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T ARTICOLI DEL 16-19 gennaio 2009
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Articoli
Alitalia 2 (38)
Voli regolari lunedì per Air One (gruppo Alitalia),
mentre i sindacati confermano lo sciopero s...
( da "Messaggero,
Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: gruppo Alitalia), mentre i sindacati confermano lo sciopero sempre lunedì dei dipendenti Meridiana. Lo sciopero è stato differito ad altra data . Lo hanno reso noto le sigle Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, spiegando che la decisione è stata presa dopo che Air One ha convocato una riunione alla quale gli stessi sindacati hanno deciso di partecipare.
ROMA
- La sede a Milano. Durata fino al 31 dicembre 2050 (salvo proroga). Diritto di
recesso di ... ( da "Messaggero, Il"
del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: degli accordi di collaborazione con Alitalia venga meno per colpa della compagnia di bandiera. Cessazione del cda alla data del 12 gennaio 2012, cioè prima della scadenza dei tre anni. Voto favorevole almeno di 10 consiglieri per vendere Alitalia o AirOne. Sono queste le novità, secondo quanto risulta a Il Messaggero, contenute nei 27 articoli (uno in più del precedente)
Alitalia-Air
France, pronto il nuovo statuto ( da "Messaggero, Il"
del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Venerdì 16 Gennaio 2009 Chiudi Lunedì l'assemblea straordinaria approva il testo formato da 27 articoli. La Borsa avvia il delisting Alitalia-Air France, pronto il nuovo statuto Ecco tutte le maggioranze e i poteri per mantenere la gestione italiana
ROMA
- La Lega che mette in minoranza il governo sull'ordine del giorno Pd. ...
( da "Messaggero,
Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: accordo Alitalia-Air France alla fine è passato, sulle tasse per gli immigrati la Lega ha fatto una sostanziale marcia indietro, anche lo sconto sull'energia elettrica soltanto per il Nord è stato cancellato. Ai suoi deputati meridionali, comunque, Berlusconi ha suggerito di «fare più dichiarazioni» e di opporre alla propaganda leghista una contro-
La
vecchia Alitalia dice addio alla Borsa
( da "Corriere
della Sera" del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 27 categoria: REDAZIONALE Piazza Affari La vecchia Alitalia dice addio alla Borsa Il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, ha comunicato che Borsa Italiana ha deciso di avviare la procedura di revoca dalla quotazione in Borsa delle azioni ordinarie di Alitalia e delle relative obbligazioni convertibili
Confermato
lo stop di 4 ore per lunedì ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: la mobilitazione dei dipendenti Air One (gruppo Alitalia) per cui la Commissione ha deciso il differimento ad altra data. «Air One ha convocato una riunione per oggi, riunione alla quale parteciperemo», e in seguito alla quale la protesta è stata spostata, dicono i sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uilt.
Alta
velocità: boom di vendite in un mese
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: attacco di Trenitalia agli aerei ha prodotto 160 mila biglietti venduti in più nell'ultimo mese per i collegamenti diretti fra le stazioni Milano Centrale e Roma Termini, facendo vacillare la rotta area più remunerativa in Italia. Per reggere la concorrenza Alitalia vuole raddoppiare le frequenze rispetto al treno, ridurre i tempi di imbarco a far usare cellulare e wi-fi.
Bankitalia,
il Pil a picco nel 2009: -2% Tremonti: "Non torniamo al Medioevo"
( da "Quotidiano.net"
del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Contromanifestazione per Renato Curcio" (31 commenti) La nuova Alitalia decolla nel caos Lufthansa darà battaglia sugli slot (24 commenti) Cristina conquista l'Italia e YouTube Impazzano i gruppi su Facebook (22 commenti) 10:05:40 - dimenticate tutti una cosa, in italia esistono tre gradi di processo, delfino è stato condannato in [.
Stipendio
d'oro, Bonomi direttore da 550mila euro: Sea nella bufera
( da "Giornale.it,
Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: alleanza tra Alitalia e Air France, è la Sea, la società di gestione degli aeroporti, a far discutere. Ad accendere la miccia della polemica, questa volta, la questione dei vertici della partecipata, o meglio, il «caso Bonomi», presidente e, dal 1° gennaio, direttore generale della Sea.
CLAUDIO
SARDO ROMA. LA LEGA CHE METTE IN MINORANZA IL GOVERNO SULL'ORDINE DEL GIORNO
PD. I P... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: accordo Alitalia-Air France alla fine è passato, sulle tasse per gli immigrati la Lega ha fatto una sostanziale marcia indietro, anche lo sconto sull'energia elettrica soltanto per il Nord è stato cancellato. Il ministro Raffaele Fitto, che è stato il mediatore tra i deputati del Sud e Berlusconi, sta ora preparando una riunione con le Regioni per mercoledì prossimo con l'
NIENTE
SCIOPERO, LUNEDì I VOLI DELLA NUOVA ALITALIA SARANNO REGOLARI. CONFERMATA
L'ASTENSI... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Niente sciopero, lunedì i voli della nuova Alitalia saranno regolari. Confermata l'astensione dei dipendenti di Meridiana, con una lettera inviata al ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno differito ad altra data lo sciopero del personale di Air One.
Bonus
alle famiglie, sostegno alle imprese
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: INFRASTRUTTURE Arriva norma che velocizza la realizzazione delle grandi opere. PORNOTAX E MAGHI Tasse maggiorate per la produzione e vendita di materiale porno. Ritocco fiscale anche per i maghi. MALPENSA Norme a tutela dell'hub milanese, considerato il via della nuova Alitalia.
C'è
la crisi, nord contro sud il patto di stabilità si è rotto
( da "EUROPA
ON-LINE" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: si sente che si vuole chiudere un occhio su Roma e si regalano soldi per Alitalia. Il federalismo fiscale non arriverà prima di cinque anni e nell?attesa non si può restare con le mani in mano». Qualche giorno fa anche il vicegovernatore del Veneto, il leghista Franco Manzato, ha invitato regione ed enti locali alla rottura del patto di stabilità.
E
Berlusconi se ne frega ( da "EUROPA ON-LINE"
del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: la vicenda Alitalia (...). Ma le persone che ci ascoltano credo guardino a questo come a qualcosa che probabilmente riguarda più noi che loro, perché gli italiani sono attraversati in questo momento da una drammatica emergenza sociale la cui sottovalutazione, durata per troppi mesi, è inaccettabile e insopportabile.
Turismo?
La Genova industriale era più aperta
( da "Secolo
XIX, Il" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: al posto dei nove-dieci offerti complessivamente dai "vecchi" vettori Alitalia ed Air One, e di ridurre fortemente il presidio di personale in città non solo declassa ulteriormente il Cristoforo Colombo, ma pone ancora una volta in evidenza la debolezza del capoluogo ligure e la fragilità del trasporto aereo nazionale.
alitalia,
la regione anticipa la cig - servizio a pagina xi
( da "Repubblica,
La" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Pagina III - Roma La Iata: previste perdite superiori al 2008 Alitalia, la Regione anticipa la Cig servizio a pagina XI SEGUE A PAGINA XI
alitalia,
la regione anticipa la cig - maria elena vincenzi
( da "Repubblica,
La" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: si incontravano intorno a un tavolo istituzionale per concordare gli interventi per il caso Alitalia. Il presidente Marrazzo ha detto che la Regione garantirà l´erogazione di 3 milioni di euro di anticipazione per la cassa integrazione per gli ex lavoratori Alitalia, per la durata di 5, 6 mesi. I primi assegni saranno erogati il 21 gennaio.
Quando
il governo tentò di sottrarre i fondi dell'Europa Il tentativo di togliere alla
Sardegna i contributi destinati alle zone svantaggiate fu bloccato dalla
reazione delle regio ( da "Unita, L'"
del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il governo alla fine ha annunciato la fine delle sovvenzioni alla Tirrenia e l'avvio della privatizzazione, ma ancora non ha dato seguito al proposito, forse spaventato da una nuova vicenda-Alitalia, con le "grane" sindacali (il carrozzone occupa quasi 4 mila lavoratori) e i buchi di gestione da ripianare. A un mese dal voto sarebbe stato troppo impopolare.
sala,
per il comune un manager cresciuto alla scuola della pirelli - giovanni pons
( da "Repubblica,
La" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che i nuovi gestori di Alitalia vorrebbero ridimensionare a navetta Milano-Roma. Poi c´è l´Atm, dove Elio Catania non è riuscito a imprimere una svolta significativa, l´Amsa, le Metropolitane e una quota nella Serravalle che ai tempi di Albertini fu oggetto di grande dispute con Ombretta Colli, allora presidente della Provincia.
una
città da due milioni di anime in pena
( da "Repubblica,
La" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia con Lufthansa, come no, abbiamo visto, Malpensa e il Nord ringraziano. L´Expo "è tutto pronto", non si mettono d´accordo manco sui soldi da dare agli amici del consiglio d´amministrazione della società che deve gestirlo. La neve "siamo stati bravi".
il
carlo felice come l'alitalia ( da "Repubblica, La"
del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Pagina I - Genova Il Carlo Felice come l´Alitalia Il Carlo Felice come l´Alitalia? Ce lo siamo chiesti negli scorsi mesi, sebbene i tratti in comune fra un teatro lirico e una compagnia aerea siano scarsi, quando l´uno e l´altra stavano scivolando di pari passo verso il baratro. Purtroppo l´analogia non era infondata.
All'Alitalia
sindacati preparano nuove proteste
( da "Riformista,
Il" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Le notizie All'Alitalia sindacati preparano nuove proteste A pochi giorni dalla nascita, le questioni da risolvere riguardo alla nuova Alitalia rimangono. C'è per esempio la cessione del cargo ad Alis, che - secondo il commissario straordinario della bad company, Augusto Fantozzi - è questione di pochissimo tempo.
meridiana
dimezza i dipendenti a rischio 38 posti di lavoro - ilaria ciuti
( da "Repubblica,
La" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, anche perché non ha alle spalle anni di disastri organizzativi», protesta il sindacato che si dichiara pronto a trattare sul contratto aziendale collettivo, «viste le difficoltà dei tempi e l´aggressività dei concorrenti stranieri», ma dichiara di rifiutare «i ricatti di Meridiana che attraverso lo spettro dei licenziamenti chiede un taglio drastico delle tutele ai lavoratori
anche
il marconi sente la crisi nel 2008 passeggeri in calo del 3,1%
( da "Repubblica,
La" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Riguardo alla nuova Alitalia, infine, Sab ribadisce di avere avuto da Cai la conferma della prosecuzione, per tutto l´operativo invernale, dei voli programmati ad inizio stagione per Alitalia e AirOne, vale a dire: 28 voli settimanali per Roma, 14 per Napoli, sette per Alghero, sette per Bari e sette per Lamezia Terme.
L'Europa
guida piano ( da "Manifesto, Il"
del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, l'italianità della Fiat non è un dogma. Se il gruppo torinese cedesse l'auto a un gruppo straniero più solido, Palazzo Chigi potrebbe tranquillamente plaudire alle regole del libero mercato. Marchionne insiste da tempo per avere aiuti urgenti, nel frattempo usa in abbondanza la cassa integrazione ma è evidente che un peggioramento dei conti aprirebbe il capitolo dei licenziamenti.
BofA
chiede soldi, la Cina è d'acciaio, aerei in rosso scuro
( da "Manifesto,
Il" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: le esportazioni sono crollate, saziando però la fame di infrastrutture sul mercato interno. E gli aerei? La «nuova Alitalia» parte nel momento in cui la Iata prevede, per le compagnie europee, un 2009 «10 volte peggio del 2008», con un miliardo di perdite complessive. Auguri!
Tirrenia,
l'Alitalia del mare ( da "Stampa, La"
del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: In fumo aiuti di Stato per un miliardo Tirrenia, l'Alitalia del mare Tirrenia come Alitalia. Per mare come nei cieli. Vicini alla bancarotta o quasi. La compagnia che gestisce i traghetti è sull'orlo del baratro anche perché non utilizza al meglio la propria flotta. A cominciare da quella moderna e veloce.
se
si scioglie il polo del nord - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, anzitutto. Riguarda Roma, visto che da sempre gravita su Fiumicino. Non può interessare la Lega, da cui si distanzia, anzitutto, per motivi di lessico e identità. Alitalia è Al-Italia. "O si fa Al-Italia o si muore", proclamava Berlusconi prima e dopo le elezioni, sostenendo la necessità di salvare la compagnia di bandiera in nome dell´
chi
racconta la verità su alitalia - corrado augias
( da "Repubblica,
La" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Adesso Air France s'è mangiata Alitalia con soli 322 milioni. In parole povere la compagnia francese ha speso un quinto di ciò che Alitalia gli sarebbe costata con Prodi. Il resto ce lo metteremo noi con le tasse mentre continuare a chiamare Air France 'socio di minoranza' è pura menzogna.
Al
sud è rivolta bipartisan contro i tagli del governo a guida Bossi-Tremonti
( da "Riformista,
Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: contro la diminuzione delle tratte Alitalia, ma soprattutto contro la sottrazione al Sud delle risorse dei Fas, i Fondi per le aree sottoutilizzate. Proteste tanto forti, da costringere Silvio Berlusconi a correre ai ripari, con incontri, rassicurazioni e l'annuncio di quello che Ignazio La Russa ha già ribattezzato «un piccolo piano Marshall per le isole»
tutta
la verità sul futuro della malpensa - ettore livini
( da "Repubblica,
La" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La confusione, dopo il decollo della nuova Alitalia, regna ancora sovrana attorno agli scali milanesi. La stessa politica lombarda, dopo aver cavalcato un´offerta inesistente (quella tedesca) per la compagnia di bandiera, continua a muoversi alla cieca, rischiando di nuovo di inseguire obiettivi poco praticabili.
dagli
accordi bilaterali agli slot l'alfabeto per salvare malpensa - ettore livini
( da "Repubblica,
La" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La nuova Alitalia lo pone come condizione. Lufthansa pure. La speranza più concreta è legata ai tedeschi. Lufthansa sta lanciando voli da Malpensa ad alcune capitali europee. Il primo tassello di un potenziale network di alimentazione sullo scalo. E dispone di una compagnia italiana (Air Dolomiti) che in teoria,
<Madrid-Barcellona?
200 euro in meno del Milano-Roma>
( da "Corriere
della Sera" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia e Air One) che per di più adesso si trovano fusi in un'unica società, sollevando più di una perplessità sul rispetto delle norme antitrust. La comparazione è stata effettuata da Dario Balotta, ex sindacalista e ora esperto di trasporti, prendendo in considerazione le tariffe massime e minime praticate dalle quattro compagnie iberiche (
<Più
voli o Milano sarà tagliata fuori dal business>
( da "Corriere
della Sera" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Che a decollare verso le nuove frontiere degli affari sia la nuova Alitalia o altre compagnie ai lombardi interessa poco. Quel che conta è il risultato. «Quando viaggiamo per lavoro noi lombardi arriviamo distrutti agli appuntamenti dopo aver bivaccato negli aeroporti in giro per il mondo. Ma questo è il meno —
Expo,
arrivano gli ispettori ma i cantieri non ci sono
( da "Giornale.it,
Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: nuova Alitalia ed Air France è cambiato. Sul futuro dello scalo si terrà domani nella sede della Camera di commercio un incontro tra i rappresentanti del sistema economico milanese e i vertici della Cai. «Dopo che l'Italia è riuscita ad ottenere l'Expo - ha incalzato la Bracco - non è accettabile che si pensi di svuotare il sistema aeroportuale della città che nel 2015 ospiterà l'
Soldi
dagli imprenditori Forza Italia batte tutti
( da "Giornale.it,
Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: reuccio delle autostrade e azionista della Nuova Alitalia, che ha spalmato il suo contributo in 12 assegni da 50mila euro, uno per ognuna delle società che fa parte del suo impero (Appia, Autosped, Codelfa, Eurimpianti, Gavio spa, Interstrade, Itinera, Microlux, Sea Segnaletica, Sina, Sinelec, Transider).
LA
POSSIBILITà CHE SI POSSA VOLARE DA LINATE A NAPOLI A 57 EURO è LEGATA ALLA
DECISIONE DE... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: guidata dal comandante Giuseppe Gentile ha avviato per prima contro Alitalia, o meglio contro l'Enac. In pratica con il ridimensionamento della nuova Alitalia, che ha ridotto i suoi voli di circa il 30 %, si aprono per altre compagnie spazi sulle rotte lasciate da Alitalia. La Cai però non vuole che sulle rotte da Linate si inseriscano altri con prezzi più modici.
Alitalia,
l'Sdl conferma: domani... ( da "Giornale.it, Il"
del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ancora sindacato sul piede di guerra contro la nuova Alitalia: il Sindacato dei lavoratori (Sdl) intercategoriale conferma per domani lo sciopero di quattro ore (dalle 10 alle 14), "il primo dell'era Cai", dei lavoratori Alitalia. Lo si apprende dal sito ufficiale dell'Sdl che, nel confermare l'agitazione, dà appuntamento "a tutti i lavoratori assunti, cassaintegrati e precari"
( da "Messaggero, Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Venerdì 16 Gennaio
2009 Chiudi Voli regolari lunedì per Air One (gruppo Alitalia), mentre i sindacati confermano
lo sciopero sempre lunedì dei dipendenti Meridiana. Lo sciopero è stato
differito ad altra data . Lo hanno reso noto le sigle Filt Cgil, Fit Cisl,
Uilt, spiegando che la decisione è stata presa dopo che Air One ha convocato
una riunione alla quale gli stessi sindacati hanno deciso di partecipare.
( da "Messaggero, Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Venerdì 16 Gennaio
2009 Chiudi di ROSARIO DIMITO ROMA - La sede a Milano. Durata fino al 31
dicembre 2050 (salvo proroga). Diritto di recesso di Air France «nel caso in
cui anche uno soltanto» degli accordi di collaborazione con
Alitalia venga meno per
colpa della compagnia di bandiera. Cessazione del cda alla data del 12 gennaio
2012, cioè prima della scadenza dei tre anni. Voto favorevole almeno di 10
consiglieri per vendere Alitalia o AirOne. Sono queste le novità, secondo quanto risulta a Il
Messaggero, contenute nei 27 articoli (uno in più del precedente) del
nuovo statuto di Alitalia lungo 43 pagine che sarà
approvato lunedì prossimo dall'assemblea straordinaria totalitaria riunita a
Milano. Lo statuto, messo a punto dagli avvocati Sergio Erede, senior partner
dello studio Bonelli Erede Pappalardo (Alitalia) e
Patrick La Porte dello studio americano Debevoise & Plimpton (Air France),
recepisce gli accordi strategici stipulati fra Italia e Francia: Parigi entrerà
col 25% in Cai versando 322,4 milioni. Ieri e oggi i soci italiani stanno
visionando il testo presso lo studio legale italiano. I francesi avranno azioni
di categoria B - al contrario dei soci italiani cui spettano azioni ordinarie -
che «attribuiscono gli stessi diritti patrimoniali e amministrativi» dei titoli
ordinari. Le azioni B possono essere detenute «solamente da vettori
internazionali con i quali Alitalia abbia stipulato
accordi di collaborazione industriale strategica e che abbiano aderito ad un
accordo istitutivo di un'alleanza internazionale». La regolazione dei rapporti
tra i soci è condizonata a percorsi tortuosi tendenti a preservare la gestione
italiana. All'art 7 è regolato il lock-up di quattro anni dei soci italiani
valido fino al 28 ottobre 2013. Con l'eccezione «comunque non precedente al 28
ottobre 2011 previo conferimento di mandato a due primarie istituzioni
finanziarie indipendenti» di avviare le procedure per la quotazione in borsa:
in questo caso l'operazione avviene «tramite offerta pubblica di vendita» nella
quale ciascun socio partecipa «in proporzione della propria partecipazione». Il
cda «può negare l'efficacia» del trasferimento di azioni B «a persone che non
siano parte di un accordo di collaborazione». Fino al 12 gennaio 2013 (art 8)
«ai soci ordinari spetta il diritto di prelazione» sulla vendita di azioni in
mano agli italiani. «Decorso tale termine tutti i trasferimenti di strumenti
finanziari di un socio a favore di altri soci o terzi saranno soggetti alla
prelazione, ivi inclusi, a scanso di equivoci, i titolari di azioni B». Air
France gode di un diritto di recesso (art 9) al fair value se per colpa di Alitalia decade anche uno solo degli accordi di
collaborazione. Dal canto suo Alitalia si è preservata
con un diritto di riscatto dei titoli B (art 10) in caso di mancato
raggiungimento nei tre anni del 50% delle sinergie fissate a 720 milioni o sia
Parigi "inadempiente" degli accordi oppure il partner pur potendo
recedere non lo faccia. E' prevista un'opa (art 11) nel caso in cui un socio
anche in concerto con altri, raggiunga il 50% del capitale. L'art 13 prevede
che in assemblea la delibera di aumento di capitale con esclusione del diritto
di opzione sia votata dall'80%. Il cda è di 19 membri di cui tre espressi da
Parigi. Una lista può essere presentata da uno o più soci che abbiano il 5%. Le
decisioni del board sono assunte con la maggioranza assoluta: occorre il voto
di 10 consiglieri per la revoca del comitato esecutivo o dell'a.d., per la
cessione dei complessi di beni di Alitalia o di
AirOne. Pieni poteri all'esecutivo di 9 membri (
( da "Messaggero, Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Venerdì
16 Gennaio 2009 Chiudi Lunedì l'assemblea straordinaria approva il testo
formato da 27 articoli. La Borsa avvia il delisting Alitalia-Air France,
pronto il nuovo statuto Ecco tutte le maggioranze e i poteri per mantenere la
gestione italiana
( da "Messaggero, Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Venerdì 16 Gennaio
2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - La Lega che mette in minoranza il governo
sull'ordine del giorno Pd. I parlamentari Pdl del Sud sempre più insofferenti
per la propaganda leghista. Le tensioni con Fini, e dunque con An, ancora non
del tutto risolte. È stata ieri una giornata difficile per il premier. Ma ad allarmarlo
di più non sono state le turbolenze di Montecitorio, quanto il messaggio
lanciato dal governatore di Bankitalia. Per Berlusconi la fiducia e l'ottimismo
sono anche il principale antidoto alle fibrillazioni della maggioranza. Invece
quel -2% riferito al Pil 2009 agita ora tutti gli spettri della crisi sociale.
Per questo il premier ha approvato il commento di Tremonti a Draghi. In privato
ha aggiunto: «Troppo pessimismo. Dobbiamo contrastarlo». Ma ha anche rinnovato
l'impegno preso l'altra sera con i deputati meridionali del Pdl: «Sono
d'accordo con voi: le misure contro la disoccupazione vanno rafforzate». La
Lega di Bossi, in fondo, non fa che tirare la coperta corta del bilancio
pubblico dalla parte opposta. Cioè verso il Nord. Ormai Berlusconi è costretto
ogni giorno a ricevere le lamentele dei suoi dirigenti al Nord: «La Lega va a
caccia dei nostri voti». Ma il premier continua a risponde: «Bossi sta con me.
Sventolano le loro bandiere, ma a ben guardare non ci mettono i bastoni tra le
ruote». Ecco le prove di Berlusconi: l'accordo Alitalia-Air France alla fine è passato,
sulle tasse per gli immigrati la Lega ha fatto una sostanziale marcia indietro,
anche lo sconto sull'energia elettrica soltanto per il Nord è stato cancellato.
Ai suoi deputati meridionali, comunque, Berlusconi ha suggerito di «fare più
dichiarazioni» e di opporre alla propaganda leghista una contro-propaganda
meridionalista. Anche perché altrimenti il Mpa di Lombardo finirà per diventare
una forza d'opposizione. Con conseguenze in Sicilia a cui Berlusconi non vuole
neppure pensare. I problemi con la Lega e la questione Sud sono anche parte
delle tensioni con An. Che si materializzano comunque sulla struttura del nuovo
partito. Oggi Berlusconi andrà a pranzo da Fini alla Camera. Nel Pdl avrà un
ruolo di vertice, appena sotto Berlusconi: lo statuto lo riconoscerà, ma lui
non lo occuperà fino a scadenza del mandato.
( da "Corriere della Sera" del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2009-01-16 num: - pag: 27 categoria: REDAZIONALE Piazza Affari La vecchia Alitalia dice addio alla Borsa Il
commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, ha comunicato che Borsa Italiana ha deciso di
avviare la procedura di revoca dalla quotazione in Borsa delle azioni ordinarie
di Alitalia e delle
relative obbligazioni convertibili
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Economia Pagina 212
Aerei Confermato lo stop di 4 ore per lunedì Aerei --> Sciopero confermato
lunedì prossimo per i dipendenti Meridiana, mentre saranno regolari i voli Air
One. Lo stop di quattro ore, dalle 10 alle 14, è stato proclamato dai sindacati
confederali insieme con Anpav, Apm ed Up. «Ci siamo già attenuti ad indicazioni
intervenute da parte della Commissione di Garanzia», scrivono i confederali in
una nota, precisando che si tratta della «prima giornata di mobilitazione dei
lavoratori dall'apertura della procedura di mobilità per licenziamento
collettivo di 145 addetti». La Commissione di Garanzia, infatti, doveva
decidere se posticipare la manifestazione perché coincidente con altri
scioperi. AIR ONE In particolare era prevista, sempre per lunedì, la mobilitazione dei dipendenti Air One (gruppo Alitalia) per cui la Commissione ha
deciso il differimento ad altra data. «Air One ha convocato una riunione per
oggi, riunione alla quale parteciperemo», e in seguito alla quale la protesta è
stata spostata, dicono i sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uilt.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Economia Pagina 212
Ferrovie Alta velocità: boom di vendite in un mese Ferrovie --> Un milione
di biglietti venduti in un mese. È il record segnato ieri dalle Ferrovie dello
Stato sull'Alta velocità, ad un mese dall'avvio del servizio che collega direttamente,
in tre ore e mezzo, anche Roma e Milano. E in tempi di crisi, la sfida dei
treni agli aerei si sta mostrando vincente, in termini di prezzi e di tempi.
CRESCITA Rispetto all'anno scorso, le Ferrovie hanno aumentato in media le
vendite sull'alta velocità del 30% (660 mila biglietti l'anno scorso): i 2/3
dei biglietti venduti sono stati di prima classe. Non solo privati ma anche
grandi aziende stanno scegliendo le rotaie a prezzi più bassi di un quarto di
quelli degli aerei. L'attacco di Trenitalia agli aerei ha
prodotto 160 mila biglietti venduti in più nell'ultimo mese per i collegamenti
diretti fra le stazioni Milano Centrale e Roma Termini, facendo vacillare la
rotta area più remunerativa in Italia. Per reggere la concorrenza Alitalia vuole raddoppiare le frequenze
rispetto al treno, ridurre i tempi di imbarco a far usare cellulare e wi-fi.
( da "Quotidiano.net" del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
L'Italia in una fase
di recessione prolungata. Il prodotto interno lordo dovrebbe tornare a salire
nel 2010 con un +0,5%. Intanto la Banca centrale europea taglia
i tassi di mezzo punto
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Pil a picco nel 2009: -2% Tremonti: "Non torniamo al Medioevo"
L'Italia in una fase di recessione prolungata. Il prodotto interno lordo
dovrebbe tornare a salire nel 2010 con un +0,5%. Intanto la Banca centrale
europea taglia i tassi di mezzo punto Roma, 15 gennaio 2009 - L?Italia è in una
recessione prolungata. E il pil nel 2009 subirà un crollo del 2%, per poi
risalire nel
( da "Giornale.it, Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 14 del 2009-01-16
pagina 1 Stipendio d?oro, Bonomi direttore da 550mila euro: Sea nella bufera di
Marta Bravi Polemiche in Comune sul nuovo incarico dell?ex amministratore
delegato che diventa direttore generale. Fi e An all?attacco: "Mangiati 15
anni di auto blu" All?indomani del vertice romano tra il sindaco Letizia
Moratti e il presidente del consiglio Berlusconi per discutere, tra le altre
cose, del destino degli scali di Malpensa e di Linate, a seguito dell?alleanza tra Alitalia e Air France, è la Sea, la società di gestione degli aeroporti,
a far discutere. Ad accendere la miccia della polemica, questa volta, la
questione dei vertici della partecipata, o meglio, il «caso Bonomi», presidente
e, dal 1° gennaio, direttore generale della Sea. Nomina che non è
piaciuta a nessuno, a partire dagli alleati fino all?opposizione. Compatti i
membri del parlamentino milanese gridano allo scandalo perché, con questa
manovra, si aggira di fatto la legge sui manager pubblici. Da dicembre scorso,
infatti, gli stipendi dei manager pubblici non possono superare il tetto
massimo di 250mila euro. Così il doppio stipendio di Giuseppe Bonomi, non era
più sostenibile: nella riunione del cda di Sea di metà dicembre il presidente
ha rinunciato all?incarico di amministratore delegato, a fronte del suo nuovo
stipendio «ridotto». Fin qui niente di male, si dirà. Passano quindici giorni e
voilà, Bonomi si ritrova assunto a tempo indeterminato come direttore generale
della società Sea rimanendo contemporaneamente ben saldo alla poltrona
presidenziale. Il suo nuovo stipendio, quindi, sale di 70mila euro circa,
arrivando a toccare la somma di 550mila euro, cui vanno aggiunti i compensi per
gli obbiettivi. Cosa significa? Un futuro assicurato per il presidente, che non
vede più oscillare il suo stipendio in base al raggiungimento degli obiettivi
e, soprattutto, «il posto sicuro». Fino allo scorso anno, invece, l?incarico
aveva validità di tre anni, rinnovabili. Certo Bonomi è uomo della Lega, ma la
nomina di direttore generale è stata presa - come spiega Sea - «d?accordo con
l?azionista di maggioranza per rendere, in una situazione così complicata per
la Sea, più stabile l?assetto di governo della società». I primi a fare
polemica contro la scelta del cda Sea, di cui Palazzo Marino è il principale
azionista, sono i rappresentanti della maggioranza. «Trovo corretto ed etico
che chi guida una società così importante guadagni quei soldi. Trovo bizzarro,
e comunque da non condividere, che vada ad assumere se stesso come ha fatto -
il commento del capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, Giulio
Gallera -. Trovo inoltre incoerente che questo riguardi un esponente di quella
parte politica che lo scorso anno ha costretto la nostra amministrazione a
rinunciare alle auto blu: con il suo stipendio Bonomi si mangia 15 anni di auto
blu. Quanto a coerenza non c?e che dire...». «Il sindaco avrebbe potuto
riflettere di più prima di chiedere ai milanesi il sacrificio che comporta lo
stipendio di Bonomi, una figura che poteva assumere quel ruolo a costi diversi
- il commento di Marco Osnato, consigliere comunale di An e presidente della
commissione Trasporti -. La Lega prima di fare esternazioni moralizzatrici
dovrebbe guardare alla trave nel proprio occhio». Segue a ruota l?opposizione,
con Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in consiglio comunale, che
richiama alla sobrietà: «Credo che vadano evitati, soprattutto in questo
periodo, gli eccessi. Sono convinto, infatti, che tutte le azioni dell?amministrazione,
in particolare in tempi crisi, debbano essere ispirate alla sobrietà, anche
nelle retribuzioni». «Trovo fuori dal mondo che Bonomi assuma se stesso -
attacca Basilio Rizzo, capogruppo della lista Fo -. In questo modo, peraltro,
con un?assunzione a tempo indeterminato Bonomi diventa illicenziabile. Il
sindaco non interviene su questo?». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
CLAUDIO SARDO Roma. La
Lega che mette in minoranza il governo sull'ordine del giorno Pd. I
parlamentari Pdl del Sud sempre più insofferenti per la propaganda leghista. Le
tensioni con Fini, e dunque con An, ancora non del tutto risolte. È stata ieri
una giornata difficile per il premier. Ma ad allarmarlo di più non sono state
le turbolenze di Montecitorio, quanto il messaggio lanciato dal governatore di
Bankitalia. Non che Berlusconi non conoscesse quella previsione sul Pil 2009
(-2%): il punto è che continua a fondare sull'ottimismo la sua strategia. E che
la «fiducia» (innanzitutto quella verso il governo, ha spiegato ai suoi) è
anche il suo principale antidoto alle fibrillazioni della maggioranza. Quella
percentuale negativa, invece, agita ora tutti gli spettri della crisi sociale.
E induce quindi a drammatizzare anche lo scontro politico, a cominciare da
quello Nord-Sud che agita sempre più la coalizione. Per questo Berlusconi ha
approvato il commento di Tremonti a Draghi. In privato ha aggiunto: «Troppo
pessimismo. Dobbiamo contrastarlo». Ma ha anche rinnovato l'impegno preso
l'altra sera con i deputati meridionali del Pdl: «Dobbiamo rafforzare le misure
contro la disoccupazione». Come dire che bisogna fare ancora di più di quanto
previsto dal decreto anti-crisi appena approvato a Montecitorio. Che poi è la
richiesta del Sud. La Lega di Bossi, in fondo, si agita per lo stesso motivo.
Ma tira la coperta corta del bilancio pubblico dalla parte opposta. Cioè verso
il Nord. Ieri la Lega ha mandato sotto il governo su un odg del Pd che consente
deroghe al patto di stabilità (quindi maggiori spese) ai Comuni nei limiti dei
residui di cassa ancora disponibili. E lo ha fatto contestando le risorse
concesse al Comune di Roma. Ormai Berlusconi è costretto ogni giorno a ricevere
le lamentele dei suoi dirigenti del Nord: «La Lega va a caccia dei nostri
voti». Ma il premier continua a risponde: «Bossi sta con me. Loro sventolano le
bandiere, ma a ben guardare non ci mettono neppure i bastoni tra le ruote».
Ecco le prove di Berlusconi: l'accordo Alitalia-Air France alla fine è passato,
sulle tasse per gli immigrati la Lega ha fatto una sostanziale marcia indietro,
anche lo sconto sull'energia elettrica soltanto per il Nord è stato cancellato.
Il ministro Raffaele Fitto, che è stato il mediatore tra i deputati del Sud e
Berlusconi, sta ora preparando una riunione con le Regioni per mercoledì
prossimo con l'obiettivo di destinare una quota dei fondi Fas agli
ammortizzatori sociali. È un'altra delle richieste del Sud. Ai suoi deputati
meridionali, comunque, Berlusconi ha suggerito di «fare più dichiarazioni» e di
opporre alla propaganda leghista una contro-propaganda meridionalista. Anche
perché altrimenti il Mpa di Lombardo finirà per diventare una forza
d'opposizione. Con conseguenze in Sicilia a cui Berlusconi non vuole neppure
pensare. I problemi con la Lega e la questione Sud sono anche parte delle
tensioni con An. Che si materializzano comunque sulla struttura del nuovo
partito. Berlusconi lo vuole leggero, come era Forza Italia. Gli uomini di An
vogliono invece un partito strutturato, con organi e regole interne. Oggi
Berlusconi andrà a pranzo da Fini alla Camera. Ieri Cicchitto ha riconosciuto a
Fini di svolgere il suo ruolo con spirito di imparzialità, sullo stile delle
Jotti. Nel Pdl avrà un ruolo di vertice, appena sotto Berlusconi: lo statuto lo
riconoscerà, ma lui non lo occuperà fino a scadenza del mandato.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Niente
sciopero, lunedì i voli della nuova Alitalia saranno
regolari. Confermata l'astensione dei dipendenti di Meridiana, con una lettera
inviata al ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli Filt Cgil, Fit Cisl e
Uiltrasporti hanno differito ad altra data lo sciopero del personale di Air
One. Il motivo
- spiegano i sindacati confederali - sta in una convocazione arrivata in extremis,
nel pomeriggio. È anche vero, però, che tra le associazioni di categoria
serpeggiava il timore di un flop. Lo stesso che inquieta gli iscritti del
sindacato autonomo dei lavoratori che però, per il momento, non ne vuol sapere
di ritirare lo sciopero. Così, tra i dipendenti della nuova Alitalia,
c'è chi quasi quasi spera in una precettazione ministeriale per evitare un
banco di prova che si annuncia difficilissimo. Di certo, i sindacati hanno
capito che il passaggio della compagnia da carrozzone pubblico ad azienda in
mano a imprenditori privati ha chiuso un'epoca, quella del consociativismo
sindacale e delle interferenze politiche. «Per noi è una Caporetto», dicono
senza mezzi termini in casa Sdl. Poi aggiungono: «Abbiamo tutti subito una
sconfitta storica. Siamo bastonati, piegati in due ma non tutti tra noi se ne
sono resi conto; alcuni si illudono come quelli della Prima Repubblica che
brindavano mentre tutto intorno crollava». «I veri sconfitti sono Anpac e
confederali - dice un dirigente sindacale - vale a dire chi gestiva un potere
dentro la vecchia Alitalia. Per noi autonomi cambia
poco, visto che non comandavamo. Ora Anpac e confederali se lo scordano di
poter dire a Sabelli "fammi questo" o "sistemami
quest'altro". E se l'Anpac piazzava i suoi nei posti da manager, nella
manutenzione non si muoveva foglia senza la Cgil, lo stesso nell'handling con
la Cisl: oggi tutto questo è finito». Rischia di finire anche la quotazione del
titolo Alitalia a piazza Affari. Borsa Italiana,
infatti, ha avviato la procedura di revoca dalla quotazione delle azioni
ordinarie e delle relative obbligazioni convertibili emesse dalla compagnia
della Magliana. Sempre caldo anche il fronte milanese. Ancora ieri il sindaco
Letizia Moratti s'è detta certa della «sostenibilità» del doppio hub. «La
prossima settimana - ha aggiunto il governatore della Lombardia Roberto
Formigoni - vedrò Colaninno e Sabelli». Solo allora se ne saprà di più. al.fa.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
16-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
102 le misure Bonus alle famiglie, sostegno alle imprese Le misure --> Bonus
famiglia, ammortizzatori sociali, ma anche norme salva Malpensa: le misure
anticrisi varate dal governo a fine novembre si avvicinano a diventare legge
dello stato. La Camera ha ieri dato il via libera e ora il testo passa
all'esame del Senato, che dovrà dare l'ok definitivo entro la fine del mese.
BONUS FAMIGLIA Una tantum da
( da "EUROPA ON-LINE" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
La Lega si astiene,
l?Mpa non vota. «Risorse scarse, Roma è più lontana» C?è la crisi, nord contro
sud il patto di stabilità si è rotto GIOVANNI COCCONI Prima la rivolta dei
sindaci del nord. Poi la Lega che si astiene e mette il governo in minoranza.
Infine l?Mpa che prima protesta per l?uso dei fondi europei e poi non partecipa
al voto. Più passano le ore e più è chiaro perché il governo sia dovuto
ricorrere al voto di fiducia sul decreto anticrisi. La coperta è diventata
troppo corta perché i fronti del nord e del sud restino in silenzio. Nessuna
crisi di governo alle porte, ma la faglia c?è, ora è visibile, e i venti della
crisi rischiano di allargare il solco che già divide Roma dalla periferia e una
parte del paese dall?altra. Lega e Mpa lo hanno capito e soffiano sul fuoco
della protesta, in vista della partita finale del federalismo fiscale. «La
crisi certamente radicalizza la contrapposizione tra nord e sud ? è l?opinione
del politologo Paolo Feltrin ? che è ormai trasversale agli schieramenti, ma la
spiegazione di queste tensioni è anche politica: la nascita del partito unico
di destra finisce per favorire proprio i partiti centrifughi e territoriali».
Lo storico asse Forza Italia- Lega sembra essersi rotto, e non solo nel Veneto
di Giancarlo Galan che pochi giorni fa ha radunato i fedelissimi in una cena
?alternativa? a quella tradizionale di Arcore. Giulio Tremonti non è più il
garante del patto del nord, anzi oggi nel ruolo di guardiano della spesa
rischia di diventare il parafulmine delle proteste contro i regali al comune di
Catania o le concessioni a Roma capitale. La nomina di Roberto Castelli a
viceministro per le infrastrutture continua a slittare, così come non è ancora
chiara la scala di priorità delle grandi opere. Anche il popolo delle partite
Iva, storico bacino elettorale del centrodestra, è irrequieto: la revisione
degli studi di settore, per esempio, è ancora lettera morta e il costo della
vita si fa sentire più al nord che al sud. «Io parlo la stessa lingua di
Formigoni e Chiamparino perché abbiamo gli stessi problemi: se si blocca il
motore si blocca il paese» tuona Galan. Simmetricamente il Movimento per
l?autonomia urla al «sacrificio» del sud, chiede certezze sull?uso dei fondi
strutturali europei e alla fine non vota con la maggioranza, nonostante
l?impegno preso in prima persona dal presidente del consiglio perché l?80 per
cento del Fas finisca al Mezzogiorno. «La crisi è indecifrabile e
imprevedibile. Per questo Tremonti si irrigidisce sui cordoni della spesa: non
vuole ripetere i suoi stessi errori di sottovalutazione del 2001-2002. Nord e
sud reclamano risorse ma lo sfiatatoio della spesa pubblica non c?è più» spiega
ancora Feltrin. «Non dimentichiamo che c?è il precedente del taglio dell?Ici ai
comuni ? ricorda Daniele Marini, direttore della Fondazione Nordest ? con la
crisi la domanda di welfare è cresciuta anche in regioni solidali come queste:
la popolazione invecchia e le pubbliche amministrazione temono di non riuscire
più a rispondere alle richieste future dei cittadini. Qui il tema
dell?autonomia è storicamente molto sentito e, in tempi di risorse scarse, si
sente che si vuole chiudere un occhio su Roma e si regalano soldi per Alitalia. Il federalismo fiscale non arriverà prima di
cinque anni e nell?attesa non si può restare con le mani in mano». Qualche
giorno fa anche il vicegovernatore del Veneto, il leghista Franco Manzato, ha
invitato regione ed enti locali alla rottura del patto di stabilità. Secondo
Feltrin, però, il Carroccio non arriverà allo strappo. «Almeno fino alle
regionali del 2010 starà un passo indietro anche perché il suo obiettivo resta
la presidenza di una regione, Veneto o Lombardia». Più Veneto o Lombardia? «Il
Veneto si agita ma il vero obiettivo potrebbe essere la Lombardia visto che i
vertici della Lega sono tutti lùmbard e il cambiamento degli equilibri anche
all?interno del partito sarebbe rischioso». Sui rapporti tra nord e sud non si
gioca solo il destino di questa legislatura. Ne va dell?unità nazionale, come
ha capito il capo dello stato. Quello che manca al governo è un Vanoni o un
Saraceno, un uomo del nord che lavori per il sud. «Tremonti ha capito di
essersi sbilanciato troppo in passato. ? dice Feltrin ? In realtà fino ad oggi
il vero garante dei rapporti tra nord e sud è stato Berlusconi stesso, che ha
saputo prendere voti ovunque. Il problema è che non tocca al sud risolvere i
problemi del sud perché non è in grado di farlo. Chi se ne farà carico
risolverà il problema della crisi e del paese».
( da "EUROPA ON-LINE" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
E Berlusconi se ne
frega WALTER VELTRONI La camera ha votato per la decima volta la fiducia a un
governo che ha varato trenta decreti, contro i diciotto che, nello stesso
periodo, aveva varato il governo Prodi. La questione di fiducia è stata posta
in presenza di 115 emendamenti, 63 della maggioranza e 28 dell?opposizione.
Dunque, evidentemente per affrontare il problema che gli interventi che abbiamo
ascoltato in aula hanno squadernato, ossia le divisioni nella maggioranza. Il
presidente Fini ha correttamente richiamato la centralità del parlamento, non
presentandosi ? per le ragioni alle quali ho appena fatto riferimento ? le
condizioni istituzionali minime per le quali si possa impedire al parlamento di
votare un provvedimento di questa importanza, in un momento così drammatico per
il paese. SEGUE A PAGINA 9 E Berlusconi se ne frega WALTER VELTRONI segue dalla
prima La cosa ancora più paradossale è che questa maggioranza gode di un ampio
consenso parlamentare. Potrebbe approvare i provvedimenti ? tanto più in
presenza di un?opposizione (tutte le opposizioni) assolutamente responsabile,
specie su materie come questa ? con le proprie forze. Invece, molto prima di
quanto si potesse immaginare, stanno manifestandosi profonde divisioni. So
benissimo che si potrebbe obiettare che analoghe divisioni esistono nelle
opposizioni, ma questo è più naturale: quando una forza perde le elezioni è
ovvio, naturale e fisiologico che discuta, si confronti e ricerchi le vie per
vincere le successive. Ma chi ha vinto le elezioni dopo pochi mesi appare
diviso sulle questioni fondamentali del paese: la giustizia, l?immigrazione, la vicenda Alitalia (...). Ma le persone che ci ascoltano credo guardino a questo
come a qualcosa che probabilmente riguarda più noi che loro, perché gli italiani
sono attraversati in questo momento da una drammatica emergenza sociale la cui
sottovalutazione, durata per troppi mesi, è inaccettabile e insopportabile.
Lo sanno gli imprenditori, piccoli e medi, del nostro paese, che in questo
momento stanno decidendo se andare avanti, spesso costretti a dover rinunciare
all?apporto di collaboratori che sono cresciuti e hanno fatto l?azienda insieme
a loro. Lo sanno le famiglie, che devono decidere se poter reggere il livello
di vita avuto fin qui o selezionare, come stanno facendo, gli acquisti e le
spese. Lo sanno gli operai e i lavoratori che stanno perdendo il lavoro, spesso
persone di cinquant?anni la cui vita si è consolidata, hanno contratto mutui,
hanno impegni con il resto della famiglia e si trovano nella condizione
drammatica di non poter garantire alla loro famiglia un futuro e una sicurezza.
I dati sono di fronte a noi. Mi sarei aspettato la presenza del presidente del
consiglio o del ministro dell?economia: sarebbe stato un minimo atto di
responsabilità e rispetto nei confronti di un parlamento al quale viene chiesto
di votare questo provvedimento in questo modo. Il presidente del consiglio
disse che questa crisi finanziaria non avrebbe avuto effetto sull?economia
reale. La produzione industriale a novembre è calata del 12,7 per cento e del
46 per cento nel settore dell?auto, tre imprese su quattro faticano ad avere
linee di credito, 60 mila esercizi commerciali hanno chiuso, a dicembre il
numero delle ore di cassa integrazione è cresciuto del 526 per cento. Ci sono
migliaia di persone a casa per una settimana o due mesi, che prenderanno il 20
per cento in meno di un salario già del tutto inadeguato. C?è una riduzione dei
consumi ancora oggi dimostrata dall?Istat, ci sono 7 milioni di dipendenti
privati e 2 milioni di precari, che se perdono il lavoro sono a zero euro.
Vorrei richiamare l?attenzione di tutti noi sui precari. Il presidente del
consiglio in campagna elettorale disse che i precari non erano il problema
principale. Per due milioni di persone, che hanno trentacinque o quarant?anni,
che hanno fatto decine di contratti, c?era la prospettiva della stabilizzazione
del lavoro, che teneva in vita un?aspettativa di vita molto complicata, perché
vivere con 700- 800 euro al mese con contratti di sei mesi, interrotti magari
da pause di tre, non è facile. Ma adesso la prospettiva non è più la
stabilizzazione, ma la perdita del lavoro, visto che le imprese tagliano per
primi proprio i precari. La social card appare per quello che è: una gigantesca
presa in giro dei pensionati e degli anziani. Per 200 mila anziani non c?è una
possibilità, senza considerare l?umiliazione racchiusa nelle pratiche
burocratiche e nella stessa concezione di uno strumento che sarebbe stato molto
più facilmente sostituibile con un piccolo intervento a sostegno delle pensioni
più deboli. Questo governo ha sprecato soldi: li ha buttati con il
provvedimento sull?Ici, che ha consentito di non pagare a persone che avrebbero
potuto permetterselo; con l?Alitalia, che il Financial
Times ha definito «l?inglorioso imbroglio» e che ci è valso sui giornali
francesi titoli ironici rivolti al presidente del consiglio, che lo
ringraziavano per aver praticamente regalato ad Air France ciò che prima Air
France avrebbe dovuto acquistare accollandosi debiti che invece gli italiani
devono pagare. Il quadro generale è questo. Basta leggere l?articolo di Luca
Ricolfi, un osservatore tradizionalmente attento all?obiettiva valutazione dei
fatti: è aumentato ancora di altri due giorni il tax freedom day, le tasse nel
2009 aumentano invece che diminuire, la criminalità ha raggiunto i massimi
storici e gli sbarchi degli immigrati sono raddoppiati. Questa è la differenza
tra promesse e realtà. Avremmo bisogno di un grande piano: in Germania hanno
investito ora 50 miliardi per i prossimi due anni, 31 li hanno investiti nello
scorso autunno, hanno creato un fondo di 100 miliardi per le imprese; in
Francia 24 miliardi di euro; in Gran Bretagna 20 miliardi di euro (...). È una
crisi non certo attribuibile alla responsabilità di questo governo per la sua
natura e dimensione globale, ma alla responsabilità di questo governo è
attribuibile il fatto di non avere un?idea per portare il paese fuori dalla
crisi e farlo ripartire e rinascere. Come ha detto il presidente Napolitano, la
crisi può essere una grande occasione di sviluppo e giustizia sociale. Di qui
le proposte del Pd: estendere gli ammortizzatori sociali, prima con un fondo e
poi con un sussidio unico di disoccupazione che consenta di fronteggiare la
disoccupazione quando questa riguarda lavoratori o lavoratori precari che hanno
perduto il lavoro; sostenere i redditi, attraverso la dote fiscale e l?aumento
degli assegni familiari; aiutare le imprese. È stato approvato un nostro ordine
del giorno: la pubblica amministrazione paghi i debiti che ha nei confronti
delle piccole e medie imprese, le aiuti in un momento di particolare
difficoltà, e si favoriscano le imprese per l?accesso al credito. Quando questa
crisi cominciò, a me come leader del maggiore partito di opposizione capitò di
dire ciò che hanno detto i miei colleghi leader dell?opposizione,
indipendentemente dagli schieramenti, in tutti i paesi europei, e cioè la
disponibilità a concorrere per affrontare una crisi che riguarda milioni di
italiani, e lo abbiamo fatto con le nostre proposte. La risposta del presidente
del consiglio fu in tre parole, che nella storia di questo paese hanno un
significato che fa gelare il sangue nelle vene. La risposta fu: me ne frego. In
fondo è proprio questa la differenza più chiara e netta, la profonda differenza
che esiste tra noi.
( da "Secolo XIX, Il" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Turismo? La Genova
industriale era più aperta alberto gagliardi La decisione di Cai di volare
dall'aeroporto di Genova per Roma con sette costosissimi collegamenti
quotidiani, al posto dei nove-dieci offerti
complessivamente dai "vecchi" vettori Alitalia ed Air One, e di ridurre fortemente il presidio di personale in
città non solo declassa ulteriormente il Cristoforo Colombo, ma pone ancora una
volta in evidenza la debolezza del capoluogo ligure e la fragilità del
trasporto aereo nazionale. È evidente che l'intera operazione Cai ha in
primo luogo corrisposto ad esigenze finanziarie-bancarie per cercare di salvare
il salvabile dell'ex Alitalia e di sottrarre a morte
certa la disastrosa esperienza di AirOne e dell'imprenditore Toto. Ma
ovviamente non potevano mancare le contraddizioni politiche grandi e piccole
legate al perenne privilegio riservato, anche in questo caso, alle richieste di
Roma e del Sud rispetto al resto del Paese: massacrati gli aeroporti lombardi a
favore di Fiumicino, scali come Palermo e Reggio Calabria non hanno sofferto i
tagli di personale patiti da Genova. Tuttavia le scelte riduttive del
"nuovo" vettore, la cui matrice francese non potrà non favorire in
prospettiva l'aeroporto di Nizza, sono state facilitate dalla limitata capacità
di alimentazione dei voli che il bacino di utenti ligure è oggi in grado di
offrire. Genova, infatti, non è solo diminuita drasticamente nel numero dei
suoi abitanti, ma ha perso la sua connotazione industriale tradizionale e non è
stata in grado, anche per scellerate decisioni romane, di salire sul treno
dell'high tech e dei centri direzionali aziendali. Con un porto sempre bloccato
da lacci e laccioli di ogni genere, la nuova vocazione produttiva della città,
identificata dopo anni di boicottaggi nel turismo, non si è ancora espressa.
Eppure ci sono state le Colombiane, il G8 del 2001 e la Capitale Europea della
cultura: eventi che hanno garantito copiosi finanziamenti statali e che hanno
permesso un certo remake urbanistico ed edilizio. Ma non si è stati capaci di
utilizzare gli aiuti dello Stato per creare le "precondizioni" per
agevolare il decollo di una nuova stagione turistica, anche se negli ultimi
tempi qualcosa si sta muovendo. I turisti esigono infatti un sistema efficiente
di accessibilità stradale e ferroviaria, oltreché aerea; un'organizzazione
alberghiera strutturata su diverse fasce di prezzo; un sistema commerciale
dinamico e pronto ad accogliere i turisti anche alla domenica e anche ad
agosto, un calendario di manifestazioni articolato. La realtàè sotto gli occhi
di tutti. Di "bretelle" autostradali e di terzo valico ferroviario se
ne parla da decenni senza aver concluso nulla; il sistema alberghiero si è
rinnovato prevalentemente su fasce di prezzo alte; i negozi sono strozzati da
anonimi centri commerciali; i ristoranti non derogano mai dai giorni di
chiusura; il calendario delle manifestazioni è quasi tutto ancorato ad eventi,
come Salone nautico ed Euroflora, concepiti negli anni Sessanta. Non è
sufficiente evocare la Genova di De André, anche se si tratta di un'iniziativa
molto positiva. Sotto questi aspetti, a ben pensarci, la Genova industriale
degli anni Sessanta possedeva una serie di precondizioni per lo sviluppo del
turismo maggiori e migliori di quelle attuali. Il sistema autostradale era
all'avanguardia per quei tempi; le ferrovie offrivano molti più collegamenti di
adesso; le Riviere arricchivano la capacità ricettiva con pensioni economiche,
affitti stagionali, seconde case; molti piccoli negozi, che non soffrivano
ancora la spietata concorrenza dei centri commerciali, modulavano gli orari di
apertura sulle esigenze dei clienti; il calendario delle manifestazioni era più
ricco (basti pensare ai Balletti di Nervi) e di qualità indiscussa. Per non
parlare del Teatro Stabile di Chiesa e Squarzina. E il Festival di Sanremo era
davvero una vetrina internazionale. Ma allora la parola d'ordine era "no
alla città dei camerieri" e oggi vanno in scena soprattutto scioperi e
folklore carnevalesco. È pertanto perfettamente inutile addebitare al solo
aeroporto una presunta incapacità di marketing, fino a quando latitano in tutta
la città basilari precondizioni per lo sviluppo dell'accoglienza turistica.
Pensiamo a un visitatore che, per caso, scende sotto la Lanterna proveniente da
Londra: appena arrivato al Colombo, se non vuole attendere per oltre un'ora il
Volabus, deve spendere per un taxi che lo porta in centro l'equivalente del
biglietto aereo andata e ritorno dalla capitale inglese. E quando sarà in città
dovrà alloggiare in alberghi costosi, pranzare in ristoranti altrettanto
costosi e fare shopping in anonimi centri commerciali. Se poi, com'è facile,
sceglie Genova per un week-end, allora potrà segnare sulla sua agenda più le
porte di locali, ristoranti, musei chiusi che quelli aperti. Ma Genova sconta
anche la debolezza del sistema italiano di trasporto aereo che, dalla
liberalizzazione europea, avvenuta nel 1997, non ha saputo far di meglio che
frenare lo sviluppo del libera concorrenza. Il vero e proprio "accanimento
terapeutico" attuato dal 1998 da tutti i Governi italiani di sinistra e di
destra per salvare la decotta Alitalia è costato ai
contribuenti diecimila miliardi delle vecchie lirette e ha avuto per solo
effetto di generare una Cai assai fragile (quasi un aborto), di fagocitare la
derelitta Air One, consegnare Air Dolomiti a Lufthansa, marginalizzare
Meridiana. Se oggi, non solo a Genova, ma in tutti gli aeroporti regionali
italiani, è difficile radicare una vera concorrenza sulle tratte nazionali, lo
si deve a un decennio di scelte protezionistiche errate. Alberto Gagliardi,
vice-presidente del consiglio comunale di Genova (Pdl), è stato sottosegretario
agli Affari regionali. 17/01/2009
( da "Repubblica, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
III - Roma La Iata: previste perdite superiori al 2008 Alitalia, la Regione
anticipa la Cig servizio a pagina XI SEGUE A PAGINA XI
( da "Repubblica, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina XIII - Roma Alitalia, la Regione anticipa la Cig E la Iata lancia
l´allarme: nel 2009 per le compagnie perdite 10 volte superiori A Fiumicino un
generatore a gas assicurerà l´85% dell´energia utile per tutto lo scalo MARIA
ELENA VINCENZI La crescita dell´aeroporto di Fiumicino passa per l´energia
rinnovabile. Due gli step previsti che andranno di pari passo
all´ammodernamento delle piste e delle tecnologie per ridurre il più possibile
le emissioni di anidride carbonica. Il primo, all´inizio di marzo, sarà
l´attivazione di un impianto di cogenerazione a gas in grado di fornire l´85
per cento dell´elettricità necessaria a tutto lo scalo. Tre enormi motori Rolls
Royce a metano, le cui due torri-cisterna per l´accumulo di acqua calda per gli
impianti di condizionamento sono già visibili a lato del nuovo Terminal 5,
costati 25 milioni di euro e capaci di garantire 2,7 megawatt l´anno, quasi per
intero il fabbisogno del Leonardo da Vinci. Adr continuerà ad acquistare
energia da altre fonti, ma, assicurano, in misura sempre minore e solo in caso
di aumento straordinario dei consumi. Due gli obiettivi di questo investimento:
ottenere meno emissioni inquinanti e garantire allo scalo autonomia energetica
per evitare interruzioni di energia e black out. Una scelta dovuta anche alla
situazione elettrica locale: un tempo la linea che alimentava l´aeroporto era
tutta dedicata allo scalo, oggi si sono aggiunti i consumi del Parco Leonardo,
della Nuova Fiera di Roma e dell´Interporto. E Adr si autoprotegge. Inizieranno
tra due o tre mesi i lavori per uno dei più grandi impianti fotovoltaici
d´Italia che verrà costruito sui terreni di proprietà di Adr. Dieci ettari
dedicati all´energia solare che dovrebbero essere situati nei pressi dei
parcheggi a lunga sosta: dettagli ancora da definire con Acea con cui il
gestore dello scalo ha questa join venture. L´energia prodotta, con un
potenziale stimato di 2,7 megawatt all´anno, non servirà allo scalo, ma verrà
immessa nella rete. Il direttore generale di Adr, Franco Giudice, ha definito
quella del fotovoltaico una «scelta etica che punta al sostegno dell´ambiente e
non al guadagno economico». I progetti "verdi" di Fiumicino sono
stati presentati ieri da Giovanni Bisignani, direttore generale della Iata, che
ha previsto un 2009 «eccezionalmente difficile» per le compagnie europee che,
ha detto, subiranno perdite 10 volte superiori a quelle del 2008. Nelle stesse
ore Regione, Comune e Provincia, ai massimi livelli, si
incontravano intorno a un tavolo istituzionale per concordare gli interventi
per il caso Alitalia. Il
presidente Marrazzo ha detto che la Regione garantirà l´erogazione di 3 milioni
di euro di anticipazione per la cassa integrazione per gli ex lavoratori Alitalia, per la durata di 5, 6 mesi. I
primi assegni saranno erogati il 21 gennaio. La Regione, attraverso
Unionfidi, impegna 50 mila euro come garanzia degli interessi che matureranno.
Altri 50 milioni la Regione li chiederà al governo in deroga per il sostegno
dei circa 9 mila lavoratori dell´indotto che non sono coperti dalla cassa
integrazione. SEGUE A PAGINA VI
( da "Unita, L'" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Quando il governo
tentò di sottrarre i fondi dell'Europa Il tentativo di togliere alla Sardegna i
contributi destinati alle zone svantaggiate fu bloccato dalla reazione delle
regioni Ancora nessuna traccia dei 7 milioni promessi dopo l'alluvione Quelli
del Piano Marshall per la Sardegna appena tre mesi fa provarono la grande
rapina all'isola. Il governo Berlusconi voleva mettere le mani sui soldi che
l'Unione europea destina alle zone svantaggiate, i cosiddetti fondi Fas. Una
somma considerevole, 13 miliardi di euro (in arrivo da Bruxelles entro il 2013)
che il governo aveva dirottato nel "fondo infrastrutture strategiche"
predisposto per l'approvazione definitiva del Cipe, nell'ottobre scorso. Soldi
utili per mandare avanti alcune grandi opere, soprattutto al nord. Per questo
il governo aveva annullato i precedenti finanziamenti, mettendo a rischio
perfino le infrastrutture per il G8 della prossima estate alla Maddalena. Un
appuntamento voluto da Prodi e che Berlusconi cercò di trasferire a Napoli.
Furono i presidenti delle Regioni - tutti, nord, centro, sud, di sinistra, di
destra - che imposero al governo la retromarcia sui fondi Fas. Oltre agli
stanziamenti per il G8 (più di 300 milioni), c'era in ballo la partita sulle
strade del nord, soprattutto la Sassari-Olbia, per la quale l'Europa aveva
stanziato 522 milioni. Già nel 2005 i soldi "divisero" governo e
regione, che si fronteggiarono sull'applicazione di una norma costituzionale,
l'art. 119, rinnovato in senso federalista. Nel dicembre di quell'anno
diecimila sardi manifestarono a Roma chiedendo che la Regione potesse
compartecipare al gettito dei tributi maturati nel territorio. Il governo
Berlusconi prese tempo. La maggioranza che sosteneva Soru riuscì a modificare
lo statuto speciale e dal 2007 - con il governo Prodi - la Sardegna ha potuto
giovarsi di quest'entrata. Per tornare ad oggi, il "generoso"
esecutivo nicchia persino nell'erogazione dei contributi destinati alla
riparazione dei danni provocati dal maltempo che ha colpito l'isola, con
epicentro a Capoterra, dieci chilometri ad ovest di Cagliari. Una zona dove
l'editore Sergio Zuncheddu e la famiglia del sindaco del capoluogo Emilio
Floris - grandi elettori di Berlusconi - avevano realizzato grandi affari
immobiliari. E attorno alla quale si è poi costruito in modo incontrollato.
L'alluvione, lo scorso 22 ottobre, ha colpito soprattutto abitazioni edificate
da privati sul greto di un fiume. Per quei danni la Regione Sardegna ha
stanziato 50 milioni, già in parte adoperati per ricostruire e assicurare le
vittime. Lo Stato ha "promesso" 7 milioni, ma ancora non ce n'è
traccia. Gli effetti del clima elettorale si sono avvertiti anche nella vicenda
della Tirrenia, la compagnia di navigazione parastatale che riceve corpose
sovvenzioni pubbliche (50 milioni l'anno), e che di fatto ha eliminato la
possibilità di concorrenza per il servizio di trasporto via mare fra l'isola e
la terraferma. Una situazione contro la quale la giunta Soru si è battuta con
lo scopo di aprire il mercato e favorire condizioni più vantaggiose per lo
sviluppo dell'economia regionale. Il governo alla fine ha
annunciato la fine delle sovvenzioni alla Tirrenia e l'avvio della
privatizzazione, ma ancora non ha dato seguito al proposito, forse spaventato
da una nuova vicenda-Alitalia, con le "grane" sindacali (il carrozzone occupa quasi
4 mila lavoratori) e i buchi di gestione da ripianare. A un mese dal voto
sarebbe stato troppo impopolare.
( da "Repubblica, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina V - Milano Il
nuovo direttore ha accettato a una condizione: massima autonomia nella gestione
Sala, per il Comune un manager cresciuto alla scuola della Pirelli GIOVANNI
PONS (segue dalla prima di Milano) Più di 3 milioni di euro nel 2004, 2,5
milioni nel 2005 e 5,6 milioni nel 2006, anno dell´uscita con tanto di succosa
buonuscita. I 250mila euro che prenderà da martedì non gli cambieranno dunque
la vita e ci piace pensare che abbia accettato l´incarico per spirito di
servizio. Cinquantenne laureato alla Bocconi, Sala ha come riferimento
culturale e manageriale la Pirelli plasmata da Leopoldo, di cui ricorda con
nostalgia la lettera d´addio in cui ringraziava i dirigenti per il lavoro
svolto. Eleganza d´altri tempi. Sala entrò in via Negri nel lontano 1983,
neolaureato, assunto da Ludovico Grandi e Filiberto Pittini, e ci restò per i
successivi 19 anni, fino a quando Marco Tronchetti Provera gli chiese di
scendere in Telecom a fare il direttore generale della rete fissa, ma
soprattutto a tenere d´occhio quel cavallino rampante di Riccardo Ruggiero. Nel
corso degli anni Sala si è guadagnato anche la stima di Bruno Ermolli, il
consulente factotum di Silvio Berlusconi, e pare sia stato lui a segnalarlo
all´attuale sindaco per la non facile poltrona di direttore generale. Una poltrona
su cui sedeva fino all´estate scorsa Giampiero Borghini anche se in realtà
l´uomo di fiducia del sindaco è stato negli ultimi tempi Paolo Glisenti. Ora
Sala ha avuto assicurazioni dalla Moratti che Glisenti si occuperà
esclusivamente di Expo e che avrà massima autonomia nel rendere più efficiente
la macchina comunale, che conta qualcosa come 15mila dipendenti. Certo si
troverà sul tavolo alcune patate bollenti che hanno creato più di un problema
alla gestione Moratti, a partire dai derivati stipulati con alcune banche
d´affari, e che hanno rappresentato il cavallo di battaglia dell´opposizione.
Si dovrà poi dare una scossa alle partecipazioni in alcune aziende chiave per
l´economia milanese e lombarda. Da A2A, il polo energetico del nord, luogo in cui
vengono consumati i dissapori di un matrimonio alla pari con i bresciani, per
passare alla Sea e alla grana Linate, che i nuovi gestori
di Alitalia vorrebbero
ridimensionare a navetta Milano-Roma. Poi c´è l´Atm, dove Elio Catania non è
riuscito a imprimere una svolta significativa, l´Amsa, le Metropolitane e una
quota nella Serravalle che ai tempi di Albertini fu oggetto di grande dispute
con Ombretta Colli, allora presidente della Provincia. Il city manager,
si sa, è uno snodo chiave in termini di potere e denaro: sempre ai tempi di
Albertini molti si ricordano la disinvoltura con cui Stefano Parisi sottopose
al sindaco la firma sul progetto Metroweb-e-Biscom che assegnò al tandem
Scaglia-Micheli la possibilità di utilizzare i cavidotti milanesi allora di proprietà
dell´Aem. Oggi Scaglia vive a Londra con in tasca 800 milioni di euro e Parisi
è da due anni il superpagato amministratore delegato di Fastweb. Sala - che per
via del suo curriculum passa per essere un manager con i piedi piantati per
terra - non dovrà farsi tirare per la giacchetta. Quando era in Telecom faceva
il pompiere, cercando di spegnere i fuochi d´artificio che Ruggiero accendeva
nel conto economico e poi sottoponeva a Tronchetti, e proprio per questo suo
realismo è stato sacrificato su quell´altare. Oggi rientra in pista dopo un
paio d´anni lontano dai riflettori e speriamo che abbia mantenuto
quell´understatement caro alla Pirelli di Leopoldo che gli permetterà di
lasciare la politica e le correnti berlusconiane fuori dalla porta.
( da "Repubblica, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina X - Milano
Una città da due milioni di anime in pena "Perché lei è così angosciato
dall´idea di vivere in un luogo da duemilionidiabitanti, dove sarà difficile
non camminarci sui piedi?" Caro dottor Colaprico, lo confessi, lei è
invidioso. Come direbbe Lui, la sua è un´invidia di classe. Addirittura un´invidia
preventiva. Non per qualcosa che altri hanno, ma per qualcosa che potrebbero
avere. Lei, da veteroidealista, è angosciato dall´idea di dover vivere in una
Milano da "duemilionidiabitanti", quando sarà veramente difficile non
camminarci sui piedi, e se la prende, già oggi, con quelli che aspirano a stare
meglio: gli abitanti di Paolo Sarpi. Pensi, invece, alla città da
"duemilionidiabitanti", quando finalmente la smetteremo con quei
mortificanti paragoni con Barcellona o Amburgo, se non addirittura con Lione,
Francoforte o Zurigo (aeroporti a parte), e potremo misuraci con realtà
significative come Medellin, Sana´a, Zhengzhou, Kartoum. Con qualche
trucchetto, se non nevicherà, potremmo anche uscirne vincenti. Provi, almeno, a
immaginare una moralizzatissima Milano da "duemilionidiabitanti" dove
forze dell´ordine ci proteggeranno da prostitute deambulanti, nessuno tirerà di
coca in pubblico, non ci saranno più barboni e nomadi se non regolarmente
schedati, gli immigrati potranno sfoggiare le loro abbronzature per la modica
spesa di un permesso di soggiorno e i graffitari marciranno in galera. Provi a
sognare tutto questo e si renderà conto che l´agognata "swissetown"
di Paolo Sarpi altro non è che la prima pietra di questo sogno. Dottor
Colaprico, dottor Colaprico, adesso si svegli e torniamo con i piedi per terra,
non mi avrà preso sul serio! Giuseppe Siciliano In questa Milano di storditi,
caro signor Siciliano che mi ha regalato questa bella e divertente lettera,
ormai prevalgono le tribù: i politici, gli sfigati, i graffitari, i festaioli,
ognuno che si fa gli affari suoi, o che crede nei suoi sogni. Sì, via Paolo
Sarpi che si percepisce come una possibile Svizzera e viene crocifissa da
quella "zona a traffico limitato" (che per ora pare un carcere) per
me è simbolica della necessità di dire a Letizia Moratti: "Cara signora,
si svegli, per favore, che ci sta spaventando". Diceva il giudice Giovanni
Falcone: "Per capire le persone, non badare mai alle parole che dicono,
bada ai fatti concreti, alle azioni che commettono". è guardando ai fatti
che si riesce a distinguere il mafioso dall´onesto, ma persino il collaboratore
prezioso dal semplice servo sciocco, l´alleato serio dal manigoldo. I fatti
dunque. Alitalia con Lufthansa,
come no, abbiamo visto, Malpensa e il Nord ringraziano. L´Expo "è tutto
pronto", non si mettono d´accordo manco sui soldi da dare agli amici del
consiglio d´amministrazione della società che deve gestirlo. La neve
"siamo stati bravi". Tra finte emergenze e mezzi pubblici alla
deriva, quali sono dunque i "fatti" di Letizia Moratti dopo più di
due anni a Palazzo Marino? Qualcuno ci aiuta a scoprirlo, per favore? Se
continua così, spunterà dal cemento una città da due milioni non di abitanti,
ma di anime in pena. Ops, quasi tutte in pena. Tranne quelle "legate"
ai costruttori: quelle sì che staranno meglio.
( da "Repubblica, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
I - Genova Il Carlo Felice come l´Alitalia Il Carlo
Felice come l´Alitalia? Ce lo siamo chiesti negli scorsi
mesi, sebbene i tratti in comune fra un teatro lirico e una compagnia aerea
siano scarsi, quando l´uno e l´altra stavano scivolando di pari passo verso il
baratro. Purtroppo l´analogia non era infondata. L´Alitalia,
che nel passato era la simpatica compagnia di bandiera, non c´è più: c´è un
surrogato che prima o dopo diventerà un prolungamento di Air France. E il Carlo
Felice sta perdendo (salvo ripensamenti dell´ultima ora) i più importanti fra i
suoi sponsor. Le due vicende di cui stiamo parlando sono perniciose per Genova.
Ma all´origine di queste sventure c´è un malanno nazionale, che si può
riassumere in un unico concetto: il malgoverno. Cioè l´incapacità di governare,
di dirigere, di amministrare. Non sappiamo governare una nazione; e non
sappiamo neanche amministrare una compagnia aerea o un teatro. Per rimanere
nell´ambito del Carlo Felice: sarebbe stato auspicabile che le parti in causa
sempre si riunissero al principio dell´anno (o della stagione), che prendessero
atto delle risorse disponibili, che ne decidessero l´uso, per poi svolgere
ciascuno il suo lavoro. Abbiamo avuto invece dispute, controversie,
recriminazioni, accavallamento di funzioni, sconfinamenti, tutte follie che
sfociavano inesorabilmente nello sciopero. Come i voli cancellati all´ultimo
momento. E adesso? Genova senza un grande teatro. Biglietti aerei Genova-Roma a
cinquecento euro. Dice il poeta: tutti i peccati si scontano su questa terra.
Li scontiamo noi, sfortunati cittadini di questo paese. E di questa città, che
non trova più se stessa.
( da "Riformista, Il" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Le
notizie All'Alitalia sindacati preparano nuove proteste
A pochi giorni dalla nascita, le questioni da risolvere riguardo alla nuova Alitalia rimangono. C'è
per esempio la cessione del cargo ad Alis, che - secondo il commissario
straordinario della bad company, Augusto Fantozzi - è questione di pochissimo
tempo.
Rimangono poi le richeste tanto di Malpensa quanto di Fiumicino. Per quanto
riguarda l'aeroporto milanese (penalizzato dalla nuova Alitalia),
lunedì è previsto un incontro tra i vertici Cai e il governatore della
Lombardia, Roberto Formigoni. Non va meglio a Fiumicino dove i sindacati
confederali denunciano il mancato rispetto degli accordi sui criteri di
assunzione da parte della cordata e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno,
propone di creare una cabina di regia per dare un'alternativa a tutto l'indotto
e ai lavoratori che non sono stati riassunti dalla Cai ed evitare così una
crisi occupazionale ed economica. Trichet, no al tasso zero. La Bce ha spazio
per nuovi tagli, ma non non sta pensando di adottare una politica dei tassi
zero. Lo ha detto il presidente dell'istituto di Francoforte, Jean Claude
Trichet, all'indomani della decisione di ridurre il costo del denaro al minimo
storico del 2 per cento. «Se mi chiedete - dice Trichet in un'intervista alla
rete giapponese NHK - il 2 per cento è il minimo su cui vi attesterete?
Rispondo no. Se la domanda è: andrete a quota zero? Rispondo no». Citigroup in
rosso. Il colosso bancario americano Citigroup ha annunciato una perdita di 8,9
miliardi di dollari nel quarto trimestre, superiore alle attese degli analisti
e ha varato un radicale piano di ristrutturazione, che prevede lo scorporo dei
settori più esposti alla crisi finanziaria. Male anche Sony Ericsson. La
joint-venture nippo-svedese della telefonia cellulare ha riportato una perdita
netta di 187 milioni di euro nel quarto trimestre 2008, contro utili di 373
milioni di euro incamerati nello stesso periodo del 2007. «Prevediamo un
peggioramento continuo anche nel 2009, soprattutto nel primo semestre» ha
commentato Dick Komiyama, presidente di Sony Ericsson - Tassara, debito
congelato. È divenuto efficace da giovedì l'accordo di congelamento del debito
sottoscritto dalla Carlo Tassara del finanziere Romain Zaleski con le banche
finanziatrici il 19 dicembre scorso. L'accordo prevede la conferma di tutte le
linee di credito già messe a disposizione con il conseguente impegno, per un
anno, a non esigere il pagamento dei crediti a esse relativi. 17/01/2009
( da "Repubblica, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina VI - Firenze
Meridiana dimezza i dipendenti a rischio 38 posti di lavoro Vertenze alla Rati
e a Per sempre arredamenti ILARIA CIUTI MERIDIANA, a Firenze 38 posti di lavoro
a rischio sui 145 per i quali la compagnia aerea ha già aperto la procedura di
mobilità. Una decisione contro cui ieri la Filt-Cgil ha opposto una ferma
levata di scudi: «Possiamo confrontarci sul contratto aziendale che deve essere
rinnovato ma non accetteremo un solo licenziamento ingiustificato. Meridiana
non è in crisi». Il sindacato chiede che Regione, Provincia e Comune
intervengano urgentemente. Alla Rati, i 14 lavoratori dell´azienda fiorentina
di aerofotogrammetria, un tempo fortunata ma adesso in difficoltà, hanno
scioperato ieri l´intera giornata per protestare contro il licenziamento di due
di loro dopo le proteste perché da quattro mesi non arriva lo stipendio. I
dipendenti di Per sempre arredamenti di Calenzano hanno scioperato giovedì
scorso e promettono ulteriori agitazioni dopo che l´azienda di mobili ha deciso
di chiudere e proporre ai suoi dipendenti, non più il licenziamento, ma il
trasferimento o a Genova o a Fiano romano: «Un auto licenziamento forzato»,
commentano i sindacati. Sono le tre ultime vertenze a Firenze e dintorni. Il
2008 si era chiuso con le preoccupazioni della crisi, il 2009 non si è
risvegliato meglio. Ma la crisi, secondo la Filt-Cgil, è solo un pretesto per
Meridiana «L´azienda che ha una partecipazione del 15% in Adf, la società
dell´aeroporto di Peretola, sta facendo utili da anni e anni, ha ultimamente
investito per ricapitalizzare Euroflay e aveva assunto a settembre 12 persone,
non è in crisi», dichiarano sia Alessio Ammannati della segreteria Filt che i
delegati degli assistenti al volo Meridiana, Roberto Pesaresi e Alberto
Valentini, come l´assistente al volo Massimiliano Marchese. Meridiana ha aperto
la procedura di mobilità il 13 novembre ma nel frattempo la trattativa
sindacale non ha fatto un passo avanti, anzi si è specificato il numero dei
licenziandi a Peretola e in vista dell´incontro previsto al ministero il 31
gennaio i sindacati hanno deciso di uscire allo scoperto. Fanno sapere,
oltretutto, che i 38 che rischiano il licenziamento a Peretola, la metà di
tutti i dipendenti a Firenze, fanno tutti parte del personale di volo e che la
loro assenza costringerebbe a tagliare anche i voli. «Meridiana - protesta la
Filt- non può ricalcare i metodi usati da Alitalia, anche perché non ha alle spalle anni di disastri
organizzativi», protesta il sindacato che si dichiara pronto a trattare sul
contratto aziendale collettivo, «viste le difficoltà dei tempi e l´aggressività
dei concorrenti stranieri», ma dichiara di rifiutare «i ricatti di Meridiana
che attraverso lo spettro dei licenziamenti chiede un taglio drastico delle
tutele ai lavoratori e degli stipendi». Quanto alla Rati ieri in
sciopero, i lavoratori , che solo a dicembre hanno visto lo spiraglio di luce
di una mensilità (agosto) e della tredicesima pagate, sono tornati in azienda e
non hanno trovato nessuna novità sui loro stipendi. «Devono avere ancora
quattro mensilità, settembre, ottobre, novembre e dicembre - protesta Marco Del
Cimmuto della Cgil - Dopo l´Epifania sono andati a chiedere all´azienda ma non
hanno avuto nessuna risposta se non due licenziamenti». Licenziamenti che
l´azienda giudica inevitabili ma che ai lavoratori sembrano solo come un mezzo
per intimidirli dopo che avevano dichiarato sciopero per lunedì 19 e lo stato
di agitazione permanente sempre a partire da quel giorno. Il risultato è stato
che lo sciopero di lunedì e lo stato di agitazione sono mantenuti ma che si è
scioperato anche ieri per l´intera giornata. Spostandosi di poco fuori città, a
Calenzano il territorio produttivo locale rischia di perdere un´altra pedina
con la chiusura di Per sempre arredamenti. Né convince i lavoratori la
decisione dell´azienda, dopo un accordo con altri mobilieri che consentirebbe
almeno di mantenere l´attività del gruppo in Italia, di non licenziare ma di
chiedere ai dipendenti di trasferirsi altrove: «Chiedere di andare a lavorare
lontano - spiega Elisa Luppino. Cgil - equivale a non prendersi la
responsabilità ma spingere i lavoratori a licenziarsi da soli perdendo anche
gli ammortizzatori sociali».
( da "Repubblica, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina IX - Bologna
Sab ha avuto dalla nuova Alitalia la conferma di tutti
i voli dell´orario invernale Anche il Marconi sente la crisi nel 2008
passeggeri in calo del 3,1% L´Aeroporto di Bologna ha chiuso il 2008 con
4.225.446 passeggeri, con un calo del 3,1% sul 2007. Mentre i passeggeri su
rotte internazionali hanno superato per la prima volta il muro dei tre milioni
(3.004.343, +4,2%), per i passeggeri nazionali (1.212.423) c´è stata una
riduzione del 17,6%. Per quanto riguarda la suddivisione dei dati annuali per
tipologia di vettore, sono in flessione i charter (653.172, - 4,7%) e le low
cost (448.188, - 16,6%), mentre i voli di linea, con 3.021.568 passeggeri,
hanno mostrato una sostanziale tenuta (-0,3%). I movimenti complessivi sono
stati 62.042, con un decremento del 7%. Il dato è comprensivo dell´aviazione
generale (i voli privati), che ha registrato 5.048 movimenti (-0,6%) per 8.680
passeggeri (+14,5%). La congiuntura economica negativa, il brusco aumento del
prezzo del petrolio per gran parte dell´anno, la vicenda Alitalia
(-20% i passeggeri trasportati da Bologna nell´anno, - 65% nel mese di
dicembre) e la fragilità di altri vettori che operano sullo scalo (soprattutto
low cost, in modo particolare su rotte nazionali) sono indicate come le ragioni
di questo andamento non positivo, che trova conferma anche nei dati di traffico
di numerosi altri scali italiani. Al �Marconi´ il calo di passeggeri è stato
parzialmente bilanciato dall´avvio, a fine ottobre, dei nuovi voli Ryanair. In
dicembre, mese chiuso complessivamente con 278.262 passeggeri (-2,7% su
dicembre 2007), i passeggeri low cost sono stati 48.043 (+45%). Tra le note
positive anche l´ottimo andamento del settore cargo, che con
( da "Manifesto, Il" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
AUTO Piccolo sì
della Ue ad aiuti per rottamazione e sviluppo motori meno inquinanti L'Europa guida
piano Francesco Paternò Metti l'Europa nel motore. La riunione dei ministri
dell'industria dell'Unione europea dedicata al che fare sugli aiuti di stato
per l'automobile ha dato via libera a incentivi per la rottamazione e ad altre
misure di tipo fiscale, restando tuttavia nel vago su tempi e scelte. Ci sarà
sostegno pubblico all'impresa delle quattro ruote attraverso un'azione
«coordinata e trasparente», si legge nel comunicato finale, parole che tuttavia
suonano in grande ritardo rispetto a quei paesi come la Germania e la Francia,
già impegnate a sostenere finanziariamente la propria industria nazionale.
L'Unione è intenzionata a vincolare alcune delle sue misure allo sviluppo di
motorizzazioni meno inquinanti, ma è una linea ancora nebbiosa. Soltanto il
senso politico di quest'intesa è chiaro, ascoltando le parole del commissario
tedesco all'industria, Guenter Verheugen: sono «misure mirate agli obiettivi di
salvaguardia ambientale e a evitare distorsioni nella concorrenza e nel mercato
interno». Il messaggio vale anche per gli Stati Uniti, che hanno aiutato
fortemente l'industria nazionale a scapito della concorrenza europea. Al
momento di scrivere c'è il silenzio dell'industria dell'auto europea sulla
decisione Ue. L'amministratore delegato del gruppo Fiat Sergio Marchionne aveva
chiesto per primo in settembre, a nome di tutti, un aiuto tramite finanziamenti
agevolati di 40 miliardi di euro, sul modello di quanto fatto negli stati Uniti
per le tre Big di Detroit sull'orlo del collasso (allora 25 miliardi di
dollari, cui nel frattempo se ne sono aggiunti altri 17). L'Unione ha risposto
ieri affidando alla Bei (la Banca europea degli investimenti) la missione di
aumentare i finanziamenti per il settore, fissati nel dicembre scorso a 4
miliardi che ora potrebbero anche raddoppiare. Verbeugen, parlando con la Bbc
prima del vertice, era stato più esplicito: le previsioni per il 2009 sono
«brutali», «ci aspettiamo un altro crollo del 20 per cento nelle vendite, che
colpirà migliaia se non milioni di lavoratori». E, ha aggiunto, non tutti gli
attuali costruttori sopravviveranno alla crisi. Le misure annunciate dalla Ue
non sembrano all'altezza di questo quadro fosco. Gli incentivi governativi alla
rottamazione - lo stato mette mano al portafoglio aiutando le vendita di auto
nuove in cambio della rottamazione di un'altra vecchia e inquinante - hanno
poco appeal, come si è visto in Italia, perché la crisi del credito e la
mancanza di fiducia non inducono comunque i consumatori a comprare. I
finanziamenti a progetti di propulsione meno inquinante, come l'elettrica o
l'ibrida, non paiono così vincolanti e bisognerà vedere se davvero verranno
erogati e utilizzati per ristrutturare l'attuale produzione tradizionale. C'è
poi un caso tutto italiano. Il ministro Claudio Scajola porta a casa la
decisione della Ue, che però ora va tradotta in atti dal suo governo. Il quale,
a larga maggioranza dalla Lega a Silvio Berlusconi, non ha mai amato la Fiat e
non vede perché debba aiutarla ora, come è accaduto per tanti anni a fondo
perduto. In più, contrariamente a un altro dossier come quello Alitalia, l'italianità della Fiat non è
un dogma. Se il gruppo torinese cedesse l'auto a un gruppo straniero più
solido, Palazzo Chigi potrebbe tranquillamente plaudire alle regole del libero
mercato. Marchionne insiste da tempo per avere aiuti urgenti, nel frattempo usa
in abbondanza la cassa integrazione ma è evidente che un peggioramento dei
conti aprirebbe il capitolo dei licenziamenti. La mancanza di feeling
tra la Fiat e Palazzo Chigi è un fatto. Basta guardare a cosa è accaduto a
Berlino e a Parigi, dove martedì il presidente francese Nicolas Sarkozy avrà un
nuovo incontro con i dirigenti della Renault e di Psa Peugeot-Citroen dopo aver
già promesso «molti soldi», a seguito degli incentivi alla rottamazione già
fatti nel dicembre scorso. Foto: MIOVENI (ROMANIA), DIPENDENTI DEL GRUPPO
FRANCO-ROMENO DACIA-RENAULT /FOTO AP
( da "Manifesto, Il" del 17-01-2009)
Argomenti: Alitalia
DIARIO DELLA CRISI
BofA chiede soldi, la Cina è d'acciaio, aerei in rosso scuro Francesco Piccioni
Le banche restano l'epicentro della crisi, se non altro per la dimensione -
colossale - delle perdite che vanno comunicando e le altrettanto grandi
iniezioni di denaro pubblico. Il caso più grave è a prima vista quello di
Citigroup, fino all'estate la prima banca privata del mondo. Ora, dopo aver
postato perdite per 8,29 miliardi di dollari nel quarto trimestre (erano state
( da "Stampa, La" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
A Genova marcisce in
porto la flotta veloce. In fumo aiuti di Stato per un
miliardo Tirrenia, l'Alitalia del mare Tirrenia come Alitalia. Per mare come nei cieli. Vicini alla bancarotta o quasi. La
compagnia che gestisce i traghetti è sull'orlo del baratro anche perché non
utilizza al meglio la propria flotta. A cominciare da quella moderna e veloce.
L'esempio si chiama Taurus, la nave del rilancio, varata nel 1998, dimenticata
nei cantieri portuali di Genova. Eppure sul sito Internet della Tirrenia il
Taurus figura tra le unità in servizio: «40 nodi di velocità,
( da "Repubblica, La" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina 28 - Commenti
Se si scioglie il polo del nord (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Ma, in effetti, la
posta in gioco appare più ampia. Il territorio come fondamento della
rappresentanza e dell´identità che accomuna e divide il centrodestra. Il quale,
d´altronde, nasce così, nel 1994. Un´invenzione di Silvio Berlusconi, attuata
coalizzando forze politiche largamente antitetiche. Oltre ai neodemocristiani
del Ccd (i meno "pesanti" sul piano elettorale), Lega Nord e Alleanza
Nazionale, cioè la Lega Sud. Il Federalismo ultrà (in seguito secessionista) e
la Nazione. Il tutto tenuto insieme dall´Italia, apertamente evocata nel
simbolo e nel nome dal partito personale creato da Berlusconi. Forza Italia.
Più che un marchio, un grido. L´inno dell´Italia azzurra, che echeggiava la
passione sportiva e la patria televisiva. Più dell´Italia come nazione: la
Nazionale di calcio e Italia 1. Il Milan più di Milano. Anche per questo e in
questo modo Berlusconi riesce a coalizzare gli opposti, a renderli compatibili.
Attraverso un network ideologicamente leggero e personalizzato. Capace, però,
di associare tutti i possibili significati del territorio. Il Nord, la Nazione,
l´Italia, il federalismo regionalista. Vincendo, così, la sfida con il
centrosinistra, attardato a esibire bandiere ideologiche ormai vecchie e
scolorite. Quindici anni dopo, molto è cambiato, ma queste radici restano.
Salde quanto prima, come dimostra la vicenda di Malpensa. Su cui intendiamo
tornare solo per precisare la mappa che ne spiega i conflitti. Alitalia, anzitutto. Riguarda Roma,
visto che da sempre gravita su Fiumicino. Non può interessare la Lega, da cui
si distanzia, anzitutto, per motivi di lessico e identità. Alitalia è Al-Italia. "O si fa
Al-Italia o si muore", proclamava Berlusconi prima e dopo le elezioni,
sostenendo la necessità di salvare la compagnia di bandiera in nome dell´interesse
nazionale. Dell´italianità. Non poteva e non può, la Lega, rispondere al
richiamo di una bandiera al-italiana. Peraltro, piantata a Roma. Divenuta,
oggi, capitale non solo della Nazione ma di Alleanza Nazionale. Alla Lega
interessa assai di più Malpensa. Situata lungo l´asse fra Milano e Varese. Dove
si incontrano e si scontrano diversi interessi e diversi attori politici.
Diverse facce della stessa alleanza, in aperto contrasto e in aperta
concorrenza. a) La Lega, anzitutto. In quest´area ha radici profonde e, oggi,
una base elettorale molto ampia. Una sorta di capitale padana. b) Formigoni,
governatore della Lombardia da quasi quindici anni. Interprete dell´esperienza
di Cl, del Movimento popolare. Oggi della Compagnia delle Opere. Determinato a
mantenere un ruolo importante nel rapporto con Roma. In nome della Regione e
della Lombardia. Sfidando, così, apertamente la Lega di Bossi che è, in
origine, Lombarda. c) Letizia Moratti, sindaco di Milano. L´altro polo della
contesa di Malpensa. Teme di vedere la "sua" città risucchiata dalla
vertenza fra il Nord della Lega, la Lombardia di Formigoni e il paese di
Al-Italia, su cui regna Berlusconi. Il cui presidio è a Milano. Per questo non
può accettare il ridimensionamento di Linate, l´aeroporto metropolitano. Per
questo non può accettare un confronto che vede lei e la sua città comprimarie
più che protagoniste. d) Sopra tutti � e per questo al centro della guerra
� c´è Silvio Berlusconi. Il passaggio della vertenza da Alitalia
a Malpensa lo disturba parecchio. Perché accentua le distinzioni e le distanze
originarie della sua invenzione: il cartello politico del territorio. Il Polo
del Nord e del Sud. Riapre lo scontro fra Milano e Roma, alla base
dell´identità leghista, ma anche del suo successo. E alimenta nuovi conflitti
"locali": fra Milano, la Lombardia e il Nord. Ma Berlusconi teme,
soprattutto, il riaprirsi della "questione settentrionale" oggi che
al governo c´è lui e la sua leadership si sta allargando da Forza Italia al
PdL. Il Nord, d´altra parte, è divenuto un riferimento largamente condiviso dai
cittadini, come emerge da una recente indagine LaPolis-Demos per Intesa
Sanpaolo (uscirà su Limes, in un numero dedicato all´Italia). è l´ambito
territoriale in cui si riconosce maggiormente circa il 20% dei cittadini
residenti nelle regioni dell´Italia settentrionale (ad esclusione dell´Emilia
Romagna). Una quota di poco inferiore a quella dell´Italia, ma più ampia rispetto
alla regione e perfino alla città. In altri termini, oggi i cittadini del Nord
si dicono nordisti più ancora che milanesi o lombardi. Questa
"identità", peraltro, diventa dominante nella Lega. Fra i suoi
elettori, infatti, i "nordisti" salgono al 38%, mentre gli
"italiani" sono il 22% e le altre appartenenze (città, regione)
scivolano sotto il 10%. Al contrario, gli elettori del PdL si sentono
soprattutto "italiani" (intorno al 25%, come coloro che dichiarano
attaccamento alla loro città) mentre i "nordisti" sono il 7%. Il 16%
di essi, al contrario, considera il Nord il riferimento territoriale più
lontano. Da ciò il problema per Berlusconi e, in fondo, per il centrodestra: la
titolarità della rappresentanza territoriale ne fonda ma al tempo stesso ne
mina il consenso. Tanto più quanto più assume rilevanza, sul piano degli
interessi e dell´identità. Non solo perché divide il Nord da Roma e dal
Mezzogiorno. Anche perché divide "i" Nord, soprattutto nell´area
lombarda. Il problema, peraltro, è destinato a riproporsi e, per alcuni versi,
a moltiplicarsi nel prossimo futuro. Soprattutto in occasione della riforma
federalista. Un´ultima considerazione. La vertenza di Malpensa delinea una
geografia del Nord semplificata e ridotta. Una sola capitale: Milano, allargata
alla Brianza. Una sola regione: la Lombardia. Tutto il resto: periferia. Il
Nordovest e il Nordest. Torino � dove governa il centrosinistra � e il
Veneto � dove il PdL e soprattutto la Lega sono più forti che in Lombardia.
Difficile parlare di "questione settentrionale" quando sparisce mezzo
Nord.
( da "Repubblica, La" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
G entile dottor
Augias, l'altro giorno una persona anziana, ritenuta per bene, ad una critica
espressa da mia moglie nei confronti di un ministro, ha risposto secco:
"Sporca comunista". E poi c'è chi dice che "la sinistra semina
odio" ! La spiegazione che mi sono dato è che l'informazione è diventata
così a favore dell'attuale maggioranza da aver alterato la percezione della
realtà. Su giornali, radio, televisioni, abbondano notizie false o reticenti ,
nella migliore delle ipotesi notizie che il cittadino non può verificare. La
lotta politica, tra partiti ma anche all'interno degli stessi, ha raggiunto
livelli di degenerazione tali che tutto ormai sembra essere permesso. La
menzogna è diventata prassi corrente: l'obiettivo è quello di gettare fango (o
peggio) sui propri avversari, di renderli invisi agli elettori. Ovviamente chi
dispone di propri mezzi d'informazione (in questi casi sarebbe più giusto dire
di "disinformazione") ha notevoli vantaggi nei confronti di chi non
ne ha, potendo scatenare "campagne mediatiche" contro chi gli pare.
Chi legge quei giornali, ascolta quelle radio, vede quelle tv, non ha il tempo,
la voglia di verificare la veridicità di ciò che legge o ascolta: crede che le
cose stiano così, punto. Il "grande fratello", con relativo
"lavaggio del cervello", è in azione da parecchio, gli esiti li
abbiamo sotto gli occhi. Silvano Fassetta sil.fassetta@tiscali.it L a questione
sollevata dal signor Fassetta non è nuova, per esempio se ne parla diffusamente
prima (e dopo) ogni campagna elettorale per discutere quanto il possesso di
molte reti televisive possa aver influito sui risultati. Anche senza affrontare
un tema così impegnativo, si potrebbe valutare l'effetto dello squilibrio
informativo esistente misurandolo sulla vicenda Alitalia.
I lettori di questo giornale sono stati correttamente informati sull'andamento
di una storia penosa, anzi per qualche aspetto umiliante, adesso chiusa (forse)
con una perdita secca per i contribuenti. Ma quanti italiani avranno avuto modo
di sapere come sono effettivamente andate le cose? Il signor Ezio Pelino mi
ricorda per esempio che il quotidiano economico francese 'Les echos' titolava
ironicamente un suo articolo: "Merci, Silvio" avendo l'attuale
presidente del Consiglio contribuito (con i sindacati) ad affossare la
precedente proposta di acquisto per 1,5 miliardi di euro. Adesso
Air France s'è mangiata Alitalia con soli 322 milioni. In parole povere la compagnia francese ha
speso un quinto di ciò che Alitalia gli sarebbe costata con Prodi. Il resto ce lo metteremo noi con
le tasse mentre continuare a chiamare Air France 'socio di minoranza' è pura
menzogna. Un'inchiesta non difficile da realizzare potrebbe misurare con
precisione quanti italiani l'abbiano saputo. Comunque si può anche fare una
prova più alla buona: immaginare quale potenza di fuoco radio-televisivo si
sarebbe scatenata se fosse stato Prodi a far perdere a noi e al paese così
tanti soldi. Basta pensarci un attimo, il risultato viene da sé.
( da "Riformista, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
freccia rotta la
visita del capo dello stato in calabria ha riarmato la questione meridionale Al
sud è rivolta bipartisan contro i tagli del governo a guida Bossi-Tremonti
DOGLIANZE. Riduzioni ai collegamenti marittimi, aumento delle tariffe
energetiche, sottrazione dei fondi Fas. Sono gli amministratori di centrodestra
a guidare le proteste. E la regione Sicilia manda gli ispettori negli impianti
di pompaggio. Con la minaccia di chiudere i rubinetti. di Serenella Mattera
Operazione "Freccia rotta". La questione meridionale riparte da qui.
Dal treno che domani porterà il presidente della provincia di Catania Giuseppe
Castiglione dalla sua città a Palermo in cinque ore. Intraprenderanno quel
viaggio scomodo, Castiglione e un drappello di politici, per denunciare il
divario enorme tra la disastrata rete ferroviaria siciliana e quella del nord
Italia, su cui corre la nuovissima "Freccia rossa". I
( da "Repubblica, La" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina I - Milano
Tutta la verità sul futuro della Malpensa ETTORE LIVINI Hub, bilaterali, slot,
Linate, Lufthansa, Cai. La confusione, dopo il decollo
della nuova Alitalia, regna
ancora sovrana attorno agli scali milanesi. La stessa politica lombarda, dopo
aver cavalcato un´offerta inesistente (quella tedesca) per la compagnia di
bandiera, continua a muoversi alla cieca, rischiando di nuovo di inseguire
obiettivi poco praticabili. SEGUE A PAGINA VI
( da "Repubblica, La" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina VI - Milano
Domani vertice Cai-istituzioni Dagli accordi bilaterali agli slot l´alfabeto
per salvare Malpensa La sei strade che portano a un futuro positivo Lo scalo
paga i problemi di collegamento Linate? Ridurre il traffico non si può, la
chiusura è l´alternativa Difficile che torni un hub ma può funzionare molto
bene "punto a punto": l´obiettivo è quota 38 milioni di passeggeri
ETTORE LIVINI (segue dalla prima di Milano) Ecco un vademecum per provare a
capire il futuro degli aeroporti meneghini e le strade aperte per il loro
rilancio. 1) Malpensa può ritornare un hub? Difficile. Forse solo a patto di
rivedere il ruolo di Linate e completare i collegamenti con la città. La nuova Alitalia lo pone come condizione. Lufthansa pure. La speranza più
concreta è legata ai tedeschi. Lufthansa sta lanciando voli da Malpensa ad
alcune capitali europee. Il primo tassello di un potenziale network di
alimentazione sullo scalo. E dispone di una compagnia italiana (Air Dolomiti)
che in teoria, oltre al feederaggio domestico, potrebbe operare subito
voli intercontinentali senza rivedere i bilaterali. I tedeschi esamineranno un
passo alla volta i risultati per valutare se posizionare voli a lungo raggio su
Malpensa. Più complesso un ritorno di Alitalia. I voli
di alimentazione dall´Italia a Milano sono stati cancellati. E tanto per Cai
che per Air France risulta più economico trasportare i passeggeri d´affari via
navetta a Roma o (più facilmente) a Parigi. 2) Malpensa può sopravvivere senza
tornare hub? Sì. Barcellona e Berlino funzionano bene senza vettori di
riferimento. Lo stesso piano industriale Sea ha due ipotesi distinte: uno con
il ritorno del modello hub punta a 41 milioni di passeggeri tra sei anni (nel
2008 sono stati 19 milioni). L´altro basato su rotte punto a punto come oggi,
ha un obiettivo di 38,3 milioni. 3) Si può ridurre il traffico a Linate? Quasi
impossibile. Il traffico aereo europeo è regolato a livello comunitario e
l´Italia non può auto-ridurre voli o destinazioni. Un ridimensionamento
potrebbe avvenire solo per motivi "tecnici" (troppo rumore, oppure
interventi che limitino l´uso dello scalo ad aerei piccoli). L´unica
alternativa � impopolare � sarebbe la chiusura. A Linate lavorano 2.500
persone e da qui partono 9 milioni di passeggeri l´anno. La Sea perderebbe
diversi milioni con Linate ridotta. 4) Ci sono o no slot ai due aeroporti
milanesi? A Linate no, il traffico è saturo. La stessa Cai ha riutilizzato su
nuove rotte quelle che ha mollato sulla Milano-Roma. Malpensa invece ha
disponibilità a tutte le ore di diritti di atterraggio e di decollo (ne sono
occupati 600 su 1.700). Ma non c´è la possibilità di utilizzarli su alcune
destinazioni a lungo raggio perché i trattati bilaterali che regolano i diritti
di volo internazionali limitano a una sola compagnia (in questo caso Alitalia) o a un numero di frequenze ridotto, già tutte
occupate, i collegamenti. 5) Che cosa sono i bilaterali e che cosa possono
cambiare? Sono accordi politici siglati per regolare il traffico aereo tra
stati. Un emendamento al decreto anti-crisi obbliga il governo a rinegoziarli.
Ma per riscrivere le intese bisogna essere in due e né Russia né Giappone, per
dire, hanno intenzione di cambiare le norme per evitare di aprire i loro
aeroporti ai vettori di tutta la Ue. L´esecutivo ha imposto a Enac di
autorizzare temporaneamente qualunque vettore ne faccia richiesta su Malpensa,
bypassando i bilaterali. In questo caso però potrebbe essere dato l´ok solo
alle compagnie straniere dei paesi d´origine almeno fino a quando la firma sul
bilaterale non aprirà i cieli oggi "chiusi" a realtà italiane.
Lufthansa, per capirsi, non potrebbe volare né a Tokyo né a Mosca. 6) Quali
sono le colpe di Malpensa e della Lombardia? Lo scalo milanese paga i suoi
cronici problemi di collegamento. Il treno per la città è lento e non arriva
alla Centrale. L´assenza dell´alta velocità lo isola da grandi bacini d´utenza
come Piemonte, Canton Ticino e resto della Lombardia. Per non parlare del
traffico della Milano-Laghi e della concorrenza delle decine di aeroporti del
nord, per i quali da anni, senza successo, si studia una riorganizzazione
logistica.
( da "Corriere della Sera" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-01-18 num: - pag: 4
categoria: REDAZIONALE Lezione spagnola I risparmi grazie alla concorrenza tra
quattro compagnie «Madrid-Barcellona? 200 euro in meno del Milano-Roma» Il volo
da Madrid a Barcellona dura — minuto più, minuto meno — quanto quello da Linate
a Fiumicino; eppure i passeggeri italiani (i più sfortunati) possono arrivare a
spendere fino a 200 euro in più rispetto agli spagnoli per un biglietto «andata
e ritorno» tra le due città. Effetti nefasti della mancanza di concorrenza, verrebbe
da dire; perché sulla rotta Madrid-Barcellona volano ben quattro compagnie
(compresa una low cost) mentre il ponte Linate- Fiumicino è stato coperto fino
a pochi giorni fa solo da due soli vettori (Alitalia e Air One) che per di più adesso si trovano fusi in un'unica
società, sollevando più di una perplessità sul rispetto delle norme antitrust.
La comparazione è stata effettuata da Dario Balotta, ex sindacalista e ora
esperto di trasporti, prendendo in considerazione le tariffe massime e minime
praticate dalle quattro compagnie iberiche (sulla Madrid- Barcellona) e
dalle due italiane (sulla Linate-Fiumicino). Secondo la tabella elaborata da
Balotta, Iberia, Spanair e Air Europa hanno avuto una tariffa base tra i 190 e
i 197 euro mentre per la «navetta» Milano- Roma Alitalia
e Air One è stato necessario sborsare come minimo 225 euro. Storia a sé fa
l'aggressiva low cost Vueling: in questo caso, per fare avanti e indietro tra
le due maggiori città spagnole possono bastare appena 80 euro. La forbice tra Italia
e Spagna si allarga ulteriormente se si prendono in esame le tariffe massime
praticate: per un volo Alitalia si è potuto arrivare a
spendere 671 euro e solo
( da "Corriere della Sera" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-01-18 num: - pag: 4
categoria: REDAZIONALE Protesta Ridotti i collegamenti diretti con Cina, Usa,
India e Brasile. «E ora i russi preferiscono Parigi perché è meglio servita»
«Più voli o Milano sarà tagliata fuori dal business» Appello degli
imprenditori: Malpensa e Linate sono i nostri motori, così export a rischio Il
made in Italy penalizzato dalla crisi degli scali. «Subito una politica delle
rotte aperta ai mercati internazionali» Brasile, India, Cina. E poi Costa Ovest
degli Stati Uniti, Russia, Est Europa e Nord Africa. Sono questi i territori
con cui la Lombardia chiede migliori collegamenti. Che a decollare verso le
nuove frontiere degli affari sia la nuova Alitalia o
altre compagnie ai lombardi interessa poco. Quel che conta è il risultato.
«Quando viaggiamo per lavoro noi lombardi arriviamo distrutti agli appuntamenti
dopo aver bivaccato negli aeroporti in giro per il mondo. Ma questo è il meno —
si infervora Adriana Sartor, vicepresidente di Confindustria Lombardia con
delega all'internazionalizzazione —. Il problema è che i potenziali
interlocutori stranieri scelgono i loro partner anche tenendo conto della
facilità dei collegamenti ». Lo sanno bene i commercianti. «Da quando Alitalia ha tagliato i voli intercontinentali su Malpensa il
giro d'affari dei negozi sotto la Madonnina è stato pesantemente colpito. I
russi non arrivano più, vanno a Roma e Parigi», ricorda Giorgio Montingelli,
presidente delle associazioni di via dell'Unione del Commercio di Milano. Il
problema tocca anche la piccola azienda. «La necessità di un maggiore
collegamento col mondo è sentitissima dai piccoli e medi imprenditori— fa
notare Paolo Galassi, presidente di Confapi —. Tutti hanno capito che da questa
crisi si esce solo spingendo l'acceleratore dell'internazionalizzazione ». I
dati dell'export aiutano a capire quali sono i Paesi su cui l'impresa lombarda
sta investendo. «E' molto forte la connessione con Cina, Russia, Brasile, e
India. Stanno crescendo, inoltre, le relazioni con i Paesi del Mediterraneo e
del Golfo», entra nel merito Pier Andrea Chevallard, segretario generale della
Camera di Commercio di Milano e direttore di Promos, azienda speciale per
l'internazionalizzazione. Gli affari sono spesso oltreoceano. Ma i voli diretti
non ci sono. E così soffrono i distretti bresciani del valvolame e della
rubinetteria come il tessile comasco, la Brianza del mobile come il distretto
delle calze intorno a Castelgoffredo. Per non parlare del milanese. Certo è che
la crisi del trasporto aerei lombardo viene nel periodo più sbagliato. «Mentre
i titoli delle compagnie perdono in Borsa dal 15 al 65 per cento. E i
passeggeri calano in tutto il mondo: meno 25% a Francoforte a dicembre 2008
rispetto allo stesso mese del 2007», snocciola il vicedirettore del Certet
Bocconi, Oliviero Baccelli. Ma tant'è. «Al momento siamo senza collegamenti con
la costa Ovest degli Usa. Il che vuol dire perdere i contatti con la Silicon
valley», lamenta Adriana Sartor di Confindustria Lombardia. «E poi le frequenze
con Mosca sono state ridotte. Per la Cina l'unica destinazione è Shangai.
Sarebbe necessaria almeno la connessione con Pechino. Per non parlare della
cancellazione dei voli diretti Alitalia per Mumbai,
Delhi, Buenos Aires, Osaka». Per Cai, come per qualunque altra compagnia, la
strada è in salita. «I voli diretti verso Los Angeles e San Francisco si
ripagano attraverso equilibri difficilissimi. Fondamentale riempire la business
class e le stive dell'aereo con le merci», entra nel merito Oliviero Baccelli
della Bocconi. Discorso simile per i voli diretti in Cina: «Con una
complicazione in più: qui spesso si lavora con tre classi». E poi meno voli ci
sono su un aeroporto e più e difficile fare ripartire lo scalo. «Prendiamo i
voli verso l'India. Per riempirli servirebbero anche più collegamenti con città
come Boston, Toronto e Chicaco. Gli aerei verso Mumbai o Delhi hanno bisogno
anche degli indiani immigrati in America disposti a fare scalo a Milano per
tornare a casa». Nonostante le difficoltà, l'impresa lombarda non s'arrende.
«La priorità è un aeroporto che ci colleghi con il mondo. E questo non può
essere che Malpensa, se non altro per gli investimenti fatti», ragiona Franco
Tamburini, presidente degli industriali di Brescia. Ma se così non fosse, il
mondo produttivo farà di tutto per difendere i propri aeroporti «di cortile».
Linate, prima di tutto. Ma non solo. Tamburini, per esempio, è a capo di una
cordata per lo sviluppo di Montichiari. Da questi piccoli aeroporti gli
imprenditori decolleranno verso un hub per poi ripartire verso il mondo. E non
è detto che si tratti di Fiumicino. Rita Querzé
( da "Giornale.it, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 16 del 2009-01-18
pagina 3 Expo, arrivano gli ispettori ma i cantieri non ci sono di Chiara Campo
Il 5 e 6 febbraio la Consulta architettonica viene a esaminare i progetti A 10
mesi dalla vittoria lavori fermi e il governo deve sbloccare i fondi AGENDA La
delegazione visiterà l'area a Rho e vedrà il sindaco e la Bracco. Cena alla
Triennale Bovisa (...) che il ministero del Tesoro sciolga i dubbi nella
definizione del suo stipendio. Ma in questo modo, almeno, la società può
partire. «Se ci fossero ulteriori ritardi nell'avvio - ha ammesso Glisenti - il
successo finale del progetto Expo può essere gravemente compromesso. Siamo già
in ritardo e se non partiamo immediatamente rischiamo seriamente». Più chiaro
di così. La prospettiva di una visita degli ispettori del Bureau international
des exposition - che periodicamente controllano lo stato di avanzamento dei
lavori nei Paesi che ospiteranno le prossime Esposizioni (questa volta in
particolare si tratta della Consulta architettonica) - dovrebbe contribuire a
dare lo sprint. La delegazione in arrivo da Parigi atterrerà a Linate già la
sera del
( da "Giornale.it, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 16 del 2009-01-18
pagina 7 Soldi dagli imprenditori Forza Italia batte tutti di Felice Manti La
politica costa. E spesso nemmeno i generosi rimborsi che i partiti incassano
dopo le elezioni bastano a far fronte alle spese. Ecco perché i partiti, anche
in tempi di crisi, sperano comunque nella generosità degli elettori privati,
imprenditori o semplici cittadini. In questa particolare classifica Forza
Italia si conferma leader incontrastata. Nei primi 9 mesi dell'anno scorso il
movimento fondato da Silvio Berlusconi ha incassato 2,4 milioni di euro da 37
privati. La cifra più importante (600mila euro) porta la firma
dell'imprenditore Marcellino Gavio, reuccio delle
autostrade e azionista della Nuova Alitalia, che ha spalmato il suo contributo in 12 assegni da 50mila euro,
uno per ognuna delle società che fa parte del suo impero (Appia, Autosped,
Codelfa, Eurimpianti, Gavio spa, Interstrade, Itinera, Microlux, Sea
Segnaletica, Sina, Sinelec, Transider). Dietro Gavio c'è Giovanni Arvedi
con tre assegni da 100mila euro (Finarvedi, Acciaieria Arvedi, Arvedi Tubi),
seguito dal gruppo Astaldi (altri 100mila euro) e Cimolai (stesso importo).
Nonostante lo scarso raccolto alle urne (il 5,6% alla Camera, il 5,7% al
Senato) il partito di Pier Ferdinando Casini ha raggranellato 2,25 milioni di
euro. Quasi il 75% del contributo privato (1,6milioni) arriva dalla famiglia
Caltagirone, che con Alessandro, Francesco, Gaetano e Francesco Gaetano (padre
di Azzurra, moglie di Casini) si è esposta personalmente, con quattro assegni
di 100 mila euro ciascuno. Altri 200mila euro arrivano dagli imprenditori
Nattino e Scarpellini, 40mila euro sono un dono della famiglia Angelucci. Se
Atene ride, Sparta piange amaramente. Il Pd è un po' in crisi d'immagine, visto
che al Loft sono arrivati appena 605 mila euro. Scarpellini ha concesso il bis
(altri 100mila euro), seguito dal patron del Palermo Zamparini (100mila euro) e
dagli editori Federico e Lorenzo Enriques (50mila euro a testa), poi
praticamente il nulla. Al tesoriere Pd Mauro Agostini, in campagna elettorale,
è arrivato un solo contributo da 60mila euro dal Consorzio nazionale Servizi
Spa. Più «ricca» la sede bolognese del Pd (ai soldi degli Enriques vanno
aggiunti 15mila euro da una coop) e quella lombarda (300mila euro). Più povero
il Pd romano (100mila euro). Piccola curiosità. Diciannove coop rosse di
portuali e piccoli artigiani hanno messo insieme la discreta cifretta di 50.500
euro. Più o meno quanto ha raccolto personalmente dalla Ferfina (la holding
della società Condotte) il tesoriere dei Ds Ugo Sposetti per la «sua» campagna
elettorale, quando Sposetti era in corsa per la poltrona di sindaco a Viterbo.
Sposetti venne sconfitto. Perché in politica servono soprattutto i voti.
felice.manti@ilgiornale.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
La possibilità che
si possa volare da Linate a Napoli a 57 euro è legata alla decisione del Tar,
che giovedì prossimo dovrà decidere se rinnovare il permesso di volo a Air
Italy dallo scalo milanese a Capodichino. La vicenda si lega alla «guerra degli
slot» che la compagnia, guidata dal comandante Giuseppe
Gentile ha avviato per prima contro Alitalia, o meglio contro l'Enac. In pratica con il ridimensionamento
della nuova Alitalia, che
ha ridotto i suoi voli di circa il 30 %, si aprono per altre compagnie spazi sulle
rotte lasciate da Alitalia.
La Cai però non vuole che sulle rotte da Linate si inseriscano altri con prezzi
più modici. Così Air Italy, che aveva avuto un'autorizzazione ad usare
gli slot di Alitalia nel periodo natalizio, visto il
disastro causato dalle «assemblee spontanee» dei dipendenti della compagnia di
bandiera, dal 12 gennaio ha dovuto interrompere i suoi voli da Linate a Napoli
e Bari, mentre Alitalia non li rimpiazzava. Immediato
il ricorso al Tar. La decisione è attesa nei prossimi giorni. Ma Air Italy per
informare i clienti, ha comprato ampi spazi pubblicitari su molti giornali
promettendo 400mila posti a 57 euro sulle tratte italiane e un prezzo massimo
di 120 euro. E alla battaglia per la liberalizzazione dei cieli pare potrebbe
unirsi anche la Gesac.
( da "Giornale.it, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 16 del 2009-01-18
pagina 0 Alitalia, l'Sdl conferma: domani primo
sciopero dell'era Cai di Redazione Continuano le agitazioni, il Sindacato dei
lavoratori intercategoriale conferma per domani lo sciopero di quattro ore
dalle 10 alle 14. E già annuncia, senza però indicare la data, che "ne seguirà
presto un altro di 24 ore" Roma - Ancora sindacato sul
piede di guerra contro la nuova Alitalia: il Sindacato dei lavoratori (Sdl) intercategoriale conferma per
domani lo sciopero di quattro ore (dalle 10 alle 14), "il primo dell'era
Cai", dei lavoratori Alitalia. Lo si apprende dal sito ufficiale dell'Sdl che, nel confermare
l'agitazione, dà appuntamento "a tutti i lavoratori assunti,
cassaintegrati e precari" al presidio che si terrà a partire dalle
ore 9.30 presso il varco equipaggi dell'aeroporto di Fiumicino. "Tutti
siamo coscienti di quanto è accaduto in questi mesi sulla nostra pelle - scrive
l'Sdl - migliaia di esuberi tra cassaintegrati e precari e condizioni di lavoro
pesantissime. A questa lista si sono poi aggiunte altre questioni pesanti:
criteri di assunzione applicati senza alcuna trasparenza; rifiuto, da parte
della nuova società, di applicare la normativa sociale a tutela della maternità
e paternità e dell'assistenza ai parenti disabili; incertezza oltre che per il
destino delle società AMS e Atitech, anche per altri settori di Alitalia come, ad esempio, il Call Center". L'Sdl
critica anche "la disdetta con poche ore di preavviso, contrariamente agli
impegni assunti con i firmatari, del servizio di prelievo e accompagno,
mettendo in ginocchio centinaia di famiglie ed in fortissima difficoltà i
naviganti". Dopo lo sciopero di domani, l'Sdl già annuncia, senza però
indicare la data, che "ne seguirà presto un altro di 24 ore". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano