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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “SCUOLA”

 

 

 

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Report "Scuola"  27-31 marzo 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Scuola

( da "Corriere.it" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Gelmini, Alfano sono già una realtà. Ma dai trentenni arriveranno sorprese». E lui, Dell'Utri, che di quella squadra del '93 si definisce «l'allenatore-preparatore atletico, Silvio era il presidente, gli altri tutti attaccanti perché così al Capo piacciono le squadre», lui che si candidò solo nel '96 «e solo per legittima difesa.

Esponi il romeno alla pubblica pietà Il rito collettivo di riparazione è stato o... ( da "Stampa, La" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Mi rivolgo ai ministri Gelmini e Brunetta (per i quali ho molta simpatia) sull'argomento dell'incentivazione della produttività nella scuola. E' di grande importanza per il buon funzionamento degli istituti e per una migliore istruzione dei giovani che i docenti s'impegnino, al di là delle 18 ore settimanali dovute, in ulteriori attività a pagamento quali supplenze straordinarie,

Precari, allarme rosso della Uil: 200 in bilico ( da "Tribuna di Treviso, La" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: segretari Sono oltre 200 i precari della scuola a rischiare il posto nel prossimo anno scolastico, dopo la «cura dimagrante» del ministro Gelmini. Lo dice la Uil scuola, dopo aver incrociato previsioni sui tagli e organici, numero dei probabili pensionamenti, e gli incarichi a tempo determinato. Sono 15 i docenti delle elementari in bilico nel 2009-2010; 78 alle medie, 12 alle superiori.

Primarie, saltano 41 classi: accorpate ( da "Tribuna di Treviso, La" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Gelmini. E il provveditore, se da un lato ha fornito garanzie sul tempo prolungato, ha annunciato che 41 classi elementari con un numero di alunni sotto il numero legale (15 scolari) dovranno a settembre essere accorpate ad altre sezioni. «Una razionalizzazione della struttura - ha spiegato Bigardi - La conseguente ridistribuzione degli insegnanti consentirà di garantire più tempi

Roberto Saviano non è un attore né un affabulatore facile da ascoltare. Anzi, a momenti &#... ( da "Unita, L'>" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: E consola anche il fatto che, sempre Raitre, con Parla con me abbia battuto Porta a porta e la sua scandalosa Gelmini, unico ministro dell'istruzione al mondo che si vanti di aver tagliato i fondi per l'istruzione. Senza considerare che, chi punta solo sulla meritocrazia, dovrebbe avere almeno qualche merito.

investire in cultura? meno mondanità più fondi ai maestri - paolo bertinetti * ( da "Repubblica, La" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: e che infatti il Ministro Tremonti per bocca della Ministra Gelmini ha deciso di mutilare con i suoi tagli). Il lavoro culturale che lascia il segno è quello esercitato dai Conservatori, non dalle "prime" alla Scala. La diffusione della cultura cinematografica è merito delle proiezioni al Museo del Cinema, non delle cerimonie di gala con sottosegretari e veline.

Nessuno lo dice ma la scuola chiude ( da "Tempo, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Poggio Fidoni potrebbe essere la prima vittima della riforma Gelmini. O almeno potrebbe essere la prima vittima certa. Nelle ultime settimane, infatti, si sono inseguite voci, mezze certezze e denunce sugli effetti dei tagli governativi nella nostra provincia, ma non è ancora chiaro quali e quante scuole verranno effettivamente chiuse, scuole a cui non verrà «riconfermato l'organico»

Quei giovani giganti di Loano e Albenga ( da "Stampa, La" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Di Palma, Damonte 12, Gelmini, Maccagno 10, Rotolo, Morana. Allenatore Spedaliere. Ora la compagine del presidente Della Casa parteciperà alle fasi successive del campionato con i vari concentramenti che porteranno alla finale nazionale. I ponentini hanno le carte in regola per proseguire l'avventura.

Dopo Segni, Veronesi L'incubo referendum scuote i democratici ( da "Riformista, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Per trovare una consultazione che trovi tutto il Pd d'accordo bisogna guardare al referendum misterioso, quello anti-Gelmini. Adesso quei quesiti sono nel dimenticatoio. Il primo aprile, durante un'iniziativa nazionale, Franceschini potrebbe rimuoverli dalla naftalina. Sempre che, vista la data, non si tratti di uno scherzo. 27/03/2009

Università, restyling condiviso ( da "Italia Oggi" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Mariastella Gelmini che ha pronta la bozza di disegno di disegni sulla riforma della governance e sui concorsi universitari. Una delle novità maggiori sarà quella della fine dei concorsi locali che saranno sostituiti da un'abilitazione a livello nazionale, che durerà un certo numero di anni, dalla quale i singoli atenei recluteranno i singoli ricercatori e docenti di cui hanno bisogno.

proposte ( da "Tirreno, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Spero che il ministro Gelmini riesca a vedere più in là dei suoi predecessori e ne ripristini lo tudio nella scuola dell'obbligo. Patrizio Pesce Livorno ITALIA E ROMANIA Noi Ceausescu, voi l'unto del Signore Sono romena e vivo in Italia da tanti anni. Ricordo ancora l'effetto positivo che provai nei primi anni nel vedere la gente contenta che al bar parlava di calcio,

Centro ricerca antitumori senza fondi ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: ha scritto ai ministri Gelmini, Tremonti e Sacconi: «è necessario costituire un tavolo per convincere la banche ad aiutarci». Una garanzia per un prestito ponte, in attesa delle entrate. I dipendenti, invece, si sono rivolti all'arcivescovo Dionigi Tettamanzi. Un appello perché «non si proceda alla chiusura».

Gli insegnanti precari all'ex Provveditorato ( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: bidelli e addetti alle segreterie) ben del 321% Nelle Marche i precari della scuola costituiscono il 22% del totale degli impiegati contro il 20% della media nazionale. Per effetto dei tagli della Gelmini e di Tremonti i precari che perderanno il posto di lavoro nelle Marche sono 1.300 fra docenti e Ata». Image: 20090327/foto/7976.jpg

)SCUOLA Marcatelli (Fi/Pdl): ... ( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: trionfalmente affermato che il modello didattico del ministro Gelmini è fallito. Si è trattato di un pesante e immotivato intervento ideologico da parte di un assessore che, invece di essere garantista verso le minoranze che richiedevano scelte diverse e in linea con la legge, ha preferito usare il frullatore per omogeneizzare un servizio che dovrebbe essere invece a misura di bambino.

JESI L'INSEGNANTE resta a casa... ( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: città dovranno tra non molto fare i conti con la riforma messa a punto dal ministro Gelmini. E si tratta solo della prima fase, essendocene altre due nei prossimi anni. «Indicativamente avremo una contrazione di organico di due insegnanti per istituto comprensivo dice Manuela Carloni, responsabile Cgil per la scuola e quindi a Jesi ci troveremo con una decina di maestre in meno.

Under 19, azimutrimonta e superaanche il chiavari ( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Marino, Ficetti 25, Bussone 34, Di Palma, Damonte 12, Gelmini, Maccagno 10, Rotolo, Morana. UNDER 17 D'ECCELLENZA (andata semifinali): Azimut-Pegli 74-68, Chiavari-Spezia 67-73. Azimut: Ferrari, Damonte 14, Tassara 4, Bussone 14, Gelmini 12, Ugo Gambetta 1, Delfini, Morando, Rotolo, Cascone 13, Morana 16.

INSEGNANTI E PSICOLOGI SI INTERROGANOSUL RITORNO DEL VOTO IN CONDOTTA La sfida di Stefano De Martino: musicare una poesia di Pavese ( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: INSEGNANTI E PSICOLOGI SI INTERROGANOSUL RITORNO DEL VOTO IN CONDOTTA La sfida di Stefano De Martino: musicare una poesia di Pavese ALLA FONDAZIONE CARISPE l'organizzatore del lunezia lancia un nuovo concorso ZERO in condotta: difficoltà e responsabilità dei docenti nella relazione educativa con gli studenti.

Consiglio dei Ministri, personalità giuridica alla scuola europea di Parma: garantita maggiore autonomia ( da "Sestopotere.com" del 27-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Istruzione Mariastella Gelmini e del sindaco di Parma Pietro Vignali dopo l?approvazione, in Consiglio dei Ministri, del disegno di legge che riconosce la personalità giuridica alla Scuola per l?Europa di Parma. “Si tratta di un Istituto che offre servizi d?insegnamento ai figli dei funzionari dell?

occhipinti al convegno sulla scuola ( da "Tirreno, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: informare i cittadini sulle conseguenze della riforma Gelmini - dichiara Occhipinti - e soprattutto a capire quali scenari si apriranno, o meglio dire chiuderanno, per la scuola italiana. Sono terminate le iscrizioni a scuola, che hanno ribadito la volontà da parte delle famiglie di mantenere il tempo pieno ma soprattutto un tempo educativo non certo composto di 24 ore settimanali»

Tempo pieno, richieste oltre il 95%: ma escono quasi 3mila insegnanti ( da "Unita, L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: «Se la Gelmini non provvede le scuole si appelleranno alle regioni per fronteggiare le richieste dei genitori, le carenze di organico, i problemi di pulizia, trasporto, mense e doposcuola». Mentre la Gelmini taglia, mette il maestro unico e fa fuori tutte le compresenze, i genitori chiedono di più.

"siamo i fascisti del terzo millennio" - ottavia giustetti ( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Arcadia è con o contro la Gelmini? «La Gelmini ha il solo merito di aver fatto emergere il problema università. Dopodiché l´Università deve essere pubblica. Il diritto allo studio è inviolabile. Noi siamo contro la Gelmini e fino ai fatti di piazza Navona lottavamo insieme ai movimenti di sinistra».

Primarie, lanciati gli ultimi appelli ( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: i ragionieristici tagli alla scuola» previsti dal decreto Gelmini. Collocazione da cui si intravedeva il palazzo di città, a conferma della volontà della Macchiarola di candidarsi a sindaco, per «siglare un patto per la città» e lanciare un appello ai cittadini «a essere protagonisti dell'oggi più che comparse di ieri».

In prima fila una gioventù da libro ( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Il mio modello è il ministro Gelmini, lei sì che ha messo a tacere la sinistra». «E' vero, io ho a che fare con una comitiva di amici che sono quasi tutti di sinistra – aggiunge Mario Diana, nato nell'81, di Caserta – Per chi è del Pdl è dura anche se dopo le elezioni e la vittoria schiacciante hanno dovuto abbassare le penne».

Â, si spacca il movimento degli studenti ( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: è stato protagonista dell' «autunno caldo» delle contestazioni contro la riforma Gelmini e i tagli universitari. Ma l'affermazione delle liste di destra alle ultime elezioni studentesche alla Sapienza e l'approvazione definitiva della riforma Gelmini avevano spento gli entusiasmi, che si sono riaccesi nelle ultime settimane.

Scuole più sicure, maxipiano della Regione ( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: La cosa più grave - ha detto Costa - è che il ministro Gelmini, dopo aver inserito il maestro unico, aveva detto che le famiglie avrebbero potuto scegliere tra orari diversi. Ma nel Lazio abbiamo una richiesta di 30 o 40 ore che riguarda quasi il 93 per cento delle famiglie, con un taglio di almeno 500 docenti nelle elementari.

La Provincia vuole essere un baluardo per la scuola ( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: i decreti e i regolamenti del ministro Gelmini parlano un linguaggio chiarissimo: si tratta di tagli, pesanti e indiscriminati, non di riforme – dichiara l'assessore provinciale alla Scuola, Gustavo Marcheggiani – La realtà si incarica di smentire sia chi ha parlato di strumentalizzazioni, sia chi ha tentato fino ad oggi di minimizzare.

Battute sul Cav e un ciao a Del Noce Parte così lo show più atteso dell'anno ( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Messo di fronte al dilemma su chi «farsi» tra Prestigiacomo, Gelmini, Carfagna e Melandri, Mentana ha risposto: «Mi farei la Prestigiacomo». E Fiorello: «Ho appena saputo che il ministro Prestigiacomo inserisce Mentana tra gli uccelli in via di estinzione». Tra battute su Del Noce e aneddoti su Mike Bongiorno, la prova generale volgeva al termine.

rivolta contro la maturità senza 5 i professori: "non obbediremo" - franco vanni ( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: lezioni e i docenti scrivono al ministro Gelmini Rivolta contro la maturità senza 5 i professori: "Non obbediremo" FRANCO VANNI Un scuola intera contro le nuove regole della maturità, che prevedono l´accesso all´esame solo per chi non ha insufficienze. Da una parte gli studenti, che per paura di essere bocciati disertano per due giorni le lezioni e protestano con striscioni e megafoni.

ma a chi servono le faccine di brunetta? ( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Per esempio, le scuole elementari modello Gelmini hanno le labbra in su o in giù? Dire ai disoccupati «Datevi da fare» merita faccine felici o un pernacchio alla Totò? Caro lettore italiano andato negli States, qua sembriamo tornati ai tempi in cui si diceva, come sui tram, «vietato disturbare il manovratore».

Codice autonomie rinviato Gente di mare, nuove regole ( da "Italia Oggi" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Mariastella Gelmini è stato dato l'ok al conferimento dell'incarico di Capo di Dipartimento a Giuseppe Cosentino (istruzione), Antonello Masia (università, alta formazione artistica, musicale e coreutica e ricerca) e a Giovanni Biondi (programmazione e gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali).

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: In queste settimane si continua a parlare delle disposizioni contenute nella riforma Gelmini'. Tra i punti oggetto di maggiore discussione la figura del maestro unico'. Si tratta di un riordino nell'ambito scolastico, che ha registrato diverse critiche, a partire dai docenti, come nel caso di Giorgio Demetri, assessore del comune di Polesella e docente dell'Istituto Comprensivo.

Studenti in corteo contro la riforma ( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: ieri per ribadire il parere contrario alla riforma scolastica del ministro Gelmini. Cinquanta studenti degli istituti superiori sono partiti dal Campus di via D'Aquino e quindi hanno attraversato in corteo il centro storico, fino ad arrivare al liceo classico Perticari'. Qui i manifestanti sono entrati per issare uno striscione ma hanno poi desistito.

Saranno convocati in questi giorni in segreteria della scuola i 27 insegnanti delle Longhena che al ... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: insegnanti delle Longhena che al primo quadrimetre hanno dato tutti 10 agli studenti per «svuotare di significato» il voto in pagella imposto dalla riforma Gelmini. A loro verrà consegnata la lettera del provveditore Aiello che gli contesterà irregolarità amministrative. Gli insegnati hanno 10-20 giorni di tempo per un'eventuale replica, e poi partirà l'eventuale procedura disciplinare.

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: è intervenuto il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini: «Non c'è il rischio di correnti nel Pdl, che sarà un partito nuovo, post-ideologico, programmatico e con una leadership definita». Il ministro ha riferito che i coordinatori del nuovo soggetto politico saranno tre: Denis Verdini, Ignazio La Russa e Sandro Bondi.

B aroni, ( da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: REDAZIONALE Nomine Università La Gelmini il prof Masia e la missione salva-baroni B aroni, baronetti e baroncini impicciati in concorsi sospetti comincino a tremare. Il nuovo dominus dell'Università italiana è Antonello Masia. L'uomo che, dovendo azzerare la nomina dei docenti finiti in cattedra dopo una selezione condannata come truffaldina anche in Corte di Cassazione,

Silvio celebra ( da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: la Gelmini ha messo un rossetto rosa quasi fucsia. La Carfagna siede accanto a Tremonti, poi s'alza e si isola con Bocchino. Outing di Bondi, al fianco di Manuela Repetti detta la Zarina per il ruolo crescente. Ministri senza posto, Melania Rizzoli litiga con la hostess che vorrebbe farla alzare («se ce prova con me la mando affanculo»

La Gelmini, il prof Masia e la missione salva-baroni ( da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: REDAZIONALE La nomina Il nuovo capo del Dipartimento università La Gelmini, il prof Masia e la missione salva-baroni Promosso il burocrate che difende i «maestri» SEGUE DALLA PRIMA Sintesi burocratica d'un adagio: «chi ha dato ha dato, chi ha avuto avuto». Non poteva scegliere giorno migliore, il ministro Mariastella Gelmini, per nominare il suo nuovo braccio destro.

il ministro e il dirigente ( da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-03-28 num: - pag: 25 categoria: BREVI il ministro e il dirigente La Gelmini ha scelto Antonello Masia, da 38 anni sulle poltrone ministeriali

Circo Fiorello ( da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Gelmini, Melandri, Prestigiacomo: chi ti faresti?». «Prestigiacomo, è un nome da uomo». Berlusconi dunque. «Al telefono mi dice, vieni a Palazzo Grazioli, non lo saprà nessuno. Vado e sotto c'era Alfonso Signorini con la copertina vuota di Sorrisi e Canzoni, mi ha fatto la foto e mi ha messo dentro.

Sportello efficiente: è questione di faccia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: colazione con la Gelmini e della collega ha sposato l'idea di dividere il mondo tra buoni e cattivi assegnando voti in condotta. Lui nega, dice di essersi ispirato a quanto realizzato con successo dalla rete doganale cinese. La novità, segnalata dai giornali senza tanto clamore, è questa: agli sportelli pubblici i cittadini avranno a disposizione una sorta di semaforo con tre faccette,

Circo Fiorello ( da "Corriere.it" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Gelmini, Melandri, Prestigiacomo: chi ti faresti?». «Prestigiacomo, è un nome da uomo». Berlusconi dunque. «Al telefono mi dice, vieni a Palazzo Grazioli, non lo saprà nessuno. Vado e sotto c'era Alfonso Signorini con la copertina vuota di Sorrisi e Canzoni, mi ha fatto la foto e mi ha messo dentro.

Scuole sicure, piano della Regione ( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: La cosa più grave - ha detto Costa - è che il ministro Gelmini, dopo aver inserito il maestro unico, aveva detto che le famiglie avrebbero potuto scegliere tra orari diversi. Ma nel Lazio abbiamo una richiesta di 30 o 40 ore che riguarda quasi il 93 per cento delle famiglie, con un taglio di almeno 500 docenti nelle elementari.

Battute sul Cav e un ciao a Del Noce ( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Messo di fronte al dilemma su chi «farsi» tra Prestigiacomo, Gelmini, Carfagna e Melandri, Mentana ha risposto: «Mi farei la Prestigiacomo». E Fiorello: «Ho appena saputo che il ministro Prestigiacomo inserisce Mentana tra gli uccelli in via di estinzione». Tra battute su Del Noce e aneddoti su Mike Bongiorno, la prova generale volgeva al termine.

Fini: Biotestamento, sia legge laica ( da "Corriere.it" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Di scuola ha parlato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. «Non appartiene alla sinistra e al sindacato ma appartiene agli italiani. È iniziata una rivoluzione della responsabilità e a chi non si riconosce nei valori della sinistra voglio dire che è finita l'oppressione culturale», ha detto la Gelmini.

Troppi tagli alla scuola ( da "Italia Sera" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Cronaca Roma Costa: il Lazio sta pagando il 7,6 % del taglio nazionale previsto dal Decreto Gelmini Troppi tagli alla scuola Prevista una forte riduzione del personale docente e amministrativo nel 2009-2010

uno spot e un programma ( da "Sicilia, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Melandri, Gelmini, chi ti faresti?» «Prestigiacomo». «Perché ha un nome da uomo?». Finito il siparietto, Fiorello invita Mentana a Sky, magari per uno Sky Tg 25, per sterzare poi sul Vaticano. «Volevo affrontare il discorso sul Santo Padre, di cui ho un rispetto profondo, però tante volte non se fa capì.

Anziana travolta da un'automentre attraversa la strada ( da "Sicilia, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: già colpiti dai tagli della legge Gelmini. Parlerò con il dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale». Intanto, pare che siano in bilico anche 25 domande di iscrizione alla scuola media. Oggi i genitori dovrebbero avere il chiarimento con il dirigente che, ieri, abbiamo contattato a scuola, ma senza successo perché assente.

Forse un sit-in a Mussomelicontro i nelle scuole ( da "Sicilia, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: per manifestare contro i tagli del ministro Gelmini ed ha ribadito che il Vallone, zona di per sé già disagiata, non può subire un ulteriore taglio che interessa tutta la popolazione del territorio. Rammarico è stato espresso per la scarsa presenza delle famiglie, dei precari, dei docenti, di alcuni amministratori locali e anche di politici.

Riforma, tagli agli atenei ma anche novità positive ( da "Corriere Di Como, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: il rettore Renzo Dionigi parla a tutto campo della discussa riforma Gelmini e ovviamente del futuro dell'ateneo comasco. Il disegno di legge che potrebbe essere presentato nei prossimi due mesi contiene secondo il rettore degli aspetti positivi. Ad eccezione, naturalmente, dell'eventualità, non troppo remota, di assistere a un drastico ridimensionamento delle somme a disposizione.

Fini: ( da "Corriere.it" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Di scuola ha parlato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. «Non appartiene alla sinistra e al sindacato ma appartiene agli italiani. È iniziata una rivoluzione della responsabilità e a chi non si riconosce nei valori della sinistra voglio dire che è finita l'oppressione culturale», ha detto la Gelmini.

Costituzione e fine vita, le sfide di Gianfranco Fini ( da "Corriere.it" del 28-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Di scuola ha parlato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. «Non appartiene alla sinistra e al sindacato ma appartiene agli italiani. È iniziata una rivoluzione della responsabilità e a chi non si riconosce nei valori della sinistra voglio dire che è finita l'oppressione culturale», ha detto la Gelmini.

Silvio celebra ( da "Corriere.it" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: la Gelmini ha messo un rossetto rosa quasi fucsia. La Carfagna siede accanto a Tremonti, poi s'alza e si isola con Bocchino. Outing di Bondi, al fianco di Manuela Repetti detta la Zarina per il ruolo crescente. Ministri senza posto, Melania Rizzoli litiga con la hostess che vorrebbe farla alzare («se ce prova con me la mando affanculo»

"Così chiudono i loro figli in un ghetto" ( da "Stampa, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: aumentano i genitori stanchi della scuola pubblica. Alcuni si mettono in cooperativa e rilevano scuole o ne creano di nuove pur di non far frequentare ai loro figli gli istituti pubblici. Sono in gran parte genitori cattolici. «Mi sembra un ritorno all'indietro. Se la scuola pubblica ha dei problemi se ne parla, si cerca di migliorarla insieme,

e i genitori vanno a scuola da psicologo e pedagogista ( da "Tirreno, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Istituto Griselli nel periodo delle proteste contro la riforma Gelmini, ha vinto un progetto regionale per la costruzione di un asilo nido all'avanguardia, ha da poco inaugurato un Centro ludico didattico nel territorio comunale. Ora l'amministrazione di Montescudaio amplia la sua offerta formativa rivolgendosi ai genitori.

Il titolo di psicologo ( da "Corriere delle Alpi" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: in quest'ambito aritmetico ormai post - Gelmini, citare costi, disastri, morti e patologie. E questo perchè evidentemente ci troviamo di fronte ad una voluta non discussione che abbandona completamente il piano della politica per diventare squallido marketing di borgata in perfetto stile berlusconiano.

53 milioni per le strade della provincia ( da "Tirreno, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Gelmini, dovrebbero avere combattuto, visto che pesantemente si va a colpire il settore dell'edilizia scolastica e della scuola in generale, con vistosi segni meno nelle varie voci del piano triennale delle opere pubbliche. Si taglia la scuola, ma non ci si dimentica di Mont'Alfonso, cui si destinano ulteriori 400mila euro per una serie infinita di sprechi che con questa ulteriore

Brunetta la star bacchetta i piagnoni ( da "Tribuna di Treviso, La" del 29-03-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Scuola

Abstract: Maria Stella Gelmini ha difeso la sua riforma al grido di: «Un solo maestro, un solo voto, un solo libro». Ha avvertito che il tempo è ormai cambiato, «l'oppressione culturale» è finita e così anche «l'epoca dell'indottrinamento ideologico». Sul nuovo partito, fra le citazioni di Obama e Benedetto Croce, c'è posto anche per Mogol-Battisti.

gli istituti privati cattolici "dallo stato pochi fondi" ( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: centro per Andemm al Domm Gli istituti privati cattolici "Dallo Stato pochi fondi" Complice la riforma Gelmini e la scure dei tagli imposti dalla crisi, aumentano del 5 per cento gli alunni delle scuole private lombarde rispetto al 2005. Ieri gli organizzatori dell´annuale marcia non competitiva delle scuole paritarie cattoliche hanno polemizzato con la riduzione dei fondi statali,

Roma blindata, fumogeni e petardi Ma c'erano più agenti che studenti ( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Gelmini. Si rollano cartine riempite d'erba, si urla, si canta Rino Gaetano, morto 28 anni fa eppure attuale, «mio fratello è figlio unico malpagato, sottomesso, disgregato». E il cielo è sempre più blu-Pdl, colore unico, non gli piace e offendono il premier, e le banche, e il ministro, e il professore,

Ministri-crociati Sinistra comunista e dei fannulloni ( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: applausometro la Gelmini, crociata della scuola postsessantottina, scalda il cuore al collega Ronchi: «Mariastella sei un eroe che combatte contro gli sfaticati». Sacconi sferza il centrosinistra: «Se gli chiedete chi sono ci mettono un'ora a dirvelo». Mara Carfagna, soave: «Le Pari Opportunità non sono i matrimoni gay».

diamo voce alla nostra scuola pubblica - milli virgilio* ( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: contro il disegno di Tremonti e Gelmini. Il quadro normativo è indefinito. Poggia su un Piano programmatico dell´organizzazione scolastica, previsto per legge dall´agosto 2008, che è un fantasma, non risultando che il testo diffuso sia stato ancora formalizzato. In compenso gli atti applicativi del Piano, cioè i regolamenti, sono stati diffusi in forma di schema,

i laici contro la giunta "ossequiosa con la curia" ( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: razionalisti e di Luca Coscioni definiscono il rinnovo della convenzione tra le scuole private e Palazzo D´Accursio. L´accordo assegna infatti a questi istituti, in gran parte cattolici, «circa un milione e 100mila euro l´anno», per un totale di oltre 3milioni di euro fino al 2010. Uno scandalo, per le sigle promotrici della «tre giorni di laicità» che si svolgerà la prossima settimana.

longhena, "addebito" per 27 maestri su 36 - ilaria venturi ( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
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Abstract: reintrodotti la riforma Gelmini dopo trent´anni. Una forma di protesta estesa anche in altre scuole. I genitori intanto si stanno mobilitando. «Curiosa questa rigidità nei confronti di Longhena», dice Annamaria Angradi del Comitato dei genitori. La mamma ricorda che in prima elementare, anni fa, sua figlia ha avuto una pagella con tutti «buono»

da settembre la scure della gelmini 1600 precari senza stipendio per tre anni - antonio di giacomo ( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
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Abstract: scure della Gelmini 1600 precari senza stipendio per tre anni Vogliamo l´immediata sospensione della riforma che penalizza particolarmente Campania e Puglia Per la prima volta nella storia il personale rimarrà senza un contratto di lavoro stabile ANTONIO DI GIACOMO La scure dei tagli della riforma Gelmini lascia prefigurare la cronaca di uno sterminio annunciato e senza precedenti.

la scure della gelmini da settembre 1600 precari senza stipendio per tre anni ( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
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Abstract: Pagina I - Bari ANTONIO DI GIACOMO a pagina ii La protesta dei sindacati del personale Ata e dei prof La scure della Gelmini da settembre 1600 precari senza stipendio per tre anni SEGUE A PAGINA II

E' UNA pista ciclopedonale lunga 700 metri, che collega via del Diamante e v... ( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 29-03-2009)
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Abstract: che collega via del Diamante e via Gelmini passando sotto la tangenziale Pasternak, nei pressi della rotatoria di via Vignolese. In questo modo, ciclisti e pedoni potranno superare la rotonda raggiungendo agevolmente il nodo università-Policlinico, raccordandosi così allla rete urbana delle ciclabili.

Trecento iscritti in meno Tremano i docenti delle elementari ( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 29-03-2009)
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Abstract: ALLARME SUI TAGLI PREVISTI DALLA RIFORMA GELMINI di EMANUELA ASTOLFI IN TUTTE le Marche il decreto Gelmini, che andrà ad incidere sul mondo della scuola, porterà al taglio di 824 docenti. Da settembre, sono a rischio i posti di 249 insegnanti della scuola primaria, 319 nella secondaria di primo grado e 256 nella secondaria di secondo grado.

ALCUNI genitori della scuola elementare di Lagosanto hanno organizzato un'assemblea pubblica, c... ( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: «Siamo tutti coinvolti si legge nella nota dei genitori genitori insieme per la difesa della scuola pubblica. Pensiamo che la recente Legge Gelmini vada in direzione contraria a quella di una buona scuola. I bambini hanno bisogno di una scuola rinnovata, non di una scuola ridotta».

AUMENTANO gli alunni, calano i posti. A lanciare l'allarme è la Uil Scu... ( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 29-03-2009)
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Abstract: Ma il ministro Gelmini ha già deciso che, nonostante l'incremento, i posti dovranno calare: in tutta la regione ne saranno tagliati 1359». Nelle scuole provinciali d'infanzia le iscrizioni sono 4.550, l'8,12 per cento in più rispetto alle 4.208 dell'anno precedente.

Parlando del ministro Gelmini, Andrea Ronchi elogia la che le avrebbe consentit... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: 6 Parlando del ministro Gelmini, Andrea Ronchi elogia la «dolcezza» che le avrebbe consentit... Parlando del ministro Gelmini, Andrea Ronchi elogia la «dolcezza» che le avrebbe consentito di vincere contro i critici della riforma scolastica

Petardi e sassi in via Cavour fumogeni contro il Vittoriano ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: lo scorso ottobre durante le proteste anti-Gelmini finì tante volte ospite in televisione) è partito da piazza della Repubblica insieme a sindacati (Cub, Cobas e Sdl) e partiti (Rifondazione, Pcl, Sinistra critica). L'altro, quello più nutrito, guidato da Francesco Raparelli di Lettere, Francesco Brancaccio e Stefano Zarlenga di Scienze Politiche,

Le quattro lady non infiammano il parterre ( da "Stampa, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: la Carfagna in color pastello, Gelmini e Prestigiacomo in camiciola azzurra, la Brambilla che ha parlato per prima, alle dieci del mattino, quando c'erano appena i delegati dei suoi circoli. E' un partito nuovo,ma certe regole valgono sempre. Chi piace di più? Meglio le donne o i maschietti, detti i delfini?

brunetta la star bacchetta i piagnoni - andrea palombi ( da "Tirreno, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Maria Stella Gelmini ha difeso la sua riforma al grido di: «Un solo maestro, un solo voto, un solo libro». Ha avvertito che il tempo è ormai cambiato, «l'oppressione culturale» è finita e così anche «l'epoca dell'indottrinamento ideologico». Sul nuovo partito, fra le citazioni di Obama e Benedetto Croce, c'è posto anche per Mogol-Battisti.

La sacra investitura dell'"ordine della poltrona" La vendetta è un piatto che si gusta freddo ma anche tiepido non deve essere male ( da "Riformista, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: La Gelmini, con gli occhialini d'ordinanza, stringe i denti (lo fa sempre). La Meloni, con un nuovo taglio di capelli, se ne frega (lo fa sempre). La Carfagna, con gli zigomi scolpiti dal fard, sorride (lo fa sempre). Lui, Berlusconi, il grande pigmalione, il re degli upgrading, femminili e non solo, miracolosamente ingiovanito di un'

Il popolo la vede così: le idee a Giulio, l'azione a Gianfranco ( da "Riformista, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Li ascolteremo - dice - come la Gelmini. E Scajola che è un grande ministro». Lidia canticchia "Meno male che Silvio c'è". «È un bel motivetto», dice, lei che è di An e che però ha un trasporto «passionale» per Tremonti. Anche Luca Malcotti, membro dell'assemblea nazionale di An, non nasconde qualche suggestione tremontiana.

Berlusconi: comizio e unzione E a Fini nemmeno una risposta ( da "Repubblica.it" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Gelmini...) e nessuno si è tirato indietro. Tutti tranne Gianfranco Fini che a cantare non è andato anche perché non c'era. Come Schifani ha seguito il comizio da casa. Ieri, aveva illuso (e, forse, si era illuso) di poter avere dal congresso e da Silvio Berlusconi alcune risposte a una serie di urgenti domande sulle riforme istituzionali,

Berlusconi, dal congresso solo applausi Di Pietro: "Ha parlato da ducetto" ( da "Repubblica.it" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Si allinea la Gelmini: "Quello di Berlusconi è stato un messaggio di speranza e di fiducia che guarda soprattutto alle nuove generazioni". Da Udc e opposizione arrivano le critiche. "L'intervento di Berlusconi - sostiene Pier Ferdinando Casini - ha ricalcato il discorso della discesa in campo del '94.

Brunetta in lacrime ( da "Sicilia, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: insieme con la camicetta azzurro intenso della ministra Gelmini, sono l'unica dissonanza (a solo cromatica!) in una scenografia minuziosamente studiata. La variabile, forse non prevista ma probabilmente subita, di questa seconda giornata di lavori congressuali, sono stati i giovani: subito retrocessi nelle immediate retrovie della platea, dopo essere stati spettatori privilegiati,

La rivolta per il sabato a scuola ( da "Stampa, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Genitori e famiglie contro la Gelmini: con le ore di 60 minuti week-end a rischio RAFFAELLO MASCI L'ora di lezione dovrebbe essere di sessanta minuti Invece, oggi, spesso è di cinquanta minuti con una perdita di dieci minuti Ora vigileremo affinché non ci siano sprechi e le ore siano di 60 minuti in tutti gli istituti «Ai presidi chiediamo solo tollerabilità con la vita familiare»

Taglio di una classe, Lozzo non ci sta ( da "Corriere delle Alpi" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: quando il sindaco ha avuto notizia della intenzione dell'ex provveditorato, in applicazione al decreto Gelmini, di sopprimere la quarta elementare, che ha sette alunni, accorpandola alla prima (formando una pluriclasse) o spostando gli alunni nella elementare di Vigo di Cadore. «Che ci sia un'annata con meno alunni è nell'ordine delle cose» spiega il sindaco.

2186) Albano Quaglio 4:07:16, PD; 2187) Giuliano Pacchiani 4:07:20, LC; 2188) Flavio De Nardi 4:07:21, ... ( da "Tribuna di Treviso, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: 2292) Mirella Gelmini 4:12:42, BG; 2293) Martina Mickie Sommeregger 4:12:51; 2294) Giovanni Acquaviva 4:12:53, TO; 2295) Orlando Costantin 4:12:55, PD; 2296) Alberto Modolo 4:12:55, PN; 2297) Denis Menin 4:12:57, TV; 2298) Antonio Gigante 4:12:59, PN; 2299) Sara Roiter 4:13:03, TV;

scuola in piazza: il ministero cancella l'istruzione artistica ( da "Tirreno, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: riforma della scuola del ministro Gelmini. Insieme a insegnanti, genitori e alunni delle elementari, si sono fatti sentire e vedere professori e studenti dell'Istituto artistico "Stagio Stagi" e della scuola media annessa. Che hanno portato all'attenzione di tutti l'appello per la salvezza dell'arte e del suo insegnamento promosso dal Coordinamento istruzione artistica nazionale.

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)>" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Stella Gelmini, fra i trentaquattro che comporranno la direzione nazionale del partito. Non a caso, perché la scuola è stata fra i temi caldi del suo intervento conclusivo: «Il titolo di studio non sarà più un pezzo carta ma la garanzia del posto di lavoro», ha detto, «con la riforma degli istituti tecnici avremo più inglese e al quinto anno ci sarà lo studio di una seconda lingua»

Non sono un'esperta di politica, ma compro l'Unità tutti i giorni e vorrei fa... ( da "Unita, L'" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Anche la destra promuove le donne: Carfagna, Gelmini. Che idea s'è fatta di questa promozione - all'ombra del potere - di un certo femminile gradevole ed efficientista ad un tempo? «È la risposta che la destra sta offrendo al venire avanti del protagonismo femminile. La sua risposta, paternalista e patriarcale.

È l'una di domenica mattina, per chi ci va l'ora della Messa, quando Silvio Berluscon... ( da "Unita, L'" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Gelmini Applaude dietro gli occhiali. Chiudere le piccole università premiare le grandi. No alle baronie di parenti e amici. Nuova ovazione. Donne: tre minuti. «Esiste una questione femminile in posizioni di vertice». Giorgia Meloni fa sì con la testa schierata in prima fila col governo al completo.

La Gelmini non ama i disabili Sarà ridotto il sostegno a scuola ( da "Unita, L'" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: La Gelmini non ama i disabili Sarà ridotto il sostegno a scuola MARISTELLA IERVASI Per tenersi buona la Lega ha «promesso» di mettere un tetto all'ingresso degli studenti immigrati nelle classi. Poche o nessuna tutela ha previsto invece per l'integrazione dei bambini e dei ragazzi con disabilità che siedono nei banchi delle elementari,

Per tenersi buona la Lega ha promesso di mettere un tetto all'ingresso degli studen... ( da "Unita, L'" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: La scuola della Gelmini non vede i disabili? Stando a quando è scritto nero su bianco nel Regolamento per la riorganizzazione scolastica e la ridefinizione degli organici, sembra proprio così. Dal prossimo settembre, in una sola classe potrebbero esserci anche cinque alunni con disabilità più o meno grave.

quel record nero della scuola - franco buccino ( da "Repubblica, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: usciranno prima da scuola. I posti di insegnamento "regionali" resteranno precari e le "scuole aperte" nel pomeriggio saranno al solito semideserte. Torneranno in auge le ripetizioni. Le scuole private faranno concorrenza alle scuole pubbliche. Tutto avverrà nel segno della selezione sociale: pagheranno i poveri, i deboli,

scuola, arrivano i tagli: 670 docenti in meno - giuseppe filetto ( da "Repubblica, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: tantomeno sangue per i tagli ed i sacrifici annunciati da Mariastella Gelmini? Se la Direzione Scolastica Regionale e l´Ufficio Scolastico Provinciale (diretto da Sara Pagano) non esultano per questi numeri, ma nemmeno piangono, la cosa non sembra convincere i sindacati di categoria e il Cogede (Coordinamento Genitori Democratici) che ieri ha chiuso il congresso nazionale ad Albenga.

Riforma Gelmini, si riunisce il Coordinamento dei docenti ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: 2 Riforma Gelmini, si riunisce il Coordinamento dei docenti LA POLEMICA E' BATTAGLIA CONTRO LA RIORGANIZZAZIONE ANNUNCIATA DAL GOVERNO DOMANI alle 21 nella sala del circolo Auser in via Bonatti 10 (dietro alla libreria Spazio Libri) è convocato un incontro organizzato dal Coordinamento provinciale delle scuole di Rovigo,

Tutti sul palco per l'inno: largo a e giovani ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: E via: una carezza alla «nostra Carfagna», una stretta di mano a Mariastella Gelmini, un sorriso a Stefania Prestigiacomo, per finire con... «Dov'è la piccolina?». Eccola: in prima fila,arriva anche Giorgia Meloni. Sul palco si fa strada il coro. E insieme, ministri, governatori, capigruppo si sgolano per cantare gli inni.

Fanciulle in attesa della star ( da "Secolo XIX, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Gelmini!») subisce un'inopinata battuta d'arresto. Fabrizio Cicchitto, surreale: «Sto cercando mia moglie. Avete visto mia moglie»? Appoggiato a uno stipite c'è il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Con Berlusconi ha scambiato poche battute, ciao e ciao, in volto è più scuro del solito: dopo non aver apprezzato per niente il discorso di Fini ha forse realizzato che il suo romantico

Per i prof corsa alla pensione ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: il tema del reclutamento dei professori rappresenta una delle priorità del ministro Gelmini. Che, mentre vara le regole per il sorteggio dei commissari per il prossimo concorso, già prepara una riforma più organica: abilitazione nazionale e responsabilità diretta dell'assunzione alla singola Università, con budget separato per le promozioni.

Nelle università saranno tagliati più di 1.100 titoli ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: questi giorni dal ministro Mariastella Gelmini. I nuovi ordinamenti imporranno a partire dal 2010 (per gli atenei giovani, non statali o telematici c'è tempo fino al 2012) una serie di «requisiti necessari » per esistere: un numero minimo di docenti, trasparenza sugli obiettivi e sui risultati e, appunto, un numero minimo di matricole, da 10 a 50 a seconda della classe di laurea.

Commissari sorteggiati da due liste ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Il ministro Mariastella Gelmini ha firmato venerdì il regolamento attuativo dei nuovi concorsi a sorteggio, introdotti con il Dl 180/2008 per combattere gli esiti predeterminati. I sorteggi (come anticipato sul Sole 24 Ore del 16 marzo) avverranno tra due maxiliste: la prima riservata ai concorsi per ordinari e associati, la seconda destinata alle procedure per i ricercatori.

Parte la cura dimagrante per i corsi di laurea ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Università Mariastella Gelmini che dieci giorni fa (si veda Il Sole 24 Ore del 20 marzo) ha dato conto con soddisfazione del dimagrimento delle facoltà italiane. Nessun diktat da Viale Trastevere, per carità, ma solo l'osservazione degli effetti del passaggio graduale ai "nuovi" ordinamenti (disegnati in realtà cinque anni fa dal decreto 270/2004)

Esame nazionale contro le combine ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Gelmini ha appena firmato il regolamento chiamato a disciplinare il sorteggio dei commissari (si veda il servizio qui a destra), secondo la procedura introdotta dal decreto 180/2008 per combattere le combine concorsuali. Ma nelle intenzioni di Viale Trastevere la lotta a suon di sorteggi contro le cattedre truccate è solo una tappa di un restyling molto più profondo nel reclutamento

La rivolta per il sabato a scuola ( da "Stampaweb, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: In dicembre il ministro Gelmini ha ricordato ai presidi che l?orario di lezione prevede ore di 60 minuti. E se è vero che una circolare del ?79 consentiva di proporre lezioni di 50 minuti, questo era possibile solo per far fronte «a situazioni d?emergenza». Per esempio, il problema degli alunni pendolari che dovevano prendere un mezzo per tornare a casa.

Fazio, tavolo con Regioni su specialità ( da "Sole 24 Ore, Il (Sanità)" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: che è già stato al centro di un colloquio con il ministro dell'Università Maria Stella Gelmini, ci si occuperà anche dell'emergenza infermieri, sottolinea Fazio. «Sulla carta avremmo bisogno di circa 22 mila infermieri secondo le associazioni di categoria, 20 mila secondo la stima delle Regioni - ricorda - ma al momento siamo fermi a 12 mila.

Pdl, Fini sul palco: "Serve una stagione costituente" ( da "Italia Sera" del 30-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Politica Interna Fiera di Roma/Si consolida il nuovo partito, Brunetta-Gelmini: ?Siamo i rivoluzionari? Pdl, Fini sul palco: ?Serve una stagione costituente? Il presidente della Camera: ?Ddl sul fine vita, è più da Stato etico? e sulla Costituzione, ?Cambiare la seconda parte?

Vertice notturno Pdl e Lega trovano l'accordo ( da "Stampa, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Stella Gelmini. Erano queste due realtà i nodi più complicati da sciogliere al vertice di ieri sera a cena ad Arcore. Bossi ha lasciato verso le 23,30 la villa del premier senza fare dichiarazioni. Bocche cucite anche da parte degli altri leghisti: forse non sono del tutto contenti dell'esito dell'incontro e non è escluso che il Carroccio stia valutando di correre da sola a Torino.

Primarie: sono sessanta le classi a rischio ( da "Corriere delle Alpi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: E dalla scure della riforma Gelmini non si salva proprio nessuno. Da Belluno a Livinallongo, da Rocca Pietore a Fonzaso, da Falcade a San Pietro, dalla Val di Zoldo ad Arsiè, dalla Valbelluna fino al Cadore, quasi tutte le realtà bellunesi saranno chiamate a fare i conti coi nuovi parametri decisi dal ministro della pubblica istruzione,

Altri due accorpamenti ( da "Corriere delle Alpi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: La scure del decreto Gelmini porterà tagli anche all'Istituto comprensivo di Alleghe. Nel prossimo anno scolastico, infatti, le pluriclassi passeranno da due a quattro. Si salverà solo la primaria di Livinallongo. Questo, stando a quanto comunicato dall'Ufficio scolastico provinciale.

Manfreda: Così svuotano i nostri paesi ( da "Corriere delle Alpi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: classi che non rispettano i parametri della riforma Gelmini. Ma chi di dovere deve anche capire che il nostro è un territorio particolare». Il problema per Lozzo è la quarta classe della primaria, che ha sette alunni. All'ex provveditorato hanno avanzato un'idea, accorparla alla prima, dando vita a una pluriclasse di 19 alunni, o spostare gli alunni nella elementare di Vigo di Cadore:

Italia e Francia a confronto sulla formazione scolastica ( da "Stampa, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: i Ministri dell'istruzione francese, Xavier Darcos, ed italiano, Maria Stella Gelmini, hanno firmato un accordo fra i due governi per il doppio rilascio. Il progetto Peef, che ha richiesto più di due anni di incontri e lavori, è stato depositato a fine gennaio all'autorità di gestione e al segretariato tecnico congiunto.

Genitori e docenti sfilano contro la Gelmini ( da "Tribuna di Treviso, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Sarmede Genitori e docenti sfilano contro la Gelmini Marcia di protesta per sostenere la scuola pubblica CORDIGNANO. «Insieme per una scuola pubblica di qualità» è il tema della sfilata-protesta di genitori e insegnanti degli istituti comprensivi di Cordignano-Orsago, Cappella Maggiore-Colle Umberto, Fregona-Sarmede, di mercoledì dalle 18.

Berlusconi-Lega, si cerca la quadra a tavola ( da "Tempo, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: fortemente voluto dal ministro bresciano Mariastella Gelmini, al quale la Lega oppone Daniele Molgora, sottosegretario all'economia. È scontro anche per la provincia di Torino e molte caselle devono essere riempite in Veneto. Il Pdl, d'altra parte, è intenzionato a far pesare la sua forza elettorale nel Nord dove in tutte le regioni risulta il primo partito.

Pensione forzata per 8 mila docenti ( da "Italia Oggi (Azienda Scuola)" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Viale Trastevere annuncia una stretta per chi ha 40 anni di anzianità ed è ancora in servizio Pensavano di rimanere e invece la Gelmini li manderà a casa Sono 8 mila e hanno 40 anni di contributi. Non avendo però ricevuto, entro lo scorso febbraio, la comunicazione di pensionamento forzato da parte dell'amministrazione pensavano di avercela fatta. E di poter continuare a lavorare.

Il Sud paga da settembre gli eccessi degli anni passati ( da "Italia Oggi (Azienda Scuola)" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Indietro Il Sud paga da settembre gli eccessi degli anni passati AZIENDA SCUOLA La mannaia della Gelmini infierisce soprattutto al Sud. Il grosso dei tagli per il prossimo anno (si vedano le anticipazioni di IO di martedì scorso) come emerge dalle tabelle pubblicate è concentrato nelle regioni meridionali e nelle isole. I tagli complessivi sono stati scissi in [.

In matematica arriva la classifica nazionale ( da "Italia Oggi (Azienda Scuola)" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: servirà anche a confrontare le competenze La prova scritta nazionale degli esami di stato del primo ciclo di istruzione (ex licenza media) si svolgerà il 18 giugno prossimo e verterà sull'italiano e la matematica. Il ministero dell'istruzione, Mariastella Gelmini, ha già scelto le tracce e l'amministrazione ha inviato [...] Costo Punti per Abbonati: 0 - Costo Punti per Registrati:

( da "Secolo XIX, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Il decreto Gelmini ha veramente inciso sulla nostra condotta e sul nostro rendimento scolastico? Secondo le informazioni raccolte intervistando 232 alunni la risposta sembrerebbe positiva: il "Fattore paura" ha stimolato gli studenti a migliorare in ogni campo.

ateneo, un altro taglio ai corsi - ilaria venturi ( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: ha annunciato la Gelmini ai rettori. E l´Alma Mater si prepara, dopo aver già tagliato dieci corsi di laurea l´anno scorso, a una nuova cura dimagrante. Che sarà lieve per i corsi di laurea - si parla di non più di una decina a rischio su 223 - ma pesante sui singoli esami: più di un centinaio saranno tagliati a partire dal prossimo anno accademico.

corsi e lauree inutili l'alma mater taglierà più dei desideri della gelmini ( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Pagina I - Bologna VENTURI A PAGINA IV Saranno aboliti quelli che hanno meno di 15 studenti Corsi e lauree inutili l´Alma Mater taglierà più dei desideri della Gelmini SEGUE A PAGINA IV

tagli ai corsi, pisa vuole trattare - giovanni parlato ( da "Tirreno, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Mariastella Gelmini, fa sapere che i corsi di studio (o di laurea) degli atenei italiani saranno sfoltiti di un 20%. I requisiti, secondo cui un corso potrà o meno continuare, sono diversi e cambiano di facoltà in facoltà. Occorre un numero minimo di docenti così come un numero minimo di matricole che può variare da 10 a 50 oltre ad una chiarezza degli obbiettivi da raggiungere.

lega-pdl, il puzzle delle amministrative bossi la spunta a brescia, non a torino - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: legato al ministro Gelmini. Altri problemi, risolti all´ultimo, a Padova: una poltrona per due aspiranti presidenti, il candidato sarà del Pdl. Ma nelle ultime ore a Monza il Carroccio ha minacciato più o meno esplicitamente di non sostenere la corsa di Dario Allevi (ex An) per la guida della nuova Provincia.

Concorsi docenti, cambiano le regole ( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: università Mariastella Gelmini ha, infatti, firmato il decreto ministeriale che fissa i criteri per le elezioni e il sorteggio dei componenti delle commissioni giudicatrici. Dopo avere ricevuto, quindi, il parere positivo dell'avvocatura dello stato il regolamento attuativo dei nuovi concorsi a sorteggio introdotti con la legge 1/09 (conversione in legge,

Scuola, 30 mila nuovi disoccupati ( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Mariastella Gelmini, in un carteggio riservato con l'Inps per il calcolo della spesa necessaria a garantire i sussidi di disoccupazione per il 2009/10. Calcoli che l'Istruzione sta cercando di spendere anche presso il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, perché sia studiato un ammortizzatore ad hoc per la scuola che eviti l'interruzione dei rapporti di lavoro di lunga durata.

Pensione forzata per 8 mila docenti ( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: per chi ha 40 anni di anzianità ed è ancora in servizio Pensione forzata per 8 mila docenti Pensavano di rimanere e invece la Gelmini li manderà a casa Sono 8 mila e hanno 40 anni di contributi. Non avendo però ricevuto, entro lo scorso febbraio, la comunicazione di pensionamento forzato da parte dell'amministrazione pensavano di avercela fatta. E di poter continuare a lavorare.

Il Sud paga da settembre gli eccessi degli anni passati ( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: paga da settembre gli eccessi degli anni passati La mannaia della Gelmini infierisce soprattutto al Sud. Il grosso dei tagli per il prossimo anno (si vedano le anticipazioni di IO di martedì scorso) come emerge dalle tabelle pubblicate è concentrato nelle regioni meridionali e nelle isole. I tagli complessivi sono stati scissi in organico di diritto (-37 mila) e di fatto (- 5 mila).

In matematica arriva la classifica nazionale ( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Mariastella Gelmini, ha già scelto le tracce e l'amministrazione ha inviato le prime disposizioni alle scuole, con una circolare emanata il 13 marzo scorso (n.32 reperibile sul sito: www.istruzione.it). La sezione di italiano sarà divisa in due parti. La prima sarà incentrata sulla comprensione della lettura, ovvero su di un testo narrativo ed uno espositivo seguito da quesiti;

Adolescenti, generazione ( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 31-03-2009)
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Abstract: rispondono in malo modo ai professori, a volte maltrattano i più deboli. Per questi motivi, per ristabilire più ordine nelle classi, è stato ripristinato il valore del voto in condotta: con il 5 in pagella si viene bocciati! Tuttavia non è detto che questa impostazione - punire per insegnare un comportamento corretto - non allontani ancora di più gli adolescenti dal mondo dei grandi'

Arcore, vertice Berlusconi-Bossi Il Carroccio la spunta su Brescia ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Istruzione Mariastella Gelmini, che da bresciana molto si era spesa per il candidato Pdl Giuseppe Romele: «Il presidente ha voluto privilegiare il rapporto con la Lega, e avrà certamente avuto le sue buone ragioni». Gelmini chiude da soldato: «Ora, c'è soltanto da mettersi al lavoro per far vincere al centrodestra anche questa sfida».

Scuole, la mappa del rischio Restauri solo in una su 4 ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: capo della segreteria tecnica del ministro Gelmini. «E ora abbiamo costituito squadre miste (ministero dell'Istruzione e delle Infrastrutture, enti locali, protezione civile) che stanno già facendo sopralluoghi per segnalare altri possibili rischi: controsoffitti fatiscenti, librerie poco stabili, eccetera.

LA razionalizzazione che, entro il 2010/2011, colpirà ... ( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 31-03-2009)
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Abstract: ha fatto un percorso contrario: la facoltà ha infatti una sola triennale, e questo la mette al riparo dal pericolo. Il ministro dell'Università, Maria Stella Gelmini, dal canto suo ha mostrato grande ottimismo annunciando per l'anno prossimo un'ulteriore riduzione del 20 per cento dei corsi di laurea esistenti. a.c.

Lega-Pdl, il puzzle delle amministrative Bossi la spunta a Brescia, non a Torino ( da "Repubblica.it" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: legato al ministro Gelmini. Altri problemi, risolti all'ultimo, a Padova: una poltrona per due aspiranti presidenti, il candidato sarà del Pdl. Ma nelle ultime ore a Monza il Carroccio ha minacciato più o meno esplicitamente di non sostenere la corsa di Dario Allevi (ex An) per la guida della nuova Provincia.

Sicurezza Il ministero: già partiti i sopralluoghi. La Cgil: monitoraggio parziale ( da "Corriere.it" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: capo della segreteria tecnica del ministro Gelmini. «E ora abbiamo costituito squadre miste (ministero dell'Istruzione e delle Infrastrutture, enti locali, protezione civile) che stanno già facendo sopralluoghi per segnalare altri possibili rischi: controsoffitti fatiscenti, librerie poco stabili, eccetera.

Giovani politici: ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: - e anche questo è un modo per contrastare la riforma Gelmini». Esiste, inoltre, un contatto diretto e una collaborazione tra i vari gruppi (mediamente ognuno conta una cinquantina di aderenti). Una sorta di impegno bipartisan, che spinge i ragazzi a mettere da parte le bandiere davanti a ideali e progetti comuni.

Primo confronto Rondoni-Balzani all'hotel della città | DIRETTA ( da "RomagnaOggi.it" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: E con la riforma Gelmini le cose sono ancora più catastrofiche, perché si tratta di una straordinaria ipocrisia: è stato un taglio economico che ha prodotto una scuola meno efficiente e più povera, che ha prodotto una scuola che gli insegnanti non sono in grado di applicare.

Primo confronto Rondoni-Balzani all'hotel della città ( da "RomagnaOggi.it" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: E con la riforma Gelmini le cose sono ancora più catastrofiche, perché si tratta di una straordinaria ipocrisia: è stato un taglio economico che ha prodotto una scuola meno efficiente e più povera, che ha prodotto una scuola che gli insegnanti non sono in grado di applicare.

Studenti, ecco il giornalino Megaphono ( da "Trentino" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: contro le riforme scolastiche della Gelmini e che si è occupato - e non smetterà di farlo - di temi che coinvolgono gli studenti". Megaphono verrà distribuito in tutte le scuole superiori di Trento, in alcuni istituti di Riva del Garda, Cles e Rovereto con l'auspicio di creare una sempre più forte rete fra le scuole superiori trentine.

Grand Tour con la scuola ( da "Tempo, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: Bel motivo di riflessione per il ministro Gelmini. Intanto ha cominciato a pensarci l'Associazione Mecenate 90, la onlus che promuove la collaborazione tra pubblico e privato per valorizzare il Bel Paese. Ha inventato, e varato d'intesa con il Miur e il Ministero dei Beni Culturali, un concorso che potrebbe segnare il giro di boa in tema di gite scolastiche.

Conferenza provinciale di coordinamento dell'istruzione di Modena scrive al ministro Gelmini ( 1 ) ( da "Sestopotere.com" del 31-03-2009)
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Abstract: Conferenza provinciale di coordinamento dell'istruzione di Modena scrive al ministro Gelmini ( 1 ) (31/3/2009 16:53) | (Sesto Potere) - Modena - 31 marzo 2009 - Sei nuove sezioni per le scuole d'infanzia statali; la costituzione di tutte le classi a tempo pieno volute dalle famiglie per le scuole elementari e di quelle a tempo prolungato per le medie;

Conferenza provinciale di coordinamento dell'istruzione di Modena scrive al ministro Gelmini ( 2 ) ( da "Sestopotere.com" del 31-03-2009)
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Abstract: istruzione di Modena scrive al ministro Gelmini ( 2 ) (31/3/2009 16:54) | (Sesto Potere) - Modena - 31 marzo 2009 - Sono sei, per un totale di 142 bambini e 12 docenti, le nuove sezioni di scuola d'infanzia statale con organico a tempo pieno che il documento approvato dalla Conferenza provinciale di coordinamento dell'istruzione richiede al ministero per il prossimo anno scolastico.

Primo confronto Rondoni-Balzani ( da "RomagnaOggi.it" del 31-03-2009)
Argomenti: Scuola

Abstract: E con la riforma Gelmini le cose sono ancora più catastrofiche, perché si tratta di una straordinaria ipocrisia: è stato un taglio economico che ha prodotto una scuola meno efficiente e più povera, che ha prodotto una scuola che gli insegnanti non sono in grado di applicare.


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(sezione: Scuola)

( da "Corriere.it" del 27-03-2009)

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Da FI al Pdl «I tanti che non ci sono più? Urbani ha dato molto, Scognamiglio era il nulla» «In quei sottoscala di Publitalia nessuno sapeva cos'era un partito» Dell'Utri: stupito dalla carriera di Schifani e Tajani ROMA Se li ricorda tutti, uno per uno, quelli che «fecero l'impresa ». Quelli che «nei sottoscala di Publitalia », come cospiratori perché «se lo avessero saputo, i magistrati ci avrebbero fatto a pezzi, come poi si è visto...», misero su in sei mesi un partito che a settembre del '93 non aveva ancora un nome e che il 27 marzo del '94 vinceva le elezioni e cambiava per sempre la storia italiana. Quindici anni dopo, ancora un 27 marzo, quell'avventura visionaria diventa il Pdl, e con molti ricordi, processi, condanne, soddisfazioni e delusioni alle spalle, Marcello Dell'Utri racconta quegli inizi col tono di chi «da questa storia ha ricevuto, nonostante tutto, molto: perché ci ho perso in salute e tranquillità famigliare, ma ho contribuito a creare qualcosa dal valore inestimabile». Cominciò quando Martinazzoli e Segni dissero no alla richiesta del Cavaliere di fare fronte moderato contro la sinistra: «"Marcello mi disse non c'è altra soluzione: dobbiamo fare un partito noi". "Come un partito?" "Lo fanno tutti, lo faremo anche noi..."». Era determinato, il Cavaliere, a Dell'Utri che guidava Publitalia «e a 27 ragazzi del gruppo, tra loro Miccichè, Ghigo, Galan, Tortoli » affidò il compito di selezionare i candidati e «non li voleva politici di professione, tutte facce nuove dovevano essere», facce che interpellate cadevano dalle nuvole: «"Ma candidarsi a cosa?", perché noi non sapevamo ancora come si sarebbe chiamato il partito, e perché Berlusconi in pubblico negava tutto"». «Avevamo tanti contro: in azienda erano terrorizzati, imprenditori che contattavamo ci scongiuravano: "Fallirete voi e pagheremo un prezzo pure noi"». Poi Berlusconi disse che tra Fini e Rutelli a Roma avrebbe votato Fini: «Macché uscita studiata, glielo chiesero e fu sincero: Rutelli neanche gli dispiaceva, scelse quello che gli sembrava il male minore». Oggi la scelta è definitiva, partito unico, potenza sul territorio, strutture pesanti: «A pensarci allora, Berlusconi sarebbe impazzito: lui voleva una specie di comitato elettorale che provvedeva alla campagna elettorale e poi spariva. Al massimo, i 27 di Publitalia avrebbero dovuto gestire la "Cosa" come un'azienda. Finì che siccome non riuscivamo a completare le liste, anche loro furono buttati dentro, un minuto prima di chiudere le candidature: la loro carriera politica iniziò così». E degli altri, quelli che fecero FI e oggi sono scomparsi, o scoloriti, che pensa Dell'Utri? «Faccia i nomi ». Scognamiglio? «Oddio, me l'ero scordato. Il nulla, il nulla assoluto diventato seconda carica dello Stato». Urbani? «Lui non si dimentica, ha dato tanto al partito». Il generale Caligaris? «Sorvoliamo, grazie». Vittorio Dotti? «Velo pietoso. Il prossimo? ». Tiziana Maiolo: «Gran donna, battagliera. È finita nelle retrovie per colpa di contrasti locali, merita di più». Tiziana Parenti? «In quel momento fu importante per noi, dimostrò che non tutta la magistratura era asservita. Coraggiosa». Alessandro Meluzzi? «Ottimo psicologo, mestiere che giustamente è tornato a fare». Codignoni? «Straordinario professionista, mise assieme i Club, quando capì che il suo lavoro era compiuto, se ne andò. Oggi è amministratore delegato per la tv francese». Del Debbio? «Un intellettuale vero, di grande livello. Poteva essere ministro, ha scelto la cultura, ciò che davvero gli interessa». Gianni Pilo? «Fantastico... Una vignetta disegnò Silvio affranto che si rivolgeva a lui: "Gianni, fammi una Diakron!", il nome del suo istituto di sondaggi. Quei numeri per Silvio erano davvero come una flebo». Erano veri? «Mai saputo, ma funzionavano... ». E poi Raffaele Della Valle: «Un signor avvocato, come fu un signore in Parlamento». E Antonio Martino: «Un siculo-romano, troppo evoluto per stare con la massa. Ha un senso di superiorità anche giustificato, non si mischia col pollaio ». E Alfredo Biondi? «Non ci sarà per la sua veneranda età, ma grande persona, brillante, generoso. Venne con slancio in FI con la bandiera dei Liberali: dietro c'era solo lui, ma fu una mossa che ci servì allora». Delusioni? «Non quelli su cui ho puntato io». Sorprese? «Sinceramente, mi avessero detto dove sarebbero arrivati Schifani e Tajani, non ci avrei creduto. Ma è vero che la carica fa l'uomo, se l'uomo non è fesso». Come Frattini: «Piace molto a Berlusconi, dice sempre: "Gli chiedo la mattina di fare una cosa e la sera l'ha fatta". Ama quelli così». E per il futuro? «Gelmini, Alfano sono già una realtà. Ma dai trentenni arriveranno sorprese». E lui, Dell'Utri, che di quella squadra del '93 si definisce «l'allenatore-preparatore atletico, Silvio era il presidente, gli altri tutti attaccanti perché così al Capo piacciono le squadre», lui che si candidò solo nel '96 «e solo per legittima difesa. Mi chiedevano: "Lei è deputato?", rispondevo "Veramente sono imputato" », lui adesso vorrebbe tornare a occuparsi «di cultura, nel nuovo partito ». E alla Fiera di Roma ci sarà e si «commuoverà» ma mai quanto Berlusconi: «Lui sì che ci ha messo il cuore. E dire che qui non saremmo arrivati se la sinistra avesse sfruttato le occasioni che ha avuto». Quante? «Tante. Nel '95 sembrava tutto finito, nessuno di noi ci credeva più, nessuno. Solo Berlusconi. Forse». E l'ultima chance? «L'hanno avuta nel 2006, potevano fare il governo di salvezza nazionale che gli proponeva Berlusconi. Prodi avrebbe accettato, anche D'Alema credo. Ma quegli altri lo hanno impedito. Sarebbe cambiata la storia». Berlusconi non favorì il passaggio: «Berlusconi ha in testa il bene del Paese, il prestigio del-l'Italia nel mondo, questo è il suo obiettivo, chi ci sta ci sta. Gli avessero teso la mano dall'altra parte, l'avrebbe stretta. Non l'hanno fatto. E lui va avanti da solo». Paola Di Caro stampa |

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Esponi il romeno alla pubblica pietà Il rito collettivo di riparazione è stato o... (sezione: Scuola)

( da ">Stampa, La" del 27-03-2009)

Argomenti: Scuola

Esponi il romeno alla pubblica pietà Il rito collettivo di riparazione è stato officiato. Il povero orfano romeno, ingiustamente accusato di un orribile reato, è stato morbosamente esposto alla pubblica pietà e magari troverà un lavoro. Ed è giusto così forse, anche per lavare la nostra cattiva coscienza di italiani un po' razzisti. Ma se per caso il buon Karol non fosse il povero cristo che appare oggi? Quale sarebbe l'ennesima reazione xenofoba contraria? E mi chiedo come farebbero quelli che, come me, non pensano che ogni romeno sia un delinquente o che assurdamente tirano un sospiro di sollievo quando un reato grave è commesso da un italiano anziché da uno straniero. ANTONIO GULLO, MILANO Insegnare di più e guadagnare meno Mi rivolgo ai ministri Gelmini e Brunetta (per i quali ho molta simpatia) sull'argomento dell'incentivazione della produttività nella scuola. E' di grande importanza per il buon funzionamento degli istituti e per una migliore istruzione dei giovani che i docenti s'impegnino, al di là delle 18 ore settimanali dovute, in ulteriori attività a pagamento quali supplenze straordinarie, corsi di recupero e di eccellenza, lezioni extracurriculari. Ora però capita che proprio sul maggior lavoro spontaneo s'abbatta in forma paradossalmente punitiva la scure fiscale. Gli stipendi di febbraio e marzo infatti sono stati falcidiati da un doppio taglio: da un lato si applica il conguaglio contributivo ai guadagni «extra» dell'anno prima; dall'altro, se per effetto di quelle maggiori entrate il docente è passato al successivo scaglione fiscale (28.001 €), scatta un'aliquota devastante del 38% che porta a vanificare ogni beneficio che si credeva acquisito. E' l'effetto dei provvedimenti dell'«amico delle tasse» Padoa-Schioppa lasciati inalterati dal governo Berlusconi. Io e mia moglie, docenti liceali, ci siamo visti alleggerire di 1000 € in due mesi: praticamente una tredicesima. Con quali ricadute sull'appello agli acquisti da parte del premier, è facile immaginarlo. ANDREA DEL PONTE L'erba voglio di Berlusconi Quando ero piccolo mi veniva detto che l'erba voglio cresce solo nel giardino del Re. Ma, evidentemente, non tutti i genitori sono in grado di insegnare uno dei rudimenti della vita civile. Ancora una volta assistiamo ai capricci di un bambino ultrasettantenne, che è abituato ad avere quel che desidera e a prenderlo da sé quando non è possibile ottenerlo con le buone. Adesso in cima ai suoi desideri c'è il piano casa. «Voglio il decreto» dice, e a nulla vale la netta opposizione di coloro che non ritengono opportuna una legge così definita, perché il suo volere deve essere accettato da tutti, volenti o nolenti. E questo mentre sorride beato per il termovalorizzatore che finalmente ha avuto, in barba alle proteste di chi teme per la propria salute. Che sia fatta la sua volontà, perché la nostra non vale niente. DR. LUIGI CIVITA, NAPOLI Buonsenso Usa per la base di Aviano Il Pentagono sta seriamente prendendo in considerazione l'idea di trasferire i caccia F16 di stanza nella base di Aviano in una base in Polonia. Le motivazioni di questa scelta sarebbero sostanzialmente due: una serie di vantaggi non meglio sostanziati offerti in Polonia ed i timori per la crescente ostilità nella società italiana per gli insediamenti Usa a partire dall'allargamento della base di Vicenza. Ma guarda che strano. Di questa insofferenza agli insediamenti militari Usa nel nostro territori se ne sono accorti il Pentagono e l'amministrazione americana, ma non il nostro governo e molti amministratori locali, che hanno sempre liquidato come pretestuose le argomentazioni della popolazione interessata. Ma non spetterebbe a costoro di rappresentare gli interessi dei cittadini? GIUSEPPE DALLEMORE Per Di Pietro due pesi, due misure L'On. Di Pietro ha sempre sostenuto che non andrebbero candidati non solo chi ha avuto una condanna ma anche chi è indagato. Ma Di Pietro candiderà alle prossime elezioni europee il magistrato Luigi De Magistris, indagato per concorso in abuso d'ufficio e interruzione di pubblico servizio. Il fondatore dell'Idv si è difeso sostenendo che non c'è nulla di penalmente rilevante e che il tribunale lo assolverà. Può darsi (glielo auguro). Però ho quasi l'impressione che Di Pietro usi due pesi e due misure. E se alla fine «l'innocente» ex pm dovesse risultare colpevole? SILVANO STOPPA, CESANO BOSCONE (MI) Moriremo come gli elefanti Appreso del sì all'alimentazione e idratazione forzata, il mio pensiero è stato: faremo come gli elefanti, cercheremo un luogo dove andare a morire. Così come le coppie cercano un Paese dove fare procreazione assistita più illuminata. E gli aspiranti medici cercano un Paese dove il test di ammissione a Medicina non preveda quiz sportivi. In Spagna, per esempio. Lì il franchismo è finito 30 anni fa. E il Berlusconismo quando finirà? Nel frattempo siamo un Paese in cui pochi decidono per tutti. STEFANIA PEDRAZZI, CAMPOBASSO Il Vaticano e un Paese sempre più laico Le reazioni al limite dell'isteria della Cei alle critiche sulle dichiarazioni del Papa in merito all'utilizzo del preservativo per la prevenzione dell'Aids mostrano il lato scoperto e sensibile delle gerarchie ecclesiastiche alla maggior consapevolezza laica del nostro Paese, che non sembra aver intaccato l'acquiescenza di questo governo ai voleri del Vaticano, mentre sta partorendo una legge sul testamento biologico che mortifica la libertà individuale sancita della Costituzione. SILVIO ZANCHET Quella pillola era del giorno dopo Nel titolo di un articolo comparso sulla Stampa di ieri a pag. 15 è stata confusa la pillola abortiva, che agisce a concepimento avvenuto, con la pillola del giorno dopo, che è un contraccettivo di emergenza. Ce ne scusiamo con i lettori.

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Precari, allarme rosso della Uil: 200 in bilico (sezione: Scuola)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 27-03-2009)

Argomenti: Scuola

Precari, allarme rosso della Uil: 200 in bilico Docenti, scure alle medie. Nel mirino anche bidelli e segretari Sono oltre 200 i precari della scuola a rischiare il posto nel prossimo anno scolastico, dopo la «cura dimagrante» del ministro Gelmini. Lo dice la Uil scuola, dopo aver incrociato previsioni sui tagli e organici, numero dei probabili pensionamenti, e gli incarichi a tempo determinato. Sono 15 i docenti delle elementari in bilico nel 2009-2010; 78 alle medie, 12 alle superiori. Centoquindici invece i bidelli e segretari a rischio. «Con i tagli indiscriminati, fatti in via lineare si rischia di danneggiare sia la qualità dell'offerta formativa sia il lavoro del personale - spiega Giuseppe Morgante, segretario Uil scuola - Servirebbe tranquillità, invece: assegnare organici adeguati alle scuole, per rispondere alle esigenze delle famiglie e lasciare all'autonomia degli istituti l'organizzazione del tempo scuola e della didattica». Il sindacato ieri si è fatto portavoce delle istanze dei precari all' Ufficio scolastico regionale. (l.c.)

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Primarie, saltano 41 classi: accorpate (sezione: Scuola)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 27-03-2009)

Argomenti: Scuola

Una delegazione del comitato ha incontrato il provveditore: i numeri non tornano nel capoluogo, a Conegliano e Mogliano. Martedì summit sulle cattedre Primarie, saltano 41 classi: accorpate Bigardi rassicura le famiglie. Organici, a rischio 2 maestri in ogni scuola «Vogliamo garanzie sulle lezioni dei nostri figli nel prossimo anno scolastico». Con 4500 famiglie idealmente alle loro spalle, una delegazione di genitori ha incontrato ieri il provveditore Maria Giuliana Bigardi (foto sotto) per avere rassicurazioni in merito alla riforma Gelmini. E il provveditore, se da un lato ha fornito garanzie sul tempo prolungato, ha annunciato che 41 classi elementari con un numero di alunni sotto il numero legale (15 scolari) dovranno a settembre essere accorpate ad altre sezioni. «Una razionalizzazione della struttura - ha spiegato Bigardi - La conseguente ridistribuzione degli insegnanti consentirà di garantire più tempi prolungati». Degli organici provinciali si parlerà martedì in Regione. Fra le richieste dei genitori, ieri, il mantenimento del tempo scuola come è previsto attualmente. E dunque tempo prolungato e pieno, compresenze fra insegnanti che possano mantenere i laboratori didattici. E infine l'appello a non innalzamento il numero di studenti per classe. «I genitori avevano bisogno di informazioni precise» - spiega Bigardi. Al termine il provveditore ha voluto rassicurare la delegazione sull'impegno al mantenimento del tempo prolungato e del tempo pieno. E secondo quanto riferito alla riunione, non necessariamente le classi raggiungeranno i 30 alunni, come sembrava inevitabile dalla lettura dei provvedimenti Gelmini. «E' chiaro, di fronte a realtà in cui si profilano classi con 9 alunni dovremo accorpare» - puntualizza il provveditore. E non si tratta di scuole dei piccoli paesi di montagna: le micro-classi esistono anche a Treviso, e in altri grandi centri, da Conegliano a Mogliano. Ben 41 classi dovranno essere unite ad altre sezioni dello stesso istituto. Insomma: in tempi di ristrettezze economiche e di tagli, classi di nove o dieci alunni non sono più ammissibili. «Si tratta di essere virtuosi» - conclude Bigardi. Martedì il provveditore andrà in Regione, per parlare con l'assessore Elena Donazzan, e con la direttrice dell'ufficio scolastico regionale, Carmela Palumbo, per la distribuzione degli organici. «Ci saranno tagli, questo è certo - spiega - dovuti all'eliminazione delle compresenze, prevista per legge, e alla razionalizzazione delle classi». Si parla di 2-3 maestri in meno per scuola... (Laura Canzian)

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Roberto Saviano non è un attore né un affabulatore facile da ascoltare. Anzi, a momenti &#... (sezione: Scuola)

( da "Unita, L'" del 27-03-2009)

Argomenti: Scuola

Roberto Saviano non è un attore né un affabulatore facile da ascoltare. Anzi, a momenti è stato piuttosto faticoso, se non addirittura doloroso, seguire il suo racconto di orrori. E assistere a quella sfilata di titoli di stampa complici della mafia e dei suoi mitizzati «personaggi». Di sicuro il suo non è stato un momento di spettacolarizzazione della cronaca, ma un percorso a ostacoli nella storia criminale e sociale del paese. Per questo è straordinario che il programma di Fabio Fazio, pur in confezione ostica, abbia fatto l'ascolto maggiore della serata. Oltre 4 milioni e mezzo di spettatori con il 19% di share: è la prova che il pubblico c'è, quando c'è il servizio pubblico. E consola anche il fatto che, sempre Raitre, con Parla con me abbia battuto Porta a porta e la sua scandalosa Gelmini, unico ministro dell'istruzione al mondo che si vanti di aver tagliato i fondi per l'istruzione. Senza considerare che, chi punta solo sulla meritocrazia, dovrebbe avere almeno qualche merito.

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investire in cultura? meno mondanità più fondi ai maestri - paolo bertinetti * (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina XIX - Torino Il caso Grinzane e gli aiuti pubblici Investire in cultura? Meno mondanità più fondi ai maestri PAOLO BERTINETTI * (segue dalla prima di cronaca) In lingua originale, con i "sopratitoli" per aiutare gli spettatori che non sapevano l´inglese. Non c´erano troupe televisive e i giornali si erano limitati a pubblicare il comunicato stampa. Come è giusto, perché non si trattava di un avvenimento mondano. Ma il valore culturale di questa proposta (promossa dal Circuito Teatrale del Piemonte, ente finanziato dalla Regione e dai Comuni interessati), vale cento volte di più di un avvenimento mondano. I Vip, i banchetti, le cerimonie fastose, possono portare grande consenso mediatico. Dubito che possano portare un solo spettatore in più a teatro o un solo lettore in più in libreria. La promozione e la diffusione della cultura è fatta di un lavoro paziente, costante, continuo nel tempo, da persone competenti e in genere non appariscenti. I veri eroi della cultura sono i nostri maestri e maestre della scuola materna ed elementare, l´unica istituzione di cui l´Italia può vantarsi (e che infatti il Ministro Tremonti per bocca della Ministra Gelmini ha deciso di mutilare con i suoi tagli). Il lavoro culturale che lascia il segno è quello esercitato dai Conservatori, non dalle "prime" alla Scala. La diffusione della cultura cinematografica è merito delle proiezioni al Museo del Cinema, non delle cerimonie di gala con sottosegretari e veline. Così come ricordare o fare conoscere ai cittadini da cosa è nata e su cosa si basa l´Italia civile è il compito svolto tenacemente perseguito dall´Istituto Storico della Resistenza con le sue molte iniziative - che non fanno rassegna stampa. Sono le tante realtà come queste che fanno Cultura. Il resto è mondanità, che dura l´espace d´un matin (o meglio, d´une soirée) e che non lascia niente dietro di sé. Ma che serve come pubblicità. è questo il problema della nostra Politica: il conseguimento del consenso passa in larga parte attraverso l´eco mediatico (il che spiega da sé il successo di Berlusconi, altro che le sofisticate e ridicole spiegazioni dei politologi, in specie di sinistra). La cultura in sé non porta consenso, l´avvenimento "culturale" invece sì. Molte delle scelte dei pubblici amministratori, la proliferazione dei festival, la moltiplicazione dei premi letterari, l´invenzione di convegni di dubbia utilità ma con grandi nomi, nascono da lì. Molte delle voci critiche che si sono levate in questi giorni non colgono affatto il cuore del problema. Il punto non è soltanto spendere correttamente i soldi pubblici, ci mancherebbe! è spenderli correttamente per cose per cui vale la pena spenderli. Come per quelle iniziative più che lodevoli e poco appariscenti a cui accennavo a mo´ di esempio. Come per avere consentito (come Regione, insieme ai Comuni disponibili) che in Piemonte le maestre e i maestri possano continuare a fare bene il loro lavoro prezioso nonostante le scelte "omicide" (della cultura) imposte dal governo. (* docente di Letteratura inglese ex preside della facoltà di Lingue all´Università di Torino)

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Nessuno lo dice ma la scuola chiude (sezione: Scuola)

( da "Tempo, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Scuola

stampa Tagli GelminiL'istituto elementare di Piani di Poggio Fidoni potrebbe essere la prima vittima reatina della ristrutturazione Nessuno lo dice ma la scuola chiude La dirigente della Di Marzio ai genitori: «Pochi alunni» Luca Francescangeli La scuola elementare di Piani di Poggio Fidoni potrebbe essere la prima vittima della riforma Gelmini. O almeno potrebbe essere la prima vittima certa. Nelle ultime settimane, infatti, si sono inseguite voci, mezze certezze e denunce sugli effetti dei tagli governativi nella nostra provincia, ma non è ancora chiaro quali e quante scuole verranno effettivamente chiuse, scuole a cui non verrà «riconfermato l'organico» per dirlo in termini tecnici. Ieri, però, nella frazione reatina è arrivata la notizia della probabile chiusura della Lorenzo Di Marzio. La scuola è composta da elementari e materna, ma al momento la possibile chiusura riguarderebbe solo l'elementare. Il plesso, inoltre, richiama alunni anche dalle frazioni e dai piccoli paesi limitrofi. È stata la dirigente scolastica Carla Felli a comunicare ai genitori le intenzioni dell'Ufficio scolastico provinciale, convocando una riunione per le 16,30 di martedì prossimo. Il motivo? Troppi pochi alunni: solo 54, secondo i dati dell'Ufficio scolastico, di cui dieci bambini in prima elementare. Sempre dall'ex Provveditorato, fanno sapere che «nessuna chiusura sarà, in ogni caso, definitiva e che le decisioni potranno essere riviste nel corso dei prossimi anni». Tutto vero, ma il passo tra "chiusura temporanea" e "chiusura permanente" è davvero breve. I genitori sono subito balzati sul piede di guerra, ma i numeri sembrano implacabili: ci vogliono 15 bambini in prima elementare per tenere in vita la scuola e le deroghe previste finora (anche solo dieci bambini in prima) varranno solo per alcune scuole di montagna particolarmente isolate. Ma c'è di più. Perché, la struttura che rischia di chiudere dal prossimo settembre, è stata inserita nel Piano triennale dei lavori pubblici per la realizzazione di una palestra e la progettazione dell'intervento è già costata al Comune di Rieti ventimila euro, a tanto, infatti, ammontava l'apposita voce nel bilancio 2008. Sarebbe davvero assurdo scoprire che sono stati spesi dei soldi per una struttura destinata a rimanere inutilizzata. Sono anche arrivate le prime reazioni politiche, con il consigliere comunale Fabio Nobili che ha dichiarato: «Mi batterò in ogni sede per scongiurare la chiusura della scuola elementare, che è un punto di riferimento irrinunciabile per Piani di Poggio Fidoni». Intanto i genitori dei piccoli alunni stanno alla finestra, aspettano l'incontro di martedì e promettono battaglia.

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Quei giovani giganti di Loano e Albenga (sezione: Scuola)

( da "Stampa, La" del 27-03-2009)

Argomenti: Scuola

BASKET DUE SQUADRE IN GRANDE FORMA Quei giovani giganti di Loano e Albenga I giovani continuano a dare soddisfazioni. Mercoledì sera pubblico delle grandi occasioni per seguire gara-2 di Albenga-Sanremo, quarto di finale dell'Under 15 di Eccellenza, con la compagine ingauna che si era già imposta nella prima partita. Il team allenato da Andrea Lupi ha chiuso i giochi qualificandosi per la semifinale dove incontrerà l'Athletic Genova, team favorito per il titolo ligure. Benché privo di due elementi quali Ciccione e Piazza, il team di Lupi ha allungato già nel primo quarto, per mantenere la distanza di sicurezza prima dell'intervallo lungo. Le percentuali parlano di una superiorità schiacciante degli albenganesi, sia nei tiri da due che in quelli dalla lunga distanza, anche se chiave del match sono stati i numerosi rimbalzi difensivi. Ecco il tabellino: Gallea 22, Ruggero 16, Bosisio 14, Bova 12, Giulini 6, Basso 2, Sibilla 2, Soracco, Ruffini, Vanara. Va inoltre ricordata, a conferma dell'ottimo lavoro svolto dal sodalizio presieduto da Mariangela Penna, la bella vittoria su Bordighera dopo due supplementari con l'Under 13 allenata da Gianni Accinelli. Intanto nell'Under 19 Open l'Azimut Loano ha infilato la ventesima vittoria chiudendo imbattuta la regular season. A farne le spese, al termine di una partita combattuta, è stato l'Alcione Chiavari superato infine per 80-79. A segnare i due tiri liberi che hanno deciso il confronto a 5 secondi dalla fine è stato Ficetti. Il tabellino: Bellato 4, Marino, Ficetti 25, Bussone 34, Di Palma, Damonte 12, Gelmini, Maccagno 10, Rotolo, Morana. Allenatore Spedaliere. Ora la compagine del presidente Della Casa parteciperà alle fasi successive del campionato con i vari concentramenti che porteranno alla finale nazionale. I ponentini hanno le carte in regola per proseguire l'avventura. \

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Dopo Segni, Veronesi L'incubo referendum scuote i democratici (sezione: Scuola)

( da "Riformista, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Scuola

Dopo Segni, Veronesi L'incubo referendum scuote i democratici RETROSCENA.Il Pd si spacca sull'ipotesi di consultazione popolare bioetica. Favorevoli la Cgil e i laici, contrari cattolici e fedelissimi di Franceschini. «È un'arma spuntata», dice Tonini. Fioroni su Guzzetta&co: «Ci portano dal porcellum allo scrofellum». di Tommaso Labate Quello sulla legge elettorale è già convocato per una domenica di inizio estate, lontana quanto basta dall'election day. Quello sulla scuola, lanciato in pompa magna dall'allora segretario Walter Veltroni sull'onda delle proteste dell'Onda, sembra essere stato inghiottito dalle tenebre (ma forse rispunterà dal nulla, addì primo aprile). E come se non bastasse sta per affiorarne il terzo, abrogativo della (futura) legge sul testamento biologico che ora passerà da palazzo Madama a Montecitorio. Sul Pd incombe l'incubo referendario. Solo che, a differenza del passato, nessuno può sognarsi di dare la "colpa" (virgolette d'obbligo) a Marco Pannella e compagnia. All'una e mezza di ieri, quando il Senato aveva dato il disco verde all'emendamento «ammazza testamento», la consultazione referendaria sul fine vita era già virtualmente convocata. A promuoverla l'Italia dei valori di Antonio di Pietro e, soprattutto, la Cgil. La reazione democrat era quella del marciare divisi per colpire chissà come. Un eventuale referendum sul biotestamento vedrebbe in prima fila gli scienziati prestati al Pd: da Ignazio Marino a Umberto Veronesi, tanto per citare due esempi conosciuti a livello mondiale. E gli altri? Il cattolicissimo Beppe Fioroni la prende alla lontana, dice che «Berlusconi ha fatto di tutto questo un tema da campagna elettorale» e aggiunge che «con la legge che esce dal Senato ci sarà un arretramento rispetto alla vita ordinaria che c'è negli ospedali italiani». Ma le sue conclusioni sono nette: «Un referendum sul testamento biologico avrebbe come unico effetto quello di radicalizzare ulteriormente lo scontro». E questo, aggiunge l'ex ministro, «il paese non può permetterselo». Il fronte laico, però, reagisce in maniera diversa. Molto diversa. «Io sono una donna delle istituzioni e farò di tutto perché quella legge oscena si possa cambiare in Parlamento», premette Livia Turco. «Ma - aggiunge l'esponente (dalemiana) della sinistra piddì - qualora i nostri tentativi risultassero vani, allora non ci resterebbe che il ricorso al referendum». Ricorso sponsorizzato anche da Enzo Bianco e, in linea di principio, da Gianni Cupero («Non possiamo escluderlo»). Cattolici e laici. Laici e cattolici. Giorgio Tonini, già braccio destro di Veltroni, ricorda: «Io ero contrario anche alla consultazione sulla fecondazione assistita. Allo stesso modo, credo che non abbia senso ricorrere alle urne sul testamento biologico. Sarebbe come regalare una comoda vittoria alla maggioranza, che è compatta. E io non voglio che Berlusconi possa "vincere facile", come dice la pubblicità». Condivisibile o meno, il ragionamento di Tonini è molto semplice: «Visto che l'istituto referendario è ormai un'arma spuntata, non ha senso chiamare al voto gli italiani se gli schieramenti sono gli stessi che si combattono in Parlamento». Perché in questo caso, aggiunge, «la maggioranza vincerebbe col più semplice dei richiami: quello a disertare i seggi elettorali». Cambiando l'ordine dei quesiti, il risultato non cambia: anche sul referendum elettorale il Pd si muove a compartimenti stagni. Veltroniani e parisiani sostengono i sì, dalemiani e popolari sono contrari, Franceschini si trova nella "comoda" situazione di chi, visto il boicottaggio dell'esecutivo, non può certo sabotare il duo Guzzetta-Segni. «Noi - dice Fioroni - dobbiamo cambiare il porcellum in Parlamento. Il referendum, invece, ci lascerebbe in dote uno scrofellum, ancora peggiore dell'attuale». Per trovare una consultazione che trovi tutto il Pd d'accordo bisogna guardare al referendum misterioso, quello anti-Gelmini. Adesso quei quesiti sono nel dimenticatoio. Il primo aprile, durante un'iniziativa nazionale, Franceschini potrebbe rimuoverli dalla naftalina. Sempre che, vista la data, non si tratti di uno scherzo. 27/03/2009

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Università, restyling condiviso (sezione: Scuola)

( da "Italia Oggi" del 27-03-2009)

Argomenti: Scuola

ItaliaOggi sezione: Professioni data: 27/03/2009 - pag: 32 autore: riforma Università, restyling condiviso Impegno comune, tra maggioranza opposizione e mondo accademico, a rivedere le forme di governo degli atenei, riconsiderando le funzioni decisionali, la composizione dei vari organi, il loro ruolo e le loro responsabilità nella programmazione e nella distribuzione delle risorse. Ma anche, una riforma dei meccanismi di reclutamento e di promozione dei docenti, che vanno allineati alle migliori prassi internazionali. È una prova generale per un'intesa bipartisan quella cui punta il ministro dell'istruzione e dell'università Mariastella Gelmini che ha pronta la bozza di disegno di disegni sulla riforma della governance e sui concorsi universitari. Una delle novità maggiori sarà quella della fine dei concorsi locali che saranno sostituiti da un'abilitazione a livello nazionale, che durerà un certo numero di anni, dalla quale i singoli atenei recluteranno i singoli ricercatori e docenti di cui hanno bisogno.

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proposte (sezione: Scuola)

( da "Tirreno, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina 13 - Attualità PROPOSTE PROPOSTE Caccia sì, ma ben regolamentata Io non sono contraria alla caccia, Al ristorante apprezzo la cacciagione e al supermercato compro a volte i sughi al cinghiale o alla lepre. Leggo spesso di un'eccedenza di cinghiali o caprioli che danneggiano le coltivazioni e quindi è necessario abbatterli. Se i nostri boschi sono pieni di selvaggina, ciò a mio modesto avviso è un bene poiché si tratta di una risorsa alimentare. Inoltre la caccia è tutela del territorio e sviluppo sostenibile. Perché non fare riserve di caccia in quei borghi abbandonati della campagna toscana? Può essere un modo per ripopolare zone abbandonate promuovendo un vecchio tipo di turismo, quello delle battute di caccia. Dobbiamo valorizzare le risorse boschive che abbiamo, selvaggina, compresa. La caccia, debitamente disciplinata e riservata ai maggiorenni, può essere una risorsa economica preziosa di sviluppo del territorio. Maria Elena Moretti RESISTENZA Ecco chi sono i veri eroi di guerra Martedì 24 marzo sono tornato in un paesino sul monte pisano, Rota di Compito, dove ero sfollato nel 1944. La strada dove avevamo trovato uno stanzone per dormire è stata intestata a don Aldo Mei, denuciato al comando tedesco per aver somministrato i sacramenti a un partigiano, fu prelevato dai tedeschi e incarcerato a Lucca dove venne fucilato per non voler rivelare né il luogo né il nome del partigiano. Ho collegato don Aldo a un altro eroe, Salvo D'Acquisto: questi offrì la sua vita innocente accusandosi di essere stato lui a uccidere un soldato tedesco; il comandante del plotone di esecuzione, sapendo che era innocente, prima di ordinare il fuoco gli fece rendere gli onori militari. Questi gli eroi. Ben diverso il falso netturbino che in via Rasella laciò il carretto da spazzino con una bomba dentro mentre passava un camion con militari tedeschi a bordo: ne morirono 33. Il nome del falso netturbino appartenente ai Gap non è mai stato rivelato. Forse gente come questa è meglio scordarla, ma se ci sono di mezzo tragedie come le Ardeatine andrebbero denunciati per insegnare a tutti che non si getta il sasso e si nasconde la mano. Vinicio Pinelli SCUOLA Il latino? è una materia scientifica è preoccupante che i nostri studenti non conoscano l'analisi logica, ma ancor più che manchino di logica, rasentando il livello zero nelle discipline scientifiche (le analisi dell'Ocse sono impietose). Perché non ripristinare il latino, lingua che è una perfetta palestra di logica, nella scuola dell'obbligo? Ha la stessa valenza formativa della matematica e della geometria e rappresenta un'ottima ginnastica mentale e un valido ausilio ad espandere le capacità logiche e critiche. Per il continuo esercizio della logica a cui obbliga il discente, andrebbe annoverato tra le materie scientifiche piuttosto che tra quelle letterarie. Spero che il ministro Gelmini riesca a vedere più in là dei suoi predecessori e ne ripristini lo tudio nella scuola dell'obbligo. Patrizio Pesce Livorno ITALIA E ROMANIA Noi Ceausescu, voi l'unto del Signore Sono romena e vivo in Italia da tanti anni. Ricordo ancora l'effetto positivo che provai nei primi anni nel vedere la gente contenta che al bar parlava di calcio, donne, politica e macchine. Da noi si viveva nella paura di criticare la politica, la gente era più impegnata nel volontariato e i giovani a studiare. Gli amici mi prendevano in giro: voi rumeni, dicevano, siete degli invertebrati perché non riuscite a liberarvi di Ceausescu. Non sapevo che dire, anche perché in quegli anni tante cose che sono venute fuori dopo la morte di Ceausescu non si conoscevano. Ma i romeni, quando la storia lo ha permesso, hanno saputo agire, bene o male non posso giudicare. Ora ai miei amici, che ridono sempre meno, mi verrebbe da chiedere: e voi che da Andreotti siete passati a Berlusconi? Che avete politici condannati, forse anche per mafia, al governo e in Parlamento? Che non ridete più, ma siete felici di vedere Berlusconi che sprizza gioia e soldi personali? Sapete almeno quale sarà il vostro futuro? Forse sì: avete trovato l'unto del Signore, mentre noi si aveva un semplice operaio... Victoria Sandu Bagni di Lucca

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Centro ricerca antitumori senza fondi (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2009)

Argomenti: Scuola

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2009-03-27 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE La storia Nella struttura di Nerviano a rischio 800 posti. «Per protesta apriamo le gabbie delle cavie» Centro ricerca antitumori senza fondi «Lasceremo in libertà scimmie e topi» Il laboratorio sperimenta farmaci per malati terminali. «Ci hanno abbandonati» La struttura è gestita da una società che fa capo al Vaticano. Lunedì presidio dei lavoratori davanti al Pirellone Tutti in libertà. Scimmie, roditori, cani: gli animali cavia «rischiano » di tornare liberi. Perché «se noi siamo imprigionati dai debiti, senza via di fuga, loro potrebbero morire di fame». E se qualcuno non li aiuta «la struttura chiude». Per questo i dipendenti hanno deciso di aprire le gabbie, per offrire agli animali («almeno a loro») una speranza. Il Nerviano medical sciences, centro di ricerca per i trattamenti antitumorali, rischia il fallimento. «Mancano 60 milioni. E per risolvere una crisi che si trascina da tempo ci vorrebbe un miracolo», spiega Francesco Colotta, vice presidente. E che considerando la proprietà, Congregazione dei figli dell'Immacolata concezione, sembra quasi un eufemismo. Il centro è soffocato dai debiti ed è stato messo in vendita. Per Colotta, «basterebbero pochi mesi d'attesa perché stiamo chiudendo una trattativa importante con la multinazionale Pfizer ». Ma il tempo stringe. Il 3 aprile, secondo le comunicazioni ufficiali, quasi 800 lavoratori, tra ricercatori e dipendenti, saranno licenziati. E il centro abbandonato. Lo stesso che è fiore all'occhiello della ricerca italiana. E che cura, grazie ai suoi preparati, 200 pazienti terminali in tutto il mondo. Dagli Stati Uniti all'Europa. «Abbiamo raggiunto risultati straordinari: come allungare la vita ad alcune persone ». Preparati «contesi da case farmaceutiche». Scoperte che «ci hanno fatto meritare una fama internazionale». Anche il Wall Street Journal ha parlato del centro alle porte di Milano. Ed è evidente che «se chiudiamo, tutte queste risorse saranno abbandonate». Macchinari «all'avanguardia» e professionalità «invidiate». Senza contare l'aspetto etico. «Dovremmo interrompere le cure di chi si è affidato a noi». La proprietà, giusto mercoledì sera, ha scritto ai ministri Gelmini, Tremonti e Sacconi: «è necessario costituire un tavolo per convincere la banche ad aiutarci». Una garanzia per un prestito ponte, in attesa delle entrate. I dipendenti, invece, si sono rivolti all'arcivescovo Dionigi Tettamanzi. Un appello perché «non si proceda alla chiusura». Per ora nessuna risposta. Ma i primi a «rischiare» sono gli animali. Circa 150 primati («scimmie pagate quasi 5mila euro l'una»), un centinaio di cani e 500 roditori. «La prossima settimana finiranno le scorte di cibo», spiega Giorgio Ornati della Rsu. E siccome mancano i fondi, «non si sa cosa accadrà ». Certo è che se «non interviene qualcuno, apriremo le gabbie». Una protesta. E un vero disastro. «Senza contare che in Italia il nostro è l'unico centro ad avere dei primati». E senza questi macachi, non si può procedere con la ricerca. Perché un farmaco antitumorale, prima di essere somministrato a un paziente, «per legge deve essere testato su questi animali ». Sorti legate allo stesso filo, «sempre più sottile». In ballo c'è anche il destino dell'intera comunità di Nerviano («il centro è nato nel 1965. E nel 2004 è passato alla società che fa capo in Vaticano»). Tanto da preoccupare il sindaco che sta seguendo la situazione. A partire dal presidio che lunedì i lavoratori faranno davanti alla Regione. «Il presidente Formigoni ha accettato l'incontro». Una speranza di aprire la trattativa. «Prima di aprire le gabbie». Il centro L'entrata della struttura: ora è a rischio il futuro di quasi 800 dipendenti. Nel tondo un ricercatore al lavoro in un laboratorio d'analisi Benedetta Argentieri

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Gli insegnanti precari all'ex Provveditorato (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 27-03-2009)

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PESARO pag. 7 Gli insegnanti precari all'ex Provveditorato PROTESTA E... CONFRONTO AVREBBE DOVUTO essere un «sit-in di protesta dei precari della scuola davanti all'Ufficio scolastico provinciale (ex Provveditorato) di Pesaro e Urbino». Ci si aspettava, come recita il dizionario, di trovarsi di fronte ad una «forma di protesta politica con la quale i dimostranti occupano un luogo sedendosi per terra e opponendo resistenza passiva a coloro che tentano di sloggiarli». Invece poco dopo le 15 di ieri (orario dell'appuntamento) gli insegnanti a tempo determinato pesaresi (in totale una cinquantina), che avevano accolto l'invito della Rete docenti precari della Marche' a manifestare «contro i tagli della legge 133 e contro il disegno di legge Aprea», erano tutti seduti all'interno dell'Usp di Pesaro Urbino, a confrontarsi con i sindacalisti e con Anna Maria Venturini, referente dell'ufficio scolastico. Con loro avevano dei cartelloni (foto)che recitavano: «Chiediamo il riconoscimento della professionalità dei docenti precari» e «Più docenti preparati, più qualità della scuola». ERANO PREOCCUPATI per i tagli previsti dalla Finanziaria che «riducono indiscriminatamente il personale docente e Ata» e la domanda che più di ogni altra riempiva la stanza era: «Il nostro futuro, qual è?». Sono andati via senza risposte, ma con la consapevolezza di non essere soli nella loro lotta. «Noi siamo con voi, più di voi contro i tagli alle risorse ha detto loro la Venturini . Le risorse già non ci bastano. E' difficile far quadrare il cercio. Io sono dalla vostra parte». I segretari dei sindacati scuola Anna Bartolini (Cisl) e Lilli Gargamelli (Cgil) hanno ribadito il loro impegno. DI FATTO restano i numeri. «I precari della Scuola nella nostra regione riporta la Rete docenti precari Marche sono in totale 6.083, di cui 3.818 docenti. Nel corso di dieci anni il personale docente precario è aumentato del 175%, quello costituito dal personale Ata (bidelli e addetti alle segreterie) ben del 321% Nelle Marche i precari della scuola costituiscono il 22% del totale degli impiegati contro il 20% della media nazionale. Per effetto dei tagli della Gelmini e di Tremonti i precari che perderanno il posto di lavoro nelle Marche sono 1.300 fra docenti e Ata». Image: 20090327/foto/7976.jpg

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)SCUOLA Marcatelli (Fi/Pdl): ... (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 27-03-2009)

Argomenti: Scuola

AGENDA CESENA pag. 7 )SCUOLA Marcatelli (Fi/Pdl): «Controinformazione ideologica»... )SCUOLA Marcatelli (Fi/Pdl): «Controinformazione ideologica» LA controinformazione programmata nei confronti della riforma dell'istruzione elementare è arrivata anche nelle scuole di Cesena. È arrivata, come in tutta Italia, attraverso un comportamento riprovevole dei dirigenti scolastici e dei maestri sindacalizzati, che, invece di esprimere il loro rispettabile dissenso nei luoghi appropriati, hanno portato la politica dentro gli istituti, strumentalizzando i bambini e facendo pressioni sui genitori per portarli a fare scelte congeniali a difendere soprattutto interessi e privilegi di parte. Non sono mancate le proteste dei genitori, che ci sono giunte numerose anche se preoccupate e formulate in modo da non consentire l'individuazioni delle persone, proprio al fine di evitare ripercussioni sugli studenti. Ci sono state denunciate proposte formative non chiare, moduli formativi sconsigliati (le 27 ore) e addirittura negati (le 24 ore), una spinta fortissima sulle 30 ore e sul tempo pieno, anche nei confronti di genitori che non ritenevano di accettarlo. Gli interessi perseguiti dalle maestrine della Cgil, così diversi da quelli di molte famiglie, alla fine, a fronte di disagi promessi o di allarmismi ingiustificati, hanno raggiunto l'obiettivo insistentemente perseguito. Su questo risultato finale si è abbattuto il giudizio politico dell'assessore Daniele Gualdi, che, confondendo volutamente le 24 ore con il maestro unico (al solo scopo di disorientare le famiglie), ha trionfalmente affermato che il modello didattico del ministro Gelmini è fallito. Si è trattato di un pesante e immotivato intervento ideologico da parte di un assessore che, invece di essere garantista verso le minoranze che richiedevano scelte diverse e in linea con la legge, ha preferito usare il frullatore per omogeneizzare un servizio che dovrebbe essere invece a misura di bambino. Quella che eufemisticamente l'assessore chiama "attività di informazione" ha dato i frutti sperati, visto che i genitori hanno deciso in forma "autonoma"! Utilizzare la scuola per una polemica politica di retroguardia la dice lunga su quale "cultura" sia rappresentata dal nostro assessore. Ma il lavoro per superare una scuola di matrice sessantottina, che non educa e non introduce i giovani alla realtà, non potrà essere fermato da chi vuole difendere lo status quo. Valutazione, merito e rigore sono elementi che vanno nella direzione voluta dalle famiglie. Tommaso Marcatelli Capogruppo FI-PDL Cesena

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JESI L'INSEGNANTE resta a casa... (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 27-03-2009)

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JESI pag. 10 JESI L'INSEGNANTE resta a casa... JESI L'INSEGNANTE resta a casa. Numeri reali ancora non ci sono ma le proiezioni del sindacato, fatte sulla base dei dati in suo possesso forniti a livello ministeriale, parlano di una riduzione degli organici sia alle elementari sia alle medie inferiori. Insomma, gli istituti comprensivi della città dovranno tra non molto fare i conti con la riforma messa a punto dal ministro Gelmini. E si tratta solo della prima fase, essendocene altre due nei prossimi anni. «Indicativamente avremo una contrazione di organico di due insegnanti per istituto comprensivo dice Manuela Carloni, responsabile Cgil per la scuola e quindi a Jesi ci troveremo con una decina di maestre in meno. Questo vuol dire una sola cosa: non avere più la compresenza in classe, non lavorare più su progetti specifici e soprattutto non sostenere chi è in difficoltà». Dati allarmanti che vanno ad aggiungersi a quelli del comparto manifatturiero. Perché anche in questo caso chi paga la riforma sono i precari, come spiega la sindacalista della Cgil: «L'insegnante con il contratto a tempo indeterminato non rischia il posto, tutt'al più dovrà cambiare sede di lavoro, ma chi invece ha l'assegnazione annuale adesso si ritroverà senza lavoro. E' un dramma, un grosso dramma per queste persone. Perché per arrivare alla cattedra hanno fatto concorsi, abilitazioni, tanta anticamera. E adesso si vedono fuori dal mondo della scuola». Così come saranno messi alla porta decine di impiegati e bidelli. «Ogni istituto comprensivo si ritroverà con un amministrativo e con due bidelli in meno. Ciò significa mettere in ginocchio le segreterie e non assicurare più la sorveglianza scolastica» spiega Emanuela Carloni. Tant'è che diverse scuole stanno già bussando alla porta dell'assessore Bruna Aguzzi per avere personale da utilizzare nelle ore della mensa. Costi che dovrà sostenere l'Amministrazione comunale, altrimenti si rischia la paralisi. Intendiamoci, questi numeri riguardano le elementari, oggi chiamate primarie. Poi c'è la media inferiore dove anche lì sono previsti tagli. Visto che si tratta di proiezioni, il sindacato si addentra nell'aspetto sociale in punta di piedi: «Pensiamo a cosa significherà per una famiglia non poter più contare su uno stipendio sottolinea la Cgil e che in alcuni casi è il principale sostegno se il coniuge si trova in cassa integrazione». ser.fe.

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Under 19, azimutrimonta e superaanche il chiavari (sezione: Scuola)

( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Scuola

Under 19, azimutrimonta e superaanche il chiavari basket NELL'UNDER 19 Open di basket, l'Azimut Loano chiude in bellezza battendo in rimonta il Chiavari. Già da tempo sicura del titolo, l'imbattuta squadra di Spedaliere avrà ora un po' più di un mese per prepararsi al concentramento interregionale che metterà in palio l'accesso alle finali nazionali. Anche il Gruppo Geo Ceriale conclude con un successo la prima fase. I due punti ottenuti contro l'Ospedaletti (con Carpaneto a dominare a rimbalzo) permettono ai ragazzi di Romano di conquistare il terzo posto e di disputare il primo turno di play off (contro il Chiavari) con il vantaggio dell'eventuale bella in casa. Nell'Under 17 d'Eccellenza, l'Azimut, con carattere, si aggiudica la combattutissima gara 1 di semifinale battendo il Pegli. Dopo essere stati avanti anche di 11 punti (56-45 al 29'), i ragazzi di coach Spedaliere vanno in crisi, permettendo agli ospiti di recuperare. Poi il recupero. UNDER 19 OPEN (10^ e 11^ giornata): Rapallo-Granarolo 65-99; Granarolo-Villaggio 70-67; Ospedaletti-Ceriale 64-74; Azimut-Chiavari 80-79; Olimpia-Cus 82-73. Classifica finale: Azimut 40; Granarolo 32; Ceriale 26; Chiavari 24; Ospedaletti 23; Amatori 18; Rapallo 16; Villaggio 14; Olimpia e Imperia 10; Cus 6. Ceriale: Basso 8, Rosso 12, Kader 7, Mana 10, Carlucci 6, Giulini 11, Grimaldi 2, Carpaneto 18. Azimut: Bellato 4, Marino, Ficetti 25, Bussone 34, Di Palma, Damonte 12, Gelmini, Maccagno 10, Rotolo, Morana. UNDER 17 D'ECCELLENZA (andata semifinali): Azimut-Pegli 74-68, Chiavari-Spezia 67-73. Azimut: Ferrari, Damonte 14, Tassara 4, Bussone 14, Gelmini 12, Ugo Gambetta 1, Delfini, Morando, Rotolo, Cascone 13, Morana 16. 27/03/2009

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INSEGNANTI E PSICOLOGI SI INTERROGANOSUL RITORNO DEL VOTO IN CONDOTTA La sfida di Stefano De Martino: musicare una poesia di Pavese (sezione: Scuola)

( da "Secolo XIX, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Scuola

INSEGNANTI E PSICOLOGI SI INTERROGANOSUL RITORNO DEL VOTO IN CONDOTTA La sfida di Stefano De Martino: musicare una poesia di Pavese ALLA FONDAZIONE CARISPE l'organizzatore del lunezia lancia un nuovo concorso ZERO in condotta: difficoltà e responsabilità dei docenti nella relazione educativa con gli studenti. Nell'anno del ritorno del discusso "cinque" agli allievi indisciplinati, si discute del significato del voto insufficiente, che prelude alla bocciatura: un ritorno al passato che, secondo molti, non solo non risolve il problema dell'irrequietezza. E' dunque affascinante, il tema dell'incontro odierno presso Fondazione Carispe di via Chiodo, nell'ambito degli eventi del "Festival della mente in classe 2009". L'incontro, che avrà inizio alle 14,30, si rivolge agli insegnanti degli istituti secondari di primo e secondo grado, psicologi e operatori del settore e punta dritto su un tema nevralgico, la responsabilità educativa degli insegnanti. «Il grande successo e la forte affluenza a queste nostre iniziative, indicano l'apprezzamento dei docenti per gli approfondimenti di qualità» sottolinea il presidente di Fondazione, Matteo Melley ? con il Festival della Mente riusciamo a promuovere convegni di grande prestigio e valore». Coordinatrice nazionale è Giulia Cogoli, coordinatrice spezzina Francesca Pautasso. .x/27/0903 La nuova iniziativa costituirà una sezione e parteciperà alla serata finale del premio Lunezia in programma ad Aulla .x/27/0903

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Consiglio dei Ministri, personalità giuridica alla scuola europea di Parma: garantita maggiore autonomia (sezione: Scuola)

( da "Sestopotere.com" del 27-03-2009)

Argomenti: Scuola

Consiglio dei Ministri, personalità giuridica alla scuola europea di Parma: garantita maggiore autonomia (27/3/2009 19:00) | (Sesto Potere) - Parma - 27 marzo 2009- “Il gioco di squadra ha funzionato. Le sollecitazioni arrivate dal tavolo interministeriale indetto dal Comune di Parma su tutti i temi riguardanti l’Efsa ha riportato un altro successo”. Sono di soddisfazione le parole del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e del sindaco di Parma Pietro Vignali dopo l’approvazione, in Consiglio dei Ministri, del disegno di legge che riconosce la personalità giuridica alla Scuola per l’Europa di Parma. “Si tratta di un Istituto che offre servizi d’insegnamento ai figli dei funzionari dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, con sede nella città, ai figli di dipendenti delle Aziende convenzionate, nonché a studenti italiani e stranieri che abbiano scelto di frequentarla” ha detto il Ministro Gelmini, che ha anche sottolineato come questo “sia il primo esempio di “scuola associata al sistema delle scuole europee”, un’iniziativa presa a modello in altri Paesi dell’Unione. Il conferimento della personalità giuridica consentirà alla scuola di operare con maggiore autonomia, anche sul piano dell’innovazione metodologica e disciplinare”. “Ringrazio il Governo che è stato ancora una volta di parola – ha detto il sindaco Vignali – Questo disegno di legge, che ora auspico passi presto alle Camere anche con l’aiuto dei nostri parlamentari, risolve molti problemi emersi nella gestione della scuola. E’ un primo passo per dare a Parma e all’Italia una scuola di livello europeo. Ora si dovrà procedere alla realizzazione in tempi brevi e certi della nuova struttura, dopo l’adozione in Consiglio comunale del progetto preliminare”. Grazie al disegno di legge, che ora dovrà passare in Parlamento, alla Scuola europea di Parma viene garantita la necessaria autonomia mediante un assetto giuridico e amministrativo pienamente corrispondente al modello delle scuole europee, in deroga alla normativa nazionale. Ad esempio grazie a questo provvedimento il trattamento economico degli insegnanti sarà parificato alle scuole europee, con la possibilità di avere figure professionali importanti, come ad esempio di madre lingua, e un dirigente scolastico stabile. La Scuola funziona in via sperimentale dal 2004 e nel 2006 ha ottenuto l’accreditamento dal Consiglio superiore delle Scuole europee.

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occhipinti al convegno sulla scuola (sezione: Scuola)

( da "Tirreno, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

Lunedì al circolo I Praticelli Occhipinti al convegno sulla scuola CASTELFIORENTINO. Lunedì alle 21,30 al circolo Arci I Praticelli di Castelfiorentino incontro organizzato dal Pd sul tema "La nuova (o vecchia) scuola - quale futuro per le nuove generazioni", interverranno Rosa De Pasquale, deputato Pd membro commissione cultura della Camera, e Giovanni Occhipinti, candidato a sindaco del Pd. «L'incontro rivolto in particolare a genitori, insegnanti, studenti, vuole essere un'occasione di confronto aperto che miri in prima battuta a informare i cittadini sulle conseguenze della riforma Gelmini - dichiara Occhipinti - e soprattutto a capire quali scenari si apriranno, o meglio dire chiuderanno, per la scuola italiana. Sono terminate le iscrizioni a scuola, che hanno ribadito la volontà da parte delle famiglie di mantenere il tempo pieno ma soprattutto un tempo educativo non certo composto di 24 ore settimanali».

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Tempo pieno, richieste oltre il 95%: ma escono quasi 3mila insegnanti (sezione: Scuola)

( da "Unita, L'" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

Tempo pieno, richieste oltre il 95%: ma escono quasi 3mila insegnanti Effetto Gelmini: a rischio non solo le 40 ore, ma anche le 30 L'assessore regionale Costa: per l'asilo 4mila bimbi in attesa GIOIA SALVATORI A rischio tempo pieno e prolungato, rientri pomeridiani, pulizie nelle scuole e sostituzioni di docenti malati. Non nasce sotto buoni auspici l'anno scolastico 2009-2010, con i tagli della ministra Maria Stella Gelmini. Va male per tutti: famiglie che non avranno il tempo pieno, docenti, bidelli e segretari in esubero. Alle elementari, con le iscrizioni in prima in aumento come le richieste di tempo pieno e prolungato, i dirigenti dovranno dire tanti no alle famiglie che vorrebbero mandare i figli a scuola per 30 o 40 ore settimanali: il 95% del totale. I ridimensionamenti arrivano mentre aumentano di 1000 unità le iscrizioni in prima elementare e del 6,8% le famiglie del Lazio che vogliono il tempo pieno. Colpa dei tagli di organico della ministra dell'istruzione: a casa, nel Lazio, 4132 persone: 2794 insegnanti e 1138 amministrativi di cui 868 bidelli: «Un supplente arriva per 15 giorni di assenza di un docente, con gli organici ridotti all'indispensabile come faremo a coprire assenze più brevi? Con i tagli al personale amministrativo e ai bidelli, sarà complicato anche pulire le scuole e sorvegliare i piani», dice l'assessore regionale all'istruzione Silvia Costa. «Se la Gelmini non provvede le scuole si appelleranno alle regioni per fronteggiare le richieste dei genitori, le carenze di organico, i problemi di pulizia, trasporto, mense e doposcuola». Mentre la Gelmini taglia, mette il maestro unico e fa fuori tutte le compresenze, i genitori chiedono di più. Ben il 95% delle famiglie del Lazio ha chiesto, iscrivendo i figli in prima elementare, il tempo pieno o prolungato, 30 o 40 ore. Soprattutto nella Capitale e provincia dove il 67% delle famiglie vuole il tempo pieno (più 5,8% rispetto allo scorso anno). La Gelmini, però, ha fatto gli organici misurando 27 ore settimanali per iscritto. Ma a Roma, per esempio, solo il 3,2% delle famiglie ha chiesto le 27 ore. E comunque non solo le 40 ore settimanali «Anche le 30 ore sono a rischio, con questi organici», dice la Costa. A complicare il quadro c'è la composizione della popolazione scolastica. Nel Lazio ci sono 20mila bambini disabili e circa il 7 % degli iscritti sono stranieri. Non solo: insegnanti e strutture servono per esaurire le liste d'attesa che non sono un problema solo per gli asili nido ma anche per la scuola materna: «Abbiamo scoperto che la lista d'attesa per l'asilo è di 4mila bambini tra 3 e 6 anni, nel Lazio», dice la Costa. Che prova a metterci una toppa con un investimento di 3 milioni per le scuole materne. Altri investimenti, 20 milioni, per i laboratori delle superiori dove, coi tagli di 1121 docenti, nella secondaria, sono a rischio gli indirizzi. Investimenti anche sull'edilizia scolastica. Ieri è passata una delibera portata dall'assessore Bruno Astorre per il finanziamento con 90 milioni di euro di interventi in 152 scuole del Lazio, 37 milioni vanno alla sola provincia di Roma. Il dossier

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"siamo i fascisti del terzo millennio" - ottavia giustetti (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina XIV - Torino Le elezioni Palazzo Nuovo "Siamo i fascisti del terzo millennio" Depretis, leader della lista Arcadia: "L´Università è anche nostra" Ci presenteremo con i nostri venti candidati. Da quanto ne sappiamo la commissione di valutazione ha già deciso per il sì Quel posto è in mano a 30 persone, i ragazzi del Cua Non siamo come il Fuan: in caso di scontri non saremmo usciti dal retro OTTAVIA GIUSTETTI (segue dalla prima di cronaca) Venti nomi di ragazzi da ogni facoltà ma in particolare da Giurisprudenza. Mai comparsi prima in nessun´altra lista. Nemmeno nel Fuan. «Non parliamo la stessa lingua, loro hanno un legame forte con il governo, noi siamo extraparlamentari, per certi aspetti ci sentiamo a volte più vicini all´estrema sinistra che ha con noi qualche esperienza in comune». Il Fuan chiede uno spazio politico come voi e che l´Università rientri in possesso della aule occupate dagli autonomi. Arcadia cosa chiede? «Sono d´accordo sul fatto che Palazzo Nuovo è nelle mani di trenta persone, i ragazzi del Cua, che hanno aule "di proprietà" e molti amici influenti. Quindi spadroneggiano. Però noi non chiediamo un ritorno alla legalità come chiede il Fuan, anche i nostri movimenti occupano in qualche città, noi pretendiamo solamente di poter fare politica all´interno dell´Ateneo. E poi dimostreremo chi siamo alle elezioni». Otterrete molti voti? «Ne avremo sempre di più perché gli studenti non ne possono più di quel gruppetto che in nome dell´antifascismo spopola e decide. Il Cua non si presenterebbe mai alle elezioni perché rifiuta lo strumento elettorale per principio. Ma se si presentasse prenderebbe meno voti di tutti e lo sa». Arcadia è con o contro la Gelmini? «La Gelmini ha il solo merito di aver fatto emergere il problema università. Dopodiché l´Università deve essere pubblica. Il diritto allo studio è inviolabile. Noi siamo contro la Gelmini e fino ai fatti di piazza Navona lottavamo insieme ai movimenti di sinistra». Poi cos´è successo? «Che i collettivi sono scesi in piazza con i baroni e noi non eravamo d´accordo. La sinistra voleva mettere il cappello sulla mobilitazione e ci ha espulsi dal movimento. Non accettava che potessimo essere protagonisti nella mobilitazione. Per questo sono nati gli scontri». La commissione che valuta le candidature sta decidendo se ammettervi alle elezioni. Molti ritengono che non abbiate diritto di rappresentanza. «Che io sappia la commissione ha già deciso per il sì». Ma l´apologia al fascismo è vietata dalla Costituzione. «Si cita il fascismo solo in una disposizione transitoria della Costituzione. E poi si capisce che in quegli anni si potesse temere una riorganizzazione del partito fascista. Oggi sono passati sessant´anni». La vostra iconografia però è sempre molto nostalgica. «Non più. Dobbiamo rendere merito per questo a Casapound che ha rinnovato completamente il linguaggio, l´iconografia, i modelli di riferimento. E sta raccogliendo tante nuove leve». Quali sono i vostri movimenti di riferimento? «Casapound e Blocco studentesco». Quali i principi che difendete? «Il diritto alla proprietà, il diritto al lavoro, il diritto alla maternità. Con lo sguardo verso il futuro». Siete razzisti, xenofobi? «Assolutamente no. Ci sono anche cittadini stranieri nei nostri movimenti. Siamo contro l´immigrazione nel senso che pensiamo che sia una forma di sfruttamento. Secondo noi l´integrazione non può essere di massa. Siamo per l´Europa imperialista con il rispetto delle diversità culturali». Se negli scontri di Palazzo Nuovo anziché i ragazzi del Fuan ci foste stati voi come sarebbe andata? «Che di certo non saremmo usciti dal retro».

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Primarie, lanciati gli ultimi appelli (sezione: Scuola)

( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

stampa Comune Dall'esito della consultazione la scelta del candidato sindaco Primarie, lanciati gli ultimi appelli Primarie del Pd, ultime iniziative e ultimi appelli dei candidati, a 24 ore dall'avvio delle operazioni di voto, con i sei seggi che a Campobasso saranno aperti dalle 8 alle 21. Rivolgendosi, anche direttamente, ai cittadini, Augusto Massa, Annamaria Macchiarola, Luigi Di Nucci e Rino Ziccardi, sono ora impegnati nella competizione, senza «esclusione di colpi», ma comunque corretta, dalla quale verrà fuori il candidato sindaco del Partito democratico. Da parte sua Annamaria Macchiarola ha deciso di chiudere la campagna elettorale con una conferenza stampa davanti alla scuola elementare «D'Ovidio» di via Roma. Una scelta non casuale, a riconoscimento dell'importanza data alla conoscenza e alla formazione, contro «i ragionieristici tagli alla scuola» previsti dal decreto Gelmini. Collocazione da cui si intravedeva il palazzo di città, a conferma della volontà della Macchiarola di candidarsi a sindaco, per «siglare un patto per la città» e lanciare un appello ai cittadini «a essere protagonisti dell'oggi più che comparse di ieri». Incontri con i cittadini, per spiegare l'iniziativa e i propri punti programmatici, anche per Massa, Di Nucci e Ziccardi, in attesa dell'esito delle consultazioni. Quanto alle operazioni di voto e di spoglio, che inizieranno a chiusura dei seggi tutti i dettagli saranno illustrati oggi nella conferenza stampa che si svolgerà nella sede del Pd. Si sa già che a Campobasso saranno allestiti sei gazebo, in piazza Municipio, piazza Cuoco, piazzale della Mater Ecclesiae, centro sociale di via Gramsci, parco di via San Giovanni e Pro loco di Santo Stefano. C.S.

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In prima fila una gioventù da libro (sezione: Scuola)

( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

stampa SobrietàIn tailleur blu camicia bianca le ragazze, in abito scuro, qualcuno con il gessato, i ragazzi In prima fila una gioventù da libro «Cuore» Hanno lo sguardo serio, la faccia pulita, l'entusiasmo e tanta emozione che non riescono proprio a nascondere . In tailleur blu camicia bianca le ragazze, in abito scuro, qualcuno con il gessato, i ragazzi. Entrano ordinati quasi in fila nella grande sala del congresso e prendono posto in modo ordinato. Sembrano quasi usciti dal libro Cuore questo drappello di giovanissimi che Berlusconi ha voluto far sedere nelle primissime file della platea e ai quali si è rivolto all'inizio del suo discorso. A vederli, così compiti e consapevoli del ruolo che sono chiamati a ricoprire almeno per un giorno, viene spontaneo paragonarli a quello che era la gioventù scalmanata e colorata che le tv fino ad ora ci hanno abituato a vedere al seguito di Berlusconi. Via il modello velina, via il cliche della donna truccatissima, tutte curve in fuori. Per l'occasione solo visini appena sfiorati da un velo di fard e dal lucido sulle labbra. Qualcuna non ha nemmeno il tailleur blu ma un maglioncino buttato sulle spalle in un casual vero niente affatto studiato. Solo i ragazzi sembrano ingessati nei vestiti scuri e stretti nelle cravatte come nodi scorsoi ai quali, si vede bene, non sono abituati. Fabrizia Farinacci, classe 1986, di Roma sorride appena: «Sì, sono emozionata. Non è da tutti essere qui in prima fila ad ascoltare Berlusconi. Il mio modello è il ministro Gelmini, lei sì che ha messo a tacere la sinistra». «E' vero, io ho a che fare con una comitiva di amici che sono quasi tutti di sinistra – aggiunge Mario Diana, nato nell'81, di Caserta – Per chi è del Pdl è dura anche se dopo le elezioni e la vittoria schiacciante hanno dovuto abbassare le penne». «Sì è vero, non è facile essere con Berlusconi ma sono convinto che ben presto anche i miei amici si accorgeranno che con la sinistra non si va da nessuna parte» afferma Marco Fontana classe '87. «Per chi è giovane far parte di un partito giovane dà una grande carica. Sono preoccupata dal mio futuro, questa crisi la sentiamo tutti anche nelle piccole cose. Berlusconi mi trasmette ottimismo, speranza, quando lo ascolto mi dà la carica. Insomma questo Pdl è una grande avventura» commenta Lucia Furnari dell'87. Questi ventenni non si pongono il problema della fusione tra i due partiti, Forza Italia e An, a chi li interpella dicono sicuri: siamo del Pdl i vari partiti sono preistoria, passato remoto. Al termine del discorso si accalcano attorno a Berlusconi. E a chi gli fa notare che poi nella cabina di regia del nuovo partito, di giovani ce ne sono pochi, fanno spallucce: dateci un po' di tempo, rispondono, questa è la transizione, il futuro siamo noi. «Io con gli amici di Alleanza Nazionale ho da sempre un buon rapporto. Parliamo lo stesso linguaggio, ci ritroviamo su tante cose. Insomma non vedo proprio la differenza» sostiene Cristina Crupi 27 anni. «Berlusconi ha fatto la cosa giusta. Così siamo più forti e diventiamo imbattibili: Con i ragazzi di sinistra? Ci guardano con sospetto, certo le elezioni politiche li hanno spiazzati. Alcuni stanno già passando dalla nostra parte». Per Clelia Gulmanele di Imola, dell'86 «è una questione di genitori. Hanno i genitori ex sessantottini, sono cresciuti a pane e D'Alema, è difficile portarli nel Pdl. Magari ci verrebbero pure ma poi dovrebbero litigare in casa».

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Â, si spacca il movimento degli studenti (sezione: Scuola)

( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

stampa Oggi due cortei da Sapienza e piazza della Repubblica. Uno solo è autorizzato «Onda», si spacca il movimento degli studenti Il movimento studentesco dell'Onda si è spaccato in occasione della manifestazione di oggi contro la riunione ministeriale del lavoro del G8 in programma nella capitale. Gli studenti della «Sapienza in Onda» partiranno, hanno detto, in un corteo non autorizzato, oggi alle 14 da piazzale Aldo Moro, davanti all'ateneo. Il resto degli universitari della Sapienza e di altri atenei saranno, invece, alle 14 in piazza della Repubblica per il corteo autorizzato dei sindacati di base, diretto a piazza Navona che partirà alle 15. «Il protocollo sulla regolamentazione dei cortei a Roma per noi non vale. Così come abbiamo fatto per molti anni, ci concentreremo a piazzale Aldo Moro per ribadire il diritto di poter manifestare partendo dalla città universitaria», hanno detto gli studenti della «Sapienza in Onda», decisi comunque a unirsi durante il tragitto alla manifestazione dei sindacati di base. Altri studenti della Sapienza, che invece considerano conclusa l'esperienza dell'Onda, hanno annunciato che partiranno con gli universitari di Tor Vergata, Roma Tre, altri movimenti studenteschi e assieme ai Cobas «perchè partire dalla Sapienza non ha più senso, l'Onda non esiste più». Intanto la «spaccatura» è letta da molti studenti come la fine del movimento. «L'Onda è un'esperienza finita per molti di noi, adesso bisogna stare al fianco delle forze sociali». Il movimento dell'Onda, nato a Roma nel settembre dello scorso anno, è stato protagonista dell' «autunno caldo» delle contestazioni contro la riforma Gelmini e i tagli universitari. Ma l'affermazione delle liste di destra alle ultime elezioni studentesche alla Sapienza e l'approvazione definitiva della riforma Gelmini avevano spento gli entusiasmi, che si sono riaccesi nelle ultime settimane. A causa dei cortei di oggi saranno deviate o limitate 46 linee di bus. Il corteo dei Cobas partirà alle 15 da piazza della Repubblica a piazza Navona. I circa 20 mila manifestanti previsti sfileranno per via Luigi Einaudi, piazza dei Cinquecento, via Cavour, via dei Fori Imperiali, piazza Venezia, via delle Botteghe Oscure, largo di Torre Argentina, corso Vittorio Emanuele, piazza San Pantaleo e via della Cuccagna.

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Scuole più sicure, maxipiano della Regione (sezione: Scuola)

( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

stampa La Giunta ha stanziato 90 milioni per la ristrutturazione di 152 istituti in tutto il Lazio, 46 nella provincia di Roma Scuole più sicure, maxipiano della Regione IstruzioneL'assessore Costa: drammatici i tagli ai docenti, 2.794 in meno in elementari, medie e superiori In tutto il Lazio saranno messe in sicurezza 152 scuole, 46 nella sola provincia di Roma. È il maxi piano per l'edilizia scolastica da realizzare grazie ai novanta milioni stanziati dalla Giunta regionale. E se da un lato si è deciso di puntare sull'istruzione, dall'altro l'assessore regionale Silvia Costa ha reso noti i numeri che riguardano la riduzione degli organici: il prossimo anno il taglio in elementari, medie e superiori è di 2.794 docenti (il 7,6 per cento del taglio nazionale), mentre il personale amministrativo potrà contare su 1.338 posti in meno (500 nelle elementari, 1.144 nelle medie e 1.121 nelle superiori) di cui 868 collaboratori scolastici. Un allarme che la Regione lancia al Governo: «Loro hanno scelto di tagliare - ha commentato il presidente Marrazzo, mentre noi continueremo a investire nella scuola». E bisogna anche considerare che il numero degli alunni è in aumento. A Roma, nella sola scuola primaria, gli studenti passeranno da 166.678 a 167.673. Ma andiamo con ordine. Per quanto riguarda l'edilizia scolastica, il grosso dei novanta milioni va alla provincia di Roma con 37 milioni e 575 mila euro. Finanziamento che sarà ripartito sul triennio 2009-2011. Due le scuole del Comune di Roma che potranno beneficiare dei fondi e ristrutturare i propri plessi. Si tratta dell'elementare Pirandello nel XV Municipio e la media Nitti nel XX. Le altre 44 scuole che saranno messe in sicurezza si ripartiscono in tutta la Provincia. Dopo Roma segue Frosinone con 37,5 milioni, Rieti 10 milioni, Latina 8 e Viterbo 7,6. L'assessore ai Lavori pubblici Astorre ha voluto sottolineare come un piano per l'edilizia scolastica di queste dimensioni abbia effetti positivi sull'intera economia: «Investire sulle infrastrutture è una manovra anticiclica in tempi di crisi che rilancia lo sviluppo e produce posti di lavoro. La situazione delle strutture del Lazio è critica e la stiamo affrontando con investimenti massicci. Ci auguriamo entro la fine della legislatura di aver messo in sicurezza centinaia di scuole». Ma se Astorre ieri era ottimista per il futuro, al suo fianco la collega all'Istruzione Silvia Costa, come detto, delineava pericolose ombre per il sistema scolastico laziale. «La cosa più grave - ha detto Costa - è che il ministro Gelmini, dopo aver inserito il maestro unico, aveva detto che le famiglie avrebbero potuto scegliere tra orari diversi. Ma nel Lazio abbiamo una richiesta di 30 o 40 ore che riguarda quasi il 93 per cento delle famiglie, con un taglio di almeno 500 docenti nelle elementari. Così non saremo in grado di mantenere neanche il livello attuale di tempo pieno». Costa ha raffigurato una situazione critica soprattutto nelle medie, dove «la riduzione del personale e dei supplenti porterà grandi difficoltà soprattutto nelle aree metropolitane e nei piccoli plessi», per non parlare dei bidelli, «la cui riduzione avrà riflessi negativi sulla pulizia e la sorveglianza degli istituti».

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La Provincia vuole essere un baluardo per la scuola (sezione: Scuola)

( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

stampa Tagli Nessuno ha smentito le notizie de «Il Tempo» sull'elementare Di Marzio La Provincia vuole essere un baluardo per la scuola L'assessore Marcheggiani: «Difenderemo gli istituti sino in fondo» Elisa Sartarelli «L'articolo 64 della Finanziaria, i decreti e i regolamenti del ministro Gelmini parlano un linguaggio chiarissimo: si tratta di tagli, pesanti e indiscriminati, non di riforme – dichiara l'assessore provinciale alla Scuola, Gustavo Marcheggiani – La realtà si incarica di smentire sia chi ha parlato di strumentalizzazioni, sia chi ha tentato fino ad oggi di minimizzare. Le notizie che arrivano dai sindaci, dai dirigenti scolastici e dai sindacati della nostra provincia sono drammatiche e allarmanti». La paura per la chiusura delle scuole è aumentata dopo le notizie sulla elementare di Piani di Poggio Fidoni anticipate ieri dal nostro giornale. Notizie in alcun modo smentite dai diretti responsabili e quindi totalmente veritiere. Monta anche la polemica per le convocazioni dei dirigenti scolastici da parte degli uffici periferici del ministero dell'Istruzione, dato che ancora non è confermata l'entità dei tagli provinciali alle scuole. «Si stanno convocando i singoli dirigenti scolastici – continua Marcheggiani – non per fare una giusta ricognizione delle necessità formative ma – se sono vere le notizie da più parti riportate – per convincerli della ineluttabilità dei tagli, anticipando nei fatti scelte tutte da verificare, senza coinvolgere i sindaci dei comuni interessati». Intanto il dirigente scolastico del Lazio, Raffaele Sanzo, si è dimesso dal suo incarico visto che, come scrive, «il nuovo regolamento del Miur prevede che tutti i dirigenti cessino dall'incarico attualmente ricoperto». «Non è possibile tollerare che nella nostra Provincia si anticipino tempi e scelte – spiega Marcheggiani – e si immettano nel sistema ministeriale possibili tagli che potrebbero essere più pesanti delle stesse richieste che il ministero farà alle singole province nei prossimi giorni». Nel frattempo si temono forti tagli al personale docente e Ata e la chiusura di 83 plessi. La richiesta di Marcheggiani è di una forte iniziativa unitaria che coinvolga istituzioni e sindacati, forze politiche e parlamentari «a partire dal senatore eletto in questo territorio», riferendosi a Cicolani

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Battute sul Cav e un ciao a Del Noce Parte così lo show più atteso dell'anno (sezione: Scuola)

( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

stampa Battute sul Cav e un ciao a Del Noce Parte così lo show più atteso dell'anno Berlusconi, Mentana, David Letterman, Brunetta, la Prestigiacomo e Mike Bongiorno . Ieri sera ce n'era per tutti nell'attesissima prova generale del FiorelloShow. Lo spettacolo andrà in onda su Sky dal 2 aprile ma i romani più fortunati possono già goderselo al Teatrotenda di piazzale Clodio, già soprannominato PalaFiorello. «Si è parlato così tanto di questo show che quando mi guardo allo specchio mi chiedo l'autografo». Lo showman ha esordito così. Ma subito dopo sono arrivate le prime stoccate per il premier e il suo nuovo partito. «Mentre noi siamo qui - ha detto rivolgendosi al pubblico - c'è chi sta facendo uno spettacolo sicuramente meglio del nostro. Lì ci sono anche le ballerine». E poi giù a raccontare l'incontro con Berlusconi a Palazzo Grazioli dopo la decisione di salire sul carro di Sky. «All'inizio Berlusconi mi parlava di tutto tranne che di Sky. Pensate che mi raccontava perfino le barzellette». Ma una parola «buona» Fiorello ce l'ha anche per Brunetta «che è un errore chiamarlo nano perché i nani sono molto più alti». Berlusconi, però, è sempre sotto i riflettori. «Perché passi a Sky?», gli avrebbe chiesto il premier. «Porca paletta adesso ti seguiranno tutti - diceva Fiorello riportando le parole del Capo del governo - E poi gli australiani io li odio. Odio il boomerang. Odio i canguri. Poi mi ha guardato negli occhi e il suo sguardo è diventato triste». A questo punto sui monitor del palco l'immagine di Berlusconi campeggiava tra quella di Murdoch e Fiorello con lo showman che cantava «E io tra di voi». Veniva giù il teatro. Il piatto forte del FiorelloShow sono anche gli ospiti a sorpresa. Ieri sera è stata la volta di Luca Jurman di «Amici», John Turturro e Enrico Mentana, ospite di un vero e proprio Letterman Show. «Mentana! - lo ha presentato Fiorello - L'unico che è stato eliminato dal Grande Fratello senza essere nemmeno entrato nella Casa». Mentana è salito sul palco e incalzato dalle domande ha detto: «A Mediaset è più facile starci da interista che da giornalista». Messo di fronte al dilemma su chi «farsi» tra Prestigiacomo, Gelmini, Carfagna e Melandri, Mentana ha risposto: «Mi farei la Prestigiacomo». E Fiorello: «Ho appena saputo che il ministro Prestigiacomo inserisce Mentana tra gli uccelli in via di estinzione». Tra battute su Del Noce e aneddoti su Mike Bongiorno, la prova generale volgeva al termine. Con lo spauracchio del sindaco «Alemagno» che non vuole far finire lo show dopo le 23. A giudicare dagli applausi lo spettacolo potrebbe durare anche tutta la notte.

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rivolta contro la maturità senza 5 i professori: "non obbediremo" - franco vanni (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina IX - Milano All´istituto tecnico Elsa Morante i ragazzi disertano le lezioni e i docenti scrivono al ministro Gelmini Rivolta contro la maturità senza 5 i professori: "Non obbediremo" FRANCO VANNI Un scuola intera contro le nuove regole della maturità, che prevedono l´accesso all´esame solo per chi non ha insufficienze. Da una parte gli studenti, che per paura di essere bocciati disertano per due giorni le lezioni e protestano con striscioni e megafoni. Dall´altra i professori che, con la benedizione del preside, scrivono una lettera al ministro Gelmini per chiedere di rivedere la norma contestata, varata due settimane fa. Nel documento inviato a Roma, firmato da 86 dei 90 docenti dell´istituto tecnico Elsa Morante di Limbiate, si legge: «I criteri della valutazione finale debbono essere comunicati agli studenti all´inizio dell´anno scolastico e non continuamente modificati», quindi si chiede che «le nuove norme vengano applicate dal prossimo anno». E comunque, spiega la professoressa Fulvia Martini, «noi docenti della Morante abbiamo deciso che valuteremo chi ammettere e chi no all´esame in base al giudizio complessivo delle materie». In pratica, diserteranno la norma, per la gioia dei quasi cento maturandi dell´istituto. Lunedì mattina alcuni professori saranno davanti alla scuola per distribuire volantini, affinché anche le famiglie conoscano la presa di posizione del collegio docenti. «Il fatto che gli studenti non possano fare la maturità per un 5 in pagella - continua la professoressa Martini - è l´esempio di come la riforma della Gelmini non funzioni». Per quanto riguarda i ragazzi dell´ultimo anno, chiedono che comunque sia garantita loro almeno una settimana di sospensione delle lezioni per potere fare corsi di recupero e sistemare le insufficienze in vista dell´esame. «Se non si fa qualcosa, alla fine dell´anno sarà un massacro di bocciature», dice Annarita, rappresentante dei 600 studenti dell´istituto Morante. Il preside Gennaro Griguoli ammette che «la preoccupazione di professori e studenti è legittima», ma invita a organizzare la protesta «in modo più strutturato, coinvolgendo altre scuole». In realtà, nonostante quella della Morante sia la prima vera rivolta, un fronte contrario alle nuove regole della maturità già esiste. Cisl Scuola Lombardia ha chiesto alla Gelmini un dietrofront contro «una norma inapplicabile». E anche i presidi si stanno muovendo per evitare di dover bocciare metà degli studenti all´ultimo anno. Qualche esempio: il dirigente del liceo scientifico Donatelli-Pascal, Antonio Arrigoni, ha stabilito un criterio fatto in casa, secondo cui si viene ammessi «se la media dei voti è superiore al 6». Giorgio Castellari, preside del Vittorini, parla di «regola che nessun consiglio di classe rispetterà, con il risultato che i 5 in fase di scrutinio saranno portati a 6». SEGUE A PAGINA V

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ma a chi servono le faccine di brunetta? (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina XVII - Milano Ma a chi servono le faccine di Brunetta? "Vivo in California e trasecolo. I soldi spesi per questa trovata si potevano usare per formare il personale" Leggo delle faccine di Brunetta sistemate negli uffici comunali per votare il servizio e mi pongo qualche problema. 1) Quanto costano? 2) Il ministro non sa che una valutazione di qualità non si fa a quel modo, bensì su un campione selezionato e trattato alla maniera giusta? 3) O si tratta solo di un modo per dare sfogo al malcontento di qualcuno e continuare come prima? 4) E contemporaneamente un modo per far credere alla gente che il governo si occupa anche di queste cose? 5) Oppure, a seconda della risposta data al punto 1, chi ci guadagna? Non sarebbe meglio spendere quei soldi in addestramento del personale e infrastrutture? Fabrizio Celentano - San Diego (Usa) Il ministro Brunetta è un sintomo e credo che si fatica a comprenderlo quanto più ci si allontana dall´Italia. In California mi sa che non si provano da tempo simili esperienze mistiche. Brunetta sa che non può accontentare tutti, ha però capito alla perfezione i punti 3 e 4. Ciò che ha combinato con gli statali è memorabile. Alcuni se lo meritavano, gli assenteisti sono calati: questo dato di fatto è davvero una medaglia per Brunetta e il governo Berlusconi, nessuno gliela toglie. Il rovescio della medaglia è però più sottile e parecchio più dirompente: l´umiliazione costante a cui vengono sottoposti tutti i dipendenti, anche quelli perbene, porta malefici e non benefici effetti. Con Brunetta si assiste alla «sottocasta» da bastonare. Il bastone metaforico però non è in mano ai cittadini, ma alla «casta». Nel frattempo, infatti, la famosa meritocrazia resta un´illusione. è tutto un dire «noi facciamo, noi cambieremo il paese», ma nel frattempo si continua come sempre: raccomandazioni, amicizie, scorciatoie, trucchi e, alla fine, si aggiunge anche il corredo della faccine. Ora, mi chiederei, ma perché non usare queste faccine sorridenti o rabbuiate selezionando un campione di italiani e interrogandolo su qualche problema specifico? Per esempio, le scuole elementari modello Gelmini hanno le labbra in su o in giù? Dire ai disoccupati «Datevi da fare» merita faccine felici o un pernacchio alla Totò? Caro lettore italiano andato negli States, qua sembriamo tornati ai tempi in cui si diceva, come sui tram, «vietato disturbare il manovratore». Ora è vietato disturbare «il manipolatore». Spero che l´efficiente e cavilloso Brunetta le risponda, se mai leggerà Postacelere. A proposito, che tempo fa a San Diego?

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Codice autonomie rinviato Gente di mare, nuove regole (sezione: Scuola)

( da "Italia Oggi" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

ItaliaOggi sezione: Diritto e Fisco data: 28/03/2009 - pag: 29 autore: Codice autonomie rinviato Gente di mare, nuove regole Slitta il codice delle autonomie. L'esame dei quattro schemi di disegno di legge su proposta del ministro dell'interno in materia di funzioni degli enti locali, Carta delle autonomie, città metropolitane e piccoli comuni è stato rinviato ad una prossima riunione. Così recita il comunicato diffuso ieri dalla presidenza del consiglio alla fine della riunione di governo. Il quale ha invece approvato un regolamento, sul quale sono stati acquisiti i pareri del Consiglio di stato, della Conferenza stato-regioni e delle commissioni parlamentari, che in attuazione della direttiva comunitaria n. 2005/45 integra la disciplina riguardante la gente di mare con i contenuti della Convenzione dell'organizzazione internazionale marittima nelle sue più recenti modificazioni. L'obiettivo, spiega un comunicato, è quello di garantire un attento controllo sulla veridicità e legalità dei certificati di abilitazione di marittimi di varie nazionalità, data la forte crescita di domanda e offerta di lavoro nel settore, tutelando così la sicurezza , la navigazione e la tutela dell'ambiente marino.Approvati anche tre disegni di legge per la ratifica e l'esecuzione dei seguenti Atti internazionali: Convenzione fra l'Italia e la Giordania per evitare le doppie imposizioni e contro le evasioni fiscali; Accordi di cooperazione fra l'Italia e l'Arabia Saudita nel campo della difesa e in materia di lotta contro la criminalità.Disco verde a un disegno di legge che riconosce la personalità giuridica alla Scuola per l'Europa di Parma. La Scuola funziona in via sperimentale dal 2004 e nel 2006 ha ottenuto l'accreditamento dal Consiglio superiore delle Scuole europee. Si tratta di un Istituto che offre servizi d'insegnamento ai figli dei funzionari dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), con sede nella città, ai figli di dipendenti delle Aziende convenzionate, nonché a studenti italiani e stranieri che abbiano scelto di frequentarla. Si tratta infatti del primo esempio di «scuola associata al sistema delle scuole europee», un'iniziativa presa a modello in altri Paesi dell'Unione. Il conferimento della personalità giuridica consentirà alla scuola di operare con maggiore autonomia, anche sul piano dell'innovazione metodologica e disciplinare.Via libera poi all'accordo sindacale per le Forze di polizia ad ordinamento civile e provvedimento di concertazione per le Forze di polizia a ordinamento militare, che integra il dpr 11 settembre 2007, n. 170, e a un provvedimento di concertazione per le Forze armate, integrativo del dpr 11 settembre 2007, n. 171.Al fine di adempiere all'obbligo previsto nell'ambito della Strategia nazionale adottata in applicazione del Regolamento comunitario n. 1234/2007 per il riconoscimento e il controllo delle organizzazioni di prodotti ortofrutticoli e loro associazioni, nonché di fondi di esercizio e programmi operativi, e «considerato», spiega la presidenza, «che non è stato possibile acquisire l'intesa prevista in sede di Conferenza stato-regioni, il Consiglio ha motivatamente deliberato di dare corso al relativo decreto del ministro delle politiche agricole alimentari e forestali».Il Consiglio ha inoltre deliberato: nomina del presidente di sezione Lucio Todaro Marescotti a presidente aggiunto della Corte dei conti; nomina di Fabio Cerchiai a componente del Cnel, in rappresentanza della categoria imprese, settore servizi; nomina di Marco Mancini a componente della Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi; conferimento all'ambasciatore Mario Bova e al ministro plenipotenziario Francesco Greco delle funzioni di direttore generale, rispettivamente, per i paesi dell'Europa e per la promozione e cooperazione culturale. Su proposta del Ministro della difesa, Ignazio La Russa Renato Colio è stato confermato nell'incarico di vicesegretario generale civile del ministero, mentre su proposta del ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini è stato dato l'ok al conferimento dell'incarico di Capo di Dipartimento a Giuseppe Cosentino (istruzione), Antonello Masia (università, alta formazione artistica, musicale e coreutica e ricerca) e a Giovanni Biondi (programmazione e gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali).

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(sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

OCCHIOBELLO pag. 12 «UNA RIFORMA che fa ritornare indietro di 100 anni la scuola&... «UNA RIFORMA che fa ritornare indietro di 100 anni la scuola». In queste settimane si continua a parlare delle disposizioni contenute nella riforma Gelmini'. Tra i punti oggetto di maggiore discussione la figura del maestro unico'. Si tratta di un riordino nell'ambito scolastico, che ha registrato diverse critiche, a partire dai docenti, come nel caso di Giorgio Demetri, assessore del comune di Polesella e docente dell'Istituto Comprensivo. «Il numero di alunni per classe spiega Demetri può arrivare, alle elementari e alle medie fino a 28 o 30 alunni; che ci siano poi ragazzi diversamente abili fa poca differenza. Questi non hanno tutti la stessa predisposizione all'apprendimento ma sono attivi, sanno usare il computer e il cellulare, hanno bisogno di personalizzazione dell'insegnamento e di attenzione continua. Se poi arriva lo straniero che non sa una parola della nostra lingua, l'apice del disagio è subito raggiunto». Un altro punto è relativo agli insegnanti. «I docenti subiranno prosegue Demetri un calo numerico importante. Nessuno potrà curarsi del ragazzino in difficoltà o di quello che non sa la nostra lingua. Il senso comune è quello di dire che era ora che si lavorasse nella scuola', che quattro cinque insegnanti in classe erano troppi, ma resta il fatto che, specialmente la scuola primaria, era un modello molto efficiente che reggeva il confronto con altre organizzazioni scolastiche di altri paesi. Una diminuzione di ore di lezione e di compresenze non potrà certo aumentare e migliorare il bagaglio culturale dei nostri figli». Il docente, critica anche le disposizione in merito ai rientri settimanali. «I genitori dei ragazzi delle medie conclude Demetri hanno iscritto negli anni scorsi, per la quasi totalità, i loro figli scegliendo 29 ore settimanali normali' e 4 di laboratorio. È stato cancellato, per decreto, l'unico rientro settimanale in tutte le classi e tutti faranno trenta ore. Il risparmio che si otterrà poteva essere coperto con manovre e fondi destinati ad altri interventi. Una protesta che non deve essere solo dei docenti». Mario Tosatti

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Studenti in corteo contro la riforma (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

SENIGALLIA pag. 18 Studenti in corteo contro la riforma SCUOLA SENIGALLIA MANIFESTAZIONE del collettivo studentesco Zenit' ieri per ribadire il parere contrario alla riforma scolastica del ministro Gelmini. Cinquanta studenti degli istituti superiori sono partiti dal Campus di via D'Aquino e quindi hanno attraversato in corteo il centro storico, fino ad arrivare al liceo classico Perticari'. Qui i manifestanti sono entrati per issare uno striscione ma hanno poi desistito. Senza problemi, il corteo è poi rientrato al Campus.

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Saranno convocati in questi giorni in segreteria della scuola i 27 insegnanti delle Longhena che al ... (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

IN BREVE pag. 21 Saranno convocati in questi giorni in segreteria della scuola i 27 insegnanti delle Longhena che al ... Saranno convocati in questi giorni in segreteria della scuola i 27 insegnanti delle Longhena che al primo quadrimetre hanno dato tutti 10 agli studenti per «svuotare di significato» il voto in pagella imposto dalla riforma Gelmini. A loro verrà consegnata la lettera del provveditore Aiello che gli contesterà irregolarità amministrative. Gli insegnati hanno 10-20 giorni di tempo per un'eventuale replica, e poi partirà l'eventuale procedura disciplinare.

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(sezione: Scuola)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-03-2009)

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Primo Piano Pagina 103 I commenti dei big dopo il discorso del leader. A Verdini, Bondi e La Russa l'incarico di coordinatori «Una svolta per la democrazia italiana» I commenti dei big dopo il discorso del leader. A Verdini, Bondi e La Russa l'incarico di coordinatori --> DAL NOSTRO INVIATO ROMA Lui, il compagno d'avventura, lascia l'immenso padiglione del congresso intorno alle 20. Si porta a casa un pezzo di storia, quella di An, fra l'emozione di seimila persone che lo hanno applaudito a lungo e la commozione per la destra che confluisce nel Partito Unico. Ma Gianfranco Fini esce «soddisfatto», raccontano quelli dello staff, «per i riconoscimenti arrivati dal premier». Nessuno sdoganamento di An, questo il concetto che è piaciuto a Fini, perché - parole di Silvio Berlusconi - «le idee non si sdoganano ma si impongono da sole». FINI E BOSSI Fini, che oggi parla alle 12.30, ieri notte è andato a dormire soddisfatto per il senso complessivo del discorso di Berlusconi, che ha voluto sottolineare quanto il Pdl non sia una «Forza Italia allargata», ma l'incontro tra la storia del partito del premier e di Alleanza nazionale, insieme agli altri partiti. In prima fila, fra Fini e Roberto Maroni, il leader della Lega Nord Umberto Bossi. Il pugno chiuso, la scelta di esserci e di rappresentare un alleato ma anche la coscienza critica di questo centrodestra, il senatur ha incassato le belle parole del presidente: «Come Gianfranco Fini si è rivelato un grande leader, così Umberto Bossi è stato un leader coraggioso e lungimirante». La Lega e il Pdl governano a braccetto, dopo il varo del federalismo questo legame è ancora più forte. GLI EX FORZISTI Fra i ministri presenti sotto il grande palco della Nuova fiera, quello della Giustizia, Angelino Alfano: «Quello di Berlusconi è stato un grande discorso che ha ricostruito una storia straordinaria, ha aperto una prospettiva e illuminato un nuovo cammino per la democrazia italiana». «È stato un discorso bellissimo, il discorso appassionato di un leader carismatico, che rivendica il percorso di questi quindici anni di impegno politico che hanno cambiato la politica italiana. Ma è stato soprattutto un discorso che guarda avanti, rivolto ai giovani, proiettato sul domani del paese come il Popolo della libertà», queste le parole del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, all'uscita dal padiglione 6. Sull'ipotesi di un grande partito dove diverse anime potrebbero alimentare un confronto interno, è intervenuto il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini: «Non c'è il rischio di correnti nel Pdl, che sarà un partito nuovo, post-ideologico, programmatico e con una leadership definita». Il ministro ha riferito che i coordinatori del nuovo soggetto politico saranno tre: Denis Verdini, Ignazio La Russa e Sandro Bondi. PIANETA AN Fra le anime di An che non c'è più, il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: «Il Popolo della libertà nasce ricco di passioni e di partecipazione. Credo sia un momento storico nella vita democratica italiana. Tutto questo a sinistra non c'è». «Quello di Berlusconi è stato un buon discorso, ha ricostruito il percorso fatto fin qui, ribadito l'ancoraggio al Ppe e riconosciuto il percorso politico della destra italiana», ha detto il vice capogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, sottolineando il riconoscimento da parte di Berlusconi a Pinuccio Tatarella, fra i primi a parlare di partito unico del centrodestra: «La standing ovation che c'è stata ha detto molto più di quanto potessero raccontare le parole sul patrimonio che la destra porta a questo partito». L'ANALISI «Io credo che il successore di Berlusconi, Berlusconi vivente, lo decida Berlusconi, e quindi secondo me non sarà certo Fini», questa la tesi del politologo Giovanni Sartori, che ha aggiunto: «Berlusconi - ha detto parlando del Quirinale - andrà al Colle se gli conviene, ma credo che la cosa lo lusinghi, quindi preparerà il suo possibile approdo al Quirinale nel modo migliore». E. P.

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B aroni, (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2009-03-28 num: - pag: 1 autore: di GIAN ANTONIO STELLA categoria: REDAZIONALE Nomine Università La Gelmini il prof Masia e la missione salva-baroni B aroni, baronetti e baroncini impicciati in concorsi sospetti comincino a tremare. Il nuovo dominus dell'Università italiana è Antonello Masia. L'uomo che, dovendo azzerare la nomina dei docenti finiti in cattedra dopo una selezione condannata come truffaldina anche in Corte di Cassazione, ha lasciato tutti al loro posto perché «l'annullamento d'un atto non può fondarsi sulla mera esigenza di ripristino della legalità». CONTINUA A PAGINA 25

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Silvio celebra (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-28 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il discorso Il premier evita di citare la svolta del «predellino» e ricorda il corteo anti Prodi del 2006 Silvio celebra «il carissimo Bettino» «Lui per primo aprì alla destra» Il Cavaliere diviso tra «amarcord» e facce nuove. Le attenzioni per Fini SEGUE DALLA PRIMA Rievocazione della grande vittoria di due mesi dopo. E rilettura della storia d'Italia, con alcuni passaggi-chiave, di gran lunga i più applauditi dal congresso. Bettino Craxi, indicato come precursore del Pdl, «il primo ad aprire alla destra», «il mio carissimo amico», qui rappresentato «da Stefania figlia ed erede politica», cui il premier manda un bacio; grande ondeggiare di garofani rossi, portati dall'on. Barani da Aulla. Pinuccio Tatarella, «il primo a credere in un centrodestra unito », celebrato dai delegati in piedi, in lacrime quelli di An. «La gloriosa macchina da guerra di Occhetto», e qui di mutato c'è l'aggettivo: era «gioiosa », ma fu travolta comunque. Di Pietro, mai nominato ma evocato come presenza maligna. La stampa «schierata contro in massima parte, con l'azionariato sovrastante». Il patto con la Lega, «di cui saluto il fondatore Umberto Bossi, mio carissimo amico». L'intervista al supermarket di Casalecchio, «quando non esitai a scegliere tra Rutelli e Gianfranco»; Fini è l'unico che non applaude, piega il capo infastidito, ma Berlusconi capisce e precisa: «Solo gli osservatori superficiali parlarono di "sdoganamento", un'espressione che giustamente a Gianfranco non piace». La platea contribuisce all'amarcord. Accanto alle «facce nuove», tutte giovani e belle, i Revenants del glorioso '94, gli Angelo Codignoni, i Niccolò Querci. In gran forma Maria Luisa Todini. Antonio Martino è in terza fila, volto cupo tipo esequie. Sirene di autoblù dai vetri oscurati in ritardo. Tajani, di cui Dell'Utri dice che mai si sarebbe atteso di vederlo così in alto, ha portato il capo del Ppe Martens, che tiene allegra la platea: «Mon cher Silviò...». Berlusconi parla più di 90 minuti, ma la crisi mondiale si affaccia appena al 63': tanto «l'Italia ne uscirà prima e meglio degli altri». Obama è citato al 67', dopo il consueto aneddoto sul cimitero di guerra americano — «questa ve l'ho già raccontata: c'era una volta un padre che fece giurare al figlio...» —, che comunque fa sempre il suo effetto: «Quel padre era mio padre, quel figlio ero io». Certo dal '94 è cambiato tutto, anche il Cavaliere. Che però dimostra una tenuta fisica impressionante. Solo al 35' ha un attimo di appannamento, si incespica, va giù di voce ma rifiuta di bere, si riprende subito. Nuovo è l'inno, Meno male che Silvio c'è al posto del coro di Forza Italia, molto rimpianto dai nostalgici. Per tenere testa alle «facce nuove», Stefania Prestigiacomo è andata dal parrucchiere e si è fatta i ricci, la Gelmini ha messo un rossetto rosa quasi fucsia. La Carfagna siede accanto a Tremonti, poi s'alza e si isola con Bocchino. Outing di Bondi, al fianco di Manuela Repetti detta la Zarina per il ruolo crescente. Ministri senza posto, Melania Rizzoli litiga con la hostess che vorrebbe farla alzare («se ce prova con me la mando affanculo» mette in chiaro la Mussolini), Brunetta scavalca le sedie svelando una falcata da ostacolista. Con Fini, dopo la discussione del giorno prima, Berlusconi è prodigo di attenzioni. Non cita il predellino e piazza San Babila, ma il corteo anti- Prodi del 2 dicembre 2006 e le successive vittorie elettorali. E comunque «Gianfranco merita un grazie, per aver anteposto l'interesse del Paese a quello personale». Lui sembra apprezzare. Per oggi prepara un intervento molto diverso da quello del capo: il presidente della Camera eviterà di attaccare la sinistra, rivendicherà l'ambizione di rivolgersi all'intero Paese, riconoscerà i meriti di Berlusconi ma metterà in guardia dal culto della personalità. Stasera però la scena è tutta del premier, che ha in pugno la platea, la invita all'applauso modulando il tono della voce, le infligge un lungo excursus sul significato di Popolo e di Libertà, con citazioni dei rivoluzionari americani e francesi. Al 57', stremata, la Boniver guadagna l'uscita, dove si allunga la coda alla toilette. Provatissimo il filosofo Mathieu. Passaggio-chiave quello sul Papa, anzi «Benedetto Decimosesto», di cui Berlusconi cita «tra virgolette» l'intervento dell'aprile 2008 sui «segnali di un clima nuovo, più fiducioso, più costruttivo» dopo la vittoria del Pdl. Applauso tiepidissimo quando i delegati apprendono che il loro partito «celebra la Resistenza e la Repubblica ». «Siamo l'unico governo possibile» è la sintesi del presente. Schifani porta democraticamente il pass al collo. Di pass Giulio di Donato ex vicesegretario Psi ne ha due, ospite e delegato, provassero a fermarlo. Maria Pia Fanfani è venuta in divisa da crocerossina con medaglie, ma fanno storie pure a lei. Aveva aperto l'on. Calabria chiamando sul palco il Cavaliere con voce tremante: «E' arrivato il momento... sono emozionatissima...», a Fini scappa da ridere, invito... invito...», l'on. Calabria non riesce a pronunciare il nome di Berlusconi, s'ode nitida una voce dal banco dei fotografi: «E che è, padre Pio?». Si chiude con il premier che convoca «i leader che ci porteranno i simboli e le bandiere dei loro partiti»: Sergio De Gregorio sorride come una popolana appena uscita dalla sala parto, la Brambilla e la Mussolini conquistano il posto d'onore nella foto ricordo, poi tutti, compresi Caldoro del nuovo Psi e Baccini dei cristianopopolari si prendono per mano e ondeggiano al ritmo del nuovo inno. Il Cavaliere cita pure Giovanardi, «mio carissimo amico», il ministro Rotondi, Dini, Dell'Utri e lo sconosciuto Luciano Bonocore della sedicente Destra libertaria; ignorato inspiegabilmente Pionati, mentre il repubblicano Nucara è convocato più volte ma per sbaglio; lui nel Pdl non entra, Berlusconi però è troppo felice per accorgersene. Aldo Cazzullo

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La Gelmini, il prof Masia e la missione salva-baroni (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-03-28 num: - pag: 25 categoria: REDAZIONALE La nomina Il nuovo capo del Dipartimento università La Gelmini, il prof Masia e la missione salva-baroni Promosso il burocrate che difende i «maestri» SEGUE DALLA PRIMA Sintesi burocratica d'un adagio: «chi ha dato ha dato, chi ha avuto avuto». Non poteva scegliere giorno migliore, il ministro Mariastella Gelmini, per nominare il suo nuovo braccio destro. Poche ore prima, l'Ansa aveva informato dell'ennesimo scandalo: «La squadra mobile, su delega del pm di Reggio Calabria Beatrice Ronchi, ha acquisito al Rettorato dell'Università di Messina la documentazione relativa al concorso per due posti di ricercatore alla facoltà di Giurisprudenza. Un esame che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato pilotato per favorire gli unici due candidati, Vittoria Berlingò, figlia del preside di Giurisprudenza, e Salvatore Siciliano, figlio del procuratore aggiunto di Messina. Secondo gli inquirenti, gli altri aspiranti concorrenti sarebbero stati "sconsigliati" dal partecipare alla selezione: ipotesi che ha portato già ad alcune iscrizioni nel registro degli indagati per corruzione». I candidati a quel concorso, svoltosi tra il novembre 2006 e il gennaio 2007, erano in realtà cinque. Ma, spiega il verbale, una certa Sebastianella Calandra si era presentata così, come fosse un bando per l'assunzione di segretarie d'azienda, «assolutamente priva di esperienza scientifica e didattica ». Un certo Pietro Falletta aveva sì un «curriculum didattico assai buono» e diceva d'avere «pubblicato sette lavori» però, incredibile ma vero, non ne aveva allegato manco uno... Quanto all'ultima incomoda, Aurora Vesto, non aveva «alcun titolo e alcuna pubblicazione, non risultando utile l'attestato di frequenza di un corso di lingua inglese». Fatto sta che, tolti questi tre che forse non erano figuranti venuti per far numero ma certo ne avevano tutta l'aria, i veri candidati per i due posti risultarono due giovani dai bei natali: Vittoria e Salvatore. Figlia la prima di Salvatore Berlingò, il preside di Giurisprudenza, figlio il secondo del procuratore Pino Siciliano. Una coincidenza? Certamente! L'ateneo messinese, del resto, dimostra una recente inchiesta di Michele Schinella per la rivista «Centonove», trabocca di coincidenze. Soprattutto nei concorsi varati non per tappare i vuoti di organico ma in quelli decisi, citiamo il magnifico rettore Franco Tomasello, «per motivi strategici». Tra i vincitori, ad esempio, Marco Centorrino era casualmente figlio di Mario, il pro rettore. Mario Vermiglio era casualmente fratello di Francesco, ordinario a Economia. Rossana Stancanelli era casualmente figlia di Paola Ficarra (ordinario a Farmacia) nonché nipote di Rita (associato alla stessa facoltà) e del marito di questa Giuseppe Altavilla, associato a Medicina. Antonino Astone era casualmente genero di Raffaele Tommasini, docente e delegato del Rettore per le questioni giuridiche. Massimo Galletti era casualmente il quarto di quattro figli del barone Cosimo, tutti e quattro professori nel solco universitario tracciato da papà... Mettetevi al posto di Mariastella Gelmini: non trovereste intollerabile l'andazzo? E infatti il ministro, fedele alla proposta di legge 3423 presentata nella scorsa legislatura nella quale per 37 volte (trentasette) invocava il ritorno al «merito», l'ha detto e ripetuto: non ne può più. Parole testuali pronunciate qualche settimana fa agli studenti di Galatina: «Non è più possibile andare avanti con una forma di nepotismo dentro le università». Basta! Detto fatto, come dicevamo, ha deciso ieri di nominare Antonello Masia capo Dipartimento per «università, alta formazione artistica, musicale e coreutica e ricerca». Auguri. Il nuovo plenipotenziario chiamato a rinnovare il mondo accademico è imbullonato alle poltrone ministeriali da 38 anni. Teorizza che «i ministri passano, i direttori generali restano». Dice che «non bisogna dare alle baronie un significato così negativo» perché se lui «pensa al barone, pensa al "maestro"». Sbuffa davanti agli allarmi sulle condizioni disastrose dei nostri atenei: «Non credo alle classifiche internazionali ». Irride agli scandali e alle inchieste giudiziarie che descrivono decine e decine di concorsi sospetti perché secondo lui i casi di nepotismo in tutti questi anni «saranno stati cinque, sei, sette...». Il suo capolavoro risale a due anni fa, quando si ritrovò sul tavolo, nei giorni in cui la Moratti se n'era già andata e Mussi doveva ancora insediarsi, l'incartamento di un famigerato concorso di Otorinolaringoiatria bandito nel 1988. Un concorso truccato, vinto da sedici figli di papà o raccomandati di ferro. E sanzionato con la condanna dei baroni coinvolti in Assise, in Appello e in Cassazione. E con sentenze che parlavano di «totale assenza di correttezza, di senso etico, di rispetto della legge». Di «plurime e prolungate condotte criminose». Di «profonda e amorale illegalità». Bene: di ricorso in ricorso, di rinvio in rinvio, di ostruzionismo in ostruzionismo, tutti i colpevoli e i beneficiati erano rimasti al loro posto. Finché la pratica finì appunto sul tavolo di Masia. Che ci mise una pietra sopra con le parole citate: «Visto che la sentenza penale non annulla automaticamente l'atto amministrativo senza la pronuncia del giudice amministrativo, mai intervenuta» e che «l'annullamento di un atto non può fondarsi sulla mera esigenza di ripristino della legalità, ma deve tener conto della sussistenza di un interesse pubblico», il concorso taroccato «non» andava annullato. Un messaggio davvero «educativo» per i giovani universitari italiani: fatevi furbi, tanto non paga mai nessuno. Scelto Antonello Masia è stato nominato ieri dal ministro Mariastella Gelmini capo Dipartimento per «università, alta formazione artistica, musicale e coreutica e ricerca». Masia è inserito nel mondo ministeriale da 38 anni ( foto Imagoeconomica) Gian Antonio Stella

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il ministro e il dirigente (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-03-28 num: - pag: 25 categoria: BREVI il ministro e il dirigente La Gelmini ha scelto Antonello Masia, da 38 anni sulle poltrone ministeriali

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Circo Fiorello (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2009-03-28 num: - pag: 51 categoria: REDAZIONALE Numero zero A Roma la prova generale del suo ritorno sullo schermo (Sky) Circo Fiorello Show sullo «Smemorato di Cologno» e intervista-gag sul palco a Mentana: «Il vero cacciato dal Grande fratello» ROMA — «Una simile attenzione — dice Fiorello con la sua verve carica di umanità — non mi era mai capitata nella mia vita, un pochino la testa me la sono montata. Mi sono guardato allo specchio e mi sono chiesto l'autografo. E non me lo sono fatto. Mia figlia mi ha detto: papà!. Parla col mio agente le ho risposto». Pochi eventi tv hanno vissuto giornate così convulse e frenetiche. Rompendo un silenzio assordante, Fiorello all'ultimo momento decide di aprire le porte del suo work in progress alle telecamere e ai taccuini, ed eccoci al numero zero. è la prova generale del suo ritorno sul piccolo schermo: non più Raiuno, ma Sky. Dal 2 aprile la tv satellitare trasmetterà per tre sere alla settimana (giovedì, venerdì e sabato, Sky Uno, canale 109) un antipasto in 25 minuti del ricco menù che lo showman dispenserà dal vivo al Teatro Tenda di piazzale Clodio. Più il meglio della settimana alla domenica. Parla col pubblico: tu che lavoro fai? L'impiegato. Dove? Non lo so ancora. «Solo in Italia puoi avere risposte del genere ». A uno sfila gli occhiali da presbite, gli riempiono il volto: «Ma che hai, un 24 pollici?». In sala c'è John Turturro, in Italia per girare un film musicale su Napoli. «Ma perché non prendi Apicella?». Improvvisano una canzone: «Ragazzi, il dvd del nostro duetto è già disponibile a Napoli». Ma a tenere banco è il suo incontro con Berlusconi, quello che doveva stoppare il suo sbarco su Sky. «Sta sul palco pure lui. Il suo show per la nascita del Partito della libertà è stato di sicuro meglio del nostro. Io i ballerini non li ho». Fiore vede Mentana tra il pubblico e lo prende di petto sull'addio a Mediaset: «Come stai? Eh, succede. Pensate, Enrico è l'unico eliminato dal Grande fratello senza mai essere stato nella casa». Finge di fargli un'intervista alla Letterman. Gli chiede: «è vero che tu ogni giorno vedi Porta a Porta per far diminuire gli ascolti di Matrix?». Altra domanda: «Enrico, a parte Carlo Conti, chi è l'Obama italiano»? Domanda secca: «Pd o Pdl?», Mentana: «In questo momento nessuno, oggi non voterei, giuro». «Il tg che non guarderesti mai?». «Se ti dico il Tg4...». Fiore: «E' la verità». «Chi butteresti dalla torre, Silvio o Berlusconi»? «Tutti e due». «Dopo Chi l'ha visto pare che vogliano lanciare un nuovo format, titolo: Che minchia fa ogni giorno Enrico Mentana?». «Carfagna, Gelmini, Melandri, Prestigiacomo: chi ti faresti?». «Prestigiacomo, è un nome da uomo». Berlusconi dunque. «Al telefono mi dice, vieni a Palazzo Grazioli, non lo saprà nessuno. Vado e sotto c'era Alfonso Signorini con la copertina vuota di Sorrisi e Canzoni, mi ha fatto la foto e mi ha messo dentro. Avevo l'impressione che tutto intorno a me fosse piccolo, la sedia, il tavolo. Prima si materializza il suo sorriso, solo i denti, poi arriva il corpo, si attacca ai denti, i capelli perfetti attaccati a mazzetti di quindici. Ogni tanto passava Gianni Letta da dietro il divano. Dice che c'era pure Brunetta ma io non l'ho visto. Dire che Brunetta è nano è un errore, i nani sono molto più alti. Berlusconi sul passaporto ha la foto a figura intera, Brunetta ha la famiglia intera. Berlusconi, furbo, mi parlava di tutto fuorché di Sky. La sai quella di Pierino? Le barzellette a me, che vengo da 15 anni di animazione al Valtur. Arriva Letta: "C'è un inglese, un francese e un tedesco". E Berlusconi: la so già. No, dice Letta, sono quelli del G8». Fiore è caricato a mille: «Qui posso veramente fare quello che mi pare, non c'è pubblicità, non c'è l'Auditel». Coinvolge Enrico Cremonesi e la sua band, ringrazia il sindaco «Alemagno » (lo chiama così) per avergli dato il Teatro Tenda, «in genere lo dà solo al Circo Mediano»; scherza sulla mafia: «Quanti personaggi in sala, uno fra tutti, Bernardo Provenzano ». Ps: il direttore dei programmi radiofonici della Rai, Sergio Valzania, sta verificando l'ipotesi di trasmettere in radio lo show in quanto «non sono stati ceduti i diritti radiofonici ». \\ Il suo spettacolo per la nascita del Pdl meglio del nostro. Io i ballerini non li ho Mattatore Fiorello, classe 1960. Dal 2 aprile arriva su Sky Uno il suo «Fiorello show», sintesi dello spettacolo teatrale che mette in scena a Roma a piazzale Clodio Tendone A fianco il tendone di piazzale Clodio. Più a sinistra Enrico Mentana Valerio Cappelli

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Sportello efficiente: è questione di faccia (sezione: Scuola)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

Prima Pagina Pagina 2 Brunetta e la “lotta ai fannulloni” Sportello efficiente: è questione di faccia Brunetta e la “lotta ai fannulloni” di Gianni Filippini --> di Gianni Filippini Chissà come si vede. Se lo specchio psicologico gli rimandasse l'immagine di Adone non ci sarebbe da meravigliarsi e tanto meno da scandalizzarsi. Capita a molti, e spesso, di eccedere nell'autostima. Ma per lui sarebbe un rischio: uno Zeus dei tempi nostri potrebbe attualizzare il mito e costringerlo a vivere sei mesi fra i vivi e sei mesi fra i morti. Scherzi a parte, ha poca importanza. Conta, piuttosto, come il ministro Renato Brunetta è visto dai dipendenti pubblici. Non da quelli virtuosi, che fanno il loro dovere e che sono certamente la maggioranza. Dagli altri, da quelli abituati a considerare il lavoro un fastidio da ridurre al minimo e che nuove regole vogliono riportare sulla retta via. Come destinatari della meritoria "guerra ai fannulloni" condotta dal tenace ministro è molto probabile che si sentano gli occhi pieni di fumo. Le statistiche dicono che sono diminuiti gli ammalati fasulli, i cappuccini e i cornetti consumati a mezza mattina fuori dall'ufficio. Per Brunetta, dunque, qualche onesto applauso. Anche perché c'è da far la media con i fischi che si merita per esempio quando definisce guerriglieri gli studenti impegnati a protestare democraticamente. Comunque, il grintoso ministro va avanti. Sembra un rullo compressore e nessuno riesce a fermarlo. Per la lotta ai disservizi delle pubbliche amministrazioni nei giorni scorsi ha tirato fuori un'arma nuova di zecca. Diavolo d'un Brunetta! Dev'essere stato a colazione con la Gelmini e della collega ha sposato l'idea di dividere il mondo tra buoni e cattivi assegnando voti in condotta. Lui nega, dice di essersi ispirato a quanto realizzato con successo dalla rete doganale cinese. La novità, segnalata dai giornali senza tanto clamore, è questa: agli sportelli pubblici i cittadini avranno a disposizione una sorta di semaforo con tre faccette, la rossa per il pollice verso, la gialla per l'astensione dal giudizio, la verde per l'ok. Anche se c'è da temere una valanga vermiglia, sarà persino divertente assistere alle reazioni del pubblico davanti alla "rivoluzionaria" opportunità di esprimersi su chi è pagato per rendergli un servizio. Però, che si chieda un parere e che si prometta di tenerne conto è cosa buona e giusta. Sarà tuttavia opportuno attendere riscontri obbiettivi. In passato altre iniziative più o meno simili sono nate e morte in tempi ravvicinati. Intanto si parte con l'acceleratore già premuto al massimo: subito tre grandi enti, a giugno - assicura Brunetta - saranno già trecento, entro l'anno almeno 50 mila. Insomma, le tre faccette del semaforo sulla qualità dei servizi dovranno fare lo straordinario. Qualche eccesso retorico e propagandistico a parte, stando all'annuncio e alle promesse si tratta senza dubbio di un'apprezzabile iniziativa. Forse non culturale come ha esclamato con orgoglio il ministro. Di certo innovativa in un Paese che purtroppo non tiene in gran conto, come dovrebbe, la centralità del cittadino nel rapporto con le sue amministrazioni. Sarà determinante la prova dei fatti concreti. Troppi degli annunci proposti a valanga dagli esponenti del governo hanno avuto la sorte effimera di certi titoli di giornale. La doccia scozzese delle attese e delle delusioni è purtroppo sempre in funzione, Comunque l'ultima trovata di Brunetta ha uno slogan pubblicitario di buon impatto: "Mettiamoci la faccia". C'è per ora l'irresistibile tentazione di invitare il ministro a non metterci la sua. Come certo sa, a qualcuno non piace.

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Circo Fiorello (sezione: Scuola)

( da "Corriere.it" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

A Roma la prova generale del suo ritorno sullo schermo (Sky) Circo Fiorello Show sullo «Smemorato di Cologno» e intervista-gag sul palco a Mentana: «Il vero cacciato dal Grande fratello» ROMA «Una simile attenzione dice Fiorello con la sua verve carica di umanità non mi era mai capitata nella mia vita, un pochino la testa me la sono montata. Mi sono guardato allo specchio e mi sono chiesto l'autografo. E non me lo sono fatto. Mia figlia mi ha detto: papà!. Parla col mio agente le ho risposto». Pochi eventi tv hanno vissuto giornate così convulse e frenetiche. Rompendo un silenzio assordante, Fiorello all'ultimo momento decide di aprire le porte del suo work in progress alle telecamere e ai taccuini, ed eccoci al numero zero. È la prova generale del suo ritorno sul piccolo schermo: non più Raiuno, ma Sky. Dal 2 aprile la tv satellitare trasmetterà per tre sere alla settimana (giovedì, venerdì e sabato, Sky Uno, canale 109) un antipasto in 25 minuti del ricco menù che lo showman dispenserà dal vivo al Teatro Tenda di piazzale Clodio. Più il meglio della settimana alla domenica. Parla col pubblico: tu che lavoro fai? L'impiegato. Dove? Non lo so ancora. «Solo in Italia puoi avere risposte del genere ». A uno sfila gli occhiali da presbite, gli riempiono il volto: «Ma che hai, un 24 pollici?». In sala c'è John Turturro, in Italia per girare un film musicale su Napoli. «Ma perché non prendi Apicella?». Improvvisano una canzone: «Ragazzi, il dvd del nostro duetto è già disponibile a Napoli». Ma a tenere banco è il suo incontro con Berlusconi, quello che doveva stoppare il suo sbarco su Sky. «Sta sul palco pure lui. Il suo show per la nascita del Partito della libertà è stato di sicuro meglio del nostro. Io i ballerini non li ho». Fiore vede Mentana tra il pubblico e lo prende di petto sull'addio a Mediaset: «Come stai? Eh, succede. Pensate, Enrico è l'unico eliminato dal Grande fratello senza mai essere stato nella casa». Finge di fargli un'intervista alla Letterman. Gli chiede: «È vero che tu ogni giorno vedi Porta a Porta per far diminuire gli ascolti di Matrix?». Altra domanda: «Enrico, a parte Carlo Conti, chi è l'Obama italiano»? Domanda secca: «Pd o Pdl?», Mentana: «In questo momento nessuno, oggi non voterei, giuro». «Il tg che non guarderesti mai?». «Se ti dico il Tg4...». Fiore: «E' la verità». «Chi butteresti dalla torre, Silvio o Berlusconi»? «Tutti e due». «Dopo Chi l'ha visto pare che vogliano lanciare un nuovo format, titolo: Che minchia fa ogni giorno Enrico Mentana?». «Carfagna, Gelmini, Melandri, Prestigiacomo: chi ti faresti?». «Prestigiacomo, è un nome da uomo». Berlusconi dunque. «Al telefono mi dice, vieni a Palazzo Grazioli, non lo saprà nessuno. Vado e sotto c'era Alfonso Signorini con la copertina vuota di Sorrisi e Canzoni, mi ha fatto la foto e mi ha messo dentro. Avevo l'impressione che tutto intorno a me fosse piccolo, la sedia, il tavolo. Prima si materializza il suo sorriso, solo i denti, poi arriva il corpo, si attacca ai denti, i capelli perfetti attaccati a mazzetti di quindici. Ogni tanto passava Gianni Letta da dietro il divano. Dice che c'era pure Brunetta ma io non l'ho visto. Dire che Brunetta è nano è un errore, i nani sono molto più alti. Berlusconi sul passaporto ha la foto a figura intera, Brunetta ha la famiglia intera. Berlusconi, furbo, mi parlava di tutto fuorché di Sky. La sai quella di Pierino? Le barzellette a me, che vengo da 15 anni di animazione al Valtur. Arriva Letta: "C'è un inglese, un francese e un tedesco". E Berlusconi: la so già. No, dice Letta, sono quelli del G8». Fiore è caricato a mille: «Qui posso veramente fare quello che mi pare, non c'è pubblicità, non c'è l'Auditel». Coinvolge Enrico Cremonesi e la sua band, ringrazia il sindaco «Alemagno » (lo chiama così) per avergli dato il Teatro Tenda, «in genere lo dà solo al Circo Mediano»; scherza sulla mafia: «Quanti personaggi in sala, uno fra tutti, Bernardo Provenzano ». Ps: il direttore dei programmi radiofonici della Rai, Sergio Valzania, sta verificando l'ipotesi di trasmettere in radio lo show in quanto «non sono stati ceduti i diritti radiofonici ». Valerio Cappelli stampa |

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Scuole sicure, piano della Regione (sezione: Scuola)

( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

stampa L'assessore Costa: drammatici i tagli ai docenti Scuole sicure, piano della Regione La Giunta ha stanziato 90 milioni per la ristrutturazione di 152 istituti in tutto il Lazio, 46 nella provincia di Roma In tutto il Lazio saranno messe in sicurezza 152 scuole, 46 nella sola provincia di Roma. è il maxi piano per l'edilizia scolastica da realizzare grazie ai novanta milioni stanziati dalla Giunta regionale. E se da un lato si è deciso di puntare sull'istruzione, dall'altro l'assessore regionale Silvia Costa ha reso noti i numeri che riguardano la riduzione degli organici: il prossimo anno il taglio in elementari, medie e superiori è di 2.794 docenti (il 7,6 per cento del taglio nazionale), mentre il personale amministrativo potrà contare su 1.338 posti in meno (500 nelle elementari, 1.144 nelle medie e 1.121 nelle superiori) di cui 868 collaboratori scolastici. Un allarme che la Regione lancia al Governo: «Loro hanno scelto di tagliare - ha commentato il presidente Marrazzo, mentre noi continueremo a investire nella scuola». E bisogna anche considerare che il numero degli alunni è in aumento. A Roma, nella sola scuola primaria, gli studenti passeranno da 166.678 a 167.673. Ma andiamo con ordine. Per quanto riguarda l'edilizia scolastica, il grosso dei novanta milioni va alla provincia di Roma con 37 milioni e 575 mila euro. Finanziamento che sarà ripartito sul triennio 2009-2011. Due le scuole del Comune di Roma che potranno beneficiare dei fondi e ristrutturare i propri plessi. Si tratta dell'elementare Pirandello nel XV Municipio e la media Nitti nel XX. Le altre 44 scuole che saranno messe in sicurezza si ripartiscono in tutta la Provincia. Dopo Roma segue Frosinone con 37,5 milioni, Rieti 10 milioni, Latina 8 e Viterbo 7,6. L'assessore ai Lavori pubblici Astorre ha voluto sottolineare come un piano per l'edilizia scolastica di queste dimensioni abbia effetti positivi sull'intera economia: «Investire sulle infrastrutture è una manovra anticiclica in tempi di crisi che rilancia lo sviluppo e produce posti di lavoro. La situazione delle strutture del Lazio è critica e la stiamo affrontando con investimenti massicci. Ci auguriamo entro la fine della legislatura di aver messo in sicurezza centinaia di scuole». Ma se Astorre ieri era ottimista per il futuro, al suo fianco la collega all'Istruzione Silvia Costa, come detto, delineava pericolose ombre per il sistema scolastico laziale. «La cosa più grave - ha detto Costa - è che il ministro Gelmini, dopo aver inserito il maestro unico, aveva detto che le famiglie avrebbero potuto scegliere tra orari diversi. Ma nel Lazio abbiamo una richiesta di 30 o 40 ore che riguarda quasi il 93 per cento delle famiglie, con un taglio di almeno 500 docenti nelle elementari. Così non saremo in grado di mantenere neanche il livello attuale di tempo pieno». Costa ha raffigurato una situazione critica soprattutto nelle medie, dove «la riduzione del personale e dei supplenti porterà grandi difficoltà soprattutto nelle aree metropolitane e nei piccoli plessi», per non parlare dei bidelli, «la cui riduzione avrà riflessi negativi sulla pulizia e la sorveglianza degli istituti».

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Battute sul Cav e un ciao a Del Noce (sezione: Scuola)

( da "Tempo, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

stampa Parte così lo show di Fiorello Battute sul Cav e un ciao a Del Noce Rosario Fiorello ha inaugurato ieri la serie delle sue serate. L'attesissimo spettacolo dello showman sarà trasmesso su Sky a partire dal 2 aprile. Berlusconi, Mentana, David Letterman, Brunetta, la Prestigiacomo e Mike Bongiorno. Ieri sera ce n'era per tutti nell'attesissima prova generale del FiorelloShow. Lo spettacolo andrà in onda su Sky dal 2 aprile ma i romani più fortunati possono già goderselo al Teatrotenda di piazzale Clodio, già soprannominato PalaFiorello. «Si è parlato così tanto di questo show che quando mi guardo allo specchio mi chiedo l'autografo». Lo showman ha esordito così. Ma subito dopo sono arrivate le prime stoccate per il premier e il suo nuovo partito. «Mentre noi siamo qui - ha detto rivolgendosi al pubblico - c'è chi sta facendo uno spettacolo sicuramente meglio del nostro. Lì ci sono anche le ballerine». E poi giù a raccontare l'incontro con Berlusconi a Palazzo Grazioli dopo la decisione di salire sul carro di Sky. «All'inizio Berlusconi mi parlava di tutto tranne che di Sky. Pensate che mi raccontava perfino le barzellette». Ma una parola «buona» Fiorello ce l'ha anche per Brunetta «che è un errore chiamarlo nano perché i nani sono molto più alti». Berlusconi, però, è sempre sotto i riflettori. «Perché passi a Sky?», gli avrebbe chiesto il premier. «Porca paletta adesso ti seguiranno tutti - diceva Fiorello riportando le parole del Capo del governo - E poi gli australiani io li odio. Odio il boomerang. Odio i canguri. Poi mi ha guardato negli occhi e il suo sguardo è diventato triste». A questo punto sui monitor del palco l'immagine di Berlusconi campeggiava tra quella di Murdoch e Fiorello con lo showman che cantava «E io tra di voi». Veniva giù il teatro. Il piatto forte del FiorelloShow sono anche gli ospiti a sorpresa. Ieri sera è stata la volta di Luca Jurman di «Amici», John Turturro e Enrico Mentana, ospite di un vero e proprio Letterman Show. «Mentana! - lo ha presentato Fiorello - L'unico che è stato eliminato dal Grande Fratello senza essere nemmeno entrato nella Casa». Mentana è salito sul palco e incalzato dalle domande ha detto: «A Mediaset è più facile starci da interista che da giornalista». Messo di fronte al dilemma su chi «farsi» tra Prestigiacomo, Gelmini, Carfagna e Melandri, Mentana ha risposto: «Mi farei la Prestigiacomo». E Fiorello: «Ho appena saputo che il ministro Prestigiacomo inserisce Mentana tra gli uccelli in via di estinzione». Tra battute su Del Noce e aneddoti su Mike Bongiorno, la prova generale volgeva al termine. Con lo spauracchio del sindaco «Alemagno» che non vuole far finire lo show dopo le 23. A giudicare dagli applausi lo spettacolo potrebbe durare anche tutta la notte.

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Fini: Biotestamento, sia legge laica (sezione: Scuola)

( da "Corriere.it" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

il congresso a roma. Tutti in piedi per il ministro Brunetta. E lui si commuove Pdl, da Fini appello alla laicità «Ddl biotestamento è più da stato etico» «Cambiare la seconda parte della Costituzione». E sull'immigrazione: «Non dobbiamo temere gli stranieri» ROMA - «Rilanciare una grande stagione costituente», «discutere su come orientare il proprio voto al referendum elettorale di giugno», «non aver paura dello straniero» e . Sono questi i principali messaggi che il presidente della Camera Gianfranco Fini ha lanciato al Popolo della Libertà, nel secondo giorno di lavori del congresso di fondazione del Pdl. All'indomani dell'intervento del presidente del Consiglio tocca al presidente della Camera scaldare la platea del congresso di fondazione del Pdl. E il numero di Montecitorio non si sottrae a tale impegno: parla della Costituzione, scandendo che «la seconda parte si deve cambiare». Se questo, non accade, ha aggiunto, non può essere completata la transizione e l'Italia, che qualcuno ha paragonato a una "crisalide", «non potrà mai passare da crisalide a farfalla». Sul referendum, Fini invita il Pdl al dibattito e riprende l'auspicio di Silvio Berlusconi per un sistema bipartitico, affermando che proprio il referendum consente una «accelerazione verso quel sistema». «Non so se siano maturi i tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo - ha aggiunto - ma il Pdl può mettere nel suo dibattito interno la decisione su come comportarsi in quel referendum». «GRAZIE AL PREMIER» - «Il Pdl non sarebbe nato senza la sua lucida follia». Accompagnato da un lungo applauso della platea, Fini ha per prima cosa ringraziato il presidente del Consiglio per le parole «chiare e generose» rivoltegli venerdì. «In un colpo solo ha spazzato via luoghi comuni e interpretazioni maliziose o interessate, in alcuni casi legittime paure» e per aver riconosciuto che «il Pdl non è una Forza Italia allargata, né un cartello elettorale». Con il Pdl, ha aggiunto il presidente della Camera, «nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse» . OMAGGIO A MARTINAT - Dal maxi palco Fini ha tra le altre cose reso omaggio al sottosegretario Ugo Martinat, scomparso nella notte. Era un uomo «che aveva creduto a questo progetto, un uomo del fare. Da lassù ci aiuterà» ha detto il presidente della Camera. PARLANO I MINISTRI - Prima dell'intervento di Fini , è stato il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta a catalizzare l'attenzione. Anche a lui i delegati hanno riservato una standing ovation. E Brunetta ha pianto prima prendere la parola in un tripudio di bandiere tricolori. «Finalmente hanno fatto un podio giusto», ha scherzato a proposito dell'altezza del leggio su cui si sente a suo agio. «Siamo pieni di difetti, ma noi siamo i rivoluzionari di cui l'Italia ha bisogno: una rivoluzione borghese, di cui noi siamo i protagonisti, voi gli artefici e gli italiani i beneficiari» ha detto dal palco il ministro, facendo un accenno anche un accenno alla crisi: «Certo - ha ammesso - siamo un po' sfigati. Ogni volta che siamo al governo c'è la crisi, ma questo vuol dire che siamo anche più bravi. È - ha assicurato - una crisi di crescita, una sfida». Di scuola ha parlato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. «Non appartiene alla sinistra e al sindacato ma appartiene agli italiani. È iniziata una rivoluzione della responsabilità e a chi non si riconosce nei valori della sinistra voglio dire che è finita l'oppressione culturale», ha detto la Gelmini. «Attenzione a certe candidature, perché le azioni devono rispondere alle idee», e la dizione Pdl «può e deve significare anche Popolo della Legalità, perché noi siamo tutti figli di Paolo Borsellino» ha voluto sottolineare dal palco il ministro della gioventù Giorgia Meloni, nel suo intervento al congresso del Pdl. I LAVORI - I lavori alla nuova Fiera di Roma sono ripresi poco prima delle 10. Alle 18 sarà la volta del presidente del Senato, Renato Schifani. Dalla mattina e fino a sabato sera sul maxi palco della Nuova Fiera si alterneranno anche i 16 ministri Per ciascuno sono riservati 10 minuti. Stesso tempo che sarà a disposizione dei capigruppo e dei vice italiani e al Parlamento europeo. Cinque minuti, invece, per tutti gli altri interventi. BRAMBILLA - Gli interventi sul palco devono essere strettissimi per consentire al gran numero di iscritti a parlare di intervenire. Per questo il presidente di turno del congresso, il senatore Lucio Malan, è costretto ad esercitare con fermezza il suo ruolo e a togliere la parola al termine dei 5 minuti previsti per ogni intervento. È successo con Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo, che è stata invitata un paio di volte al rispetto dei tempi («Non considererò concluso il mio compito finchè nel turismo non avremo ottenuto l'inversione di tendenza che è necessaria», ha detto. Dopo la Brambilla, ha parlato Mario Valducci, presidente della commissione Trasporti e Tlc della Camera e uno tra i primi ad unirsi a Berlusconi nel momento della sua discesa in campo. Ha invece portato il saluto degli elettori campani del Pdl Nicola Costentino, il sottosegretario all'Economia che è stato al centro di polemiche con l'opposizione perchè indagato in indagini sui rapporti tra camorra e politica. «I cittadini campani - ha detto - sono stati martoriati ed espropriati dalla banda Bassolino-Iervolino, invece sono bastati 100 giorni per ripulire la Campania dai rifiuti». IL TRICOLORE - Nel frattempo, il padiglione 8 si tinge di bianco, rosso e verde. Per il secondo giorno delle assise, infatti, il giorno dell'intervento di Gianfranco Fini, gli organizzatori hanno distribuito ai delegati bandiere tricolore. Le bandiere sono sventolate durante l'intervento di Andrea Ronchi che ha ringraziato i soldati italiani impegnati nelle missioni all'estero. Una ventina di ragazzi, militanti di Azione giovani, il movimento giovanile di Alleanza nazionale, sono stati respinti all'ingresso del padiglione dove si svolgono i lavori. Armati di bandiere con il simbolo di Azione giovani, una mano che sorregge una fiamma tricolore, i ragazzi non sono stati fatti entrare. «Non volevano le nostre bandiere», hanno raccontato. stampa |

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Troppi tagli alla scuola (sezione: Scuola)

( da "Italia Sera" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

Cronaca Roma Costa: il Lazio sta pagando il 7,6 % del taglio nazionale previsto dal Decreto Gelmini Troppi tagli alla scuola Prevista una forte riduzione del personale docente e amministrativo nel 2009-2010

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uno spot e un programma (sezione: Scuola)

( da "Sicilia, La" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

uno spot e un programma Tiziana Leone Roma. Le luci, i maxi schermi, la folla delle grandi occasioni, amici e parenti, il palco immenso di plexiglass incorniciato in due immense scritte “Fiorello”, il maestro Cremonesi, la musica, l'aria di festa: è il Fiorello show, l'attesissimo spettacolo del signor Rosario Tindaro Fiorello, il siciliano venuto da un piccolo paese, passato per i villaggi Valtur e per il karaoke, diventato l'uomo da 15 milioni di euro per Sky. Ieri sera, in una prova generale Fiorello ha dato il via al suo tour teatrale, dal tendone di Piazzale Clodio a Roma, che dal 2 aprile sarà in onda su Sky 1, canale 109. Canta un po' di tutto, da Frank Sinatra a Pavarotti, scherza con gli ospiti in platea, fra loro Enrico Mentana «l'unico eliminato dal Grande fratello senza essere stato mai nella casa» e John Turturro con cui improvvisa una versione di Luna Rossa in stile Valtur, «ma se andate a Napoli questo duetto lo trovate già su dvd masterizzati». Non rinuncia a prendere in giro il pubblico in sala e ironizza sulla tanta pubblicità al suo show «pensate che un abbonato Sky si è fatto una radiografia e sono uscito io dal video». Poi a tutta gag su Berlusconi. «Lui sta facendo uno spettacolo certo meglio del nostro. Io dopo tutta questa attesa come vi posso stupire? Promettendovi due milioni di posti di lavoro? Anche questo l'hanno già fatto». Ma soprattutto racconta il suo incontro con il premier Silvio Berlusconi, a Palazzo Grazioli. «Appena ho detto vado a Sky, driiin, “Pronto chi è?”. Vi piacerebbe sapere cosa ci siamo detti… Comunque, mi danno il numero da chiamare, mi mettono in attesa, parte la musica di Colpo grosso, cin cin cin… Pronto Presidente? Sono io, lo smemorato di Cologno, Fiorello che caz.. stai facendo? Mi devi venire a Palazzo Grazioli. Tranquillo, nessuno saprà niente. Arrivo là e mi trovo Alfonso Signorini con la copertina di Sorrisi vuota, mi ci ha messo direttamente. Entro a Palazzo e subito ho come l'impressione che tutto intorno a me sia leggermente più piccolo, mi sento un gigante. Dopo un po' si materializza lui, prima il sorriso, solo i denti, poi il corpo, ogni tanto passava Gianni Letta, dice che c'era pure Brunetta, ma non l'ho visto». Stacco musicale, Fiorello lascia aperto il monologo su Berlusconi, canta ancora, coinvolge Turturro, «vedete che bello fare quello che ci pare, senza l'incubo della tv». Ed ecco poi di nuovo il Berlusconi-Fiorello. «Sei contento di quello che sto facendo? Ti faccio il Ponte sullo Stretto, non ti piace volare e ti ho fatto la Tav, ho abbassato il debito pubblico e ti ho mandato Baldini in Brasile. E allora perché vai a Sky? Poi gli altri ti seguiranno. Lascia stare gli australiani, li odio, odio il boomerang, che oggetto è, lo lanci e torna indietro, neanche Mastella è così. Ma con il sorriso sulle labbra salutiamo il nostro Presidente, volevo dirgli saremo qui, nella nostra nicchietta e ci faremo sentire». Lasciato Berlusconi, Fiorello si trasforma in un David Letterman all'amatriciana, aiutato da Enrico Mentana, in versione ospite. «Mentana, assunto al Tg1 dove si fa le ossa, accusato di necrofilia, nel 2005, durante l'inaugurazione di Matrix si presenta vestito da Keanu Reeves, ma viene scambiato per Don Matteo. Ecco a voi Mentana». Prima domanda. «E' vero che guarda tutte le sere Porta a Porta per diminuire l'ascolto di Matrix? E poi, a parte Carlo Conti, chi è l'Obama italiano?». Replica. «C'è Fini che si abbronza moltissimo, ma a sinistra per abbronzare Franceschini ci vorrebbe un'ustione». Domanda: «Pd o Pdl?». «In questo momento nessuno, oggi non voterei». Chi butteresti dalla torre Silvio o Berlusconi? «Tutti e due». «Carfagna, Prestigiacomo, Melandri, Gelmini, chi ti faresti?» «Prestigiacomo». «Perché ha un nome da uomo?». Finito il siparietto, Fiorello invita Mentana a Sky, magari per uno Sky Tg 25, per sterzare poi sul Vaticano. «Volevo affrontare il discorso sul Santo Padre, di cui ho un rispetto profondo, però tante volte non se fa capì. Questa del preservativo è stata un po' così, lo capisco, lui non sa, non dovrebbe sapere come si fa. Non ho avuto un buonissimo rapporto con il Vaticano, per l'imitazione in radio di Padre Georg, l'unico prete vestito da Dolce e Gabbana. Insomma sembra che il Papa abbia chiesto a Padre Georg come fosse fatto questo preservativo. Lui ha chiamato suor Maria, l'ha mandata a comprarlo: uno che lo vede per la prima volta, lo capisco, non sa come si usa, si scioglierà nell'acqua? Non ne venivano fuori e hanno fatto quella gaffe lì. Pare che Padre Georg abbia usato una frase non sua, ma di Formigoni: il preservativo va usato solo in casi estremi, tipo quando si va con una donna».

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Anziana travolta da un'automentre attraversa la strada (sezione: Scuola)

( da "Sicilia, La" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

Grave incidente in via Crispi Anziana travolta da un'auto mentre attraversa la strada All'istituto comprensivo "Giovanni Verga" genitori sul piede di guerra hanno sottoscritto una lettera, che hanno inviato al sindaco, Rosario Crocetta, e all'assessore alla Pubblica Istruzione, Sandra Bennici, chiedendo il loro intervento per scongiurare la chiusura di 4 sezioni di scuola materna. Da quanto scritto dai genitori ai due amministratori comunali risultano esserci 47 iscrizioni per il prossimo anno alla scuola materna, che sarebbero state rifiutate dal dirigente prof. Filippo Lo Monaco, in quanto i locali di via Caviaga non risulterebbero idonei. Il plico con le richieste di iscrizioni è stato inviato alla vicina scuola "Quasimodo", che lo ha rimandato indietro e inoltrato, per conoscenza, all'assessore. Attualmente, dunque, vi sono 47 bambini non iscritti in nessuna scuola materna. Altra questione: circa ottanta bambini sono stati cancellati. Il prossimo anno non potranno frequentare la scuola materna perché hanno fatto più di trenta assenze. «Non riusciamo a capire il perché di queste decisioni - hanno detto due genitori, Maurizio Ascia e Giuseppe Favitta -; ai bambini va garantita la continuità. La scuola materna è un diritto. I bambini prendono malattie facilmente e capita che restino in casa. Non si capisce in virtù di quale legge vengono cacciati dalla scuola materna. Noi chiediamo che sindaco e assessore intervengano. Dicano se il plesso di via Caviaga è inagibile. Se lo è, chiudiamolo subito. Perché aspettare l' anno prossimo se i bambini sono in pericolo?». L'assessore alla Pubblica Istruzione ha incontrato prima i genitori e poi il dirigente della "Verga". «Non mi risulta che il plesso di via Caviaga sia inagibile ma ho ordinato un sopralluogo perché siano i tecnici a stabilirlo - ha detto la dott. Bennici -; il dirigente mi ha detto che il prossimo anno non vuole attivare le sezioni primavera, cioè per bambini che compiono tre anni nel 2010, ma dagli atti che ho visto non mi sembra ce ne siano. È inconcepibile che non vengano ammessi i bambini che in tutto l'anno hanno fatto 30 giorni di assenza. La normativa parla di 30 giorni di assenza il primo mese di scuola. Non accetteremo che si perdano 4 sezioni di scuola materna, quando le iscrizioni ci sono. Sarebbe una beffa anche per gli insegnanti, già colpiti dai tagli della legge Gelmini. Parlerò con il dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale». Intanto, pare che siano in bilico anche 25 domande di iscrizione alla scuola media. Oggi i genitori dovrebbero avere il chiarimento con il dirigente che, ieri, abbiamo contattato a scuola, ma senza successo perché assente. M.C.G.

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Forse un sit-in a Mussomelicontro i nelle scuole (sezione: Scuola)

( da "Sicilia, La" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

Forse un sit-in a Mussomeli contro i «tagli» nelle scuole Mussomeli. Tutti uniti contro i tagli nelle scuole del Vallone. All'assemblea tenutasi giovedì pomeriggio presso la cittadella degli studi di contrada Prato, hanno partecipato il sindaco di Sutera Gero Difrancesco, il sindaco di Mussomeli Luigi Mancuso, il sindaco di Acquaviva Platani Totò Mistretta, il vice sindaco di Campofranco Rino Pitanza e l'on. Daniela Cardinale, deputata del Pd. Gli interventi hanno illustrato la situazione drammatica dei tagli specie nella provincia di Caltanissetta. Gero Difrancesco ha confermato che sabato 4 aprile sarà presente a Roma con il gonfalone ed altri consiglieri, per manifestare contro i tagli del ministro Gelmini ed ha ribadito che il Vallone, zona di per sé già disagiata, non può subire un ulteriore taglio che interessa tutta la popolazione del territorio. Rammarico è stato espresso per la scarsa presenza delle famiglie, dei precari, dei docenti, di alcuni amministratori locali e anche di politici. «Probabilmente - è stato rimarcato - non si rendono conto che a soffrire di questi tagli non saranno solo i docenti che perderanno materialmente il posto, ma le famiglie che non avranno più la stessa offerta formativa per i figli, ma anche l'economia del territorio perderebbe uno dei suoi maggiori introiti di capitale». L'on. Daniela Cardinale ha illustrato l'interrogazione parlamentare che insieme ad altre parlamentari ha rivolto al ministro Gelmini, chiedendole come intende comportarsi circa i tagli ai posti di lavoro, stante che le famiglie del sud hanno dato la disponibilità per il tempo pieno. A conclusione sono state concordate altre iniziative da intraprendere e da mettere a punto, quali una seduta congiunta di consigli comunali con all'ordine del giorno la protesta da inviare alla ministra, o anche un sit-in a Mussomeli per dare voce allo stato di disagio che preoccupa enormemente il mondo della scuola in provincia di Caltanissetta. R. M.

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Riforma, tagli agli atenei ma anche novità positive (sezione: Scuola)

( da "Corriere Di Como, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

Riforma, tagli agli atenei ma anche novità positive Parola di rettore «Speriamo di non venire colpiti in maniera eccessiva dalle riduzioni di budget» Una vera e propria spada di Damocle. È quella rappresentata dai probabili tagli ai fondi destinati alle università italiane che incombono minacciosi su tutti gli atenei, Insubria compresa. E, a due giorni dall'inaugurazione dell'undicesimo anno accademico, il rettore Renzo Dionigi parla a tutto campo della discussa riforma Gelmini e ovviamente del futuro dell'ateneo comasco. Il disegno di legge che potrebbe essere presentato nei prossimi due mesi contiene secondo il rettore degli aspetti positivi. Ad eccezione, naturalmente, dell'eventualità, non troppo remota, di assistere a un drastico ridimensionamento delle somme a disposizione. «Sinceramente le possibili riduzioni di budget non dipendono né da noi né dal ministero dell'Istruzione, ma dalla politica economica e finanziaria del governo. Speriamo solo di non venirne colpiti in maniera eccessiva. Attendiamo di conoscere nel dettaglio i particolari dell'operazione prima di commentare il tutto», dice Renzo Dionigi. Ma è un altro il tema che sta maggiormente a cuore al rettore dell'Insubria. Ovvero il concetto di meritocrazia. È questa infatti la parola d'ordine che dovrà guidare le università italiane. «Un principio che, teoricamente, vede sempre tutti d'accordo, ma che nella pratica si è spesso tradotto nell'esatto opposto. Generando situazioni paradossali», aggiunge Dionigi. Queste parole anticipano i punti salienti del discorso che il rettore terrà lunedì in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico. Appuntamento fissato per le 15.30 del 30 marzo nell'Aula Magna dell'Università dell'Insubria di Como, nel chiostro di Sant'Abbondio. «Mi concentrerò essenzialmente sull'esposizione delle linee guida ministeriali in materia di governance universitaria. Spiegherò quanto si sta elaborando per riformare il mondo accademico. Mosse che considero nel complesso molto positive», dice Dionigi. A partire dai concorsi universitari che non dovrebbero essere più banditi dai singoli atenei. Metodo quest'ultimo che in passato portò essenzialmente alla promozione di candidati interni. Ora tutto verrà sostituito da una severa selezione. Per diventare ricercatori, associati o ordinari, si dovrà infatti prima di tutto affrontare un'abilitazione nazionale, sulla base di specifici requisiti di produzione scientifica. Verrà così valutata la caratura dei singoli partecipanti. L'abilitazione durerà solo un certo numero di anni. «Mi sembra un passaggio realmente necessario. Il fatto che le università andranno a reclutare i docenti di cui hanno bisogno tra quanti sono in possesso dell'abilitazione è altamente qualificante», spiega il rettore Dionigi. Ma non solo. I consigli di amministrazione delle università saranno formati in prevalenza da persone esterne all'ateneo. Come, ad esempio, finanziatori anche pubblici, imprenditori o ex studenti. E il rettore diventerà più autorevole. Potrebbe scegliere alcuni componenti del cda, l'organismo che decide sull'utilizzo delle risorse dove non vi sarebbero più solo docenti. Ed eviterebbe così possibili pressioni dall'interno. Fabrizio Barabesi Nella foto: Il chiostro di Sant'Abbondio, una delle sedi comasche dell'Università dell'Insubria che festeggia il suo 11 anno (Baricci) Home Como dà l'ultimo saluto al "boss" di San Fedele La città piange il professor Federico Ceruti Scienze del Turismo non sembra risentire della crisi «Con il Pdl si apre una nuova epoca sul Lario»

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Fini: (sezione: Scuola)

( da "Corriere.it" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

Il presidente della camera sull'immigrazione: «Non dobbiamo temere gli stranieri» Congresso del Pdl, è il giorno di Fini «Ddl sul fine vita è più da stato etico» Dubbi sul testo che ha avuto il via libera del Senato. E sulla Costituzione: «Cambiare la seconda parte» Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini (Emmevi) ROMA - L'importanza di «istituzioni laiche», la necessità di «rilanciare una grande stagione costituente», l'urgenza di «discutere su come orientare il proprio voto al referendum elettorale di giugno», l'appello a «non temere lo straniero» e il «no allo Stato etico». È di ampio respiro l'intervento del presidente della Camera Gianfranco Fini al congresso di fondazione del Pdl. All'indomani dell'intervento del presidente del Consiglio tocca al presidente della Camera scaldare la platea del congresso di fondazione del Pdl. E il numero uno di Montecitorio non si sottrae a tale compito. Parla per cinquanta minuti, contrassegnati da 60 applausi. Al termine del discorso il premier scatta sul palco, gli stringe la mano, lo abbraccia e sorride. «Questo - dice tra gli applausi della platea - è per spazzare via tutte le malignità sul fatto che io e Gianfranco non ci vogliamo bene e non condividiamo gli stessi ideali». «Ho colto la spinta sulle riforme. Sono d'accordo con te, partiamo subito» ha detto poi il premier al presidente della Camera nel backstage. Un brindisi a base di champagne e un abbraccio. A complimentarsi con Fini, dietro le quinte, è arrivato mezzo esecutivo con Giulio Tremonti in prima linea. Il Cavaliere ha apprezzato il passaggio anche sulla necessaria laicità delle istituzioni, anche se i dubbi espressi da Fini sul ddl che riguarda il fine vita sono stati mal digeriti dall'ala cattolica. «GRAZIE AL PREMIER» - «Il Pdl non sarebbe nato senza la lucida follia di Berlusconi». Accompagnato da un lungo applauso della platea, Fini ha per prima cosa ringraziato il presidente del Consiglio per le parole «chiare e generose» rivoltegli venerdì. «In un colpo solo ha spazzato via luoghi comuni e interpretazioni maliziose o interessate, in alcuni casi legittime paure» ha detto Fini. Ancora un "grazie" poi per aver riconosciuto che «il Pdl non è una Forza Italia allargata, né un cartello elettorale». Con il Pdl, ha aggiunto il presidente della Camera, «nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse». STATO ETICO E STATO LAICO - Pur riconoscendo di essere «in posizione minoritaria», Fini ha rivolto una domanda precisa ai seimila delegati presenti al padiglione 8: «Siamo proprio sicuri, amici del Pdl, che il ddl sul testamento biologico approvato al Senato sia davvero ispirato alla laicità? Perché una legge che impone un precetto è più da Stato etico che da Stato laico», ha detto il presidente della Camera, invitando il Pdl a discuterne e affermando che per le istituzioni «è un obbligo essere laiche». «La laicità - ha aggiunto - è separazione delle due sfere, dello Stato e della Chiesa». COSTITUZIONE E REFERENDUM - Fini ha poi parlato della Costituzione, scandendo che «la seconda parte si deve cambiare». Se questo non accade, ha aggiunto, non può essere completata la transizione e l'Italia, che qualcuno ha paragonato a una «crisalide», «non potrà mai passare da crisalide a farfalla». Sul referendum, Fini ha invitato il Pdl al dibattito e, riprendendo l'auspicio di Silvio Berlusconi per un sistema bipartitico, ha affermato che proprio il referendum consente una «accelerazione verso quel sistema». «Non so se siano maturi i tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo - ha aggiunto - ma il Pdl può mettere nel suo dibattito interno la decisione su come comportarsi in quel referendum». STRANIERI - Quanto all'immigrazione, il presidente della Camera ha specificato che bisogna discutere per indicare «nuovi percorsi per ottenere la cittadinanza italiana». «Un ammalato - ha poi voluto sottolineare Fini -, un bambino, sono prima di tutto persone umane e poi sono immigrati», altrimenti «c'è il rischio di alimentare una xenofobia che è sempre dietro l'angolo». Implicito ma chiaro il riferimento alla norma voluta dalla Lega che prevede che i medici debbano denunciare gli immigrati irregolari. OMAGGIO A MARTINAT - Dal maxi palco Fini ha tra le altre cose reso omaggio al sottosegretario . Era un uomo «che aveva creduto a questo progetto, un uomo del fare. Da lassù ci aiuterà» ha detto il presidente della Camera. PARLANO I MINISTRI - Prima dell'intervento di Fini è stato il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta a catalizzare l'attenzione. Anche a lui i delegati hanno riservato una standing ovation. E Brunetta ha pianto prima di prendere la parola, in un tripudio di bandiere tricolori. «Finalmente hanno fatto un podio giusto», ha scherzato a proposito dell'altezza del leggio su cui si sentiva a suo agio. «Siamo pieni di difetti, ma noi siamo i rivoluzionari di cui l'Italia ha bisogno: una rivoluzione borghese, di cui noi siamo i protagonisti, voi gli artefici e gli italiani i beneficiari» ha detto dal palco il ministro, facendo un accenno anche un accenno alla crisi: «Certo - ha ammesso - siamo un po' sfigati. Ogni volta che siamo al governo c'è la crisi, ma questo vuol dire che siamo anche più bravi. È - ha assicurato - una crisi di crescita, una sfida». Di scuola ha parlato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. «Non appartiene alla sinistra e al sindacato ma appartiene agli italiani. È iniziata una rivoluzione della responsabilità e a chi non si riconosce nei valori della sinistra voglio dire che è finita l'oppressione culturale», ha detto la Gelmini. «Attenzione a certe candidature, perché le azioni devono rispondere alle idee», e la dizione Pdl «può e deve significare anche Popolo della Legalità, perché noi siamo tutti figli di Paolo Borsellino» ha voluto sottolineare dal palco il ministro della gioventù Giorgia Meloni, nel suo intervento al congresso del Pdl. BRAMBILLA - Gli interventi sul palco devono essere strettissimi per consentire al gran numero di iscritti a parlare di intervenire. Per questo il presidente di turno del congresso, il senatore Lucio Malan, è stato costretto ad esercitare con fermezza il suo ruolo e a togliere la parola al termine dei 5 minuti previsti per ogni intervento. È successo con Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo, che è stata invitata un paio di volte al rispetto dei tempi («Non considererò concluso il mio compito finchè nel turismo non avremo ottenuto l'inversione di tendenza che è necessaria», ha detto. Dopo la Brambilla, ha parlato Mario Valducci, presidente della commissione Trasporti e Tlc della Camera, uno tra i primi ad unirsi a Berlusconi nel momento della sua discesa in campo. Ha invece portato il saluto degli elettori campani del Pdl Nicola Costentino, il sottosegretario all'Economia che è stato al centro di polemiche con l'opposizione perché indagato in indagini sui rapporti tra camorra e politica. «I cittadini campani - ha detto - sono stati martoriati ed espropriati dalla banda Bassolino-Iervolino, invece sono bastati 100 giorni per ripulire la Campania dai rifiuti». IL TRICOLORE - Il padiglione 8 si è tinto di bianco, rosso e verde. Per il secondo giorno delle assise, gli organizzatori hanno distribuito ai delegati bandiere tricolore. Una ventina di ragazzi, militanti di Azione giovani, il movimento giovanile di Alleanza nazionale, sono stati respinti all'ingresso del padiglione: erano armati di bandiere con il simbolo di Azione giovani, una mano che sorregge una fiamma tricolore. stampa |

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Costituzione e fine vita, le sfide di Gianfranco Fini (sezione: Scuola)

( da "Corriere.it" del 28-03-2009)

Argomenti: Scuola

Il presidente della camera sull'immigrazione: «Non dobbiamo temere gli stranieri» Congresso del Pdl, è il giorno di Fini «Ddl sul fine vita è più da stato etico» Dubbi sul testo che ha avuto il via libera del Senato. E sulla Costituzione: «Cambiare la seconda parte» Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini (Emmevì) ROMA - L'importanza di «istituzioni laiche», la necessità di «rilanciare una grande stagione costituente», l'urgenza di «discutere su come orientare il proprio voto al referendum elettorale di giugno», l'appello a «non temere lo straniero» e il «no allo Stato etico». È di ampio respiro l'intervento del presidente della Camera Gianfranco Fini al congresso di fondazione del Pdl. All'indomani dell'intervento del presidente del Consiglio tocca al presidente della Camera scaldare la platea dei delegati. Il numero uno di Montecitorio parla per 50 minuti e incassa 60 applausi, ma anche le critiche di una parte del Pdl sul tema della laicità. Al termine del discorso il premier sale sul palco, gli stringe la mano, lo abbraccia e sorride. «Questo - dice - è per spazzare via tutte le malignità sul fatto che io e Gianfranco non ci vogliamo bene e non condividiamo gli stessi ideali». «Ho colto la spinta sulle riforme. Sono d'accordo con te, partiamo subito» ha detto poi il premier al presidente della Camera nel backstage. Un brindisi a base di champagne e un abbraccio. A complimentarsi con Fini, dietro le quinte, è arrivato mezzo esecutivo con Giulio Tremonti in prima linea. Il Cavaliere ha apprezzato il passaggio anche sulla necessaria laicità delle istituzioni in merito al ddl sul testamento biologico, anche se i dubbi espressi da Fini sono stati mal digeriti dall'ala cattolica, con Schifani che ha sottolineato: «La laicità non sia omissione di responsabilità». «GRAZIE AL PREMIER» - «Il Pdl non sarebbe nato senza la lucida follia di Berlusconi». Accompagnato da un lungo applauso della platea, Fini ha per prima cosa ringraziato il presidente del Consiglio per le parole «chiare e generose» rivoltegli venerdì. «In un colpo solo ha spazzato via luoghi comuni e interpretazioni maliziose o interessate, in alcuni casi legittime paure» ha detto Fini. Ancora un "grazie" poi per aver riconosciuto che «il Pdl non è una Forza Italia allargata, né un cartello elettorale. Con il Pdl nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse». STATO ETICO E STATO LAICO - Pur riconoscendo di essere «in posizione minoritaria», Fini ha rivolto una domanda precisa ai seimila delegati presenti al padiglione 8: «Siamo proprio sicuri, amici del Pdl, che il ddl sul testamento biologico approvato al Senato sia davvero ispirato alla laicità? Perché una legge che impone un precetto è più da Stato etico che da Stato laico», ha detto il presidente della Camera, invitando il Pdl a discuterne e affermando che per le istituzioni «è un obbligo essere laiche». «La laicità - ha aggiunto - è separazione delle due sfere, dello Stato e della Chiesa». COSTITUZIONE E REFERENDUM - Fini ha poi parlato della Costituzione, scandendo che «la seconda parte si deve cambiare». Se questo non accade, ha aggiunto, non può essere completata la transizione e l'Italia, che qualcuno ha paragonato a una «crisalide», «non potrà mai passare da crisalide a farfalla». Sul referendum, Fini ha invitato il Pdl al dibattito e, riprendendo l'auspicio di Silvio Berlusconi per un sistema bipartitico, ha affermato che proprio il referendum consente una «accelerazione verso quel sistema». «Non so se siano maturi i tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo - ha aggiunto - ma il Pdl può mettere nel suo dibattito interno la decisione su come comportarsi in quel referendum». STRANIERI - Quanto all'immigrazione, il presidente della Camera ha specificato che bisogna discutere per indicare «nuovi percorsi per ottenere la cittadinanza italiana». «Un ammalato, un bambino, sono prima di tutto persone umane e poi sono immigrati, altrimenti c'è il rischio di alimentare una xenofobia che è sempre dietro l'angolo». Implicito ma chiaro il riferimento alla norma voluta dalla Lega che prevede che i medici debbano denunciare gli immigrati irregolari. OMAGGIO A MARTINAT - Dal maxi palco Fini ha tra le altre cose reso omaggio al sottosegretario . Era un uomo «che aveva creduto a questo progetto, un uomo del fare. Da lassù ci aiuterà» ha detto il presidente della Camera. SCHIFANI - Subito dopo è stata la volta del presidente del Senato Renato Schifani, che ha ringraziato Berlusconi e Fini per aver scritto una «pagina strategica» del paese e il premier per avergli affidato un ruolo di garanzia: «Sento una certa emozione: quella di partecipare a una giornata storica. Siamo qui per la grande intelligenza di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Si segna una grande pagina strategica del nostro paese». «Quella del Pdl è una grande sfida - ha aggiunto -. Oggi si modernizza il sistema politico, ma la grande sfida che dobbiamo vincere è quella di modernizzare il Paese». Processo che, secondo Schifani, passa attraverso la modifica della seconda parte della Costituzione. «L'opposizione deve dire se vuole contribuire a questo ammodernamento» ha concluso. Il presidente del Senato ha poi difeso il ddl sul testamento biologico sottolineando - con una nota critica nei confronti del suo predecessore sul palco - che «la laicità dello Stato non si deve trasformare in omissione di responsabilità. Abbiamo colmato un vuoto normativo». Altro tema, il rapporto con l'Udc: «Non si può che tornare insieme, per raggiungere il 51%». PARLANO I MINISTRI - Prima dell'intervento di Fini è stato il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta a catalizzare l'attenzione. Anche a lui i delegati hanno riservato una standing ovation. Brunetta ha pianto prima di prendere la parola, in un tripudio di bandiere tricolori. «Finalmente hanno fatto un podio giusto», ha scherzato a proposito dell'altezza del leggio su cui si sentiva a suo agio. «Siamo pieni di difetti, ma noi siamo i rivoluzionari di cui l'Italia ha bisogno: una rivoluzione borghese, di cui noi siamo i protagonisti, voi gli artefici e gli italiani i beneficiari» ha detto dal palco il ministro, facendo un accenno anche un accenno alla crisi: «Certo - ha ammesso - siamo un po' sfigati. Ogni volta che siamo al governo c'è la crisi, ma questo vuol dire che siamo anche più bravi. È - ha assicurato - una crisi di crescita, una sfida». Di scuola ha parlato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. «Non appartiene alla sinistra e al sindacato ma appartiene agli italiani. È iniziata una rivoluzione della responsabilità e a chi non si riconosce nei valori della sinistra voglio dire che è finita l'oppressione culturale», ha detto la Gelmini. «Attenzione a certe candidature, perché le azioni devono rispondere alle idee», e la dizione Pdl «può e deve significare anche Popolo della Legalità, perché noi siamo tutti figli di Paolo Borsellino» ha sottolineato dal palco il ministro della gioventù Giorgia Meloni. BRAMBILLA - Gli interventi devono essere strettissimi per consentire al gran numero di iscritti a parlare di intervenire. Per questo il presidente di turno del congresso, il senatore Lucio Malan, è stato costretto ad esercitare con fermezza il suo ruolo e a togliere la parola al termine dei 5 minuti previsti per ogni intervento. È successo con Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo, che è stata invitata un paio di volte al rispetto dei tempi («Non considererò concluso il mio compito finché nel turismo non avremo ottenuto l'inversione di tendenza che è necessaria», ha detto). Dopo la Brambilla ha parlato Mario Valducci, presidente della commissione Trasporti e Tlc della Camera, uno tra i primi ad unirsi a Berlusconi. Ha invece portato il saluto degli elettori campani del Pdl Nicola Costentino, il sottosegretario all'Economia che è stato al centro di polemiche con l'opposizione perché indagato sui rapporti tra camorra e politica. «I cittadini campani - ha detto - sono stati martoriati ed espropriati dalla banda Bassolino-Iervolino, invece sono bastati 100 giorni per ripulire la Campania dai rifiuti». Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha parlato della riforma della giustizia dicendo che «non è un capriccio»: «Non solo la possiamo fare, ma la dobbiamo fare perché lo abbiamo promesso agli elettori». IL TRICOLORE - Il padiglione 8 si è tinto di bianco, rosso e verde. Per il secondo giorno delle assise, gli organizzatori hanno distribuito ai delegati bandiere tricolore. Una ventina di ragazzi, militanti di Azione giovani, il movimento giovanile di Alleanza nazionale, sono stati respinti all'ingresso del padiglione: avevano bandiere con il simbolo di Azione giovani, una mano che sorregge una fiamma tricolore. stampa |

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Silvio celebra (sezione: Scuola)

( da "Corriere.it" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Il premier evita di citare la svolta del «predellino» e ricorda il corteo anti Prodi 2006 Silvio celebra «il carissimo Bettino» «Lui per primo aprì alla destra» Il Cavaliere diviso tra «amarcord» e facce nuove. Le attenzioni per Fini Pareva il 27 marzo, sì, ma del 1994. I comunisti, Pol Pot, «milioni di adoratori di Stalin e Mao», l'oro di Mosca, i «cento milioni di morti», la deriva giustizialista, la salvezza «grazie anche agli amici Gianfranco e Umberto», la rivoluzione liberale. Discorso che vince non si cambia. Berlusconi si cita. Ampi stralci dal testo della discesa in campo (26 gennaio '94). Rievocazione della grande vittoria di due mesi dopo. E rilettura della storia d'Italia, con alcuni passaggi-chiave, di gran lunga i più applauditi dal congresso. Bettino Craxi, indicato come precursore del Pdl, «il primo ad aprire alla destra», «il mio carissimo amico», qui rappresentato «da Stefania figlia ed erede politica», cui il premier manda un bacio; grande ondeggiare di garofani rossi, portati dall'on. Barani da Aulla. Pinuccio Tatarella, «il primo a credere in un centrodestra unito », celebrato dai delegati in piedi, in lacrime quelli di An. «La gloriosa macchina da guerra di Occhetto», e qui di mutato c'è l'aggettivo: era «gioiosa », ma fu travolta comunque. Di Pietro, mai nominato ma evocato come presenza maligna. La stampa «schierata contro in massima parte, con l'azionariato sovrastante». Il patto con la Lega, «di cui saluto il fondatore Umberto Bossi, mio carissimo amico». L'intervista al supermarket di Casalecchio, «quando non esitai a scegliere tra Rutelli e Gianfranco»; Fini è l'unico che non applaude, piega il capo infastidito, ma Berlusconi capisce e precisa: «Solo gli osservatori superficiali parlarono di "sdoganamento", un'espressione che giustamente a Gianfranco non piace». La platea contribuisce all'amarcord. Accanto alle «facce nuove», tutte giovani e belle, i Revenants del glorioso '94, gli Angelo Codignoni, i Niccolò Querci. In gran forma Maria Luisa Todini. Antonio Martino è in terza fila, volto cupo tipo esequie. Sirene di autoblù dai vetri oscurati in ritardo. Tajani, di cui Dell'Utri dice che mai si sarebbe atteso di vederlo così in alto, ha portato il capo del Ppe Martens, che tiene allegra la platea: «Mon cher Silviò...». Berlusconi parla più di 90 minuti, ma la crisi mondiale si affaccia appena al 63': tanto «l'Italia ne uscirà prima e meglio degli altri». Obama è citato al 67', dopo il consueto aneddoto sul cimitero di guerra americano «questa ve l'ho già raccontata: c'era una volta un padre che fece giurare al figlio...» , che comunque fa sempre il suo effetto: «Quel padre era mio padre, quel figlio ero io». Certo dal '94 è cambiato tutto, anche il Cavaliere. Che però dimostra una tenuta fisica impressionante. Solo al 35' ha un attimo di appannamento, si incespica, va giù di voce ma rifiuta di bere, si riprende subito. Nuovo è l'inno, Meno male che Silvio c'èal posto del coro di Forza Italia, molto rimpianto dai nostalgici. Per tenere testa alle «facce nuove», Stefania Prestigiacomo è andata dal parrucchiere e si è fatta i ricci, la Gelmini ha messo un rossetto rosa quasi fucsia. La Carfagna siede accanto a Tremonti, poi s'alza e si isola con Bocchino. Outing di Bondi, al fianco di Manuela Repetti detta la Zarina per il ruolo crescente. Ministri senza posto, Melania Rizzoli litiga con la hostess che vorrebbe farla alzare («se ce prova con me la mando affanculo» mette in chiaro la Mussolini), Brunetta scavalca le sedie svelando una falcata da ostacolista. Con Fini, dopo la discussione del giorno prima, Berlusconi è prodigo di attenzioni. Non cita il predellino e piazza San Babila, ma il corteo anti- Prodi del 2 dicembre 2006 e le successive vittorie elettorali. E comunque «Gianfranco merita un grazie, per aver anteposto l'interesse del Paese a quello personale». Lui sembra apprezzare. Per oggi prepara un intervento molto diverso da quello del capo: il presidente della Camera eviterà di attaccare la sinistra, rivendicherà l'ambizione di rivolgersi all'intero Paese, riconoscerà i meriti di Berlusconi ma metterà in guardia dal culto della personalità. Stasera però la scena è tutta del premier, che ha in pugno la platea, la invita all'applauso modulando il tono della voce, le infligge un lungo excursus sul significato di Popolo e di Libertà, con citazioni dei rivoluzionari americani e francesi. Al 57', stremata, la Boniver guadagna l'uscita, dove si allunga la coda alla toilette. Provatissimo il filosofo Mathieu. Passaggio-chiave quello sul Papa, anzi «Benedetto Decimosesto», di cui Berlusconi cita «tra virgolette» l'intervento dell'aprile 2008 sui «segnali di un clima nuovo, più fiducioso, più costruttivo» dopo la vittoria del Pdl. Applauso tiepidissimo quando i delegati apprendono che il loro partito «celebra la Resistenza e la Repubblica». «Siamo l'unico governo possibile» è la sintesi del presente. Schifani porta democraticamente il pass al collo. Di pass Giulio di Donato ex vicesegretario Psi ne ha due, ospite e delegato, provassero a fermarlo. Maria Pia Fanfani è venuta in divisa da crocerossina con medaglie, ma fanno storie pure a lei. Aveva aperto l'on. Calabria chiamando sul palco il Cavaliere con voce tremante: «E' arrivato il momento... sono emozionatissima...», a Fini scappa da ridere, invito... invito...», l'on. Calabria non riesce a pronunciare il nome di Berlusconi, s'ode nitida una voce dal banco dei fotografi: «E che è, padre Pio?». Si chiude con il premier che convoca «i leader che ci porteranno i simboli e le bandiere dei loro partiti»: Sergio De Gregorio sorride come una popolana appena uscita dalla sala parto, la Brambilla e la Mussolini conquistano il posto d'onore nella foto ricordo, poi tutti, compresi Caldoro del nuovo Psi e Baccini dei cristianopopolari si prendono per mano e ondeggiano al ritmo del nuovo inno. Il Cavaliere cita pure Giovanardi, «mio carissimo amico», il ministro Rotondi, Dini, Dell'Utri e lo sconosciuto Luciano Bonocore della sedicente Destra libertaria; ignorato inspiegabilmente Pionati, mentre il repubblicano Nucara è convocato più volte ma per sbaglio; lui nel Pdl non entra, Berlusconi però è troppo felice per accorgersene. Aldo Cazzullo stampa |

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"Così chiudono i loro figli in un ghetto" (sezione: Scuola)

( da "Stampa, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

"Così chiudono i loro figli in un ghetto" Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, aumentano i genitori stanchi della scuola pubblica. Alcuni si mettono in cooperativa e rilevano scuole o ne creano di nuove pur di non far frequentare ai loro figli gli istituti pubblici. Sono in gran parte genitori cattolici. «Mi sembra un ritorno all'indietro. Se la scuola pubblica ha dei problemi se ne parla, si cerca di migliorarla insieme, in questo modo ci si chiude soltanto e questo mi sembra molto sbagliato». Evidentemente migliorarla insieme non basta. Questi genitori vogliono altro dalle scuole. «Mi sembra che questi genitori abbiano un modo di concepire la scuola che è inattuale. La scuola pubblica attuale non va su molte cose, è giusto cambiarla ma va anche riconosciuto che deve essere il luogo dell'apertura, del multiculturalismo, della multireligiosità. In questo caso si creano dei luoghi dove a prevalere è il pensiero unico, dove si cerca di riaffermare le proprie verità, senza confronti. Mi sembra una realtà priva di riscontri in tutto il mondo e comunque di poco respiro». Priva di riscontri? E gli Stati Uniti? «In quel caso esistono scuole private che sono il frutto di un modello del tutto diverso che non ha molto a che vedere con la situazione italiana. E lì esiste comunque un presidente come Obama che ha messo la scuola fin dall'inizio fra le priorità del suo mandato puntando sul merito, sulla valorizzazione degli insegnanti». \

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e i genitori vanno a scuola da psicologo e pedagogista (sezione: Scuola)

( da "Tirreno, Il" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina 2 - Cecina E i genitori vanno a scuola da psicologo e pedagogista MONTESCUDAIO. Ha sostenuto studenti e genitori dell'Istituto Griselli nel periodo delle proteste contro la riforma Gelmini, ha vinto un progetto regionale per la costruzione di un asilo nido all'avanguardia, ha da poco inaugurato un Centro ludico didattico nel territorio comunale. Ora l'amministrazione di Montescudaio amplia la sua offerta formativa rivolgendosi ai genitori. L'assessorato alle Politiche sociali del Comune pisano ha, infatti, organizzato una serie di percorsi di sostegno alla genitorialità, rivolti prevalentemente a genitori di bambini in età compresa tra gli 0 e i 6 anni. «Scopo degli incontri è quello di andare incontro alle esigenze dei genitori di trovare spazi di confronto e condivisione con altri genitori - ha spiegato l'assessore Simona Fedeli - ma anche quello di trovare supporto allo svolgimento del difficile ruolo di padre o madre nella presenza di psicologi e pedagogisti esperti, messi a disposizione dalla Contesto Infanzia, cooperativa sociale leader nella gestione dei servizi all'infanzia». Gli incontri saranno diversificati per temi e luoghi, per questo si svolgeranno in parte a Montescudaio e in parte al Fiorino, secondo il seguente calendario: a Montescudaio primo incontro martedì 31 marzo presso la Saletta comunale, dalle ore 16.30 alle 18.30. Il titolo dell'incontro, presieduto da Mirella Fedeli (psicologa) sarà "Educare alle regole". Il 7 aprile sempre Mirella Fedeli sarà al Fiorino dalle 16.30 alle 18.30 per l'incontro dedicato a "Il Gioco" presso la sede comunale della frazione. In contemporanea si terranno due incontri con il pedagogista Lamberto Giannini. Si partirà il prossimo martedì alla saletta comunale di Montescudaio con "La costruzione dell'identità", mentre il 7 aprile, con un programma incrociato, Giannini sarà alla sede comunale del Fiorino (16.30 - 18.30) e parlerà di "Spazi transazionali del bambino".

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Il titolo di psicologo (sezione: Scuola)

( da "Corriere delle Alpi" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Il titolo di psicologo Il titolo di psicologo e chi ne ha diritto IN MERITO all'articolo dal titolo "Adolescenza, 4 serate" pubblicato a pagina 18 dell'edizione del 13 marzo, l'Ordine degli Psicologi del Veneto precisa che la dottoressa Fabrizia Iervese non risulta, ad oggi, iscritta all'Albo nazionale unificato degli Psicologi italiani. In riferimento alla Legge n. 56 del 18 febbraio 1989 la suddetta dottoressa Iervese, non può fregiarsi del titolo di psicologo, né può essere citata come tale. Dr. Marco Nicolussi Presidente dell'Ordine degli psicologi del Veneto Che bel risultato i rifiuti nelle calotte! ASSESSORE all'ambiente Leonardo Colle, presidente della Bellunum Gaspari e sindaco Prade, vi domando alcune cose. Il cittadino utente, in ambito scoazze, è ormai incazzato nero, molti si domandano come mai siano spariti i cassonetti della raccolta cartone, visto che funzionavano e (a detta del comune) erano in attivo? Caro (si fa per dire) assessore Colle, è risaputo ormai che non sono certo il Comune e l'assessore che dettano le direttive sullo smaltimento rifiuti. Si attuano strategie che nulla c'entrano col servizio al cittadino, ma c'entrano molto con gli interessi delle ditte esterne produttrici di calotte e la gestione informatica delle stesse. Quello che più mi fa arrabbiare, però, è sentire l'assessore di competenza ripetere le parole dettate prima dalla Multibel e ora dalla Bellunum, le stesse che ora sento dal presidente Gaspari. E allora mi domando: hanno forse messo su un allevamento di papagalli visto che tutti dicono le stesse cose? Dice Gaspari che hanno tolto i cassonetti del cartone perchè altrimenti l'utenza può mettere all'interno degli scatoloni i sacchetti di "scoaze" anzichè nelle calotte, considerate una vera disgrazia per tutti, escluso per chi le gestisce, naturalmente. Ma non aveva detto il sindaco Prade che il cittadino bellunese aveva una cultura ambientale esemplare? Non è più così? Allora caro sindaco Prade, caro presidente Gaspari, caro assessore Colle, siete forse tutti succubi della strategia di qualcuno che del servizio vero al cittadino non gliene frega niente? A proposito, che sia un caso che il direttore è lo stesso dell'amministrazione De Col, che allora comprò le calotte, e che sia un caso che ora l'opposizione abbia votato con la maggioranza per l'uso delle stesse? Non è alquanto strana la cosa? E non è strano che fu il sistema "scoazze" una delle cause della sconfitta dell'allora coalizione De Col? E non sto a metter nero su bianco ciò che mi ha detto il presidente Gaspari in merito alla raccolta cartone e altro, perchè penso ci sarebbe senz'altro un'insurezzione popolare che partirebbe dalla zona di Mussoi, visto che di calotte e sperimentazioni ne hanno le balle piene. Perciò chiedo all'assessore Colle: 1) Il nome di chi fece comprare le calotte. 2) Chi fece comprare i furgoncini elettrici seminuovi per la raccolta rifiuti, ora in demolizione. 3) Perchè non hanno collocato i cassonetti a calotta tre anni fa, mentre ora, con la scusa della "Corte dei conti", bisogna utilzzarli? 4) Perchè rovinare i nuovi cassonetti, forandoli per attaccarci le calotte? Se la sperimentazione è una bufala, perchè continuare? Per interesse di chi Volete forse ridurre tutti allo smaltimento fai da te, come sulle rive del lago di Santa Croce? Bel risultato le calotte, sia in Alpago che a Belluno! Ancora complimenti. Orso Grigio Consigliere comunale Lega Nord Mega agenzie turistiche? Di Bim ne basta uno HO LETTO con interesse il raccontino di fantapolitica propinatoci dal presidente degli industriali. Singolari le questioni del decalogo (gà sentito) degli obiettivi prioritari e del diritto dovere. Notevole invece il tono da tribuno dell'Istituto Luce. Credo sia inutile, in quest'ambito aritmetico ormai post - Gelmini, citare costi, disastri, morti e patologie. E questo perchè evidentemente ci troviamo di fronte ad una voluta non discussione che abbandona completamente il piano della politica per diventare squallido marketing di borgata in perfetto stile berlusconiano. Lo stesso stile che apprezziamo quando finalmente ci viene svelato che gli stressanti ambientalisti così contrari ad assurde speculazioni rappresentano in effetti solo «altri» interessi economici. Freudiano? Solo un po'. Ma sicuramente anche qui Silvio insegna a scaricare su altri come «sospetto» ciò che si sta facendo, sceneggiatura da scuola dell'obbligo ormai francamente noiosa. Noto comunque che nella prolusione è stato accuratamente evitato il termine «termovalorizzatore» forse gli sforzi (incredibilmente) gratuiti di tante persone hanno reso troppo evidente il perverso ed ingiusto meccanismo che rende economicamente interessante il bruciare rifiuti. Costi quel che costi. Lo stesso inghippo che permette di bruciare olio di palma sottocosto all'altro capo del pianeta per poi rivendere l'energia prodotta oltre il prezzo di mercato. Economia molto meno che domestica, mi pare evidente, e penso con dolore alle mie bollette. Tornati quindi all'inceneritore, quello vero, si ritiene però necessario un approccio azionario complessivo e provinciale. E qui non vedo il problema, la squadra è già operativa, formata dalla quasi totalità (meno una) delle amministrazioni comunali la cui lotta tenace a qualsiasi gestione igienica e corretta della questione rifiuti ovviamente ci porterà verso letali e proficue combustioni di massa. Questo secondo l'antica aritmetica spero non sia un limite. Altra questione interessante è il palese tentativo di utilizzare il tema turismo come grimaldello per diffuse e inutili cementificazioni. Innanzitutto riguardo alle mega agenzie turistiche credo che ci sia un'unica risposta logica e possibile. Di Bim ne basta uno. Ma quello che deve seriamente preoccuparci è la visione confusa e un po' diversa da quella reale, una provincia che al contrario deve necessariamente partire dalla salvaguardia vera e non speculativa del suo comparto manifatturiero e da qui (e ora) costruire spazi, garanzie ed equilibri, che consentano qualità della vita e nuove economie. Per regalarci cinquanta condomini non ci vuole molto, sono sufficienti le anti regole così amate dal centrodestra. Mentre per costruire un turismo vero e diffuso, inserito nella dovuta riqualificazione ambientale e territoriale i tempi sono molto più lunghi di qualsiasi ghiotta speculazione. Ghiotta come l'autostrada, ad esempio, paradigma di un sottosviluppo dissennato che nega proprio l'unico progetto possibile di sviluppo, un processo discontinuo e mediato in termini specifici e differenziati a seconda dei vari contesti ambientali sociali e economici. Questa però è partecipazione mentre a noi viene proposto il modello Ospitale. Chissà, fu preveggenza o semplice intuito? Per concludere penso che voler coscientemente utilizzare (qui come a Roma) la crisi per eliminare patti ed equilibri sia molto peggio di non saperla gestire. Moreno Barbieri VERDI La Freccia Rossa, i disastri ambientali e la crisi CON la Freccia Rossa arriva a Roma da Milano Silvio Berlusconi con un fiammante cappello da ferroviere in testa. Dopo aver elogiato l'opera sorta grazie a lui, con il solito sorriso dice: «Vedete, quando guido io i treni arrivano in anticipo». A parte il fatto che i treni non devono arrivare in anticipo ma in orario, si è scordato di dire però (forse a lui questo non interessa) che i lavori per l'alta velocità hanno provocato una delle maggiori catastrofi ambientali, valutabili secondo il Tribunale di Firenze per oltre 110 milioni di euro sulle risorse idriche e di 741 milioni di euro se si estende la stima a tutto il sistema ambientale. Ora se un supertreno per super ricchi va velocissimo, il resto delle ferrovie italiane è un disastro. Tre ore da Milano a Roma, tre ore da Padova a Belluno, sempre che il treno parta e poi arrivi. Il materiale rotabile è obsoleto non si cambia perchè ciò costa, il privato deve guadagnare e non badare alla sicurezza e comodità del viaggiatore. Voi lavoratori che perdete il posto di lavoro, voi atipici a contratto cococo ecc., smettelela di lamentarvi, fate come me, rimboccatevi le maniche e cercate un altro lavoro e sopratutto spendete, solo così si risolverà la crisi: e se c'è la crisi è anche colpa vostra. Infatti ancora nel 2005 ad un convegno della Confagricoltura il piccoletto ebbe a dire: «Non è vero che l'economia è allo sfascio è solo un po' in crisi e la colpa è dei lavoratori che fanno il ponte di Pasqua». Su questa scia il prode Brunetta insulta e tratta i lavoratori da fannulloni. Però il Brunetta che siede in Parlamento dovrebbe vedere le cose come vanno lì, a quante sedute sia presente il presidente del Consiglio, quale sia l'assenteismo fra i parlamentari, le Camere sono sempre semivuote a differenza di quando c'è da votare qualche legge «ad personam». Il Brunetta incominci a mettere ordine lì e vedrà che quando i fannulloni vedranno i loro rappresentanti assidui e zelanti sul loro lavoro, anch'essi faranno così. La crisi c'è, è grave e il piccoletto minimizza, tanto lui forse ci guadagnerà. La colpa della crisi non è certamente di quelli che fanno il ponte, è di lorsignori di quelli che controllano banche e mercati e la globalizzazione, di quelli che rapinano le materie prime e distruggono l'ambiente e che hanno instaurato un capitalismo selvaggio e di rapina, che invece di praticare una economia sana e virtuosa, solidale e onesta si avvalgono del loro potere per accumulare sempre di più, facendo così crollare le economie e riducendo alla miseria e alla fame milioni di persone. Certo i difensori del sistema mi accuseranno di ignoranza e insipienza riguardo a queste cose però neanche i manovratori dell'economia, compresi il piccoletto e il suo fiscalista hanno capito molto e fatto ancor meno perchè ciò potesse accadere. Ma si sa, in guerra come in economia c'è chi muore perde tutto e chi si arricchisce. Come finirà? Qualcuno lo ha ormai detto: non crediate che finita la crisi, tutti i lavoratori potranno essere riassunti. Per ora in questa Italia fondata sul lavoro oltre 1000 lavoratori all'anno perdono la vita sul lavoro, vi sono più morti sul lavoro in Italia che in un anno di guerra in Irak. E cosa fa il governo per ovviare a questo massacro? Stanno lavorando: infatti stanno facendo una legge che dovrebbe dimezzare le sanzioni pecuniarie nei confronti dei datori di lavoro colpevoli di gravi inadempienze nelle misure di sicurezza: sanzionare i datori di lavoro non si può, questo danneggerebbe le aziende. Il piccoletto nostro seguito da tutta la squadra, seguendo i dettami del Vaticano, è diventato un indefesso difensore della vita. Parlo del caso Englaro. Ciò sarebbe altamente encomiabile se questo impegno fosse anche esteso alla salvaguiardia della vita di chi è giovane e sano, ad esempio dei lavoratori che a migliaia muoiono sani e in giovane età. Non è credibile uno che fa il finimondo per prolungare la vita di una persona in coma irreversibile da 17 anni, e poi appoggia entusiasticamente la guerra e i bombardamenti nell'Irak. Guerra vuole dire morte, terrore, distruzione non solo di militari addetti a ciò ma principalmente della popolazione inerme, di bambini non ancora in coma che avrebbero voluto vivere. Se si afferma che la vita è sacra, e lo è, allora bisogna lavorare per ottenere ciò per tutti altrimenti è solo ipocrisia. Enrico Teza Il libro dell'Europa CI TROVIAMO alle prese con i soliti problemi della cosidetta unificazione europea, la quale è nata, credo, da sogni di vecchi "falliti", che speravano di risolvere i problemi del Vecchio Continente, non ideando soluzioni nuove e moderne, bensì continuando nei vecchi giochi della diplomazia europea che, al solito, si illude di cambiare lasciando tutto come prima! Spesso leggiamo di trattative in corso in ogni genere, ricorrendo spesso a trucchi che il "bazar" delle trattative internazionali è in grado di inventare. Come quella data dall'offerta francese di aiutarci a creare quattro centrali nucleari, in Italia, grazie alla tecnologia francese. E' scontato che a caval donato non si guarda in bocca. Quindi, in simili circostanze, siamo tenuti ad essere grati per l'offerta fattaci. Ma sempre tenendoci all'erta. Ma sappiamo che nemmeno il cane muove la coda per niente, quindi è logico che questa... generosità ci verrà fatta pagare, sperando solo che il prezzo non sia troppo salato, come è avvenuto in altre circostanze. Per il nucleare abbiamo immagazzinato venti anni di stasi, grazie ai ritardi provocati da certe correnti politiche non sane mentalmente. Ma l'energia serve quando serve, e non solo quando ci sono il sole o il vento. Per arrivare a questo risultato è stato necessario perdere vent'anni? Ma se l'intelligenza, se uno non l'ha, non può darsela da solo. E non c'è da stare tranquilli, perchè coloro che, fino adesso, ci rifornivano di petrolio non si rassegneranno facilmente a veder sparire questa fonte di valuta pregiata. E' anche vero che gli arabi si sono ingrassati abbastanza con i nostri denari. Ma, in futuro potrebbe capitare anche a loro di vedersi sfuggire sotto il naso certe importanti materie prime e dover iniziare una corsa affannosa per sostituirle. Essere pronti a qualsiasi eventualità non può fare che bene sia a chi ha molti mezzi, ma anche a chi ne ha pochi. Credo, poi, che chi non è pronto ad "arrangiarsi", prima o poi paga il prezzo della propria incapacità ad adattarsi. Renzo De Luca

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53 milioni per le strade della provincia (sezione: Scuola)

( da "Tirreno, Il" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina 4 - Lucca 53 MILIONI PER LE STRADE DELLA PROVINCIA Approvato il bilancio di Palazzo Ducale, investimenti per le scuole LUCCA. Rispetta il patto di stabilità il bilancio di previsione 2009 della Provincia, che prevede oltre 83 milioni di euro di investimenti nei settori della viabilità, dell'edilizia scolastica, dei fabbricati, della difesa del suolo e dello sviluppo economico, la maggior parte dei quali già inseriti nel piano triennale delle opere pubbliche. E questo nonostante i minori introiti derivanti dal forte calo della vendita delle auto che ha avuto riflessi negativi sulle principali entrate dirette della Provincia. L'Ipt (l'imposta di trascrizione sulle immatricolazioni) e la Rc auto (la quota che spetta alle amministrazioni provinciali sulle assicurazioni automobilistiche). Su questa base, in proiezione, gli uffici provinciali hanno, infatti, previsto, rispetto al 2008, una riduzione del 20% per l'Ipt e del 6% dell'Rc auto. Nel solo mese di gennaio 2009 (dato effettivo) il gettito dell'Ipt è sceso del 26,01%. L'esercizio finanziario prevede per precisione 83.701.969,78 euro che andranno a finanziare interventi diffusi e articolati in tutto il territorio provinciale tra Piana di Lucca, Valle del Serchio-Garfagnana e Versilia. Per la copertura finanziaria degli oltre 83 milioni di investimenti, 70 milioni di euro circa saranno coperti da trasferimenti e contributi di enti terzi (stato, regione Toscana e fondazioni bancarie); 9 milioni da alienazioni (la vendita della Caserma dei carabinieri di Viareggio) e altri 4,7 milioni da mutui. «Nonostante le difficoltà oggettive derivanti dalla diminuzione delle entrate - dicw ra il presidente Stefano Baccelli - siamo riusciti ad elaborare e mettere a punto un bilancio virtuoso, con investimenti importanti in settori fondamentali come la viabilità e l'edilizia scolastica. Le risorse sono tali da garantire le spese correnti necessarie e le quote di ammortamento dei mutui contratti. Un esercizio finanziario che rispetta il patto di stabilità, conferma la maggior parte degli investimenti previsti dal piano triennale delle opere pubbliche presentato lo scorso autunno, aspetto, questo, particolarmente importante in funzione anticiclica. «Un bilancio, inoltre, che contiene i costi del personale con uno sforzo teso a qualificare la spesa ordinaria senza incidere sui servizi erogati, ma intervenendo, piuttosto, sulla voce contributi ad enti e associazioni, in alcuni casi parzialmente ridimensionati sia in virtù del calo degli introiti diretti sia a causa del taglio dei trasferimenti statali. La mole degli investimenti previsti, per importanza dei progetti e per entità finanziaria, è considerevole e rispetta gli obiettivi amministrativi. Ci auguriamo che il governo riveda presto i criteri coi quali determina i parametri per il rispetto del Patto di stabilità soprattutto per quanto riguarda le voci investimenti, uso di risorse derivanti da alienazioni, e utilizzo degli avanzi degli esercizi precedenti». Per il capogruppo di Forza Italia, Maurizio Marchetti, il bilancio propone tagli alla scuola e tasse sempre più alte. «Nonostante le tasse siano spinte al massimo livello - dice Marchetti - ponendo la Provincia al vertice di questa negativa classifica nazionale, il piano finanziario si caratterizza solamente con grandi tagli che colpiscono in modo particolare il settore della scuola. In questo senso va colta la grande contraddizione di questa manovra finanziaria, che le forze di sinistra, che si ammantano della questione scuola per promuovere dibattiti e polemiche contro il governo e il ministro Gelmini, dovrebbero avere combattuto, visto che pesantemente si va a colpire il settore dell'edilizia scolastica e della scuola in generale, con vistosi segni meno nelle varie voci del piano triennale delle opere pubbliche. Si taglia la scuola, ma non ci si dimentica di Mont'Alfonso, cui si destinano ulteriori 400mila euro per una serie infinita di sprechi che con questa ulteriore raffica di contributi, spalmati nel piano triennale, fanno superare la fatidica cifra dei 10milioni di euro buttati al vento». Ecco nel dettaglio il piano di investimenti della Provincia. Per la viabilità e i lavori pubblici il totale per il 2009 è di 53 milioni e 234 mila euro tra Lucchesia e Versilia. Per la difesa del suolo sono previsti investimenti di circa 16 milioni di euro fino al 2011, di cui 9,5 milioni quest'anno. Per l'edilizia scolastica, dei 17 milioni di euro previsti nel piano triennale oltre 10,5 milioni sono nel bilancio di previsione 2009. Per lo sviluppo economico oltre agli investimenti per la Cittadella della Calzatura/Centro per l'innovazione di Capannori, sono stati stanziati 5 milioni e 645mila euro per il progetto banda larga. Per gli immobili di proprietà dell'ente, la Provincia ha previsto lavori per 3 milioni e 429mila euro.

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Brunetta la star bacchetta i piagnoni (sezione: Scuola)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 29-03-2009)
Pubblicato anche in: (Corriere delle Alpi)

Argomenti: Scuola

Brunetta la star bacchetta i piagnoni E Tremonti invita al confronto con «l'opposizione che costruisce» Standing ovation per il ministro della Funzione pubblica che sgrida la stampa estera e chiede al Sud di smetterla con le lamentele ANDREA PALOMBI ROMA. Giulio Tremonti apre uno spiraglio al confronto con l'opposizione sulla crisi economica, ma lancia accuse pesanti a chi mette in discussione la sua politica economica. In un breve intervento, il ministro dell'Economia ha chiuso ieri sera la sfilata dei ministri sul palco del congresso del Pdl distinguendo fra due opposizioni: «Un'opposizione che costruisce, un'opposizione che demolisce». Con la prima, sostiene, «ci si può e sempre più ci si deve confrontare». Gli esempi positivi sono l'accordo sugli ammortizzatori sociali, siglato con le Regioni, o il recente voto sul federalismo. Ma c'è anche un'altra opposizione, avverte, che «soffia sul fuoco della crisi. E lo fa nella speranza che il male dell'Italia produca il suo bene. Questa opposizione - accusa - non fa opposizione al governo Berlusconi, fa opposizione all'Italia». «Noi - sostiene poi - siamo il partito della speranza opposto al partito della paura». In mattinata uno degli applausi più fragorosi, anzi una vera e propria standing ovation aveva accolto Renato Brunetta strappandogli qualche lacrima di commozione. Subito dopo il ministro della Funzione pubblica ha però assicurato che il governo è pronto ad affontare «a muso duro» la crisi e ha invitato i meridionali a smetterla con «il piagnonismo del Sud». Poi ha bacchettato la stampa estera, colpevole di dipingere spesso Berlusconi come un "gaffeur". «Chiedo ai corrispondenti in Italia di fare meglio il loro lavoro», dice il ministro. «Ma le gaffe le fa...», osserva un cronista: «Se fa una gaffe Sarkozy non è una gaffe, se la fa Berlusconi diventa un caso politico. Ragazzi...un po' più di professionalità». Ma i battibecchi con i giornalisti hanno animato anche i rapporti di La Russa e Gasparri, che si sono rivolti a due cronisti rispettivamente di «Anno zero» e di «Sky Tg24» sostanzialmente con le stesse parole: «Non rispondo alle domande imbecilli». Fra i pochi temi politici a provocare una diversità di posizioni c'è stato ovviamente lo «strappo» sul testamento biologico compiuto da Fini. Sul palco hanno ufficialmente preso le distanze dal leader di An anche ministri di An, come Gianni Alemanno. Il sindaco di Roma si è però schierato a fianco del presidente della Camera per quanto riguarda il referendum. «Alleanza nazionale è sempre stata favorevole al referendum, oggi non abbiamo cambiato idea», ribadisce Alemanno. «Il referendum è in secondo piano, ma è giusto discuterne con la Lega». Se è vero, gli manda a dire a distanza Giovanni Guzzetta, presidente dei referendari, fissino la data del referendum al 7 giugno, insieme alle europee. Nel padiglione della Fiera di Roma, davanti alla sterminata platea di blazer e tacchi a spillo, non manca neanche qualche accento sopra le righe. Come quando Giovanni Donzelli, segretario di Azione Giovani, grida che Che Guevara non è stato altro che un «sanguinario assassino». Forse anche perché irritato dal fatto che a una ventina di militanti di Azione Giovani è stato impedito di portare dentro il padiglione le proprie bandiere: davanti ai ministri solo bandiere tricolori. Proprio nel giorno in cui l'Onda tornava in piazza, Maria Stella Gelmini ha difeso la sua riforma al grido di: «Un solo maestro, un solo voto, un solo libro». Ha avvertito che il tempo è ormai cambiato, «l'oppressione culturale» è finita e così anche «l'epoca dell'indottrinamento ideologico». Sul nuovo partito, fra le citazioni di Obama e Benedetto Croce, c'è posto anche per Mogol-Battisti. Gaetano Quagliarello, vice presidente dei senatori del Pdl, per spiegare come sarà il cammino del nuovo partito dice infatti che «lo scopriremo vivendo». Una frase che sembra adattarsi al mistero sullo statuto di cui nessuno sa niente, e che dovrebbe essere stato approvato nella notte appena trascorsa.

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gli istituti privati cattolici "dallo stato pochi fondi" (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)

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Pagina V - Milano Quindicimila in centro per Andemm al Domm Gli istituti privati cattolici "Dallo Stato pochi fondi" Complice la riforma Gelmini e la scure dei tagli imposti dalla crisi, aumentano del 5 per cento gli alunni delle scuole private lombarde rispetto al 2005. Ieri gli organizzatori dell´annuale marcia non competitiva delle scuole paritarie cattoliche hanno polemizzato con la riduzione dei fondi statali, lamentandosi di uno stanziamento «fermo a poco più di 500 milioni di euro: una situazione di incertezza che ha contribuito alla chiusura di molte scuole non statali». In piazza Duomo, gremita da 15mila ragazzi e genitori, sono arrivate invece lodi per la Regione Lombardia che «con il buono scuola e la dote hanno favorito l´interruzione della tendenza negativa, avviando la ripresa degli iscritti». Grazie ai voucher regionali per pagare le rette delle private, nelle 883 (il 37,3% del totale) paritarie di Milano e provincia sono iscritti 106.048 studenti, con un aumento del 3,4%. Il 66 per cento degli istituti privati sono cattolici o di ispirazione cristiana. Si tratta di asili nel 59 per cento dei casi, di elementari (16 per cento) o di medie (13) o di superiori (12%). Nelle 991 scuole cattoliche della Diocesi di Milano studiano 108.462 alunni: 57.489 (il 53% degli iscritti alle paritarie cattoliche) nelle 652 materne; 21.408 (19,7%) nelle 126 elementari, 14.471 (13,3%) nelle 102 medie, 15.094 (13,9%) nelle 111 superiori. (z.d.)

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Roma blindata, fumogeni e petardi Ma c'erano più agenti che studenti (sezione: Scuola)

( da "Unita, L'" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Roma blindata, fumogeni e petardi Ma c'erano più agenti che studenti MARCO BUCCIANTINI C'era gente da cinque in condotta, l'inventario di fine giornata è un po' sotto la civiltà (quattro ingressi di banche danneggiate, tanti botti e fumogeni) ma un bel po' sotto i timori della vigilia per questi cortei che confluivano al centro di Roma semiautorizzati, chiassosi, sorprendenti: pochi studenti, l'Onda è gonfia di immigrati senza casa, lavoratori solidali, precari arrabbiati. Il grosso del gruppo erano Rdb e Cobas, il sindacalismo duro e puro. Eppoi i movimenti per la casa, con una nutrita partecipazioni degli stranieri. Loro dicono: siamo 50 mila. Fossero anche stati la metà, erano un pezzo della protesta di Londra (in 100 mila contro i potenti del mondo). Studenti dunque pochi, meno dei poliziotti, attenti, marginali, sangue freddo: hanno "scortato" da lontano il corteo, solo a Piazza Venezia sembrava d'essere a una parata della Fiamme gialle. Si mescolano temi e avversari. Anzitutto il vertice G14 - da oggi a Roma, ennesima sigla ristretta. Tema: il lavoro - e poi i soliti ministri sotto scacco: Brunetta, Gelmini. Si rollano cartine riempite d'erba, si urla, si canta Rino Gaetano, morto 28 anni fa eppure attuale, «mio fratello è figlio unico malpagato, sottomesso, disgregato». E il cielo è sempre più blu-Pdl, colore unico, non gli piace e offendono il premier, e le banche, e il ministro, e il professore, e il padrone. «Noi la crisi non la paghiamo». E IL CIELO è SEMPRE PIù BLU Chi vive in baracche, chi è senza la casa. E la occupa (Daniela, vedova): «Siamo a via Enrico Spalla, un centinaio di famiglie dentro un edificio in disuso, ogni famiglia nel suo "ufficio", accanto a me ci sono 6 peruviani, due redditi, 2 mila euro. Dove vanno?». Chi è senza soldi, come Gabriele, precario da sempre e ormai «ho la barba bianca, e sono bravo, laureato a 24 anni con 110 e lode. Adesso ne ho 37. Contributi all'Inps inesistenti». Chi è senza volto, «Nun me rompe er cazzo». Ma che fai? Perché ti nascondi? «Nun me devi rompe er...», sì, ho capito. E lui, grassoccio, occhi inespressivi, ciuffo castano che sbuca da sotto il cappello (è tutto ciò che si vede del suo viso di ragazzo in guerra), accende un petardo e lo lancia verso un poliziotto lontano 300 metri. Bum, un cane si spaventa e il ragazzo torna nel gruppo con una sgambata fiera. Chi spacca vetrine Chi lancia cuscini (davanti al ministero della pubblica istruzione), chi tira una scarpa (contro quello di Brunetta). Chi lancia il sasso ma copre la mano....La tattica è quella rodata, vile: arriva il fumogeno colorato (rosso, giallo) e mentre si alza il fumo che nasconde la vista dei poliziotti, un gruppetto di contestatori a viso coperto si avvicina ed esplode petardi (e uova) contro le vetrate della Unipol e imbratta di rosso la facciata. Succederà anche alla sede della Carim e poi a quella dell'Intesa-San Paolo. Danneggiata anche la bacheca della Pirelli Immobiliare. Tutto qui, e nulla aggiunge alle ragioni della protesta, per altro "fondamentalista": si manifesta per un'istruzione giusta, per l'Università libera dalle baronie, per i diritti sociali, per un posto di lavoro e per la casa, per non essere sempre i soliti poveri che pagano le grandi crisi dei ricchi. Per quello che è la vita. Giansandro: «Vengo da Lecce, studio a Giurisprudenza, pago 450 euro di affitto per stare in una stanza doppia. Ovviamente l'affitto è a nero». Chi tira al bersaglio, chi prende assai poco, chi gioca col fuoco, «spegni il mutuo, accendi la banca». Chi ha scarsa memoria («Palestina Libera, boicotta israele e gli ebrei»). Chi è senza lavoro, e gli manca la casa, chi ancora ci crede, chi allarga la casa. Chi ruba e chi lotta, chi ha torto o ragione, chi vive e si arrangia e chi è Napoleone. Ma il cielo è sempre più blu. Cinquantamila, dicono loro. Forse meno, forse la metà. Pochi gli studenti, molti i precari. E un'enormità di poliziotti a vigilare. Tre banche danneggiate, scarpe contro il ministero di Brunetta. Slogan contro il governo.

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Ministri-crociati Sinistra comunista e dei fannulloni (sezione: Scuola)

( da "Unita, L'" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Ministri-crociati «Sinistra comunista e dei fannulloni» FEDERICA FANTOZZI Accecato dai flash, atteso dalla platea, Giulio Tremonti delinea l'alba di un mondo nuovo dopo la mezzanotte della crisi: «Forse sarà migliore e noi siamo dal lato giusto della storia per costruirlo. Siamo il partito della speranza e non della paura». Il ministro dell'Economia evoca anche il passato: «Possiamo leggerlo in modo sinistro oppure nostro». Abbraccia idealmente il Cavaliere, e in fondo neppure lui ne delude la principale ossessione politica. Che i suoi colleghi fanno propria e rielaborano in diverse variazioni: galvanizzata dal microfono e tutta premiata con la presenza sul palco, la squadra dei ministri PdL scorda l'idea di «guardare al futuro» e si catapulta mentalmente all'opposizione. Trasformando titolari di dicasteri in capipopolo e un congresso costituente in campagna elettorale contro il nemico inossidabile: la sinistra. I crociati È l'effetto Brunetta, è lui a dare la linea. 4 minuti di standing ovation, persino più di Berlusconi, accolti con lacrime di gratitudine: «Siamo un partito di rivoluzionari», sarà lotta di classe contro i sindacati. Poco dietro nell'applausometro la Gelmini, crociata della scuola postsessantottina, scalda il cuore al collega Ronchi: «Mariastella sei un eroe che combatte contro gli sfaticati». Sacconi sferza il centrosinistra: «Se gli chiedete chi sono ci mettono un'ora a dirvelo». Mara Carfagna, soave: «Le Pari Opportunità non sono i matrimoni gay». Il Guardasigilli Alfano parla di giustizia? Macché: «Spiegano la storia a noi che siamo eredi di una tradizione politica universale? Loro che si sono spolverati e hanno messo l'abito blu ai dirigenti». Sedate le risse sull'ordine degli interventi, garantito a ciascuno un posto al sole, è un sabato da leoni. Dieci minuti ciascuno che diventano venti, caricati a pallettoni. L'ex fatina Prestigiacomo in blazer blu. «Dalla sinistra una visione masochistica dell'ambiente, un'ideologia retrograda e sciagurata». L'impulso "sovversivo" contagia i capigruppo. Si sgola Cicchitto: «Sì, noi abbiamo un leader carismatico e ne siamo orgogliosi». E Bocchino: «Loro hanno un corpo elettorale di assistiti e fannulloni». Quagliariello è un profluvio sui perseguitati dai comunisti, l'antifascismo di regime, le oligarchie sconfitte. È la scena di un partitone compatto, con due elementi minoritari: gli eterodossi Fini e Formigoni ("minority report": così in sala ribattezzano i loro interventi). Se il Cofondatore, per sentirsi più a casa, chiede referendum e laicità, il governatore lombardo fa buon uso del suo momento: «Dobbiamo andare tra la gente, vanno reintrodotte le preferenze, i cittadini hanno diritto di scegliere i propri parlamentari». Ovazione. Il Celeste si toglie uno sfizio: «Ho avuto la fortuna di conoscere Berlusconi e lui di conoscere me». Chi parla e chi no lo decidono Verdini e Lupi da un lato, La Russa e Ronchi dall'altro. Rispecchia le nuove geografie del potere: in ascesa Fitto, Matteoli, Scajola. Bondi un po' abbacchiato, la Brambilla confinata alle dieci di mattina. Malan e Fontana su, Podestà furioso. Lupi, responsabile organizzativo del congresso, tre pass diversi al collo: «Partito di plastica? Ci vota un italiano su due». Mario Valducci si gode la nascita dei suoi club della Libertà: «I circoli di Dell'Utri e Brambilla? Non si sono sciolti?». Tremonti sembra il più politico di tutti, forse perché parla per ultimo. Dagli altri solo invettive contro l'opposizione verso cui l'altissimo premier si era dichiarato «tollerante». Una parata di insulti.

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diamo voce alla nostra scuola pubblica - milli virgilio* (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina I - Bologna Le idee Diamo voce alla nostra scuola pubblica MILLI VIRGILIO* La genuinità della passione manifestata nelle recenti iniziative promosse dall´Assemblea genitori e insegnanti di Bologna e provincia ci indica la strada da percorrere per salvaguardare la scuola pubblica e la sua qualità, contro il disegno di Tremonti e Gelmini. Il quadro normativo è indefinito. Poggia su un Piano programmatico dell´organizzazione scolastica, previsto per legge dall´agosto 2008, che è un fantasma, non risultando che il testo diffuso sia stato ancora formalizzato. In compenso gli atti applicativi del Piano, cioè i regolamenti, sono stati diffusi in forma di schema, discussi e recentemente approvati, ma non sono stati ancora pubblicati. Tuttavia, in virtuale cascata, sono già state emanate le varie circolari ministeriali che pure quei regolamenti presupponevano. Quanto alle scuole superiori siamo ancora a disegni e bozze. Ma circolano pubblicamente tabelle contenenti dati preoccupanti sui tagli per ogni ordine di scuole alle dotazioni organiche del personale per l´anno scolastico prossimo 2009-2010, provenienti dal Ministero dell´Istruzione (non più Pubblica). SEGUE A PAGINA III

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i laici contro la giunta "ossequiosa con la curia" (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina II - Bologna Città Libera e Radicali per la convenzione con le scuole I laici contro la giunta "Ossequiosa con la Curia" «Un atto di zelante ossequio alle gerarchie cattoliche». Con queste parole la lista Bologna Città Libera (che candida a sindaco Valerio Monteventi), Terre Libere (che punta alla Provincia con l´ex segretario Prc Tiziano Loreti), e i radicali dell´Unione degli atei e agnostici razionalisti e di Luca Coscioni definiscono il rinnovo della convenzione tra le scuole private e Palazzo D´Accursio. L´accordo assegna infatti a questi istituti, in gran parte cattolici, «circa un milione e 100mila euro l´anno», per un totale di oltre 3milioni di euro fino al 2010. Uno scandalo, per le sigle promotrici della «tre giorni di laicità» che si svolgerà la prossima settimana. Anche perché, attaccano, «il Comune copre di soldi le scuole private e poi non ne ha per rinnovare i contratti delle 112 insegnanti precarie che il 31 luglio si troveranno in mezzo alla strada».

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longhena, "addebito" per 27 maestri su 36 - ilaria venturi (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina III - Bologna Longhena, "addebito" per 27 maestri su 36 La difesa: "Non è mai stato un dieci politico". La solidarietà dei genitori La polemica: "In altre scuole i dirigenti hanno difeso i loro insegnanti" ILARIA VENTURI SONO stati convocati ieri mattina alla segreteria della scuola e hanno ricevuto la lettera che, in sostanza, dà il via ai procedimenti disciplinari. Parte il «processo» agli insegnanti delle Longhena, messi sotto accusa per aver dato tutti dieci in pagella ai loro alunni nel primo quadrimestre. Ma anche per avere, una volta scoppiato il caso, «così indebolito l´immagine dell´amministrazione». E´ l´ufficio scolastico provinciale ad aprire il contenzioso, dopo che l´ispettore ha chiuso la sua relazione rilevando irregolarità amministrative. Tecnicamente si chiamano contestazioni di addebito, consegnate a 27 su 36 maestri della primaria di via Casaglia. Ora gli insegnanti hanno almeno dieci giorni per presentare le loro controdeduzioni. Solo dopo si arriverà ad eventuali sanzioni. Le contestazioni sono arrivate solo ai maestri che hanno messo tutti i voti uguali. Inoltre le lettere sono differenziate per gravità di «addebito». Quello che in generale viene contestato è che dando un dieci in tutte le materie non si sarebbero valutati gli alunni e di aver disatteso, quindi, un ordine di servizio della preside. Ma c´è dell´altro. I vertici della scuola contestano anche il venir meno da parte di funzionari pubblici della «lealtà» nei confronti dell´amministrazione, e quindi contestano le dichiarazioni sui giornali sino, pare, all´assemblea sulla valutazione, promossa non solo dalle Longhena, con il preside di Scienze della Formazione. Infine, errori formali, come, per alcuni, non aver firmato le pagelle. I maestri non parlano. Attendono di consultare gli avvocati e i sindacati. Parla Sandra Soster, segretaria Flc-Cgil: «Attendiamo di valutare il merito, ma a quanto pare si tratta di rilevi modesti rispetto alle dichiarazioni sopra le righe dell´amministrazione e di certi politici quando scoppiò il caso». Gli insegnanti hanno sempre difeso la loro scelta dal punto di vista educativo: «Non è mai stato un voto politico, ma un modo per valutare i bambini senza classificarli». Rispettando l´uso dei «numeri» reintrodotti la riforma Gelmini dopo trent´anni. Una forma di protesta estesa anche in altre scuole. I genitori intanto si stanno mobilitando. «Curiosa questa rigidità nei confronti di Longhena», dice Annamaria Angradi del Comitato dei genitori. La mamma ricorda che in prima elementare, anni fa, sua figlia ha avuto una pagella con tutti «buono». «E´ normale. Non capisco tutto questo accanimento. Ribadiremo la nostra solidarietà ai maestri in tutti i modi. In altre scuole i dirigenti hanno difeso i loro insegnanti. Alle Longhena questa difesa è mancata, noi stessi come genitori attendiamo ancora delle scuse da parte della preside che ci ha definito irresponsabili». Vincenzo Aiello, il direttore dell´Usp, ha consegnato le lettere alla scuola due giorni fa. «Sarà una procedura a garanzia degli stessi insegnanti», ha sempre detto. Lo stesso direttore dell´Ufficio regionale Luigi Catalano aveva dichiarato di essere contrario «alla linea dura». Si vedrà.

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da settembre la scure della gelmini 1600 precari senza stipendio per tre anni - antonio di giacomo (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina II - Bari L´assessore Il record Mobilitazione dei sindacati ieri mattina: esplode la rabbia del personale Ata e degli insegnanti che perdono il posto Da settembre la scure della Gelmini 1600 precari senza stipendio per tre anni Vogliamo l´immediata sospensione della riforma che penalizza particolarmente Campania e Puglia Per la prima volta nella storia il personale rimarrà senza un contratto di lavoro stabile ANTONIO DI GIACOMO La scure dei tagli della riforma Gelmini lascia prefigurare la cronaca di uno sterminio annunciato e senza precedenti. A redigerla, ieri mattina nell´auditorium dell´istituto Euclide di Bari - teatro della manifestazione "Contro i provvedimenti del governo per una scuola pubblica e di qualità, per la tutela degli organici e del personale" - sono stati i sindacati Cisl, Uil e Snals scuola. «Oggi l´emergenza vera è costituita dal personale precario che, per la prima volta nella storia, a settembre rimarrà senza contratto di lavoro stabile»: a denunciarlo è Giancarlo Turi, segretario regionale della Uil. «Per quanto riguarda la scuola pugliese - annuncia - la situazione è sconcertante: a fronte di 3.634 posti in meno, al netto dei pensionamenti, il dato che più preoccupa sono i 1.600 tra Ata e docenti che a settembre non si vedranno più rinnovato il contratto». Una situazione senza via d´uscita, a quanto pare. «Questa instabilità - spiega - si protrarrà per almeno un triennio. Non c´è quindi possibilità immediata di ricollocazione perché i tagli sono di per sé dinamici, e il 50 per cento va in porto quest´anno ma l´altra metà ricadrà sui due successivi anni scolastici». Gli fa eco Attilio D´Ercole, segretario regionale della Cisl scuola sottolineando come la drammaticità dei tagli «toccherà sì il diritto allo studio nel suo complesso, ma avrà anche ripercussioni sulla sicurezza. Venendo meno circa 500 ausiliari, bidelli quindi, le scuole verranno abbandonate a se stesse. A queste condizioni, il problema del bullismo assumerà proporzioni ben più serie». E netta è la presa di posizione di Domenico Lomelo, assessore regionale all´Istruzione, che invita il ministro Gelmini l´immediata sospensione della riforma giudicandola «oggi impraticabile, inapplicabile, a meno che non si voglia far pagare alle regioni meridionali il più alto prezzo del precariato. Perché il numero dei tagli penalizza particolarmente Campania, Puglia e Sicilia: il 50 per cento è concentrato qui per tre anni». Uno scenario che ha spinto D´Ercole della Cisl a lanciare una proposta: «Da questa assemblea facciamo partire un messaggio, con un mandato al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, perché si faccia carico di promuovere una conferenza di tutte le regioni del Meridione, Campania, Sicilia, Calabria e Basilicata, per gli stati generali rispetto al problema emergenza scuola nel Sud». Mentre Lomelo incalza il ministro Gelmini ponendo la necessità di «verificare come e quando sia possibile applicare questa riforma, o almeno utilizzare i fondi che vengono investiti all´interno della scuola per recuperare il precariato che non avrebbe nessuna possibilità di ammortizzatori sociali».

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la scure della gelmini da settembre 1600 precari senza stipendio per tre anni (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina I - Bari ANTONIO DI GIACOMO a pagina ii La protesta dei sindacati del personale Ata e dei prof La scure della Gelmini da settembre 1600 precari senza stipendio per tre anni SEGUE A PAGINA II

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E' UNA pista ciclopedonale lunga 700 metri, che collega via del Diamante e v... (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 29-03-2009)

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MODENA pag. 9 E' UNA pista ciclopedonale lunga 700 metri, che collega via del Diamante e v... E' UNA pista ciclopedonale lunga 700 metri, che collega via del Diamante e via Gelmini passando sotto la tangenziale Pasternak, nei pressi della rotatoria di via Vignolese. In questo modo, ciclisti e pedoni potranno superare la rotonda raggiungendo agevolmente il nodo università-Policlinico, raccordandosi così allla rete urbana delle ciclabili. Il progetto non si ferma qui: la ciclabile verrà prolungata verso Castelfranco, per la gioia di chi ama le scampagnate sulle due ruote. Ieri mattina ha avuto luogo l'inaugurazione ufficiale della pista, con tanto di taglio del nastro (affidato a tre bambini) alla presenza del sindaco Giorgio Pighi e dell'assessore all'Urbanistica Daniele Sitta. E nel programma dell'amministrazione sono altri due gli attraversamenti ciclopedonali che oltrepasseranno la tangenziale: uno nei pressi della rotatoria di via Emilia, l'altro a Vaciglio in zona Morane. E in entrambi i casi non si tratterà di sottopassi ma di ponti. «Continuiamo a sviluppare il nostro progetto di viabilità sostenibile ha detto il sindaco Pighi Sappiamo benissimo che chi ha la passione per la bicicletta sogna di pedalare verso la campagna in libertà, senza doversi fermare di fronte a una trafficata tangenziale. Bene, con questo nuovo sottopasso il sogno diventa realtà. E non ci fermeremo qui». «Ci teniamo a venire incontro a chi si muove in bicicletta ha aggiunto l'assessore Sitta La mobilità su due ruote diminuisce il traffico e l'inquinamento, e migliora la qualità della vita di tutti noi». Oltre al sottopasso è anche stato creato un nuovo tratto ciclopedonale in affiancamento alla via Vignolese, dall'intersezione con via del Diamante fino alla via Curtatona, realizzato con il tombamento del canale Diamante. E' stato costruito anche un maciapiede sul lato opposto rispetto alla ciclabile della via Vignolese. r. g.

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Trecento iscritti in meno Tremano i docenti delle elementari (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

ASCOLI pag. 4 Trecento iscritti in meno Tremano i docenti delle elementari SCUOLA LA CGIL LANCIA L'ALLARME SUI TAGLI PREVISTI DALLA RIFORMA GELMINI di EMANUELA ASTOLFI IN TUTTE le Marche il decreto Gelmini, che andrà ad incidere sul mondo della scuola, porterà al taglio di 824 docenti. Da settembre, sono a rischio i posti di 249 insegnanti della scuola primaria, 319 nella secondaria di primo grado e 256 nella secondaria di secondo grado. Le riduzioni del personale riguarderanno anche il corpo non docente. Per il personale Ata, infatti, sono previsti, sempre a livello regionale, 443 posti di lavoro in meno. «I tagli e le misure definite dal Governo spiega Giuseppe Vaglieco, segretario provinciale Flc Cgil sono insostenibili. La ripartizione dei tagli per ogni provincia sarà determinata a livello regionale sulla base della dotazione organica assegnata. Sarà l'Ufficio scolastico regionale, in pratica, a stabilire la ripartizione dei docenti». Ma qualche previsione è già possibile. «Ci sono degli indicatori aggiunge Vaglieco già molto chiari che aiuta no a delineare il quadro per quanto riguarda la scuola primaria». IL PICENO, secondo l'analisi del sindacato, è il territorio dove i tagli alla primaria saranno più consistenti rispetto al resto della regione. Il perché è legato a due fattori. «Le iscrizioni alla scuola primaria registrate per il nuovo anno scolastico sottolinea il segretario provinciale dellla Flc Gil fanno emergere un calo di 309 iscritti, confrontando gli organici di diritto degli anni scolastici 2008-09 e 2009-2010. Quest'anno si iscriveranno a scuola oltre trecento bambini in meno e i pensionamenti saranno 31. I posti che si libereranno non saranno sufficienti a coprire i tagli previsti». L'ALTRO aspetto da considerare, sempre secondo Vaglieco, è la scelta del tempo pieno da parte dei genitori che inciderà sul numero dei docenti assegnati. «La nostra provincia dice è quella dove c'è la percentuale più bassa di tempo pieno. Nelle zone dove c'è una percentuale elevata i tagli sono percentualmente ridotti e questo, sul nostro territorio, potrebbe causare una maggiore incidenza dei tagli». Per la Cgil, le iscrizioni in calo alla primaria e la bassa percentuale di richiesta del tempo pieno sono dei campanelli d'allarme che preoccupano soprattutto se confrontati al trend regionale che è opposto. «Abbiamo chiesto un nuovo incontro al Provveditorato conclude il segretario provinciale Flc Cgil per approfondire la questione».

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ALCUNI genitori della scuola elementare di Lagosanto hanno organizzato un'assemblea pubblica, c... (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

COMACCHIO E LIDI pag. 21 ALCUNI genitori della scuola elementare di Lagosanto hanno organizzato un'assemblea pubblica, c... ALCUNI genitori della scuola elementare di Lagosanto hanno organizzato un'assemblea pubblica, che si terrà martedì 31 marzo alle 21, nella sala civica di Lagosanto. «Siamo tutti coinvolti si legge nella nota dei genitori genitori insieme per la difesa della scuola pubblica. Pensiamo che la recente Legge Gelmini vada in direzione contraria a quella di una buona scuola. I bambini hanno bisogno di una scuola rinnovata, non di una scuola ridotta».

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AUMENTANO gli alunni, calano i posti. A lanciare l'allarme è la Uil Scu... (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

RAVENNA CRONACA pag. 9 AUMENTANO gli alunni, calano i posti. A lanciare l'allarme è la Uil Scu... AUMENTANO gli alunni, calano i posti. A lanciare l'allarme è la Uil Scuola dopo la pubblicazione delle iscrizioni per l'anno 2009/2010. «È evidente spiega la segretaria provinciale Edera Fusconi un aumento degli alunni in tutti gli ordini di scuola. Ma il ministro Gelmini ha già deciso che, nonostante l'incremento, i posti dovranno calare: in tutta la regione ne saranno tagliati 1359». Nelle scuole provinciali d'infanzia le iscrizioni sono 4.550, l'8,12 per cento in più rispetto alle 4.208 dell'anno precedente. Segno più' anche per la scuola primaria che passa da 14.525 a 15.793 (+8,72 per cento). Le secondarie di primo grado registrano un aumento del 2.85 per cento con 8.835 iscrizioni (nell'anno 2008/2009 risultano 8.590). Nelle scuole superiori l'incremento di iscrizioni è del 3,18 per cento (13.418 iscritti contro i 13.004 dell'anno scolastico 2008/2009). «Per quanto riguarda le superiori conclude Edera Fusconi aumenta l'istruzione artistica, tengono' gli Istituti tecnici e quelli professionali, in leggero calo i Licei».

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Parlando del ministro Gelmini, Andrea Ronchi elogia la che le avrebbe consentit... (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

PRIMO PIANO pag. 6 Parlando del ministro Gelmini, Andrea Ronchi elogia la «dolcezza» che le avrebbe consentit... Parlando del ministro Gelmini, Andrea Ronchi elogia la «dolcezza» che le avrebbe consentito di vincere contro i critici della riforma scolastica

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Petardi e sassi in via Cavour fumogeni contro il Vittoriano (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2009-03-29 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Petardi e sassi in via Cavour fumogeni contro il Vittoriano Gli antagonisti sfilano con i Cobas e i precari contro il G14 «Alemanno, guardaci: blocchiamo la città quando ci pare» Il protocollo che regola i cortei tra i bersagli principali del movimento. Scarpe contro il ministero della Funzione pubblica Hanno due conti aperti gli studenti dell'Onda e ieri hanno provato a regolarli. Uno col ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, che dieci giorni fa, dopo gli scontri con la polizia in piazzale Aldo Moro, li aveva ribattezzati «guerriglieri ». Così, quando il corteo è arrivato su Corso Vittorio, contro il palazzo del ministero l'Onda ha lanciato scarpe, l'ultima plateale forma di protesta internazionale lanciata dall'ormai mitico giornalista iracheno Muntazer al Zaidi, che lanciò le sue contro George W. Bush. L'altro conto aperto degli studenti, invece, rimane quello col prefetto Giuseppe Pecoraro e il sindaco Gianni Alemanno, che hanno da poco varato un protocollo per disciplinare i cortei cittadini. Così, il 18 marzo scorso, in piazzale Aldo Moro, in virtù di quel protocollo le forze dell'ordine caricarono gli studenti che volevano partire in corteo dalla Sapienza, seguendo un percorso però non contemplato dal nuovo regolamento. Ieri, allora, dietro allo striscione «Guerriglieri anomali» gli studenti romani l'hanno gridato forte: «No al protocollo, Onda fuori controllo», «Sindaco Alemanno, blocchiamo la città» e «Roma libera». Stavolta, però, non hanno trovato l'opposizione della polizia. Sono partiti dalla Sapienza e sono arrivati in fondo, a piazza Navona, senza beccare una manganellata (nel corteo tanti agenti in borghese della Digos ma nessun celerino nei paraggi). Da oggi a Roma, alla Farnesina, si riunisce il G14, summit dei ministri del Welfare e del Lavoro dei Paesi economicamente più sviluppati (in sostanza un G8 allargato). Sul tavolo della tre-giorni ci sarà la grave situazione internazionale: ecco perchè ieri i sindacati autonomi Cub Cobas e Sdl insieme al movimento degli studenti dell'Onda, dei precari, dei centri sociali e dei senza-casa hanno organizzato questo corteo. Non vogliono essere loro a pagare le conseguenze della crisi. Solo che a un tratto, per l'iniziativa di un gruppo di anarchici piuttosto voglioso di menar le mani, la protesta è degenerata. Vernice rossa, sassi, uova e petardoni sono stati lanciati contro la filiale Unipol di via Cavour al grido di «Ridateci i soldi ». Tutte le banche sono finite sotto attacco: anche le vetrine della Cassa di Risparmio di Rimini, all'angolo con via dei Serpenti, e quelle di Intesa San Paolo su Corso Vittorio sono state prese di mira dai lanci. Così, però, finisce il diritto di manifestare e comincia il vandalismo puro, il teppismo generalizzato. Banche e agenzie immobiliari unite dalla stessa sorte: anche la Fata di via De Pretis e la Pirelli Re di via Cavour trasformati in bersagli, solo lo slogan era diverso («Casa per tutti»). D'accordo la crisi mondiale, che strangola lavoratori e famiglie (altro slogan: «Spegni i mutui, accendi le banche ») ma un conto è la rabbia e un altro la violenza (fumogeni tirati anche contro il monumento al Milite ignoto). Sulla questione del protocollo, infine, c'è da dire che il movimento della Sapienza è spaccatissimo. Basta dire che un gruppo, ieri, capeggiato da Giorgio Sestili del collettivo di Fisica (lo scorso ottobre durante le proteste anti-Gelmini finì tante volte ospite in televisione) è partito da piazza della Repubblica insieme a sindacati (Cub, Cobas e Sdl) e partiti (Rifondazione, Pcl, Sinistra critica). L'altro, quello più nutrito, guidato da Francesco Raparelli di Lettere, Francesco Brancaccio e Stefano Zarlenga di Scienze Politiche, s'è mosso invece da piazzale Aldo Moro, la culla dell'Onda. «Il prefetto revochi subito il protocollo - ha detto Brancaccio - Poi si potrà discutere ». Fabrizio Caccia \\ Migliaia di manifestanti hanno marciato gridando: «No al protocollo, Onda fuori controllo» Due facce Corteo pacifico ma con vari momenti di tensione

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Le quattro lady non infiammano il parterre (sezione: Scuola)

( da "Stampa, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Le quattro lady non infiammano il parterre N emmeno Tremonti, il nuovo Divo Giulio che ha parlato per ultimo ed era nella lista dei favoriti. Applausi, ci mancherebbe, pure un paio di "Giulio Giulio!». Ma poi a infilato 12 minuti di lezione su «Speranza e Paura» e non è che la platea si sia eccitata più di tanto. E nemmeno le belle e le bellissime, la Carfagna in color pastello, Gelmini e Prestigiacomo in camiciola azzurra, la Brambilla che ha parlato per prima, alle dieci del mattino, quando c'erano appena i delegati dei suoi circoli. E' un partito nuovo,ma certe regole valgono sempre. Chi piace di più? Meglio le donne o i maschietti, detti i delfini? Insomma, aspettando il gran finale del Cavaliere chi scalda di più il padiglione 8 della Fiera. «Io!». Un piattino, una fetta di torta, un cucchiaio di gelato alla vaniglia, alle due del pomeriggio il vincitore è andato a sedersi in un angolo della sala stampa. Sorpresa, è Renato Brunetta, terrore di lavativi e fannulloni. «Ma quale sorpresa, io me l'aspettavo», dice lui. Che spettacolo quando è salito sul palco. Applausi, cori e olè non lo lasciavano parlare. Un cronista cronometrista ha preso il tempo. Se Berlusconi venerdì a parlato 91 minuti, ieri Brunetta si è preso un applauso lungo 91 secondi. E poi le interruzioni, altri applausi, e applausi proprio veri, senza regia, senza suggeritori. Al Popolo della Libertà Brunetta piace, eccome se piace. E lui sa come farsi piacere. Non che Carfagna e le altre non lo sappiano, ma per stare alla classifica di entusiasmo e passioni le signore stanno nella seconda metà. Primo Brunetta, a seguire Roberto Formigoni governatore di Lombardia, Angelino Alfano ministro di Giustizia e Giancarlo Galan governatore del Veneto. Qualcuno può sospettare che siano stati amici tifosi, insomma un qualcosa di organizzato. per Brunetta no, manco il sospetto. «E' che io li so intercettare, so intercettare quel che vuole il nostro popolo». Gli 8 minuti di intervento li aveva scritti, ma poi è andato a memoria. Per interrompere quel minuto e mezzo di applausi l'ha messa sull'altezza: «Finalmente mi hanno fatto un podio giusto...». Chiede silenzio agitando le mani e parte: «Siamo noi i veri rivoluzionari, pieni di difetti, certamente imperfetti. Ma i guasti del Paese vanno affrontati a brutto muso, con la mente rivolta al solo interesse dei cittadini!». C'è chi si alza in piedi: «E vai!». Lui si commuove, il maxischermo rimanda occhi lucidi. «La vera lotta di classe del nostro tempo non è tra capitale e lavoro, è contro la burocrazia parassitaria». Olè. «E dobbiamo guardare anche al nostro interno, ai nostri difetti!». Olè. «E' la nostra Rivoluzione, noi siamo i protagonisti, voi gli artefici, gli italiani ne saranno i beneficiari!». Alla fine gli applausi li ha contati pure lui: «Più di tre minuti, vero?». E così tutti lo vanno a cercare e Brunetta va dove tutti lo possono trovare, al buffet della sala stampa. Lo intercetta la troupe di Anno Zero, ma basta il nome di Michele Santoro o del vignettista Vauro e l'intervista è morta lì. «Non vi parlo - e fa la faccia feroce - Perché la vostra trasmissione e le vignette sono fasciste e razziste. Questa non la manderete in onda, vero? Mandatela in onda, invece, e mi farete un bel regalo». Insomma, che fastidio proprio adesso e qui, oggi che forse è il suo giorno: c'è ancora il pomeriggio con i ministri e le ministre, ma un intervento così appassionato e applaudito sarà difficile da risentire. E infatti. Nemmeno Tremonti, nemmeno Gelmini che parla di «Rivoluzione del merito» o Prestigiacomo con la «bioedilizia». Però Formigoni l'ha insidiato. Se l'è presa con la Lega che non può essere di lotta e di governo, ha chiesto il ritorno del voto di preferenza e un «partito dove si discute, si vota e si viene votati». Vuole una «classe dirigente che vada a macinar chilometri tra la gente». E che tra un anno i coordinatori vengano rieletti, se ce la fanno, magari dopo le primarie. Quasi un eretico. Non come Alfano, brillante e senza un rigo da leggere: «Sono qui - conclude - perché un giorno voglio dire a mio figlio che questo mondo è migliore di quello di ieri». Brunetta è in prima fila, accanto al vecchio Gustavo Selva. Applaude, si capisce. Ancora dieci minuti e applaudirà pure Tremonti. Tanto lo sapeva già. Chi ha scaldato di più? «Io!».

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brunetta la star bacchetta i piagnoni - andrea palombi (sezione: Scuola)

( da "Tirreno, Il" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina 4 - Attualità Brunetta la star bacchetta i piagnoni E Tremonti invita al confronto con «l'opposizione che costruisce» Standing ovation per il ministro della Funzione pubblica che sgrida la stampa estera e chiede al Sud di smetterla con le lamentele ANDREA PALOMBI ROMA. Giulio Tremonti apre uno spiraglio al confronto con l'opposizione sulla crisi economica, ma lancia accuse pesanti a chi mette in discussione la sua politica economica. In un breve intervento, il ministro dell'Economia ha chiuso ieri sera la sfilata dei ministri sul palco del congresso del Pdl distinguendo fra due opposizioni: «Un'opposizione che costruisce, un'opposizione che demolisce». Con la prima, sostiene, «ci si può e sempre più ci si deve confrontare». Gli esempi positivi sono l'accordo sugli ammortizzatori sociali, siglato con le Regioni, o il recente voto sul federalismo. Ma c'è anche un'altra opposizione, avverte, che «soffia sul fuoco della crisi. E lo fa nella speranza che il male dell'Italia produca il suo bene. Questa opposizione - accusa - non fa opposizione al governo Berlusconi, fa opposizione all'Italia». «Noi - sostiene poi - siamo il partito della speranza opposto al partito della paura». In mattinata uno degli applausi più fragorosi, anzi una vera e propria standing ovation aveva accolto Renato Brunetta strappandogli qualche lacrima di commozione. Subito dopo il ministro della Funzione pubblica ha però assicurato che il governo è pronto ad affontare «a muso duro» la crisi e ha invitato i meridionali a smetterla con «il piagnonismo del Sud». Poi ha bacchettato la stampa estera, colpevole di dipingere spesso Berlusconi come un "gaffeur". «Chiedo ai corrispondenti in Italia di fare meglio il loro lavoro», dice il ministro. «Ma le gaffe le fa...», osserva un cronista: «Se fa una gaffe Sarkozy non è una gaffe, se la fa Berlusconi diventa un caso politico. Ragazzi...un po' più di professionalità». Ma i battibecchi con i giornalisti hanno animato anche i rapporti di La Russa e Gasparri, che si sono rivolti a due cronisti rispettivamente di «Anno zero» e di «Sky Tg24» sostanzialmente con le stesse parole: «Non rispondo alle domande imbecilli». Fra i pochi temi politici a provocare una diversità di posizioni c'è stato ovviamente lo «strappo» sul testamento biologico compiuto da Fini. Sul palco hanno ufficialmente preso le distanze dal leader di An anche ministri di An, come Gianni Alemanno. Il sindaco di Roma si è però schierato a fianco del presidente della Camera per quanto riguarda il referendum. «Alleanza nazionale è sempre stata favorevole al referendum, oggi non abbiamo cambiato idea», ribadisce Alemanno. «Il referendum è in secondo piano, ma è giusto discuterne con la Lega». Se è vero, gli manda a dire a distanza Giovanni Guzzetta, presidente dei referendari, fissino la data del referendum al 7 giugno, insieme alle europee. Nel padiglione della Fiera di Roma, davanti alla sterminata platea di blazer e tacchi a spillo, non manca neanche qualche accento sopra le righe. Come quando Giovanni Donzelli, segretario di Azione Giovani, grida che Che Guevara non è stato altro che un «sanguinario assassino». Forse anche perché irritato dal fatto che a una ventina di militanti di Azione Giovani è stato impedito di portare dentro il padiglione le proprie bandiere: davanti ai ministri solo bandiere tricolori. Proprio nel giorno in cui l'Onda tornava in piazza, Maria Stella Gelmini ha difeso la sua riforma al grido di: «Un solo maestro, un solo voto, un solo libro». Ha avvertito che il tempo è ormai cambiato, «l'oppressione culturale» è finita e così anche «l'epoca dell'indottrinamento ideologico». Sul nuovo partito, fra le citazioni di Obama e Benedetto Croce, c'è posto anche per Mogol-Battisti. Gaetano Quagliarello, vice presidente dei senatori del Pdl, per spiegare come sarà il cammino del nuovo partito dice infatti che «lo scopriremo vivendo». Una frase che sembra adattarsi al mistero sullo statuto di cui nessuno sa niente, e che dovrebbe essere stato approvato nella notte appena trascorsa.

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La sacra investitura dell'"ordine della poltrona" La vendetta è un piatto che si gusta freddo ma anche tiepido non deve essere male (sezione: Scuola)

( da "Riformista, Il" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

La sacra investitura dell'"ordine della poltrona" La vendetta è un piatto che si gusta freddo ma anche tiepido non deve essere male La sacra investitura dell'"ordine della poltrona" La vendetta è un piatto che si gusta freddo ma anche tiepido non deve essere male. Parola di Elisabetta Tulliani. Invisa ai colonnelli, al congresso di An si è dovuta accontentare del bacio di Malagò? Al congresso del Pdl si piglia la rivincita accavallando le gambe sulla poltrona più ambita, forse la più comoda, di certo la più fotografata e invidiata: a fianco del leader maximo. Inguainata in un tailleur pantalone in velluto, di quel verde bottiglia che solo le bionde, vere o verosimili, si possono permettere, fa la sua parte. Aggrotta le sopracciglia imbronciata e pensosa. Applaude composta e misurata. Approfitta del nuovo privilegio nascondendo l'euforia dietro un inappuntabile aplomb. Sussurra qualcosa all'orecchio di Silvio ma senza dare troppa confidenza. Vuole vincere, non strafare. Così piega appena un po' il collo verso l'orecchio dell'interlocutore, senza sbilanciare il busto. Come fanno le signorine per bene che non vogliono mettere in imbarazzo il vicino di poltrona. La ragazza non corre, galoppa. In una manciata di ore ha fatto un doppio carpiato con avvitamento e con un salto vertiginoso è finita nella storia. Ai fiori d'arancio penserà poi. First lady lo è già e grazie alla sacra investitura dell' "ordine della poltrona". Una rendita "di posizione" che deve aver suscitato qualche malumore e molte invidie. E le altre? La Gelmini, con gli occhialini d'ordinanza, stringe i denti (lo fa sempre). La Meloni, con un nuovo taglio di capelli, se ne frega (lo fa sempre). La Carfagna, con gli zigomi scolpiti dal fard, sorride (lo fa sempre). Lui, Berlusconi, il grande pigmalione, il re degli upgrading, femminili e non solo, miracolosamente ingiovanito di un'altra manciata d'anni, sorride sornione e guarda compiaciuto il suo delfino. Ma è proprio sicuro che non sià già diventato balena? Una balena diversa, non bianca magari azzurra, un po' più laica e un po' più popolare popolare. Ma capace di forti colpi di pinna. Cinzia Leone 29/03/2009

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Il popolo la vede così: le idee a Giulio, l'azione a Gianfranco (sezione: Scuola)

( da "Riformista, Il" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Il popolo la vede così: le idee a Giulio, l'azione a Gianfranco Giulio Tremonti è un uomo di idee. Serve chi sappia trasformare quelle idee in azione. E quell'uomo non può che essere Gianfranco Fini. Non ha molti dubbi la pancia del Pdl, quella che segue i lavori nelle ultime file, alla Fiera di Roma. Delegati, invitati, ospiti, amici, simpatizzanti che sono lì, anche soltanto per dire: «Io c'ero». Forse qui si sta facendo la storia, di certo ora si dovrà anche fare il partito e trovare chi quel partito sappia guidare, beninteso dopo che il Cavaliere avrà deciso di farsi da parte. E, allora, al di là dell'appartenenza ad An o FI, non c'è storia: Fini. Spente le luci dell'inaugurazione, e in attesa che oggi quelle luci vengano riaccese per la consacrazione, ieri al congresso del Pdl è stato il giorno della politica. Gratta gratta, infatti, l'epoca della politica in pelliccia sembra roba vecchia: certo, non mancavano volti tirati - e non soltanto dalla tensione - e tailleur firmati, ma non mancavano neppure le vecchie volpi della politica. La sensazione, insomma, è che l'attenzione del vertice del Pdl per l'immagine non renda giustizia a chi, nelle retrovie, almeno ci prova e che, visto dal basso, questo Pdl non sia proprio tutto di plastica. Fini, dunque. Lo dice, tra i tanti, Giuseppe Barbati, delegato di Napoli, Forza Italia, che riconosce ad An di aver fatto un percorso verso i valori che furono della Dc. E che era giunto il momento di convolare a nozze. «Ora o mai più», dice. Non c'è nulla di strano se chi viene da FI, sceglierebbe Fini. È la mescolanza che avanza. E se sul palco c'è chi, come il ministro Elio Vito, la manifesta sostituendo la spilletta del vecchio partito con quella del nuovo, in platea si manifesta con questi "voti incrociati". Piuttosto, a preoccupare è altro: «Ora - dice più d'uno - dobbiamo dare al partito una vita democratica». Vecchia scuola Dc. La stessa da cui proviene Severino Carlucci, delegato dei Popolari-Liberali di Giovanardi. «È impossibile che in una grande forza non vi siano aree di riferimento». Correnti? «Sì, sono una ricchezza altrimenti rimane soltanto il pensiero unico». Guarda avanti, Carlucci, già pensa al tesseramento. E, comunque, Giovanardi a parte, anche lui fa qualche nome: Pisanu e Formigoni. Poi ci sono i duri e puri di An. Nelle mani di Angelo Patanè da Catania sventola una bandiera di An, sola soletta tra i tanti tricolori ufficiali. Lui non ha dubbi: vede bene Fini. Come anche Puccio La Rosa, vicepresidente del consiglio comunale di Catania. Parla svelto: «La base è preoccupata. Il consenso dei leader deve ora essere trasformato in consenso strutturale. Tremonti è un tecnico. Serve chi che traduca tutto ciò in pratica. Fini». Chiaro. Peppe Caccavale, invece, è sindaco di Cicciano, viene da FI e parla - senza troppe scaramanzie - di una «nuova stagione» che si apre per il Pdl. Ci sono Fini e Tremonti, certo. «Li ascolteremo - dice - come la Gelmini. E Scajola che è un grande ministro». Lidia canticchia "Meno male che Silvio c'è". «È un bel motivetto», dice, lei che è di An e che però ha un trasporto «passionale» per Tremonti. Anche Luca Malcotti, membro dell'assemblea nazionale di An, non nasconde qualche suggestione tremontiana. «Con l'ultimo libro ha lanciato un segnale alla pancia di An ma dovendo scegliere oggi, non posso che dire Fini». Nel frattempo, appena fuori la Fier Ugo Tornatore, 82 anni, prova a vendere - e ne vende parecchie - medagliette e spillette. C'è anche il "fascio", quello del tempo che fu. E c'è in tutte le salse: d'oro, d'argento, tra gli artigli di un'aquila. C'è anche il gladio delle camice nere. «Tutto quello che era fuori è entrato in questo grande partito», spiega, lui che ha l'aria di averne viste tante. «Vengo dall'Uomo qualunque», racconta. Poi il Msi, An e oggi il Pdl. Altro che Fini o Tremonti, dice, «ci vorrebbe Alessandra Mussolini». Nel Pdl, c'è anche lui. di Alessandro Calvi 29/03/2009

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Berlusconi: comizio e unzione E a Fini nemmeno una risposta (sezione: Scuola)

( da "Repubblica.it" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

ROMA - L'inno alla gioia, l'inno d'Italia. Il congresso del Pdl è finito. Tutti insieme salgono sul palco: ministri, governatori, membri dell'ufficio di presidenza e lui, Silvio Berlusconi, in mezzo che batte il tempo con la voce e il capo. Ha appena promesso che "porteremo l'Italia fuori dalla crisi senza lasciare indietro nessuno e difenderemo democrazia e libertà". Qualcuno potrebbe chiedere di più? Quindi, tutti a cantare sul palco della Fiera di Roma col neo presidente del neo Popolo della Libertà. Lui li ha chiamati ("mi raccomando, le nostre dame in prima fila... Vieni qui, Gelmini...) e nessuno si è tirato indietro. Tutti tranne Gianfranco Fini che a cantare non è andato anche perché non c'era. Come Schifani ha seguito il comizio da casa. Ieri, aveva illuso (e, forse, si era illuso) di poter avere dal congresso e da Silvio Berlusconi alcune risposte a una serie di urgenti domande sulle riforme istituzionali, il futuro economico e sociale del Paese, almeno sulla legge sul biotestamento. Forse, il premier lo ha avvisato prima che avrebbe parlato d'altro. "Magari, le risposte gliele dà un altro giorno", ha commentato caustico, Roberto Menia, parlamentare di An, l'unico che resta critico sull'intera operazione. Sgomberato il tavolo dalla necessità di rispondere a chicchessia, ne è uscito un discorso della più tipica "maniera" berlusconiana: un comizio fatto di affermazioni, di accuse agli avversari, di inviti a fare, di rivendicazioni del già fatto e della propria assoluta, insuperabile, eccezionale, travolgente bravura. Un discorso fatto anche ritmicamente per raccogliere applausi (settanta in settantuno minuti con quattro ovazioni), un discorso di storica autounzione con dentro, persino, l'unzione (ma l'aveva già fatto in passato) dei congressisti: "Avete un'altra missione: far crescere i consensi, vincere le elezioni e radicare il vostro partito. Vi nomino tutti missionari di libertà". OAS_RICH('Middle'); Ora, dunque, la libertà ha anche i suoi missionari. Sono questi militanti del Pdl che sciamano fuori dalla Fiera, fieri di avere costruito il più grande partito di sempre. Berlusconi ha fatto anche sapere che, da ieri, il Pdl è già cresciuto di un punto ("Secondo i sondaggi abbiamo superato il 44% e puntiamo al 51%") e ha annunciato la sua candidatura alle elezioni europee: "Pensiamo di diventare il primo gruppo all'interno del Ppe (lo chiama Popolo europeo; ndr). Per questo mi candido come fa un vero leader. Un vero leader che chiama a raccolta il suo popolo, sarebbe bello che anche il leader dell'opposizone (se ne ha uno) facesse altrettanto". Candidatura del tutto scontata e già ribadita, negli interventi della mattinata da Verdini, Bondi e La Russa che hanno attaccato duramente il segretario del Pd Franceschini reo di aver sollevato la questione dell'opportunità di essere capolista dappertutto, visto che, poi, si dovrà dimettere. La Russa ha spiegato che Berlusconi dovrà trattare a livello europeo e, quindi, è giusto che si candidi alla Ue. Niente risposte a Fini, dunque e tante accuse all'opposizione, alla famigerata sinistra che non ha un leader, che intralcia l'operosità del governo, che, sì, va coinvolta nelle riforme istituzionali, ma che recalcitra. Anzi, ha raccontato Berlusconi, "noi la riforma istituzionale l'avevamo già fatta nel 2005". C'era dentro tutto quello che serviva: la camera regionale, più poteri all'esecutivo, modernizzazione dello Stato, cambiavano 50 articoli della Costituzione. "E loro - ha detto il premier - la sinistra, che oggi plaude alla riforma, si rifiutò di votarla e indisse il referendum per affossarla con insulti e accuse di regime". Quindi, avverte il Cavaliere, "cercheremo di coinvolgere ancora la minoranza, ma intanto andremo avanti a definire le nostre proposte". Il comizio finale ha avuto un prologo con Berlusconi assente dalla sala che lo ha acclamato presidente. In realtà, Giorgia Meloni ha provato a seguire la procedura prevista del voto per alzata di mano: "Chi è d'accordo - ha detto - alzi il cartellino". Poi si è un po' bloccata forse all'idea di dover pronunciare un "chi è contrario?" che sarebbe suonato francamente ridicolo. "Si può fare anche per acclamazione", ha finito per dire. E i delegati non aspettavano altro. Berlusconi è partito dalla lettura del discorso della sua discesa in campo che era stato consegnato in elegante libretto ai delegati che l'hanno diligentemente sfogliato insieme a lui. Poi, l'elenco delle missioni del governo: uscire dalla crisi (tutte le cose già fatte, poco o niente sul da farsi), la scuola (tanto inglese, rivoluzione digitale, diploma utile, parità delle private, tagli agli sprechi e lotta alle baronie nelle università), le donne (basta con la disparità, legge sulla sicurezza), l'ambiente ("ambientalismo vero, non quello ideologico che, consiste, tra l'altro, nel ripulire i muri delle città dai graffiti e togliere cartacce e mozziconi dalle strade"). Infine, l'unica mezza risposta a Fini sulla riforma istituzionale senza però neanche una parola sul referendum. Poi il finalone con l'unzione e la chiamata sul palco. La gente lascia la sala estasiata. Qualche definizione del discorso raccolta tra i delegati: "fantastico", "meraviglioso", "coinvolgete", "mirabile", "futurista". Un delegato, non critico ma estasiato dice: "Fantasticamente scontato. Cose che sappiamo ma che ci piace sentirci ripetere". Forse ha ragione lui. (29 marzo 2009

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Berlusconi, dal congresso solo applausi Di Pietro: "Ha parlato da ducetto" (sezione: Scuola)

( da "Repubblica.it" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Berlusconi è sceso da poco dal palco mentre le reazioni al suo discorso di insediamento come presidente del nuovo Popolo della Libertà iniziano ad arrivare. L'unico commento critico dall'interno è di Roberto Menia (ex An) che sottolinea l'assenza di risposte, nell'intervento del premier, alle questioni sollevate ieri da Gianfranco Fini: "E' stato - ironizza Menia - un discorso didascalico. Ho apprezzato ieri Fini che ci ha dato delle sollecitazioni alle quali immaginavo il premier avrebbe risposto oggi. Forse lo farà domani...". A parte questa voce dissonante, dai rappresentati del nuovo partito è un coro unanime di apprezzamenti. In cui ognuno sottolinea elementi diversi. "Penso che il passaggio fondamentale - commenta Roberto Formigoni - sia quando Berlusconi dice che devono essere fatte le riforme. Le abbiamo fatte in passato e le hanno cancellate. Auspichiamo che l'opposizione non sia sul no pregiudiziale". Sulla stessa linea il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: "Sulle riforme istituzionali non riusciamo a capire qual è il punto di equilibrio del Partito democratico e Berlusconi è stato chiarissimo: ci auguriamo di farlo in due ma non ci faremo arrestare dai veti". Berlusconi non ha parlato del referendum? Giusto così, secondo Italo Bocchino, vicecapogruppo Pdl alla Camera: "Ha eluso la questione perché credo che come presidente del consiglio abbia il dovere di farlo. Il governo deve decidere la data e dunque è parte in causa". E sul testamento biologico, altra questione evitata dal premier? Bene anche quello: "E' una legge di iniziativa parlamentare - continua Bocchino - quando Berlusconi parla lo si accusa di invadere il campo del parlamento, quando tace per rispettare il parlamento lo si accusa di non aver parlato, dobbiamo metterci d'accordo". OAS_RICH('Middle'); Matteoli, sulla questione testamento biologico, preferisce commentare: "Berlusconi si era già espresso precedentemente per la libertà di coscienza, una presa di posizione molto chiara che condivido completamente". La Boniver spiega che "la tenace capacità dimostrata in 15 anni da Berlusconi fa ben sperare che le tante agognate riforme, di cui l'Italia ha un disperato bisogno, potranno realizzarsi". Si allinea la Gelmini: "Quello di Berlusconi è stato un messaggio di speranza e di fiducia che guarda soprattutto alle nuove generazioni". Da Udc e opposizione arrivano le critiche. "L'intervento di Berlusconi - sostiene Pier Ferdinando Casini - ha ricalcato il discorso della discesa in campo del '94. Solo che Berlusconi da allora la metà del tempo l'ha passata a Palazzo Chigi e dice oggi le stesse cose di allora come se fosse Alice nel paese delle meraviglie. Ma tutte le cose che chiede avrebbe dovuto farle lui, non mi pare che nessuno glielo abbia impedito". La senatrice Anna Finocchiaro (Pd) ragiona sulle ripercussioni del discorso di Fini ieri sul Berlusconi di oggi: "E' evidente che le parole di Fini hanno messo in difficoltà il premier, costringendolo a reticenze e incertezze su tante cose, a partire ad esempio dal testamento biologico e dal referendum". Pier Luigi Bersani (Pd): "Molta retorica, molta autocelebrazione, un'ennesima auto apoteosi di Berlusconi, le parole sulla crisi sono state di una distanza stellare dalla realtà". Il carico da novanta lo mette, come sempre, Antonio Di Pietro. "Da Berlusconi - dice il leader dell'Italia dei Valori - un tipico discorso da vero e proprio ducetto: vuole azzerare la Costituzione e diventare il padre padrone della sua nuova 'azienda Italia'. Propone la riforma dei regolamenti parlamentari al solo fine di eliminare definitivamente quel che lui considera un inutile ingombro, ossia l'opposizione; pretende che vengano dati maggiori poteri al Premier, cioè a lui, così avrà mano libera su quello che lui percepisce come una zavorra: la democrazia. Insomma - chiude Di Pietro - dopo il controllo dell'informazione, l'attacco all'indipendenza della magistratura, l'indebolimento del sindacato, ecco il potere assoluto". (29 marzo 2009

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Brunetta in lacrime (sezione: Scuola)

( da "Sicilia, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Scuola

Brunetta in lacrime «Noi, imperfetti ma rivoluzionari» Nostro inviato Roma. Pochi maglioni, tante giacche. Quasi tutte blu o grigie per gli uomini. Molti tailleur e parecchie gonne corte con tacchi adeguati alla bisogna per le signore. Unica variante alla sobria unitarietà cromatica degli abiti degli uomini e delle donne del Popolo della Libertà, sono le cravatte degli uomini. Soprattutto quelle dei big seduti nelle prime file. Si va da quella blu elettrico del ministro Alfano a quella celeste tenue di Fini (un appassionato del genere), da quelle granata e rosso fuoco di Gasparri e Capezzone, a quella "cult" blu a motivi bianchi del Cavaliere, passando ovviamente per quelle verdi del ministro Maroni e dei leghisti e per quella regimental di Bonaiuti. In un contesto di grandeur in cui tutto sembra immerso in un alone bianco-celeste, le cravatte, insieme con la camicetta azzurro intenso della ministra Gelmini, sono l'unica dissonanza (a solo cromatica!) in una scenografia minuziosamente studiata. La variabile, forse non prevista ma probabilmente subita, di questa seconda giornata di lavori congressuali, sono stati i giovani: subito retrocessi nelle immediate retrovie della platea, dopo essere stati spettatori privilegiati, dalle primissime file, del discorso di Berlusconi. Perché sarà anche vero che la nascita del Pdl sarà ricordata come lo spartiacque tra vecchia e nuova politica, come uno strappo alla liturgia delle assise congressuali, ma è indubbio che vecchi o nuovi, giovani o vecchi, alle prime esperienze o di lungo corso, i big della politica alle prime file non rinunciano. Non foss'altro perché, proprio questo nuovo modo di comunicare imposto da Berlusconi, predilige il messaggio visivo ai contenuti, l'apparire all'essere. E dunque, poiché secondo il Berlusconi-pensiero per "essere" bisogna apparire, la prima fila, davanti all'occhio attento delle telecamere, diventa irrinunciabile. Irrinunciabile come le bandiere, per dare spettacolarità scenografica alla sala. Tutte tricolori (tranne una di An), tutte divise dall'organizzazione, tutte da sventolare nei momenti indicati da una superba regia con opportuni stacchetti musicali, uno dei quali (sparato a tutto volume per il tributo d'onore al presidente Berlusconi) ha addirittura interrotto persino l'intervento del capogruppo dei popolari europei Antonio Lopez. In tanta precisione, gli unici che talvolta hanno provato qualche iniziativa non prevista dalla "scaletta" sono stati i giornalisti. Gentilmente ospitati in un padiglione attiguo a quello del congresso, lontani da tutto e da tutti, disperati perché senza le dichiarazioni dei politici i giornali non si scrivono, si sono allora inventati l'intervista del «vicino di banco». Ovvero la dichiarazione , anche in video, di un collega che spiega gli interventi dei politici dal punto di vista tecnico. Con caffè pagato dall'intervistato per i minuti di notorietà televisiva così gentilmente concessi. Opportunamente e invalicabilmente diviso dai leader e dai big, grazie al lavoro discreto ma inflessibile di centinaia di hostess e muscolosi addetti alla sicurezza, il popolo della libertà ha recitato per bene la sua parte, come previsto dalla scaletta. Ordinato e disciplinato sempre, applaudente e addirittura osannante quando richiesto. Molti giovani, tante donne e pochi uomini di partito. Gente nuova, aria fresca. La maggioranza di loro non sa nemmeno cosa sia una sezione di partito o a cosa servano le tessere (quelle con le quali una volta si costruivano le carriere politiche). Loro però ci sono. Si incontrano. Si parlano. Si piacciono. Mediamente eleganti, pochi eccessi, ma tanta cura nei vestiti, nelle acconciature e anche nei profumi. Ascoltano, applaudono, sciamano negli immensi spazi della Fiera di Roma, affollano i bar. Berlusconi ha spiegato loro che sono i protagonisti di questa rivoluzione. Ma loro, forse, non lo sanno. Lu. Ro.

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La rivolta per il sabato a scuola (sezione: Scuola)

( da "Stampa, La" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

Retroscena Così il ministro ASSOCIAZIONE GENITORI ALLE ELEMENTARI La rivolta per il sabato a scuola La scelta Gli istituti alle prese con i nuovi calendari devono decidere come allungare l'orario delle lezioni Il bivio O si ritorna in aula al pomeriggio oppure serve una mattina in più in classe come già accade ora in diversi istituti Genitori e famiglie contro la Gelmini: con le ore di 60 minuti week-end a rischio RAFFAELLO MASCI L'ora di lezione dovrebbe essere di sessanta minuti Invece, oggi, spesso è di cinquanta minuti con una perdita di dieci minuti Ora vigileremo affinché non ci siano sprechi e le ore siano di 60 minuti in tutti gli istituti «Ai presidi chiediamo solo tollerabilità con la vita familiare» Gli orari sono molto diversificati, si può gestire il problema ROMA M. Gelmini Uno spettro aleggia su molte scuole: l'ipotesi che possa saltare la sacra istituzione del week end libero, tornando a scuola al sabato mattina per una questione di distribuzione dell'orario. È solo un'eventualità, ma il fatto stesso che venga posta è bastato a turbare i sonni di alcuni milioni di alunni (e altrettante famiglie). Quelli che, appunto, al sabato non vanno a scuola. Il sito Tuttoscuola.com ha sollevato la questione. In dicembre il ministro Gelmini ha ricordato ai presidi che l'orario di lezione prevede ore di 60 minuti. E se è vero che una circolare del '79 consentiva di proporre lezioni di 50 minuti, questo era possibile solo per far fronte «a situazioni d'emergenza». Per esempio, il problema degli alunni pendolari che dovevano prendere un mezzo per tornare a casa. Vent'anni dopo questa circolare, nel '99, è giunta la legge sull'autonomia scolastica che consentiva agli istituti un ampio margine nella gestione dell'orario. Questi due provvedimenti, incrociati tra loro, di fatto avevano permesso, a chi avesse voluto, di ridurre le ore di dieci minuti, senza tanti distinguo. Ora il ministro Gelmini ha deciso di mettere fine a questo andazzo e - quattro mesi fa, per l'appunto - ha presentato un regolamento che fa ordine in questa anarchia. Un regolamento che sarà in vigore dal 2010, ma il cui solo annuncio è bastato a mettere molte scuole nel panico. Anche se non tutte, beninteso, stanno nelle stesse situazioni: nelle elementari ci sono formule orarie molto diversificate (27, 30 e 40 ore settimanali) che consentono di gestire il problema con una certa elasticità. «Dove si fa il tempo pieno - dice Clara Gnaccarini, docente in una scuola di Collegno, alle porte di Torino - il problema non è mai esistito. Noi facciamo quaranta ore settimanali di sessanta minuti. Altrove si tratta solo di tornare a essere più responsabili: il recupero del tempo scuola andava fatto anche prima, ma molti istituti, specie al Sud, non l'hanno mai fatto. Ora devono tornare nelle regole. E gli strumenti ci sono. Per esempio, i rientri pomeridiani». Più problemi si presentano negli istituti tecnici industriali, dove l'orario è già di 36 ore: parlare di 50 o di 60 minuti all'ora fa una bella differenza. La maggior parte degli Itis fa lezione anche al sabato, molti hanno sperimentato la settimana corta, e l'idea di dover rinunciare anche a quella, dopo una tabella oraria tanto esigente, non piace. «Intanto va detto che la riforma Gelmini prevede una riduzione dell'orario per gli istituti tecnici da 36 a 32 ore settimanali, e questo già ci dà un respiro di sollievo - spiega Ernesto Totaro, preside dell'Itis John Neumann di Roma - ma il problema rimane. Molte scuole, poi, stanno utilizzando l'orario lungo, che vuol dire un'ora in più al giorno, ma anche questa sembra una soluzione dura, in quanto è difficile tenere in classe i ragazzi fino alle 14.30. La cosa migliore è quella pensata dal ministero: ridurre l'orario». Quanto alle famiglie, l'Associazione genitori dà una indicazione chiara per la salvezza del sabato. «L'autonomia scolastica dà facoltà di trovare soluzioni accettabili e condivise - dice il presidente Davide Guarneri - noi chiediamo solo tollerabilità della scuola con la vita familiare, rispetto delle norme sul recupero dei tempi di lezione e attenzione ai bisogni formativi dei ragazzi: il che vuol dire orario completo di 60 minuti, ma forse qualche ora di lezione in meno».

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Taglio di una classe, Lozzo non ci sta (sezione: Scuola)

( da "Corriere delle Alpi" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

LA SCUOLA Taglio di una classe, Lozzo non ci sta Oggi il sindaco incontra il dirigente Martino: «Situazione particolare» LOZZO. E' furioso il sindaco di Lozzo, Mario Manfreda. E la sua rabbia è quella dei suoi concittadini che si sono ritrovati numerosi venerdì in una assemblea di genitori e maestre. La settimana di fuoco di Lozzo era cominciata lunedì scorso, quando il sindaco ha avuto notizia della intenzione dell'ex provveditorato, in applicazione al decreto Gelmini, di sopprimere la quarta elementare, che ha sette alunni, accorpandola alla prima (formando una pluriclasse) o spostando gli alunni nella elementare di Vigo di Cadore. «Che ci sia un'annata con meno alunni è nell'ordine delle cose» spiega il sindaco. «La nostra scuola elementare, come pure la media, non ha problemi di numeri». Perchè accorpare una quarta con una prima? «Perchè lo stesso decreto Gelmini dice che la pluriclasse non può avere più di 18 alunni, e l'unica possibilità era di mettere assieme una prima e una quarta: assolutamente inconcepibile». Manfreda ha tentato a più riprese di parlare con gli uffici dell'ex provveditorato, con il dirigente Domenico Martino o con altri funzionari: inutilmente. Alla fine si è rivolto al prefetto. E solo grazie all'intervento del prefetto, finalmente è stato possibile convocare per questa mattina alle 11 un incontro tra lo stesso Manfreda, il dirigente dell'Istituto comprensivo di Auronzo a cui fa capo la scuola di Lozzo e il dirigente provinciale Martino. Nel frattempo si è riunito il consiglio comunale, giovedì scorso, che ha votato una mozione unanime. E c'è stata una assemblea di genitori e maestre a cui ha partecipato mezzo paese, per ribadire che la quarta classe dal prossimo settembre deve restare a Lozzo. «La situazione di Lozzo è particolare. Il numero di alunni extracomunitari è altissimo». Un dato su tutti: alle medie il 33 per cento dei bambini è straniero, cinese per lo più. E alle elementari le cose non sono molto diverse. «Gli insegnanti sono impegnati al massimo in un processo di integrazione che non è sempre facile. Alle medie tra dicembre e gennaio sono arrivati cinque alunni cinesi. A volte sanno l'italiano, a volte no. Abbiamo corsi di integrazione, un mediatore culturale: insomma viviamo in una situazione particolare, molto difficile. E non credo che il problema possa essere la differenza di tre alunni, tra i 7 presenti nella quarta e i 10 di cui parla il decreto Gelmini». Tutte queste ragioni e molte altre ancora sono contenute nel documento del consiglio comunale mandato ai dirigenti regionali e provinciali della scuola, agli assessori provinciali e regionali. E anche nel documento preparato dai genitori e dalle maestre: «Non ci siamo mai lamentati ma non siamo disposti ad accettare queste soluzioni».

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2186) Albano Quaglio 4:07:16, PD; 2187) Giuliano Pacchiani 4:07:20, LC; 2188) Flavio De Nardi 4:07:21, ... (sezione: Scuola)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

2186) Albano Quaglio 4:07:16, PD; 2187) Giuliano Pacchiani 4:07:20, LC; 2188) Flavio De Nardi 4:07:21, ... 2186) Albano Quaglio 4:07:16, PD; 2187) Giuliano Pacchiani 4:07:20, LC; 2188) Flavio De Nardi 4:07:21, TV; 2189) Gildo Andreetta 4:07:29, TV; 2190) Luca Zennaro 4:07:32, VE; 2191) Andrea Maltempo 4:07:39, TV; 2192) Giuseppe Tundo 4:07:43, MI; 2193) Angelo Eraldo Marchini 4:07:44, MI; 2194) Tiziano Zanin 4:07:48, TV; 2195) Stefano De Negri 4:07:50, TV; 2196) Marco Fregnan 4:07:50, TV; 2197) Alessandra Zambonelli 4:07:52, BO; 2198) Angelo Iuri 4:07:54, UD; 2199) Mauro Parpaiola 4:07:56, PD; 2200) Rudy Barbierato 4:08:03, VE; 2201) Agata Giurlanda 4:08:06, TP; 2202) Sergio Sforza 4:08:08, BG; 2203) Rocco Puzziferri 4:08:09, MI; 2204) Simone Aurighi 4:08:09,; 2205) Giuseppe Toma 4:08:10, LE; 2206) Claudio Pancaldi 4:08:15, TV; 2207) Massimo Picello 4:08:16, VE; 2208) Boris Furlan 4:08:29; 2209) Carlo Chioato 4:08:30, PD; 2210) Massimo Mazzantini 4:08:37, PI; 2211) Giancarlo De Vidi 4:08:37, TV; 2212) Luca Fiorani 4:08:37, PD; 2213) Federico Dei Rossi 4:08:46, TV; 2214) Paolo Zalgelli 4:08:49, VE; 2215) Irene Coletto 4:08:49, VE; 2216) Nicola Golfetto 4:08:50, VE; 2217) Libero Zerbinati 4:08:52, MO; 2218) Roberto Trinelli 4:08:52, TO; 2219) Patrizia Rossi 4:08:53, MO; 2220) Roberto Crosato 4:08:55, TV; 2221) Angelo Cecere 4:08:59, TV; 2222) Shannon Michae Gray 4:09:02, TV; 2223) Giorgio Piovesan 4:09:03, TV; 2224) Catherine Welsh 4:09:05, WE; 2225) Gilberto Rech 4:09:13, TV; 2226) Mario Pasqualetto 4:09:24, TV; 2227) Elisa Bortolato 4:09:26, TV; 2228) Gianni Gressani 4:09:28, BL; 2229) Christian Masala 4:09:29, BL; 2230) Maurizio Ponzin 4:09:29, VI; 2231) Rita Fontana 4:09:30, BL; 2232) Guido Mazza 4:09:30, TV; 2233) Attila Nemeth 4:09:35; 2234) Antonio Fabbian 4:09:37, VE; 2235) Franca Favero 4:09:41, BL; 2236) Simonetta Bono 4:09:41, MI; 2237) Ivano Proietti 4:09:44, PG; 2238) Gianni Bertolutti 4:09:47, UD; 2239) Zoltan Ozsuath 4:10:02; 2240) Francesco Nicoloro 4:10:12, VE; 2241) Giovanni Paganico 4:10:18, VE; 2242) Andrea Biagioni 4:10:25, PU; 2243) Sabrina Bruga 4:10:26, MI; 2244) Ignazio Cannas 4:10:27, CA; 2245) Nerio Padoan 4:10:32, VE; 2246) Matteo Menapace 4:10:36, PD; 2247) Giuseppe M. Rotilio 4:10:41, PD; 2248) Mauro Sossai 4:10:51, TV; 2249) Domenico Biz 4:10:52, TV; 2250) Davide Gasparinetti 4:10:54, MI; 2251) Marino Toniato 4:11:01, PD; 2252) Davide Giovanardi 4:11:04, MO; 2253) Clementina Polese 4:11:07, PN; 2254) Alessandro Gasparini 4:11:09, PD; 2255) Renato Rocco 4:11:12, VE; 2256) Ugo Sollai 4:11:17, CA; 2257) Marco Zulian 4:11:17, PD; 2258) Livio Facco 4:11:17, PD; 2259) Mariana Polignano 4:11:20, BA; 2260) Simone Dartora 4:11:20, TV; 2261) Ranko Goronja 4:11:25; 2262) Cristian Favero 4:11:28, TV; 2263) Mauro Sottana 4:11:31, TV; 2264) Enrico Pedron 4:11:39, PD; 2265) Patrizio Masut 4:11:40, TV; 2266) Carlo Coletti 4:11:47, TV; 2267) Sabrina Duprè 4:11:48, TV; 2268) Dario Bongiorno 4:11:49, VA; 2269) Rossella Mileo 4:11:49, MI; 2270) Egidio Culos 4:11:51, PN; 2271) Stefano Leorato 4:11:54, PD; 2272) Carlo Silvestrin 4:11:55, PD; 2273) Marco Cernetig 4:11:57, GO; 2274) Sabrina Ghilardi 4:12:04, MI; 2275) Fabio Bastioli 4:12:04, PG; 2276) Maurizio Brunelli 4:12:07, MI; 2277) Marzia Zorzin 4:12:09, PD; 2278) Gianluigi Antiga 4:12:10, TV; 2279) Graziano Giacomini 4:12:12, TV; 2280) Maurizio Schiavon 4:12:20, PD; 2281) Roberto Marcon 4:12:25, VE; 2282) Rodolfo Dal Farra 4:12:28, PD; 2283) Vittorio Rampin 4:12:28, PD; 2284) Agostino Graziosi 4:12:29, LT; 2285) Enzo Coltro 4:12:29, VI; 2286) Romano Pavan 4:12:32, TV; 2287) Tiziana Fasolo 4:12:36, PD; 2288) Giuseppe Marconato 4:12:36, TV; 2289) Mauro Paluello 4:12:39, PD; 2290) Silvia De Bastiani 4:12:40, BL; 2291) Fabio Consoli 4:12:40, BL; 2292) Mirella Gelmini 4:12:42, BG; 2293) Martina Mickie Sommeregger 4:12:51; 2294) Giovanni Acquaviva 4:12:53, TO; 2295) Orlando Costantin 4:12:55, PD; 2296) Alberto Modolo 4:12:55, PN; 2297) Denis Menin 4:12:57, TV; 2298) Antonio Gigante 4:12:59, PN; 2299) Sara Roiter 4:13:03, TV; 2300) Paolo Santello 4:13:04, VE; 2301) Angelo Tonon 4:13:14, TV; 2302) Danilo Piccolo 4:13:17, TV; 2303) Daniele Cesconetto 4:13:17, TV; 2304) Simone Cadamuro 4:13:19, TV; 2305) Graziano Cecchetto 4:13:20, TV; 2306) Mario Boscaratto 4:13:20, TV; 2307) Luigino Battistella 4:13:20, TV; 2308) Stefano Calesso 4:13:21, TV; 2309) Paolo Fortin 4:13:21, PD; 2310) Giles Marconato 4:13:24, TV; 2311) Emanuele Scarsi 4:13:24, PD; 2312) Riccardo Bacci 4:13:25, PI; 2313) Pietro Guerra 4:13:26, TV; 2314) Antonio Drago 4:13:29, BA; 2315) Mario Bolzan 4:13:30, TV; 2316) Fabrizio Sarenti 4:13:31, BL; 2317) Arnaldo Buosi 4:13:32, TV; 2318) Domenico Marchioni 4:13:34, TV; 2319) Renato Angelo Sacco 4:13:36, PR; 2320) Michele Turcatel 4:13:38, PN; 2321) Antonio Bergano 4:13:40, TO; 2322) Rosa Elia Saracino 4:13:41, TO; 2323) Lilliana Ciotta 4:13:43, CT; 2324) Marcello Pellegrini 4:13:43, TV; 2325) Telemaco Colozzo 4:13:46, BO; 2326) Fabio Crippa 4:13:48, MI; 2327) Massimo Pugnaloni 4:13:50, AN; 2328) Mattia Vettorel 4:13:56, TV; 2329) Alessandro Toto 4:14:01, PD; 2330) Gianluca Bazzacco 4:14:03, TV; 2331) Vittorio Bosco 4:14:04, UD; 2332) Tommaso Finali 4:14:05, BG; 2333) Vanda Maria Beltrame 4:14:11, UD; 2334) Giorgio Miolli 4:14:11, UD; 2335) Stefano Iuri 4:14:12, UD; 2336) Henry Yan 4:14:13; 2337) Luigi Piscopello 4:14:14, VE; 2338) Massimiliano Camuffo 4:14:15, TV; 2339) Santo Colla 4:14:16, VR; 2340) Benedetto Ibba 4:14:16, CA; 2341) Vito Campanella 4:14:17, BA; 2342) Massimo Marianetti 4:14:17, PI; 2343) Goran Hudec 4:14:21; 2344) Josip Dikon 4:14:21; 2345) Juan Carlos Gracia Alique 4:14:22, BR; 2346) Ennio Conte 4:14:26, TV; 2347) Bruno Amighetti 4:14:29, BG; 2348) Andrea Peretti 4:14:30, VI; 2349) Alessandro Stefani 4:14:31, PD; 2350) Simone Ulian 4:14:32, UD; 2351) Maria Grazia Davolio 4:14:33, RE; 2352) Mirco Piovesan 4:14:34, TV; 2353) Roberto Bortolot 4:14:34, TS; 2354) Riccardo Pinzuti 4:14:35, SI; 2355) Francesco Adornetto 4:14:36, RM; 2356) Gianluca Adornetto 4:14:36, CS; 2357) Ivano Cazzin 4:14:37, VE; 2358) Elena Bortolato 4:14:37, VE; 2359) Marco Mauro 4:14:37, UD; 2360) Andrea Secco 4:14:49, TV; 2361) Maurizio Morandin 4:15:04, TV; 2362) Ivano Sponchiado 4:15:10, TV; 2363) Lucia Gatto 4:15:11, TV; 2364) Antonella Fiorito 4:15:11, TV; 2365) Maria Rosa Trevellin 4:15:11, TV; 2366) Giorgio Barbiero 4:15:13, TV; 2367) Gianni Magliocchi 4:15:16, PN; 2368) Daniele Ferreri 4:15:23, MI; 2369) Silvano Battigelli 4:15:23, UD; 2370) Dario Brunello 4:15:30, TV; 2371) Ettore Patriarca 4:15:36, BI; 2372) Gregorio Bartucca 4:15:37, VC; 2373) Massimo Culasso 4:15:37, CN; 2374) Michele Facin 4:15:49, TV; 2375) Angelo Gramegna 4:15:53, UD; 2376) Raffaella Zorzi 4:15:54, VR; 2377) Piero De Stefano 4:16:01, PN; 2378) Mara Ciubei 4:16:02, TV; 2379) Maurizio Tronchin 4:16:09, TV; 2380) Claudia Costantini 4:16:16, VB; 2381) Maria Teresa Biancolin 4:16:26, PN; 2382) Lamberto Mantovani 4:16:37, FE; 2383) Leonardo Adami 4:16:43, CR; 2384) Virgilio Barcella 4:16:45, BG; 2385) Monica Minotto 4:16:48, PD; 2386) Gilles Peyroche 4:16:54, PN; 2387) Fabio Muraro 4:16:55, PD; 2388) Alberto Cester 4:16:57, TV; 2389) Gianfranco Corna 4:17:09, MI; 2390) Andrea Dalla Vecchia 4:17:18, VI; 2391) Gloria Barboni 4:17:21, BI; 2392) Mattia Sangiorgi 4:17:31, TV; 2393) Vladimir Brezaric 4:17:32; 2394) Renato Muraro 4:17:34, TV; 2395) Antonio Lopez 4:17:36, PR; 2396) Giuseppe Pitzalis 4:17:38, MI; 2397) Oliviero Zaffalon 4:17:41, TV; 2398) Stefano Giovanardi 4:17:43, VE; 2399) Barbara K. Schmidt 4:18:05, VE; 2400) Frediano Guadagnini 4:18:08, TV; 2401) Stefano Camerin 4:18:11, TV; 2402) Gianpaolo Olocco 4:18:14, CN; 2403) Francesca Menna 4:18:16, BO; 2404) Alberto Zaffalon 4:18:20, VE; 2405) Loris Vettoretti 4:18:20, TV; 2406) Giovanni Ragone 4:18:24, BA; 2407) Andrea Mandelli 4:18:24, LC; 2408) Nicola Cacciatori 4:18:30, TV; 2409) Nevio Delbello 4:18:34, GO; 2410) Wolmer Rocca 4:18:36, PC; 2411) Fabio Pezza 4:18:36, PC; 2412) Barbara Agazzi 4:18:37, PR; 2413) Mario Ferri 4:18:41, PO; 2414) Ivo Masini 4:18:44, PI; 2415) Maurizio Cesaro 4:18:55, PD; 2416) Patrizia Cheli 4:18:58, BO; 2417) Fabio Pallassini 4:19:08, SI; 2418) Andrea Corsini 4:19:11, VR; 2419) Claudia Chiari 4:19:23, CN; 2420) Piergiuliano Bolzan 4:19:32, TV; 2421) Maria Pia Marino 4:19:35, TV; 2422) Gianni Ros 4:19:40, TV; 2423) Laura Bazzana 4:19:53, UD; 2424) Enzo Bracciali 4:19:53, FI; 2425) Donatella Comparini 4:19:54, PI; 2426) Mauro Bottaro 4:20:06, TV; (continua)

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scuola in piazza: il ministero cancella l'istruzione artistica (sezione: Scuola)

( da "Tirreno, Il" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina 1 - Viareggio Scuola in piazza: «Il ministero cancella l'istruzione artistica» PIETRASANTA. Festa in piazza, sabato pomeriggio, contro la riforma della scuola del ministro Gelmini. Insieme a insegnanti, genitori e alunni delle elementari, si sono fatti sentire e vedere professori e studenti dell'Istituto artistico "Stagio Stagi" e della scuola media annessa. Che hanno portato all'attenzione di tutti l'appello per la salvezza dell'arte e del suo insegnamento promosso dal Coordinamento istruzione artistica nazionale. Appello al quale hanno già aderito, tra i tanti, Salvatore Settis (archeologo, direttore della Scuola superiore "Normale" di Pisa), Matteo Ceriani, (vice direttore della Pinacoteca di Brera a Milano), Michel Barthèlémy (scenografo, Parigi), Salvatore Anselmo (scultore, Pietrasanta) e tantissimi altri musicisti, artisti, docenti universitari, studenti, genitori, insegnanti dalla Versilia e da tutta Italia per un totale di 4800 firme raccolte dal primo di febbraio. «Con la scusa abusata dell'adeguamento ai modelli europei - si legge nel materiale diffuso dal Coordinamento - il ministero cancellerà un patrimonio che è modello europeo». Il Coordinamento, forte delle adesioni raccolte (per essere della partita c'è il sito www.istruzioneartistica.it) chiede di poter «avviare un confronto con il ministero per la creazione di una nuova istruzione artistica, fiore all'occhiello dell'Italia nell'istruzione europea. Perché - spiega il coordinamento - il ministero dell'istruzione, attraverso l'applicazione dell'articolo 64 della legge 133/2008 e la "riesumazione" della riforma Moratti, provocherà la scomparsa di un percorso formativo unico in Europa e nel mondo, quali sono i Licei artistici e gli Istituti d'arte». In controtendenza, continua il coordinamento, «con gli altri stati europei che invece accentuano gli investimenti nel settore culturale e artistico». Da ricordare che solo in provincia di Lucca ci sono due Istituti d'arte (Pietrasanta e Lucca), un liceo artistico (Lucca) e lo "Stagio Stagi" che ha un indirizzo di liceo.

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(sezione: Scuola)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)>" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

Primo Piano Pagina 103 «Porteremo l'Italia fuori dalla crisi» Berlusconi e la missione del Pdl: meno tasse, più riforme liberali --> Berlusconi e la missione del Pdl: meno tasse, più riforme liberali DAL NOSTRO INVIATO ENRICO PILIA ROMA È una sfida alla storia. «Ricostruiremo l'Italia», grida Silvio Berlusconi, «e questo partito sopravviverà ai suoi fondatori». Il primo presidente del più grande partito italiano promette meno tasse e più riforme e chiede maggiori poteri: «Oggi, quelli del premier sono finti». Il congresso della fondazione del Popolo della libertà è finito ieri all'ora di pranzo e il vento della rivoluzione liberale, all'interno dell'immenso padiglione 8, era certamente più forte di quello caldo e potente che scuoteva Roma dalla notte prima. Elezione scontata, quella di Berlusconi a capo del Pdl, senza altri candidati e senza correnti: «Non ce ne saranno, ma non mancherà mai il dibattito». Un partito, un uomo, perché ieri l'altro leader di questo Pdl ciclopico, Gianfranco Fini, non si è visto. Come il presidente del Senato, Renato Schifani, anche l'ex leader della destra ha preferito star fuori da questo ultimo atto, così politico e meno istituzionale. Questione di ruoli. Settanta minuti di proclami, settanta di applausi, con ovazioni forti, lunghe, che hanno costretto più volte Berlusconi a chiedere clemenza: «Certe emozioni, alla mia età, possono essere pericolose...». Una formidabile dimostrazione di potere, di consenso, di sintonia fra il leader, la massa dei delegati e il “suo” popolo: «Siamo già al 44 per cento», quasi un punto in più rispetto al giorno prima. E allora perché non riportare alla luce quel “miracolo italiano” dal palco della Nuova fiera, miracolo che in effetti continua, impossibile negarlo, fra un successo elettorale nazionale e quelli, a catena, nelle regioni. Se Fini non c'era, si è comunque preso la sua dose di ringraziamenti, per il discorso di sabato e per quell'ironica accusa di lucida follia, che ha entusiasmato il premier: «Caro Gianfranco, grazie, in effetti un po' matto lo sono davvero». Matto o no, minaccia di non fermarsi qui, a questa acclamazione che farebbe impallidire qualsiasi imperatore antico o attuale: «La Costituzione va rivitalizzata e arricchita». Perché governare è anche una missione: «La nostra è quella di ammodernare l'architettura istituzionale dello Stato». Con o senza l'opposizione: «Le riforme andrebbero fatte in due», sottolinea, «ma dopo le esperienze di questi anni c'è molto da dubitare sulla serietà della nostra controparte politica». E allora il progetto è chiaro, tanto da assomigliare a un ultimatum: «Se ci sarà un atteggiamento di confronto, sarò il primo a darne atto ai leader della minoranza, intanto la nostra maggioranza e quindi il Pdl, non possono sottrarsi al dovere di fare la loro parte». EUROPA E RIFORME «Cercherò di non deludervi». Pausa: «Mai». La fedeltà totale è un impegno, che Berlusconi prende celebrando la sua creatura e quello slogan racchiuso nel nome: «Siamo un popolo, amiamo e viviamo per la libertà», concetto martellante, urlato, perché il dna del pubblicitario di razza assomiglia tanto a quello del politico smaliziato. L'attacco all'opposizione non ha assunto i toni della critica, ieri è stato una sfida: Berlusconi ha confermato che si candiderà alle europee, invitando il segretario del Pd Dario Franceschini a fare lo stesso. «Per le europee - ha detto - non ho esitazione a impegnarmi in prima persona. Una candidatura di bandiera? Sì, una bandiera dietro la quale un leader chiama a raccolta il suo popolo. E sarebbe bello se anche il leader dell'opposizione, se esistesse un leader, facesse altrettanto». Le riforme e la Costituzione: «Dobbiamo offrire agli italiani la soluzione per un governo che governi e un Parlamento che controlli», ha detto, «è ormai un'urgenza quella di modificare la seconda parte della Costituzione, senza stravolgerla». SCUOLA E LAVORO Alla fine, ha voluto accanto Maria Stella Gelmini, fra i trentaquattro che comporranno la direzione nazionale del partito. Non a caso, perché la scuola è stata fra i temi caldi del suo intervento conclusivo: «Il titolo di studio non sarà più un pezzo carta ma la garanzia del posto di lavoro», ha detto, «con la riforma degli istituti tecnici avremo più inglese e al quinto anno ci sarà lo studio di una seconda lingua». Ci sarà una graduatoria di merito degli istituti «per dare una mano alle famiglie, in modo che possano scegliere dove mandare i propri figli, con professori reclutati in base alle loro capacità». BENEDIZIONE E PROMESSA La mano sul cuore, la voce "grandieventi", la sala che ascolta in silenzio: «Vi facciamo una promessa assoluta: sapremo uscire da questa crisi, ne usciremo bene, e non lasceremo indietro nessuno». Berlusconi ha poi “benedetto” i quasi 6 mila delegati, affidandogli una missione politica: «Vi nomino tutti missionari di libertà», proprio lo slogan di quindici anni fa, «dovete far crescere i consensi del nuovo partito, vincere europee e amministrative, radicare le nostre idee tra i vostri conoscenti, nei luoghi di lavoro». Un partito aperto «a tutti coloro che vogliono impegnarsi per il bene comune». A CASA Il presidente del Consiglio ha poi raggiunto la sua residenza di Palazzo Grazioli, al centro di Roma, per un pranzo con il presidente del Partito Popolare europeo Joseph Daul, il commissario Ue Antonio Tajani e il capogruppo Pdl a Strasburgo, Stefano Zappalà. Lui, il Cavaliere, ha promesso che questa Italia sarà «sempre più europea». La leadership, il congresso in archivio, le europee da da stravincere. Il potere logora solo chi non ce l'ha.

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Non sono un'esperta di politica, ma compro l'Unità tutti i giorni e vorrei fa... (sezione: Scuola)

( da "Unita, L'" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

Non sono un'esperta di politica, ma compro l'Unità tutti i giorni e vorrei farvi coraggio per le vostre battaglie.... Quel che posso dirvi è di perseverare. Nel rompere, se vi riesce, i ghetti della "rappresentanza". E portare lì la voce di chi lotta per cambiare l'ordine simbolico del potere, da dentro la vita. Prima di tutto la voce delle donne». Intervista controversa e difficile quella con Luisa Muraro, vicentina, 69 anni, leader culturale delle femministe italiane, fondatrice della Liberia delle donne. Difficile, perché piena di concetti ostici. Fra i quali «l'ordine simbolico», architrave della filosofia della «differenza» di Luisa Muraro. E poi: «politica prima» e «politica seconda». Il primo concetto significa: c'è un ordine fatto di rappresentazioni mentali e affidato al linguaggio, che decide della sorte di uomini e donne. È quell'ordine cristallizzato di parole che bisogna mutare. Per mutare le cose e le relazioni umane. E lo si può fare, dice Muraro, rifacendo le parole e il loro senso, a partire dal «desiderio» che in tutti e tutte è infinito, e che sconvolge il mercato dato dei valori. In vista di un altro mercato: Il mercato della felicità (titolo del suo ultimo volume). E la politica prima e seconda? La risposta alla fine dell'intervista. Muraro, lei ha scritto un libro che è un inno alla felicità possibile e allo slancio del desiderio. Senonché ci assedia il contrario: precarietà, intolleranza, solitudine. Missione impossibile? «C'è molta gente che, magari in modo inconsapevole, va al mercato della felicità. Senza dubbio non sappiamo contrattare e rivendicare con forza quel che davvero vale. Ma la spinta alla felicità è insopprimibile, e si esprime anche nella frustrazione per i mancati consumi, oggi non più alla portata. Dal che poi vengono infelicità e delusione. Occorre imparare a cercare quel che ci serve: relazioni, accoglienza, pienezza di vita. Senza sviamenti». Di che cosa è fatta l'infelicità attuale? «In gran parte deriva dal venir meno degli orizzonti ideali. Dal rimpicciolirsi in molti e molte delle speranze, dopo la sconfitta del movimento operaio avvenuta a beneficio di una uniformità di prospettive coincidente col capitalismo. Personalmente ho scelto di guardare a quella parte del genere umano - le donne - per cavarne ottimismo e luce. Al fine di riconquistare un'idea di futuro per tutto il genere umano». C'è un «sapere femminile» distinto da mettere in gioco, in questa Italia conservatrice e stregata dal mito frustrato del benessere? «Prima del sapere c'è una politica delle donne. Da sempre. Ovvero il femminismo. È una ricerca di civiltà, portata avanti dalle donne. Che i saperi dominanti tentano di cancellare. Questa ricerca è per me motivo di gioia, e lo è per tante donne. Insomma, per le donne è un tempo di straordinario mutamento. Perché guadagnano libertà. Un vero paradosso: il mondo non sa che farsene della libertà femminile e la ricaccia indietro. Ma la tendenza espansiva è in atto, e procede, tra spinte propulsive e contraccolpi. Mettiamola così: il mondo va peggio, ma per le donne va meglio. E ciò è motivo di grande sofferenza nonché di grande libertà per l'universo femminile». Anche la destra promuove le donne: Carfagna, Gelmini. Che idea s'è fatta di questa promozione - all'ombra del potere - di un certo femminile gradevole ed efficientista ad un tempo? «È la risposta che la destra sta offrendo al venire avanti del protagonismo femminile. La sua risposta, paternalista e patriarcale. Semmai lamenterei l'incapacità della sinistra a dare risposte davvero alternative, che non siano puramente emancipazioniste. La specificità femminile di oggi va oltre, è un "dipiù". Più liberta e giustizia, più felicità. A partire dalla differenza femminile. Ecco quel che la sinistra dovrebbe saper gestire al rialzo. Ovvio che la destra abbia le sue ricette. Bieche, e venate di disprezzo per il femminile. Ma è la destra... Quale contributo le donne possono dare a un punto di massima sofferenza per il tessuto sociale italiano, vale a dire l'irruzione della diversità migratoria, fonte di xenofobia e disagio? «Intanto, un dato storico. Già nei secoli della Caccia alle Streghe le classi dominanti usavano la fobia popolare del demonio per i loro giochi di potere. Oggi accade qualcosa di simile. Anche la destra al potere usa la paura popolare dell'immigrato per puntellare il suo ordine simbolico, generando un grande disordine simbolico. Che cosa mettono in gioco le donne? Una grande presenza di massa nel volontariato sul territorio. Che è presidio e garanzia di accoglienza, fattore di incivilimento. Poi penso alla scuola materna ed elementare. C'è uno straordinario esercito di maestre, oggi penalizzato dal governo. Che si fa carico dell'alfabetizzazione dei bambini, e delle tematiche interculturali. Un lavoro immenso e disconosciuto, volto all'inclusione, che agisce sulle menti dei bambini e su quelle dei genitori, spesso gravate da pregiudizi e da obiettive difficoltà quotidiane. È un ruolo di mediazione sul territorio di inestimabile valore, che civilizza e previene le tensioni. Tensioni inevitabili, che danno la sensazione di una xenofobia che spesso non c'è, e che viceversa è sintomo di disagi non governati da amministrazioni ottuse e incapaci di buoni esempi». Lei polemizza sempre contro l'emancipazione. Ma visto che a parità di lavoro le donne guadagnano molto meno - lavoro di cura a parte - la parità emancipativa non è un viatico anche per la «differenza»? «La parola emancipazione è offensiva, anche per le classi popolari. Il vero valore è la differenza femminile, il suo "dipiù". Basta partire dalla disparità! Partiamo da questo "dipiù". Nessuno ovviamente è contro la parità e l'eguaglianza, ma non è questo l'orizzonte giusto. L'obiettivo è più vasto: cioè la differenza qualitativa e i cammini diversi che le donne introducono in società. Per questa via si guadagna anche la parità, ma si va oltre. Verso un diverso ordine simbolico...». Significa altre relazioni, altre gerarchie, altri riconoscimenti tra esseri, e altri tipi di vita e di economia? «Esattamente, è questo il punto. Il guadagno di libertà e di giustizia che le donne perseguono avviene sulla strada di un ordine simbolico inteso come liberazione di tutti e di ciascuno, verso una convivenza liberamente scelta e non imposta. È questo tipo di mondo, quello che tentano di aprire alle menti le maestre di cui sopra, dal sud al nord d'Italia. Ed è questo tipo di mondo, quello che le leggi del governo contro la scuola osteggiano». Parliamo della sinistra. Ha senso questa parola per il suo lessico femminista, oppure no? E se sì, da dove ricomincia la sinistra? «Distinguerei prima di tutto tra politica prima e politica seconda. I partiti, le istituzioni, sono politica seconda. E lo sono rispetto a un'altra politica, quella più vera, radicata nel quotidiano e nelle relazioni di civiltà. Ecco, si tratta di imparare a gestire in maniera nuova il tempo e le relazioni, i conflitti, il potere, l'autorità... E la politica seconda? «Deve farsi interprete non separata dei sentimenti e degli interessi della politica prima. Quanto alla sinistra, è una buona combinazione di entrambe le politiche, in direzione di una liberazione universale che non vale soltanto per i subalterni ma per tutti nel mondo, come promette Obama. La sinistra infatti si qualifica universalmente per la libertà e la giustizia, oltre i recinti del palazzo e non solo a vantaggio dei derelitti».

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È l'una di domenica mattina, per chi ci va l'ora della Messa, quando Silvio Berluscon... (sezione: Scuola)

( da "Unita, L'" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

È l'una di domenica mattina, per chi ci va l'ora della Messa, quando Silvio Berlusconi dice: «Il Popolo della Libertà guiderà la Terza Ricostruzione». La sua immagine è riprodotta in cinque megaschermi, migliaia di occhi sono puntati sul replicante gigantesco in video, nessuno guarda l'uomo in carne ed ossa minuscolo, quasi invisibile laggiù. Fuori dal padiglione 8 centinaia di persone premono per entrare ma non si può, la sala è troppo piena. Urlano, sono assessori e consiglieri, presidenti di municipalizzate con le mogli: ne hanno diritto, hanno fatto ore di viaggio e vogliono sentirlo. Il megamostro della nuova Fiera di Roma costruita nel nulla brulica di popolo delle Libertà: sulle scale mobili e sui tapis roulant, lungo i chilometrici corridoi, nei sottoscala a scambiarsi numeri, sotto le gallerie di plastica a ripararsi dal vento. Una città fantasma improvvisamente abitata da una folla compatta. Cosa ha detto? Chiede sudato un siciliano sui sessanta in abito scuro rimasto fuori a premere. Ha detto: guideremo la terza ricostruzione, risponde la guardia privata che gli inibisce l'ingresso. Il boato di applausi filtra dalla porta antipanico socchiusa. Il popolo della Terza Ricostruzione gioisce, dentro e fuori. Quali siano state le Prima e la Seconda ricostruzione non è importante. Di cosa si nutrirà la Terza in fondo nemmeno. Quello che conta è avere un compito: una missione supereroica e intergalattica, un posto magnifico dove andare tutti insieme a bordo di autoblu in corsia preferenziale, ma anche no. Con chi vince Gli italiani stanno con chi vince. È una storia antica. Francia o Spagna. Gli italiani - la maggioranza degli italiani - acclama il vincitore: il suo potere, la sua corte, si lascia accarezzare dai tentacoli lunghissimi che tintinnano denaro, occasioni, opportunità, promesse. Cerchi concentrici di benefici a cascata, dalla sorgente fino all'ultimo rivolo. Gli italiani hanno famiglia. Stare al sole conviene, chiunque abbia buon senso capisce che è meglio di rabbrividire all'ombra. Si spostano rapidi, a volte - nella storia - hanno cambiato colore in un giorno. Non tutti certo. Naturalmente non tutti: moltissimi però. «Siamo il 44 per cento», dice ora l'onnipotente dal palco. Se anche fosse il 40 o il 38 non cambierebbe molto. È vero: sono passati 15 anni dalla discesa in campo, non un giorno, ma quel che è successo è questo. Qui non c'è più il partito di plastica della fondazione, i venditori di Publitalia e i dirigenti della Standa. Non c'è più lo scheletro d'acciaio messo su da Scajola con le tessere di quelle che furono i resti della Dc e del Psi. Non c'è solo il Sud degli apparati, il Nord delle fabbriche, la nomenklatura degli aspiranti potenti. Paese reale Nel padiglione 8, oggi, c'è un pezzo importante di paese reale - pochi i vecchi, molti i nati e cresciuti nel frattempo - che crede e acclama il profeta della Terza Ricostruzione. «Missionari della libertà» che dalla missione hanno e avranno solo da guadagnare: piccole commesse e grandi appalti, un posto per il figlio e una particina in tv, un invito a cena, un contratto da consulente alla provincia, un lavoretto o un ministero. Sotto il palco due bellissime ragazze gemelle - una in stivali bianchi, l'altra in sandali di strass - implorano la body guard: «Ci lasci passare, noi lo conosciamo bene. Vedrà: se ci vede ci riconosce». Lui sorride e risponde «non ne dubito, il presidente ha buon gusto». Luisa Todini, ex giovane imprenditrice funzionale al progetto qualche lustro fa, sfila via da un corridoio laterale. Nuove diciottenni vestite di azzurro avanzano. «Salutami il ministro», dice con forte accento calabrese un corpulento stempiato a una post-adolescente. Lei annuisce e inclina il capo correndo. Nel discorso della fondazione non c'è nulla. L'unica notizia è che sarà capolista alle europee, del resto si sapeva. Il presidente del consiglio capolista per l'Europa: ovvio che non ci andrà mai. Sfida l'opposizione a fare altrettanto come se fosse il suo un gesto nobile anzichè una truffa. Per il resto: nulla di nuovo, nulla di vero. Berlusconi ha preparato un compito per punti. I giovani, due minuti: no agli aiutini, «no alle corsie preferenziali come nel '68», case ai ragazzi per «farli uscire dal guscio». Applausi, inquadrature di studenti adoranti. Scuola e università: quattro minuti. Rivoluzione digitale a scuola. E-booking. Gelmini Applaude dietro gli occhiali. Chiudere le piccole università premiare le grandi. No alle baronie di parenti e amici. Nuova ovazione. Donne: tre minuti. «Esiste una questione femminile in posizioni di vertice». Giorgia Meloni fa sì con la testa schierata in prima fila col governo al completo. Ambiente: un minuto. Non imbrattare i muri, non buttare la carta per strada. Entusiasmo e sventolio di bandiere all'importante annuncio. Costituzione: trenta secondi. «Vogliamo cambiarla per arricchirla». Pubblica Amministrazione: abbatteremo il Moloch, ci penserà Brunetta. Apoteosi per Brunetta, Robin di questo Batman, supereroe in seconda. Una parola di elogio anche a Tremonti, per evitare ripicche in consiglio dei ministri, una vaghissima in risposta a Fini autore dell'unico vero discorso politico della tre giorni. Niente di concreto, naturalmente. Fini oltretutto deve averlo intuito e non c'è. Menia, per An, è l'unico che a fine giornata ironizza: «Si vede che Berlusconi ha deciso di rispondere un altro giorno». Coraggiosissimo, Menia. Teniamo d'occhio le sue sorti. Così come Fini aveva elencato i temi della politica e della vita - xenofobia e laicità, referendum e crisi economica - Berlusconi ha evitato di farlo.

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La Gelmini non ama i disabili Sarà ridotto il sostegno a scuola (sezione: Scuola)

( da "Unita, L'" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

La Gelmini non ama i disabili Sarà ridotto il sostegno a scuola MARISTELLA IERVASI Per tenersi buona la Lega ha «promesso» di mettere un tetto all'ingresso degli studenti immigrati nelle classi. Poche o nessuna tutela ha previsto invece per l'integrazione dei bambini e dei ragazzi con disabilità che siedono nei banchi delle elementari, medie e istituti superiori. La scuola della Gelmini non vede i disabili? Stando a quando è scritto nero su bianco nel Regolamento per la riorganizzazione scolastica e la ridefinizione degli organici, sembra proprio così. Dal prossimo settembre, in una sola classe potrebbero esserci anche cinque alunni con disabilità più o meno grave. Con tutto ciò che ne consegue. E non è escluso che a seguirli ci sia un solo insegnante di sostegno. Protesta il sindacato Flc-Cgil e l'associazionismo da sempre al fianco del superamento dell'handicap. Assordante il silenzio di viale Trastevere. A scuola ma fuori dalle aule La controriforma Gelmini con il ritorno del maestro unico, l'aumento degli alunni per classe, le risorse tagliate all'osso e la cancellazione delle compresenze, prospetta un percorso ad ostacoli proprio per gli studenti che hanno più bisogno. Un piano che farà di certo proliferare nelle scuole d'Italia il sorgere delle «stanze del sorriso», o «aule delle buone pratiche»: una sorta di laboratori che vengono spacciati per innovativi ma in realtà sono destinati ai soli studenti con disabilità. Antonio Nocchetti, presidente dell'Associazione «Tutti a scuola», non nasconde un altro scenario: «La scuola dell'integrazione, alla luce delle scelte operate in totale continuità dagli ultimi governi, sarà probabilmente sostituita dal ritorno alle classi differenziali che, per primi in Europa, l'Italia cancellò oltre 30 anni fa». Mentre la Fish, la Federazione italiana per il superamento dell'handicap, punta i piedi: «La Gelmini convochi subito l'Osservatorio per l'integrazione scolastica», dice il presidente Pietro Barbieri. Proprio quell'Ossevatorio dal quale si sono dimessi pochi messi fa in maniera clamorosa due massimi esperti dell'integrazione: Dario Janes e Andrea Canevaro. Il regolamento L'art.5, comma 2 del provvedimento Gelmini afferma che «le classi frequentate da alunni con disabilità non possono avere, di norma, più di 20 alunni» solo nel limite delle dotazioni organiche complessive. Poi però nel successivo comma 3 si afferma, in contrastro con quanto sopra, che «le classi e le sezioni delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado che accolgono alunni con disabilità possono essere costituite anche in deroga al limite previsto dal comma 2». Di fatto si propone una liberalizzazione, si abroga il limite massimo di alunni disabili per classe. E si rende estremamente difficoltosa la costituzione di classi iniziali di corso con non più di 20 alunni. I numeri Attualmente gli studenti con disabilità nella scuola pubblica sono 184mila. E per il prossimo anno è previsto un incremento di 6.500 unità. Gli insegnanti di sostegno affidati alla classe - e non come erroneamente si dice esclusivamente al ragazzo disabile - sono 90.500, la maggiorparte dei quali è in organico di fatto: cioè con un contratto annuale e spesso senza alcuna formazione specifica. La Gelmini per 2009/2010 ha riconfermato per il sostegno gli stessi organici. Vale a dire, ha agito con il bisturi, visto che non ha tenuto conto delle nuove iscrizioni e il trend di aumento degli alunni con disabilità. Nodi irrisolti La scuola dell'integrazione richiede competenze e risorse adeguate. Inoltre, docenti formati (insegnanti di tutte le discipline e quelli di sostegno), tempi distesi per l'apprendimento degli alunni con disabilità, nonchè una continuità educativo-didattica per tutti gli anni di corso per i ragazzi con handicap. Tutto questo resta un sogno. Aumentano gli studenti con disabilità a scuola nel 2009/2010 ma la Gelmini rende loro la vita più difficile: il numero dei docenti di sostegno resta lo stesso. Protestano le associazioni.

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Per tenersi buona la Lega ha promesso di mettere un tetto all'ingresso degli studen... (sezione: Scuola)

( da "Unita, L'" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

Per tenersi buona la Lega ha «promesso» di mettere un tetto all'ingresso degli studenti immigrati nelle classi. Poche o nessuna tutela ha previsto invece per l'integrazione dei bambini e dei ragazzi con disabilità che siedono nei banchi delle elementari, medie e istituti superiori. La scuola della Gelmini non vede i disabili? Stando a quando è scritto nero su bianco nel Regolamento per la riorganizzazione scolastica e la ridefinizione degli organici, sembra proprio così. Dal prossimo settembre, in una sola classe potrebbero esserci anche cinque alunni con disabilità più o meno grave. Con tutto ciò che ne consegue. E non è escluso che a seguirli ci sia un solo insegnante di sostegno. Protesta il sindacato Flc-Cgil e l'associazionismo da sempre al fianco del superamento dell'handicap. Assordante il silenzio di viale Trastevere. A scuola ma fuori dalle aule La controriforma Gelmini con il ritorno del maestro unico, l'aumento degli alunni per classe, le risorse tagliate all'osso e la cancellazione delle compresenze, prospetta un percorso ad ostacoli proprio per gli studenti che hanno più bisogno. Un piano che farà di certo proliferare nelle scuole d'Italia il sorgere delle «stanze del sorriso», o «aule delle buone pratiche»: una sorta di laboratori che vengono spacciati per innovativi ma in realtà sono destinati ai soli studenti con disabilità. Antonio Nocchetti, presidente dell'Associazione «Tutti a scuola», non nasconde un altro scenario: «La scuola dell'integrazione, alla luce delle scelte operate in totale continuità dagli ultimi governi, sarà probabilmente sostituita dal ritorno alle classi differenziali che, per primi in Europa, l'Italia cancellò oltre 30 anni fa». Mentre la Fish, la Federazione italiana per il superamento dell'handicap, punta i piedi: «La Gelmini convochi subito l'Osservatorio per l'integrazione scolastica», dice il presidente Pietro Barbieri. Proprio quell'Ossevatorio dal quale si sono dimessi pochi messi fa in maniera clamorosa due massimi esperti dell'integrazione: Dario Janes e Andrea Canevaro. Il regolamento L'art.5, comma 2 del provvedimento Gelmini afferma che «le classi frequentate da alunni con disabilità non possono avere, di norma, più di 20 alunni» solo nel limite delle dotazioni organiche complessive. Poi però nel successivo comma 3 si afferma, in contrastro con quanto sopra, che «le classi e le sezioni delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado che accolgono alunni con disabilità possono essere costituite anche in deroga al limite previsto dal comma 2». Di fatto si propone una liberalizzazione, si abroga il limite massimo di alunni disabili per classe. E si rende estremamente difficoltosa la costituzione di classi iniziali di corso con non più di 20 alunni. I numeri Attualmente gli studenti con disabilità nella scuola pubblica sono 184mila. E per il prossimo anno è previsto un incremento di 6.500 unità. Gli insegnanti di sostegno affidati alla classe - e non come erroneamente si dice esclusivamente al ragazzo disabile - sono 90.500, la maggiorparte dei quali è in organico di fatto: cioè con un contratto annuale e spesso senza alcuna formazione specifica. La Gelmini per 2009/2010 ha riconfermato per il sostegno gli stessi organici. Vale a dire, ha agito con il bisturi, visto che non ha tenuto conto delle nuove iscrizioni e il trend di aumento degli alunni con disabilità. Nodi irrisolti La scuola dell'integrazione richiede competenze e risorse adeguate. Inoltre, docenti formati (insegnanti di tutte le discipline e quelli di sostegno), tempi distesi per l'apprendimento degli alunni con disabilità, nonchè una continuità educativo-didattica per tutti gli anni di corso per i ragazzi con handicap. Tutto questo resta un sogno.

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quel record nero della scuola - franco buccino (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina VII - Napoli QUEL RECORD NERO DELLA SCUOLA FRANCO BUCCINO A vevamo protestato perché non accadesse. Ne avevamo fatto una questione di ordine pubblico, di sicurezza degli edifici, di lotta alla dispersione, di recupero sociale, di legalità. Tutto inutile. Le tabelle dei tagli agli organici per il prossimo anno ci collocano ancora una volta al primo posto. Cinquemilaseicentoquarantacinque posti in meno in Campania su 37.101 persi a livello nazionale. E siamo solo al primo capitolo, quello dei docenti. Poi verranno i tagli degli ata, amministrativi tecnici collaboratori, sui quali la scure è più pesante. In questo momento discutere di cose importanti, il destino della cattedra di lettere nelle medie, la sola ora di arte nei licei, le ore settimanali nei professionali ridotte a 32, i recuperi di fine anno, il voto in condotta e l´ammissione agli esami, è come ballare sul ponte del Titanic che affonda. Del prossimo incredibile taglio nella scuola pubblica della Campania si accorgeranno tutti, perfino quelli che dalla scuola non si aspettano niente. E forse si collegherà qualche emergenza sociale, qualche ritardo nello sviluppo economico, alle politiche scolastiche dissennate di questi anni. I ragazzi avranno meno materie, usciranno prima da scuola. I posti di insegnamento "regionali" resteranno precari e le "scuole aperte" nel pomeriggio saranno al solito semideserte. Torneranno in auge le ripetizioni. Le scuole private faranno concorrenza alle scuole pubbliche. Tutto avverrà nel segno della selezione sociale: pagheranno i poveri, i deboli, gli handicappati, quanti abitano zone disagiate. Alcuni di noi, nella quotidiana guerra contro le politiche che stanno minando il sistema dell´istruzione pubblica nella nostra regione e nel sud, siamo costretti a fare confronti con altri territori. E molti non ce lo perdonano. Perché sembra che vogliamo insinuare che questa politica aberrante contro l´istruzione salva qualcuno a discapito di altri. Ma come facciamo a convincere che non si possono fare tagli uguali in realtà disuguali? Proprio sui numeri i conti non tornano: se prendiamo il rapporto tra numero di alunni e posto intero di docente, scopriamo che, per avere lo stesso rapporto che c´è in Lombardia, noi dovremmo avere 2500 posti in più. E per raggiungere lo stesso del Piemonte servirebbero 6000 docenti in più. Poi dovremmo sapere se ci toccano posti in più secondo i misteriosi parametri sociali e ambientali. Ma oggi ci accontenteremmo di meno tagli. Perdoneremmo alla Gelmini gli errori che fa nel conteggio dei posti dei precari, e anche lo sfogo gratuito contro i presidi politicizzati e di sinistra, solo perché dicono ad alta voce che le scuole non hanno una lira. Le faremmo notare che dire alle scuole di fare economia può sembrare provocatorio. Saremmo d´accordo a studiare assieme una distribuzione dell´organico all´interno dei territori più equilibrata, senza sprechi, senza furbate; a valutare l´introduzione di quote di organico funzionale per tutte le esigenze delle scuole; a rivedere profili, compiti, carriere. Possibilmente con il contratto di lavoro, e non per decreto.

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scuola, arrivano i tagli: 670 docenti in meno - giuseppe filetto (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina V - Genova Scuola, arrivano i tagli: 670 docenti in meno La Direzione Scolastica: "Ma il tempo pieno sarà tutelato" Il coordinamento genitori democratici critico: "è solo un piano assistenziale" GIUSEPPE FILETTO Attendono la comunicazione scritta del ministero dell´Istruzione, ma in via Assarotti conoscono già il numero dei tagli agli insegnanti per il prossimo anno: «Lo abbiamo saputo informalmente - conferma Ambrogio Delfino, braccio destro del direttore scolastico regionale, Attilio Massara - siamo su una dotazione di organico che rispetto allo scorso anno si riduce di 670 unità, e tenuto contro dei flussi scolastici e dello slittamento al 2001 delle soppressioni di scuole decentrate, riusciamo a salvare il tempo pieno in tutte le cassi». I 670 docenti in meno sarebbero così suddivisi: 170 alle elementari, 320 alle medie, 180 alle superiori. Se la matematica non fallisce, dagli organici calcolati negli uffici di via Assarotti (numero classi, quindi di ore, diviso per numero di docenti) rimarrebbero ore in più, da destinare al tempo pieno. Accontentando alle elementari il 65% di famiglie che hanno scelto il tempo pieno (600 classi in provincia di Genova) e il 35% di tempo prolungato; il 50% alle medie (235 classi). Né lacrime, tantomeno sangue per i tagli ed i sacrifici annunciati da Mariastella Gelmini? Se la Direzione Scolastica Regionale e l´Ufficio Scolastico Provinciale (diretto da Sara Pagano) non esultano per questi numeri, ma nemmeno piangono, la cosa non sembra convincere i sindacati di categoria e il Cogede (Coordinamento Genitori Democratici) che ieri ha chiuso il congresso nazionale ad Albenga. Ottanta delegati, da tutta Italia per eleggere i loro rappresentanti, hanno puntato l´indice contro la Ministra. «Se vogliamo valutare i numeri che giungono da Roma e conteggiati dalla Direzione Scolastica Regionale - precisa Matteo Viviano, presidente regionale del Cogede - occorre capire se si riferiscono alla richiesta di tempo pieno del prossimo anno scolastico oppure a quella dell´anno in corso». Stando a quanto dice Viviano, sono aumentate le famiglie che l´hanno chiesto dal prossimo settembre. «Inoltre - sottolinea l´ex preside - l´idea di tempo pieno del Ministro è di 22 ore con un solo maestro e le altre 18 coperte da diversi insegnanti, che si alternano, senza laboratori e compresenza: parliamo di una scuola assistenziale, di uno squallido tempo lungo».

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Riforma Gelmini, si riunisce il Coordinamento dei docenti (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

ROVIGO PRIMO PIANO pag. 2 Riforma Gelmini, si riunisce il Coordinamento dei docenti LA POLEMICA E' BATTAGLIA CONTRO LA RIORGANIZZAZIONE ANNUNCIATA DAL GOVERNO DOMANI alle 21 nella sala del circolo Auser in via Bonatti 10 (dietro alla libreria Spazio Libri) è convocato un incontro organizzato dal Coordinamento provinciale delle scuole di Rovigo, aperto a tutti, genitori, studenti e cittadini interessati a capirne di più sui tagli e le modifiche che il Governo sta realizzando, «stravolgendo dicono gli insegnanti che ne fanno parte l'impostazione e l'offerta didattica ed educativa della scuola». «E' questo un momento cruciale perché le Amministrazioni scolastiche stanno predisponendo le classi, gli organici e l'organizzazione del tempo scuola per il prossimo anno scolastico osservano . Sono invitati a partecipare tutti gli insegnanti per discutere e organizzare forme attive e propositive di contrasto e resistenza a difesa della qualità del servizio scolastico insieme a tutti coloro che ne riconoscono il valore e la funzione formativa e civile».

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Tutti sul palco per l'inno: largo a e giovani (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

PRIMO PIANO pag. 3 Tutti sul palco per l'inno: largo a «dame» e giovani IMMAGINI DELLA GIORNATA IL CAVALIERE HA CHIAMATO ACCANTO A SÉ MINISTRI, GOVERNATORI E CAPIGRUPPO PER LA FOTO ROMA LA FOTO ricordo con i big di partito e, un attimo dopo, migliaia di ventenni si erano già impossessati del palco. «Tanti giovani, tante donne», aveva ordinato Silvio Berlusconi agli organizzatori dell'evento. Così è stato. A onorare «le dame», per la verità, ci ha pensato lui stesso. Quando, dopo il discorso di un'ora, ha chiamato accanto a sè tutti i membri dell'ufficio di presidenza, il premier infatti ha subito aggiunto: «Gradirei avere le ministre qui vicino». E via: una carezza alla «nostra Carfagna», una stretta di mano a Mariastella Gelmini, un sorriso a Stefania Prestigiacomo, per finire con... «Dov'è la piccolina?». Eccola: in prima fila,arriva anche Giorgia Meloni. Sul palco si fa strada il coro. E insieme, ministri, governatori, capigruppo si sgolano per cantare gli inni. Flash, l'ultima foto ricordo del primo congresso del Pdl. Congresso che, nonostante l'ora legale, ieri aveva aperto i battenti alle 9 in punto. A quell'ora, i 6mila delegati erano già in fila. ALL'INGRESSO, i militanti vengono muniti di migliaia di bandiere e di una simil-pergamena con la riproduzione del famoso discorso della discesa in campo' di Berlusconi del 1994. A intermittenza, gli stacchetti musicali, eseguiti live' da un pianista in carne e ossa, Danilo Mariani, situato nel backstage. Risuonano così l'inno alla gioia versione jingle e l'immancabile refrain Meno male che Silvio c'è'. Nonostante i cori da stadio, «il caos nel flusso e deflusso delle auto, un artista come David Zard regista di concerti di Madonna, Rolling Stones e produttore di Notre Dame de Paris e del Cirque du Soleil ha promosso a pieni voti l'evento: «La regia era un po' naif, ma bello il palco nella sua semplicità e quello sventolio continuo del tricolore mi ha fatto sentire italiano».

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Fanciulle in attesa della star (sezione: Scuola)

( da "Secolo XIX, Il" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

Fanciulle in attesa della star Il comizio è finito: c'è la coda davanti al camerino, dove il maggiordomo serve frutta e tè a Berlusconi dalla prima pagina Che diamine: poter placare l'unica ansia manifestata da Silvio Berlusconi, un minuto dopo che il congresso è finito in gloria, deve rappresentare una soddisfazione professionale di tutto rispetto. E poi, vuoi mettere stringere per primo la mano all'Acclamato appena rientrato «negli spogliatoi», come li chiama lui che adora le metafore calcistiche e anzi ci ha costruito sopra una sfolgorante carriera politica? «Torniamo negli spogliatoi». Come dopo una partita, naturalmente vinta, anzi stravinta. Lo stanzino del Campione ha una scrivania di mogano rosso, tre coppie di divani bianchi, la bandiera italiana e quella europea, un televisore al plasma di 42 pollici, il maggiordomo in livrea che porta la frutta e il tè, alle pareti quattro copie di arazzi scelti personalmente dall'architetto Catalani: «Fanno parte della collezione Farnese, lui ha insistito tanto perché anche l'ambiente del retropalco non fosse squallido». Entra Brunetta, «sei stato grande», «più grande tu», nella foga delle reciproche congratulazioni a momenti finisce a gambe all'aria Vittorio Pezzuto, portavoce del ministro e antico radicale di Liguria. A due passi c'è un altro radicale, Daniele Capezzone, anche lui dai diritti civili è passato a tessere le lodi del berlusconismo: «Siamo andati bene, direi». Benissimo, che fatica però. «Mi si è abbassata la voce due volte», si duole il cavaliere, e la siepe di teste che lo circonda comincia a ondeggiare: «Ma no», «Figuriamoci», «Quando mai». Entra Denis Verdini, uno dei triumviri della nuova creatura politica, al seguito il figlio Tommaso che è identico come una goccia d'acqua: «Però tu sei più alto», sospira Berlusconi con una punta d'invidia. «E anche nero di capelli, tuo papàè tutto grigio». Risate di circostanza, poi Verdini quello vero si lascia andare: «Ragazzi, quando sono salito sul palco e me li sono visti davanti ho avuto paura. Li riconoscevo a uno a uno, capito? Tutti quelli che avevo escluso, o non premiato, o messo in difficoltà. Sguardi di odio puro. Ho pensato: adesso vengono qui?». Panini con la bresaola, succhi di frutta, tramezzini e insalate. Gli spogliatoi hanno le stanze con il cartello sulla porta, Bonaiuti, Gasparri, Lupi e poi i triumviri La Russa, Bondi, Verdini. Ci sono anche il presidio medico e la sala riunioni, e televisori ovunque. Gaetano Quagliariello, il vicepresidente dei senatori: «Presidente, hai parlato da grande leader. Da capo del governo, della maggioranza, del partito?». Lui, sbrigativo: «Sì, sì, anche questa l'abbiamo fatta. Partita vinta». Due a zero. Contro i resistenti (blandissimi) di Forza Italia e quelli meno malleabili di Alleanza nazionale. Per rimanere in tema ecco Lotito, presidente della Lazio. «Ah, Pazzini, lo avessimo noi». Lui: «Dai, vincerete la Coppa Italia». Ecco Mauro Mazza, direttore del Tg2 in procinto di trasbordare sulla plancia della rete ammiraglia, il Tg1: «Il solito Berlusconi. Prima mi ha raccontato una storiella». Davanti alla stanza proibita una fila di fanciulle in fiore che neanche Lattuada. Sara Carrara, bellissimo assessore allo sport nel comune di Curno, quello di Di Pietro: «Mi ha visto in platea, mi ha detto di andarlo a trovare appena finito il congresso». Il servizio d'ordine: «Spiacenti, non può entrare». Lei: «Ma me lo ha detto Lui!». Non si smuove nessuno, neanche di fronte alla maiuscola e la carriera di Sara («Ah, la Carfagna! La Gelmini!») subisce un'inopinata battuta d'arresto. Fabrizio Cicchitto, surreale: «Sto cercando mia moglie. Avete visto mia moglie»? Appoggiato a uno stipite c'è il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Con Berlusconi ha scambiato poche battute, ciao e ciao, in volto è più scuro del solito: dopo non aver apprezzato per niente il discorso di Fini ha forse realizzato che il suo romantico mondo, quello della destra sociale, va definitivamente in archivio? «Fini ha fatto un discorso condivisibile al novanta per cento: ha scelto di volare alto, di parlare da uomo di Stato. Ma i nostri valori rimangono, ci mancherebbe». Mani in tasca e sospirone: «Sennò sarebbe la fine». Via i brutti pensieri. Arriva Gabriella Carlucci, «presidente!», lui si produce in un baciamano che strappa l'applauso dei collaboratori più stretti. Domanda a Verdini: e adesso? «E adesso ci mettiamo a lavorare. Bisogna scegliere i coordinatori regionali». Per la Liguria? «Dovremmo confermare Scandroglio, con uno di An come vice». Meno male che non dovevano esserci correnti e spartizioni: il nome? «Minasso, credo». Spunta il ministro Meloni, assolutamente rabbuiata, e fugge via. Ancora Verdini: «Quello che mi ha colpito di piùè la grande aspettativa che c'è di classe dirigente. La gente vuole punti di riferimento». Ora gli omaggi sono finiti, Berlusconi si alza e fa per andarsene ma si avvicina nuovamente all'architetto: «Ha funzionato televisivamente, secondo me». L'altro: «Assolutamente sì». Fuori, il Popolo della libertà si accalca sul palcoscenico dove si auto-immortala con il telefonino. «Preghiamo i signori delegati di scendere per ragioni di sicurezza», rimandano i megafoni. Berlusconi scuote la testa. Lui l'ha detto, nel discorso, che è ora di finirla di sporcare per terra e di imbrattare i muri, e più in generale di rispettare le regole. Il pavimento è coperto di cartacce: «Mi stessero a sentire?». paolo crecchi crecchi@ilsecoloxix.it 30/03/2009

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Per i prof corsa alla pensione (sezione: Scuola)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: PRIMA data: 2009-03-30 - pag: 1 autore: LA RIFORMA DEI CONCORSI Per i prof corsa alla pensione U n vero e proprio esodo. Da qui ai prossimi anni, un numero crescente di professori universitari accederà alla pensione, visto che gli ultra 55enni sono ormai i due terzi dell'organico (circa 12mila unità). Anche per questo motivo, il tema del reclutamento dei professori rappresenta una delle priorità del ministro Gelmini. Che, mentre vara le regole per il sorteggio dei commissari per il prossimo concorso, già prepara una riforma più organica: abilitazione nazionale e responsabilità diretta dell'assunzione alla singola Università, con budget separato per le promozioni. Servizio u pagina 5 l'articolo prosegue in altra pagina

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Nelle università saranno tagliati più di 1.100 titoli (sezione: Scuola)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: PRIMA data: 2009-03-30 - pag: 1 autore: Atenei. Colpiti i corsi con poche matricole Nelle università saranno tagliati più di 1.100 titoli Le università si apprestano a sfoltire i corsi di laurea. In base al numero di studenti immatricolati quest'anno, si può stimare che circa il 10% dei titoli non raggiungerà i requisiti minimi per l'attivazione. Ed estendendo il calcolo ai curricula (in pratica, i vecchi «indirizzi»), il numero di quelli al di sotto degli standard ministeriali salirà oltre quota 1.100, portando al 34% la quota del tagli da effettuare (i curricula sono in tutto 3.400). Già oggi i corsi sono diminuiti del 7% rispetto al 2007/2008, ed entro un paio d'anni si dovrà completare il piano di razionalizzazione rilanciato proprio in questi giorni dal ministro Mariastella Gelmini. I nuovi ordinamenti imporranno a partire dal 2010 (per gli atenei giovani, non statali o telematici c'è tempo fino al 2012) una serie di «requisiti necessari » per esistere: un numero minimo di docenti, trasparenza sugli obiettivi e sui risultati e, appunto, un numero minimo di matricole, da 10 a 50 a seconda della classe di laurea. Servizi u pagina 5 l'articolo prosegue in altra pagina

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Commissari sorteggiati da due liste (sezione: Scuola)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-30 - pag: 5 autore: PRONTO IL REGOLAMENTO Commissari sorteggiati da due liste Arriva la doppia lista per il sorteggio dei commissari nei prossimi concorsi per reclutare ricercatori, associati e ordinari. Il ministro Mariastella Gelmini ha firmato venerdì il regolamento attuativo dei nuovi concorsi a sorteggio, introdotti con il Dl 180/2008 per combattere gli esiti predeterminati. I sorteggi (come anticipato sul Sole 24 Ore del 16 marzo) avverranno tra due maxiliste: la prima riservata ai concorsi per ordinari e associati, la seconda destinata alle procedure per i ricercatori. Il nuovo meccanismo dovrà però fare i conti con la penuria di docenti in molti dei 350 settori scientifico-disciplinari, spesso ultraspecialistici, in cui è divisa l'accademia italiana. I componenti delle liste tra cui sorteggiare i candidati devono infatti essere eletti dai professori del settore, ma il sistema impone che ci siano almeno tre professori "papabili" per ogni posto da commissario. Spesso, però, non sarà possibile raggiungere questo numero, nemmeno ricorrendo ai settori affini (quando ci sono). In queste condizioni, il meccanismo dell'elezione si dovrà arrendere all'«inclusione» automatica dei commissari. A ridurre ulteriormente i "giudici" è lo scattare delle incompatibilità, che escludono dal sorteggio i professori dell'ateneo che bandisce il concorso e quelli già assegnati a concorsi della stessa fascia.

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Parte la cura dimagrante per i corsi di laurea (sezione: Scuola)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-30 - pag: 5 autore: Parte la cura dimagrante per i corsi di laurea A rischio-taglio oltre il 34 % degli indirizzi Gianni Trovati «La foresta dei corsi di laurea comincia a sfoltirsi e l'anno prossimo, vedrete, si ridurrà di un altro 20%». Può essere sintetizzata così la riflessione con cui il ministro dell'Università Mariastella Gelmini che dieci giorni fa (si veda Il Sole 24 Ore del 20 marzo) ha dato conto con soddisfazione del dimagrimento delle facoltà italiane. Nessun diktat da Viale Trastevere, per carità, ma solo l'osservazione degli effetti del passaggio graduale ai "nuovi" ordinamenti (disegnati in realtà cinque anni fa dal decreto 270/2004), che entro il 2010/2011 imporranno a tutti i corsi una serie di requisiti tra cui un numero minimo di immatricolati. L'ottimismo ministeriale è fondato, visto che già nell'anno accademico in corso i titoli sono diminuiti del 7% rispetto all'anno prima, ma come spesso accade nel mondo universitario dietro alle apparenze si può celare l'inghippo. Perché i corsi di laurea possono dividersi in «curricula »: in parte si tratta dei vecchi «indirizzi», in cui a un certo punto il corso di laurea si biforcava in vista di un traguardo specializzato, ma con il «3+2» e poi con le novità del Dm 270 hanno assunto quasi la dignità di corsi a sé. E qui i conti non tornano più. Ai non addetti ai lavori può sembrare un dettaglio, ma in realtà la partita è sostanziale. I nuovi ordinamenti imporranno a partire dal 2010 (per gli atenei giovani, non statali o telematici c'è tempo fino al 2012) una serie di «requisiti necessari » per esistere: un numero minimo di docenti, trasparenza sugli obiettivi e sui risultati e, appunto, un numero minimo di ma-tricole, da 10 a 50 a seconda della classe di laurea perché 10 immatricolati sono sufficienti a biotecnologie o matematica ma non a economia o scienze della comunicazione. Per superare l'asticella, quindi,in molti casi occorre accorpare. Rispettato (formalmente) il requisito, però, in molti casi i corsi tornano oggi a separarsi, moltiplicando gli insegnamenti, le strutture e i posti. A guardare i numeri, offerti dall'anagrafe degli studenti,il giochino mostra il retroscena. Analizzando solo il parametro «immatricolati »e limitandosi ai corsi di laurea, infatti, i numeri 2008/2009 lascerebbero sotto la soglia di «sopravvivenza » il 9,7% dei titoli, cioè 221 su 2.283, in testa Scienze dei servizi giuridici con 25 e Beni culturali con 15. Effettuando però lo zoom a livello di curricula, il totale dei titoli a cui ci si può immatricolare sale fino a quota 3.378 ma diventano quasi 1.150 quelli che non raggiungono il numero minimo di immatricolati, portando al 34% la quota di indirizzi troppo «leggeri» di nuove leve. Un esempio tra i tanti chiarisce meglio il quadro: Lingue e culture moderne alla Lumsa di Roma ha 39 immatricolati, 3 di più rispetto alla quota minima di 36. Ma in realtà è divisa in tre curricula ( Lingue per l'impresa,per il turismo e per la mediazione culturale), che al massimo raggiungono quota 19. Risultato: all'appuntamento con i requisiti necessari, un corso a norma celerebbe in realtà tre strutture «sottosoglia». A Bari, Economia aziendale si spacchetta addirittura in 17 curricula, sparsi in tre sedi, a Macerata Scienze della comunicazione e Storia e memoria delle culture europee hanno bisogno di 5 curricula a testa, e così via in tanti altri atenei. Un fenomeno messo sotto osservazione anche dal Comitato nazionale per la valutazione dell'università (Cnvsu), che ha segnalato più volte che all'origine del gigantismo c'era l'esplodere degli insegnamenti fino a quota 170mila e oltre. Per non accontentarsi della forma, la verifica (e le sanzioni) per il mancato rispetto dei requisiti dovranno scendere a livello di singolo curriculum: per non rischiare di trasformare la razionalizzazione dei corsi in un semplice maquillage. Hanno collaborato Francesca Barbieri e Francesca Milano

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Esame nazionale contro le combine (sezione: Scuola)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-30 - pag: 5 autore: Il reclutamento. Professori tra pensionamenti e nuove selezioni Esame nazionale contro le combine Nel 2001 i professori ordinari erano 16.667: nei cinque anni successivi, il 36% di loro (6mila persone) è andato in pensione, e il ruolo di vertice dell'università ha accolto quasi 9mila nuovi ingressi. Un rinnovamento radicale, con un risultato paradossale: in questo valzer di cattedre l'età media degli ordinari è cresciuta drasticamente, la quota degli over-55 è passata dal 58,1% al 66,2%, e gli over-66 sono aumentati del 49,8%. Questi numeri - tratti dal libro «Università al futuro» appena edito da Giuffré con una radiografia dettagliata degli ultimi sviluppi dell'accademia - mostrano in tutta la sua evidenza il peso dell'anzianità fra i criteri di selezione della classe docente. Ora, mentre si tenta faticosamente il cambio di rotta dopo anni di moltiplicazione dei corsi, la congiunzione "fortunata" di tre fattori si candida a rivoluzionare anche il panorama delle cattedre, che sono state la prima causa dell'esplosione dell'offerta. Il ministro dell'Università Mariastella Gelmini ha appena firmato il regolamento chiamato a disciplinare il sorteggio dei commissari (si veda il servizio qui a destra), secondo la procedura introdotta dal decreto 180/2008 per combattere le combine concorsuali. Ma nelle intenzioni di Viale Trastevere la lotta a suon di sorteggi contro le cattedre truccate è solo una tappa di un restyling molto più profondo nel reclutamento di nuovi docenti, le cui direttrici saranno presto fissate in un disegno di legge che nasce anche da un ampio coinvolgimento dello stesso mondo accademico. Il progetto punta tutto su una nuova forma di selezione dei professori, divisa in due tappe: l'abilitazione nazionale, diversa per ogni ruolo, che si otterrà con un esame sulla capacità scientifica dei candidati e andrà rinnovata ogni cinque anni. L'abilitazione, traduzione universitaria di una sorta di tesserino professionale, non sarà a numero chiuso, perché da sola non sarà sufficiente a offrire il posto agli aspiranti professori. I concorsi per l'assunzione saranno banditi dalle singole università, che per ogni nuovo ingresso dovranno mettere in atto una valutazione a tutto campo sul curriculum scientifico e didattico del candidato. Questa selezione, però, viaggerà su un binario parallelo rispetto alle promozioni interne da ricercatore ad associato o da associato a ordinario, a cui ogni ateneo dovrà dedicare un budget separato. L'obiettivo è quello di evitare uno dei classici delle manovre concorsuali, cioè il bando di un concorso con lo scopo dichiarato di reclutare docenti ma l'obiettivo reale di promuovere il membro interno, sfruttando le idoneità multiple. La proposta Gelmini ha già incontrato nei giorni scorsi un giudizio favorevole da parte dei rettori italiani che del resto, nelle loro posizioni ufficiali, già da tempo hanno aderito all'esigenza di trovare una nuova formula per far convivere efficacemente la valutazione nazionale e l'autonomia di scelta degli atenei. Ma le procedure, da sole, non possono essere il toccasana, se non sono accompagnate da un sistema di incentivi e disincentivi in grado di frenare la naturale tendenza corporativa manifestata dall'accademia. Sul tema, l'idea del Governo è quella tracciata dal Dl Gelmini, che destina il 7% del Fondo per il funzionamento ordinario come «premi» per i risultati ottenuti, e il Ddl dovrebbe avere il compito di far entrare la meritocrazia all'interno delle facoltà e dei dipartimenti:l'entità dell'assegno, in altre parole, sarebbe determinata dal «merito» dell'ateneo, ma anche la quota destinata alle singole strutture dovrebbe seguire gli stessi principi. La cui declinazione concreta, però, andrà lasciata all'autonomia degli atenei, perché l'applicazione rigida di premi basati solo sui risultati già ottenuti impedirebbe di incentivare lo sviluppo di realtà nuove o promettenti. Visto l'invecchiamento citato all'inizio, il cambio di rotta arriva anche alla vigilia di un'epoca di esodi in tutti i ruoli docenti. Le stime mostrano che nei prossimi otto anni andrà in pensione più di un docente su quattro, senza tener conto delle novità legislative (a partire dall'addio al diritto automatico ai tre anni di «fuori ruolo ») che alzeranno il livello delle uscite effettive assai più in alto di quelle calcolare a bocce ferme (una stima precisa è impossibile, perché molti fattori sono ancora incerti). Il massiccio cambio di cattedre offre un'occasione importante, purché il sistema tornia concentrarsi sul reclutamento di nuove leve: negli anni i concorsi di ricercatori sono passati da 2.000 ai 350 dell'anno scorso,mentre nel 2009 il riordino delle procedure ferma per ora l'asticella a quota zero: se i motori non si riaccendono in fretta, una generazione di aspiranti viaggiatori rischia di non veder passare il proprio treno. E di essere costretta a prendere un aereo diretto a più vivaci realtà straniere. G.Tr. IL PROGETTO La procedura prevederà un'abilitazione che da sola non garantirà il posto: la valutazione spetterà ai singoli atenei

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La rivolta per il sabato a scuola (sezione: Scuola)

( da "Stampaweb, La" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

ROMA Uno spettro aleggia su molte scuole: l’ipotesi che possa saltare la sacra istituzione del week end libero, tornando a scuola al sabato mattina per una questione di distribuzione dell’orario. è solo un’eventualità, ma il fatto stesso che venga posta è bastato a turbare i sonni di alcuni milioni di alunni (e altrettante famiglie). Quelli che, appunto, al sabato non vanno a scuola. Il sito Tuttoscuola.com ha sollevato la questione. In dicembre il ministro Gelmini ha ricordato ai presidi che l’orario di lezione prevede ore di 60 minuti. E se è vero che una circolare del ‘79 consentiva di proporre lezioni di 50 minuti, questo era possibile solo per far fronte «a situazioni d’emergenza». Per esempio, il problema degli alunni pendolari che dovevano prendere un mezzo per tornare a casa. Vent’anni dopo questa circolare, nel ‘99, è giunta la legge sull’autonomia scolastica che consentiva agli istituti un ampio margine nella gestione dell’orario. Questi due provvedimenti, incrociati tra loro, di fatto avevano permesso, a chi avesse voluto, di ridurre le ore di dieci minuti, senza tanti distinguo. Ora il ministro Gelmini ha deciso di mettere fine a questo andazzo e - quattro mesi fa, per l’appunto - ha presentato un regolamento che fa ordine in questa anarchia. Un regolamento che sarà in vigore dal 2010, ma il cui solo annuncio è bastato a mettere molte scuole nel panico. Anche se non tutte, beninteso, stanno nelle stesse situazioni: nelle elementari ci sono formule orarie molto diversificate (27, 30 e 40 ore settimanali) che consentono di gestire il problema con una certa elasticità. «Dove si fa il tempo pieno - dice Clara Gnaccarini, docente in una scuola di Collegno, alle porte di Torino - il problema non è mai esistito. Noi facciamo quaranta ore settimanali di sessanta minuti. Altrove si tratta solo di tornare a essere più responsabili: il recupero del tempo scuola andava fatto anche prima, ma molti istituti, specie al Sud, non l’hanno mai fatto. Ora devono tornare nelle regole. E gli strumenti ci sono. Per esempio, i rientri pomeridiani». Più problemi si presentano negli istituti tecnici industriali, dove l’orario è già di 36 ore: parlare di 50 o di 60 minuti all’ora fa una bella differenza. La maggior parte degli Itis fa lezione anche al sabato, molti hanno sperimentato la settimana corta, e l’idea di dover rinunciare anche a quella, dopo una tabella oraria tanto esigente, non piace. «Intanto va detto che la riforma Gelmini prevede una riduzione dell’orario per gli istituti tecnici da 36 a 32 ore settimanali, e questo già ci dà un respiro di sollievo - spiega Ernesto Totaro, preside dell’Itis John Neumann di Roma - ma il problema rimane. Molte scuole, poi, stanno utilizzando l’orario lungo, che vuol dire un’ora in più al giorno, ma anche questa sembra una soluzione dura, in quanto è difficile tenere in classe i ragazzi fino alle 14.30. La cosa migliore è quella pensata dal ministero: ridurre l’orario». Quanto alle famiglie, l’Associazione genitori dà una indicazione chiara per la salvezza del sabato. «L’autonomia scolastica dà facoltà di trovare soluzioni accettabili e condivise - dice il presidente Davide Guarneri - noi chiediamo solo tollerabilità della scuola con la vita familiare, rispetto delle norme sul recupero dei tempi di lezione e attenzione ai bisogni formativi dei ragazzi: il che vuol dire orario completo di 60 minuti, ma forse qualche ora di lezione in meno».

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Fazio, tavolo con Regioni su specialità (sezione: Scuola)

( da "Sole 24 Ore, Il (Sanità)" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

Indietro 30 marzo 2009 Fazio, tavolo con Regioni su specialità Via libera ai bandi per le scuole di specializzazione in medicina, ma il sistema va ripensato e adeguato al fabbisogno delle Regioni. Un nodo da sciogliere al massimo entro metà settembre, insieme all'emergenza infermieri, ferita ancora aperta per il Servizio sanitario nazionale. Parola del sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio che, oggi a Milano durante un convegno sull'internazionalizzazione della ricerca biomedica organizzato dalle due università del capoluogo lombardo, Statale e Bicocca, annuncia di voler affrontare le due questioni in un «tavolo politico con le Regioni». Di questo, prosegue, «parlerò oggi stesso con il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani». Fazio spiega: «I bandi delle scuole di specializzazione sono stati licenziati solo con qualche piccolo ritocco perché non era più possibile rimandare oltre, si rischiava di perdere l'anno. Ma la situazione non è quella che avrei voluto. Ci siamo resi conto che il lavoro condotto con il ministero dell'Istruzione, università e ricerca è stato fatto male e che serve una razionalizzazione del sistema». Via libera dunque, ma «con la condizione che già questa settimana venga avviato con le Regioni un tavolo politico sul fabbisogno di specializzandi, sulle necessità di formazione, sui criteri trasparenti da utilizzare e sulla necessità di accorpare qualche scuola, laddove ve ne fosse bisogno», precisa il sottosegretario. L'obiettivo, sottolinea, è di «dotare il Ssn di giovani che siano in grado di reggere sulle loro spalle il nuovo corso della Sanità». A margine del tavolo, che è già stato al centro di un colloquio con il ministro dell'Università Maria Stella Gelmini, ci si occuperà anche dell'emergenza infermieri, sottolinea Fazio. «Sulla carta avremmo bisogno di circa 22 mila infermieri secondo le associazioni di categoria, 20 mila secondo la stima delle Regioni - ricorda - ma al momento siamo fermi a 12 mila. Dovremo lavorare per colmare anche questo gap». Quanto alle scadenze, il sottosegretario assicura: «Mi assumo l'impegno di concludere l'iter al massimo entro il 15 settembre». Indietro

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Pdl, Fini sul palco: "Serve una stagione costituente" (sezione: Scuola)

( da "Italia Sera" del 30-03-2009)

Argomenti: Scuola

Politica Interna Fiera di Roma/Si consolida il nuovo partito, Brunetta-Gelmini: “Siamo i rivoluzionari” Pdl, Fini sul palco: “Serve una stagione costituente” Il presidente della Camera: “Ddl sul fine vita, è più da Stato etico” e sulla Costituzione, “Cambiare la seconda parte”

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Vertice notturno Pdl e Lega trovano l'accordo (sezione: Scuola)

( da "Stampa, La" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

PER LA PRIMA VOLTA ALLA CENA DI ARCORE PRESENTI I TRE COORDINATORI Vertice notturno Pdl e Lega trovano l'accordo [FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA È finita 1 a 1 la partita tra Pdl e Lega sulle amministrative: la provincia di Brescia va al candidato della Lega, il sottosegretario dell'Economia Daniele Molgora, mentre quella di Torino a Claudia Porchietto, presidente dell'associazione piccole e medie imprese, sostenuta dal Pdl. A Brescia, dunque, esce di scena Giuseppe Romelle, sostenuto dal ministro Maria Stella Gelmini. Erano queste due realtà i nodi più complicati da sciogliere al vertice di ieri sera a cena ad Arcore. Bossi ha lasciato verso le 23,30 la villa del premier senza fare dichiarazioni. Bocche cucite anche da parte degli altri leghisti: forse non sono del tutto contenti dell'esito dell'incontro e non è escluso che il Carroccio stia valutando di correre da sola a Torino. Ma è solo un'ipotesi che è circolata nella notte. Un'ipotesi improbabile, a dire il vero, perché avrebbe il sapore della sfida in un momento già di tensione tra gli alleati del centrodestra a causa della competizione per la supremazia al Nord e del referendum elettorale che il Carroccio vede come il fumo negli occhi. Silvio Berlusconi smentisce qualsiasi ipotesi di attrito con Bossi («con il Carroccio il rapporto sarà molto buono»). Ma ieri ha dovuto faticare molto per trovare un accordo che non sembra completo perché ci sono ancora molte caselle da riempire, soprattutto nel Veneto. Ad Arcore a darsi battaglia c'erano Bossi, Maroni, Calderoli e Cota per la Lega. Berlusconi ha schierato i tre neocoordinatori del Pdl, Bondi, La Russa e Verdini, il ministro Tremonti, il portavoce Bonaiuti e Ghedini. Era presente anche Enzo Ghigo che non ha mollato la presa sulla candidatura della Porchietto che l'ha spuntata sulla deputata leghista Elena Maccanti. Nel pomeriggio, prima dell'incontro, La Russa faceva questa considerazione: «Dal congresso del Pdl è venuta una forte spinta per resistere alle richieste della Lega. E Berlusconi ne è ben consapevole. Gli interventi di Formigoni e il mio dovrebbero servire al premier da sponda per dire a Bossi che il nuovo partito è deciso a non mollare su Brescia. Ma al vertice - osservata il ministro della Difesa - può succedere di tutto». Bossi, infatti, ha cercato di resistere sia su Torino che su Brescia, ma alla fine ha preferito prendersi la candidatura di quest'ultima provincia che è data vincente a tavolino. «Se si prendessero anche Torino sarebbe un bel disastro», osservava il deputato piemontese Osvaldo Napoli, ricordando che il Pdl si è già speso per la Porchietto: «Che figura ci faremmo con le piccole e medie imprese della provincia di Torino!». Ma la Lega ha sempre replicato che questa candidatura è stata messa in campo in maniera unilaterale, quindi, non concordata. La verità è che Berlusconi non vuole troppe grane con gli alleati leghisti: in cima ai suoi pensieri c'è la stabilità di governo e non può permettersi di accentuare le tensioni con il Carroccio già sul piede di guerra sul referendum elettorale (ma questo spinoso argomento non sembra sia entrato nella discussione di ieri sera). Un altro problema che Bossi ha messo da parte è quello dell'Expò di Milano: la Lega non sembra voler più accampare pretese sulla presidenza. Un modo per alzare il prezzo sulle amministrative e fare il pieno di candidature anche nel Veneto dove il Carroccio ha il vento del consenso in poppa. Al vertice di ieri sera si è arrivati dopo giorni di punzecchiature attraverso dichiarazioni e interventi al congresso del Pdl. Formigoni nel pomeriggio si augurava il «massimo accordo»: «Siamo alleati di governo e gli elettori ci vogliono insieme». Certo, c'è una competizione, ma per il governatore lombardo l'alleanza di governo con la Lega «è salda».

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Primarie: sono sessanta le classi a rischio (sezione: Scuola)

( da "Corriere delle Alpi" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

di Francesco Saltini Primarie: sono sessanta le classi a rischio Ben trenta le prime in deficit di alunni Il dirigente provinciale Martino va a Venezia BELLUNO. Sono una trentina le prime classi delle scuole primarie a rischio. E dalla scure della riforma Gelmini non si salva proprio nessuno. Da Belluno a Livinallongo, da Rocca Pietore a Fonzaso, da Falcade a San Pietro, dalla Val di Zoldo ad Arsiè, dalla Valbelluna fino al Cadore, quasi tutte le realtà bellunesi saranno chiamate a fare i conti coi nuovi parametri decisi dal ministro della pubblica istruzione, che prevede, per i territori di montagna, classi con almeno dieci alunni o pluriclassi con un massimo di diciotto elementi. Ma non sono solo le prime a essere in difficoltà. Ci sono anche una trentina tra seconde, terze, quarte e quinte classi a rischio "accorpamento". «La situazione è in via di definizione», sottolinea il dirigente scolastico provinciale, Domenico Martino, nel cui ufficio c'è un continuo viavai di presidi e sindaci, preoccupati per il futuro dei vari plessi scolastici. «Ciò che abbiamo prodotto è un elenco delle classi a rischio se dovessero essere adottati i parametri della riforma Gelmini. Non siamo noi, infatti, a ordinare i tagli. Dall'elenco risultano una sessantina di classi a rischio: trenta sono le prime elementari, le altre sono suddivise dalla seconda alla quinta. Dove si trovano? Sicuramente i problemi maggiori riguardano le scuole dell'alta provincia, ma ne troviamo anche in Valbelluna e nel Feltrino». Questi dati sono stati riferiti ai dirigenti d'istituto durante una recente conferenza dei servizi: «Abbiamo parlato con i vari presidi», sottolinea Martino, «facendo una panoramica della situazione in provincia. Al tempo stesso, abbiamo detto loro che non parlavamo ancora di tagli, ma delle classi che non rispetterebbero i parametri». Martino si trova ora tra due fuochi: da una parte, infatti, in qualità di funzionario statale, è chiamato a far rispettare i diktat romani, dall'altra, però, si trova a dover rispondere ad amministratori e cittadini, che gli chiedono di battere i pugni sul tavolo per difendere la montagna: «Ci sono varie classi da 4 o 5 elementi: dobbiamo capire se ha senso che siano mantenute, visto che ci sono studi che dicono il contrario, ovvero che in classi poco numerose l'alunno apprende di meno. Comunque, siamo in attesa di conoscere l'organico a nostra disposizione. Solo allora potremo capire cosa accadrà il prossimo anno». E le attese novità potrebbero non tardare. Oggi, infatti, i dirigenti scolastici provinciali del Veneto si ritroveranno con Carmela Palumbo, dirigente regionale, per parlare di organici: «A Venezia dovremmo conoscere qualcosa in più circa il nostro futuro. Se dovessero fornirci i numeri dell'organico provinciale del prossimo anno, potremmo capire le entità dei tagli. La speranza, ed è ciò che chiederò alla dottoressa Palumbo, è che la nostra specificità venga rispettata».

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Altri due accorpamenti (sezione: Scuola)

( da "Corriere delle Alpi" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

ISTITUTO COMPRENSIVO DI ALLEGHE «Altri due accorpamenti» Il dirigente Serafini: «I precari resteranno a casa» ALLEGHE. La scure del decreto Gelmini porterà tagli anche all'Istituto comprensivo di Alleghe. Nel prossimo anno scolastico, infatti, le pluriclassi passeranno da due a quattro. Si salverà solo la primaria di Livinallongo. Questo, stando a quanto comunicato dall'Ufficio scolastico provinciale. Attualmente le pluriclassi nelle scuole primarie sono a Rocca Pietore (classi quarta e quinta) e una a Santa Fosca (terza e quinta insieme). Pur con le deroghe previste dalla legge Gelmini per le aree di montagna, che fanno perdipiù parte di zone di minoranza linguistica, dove è previsto un numero minimo di 10 alunni per formare una classe, i conti non tornano. L'anno prossimo, perciò, all'elenco si aggiungerà anche Alleghe (classi terza e quinta insieme, dove tra l'altro sono iscritti ben tre ragazzi diversamente abili) e ancora Rocca Pietore, con l'accorpamento delle classi seconda e terza. «Sono solo prospettive, ma che tendono alla certezza», spiega il preside Andrea Serafini. «Per avere notizie più certe bisognerà aspettare le comunicazioni per le scuole secondarie e l'assegnazione del corpo docente. Una cosa è certa, però, con i tagli ai docenti previsti solo qui in provincia, i precari sono destinati a rimanere tutti a casa». A Livinallongo di rischio pluriclasse si era parlato, nei giorni scorsi, per la prima media del plesso di Brenta. Per l'anno scolastico 2009 - 2010 è prevista l'iscrizione di soli sette alunni alla prima classe della scuola di Livinallongo. Informato del problema, il sindaco Pezzei aveva lanciato l'allarme in una lettera spedita all'assessore regionale all'istruzione Elena Donazzan: «Così i genitori porteranno i bambini a scuola in Val Badia, dove le scuole sono maggiormente sostenute economicamente e quindi anche le classi esigue hanno facoltà di sussistere». Ma proprio dalla Donazzan, sarebbero arrivate nei giorni scorsi rassicurazioni, seppur al momento solo verbali, che la pluriclasse non si farà: «Ho incontrato l'assessore», spiega il sindaco Pezzei, «e la sua posizione è stata subito chiara. Le scuole di montagna non si toccano, mi ha detto. Analogo impegno in questo senso è venuto anche da parte dell'assessore Oscar De Bona». Lorenzo Soratroi

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Manfreda: Così svuotano i nostri paesi (sezione: Scuola)

( da "Corriere delle Alpi" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

Manfreda: «Così svuotano i nostri paesi» Lozzo, il sindaco in visita all'ex provveditorato: «Devono difenderci» BELLUNO. «Chiudere le scuole, significa svuotare i paesi». Il sindaco di Lozzo, Mario Manfreda, non ci sta. Il possibile taglio di una classe elementare ha indispettito il sindaco cadorino, convinto che in questo modo si vada a ledere un diritto della comunità: «E' vero, ci sono classi che non rispettano i parametri della riforma Gelmini. Ma chi di dovere deve anche capire che il nostro è un territorio particolare». Il problema per Lozzo è la quarta classe della primaria, che ha sette alunni. All'ex provveditorato hanno avanzato un'idea, accorparla alla prima, dando vita a una pluriclasse di 19 alunni, o spostare gli alunni nella elementare di Vigo di Cadore: «La prima ipotesi è impraticabile, visto che il decreto Gelmini sottolinea come una pluriclasse non possa avere più di 18 elementi ed è anche impensabile unire una prima a una quarta. Emigrare a Vigo, poi, è un'altra soluzione inconcepibile, vista la nostra realtà teritoriale e la nostra peculiarità. Dopo Quero, infatti, siamo la realtà col maggior numero di extracomunitari, in particolare cinesi. Gli insegnanti sono impegnati al massimo in un processo di integrazione che non è sempre facile. E interrompere il ciclo non può essere che dannoso per tutti. Senza pensare che abbiamo appena fatto un intervento da 400mila euro che sarà inaugurato ad aprile, abbiamo investito soldi pubblici che potrebbero essere vanificati. Ci hanno costretto a fare questi lavori e poi ci tagliano le classi. Mi sembra tutto assurdo, paradossale. Per questo ho invitato Martino a battere i pugni sul tavolo nell'incontro di domani (oggi ndr), perché lui ha il dovere di difendere la montagna».

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Italia e Francia a confronto sulla formazione scolastica (sezione: Scuola)

( da "Stampa, La" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

PROGETTO EUROPEO AL LICEO ISSEL DI FINALE Italia e Francia a confronto sulla formazione scolastica Si è riunito ieri al Liceo Issel di Finale il Comitato di pilotaggio del progetto europeo «Polo d'eccellenza: educazione e formazione» (Peef). Si tratta di un'iniziativa, finanziata dall'Unione Europea, che prevede lo sviluppo di azioni in partenariato fra Italia e Francia sui temi dell'educazione, della mobilità di studenti e insegnanti e di percorsi congiunti di formazione. Capofila del progetto è la regione Piemonte ed i partner, sia italiani sia francesi, sono tutti dislocati lungo la fascia transfrontaliera. L'azione forse più importante è «Esabac» (acronimo che sta per Esame di Stato e Baccalauréat) e prevede il conseguimento del doppio diploma a conclusione della scuola secondaria superiore in Italia ed in Francia. A questo proposito, lo scorso 24 febbraio, a Roma, i Ministri dell'istruzione francese, Xavier Darcos, ed italiano, Maria Stella Gelmini, hanno firmato un accordo fra i due governi per il doppio rilascio. Il progetto Peef, che ha richiesto più di due anni di incontri e lavori, è stato depositato a fine gennaio all'autorità di gestione e al segretariato tecnico congiunto. Dopo la sua approvazione, che è attesa a breve, avranno il via libera le attività che si intendono sviluppare tra scuole ed istituzioni italiane e francesi.\

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Genitori e docenti sfilano contro la Gelmini (sezione: Scuola)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

Mercoledì alle 18.15 mobilitati gli istituti di Cordignano-Orsago, Cappella-Colle, Fregona-Sarmede Genitori e docenti sfilano contro la Gelmini Marcia di protesta per sostenere la scuola pubblica CORDIGNANO. «Insieme per una scuola pubblica di qualità» è il tema della sfilata-protesta di genitori e insegnanti degli istituti comprensivi di Cordignano-Orsago, Cappella Maggiore-Colle Umberto, Fregona-Sarmede, di mercoledì dalle 18.15 per sostenere la scuola pubblica, contestando le direttive del ministro Gelmini. L'appuntamento, con partenza al piazzale della scuola primaria di Cordignano, zona San Marco, vedrà insieme genitori, bambini, studenti, insegnanti, personale della scuola, nonni, una figura quest'ultima sempre più presente nella vita delle coppie con figli, per l'aiuto quotidiano che offrono. Dopo alcune riunioni e la raccolta di centinaia di firme inviate in Provincia e in Regione per contestare quanto deciso dal Governo in materia scolastica, i genitori hanno deciso per la mobilitazione, anche se gli organizzatori hanno scelto di non sfilare con bandiere o simboli di partito, di sindacati o altre organizzazioni. «Al corteo- affermano gli organizzatori- ci saranno palloncini, striscioni e cartelli colorati». I punti contestati sono diversi. «Si alla pluralità dei docenti - sottolineano genitori e insegnanti - quindi no al maestro unico, sì alle compresenze, ad un numero di bambini per classe contenuto e compatibile con la sicurezza. E ovviamente siamo favorevoli al mantenimento dei laboratori. Infine diciamo sì al tempo mensa come parte integrante del tempo scuola». «La nostra passeggiata in favore di una scuola migliore intende dare un segno del malessere che serpeggia tra genitori e insegnanti - spiega Giorgio Posocco, uno dei genitori in rappresentanza delle scuole elementari di Villa e Pinidello - Sarà l'occasione per mamme e papà e per tutti coloro che vogliono una scuola pubblica di qualità per ribadire le richieste di mantenimento dell'attuale proposta formativa. Il rischio con la nuova riforma è che la scuola pubblica limiti i piani formativi offerti e che le famiglie siano costrette a integrare l'offerta della scuola con corsi a pagamento. (Stefania Rotella)

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Berlusconi-Lega, si cerca la quadra a tavola (sezione: Scuola)

( da "Tempo, Il" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

stampa Berlusconi-Lega, si cerca la quadra a tavola Ad Arcore Cena tra il premier e il vertice del Carroccio Referendum, federalismo, amministrative e Rai i temi MILANO Incassato il federalismo fiscale la Lega è decisa ad avviare il processo per quello costituzionale e a difendere la legge elettorale dicendo un secco no al referendum. Il giorno dopo la nascita del Popolo della Libertà gli uomini del Carroccio fanno sentire forte la loro voce, mettendo sul piatto anche il nodo dele candidature per le elezioni amministrative che in queste ultime settimane si è ingarbugliato. Alla cena di Arcore il premier Silvio Berlusconi, i neocoordinatori del Pdl, Ignazio La Russa, Sandro Bondi, Denis Verdini, insieme con Umberto Bossi si sono incontrati ieri sera per cercare di trovare la «quadra», per usare un termine caro al leader del Carroccio. La Lega non ha alcuna intenzione di rinunciare alla riforma federale dello Stato e il ministro per la Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli, ha già pronta una bozza costituzionale che presenterà ai capigruppo di Camera e Senato. Raggiunto il federalismo fiscale, secondo Calderoli, dovrebbe essere più semplice raggiungere un accordo su quello federale che prevede la riduzione dei parlamentari, la fine del bicameralismo perfetto, l'istituzione del senato federale. Il no al referendum sulla la legge elettorale scritta da Calderoli è un altro punto irrinunciabile per il Carroccio: «Sono colpevole di averla voluta fare nel 2005 - ha ricordato il ministro - a colpi di maggioranza e faccio il mea culpa». Il referendum, appoggiato anche da Alleanza nazionale, per la Lega è solo uno spreco di soldi e Calderoli, che definì la sua legge una «porcata», è convinto che avrebbe avuto senso solo durante il governo Prodi che si reggeva su un solo senatore. «La maturità della politica e dell'elettorato», ha spiegato, ha già risolto questo problema di frammentazione. D'altra parte se passerà il federalismo costituzionale, con una sola camera a dare la fiducia al governo e la seconda trasformata in senato federale, saranno necessarie leggi elettorali diverse. Anche in base all'accettazione o meno da parte del Pdl dei temi cari alla Lega, Umberto Bossi è pronto a trovare un accordo sulle candidature per le quali, solo qualche settimana fa, Berlusconi aveva annunciato l'intesa. Sono molte, invece, le province e i comuni, dal Piemonte al Friuli, dove non è stato trovato alcun accordo. C'è, per esempio, il caso Brescia con Giuseppe Romele, fortemente voluto dal ministro bresciano Mariastella Gelmini, al quale la Lega oppone Daniele Molgora, sottosegretario all'economia. È scontro anche per la provincia di Torino e molte caselle devono essere riempite in Veneto. Il Pdl, d'altra parte, è intenzionato a far pesare la sua forza elettorale nel Nord dove in tutte le regioni risulta il primo partito. E non è solo quella la partita aperta. La Lega inssite anche sulla Rai. Vuole Antonio Marano quale vicedirettore generale unico, escludendo eventuali candidature di esponenti di An. Non solo, ma chiede anche deleghe pesanti. Appunto. Il punto sono le richieste. Un punto spinoso se lo stesso Cavaliere una settimana fa arrivò a sbottare: «La Lega chiede sempre e non dà mai». Un rapporto che si è ulteriormente aggravato negli ultimi giorni dopo che il Carroccio ha posto anche lo stop al piano casa a cui il Cavaliere tiene in modo particolare. Certo, Berlusconi è il garante di tutta la coalizione. E così, ai problemi posti da Fini, ha evitato di dare una risposta nella sua replica di domenica. I problemi restano sul tappeto. E il premier deve trovare una soluzione.

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Pensione forzata per 8 mila docenti (sezione: Scuola)

( da "Italia Oggi (Azienda Scuola)" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

ItaliaOggi Numero 076  pag. 16 del 31/3/2009 | Indietro Pensione forzata per 8 mila docenti AZIENDA SCUOLA Di Nicola Mondelli Viale Trastevere annuncia una stretta per chi ha 40 anni di anzianità ed è ancora in servizio Pensavano di rimanere e invece la Gelmini li manderà a casa Sono 8 mila e hanno 40 anni di contributi. Non avendo però ricevuto, entro lo scorso febbraio, la comunicazione di pensionamento forzato da parte dell'amministrazione pensavano di avercela fatta. E di poter continuare a lavorare. Ma il ministro si riserva di pensionare anche loro, portando [...] Costo Punti per Abbonati: 0 - Costo Punti per Registrati: 6      

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Il Sud paga da settembre gli eccessi degli anni passati (sezione: Scuola)

( da "Italia Oggi (Azienda Scuola)" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

ItaliaOggi Numero 076  pag. 15 del 31/3/2009 | Indietro Il Sud paga da settembre gli eccessi degli anni passati AZIENDA SCUOLA La mannaia della Gelmini infierisce soprattutto al Sud. Il grosso dei tagli per il prossimo anno (si vedano le anticipazioni di IO di martedì scorso) come emerge dalle tabelle pubblicate è concentrato nelle regioni meridionali e nelle isole. I tagli complessivi sono stati scissi in [...] Costo Punti per Abbonati: 0 - Costo Punti per Registrati: 4      

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In matematica arriva la classifica nazionale (sezione: Scuola)

( da "Italia Oggi (Azienda Scuola)" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

ItaliaOggi Numero 076  pag. 18 del 31/3/2009 | Indietro In matematica arriva la classifica nazionale AZIENDA SCUOLA Di Antimo Di Geronimo merito&voti L'esame di terza media servirà anche a confrontare le competenze La prova scritta nazionale degli esami di stato del primo ciclo di istruzione (ex licenza media) si svolgerà il 18 giugno prossimo e verterà sull'italiano e la matematica. Il ministero dell'istruzione, Mariastella Gelmini, ha già scelto le tracce e l'amministrazione ha inviato [...] Costo Punti per Abbonati: 0 - Costo Punti per Registrati: 4      

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(sezione: Scuola)

( da "Secolo XIX, Il" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

«Noi ragazzi favorevolial voto in condotta» Sondaggio condotto dagli studenti alla media Strozzi di Genova: il 76% dice sì. «Ma il nostro comportamento non è cambiato» GLI STUDENTI IN VISITA 31/03/2009 GENOVA. Questo è un viaggio all'interno delle preoccupazioni degli studenti per il loro presente e il loro futuro scolastico. La classe 2 H ha realizzato un'inchiesta sotto l'esperta guida del giornalista Vittorio De Benedictis per approfondire e analizzare le conseguenze dell'introduzione del voto in condotta. Noi ragazzi siamo entrati in tutte le classi della nostra scuola per realizzare un sondaggio e raccogliere le opinioni dei nostri colleghi studenti. Il decreto Gelmini ha veramente inciso sulla nostra condotta e sul nostro rendimento scolastico? Secondo le informazioni raccolte intervistando 232 alunni la risposta sembrerebbe positiva: il "Fattore paura" ha stimolato gli studenti a migliorare in ogni campo. Alla domanda se il comportamento delle classi sia cambiato da quando è stato introdotto il voto in condotta il 69% ha risposto di no. Noi interpretiamo questo dato ritenendo che non ci siano stati peggioramenti e miglioramenti nel gruppo, anche se individualmente alcuni soggetti sono cambiati positivamente. Alla seconda domanda che chiedeva se fossero d'accordo con la bocciatura per l'insufficienza del voto in condotta, smentendo l'opinione che gli adulti hanno di loro, i ragazzi si sono espressi a favore con una percentuale del 76%. Noi crediamo che i nostri coetanei abbiano votato in questo modo perché riconoscono che le regole devono essere rispettate e che chi non ha un comportamento corretto si merita la giusta punizione. Le risposte alla terza domanda, in cui il 60% ritiene che 15 giorni di sospensione siano troppi per l'assegnazione del cinque in condotta, confermano questo atteggiamento responsabile dei ragazzi nei confronti della scuola. La nostra classe ha partecipato a un dibattito a cui sono state invitate tre persone importanti: la neuro psichiatra Isabella De Martini, il preside Pier Mario Grosso e il giornalista Vittorio De Benedictis del Secolo. Gli esperti hanno ascoltato i nostri interventi, in cui abbiamo introdotto il nostro progetto, spiegato il decreto Gelmini sul voto in condotta ed esposto i risultati del sondaggio. Il Dirigente scolastico è stato contento di constatare che noi alunni diamo ragione a quasi tutte le regole scolastiche comprese le più severe. Dopo l'introduzione, è cominciato il dibattito vero e proprio, dove noi abbiamo posto delle domande e gli ospiti hanno risposto con interesse. Per la classe è stato un incontro molto utile, perché il preside e la dottoressa ci hanno fatto capire cose di cui prima non ci rendevamo conto. Ad esempio, la dottoressa ci ha spiegato che i ragazzi che hanno un atteggiamento da bulli spesso nascondono sofferenze interiori o familiari. L'esperta ha anche detto che secondo lei da parte dei genitori non è un atteggiamento responsabile premiare i propri figli per un bel voto, ma soprattutto castigarli per uno brutto, perché per un alunno i voti sono già premi o castighi, i ragazzi dovrebbero impegnarsi a scuola non per accontentare i genitori, ma per il piacere di imparare e di migliorarsi. Al Preside abbiamo chiesto soprattutto le conseguenze dell'applicazione dei decreti Gelmini nella nostra scuola. Il Preside ha confermato che il comportamento delle classi non è significativamente cambiato da quando è stato introdotto il voto in condotta, poiché la valutazione è personale: alcuni alunni hanno cambiato atteggiamento, mentre altri non sono migliorati. Ci ha molto colpito quando ci ha informato che dai dati che ha raccolto personalmente dopo le valutazioni quadrimestrali ritiene che non ci saranno bocciati per il solo voto in condotta, ma il 40% dei ragazzi rischierebbe la bocciatura se venisse applicato alla lettera il criterio di un'insufficienza in una qualsiasi materia. Il nostro giudizio a conclusione del lavoro è molto positivo: ci siamo divertiti, siamo stati coinvolti nel lavoro, abbiamo appreso i lati positivi e negativi del decreto, abbiamo avuto mondo di ascoltare l'opinione di persone competenti e di confrontarci con altri ragazzi. Gli studenti della seconda H - scuola media Strozzi di Genova 31/03/2009

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ateneo, un altro taglio ai corsi - ilaria venturi (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina IV - Bologna Ateneo, un altro taglio ai corsi Saranno cancellati lauree e insegnamenti con meno di 15 studenti L´Alma mater applica parametri più rigidi di quelli chiesti dal ministero ILARIA VENTURI SFORBICIATA sulle lauree e, soprattutto, sui singoli insegnamenti con pochi studenti. Il ministero la impone da Roma, «ridurremo i corsi di un altro venti per cento», ha annunciato la Gelmini ai rettori. E l´Alma Mater si prepara, dopo aver già tagliato dieci corsi di laurea l´anno scorso, a una nuova cura dimagrante. Che sarà lieve per i corsi di laurea - si parla di non più di una decina a rischio su 223 - ma pesante sui singoli esami: più di un centinaio saranno tagliati a partire dal prossimo anno accademico. «Stiamo lavorando sugli insegnamenti con pochi studenti e sulla riduzione dei docenti a contratto», anticipa Bruna Zani che oggi in commissione didattica porterà il piano di riordino dei corsi. Insomma se a lezione, per una singola materia, non si presenta quasi nessuno e in più in cattedra c´è un professore a contratto, il taglio sarà immediato. «Noi ci siamo dati parametri ancora più rigidi di quelli del ministero», spiega Bruna Zani. A livello nazionale la soglia minima, in alcuni corsi, soprattutto di area scientifica, è di sei matricole; a livello di Ateneo questo tetto sale a 15. Per ora sono tre i corsi di laurea che risultano sotto la soglia minima di immatricolati imposta dal ministero: la laurea triennale in Operatore informatico giuridico a Giurisprudenza, che però, come segnalato dalla stessa Facoltà, è già in via di esaurimento; la laurea triennale in Tecnologie per la conservazione e il restauro, un corso interfacoltà tra Scienze e Beni culturali, con sede a Ravenna. che ha registrato quest´anno meno di venti matricole. Infine, la magistrale in Progettazione e gestione didattica dell´e-learning e della Media education. Anche in questo caso i nuovi iscritti non hanno superato il minimo di venti. «E´ un corso nuovo, comprensibile che si parta con numeri bassi, vedremo cosa succederà nel secondo anno. Anche se noi proporremo di passarlo tutto in e-learning, spero che il senato lo approvi», dice il preside di Scienze della Formazione Luigi Guerra. «Poi è chiaro che se gli studenti rimarranno pochi allora è giusto chiudere i corsi». Il Sole 24 Ore stimava ieri sette corsi di laurea a rischio a Bologna. Bruna Zani, con delega alla didattica, non conferma. «I numeri ancora non ci sono, verificheremo il lavoro fatto dalle Facoltà». Ipotizzando una riduzione del 20% a Bologna dovrebbero saltare 40 corsi di laurea. «Non sarà così, il ministro si riferisce alla media nazionale, non ai singoli atenei. E poi noi siamo partiti prima nell´opera di riduzione», assicura la docente. Tra le proposta avanzate dalle Facoltà per il 2009-2010 c´è anche l´accorpamento di due corsi di Ingegneria a Cesena. Sotto esame passeranno anche la lauree internazionali. E si discuterà anche di eventuali corsi doppi su più sedi. Il piano passerà all´approvazione del senato accademico il 28 aprile. SEGUE A PAGINA V

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corsi e lauree inutili l'alma mater taglierà più dei desideri della gelmini (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina I - Bologna VENTURI A PAGINA IV Saranno aboliti quelli che hanno meno di 15 studenti Corsi e lauree inutili l´Alma Mater taglierà più dei desideri della Gelmini SEGUE A PAGINA IV

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tagli ai corsi, pisa vuole trattare - giovanni parlato (sezione: Scuola)

( da "Tirreno, Il" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina 11 - Toscana Tagli ai corsi, Pisa vuole trattare Si profila un'ecatombe: 51 indirizzi a rischio cancellazione Il prorettore De Francesco: «Molto dipenderà dalle scelte degli studenti» GIOVANNI PARLATO PISA. La parola d'ordine è sfoltire. Negli atenei i corsi di laurea e i curricula sono troppi. Per l'Università di Pisa sono a rischio 5 corsi (il 7,4% del totale) e ben 51 curricula (il 38,3%). L'ultima parola spetta al Ministero che dovrà fare rispettare una serie di parametri. Limiti che precludono la vita o la morte di un corso di laurea. Chi è sotto dovrà azzerare il corso, chi è sopra continuerà la sua attività. è il risultato di un'ipertrofia dei corsi di laurea nata con la legge 509 del 1999 voluta dai ministri di allora Zecchino e Berlinguer. In pratica, per cercare di trattenere gli studenti all'università e fronteggiare l'abbandono prima della laurea, il corso di studio venne diviso in laurea breve di tre anni e specialistica di altri due anni. Ma il 3+2 strada facendo ha trovato sul suo percorso il decreto ministeriale 270 del 2004 elaborato dall'allora ministro Letizia Moratti con i suoi vari decreti attuativi. Adesso, in base a queste normative, il ministro dell'Università, Mariastella Gelmini, fa sapere che i corsi di studio (o di laurea) degli atenei italiani saranno sfoltiti di un 20%. I requisiti, secondo cui un corso potrà o meno continuare, sono diversi e cambiano di facoltà in facoltà. Occorre un numero minimo di docenti così come un numero minimo di matricole che può variare da 10 a 50 oltre ad una chiarezza degli obbiettivi da raggiungere. Il Sole 24 Ore, ieri, ha pubblicato, ateneo per ateneo, una tabella con i corsi di laurea e i curricula a rischio. Per l'università di Pisa - come dicevamo - i corsi a rischio sono 5, mentre i curricula che potrebbero sparire sono 51. Abbiamo chiesto a Nicoletta De Francesco, prorettore per la didattica, se la questione sta proprio in questi termini. «Alcuni corsi di studio attualmente attivi presso l'Università di Pisa - risponde il prorettore - hanno effettivamente un numero di iscritti inferiore al minimo previsto dai regolamenti ministeriali, ma se ne prevede l'assorbimento in altri corsi di studio tra l'anno accademico 2009-2010 e 2010-2011, contestualmente al completamento del passaggio dall'ordinamento previsto dal decreto 509/1999 a quello previsto dal decreto 270/2004». Una questione difficile da chiarire è quella dei curricula in cui è prevista una formazione più specifica dello studente attraverso materie di indirizzo. è sicuramente alto (e preoccupante) il numero di 51 curricula che potrebbero essere soppressi. «Il numero dei curricola definiti "a rischio" - spiega Nicoletta De Francesco - non è significativo perché molti studenti, in questo passaggio al nuovo ordinamento, non hanno ancora esercitato una scelta e quindi il numero di studenti iscritti ad alcuni curricula potrà essere valutato con precisione soltanto nel momento in cui il decreto 270 sarà a regime». Il prorettore alla didattica ricorda che «la struttura del curriculum non è assimilabile a quella del corso di studio, dal momento che gli insegnamenti previsti per ciascun curriculum sono in gran parte condivisi con quelli degli altri curricola del corso di studio e quindi non costituiscono una duplicazione incontrollata della didattica. Anzi, sono un'opportunità di scelta autonoma e responsabile che lo studente può esercitare su una parte del proprio progetto formativo, generalmente piuttosto ridotta in termini di crediti formativi». Il motivo per cui si è arrivati ad un numero così elevato di 51 curricula a rischio, si può spiegare anche attraverso un esempio. «In Ingegneria Informatica dove insegno - spiega ancora Nicoletta De Francesco - lo studente può chiedere una tesi da tre crediti o una tesi da sei crediti. è ovvio che quest'ultima è più impegnativa e che le due tesi da tre e da sei crediti danno origine a curricula diversi, ma lo studente in ogni caso segue lo stesso corso di studio. Ecco perché conteggiare i curriccula non ha molto senso».

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lega-pdl, il puzzle delle amministrative bossi la spunta a brescia, non a torino - rodolfo sala (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

Pagina 10 - Interni Lega-Pdl, il puzzle delle amministrative Bossi la spunta a Brescia, non a Torino Vertice del premier col Senatur. Il Carroccio critica la Moratti Maroni rimbecca Formigoni: "Se non era per noi, la legge sull´acqua sarebbe stata impugnata" RODOLFO SALA MILANO - Primo vertice tra alleati dopo il battesimo del Pdl, ma sul desco di Arcore - dove ieri in serata Berlusconi incontra prima i coordinatori nazionali del partito, quindi i leghisti Bossi, Calderoli e Cota - c´è un elenco sterminato di pratiche da affrontare. A cominciare dalle candidature per le amministrative di giugno. Il clima post-congresso certo non aiuta, e solo in extremis la Lega incassa l´investitura di un suo uomo, Daniele Molgora per la corsa alla Provincia di Brescia. Ma deve cedere su Torino, dove alle provinciali sarà candidata la pidiellina Claudia Porchietto. Via libera dunque alla piazza più importante: a Milano il candidato presidente è il berlusconiano Guido Podestà. Però la trattativa è stata difficile: il Senatur ha drizzato le antenne dopo l´uscita pro-referendum di Gianfranco Fini, preoccupato anche dall´obiettivo dichiarato da Berlusconi («puntiamo al 51 per cento»). Nel puzzle delle candidature, ha tenuto banco il caso Torino. Il Carroccio ha insistito con Elena Maccanti, mentre il Pdl contrapponeva il nome della numero uno dell´Api Porchietto. Il rischio - che però Berlusconi non voleva assolutamente correre - era di un clamoroso divorzio elettorale, con due candidati presidenti del centrodestra. E ha preferito mollare, dopo essersi appartata con Bossi, su Brescia, dove il Pdl aveva già candidato l´azzurro Romele, legato al ministro Gelmini. Altri problemi, risolti all´ultimo, a Padova: una poltrona per due aspiranti presidenti, il candidato sarà del Pdl. Ma nelle ultime ore a Monza il Carroccio ha minacciato più o meno esplicitamente di non sostenere la corsa di Dario Allevi (ex An) per la guida della nuova Provincia. Motivo: Allevi è legato a La Russa, e il ministro della Difesa si è più volte espresso a favore dell´abolizione delle Province. Sullo sfondo, ci sono inoltre le regionali dell´anno prossimo. Il Carroccio ha già prenotato il Veneto, ma nel movimento c´è chi sostiene che il vero obiettivo di Bossi sarebbe la presidenza della Lombardia, dove Roberto Formigoni - che non riesce proprio a fare il salto verso Roma - ha già annunciato di ricandidarsi: per la quarta volta. Di recente, tra l´altro, il governatore è stato protagonista di un vivace battibecco con la Lega, un po´ troppo «di lotta», oltre che di governo (il suo). Ieri gli ha risposto Roberto Maroni: «Formigoni dovrebbe ricordare che se non fosse stato per noi il governo avrebbe impugnato la legge regionale sull´acqua approvata dalla Lombardia». Nelle ultime ore, e sempre in Lombardia, si è aperto un altro fronte. Sulla Rai. I parlamentari leghisti Davide Caparini, bresciano e segretario di presidenza nella Commissione Vigilanza, e il milanese Matteo Salvini, citano i dati dell´Osservatorio di Pavia e accusano il Tg regionale di «discriminare la Lega» a favore di Forza Italia e An, oltre che del Pd. Di qui la richiesta al presidente della Vigilanza Sergio Zavoli di convocare il responsabile del Tg regionale. è un siluro anche a Formigoni. Poi c´è il braccio di ferro su A2A, la ex municipalizzata milanese dell´energia che si è fusa con la "sorella" di Brescia. Bossi si è lamentato con Letizia Moratti: basta con il sistema duale che ora regge la società (consiglio di gestione e di vigilanza), bisogna tornare a un unico cda. Senza contare i corposi distinguo dei leghisti sull´Expo che stenta a decollare. Il primo a parlare di possibile commissariamento da parte del governo è stato il sottosegretario Roberto Castelli, ma a dare filo da torcere al sindaco di Milano c´era fino a qualche tempo l´ex parlamentare Dario Fruscio. Che infatti è stato costretto a dimettersi dal collegio sindacale della società di gestione dell´Expo.

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Concorsi docenti, cambiano le regole (sezione: Scuola)

( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

ItaliaOggi sezione: Professioni data: 31/03/2009 - pag: 37 autore: Decreto del ministero dell'università Concorsi docenti, cambiano le regole Pronte le regole per formare le commissioni dei concorsi universitari. Il ministro dell'istruzione e dell'università Mariastella Gelmini ha, infatti, firmato il decreto ministeriale che fissa i criteri per le elezioni e il sorteggio dei componenti delle commissioni giudicatrici. Dopo avere ricevuto, quindi, il parere positivo dell'avvocatura dello stato il regolamento attuativo dei nuovi concorsi a sorteggio introdotti con la legge 1/09 (conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 10 novembre 2008, n. 180, recante disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca) è pronto e, gli atenei, potranno finalmente dare applicazione ai bandi già emanati con le nuove procedure elettive. Che prevedono, per la prima volta, per la composizione delle commissioni, il criterio guida del sorteggio: le facoltà che bandiscono il bando dovranno nominare uno solo dei cinque membri delle commissioni nei concorsi da associato e ordinario e uno dei tre membri di quelle per gli aspiranti ricercatori. Gli altri componenti saranno sorteggiati tra gli ordinari. E qui che interviene il decreto che, esclude innanzitutto l'ipotesi di una lista unica (relativa ai concorsi per ordinari, associati e ricercatori). Questo perché per formarla il settore dovrebbe disporre di un numero di ordinari triplo al numero dei commissari e per circa il 76% dei settori oggetto di bandi sarebbe necessario ricorrere ai settori affini. I sorteggi d'ora in poi avverranno quindi tra due maxiliste: la prima riservata ai concorsi per ordinari e associati, la seconda destinata invece alle procedure per i ricercatori. Il provvedimento si dilunga, poi, nel fissare le regole auree del meccanismo delle operazioni di sorteggio. I componenti delle liste tra cui sorteggiare i candidati devono infatti essere eletti dai docenti del settore. Ma il sistema impone che le liste nazionali di potenziali commissari devono offrire almeno il triplo dei nomi necessari per coprire i posti da commissario nel settore scientifico disciplinare del concorso (o in quelli affini) e un professore deve essere commissario, per ogni fascia e settore disciplinare, a un solo concorso per sessione. Si tratta, però di regole teoriche applicabili, come dice la legge, solo dove possibile, perché l'esiguità di molti dei 370 settori disciplinari che costellano l'università italiana non offre un numero sufficiente di docenti. In queste condizioni il meccanismo dell'elezione si dovrà arrendere all'inclusione automatica dei commissari. Il sorteggio, precisa ancora il testo ministeriali, non può designare come commissario i professori in servizio presso l'ateneo che ha indetto la procedura di valutazione comparativa. L'altra novità rispetto al passato riguarda il meccanismo delle procedure di elezione: d'ora in poi, infatti, chi voterà potrà esprimere una sola preferenza per ciascuna lista relativa ai posti banditi per ciascun settore. Se quindi, fino adesso, si poteva esprimere una preferenza per ogni concorso, ora ci sarà un solo voto per ogni lista (cioè per ogni settore scientifico disciplinare) a prescindere dal numero dei concorsi.

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Scuola, 30 mila nuovi disoccupati (sezione: Scuola)

( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)

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ItaliaOggi sezione: Azienda Scuola data: 31/03/2009 - pag: 13 autore: di Alessandra Ricciardi L'Istruzione fa un po' di conti nel carteggio all'Inps sui sussidi. E intanto chiede aiuto a Sacconi Scuola, 30 mila nuovi disoccupati I prof e i bidelli che da settembre resteranno senza contratto Dal prossimo settembre ci saranno 30 mila nuovi disoccupati nella scuola. Sono docenti, bidelli e segretari che da anni hanno contratti fino al termine delle attività scolastiche, coprendo posti di organico strutturalmente vuoti. Invece questa volta, finito l'incarico in corso, andranno a casa, causa riforma della scuola. I dati li ha messi nero su bianco il ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, in un carteggio riservato con l'Inps per il calcolo della spesa necessaria a garantire i sussidi di disoccupazione per il 2009/10. Calcoli che l'Istruzione sta cercando di spendere anche presso il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, perché sia studiato un ammortizzatore ad hoc per la scuola che eviti l'interruzione dei rapporti di lavoro di lunga durata. Ma andiamo con ordine. Il numero totale dei supplenti che quest'anno ha avuto una nomina provinciale ammonta a 130 mila, di cui oltre 20 mila con supplenza annuale e 109 mila con nomina sino al termine delle attività didattiche. Non si prendono in considerazione gli altri docenti precari, quelli che lavorano con contratti di breve durata e che sono chiamati attraverso le graduatorie di istituto. Mettendo assieme i due diversi popoli degli aspiranti insegnanti, si arriva a quell'esercito di circa 300 mila precari che negli anni ha coltivato il sogno di un posto fisso nella scuola. Sempre per il 2008/2009, sul fronte Ata, su 239 mila posti i supplenti sono stati oltre 72 mila, dei quali 58 mila con contratto annuale. «La revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico, introdotta dall'articolo 64 della legge n. 133/2008», si legge nella nota di viale Trastevere, «traducendosi in una rilevante riduzione di organico del personale docente (circa 42 mila posti), fa sì che si prevedano, per il prossimo anno scolastico, circa 21 mila supplenze annuali in meno». Per quanto riguarda bidelli e amministrativi, il dicastero di viale Trastevere evidenzia che l'incidenza dei tagli è stata fortemente compensata dai pensionamenti. «Pertanto 8 mila unità di personale Ata non conseguiranno la supplenza per il prossimo anno scolastico». Ed ecco i 30 mila lavoratori che da settembre dovranno accontentarsi del sussidio di disoccupazione oppure cercarsi un altro lavoro. I soli insegnanti in questione costano, in quanto a stipendi, quasi 651 milioni di euro allo stato. La disoccupazione sarà pari al 60% dello stipendio percepito negli ultimi 3 mesi di lavoro, per i primi 6 mesi, il 50% per i successivi 2 mesi e poi il 40%. Ed ecco la proposta della Gelmini: utilizzare i fondi per la disoccupazione per rinnovare il contratto a tutti i supplenti annuali. Il Tesoro dovrebbe ovviamente accollarsi la differenza di stipendio. Gli insegnanti verrebbero a costituire una task force per le supplenze necessarie sul territorio e per realizzare progetti contro la dispersione e di riconversione professionale. In attesa che si facciano nuovi concorsi.

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Pensione forzata per 8 mila docenti (sezione: Scuola)

( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)

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ItaliaOggi sezione: Azienda Scuola data: 31/03/2009 - pag: 16 autore: di Nicola Mondelli Viale Trastevere annuncia una stretta per chi ha 40 anni di anzianità ed è ancora in servizio Pensione forzata per 8 mila docenti Pensavano di rimanere e invece la Gelmini li manderà a casa Sono 8 mila e hanno 40 anni di contributi. Non avendo però ricevuto, entro lo scorso febbraio, la comunicazione di pensionamento forzato da parte dell'amministrazione pensavano di avercela fatta. E di poter continuare a lavorare. Ma il ministro si riserva di pensionare anche loro, portando così il numero complessivo di cattedre che si libereranno dal prossimo settembre (causa pensionamento) da 32 mila a 40 mila. Ad annunciarlo è stato lo stesso ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, nel corso del vertice con i sindacati sul decreto organici che si è tenuto la scorsa settimana. Ancora da decidere la sede nella quale la modifica normativa sarà apportata. Il collocamento a riposo di autorità, a decorrere dal 1° settembre 2009, sulla carta interessa circa 8 mila insegnanti, secondo stime ministeriali, che andrebbero ad aggiungersi ai 1.500 colleghi ai quali i rispettivi dirigenti scolastici, in applicazione delle disposizioni contenute nel comma 11 dell'articolo 72 della legge n. 133/2008 e nella direttiva ministeriale n. 13 del 2 febbraio 2009, hanno notificato, entro il 28 febbraio 2009, il preavviso di risoluzione del rapporto di lavoro a decorrere, appunto, dall'inizio del prossimo anno scolastico. Verso questi 8 mila prof, i rispettivi dirigenti scolastici hanno ritenuto non sussistere le condizioni richieste dalla predetta normativa legislativa e ministeriale per il collocamento a riposo. Due sarebbero stati, infatti, i motivi addotti dai dirigenti per non inviare loro il preavviso. Il primo dovuto all'assenza di elementi utili a determinare la presenza di situazioni di esubero; il secondo dalla notizia che il Parlamento stava per modificare il significato di anzianità contributiva massima di 40 anni, precisando che tale anzianità, limitatamente ai i fini di cui al comma 11, doveva intendersi riferita ai soli contributi versati in attività di servizio effettivo, escludendo, pertanto, i periodi riscattati e utili ai fini del trattamento di quiescenza (corso legale degli studi universitari, maggiorazioni, supervalutazioni, periodi di congedi per maternità al di fuori del rapporto di lavoro, etc.). Una modifica effettivamente avutasi e riportata nel comma 3 dell'articolo 6 della legge 4 marzo 2009, n. 15. Per effetto della modifica, gli 8.000 docenti di cui trattasi erano convinti di poter permanere in servizio fino al raggiungimento dei 40 anni di anzianità contributiva di servizio effettivo ma, in ogni caso, non oltre il 65° anno di età, fatto salvo quanto previsto dal comma 2 dell'articolo 509 del decreto legislativo n. 297/94. Non sarà così, almeno stando a quanto ha dichiarato il ministro Gelmini nel corso della conferenza stampa durante la quale sono stati forniti i numeri ufficiali dei tagli apportati agli organici e il numero di quanti, secondo dati ufficiosi, cesseranno dal servizio dal 1° settembre 2009. Orientamento del ministro sarebbe quello di non consentire il trattenimento in servizio del personale che avrà maturato entro il 31 agosto 2009 l'anzianità contributiva di 40 anni.

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Il Sud paga da settembre gli eccessi degli anni passati (sezione: Scuola)

( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)

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ItaliaOggi sezione: Azienda Scuola data: 31/03/2009 - pag: 15 autore: Il Sud paga da settembre gli eccessi degli anni passati La mannaia della Gelmini infierisce soprattutto al Sud. Il grosso dei tagli per il prossimo anno (si vedano le anticipazioni di IO di martedì scorso) come emerge dalle tabelle pubblicate è concentrato nelle regioni meridionali e nelle isole. I tagli complessivi sono stati scissi in organico di diritto (-37 mila) e di fatto (- 5 mila). A guidare la classifica in termini percentuali è la Calabria, con una decurtazione del 9,21% dell'organico. Segue la Sardegna, che si attesta sul 9,03% di posti in meno al 1° settembre prossimo. Al terzo posto il Molise con un taglio dell'8,88% e subito dopo la Basilicata con l'8,86% di docenti in meno. Poi la Sicilia, 8,22% e la Campania, che soffrirà un taglio del 7,95% dell'organico. Segue di stretta misura la Puglia, dove i tagli lasceranno sul tappeto il 7,78% dell'organico. La media nazionale è del 6,23%.La statistica assume una connotazione non meno preoccupante se si guarda ai valori nominali. In Calabria saranno soppresse 2.416 cattedre; in Sardegna 1.655; in Molise 329 (ma l'organico è di 3.706 docenti in tutto); in Basilicata il taglio determinerà la cancellazione di 660 cattedre (ma è prevista un'ulteriore riduzione di 50 posti di sostegno a vantaggio di altre regioni e l'organico è di 7.449 docenti). Una vera e propria ecatombe è prevista in Sicilia, dove il taglio è stato fissato nell'ordine di 4.997 cattedre. Idem in Campania dove le cattedre cancellate saranno 5628. Ingenti anche i tagli in Puglia: 3.646 cattedre in meno dal 1° settembre. Le decurtazioni restano alte anche al centro Italia. Sebbene meno draconiane. A guidare la classifica l'Abruzzo, con 980 cattedre in meno (7,26%). Segue l'Umbria : - 499 (5,94%). Chiudono la classifica del 5% la Liguria, che perde 678 cattedre (5,28%) e il Lazio che dice addio a 2.776 posti di lavoro (5,08%). La classificia del 4% è guidata dal Veneto, che perde 2.227 cattedre (4,84%). Infine in Emilia si perderà il 3,72% dell'organico . Il peso dei tagli sul Sud è spiegato dal fatto che negli ultimi anni il numero degli studenti si è ridotto ma non è successo lo stesso con i docenti, che invece sono cresciuti. A differenza di quanto avvenuto nel Nord. Ora si recupera.

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In matematica arriva la classifica nazionale (sezione: Scuola)

( da "Italia Oggi" del 31-03-2009)

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ItaliaOggi sezione: Azienda Scuola data: 31/03/2009 - pag: 18 autore: Antimo Di Geronimo merito&voti In matematica arriva la classifica nazionale L'esame di terza media servirà anche a confrontare le competenze La prova scritta nazionale degli esami di stato del primo ciclo di istruzione (ex licenza media) si svolgerà il 18 giugno prossimo e verterà sull'italiano e la matematica. Il ministero dell'istruzione, Mariastella Gelmini, ha già scelto le tracce e l'amministrazione ha inviato le prime disposizioni alle scuole, con una circolare emanata il 13 marzo scorso (n.32 reperibile sul sito: www.istruzione.it). La sezione di italiano sarà divisa in due parti. La prima sarà incentrata sulla comprensione della lettura, ovvero su di un testo narrativo ed uno espositivo seguito da quesiti; la seconda, invece, verterà su di una riflessione sulla lingua e su di una serie di quesiti su conoscenze grammaticali. I quesiti saranno sia a scelta multipla sia a risposta aperta. La sezione di matematica prevederà quesiti a scelta multipla e a risposta aperta sulle seguenti aree: numeri, geometria, relazioni e funzioni, misure, dati e previsioni. La natura della prova è tale da permettere una comparazione degli esiti a livello di classe, scuola, regione e paese. In questo modo, conta il ministero, sarà più facile fare una verifica sulla relae competenza degli studenti nella materia, che normalmente è quella che vede gli italiani in coda alle classifiche Ocse. Il congruo numero di domande riguardanti sezioni diverse della prova consentirà, inoltre, di esprimere una valutazione accurata per tutti gli allievi, anche in considerazione dell'opportunità di misurare gli esiti di studenti con caratteristiche differenti. Le prove strutturate di italiano sono state costruite e calibrate in modo tale da consentire una valutazione degli allievi di madre lingua non italiana, conservando i requisiti di affidabilità e di comparabilità della scala di valutazione. Per le minoranze linguistiche tedesche e slovene i testi della prova verranno predisposti in lingua madre. L'amministrazione ha anche invitato le scuole a verificare la correttezza dei dati presenti a sistema, integrandoli con quelli relativi al corrente anno scolastico. A questo proposito, tutte le istituzioni scolastiche statali e paritarie dovranno collegarsi con il sito dell'Invalsi (www.invalsi.it) dal 23 marzo al 24 aprile 2009, per la verifica dei propri dati anagrafici e per l'inserimento delle classi del terzo anno di corso e del rispettivo numero di alunni. E in più dovranno segnalare la presenza di eventuali candidati con disabilità visiva e il relativo supporto da utilizzare e, infine, l'eventuale numero di candidati esterni. All'esame saranno ammessi anche i privatisti, che dovranno presentare la domanda entro il 10 aprile prossimo.

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Adolescenti, generazione (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 31-03-2009)

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CAMPIONATO DI GIORNALISMO pag. 6 Adolescenti, generazione «zero» I GIOVANI L'ADOLESCENZA è un argomento delicato ed importante, specialmente al giorno d'oggi in cui troppi ragazzi prendono la vita come un gioco e il divertimento è l'unico aspetto interessante del mondo. Qualcuno li ha definiti generazione zero': zero impegno, zero responsabilità. Distratti a scuola, parlano troppo con i compagni, rispondono in malo modo ai professori, a volte maltrattano i più deboli. Per questi motivi, per ristabilire più ordine nelle classi, è stato ripristinato il valore del voto in condotta: con il 5 in pagella si viene bocciati! Tuttavia non è detto che questa impostazione - punire per insegnare un comportamento corretto - non allontani ancora di più gli adolescenti dal mondo dei grandi', di cui sono poco disposti ad accettarne le regole. Gli adulti, infatti, escludendoli, vengono percepiti come nemici e non come alleati. Intanto la cronaca riporta quotidianamente episodi agghiaccianti di cui spesso i protagonisti sono i giovani, gli stessi che dovranno essere gli adulti di domani. Molti di loro non sono minimamente pronti ad essere il nostro futuro'. Eterni bambini inconsapevoli, con una maturità mentale che tarda ad arrivare. Fortunatamente anche in questo caso è presente un rovescio della medaglia: altri giovani hanno voglia di mettersi in gioco, di dimostrare ciò che sanno fare: accettano consigli, studiano con serietà. No, non sono extraterrestri! Amano il divertimento sano, spensierato, senza pericoli, con amici veri. Soprattutto non ricorrono agli adulti solo quando c'è necessità di rimediare ad errori più o meno gravi, ma quando occorre essere guidati affinché la vita scorra su binari sicuri, senza deragliamento!

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Arcore, vertice Berlusconi-Bossi Il Carroccio la spunta su Brescia (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2009-03-31 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Provinciali E Caparini (Vigilanza) apre il fronte Rai: Tgr, troppo spazio a Formigoni Arcore, vertice Berlusconi-Bossi Il Carroccio la spunta su Brescia Ipotesi di intesa: a Milano e Torino candidati del Pdl Nei capoluoghi lombardo e piemontese Podestà e la Porchietto. Gelmini: «Il presidente ha privilegiato il rapporto con la Lega» MILANO — A Torino, la giovane Claudia Porchietto per il Pdl. A Brescia, il sottosegretario padano Daniele Molgora. La «quadra» sulle Provinciali, per dirla con Umberto Bossi, sembra trovata. E la Lega, in Lombardia, segna il punto: sei delle otto province che andranno al voto avranno un candidato di centrodestra espresso dal Carroccio. Il Pdl si dovrà consolare con Milano — in corsa, l'azzurro Guido Podestà — e Monza, con l'ex An Dario Allevi. Allarga le braccia il ministro all'Istruzione Mariastella Gelmini, che da bresciana molto si era spesa per il candidato Pdl Giuseppe Romele: «Il presidente ha voluto privilegiare il rapporto con la Lega, e avrà certamente avuto le sue buone ragioni». Gelmini chiude da soldato: «Ora, c'è soltanto da mettersi al lavoro per far vincere al centrodestra anche questa sfida». Se le prossime elezioni erano il punto numero uno, ieri sera ad Arcore c'era parecchia carne sul fuoco. Dal referendum elettorale al calendario delle riforme che, assicura Roberto Calderoli, nei prossimi giorni riceverà un deciso impulso con la presentazione di un testo alle opposizioni. L'appuntamento è stato anche il primo summit dopo la nascita del nuovo partito. E così, se la squadra leghista — Bossi, Calderoli e Roberto Cota — è arrivata intorno alle 20.30, Ignazio La Russa, Denis Verdini e Sandro Bondi erano nella villa del capo del governo già da un paio d'ore, insieme a Paolo Bonaiuti e Giulio Tremonti. Anche perché, spiega il ministro alla Difesa, «per il Pdl abbiamo di fronte adempimenti importanti, a partire dalla nomina dei segretari regionali». La questione dei referendum, tuttavia, resta delicata: il Carroccio neppure vuol sentirne parlare, mentre Gianfranco Fini li ha posti in agenda con la massima evidenza. «Noi — spiega La Russa — non abbiamo mai avuto l'intenzione di usare i referendum come un randello contro la Lega. Tanto che io stesso ho respinto subito la proposta del Pd di accorpare la consultazione alle Europee». Detto questo, prosegue il coordinatore Pdl, «neppure possiamo fare ostruzionismo: guai a dire di non andare a votare, guai a ostacolare un'occasione di democrazia ». Per contro, aggiunge La Russa, «io che pure sono per il sì ai referendum, non intendo chiedere alcuna facilitazione. Quello sì sarebbe scorretto nei confronti degli amici leghisti». Ci sono anche altre schermaglie. Giusto ieri, sia pur precisando che «La Lega è il nostro principale alleato», Roberto Formigoni ha ricordato che «gli elettori sulla scheda troveranno ancora due simboli diversi». Il secondo cazzotto dopo l'affondo di sabato contro la Lega «di lotta e di governo». La risposta è stata l'apertura di un fronte Rai: il commissario di Vigilanza padano Davide Caparini è passato all'attacco denunciando che «il tg regionale Rai della Lombardia ha violato il pluralismo politico discriminando la Lega Nord». Formigoni non è nominato, ma il messaggio è inequivocabile. Confronto Silvio Berlusconi al congresso del Pdl e, a destra, Umberto Bossi M. Cre.

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Scuole, la mappa del rischio Restauri solo in una su 4 (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-03-31 num: - pag: 22 categoria: REDAZIONALE Sicurezza Il ministero: già partiti i sopralluoghi. La Cgil: monitoraggio parziale Scuole, la mappa del rischio Restauri solo in una su 4 Oltre quattromila strutture hanno dai 100 ai 200 anni Di 6900 strutture è sconosciuta la data di costruzione, 803 sono ospitate in edifici adibiti ad altro scopo ROMA — Meno di un edificio scolastico su quattro è stato restaurato negli ultimi vent'anni. Eppure più di duemila strutture hanno più di due secoli. E quasi altrettante hanno raggiunto i cento anni. Eccola la mappa del rischio degli edifici scolastici che è in fase di elaborazione al ministero dell'Istruzione. Il Corriere della Sera è in grado di anticiparne i dati. Parlano da soli. Dei 43mila edifici che ospitano scuole di ogni ordine e grado, in tutto il territorio nazionale, solo uno su tre è stato costruito negli ultimi trent'anni. E gli altri? Ce ne sono più di mille (1.077) costruiti prima del-l'Ottocento: in epoche diverse che vanno indietro nel tempo fino al Cinquecento. Altrettanti (1.197) sono stati fabbricati nell'Ottocento. E 1.736 hanno una data di costruzione compresa tra il 1900 e il 1920. A questi se ne aggiungono altri 4.033 ultimati prima del dopoguerra, ovvero tra il 1920 e il 1945. Il 31% è stato costruito dal '76 a oggi, per la precisione 13.394 edifici. Senza tralasciare il fatto che di 6.900 edifici non è stata comunicata all'anagrafe scolastica la data di fabbricazione. In molti casi se ne è persa la memoria. Ma chissà quante ristrutturazioni hanno reso più sicuri gli edifici, viene da pensare incrociando le dita. Neanche per idea. All'anagrafe edilizia risultano ristrutturati dopo il 1990 appena 9.505 edifici, il 22% del totale. Ma non solo. Ci sono persino 803 scuole, molte delle quali al sud, ospitate in edifici costruiti ad altro scopo, spesso per farne appartamenti. Ogni crollo e ogni tragedia è stata seguita da promesse di intervento. I dati mostrano che non è andata così. E ora? In tempi di tagli annunciati la sicurezza sarà ancora dimenticata? Al ministero assicurano di no. Tutt'altro. «Stiamo completando l'anagrafe dei pericoli strutturali degli edifici che era iniziata nel '96, ma era ancora in alto mare» dice, soddisfatto, Gianni Bocchieri, capo della segreteria tecnica del ministro Gelmini. «E ora abbiamo costituito squadre miste (ministero dell'Istruzione e delle Infrastrutture, enti locali, protezione civile) che stanno già facendo sopralluoghi per segnalare altri possibili rischi: controsoffitti fatiscenti, librerie poco stabili, eccetera. Monitoreremo settimanalmente il loro lavoro che deve essere chiuso entro il 10 agosto, in modo da iniziare gli interventi più urgenti durante le vacanze. L'appello è a fare presto ». E i soldi? «Non abbiamo tagliato nulla. Il piano triennale è rimasto quello avviato dal precedente governo. In più abbiamo ottenuto che il Cipe aggiungesse un miliardo di euro per gli interventi. Inoltre intendiamo vigilare perché le risorse non siano disperse o dirottate in interventi non urgenti». Ma il segretario della Cgil Scuola, Mimmo Pantaleo, contesta la versione del ministero. «A noi non risulta che ci sia un rigoroso monitoraggio, tanto è vero che in molte regioni noi stiamo diffidando sindaci e dirigenti scolastici. O se c'è stato è stato molto parziale. Dopo quello che è successo a Rivoli c'era stato un dispiegamento di impegni. Ma non abbiamo visto niente. E nel frattempo invece si procede all'aumento di studenti per classe. Ci vuole cautela. Per fortuna a Verona non è successo nulla. Ma è stato solo un caso». Teresa Petrangolini di Cittadinanzattiva lamenta che «i soldi sono sempre gli stessi. Il Cipe ha solo sbloccato i

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LA razionalizzazione che, entro il 2010/2011, colpirà ... (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

RAVENNA CRONACA pag. 6 LA razionalizzazione che, entro il 2010/2011, colpirà ... LA razionalizzazione che, entro il 2010/2011, colpirà gli atenei italiani potrebbe mettere in pericolo anche alcuni corsi ravennati. In particolare quello di Archivistica e biblioteconomia, biennale di Conservazione dei beni culturali, e Tecnologie per la conservazione e il restauro dei beni culturali (Tecore), triennale interfacoltà di Scienze e Beni culturali. Il problema sono gli iscritti: 13 matricole per la prima, 14 per la seconda. Troppo poche per superare l'esame dei requisiti che, secondo il decreto 270 del 2004, entro l'anno accademico 2010/2011, dovranno accomunare tutti i corsi universitari della Penisola. Al momento non è stata presa alcuna decisione ufficiale, Bologna si è limitata a segnalazioni interne nei confronti dei corsi a rischio. QUESTA volta infatti l'Ateneo è stato più realista del re', nel senso che da tempo, proprio in previsione dell'applicazione del decreto 270, si occupa di verificare i corsi e il relativo numero di studenti iscritti, e i parametri introdotti sono ancora più restrittivi rispetto a quelli ministeriali. Resta da capire quando osservazioni e segnalazioni si trasformeranno in azioni concrete, quando cioè la scure cadrà sui corsi troppo poco frequentati. Bologna sta decidendo in che modo muoversi. Perché se è vero che il termine ultimo è il 2010, non è escluso che si debbano prendere provvedimenti anche prima, soprattutto alla luce dei tagli alle risorse annunciati dal Ministero. I REQUISITI richiesti ai corsi sono relativi al numero minimo di docenti, alla trasparenza sugli obiettivi e sui risultati e al numero minimo di matricole, che può variare da 10 a 50 a seconda della classe di laurea. Molti corsi di laurea infatti superano solo apparentemente lo scoglio del numero minimo di immatricolazioni, perché spesso al loro interno sono frammentati in diversi curricula che, presi uno ad uno, difficilmente passerebbero indenni ai controlli. Conservazione dei Beni culturali, da questo punto di vista, ha fatto un percorso contrario: la facoltà ha infatti una sola triennale, e questo la mette al riparo dal pericolo. Il ministro dell'Università, Maria Stella Gelmini, dal canto suo ha mostrato grande ottimismo annunciando per l'anno prossimo un'ulteriore riduzione del 20 per cento dei corsi di laurea esistenti. a.c.

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Lega-Pdl, il puzzle delle amministrative Bossi la spunta a Brescia, non a Torino (sezione: Scuola)

( da "Repubblica.it" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

MILANO - Primo vertice tra alleati dopo il battesimo del Pdl, ma sul desco di Arcore - dove ieri in serata Berlusconi incontra prima i coordinatori nazionali del partito, quindi i leghisti Bossi, Calderoli e Cota - c'è un elenco sterminato di pratiche da affrontare. A cominciare dalle candidature per le amministrative di giugno. Il clima post-congresso certo non aiuta, e solo in extremis la Lega incassa l'investitura di un suo uomo, Daniele Molgora per la corsa alla Provincia di Brescia. Ma deve cedere su Torino, dove alle provinciali sarà candidata la pidiellina Claudia Porchietto. Via libera dunque alla piazza più importante: a Milano il candidato presidente è il berlusconiano Guido Podestà. Però la trattativa è stata difficile: il Senatur ha drizzato le antenne dopo l'uscita pro-referendum di Gianfranco Fini, preoccupato anche dall'obiettivo dichiarato da Berlusconi ("puntiamo al 51 per cento"). Nel puzzle delle candidature, ha tenuto banco il caso Torino. Il Carroccio ha insistito con Elena Maccanti, mentre il Pdl contrapponeva il nome della numero uno dell'Api Porchietto. Il rischio - che però Berlusconi non voleva assolutamente correre - era di un clamoroso divorzio elettorale, con due candidati presidenti del centrodestra. E ha preferito mollare, dopo essersi appartata con Bossi, su Brescia, dove il Pdl aveva già candidato l'azzurro Romele, legato al ministro Gelmini. Altri problemi, risolti all'ultimo, a Padova: una poltrona per due aspiranti presidenti, il candidato sarà del Pdl. Ma nelle ultime ore a Monza il Carroccio ha minacciato più o meno esplicitamente di non sostenere la corsa di Dario Allevi (ex An) per la guida della nuova Provincia. Motivo: Allevi è legato a La Russa, e il ministro della Difesa si è più volte espresso a favore dell'abolizione delle Province. OAS_RICH('Middle'); Sullo sfondo, ci sono inoltre le regionali dell'anno prossimo. Il Carroccio ha già prenotato il Veneto, ma nel movimento c'è chi sostiene che il vero obiettivo di Bossi sarebbe la presidenza della Lombardia, dove Roberto Formigoni - che non riesce proprio a fare il salto verso Roma - ha già annunciato di ricandidarsi: per la quarta volta. Di recente, tra l'altro, il governatore è stato protagonista di un vivace battibecco con la Lega, un po' troppo "di lotta", oltre che di governo (il suo). Ieri gli ha risposto Roberto Maroni: "Formigoni dovrebbe ricordare che se non fosse stato per noi il governo avrebbe impugnato la legge regionale sull'acqua approvata dalla Lombardia". Nelle ultime ore, e sempre in Lombardia, si è aperto un altro fronte. Sulla Rai. I parlamentari leghisti Davide Caparini, bresciano e segretario di presidenza nella Commissione Vigilanza, e il milanese Matteo Salvini, citano i dati dell'Osservatorio di Pavia e accusano il Tg regionale di "discriminare la Lega" a favore di Forza Italia e An, oltre che del Pd. Di qui la richiesta al presidente della Vigilanza Sergio Zavoli di convocare il responsabile del Tg regionale. È un siluro anche a Formigoni. Poi c'è il braccio di ferro su A2A, la ex municipalizzata milanese dell'energia che si è fusa con la "sorella" di Brescia. Bossi si è lamentato con Letizia Moratti: basta con il sistema duale che ora regge la società (consiglio di gestione e di vigilanza), bisogna tornare a un unico cda. Senza contare i corposi distinguo dei leghisti sull'Expo che stenta a decollare. Il primo a parlare di possibile commissariamento da parte del governo è stato il sottosegretario Roberto Castelli, ma a dare filo da torcere al sindaco di Milano c'era fino a qualche tempo l'ex parlamentare Dario Fruscio. Che infatti è stato costretto a dimettersi dal collegio sindacale della società di gestione dell'Expo. (31 marzo 2009

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Sicurezza Il ministero: già partiti i sopralluoghi. La Cgil: monitoraggio parziale (sezione: Scuola)

( da "Corriere.it" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

Sicurezza Il ministero: già partiti i sopralluoghi. La Cgil: monitoraggio parziale Scuole, la mappa del rischio Restauri solo in una su 4 Oltre quattromila strutture hanno dai 100 ai 200 anni. Di 6900 strutture è sconosciuta la data di costruzione Le rovine della scuola Francesco Jovine, crollata a San Giuliano di Puglia il 31 ottobre del 2002, causando la morte di 27 bambini e una maestra (Ansa) ROMA Meno di un edificio scolastico su quattro è stato restaurato negli ultimi vent'anni. Eppure più di duemila strutture hanno più di due secoli. E quasi altrettante hanno raggiunto i cento anni. Eccola la mappa del rischio degli edifici scolastici che è in fase di elaborazione al ministero dell'Istruzione. Il Corriere della Sera è in grado di anticiparne i dati. Parlano da soli. Dei 43mila edifici che ospitano scuole di ogni ordine e grado, in tutto il territorio nazionale, solo uno su tre è stato costruito negli ultimi trent'anni. E gli altri? Ce ne sono più di mille (1.077) costruiti prima dell'Ottocento: in epoche diverse che vanno indietro nel tempo fino al Cinquecento. Altrettanti (1.197) sono stati fabbricati nell'Ottocento. E 1.736 hanno una data di costruzione compresa tra il 1900 e il 1920. A questi se ne aggiungono altri 4.033 ultimati prima del dopoguerra, ovvero tra il 1920 e il 1945. Il 31% è stato costruito dal '76 a oggi, per la precisione 13.394 edifici. Senza tralasciare il fatto che di 6.900 edifici non è stata comunicata all'anagrafe scolastica la data di fabbricazione. In molti casi se ne è persa la memoria. Ma chissà quante ristrutturazioni hanno reso più sicuri gli edifici, viene da pensare incrociando le dita. Neanche per idea. All'anagrafe edilizia risultano ristrutturati dopo il 1990 appena 9.505 edifici, il 22% del totale. Ma non solo. Ci sono persino 803 scuole, molte delle quali al sud, ospitate in edifici costruiti ad altro scopo, spesso per farne appartamenti. Ogni crollo e ogni tragedia è stata seguita da promesse di intervento. I dati mostrano che non è andata così. E ora? In tempi di tagli annunciati la sicurezza sarà ancora dimenticata? Al ministero assicurano di no. Tutt'altro. «Stiamo completando l'anagrafe dei pericoli strutturali degli edifici che era iniziata nel '96, ma era ancora in alto mare» dice, soddisfatto, Gianni Bocchieri, capo della segreteria tecnica del ministro Gelmini. «E ora abbiamo costituito squadre miste (ministero dell'Istruzione e delle Infrastrutture, enti locali, protezione civile) che stanno già facendo sopralluoghi per segnalare altri possibili rischi: controsoffitti fatiscenti, librerie poco stabili, eccetera. Monitoreremo settimanalmente il loro lavoro che deve essere chiuso entro il 10 agosto, in modo da iniziare gli interventi più urgenti durante le vacanze. L'appello è a fare presto». E i soldi? «Non abbiamo tagliato nulla. Il piano triennale è rimasto quello avviato dal precedente governo. In più abbiamo ottenuto che il Cipe aggiungesse un miliardo di euro per gli interventi. Inoltre intendiamo vigilare perché le risorse non siano disperse o dirottate in interventi non urgenti». Ma il segretario della Cgil Scuola, Mimmo Pantaleo, contesta la versione del ministero. «A noi non risulta che ci sia un rigoroso monitoraggio, tanto è vero che in molte regioni noi stiamo diffidando sindaci e dirigenti scolastici. O se c'è stato è stato molto parziale. Dopo quello che è successo a Rivoli c'era stato un dispiegamento di impegni. Ma non abbiamo visto niente. E nel frattempo invece si procede all'aumento di studenti per classe. Ci vuole cautela. Per fortuna a Verona non è successo nulla. Ma è stato solo un caso». Teresa Petrangolini di Cittadinanzattiva lamenta che «i soldi sono sempre gli stessi. Il Cipe ha solo sbloccato i fondi che erano stati promessi dopo il crollo della scuola di San Giuliano. Siamo contenti. Ma l'impressione è che si vada avanti a singhiozzo, di tragedia in tragedia, per un problema che invece è molto sentito dai cittadini». Silvia Bollani, responsabile sicurezza nelle scuole, per Altroconsumo mette in guardia anche sulla qualità degli interventi: «Finora le ristrutturazioni venivano decise con gare al ribasso. E nelle scuole non c'è la professionalità per valutare poi se il lavoro è stato fatto a regola d'arte. Occorre vigilare anche su questo». Virginia Piccolillo stampa |

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Giovani politici: (sezione: Scuola)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

Oristano e Provincia Pagina 4015 Il caso. Le nuove leve dei vari schieramenti bocciano difetti e approssimazione dei big oristanesi Giovani politici: «Via i giurassici» Il caso.. Le nuove leve dei vari schieramenti bocciano difetti e approssimazione dei big oristanesi Destra e sinistra attaccano i baroni e le clientele --> Destra e sinistra attaccano i baroni e le clientele Immobilismo e approssimazione lasciano il posto a determinazione e voglia di fare. Ecco i politici ventiquattrenni. La passione e la determinazione sono le stesse. Si stanno affacciando alla politica, ma hanno le idee chiare, spesso più dei colleghi “attempati”. Altro che politica con i capelli grigi. Lontano dai palazzi, esiste un sottobosco di giovani attivi e impegnati. Senza rinunciare ai passatempi dei 24 anni (questa è l'età media della futura classe dirigente), i ragazzi si avvicinano con entusiasmo alla politica. Sono soprattutto studenti, molti hanno già in tasca una laurea e rappresentano un ricco vivaio per i partiti. Sinistra, destra e centro: tutti i grandi simboli rientrano nel panorama giovanile. E se per vedere nascere il Pdl junior si dovrà aspettare, sono più vivi che mai Azione Giovani (An) e i Giovani per la Libertà (Forza Italia). Dall'altra parte i Giovani democratici, la Sinistra comunista e la Federazione giovani socialisti. Completa il quadro l'Udc (Riformatori e Fortza paris vantano numerosi giovani anche se non sono stati costituiti i gruppi). Attenti allo scenario che li circonda, sanno quali sono gli errori da non ripetere. DESTRA «Non ci piace la preparazione approssimativa di alcuni nostri politici - spiega Antonio Iatalese coordinatore provinciale dei Giovani per la Libertà. - Molti non sono disponibili, a meno che non ci sia un tornaconto in voti». Per i ragazzi la politica dovrebbe essere davvero «al servizio dei cittadini», va avanti. Rincara la dose Alberto Cauli, presidente di Azione giovani e consigliere comunale: «Basta con l'immobilismo, se si crede in un'idea bisogna darle gambe. Servirebbe un ricambio generazionale». All'indice anche il clientelismo e «una politica che fa gli interessi personali», attacca Paolo Baroli (Udc). SINISTRA I colleghi di centrosinistra storcono il naso per «beghe e litigi - osserva Gabriele Sardu, Giovani democratici. - Questo è il metodo che ha fatto crollare già troppi governi». Mentre Paolo Angioi (Giovani socialisti) se la prende «con una politica stagnante e chiusa». Tutti sostengono l'importanza del confronto, tant'è che i vari gruppi si riuniscono quasi settimanalmente. Incontri che spesso si concludono in pizzeria, ma che servono anche per mettere a punto interessanti progetti. C'è chi organizza seminari, chi si impegna per il lavoro, la tutela dell'università o dell'ambiente, per la riforma della scuola. «Spesso i ragazzi più grandi organizzano corsi di recupero per chi è un po' indietro - spiega Ettore Dettori, Sinistra autonomista, - e anche questo è un modo per contrastare la riforma Gelmini». Esiste, inoltre, un contatto diretto e una collaborazione tra i vari gruppi (mediamente ognuno conta una cinquantina di aderenti). Una sorta di impegno bipartisan, che spinge i ragazzi a mettere da parte le bandiere davanti a ideali e progetti comuni. E questa volta sono i giovani a dare una bella lezione ai politici "adulti". Loro dovrebbero prendere esempio. VALERIA PINNA

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Primo confronto Rondoni-Balzani all'hotel della città | DIRETTA (sezione: Scuola)

( da "RomagnaOggi.it" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

31 marzo 2009 - 10.27 (Ultima Modifica: 31 marzo 2009) Stretta di mano tra Roberto Balzani e Alessandro Rondoni Primo confronto pubblico tra i due principali candidati sindaci di Forlì, Alessandro Rondoni e Roberto Balzani. Martedì mattina all'Hotel della Città, si è svolto un primo ‘duello' organizzato dalla redazione forlivese del "Corriere Romagna". Un incontro basato sulle domande raccolte dall'autorevole quotidiano locale tra i propri lettori. Sul tema dei rapporti con la Lega Nord, Rondoni ha ribadito di "non avere preclusioni", mentre Balzani ha spiegato di volere "una città più capoluogo". (Aggiornamenti in tempo reale) > GALLERIA FOTOGRAFICA Dopo l'introduzione del caporedattore Gaetano Foggetti, è il giornalista Pietro Caruso a porgere le domande ai due candidati. Il primo quesito è per Alessandro Rondoni e riguarda i rapporti con la Lega Nord. "La Lega Nord sta amministrando in molti comuni del nord-est e lo fa in modo democratico ed efficiente; inoltre è il partito più antico che siede in parlamento e questo fa capire quanto siano cambiate le cose negli ultimi anni". Da cattolico, ha aggiunto Rondoni, "non ha alcuna preclusione, ma certo - a proposito di ronde - non faremo nulla fuori dalla legge". Poi un lettore chiede a Balzani perché la coalizione che sostiene Alessandro Rondoni non ha accolto "Viva Forlì", il movimento civico fondato dal giornalista sportivo Marino Bartoletti, presente tra il pubblico al dibattito. E il candidato del Pd, dopo la risata del ristretto pubblico di una cinquantina di persone, dice chiaramente che sul punto "non ho nulla da dire". Cosa vi differenzia sul futuro della nostra città? Balzani: "In primo luogo Forlì deve giocare un ruolo al di fuori di sé stessa, avere relazioni con i comuni del comprensorio, del circondario e del territorio molto più strette. Deve essere di più città capoluogo, utilizzando anche il potenziale che è dentro l'università e dentro le generazioni che hanno avuto esperienze estern". Altro punto per Balzani è la "difesa dei livelli di Welfare della nostra città, che ha raggiunto livelli tra i più alti nel nostro paese, con una buona integrazione tra pubblico e privato e questi livelli bisogna conservarli per il futuro". "La terza differenza - prosegue Balzani - riguarda lo sviluppo del territorio, che va aggettivato. Questo sviluppo fino ad oggi è caratterizzato con piccole medie imprese, conto-terzisti, con una forte espansione dell'edilizia: questo modello va ripensato, con un uso più accorto del territorio, inserendo una maggior dotazione tecnologica nelle nostre imprese". Rondoni: "Con Roberto ci siamo già confrontati ai tempi del liceo. Lui ha una tradizione culturale di un certo tipo, lui di un'altra: ma c'è bisogno di questa diversità. Vedo che Roberto è molto impegnato nel tenere insieme il Pd, io non ho alcun impegno verso il Pd, mentre io sono molto impegnato a girare corso della Repubblica. Io lavoro rasoterra perché il mio interlocutore è solo il cittadino, non qualche coalizione o partito. "Un'altra diversità - aggiunge Rondoni - è una concezione diversa di sviluppo economico. Qualunque sviluppo noi pensiamo, in tempo di carenza di risorse pubbliche, dovremo chiamare a concorrere il privato, quindi occorre aprire con coraggio nel 2009 per qualunque progetto di sviluppo, quello che già si sta facendo con il project financing". Ambiente Rondoni: "Ambiente significa anche scritte sui muri: noi abbiamo 50mila visitatori alla mostra del Canova, ma anche una scritta enorme sui muri limitrofi. Non dobbiamo abituarci al brutto e al degrado; ma da qui bisogna aprire un ragionamento fino alle fonti rinnovabili". "La chiusura del centro al giovedì va analizzato e capito se è davvero efficace - prosegue Rondoni - in materia di qualità dell'aria bisogna fare di più e meglio". Se il 20% del pil forlivese è ancora depositato nell'agricoltura, chi amministrerà nei prossimi anni dovrà mettere insieme ambiente ed energia: non possiamo essere quelli del no, che fermano tutto". Balzani: "E' chiaro che dal punto di vista delle emissioni di Co2 il problema fondamentale è il traffico veicolare. Il tema della mobilità è quindi centrale, è necessario sistemare la viabilità completando gli assi di scorrimento veloci, per poi ripensare l'approccio e la mobilità in centro, pensando a forme diverse dal passato". "Dobbiamo tenere insieme diversi elementi: mobilità, diminuzione dei rifiuti, interventi sul centro storico (che devono essere fortemente coordinati). Ci vorrà un sistema partecipato per fare queste azioni, senza dirigismi, mettendo in campo un progetto educativo per riuscire a cmounicare questi interventi ai cittadini perché sappiano ciò che sta avvenendo. L'ambiente è un problema che va affrontato con un progetto complessivo". "Bisogna poi chiarire con Hera su come intervenire con gli inceneritori, perché le emissioni di diossina non si riescono a controllare fino in fondo". Quale cultura a Forlì? Balzani: "Il primo punto è la tutela del patrimonio esistente, che noi abbiamo il dovere di passare alle altre generazioni, altrimenti tra 20 anni non ci sarà più niente da valorizzare. Non spetta al Comune avere una politica culturale nel senso di intromissioni nelle scelte individuali, ma c'è una relazione sociale tra tre culture presenti oggi in città: la cultura tradizionale folklorico-dialettale, la cultura italiana e la cultura dei migranti. Queste tre culture devono dialogare tra loro. Deve però esserci un libero mercato delle idee". Rondoni: "Rispetto di tutte le persone e di tutte le idee, rispetto della legalità, sia per i cittadini che ci sono da sempre che per quelli che ci sono da poco tempo. A settembre sono stato in Romania e da quando sono tornato ho fatto feste con loro perché questi ponti sono fatti che accadono in città e fanno bene per noi. Sono stato nella panchina sotto Aurelio Saffi, che ormai è una succursale del mio comitato, sono stato al chiostro di San Mercuriale, e ho sentito soprattutto un bisogno di attenzione nei loro confronti. Sulle grandi mostre bisogna ringraziare la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, che attira verso la nostra città un'attenzione globale, a tutti i livelli". "Non si chieda, però, alla Fondazione di fare l'assessorato in più: è un ente autonomo che la sua giusta forma di spedere i soldi e questo deve essere assolutamente libero. Cultura significa coltivazione dell'umano e questo non può essere a beneficio di un apparato o di un ente, ma nella libertà individuale di ciascun cittadino. Chiederò che oltre ai contenitori si valorizzino i soggetti: non sarei qui oggi se non avessi incontrato nella mia vita giovanile associazioni culturali, circoli, momenti di sana partecipazione che hanno contribuito alla mia formazione culturale. No ai finanziamenti a pioggia, ma va aiutato chi organizza mostre e rassegne. Se la Fondazione avesse qualche difficoltà economica, come gestiremmo tutti questi contenitori?". Sanità e farmaci Rondoni: "A Forlì abbiamo delle eccellenze, stiamo lavorando in un sistema dove è possibile razionalizzare alcuni processi come quello del pronto soccorso e la guardia medica. Colgo l'occasione, però, anche per segnalare che occorre dare una risposta al fatto che solo in due punti vendita è possibile acquistare farmaci per malati cronici". Balzani: "I nuclei di cure primarie che dovrebbero rappresentare sul territorio una risposta al congestionamento del pronto soccorso, vanno potenziati e valorizzati, facendoli conoscere ai cittadini. Gli investimenti fatti sulla sanità mi pare che rendano la nostra città una realtà assolutamente non scadente". Servizi cimiteriali Balzani: "E' un argomento sul quale non so praticamente nulla, confesso sotto questo profilo la mia totale ignoranza. Questa domanda mi consentirà di approfondire questo argomento". Rondoni: "Il cimitero è un luogo della memoria e deve essere mantenuto come un monumento della città, che deve significare il bene che hanno fatto i cittadini. Per questo occorre contingentare i tempi della burocrazia, si deve tenere presente che si stanno piangendo i propri cari e bisogna avere rispetto". Quanti sono gli assessori necessari? Balzani: "Sono necessari meno assessori di quelli di oggi". Rondoni: "Sicuramente farò una proposta giovedì sera al Salone comunale, ma credo anche io meno di quelli attuali. C'è bisogno di qualità ed esperienza, abbassando al contempo i costi della politica. Ma una sorpresina su questo la farò giovedì sera". Casa di riposo Zangheri: Fondazione o Asp? Rondoni: "Io sono per la Fondazione, perché il privato che ha fatto un'azione meritoria per tutta la città non può sentirsi braccato dall'ente pubblico come se qualcosa andasse male. Lì sta andando tutto talmente così bene che tanta gente sta lasciando alla ‘Zangheri' la propria eredità. E' un ciclo virtuoso che non bisogna interrompere. E' centrale il principio della sussidiarietà". Balzani: "Il livello di copertura dei servizi per gli anziani è molto alto nel nostro territorio. Il pubblico è teso a creare degli standard qualitativi, dentro i quali anche le strutture private devono rientrare sotto ogni profilo. All'interno di questo non vedo alcun ostacolo al che una struttura come la Zangheri possa collocarsi con un profilo di Fondazione. Le Asp hanno senso se riescono a fare forte economie di scala, come succede ad esempio nell'area bolognese. Mi piace molto un consiglio d'amministraizone in cui nessuno prende soldi e auspicherei che ciò avvenisse anche in altre Fondazioni". Anziani e potere d'acquisto Balzani: "Una parte consistente degli investimenti sanitari del nostro territorio è destinata all'assistenza agli over 65. Chiaro che il problema consiste nel fatto che oggi riusciamo a tenere questi livelli, ma tra dieci anni quando ci sarà una longevità maggiore, sarà più difficile riuscire a mantenere questa qualità. Bisogna riuscire a recuperare delle funzioni sociali importantissime volte a quegli anziani soli, che hanno famiglie frantumate, figli lontani: c'è il bisogno del recupero di una funzione civica. Su questo terreno si può fare molto coinvolgendo queste persone abbassando il loro ‘peso' sulla struttura del Welfare e inserirle nel vantaggio collettivo, dentro le scuole, vicino ai bambini, per rimetterli in gioco e a servizio della comunità. Rondoni: "il sistema del welfare va calibrato sulla presenza sempre maggiore degli anziani. Ma vorrei dare qualche linea di indirizzo: dovremo comunque come principio cardine non pensare che una amministrazione comunale abbia risorse infinite. Bisogna aiutare chi aiuta, le grandi rete di volontariato che in maniera generoso e diffusa sul territorio hanno creato modalità di assistenza e socializzazione. Occorre introdurre una sorta di servizio civile per gli anziani, proprio per quelle funzioni sociali di presenza nella città come ad esempio davanti alle scuole. Dobbiamo favorire il ricambio generazionale, la trasmissione culturale dagli anziani alle nuove generazioni". Giovani laureati Rondoni: "Ho incontrato molti giovani e universitari: tre sono le richieste specifiche. Mensa universitaria, aula di studio serale perché quella esistenze chiude alle 19.15 e l'unica realtà attiva è quella di via Valverde che è però connotata politicamente. La terza priorità è il trasporto pubblico serale. L'Università ci pone due domande: quanti laureati forlivesi hanno aperto una nuova attività a Forlì? Quanto sviluppo economico ha prodotto l'insediamento universitario nel nostro territorio (al di là di bar, copisterie e affitti)? Queste domande ci servono per indirizzare meglio il lavoro dei nostri insediamenti. Forlì la sera è morta, lo dicono i giovani che vengono da altre città. Andrebbe poi rivisitato il discorso degli affitti". Balzani: "I problemi degli universitari a Ravenna sono gli stessi. Provate a immaginare Forlì senza l'Università, sarebbe stata una città veramente in grave declino, perché l'indotto portato dall'Università e l'elevazione dei livelli culturali generali è stato veramente incredibile e lo vedremo nel tempo. Il problema dell'Università è generale del nostro paese: la ricerca è ricerca pura, non applicata. Abbiamo investito molto sugli insediamenti, sul portare qua studenti: adesso si è chiuso con l'assegnazione delle facoltà, del finanziamento alla didattica si occupa l'Ateneo e non più la Serinar, che può finanziare quella ricerca che può essere utile anche alle imprese del nostro territorio. Imprese che, essendo di rango medio-piccolo, danno poche possibilità di impiego qualificato ad ingegneri di grande qualità, perché non c'è dentro la struttura d'impresa il ruolo per queste persone: dobbiamo sopperire a questo deficit per portare questi figure ad avere un'utilità all'interno delle imprese, facendo capire ai nostri imprenditori che è loro interessi aprirsi. La Pubblica amministrazione può chiamare i neo-laureati più brillante a cooperare con il Comune su alcuni aspetti per dare l'esempio. Iper e commercio Rondoni: "La priorità è più centro storico, occorre che anche gli imprenditori commerciali sappiano dare uno nuovo slancio alle proprie attività. L'errore è che l'iper viene calato come qualcosa dall'alto mentre bisognava prima di tutto provocare l'abbellimento e la qualità del centro storico. Ho rispetto per il lavoro della magistratura, ma è evidente che qualcosa non è andato. Sull'ampliamento mi pare di aver avvertito che la città non fosse molto favorevole. Frequentando il casello dell'autostrada, direi che visto che c'è occorre completare l'opera". Balzani: "Con l'iper è la fine di un ciclo. Nella prossima legislatura le politiche per il centro storico e quelle di consumo devono essere diverse da quelle compiute fino ad oggi. In quel caso si è trattato di una disorganizzazione tra livello comunale e provinciale, cui si affiancano errori commessi dalla proprietà, questo è sicuro. La lezione che traggo dall'iper, al di là del giudizio storico su un'opera che va comunque conclusa, è duplice: il primo punto è che il territorio così non lo possiamo più usare, il secondo è che l'organizzazione degli uffici tra Provincia e Comune va migliorata perché così non può andare". Giovani Rondoni: "Dobbiamo creare comunità, dare occasioni di incontro, aiutare i luoghi edcuativi. I giovani che si sposano potrebbero trovare nella pubblica amministrazione un maggior sostegno: la famiglia è un soggetto importante economicamente e anche per questo va sostenuta. Servono progetti mirati per coinvolgere i giovani, senza dimenticare il mondo dello sport, che è di eccellenza a livello giovanile. Lo dico perché tifo per le squadre forlivesi, partecipo alle partite e vedo un grande entusiasmo che va valorizzato: dobbiamo investire sulle squadre e sui valori sociali che lo sport genera e rappresenta. I giovani vanno aiutati con percorsi formativi e culturali: a Forlì ci sono associazioni che possono aiutare i giovani che vanno sostenute, ma la prima priorità è favorire l'aggregazione. Balzani: "Siamo di fronte a una categoria di ragazzi, soprattutto dalle medie in poi, in disagio non per particolari handicap. E' un gruppo molto consistente sui quali gli insegnanti sono impotenti, ma questa è una fascia ad alto rischio di devianza. E con la riforma Gelmini le cose sono ancora più catastrofiche, perché si tratta di una straordinaria ipocrisia: è stato un taglio economico che ha prodotto una scuola meno efficiente e più povera, che ha prodotto una scuola che gli insegnanti non sono in grado di applicare. Questa del disagio giovanile è una nuova categoria che deve entrare tra gli interventi previsti dal sistema pubblico di welfare. Lo sport è un'ottima forma per affrontare questa emergenza, ma questi giovani lo sport non lo praticano. Questa è una di quelle sfide sulle quale non ci sono risposte a priori, ma certo qui ci giochiamo una fetta importante delle nostre future generazioni". Finanziamenti alle scuole, anche quelle private Balzani: "Bisogna continuare sul sostegno congiunto tra pubblico a privato, come già si sta facendo in città". Rondoni: "Qualità della scuola pubblica così come di quella di origine privata, il sistema di integrazione tra questi due mondi deve essere ancora più forte a Forlì". Politiche dell'immigrazione e centro storico Rondoni: "Sabato scorso all'apertura del Comitato elettorale, il primo voto pubblico che è stato dichiarato è arrivato da una cittadina immigrata, questo è importante anche per sfatare certi miti. I cittadini sono uguali per tutti per legge e questo principio va mantenuto. I cittadini forlivesi hanno assistito a due importanti immigrazioni, quella dei cittadini stranieri e l'altra degli universitari. Le emergenze sono altre: ci sono italiani che dormono in auto, situazioni paradossali che non possiamo far finta di non vedere. Il bisogno va affrontato da qualunque parte arriva. Io sono per la ‘movida' forlivese, è scandaloso che i nostri cittadini vadano al "Verdi" a Cesena o a Milano Marittima lasciando la città sola e buia: i mercoledì in centro hanno vivacizzato di colpo il centro storico cittadino, facendo immediatamente crescere il senso di sicurezza in centro. Bisogna agevolare la voglia di investimenti, la burocrazia deve snellirsi: i giovani hanno enormi possibilità di creatività. Ero al Boulevard l'altra sera, c'era molta gente e alle 11.30 c'erano già i vigili urbani a fare le multe alle auto in sosta". Balzani: "Alle persone occorre dare le giuste risposte ai differenti bisogni. Noi eravamo abituati a schemi nei quali le famiglie con due figli erano la stragrande maggioranza; oggi non è più così e occorre dare adeguate risposte anche dal punto di vista abitativo, andando incontro anche ai gruppi familiari più ristretti. La pianificazione di queste cose non può avvenire sulla base della discriminazione per il fatto che uno è migrante o no. Condivido l'idea di una maggiore apertura alle iniziative serali in centro storico, tenendo conto anche delle esigenze dei residenti. Pensiamo, però, a cosa ha significato vivacizzare la zona di piazza Cavour, che un tempo era una zona di drogati. Anche in questo caso occorre coinvolgere i cittadini nelle azioni che decideremo di intraprendere per rivitalizzare il centro". Affidi Rondoni: "L'affido è importante secondo i criteri che la legge determina. Io sono stato uno di quelli che quando ha assistito al drammatico caso sugli affidi finito sulle cronache nazionali cercando di far capire che se c'è un caso che non ha significato, non è che tutto il sistema del welfare non funziona. L'importate è agire in trasparenza, soprattutto quando parliamo di minori. Certo è che vorrei vedere da parte delle associazioni che concorrono a questa rete diffusa, bella e florida del welfare locale, un sistema di autoregolamentazione. Balzani: "Su questo tema Rondoni ha risposto anche per me". Perché votare uno dei due Rondoni: "A Forlì c'è un cambiamento in atto, come segnalano le primarie. Ma qual è il cambiamento? Siccome la città di Forlì nel 2009 si candida ad essere una nuova città, da dove può arrivare la città? Io e Roberto saremo insieme il giorno dopo le elezioni a lavorare insieme per Forlì, ma certo vedo il cambiamento più verso una certa parte... La continuità col passato chi ce l'ha di più? Con Roberto avrei fatto volentieri una bella lista civica. La Forlì' dopo le elezioni sarà enormemente diversa da quella tradizionale. Balzani: "Queste elezioni cambieranno il volto della vita amministrativa in Romagna, non solo a Forlì. Quello che succede qua a giugno cambierà equilibri che saranno sperimentati anche da altre parti. Mi sono riproposto di non mettere mai in evidenza gli effetti personali dell'avversario; parlo di quello che sto facendo io. E' necessario portare masse dentro un'idea nuova di Forlì, c'è bisogno di riorientare e persuadere migliaia di persone a questo disegno, non solo attraverso il voto ma attraverso strumenti partecipativi come le primarie. A destra non c'è solo il candidato indipendente, ma anche lì ci sono partiti e strutture organizzate. Il mio obiettivo è alterare i processi di partecipazione politica anche a livello partitico. Questa è stata la mia sfida. Aeroporto di Forlì Rondoni: "sono uno strenuo difensore dell'aeroporto, è la struttura più importante per lo sviluppo economico di Forlì. Dobbiamo difenderlo a tutti i costi e fare tutto il possibile per valorizzarlo. Ho fatto i complimenti al presidente di Seaf, Franco Rusticali. Occorre un dialogo con Rimini e con Bologna, ma è chiaro che il privato deve entrare dentro l'aeroporto, ma l'impegno deve essere volto ad attivare tutto quello che è necessario per far capire che la presenza dell'aeroporto è qualcosa di estremamente significativo per la città. L'allargamento della mente non è un percorso virtuale, ma anche fisico. Balzani: "Il problema è di costi e di sostenibilità industriale dei progetti che sono stati messi in campo: sul rilancio dell'aeroporto e dell'inserimento dei privati vanno verificati i piani industriali, perché l'operazione è fattibile solo se ha la possibilità di stare in piedi nel tempo. Una volta che avremo i documenti precisi e definitivi, vedremo se è una cosa che effettivamente sostenibile. Certo è che l'aeroporto è un'infrastruttura positiva per il nostro territorio. Via Emilia-bis Rondoni: "Sicuramente arrivare a Cesena oggi è un problema più di tanti anni fa, occorre collegarsi al più presto con l'E45, poi c'è il problema del collegamento con Ravenna. Va risistemato tutto l'insieme della viabilità e delle infrastrutture, uscendo da una logica partitocratica, lavorando ‘insieme' per andare a chiedere gli investimenti, perché Forlì non può essere penalizzata solo per la diversità dei colori politiche dei diversi livelli amministrativi. Il mio sarà un appello alla forlivesità. Balzani: "E' ottimistico pensare che la via Emilia-bis si possa sostenere solo con il pagamento del pedaggio. Quello che mi preoccupa è il tracciato, il capire quanto territorio deve essere consumato per riuscire a fare l'allacciamento con la via Emilia-bis. Bisogna capire qual è il tracciato, che non conosce neppure il candidato del Pd a Cesena, Paolo Lucchi". Le coalizioni: domanda di Marino Bartoletti Il giornalista, fondatore del movimento civico "Viva Forlì" chiede perché per Balzani è stato possibile creare una coalizione mentre per Rondoni no? Balzani: "Ci siamo messi attorno ad un tavolo, abbiamo tracciato le linee fondamentali del programma e tracciato le idee forti, che sono state piuttosto complementari tra i vari gruppi: Rondoni: "Io non scelgo, sono stato scelto. La mia funzione è mettermi completamente al servizio della città. Non sono un leader politico e non voglio esserlo. I partiti hanno i loro dirigenti e le loro esigenze di visibilità; stanno cercando gli accordi che vogliono trovare, io sono a disposizione ma non faccio il tramite o il mediatore di una coalizione. Non mi fa paura nessun supporto. A Marino dico che l'esempio che ci ha dato cinque anni fa è un esempio stimolante e di riferimento per certi impegni. Se si gioca col 4-3-3 o col 4-4-2 dipende dalle stagioni; c'è la stagione per le liste civiche e quella per altri schemi.

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Primo confronto Rondoni-Balzani all'hotel della città (sezione: Scuola)

( da "RomagnaOggi.it" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

31 marzo 2009 - 10.27 (Ultima Modifica: 31 marzo 2009) Stretta di mano tra Roberto Balzani e Alessandro Rondoni Primo confronto pubblico tra i due principali candidati sindaci di Forlì, Alessandro Rondoni e Roberto Balzani. Martedì mattina all'Hotel della Città, si è svolto un primo ‘duello' organizzato dalla redazione forlivese del "Corriere Romagna". Un incontro basato sulle domande raccolte dall'autorevole quotidiano locale tra i propri lettori. Sul tema dei rapporti con la Lega Nord, Rondoni ha ribadito di "non avere preclusioni", mentre Balzani ha spiegato di volere "una città più capoluogo". > GALLERIA FOTOGRAFICA Dopo l'introduzione del caporedattore Gaetano Foggetti, è il giornalista Pietro Caruso a porgere le domande ai due candidati. Il primo quesito è per Alessandro Rondoni e riguarda i rapporti con la Lega Nord. "La Lega Nord sta amministrando in molti comuni del nord-est e lo fa in modo democratico ed efficiente; inoltre è il partito più antico che siede in parlamento e questo fa capire quanto siano cambiate le cose negli ultimi anni". Da cattolico, ha aggiunto Rondoni, "non ha alcuna preclusione, ma certo - a proposito di ronde - non faremo nulla fuori dalla legge". Poi un lettore chiede a Balzani perché la coalizione che sostiene Alessandro Rondoni non ha accolto "Viva Forlì", il movimento civico fondato dal giornalista sportivo Marino Bartoletti, presente tra il pubblico al dibattito. E il candidato del Pd, dopo la risata del ristretto pubblico di una cinquantina di persone, dice chiaramente che sul punto "non ho nulla da dire". Cosa vi differenzia sul futuro della nostra città? Balzani: "In primo luogo Forlì deve giocare un ruolo al di fuori di sé stessa, avere relazioni con i comuni del comprensorio, del circondario e del territorio molto più strette. Deve essere di più città capoluogo, utilizzando anche il potenziale che è dentro l'università e dentro le generazioni che hanno avuto esperienze estern". Altro punto per Balzani è la "difesa dei livelli di Welfare della nostra città, che ha raggiunto livelli tra i più alti nel nostro paese, con una buona integrazione tra pubblico e privato e questi livelli bisogna conservarli per il futuro". "La terza differenza - prosegue Balzani - riguarda lo sviluppo del territorio, che va aggettivato. Questo sviluppo fino ad oggi è caratterizzato con piccole medie imprese, conto-terzisti, con una forte espansione dell'edilizia: questo modello va ripensato, con un uso più accorto del territorio, inserendo una maggior dotazione tecnologica nelle nostre imprese". Rondoni: "Con Roberto ci siamo già confrontati ai tempi del liceo. Lui ha una tradizione culturale di un certo tipo, lui di un'altra: ma c'è bisogno di questa diversità. Vedo che Roberto è molto impegnato nel tenere insieme il Pd, io non ho alcun impegno verso il Pd, mentre io sono molto impegnato a girare corso della Repubblica. Io lavoro rasoterra perché il mio interlocutore è solo il cittadino, non qualche coalizione o partito. "Un'altra diversità - aggiunge Rondoni - è una concezione diversa di sviluppo economico. Qualunque sviluppo noi pensiamo, in tempo di carenza di risorse pubbliche, dovremo chiamare a concorrere il privato, quindi occorre aprire con coraggio nel 2009 per qualunque progetto di sviluppo, quello che già si sta facendo con il project financing". Ambiente Rondoni: "Ambiente significa anche scritte sui muri: noi abbiamo 50mila visitatori alla mostra del Canova, ma anche una scritta enorme sui muri limitrofi. Non dobbiamo abituarci al brutto e al degrado; ma da qui bisogna aprire un ragionamento fino alle fonti rinnovabili". "La chiusura del centro al giovedì va analizzato e capito se è davvero efficace - prosegue Rondoni - in materia di qualità dell'aria bisogna fare di più e meglio". Se il 20% del pil forlivese è ancora depositato nell'agricoltura, chi amministrerà nei prossimi anni dovrà mettere insieme ambiente ed energia: non possiamo essere quelli del no, che fermano tutto". Balzani: "E' chiaro che dal punto di vista delle emissioni di Co2 il problema fondamentale è il traffico veicolare. Il tema della mobilità è quindi centrale, è necessario sistemare la viabilità completando gli assi di scorrimento veloci, per poi ripensare l'approccio e la mobilità in centro, pensando a forme diverse dal passato". "Dobbiamo tenere insieme diversi elementi: mobilità, diminuzione dei rifiuti, interventi sul centro storico (che devono essere fortemente coordinati). Ci vorrà un sistema partecipato per fare queste azioni, senza dirigismi, mettendo in campo un progetto educativo per riuscire a cmounicare questi interventi ai cittadini perché sappiano ciò che sta avvenendo. L'ambiente è un problema che va affrontato con un progetto complessivo". "Bisogna poi chiarire con Hera su come intervenire con gli inceneritori, perché le emissioni di diossina non si riescono a controllare fino in fondo". Quale cultura a Forlì? Balzani: "Il primo punto è la tutela del patrimonio esistente, che noi abbiamo il dovere di passare alle altre generazioni, altrimenti tra 20 anni non ci sarà più niente da valorizzare. Non spetta al Comune avere una politica culturale nel senso di intromissioni nelle scelte individuali, ma c'è una relazione sociale tra tre culture presenti oggi in città: la cultura tradizionale folklorico-dialettale, la cultura italiana e la cultura dei migranti. Queste tre culture devono dialogare tra loro. Deve però esserci un libero mercato delle idee". Rondoni: "Rispetto di tutte le persone e di tutte le idee, rispetto della legalità, sia per i cittadini che ci sono da sempre che per quelli che ci sono da poco tempo. A settembre sono stato in Romania e da quando sono tornato ho fatto feste con loro perché questi ponti sono fatti che accadono in città e fanno bene per noi. Sono stato nella panchina sotto Aurelio Saffi, che ormai è una succursale del mio comitato, sono stato al chiostro di San Mercuriale, e ho sentito soprattutto un bisogno di attenzione nei loro confronti. Sulle grandi mostre bisogna ringraziare la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, che attira verso la nostra città un'attenzione globale, a tutti i livelli". "Non si chieda, però, alla Fondazione di fare l'assessorato in più: è un ente autonomo che la sua giusta forma di spedere i soldi e questo deve essere assolutamente libero. Cultura significa coltivazione dell'umano e questo non può essere a beneficio di un apparato o di un ente, ma nella libertà individuale di ciascun cittadino. Chiederò che oltre ai contenitori si valorizzino i soggetti: non sarei qui oggi se non avessi incontrato nella mia vita giovanile associazioni culturali, circoli, momenti di sana partecipazione che hanno contribuito alla mia formazione culturale. No ai finanziamenti a pioggia, ma va aiutato chi organizza mostre e rassegne. Se la Fondazione avesse qualche difficoltà economica, come gestiremmo tutti questi contenitori?". Sanità e farmaci Rondoni: "A Forlì abbiamo delle eccellenze, stiamo lavorando in un sistema dove è possibile razionalizzare alcuni processi come quello del pronto soccorso e la guardia medica. Colgo l'occasione, però, anche per segnalare che occorre dare una risposta al fatto che solo in due punti vendita è possibile acquistare farmaci per malati cronici". Balzani: "I nuclei di cure primarie che dovrebbero rappresentare sul territorio una risposta al congestionamento del pronto soccorso, vanno potenziati e valorizzati, facendoli conoscere ai cittadini. Gli investimenti fatti sulla sanità mi pare che rendano la nostra città una realtà assolutamente non scadente". Servizi cimiteriali Balzani: "E' un argomento sul quale non so praticamente nulla, confesso sotto questo profilo la mia totale ignoranza. Questa domanda mi consentirà di approfondire questo argomento". Rondoni: "Il cimitero è un luogo della memoria e deve essere mantenuto come un monumento della città, che deve significare il bene che hanno fatto i cittadini. Per questo occorre contingentare i tempi della burocrazia, si deve tenere presente che si stanno piangendo i propri cari e bisogna avere rispetto". Quanti sono gli assessori necessari? Balzani: "Sono necessari meno assessori di quelli di oggi". Rondoni: "Sicuramente farò una proposta giovedì sera al Salone comunale, ma credo anche io meno di quelli attuali. C'è bisogno di qualità ed esperienza, abbassando al contempo i costi della politica. Ma una sorpresina su questo la farò giovedì sera". Casa di riposo Zangheri: Fondazione o Asp? Rondoni: "Io sono per la Fondazione, perché il privato che ha fatto un'azione meritoria per tutta la città non può sentirsi braccato dall'ente pubblico come se qualcosa andasse male. Lì sta andando tutto talmente così bene che tanta gente sta lasciando alla ‘Zangheri' la propria eredità. E' un ciclo virtuoso che non bisogna interrompere. E' centrale il principio della sussidiarietà". Balzani: "Il livello di copertura dei servizi per gli anziani è molto alto nel nostro territorio. Il pubblico è teso a creare degli standard qualitativi, dentro i quali anche le strutture private devono rientrare sotto ogni profilo. All'interno di questo non vedo alcun ostacolo al che una struttura come la Zangheri possa collocarsi con un profilo di Fondazione. Le Asp hanno senso se riescono a fare forte economie di scala, come succede ad esempio nell'area bolognese. Mi piace molto un consiglio d'amministraizone in cui nessuno prende soldi e auspicherei che ciò avvenisse anche in altre Fondazioni". Anziani e potere d'acquisto Balzani: "Una parte consistente degli investimenti sanitari del nostro territorio è destinata all'assistenza agli over 65. Chiaro che il problema consiste nel fatto che oggi riusciamo a tenere questi livelli, ma tra dieci anni quando ci sarà una longevità maggiore, sarà più difficile riuscire a mantenere questa qualità. Bisogna riuscire a recuperare delle funzioni sociali importantissime volte a quegli anziani soli, che hanno famiglie frantumate, figli lontani: c'è il bisogno del recupero di una funzione civica. Su questo terreno si può fare molto coinvolgendo queste persone abbassando il loro ‘peso' sulla struttura del Welfare e inserirle nel vantaggio collettivo, dentro le scuole, vicino ai bambini, per rimetterli in gioco e a servizio della comunità. Rondoni: "il sistema del welfare va calibrato sulla presenza sempre maggiore degli anziani. Ma vorrei dare qualche linea di indirizzo: dovremo comunque come principio cardine non pensare che una amministrazione comunale abbia risorse infinite. Bisogna aiutare chi aiuta, le grandi rete di volontariato che in maniera generoso e diffusa sul territorio hanno creato modalità di assistenza e socializzazione. Occorre introdurre una sorta di servizio civile per gli anziani, proprio per quelle funzioni sociali di presenza nella città come ad esempio davanti alle scuole. Dobbiamo favorire il ricambio generazionale, la trasmissione culturale dagli anziani alle nuove generazioni". Giovani laureati Rondoni: "Ho incontrato molti giovani e universitari: tre sono le richieste specifiche. Mensa universitaria, aula di studio serale perché quella esistenze chiude alle 19.15 e l'unica realtà attiva è quella di via Valverde che è però connotata politicamente. La terza priorità è il trasporto pubblico serale. L'Università ci pone due domande: quanti laureati forlivesi hanno aperto una nuova attività a Forlì? Quanto sviluppo economico ha prodotto l'insediamento universitario nel nostro territorio (al di là di bar, copisterie e affitti)? Queste domande ci servono per indirizzare meglio il lavoro dei nostri insediamenti. Forlì la sera è morta, lo dicono i giovani che vengono da altre città. Andrebbe poi rivisitato il discorso degli affitti". Balzani: "I problemi degli universitari a Ravenna sono gli stessi. Provate a immaginare Forlì senza l'Università, sarebbe stata una città veramente in grave declino, perché l'indotto portato dall'Università e l'elevazione dei livelli culturali generali è stato veramente incredibile e lo vedremo nel tempo. Il problema dell'Università è generale del nostro paese: la ricerca è ricerca pura, non applicata. Abbiamo investito molto sugli insediamenti, sul portare qua studenti: adesso si è chiuso con l'assegnazione delle facoltà, del finanziamento alla didattica si occupa l'Ateneo e non più la Serinar, che può finanziare quella ricerca che può essere utile anche alle imprese del nostro territorio. Imprese che, essendo di rango medio-piccolo, danno poche possibilità di impiego qualificato ad ingegneri di grande qualità, perché non c'è dentro la struttura d'impresa il ruolo per queste persone: dobbiamo sopperire a questo deficit per portare questi figure ad avere un'utilità all'interno delle imprese, facendo capire ai nostri imprenditori che è loro interessi aprirsi. La Pubblica amministrazione può chiamare i neo-laureati più brillante a cooperare con il Comune su alcuni aspetti per dare l'esempio. Iper e commercio Rondoni: "La priorità è più centro storico, occorre che anche gli imprenditori commerciali sappiano dare uno nuovo slancio alle proprie attività. L'errore è che l'iper viene calato come qualcosa dall'alto mentre bisognava prima di tutto provocare l'abbellimento e la qualità del centro storico. Ho rispetto per il lavoro della magistratura, ma è evidente che qualcosa non è andato. Sull'ampliamento mi pare di aver avvertito che la città non fosse molto favorevole. Frequentando il casello dell'autostrada, direi che visto che c'è occorre completare l'opera". Balzani: "Con l'iper è la fine di un ciclo. Nella prossima legislatura le politiche per il centro storico e quelle di consumo devono essere diverse da quelle compiute fino ad oggi. In quel caso si è trattato di una disorganizzazione tra livello comunale e provinciale, cui si affiancano errori commessi dalla proprietà, questo è sicuro. La lezione che traggo dall'iper, al di là del giudizio storico su un'opera che va comunque conclusa, è duplice: il primo punto è che il territorio così non lo possiamo più usare, il secondo è che l'organizzazione degli uffici tra Provincia e Comune va migliorata perché così non può andare". Giovani Rondoni: "Dobbiamo creare comunità, dare occasioni di incontro, aiutare i luoghi edcuativi. I giovani che si sposano potrebbero trovare nella pubblica amministrazione un maggior sostegno: la famiglia è un soggetto importante economicamente e anche per questo va sostenuta. Servono progetti mirati per coinvolgere i giovani, senza dimenticare il mondo dello sport, che è di eccellenza a livello giovanile. Lo dico perché tifo per le squadre forlivesi, partecipo alle partite e vedo un grande entusiasmo che va valorizzato: dobbiamo investire sulle squadre e sui valori sociali che lo sport genera e rappresenta. I giovani vanno aiutati con percorsi formativi e culturali: a Forlì ci sono associazioni che possono aiutare i giovani che vanno sostenute, ma la prima priorità è favorire l'aggregazione. Balzani: "Siamo di fronte a una categoria di ragazzi, soprattutto dalle medie in poi, in disagio non per particolari handicap. E' un gruppo molto consistente sui quali gli insegnanti sono impotenti, ma questa è una fascia ad alto rischio di devianza. E con la riforma Gelmini le cose sono ancora più catastrofiche, perché si tratta di una straordinaria ipocrisia: è stato un taglio economico che ha prodotto una scuola meno efficiente e più povera, che ha prodotto una scuola che gli insegnanti non sono in grado di applicare. Questa del disagio giovanile è una nuova categoria che deve entrare tra gli interventi previsti dal sistema pubblico di welfare. Lo sport è un'ottima forma per affrontare questa emergenza, ma questi giovani lo sport non lo praticano. Questa è una di quelle sfide sulle quale non ci sono risposte a priori, ma certo qui ci giochiamo una fetta importante delle nostre future generazioni". Finanziamenti alle scuole, anche quelle private Balzani: "Bisogna continuare sul sostegno congiunto tra pubblico a privato, come già si sta facendo in città". Rondoni: "Qualità della scuola pubblica così come di quella di origine privata, il sistema di integrazione tra questi due mondi deve essere ancora più forte a Forlì". Politiche dell'immigrazione e centro storico Rondoni: "Sabato scorso all'apertura del Comitato elettorale, il primo voto pubblico che è stato dichiarato è arrivato da una cittadina immigrata, questo è importante anche per sfatare certi miti. I cittadini sono uguali per tutti per legge e questo principio va mantenuto. I cittadini forlivesi hanno assistito a due importanti immigrazioni, quella dei cittadini stranieri e l'altra degli universitari. Le emergenze sono altre: ci sono italiani che dormono in auto, situazioni paradossali che non possiamo far finta di non vedere. Il bisogno va affrontato da qualunque parte arriva. Io sono per la ‘movida' forlivese, è scandaloso che i nostri cittadini vadano al "Verdi" a Cesena o a Milano Marittima lasciando la città sola e buia: i mercoledì in centro hanno vivacizzato di colpo il centro storico cittadino, facendo immediatamente crescere il senso di sicurezza in centro. Bisogna agevolare la voglia di investimenti, la burocrazia deve snellirsi: i giovani hanno enormi possibilità di creatività. Ero al Boulevard l'altra sera, c'era molta gente e alle 11.30 c'erano già i vigili urbani a fare le multe alle auto in sosta". Balzani: "Alle persone occorre dare le giuste risposte ai differenti bisogni. Noi eravamo abituati a schemi nei quali le famiglie con due figli erano la stragrande maggioranza; oggi non è più così e occorre dare adeguate risposte anche dal punto di vista abitativo, andando incontro anche ai gruppi familiari più ristretti. La pianificazione di queste cose non può avvenire sulla base della discriminazione per il fatto che uno è migrante o no. Condivido l'idea di una maggiore apertura alle iniziative serali in centro storico, tenendo conto anche delle esigenze dei residenti. Pensiamo, però, a cosa ha significato vivacizzare la zona di piazza Cavour, che un tempo era una zona di drogati. Anche in questo caso occorre coinvolgere i cittadini nelle azioni che decideremo di intraprendere per rivitalizzare il centro". Affidi Rondoni: "L'affido è importante secondo i criteri che la legge determina. Io sono stato uno di quelli che quando ha assistito al drammatico caso sugli affidi finito sulle cronache nazionali cercando di far capire che se c'è un caso che non ha significato, non è che tutto il sistema del welfare non funziona. L'importate è agire in trasparenza, soprattutto quando parliamo di minori. Certo è che vorrei vedere da parte delle associazioni che concorrono a questa rete diffusa, bella e florida del welfare locale, un sistema di autoregolamentazione. Balzani: "Su questo tema Rondoni ha risposto anche per me". Perché votare uno dei due Rondoni: "A Forlì c'è un cambiamento in atto, come segnalano le primarie. Ma qual è il cambiamento? Siccome la città di Forlì nel 2009 si candida ad essere una nuova città, da dove può arrivare la città? Io e Roberto saremo insieme il giorno dopo le elezioni a lavorare insieme per Forlì, ma certo vedo il cambiamento più verso una certa parte... La continuità col passato chi ce l'ha di più? Con Roberto avrei fatto volentieri una bella lista civica. La Forlì' dopo le elezioni sarà enormemente diversa da quella tradizionale. Balzani: "Queste elezioni cambieranno il volto della vita amministrativa in Romagna, non solo a Forlì. Quello che succede qua a giugno cambierà equilibri che saranno sperimentati anche da altre parti. Mi sono riproposto di non mettere mai in evidenza gli effetti personali dell'avversario; parlo di quello che sto facendo io. E' necessario portare masse dentro un'idea nuova di Forlì, c'è bisogno di riorientare e persuadere migliaia di persone a questo disegno, non solo attraverso il voto ma attraverso strumenti partecipativi come le primarie. A destra non c'è solo il candidato indipendente, ma anche lì ci sono partiti e strutture organizzate. Il mio obiettivo è alterare i processi di partecipazione politica anche a livello partitico. Questa è stata la mia sfida. Aeroporto di Forlì Rondoni: "sono uno strenuo difensore dell'aeroporto, è la struttura più importante per lo sviluppo economico di Forlì. Dobbiamo difenderlo a tutti i costi e fare tutto il possibile per valorizzarlo. Ho fatto i complimenti al presidente di Seaf, Franco Rusticali. Occorre un dialogo con Rimini e con Bologna, ma è chiaro che il privato deve entrare dentro l'aeroporto, ma l'impegno deve essere volto ad attivare tutto quello che è necessario per far capire che la presenza dell'aeroporto è qualcosa di estremamente significativo per la città. L'allargamento della mente non è un percorso virtuale, ma anche fisico. Balzani: "Il problema è di costi e di sostenibilità industriale dei progetti che sono stati messi in campo: sul rilancio dell'aeroporto e dell'inserimento dei privati vanno verificati i piani industriali, perché l'operazione è fattibile solo se ha la possibilità di stare in piedi nel tempo. Una volta che avremo i documenti precisi e definitivi, vedremo se è una cosa che effettivamente sostenibile. Certo è che l'aeroporto è un'infrastruttura positiva per il nostro territorio. Via Emilia-bis Rondoni: "Sicuramente arrivare a Cesena oggi è un problema più di tanti anni fa, occorre collegarsi al più presto con l'E45, poi c'è il problema del collegamento con Ravenna. Va risistemato tutto l'insieme della viabilità e delle infrastrutture, uscendo da una logica partitocratica, lavorando ‘insieme' per andare a chiedere gli investimenti, perché Forlì non può essere penalizzata solo per la diversità dei colori politiche dei diversi livelli amministrativi. Il mio sarà un appello alla forlivesità. Balzani: "E' ottimistico pensare che la via Emilia-bis si possa sostenere solo con il pagamento del pedaggio. Quello che mi preoccupa è il tracciato, il capire quanto territorio deve essere consumato per riuscire a fare l'allacciamento con la via Emilia-bis. Bisogna capire qual è il tracciato, che non conosce neppure il candidato del Pd a Cesena, Paolo Lucchi". Le coalizioni: domanda di Marino Bartoletti Il giornalista, fondatore del movimento civico "Viva Forlì" chiede perché per Balzani è stato possibile creare una coalizione mentre per Rondoni no? Balzani: "Ci siamo messi attorno ad un tavolo, abbiamo tracciato le linee fondamentali del programma e tracciato le idee forti, che sono state piuttosto complementari tra i vari gruppi: Rondoni: "Io non scelgo, sono stato scelto. La mia funzione è mettermi completamente al servizio della città. Non sono un leader politico e non voglio esserlo. I partiti hanno i loro dirigenti e le loro esigenze di visibilità; stanno cercando gli accordi che vogliono trovare, io sono a disposizione ma non faccio il tramite o il mediatore di una coalizione. Non mi fa paura nessun supporto. A Marino dico che l'esempio che ci ha dato cinque anni fa è un esempio stimolante e di riferimento per certi impegni. Se si gioca col 4-3-3 o col 4-4-2 dipende dalle stagioni; c'è la stagione per le liste civiche e quella per altri schemi.

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Studenti, ecco il giornalino Megaphono (sezione: Scuola)

( da "Trentino" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

SCUOLA Studenti, ecco il giornalino «Megaphono» TRENTO. Ieri è stato distribuito dal collettivo Studenti-Trento e dal collettivo Da Vinci il primo numero del giornalino studentesco Megaphono. "Questo foglio informativo - si legge in una nota di St predisposta da Marzia Deflorian e Andrea Cavattoni - nasce dallo stesso collettivo che nei mesi scorsi si è mobilitato - e che ancora si mobiliterà - contro le riforme scolastiche della Gelmini e che si è occupato - e non smetterà di farlo - di temi che coinvolgono gli studenti". Megaphono verrà distribuito in tutte le scuole superiori di Trento, in alcuni istituti di Riva del Garda, Cles e Rovereto con l'auspicio di creare una sempre più forte rete fra le scuole superiori trentine. Verranno stampate dalle 6 alle 7 mila copie a cadenza bisettimanale, con l'aggiunta di numeri speciali: è già in corso di redazione un numero monotematico sulla situazione palestinese in collaborazione con l'assemblea per la Palestina di Trento. "In un momento di crisi e quindi di trasformazione della realtà - scrive il collettivo - crediamo che Megaphono sia un valido mezzo di espressione e di informazione dagli studenti per gli studenti. Questa esperienza nasce, cresce e si articola dentro e contro una crisi che non ci appartiene ma che qualcuno vuol farci pagare. Siamo studenti sull'orlo della vostra crisi e per questo ve la faremo pagare!".

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Grand Tour con la scuola (sezione: Scuola)

( da "Tempo, Il" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

stampa No alle gite scolastiche da villaggio turistico, sì al viaggio di conoscenza. Il progetto Mecenate 90 Grand Tour con la scuola Concorso, vincono i ragazzi che progettano l'uscita più bella In Spagna cinque giorni, 600 euro; e magari al mare, nella costa da movida che circonda Barcellona; in Germania, a indagare birra e würstel, 700 euro; in Grecia, mare e moussaka, 500 . Sono i cosiddetti «viaggi di istruzione» che vanno per la maggiore nella scuola italiana. Motivo primo di dibattito tra genitori e docenti. Pensiero fisso dei ragazzi. Servono a poco, queste gite scolastiche: notti in bianco a rovinare alberghi, e la mattina tutti sonnecchiano in pullman. Ma quel che è peggio, sono antidemocratiche. Perché c'è sempre qualcuno, in una classe, che non può avere dal padre la metà di quel che guadagna in un mese per uno spicciolo di vacanza. E che dunque, alla gita scolastica non ci va. Il massimo della depressione. Il massimo dell'ingiustizia, in una scuola che si professa pubblica, e dunque accessibile a tutti, anche quando fa i viaggi di istruzione. Bel motivo di riflessione per il ministro Gelmini. Intanto ha cominciato a pensarci l'Associazione Mecenate 90, la onlus che promuove la collaborazione tra pubblico e privato per valorizzare il Bel Paese. Ha inventato, e varato d'intesa con il Miur e il Ministero dei Beni Culturali, un concorso che potrebbe segnare il giro di boa in tema di gite scolastiche. «Partiamo da un concetto base - dice Ledo Prato, segretario generale di Mecenate 90 - La prima cosa che uno studente italiano deve conoscere è il proprio Paese. Chi siamo, qual è la nostra storia. Per questo agganciamo il concorso alla ricorrenza dei 150 anni dell'Unità d'Italia, che si celebrano nel 2011». Com'è nato in pratica «Alla scoperta del tuo Paese»? «Cercavamo una idea innovativa - spiega Prato - per stimolare i ragazzi a conoscere più da vicino città, borghi, ma anche fabbriche, aeroporti, grandi stazioni, alberghi che consentono all'Italia di essere meta sognata da tanti viaggiatori in tutto il mondo. E volevamo mettere al centro i ragazzi, dando loro la possibilità di scegliere una meta, gemellarsi con un'altra scuola e diventare i "ciceroni" delle proprie città». Con gite a costi accessibili a tutti. «Gli istituti partecipanti potranno godere delle convenzioni che stiamo preparando per ottenere sconti sui viaggi in treno o in aereo, negli alberghi e così via. I viaggi si faranno in periodi di bassa stagione. Sono previsti interventi di sostegno da parte delle singole scuole e del Ministero dell'Istruzione per i ragazzi che provengono da famiglie a basso reddito o per i portatori di handicap». Che i ragazzi siano interessati a conoscere le bellezze e la storia d'Italia Prato è convinto. «Ma a una condizione. Che siano loro a progettarsi il viaggio, a raccontare la propria città anche oltre il patrimonio culturale, di conoscere da vicino prima di tutto gli abitanti e poi anche le bellezze storiche, artistiche e monumentali. Siamo un Paese fatto di tante culture, e storie. Sarebbe straordinario se i ragazzi, incoraggiati da questa esperienza, diventassero promotori presso le loro famiglie del viaggio in Italia».

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Conferenza provinciale di coordinamento dell'istruzione di Modena scrive al ministro Gelmini ( 1 ) (sezione: Scuola)

( da "Sestopotere.com" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

Conferenza provinciale di coordinamento dell'istruzione di Modena scrive al ministro Gelmini ( 1 ) (31/3/2009 16:53) | (Sesto Potere) - Modena - 31 marzo 2009 - Sei nuove sezioni per le scuole d'infanzia statali; la costituzione di tutte le classi a tempo pieno volute dalle famiglie per le scuole elementari e di quelle a tempo prolungato per le medie; la riduzione del rapporto alunni/classi in ogni ordine di scuola. Sono queste le principali richieste contenute nel documento approvato dalla Conferenza provinciale di coordinamento dell'istruzione che è stato inviato al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, all'Ufficio scolastico regionale e ai parlamentari modenesi. «Siamo molto preoccupati per la significativa riduzione di risorse in organico prevista per l'Emilia Romagna che - spiega Silvia Facchini, assessore provinciale all'Istruzione - rischia di compromettere la qualità di un'offerta formativa che a Modena è sempre stata solida, capillare e coerente rispetto ai bisogni sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Quello che chiediamo è quindi di garantire anche per il prossimo anno scolastico i livelli di funzionamento consolidati nelle scuole di ogni ordine e grado». Il documento sollecita il ministero a ripianare i debiti pregressi nei confronti delle scuole, a ripristinare integralmente il fondo previsto per il 2009 e ad assegnare tempestivamente le risorse finanziarie necessarie per le supplenze e il pagamento dei corsi di recupero. Propone inoltre l'approvazione di una norma che stralci le spese obbligatorie dai bilanci delle scuole esonerandole anche dal pagamento degli oneri per le supplenze di lunga durata e degli esami di maturità, dopo che il precedente governo ha esonerato gli istituti dalle spese per Tarsu e supplenze per maternità. Per quanto riguarda la composizione delle classi, la Conferenza provinciale chiede inoltre la compresenza degli insegnanti quale strumento essenziale per garantire a tutti gli alunni pari opportunità e il diritto al successo formativo prevenendo e contenendo l'insuccesso scolastico. Auspica che sia rispettato l'attuale rapporto di 1 a 2 tra insegnanti di sostegno e alunni segnalati e che si operi per contenere il numero degli alunni nelle classi con alta percentuale di stranieri.

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Conferenza provinciale di coordinamento dell'istruzione di Modena scrive al ministro Gelmini ( 2 ) (sezione: Scuola)

( da "Sestopotere.com" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

Conferenza provinciale di coordinamento dell'istruzione di Modena scrive al ministro Gelmini ( 2 ) (31/3/2009 16:54) | (Sesto Potere) - Modena - 31 marzo 2009 - Sono sei, per un totale di 142 bambini e 12 docenti, le nuove sezioni di scuola d'infanzia statale con organico a tempo pieno che il documento approvato dalla Conferenza provinciale di coordinamento dell'istruzione richiede al ministero per il prossimo anno scolastico. Le nuove sezioni sono previste a Cortile di Carpi per 26 bambini, a Medolla per 25, a Sant'Antonio di Pavullo per 26, alla scuola Don Bondi di Spilamberto che ospiterà 23 bambini, alla scuola Coccinelle di Vignola per 24, e a Montese per 18 bambini. Sempre riferendosi alle scuole d'infanzia il documento richiede inoltre di soddisfare prioritariamente le richieste avanzate in territori comunali in cui non è già presente un servizio pubblico, quelle di sezioni che completano l'offerta dei plessi e le nuove richieste derivanti da incremento della popolazione. Il 94,7 per cento dei bambini modenesi frequenta la scuola d'infanzia, diffusa su tutto il territorio provinciale e caratterizzata da un sistema integrato di scuole statali (51,72 per cento), comunali (33,77 per cento) e paritarie (14,51 per cento).

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Primo confronto Rondoni-Balzani (sezione: Scuola)

( da "RomagnaOggi.it" del 31-03-2009)

Argomenti: Scuola

31 marzo 2009 - 10.27 (Ultima Modifica: 31 marzo 2009) Stretta di mano tra Roberto Balzani e Alessandro Rondoni Primo confronto pubblico tra i due principali candidati sindaci di Forlì, Alessandro Rondoni e Roberto Balzani. Martedì mattina all'Hotel della Città, si è svolto un primo ‘duello' organizzato dalla redazione forlivese del "Corriere Romagna". Un incontro basato sulle domande raccolte dall'autorevole quotidiano locale tra i propri lettori. Sul tema dei rapporti con la Lega Nord, Rondoni ha ribadito di "non avere preclusioni", mentre Balzani ha spiegato di volere "una città più capoluogo". > GALLERIA FOTOGRAFICA > SONDAGGIO: CHI TI HA CONVINTO? Dopo l'introduzione del caporedattore Gaetano Foggetti, è il giornalista Pietro Caruso a porgere le domande ai due candidati. Il primo quesito è per Alessandro Rondoni e riguarda i rapporti con la Lega Nord. "La Lega Nord sta amministrando in molti comuni del nord-est e lo fa in modo democratico ed efficiente; inoltre è il partito più antico che siede in parlamento e questo fa capire quanto siano cambiate le cose negli ultimi anni". Da cattolico, ha aggiunto Rondoni, "non ha alcuna preclusione, ma certo - a proposito di ronde - non faremo nulla fuori dalla legge". Poi un lettore chiede a Balzani perché la coalizione che sostiene Alessandro Rondoni non ha accolto "Viva Forlì", il movimento civico fondato dal giornalista sportivo Marino Bartoletti, presente tra il pubblico al dibattito. E il candidato del Pd, dopo la risata del ristretto pubblico di una cinquantina di persone, dice chiaramente che sul punto "non ho nulla da dire". Cosa vi differenzia sul futuro della nostra città? Balzani: "In primo luogo Forlì deve giocare un ruolo al di fuori di sé stessa, avere relazioni con i comuni del comprensorio, del circondario e del territorio molto più strette. Deve essere di più città capoluogo, utilizzando anche il potenziale che è dentro l'università e dentro le generazioni che hanno avuto esperienze estern". Altro punto per Balzani è la "difesa dei livelli di Welfare della nostra città, che ha raggiunto livelli tra i più alti nel nostro paese, con una buona integrazione tra pubblico e privato e questi livelli bisogna conservarli per il futuro". "La terza differenza - prosegue Balzani - riguarda lo sviluppo del territorio, che va aggettivato. Questo sviluppo fino ad oggi è caratterizzato con piccole medie imprese, conto-terzisti, con una forte espansione dell'edilizia: questo modello va ripensato, con un uso più accorto del territorio, inserendo una maggior dotazione tecnologica nelle nostre imprese". Rondoni: "Con Roberto ci siamo già confrontati ai tempi del liceo. Lui ha una tradizione culturale di un certo tipo, lui di un'altra: ma c'è bisogno di questa diversità. Vedo che Roberto è molto impegnato nel tenere insieme il Pd, io non ho alcun impegno verso il Pd, mentre io sono molto impegnato a girare corso della Repubblica. Io lavoro rasoterra perché il mio interlocutore è solo il cittadino, non qualche coalizione o partito. "Un'altra diversità - aggiunge Rondoni - è una concezione diversa di sviluppo economico. Qualunque sviluppo noi pensiamo, in tempo di carenza di risorse pubbliche, dovremo chiamare a concorrere il privato, quindi occorre aprire con coraggio nel 2009 per qualunque progetto di sviluppo, quello che già si sta facendo con il project financing". Ambiente Rondoni: "Ambiente significa anche scritte sui muri: noi abbiamo 50mila visitatori alla mostra del Canova, ma anche una scritta enorme sui muri limitrofi. Non dobbiamo abituarci al brutto e al degrado; ma da qui bisogna aprire un ragionamento fino alle fonti rinnovabili". "La chiusura del centro al giovedì va analizzato e capito se è davvero efficace - prosegue Rondoni - in materia di qualità dell'aria bisogna fare di più e meglio". Se il 20% del pil forlivese è ancora depositato nell'agricoltura, chi amministrerà nei prossimi anni dovrà mettere insieme ambiente ed energia: non possiamo essere quelli del no, che fermano tutto". Balzani: "E' chiaro che dal punto di vista delle emissioni di Co2 il problema fondamentale è il traffico veicolare. Il tema della mobilità è quindi centrale, è necessario sistemare la viabilità completando gli assi di scorrimento veloci, per poi ripensare l'approccio e la mobilità in centro, pensando a forme diverse dal passato". "Dobbiamo tenere insieme diversi elementi: mobilità, diminuzione dei rifiuti, interventi sul centro storico (che devono essere fortemente coordinati). Ci vorrà un sistema partecipato per fare queste azioni, senza dirigismi, mettendo in campo un progetto educativo per riuscire a cmounicare questi interventi ai cittadini perché sappiano ciò che sta avvenendo. L'ambiente è un problema che va affrontato con un progetto complessivo". "Bisogna poi chiarire con Hera su come intervenire con gli inceneritori, perché le emissioni di diossina non si riescono a controllare fino in fondo". Quale cultura a Forlì? Balzani: "Il primo punto è la tutela del patrimonio esistente, che noi abbiamo il dovere di passare alle altre generazioni, altrimenti tra 20 anni non ci sarà più niente da valorizzare. Non spetta al Comune avere una politica culturale nel senso di intromissioni nelle scelte individuali, ma c'è una relazione sociale tra tre culture presenti oggi in città: la cultura tradizionale folklorico-dialettale, la cultura italiana e la cultura dei migranti. Queste tre culture devono dialogare tra loro. Deve però esserci un libero mercato delle idee". Rondoni: "Rispetto di tutte le persone e di tutte le idee, rispetto della legalità, sia per i cittadini che ci sono da sempre che per quelli che ci sono da poco tempo. A settembre sono stato in Romania e da quando sono tornato ho fatto feste con loro perché questi ponti sono fatti che accadono in città e fanno bene per noi. Sono stato nella panchina sotto Aurelio Saffi, che ormai è una succursale del mio comitato, sono stato al chiostro di San Mercuriale, e ho sentito soprattutto un bisogno di attenzione nei loro confronti. Sulle grandi mostre bisogna ringraziare la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, che attira verso la nostra città un'attenzione globale, a tutti i livelli". "Non si chieda, però, alla Fondazione di fare l'assessorato in più: è un ente autonomo che la sua giusta forma di spedere i soldi e questo deve essere assolutamente libero. Cultura significa coltivazione dell'umano e questo non può essere a beneficio di un apparato o di un ente, ma nella libertà individuale di ciascun cittadino. Chiederò che oltre ai contenitori si valorizzino i soggetti: non sarei qui oggi se non avessi incontrato nella mia vita giovanile associazioni culturali, circoli, momenti di sana partecipazione che hanno contribuito alla mia formazione culturale. No ai finanziamenti a pioggia, ma va aiutato chi organizza mostre e rassegne. Se la Fondazione avesse qualche difficoltà economica, come gestiremmo tutti questi contenitori?". Sanità e farmaci Rondoni: "A Forlì abbiamo delle eccellenze, stiamo lavorando in un sistema dove è possibile razionalizzare alcuni processi come quello del pronto soccorso e la guardia medica. Colgo l'occasione, però, anche per segnalare che occorre dare una risposta al fatto che solo in due punti vendita è possibile acquistare farmaci per malati cronici". Balzani: "I nuclei di cure primarie che dovrebbero rappresentare sul territorio una risposta al congestionamento del pronto soccorso, vanno potenziati e valorizzati, facendoli conoscere ai cittadini. Gli investimenti fatti sulla sanità mi pare che rendano la nostra città una realtà assolutamente non scadente". Servizi cimiteriali Balzani: "E' un argomento sul quale non so praticamente nulla, confesso sotto questo profilo la mia totale ignoranza. Questa domanda mi consentirà di approfondire questo argomento". Rondoni: "Il cimitero è un luogo della memoria e deve essere mantenuto come un monumento della città, che deve significare il bene che hanno fatto i cittadini. Per questo occorre contingentare i tempi della burocrazia, si deve tenere presente che si stanno piangendo i propri cari e bisogna avere rispetto". Quanti sono gli assessori necessari? Balzani: "Sono necessari meno assessori di quelli di oggi". Rondoni: "Sicuramente farò una proposta giovedì sera al Salone comunale, ma credo anche io meno di quelli attuali. C'è bisogno di qualità ed esperienza, abbassando al contempo i costi della politica. Ma una sorpresina su questo la farò giovedì sera". Casa di riposo Zangheri: Fondazione o Asp? Rondoni: "Io sono per la Fondazione, perché il privato che ha fatto un'azione meritoria per tutta la città non può sentirsi braccato dall'ente pubblico come se qualcosa andasse male. Lì sta andando tutto talmente così bene che tanta gente sta lasciando alla ‘Zangheri' la propria eredità. E' un ciclo virtuoso che non bisogna interrompere. E' centrale il principio della sussidiarietà". Balzani: "Il livello di copertura dei servizi per gli anziani è molto alto nel nostro territorio. Il pubblico è teso a creare degli standard qualitativi, dentro i quali anche le strutture private devono rientrare sotto ogni profilo. All'interno di questo non vedo alcun ostacolo al che una struttura come la Zangheri possa collocarsi con un profilo di Fondazione. Le Asp hanno senso se riescono a fare forte economie di scala, come succede ad esempio nell'area bolognese. Mi piace molto un consiglio d'amministraizone in cui nessuno prende soldi e auspicherei che ciò avvenisse anche in altre Fondazioni". Anziani e potere d'acquisto Balzani: "Una parte consistente degli investimenti sanitari del nostro territorio è destinata all'assistenza agli over 65. Chiaro che il problema consiste nel fatto che oggi riusciamo a tenere questi livelli, ma tra dieci anni quando ci sarà una longevità maggiore, sarà più difficile riuscire a mantenere questa qualità. Bisogna riuscire a recuperare delle funzioni sociali importantissime volte a quegli anziani soli, che hanno famiglie frantumate, figli lontani: c'è il bisogno del recupero di una funzione civica. Su questo terreno si può fare molto coinvolgendo queste persone abbassando il loro ‘peso' sulla struttura del Welfare e inserirle nel vantaggio collettivo, dentro le scuole, vicino ai bambini, per rimetterli in gioco e a servizio della comunità. Rondoni: "il sistema del welfare va calibrato sulla presenza sempre maggiore degli anziani. Ma vorrei dare qualche linea di indirizzo: dovremo comunque come principio cardine non pensare che una amministrazione comunale abbia risorse infinite. Bisogna aiutare chi aiuta, le grandi rete di volontariato che in maniera generoso e diffusa sul territorio hanno creato modalità di assistenza e socializzazione. Occorre introdurre una sorta di servizio civile per gli anziani, proprio per quelle funzioni sociali di presenza nella città come ad esempio davanti alle scuole. Dobbiamo favorire il ricambio generazionale, la trasmissione culturale dagli anziani alle nuove generazioni". Giovani laureati Rondoni: "Ho incontrato molti giovani e universitari: tre sono le richieste specifiche. Mensa universitaria, aula di studio serale perché quella esistenze chiude alle 19.15 e l'unica realtà attiva è quella di via Valverde che è però connotata politicamente. La terza priorità è il trasporto pubblico serale. L'Università ci pone due domande: quanti laureati forlivesi hanno aperto una nuova attività a Forlì? Quanto sviluppo economico ha prodotto l'insediamento universitario nel nostro territorio (al di là di bar, copisterie e affitti)? Queste domande ci servono per indirizzare meglio il lavoro dei nostri insediamenti. Forlì la sera è morta, lo dicono i giovani che vengono da altre città. Andrebbe poi rivisitato il discorso degli affitti". Balzani: "I problemi degli universitari a Ravenna sono gli stessi. Provate a immaginare Forlì senza l'Università, sarebbe stata una città veramente in grave declino, perché l'indotto portato dall'Università e l'elevazione dei livelli culturali generali è stato veramente incredibile e lo vedremo nel tempo. Il problema dell'Università è generale del nostro paese: la ricerca è ricerca pura, non applicata. Abbiamo investito molto sugli insediamenti, sul portare qua studenti: adesso si è chiuso con l'assegnazione delle facoltà, del finanziamento alla didattica si occupa l'Ateneo e non più la Serinar, che può finanziare quella ricerca che può essere utile anche alle imprese del nostro territorio. Imprese che, essendo di rango medio-piccolo, danno poche possibilità di impiego qualificato ad ingegneri di grande qualità, perché non c'è dentro la struttura d'impresa il ruolo per queste persone: dobbiamo sopperire a questo deficit per portare questi figure ad avere un'utilità all'interno delle imprese, facendo capire ai nostri imprenditori che è loro interessi aprirsi. La Pubblica amministrazione può chiamare i neo-laureati più brillante a cooperare con il Comune su alcuni aspetti per dare l'esempio. Iper e commercio Rondoni: "La priorità è più centro storico, occorre che anche gli imprenditori commerciali sappiano dare uno nuovo slancio alle proprie attività. L'errore è che l'iper viene calato come qualcosa dall'alto mentre bisognava prima di tutto provocare l'abbellimento e la qualità del centro storico. Ho rispetto per il lavoro della magistratura, ma è evidente che qualcosa non è andato. Sull'ampliamento mi pare di aver avvertito che la città non fosse molto favorevole. Frequentando il casello dell'autostrada, direi che visto che c'è occorre completare l'opera". Balzani: "Con l'iper è la fine di un ciclo. Nella prossima legislatura le politiche per il centro storico e quelle di consumo devono essere diverse da quelle compiute fino ad oggi. In quel caso si è trattato di una disorganizzazione tra livello comunale e provinciale, cui si affiancano errori commessi dalla proprietà, questo è sicuro. La lezione che traggo dall'iper, al di là del giudizio storico su un'opera che va comunque conclusa, è duplice: il primo punto è che il territorio così non lo possiamo più usare, il secondo è che l'organizzazione degli uffici tra Provincia e Comune va migliorata perché così non può andare". Giovani Rondoni: "Dobbiamo creare comunità, dare occasioni di incontro, aiutare i luoghi edcuativi. I giovani che si sposano potrebbero trovare nella pubblica amministrazione un maggior sostegno: la famiglia è un soggetto importante economicamente e anche per questo va sostenuta. Servono progetti mirati per coinvolgere i giovani, senza dimenticare il mondo dello sport, che è di eccellenza a livello giovanile. Lo dico perché tifo per le squadre forlivesi, partecipo alle partite e vedo un grande entusiasmo che va valorizzato: dobbiamo investire sulle squadre e sui valori sociali che lo sport genera e rappresenta. I giovani vanno aiutati con percorsi formativi e culturali: a Forlì ci sono associazioni che possono aiutare i giovani che vanno sostenute, ma la prima priorità è favorire l'aggregazione. Balzani: "Siamo di fronte a una categoria di ragazzi, soprattutto dalle medie in poi, in disagio non per particolari handicap. E' un gruppo molto consistente sui quali gli insegnanti sono impotenti, ma questa è una fascia ad alto rischio di devianza. E con la riforma Gelmini le cose sono ancora più catastrofiche, perché si tratta di una straordinaria ipocrisia: è stato un taglio economico che ha prodotto una scuola meno efficiente e più povera, che ha prodotto una scuola che gli insegnanti non sono in grado di applicare. Questa del disagio giovanile è una nuova categoria che deve entrare tra gli interventi previsti dal sistema pubblico di welfare. Lo sport è un'ottima forma per affrontare questa emergenza, ma questi giovani lo sport non lo praticano. Questa è una di quelle sfide sulle quale non ci sono risposte a priori, ma certo qui ci giochiamo una fetta importante delle nostre future generazioni". Finanziamenti alle scuole, anche quelle private Balzani: "Bisogna continuare sul sostegno congiunto tra pubblico a privato, come già si sta facendo in città". Rondoni: "Qualità della scuola pubblica così come di quella di origine privata, il sistema di integrazione tra questi due mondi deve essere ancora più forte a Forlì". Politiche dell'immigrazione e centro storico Rondoni: "Sabato scorso all'apertura del Comitato elettorale, il primo voto pubblico che è stato dichiarato è arrivato da una cittadina immigrata, questo è importante anche per sfatare certi miti. I cittadini sono uguali per tutti per legge e questo principio va mantenuto. I cittadini forlivesi hanno assistito a due importanti immigrazioni, quella dei cittadini stranieri e l'altra degli universitari. Le emergenze sono altre: ci sono italiani che dormono in auto, situazioni paradossali che non possiamo far finta di non vedere. Il bisogno va affrontato da qualunque parte arriva. Io sono per la ‘movida' forlivese, è scandaloso che i nostri cittadini vadano al "Verdi" a Cesena o a Milano Marittima lasciando la città sola e buia: i mercoledì in centro hanno vivacizzato di colpo il centro storico cittadino, facendo immediatamente crescere il senso di sicurezza in centro. Bisogna agevolare la voglia di investimenti, la burocrazia deve snellirsi: i giovani hanno enormi possibilità di creatività. Ero al Boulevard l'altra sera, c'era molta gente e alle 11.30 c'erano già i vigili urbani a fare le multe alle auto in sosta". Balzani: "Alle persone occorre dare le giuste risposte ai differenti bisogni. Noi eravamo abituati a schemi nei quali le famiglie con due figli erano la stragrande maggioranza; oggi non è più così e occorre dare adeguate risposte anche dal punto di vista abitativo, andando incontro anche ai gruppi familiari più ristretti. La pianificazione di queste cose non può avvenire sulla base della discriminazione per il fatto che uno è migrante o no. Condivido l'idea di una maggiore apertura alle iniziative serali in centro storico, tenendo conto anche delle esigenze dei residenti. Pensiamo, però, a cosa ha significato vivacizzare la zona di piazza Cavour, che un tempo era una zona di drogati. Anche in questo caso occorre coinvolgere i cittadini nelle azioni che decideremo di intraprendere per rivitalizzare il centro". Affidi Rondoni: "L'affido è importante secondo i criteri che la legge determina. Io sono stato uno di quelli che quando ha assistito al drammatico caso sugli affidi finito sulle cronache nazionali cercando di far capire che se c'è un caso che non ha significato, non è che tutto il sistema del welfare non funziona. L'importate è agire in trasparenza, soprattutto quando parliamo di minori. Certo è che vorrei vedere da parte delle associazioni che concorrono a questa rete diffusa, bella e florida del welfare locale, un sistema di autoregolamentazione. Balzani: "Su questo tema Rondoni ha risposto anche per me". Perché votare uno dei due Rondoni: "A Forlì c'è un cambiamento in atto, come segnalano le primarie. Ma qual è il cambiamento? Siccome la città di Forlì nel 2009 si candida ad essere una nuova città, da dove può arrivare la città? Io e Roberto saremo insieme il giorno dopo le elezioni a lavorare insieme per Forlì, ma certo vedo il cambiamento più verso una certa parte... La continuità col passato chi ce l'ha di più? Con Roberto avrei fatto volentieri una bella lista civica. La Forlì' dopo le elezioni sarà enormemente diversa da quella tradizionale. Balzani: "Queste elezioni cambieranno il volto della vita amministrativa in Romagna, non solo a Forlì. Quello che succede qua a giugno cambierà equilibri che saranno sperimentati anche da altre parti. Mi sono riproposto di non mettere mai in evidenza gli effetti personali dell'avversario; parlo di quello che sto facendo io. E' necessario portare masse dentro un'idea nuova di Forlì, c'è bisogno di riorientare e persuadere migliaia di persone a questo disegno, non solo attraverso il voto ma attraverso strumenti partecipativi come le primarie. A destra non c'è solo il candidato indipendente, ma anche lì ci sono partiti e strutture organizzate. Il mio obiettivo è alterare i processi di partecipazione politica anche a livello partitico. Questa è stata la mia sfida. Aeroporto di Forlì Rondoni: "sono uno strenuo difensore dell'aeroporto, è la struttura più importante per lo sviluppo economico di Forlì. Dobbiamo difenderlo a tutti i costi e fare tutto il possibile per valorizzarlo. Ho fatto i complimenti al presidente di Seaf, Franco Rusticali. Occorre un dialogo con Rimini e con Bologna, ma è chiaro che il privato deve entrare dentro l'aeroporto, ma l'impegno deve essere volto ad attivare tutto quello che è necessario per far capire che la presenza dell'aeroporto è qualcosa di estremamente significativo per la città. L'allargamento della mente non è un percorso virtuale, ma anche fisico. Balzani: "Il problema è di costi e di sostenibilità industriale dei progetti che sono stati messi in campo: sul rilancio dell'aeroporto e dell'inserimento dei privati vanno verificati i piani industriali, perché l'operazione è fattibile solo se ha la possibilità di stare in piedi nel tempo. Una volta che avremo i documenti precisi e definitivi, vedremo se è una cosa che effettivamente sostenibile. Certo è che l'aeroporto è un'infrastruttura positiva per il nostro territorio. Via Emilia-bis Rondoni: "Sicuramente arrivare a Cesena oggi è un problema più di tanti anni fa, occorre collegarsi al più presto con l'E45, poi c'è il problema del collegamento con Ravenna. Va risistemato tutto l'insieme della viabilità e delle infrastrutture, uscendo da una logica partitocratica, lavorando ‘insieme' per andare a chiedere gli investimenti, perché Forlì non può essere penalizzata solo per la diversità dei colori politiche dei diversi livelli amministrativi. Il mio sarà un appello alla forlivesità. Balzani: "E' ottimistico pensare che la via Emilia-bis si possa sostenere solo con il pagamento del pedaggio. Quello che mi preoccupa è il tracciato, il capire quanto territorio deve essere consumato per riuscire a fare l'allacciamento con la via Emilia-bis. Bisogna capire qual è il tracciato, che non conosce neppure il candidato del Pd a Cesena, Paolo Lucchi". Le coalizioni: domanda di Marino Bartoletti Il giornalista, fondatore del movimento civico "Viva Forlì" chiede perché per Balzani è stato possibile creare una coalizione mentre per Rondoni no? Balzani: "Ci siamo messi attorno ad un tavolo, abbiamo tracciato le linee fondamentali del programma e tracciato le idee forti, che sono state piuttosto complementari tra i vari gruppi: Rondoni: "Io non scelgo, sono stato scelto. La mia funzione è mettermi completamente al servizio della città. Non sono un leader politico e non voglio esserlo. I partiti hanno i loro dirigenti e le loro esigenze di visibilità; stanno cercando gli accordi che vogliono trovare, io sono a disposizione ma non faccio il tramite o il mediatore di una coalizione. Non mi fa paura nessun supporto. A Marino dico che l'esempio che ci ha dato cinque anni fa è un esempio stimolante e di riferimento per certi impegni. Se si gioca col 4-3-3 o col 4-4-2 dipende dalle stagioni; c'è la stagione per le liste civiche e quella per altri schemi.

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