scuola meno efficiente e più povera, che
ha prodotto una scuola che gli insegnanti non sono in grado di applicare.
Questa del disagio giovanile è una nuova categoria che deve entrare tra gli
interventi previsti dal sistema pubblico di welfare. Lo sport è un'ottima forma
per affrontare questa emergenza, ma questi giovani lo sport non lo praticano.
Questa è una di quelle sfide sulle quale non ci sono risposte a priori, ma
certo qui ci giochiamo una fetta importante delle nostre future generazioni".
Finanziamenti alle scuole, anche quelle private Balzani: "Bisogna
continuare sul sostegno congiunto tra pubblico a privato, come già si sta
facendo in città". Rondoni: "Qualità della scuola pubblica così come
di quella di origine privata, il sistema di integrazione tra questi due mondi
deve essere ancora più forte a Forlì". Politiche dell'immigrazione e
centro storico Rondoni: "Sabato scorso all'apertura del Comitato
elettorale, il primo voto pubblico che è stato dichiarato è arrivato da una
cittadina immigrata, questo è importante anche per sfatare certi miti. I
cittadini sono uguali per tutti per legge e questo principio va mantenuto. I
cittadini forlivesi hanno assistito a due importanti immigrazioni, quella dei
cittadini stranieri e l'altra degli universitari. Le emergenze sono altre: ci
sono italiani che dormono in auto, situazioni paradossali che non possiamo far
finta di non vedere. Il bisogno va affrontato da qualunque parte arriva. Io
sono per la movida' forlivese, è scandaloso che i nostri cittadini vadano al "Verdi" a Cesena o a
Milano Marittima lasciando la città sola e buia: i mercoledì in centro hanno
vivacizzato di colpo il centro storico cittadino, facendo immediatamente
crescere il senso di sicurezza in centro. Bisogna agevolare la voglia di
investimenti, la burocrazia deve snellirsi: i giovani hanno enormi possibilità
di creatività. Ero al Boulevard l'altra sera, c'era molta gente e alle 11.30
c'erano già i vigili urbani a fare le multe alle auto in sosta". Balzani:
"Alle persone occorre dare le giuste risposte ai differenti bisogni. Noi
eravamo abituati a schemi nei quali le famiglie con due figli erano la
stragrande maggioranza; oggi non è più così e occorre dare adeguate risposte
anche dal punto di vista abitativo, andando incontro anche ai gruppi familiari
più ristretti. La pianificazione di queste cose non può avvenire sulla base
della discriminazione per il fatto che uno è migrante o no. Condivido l'idea di
una maggiore apertura alle iniziative serali in centro storico, tenendo conto
anche delle esigenze dei residenti. Pensiamo, però, a cosa ha significato
vivacizzare la zona di piazza Cavour, che un tempo era una zona di drogati.
Anche in questo caso occorre coinvolgere i cittadini nelle azioni che
decideremo di intraprendere per rivitalizzare il centro". Affidi Rondoni:
"L'affido è importante secondo i criteri che la legge determina. Io sono
stato uno di quelli che quando ha assistito al drammatico caso sugli affidi
finito sulle cronache nazionali cercando di far capire che se c'è un caso che
non ha significato, non è che tutto il sistema del welfare non funziona.
L'importate è agire in trasparenza, soprattutto quando parliamo di minori.
Certo è che vorrei vedere da parte delle associazioni che concorrono a questa
rete diffusa, bella e florida del welfare locale, un sistema di
autoregolamentazione. Balzani: "Su questo tema Rondoni ha risposto anche
per me". Perché votare uno dei due Rondoni: "A Forlì c'è un
cambiamento in atto, come segnalano le primarie. Ma qual è il cambiamento? Siccome
la città di Forlì nel 2009 si candida ad essere una nuova città, da dove può
arrivare la città? Io e Roberto saremo insieme il giorno dopo le elezioni a
lavorare insieme per Forlì, ma certo vedo il cambiamento più verso una certa
parte... La continuità col passato chi ce l'ha di più? Con Roberto avrei fatto
volentieri una bella lista civica. La Forlì' dopo le elezioni sarà enormemente
diversa da quella tradizionale. Balzani: "Queste elezioni cambieranno il
volto della vita amministrativa in Romagna, non solo a Forlì. Quello che
succede qua a giugno cambierà equilibri che saranno sperimentati anche da altre
parti. Mi sono riproposto di non mettere mai in evidenza gli effetti personali
dell'avversario; parlo di quello che sto facendo io. E' necessario portare
masse dentro un'idea nuova di Forlì, c'è bisogno di riorientare e persuadere
migliaia di persone a questo disegno, non solo attraverso il voto ma attraverso
strumenti partecipativi come le primarie. A destra non c'è solo il candidato
indipendente, ma anche lì ci sono partiti e strutture organizzate. Il mio
obiettivo è alterare i processi di partecipazione politica anche a livello
partitico. Questa è stata la mia sfida. Aeroporto di Forlì Rondoni: "sono
uno strenuo difensore dell'aeroporto, è la struttura più importante per lo
sviluppo economico di Forlì. Dobbiamo difenderlo a tutti i costi e fare tutto
il possibile per valorizzarlo. Ho fatto i complimenti al presidente di Seaf,
Franco Rusticali. Occorre un dialogo con Rimini e con Bologna, ma è chiaro che
il privato deve entrare dentro l'aeroporto, ma l'impegno deve essere volto ad
attivare tutto quello che è necessario per far capire che la presenza
dell'aeroporto è qualcosa di estremamente significativo per la città.
L'allargamento della mente non è un percorso virtuale, ma anche fisico.
Balzani: "Il problema è di costi e di sostenibilità industriale dei
progetti che sono stati messi in campo: sul rilancio dell'aeroporto e
dell'inserimento dei privati vanno verificati i piani industriali, perché l'operazione
è fattibile solo se ha la possibilità di stare in piedi nel tempo. Una volta
che avremo i documenti precisi e definitivi, vedremo se è una cosa che
effettivamente sostenibile. Certo è che l'aeroporto è un'infrastruttura
positiva per il nostro territorio. Via Emilia-bis Rondoni: "Sicuramente
arrivare a Cesena oggi è un problema più di tanti anni fa, occorre collegarsi
al più presto con l'E45, poi c'è il problema del collegamento con Ravenna. Va
risistemato tutto l'insieme della viabilità e delle infrastrutture, uscendo da
una logica partitocratica, lavorando insieme' per andare a chiedere gli
investimenti, perché Forlì non può essere penalizzata solo per la diversità dei
colori politiche dei diversi livelli amministrativi. Il mio sarà un appello
alla forlivesità.
Balzani: "E' ottimistico pensare che la via Emilia-bis si possa sostenere
solo con il pagamento del pedaggio. Quello che mi preoccupa è il tracciato, il
capire quanto territorio deve essere consumato per riuscire a fare
l'allacciamento con la via Emilia-bis. Bisogna capire qual è il tracciato, che
non conosce neppure il candidato del Pd a Cesena, Paolo Lucchi". Le
coalizioni: domanda di Marino Bartoletti Il giornalista, fondatore del
movimento civico "Viva Forlì" chiede perché per Balzani è stato
possibile creare una coalizione mentre per Rondoni no? Balzani: "Ci siamo
messi attorno ad un tavolo, abbiamo tracciato le linee fondamentali del
programma e tracciato le idee forti, che sono state piuttosto complementari tra
i vari gruppi: Rondoni: "Io non scelgo, sono stato scelto. La mia funzione
è mettermi completamente al servizio della città. Non sono un leader politico e
non voglio esserlo. I partiti hanno i loro dirigenti e le loro esigenze di
visibilità; stanno cercando gli accordi che vogliono trovare, io sono a
disposizione ma non faccio il tramite o il mediatore di una coalizione. Non mi
fa paura nessun supporto. A Marino dico che l'esempio che ci ha dato cinque
anni fa è un esempio stimolante e di riferimento per certi impegni. Se si gioca
col 4-3-3 o col 4-4-2 dipende dalle stagioni; c'è la stagione per le liste
civiche e quella per altri schemi.