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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


TARTICOLI DAL 7 AL 9 aprile 2008      #TOP


Report "Mercato immobiliare"

Paulson, la vera sfida è convincere Bush ( da "Corriere Economia Online" del 07-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: bisogna anche ridare fiato al mercato del credito, ripulire gli effetti della bolla immobiliare in modo da creare le premesse per una stabilizzazione del mercato delle case, ridare fiducia nei mercati. Paulson, banchiere di rango con un'enorme esperienza accumulata a Wall Street, dovrebbe essere l'uomo giusto per questo momento drammatico.

Questa crisi figlia dell'ideologia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: pignoramenti sovraccaricheranno il mercato spingendo eccessivamente in basso i prezzi. Questo farà gonfiare il numero dei proprietari di un immobile che si trova a valere meno del debito contratto per acquistarlo, e questi potrebbero quindi essere tentati di rinunciare alla casa. La caduta dei prezzi delle case diventerà praticamente senza limiti a meno di un intervento del Governo.

Usa: Greenspan, crisi subprime non causata dalla mia politica (FT) ( da "TgFin.it" del 07-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 07 apr - Alan Greenspan, ex presidente della Fed, sostiene in un articolo pubblicato sul Financial Times che la bolla del mercato immobiliare non e' stata causata dalla politica monetaria espansiva condotta dal 2000 al 2003. Prova ne' e' che la bolla immobiliare e' scoppiata non solo negli Usa ma anche in altri Stati.

PAULSON: ECONOMIA USA RALLENTA DRAMMATICAMENTE ( da "Wall Street Italia" del 07-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Rischi rimangono sui mercati dei capitali e sul settore immobiliare. "I prezzi delle case dovranno ancora scendere, perché il mercato possa stabilizzarsi". -->"Non c'é dubbio che l'economia statunitense sia rallentata drammaticamente". Lo ha detto il segretario al Tesoro statunitense, Henry Paulson, parlando con i giornalisti a Miami.

Il mattone non è un pericolo per l'Italia. L'export sì ( da "Milano Finanza (MF)" del 08-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La bolla immobiliare spagnola è la più preoccupante dell'area euro (con quella irlandese) e forse più pronunciata anche di quella Usa. Se guardiamo al rapporto tra prezzi delle abitazioni e affitti delle stesse otteniamo una valutazione abbastanza in linea con il price earning dei titoli mobiliari.

MUTUI: GREENSPAN, CRISI CREDITO PEGGIORE ULTIMI 50 ANNI ( da "Wall Street Italia" del 08-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ampiezza dei danni causati dal crollo del mercato immobiliare e dei mutui subprime non sarà ancora nota per diversi mesi. "Abbiamo raggiunto un punto in cui i prezzi sono stabili? No, credo che non siamo in grado di saperlo". Forse, tuttavia, i valori del mercato delle case si potrebbero stabilizzare entro l'inizio del 2009.

VALORI ALTI IN COLLINA E NEL CENTRO STORICO GIù NELLE PERIFERIE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: LA CASA A NAPOLI Valori alti in collina e nel centro storico giù nelle periferie A Napoli, nei quartieri collinari, così come nel centro storico di Napoli, i prezzi delle case restano alti mentre diminuiscono quelli degli immobili in periferia e, soprattutto, aumenta il numero dei nuclei familiari che ricorrono a un affitto.

Greenspan: peggior crisi da 50 anni ( da "Giornale di Brescia" del 09-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Ieri, in un commento pubblicato sul Financial Times, l'82enne ex banchiere centrale ha osservato che è "molto fragile" la prova secondo cui la politica della Fed sui tassi d'interesse negli Stati Uniti abbia facilitato la creazione della bolla immobiliare. a. gen.

Non è stata colpa della mia Fed ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Non credeva che la politica monetaria accomodante avrebbe gonfiato una bolla immobiliare. Sapeva che il settore, stimolato dai bassi tassi di interesse, avrebbe cominciato a fare da traino per l'economia americana in un momento difficile, nel post esplosione bolla di Internet e nel post attacco dell'11 settembre.

SUL WALL STREET JOURNAL ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Salutato come "il più grande banchiere centrale mai esistito", e ora ritenuto responsabile per la crisi finanziaria in corso: le politiche espansive seguite nei suoi ultimi anni da governatore, secondo i critici, sarebbero all'origine della bolla immobiliare.

Prezzi delle case, Greenspan vede rosa ( da "Denaro, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: banca centrale Usa si difende inoltre dalle accuse mosse ieri dal Financial Times secondo cui la Fed sarebbe responsabile della bolla dei prezzi immobiliari. Stando a Greenspan, si tratta di accuse "molto fragili". "Non è credibile che i regolatori del mercato sarebbero stati capaci di prevenire la dabacle del subprime". "In un primo tempo sono stato lodato per cose che non ho fatto.


Articoli

Paulson, la vera sfida è convincere Bush (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere Economia Online" del 07-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Sommario Viaggio nella crisi americana /1 Le turbolenze sui mercati pongono il problema di come controllare banche commerciali e hedge fund Paulson, la vera sfida è convincere Bush Il segretario al Tesoro vuole dare più poteri alla Federal Reserve. Ma il presidente è molto scettico T ra qualche anno, al nipotino nato nel giugno del 2007, quando già infuriava la crisi dei mutui subprime e Wall Street stava per entrare nella prima tempesta, quella di agosto, nonno Paulson potrà raccontare di essere diventato ricco quando era il più ammirato banchiere di Manhattan (è uscito da Goldman Sachs a metà del 2006 con un patrimonio di 700 milioni di dollari), ma di aver "fatto la storia" da ministro del Tesoro. Lasciata la finanza e prima di andare in pensione è stato infatti chiamato da Bush al governo, dove ha vissuto un'esperienza straordinaria: spettatore e protagonista di una crisi che, come ha titolato il Wall Street Journal , in dieci giorni ha cambiato la faccia del capitalismo americano: una crisi finanziaria culminata nel salvataggio di Bear Stearns da parte della Federal Reserve, la "nazionalizzazione" di fatto del suo portafoglio e l'assorbimento di ciò che resta della gloriosa banca d'affari nella JPMorgan. La sfida più difficile Quello di Paulson sarà il racconto di un vincitore o di uno sconfitto? Difficile dirlo, e non solo perché la crisi, tamponata con interventi straordinari, non è affatto finita. Ora i mercati sono in ripresa, ma c'è chi teme altri disastri o che l'economia Usa possa scivolare in una spirale recessiva come quella sperimentata dal Giappone a partire dall'inizio degli anni '90: un periodo che, nel Paese asiatico, è stato soprannominato il "decennio perduto". Per impedire che si ripeta un simile scenario, non basta evitare il meltdown del sistema finanziario Usa: bisogna anche ridare fiato al mercato del credito, ripulire gli effetti della bolla immobiliare in modo da creare le premesse per una stabilizzazione del mercato delle case, ridare fiducia nei mercati. Paulson, banchiere di rango con un'enorme esperienza accumulata a Wall Street, dovrebbe essere l'uomo giusto per questo momento drammatico. Ma chi lo conosce bene dice che nei giorni più difficili della crisi, il ministro aveva gli occhi di un cerbiatto spaventato: qualcuno teme che non abbia sufficienti capacità di leadership nella tempesta. Comunque fin qui ha condiviso senza esitazioni l'intervento d'emergenza messo in piedi dalla Fed che ha portato al salvataggio di Bear Stearns. Ora, però, è chiamato a operare sulle cause della crisi. Lui le ha individuate nelle carenze di un sistema di regolamentazione del credito antiquato, che in parte risale addirittura alla metà dell'800, gli anni della Guerra di Secessione. Ma la sua proposta di riforma ? da un lato troppo vasta, dall'altro indefinita e collocata in un orizzonte temporale remoto ? ha sollevato critiche furiose sia da destra che da sinistra. Il suo progetto, basato su allargamento dei poteri della Federal Reserve, la banca centrale Usa, mentre la Sec (la Consob americana) sparirebbe, assorbita da una nuova autority nella quale confluirebbe anche la commissione che controlla i futures e quella che sovraintende al mercato delle commodities , ha già suscitato molte proteste e anche una mezza rivolta di alcuni organismi interessati. Per di più, dopo aver sollevato un simile vespaio, Paulson ha avvertito che ci vorranno anni per mettere a punto la riforma e attuarla. E nel frattempo? Il Wall Street Journal , una delle voci più critiche ipotizza che nel prossimi mesi i mercati Usa, anziché nuove regole, possano avere addirittura le mani ancora più libere, visto che i commissari delle autorità di controllo finiranno per pensare più al loro destino professionale post riforma, che alla loro missione. Paulson si difende sostenendo che anche nelle crisi precedenti ? quella bancaria del 1908 e poi la "grande depressione" iniziata nel 1929 ? le riforme di sistema richiesero anni per decollare. Ma erano altri tempi, i mercati finanziari erano più piccoli, meno interconnessi. I maligni (e i democratici) sostengono che, in realtà, Paulson è sinceramente convinto della necessità di una riforma radicale dei controlli sul credito, oggi assai penetranti sulle banche commerciali, ma quasi inesistenti per le banche d'affari e gli hedge fund. Ma George Bush, pur non contestando questa analisi, non vuole passare per il presidente che, dopo aver predicato per anni la deregulation firma alla fine del suo mandato un'ampia riregulation . Preferisce lasciare il varo della riforma al suo successore. L'incognita del futuro Potrebbe anche funzionare se la situazione attuale si stabilizzasse. Ma gli economisti ritengono che il quadro attuale sia ancora pieno di incognite: se non verrà arrestata la caduta dei valori immobiliari, nel sistema bancario emergeranno nuove situazioni critiche, mentre il celebre finanziere (e "raider") George Soros ha appena pubblicato un libro sulla crisi di questo inizio del 2008 nel quale sostiene che, anziché trastullarsi a immaginare un riordino delle varie "Authority" del credito, il governo dovrebbe preparare veri interventi d'emergenza per affrontare le nuove crisi che probabilmente emergeranno in altri punti critici del sistema: ad esempio i Cds, i credit default swaps . Si tratta di strumenti misteriosi per il grande pubblico, ma di cui è pieno il mercato. Oggi ci sono in giro contratti di Cds per 45 mila miliardi di dollari: una cifra enorme ? sottolinea Soros ? pari a cinque volte il debito pubblico Usa. Un investimento sicuro? Nessuno lo sa, visto che questo mercato è totalmente deregolamentato e che chi ha acquistato questi contratti non ha modo di valutare la solidità finanziaria della sua controparte. Per Soros è necessario istituire subito ? non tra qualche anno ? una sorta di clearing house ben capitalizzata nelle quale far transitare questi contratti. Una struttura che dovrebbe fissare una serie di requisiti sia per i contratti in essere che per quelli futuri e con la capacità di intervenire con una buona riserva di capitale in caso di necessità. Il finanziere ungherese trapiantato a New York chiede anche un intervento immediato nel mercato dei mutui, sostenendo che, in assenza di passi del governo, il fenomeno dei foreclosures (le case abbandonate dai proprietari non più in grado di pagare le loro rate) è destinato ad autoalimentarsi man mano che i nuovi mutui arrivano alla scadenza che fa scattare un aumento dei tassi. Se non si arresta questo processo con un intervento amministrativo, dice insomma il finanziere, l'aumento dell'offerta di case che fa calare i prezzi continuerà all'infinitivo con conseguenze devastanti per l'economia americana. Il bivio Per Paulson è un bel dilemma: continuare a giocare coi soldatini della riforma delle commissioni federali o varare altri interventi di salvataggio che sovvertono la logica del mercato dando ragione a un celebre speculatore di Wall Street che è anche l'anima finanziaria del partito democratico? Stremati, i liberisti del Wall Street Journal notano, intanto, che Fannie Mae e Freddie Mac, i due giganti del finanziamento dei mutui (che sono società quotate ma godono della garanzia federale sui loro crediti), pur essendo in una situazioni finanziariamente molto precaria, sono stati spinti dal governo ad esporsi ancora di più per riattivare il mercato dei prestiti. A questo punto, meglio nazionalizzarli, sospira il Journal : è aberrante, certo, ma almeno sarebbe una forma di "socialismo onesto, trasparente" e non nascosto nelle pieghe del mercato.

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Questa crisi figlia dell'ideologia (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-04-06 - pag: 8 autore: GLOBAL VIEW Il fondamentalismo di mercato della Fed ha spinto a sottovalutare i subprime Altri due fronti a rischio: gli swap sui default e i pignoramenti a tappeto di case I NODI DELLA FINANZA Questa crisi figlia dell'ideologia L a proposta di Hank Paulson, il segretario del Tesoro americano, per la riorganizzazione del sistema di regolamentazione pubblico delle istituzioni finanziarie non centra il bersaglio. Quello che ci serve è un nuovo modo di pensare, non un riaggiustamento delle autorità di regolamentazione. La Federal Reserve aveva già da tempo l'autorità per imporre regole al settore dei mutui, ma non l'ha esercitata.Negli ultimi 25 anni o giù di lì, le autorità finanziarie e le istituzioni da esse regolate si sono fatte guidare da un fondamentalismo di mercato, la convinzione che i mercati tendano all'equilibrio e che le deviazioni da esso siano solo dei casi fortuiti. Tutte le innovazioni- gestione del rischio, tecniche di trading, la zuppa di sigle degli strumenti finanziari derivati e sintetici - si sono basate su questa convinzione. Le innovazioni sono rimaste senza regole perché le autorità sono convinte che i mercati siano in grado di regolamentarsi da soli. Le autorità di regolamentazione avrebbero dovuto sapere meglio di altri che non è così, perché è stato il loro intervento a impedire, in diverse occasioni, che il sistema finanziario finisse a carte quarantotto.L'efficacia del loro intervento ha rafforzato l'errata concezione chei mercati siano capaci di correggersi da so-li, e questo a sua volta ha consentito lo sviluppo di una bolla del credito, che si è estesa all'intero sistema finanziario. Quando è scoppiata la crisi dei mutui subprime, tutti i punti deboli sono venuti alla luce. Le autorità, prese alla sprovvista, hanno risposto a ogni nuova tempesta solo dopo che era già avvenuta. Non sono state in grado di prevederle perché erano schiave della falsa dottrina del fondamentalismo di mercato. Hanno bisogno di un nuovo paradigma. Gli attori del mercato non possono basare le loro decisioni sulla conoscenza, o su quelle che gli economisti chiamano le aspettative razionali. La visione distorta e le concezioni errate degli attori del mercato interagiscono con lo stato reale delle cose nei due sensi, influenzandosi reciprocamente. Questa "riflessività" non porta a deviazioni casuali, ma a sequenze di espansione- contrazione o bolle, che inizialmente si autoalimentano ma alla fine si autodistruggono. Invece di gingillarsi con le autorità di regolamentazione, il Governo dovrebbe prepararsi ai problemi prossimi venturi. Citerò soltanto due casi. C'è uno strumento finanziario di quelli per iniziati, che è chiamato credit default swap (Cds). Il totale nazionale di contratti di Cds si aggira intorno ai 45mila miliardi di dollari. Per dare un'idea, è una cifra pari a circa la metà della ricchezza complessiva delle famiglie americane, e circa cinque volte superiore al debito pubblico. Il mercato è totalmente deregolamentato, e quelli che detengono i contratti non sanno se le loro controparti hanno le spalle adeguatamente protette. Se e quando si verificherà una situazione di insolvenza, alcune delle controparti probabilmente si troveranno nell'impossibilità di far fronte ai propri obblighi. Questa prospettiva incombe sui mercati finanziari come una spada di Damocle, che è destinata a cadere, ma non prima che si siano verificate una serie di insolvenze. Questo deve aver giocato un ruolo nella decisione della Fed di non permettere il fallimento della Bear Stearns. Una soluzione possibile è quella di creare una camera di compensazione o un mercato tipo Borsa con una struttura del capitale solida e margini rigorosi, a cui tutti i contratti esistentie futuri dovranno essere sottoposti. Una misura del genere ripulirebbe l'ambiente molto più di una riorganizzazione delle autorità di regolamentazione. L'altra questione è la crescita dei pignoramenti. Circa il 40% dei sei milioni di mutui subprime finiranno col dar luogo a una dichiarazione di insolvenza nell'arco dei prossimi due anni. Le insolvenze dei mutui a tasso variabile con opzione e di altri tipi di mutuo soggetti a ricalcolo della rata saranno dello stesso ordine di grandezza, ma spalmate in un periodo più lungo. Con le vendite di nuove abitazioni monofamiliari che viaggiano intorno alle 600mila all'anno, i pignoramenti sovraccaricheranno il mercato spingendo eccessivamente in basso i prezzi. Questo farà gonfiare il numero dei proprietari di un immobile che si trova a valere meno del debito contratto per acquistarlo, e questi potrebbero quindi essere tentati di rinunciare alla casa. La caduta dei prezzi delle case diventerà praticamente senza limiti a meno di un intervento del Governo. Mettere un freno ai pignoramenti dovrebbe essere una priorità, ma le misure, fino a questo momento, sono solo operazioni di cosmetica. L'amministrazione Bush è contraria a usare i soldi dei contribuenti a causa della sua ideologia di liberismo spinto. A parte uno stimolo fiscale bipartisan, il Governo ha lasciato che fosse principalmente la Fed a dettare la linea. Ma ci sarà bisogno dei soldi dei contribuenti per limitare i pignoramenti. Due proposte presentate al Congresso dai Democratici trovano un punto di equilibrio tra il diritto al pignoramento e la necessità di scoraggiare l'esercizio di tale diritto. Una punta a cambiare la normativa sui fallimenti, consentendo ai giudici di modificare le condizioni dei mutui accesi sulla residenza principale.Un'altra vuole fornire alla Federal Housing Administration (l'ente pubblico federale che assicura gli istituti privati dal rischio di perdite derivanti dalla concessione di mutui su abitazioni) garanzie che permetterebbero alle parti mutuanti di essere rimborsate all'85% del valore corrente stimato. Queste proposte non risolverebbero la crisi del settore immobiliare, ma andrebbero al cuore del problema: è il caso di prenderle seriamente in considerazione. (Traduzione di Fabio Galimberti) di George Soros FINANZIERE E MECENATE.

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Usa: Greenspan, crisi subprime non causata dalla mia politica (FT) (sezione: Mercato immobiliare)

( da "TgFin.it" del 07-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

"Evidenza statisticamente fragile" (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 07 apr - Alan Greenspan, ex presidente della Fed, sostiene in un articolo pubblicato sul Financial Times che la bolla del mercato immobiliare non e' stata causata dalla politica monetaria espansiva condotta dal 2000 al 2003. Prova ne' e' che la bolla immobiliare e' scoppiata non solo negli Usa ma anche in altri Stati. "L'evidenza che la politica monetaria ha favorito la bolla immobiliare e' statisticamente fragile", ha scritto l'ex banchiere centrale. Sotto la guida di Greenspan, la Fed taglio' il costo del denaro dal 6,5% del 2000 all'1% di meta' 2003, per ridare slancio all'economia dopo il collasso dei titoli Internet e gli attacchi dell'11 settembre. Numerosi altri istituti centrali seguirono la politica della Fed. "La base monetaria e l'indicatore M2 sono cresciuti meno del 5% nel 2004, a dimostrazione che la politica monetaria non era stata la miccia infiammabile". Secondo Greenspan il vero problema legato alla crisi subprime e' il cattivo giudizio sugli investimenti da parte della comunita' finanziaria e la crisi e' esplosa perche' i titoli subprime non erano correttamente valutati. Chi concedeva prestiti aveva poca attenzione alla loro qualita'. Emi- (RADIOCOR) 07-04-08 10:45:21 (0107) 5 NNNN.

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PAULSON: ECONOMIA USA RALLENTA DRAMMATICAMENTE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 07-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di WSI Anche il ministro del Tesoro, dopo Ben Bernanke, ammette che in America c'e' recessione. Rischi rimangono sui mercati dei capitali e sul settore immobiliare. "I prezzi delle case dovranno ancora scendere, perché il mercato possa stabilizzarsi". -->"Non c'é dubbio che l'economia statunitense sia rallentata drammaticamente". Lo ha detto il segretario al Tesoro statunitense, Henry Paulson, parlando con i giornalisti a Miami. Paulson ha anche spiegato - riporta la Bloomberg - che alcuni rischi permangono per quanto riguarda i mercati dei capitali e il settore immobiliare, dove anche se sono stati compiuti progressi, i prezzi delle case dovranno ancora scendere perché il mercato possa stabilizzarsi. Mercato difficile? Si', e con le news gratis, non vai da nessuna parte. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul link INSIDER Leggi anche USA: FED; CREDITO AL CONSUMO RALLENTA, A FEBBRAIO +2,4%.

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Il mattone non è un pericolo per l'Italia. L'export sì (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 08-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Il mattone non è un pericolo per l'Italia. L'export sì Per valutare in che misura il rallentamento economico degli Stati Uniti si estenderà all'Europa, occorre indagare i possibili canali di trasmissione tra le due sponde dell'Atlantico. La riduzione dei prezzi immobiliari americani si ripercuote sul sistema finanziario e sui consumi privati. Passando alle conseguenze per l'Europa, è interessante comparare l'economia italiana a quella spagnola, dato che negli ultimi tempi molto si è scritto sul confronto tra il pil pro-capite dei due paesi. Nel caso spagnolo, il settore delle costruzioni e i consumi interni, oltre al turismo, sono stati i motori principali del sostenuto sviluppo tra il 1997 ed il 2007. I prezzi delle abitazioni sono triplicati dal 1997 a oggi, una dinamica insostenibile anche se teniamo conto dei circa due milioni di lavoratori immigrati giunti in Spagna da allora. La bolla immobiliare spagnola è la più preoccupante dell'area euro (con quella irlandese) e forse più pronunciata anche di quella Usa. Se guardiamo al rapporto tra prezzi delle abitazioni e affitti delle stesse otteniamo una valutazione abbastanza in linea con il price earning dei titoli mobiliari. In linea di principio, il rapporto dovrebbe mantenersi abbastanza stazionario, perché il prezzo della abitazioni dovrebbe muoversi in linea con il prezzo dei servizi forniti dalle case, misurabile con gli affitti che tengono conto della domanda dei residenti (e quindi anche della demografia, o dei mutamenti della famiglia). Dal 2000 il rapporto tende invece ad aumentare in tre dei principali paesi di Eurolandia, mentre diminuisce in Germania per l'eccesso di offerta prodottosi nel decennio post unificazione. A fine 2007, tuttavia, la dinamica spagnola è del 40% superiore a quella italiana. La Spagna potrebbe avere un problema reale anche più grave degli Stati Uniti, se consideriamo le risorse produttive che la bolla immobiliare ha indirizzato verso il settore delle costruzioni. Mentre negli altri tre grandi paesi dell'area euro gli investimenti in costruzioni hanno oscillato attorno al 10% del pil dopo il 2000, in linea con gli Usa, in Spagna hanno sfiorato il 18% negli ultimi anni. Il ridimensionamento del settore immobiliare, e la frenata dei consumi che deriverebbe da un credit crunch, potrebbero ripercuotersi sull'economia spagnola, anche se le banche sono state più caute e i mutui subprime sono poco diffusi. Dunque la Spagna avrebbe bisogno di un impulso molto forte dall'export, visto che le costruzioni andranno male e i consumi interni ne risentiranno. L'Italia è meno esposta alle vicende del settore immobiliare, ma soffre di una lenta dinamica delle componenti interne della domanda (sia i consumi che investimenti). Nel caso italiano, il canale di trasmissione della crisi potrebbe essere l'export, in particolare quello manifatturiero. La domanda estera ha sostenuto nel 2006 la ripresa sia direttamente (con lo 0,3% di contributo dell'export netto alla crescita del pil) sia indirettamente con uno stimolo alla (comunque bassa) dinamica degli investimenti nel 2007. Tuttavia, sulle prospettive dell'export italiano pesano non solo la contrazione della domanda mondiale e il tasso di cambio dell'euro, ma anche la insufficiente crescita della produttività e il conseguente aumento del costo unitario del lavoro (si veda il Bollettino Bankitalia del gennaio 2008). In conclusione: l'Italia soffrirà poco della crisi immobiliare, ma l'export che l'ha sostenuta dal 2006 potrebbe non bastare; mentre il pil pro-capite spagnolo potrebbe retrocedere al livello italiano, se la contrazione nel settore immobiliare non sarà compensata. Magra consolazione per l'orgoglio nazionale, se il deficit di produttività continuerà a pesare su entrambi i paesi.* Direttore, Centre for European Policy Studies, ** Direttore, Luiss Lab on European Economics MF  - Commenti & Analisi Numero 070, pag. 7 del 8/4/2008 Autore: Daniel Gros* e Stefano Manzocchi**.

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MUTUI: GREENSPAN, CRISI CREDITO PEGGIORE ULTIMI 50 ANNI (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 08-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - TOKYO, 8 APR - Alan Greenspan ritiene che l'attuale crisi del credito sia la peggiore "dell'ultimo mezzo secolo e forse di piu". Intervenendo via satellite da Washington a una conferenza organizzata a Tokyo, Greenspan, che è stato presidente della Federal Reserve per 18 anni, spiega che l'ampiezza dei danni causati dal crollo del mercato immobiliare e dei mutui subprime non sarà ancora nota per diversi mesi. "Abbiamo raggiunto un punto in cui i prezzi sono stabili? No, credo che non siamo in grado di saperlo". Forse, tuttavia, i valori del mercato delle case si potrebbero stabilizzare entro l'inizio del 2009. Greenspan, che risponde alle domande di Peter Hooper, capo economista Usa di Deutsche Bank che lo ha voluto come consulente lo scorso agosto, osserva pure che l'inflazione sarà contenuta durante l'attuale rallentamento dell'economia prima che la ripresa mondiale riprenda slancio. Ieri, in un commento pubblicato sul Financial Times, l'82enne ex banchiere centrale ha osservato che è "molto fragile" la prova secondo cui la politica della Fed sui tassi d'interesse negli Stati Uniti abbia facilitato la creazione della bolla immobiliare: "E' invece credibile - ha concluso - che i regolatori non sarebbe stati in grado di impedire il crollo dei settore subprime".(ANSA).

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VALORI ALTI IN COLLINA E NEL CENTRO STORICO GIù NELLE PERIFERIE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

LA CASA A NAPOLI Valori alti in collina e nel centro storico giù nelle periferie A Napoli, nei quartieri collinari, così come nel centro storico di Napoli, i prezzi delle case restano alti mentre diminuiscono quelli degli immobili in periferia e, soprattutto, aumenta il numero dei nuclei familiari che ricorrono a un affitto. Lo rivela il listino ufficiale dei valori correnti per il secondo semestre del 2007 targato Camera di commercio. Secondo il rapporto il mercato della residenza civile registra una stasi dei valori di mercato, che restano alti, per quanto riguarda le case di Posillipo, Chiaia, Vomero e centro storico. In leggera diminuzione, invece, i prezzi delle abitazioni nei quartieri Camaldoli e Bagnoli. Ma sono le locazioni a far registrare un andamento in discesa, con un forte aumento della domanda dovuto, secondo quanto ha spiegato Del Gaudio, alla crisi internazionale del mercato dei mutui. È in provincia, infine, che gli acquisti sono diventati più vantaggiosi, rendendo l'acquisto di una casa fuori città un'alternativa alla carenza di offerta immobiliare tipica di Napoli. Il capoluogo campano si conferma come una delle città in cui i proprietari di case sono minoritari rispetto alle persone in affitto. Questo si spiega anche con il lento dinamismo del mercato immobiliare napoletano, in cui gli sviluppi urbani per le aree occidentale e orientale si fanno ancora attendere. Sono i nuovi nuclei familiari quelli che sono maggiormente disposti ad acquistare case nelle ex zone industriali della città ma, per il momento, gli stessi ricorrono ad affitti in attesa del calo dei prezzi. Sarà proprio il listino ufficiale uno strumento di trasparenza per i consumatori che avranno così a disposizione parametri certi e condivisi dagli operatori del settore per muoversi panorama immobiliare. Anche il recente Borsino Immobiliare di Confedilizia fa il punto sulla situazione. Dall'analisi di Confedilizia emergono dati interessanti. Il divario di prezzi tra Nord e Sud si assottiglia mentre nel Mezzogiorno i prezzi più alti si registrano non più a Napoli, ma a Salerno. In particolare, con una quotazione media di 5.000 euro al metro quadro per l'acquisto di una casa in centro, Salerno risulta essere anche la quarta città più cara d'Italia, dopo Roma (oltre 6.000 euro/mq), Milano (5.800 euro/mq), e Siena (5.280 euro/mq). È probabile che gli aumenti dei prezzi a Salerno siano conseguenti all'annunciato piano di riqualificazione urbana che prevede un rammodernamento della città. Le quotazioni di Napoli si assestano invece sui 4.500 euro al metro quadro.

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Greenspan: peggior crisi da 50 anni (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale di Brescia" del 09-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Edizione: 09/04/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:ECONOMIA L'EX GOVERNATORE DELLA FEDERAL RESERVE Greenspan: peggior crisi da 50 anni TOKYO - Alan Greenspan ritiene che l'attuale crisi del credito sia la peggiore "dell'ultimo mezzo secolo e forse di più". Intervenendo via satellite da Washington a una conferenza organizzata a Tokyo, Greenspan, che è stato presidente della Federal Reserve per 18 anni, spiega che l'ampiezza dei danni causati dal crollo del mercato immobiliare e dei mutui subprime non sarà ancora nota per diversi mesi. "Abbiamo raggiunto un punto in cui i prezzi sono stabili? No, credo che non siamo in grado di saperlo". Forse, tuttavia, i valori del mercato delle case si potrebbero stabilizzare entro l'inizio del 2009. Ieri, in un commento pubblicato sul Financial Times, l'82enne ex banchiere centrale ha osservato che è "molto fragile" la prova secondo cui la politica della Fed sui tassi d'interesse negli Stati Uniti abbia facilitato la creazione della bolla immobiliare. a. gen.

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Non è stata colpa della mia Fed (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-04-09 - pag: 6 autore: Alan Greenspan si difende dall'accusa di aver creato troppa liquidità "Non è stata colpa della mia Fed" di Mario Platero u Continua da pagina 1 Q u esto ritornello l'economista Paul Krugman lo ripete da qualche anno e nei giorni scorsi l'ha detto per l'ennesima volta. Ieri a New York lo ha fatto capire anche Paul Volcker, durante una colazione dell'Economic Club in onore dei suoi 80 anni. Il predecessore di Greenspan ha detto che " la Fed è andata al di là del suo mandato nel so-stenere la crescita " e ha ricordato che "la situazione di oggi non è dissimile da quella della fine anni Settanta, quando i germi della cattiva politica di alcuni anni prima portarono a un'inflazione elevata, a una crisi del dollaro a un forte balzo dei prezzi delle materie prime". Ma Volcker o Krugman sono nemici, ideologici s'intende. Quel che gli dispiace è che al coro dei critici si sia unito anche John Taylor, un suo allievo, un grande teorico della gestione della politica monetaria. O che nella letteratura economica ci si riferisca sempre più spesso agli scritti di Edward Gramlich, un suo vecchio amico, con lui alla Fed. Gramlich lanciò un allarme sui subprime nel 2000. Ma Greenspan decise di non ascoltare. Gli vengono dunque imputate tre colpe principali. La prima è quella di aver ridotto i tassi di interesse a livelli troppo bassi tra il 2001 e il 2003, per compensare i danni derivanti dall'esplosione della bolla tecnologica; la seconda, di aver ritardato troppo il rialzo dei tassi (per ragioni anche politiche) e, soprattutto, la terza, di aver deciso di non intervenire con controlli più serrati sulle banche, come gli avrebbe consentito il mandato della Fed. La cappa insomma, si fa pesante.E dunque l'ex Governatore è partito al contrattacco. Ha concesso un'intervista (di tre giorni!) al Wall Street Journal, pubblicata ieri mattina, in cui risponde alle accuse, ammette di essere preoccupato per la sua immagine da un punto di vista storico ed esprime teorie economiche, precisazioni, brani presi da suoi discorsi "to keep the record straight", "perché agli atti vi siano le cose giuste ". "Il problema non è solo quello di chiarire come sono andate le cose per il mio buon nome, al quale ovviamente tengo- ha detto Greenspan - piuttosto è quello di evitare che il problema si ripeta o di introdurre regole troppo rigide nel sistema bancario in risposta a quel che è successo ". Nell'intervista Greenspan un errore lo ammette. Non credeva che la politica monetaria accomodante avrebbe gonfiato una bolla immobiliare. Sapeva che il settore, stimolato dai bassi tassi di interesse, avrebbe cominciato a fare da traino per l'economia americana in un momento difficile, nel post esplosione bolla di Internet e nel post attacco dell'11 settembre. Ma credeva che le lezioni della bolla Internet e la natura non necessariamente speculativa del real estate non avrebbero avuto dinamiche simili a quelle del fenomeno Internet. Ha anche precisato di non aver consigliato i tassi variabili, tipici dell'indebitamento subprime, a danno del più normale strumento trentennale, ma di aver soltanto espresso apprezzamenti per la possibilità di usarli. Nega che il problema sia partito dalla Fed visto che l'aumento dei valori immobiliari è stato endemico a livello internazionale e ricorda che in quel momento ci si preoccupava molto di un rischio deflazione di stampo giapponese. Ha anche difeso la sua riluttanza a mettere il naso con ispezioni nel settore subprime perché "...una conclusione della Fed in materia, poteva isolare alcuni operatori poco seri, ma avrebbe dato credibilità ad altri e questo non è il ruolo della Banca Centrale americana". "Sono stato elogiato per cose che non ho fatto, oggi vengo criticato per cose che non ho fatto&", ha detto ancora Greenspan. Tutto vero, ma venendo a oggi, risponde Volcker, "credo che la Fed non debba sostituirsi ad altre agenzie federali come Freddie Mac o Fannie Mae, non è il suo ruolo di preoccuparsi di questioni immobiliari. Paulson al Tesoro si sta muovendo nella giusta direzione, ma sul fronte delle regole, credo che in Europa saranno più precisi di noi". E difatti, dai verbali della Fed pubblicati ieri, si apprende che all'ultima riunione del 18 marzo la decisione di tagliare di nuovo drasticamente i tassi, di 75 punti base, è stata difficile e sofferta, con molti governatori preoccupati per il futuro economico del Paese, altri preoccupati per l'inflazione. Ma la palla ormai è nel campo di Ben Bernanke. Greenspan chiude con una osservazione: "Una valutazione sbagliata di questo periodo ci darà le risposte sbagliate e le politiche sbagliate". Il dibattito continuerà oggi a Washington. Poi ci sarà il G-7 finanziario e sarà pubblicato il rapporto Draghi. La domanda di sempre in tempi di crisi è: che fare?. "Occorre anche - conclude Greenspan -sperare per il meglio. La storia ci dice che le decisioni della Fed non hanno prodotto mediamente danni, ma li hanno rimediati". DECISIONE DIFFICILE Dal verbale sull'ultima riunione, che ha deciso il taglio di 0,75 punti, emerge un board diviso e preoccupato Critico. L'ex presidente della Federal Reserve, Paul Volcker REUTERS.

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SUL WALL STREET JOURNAL (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-04-09 - pag: 6 autore: SUL WALL STREET JOURNAL "Non mi pento di nulla" Alan Greenspan, scrive il giornale americano, è incredulo: "Sono stato esaltato per cose che non ho fatto, e ora vengo accusato per cose che non ho fatto",dice l'ex governatore della Fed. Salutato come "il più grande banchiere centrale mai esistito", e ora ritenuto responsabile per la crisi finanziaria in corso: le politiche espansive seguite nei suoi ultimi anni da governatore, secondo i critici, sarebbero all'origine della bolla immobiliare.

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Prezzi delle case, Greenspan vede rosa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Denaro, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Borsa & Mercati stati uniti Prezzi delle case, Greenspan vede rosa Il calo dei prezzi delle case probabilmente cesserà "molto prima" dell'inizio dell'anno prossimo sulla scia della diminuzione del numero di case sfitte sul mercato. Lo prevede l'ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan ribadendo il concetto che quella dei mutui è la peggiore crisi finanziaria negli ultimi 50 anni. "La gran parte delle case sfitte non verrà assorbita prima dell'inizio del 2009 - ha affermato Greenspan - ma è molto probabile che i prezzi si stabilizzino prima di allora". In un'intervista pubblicata oggi sul Wall Street Journal l'ex numero uno della banca centrale Usa si difende inoltre dalle accuse mosse ieri dal Financial Times secondo cui la Fed sarebbe responsabile della bolla dei prezzi immobiliari. Stando a Greenspan, si tratta di accuse "molto fragili". "Non è credibile che i regolatori del mercato sarebbero stati capaci di prevenire la dabacle del subprime". "In un primo tempo sono stato lodato per cose che non ho fatto. E ora sono accusato di cose che non ho fatto". del 09-04-2008 num.

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