HOME

PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

www.mauronovelli.it

[Vai al sito del CENACOLO DEI COGITANTI]

 

 

DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE”

 

 

 

TORNA ALL’INDICE MENSILE DEL DOSSIER    

ARCHIVIO GEN.  DEL DOSSIER 

TUTTI I DOSSIER


 

Report "Revoca fidi"   1-4-2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Revoca fidi

le quote di fidi toscana per ora non si muovono ( da "Tirreno, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: La Regione e la Fidi mi hanno garantito che stanno già lavorando perché l'ente torni in possesso delle azioni cedute a fronte del versamente di 1,9 milioni di euro da parte dell'istituto bancario per far fronte alla ricapitalizzazione». Condizione, questa, per la concessione del finanziamento da parte delle banche.

contro la crisi lo sconto sugli interessi ( da "Tirreno, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: con Fidi Toscana, hanno fatto richiesta di poter usufruire di quella misura per avere accesso al credito, per un fabbisogno complessivo di circa 34 milioni di euro. Lamioni ha presentato il "pacchetto anticrisi" della Camera di commercio, che guarda, più realisticamente, anche alla piccola e piccolissima impresa che caratterizza il tessuto economico grossetano.

la banca modifica le condizioni e gli imprenditori si allarmano ( da "Mattino di Padova, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: e il fuori fido di 2 punti (dal 7 al 9%). Azzerato, invece, il mezzo punto sul massimo scoperto fuori fido. Si tratta di un adeguamento obbligatorio previsto dalla legge e di maggior favore per il cliente, scrive la banca, che viene applicato «in coerenza con le recenti norme emanate dal governo, decreto anticrisi,

il tesoro di lenzi: tre milioni in banca ( da "Tirreno, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: 2000 e uomo fidato di Lenzi. E' questo l'esito degli accertamenti bancari disposti dalla Procura ed effettuati dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza. Secondo i finanzieri, il "tesoretto" è da ricollegare all'attività di commercio di opere d'arte portata avanti da Lenzi durante gli anni in cui regnava alla Porto di Livorno 2000 e che prosegue tuttora,

Il crollo del tasso Euribor congela i fondi regionali ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: ma molti istituti di credito non reputano conveniente utilizzare questo fondo e optano per le "tradizionali" operazioni bancarie». Le soluzioni a questo problema forse si stanno avvicinando. Da un lato vi è la speranza che almeno alcuni Consorzi Fidi Veneti diventino, come si dice in gergo, dei 107 (vale a dire Cofidi ai sensi dell'articolo 107 del Testo unico bancario).

Dal 2007 a oggi inutilizzato circa un terzo della potenzialità ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Oltre al fatto che le attuali garanzie dei Consorzi fidi, non essendo ancora riconosciute ai sensi della normativa bancaria, non permettono alle banche di ridurre l'accantonamento necessario a coprire il rischio dell'investimento.Il fondo sarà comunque utilizzabile fino a fine giugno e dunqueè ancora possibile farsi finanziare operazioni con garanzie gratuite.

L'edilizia annaspa, nella locomotiva del terziario alcuni servizi rischiano la scomparsa e i... ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: già travolta dagli effetti della crisi finanziaria che ha colpito maggiormente le imprese più che il sistema bancario e creditizio. La Camera di commercio raccoglie l'appello di Confindustria per ciò che concerne la valorizzazione dei consorzi fidi e l'opportunità di ampliare il rapporto con le banche, per aumentarne l'operatività nel settore delle garanzie delle imprese.

Confidi artigiani, rallenta la crescita dei finanziamenti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: aderiscono a Fedart Fidi avevano superato i 6 miliardi, con un incremento dell'11%, mentre le prime stime relative allo scorso anno indicano un rallentamento della crescita al 2-3% fino a quota 6,2-6,3 miliardi. Il Rapporto 2008 di Fedart Fidi, che viene presentato oggi a Roma presso la sede del Cnel, giunge in una fase di forte contrazione per il credito alle piccole e medie imprese.

In crescita l'attività dei Consorzi fidi: indagine Fedart Fidi, 6,3 miliardi i finanziamenti nel 2008 ( da "Sestopotere.com" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: attività dei Consorzi fidi: indagine Fedart Fidi, 6,3 miliardi i finanziamenti nel 2008 (1/4/2009 15:34) | (Sesto Potere) - Roma - 1 aprile 2009 - I Consorzi Fidi sono l?arma più efficace contro la crisi finanziaria i cui effetti su artigiani e piccole imprese sono già molto pesanti in termini di restrizione del credito bancario Nel 2008 hanno erogato 6.

CRISI/ CRESCONO CONSORZI FIDI: 6,3 MLD FINANZIAMENTI IN 2008 ( da "Wall Street Italia" del 01-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Crisi/ Crescono consorzi fidi: 6,3 mld finanziamenti in 2008 di Apcom Emerge da indagine annuale di Fedart Fidi sui confidi artigiani -->Roma, 1 apr. (Apcom) - Cresce l'attività dei consorzi fidi: nel 2008 hanno erogato 6.312,8 milioni di finanziamenti garantiti a 735.


Articoli

le quote di fidi toscana per ora non si muovono (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 01-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Ma l'assessore rassicura: «E' una fase-ponte» Le quote di Fidi Toscana per ora non si muovono MONTECATINI. Non è stata votata la mozione sulle Terme presentata in consiglio comunale il 16 marzo dal capogruppo del Pd Antonio Checcacci e inserita all'ordine del giorno dell'assemblea di lunedì. Tema del documento: il trasferimento di una parte di quote delle Terme a Fidi Toscana, finalizzata ad ottenere la somma necessaria all'aumento di capitale. «Il consiglio - recita il testo che avrebbe dovuto essere votato - preso atto che in città destò preoccupazione la cessione; considerato che il consiglio vuol farsi interprete di questi sentimenti, rafforzati dal timore che la Regione potrebbe sentirsi meno coinvolta nella soluzione dei problemi termali in considerazione di questa sua nuova posizione minoritaria; tenuto presente che la città vuole aver vicino un interlocutore forte, che abbia una visione politica e non solo un interesse finanziario; invita la Regione a riscattare in tempi brevi le quote cedute». Dubbi. La Fidi è divenuta il terzo socio (senza diritto di voto) delle Terme. Il provvedimento aveva riscosso la quasi unanimità (unica ad astenersi, Cristiana Bianucci (Ds): «Sono azioni pubbliche, serve un bando di gara»). Ma sempre la Fidi, un paio di settimane fa, ha inviato una lettera alla Regione per sollecitarla a riprendersi le azioni. Ma, per cavilli tecnici, sembra che la Regione non sia più in grado di riprendersi le quote concesse. Le rassicurazioni. A convincere l'opposizione che, al momento, non esistono rischi di sconvolgimenti e compromissioni societarie, è stato l'assessore al termalismo, Raffaele Lenzi. «Il Comune, in questa operazione, resta un semplice osservatore. La Regione e la Fidi mi hanno garantito che stanno già lavorando perché l'ente torni in possesso delle azioni cedute a fronte del versamente di 1,9 milioni di euro da parte dell'istituto bancario per far fronte alla ricapitalizzazione». Condizione, questa, per la concessione del finanziamento da parte delle banche. «Il Comune - ha ricordato Lenzi - non poteva far fronte all'impegno finanziario. La Regione si era accollata l'onere ma, al momento di tirare fuori i soldi, aveva manifestato difficoltà presentandoci contestualmente l'alternativa. Ovvero cedere, attraverso un'operazione detta in gergo "portante", un pacchetto di azioni alla Fidi. E' un affidamento temporaneo. Da quello che ci hanno poi spiegato la Regione, in base a un regolamento interno, non può acquistare direttamente azioni». L'esperto. L'incarico di trovare un escamotage è stato affidato dalle Terme al professor Umberto Tombari, docente di diritto commerciale all'ateneo di Firenze. «Una scappatoia, secondo quanto ci è stato riferito, sarebbe quella di far versare alla Regione 1,9 milioni di euro nelle casse delle Terme, che riacquisterebbero le azioni come proprie. Alla fine di questa fase ponte, l'assetto societario risulterebbe così composto: Regione e Comune arriverebbero a detenere il 38,410% ex aequo con diritto di voto; il 23,18 resterebbe in mano alla Regione, ma senza diritto di voto. Il capitale sociale dovrebbe aggirarsi sui 19 milioni». Il Comune, in base al patto parasociale sottoscritto, ha una scadenza per versare la cifra che gli consentirebbe di condividere con la Regione il nuovo aumento di 4,5 milioni. «Altrimenti, la Regione resterà in maggioranza sulla proprietà, pur lasciando inalterato il potere decisionale». Valutazione. Dai lavori del consiglio è emerso che la proprietà ha dato mandato all'aministratore unico Fiori di ridisegnare la mappa dei valori del patrimonio immobiliare termale. In modo da quotare correttamente i vari edifici, in vista delle alienazioni annunciate. «Questo è un fatto positivo», ha commentato il consigliere del Pd Edoardo Fanucci. Che ha chiesto chiarimenti sulla notula di Tombari per la consulenza su Fidi-Regione. Notula che sarà pagata dalle Terme. Giovanna La Porta

Torna all'inizio


contro la crisi lo sconto sugli interessi (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 01-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Con questo pacchetto l'obiettivo dell'Ente è ridurre del 2% il peso dei mutui bancari sulle aziende Contro la crisi lo sconto sugli interessi La Camera di Commercio mette a disposizione un fondo di 500mila euro GROSSETO. Interessi con lo sconto per resistere alla crisi. Lo sconto non lo fanno le banche, naturalmente, ma la Camera di commercio che ha deciso di intervenire con un fondo da 500mila euro proprio per ridurre il peso degli interessi bancari sulle imprese che accedono al credito. A conti fatti c'è la possibilità di coprire il 2 per cento degli interessi su un monte mutui di circa 25 milioni di euro, che potrebbe crescere se - come pare - alcuni enti locali, tar cui il Comune di Grosseto, ma anche quello di Follonica e non solo, daranno seguito all'intenzione, espressa, di aderire all'iniziativa della Camera di commercio. «Speriamo - ha detto il presidente della Camera di commercio Giovanni Lamioni - di poter raddoppiare, perché potremmo movimentare ben oltre cinquanta milioni di euro». Che la crisi si faccia sentire è certo, come è certo che ci sia voglia di reagire. Lo dimostrano i dati forniti dal presidente degli industriali grossetani, Aristide Giannetti: sono 72 le imprese grossetane che, solo poche settimane dopo l'entrata in funzione del pacchetto anticrisi messo in piedi dalla Regione, con Fidi Toscana, hanno fatto richiesta di poter usufruire di quella misura per avere accesso al credito, per un fabbisogno complessivo di circa 34 milioni di euro. Lamioni ha presentato il "pacchetto anticrisi" della Camera di commercio, che guarda, più realisticamente, anche alla piccola e piccolissima impresa che caratterizza il tessuto economico grossetano. Il pacchetto complessivo è di 600mila euro e comprende anche altre due misure: circa 60mila euro destinati alla promozione delle esportazioni e altri 40 mila euro destinati al "cartellone" di eventi inaugurato da Piazze d'Europa, lo scorso fine settimana, che si concluderà con i mercatini natalizi. La misura più significativa, però, è quella del fondo da 500mila euro con cui la Camera di commercio si propone di tagliare gli interessi che gravano sule imprese che facciano ricorso al credito, sia per investire che per rispondere ad emergenze di liquidità. Lamioni ha spiegato che non ci sono settori o tipologie di imprese che non potranno accedere a questa misura, fatti salvi i limiti posti dall'Unione europea sugli aiuti pubblici alle imprese. La Camera di commercio si farà carico degli interessi - nella misura del 2 per cento (3 per cento per le aziende nate da meno di un anno) - maturati per i primi tre anni di mutuo e le aziende che ne faranno richiesta incasseranno subito l'intera somma. Il limite massimo posto, per i contributi, è di 8mila euro e l'intervento potrà essere richiesto per mutui che vadano dai 15mila ai 300mila euro. Servirà ancora qualche giorno per valutare se sia meglio, per la Camera di commercio, operare con i vari consorzi fidi delle associazioni di categoria o avviare convenzioni direttamente con le banche. Poi le imprese potranno presentare le loro domande. L'iniziativa della Camera di commercio non avvantaggerà solo le aziende che ne avrebbero meno bisogno perché - è stato spiegato - il problema, spesso, sono le condizioni di accesso al credito e i costi del denaro che salgono quando l'azienda è considerata meno affidabile. La misura abbatte questi costi. Tra l'altro il fatto di incassare subito il contributo consentirà alle aziende di chiudere il bilancio 2009 abbattendo il peso degli interessi e migliorando così il proprio rating. Enrico Pizzi

Torna all'inizio


la banca modifica le condizioni e gli imprenditori si allarmano (sezione: Revoca fidi)

( da "Mattino di Padova, Il" del 01-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 27 - Provincia La banca modifica le condizioni e gli imprenditori si allarmano La Bcc: «Sembrerà strano, ma adesso pagheranno meno» VIGONZA. Doccia fredda per la titolare della Eclissi Foderami di Peraga: la propria banca, la Bcc, ha modificato unilateralmente le condizioni. Aumentando i tassi di interesse debitori di un punto (dal 3 al 4%), e il fuori fido di 2 punti (dal 7 al 9%). Azzerato, invece, il mezzo punto sul massimo scoperto fuori fido. Si tratta di un adeguamento obbligatorio previsto dalla legge e di maggior favore per il cliente, scrive la banca, che viene applicato «in coerenza con le recenti norme emanate dal governo, decreto anticrisi, e per effetto delle mutate condizioni dei tassi rilevati sul mercato bancario ed interbancario». Viene concesso il diritto, entro 60 giorni, di recedere dal contratto senza spese. «A questo punto chiediamo: chi comanda in Italia? Il governo, che dice alle banche di abbassare i tassi per far ripartire l'economia, o le banche che invece li aumentano, appellandosi al decreto anticrisi? A queste condizioni ci vediamo costretti a produrre all'estero o chiudere». Nulla da dire sulla Bcc, chiariscono i titolari della Foderami, ma «proprio nei giorni scorsi Confindustria ha detto che le banche debbono aiutare le imprese. L'aumento dei tassi è proprio un bell'aiuto» dicono la titolare e il marito. Le proteste per l'aumento dei tassi sono giunte anche all'Upa: «E non solo per la Bcc, ma anche per Unicredit e CRVeneto, verificheremo» conferma il presidente Moreno Favaron. «Forse non lo crederanno - replica il presidente della Bcc Leopoldo Costa - ma Foderami e anche tutti i nostri clienti, per effetto dell'Euribor all'1,50% e del costo del denaro stabilito dalla banca centrale pagheranno meno di prima. Può sembrare un controsenso, ma è così». (g.a.)

Torna all'inizio


il tesoro di lenzi: tre milioni in banca (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 01-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 9 - Cecina Il tesoro di Lenzi: tre milioni in banca Le spese del presidente tra cene nei ristoranti e shopping nelle boutique Nei faldoni dell'inchiesta anche le liste della massoneria. Escluso un ruolo delle logge nello scandalo LIVORNO. Eccolo, il tesoro di Bruno Lenzi. La Guardia di Finanza è andata a vedere i suoi conti bancari e ha scoperto che fra il 2003 e il 2007 l'ex presidente della Porto 2000 vi ha versato 3 milioni e 40mila euro: «somme non giustificate» secondo le Fiamme Gialle. Così come hanno destato più di un sospetto i 2 milioni e 599mila euro versati sui conti correnti intestati ad Armando Totini - ex dipendente della Porto 2000 e uomo fidato di Lenzi. E' questo l'esito degli accertamenti bancari disposti dalla Procura ed effettuati dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza. Secondo i finanzieri, il "tesoretto" è da ricollegare all'attività di commercio di opere d'arte portata avanti da Lenzi durante gli anni in cui regnava alla Porto di Livorno 2000 e che prosegue tuttora, un giro vorticoso di assegni, contanti e quadri. Assegni a go-go. Bruno Lenzi acquistava quadri e li pagava con assegni, tratti soprattutto da conti della Porto 2000. Ma sono stati i versamenti a far drizzare i capelli agli uomini della Finanza, solo in parte provenienti dal famigerato "conto anticipi" della Porto 2000 e dagli altri conti bancari della società del porto. Versamenti sospetti. Bruno Lenzi ha versato nei conti correnti personali «somme non giustificate» per 366mila euro nel 2003, 46mila euro nel 2004, 165mila euro nel 2005, 1 milione e 109mila euro nel 2006 e 1 milione 355mila euro nel 2007: in tutto fanno 3 milioni circa. Di questi 3 milioni solo una minima parte sono arrivati dalla Porto 2000 (884mila euro). Molti soldi sono stati versati in contanti o in assegni tratti da terzi o in assegni circolari. Idem Armando Totini: 2 milioni e mezzo versati sui suo conti, solo 800mila provenienti dalla Porto 2000. Il resto ha un'origine incerta. Era il giro dell'arte. Secondo la Finanza, questo giro di soldi era legato alla compravendita di opere d'arte, finanziata in parte con soldi di dubbia provenienza. «Bruno Lenzi, con la collaborazione di Armando Totini e Luca Garzelli - si legge nella relazione conclusiva - ha sviluppato nel tempo una serie di operazioni di compravendita di opere d'arte, il cui volume è tale da ipotizzare un'attività che va aldilà del collezionismo. In tale contesto - secondo la Finanza - sembra vi sia stato un "giro" di assegni e altri titoli a supporto delle transazioni in argomento, che ha coinvolto anche soggetti terzi». Shopping presidenziale. Nonostante Lenzi avesse redditi di tutto rispetto, come sottolinea la Finanza - 273mila euro nel 2003, 410mila nel 2004, 393mila nel 2005, 272mila nel 2006 - per le spese personali non esitava a ricorrere alla Porto 2000: sia tramite assegni e contanti presi dal conto anticipi sia attraverso le due carte di credito aziendali nelle disponibilità del presidente, del vicepresidente Spadoni e del direttore Crocchi. Tutti da Oscar. Secondo la Finanza, dal 2003 al 2007, Lenzi ha usato le carte di credito per 262mila euro di spese «non giustificate». Solo per rendere l'idea, l'estratto conto di Carta Sì di giugno 2006 segnala: 5 cene da Oscar (476, 420, 830, 940 e 670 euro), due shopping da Cuccuini (2600 e 1600 euro) e altre piccoli acquisti, per una spesa mensile di 9415 euro. Parola alla difesa. Adesso la parola passa alle difese degli indagati, che da alcuni giorni hanno a disposizione gli incartamenti della Procura: nove faldoni dove sono racchiusi i documenti raccolti in due anni di indagine. Fra questi anche le liste delle logge massoniche del Grand'Oriente d'Italia, della Gran Loggia d'Italia, del Grand'Oriente Universale e dell'Obbedienza francese Opera, sequestrate per verificare eventuali relazioni tra massoni e personaggi della Porto 2000. Relazioni che però, secondo i magistrati, non hanno influito sul dissesto della società. Cristiano Meoni

Torna all'inizio


Il crollo del tasso Euribor congela i fondi regionali (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 01-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Nord-Est sezione: EST data: 2009-04-01 - pag: 4 autore: Il crollo del tasso Euribor «congela» i fondi regionali L'attuale scenario tiene in sospeso il contributo delle banche VENEZIA ACURADI Nicola Fullin Farsi finanziare un impianto senza ipoteche all'1,6% di interesse? In Veneto oggi si può, però solo in teoria. Grazie in parte al crollo dei tassi di interesse di riferimento, sarebbe oggi possibile chiedere un finanziamento a condizioni davvero vantaggiose. Peccato però che in pratica le cose non stiano così. I tassi attuali, sommati ai problemi di liquidità, portano a un fatto sconcertante: i fondi di rotazione e le altre agevolazioni regionali al credito sono diventati difficili da ottenere, quando non addirittura impossibili. «Nelle operazioni agevolate – commenta Andrea Penzo, titolare di Export Trade Solution, una ditta specializzata in consulenze finanziarie in operazioni con l'estero – le banche ritengono di guadagnarci troppo poco perché, a loro giudizio, valga la pena intervenire ». Reperire il denaro sul mercato costa infatti parecchio, anche più dell'Euribor oggi, quindi il margine di guadagno delle banche, lo spread viene adeguato al rischio e quindi alzato. Perché dunque i finanziamenti regionali non funzionano? La responsabilità è della Regione. Negli anni passati aveva infatti negoziato troppo bene gli spread sugli strumenti finanziari agevolati. E ora le banche cercano il guadagno. Il problema riguarda, va detto, solo i finanziamenti a pratica bancaria, ovvero quelli che passano per una delibera da parte di un istituto di credito. In questi casi, elencati nello schema qui a fianco, la Regione eroga i propri fondi non all'azienda, ma alla banca che finanzia l'azienda. In questo caso la Pmi riceve in pratica due diversi finanziamenti: uno dalla finanziaria della Regione, Venetosviluppo Spa, a tasso zero e uno dalla banca a tasso convenzionato. E proprio nella convenzione sta il problema. La Regione aveva infatti stipulato degli accordi basati sull'Euribor con spread massimi di 1,5-2%, che sono abbastanza buoni in condizioni di mercato normali, ma che diventano troppo pochi per le banche oggi. Con la crisi della liquidità attuale gli istituti di credito stanno facendo pagare caro il loro denaro e un finanziamento non convenzionato può facilmente arrivare a spread del 3 per cento. Perché dunque deliberare delle pratiche dove a parità di rischio si guadagna molto meno, o come alcuni istituti lamentano, addirittura si perde? Se a questa situazione aggiungiamo la depressione degli investimenti dovuta alla crisi, si comprende come in momenti davvero brutti per le imprese si rischi anche di non usare i soldi pubblici già stanziati per le agevolazioni alle imprese. «Anche in periodi normali – continua Penzo – molti istituti hanno preferito non dire al clientedell'esistenza di agevolazioni che avrebbero fatto loro guadagnare meno». Un esempio valido ancora oggi di questa "reticenza" è data dalla Export Credit Agency Sace, agenzia governativa che fornisce garanzie finanziarie a favore di operazioni di internazionalizzazione. «Questo strumento – commenta Penzo – può intervenire sullo spread dei finanziamenti mediante meccanismi piuttosto complessi da spiegare, ma molti istituti di credito non reputano conveniente utilizzare questo fondo e optano per le "tradizionali" operazioni bancarie». Le soluzioni a questo problema forse si stanno avvicinando. Da un lato vi è la speranza che almeno alcuni Consorzi Fidi Veneti diventino, come si dice in gergo, dei 107 (vale a dire Cofidi ai sensi dell'articolo 107 del Testo unico bancario). Questo comporterà che le garanzie da loro concesse contino ai sensi dei parametri di Basilea 2 permettendo alle banche di liberare riserve e dunque abbassare gli spread. Dall'altra che la Regione opti per soluzioni ponte quali, ad esempio, un momentaneo incremento degli spread come è stato fatto in altre regioni in modo che, nonostante vada ad aumentare i guadagni delle banche, farebbe ripartire i fondi regionali "congelati". © RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna all'inizio


Dal 2007 a oggi inutilizzato circa un terzo della potenzialità (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 01-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Nord-Est sezione: EST data: 2009-04-01 - pag: 4 autore: INTERNAZIONALIZZAZIONE Dal 2007 a oggi inutilizzato circa un terzo della potenzialità In tempi di crisi di liquidità ci sono anche altri problemi legati all'utilizzo dei fondi.In particolare ci sono agevolazioni che erano molto valide in origine, ma che oggi tendono ad avere poco "appeal", per le mutate condizioni di mercato. è questo il caso del Fondo di Controgaranzia Arco, finanziato completamente con fondi della Unione Europea per6 milioni di euro, aperto alle Pmi venete che investono in Croazia, Bosnia, Serbia, Albaniae Montenegro o che intrattengono rapporti economici con uno di questi Paesi. Si tratta di una controgaranzia, completamente gratuita, con la quale la Regione Veneto, attraverso la propria finanziaria regionale Veneto Sviluppo, non eroga finanziamenti direttamente alle imprese ma controgarantisce, fino al 60%, i Consorzi fidi, che a loro volta garantiscono i finanziamenti, da parte di banche o società di leasing, alle imprese. In questo modo il finanziamento dovrebbe dunque essere molto più facile da ottenere ed anche meno oneroso. Il fondo Arco non è stato ancora completamente utilizzato, anzi il suo utilizzoè piuttosto modesto; vi è, quindi, ancora la possibilità di beneficiare di questa strumentazione agevolativa. Dal 2007 a oggi sono state concesse controgaranzie per 1.281.000 euro, paria 3.400.000 euro di finanziamenti. Le cause del basso utilizzo sono forse da ricercare nella ridotta spinta all'internazionalizzazionee nel generale stop agli investimenti che si è registrato nel 2008. Oltre al fatto che le attuali garanzie dei Consorzi fidi, non essendo ancora riconosciute ai sensi della normativa bancaria, non permettono alle banche di ridurre l'accantonamento necessario a coprire il rischio dell'investimento.Il fondo sarà comunque utilizzabile fino a fine giugno e dunqueè ancora possibile farsi finanziare operazioni con garanzie gratuite.

Torna all'inizio


L'edilizia annaspa, nella locomotiva del terziario alcuni servizi rischiano la scomparsa e i... (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 01-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Mercoledì 01 Aprile 2009 Chiudi di FEDERICA GIALLORETO L'edilizia annaspa, nella locomotiva del terziario alcuni servizi rischiano la scomparsa e il tessuto delle piccole e medie imprese vacilla. Adesso ancor di più che la stretta creditizia colpisce al cuore del sistema produttivo. Contro gli effetti devastanti della crisi è necessario alzare un argine. Ecco spiegato il senso del documento che la Camera di commercio ha inviato agli enti pubblici perché adottino un percorso virtuoso, che, almeno in teoria, conduce alla salvezza. E allora diventa prioritario il pagamento delle fatture ai creditori entro 30 giorni per rimettere in circolo il denaro e riavviare l'economia. Assume importanza riesaminare l'effettiva incidenza del patto di stabilità degli enti locali sugli investimenti pubblici perché molti Comuni hanno in corso progetti infrastrutturali in grado di far ripartire l'occupazione e i consumi. E diventa altresì fondamentale rilasciare autorizzazioni, concessioni e licenze per l'attività d'impresa in tempi brevi. E' un'altra voce che si aggiunge a quella degli industriali, che le scorse settimane hanno indicato le loro ricette anticrisi. «Per avere un'autorizzazione non ci possono volere anni - dice il presidente della Camera di commercio Ezio Ardizzi -, dopo due mesi dovrebbe scattare il silenzio-assenso». Per favorire le imprese subito, secondo il documento approvato dalla giunta camerale bisogna snellire l'attività amministrativa e modernizzare la struttura pubblica. Stop alla burocrazia, il male eterno dell'economia locale e nazionale. «Il governo - prosegue Ardizzi - deve darci la possibilità di attivare lo sportello unico per le attività produttive che, di fatto, per la stragrande maggioranza dei Comuni non è attivo». E poi c'è il ruolo delle banche che non amano più puntare sull'economia locale, già travolta dagli effetti della crisi finanziaria che ha colpito maggiormente le imprese più che il sistema bancario e creditizio. La Camera di commercio raccoglie l'appello di Confindustria per ciò che concerne la valorizzazione dei consorzi fidi e l'opportunità di ampliare il rapporto con le banche, per aumentarne l'operatività nel settore delle garanzie delle imprese. «Le cooperative fidi - spiega il presidente - hanno un'elasticità di bilancio maggiore rispetto alle banche, che può aiutare le imprese, ma devono rimanere piccole coop perché la loro forza sta nella perfetta conoscenza delle imprese che consente una serenità di giudizio che altrimenti sarebbe compromessa». Dopo il grido di allarme e la ricetta anti-crisi, la Camera di commercio punta ora a creare un osservatorio con associazioni, enti pubblici e prefettura per il controllo dell'andamento del credito alle piccole imprese, e «per mettere alla berlina quegli enti non sensibili ai problemi delle pmi e aumentare il livello di attenzione sul problema economia», aggiunge Ardizzi. L'ente inoltre, per favorire l'internazionalizzazione delle imprese anche in mercati nuovi, ha aperto di recente le porte al Cile che nel 2008 ha incrementato il Pil del 15 per cento.

Torna all'inizio


Confidi artigiani, rallenta la crescita dei finanziamenti (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-01 - pag: 2 autore: Confidi artigiani, rallenta la crescita dei finanziamenti ROMA La crisi ha riportato sotto i riflettori il sistema dei Confidi, i consorzi che prestano garanzia collettiva dei finanziamenti in favore delle imprese socie o consorziate. Il Governo è intervenuto per rifinanziare il Fondo di garanzia gestito da Mediocredito centrale; le Regioni e le Camere di commercio in diversi casi hanno fatto altrettanto con gli strumenti locali o hanno incentivato le aggregazioni. E proprio i numeri che arrivano dai Confidi artigiani sono un termometro della crisi in corso: nel 2007 i finanziamenti garantiti dai Confidi che aderiscono a Fedart Fidi avevano superato i 6 miliardi, con un incremento dell'11%, mentre le prime stime relative allo scorso anno indicano un rallentamento della crescita al 2-3% fino a quota 6,2-6,3 miliardi. Il Rapporto 2008 di Fedart Fidi, che viene presentato oggi a Roma presso la sede del Cnel, giunge in una fase di forte contrazione per il credito alle piccole e medie imprese. Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato, evidenzia il principale punto critico: «Il sistema bancario ha incorporato quasi integralmente la riduzione del costo del denaro decisa in questi mesi dalla Bce senza che ci fosse parallelamente un'adeguata riduzione dei tassi praticati alle piccole e medie imprese». Un mancato risparmio per le imprese che Confartigianto stima in 12,5 miliardi tra luglio 2008 e gennaio 2009. «Nello scenario attuale – dice Sergio Silvestrini, segretario generale Cna – i Confidi sono uno degli ultimi baluardi e svolgono un ruolo di riequilibrio finanziario facilitando il ricorso ai finanziamenti a medio e lungo termine rispetto al breve». I dati di Fedart Fidi si fermano alla fine del 2007, ma nella maggior parte dei casi i trend dei Confidi artigiani, fortemente segnati dagli accordi di Basilea 2, non sono cambiati. A partire dal consolidamento della base patrimoniale e dalle aggregazioni per effetto delle quali, in otto anni, il numero dei Confidi artigiani è passato da 1.000 a 228. Le aziende associate sono invece 715mila, praticamente un'impresa artigiana su due, con un aumento annuo che viaggia intorno al 3%. In media, ciascun Confidi ha garantito finanziamenti per circa 27 milioni di euro, con una forte divaricazioni tra aree del Paese (la media è di 57 milioni al Centro, 40 milioni al Nord, solo 7 milioni al Sud). Diciannove i Confidi che gestiscono un volume di garanzie superiore ai 75 milioni, soglia oltre la quale scatta l'obbligo di iscrizione nell'elenco degli intermediari finanziari vigilati dalla Banca d'Italia (art. 107 del Testo unico). «La scadenza per l'iscrizione è stata proprogata da marzo a fine anno – dice Fumagalli –. Ma non basta. Gli adempimenti e le procedure sono eccessivi, per questo stiamo avviando un dialogo con il ministero dell'Economia pe valuatrne l'alleggerimento nei casi in cui l'attività dei Confidi è limitata alla prestazione di garanzie». C.Fo. © RIPRODUZIONE RISERVATA IL BILANCIO Le stime 2008 indicano un incremento del 2-3% (a 6,3 miliardi). Confartigianato: «Iter più snello per il passaggio a intermediari»

Torna all'inizio


In crescita l'attività dei Consorzi fidi: indagine Fedart Fidi, 6,3 miliardi i finanziamenti nel 2008 (sezione: Revoca fidi)

( da "Sestopotere.com" del 01-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

In crescita l’attività dei Consorzi fidi: indagine Fedart Fidi, 6,3 miliardi i finanziamenti nel 2008 (1/4/2009 15:34) | (Sesto Potere) - Roma - 1 aprile 2009 - I Consorzi Fidi sono l’arma più efficace contro la crisi finanziaria i cui effetti su artigiani e piccole imprese sono già molto pesanti in termini di restrizione del credito bancario Nel 2008 hanno erogato 6.312,8 milioni di finanziamenti garantiti a 735.619 artigiani e piccole imprese. Un trend in crescita rispetto al 2007 quando i finanziamenti concessi dai Confidi sono stati pari a 6.088,0 milioni a 715.000 imprese. I dati sono contenuti nella dodicesima edizione dell’indagine sul sistema dei 192 Confidi artigiani, presentata oggi a Roma da Fedart Fidi, la Federazione Nazionale Unitaria dei Consorzi e Cooperative Artigiane di Garanzia promossa da Confartigianato, Cna e Casartigiani e presieduta da Daniele Alberani. Si mantiene elevato anche il grado di penetrazione del sistema Confidi nel comparto artigiano (42%), a conferma del fatto che quasi 1 imprenditore su 2 si rivolge ai Confidi per dare soluzione alle proprie esigenze finanziarie e di rapporto con il sistema bancario. La classifica delle regioni più attive vede in testa il Veneto con 1.127 milioni di euro di finanziamenti garantiti nel 2007 dai Confidi artigiani. Al secondo posto la Toscana con 987 milioni, al terzo posto la Lombardia con 814 milioni. Grazie all’efficienza e all'efficacia nel valutare l'affidabilità delle imprese e all’approfondita conoscenza della realtà produttiva locale, i Confidi hanno conseguito un tasso netto di sofferenza molto contenuto, pari in media al 2,3%, con una netta differenza rispetto alle sofferenze registrate dal sistema bancario sui finanziamenti al settore artigiano. I tassi medi praticati sui finanziamenti, sebbene in crescita, analogamente a quanto è avvenuto in generale nel credito, si mantengono più bassi di quelli di mercato per la categoria artigiana e vedono ridursi il gap tra quelli a medio termine e quelli a breve. I primi si attestano in media al 6,7%, mentre i tassi a breve sono al 6,5%. Ciò è anche il risultato della buona capacità contrattuale dei Confidi a favore delle imprese e del loro rapporto complessivamente positivo con il sistema bancario (sono oltre 2.000 le convenzioni sottoscritte), nonostante due Confidi su tre (64,7%) abbiano rilevato un irrigidimento nelle procedure di valutazione del merito creditizio da parte delle banche, che ha portato a un razionamento del credito a discapito principalmente delle imprese di minori dimensioni. “L’esigenza di liquidità è l'emergenza numero uno per le piccole imprese”. E' quanto ha detto oggi il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, intervenendo alla presentazione dell’indagine. “Il ruolo dei Consorzi Fidi – ha sottolineato - assume un'importanza straordinaria per offrire credito su misura alle Pmi, soprattutto se si considera che, da luglio 2007 ad oggi, mentre i tassi BCE sono diminuiti dal 4% all'1,5%, i tassi di interesse applicati dalle banche alle piccole imprese sono calati soltanto dal 4,92% al 4,74%”. “Complessivamente – ha ricordato Fumagalli - la crisi del credito da luglio 2007 ad oggi è costata alle imprese 12,5 miliardi di maggiori oneri finanziari. Il sistema dei Confidi va certamente potenziato e valorizzato. E' un sistema su cui si deve investire”. I Confidi svolgono una funzione fondamentale anche nella prevenzione del fenomeno dell’usura: i due terzi dei Confidi (65,9%) gestiscono infatti gli speciali fondi antiusura previsti dall’art. 15 Legge 108/96, consentendo il rientro nei circuiti legali di finanziamento a migliaia di piccole imprese. Nel 2007 hanno effettuato oltre 1.900 operazioni, per un importo complessivo di finanziamenti concessi pari a 60 milioni di euro. La regione che ha realizzato il maggior numero di questa tipologia di operazioni (oltre 300) è stata l’Emilia Romagna. I finanziamenti a medio/lungo termine (oltre i 18 mesi) garantiti dai Confidi hanno da sempre un’incidenza più elevata di quelli complessivamente concessi alle imprese artigiane (60,4,0% contro il 54,6%) e la differenza si fa più marcata al Sud (67,6% contro il 56,2%). Questi dati confermano il ruolo strategico di ‘facilitatori’ del credito svolto dai Confidi, specialmente nelle aree del paese dove l’accesso ai finanziamenti presenta maggiori difficoltà, e ne evidenziano la funzione di supporto alle imprese nell’ottimizzare la struttura del debito orientandola verso scadenze maggiori e quindi all’equilibrio finanziario.

Torna all'inizio


CRISI/ CRESCONO CONSORZI FIDI: 6,3 MLD FINANZIAMENTI IN 2008 (sezione: Revoca fidi)

( da "Wall Street Italia" del 01-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Crisi/ Crescono consorzi fidi: 6,3 mld finanziamenti in 2008 di Apcom Emerge da indagine annuale di Fedart Fidi sui confidi artigiani -->Roma, 1 apr. (Apcom) - Cresce l'attività dei consorzi fidi: nel 2008 hanno erogato 6.312,8 milioni di finanziamenti garantiti a 735.619 artigiani e piccole imprese. Un trend in crescita rispetto al 2007 quando i finanziamenti concessi dai Confidi sono stati pari a 6.088,0 milioni a 715.000 imprese. I dati sono contenuti nella dodicesima edizione dell'indagine sul sistema dei 192 confidi artigiani, presentata da Fedart Fidi, la Federazione Nazionale Unitaria dei Consorzi e Cooperative Artigiane di Garanzia promossa da Confartigianato, Cna e Casartigiani e presieduta da Daniele Alberani, dimostrano come i consorzi fidi siano "l'arma più efficace contro la crisi finanziaria i cui effetti su artigiani e piccole imprese sono già molto pesanti in termini di restrizione del credito bancario". Secondo l'indagine si mantiene elevato il grado di penetrazione del sistema Confidi nel comparto artigiano (42%), a conferma del fatto che quasi 1 imprenditore su 2 si rivolge ai confidi per dare soluzione alle proprie esigenze finanziarie e di rapporto con il sistema bancario. La classifica delle regioni più attive vede in testa il Veneto con 1.127 milioni di euro di finanziamenti garantiti nel 2007 dai confidi artigiani. Al secondo posto la Toscana con 987 milioni, al terzo posto la Lombardia con 814 milioni. I confidi hanno conseguito un tasso netto di sofferenza molto contenuto, pari in media al 2,3%, con una netta differenza rispetto alle sofferenze registrate dal sistema bancario sui finanziamenti al settore artigiano. I tassi medi praticati sui finanziamenti, sebbene in crescita, continua la ricerca, "si mantengono più bassi" di quelli di mercato per la categoria artigiana e vedono ridursi il gap tra quelli a medio termine e quelli a breve. I primi si attestano in media al 6,7%, mentre i tassi a breve sono al 6,5%. Ciò è anche il risultato della buona capacità contrattuale dei Confidi a favore delle imprese e del loro rapporto complessivamente positivo con il sistema bancario. I confidi svolgono una funzione fondamentale anche nella prevenzione del fenomeno dell'usura: i due terzi (65,9%) gestiscono infatti gli speciali fondi antiusura consentendo il rientro nei circuiti legali di finanziamento a migliaia di piccole imprese. Nel 2007 hanno effettuato oltre 1.900 operazioni, per un importo complessivo di finanziamenti concessi pari a 60 milioni di euro. La regione che ha realizzato il maggior numero di questa tipologia di operazioni (oltre 300) è stata l'Emilia Romagna. I finanziamenti a medio/lungo termine (oltre i 18 mesi) garantiti dai confidi hanno da sempre un'incidenza più elevata di quelli complessivamente concessi alle imprese artigiane (60,4% contro il 54,6%) e la differenza si fa più marcata al Sud (67,6% contro il 56,2%). Questi dati confermano il ruolo strategico di 'facilitatori' del credito svolto dai Confidi, specialmente nelle aree del paese dove l'accesso ai finanziamenti presenta maggiori difficoltà, e ne evidenziano la funzione di supporto alle imprese nell'ottimizzare la struttura del debito orientandola verso scadenze maggiori e quindi all'equilibrio finanziario.

Torna all'inizio