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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE” |
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ARCHIVIO GEN. DEL DOSSIER |
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credito
a singhiozzo per un'impresa su tre - barbara ardu
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
imprese
imputano le difficoltà a tassi e costi bancari più onerosi (40,5%) e solo in
seconda battuta all´incremento delle garanzie richieste (37,8%), mentre il
problema più sentito delle grandi è l´ammontare del fido. Una prima risposta è
arrivata ieri da Corrado Passera. «Intesa Sanpaolo - ha detto l´ad del gruppo -
oggi ha linee di credito al sistema Italia per oltre 500 miliardi,
cernobbio.
che c'entrano i prefetti? . corrado
passera al forum ... - dall'inviato
( da "Nuova
Sardegna, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Mi fido delle
prefetture più che di Bankitalia» DALL'INVIATO
CERNOBBIO. «Che c'entrano i prefetti?». Corrado Passera al Forum della
Confcommercio di Cernobbio ha bocciato la decisione dell'esecutivo di affidare
ai rappresentanti territoriali del governo compiti di vigilanza sulle banche:
«Non mi sembra una decisione in nessun modo saggia»
aumentiamo
i contributi ai consorzi fidi ( da "Tirreno, Il"
del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: Aumentiamo i contributi ai Consorzi fidi» Le associazioni:
300mila euro in più per aiutare 300 imprese LUCCA. Aumentare i fondi a disposizione
dei Consorzi fidi, per incrementare i prestiti alle imprese. «Con un ulteriore
intervento di 300mila euro - dicono le associazioni di categoria - si creerebbe
una disponibilità di credito di 6 milioni di euro per circa 300 imprese»
Carige,
un 2009 controcorrente a Piazza Affari
( da "Secolo
XIX, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
il titolo
Fidia il 35,83%. Fra le società con la migliore performance c'è anche Banca
Carige, le cui azioni hanno recuperato in due mesi e mezzo il
20,30% e sono tornate sopra quota 2 euro. Nell'ultima settimana Piazza Affari
ha ripreso a crescere: il Mibtel ha registrato un progresso del 5,85%, a 11.
Banche,
Passeraboccia Tremonti ( da "Secolo XIX, Il"
del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Italia dei
Valori dice di essere d'accordo con Tremonti e sottolinea: «Mi fido più dei
prefetti che della Banca d'Italia». Mentre il leader della Cisl, Raffaele
Bonanni, ipotizza una soluzione-compromesso che porti «i prefetti a controllare
l'erogazione del credito, avvalendosi della collaborazione di funzionari
distaccati di Bankitalia».
che
c'entrano i prefetti con le banche? - dall'inviato
( da "Tirreno,
Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Mi fido delle
prefetture più che di Bankitalia» DALL'INVIATO
CERNOBBIO. «Che c'entrano i prefetti?». Corrado Passera al Forum della
Confcommercio di Cernobbio ha bocciato la decisione dell'esecutivo di affidare
ai rappresentanti territoriali del governo compiti di vigilanza sulle banche:
«Non mi sembra una decisione in nessun modo saggia»
<Serve
un aiuto dalle banche: crediti più facili e a minor costo>
( da "Nazione,
La (Viareggio)" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
quotidianità
del rapporto tra imprese e sistema bancario». E POI
per rispondere a quell'insieme di imprese che non rientrano, per vari motivi,
nei parametri previsti dagli strumenti finanziari esistenti, le categorie
economiche suggeriscono un contributo diretto ai Consorzi fidi «per aumentare
dicono la loro patrimonializzazione o per allargare i fondi rischi al fine di
ampliare l'
Le
banche: sì al dialogo, no ai diktat
( da "Corriere
Alto Adige" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
erogazione
dei fidi. In Alto Adige l'accesso al credito non ha subito restrizioni
particolari. Certo, alla fine del 2008 le sofferenze sono aumentate e il trend
peggiora. Anche scontare fatture diventa difficile se poi i fornitori non
pagano le aziende. Ecco perché i direttori delle banche locali presenteranno
alla Provincia,
<La
crisi non tocca gli statali li invito a produrre di più> Brunetta, requiem
per la chimica <A Porto Marghera è finita>
( da "Corriere
del Veneto" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
sistema dei
Consorzi fidi che normalmente per le imprese affianca il sistema bancario». Il
ministro ha poi spezzato una lancia in favore dell'innovazione tecnologica, rilevando
come l'informatizzazione nella sanità darebbe grandi risultati, non solo in
termini di risparmio di costi ma anche per smascherare i «furbetti».
Passera
chiede: Che c'entrano i prefetti?
( da "Nuova
Ferrara, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Mi fido delle
prefetture più che di Bankitalia» DALL'INVIATO
CERNOBBIO. «Che c'entrano i prefetti?». Corrado Passera al Forum della
Confcommercio di Cernobbio ha bocciato la decisione dell'esecutivo di affidare
ai rappresentanti territoriali del governo compiti di vigilanza sulle banche:
«Non mi sembra una decisione in nessun modo saggia»
Confindustria
ravenna: rapporto banche-imprese: tutto ok ma proccupa il futuro
( da "Sestopotere.com"
del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
dovuto non
tanto a riduzioni o revoche degli affidamenti bancari, quanto piuttosto ad un
inasprimentodegli oneri finanziari. Si è rilevato, infatti, un maggior costo
del credito determinato sia dalla variazione dei tassi interbancari che
dall?aumento degli spread. Destano, altresì, preoccupazioni le dichiarazioni
rilasciate da più dell?
GIUSEPPE
CRIMALDI UN MISTERIOSO INTERMEDIATORE IMMOBILIARE, DODICI PERSONE CHE SI SONO
FIDATE DI ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 16-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
dodici
persone che si sono fidate di lui e una cifra stratosferica finita chissà dove.
Sembra il copione di un film giallo e invece si tratta di una vicenda accaduta
davvero e passata sulla pelle di una dozzina di napoletani che - alla fine -
hanno sborsato somme di denaro anche ingenti certi di aver portato a termine un
buon affare.
Il
punto di vista delle associazioni di categoria
( da "Giornale
di Brescia" del 17-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
dopo aver
contato sui fidi bancari o su capitali propri, si trovano a non avere più risorse
per andare avanti. La cessazione del commercio in questa fase colpisce anche il
Comune, dal momento che sono vie a rischio di un ulteriore degrado. Credo che
sia opportuno pensare a nuove risorse e a modalità incisive come, ad esempio,
le
banche: "siamo pronte a collaborare ma la
riservatezza dei clienti va tutelata" - odoardo scaletti
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Ma sarebbe
opportuno un impegno del governo nel risolvere le controversie sull´erogazione
dei fidi? Si parla di moral suasion... «Certo -
aggiunge Da Passano - In un momento come questo ci può essere una particolare
sensibilità per la questione, ma faremmo un danno all´economia se erogassimo
credito a chi non lo merita, a chi ha problemi di carattere strategico.
Tanti
depositi, il merito è di una forte vocazione agricola
( da "Provincia
Pavese, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Le aziende
affrontano la crisi chiedendo il prolungamento dei fidi, crediti per investimEnti e per avere liquidità. La maggior parte delle
banche, malgrado gli inviti rivolti dal ministro
dell'Economia, hanno ancora molte difficoltà a concedere credito: anche se si
tratta di imprese che non sono segnalate in centrale rischi».
Le
banche italiane sopravvissute alla crisi
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del 17-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
il sistema
bancario italiano risulta il meno toccato dallo scoppio della bolla
finanziaria. La solidità delle nostre banche non è messa in dubbio così come la
fiducia che esse ispirano. Superata quella crisi di liquidità che aveva portato
a non fidarsi, il problema che ora si pone è come far affluire il credito alle
imprese,
Sangalli,
patto banche-imprese per evitare stretta creditizia
( da "Borsa(La Repubblica.it)" del
17-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: fidi e del fondo centrale di garanzia e la facilitazione
del consolidamento e della ristrutturazione del debito a breve". "Al sistema bancario - ha
proseguito il presidente di Confcommercio - chiediamo di mettere in campo tutta
la propria professionalità e di rivalutare quell'esperienza delle relazioni di
prossimità tra banca ed impresa che ha così profondamente e positivamente innervato
( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 2 - Economia
Credito a singhiozzo per un´impresa su tre Denuncia di Unioncamere: "Tassi
più alti, prestiti ridotti". E le aziende licenziano Il dossier BARBARA
ARDU BARBARA ARDù ROMA - Con i magazzini pieni e gli ordini in caduta libera le
imprese italiane hanno bisogno di soldi per sopravvivere. Soldi che però
costano sempre di più e arrivano con il contagocce. Una azienda
su tre, rivela Unioncamere, lamenta una stretta al credito, ossigeno vitale per
superare la crisi. Sotto "accusa" le banche. Il costo dei prestiti è
aumentato, denuncia Confcommercio. L´importo dei fidi è sceso, avvertono gli
artigiani della Cgia di Mestre, mentre le garanzie richieste per accedere ai
finanziamenti sono diventate più stringenti. Così, mentre il governo sta
tentando di convincere le banche a riaprire i rubinetti, emergono i primi dati
sulla stretta al credito. Dall´ultima indagine realizzata a gennaio dal Centro
studi di Unioncamere viene fuori che il 31% delle imprese industriali e
terziarie nel
( da "Nuova Sardegna, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 8 - Attualità
CERNOBBIO. «Che c'entrano i prefetti?». Corrado Passera al Forum ... Di Pietro
con il governo «Mi fido delle prefetture più che di
Bankitalia» DALL'INVIATO CERNOBBIO. «Che c'entrano i prefetti?». Corrado
Passera al Forum della Confcommercio di Cernobbio ha bocciato la decisione
dell'esecutivo di affidare ai rappresentanti territoriali del governo compiti
di vigilanza sulle banche: «Non mi sembra una decisione in nessun modo saggia».
L'amministratore delegato di Intesa San Paolo, è ritornato sulla costituzione
degli osservatori sul credito, schierandosi senza riserve al fianco del
governatore di Bankitalia, Mario Draghi, che aveva espresso critiche. Passera -
che già aveva definito la reazione di Tremonti sulla necessità di affidare alla Bce compiti di vigilanza «una picconata un po' eccessiva»
- ieri è stato più esplicito a proposito degli Osservatori: «Se questa sarà la
decisione, tutte le banche responsabilmente daranno la massima collaborazione,
ma che c'entrano i prefetti? Il controllo e la verifica del credito potrebbero
dare disagi a loro e alle aziende che lo chiedono. Il credito
infatti - ha aggiunto - è un settore già molto vigilato. Oltre a
Bankitalia ci sono altre quattro autorità: Consob, Covic, Isvap e Antitrust».
Sarcastico Massimo D'Alema a proposito dei «rischi di dirigismo»: «Dal poliziotto di quartiere siamo arrivati al poliziotto di
sportello. Serve tutto ma non attacchi a Bankitalia. Che si occupassero invece
dei problemi degli italiani». Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori
questa volta appoggia il ministro Tremonti: «Non si può lasciare questa
operazione alla Banca d'Italia perché non si è mai visto che un controllato
nomini un controllore e che, in queste condizioni, il controllore possa fare
fino in fondo il proprio lavoro». Di Pietro ha affermato di «fidarsi di più dei
prefetti che di Bankitalia». Valutazione opposta a quella della
Federconsumatori che ha bollato l'idea dei prefetti come «alternativa
sgangherata e aggiuntiva a ruoli istituzionali di controllo». Il minisetro del
welfare, Maurizio Sacconi ha insistito su quei comportamenti del sistema bancario «che devono essere controllati in modo inusuale in
una situazione inusuale». A Cernobbio il tema delle banche è stato affrontato
in un forum specifico. In quella sede l'amministratore delegato di Intesa, Corrado
Passera, ha confermato che al prossimo consiglio di gestione del 20 marzo darà
il via ai Tremonti bond: «Anche se continuano a presentarli come una specie di
punizione - ha precisato - credo che i Tremonti bond adesso siano un'operazione
a condizione di mercato, quindi non a buon mercato, ma che possono contribuire
a eliminare le distorsioni competitive che si sono create con quelle banche che
hanno avuto fortissimi supporti e questo crea distorsione competitiva». (v.l.)
( da "Tirreno, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 5 - Lucca «Aumentiamo i contributi ai Consorzi fidi» Le associazioni:
300mila euro in più per aiutare 300 imprese LUCCA. Aumentare i fondi a
disposizione dei Consorzi fidi, per incrementare i prestiti alle imprese. «Con
un ulteriore intervento di 300mila euro - dicono le associazioni di categoria -
si creerebbe una disponibilità di credito di 6 milioni di euro per circa 300
imprese». è questa una delle richieste che Cna,
Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti rivolgono alle istituzioni per
affrontare la crisi economico-finanziaria galoppante, che rende più difficile
l'accesso al credito per le aziende. Le associazioni hanno partecipato al
tavolo sulla crisi promosso dall'amministrazione provinciale sul tema del
rapporto con il sistema bancario, in linea con il
rapporto di collaborazione avviato in questi mesi con enti e istituzioni,
nell'idea di trovare soluzioni alle difficoltà della piccola e media impresa. «Nell'apprezzare il metodo di confronto avviato e il tavolo
di lavoro - dichiarano i presidenti di Confesercenti, Confcommercio, Cna,
Confartigianato - raccogliamo naturalmente in modo positivo l'invito a
valorizzare e mettere a sistema tutti gli strumenti esistenti. Occorre
valorizzare l'insieme delle risorse messe a disposizione dalla regione Toscana,
come è estremamente positivo il prodotto finanziario che la Camera di
commercio, insieme alle associazioni di categoria e al sistema bancario, sta preparando». «Riteniamo tuttavia che occorrano
anche ulteriori interventi soprattutto in due direzioni - continuano - da una
parte chiediamo al sistema bancario un impegno per
sostenere questa delicata fase delle nostre piccole imprese aumentando gli
affidamenti, evitando aggravi di costi, attuando politiche di garanzie
sussidiarie, incentivando le anticipazioni, la rateizzazione degli interessi
bancari trimestrali senza ulteriori aggravi, la soppressione della commissione
di massimo scoperto, la possibilità, di proroga in deroga per mutui ipotecari e
chirografari, la possibilità di poter allungare di almeno un anno la scadenza e
la possibilità di poter ricontattare il versamento delle rate e un sostegno
alla quotidianità del rapporto tra imprese e sistema bancario».
«In secondo luogo, soprattutto per rispondere a
quell'insieme di imprese che non rientrano, per vari motivi, nei parametri
previsti dagli strumenti finanziari esistenti, serve un intervento ulteriore
del sistema. A questo proposito - spiegano - suggeriamo un contributo diretto
ai Consorzi fidi per aumentare la loro patrimonializzazione o per allargare i
fondi rischi al fine di ampliare l'erogazione dei finanziamenti a favore dell'imprese lucchesi, con ulteriore intervento di
300mila euro verrebbe generato un volume di credito pari a 6 milioni di euro
per circa 300 imprese». «Naturalmente la componente
creditizia è uno degli aspetti della crisi. Lo sforzo unitario promosso dalle
istituzioni locali e dalle associazioni di categoria - concludono i
rappresentanti delle associazioni - è a nostro parere la giusta strada per
uscire da questa delicata fase per l'economia locale».
( da "Secolo XIX, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Carige, un 2009
controcorrente a Piazza Affari azioni in salute Il titolo della banca genovese
è fra i pochi ad avere guadagnato terreno. Bene anche Bastogi e Amplifon
15/03/2009 milano. Sono in pochi a potersi permettere un sorriso, di questi
tempi, in Piazza Affari. Dai casi estremi (il titolo Dmt-Digital Multimedia
Technologies dall'ultima seduta del
( da "Secolo XIX, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Banche,
Passeraboccia Tremonti No al controllo dei prefetti. Ma Intesa userà i bond del
ministro dal nostro inviato Lorenzo Cresci Cernobbio (Como). Le parole del
leader di Confindustria, Emma Marcegaglia, rimbalzano al forum di
Confcommercio. Da Palermo a Como, l'Italia è attraversata dal grido degli
industriali, dalla loro richiesta di aiuto. Dalla speranza che banche e imprese
collaborino, che Bankitalia e governo non vivano in conflitto. Banche sotto
accusa, banche che rispondono. Con Corrado Passera, ad di
Intesa Sanpaolo, il primo gruppo italiano. Che attacca il ministro Giulio
Tremonti per la volontà di trasformare i prefetti in "sceriffi" degli
istituti, che sostiene lo stesso titolare dell'Economia nel ricorrendo ai
Tremonti Bond. È un Passera che non le manda a dire, quello che prende la
parola dopo che Massimo D'Alema aveva fatto capire la piega che avrebbe preso
la giornata: «Non credo che i prefetti abbiano gli
strumenti tecnici per effettuare la sorveglianza sul credito? mi pare di più un gesto politico, propagandistico», spiega
l'esponente del Pd prima di dare un colpo di stiletto: «Di fronte alla crisi
economica le banche dovrebbero e potrebbero fare di più». Passera ascolta,
registra, memorizza. E risponde a tutti, anche a chi, come i commercianti, sono
in attesa di linee di credito con maglie più larghe. «I
prefetti? Affidare loro il controllo sull'erogazione del credito non mi sembra
una decisione saggia», dice il numero uno di Intesa Sanpaolo, non chiudendo
però la porta «alla massima collaborazione». Ma i prefetti no, «loro fanno un
altro mestiere», come aggiunge un altro esponente democratico ieri a Cernobbio,
Pierluigi Bersani. Ma i riflettori sono per Passera, che accusa: «No, la crisi
che attraversa il Paese non si affronta con decisioni demagogiche». Perché per
il banchiere che qui gioca in casa - è originario di Como - «il
coinvolgimento dei prefetti creerà disagio agli stessi prefetti e alle
eventuali aziende reclamanti. E quello che dico - aggiunge - e credo di
interpretare anche la sensazione delle imprese, è che l'idea che
l'amministrazione e, attraverso questa, la politica entri nella tematica
dell'erogazione del credito non è proprio una cosa di cui si sente il bisogno.
E a me non pare proprio un buona idea». Soprattutto in
una fase come questa dove «di controllo e di vigilanza ce ne è sicuramente
molta», ma non per questo «tutti devono fare tutto». Tesi respinta dal ministro
del Welfare, Maurizio Sacconi: «I comportamenti del sistema bancario
devono essere controllati anche con modi inusuali in una situazione inusuale».
Ma in questo tutti contro tutti, anche politica e
sindacati riescono a dividersi sulla vigilanza. Tanto che il leader dell'Italia dei Valori dice di essere d'accordo con Tremonti e
sottolinea: «Mi fido più dei prefetti che della Banca d'Italia». Mentre il
leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ipotizza una soluzione-compromesso che
porti «i prefetti a controllare l'erogazione del credito, avvalendosi della
collaborazione di funzionari distaccati di Bankitalia». E non manca di
attaccare i manager delle banche «che guadagnano fino a quattrocento volte in
più di un "semplice" bancario quando anche
quindici volte potrebbe bastare?», osserva Bonanni. Forse anche questa
incertezza porta Passera ad attaccare "la politica": «I nostri
politici dovrebbero essere non solo soddisfatti, ma orgogliosi della nostre banche e chi dice che gli istituti italiani
hanno retto alla crisi solo perché non parlano inglese, e per questo non hanno
fatto gli errori degli altri, fa male all'Italia, ne tratteggia una visione
macchiettistica». C'è invece un'iniziativa governativa che trova riscontro
nell'attività della "superbanca": i Tremonti Bond. «Credo che il
prossimo consiglio di gestione, il 20, darà il via libera all'utilizzo di questo
strumento - ha annunciato Passera - anche se tutti continuano a presentarli
come una specie di punizione». Eppure per il top manager «ora
sono un'operazione a condizione di mercato, quindi non a buon mercato, ma che
possono contribuire a eliminare le distorsioni competitive che si sono create
con moltissime banche che hanno avuto fortissimi supporti. E questo crea
distorsione competitiva». Chi guarda oltre, invece, è
il preside dell'Università Cattolica di Milano, Alberto Quadrio Curzio: «I bond? Sì, ma servirebbero quelli europei», dice al forum. «Per uscire dalla crisi sono
indispensabili titoli del debito pubblico europei con collaterale sulle riserve
auree delle banche centrali». cresci@ilsecoloxix.it 15/03/2009
( da "Tirreno, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Controlli sul
credito. Ancora critiche da Passera, ad di Intesa San
Paolo «Che c'entrano i prefetti con le banche?» Di Pietro con il governo «Mi fido delle prefetture più che di Bankitalia» DALL'INVIATO
CERNOBBIO. «Che c'entrano i prefetti?». Corrado Passera al Forum della
Confcommercio di Cernobbio ha bocciato la decisione dell'esecutivo di affidare
ai rappresentanti territoriali del governo compiti di vigilanza sulle banche:
«Non mi sembra una decisione in nessun modo saggia». L'amministratore
delegato di Intesa San Paolo, è ritornato sulla costituzione degli osservatori
sul credito, schierandosi senza riserve al fianco del governatore di
Bankitalia, Mario Draghi, che aveva espresso critiche. Passera - che già aveva
definito la reazione di Tremonti sulla necessità di affidare alla
Bce compiti di vigilanza «una picconata un po' eccessiva» - ieri è stato
più esplicito a proposito degli Osservatori: «Se questa sarà la decisione,
tutte le banche responsabilmente daranno la massima collaborazione, ma che
c'entrano i prefetti? Il controllo e la verifica del credito potrebbero dare
disagi a loro e alle aziende che lo chiedono. Il credito
infatti - ha aggiunto - è un settore già molto vigilato. Oltre a
Bankitalia ci sono altre quattro autorità: Consob, Covic, Isvap e Antitrust».
Sarcastico Massimo D'Alema a proposito dei «rischi di dirigismo»: «Dal poliziotto di quartiere siamo arrivati al poliziotto di
sportello. Serve tutto ma non attacchi a Bankitalia. Che si occupassero invece
dei problemi degli italiani». Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori
questa volta appoggia il ministro Tremonti: «Non si può lasciare questa
operazione alla Banca d'Italia perché non si è mai visto che un controllato
nomini un controllore e che, in queste condizioni, il controllore possa fare
fino in fondo il proprio lavoro». Di Pietro ha affermato di «fidarsi di più dei
prefetti che di Bankitalia». Valutazione opposta a quella della
Federconsumatori che ha bollato l'idea dei prefetti come «alternativa
sgangherata e aggiuntiva a ruoli istituzionali di controllo». Il minisetro del
welfare, Maurizio Sacconi ha insistito su quei comportamenti del sistema bancario «che devono essere controllati in modo inusuale in
una situazione inusuale». A Cernobbio il tema delle banche è stato affrontato
in un forum specifico. In quella sede l'amministratore delegato di Intesa,
Corrado Passera, ha confermato che al prossimo consiglio di gestione del 20
marzo darà il via ai Tremonti bond: «Anche se continuano a presentarli come una
specie di punizione - ha precisato - credo che i Tremonti bond adesso siano
un'operazione a condizione di mercato, quindi non a buon mercato, ma che
possono contribuire a eliminare le distorsioni competitive che si sono create
con quelle banche che hanno avuto fortissimi supporti e questo crea distorsione
competitiva». (v.l.)
( da "Nazione, La (Viareggio)" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
PRIMO PIANO pag. 3
«Serve un aiuto dalle banche: crediti più facili e a minor costo» LE IMPRESE UN
SOSTEGNO da parte delle banche al sistema delle piccole imprese e un contributo
ai Consorzi Fidi in modo che essi possano ampliare l'erogazione dei
finanziamenti. Sono questi gli strumenti per rilanciare l'economia suggeriti da
Cna, Confortigianato, Confcommercio e Confesercenti al tavolo di lavoro sulla
crisi promosso dalla Provincia sul tema dei rapporto
con il sistema bancario. «Chiediamo al sistema bancario dichiarano i presidenti di Confesercenti, Confcommercio,
CNA, Confartigianato un impegno per sostenere questa delicata fase delle
piccole imprese aumentando gli affidamenti, evitando aggravi di costi, attuando
politiche di garanzie sussidiarie, incentivando le anticipazioni, la
rateizzazione degli interessi bancari trimestrali senza ulteriori aggravi, la
soppressione della commissione di massimo scoperto, la possibilità di poter
allungare di almeno un anno la scadenza e la possibilità di poter ricontattare
il versamento delle rate e un sostegno alla quotidianità
del rapporto tra imprese e sistema bancario». E POI
per rispondere a quell'insieme di imprese che non rientrano, per vari motivi,
nei parametri previsti dagli strumenti finanziari esistenti, le categorie
economiche suggeriscono un contributo diretto ai Consorzi fidi «per aumentare
dicono la loro patrimonializzazione o per allargare i fondi rischi al fine di
ampliare l'erogazione dei finanziamenti a favore
dell'imprese lucchesi, con ulteriore intervento di 300.000,00 verrebbe
generato un volume di credito pari a 6.000.000 per circa 300 imprese».
( da "Corriere Alto Adige" del
15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Corriere dell'Alto
Adige - BOLZANO - sezione: 1AECONOMIA - data: 2009-03-15 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Crisi Carispa, Volksbank e
Raiffeisen: decidiamo noi tassi e valutazione rischi Le banche: sì al dialogo,
no ai diktat BOLZANO — Le banche altoatesine rispondono piccate al presidente
della Provincia Luis Durnwalder, che nell'incontro di pochi giorni fa ha
auspicato l'applicazione di tassi più bassi e criteri meno stringenti per
autorizzare l'erogazione del credito. Gli istituti bancari sono nel mirino
degli imprenditori. Il Centro studi di Confindustria sostiene che il 9,9% delle
imprese è ostacolato nell'attività per la stretta creditizia. Norbert Plattner,
presidente della Cassa di risparmio di Bolzano, scuote la testa: «Lo scorso anno abbiamo aumentato del 10% l'erogazione dei fidi. In Alto Adige l'accesso al credito non ha
subito restrizioni particolari. Certo, alla fine del 2008 le sofferenze sono
aumentate e il trend peggiora. Anche scontare fatture diventa difficile se poi
i fornitori non pagano le aziende. Ecco perché i direttori delle banche locali
presenteranno alla Provincia, entro questo mese, un piano di interventi.
Ma sia chiaro: abbiamo obblighi precisi nei confronti della vigilanza bancaria.
Una delle possibili soluzione è la creazione di un
Confidi unico provinciale, che semplificherebbe le procedure e darebbe maggiori
garanzie alle imprese e alle banche. Di sicuro non possiamo delegare alla
Provincia l'individuazione dei criteri per la valutazione del rischio dei
clienti». Konrad Bergmeister, presidente della Volksbank, aggiunge: «Siamo i primi a voler trovare soluzioni, non solo per
finanziare le Pmi, le imprese individuali e le famiglie, ma anche per non
mettere a rischio le nostre stesse banche. Un Confidi unico con garanzia sul
100% delle scoperture, magari controgarantite dalla Provincia, sarebbe una
soluzione. I Confidi dovrebbero intervenire, però, quando l'azienda è in
sofferenza, non quando ha già chiuso». Condivide Zenone
Giacomuzzi, direttore della Cassa centrale Raiffeisen: «In Trentino, ad
esempio, esiste un'agenzia ad hoc, a capitale pubblico, che interviene entrando
nel capitale delle aziende in crisi. Il sistema Raiffeisen non ha mai avuto
tanta liquidità come nel
( da "Corriere del Veneto" del
15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Corriere del Veneto
- VENEZIA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2009-03-15 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il ministro A Venezia nuova
sferzata al pubblico impiego Venezia Il ministro sferza i dipendenti pubblici:
per loro non c'è crisi «La crisi non tocca gli statali li invito a produrre di
più» Brunetta, requiem per la chimica «A Porto Marghera è finita» VENEZIA — «La
chimica a Porto Marghera è finita. Ha avuto una storia importante nel Novecento
e sono certo avrà un ruolo importante anche in futuro, ma senza la chimica ».
Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, invitato ad inaugurare
l'ottava edizione del Salone nautico di Venezia, suona il requiem per il polo
chimico. All'indomani della manifestazione dei chimici di venerdì mattina
contro il rischio di veder sfumare l'accordo annunciato dalla presidenza del
Consiglio VENEZIA — Si è ben guardato dal chiamarli fannulloni, anzi ha
premesso che sono loro a produrre i «beni fondamentali » della società,
dall'educazione, alla sanità e alla sicurezza. Ma anche ieri il ministro per la
Pubblica amministrazione Renato Brunetta non ha lesinato sferzate ai dipendenti
pubblici. All'inaugurazione del Salone Nautico di Venezia, li ha chiamati in
causa parlando della crisi e notando come proprio i lavoratori del pubblico
impiego oggi rappresentino quella categoria fortunata che dei ministri il 12
febbraio scorso per salvare il ciclo del cloro, e due giorni prima la probabile
firma di Fiorenzo Sartor per l'acquisizione di Ineos, Brunetta seppellisce
qualunque speranza di rinascita: «Bisogna fare la riconversione dell'area,
puntando su settori innovativi ad alto valore aggiunto, non più sulla chimica,
solo così a Porto Marghera potrà partire il rilancio non solo dell'economia
veneziana ma di tutto il quadrante del Nord Est». Le reazioni alle
dichiarazioni del ministro alla Pubblica non subisce gli effetti della débacle
economica: «I dipendenti pubblici non rischiano il
posto per colpa della crisi — ha detto — e non vanno in cassa integrazione.
Proprio per questo è bene che siano loro a prendere in mano la situazione, e
aumentino la produttività e l'efficacia». Il bastone e la carota, insomma. Ma
per battere la crisi, ha aggiunto Brunetta, ognuno deve fare la sua parte. «Le banche devono fare il loro mestiere e noi gli metteremo
un po' di fiato sul collo per questo. Le imprese amministrazione non si sono
fatte attendere: «Brunetta parla senza sapere ciò che
dice — dicono Fe
( da "Nuova Ferrara, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Le critiche dell'ad di Intesa San Paolo, l'ironia di D'Alema, «siamo al
poliziotto di sportello» Passera chiede: «Che c'entrano i prefetti?» Di Pietro
con il governo «Mi fido delle prefetture più che di
Bankitalia» DALL'INVIATO CERNOBBIO. «Che c'entrano i prefetti?». Corrado
Passera al Forum della Confcommercio di Cernobbio ha bocciato la decisione
dell'esecutivo di affidare ai rappresentanti territoriali del governo compiti
di vigilanza sulle banche: «Non mi sembra una decisione in nessun modo saggia».
L'amministratore delegato di Intesa San Paolo, è ritornato sulla costituzione
degli osservatori sul credito, schierandosi senza riserve al fianco del
governatore di Bankitalia, Mario Draghi, che aveva espresso critiche. Passera -
che già aveva definito la reazione di Tremonti sulla necessità di affidare alla Bce compiti di vigilanza «una picconata un po'
eccessiva» - ieri è stato più esplicito a proposito degli Osservatori: «Se
questa sarà la decisione, tutte le banche responsabilmente daranno la massima
collaborazione, ma che c'entrano i prefetti? Il controllo e la verifica del
credito potrebbero dare disagi a loro e alle aziende che lo chiedono. Il
credito infatti - ha aggiunto - è un settore già molto
vigilato. Oltre a Bankitalia ci sono altre quattro autorità: Consob, Covic,
Isvap e Antitrust». Sarcastico Massimo D'Alema a proposito dei «rischi di
dirigismo»: «Dal poliziotto di quartiere siamo
arrivati al poliziotto di sportello. Serve tutto ma non attacchi a Bankitalia.
Che si occupassero invece dei problemi degli italiani». Antonio Di Pietro,
leader dell'Italia dei valori questa volta appoggia il ministro Tremonti: «Non
si può lasciare questa operazione alla Banca d'Italia perché non si è mai visto
che un controllato nomini un controllore e che, in queste condizioni, il
controllore possa fare fino in fondo il proprio lavoro». Di Pietro ha affermato
di «fidarsi di più dei prefetti che di Bankitalia». Valutazione opposta a
quella della Federconsumatori che ha bollato l'idea dei prefetti come «alternativa
sgangherata e aggiuntiva a ruoli istituzionali di controllo». Il minisetro del
welfare, Maurizio Sacconi ha insistito su quei comportamenti del sistema bancario «che devono essere controllati in modo inusuale in
una situazione inusuale». A Cernobbio il tema delle banche è stato affrontato
in un forum specifico. In quella sede l'amministratore delegato di Intesa,
Corrado Passera, ha confermato che al prossimo consiglio di gestione del 20
marzo darà il via ai Tremonti bond: «Anche se continuano a presentarli come una
specie di punizione - ha precisato - credo che i Tremonti bond adesso siano
un'operazione a condizione di mercato, quindi non a buon mercato, ma che
possono contribuire a eliminare le distorsioni competitive che si sono create
con quelle banche che hanno avuto fortissimi supporti e questo crea distorsione
competitiva». (v.l.)
( da "Sestopotere.com" del 15-03-2009)
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Confindustria
ravenna: rapporto banche-imprese: tutto ok ma proccupa il futuro (15/3/2009
20:04) | (Sesto Potere) - Ravenna - 15 marzo 2009 - Confindustria Ravenna ha
realizzato un sondaggio sul rapporto banca – impresa inviando un questionario a
tutte le proprie aziende associate con lo scopo di monitorare l?evolversi dei
rapporti con gli istituti di credito alla luce dell?attuale e
delicata congiuntura economico finanziaria. L?iniziativa, fortemente
voluta dal Gruppo Piccola Industria e realizzata dal nuovo Servizio Credito e
Finanziamenti di Confindustria Ravenna, ha visto una significativa
partecipazione da parte delle imprese del sistema imprenditoriale di
riferimento, soprattutto PMI appartenenti a diversi settori, con una forte
rappresentanza della metalmeccanica e della logistica. Alla luce dei dati
pervenuti si evidenzia un positivo rapporto tra sistema delle imprese e
istituti di credito. In particolare circa il 68% delle aziende ritiene che
l?attuale crisi finanziaria non abbia comportato cambiamenti sostanziali nella
relazione con le banche partner e più del 70% dichiara di non aver avuto
conseguenze negative sulla propria valutazione di affidabilità da parte delle
stesse. La fiducia del sistema bancario verso le aziende è provata anche dal
fatto che la maggioranza degli intervistati ha dichiarato di non aver
riscontrato, nell?attuale fase di difficoltà economico-
finanziaria globale, allungamenti nei tempi di approvazione delle pratiche,
come pure di non aver rilevato disparità significative di trattamento da parte
di diversi istituti di credito rispetto alle medesime richieste di
finanziamento. Tuttavia più della metà degli intervistati ha rilevato maggiori
difficoltà di accesso al credito bancario, dovuto non tanto a riduzioni o
revoche degli affidamenti bancari, quanto piuttosto ad un inasprimentodegli
oneri finanziari. Si è rilevato, infatti, un maggior costo del credito
determinato sia dalla variazione dei tassi interbancari che dall?aumento degli
spread. Destano, altresì, preoccupazioni le dichiarazioni rilasciate da più
dell?80% delle aziende campione che mettono in evidenza come le recenti
turbolenze dei mercati finanziari abbiano generato forti influenze negative
sull?attività dell?azienda a causa in particolare della riduzione della
propensione all?acquisto da parte della propria clientela e di una maggiore
difficoltà nel rispettare le dilazioni nei pagamenti. Dall?indagine emerge
infine che alla luce degli attuali scenari economico –
finanziari le imprese ritengono di incontrare maggiori difficoltà nel
finanziamento di nuovi investimenti e si attendono, comunque, un rincaro delle
condizioni applicative. Tale calo di fiducia sembra derivare anche dalla
difficile lettura dell?evoluzione dell?attuale crisi economico-finanziaria e
della sua durata, come evidenziato da più intervistati. “L?iniziativa
– sottolinea Giovanni Tampieri, Presidente di Confindustria Ravenna – si
colloca nell?ambito delle attività intraprese dalla nostra Associazione per
essere concretamente al fianco delle imprese in un momento così delicato.
Sulla base degli esiti del questionario abbiamo deciso di istituire in via
permanente uno Sportello Ascolto a disposizione degli associati sul tema del
rapporto con le banche (Tel. 0544 210411) e daremo seguito alle problematiche
che verranno rilevate tramite la costituzione di un Tavolo Tecnico costituito
dai nostri referenti e dai principali istituti di credito del territorio per
addivenire ad un confronto strutturato con gli stessi. Il nostro monitoraggio
sarà costante e la nostra attenzione verso le banche sarà quotidiana. Il settore industriale è fondamentale per lo sviluppo del
territorio e le sue difficoltà si ripercuotono su tutti i cittadini”.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2009)
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GIUSEPPE CRIMALDI Un
misterioso intermediatore immobiliare, dodici persone che
si sono fidate di lui e una cifra stratosferica finita chissà dove. Sembra il
copione di un film giallo e invece si tratta di una vicenda accaduta davvero e
passata sulla pelle di una dozzina di napoletani che - alla fine - hanno
sborsato somme di denaro anche ingenti certi di aver portato a termine un buon
affare. Il guaio è che l'affare si è rivelato una truffa. E per questo
si sono rivolti ai carabinieri della compagnia Napoli Centro, che ora hanno
avviato un'indagine. Il fascicolo sta per essere trasmesso alla Procura della
Repubblica. Ricapitoliamo, cominciando dalla fine. Tre giorni fa alla caserma
Pastrengo si presentano in ordine sparso dodici persone. Tutti hanno una storia
da raccontare, e questa storia ha un inquietante comun denominatore: l'acquisto
di una casa, così come era stato loro prospettato da un imprenditore che opera
nel settore della intermedizione immobiliare. Tra loro
i dodici non si conoscono, non esistono nemmeno rapporti di parentela; i
militari guidati dal capitano Salvatore Sauco si rendono subito conto che
dietro la versione dei fatti fornita c'è sempre lui, l'intermediatore che si
presentava come l'uomo della provvidenza, colui che era in grado di far coronare
il sogno di una vita, l'acquisto di una casa di pregio nel centro di Napoli,
garantendo per di più un'offerta vantaggiosissima. Scorrendo le dodici denunce
emerge infatti un unico leit-motiv: l'imprenditore
convinceva i suoi interlocutori di avere un ampio portafoglio di immobili messi
in vendita in pre-asta, e cioè a condizioni di estremo favore, trattandosi di
beni pignorati da alcuni istituti bancari prima di essere messi all'incanto. Si
realizzava in questo modo il sogno atteso da una vita, il treno che passa una
sola volta e va preso al volo, l'occasione da non perdere: acquistare cioè una
casa di pregio a prezzi incredibilmente ribassati. Ad un'unica condizione:
quella di versare una caparra, un anticipo che variava - ovviamente - da
immobile a immobile. E il guaio è che i dodici si sono incredibilmente fidati
di quelle carte, delle planimetrie del catasto, di documenti che avevano tutti
i crismi dell'ufficialità. Ciascuno ha versato gli anticipi. Così
l'immobiliarista - stando a quel che si legge nelle circostanziate denunce
presentate ai militari del comando provinciale diretto dal generale Gaetano
Maruccia - avrebbe intascato una somma quantificata in circa 800mila euro. La
doccia fredda sarebbe arrivata presto. Pochi giorni dopo, infatti, i contorni
di questa presunta maxitruffa si sono materializzati sotto gli occhi dei
malcapitati. È successo nel momento in cui ognuno dei potenziali acquirenti è
andato a vedere gli appartamenti. Amarissima la sospresa, quando hanno scoperto
che tutti gli appartamenti erano invece regolarmente occupati dai legittimi
proprietari. Altro che affare. Dalla meraviglia ai sudori freddi il passo è
stato brevissimo. E ancor più breve la corsa verso l'ufficio denunce dei
carabinieri.
( da "Giornale di Brescia" del
17-03-2009)
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Edizione: 17/03/2009
testata: Giornale di Brescia sezione:brescia e
provincia Il punto di vista delle associazioni di categoria Al tavolo delle
firme erano seduti anche loro, i rappresentanti delle associazioni locali del
commercio Ascom e Confesercenti. «Questi fondi sono
decisamente importanti - ha detto Carlo Massoletti, presidente di Ascom - si
tratta di una misura decisiva per le imprese del centro storico che da qualche
anno attraversano una fase di sofferenza. Mi sembra di vedere, con questa nuova
amministrazione, una inversione di tendenza per quanto
riguarda la vitalità del centro. Un segnale positivo che però va a scontrarsi
con il momento difficile che l'intero settore sta attraversando. A risentirne
maggiormente sono, come ovvio, le piccole imprese. Quei negozi di vicinato che
sono la vera ricchezza della città e che sarebbe un vero peccato veder
scomparire. Con essi se ne andrebbe il vero tessuto connettivo del centro». «È opportuno intervenire come si sta facendo - ha aggiunto
poi Pierangelo Simoni, presidente di Confesercenti - e riconoscere uno stato di
disagio che, purtroppo, per alcuni, non ha un termine preciso di scadenza. Ad
oggi sono quattro gli anni di lavori, opere necessarie, ma che indubbiamente
hanno messo in difficoltà molti, specie in centro. La zona che ruota intorno a
piazza Vittoria e San Faustino in primis. Solo in queste e nelle vie limitrofe
contiamo 150 attività che oggi, dopo aver contato sui fidi
bancari o su capitali propri, si trovano a non avere più risorse per andare avanti.
La cessazione del commercio in questa fase colpisce anche il Comune, dal
momento che sono vie a rischio di un ulteriore degrado. Credo che sia opportuno
pensare a nuove risorse e a modalità incisive come, ad esempio, la
ridefinizione delle aree cantieristiche». «In questa
sede - ha aggiunto infine il primo cittadino - voglio fare anche un appello ai
proprietari degli immobili dove si svolgono le attività commerciali. Mi auguro
che sappiano essere pazienti e comprensivi delle difficoltà che i negozianti
stanno attraversando».c. b.
( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
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Pagina
XI - Genova Il presidente dell´Abi ligure Riccio Da Passano: non abbiamo nessun
timore, ci adegueremo Le banche: "Siamo pronte a collaborare ma la
riservatezza dei clienti va tutelata" "Faremmo un danno all´economia
se erogassimo credito a chi non lo merita" "Abbiamo sempre avuto la
massima disponibilità a incontrare le imprese" ODOARDO SCALETTI Le banche
sono pronte a collaborare, ma nel rispetto della riservatezza che tutela i loro
clienti e dei criteri di efficienza nell´erogazione del credito su cui si basa
il sistema economico. Riccio Da Passano, direttore centrale Carige e presidente della
commissione ligure Abi, non teme l´intenzione del governo di monitorare
l´erogazione del credito bancario a famiglie e
imprese. «E´ evidente che collaboreremo - spiega -
anche in Liguria aspettiamo la decisione in merito. Ma già forniamo i dati alla
Banca d´Italia, che mi sembra ben qualificata per valutarli. Comunque, se si
deciderà che le informazioni vadano anche ai prefetti, non abbiamo nessun
timore, ci adegueremo». Secondo Da Passano, i dati da divulgare non possono
essere cifre disaggregate sui prestiti concessi dai singoli istituti: «Sarebbe un danno per le imprese stesse, più che per le
banche, guai se il cliente non potesse contare sulla nostra riservatezza. Credo
che si deciderà di farci fornire i dati aggregati a livello provinciale, o
forse addirittura regionale». Ma sarebbe opportuno un
impegno del governo nel risolvere le controversie sull´erogazione dei fidi? Si
parla di moral suasion... «Certo - aggiunge Da Passano
- In un momento come questo ci può essere una particolare sensibilità per la
questione, ma faremmo un danno all´economia se erogassimo credito a chi non lo
merita, a chi ha problemi di carattere strategico. Le risorse devono
andare a chi produce ricchezza, questo è un criterio valido sempre, oggi più
che mai. Detto questo, non c´è nessun problema a collaborare». Confindustria
nazionale lamenta da tempo che molte imprese, specialmente piccole e medie,
soffrono per carenza di finanziamenti, il presidente degli industriali
genovesi, Giovanni Calvini, vuole discutere con voi i criteri di assegnazione
dei rating, vuole arrivare a un quadro di riferimento più trasparente e
oggettivo. «Quello dei chiarimenti sulle logiche di
fondo sottostanti ai meccanismi di rating è un terreno su cui si può certamente
collaborare, noi abbiamo sempre avuto la massima disponibilità a incontrare le
imprese per illustrare queste tematiche. Il discorso sui rating, del resto, può
consentirci spiegare agli imprenditori come utilizzare al meglio il ricorso al
credito, le linee di fido».
( da "Provincia Pavese, La" del
17-03-2009)
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«Tanti depositi, il
merito è di una forte vocazione agricola» Marchese, Equitalia: «Ma per far
ripartire l'economia bisogna puntare maggiormente sui crediti» PAVIA. Depositi
per 6 miliardi e impieghi per poco meno di 10 miliardi: la provincia di Pavia è
un territorio di raccolta di denaro anche se i
prestiti sono più dei depositi? «Certo, Pavia resta un
territorio privilegiato di raccolta da parte del sistema bancario
- risponde Guido Marchese, sindaco del gruppo Carige Banca e consigliere di
amministrazione in Equitalia, società di riscossione dei crediti erariali -. La
conferma è nel fatto che la raccolta cresce molto più degli impieghi. Il nostro
è un territorio dove, ad esempio, l'agricoltura è molto forte e l'agricoltura è
un comparto che ha una forte tendenza a depositare denaro piuttosto che
investirlo». Le banche investono in provincia di Pavia perché sanno di trovare
liquidità? «Esattamente: in questo momento la gran parte
dei gruppi bancari lavora per tesorizzarsi, ovvero recuperare la liquidità che
si è volatilizzata con la crisi. Il risultato è che tendono a raccogliere molto
e prestate poco». E l'economia ne risente? «Certo,
perché se le aziende hanno difficoltà ad accedere al credito tutto il sistema
economico rischia di incepparsi. Non è un caso se per la prima volta si è
ipotizzato l'intervento dei prefetti per controllare il credito. Le aziende affrontano la crisi chiedendo il prolungamento dei
fidi, crediti per investimEnti e per avere liquidità.
La maggior parte delle banche, malgrado gli inviti
rivolti dal ministro dell'Economia, hanno ancora molte difficoltà a concedere
credito: anche se si tratta di imprese che non sono segnalate in centrale
rischi». (s. ro.)
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 17-03-2009)
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Commenti Pagina 335
Sostenuta la piccola e media impresa Le banche italiane sopravvissute alla
crisi Sostenuta la piccola e media impresa --> Quella che stiamo
attraversando rappresenta la prima recessione dall'inizio dell'Unione europea.
Sulle cause che hanno acceso la miccia si è parlato diffusamente. Una eccessiva finanziarizzazione, cioè il credere che una
economia virtuale potesse portare ricchezza con la logica di massimizzare i
prodotti scaricando su altri il rischio, ha condotto tutto il mondo a una grave
crisi, che non si prevede quanto possa durare. Dalla crisi finanziaria si è
passati a quella bancaria e quindi all'economia reale. Il nostro Paese non
poteva non essere morso e il governo sta mettendo a punto una serie di
provvedimenti atti a rilanciare il processo economico e a contrastare quanto
più possibile l'inevitabile crescita della disoccupazione. La perdita del posto
di lavoro crea disfunzioni che toccano consumi, risparmio e soprattutto penose
indigenze nella famiglia. Quando non gira il motore, si blocca un ciclo che da
virtuoso diventa infernale. Il sistema bancario ne
risente. Crescono le insolvenze e ci si trova di fronte ad aziende costrette a
chiudere. Viene richiesto alle banche di non ridurre il credito e di non
mettere ancora più in crisi il sistema delle piccole e medie imprese che dal
credito traggono la loro linfa vitale. Rispetto a quello estero, il sistema bancario italiano risulta il meno toccato dallo scoppio della bolla
finanziaria. La solidità delle nostre banche non è messa in dubbio così come la
fiducia che esse ispirano. Superata quella crisi di liquidità che aveva portato
a non fidarsi, il problema che ora si pone è come far affluire il credito alle
imprese, piccole e medie, ossatura portante del nostro sistema produttivo.
Il credito non può essere concesso a pioggia. Lo vietano le regole e il codice
che, a seconda dei casi, disciplina il ricorso o la concessione abusiva al
credito. Siamo nel penale. Pur essendo scomparse molte banche locali abbiamo,
per fortuna, numerosi istituti che hanno quale loro
scopo, sia esso formale o sostanziale, quello di sostenere il territorio. Il
modello relazionale che ne deriva, cioè il rapporto nel medio e lungo termine
tra banca e impresa, rende fiduciosi che le esigenze di natura congiunturale
delle piccole e medie imprese possano essere confortate grazie alla conoscenza
fisica della banca del territorio che in questo modo svolge anche quella
attività sociale che, nel rispetto dei canoni economici, sostiene l'impresa
locale. RICCARDO RICCARDI (Economista)
( da "Borsa(La Repubblica.it)"
del 17-03-2009)
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Sangalli, patto
banche-imprese per evitare stretta creditizia (Teleborsa) - Roma, 17 mar - Alla
difficoltà crescente delle pmi nell'accesso al credito ed alla relativa caduta
del clima di fiducia delle imprese "bisogna rispondere con chiarezza e con
determinazione". A sostenerlo è il presidente di Confcommercio, Carlo
Sangalli, nel suo intervento al tavolo di confronto tra l'Abi ed i
rappresentanti delle organizzazioni del commercio, dell'artigianato e dei
servizi. E' un'esigenza che va perseguita tramite un lavoro comune
"continuo, strutturato e non formale" tra Associazione bancaria ed
Associazioni delle pmi, "che recuperi le originarie ambizioni che avevano
portato, nel 2004, all'istituzione dell'Osservatorio permanente sui rapporti
tra banche ed imprese". L'obiettivo, ha continuato Sangalli, dovrebbe
essere quello di elaborare "comuni proposte operative, sia per quel che
riguarda le relazioni dirette tra le banche e le imprese, quanto per proporre
ai decisori pubblici interventi utili a contrastare il rischio della stretta
creditizia". Come "l'accelerazione dei pagamenti delle pubbliche
amministrazioni, la valorizzazione del ruolo dei consorzi fidi
e del fondo centrale di garanzia e la facilitazione del consolidamento e della
ristrutturazione del debito a breve". "Al sistema bancario - ha proseguito il presidente di Confcommercio - chiediamo di
mettere in campo tutta la propria professionalità e di rivalutare
quell'esperienza delle relazioni di prossimità tra banca ed impresa che ha così
profondamente e positivamente innervato la storia dei processi di
sviluppo territoriale del nostro Paese". E' comune interesse di banche
imprese, infatti, "comprendere le difficoltà delle pmi e cercare di
individuare soluzioni meno scontate, ad esempio, delle
repentine richieste di rientro". "Se oggi c'è un
patto da fare - ha concluso Sangalli - è anzitutto il patto tra banche ed
imprese. Sarebbe la miglior risposta rischio dei
rischi, ossia al rischio della stretta creditizia". 17/03/2009 -
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