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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE” |
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ARCHIVIO GEN. DEL DOSSIER |
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le
quote di fidi toscana per ora non si muovono
( da "Tirreno,
Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
La Regione e
la Fidi mi hanno garantito che stanno già lavorando perché l'ente torni in
possesso delle azioni cedute a fronte del versamente di 1,9 milioni di euro da
parte dell'istituto bancario per far fronte alla ricapitalizzazione».
Condizione, questa, per la concessione del finanziamento da parte delle banche.
contro
la crisi lo sconto sugli interessi
( da "Tirreno,
Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
con Fidi
Toscana, hanno fatto richiesta di poter usufruire di quella misura per avere
accesso al credito, per un fabbisogno complessivo di circa 34 milioni di euro.
Lamioni ha presentato il "pacchetto anticrisi"
della Camera di commercio, che guarda, più realisticamente, anche alla piccola
e piccolissima impresa che caratterizza il tessuto economico grossetano.
la
banca modifica le condizioni e gli imprenditori si allarmano
( da "Mattino
di Padova, Il" del
01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
e il fuori
fido di 2 punti (dal 7 al 9%). Azzerato, invece, il mezzo punto sul massimo
scoperto fuori fido. Si tratta di un adeguamento obbligatorio previsto dalla
legge e di maggior favore per il cliente, scrive la banca, che viene applicato
«in coerenza con le recenti norme emanate dal governo, decreto
anticrisi,
il
tesoro di lenzi: tre milioni in banca
( da "Tirreno,
Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
2000 e uomo
fidato di Lenzi. E' questo l'esito degli accertamenti bancari disposti dalla
Procura ed effettuati dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della
Guardia di Finanza. Secondo i finanzieri, il "tesoretto" è da
ricollegare all'attività di commercio di opere d'arte portata avanti da Lenzi
durante gli anni in cui regnava alla Porto di Livorno 2000 e che prosegue
tuttora,
Il
crollo del tasso Euribor congela i fondi regionali
( da "Sole
24 Ore, Il (Nord Est)" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
ma molti
istituti di credito non reputano conveniente utilizzare questo fondo e optano
per le "tradizionali" operazioni bancarie». Le soluzioni a questo
problema forse si stanno avvicinando. Da un lato vi è la speranza che almeno
alcuni Consorzi Fidi Veneti diventino, come si dice in gergo, dei 107 (vale a
dire Cofidi ai sensi dell'articolo 107 del Testo unico bancario).
Dal
2007 a oggi inutilizzato circa un terzo della potenzialità
( da "Sole
24 Ore, Il (Nord Est)" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Oltre al
fatto che le attuali garanzie dei Consorzi fidi, non essendo ancora
riconosciute ai sensi della normativa bancaria, non permettono alle banche di
ridurre l'accantonamento necessario a coprire il rischio dell'investimento.Il fondo sarà comunque utilizzabile fino a fine giugno e
dunqueè ancora possibile farsi finanziare operazioni con garanzie gratuite.
L'edilizia
annaspa, nella locomotiva del terziario alcuni servizi rischiano la scomparsa e
i... ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
già travolta
dagli effetti della crisi finanziaria che ha colpito maggiormente le imprese
più che il sistema bancario e creditizio. La Camera di commercio raccoglie
l'appello di Confindustria per ciò che concerne la valorizzazione dei consorzi
fidi e l'opportunità di ampliare il rapporto con le banche, per aumentarne
l'operatività nel settore delle garanzie delle imprese.
Confidi
artigiani, rallenta la crescita dei finanziamenti
( da "Sole
24 Ore, Il" del
01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
aderiscono a
Fedart Fidi avevano superato i 6 miliardi, con un incremento dell'11%, mentre
le prime stime relative allo scorso anno indicano un rallentamento della
crescita al 2-3% fino a quota 6,2-6,3 miliardi. Il Rapporto 2008 di Fedart
Fidi, che viene presentato oggi a Roma presso la sede del Cnel, giunge in una
fase di forte contrazione per il credito alle piccole e medie imprese.
In
crescita l'attività dei Consorzi fidi: indagine Fedart Fidi, 6,3 miliardi i
finanziamenti nel 2008 ( da "Sestopotere.com"
del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: attività dei Consorzi fidi: indagine Fedart Fidi, 6,3
miliardi i finanziamenti nel 2008 (1/4/2009 15:34) | (Sesto Potere) - Roma - 1
aprile 2009 - I Consorzi Fidi sono l?arma più efficace contro la crisi
finanziaria i cui effetti su artigiani e piccole imprese sono già molto pesanti
in termini di restrizione del credito bancario Nel 2008 hanno erogato 6.
CRISI/
CRESCONO CONSORZI FIDI: 6,3 MLD FINANZIAMENTI IN 2008
( da "Wall
Street Italia" del
01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Crisi/
Crescono consorzi fidi: 6,3 mld finanziamenti in 2008 di Apcom Emerge da
indagine annuale di Fedart Fidi sui confidi artigiani
-->Roma, 1 apr. (Apcom) - Cresce l'attività dei consorzi fidi: nel 2008
hanno erogato 6.312,8 milioni di finanziamenti garantiti a 735.
( da "Tirreno, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Ma l'assessore
rassicura: «E' una fase-ponte» Le quote di Fidi Toscana per ora non si muovono
MONTECATINI. Non è stata votata la mozione sulle Terme presentata in consiglio
comunale il 16 marzo dal capogruppo del Pd Antonio Checcacci e inserita
all'ordine del giorno dell'assemblea di lunedì. Tema del documento: il
trasferimento di una parte di quote delle Terme a Fidi Toscana, finalizzata ad
ottenere la somma necessaria all'aumento di capitale. «Il consiglio - recita il
testo che avrebbe dovuto essere votato - preso atto
che in città destò preoccupazione la cessione; considerato che il consiglio
vuol farsi interprete di questi sentimenti, rafforzati dal timore che la
Regione potrebbe sentirsi meno coinvolta nella soluzione dei problemi termali
in considerazione di questa sua nuova posizione minoritaria; tenuto presente
che la città vuole aver vicino un interlocutore forte, che abbia una visione
politica e non solo un interesse finanziario; invita la Regione a riscattare in
tempi brevi le quote cedute». Dubbi. La Fidi è divenuta il terzo socio (senza
diritto di voto) delle Terme. Il provvedimento aveva riscosso la quasi
unanimità (unica ad astenersi, Cristiana Bianucci (Ds): «Sono azioni pubbliche,
serve un bando di gara»). Ma sempre la Fidi, un paio di settimane fa, ha
inviato una lettera alla Regione per sollecitarla a riprendersi le azioni. Ma,
per cavilli tecnici, sembra che la Regione non sia più in grado di riprendersi
le quote concesse. Le rassicurazioni. A convincere l'opposizione che, al
momento, non esistono rischi di sconvolgimenti e compromissioni societarie, è
stato l'assessore al termalismo, Raffaele Lenzi. «Il
Comune, in questa operazione, resta un semplice osservatore. La Regione e la Fidi mi hanno garantito che stanno già lavorando
perché l'ente torni in possesso delle azioni cedute a fronte del versamente di
1,9 milioni di euro da parte dell'istituto bancario per far
fronte alla ricapitalizzazione». Condizione, questa, per la concessione del
finanziamento da parte delle banche. «Il Comune
- ha ricordato Lenzi - non poteva far fronte all'impegno finanziario. La
Regione si era accollata l'onere ma, al momento di tirare fuori i soldi, aveva
manifestato difficoltà presentandoci contestualmente l'alternativa. Ovvero
cedere, attraverso un'operazione detta in gergo "portante", un
pacchetto di azioni alla Fidi. E' un affidamento temporaneo. Da quello che ci
hanno poi spiegato la Regione, in base a un regolamento interno, non può
acquistare direttamente azioni». L'esperto. L'incarico di trovare un escamotage
è stato affidato dalle Terme al professor Umberto Tombari, docente di diritto
commerciale all'ateneo di Firenze. «Una scappatoia,
secondo quanto ci è stato riferito, sarebbe quella di far versare alla Regione
1,9 milioni di euro nelle casse delle Terme, che riacquisterebbero le azioni
come proprie. Alla fine di questa fase ponte, l'assetto societario risulterebbe
così composto: Regione e Comune arriverebbero a detenere il 38,410% ex aequo
con diritto di voto; il 23,18 resterebbe in mano alla Regione, ma senza diritto
di voto. Il capitale sociale dovrebbe aggirarsi sui 19 milioni». Il Comune, in
base al patto parasociale sottoscritto, ha una scadenza per versare la cifra
che gli consentirebbe di condividere con la Regione il nuovo aumento di 4,5
milioni. «Altrimenti, la Regione resterà in maggioranza sulla proprietà, pur
lasciando inalterato il potere decisionale». Valutazione. Dai lavori del
consiglio è emerso che la proprietà ha dato mandato all'aministratore unico
Fiori di ridisegnare la mappa dei valori del patrimonio immobiliare termale. In
modo da quotare correttamente i vari edifici, in vista delle alienazioni
annunciate. «Questo è un fatto positivo», ha commentato il consigliere del Pd
Edoardo Fanucci. Che ha chiesto chiarimenti sulla notula di Tombari per la
consulenza su Fidi-Regione. Notula che sarà pagata dalle Terme. Giovanna La
Porta
( da "Tirreno, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Con questo pacchetto
l'obiettivo dell'Ente è ridurre del 2% il peso dei mutui bancari sulle aziende
Contro la crisi lo sconto sugli interessi La Camera di Commercio mette a
disposizione un fondo di 500mila euro GROSSETO. Interessi con lo sconto per
resistere alla crisi. Lo sconto non lo fanno le banche, naturalmente, ma la
Camera di commercio che ha deciso di intervenire con un fondo da 500mila euro
proprio per ridurre il peso degli interessi bancari sulle imprese che accedono
al credito. A conti fatti c'è la possibilità di coprire il 2 per cento degli
interessi su un monte mutui di circa 25 milioni di
euro, che potrebbe crescere se - come pare - alcuni enti locali, tar cui il
Comune di Grosseto, ma anche quello di Follonica e non solo, daranno seguito
all'intenzione, espressa, di aderire all'iniziativa della Camera di commercio.
«Speriamo - ha detto il presidente della Camera di commercio Giovanni Lamioni -
di poter raddoppiare, perché potremmo movimentare ben oltre cinquanta milioni
di euro». Che la crisi si faccia sentire è certo, come è certo che ci sia
voglia di reagire. Lo dimostrano i dati forniti dal presidente degli
industriali grossetani, Aristide Giannetti: sono 72 le imprese grossetane che,
solo poche settimane dopo l'entrata in funzione del pacchetto anticrisi messo
in piedi dalla Regione, con Fidi Toscana, hanno fatto
richiesta di poter usufruire di quella misura per avere accesso al credito, per
un fabbisogno complessivo di circa 34 milioni di euro. Lamioni ha presentato il "pacchetto anticrisi" della Camera di
commercio, che guarda, più realisticamente, anche alla piccola e piccolissima
impresa che caratterizza il tessuto economico grossetano. Il pacchetto
complessivo è di 600mila euro e comprende anche altre due misure: circa 60mila
euro destinati alla promozione delle esportazioni e altri 40 mila euro
destinati al "cartellone" di eventi inaugurato da Piazze d'Europa, lo
scorso fine settimana, che si concluderà con i mercatini natalizi. La misura
più significativa, però, è quella del fondo da 500mila euro con cui la Camera
di commercio si propone di tagliare gli interessi che gravano sule imprese che
facciano ricorso al credito, sia per investire che per rispondere ad emergenze
di liquidità. Lamioni ha spiegato che non ci sono settori o tipologie di
imprese che non potranno accedere a questa misura, fatti salvi i limiti posti
dall'Unione europea sugli aiuti pubblici alle imprese. La Camera di commercio
si farà carico degli interessi - nella misura del 2 per cento (3 per cento per
le aziende nate da meno di un anno) - maturati per i primi tre anni di mutuo e
le aziende che ne faranno richiesta incasseranno subito l'intera somma. Il
limite massimo posto, per i contributi, è di 8mila euro e l'intervento potrà
essere richiesto per mutui che vadano dai 15mila ai 300mila euro. Servirà
ancora qualche giorno per valutare se sia meglio, per la Camera di commercio,
operare con i vari consorzi fidi delle associazioni di categoria o avviare
convenzioni direttamente con le banche. Poi le imprese potranno presentare le
loro domande. L'iniziativa della Camera di commercio non avvantaggerà solo le
aziende che ne avrebbero meno bisogno perché - è stato spiegato - il problema,
spesso, sono le condizioni di accesso al credito e i costi del denaro che
salgono quando l'azienda è considerata meno affidabile. La misura abbatte
questi costi. Tra l'altro il fatto di incassare subito il contributo consentirà
alle aziende di chiudere il bilancio 2009 abbattendo il peso degli interessi e
migliorando così il proprio rating. Enrico Pizzi
( da "Mattino di Padova, Il"
del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 27 -
Provincia La banca modifica le condizioni e gli imprenditori si allarmano La
Bcc: «Sembrerà strano, ma adesso pagheranno meno» VIGONZA. Doccia fredda per la
titolare della Eclissi Foderami di Peraga: la propria
banca, la Bcc, ha modificato unilateralmente le condizioni. Aumentando i tassi
di interesse debitori di un punto (dal 3 al 4%), e il fuori
fido di 2 punti (dal 7 al 9%). Azzerato, invece, il mezzo punto sul massimo
scoperto fuori fido. Si tratta di un adeguamento obbligatorio previsto dalla
legge e di maggior favore per il cliente, scrive la banca, che viene applicato
«in coerenza con le recenti norme emanate dal governo, decreto
anticrisi, e per effetto delle mutate condizioni dei tassi
rilevati sul mercato bancario ed interbancario». Viene concesso il diritto, entro 60 giorni, di
recedere dal contratto senza spese. «A questo punto
chiediamo: chi comanda in Italia? Il governo, che dice alle banche di abbassare
i tassi per far ripartire l'economia, o le banche che invece li aumentano,
appellandosi al decreto anticrisi? A queste condizioni
ci vediamo costretti a produrre all'estero o chiudere». Nulla da dire sulla
Bcc, chiariscono i titolari della Foderami, ma «proprio
nei giorni scorsi Confindustria ha detto che le banche debbono aiutare le
imprese. L'aumento dei tassi è proprio un bell'aiuto»
dicono la titolare e il marito. Le proteste per l'aumento dei tassi sono giunte
anche all'Upa: «E non solo per la Bcc, ma anche per Unicredit e CRVeneto,
verificheremo» conferma il presidente Moreno Favaron. «Forse
non lo crederanno - replica il presidente della Bcc Leopoldo Costa - ma
Foderami e anche tutti i nostri clienti, per effetto dell'Euribor all'1,50% e
del costo del denaro stabilito dalla banca centrale pagheranno meno di prima.
Può sembrare un controsenso, ma è così». (g.a.)
( da "Tirreno, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 9 - Cecina Il
tesoro di Lenzi: tre milioni in banca Le spese del presidente tra cene nei
ristoranti e shopping nelle boutique Nei faldoni dell'inchiesta anche le liste
della massoneria. Escluso un ruolo delle logge nello scandalo LIVORNO. Eccolo, il
tesoro di Bruno Lenzi. La Guardia di Finanza è andata a vedere i suoi conti
bancari e ha scoperto che fra il 2003 e il
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)"
del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Nord-Est sezione:
EST data: 2009-04-01 - pag: 4 autore: Il crollo del
tasso Euribor «congela» i fondi regionali L'attuale scenario tiene in sospeso
il contributo delle banche VENEZIA ACURADI Nicola Fullin Farsi finanziare un
impianto senza ipoteche all'1,6% di interesse? In Veneto oggi si può, però solo
in teoria. Grazie in parte al crollo dei tassi di interesse di riferimento,
sarebbe oggi possibile chiedere un finanziamento a condizioni davvero
vantaggiose. Peccato però che in pratica le cose non stiano così. I tassi
attuali, sommati ai problemi di liquidità, portano a un fatto sconcertante: i
fondi di rotazione e le altre agevolazioni regionali al credito sono diventati
difficili da ottenere, quando non addirittura impossibili. «Nelle operazioni
agevolate – commenta Andrea Penzo, titolare di Export Trade Solution, una ditta
specializzata in consulenze finanziarie in operazioni con l'estero – le banche
ritengono di guadagnarci troppo poco perché, a loro giudizio, valga la pena
intervenire ». Reperire il denaro sul mercato costa infatti
parecchio, anche più dell'Euribor oggi, quindi il margine di guadagno delle banche,
lo spread viene adeguato al rischio e quindi alzato. Perché dunque i
finanziamenti regionali non funzionano? La responsabilità è della Regione.
Negli anni passati aveva infatti negoziato troppo bene
gli spread sugli strumenti finanziari agevolati. E ora le banche cercano il
guadagno. Il problema riguarda, va detto, solo i finanziamenti a pratica
bancaria, ovvero quelli che passano per una delibera da parte di un istituto di
credito. In questi casi, elencati nello schema qui a fianco, la Regione eroga i
propri fondi non all'azienda, ma alla banca che finanzia l'azienda. In questo
caso la Pmi riceve in pratica due diversi finanziamenti: uno dalla finanziaria
della Regione, Venetosviluppo Spa, a tasso zero e uno dalla banca a tasso
convenzionato. E proprio nella convenzione sta il problema. La Regione aveva infatti stipulato degli accordi basati sull'Euribor con
spread massimi di 1,5-2%, che sono abbastanza buoni in condizioni di mercato
normali, ma che diventano troppo pochi per le banche oggi. Con la crisi della
liquidità attuale gli istituti di credito stanno facendo pagare caro il loro
denaro e un finanziamento non convenzionato può facilmente arrivare a spread
del 3 per cento. Perché dunque deliberare delle pratiche dove a parità di
rischio si guadagna molto meno, o come alcuni istituti lamentano, addirittura
si perde? Se a questa situazione aggiungiamo la depressione degli investimenti
dovuta alla crisi, si comprende come in momenti davvero brutti per le imprese
si rischi anche di non usare i soldi pubblici già stanziati per le agevolazioni
alle imprese. «Anche in periodi normali – continua Penzo – molti istituti hanno
preferito non dire al clientedell'esistenza di agevolazioni che avrebbero fatto
loro guadagnare meno». Un esempio valido ancora oggi di questa
"reticenza" è data dalla Export Credit
Agency Sace, agenzia governativa che fornisce garanzie finanziarie a favore di
operazioni di internazionalizzazione. «Questo strumento – commenta Penzo – può
intervenire sullo spread dei finanziamenti mediante meccanismi piuttosto
complessi da spiegare, ma molti istituti di credito non
reputano conveniente utilizzare questo fondo e optano per le
"tradizionali" operazioni bancarie». Le soluzioni a questo problema
forse si stanno avvicinando. Da un lato vi è la speranza che almeno alcuni
Consorzi Fidi Veneti diventino, come si dice in gergo, dei 107 (vale a dire
Cofidi ai sensi dell'articolo 107 del Testo unico bancario).
Questo comporterà che le garanzie da loro concesse contino ai sensi dei
parametri di Basilea 2 permettendo alle banche di liberare riserve e dunque
abbassare gli spread. Dall'altra che la Regione opti per soluzioni ponte quali,
ad esempio, un momentaneo incremento degli spread come è stato fatto in altre
regioni in modo che, nonostante vada ad aumentare i guadagni delle banche,
farebbe ripartire i fondi regionali "congelati". © RIPRODUZIONE
RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)"
del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Nord-Est sezione:
EST data: 2009-04-01 - pag: 4 autore:
INTERNAZIONALIZZAZIONE Dal
( da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Mercoledì 01 Aprile 2009 Chiudi di FEDERICA GIALLORETO L'edilizia
annaspa, nella locomotiva del terziario alcuni servizi rischiano la scomparsa e
il tessuto delle piccole e medie imprese vacilla. Adesso ancor di più che la
stretta creditizia colpisce al cuore del sistema produttivo. Contro gli effetti
devastanti della crisi è necessario alzare un argine. Ecco spiegato il senso
del documento che la Camera di commercio ha inviato agli enti pubblici perché
adottino un percorso virtuoso, che, almeno in teoria, conduce alla salvezza. E
allora diventa prioritario il pagamento delle fatture ai creditori entro 30
giorni per rimettere in circolo il denaro e riavviare l'economia. Assume
importanza riesaminare l'effettiva incidenza del patto di stabilità degli enti
locali sugli investimenti pubblici perché molti Comuni hanno in corso progetti
infrastrutturali in grado di far ripartire l'occupazione e i consumi. E diventa
altresì fondamentale rilasciare autorizzazioni, concessioni e licenze per
l'attività d'impresa in tempi brevi. E' un'altra voce che si aggiunge a quella
degli industriali, che le scorse settimane hanno indicato le loro ricette
anticrisi. «Per avere un'autorizzazione non ci possono volere anni - dice il
presidente della Camera di commercio Ezio Ardizzi -, dopo due mesi dovrebbe
scattare il silenzio-assenso». Per favorire le imprese subito, secondo il
documento approvato dalla giunta camerale bisogna snellire l'attività
amministrativa e modernizzare la struttura pubblica. Stop alla burocrazia, il
male eterno dell'economia locale e nazionale. «Il governo - prosegue Ardizzi -
deve darci la possibilità di attivare lo sportello unico per le attività
produttive che, di fatto, per la stragrande maggioranza dei Comuni non è
attivo». E poi c'è il ruolo delle banche che non amano più puntare
sull'economia locale, già travolta dagli effetti della
crisi finanziaria che ha colpito maggiormente le imprese più che il sistema bancario e creditizio. La Camera di commercio raccoglie l'appello di
Confindustria per ciò che concerne la valorizzazione dei consorzi fidi e
l'opportunità di ampliare il rapporto con le banche, per aumentarne
l'operatività nel settore delle garanzie delle imprese. «Le cooperative
fidi - spiega il presidente - hanno un'elasticità di bilancio maggiore rispetto
alle banche, che può aiutare le imprese, ma devono rimanere piccole coop perché
la loro forza sta nella perfetta conoscenza delle imprese che consente una
serenità di giudizio che altrimenti sarebbe compromessa». Dopo il grido di
allarme e la ricetta anti-crisi, la Camera di
commercio punta ora a creare un osservatorio con associazioni, enti pubblici e
prefettura per il controllo dell'andamento del credito alle piccole imprese, e
«per mettere alla berlina quegli enti non sensibili ai problemi delle pmi e
aumentare il livello di attenzione sul problema economia», aggiunge Ardizzi.
L'ente inoltre, per favorire l'internazionalizzazione delle imprese anche in
mercati nuovi, ha aperto di recente le porte al Cile che nel
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-01 - pag: 2 autore:
Confidi artigiani, rallenta la crescita dei finanziamenti ROMA La crisi ha
riportato sotto i riflettori il sistema dei Confidi, i consorzi che prestano
garanzia collettiva dei finanziamenti in favore delle imprese socie o
consorziate. Il Governo è intervenuto per rifinanziare il Fondo di garanzia
gestito da Mediocredito centrale; le Regioni e le Camere di commercio in
diversi casi hanno fatto altrettanto con gli strumenti locali o hanno
incentivato le aggregazioni. E proprio i numeri che arrivano dai Confidi
artigiani sono un termometro della crisi in corso: nel 2007 i finanziamenti
garantiti dai Confidi che aderiscono a Fedart Fidi avevano
superato i 6 miliardi, con un incremento dell'11%, mentre le prime stime
relative allo scorso anno indicano un rallentamento della crescita al 2-3% fino
a quota 6,2-6,3 miliardi. Il Rapporto 2008 di Fedart Fidi, che viene presentato
oggi a Roma presso la sede del Cnel, giunge in una fase di forte contrazione
per il credito alle piccole e medie imprese. Cesare Fumagalli,
segretario generale di Confartigianato, evidenzia il principale punto critico:
«Il sistema bancario ha incorporato quasi
integralmente la riduzione del costo del denaro decisa in questi mesi dalla Bce
senza che ci fosse parallelamente un'adeguata riduzione dei tassi praticati
alle piccole e medie imprese». Un mancato risparmio per le imprese che
Confartigianto stima in 12,5 miliardi tra luglio 2008 e gennaio 2009. «Nello
scenario attuale – dice Sergio Silvestrini, segretario generale Cna – i Confidi
sono uno degli ultimi baluardi e svolgono un ruolo di riequilibrio finanziario
facilitando il ricorso ai finanziamenti a medio e lungo termine rispetto al
breve». I dati di Fedart Fidi si fermano alla fine del 2007, ma nella maggior
parte dei casi i trend dei Confidi artigiani, fortemente segnati dagli accordi
di Basilea 2, non sono cambiati. A partire dal consolidamento della base
patrimoniale e dalle aggregazioni per effetto delle quali, in otto anni, il
numero dei Confidi artigiani è passato da
( da "Sestopotere.com"
del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
In crescita lattività
dei Consorzi fidi: indagine Fedart Fidi, 6,3 miliardi i finanziamenti nel 2008
(1/4/2009 15:34) | (Sesto
Potere) - Roma - 1 aprile 2009 - I Consorzi Fidi sono larma
più efficace contro la crisi finanziaria i cui effetti su artigiani e piccole
imprese sono già molto pesanti in termini di restrizione del credito bancario Nel
2008 hanno erogato 6.312,8 milioni di finanziamenti garantiti a 735.619
artigiani e piccole imprese. Un trend in crescita rispetto al 2007 quando i
finanziamenti concessi dai Confidi sono stati pari a 6.088,0 milioni a 715.000
imprese. I dati sono contenuti nella dodicesima edizione dellindagine
sul sistema dei 192 Confidi artigiani, presentata oggi a Roma da Fedart Fidi,
la Federazione Nazionale Unitaria dei Consorzi e Cooperative Artigiane di
Garanzia promossa da Confartigianato, Cna e Casartigiani e presieduta da Daniele Alberani. Si
mantiene elevato anche il grado di penetrazione del sistema Confidi nel
comparto artigiano (42%), a conferma del fatto che quasi 1 imprenditore su 2 si
rivolge ai Confidi per dare soluzione alle proprie esigenze finanziarie e di
rapporto con il sistema bancario. La classifica delle
regioni più attive vede in testa il Veneto con 1.127 milioni di euro di
finanziamenti garantiti nel 2007 dai Confidi artigiani. Al secondo posto la
Toscana con 987 milioni, al terzo posto la Lombardia con 814 milioni. Grazie
allefficienza e all'efficacia nel valutare l'affidabilità delle
imprese e allapprofondita conoscenza della realtà produttiva locale, i
Confidi hanno conseguito un tasso netto di sofferenza molto contenuto, pari in
media al 2,3%, con una
netta differenza rispetto alle sofferenze registrate dal sistema bancario sui finanziamenti al settore artigiano. I tassi
medi praticati sui finanziamenti, sebbene in crescita, analogamente a quanto è avvenuto in generale nel credito, si mantengono più bassi
di quelli di mercato per la categoria artigiana e vedono ridursi il gap tra
quelli a medio termine e quelli a breve. I primi si attestano in media al 6,7%,
mentre i tassi a breve sono al 6,5%. Ciò è anche il risultato della buona
capacità contrattuale dei Confidi a favore delle imprese e del loro rapporto
complessivamente positivo con il sistema bancario (sono
oltre 2.000 le convenzioni sottoscritte), nonostante due Confidi su tre (64,7%)
abbiano rilevato un irrigidimento nelle procedure di valutazione del merito
creditizio da parte delle banche, che ha portato a un razionamento del credito
a discapito principalmente delle imprese di minori dimensioni. “Lesigenza
di liquidità è l'emergenza numero uno per le piccole imprese”. E' quanto ha detto oggi il Segretario Generale di
Confartigianato, Cesare Fumagalli, intervenendo alla presentazione dellindagine.
“Il ruolo dei Consorzi Fidi – ha sottolineato - assume un'importanza
straordinaria per offrire credito su misura alle Pmi, soprattutto se si considera che, da luglio 2007 ad
oggi, mentre i tassi BCE sono diminuiti dal 4% all'1,5%, i tassi di interesse
applicati dalle banche alle piccole imprese sono calati soltanto dal 4,92% al
4,74%”. “Complessivamente – ha ricordato Fumagalli - la crisi
del credito da luglio 2007 ad oggi è costata alle imprese 12,5 miliardi di
maggiori oneri finanziari. Il sistema dei Confidi va certamente
potenziato e valorizzato. E' un sistema su cui si deve
investire”. I Confidi svolgono una funzione fondamentale anche nella
prevenzione del fenomeno dellusura: i due terzi dei Confidi
(65,9%) gestiscono infatti gli speciali fondi
antiusura previsti dallart. 15 Legge 108/96, consentendo il rientro nei
circuiti legali di finanziamento a migliaia di piccole imprese. Nel 2007 hanno effettuato oltre 1.900
operazioni, per un importo complessivo di finanziamenti concessi pari a 60
milioni di euro. La regione che ha realizzato il maggior numero di questa
tipologia di operazioni (oltre 300) è stata lEmilia Romagna. I
finanziamenti a
medio/lungo termine (oltre i 18 mesi) garantiti dai Confidi hanno da sempre unincidenza
più elevata di quelli complessivamente concessi alle imprese artigiane (60,4,0%
contro il 54,6%) e la differenza si fa più marcata al Sud (67,6% contro il
56,2%). Questi dati
confermano il ruolo strategico di facilitatori del
credito svolto dai Confidi, specialmente nelle aree del paese dove
laccesso ai finanziamenti presenta maggiori difficoltà, e ne evidenziano
la funzione di supporto alle imprese nellottimizzare la struttura del debito
orientandola verso scadenze maggiori e quindi allequilibrio
finanziario.
( da "Wall Street Italia"
del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Crisi/ Crescono
consorzi fidi: 6,3 mld finanziamenti in 2008 di Apcom Emerge da indagine
annuale di Fedart Fidi sui confidi artigiani
-->Roma, 1 apr. (Apcom) - Cresce l'attività dei consorzi fidi: nel 2008
hanno erogato 6.312,8 milioni di finanziamenti garantiti a 735.619 artigiani e
piccole imprese. Un trend in crescita rispetto al 2007 quando i finanziamenti
concessi dai Confidi sono stati pari a 6.088,0 milioni a 715.000 imprese. I dati
sono contenuti nella dodicesima edizione dell'indagine sul sistema dei 192
confidi artigiani, presentata da Fedart Fidi, la Federazione Nazionale Unitaria
dei Consorzi e Cooperative Artigiane di Garanzia promossa da Confartigianato,
Cna e Casartigiani e presieduta da Daniele Alberani, dimostrano come i consorzi
fidi siano "l'arma più efficace contro la crisi finanziaria i cui effetti
su artigiani e piccole imprese sono già molto pesanti in termini di restrizione
del credito bancario". Secondo l'indagine si
mantiene elevato il grado di penetrazione del sistema Confidi nel comparto
artigiano (42%), a conferma del fatto che quasi 1 imprenditore su 2 si rivolge
ai confidi per dare soluzione alle proprie esigenze
finanziarie e di rapporto con il sistema bancario. La
classifica delle regioni più attive vede in testa il Veneto con 1.127 milioni
di euro di finanziamenti garantiti nel 2007 dai confidi artigiani. Al secondo
posto la Toscana con 987 milioni, al terzo posto la Lombardia con 814 milioni.
I confidi hanno conseguito un tasso netto di
sofferenza molto contenuto, pari in media al 2,3%, con una netta differenza
rispetto alle sofferenze registrate dal sistema bancario
sui finanziamenti al settore artigiano. I tassi medi praticati sui
finanziamenti, sebbene in crescita, continua la
ricerca, "si mantengono più bassi" di quelli di mercato per la
categoria artigiana e vedono ridursi il gap tra quelli a medio termine e quelli
a breve. I primi si attestano in media al 6,7%, mentre i tassi a breve sono al
6,5%. Ciò è anche il risultato della buona capacità contrattuale dei Confidi a
favore delle imprese e del loro rapporto complessivamente positivo con il
sistema bancario. I confidi
svolgono una funzione fondamentale anche nella prevenzione del fenomeno
dell'usura: i due terzi (65,9%) gestiscono infatti gli speciali fondi antiusura
consentendo il rientro nei circuiti legali di finanziamento a migliaia di
piccole imprese. Nel 2007 hanno effettuato oltre 1.900 operazioni, per un
importo complessivo di finanziamenti concessi pari a 60 milioni di euro. La
regione che ha realizzato il maggior numero di questa tipologia di operazioni
(oltre 300) è stata l'Emilia Romagna. I finanziamenti a medio/lungo termine
(oltre i 18 mesi) garantiti dai confidi hanno da sempre un'incidenza più
elevata di quelli complessivamente concessi alle imprese artigiane (60,4%
contro il 54,6%) e la differenza si fa più marcata al Sud (67,6% contro il
56,2%). Questi dati confermano il ruolo strategico di 'facilitatori' del
credito svolto dai Confidi, specialmente nelle aree del paese dove l'accesso ai
finanziamenti presenta maggiori difficoltà, e ne evidenziano la funzione di
supporto alle imprese nell'ottimizzare la struttura del debito orientandola
verso scadenze maggiori e quindi all'equilibrio finanziario.