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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “BUROCRAZIA”

 

 

 

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Report "Burocrazia"   3-11 maggio 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

Le frane circondano il centro di Cortazzone ( da "Stampa, La" del 03-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E pensando ai fondi necessari per il recupero, spaventano le «lungaggini» della burocrazia: «Per il consolidamento dell'area delle Rocche, avevamo chiesto un contributo in Regione, circa 400 mila euro» ricorda Bosia. Una domanda inviata nove anni e mezzo fa: «Il via libera è arrivato solo a metà aprile».

"Gli operai in Cda sono un vantaggio per le aziende" ( da "Stampa, La" del 03-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Però un conto è la partecipazione dei lavoratori, un conto dare la gestione a burocrazie sindacali autonominate. È per questo che la Confindustria di Emma Marcegaglia sembra poco interessata alla partecipazione? «Se nei Consigli ci sono personalità che non hanno competenza ed esperienza di gestione, è chiaro che sono guai.

l'arte assediata dalla spazzatura "salvate la loggia di piazza banchi" - marco preve ( da "Repubblica, La" del 03-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: uno "scivolone" della burocrazia. I locali di servizio della Loggia, infatti, quelli direttamente aperti sullo spazio usato per convegni ed esposizioni, erano stati venduti ai privati a causa di una clamorosa "distrazione". Pur essendo asserviti alla Loggia, facevano parte del palazzo adiacente di proprietà della Asl 3.

esplode camera iperbarica, bimbo in fin di vita - conchita sannino ( da "Repubblica, La" del 03-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: affinché la burocrazia degli uffici sanitari locali fornisse «in tempi brevi» tutte le autorizzazioni e consentisse questo viaggio della speranza verso una terapia sperimentale che, proprio con un altro bambino campano, sofferente degli stessi gravi ritardi, aveva portato a inimmaginabili progressi.

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma restano nodi che sono il frutto di decenni di non scelte: il taglio delle spese improduttive, la burocrazia, le pensioni, la sanità. E dobbiamo stare più che mai attenti a che non aumentino i tanti divari. Ricchi e poveri. Nord e Sud. Sarebbe bello se dalle imprese l'intero Paese imparasse il gusto del cambiamento e la voglia di anticiparlo».

di ANTONIO LECCI CORREGGIO SONO ORMAI ... ( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 03-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Finora ho notato troppa burocrazia e lungaggini nel nostro movimento. E' chiaro che per avere successo al voto occorre presentarsi uniti. Ma ora sto valutando le proposte formulate del Pdl e non posso affatto escludere, al momento, di potermi staccare, formando una lista civica con una mia candidatura a sindaco».

( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 03-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia per gli stranieri» CONSULENZE LA GIOVANE COOPERATIVA STUDENTALLOPERA' LA SOLIDARIETÀ non ha vincoli. Non si fa solo a casa degli altri. Per questo un gruppo di ragazzi africani che frequenta l'università di Modena e Reggio Emilia ha deciso di mettere la propria esperienza personale a disposizione di tutti gli altri studenti extracomunitari che vivono e lavorano sotto la

Berlusconi: mi spiace per i miei figli ma stavolta è finita ( da "Stampa, La" del 04-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per dare una spinta ai contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati dalla burocrazia. A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: "Stai venendo a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi, perché non vieni per un brindisi, lo facciamo in un locale che è poco distante dall'aeroporto. Ti prego vieni, sarebbe il più bel regalo della mia vita".

Donne in cammino col cappio al collo ( da "Manifesto, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Riuscire a entrare a Evin ha richiesto ben 6 mesi di burocrazia, spiega, ma poi ha ottenuto tutti i permessi. «Alla fine sono entrata, con la mia telecamera. Il primo giorno è stato forse il più importante. È stato uno shock. In trent'anni di cinema pensavo di saper come fare, di aver visto tutto, ma non era vero».

La filiale tedesca di Detroit azzoppata dalla crisi Usa ( da "Stampa, La" del 04-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: risorse di espansione industriale per eccesso di burocrazia e scarsa «elasticità mentale». Da soli, hanno sempre pensato i dipendenti (e pure molti manager tedeschi) adesso non saremmo in queste condizioni, all'asta e con il rischio permanente di insolvenza. Proprio per questo i sindacati temono, ignorandone i possibili benefici, risvolti negativi dalla nuova eventuale alleanza:

Da Comdata ad Acami giorni delle scelte ( da "Secolo XIX, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: fermi per la burocrazia. Siamo in una fase di carattere straordinario e servirebbero poteri più forti per gli enti locali per metterli in condizione di decidere più rapidamente». Per Walter Andreetti, segretario della Uil, saranno decisive anche le aree dell'Arsenale: «Quando 20 anni fa la Uilm, di cui ero segretario,

Migliaia di "cartelle pazze"a casa degli imperiesi ( da "Secolo XIX, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: a casa degli imperiesi storie di ordinaria burocrazia In arrivo bolli auto, multe e tasse già pagate o prescritte. Come tutelarsi imperia. Sarebbero già ben oltre il migliaio, dall'inizio dell'anno, in tutta la provincia di Imperia, le cosiddette "cartelle pazze" (bolli auto già pagati e non dovuti, multe automobilistiche prescritte o annullate dai giudici di pace,

Caro Signor Gervaso, pur essendo un clinico, per giunta chirurgo, ho sempre amato la rice... ( da "Messaggero, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia, che è il peggior bubbone che affligge il nostro Paese, e l'alta dirigenza (per non peccare di provincialismo, diciamo management) degli ospedali. Se alcuni sono amministrati da fior di esperti che conoscono i problemi e sanno come risolverli, che premiano i bravi e penalizzano i somari, i più sono appannaggio,

Con il bollino blu più garanzie sulle donazioni ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 04-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: senza cadere in un eccesso di burocrazia, come rischia di avvenire, per esempio, con l'invio dei dati fiscali, di statuto e di bilancio all'Agenzia delle Entrate, in attuazione dell'articolo 30 del decreto anticrisi». Per Olivero «i controlli vanno fatti, ma non bisogna dimenticare che la prima forma di garanzia è rappresentata proprio dalle reti dell'

Berlusconi: "Con Veronica è impossibile andare avanti" ( da "Stampaweb, La" del 04-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per dare una spinta ai contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati dalla burocrazia. A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: "Stai venendo a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi, perché non vieni per un brindisi, lo facciamo in un locale che è poco distante dall'aeroporto. Ti prego vieni, sarebbe il più bel regalo della mia vita".

Forlì, provinciali. Bartolomei (Udc): "Operazione dimagrante in Provincia" ( da "RomagnaOggi.it" del 04-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: it sulle elezioni provinciali. "Spinta massima alla raccolta differenziata" aggiunge Bartolomei sul tema dei rifiuti e invoca uno "snellimento della burocrazia per favorire le nuove fonti rinnovabili". > GALLERIA FOTOGRAFICA (A breve il servizio completo)

Burocrazia: ogni italiano "perde" 190 ore all'anno tra file e uffici, indagine Patronato Inac - Cia ( da "Sestopotere.com" del 04-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Burocrazia: ogni italiano ?perde? 190 ore all?anno tra file e uffici, indagine Patronato Inac - Cia (4/5/2009 15:49) | (Sesto Potere) - Roma - 4 maggio 2009 -Pagamenti vari, pensioni, dichiarazioni dei redditi, Isee, previdenza, tutela del lavoro e molto altro.

"Ma la chimica è ancora il futuro" ( da "Stampa, La" del 05-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: il governo incentivi l'internazionalizzazione e semplifichi la burocrazia» e che s'«intervenga con decisione per riammodernare le infrastrutture e ridurre il costo, onerosissimo, dell'energia». Al governo si rivolge anche Pascucci. «La complicata questione Safi-Ineos dev'essere gestita dallo Stato o direttamente o tramite Eni».

Quando la burocrazia non aiuta ( da "Stampa, La" del 05-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La parola ai lettori Quando la burocrazia non aiuta Lettere ed e-mail vanno inviate a:LA STAMPA REDAZIONE DI IMPERIA via Alfieri,10 - 18100 Imperia Fax: 0183 273.106 - e.mail: imperia@lastampa.it REDAZIONE DI SANREMO via Roma,176 - 18038 Sanremo Fax: 0184 500.765 - e.mail: sanremo@lastampa.

IL 6 E 7 GIUGNO, data delle elezioni amministrative, non si voterà nel comun... ( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 05-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ora siamo chiamati a chiudere il conto corrente: nessun problema, quello che invece conta è che i quartieri non diventino un organismo velleitario e privo di funzioni». «Io credo che il nuovo corso sarà positivo afferma l'assessore Zittignani : avremo meno burocrazia, più libertà e più partecipazione». Andrea Alessandrini

In coda allo sportello ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 05-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: probabile che la verità stia nel mezzo: non siamo terzo mondo, ma di certo oberati da una burocrazia che ci schiaccia come un macigno e si porta via un pezzo della nostra vita. AMMETTIAMO pure che «noi italiani» abbiamo le nostre colpe. Ad esempio, con internet parte delle forche caudine potrebbe essere aggirata con il «fai da te».

Errani suona la carica a Bulbi e sbandiera l'orgoglio del Pd ( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 05-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: abbattimento degli oneri della burocrazia); una provincia territorialmente integrata e aperta all'esterno (lo sviluppo della collaborazione romagnola nell'ottica dell'Area vasta, dalla sanità ai trasporti); qualità ambientale (aumento della raccolta differenziata, riduzione dei rifiuti bruciati, impianti di compostaggio e biodigestione);

mense, sconti al secondo figlio ma nei nidi i genitori protestano - franco vanni ( da "Repubblica, La" del 05-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: del Pd: «Così si penalizzano le famiglie che non conoscono il proprio Isee, cioè gli stranieri e chi non ha dimestichezza con la burocrazia». Michele Carruba, presidente di Milano Ristorazione, risponde: «Milano rimane comunque, tra le città italiane, quella con le rette per la refezione scolastica più basse» SEGUE A PAGINA

Dignità, libertà e solidarietà. Voci dal triangolo costituito ( da "Manifesto, Il" del 05-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Mentre le prossime elezioni per l'europarlamento affascinano le burocrazie nazionali di partiti al governo o quelli condannati alla scomparsa, conviene allora concentrarsi sulle prassi comunitarie, occasione concessa dalla pubblicazione di due volumi. Mariagrazia Rossilli cura nel volume I diritti delle donne nell'Unione europea.

immigrati, fuga da genova ( da "Repubblica, La" del 05-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è e permessi in ritardo, a migliaia tornano a casa LA CRISI, la difficoltà ad integrarsi, la burocrazia. Ci sono diverse ragioni, e tutte buone, per il migliaio di stranieri «genovesi» che dall´inizio dell´anno ha scelto di rientrare nei rispettivi paesi d´origine. E, soprattutto storie dolorosissime. CALANDRI A PAGINA III

burocrazia, gare, fondi pubblici apre lo sportello dei "piccoli" ( da "Repubblica, La" del 05-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Pagina IX - Genova L´iniziativa Burocrazia, gare, fondi pubblici apre lo sportello dei "Piccoli" Uno sportello per assistere le piccole e medie imprese nella burocrazia, un servizio di assistenza per partecipare alle gare di appalto e un sostegno per le domande di accesso a fondi pubblici.

Golf resort, l'apertura slitta a luglio ( da "Sicilia, La" del 05-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: I tempi della burocrazia, come si sa, non viaggiano alla stessa velocità di quella di un imprenditore. Forse la filiera burocratica non ha compreso bene, ma questo è un discorso che ha caratterizzato tutta la vicenda del golf resort del Verdura, le grida di allarme che di volta in volta venivano lanciate dal management della compagnia inglese.

Forlì, elezioni. L'elenco priorità di Confcooperative ( da "RomagnaOggi.it" del 05-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alle storture della burocrazia siano causa di grandi difficoltà per le imprese. Queste le priorità che Confcooperative - in rappresentanza a livello provinciale di circa 230 imprese operanti nei vari settori con oltre 40000 soci e oltre 11000 lavoratori - segnala ai candidati: -In generale vogliamo sensibilizzare la classe politica verso scelte che prima di essere applicate devono,

Amministrative, le priorità di Confcooperative Forlì Cesena presentate ai candidati ( da "Sestopotere.com" del 05-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alle storture della burocrazia siano causa di grandi difficoltà per le imprese. Queste le priorità che Confcooperative - in rappresentanza a livello provinciale di circa 230 imprese operanti nei vari settori con oltre 40000 soci e oltre 11000 lavoratori - segnala ai candidati: -In generale vogliamo sensibilizzare la classe politica verso scelte che prima di essere applicate devono,

Giornalista in Urss "C'erano le microspie nella mia casa a Mosca" ( da "Stampa, La" del 06-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nella sua quotidianità moscovita appesantita dalla burocrazia durante gli anni da corrispondente. Un esempio molto efficace: «Fu la mia domestica - ha raccontato - a mostrarmi dove, in casa, erano state nascoste le microspie». Come nei film. E, come nei film, c'era un alloggio un po' particolare, all'ultimo piano del palazzo dove Novazio viveva, con frequentazioni e movimenti strani:

A Palazzo Venezia, con le donne, Mussolini usava la tecnica musica e magia. Tra il '35 e il ... ( da "Unita, L'" del 06-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Un materiale troppo importante sul funzionamento della burocrazia fascista per rischiarne l'estinzione». Ida venne imprigionata a Pergine, «curata» con iniezioni di malaria nel sadico tentativo di «snebbiarle» la coscienza, screditata, messa infine in una fossa comune, nel 1937. A Benito Albino cambiarono l'affido, il nome, lo fecero espatriare in Cina e poi,

di PIERO DEGLI ANTONI MILANO IL TELEFILM Festival ha il merito, og... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 06-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dalle idee parecchio innovative che si scontra con la burocrazia (c'è anche in America, pare) medica. In questa caccia alla novità, stavolta il TF si è spinto oltre i consueti confini statunitensi. Le stesse major americane scelgono, per motivi di costi, delle location all'estero. Abbiamo così la saga indiana in costume Dharam Veer, e la balzana sit-com egiziana Coiffeur Ashwaq,

Manca la traduzione in serboriparte processo per violenza ( da "Secolo XIX, Il" del 06-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia CONDANNATO in primo grado per violenza sessuale ha visto annullare la sentenza in Appello e in Cassazione per la mancanza della traduzione del capo d'imputazione nella lingua del suo paese: il serbo. Un particolare che è risultato determinante per la bontà del processo e ora, a tre anni di distanza dall'episodio in cui è rimasta vittima una giovane donna,

IL 40 PER CENTO delle aziende agricole socie Coldiretti, che erano a controllo su... ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 06-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: in modo da non sottoporre gli imprenditori e i loro investimenti ai tempi anacronistici della burocrazia. Ricordo che gli aiuti Pac al reddito, sono un diritto delle nostre aziende, non sono un sussidio facoltativo». «Vorrei assicurare i nostri soci ha concluso Bosco che Coldiretti, a tutti i livelli, sta continuando a fare pressioni e a monitorare la situazione.

Alla Puglia la leadership solare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Burocrazia leggera e coraggio politico. In coda invece ci sono altre regioni. La Sicilia, la Calabria e la Basilicata ma perfino la Liguria annunciano sui giornali locali programmi mirati alle fonti rinnovabili, «per le quali – è il ritornello –

ROMA Renato Brunetta annuncia una spiacevole novità per gli statali, almeno per quelli più... ( da "Messaggero, Il" del 06-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: anno sui costi della burocrazia. Brunetta peraltro è il primo ad avvertire che le cifre «vanno prese con le molle». Quei risparmi «non è che le imprese se li ritrovano subito nelle loro tasche: li vedranno nel tempo». Le aziende potranno chiedere ai loro consulenti del lavoro o ai loro avvocati di ridurre le parcelle, essendo diminuiti i servizi da garantire.

In frontiera cala la burocrazia ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 06-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: protocolli di intesa fra dogane e imprese In frontiera cala la burocrazia Proprio nel periodo più difficile per l'economia,le imprese aumentano la richiesta di semplificazione e di servizi capaci di sostenere le proprie attività. A questa domanda le dogane – il braccio dell'amministrazione statale che controlla le merci in entrata e in uscita dal territorio nazionale –

Atenei di Francia in rivolta Studenti e prof contro Sarko ( da "Corriere della Sera" del 06-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dalla burocrazia alle fabbriche sta mettendo i bastoni fra le ruote ai propositi riformatori di Sarkozy. Parliamo della Sorbona, dove le domande d'iscrizione sono cadute del 25% rispetto all'anno scorso. Ma potremmo parlare di Tolone, paralizzata e al centro di una poco edificante inchiesta per traffico di diplomi a vantaggio di laureandi cinesi.

Cervia: i pescatori protestano contro l'insabbiamento del porto-canale ( da "RomagnaOggi.it" del 06-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il problema è collegato anche alla burocrazia, prima di rimuovere la sabbia che sta paralizzando il canale è necessario un permesso della Regione. I pescatori martedì hanno protestato in Comune e sono stati ricevuti dal sindaco Roberto Zoffoli, che si è impegnato per la risoluzione del problema.

Europee, Storace (La Destra): non sarà un problema superare la soglia del 4% ( da "Sestopotere.com" del 06-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ai popoli contro le burocrazie tecnocratiche e porteremo più attenzione ai diritti sociali”. E c'è fiducia nell'appuntamento del 7 giugno 2009: "Ormai i giornalisti - aggiunge Storace - non ci chiedono più se superemo la soglia di sbarramento del 4%, vogliono sapere con quale partito aderiremo (la Destra formerà gruppo unico con gli irlandesi di Libertas,

Agevolazioni pubbliche per le imprese ( da "Sicilia, La" del 06-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è il rischio di rimanere impantanato nella burocrazia e nei processi di accesso ed ottenimento del credito. Talvolta non basta la volontà e la caparbietà dei piccoli imprenditori per uscire dalla recessione, bisogna sostenerle in modo concreto. E' ormai improcrastinabile una forte azione di sostegno alle imprese nell'accesso al credito agevolato.

Sicilia, i cantieri aspettano il via ( da "Sicilia, La" del 06-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: indice contro la burocrazia. Secondo Conti, ulteriori 700-800 posti di lavoro potranno essere attivati il prossimo anno quando, a Catania, grazie all'accordo con la Sharp e la Stm, inizierà la produzione dei modernissimi pannelli fotovoltaici. La «fabbrica del sole» l'ha definita l'amministratore delegato dell'Enel che ha annunciato anche l'

Solare, Italia raggiungerà capacità 1.200-1.300 MW in 2010 ( da "Reuters Italia" del 06-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Montanino ha sottolineato che lo schema di incentivi ha attutito l'impatto della recessione economica mondiale per il settore del fotovoltaico in Italia, dove la burocrazia locale e i ritardi nella connessione alla rete sono ancora visti come i principali ostacoli. Dal 2007 ad oggi il governo ha speso circa 150 milioni di euro in nuovi incentivi per il fotovoltaico.

Cesena, Macori (Pdl) in redazione: "Via i ciottoli di fiume da piazza del Popolo" ( da "RomagnaOggi.it" del 06-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Guerra alla burocrazia, con l'aiuto dell'Università. Il carico di burocrazia che appesantisce ogni azione che un cittadino o un'impresa vogliono intraprendere è uno dei punti forti del programma di Macori: "Bisogna coinvolgere in un progetto unico alcuni giovani laureati delle nostre facoltà universitarie e chiedere loro di lavorare per eliminare le procedure inutili,

Ddl sicurezza, fiducia slitta a prossima settimana ( da "Reuters Italia" del 06-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia del Parlamento e non si è riusciti a mettere il voto in calendario prima di mercoledì prossimo", ha detto a fine giornata il capogruppo della Lega Nord a Montecitorio, Roberto Cota. Inoltre, da venerdì i partiti saranno impegnati a presentare le liste elettorali per le elezioni amministrative di giugno e una chiamata alla Camera per la fiducia non avrebbe agevolato il

Tre enti firmano un patto per aiutare chi ha bisogno ( da "Stampa, La" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: accesso è anche stato realizzato un nuovo manifesto informativo con indirizzi, orari e e-mail di ogni «centro-aiuto» per la burocrazia legata alla permanenza in Italia degli stranieri. «Tutti i servizi - sottolineano gli operatori - sono gratuiti. Spesso gli immigrati sono convinti che se si paga si ottiene di più, ma in questo campo non è così». \

La nuova class action salva anche Alitalia ( da "Stampa, La" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: aula di Palazzo Madama ha approvato alcuni articoli che semplificano la burocrazia a danno delle imprese (per fare domande ed accedere a fondi e partecipare a gare) ma anche per un adeguamento alla normativa europea delle leggi italiane in tema di certificazione, in assenza del quale alcuni prodotti made in Italy avrebbero difficoltà a essere collocati sul mercato europeo.

Lannutti Il senatore dipietrista capo dei consumatori: Così andiamo a braccetto con i truffatori ( da "Stampa, La" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: aula di Palazzo Madama ha approvato alcuni articoli che semplificano la burocrazia a danno delle imprese (per fare domande ed accedere a fondi e partecipare a gare) ma anche per un adeguamento alla normativa europea delle leggi italiane in tema di certificazione, in assenza del quale alcuni prodotti made in Italy avrebbero difficoltà a essere collocati sul mercato europeo.

Fiducia su ronde e intercettazioni Il basso baratto di governo ( da "Unita, L'" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «Colpa della burocrazia parlamentare», si sfoga il capogruppo leghista Cota. «Il governo si lascia ricattare dalla Lega», attacca Buttiglione dell'Udc. E Di Pietro: «La maggioranza si vergogna a votare questa roba e il governo si nasconde dietro la fiducia.

Vitali anticipa il verdetto: ( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: A un patto: meno burocrazia e avere accesso al credito. Continuità o discontinuità rispetto a Fabbri? A Vitali scappa un «continuità: abbiamo fatto anche le foto insieme. Sogno però di traghettare la nostra provincia in una dimensione ancora più internazionale».

L'omaggio dell'ex nemico: un grande professionista ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: decise di abbandonare Palermo in polemica accusando la burocrazia di uccidere la ricerca, i giornali gridarono allo scandalo per la «fuga di cervelli». Marcelletti, pronto, invitò a «non enfatizzare» perchè «i veri cervelli sono quelli che fanno ricerca pura». L'anno scorso toccò all'attuale parlamentare del Pd prendersi la rivincita quando iniziarono i guai giudiziari di Marcelletti.

Il voto slitta di sette giorni Bossi: c'è lo zampino di Fini ( da "Stampa, La" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Tutta colpa della burocrazia parlamentare», accusa il capogruppo leghista Cota. «La decisione di quando mettere in votazione il ddl non tocca al governo, ma al presidente della Camera», sottolinea Maroni. Ecco il punto nevralgico: Gianfranco Fini. Il Carroccio è convinto che il ritardo sia farina del sacco della terza carica dello Stato.

La Lega impone le sue leggi ( da "Manifesto, Il" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Purtroppo ci sono le regole e la burocrazia parlamentare». Il testo slitta dunue a mercoledì della priossma settima, con il voto finale previsto per giovedì. La scelta di ricorrere alla fiducia fa insorgere l'opposione che in questo modo si vede privata per l'ennesima volta della possibilità di poter discutere in aula un provvedimento.

Il mondo dopo la prima crisi globale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia indipendente secondo criteri tecnici, la politica fiscale scaturisce da processi politici dagli esiti più difficilmente prevedibili. Non si può escludere che l'espansione del ruolo dello Stato, nata per contrastare temporaneamente la crisi, duri a lungo e porti a cambiamenti significativi nella divisione dei compiti tra Stato e mercato anche nei paesi in cui tradizionalmente

ROMA Emendamento annunciato e presentato. Opposizione sul piede di guerra. Tema: la class action ch... ( da "Messaggero, Il" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: annunciato nei giorni scorsi, che toglie la proroga, dal 2010 al 2015, ai tetti antitrust sulla distribuzione del gas. A firmarlo è il presidente della Commissione Industria del Senato Cesare Cursi (Pdl). L'Eni aveva giudicato il tetto un «unicum» in Europa. Approvate infine le norme sblocca-burocrazia per le aziende. B.C.

La condanna di Roma è finita. Roma, capitale a sovranità limitata. Persino i padri... ( da "Messaggero, Il" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: prevedeva un programma pluriennale e concedeva deroghe alla capitale per non affogare nella burocrazia. Ebbene, quel Ddl non fu mai esamitato dalla Camera. L'episodio è ricordato in un libro di Fabrizia Cusani e fotografa bene lo stato d'animo di un Paese che ha caricato la sua capitale di un senso di colpa che talvolta ancora affiora.

UNA CAPITALE in cerca d'autore. Per anni - da sempre - il destino di Roma sembrava segn... ( da "Messaggero, Il" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: prevedeva un programma pluriennale e concedeva deroghe alla capitale per non affogare nella burocrazia. Ebbene, quel Ddl non fu mai esamitato dalla Camera. L'episodio è ricordato in un libro di Fabrizia Cusani e fotografa bene lo stato d'animo di un Paese che ha caricato la sua capitale di un senso di colpa che talvolta ancora affiora.

ROMA - Meno male che ci siamo imposti sul voto di fiducia. Il congresso del... ( da "Messaggero, Il" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il capogruppo leghista Roberto Cota ha dato la colpa alla «burocrazia parlamentare», dunque a Gianfranco Fini che ha preteso un esame accurato dei tre maxi-emendamenti, frutto di un sofferto accordo di maggioranza. Maroni invece ha sparato direttamente sul vertice del Pdl: «In Senato ci vogliono due settimane per approvare il ddl.

Gli artisti divisi tra libertà e tutele Celentano: mi svincolo. Povia: io no ( da "Corriere della Sera" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Dice Frankie Hi Nrg: «Compilare un modulo aggiunge burocrazia e più che un'offerta di libertà mi sembra un deterrente. Mi sembra che facciano fatica a guardare un futuro che è già qui». Per Marco Masini il discorso è prematuro. «Sarà interessante valutare il futuro, quando le canzoni si venderanno sciolte, come una volta le sigarette.

Tariffe agevolate per i redditi bassi ( da "Salute (La Repubblica)" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Senza troppa burocrazia, con un rapporto diretto tra pazienti e dentisti, l'Accordo sull'Odontoiatria sociale fra ministero della Salute, Andi (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) e Oci (Odontoiatri Cattolici Italiani) punta ai bisogni della gente, acuiti dalla crisi economica.

Clandestini, divampa lo scontro ( da "Stampaweb, La" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: le regole e la burocrazia parlamentare...». In realtà, si apprende dagli uffici della Camera, i tempi agognati dal Carroccio non erano praticabili visto che i tre maxiemendamenti, che intorno alle 16.30 di ieri Maroni annunciava come pronti, non sono ancora arrivati alla presidenza della Camera che deve vagliarli e preparare la relazione tecnica prima di sottoporli al voto dell?

Forlì: autovelox, il "no" di Alessandro Spada (PdL) ( da "RomagnaOggi.it" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: delle società partecipate ed elevati costi della burocrazia, si è giunti ad un disastrato bilancio comunale, privo della razionalizzazione degli investimenti e dell'individuazione delle priorità d'intervento. Per far fronte a questa drammatica inefficienza, e non per intraprendere una seria opera di prevenzione, il Comune di Forlì intende affidarsi all'aumento delle multe future,

Amministrative, Spada (PdL) No agli autovelox per far cassa ( da "Sestopotere.com" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: conti in rosso delle società partecipate ed elevati costi della burocrazia, si è giunti ad un disastrato bilancio comunale, privo della razionalizzazione degli investimenti e dell?individuazione delle priorità d?intervento. Per far fronte a questa drammatica inefficienza, e non per intraprendere una seria opera di prevenzione, il Comune di Forlì intende affidarsi all?

( da "Sicilia, La" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è ferma e insabbiata nelle oscure stanze della politica e della burocrazia regionale. Non c'è minima traccia di un disegno organico del governo per reagire alla crisi economica. L'assemblea regionale, a parte qualche tappa forzata per il bilancio, è diventato un bivacco inoperoso a causa della continua litigiosità.

Rete servizi Modicagestione in perdita ( da "Sicilia, La" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la struttura è stata dichiarata inagibile e, al momento, è provvisoriamente allocata all'interno del porto sotto alcuni gazebo. Infine, si attende il completamento del porto. Dal ribasso d'asta dei lavori in atto sono avanzati circa 3,5 mln di euro che però giacciono bloccati nei meandri della burocrazia. Gaetano Piccione

Un teatrinoper il Sud ( da "Sicilia, La" del 07-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di rinnovamento della rete Enel, di guerra alla burocrazia. E poi ancora: fondi europei, aiuti agli imprenditori meridionali, zone franche urbane e chi più ne ha più ne metta. Perché Scajola non ha dubbi: il governo Berlusconi ha intenzione di trasformare il Sud 'in un volano per l'economia nazionale'.

Ma Federfarma va all'attacco: La burocrazia ci danneggia ( da "Stampa, La" del 08-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: attacco: «La burocrazia ci danneggia» ROMA Quello scontrino diventerà muto, dal 1° gennaio 2010. Le proteste hanno convinto il Garante per la privacy: lo scontrino fiscale «parlante» emesso dalle farmacie (elenco dei medicinali acquistati, codice fiscale, registrato con tessera sanitaria) andrà in pensione perchè è indiscreto.

Parte un appello al ministro Scajola per il caso del maneggio di Taggia ( da "Stampa, La" del 08-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: BUROCRAZIA LA COOPERATIVA NEOPOLIS E I TROPPI OSTACOLI Parte un appello al ministro Scajola per il caso del maneggio di Taggia TAGGIA Finisce sul tavolo del ministro Claudio Scajola (Sviluppo economico) la vicenda fra la coop Neopolis, che ha in gestione il maneggio di San Martino a Taggia, e gli enti pubblici che ostacolerebbero la realizzazione di una tensostruttura destinata all'

"via libera al cemento anche dal pd" - andrea montanari ( da "Repubblica, La" del 08-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per snellire la burocrazia In un documento il consigliere Spreafico chiede di adottare tutte le misure per sostenere l´edilizia ANDREA MONTANARI Dopo le fortissime critiche del centrosinistra alle nuove norme del Pirellone che i Comuni dovranno seguire per approvare i nuovi progetti edilizi, l´assessore regionale all´Urbanistica leghista Davide Boni passa al contrattacco.

di BRUNO DALLARI RUBIERA E' STATO pensato e studiato per... ( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 08-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Misteri della burocrazia. «Forse per fare cassa sibila un suo collega ben sapendo che si rischia pur di evitare le code eterne sulla via Emilia, causa anche il semaforo che ancora esiste a Marzaglia. Qualche volta ti fermano e chiedono, con la sanzione, il pedaggio.

)PROSTITUZIONE Spettacolo indecoroso in via San Giacomo Caro Carlino,... ( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 08-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: aiuto agli onesti cittadini contro chi cerca di ostacolarli con burocrazia e cattiverie. In sostanza, ci adopereremo perché sia istituita una figura che esaminerà e perseguirà tutti quei comportamenti volti a danneggiare ingiustamente il cittadino costringendolo ad inutili ricorsi, perché nel "Comune Amico" deve nascere la figura del "Vigile Amico".

Duello rosa attorno al sindaco ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 08-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: anche perché mi permetterà di affrontare quei problemi che oggi vivo nelle vesti di semplice cittadina, di madre e di lavoratrice. Non sono una professionista delle istituzioni e neppure della burocrazia locale, pertanto ho il vantaggio di confrontarmi con la vita quotidiana in modo trasparente e diretto».

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 08-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dai palazzi della burocrazia o più semplicemente dalla vita cittadina che si è spostata altrove. Qui si possono realizzare spazi verdi, di riposo, che sono sicuramente belli, ragionevoli. Ma non si può neanche esagerare in questo senso: non si può svuotare la città trasformando quelli che erano grandi spazi di produzione e di vita in deserti.

il baraccano oggi svela il suo "teatro da camera" - francesca parisini ( da "Repubblica, La" del 08-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sarebbe dovuto seguirne un altro ma poi, si sa, i tempi della burocrazia sono quelli che sono. Tuttavia il progetto c´è, va radicato come possibilità reale». è il progetto da quattro milioni e mezzo di euro, non spiccioli, di un museo dedicato alla comunicazione - «l´unico in Italia», sostiene Guglielmi.

Farmaci, via i nomi dallo scontrino ( da "Secolo XIX, Il" del 08-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «Troppa burocrazia già rende difficile il lavoro», sostiene la presidente della Federfarma, Annarosa Racca, chiedendo certezza sui tempi delle nuove disposizioni. «Non vedo benefici da questa misura» spiega Racca a capo dell'associazione che rappresenta oltre 16 mila farmacie private.

ROMA - Se hai la prima casa distrutta o danneggiata, dall'ordinanza della prossima settim... ( da "Messaggero, Il" del 08-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Quella che crudelmente la burocrazia chiama «attività di triturazione» sarà effettuata in otto cave già scelte dalla Regione nelle vicinanze dell'Aquila. Alla «triturazione» seguirà lo smaltimento vero e proprio: operazioni talmente delicate che vengono seguite passo passo dalla Procura della Repubblica e dalla Direzione distrettuale antimafia.

Alluvione: la Cia di Alessandria incontra i parlamentari ( da "Sestopotere.com" del 08-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: evitando burocrazia e lungaggini. Ai tre deputati la Cia e le altre associazioni hanno avanzato le seguenti richieste, affinché nell'ambito del loro ruolo, intervengano presso gli organi preposti: 1) Dichiarazione immediata dello stato di calamità. 2) Applicazione della legge 102/2004, escludendo il vincolo della percentuale minima di danno della Plv,

L'EUROPA SPARITA ( da "Stampa, La" del 10-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La menzogna nazionalista delle élite è questa, secondo Beck: «Esse deplorano la burocrazia europea senza volto, ovvero il congedo dalla democrazia, e quindi partono dall'assunto totalmente irreale secondo cui ci sarebbe un ritorno all'idillio nazional-statale». Un ritorno irrealistico, anche se travestito da Realpolitik.

"un italiano su due colpito dalla crisi" - barbara ardu ( da "Repubblica, La" del 10-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Funzionerà così: ciascun consumatore, se vorrà, potrà destinare una quota dell´Iva ai Paesi poveri. Soldi che però non finiranno alle classiche organizzazioni internazionali, malate di burocrazia, ma ai governi, alle Ong e alla società civile.

Passione laica con prostituta e barbone ( da "Corriere della Sera" del 10-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia, infermieri. Mauro Avogadro fa vivere con disperata lucida impotenza la figura del padre all'obitorio davanti alla salma del figlio trans, in uno straziate allucinato lamento funebre. Michele Di Mauro è il trombonesco barbone che ha come compagno di strada il fragile Lustrini, Mariano Pirrello,

Fidimpresa, cresce il gradimento Sabatini: ( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 10-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia sulle singole operazioni di credito. Con l'aggravante che questo sistema, davvero poco virtuoso, colpisce paradossalmente di più le imprese che hanno investito in ricerca e nuovi impianti». LE IMPRESE, dunque, hanno bisogno ancora di più, in questo momento, di sentirsi un corpo unico, di appartenere a un sistema che le renda più attrezzate per fronteggiare tempi difficili.

Sparito il Dl per snellire la burocrazia nell'edilizia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Le imprese «Sparito il Dl per snellire la burocrazia nell'edilizia» C' è una parte del piano casa che, di rinvio in rinvio, appare ormai dimenticata: il decreto legge che dovrebbe accelerare i tempi degli interventi edilizie ridurre il peso della burocrazia. Il governo si era impegnato ad approvarlo entro il 10 aprile.

Prudenza con le frontiere chiuse ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: a parte i tempi della burocrazia, inserirsi nel contesto economico e sociale del paese ospite non è certo semplice. Oltretutto, la natura globale della crisi rende anche misere le prospettive di rientro. Rientrare per fare cosa? Dunque, fintanto che la crisi è percepita come temporanea, gran parte degli stranieri resteranno e altri continueranno ad arrivare.

In calo i prezzi dei pannelli ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che non vengono dal mercato: la burocrazia, che vincola gli investimenti, e gli elettrodotti, che non sono adeguati per accogliere l'energia immessa in rete dagli impianti solari», osserva Aldo Meneghelli, amministratore delegato della Sharp Italia. La giapponese Sharp, per i consumatori italiani, è l'azienda dei computer e delle calcolatrici,

Province al verde: meno fondi statali e dalle automobili ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia, insomma, si rivela la funzione più «pesante» nei bilanci e l'istruzione, uno dei compiti chiave delle Province, arriva solo al secondo posto. Il dato, secondo il linguaggio cauto della Corte, può essere «indice della necessità di avviare processi di razionalizzazione », tanto più che il calcolo pro capite dei costi burocratici provinciali conosce oscillazioni imponenti

In Italia architetti di serie B ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: In Francia la burocrazia dà certezze e la committenza pubblica è complice, è collaborativa e costruisce, facendo scuole, ospedali e così via.Qui l'architetto diventa protagonista e viene considerato un promotore di cultura e una persona in grado di generare una filiera di centinaia di milioni di euro.

Eppure stiamo andando a votare senza che si sia ancora aperto un minimo di dibattito sul ruo... ( da "Messaggero, Il" del 10-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: gli aiuti alle regioni più povere e il costo della burocrazia) è inferiore all'uno per cento del Prodotto Lordo Europeo. Invece di ragionare sui fatti e di discutere quanto e come si deve spendere e si deve decidere a livello europeo, si preferisce usare Bruxelles come caprio espiatorio per tutte le cose che non vanno nel nostro Paese.

FRA meno di un mese saremo chiamati a votare per le elezioni europee. Voteremo per il parlamento del... ( da "Messaggero, Il" del 10-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: gli aiuti alle regioni più povere e il costo della burocrazia) è inferiore all'uno per cento del Prodotto Lordo Europeo. Invece di ragionare sui fatti e di discutere quanto e come si deve spendere e si deve decidere a livello europeo, si preferisce usare Bruxelles come caprio espiatorio per tutte le cose che non vanno nel nostro Paese.

Il poker di Marco ( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 10-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 3 Il poker di Marco Torna in pista anche Filippo Berselli STOP al clientelismo e alla burocrazia che blocca tutto, via alla privatizzazione dell'aeroporto per far funzionare il nuovo Palas, via alla progressiva dismissione del «bubbone Hera», più spazio all'economia e alla società civile, invertire il rapporto tra pubblico e privato.

Bertolaso trova ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 10-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: con lo spirito di chi vuole venire incontro a una necessità assoluta per superare i tempi della burocrazia, ha pagato. Devo dire che io ero perplesso, ho sempre riluttanza a mostrare il caso di mia figlia, a farne un caso mediatico. Ma stavolta mia moglie ha avuto ragione. Per il bene di mia figlia un po' di polverone serviva. Protezione Civile e comune hanno risposto alla grande».

dall'inviato ALESSANDRO FARRUGGIA MARTINSICURO (Teramo) AL C... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 10-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: con lo spirito di chi vuole venire incontro a una necessità assoluta per superare i tempi della burocrazia, ha pagato. Devo dire che io ero perplesso, ho sempre riluttanza a mostrare il caso di mia figlia, a farne un caso mediatico. Ma stavolta mia moglie ha avuto ragione. Per il bene di mia figlia un po' di polverone serviva. Protezione Civile e comune hanno risposto alla grande».

"Più credito selettivo per uscire dalla crisi" ( da "Stampa, La" del 10-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: cioè meno burocrazia. Poi rivisitando l'impalcatura di enti che circondano l'agricoltura italiana e che rischia di trasformarsi da un sostegno in un gabbia. Bisogna fare un'analisi critica da parte di tutti sul discorso prezzo-qualità-costi, per valorizzare la produzione primaria e il reddito degli agricoltori.

Apicella è controcorrente: troppa burocrazia ( da "Stampa, La" del 11-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Apicella è controcorrente: troppa burocrazia In casa Pd lo scivolone dei rivali è stato accolto con grande ironia. I dirigenti del partito di Franceschini non fanno nemmeno finta di essere dispiaciuti per l'infortunio capitato ai rivali, e anzi sottolineano le carenze organizzative del Pdl anche in prospettiva amministrativa.

Maggio, se son rose stavolta fioriranno ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: A fronte di una ripresa ancora a macchia dileopardo,c'è però una constatazione comune a tutte le aziende: intervenire adesso sulle disfunzioni del sistema-paese per irrobustire la marcia di uscita dal tunnel. Energia, burocrazia, fisco, lavoro i capitoli su cui intervenire per poter competere, domani, ad armi pari con i concorrenti internazionali.

Eolico penalizzato dalle dispersioni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ci si mette la burocrazia, che sta allentando la presa sugli impianti eolici più di quanto faccia ( sembra strano ma è così) con le nuove linee di interconnessione alla rete. La buona volontà di Terna sembra testimoniata da piani di investimento massicci. Solo lo scorso anno sono stati mobilitati 800 milioni (il quadruplo rispetto al 2004)

Accordo sugli investimenti verdi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: a dispetto della burocrazia paralizzante di alcune Regioni, e il Gestore dei servizi elettrici (Gse) ha firmato un accordo con Invitalia per spingere la costruzione di nuove centrali alimentate da fonti "verdi" di energia. Il Gse è la holding pubblica (controllata dal ministero dell'Economia) che controlla tra l'altro la Borsa elettrica e l'

( da "Manifesto, Il" del 11-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: IL CAVALIERE CONTRO TUTTI «Troppe critiche e burocrazia, alla Ue serve un drizzone» «Dobbiamo impegnarci per dare un drizzone a questa Europa. Manca una politica di difesa comune, un esercito europeo, una politica dell'immigrazione» mentre «si fanno troppe chiacchiere e ci sono troppi portavoce sempre sulla scena».

Il sindaco di Rondanina si "scorda" degli avversari ( da "Secolo XIX, Il" del 11-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Per questo sostengo con forza che sia stata lesa la democrazia in nome della burocrazia. Una cosa senza senso, davvero. E inoltre, per quanto riguarda la mia lista, è stato comunicato anche il nome sbagliato: non è"Per Rondanina", ma "Rondanina Viva", denominazione che spiega da sé la determinazione del programma che abbiamo in mente per rilanciare il paese».

Emilia Romagna spinta dall'innovazione ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 11-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il peso della burocrazia Emilia Romagna spinta dall'innovazione C'è una parte d'Italia che ha le carte, anche "burocratiche", in regola per correre. E un'altra che invece, soprattutto per le inefficienze della Pa, ha performance da podista della domenica. Anche gli indicatori di "MisuraPa" sulla competitività delineano un Paese spaccato a metà.

Forlì: retroscena da elezioni, per chi si vuol fare due risate ( da "RomagnaOggi.it" del 11-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: quando i computer e i cd erano strumenti che si vedevano solo nei film di fantascienza e che obbliga al deposito del simbolo in forma cartacea (in triplice copia per ogni lista, quindi 12 copie al Comune di Forlì: una per il Comune e tre per le circoscrizioni). Eppure basterebbe un normale pdf. Ma la burocrazia italiana sta ancora a misurare con la squadra... Fabio Campanella

Europa, Formigoni con Fini: "Sia la patria della sussidiarità" ( da "Sestopotere.com" del 11-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Europa non può essere una burocrazia piramidale, ma una rete di soggetti in cui le persone, le identità territoriali, le associazioni, la società civile sono protagonisti dei processi democratici e decisionali. La Regione Lombardia si è affermata in questi 14 anni di governi Formigoni come la regione della sussidiarietà per antonomasia,

Cesena, Angeli (LF): "Lucchi va contro la storia del suo partito" ( da "RomagnaOggi.it" del 11-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ora comportato in maniera diametralmente opposta sia in fatto di burocrazia che di trasparenza. Apprezziamo il fatto che si prenda modello l' esperienza dell'amministrazione di centrodestra di Parma che, in appena diciotto mesi ha realizzato un servizio comunale decentrato a supporto del cittadino, una sorta di sportello polivalente che fornisce risposte in tempo reale,

Burocrazia: in Italia extracomunitari, stranieri e pensionati "lavorano" 20 giorni all'anno per risolvere pratiche ( da "Sestopotere.com" del 11-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Burocrazia: in Italia extracomunitari, stranieri e pensionati ?lavorano? 20 giorni all?anno per risolvere pratiche (11/5/2009 18:16) | (Sesto Potere) - Roma - 11 maggio 2009 - Pagamenti vari, errori o disfunzioni su internet, indicazioni sbagliate, domande di pensione, cartelle pazze, riconoscimento d?

Merci pericolose, accordo per il trasporto in sicurezza in Lombardia ( da "Sestopotere.com" del 11-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia sia per il monitoraggio delle merci pericolose. "Con la firma di questa intesa - ha detto l'assessore Maullu - si avranno maggiori certezze in ordine alla sicurezza e alla salute dei cittadini lombardi. Il documento è, infatti, rivolto anche ai sindaci che avranno il compito di informare i propri residenti sui comportamenti da tenere in caso di incidenti provocati da aziende


Articoli

Le frane circondano il centro di Cortazzone (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 03-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

NELL'ASTIGIANO. E' EMERGENZA STRADE Dalla Provincia 250 mila euro per Bubbio. Antignano case sgomberate Le frane circondano il centro di Cortazzone [FIRMA]ELISABETTA FAGNOLA CORTAZZONE Sull'Astigiano è tornato il sole, ma l'inventario di frane e strade chiuse è un vero «bollettino di guerra», come lo definisce l'assessore provinciale ai Lavori Pubblici Rosanna Valle. Proseguono i sopralluoghi dei tecnici provinciali, così come le segnalazioni dei sindaci. L'ultimo aggiornamento giovedì sera in Consiglio provinciale: l'assemblea, approvando una variazione di bilancio, ha stanziato 250 mila euro per la frana di Bubbio, girando un mutuo già esistente da 3 milioni e 400 mila euro per affrontare l'emergenza frane. Riaprono le prime strade: due nel Comune di Montiglio, la provinciale 42 per Canelli e la 50 per Calamandrana alta, una quinta a Cassinasco. Stando ai sopralluoghi di giovedì non si passa ancora per molte vie nei comuni di Villa San Secondo e Montiglio, Castagnole Monferrato, Costigliole e Calosso, sulla provinciale fra Mombercelli e Vinchio, fra Rocca d'Arazzo e Montegrosso, Incisa Scapaccino e Castelnuovo. Strade interrotte anche a Isola, Montaldo Scarampi e Agliano, San Giorgio Scarampi, Cassinasco, Rocchetta Palafea, Roccaverano, Vesime, Sessame e Monastero Bormida, senza contare le stradine comunali. C'è preoccupazione soprattutto nei piccoli comuni: «Cortazzone da novembre a oggi, dopo le copiose nevicate invernali e le piogge, è stato gravemente danneggiato nel concentrico e nelle frazioni» spiega il sindaco Simonetta Ventura. Ora ci sono 8 frane, una particolarmente estesa in centro paese: «Le segnalazioni sono state reinviate, ma non abbiamo avuto riscontri positivi, spero che vengano prese in considerazione dato che le nostre risorse sono molto limitate» aggiunge Ventura. Ad Antignano, sono tre le abitazioni inagibili, una in località Perosini, due sulla provinciale 8 per San Martino Alfieri: «Il dissesto coinvolge tutto il territorio - racconta il sindaco, Francesco Bosia - ora i privati attendono le verifiche geologiche, per due delle tre famiglie evacuate ci stiamo attivando per una soluzione di medio periodo». E pensando ai fondi necessari per il recupero, spaventano le «lungaggini» della burocrazia: «Per il consolidamento dell'area delle Rocche, avevamo chiesto un contributo in Regione, circa 400 mila euro» ricorda Bosia. Una domanda inviata nove anni e mezzo fa: «Il via libera è arrivato solo a metà aprile».

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"Gli operai in Cda sono un vantaggio per le aziende" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 03-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Intervista Il modello Detroit e il dibattito sulla partecipazione "Gli operai in Cda sono un vantaggio per le aziende" Michele Tiraboschi ROBERTO GIOVANNINI ROMA Professor Michele Tiraboschi, lei insegna diritto del lavoro a Modena, è stato collaboratore di Marco Biagi e oggi è anche consulente del ministro del Lavoro Sacconi. Come commenta il ruolo importante che i sindacati hanno nella nuova Chrysler, dopo l'intesa con la Fiat, o che potrebbero avere in caso di accordo per l'Opel? In Italia non siamo molto abituati... «In effetti nel panorama italiano non è un caso molto frequente, ma non lo è nemmeno negli Usa, dove semmai i sindacati entrano nelle aziende attraverso fondi d'investimento previdenziale o di altra natura. È comunque un modello diffuso in molti paesi; talvolta istituzionalizzato per legge, come in Germania. Ricordo però che in Parlamento si sta discutendo da qualche mese una norma sulla partecipazione». Che potrebbe subire un'accelerazione, dopo l'accordo su Chrysler. «È possibile: il tema ormai è nell'aria. Il ministro Sacconi nel Libro Verde aveva lanciato l'idea di una partecipazione, anche se non nel senso della cogestione alla tedesca. Schemi leggeri ma che cominciano ad essere discussi, almeno dagli addetti ai lavori». Certo è che i sindacati americani e canadesi avranno una presenza imponente, nell'azionariato e nel Cda di Chrysler. Una azienda italiana reggerebbe? «Non solo ce la farebbe, ma sarebbe avvantaggiata, perché un sindacato presente in Cda è un sindacato responsabilizzato, che non alimenta conflitto e antagonismo, ma che capisce che è nel suo interesse che l'impresa faccia scelte di lungo periodo, che sia sana e solida. Del resto, la nostra Costituzione all'art. 46 - inattuato - rinvia a leggi per prevedere le forme di partecipazione dei lavoratori anche alla gestione dell'imprese». Ipotizziamo un'intesa tra Fiat e Opel. Sarebbe la stessa logica del caso Chrysler? «Sì; la differenza è che in Germania la presenza dei sindacati nei Cda è tradizionale, in Italia o negli Usa no. In Germania c'è una cultura e un atteggiamento del sindacato favorevole...» Eppure il sindacato tedesco è partecipativo e responsabile, ma quando contratta fa richieste «toste» e non si fa grandi problemi a scioperare... «Il caso tedesco dimostra che la cogestione o la partecipazione non sono l'antitesi del conflitto: ci può essere collaborazione anche in sistemi che riconoscono il conflitto. Nel sistema tedesco sono i lavoratori che eleggono i rappresentanti del Consiglio di amministrazione o del consiglio di sorveglianza». In Italia però le esperienze di presenza sindacale «forte» nella gestione sono quasi sempre negative, basti pensare alla vicenda Alitalia. «Era un caso molto particolare. Ma se in Italia il sindacato è espressione tendenzialmente di una cultura antagonista conflittuale, i segnali più recenti - la tensione tra Cisl-Uil e la Cgil - riguarda proprio la natura e il ruolo del sindacato. Cisl e Uil spingono per la democrazia e la partecipazione». Però un conto è la partecipazione dei lavoratori, un conto dare la gestione a burocrazie sindacali autonominate. È per questo che la Confindustria di Emma Marcegaglia sembra poco interessata alla partecipazione? «Se nei Consigli ci sono personalità che non hanno competenza ed esperienza di gestione, è chiaro che sono guai. È un processo lungo, ma che può trovare spunti importanti dall'esperienza Fiat-Chrysler. Significativa perché nasce in un contesto dove non c'è una filosofia della partecipazione, e dimostra che un sindacato può giocare un ruolo decisivo in una situazione disperata».

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l'arte assediata dalla spazzatura "salvate la loggia di piazza banchi" - marco preve (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 03-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XV - Genova L´arte assediata dalla spazzatura "Salvate la Loggia di piazza Banchi" I locali in abbandono ora riacquistati dal Comune, potrebbero essere destinati a un Urban Center MARCO PREVE Trasformata in discarica abusiva d´arte moderna, con i locali di servizio pieni di immondizia e i pavimenti allagati da inquietanti infiltrazioni nei muri, la Loggia della Mercanzia di piazza Banchi è al centro di un acceso dibattito che riguarda sia le sue attuali condizioni, sia la sua futura destinazione. E che registra la preoccupazione di un gruppo di cittadini circa una possibile privatizzazione dello storico edificio realizzato alla fine del 1500. Il Comune, attraverso l´assessore Mario Margini, annuncia di voler individuare al più presto una soluzione che tenga anche conto «della fruizione pubblica» del luogo. A sostegno di queste dichiarazioni c´è un retroscena curioso, uno "scivolone" della burocrazia. I locali di servizio della Loggia, infatti, quelli direttamente aperti sullo spazio usato per convegni ed esposizioni, erano stati venduti ai privati a causa di una clamorosa "distrazione". Pur essendo asserviti alla Loggia, facevano parte del palazzo adiacente di proprietà della Asl 3. Quando la Regione vendette in blocco i suoi immobili a Fintecna, nessuno si accorse che ci erano finite anche le stanze della Loggia. «Il Comune le ha appena riacquistate - conferma l´assessore Margini -, stiamo per firmare l´atto, e risolto questo intoppo si potrà pensare a una soluzione che consenta anche di intervenire sul degrado. Credo che l´idea di installarvi un Urban Center resti quella prioritaria, visto che esistono anche finanziamenti regionali. Certo troveremo una soluzione condivisa anche con quelle realtà di associazioni, penso in particolare alla Biologgia, e cittadini interessati alla valenza pubblica della struttura». Quanto alle voci di un possibile affidamento alla Porto Antico, Bruno Giontoni, presidente della società controllata da Comune, Camera di commercio e Autorità Portuale, è categorico: «Ho letto le indiscrezioni ma nessuno ci ha mai comunicato nulla in merito». Intanto le condizioni dei locali di servizio sono di totale incuria. Pavimenti allagati con l´acqua che lambisce anche lo spazio espositivo ed è arginata con fogli di giornale, masserizie, veri e propri cumuli di spazzatura e poi quella montagna di 500 copertoni, ereditati da un artista statunitense, Allan Kaprow, che nel gennaio 2008 organizzò una mostra. L´happening di modern art si chiamava "environment" che, inglese, vuole anche dire "ambiente". Decisamente beffardo, visto che, finita la performance, Kaprow è tornato negli Usa, ma i suoi pneumatici sono rimasti, accumulati in una stanza, nel più classico stoccaggio abusivo di rifiuti speciali, poiché la gomma non è biodegradabile e in caso di incendio (eventualità assolutamente plausibile visto il contesto di abbandono) una quantità del genere creerebbe una enorme nuvola tossica. «La Loggia dovrebbe essere uno dei punti di qualità della Genova turistica - attacca Aldo Siri, presidente di centro-destra del Municipio Centro Est- e invece è in condizioni vergognose. Non dovrebbe essere sacrificato l´utilizzo pubblico ma bisognerebbe pensare a qualche forma di presenza, ad esempio un piccolo bar che garantisca anche il minimo della manutenzione». Non la pensano così i residenti riuniti nell´associazione "Osservatorio centro storico". «La Loggia di Banchi, a sensi del codice civile, è un bene demaniale, quindi incommerciabile, che non può essere sottratto all´uso pubblico. Che vuol dire uso comune di un bene di tutti senza fini di lucro per alcuno. I cittadini devono poter usare la Loggia di Banchi, che è una piazza coperta come ve ne sono tante in Italia e nel mondo».

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esplode camera iperbarica, bimbo in fin di vita - conchita sannino (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 03-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 4 - Cronaca Esplode camera iperbarica, bimbo in fin di vita Florida, morta la nonna: erano partiti da Caserta per curare il piccolo negli Usa Francesco, 4 anni, era all´estero da novembre: le sedute per poter camminare CONCHITA SANNINO dal nostro inviato san felice a cancello (Caserta) - Il fuoco divampa intorno al loro abbraccio. Un´esplosione, e due corpi disarmati diventano torce umane. Le fiamme avvolgono un bambino di quattro anni e sua nonna di sessantadue, mentre sono distesi in un lettino iperbarico, dall´altro lato del mondo. Lei muore dopo pochi minuti, lui è in gravissime condizioni. L´incidente avviene infatti in un centro clinico per terapie sperimentali a base di ossigeno puro, in Florida, Fort Lauderdale, Stati Uniti: a undici ore di volo dal loro paesino della provincia casertana, San Felice a Cancello. La tragedia travolge il padre del bambino, Luigi, che aveva appena lasciato Fort Lauderdale dopo aver temporaneamente affidato il suo primogenito alle cure della suocera, per tornare in Italia e sorridere alla nascita del suo secondo figlio, nato appena da pochi giorni. Invece, appena atterrato ad Atlanta, la notizia dell´incendio. Per l´anziana Vincenza Pesce non c´è niente da fare: l´esplosione la uccide sul colpo. Il piccolo Francesco, invece, sta lottando contro lesioni gravissime. Il bimbo viene sottratto al rogo quando è già molto tardi, ci sono ustioni sul 90 per cento del suo corpo, e anche se un rene da ieri ha ripreso a funzionare, la prognosi resta riservata e il suo quadro clinico compromesso. Eppure. Il sogno sembrava così vicino, ormai. Non importa che avessero attraversato l´oceano. Il sogno di due genitori, Luigi e Katia, lavoratori precari di San Felice a Cancello, era vedere il loro piccolo Francesco, affetto da tetraparesi spastica, fin dal momento del parto, fare due metri di passeggiata. Sì, vederlo camminare per otto passi, com´era successo appena qualche giorno fa. Otto passi di fila, da solo, senza ripiegarsi o cadere, grazie alla terapia in camera iperbarica somministrata all´Ocean Hyperbaric Center di Lauderdale by the Sea. Francesco era arrivato sulla costa est degli Stati Uniti, a pochi chilometri da Miami, dal 22 novembre scorso. C´era voluta la straordinaria determinazione della sua famiglia, la generosità del paese e di una folta comunità raccoltasi intorno al sito web dedicato al bambino, con il sindaco di San Felice in testa, per riuscirsi. E nella battaglia era intervenuta persino una lettera, sensibile e sollecita, da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, affinché la burocrazia degli uffici sanitari locali fornisse «in tempi brevi» tutte le autorizzazioni e consentisse questo viaggio della speranza verso una terapia sperimentale che, proprio con un altro bambino campano, sofferente degli stessi gravi ritardi, aveva portato a inimmaginabili progressi. Francesco aveva trascorso a dicembre il suo primo Natale estivo, con l´alberello sul mare. E, ormai da cinque mesi, ogni mattina lo aspettavano sei dure ore di lavoro, tra terapia, giochi di manualità e camera iperbarica. Da quando aveva preso l´abitudine ad infilarsi in quella lunga capsula con uno dei genitori o con la nonna Vincenza - raccontano ora le zie, qui in paese - mentre la sua piccola testa spuntava dall´oblò di cristallo lui si sentiva un astronauta provetto, si immaginava come un piccolo viaggiatore nello spazio, mentre la realtà lo teneva inchiodato a una macchina che sparava ossigeno al cento per cento, chiuso ermeticamente da una potente maniglia. Fino a quando, le fiamme non lo hanno avvolto. Lui e nonna Vincenza, così vicini al sogno. Coltivato da un´unica grande famiglia.

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(sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 03/05/2009 - pag: 5 «E adesso Opel, partner ideale di una grande Fiat» Il presidente: con Chrysler occasione irripetibile ma sappiamo che ora inizia il lavoro duro MILANO E adesso Berlino? «Sarebbe la chiusura del cerchio». Molto oltre non vuole andare, Luca Cordero di Montezemolo. Il dossier è aperto, Sergio Marchionne è al lavoro, è l'amministratore delegato che dopo aver convinto Barack Obama su Chrysler ora tenta il raddoppio con Angela Merkel su Opel. E in Germania le barricate sono già state alzate, la Fiat un po' di paura - anche - la fa, dunque «lasciamo che Sergio si muova come sa». Ovviamente però conferma, il presidente del Lingotto, che la casa tedesca «sarebbe per noi una straordinaria opportunità, sarebbero i nostri partner ideali, nascerebbe un gruppo molto forte». Neanche il tempo di festeggiare Detroit, avvocato? Non è un po' troppo? «È una necessità. Guardate: in Fiat noi, tutti, proviamo orgoglio e soddisfazione per l'operazione Chrysler e per le parole del presidente degli Stati Uniti. A me, come presidente del Lingotto, lasci aggiungere l'enorme gratitudine per un management che ha sempre mantenuto le promesse fatte, si trattasse di risultati o di strategie. Però il nostro primo sentimento è l'umiltà. Umiltà e una grande determinazione. Da un mese, da quando Obama ha parlato per la prima volta di noi, siamo sotto la lente del mondo. Lo sappiamo e sappiamo soprattutto che è un'impresa molto difficile, da far tremare i polsi. L'affrontiamo con entusiasmo, ma raddoppiando impegno e lavoro per rafforzare Fiat e risanare Chrysler. È un'occasione irripetibile, ma il lavoro duro inizia adesso». Avrete brindato, però. Sei anni fa la Fiat andava con il cappello in mano ad Arcore, Paolo Fresco e Gabriele Galateri costretti all'umiliazione. Oggi vi chiama la Casa Bianca. A salvare l'auto americana. «Dico sempre che bisogna guardare avanti. Però sì, qualche volta è giusto anche ricordare da dove si è partiti. E io ricordo molto bene i primi giorni a Torino. Il giovedì mattina ero diventato presidente di Confindu-- stria, la sera morì Umberto Agnelli. Sergio e io ci siamo conosciuti grazie a lui: era stato lui a volerci in consiglio. E il giorno dopo il suo funerale ci siamo ritrovati Sergio a gestire l'azienda, io alla presidenza. Sui giornali del mondo la Fiat era data per fallita ». In effetti lo era. «Le prime notti non ci abbiamo dormito». E oggi? L'ha detto lei: già Chrysler fa tremare i polsi... «Ma oggi partiamo dal lavoro enorme fatto dal management. È con questo che ci siamo creati un punto fondamentale che, se vuole, è il nostro plus: la credibilità. Ed è la credibilità che ha fatto sì che il presidente Obama dicesse di noi quel che ha detto». È anche però, forse non a caso, un' operazione fatta fuori dal capitalismo di relazione o dei salotti. «Ma è un'operazione-Paese. Ed è, credo, un orgoglio anche per l'Italia e la sua industria. Gli uomini e le donne della Fiat in questi anni hanno lavorato tornando a occuparsi di auto, fuori dalle stanze della politica. È così che siamo tornati a essere un po' un 'ritratto di famiglia' dell'impresa italiana: impresa familiare, privata, grande o piccola non importa, che va per il mondo, raccoglie le sfide, si mette in gioco con i propri prodotti e nient' altro. Al di là dei discorsi sul primo o sul quarto capitalismo, è questa l'Italia delle mille eccellenze. Il manifatturiero è uno dei suoi pilastri, e l'orgoglio è anche una Fiat che traina, con sé, un intero sistema industriale grazie al lavoro duro, di squadra, di tutti: da Sergio Marchionne all'ultimo operaio ». Gli operai, oggi, in America li avrete come soci. Insieme a due governi. Un inedito rapporto pubblico-privato: si potrebbe replicare, in Italia? «Sono due Paesi, due culture, due situazioni totalmente diverse. Io ho sempre sostenuto la necessità di un forte coinvolgimento dei dipendenti nei risultati delle aziende. Ma la proprietà è un'altra cosa». Vale anche per eventuali soci pubblici? «Ho detto prima che il risanamento è stato possibile grazie al gioco di squadra. Nel quale metto le banche, senza il cui appoggio non ce l'avremmo fatta. Ci metto, oggi, gli incentivi al settore che il governo italiano, come tutti gli altri, ha varato per contrastare una crisi mondiale senza precedenti. Ma il punto fermo resta uno: l'aver sentito sempre gli azionisti, prima Ifi-Ifil con Gianluigi Gabetti e ora Exor con John Elkann, dietro di noi. Hanno rischiato, ci hanno creduto e continuano a crederci». Dicono però che una parte della famiglia Agnelli sia, ora, preoccupata: giusto orgoglio, ma timori per il peso che sta assumendo l'auto. Che patisce la crisi meno di altri, sì, però i debiti sono 6 miliardi e gli unici utili si vedono da Ferrari e Maserati. «Intanto, Fiat non è solo auto. È camion, trattori, altro ancora. Dopodiché: se guardo agli ultimi due mesi, stiamo reagendo bene alla crisi. In marzo siamo diventati il terzo gruppo più venduto in Germania, e non era mai accaduto. Siamo cresciuti molto in altri Paesi, come la Francia, e abbiamo superato il 9% di quota in Europa. Sulle alleanze, il nostro è un disegno con obiettivi a medio termine. Azionisti preoccupati, dice? Io ho visto grande soddisfazione e grande appoggio. È chiaro che ogni volta che fai un'operazione importante assumi dei rischi. Ma è cambiato tutto, nel mondo. La Fiat da sola forse poteva sopravvivere, certo non essere protagonista. Aver anticipato il cambiamento, aver dato il via ai giochi che comunque scompagineranno gli assetti dell'auto mondiale avrà effetti positivi. Con Chrysler oggi. E con qualcos'altro, spero, nei prossimi mesi». Se non andasse Opel? Potrebbero essere le attività sudamericane di Gm? O un ritorno su Peugeot? E comunque: si aspettava lo sbarramento tedesco? «Piano, lasciamo lavorare Sergio. Quel che posso dire è che noi perseguiamo coerentemente una strategia. E poi vediamo. Sappiamo quali sono le nostre carte: ce le giocheremo». Che cosa direbbe Giovanni Agnelli del tutto e di Chrysler? «Lui raccontava sempre che quando il nonno, il fondatore, mandò i primi tecnici negli Usa la raccomandazione fu: non cambiate niente, copiate e basta...». Ora saranno loro a copiare noi, quindi... «Quindi gli Usa, che sono sempre stati il link dell'Avvocato, sarebbero oggi per lui il sogno che si avvera. L'accordo Chrysler ci apre per la prima volta il più grande mercato di consumo del mondo. Perfetto, spero, per i prodotti che abbiamo: abbiamo lavorato su tecnologia e motori 'puliti', ma non abbiamo trascurato il design. Un'auto come la 500 può essere un' icona anche negli Usa». Con la squadra come farete? Snella e vincente: ma ora basterà? «Panchina corta, vuol dire? Sappiamo valore e potenzialità di tante persone che ancora non vedete in campo: ne abbiamo molte, pronte ad assumersi responsabilità di primo piano». Nell'euforia del momento storico abbiamo tutti un po' perso di vista le difficoltà qui. La crisi è tutt'altro che passata, la cassa integrazione c'è ancora, il sindacato chiede garanzie per gli stabilimenti italiani. «Senza scivolare nel romanticismo, ricordo che Fiat sta per Fabbrica Italiana Automobili Torino. Nemmeno per un secondo abbandoneremo l'impegno verso Torino, l'Italia, i nostri dipendenti. Non siamo diventati americani: il contrario. Bisogna però riconoscere la realtà del momento. Ci sono nodi strutturali che, anche a causa della caduta della domanda, dobbiamo affrontare in modo responsabile insieme al governo e ai sindacati. Poi, non dimentichiamo l'Europa: la Ue si giocherebbe la propria credibilità se assecondasse nazionalismi superati quando, in palio, c'è il futuro di un settore fondamentale come l'auto». Pensa anche lei che, comunque, il peggio della crisi l'abbiamo già visto, che il fondo sia già stato toccato? «Sarei molto prudente: rischiamo di alimentare facili ottimismi. Credo che sia rallentata la velocità della discesa, che i primi segnali di risalita ci siano. Ma dobbiamo fare ancora molta attenzione». L'Italia ha fatto quel che doveva? «Ci sono questioni che, mi rendo conto, è più facile affrontare dalla tribuna che non dal campo. Ma restano nodi che sono il frutto di decenni di non scelte: il taglio delle spese improduttive, la burocrazia, le pensioni, la sanità. E dobbiamo stare più che mai attenti a che non aumentino i tanti divari. Ricchi e poveri. Nord e Sud. Sarebbe bello se dalle imprese l'intero Paese imparasse il gusto del cambiamento e la voglia di anticiparlo». Curiosità: con Marchionne, nei giorni caldi di Washington, anche lei parlava via sms? «Sì. Ma io usavo dieci parole, lui mi rispondeva con una. Io mi firmo Luca, lui 'S.'. Lo stile di uno che per portarci Chrysler non ha dormito per un mese». L'ha convinto a farsi almeno questo weekend? «Ci ho rinunciato: sono partite perse ». Raffaella Polato

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di ANTONIO LECCI CORREGGIO SONO ORMAI ... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 03-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

CORREGGIO GUASTALLA E BASSA pag. 14 di ANTONIO LECCI CORREGGIO SONO ORMAI ... di ANTONIO LECCI CORREGGIO SONO ORMAI diverse le realtà reggiane in cui le maggiori espressioni politiche si ritrovano divise all'interno delle stesse sezioni comunali. E come a Reggio si trovano di fronte, come candidati, il sindaco in carica ed il suo predecessore, così a Brescello ci sono divisioni all'interno del Pdl ed a Guastalla non mancano le divisioni nel Centrosinistra, con liste di simile pensiero che si ritrovano su fronti diversi. E pure a Correggio si nota una divisione, che rischia di far nascere all'interno del Centrodestra una lista civica separata da quella proposta da Pdl e Lega nord. Nei giorni scorsi, un gruppo di attivisti del Centrodestra aveva annunciato la candidatura di Andrea Nanetti (proveniente dall'esperienza di Alleanza nazionale) come candidato sindaco a Correggio. Immediata la smentita da parte di uno dei coordinatori del Pdl della Bassa, Roberta Rigon (candidato sindaco a Fabbrico), che aveva rinviato ad alcuni giorni l'ufficializzazione della scelta. E, in effetti, ora è arrivato il responso: il candidato sindaco del Pdl è Gianluca Nicolini, che arriva dalla lista civica «Nuova Correggio» e consigliere comunale in carica in quest'ultima legislatura. E Nanetti? «Stiamo facendo di tutto per arrivare alle elezioni di giugno con un Centrodestra compatto commenta Roberta Rigon e puntiamo ad una massima valorizzazione di Andrea Nanetti, anche come capolista. Ma il candidato sindaco resta Nicolini». Ed il «mancato candidato» cosa ne pensa? «La proposta sulla mia persona spiega Nanetti era stata avanzata nei giorni scorsi da un gruppo di sostenitori del Centrodestra correggese anche per sollecitare una decisione finale. Correggio è un comune di grosse dimensioni e non si possono prendere decisioni all'ultimo momento, proprio alla scadenza della presentazione delle liste. Finora ho notato troppa burocrazia e lungaggini nel nostro movimento. E' chiaro che per avere successo al voto occorre presentarsi uniti. Ma ora sto valutando le proposte formulate del Pdl e non posso affatto escludere, al momento, di potermi staccare, formando una lista civica con una mia candidatura a sindaco».

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(sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 03-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

MODENA PRIMO PIANO pag. 4 «Incubo burocrazia per gli stranieri» CONSULENZE LA GIOVANE COOPERATIVA STUDENTALLOPERA' LA SOLIDARIETÀ non ha vincoli. Non si fa solo a casa degli altri. Per questo un gruppo di ragazzi africani che frequenta l'università di Modena e Reggio Emilia ha deciso di mettere la propria esperienza personale a disposizione di tutti gli altri studenti extracomunitari che vivono e lavorano sotto la Ghirlandina. «Abbiamo fondato una cooperativa racconta Immer Yanou (nella foto) studente a Ingegneria che si chiama Studentallopera'. Con il nostro lavoro cerchiamo di incoraggiare, all'interno dell'università, le idee imprenditoriali che hanno come protagonisti i neolaureati di origine straniera, e di promuovere la conoscenza della nostra cultura di origine. Allo stesso tempo ci impegnamo affinché i nuovi studenti che arrivano qui, e che spesso si sentono spaesati, non soffrano troppo sotto il peso della burocrazia, che anche fra i banchi si fa sentire. Se il permesso di soggiorno di uno studente scade, ad esempio, viene sospesa anche la sua frequenza all'università. Per questo cerchiamo di aiutarlo con tutte le pratiche necessarie». Image: 20090503/foto/7645.jpg

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Berlusconi: mi spiace per i miei figli ma stavolta è finita (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 04-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Mario Calabresi Intervista al premier dopo la richiesta di divorzio della moglie Ho tenuto insieme una situazione difficile, ma ora non si può più andare avanti Non voglio dire nulla di male su di lei Quello che accade tra di noi fa parte di una storia privata Berlusconi: mi spiace per i miei figli ma stavolta è finita Queste sono cose private, privatissime, che non dovrebbero finire sui giornali». Silvio Berlusconi è furioso, è l'una di domenica mattina ed è appena entrato in casa a Villa San Martino ad Arcore, la televisione è accesa ad alto volume e i telegiornali parlano della richiesta di divorzio avanzata da sua moglie Veronica Lario. Risponde al telefono ma il suo umore è cupo, fatica a nascondere il fastidio verso i quotidiani: «Avete dato tanto spazio ad una vicenda privata piena di falsità. Avete preso le parole della signora, le avete amplificate senza contraddittorio e a me neppure la possibilità di spiegarmi». Ma la storia è vera, la signora Berlusconi si prepara a chiedere questa settimana la separazione dal marito e anche il presidente del Consiglio ammette di aver già mobilitato i suoi legali, questa volta nessuno dei due sembra più intenzionato a tentare di salvare il matrimonio. «Sono preoccupato e dispiaciuto - sottolinea Berlusconi -, avevo tenuto insieme una situazione difficile per amore dei figli, ma adesso è finita, non vedo più le condizioni per andare avanti. E' una storia che doveva rimanere in casa, non riesco a farmene una ragione che sia finita sui giornali». Soprattutto non riesce a farsi una ragione del fatto che la moglie e l'opinione pubblica abbiano potuto credere che volesse riempire le liste elettorali per le elezioni europee di «veline» e che si sia insinuato di suoi rapporti con una minorenne. Parte a raccontare, per venti minuti parla senza quasi prendere fiato, e la sua rabbia gira tutta intorno alla vicenda di Noemi Letizia e della sua festa dei 18 anni a Casoria. La parola «minorenne», pronunciata dalla moglie, è quella che per Berlusconi rende impossibile qualunque riconciliazione: «Io frequenterei, come ha detto la signora, delle diciassettenni. E' una cosa che non posso sopportare. Io sono amico del padre: punto e basta. Lo giuro. La cosa mi sembrava talmente chiara e limpida che pensavo fosse impossibile che ci si potesse costruire sopra un tale castello di menzogne. Suo padre, che conoscevo da tempo, mi ha telefonato per chiedermi se lasciavo fuori Martusciello dalle liste per le Europee, io gli ho spiegato che avrei cercato di mettere sia l'ex questore Malvano sia Martusciello e che stavo arrivando a Napoli per dare una spinta ai contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati dalla burocrazia. A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: "Stai venendo a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi, perché non vieni per un brindisi, lo facciamo in un locale che è poco distante dall'aeroporto. Ti prego vieni, sarebbe il più bel regalo della mia vita". Così ci sono andato e ho fatto foto con tutti: parenti, amici, cuochi, camerieri. Adesso ho chiesto che le si diffonda per dimostrare che non era una cosa nascosta e per intimi, ma una festa piena di gente e sotto gli occhi di tutti. C'era la polizia, il questore, se ci fosse stato sotto qualcosa di non chiaro o di poco pulito figuriamoci se ci sarei andato. Poi sono andato in albergo e ho fatto una passeggiata con il presidente del Napoli che quella sera aveva battuto l'Inter». Al ricordo della sconfitta dell'Inter per un secondo ritrova il buon umore, ma poi ritorna al suo sfogo: «Questa storia della festa però è stata scritta in maniera distorta e allusiva e mia moglie è cascata nel tranello come un'ingenua. Ma non voglio dire nulla di male di lei, tutto quello che sta succedendo tra di noi fa parte di una vicenda privata e personale». Gli chiedo cosa prova di fronte alla fine del suo secondo matrimonio: «E' una cosa che mi addolora molto e che deve restare privata, non voglio aggiungere altre parole, non voglio causare dolore ai nostri figli». Resta un momento in silenzio, poi torna all'attacco: «La storia delle veline è un'altra macchinazione, una polemica costruita sul nulla che ci ha costretto a tirare fuori tre donne dalle liste». Però anche all'interno del Popolo della Libertà si erano alzate voci contrarie a questa infornata di donne con una caratteristica comune: essere giovani e particolarmente appariscenti. «Tutti dicono che vogliono rinnovare la classe politica, fare spazio ai giovani e alle donne, poi se lo faccio io allora la cosa deve essere torbida. E se guardiamo alle donne che ho portato in politica troviamo persone come la Prestigiacomo, la Bertolini, la Carfagna, la Gelmini, che sono indiscutibilmente bravissime». E le tre messe nelle liste? «Una si chiama Licia Ronzulli, fa la manager in un ospedale di Milano, si occupa della gestione delle sale operatorie e fa anche attività di volontariato: due volte l'anno va in Bangladesh dove mettono in piedi delle strutture per operare bambini che hanno malformazioni. Poi c'è Lara Comi che è stata capo del nostro movimento giovanile in Lombardia, è una ragazza bravissima e laureatissima. Lavora da quello dei giocattoli, da Preziosi, che anzi è dispiaciuto che gliela porto via. Non mi sembra proprio che siano "veline"». E Barbara Matera? «Me l'ha presentata Gianni Letta, dandomi le migliori garanzie. E' di una famiglia buonissima e secondo le accuse ha la colpa di aver fatto l'annunciatrice, come le "signorine buonasera di tanti anni fa", non ha mai sgambettato mezza nuda da nessuna parte, non è una "velina". Ma dove sono le veline? Dove le hanno viste?». Beh, quelle che avete tirato fuori dalle liste: «Sì, una ha lavorato cinque anni all'Onu e parla cinque lingue, la seconda era figlia di un tipografo di Avellino che ha sempre aiutato i nostri ed eravamo felici di darle un'occasione; la terza, Cristina Ravot, è una professoressa di musica e canta, è una che ha del talento ed era l'unica che avevamo per la Sardegna, era un candidato presentabile e mi dispiace proprio che alla fine sia rimasta fuori». Provo a fargli un'altra domanda ma Berlusconi non riesce a smettere di parlare, la questione per un momento non è più privata ma diventa politica: «Io sono felice di candidare le donne, perché sono più serie: in Parlamento hanno il 98,8 per cento di presenze, al Parlamento europeo ci sono deputati che non vanno mai, che hanno meno del trenta per cento delle presenze. Nelle nostre liste ci sono fior di professori, manager e imprenditori, mentre nel Partito democratico il novanta per cento dei candidati sono funzionari di partito, molti ancora del vecchio Pci. La stessa cosa vale per le Europee: mettono in lista degli ottantenni, ma se li immagina che vanno avanti e indietro con Bruxelles e Strasburgo, dove non c'è neppure un volo di linea. E poi mi dicono che candido le veline e questo mi indigna». Appena si è svegliato a Roma ha letto i giornali: «Sono andato fuori dai gangheri, indignato per la falsità delle veline e della minorenne, le insinuazioni su una mia frequentazione con una diciassettenne non si possono leggere. E poi come si può pensare che uno vada a casa di una famiglia se c'è qualcosa di sordido dietro, ma pensano che io sia pazzo?». E adesso cosa succederà? «Andrò per avvocati anch'io, ho già dato il mandato di prendere in mano la situazione. A dire la verità ci sarebbero persino gli estremi di una querela per diffamazione ma è meglio lasciar stare». E' preoccupato per i sondaggi e per le Europee? «No, i sondaggi non sembrano interessarsi di queste questioni private, sono preoccupato per i miei figli, per Barbara che aspetta un bambino, per quello che dovranno passare e per quello che hanno dovuto leggere e sentire in questi giorni. Era meglio tenerli fuori, fare una cosa pulita e silenziosa. Non riesco a farmene una ragione». CONTINUA A PAGINA 2

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Donne in cammino col cappio al collo (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 04-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

PENA DI MORTE Donne in cammino col cappio al collo La giovane 22enne era stata condannata per un omicidio che avrebbe commesso quando era minorenne. Un giudice aveva ordinato la revisione del caso. Ma un altro ha dato il via al patibolo. Senza nemmeno chiamare l'avvocato. I genitori informati da una telefonata della figlia pochi minuti prima dell'esecuzione Le detenute del braccio della morte di Tehran si raccontano in un documentario. Parla la regista Marina Forti Tutto ruota attorno alla storia di una giovane donna condannata a morte. E di altre come lei, detenute in attesa dell'esecuzione della sentenza. Niente fiction, è un documentario quello che Mahvas Sheikholeslami, regista iraniana, ha girato nel carcere di Evin a Tehran. È il carcere noto per aver «ospitato» generazioni di detenuti politici fin dai tempi dello Shah, dissidenti, giornalisti, più di recente blogger - in queste settimane anche la giornalista american-iraniana Roxane Saberi. Ma poi ci sono i detenuti e detenute «comuni», e molto meno si sa e si parla di loro: chi, perché, quanto sia tutelato il loro «comune» diritto alla difesa (un'organizzazione per la tutela del detenuti comuni, fondata un paio d'anni fa dal giornalista e dissidente Emadeddin Baghi, ha vita perfino più difficile della nota organizzazione per i diritti umani di Shirin Ebadi - lui stesso, Baghi, è stato a lungo incarcerato negli ultimi due anni). «Insomma: un giorno - era circa nove anni fa - ho letto su un giornale il caso di una donna, Fakhteh, che era stata condannata per aver ucciso un uomo, un agente della polizia segreta», racconta Mahvaz Sheikholeslami, che abbiamo incontrato di recente in Italia (era ospite della rassegna Calendidonna di Udine, dedicata all'Iran). «Da quello che diceva il giornale sembrava chiaro che aveva ucciso per difendersi, e mi sembrava assurdo che l'avessero condannata a morte». Così è scattato qualcosa per Sheikholeslami: «Sono andata a cercare la sua avvocata, ho cercato di capire megio le circostanze e la storia di Fakhteh. Era un gruppo di avvocate, e più mi rendevo conto del loro lavoro più ero entusiasta di loro. Dopo 5 anni che seguivo il caso ho avuto il permesso di entrare i tribunale ad assistere a un processo. È allora che ho pensato al documentario. Dovevo entrare in quel carcere, volevo conoscere la storia di quella donna ». Al documentario come «genere» Sheikholeslami è approdata relativamente tardi, la sua carriera era già consolidata nel cinema: aveva fatto la scuola di belle arti appena prima della Rivoluzione islamica, ha continuato a studiare alla London Film School, dal 1975 è stata una producer con alcuni dei migliori registi. Poi a metà degli anni '90 ha deciso di lavorare da sola: «volevo indagare la realtà», fare documentari. Riuscire a entrare a Evin ha richiesto ben 6 mesi di burocrazia, spiega, ma poi ha ottenuto tutti i permessi. «Alla fine sono entrata, con la mia telecamera. Il primo giorno è stato forse il più importante. È stato uno shock. In trent'anni di cinema pensavo di saper come fare, di aver visto tutto, ma non era vero». Come intervistare delle condannate a morte? «All'inizio non mi volevano neppure parlare. Molte avevano sentito promesse di aiuto che poi non erano state mantenute, e nella loro diffidenza c'era un implicito "perché vuoi sapere?". Insomma, il primo giorno non ho neppure acceso la telecamera, abbiamo solo parlato. Di lei, di me, di tutto. Il secondo giorno erano in parecchie a voler parlare con me. Avevo detto chiaro che non avevo nulla da promettere, non ero là per fare interrogatori né per giudicare nessuno: solo sapere la loro storia, perché erano là in attesa di quella sentenza. E alla fine si sono fidate». Così è nato il documentario che Sheikholeslami ha terminato nel 2005 dcopo averci messo tutti i risparmi. L'ha intitolato «Articolo 61»: è un riferimento all'articolo numero 61 del codice penale della Repubblica islamica dell'Iran, che recita così: «Se, nel difendere la propria vita, onore, castità, proprietà o libertà da una aggressione immediata o imminente, uno commette un'azione che è reato ... non sarà perseguito né punito». La legittima difesa sarebbe stato il caso di Fakhteh, che davanti alla telecamera racconta come si è trovata imprigionata da quell'uomo che ha abusato di lei, come l'abbia colpito per scappare - un colpo alla testa con tutta la sua forza, così lui è morto, ma lei voleva solo scappare da una prolungata violenza. Non solo lei: «In quel gruppo erano 26 donne, tute imprigionate per omicidio: 7 erano state condannate a morte e le altre a detenzioni molto lunghe, 25 o 30 anni, per aver agito in concorso con altri». Storie straordinariamente normali. «Chiedevo loro dell'infanzia, di come erano cresciute, cosa facevano, fino al giorno del'omicidio. Avevo 5 giorni di tempo per filmare, dalla mattina alla sera, poi il mio permesso sarebbe scaduto. Ero entrata in sintonia con loro al punto che chi ha visto il documentario dice che la telecamera non si percepisce neppure». È vero: la telecamera chiaramente è ferma; sullo schermo lo spettatore vede volti assorti, donne sedute in una stanza che raccontano: chi col tono di chi ripercore i fatti per l'ennesima volta, chi col tono di volersi ancora spiegare come andarono le cose, compagne di cella che parlano l'una all'altra, a proprio agio. E forse proprio la normalità del racconto fa accapponare la pelle. Anche perché poco a poco si scopre come tutto abbia congiurato contro quelle donne - e chissà quante altre come loro. Le pretese di un uomo verso di sé o verso le proprie figlie, le aggressioni subìte, l'impossibilità di rivoltarsi o chiedere aiuto, le norme di una vecchia cultura che ritiene la donna responsabile di non aver «difeso il proprio onore». Insomma: tutti omicidi per legittima difesa, o almeno con tante possibili attenuanti, a volte neppure davvero provati. E però condannate senza grande possibilità di appello: un po' pesa la mancanza di aiuto legale, un po' la cultura di magistrati e legali pronti a considerare una donna aggredita colpevole a priori. Le storie raccontate con candore davanti alla telecamera di Sheikholeslami ricordano molto quella di Delara Darabi, «giustiziata» all'età di 22 anni per un omicidio commesso (se l'ha commesso) quando ne aveva 17. Neppure il finale ha molte varianti. «Sono rimasta amica di molte di quelle donne, alcune mi telefonano dal carcere, qualcuna mi ha chiesto di aiutare i figli che vano a scuola. Una è uscita ed è riuscita a trovare lavoro. La madre che ha ucciso il marito che voleva violentare le figlie è stata alla fine impiccata pochi mesi fa». Storie fin troppo ordinarie che si ripetono. Foto: MANIFESTANTI DI REPORTERS SANS FRONTIÈRES A PARIGI PER ROXANA SABERI /FOTO AP

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La filiale tedesca di Detroit azzoppata dalla crisi Usa (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 04-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

I PROBLEMI APERTI IL BRAND DI ADAM OPEL La storia In fuga dagli States Il sito Chrysler Produzione in eccesso del 30% Serve denaro fresco previsti tagli per 3.500 posti Rappresenta l'80% del venduto di Gm nel Vecchio Continente Saab e Chevrolet in affanno PIERO BIANCO La filiale tedesca di Detroit azzoppata dalla crisi Usa «Un'azienda nuova» TORINO Yes we can, even without Gm». Era fine febbraio e migliaia di dipendenti della fabbrica di Rüsselsheim inscenarono una clamorosa rivolta contro la casa madre. Grido di battaglia, una parodia dello slogan elettorale di Obama: sì, possiamo farcela. Ma con l'aggiunta di una sfida emblematica: anche senza General Motors. Per la prima volta, i lavoratori della Opel comunicarono al mondo la volontà di svincolarsi, dopo ottant'anni, dall'abbraccio mortale di Detroit. «Free Opel», urlavano inferociti in risposta al piano di ristrutturazione annunciato dall'America: almeno 3.500 tagli e la possibile chiusura - o comunque il drastico ridimensionamento - di tre stabilimenti (Bochum ed Eisenach in Germania, più un terzo non indicato fuori dai confini tedeschi). «Opel ha un eccesso di capacità produttiva del 30% - spiegò il responsabile di Gm Europe, Carl-Peter Forster -. Mancano 3,3 miliardi e oltre agli esuberi saranno necessarie riduzioni salariali». L'allarme dei dipendenti si propagò a macchia d'olio agli altri siti continentali e lo stato di mobilitazione continua, in attesa che si decida il futuro. In realtà il marchio tedesco fondato nel 1862 da Adam Opel per costruire biciclette, e convertito all'auto nel 1898 dai suoi eredi, è stato fortemente penalizzato nell'ultimo decennio dalla crisi di liquidità (e di identità) del padrone americano, che lo aveva acquisito nel 1929 e lo ha sempre considerato come un prezioso bancomat per far cassa nel Vecchio Continente, oltre che un vettore per esportare le (poche) Chevrolet a stelle e strisce, emblema dell'ex impero. Anche in occasione del precedente gemellaggio con il Lingotto, Opel imputò a Gm di averne «frenato» le possibili risorse di espansione industriale per eccesso di burocrazia e scarsa «elasticità mentale». Da soli, hanno sempre pensato i dipendenti (e pure molti manager tedeschi) adesso non saremmo in queste condizioni, all'asta e con il rischio permanente di insolvenza. Proprio per questo i sindacati temono, ignorandone i possibili benefici, risvolti negativi dalla nuova eventuale alleanza: che partirebbe evidentemente da presupposti ben diversi rispetto al tormentato passato. Il brand Opel (con la sua divisione britannica Vauxhall) rappresenta oggi più dell'80% delle vendite europee per General Motors, mentre Saab è una palla al piede (64.916 unità consegnate lo scorso anno, -22,7%) e anche Chevrolet registra una penetrazione limitata (181.317 consegne, soprattutto per merito della citycar economica Matiz). Pur avendo accusato a sua volta una flessione del 14% (contro il calo medio del 7,8%), Opel ha comunque piazzato nel 2008 sul mercato continentale 1.155.422 vetture totalizzando il 7,85% di quota. Non proprio un trionfo, tuttavia il successo della nuova medio-grande Insignia, eletta Auto dell'Anno 2009 e già richiestissima, promette un futuro migliore (in attesa della prossima generazione Astra). È un modello di indubbio successo, per produrla da maggio nello stabilimento di Rüsselsheim si lavorerà anche al sabato. Opel (denominazione ufficiale Adam Opel GmbH) è dal 2005 una società a responsabilità limitata con circa 26 mila dipendenti, lo scorso anno ha fatturato 26,4 miliardi. Dei 9 siti produttivi, 4 sono in Germania: oltre alla sede di Rüsselsheim, i tre grandi impianti di Bochum (per Zafira e Astra), Eisenach (Corsa) e Kaiserslautern (motori e componentistica). A Saragozza (Spagna, capacità di 490.000 veicoli l'anno) vengono assemblate in prevalenza Corsa e Meriva; a Gliwice (Polonia, 190.000 vetture) soprattutto Agila, Astra e Zafira; ad Anversa (Belgio) nascono 200.000 Astra; a Ellesmere Port (Gran Bretagna) 130.000 Astra marchiate Vauxhall. Inoltre il 7 novembre scorso è stato inaugurato il sito di San Pietroburgo con l'obiettivo di 170.000 veicoli Opel e Chevrolet per il mercato russo. Parallelamente operano impianti di componentistica e assemblaggio delle filiali e delle joint-venture extra eropee, ad esempio quelle in Turchia (Opel Turkiye) e in Sud Corea dove viene realizzato il Suv Antara. Come Fiat, Opel è un costruttore «generalista», cioè impegnato in ogni segmento di mercato con prevalenza storica nelle piccole e nelle medie, comprese berline a larga diffusione come la Vectra (ora sostituita dall'Insignia). Le sinergie industriali con il Lingotto garantirebbero vantaggi comuni: non solo la composizione di un maxi-gruppo in grado di competere con gli altri colossi, ma anche la possibilità di ridurre notevolmente i costi adottando piattaforme e componenti comuni. Senza snaturare, ovviamente, l'identità dei singoli marchi, patrimonio a cui i tedeschi tengono particolarmente. Quando Georg von Opel, ultimo rampollo della dinastia, a 17 anni consegnò la Opel agli americani, incassò l'equivalente di 20 milioni di lire. Non immaginando che un giorno lontano quell'affare sarebbe diventato un cappio al collo. «Stiamo costruendo una nuova casa automobilistica». Con questa frase in questi giorni il sito ufficiale di Chrysler saluta i suoi visitatori. Sotto, un link all'intesa siglata il 30 aprile con Fiat: porta al testo con cui il Ceo Chrysler Bob Nardelli ha comunicato l'operazione negli Stati Uniti.

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Da Comdata ad Acami giorni delle scelte (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Da Comdata ad Acami giorni delle scelte raffica di incontri sindacali SI APRE una settimana di fuoco per i sindacati spezzini alle prese con le vertenze aperte sul territorio dove sono in gioco centinaia di posti. Nell'agenda la data segnata in rosso è quella del 12 maggio con l'incontro previsto alle 11,30 al ministero delle Attività produttive per arrivare alla firma del protocollo di intesa sulla Spel, la ex San Giorgio elettrodomestici, per la quale è sceso in campo pure il vescovo Francesco Moraglia con una lettera inviata al ministro Claudio Scajola. Dopo l'appuntamento saltato nei giorni scorsi per l'assenza della proprietà, ufficialmente impegnata negli Stati Uniti, si spera che questa sia la volta buona per garantire una destinazione produttiva all'area e ai 148 lavoratori che dallo scorso autunno sono rimasti a casa. Alla proprietà si chiede di mettere a disposizione l'area a prezzi di mercato per favorire il subentro di imprenditori disposti a investire, fruendo delle agevolazioni garantite dal ministero e dagli locali. «E' l'ultima chiamata per la proprietà? sottolinea il segretario della Cisl Pierluigi Peracchini - Poi saremo costretti ad adire a vie legali. Da parte nostra c'è piena disponibilità, siamo tutti impegnati con gli enti locali a cercare imprenditori interessati. Non si capisce quindi la latitanza dell'azienda a meno che non sia una manovra per avere le mani libere, senza tener conto della sorte dei lavoratori di cui noi chiediamo la ricollocazione. In questo senso l'appello del vescovo ci ha fatto piacere». Ancora prima sedersi al tavolo per la ex San Giorgio, i sindacati spezzini saranno impegnati oggi a Torino, dove ha sede legale la società, per la vertenza del call center Comdata. La sede spezzina è fortemente a rischio e gli ultimi segnali non sono certo incoraggianti. I contratti dei lavoratori a progetto e a tempo determinato (circa 330 su 550 dipendenti) non sono stati rinnovati e una commessa di lavoro acquisita di recente è stata dirottata a Torino. Entro il mese di maggio dovrà essere affrontata anche la crisi dell'Acam. Nei prossimi giorni i rappresentanti sindacali incontreranno il sindaco Massimo Federici e l'amministratore delegato Ivan Strozzi . Mentre in settimana la Filse, la finanziaria regionale, dovrebbe varare l'afflusso di capitali in cambio di azioni nell'Acm. I sindacati sono alle prese anche con la crisi della nautica e, in particolare, del gruppo Ferretti (il cantiere spezzino Slys ha messo in cassa integrazione l'85% del personale). E' in atto un piano di salvataggio allo studio della proprietà, che prevede tra l'altro la vendita di alcuni dei marchi del gruppo per rientrare dalla situazione debitoria. I sindacati sperano che, trattandosi di un prodotto di qualità, la crisi che alla Spezia coinvolge circa 200 dipendenti diretti possa essere superata. Per imboccare la strada della ripresa Cgil, Cisl e Uil fanno grande affidamento sul patto siglato il 30 aprile scorso con Regione, Comune, Provincia, enti, parti sociali e associazioni di categoria per il sostegno alle famiglie e alle aziende in difficoltà. «E' una concreta opportunità per uscire dalla crisi - commenta Lorenzo Cimino, segretario della Cgil - Per la prima volta siamo riusciti a riunire in un protocollo interventi concreti, non discorsi, ma soldi veri. Ora speriamo che, con la chiusura della partita dell'Autorità portuale, sia rispetto al Piano regolatore del porto che al waterfront, si possano accelerare i progetti, fermi per la burocrazia. Siamo in una fase di carattere straordinario e servirebbero poteri più forti per gli enti locali per metterli in condizione di decidere più rapidamente». Per Walter Andreetti, segretario della Uil, saranno decisive anche le aree dell'Arsenale: «Quando 20 anni fa la Uilm, di cui ero segretario, disse di portare Fincantieri dentro l'Arsenale molti ci risero in faccia - dice - Oggi la questione delle aree non è più tabù». Patrizia Bertozzi .x/04/0905 Oggi primo confronto a Torino per la vertenza del call center. La Filse decide l'apporto di capitali alla multiutility .x/04/0905

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Migliaia di "cartelle pazze"a casa degli imperiesi (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Migliaia di "cartelle pazze"a casa degli imperiesi storie di ordinaria burocrazia In arrivo bolli auto, multe e tasse già pagate o prescritte. Come tutelarsi imperia. Sarebbero già ben oltre il migliaio, dall'inizio dell'anno, in tutta la provincia di Imperia, le cosiddette "cartelle pazze" (bolli auto già pagati e non dovuti, multe automobilistiche prescritte o annullate dai giudici di pace, tasse di smaltimento rifiuti richieste ai proprietari di alloggi anziché agli affittuari) recapitate al domicilio di altrettanti contribuenti "innocenti". La denuncia arriva direttamente dall'Associazione Contribuenti Italiani e si basa sulle telefonate di denuncia e protesta ricevute - da gennaio a oggi - dai call center dello "sportello" aperto dalla stessa associazione a livello nazionale. I centralini sono stati presi d'assalto da oltre 200 mila richieste di assistenza provenienti da diverse province italiane, tra cui Imperia, capofila in Liguria insieme alla provincia di Genova. La maggior parte delle "cartelle pazze" notificate ai contribuenti ponentini riguardano - per oltre la metà - multe automobilistiche prescritte, già pagate o anche annullate dal giudice di pace. Un buon 30%, invece, si riferisce a bolli auto, anche in questo caso prescritti o addirittura già saldati. Il 10%, infine, è da far risalire alla tassa sullo smaltimento dei rifiuti (Tarsu), richiesta che gli esattori avanzerebbero erroneamente ai proprietari degli immobili in questione e non, come invece dovrebbe essere, agli affittuari-inquilini che alloggiano al domicilio soggetto ad imposizione. Le prime "cartelle pazze" imperiesi risalgono al giugno del 2008. «Gli esattori pretendono le somme richieste applicando il principio del "prima paghi e poi discutiamo" - fa sapere l'ufficio stampa di Contribuenti.it - e questo anche in presenza di sentenze dei giudici di pace o delle commissioni tributarie. E per chi non paga, dopo 60 giorni scattano automaticamente le procedure esecutive: ipoteche sugli immobili, ganasce fiscali su auto e moto, pignoramenti vari». L'Assoutenti di Imperia, come già a suo tempo aveva fatto la Federconsumatori, è disposta a ricevere e accogliere denunce e segnalazioni in materia. «Siamo a disposizione di chiunque sia incappato in questo disguido - conferma Santino Camonita, responsabile provinciale dell'Assoutenti imperiese - basta mettersi in contatto con la nostra associazione (via Milano 22 a Diano Marina, telefono 0183-407807, fax 0183-496150, indirizzo mail imperia@assoutenti.liguria.it) ». Un paio di consigli, infine, per non cadere vittime delle "cartelle pazze". Prima di buttare via una multa occorrere aspettare almeno 5 anni. Stesso discorso per ricevute di bollette pagate. Per il pagamento di alcuni tributi - imposte sui redditi, Iva e Ici - è bene prolungare di altri due anni: questo perchè spesso i termini per il controllo vengono prorogati. Gli avvisi di accertamento vanno notificati, pena la decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione. Giorgio Bracco bracco@ilsecoloxix.it 04/05/2009

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Caro Signor Gervaso, pur essendo un clinico, per giunta chirurgo, ho sempre amato la rice... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 04-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lunedì 04 Maggio 2009 Chiudi Caro Signor Gervaso, pur essendo un clinico, per giunta chirurgo, ho sempre amato la ricerca applicata, futuro prossimo della nostra medicina. La possibilità, cioè, di poter disporre di terapie d'avanguardia per ridare vita e qualità di vita al malato. Lo stesso entusiasmo che riposi negli anni Sessanta nel preparare ed effettuare il primo trapianto d'organo in Italia, terzo in Europa, con il professor Stefanini, lo metto oggi nella medicina rigenerativa, che è l'applicazione clinica delle cellule staminali. Non si tratta di un'utopia se il Parlamento europeo e il Consiglio d'Europa hanno emesso una direttiva il 31 marzo 2004 in cui si raccomanda alle regioni di procedere a predisporre centri di alta tecnologia, da sole o consorziandosi fra loro, per produrre cellule e tessuti per terapie avanzate in laboratori GMP (Good Manifacturing Practice) secondo criteri precisi e rigidi dettati dalla stessa Europa. Di questi centri ne esistono alcuni al nord e se ne stanno costruendo altri, ma nessuno ufficialmente autorizzato al centro - sud. Il mio impegno, partito da almeno cinque anni, è quello di costruirne uno anche a Roma, come riferimento per tutto il centro-sud. Roma, che è stata la sede del primo trapianto d'organo in Italia, non merita l'esclusione da queste terapie moderne e da questa ricerca che rivoluzionerà tutta la medicina nel prossimo futuro. Futuro già iniziato, perché di queste cellule e tessuti si avvalgono oggi alcune patologie spesso inguaribili con le terapie tradizionali. Basti pensare agli ustionati gravi, al diabete insulino resistente, alle piaghe torpide. E questo è un investimento perché tutte le nostre regioni importano dal nord questi tessuti, che hanno un costo, ma anche ritardi, spesso fatali al malato. Spero che il mondo politico e quanti hanno la responsabilità della sanità siano pronti ad ascoltare e aiutare noi tecnici. Naturalmente un laboratorio GMP deve essere collegato con tutti i maggiori centri internazionali del settore, aperto a tutte le collaborazioni e a quanti vogliano lavorarci in Italia e a Roma. Grazie all'attenzione. professor Carlo Casciani . presidente Agenzia Regionale del Lazio per i trapianti e la patologie connesse Caro Professore, ho raccolto, senza tagli, il suo "grido di dolore" cui toto corde mi associo. Molti lo leggeranno, ma quanti si prenderanno la briga di colmare questa incomprensibile e intollerabile lacuna? Gli addetti ai lavori, spesso addetti solo ai propri interessi elettorali, le telefoneranno, le diranno di sentirsi vicini a lei, di condividere le sue preoccupazioni, di fare tutto il possibile, che non lasceranno nulla d'intentato per accontentare lei e i suoi malati. Tizio le dirà: "C'impegneremo a fondo"; Caio rincarerà: "Sarà la priorità nella nostra agenda" (che non ho mai capito cosa sia); Sempronio, più sensibile al sociale, come si dice oggi, giurerà che la sua prima interrogazione parlamentare avrà per tema il sacrosanto appello. Non so se lei creda alle promesse di questi marinai. Io, no. Non ci credo oggi, non ci credevo ieri, non ci crederò domani, né mai. Della cosa pubblica i suoi rappresentanti, con le immancabili e ormai stucchevoli eccezioni, se ne infischiano, ma a parole, solo a parole, se ne fanno portavoce e paladini nei comizi, nei manifesti, nei santini elettorali. Del resto, lei la conosce la nostra classe dirigente. Se non possiamo, né dobbiamo fare di ogni erba un fascio, possiamo mettere quasi tutti nello stesso calderone. Un calderone dove il solo brodo presente, e anche ben condito, è quello del potere. Io, per ora, non sono in grado di fare certi conti che taglierebbero, per dirla con i demagoghi e i macellai, la testa al toro. Quante vite umane si potrebbero salvare? Se il politico, candidato alle prossime elezioni (e in Italia ogni giorno si vota) non è in grado di quantificare (scusi il verbo osceno, ma tanto in voga) i voti che otterrebbe autorizzando anche nel Lazio un simile centro, la sommergerà, e ci sommergerà, di chiacchiere, ma non muoverà un dito. Io non so come queste cose funzionino negli altri Paesi, con che criteri vengano concessi autorizzazioni e fondi. Forse nel Ruanda questi centri mancano, ma l'Italia non è ancora il Ruanda, anche se chi ci rappresenta fa di tutto per ridurci al suo livello. Abbiamo, mi dicono amici medici, e medici di rango e di coscienza, delle cui parole non abbiamo motivo di dubitare, una sanità eccellente. A incepparla sono due cose: la burocrazia, che è il peggior bubbone che affligge il nostro Paese, e l'alta dirigenza (per non peccare di provincialismo, diciamo management) degli ospedali. Se alcuni sono amministrati da fior di esperti che conoscono i problemi e sanno come risolverli, che premiano i bravi e penalizzano i somari, i più sono appannaggio, come in altre occasioni mi è capitato di denunciare, di deputati, senatori, assessori trombati, cui bisognava dare un contentino o un contentone. Perché in Italia chi è legato a un carro politico non scenderà mai da questo carro se non per salire su un altro con un altro nocchiero. Salvo ricominciare daccapo con belle varianti. atupertu@ilmessaggero.it

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Con il bollino blu più garanzie sulle donazioni (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 04-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-05-04 - pag: 11 autore: Con il «bollino blu» più garanzie sulle donazioni A settembre il via libera dell'Agenzia Onlus Da settembre chi intende promuovere raccolte pubbliche di fondi per scopi filantropici avrà a disposizione un pacchetto di linee-guida, redatte dall'Agenzia per le Onlus, seguendo le quali potrà presentarsi ai potenziali donatori con un bollino blu di accreditamento, a garanzia della trasparenza delle procedure adottate. Nulla di obbligatorio, ovviamente, ma, precisa il presidente dell'Authority per il Terzo settore, Stefano Zamagni, «chi non seguirà le nuove regole lo farà a proprio rischio e pericolo, perché la fiducia dei benefattori merita il massimo grado di tutela». La predisposizione delle lineeguida per le campagne di fund raising è in corso già da diversi mesi, ad opera di una commissione di tecnici ed esperti, sotto la presidenza onoraria di Enrico De Mita. Ora l'iter ha subìto un'accelerazione, a seguito del terremoto in Abruzzo. Si moltiplicano, infatti, in tutta Italia le iniziative di raccolta fondi a favore delle popolazioni colpite: sono oltre un migliaio le campagne autonomamente promosse da Onlus, ma un censimento globale è praticamente impossibile, perché ai progetti delle organizzazioni del Terzo settore si sommano una miriade di iniziative di altri soggetti, sia pubblici che privati. Per non parlare delle raccolte occasionali attivate praticamente in tutti i contesti, dalle scuole agli esercizi pubblici, dai campi sportivi alle sale da ballo. Un fiume di generosità che scorre lungo canali diversi, dai banchetti in piazza agli sms, da internet alle televisioni, e sul quale, mentre da un lato stanno per scattare i controlli della Guardia di finanza ( si veda Il Sole 24 Ore del 19 aprile), dall'altro si prepara il filtro delle procedure indicate dall'Agenzia per le Onlus. Invito alle organizzazioni «Il nostro approccio è tipicamente bottom-up, cioè costruito dal basso – precisa Zamagni –.Non intendiamo imporre norme ma, semplicemente, invitare le organizzazioni a seguire strade efficaci e trasparenti». Tra le regole previste la rendicontazione separata e analitica; l'indicazione della quota trattenuta per costi interni o di promozione rispetto a quella effettivamente arrivata ai destinatari; i criteri dell'eventuale remunerazione dei fund raiser. Importanti anche le modalità di gestione di situazioni specifiche, quali il non raggiungimento degli obiettivi (come utilizzare le somme comunque raccolte?) o il loro superamento ( come gestire il ricavato in eccesso?). L'emanazione delle linee-guida avverrà in settembre, con un corredo di best practices per facilitare la condivisione delle procedure. La prospettiva del bollino blu di garanzia viene commentata con soddisfazione da Franco Vannini, consigliere delegato dell'Istituto italiano della donazione, ente nato proprio per assegnare un "marchio di qualità" ai bilanci delle organizzazioni non profit: «Le linee-guida dovrebbero confermare regole già adottate nelle nostre istruttorie. Il problema, semmai, è rendere queste indicazioni un po' più stringenti». Sull'opportunità di strumenti di tutela per i donatori concorda Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli e portavoce del Forum nazionale del Terzo settore, che però invita a trovare soluzioni «senza cadere in un eccesso di burocrazia, come rischia di avvenire, per esempio, con l'invio dei dati fiscali, di statuto e di bilancio all'Agenzia delle Entrate, in attuazione dell'articolo 30 del decreto anticrisi». Per Olivero «i controlli vanno fatti, ma non bisogna dimenticare che la prima forma di garanzia è rappresentata proprio dalle reti dell'associazionismo, dove gli iscritti partecipano attivamente alla gestione». In prospettiva, l'Agenzia per le Onlus si candida anche a svolgere un ruolo di coordinamento e controllo sulle campagne. «Dopo il terremoto abbiamo dato la nostra piena disponibilità al Governo - afferma Zamagni -. Ora attendiamo le scelte dell'Esecutivo ». E.Si. elio.silva@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Berlusconi: "Con Veronica è impossibile andare avanti" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 04-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Queste sono cose private, privatissime, che non dovrebbero finire sui giornali». Silvio Berlusconi è furioso, è l'una di domenica mattina ed è appena entrato in casa a Villa San Martino ad Arcore, la televisione è accesa ad alto volume e i telegiornali parlano della richiesta di divorzio avanzata da sua moglie Veronica Lario. Risponde al telefono ma il suo umore è cupo, fatica a nascondere il fastidio verso i quotidiani: «Avete dato tanto spazio ad una vicenda privata piena di falsità. Avete preso le parole della signora, le avete amplificate senza contraddittorio e a me neppure la possibilità di spiegarmi». Ma la storia è vera, la signora Berlusconi si prepara a chiedere questa settimana la separazione dal marito e anche il presidente del Consiglio ammette di aver già mobilitato i suoi legali, questa volta nessuno dei due sembra più intenzionato a tentare di salvare il matrimonio. «Sono preoccupato e dispiaciuto - sottolinea Berlusconi -, avevo tenuto insieme una situazione difficile per amore dei figli, ma adesso è finita, non vedo più le condizioni per andare avanti. E' una storia che doveva rimanere in casa, non riesco a farmene una ragione che sia finita sui giornali». Soprattutto non riesce a farsi una ragione del fatto che la moglie e l'opinione pubblica abbiano potuto credere che volesse riempire le liste elettorali per le elezioni europee di «veline» e che si sia insinuato di suoi rapporti con una minorenne. Parte a raccontare, per venti minuti parla senza quasi prendere fiato, e la sua rabbia gira tutta intorno alla vicenda di Noemi Letizia e della sua festa dei 18 anni a Casoria. La parola «minorenne», pronunciata dalla moglie, è quella che per Berlusconi rende impossibile qualunque riconciliazione: «Io frequenterei, come ha detto la signora, delle diciassettenni. E' una cosa che non posso sopportare. Io sono amico del padre: punto e basta. Lo giuro. La cosa mi sembrava talmente chiara e limpida che pensavo fosse impossibile che ci si potesse costruire sopra un tale castello di menzogne. Suo padre, che conoscevo da tempo, mi ha telefonato per chiedermi se lasciavo fuori Martusciello dalle liste per le Europee, io gli ho spiegato che avrei cercato di mettere sia l'ex questore Malvano sia Martusciello e che stavo arrivando a Napoli per dare una spinta ai contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati dalla burocrazia. A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: "Stai venendo a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi, perché non vieni per un brindisi, lo facciamo in un locale che è poco distante dall'aeroporto. Ti prego vieni, sarebbe il più bel regalo della mia vita". Così ci sono andato e ho fatto foto con tutti: parenti, amici, cuochi, camerieri. Adesso ho chiesto che le si diffonda per dimostrare che non era una cosa nascosta e per intimi, ma una festa piena di gente e sotto gli occhi di tutti. C'era la polizia, il questore, se ci fosse stato sotto qualcosa di non chiaro o di poco pulito figuriamoci se ci sarei andato. Poi sono andato in albergo e ho fatto una passeggiata con il presidente del Napoli che quella sera aveva battuto l'Inter». Al ricordo della sconfitta dell'Inter per un secondo ritrova il buon umore, ma poi ritorna al suo sfogo: «Questa storia della festa però è stata scritta in maniera distorta e allusiva e mia moglie è cascata nel tranello come un’ingenua. Ma non voglio dire nulla di male di lei, tutto quello che sta succedendo tra di noi fa parte di una vicenda privata e personale». Gli chiedo cosa prova di fronte alla fine del suo secondo matrimonio: «E' una cosa che mi addolora molto e che deve restare privata, non voglio aggiungere altre parole, non voglio causare dolore ai nostri figli». Resta un momento in silenzio, poi torna all'attacco: «La storia delle veline è un'altra macchinazione, una polemica costruita sul nulla che ci ha costretto a tirare fuori tre donne dalle liste». Però anche all'interno del Popolo della Libertà si erano alzate voci contrarie a questa infornata di donne con una caratteristica comune: essere giovani e particolarmente appariscenti. «Tutti dicono che vogliono rinnovare la classe politica, fare spazio ai giovani e alle donne, poi se lo faccio io allora la cosa deve essere torbida. E se guardiamo alle donne che ho portato in politica troviamo persone come la Prestigiacomo, la Bertolini, la Carfagna, la Gelmini, che sono indiscutibilmente bravissime». E le tre messe nelle liste? «Una si chiama Licia Ronzulli, fa la manager in un ospedale di Milano, si occupa della gestione delle sale operatorie e fa anche attività di volontariato: due volte l'anno va in Bangladesh dove mettono in piedi delle strutture per operare bambini che hanno malformazioni. Poi c'è Lara Comi che è stata capo del nostro movimento giovanile in Lombardia, è una ragazza bravissima e laureatissima. Lavora da quello dei giocattoli, da Preziosi, che anzi è dispiaciuto che gliela porto via. Non mi sembra proprio che siano "veline"». E Barbara Matera? «Me l'ha presentata Gianni Letta, dandomi le migliori garanzie. E' di una famiglia buonissima e secondo le accuse ha la colpa di aver fatto l'annunciatrice, come le "signorine buonasera di tanti anni fa", non ha mai sgambettato mezza nuda da nessuna parte, non è una "velina". Ma dove sono le veline? Dove le hanno viste?». Beh, quelle che avete tirato fuori dalle liste: «Sì, una ha lavorato cinque anni all'Onu e parla cinque lingue, la seconda era figlia di un tipografo di Avellino che ha sempre aiutato i nostri ed eravamo felici di darle un’occasione; la terza, Cristina Ravot, è una professoressa di musica e canta, è una che ha del talento ed era l'unica che avevamo per la Sardegna, era un candidato presentabile e mi dispiace proprio che alla fine sia rimasta fuori». Provo a fargli un'altra domanda ma Berlusconi non riesce a smettere di parlare, la questione per un momento non è più privata ma diventa politica: «Io sono felice di candidare le donne, perché sono più serie: in Parlamento hanno il 98,8 per cento di presenze, al Parlamento europeo ci sono deputati che non vanno mai, che hanno meno del trenta per cento delle presenze. Nelle nostre liste ci sono fior di professori, manager e imprenditori, mentre nel Partito democratico il novanta per cento dei candidati sono funzionari di partito, molti ancora del vecchio Pci. La stessa cosa vale per le Europee: mettono in lista degli ottantenni, ma se li immagina che vanno avanti e indietro con Bruxelles e Strasburgo, dove non c'è neppure un volo di linea. E poi mi dicono che candido le veline e questo mi indigna». Appena si è svegliato a Roma ha letto i giornali: «Sono andato fuori dai gangheri, indignato per la falsità delle veline e della minorenne, le insinuazioni su una mia frequentazione con una diciassettenne non si possono leggere. E poi come si può pensare che uno vada a casa di una famiglia se c'è qualcosa di sordido dietro, ma pensano che io sia pazzo?». E adesso cosa succederà? «Andrò per avvocati anch'io, ho già dato il mandato di prendere in mano la situazione. A dire la verità ci sarebbero persino gli estremi di una querela per diffamazione ma è meglio lasciar stare». E' preoccupato per i sondaggi e per le Europee? «No, i sondaggi non sembrano interessarsi di queste questioni private, sono preoccupato per i miei figli, per Barbara che aspetta un bambino, per quello che dovranno passare e per quello che hanno dovuto leggere e sentire in questi giorni. Era meglio tenerli fuori, fare una cosa pulita e silenziosa. Non riesco a farmene una ragione».

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Forlì, provinciali. Bartolomei (Udc): "Operazione dimagrante in Provincia" (sezione: Burocrazia)

( da "RomagnaOggi.it" del 04-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

4 maggio 2009 - 15.14 (Ultima Modifica: 04 maggio 2009) Maria Grazia Bartolomei in redazione FORLI' - "Le Province sono enti da riformare e vanno sottoposte ad un dimagrimento delle spese, limitandole alle competenze strettamente necessarie". Maria Grazia Bartolomei, candidata a presidente della Provincia di Forlì-Cesena per l'UdC, si esprime così al forum di RomagnaOggi.it sulle elezioni provinciali. "Spinta massima alla raccolta differenziata" aggiunge Bartolomei sul tema dei rifiuti e invoca uno "snellimento della burocrazia per favorire le nuove fonti rinnovabili". > GALLERIA FOTOGRAFICA (A breve il servizio completo)

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Burocrazia: ogni italiano "perde" 190 ore all'anno tra file e uffici, indagine Patronato Inac - Cia (sezione: Burocrazia)

( da "Sestopotere.com" del 04-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Burocrazia: ogni italiano “perde” 190 ore all’anno tra file e uffici, indagine Patronato Inac - Cia (4/5/2009 15:49) | (Sesto Potere) - Roma - 4 maggio 2009 -Pagamenti vari, pensioni, dichiarazioni dei redditi, Isee, previdenza, tutela del lavoro e molto altro. Per orientarsi e portare a compimento queste pratiche, ogni italiano trascorre circa 190 ore all’anno tra file, attese e lunghi pellegrinaggi negli uffici. Il dato quasi raddoppia se il disbrigo degli iter burocratici spetta ad un cittadino extracomunitario che vive nel nostro Paese. Ad evidenziare questo dato singolare è il Patronato Inac-Istituto nazionale assistenza cittadini della Cia, che sta ultimando uno studio sui comportamenti degli italiani, in particolare sui pensionati, rispetto agli adempimenti burocratico-amministrativi. Tra le curiosità segnalate dall’Inac c’è la percentuale di chi non conosce il ruolo e i servizi offerti dai patronati (circa il 73 per cento degli italiani e il 95 per cento degli stranieri che vivono nel nostro Paese), e la percentuale degli “ignoranti” su leggi e norme pensionistiche, previdenziali e assistenziali (59 per cento). Il “passaparola” rimane, per affidare il disbrigo delle pratiche, il metodo più adottato dai cittadini (65 per cento). Tra un informato e un “novizio” della pratica c’è una differenza abissale in termini di ore buttate. In questo contesto l’Inac scende in Piazza sotto lo slogan “C’è differenza tra sapere e non sapere: fare domande, avere risposte” il prossimo 9 maggio sarà presente nelle strade di tutte le province italiane, con gazebo informativi e personale qualificato che rimarrà l’intera giornata a dare spiegazioni ai passanti su pensioni, sicurezza sul lavoro e molto altro. Nell’era di internet dove molta burocrazia potrebbe essere alleggerita dal “fai da te” -spiegano dall’Inac- bisogna invece confrontarsi con una realtà italiana che è di circa 60 milioni di cittadini, un terzo dei quali pensionati (con una percentuale altissima sopra i 65 anni di età). In sostanza, ad oggi, almeno 6 italiani su 10 non usano internet. I servizi on-line sono così vanificati. Il ruolo dei patronati per i servizi alle persone assume, quindi, un ruolo fondamentale per molti anziani, per gli extracomunitari, gli stranieri, e non solo. Negli ultimi anni, ad esempio -segnala l’Inac- è esponenziale il dato che riguarda il numero di badanti e collaboratrici domestiche, così come le pratiche che riguardano la loro regolarizzazione.

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"Ma la chimica è ancora il futuro" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 05-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

"Ma la chimica è ancora il futuro" I sindacati: «Un settore strategico, in Italia il giro d'affari supera gli ottanta miliardi» [FIRMA]FABIO POZZO TORINO «Il settore industriale della chimica è l'hardware e il software della società moderna mondiale: trascurarlo o peggio lasciarlo morire significa rinunciare al futuro», commenta amaro il segretario nazionale della Uilcem Augusto Pascucci, dopo l'annuncio con cui Fiorenzo Sartor ha detto pubblicamente addio al rafforzamento strategico del ciclo cloro-pvc nelle aree di Porto Marghera, della Sardegna e di Ravenna. La parola d'ordine, tra le file del sindacato, è quella di «resistere, resistere, resistere». Per tenere vivo un settore che in Italia vale ancora 57 miliardi di euro, 81 miliardi se si conta anche la farmaceutica, e che dà lavoro a quasi 200 mila addetti. Certo, la crisi si sente: nel 2008 i dati delle produzioni parlano «di un calo del 22% nella petrolchimica, 18% nelle plastiche e 11% nelle specialità». Se poi ci si cala in realtà come la ceramica, la situazione è davvero da campanello d'allarme: su 28 mila dipendenti delle industrie della piastrella, infatti, almeno 9 mila (secondo l'Uilcem) sono in cassa integrazione. Il fatturato? Nel 2008 ha fatto registrare una flessione dell'8%, sul 2007 e si stima un calo del 20% nel 2009, rispetto al 2006, che era stato l'anno d'oro del settore. C'è chi però non perde l'ottimismo. Come Giorgio Squinzi, il presidente di Federchimica, l'associazione aderente a Confindustria che riunisce oltre 1300 aziende. Dice che la crisi «non è affatto dietro le spalle», ma che «forse il peggio è passato». Ciò, a fronte del rincaro del prezzo dell'etilene, componente alla base della produzione chimica, che è salito del 20% negli ultimi due mesi. «Segno che le imprese, smaltite le scorte, stanno cominciando ad avvertire una crescita della domanda». Squinzi prevede la fine del tunnel nel 2011. «Il mondo ripartirà davvero quando gli americani ricominceranno a consumare». Ma in Italia, però, occorre che «il governo incentivi l'internazionalizzazione e semplifichi la burocrazia» e che s'«intervenga con decisione per riammodernare le infrastrutture e ridurre il costo, onerosissimo, dell'energia». Al governo si rivolge anche Pascucci. «La complicata questione Safi-Ineos dev'essere gestita dallo Stato o direttamente o tramite Eni». Non è l'unico problema, però: c'è anche quello della Lyondell-Basell, in amministrazione controllata negli Usa, che «mette a rischio il centro di eccellenza di Ferrara». E poi, quello di Montefibre e Snia Caffaro. Per il segretario generale della Uilcem nella Chimica dev'esserci «più Stato e meno mercato: lo Stato «potrebbe svolgere il ruolo di tutor industriale per un limitato periodo di tempo e di fideiussore finanziario, per consentire alle imprese di avere accesso al credito». Tra le proposte, anche quella del ritorno a una «piccola Enimont», riportando insieme «i cicli etilene-polietilene e propilene-polipropilene». Diversamente, «l'idea irrealistica dei cancelli chiusi a Porto Marghera Ferrara, Mantova, Ravenna e in Sardegna rischia di avverarsi».

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Quando la burocrazia non aiuta (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 05-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

La parola ai lettori Quando la burocrazia non aiuta Lettere ed e-mail vanno inviate a:LA STAMPA REDAZIONE DI IMPERIA via Alfieri,10 - 18100 Imperia Fax: 0183 273.106 - e.mail: imperia@lastampa.it REDAZIONE DI SANREMO via Roma,176 - 18038 Sanremo Fax: 0184 500.765 - e.mail: sanremo@lastampa.it Preghiamo i lettori di essere sintetici. I testi privi di generalità, indirizzo e recapito telefonico non saranno pubblicati.Una scenetta a cui ho assistito ieri mattina sul pullman che da Sanremo mi stava riportando indietro a Imperia. A un certo punto una giovane, che avrà avuto 27/28 anni e che parlava con spiccato accento siciliano, ha chiesto all'autista dove fosse Bussana. Questi, gentile e disponibile, le ha chiesto a sua volta dove doveva andare: la ragazza ha risposto che la meta era il civico 97 sulla via Aurelia. Poi, quando l'autista l'ha informata che si stava entrando a Bussana, l'arcano è stato rivelato. La giovane doveva partecipare a un concorso pubblico e come riferimento logistico, nella busta che le era arrivata a casa, c'era solo l'indicazione «aula magna di via Aurelia 97, Bussana». Ha scoperto in bus che l'indirizzo corrispondeva al complesso sanitario, e le è venuto spontaneo un sorriso ironico. Deve aver pensato la stessa cosa che è venuta in mente al sottoscritto: non era più facile specificare che a quel civico corrispondeva l'ospedale o comunque gli uffici Asl? Sembra che si voglia rendere tutto complicato o è un modo per selezionare i candidati? E' un concorso, non una gara a ostacoli, e mica tutti sono della zona. LETTERA FIRMATA IMPERIAImperia, in via Baitè incuria e degrado Ho letto di recente articoli sul degrado cittadino e mi sembra inverosimile che nessuno sia mai intervenuto sul degrado di via Baitè. Da anni i muri di sostegno a monte sono crollati, dopo ogni pioggia ci ritroviamo a doverci fermare e togliere sassi che invadono la carreggiata, le prime due luci di illuminazione strada (vicino alla caserma dei pompieri) sono da anni spente e ricoperte dalla vegetazione, non esiste alcuna segnaletica, le auto sono parcheggiate in piena curva, l'autobus locale deve compiere vere gimkane. In tutto il rione esistono due dondoli per bambini ora ricoperti dall'erba. Un camper è abbandonato vicino alla chiesetta da anni. Le strade che portano a vari caseggiati sono dissestate e affidate alla cura degli abitanti. E tutto questo a pochi passi dal Palazzo Municipale. LETTERA FIRMATA IMPERIA Da Diano un grazie per i corsi di cucina Sento il bisogno di ringraziare gli organizzatori dei Corsi di Cucina tenuti a Diano Marina, nei giorni della manifestazione di Aromatica Festival: ho vissuto le due giornate con gioia e sorpresa. Un grazie particolare a Giuliano Sperandio, che con la sua semplicità, serenità e grande professionalità ha saputo darci, a parte i suoi segreti e suggerimenti sulle cotture e abbinamenti degli alimenti, una lezione di seria poesia sui fiori, sulle erbette e sui prodotti splendidi della nostra Diano. Spero di ritrovarmi presto a ripetere esperienze simili. GIANNA MATTEINI SAGUATO DIANO MARINA L'Uppi di Imperia solidale con l'Abruzzo La tragedia dell'Abruzzo ci obbliga a esprimere concretamente la solidarietà della nostra associazione. Insieme al grande rimpianto per le vittime e i danni provocati dal terremoto con amarezza notiamo che la Protezione Civile ha lamentato che tanti danni e tante vittime si sarebbero potuti evitare e la ricerca dei documenti (e quindi delle responsabilità) sarebbe stata molto facilitata se solo le Regioni italiane si fossero dotate del «Fascicolo di fabbricato». Qualcuno ricorderà quanto lavoro e quanta fatica l'Uppi profuse nella redazione e nel propugnare la necessità di adozione di questo strumento che fu affossato per gelosie, paure e ottusità di interessi e di forze retrograde. Ora ne rimpiangiamo la mancanza e ne paghiamo le conseguenze. UPPI SEGRETERIA PROVINCIALE, IMPERIA

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IL 6 E 7 GIUGNO, data delle elezioni amministrative, non si voterà nel comun... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 05-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

CESENA PRIMO PIANO pag. 2 IL 6 E 7 GIUGNO, data delle elezioni amministrative, non si voterà nel comun... IL 6 E 7 GIUGNO, data delle elezioni amministrative, non si voterà nel comune di Cesena per designare l'esercito dei 144 consiglieri di quartiere (12 per ogni organismo) manovali' della politica minuta, che senza gettoni di presenza, rimborsi di alcun tipo e velleità di carriera politica, mettono a disposizione il loro tempo per migliorare la qualità della vita nel territorio circoscritto in cui abitano. «A seguito di una legge approvata dall'ultimo Governo Prodi spiega l'assessore al decentramento Maria Grazia Zittignani le città come Cesena al di sotto dei centomila abitanti non possono più prevedere i quartieri, sorti in città nei primi anni Settanta nella grande stagione del decentramento amministrativo, come organismi dotati di autonomia di spesa ma solo come organismi consultivi. Inoltre la legge impone di non celebrare l'elezione dei nuovi consigli in concomitanza con quella per il sindaco e il consiglio comunale. Pertanto con il nuovo regolamento le circoscrizioni sono state trasformate da organi di decentramento a strumenti di partecipazione dei cittadini. All'atto pratico non cambierà nulla sia nel numero dei quartieri, che in quello dei consiglieri e nemmeno per gran parte delle attività svolte sul territorio. «NELL'ULTIMO consiglio comunale del 22 aprile aggiunge l'assessore Zittignani è stato approvato in via definitiva il nuovo regolamento che individua in un anno dall'insediamento della nuova giunta l'arco di tempo utile per poter svolgere le elezioni dei quartieri (potrebbero essere accorpate alle Regionali del 2010). Nel frattempo resteranno in vigore gli attuali consigli e i presidenti in carica eletti nel 2004. Inoltre potranno votare tutti i residenti dai 16 anni in su, stranieri inclusi che hanno casa nel nostro Comune. In un primo tempo era prevista la condizione che risiedessero nel comune da almeno 18 mesi, ma sono stati gli stessi consigli di quartiere a chiedere che i cittadini provenienti dall'estero potessero votare subito ed essere trattati come gli altri». Ciò che invece cambia è che d'ora in avanti i quartieri non potranno più gestire direttamente fondi e deleghe. Il Comune ha destinato nel 2008, per l'ultima volta, un budget di 144mila euro per l'attività dei quartieri. «UN FONDO suddiviso fra i 12 quartieri spiega il presidente del Cesuola Pierpaolo Turchi . Per quel che ci riguarda il 60% del budget ha soddisfatto le richieste di associazioni e privati per la realizzazione di progetti e iniziative varie, mentre la parte restante è servita alle spese vive per le iniziative del quartiere. Ora siamo chiamati a chiudere il conto corrente: nessun problema, quello che invece conta è che i quartieri non diventino un organismo velleitario e privo di funzioni». «Io credo che il nuovo corso sarà positivo afferma l'assessore Zittignani : avremo meno burocrazia, più libertà e più partecipazione». Andrea Alessandrini

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In coda allo sportello (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 05-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 2 In coda allo sportello I pellegrinaggi' da un ufficio all'altro di NUCCIO NATOLI ROMA UNA FETTA di vita la bruciamo in coda. Tra un'arrabbiatura e l'altra, lo abbiamo sempre saputo. Ora c'è qualcuno (il Patronato Inca-Cia, Confederazione nazionale agricoltori) che ha provato a calcolarla. Risultato: ogni italiano sta in fila circa 190 ore l'anno. Il che equivale a poco più di una settimana l'anno. Significa che considerando una vita media di 80 anni, alla fine dei conti quasi due anni li trascorriamo facendo la coda in qualche ufficio. E poi qualcuno si meraviglia del malumore imperante. La ricerca, però, si è limitata a valutare solo alcuni aspetti burocratici in cui gli italiani sarebbero impelagati: pagamenti, pratiche pensionistiche, dichiarazione dei redditi e altro ancora. NEL CONTO non sono entrati altri tipi di attese a cui siamo sottoposti quotidianamente, prima tra tutte le code in automobile. Con la stagione estiva alle porte, la questione diventerà di attualità e i giornali racconteranno le disavventure sulla famigerata Salerno-Reggio Calabria, ai caselli d'ingresso delle grandi città, agli imbarchi per i traghetti. Anche per questo capitolo è stato tentato un calcolo. Impossibile dire quanto sia attendibile, ma è opinione abbastanza comune che, tra file in città e durante i trasferimenti, siamo intorno a «una settimana l'anno». In sostanza, mettendoci pure l'automobile, il totale si può almeno raddoppiare. Arrivati a ottant'anni gli anni persi' in code sarebbero addirittura quattro. Un'esagerazione? Forse, ma teniamo conto che nel calcolo non sono state considerate le code fatte alla posta, in banca, alle biglietterie ferroviarie, e se poi si aggiungessero le attese degli autobus, dei treni o degli aerei in ritardo, il numero delle ore in attesa' lieviterebbe come panna montata. NESSUNO, per amor di patria, ha tentato un calcolo sui tempi di attesa per il rilascio del passaporto, per un esame specialistico sanitario, per un certificato catastale e chi più ne ha più ne metta. Meglio glissare anche sui tempi della giustizia. Su questo bastano i rimbrotti europei. Tutto ciò qualcuno, con una buona dose di fatalismo, lo definisce il pedaggio da pagare allo «stress della vita moderna». Altri, molto meno comprensivi, parlano di «Italia da terzo mondo». E' probabile che la verità stia nel mezzo: non siamo terzo mondo, ma di certo oberati da una burocrazia che ci schiaccia come un macigno e si porta via un pezzo della nostra vita. AMMETTIAMO pure che «noi italiani» abbiamo le nostre colpe. Ad esempio, con internet parte delle forche caudine potrebbe essere aggirata con il «fai da te». Peccato che la percentuale di italiani che usa internet sia tra le più basse del mondo industrializzato: meno di quattro ogni dieci. E' vero, però, che la nostra è una popolazione mediamente anziana. Siamo 60 milioni di italiani, ma più di venti milioni sono pensionati e tra questi una percentuale altissima ha più di 65 anni. Ce li vedete i nonni' a fronteggiare la burocrazia con il computer? Ne deriva un'altra constatazione: le 190 ore annue di attesa in coda sono una media nazionale, ma sono proprio i più anziani a sforare di parecchio la media stando in coda negli uffici pubblici. Un'altra colpa' che si può addossare alla maggioranza degli italiani è di non conoscere le norme. SECONDO l'Inac-Cia sono il 73% e nel caso degli stranieri si sale al 95%. Il non sapere come muoversi moltiplica la via crucis (code) da un ufficio al successivo. L'attenuante è che le regole sono davvero troppe e, purtroppo, se ne sfornano sempre di nuove. Così la burocrazia gode alimentando se stessa, mentre i cittadini bruciano anni di vita. Come? Più o meno ordinatamente in coda.

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Errani suona la carica a Bulbi e sbandiera l'orgoglio del Pd (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 05-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

FORLÌŒ CRONACA pag. 14 Errani suona la carica a Bulbi e sbandiera l'orgoglio del Pd Il presidente della Regione: «Governeremo il cambiamento» «NON siamo né tecnici né uomini di potere, rappresentiamo un progetto di cambiamento della realtà che affonda le radici in valori antichi»: vola alto e ispirato il governatore regionale Vasco Errani presentando la candidatura a presidente della Provincia di Massimo Bulbi. C'è un po' d'enfasi, una buona dose di orgoglio (la rivendicazione del buon governo' locale e della crescita romagnola) ma soprattutto un robusto richiamo agli amministratori la platea di Casa Artusi ribolle di candidati sindaci del centrosinistra affinché trasmettano agli elettori la consapevolezza dei risultati raggiunti e delle mete da raggiungere. «Siamo diversi spiega Errani da una destra populista che pensa di far fronte ai rischi di frammentazione della società dicendo Ci penso io'. Noi invece diciamo: Noi' richiamandoci a un'idea di politica che è coinvolgimento, consapevolezza, partecipazione». ERRANI ha suonato la carica del centrosinistra per Bulbi in coro con altri testimonial'. Signficativo l'intervento del presidente della provincia di Rimini, Nando Fabbri, in un'ottica di maggiore collaborazione romagnola, all'insegna di quel facciamo squadra' che è stato un po' il leit-motiv di tutti gli interventi: dal sindaco cesenate uscente Giordano Conti al candidato Paolo Lucchi, da Elena Battistini (Savignano sul Rubicone) al padrone di casa' Paolo Zoffoli. Altrettanto emblematica la chiusura del cerchio da Nadia Masini «Insieme abbiamo fatto cose buone e ci sono le condizioni per andare avanti: io darò una mano, in altri modi, ma la darò» fino al suo aspirante successore Roberto Balzani che ha riconosciuto «voi siete una squadra vincente, sono qui per imparare». Il presidente uscente e ricandidato sostenuto da Pd, Idv, Pdci, Prc, Sinistra per Forlì-Cesena e Nuova Romagna ha incassato raggiante tutti i riconoscimenti e le promesse di collaborazione. E ha snocciolato i titoli' dei suoi punti programmatici: il rafforzamento della società responsabile e solidale («Non lasceremo indietro nessuno»); il lavoro come strumento di valorizzazione e competitività del sistema e di coesione sociale; la valorizzazione dei saperi locali e lo sviluppo della società della conoscenza; innovazione e ammodernamento del territorio (calcando ancora una volta la mano sul patto per lo sviluppo' e l'impegno per l'abbattimento degli oneri della burocrazia); una provincia territorialmente integrata e aperta all'esterno (lo sviluppo della collaborazione romagnola nell'ottica dell'Area vasta, dalla sanità ai trasporti); qualità ambientale (aumento della raccolta differenziata, riduzione dei rifiuti bruciati, impianti di compostaggio e biodigestione); ammodernamento delle infrastrutture. «LA FILOSOFIA di fondo dell'azione amministrativa ha concluso Bulbi dovrà essere quella di garantire lo sviluppo del territorio non escludendo ambiti produttivi che potenzialmente possono rappresentare le nuove specializzazioni territoriali, dall'aeronautica all'agroalimentare, nè tantomeno sottraendosi al dovere d'inserire nello scenario di sviluppo elementi sociali (immigrazione, casa, benessere, salute), culturali (arte, creativià, istruzione) ed infrastrutturali (strade, mobilità, viabilità, logistica, cablaggio del territorio, digitalizzazione delle reti). Siamo convinti che rimanendo uniti e valorizzando le energie, le intelligenze ed i saperi, il senso di responsabilità dei cittadini, riusciremo ad uscire da questa fase più forti, coesi e solidali, costruendo un territorio socialmente responsabile». Emanuele Chesi

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mense, sconti al secondo figlio ma nei nidi i genitori protestano - franco vanni (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 05-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina VIII - Milano Mense, sconti al secondo figlio ma nei nidi i genitori protestano Lo scopo è mitigare i rincari: ma i più piccoli potrebbero non avere diritto al bonus FRANCO VANNI Le famiglie con almeno due figli iscritti alla mensa scolastica hanno diritto allo sconto del 50 per cento sul prezzo dei pasti. Da settembre prossimo si pagherà la quota intera, calcolata in base alle proprie possibilità economiche, per il bambino più piccolo, ma per i fratelli ci sarà lo sconto. La novità, introdotta dal Comune, mitiga gli aumenti sul prezzo della refezione introdotti lo scorso inverno. Per chiedere la riduzione c´è tempo fino al 31 maggio, termine ultimo per l´iscrizione al servizio mensa. Basta compilare la dichiarazione sulla composizione del nucleo familiare: i figli possono essere iscritti alle materne, alle elementari o alle medie, il "bonus" scatta comunque. Non è chiaro, invece, se vengano conteggiati ai fini dello sconto anche i bambini al nido. E scoppia la polemica. «Non è giusto che chi ha figli sotto i tre anni sia penalizzato. Io ho un bimbo al nido e due alle elementari, e in Comune non mi hanno saputo dire se ho diritto allo sconto», dice Barbara Piancatelli. La sua preoccupazione è quella di centinaia di mamme nella stessa situazione, iscritte ai forum in internet "Chiedoasilo" e "Commissione Refezione". Risponde Mariolina Moioli, assessore all´Istruzione: «Nei prossimi giorni, in base all´interpretazione della delibera sulle mense fatta prima di Natale, daremo alle famiglie tutti i chiarimenti necessari». Oltre al dubbio sull´accesso allo "sconto famiglia" per chi ha figli al nido, un´altra questione preoccupa i genitori: chi non è in grado di presentare il modulo Isee sarà automaticamente inserito in ultima fascia, e quindi costretto a pagare il massimo. Cioè, in base alle tabelle comunali, 46 euro al mese per i bimbi delle materne, 59 per gli studenti delle elementari iscritti al tempo pieno e 35.50 per chi ha scelto i "moduli". Su questo tema, ha chiesto spiegazioni ufficiali il consigliere comunale David Gentili, del Pd: «Così si penalizzano le famiglie che non conoscono il proprio Isee, cioè gli stranieri e chi non ha dimestichezza con la burocrazia». Michele Carruba, presidente di Milano Ristorazione, risponde: «Milano rimane comunque, tra le città italiane, quella con le rette per la refezione scolastica più basse» SEGUE A PAGINA V

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Dignità, libertà e solidarietà. Voci dal triangolo costituito (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 05-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

DOCUMENTI Due volumi analizzano la «Carta dei diritti» e le politiche europee sul «gender mainstream» Dignità, libertà e solidarietà. Voci dal triangolo costituito Giuseppe Allegri La crisi istituzionale dell'Unione europea sancita nel 2005 con il no referendario franco-olandese al Trattato costituzionale e conclamata dal no irlandese dello scorso giugno al Trattato di Lisbona è sprofondata nella incapacità continentale di gestire la crisi economico-finanziaria. Il «funzionalismo» comunitario è vittima dei fallimenti del neoliberismo tecnocratico e globale; così come sembra ormai anacronistica la riproposizione di una «costituzionalizzazione» dell'Unione europea secondo le tradizionali vie parlamentari o governative. Mentre le prossime elezioni per l'europarlamento affascinano le burocrazie nazionali di partiti al governo o quelli condannati alla scomparsa, conviene allora concentrarsi sulle prassi comunitarie, occasione concessa dalla pubblicazione di due volumi. Mariagrazia Rossilli cura nel volume I diritti delle donne nell'Unione europea. Cittadine, migranti, schiave (Ediesse, pp. 236, euro 12) una ricostruzione delle politiche comunitarie riguardo i diritti delle donne, supportata da interventi che spaziano dalla tutela del genere, alle politiche delle pari opportunità nella Strategia Europea per l'Occupazione e al ruolo del sindacato europeo. È un quadro sfaccettato e piuttosto critico, che si misura con le politiche di gender mainstreaming, di empowerment delle donne, di divieto di discriminazione, insistendo sulle inadeguatezze comunitarie su questi temi. D'altro canto si sottolinea quanto «normativa, giurisprudenza e soprattutto politica comunitaria» abbiano esercitato «un'influenza positiva su tutti gli ordinamenti degli Stati membri in materia di parità tra uomini e donne»; in particolare grazie a «alcuni Stati trainanti, come quelli Scandinavi, che hanno condizionato, come modelli di riferimento, Stati nei quali tradizioni, cultura e leggi tendono ancora ad ostacolare un'effettiva parità» (Elisabetta Palici di Suni). Una discrasia che lascia aperta la domanda su chi sia «esattamente il soggetto di diritto in Europa», come osserva Susanne Baer quando si confronta con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; testo riguardo al quale il volume contiene un'interessante intervista a Elena Paciotti, membro della Convenzione che ormai quasi dieci anni fa elaborò la Carta e anche autrice della Prefazione al volume La Carta dei diritti dell'Ue. Casi e materiali curato da Giacinto Bisogni, Giuseppe Bronzini e Valeria Piccone (Chimienti, pp. 676, euro 38). Nella Carta dei diritti dell'Ue si assume infatti la centralità di quel testo come strumento per auspicare il «salto in quell'Europa politica» ancora assente. Riferimenti alla Carta compaiono nelle sentenze della «Corte di Giustizia, di quella di Strasburgo e di numerose Corti nazionali di ogni rango», a conferma di un dialogo «multilivello» tra le Corti, per la tutela dei diritti fondamentali: si profila un'altra idea di integrazione comunitaria, basata sulla necessità di prendere sul serio il «triangolo europeo formato da dignità, autodeterminazione ed eguaglianza». CONTINUA|PAGINA12 Nel solco di questa rivendicazione di un'Europa dei diritti questo secondo volume si presenta quindi come un commentario dei 54 articoli della Carta, esaminati singolarmente alla luce di casi giurisprudenziali e materiali normativi che fanno di essa un testo fondamentale per la definizione di uno spazio comunitario condiviso di protezione dei diritti fondamentali delle persone; nonostante la Carta non riesca ancora a trovare un'adeguata dimensione istituzionale, nella stasi del processo di integrazione. Lo slancio innovativo di questo testo si desume già dal superamento dell'impostazione «generazionale» dei diritti, non distinti più in civili, sociali, economici, etc., ma orientati «intorno a sei valori fondamentali: la dignità, la libertà, l'uguaglianza, la solidarietà, la cittadinanza e la giustizia», garantendo «l'indivisibilità dei diritti fondamentali». I commenti dei molti autori evidenziano il ruolo centrale svolto dalla creatività giurisprudenziale nel rendere diritto vivente la Carta: una sorta di interpretazione e applicazione progressiva, a dimostrazione che i testi normativi e costituzionali camminano sulle gambe dei soggetti, istituzionali o sociali, che se ne appropriano. È il cuore di un atteggiamento sensibile alla sperimentazione di molteplici lotte per nuovi diritti, anche a partire dalle potenzialità iscritte nelle Carte; così nel caso di una futura applicazione dell'art. 34, comma 3, che, riconoscendo il «diritto all'assistenza sociale e abitativa», può essere interpretato come un primo diritto al basic income, ai «fini del reddito minimo garantito contro la precarietà». Ma qui l'immaginazione giurisprudenziale dovrebbe essere preceduta dall'inventiva di movimenti sociali consapevoli che l'Europa a venire è preferibile sia sperimentata dalle pratiche sociali e dal garantismo giurisprudenziale, piuttosto che da quelle élite governative che hanno condannato il vecchio Continente all'inesistenza politica.

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immigrati, fuga da genova (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 05-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina I - Genova Ecuadoriani, albanesi, marocchini, si moltiplicano le storie di giovani stranieri che se ne vanno: "Ancora troppi pregiudizi su di noi" Immigrati, fuga da Genova Lavoro che non c´è e permessi in ritardo, a migliaia tornano a casa LA CRISI, la difficoltà ad integrarsi, la burocrazia. Ci sono diverse ragioni, e tutte buone, per il migliaio di stranieri «genovesi» che dall´inizio dell´anno ha scelto di rientrare nei rispettivi paesi d´origine. E, soprattutto storie dolorosissime. CALANDRI A PAGINA III

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burocrazia, gare, fondi pubblici apre lo sportello dei "piccoli" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 05-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina IX - Genova L´iniziativa Burocrazia, gare, fondi pubblici apre lo sportello dei "Piccoli" Uno sportello per assistere le piccole e medie imprese nella burocrazia, un servizio di assistenza per partecipare alle gare di appalto e un sostegno per le domande di accesso a fondi pubblici. Sono gli strumenti della sezione Pmi di Confindustria Genova, presentata dal presidente Fabrizio Ferrari e dal direttore generale Paolo Corradi. «Sono queste le richieste che ci vengono oggi fatte dalle pmi - dice Ferrari - parliamo di una realtà di 950 tra piccole e medie imprese associate che impiegano 140 addetti. Queste imprese affrontano problemi legati all´accesso al credito, al ritardo dei pagamenti, fronteggiano ogni giorno mille ostacoli e noi con questi strumenti vogliamo dimostrare che ci siamo e che vogliamo aiutarle». L´help desk sarà operativo dal 18 maggio con un numero verde, 800710820, attivo all´inizio per tre giorni alla settimana: «Poi vedremo - riprende Ferrari - se le aziende ne avranno bisogno potremo prolungare il servizio anche per tutta la settimana».

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Golf resort, l'apertura slitta a luglio (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 05-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

l'annuncio sul sito internet della compagnia di rocco forte Golf resort, l'apertura slitta a luglio L'apertura del golf resort del Verdura è slittata al mese di luglio. La compagnia inglese di sir Rocco Forte ha modificato il sito ufficiale sul quale da mesi era annunciata l'inaugurazione per il 29 maggio. I lavori, in particolare quelli relativi alla messa in sicurezza della Torre del Verdura, sono appena iniziati. Il cantiere è in piena attività, i lavori richiedono tempi più impegnativi rispetto all'entità dei lavori. Non c'è dubbio che è il risultato di una lungaggine nel rilascio delle autorizzazioni, ma anche dell'inclemenza meteorologica. I tempi della burocrazia, come si sa, non viaggiano alla stessa velocità di quella di un imprenditore. Forse la filiera burocratica non ha compreso bene, ma questo è un discorso che ha caratterizzato tutta la vicenda del golf resort del Verdura, le grida di allarme che di volta in volta venivano lanciate dal management della compagnia inglese. Molto probabilmente, sulla decisione di rinviare l'apertura della struttura golfistica ha pesato anche la questione non risolta dello svincolo sulla Ss 115. Un vero problema che si trascina da oltre un anno senza che vi sia ancora una soluzione. Il solito meccanismo perverso che trova il suo fondamento tra carte che mancano, firme che tardano ad essere apposte sui documenti. E' inutile trovare il capro espiatorio. La vera sconfitta è del territorio che tarda a decollare, oltre ai danni di immagine ed economici che un imprenditore leader internazionale del turismo di lusso, quale sir Rocco Forte, è costretto a subire. Filippo Cardinale

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Forlì, elezioni. L'elenco priorità di Confcooperative (sezione: Burocrazia)

( da "RomagnaOggi.it" del 05-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

5 maggio 2009 - 12.07 (Ultima Modifica: 05 maggio 2009) FORLI' - I bisogni del territorio e delle cooperative aderenti sono al centro di un documento con cui Confcooperative, si rivolge ai candidati alle elezioni Amministrative del prossimo 6/7 giugno, sottolineando come sempre il desiderio di confrontarsi con tutte le forze politiche, i movimenti e i candidati. Gli incontri organizzati dall'associazione d'impresa iniziano questa settimana: il primo appuntamento è fissato per oggi martedì 5 maggio alle ore 15 con il candidato alla presidenza della Provincia Massimo Bulbi. Seguiranno domani 6 maggio l'incontro con Alessandro Rondoni e l'8 con Paolo Lucchi. "Questa volta l'appuntamento elettorale giunge in un momento di grave crisi economica - dichiara il presidente Amedeo Scozzoli - una crisi drammatica di cui sta risentendo anche il nostro sistema cooperativo. Inoltre stiamo toccando con mano come alcune scelte fatte dalle Istituzioni Locali condizionino anch'esse i risultati complessivi delle nostre cooperative. Su queste problematiche vogliamo confrontarci in modo franco con i candidati, ai quali daremo anche ipotesi di soluzioni che riteniamo necessarie per il bene delle nostre imprese e del territorio". . Il riferimento è a legislazioni regionali e a provvedimenti locali che mirando a costruire un modello "evoluto" e caratterizzato da alti standard spesso non tengono conto del reale contesto sociale e dei bisogni del territorio e delle imprese. L'effetto in molti casi non è stato quello sperato, anzi, in alcuni settori l'aver posizionato "l'asticella" troppo in alto, ha di fatto messo fuori mercato interi comparti sottolinea Confcooperative, che rivolgendosi alla politica e a chi si candida a governare il territorio denuncia come la politica stessa e i suoi ritardi oltre alle storture della burocrazia siano causa di grandi difficoltà per le imprese. Queste le priorità che Confcooperative - in rappresentanza a livello provinciale di circa 230 imprese operanti nei vari settori con oltre 40000 soci e oltre 11000 lavoratori - segnala ai candidati: -In generale vogliamo sensibilizzare la classe politica verso scelte che prima di essere applicate devono, attraverso un confronto vero, poter preveder le ricadute sui cittadini e sulle imprese e non essere prese nell'esclusivo interesse dell'Istituzione che la emana, annullando in tantissimi casi anche il concetto tanto sbandierato di sussidiarietà. -Occorre individuare procedure d'urgenza per consentire alle aziende che hanno investimenti da realizzare di poter avere le autorizzazioni necessarie al massimo in sei mesi. -Le gare d'appalto devono essere aggiudicate con il metodo del prezzo "economicamente e socialmente più vantaggioso" seguendo l'esempio delle amministrazioni che lo stanno sperimentando, in modo particolare per le gare che riguardano i servizi. sociali. -Occorre rilanciare la politica della casa per coloro che hanno un livello di reddito tale da non potersi permettere un alloggio, attraverso anche la messa a disposizione, da parte dei comuni di aree o di manufatti pubblici in forma gratuita, da assegnare a cooperative di abitazione, al fine di poter costruire abitazioni a prezzi calmierati. -Rivedere l'organizzazione delle politiche dei servizi: in momenti di crisi come quello attuale, non è tollerabile speculare sui servizi, soprattutto quando si tratta di servizi alla persona, che devono essere erogati ai cittadini con la massima efficienza e il minor costo per l'utente. Noi intendiamo proporre il modello dell'impresa sociale, orientata alla gestione del servizio reinvestendo i margini di gestione esclusivamente nel miglioramento dei servizi e non per produrre utili finanziari. -E' necessario affrontare i temi ambientali con lungimiranza e liberi da schemi ideologici e da interessi, praticando soluzioni realmente adatte al nostro territorio alle nostre attività alle nostre produzioni; non possiamo seguire mode per alcune questioni che riguardano le aziende con politiche repressive, senza considerare tutto quello che non è adeguato da parte delle Istituzioni, mettendo in condizione le aziende virtuose di dover pagare quanto non realizzato da chi è deputato a farlo. -Nel comparto agroalimentare occorre mettere in atto politiche che valorizzino le nostre produzioni considerate in alcuni casi, eccellenze a livello internazionale, attraverso azioni di sensibilizzazione nei confronti delle scuole, inserendo nei capitolati delle mense l'obbligo di utilizzo dei prodotti locali, facendo opera di formazione verso i consumatori, in una ottica anche di salute pubblica. -In tema di energie rinnovabili occorre praticare politiche più virtuose, andando a determinare quelle che sono le zone e le produzioni interessate e poi dare la possibilità alle imprese di poter investire, senza dover essere condizionati da interessi particolari, mettendo a disposizione anche tutti gli edifici pubblici che potrebbero essere messi a norma dal punto di vista energetico con programmi di projget fainancing gestiti da privati Gli incontri organizzati da Confcooperative aggiornati ad oggi: - Massimo Bulbi candidato alla Presidenza della Provincia di Forlì Cesena - 5 Maggio alle ore 15,00 presso la sede di Forlì; - Alessandro Rondoni candidato a Sindaco del Comune di Forlì - 6 Maggio ore 16,00 presso la sede di Forlì; - Paolo Lucchi candidato a Sindaco del Comune di Cesena - 8 Maggio ore 9,00 presso la sede di Cesena; - Antonio Prati candidato a Sindaco del Comune di Cesena - 13 Maggio ore 9,30 presso la sede di Cesena; - Roberto Balzani candidato a Sindaco del Comune di Forlì - 15 maggio ore 9,00 presso la sede di Forlì.

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Amministrative, le priorità di Confcooperative Forlì Cesena presentate ai candidati (sezione: Burocrazia)

( da "Sestopotere.com" del 05-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Amministrative, le priorità di Confcooperative Forlì Cesena presentate ai candidati (5/5/2009 14:23) | (Sesto Potere) - Forlì - 5 maggio 2009 - Massimo Bulbi, candidato alla presidenza della Provincia, inizia oggi 5 maggio gli incontri organizzati dall'associazione d'impresa della cooperazione, domani 6 maggio è la volta del candidato sindaco per il Comune di Forlì Alessandro Rondoni. I bisogni del territorio e delle cooperative aderenti sono al centro di un documento con cui Confcooperative, si rivolge ai candidati alle elezioni Amministrative del prossimo 6/7 giugno, sottolineando come sempre il desiderio di confrontarsi con tutte le forze politiche, i movimenti e i candidati. Gli incontri organizzati dall’associazione d’impresa iniziano questa settimana: il primo appuntamento è fissato per oggi martedì 5 maggio alle ore 15 con il candidato alla presidenza della Provincia Massimo Bulbi. Seguiranno domani 6 maggio l’incontro con Alessandro Rondoni e l’8 con Paolo Lucchi. “Questa volta l’appuntamento elettorale giunge in un momento di grave crisi economica - dichiara il presidente Amedeo Scozzoli - una crisi drammatica di cui sta risentendo anche il nostro sistema cooperativo. Inoltre stiamo toccando con mano come alcune scelte fatte dalle Istituzioni Locali condizionino anch’esse i risultati complessivi delle nostre cooperative. Su queste problematiche vogliamo confrontarci in modo franco con i candidati, ai quali daremo anche ipotesi di soluzioni che riteniamo necessarie per il bene delle nostre imprese e del territorio”. Il riferimento è a legislazioni regionali e a provvedimenti locali che mirando a costruire un modello “evoluto” e caratterizzato da alti standard spesso non tengono conto del reale contesto sociale e dei bisogni del territorio e delle imprese. L'effetto in molti casi non è stato quello sperato, anzi, in alcuni settori l'aver posizionato “l'asticella” troppo in alto, ha di fatto messo fuori mercato interi comparti sottolinea Confcooperative, che rivolgendosi alla politica e a chi si candida a governare il territorio denuncia come la politica stessa e i suoi ritardi oltre alle storture della burocrazia siano causa di grandi difficoltà per le imprese. Queste le priorità che Confcooperative - in rappresentanza a livello provinciale di circa 230 imprese operanti nei vari settori con oltre 40000 soci e oltre 11000 lavoratori - segnala ai candidati: -In generale vogliamo sensibilizzare la classe politica verso scelte che prima di essere applicate devono, attraverso un confronto vero, poter preveder le ricadute sui cittadini e sulle imprese e non essere prese nell'esclusivo interesse dell'Istituzione che la emana, annullando in tantissimi casi anche il concetto tanto sbandierato di sussidiarietà. -Occorre individuare procedure d'urgenza per consentire alle aziende che hanno investimenti da realizzare di poter avere le autorizzazioni necessarie al massimo in sei mesi. -Le gare d'appalto devono essere aggiudicate con il metodo del prezzo “economicamente e socialmente più vantaggioso” seguendo l'esempio delle amministrazioni che lo stanno sperimentando, in modo particolare per le gare che riguardano i servizi sociali. -Occorre rilanciare la politica della casa per coloro che hanno un livello di reddito tale da non potersi permettere un alloggio, attraverso anche la messa a disposizione, da parte dei comuni di aree o di manufatti pubblici in forma gratuita, da assegnare a cooperative di abitazione, al fine di poter costruire abitazioni a prezzi calmierati. -Rivedere l'organizzazione delle politiche dei servizi: in momenti di crisi come quello attuale, non è tollerabile speculare sui servizi, soprattutto quando si tratta di servizi alla persona, che devono essere erogati ai cittadini con la massima efficienza e il minor costo per l'utente. Noi intendiamo proporre il modello dell'impresa sociale, orientata alla gestione del servizio reinvestendo i margini di gestione esclusivamente nel miglioramento dei servizi e non per produrre utili finanziari. -E' necessario affrontare i temi ambientali con lungimiranza e liberi da schemi ideologici e da interessi, praticando soluzioni realmente adatte al nostro territorio alle nostre attività alle nostre produzioni; non possiamo seguire mode per alcune questioni che riguardano le aziende con politiche repressive, senza considerare tutto quello che non è adeguato da parte delle Istituzioni, mettendo in condizione le aziende virtuose di dover pagare quanto non realizzato da chi è deputato a farlo. -Nel comparto agroalimentare occorre mettere in atto politiche che valorizzino le nostre produzioni considerate in alcuni casi, eccellenze a livello internazionale, attraverso azioni di sensibilizzazione nei confronti delle scuole, inserendo nei capitolati delle mense l'obbligo di utilizzo dei prodotti locali, facendo opera di formazione verso i consumatori, in una ottica anche di salute pubblica. -In tema di energie rinnovabili occorre praticare politiche più virtuose, andando a determinare quelle che sono le zone e le produzioni interessate e poi dare la possibilità alle imprese di poter investire, senza dover essere condizionati da interessi particolari, mettendo a disposizione anche tutti gli edifici pubblici che potrebbero essere messi a norma dal punto di vista energetico con programmi di projget fainancing gestiti da privati Gli incontri organizzati da Confcooperative aggiornati ad oggi: - Massimo Bulbi candidato alla Presidenza della Provincia di Forlì Cesena - 5 Maggio alle ore 15,00 presso la sede di Forlì; - Alessandro Rondoni candidato a Sindaco del Comune di Forlì – 6 Maggio ore 16,00 presso la sede di Forlì; - Paolo Lucchi candidato a Sindaco del Comune di Cesena – 8 Maggio ore 9,00 presso la sede di Cesena; - Antonio Prati candidato a Sindaco del Comune di Cesena – 13 Maggio ore 9,30 presso la sede di Cesena; - Roberto Balzani candidato a Sindaco del Comune di Forlì – 15 maggio ore 9,00 presso la sede di Forlì.

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Giornalista in Urss "C'erano le microspie nella mia casa a Mosca" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 06-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

AL BALBO. EMANUELE NOVAZIO Giornalista in Urss "C'erano le microspie nella mia casa a Mosca" Come scova le notizie un giornalista che lavora in Russia? A quali fonti può attingere? Emanuele Novazio, da tren'tanni autorevole firma de «La Stampa», non è più corrispondente da Mosca dove lo è stato a lungo quando ancora si chiamava Unione Sovietica, ma, nel nuovo libro uscito di recente per Guerini & Associati, racconta in che modo Putin, nella sua presidenza post Eltsin, «ha, di fatto, ricostituito le basi ideologiche e pratiche del potere in vigore nell'ex Unione Sovietica, caduta formalmente nel '91». Il titolo del libro, «Back in Urss. Reportage dal nuovo impero russo», di cui Novazio, ex allievo del liceo Balbo di Casale, ha conversato ieri mattina con gli studenti casalesi del Classico e dello Scientifico, è illuminante. In due vocaboli c'è la sintesi di tutto il testo: «back», ritorno, e impero russo. «Putin, attraverso il suo progetto neoimperiale, ha cercato di ridare al Paese l'orgoglio nazionale che per molti russi vale molto più della libertà». Un obbiettivo perseguito con una politica di azzeramento graduale ma sistematico delle voci giornalistiche libere, condotta senza che se ne potesse attribuire a Putin la diretta responsabilità, ma della quale di fatto nessuno, specialmente tra gli osservatori occidentali, ne disconosce l'avallo. Novazio ha raccontato la chiusura di numerose testate giornalistiche e televisive locali, che «in Russia sono molto seguite», e di incarichi ai vertici di grandi tivù e giornali nazionali assegnati a giornalisti di regime. Ecco spiegato il «Back in Urss», il ritorno a quel modello sovietico che Novazio aveva sperimentato direttamente, nella sua quotidianità moscovita appesantita dalla burocrazia durante gli anni da corrispondente. Un esempio molto efficace: «Fu la mia domestica - ha raccontato - a mostrarmi dove, in casa, erano state nascoste le microspie». Come nei film. E, come nei film, c'era un alloggio un po' particolare, all'ultimo piano del palazzo dove Novazio viveva, con frequentazioni e movimenti strani: l'appartamento «abitato» dai rilevatori delle «cimici» per registrare che cosa sapeva e con chi era in contatto il giornalista italiano. E quindi? «Meglio parlare in strada o comunque in spazi aperti». Per non rischiare l'incarcerazione, se non la vita come è accaduto ad Anna Politkovskaja.

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A Palazzo Venezia, con le donne, Mussolini usava la tecnica musica e magia. Tra il '35 e il ... (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 06-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

A Palazzo Venezia, con le donne, Mussolini usava la tecnica musica e magia. Tra il '35 e il '39 non aveva amanti, ma solo fugaci incontri. Tromba e sparisci». L'eleganza sublime e l'elogio trasversale. Democratico. Stallieri e dittatori. L'altro ieri, tramontata l'aura del 25 aprile pacificato, grazie a Marcello Dell'Utri scoprivamo i partigiani «di destra» e il Mussolini «troppo buono». Qualche giorno ancora e il festival di Cannes racconterà al mondo un altro duce. Bigamo e spietato. «Prima di allora, non sapevo nulla di questa storia. Poi nel 2005 lessi un articolo e vidi un documentario su Mussolini e sui parenti ignoti e sacrificati, la moglie Ida Dasler e il figlio legittimo del duce, Benito Albino». Da 40 anni Marco Bellocchio esplora i lessici familiari. Codifica linguaggi, pugni tenuti in tasca, condanne, salti nel vuoto, mostri da occultare alla vista o sbattere in prima pagina. Un cinema che ripudia l'oblìo e spinge l'ex salesiano ribelle a occuparsi di terrorismo e psicanalisi, regimi e sacche di consenso. «Vincere», il suo film sul Duce più celato, sarà in concorso a Cannes. In luogo del '68 di Placido, la fotografia della donna che pagò caro l'irriducibile desiderio di non arrendersi. Fu bollata, resa incapace di nuocere all'immagine del dittatore, rinchiusa in manicomio. Pazza. E quindi afona nel gridare, indecifrabile nello scrivere, querula nel chiedere aiuto. Pericolosa. Una serpe cresciuta in seno che rivendica l'amore del capo e diventa un problema. Da internare e dimenticare, usando ogni mezzo. Stampa, Polizia, medici, prefetti. Il pubblico che si piega al privato e nasconde un segreto inconfessabile. Un gioco di scatole cinesi. Aperta la prima, non ci si può fermare. Il documentarista che insieme al giornalista Norelli ha guidato Bellocchio alla scoperta del lato oscuro di Mussolini si chiama Fabrizio Laurenti. Ha vissuto per 13 anni a New York, ondeggiato tra generi diversissimi e una sera per caso, è caduto sulla materia che avrebbe plasmato in 30 mesi di maniacale lavoro. «Mi dissero che Mussolini aveva avuto un figlio morto in manicomio. Mi sembrò incredibile. "Fidati, a Trento lo sanno tutti". Decisi di indagare e mi immersi in un pozzo di fonti. Compagni di banco che avevano conosciuto Albino e le sue leggendarie imitazioni del padre, donne che vivevano di fronte al sanatorio dove era reclusa Ida, autentiche lettere autografe firmate Benito. Un materiale troppo importante sul funzionamento della burocrazia fascista per rischiarne l'estinzione». Ida venne imprigionata a Pergine, «curata» con iniezioni di malaria nel sadico tentativo di «snebbiarle» la coscienza, screditata, messa infine in una fossa comune, nel 1937. A Benito Albino cambiarono l'affido, il nome, lo fecero espatriare in Cina e poi, vista l'insistenza nel cantare un'aria sgradita, fatto accomodare in una struttura identica a quella della madre. Morì nel 1942. «La corsa a guadagnare gli elogi del principe era senza freni. Compiacere è un meccanismo "naturale" che funzionava e funziona perfettamente». Laurenti coglie analogie con l'oggi. «Sono cambiate solo le facce. Come diceva Flaiano, correre in soccorso del vincitore è un istinto primario. Quando il potere diventa incontestabile e il consenso raggiunge vette così alte, c'è piaggeria. Ci sarà sempre un momento per essere ricompensati e magari vedersi catapultare in parlamento. Con Albino e Ida fecero cessare il rumore di fondo, il fastidio per una diceria che non doveva circolare». Lei prendeva carta e penna: il nostro Benitino, "piccolo grande amore" lui riceveva freddi dispacci, frammenti di una violenza soffusa. «Per trovare le lettere incriminate, Tamburini, un federale di Trento, le smontò la casa. Portò via molte cose ma non quei fogli, nascosti dentro un gallo impagliato. Ci sono ancora. Tamburini, a Salò divenne capo della Polizia». Ida non si adeguò mai. Fu sua moglie, sempre. «Accusò il fratello Arnaldo». Lo stesso che sulla Gazzetta Ufficiale mutò l'identità di Albino. «Gli fece assumere un altro cognome. Cambiò la vita di una persona e quella di una nazione». Al di là di speculazioni, bizzarre similitudini, abbagli, equivoci di inizio estate.

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di PIERO DEGLI ANTONI MILANO IL TELEFILM Festival ha il merito, og... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 06-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

CULTURA E SPETTACOLI pag. 28 di PIERO DEGLI ANTONI MILANO IL TELEFILM Festival ha il merito, og... di PIERO DEGLI ANTONI MILANO IL TELEFILM Festival ha il merito, ogni anno, di segnalare in anticipo quali potrebbero essere le serie «cult» prossime venture: i nuovi Lost o CSI, per intenderci. Stavolta sembra che il genere destinato a tirare la volata sia quello paranormale, tra la scienza e la fantascienza, quella zona «twilight» tra realtà e fantasia. Ben tre serie americane - che vengono presentate appunto qui a Milano - propongono protagonisti dotati di poteri mentali inusuali. C'è The Mentalist (andrà in onda su Joi), la storia di un uomo che si è sempre spacciato per medium mentre fa semplicemente ricorso alle proprie capacità di osservazione. C'È FRINGE in cui un'agente donna dell'Fbi tenta di risolvere un caso misterioso con l'aiuto di un ex scienziato rinchiuso da 17 anni in un istituto di igiene mentale, e c'è infine Mental in cui si muove uno psichiatra dalle idee parecchio innovative che si scontra con la burocrazia (c'è anche in America, pare) medica. In questa caccia alla novità, stavolta il TF si è spinto oltre i consueti confini statunitensi. Le stesse major americane scelgono, per motivi di costi, delle location all'estero. Abbiamo così la saga indiana in costume Dharam Veer, e la balzana sit-com egiziana Coiffeur Ashwaq, ambientata nella sala d'aspetto di un parrucchiere. Co-prodotto dalla Commissione europea, il telefilm punta non solo a far sorridere gli spettatori, ma soprattutto a sollecitare la coscienza delle spettatrici sul loro ruolo nella società araba. Si parla di violenza dentro casa, di matrimoni forzati, di sessismo, di molestie: tutti temi delicati per le società musulmane. Per essere una sit-com, un bell'impegno. PER I FAN dei classici, il Tf presenta vere e proprie chicche: la puntata inedita di E.R. in cui fa ritorno George Clooney (hurrah!) e il ritorno di un caposaldo quale Beverly Hills 90210 che segnò la tv degli anni Novanta. Il TF si apre domani e si concluderà domenica al cinema Apollo di Milano. I fan possono scegliere tra due tipi di abbonamenti: giornaliero a 12 euro e complessivo a 30 euro.

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Manca la traduzione in serboriparte processo per violenza (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 06-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Manca la traduzione in serboriparte processo per violenza giustizia & burocrazia CONDANNATO in primo grado per violenza sessuale ha visto annullare la sentenza in Appello e in Cassazione per la mancanza della traduzione del capo d'imputazione nella lingua del suo paese: il serbo. Un particolare che è risultato determinante per la bontà del processo e ora, a tre anni di distanza dall'episodio in cui è rimasta vittima una giovane donna, il fascicolo è tornato alla partenza, come si trattasse di un segnacasela di un noto gioco da tavolo. Ma i disguidi non sono finiti. Ieri mattina davanti al giudice delle udienze preliminari Emilio Fois, il processo ha dovuto subire l'ennesimo rinvio al 20 ottobre prossimo per un difetto di notifica. Più semplicemente è mancata la prova che la notifica fosse stata fatta all'imputato. Ed allora nuova "partenza dl via" per un processo di violenza sessuale nei confronti di una donna che meriterebbe maggior celerità. Ma il difetto di notifica, con conseguente nullità e rinvio ad altra udienza del processo, è un problema che negli ultimi tempi è diventato insostenibile al punto da spingere il procuratore Francantonio Granero ad occuparsi della situazione di fronte alle continue lamentele dei sostituti procuratori costretti a subire rinvii di fronte alle eccezioni delle difese. Con ritardi pratici, ma anche frustrazioni psicologiche. G. Cio. 06/05/2009

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IL 40 PER CENTO delle aziende agricole socie Coldiretti, che erano a controllo su... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 06-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

ROVIGO pag. 6 IL 40 PER CENTO delle aziende agricole socie Coldiretti, che erano a controllo su... IL 40 PER CENTO delle aziende agricole socie Coldiretti, che erano a controllo sulla regolarità delle domande per i finanziamenti europei Pac, è arrivato a pagamento. Coldiretti Rovigo prende atto che sono state liquidate 531 proprie aziende polesane delle 1400 a controllo e si augura che anche le altre possano incassare i premi Pac prima possibile. «L'impegno degli enti preposti ai controlli è di completarli in tempi celeri, verosimilmente entro il mese di maggio ha precisato il presidente di Coldiretti Rovigo, Valentino Bosco e di velocizzare al massimo i conseguenti pagamenti anche delle restanti domande delle aziende, che sono nelle zone a controllo, cioè Badia, Lendinara e Fiesso». «Le operazioni di controllo a campione sono iniziate a settembre 2008 ha spiegato il presidente Si tratta di procedimenti obbligatori per garantire l'esattezza delle domande Pac, presentate dalle aziende attraverso i nostri Centri assistenza agricola (Caa), però si sono verificati dei ritardi ingiustificabili, che stanno causando delle crisi di liquidità nelle aziende, proprio in un momento storico di caduta dei prezzi alla produzione. E' proprio per eliminare queste scandalose lungaggini burocratiche, che Coldiretti si sta battendo affinché siano gli stessi Caa ad essere riconosciuti come strutture garanti della regolarità delle domande Pac, in modo da non sottoporre gli imprenditori e i loro investimenti ai tempi anacronistici della burocrazia. Ricordo che gli aiuti Pac al reddito, sono un diritto delle nostre aziende, non sono un sussidio facoltativo». «Vorrei assicurare i nostri soci ha concluso Bosco che Coldiretti, a tutti i livelli, sta continuando a fare pressioni e a monitorare la situazione. Non dimentichiamo, infatti, che proprio qui a Rovigo, lo scorso gennaio, il vicegovernatore regionale Franco Manzato si era impegnato ad ottenere il pagamento prima possibile e per le aziende a controllo dal mese di marzo. Teniamo tutto a mente e stiamo lavorando per cambiare la situazione».

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Alla Puglia la leadership solare (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI I data: 2009-05-06 - pag: 26 autore: Energia. La regione ha già installato 56,5 megawatt fotovoltaici contro i 50,7 della Lombardia Alla Puglia la leadership solare Indietro il resto del Mezzogiorno - In Liguria solo 3,7 megawatt Jacopo Giliberto L'inverno ricchissimo di acqua e neve ha riempito i bacini idroelettrici, che fino all'anno scorso sembravano sfiatati, e i produttori elettrici pregustano affari importanti. Ma anche il settore fotovoltaico è in fermento. Per esempio ieri la Sorgenia Solar e la Sonepar hanno raggiunto un'intesa sui pannelli fotovoltaici per una potenza complessiva di 5 megawatt.La Puglia è la gallina dalle uova d'oro: l'oro del sole. Gli investimenti solari si dirottano in modo massiccio verso il "tacco" della Penisola, tanto che il presidente della Regione, Nichi Vendola, e il suo assessore all'Ambiente,Michele Losappio, si chiedono se dare regole un po' meno coraggiose al primato energetico della Puglia. Appena quinta per numero di centrali solari (alle spalle di Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte), però ha il numero più alto di megawatt istallati e – vista anche la collocazione favorevole per insolazione – per produzione. Ben 56,5 megawatt fotovoltaici, contro i 50,7 della Lombardia. Le centrali solari pugliesi hanno stazze notevoli. E anche nel segmento eolico la Puglia ancora una volta è in prima linea. Ieri l'Alerion ha annunciato che è entrata in produzione la centrale eolica di Ordona (Foggia) con una potenza di 34 megawatt. La regione si sta caratterizzando come il polo energetico italiano, viste le centrali elettriche (basti ricordare il colossale impianto a carbone dell'Enel a Brindisi, ma anche quelli vicini dell'Edipower e dell'Eni), l'elettrodotto che porta elettricità dalla Grecia e i progetti di nuove linee di alta tensione (come quella progettata dalla siciliana Moncada con l'Albania),di metanodotti (come l'Igi pensato dall'Edison con la Grecia) e di rigassificatori (è il caso di Taranto con Gas Natural e Brindisi con British Gas). Perché la Puglia sta assumendo questo carattere di polo energetico? Merito della Giunta che ha adottato una politica industriale molto liberista e molto lungimirante. Soprattutto nel settore delle fonti rinnovabili. Ogni Regione infatti fa storia a sé. La legge nazionale è liberista, e la Puglia (come anche la Regione Lombardia, che ieri insieme con le Camere di commercio ha destinato un incentivo per le imprese che vogliono investire nel solare a Varese, con un finanziamento di 1,2 milioni) ha varato piani regionali e regole che seguono la normativa nazionale senza aggiungere vincoli speciali. Burocrazia leggera e coraggio politico. In coda invece ci sono altre regioni. La Sicilia, la Calabria e la Basilicata ma perfino la Liguria annunciano sui giornali locali programmi mirati alle fonti rinnovabili, «per le quali – è il ritornello – è vocato il nostro territorio », poi all'atto pratico fanno di tutto per impedire la costruzione di qualsiasi impianto. Basilicata: 293 centrali solari per 5,6 megawatt. Calabria: 666 impianti per appena 17,3 megawatt. Incredibile la soleggiata Liguria: 453 impianti ma per 3,7 megawatt. Basta un confronto con altre regioni per avere un'idea delle dimensioni. Secondo i dati appena divulgati dal Gse (Gestore dei servizi elettrici, la società pubblica che governa gli incentivi al solare ma controlla anche la Borsa elettrica), la Lombardia è in testa per numero di impianti fotovoltaici (5.372), seguita dai 3.540 dell'Emilia-Romagna, dai 3.180 del Veneto, dai 2.836 del Piemonte e dai 2.694 della Puglia. I divari regionali saranno uno dei temi in discussione da domani fino al 9 maggio al Solarexpo, la principale rassegna europea delle fonti rinnovabili in programma alla Fiera di Verona. Ieri la Solarexpo ha offerto a Milano un antipasto della rassegna con la presentazione della SolarWorld 1, l'automobile funzionante a energia solare. Ma a Verona saranno esposte anche la Fiat Phylla e la cabrio elettrica Tesla Roadster, mentre la Global bioenergy partnership (un organismo del G8 che promuove nel mondo le bioenergie) presenterà il punto sulle fonti energetiche di origine naturale e come i bio-carburanti. Rimanendo nel segmento dei mezzi di trasporto e delle fonti rinnovabili di energia, l'Aper (l'associazione dei produttori di corrente "verde") ha annunciato ieri il "Safari in aliante": un tour a bordo di un aliante per sorvolare i più bei parchi eolici e le più imponenti installazioni fotovoltaiche. «Come le fonti rinnovabili – commenta Marco Pigni, direttore dell'Aper – l'aliante può volare grazie a vento, sole e acqua». Oggi a Roma la Confcommercio terrà un convegno su ambiente e energia come fattori di sviluppo mentre stamane il Gestore dei servizi elettrici firmerà un accordo con Invitalia per promuovere gli investimenti esteri nelle rinnovabili. jacopo.giliberto@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA L'ACCORDO Sorgenia e Sonepar hanno raggiunto un'intesa per la fornitura di moduli pari a una potenza di cinque megawatt

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ROMA Renato Brunetta annuncia una spiacevole novità per gli statali, almeno per quelli più... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 06-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Mercoledì 06 Maggio 2009 Chiudi ROMA Renato Brunetta annuncia una spiacevole novità per gli statali, almeno per quelli più informatizzati e socialmente attivi. «Sto predispondendo ha detto il ministro un sistema di filtraggio che impedisca ai dipendenti pubblici di andare su Facebook». Per chi ancora non lo sapesse, Facebook è un sito internet che permette di scambiare vari tipi di informazione fra amici e conoscenti (tecnicamente si definisce una "rete sociale" o). È un fenomeno di massa, che coinvolge ormai almeno un italiano su sette. Brunetta sostiene che «uno dei luoghi di maggior utilizzo del famoso social network siano proprio le postazioni pubbliche» e perciò pensa a «un progetto che non ha nulla di vessatorio ma che vuole impedire di spendere soldi della collettività in modo non corretto». Va detto che fra gli 8-10 milioni di italiani iscritti a Facebook (il numero è in continua crescita) c'è lo stesso ministro, che sulla sua pagina promozionale comunica con i suoi 50 mila "sostenitori". Le dichiarazioni di Brunetta sono state pronunciate ieri sera nel corso di una trasmissione televisiva su un'emittente locale romana. In mattinata il ministro aveva tenuto una conferenza stampa con il suo collega di governo Maurizio Sacconi. Argomento: le semplificazioni burocratiche per le imprese. Secondo Sacconi e Brunetta, le imprese italiane possono risparmiare fino a 5,3 miliardi l'anno sui costi della burocrazia. Brunetta peraltro è il primo ad avvertire che le cifre «vanno prese con le molle». Quei risparmi «non è che le imprese se li ritrovano subito nelle loro tasche: li vedranno nel tempo». Le aziende potranno chiedere ai loro consulenti del lavoro o ai loro avvocati di ridurre le parcelle, essendo diminuiti i servizi da garantire. Inoltre il calcolo dei risparmi tiene conto anche delle giornate di lavoro che i dipendenti di un'azienda media devono dedicare all'assolvimento degli obblighi burocratici aboliti. Ma di quali obblighi stiamo parlando? Per esempio, la doppia comunicazione mensile dei dati retributivi e contributivi dei dipendenti, che diventerà unica (risparmio stimato, 680 milioni di euro). O l'obbligo di presentare il Documento di regolarità contributiva per chi partecipa ad appalti pubblici, che viene abolito (16 milioni). Pie. P.

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In frontiera cala la burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 06-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Est sezione: EST data: 2009-05-06 - pag: 1 autore: Si moltiplicano i protocolli di intesa fra dogane e imprese In frontiera cala la burocrazia Proprio nel periodo più difficile per l'economia,le imprese aumentano la richiesta di semplificazione e di servizi capaci di sostenere le proprie attività. A questa domanda le dogane – il braccio dell'amministrazione statale che controlla le merci in entrata e in uscita dal territorio nazionale – rispondono aumentando le iniziative e i protocolli di collaborazione con le varie sedi delle associazioni industriali. Fra gli esempi, le procedure telematizzate che hanno preso l'avvio in FriuliVenezia Giulia, corsie preferenziali per l'uso dei servizidi analisi a Venezia e Verona, possibilità di effettuare lo sdoganamento direttamente nella propria sede per alcune aziende. Zaltron u pagina 4 l'articolo prosegue in altra pagina

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Atenei di Francia in rivolta Studenti e prof contro Sarko (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 06-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Esteri data: 06/05/2009 - pag: 15 Il nuovo '68 Nel mirino la riforma del sistema educativo voluta dall'Eliseo Atenei di Francia in rivolta Studenti e prof contro Sarko Bloccate 51 università. Lezioni nei bar e all'aperto DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI Una volta era un mito. Della cultura e della rivoluzione studentesca, continuamente rievocato all'indomani di ogni nuova scintilla. Oggi è soprattutto un simbolo: della decadenza in cui stanno precipitando molte università del Paese e di una rivoluzione conservatrice che dagli atenei agli ospedali, dalla burocrazia alle fabbriche sta mettendo i bastoni fra le ruote ai propositi riformatori di Sarkozy. Parliamo della Sorbona, dove le domande d'iscrizione sono cadute del 25% rispetto all'anno scorso. Ma potremmo parlare di Tolone, paralizzata e al centro di una poco edificante inchiesta per traffico di diplomi a vantaggio di laureandi cinesi. O di molte altre università, da Tolosa a Nancy, da Bordeaux a Lille: occupate o paralizzate da settimane, costrette a rinviare le sessioni d'esame e, in alcuni casi, a mettere in discussione la validità dell'anno accademico. Secondo il coordinamento nazionale degli studenti, 51 atenei sono parzialmente o totalmente bloccati da scioperi del personale o assemblee permanenti. La contestazione assume di volta in volta forme pittoresche o dure. La «ronda» di notte, davanti al municipio di Parigi, ha passato il traguardo delle mille ore e la sera del primo maggio si è spinta a una breve irruzione nell'edificio. Davanti al ministero dell'Educazione superiore c'è stato un lancio di scarpe, una riproposizione del famoso gesto di un giornalista iracheno contro Bush. Si tengono lezioni all'aperto, sui marciapiedi, in bar, stazioni e treni, per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla giustezza della lotta. Membri del governo e illustri accademici hanno lanciato l'allarme sul rischio del semestre bianco. Hélene Carrère d'Encausse, segretario dell'Acadèmie française, parla di «disastro per la reputazione dell'università francese all'estero. Molti studenti stranieri non vorranno iscriversi alle nostre università». Il segretario generale dell'Eliseo, Claude Gueant, denuncia l'azione di minoranze radicali e il fatto che la maggioranza degli studenti sia tenuta in ostaggio. In effetti, genitori e studenti cominciano a preoccuparsi per l'eventuale perdita dell'anno. Ma, al di là dell'effettivo consenso, la protesta conferma un malessere profondo, al punto che per la prima volta si trovano dalla stessa parte della barricata studenti, ricercatori e professori e sul banco dell'accusa il progetto riformatore di tutto il sistema educativo lanciato dal presidente Sarkozy subito dopo la sua elezione, nell'estate del 2007. In sintesi, un progetto articolato su tre livelli: autonomia delle università, con un investimento di cinque miliardi di euro e la creazione di dieci poli d'eccellenza per competere con le università anglosassoni; riforma dello statuto dei concorsi degli insegnanti- ricercatori e revisione dei criteri di formazione degli insegnanti anche nella scuola secondaria. L'obbiettivo era il rilancio di un sistema che, nonostante premi Nobel e atenei d'eccellenza, ha perso molti punti nelle classifiche mondiali (il primo ateneo si piazza al quarantaduesimo posto), subisce un'importante emorragia di iscritti e rischia di trasformarsi in una fabbrica di disoccupati. Nonostante il più importante investimento finanziario degli ultimi decenni, il progetto di Sarkozy è stato respinto per i suoi contenuti efficientistici e «puramente economici » che hanno innescato la protesta del mondo accademico. Come in molti altri ambiti, il governo ha fatto concessioni, ma non al punto di fare marcia indietro. «La riforma sostiene Valerie Pecresse, la giovane ministra dell'insegnamento superiore e della ricerca punta alla competitività internazionale degli atenei francesi e a garantire un futuro professionale agli studenti. Purtroppo anni di passività hanno minato la fiducia fra mondo universitario e potere politico». Dice Isabelle This Saint Janne, presidente del movimento «Salviamo la ricerca»: «La storia degli esami a rischio è un ricatto per screditare la protesta. È il ministro che deve accettare di ridiscutere una riforma che minaccia posti di lavoro, autonomia e qualità della ricerca pubblica. È tutto il mondo accademico che si sente colpito». Massimo Nava mnava@corriere.it

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Cervia: i pescatori protestano contro l'insabbiamento del porto-canale (sezione: Burocrazia)

( da "RomagnaOggi.it" del 06-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

6 maggio 2009 - 10.59 (Ultima Modifica: 06 maggio 2009) CERVIA - Braccio di ferro a Cervia tra i pescatori e l'amministrazione comunale. I pescatori sono di fatto fermi: le imbarcazioni non riescono ad uscire ed entrare nel porto canale a causa dell'insabbiamento, peggiorato con le ultime mareggiate. Neanche l'intervento urgente, fatto con un'imbarcazione speciale proveniente da Chioggia, ha risolto la situazione. Il varco con la profondità giusta, infatti, è stato aperto solo al centro del canale. La sabbia è stata quindi solo spostata sui lati, creando ulteriori difficoltà ai pescatori, che da due settimane non riescono a prendere il mare. Il problema è collegato anche alla burocrazia, prima di rimuovere la sabbia che sta paralizzando il canale è necessario un permesso della Regione. I pescatori martedì hanno protestato in Comune e sono stati ricevuti dal sindaco Roberto Zoffoli, che si è impegnato per la risoluzione del problema. I pescatori temono, inoltre, che l'allungamento dei entrambi i moli del porto canale rischi di peggiorare la situazione già grave dell'insabbiamento del canale.

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Europee, Storace (La Destra): non sarà un problema superare la soglia del 4% (sezione: Burocrazia)

( da "Sestopotere.com" del 06-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Europee, Storace (La Destra): non sarà un problema superare la soglia del 4% (6/5/2009 15:13) | (Sesto Potere) - Forlì - 6 maggio 2009 - “Le europee non sono un test per la politica nazionale, ma un’occasione per affermare l’autonomia nel parlamento europeo. Autonomia e coerenza nelle scelte e fedeltà agli ideali”. Lo ha detto Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra, durante la conferenza stampa di oggi per la presentazione del candidato a sindaco de La Destra, Francesco Minutillo. “Noi siamo autonomi - ha aggiunto - . Alle Europee l ' alleanza con l’Mpa di Lombardo è all’insegna dell’autonomia, che è ciò che serve alla politica rispetto alla casta dei nominati e delle veline. .. In Europa la destra italiana sara' protagonista di una battaglia che punta a restituire sovranita' ai popoli contro le burocrazie tecnocratiche e porteremo più attenzione ai diritti sociali”. E c'è fiducia nell'appuntamento del 7 giugno 2009: "Ormai i giornalisti - aggiunge Storace - non ci chiedono più se superemo la soglia di sbarramento del 4%, vogliono sapere con quale partito aderiremo (la Destra formerà gruppo unico con gli irlandesi di Libertas, il movimento artefice della vittoria del 'no' al referendum sull'adesione al trattato europeo, ndr). Segno che c'è consapevolezza del nostro consenso popolare e politico". Storace ha presentato anche i termini dell'alleanza alle europee con l' Mpa di Lombardo, l' Alleanza di Centro di Pionati e il Partito Pensionati di Fatuzzo. Per quanto riguarda i collegi Storace si candidera' nel Mezzogiorno, assieme a Lombardo, e nel Nord-Ovest, al Nord-Est c'è l'acchiappa voti Fatuzzo: "Ma non ci sono capilista, correremo tutti in ordine alfabetico affidandoci al giudizio del popolo sovrano... altrove c'è chi si appella al 'sovrano' di Arcore per un posto in lista": ironizza. E il leader de La Destra svela anche i retroscena di una scelta: "Il colore di fondo del nostro simbolo è l'arancione, nel cromo linguaggio e' simbolo di forza, onore e generosita'. Ed è anche il colore delle bandiere della rivolta ucraina di Julia Tymoshenko. "Non faremo una campagna elettorale contro qualcuno - sottolinea Storace - ma per noi e in difesa dei nostri valori che a differenza di altri (il riferimento è ad An, ndr) non abbiamo mai ripudiato. E questa volta a Berlusconi manchera' il nemico, perche' la sinistra non c'e' piu', è sgangherata... lo dice anche il "padre" di Franceschini...". E per galvanizzare i suoi riassume: "'Vogliamo un Europa dei popoli e dei diritti sociali, non quella della tecnocrazia - ha concluso Storace - chiederemo la revisione dello sciagurato trattato di Lisbona, che cancella ogni sovranita' nazionale, ci battiamo per la difesa dei valori della cristianità e contro l'aggressione cinese e indiana del 'vecchio' continente e diciamo 'no' all'ingresso della Turchia nella Ue, apriremmo le porte a milioni di islamici ...'.

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Agevolazioni pubbliche per le imprese (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 06-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

bartolo mililli, esperto di confidi Agevolazioni pubbliche per le imprese Le piccole imprese meridionali sono le più colpite dalla crisi economica. Lo afferma il dottor Bartolo Mililli, esperto di economia e confidi. «Più le realtà produttive sono piccole- afferma Mililli, più le percentuali di accesso alle agevolazioni pubbliche, anche dei prestiti agevolati, diminuiscono. Bisogna intervenire per evitare il soffocamento di questa realtà. La situazione di crisi diventa ancor più visibile con le microimprese (ovvero con quelle che contano meno di 5 addetti). Alla fine dello scorso anno è stata rilevata una contrazione dei prestiti erogati alle aziende di minore entità». Una situazione piuttosto sconfortante per i piccoli titolari di imprese che si prospettava già a metà del 2008. Ancora peggio sono andate le cose per le microimprese siciliane. Per le micro e piccole imprese è ancora più difficile il rapporto con le banche. Ai Confidi l'onere di affrontare la crisi correndo al «capezzale» di queste piccole ma importanti entità. Per l'imprenditore che ha la forza di coprire i flussi di denaro erogatogli per la sua attività c'è il rischio di rimanere impantanato nella burocrazia e nei processi di accesso ed ottenimento del credito. Talvolta non basta la volontà e la caparbietà dei piccoli imprenditori per uscire dalla recessione, bisogna sostenerle in modo concreto. E' ormai improcrastinabile una forte azione di sostegno alle imprese nell'accesso al credito agevolato. Gli Enti pubblici devono compiere un ulteriore sforzo per fare arrivare ossigeno alle imprese, anche attraverso i confidi, che vanno assistite nell'iter di concessione dei crediti e nelle loro scelte finanziarie. In questa direzione il recente accordo siglato tra Confeserfidi e Artigiancassa in favore delle imprese artigiane della Sicilia assume un'importanza assoluta. La convenzione tra Confeserfidi e Artigiancassa, infatti, consente a queste imprese di usufruire, tra l'altro, delle agevolazioni previste dalla legge n.949/ 52 - Artigiancassa Regione Sicilia che abbattono, fin dall'erogazione, i tassi di interessi a carico delle imprese.

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Sicilia, i cantieri aspettano il via (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 06-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Sicilia, i cantieri aspettano il via In lista d'attesa il rigassificatore di Porto Empedocle, la centrale Enel in Val Dittaino, la rete di Terna Lillo Miceli Palermo. E' il tempo di passare ai progetti concreti per la realizzazione delle infrastrutture che fanno della Sicilia il fanalino di coda del sistema Italia. Non solo opere per migliorare la mobilità all'interno dell'Isola e tra essa e il Continente, che sono di vitale importanza. Ma è fondamentale migliorare la capacità di distribuire energia elettrica e, soprattutto, fare un decisivo balzo in avanti nel campo della conoscenza, ovvero delle tecnologie informatiche. La Sicilia non ha ancora un'efficiente rete a banda larga che possa consentire ai cittadini ed alle imprese quello scambio di informazioni di vitale importanza nella società moderna. I fondi strutturali europei 2007-2013 sono certamente «l'ultima occasione», ma possono rappresentare anche la «grande occasione» per fare il balzo in avanti definitivo. Ma per co-finanziare le opere è anche necessario che il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), sblocchi i fondi Fas della Sicilia che ammontano a 4 miliardi e 93 milioni di euro. Il ministro dello Sviluppo economico ha annunciato che ciò avverrà nei prossimi giorni. Lo prendiamo in parola. Le idee, anche suggestive, non mancano. Ma non è più possibile spostare ulteriormente nel futuro l'asticella della concretezza. Intanto, si realizzino i progetti già finanziati e pronti per la cantierizzazione. Lavori che, in una fase di dura crisi economica, potrebbero occupare centinaia di persone. E' il caso del rigassificatore di Porto Empedocle. L'Enel ha stanziato per quest'opera ben 600 milioni di euro. Il Ministero dell'ambiente ha anche dato il via libera, ma manca ancora il nulla osta dell'assessorato regionale all'Industria. L'amministratore delegato Fulvio Conti, nel corso del convegno «Sud, ultima occasione», organizzato dal sottosegretario alla Presidenza con delega al Cipe, Gianfranco Miccichè, ha più di una volta alzato l'indice contro la burocrazia. Secondo Conti, ulteriori 700-800 posti di lavoro potranno essere attivati il prossimo anno quando, a Catania, grazie all'accordo con la Sharp e la Stm, inizierà la produzione dei modernissimi pannelli fotovoltaici. La «fabbrica del sole» l'ha definita l'amministratore delegato dell'Enel che ha annunciato anche l'avvio del progetto sperimentale «Archimede», a Priolo Gargallo. Il gruppo Terna attende ancora di potere investire circa 800 milioni di euro per migliorare la rete dell'alta tensione, mentre è bloccata, a Melilli, la costruzione del rigassificatore progettato dall'Erg. Solo nel settore dell'energia, sono diversi milioni di euro che attendono di potere essere utilizzati. E si tratta di finanziamenti che non gravano per nulla sulle casse pubbliche, essendo investimenti di aziende private che hanno tutto l'interesse di migliorare le proprie infrastrutture per fornire migliori servizi agli utenti e realizzare maggiori utili. In molti casi, sono già state ottenute tutte le autorizzazioni amministrative. In altri, invece, a frenare la realizzazione delle opere è la frammentazione delle competenze. L'Enel da anni chiede di potere costruire una centrale di trasformazione nella Valle del Dittaino, in provincia di Enna, ma è ancora in attesa delle sospirate autorizzazioni. E solo colpa della burocrazia? Gli uffici hanno l'obbligo di verificare se i progetti presentati rispettano le norme di salvaguardia dell'ambiente perché non può essere consentito il solito arrembaggio, come è accaduto nel caso di alcuni impianti per la produzione di energia eolica. Ma guarda caso, le autorizzazioni le hanno ottenute alcuni di quei progetti poi caduti nella maglie della magistratura.

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Solare, Italia raggiungerà capacità 1.200-1.300 MW in 2010 (sezione: Burocrazia)

( da "Reuters Italia" del 06-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

VERONA (Reuters) - L'Italia dovrebbe espandere la capacità installata nel fotovoltaico a 1.200-1.300 megawatt (MW) per la fine del 2010 grazie agli incentivi statali. Lo ha detto Gerardo Montanino, managing director del gestore servizi elettrici pubblico (GSE). "Se l'attuale ritmo di crescita continua, vedremo una capacità installata totale di 800-900 MW nel 2009 e di circa 1.200-1.300 MW entro la fine del 2010", ha detto a Reuters. La capacità totale installata attualmente per il fotovoltaico è di 450 MW, con circa 37.000 impianti operativi, secondo le ultime stime di GSE. Il mercato italiano del fotovoltaico ha ricevuto un forte impulso dopo che il governo ha approvato gli incentivi per il settore nel 2007. Il governo deve ancora decidere se introdurre ulteriori incentivi, ha detto Montanino, a margine di una conferenza sul fotovoltaico a Verona. Montanino ha sottolineato che lo schema di incentivi ha attutito l'impatto della recessione economica mondiale per il settore del fotovoltaico in Italia, dove la burocrazia locale e i ritardi nella connessione alla rete sono ancora visti come i principali ostacoli. Dal 2007 ad oggi il governo ha speso circa 150 milioni di euro in nuovi incentivi per il fotovoltaico.

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Cesena, Macori (Pdl) in redazione: "Via i ciottoli di fiume da piazza del Popolo" (sezione: Burocrazia)

( da "RomagnaOggi.it" del 06-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

5 maggio 2009 - 15.33 (Ultima Modifica: 05 maggio 2009) Italo Macori in redazione No alla moschea a Cesena e abolizione dei blocchi del traffico del giovedì. Sono alcune delle proposte emerse dal confronto tra Italo Macori, candidato sindaco di Cesena per il Pdl, e la redazione di RomagnaOggi.it. "Siamo contrari alla moschea - ha detto Macori -perché non è un luogo di culto ma di aggregazione, che non favorisce l'integrazione". Piccola provocazione, poi, su piazza del Popolo: "Eliminiamo i ciottoli dalla pavimentazione per agevolare il passeggio delle signore". > GALLERIA FOTOGRAFICA Prima di entrare nel merito dei singoli argomenti, Italo Macori ha affrontato anche la questione politica delle alleanze con i partiti del centrodestra e in particolare con la Lega Nord, con cui finora a Cesena non è stato trovato un accordo. "Credo che la Lega pensi più a dimostrare qualcosa dentro al proprio partito che ad altro - commenta Macori - anche perché si è molto spesso criticato il mio passato politico". E' vero, ammette Macori, "in passato ero vicino alla Democrazia cristiana e non lo rinnego: così come non rinnego di aver fatto voto disgiunto alle elezioni comunali per due volte, votando il simbolo di Forza Italia e il candidato sindaco di Centrosinistra". Lo ha fatto, dichiara ancora Macori, "in occasione della seconda legislatura dell'ex sindaco Edoardo Preger e per il primo mandato dell'attuale sindaco Giordano Conti". Ambiente e blocchi del traffico. "Quando diventerò sindaco abolirò il divieto del traffico del giovedì, perché è un falso problema: le automobili contribuiscono per appena il 20%, mentre il resto è prodotto da altre fonti - osserva il candidato sindaco -. Più utile è potenziare il lavaggio delle strade per limitare il fenomeno delle polveri sottili". Sul tema dei rifiuti, Macori ammette che "piuttosto che le discariche preferisco gli inceneritori, specialmente quelli di quarta e quinta generazione, che producono emissioni pari a quelle di 4-5 auto". Macori si schiera anche a favore della raccolta porta a porta, "ma occorre essere sinceri con i cittadini e spiegare loro che questa formula comporta un costo maggiore". Hera come un cancro. "Una vera e propria metastasi": è il giudizio che Italo Macori dà di Hera, il colosso pubblico-privato che gestisce i servizi pubblici locali. "Da segretario di Confartigianato avevo dato un parare positivo alla nascita di questa holding - ricorda Macori - perché erano state promesse sinergie ed economie di scala a favore dei cittadini e delle imprese: oggi vediamo tutti che non è così". Da sindaco Macori, se non fosse arrivato il terremoto delle borse, avrebbe "già venduto le azioni del Comune di Cesena, mantenendo invece la proprietà delle reti, che sono il vero fattore strategico per il futuro". Sicurezza: non solo una percezione. Il senso di insicurezza che pervade i cittadini cesenati (e non solo) non è solo una sensazione: "i numeri dimostrano che a fronte di un calo dei reati a livello nazionale, da noi il trend è opposto". Occorre quindi "riequilibrare le forze di polizia presenti sul territorio provinciale, potenziandone la presenza sul territorio cesenate". Accanto a ciò si deve "investire anche la polizia provinciale di un maggior ruolo di pattugliamento del territorio". Immigrazione: problema e risorsa. Il tema della sicurezza viene spesso associato a quello dell'immigrazione. "Va tenuto conto del fatto che nel nostro paese non si riescono ad applicare le pene inflitte ai clandestini - fa notare Macori - ma di certo gli enti locali possono fare alcune cose: vanno creati dei ‘corsi di formazione' per fare imparare la nostra lingua e le nostre leggi agli stranieri, per farli diventare cittadini italiani". A proposito dell'opportunità di far votare gli immigrati alle elezioni di quartiere a Cesena, Macori afferma che si tratta di "un errore, perché possono votare anche cittadini appena arrivati che non conoscono questo territorio". Guerra alla burocrazia, con l'aiuto dell'Università. Il carico di burocrazia che appesantisce ogni azione che un cittadino o un'impresa vogliono intraprendere è uno dei punti forti del programma di Macori: "Bisogna coinvolgere in un progetto unico alcuni giovani laureati delle nostre facoltà universitarie e chiedere loro di lavorare per eliminare le procedure inutili, le sovrapposizioni di richieste, armonizzare le normative comunali rendendole chiare e comprensibili ai cittadini". Fiera: fusione con Rimini e Bologna. Il futuro della Fiera di Cesena non è nella fusione con quella di Forlì, "ma in un progetto di accorpamento con Bologna e Rimini, assieme alle quali dobbiamo creare un grande polo unico regionale". Questo perché, sostiene il candidato sindaco Macori, "due piccole realtà come Cesena e Forlì, seppur con due eventi importanti come Macfrut e Fieravicola, da sole non possono reggere la sfida della competitività internazionale". Centro storico più vitale. Nonostante il centro storico di Cesena venga più volte preso ad esempio da altre città romagnole, per il candidato sindaco del Pdl, Italo Macori, si può fare molto di più. "Le amministrazioni comunali degli ultimi dieci anni hanno circondato il centro storico di grandi centri commerciali che hanno fiaccato l'attività del centro. Noi vogliamo chiudere il centro storico alle auto e costruire attorno ad esso un contorno di parcheggi interrati". E gli eventuali scavi archeologici che dovessero emergere? "Questo è un problema - risponde Macori - che se è stato risolto in città come Torino e Firenze, può essere risolto anche a Cesena". Infine una provocazione che riguarda piazza del Popolo: "Rifacciamo il selciato, togliamo quel ciottolato che rende la piazza quasi impraticabile alle signore, e sfruttiamo il porticato del palazzo comunale per dar vita ad un ristorante, bar e a vetrine dedicate all'artigianato artistico".

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Ddl sicurezza, fiducia slitta a prossima settimana (sezione: Burocrazia)

( da "Reuters Italia" del 06-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

ROMA (Reuters) - I tre maxi emendamenti del governo al disegno di legge sulla sicurezza sono pronti, ma la Camera voterà il triplice voto di fiducia non prima di mercoledì prossimo. Lo ha deciso in serata la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. "Martedì il governo porrà in aula la fiducia, che sarà votata mercoledì, mentre giovedì ci saranno le dichiarazioni di voto e l'approvazione finale", ha detto Italo Bocchino del Pdl al termine della capigruppo. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni, il principale fautore del ddl, aveva detto in precedenza di essere pronto a chiedere i tre voti di fiducia oggi stesso, proprio nel giorno in cui il governo è stato battuto con voto segreto su un altro provvedimento di contrasto alla criminalità. "La fiducia è lo strumento migliore per evitare rischi e possibilità di modifiche attraverso imboscate'', ha detto Maroni. "Prima si vota, meglio è. Ogni settimana di ritardo comporta il rilascio dai Centri di identificazione ed espulsione (Cie) di almeno 250 clandestini", ha aggiunto. In mattinata il consiglio dei ministri aveva autorizzato la richiesta del voto di fiducia e sembrava imminente la sua presentazione alla Camera. Ma c'è "la burocrazia del Parlamento e non si è riusciti a mettere il voto in calendario prima di mercoledì prossimo", ha detto a fine giornata il capogruppo della Lega Nord a Montecitorio, Roberto Cota. Inoltre, da venerdì i partiti saranno impegnati a presentare le liste elettorali per le elezioni amministrative di giugno e una chiamata alla Camera per la fiducia non avrebbe agevolato il lavoro. Il disegno di legge di 64 articoli, che contiene le norme contro l'immigrazione clandestina care soprattutto alla Lega Nord, sarà diviso dal governo in tre parti omogenee, su ciascuna delle quali sarà posto un voto di fiducia: immigrazione, criminalità organizzata e sicurezza pubblica, ha spiegato il ministro. "Così il provvedimento si intende chiuso e non ci sarà alcuna possibilità di cambiarlo, quale che sia il giorno della fiducia", ha messo le mani in avanti Maroni. FRANCHI TIRATORI AFFOSSANO EMENDAMENTO A BANCA DATI DNA Continua...

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Tre enti firmano un patto per aiutare chi ha bisogno (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 07-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

SOCIOASSISTENZA. ACCORDO PRESENTATO A COSTIGLIOLE Immigrati Tre enti firmano un patto per aiutare chi ha bisogno Monviso Solidale patronati e Caf uniformano i servizi C'è la rete di sportelli [FIRMA]ANDREA GARASSINO COSTIGLIOLE L'obiettivo è comune: assistere e tutelare le fasce deboli della popolazione. Fra gli altri, anziani, portatori di handicap, persone seguite dai servizi sociali, immigrati. Ora il Consorzio Monviso Solidale (che riunisce 58 comuni del Saluzzese, del Saviglianese e del Fossanese), i patronati che hanno formato un coordinamento provinciale e i Caf (Centro assistenza fiscale) hanno siglato un accordo per uniformare e utilizzare al meglio gli strumenti già «sul tavolo». I termini del «patto» per offrire servizi migliori e più efficienti alla popolazione sono stati presentati ieri a Palazzo Sarriod de La Tour a Costigliole. Una serie di incontri, nei mesi scorsi, ha permesso agli operatori del Consorzio e a quelli degli altri due enti di chiarire le modalità e la tipologia delle prestazioni, in modo da poter orientare nel giusto ufficio e sportello gli utenti. «L'importante - spiega Ivano Bresciano dell'Area progetti e qualità del Monviso Solidale - è proseguire il dialogo per arrivare a parlare un solo linguaggio con chi chiede le prestazioni». In sostanza, gli operatori degli uffici hanno il compito di indirizzare le persone verso le istituzioni più adatte alla soluzione di un problema o alla presentazione di una pratica «evitando doppioni e sprechi di risorse». Inoltre, il Consorzio ha lavorato nei mesi scorsi su un nuovo «Isee» (lo strumento di determinazione del reddito per l'esenzione totale o parziale dal pagamento di servizi) chiamato «rielaborato» che tiene conto, oltre agli indicatori standard, anche del luogo dove abita l'utente (in pianura o in montagna, in centro o nelle frazioni), della presenza o meno dei servizi nel suo comune, della vicinanza all'ospedale, del possesso di una casa e della composizione del nucleo familiare. L'accordo con i Caf prevede la convenzione per l'utilizzo dell'«Isee rielaborato» per chi si presenta agli sportelli e chiede le prestazioni fornite dal Consorzio. «Un ottimo modo - ha sottolineato la responsabile del Caf Cgil - di riequilibrare dal punto di vista economico la popolazione in un momento di crisi come questo». La convenzione tra Consorzio Monviso Solidale e il coordinamento dei patronati provinciali presentata ieri a Costigliole è coincisa con la nascita di una rete di sportelli per immigrati. Le pratiche per il rinnovo del permesso o della carta di soggiorno, i ricongiungimenti familiari e le domande di nulla osta al lavoro potranno essere compilate oltre che nei quattro sportelli del Monviso solidale (a Saluzzo, Barge, Savigliano e Fossano) anche in tutti i patronati del territorio. Sono così ventitrè in più gli uffici a cui gli extracomunitari potranno rivolgersi. Per facilitare l'accesso è anche stato realizzato un nuovo manifesto informativo con indirizzi, orari e e-mail di ogni «centro-aiuto» per la burocrazia legata alla permanenza in Italia degli stranieri. «Tutti i servizi - sottolineano gli operatori - sono gratuiti. Spesso gli immigrati sono convinti che se si paga si ottiene di più, ma in questo campo non è così». \

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La nuova class action salva anche Alitalia (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 07-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

RISPARMIO TRADITO La nuova class action salva anche Alitalia LE NUOVE REGOLE AL VIA L'emendamento introdotto in un testo che dovrebbe regolare il nucleare Tempi Cause collettive ammesse solo per i fatti accaduti dopo l'approvazione del provvedimento [FIRMA]ROBERTO GIOVANNINI ROMA Uno dei primi atti del governo Berlusconi fu il congelamento per sei mesi dell'entrata in vigore della «class action», la norma che consente azioni legali collettive a tutela di consumatori e risparmiatori. Stavolta un emendamento - inserito addirittura nel disegno di legge che dovrebbe regolamentare il nucleare, all'esame del Senato - in pratica comporterà non solo un totale colpo di spugna su vicende clamorose come Cirio e Parmalat. Ma addirittura impedirà ogni possibilità di azione collettiva da parte degli obbligazionisti Alitalia, per i quali il decreto anticrisi prevede un rimborso soltanto parziale. Se l'emendamento sarà approvato, infatti, l'azione sarà possibile solo per gli illeciti che verranno commessi dopo l'approvazione del collegato «sviluppo», ora all'esame del Senato e che comunque vedrà un altro passaggio alla Camera. La cosa era nell'aria, ma ieri mattina è stato formalmente presentato l'emendamento della maggioranza (a firmarlo è Alberto Balboni del Pdl) al disegno di legge collegato. La proposta dovrà superare il vaglio dell'Aula di Palazzo Madama, che ha cominciato a votare gli emendamenti al ddl ieri pomeriggio. Ma sembra proprio che su questa proposta possa convergere il «sì» di gran parte della maggioranza «perché la retroattività delle norme giuridiche - commenta fuori il relatore Antonio Paravia, Pdl, a margine dei lavori in Senato - è sempre molto difficile da accettare». Un principio dunque di correttezza giuridica che rischia di passare però sopra le aspettative di migliaia di consumatori frodati dai grandi crack che hanno investito il Paese negli ultimi anni, da Cirio a Parmalat, per citare le storie più importanti. Anche se, per essere precisi, il testo licenziato dalla Commissione Industria del Senato già limitava parecchio la retroattività ammettendola solo dal luglio 2008. «Ora invece - afferma il senatore dell'Idv Elio Lannutti - rimarranno fuori anche i piccoli obbligazionisti Alitalia che, già truffati dal Tesoro con un rimborso parziale, avrebbero potuto deciso di far valere i propri diritti in modo collettivo». Tutta l'opposizione è furiosa. Non solo Elio Lannutti che, come presidente dell'Adusbef, sostiene che «ogni altro rinvio della class action significa continuare ad andare a braccetto con bancarottieri e truffatori». È una «scelta inaccettabile» per il capogruppo dei senatori Pd Anna Finocchiaro. Luigi Zanda, sempre del Pd, commenta: «Su quelle vicende che negli ultimi anni hanno contribuito alla crisi italiana, il centrodestra vuol far calare definitivamente il sipario». Alberto Balboni difende però la propria proposta: «non toglie i diritti che possono essere comunque essere fatti valere in altro modo - spiega - e la non retroattività per una norma nuova che si applica per la prima volta è un provvedimento di buon senso». Intanto, l'aula di Palazzo Madama ha approvato alcuni articoli che semplificano la burocrazia a danno delle imprese (per fare domande ed accedere a fondi e partecipare a gare) ma anche per un adeguamento alla normativa europea delle leggi italiane in tema di certificazione, in assenza del quale alcuni prodotti made in Italy avrebbero difficoltà a essere collocati sul mercato europeo. E tra gli emendamenti al ddl da segnalare quello che toglie la proroga, dal 2010 al 2015, ai tetti antitrust sulla distribuzione del gas e quello (voluto da Maurizio Gasparri) che ripristina l'agente monomandatario nelle assicurazioni, una delle norme di liberalizzazione di Bersani.

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Lannutti Il senatore dipietrista capo dei consumatori: Così andiamo a braccetto con i truffatori (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 07-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lannutti Il senatore dipietrista capo dei consumatori: «Così andiamo a braccetto con i truffatori» Zanda L'esponente Pd: «Il governo vuol fare calare il sipario su vicende che hanno contribuito alla crisi» Obbligazionisti Chi ha acquistato i bond dell'ex compagnia di bandiera avrà solo un rimborso del 30% [FIRMA]ROBERTO GIOVANNINI ROMA Uno dei primi atti del governo Berlusconi fu il congelamento per sei mesi dell'entrata in vigore della «class action», la norma che consente azioni legali collettive a tutela di consumatori e risparmiatori. Stavolta un emendamento - inserito addirittura nel disegno di legge che dovrebbe regolamentare il nucleare, all'esame del Senato - in pratica comporterà non solo un totale colpo di spugna su vicende clamorose come Cirio e Parmalat. Ma addirittura impedirà ogni possibilità di azione collettiva da parte degli obbligazionisti Alitalia, per i quali il decreto anticrisi prevede un rimborso soltanto parziale. Se l'emendamento sarà approvato, infatti, l'azione sarà possibile solo per gli illeciti che verranno commessi dopo l'approvazione del collegato «sviluppo», ora all'esame del Senato e che comunque vedrà un altro passaggio alla Camera. La cosa era nell'aria, ma ieri mattina è stato formalmente presentato l'emendamento della maggioranza (a firmarlo è Alberto Balboni del Pdl) al disegno di legge collegato. La proposta dovrà superare il vaglio dell'Aula di Palazzo Madama, che ha cominciato a votare gli emendamenti al ddl ieri pomeriggio. Ma sembra proprio che su questa proposta possa convergere il «sì» di gran parte della maggioranza «perché la retroattività delle norme giuridiche - commenta fuori il relatore Antonio Paravia, Pdl, a margine dei lavori in Senato - è sempre molto difficile da accettare». Un principio dunque di correttezza giuridica che rischia di passare però sopra le aspettative di migliaia di consumatori frodati dai grandi crack che hanno investito il Paese negli ultimi anni, da Cirio a Parmalat, per citare le storie più importanti. Anche se, per essere precisi, il testo licenziato dalla Commissione Industria del Senato già limitava parecchio la retroattività ammettendola solo dal luglio 2008. «Ora invece - afferma il senatore dell'Idv Elio Lannutti - rimarranno fuori anche i piccoli obbligazionisti Alitalia che, già truffati dal Tesoro con un rimborso parziale, avrebbero potuto deciso di far valere i propri diritti in modo collettivo». Tutta l'opposizione è furiosa. Non solo Elio Lannutti che, come presidente dell'Adusbef, sostiene che «ogni altro rinvio della class action significa continuare ad andare a braccetto con bancarottieri e truffatori». È una «scelta inaccettabile» per il capogruppo dei senatori Pd Anna Finocchiaro. Luigi Zanda, sempre del Pd, commenta: «Su quelle vicende che negli ultimi anni hanno contribuito alla crisi italiana, il centrodestra vuol far calare definitivamente il sipario». Alberto Balboni difende però la propria proposta: «non toglie i diritti che possono essere comunque essere fatti valere in altro modo - spiega - e la non retroattività per una norma nuova che si applica per la prima volta è un provvedimento di buon senso». Intanto, l'aula di Palazzo Madama ha approvato alcuni articoli che semplificano la burocrazia a danno delle imprese (per fare domande ed accedere a fondi e partecipare a gare) ma anche per un adeguamento alla normativa europea delle leggi italiane in tema di certificazione, in assenza del quale alcuni prodotti made in Italy avrebbero difficoltà a essere collocati sul mercato europeo. E tra gli emendamenti al ddl da segnalare quello che toglie la proroga, dal 2010 al 2015, ai tetti antitrust sulla distribuzione del gas e quello (voluto da Maurizio Gasparri) che ripristina l'agente monomandatario nelle assicurazioni, una delle norme di liberalizzazione di Bersani.

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Fiducia su ronde e intercettazioni Il basso baratto di governo (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 07-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Fiducia su ronde e intercettazioni Il basso baratto di governo ANDREA CARUGATI Non è bastato neppure mettere la fiducia per arrivare a una approvazione rapida del ddl sicurezza, con le ronde e le norme anti-clandestini. Dopo una giornata di caos nel centrodestra, il voto è stato rimandato a mercoledì prossimo per evitare sorprese. E la Lega mastica amaro. LA MAGGIORANZA VA SOTTO SUL DNA Di buon mattino il Consiglio dei ministri si riunisce e autorizza la fiducia: in realtà sono due, una per il ddl sicurezza e una per quello sulle intercettazioni, che è fermo alla Camera e si voterà nelle prossime settimane. Una fiducia preventiva, dunque, che fa gridare il Pd allo scandalo per «lo scambio» (così lo definisce Antonello Soro) tra le due anime della maggioranza: quella "legge e ordine" della Lega e quella berlusconiana contro i magistrati. Maroni commenta così: «Poniamo finalmente fine a questa telenovela». Quale telenovela? La doppia bocciatura, nelle settimane scorse, della norma sulla detenzione nei Cie per i clandestini, che ha fatto infuriare il Carroccio. «Dopo due bocciature mettiamo la fiducia per evitare la terza», spiega il ministro dell'Interno, candidamente. Tutto risolto? Nemmeno per sogno. Non è ancora mezzogiorno e la maggioranza va sotto in aula. Non sul ddl sicurezza, che intanto era stato temporaneamente accantonato, ma sulla ratifica del trattato di Prum in materia di terrorismo, criminalità e immigrazione illegale. Una materia affine. E infatti grazie al voto segreto, a una novantina di assenti nel Pdl e a 7 franchi tiratori è stato affossato un emendamento della maggioranza che impone il prelievo forzoso del dna anche a persone non indagate. È il caos. Commenta il leghista Marco Reguzzoni: «I capigruppo del Pdl, Cicchitto e Bocchino, non governano, non riescono a coordinare il Pdl». E Dario Franceschini: «La maggioranza non tiene, devono tenerla con la forza: se non c'è la fiducia, vanno immediatamente sotto». BRACCIO DI FERRO TRA MARONI E IL PDL A quel punto la Lega si convince ad accelerare il voto di fiducia sulla sicurezza. «Quello che è successo su Prum dimostra che abbiamo fatto benissimo a mettere la fiducia, nel Pdl ci sono malumori...», dice Maroni. Intanto l'aula ha risolto l'incidente, approvando la norma originale sul dna, ma con un pugno di voti di scarto: 235 contro 229. Brividi. «Oggi la mettiamo, domani si vota», annuncia Bossi. Ma qualcosa si inceppa: il Pdl non è sicuro di avere un numero sufficiente di presenti per oggi, visti gli impegni per le amministrative. In capigruppo, nel pomeriggio, Fini, il ministro Vito e Cicchitto provano a rimandare, e alla fine trovano d'accordo il Pd. Ma Maroni insiste per votare subito. Ricorda che, rinviando, «saremo costretti a rilasciare altri 250 clandestini». «Il tempo c'è, i tre maxi emendamenti sono pronti, ma è la presidenza a decidere, non noi», dice rivolto a Fini. Infine avverte: «È un testo chiuso, nessuna modifica possibile». «Colpa della burocrazia parlamentare», si sfoga il capogruppo leghista Cota. «Il governo si lascia ricattare dalla Lega», attacca Buttiglione dell'Udc. E Di Pietro: «La maggioranza si vergogna a votare questa roba e il governo si nasconde dietro la fiducia. È un vergognoso tentativo di regime». Non basta la fiducia per calmare le acque nella maggioranza sul ddl sicurezza. Il governo la chiede, poi va sotto alla Camera sul dna. Il voto rinviato a mercoledì prossimo. Il Cdm autorizza la fiducia sulle intercettazioni.

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Vitali anticipa il verdetto: (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 07-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

RIMINI CRONACA pag. 7 Vitali anticipa il verdetto: «Vinceremo al primo turno» OLTRE 500 PERSONE AL CONFRONTO TRA NANDO FABBRI E IL CANDIDATO DEL PD «I NUMERI sono dalla nostra». Brindano nel loftino' di Stefano Vitali al successo dell'incontro dell'altra sera nella sala del Quartiere 5 di Rimini. Oltre 500 persone in «una serata memorabile per il centrosinistra, considerate anche le altre dieci iniziative dicono dal comitato elettorale che si svolgevano in contemporanea, da Bellaria alla Valconca». Solo posti in piedi all'intervista doppia con Stefano Vitali e Nando Fabbri. Una sorta di talk show televisivo, condotto dal giornalista Rai Giorgio Tonelli. Fabbri ha consegnato al candidato del centrosinistra lo strumento di governo del territorio, il Ptcp, e le leve come l'Agenzia di marketing create per investire nel turismo. Come stanno andando gli incontri?, domanda Tonelli. «Molta voglia di dialogare e confrontarsi. Ho visitato molte aziende ed ho trovato una grande maturità e soprattutto una grande aspettativa nei confronti della politica, a dispetto di quanti dicono che c'è distacco». E poi, «un grandissimo orgoglio della nostra gente di fronte a questa crisi, per uscirne come i riminesi hanno fatto tante volte: dopo la guerra, dopo le mucillagini. A un patto: meno burocrazia e avere accesso al credito. Continuità o discontinuità rispetto a Fabbri? A Vitali scappa un «continuità: abbiamo fatto anche le foto insieme. Sogno però di traghettare la nostra provincia in una dimensione ancora più internazionale». L'ultima battuta è dedicata ai pronostici. Vitali non si sottrae: «Con i nostri candidati siamo gli unici credibili. Di là un candidato che ha già perso la stessa competizione nel 1995 il cui unico leit motiv oggi è quello di parlare male di noi. Vinciamo al primo». Image: 20090507/foto/11055.jpg

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L'omaggio dell'ex nemico: un grande professionista (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 07-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 8 L'omaggio dell'ex nemico: un grande professionista IL RICORDO IGNAZIO MARINO LAVORAVA CON LUI MA SI DIVISERO SUL CONFINE TRA ETICA E MEDICINA ROMA DI FRONTE alla morte anche il grande nemico depone le armi. Ignazio Marino, senatore e chirurgo esperto di trapianti, ha affidato a un breve comunicato le sue considerazioni su Carlo Marcelletti, dal quale è stato diviso da furibonde polemiche nel corso degli anni. «Con Marcelletti scompare un professionista che ha dato un contributo tecnico importante alla cardiochirurgia pediatrica» ha commentato Marino. «Nonostante una vita travagliata aveva sempre dimostrato forza e determinazione nel condurre l'attività clinica in ogni luogo dove si è trovato ad operare». Soprattutto a Palermo dove i due si erano conosciuti nel 2000 quando Marcelletti impiantava lì la cardiochirurgia pediatrica e Marino strutturava l'Ismett, centro trapianti del Mediterraneo. Da subito non si erano piaciuti. A INNESCARE il primo scontro la decisione di Marcelletti di operare, nel 2000, Marta e Milagros, due gemelline siamesi peruviane. L'intervento doveva consentire solo a una di sopravvivere e Marino lo rifiutò per motivi etici. Marcelletti, invece, ci provò anche se alla fine entrambe morirono. «Io tutelo la vita disse Marino lui va oltre». Estroverso e vulcanico Marcelletti, pacato e distaccato Marino. Non poteva funzionare. Poi quando Marino decise di abbandonare Palermo in polemica accusando la burocrazia di uccidere la ricerca, i giornali gridarono allo scandalo per la «fuga di cervelli». Marcelletti, pronto, invitò a «non enfatizzare» perchè «i veri cervelli sono quelli che fanno ricerca pura». L'anno scorso toccò all'attuale parlamentare del Pd prendersi la rivincita quando iniziarono i guai giudiziari di Marcelletti. PER UNO SCHERZO atroce del destino era proprio il 6 maggio del 2008 quando fu arrestato. 365 giorni dopo il cardiochirurgo è morto. Le accuse erano gravissime ma era anche grande la prudenza della Società italiana di chirurgia. Marino sollecitò con forza l'immediata sospensione dall'Ordine del collega, poi arrivata. E quando, nel novembre scorso, Marcelletti fu scarcerato, l'antico rivale non ebbe dubbi: «Il segnale negativo per la sanità rimane». Silvia Mastrantonio Image: 20090507/foto/8085.jpg

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Il voto slitta di sette giorni Bossi: c'è lo zampino di Fini (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 07-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

LA CAMPAGNA ELETTORALE MARONI PRECISA Retroscena Sospetti tra alleati Il voto slitta di sette giorni Bossi: c'è lo zampino di Fini I lumbard vogliono il sì finale prima del 7 giugno I tempi sono stretti Cicchitto: "Impossibile anticiparlo". Ma il Carroccio teme la trappola «La decisione sul calendario non tocca al governo, ma al presidente della Camera» AMEDEO LA MATTINA ROMA La Lega scalpita, ha fretta di approvare il ddl sicurezza entro la fine del mese, cioè una settimana prima del voto per le Europee del 6-7 giugno. Così avrà sette giorni pieni per far rullare i suoi tamburi anticlandestini in Padania (e non solo, visto che il Carroccio punta a buoni risultati anche al Centro e al Sud). Nelle urne Umberto Bossi vuole sfondare addirittura il muro del 10% e togliere voti sia all'alleato Pdl che all'avversario Pd. E allora presto, di gran carriera bisogna approvare la linea del rigore. Il quotidiano leghista La Padania ieri la riassumeva nel reato di clandestinità, nelle ronde, nei sei mesi di trattenimento dei clandestini nei Cie, nello «stop ai matrimoni di comodo» e nelle norme «anti-catapecchia» («i sindaci potranno negare l'iscrizione all'anagrafe agli extracomunitari che vivono in abitazioni di fortuna»). Basta con «il gioco delle tre carte», è il messaggio del Carroccio: «Chi si lascia accalappiare da questo gioco o è un grullo o un presuntuoso». Per questo il ministro dell'Interno Maroni ha insistito affinchè il ddl sicurezza venisse approvato oggi e non rinviato alla prossima settimana. Teme il «gioco delle tre carte» dentro la maggioranza: rinviare la fiducia alla prossima settimana, con il passaggio ulteriore poi al Senato, può far saltare il timing della settimana utile per la campagna elettorale. Ma Bossi, che ieri a mezzogiorno aveva annunciato con sicurezza il voto di fiducia per oggi, è stato stoppato. E' stato il Pdl, a cominciare dal capogruppo Cicchitto e dal ministro Elio Vito, a consigliare di rinviare tutto alla prossima settimana. Affermando che oggi la maggioranza si sarebbe potuta trovare a corto di deputati, che molti devono tornare nelle loro città per presentare le liste europee (ma il termine scade sabato). Eppoi ci sono ancora troppi passaggi da espletare: i maxiemendamenti su cui porre la fiducia devono ancora essere vagliati dalla presidenza della Camera, bisogna preparare la relazione tecnica, etc. «Tutta colpa della burocrazia parlamentare», accusa il capogruppo leghista Cota. «La decisione di quando mettere in votazione il ddl non tocca al governo, ma al presidente della Camera», sottolinea Maroni. Ecco il punto nevralgico: Gianfranco Fini. Il Carroccio è convinto che il ritardo sia farina del sacco della terza carica dello Stato. «Qui c'è la manina di Fini», spiega Bossi ai dirigenti del suo partito. «Stronzate», replicano nel Pdl e i deputati più vicini a Fini. Il termine ruvido e poco politico, ma efficace, è ritornato ieri in una dichiarazione del ministro dell'Interno. I giornalisti gli hanno chiesto se la Lega ha accettato di porre la fiducia sul ddl intercettazioni, chiesta e ottenuta in Consiglio dei ministri dal Guardasigilli Alfano, come moneta di scambio per la fiducia sulla sicurezza. «Userò il linguaggio che usano di solito gli ambasciatori: è un'ipotesi che appartiene alla categoria delle stronzate...», ha risposto Maroni. Eppure nel Pdl c'è chi, come il vicecapogruppo Osvaldo Napoli, è convinto che un scambio ci sia stato. E avverte gli alleati di non farsi illusioni: «Non pensino di appropriarsi del provvedimento sulla sicurezza per farsi la campagna elettorale. E' di tutta la maggioranza e anche il Pdl lo userà alla grande per raccogliere voti al Nord come al Sud». Più che il gioco delle tre carte, nel centrodestra c'è una partita tutta elettorale a chi farà il pieno di voti. Ci sono veleni, sospetti, franchi tiratori come quelli che hanno mandato sotto il governo sulla norma (poi recuperata) relativa al prelievo forzoso del dna per la costituzione della banca dati. Sette franchi tiratori che vengono imputati ad Alessandra Mussolini e al ministro Rotondi arrabbiato perchè nessuno dei suoi è stato messo in lista per le Europee (il ministro, tra l'altro, non partecipa più ai Consigli dei ministri per protesta). «I malumori - spiega Maroni - sono tutti nel Pdl. Spero che passate le turbolenze della fusione tra Fi e An, passata la composizione delle liste, il clima si rassereni». Per Ignazio La Russa questa è «pura propaganda». «La Lega deve capire che che anche noi vogliamo la banca dati del dna. E allora cosa avremmo dovuto dire noi quando mancarono sei deputati della Lega sulla norma che allungava i tempi di trattenimento nei Centri di identificazione? C'è sempre un 5% fisiologico di parlamentari che è arrabbiato con il capogruppo, un ministro o con la moglie».

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La Lega impone le sue leggi (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 07-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

SICUREZZA Il governo blinda il ddl. Il voto finale previsto per giovedì prossimo La Lega impone le sue leggi Maroni: «Abbiamo messo la parola fine a una telenovela» ROMA «Abbiamo messo la parola fine a una telenovela». Manca poco a mezzogiorno quando Roberto Maroni annuncia la decisione presa poco prima dal consiglio dei ministri di mettere la fiducia sul disegno di legge sicurezza. Un modo per blindare il provvedimento, in attesa da mesi, mettendolo così al riparo da possibili agguati della stessa maggioranza, dentro la quale non mancano certo i mal di pancia per il modo e l'insistenza con cui la Lega ha imposto a tutti le sue misure anti-immigrati. E così mentre altri esponenti del Pdl parlano di maggioranza «coesa», il ministro degli Interni - che ha già calcolato in una cinquantina i possibili franchi tiratori - sceglie per una volta di mettere da parte le ipocrisie parlamentari e ammette: «Il voto di fiducia è la maniera migliore per evitare rischi e portare a compimento il ddl senza modifiche». Voto blindato, dunque. Per la sua ampiezza, il governo ha deciso di dividere il disegno di legge in tre maxi emendamenti che verranno messi al voto uno alla volta giovedì prossimo: immigrazione, criminalità organizzata e sicurezza pubblica. In questo modo si dà il via libera, tra le altre misure, alle ronde tanto sponsorizzate dal Viminale, all'introduzione del reato di clandestinità e al prolungamento fino a 180 giorni della detenzione dei clandestini nei Cie. Ma anche alla tassa per il permesso di soggiorno e a norme che rendono più difficili i matrimoni tra italiani e stranieri. Tra le misure inserite nel disegno di legge, anche una nuova disciplina per chi svolge attività di sicurezza all'esterno dei locali pubblici (come ad esempio i buttafuori delle discoteche) ma soprattutto una norma che subordina l'iscrizione e la variazione anagrafica sia di italiani che di stranieri alla verifica da parte dei comuni delle condizioni igieniche dell'abitazione. Previste, infine, norme contro chi utilizza minori nell'accattonaggio. «Sono molto soddisfatto di questo provvedimento che completa il disegno del governo - ha spiegato Maroni - Non è stato un percorso facile, ci sono stati momenti di contrasto e conflitto. Adesso dotiamo le forze dell'ordine di strumenti adeguati e moderni per contrastare la criminalità organizzata». In realtà, come da mesi denunciano i sindacati di categoria, se non proprio niente c'è ben poco nel disegno di legge che possa risultare d'aiuto a polizia e carabinieri.Una volta incassato il voto di fiducia, la Lega avrebbe voluto procedere subito al voto in aula, cosa che però non è stata possibile. Un ritardo che ha ulteriormente irritato il Carroccio: «Volevamo votare entro questa settimana - ha detto un infastidito Roberto Cota, capogruppo leghista alla Camera -. Purtroppo ci sono le regole e la burocrazia parlamentare». Il testo slitta dunue a mercoledì della priossma settima, con il voto finale previsto per giovedì. La scelta di ricorrere alla fiducia fa insorgere l'opposione che in questo modo si vede privata per l'ennesima volta della possibilità di poter discutere in aula un provvedimento. «E' la prima volta che il governo propone la fiducia su una materia che riguarda i diritti delle persone per cui l'ordinamento prevede il voto segreto», dice il capogruppo del Pd Antonello Soro, per il quale nella maggioranza ci sarebbe stato «uno scambio, ma non ho le prove: favorire questo brutto disegno di legge per un voto di fiducia in materia di intercettazioni». Contrario al voto di fiducia anche Antonio Di Pietro, che parla di «un vergognoso tentativo di regime che l'esecutivo sta portando avanti». «Il governo fa passare leggi ignobili sul piano dello stato di diritto e della funzionalità», prosegue il leader dell'IdV facendo riferimento ai ddl su sicurezza e intercettazioni. «La fiduicia sui due provvedimenti è solo funzionale a coprire il fallimento di una politica del governo». Intanto, a dimostrazione dell'aria che tira nella maggioranza, ieri il governo è di nuovo andato sotto durante l'esame del ddl per la ratifica del trattato di Prum. Sempre grazie al voto segreto la bocciatura questa volta è arrivata su un emendamento delle commissioni Giustizia e Affari costituzionali che riguardava i casi di prelievo forzoso del Dna per la costituzione della banca dati. Problema risolto con una votazione successiva e l'approvazione del trattato, ma il segnale di malessere anche questa volta è arrivato in modo forte e chiaro. Foto: /FOTO EIDON

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Il mondo dopo la prima crisi globale (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-05-07 - pag: 3 autore: Il mondo dopo la prima crisi globale La tempesta sarà superata, ma servono regole nuove e occhio a inflazione e conti pubblici di Guido Tabellini u Continua da pagina 1 T erzo, gli schemi di remunerazione dei manager incoraggiano comportamenti miopi e l'eccessiva assunzione di rischi: se il bonus dipende da indicatori di performance di breve periodo, il singolo gestore è indotto a esporsi a rischi grandi ma rari. Se tutto ciò è vero, vuol dire che non possiamo fidarci della capacità di apprendimento dei mercati. Occorre anche correggere gli incentivi di-storti, con una nuova e più severa regolamentazione, anche al prezzo di rallentare significativamente l'innovazione finanziaria o rinunciare ad alcuni dei suoi effetti benefici. Gli errori nella gestione del rischio non possono essere imputati solo agli operatori privati. Anche la supervisione ha sbagliato clamorosamente, consentendo alle banche di accumulare passività implicite fuori bilancio e tollerando una crescita eccessiva della leva finanziaria (cioè del rapporto tra l'attivo di bilancio e il capitale) e quindi del debito. Ciò può essere dovuto alla cattura dei supervisori da parte delle banche sottoposte alla regolamentazione, a fenomeni di arbitraggio e competizione internazionale tra agenzie di supervisione, e a carenze nell'attuazione. Ma vi è stato soprattutto un errore di tipo concettuale: la scelta di monitorare ogni istituzione finanziaria su una base esclusivamente individuale, considerando quale parametro di valutazione il [/FIRMAINI] value at risk del singolo intermediario, senza tenere conto in alcun modo del rischio sistemico. è lo stesso errore che hanno commesso i singoli operatori all'interno delle banche. Il fallimento della regolamentazione Una crisi di queste proporzioni non può essere scaturita esclusivamente da errori nella gestione del rischio. La ragione è che gli investimenti ad alto rischio erano relativamente piccoli rispetto alla dimensione complessiva dei mercati finanziari mondiali. In molti si aspettavano che la bolla immobiliare americana prima o poi sarebbe scoppiata. Ma ben pochi immaginavano che ciò avrebbe travolto i mercati finanziari di tutto il mondo. Se ciò è successo, è perché hanno operato importanti meccanismi di amplificazione degli shock. Questa amplificazione è in gran parte riconducibile all'impostazione della regolamentazione finanziaria. In altre parole, più ancora che da un fallimento del mercato, la crisi è stata scatenata da un fallimento della regolamentazione. Non tanto nel senso che la regolamentazione fosse troppo blanda, o che la de-regolamentazione si fosse spinta troppo avanti. Bensì nel senso che l'impostazione stessa della regolamentazione ha amplificato gli effetti di uno shock di dimensioni tutto sommato contenute. I mutui subprime, i prodotti finanziari la cui insolvenza ha dato origine alla crisi attuale, ammontano a un po' più di un trilione di dollari. è una cifra grande in assoluto, ma modesta rispetto al totale di circa 80 trilioni di dollari di attività finanziarie del sistema bancario mondiale. Come termine di paragone, le perdite originariamente stimate nel 1990 durante la crisi delle casse di risparmio americano (la cosiddetta savings and loans crisis) erano circa 600-800 milioni di dollari, meno rispetto al totale dei mutui subprime, ma allora anche il totale delle attività finanziarie era molto più piccolo. Eppure quella crisi fu superata in fretta e senza sconvolgimenti rilevanti. Perché invece questa volta è stato così diverso? Vi sono due aspetti della regolamentazione che hanno amplificato gli effetti dello shock iniziale: innanzitutto la prociclicità della leva finanziaria, indotta dai vincoli imposti sul capitale delle banche. In secondo luogo, i principi contabili che impongono di valutare i titoli secondo i valori di mercato. A fronte di una perdita sugli investimenti, che erode il capitale degli intermediari finanziari, i vincoli di Basilea impongono di ridurre la leva finanziaria (cioè il debito), e dunque costringono le banche a vendere i titoli in attivo per fare cassa. Il problema viene in questo modo esacerbato: le vendite forzate riducono il prezzo di mercato dei titoli, peggiorando i bilanci di altri investitori ed inducendo ulteriori vendite forzate di titoli, in una spirale involutiva. Esattamente l'opposto succede in una fase di boom: i guadagni di capitale sui titoli in portafoglio consentono di accrescere la leva finanziaria, cioè di indebitarsi per finanziare nuovi acquisti di titoli, spingendone al rialzo il prezzo e inducendo altri intermediari a indebitarsi per inseguire prezzi sempre più elevati. Insomma, la regolamentazione dellebanche ha creato un meccanismo che amplifica gli effetti degli shock e accentua le fluttuazioni cicliche dell'indebitamento degli intermediari finanziari. Una delle principali lezioni da trarre dalla crisi è che occorre ripensare a fondo la regolamentazione finanziaria, e chiedersi quale debba essere in ultima analisi il suo obiettivo: correggere gli incentivi distorti degli operatori, creare dei cuscinetti che riducano la prociclicità della leva finanziaria, oppure contenere i rischi, e se sì quali rischi? Una regolamentazione correttamente impostata dovrebbe rispondere a due esigenze: primo, correggere gli incentivi distorti dei singoli intermediari o operatori finanziari; secondo, ridurre le esternalità negative ed il rischio sistemico, nella consapevolezza che valutare le procedure di gestione del rischio all'interno del singolo intermediario non è sufficiente. E alla fine, inevitabilmente, questa impostazione dovrà tradursi in regole che riducano la dimensione assoluta della leva finanziaria e la sua pro ciclicità. Gli errori nella gestione della crisi è opinione diffusa che l'attuale situazione sia soprattutto il risultato di errori di politica economica (nella regolamentazione, nella supervisione e secondo alcuni anche nella politica monetaria) compiuti prima dello scoppio della crisi. Il corollario di questa tesi è che basti correggere questi errori per scongiurare la prossima crisi. Ma in realtà, alcuni tra gli errori più gravi sono stati compiuti durante la gestione della crisi stessa, e hanno contributo significativamente a far precipitare la situazione. Forse perché si è stentato a capirne le cause, fin dal suo primo momento la crisiè stata gestita con improvvisazione e senza un'idea chiara di quale sarebbe stato il prossimo passo. Si è scelto di salvare Bear Stearns, di far fallire Lehman Brothers, di salvare Aig. Ogni volta si improvvisava, senza essere guidati da una strategia coerente e da criteri prestabiliti. Il risultato è stato che, anziché dare fiducia, gli interventi delle autorità di politica economica hanno contribuito ad aggravare lo sconcerto e a diffondere panico e paura. Al centro di qualunque crisi finanziaria vi è la perdita della fiducia. Le aspettative circa il comportamento delle autorità e degli altri operatori hanno un ruolo fondamentale nel determinare se vi sarà contagio o se lo shock sarà riassorbito. Ma per influire sulle aspettative e ridare fiducia, le autorità di politica economica devono agire secondo procedure e criteri ben noti e condivisi, sapendo quali sono gli obiettivi ultimi da perseguire e i punti di sbocco della crisi. Questa chiarezza è assolutamente mancata, fin dall'inizio. è un'altra delle lezioni importanti da trarre dalla crisi. Per evitare il ripetersi di simili errori, sarà necessario elaborare nuove e dettagliate procedure per gestire fenomeni complessi quali il fallimento delle grandi banche e, più in generale, politiche tese ad evitare l'aggravarsi di crisi sistemiche. Poiché le grandi banche con implicazioni sistemiche sono tipicamente multinazionali, tali procedure dovranno essere coordinate a livello internazionale. Ciò non è facile, poiché in ultima analisil'unico soggetto che può coprire il rischio sistemico è lo Stato, dunque i contribuenti; sono questi ultimi, infatti, a doversi far carico dei debiti delle istituzioni in crisi, sia pure temporaneamente. Ma quale Stato, e quali contribuenti, quando l'istituzione finanziaria in crisi è una grande banca multinazionale? Per quanto di difficile soluzione, tuttavia, il problema non è nuovo. Le crisi finanziarie dei paesi emergenti, che avevano una frequenza quasi annuale nel corso degli anni 90, sono diventate meno frequenti e meno devastanti anche grazie alle procedure di gestione della crisi elaborate in seno al Fondo monetario internazionale. Si tratta ora di mettere a frutto quelle esperienze, adattandole ai problemi specifici delle grandi banche multinazionali. Come gestire il dopo crisi Anche se gli eventi recenti non posso essere interpretati come una crisi sistemica, ma scaturiscono da alcuni importanti problemi tecnici nell'ambito dei mercati finanziari,essi potrebbero diventare un punto di svolta storico se l'uscita dalla crisi fosse gestita con la stessa improvvisazione dimostrata nei mesi precedenti. Per sostenere gli intermediari in difficoltà, le banche centrali hanno inondato i mercati di liquidità. Nel giro di pochi mesi dopo il fallimento di Lehman Brothers, il bilancio della Federal Reserve è quasi triplicato, e secondo le proiezioni delle stessa banca centrale americana potrebbe quasi raddoppiare ancora un vol-ta nel prossimo futuro, raggiungendo quasi un terzo del reddito nazionale americano. Questa enorme massa di liquidità è stata subito riassorbita senza generare inflazione, perché oggi l'avversione al rischio è così alta che tutti vogliono solo detenere attività liquide e poche rischiose. Anzi, nell'immediato il rischio è l'opposto; che la domanda di liquidità sia ancora più elevata della creazione di moneta, e che ciò possa produrre deflazione. Man mano che si avvicinerà l'uscita dalla crisi, tuttavia, la domanda di liquidità tornerà a scendere su livelli normali, e il timore della deflazione lascerà il posto al rischio di inflazione. Per evitarlo, la liquidità dovrà essere tempestivamente ritirata. Ciò è più facile a dirsi che a farsi. Una svolta di politica monetaria troppo rapida potrebbe causare perdite sui titoli in circolazione e far precipitare di nuova la crisi. Ma una svolta tardiva non riuscirebbe a contrastare l'avvio di una spirale inflazionistica. Le difficoltà sono acuite dalla fragilità del mercato dei cambi, dove la supremazia del dollaro come bene rifugio per molti paesi asiatici potrebbe di colpo essere messa in discussione. Per avere successo, sarà fondamentale riuscire a indirizzare le aspettative, rassicurando gli agenti economici che la stabilità dei prezzi è un obiettivo prioritario. Analoghe e forse maggiori difficoltà riguarderanno la politica fiscale. Il Fondo monetario internazionale stima che in media il debito pubblico nei paesi avanzati del G-20 raggiungerà il 110% del reddito nazionale entro il 2014. E questo è lo scenario favorevole; nell'ipotesi peggiore, il debito pubblico in media potrebbe raggiungere il 140% del reddito. Di nuovo, gli Stati Uniti sono tra i paesi più esposti, e secondo le proiezioni dello stesso Congresso il disavanzo americano continuerà restare intorno al 6% del reddito nazionale ancora nel 2019, pur nell'ipotesi di un ritorno rapido a ritmi di crescita molto sostenuti (sopra il 3,6% in media tra il 2011 e il 2015). Per evitare instabilità finanziaria, sarà inevitabile far salire significativamente la pressione fiscale e avviare un percorso credibile e rigoroso di rientro dal debito pubblico. Ma qui vi è un'incognita in più. Mentre la politica monetaria è gestita da una burocrazia indipendente secondo criteri tecnici, la politica fiscale scaturisce da processi politici dagli esiti più difficilmente prevedibili. Non si può escludere che l'espansione del ruolo dello Stato, nata per contrastare temporaneamente la crisi, duri a lungo e porti a cambiamenti significativi nella divisione dei compiti tra Stato e mercato anche nei paesi in cui tradizionalmente il settore pubblico aveva un ruolo più contenuto che non in Europa continentale. La via d'uscita Come sarà ricordata questa crisi nei libri di storia economica? Come una crisi sistemica e un punto di svolta, oppure come un incidente temporaneo e presto riassorbito dovuto ad una crescita troppo rapida dell'innovazione finanziaria? Se guardiamo alle cause delle crisi, e alle lezioni da trarne, la risposta è senz'altro la seconda. In estrema sintesi, la crisi è scoppiata per via di alcuni specifici problemi tecnici riguardanti il funzionamento e la regolamentazione dei mercati finanziari, ed è stata acuita da una serie di errori commessi durante la gestione della crisi. Sebbene si tratti di problemi complessi, essi possono essere affrontati e risolti con adeguate seppure profonde riforme della regolamentazione finanziaria. Se sapremo imparare da questi errori e gestire bene l'uscita dalla crisi, il mondo dell'economia tornerà a essere come prima, anzi meglio di prima, con meno eccessi e più stabilità. Parlare di crisi del capitalismo, di fine della globalizzazione, di crisi di un sistema e di un modo di pensare, sarebbe una solenne stupidaggine. Ciò non vuol dire che questo esito sia scon-tato, tuttavia. La crisi non è ancora finita, e soprattutto non sappiamo ancora come saranno affrontate le difficoltà legate all'uscita dalla crisi. Eventuali errori tecnici o politici in questa seconda fase potrebbero avere conseguenze durature sugli scenari economici, sulla distribuzione del potere economico tra diverse parti del mondo e sulla divisione dei compiti tra Stato e mercato. © RIPRODUZIONE RISERVATA ILLUSTRAZIONE DI MIRCO TANGHERLINI

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ROMA Emendamento annunciato e presentato. Opposizione sul piede di guerra. Tema: la class action ch... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 07-05-2009)

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Giovedì 07 Maggio 2009 Chiudi ROMA Emendamento annunciato e presentato. Opposizione sul piede di guerra. Tema: la class action che non sarà retroattiva e, quindi, taglierebbe fuori gli obbligazionisti di Alitalia, risarciti solo parzialmente dal decreto anticrisi. La modifica sulla class action porta la firma del senatore Pdl Balboni e prevede che possa riguardare soltanto i casi accaduto dopo l'entrata in vigore della nuova legge, il ddl sviluppo e internazionalizzazione che il Senato sta approvando in seconda lettura e che dovrà tornare alla Camera. Su questa norma, che sarà votata più in avanti nel corso dei lavori dell'aula, dovrebbe convergere gran parte della maggioranza perché «la retroattività è sempre difficile da accettare», ha commentato in modo informale il senatore Paravia del Pdl.«E' una norma di buonsenso», si difende Balboni. Furiosa l'opposizione: Non solo Elio Lannutti che, come presidente dell'Adusbef, sostiene che «ogni altro rinvio della class action significa continuare ad andare a braccetto con bancarottieri e truffatori». È una «scelta inaccettabile» per il capogruppo dei senatori Pd Anna Finocchiaro. Luigi Zanda, sempre del Pd, commenta: «Su quelle vicende che negli ultimi anni hanno contribuito alla crisi italiana, il centrodestra vuol far calare definitivamente il sipario». E' implicito il riferimento ai grandi crack: Cirio, Parmalat, per citare i più importanti. Nel disegno di legge che è arrivato in aula dopo un lungo periodo di gestazione, ci sono tutti gli articoli sul ritorno dell'Italia nel nucleare e varie norme anti-contraffazione e per il mondo delle imprese. Quello sulla class action non è il solo articolo che rischia di scontentare i consumatori. C'è anche la modifica presentata da Maurizio Gasparri) che toglie il divieto all'agente monomandatario nelle assicurazioni, smantellando uno dei cardini delle lenzuolate sulle liberalizzazioni dell'ex ministro Pierluigi Bersani.C'è quello, annunciato nei giorni scorsi, che toglie la proroga, dal 2010 al 2015, ai tetti antitrust sulla distribuzione del gas. A firmarlo è il presidente della Commissione Industria del Senato Cesare Cursi (Pdl). L'Eni aveva giudicato il tetto un «unicum» in Europa. Approvate infine le norme sblocca-burocrazia per le aziende. B.C.

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La condanna di Roma è finita. Roma, capitale a sovranità limitata. Persino i padri... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 07-05-2009)

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Giovedì 07 Maggio 2009 Chiudi di CLAUDIO MARINCOLA La condanna di Roma è finita. Roma, capitale a sovranità limitata. Persino i padri della Costituzione nel '48 dimenticarono di menzionarla. Ammirata dal mondo intero ma considerata alla stregua di una cartolina. Era questo il destino indelebile a cui sembrava votata Estesa quanto la somma della superficie di 9 tra i più importanti capoluoghi di regione italiani. Ma stretta dentro i luoghi comuni, la prigrizia romana, i condizionamenti veri o presunti del potere. Roma capitale internazionale non è un processo che si è avviato e concluso in un giorno. Roma come Parigi, come Berlino, come Londra, dotata cioè di risorse e funzioni amministrative adeguate al suo rango, apparentemente è qualcosa che sta nella normalità, nella logica. La conseguenza di uno Stato moderno che ha scelto di darsi una capitale. Ma in Italia questo ha voluto dire un percorso ad ostacoli. In tanti ci hanno provato in passato. Prima di Alemanno e Berlusconi, prima che il Senato, lo scorso 29 aprile, votasse il disegno di legge sul federalismo fiscale, e dunque anche l'articolo 24 contenente il nuovo ordinamento di Roma capitale. E ogni volta si sono scontrati contro un muro. Lo stesso che Bettino Craxi - citato ieri da Berlusconi - si trovò contro nel 1987, quando presentò una «legge organica per il completamento delle Infrastrutture di Roma capitale della Repubblica». Introduceva una spesa di 450 milioni di lire. Un ministro insorse: "E io cosa dico ai miei concittadini di Asti?"». Qualche mese dopo fu presentato un disegno di legge, prevedeva un programma pluriennale e concedeva deroghe alla capitale per non affogare nella burocrazia. Ebbene, quel Ddl non fu mai esamitato dalla Camera. L'episodio è ricordato in un libro di Fabrizia Cusani e fotografa bene lo stato d'animo di un Paese che ha caricato la sua capitale di un senso di colpa che talvolta ancora affiora. Ci sono voluto altri 14 anni perché nel 2001 venisse introdotto, con la modifica del titolo V della Costituzione, il contenuto più importante dell'articolo 114, ovvero che «Roma è la capitale della Repubblica». Quel concetto ora è stato completato e perfezionato. Se Roma non diventerà una capitale internazionale ora dovrà prendersela solo con se stessa.

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UNA CAPITALE in cerca d'autore. Per anni - da sempre - il destino di Roma sembrava segn... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 07-05-2009)

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Giovedì 07 Maggio 2009 Chiudi di CLAUDIO MARINCOLA UNA CAPITALE in cerca d'autore. Per anni - da sempre - il destino di Roma sembrava segnato. Quasi dovesse scontare un peccato originale. Essere il Comune più grande d'Europa, 129 mila ettari, 1290 km quadrati, ma sentirsi una Canicattì. Ospitare uno Stato sovrano, 29 organismi internazionali, ambasciate, uffici, ministeri, Palazzi vari ma non poter giocare un ruolo internazionale. Da ieri Roma ha voltato pagina. Non dovrà governare con gli stessi strumenti di un villaggio vacanze mentre tutte le altre metropoli gesticono di superpoteri. La condanna di Roma è finita. Roma, capitale a sovranità limitata. Persino i padri della Costituzione nel '48 dimenticarono di menzionarla. Ammirata dal mondo intero ma considerata alla stregua di una cartolina. Era questo il destino indelebile a cui sembrava votata Estesa quanto la somma della superficie di 9 tra i più importanti capoluoghi di regione italiani. Ma stretta dentro i luoghi comuni, la prigrizia romana, i condizionamenti veri o presunti del potere. Roma capitale internazionale non è un processo che si è avviato e concluso in un giorno. Roma come Parigi, come Berlino, come Londra, dotata cioè di risorse e funzioni amministrative adeguate al suo rango, apparentemente è qualcosa che sta nella normalità, nella logica. La conseguenza di uno Stato moderno che ha scelto di darsi una capitale. Ma in Italia questo ha voluto dire un percorso ad ostacoli. In tanti ci hanno provato in passato. Prima di Alemanno e Berlusconi, prima che il Senato, lo scorso 29 aprile, votasse il disegno di legge sul federalismo fiscale, e dunque anche l'articolo 24 contenente il nuovo ordinamento di Roma capitale. E ogni volta si sono scontrati contro un muro. Lo stesso che Bettino Craxi - citato ieri da Berlusconi - si trovò contro nel 1987, quando presentò una «legge organica per il completamento delle Infrastrutture di Roma capitale della Repubblica». Introduceva una spesa di 450 milioni di lire. Un ministro insorse: "E io cosa dico ai miei concittadini di Asti?"». Qualche mese dopo fu presentato un disegno di legge, prevedeva un programma pluriennale e concedeva deroghe alla capitale per non affogare nella burocrazia. Ebbene, quel Ddl non fu mai esamitato dalla Camera. L'episodio è ricordato in un libro di Fabrizia Cusani e fotografa bene lo stato d'animo di un Paese che ha caricato la sua capitale di un senso di colpa che talvolta ancora affiora. Ci sono voluto altri 14 anni perché nel 2001 venisse introdotto, con la modifica del titolo V della Costituzione, il contenuto più importante dell'articolo 114, ovvero che «Roma è la capitale della Repubblica». Quel concetto ora è stato completato e perfezionato. Se Roma non diventerà una capitale internazionale ora dovrà prendersela solo con se stessa.

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ROMA - Meno male che ci siamo imposti sul voto di fiducia. Il congresso del... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 07-05-2009)

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Giovedì 07 Maggio 2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - «Meno male che ci siamo imposti sul voto di fiducia. Il congresso del Pdl ha lasciato un tale strascico di malumori e turbolenze interne da mettere a rischio qualunque voto segreto». Bobo Maroni ha lasciato ieri Montecitorio con un punto all'attivo e uno al passivo. I voti di fiducia sul ddl sicurezza, caro alla Lega, saranno tre con blindatura totale del testo (manco fosse un decreto-legge o la Finanziaria) ed eliminazione di tutte le votazioni a scrutinio segreto. Tuttavia la richiesta di accelerare i tempi, di votare la fiducia già oggi, fatta da Umberto Bossi in persona, è caduta nel vuoto. Il capogruppo leghista Roberto Cota ha dato la colpa alla «burocrazia parlamentare», dunque a Gianfranco Fini che ha preteso un esame accurato dei tre maxi-emendamenti, frutto di un sofferto accordo di maggioranza. Maroni invece ha sparato direttamente sul vertice del Pdl: «In Senato ci vogliono due settimane per approvare il ddl. Se ora ne perdiamo una, vuol dire che torneranno a piede libero altri 250 clandestini». Forse il punto al passivo ieri la Lega l'ha cercato per trasformarlo in un'arma di campagna elettorale. La tensione con il Pdl cresce di giorno in giorno e si nutre della duplice competizione, elezioni europee e referendum. L'altra sera, quando il vertice di maggioranza diede il via libera alla fiducia sul ddl sicurezza, sembrava pacifico il rinvio del voto alla prossima settimana. Lo stesso ministro Maroni ne sembrava consapevole. Ieri mattina però, dopo che il ministro Alfano si è fatto autorizzare dal governo la fiducia sul ddl intercettazioni (come corrispettivo della fiducia voluta dalla Lega), e soprattutto dopo che un gruppo di franchi tiratori ha affondato l'emendamento governativo sul trattato di Prum, Bossi ha deciso di rilanciare: «Vedo troppi giochi strani. Il nostro disegno di legge va approvato subito». L'ultimatum del Senatùr ha messo il Pdl in agitazione. Poi è stato Fini a decretare il rinvio, nei fatti inevitabile. Ma l'impressione è che la Lega cercasse una polemica elettorale con il Pdl. Tanto più che il ddl sicurezza sarà approvato definitivamente poco prima del 7 giugno. Il sì di Silvio Berlusconi al referendum ha suscitato molto allarme nella Lega. E ha raffreddato anche i rapporti personali. Insinuando in Bossi il sospetto più radicale, che Berlusconi stia pensando addirittura ad elezioni anticipate e ad una rottura con la Lega. Maroni è sempre stato un pontiere: «Spero che dopo le europee e dopo il fallimento del quorum al referendum, torni il sereno». ma intanto Roberto Calderoli tesse ancora la sua rete di contatti con il Pd per costruire una protezione, nel caso Berlusconi decidesse di calvalcare davvero il sì al referendum. Comunque era difficile ieri individuare i responsabili della caduta nel voto segreto sul trattato di Prum. Molti gli assenti al momento dello scrutinio. Anche nella Lega. E qualche deputato Pdl non ha votato pur essendo presente in aula. Probabilmente è nell'area ex-An il nucleo maggiore del malcontento, accentuato ieri dallo scambio sui voti di fiducia (sicurezza contro intercettazioni) che ha lasciato proprio la destra a mani vuote. Berlusconi comunque è pronto ad usare tutti gli strumenti regolamentari disponibili per spegnere le tensioni nella maggioranza. Oggi Silvio Berlusconi farà visita a Giorgio Napolitano per proporgli la promozione a ministro (senza portafoglio) di Michela Vittoria Brambilla. Già il premier aveva fatto una gaffe annunciando la sua intenzione prima di averlo comunicato al Capo dello Stato (a cui spetta formalmente la nomina dei ministri). L'incontro al Quirinale era stato poi fissato per martedì, ma l'altra sera Berlusconi ha cambiato programma e ha deciso di andare da Bruno Vespa per rispondere pubblicamente a Veronica.

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Gli artisti divisi tra libertà e tutele Celentano: mi svincolo. Povia: io no (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 07-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 07/05/2009 - pag: 6 I protagonisti Gli artisti divisi tra libertà e tutele Celentano: mi svincolo. Povia: io no MILANO Musica, diritti e Internet. Un mondo in continua evoluzione. L'ultima novità arriva dalla Siae che ha annunciato la pubblicazione di un elenco di canzoni per le quali gli autori possono chiedere l'esclusione dalla tutela dei diritti relativi alle utilizzazioni di queste opere su Internet e sui telefonini. Lo ha annunciato nei giorni scorsi il presidente della Siae Giorgio Assumma durante un dibattito su «Diritto d'autore, web e pirateria» a Palermo. Nelle intenzioni della Siae questo dovrebbe favorire la circolazione di musica gratis e legale sul web. «Internet è un eccezionale strumento di circolazione delle opere e noi non vogliamo ostacolare la libera diffusione delle stesse», ha detto Assumma. L'idea è questa. Siccome chi regala musica da un sito, persino l'autore stesso, deve pagare la Siae (per poi ottenerne una parte indietro sotto forma di riparto), offrire la possibilità di svincolarsi dall'ente favorirebbe la circolazione di canzoni gratis. Questo in parte è vero. Per un esordiente regalare le proprie canzoni è un modo per farsi conoscere. Ma, allo stesso tempo, svincolarsi dalla Siae non significa per forza dover rinunciare a un compenso, ma affidarsi ad altre società. La facoltà esiste da tempo e se ne sono già avvalsi Adriano Celentano e gli eredi di Lucio Battisti. Spiega Claudia Mori, mente e cuore del clan Celentano: «Ritenevamo poco condivisibile la politica della Siae su Internet perché secondo noi chiedeva cifre troppo basse a chi diffondeva musica via web e abbiamo pensato a gestire in altro modo il nostro catalogo». E gli artisti che ne pensano? La «rivelazione » di Assumma ha aperto il dibattito. «Link, password, web... sono tutte parole oscure per me. Capisco solo che scaricano, scaricano e scaricano. E non rinuncerei mai ad essere difeso da un mezzo che non conosco», dice Enzo Jannacci. Salto di generazione salto di giudizio. Per Grido dei Gemelli DiVersi la novità «sembra un passo avanti, un orecchio teso a quello che accade nella Rete». E aggiunge: «Qualche tempo fa abbiamo regalato sul web la canzone e il video di Standing Ovation senza nemmeno registrare il brano alla Siae. Qualcuno potrebbe farne addirittura un successo e noi non ci guadagneremmo nulla». Favorevole alla flessibilità Matteo Becucci, fresco vincitore di «X Factor»: «Fin quando ognuno può decidere dei propri diritti liberamente non vedo problemi. È un adeguamento alla flessibilità richiesta dal mondo online ». Polemico Enzo Mazza della Fimi, la federazione dei discografici: «Questa iniziativa è già ampiamente prevista nell'industria discografica dove i modelli di business con free download promozionali sono sempre più diffusi. Siamo contenti che Siae se ne sia accorta». Qualche dubbio arriva anche dalla generazione esplosa negli anni Novanta. Dice Frankie Hi Nrg: «Compilare un modulo aggiunge burocrazia e più che un'offerta di libertà mi sembra un deterrente. Mi sembra che facciano fatica a guardare un futuro che è già qui». Per Marco Masini il discorso è prematuro. «Sarà interessante valutare il futuro, quando le canzoni si venderanno sciolte, come una volta le sigarette. Per ora l'album è un unicum che non conviene scorporare. Insomma tutto va valutato alla luce del nuovo modo di consumare la musica». Più vicino a Jannacci è Povia che preferisce una tutela testata nel tempo a una libertà: «È una facoltà di cui non intendo avvalermi. La gente scarica illegalmente da una vita e le case discografiche licenziano i dipendenti, ma la musica è un lavoro e va pagata». Lui su Internet consente di vedere gratis i suoi concerti. «Solo a chi ha comperato il disco, si è collegato al sito ed ha ricevuto una password. È un regalo a chi ha già pagato», aggiunge. Soppesa le parole Cristiano Godano, leader dei Marlene Kuntz: «Bisogna riflettere sia nel bene che nel male. A caldo direi che da un lato mi sembra che chi è chiamato a tutelare e difendere la musica si chiami fuori da qualcosa, come Internet, che gli sembra un mostro enorme. Dall'altro invece si offre agli autori una possibilità di scegliere e ognuno può essere artefice del proprio guadagno». Andrea Laffranchi Mario Luzzatto Fegiz

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Tariffe agevolate per i redditi bassi (sezione: Burocrazia)

( da "Salute (La Repubblica)" del 07-05-2009)

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SUPPLEMENTO SALUTE ultimo aggiornamento 07 Maggio 2009 pag. 10 Tariffe agevolate per i redditi bassi L'iniziativa CINQUE prestazioni a tariffe agevolate per curare pazienti meno abbienti. Senza troppa burocrazia, con un rapporto diretto tra pazienti e dentisti, l'Accordo sull'Odontoiatria sociale fra ministero della Salute, Andi (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) e Oci (Odontoiatri Cattolici Italiani) punta ai bisogni della gente, acuiti dalla crisi economica. Nell'ottica di quella "cultura della prevenzione, che è la strada principale per avere una bocca sana e anche per poter spendere di meno", commenta Roberto Callioni, presidente nazionale ANDI. Prima intesa del genere in Italia fra istituzioni pubbliche e libera professione, coinvolge su base volontaria oltre 5000 dentisti ANDI e dura due anni in via sperimentale. Tariffe agevolate per quattro categorie: chi ha la social card, chi, indipendentemente dall'età, ha un reddito annuo Isee (calcolato in base a reddito e patrimonio, come si fa per mensa scolastica o riduzione tasse universitarie) fino a ottomila euro, chi è esente dai ticket sanitari per motivi anagrafici, patologie croniche e invalidanti, con Isee fino a diecimila euro e, senza vincoli di reddito, le donne in gravidanza solo per visita odontoiatrica, ablazione tartaro e insegnamento dell'igiene orale. La visita si prenota telefonando allo studio scelto. L'elenco è sul sito www.ministerosalute.it o su quello ANDI (www.obiettivosorriso.it) o www.ociweb.it. Numero verde 800.911.20. Nello studio il paziente sottoscrive un modulo e paga le prestazioni effettuate.

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Clandestini, divampa lo scontro (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 07-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

ROMA Il governo blinda il disegno di legge sulla sicurezza con il voto di fiducia che però arriverà soltanto tra una settimana con qualche disappunto del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e del suo partito, la Lega. La tensione sul provvedimento che regolarizza le ronde, introduce il reato di immigrazione clandestina e prolunga fino a sei mesi il periodo di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione è altissima: il segretario del Pd, Dario Franceschini, alza il tiro evocando lo spettro delle leggi razziali e anche dal Vaticano arriva la «preoccupazione» per un testo che, sì, «è migliorato» ma contiene «il peccato originale: cioè la criminalizzazione del migrante». Il via libera a porre la fiducia su tre maxiemendamenti al ddl sicurezza arriva nel Consiglio dei Ministri convocato ad hoc ieri mattina e un paio di ore dopo si rivela agli occhi del ministro Maroni come la decisione più azzeccata: in Aula alla Camera infatti la maggioranza e il governo vengono battuti sulla ratifica del Trattato di Prum. Una votazione a scrutinio segreto dalla quale emergono sette franchi tiratori. Il titolare del Viminale non ha dubbi: «I malumori che ci sono in una parte della maggioranza, ed escludo che questa parte sia la Lega, si rendono evidenti con il voto segreto. La votazione di questa mattina dimostra che abbiamo fatto non bene ma benissimo a decidere di porre la questione di fiducia sul ddl sicurezza». Dopo il Cdm, tuttavia, Pdl e Carroccio passano di riunione in riunione per decidere quando porre in Aula la questione di fiducia: Maroni e Lega vorrebbero oggi stesso, il Pdl vuole dedicarsi invece alla campagna elettorale, come spiega Italo Bocchino tra una riunione e l’altra. Tre voti di fiducia infatti terrebbero inchiodati i deputati in Aula almeno fino a venerdì. Alla fine la decisione è presa nella seconda conferenza dei capigruppo della giornata: il governo porrà la fiducia martedì, mercoledì ci saranno le tre votazioni per appello nominale, giovedì il voto finale. «Avremmo voluto votare domani - dice il presidente dei deputati della Lega, Roberto Cota - purtroppo ci sono le regole e la burocrazia parlamentare...». In realtà, si apprende dagli uffici della Camera, i tempi agognati dal Carroccio non erano praticabili visto che i tre maxiemendamenti, che intorno alle 16.30 di ieri Maroni annunciava come pronti, non sono ancora arrivati alla presidenza della Camera che deve vagliarli e preparare la relazione tecnica prima di sottoporli al voto dell’Aula. La decisione di porre la questione di fiducia viene accolta male dall’opposizione. Il leader Idv, Antonio Di Pietro, parla di «regime» ma stavolta a usare le parole più dure è Franceschini: «È immorale usare la paura per tornare, 70 anni dopo, alle leggi razziali. Ci sono momenti in cui anche un riformista e un moderato deve alzare la voce: c’è stato un momento nella storia del nostro paese in cui bambini venivano cacciati dalle scuole a causa della loro religione», ed è quello che si rischia con l’introduzione del reato di clandestinità contenuto nel ddl. Le parole del numero uno dei Democratici ricevono gli strali della maggioranza che lo accusano di essere «fuori dalla realtà» e lo invitano a «vergognarsi» e a chiedere scusa per le «parole infami». Ma Franceschini tiene il punto e rincara la dose: «Ho detto una cosa che ha destato scalpore, ma che mi sembra normale. Non vorrei che tornassimo alle leggi razziali». Critiche al ddl arrivano anche da Oltretevere. A parlare è monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti: «Su alcuni aspetti del ddl c’è stata una riflessione che ha fatto sì che alcuni punti da me considerati deleteri sono rientrati. Su altri aspetti invece il ddl è ancora preoccupante». Monsignor Marchetto punta il dito soprattutto contro il reato di immigrazione clandestina: «La questione che ho posto fin dall’inizio è la criminalizzazione del migrante: questa è un peccato originale».

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Forlì: autovelox, il "no" di Alessandro Spada (PdL) (sezione: Burocrazia)

( da "RomagnaOggi.it" del 07-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

7 maggio 2009 - 13.09 (Ultima Modifica: 07 maggio 2009) FORLI' - "Con l'installazione dei nuovi autovelox il Comune di Forlì diventerà un inaccettabile multificio a danno dei malcapitati cittadini. Questa operazione è pensata dal Pd forlivese unicamente per far cassa e rimediare così a spese inutili e sprechi fuori controllo, perciò risulta totalmente sbagliata e inefficace, anche perché sono ben altre le scelte da attuare per far rispettare il codice della strada". E' quanto dichiara Alessandro Spada, candidato Pdl al consiglio comunale di Forlì. "Tra consulenze a livelli record, logiche clientelari, assistenzialismi incancreniti, conti in rosso delle società partecipate ed elevati costi della burocrazia, si è giunti ad un disastrato bilancio comunale, privo della razionalizzazione degli investimenti e dell'individuazione delle priorità d'intervento. Per far fronte a questa drammatica inefficienza, e non per intraprendere una seria opera di prevenzione, il Comune di Forlì intende affidarsi all'aumento delle multe future, senza riflettere sul fatto che i forlivesi già sono costretti a sopportare tasse, tariffe, costi dei parcheggi e multe facili a livelli insostenibili. Non servono nuovi autovelox, occorre una maggiore presenza sulle strade degli uomini della Polizia municipale ben visibili".

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Amministrative, Spada (PdL) No agli autovelox per far cassa (sezione: Burocrazia)

( da "Sestopotere.com" del 07-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Amministrative, Spada (PdL) No agli autovelox per far cassa (7/5/2009 14:04) | (Sesto Potere) - Forlì - 7 maggio 2009 - Alessandro Spada , candidato Pdl al consiglio comunale di Forlì, dichiara: "Con l’installazione dei nuovi autovelox il Comune di Forlì diventerà un inaccettabile multificio a danno dei malcapitati cittadini. Questa operazione è pensata dal Pd forlivese unicamente per far cassa e rimediare così a spese inutili e sprechi fuori controllo, perciò risulta totalmente sbagliata e inefficace, anche perché sono ben altre le scelte da attuare per far rispettare il codice della strada. Tra consulenze a livelli record, logiche clientelari, assistenzialismi incancreniti, conti in rosso delle società partecipate ed elevati costi della burocrazia, si è giunti ad un disastrato bilancio comunale, privo della razionalizzazione degli investimenti e dell’individuazione delle priorità d’intervento. Per far fronte a questa drammatica inefficienza, e non per intraprendere una seria opera di prevenzione, il Comune di Forlì intende affidarsi all’aumento delle multe future, senza riflettere sul fatto che i forlivesi già sono costretti a sopportare tasse, tariffe, costi dei parcheggi e multe facili a livelli insostenibili. Non servono nuovi autovelox, occorre una maggiore presenza sulle strade degli uomini della Polizia municipale ben visibili."

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(sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 07-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

«Mezza Giunta candidata Regione ferma» «I siciliani alle prossime Europee pagheranno la "tassa elettorale" del governo Lombardo». Lo afferma il segretario provinciale del Pd, Luca Spataro, sostenendo che «il presidente e cinque assessori si candidano bloccando di fatto per un mese e mezzo l'attività del governo. «Succede questo in Sicilia - sostiene il segretario del Pd etneo - con i cittadini che pagheranno parte della campagna elettorale del Mpa, del Pdl e dell'Udc. Pagheranno le auto blu, le utenze telefoniche, gli staff degli assessorati al servizio dei candidati». Rilevando che «una maggioranza che litiga su tutto sta ingessando la nostra terra nel momento in cui l'attivismo della "mano pubblica", come osserviamo ovunque, non è solo necessario, ma indispensabile per reggere l'urto della crisi», Spataro sottolinea come «ancora oggi la programmazione dei fondi strutturali europei 2007-2013, siamo nel 2009, è ferma e insabbiata nelle oscure stanze della politica e della burocrazia regionale. Non c'è minima traccia di un disegno organico del governo per reagire alla crisi economica. L'assemblea regionale, a parte qualche tappa forzata per il bilancio, è diventato un bivacco inoperoso a causa della continua litigiosità. Anche la giunta non brilla per attivismo. E mentre il cittadino si aspetta che il suo governo regionale in uno straordinario momento di crisi economica sia in campo con tutta la sua forza per adottare misure efficaci a favore delle imprese, dei lavoratori, dei disoccupati, accade che l'esecutivo va in vacanza elettorale».

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Rete servizi Modicagestione in perdita (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 07-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

debiti comunali Rete servizi Modica gestione in perdita Non si placano le difficoltà per il comparto della pesca locale. Il problema maggiore quest'anno è stato il persistere di continue mareggiate che hanno letteralmente messo in ginocchio la marineria scoglittiese. Negli ultimi sette mesi i pescatori sono andati per mare solo 5 o 6 volte al mese, con gravi conseguenze per il reddito delle loro famiglie. Queste risentono ancora degli effetti della crisi del 2008 che ha fatto strage di licenze per l'insostenibilità dei costi di carburante. Per tale emergenza tutte le marinerie italiane lo scorso dicembre, con apposito Decreto ministeriale, si sono fermate per un mese, ma l'indennità non è stata ancora liquidata a tutti. Altra nota negativa è la pesca del novellame, autorizzata ancora una volta dalla Regione siciliana per l'anno 2009 da gennaio a marzo. "Questa pesca aggressiva ha prodotto pesanti conseguenze sulle risorse ittiche locali". A dirlo è Francesco Trama, appartenente ad una famiglia di pescatori scoglittiesi, che aggiunge: "Decine di specie come triglie, acciughe e sardine, alla base della catena alimentare, vengono ogni anno strappati dal mare, spezzando la catena alimentare. Un solo chilogrammo di bianchetto è costituito da migliaia di esemplari". "Certo - aggiunge Antonio Nicosia, pescatore da sempre - le mareggiate da una parte hanno un po' limitato il danno al novellame, dall'altra però ci hanno costretto a rimanere a terra e dunque senza lavoro". I problemi però non finiscono qui. Si teme infatti il ritorno della "caulerpa taxifolia", un'alga tropicale che infesta il Mediterraneo e danneggia la flora, con inevitabili conseguenze sulla fauna marina locale. "L'anno scorso - dice Vincenzo Nicosia, altro pescatore - abbiamo avuto ingenti danni causati dall'alga killer che ha infestato le nostre reti al punto che ne abbiamo dovuto buttare un bel po' e ora, con l'aumento delle temperature marine, temiamo che il fenomeno possa ripetersi. Se ciò accadrà finiremo definitivamente sul lastrico". Si registra, poi, la precarietà del mercato ittico che smorza la commercializzazione del pescato. Chiusa da mesi, perché insalubre, la struttura è stata dichiarata inagibile e, al momento, è provvisoriamente allocata all'interno del porto sotto alcuni gazebo. Infine, si attende il completamento del porto. Dal ribasso d'asta dei lavori in atto sono avanzati circa 3,5 mln di euro che però giacciono bloccati nei meandri della burocrazia. Gaetano Piccione

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Un teatrinoper il Sud (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 07-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Un teatrino per il Sud Ormai siamo al teatro dell'assurdo. Nella splendida cornice del Massimo di Palermo, Claudio Scajola e Gianfranco Micciché hanno dato vita a una scena che ha dell'improbabile. Dopo un anno di bordate micidiali all'economia e al tessuto sociale della Sicilia, i due esponenti di governo si sono incontrati sul palcoscenico del teatro palermitano per firmare l'ennesima dichiarazione di intenti in cui si declinano al futuro tutti gli impegni da onorare. Lo hanno chiamato contratto per il Sud. Uno splendido esempio di copione pirandelliano. Il fatto che due esponenti di spicco dell'esecutivo continuino a siglare programmi invece di agire immediatamente, già non lascia ben sperare. Ma è nel confronto tra le parole e i fatti che la questione si fa surreale. Nel protocollo siglato lunedì i due volano alti. Parlano di ammodernamento dei treni, di rinnovamento della rete Enel, di guerra alla burocrazia. E poi ancora: fondi europei, aiuti agli imprenditori meridionali, zone franche urbane e chi più ne ha più ne metta. Perché Scajola non ha dubbi: il governo Berlusconi ha intenzione di trasformare il Sud 'in un volano per l'economia nazionale'. Strano allora che negli ultimi dodici mesi queste intenzioni si siano trasformate in azioni devastanti per il meridione e per la Sicilia. Come giustificano, Scajola e Micciché, i 20 miliardi sottratti finora dalle risorse destinate allo sviluppo del Mezzogiorno? Per quale motivo Tremonti, con il suo primo atto formale, ha prosciugato le risorse delle ferrovie siciliane? Come si spiega l'abolizione del credito d'imposta per gli imprenditori meridionali? Perché il Cipe non si è ancora deciso a sbloccare i fondi che farebbero decollare le zone franche ideate dal centrosinistra? Se poi il governo ha tanto a cuore le sorti dell'Isola, perché finora ha negato i quattro miliardi del Fas che le spettano di diritto? Le risposte a queste domande non arriveranno mai. Per un semplice motivo: il governo non si limita a far danni al Mezzogiorno, ma non riconosce l'evidenza e nega ogni responsabilità. La scuola è quella del mago di Arcore, che antepone la rappresentazione della realtà alla realtà stessa. E rimanda sistematicamente ad altro tempo le azioni necessarie. Uno schema che trova una metafora sublime nel contratto firmato al Massimo. Siamo felici di apprendere che dopo mesi di attesa il ministero ha concluso l'istruttoria sui progetti regionali. Ora però non servono altre valigie dei sogni, ma fatti concreti. Vale a dire una seduta Cipe che renda effettivamente disponibili questi soldi. Tutto il resto sono chiacchiere e propaganda. È davvero possibile continuare ad affidare le sorti del Sud a sterili annunci? Né sembra possibile affidarsi al governo e alla maggioranza siciliana. Le profonde spaccature interne alla destra isolana - che, sia detto per inciso, non hanno nulla a che fare con le sorti dell'Isola - hanno impedito di portare avanti la benché minima opera di programmazione per lo sviluppo del territorio. Nello stesso tempo i colonnelli del Pdl e dell'Mpa, ivi incluso il governatore Lombardo, non hanno alzato un dito mentre il l'esecutivo nazionale lanciava, provvedimento dopo provvedimento, la peggiore offensiva contro la Sicilia che il paese ricordi. Al di là dei toni sdegnati e delle molte interviste concesse a piena pagina, i cosiddetti ribelli della maggioranza siciliana si sono sempre dimostrati prontissimi a ricompattarsi di fronte a un semplice annuncio da parte del governo nazionale. Ora siamo addirittura alla rappresentazione teatrale, con un ministro della Repubblica che - invece di firmare decreti - sigla su un proscenio e di fronte a un notaio un programma post-elettorale. Roba da Samuel Beckett. La Sicilia e i siciliani meritano di più.

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Ma Federfarma va all'attacco: La burocrazia ci danneggia (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 08-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Ma Federfarma va all'attacco: «La burocrazia ci danneggia» ROMA Quello scontrino diventerà muto, dal 1° gennaio 2010. Le proteste hanno convinto il Garante per la privacy: lo scontrino fiscale «parlante» emesso dalle farmacie (elenco dei medicinali acquistati, codice fiscale, registrato con tessera sanitaria) andrà in pensione perchè è indiscreto. I farmacisti si dicono preoccupati: troppa burocrazia rende difficile il lavoro e questa novità non li aiuta, sostiene Annarosa Racca, presidente di Federfarma, chiedendo certezza sui tempi delle nuove disposizioni. «Non vedo alcun beneficio da questa misura, si va solo incontro alle esigenze di una piccola parte di pazienti», afferma Racca che guida l'associazione di 16 mila farmacie private. Il Garante risponde di aver adottato la misura dopo una consultazione con Federfarma. Lo scontrino non riporterà più il nome del farmaco acquistato, evitando così di rivelare informazioni sullo stato di salute e sulle patologie del cittadino. Basterà l'indicazione del codice alfanumerico posto sulla confezione, e si potrà continuare a detrarlo dalla denuncia dei redditi.\

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Parte un appello al ministro Scajola per il caso del maneggio di Taggia (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 08-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

BUROCRAZIA LA COOPERATIVA NEOPOLIS E I TROPPI OSTACOLI Parte un appello al ministro Scajola per il caso del maneggio di Taggia TAGGIA Finisce sul tavolo del ministro Claudio Scajola (Sviluppo economico) la vicenda fra la coop Neopolis, che ha in gestione il maneggio di San Martino a Taggia, e gli enti pubblici che ostacolerebbero la realizzazione di una tensostruttura destinata all'ippoterapia per disabili e la riqualificazione dell'impianto. Il presidente della Neopolis, Fabrizio Grammegna, ha scritto al ministro una lunga lettera. «Nonostante l'azione mediatica che ci vede protagonisti in questi ultimi 10 giorni - si legge nel documento - ad oggi non abbiamo ricevuto un aiuto concreto». Ottenuti fondi da Filse e Fondazione Carige, dopo il parere favorevole del Comune e la concessione della Provincia ecco i guai: «Sono iniziate le Conferenze dei servizi. Ogni volta ci veniva richiesto qualcosa di diverso: inserire nel progetto una pista ciclabile, e lo abbiamo fatto, modificare il colore della struttura, e lo abbiamo fatto, modificare il materiale, e lo abbiamo fatto». Quando l'iter sembrava terminato altro intoppo: «La Provincia chiede al Comune di sostenere che la nostra struttura non è urbanisticamente rilevante e il Comune chiede alla Provincia di sostenere che l'area lungo il torrente Argentina non sia esondabile». Ancora documenti e alla fine l'accertamento che il rischio è minimo. Sembrava tutto risolto. Invece ecco altri ostacoli mentre la Filse revoca il contributo. «Credo - conclude Grammegna - che solo Lei abbia la possibilità di fare qualcosa per risolvere questa scandalosa situazione».\

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"via libera al cemento anche dal pd" - andrea montanari (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina VII - Milano "Via libera al cemento anche dal Pd" Boni: c´è una lettera firmata. La replica: per snellire la burocrazia In un documento il consigliere Spreafico chiede di adottare tutte le misure per sostenere l´edilizia ANDREA MONTANARI Dopo le fortissime critiche del centrosinistra alle nuove norme del Pirellone che i Comuni dovranno seguire per approvare i nuovi progetti edilizi, l´assessore regionale all´Urbanistica leghista Davide Boni passa al contrattacco. E rivela che in una lettera il Partito democratico lo aveva esortato solo poche settimane fa ad andare avanti. La lettera effettivamente esiste, ed è firmata da un consigliere regionale del Pd: «Caro assessore - scrive Carlo Spreafico - tenuto conto della particolare gravità della crisi economica che ha coinvolto il settore edile, credo necessario, come è stato richiesto da tutte le parti nell´audizione in quarta commissione del 23 aprile, adottare ogni misura possibile e di competenza regionale per sostenere il settore. Tra queste misure rientra sicuramente quella di non ritardare, con inutili lungaggini burocratiche, il decollo operativo di tutti i Pii che abbiano già completato alla data del 13 marzo l´iter istruttorio, ma che deliberati dai consigli comunali in data successiva rischiano di dover ripetere la procedura di approvazione». La spiegazione dell´esponente del Pd non si fa attendere: «è vero - dice Spreafico - ho scritto quella lettera. Ma ho solo chiesto di non fare provvedimenti inutili come quello che poi è stato fatto. L´unico effetto che produce, infatti, è obbligare chi aveva già esaurito la procedura correttamente a ripresentare la documentazione con in più la certificazione del tecnico. Con il risultato che, dato che in molti Comuni si voterà il 6 e 7 giugno, l´approvazione dei progetti slitterà a dopo l´estate. Ritardando la possibile ripresa di un settore che ne avrebbe bisogno». Controreplica dell´assessore Boni: «Con questo provvedimento abbiamo individuato i casi in cui vi è la possibilità di dare corso ai programmi integrati d´intervento contribuendo anche rilanciare un settore, quello dell´edilizia, che subisce come altri gli effetti della crisi». Ma il verde Carlo Monguzzi insiste: «Dalla Regione ancora consumo del suolo. Non c´è freno alle scorciatoie urbanistiche per cementificare».

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di BRUNO DALLARI RUBIERA E' STATO pensato e studiato per... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 08-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

RUBIERA, SCANDIANO E CERAMICHE pag. 17 di BRUNO DALLARI RUBIERA E' STATO pensato e studiato per... di BRUNO DALLARI RUBIERA E' STATO pensato e studiato per sgravare la via Emilia dal traffico pesante, il recente ponte "Luna" che scavalca il Tresinaro ai Paduli, vicino alla zona produttiva di Rubiera. Il suo compito è di dirottare il traffico pesante su via Togliatti, Nenni ed infine portarlo prima sulla SP 51 per l'autostrada del Brennero e Modena. Lo hanno pensato ma poi, fra via Togliatti e via Caponnetto (che precede sulle direttrice via Nenni all'interno del quartiere produttivo) vi è un vero e proprio "tappo". Incredibile (si vedano le foto) esiste un divieto di transito ai camion. Anche ieri la PM rubierese ha elevato una sanzione per chi ha trasgredito, ma basta rimanere pochi minuti per capire che i camionisti, forse esasperati dal divieto, non ne tengono conto e passano. D'altro canto a cosa serve il nuovo ponte se chi arriva dalla via Emilia deve poi fare retromarcia e tornare a percorrere la ex-statale o chi arriva dal "ponte Luna" verso la zona produttiva non riesce a raggiungerla se non tornando sulle vecchie strade? Misteri della burocrazia. «Forse per fare cassa sibila un suo collega ben sapendo che si rischia pur di evitare le code eterne sulla via Emilia, causa anche il semaforo che ancora esiste a Marzaglia. Qualche volta ti fermano e chiedono, con la sanzione, il pedaggio. Il tutto nonostante che i nostri politici, provinciali e non, avessero promesso di risolvere il problema». Rubiera attende da anni la sua nuova tangenziale e la discussione rimane se farla a nord (con spesa limitata perché si potrebbero utilizzare le "piste" già in uso ai mezzi di cantiere che hanno costruito la nuova ferrovia ad alta velocità) o a sud, dove andrebbe ad intaccare terreni agricoli e comporterebbe verosimilmente una spesa di molto maggiore. Delle due soluzioni però, per ora, non vi è traccia. Se non nella mente dei politici. Ora si sa che anche il "pannicello caldo" offerto dal nuovo collegamento fra via Emilia (zona Emiro) e provinciale per Campogalliano, attraverso il ponte "Luna" è intercluso ai mezzi pesanti per circa. Il tutto suona davvero come una beffa.

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)PROSTITUZIONE Spettacolo indecoroso in via San Giacomo Caro Carlino,... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 08-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

LETTERE E OPINIONI pag. 13 )PROSTITUZIONE Spettacolo indecoroso in via San Giacomo Caro Carlino,... )PROSTITUZIONE Spettacolo indecoroso in via San Giacomo Caro Carlino, Mi sono decisa a scrivervi dopo l'ultimo ennesimo episodio di cui ancora per una volta è stata teatro via S. Giacomo di Ferrara dove risiedo. Io abito in una palazzina nei pressi della piazzetta dove si incrociano via Mameli con via Ticchioni. Da molto tempo ormai tale piazzetta è frequentata da "passeggiatrici" di colore durante le ore notturne. Negli ultimi tempi però la cosa è degenerata. Verso le 20,30-21,00 di ogni sera inizia l'apppostamento di tali signorine in Via S.Giacomo. Da un numero di una o due signorine si è arrivati in certe serate anche a 6 -7 elementi appostati. Si tratta peraltro di un orario in cui ancora molti di noi devono rincasare. La cosa più grave è che rincasiamo con bambini che ci fanno domande sul perché ci sono queste persone. L'ultimo sabato due di loro trattavano con un cliente davanti al portone di casa mia, mentre un'altra era appostata nel sottomura lì adiacente a consumare la sua prestazione. E' veramente vergognoso che in una zona così popolosa si verifichino ancora tali fenomeni. Se proprio deve succedere che almeno si spostassero fuori dal centro cittadino così da poter agire indisturbate. C hiedo come cittadino il diritto alla libertà di movimento, così come il diritto ad una maggiore serenità da parte dei nostri figli perché non si trovano in condizioni di dover affrontare tali brutture già sin da piccoli. Giovanna Mazzoni )SICUREZZA Sbaglia chi minimizza il problema Caro Carlino, non ho il piacere di conoscere personalmente la sig. Susanna Droghetti, portavoce del Comitato delle Mille firme ma le stringo virtualmente la mano e mi complimento con lei per tutto quanto ha fatto e per il coraggio dimostrato. Ci vorrebbe una sig. Droghetti in ogni quartiere, con la sua energia e intraprendenza. Chi la contesta ancora non si è trovato a combattere con i problemi che inevitabilmente sorgono a causa di persone che con prepotenza si installano nel quartiere e ne sconvolgono l'equilibrio. Non sto ad elencare quali siano i disagi perchè basta aprire ogni giorno i giornali o guardare i Tg. Chi ancora minimizza o peggio giustifica le malefette di certi extracomunitari si meritano che questi vadano ad abitare nel loro condominio o si mettano a spacciare giorno e notte sotto casa loro. Io purtroppo ho dovuto affrontare questo tipo di emergenza e sono stato costretto a cambiare quartiere. Claudio Rizzi )VIGILI URBANI La nostra solidarietà al carabiniere perseguitato Caro Carlino, desidero esprimere, come presidente dell'Associazione Vittime dei Vigili Urbani, la solidarietà al sig. Carolei, braccato come l'ultimo dei delinquenti dalla Polizia Municipale ferrarese che troppo spesso vediamo agguerrita nei confronti di onesti cittadini: pensionati dell'Arma, professionisti, operai, studenti ecc., tutti ferraresi perseguitati o inseguiti a sirene spiegate dai vigili, perché non parcheggiavano regolarmente il proprio veicolo o perché sul proprio scooter, non percorrevano regolarmente una delle tante ed inutili rotonde create dall'amministrazione Sateriale. Nello stesso tempo assistiamo a personaggi, non onesti cittadini ferraresi, che di fronte all'ingresso Asl di via Cassoli aggrediscono una paziente che si stava recando presso la struttura sanitaria. Appare pertanto grave che da circa un anno giacciano inascoltate le richieste di intervento su queste persone moleste rivolte all'assessore alla Sicurezza ed al Comandante dei Vigili, sia dallo scrivente, come consigliere comunale del Pdl, sia da una decina di dipendenti Asl. È sconfortante per la nostra associazione riscontrare come, dopo aver sollecitato il sindaco per avere una Polizia Municipale che mettesse mano con efficacia ai tanti problemi di sicurezza che affliggono la città, i vigili continuino a dar la caccia ai pensionati per multarli piuttosto che preoccuparsi di intervenire laddove la sicurezza del cittadino è messa a rischio. Per l'incapacità dimostrata dalle sinistre, "Vittime della Polizia Municipale" sosterrà convintamene il candidato Giorgio Dragotto che, con l'istituzione del "Comune Amico", sta operando per avere un'amministrazione vicina al Ferrarese; questo implica che "far cassa" per il comune non sarà più tra le priorità della Polizia Municipale, giacché ne sarà privilegiato l'impiego nell'aiuto agli onesti cittadini contro chi cerca di ostacolarli con burocrazia e cattiverie. In sostanza, ci adopereremo perché sia istituita una figura che esaminerà e perseguirà tutti quei comportamenti volti a danneggiare ingiustamente il cittadino costringendolo ad inutili ricorsi, perché nel "Comune Amico" deve nascere la figura del "Vigile Amico". Francesco Rendine Coordinatore della Associazione «Vittime della Polizia Municipale»

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Duello rosa attorno al sindaco (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 08-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

VETRINA SAN GIOVANNI IN PERSICETO pag. 26 Duello rosa attorno al sindaco Elezioni a Calderara, in campo la Lista della L'Altrelli. Il Pdl presenta la Mengoli di PIER LUIGI TROMBETTA CALDERARA SI INGARBUGLIA la situazione politica a Calderara in vista delle imminenti amministrative. Nell'area di centrodestra Pdl, Udc e Lega correranno da soli, mentre nel centrosinistra scende in campo ufficialmente - dopo il Pd assieme a Rifondazione, Idv, Pdci, Si - la lista civica C'è bisogno di rinnovamento' con candidata sindaco Adriana L'Altrelli, insegnante elementare e attuale assessore comunale alle Politiche della casa, all'Accoglienza e alle Pari opportunità. «Assieme a Vanni Pancaldi (assessore alle Attività produttive, all'Agricoltura e ai Servizi informatici) spiega L'Atrelli che ha assunto una posizione critica rispetto al Pd, abbiamo deciso di intraprendere una nuova sfida: rifiutare le logiche di apparato per affrontare i problemi del territorio. Forti dall'esperienza concreta dei progetti realizzati negli ultimi anni, ma lontani dalla logica spartitoria e prevaricatrice dei partiti politici». L'ALTRELLI conta su lista formata da giovani e di cui le donne sono oltre il 50%. E aggiunge: «Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere nella gestione del Comune persone nuove, giovani ed entusiaste. Che possano portare una ventata d'aria fresca». E, intanto, questa sera alle 18, al teatro Reno (via Roma 12), il Pdl presenta ufficialmente il programma amministrativo e la candidata sindaco Chiara Mengoli. Sarà un vero e proprio talk show cui prenderà parte anche l'onorevole Enzo Raisi, candidato alla presidenza della Provincia. Il dibattito sarà presentato dal giornalista Graziano Girotti. «Ho accettato con grande entusiasmo dice Mengoli la richiesta che mi è giunta dai responsabili locali del Pdl. E' una sfida che mi onora, anche perché mi permetterà di affrontare quei problemi che oggi vivo nelle vesti di semplice cittadina, di madre e di lavoratrice. Non sono una professionista delle istituzioni e neppure della burocrazia locale, pertanto ho il vantaggio di confrontarmi con la vita quotidiana in modo trasparente e diretto».

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(sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 08-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

CULTURA E SOCIETA' pag. 31 «Alto è bello. Senza esagerare» GRATTACIELI L'ARCHITETTO MARIO BOTTA di GIORGIO GUAITI MILANO «NON È CERTO una questione di moda. E non si può essere pro o contro i grattacieli a priori. Se si sceglie di costruire con la tipologia "in alto" lo si fa perché ci sono ragioni economiche e urbanistiche. E poi, come sempre, quello che conta non è fare o non fare un grattacielo, ma farlo bene». Parla Mario Botta, l'architetto ticinese che ha firmato la ristrutturazione della Scala. Architetto, a Milano è scattata la corsa all'edificio più alto. La nuova sede della Regione ha superato il Pirellone. I grattacieli tornano di moda? «Questo è un discorso che ritorna periodicamente. Ed è vero che ci sono stati momenti storici in cui la realizzazione di un grattacielo era un segnale di progresso, di successo condiviso da tutti. Basta pensare al "Pirelli". Però non ha molto senso parlare genericamente di grattacieli, così come non ha senso parlare di casette. C'è modo e modo di fare gli uni e le altre». Ma è un fatto che a Milano, e non solo qui, si è tornati alla progettazione "verso l'alto". «Se c'è una domanda di una maggiore densità urbana questa tipologia risponde al bisogno. Le città, storicamente, sono strutturate con un centro e un limite e sono andate espandendosi, allargando sempre più questo limite. Ma sono cresciute anche secondo un meccanismo di stratificazione, crescendo su se stesse. È quello che succede sulle aree abbandonate dall'industria, dai palazzi della burocrazia o più semplicemente dalla vita cittadina che si è spostata altrove. Qui si possono realizzare spazi verdi, di riposo, che sono sicuramente belli, ragionevoli. Ma non si può neanche esagerare in questo senso: non si può svuotare la città trasformando quelli che erano grandi spazi di produzione e di vita in deserti. Ci vuole equilibrio». E i grattacieli rispondono a questa esigenza? «È evidente che una costruzione che occupa una superficie di base relativamente piccola e si sviluppa verso l'alto lascia la possibilità di salvare molto più spazio da destinare a verde che non con una struttura bassa e larga. Poi però il problema vero è come viene realizzata la struttura. Noi diciamo che le grandi periferie sono brutte: lì non si è puntato verso l'alto, ma il risultato è una "sbrodaglia" di edificazioni e di cemento, senza un disegno. È sempre e soltanto una questione di qualità». Dopo l'11 settembre si è pensato che era meglio abbandonare i grattacieli, troppo facili come bersagli e frequentati da migliaia di persone... «Penso fosse una psicosi del momento. Con questa logica non si dovrebbero più fare stadi, dove in un colpo solo si possono colpire 50 mila persone. E poi l'architettura proiettata verso l'alto non è certo una scoperta dei nostri giorni. Basta pensare alle grandi cattedrali».

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il baraccano oggi svela il suo "teatro da camera" - francesca parisini (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XIX - Bologna Il Baraccano oggi svela il suo "teatro da camera" FRANCESCA PARISINI Un «teatro da camera» al Baraccano: una settantina di posti a sedere, più qualcuno in piedi. S´inaugura oggi alle 17 con una cerimonia che vede tra gli ospiti lo storico dell´arte Andrea Emiliani e a seguire un concerto: Ginevra Schiassi, soprano, accompagnata al piano da Stefano Malferrari, eseguono musiche di Chopin, Hahn, Satie, Poulenc, Liszt, Puccini. «è uno dei sei spazi comunali del complesso del Baraccano affidati al Quartiere Santo Stefano per conferenze, esposizioni, attività culturali», ricorda il presidente Andrea Forlani, candidato a un nuovo mandato. «Al piano di sopra - ammette però l´assessore alla cultura Angelo Guglielmi - era previsto il Museo Pelagalli. A un primo incontro tra me, il sindaco e il ministro Bondi, sarebbe dovuto seguirne un altro ma poi, si sa, i tempi della burocrazia sono quelli che sono. Tuttavia il progetto c´è, va radicato come possibilità reale». è il progetto da quattro milioni e mezzo di euro, non spiccioli, di un museo dedicato alla comunicazione - «l´unico in Italia», sostiene Guglielmi. E proprio studiando le sale che avrebbero dovuto ospitare la Collezione Pelagalli, pezzi unici e originali della storia della radio e delle trasmissioni via etere, più di un anno fa gli amministratori scoprirono la sala che si va ad inaugurare oggi. Il Baraccano è un complesso quattrocentesco, risistemato nell´800 da Angelo Venturoli. In questa porzione in particolare, era collocato il Conservatorio delle Putte, convitto delle ragazze povere o orfane che qui apprendevano l´arte tessile e del ricamo. «Durante i lavori - spiega l´architetto Manuela Faustini, che ha curato il progetto del Comune - abbiamo trovato un affresco», oggi visibile sulla parete all´ingresso, datato XV-XVI secolo, precedente, quindi, le altre decorazioni della sala. Oltre alla sala teatrale c´è una cappella, la cui entrata dà direttamente sul voltone del Baraccano. Infine il giardino esterno, dove si stendeva l´orto del Conservatorio, e in anni più recenti un disordinato parcheggio, ora ha ripreso la forma di una corte. «Ad un mese dalle elezioni - conclude Forlani - non possiamo fare altro che presentare lo spazio e pensare un paio di iniziative. Al resto penserà la prossima amministrazione». SEGUE A PAGINA I

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Farmaci, via i nomi dallo scontrino (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 08-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Farmaci, via i nomi dallo scontrino il provvedimento Il Garante alla Privacy: davano indicazioni riservate sullo stato di salute del paziente ROMA. Lo scontrino fiscale "parlante" dei farmaci presto non parlerà più. Emesso dalle farmacie con su scritto l'elenco dei medicinali acquistati, corredato del codice fiscale, registrato grazie alla carta sanitaria, in vigore così dall'inizio dell'anno, è ora destinato ad andare in pensione. A decretare la sua fine è il Garante alla Privacy. La decisione sta provocando reazioni contrastanti. I farmacisti si dicono preoccupati, i consumatori invece sono soddisfatti. «Troppa burocrazia già rende difficile il lavoro», sostiene la presidente della Federfarma, Annarosa Racca, chiedendo certezza sui tempi delle nuove disposizioni. «Non vedo benefici da questa misura» spiega Racca a capo dell'associazione che rappresenta oltre 16 mila farmacie private. In questo modo, aggiunge, si va «solo incontro alle esigenze di una piccola parte di pazienti». Il Garante ribatte alle contestazioni riferendo di avere adottato questa misura a seguito di una specifica consultazione anche di Federfarma. In base alle nuove disposizioni a difesa della privacy lo scontrino fiscale rilasciato dalle farmacie non dovrà riportare più nel dettaglio il nome specifico del farmaco acquistato. Dal prossimo anno basterà l'indicazione del codice alfanumerico posto sulla confezione di ogni medicinale. Si potrà continuare a dedurre o detrarre i medicinali acquistati in ogni caso. Quel tipo di scontrino oggi riporta in chiaro, oltre al codice fiscale dell'interessato, anche la denominazione del farmaco acquistato ed è così in grado di rivelare informazioni sullo stato di salute e sulle patologie dei cittadini. Per questo sono stati numerosi a rivolgersi al garante per segnalare la lesione della loro riservatezza e dignità al momento di presentare la documentazione fiscale per la denuncia dei redditi presso un Caf o il proprio commercialista. L'attività istruttoria svolta dal garante con l'Agenzia delle Entrate e con i rappresentanti di Federfarma, ha permesso di stabilire che il controllo sul farmaco venduto può essere effettuato attraverso l'utilizzo del numero di autorizzazione all'immissione in commercio (Aic) che è presente sulla confezione del farmaco. Il codice alfanumerico, rilevabile anche con la lettura ottica, consente infatti già di identificare ogni singola confezione farmaceutica venduta al pari della specificazione in chiaro del nome del farmaco, ma al contempo tutela la privacy del paziente. Una soluzione che il Garante giudica bilanciata rispetto alla «dignità delle persone» e all'interesse pubblico di riduzione il rischio di truffe, indebite detrazioni e deduzioni fiscali. Sulla base di tale provvedimento del garante, entro tre mesi l'Agenzia delle Entrate dovrà fornire indicazioni per la modifica dello scontrino fiscale rilasciato per l'acquisto dei farmaci, indicazioni alle quali le farmacie dovranno adeguarsi al massimo entro il 1° gennaio 2010. Il Codacons invece plaude al provvedimento. «Ricordiamo - ha riferito un portavoce del Codacons - che per i farmaci per i quali si paga il ticket, per usufruire della detrazione, oltre allo scontrino parlante, serve anche la fotocopia della ricetta. Una violazione della privacy ancora più evidente, visto che sulla ricetta potrebbero essere indicati ulteriori dati, come il codice di esenzione. Una ingiustizia alla quale il Codacons chiede al Governo di porre rimedio fin dalla dichiarazione dei redditi di quest'anno». Giuseppe Giannotti 08/05/2009

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ROMA - Se hai la prima casa distrutta o danneggiata, dall'ordinanza della prossima settim... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 08-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Venerdì 08 Maggio 2009 Chiudi ROMA - «Se hai la prima casa distrutta o danneggiata, dall'ordinanza della prossima settimana in poi vai in banca e hai i soldi da subito: questo è il rapporto banca-cittadino». Parole del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, ieri pomeriggio, nell'audizione davanti alla commissione Ambiente del Senato. Parole che dovrebbero definitivamente rassicurare i 70 mila sfollati del terremoto. «Quello che avviene nel rapporto tra banca, Cassa depositi e prestiti, bilancio dello Stato - ha precisato Tremonti- è una partita che al cittadino non interessa. Posso assicurare ...che i soldi sono a fondo perduto, disponibili istantaneamente per i cittadini». Perche è di questo che si discute, questo si chiede dall'Abruzzo ancora sconvolto dal terremoto: soldi «disponibili istantaneamente». Si prevedono 150 mila euro per ogni abitazione distrutta e 80 mila se è stata solo danneggiata, ma il relatore del testo del decreto, Antonio D'Alì, si spinge ancora più avanti: conferma che con uno dei tre emendamenti ai quali il Consiglio dei ministri ha dato via libera «verranno allargati ulteriormente gli indennizzi fino a raggiungere una copertura del 100 per cento dei danni». L'intervento del ministro va letto anche alla luce dell'accorato appello che poco prima, sempre davanti alla commissione Ambiente del Senato, aveva rivolto il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente: «I soldi ci servono pronto cassa -aveva detto- e non sono ben chiare le cifre sui cui si potrà far conto...Bisogna ricostruire tutto, altrimenti c'è il rischio di vedere il nostro territorio con dei buchi...». A queste parole il ministro ha risposto non solo precisando il meccanismo di rimborsi immediati, ma anche dando le prime valutazioni complessive sulla portata economica della ricostruzione. «Otto miliardi sono sufficienti -ha detto Tremonti - per gestire la prima fase sia sotto il profilo della cassa sia delle competenze. Al momento non c'è nessuna stima economica definitiva dei costi da affrontare: questa ci sarà probabilmente fra due-tre mesi». Ultimo capitolo di questo dibattito - che dalle rovine aquilane si è spostato in maniera quasi surreale ai palazzi romani - è stato quello della zona franca. «Abbiamo pensato a lungo -ha spiegato Tremonti- se metterla nel decreto legge. Abbiamo preferito aspettare di discuterne con l'Unione Europea prima». All'Aquila, intanto, lo sforzo immane di tutti continua. Il manager dell'Asl Roberto Marzetti ha annunciato che a fine maggio riapriranno tre lotti dell'Ospedale San Salvatore, con 100 posti letto e due sale operatorie. Per fine giugno, sarà trasferito all'Aquila l'ospedale del G8 che si stava realizzando alla Maddalena e così i posti letto diventeranno 180 e le sale operatorie quattro. Ma ci sono anche le montagne di macerie da sistemare. Quella che crudelmente la burocrazia chiama «attività di triturazione» sarà effettuata in otto cave già scelte dalla Regione nelle vicinanze dell'Aquila. Alla «triturazione» seguirà lo smaltimento vero e proprio: operazioni talmente delicate che vengono seguite passo passo dalla Procura della Repubblica e dalla Direzione distrettuale antimafia. Proprio ieri, a chi gli chiedeva notizia dell'inchiesta, il procuratore della Repubblica Rossini ha risposto: «Siamo vicini, più vicini di prima». C'è stato anche un vertice in Procura per fare il punto sui 140 edifici oggetto finora di sopralluoghi. Ha fatto un suo bilancio anche il commissario Bertolaso rilasciando un'intervista al mensile dell'Associazione dei comuni italiani. Nonostante gli elogi piovuti da mezzo mondo, il capo della Protezione civile non si accontenta: «Avrei voluto una capacità di soccorso e di assistenza ancora maggiori in modo da dare risposta immediata, entro le ventiquattr'ore, pure nei centri più piccoli». Alle sei della sera sono arrivate la parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Al Quirinale, davanti al mondo del cinema riunito per il premio David di Donatello, il Capo dello Stato ha detto: «Questo momento purtroppo è segnato dalla tragedia di trenta giorni fa, con il suo pesante corteo di devastazione e di dolore e con suo strascico di rinunce e sofferenze ancora lontane dall'avere fine». Solidarietà anche dagli Usa. «Siamo vicini all'Italia: abbiamo apprezzato molto il modo in cui è stata affrontata l'emergenza terremoto. Faremo di tutto per aiutare», ha detto il segretario di stato americano Hillary Clinton accogliendo ieri il ministro degli esteri Frattini. N.C.

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Alluvione: la Cia di Alessandria incontra i parlamentari (sezione: Burocrazia)

( da "Sestopotere.com" del 08-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Alluvione: la Cia di Alessandria incontra i parlamentari (8/5/2009 11:50) | (Sesto Potere) - Alessandria- 8 maggio 2009 - Lunedì scorso la Cia di Alessandria, unitamente alle altre organizzazioni agricole della provincia, ha incontrato una rappresentanza dei Parlamentari composta dagli onorevoli. Massimo Fiorio, Mario Lovelli e Franco Stradella per evidenziare la situazione che si è venuta a creare a seguito dell’evento alluvionale del 27 e 28 aprile scorsi. La Cia ha denunciato i danni subiti dagli agricoltori si possono sintetizzare in distruzione delle colture autunnali e primaverili, perdita delle scorte, danni agli allevamenti, alle strutture, agli impianti, ai macchinari, alle attrezzature e alle abitazioni. Si è altresì sottolineato che sono sempre più necessarie opere di prevenzione per evitare che tali disastri si possano ripetere: attuare una puntuale manutenzione dei fiumi e dove necessita, con la ricalibratura e il dragamento degli stessi; inoltre bisogna intervenire allo stesso modo sugli affluenti (torrenti, rii, ecc.) e proibire la cementificazione selvaggia. Le stesse organizzazioni, attraverso la testimonianza degli associati più anziani, sono perfettamente a conoscenza del fatto che i fiumi, anche in passato hanno presentato fenomeni di esondazione, ma mai con questo impeto e con danni così ingenti e frequenti. Tutti si chiedono perché ora si comporta in questo modo. Si osserva anche che nel caso di questa alluvione, gli argini costruiti dopo l’alluvione del 1994 sono stati di fondamentale importanza, perché hanno protetto persone, città, paesi; però l'acqua imbrigliata negli argini ha creato un danno ancora maggiore ai terreni e alle aziende presenti in queste aree. Tra l’altro si tratta di zone, un tempo fertilissime, che sono ora danneggiate a seguito della costruzione successiva degli argini. Gli agricoltori hanno dato e danno. Ora chiedono che lo "Stato" riconosca il loro sacrificio con aiuti concreti e significativi, ogni qualvolta i fiumi esondano, e che vengano posti in essere con automatismi, evitando burocrazia e lungaggini. Ai tre deputati la Cia e le altre associazioni hanno avanzato le seguenti richieste, affinché nell'ambito del loro ruolo, intervengano presso gli organi preposti: 1) Dichiarazione immediata dello stato di calamità. 2) Applicazione della legge 102/2004, escludendo il vincolo della percentuale minima di danno della Plv, come successo nel 1994, onde pagare totalmente il danno subito. 3) Sospensione per un tempo congruo di tutti i pagamenti relativi a imposte, tasse, tributi; inoltre la sospensione di tutti gli adempimenti verso lo Stato, sia quelli volontari periodici, sia quelli coattivi o già azionati attraverso l’Agenzia delle Entrate, con l’invio di avvisi bonari o cartella esattoriale. (La sospensione è prevista dallo Statuto del Contribuente ai sensi dell’art. 9 della Legge 212/2000). 4) Sospensione del pagamento dei contributi previdenziali, assistenziali e del premio delle assicurazioni contro gli infortuni e le malattie professionali. 5) Sospensione del pagamento delle rate di mutuo e possibilità di rinegoziazione degli stessi, in quanto l’alluvione è causa di forza maggiore. 6) Rilocalizzazione dei centri aziendali, come è avvenuto nel 1994 nei comparti dell'artigianato, del commercio e dell'industria, con incentivi concreti a fondo perduto. 7) Possibilità di costruire argini a difesa del centro aziendale. 8) Dichiarazione di queste terre come zone svantaggiate. 9) Inserimento nell'attuale sistema assicurativo, con le cosiddette polizze multi rischio, anche dell'evento catastrofico dell'alluvione limitatamente a queste aree, ovviamente con significativo contributo del costo della polizza, a carico dello Stato. 10) Completamento immediato del pagamento delle indennità di esproprio relative alla costruzione degli argini non ancora ultimate dopo il 1994. 11) Pagamento immediato della Pac 2008 e di tutte le misure previste dal Psr, per le aziende alluvionate che ad oggi non hanno ancora percepito questi aiuti. 12) Pagamento della Pac e delle misure previste dal Psr, relative all'anno 2009 subito dopo la presentazione delle domande (entro giugno 2009). Relativamente alle misure agroambientali del Psr prevedere il pagamento dell’aiuto alla coltura sia nel caso abbia subito la distruzione totale o parziale, sia nel caso non sia stata possibile la semina. Infine, poiché è chiaro che il territorio e l'agricoltura hanno un legame stretto e importantissimo, la Cia auspica per il futuro una maggiore collaborazione con gli agricoltori, attraverso i rappresentanti delle loro associazioni, e l'ente pubblico, ogni qualvolta si progettano interventi sul territorio. Gli agricoltori hanno lanciato veramente un grido di aiuto e di dolore, poiché questo disastro li colpisce in un momento di grave crisi economica per il settore. Per questo la Cia chiede agli onorevoli parlamentari un impegno incondizionato alle istanze della categoria.

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L'EUROPA SPARITA (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 10-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Barbara Spinelli L'EUROPA SPARITA Delle molte questioni su cui voteremo a giugno ce n'è una, continuamente citata, di cui non si parla praticamente mai: l'Europa e il suo Parlamento. Al massimo si dice che le urne non vanno disertate, che certi candidati sono incompetenti. Ma cosa significhi il voto che avverrà in 27 Paesi dell'Unione, cosa sia l'Europa in questo momento di crisi e mutazione: nulla se ne sa e quel che regna è silenzio o nascondimento, escamotage. L'italiano sa qualcosa sulle amministrative, qualcosa sul referendum, ma dell'Europa visto che non se ne parla non sa che idea farsene. Per il singolo resta una realtà un po' astratta, che non gli appartiene veramente. Se l'affluenza sarà bassa sentiremo dire che l'Unione «è lontana dai cittadini», di nuovo. Invece l'Europa ci è enormemente vicina, è la metà almeno della nostra esistenza. Già da decenni ha trasformato la nostra cittadinanza, che non è più una soltanto. Ogni italiano è al contempo cittadino europeo, e se ancora non pensa europeo già vive come tale. Abbiamo una sola moneta, son cadute le frontiere interne all'Unione, e anche il diritto è comune in tante cose: più della metà delle decisioni che determinano la nostra vita quotidiana non sono prese nello spazio nazionale, ma in quello europeo. Lo studioso Ulrich Beck scrive: «Nelle società etichettate come "nazionali" non c'è più un solo angolo libero dall'Europa» (Lo sguardo cosmopolita, Carocci 2005). Di fatto siamo già cittadini con varie identità, non per ideologia ma perché ci muoviamo in una doppia o tripla realtà (nazionale e cosmopolitica-europea). Viviamo europeo schivando il pensare europeo, tuttavia. Di questa grande menzogna (che Beck chiama nazionalismo metodologico) sono responsabili le classi dirigenti di ogni Paese membro. La realtà che viviamo la eludono non solo i governi ma sindacati, imprenditori, intellettuali, giornalisti. Tutti costoro distinguono l'interesse nazionale dall'europeo, come se l'Europa non fosse, oggi, il luogo dove viene massimizzato sia l'interesse vero delle nazioni, sia quello del singolo cittadino che ha bisogno d'esser tutelato in ambedue le sfere pubbliche. Che in ambedue i casi ha bisogno di interlocutori forti, dunque di avere anche in Europa un governo funzionante: imputabile, censurabile come in patria. Le sfere pubbliche cui apparteniamo sono ormai multiple: comunali, nazionali, europee, mondiali. Si può ignorarlo - proprio in questi giorni il governo l'ha ignorato, respingendo 227 migranti in mare senza dar loro la possibilità (prescritta dalla Convenzione di Ginevra) di chiedere asilo, ma l'ignoranza è scusa debole e spesso pretestuosa. La menzogna nazionalista non cade dal cielo: nasce accampando ragioni poco nobili che pretendono d'esser realistiche pur non essendolo affatto. Qui è l'escamotage, la realtà fatta sparire cambiando le carte in tavola: il trucco serve a fingere una sovranità nazionale assoluta, a nascondere il fatto che essa è parzialmente delegata ormai a una nuova res publica, parallela alla nazione. La menzogna sabota il pensare europeo ma non sventa la costante, cocciuta ribellione della realtà. I cittadini lo sanno: le situazioni cambiano a seconda dei Paesi, e gli Stati-nazione mantengono ampia egemonia legislativa in settori chiave. Ma gran parte della legislazione nazionale è oggi di origine europea (consumatori, ambiente, mercato interno ecc). L'Europa non è un organo internazionale che alcuni utopisticamente vorrebbero federale, dotato di costituzione. I più grandi studiosi sostengono che è un'istituzione da tempo costituzionalizzata, visto che soggetti del suo ordinamento non sono solo gli Stati (come nei trattati inter-nazionali) ma anche i cittadini. E i cittadini lo sono molto concretamente: a partire dai primi Anni 60, il diritto europeo ha il primato sulla legislazione nazionale e si applica immediatamente. L'Unione è incompiuta, non ha gli attributi basilari del costituzionalismo, ma questo non le vieta d'essere fin d'ora costituzionalizzata, sostiene il giurista Joseph Weiler (La Costituzione dell'Europa, Mulino 2003). Certo l'Unione è gracile, spesso afona: abbarbicati al diritto di veto, gli Stati le impediscono di governare. Certo il suo Parlamento dovrebbe avere più poteri, nonostante ne abbia già parecchi (l'accettazione o rifiuto della Commissione, ad esempio). Alcuni dubitano che sappia fronteggiare l'odierna crisi economica, il che è giusto, e aggiungono che le regole di Maastricht son datate, intralciando un rilancio simile a quello di Obama perché troppo severe sui deficit pubblici. Quest'ultima critica non tiene conto d'un fatto: se l'America avesse rispettato regole come le nostre, vigilando sull'indebitamento eccessivo pur di salvaguardare lo Stato sociale, una catastrofe così vasta non l'avrebbe conosciuta. L'europeizzazione del nostro quotidiano è un'evidenza, che intacca profondamente gli Stati-nazione e le loro sovranità presunte. Ma anche la menzogna intacca, la crisi ne ha dato la prova: limitandosi al coordinamento, i ministri dell'Unione hanno evitato azioni comuni che avrebbero salvaguardato assai meglio gli interessi nazionali e delle persone. Non hanno pensato europeo. Il coordinamento è fra Stati, non è un agire comune, e quel che Jean Monnet disse nel '40 vale tuttora: «Il coordinamento è un metodo che favorisce la discussione, ma non sfocia in decisione. È espressione del potere nazionale, non creerà mai l'unità». La menzogna nazionalista delle élite è questa, secondo Beck: «Esse deplorano la burocrazia europea senza volto, ovvero il congedo dalla democrazia, e quindi partono dall'assunto totalmente irreale secondo cui ci sarebbe un ritorno all'idillio nazional-statale». Un ritorno irrealistico, anche se travestito da Realpolitik. Prendiamo Andrea Ronchi, ministro delle politiche europee: ogni volta che parla, è per dire che «ci sono eurocrati» rovinosi per l'Europa. È falso: rovinosi sono gli Stati-nazione. Numerosissime decisioni eurocratiche lamentate dai governi son prese da loro stessi, nei Consigli dei ministri. Ronchi non dice il vero, con l'aggravante che forse neppure lo sa. L'immaginario nazionale resta ficcato nelle menti perfino quando la realtà lo smentisce: «Diventa uno spettro sentimentale, un'abitudine retorica in cui gli impauriti e i confusi cercano un rifugio e un futuro» (Lo sguardo cosmopolita, p. 225). La svolta non può che venire dal cittadino, se comincia a ragionare cosmopoliticamente. Se vota partiti e uomini che vogliono più Unione, non meno. Il disastro climatico è tema essenziale in Italia, perché ha confermato quanto la destra sia allergica all'Europa. Lo dimostra la mozione sul clima che il Senato ha approvato il 18 marzo, criticata da Marzio Galeotto sul sito La Voce e da Mario Tozzi su La Stampa. Una mozione che il ministro Prestigiacomo definisce legittima anche se non vincolante, ma che pur sempre chiede al governo di non accettare gli ideologici piani dell'Unione (emissioni gas serra ridotte del 20 per cento, utilizzazione di energie alternative pari al 20 per cento del fabbisogno, riduzione del 20 per cento della richiesta di energia entro il 2020). Oggi il pensare europeo è debole ovunque, soprattutto a destra ma anche a sinistra. Non stupisce, perché il salto è impervio. Si tratta nientemeno di consentire a una seconda conquista della laicità, nella storia d'Europa. Prima venne la separazione della politica dalla religione. Adesso s'impone l'atto laico numero 2: la separazione fra Stato e nazione. Senza demolire lo Stato, ma facendo combaciare la nazione con le sue sfere pubbliche molteplici. Sarà un atto non meno decisivo della caduta del Muro, e anche qui varrà quel che Gorbaciov disse al cieco regime comunista tedesco, nell'ottobre '89: «Chi arriva in ritardo, la vita lo punirà».

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"un italiano su due colpito dalla crisi" - barbara ardu (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 10-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 23 - Economia "Un italiano su due colpito dalla crisi" Censis: ma con l´euro ora è pace. Sadun (Fmi): il peggio è passato Frattini: "Stiamo studiando la proposta di detax per i paesi poveri da portare al prossimo G8" BARBARA ARDU BARBARA ARDù ROMA - Un italiano su due ha dovuto fare i conti con la crisi. Sei su dieci, secondo un´indagine Censis, hanno tagliato i consumi, ma hanno fatto pace con l´euro. Ora attendono che l´Italia riparta, ma con poca fiducia: il 63 per cento è convinto che il peggio non sia ancora passato. Tutto il contrario di quanto pensa il premier. «La crisi non è ancora finita - ha dichiarato Berlusconi - ma il peggio è ormai alle nostre spalle». Il presidente del Consiglio attacca la sinistra, malata di «pessimismo» e sostiene che il sistema Paese ha retto bene. Di solido invece Arrigo Sadun, direttore esecutivo per Italia dell´Fmi, vede solo le banche. Anche lui è convinto che la ripresa non dovrebbe esse troppo lontana visto che «il peggio è alle spalle» e che il Paese ha tenuto meglio di altri. «Il sistema bancario italiano - ha dichiarato Sadun all´Agi- si è dimostrato più solido e resistente rispetto a quelli di tutti i principali concorrenti internazionali», grazie al basso indebitamento delle famiglie, al risparmio elevato e a una gestione bancaria prudente. Certo la risalita, che avverrà prima del previsto, sarà dura. «Il recupero dei livelli produttivi e la crescita andranno a ritmi molto più lenti», rispetto a altre crisi. Perché se si guarda alle imprese l´immagine dell´Italia solida si ribalta. Bassa produttività, specializzazioni in settori "poveri", poca ricerca completano un quadro critico dove manca, aggiunge l´economista «un fattore chiave, la concorrenza». Positivo il giudizio di Sadun sulle misure messe in campo dell´esecutivo. E dal governo è arrivato l´annuncio che al prossimo G-8 verrà proposta la detax a favore dei Paesi poveri. è una vecchia idea di Tremonti. Funzionerà così: ciascun consumatore, se vorrà, potrà destinare una quota dell´Iva ai Paesi poveri. Soldi che però non finiranno alle classiche organizzazioni internazionali, malate di burocrazia, ma ai governi, alle Ong e alla società civile.

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Passione laica con prostituta e barbone (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 10-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Spettacoli data: 10/05/2009 - pag: 45 Quattro atti profani Regia di Malosti. Tra gli altri, una bravissima Paiato Passione laica con prostituta e barbone di MAGDA POLI S u un Golgota di una periferia metropolitana si intrecciano storie di reietti, quelli per cui la vita è autodistruzione, una fatale giostra spietata e senza speranza. Su questo emblema di Passione, ideata da due artisti Botto&Bruno, che si trasforma in squallido emblema di una società degradata, decomposta, disfatta come gli animi degli uomini, Valter Malosti fa vivere con bella tensione Quattro atti profani ossia «Stabat Mater- Passione secondo Giovanni-Vespro della Beata Vergine-Lustrini» di Antonio Tarantino operando drammaturgicamente sui testi, intersecandoli, trasformando dialoghi in monologhi, tagliando (e forse poco) per dare vita a sgomentanti frammenti dove ragione e sentimento, realtà e follia si fondono e l'uomo si mostra così com'è: miserabile e grandissimo, disgustoso e tenero, degno di «pietas » perché condannato a vivere quella Passione quotidiana che in Tarantino, al contrario di Testori, è solo laica. La parola si svilisce arricchendosi, si fa dialetto, gergo, oscenità, gioco di varianti fonetiche: materia di una condizione ridicola e feroce. La bravissima Maria Paiato è Maria, prostituta con figlio a carico rabbiosa, ingenua, volgare regina di una vita ferita e sconfitta. Malosti è il tenero spiazzante pazzo che si crede il Signore in un quotidiano di medici, burocrazia, infermieri. Mauro Avogadro fa vivere con disperata lucida impotenza la figura del padre all'obitorio davanti alla salma del figlio trans, in uno straziate allucinato lamento funebre. Michele Di Mauro è il trombonesco barbone che ha come compagno di strada il fragile Lustrini, Mariano Pirrello, in una storia d'amore e violenza tra disperati. Una Passione che ha come soggetto l'uomo che afferma con il dolore, l'arroganza, l'ignoranza, la pervicacia dei sensi, la sua esistenza, travagliata e funebre che ha già nella nascita il suo destino. Maria La Paiato è la prostituta e la madre Quattro atti profani di Antonio Tarantino Fonderie Limone di Moncalieri

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Fidimpresa, cresce il gradimento Sabatini: (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 10-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

ASCOLI E PROVINCIA pag. 12 Fidimpresa, cresce il gradimento Sabatini: «La medicina anti crisi» L'ASSEMBLEA A VILLA PICENA COLLI NELLA PROVINCIA di Ascoli si incrementa del 10 per cento il numero dei soci di Fidimpresa e del 20 per cento l'importo delle operazioni di credito garantite sostenute dalla cooperativa della Cna. La liquidità delle aziende è il crocevia obbligato attraverso il quale passa la ripresa di tutta l'economia. E' questo il messaggio forte, di preoccupazione ma anche di speranza, emerso nel corso dell'Assemblea provinciale di Fidimpresa Marche, la Cooperativa unica regionale del sistema Cna, che si è tenuta venerdì sera a Villa Picena. «L'accesso al credito per le piccole imprese e l'artigianato ha vissuto un grave inaridimento commenta Gino Sabatini, Presidente provinciale Cna e, per contro, si allungano i tempi di risposta e cresce la burocrazia sulle singole operazioni di credito. Con l'aggravante che questo sistema, davvero poco virtuoso, colpisce paradossalmente di più le imprese che hanno investito in ricerca e nuovi impianti». LE IMPRESE, dunque, hanno bisogno ancora di più, in questo momento, di sentirsi un corpo unico, di appartenere a un sistema che le renda più attrezzate per fronteggiare tempi difficili. «Sta in questa lettura precisa Massimo Capriotti, Direttore provinciale di Fidimpresa Marche la crescita di adesione registrata dalla nostra Cooperativa che alla fine del 2008 ha registrato un incremento di soci superiore al dieci per cento». E non è tutto. Dall'osservatorio privilegiato di Fidimpresa Marche emerge anche che nel 2008 nel Piceno sono aumentati i finanziamenti erogati alle imprese, che sono arrivati a quasi 60 milioni di euro, con un incremento di oltre 12 milioni di euro rispetto all'anno precedente. «Registriamo anche un considerevole incremento conclude Gianfranco Amabili, Presidente provinciale di Fidimpresa Marche delle operazioni erogate e questo ci può far affermare con orgoglio che Fidimpresa sta svolgendo appieno il compito che le è stato demandato, cioè quello di sostegno e di vicinanza alle imprese soprattutto nei momenti di difficoltà». Image: 20090510/foto/749.jpg

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Sparito il Dl per snellire la burocrazia nell'edilizia (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-05-09 - pag: 5 autore: Le imprese «Sparito il Dl per snellire la burocrazia nell'edilizia» C' è una parte del piano casa che, di rinvio in rinvio, appare ormai dimenticata: il decreto legge che dovrebbe accelerare i tempi degli interventi edilizie ridurre il peso della burocrazia. Il governo si era impegnato ad approvarlo entro il 10 aprile. «Qualcuno ne parla ancora?», si chiede Rossella Rodelli Giavarini, presidente di Finco Confindustria. Sono gli industriali produttori dei materiali, dal vetro al cemento, dall'acciaio all'impiantistica. «Sembra che la necessità di tempestive misure anticicliche che favoriscano il rilancio economico in questo periodo di crisi – dice Rodeli Giavarini – siano passate in secondo piano». Il provvedimento rischia, insomma, di «perdere per strada la necessaria tempestività». Gli industriali di Finco sono interessati soprattutto all'avvio su grande scala in Italia di una demolizione e ricostruzione di qualità. Con premio volumetrico, dichiarazione di adeguatezza antisismica e rispetto dei criteri di risparmio ed efficienza energetica.

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Prudenza con le frontiere chiuse (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-05-09 - pag: 13 autore: Prudenza con le frontiere chiuse Bloccare le migrazioni mina la competitività dei sistemi produttivi - Meglio politiche selettive di Giorgio Barba Navaretti L' afflusso di lavoratori stranieri in Europa e negli Stati Uniti rallenta con la crisi economica. I lavoratori immigrati rappresentano una quota molto importante della forza lavoro dei paesi industrializzati: uno ogni quattro in Australia, ogni sei negli Usa, ogni nove in Gran Bretagna e ogni quindici in Italia. Cambierà il loro ruolo nel mondo post-crisi? Inaridirà questo fondamentale canale di integrazione delle economie globali? La risposta è no, se le politiche di accesso legale non verranno modificate in modo restrittivo. Capirne il perché ha fondamentali implicazioni economiche, altrettanto importanti delle questioni di sicurezza in cui si innesta il dibattito italiano sulle misure per il rimpatrio dei clandestini. è necessario distinguere tra gli effetti immediati della crisi e le sue conseguenze di lungo periodo sul funzionamento dei sistemi economici. è evidente che l'aumento della disoccupazione a partire dal 2008 rende molto più bassa la probabilità per i nuovi immigrati di trovare lavoro. I due storici economici Jeffrey Williamson e Timothy Hatton sostengono che storicamente i flussi netti di nuovi immigrati e la disoccupazione sono legati da un "regola del 10%": per ogni 100 posti di lavoro persi ci sono 10 lavoratori stranieri in meno. Questa regola ha descritto in modo accurato quanto è successo in paesi di grande immigrazione come Canada e Australia negli anni successivi alla Grande Depressione. E ancora oggi caratterizza la dinamica del mercato del lavoro degli Stati Uniti. Come ricorda l'Economist, gli immigrati sono soprattutto concentrati in settori particolarmente vulnerabili alla crisi, anche indipendentemente dal livello della loro qualifica professionale: dai servizi finanziari in Gran Bretagna alle costruzioni in Spagna. Secondo il Center for Immigration Studies, negli Stati Uniti tra il terzo trimestre del 2007 e il primo del 2009 i posti di lavoro per i nazionali sono calati del 3,7% contro il 9% per i non nativi. Insomma, è chiaro che il peggioramento delle condizionieconomiche generali nei paesi ospiti colpisce duramente i cittadini stranieri. Ma, guardare al breve periodo, per quanto possa durare la crisi, non ci permette di capire come sarà il mondo quando saremo usciti dal tunnel. Come ancora sostengono Williamson e Hatton, sono le caratteristiche strutturali delle economie che determinano i trend migratori di lungo periodo. Il rallentamento dei flussi non si traduce necessariamente in una riduzione permanente della popolazione straniera. Il costo di emigrare è elevato, anche all'interno dell'Unione Europea: a parte i tempi della burocrazia, inserirsi nel contesto economico e sociale del paese ospite non è certo semplice. Oltretutto, la natura globale della crisi rende anche misere le prospettive di rientro. Rientrare per fare cosa? Dunque, fintanto che la crisi è percepita come temporanea, gran parte degli stranieri resteranno e altri continueranno ad arrivare. Il governo spagnolo ha varato un piano di "ritorno volontario" con un contributo di circa 40mila dollari a chi rinunciasse al proprio permesso di soggiorno per un periodo di almeno tre anni. Pochissimi hanno risposto alla chiamata. Secondo Demetrios Papademetriou del Migration Policy Institute, se le condizioni dei paesi emergenti continuassero a deteriorare, la migrazione riprenderebbe rapidamente: un calo del 10% del salario reale in Messico determinerebbe una crescita intorno all'8% nell'immigrazione illegale. La stabilità di lungo periodo dei flussi migratori è anche dimostrata dalla dinamica delle rimesse al paese di origine, una delle principali fonti di finanziamento dei paesi in via di sviluppo. Secondo la Banca Mondiale, queste caleranno tra il 5 e l'8% nel 2009 per poi riprendere a crescere nel 2010. Insomma, se non cambiano le caratteristiche economiche e istituzionali di base sia dei paesi di destinazione che dei paesi di origine, i flussi migratori sono destinati a stabilizzarsi dopo la crisi. Allora, possono esserci dei cambiamenti strutturali significativi e tali da incidere sui flussi di lungo periodo? Il problema qui è la sfera politica. Sicuramente è cresciuta molto la pressione per chiudere ancora la porta agli stranieri. L'adozione di regimi restrittivi potrebbe avere effetti di lunga durata sugli immigrati ed essere una strada difficile da ripercorrere in senso inverso. L'America negli anni Venti e Trenta chiuse le frontiere e i tassi migratori scesero a livelli risibili fino almeno agli anni 60. Dopo la crisi del 1973 molti paesi europei cancellarono i loro programmi per lavoratori ospiti. Oggi, secondo un'indagine del German Marshall Fund,la maggioranza dell'opinione pubblica europea e americana vede l'immigrazione come un problema. E facilmente l'opinione pubblica si traduce in pressione politica. Si veda la risibile proposta del deputato leghista Salvini di riservare ai milanesi i posti sul metro. Oppure l'intervento del laburista inglese Frank Field alla House of Commons nella seduta del 27 ottobre 2008: «Il ministro è d'accordo che con la recessione la difesa dei nostri confini diventa più importante? Mentre i nostri lavoratori qualificati vengono licenziati, quali cambiamenti al sistema di immigrazione il Governo intende introdurre, per essere certo che gli inglesi saranno i primi nella lista per il prossimo posto libero?». Field avrebbe ragione se tenere gli stranieri oltre- frontiera desse maggiori opportunità di lavoro ai locali. Ma non è così, anzi. Gli immigrati spesso competono con i lavoratori locali più fragili e più esposti alla crisi, ma anche contribuiscono al processo produttivo, svolgendo compiti e portando professionalità non disponibili sul mercato del lavoro nazionale. Il dibattito sul loro effetto sui salari locali negli Stati Uniti è apertissimo. Una serie di lavori recenti di Gianmarco Ottaviano, Giovanni Peri e Chad Sparber dimostrano che gli immigrati sono sostituti imperfetti dei lavoratori nazionali, anche a pari livello di educazione ed esperienza. Anzi, i compiti svolti dalle due categorie di lavoratori sono spesso complementari e la loro compresenza può aumentare la produttività del sistema produttivo nel suo complesso. Questi risultati hanno suscitato non poche controversie: il decano degli studi sull'immigrazione negli Usa, l'economista di Harvard George Borjas, continua a sostenere la tesi contraria, ossia che ci sia una pressione al ribasso sui salari. L'esito della controversia dipende molto dalle metodologie analitiche utilizzate, ma certamenteè vero che in moltissimi casi tra lavoratori nazionali e immigrati c'è una forte complementarietà e che l'afflusso di questi ultimi ha in genere permesso di aumentare la produttività delle economie ospiti. Dunque, a parte i motivi reali di sicurezza, frenare l'immigrazione è una strategia rischiosa che potrebbe anzi avere l'effetto perverso di ridurre la competitività dei sistemi produttivi. Sarebbe invece urgente varare politiche migratorie selettive che permettano di acquisire lavoratori con competenze adeguate. Nella crisi è fondamentale favorire un buon match tra domanda e offerta di lavoro. Gli ingegneri filippini che lavorano nelle imprese di pulizia sono uno spreco globale di capitale umano e competenze, e una dimostrazione di quanto inefficiente possa essere il sistema di selezione della forza lavoro. Sulla scia del sistema a punti dell'Australia e del Canada, molti paesi stanno introducendo politiche selettive con canali preferenziali per personale qualificato e comunque per quelle competenze di cui il sistema produttivo ha bisogno. I mesi necessari a rinnovare i permessi di soggiorno degli studenti stranieri dei nostri dottorati sono invece la dimostrazione di quanto possa costare la burocrazia ottusa e soprattutto di quanto l'Italia sia ancora lontana dall'adozione di una politica migratoria selettiva efficace. La lezione ultima, insomma, è che il mondo post-crisi si riprenderà più in fretta e meglio se continuerà ad essere popolato da cittadini del mondo. barba@unimi.it © RIPRODUZIONE RISERVATA SQUILIBRI GLOBALI La frenata dell'economia non si traduce automaticamente in un ritorno negli Stati d'origine: pesano i costi elevati e le condizioni sociali in patria FALLITA LA STRATEGIA SPAGNOLA Madrid ha varato un piano di «ritorno volontario» con un contributo a chi rinunciava al permesso di soggiorno: pochissimi hanno risposto

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In calo i prezzi dei pannelli (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-05-09 - pag: 18 autore: Meneghelli (Sharp): fatturato sostenuto dalle maggiori vendite In calo i prezzi dei pannelli VERONA I prezzi sono scesi, ma non dovrebbero esserci problemi per i produttori di pannelli solari: la domanda italiana di fotovoltaico (900 megawatt a fine anno, secondo le stime presentate ieri al Solarexpo di Verona) «tiene alte le vendite. L'energia fotovoltaica ha due nemici, che non vengono dal mercato: la burocrazia, che vincola gli investimenti, e gli elettrodotti, che non sono adeguati per accogliere l'energia immessa in rete dagli impianti solari», osserva Aldo Meneghelli, amministratore delegato della Sharp Italia. La giapponese Sharp, per i consumatori italiani, è l'azienda dei computer e delle calcolatrici, oppure delle televisioni e dell'elettronica di consumo. «Eppure siamo stati i primi produttori celle al silicio, a partire dagli anni 40, e ben il 35% del nostro fatturato italiano di circa 300 milioni viene dai pannelli fotovoltaici», avverte Meneghelli. Oggi la Sharp ha il 17% del mercato italiano delle celle solari. In Giappone si sta completando l'impianto di Sakai che, con una produzione annua di pannelli per una potenza pari a mille megawatt, diventerà la più grande unità produttiva al mondo. «Dopo il Giappone partirà il progetto per lo stabilimento catanese, oggetto di un accordo con l'Enel: si tratta di una nuova tecnologia di pannelli solari a tripla giunzione, cioè con tre strati di silicio con proprietà diverse in modo da sfruttare fino in fondo l'energia irraggiata dal sole». La discesa dei prezzi dei mesi scorsi è dovuta soprattutto alla fine degli incentivi in Spagna (il secondo Paese solare del mondo dopo la Germania, e subito prima di Italia e Usa, terzi a pari merito): si è generata una sovapproduzione che ha tagliato i prezzi internazionali di circa il 25 per cento. J.G.

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Province al verde: meno fondi statali e dalle automobili (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI PROFESSIONISTI data: 2009-05-09 - pag: 27 autore: Enti locali. I conti peggiorano Province al verde: meno fondi statali e dalle automobili Gianni Trovati MILANO I trasferimenti statali abbandonano il picco del 2007, e la crisi dell'auto stringe i rubinetti dell'imposta di trascrizione, il pilastro del Fisco provinciale. Risultato: i conti delle Province peggiorano, e nel 2008 il saldo di cassa si ferma a +651 milioni, con un crollo del 64% rispetto agli 1,8 miliardi dell'anno prima.Margini stretti, che addirittura si azzerano se la piccola quota di pagamenti non ancora regolarizzati dovesse concentrarsi tutta sulla spesa corrente. In questo quadro in peggioramento, già 44 enti scivolano con la cassa in territorio negativo (sono il 41% del totale), e in 11 casi su 20 il segno meno accompagna anche il risultato aggregato a livello regionale. A passare al setaccio i bilanci provinciali è la Corte dei conti, che con la relazione diffusa ieri (delibera 4/2009 della sezione delle Autonomie) comincia a mostrare le potenzialità di controllo che si sviluppano grazie ai nuovi sistemi informatici di trasmissione dei dati economici degli enti locali. Basandosi su Sirtel ( trasmissione telematica dei bilanci) e Siatel (monitoraggio in tempo reale della cassa), la Corte offre una fotografia in due tempi: la cassa 2008 e l'aggregato di cassa e competenza del 2006/2007. A peggiorare i conti dell'ultimo anno sono soprattutto la riduzione dei trasferimenti, che dopo il picco del 2007 tornano in linea con il biennio precedente, e l'affievolirsi del gettito da Ipt, trascinata al ribasso dalla frenata nella vendita di automobili: la cassa mostra una riduzione del 4,31%, a quota 1,1 miliardi, e solo il continuo aumento delle addizionali sull'energia evita guai peggiori. Ad attirare l'attenzione dei magistrati contabili è però anche la composizione della spesa, che spesso indica il carattere ancora incompiuto dell'ente Provincia. Il 29% delle risorse correnti se ne vanno per l'«amministrazione generale », cioè il funzionamento di se-greteria generale, organi istituzionali e uffici in genere. La burocrazia, insomma, si rivela la funzione più «pesante» nei bilanci e l'istruzione, uno dei compiti chiave delle Province, arriva solo al secondo posto. Il dato, secondo il linguaggio cauto della Corte, può essere «indice della necessità di avviare processi di razionalizzazione », tanto più che il calcolo pro capite dei costi burocratici provinciali conosce oscillazioni imponenti a seconda dei territori: in Calabria, in media, gli uffici delle Provincie costano 83,5 euro ad abitante, mentre in Campania lo stesso dato si ferma a 29 euro. Differenze così marcate si spiegano anche con i diversi criteri di contabilizzazione delle spese, ma nemmeno l'oscurità dei bilanci è una buona scusa. Servono, sottolinea la Corte, pratiche contabili «più accurate», oltre a un'individuazione puntuale delle funzioni fondamentali che con la riforma federalista potrebbe offrire «elementi di maggiore chiarezza» nell'architettura delle Province. gianni.trovati@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA IL BILANCIO Nel 2008 il saldo di cassa è crollato del 64% rispetto all'anno precedente Il 29% delle risorse finanzia l'amministrazione

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In Italia architetti di serie B (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO IMMOBILIARE data: 2009-05-09 - pag: 56 autore: Mario Cucinella. «Un errore affidare alle Regioni la competenza sulle norme energetiche per gli edifici» «In Italia architetti di serie B» In Paesi come Stati Uniti e Francia la professione è ritenuta strategica di Enrico Bronzo M ario Cucinella a 48 anni sta vivendo un momento di forte notorietà. «I miei colleghi milanesi ora mi chiedono consigli »dice l'architetto in fase di convenevoli.Al premio ottenuto al Mipim 2009, la fiera immobiliare più importante del mondo, come numero uno nella progettazione ecosostenibile, ha fatto seguito la copertina di Wired Italia. "Rivoluzionario moderato" è un aggettivo che si lega bene al professionista che il 15 aprile scorso, nell'ambito della campagna elettorale in atto a Bologna ( dove ha lo studio), ha provocatoriamente candidato una bambina di nove anni alla carica di sindaco. Poi la settimana dopo ha parlato di golpe creativo, un anno sabbatico obbligatorio per i politici sostituiti da una banda di scalmanati «e vedi come cambia una città». E medita di spedire una lettera al Comune di Roma riservandosi la possibilità di chiedere asilo in un altro paese perché «è incredibile che un professionista non possa lavorare per le gare che ha vinto» (si veda a lato). Questo mese il Parlamento Ue voterà l'obbligo dell'ecosostenibilità energetica per i nuovi edifici entro il 2018. Questa agenda europea sugli obiettivi ambientali ed energetici deve essere colta come una grande occasione di trasformazione urbana. Perché non ci sarà nessun altro argomento più forte per fare veramente una rivoluzione, anche estetica. L'architettura dell'edilizia per uffici per anni è andata avanti con il criterio della massima speculazione ed efficienza ma con edifici poco umani, poco emozionali. Una sorta di interpretazione internazionale del lavoro per cui il mondo virtuale dell'economia ha definito dei modelli che poi sono stati sparpagliati in giro per il mondo, indipendentemente dagli uomini, dai contesti, dalle città, dalle culture. Come uscirne? L'idea che negli edifici ci possanoessere spazi anche apparentemente inutili purché belli, come grandi hall e cortili, rappresenta già un grande cambiamento culturale. Ed economico. Reinterpretare gli edifici brutti, isolarli meglio, dargli un altro colore, un'altra estetica, può essere l'occasione per mettere le mani sul parco immobiliare delle periferie e innescare una macchina economica di dimensioni enormi. Sono tutti edifici che potrebbero produrre in proprio energia, ma perché questo accada ci vorrebbe una visione nazionale forte, mancata agli ultimi governi italiani. Incredibile che in una materia così importante sia stata data la competenza alle Regioni: ognuna userà un proprio metodo. A noi manca una regia nazionale, qualcuno che abbia una visione di lungo periodo. Come Obama che sta dicendo delle cose importanti da molti anni, dando finalmente voce a una filosofia molto sentita. Questa è la forza della politica. Lo potevano fare anche Berlusconi, o Prodi, ma da noi la politica è troppo distante dai cittadini. Il nostro paese è talmente lento e burocratico che se oggi ripartisse il treno dell'economia non riuscirebbe a salirci sopra. Quindi rotta sulle periferie. In una generale bruttezza le periferie hanno un potenziale enorme perché non sempre sono dense di costruzioni: è questa la grande opportunità di lavoro per il settore; anzi l'unica, perché l'Italia ha museificato tutti i centri storici. Nelle periferie c'è spazio per costruire il nuovo per poi demolire solo gli edifici brutti, ma solo i peggiori perché gli edifici racchiudono storie umane da salvaguardare ( come a Mi-lano, si veda a lato). Le nostre imprese di costruzione si sono concentrate sul profitto più che sulla qualità, ma ora che i costi di gestione hanno acquistato un'importanza fondamentale questo modello non sta più in piedi. Esempi in positivo? Nei paesi in via di sviluppo si sta creando qualcosa di interessante. Come in India dove il capitalismo dai grandi numeri consente un ottimo rapporto immobiliare qualità/prezzo (qui il suo studio ha preso i primi contatti con un importante gruppo locale, ndr). Lei ha lavorato in Francia. Il mercato d'Oltralpe è più determinato del nostro. Qui ho lavorato negli anni ' 90 a causa di Tangentopoli che in Italia aveva bloccato tutto. Il nostro paese è come un bebè che solo ieri ha aperto gli occhi e scopre che l'architettura può essere importante. Finora è stata sempre oggetto di spartizione. In Francia la burocrazia dà certezze e la committenza pubblica è complice, è collaborativa e costruisce, facendo scuole, ospedali e così via.Qui l'architetto diventa protagonista e viene considerato un promotore di cultura e una persona in grado di generare una filiera di centinaia di milioni di euro. La politica gli assegna la responsabilità dei progetti, con onori e oneri, a partire dall'obbligo professionale assicurativo. In Italia c'è? No. Il problema è che in Italia alle figure della cultura non si dà spazio. Come ai comici, a tutti gli uomini di intelletto non si riconosce un ruolo, non riescono a partecipare alla vita culturale del paese. Tutto si riduce a un rapporto tra il mondo della politica e le imprese che gestiscono i denari, come in Abruzzo. Se lo Stato assegna direttamente alle imprese la progettazione dei lavori chi ne controlla la correttezza e la qualità dell'esecuzione? In America la mia professione è la più a rischio e la più difficile di tutte. Ci sono nomi dell'architettura storica che hanno avuto guai stratosferici. In un edificio di Buffalo sono caduti quattro pannelli di vetro: l'architetto è stato sospeso in attesa di giudizio e ha avuto conseguenze penali. Per questa strada passa la chiave del cambiamento nel nostro paese. Il suo giudizio sul piano casa? Più che agli aumenti volumetrici delle case penserei alle norme per fare le abitazioni per chi non ce l'ha. è vero che il piano creerà effetti economici, ma così concepito senza criteri di costruzione orientati al risparmio energetico, il 20% di aumento del volume si tradurrà in una crescita equivalente di consumi e di inquinamento, perché ognuno in queste stanze metterà almeno un calorifero. Il problema è che in Italia le leggi sono buone ma poi manca il controllo. Il cemento è un materiale ancora valido? Il cemento è un materiale in linea con la storia del nostro paese. è ad altre prestazioni e a basso contenuto di conoscenza per produzione. Come trova nuovi materiali? Il nostro studio ha un archivio materiali. Riceve una montagna di carta e devo trascorrere molto tempo con i rappresentanti.A Milano La triennale ha un buon archivio dei prodotti ma l'Ance ( l'associazione dei costruttori, ndr) dovrebbe realizzare una grande biblioteca nazionale dei materiale come in Francia. Ma sia chiaro che per costruire ecosostenibile non si deve usare per forza la paglia della Valtellina: vanno bene anche gli edifici isolati con materiali chimici isolanti. Cosa pensa dell'università? è in uno stato di tracollo quasi definito, è come fare Canzonissima dove ogni anno chiami uno sempre più stonato. Non c'è ricerca insieme ai privati. La politica devastante negli atenei regionali come in Emilia-Romagna dove ci sono succursali su succursali crea costi di gestione più elevati e alla fine i soldi li investi sugli immobili e non sugli uomini. Ho insegnato a Ferrara poi ho lasciato perdere concentrandomi sul lavoro. Sono "visitor professor" in Inghilterra dove trovo un ambiente molto competitivo, selettivo e nessuno ci trova niente di male. Da noi c'è l'università nazional-popolare che penalizza le eccellenze. Il real estate inglese è molto più avanti del nostro? Lo è soprattutto perché include figure professionali cruciali per il real estate, come i contact manager. In Italia – a parte pochi partner qualificati (fa i nomi di Hines, Pirelli, Inpartner, ndr) – pochi conoscono bene il mercato globale e le tematiche energetiche. Cosa ne pensa del Leed (leadership in energy and environmental design, ndr)? La certificazione americana parte dal progetto alla costruzione, con geometri e ingegneri che certificano tutto e verificano. In Italia non funzionerà. è un paese dove progettano anche i geometri e gli ingegneri nucleari e dove gli edifici pubblici si possono sottrarre all'obbligo del risparmio energetico. Concludiamo con Peter Zumthor, premio Pritzker 2009? Il riconoscimento a Zumthor è un segnale molto forte verso un architetto che ha realizzato poche opere, spesso piccole, ma che ha fatto capire come la materia assuma importanza per il modo con cui viene interpretata, con una tensione emotiva molto forte. © RIPRODUZIONE RISERVATA LA RESPONSABILITà «Il progettista negli Usa ha l'obbligo dell'assicurazione e chi sbaglia paga» LA PRIORITà «Sul modello francese l'Ance dovrebbe realizzare una biblioteca nazionale dei materiali»

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Eppure stiamo andando a votare senza che si sia ancora aperto un minimo di dibattito sul ruo... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 10-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Domenica 10 Maggio 2009 Chiudi di ROMANO PRODI Eppure stiamo andando a votare senza che si sia ancora aperto un minimo di dibattito sul ruolo che vogliamo dare all'Europa nel mondo. La preparazione elettorale è esclusivamente dedicata alla politica nazionale e all'influenza che i risultati delle urne avranno sui futuri equilibri politici interni. Continuiamo correttamente a ripetere che senza una politica continentale usciremo solo per ultimi dalla crisi economica ma, nello stesso tempo, non vogliamo dare alle istituzioni comunitarie la forza per prendere le necessarie decisioni. Ogni giorno assistiamo a gridi di allarme per lo strapotere europeo e non vogliamo ammettere che il costo di tutte le politiche dell'Unione (compresa la politica agricola, gli aiuti alle regioni più povere e il costo della burocrazia) è inferiore all'uno per cento del Prodotto Lordo Europeo. Invece di ragionare sui fatti e di discutere quanto e come si deve spendere e si deve decidere a livello europeo, si preferisce usare Bruxelles come caprio espiatorio per tutte le cose che non vanno nel nostro Paese. Queste contraddizioni non sono certo solo italiane: esse sono comuni a quasi tutti i Paesi europei. Questi Paesi, tuttavia hanno almeno l'astuzia di inviare al parlamento di Strasburgo persone che, per esperienza, padronanza linguistica e conoscenze specifiche, difendono con continuità ed efficacia i propri interessi. Un primo sguardo alle liste dei candidati ci dice invece che i nostri partiti si sono solo marginalmente posto questo problema. Per cui, se l'elettore non sarà abilissimo nelle sue scelte, non saremo nemmeno in grado di difendere i nostri elementari interessi nazionali. Abbiamo ancora quattro settimane di tempo per prepararci a scrivere la nostra preferenza nel modo che riterremo più adatto a raggiungere i nostri obiettivi. Mi permetto tuttavia di consigliare agli elettori, prima di recarsi in cabina, di dare ancora un'occhiata al mappamondo per vedere quanto siamo piccoli noi e quanto sono grandi gli altri. Un altro esercizio utile, che noiosamente ripeto in ogni occasione in cui parlo dell'Europa, è quello di ripensare per un attimo alla storia dell'Italia. Ai tempi del Rinascimento (cioè al tempo della prima globalizzazione) gli Stati italiani primeggiavano in ogni campo, dall'arte della guerra, alle scienze, dalla tecnologia all'architettura, dalla filosofia alla finanza. Non abbiamo avuto la capacità politica di metterci assieme e l'Italia è per sempre scomparsa dai grandi protagonisti della storia mondiale. Oggi per i singoli Paesi europei (Francia, Germania e Gran Bretagna compresi) la situazione è del tutto identica. Rimanendo soli si esce dalla storia. Prima di andare a votare è quindi bene pensare anche a quello che succederà ai nostri figli.

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FRA meno di un mese saremo chiamati a votare per le elezioni europee. Voteremo per il parlamento del... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 10-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Domenica 10 Maggio 2009 Chiudi FRA meno di un mese saremo chiamati a votare per le elezioni europee. Voteremo per il parlamento dell'Unione che rappresenta 500 milioni di cittadini distribuiti in 27 Stati. L'Unione europea è una grande potenza economica: numero uno nel mondo in termini di Prodotto Interno Lordo, numero uno in termini di esportazioni, numero uno in termini di stabilità nei prezzi. Potremmo ancora continuare nell'elencare i punti di forza di questo grande protagonista del nuovo mondo globalizzato. Eppure dobbiamo fermarci perché, in questo mondo, l'Europa non è attore ma, nonostante le cifre della sua economia, un semplice spettatore. Le grandi decisioni internazionali ci vedono assenti o irrilevanti, anche quando si tratta di problemi che sono a noi vicini per geografia o per interessi, come è stato il caso del Kossovo. Per questo motivo, dopo infiniti dibattiti, è iniziato negli scorsi anni un processo di riforma delle istituzioni europee fondato sulla premessa fondamentale ed inconfutabile che l'Europa non può ottenere risultati ambiziosi se non passando attraverso riforme altrettanto ambiziose. Il processo è partito, ha dato vita ad una Costituzione, bocciata però dal referendum francese, e quindi al trattato di Lisbona, ora fermo a metà strada per il no dell'Irlanda. Eppure il trattato di Lisbona contiene alcune ovvie indispensabili proposte innovative, come la fine di una ridicola rotazione semestrale della presidenza dell'Unione, un inizio di coordinamento della politica estera, un presidente della Commissione eletto dal Parlamento e una pur minima riduzione delle decisioni da prendere all'unanimità. Si tratta di passi in avanti concreti ma ancora insufficienti per giocare un ruolo da protagonista perché in tutti i numerosi campi in cui è prevista l'unanimità, la paralisi europea è destinata a durare. Eppure il voto irlandese ci impedisce di compiere anche questi piccoli passi in avanti. Sarebbe tuttavia ingiusto addossare le colpe solo all'Irlanda: lo spirito europeo si è ovunque affievolito e perfino i tre grandi protagonisti della prima Europa, cioè Germania, Francia e Italia pensano più ai loro problemi interni che non ai grandi risultati che potrebbero ottenere lavorando insieme. Naturalmente non si tratta solo di mettersi d'accordo sulle nuove regole di decisione, ma di convenire su alcune priorità senza le quali l'Europa non può funzionare, come la dotazione di risorse adeguate per affrontare le sfide comuni quali la sufficienza energetica, i cambiamenti climatici e le disparità fra Paesi e Continenti. Per vincere queste sfide la dimensione nazionale è del tutto inadeguata. Per rendersi conto di tutto questo non occorre essere raffinati politologi o economisti: basta dare un'occhiata ad un mappamondo. Eppure stiamo andando a votare senza che si sia ancora aperto un minimo di dibattito sul ruolo che vogliamo dare all'Europa nel mondo. La preparazione elettorale è esclusivamente dedicata alla politica nazionale e all'influenza che i risultati delle urne avranno sui futuri equilibri politici interni. Continuiamo correttamente a ripetere che senza una politica continentale usciremo solo per ultimi dalla crisi economica ma, nello stesso tempo, non vogliamo dare alle istituzioni comunitarie la forza per prendere le necessarie decisioni. Ogni giorno assistiamo a gridi di allarme per lo strapotere europeo e non vogliamo ammettere che il costo di tutte le politiche dell'Unione (compresa la politica agricola, gli aiuti alle regioni più povere e il costo della burocrazia) è inferiore all'uno per cento del Prodotto Lordo Europeo. Invece di ragionare sui fatti e di discutere quanto e come si deve spendere e si deve decidere a livello europeo, si preferisce usare Bruxelles come caprio espiatorio per tutte le cose che non vanno nel nostro Paese. Queste contraddizioni non sono certo solo italiane: esse sono comuni a quasi tutti i Paesi europei. Questi Paesi, tuttavia hanno almeno l'astuzia di inviare al parlamento di Strasburgo persone che, per esperienza, padronanza linguistica e conoscenze specifiche, difendono con continuità ed efficacia i propri interessi. Un primo sguardo alle liste dei candidati ci dice invece che i nostri partiti si sono solo marginalmente posto questo problema. Per cui, se l'elettore non sarà abilissimo nelle sue scelte, non saremo nemmeno in grado di difendere i nostri elementari interessi nazionali. Abbiamo ancora quattro settimane di tempo per prepararci a scrivere la nostra preferenza nel modo che riterremo più adatto a raggiungere i nostri obiettivi. Mi permetto tuttavia di consigliare agli elettori, prima di recarsi in cabina, di dare ancora un'occhiata al mappamondo per vedere quanto siamo piccoli noi e quanto sono grandi gli altri. Un altro esercizio utile, che noiosamente ripeto in ogni occasione in cui parlo dell'Europa, è quello di ripensare per un attimo alla storia dell'Italia. Ai tempi del Rinascimento (cioè al tempo della prima globalizzazione) gli Stati italiani primeggiavano in ogni campo, dall'arte della guerra, alle scienze, dalla tecnologia all'architettura, dalla filosofia alla finanza. Non abbiamo avuto la capacità politica di metterci assieme e l'Italia è per sempre scomparsa dai grandi protagonisti della storia mondiale. Oggi per i singoli Paesi europei (Francia, Germania e Gran Bretagna compresi) la situazione è del tutto identica. Rimanendo soli si esce dalla storia. Prima di andare a votare è quindi bene pensare anche a quello che succederà ai nostri figli.

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Il poker di Marco (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 10-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

RIMINI PRIMO PIANO pag. 3 Il poker di Marco Torna in pista anche Filippo Berselli STOP al clientelismo e alla burocrazia che blocca tutto, via alla privatizzazione dell'aeroporto per far funzionare il nuovo Palas, via alla progressiva dismissione del «bubbone Hera», più spazio all'economia e alla società civile, invertire il rapporto tra pubblico e privato. Insomma, «ribaltare il sistema di potere che regna da mezzo secolo». Lo stato maggiore del Pdl (Sergio Pizzolante, Marco Lombardi, Gioenzo Renzi, Oronzo Zilli, Gianni Piacenti) ha presentato la lista «Lombardi presidente» e i suoi candidati. Illustrando obiettivi e tattiche in vista dell'appuntamento elettorale del 6 e 7 giugno. Il Pdl parla di stato di profonda crisi degli avversari del Pd: «Divisi sulla lotta agli abusivi, il segretario politico di Rimini Bonadonna contro il partito, il vicepresidente della Provincia fa una lista contro i compagni di partito, l'amministrazione di Rimini che non ha più la maggioranza». Il Pdl rivendica di «governare già da alcuni anni a Rimini: abbiamo fatto più noi dice Pizzolante dal governo centrale che l'amministrazione locale. Ultimo risultato: il raddoppio del territorio, con l'Alta Valmarecchia divenuta riminese, che porta la nostra alle dimensioni da piccola a media provincia. In maggio sfilza di ministri e politici nazionali a Rimini: Stefania Craxi, Lupi, Calderoli, Mantovani, Brunetta, Menia, Bondi, Capezzone, Gasparri, la Brambilla neo ministro al Turismo. Dulcis in fundo, il ritorno di Mara Carfagna, il 3 giugno. Potrebbe arrivare anche Berlusconi in persona, in caso per la Provincia si vada al secondo turno, spiega Lombardi. E un «aiutino» da Silvio sarebbe una manna per il centrodestra riminese. Per la cronaca: non si esclude un'alleanza con l'Udc al ballottaggio. Mario Gradara

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Bertolaso trova (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 10-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 4 Bertolaso trova Da domani la ragazza in coma vigile avrà LA DISABILE ACCAMPATA dall'inviato ALESSANDRO FARRUGGIA MARTINSICURO (Teramo) AL CAMPEGGIO Duca Amedeo la notizia è arrivata a metà mattina. E si è sparsa di prefabbricato in prefabbricato. La portavano i bambini, vociando, perché la notizia era davvero di quelle che fanno primavera: Larissa avrebbe ottenuto una casa, subito. Ad annunciarlo al padre di Larissa era stata la dottoressa Stefania Giudice dei servizi sociali del comune di Martinsicuro. E ora la notizia passava di bocca in bocca. Incontrollabile. A meno di 24 ore dalla denuncia di suo padre Pietro e di sua madre Mariateresa delle condizioni nelle quali si trovava a vivere la loro figlia, il dipartimento della Protezione civile, lavorando di concerto con il comune di Martinsicuro, ha raddoppiato gli sforzi e ha infine estratto il coniglio dal cappello. Il caso della donna di San Demetrio, oggi trentottenne, che da 23 anni vive in coma vigile e che, dopo il terremoto, era stata ospitata in un piccolo e inadeguato prefabbricato del campeggio del centro teramano, un caso denunciato dal nostro giornale, era troppo grave per non avere la priorità assoluta. E così è stato. IL SOTTOSEGRETARIO Guido Bertolaso ha incaricato Lorenzo Alessandrini, dirigente del coordinamento dell'assistenza agli sfollati sulla costa abruzzese, che d'intesa con la Giudice e il sindaco Abramo Di Salvatore ha vagliato alcune possibili soluzioni e ha trovato quella che pare la più adatta: «Serviva una casa ampia spiega Alessandrini ovviamente sicura, con molta luce, con un ingresso ampio e pochi scalini da fare. E quella abbiamo trovato». «Ci hanno detto conferma Pietro Norscia, il padre che qui a Martinsicuro ci sarà assegnata una casa di tre stanze più servizi, praticamente al piano terra, come avevamo richiesto, e che ci sarà data ulteriore assistenza e non solo quella medica della quale già oggi usufruiamo. Andremo a vedere la casa e probabilmente ci trasferiremo domani o martedì. Non mi pare vero. E' il caso di dire che la nostra denuncia, che abbiamo fatto con grande pudore ma con lo spirito di chi vuole venire incontro a una necessità assoluta per superare i tempi della burocrazia, ha pagato. Devo dire che io ero perplesso, ho sempre riluttanza a mostrare il caso di mia figlia, a farne un caso mediatico. Ma stavolta mia moglie ha avuto ragione. Per il bene di mia figlia un po' di polverone serviva. Protezione Civile e comune hanno risposto alla grande». E il bello è che non arriverà solo l'appartamento. Oltre alla casa, conferma la dottoressa Giudice, sarà fornito «un letto idraulico nuovo di zecca, adeguato alla sua patologia» ed «entro la fine della prossima settimana sarà attivato un servizio domiciliare di aiuto materiale. In altre parole, le assegneremo una badante». Quello che la famiglia sinora aveva pagato di tasca propria ora sarà insomma a carico dell'assistenza pubblica. Il tutto arriva ovattato nella cameretta di cinque metri quadri che ospita Larissa. «Quando le ho detto che avevamo trovato una casa racconta Mariateresa lei era molto attenta. Le ho detto: hai capito, amore mio? Avremo una casa. E lei ha risposto nel solo modo che ha per comunicare con noi. Ha chiuso una volta le palpebre, per dire di si». NON C'È SPAZIO per gli aggettivi, se per comunicare puoi solo usare gli occhi. Ma, giura la mamma, «...quando Larissa ha capito quel che era successo non ha solo detto di sì con gli occhi, ma si è rilassata, l'ho capito dalla tensione muscolare. Era come se le avessimo tolto un peso». A volte, in questo mondo complicato, ci sono anche le buone notizie.

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dall'inviato ALESSANDRO FARRUGGIA MARTINSICURO (Teramo) AL C... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 10-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 5 dall'inviato ALESSANDRO FARRUGGIA MARTINSICURO (Teramo) AL C... PROTEZIONE CIVILE Guido Bertolaso (LaPresse) dall'inviato ALESSANDRO FARRUGGIA MARTINSICURO (Teramo) AL CAMPEGGIO Duca Amedeo la notizia è arrivata a metà mattina. E si è sparsa di prefabbricato in prefabbricato. La portavano i bambini, vociando, perché la notizia era davvero di quelle che fanno primavera: Larissa avrebbe ottenuto una casa, subito. Ad annunciarlo al padre di Larissa era stata la dottoressa Stefania Giudice dei servizi sociali del comune di Martinsicuro. E ora la notizia passava di bocca in bocca. Incontrollabile. A meno di 24 ore dalla denuncia di suo padre Pietro e di sua madre Mariateresa delle condizioni nelle quali si trovava a vivere la loro figlia, il dipartimento della Protezione civile, lavorando di concerto con il comune di Martinsicuro, ha raddoppiato gli sforzi e ha infine estratto il coniglio dal cappello. Il caso della donna di San Demetrio, oggi trentottenne, che da 23 anni vive in coma vigile e che, dopo il terremoto, era stata ospitata in un piccolo e inadeguato prefabbricato del campeggio del centro teramano, un caso denunciato dal nostro giornale, era troppo grave per non avere la priorità assoluta. E così è stato. IL SOTTOSEGRETARIO Guido Bertolaso ha incaricato Lorenzo Alessandrini, dirigente del coordinamento dell'assistenza agli sfollati sulla costa abruzzese, che d'intesa con la Giudice e il sindaco Abramo Di Salvatore ha vagliato alcune possibili soluzioni e ha trovato quella che pare la più adatta: «Serviva una casa ampia spiega Alessandrini ovviamente sicura, con molta luce, con un ingresso ampio e pochi scalini da fare. E quella abbiamo trovato». «Ci hanno detto conferma Pietro Norscia, il padre che qui a Martinsicuro ci sarà assegnata una casa di tre stanze più servizi, praticamente al piano terra, come avevamo richiesto, e che ci sarà data ulteriore assistenza e non solo quella medica della quale già oggi usufruiamo. Andremo a vedere la casa e probabilmente ci trasferiremo domani o martedì. Non mi pare vero. E' il caso di dire che la nostra denuncia, che abbiamo fatto con grande pudore ma con lo spirito di chi vuole venire incontro a una necessità assoluta per superare i tempi della burocrazia, ha pagato. Devo dire che io ero perplesso, ho sempre riluttanza a mostrare il caso di mia figlia, a farne un caso mediatico. Ma stavolta mia moglie ha avuto ragione. Per il bene di mia figlia un po' di polverone serviva. Protezione Civile e comune hanno risposto alla grande». E il bello è che non arriverà solo l'appartamento. Oltre alla casa, conferma la dottoressa Giudice, sarà fornito «un letto idraulico nuovo di zecca, adeguato alla sua patologia» ed «entro la fine della prossima settimana sarà attivato un servizio domiciliare di aiuto materiale. In altre parole, le assegneremo una badante». Quello che la famiglia sinora aveva pagato di tasca propria ora sarà insomma a carico dell'assistenza pubblica. Il tutto arriva ovattato nella cameretta di cinque metri quadri che ospita Larissa. «Quando le ho detto che avevamo trovato una casa racconta Mariateresa lei era molto attenta. Le ho detto: hai capito, amore mio? Avremo una casa. E lei ha risposto nel solo modo che ha per comunicare con noi. Ha chiuso una volta le palpebre, per dire di si». NON C'È SPAZIO per gli aggettivi, se per comunicare puoi solo usare gli occhi. Ma, giura la mamma, «...quando Larissa ha capito quel che era successo non ha solo detto di sì con gli occhi, ma si è rilassata, l'ho capito dalla tensione muscolare. Era come se le avessimo tolto un peso». A volte, in questo mondo complicato, ci sono anche le buone notizie.

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"Più credito selettivo per uscire dalla crisi" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 10-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Intervista Il presidente di Confagricoltura VANNI CORNERO "Più credito selettivo per uscire dalla crisi" INVIATO A ROMA L'agricoltura è centrale nell'attività di un paese avanzato. Deve essere considerata, ma anche sentita e vissuta, tanto dai cittadini che dalla classe politica come parte integrante dell'economia». Con queste parole Federico Vecchioni presidente di Confagricoltura chiude il direttivo economico dell'organizzazione in cui si è tracciata la rotta verso il dopo-crisi Concetti sacrosanti, ma già sentiti, presidente. «Già ed è proprio perché il mondo agricolo è stufo di annunci e proclami noi puntiamo ai fatti, attraverso la qualità delle proposte e delle analisi riguardanti il settore. In questo Confagricoltura eccelle e non solo nel panorama nazionale». Quali vie volete seguire per arrivare ai risultati concreti? «Molte, ma uno dei pilastri del nostro agire in questa direzione è la collaborazione con la comunità scientifica. Abbiamo coniato un motto: siamo l'agricoltura che dice sì alla scienza, in altri termini vogliamo innovare la tradizione». Sì, ma l'economia vera e propria? «Per traghettare a pieno titolo l'agricoltura nell'economia del Paese si può in un qualche modo sfruttare la crisi per venire fuori dalla crisi, ovvero arrivare a processi meno costosi e più semplici». I costi, oggi, sono per forza di cose ridotti all'osso, dove trovare altri rami da tagliare? «Innanzitutto alleggerendo tutto quello che sovrintende al sistema, cioè meno burocrazia. Poi rivisitando l'impalcatura di enti che circondano l'agricoltura italiana e che rischia di trasformarsi da un sostegno in un gabbia. Bisogna fare un'analisi critica da parte di tutti sul discorso prezzo-qualità-costi, per valorizzare la produzione primaria e il reddito degli agricoltori. Basti pensare che, in Lombardia, gli ultimi valori per il latte crudo spot, oscillano tra i 24,50 ed i 28,00 euro per 100 litri, Iva esclusa, ovvero 1,5 /2 centesimi litro in meno del mese precedente. Questo mentre i prezzi dei prodotti alimentari, nonostante segnali di rallentamento, registrano ancora una crescita del 2,7% in un anno, più del doppio rispetto all'1,3% dei prezzi al consumo». Cosa va fatto a livello politico? «Oggi un Paese che non collochi la sua agricoltura all'interno delle sue scelte strategiche espone a instabilità il sistema economico e il potere d'acquisto delle famiglie. Occorre rimettere l'agricoltura al centro di queste scelte, garantirle un accesso al credito sicuro, per essere in grado di affrontare i mercati, ma selettivo, per non disperdere risorse». Con quale obiettivo finale? «L'obiettivo dovrebbe essere arrivare ad una vera riforma del sistema agricolo in cui sia significata in modo evidente la differenza tra agricoltura per autoconsumo e agricoltura per produrre. Quanto sancito dal recente G8 agricolo, organizzato dal ministro Zaia, è un'importante visione strategica d'insieme del settore da parte della politica internazionale e quindi di riferimento per le prossime linee europee e nazionali. Quanto è uscito dal G8 avvalora la nostra idea che il ruolo produttivo non deve essere visto in modo antitetico alla multifunzionalità. La vera sostenibilità è quella che riesce a realizzare una migliore qualità della vita sia sotto il profilo ambientale, sia sotto quello economico. Ha uno slogan da proporre alla politica per definire l'agricoltura italiana che verrà? «Eccellenza ed efficienza, a questo concetto si dovrà pensare in vista del prossimo Dpef e delle elezioni europee. Queste ultime, se il trattato di Lisbona verrà accolto dall'Irlanda, saranno particolarmente importanti in vista del principio di "codecisione", per cui il Parlamento di Strasburgo deciderà sulla materia agricola assieme al Consiglio europeo. In queste votazioni, per noi, gli atteggiamenti nei confronti dell'agricoltura saranno discriminanti, perché dovremo scrivere sulla scheda nome e cognome di chi sarà titolare del futuro delle nostre imprese».

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Apicella è controcorrente: troppa burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 11-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Apicella è controcorrente: troppa burocrazia In casa Pd lo scivolone dei rivali è stato accolto con grande ironia. I dirigenti del partito di Franceschini non fanno nemmeno finta di essere dispiaciuti per l'infortunio capitato ai rivali, e anzi sottolineano le carenze organizzative del Pdl anche in prospettiva amministrativa. «Certo che per essere il partito che si picca di andare ad amministrare la Provincia nel nome dell'efficienza, non è stata una figura esaltante - sostiene Luca Martino, assessore del Comune di Savona e responsabile Enti locali del Pd -. Non stiamo parlando di una lista civica improvvisata ma di un partito importante, uno dei due più rilevanti della provincia di Savona. Mi pare che la vicenda suoni quanto meno come una cattiva presentazione». Martino poi sembra colto da un po' di compassione per rivali in difficoltà: «Nel merito della vicenda non so e non voglio entrare. Immagino che l'esclusione del Pdl sia avvenuta per motivi formali e non sostanziali. Tuttavia si tratta in ogni caso di un brutto palso falso perchè evidenzia problemi di organizzazione». Il segretario provinciale del Pd Giovanni Lunardon punta dritto al bersaglio del candidato presidente Angelo Vaccarezza: «Mi pare che tutta la vicenda ricada sulle spalle di Vaccarezza, sia come candidato presidente sia come coordinatore provinciale del Pdl. Non credo che ne esca bene sotto nessuno profilo. Già come sindaco di Loano era stato l'unico a non rispettare il patto di stabilità e ora non ha seguito bene la raccolta delle firme». Sull'esito finale della decisione dell'Ufficio elettorale, Lunardon invece è possibilista: «Non so come andrà il riesame e nemmeno mi interessa. Le liste escluse faranno certamente ricorso come è loro pieno diritto e sono fiducioso che i giudici valuteranno la vicenda con la massima correttezza. Noi comunque siamo sereni perchè non ci piace ''vincere facile''. Preferiamo giocare le partite con tutti gli attori in campo perchè siamo certi di vincere le elezioni alle urne e non perchè gli avversari non corrono. Ripeto, comunque finisca la vicenda, credo che conti più che altro la brutta figura». Il segretario comunale del Pd Paolo Apicella, invece, spezza una lancia a favore dei rivali: «Non conosco esattamente i motivi dell'esclusione ma siccome conosco le difficoltà di raccogliere le firme, non mi sento di dire che Pdl e Lega abbiano fatto una brutta figura. Il Pd ovviamente ha una macchina organizzativa frutto del retaggio del passato e inoltre può contare sul lavoro dei consiglieri uscenti, ma specialmente le liste civiche e i piccoli partiti fanno tanta fatica. Nel caso del Pdl credo che i problemi siano nati o per inesprienza o per la frenesia di voler essere presenti alla competizione. Penso che sia giusto che esistano vincoli e controlli nella presentazione delle liste, ma ritengo però che partiti fortemente rappresentativi debbano comunque essere presenti alla competizione elettorale. Per un fatto di democrazia e di "sportività" non penso che gli aspetti burocratici debbano prevalere rispetto alla sostanza. Qualcosa in questo sistema dovrà presto o tardi cambiare. Servono regole più snelle».

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Maggio, se son rose stavolta fioriranno (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-05-10 - pag: 10 autore: ... CONGIUNTURA E SISTEMA PAESE Maggio, se son rose stavolta fioriranno P ur tra le mille cautele del caso lo avevano predetto nelle settimane scorse il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti: il fondo della recessione è stato toccato, non ci resta che risalire. L'ardua operazione sembra ora avviata, come spiega buona parte delle associazioni che rappresentano l'industria manifatturiera. In sintesi: primo trimestre da far tremare i polsi; nel secondo trimestre un titubante andamento degli ordinativi; per il terzo, la previsione è di una più robusta inversione di marcia. Una conferma indiretta arriva anche dai dati Inps sulle ore di cassa integrazione: molte quelle prenotate, molte di meno quelle effettivamente utilizzate. A fronte di una ripresa ancora a macchia dileopardo,c'è però una constatazione comune a tutte le aziende: intervenire adesso sulle disfunzioni del sistema-paese per irrobustire la marcia di uscita dal tunnel. Energia, burocrazia, fisco, lavoro i capitoli su cui intervenire per poter competere, domani, ad armi pari con i concorrenti internazionali.

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Eolico penalizzato dalle dispersioni (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI data: 2009-05-10 - pag: 21 autore: Energia. Terna replica alla denuncia dell'Anev: stiamo investendo per incrementare l'interconnessione Eolico penalizzato dalle dispersioni Perso il 12% dell'elettricità prodotta a causa delle inefficienze di rete Federico Rendina ROMA Energie rinnovabili spinte dal vento ma frenate dalla rete di trasmissione elettrica, che fatica a tenere il passo delle nuove turbine. E così l'Italia della corsa ai patti di Kyoto e alle nuove tecnologie "verdi" sta disperdendo il 12% della capacità dei suoi impianti eolici: 700mila megawattora in un anno, che il sistema di incentivi pubblici è peraltro costretto a remunerare ai produttori, aggravando ancora di più le stracare bollette elettriche degli italiani. Un assurdo, questo, denunciato dall'Anev (l'associazione degli imprenditori dell'eolico) in un dossier che sta per essere recapitato al Ministero dello Sviluppo e all'Authority per l'energia. «Tutto vero, ma stiamo lavorando » replica lo stato maggiore di Terna, la società pubblica che possiede, gestisce ed è chiamata a sviluppare la grande rete di trasmissione nazionale. Una missione che sul versante delle energie rinnovabili è particolarmente impegnativa, visto che si tratta di mettere in rete, garantendo il "bilanciamento" con il sistema elettrico nazionale, una miriade di impianti relativamente piccoli, sparpagliati sul territorio e caratterizzati (questa la complicazione più rilevante) da una produzione elettrica discontinua e poco pianificabile. In Italia, in più, ci si mette la burocrazia, che sta allentando la presa sugli impianti eolici più di quanto faccia ( sembra strano ma è così) con le nuove linee di interconnessione alla rete. La buona volontà di Terna sembra testimoniata da piani di investimento massicci. Solo lo scorso anno sono stati mobilitati 800 milioni (il quadruplo rispetto al 2004). E per i prossimi 10 anni si pensa di spendere non meno di 6miliardi, per un terzo dedicati direttamente alle energie rinnovabili, con la previsione che solo gli impianti eolici passeranno dagli attuali 3.700 megawatt a circa 6mila nel 2011 e a oltre 9.500 nel 2014, con un risparmio potenziale «di circa 5mila chilotonnellate l'anno di in termini di emissione di CO2» stimano in Terna. Peccato che «per un impianto eolico serva in media un anno per le autorizzazioni e un anno per la costruzione» mentre per l'autorizzazione di un nuovo impianto di rete servono «in media 6 anni, il triplo di quelli necessari alla costruzione dell'impianto stesso». Sta di fatto che in previsione del tanto auspicato decollo dell'eolico italiano oltre 1.300 megawatt dell'attuale capacità delle turbine a vento sono travasati nel sistema elettrico nazionale a singhiozzo, con una riduzione media dei flussi potenziali – denuncia l'Anev nel suo dossier – che in alcune aree della dorsale appenninica raggiunge una media del 30%, con periodi in cui il fermo per indisponibilità di rete è addirittura totale. Perdite di denaro? Per gli operatori sono limitate dalle compensazioni stabilite e amministrate dall'Authority, che nel nel 2008 ha riconosciuto rimborsi per 56 milioni di euro. Rimborsi che tuttavia, secondo l'Anev, non coprono l'intera perdita, alimentata anche dalla mancata produzione (e relativa possibilità di vendita) dei certificati verdi. Per il sistema paese il dannoè comunque rilevantissimo: le bollette (sulle quali vengono ribaltati tutti questi extracosti) devono sopportare maggiori aggravi. E tutti noi dobbiamo fare a meno di un provvidenziale taglio delle emissioni inquinanti. © RIPRODUZIONE RISERVATA LE COMPENSAZIONI L'Authority per il 2008 ha calcolato indennizzi pari a 56 milioni che tuttavia non coprono l'intera perdita

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Accordo sugli investimenti verdi (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI data: 2009-05-10 - pag: 21 autore: Gse e Invitalia si alleano per attrarre capitali esteri per le fonti rinnovabili Accordo sugli investimenti «verdi» Jacopo Giliberto VERONA Le società estere sono invitate a venire in Italia per investire nelle fonti rinnovabili. Il mercato è già molto attivo, a dispetto della burocrazia paralizzante di alcune Regioni, e il Gestore dei servizi elettrici (Gse) ha firmato un accordo con Invitalia per spingere la costruzione di nuove centrali alimentate da fonti "verdi" di energia. Il Gse è la holding pubblica (controllata dal ministero dell'Economia) che controlla tra l'altro la Borsa elettrica e l'Acquirente unico, ma in particolare gestisce gli incentivi per chi produce corrente elettrica partendo da fonti rinnovabili. Invitalia è l'agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa. Il protocollo d'intesa è stato firmato da Carlo Andrea Bollino (presidente del Gse) e Domenico Arcuri (amministratore delegato di Invitalia) e ha come obiettivo rendere le rinnovabili un forte strumento di sviluppo economico e attrarre capitali stranieri per far crescere la componente verde del mix energetico nazionale. In base all'accordo, le due società si impegneranno anche in campagne congiunte di informazione per promuovere la conoscenza degli incentivi e per accrescere l'interesse degli investitori esteri che vogliono realizzare impianti. «In Italia – commenta Arcuri – il mercato delle energie rinnovabili è ancora in fase iniziale, offre ampi margini di crescita nel breve e medio termine e presenta un indice di redditività particolarmente elevato. Il settore è sempre più internazionalizzato e, quindi, di notevole appeal». Bollino aggiunge che «il Gse si impegna a sostenere le iniziative di imprese che vogliono investire nel nostro Paese, affiancandole nella conoscenza e nell'utilizzo delle fonti rinnovabili». Per avere un indicatore sull'andamento degli investimenti in Italia, al1ÚmaggioilGsehaerogato 120 milioni di incentivi per il fotovoltaico, come è emerso durante il Solarexpo che si è chiuso ieri a Verona con 63.800 visitatori conquistando il ruolo di maggiore fiera europea dell'energia solare, delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica. A titolo di esempio, in questi giorni l'Enel Green Power ha firmato un accordo con la giapponese Eurus Energy Europe (joint venture tra la società elettrica Tokyo Electric Power e la Toyota Tsusho Corporation) per acquisire i diritti sul 50% di progetti eolici localizzati in Calabria, con una capacità installata fino a 400 megawatt. Un altro accordo è stato firmato dalla veronese Multiutility con la Helio Capital, controllata dal fondo d'investimenti Cape di Cimino e Associati. La Helio Multiutility è una neonata società di scopo checostruirà e gestirà tre centrali fotovoltaiche in Puglia, con un investimento di 15 milioni di euro. I tre impianti solari saranno in produzione a fine anno. jacopo.giliberto@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

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(sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 11-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

IL CAVALIERE CONTRO TUTTI «Troppe critiche e burocrazia, alla Ue serve un drizzone» «Dobbiamo impegnarci per dare un drizzone a questa Europa. Manca una politica di difesa comune, un esercito europeo, una politica dell'immigrazione» mentre «si fanno troppe chiacchiere e ci sono troppi portavoce sempre sulla scena». Per non parlare di quegli «azzeccagarbugli burocratici che spendono tempo e risorse per decidere quale debba essere la curvatura delle zucchine o la lunghezza del gambo dei carciofi». Per Berlusconi serve polso. Dunque, «invece di tanti commissari e portavoce dei commissari che si esercitano nel fare critiche ai governi dei paesi membri, al vertice dell'Unione servirebbe un premier prestigioso, come Aznar o Blair, che restasse in carica per tre anni almeno». E Berlusconi minaccia un drizzone anche per chi è contrario alla Tav: «Siamo determinati a far valere anche in Piemonte le ragioni dello stato, che deve fare lo stato, quando è necessario, anche attraverso l'uso della sua forza, del suo esercito, delle sue forze dell'ordine».

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Il sindaco di Rondanina si "scorda" degli avversari (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 11-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il sindaco di Rondanina si "scorda" degli avversari la polemica La protesta di Angelo Toscano, capo di una delle due liste che fronteggiano quella del primo cittadino uscente, Arnaldo Mangini 11/05/2009 «IL FATTO che la mia lista, "Rondanina Viva" non sia stata comunicata al Secolo XIX è un fatto gravissimo. Ne chiederò conto al sindaco Arnaldo Mangini, che ha comunicato soltanto la sua, di lista, e ha "dimenticato" le altre. E' una cosa antidemocratica al massimo». È molto inquieto, Angelo Toscano, 49 anni, sovrintendente della polizia municipale di Genova e candidato sindaco alle prossime comunali nel comune di Rondanina. Il suo nome e la sua lista non appaiono nelle pagine speciali da noi dedicate alle elezioni amministrative, così come quelli di altre due liste presentate nello stesso Comune: sabato dagli uffici comunali non sono state rese note le liste, mentre dal sindaco si è ottenuto soltanto l'elenco della sua "Uniti per Rondanina", insieme all'affermazione di non conoscere nomi e simboli delle altre. Angelo Toscano non ci sta: «Mi sento di definirla una mossa antidemocratica al massimo, quella del sindaco - sbotta il candidato che si sente "oscurato" - e mi stupisce molto, visto che ho conosciuto di persona Mangini, proprio quando ho presentato la mia lista in municipio, e mi era apparso affabile e cortese. Ma non può affatto sostenere che non conosceva le altre liste! Non ci credo, non è vero, come sindaco le doveva per forza avere viste tutte! E, guarda caso, si "ricordava" solo la su. Per questo sostengo con forza che sia stata lesa la democrazia in nome della burocrazia. Una cosa senza senso, davvero. E inoltre, per quanto riguarda la mia lista, è stato comunicato anche il nome sbagliato: non è"Per Rondanina", ma "Rondanina Viva", denominazione che spiega da sé la determinazione del programma che abbiamo in mente per rilanciare il paese». Che intende fare, il candidato Toscano? «Per ora, ho mandato semplicemente un fax di protesta al Comune di Rondanina - risponde - attendo una giustificazione circostanziata. E mi riservo di mettere in atto ogni forma di tutela in merito a questo episodio, che viola in maniera lampante la tanto declamata par condicio». Il sindaco Mangini ieri era irraggiungibile al cellulare, per cui non possiamo averne la replica che, siamo certi, non si farà attendere. M. Q. 11/05/2009 LA LISTA DIMENTICATA 11/05/2009 RONDANINA Lista civica: "Rondanina viva" Candidato sindaco: Angelo Toscano Ivana Giacoletto, Aldo Casazza, Roberto Regoli, Luigina Aloi, Marco Lucetti,Sabrina Tonazzi, Guido Greborio, Amleto Emilio Campostano, Paolo Fazio, Maria Caterina Saias, Marina Boero, Giorgio Viale 11/05/2009 Ieri un refuso (di cui ci scusiamo) ha storpiato il nome della lista di Tiglieto "Tradizione e innovazione" guidata da Piergiorgio Canepa. 11/05/2009

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Emilia Romagna spinta dall'innovazione (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 11-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: SYSTEM data: 2009-05-11 - pag: 2 autore: Competitività. Il peso della burocrazia Emilia Romagna spinta dall'innovazione C'è una parte d'Italia che ha le carte, anche "burocratiche", in regola per correre. E un'altra che invece, soprattutto per le inefficienze della Pa, ha performance da podista della domenica. Anche gli indicatori di "MisuraPa" sulla competitività delineano un Paese spaccato a metà. Una separazione che coincide con i confini geografici e i limiti storici di alcune aree. Non è un caso se sopra o in linea con il valore della media nazionale ci siano tutte regioni del Centro-Nord: Lombardia, Emilia Romagna e Liguria occupano il podio. Subito dietro il Friuli Venezia Giulia. Quella più meridionale nelle prime dieci posizioni è il Lazio, che si aggiudica una dignitosissima sesta piazza. Ma gli ultimi sette posti sono tutti appannaggio del Sud della penisola. Con la Calabria fanalino di coda. A frenare o ad accelerare la corsa, la capacità o meno di innovare, i problemi legati ai costi della burocrazia e, a volte, a un esercizio corretto delle funzioni pubbliche. Ad esempio, la corruzione della Pa ripropone in fondo alla graduatoria tre regioni del Sud: Basilicata, Sicilia e Calabria. Sopra questo trio si colloca il Trentino- Alto Adige, quasi a spezzare l'intero blocco del Mezzogiorno. Ma a pesare in questa circostanza è forse uno dei tre indicatori che "costruiscono" la voce, vale a dire quello relativo alle denunce dei reati collegati alla corruzione nella Pa per mille dipendenti pubblici, che per il Trentino è pari a 28,7, contro una media italiana di 7,3. Una parziale consolazione per il Sud arriva dalla voce relativa al costo della burocrazia, che mediamente per impresa in Sicilia è di 1.974 euro. Fanno meglio solo Molise (1.889) e Basilicata (1.917), a fronte di una media nazionale di 2.645 euro. Ma su semplificazione, brevetti e utilizzo dell'Ict, la forbice Nord-Sud torna a divaricarsi. Per il resto è il Centro-Nord a tracciare la strada dell'e-government (con la Valle d'Aosta capofila). Scenario non dissimile quando si parla di banda larga o di società dell'informazione (diffusione dell'informatizzazione nei comuni e delle connessioni ad alta velocità nelle imprese e nelle amministrazioni locali). E anche quando si parla di invenzioni e marchi registrati in rapporto alla popolazione.

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Forlì: retroscena da elezioni, per chi si vuol fare due risate (sezione: Burocrazia)

( da "RomagnaOggi.it" del 11-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

9 maggio 2009 - 14.40 (Ultima Modifica: 09 maggio 2009) FORLI' - Inaspettatamente, la Lega si scopre che ce l'ha piccolo, ma ci ha pensato l'assessore comunista ad ingrossarglielo... col foto-ritocco. In verità era anche sottile, ma lì l'assessore poco ha potuto e la Lega è dovuta ricorrere ad uno "specialista". Sveliamo subito il grossolano, voluto e simpatico sottinteso: stiamo parlando solo del simbolo della Lega Nord, il cui deposito è avvenuto sabato mattina in Comune. Doverosa premessa: un piccolo retroscena alla ‘Don Camillo e Peppone', senza malizia e per chi in questa campagna elettorale ha voglia di farsi comunque quattro risate... alla romagnola. Il simpatico teatrino, ma anche comunque un piccolo esempio di fair-play, è accaduto sabato mattina in Comune, ultimo giorno utile per il deposito delle liste. E la storia, realmente accaduta, la raccontiamo, a questo punto, col ‘fil rouge' della metafora più consumata del mondo, quella sessuale. Tutto inizia quando il segretario comunale Ventrella, con un po' di imbarazzo, ha impugnato la squadra e ci è messo a fare la solita misurazione, un ‘patibolo' per tutti i candidati, ed ha esclamato: "Ma è piccolo!". In quel momento, sotto esame, c'era la Lega Nord. La legge parla chiaro: il simbolo da depositare deve essere di dieci centimetri, ma alla Lega mancava qualche millimetro nel diametro di quel tondo dove, poi, gli elettori faranno la fatidica x. Poche ore prima, stessa sorte era accaduta ai Verdi, ma con un colpo ancora più a sorpresa: l'infallibile segretario comunale glielo ha misurato e ha scoperto che ce l'hanno più grosso del consentito, di appena un millimetro. Corri corri degli ambientalisti in tipografia per ridurlo, chiaramente sempre il simbolo, non sia mai altro. Ai leghisti, invece, è andato in soccorso l'assessore comunista di Rifondazione che passava di lì, quel Palmiro Capacci che chi lo conosce sa che per anni ha giocato sull'ironia dell'omonimia con il famoso Palmiro Cangini. E agli acerrimi nemici il comunista ha messo a disposizione il suo computer e, col solo supporto del rudimentale strumento di ‘Word' ha lavorato sul file contenuto nel cd che i rappresentanti leghisti avevano con sé, con l'originale del simbolo. "Prima mancava ancora un millimetro, poi lo abbiamo messo a posto", svela lui stesso il retroscena. Ma per l'inflessibile Ventrella conta anche la carta: che deve essere un cartoncino di carta fotografica, che l'assessore, questa volta non aveva a disposizione. "Una volta sistemato il file - spiega Capacci - sono andati in una copisteria a stamparlo sulla carta giusta". Insomma, tutto a posto. Tutta colpa di una legge degli anni Cinquanta, quando i computer e i cd erano strumenti che si vedevano solo nei film di fantascienza e che obbliga al deposito del simbolo in forma cartacea (in triplice copia per ogni lista, quindi 12 copie al Comune di Forlì: una per il Comune e tre per le circoscrizioni). Eppure basterebbe un normale pdf. Ma la burocrazia italiana sta ancora a misurare con la squadra... Fabio Campanella

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Europa, Formigoni con Fini: "Sia la patria della sussidiarità" (sezione: Burocrazia)

( da "Sestopotere.com" del 11-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Europa, Formigoni con Fini: "Sia la patria della sussidiarità" (8/5/2009 19:56) | (Sesto Potere) - Milano - 8 maggio 2009 - L'Europa come grande laboratorio della sussidiarietà portata a tutte le sue conseguenze operative. "Sussidiarietà vuol dire democrazia, diritti, libertà, ma anche efficienza", ha sottolineato il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, alla quarta edizione delle assise delle Regioni d'Europa sulla sussidiarietà, svoltasi a Milano. La Lombardia ha volutamente ospitato questa edizione del summit europeo per rilanciare con forza un messaggio, non a caso alla vigilia delle elezioni del Parlamento di Strasburgo: la governance dell'Europa non può essere una burocrazia piramidale, ma una rete di soggetti in cui le persone, le identità territoriali, le associazioni, la società civile sono protagonisti dei processi democratici e decisionali. La Regione Lombardia si è affermata in questi 14 anni di governi Formigoni come la regione della sussidiarietà per antonomasia, avendola applicata in numerosi settori, a cominciare da quello chiave della sanità con la sua "storica" riforma del '97. Ma non era solo la Lombardia, oggi, a sostenere questo ruolo di spinta: accanto si è trovata le massime istituzioni nazionali: la Camera dei Deputati, con il presidente Gianfranco Fini; il Senato con la presidente della Commissione Affari costituzionali, Rossana Boldi; il Governo, con il ministro per le politiche comunitarie, Andrea Ronchi; il Comitato delle Regioni d'Europa, con il suo presidente Luc Van den Brande. Una linea alla fine fortemente condivisa dall'assemblea che ha approvato una dichiarazione congiunta nella quale appunto si parla di centralità della persona, della sua espressione sociale, del suo diritto di iniziativa. FIDUCIA E PARTECIPAZONE "La sussidiarietà - ha affermato il presidente Formigoni introducendo i lavori - è il principio sul quale la Regione imposta, da 14 anni, la propria politica. Sussidiarietà come una nuova idea di Stato, che supera la concezione dell'esercizio del potere come controllo, per un nuovo modello ispirato alla fiducia e alla responsabilità di tutta la società civile: donne e uomini, singoli e associati che porta con sé istanze e ipotesi di soluzione e che non ha bisogno di concessioni ma di riconoscimento. Sussidiarietà, in questo senso, vuol dire anche più efficienza, non solo più libertà, democrazia e responsabilità". "Proprio perché riconosce e valorizza le competenze e le responsabilità di tutta la società civile - ha proseguito Formigoni - la sussidiarietà può essere un'ottima risposta alla crisi in cui ci troviamo; può essere il migliore antidoto alla crisi di fiducia verso le istituzioni. Sfiducia e distanza confermata anche dalle recenti indagini che indicano un calo nella partecipazione al voto". "Le Regioni- ha concluso Formigoni - possono e devono essere veri soggetti politici, in grado di incidere nei processi in corso a livello continentale e di porsi come punto di sintesi in materia di sussidiarietà. Occorre pensare in termini nuovi l'intreccio tra poteri e funzioni. L'Unione Europea in alcuni casi ha dimostrato di comprendere e valorizzare questa necessità di nuove relazioni interistituzionale ma in altri casi invece la pretesa uniformità delle direttive (ad esempio quelle relative ai parametri per la qualità dell'aria) rischia di non comprendere che la peculiarità di molte Regioni richiede soluzioni differenziate nelle varie aree". I PROTAGONISTI Insieme al presidente Formigoni hanno aperto i lavori dell'assise anche: il presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, il ministro per le politiche comunitarie Andrea Ronchi, il presidente del Comitato delle Regioni Luc Van den Brande, Mario Monti (membro del gruppo di riflessione sul futuro dell'Europa) e la senatrice Rosanna Boldi in rappresentanza del presidente del Senato Roberto Schifani. "La sussidiarietà - ha spiegato il presidente Luc Van den Brande - non è soltanto un principio giuridico, ma condiziona il successo stesso delle politiche in atto. Questa assise conferma il partenariato tra autorità regionali, locali e Parlamenti nazionali coinvolti nel monitoraggio della sussidiarietà con la prossima entrata in vigore del Trattato di Lisbona. La stessa presenza del presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, ha confermato la volontà del Parlamento italiano di costruire, in partenariato con il Comitato, una squadra attiva per il monitoraggio della sussidiarietà". L'ESEMPIO DELLA RIFORMA SANITARIA Nel corso dell'incontro sono stati poi presentati i positivi risultati ottenuti nell'applicazione del principio di sussidiarietà in vari campi: la sanità (con il sistema della Lombardia in primo piano), l'istruzione (con il Kunskapsskolan, organizzazione svedese di scuole private), l'occupazione femminile (con un programma realizzato a Cipro grazie a fondi comunitari), l'immigrazione (con l'esperienza greca delle "città interculturali"), i servizi sociali (con il sistema inglese del "personal budget"), la cooperazione e i diritti umani (con l'esperienza della Regione Veneto). "I pilastri del sistema sanitario lombardo - ha spiegato l'assessore alla Sanità Luciano Bresciani - riconosciuto uno dei migliori esistenti, poggiano proprio sulla susidiarietà e cioè sulla libertà delle persone di scegliere dove curarsi, sulla parità di condizioni degli attori che partecipano a questo sistema attraverso l'accreditamento, sul parternariato con le imprese e le università". L'assessore Bresciani ha inoltre voluto mettere in risalto il ruolo decisivo delle nuove tecnologie e la creazione di un sistema interregionale. All'Assise erano presenti anche l'assessore regionale alla Famiglia e Solidarietà sociale Giulio Boscagli e il delegato del presidente Formigoni per le relazioni internazionale Roby Ronza.

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Cesena, Angeli (LF): "Lucchi va contro la storia del suo partito" (sezione: Burocrazia)

( da "RomagnaOggi.it" del 11-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

11 maggio 2009 - 12.49 (Ultima Modifica: 11 maggio 2009) CESENA - "Leggiamo con interesse le proposte del candidato del PD Paolo Lucchi sulla semplificazione della macchina burocratica comunale e sul suo efficentamento, trovandovi molte delle proposte che sono contenute nel nostro programma. Purtroppo però dobbiamo sottolineare il fatto che il partito di Lucchi si sia fin'ora comportato in maniera diametralmente opposta sia in fatto di burocrazia che di trasparenza. Apprezziamo il fatto che si prenda modello l' esperienza dell'amministrazione di centrodestra di Parma che, in appena diciotto mesi ha realizzato un servizio comunale decentrato a supporto del cittadino, una sorta di sportello polivalente che fornisce risposte in tempo reale, anche perché questo tipo di sportello è proposto anche nel programma di Libertà e Futuro, ma l'esperienza di Cesena è molto diversa". E' quanto ha dichiarato Stefano Angeli, candidato sindaco a Cesena per Libertà e Futuro. "Qui il tanto propagandato sportello unico, che avrebbe dovuto ridurre tempi e pratiche burocratiche, non è stato mai messo in condizione di funzionare davvero dall'amministrazione retta dal partito di Lucchi. Così come apprezziamo le parole del nostro avversario quando dichiara come a Cesena occorrano "precise soluzioni per semplificare le procedure che riguardano le imprese, così da dare risposte ai tempi lunghi lamentati". Purtroppo però l'amministrazione di centrosinistra negli ultimi 10 anni ha prodotto SAPRO, una società pubblica che doveva ridurre i tempi della messa a disposizione di aree produttive ed è finita in una totale paralisi, con danni enormi al tessuto produttivo cesenate e con una grave perdita economica per l'ente locale. Apparentemente tratto dal nostro programma è anche il "tavolo di confronto costante insieme alle associazioni di categoria", ma l'eredità dell'amministrazione uscente, di cui Lucchi è perfetta continuità, è quella di una mancanza totale di ascolto delle proposte provenienti dalle associazioni e spesso di scelte fatte nel senso diametralmente opposto a quello che le associazioni chiedevano. Non basta quindi mettere buone intenzioni nei programmi per renderle credibili, la propria storia politica spesso è molto più eloquente".

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Burocrazia: in Italia extracomunitari, stranieri e pensionati "lavorano" 20 giorni all'anno per risolvere pratiche (sezione: Burocrazia)

( da "Sestopotere.com" del 11-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Burocrazia: in Italia extracomunitari, stranieri e pensionati “lavorano” 20 giorni all’anno per risolvere pratiche (11/5/2009 18:16) | (Sesto Potere) - Roma - 11 maggio 2009 - Pagamenti vari, errori o disfunzioni su internet, indicazioni sbagliate, domande di pensione, cartelle pazze, riconoscimento d’invalidità, dichiarazione dei redditi e molto altro, rappresentano spesso un labirinto tortuoso che costa, ad alcune categorie di persone, circa 20 giorni d’impegno nel corso di un anno. Si quantificano, infatti, in 190 le ore che in media vengono dedicate a questo “lavoro” da un italiano e di oltre 390 se, per il disbrigo di pratiche legate a pagamenti, norme e regole italiane se ne occupa uno straniero o un pensionato. Il conto, proiettato alla distanza di una vita, sfiora i due anni e mezzo passati tra file, sportelli, reperimento documentazioni e uffici. Questo dato sorprendente emerge tra i primi macro-dati di uno studio, sui comportamenti “italiani-burocrazia”, che sta conducendo l’Inac-Istituto nazionale assistenza cittadini della Cia, incrociando dati propri (questionari compilati dai cittadini a campione) con le analisi fatte, da Istat, Inps, Inail, Inpdap, Ministeri competenti e varie Associazioni dei consumatori. L’occasione per sottolineare le anomalie burocratiche è la giornata nazionale “Inac in piazza per te”. Il patronato, infatti, ha allestito oggi gazebo informativi con personale qualificato, per offrire “aiuto” ai cittadini in tutte le province italiane, e orientarli per il disbrigo di pratiche connesse a norme, leggi e adempimenti previsti dal nostro Paese. Lo slogan della manifestazione, non a caso è: “Fare domande, avere risposte”. Un concetto ispirato dalla lettura di un dato emerso dai questionari sottoposti ai cittadini dall’Inac, che evidenzia come oltre il 73 per cento degli italiani e il 95 per cento degli stranieri, che vivono nel nostro Paese non conosce i patronati, il loro ruolo e i servizi offerti. L’Italia -spiega l’Inac- conta una popolazione di 60 milioni di persone, oltre 23 milioni dei quali pensionati e più di 3 milione mezzo sono stranieri o extracomunitari regolari. Così, sottraendo dal totale la quota rappresentata dai bambini, la somma (circa 27 milioni) di pensionati e stranieri risulta tre volte superiore a quella della popolazione italiana attiva. Le due macro-categorie (pensionati, stranieri/extracomunitari) sono quelle più in difficoltà nel rapporto con la burocrazia. Un dato è emblematico e fotografa bene l’attuale situazione: “solo il 3 per cento degli over 65 ha una buona dimestichezza nell’utilizzo di internet, leggermente meglio gli extracomunitari che arrivano a circa un 15 per cento, ma una sostanziosa parte di questi sbaglia (non favoriti dalla lingua) la compilazione della modulistica proposta nei servizi del web”. In questo contesto -rivela l’Inac- si spiega perchè circa il 30 per cento delle pratiche avviate, in particolare quelle telematiche, subiscono blocchi o rallentamenti per banali errori di compilazione o intoppi tecnici. Sono due -secondo l’Inac- le problematicità burocratiche più acute in questa fase: la macchina informatizzata per la quale il nostro Paese non è ancora pronto, e soprattutto il capitolo extracomunitari. Un “esercito” di oltre 3,5 milioni di extracomunitari regolari e molti altri da regolarizzare (oltre a quelli clandestini nel nostro Paese), confusi, poco informati e scoraggiati. Sono sostanzialmente lavoratori (con un reddito medio di circa 800 euro/mese) concentrati per un 20 per cento tra Roma e Milano. La restante parte vive e lavora in tutte le province italiane, con una dominanza al Nord e con la Sardegna che è la regione che conta meno presenze. Queste persone -rimarca l’Inac- dal momento in cui avviano la richiesta per il “titolo di soggiorno”, nel nostro Paese, oltre a sborsare circa 70 euro (Poste, bolli ecc.), attendono almeno un anno e mezzo prima di ottenerlo, e questo se tutto “fila” senza intoppi. Un'altra peculiarità italiana -evidenzia l’Inac- è la presenza ancora massiccia del cartaceo nelle archiviazioni dei documenti, quindi un raddoppio di lavoro e del giro di cartelline e faldoni. Altro elemento di “ignoranza” -sottolinea l’Inac- abbraccia i temi di tutela e sicurezza dei lavoratori, infatti, la percentuale dei lavoratori attivi che conosce poco o nulla delle norme, leggi e diritti in materia supera la percentuale del 50 per cento, in sostanza un italiano su due. Questi dati e le problematiche su cui ci confrontiamo quotidianamente -spiega Carla Donnini presidente dell’Inac- hanno ispirato la nostra manifestazione nazionale, che ci vede tra la gente, e in contemporanea con circa 100 punti informativi su tutto il territorio nazionale, per rivendicare e valorizzare il ruolo e le attività del patronato, portando il nostro contributo fattivo per l’alleggerimento della burocrazia che grava sui cittadini, troppo spesso disorientati e poco assistiti. Sempre sul tema la voro -continua il presidente dell’Inac- e più precisamente sugli infortuni sofferti nell’espletamento della propria attività, e il relativo riconoscimento del legittimo diritto, si passa, solo per portare un esempio, dalle “5 tappe” previste per chi si rivolge ad un patronato, alle “9 tappe” per chi vuole chiudere la pratica da solo. Tra i dati che stanno emergendo dallo studio -continua l’Inac- si segnala la difficoltà dei cittadini nella compilazione e il calcolo “fai da te” per la dichiarazione dei redditi e dell’Isee (Indicatore di Situazione Economica Equivalente): oltre il 95 per cento ha sostenuto che senza l’aiuto di professionisti non sarebbero mai in grado di “chiudere” correttamente la pratica. Insomma -prosegue l’Inac- volendo quantificare quanto pesa, ogni anno per ogni italiano o straniero lavoratore in Italia, il tempo speso per la “burocrazia” e la collegata mancata produttività, si arriverebbe a una cifra vicina ai 650 euro.

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Merci pericolose, accordo per il trasporto in sicurezza in Lombardia (sezione: Burocrazia)

( da "Sestopotere.com" del 11-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Merci pericolose, accordo per il trasporto in sicurezza in Lombardia (11/5/2009 19:36) | (Sesto Potere) - Milano - 11 maggio 2009 - E' stato firmato in Regione Lombardia un Protocollo d'intesa per la "Prevenzione dei rischi tecnologici e del rischio derivante dal trasporto di merci pericolose". Il documento è stato siglato dall'assessore alla Protezione civile, Prevenzione e Polizia locale, Stefano Maullu, dal presidente di Federchimica, Giorgio Squinzi, e dal vice presidente di Confindustria Lombardia, Walter Galbignani. Il protocollo prevede, tra l'altro, una serie di esercitazioni con l'intervento di vigili del fuoco, 118 e Arpa per la prevenzione dei rischi che derivano dal trasporto di merci pericolose e un libretto in 27 lingue con termini tecnici e pratici per permettere a tutti, dalla Protezione civile alle Asl, dai lavoratori ai trasportatori, di comunicare con chi abitualmente si occupa del trasporto di queste merci. Il protocollo prevede anche la creazione di uno sportello telematico sia per semplificare la burocrazia sia per il monitoraggio delle merci pericolose. "Con la firma di questa intesa - ha detto l'assessore Maullu - si avranno maggiori certezze in ordine alla sicurezza e alla salute dei cittadini lombardi. Il documento è, infatti, rivolto anche ai sindaci che avranno il compito di informare i propri residenti sui comportamenti da tenere in caso di incidenti provocati da aziende cosiddette a rischio e sui piani di emergenza esistenti e quindi sulle esercitazioni da mettere in pratica per migliorare la risposta dei soccorsi". Più di un quarto delle aziende italiane a rischio di incidente rilevante si trovano, infatti, in Lombardia, soprattutto nelle zone maggiormente abitate come quelle di Milano, Bergamo, Brescia e Varese, e un quinto delle merci pericolose transita per la Regione. In Lombardia le aziende a rischio sono 270, di cui 129 a rischio medio e 141 a rischio maggiore. "Non vogliamo fare nessun allarmismo - ha concluso l'assessore Stefano Maullu - ma solo un'attenta prevenzione. Il settore chimico, nella classifica degli incidenti e delle malattie professionali, è al secondo posto fra quelli ritenuti più sicuri".

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