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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE”

 

 

 

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Report "Revoca fidi"   15-17 marzo 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Revoca fidi

credito a singhiozzo per un'impresa su tre - barbara ardu ( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: imprese imputano le difficoltà a tassi e costi bancari più onerosi (40,5%) e solo in seconda battuta all´incremento delle garanzie richieste (37,8%), mentre il problema più sentito delle grandi è l´ammontare del fido. Una prima risposta è arrivata ieri da Corrado Passera. «Intesa Sanpaolo - ha detto l´ad del gruppo - oggi ha linee di credito al sistema Italia per oltre 500 miliardi,

cernobbio. che c'entrano i prefetti? . corrado passera al forum ... - dall'inviato ( da "Nuova Sardegna, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Mi fido delle prefetture più che di Bankitalia» DALL'INVIATO CERNOBBIO. «Che c'entrano i prefetti?». Corrado Passera al Forum della Confcommercio di Cernobbio ha bocciato la decisione dell'esecutivo di affidare ai rappresentanti territoriali del governo compiti di vigilanza sulle banche: «Non mi sembra una decisione in nessun modo saggia»

aumentiamo i contributi ai consorzi fidi ( da "Tirreno, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Aumentiamo i contributi ai Consorzi fidi» Le associazioni: 300mila euro in più per aiutare 300 imprese LUCCA. Aumentare i fondi a disposizione dei Consorzi fidi, per incrementare i prestiti alle imprese. «Con un ulteriore intervento di 300mila euro - dicono le associazioni di categoria - si creerebbe una disponibilità di credito di 6 milioni di euro per circa 300 imprese»

Carige, un 2009 controcorrente a Piazza Affari ( da "Secolo XIX, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: il titolo Fidia il 35,83%. Fra le società con la migliore performance c'è anche Banca Carige, le cui azioni hanno recuperato in due mesi e mezzo il 20,30% e sono tornate sopra quota 2 euro. Nell'ultima settimana Piazza Affari ha ripreso a crescere: il Mibtel ha registrato un progresso del 5,85%, a 11.

Banche, Passeraboccia Tremonti ( da "Secolo XIX, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Italia dei Valori dice di essere d'accordo con Tremonti e sottolinea: «Mi fido più dei prefetti che della Banca d'Italia». Mentre il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ipotizza una soluzione-compromesso che porti «i prefetti a controllare l'erogazione del credito, avvalendosi della collaborazione di funzionari distaccati di Bankitalia».

che c'entrano i prefetti con le banche? - dall'inviato ( da "Tirreno, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Mi fido delle prefetture più che di Bankitalia» DALL'INVIATO CERNOBBIO. «Che c'entrano i prefetti?». Corrado Passera al Forum della Confcommercio di Cernobbio ha bocciato la decisione dell'esecutivo di affidare ai rappresentanti territoriali del governo compiti di vigilanza sulle banche: «Non mi sembra una decisione in nessun modo saggia»

<Serve un aiuto dalle banche: crediti più facili e a minor costo> ( da "Nazione, La (Viareggio)" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: quotidianità del rapporto tra imprese e sistema bancario». E POI per rispondere a quell'insieme di imprese che non rientrano, per vari motivi, nei parametri previsti dagli strumenti finanziari esistenti, le categorie economiche suggeriscono un contributo diretto ai Consorzi fidi «per aumentare dicono la loro patrimonializzazione o per allargare i fondi rischi al fine di ampliare l'

Le banche: sì al dialogo, no ai diktat ( da "Corriere Alto Adige" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: erogazione dei fidi. In Alto Adige l'accesso al credito non ha subito restrizioni particolari. Certo, alla fine del 2008 le sofferenze sono aumentate e il trend peggiora. Anche scontare fatture diventa difficile se poi i fornitori non pagano le aziende. Ecco perché i direttori delle banche locali presenteranno alla Provincia,

<La crisi non tocca gli statali li invito a produrre di più> Brunetta, requiem per la chimica <A Porto Marghera è finita> ( da "Corriere del Veneto" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: sistema dei Consorzi fidi che normalmente per le imprese affianca il sistema bancario». Il ministro ha poi spezzato una lancia in favore dell'innovazione tecnologica, rilevando come l'informatizzazione nella sanità darebbe grandi risultati, non solo in termini di risparmio di costi ma anche per smascherare i «furbetti».

Passera chiede: Che c'entrano i prefetti? ( da "Nuova Ferrara, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Mi fido delle prefetture più che di Bankitalia» DALL'INVIATO CERNOBBIO. «Che c'entrano i prefetti?». Corrado Passera al Forum della Confcommercio di Cernobbio ha bocciato la decisione dell'esecutivo di affidare ai rappresentanti territoriali del governo compiti di vigilanza sulle banche: «Non mi sembra una decisione in nessun modo saggia»

Confindustria ravenna: rapporto banche-imprese: tutto ok ma proccupa il futuro ( da "Sestopotere.com" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: dovuto non tanto a riduzioni o revoche degli affidamenti bancari, quanto piuttosto ad un inasprimentodegli oneri finanziari. Si è rilevato, infatti, un maggior costo del credito determinato sia dalla variazione dei tassi interbancari che dall?aumento degli spread. Destano, altresì, preoccupazioni le dichiarazioni rilasciate da più dell?

GIUSEPPE CRIMALDI UN MISTERIOSO INTERMEDIATORE IMMOBILIARE, DODICI PERSONE CHE SI SONO FIDATE DI ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: dodici persone che si sono fidate di lui e una cifra stratosferica finita chissà dove. Sembra il copione di un film giallo e invece si tratta di una vicenda accaduta davvero e passata sulla pelle di una dozzina di napoletani che - alla fine - hanno sborsato somme di denaro anche ingenti certi di aver portato a termine un buon affare.

Il punto di vista delle associazioni di categoria ( da "Giornale di Brescia" del 17-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: dopo aver contato sui fidi bancari o su capitali propri, si trovano a non avere più risorse per andare avanti. La cessazione del commercio in questa fase colpisce anche il Comune, dal momento che sono vie a rischio di un ulteriore degrado. Credo che sia opportuno pensare a nuove risorse e a modalità incisive come, ad esempio,

le banche: "siamo pronte a collaborare ma la riservatezza dei clienti va tutelata" - odoardo scaletti ( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Ma sarebbe opportuno un impegno del governo nel risolvere le controversie sull´erogazione dei fidi? Si parla di moral suasion... «Certo - aggiunge Da Passano - In un momento come questo ci può essere una particolare sensibilità per la questione, ma faremmo un danno all´economia se erogassimo credito a chi non lo merita, a chi ha problemi di carattere strategico.

Tanti depositi, il merito è di una forte vocazione agricola ( da "Provincia Pavese, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Le aziende affrontano la crisi chiedendo il prolungamento dei fidi, crediti per investimEnti e per avere liquidità. La maggior parte delle banche, malgrado gli inviti rivolti dal ministro dell'Economia, hanno ancora molte difficoltà a concedere credito: anche se si tratta di imprese che non sono segnalate in centrale rischi».

Le banche italiane sopravvissute alla crisi ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 17-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: il sistema bancario italiano risulta il meno toccato dallo scoppio della bolla finanziaria. La solidità delle nostre banche non è messa in dubbio così come la fiducia che esse ispirano. Superata quella crisi di liquidità che aveva portato a non fidarsi, il problema che ora si pone è come far affluire il credito alle imprese,

Sangalli, patto banche-imprese per evitare stretta creditizia ( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 17-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidi e del fondo centrale di garanzia e la facilitazione del consolidamento e della ristrutturazione del debito a breve". "Al sistema bancario - ha proseguito il presidente di Confcommercio - chiediamo di mettere in campo tutta la propria professionalità e di rivalutare quell'esperienza delle relazioni di prossimità tra banca ed impresa che ha così profondamente e positivamente innervato


Articoli

credito a singhiozzo per un'impresa su tre - barbara ardu (sezione: Revoca fidi)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 2 - Economia Credito a singhiozzo per un´impresa su tre Denuncia di Unioncamere: "Tassi più alti, prestiti ridotti". E le aziende licenziano Il dossier BARBARA ARDU BARBARA ARDù ROMA - Con i magazzini pieni e gli ordini in caduta libera le imprese italiane hanno bisogno di soldi per sopravvivere. Soldi che però costano sempre di più e arrivano con il contagocce. Una azienda su tre, rivela Unioncamere, lamenta una stretta al credito, ossigeno vitale per superare la crisi. Sotto "accusa" le banche. Il costo dei prestiti è aumentato, denuncia Confcommercio. L´importo dei fidi è sceso, avvertono gli artigiani della Cgia di Mestre, mentre le garanzie richieste per accedere ai finanziamenti sono diventate più stringenti. Così, mentre il governo sta tentando di convincere le banche a riaprire i rubinetti, emergono i primi dati sulla stretta al credito. Dall´ultima indagine realizzata a gennaio dal Centro studi di Unioncamere viene fuori che il 31% delle imprese industriali e terziarie nel 2008 ha avvertito un peggioramento delle condizioni del credito, quota che sale al 33,3% nel manifatturiero. Quasi la metà delle 3.200 aziende analizzate ha denunciato un aumento del costo del denaro (43,2%), un terzo lamenta un incremento delle garanzie richieste (33,7%) e infine c´è un altro 20% che s´è visto rifiutare un aumento nell´ammontare del prestito. Il risultato? Quasi 89mila dipendenti in meno nei primi tre mesi del 2009, segnala Unioncamere. Che il costo del credito sia cresciuto lo illustra bene Confcommercio: tra ottobre 2008 e gennaio 2009 è raddoppiato il divario tra i tassi sui prestiti pagati da imprese e famiglie e l´Euribor (che indica a che tasso le principali banche europee si scambiano soldi). Da 1,42 punti di differenza, lo spread sarebbe arrivato a 3,05 punti, tra i più alti in Europa. Le difficoltà non sono però le stesse per tutti i settori. Tessile, abbigliamento, calzature e commercio, secondo la Cgia di Mestre, sono i settori più colpiti. E secondo Unioncamere a fare la differenza è anche il territorio: nel Sud il problema è il costo del denaro, al Centro sono le garanzie reali, mentre al Nord le aziende ottengono meno soldi di quanto vorrebbero. Anche la dimensione fa la differenza: nel manifatturiero le piccole imprese imputano le difficoltà a tassi e costi bancari più onerosi (40,5%) e solo in seconda battuta all´incremento delle garanzie richieste (37,8%), mentre il problema più sentito delle grandi è l´ammontare del fido. Una prima risposta è arrivata ieri da Corrado Passera. «Intesa Sanpaolo - ha detto l´ad del gruppo - oggi ha linee di credito al sistema Italia per oltre 500 miliardi, una cifra non lontana a un terzo del Prodotto interno lordo».

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cernobbio. che c'entrano i prefetti? . corrado passera al forum ... - dall'inviato (sezione: Revoca fidi)

( da "Nuova Sardegna, La" del 15-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 8 - Attualità CERNOBBIO. «Che c'entrano i prefetti?». Corrado Passera al Forum ... Di Pietro con il governo «Mi fido delle prefetture più che di Bankitalia» DALL'INVIATO CERNOBBIO. «Che c'entrano i prefetti?». Corrado Passera al Forum della Confcommercio di Cernobbio ha bocciato la decisione dell'esecutivo di affidare ai rappresentanti territoriali del governo compiti di vigilanza sulle banche: «Non mi sembra una decisione in nessun modo saggia». L'amministratore delegato di Intesa San Paolo, è ritornato sulla costituzione degli osservatori sul credito, schierandosi senza riserve al fianco del governatore di Bankitalia, Mario Draghi, che aveva espresso critiche. Passera - che già aveva definito la reazione di Tremonti sulla necessità di affidare alla Bce compiti di vigilanza «una picconata un po' eccessiva» - ieri è stato più esplicito a proposito degli Osservatori: «Se questa sarà la decisione, tutte le banche responsabilmente daranno la massima collaborazione, ma che c'entrano i prefetti? Il controllo e la verifica del credito potrebbero dare disagi a loro e alle aziende che lo chiedono. Il credito infatti - ha aggiunto - è un settore già molto vigilato. Oltre a Bankitalia ci sono altre quattro autorità: Consob, Covic, Isvap e Antitrust». Sarcastico Massimo D'Alema a proposito dei «rischi di dirigismo»: «Dal poliziotto di quartiere siamo arrivati al poliziotto di sportello. Serve tutto ma non attacchi a Bankitalia. Che si occupassero invece dei problemi degli italiani». Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori questa volta appoggia il ministro Tremonti: «Non si può lasciare questa operazione alla Banca d'Italia perché non si è mai visto che un controllato nomini un controllore e che, in queste condizioni, il controllore possa fare fino in fondo il proprio lavoro». Di Pietro ha affermato di «fidarsi di più dei prefetti che di Bankitalia». Valutazione opposta a quella della Federconsumatori che ha bollato l'idea dei prefetti come «alternativa sgangherata e aggiuntiva a ruoli istituzionali di controllo». Il minisetro del welfare, Maurizio Sacconi ha insistito su quei comportamenti del sistema bancario «che devono essere controllati in modo inusuale in una situazione inusuale». A Cernobbio il tema delle banche è stato affrontato in un forum specifico. In quella sede l'amministratore delegato di Intesa, Corrado Passera, ha confermato che al prossimo consiglio di gestione del 20 marzo darà il via ai Tremonti bond: «Anche se continuano a presentarli come una specie di punizione - ha precisato - credo che i Tremonti bond adesso siano un'operazione a condizione di mercato, quindi non a buon mercato, ma che possono contribuire a eliminare le distorsioni competitive che si sono create con quelle banche che hanno avuto fortissimi supporti e questo crea distorsione competitiva». (v.l.)

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aumentiamo i contributi ai consorzi fidi (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 15-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 5 - Lucca «Aumentiamo i contributi ai Consorzi fidi» Le associazioni: 300mila euro in più per aiutare 300 imprese LUCCA. Aumentare i fondi a disposizione dei Consorzi fidi, per incrementare i prestiti alle imprese. «Con un ulteriore intervento di 300mila euro - dicono le associazioni di categoria - si creerebbe una disponibilità di credito di 6 milioni di euro per circa 300 imprese». è questa una delle richieste che Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti rivolgono alle istituzioni per affrontare la crisi economico-finanziaria galoppante, che rende più difficile l'accesso al credito per le aziende. Le associazioni hanno partecipato al tavolo sulla crisi promosso dall'amministrazione provinciale sul tema del rapporto con il sistema bancario, in linea con il rapporto di collaborazione avviato in questi mesi con enti e istituzioni, nell'idea di trovare soluzioni alle difficoltà della piccola e media impresa. «Nell'apprezzare il metodo di confronto avviato e il tavolo di lavoro - dichiarano i presidenti di Confesercenti, Confcommercio, Cna, Confartigianato - raccogliamo naturalmente in modo positivo l'invito a valorizzare e mettere a sistema tutti gli strumenti esistenti. Occorre valorizzare l'insieme delle risorse messe a disposizione dalla regione Toscana, come è estremamente positivo il prodotto finanziario che la Camera di commercio, insieme alle associazioni di categoria e al sistema bancario, sta preparando». «Riteniamo tuttavia che occorrano anche ulteriori interventi soprattutto in due direzioni - continuano - da una parte chiediamo al sistema bancario un impegno per sostenere questa delicata fase delle nostre piccole imprese aumentando gli affidamenti, evitando aggravi di costi, attuando politiche di garanzie sussidiarie, incentivando le anticipazioni, la rateizzazione degli interessi bancari trimestrali senza ulteriori aggravi, la soppressione della commissione di massimo scoperto, la possibilità, di proroga in deroga per mutui ipotecari e chirografari, la possibilità di poter allungare di almeno un anno la scadenza e la possibilità di poter ricontattare il versamento delle rate e un sostegno alla quotidianità del rapporto tra imprese e sistema bancario». «In secondo luogo, soprattutto per rispondere a quell'insieme di imprese che non rientrano, per vari motivi, nei parametri previsti dagli strumenti finanziari esistenti, serve un intervento ulteriore del sistema. A questo proposito - spiegano - suggeriamo un contributo diretto ai Consorzi fidi per aumentare la loro patrimonializzazione o per allargare i fondi rischi al fine di ampliare l'erogazione dei finanziamenti a favore dell'imprese lucchesi, con ulteriore intervento di 300mila euro verrebbe generato un volume di credito pari a 6 milioni di euro per circa 300 imprese». «Naturalmente la componente creditizia è uno degli aspetti della crisi. Lo sforzo unitario promosso dalle istituzioni locali e dalle associazioni di categoria - concludono i rappresentanti delle associazioni - è a nostro parere la giusta strada per uscire da questa delicata fase per l'economia locale».

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Carige, un 2009 controcorrente a Piazza Affari (sezione: Revoca fidi)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Carige, un 2009 controcorrente a Piazza Affari azioni in salute Il titolo della banca genovese è fra i pochi ad avere guadagnato terreno. Bene anche Bastogi e Amplifon 15/03/2009 milano. Sono in pochi a potersi permettere un sorriso, di questi tempi, in Piazza Affari. Dai casi estremi (il titolo Dmt-Digital Multimedia Technologies dall'ultima seduta del 2008 a quella di venerdì scorso ha perso l'82,44%) a quelli meno dolorosi ma comunque negativi (Eurofly ha ceduto il 55,79%), lo scenario è desolante. C'è, tuttavia, chi se la passa meglio. Le azioni Bastogi, per esempio, dall'inizio dell'anno hanno guadagnato il 39,86%, quelle Amplifon il 37,18%, il titolo Fidia il 35,83%. Fra le società con la migliore performance c'è anche Banca Carige, le cui azioni hanno recuperato in due mesi e mezzo il 20,30% e sono tornate sopra quota 2 euro. Nell'ultima settimana Piazza Affari ha ripreso a crescere: il Mibtel ha registrato un progresso del 5,85%, a 11.368 punti, mentre l'S&P/Mib è salito del 7,05% e l'All Stars del 2,07%. Un buon rialzo dunque, anche se non certo sufficiente a cancellare la memoria del -14% accusato nella prima settimana di marzo.Decisivo il ruolo dei bancari, protagonisti dopo che negli Stati Uniti Citigroup e Bank of America hanno annunciato il ritorno alla redditività a gennaio-febbraio. f. fe. 15/03/2009

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Banche, Passeraboccia Tremonti (sezione: Revoca fidi)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Banche, Passeraboccia Tremonti No al controllo dei prefetti. Ma Intesa userà i bond del ministro dal nostro inviato Lorenzo Cresci Cernobbio (Como). Le parole del leader di Confindustria, Emma Marcegaglia, rimbalzano al forum di Confcommercio. Da Palermo a Como, l'Italia è attraversata dal grido degli industriali, dalla loro richiesta di aiuto. Dalla speranza che banche e imprese collaborino, che Bankitalia e governo non vivano in conflitto. Banche sotto accusa, banche che rispondono. Con Corrado Passera, ad di Intesa Sanpaolo, il primo gruppo italiano. Che attacca il ministro Giulio Tremonti per la volontà di trasformare i prefetti in "sceriffi" degli istituti, che sostiene lo stesso titolare dell'Economia nel ricorrendo ai Tremonti Bond. È un Passera che non le manda a dire, quello che prende la parola dopo che Massimo D'Alema aveva fatto capire la piega che avrebbe preso la giornata: «Non credo che i prefetti abbiano gli strumenti tecnici per effettuare la sorveglianza sul credito? mi pare di più un gesto politico, propagandistico», spiega l'esponente del Pd prima di dare un colpo di stiletto: «Di fronte alla crisi economica le banche dovrebbero e potrebbero fare di più». Passera ascolta, registra, memorizza. E risponde a tutti, anche a chi, come i commercianti, sono in attesa di linee di credito con maglie più larghe. «I prefetti? Affidare loro il controllo sull'erogazione del credito non mi sembra una decisione saggia», dice il numero uno di Intesa Sanpaolo, non chiudendo però la porta «alla massima collaborazione». Ma i prefetti no, «loro fanno un altro mestiere», come aggiunge un altro esponente democratico ieri a Cernobbio, Pierluigi Bersani. Ma i riflettori sono per Passera, che accusa: «No, la crisi che attraversa il Paese non si affronta con decisioni demagogiche». Perché per il banchiere che qui gioca in casa - è originario di Como - «il coinvolgimento dei prefetti creerà disagio agli stessi prefetti e alle eventuali aziende reclamanti. E quello che dico - aggiunge - e credo di interpretare anche la sensazione delle imprese, è che l'idea che l'amministrazione e, attraverso questa, la politica entri nella tematica dell'erogazione del credito non è proprio una cosa di cui si sente il bisogno. E a me non pare proprio un buona idea». Soprattutto in una fase come questa dove «di controllo e di vigilanza ce ne è sicuramente molta», ma non per questo «tutti devono fare tutto». Tesi respinta dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: «I comportamenti del sistema bancario devono essere controllati anche con modi inusuali in una situazione inusuale». Ma in questo tutti contro tutti, anche politica e sindacati riescono a dividersi sulla vigilanza. Tanto che il leader dell'Italia dei Valori dice di essere d'accordo con Tremonti e sottolinea: «Mi fido più dei prefetti che della Banca d'Italia». Mentre il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ipotizza una soluzione-compromesso che porti «i prefetti a controllare l'erogazione del credito, avvalendosi della collaborazione di funzionari distaccati di Bankitalia». E non manca di attaccare i manager delle banche «che guadagnano fino a quattrocento volte in più di un "semplice" bancario quando anche quindici volte potrebbe bastare?», osserva Bonanni. Forse anche questa incertezza porta Passera ad attaccare "la politica": «I nostri politici dovrebbero essere non solo soddisfatti, ma orgogliosi della nostre banche e chi dice che gli istituti italiani hanno retto alla crisi solo perché non parlano inglese, e per questo non hanno fatto gli errori degli altri, fa male all'Italia, ne tratteggia una visione macchiettistica». C'è invece un'iniziativa governativa che trova riscontro nell'attività della "superbanca": i Tremonti Bond. «Credo che il prossimo consiglio di gestione, il 20, darà il via libera all'utilizzo di questo strumento - ha annunciato Passera - anche se tutti continuano a presentarli come una specie di punizione». Eppure per il top manager «ora sono un'operazione a condizione di mercato, quindi non a buon mercato, ma che possono contribuire a eliminare le distorsioni competitive che si sono create con moltissime banche che hanno avuto fortissimi supporti. E questo crea distorsione competitiva». Chi guarda oltre, invece, è il preside dell'Università Cattolica di Milano, Alberto Quadrio Curzio: «I bond? Sì, ma servirebbero quelli europei», dice al forum. «Per uscire dalla crisi sono indispensabili titoli del debito pubblico europei con collaterale sulle riserve auree delle banche centrali». cresci@ilsecoloxix.it 15/03/2009

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che c'entrano i prefetti con le banche? - dall'inviato (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 15-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Controlli sul credito. Ancora critiche da Passera, ad di Intesa San Paolo «Che c'entrano i prefetti con le banche?» Di Pietro con il governo «Mi fido delle prefetture più che di Bankitalia» DALL'INVIATO CERNOBBIO. «Che c'entrano i prefetti?». Corrado Passera al Forum della Confcommercio di Cernobbio ha bocciato la decisione dell'esecutivo di affidare ai rappresentanti territoriali del governo compiti di vigilanza sulle banche: «Non mi sembra una decisione in nessun modo saggia». L'amministratore delegato di Intesa San Paolo, è ritornato sulla costituzione degli osservatori sul credito, schierandosi senza riserve al fianco del governatore di Bankitalia, Mario Draghi, che aveva espresso critiche. Passera - che già aveva definito la reazione di Tremonti sulla necessità di affidare alla Bce compiti di vigilanza «una picconata un po' eccessiva» - ieri è stato più esplicito a proposito degli Osservatori: «Se questa sarà la decisione, tutte le banche responsabilmente daranno la massima collaborazione, ma che c'entrano i prefetti? Il controllo e la verifica del credito potrebbero dare disagi a loro e alle aziende che lo chiedono. Il credito infatti - ha aggiunto - è un settore già molto vigilato. Oltre a Bankitalia ci sono altre quattro autorità: Consob, Covic, Isvap e Antitrust». Sarcastico Massimo D'Alema a proposito dei «rischi di dirigismo»: «Dal poliziotto di quartiere siamo arrivati al poliziotto di sportello. Serve tutto ma non attacchi a Bankitalia. Che si occupassero invece dei problemi degli italiani». Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori questa volta appoggia il ministro Tremonti: «Non si può lasciare questa operazione alla Banca d'Italia perché non si è mai visto che un controllato nomini un controllore e che, in queste condizioni, il controllore possa fare fino in fondo il proprio lavoro». Di Pietro ha affermato di «fidarsi di più dei prefetti che di Bankitalia». Valutazione opposta a quella della Federconsumatori che ha bollato l'idea dei prefetti come «alternativa sgangherata e aggiuntiva a ruoli istituzionali di controllo». Il minisetro del welfare, Maurizio Sacconi ha insistito su quei comportamenti del sistema bancario «che devono essere controllati in modo inusuale in una situazione inusuale». A Cernobbio il tema delle banche è stato affrontato in un forum specifico. In quella sede l'amministratore delegato di Intesa, Corrado Passera, ha confermato che al prossimo consiglio di gestione del 20 marzo darà il via ai Tremonti bond: «Anche se continuano a presentarli come una specie di punizione - ha precisato - credo che i Tremonti bond adesso siano un'operazione a condizione di mercato, quindi non a buon mercato, ma che possono contribuire a eliminare le distorsioni competitive che si sono create con quelle banche che hanno avuto fortissimi supporti e questo crea distorsione competitiva». (v.l.)

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<Serve un aiuto dalle banche: crediti più facili e a minor costo> (sezione: Revoca fidi)

( da "Nazione, La (Viareggio)" del 15-03-2009)

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PRIMO PIANO pag. 3 «Serve un aiuto dalle banche: crediti più facili e a minor costo» LE IMPRESE UN SOSTEGNO da parte delle banche al sistema delle piccole imprese e un contributo ai Consorzi Fidi in modo che essi possano ampliare l'erogazione dei finanziamenti. Sono questi gli strumenti per rilanciare l'economia suggeriti da Cna, Confortigianato, Confcommercio e Confesercenti al tavolo di lavoro sulla crisi promosso dalla Provincia sul tema dei rapporto con il sistema bancario. «Chiediamo al sistema bancario dichiarano i presidenti di Confesercenti, Confcommercio, CNA, Confartigianato un impegno per sostenere questa delicata fase delle piccole imprese aumentando gli affidamenti, evitando aggravi di costi, attuando politiche di garanzie sussidiarie, incentivando le anticipazioni, la rateizzazione degli interessi bancari trimestrali senza ulteriori aggravi, la soppressione della commissione di massimo scoperto, la possibilità di poter allungare di almeno un anno la scadenza e la possibilità di poter ricontattare il versamento delle rate e un sostegno alla quotidianità del rapporto tra imprese e sistema bancario». E POI per rispondere a quell'insieme di imprese che non rientrano, per vari motivi, nei parametri previsti dagli strumenti finanziari esistenti, le categorie economiche suggeriscono un contributo diretto ai Consorzi fidi «per aumentare dicono la loro patrimonializzazione o per allargare i fondi rischi al fine di ampliare l'erogazione dei finanziamenti a favore dell'imprese lucchesi, con ulteriore intervento di 300.000,00 verrebbe generato un volume di credito pari a 6.000.000 per circa 300 imprese».

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Le banche: sì al dialogo, no ai diktat (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere Alto Adige" del 15-03-2009)

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Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: 1AECONOMIA - data: 2009-03-15 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Crisi Carispa, Volksbank e Raiffeisen: decidiamo noi tassi e valutazione rischi Le banche: sì al dialogo, no ai diktat BOLZANO — Le banche altoatesine rispondono piccate al presidente della Provincia Luis Durnwalder, che nell'incontro di pochi giorni fa ha auspicato l'applicazione di tassi più bassi e criteri meno stringenti per autorizzare l'erogazione del credito. Gli istituti bancari sono nel mirino degli imprenditori. Il Centro studi di Confindustria sostiene che il 9,9% delle imprese è ostacolato nell'attività per la stretta creditizia. Norbert Plattner, presidente della Cassa di risparmio di Bolzano, scuote la testa: «Lo scorso anno abbiamo aumentato del 10% l'erogazione dei fidi. In Alto Adige l'accesso al credito non ha subito restrizioni particolari. Certo, alla fine del 2008 le sofferenze sono aumentate e il trend peggiora. Anche scontare fatture diventa difficile se poi i fornitori non pagano le aziende. Ecco perché i direttori delle banche locali presenteranno alla Provincia, entro questo mese, un piano di interventi. Ma sia chiaro: abbiamo obblighi precisi nei confronti della vigilanza bancaria. Una delle possibili soluzione è la creazione di un Confidi unico provinciale, che semplificherebbe le procedure e darebbe maggiori garanzie alle imprese e alle banche. Di sicuro non possiamo delegare alla Provincia l'individuazione dei criteri per la valutazione del rischio dei clienti». Konrad Bergmeister, presidente della Volksbank, aggiunge: «Siamo i primi a voler trovare soluzioni, non solo per finanziare le Pmi, le imprese individuali e le famiglie, ma anche per non mettere a rischio le nostre stesse banche. Un Confidi unico con garanzia sul 100% delle scoperture, magari controgarantite dalla Provincia, sarebbe una soluzione. I Confidi dovrebbero intervenire, però, quando l'azienda è in sofferenza, non quando ha già chiuso». Condivide Zenone Giacomuzzi, direttore della Cassa centrale Raiffeisen: «In Trentino, ad esempio, esiste un'agenzia ad hoc, a capitale pubblico, che interviene entrando nel capitale delle aziende in crisi. Il sistema Raiffeisen non ha mai avuto tanta liquidità come nel 2008, l'erogazione di crediti è cresciuta del 20%. Dobbiamo preoccuparci di dare soldi ad aziende e famiglie che riescano a restituirli, altrimenti le nostre stesse Casse andranno in crisi. Tassi e valutazione dei rischi sono competenza nostra, non della politica». F. E.

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<La crisi non tocca gli statali li invito a produrre di più> Brunetta, requiem per la chimica <A Porto Marghera è finita> (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Veneto" del 15-03-2009)

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Corriere del Veneto - VENEZIA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2009-03-15 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il ministro A Venezia nuova sferzata al pubblico impiego Venezia Il ministro sferza i dipendenti pubblici: per loro non c'è crisi «La crisi non tocca gli statali li invito a produrre di più» Brunetta, requiem per la chimica «A Porto Marghera è finita» VENEZIA — «La chimica a Porto Marghera è finita. Ha avuto una storia importante nel Novecento e sono certo avrà un ruolo importante anche in futuro, ma senza la chimica ». Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, invitato ad inaugurare l'ottava edizione del Salone nautico di Venezia, suona il requiem per il polo chimico. All'indomani della manifestazione dei chimici di venerdì mattina contro il rischio di veder sfumare l'accordo annunciato dalla presidenza del Consiglio VENEZIA — Si è ben guardato dal chiamarli fannulloni, anzi ha premesso che sono loro a produrre i «beni fondamentali » della società, dall'educazione, alla sanità e alla sicurezza. Ma anche ieri il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta non ha lesinato sferzate ai dipendenti pubblici. All'inaugurazione del Salone Nautico di Venezia, li ha chiamati in causa parlando della crisi e notando come proprio i lavoratori del pubblico impiego oggi rappresentino quella categoria fortunata che dei ministri il 12 febbraio scorso per salvare il ciclo del cloro, e due giorni prima la probabile firma di Fiorenzo Sartor per l'acquisizione di Ineos, Brunetta seppellisce qualunque speranza di rinascita: «Bisogna fare la riconversione dell'area, puntando su settori innovativi ad alto valore aggiunto, non più sulla chimica, solo così a Porto Marghera potrà partire il rilancio non solo dell'economia veneziana ma di tutto il quadrante del Nord Est». Le reazioni alle dichiarazioni del ministro alla Pubblica non subisce gli effetti della débacle economica: «I dipendenti pubblici non rischiano il posto per colpa della crisi — ha detto — e non vanno in cassa integrazione. Proprio per questo è bene che siano loro a prendere in mano la situazione, e aumentino la produttività e l'efficacia». Il bastone e la carota, insomma. Ma per battere la crisi, ha aggiunto Brunetta, ognuno deve fare la sua parte. «Le banche devono fare il loro mestiere e noi gli metteremo un po' di fiato sul collo per questo. Le imprese amministrazione non si sono fatte attendere: «Brunetta parla senza sapere ciò che dice — dicono Femca e Uilcem —. Invece di preoccuparsi della storia, in quanto ministro anche dell'Innovazione, si attivi fattivamente per dare un futuro occupazionale ai 5500 lavoratori di Porto Marghera ma anche a quelli di Mantova, Ferrara, Ravenna e Porto Torres». Il ministro ha poi sferzato per l'ennesima volta i dipendenti pubblici, magari un po' meno «fannulloni» e però chiamati ora dalla crisi ad uno chiedono credito e le banche devono offrire credito: questo è un momento assolutamente delicato». E sulle tensioni di questi giorni tra il Tesoro e Bankitalia, dopo la proposta di affidare ai prefetti il controllo sul credito, Brunetta ha minimizzato: «Nessun conflitto, semmai risolviamo insieme i problemi che ci sono. Certamente la Banca d'Italia è l'ente preposto per legge al controllo e alla vigilanza bancaria; io credo che serva anche la collaborazione dei sistemi di impresa, di Confapi, Confindustria, del sforzo ulteriore: «I dipendenti pubblici non rischiano il posto – ha detto Brunetta – e non vanno in cassa integrazione. Proprio per questo è bene che siano loro a prendere in mano la situazione, e aumentino la produttività e l'efficacia ». Per battere la crisi, ha aggiunto Brunetta, ognuno deve fare la sua parte. «Le banche devono fare il loro mestiere, noi metteremo loro un po' di fiato sul collo. C'è bisogno di trasparenza». E sulle tensioni di questi giorni tra il Tesoro e Bankitalia, dopo la proposta di affidare ai prefetti il controllo sul credito, ha minimizzato: «Nessun conflitto, semmai risolviamo insieme i problemi che ci sono». sistema dei Consorzi fidi che normalmente per le imprese affianca il sistema bancario». Il ministro ha poi spezzato una lancia in favore dell'innovazione tecnologica, rilevando come l'informatizzazione nella sanità darebbe grandi risultati, non solo in termini di risparmio di costi ma anche per smascherare i «furbetti». «Le truffe si combattono con i controlli anti-corruzione e anche con la trasparenza — ha detto — Se entrasse fino in fondo l'elettronica nella prescrizione medica, nelle cartelle cliniche, nella certificazione di malattia, il servizio sanitario pubblico potrebbe risparmiare il 30%. Siccome il sistema sanitario pubblico costa oltre 100 miliardi di euro l'anno, potremmo risparmiare 30 miliardi». Serena Spinazzi Lucchesi Serena S. Lucchesi Fine di un'epoca Per il ministro Renato Brunetta il futuro di Porto Marghera non è nella chimica: «Bisogna puntare su settori innovativi»

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Passera chiede: Che c'entrano i prefetti? (sezione: Revoca fidi)

( da "Nuova Ferrara, La" del 15-03-2009)

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Le critiche dell'ad di Intesa San Paolo, l'ironia di D'Alema, «siamo al poliziotto di sportello» Passera chiede: «Che c'entrano i prefetti?» Di Pietro con il governo «Mi fido delle prefetture più che di Bankitalia» DALL'INVIATO CERNOBBIO. «Che c'entrano i prefetti?». Corrado Passera al Forum della Confcommercio di Cernobbio ha bocciato la decisione dell'esecutivo di affidare ai rappresentanti territoriali del governo compiti di vigilanza sulle banche: «Non mi sembra una decisione in nessun modo saggia». L'amministratore delegato di Intesa San Paolo, è ritornato sulla costituzione degli osservatori sul credito, schierandosi senza riserve al fianco del governatore di Bankitalia, Mario Draghi, che aveva espresso critiche. Passera - che già aveva definito la reazione di Tremonti sulla necessità di affidare alla Bce compiti di vigilanza «una picconata un po' eccessiva» - ieri è stato più esplicito a proposito degli Osservatori: «Se questa sarà la decisione, tutte le banche responsabilmente daranno la massima collaborazione, ma che c'entrano i prefetti? Il controllo e la verifica del credito potrebbero dare disagi a loro e alle aziende che lo chiedono. Il credito infatti - ha aggiunto - è un settore già molto vigilato. Oltre a Bankitalia ci sono altre quattro autorità: Consob, Covic, Isvap e Antitrust». Sarcastico Massimo D'Alema a proposito dei «rischi di dirigismo»: «Dal poliziotto di quartiere siamo arrivati al poliziotto di sportello. Serve tutto ma non attacchi a Bankitalia. Che si occupassero invece dei problemi degli italiani». Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori questa volta appoggia il ministro Tremonti: «Non si può lasciare questa operazione alla Banca d'Italia perché non si è mai visto che un controllato nomini un controllore e che, in queste condizioni, il controllore possa fare fino in fondo il proprio lavoro». Di Pietro ha affermato di «fidarsi di più dei prefetti che di Bankitalia». Valutazione opposta a quella della Federconsumatori che ha bollato l'idea dei prefetti come «alternativa sgangherata e aggiuntiva a ruoli istituzionali di controllo». Il minisetro del welfare, Maurizio Sacconi ha insistito su quei comportamenti del sistema bancario «che devono essere controllati in modo inusuale in una situazione inusuale». A Cernobbio il tema delle banche è stato affrontato in un forum specifico. In quella sede l'amministratore delegato di Intesa, Corrado Passera, ha confermato che al prossimo consiglio di gestione del 20 marzo darà il via ai Tremonti bond: «Anche se continuano a presentarli come una specie di punizione - ha precisato - credo che i Tremonti bond adesso siano un'operazione a condizione di mercato, quindi non a buon mercato, ma che possono contribuire a eliminare le distorsioni competitive che si sono create con quelle banche che hanno avuto fortissimi supporti e questo crea distorsione competitiva». (v.l.)

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Confindustria ravenna: rapporto banche-imprese: tutto ok ma proccupa il futuro (sezione: Revoca fidi)

( da "Sestopotere.com" del 15-03-2009)

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Confindustria ravenna: rapporto banche-imprese: tutto ok ma proccupa il futuro (15/3/2009 20:04) | (Sesto Potere) - Ravenna - 15 marzo 2009 - Confindustria Ravenna ha realizzato un sondaggio sul rapporto banca – impresa inviando un questionario a tutte le proprie aziende associate con lo scopo di monitorare l?evolversi dei rapporti con gli istituti di credito alla luce dell?attuale e delicata congiuntura economico finanziaria. L?iniziativa, fortemente voluta dal Gruppo Piccola Industria e realizzata dal nuovo Servizio Credito e Finanziamenti di Confindustria Ravenna, ha visto una significativa partecipazione da parte delle imprese del sistema imprenditoriale di riferimento, soprattutto PMI appartenenti a diversi settori, con una forte rappresentanza della metalmeccanica e della logistica. Alla luce dei dati pervenuti si evidenzia un positivo rapporto tra sistema delle imprese e istituti di credito. In particolare circa il 68% delle aziende ritiene che l?attuale crisi finanziaria non abbia comportato cambiamenti sostanziali nella relazione con le banche partner e più del 70% dichiara di non aver avuto conseguenze negative sulla propria valutazione di affidabilità da parte delle stesse. La fiducia del sistema bancario verso le aziende è provata anche dal fatto che la maggioranza degli intervistati ha dichiarato di non aver riscontrato, nell?attuale fase di difficoltà economico- finanziaria globale, allungamenti nei tempi di approvazione delle pratiche, come pure di non aver rilevato disparità significative di trattamento da parte di diversi istituti di credito rispetto alle medesime richieste di finanziamento. Tuttavia più della metà degli intervistati ha rilevato maggiori difficoltà di accesso al credito bancario, dovuto non tanto a riduzioni o revoche degli affidamenti bancari, quanto piuttosto ad un inasprimentodegli oneri finanziari. Si è rilevato, infatti, un maggior costo del credito determinato sia dalla variazione dei tassi interbancari che dall?aumento degli spread. Destano, altresì, preoccupazioni le dichiarazioni rilasciate da più dell?80% delle aziende campione che mettono in evidenza come le recenti turbolenze dei mercati finanziari abbiano generato forti influenze negative sull?attività dell?azienda a causa in particolare della riduzione della propensione all?acquisto da parte della propria clientela e di una maggiore difficoltà nel rispettare le dilazioni nei pagamenti. Dall?indagine emerge infine che alla luce degli attuali scenari economico – finanziari le imprese ritengono di incontrare maggiori difficoltà nel finanziamento di nuovi investimenti e si attendono, comunque, un rincaro delle condizioni applicative. Tale calo di fiducia sembra derivare anche dalla difficile lettura dell?evoluzione dell?attuale crisi economico-finanziaria e della sua durata, come evidenziato da più intervistati. “L?iniziativa – sottolinea Giovanni Tampieri, Presidente di Confindustria Ravenna – si colloca nell?ambito delle attività intraprese dalla nostra Associazione per essere concretamente al fianco delle imprese in un momento così delicato. Sulla base degli esiti del questionario abbiamo deciso di istituire in via permanente uno Sportello Ascolto a disposizione degli associati sul tema del rapporto con le banche (Tel. 0544 210411) e daremo seguito alle problematiche che verranno rilevate tramite la costituzione di un Tavolo Tecnico costituito dai nostri referenti e dai principali istituti di credito del territorio per addivenire ad un confronto strutturato con gli stessi. Il nostro monitoraggio sarà costante e la nostra attenzione verso le banche sarà quotidiana. Il settore industriale è fondamentale per lo sviluppo del territorio e le sue difficoltà si ripercuotono su tutti i cittadini”.

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GIUSEPPE CRIMALDI UN MISTERIOSO INTERMEDIATORE IMMOBILIARE, DODICI PERSONE CHE SI SONO FIDATE DI ... (sezione: Revoca fidi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2009)

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GIUSEPPE CRIMALDI Un misterioso intermediatore immobiliare, dodici persone che si sono fidate di lui e una cifra stratosferica finita chissà dove. Sembra il copione di un film giallo e invece si tratta di una vicenda accaduta davvero e passata sulla pelle di una dozzina di napoletani che - alla fine - hanno sborsato somme di denaro anche ingenti certi di aver portato a termine un buon affare. Il guaio è che l'affare si è rivelato una truffa. E per questo si sono rivolti ai carabinieri della compagnia Napoli Centro, che ora hanno avviato un'indagine. Il fascicolo sta per essere trasmesso alla Procura della Repubblica. Ricapitoliamo, cominciando dalla fine. Tre giorni fa alla caserma Pastrengo si presentano in ordine sparso dodici persone. Tutti hanno una storia da raccontare, e questa storia ha un inquietante comun denominatore: l'acquisto di una casa, così come era stato loro prospettato da un imprenditore che opera nel settore della intermedizione immobiliare. Tra loro i dodici non si conoscono, non esistono nemmeno rapporti di parentela; i militari guidati dal capitano Salvatore Sauco si rendono subito conto che dietro la versione dei fatti fornita c'è sempre lui, l'intermediatore che si presentava come l'uomo della provvidenza, colui che era in grado di far coronare il sogno di una vita, l'acquisto di una casa di pregio nel centro di Napoli, garantendo per di più un'offerta vantaggiosissima. Scorrendo le dodici denunce emerge infatti un unico leit-motiv: l'imprenditore convinceva i suoi interlocutori di avere un ampio portafoglio di immobili messi in vendita in pre-asta, e cioè a condizioni di estremo favore, trattandosi di beni pignorati da alcuni istituti bancari prima di essere messi all'incanto. Si realizzava in questo modo il sogno atteso da una vita, il treno che passa una sola volta e va preso al volo, l'occasione da non perdere: acquistare cioè una casa di pregio a prezzi incredibilmente ribassati. Ad un'unica condizione: quella di versare una caparra, un anticipo che variava - ovviamente - da immobile a immobile. E il guaio è che i dodici si sono incredibilmente fidati di quelle carte, delle planimetrie del catasto, di documenti che avevano tutti i crismi dell'ufficialità. Ciascuno ha versato gli anticipi. Così l'immobiliarista - stando a quel che si legge nelle circostanziate denunce presentate ai militari del comando provinciale diretto dal generale Gaetano Maruccia - avrebbe intascato una somma quantificata in circa 800mila euro. La doccia fredda sarebbe arrivata presto. Pochi giorni dopo, infatti, i contorni di questa presunta maxitruffa si sono materializzati sotto gli occhi dei malcapitati. È successo nel momento in cui ognuno dei potenziali acquirenti è andato a vedere gli appartamenti. Amarissima la sospresa, quando hanno scoperto che tutti gli appartamenti erano invece regolarmente occupati dai legittimi proprietari. Altro che affare. Dalla meraviglia ai sudori freddi il passo è stato brevissimo. E ancor più breve la corsa verso l'ufficio denunce dei carabinieri.

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Il punto di vista delle associazioni di categoria (sezione: Revoca fidi)

( da "Giornale di Brescia" del 17-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Edizione: 17/03/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:brescia e provincia Il punto di vista delle associazioni di categoria Al tavolo delle firme erano seduti anche loro, i rappresentanti delle associazioni locali del commercio Ascom e Confesercenti. «Questi fondi sono decisamente importanti - ha detto Carlo Massoletti, presidente di Ascom - si tratta di una misura decisiva per le imprese del centro storico che da qualche anno attraversano una fase di sofferenza. Mi sembra di vedere, con questa nuova amministrazione, una inversione di tendenza per quanto riguarda la vitalità del centro. Un segnale positivo che però va a scontrarsi con il momento difficile che l'intero settore sta attraversando. A risentirne maggiormente sono, come ovvio, le piccole imprese. Quei negozi di vicinato che sono la vera ricchezza della città e che sarebbe un vero peccato veder scomparire. Con essi se ne andrebbe il vero tessuto connettivo del centro». «È opportuno intervenire come si sta facendo - ha aggiunto poi Pierangelo Simoni, presidente di Confesercenti - e riconoscere uno stato di disagio che, purtroppo, per alcuni, non ha un termine preciso di scadenza. Ad oggi sono quattro gli anni di lavori, opere necessarie, ma che indubbiamente hanno messo in difficoltà molti, specie in centro. La zona che ruota intorno a piazza Vittoria e San Faustino in primis. Solo in queste e nelle vie limitrofe contiamo 150 attività che oggi, dopo aver contato sui fidi bancari o su capitali propri, si trovano a non avere più risorse per andare avanti. La cessazione del commercio in questa fase colpisce anche il Comune, dal momento che sono vie a rischio di un ulteriore degrado. Credo che sia opportuno pensare a nuove risorse e a modalità incisive come, ad esempio, la ridefinizione delle aree cantieristiche». «In questa sede - ha aggiunto infine il primo cittadino - voglio fare anche un appello ai proprietari degli immobili dove si svolgono le attività commerciali. Mi auguro che sappiano essere pazienti e comprensivi delle difficoltà che i negozianti stanno attraversando».c. b.

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le banche: "siamo pronte a collaborare ma la riservatezza dei clienti va tutelata" - odoardo scaletti (sezione: Revoca fidi)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)

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Pagina XI - Genova Il presidente dell´Abi ligure Riccio Da Passano: non abbiamo nessun timore, ci adegueremo Le banche: "Siamo pronte a collaborare ma la riservatezza dei clienti va tutelata" "Faremmo un danno all´economia se erogassimo credito a chi non lo merita" "Abbiamo sempre avuto la massima disponibilità a incontrare le imprese" ODOARDO SCALETTI Le banche sono pronte a collaborare, ma nel rispetto della riservatezza che tutela i loro clienti e dei criteri di efficienza nell´erogazione del credito su cui si basa il sistema economico. Riccio Da Passano, direttore centrale Carige e presidente della commissione ligure Abi, non teme l´intenzione del governo di monitorare l´erogazione del credito bancario a famiglie e imprese. «E´ evidente che collaboreremo - spiega - anche in Liguria aspettiamo la decisione in merito. Ma già forniamo i dati alla Banca d´Italia, che mi sembra ben qualificata per valutarli. Comunque, se si deciderà che le informazioni vadano anche ai prefetti, non abbiamo nessun timore, ci adegueremo». Secondo Da Passano, i dati da divulgare non possono essere cifre disaggregate sui prestiti concessi dai singoli istituti: «Sarebbe un danno per le imprese stesse, più che per le banche, guai se il cliente non potesse contare sulla nostra riservatezza. Credo che si deciderà di farci fornire i dati aggregati a livello provinciale, o forse addirittura regionale». Ma sarebbe opportuno un impegno del governo nel risolvere le controversie sull´erogazione dei fidi? Si parla di moral suasion... «Certo - aggiunge Da Passano - In un momento come questo ci può essere una particolare sensibilità per la questione, ma faremmo un danno all´economia se erogassimo credito a chi non lo merita, a chi ha problemi di carattere strategico. Le risorse devono andare a chi produce ricchezza, questo è un criterio valido sempre, oggi più che mai. Detto questo, non c´è nessun problema a collaborare». Confindustria nazionale lamenta da tempo che molte imprese, specialmente piccole e medie, soffrono per carenza di finanziamenti, il presidente degli industriali genovesi, Giovanni Calvini, vuole discutere con voi i criteri di assegnazione dei rating, vuole arrivare a un quadro di riferimento più trasparente e oggettivo. «Quello dei chiarimenti sulle logiche di fondo sottostanti ai meccanismi di rating è un terreno su cui si può certamente collaborare, noi abbiamo sempre avuto la massima disponibilità a incontrare le imprese per illustrare queste tematiche. Il discorso sui rating, del resto, può consentirci spiegare agli imprenditori come utilizzare al meglio il ricorso al credito, le linee di fido».

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Tanti depositi, il merito è di una forte vocazione agricola (sezione: Revoca fidi)

( da "Provincia Pavese, La" del 17-03-2009)

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«Tanti depositi, il merito è di una forte vocazione agricola» Marchese, Equitalia: «Ma per far ripartire l'economia bisogna puntare maggiormente sui crediti» PAVIA. Depositi per 6 miliardi e impieghi per poco meno di 10 miliardi: la provincia di Pavia è un territorio di raccolta di denaro anche se i prestiti sono più dei depositi? «Certo, Pavia resta un territorio privilegiato di raccolta da parte del sistema bancario - risponde Guido Marchese, sindaco del gruppo Carige Banca e consigliere di amministrazione in Equitalia, società di riscossione dei crediti erariali -. La conferma è nel fatto che la raccolta cresce molto più degli impieghi. Il nostro è un territorio dove, ad esempio, l'agricoltura è molto forte e l'agricoltura è un comparto che ha una forte tendenza a depositare denaro piuttosto che investirlo». Le banche investono in provincia di Pavia perché sanno di trovare liquidità? «Esattamente: in questo momento la gran parte dei gruppi bancari lavora per tesorizzarsi, ovvero recuperare la liquidità che si è volatilizzata con la crisi. Il risultato è che tendono a raccogliere molto e prestate poco». E l'economia ne risente? «Certo, perché se le aziende hanno difficoltà ad accedere al credito tutto il sistema economico rischia di incepparsi. Non è un caso se per la prima volta si è ipotizzato l'intervento dei prefetti per controllare il credito. Le aziende affrontano la crisi chiedendo il prolungamento dei fidi, crediti per investimEnti e per avere liquidità. La maggior parte delle banche, malgrado gli inviti rivolti dal ministro dell'Economia, hanno ancora molte difficoltà a concedere credito: anche se si tratta di imprese che non sono segnalate in centrale rischi». (s. ro.)

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Le banche italiane sopravvissute alla crisi (sezione: Revoca fidi)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 17-03-2009)

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Commenti Pagina 335 Sostenuta la piccola e media impresa Le banche italiane sopravvissute alla crisi Sostenuta la piccola e media impresa --> Quella che stiamo attraversando rappresenta la prima recessione dall'inizio dell'Unione europea. Sulle cause che hanno acceso la miccia si è parlato diffusamente. Una eccessiva finanziarizzazione, cioè il credere che una economia virtuale potesse portare ricchezza con la logica di massimizzare i prodotti scaricando su altri il rischio, ha condotto tutto il mondo a una grave crisi, che non si prevede quanto possa durare. Dalla crisi finanziaria si è passati a quella bancaria e quindi all'economia reale. Il nostro Paese non poteva non essere morso e il governo sta mettendo a punto una serie di provvedimenti atti a rilanciare il processo economico e a contrastare quanto più possibile l'inevitabile crescita della disoccupazione. La perdita del posto di lavoro crea disfunzioni che toccano consumi, risparmio e soprattutto penose indigenze nella famiglia. Quando non gira il motore, si blocca un ciclo che da virtuoso diventa infernale. Il sistema bancario ne risente. Crescono le insolvenze e ci si trova di fronte ad aziende costrette a chiudere. Viene richiesto alle banche di non ridurre il credito e di non mettere ancora più in crisi il sistema delle piccole e medie imprese che dal credito traggono la loro linfa vitale. Rispetto a quello estero, il sistema bancario italiano risulta il meno toccato dallo scoppio della bolla finanziaria. La solidità delle nostre banche non è messa in dubbio così come la fiducia che esse ispirano. Superata quella crisi di liquidità che aveva portato a non fidarsi, il problema che ora si pone è come far affluire il credito alle imprese, piccole e medie, ossatura portante del nostro sistema produttivo. Il credito non può essere concesso a pioggia. Lo vietano le regole e il codice che, a seconda dei casi, disciplina il ricorso o la concessione abusiva al credito. Siamo nel penale. Pur essendo scomparse molte banche locali abbiamo, per fortuna, numerosi istituti che hanno quale loro scopo, sia esso formale o sostanziale, quello di sostenere il territorio. Il modello relazionale che ne deriva, cioè il rapporto nel medio e lungo termine tra banca e impresa, rende fiduciosi che le esigenze di natura congiunturale delle piccole e medie imprese possano essere confortate grazie alla conoscenza fisica della banca del territorio che in questo modo svolge anche quella attività sociale che, nel rispetto dei canoni economici, sostiene l'impresa locale. RICCARDO RICCARDI (Economista)

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Sangalli, patto banche-imprese per evitare stretta creditizia (sezione: Revoca fidi)

( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 17-03-2009)

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Sangalli, patto banche-imprese per evitare stretta creditizia (Teleborsa) - Roma, 17 mar - Alla difficoltà crescente delle pmi nell'accesso al credito ed alla relativa caduta del clima di fiducia delle imprese "bisogna rispondere con chiarezza e con determinazione". A sostenerlo è il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, nel suo intervento al tavolo di confronto tra l'Abi ed i rappresentanti delle organizzazioni del commercio, dell'artigianato e dei servizi. E' un'esigenza che va perseguita tramite un lavoro comune "continuo, strutturato e non formale" tra Associazione bancaria ed Associazioni delle pmi, "che recuperi le originarie ambizioni che avevano portato, nel 2004, all'istituzione dell'Osservatorio permanente sui rapporti tra banche ed imprese". L'obiettivo, ha continuato Sangalli, dovrebbe essere quello di elaborare "comuni proposte operative, sia per quel che riguarda le relazioni dirette tra le banche e le imprese, quanto per proporre ai decisori pubblici interventi utili a contrastare il rischio della stretta creditizia". Come "l'accelerazione dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, la valorizzazione del ruolo dei consorzi fidi e del fondo centrale di garanzia e la facilitazione del consolidamento e della ristrutturazione del debito a breve". "Al sistema bancario - ha proseguito il presidente di Confcommercio - chiediamo di mettere in campo tutta la propria professionalità e di rivalutare quell'esperienza delle relazioni di prossimità tra banca ed impresa che ha così profondamente e positivamente innervato la storia dei processi di sviluppo territoriale del nostro Paese". E' comune interesse di banche imprese, infatti, "comprendere le difficoltà delle pmi e cercare di individuare soluzioni meno scontate, ad esempio, delle repentine richieste di rientro". "Se oggi c'è un patto da fare - ha concluso Sangalli - è anzitutto il patto tra banche ed imprese. Sarebbe la miglior risposta rischio dei rischi, ossia al rischio della stretta creditizia". 17/03/2009 - 15:53

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