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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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ARCHIVIO GEN. DEL DOSSIER
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Ratzinger affronta il santo crack (
da "Manifesto, Il" del 27-07-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: stata della «crisi dei mercati finanziari». A rimettere le
cose in ordine ci hanno pensato i cattolici con le offerte, raccolte in tutto
il mondo il 29 giugno (festa dei santi Pietro e Paolo), per l'Obolo di san
Pietro, ovvero «l'aiuto economico - si legge nella brochure di presentazione -
che i fedeli offrono al Santo padre come segno di adesione alla sollecitudine
del successore
Oggi le suore lasciano Carcare (
da "Stampa, La" del 27-07-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: anche laici, che li aiutano nell'organizzazione delle
iniziative. La nostra realtà è diversa e se continuano a toglierci persone sarà
difficile andare avanti". Un grido d'allarme che si aggiunge alle proteste
dei cugini cairesi per il trasferimento di Don Mirko Crivellari, il prete dei
giovani animatore delle Opes,
la marcia del cattolico libertino tra squillo, vaticano e
padre pio - (segue dalla prima pagina) edmondo berselli (
da "Repubblica, La" del 27-07-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laica e devota insieme, alla gerarchia.. Per strappare il
velo di questa ipocrisia, e rivelare l´insostenibilità di queste acrobazie fra
la bigotteria e la spregiudicatezza politica, ci voleva qualche gesto vistoso.
Non il pronunciamento di un settimanale assai critico verso il berlusconismo
come «Famiglia cristiana» o di altri organi e personalità del cattolicesino
conciliare,
La più antica tra quelle in attivitàè la "Libertà e lavoro"
di Lavagnola ( da "Secolo XIX, Il"
del 28-07-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Oggi la più antica società operaia laica ancora attiva in
cittàè il circolo "Libertà e lavoro" di Lavagnola. Le sue origini
sono legate all'alluvione del 1858 quando, la società operaia e quella dei
lavoratori conciapelli, già operanti nel quartiere, decisero di unirsi per
aiutare i lavoratori colpiti dalla calamità.
la chiesa e il premier - (segue dalla prima pagina) (
da "Repubblica, La" del 29-07-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La linea dovrebbe essere chiara per il clero cattolico. E´
stato papa Giovanni Paolo II che il 27 maggio 2001 commentando il passo
evangelico di Matteo 10, 27 ( «Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella
luce, e quello che ascoltate all´orecchio predicatelo sui tetti») osservò che
quei tetti nel mondo attuale sono diventati una foresta di trasmettitori e di
antenne:
Ru486, il pesticida umano (
da "Foglio, Il" del 29-07-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: I politici che hanno una nozione rigorosa e seria della
vita umana e del suo maltrattamento sistematico, laici o cattolici che essi
siano, dovrebbero insorgere e battersi con ogni mezzo per impedire che questo
“pesticida umano”, la definizione è del grande genetista JérÔme Lejeune,
ottenga l?autorizzazione per espletare il suo destino e il suo compito:
uccidere.
Perché in Italia è inconcludente discutere di laicità
brideshead ( da "Riformista, Il"
del 30-07-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici. Si pensi, ad esempio, al modo in cui il Partito
Comunista ha per decenni affrontato la questione del ruolo della Chiesa
cattolica nella vita pubblica. Pur richiamandosi a una tradizione di pensiero
che rinnegava la religione - che per Marx era "l'oppio dei popoli" -
il Pci ha sempre tenuto aperto un canale di comunicazione con le gerarchie
ecclesiali attraverso figure di intermediari
La Repubblica delle parrocchie (
da "Foglio, Il" del 30-07-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: 29 luglio 2009 La Repubblica delle parrocchie L'organo
semiufficiale del laicismo elogia le ingerenze nella vita del premier La
Repubblica, organo semiufficiale del laicismo, si è presa una cotta per parroci
e sacrestani, che paiono gli unici ad aver preso sul serio l?indignazione dei
suoi redattori per le vicende personali del premier.
il dio ignoto della patria leghista - fulvio tessitore (
da "Repubblica, La" del 31-07-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Pagina I - Napoli L´opinione Laici e cattolici meridionali
di fronte alle accuse venate di razzismo Il dio ignoto della patria leghista
FULVIO TESSITORE POVERA Italia! Sì, Italia e non Mezzogiorno e Napoli dinanzi
all´ultima, ormai sono quasi quotidiane, esternazione di becero razzismo della
Lega.
L' I TALIA DIMENTICATA
( da "Corriere della Sera" del 31-07-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: centrale della nostra storia rappresentato
dalla lontananza delle masse popolari rispetto alla costruzione dello Stato
unitario e dall'altro alla cultura laico-socialista, viceversa
appassionatamente identificata con tale costruzione. Uomini come Terracini e
Amendola, Scelba o Moro, Spadolini o Craxi, furono altrettanti
personaggisimbolo di una storia tutta e consapevolmente «italiana».
La linea della Meloni: <È meno invasiva di un intervento>(
da "Corriere della Sera" del 31-07-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: a una questione tra presunti laici e presunti
cattolici». Quindi la pillola può essere introdotta, «a un patto, però». Quale?
«Che l'uso della pillola stia rigidamente dentro le modalità previste dalla
legge 194, quella che regola l'aborto. La legge prevede un percorso, controlli,
cautele, l'obiezione di coscienza degli operatori.
( da "Manifesto, Il" del
27-07-2009)
Argomenti: Laicita'
AFFARI
SACRI VATICANO Bilanci in rosso per 16 milioni, ma le offerte ripianano
Ratzinger affronta il santo crack Come tante banche, anche la Santa sede ha
fatto cattivi investimenti in campo finanziario, e i conti registrano un
deficit notevole. Pesano pure l'Osservatore romano e Radio vaticana, che
infatti ha aperto le porte agli spot: comprati in blocco dall'Enel. Allo Ior,
già guidato da Marcinkus, potrebbe arrivare Gotti Tedeschi Luca Kocci La crisi
economica arriva anche Oltretevere, entra nei Sacri palazzi e manda in rosso i
conti del Vaticano che registrano perdite per più di 16 milioni di euro a causa
di operazioni finanziarie sui mercati internazionali andate in malora. Ci
pensano però i portafogli dei fedeli a rabboccare le casse della Santa sede con
le offerte del cosiddetto «Obolo di san Pietro» che annullano il disavanzo e
risanano il passivo. I bilanci della Santa Sede e della Città del Vaticano sono
stati resi noti lo scorso 4 luglio, al termine della tre giorni di riunione a
porte chiuse del Consiglio dei cardinali per lo studio dei problemi
organizzativi ed economici della Santa Sede, presieduta dal segretario di
Stato, Tarcisio Bertone. Lo Stato Vaticano presenta un deficit di oltre 15
milioni e 300mila euro, secondo quanto riporta il bilancio consuntivo per il
2008 del Governatorato, cioè l'erede del vecchio Stato pontificio, l'organo a
cui il papa - che secondo la costituzione vaticana rimane il sovrano assoluto -
ha affidato l'esercizio del potere esecutivo: con nove direzioni, sei uffici centrali
e 1.894 dipendenti quasi tutti laici amministra il territorio statale e
gestisce i servizi, i musei, la gendarmeria e le finanze, tranne lo Ior, la
banca vaticana, che è autonomo e saldamente in attivo. Meno negativo, ma
ugualmente in rosso, il bilancio della Santa Sede, cioè il governo centrale
della Chiesa cattolica mondiale, che conta 2.732 dipendenti, un migliaio dei
quali sono preti e suore, e che comprende tutti gli organismi della Curia
romana, l'Amministrazione del patrimonio della Santa Sede (Apsa, che controlla
l'enorme quantità di beni mobili e immobili di proprietà vaticana) e i mezzi di
comunicazione: nel 2008 ci sono state entrate per poco meno di 254 milioni di
euro e uscite per quasi 255 milioni, con un disavanzo di 911mila euro. A pesare
sul bilancio della Santa sede sono le spese per il quotidiano L'Osservatore
Romano e per la Radio Vaticana che infatti, per tentare di arginare le perdite,
ha aperto le porte alla pubblicità commerciale laica: da un paio di settimane
sulle frequenze dell'emittente del papa vanno in onda gli spot dell'Enel che ha
acquistato 300 passaggi pubblicitari fino al prossimo
27 settembre. Sono in attivo, invece, la Tipografia vaticana, il Centro
televisivo vaticano - che vende in esclusiva alle tv di tutto il mondo le
immagini video del papa - e soprattutto la Libreria editrice vaticana (Lev), da
qualche anno unica proprietaria «in perpetuo e per tutto il mondo» dei diritti
d'autore sui discorsi e sugli scritti del papa (e di tutti i papi dell'ultimo
cinquantennio) e dei vari dicasteri della Santa sede. Un copyright rigidissimo,
nel caso di Ratzinger esteso retroattivamente anche a tutte «le opere e gli
scritti redatti dallo stesso pontefice prima della sua elevazione alla Cattedra
di Pietro», che solo nel
( da "Stampa, La" del
27-07-2009)
Argomenti: Laicita'
L'ASILO
MALLARINI RISCHIA LA CHIUSURA. INUTILI LE PROTESTE DEGLI ABITANTI Oggi le suore
lasciano Carcare Dopo 124 anni le suore lasciano Carcare. La decisione,
preannunciata già a gennaio, arriva dall'Ordine delle Figlie della Carità di
Torino nell'ambito di una riorganizzazione sul territorio, che coinvolge anche
le cittadine piemontesi di Ceva, Mondovì e Boves, dovuta principalmente alla
mancanza di vocazioni. Una notizia che getta nello sconforto i cattolici carcaresi, e non solo, da sempre abituati alla
presenza discreta ma attiva di Suor Vincenza e Suor Teresina che ora torneranno
nella sede centrale. Per le due anziane sorelle si era mobilitato l'intero
paese, compreso l'ex sindaco Angela Nicolini che scrisse una lettera alla
lettera alla Madre Superiora dell'Ordine chiedendo un ripensamento. A scatenare
la preoccupazione dei carcaresi, oltre all'aaffetto per le due suore, la
paventata chiusura dell'Asilo Mallarini "la cui funzione sul territorio -
scrisse la Nicolini - è indispensabile. Si aprirebbe un grave problema sociale
di assistenza all'infanzia dato che la scuola materna statale, seppure
recentemente ampliata, non sarebbe in grado di accogliere tutti i bambini che
fre00.tano la scuola privata". Argomenti che sono valsi a nulla, oggi la
comunità saluterà le Figlie della Carità con una messa alle 8.30 alla presenza
del Vescovo di Acqui Micchiardi. "Salutiamo con grande dolore Suor
Vincenza e Suor Teresina" ha comunicato ieri durante la Messa, Padre
Italo, che in merito all'asilo ha rassicurato i presenti: "Non verrà
chiuso ma avrà un'altra gestione". "E' una perdita enorme - afferma
una parrocchiana - l'asilo dove alloggiavano era uno degli ultimi luoghi dove
ci si ritrovava per pregare durante la settimana. Il 27 di ogni mese si teneva
il rosario in onore della Medaglia Miracolosa apparsa a una loro consorella a
Parigi nel 1830, spesso nella cappelletta interna veniva esposto il Santissimo
per l'adorazione. A Torino non credo abbiano il polso della situazione, loro
hanno tante persone, anche laici, che li aiutano
nell'organizzazione delle iniziative. La nostra realtà è diversa e se
continuano a toglierci persone sarà difficile andare avanti". Un grido
d'allarme che si aggiunge alle proteste dei cugini cairesi per il trasferimento
di Don Mirko Crivellari, il prete dei giovani animatore delle Opes,
presso l'oratorio di Nizza Monferrato.
( da "Repubblica, La" del
27-07-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina
6 - Interni La marcia del cattolico libertino tra squillo, Vaticano e Padre Pio
Così il capo del governo vuol recuperare con le gerarchie (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Secolo XIX, Il" del
28-07-2009)
Argomenti: Laicita'
La
più antica tra quelle in attivitàè la "Libertà e lavoro" di Lavagnola
savona A SAVONA la prima associazione operaia fu la Compagnia di San Venanzio,
derivata dall'antica corporazione dei camalli del porto del 1822. La prima
Società di Mutuo soccorso si ebbe nel 1851 con la fondazione della Società
progressista degli artisti e degli operai. Qui nel 1869 venne eletto presidente
onorario Giuseppe Garibaldi e nel 1870 la stessa carica andò a Giuseppe
Mazzini. Oggi la più antica società operaia laica ancora attiva
in cittàè il circolo "Libertà e lavoro" di Lavagnola. Le sue origini
sono legate all'alluvione del 1858 quando, la società operaia e quella dei
lavoratori conciapelli, già operanti nel quartiere, decisero di unirsi per
aiutare i lavoratori colpiti dalla calamità. Nel 2006 il Club operaio si
è trasformato in Società operaia di mutuo soccorso "Libertà e lavoro"
con sede sociale in via Abate 2 e circa 150 soci. Tra i circoli cattolici il primato di anzianità va alla Società operaia
cattolica Nostra Signora di Misericordia di Savona costituita il 28 settembre
1882. 28/07/2009
( da "Repubblica, La" del
29-07-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina
27 - Commenti La chiesa e il premier La soggezione agli idoli della tv, la
perdita del confine tra vero e falso (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Foglio, Il" del
29-07-2009)
Argomenti: Laicita'
29
luglio 2009 Ru486, il pesticida umano Da questa brutta faccenda dovrebbe
scaturire una rivolta totale E probabile,
tristemente probabile, che domani un comitato di tecnici e burocrati che si
occupa di farmaci, lAifa, autorizzi limpiego su larga scala anche
in Italia della pillola abortiva o kill pill Ru486. Creata negli anni Ottanta in
Francia da un medico, Etienne-Emile Beaulieu, incline a una visione
spiccatamente commerciale ed eticamente indifferente della ricerca e del
progresso farmacologico, la kill pill è il tradimento definitivo della promessa
di diritto e libertà fatta alle donne quando, trentanni fa, la possibilità di abortire in strutture pubbliche,
a certe precise condizioni e in un certo contesto di prevenzione e di “tutela
della maternità”, divenne legge (194/1978). Il prezzemolo moderno funziona
così: un funzionario del sistema clinico, ché la parola medico è deviante e
stupidamente nobilitante, ti dà in ospedale, se con il tempo e con luso non te lo passi addirittura la farmacia, un veleno
antifeto che, molte settimane dopo il concepimento, puoi ingerire per espellere
il bambino “indesiderato” che hai in corpo a casa tua, con dolore e rischi per
la salute, nella più disperata e indifferente delle solitudini, tirando lo
sciacquone. Si realizza così, mentre qualche resipiscenza aveva convinto pochi
giorni fa il Parlamento ad approvare un invito alla moratoria degli aborti
forzati che costano la vita a centinaia di milioni di bambine in Asia, uno tra
i più diabolici progetti di cancellazione etica del giusto e del decente, dellumano e del razionale, che si siano conosciuti fino ad ora
in occidente. Anche lItalia si allineerebbe,
se una estrema luce intellettuale e morale non incendi la mente di chi ha la
responsabilità di decidere, al novero dei paesi civili in cui abortire è una procedura privata, un
diritto di privacy da esercitare senza remore, senza problemi, senza percepire
la differenza tra una scelta di vita e una scelta di morte. La pillola costa 14
euri, è alla portata di tutte le borse, e la minimizzazione dei suoi rischi
clinici, ché quelli di cultura e di senso sono evidenti e irrimediabili, farà
in modo che si diffonda adeguatamente. Perché sia compiuta lopera di scristianizzazione dellamore, in nome della
compassione sentimentale e della solidarietà di genere verso le donne, ovviamente;
perché si realizzi la riduzione della vita umana a cosa, che è il vero progetto
antropologico del mondo tecnico post umano che ha preso il comando del nostro
modo di vita almeno dalla seconda metà del secolo scorso. Dovrebbe scaturire,
da questa brutta faccenda, una rivolta politica, morale e religiosa. Dovrebbero
farsi sentire ministri, primi ministri, sottosegretari, presidenti di Regione,
deputati e senatori che già hanno sottoscritto questa battaglia contro lultimo ritrovato di una cultura pestifera. La classe
dirigente e i pastori delle chiese cristiane, in primo piano la cattolica,
dovrebbero uscire dal mutismo o dal balbettamento, evitare un inutile confronto
sui dettagli e andare al cuore della questione. Lintroduzione della kill pill in Italia contraddice in modo
evidente la 194, la legge che rendeva possibile laborto solo e soltanto nelle strutture pubbliche e a
condizioni incompatibili con la solitudine e il simbolismo solitario e
indifferente che luso della Ru486 implica necessariamente. I
signori vescovi e cardinali, eventualmente tentati dalla disattenzione,
dovrebbero tenere conto del fatto che sono le pillole a fare la storia delle
relazioni umane e della stessa spiritualità, come dimostra la vicenda dellHumanae vitae, lenciclica
antipillola che fu al centro della rivolta e del principio di dissoluzione
dellautorevolezza del magistero papale, ricostruito con mille difficoltà
negli
ultimi trentanni da due grandi papi. I
politici che hanno una nozione rigorosa e seria della vita umana e
del suo maltrattamento sistematico, laici o cattolici che
essi siano, dovrebbero insorgere e battersi con ogni mezzo per impedire che
questo “pesticida umano”, la definizione è del grande genetista JérÔme Lejeune,
ottenga lautorizzazione per espletare il
suo destino e il suo compito: uccidere. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO
( da "Riformista, Il" del
30-07-2009)
Argomenti: Laicita'
Perché
in Italia è inconcludente discutere di laicità brideshead Altrove, anche negli
Stati Uniti, è inconcepibile che una Chiesa sia interlocutrice privilegiata del
pubblico potere La laicità è un tema del quale scrivo con riluttanza. Da tempo
mi sono convinto che il dibattito sul ruolo della religione nella vita pubblica
del nostro paese sia viziato dal modo in cui la questione si è posta nel
periodo dell'unificazione nazionale, assumendo caratteristiche che sono del
tutto peculiari nel panorama delle democrazie occidentali. Semplificando
all'estremo, l'unità d'Italia si compie con la soppressione del potere
temporale dei pontefici. La natura relativamente incruenta di questo evento non
ne modifica la sostanza, che è quella di un atto di conquista militare. In
conseguenza di questo fatto, i rapporti tra Stato e Chiesa si strutturano nella
storia italiana secondo uno schema mutuato dalle relazioni internazionali. Dopo
una fase di non belligeranza ostile, le due entità, ciascuna delle quali
rivendica un titolo esclusivo su una porzione del territorio della penisola,
riprendono a parlarsi, e giungono progressivamente a una composizione del
proprio dissidio, che assume non a caso le forme di un trattato internazionale:
i Patti Lateranensi. A tale strumento giuridico esse affidano la risoluzione di
buona parte delle questioni rimaste aperte con l'invasione del territorio
pontificio da parte dell'esercito italiano. Relegato nei confini angusti del
Vaticano, il Papa vede riconosciute le proprie prerogative sovrane, che
continua a esercitare sui pochi chilometri quadrati che - per ragioni di
convenienza - l'invasore decide di lasciargli. Tuttavia, se la questione
territoriale può dirsi sostanzialmente superata con il Concordato del 1929,
quella del ruolo del cattolicesimo nella vita pubblica italiana rimane aperta,
e non trova una composizione che sia del tutto soddisfacente nemmeno con tale
patto o con le sue successive revisioni. Se, infatti, la Chiesa cattolica
riconosce a sua volta la sovranità dello Stato italiano sui territori che le
appartenevano prima del 1870, essa riesce a ottenere in cambio benefici che la
mettono in una posizione di indiscutibile vantaggio - che solo in parte è stata
scalfita dalle seguenti modifiche costituzionali e legislative - nei confronti
non solo delle altre Chiese cristiane, ma anche di qualsiasi altro credo
religioso. Soprattutto, e questo è un fattore essenziale, il clero cattolico
conserva a lungo un atteggiamento che lo porta a intervenire nel dibattito
pubblico italiano in un modo che appare spesso incompatibile con una concezione
rigorosa della separazione tra comunità politica e religiosa. Non solo perché
esso continua a difendere gli interessi sovrani del Vaticano, cercando di
ottenere trattamenti di favore tutte le volte che ciò è possibile, ma anche
perché rivendica il diritto di intervenire informalmente nel processo
legislativo indicando ai parlamentari le soluzioni "gradite" quando
sono in gioco scelte politiche che riguardano la sfera della moralità o del
culto. Sarebbe una forzatura imputare la responsabilità di questo stato di cose alla malafede del clero cattolico, anche se
non mi sento del tutto di escludere che in certi casi essa ci sia stata o ci
sia. Lo stesso tipo di distorsione nei rapporti tra politica e religione si è
manifestata in modo del tutto speculare anche negli atteggiamenti di certi laici. Si pensi, ad esempio, al modo in cui il Partito Comunista
ha per decenni affrontato la questione del ruolo della Chiesa cattolica nella
vita pubblica. Pur richiamandosi a una tradizione di pensiero che rinnegava la
religione - che per Marx era "l'oppio dei popoli" - il Pci ha sempre
tenuto aperto un canale di comunicazione con le gerarchie ecclesiali attraverso
figure di intermediari che svolgevano un ruolo analogo a quello di
diplomatici che interloquiscono riservatamente con una potenza straniera.
Ancora oggi, in un panorama politico radicalmente mutato rispetto a quello del
primo quarantennio di storia repubblicana, lo schema delle relazioni
internazionali continua a plasmare il modo in cui si discute dei rapporti del
ruolo della Chiesa cattolica nella vita pubblica. Si parla infatti di
"influenza" o di "ingerenza" come se a confrontarsi fossero
due potenze e non due modi di concepire il ruolo della religione. L'inconcludenza
- si potrebbe forse dire la futilità - del dibattito sulla laicità nel nostro
paese dipende da queste circostanze storiche. Per quanti sforzi si facciano, è
quasi impossibile ricondurre la discussione sulla laicità nella vita pubblica
italiana nell'ambito delle categorie familiari della filosofia politica
liberale perché esse presuppongono un diverso modo di concepire le relazioni
tra Stato e Chiesa. Anche nei paesi dove è forte la presenza dei cristiani in
politica, come gli Stati Uniti, le Chiese si muovono in un contesto che rende
inconcepibile la pretesa di una di esse ad avere un ruolo privilegiato in
quanto interlocutore del pubblico potere. Vescovi e pastori statunitensi
intervengono, criticano, consigliano, talvolta usando toni forti e parole aspre,
ma lo fanno all'interno di una società civile che ha preso forma proprio a
partire dalla rottura dell'unità dei cristiani. Vale la pena di sottolineare
questo punto: negli ultimi anni la formula "a Christian Nation" ha
avuto un certo successo negli ambienti della destra d'oltre oceano. Tuttavia,
neppure chi la usa si sognerebbe di dire che gli Stati Uniti sono una nazione
metodista o cattolica. di Mario Ricciardi 30/07/2009
( da "Foglio, Il" del
30-07-2009)
Argomenti: Laicita'
29
luglio 2009 La Repubblica delle parrocchie L'organo semiufficiale del laicismo elogia le ingerenze nella vita del premier La
Repubblica, organo semiufficiale del laicismo, si è
presa una cotta per parroci e sacrestani, che paiono gli unici ad aver preso
sul serio lindignazione dei suoi redattori
per le vicende personali del premier. LAdriano
Prosperi che si batteva contro lintromissione dei preti nelle nostre vite
ora considera laccodamento di qualche sacerdote alla vulgata di
Repubblica come il superamento del clerico-fascismo, “virus radicato nel sangue
del paese”. Questa sfrenata passione per il moralismo da oratorio sembra in
contrasto con le insistenti campagne contro le “ingerenze” della chiesa sulle
questioni morali sottoposte al giudizio politico e legislativo. Sembra, ma a
ben guardare non è. Cè una certa coerenza,
in realtà, tra lesaltazione del
moralismo rivolto a comportamenti individuali e la critica serrata a interventi
che portino una concezione morale della vita e della morte nel discorso
pubblico. E un modo di ricacciare il sentimento religioso nella pura
dimensione privata, nella deprecazione della decadenza dei costumi, che
si esprime come sentimento individuale. Il clericalismo, inteso come
instrumentum regni, in fondo è proprio questo, ed è alleato stretto di quellanticlericalismo che si presenta come il suo opposto. Ambedue
relegano sullo sfondo la battaglia culturale per laffermazione nel confronto pubblico di principi che hanno
radici nella visione cristiana, in modo da non disturbare il manovratore. Che
poi le parrocchie italiane siano davvero cadute nella trappola del
clericalismo anticlericale resta unopinione di
Prosperi. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO
( da "Repubblica, La" del
31-07-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Napoli L´opinione Laici e cattolici meridionali di fronte
alle accuse venate di razzismo Il dio ignoto della patria leghista FULVIO
TESSITORE POVERA Italia! Sì, Italia e non Mezzogiorno e Napoli dinanzi
all´ultima, ormai sono quasi quotidiane, esternazione di becero razzismo della
Lega. Non serve, non vale lamentare il silenzio dei
"meridionalisti" di destra alleati della Lega. La questione non
riguarda Napoli e il Mezzogiorno. La questione riguarda tutto il nostro Paese,
ormai stordito, frastornato dal "regime di propaganda" e dalla rozza
incultura della Lega. Il suo razzismo è da suburra (per i signori della Lega
ricordo che così si chiamava, nell´antica Roma, la valle tra il Palatino e
l´Esquilino, abitata dalla parte più bassa della popolazione) e da lupanare
(ossia, sempre a uso dei signori della Lega, nell´antica Roma, la casa delle
puttane). Non è il Mezzogiorno a essere offeso, è l´Italia tutta, ivi compresa
la grande cultura lombarda che, con le culture veneta, piemontese, napoletana e
siciliana, ha fatto la storia e data la sostanza alla cultura pluralistica
(altro che razzismo) del nostro Paese. SEGUE A P
(
da "Riformista, Il"
del 31-07-2009)
Argomenti: Laicita'>«Offese contro di me
Un'ernia vale più di quelle note spese» FORUM. Ignazio Marino torna sulla
vicenda Pittsburgh: «Non sono stato licenziato»,
spiega i motivi delle querele e perché le «gravissime accuse» di alcuni
giornali sono infondate. Il candidato alle primarie tratteggia il
"suo" Partito democratico, fatto di circoli, senza correnti e con le
alleanze basate sui programmi. E spiega su quali temi puntare in vista del
congresso. ignazio marino. Il candidato alle primarie del Pd al Riformista col
direttore Antonio Polito e la ... di Tonia Mastrobuoni «Meglio operare un'ernia
che gonfiare una nota spese». Ignazio Marino è visibilmente teso sulla bufera
scoppiata attorno alle presunte irregolarità amministrative che secondo il
Foglio gli sarebbero costate nel 2002 le dimissioni dalla guida dell'Ismett di
Palermo. Ma dopo giorni di pressioni, smentite e querele, al candidato leader del
Partito democratico scappa anche una risata. «Invece di fare una nota spese
gonfiata da cinquemila euro, direi che è più conveniente operare un'ernia. È
certamente meno stressante, si fa in un quarto d'ora e ne vale tremila». In
questo forum con il Riformista, il chirurgo genovese torna sul merito della
questione, si professa offeso per le «gravissime bugie» apparse su alcuni
giornali e conferma le querele non solo al quotidiano di Ferrara ma anche a
quelli che «hanno messo le bugie pure nei titoli». Il senatore piddino parla
lungamente del partito che ha in mente, «liberato dalle correnti e di
democrazia partecipativa», spiega le "sue" primarie imperniate su
temi concreti ma tratteggia anche qualche scenario postcongressuale. Per Marino
è scontato, ad esempio, che chi vince le primarie può legittimamente aspirare
tra tre anni a correre per la presidenza del Consiglio, qualsiasi siano le
alleanze. Stanco di essere identificato soltanto con il tema della laicità, che
considera «un metodo», come un grande democristiano cui ammette di ispirarsi,
Aldo Moro, Marino rilancia i punti su cui vorrebbe confrontarsi con gli altri
due candidati alle primarie. A Pierluigi Bersani e Dario Franceschini chiede un
dibattito sul precariato, sulle ricette contro la crisi economica, ma anche
sulle donne, sull'aborto, sul nucleare e sulle unioni civili. E racconta,
ancora una volta ridacchiando, che al momento non riesce «purtroppo» a
confrontarsi con il pubblico del Pd perché al Democratic Party di Genova,
quello nazionale, c'è un programma che pullula di ministri «e non riescono a
trovare un buco in cui inserirmi». In apertura del forum, il tema non può che
essere quello che lo ha catapultato sulle prime pagine dei giornali. Il siluro
di Pittsburgh, la lettera sulle irregolarità amministrative dell'università
americana che aveva collaborato alla fondazione del centro di Palermo diretto
dal chirurgo. «La risposta l'ho data già e, anzi, sarebbe interessante se ogni
politico italiano accusato di qualcosa avesse la mia stessa abitudine di
documentare tutto su internet», si scalda. Ribadisce che si è dimesso perché
c'era già un contratto con l'università di Jefferson, dopo una lunga
trattativa. «Avevo già deciso di andarmene ma c'è stato
un conflitto, ma in una situazione del genere i toni conflittuali possono
capitare. Oltretutto - sottolinea - ci sono stati con l'amministrazione, mai
con l'università». Il chirurgo che ha acquisito fama mondiale per i trapianti
al fegato racconta di referenze «che fanno arrossire, stellari». Soprattutto,
pubbliche, «ben visibili sul sito del chirurgo fondatore del centro trapianti
di Pittsburgh». Lì, oltre al lungo curriculum di Marino, puntualizza, «c'è
scritto anche che la decisione di lasciare la direzione del centro di Palermo è
stata improntata alla più alta eticità ed è una decisione presa in coscienza,
discussa con lui. Questo è il fondatore del centro trapianti di Pittsburgh,
ancora in vita quindi interpellabile». Il chirurgo è amareggiato anche per «le
altre, gravissime bugie che mi hanno offeso moltissimo. Non sono stato licenziato, se ci sono state irregolarità o
discrepanze sui rimborsi, sono cose che accadono e che vengono ricontrollate in
quelle università ogni sei mesi. E non vengono mai utilizzate per dire che uno
non è una persona per bene». Marino racconta di aver saputo da molti centri in
cui ha lavorato in passato che una serie di giornali hanno chiamato per avere
informazioni su di lui: «Alla fine dovrò ringraziarli. Mi hanno raccontato le
università che i giornalisti sembravano delusi per i commenti positivi.
L'intenzione di una cosa organizzata così, telefonando in tutto il mondo, non
mi pare quella di fare uno scoop. Ma di capire se una persona può essere
eliminata dalla corsa alla segreteria del Partito democratico. Soprattutto nel
momento in cui quella persona dice che vuole elevare il dibattito congressuale
e non fare il dibattito sulle correnti, sugli individui e su tutte quelle cose
che stanno danneggiando questo straordinario progetto». Nei giorni scorsi ha
dato mandato agli avvocati di querelare il Foglio, ma anche «gli altri giornali
che hanno messo anche nei titoli le bugie. Altrettanto grave, per me, è
l'accusa del Giornale pubblicata in prima pagina che io sarei un esperto di
eutanasia. Per un chirurgo che ha passato tutta la vita a salvare vite umane in
due paesi - io ho la licenza negli Stati Uniti e in Italia - l'accusa di
omicidio volontario, è un'offesa davvero gravissima e sarà molto difficile per
il Giornale dimostrare che sono un esperto di eutanasia». Marino spazza l'aria
con la mano, «basta, parliamo di politica». Terreno meno insidioso? Almeno il
chirurgo americanizzato può andare all'attacco. «Mi sembra su tanti temi
Pierluigi Bersani e Dario Franceschini (li cita sempre per nome e cognome,
ndr), pur facendo politica da oltre un terzo di secolo, sono evidentemente in
grave difficoltà». Troppe anime, secondo Marino, compongono le squadre di
Franceschini e Bersani, «spesso inconciliabili tra di loro». Un esempio?
«Pierluigi Bersani è sostenuto da alcune persone convinte che si debbano fare i
respingimenti, mentre altri pensano il contrario. Ha politici dalla sua parte
che pensano che la vicenda di Welby sia un eclatante caso di eutanasia, altri
pensano che sia un riconoscimento della libertà di scelta rispetto alle terapie
come è scritto nell'articolo 32 della Costituzione. Gli stessi problemi, in
aree simili, si trovano nell'area di Dario Franceschini». Al contrario, il
candidato alle primarie Pd scandisce che la sua è una mozione e una sfida
politica «dei sì e dei no chiari», compresa la querelle di questi giorni sulle
correnti. «Da quando io ho affermato che vorrei una sola corrente nel partito,
quella dei circoli, tutti si dichiarano favorevoli a scioglierle. Parole molto
apprezzabili, ma quand'è che Bersani e Franceschini si decideranno a passare ai
fatti? Noi della mozione Marino non abbiamo correnti». Forse per un attimo,
nella foga dell'anticorrentismo, il chirurgo dimentica che c'è chi lo ha già
iscritto a una fazione antica. Che molti pensano che dietro di lui ci sia l'ex
plenipotenziario di Veltroni, Goffredo Bettini. «Dietro di me non c'è proprio
nessuno, affianco a me ci sono moltissime persone valide. Certo, c'è anche un
intellettuale e un politico come Bettini, eravamo "compagni di banco"
al Senato durante il governo Prodi. Penso che sia una persona di grande
generosità intellettuale ma ha già detto pubblicamente che il suo sarà un
contributo intellettuale». La domanda nasce spontanea, sul partito «dei sì e
dei no chiari». Marino può correre per la leadership con quest'idea, ma poi si
tratterà, se vince le primarie, di governare anche le mille anime del partito
contro le quali punta oggi il dito. «Ha visto che dopo la mia proposta sulle
unioni civili è intervenuto subito anche Franceschini?», replica, «È ovvio»,
sorride malizioso, «poi deve fare i conti con la Binetti e con Rutelli. Ma
intanto ha fatto questa dichiarazione. Io penso a un partito in cui non ci sia
il "sì ma anche", "va bene, ma anche". Si presentano
proposte che di volta in volta sono frutto di una riflessione, anche nei
circoli». Ecco, la parolina magica, i circoli, la democrazia partecipata. Cosa
c'entrano con una eventuale querelle sulle coppie di fatto o su una norma della
finanziaria? «Se non si trova un accordo tra dirigenti del Pd, io sono per
convocare rapidamente tutti i circoli d'Italia e fare discussioni collegiali.
Dobbiamo avere meccanismi di democrazia partecipata come esistono negli Stati
Uniti e in altri paesi. In America, quando il governo decide di cambiare delle
cose nella sanità, manda dei gruppi a parlarne nel paese reale e dà
addirittura, sul Federal register, un tempo per dare a tutti l'opportunità di
dire cosa pensano. Questo è il partito a cui penso». E chi non ci sta? Marino
insiste: «Dopo una consultazione così ampia bisogna raggiungere una decisione
che venga lealmente supportata da tutti. Ma dico, è così difficile fare come
hanno fatto Barack Obama e Hillary Clinton? Non è che si siano scambiati
esattamente delle gentilezze, durante le primarie. Ma dal giorno dopo della vittoria
di Obama si sono messi a lavorare assieme. Questo è il salto culturale da far
fare al nostro partito». Quindi, se vince le primarie, imbarcherà Franceschini
e Bersani nella squadra? «Bè, sicuramente l'idea è quella di coinvolgere le
intelligenze migliori. Certamente, ho un'idea inclusiva del partito». Quindi?
«Vedremo». Se alle primarie vince uno dei suoi avversari? «Io mi candido a fare
il segretario del partito. Se non ci riuscissi e il voto della nostra mozione
fosse importante, non faremo patti con nessuno. Ci riuniremmo, stabiliremmo una
decina di punti irrinunciabili e sulla base di quei punti daremmo sostegno a un
candidato o a un altro». E chi conquista la segreteria del Partito democratico
in autunno può correre per Palazzo Chigi o il candidato premier andrà
concordato con gli altri partner della coalizione? «Io immagino che debba
essere anche il candidato premier. Però è una discussione da fare tra tre
anni». Marino candidato premier? «Se il popolo democratico lo vuole, non vedo
perché no». A proposito. Che pensa il candidato-chirurgo del premier
Berlusconi, ha bisogno di cure? «Spero non le mie, io curo casi gravi. Ma mia
moglie mi conosce molto bene e immagino che anche la moglie di Berlusconi lo
conosca molto bene. Se ha detto che è malato, c'è da fidarsi». Tornando
all'attualità, alle primarie del Pd, il senatore è consapevole che la stampa
gli ha cucito addosso un'etichetta. «Ho parlato di tutto, delle proposte per la
crisi economica, ho parlato sugli immigrati, la sicurezza, la sicurezza sul
lavoro e mi associano sempre alla laicità, quando non ne ho
quasi parlato, di recente. E poi per me la laicità è un metodo nel porsi e
nell'interpretare la nostra Costituzione. Pensiamo a un grande uomo della
Democrazia cristiana ma anche profondamente laico come Aldo Moro. Era credente,
ma mostrava un atteggiamento profondamente laico nell'interpretazione dei
valori che doveva discutere in Parlamento. Nella fase costituente ha
introdotto elementi di laicità». Marino ricorda il suo contributo all'articolo
32 della Costituzione, quello che stabilisce che la salute debba essere
garantita a tutti. Il 27 gennaio del 1947 - il giorno prima era stata scritta
la prima parte - Moro «ha insistito tutta la mattina che questo era un
principio importantissimo, ma che doveva essere garantita ma non obbligatoria.
Che ognuno doveva poter scegliere per conto suo. Questo non l'ha detto Ignazio
Marino, l'ha detto Aldo Moro nel 1947». Ci sono però alcuni temi che ricorrono
nelle sue battaglie molto associati alla laicità. Una è quella sul testamento
biologico. Ma c'è anche l'aborto, sul quale, insiste, che l'Italia «vanta la
legge più equilibrata dell'occidente. I più giovani non ricordano, io che ho 54
anni sì: le notti, i brividi, le angosce di quando ero specializzando in
chirurgia negli anni Settanta e al pronto soccorso arrivavano donne di tutte le
età con l'utero perforato dagli aghi delle cosiddette mammane». Il senatore è
notoriamente cattolico, «ma mi confortò molto quello che mi disse una volta un
teologo, Karl Golser, vescovo di Bolzano. Anche la Chiesa riconosce un elemento
che si chiama la conscientia perplexa: il tribunale supremo è quello della
propria coscienza». E nelle ore convulse della riunione Aifa su pillola
abortiva Ru486, Marino non si tira indietro neanche su questo: «io credo che
questo tipo di decisione debba avvenire nel dialogo personale tra medico e
paziente, è sbagliato proibirla tout court». A questi argomenti di lotta se ne
aggiunge un altro, molto "suo", che continua a distinguerlo da
Bersani e Franceschini. Marino propone le unioni civili, non i Dico, per le
coppie di fatto. «È aberrante una situazione in cui due persone che non sono
sposate ma magari hanno dei figli e uno dei due si sente male - perché questa è
la realtà, è inutile che ci giriamo intorno - e viene messo in rianimazione,
l'altro non può neanche colloquiare con i medici. Ci sono tre milioni di
persone che vivono assieme senza essere sposati, che rischiano questa
situazione perché non c'è un certificato di matrimonio. Una barbarie». Certo,
sarà difficile allearsi con l'Udc, con questo programma. Marino si stringe
nelle spalle: «questo lo diranno loro, non io. Assieme alla squadra che
governerà il partito, se vincerò le primarie, deciderò quali punti saranno
irrinunciabili, per noi, questo è certo». Una stranezza, nel suo programma, è
che non c'è un paragrafo dedicato alle donne. «Verissimo. Le donne che hanno
partecipato con me al programma me l'hanno chiesto esplicitamente: non bisogna
mettere le donne in una riserva indiana, hanno detto. Invece abbiamo inserito
molte cose nelle singole sezioni. Proposte antidiscriminazione nell'ingresso
del lavoro. Abbiamo immaginato che il congedo alla nascita del figlio sia
equamente distribuito tra uomo e donna. L'altro aspetto è che appoggiamo la
questione dell'aumento età pensionistica per le donne: ma tutte le risorse
liberate vanno indirizzate verso politiche per loro. E poi, insomma, sarà
simbolico, ma è assurdo che alla Camera non ci sia un asilo nido. Io non amo
molto le quote rosa, ma mi rendo conto che siamo talmente indietro che anche
sulle presenze in politica e nei consigli di amministrazione, vanno presi
provvedimenti drastici. Non più del 60%, ma non meno del 40% di presenza
obbligatoria nei cda, questo proponiamo». Su un punto, il senatore sembra
convinto del vantaggio competitivo su Bersani e Franceschini, semplicemente
perché non hanno ancora preso una posizione netta. «Vorrei sapere - osserva -
cosa pensano i nostri alleati della precarietà. Sono, come diciamo noi, per il
contratto unico a tempo indeterminato con salario minimo garantito come nella
maggior parte dei paesi occidentali?». Marino ammette di propendere per la
proposta Ichino, piuttosto che per la versione Boeri-Garibaldi, ma
«l'importante è mantenere il punto fermo di un contratto unico e di un salario
minimo e un sistema di disincentivi che prevedano che nel momento in cui
un'azienda vorrà lasciar andare un dipendente potrà farlo in situazioni
straordinarie, quando cambia la ragione sociale o l'obiettivo. Ma con un disincentivo
anche nel fatto che dovrà farsi carico di una parte sostanziale di quel reddito
di solidarietà e della formazione permanente in modo che diventi una risorsa,
che continui ad arricchirsi e non diventi un precario abbandonato a se stesso».
31/07/2009
( da
"Corriere della Sera"
del 31-07-2009)
Argomenti: Laicita'
( da
"Corriere della Sera"
del 31-07-2009)
Argomenti: Laicita'