"Riforma elettorale"

·         Indice delle sezioni

·         Indice degli articoli

·         Articoli


Articoli




AL DI LÀ DI BERLUSCONI NON CI SONO I NUMERI PER UN ALTRO GOVERNO ELEZIONI INEVITABILI (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Giorno" del 22-08-2010

La pagina dei lettori

Pagina: 12

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge

LA NASCITA DEL PARTITO futurista di Gianfranco Fini può causare una nuova chiamata al voto degli italiani? La Camera è composta da 630 deputati. Secondo la vigente legge elettorale, la maggioranza dovrebbe contare sul 55% dei seggi cioè 346. Nella votazione sulla mozione di sfiducia nei confronti del senatore Caliendo, a favore sono arrivati 299 voti, cioè quelli di Pd e Idv. Mentre 75 si sono astenuti, cioè il gruppo di Fini, l' Api di Rutelli e l' Udc di Casini. Considerati questi numeri a chi dovrebbe dare l' incarico il Presidente Napolitano per formare un nuovo Governo? Forse è questo che l' onorevole Bianconi voleva dire. Anche ammettendo che si riesca a mettere insieme una santa alleanza contro il Berlusca (veramente Niki Vendola la chiama l' arca di Noè) si potrebbe ottenere all' incirca 330 voti pro arca di Noè e circa 300 pro Berlusca. Cioè una maggioranza molto disomogenea e piuttosto difficile da tenere assieme, che tuttavia avrebbe i voti per cambiare la legge elettorale, se lo volesse fare. Le modalità di voto in Italia sono modificabili con legge ordinaria se approvata da una maggioranza di governo. Detto questo non si dovrebbero però dimenticare alcune cosette non trascurabili. Ad esempio il referendum del 21-22 giugno 2009 e quello del 18 aprile 1993. Quanto al cambio di maggioranza, gli italiani certamente si ricordano ancora cosa c' era scritto sulla scheda elettorale il 12-13 aprile 2008?

Torna all'inizio


PORT AU PRINCE - La missione Onu ad Haiti ha lanciato un appello «alla calma e al rispetto della legge elettorale» dopo l' esclusione del cantante ... (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Giorno" del 22-08-2010

Esteri

Pagina: 19

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: Escluso Wyclef, si temono disordini L
’Onu presidia gli uffici elettorali.

PORT AU PRINCE - La missione Onu ad Haiti ha lanciato un appello «alla calma e al rispetto della legge elettorale» dopo l' esclusione del cantante Wyclef Jean come candidato per le presidenziali di novembre, perché residente negli Usa. I Caschi Blu presidiano gli uffici della commissione elettorale per evitare possibili disordini.

Torna all'inizio


Proposta di legge bipartisan «Almeno il 30% dei posti riservati alle manager» (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Resto del Carlino" del 22-08-2010

Primo piano

Pagina: 4

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Pubblicato anche in: "Il Giorno"

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: ALLA CAMERA

Proposta di legge bipartisan «Almeno il 30% dei posti riservati alle manager» ALLA CAMERA.

Torna all'inizio


Tasse per 7mila euro a testa, governo al lavoro (sezione: Riforma elettorale)

 

"ilgiornale.it" del 22-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri

RomaLa riforma del fisco è in bella evidenza nell' agenda dei cinque punti programmatici approvati venerdì nel vertice del Pdl. Una graduale riduzione della pressione fiscale, affidata alle riforme federaliste; la semplificazione; l' obiettivo di introdurre il "quoziente familiare" a favore dei nuclei monoreddito e più deboli. Il tutto, però, con l' approvazione dell' Europa. Questi gli impegni di Palazzo Grazioli. E che la questione fiscale sia centrale non solo nell' agenda del governo, ma anche per il portafogli degli italiani, lo conferma un' indagine della Cgia (la confederazione artigiani) di Mestre. Su ciascun cittadino italiano gravano tasse, imposte e tributi vari per 7.359 euro l' anno. Non è poco pensando che su ogni tedesco pesano imposte per 6.919 euro, e che in Europa sta peggio di noi soltanto la Francia. Si tratta però di uno svantaggio relativo: i francesi versano sì 7.438 euro di balzelli annui: ma ricevono dallo Stato una spesa sociale pro capite di 10.776 euro. A loro volta, i cittadini tedeschi ricevono 9.171 euro ciascuno di spesa sociale. Gli italiani ricevono invece per sanità, istruzione e protezione sociale solo 8.023 euro: 2.753 euro in meno dei "cugini" francesi, e 1.148 euro in meno dei tedeschi. Ma è anche vero che in Italia la voce "pensioni" si mangia la gran parte delle risorse destinate al welfare . Dunque, paghiamo parecchio e riceviamo meno degli altri. Una situazione poco invidiabile, anche perché è evidente che il peso delle tasse grava in maniera molto diversa tra cittadino e cittadino soprattutto a causa della diffusa evasione fiscale. Non aiuta un sistema tributario che, nato negli anni Settanta, dimostra ampiamente la sua età e ha urgente bisogno di interventi correttivi. La crisi economica e finanziaria ha impedito correzioni ambiziose, come la riduzione delle aliquote dell' Irpef a due, al 23 e 33 per cento. Ma il governo appare deciso ad andare avanti, come dimostra per esempio la tassazione ad aliquota fissa (il 20%) dei redditi da locazioni. Ci sono riforme a costo zero, ma che hanno impatto positivo sui contribuenti, come la semplificazione degli adempimenti tributari. Ma sono in programma per la fine della legislatura interventi più importanti come, appunto, il quoziente familiare. Sulla suddivisione del peso fiscale per i componenti delle famiglie monoreddito l' accordo è generale: infatti, è stato uno dei cavalli di battaglia dei parlamentari finiani, anche se piace molto anche all' Udc di Pier Ferdinando Casini. Le "parolette magiche" in tema di riforma tributaria sono due: federalismo fiscale. Ad esempio, spiegano al Pdl, il quoziente familiare "sta incominciando a realizzarsi a livello comunale, in una rete di Comuni che va da Roma a Parma, con una revisione delle imposte locali e delle tariffe a favore del reddito familiare". La tabella di marcia del federalismo fiscale non dovrà, secondo il Pdl, subire interruzioni o rallentamenti. A fine agosto arriveranno i decreti delegati sui costi standard di sanità, istruzione e assistenza, e sulla finanza ragionale con la progressiva riduzione dell' Irap; per metà settembre toccherà alle Province, che riceveranno i proventi del bollo auto.

Torna all'inizio


Ripresa, Europa a due velocità L' Italia si liberi delle zavorre (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Nazione" del 22-08-2010

Economia & finanza

Pagina: 23

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Pubblicato anche in: "Il Resto del Carlino" "Il Giorno"

Argomenti: Esempi esteri


Sottotitolo: La Germania è partita. Noi restiamo a metà del gruppo.

U NA CONFERMA molto evidente che taglia qualsiasi possibilità di dubbi: l' Europa è già ufficialmente spaccata in due. Con la Germania che tira la volata dopo essersi riappropriata del vecchio ruolo di locomotiva europea per quanto le sue banche siano pesantemente esposte sui mercati periferici del debito, con la Francia e la Gran Bretagna che cercano di esserle a ruota, con l' Italia che dimostra ancora una volta di non riuscire a stare al passo delle prime della classe. Ma anche con la Grecia, l' Irlanda e il Portogallo che lottano per sopravvivere e con la Spagna che rischia di essere colpita da una seconda ondata di crisi a causa del forte indebitamento dei vari governi regionali, dalla Catalogna alla Galizia. UN' EUROPA a due velocità che porta fatalmente alla nascita di vari studi sulla creazione anche di due monete, euro 1 e euro 2. Come lo studio redatto dalla Deutsche Bank. Ma che porta anche a chiedersi come mai l' Italia, che ha un potenziale enorme, che ha settori industriali eccellenti come l' agribusiness, la moda, l' automazione e che ha retto meglio degli altri la crisi finanziaria, non si sia scrollata di dosso il vizio di sempre, il vizio cioè di essere più lenta rispetto a paesi leader come Francia e Germania. Il Tesoro spiega che l' Italia sconta la dipendenza energetica dall' estero e il ritardo nel nucleare. Certo, ma sconta anche le tante lentezze amministrative e non amministrative che frenano la crescita. E sono proprio queste lentezze che dovrebbero preoccupare i nostri politici. Perché con la crescita dell' 1% all' anno non si crea nuova occupazione. Ma il tema del lavoro, quindi della disoccupazione, non figura tra i cinque su cui la maggioranza di governo dovrà dare la fiducia. IL GUAIO è che sappiamo di cosa c' è bisogno. Lo sappiamo molto bene. Qualche volta ci mettiamo mano come è avvenuto con le Poste che sono state ribaltate come un calzino, ma spesso continuiamo a non fare niente o a fare molto poco. Come è evidente nel caso della Tirrenia, la seconda grande azienda di trasporto pubblico di proprietà del ministero dell' Economia e commissariata dopo il fallito tentativo di privatizzazione. Nonostante le norme comunitarie e la liberalizzazione del mercato, la Tirrenia continuava a ricevere sovvenzioni statali, sotto forma di proroga delle precedenti convenzioni, con il risultato che riusciva a chiudere i bilanci in pareggio o in utile quando invece le casse erano in profondo rosso: ogni due euro incassati dai passeggeri, ne riceveva infatti un altro dallo Stato. E quindi da tutti i contribuenti. Un nuovo caso Alitalia, in parole povere.

Torna all'inizio


Basilicata: giorni da tutto esaurito per il ' Volo dell' Angelo' (4) (sezione: Riforma elettorale)

 

"libero.it" del 22-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri


Sottotitolo: Cronaca.

( (Adnkronos) - ' ' In questi giorni e' tutto pieno tanto che a malincuore alcune persone non riusciamo a farle salire' ' , spiega Donatello Caivano, referente della societa' che gestisce l' infrastruttura. ' ' In 10 giorni - argomenta - abbiamo fatto piu' di 2000 voli. Sicuramente fino all' ultima domenica di agosto manterremo questi ritmi. Per la fine della stagione (il ' Volo' e' aperto solo i tre mesi estivi, ndr) prevediamo di raggiungere quasi gli 8.000 paganti, un ulteriore incremento rispetto ai 7 mila dello scorso anno ed ai 5 mila con cui siamo partiti la prima volta' ' . Sta cambiando la ' geografia' dei visitatori. ' ' Prima arrivavano soprattutto da Basilicata e Puglia - aggiunge Caivano - mentre ora questa presenza si sta assottigliando per fare spazio a persone del Nord Italia e dall' estero. Finora sono giunti da 20 nazioni, soprattutto Gran Bretagna, Germania e Francia. Anche la Svezia sta crescendo. Nei prossimi giorni avremo in Basilicata un gruppo di 43 svedesi che inizieranno dal ' Volo dell' angelo' per la loro vacanza nel Sud Italia' ' . Un fenomeno in continua crescita che si alimenta con il passaparola, con i video su internet e che e' stato scoperto anche dai grandi media italiani e stranieri.

Torna all'inizio


"L´Udc ci prende in giro i democratici non lo capiscono" (sezione: Riforma elettorale)

 

di MAURO FAVALE

 

"La Repubblica" del 23-08-2010

Interni

Pagina: 6

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: Andranno da soli.
Sottotitolo: Di Pietro: non ci sono le condizioni per allearci       Casini già alle ultime elezioni è andato da solo e così farà ancora: lui e Fini vogliono creare un altro polo.

ROMA - «Tra i due litiganti il terzo (polo) gode». Antonio Di Pietro non perde il gusto per i proverbi. Il leader dell´Idv è convinto che se si allungano i tempi per andare alle urne a trarne vantaggio saranno Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini. E l´alleanza costituzionale che propone Dario Franceschini? «E' una truffa che Fini e Casini stanno tentando ai danni della coalizione riformista. Quei buontemponi del Pd non se ne stanno rendendo conto». L´Idv non sarebbe disponibile a un´alleanza del genere? «L´Idv è pronta ad allearsi col diavolo, pur di liberarsi di Berlusconi. Peccato che né Casini né Fini vogliono una coalizione di centrosinistra. Ognuno ha un suo obiettivo: Fini vuole creare una nuova coalizione di centrodestra e Casini ne vuole una di "interdizione". Più tempo avranno a disposizione più saranno un problema. A quel punto, in una gara a tre il centrosinistra rischia di arrivare ultimo». Ma il Pd è convinto che per vincere siano indispensabili i voti dei centristi. «Per sposarsi bisogna essere in due e dall´altra parte c´è una donna della prima Repubblica che ha esercitato il mestiere più antico del mondo e lo vuole continuare a esercitare in autonomia». Sveliamo la metafora. «Casini già alle ultime elezioni è andato da solo e così farà ancora. Vogliono creare un altro polo. L´Udc non può tornare da Berlusconi per i veti di Bossi, Fini ormai è Berlusconi a non volerlo più. Faranno un´alleanza moderata che porterà via voti al centrodestra. E finirà come in Puglia». Cioè? «Lì alle regionali il centrodestra si divise e Vendola vinse». Anche per lei il centrosinistra ha chance di battere Berlusconi. «Sì. Bastiamo noi, il Pd, Vendola e gli altri pezzi di sinistra che sono fuori dal parlamento». E se il terzo polo ruba voti anche a voi? «I loro sono voti strutturati: è gente che fino a ieri ha votato Fini. Non gli si può chiedere di votare per Vendola. Rincorrere la chimera-Casini è di una cecità assoluta. E più pensiamo a governi tecnici, più questi avranno tempo per fregarci». Nemmeno Berlusconi vuole governi tecnici. «Lui vuole andare a votare perché non è scemo. Sa che Fini ha bisogno di almeno un anno per organizzare sul territorio il suo partito. E così vuole fare come Erode». Berlusconi come Erode? «Vuole ammazzare il bambino, cioè il partito di Fini, finché sta nella culla». E l´opposizione che farà? «Sarebbe meglio mettersi oggi attorno a un tavolo per decidere programma e leadership». Con le primarie? «Non siamo contrari alle primarie ma siamo disponibili anche a scelte secondarie, da concordare con i partiti». Se ci fossero, lei sarà uno dei candidati? «L´Idv ci sarà sicuramente: abbiamo le professionalità per partecipare o per appoggiare qualcuno. Solo che il Pd mi sembra che queste primarie non le voglia fare». E se invece si riuscisse a mettere insieme un governo per fare la legge elettorale? «Se qualcuno mi offre uno shuttle per andare sulla luna io ci vado volentieri. Ma non ci sono i numeri per avere una legge elettorale diversa». Lei però la cambierebbe? «Certo, se fosse per noi faremmo collegi elettorali maggioritari di coalizione. Va bene anche il mattarellum. So che qualcun altro pensa a un sistema alla tedesca, con sbarramento. Noi siamo disponibili a ragionare ma vogliamo prima vedere la proposta». Si andrà a votare a dicembre? «Il tira e molla andrà avanti finché Berlusconi non deciderà di andare a votare».

Torna all'inizio


Panama accelera (sezione: Riforma elettorale)

 

"Italia Oggi Sette" del 23-08-2010

INFO.MONDO

Pagina: 19

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri

Panama, addio. Il paradiso fiscale per eccellenza è deciso a uscire dal 2011 dalla «grey list» preparata dall' Ocse a margine del G20 di Londra del maggio 2009. E per dare un segnale positivo ha iniziato a concludere, già dall' aprile di quest' anno, accordi sulla doppia tassazione. Sotto la supervisione del ministero dell' Economia e Finanze locale, il vicepresidente e ministro degli Esteri panamense Juan Carlos Varela ha negoziato accordi con Italia, Francia, Belgio, Spagna, Lussemburgo, Olanda, Qatar, Portogallo, Messico e Barbados. Nel frattempo, il viceministro dell' Economia Frank De Lima ha annunciato nei giorni scorsi che un' altra delegazione panamense inizierà i negoziati con la Corea e Singapore. L' obiettivo è preparare entro l' anno 12 accordi con altrettanti paesi che fanno parte dell' Ocse: luglio ha visto l' inizio dei negoziati con il Portogallo, mentre nel periodo a cavallo di Ferragosto i negoziatori di Panama sono partiti per la Corea e, poco dopo, un' altra delegazione per Singapore. In questo modo, ha detto De Lima: «Completeremo i 12 trattati richiestici dall' Ocse» per uscire dalla lista grigia. Ma De Lima anticipa che a settembre partiranno i negoziati con l' Irlanda e, per ottobre, spera di inviare i suoi diplomatici nella Repubblica Ceca, allo scopo di siglare 14 accordi entro il 2010. Il viceministro ha anche annunciato che: «In ottobre il vicepresidente e ministro Juan Carlos Varela, compirà un viaggio in Europa per la firma finale dei trattati con Italia, Spagna, Francia, Portogallo e Lussemburgo. Vogliamo mantenere una rete ampia con i paesi con cui siamo uniti da questo tipo di trattati e stiamo programmando altri incontri per il 2011 con altri paesi». Restano infatti sul tavolo le manifestazioni d' interesse di Canada, Bulgaria, Ungheria, Gran Bretagna, Cipro, Germania e Svizzera. Secondo un rapporto del nostro Istituto per il Commercio Estero, uscito alla fine del 2009, la vita per gli evasori fiscali si sta facendo sempre più dura. Per il rapporto: «La trasparenza con cui vengono amministrate le società per azioni, o ' sociedades anónimas' (S.A.), iscritte nel Registro Pubblico di Panama è ultimamente divenuta oggetto di controlli da parte del Gruppo d' azione finanziaria sul lavaggio di capitali (Gafi), che ha rafforzato le azioni di contrasto al riciclaggio». E con i trattati tributari finalmente a regime Panama dirà addio al suo vecchio status di Mecca degli evasori fiscali. © Riproduzione riservata.

Torna all'inizio


ROMA - La convenienza di Silvio Berlusconi ad elezioni in tempi rapidi sta nel fatto che i suoi oppositori sono oggi difficilmente coalizzabili (sezione: Riforma elettorale)

 

di CLAUDIO SARDO

 

"Il Messaggero" del 23-08-2010

PRIMOPIANO

Pagina: 3

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

ROMA - La convenienza di Silvio Berlusconi ad elezioni in tempi rapidi sta nel fatto che i suoi oppositori sono oggi difficilmente coalizzabili. I sondaggi assegnano all' alleanza Pdl-Lega (senza Fini) tra il 40 e il 43%, ma il premier può pensare di arrivare primo e conquistare così il premio di maggioranza alla Camera contando sull' eterogeneità degli avversari e dei loro bacini elettorali. Il problema però è che quel premio non è trasferibile in Senato, o meglio è frazionato nelle diverse Regioni, e le simulazioni che giungono sui tavoli dei leader dimostrano che, se anche fallisse l' «Alleanza costituzionale» proposta dal Pd e un «terzo Polo» decidesse di fare corsa a sé, le chances di vittoria di Berlusconi a Palazzo Madama appaiono significativamente ridotte. Insomma il rischio per il Cavaliere è che, anche nel caso le cose gli andassero bene alla Camera, il Senato potrebbe uscire senza una maggioranza. E in sistema bicamerale «perfetto» come il nostro questo pregiudicherebbe il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi.Il premier è uno strenuo difensore dell' attuale legge elettorale. Nelle opposizioni invece la critica è cresciuta nel tempo per intensità e argomenti. Ma la polemica è solitamente concentrata sulle norme della Camera: soprattutto sulle liste bloccate (che sottraggono agli elettori la scelta dei parlamentari) e sul premio di maggioranza (istituto senza eguali nei Paesi occidentali). La legge elettorale del Senato viene solitamente trascurata, considerata un derivato. Invece il suo diverso meccanismo, dovuto al vincolo costituzionale (art. 57) dell' elezione «a base regionale», è sempre stato potenzialmente in grado di produrre maggioranze diverse rispetto alla Camera. E, siccome la promessa riforma del bicameralismo è rimasta anch' essa incompiuta, questa discrasia potrebbe far saltare molti piani di battaglia. Oppure contribuire ad allontanare la data delle elezioni. Anche nel 2008 fu ipotizzato un Senato senza maggioranza. Alla griglia di partenza allora si presentavano quattro Poli (guidati da Berlusconi, Veltroni, Casini e Bertinotti). Nel voto però la competizione si bipolarizzò a tal punto da cancellare in Senato ogni presenza centrista (salvo tre eletti in Sicilia) e della sinistra radicale. Lo sbarramento a Palazzo Madama è fissato all' 8%, il doppio rispetto alla Camera. E la soglia va superata Regione per Regione. Ma, se un nuovo Polo nascesse dalla convergenza di Casini e Fini, i sondaggisti sono concordi nel dire che ci le condizioni perché superi ovunque l' 8%. Questa semplice presenza può modificare molto gli equilibri del Senato, stando alle attuali regole. Naturalmente questo Polo potrebbe anche accumulare un potenziale elettorale maggiore e modificare i termini della competizione Pdl-Pd in molte Regioni, soprattutto al Sud. Tuttavia anche riducendo all' 8% le ambizioni del terzo Polo e bloccando il centrosinistra all' istantanea delle recenti regionali, appare ardua per la coalizione Pdl-Lega la conquista di una maggioranza a Palazzo Madama. Anche se Berlusconi riuscisse a guadagnare tutti i premi di maggioranza nelle dieci Regioni oggi governate dal centrodestra (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Lazio, Abruzzo, Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna) non sono affatto scontati i 158 seggi necessari per proclamarsi vincitore. Anche se il centrosinistra restasse inchiodato alle sue otto Regioni (Emilia, Toscana, Umbria, Liguria, Marche, Basilicata, Puglia, Trentino) la rappresentanza in Senato degli avversari di Berlusconi potrebbe comunque essere maggioritaria. In un simile scenario il nuovo Polo toglierebbe molti seggi al centrosinistra, ma a Berlusconi sottrarrebbe numeri decisivi proprio nelle Regioni di centrosinistra. In uno schema rigidamente bipolare (come è stato quello del 2008) in quelle otto Regioni il Pdl incasserebbe comunque 38 seggi. Nelle stesse Regioni, in presenza di un terzo Polo sopra l' 8%, i seggi si ridurrebbero a 28. La semplice somma dei premi di maggioranza nelle otto Regioni citate, più le quote di minoranza delle dieci Regioni governate dal centrodestra, più uno dei due seggi in Molise, dà la cifra di 156 seggi. Ne mancherebbero due agli avversari di Berlusconi per toccare quota 158, ma sono ancora da assegnare il seggio della Valle d' Aosta e i sei dell' Estero. Ovviamente il Cavaliere può pensare di portare l' assalto anche alla Liguria o alla Puglia. Come può puntare a ridurre Fini e Casini sotto l' 8%. La battaglia elettorale potrebbe però anche volgere a suo sfavore in altre Regioni (ad esempio, Sardegna e Calabria potrebbero diventare contendibili per il centrosinistra), fermo restando che un' ipotetica sconfitta in Sicilia (guidata dal governatore Lombardo, orientato verso i centristi) renderebbe certamente irraggiungibile per Berlusconi la maggioranza in Senato. Il quadro delle previsioni elettorali sarebbe naturalmente molto diverso in caso di alleanza tra l' Udc di Casini e il Pd, o ancora tra l' intero terzo Polo e il Pd. Di certo però ciascuno di questi scenari avvantaggerebbe non Berlusconi ma i suoi avversari. Tanto che si potrebbero persino ipotizzare alleanze «tecniche» in Regioni incerte tra un Polo imperniato sul Pd e quello di Fini-Casini: la legge elettorale non le vieta, anche se impone distinte dichiarazioni sul candidato-premier. RIPRODUZIONE RISERVATA.

Torna all'inizio


Le incognite legate alla legge elettorale di Palazzo Madama (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Messaggero" del 23-08-2010

PRIMOPIANO

Pagina: 3

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge

Le incognite legate alla legge elettorale di Palazzo Madama.

Torna all'inizio


Messaggio sul sito dei Promotori della Libertà: Non mi faccio logorare, prepariamoci alle urne (sezione: Riforma elettorale)

 

"iltempo.com" del 23-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: Notizie - Politica.
Sottotitolo: Così ha iniziato a muoversi concretamente in vista di elezioni a brevissimo termine.

Liquidato il capitolo Fini - "non ho alcun messaggio da mandargli" - affidato al "buon senso" di tutti i protagonisti il destino della maggioranza, ieri ha mandato un audiomessaggio ai Promotori della Libertà - i Circoli di Michela Brambilla, la parte più operativa dei movimenti che si muovono attorno al Pdl - nel quale li ha invitati a cominciare a lavorare tra le gente per organizzare il voto. E a prepararsi alla campagna elettorale con un serie di manifestazioni per strada, con gazebo nei quali si dovrà spiegare quello che ha fatto il governo. "Dobbiamo riorganizzare sul territorio la presenza del Popolo della libertà - ha spiegato il premier - la nostra presenza e la presenza di tutte le nostre componenti più dinamiche, per realizzare appunto una presenza attiva e capillare in ciascuna delle 61 mila sezioni elettorali, in ciascuno dei 61mila dipartimenti elettorali in cui è ripartito il nostro Paese, e dobbiamo essere pronti a qualsiasi evenienza, come quella ad esempio di elezioni entro poco tempo". Berlusconi non ha ancora accantonato l' idea di andare avanti con questa maggioranza, ricucendo magari con l' ala più morbida dei dissidenti di Futuro e Libertà - anche se giudica "l' idea di costituire un gruppo autonomo in Parlamento un' iniziativa paradossale se si considera che sono stati tutti eletti sotto il simbolo del Pdl" - ma non vuole assolutamente arrivare a compromessi sui cinque punti del programma di governo. E in particolare non vuole neppure essere costretto a una trattativa snervante su alcuni provvedimenti, come ad esempio il processo breve. "È ovvio che qualora la coesione della maggioranza venisse meno anche su uno solo di questi 5 punti che sono parte integrante del programma di governo - spiega nel messaggio Berlusconi - non accetteremmo mai di farci logorare in un tirare a campare in discussioni continuative che erano tipiche di molti governi della prima repubblica, così come rifiuteremmo anche la prospettiva di dover negoziare al ribasso, direi, quell' azione riformatrice su cui noi ci siamo impegnati e su cui vogliamo essere assolutamente coerenti, mentre altri pensano di farne oggetto di un mercato politico che per noi è avvilente ed hanno l' obiettivo fin troppo scoperto di ribaltare il risultato del voto popolare". L' unica strada, se il dissidio non si ricomporrà, è solo quella delle elezioni anticipate. Al massimo entro dicembre. "Sarebbe un atto fortemente antidemocratico, addirittura offensivo della sovranità popolare - prosegue il premier - partecipare a dei nuovi giochi di palazzo per tentare di cambiare, di sovvertire il risultato elettorale e portare al governo chi le elezioni invece le ha perse, e questo credo che è qualcosa che non si può da parte nostra assolutamente accettare". L' attacco ai finiani, specialmente a Fini e ai tre che più lo attaccano - Briguglio, Bocchino e Granata - è frontale: "Nelle prossime settimane si vedrà la differenza tra chi, come noi, vuole fare le grandi riforme, e chi al contrario vuole soltanto perseguire obiettivi di potere e di carriera nell' esclusivo tornaconto della propria aziendina politica, anteponendo l' interesse particolare a quello generale". Dunque avanti con l' organizzazione dei movimenti sul territorio in attesa della fiducia in aula sui cinque punti del governo. E l' alleanza con Casini? "L' importante è che l' Italia abbia un governo e che il paese sia governato, tutto il resto ha poca importanza" ha risposto secco Berlusconi ieri passeggiando ad Arona sul Lago Maggiore.

Torna all'inizio


«Il voto? Danno per il Paese. Ma il Pd non ne ha paura» (sezione: Riforma elettorale)

 

"L'Eco di Bergamo" del 23-08-2010

Generali

Pagina: 2

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: L'intervista Maurizio Martina, segretario regionale Pd: un governo di transizione potrebbe dimostrarsi utile.
Sottotitolo: --> None.

A chi dice che il Partito democratico è «ridotto al silenzio», il bergamasco Maurizio Martina, segretario regionale dei democratici, risponde: «Non facciamo sparate come qualcun altro, ma i nostri interventi sono sempre puntuali». Come interpreta l' ultimatum di Berlusconi ai finiani? «E' solo fumo negli occhi, un escamotage per uscire dall' angolo. I cinque punti, poi, fanno parte del programma elettorale e mi stupisce che in un momento così difficile le questioni all' ordine del giorno non siano il lavoro e l' economia». Bossi, lo si è visto anche alla Bèrghem Fest, sta spingendo per il voto anticipato. Che ne dice? «Mi auguro che non si verifichi. La Lega sta giocando con questo tema pensando di incassare un dividendo più alto, ma non guarda ai problemi veri del Paese, che in questo momento non ha bisogno di una nuova campagna elettorale. Certo, se le cose dovessero precipitare, per noi del Pd si tratterebbe di organizzare rapidamente un campo alternativo. Tenendo presente che se si va alle elezioni anticipate è perché la maggioranza è esplosa e ha tradito il mandato elettorale». E un governo tecnico, magari guidato da Tremonti... «Sui nomi non è questa la fase in cui fare valutazioni. Un governo di transizione sarebbe utile per fare alcune cose fondamentali, come del resto avviene in altri Paesi europei». E quali sarebbero le priorità? «Ci sono temi prioritari come la crisi economica, che per noi non è un problema superato, la riforma della legge elettorale e un lavoro serio sul fronte della corruzione». Nessuna paura del voto anticipato? «Il Pd non ha paura, e le dichiarazioni di Bersani a proposito di una mobilitazione straordinaria porta a porta ne sono la prova. Saranno coinvolti gli elettori delle primarie, tutti gli iscritti e gli amministratori locali per cercare un contatto con i cittadini e anche con chi guarda alla politica in modo distante, perché è disgustato da quello che sta accadendo nel centrodestra. Affronteremo temi concreti come la riforma del fisco, la lotta alla burocrazia, la scuola, senza però fare voli pindarici come fanno certi esponenti del centrodestra». A cosa si riferisce? «Al fatto che, ad esempio, qualsiasi cosa dica la Lega venga considerata una novità assoluta. Il Carroccio sta giocando una partita per coprire il vuoto di risultati e le mille promesse non mantenute. Che fine hanno fatto il quoziente familiare, la riforma dell' Irpef con due aliquote e l' abolizione dell' Irap? Si dà credito a una forza che continua a fare sparate e nessuno poi ne chiede conto». Il Pd è stato tacciato di essere assente e «in silenzio» in un momento cruciale. «Noi non siamo mai stati in silenzio, abbiamo lavorato e continuiamo a farlo. Un altro discorso è se si scambia la capacità di un partito di mettere a punto proposte con l' inventarne una nuova ogni giorno. E poi devo dire che Bersani è stato sempre puntuale nei suoi interventi e i cittadini premiano la serietà delle proposte». A proposito di proposte, Bossi ad Alzano ha lanciato l' idea di portare alcuni ministeri nelle città del Nord... «Non mi sembra un' idea sconvolgente, non ne capisco l' efficacia. Sarebbe questa la grande svolta federalista della Lega? Credo che piuttosto avrebbe dovuto pensare a non massacrare i Comuni, che non hanno più risorse a disposizione». E l' ipotesi avanzata da Maroni di adottare una linea più dura di quella francese sui rimpatri dei rom? «Figuriamoci se la Lega non metteva il proprio cappello sulla discussione. La sua posizione è influenzata dal tornaconto elettorale, ma il tema richiede ben altro che un ragionamento crudo come quello che fa il partito di Bossi. Vorrei inoltre ricordare che a Milano, dove la questione rom è molto sentita, la Lega, che governa da anni insieme al Pdl, non ha fatto nulla. Questo per dire che tra il dire e il fare c' è di mezzo l' oceano». E il terzo polo? «E' interessante l' idea di forze politiche moderate che hanno dato fiducia al centrodestra per poi uscire da un blocco in cui non si riconoscono più. Mi auguro che diventino nostri interlocutori». Interlocutori o alleati? «Innanzitutto interlocutori, ma l' alleanza non è esclusa». Le primarie: che pensa delle candidature di Chiamparino e Vendola? «Le primarie sono nel Dna del Pd e il metodo che si utilizzerà verrà deciso e condiviso con la coalizione. Per il Pd comunque il candidato premier è Bersani». Francesca Belotti nascosto -->

Torna all'inizio


Il nostro sistema istituzionale? Parodia delle vecchie monarchie (sezione: Riforma elettorale)

 

di PIERO OSTELLINOpostellino@corriere.it

 

"Corriere della Sera" del 23-08-2010

IDEE & OPINIONI

Pagina: 33

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Aspetti Legali

Non siamo inglesi. Ma ciò non giustifica il balletto - maggioranza, opposizione, Presidenza della Repubblica - che, da noi, va in scena ogni volta che si profila una crisi di governo. Né assolve i media che fanno il tifo per le parti in conflitto e tirano il presidente della Repubblica per la giacca, fingendo di difenderne ovvero di discuterne le prerogative. Le istituzioni fanno acqua da tutte le parti. Se non le si adegua allo «spirito del tempo» la macchina dello Stato va fuori giri. L' articolo 1 della Costituzione recita: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Non spetta agli eletti dal popolo, che ne hanno solo l' esercizio, porre limiti alla sovranità popolare. Che non deve trovare nelle procedure un ostacolo, bensì la propria piena realizzazione. Il soggetto è la sovranità, non sono le forme e i limiti nei quali il popolo la esercita. E' quanto aveva presente Costantino Mortati - il grande costituzionalista che aveva messo in bella calligrafia una Carta pasticciata - quando parlava di prassi (ciò che noi, oggi, chiamiamo impropriamente «Costituzione materiale»). Che egli non intendeva in contrapposizione alla «Costituzione formale», ma a sua integrazione. Di fronte a certe insinuazioni, il presidente della Repubblica si è risentito e ha invitato gli esponenti del Popolo della libertà che le avevano formulate a metterlo formalmente sotto accusa se credono davvero che egli tradisca la Costituzione. Ma Giorgio Napolitano non la tradisce. Anzi, vi si attiene in modo esemplare. Il guaio è che, così, egli perpetua, suo malgrado, gli equivoci e alimenta i sospetti. Il nostro sistema istituzionale è una parodia delle monarchie costituzionali dell' Ottocento, quando il re aveva l' ultima parola e la democrazia rappresentativa faceva i primi passi. La parte del re la fa il presidente della Repubblica in un contesto politico che non è lo stesso in cui operava la monarchia. Ma le sue «prerogative», in quanto tali, finiscono con avere persino un margine di discrezionalità più ampio dei «poteri» codificati del sovrano. Innanzi tutto, il re era ritenuto «sopra le parti», anche se, poi, non lo era affatto. Non è così per il presidente della Repubblica. Per il solo fatto di essere appartenuto a una parte politica, che lo ha indicato e votato, egli è inevitabilmente percepito come «uomo di parte». Del resto, di parte, e non di rado, lo sono stati - più o meno esplicitamente - tutti gli inquilini del Quirinale. In secondo luogo, la sua stessa funzione di «filtro» del processo legislativo - che esercita rimandando alle Camere i progetti di leggi per vizio di costituzionalità - finisce con essere percepita, più che una garanzia, un' indebita interferenza nell' attività del governo e sull' indipendenza dello stesso Parlamento. In Inghilterra, nessuno potrebbe insinuare che la regina congiuri contro il primo ministro in carica. La Corona - a differenza del nostro presidente della Repubblica - non mette naso nelle leggi che il primo ministro le porta a firmare. Tanto meno va alla ricerca, in Parlamento, di un' altra maggioranza - se il primo ministro ha perso la sua - perché l' ipotesi di un governo non eletto dal popolo non è neppure prevedibile. A fondamento della democrazia rappresentativa, e liberale, inglese c' è la sovranità popolare espressa dal voto. E' il primo ministro - nel pieno possesso di poteri che gli derivano dall' essere stato eletto - che decide di verificare se nel Paese gode ancora del consenso che ha perso in Parlamento, di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. Chi, da noi, ha proposto un siffatto sistema istituzionale è stato tacciato di fascismo dai custodi della (ben scarsa) sacralità istituzionale. I giornali fiancheggiatori del centrosinistra - che teme di perderle - sono contro eventuali elezioni anticipate e a favore della nascita di una maggioranza parlamentare alternativa a quella uscita dalle urne. Peccato che dello stesso avviso non siano quando in gioco è un governo diverso, ad essi più gradito. Dicono che il sistema parlamentare puro, senza vincolo di mandato, sarebbe una garanzia per l' indipendenza dei parlamentari rispetto alle oligarchie dei partiti. Peccato che la realtà sia opposta. L' articolo 67 della Costituzione - «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato» - esautora il popolo della sua sovranità, in quanto ne affida l' esercizio alla discrezionalità dei suoi rappresentanti, conferendo istituzionalmente un carattere elitario, oligarchico, trasformista e autoritario alla democrazia rappresentativa così intesa. Nei sistemi istituzionali anglosassoni, chi presiede i lavori di un ramo del Parlamento è lo Speaker. Il suo è un «lavoro» - his o her job, si dice della sua funzione - che consiste nel dare la parola a chi la chiede. E' del tutto impensabile che si metta in concorrenza con il primo ministro, costituisca un proprio gruppo parlamentare distinto e promuova «politiche» diverse da quelle del governo. Se lo Speaker della Camera dei Comuni inglese lo facesse, nessuno ne chiederebbe le dimissioni. Finirebbe in manicomio. Da noi, il presidente della Camera è stato espulso dal suo partito - per dissidi interni col leader massimo - che ora ne chiede le dimissioni non sapendo, peraltro, come giungervi perché il sistema, non contemplando tale eventualità, non ne prevede neppure la procedura. A difendere il sistema istituzionale vigente sono rimasti gli epigoni di oligarchie politiche e sociali fondamentalmente ostili alla democrazia liberale. Gente convinta che la democrazia non debba essere «il governo del popolo» - ancorché esercitato dai suoi rappresentanti - ma la Repubblica dei filosofi di Platone, lo Stato etico di Hegel, la «volontà generale» di Rousseau, l' «avanguardia del proletariato» marxista-leninista. E' la Reazione, malattia senile del progressismo. Avevo sempre pensato che il (solo) modo di cambiare i governanti senza spargimento di sangue fossero, in democrazia, le libere elezioni. Ma pare che molti non la pensino così. I miei lettori di sinistra - che mi hanno scritto, contestando il mio articolo di fondo in difesa della sovranità popolare - vogliono cacciare Berlusconi, ma aggiungono anche di non voler votare. Contano, se cade il governo, che il presidente della Repubblica non indica nuove elezioni e confidano nelle «manovre» parlamentari dell' opposizione. Un singolare caso di abdicazione alla propria sovranità! Mi chiedo se, di questo passo, non arriveranno a volere l' abolizione delle elezioni quando ci fosse la prospettiva che a vincerle siano «gli altri». Personalmente, del destino elettorale tanto del Cavaliere quanto dei suoi avversari non me ne può importare di meno, perché non voto da secoli. Ma, a questo punto, sono preoccupato per il futuro del Paese.

Torna all'inizio


Fine delle illusioni Silvio: pronti al voto (sezione: Riforma elettorale)

 

"iltempo.com" del 23-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri


Sottotitolo: Messaggio sul sito dei Promotori della Libertà: Non mi faccio logorare, prepariamoci alle urne. "Sarebbe contro la democrazia cambiare il risultato elettorale". FINI L' ultimo tentativo delle colombe CIRCOLI Brambilla già al lavoro.

Ora si fa sul serio. Basta con i "giochini" politici di possibili alleanze (con Casini) e sfibranti mediazioni (con i finiani). Berlusconi, dopo l' ultimatum di sabato e dopo aver ricevuto la replica, velenosa, di Italo Bocchino, ha capito che gli spazi per una ricomposizione sono ridotti al minimo. Così ha iniziato a muoversi concretamente in vista di elezioni a brevissimo termine. Liquidato il capitolo Fini - "non ho alcun messaggio da mandargli" - affidato al "buon senso" di tutti i protagonisti il destino della maggioranza, ieri ha mandato un audiomessaggio ai Promotori della Libertà - i Circoli di Michela Brambilla, la parte più operativa dei movimenti che si muovono attorno al Pdl - nel quale li ha invitati a cominciare a lavorare tra le gente per organizzare il voto. E a prepararsi alla campagna elettorale con un serie di manifestazioni per strada, con gazebo nei quali si dovrà spiegare quello che ha fatto il governo. "Dobbiamo riorganizzare sul territorio la presenza del Popolo della libertà - ha spiegato il premier - la nostra presenza e la presenza di tutte le nostre componenti più dinamiche, per realizzare appunto una presenza attiva e capillare in ciascuna delle 61 mila sezioni elettorali, in ciascuno dei 61mila dipartimenti elettorali in cui è ripartito il nostro Paese, e dobbiamo essere pronti a qualsiasi evenienza, come quella ad esempio di elezioni entro poco tempo". Berlusconi non ha ancora accantonato l' idea di andare avanti con questa maggioranza, ricucendo magari con l' ala più morbida dei dissidenti di Futuro e Libertà - anche se giudica "l' idea di costituire un gruppo autonomo in Parlamento un' iniziativa paradossale se si considera che sono stati tutti eletti sotto il simbolo del Pdl" - ma non vuole assolutamente arrivare a compromessi sui cinque punti del programma di governo. E in particolare non vuole neppure essere costretto a una trattativa snervante su alcuni provvedimenti, come ad esempio il processo breve. "È ovvio che qualora la coesione della maggioranza venisse meno anche su uno solo di questi 5 punti che sono parte integrante del programma di governo - spiega nel messaggio Berlusconi - non accetteremmo mai di farci logorare in un tirare a campare in discussioni continuative che erano tipiche di molti governi della prima repubblica, così come rifiuteremmo anche la prospettiva di dover negoziare al ribasso, direi, quell' azione riformatrice su cui noi ci siamo impegnati e su cui vogliamo essere assolutamente coerenti, mentre altri pensano di farne oggetto di un mercato politico che per noi è avvilente ed hanno l' obiettivo fin troppo scoperto di ribaltare il risultato del voto popolare". L' unica strada, se il dissidio non si ricomporrà, è solo quella delle elezioni anticipate. Al massimo entro dicembre. "Sarebbe un atto fortemente antidemocratico, addirittura offensivo della sovranità popolare - prosegue il premier - partecipare a dei nuovi giochi di palazzo per tentare di cambiare, di sovvertire il risultato elettorale e portare al governo chi le elezioni invece le ha perse, e questo credo che è qualcosa che non si può da parte nostra assolutamente accettare". L' attacco ai finiani, specialmente a Fini e ai tre che più lo attaccano - Briguglio, Bocchino e Granata - è frontale: "Nelle prossime settimane si vedrà la differenza tra chi, come noi, vuole fare le grandi riforme, e chi al contrario vuole soltanto perseguire obiettivi di potere e di carriera nell' esclusivo tornaconto della propria aziendina politica, anteponendo l' interesse particolare a quello generale". Dunque avanti con l' organizzazione dei movimenti sul territorio in attesa della fiducia in aula sui cinque punti del governo. E l' alleanza con Casini? "L' importante è che l' Italia abbia un governo e che il paese sia governato, tutto il resto ha poca importanza" ha risposto secco Berlusconi ieri passeggiando ad Arona sul Lago Maggiore.

Torna all'inizio


Di Pietro: "L' Udc ci prende in giro i democratici non lo capiscono" (sezione: Riforma elettorale)

 

"larepubblica.it" del 23-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: Di Pietro: "Non ci sono le condizioni per allearci. Casini già alle ultime elezioni è andato da solo e così farà ancora: lui e Fini vogliono creare un altro polo"

ROMA - "Tra i due litiganti il terzo (polo) gode". Antonio Di Pietro non perde il gusto per i proverbi. Il leader dell' Idv è convinto che se si allungano i tempi per andare alle urne a trarne vantaggio saranno Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini. E l' alleanza costituzionale che propone Dario Franceschini? "È una truffa che Fini e Casini stanno tentando ai danni della coalizione riformista. Quei buontemponi del Pd non se ne stanno rendendo conto". L' Idv non sarebbe disponibile a un' alleanza del genere? "L' Idv è pronta ad allearsi col diavolo, pur di liberarsi di Berlusconi. Peccato che né Casini né Fini vogliono una coalizione di centrosinistra. Ognuno ha un suo obiettivo: Fini vuole creare una nuova coalizione di centrodestra e Casini ne vuole una di "interdizione". Più tempo avranno a disposizione più saranno un problema. A quel punto, in una gara a tre il centrosinistra rischia di arrivare ultimo". Ma il Pd è convinto che per vincere siano indispensabili i voti dei centristi. "Per sposarsi bisogna essere in due e dall' altra parte c' è una donna della prima Repubblica che ha esercitato il mestiere più antico del mondo e lo vuole continuare a esercitare in autonomia". Sveliamo la metafora. "Casini già alle ultime elezioni è andato da solo e così farà ancora. Vogliono creare un altro polo. L' Udc non può tornare da Berlusconi per i veti di Bossi, Fini ormai è Berlusconi a non volerlo più. Faranno un' alleanza moderata che porterà via voti al centrodestra. E finirà come in Puglia". Cioè? "Lì alle regionali il centrodestra si divise e Vendola vinse". Anche per lei il centrosinistra ha chance di battere Berlusconi. "Sì. Bastiamo noi, il Pd, Vendola e gli altri pezzi di sinistra che sono fuori dal parlamento". E se il terzo polo ruba voti anche a voi? "I loro sono voti strutturati: è gente che fino a ieri ha votato Fini. Non gli si può chiedere di votare per Vendola. Rincorrere la chimera-Casini è di una cecità assoluta. E più pensiamo a governi tecnici, più questi avranno tempo per fregarci". Nemmeno Berlusconi vuole governi tecnici. "Lui vuole andare a votare perché non è scemo. Sa che Fini ha bisogno di almeno un anno per organizzare sul territorio il suo partito. E così vuole fare come Erode". Berlusconi come Erode? "Vuole ammazzare il bambino, cioè il partito di Fini, finché sta nella culla". E l' opposizione che farà? "Sarebbe meglio mettersi oggi attorno a un tavolo per decidere programma e leadership". Con le primarie? "Non siamo contrari alle primarie ma siamo disponibili anche a scelte secondarie, da concordare con i partiti". Se ci fossero, lei sarà uno dei candidati? "L' Idv ci sarà sicuramente: abbiamo le professionalità per partecipare o per appoggiare qualcuno. Solo che il Pd mi sembra che queste primarie non le voglia fare". E se invece si riuscisse a mettere insieme un governo per fare la legge elettorale? "Se qualcuno mi offre uno shuttle per andare sulla luna io ci vado volentieri. Ma non ci sono i numeri per avere una legge elettorale diversa". Lei però la cambierebbe? "Certo, se fosse per noi faremmo collegi elettorali maggioritari di coalizione. Va bene anche il mattarellum. So che qualcun altro pensa a un sistema alla tedesca, con sbarramento. Noi siamo disponibili a ragionare ma vogliamo prima vedere la proposta". Si andrà a votare a dicembre? "Il tira e molla andrà avanti finché Berlusconi non deciderà di andare a votare".

Torna all'inizio


Banche: in Germania una legge per riformare sistema e creare un fondo di salvataggio (sezione: Riforma elettorale)

 

"libero.it" del 23-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri


Sottotitolo: Finanza.

M ilano, 23 ago. (Adnkronos/Ats) - Una legge volta a riformare il sistema bancario tedesco e che porti alla creazione di un nuovo fondo di salvataggio per sostenere le banche in difficolta' durante periodi di crisi. E' quanto dovrebbe approvare l' esecutivo della Cancelliera Angela Merkel mercoledi' , secondo quanto riferisce un funzionario della coalizione di governo citato da Bloomberg. La legge prevede l' applicazione di una tassa annuale su tutte le banche tedesche, da essere pagata il 30 settembre, e una serie di strumenti per permettere una cosiddetta ' insolvenza ordinata' degli istituti di credito attraverso la creazione di una ' bad bank' . Il fondo sarebbe di circa 1,3 miliardi di euro, ha spiegato la stessa fonte, aggiungendo che il disegno dovrebbe diventare legge entro il 31 dicembre e che in esso vi sono contenute anche delle clausole per permettere al governo di cedere quanto prima le quote detenute in Commerzbank e Hypo Re.

Torna all'inizio


Cina: premier Wen, riforma politica e' necessaria (sezione: Riforma elettorale)

 

"libero.it" del 23-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri


Sottotitolo: Esteri.

M ilano, 23 ago. (Adnkronos/Ats) - La necessita' di una "riforma politica" che accompagni le riforme economiche in corso da 30 anni e' stata riaffermata dal premier cinese Wen Jiabao in un discorso ampiamente riportato oggi dalla stampa cinese.Nel corso di una visita a Shenzhen, la metropoli industriale del sud della Cina, il premier ha sottolineato che "senza una riforma politica, la Cina potrebbe perdere quello che ha ottenuto attraverso la ristrutturazione dell' economia e gli obiettivi della modernizzazione potrebbero non essere raggiunti". Wen non ha chiarito in che cosa debba consistere la "riforma politica" in un paese che continua ad essere governato da un partito unico che non tollera il dissenso.Zhang Lianghui, un professore della scuola centrale del Partito Comunista citato oggi dal Global Times, sostiene che le misure prese negli ultimi anni contro la corruzione, largamente diffusa nelle amministrazioni, "non sono sufficienti" a contenere i "crescenti conflitti sociali" che vengono innescati da "frequenti attacchi contro i gruppi piu' vulnerabili, l' aumento dell' inquinamento, seri casi di corruzione e dalle ineguaglianze nella distribuzione del reddito". Mao Shoulong, un professore dell' Universita' del Popolo di Pechino interpellato dallo stesso giornale, aggiunge che la riforma politica "deve essere condotta nel quadro dell' attuale sistema politico", che e' dominato dal Partito Comunista.

Torna all'inizio


I finiani al contrattacco (sezione: Riforma elettorale)

 

"ilfoglio.it" del 23-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: Accesso abbonati.
Sottotitolo: Bocchino sul sito di Generazione Italia: "Non consegneremo il Paese all' asse Bossi-Tremonti"

Italo Bocchino, capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà, sul sito di Generazione Italia ha scritto: "Oggi il ricorso al voto lo vogliono davvero soltanto Bossi e Tremonti, il primo per prendersi i voti di Berlusconi e il secondo per prendere il suo posto a Palazzo Chigi. Non le vuole il Paese, non le gradirebbe il Quirinale, non le vuole l' opposizione, non le vuole Fini e non le vogliono quei sessanta - settanta parlamentari del Pdl che dovrebbero lasciare il posto ai leghisti al Nord, a "Futuro e libertà" al Sud e al centrosinistra nelle regioni dove senza il presidente della Camera è impossibile conquistare il premio di maggioranza. E sotto sotto il voto non lo vuole neanche Berlusconi, consapevole ormai che ha solo da perderci". Secondo il finiano Bocchino, "l' unica strada che ha Berlusconi è appellarsi al Parlamento come gli ha consigliato Casini per varare un nuovo governo con un profilo alto e riformatore e una maggioranza più ampia, costruendo una nuova coalizione che comprenda i partiti di Fini, Casini e Rutelli e i moderati del Pd ormai delusi". La replica di Fabrizio Cicchitto (Pdl) alla proposta di Bocchino: "Qua non è in ballo né la monarchia aziendale né la democrazia repubblicana", dice Cicchitto, "ma il mantenimento del patto fatto con gli elettori che nel 2008 votarono una precisa maggioranza della quale facevano parte anche i finiani di oggi. Questa ipotesi di una sorta di auto-ribaltone e di composizione e scomposizione di tutti gli schieramenti francamente sembra più un film che una seria ipotesi politica". E il viceministro allo Sviluppo Economico, Adolfo Urso, spiega quali sono le condizioni per riaprire il dialogo tra Pdl e Futuro e Libertà: "Cessino gli attacchi istituzionali al presidente Fini e si annulli la riunione dei probiviri prevista per metà settembre. Sono altri che hanno fatto uno strappo con i nostri elettori, cacciando con un documento illiberale Gianfranco Fini, che è stato il confondatore del Pdl. Ma io mi auguro ancora che prevalga la ragione. Questo è il settembre dellla verità". Leggi I delfini parricidi - Leggi Fascisti su Venere - Leggi Bossi spiega a Fini perché non c' è alternativa a questo governo - Leggi Il Cav. raduna il consiglio di guerra e prepara la mobilitazione elettorale - Leggi Il traditore riluttante - Leggi Che cosa deve fare il Cav. per ottenere dai finiani l' appoggio per governare ©; - FOGLIO QUOTIDIANO.

Torna all'inizio


Legge elettorale: Rutelli, va cambiata ma non credo avremo possibilita' (sezione: Riforma elettorale)

 

"libero.it" del 23-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri


Sottotitolo: Politica.

R imini, 23 ago. - (Adnkronos) - "La legge elettorale andrebbe cambiata. Chi la ha fatta l' ha definita come una porcheria. Ma siccome in Italia chi ammette di fare le leggi porcheria non se ne pente, non so quanto avremo la possibilita' di vederla cambiata". A sostenerlo il leader di Api, Francesco Rutelli che ricorda di avere presentato "una proposta di legge in Parlamento, firmata da esponenti dell' Udc e del Pd, delle forze centriste e democratiche e riformiste, per l' introduzione del proporzionale tedesco che ha consentito alla Germania di stare piu' avanti di tutti, di avere stabilita' di governo e ripresa economica e una situazione migliore di altri Paesi". Il suggerimento di Rutelli, infine, e' di prendere atto, tutti, delle cose che funzionano meglio diquelle che abbiamo fatto noi' ' .

Torna all'inizio


Analisi sugli ultimi 20 anni di storia italiana (sezione: Riforma elettorale)

 

di SIMONE REPETTO

 

"La Nuova Sardegna (ed. Cagliari)" del 24-08-2010

CAGLIARI

Pagina: 8

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: Carloforte. È stato presentato in piazza il nuovo libro di Mario Segni: pioggia di domande dai cittadini.

CARLOFORTE. E' stato presentato il nuovo libro di Mario Segni «Niente di personale, solo cambiare l' Italia». Sabato sera, in una affollata piazza Repubblica, il circolo "Amici du Paize" guidato da Bernardo Franzini, ha organizzato un incontro pubblico con il leader referendario, docente di diritto civile all' Università di Sassari. Per Segni si è trattato di un ritorno a casa, in quanto il nonno paterno, padre del Presidente della Repubblica Antonio Segni, era di Carloforte. Ad attenderlo, c' erano molti amici, parenti e il sindaco Agostino Stefanelli. «La passione per le regate a vela latina e le antiche radici che mi legano a voi - ha detto Segni al pubblico, introducendo il suo libro - mi rendono felice di stare a Carloforte». Dopo i convenevoli, l' autore, anche rispondendo ai giornalisti ed alcuni cittadini, ha spiegato le ragioni ed i contenuti di un volume che descrive gli ultimi vent' anni della storia politica italiana, che hanno come traccia il referendum e le campagne ed esso legate. Dopo la crisi di Tangentopoli e i successi referendari del 1993, Segni passa in esame le successive annualità, col dualismo bipolare Berlusconi-Prodi e l' introduzione del maggioritario, per l' elezione diretta dei rappresentanti locali e regionali. Non è mancata l' analisi attuale con proiezione futura, in cui il professore ha manifestato tutte le perplessità circa il compimento delle riforme auspicate, a partire dal cambio delle legge elettorale, in un contesto sociopolitico fragile, dominato da corruzione, interessi di parte e scarso senso della "res publica". Insomma un quadro molto poco riformista, dove l' interesse del Paese viene messo in secondo piano ed i partiti maggiori restano incapaci volontari, persi nella cura degli interessi di parte.

Torna all'inizio


Per bus e metro gare con il contagocce (sezione: Riforma elettorale)

 

di Morena Pivetti

 

"Il Sole 24 Ore" del 24-08-2010

IN PRIMO PIANO

Pagina: 5

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri


Sottotitolo: Solo al Centro-nord il meccanismo si sta affermando - Prevale la conferma del gestore.

Morena Pivetti ROMA Tutto come prima, o quasi. Per bus, tram e metropolitane, i servizi di trasporto pubblico locale, la concorrenza rischia di rimanere ancora una volta una bella idea sulla carta. Non sarebbe che la replica di quel che il settore ha vissuto negli ultimi dieci anni: già la riforma del 1997, voluta dal ministro Burlando, obbligava comuni e province ad affidare con gara la gestione delle reti urbane ed extraurbane entro il 2002. Ma in assenza di multe e sanzioni per gli inadempienti, molti enti locali hanno semplicemente ignorato le norme, continuando con gli affidamenti diretti alle aziende di loro proprietà. Da allora, rinvio legislativo dopo rinvio legislativo della scadenza del periodo transitorio e fino alla riforma attuale, si è compo-sta un' Italia a diverse velocità: regioni che hanno completato il primo giro digare e preparano ilsecondo come Valle d' Aosta, Lombardia, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Emilia, Toscana, Marche e Umbria; regioni nel bel mezzo delle procedure ad evidenza pubblica come il Piemonte e altre che hanno rinviato tutto. La linea di faglia passa più o meno all' altezza di Roma: al Nord si registrano i comportamenti più virtuosi, al Sud si concentrano i ritardatari. Con l' eccezione del Veneto e del Trentino: il primo ha aggiudicato un' unicagara per un lotto di treni dei pendolari, il secondo nessuna. Nel Lazio Roma, che aveva fatto da apripista nel 2000 mettendo sul mercato 28 milioni di bus/chilometro (il 20% della rete), si è tenuta stretto l' altro 80% con l' in house e valuta l' ingresso di un socio privato in Atac. Più a Sud Sicilia e Sardegna, avvalendosi di una norma che consente alle regioni a statuto speciale di rinviare fino al 2019 come prevede il regolamento Ue, hanno prorogato le concessioni per altri cinque anni. Anche il Friuli Venezia Giulia ha fatto slittare la seconda tornata di gare al 2014. Nei prossimi 17 mesi, entro il 31 dicembre 2011 quando gli affidamenti diretti cesseranno, province e comuni di Veneto, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania e Calabria - che ha tentato con una propria legge di spostare in avanti di cinque anni ma è stata stoppata dal Consiglio dei ministri - dovranno pubblicare i capitolati per il trasporto collettivo. Oppure motivare all' Antitrust, che finora ha sempre detto no, perché sia impossibile liberalizzare. Anche laddove il mercato è stato aperto non c' è da essere troppo soddisfatti. E' vero che si sono avuti effetti interessanti sul fronte delle aggregazioni tra imprese (in provincia di Milano si era scesi da un' ottantina di concessionari a sei raggruppamenti), soprattutto private, e miglioramenti nella quantità e qualità dell' offerta con l' aumento delle corse, il rinnovo del parco autobus, l' introduzione delle tecnologie di localizzazione dei mezzi e delle paline intelligenti. M.Piv. Ma è altresì vero che delle quasi 100 gare assegnate, la stragrande maggioranza le ha vinte l' incumbent, ovvero l' azienda che gestiva il servizio, e che i risparmi sulla base d' asta sono stati insignificanti, nell' ordine dell' 1-2% massimo. Salvo il caso, clamoroso, della prima gara di Roma, dove il ribasso dell' Ati vincitrice capitanata da Sita (Spa delle Fs e della famiglia Vinella) e da Apm Perugia, fu del 10% con un costo che oscillava tra l' 1,74 e i 2,14 euro a chilometro contro i 3,73 euro di Trambus, la Spa del comune. L' esperimento della capitale dimostra che risparmiare si può, a patto di costruire bene i capitolati. Se, come nel caso del bando di Firenze poi ritirato, all' offerta economica si attribuiscono cinque punti su 100 (con dieci punti al car sharing e dieci alla campagna informativa), è difficile che i concorrenti lavorino per abbassare i prezzi. Si spiega anche così il gap che ci separa dall' Europa. L' ultimo benchmark disponibile condotto da Earchimede nel 2005 evidenziava che l' Italia spende mediamente 2,2 euro di contributi per bus/km contro i 6 centesimi della Gran Bretagna e i 9 della Svezia, l' 1,5 euro della Germania e l' 1,9dellaFrancia.Con ricavi da traffico tra i più bassi del continente - 1,08 euro a chilometro contro l' 1,49 della Gran Bretagna, i 2,39 della Germania e l' 1,14 della Francia - e di conseguenza i costi operativi tra i più alti (3,5 euro contro l' 1,8 della Gran Bretagna, i 4 della Germania e i 2,9 della Francia). Dal 2000 al 2010 per far girare bus, tram, metropolitane e treni dei pendolari il paese ha sborsato qualcosa come 70 miliardi per la sola gestione. Con risultati deludenti: secondo l' Osservatorio Isfort se nel 2000 utilizzavano i mezzi pubblici il 12,8% degli italiani che si spostavano con veicoli motorizzati, nel 2009 la percentuale era scesa all' 11.6 per cento.Con l' auto che,viceversa, è salita dall' 80,1%all' 83. Anche le cosiddette «gare a doppio oggetto» (per il servizio e per una quota fino al 40% del capitale della Spa pubblica oggetto d' asta) previste dalla riforma, non hanno dato esiti esaltanti: l' Amt di Genova, partecipata da Transdev e ora nelle mani di Ratp come risultato della fusione Transdev-Veolia, pur avendo recuperato quasi miracolosamente un deficit annuale di 30 milioni di euro ed essere tornata all' attivo, nel 2009 ha perso 2,3 milioni. Stessa sorte per l' Atcm di Modena, anche lei partecipata da un' Ati guidata da Ratp,che ha chiuso con un passivo di 3,6 milioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA Terza puntata Viaggio nei servizi pubblici locali: le precedenti puntate sono state pubblicate il 27 luglio (trasporto ferroviario) e gas (15 agosto) LA SCADENZA A fine 2011 stop agli affidamenti diretti: Veneto, Lazio, Abruzzo, Campania e Calabria dovranno pubblicare i capitolati POCO MERCATO Su quasi 100 appalti banditi la stragrande maggioranza è andata all' azienda che già forniva il servizio con ribassi dell' 1-2%

Torna all'inizio


«Primo, rilanciare la produttività» (sezione: Riforma elettorale)

 

di Gianni Trovati

 

"Il Sole 24 Ore" del 24-08-2010

POLITICA E SOCIETA

Pagina: 14

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: LA SINISTRA E L'ECONOMIA Sergio Chiamparino Sindaco di Torino.
Sottotitolo: Punto di partenza la riforma dei contratti - Serve una nuova politica per la ricerca.

R iforma dei contratti, del mercato del lavoro, del fisco, e dei servizi locali.I capitoli dell' agenda economica proposta da Sergio Chiamparino, candidatosi alla leadership del centrosinistra, sono tanti, ma possono essere catalogati sotto un obiettivo unico, l' aumento della produttività del sistema. «Questa è l' emergenza vera dell' economia italiana - spiega Chiamparino, arrivato all' ultima stagione da sindaco di Torino - e per affrontarla servono interventi a tutto campo ». Unica è anche la caratteristica politica di queste proposte, tutte ad alto tasso di eresia nei confronti dei «tabù» di tanta parte dell' opposizione. «Le statistiche - prosegue Chiamparino - ci collocano in fondo alle classifiche europee sia per produttività sia per livello dei salari. Non si capisce proprio che cosa alcuni vogliano difendere in questo sistema». Qual è il primo aspetto da modificare per sbloccare la situazione? La leva cruciale è quella contrattuale. Servono linee guida nazionali leggere e generalissime, al cui interno articolare meccanismi che puntino sulle specificità di comparto e di area, per far crescere i salari in modo più differenziato, e più collegato ai risultati che si riescono a raggiungere. Per ottenere questo scopo occorre riscrivere in modo condiviso la legislazione industriale. L' idea sembra rievocare una sorta di nuovo «23 luglio», ma oggi l' unità sindacale sembra un ricordo lontano: questo non rischia di complicare le cose? Non c' è dubbio, ma compito della politica è anche proporre un terreno di confronto nuovo, in cui provare a superare le divisioni attuali. Allora, poi, lo scopo era contenere l' inflazione, oggi invece è l' aumento della produttività, un tema di cultura politica, su cui i partiti hanno il dovere di intervenire. Quanto conta la vicenda Fiat in questa agenda delle priorità? Conta, ma non è solo una questione di Fiat. Prendiamo il tema della rappresentanza: va benissimoche gli accordi siano approvati con referendum, ma poi non devono esistere minoranze con potere di veto. Il problema si incontra a Pomigliano, ma anche nei servizi pubblici, dove non è più possibile che lo sciopero di una sigletta paralizzi un settore. Torniamo alla Fiat. Come giudica il braccio di ferro ingaggiato dall' azienda sui tre operai di Melfi reintegrati dal giudice? Penso che sia un errore, perché c' è una sentenza e va attuata, almeno fino a quando non venga ribaltata dal successivo grado di giudizio. Questo atteggiamento "antico", non nel senso nobile del termine, rischia anche di complicare la posizione di Cisl e Uil, che già oggi non sono al massimo della rappresentatività nell' industria. C' è addirittura chi sostiene che Marchionne sia alla ricerca di "pretesti" per dimostrare l' impraticabiità degli investimenti in Italia. Le letture dietrologiche mi affascinano solo nei romanzi gialli. Io sto a quello che Marchionne mi dice di persona, anche perché se fosse alla ricerca di pretesti ne avrebbe già trovati mille. Nichi Vendola, nell' intervista di sabato al Sole 24 Ore, ha lanciato l' esigenza di una nuova «politica industriale». Che ne pensa? Più che altro parlerei di una «politica per l' industria», che oggi non può essere se non «politica per la ricerca». Il paese deve decidere gli ambiti in cui ha senso spingere per la ricerca applicata, e in quegli ambiti deve spingere anche finanziariamente. Penso, per esempio, che nella mobilità sostenibile, in tutto il metalmeccanico e nella meccatronica le condizioni ci siano. E nel nucleare? Mi sembra propagandistico cercare di ereditare centrali con una tecnologia ormai obsoleta, ma penso che la ricerca non vada fermata. Lo stesso principio vale per gli ogm: perché mai una persona di sinistra deve essere a favore della ricerca sulle staminali, ma non a quella sugli ogm? Tra le priorità indica anche la liberalizzazione dei servizi locali. Ma la riforma non è appena stata fatta? Ora si tratta di attuarla, ma ci sono aspetti che vanno migliorati. Le deroghe attuali rischiano di mantenere l' in house in gran parte della galassia di società comunali. Per superare il problema bisogna puntare sulla differenza fra reti, in maggioranza pubbliche, e gestioni, che devono essere competitive e regolate da un' Authority che vigili su prezzi e tariffe. Ultimo tema, il fisco. Abbassare le aliquote è sempre il primo capitolo dei programmi elettorali, ma poi la realtà è diversa. Che cosa si può fare? Il fisco oggi premia chi immobilizza i patrimoni e colpisce chi investe e lavora. Per liberare risorse per consumi e investimenti occorre tassare le rendite finanziarie, salvaguardando il risparmio delle famiglie. Rendite finanziarie a parte, la sua piattaforma sembra guardare più al centro che a sinistra. E' una scelta di campo anche in vista delle alleanze? Teoricamente è vero, ma non alzerei steccati; del resto, su temi come il protezionismo nelle liberalizzazioni, anche al centro non siamo messi bene. Serve però un metodo chiaro: il partito più grande di uno schieramento deve farsi carico del programma e di proporre un confronto serrato a tutto campo. Anche perché vincere le elezioni è importante, ma è fondamentale anche poter governare il giorno dopo il voto. gianni.trovati@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA «Dalla tassazione delle rendite finanziarie le risorse per sostenere consumi e investimenti» «No a minoranze sindacali con poteri di veto, ma a Melfi la Fiat sbaglia a non applicare la sentenza» In campo per le primarie. Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino CONTRASTO.

Torna all'inizio


La Ue malata di immobilismo (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Sole 24 Ore" del 24-08-2010

COMMENTI

Pagina: 11

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri


Sottotitolo: 2040: Pechino supera gli Usa e il Pil dei 15 si riduce al 5% del totale (dal 21%)

REUTERS di Pietro Reichlin L a notizia del sorpasso del Giappone da parte della Cina in termini di Pil conferma una tendenza storica ampiamente anticipata dagli esperti. In realtà, il Pil della Cina è già maggiore di quello del Giappone di almeno mille miliardi di dollari, se valutato a parità di potere di acquisto. In base a tale misura, il prodotto cinese rappresenta oggi circa l' 11% del prodotto mondiale, contro il 22% degli Usa ed il 21% dell' Europa dei 15. Alcuni mesi fa, lo storico dell' economia Robert Fogel ha proposto alcune riflessioni sulle prospettive di crescita delle aree più sviluppate del pianeta per i prossimi trent' anni, che dovrebbero destare qualche preoccupazione tra i leader europei. Nel 2040 la Cina dovrebbe diventare di gran lunga il primo paese del mondo in termini di Pil valutato a parità di potere d' acquisto, con una quota pari al 40% del prodotto mondiale, mentre le quote di Usa ed Europa dei 15 scenderebbero, rispettivamente, al 14 ed al 5%. Si consideri che, secondo tali previsioni, i cittadini cinesi avrebbero, nel 2040, un reddito pro-capite doppio rispetto ai cittadini europei (ma ancora inferiore a quello dei cittadini americani). Le previsioni di Fogel sono certamente basate su estrapolazioni ed ipotesi discutibili, ma non sono affatto infondate. I suoi dati, in sostanza, prevedono che la Cina continui a mantenere, fino al 2040, un trend spettacolare (simile a quello già mostrato negli ultimi vent' anni), che gli Usa riescano a tenere "faticosamente" il passo e che l' Europa subisca un forte ridimensionamento rispetto alle altre economie del pianeta. Le buone prospettive della Cina si devono al fatto che i processi di dislocazione del lavoro dall' agricoltura al manufatturiero ed ai servizi continueranno ancora a lungo (almeno per la prossima generazione) e che l' aumento della scolarizzazione indurrà forti aumenti di produttività. Ad esempio, si prevede che la percentuale di studenti iscritti all' università crescerà del 50% almeno nel corso dei prossimi trent' anni. L' impatto di questo progresso sulla produttività può essere facilmente apprezzato se si considera che, mediamente, un lavoratore con diploma universitario è circa 3 volte più produttivo di un lavoratore con diploma di scuola primaria. Il forte ridimensionamento dell' Europa si deve principalmente alle tendenze demografiche e ad una scarsa dinamica dell' innovazione tecnologica. Secondo le previsioni delle Nazioni Unite, la forza lavoro europea è destinata a ridursi e l' età media ad aumentare in misura sostanziale. Tra il 2000 ed il 2040 la percentuale media di ultra-sessanticenquenni in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito passerà dal 16 al 28%, ed il tasso di dipendenza medio (in questi stessi paesi e nello stesso arco temporale) aumenterà di circa il 50%. Fogel coniuga questi dati ad una previsione di aumento medio della produttività del lavoro nei 5 paesi europei pari all' 1,8% annuo, per concludere che il Pil dell' Europa a 15 non supererà l' 1,2% annuo nei prossimi trent' anni. Troppo poco per tenere il passo con i concorrenti. Le previsioni di Fogel possono essere criticate da vari punti di vista, sia per quanto riguarda le prospettive cinesi che quelle europee. Lasciando da parte le incertezze politiche, che possono minacciare la stabilità della Cina, ma anche la solidità del modello di integrazione commerciale europeo, bisogna osservare che anche l' Europa ha buone prospettive di miglioramento economico. E' evidente che un' area economica matura come quella europea non può esibire tassi di crescita paragonabili a quelli di un paese in via di sviluppo, come la Cina. I guadagni di produttività che, nel nostro continente, possono derivare da una riallocazione dei fattori produttivi e da un aumento della scolarizzazione sono limitati. Tuttavia, l' Europa sottoutilizza ampiamente il lavoro dei giovani e non riesce a dare impulso alle aree economicamente svantaggite del continente. Un contributo non trascurabile alla crescita europea potrebbe venire da un aumento degli investimenti diretti e della partecipazione al lavoro, soprattutto nel Sud Europa. In Francia e Italia un giovane su quattro è disoccupato, mentre in Spagna il dato sale al 40%. Ma queste prospettive possono essere realizzate solo accettando una maggiore flessibilità delle regole contrattuali, rimuovendo le barriere alle ristrutturazioni aziendali e cambiando drasticamente i criteri di perequazione del reddito ed i sistemi di compensazione adottati dall' Unone europea. In particolare, bisogna riconoscere che i trasferimenti incondizionati di reddito e la crescita dell' impiego pubblico può scoraggiare l' offerta di lavoro e disincentivare l' attività imprenditoriale. I dati economici molto positivi esibiti quest' anno dalla Germania sono un segnale in controtendenza per l' Europa. Ma, probabilmente, le stesse riforme del welfare, gli accordi contrattuali ed i processi di ristrutturazione che, in quel paese, hanno reso possibile una forte ripresa del Pil e dell' occupazione, avrebbero avuto effetti molto più significativi se fossero avvenuti nelle aree meno ricche del nostro continente. Le difficoltà della Fiat a Pomigliano sono un segnale su cui conviene riflettere seriamente. © RIPRODUZIONE RISERVATA PROBLEMI LETALI Nel Vecchio continente la produttività aumenta a ritmi ridotti. Pesano l' invecchiamento e la mancanza di un disegno di riforma del welfare La ginnastica dei numeri. Tanti i primati cinesi, molti nello sport, soprattutto nella ginnastica, nei tuffi, nel ping-pong. In pochi decenni la Cina si avvia a conquistare anche la classifica mondiale per prodotto interno lordo. Dopo il sorpasso sul Giappone, Pechino ha davanti a sé solo gli Stati Uniti.

Torna all'inizio


«Quel quartiere è diverso: non piove nelle case, basta cambiare l' organizzazione» Il sindaco di Roma Gianni Alemanno lancia la proposta e annuncia un referendum: "Si tratta di una cisti urbana da radere al suolo" Ma chi vive nella periferia si oppone: è solo speculazione edilizia (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Stampa" del 24-08-2010

ITALIA

Pagina: 20

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: IL CORVIALE
Sottotitolo: Il sindaco di Roma Gianni Alemanno lancia la proposta e annuncia un referendum: "Si tratta di una cisti urbana da radere al suolo" Ma chi vive nella periferia si oppone: è solo speculazione edilizia.

«Quel quartiere è diverso: non piove nelle case, basta cambiare l' organizzazione» Il sindaco di Roma Gianni Alemanno lancia la proposta e annuncia un referendum: "Si tratta di una cisti urbana da radere al suolo" Ma chi vive nella periferia si oppone: è solo speculazione edilizia Il sindaco di Roma Gianni Alemanno lancia la proposta e annuncia un referendum: "Si tratta di una cisti urbana da radere al suolo" Ma chi vive nella periferia si oppone: è solo speculazione edilizia IL CORVIALE.

Torna all'inizio


Moody' s: allarme sui rating sovrani (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Sole 24 Ore" del 24-08-2010

FINANZA E MERCATI

Pagina: 29

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: L'agenzia teme la scarsa crescita.

Le misure di rigore fiscale decise da alcuni paesi europei non potranno che avere impatto sulla crescita economica del Vecchio Continente e, specularmente, rischiano di incrementare il pericolo «di revisione al ribasso dei rating sovrani». Lo hanno stabilito gli esperti di Moody' s nell' ultimo rapporto semestrale sulle prospettive dei paesi europei pubblicato ieri. «Alla luce della dimensione della sfida fiscale e del bisogno di portare avanti per molti anni stringenti politiche fiscali - si legge nel report - Moody' s ritiene che i rischi per la crescita economica rappresentino chiaramente un rischio di revisione al ribasso dei rating sovrani». Un pericolo che si fa tanto più stringente in Europa «dove la crescita economica è destinata probabilmente a essere inferiore rispetto a quella del resto del mondo a causa dei programmi di riduzione del debito» e, appunto, dei propositi di stretta fiscale che interessano il continente. L' agenzia di rating, nel report, ricorda infatti che la maggior parte dei paesi europei si è impegnata per il rigore fino al 2013 in modo da riportare i deficit di bilancio al 3% del Pil. E questo, sulla carta, significa che nel breve termine le misure di austerità «ridurranno i redditi e soffocheranno i consumi e gli investimenti», con un impatto che, stando alle stime dell' Ocse, potrebbe valere, a fronte di un punto percentuale di consolidamento fiscale, lo 0,8% del Pil dell' Eurozona. Proprio le deboli prospettive di crescita, ha quindi ricordato Moody' s, hanno spinto l' agenzia nei mesi passati ad agire sui rating di «Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda e, più recentemente, Ungheria ». Ecco perché Moody' s «continuerà a monitorare» la situazione promettendo un occhio di favore verso quei paesi i cui «adeguamenti fiscali saranno duraturi e di successo». All' interno del panorama europeo, in ogni caso, i rating tripla A di Francia, Germania e Gran Bretagna restano «ben posizionati », nonostante i rischi sulla crescita abbiano accorciato la distanza dal downgrade. Questo concede comunque un po' di spazio all' ottimismo, tanto che, la stessa Moody' s ammette che «il peggio è alle spalle» nonostante l' Europa abbia ancora diverse sfide da affrontare. In primis, «il bisogno di recuperare la fiducia nel sistema bancario», quindi nel lungo periodo «il rischio deflazione, o la necessità di elaborare piani per una società che invecchia rapidamente (piani che peseranno tra il 2 e l' 8%del Pil all' anno nei prossimi 50 anni sui principali paesi europei) ». Il tutto mentre il processo di deleveraging, ossia di riduzione del debito da parte di famiglie e imprese, «può arrivare a sottrarre l' 1-1,5% annuo dalla crescita del Pil nei prossimi tre-quattro anni». E in quest' ottica, i paesi più a rischio sono «Irlanda, Spagna, Grecia, Romania e i Baltici». Uno scenario con poca luce e molte ombre, sul quale, però, le borse europee ieri hanno preferito non esercitarsi. Piuttosto hanno preferito cogliere i segna-li positivi, come l' improvvisa ondata di M& A che sta interessando i mercati ( 212 miliardi di dollari nel solo mese di agosto) e hanno tirato il freno solo di fronte all' incertezzadi Wall Street che ha chiuso con il Nasdaq in discesa dello 0,92% e lo S&P 500 dello 0,40% mentre nel Vecchio Continente il Ftse All Share ha chiuso in aumento dello 0,71%, il Cac 40 dello 0,77%, il Dax dello 0,1% e Ftse 100 dello 0,76%. L. G. © RIPRODUZIONE RISERVATA I TIMORI Il rigore fiscale che gli stati dovranno rispettare fino al 2013 rallenterà le economie e impatterà sul merito di credito dei paesi Ue.

Torna all'inizio


ROMA - L' obiettivo è puntare all' estero. Sempre di più. Con un occhio al Bacino del Mediterraneo (Nord-Africa in testa) per rafforzare la ... (sezione: Riforma elettorale)

 

di ROBERTA AMORUSO

 

"Il Messaggero" del 24-08-2010

ECONOMIA

Pagina: 18

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri

ROMA - L' obiettivo è puntare all' estero. Sempre di più. Con un occhio al Bacino del Mediterraneo (Nord-Africa in testa) per rafforzare la capacità produttiva. E il mirino puntato sull' Europa del Nord (soprattutto Germania e Gran Bretagna) per guadagnare quote di mercato. L' ambizione è quella di esportare il modello di un gruppo pugliese, Exprivia, che offre soluzioni software innovative e servizi di information technology per le banche, l' industria, la sanità e la pubblica amministrazione. Parliamo, per esempio, del mestiere di chi offre gestione efficiente di cartelle cliniche « ed esami diagnostici(come il cosiddetto "fascicolo sanitario") o controllo del rischio di credito per un colosso bancario. La storia, invece, è quella di una società con il quartier generale a Molfetta, nata nel 2005 dalla fusione della "vecchia" AISoftw@re (milanese, quotata in Borsa, creata nell' 83) con la Abaco Information Services, fondata nell' 88 proprio a Molfetta. Entrambe arrivano dall' intuizione di un gruppo di docenti universitari e giovani laureati nell' hi-tech. Nel 2006 il passaggio cruciale dell' acquisizione della Swimservice, anche questa pugliese, un brand leader nell' informatizzazione della sanità in Italia e all' estero. Ora è un gruppo che a colpi di acquisizioni arriva a contare 1200 dipendenti e 90 milioni di fatturato, tra le eccellenze del segmento Star di Piazza Affari. Capace sì di difendersi dalla crisi in un mercato il calo dell' 8% nel 2009 (nel 2010 prevede una crescita del fatturato superiore al 10%). Ma la competizione del settore non fa sconti. Ora più che mai, una spinta decisa all' internazionalizzazione non si può più rimandare. Lo sa bene Domenico Favuzzi, presidente e amministratore di Exprivia. «Pronta a fare il grande salto», dice lui a colloquio con il Messaggero tra scorci di campagna pugliese. Sotto il braccio in una cartella gli appunti riservati del piano industriale ancora in lavorazione che presenterà in autunno. «E' vero, non abbiamo ancora le dimensioni per marciare al passo delle medie aziende internazionali del settore», spiega Favuzzi, «Ma preferiamo anticipare i tempi. Sondare i terreni in cui poter crescere, attraverso partnership locali o collaborazioni con le università, prima di mirare più in alto. Prima di muoverci con il lancio di strat-up, come abbiamo fatto in Spagna». Tutto questo non esclude nuove acquisizioni. Anzi. Favuzzi, lui che ha portato la vecchia Abaco fin qui, continua a guardare alla crescita in Italia (tra i dossier in stand-by c' è una gara da 160 milioni per gli sviluppi software applicativi della Regione Lombardia). Ma ha bene in mente una mission in cui la crescita all' estero, dice, «va di pari passo con l' industrializzazione del mondo dei servizi software (il cosiddetto modello near-shoring), oltre che con l' innovazione». Di qui l' obiettivo di raddoppiare gli investimenti triennali in Ricerca & Sviluppo (3,5 milioni quelli fino al 2009) e la creazione di un progetto contenitore di idee, "La città digitale 2.0". Perché puntando sull' industrializzazione dei servizi, appunto sul near-shoring, «possiamo competere con le grandi fabbriche indiane. E farlo con una qualità elevata», spiega Favuzzi. E' la risposta all' esportazione della produzione all' estero seguita da molte altre aziende. «Noi siamo la prova che possiamo offrire servizi in Italia e in Europa. E che possiamo farlo lavorando a Molfetta. Con più marginalità per noi e grossi risparmi anche per i clienti». La sfida della Silicon Valley di Molfetta è lanciata. RIPRODUZIONE RISERVATA.

Torna all'inizio


Summit in Procura Laboratorio estero per nuove verifiche? (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Nazione (ed. Siena)" del 24-08-2010

Primo piano siena

Pagina: 2

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: L
’INDAGINE

SUMMIT del pm Mario Formisano ( nella foto piccola a destra ) con gli uomini della Forestale che conducono l' indagine sulle provette dei cavalli risultati non negativi a Pisa e poi in regola, secondo l' UnireLab. Ieri, poco prima delle 11, hanno varcato la porta della stanza del procuratore con un voluminoso contenitore in mano dove, probabilmente, si trovano gli atti già raccolti in questi primi giorni di accertamenti. Sono usciti circa mezz' ora più tardi. Certo con l' input di nuovi interrogatori. Per ora nessun indagato, soltanto l' acquisizione di informazioni utili a ricostruire un quadro nel quale, sia chiaro, non si ipotizza il doping nel Palio quanto, eventualmente, la presenza di farmaci somministrati nei quindici giorni prima della previsita (e non dichiarati dai proprietari). La filosofia del Comune, infatti, è che quanti superano la previsita devono essere cavalli che non hanno neppure un raffreddore, anche perchè c' è una quantità sufficiente di soggetti fra cui scegliere. Dopo la Tratta, invece, entra in gioco il Protocollo dei farmaci ammessi, che diventa punto di riferimento per le Contrade e i loro veterinari. ALTRO aspetto che sta valutando la procura è l' incarico ad un laboratorio per la ripetizione degli esami sul sangue degli otto mezzosangue. Intenzione del sostituto Formisano è quella di ricorrere ad esso se gli elementi in suo possesso lo rendano indispensabile. Va inoltre individuato un polo adeguato alla delicatezza della vicenda, che sia aperto nonostante il periodo di ferie e in grado di fornire risposte in tempi adeguati. Si potrebbe addirittura andare oltre confine, alla ricerca di strutture di rango quali, per esempio, l' HFL Sport Sciences di New Market, in Gran Bretagna. Un laboratorio altrettanto importante si trova a Colonia. O, ancora, c' è il famosissimo centro ippico francese, conosciuto in tutto il mondo per l' attendibilità delle sue analisi. La procura sta cercando di far calare il silenzio sulla vicenda anche se sembra che anche all' UnireLab di Milano siano stati sequestrati alcuni campioni del sangue inviato dal Comune ai laboratori. La.Valde.

Torna all'inizio


DA MOODY' S ALLARME AUSTERITY TAGLIARE I DEBITI PUÒ NON BASTARE (sezione: Riforma elettorale)

 

di Corriere Della Sera

 

"Corriere della Sera" del 24-08-2010

ECONOMIA

Pagina: 31

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri

Il peggio è passato. Ma le manovre fiscali draconiane che frenano la crescita e le canute prospettive demografiche del Vecchio Continente mettono comunque un' ipoteca sulle pagelle di affidabilità degli Stati europei. I signori di Moody' s, l' agenzia di rating internazionale, dopo aver abbassato i voti dei Paesi meno virtuosi (l' ultima bacchettata è toccata all' Ungheria) hanno diffuso un outlook estivo sul debito degli Stati sovrani occidentali che non ha toni apocalittici, ma che non suona certamente ottimista. Tutti, anche i primi della classe, sono ben più fragili di tre anni fa. I meglio posizionati Francia, Germania e Gran Bretagna, che meritano sempre la tripla A (il voto massimo), hanno meno margini di vantaggio e non sono immuni (come gli altri) da rischi di bocciature future. La sfida più grande per l' Europa, recita lo studio, sarà destreggiarsi su un cammino virtuoso con tassi di crescita economica ben inferiori rispetto a quelli conosciuti nei decenni antecedenti alla crisi. I mercati, però, non l' hanno presa male; in giro per l' Europa la giornata si è chiusa all' insegna di (cauti) guadagni. Il peggio è passato davvero o al peggio si è semplicemente fatta l' abitudine?

Torna all'inizio


Moody' s boccia l' austerity europea«Può mettere a rischio la crescita» (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Secolo XIX" del 24-08-2010

Economico

Pagina: 38

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri


Sottotitolo: Conti pubblici Sotto osservazione Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Ungheria.

Milano. Il rischio di un rallentamento della crescita, causato dai problemi finanziari degli Stati e dalle conseguenti misure di austerità prolungate nel tempo, rappresenta un fattore negativo nella valutazione del rating sovrano. Lo scrive Moody' s nell' ultimo rapporto «European sovereign outlook», spiegando che questo rischio è più concreto proprio per i Paesi europei, impegnati in un vasto programma di riduzione del debito. L' agenzia di rating sottolinea come le debole prospettive di crescita siano state proprio uno dei fattori all' origine dei tagli dei giudizi sui "Pigs" - Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda - e sull' Ungheria. I rating a tripla A di Francia, Germania e Gran Bretagna sono tuttavia «ben posizionati», nonostante la riduzione della «distanza dal downgrade». Lo studio di Moody' s evidenzia come le misure di austerità incideranno negativamente sulla crescita soprattutto a breve termine, «almeno nei prossimi sei-nove mesi». E nota che la recente crescita economica in molti casi ha tratto beneficio delle misure di stimolo dello scorso anno. «I paesi periferici con la maggiore crescita del credito prima della crisi - Irlanda, Spagna, Grecia, Romania e i paesi Baltici - saranno probabilmente i più colpiti», dice l' agenzia di rating parlando dei rischi sulla crescita derivanti dalla fase di austerità. Moody' s sottolinea inoltre che, dalla propria prospettiva, è di fondamentale importanza capire se il rigore a livello fiscale continuerà a rappresentare un ostacolo alla crescita economica nei prossimi anni. Molti Paesi hanno già programmato misure di rigore fino al 2013 e per alcuni i provvedimenti saranno di una certa importanza. Italia e Grecia, ad esempio, dovranno ridurre un debito che nel 2012 sarà vicino al 120% del Pil. 24/08/2010 i virtuosiFrancia, Germania e Gran Bretagna al top del rating, «ma è più vicino il declassamento» 24/08/2010.

Torna all'inizio


La Ue malata di immobilismo (sezione: Riforma elettorale)

 

"ilsole24ore.com" del 24-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri

La notizia del sorpasso del Giappone da parte della Cina in termini di Pil conferma una tendenza storica ampiamente anticipata dagli esperti. In realtà, il Pil della Cina è già maggiore di quello del Giappone di almeno mille miliardi di dollari, se valutato a parità di potere di acquisto. In base a tale misura, il prodotto cinese rappresenta oggi circa l' 11% del prodotto mondiale, contro il 22% degli Usa ed il 21% dell' Europa dei 15. Alcuni mesi fa, lo storico dell' economia Robert Fogel ha proposto alcune riflessioni sulle prospettive di crescita delle aree più sviluppate del pianeta per i prossimi trent' anni, che dovrebbero destare qualche preoccupazione tra i leader europei. Nel 2040 la Cina dovrebbe diventare di gran lunga il primo paese del mondo in termini di Pil valutato a parità di potere d' acquisto, con una quota pari al 40% del prodotto mondiale, mentre le quote di Usa ed Europa dei 15 scenderebbero, rispettivamente, al 14 ed al 5%. Si consideri che, secondo tali previsioni, i cittadini cinesi avrebbero, nel 2040, un reddito pro-capite doppio rispetto ai cittadini europei (ma ancora inferiore a quello dei cittadini americani). Le previsioni di Fogel sono certamente basate su estrapolazioni ed ipotesi discutibili, ma non sono affatto infondate. I suoi dati, in sostanza, prevedono che la Cina continui a mantenere, fino al 2040, un trend spettacolare (simile a quello già mostrato negli ultimi vent' anni), che gli Usa riescano a tenere "faticosamente" il passo e che l' Europa subisca un forte ridimensionamento rispetto alle altre economie del pianeta. Le buone prospettive della Cina si devono al fatto che i processi di dislocazione del lavoro dall' agricoltura al manufatturiero ed ai servizi continueranno ancora a lungo (almeno per la prossima generazione) e che l' aumento della scolarizzazione indurrà forti aumenti di produttività. Ad esempio, si prevede che la percentuale di studenti iscritti all' università crescerà del 50% almeno nel corso dei prossimi trent' anni. L' impatto di questo progresso sulla produttività può essere facilmente apprezzato se si considera che, mediamente, un lavoratore con diploma universitario è circa 3 volte più produttivo di un lavoratore con diploma di scuola primaria. Il forte ridimensionamento dell' Europa si deve principalmente alle tendenze demografiche e ad una scarsa dinamica dell' innovazione tecnologica. Secondo le previsioni delle Nazioni Unite, la forza lavoro europea è destinata a ridursi e l' età media ad aumentare in misura sostanziale. Tra il 2000 ed il 2040 la percentuale media di ultra-sessanticenquenni in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito passerà dal 16 al 28%, ed il tasso di dipendenza medio (in questi stessi paesi e nello stesso arco temporale) aumenterà di circa il 50%. Fogel coniuga questi dati ad una previsione di aumento medio della produttività del lavoro nei 5 paesi europei pari all' 1,8% annuo, per concludere che il Pil dell' Europa a 15 non supererà l' 1,2% annuo nei prossimi trent' anni. Troppo poco per tenere il passo con i concorrenti. Le previsioni di Fogel possono essere criticate da vari punti di vista, sia per quanto riguarda le prospettive cinesi che quelle europee. Lasciando da parte le incertezze politiche, che possono minacciare la stabilità della Cina, ma anche la solidità del modello di integrazione commerciale europeo, bisogna osservare che anche l' Europa ha buone prospettive di miglioramento economico. È evidente che un' area economica matura come quella europea non può esibire tassi di crescita paragonabili a quelli di un paese in via di sviluppo, come la Cina. I guadagni di produttività che, nel nostro continente, possono derivare da una riallocazione dei fattori produttivi e da un aumento della scolarizzazione sono limitati. Tuttavia, l' Europa sottoutilizza ampiamente il lavoro dei giovani e non riesce a dare impulso alle aree economicamente svantaggite del continente. Un contributo non trascurabile alla crescita europea potrebbe venire da un aumento degli investimenti diretti e della partecipazione al lavoro, soprattutto nel Sud Europa. In Francia e Italia un giovane su quattro è disoccupato, mentre in Spagna il dato sale al 40%. Ma queste prospettive possono essere realizzate solo accettando una maggiore flessibilità delle regole contrattuali, rimuovendo le barriere alle ristrutturazioni aziendali e cambiando drasticamente i criteri di perequazione del reddito ed i sistemi di compensazione adottati dall' Unone europea. In particolare, bisogna riconoscere che i trasferimenti incondizionati di reddito e la crescita dell' impiego pubblico può scoraggiare l' offerta di lavoro e disincentivare l' attività imprenditoriale. I dati economici molto positivi esibiti quest' anno dalla Germania sono un segnale in controtendenza per l' Europa. Ma, probabilmente, le stesse riforme del welfare, gli accordi contrattuali ed i processi di ristrutturazione che, in quel paese, hanno reso possibile una forte ripresa del Pil e dell' occupazione, avrebbero avuto effetti molto più significativi se fossero avvenuti nelle aree meno ricche del nostro continente. Le difficoltà della Fiat a Pomigliano sono un segnale su cui conviene riflettere seriamente.

Torna all'inizio


"Primo, rilanciare la produttività" (sezione: Riforma elettorale)

 

"ilsole24ore.com" del 24-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge

Riforma dei contratti, del mercato del lavoro, del fisco, e dei servizi locali. I capitoli dell' agenda economica proposta da Sergio Chiamparino, candidatosi alla leadership del centrosinistra, sono tanti, ma possono essere catalogati sotto un obiettivo unico, l' aumento della produttività del sistema. "Questa è l' emergenza vera dell' economia italiana - spiega Chiamparino, arrivato all' ultima stagione da sindaco di Torino - e per affrontarla servono interventi a tutto campo". Unica è anche la caratteristica politica di queste proposte, tutte ad alto tasso di eresia nei confronti dei "tabù" di tanta parte dell' opposizione. "Le statistiche - prosegue Chiamparino - ci collocano in fondo alle classifiche europee sia per produttività sia per livello dei salari. Non si capisce proprio che cosa alcuni vogliano difendere in questo sistema". Qual è il primo aspetto da modificare per sbloccare la situazione? La leva cruciale è quella contrattuale. Servono linee guida nazionali leggere e generalissime, al cui interno articolare meccanismi che puntino sulle specificità di comparto e di area, per far crescere i salari in modo più differenziato, e più collegato ai risultati che si riescono a raggiungere. Per ottenere questo scopo occorre riscrivere in modo condiviso la legislazione industriale. L' idea sembra rievocare una sorta di nuovo "23 luglio", ma oggi l' unità sindacale sembra un ricordo lontano: questo non rischia di complicare le cose? Non c' è dubbio, ma compito della politica è anche proporre un terreno di confronto nuovo, in cui provare a superare le divisioni attuali. Allora, poi, lo scopo era contenere l' inflazione, oggi invece è l' aumento della produttività, un tema di cultura politica, su cui i partiti hanno il dovere di intervenire. Quanto conta la vicenda Fiat in questa agenda delle priorità? Conta, ma non è solo una questione di Fiat. Prendiamo il tema della rappresentanza: va benissimo che gli accordi siano approvati con referendum, ma poi non devono esistere minoranze con potere di veto. Il problema si incontra a Pomigliano, ma anche nei servizi pubblici, dove non è più possibile che lo sciopero di una sigletta paralizzi un settore. Torniamo alla Fiat. Come giudica il braccio di ferro ingaggiato dall' azienda sui tre operai di Melfi reintegrati dal giudice? Penso che sia un errore, perché c' è una sentenza e va attuata, almeno fino a quando non venga ribaltata dal successivo grado di giudizio. Questo atteggiamento "antico", non nel senso nobile del termine, rischia anche di complicare la posizione di Cisl e Uil, che già oggi non sono al massimo della rappresentatività nell' industria. C' è addirittura chi sostiene che Marchionne sia alla ricerca di "pretesti" per dimostrare l' impraticabiità degli investimenti in Italia. Le letture dietrologiche mi affascinano solo nei romanzi gialli. Io sto a quello che Marchionne mi dice di persona, anche perché se fosse alla ricerca di pretesti ne avrebbe già trovati mille. Nichi Vendola, nell' intervista di sabato al Sole 24 Ore, ha lanciato l' esigenza di una nuova "politica industriale". Che ne pensa? Più che altro parlerei di una "politica per l' industria", che oggi non può essere se non "politica per la ricerca". Il paese deve decidere gli ambiti in cui ha senso spingere per la ricerca applicata, e in quegli ambiti deve spingere anche finanziariamente. Penso, per esempio, che nella mobilità sostenibile, in tutto il metalmeccanico e nella meccatronica le condizioni ci siano. E nel nucleare? Mi sembra propagandistico cercare di ereditare centrali con una tecnologia ormai obsoleta, ma penso che la ricerca non vada fermata. Lo stesso principio vale per gli ogm: perché mai una persona di sinistra deve essere a favore della ricerca sulle staminali, ma non a quella sugli ogm? Tra le priorità indica anche la liberalizzazione dei servizi locali. Ma la riforma non è appena stata fatta? Ora si tratta di attuarla, ma ci sono aspetti che vanno migliorati. Le deroghe attuali rischiano di mantenere l' in house in gran parte della galassia di società comunali. Per superare il problema bisogna puntare sulla differenza fra reti, in maggioranza pubbliche, e gestioni, che devono essere competitive e regolate da un' Authority che vigili su prezzi e tariffe. Ultimo tema, il fisco. Abbassare le aliquote è sempre il primo capitolo dei programmi elettorali, ma poi la realtà è diversa. Che cosa si può fare? Il fisco oggi premia chi immobilizza i patrimoni e colpisce chi investe e lavora. Per liberare risorse per consumi e investimenti occorre tassare le rendite finanziarie, salvaguardando il risparmio delle famiglie. Rendite finanziarie a parte, la sua piattaforma sembra guardare più al centro che a sinistra. È una scelta di campo anche in vista delle alleanze? Teoricamente è vero, ma non alzerei steccati; del resto, su temi come il protezionismo nelle liberalizzazioni, anche al centro non siamo messi bene. Serve però un metodo chiaro: il partito più grande di uno schieramento deve farsi carico del programma e di proporre un confronto serrato a tutto campo. Anche perché vincere le elezioni è importante, ma è fondamentale anche poter governare il giorno dopo il voto. gianni.trovati@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA PRONTI ALLE PRIMARIE L' annuncio di Vendola A metà luglio il governatore della regione Puglia rompe gli indugi e annuncia che si candiderà alle primarie del centro-sinistra per la scelta del candidato premier da presentare alle prossime politiche La risposta di Chiamparino La sfida viene raccolta dal sindaco di Torino Sergio Chiamparino. In un' intervista pubblicata sul Sole 24 ore del 5 agosto scorso il presidente dell' Anci si dice pronto a correre per le primarie Gli altri candidati L' annuncio ufficiale non è ancora arrivato ma anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani dovrebbe essere della partita. Laddove l' europarlamentare dell' Idv Luigi De Magistris si è prima candidato e poi ha fatto dietrofront.

Torna all'inizio


Per bus e metro gare con il contagocce (sezione: Riforma elettorale)

 

"ilsole24ore.com" del 24-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri

ROMA Tutto come prima, o quasi. Per bus, tram e metropolitane, i servizi di trasporto pubblico locale, la concorrenza rischia di rimanere ancora una volta una bella idea sulla carta. Non sarebbe che la replica di quel che il settore ha vissuto negli ultimi dieci anni: già la riforma del 1997, voluta dal ministro Burlando, obbligava comuni e province ad affidare con gara la gestione delle reti urbane ed extraurbane entro il 2002. Ma in assenza di multe e sanzioni per gli inadempienti, molti enti locali hanno semplicemente ignorato le norme, continuando con gli affidamenti diretti alle aziende di loro proprietà. Da allora, rinvio legislativo dopo rinvio legislativo della scadenza del periodo transitorio e fino alla riforma attuale, si è composta un' Italia a diverse velocità: regioni che hanno completato il primo giro di gare e preparano il secondo come Valle d' Aosta, Lombardia, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Emilia, Toscana, Marche e Umbria; regioni nel bel mezzo delle procedure ad evidenza pubblica come il Piemonte e altre che hanno rinviato tutto. La linea di faglia passa più o meno all' altezza di Roma: al Nord si registrano i comportamenti più virtuosi, al Sud si concentrano i ritardatari. Con l' eccezione del Veneto e del Trentino: il primo ha aggiudicato un' unica gara per un lotto di treni dei pendolari, il secondo nessuna. Nel Lazio Roma, che aveva fatto da apripista nel 2000 mettendo sul mercato 28 milioni di bus/chilometro (il 20% della rete), si è tenuta stretto l' altro 80% con l' in house e valuta l' ingresso di un socio privato in Atac. Più a Sud Sicilia e Sardegna, avvalendosi di una norma che consente alle regioni a statuto speciale di rinviare fino al 2019 come prevede il regolamento Ue, hanno prorogato le concessioni per altri cinque anni. Anche il Friuli Venezia Giulia ha fatto slittare la seconda tornata di gare al 2014. Nei prossimi 17 mesi, entro il 31 dicembre 2011 quando gli affidamenti diretti cesseranno, province e comuni di Veneto, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania e Calabria - che ha tentato con una propria legge di spostare in avanti di cinque anni ma è stata stoppata dal Consiglio dei ministri - dovranno pubblicare i capitolati per il trasporto collettivo. Oppure motivare all' Antitrust, che finora ha sempre detto no, perché sia impossibile liberalizzare. Anche laddove il mercato è stato aperto non c' è da essere troppo soddisfatti. È vero che si sono avuti effetti interessanti sul fronte delle aggregazioni tra imprese (in provincia di Milano si era scesi da un' ottantina di concessionari a sei raggruppamenti), soprattutto private, e miglioramenti nella quantità e qualità dell' offerta con l' aumento delle corse, il rinnovo del parco autobus, l' introduzione delle tecnologie di localizzazione dei mezzi e delle paline intelligenti. Ma è altresì vero che delle quasi 100 gare assegnate, la stragrande maggioranza le ha vinte l' incumbent, ovvero l' azienda che gestiva il servizio, e che i risparmi sulla base d' asta sono stati insignificanti, nell' ordine dell' 1-2% massimo. Salvo il caso, clamoroso, della prima gara di Roma, dove il ribasso dell' Ati vincitrice capitanata da Sita (Spa delle Fs e della famiglia Vinella) e da Apm Perugia, fu del 10% con un costo che oscillava tra l' 1,74 e i 2,14 euro a chilometro contro i 3,73 euro di Trambus, la Spa del comune. L' esperimento della capitale dimostra che risparmiare si può, a patto di costruire bene i capitolati. Se, come nel caso del bando di Firenze poi ritirato, all' offerta economica si attribuiscono cinque punti su 100 (con dieci punti al car sharing e dieci alla campagna informativa), è difficile che i concorrenti lavorino per abbassare i prezzi. Si spiega anche così il gap che ci separa dall' Europa. L' ultimo benchmark disponibile condotto da Earchimede nel 2005 evidenziava che l' Italia spende mediamente 2,2 euro di contributi per bus/km contro i 6 centesimi della Gran Bretagna e i 9 della Svezia, l' 1,5 euro della Germania e l' 1,9 della Francia. Con ricavi da traffico tra i più bassi del continente - 1,08 euro a chilometro contro l' 1,49 della Gran Bretagna, i 2,39 della Germania e l' 1,14 della Francia - e di conseguenza i costi operativi tra i più alti (3,5 euro contro l' 1,8 della Gran Bretagna, i 4 della Germania e i 2,9 della Francia). Dal 2000 al 2010 per far girare bus, tram, metropolitane e treni dei pendolari il paese ha sborsato qualcosa come 70 miliardi per la sola gestione. Con risultati deludenti: secondo l' Osservatorio Isfort se nel 2000 utilizzavano i mezzi pubblici il 12,8% degli italiani che si spostavano con veicoli motorizzati, nel 2009 la percentuale era scesa all' 11.6 per cento. Con l' auto che, viceversa, è salita dall' 80,1% all' 83. Anche le cosiddette "gare a doppio oggetto" (per il servizio e per una quota fino al 40% del capitale della Spa pubblica oggetto d' asta) previste dalla riforma, non hanno dato esiti esaltanti: l' Amt di Genova, partecipata da Transdev e ora nelle mani di Ratp come risultato della fusione Transdev-Veolia, pur avendo recuperato quasi miracolosamente un deficit annuale di 30 milioni di euro ed essere tornata all' attivo, nel 2009 ha perso 2,3 milioni. Stessa sorte per l' Atcm di Modena, anche lei partecipata da un' Ati guidata da Ratp, che ha chiuso con un passivo di 3,6 milioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA Terza puntata Viaggio nei servizi pubblici locali: le precedenti puntate sono state pubblicate il 27 luglio (trasporto ferroviario) e gas (15 agosto)

Torna all'inizio


Veltroni: no a "sante alleanze" contro Berlusconi, non credibili (sezione: Riforma elettorale)

 

"unita.it" del 24-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Niente "sante alleanze" contro Berlusconi: le uniche "credibili", "prima e dopo le elezioni", sono quelle "fondate sulla reale convergenza programmatica e politica". Lo scrive Walter Veltroni in una lunga lettera uscita sul al "suo" Paese in cui analizza l "autunno" che l' Italia sta vivendo e indica la necessità di "uscire dall' incubo dell' immobilità". Niente "alleanze col diavolo pur di...", dunque. Per l' ex leader del Partito democratico è "giusto semmai che, in caso di crisi di governo, si cerchino soluzioni capaci di fronteggiare per un breve periodo l' emergenza finanziaria e sociale e di riformare la legge elettorale dando forma, per esempio attraverso i collegi uninominali e le primarie per legge, a un moderno e maturo bipolarismo. Perché poi, alle elezioni prodotte dal dissolvimento della destra, si presenti uno schieramento alternativo capace di assicurare all' Italia quella stagione di vera innovazione riformista che questo nostro Paese non ha mai conosciuto". Veltroni ricorda come due anni fa "quasi quattordici milioni di italiani" fecero una croce sul simbolo che conteneva il suo nome come candidato alla presidenza del Consiglio, raggiungendo "il risultato elettorale più importante della storia del riformismo italiano". L' ex segretario del Pd ricorda anche di essere stato "tra i pochi", poi, a farsi "da parte davvero". Questa, sottolinea, è "la più folle e orrenda estate politica" che si ricordi e tutto "senza una parola di autocritica. Chi ha vinto le elezioni e ne provoca altre neanche a metà delle legislatura vorrà almeno dichiarare il proprio fallimento politico?". "Il rischio - aggiunge - è che si faccia strada, anche in Occidente, quella suggestione di "democrazia autoritaria" che è già realtà" nei sistemi russo o cinese. La strada per "i veri democratici" è "quella di una repubblica forte e decidente" che "comporta profonde e coraggiose innovazioni, nei regolamenti delle Camere, nell' equilibrio dei poteri tra governo e Parlamento, nelle leggi elettorali, nella riduzione dell' abnorme peso della politica, nella soppressione di istituzioni non essenziali". Occorre "ingaggiare una lotta senza quartiere alla criminalità", perché. "non basta" arrestare i latitanti dal momento che "la mafia è politica, è finanza". L' Italia "ha bisogno di politica alta, ispirata ai bisogni della nazione": "Parri, De Gasperi, Moro, Ciampi, Prodi e altri hanno dimostrato che si può stare a Palazzo Chigi per servire gli italiani. Bene o male, ma servire gli italiani. Non se stessi". "Spero che si concluda rapidamente l' era Berlusconi", conclude, ma "non per mettere la pietra al collo al bipolarismo". "Se saremo tanto cinici da pensare che il declino di Berlusconi possa aprire la strada a un nuovo partitismo senza partiti e alla sottrazione ai cittadini del potere di decidere il governo, finiremo con l' allungare l' agonia del berlusconismo e l' autunno italiano".

Torna all'inizio


Moody' s: allarme sui rating sovrani (sezione: Riforma elettorale)

 

"ilsole24ore.com" del 24-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri

Le misure di rigore fiscale decise da alcuni paesi europei non potranno che avere impatto sulla crescita economica del Vecchio Continente e, specularmente, rischiano di incrementare il pericolo "di revisione al ribasso dei rating sovrani". Lo hanno stabilito gli esperti di Moody' s nell' ultimo rapporto semestrale sulle prospettive dei paesi europei pubblicato ieri. "Alla luce della dimensione della sfida fiscale e del bisogno di portare avanti per molti anni stringenti politiche fiscali - si legge nel report - Moody' s ritiene che i rischi per la crescita economica rappresentino chiaramente un rischio di revisione al ribasso dei rating sovrani". Un pericolo che si fa tanto più stringente in Europa "dove la crescita economica è destinata probabilmente a essere inferiore rispetto a quella del resto del mondo a causa dei programmi di riduzione del debito" e, appunto, dei propositi di stretta fiscale che interessano il continente. L' agenzia di rating, nel report, ricorda infatti che la maggior parte dei paesi europei si è impegnata per il rigore fino al 2013 in modo da riportare i deficit di bilancio al 3% del Pil. E questo, sulla carta, significa che nel breve termine le misure di austerità "ridurranno i redditi e soffocheranno i consumi e gli investimenti", con un impatto che, stando alle stime dell' Ocse, potrebbe valere, a fronte di un punto percentuale di consolidamento fiscale, lo 0,8% del Pil dell' Eurozona. Proprio le deboli prospettive di crescita, ha quindi ricordato Moody' s, hanno spinto l' agenzia nei mesi passati ad agire sui rating di "Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda e, più recentemente, Ungheria". Ecco perché Moody' s "continuerà a monitorare" la situazione promettendo un occhio di favore verso quei paesi i cui "adeguamenti fiscali saranno duraturi e di successo". All' interno del panorama europeo, in ogni caso, i rating tripla A di Francia, Germania e Gran Bretagna restano "ben posizionati", nonostante i rischi sulla crescita abbiano accorciato la distanza dal downgrade. Questo concede comunque un po' di spazio all' ottimismo, tanto che, la stessa Moody' s ammette che "il peggio è alle spalle" nonostante l' Europa abbia ancora diverse sfide da affrontare. In primis, "il bisogno di recuperare la fiducia nel sistema bancario", quindi nel lungo periodo "il rischio deflazione, o la necessità di elaborare piani per una società che invecchia rapidamente (piani che peseranno tra il 2 e l' 8% del Pil all' anno nei prossimi 50 anni sui principali paesi europei)". Il tutto mentre il processo di deleveraging, ossia di riduzione del debito da parte di famiglie e imprese, "può arrivare a sottrarre l' 1-1,5% annuo dalla crescita del Pil nei prossimi tre-quattro anni". E in quest' ottica, i paesi più a rischio sono "Irlanda, Spagna, Grecia, Romania e i Baltici". Uno scenario con poca luce e molte ombre, sul quale, però, le borse europee ieri hanno preferito non esercitarsi. Piuttosto hanno preferito cogliere i segnali positivi, come l' improvvisa ondata di M&A che sta interessando i mercati (212 miliardi di dollari nel solo mese di agosto) e hanno tirato il freno solo di fronte all' incertezza di Wall Street che ha chiuso con il Nasdaq in discesa dello 0,92% e lo S&P 500 dello 0,40% mentre nel Vecchio Continente il Ftse All Share ha chiuso in aumento dello 0,71%, il Cac 40 dello 0,77%, il Dax dello 0,1% e Ftse 100 dello 0,76%. L.G. ©;RIPRODUZIONE RISERVATA.

Torna all'inizio


Violante: serve un ministro dello Sviluppo economico (sezione: Riforma elettorale)

 

"L'Unità" del 24-08-2010

Pagina: 11

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge

«Siamo senza un ministro delle Sviluppo Economico e senza il presidente della Consob da mesi. Ci sono delle questioni chevanno affrontate, mettiamole in campo e vediamo chi è capace di affrontarle, piuttosto che pensare ad alleanze improbabili». Così ai microfoni di CNRmedia il deputato PD Luciano Violante parla delle priorità che dovrebbe porsi la maggioranza, alla luce della proposta di un governo di larghe intese. Per il PD la priorità assoluta «è il cambiamento della legge elettorale». «In un paese in cui si vota per i calciatori, i cantanti e le ballerine, gli unici per cui non si vota sono i parlamentari».

Torna all'inizio


PARLARE CHIARO PER DIVENTARE UN PAESE NORMALE (sezione: Riforma elettorale)

 

"L'Unità" del 24-08-2010

Pagina: 19

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge

IL PARTITO DEMOCRATICO E LA CRISI DEL PDL Il nostro è un Paese davvero strano dove, a volte, diventa un' ardua intrapresa scorgere quei connotati di normalità propri delle tradizioni democratiche europee. Non che queste ultime non manifestino difficoltà, ma sembra che noi proprio ce la mettiamo tutta per non essere secondi a nessuno. Già ho avuto modo di manifestare dubbi e perplessità sull' incapacità del nostro campo di inserire tra la fastidiosa discussione sulla scelta del leader e la "battaglia antiberlusconi", un po' più di contenuti, di "cose" da pensare, dire e fare. E ancora, sulla nostra difficoltà a rendere chiara una nostra posizione che restituisca speranza, fiducia e ambizione alla sinistra, senza scendere sul terreno del populismo ma rimanendo fortemente ancorati al terreno della democrazia e della sua rigenerazione. L' impressione che, invece, stiamo dando è quella della paura, della fuga da una sfida che non sappiamo affrontare o, peggio, che non vogliamo perché asserragliati nell' autoreferenzialità e nella lotta interna.Le due uniche cose che ripetiamo a mo' di ritornello sono l' inadeguatezza della legge elettorale e la difesa delle prerogative del Presidente della Repubblica. Sulla legge elettorale, a volte ho il dubbio che neanche noi la vogliamo cambiare (ricordo che anche le nostre primarie sono a liste bloccate). Primo, perché non dimentico che se nel 2006 avessimo sostenuto l' emendamento Udc sulle preferenze, oggi sarebbe molto meno peggio; secondo, perché l' unica legge elettorale possibile sarebbe costituita da un solo articolo che abroghi l' attuale ripristinando la precedente (con l' eliminazione non del recupero proporzionale alla Camera ma delle liste bloccate) e, se non sbaglio, credo solo Antonello Cabras al Senato abbia presentato una proposta in tal senso. Sulla difesa delle prerogative del Capo dello Stato nulla quaestio. Solo non vorrei la stessa finisse, causa profilo e toni, per creare ulteriore imbarazzo al Colle. Il Presidente decide in autonomia secondo regole e prassi che non escludono il tener conto del pensiero delle forze politiche. Ebbene, al Pdl occorre rammentare sempre maggiore rigore e rispetto costituzionali, ma non gli si può certo chiedere di non dire cosa propone di fare qualora non avesse più una maggioranza parlamentare. Di converso noi dovremmo dire cosa riteniamo si dovrebbe fare se il Governo che nel 2008 ha vinto le elezioni non dovesse avere più i numeri. Il bisogno di normalità è anche questo. In un paese democratico se chi governa dice: «Se non ci sono i numeri si deve votare», chi si oppone non può limitarsi a rispondere: «Vedremo, le elezioni le decide il Capo dello Stato». Costruire un' alleanza la più larga possibile e fare una riforma elettorale interna. Questo il compito del Pd! Vedi mai che riusciremo finalmente a vincere .

Torna all'inizio


Di Pietro: sì a governo tecnico di 90 giorni e Napolitano garante (sezione: Riforma elettorale)

 

"unita.it" del 24-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge

Antonio Di Pietro, intervistato dal sito www.articolo21.info conferma il suo sì condizionato a un governo di transizione: "Come Italia dei Valori, proprio perché non vogliamo essere accusati di sfascismo, abbiamo anche affermato di essere d' accordo ad un governo tecnico ad una condizione. Se ne faccia garante il Capo dello Stato con un mandato al candidato premier istituzionale che abbia due limiti: di tempo e di competenza: 90 giorni per una nuova legge elettorale. Ma anche da questo punto di vista ragioniamo. Quale legge elettorale? Noi parliamo di legge elettorale ma non si capisce nemmeno da dove iniziare, che legge elettorale adottare, che accontenti tutti e che, ovviamente, sia democratica". All' obiezione che non sia possibile rivotare con l' attuale legge elettorale, Di Pietro risponde: "Mi permetto di capovolgere la domanda. Si può ragionevolmente pensare che in questa legislatura, con questa maggioranza e questi parlamentari, che con un' altra legge elettorale non verrebbero rieletti, si possa fare una nuova legge elettorale? Certamente la legge elettorale è pessima come quella che dovrebbe garantire il pluralismo dell' informazione. Sarebbe bello andare a votare con queste leggi cambiate. Ma non voglio farmi prendere in giro dai furbacchioni della Prima Repubblica che con la scusa di dover riformare queste leggi se ne stanno tre anni appollaiati sullo scranno. Tant' è vero che se li senti parlare non parlano della legge elettorale ma affermano che con i problemi che ha il paese non si può andare alle elezioni. Come a dire "ci dobbiamo occupare di governare senza essere eletti dal popolo" e questo, per me, è una aperta violazione della Carta Costituzionale".

Torna all'inizio


Veltroni, no sante alleanze anti-premier (sezione: Riforma elettorale)

 

"ilnuovo.it" del 24-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: Ex leader Pd: serve reale convergenza programmatica e politica.

(ANSA)- ROMA, 24 AGO - Niente ' sante alleanze' contro Berlusconi: ad affermarlo e' Walter Veltroni in una lettera al Corriere della Sera. L' ex leader Pd spiega che le uniche alleanze ' credibili' ,' prima e dopo le elezioni' , sono quelle ' fondate sulla reale convergenza programmatica e politica' . Per Veltroni e' ' giusto semmai che, in caso di crisi di governo, si cerchino soluzioni capaci di fronteggiare per un breve periodo l' emergenza finanziaria e sociale e la riforma della legge elettorale' .

Torna all'inizio


Veltroni, no sante alleanze anti-premier (sezione: Riforma elettorale)

 

"corriere.it" del 24-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: CRONACHE e POLITICA.

(ANSA) - ROMA - Niente ' sante alleanze' contro Berlusconi: ad affermarlo e' Walter Veltroni in una lettera al Corriere della Sera. L' ex leader Pd spiega che le uniche alleanze ' credibili' ,' prima e dopo le elezioni' , sono quelle ' fondate sulla reale convergenza programmatica e politica' . Per Veltroni e' ' giusto semmai che, in caso di crisi di governo, si cerchino soluzioni capaci di fronteggiare per un breve periodo l' emergenza finanziaria e sociale e la riforma della legge elettorale' .

Torna all'inizio


In Europa le vendite crollano del 32% al Lingotto è già iniziato l´autunno caldo (sezione: Riforma elettorale)

 

di (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) PAOLO GRISERI

 

"La Repubblica" del 25-08-2010

Economia

Pagina: 3

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri


Sottotitolo: Domani Marchionne in Italia, ma la linea dura sta ricompattando i sindacati       L´ad della Fiat atteso a Rimini al meeting di Comunione e liberazione.

Questioni emerse nei giorni scorsi, mentre l´ad del Lingotto si occupava degli affari americani (e serviva braciole ai dipendenti Chrysler per festeggiare il primo anno di sbarco negli Usa). Ma tutto fa pensare che domani Marchionne quelle risposte le darà, così segnando l´avvio dell´autunno economico e sociale che nelle fabbriche italiane si annuncia particolarmente difficile. Il primo problema è il mercato. I dati diffusi ieri da Reuters sull´andamento di quello europeo non sono per nulla incoraggianti. Il segno meno coinvolge ormai i principali paesi del Vecchio continente, anche quelli che nei primi mesi dell´anno avevano fatto segnare incrementi significativi. Così la Francia scende del 10 per cento, anche se sul totale dei primi sette mesi di quest´anno aveva fatto registrare un incremento del 47 per cento. Simile la situazione in Spagna (meno 24 per cento a luglio contro un aumento del 27 nei primi sette mesi) e in Gran Bretagna. In Germania il segno meno a luglio (meno 26 per cento) determina una situazione di sostanziale parità nei primi sette mesi 2010 rispetto allo stesso periodo del 2009. I dati italiani sono i più preoccupanti: il crollo di luglio (meno 30 per cento) corrisponde a un dato simile per i primi sette mesi (meno 29). Cifre che raccontano di un mercato avviato su un piano sempre più inclinato, man mano che ci si allontana dai primi mesi dell´anno quando si facevano ancora sentire gli effetti degli aiuti di stato. Questo fa prevedere agli analisti un secondo semestre molto pesante proprio per le case che si erano maggiormente avvantaggiate negli ultimi dodici mesi. Già a luglio il marchio Fiat ha perso in Europa oltre il 32 per cento, quasi il doppio del mercato (che complessivamente è sceso del 17,4). Per il Lingotto si prospetta dunque un periodo difficile prima che, nella seconda metà del 2011, arrivino i nuovi modelli annunciati da Marchionne. Il rischio è quello che, mano a mano che vanno ad esaurirsi i vecchi modelli, si crei un buco produttivo in attesa dei nuovi. E´, ad esempio, quel che temono i sindacati a Mirafiori. Il secondo problema da affrontare è quello del consenso alla linea dura scelta dall´ad di Torino nei confronti della Fiom. Inizialmente considerata positivamente, a partire dalle altre organizzazioni sindacali che ne vengono indirettamente beneficiate, ora quella posizione comincia a creare qualche problema. Il braccio di ferro sui licenziamenti a Melfi, ben diversamente dalla battaglia sul nuovo contratto di Pomigliano, ha modificato il clima. Negli ultimi giorni anche Cisl e Uil (pur confermando il profondo dissenso dalla Cgil) hanno suggerito prudenza, così come ha fatto per il governo il ministro Matteoli. L´appello di Napolitano, ieri sera, sembra aver chiuso il cerchio. Marchionne proseguire comunque per la strada scelta ma sembrerebbe ancora il mercato a suggerire qualche cautela: perché i dati dicono che la piazza italiana è di gran lunga quella principale per il Lingotto in Europa. E che dunque sarà difficile ignorare gli appelli delle istituzioni e dello schieramento sindacale. Il terzo punto interrogativo da sciogliere è quello dell´efficienza e della competitività degli stabilimenti italiani. Il progetto per ridurre drasticamente la conflittualità in fabbrica ha una spiegazione economica molto precisa. Se è vero che a Pomigliano la Panda verrà realizzata su una sola linea di montaggio, è evidente che su quella linea tutto deve funzionare come un orologio perché una protesta improvvisa può bloccare tutto. A Melfi, dove si produce ogni anno lo stesso numero di auto, le linee di montaggio sono due: l´investimento per realizzare l´impianto è stato doppio ma il sistema è molto meno vulnerabile. Domani a Rimini si capirà quali soluzioni l´ad del Lingotto ha scelto. Certo, oggi appare difficile immaginare a Pomigliano e a Melfi una scena come quella che si è svolta ieri a Aupburn Hill: con Marchionne che distribuisce braciole ai dipendenti e ai dirigenti di Fim, Fiom, Uilm e Fismic.

Torna all'inizio


MUSULMANI (sezione: Riforma elettorale)

 

di MAURIZIO SBRANA, LUCCA

 

"Il Tirreno" del 25-08-2010

Attualità

Pagina: 17

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge

MUSULMANI Obama sbaglia: niente moschea a Ground zero Abbiamo appreso l' incredibile dichiarazione del presidente USA Obama che ha dato il suo placet alla costruzione di una moschea a Groun zero. Ciò in none, dice lui, della libertà di cui l' America è il simbolo nel mondo. A questa semplicistica affermazione si sono opposti, grazie a Dio, quasi il 70% degli Americani e si sono levate voci critiche come quella di chi ha detto che è come se nei campi di Auschwitz si mettesse una statua di Hitler. Sì perché due sono le ragioni insormontabili di cui Obama non tiene di conto, oltre all' offesa ed al dolore delle famiglie delle vittime delle Torri gemelle: la mancata chiara presa di distanza del mondo musulmano dalla strage (come dimenticare le manifestazioni di giubilo che le tv mostravano nelle strade dei paesi musulmani non appena la notizia fu diffusa?) e la persistente mancanza di reciprocità per la libertà religiosa nei paesi musulmani. La simpatia per il colore della pelle del presidente Obama non esime dal reputarlo un pessimo presidente che prima se ne va e meglio è, per l' America e per il mondo intero. Massimo Ciacchini consigliere comunale PdL Livorno ISTRUZIONE E LAVORO Ormai anche la laurea non garantisce più nulla Avendo vissuto per oltre 70 anni, comincio a trovare difficoltà a raccapezzarmi in questo mondo dove anche io ho vissuto. Per esempio quando avevo 10/12 chi prendeva un diploma ai nostri occhi di popolani usciti dalla guerra era un mito e sapevamo che non aveva difficoltà a trovare un lavoro. Poi piano piano, il sistema ha fatto arrivare a zero il valore del diploma. Per un po' è stato sostituito dalla laurea Laurea come garanzia di successo. Purtroppo anche in questo caso c' è stata "l' inflazione" fino a che il valore del titolo pian piano è andato scemando, qualsiasi fosse l' indirizzo della laurea. Il top è stato quando anche nei concorsi per spazzini e bidelli si sono visti i laureati. Sergio Barsotti PROSPETTIVE Tre poli politici distinti per rilanciare l' Italia Le ultime vicende politiche mi inducono ad una riflessione. Nell' intervista su Repubblica.it, Massimo Cacciari ammonisce il Pd dall' evitare alleanze-ammucchiata per mandare a casa Berlusconi. E' quello che vuole Berlusconi che, quando fa la vittima sacrificale, si esalta e non ha avversari. La soluzione è la creazione di tre poli distinti e alternativi, dove Pdl e sinistra dovrebbero confrontarsi con i centristi Fini, Casini, Rutelli & c.. A differenza di quanto pensa Cacciari, che non dà alcuna possibilità alla sinistra, spero invece che la coalizione PD-IDV-Vendola possa essere una credibile alternativa di governo. Socialdemocratica, progressista e veramente riformista. Come voleva e, in parte è riuscito a fare, Prodi. E' quello che succede nel resto dell' Europa, dove le socialdemocrazie si confrontano e governano alternativamente ai conservatori. E' l' ora di fare un salto di qualità: il nostro Paese ha bisogno di superare la logica del confronto politico basato sul referendum su Berlusconi per dar vita ad un confronto programmatico serio in cui, a mio avviso, le idee di sinistra hanno la possibilità di prevalere perché rispondenti alle necessità della popolazione. Luca Morroni CONTRO BERLUSCONI Napolitano non deciderà per le elezioni anticipate Non ci vuole certo la sfera di cristallo od essere indovini per prevedere che il Presidente Napolitano non concederà le elezioni anticipate. Da buon ex comunista vuole proteggere i suoi ex compagni da una sicura sconfitta elettorale. Nonostante le sue esternazioni di convenienza, dobbiamo sognare il Presidente super partes dimentico delle sue origini. Vorrei tanto sbagliarmi, ma le tenterà tutte, compresa una bella ammucchiata, per evitare che Berlusconi ritorni a vincere ed il suo protetto Fini torni, come un agnello, nell' attuale maggioranza. Patrizio Pesce, Livorno UOMINI E ANIMALI Anch' io sto con quel toro (e con Benedetti...) "Io sto con quel toro", scrive Giovan Sergio Benedetti, dopo aver visto alla tv l' enorme bestia lanciarsi sulla folla sugli spalti, come disperata ribellione al sentore di un' imminente fine lunga e dolorosa. I nostri cugini Iberici hanno un bel parlare di tauromachia, di secolari e popolari tradizioni da rispettare, ma godere dello spettacolo di un animale che viene a lungo tormentato prima di essere ucciso, anche a mio parere, non è il massimo della civiltà. Si vuole spettacolizzare, riproponendola, l' atavica lotta tra l' uomo e la bestia dimenticando che sono ben altre le circostanze in cui, l' uno di fronte all' altro, sono costretti a lottare per sopravvivere. Leggo le lettere del sig. Benedetti, compiacendomi di condividerne i contenuti sociali e politici, ma ritengo che questa sua ultima lo ponga sul piano di una categoria diversa: quella delle persone la cui nobiltà d' animo, specie tra le genti di oggi è sempre più rara a trovarsi e ad essere apprezzata. Beppe Di Dato ESEMPIO Il Pd abbia coraggio: primarie per i candidati al Parlamento Non credo che il Parlamento voglia o riesca a cambiare l' attuale legge elettorale detta «porcellum». Il Partito Democratico e altri partiti di opposizione dichiarano che va modificata. Bene. Comincino loro però, con azione rivelatrice di sincera volontà attraverso le «primarie», a dare la possibilità agli elettori di scegliere anche i candidati del proprio partito per le prossime elezioni. Ciò sicuramente aiutarebbe il Pd e gli altri partiti del centro sinistra ad essere più credibili, più rispettosi della volontà degli elettori, più coerenti con la Carta Costituzionale. Sicuramente coagulerebbero intorno a sè gran parte di italiani delusi e stufi di vedere la politica «depredata» da figure dedite essenzialmente alla ricerca del proprio tornaconto. Qualche esponente di secondo piano del Pd si è espresso in tal senso. Spero che questa proposta sia fatta propria da tutto il Pd e dai partiti del centro sinistra. In caso contrario il solco, divenuto già baratro, fra i cittadini e la «casta» dei politici si approfondirà pericolosamente. Fabio Falchi CONTI PUBBLICI Chi rimborserà i deficit accumulati da Berlusconi? Il deficit dei conti pubblici nel 2009 è stato di 85,9 miliardi di euro. Era stato di 54,3 mld. nel 2008 e di 29,6 mld. nel 2007. Nel 2007 governava Prodi... Dicono che le tasse non sono state aumentate! Ma io mi domando chi mai rimborserà questi deficit!

Torna all'inizio


La cuccagna dei rimborsi elettorali (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Mattino di Padova" del 25-08-2010

Regione

Pagina: 8

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: Una leggina del 2006 moltiplica per ogni nuova legislatura l
’indennizzo previsto nei quattro anni.
Sottotitolo: In caso di elezioni anticipate le formazioni riusciranno a triplicare gli incassi       Il balzello è di un euro A pagarlo sono tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali del comune di residenza.

VENEZIA. Galeotta fu la leggina. Quella approvata alla chetichella, e con voto bi-partisan a larghissima maggioranza, nel febbraio del 2006: un provvedimento "ad partitum", lo si potrebbe definire, grazie al quale le forze rappresentate in Parlamento (ma c' è una generosa mancia pure per quelle tagliate fuori) hanno diritto a continuare a ottenere per l' intera legislatura i rimborsi elettorali anche in caso di voto anticipato. Un' autentica manna, che nel caso in cui si andasse alle urne a dicembre, o nella prossima primavera, vedrebbe i cassieri dei partiti incassare tre volte. I soldi della legislatura 2006-2008, che corrono comunque fino al 2011; quelli del periodo 2008-2010 (o 2011), che saranno versati in ogni caso fino al 2013; e quelli della nuova legislatura. Rimborsi tripli, insomma, con un ulteriore motivo di scandalo: i finanziamenti vengono erogati non sulla base dei voti espressi, ma degli iscritti alle liste elettorali. Insomma, anche chi ha scelto di astenersi per dissenso contro l' intero sistema (un italiano su tre, ormai), è costretto a pagare. E si fa presto a fare i conti: gli iscritti sono una cinquantina di milioni di italiani, tra residenti in patria e all' estero; il balzello è di 1 euro a testa l' anno per la Camera, e altrettanto per il Senato; fanno 100 milioni di euro su base annuale, ripartiti in base ai consensi ottenuti da ciascuna forza. E che dal 2008 sono saliti a 200, visto che è iniziata una nuova legislatura. Ma c' è di peggio. Il diritto a incassare si ha indipendentemente dal numero dei parlamentari eletti: basta aver superato di un voto la soglia dell' 1 per cento. Anche questo è dovuto a un colpo di mano, sempre approvato in modo trasversale dal Parlamento: in precedenza la soglia era del 4 per cento, portata all' 1 con una legge del 2002. Ringraziano e incassano i tanti partitini rimasti fuori dalle Camere nelle elezioni 2008. Così ad esempio alla Sinistra Arcobaleno vanno fino al 2011 10 milioni l' anno, al Partito Socialista 1,5, alla Destra 1,2, all' Udeur 823mila. Per completare il quadro, una legge del 1999, asetticamente intitolata "Norme in materia di rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e referendarie", sgancia il finanziamento dai costi effettivamente sostenuti per le varie campagne, e soprattutto apre cinque diversi rubinetti: elezioni della Camera, del Senato, regionali, europee e referendum, erogati in rate annuali. Un autentico albero della cuccagna, che tra l' altro si fa apertamente beffa del referendum promosso dai radicali, con cui nel 1993 il 90 per cento dei partecipanti al voto aveva deciso di abrogare il finanziamento pubblico dei partiti, a suo tempo introdotto con la legge Piccoli del 1975 (approvata con il consenso di tutti i partiti tranne i liberali). Già nel 1994, tuttavia, la volontà referendaria popolare veniva aggirata con una legge che farisaicamente parlava di "contributi per le spese elettorali". E tre anni più tardi veniva di fatto reintrodotto il finanziamento, con un provvedimento che inseriva nella dichiarazione dei redditi la possibilità di destinare il 4 per mille ai partiti, per un totale di 57 milioni di euro l' anno. Da ultimo, le leggi di cui si è detto, e che garantiscono una robusta iniezione di liquido alle casse dei partiti. I quali altrimenti si troverebbero in pesante crisi, visto che da anni registrano copiose perdite di iscritti, oggi valutati complessivamente a meno di 2 milioni e mezzo (il Pds da solo ne aveva 1 milione nel 1991), come dire cinque tesserati ogni cento elettori: di fatto, i finanziamenti elettorali oggi coprono poco meno del 90 per cento del loro bilancio. Ma così si è venuto a determinare un esito perverso, perché di fatto a pagare i partiti non sono i tesserati ma le istituzioni: in termini di soldi ma pure di strutture, visto che i dirigenti di livello nazionale sono pressoché tutti parlamentari, e usufruiscono di risorse, strumenti e personale di Montecitorio e di Palazzo Madama. Per non parlare delle Regioni. Qualche piccolo correttivo c' è stato, sotto la spinta della crisi: la finanziaria 2008 ha tagliato i contributi di 20 milioni l' anno. Una goccia, comunque, in un mare sterminato: è stata la Corte dei Conti a valutare di recente che dal' 94 a oggi i partiti hanno intascato 2 miliardi 253 milioni di euro, a fronte di spese elettorali per 579 milioni. Come dire che la seconda Repubblica è deficitaria in quasi tutto, tranne che nei budget dei suoi protagonisti: basta una semplice sottrazione per verificare che l' utile netto è stato fin qui di 1 miliardo 674 milioni. Prezzo decisamente alto, per il teatrino cui assistiamo tutti i giorni. (f.j.)

Torna all'inizio


Dal niente al troppo (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Stampa" del 25-08-2010

PRIMAPAGINA

Pagina: 1

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: Federico Geremicca.

A volerla prendere così, cioè con una battuta, si potrebbe arrivare a dire, come nell' antico proverbio, «quando troppo e quando niente». Nel senso che, dopo settimane di incertezza di fronte alla decomposizione della maggioranza di governo - e di qualche evidente (e giustificato) timore di elezioni anticipate già in autunno - il Pd ha cominciato a riscaldare i motori e a battere un colpo. Anzi, due. O forse addirittura tre: cioè probabilmente troppi. E troppi, per altro, su una coppia di temi delicatissimi e potenzialmente deflagranti: e cioè la futura candidatura a premier e le alleanze elettorali. Nel giro di una decina di giorni, infatti, il drappello di aspiranti candidati alle primarie si è assai infoltito. Alle possibili candidature quasi «istituzionali» di due leader di partito come Bersani e Di Pietro, infatti, si sono via via aggiunte (per ora) quelle di Nichi Vendola, di Sergio Chiamparino e - secondo alcuni osservatori - quella non impossibile di Walter Veltroni, tornato ieri a esporre il proprio punto di vista in una lunga e impegnata lettera al Corriere della Sera. Quattro o cinque candidature - a elezioni nient' affatto scontate e a primarie del tutto incerte (se si votasse già a dicembre, sarebbe arduo organizzarle...) - sono probabilmente troppe: e a volerla dire tutta, rischiano di apparire non solo spia di confusione, ma anche possibile premessa di forti tensioni all' interno del campo delle opposizioni. Né è più chiara la situazione sul fronte delle possibili alleanze elettorali con le quali andare alla sfida con Berlusconi. Qui si fronteggiano, in maniera via via più agguerrita, due linee di fatto contrapposte: potremmo definirle quella della «Santa alleanza» (tutti assieme contro Berlusconi, dai comunisti di Vendola fino ai moderati di Casini) e quella delle origini, la cosiddetta «vocazione maggioritaria» (poche alleanze e solo tra forze programmaticamente omogenee). E' la linea - quest' ultima - che Walter Veltroni ha riproposto ieri sul Corriere della Sera in maniera molto netta, registrando consensi e dissensi tutto sommato prevedibili. Tutti prevedibili meno, forse, uno: il no di Dario Franceschini, prima vice e poi erede di Veltroni alla guida del Pd, «co-fondatore» con lui di Area Democratica (la minoranza interna del partito) ma ora su posizioni assai diverse in tema di alleanze. Non è questione da poco, come è evidente: ad esso, infatti, sono strettamente legati il tipo di legge elettorale verso il quale spingere e, addirittura, l' assetto maggioritario e bipolare del sistema politico del nostro Paese. «Resto dell' idea che le uniche alleanze credibili siano quelle fondate su una reale convergenza programmatica e politica», ha scritto Veltroni. E Franceschini ha replicato: «Durante la Resistenza i nostri padri non persero tempo a domandarsi se erano liberali, comunisti, per la monarchia o per la Repubblica, per la legge proporzionale o maggioritaria, ma decisero di iniziare a discuterne dopo la Liberazione». E' una disputa che rischia di crescere di tono. E di non esser risolta tanto in fretta, visto che chiama in causa non soltanto la capacità del Partito democratico di raggiungere un punto di mediazione al proprio interno, ma anche le opzioni strategiche e la disponibilità ad allearsi delle altre forze dell' opposizione (da Casini a Di Pietro, per finire a Vendola). Ma che il Pd abbia cominciato a entrare nell' ordine di idee che forse alle elezioni - Bersani volente o nolente - ci si potrebbe arrivare davvero in fretta, è comunque un segno. Per settimane e settimane, infatti, l' ipotesi è stata respinta come il peggiore dei mali possibili. E' già stato autorevolmente detto e scritto che, di fronte allo sfarinamento della maggioranza di governo, era lecito attendersi dalle opposizioni la richiesta di scioglimento del Parlamento e di nuove elezioni, come accade in larga parte delle altre democrazie europee. E del resto, perché mai temere il voto di fronte alla cupa parabola berlusconiana? Invece, a torto o a ragione, è proprio questo il sentimento dominante che sembra esser «passato» nell' opinione pubblica a proposito dell' opposizione tutta e del suo maggior partito in particolare, cioè il Pd: timore. Il timore, cioè, che la crisi politica della maggioranza sfociasse in crisi di governo e in elezioni immediate. Da qui, come si è visto e letto, il fiorire di definizioni di ogni genere per governi che impediscano un tale epilogo: dal governo tecnico a quello costituzionale, dal governo di scopo a quello a tempo, per la sola riforma della legge elettorale. Ipotesi suggestive ma, onestamente, poco credibili e poco praticabili. Ed è il crescere di questa consapevolezza che ha spinto molti esponenti del gruppo dirigente democratico a scendere finalmente in campo. Ora si attende una parola da Pier Luigi Bersani. Ma il tempo stringe. «Quando si è cominciato a parlare di crisi - lamenta il giovane Pippo Civati - avevo proposto ai colleghi di partito di non andare in vacanza. Ma guardando la situazione mi pare che il partito in vacanza ci è andato eccome...». Poco male. Settembre è in arrivo, la danza può ricominciare...

Torna all'inizio


Il risultato di queste due esperienze di governo potrebbe dunque essere identico (sezione: Riforma elettorale)

 

di PIERO ALBERTO CAPOTOSTI

 

"Il Messaggero" del 25-08-2010

CULTURA_SPETTACOLI

Pagina: 21

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Il risultato di queste due esperienze di governo potrebbe dunque essere identico. E' dunque, a mio avviso, il sistema bipolare italiano a generare questa esasperata situazione di conflittualità permanente e di assenza di dialogo democratico tra gli opposti cartelli elettorali, che si muovono in senso centrifugo per recuperare le frange più estreme, anziché in senso centripeto, per recuperare l' elettorato di centro, come di regola avviene nelle democrazie bipartitiche più mature. L' eterogeneità programmatica di questi cartelli elettorali poi implode più o meno a breve scadenza, determinando quelle situazioni di instabilità, che stanno sotto ai nostri occhi. Del resto, il sistema bipolare appare in crisi persino nello Stato di origine, come l' Inghilterra, o in Stati da lungo tempo abituati a quel metodo elettorale, come appunto in questi giorni l' Australia. Tutto ciò peraltro non significa auspicare il ritorno puro e semplice al metodo proporzionale vigente in Italia prima del "mattarellum". E' vero infatti che la innegabile instabilità governativa di quel lungo periodo era stata additata, come appunto si verificava anche nella IV Repubblica francese, quale conseguenza precipua di quel sistema elettorale. Se questo dato è incontestabile, va tuttavia considerato il ruolo preminente allora giocato, ai fini della governabilità, dalla "questione comunista" e dalla conseguente "conventio ad excludendum" del Pci dall' area di governo. Se dunque il giudizio sulla governabilità nel periodo del centrismo e del centrosinistra deve essere molto più articolato ed argomentato, è comunque innegabile che occorra procedere, il prima possibile, ad una revisione dell' attuale legge elettorale, che impedisca l' eccessiva frammentazione delle forze politiche, prevedendo una soglia di sbarramento non eludibile attorno al 5 per cento dei voti e contestualmente eliminando il premio di maggioranza sotto qualsiasi forma. Questo sistema elettorale potrebbe inoltre consentire un rafforzamento del potere decisionale del governo sul modello del cancellierato tedesco, che ha assicurato alla Germania una grande stabilità di governo negli ultimi sessanta anni, senza ricorrere a quelle innaturali forzature che si trovavano nella revisione costituzionale bocciata dagli italiani nel 2006. "No" dunque ad un sistema bipolare all' italiana, anomalo e forzoso. "Sì" invece ad una riforma elettorale proporzionale con soglia di sbarramento che ridìa lo scettro ai cittadini nella scelta di una pluralità di opzioni politiche e dei propri rappresentanti in Parlamento. RIPRODUZIONE RISERVATA.

Torna all'inizio


GLI ELETTORI NON CAPISCONO PIU' (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Messaggero" del 25-08-2010

PRIMOPIANO

Pagina: 5

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: Il nuovo esecutivo sarebbe a tempo e l
’obiettivo è cambiare la legge elettorale.

GLI ELETTORI NON CAPISCONO PIU' Il nuovo esecutivo sarebbe a tempo e l’obiettivo è cambiare la legge elettorale.

Torna all'inizio


E' il momento di far chiarezza (sezione: Riforma elettorale)

 

"L'Arena" del 25-08-2010

LETTERE

Pagina: 21

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: TRAFORO

Sul traforo ci sono commenti sia da parte del sindaco che da parte dei cittadini, nei quali il teorema che passa è questo: «i cittadini hanno votato il sindaco Tosi a maggioranza del 60 per cento, per cui votando lui hanno votato anche il suo programma». Bene il teorema non fa una piega e sostanzialmente mi pare anche giusto, penso però che il Traforo del programma Tosi non sia quello poi emerso dalla gara d' appalto e non quello che lo stesso Tosi propagandava con volantini ben chiari in campagna elettorale a Quinzano, Avesa e Parona. Infatti i volantini che giravano prima del voto riportavano che il traforo si sarebbe fatto, ma sarebbe uscito a Nord di Avesa, Quinzano e Parona. Nessuno inoltre si aspettava che le aree date in concessione sarebbero state di così tanta ampiezza. Il traforo delle Torricelle così come elaborato dalla ditta Tchnital non corrisponde a quella volontà espressa durante il voto nelle elezioni comunali. Io ho sottoscritto il referendum perché penso che seppur proposto da una parte politica, con la politica non abbia nulla a che vedere, ma che è una garanzia per tutti i cittadini che sia costituita una commissione sanitaria super partes. Speriamo così che come il nostro sindaco sia stato così solerte nell' aprire il dibattito su Morgan sia così solerte nell' aprire un dibattito con la cittadinanza su come cambierà Verona e perché è necessario il traforo e le opere di compensazione. Viviana Melotti VERONA.

Torna all'inizio


Sulle alleanze Veltroni scuote il Pd (sezione: Riforma elettorale)

 

"L'Arena" del 25-08-2010

NAZIONALE

Pagina: 3

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: CENTROSINISTRA. Fredda la reazione dei collaboratori di Bersani: «Ma Walter non spiega come far cadere il governo»
Sottotitolo: L
’ex leader democratico contrario ad intese aperte a chiunque pur di battere il presidente del Consiglio.

ROMA Sulla via delle alleanze, da mettere in piedi per chiudere l' era del berlusconismo, si separano le strade di Walter Veltroni e Dario Franceschini. L' ex leader Pd rilancia lo spirito del Lingotto, ovvero quella vocazione maggioritaria che portò il Pd a correre alle politiche in alleanza solo l' Idv. E boccia le «sante alleanze» contro Berlusconi, proposte quest' estate in varie salse. «Siamo in piena emergenza, durante la Resistenza i nostri padri non persero tempo a interrogarsi se erano liberali o comunisti», reagisce il capogruppo alla Camera, Franceschini, che nei giorni scorsi aveva lanciato l' idea di un' alleanza costituzionale. Pur non escludendo un breve governo di transizione per correggere la legge elettorale, Veltroni vede come fumo quanti, anche nel Pd, sarebbero disponibili a «alleanze con il diavolo» pur di disarcionare Berlusconi. E teme che in molti mirino a «mettere una pietra al collo al bipolarismo», magari con sistemi elettorali che «invece di collegi uninominali e primarie per legge» spianino la strada ad «un nuovo partitismo senza partiti e alla sottrazione ai cittadini del potere di decidere il governo». La ricetta per una vera azione riformista, scrive l' ex leader in una lettera al «suo» paese, è «prima e dopo le elezioni» alleanze «credibili, fondate sulla reale convergenza programmatica e politica». Tesi che convincono vari esponenti nel Pd, da Ignazio Marino ai cattolici democratici che chiedono «alleanze moderne». Dai piani alti del Pd, invece, non prendono posizione anche se, esponenti vicino al segretario Bersani, evidenziano come «Veltroni non spieghi come affrontare il primo passaggio, cioè come mandare a casa il governo». Chi, invece, una proposta l' aveva fatta, come Dario Franceschini, la rilancia, invitando a guardare la situazione di emergenza nell' anno 2010.

Torna all'inizio


Cambio di rotta: il Pd si converte al "voto subito" (sezione: Riforma elettorale)

 

"lastampa.it" del 25-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: CENTROSINISTRA. OPPOSIZIONE AL BIVIO.
Sottotitolo: Cresce la voglia di elezioni il prima possibile, anche senza accordo sul candidato premier FEDERICO GEREMICCA.

ROMA A volerla prendere così, cioè con una battuta, si potrebbe arrivare a dire, come nell' antico proverbio, "quando troppo e quando niente". Nel senso che, dopo settimane di incertezza di fronte alla decomposizione della maggioranza di governo - e di qualche evidente (e giustificato) timore di elezioni anticipate già in autunno - il Pd ha cominciato a riscaldare i motori e a battere un colpo. Anzi, due. O forse addirittura tre: cioè probabilmente troppi. E troppi, per altro, su una coppia di temi delicatissimi e potenzialmente deflagranti: e cioè la futura candidatura a premier e le alleanze elettorali. Nel giro di una decina di giorni, infatti, il drappello di aspiranti candidati alle primarie si è assai infoltito. Alle possibili candidature quasi "istituzionali" di due leader di partito come Bersani e Di Pietro, infatti, si sono via via aggiunte (per ora) quelle di Nichi Vendola, di Sergio Chiamparino e - secondo alcuni osservatori - quella non impossibile di Walter Veltroni, tornato ieri a esporre il proprio punto di vista in una lunga e impegnata lettera al Corriere della Sera. Quattro o cinque candidature - a elezioni nient' affatto scontate e a primarie del tutto incerte (se si votasse già a dicembre, sarebbe arduo organizzarle...) - sono probabilmente troppe: e a volerla dire tutta, rischiano di apparire non solo spia di confusione, ma anche possibile premessa di forti tensioni all' interno del campo delle opposizioni. Né è più chiara la situazione sul fronte delle possibili alleanze elettorali con le quali andare alla sfida con Berlusconi. Qui si fronteggiano, in maniera via via più agguerrita, due linee di fatto contrapposte: potremmo definirle quella della "Santa alleanza" (tutti assieme contro Berlusconi, dai comunisti di Vendola fino ai moderati di Casini) e quella delle origini, la cosiddetta "vocazione maggioritaria" (poche alleanze e solo tra forze programmaticamente omogenee). E' la linea - quest' ultima - che Walter Veltroni ha riproposto ieri sul Corriere della Sera in maniera molto netta, registrando consensi e dissensi tutto sommato prevedibili. Tutti prevedibili meno, forse, uno: il no di Dario Franceschini, prima vice e poi erede di Veltroni alla guida del Pd, "co-fondatore" con lui di Area Democratica (la minoranza interna del partito) ma ora su posizioni assai diverse in tema di alleanze. Non è questione da poco, come è evidente: ad esso, infatti, sono strettamente legati il tipo di legge elettorale verso il quale spingere e, addirittura, l' assetto maggioritario e bipolare del sistema politico del nostro Paese. "Resto dell' idea che le uniche alleanze credibili siano quelle fondate su una reale convergenza programmatica e politica", ha scritto Veltroni. E Franceschini ha replicato: "Durante la Resistenza i nostri padri non persero tempo a domandarsi se erano liberali, comunisti, per la monarchia o per la Repubblica, per la legge proporzionale o maggioritaria, ma decisero di iniziare a discuterne dopo la Liberazione". E' una disputa che rischia di crescere di tono. E di non esser risolta tanto in fretta, visto che chiama in causa non soltanto la capacità del Partito democratico di raggiungere un punto di mediazione al proprio interno, ma anche le opzioni strategiche e la disponibilità ad allearsi delle altre forze dell' opposizione (da Casini a Di Pietro, per finire a Vendola). Ma che il Pd abbia cominciato a entrare nell' ordine di idee che forse alle elezioni - Bersani volente o nolente - ci si potrebbe arrivare davvero in fretta, è comunque un segno. Per settimane e settimane, infatti, l' ipotesi è stata respinta come il peggiore dei mali possibili. E' già stato autorevolmente detto e scritto che, di fronte allo sfarinamento della maggioranza di governo, era lecito attendersi dalle opposizioni la richiesta di scioglimento del Parlamento e di nuove elezioni, come accade in larga parte delle altre democrazie europee. E del resto, perché mai temere il voto di fronte alla cupa parabola berlusconiana? Invece, a torto o a ragione, è proprio questo il sentimento dominante che sembra esser "passato" nell' opinione pubblica a proposito dell' opposizione tutta e del suo maggior partito in particolare, cioè il Pd: timore. Il timore, cioè, che la crisi politica della maggioranza sfociasse in crisi di governo e in elezioni immediate. Da qui, come si è visto e letto, il fiorire di definizioni di ogni genere per governi che impediscano un tale epilogo: dal governo tecnico a quello costituzionale, dal governo di scopo a quello a tempo, per la sola riforma della legge elettorale. Ipotesi suggestive ma, onestamente, poco credibili e poco praticabili. Ed è il crescere di questa consapevolezza che ha spinto molti esponenti del gruppo dirigente democratico a scendere finalmente in campo. Ora si attende una parola da Pier Luigi Bersani. Ma il tempo stringe. "Quando si è cominciato a parlare di crisi - lamenta il giovane Pippo Civati - avevo proposto ai colleghi di partito di non andare in vacanza. Ma guardando la situazione mi pare che il partito in vacanza ci è andato eccome...". Poco male. Settembre è in arrivo, la danza può ricominciare...

Torna all'inizio


La proposta di Aduc: «Seguire l' esempio di Usa e Gran Bretagna: le scuole acquistano i testi e li distribuiscono agli studenti, i quali poi li ... (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Nazione (ed. Pisa)" del 25-08-2010

Primo piano pisa

Pagina: 2

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: L
’esempio Usa e Gb Lo propone Aduc.

La proposta di Aduc: «Seguire l' esempio di Usa e Gran Bretagna: le scuole acquistano i testi e li distribuiscono agli studenti, i quali poi li restituiranno per gli alunni dell' anno successivo»

Torna all'inizio


SI ERA detto che la nuova legge elettorale Calderoli, approvata in vista delle elezioni del 2006, avrebbe assicurato governabilità e stabilità di ... (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Messaggero (ed. Ostia)" del 25-08-2010

PRIMAPAGINA

Pagina: 1

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri

SI ERA detto che la nuova legge elettorale Calderoli, approvata in vista delle elezioni del 2006, avrebbe assicurato governabilità e stabilità di governo, consentendo agli elettori di scegliere direttamente Premier, maggioranza e programma di governo. Eppure, a soli due anni di distanza, la presa di distanza del gruppo politico del ministro Mastella dall' area di governo aveva di fatto portato alla fine anticipata della legislatura. Anche oggi, a soli due anni di distanza dalle elezioni del 2008, la presa di distanza dalla maggioranza di un autonomo gruppo politico facente capo al presidente Fini ha messo in moto un processo politico che, pure tra mille variabili, rischia di condurre rapidamente alle elezioni politiche anticipate. Che fine ha dunque fatto la promessa stabilità di governo? Eppure sull' altare della governabilità si era limitato il diritto di scelta degli elettori ad un' offerta politica essenzialmente di tipo duopolistico e si erano indotte le forze politiche a raggrupparsi forzosamente, nella speranza di conseguire il premio di maggioranza, in due cartelli elettorali ampiamente eterogenei. Oggi si è fortemente tentati di dire che è fallito il bipolarismo "all' italiana", coatto e artificioso, perché prodotto a tavolino, senza alcun radicamento ideale e sociale con il miraggio di conseguire, appunto mediante il premio di maggioranza, una sicura maggioranza in Parlamento, anche se si ottiene nel Paese un consenso tutt' altro che maggioritario. Questo fallimento del sistema elettorale è eloquentemente testimoniato, oltre tutto, dalle prese di posizione di questi giorni dei vari partiti politici, che evocano chiaramente formule, strategie e tattiche parlamentari tipiche di quella "deprecata" prima Repubblica, che in realtà non è mai morta. Si sente infatti ripetutamente parlare di governi tecnici, di governi di alleanza costituzionale o di responsabilità nazionale, di governi che si potrebbero reggere sulle astensioni di determinati gruppi politici. Tutte formule che richiamano alla mente i governi di solidarietà nazionale o della "non sfiducia", che si avevano oltre venti anni fa. Anche il clima apertamente polemico tra le diverse componenti del governo Berlusconi si inquadra perfettamente nell' ambito delle logiche di condizionamento dei governi di coalizione. Si potrebbe quindi dire che, sotto questo punto di vista, si sono inutilmente persi venti anni di tempo, sicché oggi appare non solo sterile, ma addirittura controproducente auspicare il ritorno alle urne, poiché con questo sistema elettorale la situazione non appare destinata a migliorare. Si consideri infatti che il cosiddetto "porcellum" aveva consentito al Governo Prodi una maggioranza molto fragile, che si è sfaldata nel giro di due anni. E la stessa legge Calderoli ha invece consegnato nel 2008 al governo Berlusconi una maggioranza amplissima, che tuttavia a sua volta appare già in crisi. Il risultato di queste due esperienze di governo potrebbe dunque essere identico. E' dunque, a mio avviso, il sistema bipolare italiano a generare questa esasperata situazione di conflittualità permanente e di assenza di dialogo democratico tra gli opposti cartelli elettorali, che si muovono in senso centrifugo per recuperare le frange più estreme, anziché in senso centripeto, per recuperare l' elettorato di centro, come di regola avviene nelle democrazie bipartitiche più mature. L' eterogeneità programmatica di questi cartelli elettorali poi implode più o meno a breve scadenza, determinando quelle situazioni di instabilità, che stanno sotto ai nostri occhi. Del resto, il sistema bipolare appare in crisi persino nello Stato di origine, come l' Inghilterra, o in Stati da lungo tempo abituati a quel metodo elettorale, come appunto in questi giorni l' Australia. Tutto ciò peraltro non significa auspicare il ritorno puro e semplice al metodo proporzionale vigente in Italia prima del "mattarellum". E' vero infatti che la innegabile instabilità governativa di quel lungo periodo era stata additata, come appunto si verificava anche nella IV Repubblica francese, quale conseguenza precipua di quel sistema elettorale. Se questo dato è incontestabile, va tuttavia considerato il ruolo preminente allora giocato, ai fini della governabilità, dalla "questione comunista" e dalla conseguente "conventio ad excludendum" del Pci dall' area di governo. Se dunque il giudizio sulla governabilità nel periodo del centrismo e del centrosinistra deve essere molto più articolato ed argomentato, è comunque innegabile che occorra procedere, il prima possibile, ad una revisione dell' attuale legge elettorale, che impedisca l' eccessiva frammentazione delle forze politiche, prevedendo una soglia di sbarramento non eludibile attorno al 5 per cento dei voti e contestualmente eliminando il premio di maggioranza sotto qualsiasi forma. Questo sistema elettorale potrebbe inoltre consentire un rafforzamento del potere decisionale del governo sul modello del cancellierato tedesco, che ha assicurato alla Germania una grande stabilità di governo negli ultimi sessanta anni, senza ricorrere a quelle innaturali forzature che si trovavano nella revisione costituzionale bocciata dagli italiani nel 2006. "No" dunque ad un sistema bipolare all' italiana, anomalo e forzoso. "Sì" invece ad una riforma elettorale proporzionale con soglia di sbarramento che ridìa lo scettro ai cittadini nella scelta di una pluralità di opzioni politiche e dei propri rappresentanti in Parlamento.

Torna all'inizio


Il play Bo Mc Calebb non pratica sconti a nessuno Anche la Gran Bretagna si arrende: altri 20 punti (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Nazione (ed. Siena)" del 25-08-2010

Varie siena

Pagina: 12

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: Uno sguardo ai biancoverdi.

Il play Bo Mc Calebb non pratica sconti a nessuno Anche la Gran Bretagna si arrende: altri 20 punti Uno sguardo ai biancoverdi.

Torna all'inizio


«Le sforbiciate che stiamo per fare erano parte del programma elettorale col quale la maggioranza si è proposta ai cittadini Ora la mannaia romana ... (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Nazione (ed. Umbria)" del 25-08-2010

Primo piano perugia

Pagina: 5

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Pubblicato anche in: "La Nazione (ed. Terni)"

Argomenti: Proposte di legge

«Le sforbiciate che stiamo per fare erano parte del programma elettorale col quale la maggioranza si è proposta ai cittadini Ora la mannaia romana ci induce ad essere più rapidi»

Torna all'inizio


La pacifica Svizzera vuole il ritorno del boia (sezione: Riforma elettorale)

 

di Fausto Biloslavo

 

"Il Giornale" del 25-08-2010

Esteri

Pagina: 13

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: IL MONDO CHE NON TI ASPETTI.
Sottotitolo: Il governo elvetico, su iniziativa dei parenti di una ragazza violentata e uccisa, autorizza la raccolta di firme per un referendum che reintroduca la pena di morte abolita 68 anni fa. Solo per stupri e pedofilia omicida. Almeno per ora.

Prima il voto popolare contro i minareti, e dieci anni fa quello per il carcere a vita ai pedofili, ma adesso uno sparuto gruppo di svizzeri ha chiesto un referendum per reintrodurre la pena di morte. Nei cantoni elvetici prendono più sul serio che da noi la democrazia diretta. Ed il governo federale è molto rigoroso sul diritto al referendum. Ieri l' esecutivo svizzero ha dato il via libera alla raccolta di firme per la pena capitale pubblicando la richiesta sulla Gazzetta ufficiale . I promotori avranno tempo fino al 24 febbraio 2012 per raccogliere le 100mila firme necessarie. Fa un po' accapponare la pelle leggere sul sito federale la proposta per la «Pena di morte in caso di assassinio in concorso con abusi sessuali ». In pratica i promotori chiedono il boia per chi ammazza e per di più stupra la vittima oppure violenta dei bambini. «La pena capitale dovrà essere eseguita tre mesi dopo la condanna - si legge nella richiesta del referendum- Il tribunale fissa modalità e data dell' esecuzione». I promotori dell' iniziativa sono sette familiari e amici di una ragazza svizzera che è stata violentata e uccisa. Quattro settimane fa hanno presentato la domanda per il referendum, che formalmente era ineccepibile, ed è stata approvata. Marcel Graf è una specie di portavoce del «Comitato per la pena capitale». La raccolta di firme avverrà soprattutto via internet: «In questo modo la speranza è che l' iniziativa si allarghi da sola» sostengono i promotori. Secondo Graf il ritorno al patibolo «è giusto e logico. Solo la pena capitale permette di ristabilire la dignità della vittima E soprattutto evita che il crimine si ripeta». I sostenitori ci tengono a sottolineare che non fanno parte di alcun gruppo politico. Dieci anni fa la Svizzera aveva votato per l' internamento a vita dei criminali sessuali, pedofili violenti e refrattari alla terapia. Nel 1985 un referendum per la pena di morte contro i trafficanti di droga non aveva raccolto il numero necessario di firme. Questa volta i promotori sembrano molto decisi, anche se raggiungere l' obiettivo delle 100mila firme non significa che si farà il referendum. A quel punto il parlamento di Berna dovrà esprimersi se l' iniziativa è anticostituzionale o se lede i trattati internazionali firmati dalla Svizzera contro la pena di morte. Molti giuristi sono convinti che il referendum non passerà mai. Georg Muller, però, professore di diritto pubblico fa notare che «l' esame del contenuto dell' iniziativa interviene troppo tardi. Quando 100mila persone hanno firmato la pressione sul Parlamento è troppo grande » per fare marcia indietro. Da quasi 70 anni il boia non esegue sentenze di morte in Svizzera. L' ultima è stata quella di un militare nel 1944. In realtà la pena capitale è rimasta nella legge di guerra elvetica fino al 1992. Amnesty international ha ovviamente alzato gli scudi facendo notare che in Europa solo la Bielorussia pratica ancora la pena di morte. Graf, il portavoce dei promotori del referendum, non ha dubbi: «Omicidio e abuso sessuale lasciano tante tracce. Con le tecniche d' inchiesta moderne è impossibile che venga condannato un innocente». Sull' efficacia dell' iniziativa fa spallucce: «Se riusciremo ad evitare una sola vittima ne sarà valsa la pena». www.faustobiloslavo.eu SCELTE La Svizzera vuole tornare al passato.

Torna all'inizio


Un esercito di falsi invalidi: inglesi peggio dei napoletani (sezione: Riforma elettorale)

 

di Erica Orsini

 

"Il Giornale" del 25-08-2010

Cronache

Pagina: 16

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: LO SCANDALO
Sottotitolo: Negli ultimi 6 anni l’Inghilterra ha perso un miliardo di sterline in sussidi concessi a cittadini che non ne avevano alcun diritto.

Terence Road, arzillo sessantunenne inglese danza con la grazia e l' abilità di Fred Astaire eppure allo stato aveva dichiarato di essere costretto su una sedia rotelle a causa dell' artrite. Cheryl Laughton, una splendida signora di Newcastle che vive felicemente insieme al marito e ai suoi tre figli, per 12 anni ha raccontato al suo governo di essere una madre single in difficoltà, costretta com' era a dover crescere senza alcun aiuto tre pargoli vivacissimi. Il sistema di assistenza le ha concesso 75mila sterline all' anno di cui lei ha fatto il miglior uso possibile. Quando finalmente è stata scoperta le è bastato presentarsi in tribunale e ammettere le proprie colpe per evitare la prigione. A quanto pare è la Gran Bretagna la nuova patria dei falsi invalidi. Sarà per quella incredibile tendenza a fidarsi che hanno gli inglesi - in mancanza del documento d' identità in questo Paese si può presentare di tutto, dalla bolletta del telefono all' abbonamento alla rivista di equitazione - sarà per il fatto che la macchina burocratica non funziona alla perfezione neppure qui, fatto sta che negli ultimo 6 anni lo stato inglese ha perso più di un miliardo di sterline in benefit d' invalidità devoluti per frode o per errore. Lo dicono le stime ufficiali aggiungendo che si tratta soltanto della punta dell' iceberg. Il fenomeno infatti è destinato a peggiorare proprio a causa delle frodi che nello stesso periodo sono aumentate del 50 per cento. I Terence Road e le Cheryl Laughton di turno si contano a migliaia così come sono numerosi gli impiegati amministrativi poco diligenti. La gente presenta una domanda, compila il suo bravo formulario e nessuno negli anni si preoccupa di andare a controllare se quanto richiesto sia realmente un diritto. Ogni anno sono circa 3 milioni quelli che ricevono i benefit per invalidità e soltanto l' anno scorso lo stato inglese ha pagato 70 milioni di sterline a chi aveva commesso inavvertitamente un errore nella richiesta. Soldi in eccesso per esempio- racconta il quotidian Daily Mail - che nessuno ha mai tentato di recuperare. Altri 90 milioni sono andati buttati al vento a causa di leggerezze effettuate dalle stesse autorità competenti. Tra il 2004 e il 2005 se ne sono andati in fumo così 150 milioni di sterline e altri 220 negli ultimi due anni. La situazione andava affrontata da tempo, ma i governi laburisti di Blair e Brown già in crisi hanno preferito sorvolare nel timore che una presa di posizione drastica si traducesse nell' ennesima perdita di voti. Soltanto ora il governo di coalizione di David Cameron promette di prendere il toro per le corna . «Le cifre raccolte finora ci hanno mostrato chiaramente che sotto la guida laburista questo fenomeno è andato completamente fuori controllo» ha dichiarato il ministro per l' occupazione britannico Chris Grayling, annunciando una riforma globale del sistema che sarà del tutto operativa entro il 2013. Previsti test medici molto più accurati di quelli attuali in grado di certificare lo stato e il grado dell' invalidità dichiarata dal richiedente, ma anche verifiche periodiche destinate a valutare se nel tempo le condizioni che davano diritto ai benefit siano mutate. L' invalido «ballerino» ad esempio aveva realmente sofferto di una forma grave di artrite in passato, ma poi aveva subito un intervento che aveva risolto ogni suo problema. Solo che si era completamente dimenticato di avvertire lo Stato del lieto evento. Quando il responsabile dell' ufficio amministrativo per i benefit e le pensioni ha visto quel video girato in questo caso da un suo zelante dipendente che riprendeva mister Road mentre volteggiava su una pista da ballo, è quasi cascato dalla sedia. Eppure non avrebbe dovuto sconvolgersi troppo. Lo stesso Mail ha condotto una vera e propria campagna contro i falsi invalidi portando alla luce casi incredibili di persone che erano riuscite ad acquistare case e a mandare i figli a costossissime scuole private a spese del governo. O meglio, dei contribuenti onesti. Rimane da vedere se nella proposta di riforma dell' esecutivo Cameron verranno introdotti anche dei limiti di reddito. Attualmente infatti non ha alcuna importanza quanto guadagni chi ha diritto ai benefit che non sono in alcun modo collegatial livello reddituale delle persona. Si possono ottenere legittimamente dallo Stato fino a 121.25 sterline a settimana spendibili a proprio piacimento. Nessuno verrà mai a controllare. Fino a questo momento, almeno . SPRECO Si possono ottenere fino a 121.25 sterline a settimana. Controlli inesistenti SEDIA A ROTELLE Molti falsi invalidi si fingevano paralitici.

Torna all'inizio


Al Pd dico: primarie ora (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Manifesto" del 25-08-2010

POLITICA & SOCIET�

Pagina: 6

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: SINISTRA Il presidente della Puglia in corsa per la premiership: «Tornare al 2008? Walter sbaglia, fu una sconfitta. Ma no a coalizioni-sommatorie che escludono la possibiltà del cambiamento». «Riunire la sinistra, ma senza picchettare i nostri confini. C'è un'Italia migliore, ci possiamo rivolgere a tutti». «Il governo precipita, chiedo a Bersani di organizzare adesso la consultazione» INTERVISTA Vendola: «Subito i gazebo, servono per costruire l'alternativa al berlusconismo»

Daniela Preziosi Presidente Nichi Vendola, ieri sul Corriere della sera Walter Veltroni ha detto no a «sante alleanze» anti Berlusconi e ha proposto il ritorno all' ipotesi politica del 2008, che per lui ha portato «il risultato più importante del riformismo italiano». In questo risultato c' è la cancellazione della sinistra dal parlamento. Per lei la proposta è digeribile? Quella di Veltroni è giusto una suggestione. Intanto il 2008 è stato una sconfitta drammatica, perché ha seppellito una breve e disastrosa esperienza di coalizione di centrosinistra con una grande presunzione illuministica: il mito dell' autosufficienza. In più voglio dire che la diagnosi della Seconda Repubblica che fa Veltroni è troppo generica. La crisi finanziaria, economica, sociale e ambientale che descrive non è un evento metereologico, ma il risultato di processi che hanno un nome e un cognome. Con spirito autocritico bisognerebbe ripensare a quanto la sinistra è stata subalterna ai totem e ai tabù che hanno prodotto questi passaggi: la precarizzazione del mercato del lavoro, il mito della competizione internazionale basata sulla compressione del costo del lavoro, l' idea che il mondo poteva globalizzarsi nel senso di omogeneizzarsi nel lavoro subordinato ai livelli più bassi. E poi si può parlare di queste cose senza nominare Pomigliano e Melfi? Provo simpatia e rispetto per la volontà innovativa che sento in Veltroni. Si percepisce pathos sincero, c' è lo sforzo perfino linguistico di ritrovare qualche punto di connessione fra la politica e la vita. Ma quei punti vanno tradotti, incarnati in progettualità. Appunto, il progetto «riformista» del Pd di Veltroni, nel 2008, è stato sconfitto al voto. E la sinistra asfaltata. Molti si autoproclamano narratori del riformismo. Ma ci sono diversi e divaricati riformismi. E' difficile capire perché sarebbe riformista dar ragione a Marchionne. Marchionne era piaciuto anche alla sua parte. Nel 2006 Bertinotti scommise su di lui, «borghese buono». Oggi parliamo di atti consumati, non di previsioni. Perché sarebbe riformista cedere all' idea della fuoriuscita dal welfare con un modello di sussidiarietà che è pura abdicazione al mercato? La battaglia per la difesa per l' acqua pubblica è un' esperienza di grande riformismo, ma in Italia passa per riformistica la sua privatizzazione. Nel Pd Dario Franceschini propone invece un' alleanza costituzionale di tutti quelli che vogliono superare l' emergenza. E invoca la Resistenza come precedente: tutti contro il fascismo, la discussione sui modelli politici si rinvia al parlamento che verrà. La convince di più? Non molto. Dobbiamo evitare di rimettere insieme una coalizione-sommatoria, che non produce un progetto, quindi non produce riforme. Nella sommatoria ognuno, piccolo o grande, si sente garantito. Ma si rischia di escludere il principale alleato: la gigantesca domanda sociale di cambiamento che emerge ovunque. Se fosse in parlamento, direbbe sì a un governo di transizione con tutti dentro? Un governo di transizione si può fare solo se ha un mandato preciso: il seppellimento della Seconda Repubblica. E questo funerale come si fa? Con il cambio della legge elettorale e con una regolamentazione del conflitto di interessi. Ma attenzione: non si può mettere dentro questo recinto il tema della crisi economica. L' uscita dalla crisi non è un terreno di scelte neutre. Il «tremontismo» non è una terapia inevitabile. E' una malattia che va combattuta. E il «tremontismo di sinistra» è la sua forma più peggiore. Quanto alla legge elettorale, Veltroni propone di consolidare il bipolarismo e tornare all' uninominale. E' d' accordo? Tengo a dire una cosa: c' è chi mi dipinge come novello fan del bipolarismo a causa della mia «smania» di fare le primarie. Sono stato e resto un proporzionalista. Ma la verità è che in parlamento non c' è nessuna maggioranza su una legge elettorale. Solo nel Pd le ipotesi sono le più svariate e contraddittorie. E il tema rischia di essere una disputa oziosa. Detto questo, considero invece positivamente il fatto che nell' idea di Veltroni ci sia la possibilità di allargare il giro. Allora faccio una proposta al Partito democratico. Quale? Non vorrei che, finita la polemica sul carattere «prematuro» della discussione sulle primarie - così ha detto Bersani quando mi sono candidato - oggi che le cose precipitano, si cominci invece a dire che non c' è più tempo per farle. E allora la mia proposta al Pd è: organizziamole subito. Le primarie non sono un posizionamento tattico, una furbizia. Sono il valore aggiunto che può dare non soltanto un' anima popolare al corpo smorto del centrosinistra, ma mettere in campo un' idea progettuale alternativa a Berlusconi e al berlusconismo. Bersani vuole costruire l' alternativa? Apriamo subito il cantiere delle primarie. Fra l' altro, noto parole nuove e importanti da parte di Di Pietro e dell' Idv. Per la verità da parte di De Magistris, sempre dell' Idv, arriva un invito a mettere insieme le anime della ' sinistra' : loro, Sinistra ecologia e libertà, Federazione della sinistra e movimenti. Non è il percorso che ha indicato lei. O no? Certo, serve che ci si rimetta insieme, ma che insieme si cerchi un' alleanza con il popolo largo. Il centro del nostro cantiere è l' idea che c' è un' Italia migliore della pozza di fango che siamo diventati. La bonifica di questa pozza è una proposta di diritti sociali più diritti civili più diritti umani. Una grande Italia dei beni comuni, della solidarietà e dell' accoglienza. E se quest' Italia c' è si può e si deve fare un discorso che parli alla maggioranza degli italiani. Dal lavoro subordinato al popolo delle partite Iva, illuse e turlupinate dal centrodestra. Ai protagonisti del Family day, oggi che la famiglia tradizionale vive la condizione di più radicale spoliazione di un capitale sociale fondamentale, il futuro. A De Magistris dico che non mi interessa picchettare il campo, delimitare i confini della coalizione. Non bisogna subire veti, e non bisogna esercitarli. Marcello Sorgi, sulla Stampa, ha suggerito l' idea di un ticket fra lei e Sergio Chiamparino. Ci sta? Lasciamo perdere le alchimie. Il ticket può essere un esito. Le primarie, se sono un processo democratico, debbono essere senza rete. Più il gioco è grande, fatto di curiosità culturali, coinvolgimento, aperture, più l' esito può essere sorprendente. Qualche finiano ha immaginato un' alleanza da Fini a Vendola. E' possibile? C' è della generosità ma anche dell' ingenuità in questa fantapolitica. Sugli elementi di degenerazione del sistema democratico ci possono essere punti di unità, ma Fini è l' espressione di una nuova p destra alla Chirac. Non può essere un alleato stabile del centrosinistra. Il sindaco di Roma Alemanno ha detto che per il Pdl lei è il candidato ideale: quello più facile da battere. E anche nel centrosinistra c' è chi la pensa così. A me è andata sempre così. Quando ho vinto le primarie nel 2005 il mio avversario, Raffaele Fitto, stappò dello champagne. La prima bottiglia l' ha stappata lui. L' ultima io.

Torna all'inizio


In Europa le vendite crollano del 32% al Lingotto è già iniziato l' autunno caldo (sezione: Riforma elettorale)

 

"larepubblica.it (Torino)" del 25-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: FIAT
Sottotitolo: Domani Marchionne in Italia, ma la linea dura sta ricompattando i sindacati. L' ad atteso a Rimini al meeting di Comunione e liberazione.

ALLE 11 di domani mattina, quando prenderà la parola di fronte alla platea del meeting di Rimini, Sergio Marchionne avrà molte risposte da dare. Perché nelle ultime settimane si sono accumulate questioni di non poco conto. Questioni emerse nei giorni scorsi, mentre l' ad del Lingotto si occupava degli affari americani (e serviva braciole ai dipendenti Chrysler per festeggiare il primo anno di sbarco negli Usa). Ma tutto fa pensare che domani Marchionne quelle risposte le darà, così segnando l' avvio dell' autunno economico e sociale che nelle fabbriche italiane si annuncia particolarmente difficile. Il primo problema è il mercato. I dati diffusi ieri da Reuters sull' andamento di quello europeo non sono per nulla incoraggianti. Il segno meno coinvolge ormai i principali paesi del Vecchio continente, anche quelli che nei primi mesi dell' anno avevano fatto segnare incrementi significativi. Così la Francia scende del 10 per cento, anche se sul totale dei primi sette mesi di quest' anno aveva fatto registrare un incremento del 47 per cento. Simile la situazione in Spagna (meno 24 per cento a luglio contro un aumento del 27 nei primi sette mesi) e in Gran Bretagna. In Germania il segno meno a luglio (meno 26 per cento) determina una situazione di sostanziale parità nei primi sette mesi 2010 rispetto allo stesso periodo del 2009. I dati italiani sono i più preoccupanti: il crollo di luglio (meno 30 per cento) corrisponde a un dato simile per i primi sette mesi (meno 29). Cifre che raccontano di un mercato avviato su un piano sempre più inclinato, man mano che ci si allontana dai primi mesi dell' anno quando si facevano ancora sentire gli effetti degli aiuti di stato. Questo fa prevedere agli analisti un secondo semestre molto pesante proprio per le case che si erano maggiormente avvantaggiate negli ultimi dodici mesi. Già a luglio il marchio Fiat ha perso in Europa oltre il 32 per cento, quasi il doppio del mercato (che complessivamente è sceso del 17,4). Per il Lingotto si prospetta dunque un periodo difficile prima che, nella seconda metà del 2011, arrivino i nuovi modelli annunciati da Marchionne. Il rischio è quello che, mano a mano che vanno ad esaurirsi i vecchi modelli, si crei un buco produttivo in attesa dei nuovi. E' , ad esempio, quel che temono i sindacati a Mirafiori. Il secondo problema da affrontare è quello del consenso alla linea dura scelta dall' ad di Torino nei confronti della Fiom. Inizialmente considerata positivamente, a partire dalle altre organizzazioni sindacali che ne vengono indirettamente beneficiate, ora quella posizione comincia a creare qualche problema. Il braccio di ferro sui licenziamenti a Melfi, ben diversamente dalla battaglia sul nuovo contratto di Pomigliano, ha modificato il clima. Negli ultimi giorni anche Cisl e Uil (pur confermando il profondo dissenso dalla Cgil) hanno suggerito prudenza, così come ha fatto per il governo il ministro Matteoli. L' appello di Napolitano, ieri sera, sembra aver chiuso il cerchio. Marchionne proseguire comunque per la strada scelta ma sembrerebbe ancora il mercato a suggerire qualche cautela: perché i dati dicono che la piazza italiana è di gran lunga quella principale per il Lingotto in Europa. E che dunque sarà difficile ignorare gli appelli delle istituzioni e dello schieramento sindacale. Il terzo punto interrogativo da sciogliere è quello dell' efficienza e della competitività degli stabilimenti italiani. Il progetto per ridurre drasticamente la conflittualità in fabbrica ha una spiegazione economica molto precisa. Se è vero che a Pomigliano la Panda verrà realizzata su una sola linea di montaggio, è evidente che su quella linea tutto deve funzionare come un orologio perché una protesta improvvisa può bloccare tutto. A Melfi, dove si produce ogni anno lo stesso numero di auto, le linee di montaggio sono due: l' investimento per realizzare l' impianto è stato doppio ma il sistema è molto meno vulnerabile. Domani a Rimini si capirà quali soluzioni l' ad del Lingotto ha scelto. Certo, oggi appare difficile immaginare a Pomigliano e a Melfi una scena come quella che si è svolta ieri a Aupburn Hill: con Marchionne che distribuisce braciole ai dipendenti e ai dirigenti di Fim, Fiom, Uilm e Fismic.

Torna all'inizio


La pacifica Svizzera vuole il ritorno del boia (sezione: Riforma elettorale)

 

"ilgiornale.it" del 25-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge

Prima il voto popolare contro i minareti, e dieci anni fa quello per il carcere a vita ai pedofili, ma adesso uno sparuto gruppo di svizzeri ha chiesto un referendum per reintrodurre la pena di morte. Nei cantoni elvetici prendono più sul serio che da noi la democrazia diretta. Ed il governo federale è molto rigoroso sul diritto al referendum. Ieri l' esecutivo svizzero ha dato il via libera alla raccolta di firme per la pena capitale pubblicando la richiesta sulla Gazzetta ufficiale . I promotori avranno tempo fino al 24 febbraio 2012 per raccogliere le 100mila firme necessarie. Fa un po' accapponare la pelle leggere sul sito federale la proposta per la "Pena di morte in caso di assassinio in concorso con abusi sessuali". In pratica i promotori chiedono il boia per chi ammazza e per di più stupra la vittima oppure violenta dei bambini. "La pena capitale dovrà essere eseguita tre mesi dopo la condanna - si legge nella richiesta del referendum - Il tribunale fissa modalità e data dell' esecuzione". I promotori dell' iniziativa sono sette familiari e amici di una ragazza svizzera che è stata violentata e uccisa. Quattro settimane fa hanno presentato la domanda per il referendum, che formalmente era ineccepibile, ed è stata approvata. Marcel Graf è una specie di portavoce del "Comitato per la pena capitale". La raccolta di firme avverrà soprattutto via internet: "In questo modo la speranza è che l' iniziativa si allarghi da sola" sostengono i promotori. Secondo Graf il ritorno al patibolo "è giusto e logico. Solo la pena capitale permette di ristabilire la dignità della vittima E soprattutto evita che il crimine si ripeta". I sostenitori ci tengono a sottolineare che non fanno parte di alcun gruppo politico. Dieci anni fa la Svizzera aveva votato per l' internamento a vita dei criminali sessuali, pedofili violenti e refrattari alla terapia. Nel 1985 un referendum per la pena di morte contro i trafficanti di droga non aveva raccolto il numero necessario di firme. Questa volta i promotori sembrano molto decisi, anche se raggiungere l' obiettivo delle 100mila firme non significa che si farà il referendum. A quel punto il parlamento di Berna dovrà esprimersi se l' iniziativa è anticostituzionale o se lede i trattati internazionali firmati dalla Svizzera contro la pena di morte. Molti giuristi sono convinti che il referendum non passerà mai. Georg Muller, però, professore di diritto pubblico fa notare che "l' esame del contenuto dell' iniziativa interviene troppo tardi. Quando 100mila persone hanno firmato la pressione sul Parlamento è troppo grande" per fare marcia indietro. Da quasi 70 anni il boia non esegue sentenze di morte in Svizzera. L' ultima è stata quella di un militare nel 1944. In realtà la pena capitale è rimasta nella legge di guerra elvetica fino al 1992. Amnesty international ha ovviamente alzato gli scudi facendo notare che in Europa solo la Bielorussia pratica ancora la pena di morte. Graf, il portavoce dei promotori del referendum, non ha dubbi: "Omicidio e abuso sessuale lasciano tante tracce. Con le tecniche d' inchiesta moderne è impossibile che venga condannato un innocente". Sull' efficacia dell' iniziativa fa spallucce: "Se riusciremo ad evitare una sola vittima ne sarà valsa la pena". www.faustobiloslavo.eu.

Torna all'inizio


Un esercito di falsi invalidi: inglesi peggio dei napoletani (sezione: Riforma elettorale)

 

"ilgiornale.it" del 25-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri

Terence Road, arzillo sessantunenne inglese danza con la grazia e l' abilità di Fred Astaire eppure allo stato aveva dichiarato di essere costretto su una sedia rotelle a causa dell' artrite. Cheryl Laughton, una splendida signora di Newcastle che vive felicemente insieme al marito e ai suoi tre figli, per 12 anni ha raccontato al suo governo di essere una madre single in difficoltà, costretta com' era a dover crescere senza alcun aiuto tre pargoli vivacissimi. Il sistema di assistenza le ha concesso 75mila sterline all' anno di cui lei ha fatto il miglior uso possibile. Quando finalmente è stata scoperta le è bastato presentarsi in tribunale e ammettere le proprie colpe per evitare la prigione. A quanto pare è la Gran Bretagna la nuova patria dei falsi invalidi. Sarà per quella incredibile tendenza a fidarsi che hanno gli inglesi - in mancanza del documento d' identità in questo Paese si può presentare di tutto, dalla bolletta del telefono all' abbonamento alla rivista di equitazione - sarà per il fatto che la macchina burocratica non funziona alla perfezione neppure qui, fatto sta che negli ultimo 6 anni lo stato inglese ha perso più di un miliardo di sterline in benefit d' invalidità devoluti per frode o per errore. Lo dicono le stime ufficiali aggiungendo che si tratta soltanto della punta dell' iceberg. Il fenomeno infatti è destinato a peggiorare proprio a causa delle frodi che nello stesso periodo sono aumentate del 50 per cento. I Terence Road e le Cheryl Laughton di turno si contano a migliaia così come sono numerosi gli impiegati amministrativi poco diligenti. La gente presenta una domanda, compila il suo bravo formulario e nessuno negli anni si preoccupa di andare a controllare se quanto richiesto sia realmente un diritto. Ogni anno sono circa 3 milioni quelli che ricevono i benefit per invalidità e soltanto l' anno scorso lo stato inglese ha pagato 70 milioni di sterline a chi aveva commesso inavvertitamente un errore nella richiesta. Soldi in eccesso per esempio - racconta il quotidian Daily Mail - che nessuno ha mai tentato di recuperare. Altri 90 milioni sono andati buttati al vento a causa di leggerezze effettuate dalle stesse autorità competenti. Tra il 2004 e il 2005 se ne sono andati in fumo così 150 milioni di sterline e altri 220 negli ultimi due anni. La situazione andava affrontata da tempo, ma i governi laburisti di Blair e Brown già in crisi hanno preferito sorvolare nel timore che una presa di posizione drastica si traducesse nell' ennesima perdita di voti. Soltanto ora il governo di coalizione di David Cameron promette di prendere il toro per le corna. "Le cifre raccolte finora ci hanno mostrato chiaramente che sotto la guida laburista questo fenomeno è andato completamente fuori controllo" ha dichiarato il ministro per l' occupazione britannico Chris Grayling, annunciando una riforma globale del sistema che sarà del tutto operativa entro il 2013. Previsti test medici molto più accurati di quelli attuali in grado di certificare lo stato e il grado dell' invalidità dichiarata dal richiedente, ma anche verifiche periodiche destinate a valutare se nel tempo le condizioni che davano diritto ai benefit siano mutate. L' invalido "ballerino" ad esempio aveva realmente sofferto di una forma grave di artrite in passato, ma poi aveva subito un intervento che aveva risolto ogni suo problema. Solo che si era completamente dimenticato di avvertire lo Stato del lieto evento. Quando il responsabile dell' ufficio amministrativo per i benefit e le pensioni ha visto quel video girato in questo caso da un suo zelante dipendente che riprendeva mister Road mentre volteggiava su una pista da ballo, è quasi cascato dalla sedia. Eppure non avrebbe dovuto sconvolgersi troppo. Lo stesso.

Torna all'inizio


Ferrero: fronte comune contro B. (sezione: Riforma elettorale)

 

"unita.it" del 25-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge

"Proponiamo di fare un fronte democratico che raggruppi tutte le forze di opposizione per sconfiggere Berlusconi e cambiare la legge elettorale oltre a difendere la Costituzione". Lo annuncia il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero ad Affaritaliani.it. Dentro anche l' Udc di Pierferdinando Casini e il Fli di Gianfranco Fini? "Non poniamo vincoli - spiega Ferrero - ma parlo delle forze dell' opposizione, ovvero quelle che non sono state al governo con Berlusconi. La nostra proposta è simile a quella di Bersani, soltanto che riteniamo che non sia possibile fare un accordo di governo. L' obiettivo è quello di cambiare la legge elettorale, superando il bipolarismo per passare al proporzionale sul modello tedesco, e poi all' interno della coalizione ci sarà un accordo per formare un esecutivo al quale noi non intendiamo partecipare. Poniamo il problema di misure di giustizia sociale, ovviamente, ma non ci sono le condizioni per entrare in un esecutivo anche se mandare a casa il prima possibile Berlusconi è una priorità".

Torna all'inizio


Ora la pacifica Svizzera chiede il ritorno del boia: stupri e pedofilia omicida (sezione: Riforma elettorale)

 

"ilgiornale.it" del 25-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge

Prima il voto popolare contro i minareti, e dieci anni fa quello per il carcere a vita ai pedofili, ma adesso uno sparuto gruppo di svizzeri ha chiesto un referendum per reintrodurre la pena di morte. Nei cantoni elvetici prendono più sul serio che da noi la democrazia diretta. Ed il governo federale è molto rigoroso sul diritto al referendum. Ieri l' esecutivo svizzero ha dato il via libera alla raccolta di firme per la pena capitale pubblicando la richiesta sulla Gazzetta ufficiale. I promotori avranno tempo fino al 24 febbraio 2012 per raccogliere le 100mila firme necessarie. Fa un po' accapponare la pelle leggere sul sito federale la proposta per la "Pena di morte in caso di assassinio in concorso con abusi sessuali". In pratica i promotori chiedono il boia per chi ammazza e per di più stupra la vittima oppure violenta dei bambini. "La pena capitale dovrà essere eseguita tre mesi dopo la condanna - si legge nella richiesta del referendum - Il tribunale fissa modalità e data dell' esecuzione". I promotori dell' iniziativa sono sette familiari e amici di una ragazza svizzera che è stata violentata e uccisa. Quattro settimane fa hanno presentato la domanda per il referendum, che formalmente era ineccepibile, ed è stata approvata. Marcel Graf è una specie di portavoce del "Comitato per la pena capitale". La raccolta di firme avverrà soprattutto via internet: "In questo modo la speranza è che l' iniziativa si allarghi da sola" sostengono i promotori. Secondo Graf il ritorno al patibolo "è giusto e logico. Solo la pena capitale permette di ristabilire la dignità della vittima E soprattutto evita che il crimine si ripeta". I sostenitori ci tengono a sottolineare che non fanno parte di alcun gruppo politico. Dieci anni fa la Svizzera aveva votato per l' internamento a vita dei criminali sessuali, pedofili violenti e refrattari alla terapia. Nel 1985 un referendum per la pena di morte contro i trafficanti di droga non aveva raccolto il numero necessario di firme. Questa volta i promotori sembrano molto decisi, anche se raggiungere l' obiettivo delle 100mila firme non significa che si farà il referendum. A quel punto il parlamento di Berna dovrà esprimersi se l' iniziativa è anticostituzionale o se lede i trattati internazionali firmati dalla Svizzera contro la pena di morte. Molti giuristi sono convinti che il referendum non passerà mai. Georg Muller, però, professore di diritto pubblico fa notare che "l' esame del contenuto dell' iniziativa interviene troppo tardi. Quando 100mila persone hanno firmato la pressione sul Parlamento è troppo grande" per fare marcia indietro. Da quasi 70 anni il boia non esegue sentenze di morte in Svizzera. L' ultima è stata quella di un militare nel 1944. In realtà la pena capitale è rimasta nella legge di guerra elvetica fino al 1992. Amnesty international ha ovviamente alzato gli scudi facendo notare che in Europa solo la Bielorussia pratica ancora la pena di morte. Graf, il portavoce dei promotori del referendum, non ha dubbi: "Omicidio e abuso sessuale lasciano tante tracce. Con le tecniche d' inchiesta moderne è impossibile che venga condannato un innocente". Sull' efficacia dell' iniziativa fa spallucce: "Se riusciremo ad evitare una sola vittima ne sarà valsa la pena".

Torna all'inizio


Credere, abbattere, densificare La destra all' assalto di Corviale (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Riformista" del 25-08-2010

Pagina: 14

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: ROMA. Anche il mostro di cemento lungo un chilometro sulla via Portuense va demolito. A breve il progetto. È il «sogno» covato da tempo da Buontempo e dagli architetti neri come Rampelli.

Erchè per sfidare le pareti del chilometro di Corviale, costruito interamente in cemento armato, nove piani di altezza, 14.044 abitanti stimati e stipati in 1200 appartamenti, c' è un progetto che viene da lontano, al centro di un battaglia decennale del centrodestra romano per dimostrare «come sia possibile costruire un nuovo quartiere fondato sul modello della città giardino». Il mezzo per arrivarci è chiaro: «Eliminane per sempre dal volto della capitale uno degli esempi peggiori di architettura collettivista, disumana e massificante». Racconta Rampelli: «Corviale è un tragico errore dell' impostazione collettivista e marxista che voleva importare in Occidente il principio della coabitazione. Visto che quei modelli sono falliti nella cultura, nella letteratura, allora così deve essere anche nell' urbanismo. A Corviale le persone sono finite nel tritacarne della sperimentazione intellettualistica di qualche archistar». Un sogno coltivato da lontano quindi e respinto dalle vittorie di Rutelli e Veltroni, come spiega sempre Rampelli: «L' abbattimento di Corviale è una nostra vecchia proposta, rimasta inattuata perché non siamo mai riusciti a governare. Adesso la parola magica è sostituzione edilizia, anche questa la trova nei programmi elettorali, vada a rivederli. Occorre densificare: intervenire nelle aree compromesse, proponendo demolizioni e premi di cubature senza soldi pubblici». Rampelli non è l' unico architetto impegnato a destra. Ci sono molti professionisti romani, una sorta di «alleanza liberi architetti, appassionati cultori della materia», che hanno formato negli anni un cenacolo urbanistico, svincolato dalle campagne elettorali. Così si spiega la presenza dell' Agenzia per la città e del Centro Studi Architettura Razionalista (cesar). Come anche la proposta di Rampelli di ricostruire l' arco monumentale che Adalberto Libera immaginò all' Eur come Porta del sud d' accesso a Roma in vista dell' E42. «Fu una proposta accettata da tutti, anche da Veltroni, doveva completare l' Eur, una zona ingiustamente sconosciuta dai turisti». Ma la storia della destra romana con l' urbanistica è complessa e contraddittoria, ammette Rampelli: «Quando il Msi era molto forte a Roma, c' erano anche delle connessioni con la Dc di Sbardella. C' era una certa predisposizione a rapporti con i palazzinari romani e la grande speculazione edilizia. Poi è sorta una sensibilità ecologista». E la battaglia per Tor Marancia? «Un' area di 150 ettari di agro romano incontaminato a rischio cementificazione. Infatti doveva essere il fiore all' occhiello di Rutelli: due milioni di metri cubi di cemento. Anche i Verdi furono costretti a ingoiare il boccone in cambio del Parco di Veio. Ma noi ci opponemmo a lungo con una battaglia movimentista. Quando vincemmo le elezioni regionali con Storace riuscimmo a fare una legge di ampliamento del parco dell' Appia antica, salvaguardando definitivamente Tor Marancia». Come si farà con i 14mila abitanti di Corviale? «Dieci anni fa facemmo vedere agli abitanti il nostro progetto. Facemmo un referendum porta a porta. L' 80% fu d' accordo. Adesso occorre cessare l' espansione della città. Quel cordone verde che doveva separare Roma da Pomezia e Castel Rromano, dai Castelli dove stavano le proprietà di Caltagirone, da Guidonia e Tivoli, non è mai esistito. Nel piano regolatore di Veltroni, e facciamo finta che sia suo, si immaginava una espansione illimitata: un errore mostruoso. Roma è diventata una megalopoli informe con periferie inanimate». Teodoro Buontempo raccoglie le reazioni degli abitanti: «Sono attoniti curiosi impauriti. la PA non è più credibile, c' è il terrore dei tempi, cinque anni per la graduatoria, altri per la chiave e ora ricomincio da capo? Solo Tor Bella Monaca ha 40mila abitanti. Se non ci fosse un progetto, sarei preoccupato. La differenza è che quello è un quartiere che ha bisogno essere trasformato da periferia in città. Ha grandi spazi ma c' è desolazione perché la gente non ha niente della città. Corviale è un altra cosa: qui le persone che non contano, il cittadino non ha identità visiva della propria casa, gli spazi sono vissuti come camere d' albergo non di casa». E quindi va demolito? «Sono stati spesi 44milioni di euro per lavori di manutenzione. E non è successo nulla. Ora ci sono 23 milioni per rendere abitabili gli spazi occupati al quarto piano, dove in teoria ci dovevano essere i negozi. I terreni intorno sono pubblici. Qui si possono costruire gradualmente palazzine di massimo quattro piani». Modello Garbatella? «L' altro esempio è Case Rosse, nato abusivamente, di domenica e di sabato, eppure le case sono migliori di Tor Bella Monaca. Garbatella fu programmata a tavolino, a dimensione umana. Ma a Case Rosse grazie alla comunità l' abusivismo non è mai stato speculativo». C' è questo rischio su Corviale? «Bisogna evitare un nuovo sacco di Roma. Ma ci vuole un piano d' insieme, dalle fogne alla derattizzazione fino all' edilizia pubblica bloccata dal piano regolatore di Veltroni».

Torna all'inizio


Crisi di governo? (sezione: Riforma elettorale)

 

"L'Unità" del 25-08-2010

Pagina: 14

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge

«Si cerchino soluzioni per fronteggiare l' emergenza finanziaria e sociale e per riformare la legge elettorale dando forma ad un maturo bipolarismo»

Torna all'inizio


Veltroni boccia le ' sante alleanze' , il Pd si spacca (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Resto del Carlino" del 25-08-2010

Primo piano

Pagina: 8

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Pubblicato anche in: "La Nazione" "Il Giorno"

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: PENATI E FRANCESCHINI: «PRIORITARIO BATTERE BERLUSCONI». MA I CATTOLICI PLAUDONO.

- ROMA - WALTER VELTRONI riemerge dal suo letargo con un paio di concetti semplici: la «speranza» che si concluda presto l' era Berlusconi e l' invito a evitare di creare come nel passato, e come proposto da esponenti del Pd e del centrosinistra, una «santa alleanza, anche col diavolo» contro il premier, perché «così si perde». Veltroni, al contrario, è convinto che le «uniche alleanze credibili, prima e dopo le elezioni, siano quelle fondate su una reale convergenza programmatica e politica. Sbarrata la strada all' estrema sinistra, l' ex leader del Pd non esclude che «in caso di crisi di governo» si cerchino formule per fronteggiare «per un breve periodo l' emergenza finanziaria e sociale e per riformare la legge elettorale», puntando sui collegi uninominali e le primarie per legge, così da arrivare ad un «maturo e moderno bipolarismo». Un po' quanto chiedono finiani, Casini, Rutelli e l' ala cattolica del Pd. UN INCORAGGIAMENTO è arrivato all' ex leader Pd da Follini che pur non condividendo la visione «mitologica» del bipolarismo, ha apprezzato «quella netta separazione verso l' estrema sinistra che Veltroni aveva tracciato due anni fa». Su tutto il resto, conclude Follini, c' è tempo per discutere. Un categorico no all' ipotesi di alleanze delimitate è arrivato dalla segreteria del Pd: «In questa fase è prioritario bloccare la deriva berlusconiana», commenta Filippo Penati, capo della segreteria politica del leader Pier Luigi Bersani. Sulla stessa linea anche Dario Franceschini, secondo il quale la sinistra deve ripetere l' esperienza della Resistenza quando tutti gli antifascisti si coalizzarono e solo dopo la vittoria cominciarono a discutere dei temi concreti. L' uscita di Veltroni non è piaciuta ai vertici Pd: «Qualcuno gli spieghi - chiede il responsabile informazione, Orfini - che il populismo di sinistra e la risposta politica che ne deriva sono tra le cause della crisi della nostra democrazia, non certo le soluzioni». E' una ricetta datata e sconfitta, incalza l' ulivista Monaco che imputa a Veltroni di aver evitato l' analisi della sua sconfitta elettorale. E' INVECE d' accordo Sergio Chiamparino perché «sommare i partiti non vuol dire sommare i voti» e mettere insieme tutti i contrari a Berlusconi «spesso non serve né a vincere, né a governare». Si schiera con Veltroni anche Ignazio Marino, secondo il quale non si può nemmeno ipotizzare che il Pd sia alleato con chi«fino a ieri è stato una delle colonne portanti della destra berlusconiana». Ma anchemolti esponenti cattolici del Pd hanno apprezzato i paletti posti da Veltroni. «Serve un' alleanza moderna, non confusa», sostengono Gasbarra, Merloni e altri; «il Pd deve costruire un' alleanza forte e credibile», affermano altri, come Viola e Grassi. Altri lo elogiano per la richiesta che il centrosinistra abbandoni l' estremismo. u. bo.

Torna all'inizio


Sulle alleanze Veltroni scuote il Pd (sezione: Riforma elettorale)

 

"larena.it" del 25-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: CENTROSINISTRA. Fredda la reazione dei collaboratori di Bersani: "Ma Walter non spiega come far cadere il governo" L' ex leader democratico contrario ad intese aperte a chiunque pur di battere il presidente del Consiglio.

ROMA Sulla via delle alleanze, da mettere in piedi per chiudere l' era del berlusconismo, si separano le strade di Walter Veltroni e Dario Franceschini. L' ex leader Pd rilancia lo spirito del Lingotto, ovvero quella vocazione maggioritaria che portò il Pd a correre alle politiche in alleanza solo l' Idv. E boccia le "sante alleanze" contro Berlusconi, proposte quest' estate in varie salse. "Siamo in piena emergenza, durante la Resistenza i nostri padri non persero tempo a interrogarsi se erano liberali o comunisti", reagisce il capogruppo alla Camera, Franceschini, che nei giorni scorsi aveva lanciato l' idea di un' alleanza costituzionale. Pur non escludendo un breve governo di transizione per correggere la legge elettorale, Veltroni vede come fumo quanti, anche nel Pd, sarebbero disponibili a "alleanze con il diavolo" pur di disarcionare Berlusconi. E teme che in molti mirino a "mettere una pietra al collo al bipolarismo", magari con sistemi elettorali che "invece di collegi uninominali e primarie per legge" spianino la strada ad "un nuovo partitismo senza partiti e alla sottrazione ai cittadini del potere di decidere il governo". La ricetta per una vera azione riformista, scrive l' ex leader in una lettera al "suo" paese, è "prima e dopo le elezioni" alleanze "credibili, fondate sulla reale convergenza programmatica e politica". Tesi che convincono vari esponenti nel Pd, da Ignazio Marino ai cattolici democratici che chiedono "alleanze moderne". Dai piani alti del Pd, invece, non prendono posizione anche se, esponenti vicino al segretario Bersani, evidenziano come "Veltroni non spieghi come affrontare il primo passaggio, cioè come mandare a casa il governo". Chi, invece, una proposta l' aveva fatta, come Dario Franceschini, la rilancia, invitando a guardare la situazione di emergenza nell' anno 2010.

Torna all'inizio


Veltroni? «Nostalgie legittime per una proposta già sperimentata e sconfitta»: Nicola Latorre, voce dalemiana e vicepresidente dei senatori del Pd, ... (sezione: Riforma elettorale)

 

di Teresa Bartoli

 

"Il Mattino" del 25-08-2010

Pagina: 7

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge

Veltroni? «Nostalgie legittime per una proposta già sperimentata e sconfitta»: Nicola Latorre, voce dalemiana e vicepresidente dei senatori del Pd, archivia la lettera dell' ex leader democratico. Come valuta la proposta di Veltroni? «E' un contributo a che il dibattito politico torni ad occuparsi del futuro del Paese. Del resto, già Bersani ha sottolineato come occorra ripartire da un ragionamento sull' Italia per sviluppare un' iniziativa verso tutte le forze dell' opposizione e costruire un' alleanza non in chiave antiberlusconiana ma di credibile alternativa». «Utile contributo», come il vecchio Pci archiviava gli interventi di minoranza al comitato centrale... «In questo caso non parlerei di intervento di minoranza: la proposta del leader della minoranza del Pd è ben diversa da quella indicata da Veltroni. Quindi sarebbe una minoranza della minoranza». Veltroni dice no ad una «santa alleanza» per mandare a casa Berlusconi e al ritorno alla prima Repubblica. Chiede che il Pd torni a coltivare la vocazione maggioritaria. «Note nostalgiche comprensibili, visto che ha legato la sua esperienza di leader a quella stagione. Ma la vocazione maggioritaria è una politica abbondantemente sperimentata e purtroppo abbondantemente sconfitta. Se l' interpretazione di Veltroni è questa, è un ritorno all' indietro». Il punto non è la nostalgia per il passato ma il futuro da costruire: Veltroni si batte perché, con la nuova legge elettorale, non si metta una pietra al collo del bipolarismo. «La nostalgia per un sistema bipartitico è legittima, ma la pratica è stata archiviata dal congresso e dai fatti. E i congressi non si fanno per perder tempo. Lì si sono confrontate diverse ipotesi di legge elettorale e l' indicazione è stata chiara: serve un sistema che restituisca ai cittadini la scelta dell' eletto, non faccia arretrare dal sistema dell' alternanza, non istituzionalizzi un bipartitismo rifiutato dalla società italiana». Meglio allora la «santa alleanza» per scalzare Berlusconi e archiviare il bipolarismo? «Io sono convinto che questa legge elettorale faccia schifo e vada cambiata. Ma penso anche che il suo vizio d' origine, oltre al fatto che interrompe il rapporto tra elettore ed eletto, è che nasce come legge di una maggioranza imposta ad una minoranza. Cambiare quel sistema deve essere una priorità del parlamento, di tutte le forze politiche. Illudersi di fondare un accordo di maggioranza sulla legge elettorale è un errore speculare a quello del centrodestra». Metterete assieme Ferrero a Fini? «Bersani è stato chiaro: la santa alleanza non c' è. Semmai l' ha proposta il candidato di Walter Veltroni alla segreteria del partito». Non siete in ritardo nel costruire il fronte alternativo? Vendola si è infilato proprio nello spazio che avete lasciato vuoto per candidarsi alla guida del centrosinistra. «Chi avrebbe immaginato che una maggioranza così ampia si sarebbe sfarinata in così poco tempo? Anche i tempi della nostra iniziativa devono subire una accelerazione. Vendola ha fatto la sua mossa ma, come è noto, può permettersi questo lusso perché non deve darne conto a nessuno. Il Pd è il più grande partito di opposizione in parlamento, deve porsi il problema di come costruire le alleanze e mobilitare il Paese intorno ad un obiettivo politico. Ma non siamo certo fermi». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Torna all'inizio


Presunta spia Gb uccisa in casa a Londra (sezione: Riforma elettorale)

 

"ilnuovo.it" del 25-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri


Sottotitolo: Sarebbe un agente dell' MI6, il cadavere trovato in un borsone.

(ANSA) - LONDRA, 25 AGO - Un uomo, che si ritiene fosse una spia britannica a servizio dell' MI6, e' stato trovato morto nel suo appartamento al centro di Londra. Il cadavere e' rimasto chiuso per giorni in un borsone lasciato nel bagno dell' appartamento. Sebbene i servizi segreti non abbiano confermato che l' uomo fosse una spia, la stampa britannica anticipa che si tratterebbe di un agente specializzato nella comunicazione e nell' ascolto e impiegato dal MI6, l' agenzia di spionaggio per l' estero della Gran Bretagna.

Torna all'inizio


Presunta spia Gb uccisa in casa a Londra (sezione: Riforma elettorale)

 

"corriere.it" del 25-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: ESTERI

(ANSA) - LONDRA - Un uomo, che si ritiene fosse una spia britannica a servizio dell' MI6, e' stato trovato morto nel suo appartamento al centro di Londra. Il cadavere e' rimasto chiuso per giorni in un borsone lasciato nel bagno dell' appartamento. Sebbene i servizi segreti non abbiano confermato che l' uomo fosse una spia, la stampa britannica anticipa che si tratterebbe di un agente specializzato nella comunicazione e nell' ascolto e impiegato dal MI6, l' agenzia di spionaggio per l' estero della Gran Bretagna.

Torna all'inizio


Gli italiani non amano la "Kasko", l' ha solo l' 1,2% degli automobilisti (sezione: Riforma elettorale)

 

"ilgiornale.it" del 25-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri

Solo un guidatore su cento in Italia sottoscrive la copertura aggiuntiva detta "Kasko". Eppure sono milioni gli italiani che ogni anno si rivolgono ai carrozzieri per rimettere a posto graffi, ammaccature e danni che loro stessi hanno procurato alla propria automobile. E ancora di più quelli che, per evitare il costo della riparazione, tengono la macchina ammaccata con danni estetici e a volte funzionali. É la conclusione della ricerca condotta da Assicurazione.it, che ha analizzato più di un milione di preventivi effettuati negli ultimi mesi. Nonostante i costi medi delle riparazioni siano in genere più elevati di quelli della polizza, la copertura Kasko è poco diffusa in Italia: solo l' 1,2% degli automobilisti. Il dato è molto distante rispetto a quanto avviene in altri Paesi europei come per esempio Germania (37%), Francia (57%) e Gran Bretagna (84%). La situazione è appena migliore al Nord Italia dove, in media, sono coperti dalla Kasko circa il 2% dei conducenti (con picchi che arrivano quasi al 3% in Lombardia e in Piemonte), mentre la situazione peggiora al Sud che si ferma a un valore medio inferiore allo 0,4% (ultima la Campania con lo 0,11%; ma ancora meno la sola provincia di Napoli (0,08%). Guardando invece alle categorie professionali, il primo posto è occupato dai dirigenti (2,9%), seguiti da agenti di commercio (2,4%), da imprenditori (1,83%), infermieri e medici (1,82%).

Torna all'inizio


Reportage e inchieste: il meglio della stampa (sezione: Riforma elettorale)

 

"unita.it" del 25-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri

Il meglio della stampa internazionale, in collaborazione con presseurop.eu il portale di informazione multilingue dell' Unione europea curato per l' Italia da Internazionale. Un ponte che divide Libération, Francia Divise dal Danubio e dalla frontiera, la slovacca Komarno e l' ungherese Komarom sono sul fronte delle tensioni nazionalistiche tra i due paesi. Se i governi esasperano il clima per il proprio tornaconto elettorale, un piccolo partito cerca invece di abbassare i toni. LEGGI L' ARTICOLO Poliziotti buoni, poliziotti cattivi Le Monde. Francia I rimpatri dei rom pongono la Francia tra gli stati europei che scelgono la linea dura nei confronti dell' immigrazione. Al contrario, paesi come la Spagna e la Germania hanno adottato strategie meno rigide. Le Monde compara l' uso - e l' abuso - che i governi europei fanno della questione nel loro discorso politico. LEGGI L' ARTICOLO I soliti noti Dziennik Gazeta Prawna, Polonia Soltanto due dei 115 ambasciatori dell' Unione europea vengono dai nuovi membri. Tutti gli altri sono funzionari della vecchia Europa. Senza il contributo della Polonia e degli altri stati ex comunisti, il nuovo Servizio europeo di azione esterna rischia di essere un pesce fuor d' acqua in Europa orientale. LEGGI L' ARTICOLO La guerra dello sgombro The Guardian, Gran Bretagna L' aumento unilaterale delle quote pesca da parte di Islanda e Isole Faroer preoccupa gli ambientalisti e sta irritando la Norvegia e la Scozia, che temono per la propria industria ittica. L' Unione europea, però, non ha ancora elaborato una strategia per far rispettare gli accordi. LEGGI L' ARTICOLO La nuova frontiera delle rinnovabili New York Times, Stati Uniti Per ridurre la dipendenza dal petrolio estero il Portogallo è diventato il pioniere europeo della transizione energetica. L' impegno del governo comincia a dare frutti, ma i costi degli investimenti restano ancora altissimi. E non tutti sono contenti della svolta. LEGGI L' ARTICOLO.

Torna all'inizio


Il ritorno Veltroni: No ammucchiate (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Provincia di Como" del 25-08-2010

PRIMO PIANO

Pagina: 2

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge

ROMA Sulla via delle alleanze, da mettere in piedi per chiudere l' era del berlusconismo, si separano le strade di Walter Veltroni e Dario Franceschini. L' ex leader Pd rilancia lo spirito del Lingotto, ovvero quella vocazione maggioritaria che portò il Pd a correre alle politiche in alleanza solo l' IdV. E boccia le «sante alleanze» contro Berlusconi, proposte quest' estate in varie salse. «Siamo in piena emergenza, durante la Resistenza i nostri padri non persero tempo a interrogarsi se erano liberali o comunisti», reagisce il capogruppo alla Camera, che nei giorni scorsi, in linea con le posizioni di Pier Luigi Bersani, aveva lanciato l' idea di un' alleanza costituzionale aperta a tutti. Pur non escludendo un breve governo di transizione per correggere la legge elettorale, Veltroni vede come fumo quanti, anche nel Pd, sarebbero disponibili a «alleanze con il diavolo» pur di disarcionare Berlusconi. E teme che in molti mirino a «mettere una pietra al collo al bipolarismo» magari con sistemi elettorali che «invece di collegi uninominali e primarie per legge» spianino la strada ad «un nuovo partitismo senza partiti e alla sottrazione ai cittadini del potere di decidere il governo». La ricetta per una vera azione riformista, di cui l' Italia ha bisogno, scrive l' ex leader in una lettera al «suo» paese, è «prima e dopo le elezioni» alleanze «credibili, fondate sulla reale convergenza programmatica e politica». Tesi che convincono vari esponenti nel Pd, dal prodiano Mario Barbi che spinge a tornare «all' Ulivo del ' 96' ai cattolici democratici che chiedono «alleanze moderne». Dai piani alti del Pd, invece, non prendono posizione anche se, esponenti vicino al segretario Bersani, evidenziano come «Veltroni non spieghi come affrontare il primo passaggio, cioè come mandare a casa il governo». Chi, invece, una proposta l' aveva fatta, come Dario Franceschini, la rilancia: «Berlusconi diventa sempre più un pericolo per la nostra democrazia e oggi siamo in piena emergenza. Può essere utile ricordare che i nostri padri, durante la Resistenza non persero tempo a domandarsi a vicenda se erano liberali, comunisti, per la monarchia o per la Repubblica, per la legge proporzionale o maggioritaria, ma decisero di iniziare a discuterne dopo la liberazione». Cristina Ferrulli.

Torna all'inizio


"Addio Unione, ora Nuovo Ulivo e un´Alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi" (sezione: Riforma elettorale)

 

di PIERLUIGI BERSANI

 

"La Repubblica" del 26-08-2010

Interni

Pagina: 6

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: Leader Pdl e consenso   Forze progressiste.
Sottotitolo: La svolta di Bersani: è ora di suonare le nostre campane   La lettera       Il consenso per il Cavaliere è ancora largo ma il rapporto tra promesse e realtà è sempre più labile Occorre l´impegno univoco di tutte le forze progressiste. Un percorso comune con la forma del Nuovo Ulivo.

Caro direttore, dopo anni di illusione berlusconiana l´Italia continua a regredire sul piano economico e sociale e si allontana, alla luce di ogni parametro, dai paesi forti dell´Europa. Nello stesso tempo l´impegno a riformare e a rafforzare le istituzioni repubblicane si sta trasformando in una deformazione grave della nostra democrazia. Ci si vuole trascinare ad un sistema dove il consenso viene prima delle regole e cioè delle forme e dei limiti della Costituzione; dove si limita l´indipendenza della Magistratura; dove il Parlamento viene composto da nominati; dove il Governo ha il diritto all´impunità e ad una informazione asservita e favorevole; dove si annebbiano i confini fra interesse pubblico e privato. I segni di tutto questo li abbiamo potuti valutare in questi anni berlusconiani: regressione dello spirito civico e della moralità pubblica, politica ridotta a tifoseria, allargamento del divario tra nord e sud, nessuna buona riforma sui problemi veri dei cittadini. Il populismo infatti è, per definizione, una democrazia che non decide, specializzata com´è nell´usare il governo per fare consenso e non il consenso per fare governo. Il dato di fondo della situazione politica sta qui, mentre la questione sociale e quella del lavoro sono senza risposte e si drammatizzano ogni giorno. Il consenso per Berlusconi è ancora largo, ma il rapporto fra parole e fatti e fra promesse e realtà diventa sempre più labile anche nella percezione dei ceti popolari. Vengono alla luce degenerazioni corruttive che vivono all´ombra di un potere personalizzato. Gli strappi all´assetto costituzionale non sono più sopportati da una parte della destra attratta da ipotesi liberali e conservatrici di stampo europeo. A questo punto per Berlusconi la scelta è fra ripiegare o alzare la posta. Per l´Italia la scelta non riguarda più solo un governo, ma finalmente una idea di democrazia e di società. La prossima scadenza elettorale, più o meno anticipata che sia, comporterà in ogni caso una scelta di fondo. Rispetto a tutto questo, la proposta alternativa soffre ancora di debolezze che devono essere rapidamente superate. Il venir meno di una promessa populista produce sempre, direttamente o specularmente, fenomeni di distacco dei cittadini dalla politica, una spinta alla radicalizzazione impotente, espressioni vere e proprie di antipolitica che possono insorgere da ogni lato. Il compito dell´alternativa è quello di trasformare grande parte di queste forze disperse in energia positiva, collegandole ad un progetto politico capace di sorreggere non solo una proposta di governo ma una proposta di sistema. Tocca al PD innanzitutto, come maggiore forza dell´opposizione, indicare una strada che colleghi efficacemente l´iniziativa di oggi alla sfida radicale e dirimente di domani. Rendendoci disponibili oggi ad un governo di transizione non cerchiamo né scorciatoie né ribaltoni. Sfidiamo piuttosto la destra a riconoscere la realtà e ad ammettere l´impossibilità di mandare avanti l´attuale esperienza di governo e ad introdurre correttivi, a cominciare dalla legge elettorale, che consegnino lo scettro ai cittadini, per tornare poi in tempi brevi al voto. Sarebbe questo un tradimento del mandato elettorale? L´elettore in realtà è stato tradito da chi non è più in grado di rappresentare la sua coalizione e mantenere le promesse del suo programma. Sarebbe questo uno strappo costituzionale? Qui siamo all´analfabetismo o alla sfacciata malafede. E´ l´esclusione in via di principio di questa ipotesi, il vero strappo costituzionale! Chi ha rispetto della Costituzione della Repubblica e del suo Presidente deve considerare invece tutte le possibilità. Noi lo facciamo. Noi consideriamo la possibilità che il Governo provi a sopravvivere con una specie di respirazione artificiale, rifiutandosi di prendere atto della sua crisi politica. Una soluzione che non porterebbe lontano e alla quale risponderemmo con una opposizione netta. Riteniamo infatti doveroso che la destra in disfacimento certifichi la sua crisi in Parlamento. Consideriamo altresì la possibilità che la situazione precipiti verso un vuoto politico e verso elezioni svolte con questa sciagurata legge elettorale, in una situazione economica, sociale e finanziaria di acutissima criticità. In questo caso la nostra proposta avrebbe la stessa ispirazione che oggi ci fa proporre un governo di transizione; una ispirazione cioè che deriva dall´analisi di fondo cui ho accennato. Noi proporremmo un´alleanza democratica per una legislatura costituente. Un´alleanza capace finalmente di sconfiggere una interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo, capace di riaffermare i principi costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo più efficiente una salda democrazia parlamentare (a cominciare da una nuova legge elettorale) e di promuovere un federalismo concepito per unire e non per dividere. Sto parlando di una alleanza che può assumere, nell´emergenza, la forma di un patto politico ed elettorale vero e proprio, o che invece può assumere forme più articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco. Una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un´altra collocazione; una proposta che dovrebbe rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad una svolta democratica, civica e morale. Come si vede, questa idea nasce dalla convinzione che la fuoriuscita dal berlusconismo non sia un processo lineare, cioè legato ad una semplice alternanza di governo in un sistema che funziona. Si dovrà uscire, lo ribadisco, da una fase politica e culturale e non solo da un governo, verso una repubblica in cui alternanza e bipolarismo assumano la forma di una vera fisiologia democratica. Per dare l´impulso decisivo a questo cruciale passaggio occorre l´impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze progressiste, che sono adesso chiamate a mettersi all´altezza di una responsabilità democratica e nazionale. Come potrebbero queste forze essere credibili se in un simile frangente non dessero per prime una prova di consapevolezza, di unità e di determinazione comune? Ecco allora la proposta di un percorso comune delle forze di centrosinistra interessate ad una piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equità, di innovazione e disponibili ad impegnarsi ad una progressiva semplificazione politica e organizzativa che rafforzi il grande campo del centrosinistra. Un simile percorso dovrebbe lasciarci definitivamente alle spalle l´esperienza dell´Unione e prendere semmai la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo. Un nuovo Ulivo in cui i partiti del centro sinistra possano esprimere un progetto univoco di alternativa per l´Italia e per l´Europa e mettersi al servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile del Paese. Dunque, un nuovo Ulivo ed una Alleanza per la democrazia. Su queste proposte il Pd vuole esprimere la sua funzione nazionale e di governo. Su queste basi politiche il Partito Democratico organizzerà per l´autunno una grande campagna di mobilitazione sui temi sociali e della democrazia. E´ giunto il tempo infatti di suonare le nostre campane.

Torna all'inizio


Le forze da coinvolgere (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Repubblica" del 26-08-2010

Interni

Pagina: 7

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: Legislatura costituente.
Sottotitolo: La mia proposta potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto normale sarebbero collocate altrove.

La mia proposta potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto normale sarebbero collocate altrove In caso di elezioni serve un´Alleanza democratica per una legislatura costituente che superi il populismo e promuova il federalismo Il governo di transizione è una sfida alla destra per introdurre correttivi, a partire dalla legge elettorale, e tornare a breve al voto.

Torna all'inizio


L' accusa della Ue: sui rom retorica discriminatoria (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Nuova Sardegna" del 26-08-2010

Attualità

Pagina: 12

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Pubblicato anche in: "Il Tirreno" "Corriere delle Alpi"

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: Il vice presidente Reding chiede il rispetto delle norme. Sarkozy: «Non cederemo alle polemiche». A Parigi due vertici.

BRUXELLES. «La situazione dei Rom è un problema serio che non può essere affrontato solo in agosto. Mi aspetto che tutti i Paesi dell' Unione rispettino le norme sulla libertà di circolazione, la non discriminazione e il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini, inclusi quelli che appartengono a delle minoranze». Non usa mezzi termini il vicepresidente della Commissione europea responsabile per la Giustizia, Viviane Reding, che condanna come «retorica discriminatoria» il dibattito sulla comunità nomade e guarda con «qualche preoccupazione» alle misure prese in Francia e alle prese di posizione di altri Paesi Ue. Ma mentre la Commissione si dice pronta a un confronto «aperto», il presidente francese Nicolas Sarkozy - accolto ieri a Parigi al rientro dalle vacanze da sondaggi disastrosi - conferma la sua linea: «Non cederemo a coloro che cercano la polemica sistematica» ha detto, invitando i ministri a «raddoppiare il coraggio» di fronte «alle critiche, spesso eccessive e infondate». A gettare acqua sul fuoco delle polemiche ieri è stato proprio il governo romeno: dopo la riunione con il ministro francese dell' Immigrazione Eric Besson, i ministri Valentin Mocanu, responsabile dell' Integrazione dei rom, e Dan Valentin Fatuloiu, responsabile della Sicurezza, hanno parlato di «ritorni volontari di cittadini romeni» e hanno sottolineato che «la Francia coopererà per il reinserimento dei romeni nel loro Paese». Della questione rom si parlerà la prossima settimana a Bruxelles, quando la Commissione europea esaminerà un rapporto elaborato dai suoi uffici, a cui è stata chiesa «un' analisi giuridica e politica» della vicenda. L' obiettivo è verificare «l' applicazione delle norme Ue da parte degli Stati membri». Nella stessa occasione, l' esecutivo Eu è in attesa di una lettera del premier francese Francois Fillon al presidente Josè Manuel Barroso «per accentuare le iniziative» sull' integrazione dei rom. Il 6 settembre Parigi ospiterà un seminario di lavoro sui temi dell' asilo e della lotta all' immigrazione llegale a cui sono stati invitati i principali paesi europei interessati: Italia, Germania, Spagna, Grecia e Regno Unito, la presidenza Ue oltre che Canada e Stati Uniti. Il 21 e 22 settembre, inoltre, è prevista una conferenza internazionale a cui parteciperanno i responsabili della polizia del G6 (Germania, Spagna, Francia, Italia, Polonia e Gran Bretagna) oltre agli Usa per la costruzione di una task-force internazionale contro il traffico di esseri umani. Un appello alla Francia perché ponga fine alle «espulsioni di massa dei rom» e all' Unione europea perché vari un «ampio ed efficace piano d' integrazione» arriva intanto dal finanziere George Soros, presidente di una fondazione che sostiene le popolazioni rom: «In Europa uomini, donne e bambini non possono essere espulsi per le loro origini etniche senza processo per determinare se abbiano commesso o meno dei crimini». (m.r.t.)

Torna all'inizio


«I cittadini di Olzai esclusi dal sindaco» (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Nuova Sardegna (ed. Oristano)" del 26-08-2010

ORISTANO

Pagina: 7

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Pubblicato anche in: "La Nuova Sardegna (ed. Nuoro)"

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: Attacco del comitato Acqua Bene Comune.

OLZAI. Il fatto che il sindaco di Olzai Tonino Ladu (nella foto)abbia aderito, insieme ad altri, al comitato promotore dei quattro referendum popolari regionali proposti dal presidente della Provincia Roberto Deriu per «restituire ai cittadini, ai sindaci e alle province il controllo democratico dell' acqua in Sardegna, ora nella mani dei burocrati regionali e di Abbanoa», non è stato gradito dal comitato Acqua Bene Comune di Olzai che ha manifestato il proprio disappunto per la mancata partecipazione democratica della comunità alla questione. «Il nostro sindaco - si legge in una nota - ha aderito alla proposta referendaria presentata dal presidente Deriu senza avviare alcuna consultazione popolare: nessun dibattito, nessuna assemblea pubblica che vedesse i cittadini protagonisti delle scelte riguardanti la loro comunità. Tutto questo nonostante il nostro paese, da sempre, abbia portato avanti una battaglia per rivendicare la gestione comunale e diretta dell' acqua. Olzai, infatti continua a gestire autonomamente il servizio idrico nonostante l' imperversare di pressioni, trasversali alle diverse culture politiche ed amministrative, finalizzate all' affidamento della risorsa idrica ad una gestione consortile prima e successivamente all' ingresso in Abbanoa. Confidiamo - concludono i componenti del comitato - che l' adesione alla proposta referendaria regionale rappresenti per il nostro Comune la possibilità di continuare ad avere un ruolo decisionale nella gestione della risorsa idrica, senza che ne venga preclusa la possibilità di una gestione autonoma del servizio».

Torna all'inizio


Domani la premiazione del progetto vincitore (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Nuova di Venezia e Mestre" del 26-08-2010

Cronaca

Pagina: 20

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: LA MOSTRA

Domani alle 20, alla tensostruttura dove è allestita la mostra dei progetti all' ex distretto di via Poerio, si terrà la premiazione del concorso internazionale di architettura, organizzato dalla Fondazione di Venezia, che inaugurerà la mostra «M9 - A new Museum for a new City», nell' ambito della 12ª Mostra internazionale di architettura della Biennale. Sei gli studi chiamati a partecipare al concorso per M9: Agence Pierre-Louis Faloci (Francia), Carmassi Studio di Architettura (Italia), David Chipperfield Architects (Gran Bretagna), Mansilla+Tuñón Arquitectos (Spagna), Sauerbruch Hutton (Germania), Souto Moura Arquitectos (Portogallo).

Torna all'inizio


Facebook accessibile al capo (sezione: Riforma elettorale)

 

di Antonello Cherchi

 

"Il Sole 24 Ore" del 26-08-2010

NORME E TRIBUTI

Pagina: 26

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: Privacy. Per il Garante l'azienda poteva vedere le foto del dipendente perché pubblicate per una cerchia ampia di utenti.
Sottotitolo: Un lavoratore licenziato per aver ripreso parti dell'impresa coperte da segreto.

Antonello Cherchi ROMA Se le foto su Facebook sono accessibili a una comunità ampia (i cosiddetti "amici degli amici"), niente vieta che ne possa venire a conoscenza pure il datore di lavoro.E che quest' ultimo arrivi a prendere decisioni anche drastiche, come il licenziamento del dipendente che ha pubblicato sul social network proprie fotografie scattate in azienda, con sullo sfondo disegni - a detta dei vertici della società - coperti da segreto industriale. La questione è finita di recente davanti al Garante della privacy. Il lavoratore lamentava, infatti, la violazione della propria riservatezza da parte dell' azienda, colpevole di aver acquisito in modo illecito le fotografie e di averle utilizzate senza il consenso dell' interessato. Il dipendente sosteneva che le foto fossero state pubblicate sul proprio profilo chiuso di Facebook e, pertanto, accessibili a una cerchia ristretta di utenti, tra i quali non rientrava il datore di lavoro. Di contro,quest' ultimo ha argomentato che la possibilità di consultare le foto era consentita non solo ai contatti scelti dal dipendente (i cosiddetti "amici"), ma a una comunità più vasta, quella che nel linguaggio dei social network sono "gli amici degli amici". E una cerchia di tale tipo - ha sottolineato l' azienda - è indeterminabile, perché ognuno può coinvolgere chi vuole. L' Autorità ha accolto le argomentazioni dell' azienda e ha, dunque, riconosciuto che le foto sono state acquisite in modo regolare. Secondo il Garante, cioè, non c' è stata alcuna violazione del codice della privacy e tanto meno si può sostenere che il datore di lavoro abbia utilizzato strumenti che possono realizzare un controllo del lavoratore. L' Authority non è andata oltre. Non si è, cioè, soffermata sul fatto se il conseguente licenziamento sia legittimo o meno. Anche perché il modo in cui le fotografie sono state utilizzate diventa materia di diritto del lavoro e al riguardo non ci sono, almeno da noi, precedenti. Diversamente da quanto, invece, si è verificato in Gran Bretagna e in Germania. E proprio la Germania sta per dotarsi di un sistema di regole che, tra l' altro, vieta l' uso nei colloqui di lavoro dei dati raccolti sui social network. «Novità -commenta Francesco Pizzetti, presidente del Garante della privacy - che presentano profili problematici. Ne eravamo informati, perché sulla bozza di legge c' erano stati diversi rilievi da parte dell' Autorità della privacy tedesca, poiché le nuove regole consentono di controllare a distanza i lavoratori, di sottoporli a riprese video, di ispezionare le mail aziendali. Interventi che da noi lo statuto dei lavoratori vieta a meno che non esista un accordo tra impresa e sindacati o, in alcuni casi, non ci sia l' autorizzazione del Garante». «La questione dell' uso delle informazioni raccolte su Facebook - aggiunge Pizzetti - è interessante, ma controversa. Rimanendo in casa nostra, il datore di lavoro non può, per esempio, chiedere a una dipendente se è incinta. Ma se la lavoratrice pubblica questa notizia su un social network accessibile a una comunità aperta di utenti, la questione assume un altro profilo. Che è tutto da valutare». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Torna all'inizio


Ma Bruxelles prepara un rapporto «Dal primo dell' anno 8.000 espulsi» (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Giorno" del 26-08-2010

Cronache

Pagina: 17

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Pubblicato anche in: "La Nazione"

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: PARIGI IL MINISTRO BESSON: ROMENI E BULGARI IN SITUAZIONE IRREGOLARE.

- PARIGI - SARKOZY va dritto per la sua strada, ma la Commissione europea non molla la polemica. E anticipa che la prossima settimana discuterà su «un rapporto elaborato dai suoi uffici in base a un' analisi giuridica e politica» sulla situazione dei rom e sulle espulsioni dei giorni scorsi in Francia. Lo ha annunciato ieri a Bruxelles Matthew Newman, portavoce di Viviane Reding, vicepresidente dell' Esecutivo, precisando che si è ancora «in attesa della lettera» del premier francese, Francois Fillon, al presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, per «accentuare le iniziative nel quadro europeo» sull' integrazione dei rom, come annunciato l' altro ieri da Parigi. Ma intanto, Nicolas Sarkozy ha dettato, anzi confermato, la linea dura al primo consiglio dei ministri dopo la pausa estiva: «Non cederemo a coloro che cercano la polemica sistematica». Una scelta quasi obbligata, davanti all' ennesimo calo di popolarità del presidente: il 62% dei francesi spera che non si ricandidi. POLEMICA che a volte si tinge di consumata diplomazia («siamo aperti al dialogo», ha sottolineato il portavoce) ed altre, invece, scade un pochino. «Un Papa tedesco - ha proclamato per esempio l' economista francese di origine ebraiche, Alain Minc - non ha diritto di criticare implicitamente la politica del governo francese verso i rom». Arrivano intanto le cifre sulle espulsioni, o «rimpatrii volontari». DALL' INIZIO dell' anno, ha comunicato il ministro dell' Immigrazione, Eric Besson, «8.030 bulgari e romeni in situazione irregolare sono stati rimpatriati». Di questi, 6.739 lo hanno fatto in modo volontario, 689 sono stati più semplicemente espulsi. E IN qualche modo la Francia di Sarkozy ha «espulso» anche la Commissione Ue, dalla riunione informale che è stata convocata a Parigi per il 6 settembre prossimo tra alcuni ministri dell' Interno dell' Unione europea. «Non siamo stati invitati, non siamo in contatto con le autorità francesi e non abbiamo copia dell' agenda dell' incontro», ha riferito evidentemente seccato il portavoce della Reding. ALL' INCONTRO , in compenso, prenderanno parte, oltre alla Francia che è appunto l' organizzatore, Germania, Spagna, Gran Bretagna, Belgio e Italia. E a quanto pare, tra i temi che saranno in discussione ci sarà anche quello della revisione delle politiche Ue in materia di espulsione. «La situazione dei rom è un problema serio che non può essere affrontato solo d' agosto», ha chiosato Viviane Reding. E da Roma e Parigi rimandano la vecchia accusa: altroché agosto, del problema rom l' Ue non se n' è mai occupata seriamente.

Torna all'inizio


Sì di Berlino alla tassa sulle banche (sezione: Riforma elettorale)

 

di Andrea Malan

 

"Il Sole 24 Ore" del 26-08-2010

FINANZA E MERCATI

Pagina: 31

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: Regole. Via libera del governo, ora la legge andrà all'esame del parlamento.

Andrea Malan FRANCOFORTE. Dal nostro inviato Il Governo tedesco ha approvato ieri il progetto della nuova "Legge sulla riorganizzazione degli istituti di credito", che passerà ora all' esame del parlamento. Le linee fondamentali sono quelle anticipate due giorni fa (si veda anche Il Sole 24 Ore di martedì 24 agosto): le banche con sede in Germania dovranno pagare ogni anno un contributo a un fondo di salvataggio, che verrà impiegato per assicurare in ogni caso una "liquidazione ordinata" degli istituti in difficoltà e impedire così effetti sistemici in caso di crisi. La tassa che le banche dovranno versare per contribuire al fondo sarà commisurata alle loro attività e in parte all' ammontare dei loro derivati fuori bilancio; la stima è di un contributo complessivo di poco più di un miliardo di euro l' anno. Il provvedimento riguarda tutte le categorie di banche - commerciali, Landesbanken, casse di risparmio - ma non assicurazioni o hedge fund. La legge - che il governo spera difar approvare dal parlamento entro fine anno - prevede due diverse procedure di riorganizzazione. La prima, detta di "risanamento", è volontaria e meno invasiva, e si appoggia all' esistente diritto fallimentare; la gestione verrebbe lasciata ai manager stessi della banca, che verrebbero affiancati da un consulente nominato dal tribunale. Qualora la BaFin, autorità di controllo tedesca sul settore bancario, dubiti della possibilità della banca di cavarsela da sola, e qualora la banca stessa presenti un rischio sistemico, verrebbe invece applicata una seconda procedura detta di "riorganizzazione". Alla BaFin vengono attribuiti per tali casi dalla nuova legge ampi poteri di intervento, a partire dal diritto di scorporare parti rilevanti delle banche, venderle o trasferirle temporaneamente sotto il controllo statale, sostanzialmente con una procedura di esproprio. A due anni dal fallimento della Lehman Brothers, la coalizione cristiano democratico- liberale tira dunque le conseguenze della crisi finanziaria che ne derivò. Le critiche non mancano: l' opposizione ritiene troppo bassa la tassa, parla di "false promesse" da parte del governo e teme che gli istituti scarichino poi il peso del provvedimento sulla clientela. Da parte bancaria si mette in guardia contro un possibile eccessivo gravame sui conti, e le casse di risparmio protestano affermando che la colpa della crisi è delle banche private e sono loro a doverne pagare il conto. Il governo ritiene invece che anch' esse abbiano interesse a scongiurare turbolenze che potrebbero coinvolgerle; il piano prevede peraltro un contributo a carico delle casse di risparmio più basso di quanto inizialmente previsto. Il progetto di legge prevede inoltre che lo stato possa concedere al nuovo fondo crediti per 20 miliardi di euro (che le banche dovrebbero poi in qualche modo ripagare) e che lo stesso fondo conceda a sua volta garanzie su crediti fino a 100 miliardi; anche dopo dieci anni, del resto - ammoniscono però i critici - la somma accumulata sarebbe largamente insufficiente per finanziare i salvataggi più grossi. La palla passa ora al resto degli stati europei e a Bruxelles; un confronto fra la legge licenziata ieri da Berlino e i progetti - per esempio - di Londra lascia intravedere un possibile conflitto: mentre la Germania intende tassare soltanto gli istituti di credito nazionali, in Gran Bretagna potrebbero essere chiamate a contribuire tutte quelle banche che operano nella City. Il rischio quindi è quello di una doppia o multipla imposizione. © RIPRODUZIONE RISERVATA L' OBIETTIVO Le aziende bancarie locali verseranno un contributo a un fondo di salvataggio che impedirà effetti sistemici in caso di crisi.

Torna all'inizio


"Nuovo Ulivo e un' Alleanza democratica per sconfiggere Silvio Berlusconi" (sezione: Riforma elettorale)

 

"larepubblica.it" del 26-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: La svolta di Bersani: è ora di suonare le nostre campane. Occorre l' impegno univoco di tutte le forze progressiste. Il consenso per il Cavaliere è ancora largo ma il rapporto tra promesse e realtà è sempre più labile.

CARO direttore, dopo anni di illusione berlusconiana l' Italia continua a regredire sul piano economico e sociale e si allontana, alla luce di ogni parametro, dai paesi forti dell' Europa. Nello stesso tempo l' impegno a riformare e a rafforzare le istituzioni repubblicane si sta trasformando in una deformazione grave della nostra democrazia. Ci si vuole trascinare ad un sistema dove il consenso viene prima delle regole e cioè delle forme e dei limiti della Costituzione; dove si limita l' indipendenza della Magistratura; dove il Parlamento viene composto da nominati; dove il Governo ha il diritto all' impunità e ad una informazione asservita e favorevole; dove si annebbiano i confini fra interesse pubblico e privato. I segni di tutto questo li abbiamo potuti valutare in questi anni berlusconiani: regressione dello spirito civico e della moralità pubblica, politica ridotta a tifoseria, allargamento del divario tra nord e sud, nessuna buona riforma sui problemi veri dei cittadini. Il populismo infatti è, per definizione, una democrazia che non decide, specializzata com' è nell' usare il governo per fare consenso e non il consenso per fare governo. Il dato di fondo della situazione politica sta qui, mentre la questione sociale e quella del lavoro sono senza risposte e si drammatizzano ogni giorno. Il consenso per Berlusconi è ancora largo, ma il rapporto fra parole e fatti e fra promesse e realtà diventa sempre più labile anche nella percezione dei ceti popolari. Vengono alla luce degenerazioni corruttive che vivono all' ombra di un potere personalizzato. Gli strappi all' assetto costituzionale non sono più sopportati da una parte della destra attratta da ipotesi liberali e conservatrici di stampo europeo. A questo punto per Berlusconi la scelta è fra ripiegare o alzare la posta. Per l' Italia la scelta non riguarda più solo un governo, ma finalmente una idea di democrazia e di società. La prossima scadenza elettorale, più o meno anticipata che sia, comporterà in ogni caso una scelta di fondo. Rispetto a tutto questo, la proposta alternativa soffre ancora di debolezze che devono essere rapidamente superate. Il venir meno di una promessa populista produce sempre, direttamente o specularmente, fenomeni di distacco dei cittadini dalla politica, una spinta alla radicalizzazione impotente, espressioni vere e proprie di antipolitica che possono insorgere da ogni lato. Il compito dell' alternativa è quello di trasformare grande parte di queste forze disperse in energia positiva, collegandole ad un progetto politico capace di sorreggere non solo una proposta di governo ma una proposta di sistema. Tocca al PD innanzitutto, come maggiore forza dell' opposizione, indicare una strada che colleghi efficacemente l' iniziativa di oggi alla sfida radicale e dirimente di domani. Rendendoci disponibili oggi ad un governo di transizione non cerchiamo né scorciatoie né ribaltoni. Sfidiamo piuttosto la destra a riconoscere la realtà e ad ammettere l' impossibilità di mandare avanti l' attuale esperienza di governo e ad introdurre correttivi, a cominciare dalla legge elettorale, che consegnino lo scettro ai cittadini, per tornare poi in tempi brevi al voto. Sarebbe questo un tradimento del mandato elettorale? L' elettore in realtà è stato tradito da chi non è più in grado di rappresentare la sua coalizione e mantenere le promesse del suo programma. Sarebbe questo uno strappo costituzionale? Qui siamo all' analfabetismo o alla sfacciata malafede. E' l' esclusione in via di principio di questa ipotesi, il vero strappo costituzionale! Chi ha rispetto della Costituzione della Repubblica e del suo Presidente deve considerare invece tutte le possibilità. Noi lo facciamo. Noi consideriamo la possibilità che il Governo provi a sopravvivere con una specie di respirazione artificiale, rifiutandosi di prendere atto della sua crisi politica. Una soluzione che non porterebbe lontano e alla quale risponderemmo con una opposizione netta. Riteniamo infatti doveroso che la destra in disfacimento certifichi la sua crisi in Parlamento. Consideriamo altresì la possibilità che la situazione precipiti verso un vuoto politico e verso elezioni svolte con questa sciagurata legge elettorale, in una situazione economica, sociale e finanziaria di acutissima criticità. In questo caso la nostra proposta avrebbe la stessa ispirazione che oggi ci fa proporre un governo di transizione; una ispirazione cioè che deriva dall' analisi di fondo cui ho accennato. Noi proporremmo un' alleanza democratica per una legislatura costituente. Un' alleanza capace finalmente di sconfiggere una interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo, capace di riaffermare i principi costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo più efficiente una salda democrazia parlamentare (a cominciare da una nuova legge elettorale) e di promuovere un federalismo concepito per unire e non per dividere. Sto parlando di una alleanza che può assumere, nell' emergenza, la forma di un patto politico ed elettorale vero e proprio, o che invece può assumere forme più articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco. Una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un' altra collocazione; una proposta che dovrebbe rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad una svolta democratica, civica e morale. Come si vede, questa idea nasce dalla convinzione che la fuoriuscita dal berlusconismo non sia un processo lineare, cioè legato ad una semplice alternanza di governo in un sistema che funziona. Si dovrà uscire, lo ribadisco, da una fase politica e culturale e non solo da un governo, verso una repubblica in cui alternanza e bipolarismo assumano la forma di una vera fisiologia democratica. Per dare l' impulso decisivo a questo cruciale passaggio occorre l' impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze progressiste, che sono adesso chiamate a mettersi all' altezza di una responsabilità democratica e nazionale. Come potrebbero queste forze essere credibili se in un simile frangente non dessero per prime una prova di consapevolezza, di unità e di determinazione comune? Ecco allora la proposta di un percorso comune delle forze di centrosinistra interessate ad una piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equità, di innovazione e disponibili ad impegnarsi ad una progressiva semplificazione politica e organizzativa che rafforzi il grande campo del centrosinistra. Un simile percorso dovrebbe lasciarci definitivamente alle spalle l' esperienza dell' Unione e prendere semmai la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo. Un nuovo Ulivo in cui i partiti del centro sinistra possano esprimere un progetto univoco di alternativa per l' Italia e per l' Europa e mettersi al servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile del Paese. Dunque, un nuovo Ulivo ed una Alleanza per la democrazia. Su queste proposte il Pd vuole esprimere la sua funzione nazionale e di governo. Su queste basi politiche il Partito Democratico organizzerà per l' autunno una grande campagna di mobilitazione sui temi sociali e della democrazia. E' giunto il tempo infatti di suonare le nostre campane.

Torna all'inizio


Destinazione Germania. La formazione degli Old Lions baseball di Viterbo è in preparazione del viaggio per disputare un triangolare di baseball a ... (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Messaggero (ed. Viterbo)" del 26-08-2010

CRONACA_LOCALE

Pagina: 36

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri

Destinazione Germania. La formazione degli Old Lions baseball di Viterbo è in preparazione del viaggio per disputare un triangolare di baseball a Berlino, a fine agosto. Dopo il torneo disputato lo scorso anno a Londra, la squadra amatoriale viterbese di baseball e softball sarà impegnata in un torneo di baseball a tre, in cui i Lions affrontando "Flamingos" di Berlino e "Lakers" di Lutjensee, cittadina nei pressi di Amburgo. Il torneo si svolgerà a Berlino e i viterbesi sono intenzionati a tornare a casa da vincitori. Dopo la Gran Bretagna, quindi, è la Germania la meta internazionale di quest' anno per i "vecchi leoni". La formula dell' evento è semplice: si prende contatto tramite internet con qualche società amatoriale europea e poi si organizza una gita di alcuni giorni nella città ospite, anche con parenti e amici dei giocatori. Uno dei giorni è dedicato alla disputa di un torneo coniugando turismo e attività sportiva.

Torna all'inizio


Economia in ripresa o nuova recessione? (sezione: Riforma elettorale)

 

"lastampa.it" del 26-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: COSA CI ASPETTA PER L' AUTUNNO? - CRISI E CRESCITA.
Sottotitolo: Pessimisti: finiti stimoli dei governi, crescita lenta, tagli. Ottimisti: imprese guadagnano, nella Ue la Germania torna a correre FRANCESCO SPINI.

STATI UNITI Troppi sintomi. Il malato teme la ricaduta Il crollo della vendita di case (-12,4% a luglio) è solo l' ultimo tassello di un puzzle su cui appare sempre più nitida una W, lettera che nel gergo economico rappresenta il saliscendi della doppia recessione. A Washington, insomma, ora si teme seriamente di ricascare nel baratro. Troppi i punti deboli. La disoccupazione, ad esempio, è tenuta sotto il 10% solo grazie all' intervento del governo, ma la situazione non incoraggia certo una ripresa dei consumi. Non bastasse cadono anche gli indici delle attività manifatturiere, come quello relativo agli ordini di beni durevoli. La sfida della Casa Bianca sarà quella di trovare sistemi per sostenere l' economia senza aumentare ancora il deficit. E non sarà semplice. Così come è possibile un nuovo intervento della Federal Reserve, la banca centrale americana. Anche nel tentativo di evitare il grande incubo legato al possibile secondo round della crisi infinita: la deflazione, quel processo che vede i prezzi prendere la via del ribasso, come accadde nel Giappone intrappolato degli Anni 90. AUSTERITA' Il risanamento dei bilanci frena i consumi I conti saranno al sicuro, la crescita però sarà più lenta. Economisti e analisti concordano. Le politiche di austerity varate dai governi all' indomani della crisi greca per contenere debiti potenzialmente fuori controllo rischiano di frenare considerevolmente la crescita economica. Tali processi, secondo quanto calcolato da uno studio di McKinsey citato nell' ultimo rapporto di Moody' s "durano da sei a sette anni e il rapporto tra debito e pil scende generalmente del 37%". La contropartita - segnala però l' agenzia di rating - sta in una minore crescita. Che Moodys calcola tra 1 e 1,5% ogni anno, numeri che possono variare però da stato a stato. In particolare con le politiche di austerity soffrono i settori dell' immobiliare, delle costruzioni, del commercio interno e della finanza. Del resto anche sulla stretta decisa dall' Italia sono calati i dubbi della Corte dei Conti. All' interno del rendiconto generale dello Stato la magistratura contabile è netta: la manovra, dice, ha "un elevato rischio di impatto negativo sulla crescita economica". DEBITI STATALI L' emergenza infinita che scuote i mercati È destinata a durare ancora a lungo l' attenzione dei mercati sui debiti sovrani. Dopo la Grecia e la lunga stagione - nella primavera scorsa - dei Pigs, come sono stati ribattezzati i paesi periferici, l' attenzione ora si è spostata sull' Irlanda, sotto pressione per gli sforzi che Dublino sta facendo per sostenere le banche in difficoltà. Sul mercato la volatilità continua a dominare, le Borse da inizio anno sono negative (in America l' S&P 500 segna un -6%, l' Europa va peggio con l' Eurostoxx 50 in calo del 12%) ma rispetto a qualche mese fa la strategia è differente. Sul mercato obbligazionario il titolo di stato tedesco si attesta su rendimenti assai bassi. Questo non a scapito dei titoli degli altri paesi, ma più che altro perché gli investitori scommettono su uno scenario a bassa inflazione. Sullo sfondo, però, per evitare i rischi estremi continueranno ad essere privilegiate - secondo gli operatori - le attività considerate sicure quali oro, argento, i titoli di stato americani (Treasury) e tedeschi (bund), oltre al dollaro. MATERIE PRIME Cibo e minerali i prezzi corrono verso l' alto La battaglia che si è scatenata per il potassio è un buon indicatore di quale sarà il campo di gioco dei prossimi mesi dell' economia e della finanza mondiale: le materie prime. I prezzi sono da tempo letteralmente impazziti. Tanto per intendersi: in questi giorni il mais naviga sui massimi degli ultimi 7 mesi, a Chicago il grano è sotto pressione sui timori che la Russia addirittura sia costretta ad importare dopo i devastanti incendi di quest' estate. Morale, da inizio anno il prezzo del grano è cresciuto del 30%. Non è questa una semplice reazione provocata da un' impennata della domanda o effetto delle calamità naturali. Aumenta piuttosto il peso della speculazione, che ha dirottato proprio sulle materie prime molta liquidità presente sul mercato. L' aumento dei mangimi, inoltre, sta trascinando al rialzo anche il prezzo della carne, con il bestiame salito nelle quotazioni del 26%. Una componente, quella delle materie prime alimentari, che - insieme con alcuni minerali - stanno sostenendo un' inflazione poco mossa dall' energia. IMPRESE Quel tesoro da 2 miliardi per ripartire C' è un tesoretto nelle aziende americane, che il mercato stima in 2 miliardi di dollari. È la liquidità che, da sola, potrebbe dare un nuovo slancio all' economia se solo venisse investita. La sfiducia, invece, porta le imprese a giocare in difesa: si punta a cogliere le opportunità oggi a buon mercato - non è un caso se ad agosto si è registrato un vero e proprio boom di aggregazioni - o a ripagare gli azionisti attraverso riacquisti di azioni o dividendi più generosi. Ma mai come in questo periodo c' è stata una differenza così marcata tra l' andamento delle imprese e dell' economia. "Utili e ricavi delle società - scrivono gli analisti di Goldman Sachs - hanno generalmente sorpreso al rialzo. Dai nostri calcoli il 52% dei conti aziendali ha battuto le attese". Possibile che in futuro questa differenza tra micro e macro economia continui. Mentre gli analisti "macro" hanno ridotto le stime sull' andamento dell' economia in generale, gli analisti di mercato spesso continuano ad alzare quelle sugli utili aziendali, anche per la seconda parte dell' anno. GERMANIA A colpi di export la locomotiva torna a correre Per fortuna che c' è la Germania. La locomotiva d' Europa ha ripreso a sbuffare a pieno ritmo. Lo dicono i dati - con il Pil del secondo trimestre cresciuto del 2,2% rispetto al quarto precedente e di ben il 4,1% sullo stesso periodo 2009 - ma lo dicono anche gli imprenditori. Che hanno ripreso ad avere fiducia sul futuro e quindi non temono una ricaduta dentro una recessione sconfitta anche grazie a una serie di riforme. E grazie alla ripresa in grande stile della specializzazione di Berlino: l' export. Tra il 35 e il 40% del Pil tedesco deriva proprio dalle esportazioni, che sono cresciute dell' 8,2%. Visto che l' Italia è il primo partner commerciale di Berlino (e anche per noi le esportazioni hanno un peso rilevante nel pil: circa il 28%) la ripresa tedesca è un' ottima notizia. Il fermento tedesco è confermato anche dall' avanzata degli investimenti (+4,7%). In Germania, dunque, lo spettro di un ritorno alla recessione sembra scongiurato. Con una marcia in più: così come in Francia c' è una - seppure modesta - ripresa dei consumi interni. CINA Pechino diventa l' antidoto alla debole America Un tempo con gli Stati Uniti in pieno rischio di doppia recessione, anche per la vecchia Europa ci sarebbe stato poco da fare. Ma, come sottolinea Jim O' Neill, capo economista di Goldman Sachs, "basandosi sull' esperienza storica l' andamento dell' economia americana dovrebbe influenzare quella dell' Europa, vista l' attitudine di quest' ultima alle esportazioni". Ma "proprio a causa della Cina - prosegue l' economista - l' importanza degli Stati Uniti sta diminuendo". La Cina dunque ci salverà, governo permettendo. Quest' ultimo, infatti, ha preso misure per irregimentare e rendere sostenibile una crescita che avrebbe potuto sfuggire di mano. I colpi di freno di Pechino spaventano l' Occidente, ma secondo gli economisti di Nomura la Cina è destinata a diventare la prima economia al mondo nel 2026, quando potrebbe superare gli Stati Uniti. Anche se destinata a rallentare, l' economia cinese procederà con ritmi sostenuti: si calcola che dal 2011 la crescita potrebbe scendere al 8% annuo, per finire al 5% nel 2030. NUOVI MERCATI La ricchezza aumenta pure i consumatori Dalla crisi si può uscire con una crescita boom e avere ottime prospettive in uno scenario economico mondiale in piena fase di mutazione. Succede ad esempio che la Turchia - paese sempre in bilico tra Europa e Medio Oriente - potrà archiviare il secondo trimestre con una crescita boom del Pil che dovrebbe assestarsi "tra l' 8 e il 9%", come ha anticipato il ministro delle Finanze Mehmet Simsek. Ma il caso di questo 2010 potrà essere individuato - al di là delle solite India o Cina - nel Sud America. La regione, secondo le previsioni formulate da Bank of America-Merrill Lynch quest' anno potrebbe archiviare una crescita del 5% "guidata da una forte domanda interna" e da un clima favorevole per gli esportatori di materie prime, che finiscono soprattutto in Cina. Solo l' Asia emergente farà di più (8,6% di crescita media) del Sud America, dove a fare la parte del leone sarà il Brasile. Nei primi tre mesi dell' anno ha infilato una crescita del 2,7% rispetto al trimestre precedente e del 9% su base annua.

Torna all'inizio


Facebook accessibile al capo (sezione: Riforma elettorale)

 

"ilsole24ore.com" del 26-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri

ROMA Se le foto su Facebook sono accessibili a una comunità ampia (i cosiddetti "amici degli amici"), niente vieta che ne possa venire a conoscenza pure il datore di lavoro. E che quest' ultimo arrivi a prendere decisioni anche drastiche, come il licenziamento del dipendente che ha pubblicato sul social network proprie fotografie scattate in azienda, con sullo sfondo disegni - a detta dei vertici della società - coperti da segreto industriale. La questione è finita di recente davanti al Garante della privacy. Il lavoratore lamentava, infatti, la violazione della propria riservatezza da parte dell' azienda, colpevole di aver acquisito in modo illecito le fotografie e di averle utilizzate senza il consenso dell' interessato. Il dipendente sosteneva che le foto fossero state pubblicate sul proprio profilo chiuso di Facebook e, pertanto, accessibili a una cerchia ristretta di utenti, tra i quali non rientrava il datore di lavoro. Di contro, quest' ultimo ha argomentato che la possibilità di consultare le foto era consentita non solo ai contatti scelti dal dipendente (i cosiddetti "amici"), ma a una comunità più vasta, quella che nel linguaggio dei social network sono "gli amici degli amici". E una cerchia di tale tipo - ha sottolineato l' azienda - è indeterminabile, perché ognuno può coinvolgere chi vuole. L' Autorità ha accolto le argomentazioni dell' azienda e ha, dunque, riconosciuto che le foto sono state acquisite in modo regolare. Secondo il Garante, cioè, non c' è stata alcuna violazione del codice della privacy e tanto meno si può sostenere che il datore di lavoro abbia utilizzato strumenti che possono realizzare un controllo del lavoratore. L' Authority non è andata oltre. Non si è, cioè, soffermata sul fatto se il conseguente licenziamento sia legittimo o meno. Anche perché il modo in cui le fotografie sono state utilizzate diventa materia di diritto del lavoro e al riguardo non ci sono, almeno da noi, precedenti. Diversamente da quanto, invece, si è verificato in Gran Bretagna e in Germania. E proprio la Germania sta per dotarsi di un sistema di regole che, tra l' altro, vieta l' uso nei colloqui di lavoro dei dati raccolti sui social network. "Novità - commenta Francesco Pizzetti, presidente del Garante della privacy - che presentano profili problematici. Ne eravamo informati, perché sulla bozza di legge c' erano stati diversi rilievi da parte dell' Autorità della privacy tedesca, poiché le nuove regole consentono di controllare a distanza i lavoratori, di sottoporli a riprese video, di ispezionare le mail aziendali. Interventi che da noi lo statuto dei lavoratori vieta a meno che non esista un accordo tra impresa e sindacati o, in alcuni casi, non ci sia l' autorizzazione del Garante". "La questione dell' uso delle informazioni raccolte su Facebook - aggiunge Pizzetti - è interessante, ma controversa. Rimanendo in casa nostra, il datore di lavoro non può, per esempio, chiedere a una dipendente se è incinta. Ma se la lavoratrice pubblica questa notizia su un social network accessibile a una comunità aperta di utenti, la questione assume un altro profilo. Che è tutto da valutare". © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Torna all'inizio


Ferrero: al voto con chi difende la democrazia (sezione: Riforma elettorale)

 

di Daniela Preziosi

 

"Il Manifesto" del 26-08-2010

POLITICA & SOCIET�

Pagina: 5

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: SINISTRE L'ipotesi di un fronte democratico per battere Berlusconi.

ROMA «No a sante alleanze, ritorniamo al progetto riformista del 2008». Se la proposta di Walter Veltroni, consegnata con solenne articolesse alle colonne del Corriere della sera di martedì, smuove il Pd e ne agita la sonnolenza, divide - manco a dirlo - le anime della sinistra radicale. Ieri il candidato alle primarie Nichi Vendola, pur bocciando l' ipotesi dell' autosufficienza veltroniana (e cioè quella che nel 2008 ha cancellato la sinistra dal parlamento) ha chiuso le porte all' idea dell' «alleanza costituzionale» con tutti dentro, che aveva avanzato Dario Franceschini negli scorsi giorni. E invece si è mostrato possibilista verso l' idea dell' altro ex segretario di un nuovo progetto riformista. A partire però dalle primarie; che Vendola ha chiesto al Pd di organizzare subito. Bocciata dall' Idv, l' ipotesi veltroniana, anche epurata dall' indigesta citazione del 2008, non piace al resto della sinistra radicale. Che, in questi giorni di crisi verticale della maggioranza Pdl, ha continuato a tenere contatti con Pier Luigi Bersani. Al momento si tratta solo di un filo di ragionamento fra interlocutori che si capiscono, e che sono d' accordo: ma su tutt' altra ipotesi. Il segretario Pd ne discuterà per la prima volta in pubblico con Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, il 5 settembre a Venezia. E poi di nuovo il 22 a Roma, alla festa nazionale di Liberazione, stavolta con Cesare Salvi, portavoce di turno della Federazione della sinistra. Al momento le distanze fra Pd e Fds restano forti. Ferrero si è detto più volte contrario ad un eventuale governo di transizione, l' ipotesi a cui lavora oggi il Pd e che invece lui liquida come «un' operazione di palazzo». Ma in caso di voto anticipato, la sinistra della falce e martello non chiude la porta. Anzi. Da mesi Ferrero propone «un fronte democratico». Non solo con il Pd, ma con chi ci sta, leggasi Udc. «Un fronte delle opposizioni, che abbia un programma comune fatto di alcuni punti di ripristino della democrazia: difesa della costituzione, cancellazione delle leggi ad personam, conflitto di interessi, introduzione di alcune misure immediate di giustizia sociale, e legge elettorale proporzionale alla tedesca», dice l' ex ministro. Un punto, quest' ultimo, in cui la sinistra è più vicina ai centristi di Casini che al Pd stesso, sempre più orientato verso il ripristino dell' uninominale. Ferrero immagina un' intesa a due cerchi concentrici: il primo che prevede l' accordo di governo, da cui Prc e Federazione si terrebbero alla larga. Il secondo, appunto «il fronte democratico», comprende tutto il «comitato di liberazione nazionale» d' accordo su un minimo sindacale immediato di ripristino della legalità repubblicana. Al momento, le parole che usa il Pd per descrivere questa ipotesi sono molto diverse da quelle di Ferrero. Ma non tanto da escludere la possibilità. Ieri Piero Fassino, sulle colonne di Europa, ha bocciato la proposta Veltroni: «Non penso che un' alleanza che vada dall' Udc alla sinistra passando per il Pd sia un' ammucchiata. L' abbiamo sperimentata due volte: alle regionali e al secondo turno delle amministrative del 2009. Senza contare che in parlamento abbiamo votato assieme il 95 per cento delle volte», magari omettendo che in quel 5 per cento ci sono provvedimenti politicamente impegnativi. Ma soprattutto Fassino ricorda, contro chi pensa a un ticket fra Chiamparino e Vendola, che nel caso di primarie di coalizione, il candidato del Pd sarà Bersani. «E' moralmente ingiusto che il leader del partito più forte poi si debba fare da parte», dice. E comunque, a parte la presunta immoralità della cosa, è lo statuto democratico voluto da Veltroni che prevede che il candidato del partito sia il segretario.

Torna all'inizio


Perché nel patto Silvio-Bossi deve entrare pure la famiglia (sezione: Riforma elettorale)

 

di LUIGI SANTAMBROGIO

 

"Libero" del 26-08-2010

Pagina: 11

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: Analisi

!!! Alla fine la bossiana quadra si troverà e il Cavaliere scoverà modi e nodi per far digerire a Umberto il rinvio elettorale. Lo scambio della pace è già pronto: il PdL voterà senza storie il federalismo, magari con qualche variante e correzione pro Meridione. Bossi e padani, danno semaforo verde alla legge che introduce il quoziente familiare, o qualcosa che gli assomigli, da sempre punto d' orgoglio dei centristi cattolici. Dunque, anche se Casini, come al solito, resterà fuori dalla porta, Bossi e Berlusconi faranno comunque bene a preparare le carte della grande riforma fiscale "family friendly" e magari a mandar qualche emissario a Rimini. Domani al Meeting, infatti, si parlerà appunto di federalismo, welfare locale e quoziente familiare: ci saranno, tra gli altri, Gianni Alemanno, sindaco di Roma; Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte e Pietro Vignali, sindaco di Parma, prima città in Italia ad aver adottato la riforma, subito ribattezzata "Quoziente Parma". Di che si tratta? Semplice: è un sistema per rimodulare le tariffe di accesso ai servizi comunali secondo nuovi criteri di valutazione della situazione familiare. Nel concreto, uno strumento che misura lo stato di salute economico delle famiglie e lo segnala all' amministra zione: prende in esame i componenti, il numero dei figli (ogni figlio riduce la capacità contributiva del 25%), la condizione lavorativa dei genitori, i parenti a carico, la presenza di persone disabili. A tutte queste variabili si assegna un punteggio che alla fine fornirà lo stato di salute economica della famiglia. LE AGEVOLAZIONI I punti del quoziente sono più "pesanti" di quelli già previsti dall' Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) perché la valutazione vien fatta "caso per caso", senza le sperequazioni dei vecchi scaglioni. Le famiglie così "pesate" potranno poi avere sconti diversificati e agevolazioni sulle tariffe e un diverso modo di accesso ai servizi forniti dal Comune: asili, nidi, servizi socio-assistenziali, tassa sulla raccolta rifiuti etc. Insomma, un circolo virtuoso a favore dei cittadini e delle famiglie che più hanno bisogno del sostegno pubblico. L' applicazione del quoziente ribalta il sistema del welfare perché mette la famiglia in grado di diventare un generatore di servizi. Il nucleo non è più un fruitore passivo di una prestazione ma la "fabbrica" in casa. A Parma, il Comune offre, ad esempio un voucher alle famiglie con bambini che invece di essere portati all' asi lo comunale sono tenuti presso la tagesmutter, cioè una mamma che si mette a disposizione per tenere i figli delle altre a casa sua. Questo introduce un elemento di flessibilità e abbassa la necessità di nuove strutture. «Una rivoluzione nel welfare locale», conferma orgoglioso il sindaco Pietro Vignali, «non solo perché è il primo esempio in Italia ma anche perché riconosce alla famiglia il lavoro che quotidianamente svolge in campo educativo, di cura, di coesione sociale». Le cifre gli danno ragione: mentre il governo nazionale spende solo lo 0,7% del Pil, Parma si piazza al secondo posto nella classifica della città che destina più soldi al sociale (377 euro pro capite, la prima è Modena con 407). Tuttavia, questi record a Vignali non bastano. LA PROPOSTA Domani a Rimini alzerà ancora di più la posta, chiedendo al governo di adottare il quoziente su scala nazionale. «Fare famiglia non deve essere più considerata un problema», spiega il sindaco, «bisogna sostenerla e rafforzarla e metterla così in condizione di offrire servizi che oggi sono a carico del Comune». Se davvero il modello adottato dal Comune di Parma entrerà nel patto Berlusconi - Bossi, tra governo e famiglie italiane potrebbe iniziare una nuova amicizia, magari mettersi sulla buona strada per cercare di imitare quanto già succede in Francia, dove un lavoratore dipendente con 36,5 mila euro di reddito, una moglie e 4 figli a carico è completamente esentasse. Da noi, invece, il valore dei figli mantenuti in famiglia non è neppure pari a quello riconosciuto per la rottamazione dello scooterino. Speriamo che al Meeting di Rimini, Vignali, Alemanno e Cota facciano il miracolo e riescano a convincere l' inflessibile ministro dell' Economia, Giulio Tremonti, a fare un giretto a Parma: col quoziente familiare, qui anche il Comune ci guadagna.

Torna all'inizio


Google sfida Skype in Usa (sezione: Riforma elettorale)

 

"lastampa.it" del 26-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri

NEW YORK Da oggi negli Stati Uniti è possibile effettuare telefonate a numeri fissi e cellulari direttamente da Gmail, la posta elettronica del colosso di Mountain View. Il servizio è per ora attivo solo negli Usa dove le telefonate, verso numeri americani e canadesi, saranno gratuite fino alla fine dell' anno. Mountain View ha promesso inoltre prezzi molto bassi (2 centesimi al minuto) per chiamare gli altri Paesi, come Gran Bretagna, Francia, Germania, Cina e Giappone. Fare una telefonata attraverso Gmail sarà semplicissimo, ha assicurato Google: basterà infatti cliccare sul casto "call phone" e digitare il numero di telefono o il nome del contatto in rubrica. La società ha spiegato che sta lavorando per allargare il servizio ad altri Paesi.

Torna all'inizio


Google sfida Skype negli Usa (sezione: Riforma elettorale)

 

"lastampa.it" del 26-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri

NEW YORK Da oggi negli Stati Uniti è possibile effettuare telefonate a numeri fissi e cellulari direttamente da Gmail, la posta elettronica del colosso di Mountain View. Il servizio è per ora attivo solo negli Usa dove le telefonate, verso numeri americani e canadesi, saranno gratuite fino alla fine dell' anno. Mountain View ha promesso inoltre prezzi molto bassi (2 centesimi al minuto) per chiamare gli altri Paesi, come Gran Bretagna, Francia, Germania, Cina e Giappone. Fare una telefonata attraverso Gmail sarà semplicissimo, ha assicurato Google: basterà infatti cliccare sul casto "call phone" e digitare il numero di telefono o il nome del contatto in rubrica. La società ha spiegato che sta lavorando per allargare il servizio ad altri Paesi.

Torna all'inizio


L' ultima strategia di Bersani: "Un nuovo Ulivo, tutti insieme per mandare a casa Berlusconi" (sezione: Riforma elettorale)

 

"ilgiornale.it" del 26-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge

Roma - Bersani ci riprova e lancia la solita idea: una santa alleanza contro Berlusconi, un nuovo Ulivo per mandare a casa il governo. Se si andasse a elezioni anticipate "con questa sciagurata legge elettorale" il Partito democratico proporrebbe un' alleanza democratica per sconfiggere il populismo: lo spiega Pier Luigi Bersani, leader del Pd, nella sua lunga lettera al quotidiano la Repubblica. In quel caso, dice, "la nostra proposta avrebbe la stessa ispirazione che oggi ci fa proporre un governo di transizione". Alleanza democratica E quindi, dice ancora il segretario democratico, "noi proporremmo un' alleanza democratica per una legislatura costituente. Un' alleanza capace di sconfiggere il populismo, capace di riaffermare i principi costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo più efficiente una salda democrazia parlamentare (a cominciare da una nuova legge elettorale) e di promuovere un federalismo concepito per unire e non per dividere" .Una simile proposta potrebbe essere "un patto politico" vero e proprio oppure guardare a "forme più articolate di convergenza", cioè "potrebbe coinvolgere - chiarisce Bersani - anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un' altra collocazione". Ma i primo passo, per rendere la sinistra capace di adottare una simile strategia, è "la proposta di un percorso comune delle forze di centrosinistra", che però "dovrebbe lasciarci definitivamente alle spalle l' esperienza dell' Unione e prendere semmai la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo". Pdl: "La solita ammucchiata" "Siamo alle solite. Al di là delle fumisterie, delle formule politiciste, del gioco tutto italiano di cambiare il nome alle cose, Pier Luigi Bersani ripropone la solita vecchia logica, il solito schema stantio, e cioè un' ammucchiata in salsa antiberlusconiana, che unisca tutto e il contrario di tutto". Lo dichiara Daniele Capezzone, portavoce Pdl. "Ma gli italiani - dice - hanno ripetutamente bocciato questa proposta, ed è avvilente che, dopo mesi di silenzio, il leader del Pd che aveva vinto il congresso su una linea riformista non sappia trovare altro che riscaldare la solita minestra".

Torna all'inizio


Bersani propone un "Nuovo Ulivo" (sezione: Riforma elettorale)

 

"unita.it" del 26-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge

Dopo la lettera di Walter Veltroni al Corriere della Sera, Pierluigi Bersani scrive a la Repubblica. "Addio Unione, ora Nuovo Ulivo e un' Alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi" titola il quotidiano diretto da Ezio Mauro. Nell' estate "orrenda" passata in rassegna da Veltroni, invece, la frase "Mi alleo anche con il diavolo pur di..." e le "sante alleanze contro Berlusconi" venivano bocciate senza appello. CONVERGENZE Ma, a leggere meglio le due "missive" delle anime democratiche spesso in disaccordo tra loro, un punto di convergenza c' è. Perché se da un lato Veltroni dice che "semmai, in caso di crisi di governo, si cerchino soluzioni capaci di fronteggiare per un breve periodo l' emergenza finanziaria e sociale e di riformare la legge elettorale". Dall' altro, Bersani, ribadisce che la soluzione preferita sarebbe proprio un governo di transizione per cambiare la legge elettorale. Quindi una visione gemella di quella del suo predecessore. DIFFERENZE Le differenze, marcate, invece, vengono fuori nell' ipotesi di elezioni anticipate. Qui Veltroni rivendica la sua esperienza ("il risultato elettorale più importante della storia del riformismo italiano") e ribadisce che "le uniche alleanze credibili, prima e dopo le elezioni, siano quelle fondate su una reale convergenza programmatica e politica". Mentre Bersani ipotizza, sempre in caso di elezioni, una "alleanza democratica per una legislatura costituente" e più avanti specifica che ad allearsi con "le forze progressiste", che nel frattempo dovrebbero aver trovato "la coerenza di un nuovo Ulivo", potrebbero essere anche "le forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale avrebbero un' altra collocazione". Dunque, una legislatura costituente per superare non solo Berlusconi ma anche il "berlusconismo" che veda insieme tutto il centrosinistra più l' Udc, più i Finiani e forse anche la Lega, visto che tra le priorità di questa costituente Bersani cita solo legge elettorale e federalismo. Ecco dunque le proposte Pd in campo: voi che ne pensate? Commentate qui sotto o cliccate qui Scrivete sulla nostra pagina Facebook o cliccate qui Mandateci una e-mail (oggetto NUOVO ULIVO) a unisciti@unita.it o cliccate qui.

Torna all'inizio


Bersani: ora serve un nuovo Ulivo Fassino: ok proposta. Veltroniani tiepidi (sezione: Riforma elettorale)

 

"ilgazzettino.it" del 26-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Pubblicato anche in: "ilmessaggero.it"

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: Verini: il Pd ha perso tempo. L' idea condivisa anche dai Verdi ma Ferrero spiega: il nostro progetto è unire tutta la sinistra.

ROMA (26 agosto) - Addio Unione, sì a "un nuovo Ulivo in cui i partiti del centrosinistra possano esprimere un progetto univoco di alternativa per l' Italia e per l' Europa e mettersi al servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile del Paese". È l' appello del leader del Partito democratico Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd esordisce con un' analisi dell' attuale situazione politica, definendo gli "anni berlusconiani" come caratterizzati da "regressione dello spirito civico e della moralità pubblica, politica ridotta a tifoseria, allargamento del divario tra nord e sud, nessuna buona riforma sui problemi veri dei cittadini". "Il consenso per Berlusconi è ancora largo - osserva -, ma il rapporto fra parole e fatti e fra promesse e realtà diventa sempre più labile anche nella percezione dei ceti popolari". Tempo quindi per il Pd, "come maggiore forza dell' opposizione di indicare una strada che colleghi efficacemente l' iniziativa di oggi alla sfida radicale e dirimente di domani". "Rendendoci disponibili oggi ad un governo di transizione non cerchiamo nè scorciatoie nè ribaltoni - precisa -. Sfidiamo piuttosto la destra a riconoscere la realtà e ad ammettere l' impossibilità di mandare avanti l' attuale esperienza di governo e ad introdurre correttivi, a cominciare dalla legge elettorale, che consegnino lo scettro ai cittadini, per tornare poi in tempi brevi al voto". Subito la bocciatura di Capezzone . "Siamo alle solite. Al di là delle fumisterie, delle formule politiciste, del gioco tutto italiano di cambiare il nome alle cose, Pier Luigi Bersani ripropone la solita vecchia logica, il solito schema stantio, e cioè un' ammucchiata in salsa antiberlusconiana, che unisca tutto e il contrario di tutto". Lo dichiara Daniele Capezzone, portavoce Pdl. Zoggia: progetto per nuova fase. "Siamo di fronte alla fine non di un governo ma alla fine di un' epoca. Questo appare evidente a tutti e, in primo luogo, appare evidente ai cittadini italiani. Un' epoca che in 15 anni non ha prodotto altro che litigiosità, che ha diviso il paese, e che non ha prodotto le riforme necessarie a rilanciare l' economia e a modernizzare lo Stato". Così Davide Zoggia, responsabile enti locali del Pd. Fassino: proposta forte. "Una proposta forte che accelera la costruzione di un' alternativa e indica la via per realizzare una coalizione credibile e in sintonia con le domande del Paese". Così Piero Fassino ha espresso la sua condivisione per il progetto indicato dal segretario Pd Pier Luigi Bersani. Bonelli: inizia nuova stagione politica. "La posizione espressa dal segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani è un fatto molto positivo che apre nuova stagione per il centrosinistra in Italia". Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Si tratta di quello che ci aspettavamo, in termini di assunzione di responsabilità, dal maggior partito del Centrosinistra: si apre la strada non solo per creare un' alternativa al centrodestra che ha messo in ginocchio il Paese ma anche per archiviare, definitivamente, la stagione berlusconiana". Verini: nuovo Ulivo già previsto al Lingotto. "Ho letto la lettera di Bersani e l' ho trovata apprezzabile su due punti: la riaffermazione abbastanza netta del bipolarismo e il richiamo all' Ulivo del ' 96. Ho però un rammarico: il nuovo Ulivo era il progetto del Pd al momento della sua nascita e se il Pd avesse portato avanti con determinazione lo spirito del Lingotto, che era non solo di Veltroni ma di un gruppo dirigente, a 3 anni di distanza e con la crisi drammatica del berlusconismo, forse il nuovo Ulivo ci sarebbe già stato". Così il deputato veltroniano Walter Verini reagisce alla proposta avanzata dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Il deputato Pd apprezza anche il richiamo "all' Ulivo del ' 96 che era la radice del Pd. Dal Lingotto in poi il Pd è sempre stato considerato la prosecuzione naturale del Pd con l' ambizione originaria di raccogliere in sè le culture politiche progressiste e riformiste in un patto di desistenza con Rifondazione". Purtroppo, però, fa capire Verini, il Pd ha perso tempo: "Se quel progetto fosse andato avanti con la determinazione del Lingotto, a 3 anni di distanza forse il nuovo Ulivo ci sarebbe stato e si chiamerebbe Pd". Chiti: bene Bersani. "È giusta la proposta di Bersani di costruire una coalizione fortemente coesa attorno a un programma per l' Italia, che abbia al suo centro un nuovo sviluppo, l' occupazione, un welfare delle uguali opportunità, e non del risarcimento. Una coalizione unita in un unico soggetto politico". Così Vannino Chiti, vice presidente del Senato. Ferrero: nostro progetto è unire tutta la sinistra. "Condivido in pieno la proposta di Bersani di dar vita ad una alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi". Così il segretario nazionale del Prc-Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero, che aggiunge: "Quest' alleanza deve porsi l' obiettivo di uscire definitivamente da questa sciagurata seconda Repubblica e cementarsi attorno alla difesa e al rilancio della Costituzione, al varo di una legge elettorale proporzionale, alla giustizia sociale". "Si tratta dell' unica strada - rimarca Ferrero - per sconfiggere una destra populista antioperaia e pericolosa per la democrazia. Il nostro progetto politico non è un nuovo Ulivo, ma quello di unire tutta la sinistra di alternativa".

Torna all'inizio


Riforma elettorale, il Pd tenta il blitz (sezione: Riforma elettorale)

 

di GIOVANNA CASADIO

 

"La Repubblica" del 27-08-2010

Interni

Pagina: 4

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: Bersani cerca i numeri per cambiare il "Porcellum". In pista il "Mattarellum"   Le reazioni       Bocchino: "Se salta il governo, non per colpa nostra, valuteremo anche la riforma"

ROMA - Il ragionamento è semplice: se c´è uno showdown del berlusconismo, anche la Lega potrebbe essere interessata al cambiamento della legge elettorale. Nella partita politica vera che tra poco riprenderà («Al chiacchiericcio d´agosto io ho voluto sottrarmi, altro che "rapito"...», scherza Bersani) il "pallino" sta qui. L´obiettivo di coalizzare una maggioranza solo sulla legge elettorale è forse meno remoto di quanto non si creda. Questo sarà il tentativo del Pd. Anche se per ora il segretario si mantiene sulle generali, però ha chiesto ai suoi approfondimenti e di studiare nuove ipotesi di riforma che presto metterà sul tappeto e sottoporrà a tutti. I messaggi e i colloqui di ieri - con il leader dell´Udc, Casini; con Tabacci dell´Api; con Di Pietro e soprattutto con Prodi - dopo la strategia democratica annunciata nella lettera a Repubblica vanno tutti in questa direzione. Per chiudere un´epoca, si deve cominciare riscrivendo le regole della rappresentanza. Lo sa benissimo Fini. E Italo Bocchino infatti ammette: «Per noi c´è una maggioranza e un impegno di legislatura a favore del governo Berlusconi. Ma se qualcuno vuole far saltare la legislatura contro la nostra volontà, allora si potrebbe valutare una convergenza non di tipo politico ma mirata a realizzare regole condivise a partire dalla legge elettorale». Insomma, la "sveglia" suonata da Bersani con la proposta di alleanza larga per sconfiggere Berlusconi - «coinvolgendo anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto normale sarebbero collocate altrove» - ha il suo punto di caduta nel cambiamento della legge elettorale. Il leader Udc, Casini lo ha detto e ribadito ieri: «Bene Bersani sul cambiamento della legge elettorale». Luca Montezemolo, aprendo a un governo istituzionale, aveva insistito: «Niente urne adesso ma un governo di scopo che faccia prima la riforma elettorale». Anche Raffaele Lombardo, il "governatore" della Sicilia ieri torna sul tema: «Il sistema è ingessato auspico una vera riforma elettorale». Il nodo è certo quello di mettersi d´accordo su come cambiare la "legge porcata", secondo la definizione sincera del suo ideatore, il leghista Roberto Calderoli. Bruno Tabacci, portavoce dell´Api, il movimento fondato con Rutelli, l´ha ribadito nella telefonata con Bersani: «Caro Pier Luigi le tue proposte mi sembrano serie e valide quanto più si allontanano da quell´idea dell´autosufficienza del Pd. Se a qualcuno piace questo sistema elettorale forzatamente bipolare, in cui non funziona niente, fonte di leaderismo esasperato, si accomodi... ma è come andare avanti con la testa rivolta all´indietro. Il "modello tedesco" è la via d´uscita. Sarebbe un patto di pacificazione, con uno sbarramento al 5%». Proporzionalista è Nichi Vendola. Il leader di "Sinistra ecologia e libertà", pronto alle primarie e a sparigliare nel centrosinistra, non gradisce di essere trascinato in «una disputa oziosa» e rileva soprattutto la rissosità del Pd sull´argomento. Walter Veltroni, si sa, ha lanciato l´allarme proprio sul rischio di abbandonare il bipolarismo. L´uscita ieri di Bersani su Repubblica sancisce il punto di massima distanza con Veltroni. Per tagliare la testa ai contrasti, Pierluigi Castagnetti ha ricordato che la soluzione c´è già ed è il ritorno al Mattarellum. E Di Pietro in un´intervista: «Se sono troppe le proposte di legge elettorale meglio tornare al Mattarellum. Se però c´è una convergenza sul sistema tedesco con sbarramento andiamo a vedere di cosa si tratta».

Torna all'inizio


"Pierluigi un interlocutore affidabile sulle alleanze non escludo nulla" (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Repubblica" del 27-08-2010

Interni

Pagina: 2

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri


Occhiello: L´esempio tedesco   Il governo tira a campare   Riforma elettorale   Il leader Udc Casini considera "importante" la lettera del segretario democratico. "Ora non si può dire di più"
Sottotitolo: In condizioni normali sarei alternativo al Pd, ma non c´è normalità politica. La Merkel, ad esempio, in Germania ha a lungo collaborato coi socialisti.

ROMA -Sul futuro non si sbilancia, non dice esplicitamente di sì a quella «Alleanza per la democrazia» lanciata da Pierluigi Bersani nella lettera di ieri a Repubblica. Ma è chiara l´attenzione con cui Pier Ferdinando Casini guarda al progetto lanciato dal segretario democratico. Un´operazione che ha molti punti di contatto con la strategia immaginata a via della Scrofa. Bersani archivia l´esperienza dell´Unione e immagina un nuovo Ulivo perno di un´alleanza più larga per sconfiggere Berlusconi. Ha letto la proposta? «L´ho letta attentamente. E ritengo importante che il Pd, tramite il suo segretario, si stia assumendo la responsabilità di guidare una riorganizzazione del campo della sinistra democratica. E' un impegno funzionale a dare maggior ordine alla politica italiana e, per quanto riguarda le forze dell´opposizione, a rendere più chiari i rapporti politici». La premessa del discorso di Bersani è anche il rifiuto di tornare a votare con il Porcellum... «Anche qui, è pienamente condivisibile l´idea che non si possa tornare alle urne prima di aver riscritto una legge elettorale con l´obiettivo di restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri parlamentari. Che cinque oligarchi di partito - e io mi metto tra questi - decidano in solitudine l´intera rappresentanza parlamentare è un´indecenza cui va posta fine». Bene, allora si può immaginare l´alleanza tra voi e il nuovo Ulivo a trazione Pd? «Alleanza? Piano. Il nostro compito è un altro, parallelo a quello di Bersani. A noi spetta di riorganizzare un´area di centro che si rivolge a un altro pezzo d´Italia. Sarà il cammino politico e - è inutile nascoderselo - anche gli atti della maggioranza, a sciogliere il nodo delle possibili alleanze. Altro adesso non si può dire. Ma intanto è una buona cosa che il Pd si assuma la responsabilità di organizzare quel campo e noi, in parallelo, di riorganizzare il centro moderato e riformista». Quindi al momento non escludete nulla? «In condizioni di normalità politica la mia collocazione in Europa sarebbe alternativa a quella del Pd. Ma, appunto, in una situazione di normalità politica, sia italiana che internazionale, che adesso non c´è. Ad esempio, ricordo che Angela Merkel in Germania ha collaborato con i socialisti a lungo e il governo attuale, basato su un´alleanza fra Cdu e i liberali, sembra stia facendo rimpiangere quello di prima». Con Bersani ha discusso della proposta di Alleanza democratica? «Bersani è un interlocutore affidabile e serio, con lui c´è un dialogo continuativo e quasi quotidiano. Senza nasconderci le diversità». Intanto il vertice a villa Campari tra Berlusconi e Bossi sembra aver archiviato sia l´ipotesi di allargamento della maggioranza all´Udc, sia le elezioni anticipate. Come lo valuta? «A parte il solito teatrino della politica, il vertice lo considero in maniera molto positiva. Si è liquidata finalmente la scorciatoia delle elezioni anticipate, un falso tema che ha impegnato l´estate e che sarebbe stata una prova di assoluta irresponsabilità, vista la crisi internazionale e i rischi cui avrebbe sottoposto l´Italia». Ma i leghisti hanno anche fatto valere il loro veto al vostro ingresso al governo... «L´ipotesi di un´alleanza diversa, con noi al governo, non è mai stata in discussione. Ognuno resterà nel posto dove lo hanno collocato gli elettori, chi al governo e chi all´opposizione. A Berlusconi l´ho detto anche in privato: chi ha vinto le elezioni ha il dovere di governare senza tirare a campare». E voi resterete all´opposizione? «Noi continueremo sulla linea di opposizione responsabile che abbiamo scelto fin dall´inizio della legislatura e che si sta dimostrando sempre più seria ed efficace: voteremo le leggi giuste, quelle fatte nell´interesse del Paese e contrasteremo duramente le altre». (f. bei)

Torna all'inizio


Il Consiglio riprende l´attività in anticipo pronta la riforma (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Repubblica (ed. Bari)" del 27-08-2010

Bari

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: Il presidente Introna illustra l´agenda dei lavori.

Ritorna in attività il Consiglio regionale della Puglia, in anticipo sulla data che fissa al 16 settembre la ripresa della sessione autunnale. L´Ufficio di Presidenza ha tenuto la prima riunione, «decidendo innanzitutto - ha reso noto il presidente Onofrio Introna - di convocare martedì 7 settembre la conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari e il governo, per fissare il calendario delle sedute del Consiglio». Di rilievo un´altra decisione condivisa dall´Ufficio di Presidenza, nel quale il presidente è affiancato com´è noto da due vicepresidenti e due consiglieri segretari in rappresentanza delle forze politiche di maggioranza e minoranza. L´organismo predisporrà una proposta di legge di modifica del regolamento consiliare interno, «per apportare le modifiche utili a rendere più snello il lavoro dell´Assemblea regionale - ha spiegato Introna - e per dare risposte in termini di celerità dei lavori, sempre nel rispetto dei ruoli tra maggioranza e opposizione». La bozza del testo di legge sarà portata prima possibile all´attenzione dell´Aula per poter essere approvata entro la fine dell´anno. In precedenza, dovrà essere esaminata dalla commissione affari istituzionali: «Siamo tutti impegnati a garantire l´avvio dell´attività di una commissione impegnata a scogliere i nodi della macchina istituzionale - ha osservato il presidente del Consiglio regionale - abbiamo la necessità, tra gli interventi più urgenti, di rendere coerenti lo Statuto e la legge elettorale e di rivedere quest´ultima risolvendo in maniera inequivoca il numero dei consiglieri da eleggere». Non ultima in ordine di priorità, l´esigenza, sottolinea il presidente Introna, «di ridurre il numero dei componenti del Consiglio regionale, scendendo per ipotesi da 70 a 60, anche per dare una risposta concreta ai costi della politica». (red.cro.)

Torna all'inizio


"Ora bisogna programmare la mobilità" (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Repubblica (ed. Palermo)" del 27-08-2010

Palermo

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: Pellegrino: servono interventi sul traffico.

«Per opere come il tram e il passante bisogna fare il tifo perché possono cambiare in modo significativo la vita dei palermitani». Maurizio Pellegrino, consigliere comunale del Pd ed ex responsabile del settore trasporti della Cgil, è uno sponsor delle grandi opere in corso di realizzazione ma non senza perplessità. Pellegrino passante e tram cambieranno davvero la mobilità in città? «Possono cambiarla a patto che siano inserite in un contesto più ampio di assetto urbanistico. Ma su questo non c´è alcuna programmazione: basti pensare che il Comune ha trasferito la gran parte dei suoi uffici in via Ausonia, mentre la Regione ha annunciato che molti assessorati verranno spostati in viale Campania. Così non funziona: o tram e passante diventano il centro della mobilità cittadina oppure sono una occasione sprecata». Di chi è la responsabilità? «Della politica: Cammarata ha puntato la sua campagna elettorale proprio sulle grandi opere che, per la verità, erano già partite sotto l´era Orlando. Ma dopo le elezioni se n´è disinteressato. Il Piano urbano del traffico, per esempio, non le contempla. Il risultato? La città è fredda nei confronti dei lavori. Nota solo i disagi e non le potenzialità». Qual è, secondo lei, l´opera più importante? «Il passante, una sorta di Rer parigina, è l´architrave di un sistema che comunque deve essere integrato». sa. s.

Torna all'inizio


Regole nuove sulla democrazia sindacale (sezione: Riforma elettorale)

 

di Michel Martone

 

"Il Sole 24 Ore" del 27-08-2010

IN PRIMO PIANO

Pagina: 2

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: INTERVENTO

N onostante le tensioni e le polemiche suscitate dall' accordo di Pomigliano, tutti, anche la Cgil, sono ormai d' accordo sul fatto che nel nostro paese c' è un disperato bisogno di regole sulla democrazia sindacale. Perché non si può affrontare la competizione globale con un sistema di relazioni industriali che, per funzionare, ha bisogno dell' unanimità dei sindacati confederali perché consente alle minoranze di vanificare, con scioperi e contenziosi seriali, le scelte dell' azienda accettate dalla maggioranza dei lavoratori. Per questo, già con la sottoscrizione del Protocollo del 23 gennaio 2009, tutte le parti sociali, con l' eccezione della sola Cgil, si erano assunte l' importante compito di individuare un quadro di regole chiare sulla rappresentanza per affermare nelle aziende, come nelle relazioni industriali, il principio democratico. Ovvero l' elementare regola secondo la quale le decisioni prese dalla maggioranza vincolano anche la minoranza. Purtroppo, però, di fronte a questo importante compito, i sindacati si sono ben presto divisi sulla base di due diverse visioni della democrazia. La prima di queste concezioni è quella che può essere definita partecipativa e trova il consenso della Cisl e della Uil. La seconda è di marca più prettamente assembleare ed è portata avanti dalla Fiom e forse dalla Cgil. La prima proposta, che peraltro incontra anche il favore di Governo e parti sociali, si ispira al modello della democrazia rappresentativa. In base a questa concezione i lavoratori, attraverso l' elezione, attribuiscono agli eletti il mandato a rappresentarli; ricevuto il mandato gli eletti trattano, eventualmente proclamando scioperi, ma poi, quando i sindacati che rappresentano la maggioranza dei lavoratori sottoscrivono il contratto collettivo aziendale, tutti i lavoratori dell' azienda sono obbligati a rispettarlo. Si tratta di un sistema coerente con la Costituzione che ha peraltro il pregio, soprattutto in un momento di sacrifici economici come quello in cui ci troviamo, di consentire a chi governa le aziende e a chi rappresenta i lavoratori di prendere scelte difficili, come ad esempio quella di aumentare la flessibilità oraria, senza dover necessariamente sottoporre ogni volta quella scelta ad un referendum. A questo modello se ne contrappone un altro, a dire il vero portato avanti dalla sola Fiom con un disegno di legge ad iniziativa popolare, che invece predilige la democrazia cd. assembleare. In base a questo modello, ci dovrebbero essere due fasi di confronto con i lavoratori. Una prima, di carattere elettorale, quando votano le loro rappresentanze, e una seconda, referendaria, nella quale i lavoratori sono chiamati a ratificare ex post i contratti collettivi sottoscritti dai sindacati eletti. Un bagno elettorale che, per realizzare la democrazia assembleare nelle aziende, rischia di paralizzarle e di comprometterne la capacità di competere sui mercati internazionali. Perché rimette ogni scelta a un doppio confronto elettorale che, da un lato, comporta un grave dispendio di tempo, dall' altro, deresponsabilizza i sindacati e, in ogni caso, compromette le possibilità di programmare l' attività aziendale, come è indispensabile per ogni impresa che voglia essere competitiva. Ora mi chiedo. Se siamo chiamati a competere con modelli di impresa di marca autoritaria come quelli che si sono affermati nei paesi in via di sviluppo dove, come in Cina, tutte le scelte dell' imprenditore sono assolutamente libere perché il sindacato a malapena esiste, come possiamo pensare di poterli efficacemente contrastare adottando un sistema di democrazia sindacale che espone scelte vitali per le aziende, prima ad estenuanti trattative con i sindacati e poi all' incerto esito di referendum che consentono ogni volta ai lavoratori di sconfessare i contratti sottoscritti dai sindacati? Forse anche la Fiom dovrebbe prendere atto che, di fronte alla competizione globale, il vero rischio per la democrazia, anche quella industriale, è che l' assemblearismo degeneri nell' anarchia o, peggio, nella paralisi. Perché in definitiva, come afferma la nostra stessa Costituzione, la democrazia serve proprio a questo. A far sì che la voce della maggioranza sia in grado di tradursi in decisioni concrete che, seppure possono richiedere alcuni sacrifici, sono in grado di garantire un futuro a tutti. Ordinario di Diritto del Lavoro © RIPRODUZIONE RISERVATA L' OSTACOLO Non si può puntare alla competizione globale con un sistema di relazioni industriali basato sull' unanimità SINDACATI DIVISI Due visioni in campo: Cisl e Uil puntano a un modello partecipativo, assembleare per la Cgil.

Torna all'inizio


DAL MAIALE AL PORCELLUM (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Messaggero" del 27-08-2010

PRIMOPIANO

Pagina: 4

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: Contro le moschea la mossa del suino E la "porcata" sulla legge elettorale.

DAL MAIALE AL PORCELLUM Contro le moschea la mossa del suino E la "porcata" sulla legge elettorale.

Torna all'inizio


Anche negli Usa scoprono Acqui città turistica Un piccolo gruppo a giugno, uno più consistente a luglio. "Cominciano a conoscerci oltre oceano" (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Stampa (ed. Alessandria)" del 27-08-2010

ALESSANDRIA

Pagina: 53

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: FLUSSI. I DATI DEGLI ULTIMI TRE MESI.
Sottotitolo: Un piccolo gruppo a giugno, uno più consistente a luglio. "Cominciano a conoscerci oltre oceano"

[FIRMA]GIAN LUCA FERRISE ACQUI TERME Dagli Usa nella città termale. Tra i molti turisti che durante i mesi estivi hanno fatto tappa all' ombra della Bollente provenienti da varie nazioni c' è stato anche un nutrito gruppo di cittadini statunitensi. «Una novità per Acqui - ha commentato ieri l' assessore al turismo Anna Maria Leprato -. Significa che il nome della nostra città inizia a circolare anche oltreoceano». C' è stata di recente un' intensa attività di promozione attraverso le principali reti televisive che hanno scelto Acqui per la registrazione di una serie di programmi. «Dopo il successo delle Velone su Canale 5, anche la Rai ha fatto tappa qui con la registrazione a Villa Ottolenghi di due puntate di Capotavola». A questo si sono aggiunti brevi spot sulle Reti Mediaset. Ma veniamo ai dati. Nel mese di giugno gli accessi all' Ufficio informazioni turistiche di palazzo Robellini sono stati in totale 845. Di questi 480 sono stati i turisti italiani; 120 quelli provenienti dalla Germania e dalla Svizzera; 110 dell' Olanda e dei Paesi del Nord Europa; 60 dalla Gran Bretagna; 50 dal Belgio e dalla Francia e 15 appunto dagli Usa. Le cose sono andate meglio a luglio con 1275 presenze. I turisti italiani sono stati 550, dall' Olanda e dal Nord Europa arrivati in 320 (a conferma della riscoperta di Acqui Terme per chi proviene dai Paesi Nordici). In aumento i turisti della Gran Bretagna (90) e anche quelli da Germania e Svizzera: 170 presenze. Buona anche a luglio la presenza di turisti provenienti da Belgio e Francia: 95. I cittadini statunitensi sono saliti a 35. E hanno fatto capolino anche otto turisti maltesi. Dall' inizio del mese di agosto a oggi le presenze sono state 1400. In aumento rispetto i turisti italiani (600 unità), mentre una conferma c' è stata anche da parte di olandesi, norvegesi e svedesi. I tedeschi e gli svizzeri sono stati 120, dal Regno Unito sono arrivati in 95, belgi e francesi 90. Si è contato anche qualche giapponese, qualche polacco, qualche cittadino greco e qualche gallese. Le richieste rivolte agli operatori dello sportello Iat hanno riguardato in particolare, i luoghi da visitare ad Acqui Terme e nel circondario, le strutture ricettive, quali gli alberghi, i Bed & Breakfast, gli agriturismi e gli appartamenti, la possibilità di connettersi a Internet, la dislocazione di negozi, supermercati e biblioteca. Numerose anche le telefonate per informazioni: circa 300 solamente a giugno e luglio. In costante aumento le richieste d' informazioni formulate via posta elettronica.

Torna all'inizio


BERLINO - Le Pomigliano d' Arco di Germania sono tante. Dagli stabilimenti Volkswagen di Wolfsburg, che già anni fá hanno rinunciato alla ... (sezione: Riforma elettorale)

 

di WALTER RAUHE

 

"Il Messaggero" del 27-08-2010

PRIMOPIANO

Pagina: 3

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri

BERLINO - Le Pomigliano d' Arco di Germania sono tante. Dagli stabilimenti Volkswagen di Wolfsburg, che già anni fá hanno rinunciato alla delocalizzazione all' estero della produzione del nuovo modello Touran ottenendo in cambio dal sindacato IG Metall l' appoggio per il programma 2500x5000 (2500 euro lordi in cambio del mantenimento di 5mila posti di lavoro in Germania), al leader tedesco del settore delle casseforti e dei sistemi di sicurezza Melsmetall che ha deciso di concentrare la produzione a Melsungen, richiudendo i suoi stabilimenti in Polonia ed Ungheria inaugurati appena sei anni fà. Produrre in Germania è di nuovo nel trend, e può essere anche conveniente e concorrenziali come dimostrano i casi della Volkswagen e della Melsmetall. Due esempi che non rappresentano certo solo delle eccezioni, ma che rispecchiano una realtà industriale che in Germania viene sperimentata ormai fin dall' ultimo dopoguerra e che comunemente viene anche definita come "modello Renano". Un modello basato sulla co-gestione e non sullo scontro tra datori di lavoro e sindacati, sul consenso invece che sul dissenso e che nel settore automobilistico ha portato ai suoi risultati più evidenti. Le rappresentanze sindacali e i consigli di fabbrica siedono così nello stesso consiglio di sorveglianza e d' amministrazione di multinazionali dell' auto come Volkswagen, BMW o la stessa Porsche. "Lavoratori" e "padroni" pianificano assieme non solo i contratti di lavoro, ma i piani di produzione, gli orari di lavoro, la scadenza dei turni, lo sviluppo di nuovi modelli, la qualità e i controlli del prodotto. L' influenza e il potere del sindacato metalmeccanico IG-Metall e dei rispettivi consigli di fabbrca all' interno degli stabilimenti è dunque notevole anche se a sua volta è un risultato di lunghe lotte e conquiste, tanto che non sempre si può parlare di una "pace sociale" di fatto. "La situazione di partenza di molti lavoratori italiani, non è certo paragonabile a quella quì da noi", spiega però il sindacalista della IG Metall e membro del consiglio di fabbrica della Volkswagen di Wolfsburg Francesco Garippo. "Quando Marchionne o la confindustria indicano nel modello tedesco un esempio da seguire, si dimenticano spesso di precisare però che qui da noi gli operai guadagnano molto di più rispetto all' Italia, che i turni di lavoro settimanali sono inferiori, le pause più lunghe e così via". "Senza l' assenso del consiglio di fabbrica a Wolfsburg non può ad esempio essere assunto o licenziato nessuno, venir fatta alcuna ora di straordinario o, col nuovo ddl del governo Merkel per la tutela della privacy, installata nessuna telecamera a circuito chiuso nelle fabbriche o nei magazzini", precisa Garippo. "E' davvero questo quello che vuole Marchionne per Pomigliano?". Al tempo stesso però la disponibilità alla cooperazione e ai compromessi da parte dei sindacati tedeschi è a volte davvero spiccata. Nei recenti piani di salvataggio messi a punto alla Opel, il consiglio di fabbrica è arrivato ad appoggiare tagli salariali fino al 30% lasciando invariati gli orari di lavoro. RIPRODUZIONE RISERVATAr.

Torna all'inizio


FRANCA GIANSOLDATI RIMINI - Dall' applausometro del Meeting la riforma della giustizia, cavallo di battaglia del governo Berlusconi, sembra sia ... (sezione: Riforma elettorale)

 

di dal nostro inviato

 

"Il Messaggero" del 27-08-2010

PRIMOPIANO

Pagina: 5

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri

FRANCA GIANSOLDATI RIMINI - Dall' applausometro del Meeting la riforma della giustizia, cavallo di battaglia del governo Berlusconi, sembra sia davvero nelle corde del popolo di cielle. «Andremo avanti col processo breve» annuncia il ministro Angelino Alfano riscontrando spontanei consensi dalla platea. Il significato politico che si cela tra le righe dell' intervento del Guardasigilli, a proposito della realizzazione del processo breve, va ben al di là della riduzione delle lungaggini giudiziarie, poiché implica far salva quella norma transitoria che consentirebbe di far cadere i processi in corso che oltrepassano per eccesso una determinata soglia temporale, e che, dunque, riguarderebbero anche i processi a carico del premier. Il piede sull' acceleratore è d' obbligo, tenuto conto che a dicembre la Corte Costituzionale deciderà se bocciare il Legittimo impedimento . La tenuta della maggioranza e la quadratura coi finiani, dunque, si misurerà anche su questo terreno. Il ministro Alfano va dritto per la sua strada e spiega che la riforma serve per rendere il sistema meno farraginoso, meno costoso, più efficiente. «Bisogna fare attenzione agli sprechi» dice, facendo leva su una preoccupazione che sta a cuore alla gente in un momento di crisi generale. «Non si farà però sotto dettatura dell' Anm». Strappa altri applausi mentre spiega che si può intervenire sulla seconda parte della Costituzione «non con una finalità ritorsiva ma per garantire una giustizia efficiente e una magistratura più credibile». Non mancano lamentele per le zeppe che le lobby dei magistrati gli mettono qui e là: «Il giudice dovrebbe essere, oltre che apparire, equo ed imparziale e dovrebbe pagare se sbaglia, come succede per i medici e gli ingegneri». Alfano fa notare altre anomalie del sistema Italia, ricorrendo a paragoni esteri. L' ex primo ministro israeliano Olmert da indagato si dichiarò fiero di appartenere al suo Paese: «Non mi risulta, infatti, che in Israele ci sia una parte politicizzata della magistratura che indaga sempre lo stesso personaggio politico; nè che vi siano giudici che firmano appelli contro leggi votate dal Parlamento; che scrivano libri su progetti di legge ancora pendenti in Parlamento». Lo stesso succede in America. Il presidente Obama può criticare la sentenza della Corte sulle staminali, mentre «se in Italia lo facciamo noi, diventa un attentato alla democrazia». Sul palco, accanto a lui, siede l' ex magistrato Violante che gli tende la mano. RIPRODUZIONE RISERVATA.

Torna all'inizio


Ora i democratici sognano il blitz Bersani vuole affossare il "Porcellum" (sezione: Riforma elettorale)

 

"larepubblica.it" del 27-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: Il segretario Pd cerca i numeri per cambiare l' attuale sistema di voto. In pisa il "Mattarellum", in vigore dal 1994 al 2006, o il sistema tedesco. Bocchino: "Se salta il governo, non per colpa nostra, valuteremo anche la riforma"

ROMA - Il ragionamento è semplice: se c' è uno showdown del berlusconismo, anche la Lega potrebbe essere interessata al cambiamento della legge elettorale. Nella partita politica vera che tra poco riprenderà ("Al chiacchiericcio d' agosto io ho voluto sottrarmi, altro che "rapito"...", scherza Bersani) il "pallino" sta qui. L' obiettivo di coalizzare una maggioranza solo sulla legge elettorale è forse meno remoto di quanto non si creda. Questo sarà il tentativo del Pd. Anche se per ora il segretario si mantiene sulle generali, però ha chiesto ai suoi approfondimenti e di studiare nuove ipotesi di riforma che presto metterà sul tappeto e sottoporrà a tutti. I messaggi e i colloqui di ieri - con il leader dell' Udc, Casini; con Tabacci dell' Api; con Di Pietro e soprattutto con Prodi - dopo la strategia democratica annunciata nella lettera a Repubblica vanno tutti in questa direzione. Per chiudere un' epoca, si deve cominciare riscrivendo le regole della rappresentanza. Lo sa benissimo Fini. E Italo Bocchino infatti ammette: "Per noi c' è una maggioranza e un impegno di legislatura a favore del governo Berlusconi. Ma se qualcuno vuole far saltare la legislatura contro la nostra volontà, allora si potrebbe valutare una convergenza non di tipo politico ma mirata a realizzare regole condivise a partire dalla legge elettorale". Insomma, la "sveglia" suonata da Bersani con la proposta di alleanza larga per sconfiggere Berlusconi - "coinvolgendo anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto normale sarebbero collocate altrove" - ha il suo punto di caduta nel cambiamento della legge elettorale. Il leader Udc, Casini lo ha detto e ribadito ieri: "Bene Bersani sul cambiamento della legge elettorale". Luca Montezemolo, aprendo a un governo istituzionale, aveva insistito: "Niente urne adesso ma un governo di scopo che faccia prima la riforma elettorale". Anche Raffaele Lombardo, il "governatore" della Sicilia ieri torna sul tema: "Il sistema è ingessato auspico una vera riforma elettorale". Il nodo è certo quello di mettersi d' accordo su come cambiare la "legge porcata", secondo la definizione sincera del suo ideatore, il leghista Roberto Calderoli. Bruno Tabacci, portavoce dell' Api, il movimento fondato con Rutelli, l' ha ribadito nella telefonata con Bersani: "Caro Pier Luigi le tue proposte mi sembrano serie e valide quanto più si allontanano da quell' idea dell' autosufficienza del Pd. Se a qualcuno piace questo sistema elettorale forzatamente bipolare, in cui non funziona niente, fonte di leaderismo esasperato, si accomodi... ma è come andare avanti con la testa rivolta all' indietro. Il "modello tedesco" è la via d' uscita. Sarebbe un patto di pacificazione, con uno sbarramento al 5%". Proporzionalista è Nichi Vendola. Il leader di "Sinistra ecologia e libertà", pronto alle primarie e a sparigliare nel centrosinistra, non gradisce di essere trascinato in "una disputa oziosa" e rileva soprattutto la rissosità del Pd sull' argomento. Walter Veltroni, si sa, ha lanciato l' allarme proprio sul rischio di abbandonare il bipolarismo. L' uscita ieri di Bersani su Repubblica sancisce il punto di massima distanza con Veltroni. Per tagliare la testa ai contrasti, Pierluigi Castagnetti ha ricordato che la soluzione c' è già ed è il ritorno al Mattarellum. E Di Pietro in un' intervista: "Se sono troppe le proposte di legge elettorale meglio tornare al Mattarellum. Se però c' è una convergenza sul sistema tedesco con sbarramento andiamo a vedere di cosa si tratta".

Torna all'inizio


«L' Italia ora deve decidere: è il momento di cambiare» (sezione: Riforma elettorale)

 

di Corriere Della Sera

 

"Corriere della Sera" del 27-08-2010

PRIMO PIANO

Pagina: 3

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri


Sottotitolo: Duggan: serve una leadership e vera meritocrazia.

?? Occorre saper guardare in faccia la realtà, dare risposte oneste a domande difficili e scomode ?? Il Paese ha bisogno di uomini con vero senso dello Stato, in grado di coalizzare intorno a obiettivi comuni MILANO - Ci guarda da fuori, da Londra: ma da uomo che conosce e ama «profondamente» il nostro Paese. Ci guarda non da economista, né da politico, meno ancora da tifoso di questa o quella squadra: è uno storico e il nome Sergio Marchionne, per lui, è solo quello di un grande manager internazionale. Ha appena letto il discorso del numero uno Fiat ai giovani del Meeting di Rimini. E da storico - dell' Italia: è docente e direttore del Center for the Advanced Study of Italian Society all' università di Reading - Christopher Duggan fa l' immediato parallelo. Fiat «possibile emblema, in positivo», del Paese, sì: perché «è un salto culturale la vera sfida di Marchionne. Lui in azienda l' ha applicato, e ha funzionato. Ora lo propone al "sistema", che in tempi di crisi come quelli che stiamo tutti vivendo ne avrebbe bisogno più che mai». Il problema, aggiunge Duggan, alla fine è però uno solo. Sempre lo stesso: «Servirebbe una leadership. In Fiat c' è. Nel Paese, ho guardato bene ma - e lo dico con tristezza - non la vedo». Può arrivare, però, professore. Quando Marchionne sbarcò al Lingotto nessuno lo conosceva, nessuno ci credeva, nessuno avrebbe scommesso un euro sul non fallimento. «E' vero. Ma per ripetere lo stesso percorso occorre un' analisi della realtà, occorre affrontare i problemi, occorre saper mettere a nudo le verità e saper dare risposte oneste a domande difficili, pesanti, scomode. Quando vengo in Italia non vedo niente di tutto questo. Nemmeno nei dibattiti». Mentre Marchionne, «scomodo», sa sicuramente esserlo. Ieri ha scattato questa fotografia: «Una struttura immobile, chiusa in se stessa, senza più voglia di competere e confrontarsi con il resto del mondo». Parlava della Fiat trovata sei anni fa, ma per avvertire: «Questo purtroppo è il rischio che corre anche il nostro Paese». Lei sembra condividere. «Quel rischio è comune a molti Paesi europei, negli anni della grande crisi il problema non è solo vostro. Però, purtroppo, per l' Italia sarà più difficile. Per la Gran Bretagna, per esempio, lo spartiacque sono stati gli anni Ottanta. Per voi avrebbero potuto esserlo gli anni Novanta: guardando a Mani Pulite, anche da fuori, la sensazione era che qualcosa stesse cambiando sul serio, che il terremoto non fosse solo politico ma morale. Invece abbiamo scoperto che il cambiamento culturale in realtà non c' era stato. Anzi, le cose sono peggiorate. Avevate uomini come Giovanni Falcone. Avevate persone con senso dello Stato e leadership. Ed eravate un popolo che la voglia di cambiare l' aveva». Forse l' abbiamo ancora. «Non per caso, credo, Marchionne si è rivolto ai giovani. E non a caso ha citato Machiavelli». Che normalmente è sinonimo di furbizia e opportunismo. «E invece lui ha citato quello più autentico: "Il ritorno del principio è spesso determinato dalla semplice virtù di un uomo". E' questo il messaggio che ha lanciato, e non parlava di sé. Mi chiede se sono i giovani, la speranza? Sì, ma bisognerebbe offrire loro qualcosa. Una visione, una prospettiva. Qui a Londra ho tanti studenti italiani. Brillantissimi. In gamba. E delusi: in Italia non vogliono tornare». Quando glielo dicono lei che cosa risponde? «Che cosa vuole rispondere? Pensi solo alla meritocrazia». E' un problema, anche, di schemi? Qui, intorno alle mosse di Marchionne, si sono create due tifoserie: chi lo dipinge come eroe, chi come killer di diritti. Ma se ne fa una questione ideologica mentre, dice lui, l' ideologia non c' entra nulla, anzi: «Finché non ci lasciamo alle spalle i vecchi schemi non ci sarà spazio per vedere nuovi orizzonti». «Appunto. Ma lui è cresciuto all' estero, conosce l' importanza del confronto e del mercato. E, di nuovo, della meritocrazia. Che deve iniziare sempre dal "capo", un "capo" che possa trasmettere e ispirare nella gente i valori veramente liberali e collettivi su cui va costruita una democrazia rappresentativa moderna. Marchionne si è comportato da leader e perciò ce l' ha fatta. Più difficile trasferire il discorso sul Paese. Da anni non avete uomini in grado di coalizzare le persone intorno a un obiettivo comune, con il senso pieno dello Stato». Quanto c' entra l' ideologia? Dice Marchionne: «Non siamo più negli anni Sessanta, non è possibile gettare le basi del domani continuando a pensare che ci sia una lotta tra capitale e lavoro, "padroni" e "operai"». Perché qui questi schemi resistono più che altrove? «Resistono anche in Francia, o in Gran Bretagna. Ma c' è forse più senso della realtà. E se non si acquista quello, allora davvero è difficile che qualcosa cambi». La risposta può essere il «patto sociale» riproposto ieri? «Può, certo. Ma torniamo lì: servirebbero leader».

Torna all'inizio


«Il leader? Ci serve un Prodi del terzo millennio» (sezione: Riforma elettorale)

 

di Corriere Della Sera

 

"Corriere della Sera" del 27-08-2010

PRIMO PIANO

Pagina: 9

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: Giuseppe Fioroni: il Pd non rinunci a rappresentare i moderati e i cattolici.

ROMA - Giuseppe Fioroni fu democristiano, popolare, dirigente della Margherita. Oggi, punto di riferimento dei cattolici dentro il Pd. Sulla proposta di Bersani di «nuovo Ulivo» più «alleanza democratica», è soddisfatto e preoccupato. Soddisfatto perché? «La riflessione di Bersani è interessante. Tutti nel partito condividiamo che si deve andare oltre il berlusconismo e che serve un governo per l' emergenza sociale». Cosa la preoccupa? «Vedo ancora il rischio che il Pd diventi un contenitore della sinistra progressista, rinunciando a rappresentare moderati e cattolici e affidando questo compito ad alleati futuri, come l' Udc di Casini». Ci sono nel progetto di Bersani punti di convergenza con quello di Veltroni? «L' urgenza di alleviare il disagio sociale e anche il profilo riformatore». Con la sua «Lettera al Paese», Walter Veltroni si è candidato a leader del centrosinistra e i cattolici del Pd lo sosterranno? «Non credo che Walter abbia scritto per candidarsi. L' obiettivo è dare un contributo per far vincere il Pd». I cattolici del partito condividono la sostanza delle parole di Veltroni? «Sì. La priorità è che Berlusconi si dimetta. Poi si deve fare un governo di responsabilità nazionale». Veltroni propone, se c' è la crisi, un governo per fronteggiare l' emergenza e per riformare la legge elettorale. «Prima di votare, si deve realizzare la riforma del fisco, si devono sostenere famiglie e imprese, va impedito lo sfascio di università e scuola, e avviato un federalismo solidale. Infine, si può affrontare la riforma elettorale». Chi dovrebbe partecipare a questo governo di emergenza? «Tutti quelli che antepongono il problema Italia al tornaconto personale o di partito». Poi, secondo Veltroni, si dovrà andare alle elezioni con uno schieramento basato su un programma comune, senza sante alleanze o patti col diavolo. «Il Pd deve preparare un programma di innovazione e crescita. Poi, secondo passo, cercare i compagni di viaggio». Casini e anche Vendola, Di Pietro? «E' fondamentale cancellare il ricordo del governo Prodi del 2006: risultati straordinari, ma grande litigiosità. Stavolta occorre infondere la certezza che il progetto sarà realizzato. La terza tappa sarà trovare la guida della coalizione». Nomi che circolano: Bersani, Veltroni, Chiamparino, Vendola... «Prima tutti assieme dobbiamo cercare di individuare un "Prodi del terzo millennio". Un uomo che sappia parlare all' Italia profonda e laboriosa, a commercianti, artigiani, coltivatori diretti, cooperatori, professionisti». Se questo tentativo fallisse? «Se non riusciamo, si applica lo statuto del partito: il candidato Pd alle primarie è il segretario Bersani». C' è sempre la tentazione dei cattolici di lasciare il Pd? «Il Pd esiste finché ci sono dentro i moderati e i cattolici, elemento fondante del partito. Lavoriamo piuttosto per accogliere moderati e cattolici che lasceranno la destra, stretti fra il martello di Bossi e l' incudine di Fini».

Torna all'inizio


Bersani e l' alleanza «a due cerchi» «Berlusconi pensi alle sue risse» (sezione: Riforma elettorale)

 

di Corriere Della Sera

 

"Corriere della Sera" del 27-08-2010

PRIMO PIANO

Pagina: 9

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: «Nuovo Ulivo, poi patto più ampio». Casini: bene. Di Pietro: prima le urne.

FERRARA - Bersani viene qui, in Emilia, a spiegare meglio il suo disegno. Pontelagoscuro di Ferrara, Reggio, stasera Ravenna, davanti a tutti emiliani come lui. Il segretario del Pd vuole un «nuovo Ulivo», che metta assieme le forze progressiste (dall' Ulivo di Prodi e Veltroni, nel ' 96, Rifondazione era fuori). E vuole un' «alleanza democratica» con questo Ulivo e con le forze contrarie al berlusconismo e preoccupate per la democrazia. Per fare un governo d' emergenza e anche per un patto elettorale. «Doppio cerchio», lo ha chiamato ieri il segretario. E se l' Ulivo rinnovato si può pensare con Pd, Di Pietro, Vendola, socialisti e pezzi di società civile, l' «alleanza» si allarga all' Udc di Casini, ad aree come quella rappresentata da Montezemolo. Fino a Gianfranco Fini? «Tutti quelli che...», ha risposto il segretario e voleva dire sì, fino anche a Fini, se ci sta a portare fuori l' Italia dalla deriva populista di Berlusconi. E al presidente del Consiglio, che lo accusa di rilanciare «ammucchiate da Prima repubblica», Bersani risponde così: «E' lui che pretende di governare con una compagnia che si insulta e si manganella tutti i giorni. La sua è un' ammucchiata». Bersani arriva sotto il sole di Pontelagoscuro direttamente dalle ferie sarde, asciutto e abbronzato. Nel viaggio in macchina da Roma ha preso mentalmente nota dei consensi arrivati alla sua proposta politica. Gli uomini del suo schieramento e quelli del vicesegretario Letta, e Rosy Bindi, certo, ma anche ex segretari un tempo distanti come Franceschini e Fassino. Un partito alla vigilia dell' autunno tornato quasi compatto. Se si fa eccezione per Giuseppe Fioroni, rappresentante dei cattolici popolari, che t e me l' emarginazione della componente moderata dal« nuovo Ulivo». E se si eccettua Walter Veltroni, che martedì sul Corriere si era pronunciato per un Pd alleato solo con chi sottoscrive un programma comune e contro «sante alleanze». Quali differenze restano fra il suo percorso e quello di Veltroni? Bersani (che a Tremonti dice che «farebbe meglio a citare meno Berlinguer e a rispettare la 626», la legge sulla sicurezza definita «un lusso») riflette e risponde: «Credo che attorno alla mia proposta del "doppio cerchio" si possa riconoscere tutto il partito». Sia Veltroni sia Bersani pensano che se ci sarà la crisi del governo Berlusconi, ci vorrà un esecutivo di emergenza allargato a ogni oppositore. Sul dopo, Veltroni punta ancora sulla vocazione maggioritaria del Pd con pochi partner «riformisti», Bersani sull' alleanza ampia. « La vocazione maggioritaria - ha detto ieri il segretario - è quella del fratello maggiore. Il Pd è il fratello maggiore di tutte le forze che si oppongono a Berlusconi». Poi, ci sono le valutazioni degli esterni, possibili alleati futuri del Pd. Dice Casini che «è positiva l' intenzione di Bersani di riorganizzare l' area della sinistra democratica». «Contento», si dice Di Pietro, che Bersani voglia ricostruire un nuovo Ulivo, ma prima, a suo parere, occorre «passare per le urne».

Torna all'inizio


Grace, tranquilla casalinga americana, scossa dalla richiesta di divorzio del marito, decide di andare in Gran Bretagna per assistere ai funerali ... (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Giorno" del 27-08-2010

Oggi in tv

Pagina: 37

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Pubblicato anche in: "Il Resto del Carlino" "La Nazione"

Argomenti: Esempi esteri

Grace, tranquilla casalinga americana, scossa dalla richiesta di divorzio del marito, decide di andare in Gran Bretagna per assistere ai funerali del suo cantante preferito. Con Kathy Bates (foto Ap) e Rupert Everett.

Torna all'inizio


Nella «santa alleanza» spunta un Ulivo bis (sezione: Riforma elettorale)

 

di Micaela Bongi

 

"Il Manifesto" del 27-08-2010

POLITICA & SOCIET�

Pagina: 6

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: LA PROPOSTA BERSANI Tanti sì, ma Sel insiste: dalle primarie non si scappa.

Trova molti consensi nel suo partito, piace alla Federazione della sinistra, piace ai verdi di Angelo Bonelli e piace - da un certo punto di vista - anche a Pier Ferdinando Casini. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani risponde alla paginata di Walter Veltroni sul Corriere della sera di martedì con due pagine di Repubblica. «E' giunto il momento di suonare le nostre campane». E - gong - arriva la proposta a effetto. Altro che «santa alleanza» per battere Silvio Berlusconi. Quello che il segretario dice di voler mettere in campo è «un nuovo Ulivo». L' idea di Bersani resta quella già abbozzata e sulla quale si sono già detti in sintonia i leader della Federazione della sinistra, Ferrero, Diliberto e Salvi. Quella cosiddetta dei «cerchi concentrici», con un nucleo, l' Ulivo, «in cui i partiti del centrosinistra possano esprimere un un progetto univoco di alternativa e mettersi al servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile del paese», cioè una più vasta Alleanza per la democrazia. Un' alleanza «per una legislatura costituente» che sconfigga «un' interpretazione populistica e distruttiva del bipolarismo», per «riaffermare i principi costituzionali rendendo più efficiente una salda democrazia parlamentare», con una nuova legge elettorale da riformare eventualmente già con un governo di transizione «per tornare in tempi brevi al voto». Dunque, per il segretario Pd si potrebbe lavorare a un «patto politico ed elettorale vero e proprio» o a «forme più articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco». Ad esempio gli animatori della Fed non parteciperebbero a un eventuale governo. E fuori dall' Ulivo, il progetto, prosegue Bersani, potrebbe «coinvolgere anche le forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale avrebbero un' altra collocazione». Finiani compresi? «E' un patto aperto a tutti quelli che...», risponde a sera il segretario del Pd. Dell' Ulivo aggiornato Bersani aveva discusso nei giorni scorsi anche con Piero Fassino e Dario Franceschini, entrato in rotta con Walter Veltroni, essendo l' attuale capogruppo del Pd a Montecitorio sostenitore della «santa alleanza» bocciata via Corriere. E così il segretario ottiene il sostengo dei fassiniani e si allunga anche verso la minoranza interna di Area democratica. Per i veltroniani ribatte invece Walter Verini, assicurando, polemico, che «il nuovo Ulivo era il progetto del Pd al momento della sua nascita e se il Pd avesse portato avanti con determinazione lo spirito del Lingotto, a 3 anni di distanza e con la crisi drammatica del berlusconismo, forse il nuovo Ulivo ci sarebbe già stato» Da Rifondazione approva Bersani il segretario Paolo Ferrero, ripetendo di non essere interessato all' ingresso nell' Ulivo bis quanto all' alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi e «ricostruire il quadro democratico del paese». Per quanto riguarda la legge elettorale, per Rifondazione dovrà essere proporzionale. E' per ora solo da questo punto di vista, quello della riforma elettorale, che Casini - mantenendo le distanze dalla pur «positiva intenzione di Bersani di riorganizzare l' area della sinistra democratica» - guarda al progetto: «Condivisibile è per noi il tema di restituire ai cittadini la responsabilità nell' indicare i propri parlamentari». Sperando di trovare altri elementi di condivisione, visto che Bersani non sbilancia più di tanto. Tornando al Pd, è scettico Vincenzo Vita, di Uniti a sinistra. Perché nella proposta del segretario mancano i contenuti effettivi: «Non è la stessa cosa schierarsi nettamente con gli operai di Melfi oppure no». E anche sulle alleanze, non è chiaro il ruolo di Antonio Di Pietro e soprattutto risulta ridimensionato quello di Nichi Vendola. Anche perché di fatto Bersani rilancia la sua candidatura, contro ipotesi più o meno concrete di ticket come quello Chiamparino-Vendola. Non a caso Sinistra ecologia e libertà insiste sulle primarie e Gennaro Migliore mette in guardia dalla «riedizione del passato in forma di ammucchiata, con un partito grande e tanti cespugli. Bene parlare di una coalizione ampia, ma bisogna chiarire il programma e fare le primarie altrimenti non c' è coesione e ci sarà sempre un vantaggio troppo forte per il centrodestra». Mentre Vendola rimanda ai prossimi giorni per un suo commento.

Torna all'inizio


"Il leader? Ci serve un Prodi del terzo millennio" (sezione: Riforma elettorale)

 

"corriere.it" del 27-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: L' intervista - Giuseppe Fioroni: il Pd non rinunci a rappresentare i moderati e i cattolici.

L' intervista - Giuseppe Fioroni: il Pd non rinunci a rappresentare i moderati e i cattolici "Il leader? Ci serve un Prodi del terzo millennio" ROMA - Giuseppe Fioroni fu democristiano, popolare, dirigente della Margherita. Oggi, punto di riferimento dei cattolici dentro il Pd. Sulla proposta di Bersani di "nuovo Ulivo" più "alleanza democratica", è soddisfatto e preoccupato. Soddisfatto perché? "La riflessione di Bersani è interessante. Tutti nel partito condividiamo che si deve andare oltre il berlusconismo e che serve un governo per l' emergenza sociale". Cosa la preoccupa? "Vedo ancora il rischio che il Pd diventi un contenitore della sinistra progressista, rinunciando a rappresentare moderati e cattolici e affidando questo compito ad alleati futuri, come l' Udc di Casini". Ci sono nel progetto di Bersani punti di convergenza con quello di Veltroni? "L' urgenza di alleviare il disagio sociale e anche il profilo riformatore". Con la sua "Lettera al Paese", Walter Veltroni si è candidato a leader del centrosinistra e i cattolici del Pd lo sosterranno? "Non credo che Walter abbia scritto per candidarsi. L' obiettivo è dare un contributo per far vincere il Pd". I cattolici del partito condividono la sostanza delle parole di Veltroni? "Sì. La priorità è che Berlusconi si dimetta. Poi si deve fare un governo di responsabilità nazionale". Veltroni propone, se c' è la crisi, un governo per fronteggiare l' emergenza e per riformare la legge elettorale. "Prima di votare, si deve realizzare la riforma del fisco, si devono sostenere famiglie e imprese, va impedito lo sfascio di università e scuola, e avviato un federalismo solidale. Infine, si può affrontare la riforma elettorale". Chi dovrebbe partecipare a questo governo di emergenza? "Tutti quelli che antepongono il problema Italia al tornaconto personale o di partito". Poi, secondo Veltroni, si dovrà andare alle elezioni con uno schieramento basato su un programma comune, senza sante alleanze o patti col diavolo. "Il Pd deve preparare un programma di innovazione e crescita. Poi, secondo passo, cercare i compagni di viaggio". Casini e anche Vendola, Di Pietro? "È fondamentale cancellare il ricordo del governo Prodi del 2006: risultati straordinari, ma grande litigiosità. Stavolta occorre infondere la certezza che il progetto sarà realizzato. La terza tappa sarà trovare la guida della coalizione". Nomi che circolano: Bersani, Veltroni, Chiamparino, Vendola... "Prima tutti assieme dobbiamo cercare di individuare un "Prodi del terzo millennio". Un uomo che sappia parlare all' Italia profonda e laboriosa, a commercianti, artigiani, coltivatori diretti, cooperatori, professionisti". Se questo tentativo fallisse? "Se non riusciamo, si applica lo statuto del partito: il candidato Pd alle primarie è il segretario Bersani". C' è sempre la tentazione dei cattolici di lasciare il Pd? "Il Pd esiste finché ci sono dentro i moderati e i cattolici, elemento fondante del partito. Lavoriamo piuttosto per accogliere moderati e cattolici che lasceranno la destra, stretti fra il martello di Bossi e l' incudine di Fini".

Torna all'inizio


Londra rilascerà potenziali estremisti Torna la paura di attacchi terroristici (sezione: Riforma elettorale)

 

"lastampa.it" del 27-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: IL RAPPORTO
Sottotitolo: Allerta degli esperti di sicurezza: un detenuto su 10 ha ricevuto un addestramento radicalista durante il periodo di detenzione.

La Gran Bretagna alza l' allerta e affronta una nuova ondata di paura per possibili attacchi da parte di rivoluzionari jihadisti cresciuti in terra britannica, poco addestrati ma molto motivati. In un report del Royal United Services Institute (RUSI) pubblicato oggi, un gruppo di esperti in materia di sicurezza e difesa ha infatti rivelato che oltre 800 "violenti potenziali estremisti" islamici - accusati ma non incriminati definitivamente di reati terroristici - saranno rilasciati dalle carceri inglesi e gallesi entro i prossimi dieci anni. La decisione - presa in conseguenza alla rapida diffusione di un accentuato "radicalismo" all' interno degli istituti penitenziari - giunge come un fulmine a ciel sereno sui cittadini del Regno Unito, nelle cui menti sono ancora fresche le terribili immagini delle esplosioni a catena avvenute nella metropolitana di Londra il 7 luglio 2005, che causarono la morte di 52 persone. Mentre si registra l' inversione di tendenza di al-Qaeda che finora ha preferito realizzare attentati "spettacolari" di dimensioni notevoli, la relazione mette in guardia dallo "strapotere" acquisito negli ultimi tempi dai leader dei gruppi terroristici minori, come il predicatore Yemeni o l' americano Anwar al-Awlaki, che incoraggiano i guerriglieri a compiere attacchi individuali - magari meno sofisticati dal punto di vista dell' artiglieria, ma ugualmente mortali - possibilmente in luoghi affollati. Non solo, pare che siano cambiati anche gli obiettivi: finita l' epoca degli attentati sugli aerei di linea, ora il nuovo target è rappresentato da treni, hotel ed eventi sportivi. "Le condizioni sono pronte per una serie di attacchi che potrebbero iniziare in ogni momento". Il professore del King' s College Michael Clark, che ha avvisato dei pericoli Gordon Brown in quanto membro del National Security Forum, avverte che per arginare il pericolo saranno anche introdotte significative modifiche nei sistemi utilizzati per identificare gli eventuali sovversivi e monitorarli. "Le carceri inglesi sono quelle che contengono il maggior numero di terroristi rispetto agli altri Paesi euripei - ha detto - anche se non da molti anni". Un tempo sufficiente tuttavia per le autorità carcerarie britanniche, le quali ritengono che almeno un detenuto su dieci ha ricevuto un addestramento radicale durante il periodo di detenzione, tale da rappresentare una grave minaccia per la sicurezza del Paese non appena uscito dal carcere. Dal 2000 sono stati rintracciati 20 importanti piani di attentati contro la Gran Bretagna. Solo uno è andato a buon segno, ma oltre 230 persone sono state messe in prigione con l' accusa di aver organizzato degli attentati. C' è anche chi accusa il governo di aver condotto una politica estera che è servita solamente "ad condensare alienazione e rancore". Ma è tempo di mettere da parte le critiche e prendere le giuste precauzioni: ormai la globalizzata società britannica sente il "peso" della sua vulnerabilità.

Torna all'inizio


Crisi: Gran Bretagna, pil trimestre +1,2 (sezione: Riforma elettorale)

 

"corriere.it" del 27-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri


Occhiello: ECONOMIA

(ANSA) - ROMA - La Gran Bretagna chiude il secondo trimestre con una crescita del pil rivista in rialzo all' 1,2% (sui 3 mesi precedenti) e all' 1,7% sull' anno. L' ufficio nazionale di statistica sottolinea che si tratta di un' espansione che non si vedeva dal 2001. La nuova statistica dell' 1,2% si confronta con il +1,1% stimato in precedenza.

Torna all'inizio


Le primarie nei collegi (sezione: Riforma elettorale)

 

"L'Unità" del 27-08-2010

Pagina: 7

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: Filo rosso

La proposta, infine. C' è davvero bisogno di un rinnovamento della classe dirigente. Davvero questa generazione politica non ha saputo né voluto dare voce ai suoi fratelli minori, ai suoi figli. Li ha soppressi sul nascere, spesso, o li ha usati a fini di propaganda elettorale. Allora. Se andremo a votare con questa legge elettorale - sempre che la paura di votare di Berlusconi lo consenta - poiché è una legge, questa, che dà ai partiti la facoltà di nominare gli eletti (la sottrae agli elettori, certo. E ai partiti, a tutti i partiti, in fondo fa comodo) facciamo le primarie in ogni circoscrizione perché siano i cittadini a dire chi vogliono in lista. Ribaltiamo nei fatti la logica aberrante dell' imposizione dall' alto, antidemocratica. Siate voi, siamo noi a scegliere chi deve essere candidato, si presentino le liste in ordine gerarchico in base ai risultati ottenuti dal voto: risulteranno eletti coloro che sono stati preferiti dalla base elettorale. Se la base vuole il rinnovamento lo avremo. E' possibile, in qualche caso - a livello locale - lo si è fatto. Diciamolo subito: se si va ad elezioni sarete voi a scegliere i candidati. Posso sbagliare, ma sarà un banco di prova: per gli elettori soprattutto. Li chiameremo a decidere, conteremo quelli che davvero vogliono sconfiggere il caimano, isoleremo quelli che agitano le acque contro il nemico presunto nella stessa metà campo senza mai ricordare - in buona o cattiva fede - l' avversario.

Torna all'inizio


Bersani,prima l' Ulivo E dopo c' è Casini (sezione: Riforma elettorale)

 

"L'Unità" del 27-08-2010

Pagina: 4

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: Dalla festa di Ferrara si rivolge anche a Fini («che farà se rompe?»). E incassa il favore dell’Udc Il segretario lancia la teoria «del doppio cerchio. Prima il Nuovo Ulivo, poi l’alleanza democratica»
Sottotitolo: Contro Berlusconi «Parla di ammucchiata? Le fa lui, questo è un progetto politico serio» Sul partito «Su questa mia proposta spero si possa ritrovare tutto il Pd» LE FRASI Il governo di transizione Governo di transizione e poi voto: «Sarebbe questo uno strappo costituzionale? Qui siamo all'analfabetismo o alla sfacciata malafede» L’alleanza democratica «Noi proporremmo un'alleanza democratica per una legislatura costituente, capace di sconfiggere il populismo» Da Casini a Fini Un’alleanza proposta a «tutti quelli che...» compresi Montezemolo, Fini e Casini «Dobbiamo uscire da una fase lunga 10-15 anni» La replica al premier «Adesso basta. La sua è un’ammucchiata. È lui che pretende di governare con una compagnia che si insulta tutti i giorni»

Il leader Pd parla a Pontelagoscuro, alle porte di Ferrara, e rilancia l' idea di un «nuovo Ulivo» e «un' alleanza democratica» per mandare a casa Berlusconi, compresi l' Udc e Fini. E se si andasse subito alle urne... SIMONE COLLINI «Se va avanti così rischia di portare la politica in una fogna», dice scuotendo la testa. Per Pier Luigi Bersani è la prima uscita pubblica dopo la pausa estiva. Il segretario del Pd prova anche a ironizzare sulle «acque miracolose» del Lago Maggiore, che hanno fatto mettere d' accordo Berlusconi e Bossi, ma aggiunge che dopo questo «agosto vergognoso» c' è di che essere molto preoccupati dei possibili «colpi di coda» del premier. «Dobbiamo mettere in moto la testa e le gambe», dice a militanti e simpatizzanti che incontra alla festa del partito di Pontelagoscuro, poco fuori Ferrara. La testa, ovvero la proposta politica che avanza nel giorno del suo rientro dalle vacanze: mettere in campo «un nuovo Ulivo» e «un' alleanza democratica» che consentano di chiudere definitivamente l' epoca del berlusconismo e di far approvare le riforme necessarie al paese, compreso un nuovo sistema elettorale. La chiama la teoria «del doppio cerchio», per semplificarla di fronte alle persone che affollano il prato della festa: le forze del centrosinistra devono lavorare per dar vita a un progetto omogeneo «di alternativa», ma poi è anche necessario che tutte le forze preoccupate della deriva democratica facciano fronte comune. Anche Casini e nel caso Montezemolo?, chiedono i giornalisti che lo avvicinano al campo sportivo di Pontelagoscuro prima che inizi il comizio. «Assolutamente». Anche Fini? «La proposta è rivolta a tutti quelli che...», risponde il leader del Pd. Bersani non fa mistero di pensare che «nell' emergenza», ovvero in caso di voto anticipato, questa alleanza democratica possa anche presentarsi alle elezioni. Per una questione di coerenza logica: «Se ci sarà un ritorno alle urne è perché avranno rotto su qualcosa, molto probabilmente sul processo breve. E a quel punto che potrebbero fare i finiani?». Rimane l' ipotesi di organizzare un terzo polo. Ma intanto, è il ragionamento, dividere il fronte ridurrebbe le possibilità di vittoria di chi vuole impedire la «deriva democratica». E poi Bersani ha registrato con soddisfazione il modo in cui Casini ha commentato la sua proposta, rilanciata con una lettera "programmatica" a Repubblica. Il leader dell' Udc ha definito «positiva» l' intenzione di Bersani di assumersi la responsabilità di riorganizzare «la sinistra democratica» e anche quella di arrivare a una modifica della legge elettorale, senza bocciare la proposta dell' "alleanza democratica". I due si sono sentiti e torneranno a incontrarsi per discutere della situazione nei prossimi giorni. Berlusconi da lontano parla di «ammucchiate fuori tempo», e quando FRONTE COMUNE, FINO A FINI BERLUSCONI E LE AMMUCCHIATE la cosa viene riferita a Bersani, il leader del Pd fa un gesto con la mano, come a spazzar via qualcosa dal campo, e poi: «Adesso basta. La sua è un' ammucchiata, la mia è una proposta politica chiara e precisa. E' lui che pretende di governare con una compagnia fatta di persone che si insultano di continuo, si manganellano, tirando in ballo anche le mogli. Ora siamo arrivati anche al bue che dice cornuto all' asino: quello che ha venti ville che va a speculare sulle ville degli altri. E mai che spendano una parola sui problemi del paese. Non si può continuare a vivacchiare. Con una Lega che dice "Roma ladrona" quando sono proprio i leghisti che stanno a Roma con quattro ladroni. Il Carroccio è come quello che sta attaccato al vecchio zio per prendergli l' eredità». Una pausa, e poi: «Se arrivano elezioni anticipate si deve sapere che hanno un padre e una madre, Berlusconi e la sua crisi». Per questo bisogna accelerare su una strada che pure Bersani aveva indicato candidandosi a segretario del Pd, quando disse che bisognava «riaprire il cantiere dell' Ulivo». Bersani pensa a un percorso che consenta di creare anche organismi ad hoc. Ne parlerà con gli altri leader politici nei prossimi giorni. E se qualcuno, come il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, dice che per percorrere questa strada occorre «rafforzare le proposte programmatiche», il segretario del Pd sta lavorando al discorso che farà per la chiusura della Festa nazionale, a Torino il 12, e che sarà incentrato proprio su «l' Italia che vogliamo». Bersani non teme divisioni interne al partito sulla sua proposta. Le molte reazioni positive registrate ieri lo lasciano soddisfatto. E se Walter Veltroni, soltanto 48 prima aveva bocciato le «sante alleanze» antiberlusconiane, Bersani lascia Pontelagoscuro rispondendo così a chi gli pone la questione: «Sulla mia proposta si può trovare tutto il Pd». *

Torna all'inizio


Bersani: "Il governo non ce la farà" Tensione Pdl-Fli su incarichi nel partito (sezione: Riforma elettorale)

 

"larepubblica.it" del 27-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: Il segretario del Pd a Rimini per il meeting Cl: "L' esecutivo non arriverà a fine legislatura. Possono solo vivacchiare. Contento per i tanti si al nuovo Ulivo". Cicchitto ai finiani: "Si può congelare la questione degli incarichi nel partito, ma parlino chiaro sui 5 punti". La Russa: "Il nodo resta". Bocchino: "Dire se Fini è compatibile". La fondazione vicina al presidente della Camera: "Nel Pd non ci sono epurazioni"

ROMA - Il governo non arriverà a fine legislatura. Ne è convinto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Una valutazione, che, precisa il segretario del Pd, prescinde da questo "agosto vergognoso". L' esecutivo ha aggiunto Bersani "non ce la può fare. Non saprei quando ma il disfacimento è profondo". "Possono vivacchiare", afferma il segretario del Pd, "ma non è rimontabile". Ecco perché Bersani è tornato sulla sua proposta di lanciare un nuovo Ulivo. Più di un nuovo Ulivo "ci vuole un nuovo popolo. E lo troviamo state tranquilli". Secondo Bersani "in quella parola, Ulivo, c' è un patto forte di forze politiche che credono anche nell' esigenza di riorganizzare strutturalmente il campo del centrosinistra semplificandolo. E' l' idea di forze politiche che si mettono al servizio di una riscossa civica". Sulle possibili alleanze "non ho sentito dei no, ho sentito semmai un sacco di sì: così tanti che non me li aspettavo neanche io. E da tutti i lati". "Io - chiarisce Bersani - sto parlando di una alleanza elettorale per tutte le forze che dovranno partecipare al nuovo Ulivo. Ma da lì noi dovremo far partire un appello a tutte le forze che hanno una certa idea di democrazia e che sono preoccupate di una piega plebiscitaria. E questa ' cosa' che dico in caso di emergenza può diventare anche un patto elettorale, mentre in una via più ordinaria può diventare una piattaforma comune. Per esempio, sulla legge elettorale o sull' indipendenza della magistratura". Mano tesa anche al presidente della Camera, Gianfranco Fini. "Anche con queste forze" - prosegue Bersani - "si può discutere quando si parla di assetti costituzionali e di legge elettorale perchè queste sono le regole del gioco. In ogni caso - conclude - gli ex fascisti stanno di là e l' ex comunista sta di qua. Dopodichè tutti e due abitiamo nello stesso Paese". Porte aperte anche all' Idv. "Non ho letto di veti da parte di Di Pietro". Tensione Pdl-finiani. Un partito con due gruppi parlamentari non è "mai esistito". E la questione va risolta. La priorità però è quella della governabilità. E Futuro e Libertà dovrà dire con chiarezza come intende comportarsi sui cinque punti programmatici proposti da Berlusconi. E' l' avvertimento di Fabrizio Cicchitto. La tensione tra finiani e Pdl alimenta ancora discussioni nella maggioranza. Ieri i coordinatori del Pdl avevano annunciato la convocazione degli esponenti di Fli con incarichi nel partito per giudicare la compatibilità tra i due ruoli. Una notizia che aveva scatenato la dura reazione degli uomini vicini al presidente della Camera. Oggi sulla questione interviene il capogruppo del Pdl a Montecitorio. "Nella storia politica del Paese", avverte Cicchitto, "non è mai esistito un partito con due gruppi parlamentari. Se si vuole che, in attesa di un chiarimento globale, venga per tutta una fase in un certo senso sospeso lo statuto, la risposta non può non essere affidata alla politica". Una posizione apparentemente più accomodante. A patto di risolvere ogni ambiguità sul sostegno al governo. "Di qui al mese di settembre", ammonisce Cicchitto, "i finiani ci devono dire se sui 5 punti proposti da Berlusconi, fra i quali c' è anche la riforma della giustizia, c' è il loro impegno positivo ai vari livelli politico-parlamentari su cui si svolgerà il confronto (mozione complessiva, singoli disegni di legge, conseguenti voti di fiducia), oppure se essi si attesteranno su formule negative o ambigue volte rispettivamente alla caduta o al logoramento del governo Berlusconi". Anche Ignazio La Russa è tornato sul problema dei dirigenti del Pdl che hanno aderito a "Futuro e Libertà". Priorità alla governabilità anche per il ministro della Difesa ma il nodo non è comunque più rinviabile. "Cicchitto ha perfettamente ragione", premette il coordinatore del partito, sottolineando che la permanenza degli aderenti a Fli nel Pdl sarà affrontata "con calma". Detto ciò, aggiunge il ministro della Difesa, "il problema dei finiani che hanno incarichi da dirigenti nel Pdl non è procrastinabile, e su questo Cicchitto è d' accordo con me, visto che ne abbiamo parlato e anche lui la pensa così". Bocchino: il problema è politico. In precedenza sulla questione era invervenuto Italo Bocchino, capogruppo alla Camera di Futuro e libertà: "Ora la palla è in mano a Berlusconi, è lui che deve decidere il da farsi. Il punto non è la compatibilità dei singoli parlamentari o meno ma se persiste l' incompatibilità di Fini con il Pdl". Il presidente dei deputati di Fli è categorico: "Se Fini è incompatibile con il Pdl, lo sono anche io, è inutile andare a valutare i singoli casi, non avrebbe senso". Farefuturo: imparare dalla sinistra. Un elogio "inaspettato" della sinistra. E' quello che arriva dalla fondazione "Farefuturo". "La percezione che si respira all' interno del Pd e tra i suoi elettori", scrive Antonio Rapisarda, "è quella comunque di un soggetto politico che non separa con la mannaia della superficialità gli ortodossi dagli eretici, i puri dai presunti ' traditori' ". Per Farefuturo nel centro sinistra c' è un ambiente politico diverso da quello della maggioranza. "Di sicuro", si legge nell' editoriale, "all' interno del Pd vi è un approccio meno tragicomico: nessuna epurazione, nessuna cacciata, nessuna accusa di lesa maestà. Ma congressi, mozioni, votazioni e avanti il prossimo". "Insomma - conclude Rapisarda - dal Pd il centrodestra avrebbe pur sempre qualcosa da imparare. Chiamiamola, per utilizzare un eufemismo e per iniziare, una piccola lezione di dialettica democratica".

Torna all'inizio


Legge elettorale: Bossi, e' perfetta non si puo' tornare al passato (sezione: Riforma elettorale)

 

"libero.it" del 27-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: Politica.

L aveno Mondello (Varese), 27 ago. (Adnkronos) - "La legge elettorale e' perfetta non si puo' tornare al passato quando gli accordi si facevano dopo il voto". A dirlo e' Umberto Bossi segretario federale della Lega Nord che ha risposto cosi' a chi gli chiedeva se ci sia lo spazio per una modifica dell' attuale legge elettorale parlando a margine dell' inaugurazione di una fiera a Laveno Mondello.

Torna all'inizio


Dopo le dure critiche espresse l' altro ieri dalla commissaria Ue alla giustizia e cittadinanza Viviane Reding all' approccio francese alla questione dei rom, Parigi ha teso un ramoscello d' ulivo (sezione: Riforma elettorale)

 

"Liberazione" del 27-08-2010

POLITICA

Pagina: 5

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri

Dopo le dure critiche espresse l' altro ieri dalla commissaria Ue alla giustizia e cittadinanza Viviane Reding all' approccio francese alla questione dei rom, Parigi ha teso un ramoscello d' ulivo. E' infatti arrivato l' invito indirizzato a Bruxelles per la riunione convocata a Parigi per il 6 settembre con alcuni ministri responsabili dell' immigrazione, da cui sinora la Commissione Ue era stata esclusa. Lo ha confermato il portavoce della Reding, Matthew Newman, sottolineando però che non è ancora stato deciso se Bruxelles parteciperà o meno a questo "seminario" su cui da giorni infuriano le polemiche. Ufficialmente, però, a Parigi non si parlerà di rom. «Nella lettera inviata dal ministro Besson è chiaramente indicato che la discussione non porterà su una comunità in particolare» ma più in generale sul tema del diritto d' asilo e della lotta all' immigrazione clandestina. Proprio ieri pomeriggio, la commissaria Reding aveva richiamato Parigi all' ordine con una nota da Bruxelles in cui faceva «appello in particolare alle autorità francesi perché si impegnino in un dialogo franco e onesto con tutti, e sottolineo tutti, gli stati membri» su «come affrontare la responsabilità congiunta per la popolazione rom» basandola su «i Trattati e la Carta Ue dei diritti fondamentali» e proponendo di affidare quindi alla Commissione un ruolo da «mediatore» tra gli stati membri. Alla riunione di Parigi la Francia ha invitato solo Germania, Spagna, Gran Bretagna, Belgio e Italia, più Canada e Usa. Ma intanto il governo francese va avanti con il suo programma di rimpatri di rom, nonostante le crescenti critiche in patria e all' estero. Sono partiti altri due aerei, uno da Lione e uno da Parigi, con a bordo in totale 250 persone. Il ministro dell' Immigrazione, Eric Besson, ha detto chiaramente che il governo intende accelerare il programma. In risposta, la Romania fa sapere che intende chiedere all' Unione Europea più fondi per i programmi di integrazione dei rom, con il ministro del Lavoro Mihai Seitan che ha spiegato che Bucarest ha ottenuto l' appoggio della Francia al proprio piano. «La quantità di fondi necessaria è molto superiore a quattro milioni di euro» ha detto Seitan, riferendosi ai fondi europei finora ricevuti per finanziare progetti di integrazione dei rom. Il ministro rumeno non ha fornito cifre concrete, ma ha detto che è attesa una delegazione francese a Bucarest i prossimi 9 e 10 settembre per discutere il piano. Secondo i dati ufficiali dell' ultimo censimento, in Romania vivono 500mila rom - il 2,5% dell' intera popolazione - ma il numero reale si ritiene sia tre, forse quattro, volte superiore. La maggioranza vive in condizione di estrema povertà e abbandono e nella comunità il tasso di analfabetismo supera il 50%.

Torna all'inizio


Bersani: "Il governo cadrà presto" Il Pdl: "Sta sulla luna, sbaglia tutto" (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Repubblica" del 28-08-2010

Interni

Pagina: 6

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: Bossi: il leader pd piagnucola, niente riforma elettorale   Lo scontro       Il capo dei democratici: Casini mi ha capito Maroni: pronti al voto in due giorni.

ROMA - «Al di là di questo vergognoso agosto, il governo non ce la può fare. Può tentare solo di vivacchiare. Berlusconi non arriverà alla fine della legislatura». Pier Luigi Bersani continua l´offensiva. Dopo l´appello per un Nuovo Ulivo e un´Alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi, affidato a Repubblica, il segretario del Pd rilancia, convinto che «il governo sia verso la fine». Passa ieri dal meeting di Rimini («Sono qui da visitatore semplice, per salutare gli amici»), poi va alla festa Pd di Ravenna. Ne ha per tutti. Dal centrodestra replicano duramente, Bossi in testa. «Se Bersani pensa che Berlusconi non arriverà a fine legislatura allora perché è andato da Berlusconi a piagnucolare e a dire di non andare alle elezioni?». Insiste il Senatùr: «Casini e Bersani sono sempre stati alleati anche adesso lo sono, e comunque se c´era da andare alle elezioni io e Berlusconi le vincevamo tranquilli». Rincara la dose il ministro dell´Interno Roberto Maroni: «Stimo Bersani ma non ne ha mai azzeccata una. Arriveremo a completare la legislatura». Controreplica Bersani: «Bossi chieda a tutti i portinai e alle guardie delle residenze pubbliche e private di Berlusconi se mi hanno mia visto bussare e tantomeno piagnucolare. Cominciano ad essere molto nervosi...». La maggioranza lancia l´affondo soprattutto sulla legge elettorale: «Nessuna riforma, la legge elettorale va bene com´è - stoppa Bossi - E' perfetta. Il Pd vuole una legge che vada bene a loro, a noi va bene questa». Idem il ministro Calderoli: «Bersani non ne imbrocca mai una. Ha sbagliato addirittura la festa, perché non l´avevano invitato». Sarcasmo frutto di «molto nervosismo», secondo il democratico Filippo Penati: «Fa bene a preoccuparsi Calderoli perché manderemo a casa lui e la sua legge elettorale». Polemica sempre più tesa. Paolo Bonaiuti, sottosegretario e portavoce del premier, ironizza invitando Bersani a tornarsene da dove è venuto, cioè «dalla Luna: ha detto subito che vuole una bella ammucchiata di vecchia politica ovviamente senza Berlusconi voluto dalla maggioranza degli italiani». Ma il segretario Pd è soddisfatto dei consensi che il suo programma politico ha ricevuto. Prima di tutto da Prodi, il fondatore dell´Ulivo. «E' stata una grande soddisfazione - ammette Bersani - Romano mi ha detto che gli ho fatto una sorpresa, ma questa sorpresa era già dentro le cose che dissi quando fui eletto segretario». Giudica buona l´apertura mostrata da Casini: «Mi pare che il leader Udc abbia colto bene il senso della proposta. Ciascuno ha le sue posizioni, tuttavia riconosce l´esigenza che il centrosinistra si riorganizzi e riconosce il problema della questione democratica che è aperto a partire dalla legge elettorale, e non solo: penso alla magistratura e alla giustizia. Credo sia un fatto significativo». E di Fini dice: «Lui è un ex fascista e sta di là, io un ex comunista e sto di qua. Dopodiché viviamo tutti e due nello stesso Paese». Certo nel Pd ci sono dubbi, distinguo e dissensi. Sergio Chiamparino, indicato come possibile competitor di Bersani in future primarie per la premiership, dice: «Da outsider darò il mio contributo al Nuovo Ulivo. Non mi piace dare voti ma credo che il partito di Bersani dovrebbe avere un profilo programmatico più chiaro». Oggi inizia a Torino la festa nazionale dei Democratici e Bersani premette: «A Torino vorrei parlare poco di Berlusconi e molto dell´Italia che vogliamo. Il governo verrà alla Camera, sentiamo se le acque del lago Maggiore sono state miracolose, io ne dubito». (g. c.)

Torna all'inizio


«Governo a pezzi, cadrà» (sezione: Riforma elettorale)

 

di VINDICE LECIS

 

"Corriere delle Alpi" del 28-08-2010

Attualità

Pagina: 4

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: Il leader del Pd, ieri a sorpresa al meeting di Rimini, incassa l
’appoggio di Prodi.
Sottotitolo: Bersani: «Puntiamo alla riscossa civile di un’altra Italia»

ROMA. Il governo non arriverà a fine legislatura. Secondo Pier Luigi Bersani cadrà a causa «di un disfacimento profondo». L' offensiva del Pd vuole far emergere la «riscossa civica di un' altra Italia». Ma è inevitabile «lasciarsi alle spalle Berlusconi». Per costruire questo «passaggio inevitabile», il leader del Pd - durante una visita a sorpresa al meeting riminese di Comunione e Liberazione - ripete le proposte già formulate nella lettera a Repubblica, dal Nuovo Ulivo (che ha incassato l' apprezzamento di Prodi e il consenso di buona parte del partito) all' alleanza democratica che piace dalla Sinistra a Casini. L' alternativa a cui pensa Bersani vuole «sollecitare tutte quelle forze che hanno una certa idea della nostra democrazia» opposta all' esperienza berlusconiana «di tipo populistico», che invece vuole rinnovare le istituizioni «stando nel solco della più bella Costituzione del mondo, cioè la nostra». Non un' ammucchiata pasticciata, spiega, quanto «un' alleanza elettorale per tutte le forze che vorranno partecipare al progetto del nuovo Ulivo. Da lì dobbiamo far partire un appello a tutte quelle forze che hanno una certa idea di democrazia, che sono preoccupate» da una deriva «plebiscitaria». Gli strumenti variano dal patto elettorale o dalla piattaforma comune su temi come giustizia o riforma elettorale. Bersani lancia un appello a coloro che stanno fuori dal centro sinistra ma sono «disponibili» come Gian Franco Fini e la sua «destra repubblicana». Da lui il leader Pd non si aspetta «particolari risposte» anche se è convinto che il presidente della Camera abbia «percepito un passaggio della mia lettera, nella parte in cui dico che anche nel centro destra ci sono forze conservatrici che hanno però un' idea più europea di una forza politica di destra e che quindi mal sopportano una piegatura in senso personalistico e plebiscitario della democrazia. E quindi anche con queste forze si può discutere». Fermo restando, precisa, «che gli ex fascisti stanno di là e l' ex comunista sta di qua». Infine una stoccata a Tremonti che riscopre 33 anni dopo il Berlinguer dell' austerità: «Mi sarei accontentato che non avesse citato Berlinguer se poi ci avesse evitato quel passaggio infelice sulla 626», la legge sulla sicurezza sul lavoro definita «un lusso» dal ministro. «Piacevolmente sorpreso» da Bersani è Romano prodi: «il nuovo Ulivo sia un punto di riferimento per rimettere in ordine i registri dell' azienda italiana». Allenza possibile, dice il Prc e l' Idv. I leghisti difendono l' attuale legge elettorale con Calderoli mentre Umberto Bossi attacca Pd e Udc «ormai alleati»: Bersani, dice, sarebbe andato «a piagnucolare da Berlusconi» per chiedergli di non andare alle urne. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Torna all'inizio


«Governo a pezzi, cadrà» (sezione: Riforma elettorale)

 

di VINDICE LECIS

 

"La Nuova di Venezia e Mestre" del 28-08-2010

Attualità

Pagina: 5

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Pubblicato anche in: "Il Mattino di Padova" "La Nuova Sardegna"

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: Il leader del Pd, ieri a sorpresa al meeting di Rimini, incassa l
’appoggio di Prodi.
Sottotitolo: Bersani: «Puntiamo alla riscossa civile di un’altra Italia»

ROMA. Il governo non arriverà a fine legislatura. Secondo Pier Luigi Bersani cadrà a causa «di un disfacimento profondo». L' offensiva del Pd vuole far emergere la «riscossa civica di un' altra Italia». Ma è inevitabile «lasciarsi alle spalle Berlusconi». Per costruire questo «passaggio inevitabile», il leader del Pd - durante una visita a sorpresa al meeting riminese di Comunione e Liberazione - ripete le proposte già formulate nella lettera a Repubblica, dal Nuovo Ulivo (che ha incassato l' apprezzamento di Prodi e il consenso di buona parte del partito) all' alleanza democratica che piace dalla Sinistra a Casini. L' alternativa a cui pensa Bersani vuole «sollecitare tutte quelle forze che hanno una certa idea della nostra democrazia» opposta all' esperienza berlusconiana «di tipo populistico», che invece vuole rinnovare le istituizioni «stando nel solco della più bella Costituzione del mondo, cioè la nostra». Non un' ammucchiata pasticciata, spiega, quanto «un' alleanza elettorale per tutte le forze che vorranno partecipare al progetto del nuovo Ulivo. Da lì dobbiamo far partire un appello a tutte quelle forze che hanno una certa idea di democrazia, che sono preoccupate» da una deriva «plebiscitaria». Gli strumenti variano dal patto elettorale o dalla piattaforma comune su temi come giustizia o riforma elettorale. Bersani lancia un appello a coloro che stanno fuori dal centro sinistra ma sono «disponibili» come Gian Franco Fini e la sua «destra repubblicana». Da lui il leader Pd non si aspetta «particolari risposte» anche se è convinto che il presidente della Camera abbia «percepito un passaggio della mia lettera, nella parte in cui dico che anche nel centro destra ci sono forze conservatrici che hanno però un' idea più europea di una forza politica di destra e che quindi mal sopportano una piegatura in senso personalistico e plebiscitario della democrazia. E quindi anche con queste forze si può discutere». Fermo restando, precisa, «che gli ex fascisti stanno di là e l' ex comunista sta di qua». Infine una stoccata a Tremonti che riscopre 33 anni dopo il Berlinguer dell' austerità: «Mi sarei accontentato che non avesse citato Berlinguer se poi ci avesse evitato quel passaggio infelice sulla 626», la legge sulla sicurezza sul lavoro definita «un lusso» dal ministro. «Piacevolmente sorpreso» da Bersani è Romano prodi: «il nuovo Ulivo sia un punto di riferimento per rimettere in ordine i registri dell' azienda italiana». Allenza possibile, dice il Prc e l' Idv. I leghisti difendono l' attuale legge elettorale con Calderoli mentre Umberto Bossi attacca Pd e Udc «ormai alleati»: Bersani, dice, sarebbe andato «a piagnucolare da Berlusconi» per chiedergli di non andare alle urne.

Torna all'inizio


Bersani: "Il governo non dura" (sezione: Riforma elettorale)

 

di MARCO ALFIERI

 

"La Stampa" del 28-08-2010

ITALIA

Pagina: 6

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge

INVIATO A RIMINI «Il governo? Non arriverà a fine legislatura. Non lo dico da adesso, ma da un anno. Non saprei quando, ma il disfacimento è profondo...» Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, arriva all' improvviso, da privato cittadino al meeting di Rimini e attacca subito una maggioranza di nuovo ai ferri corti. Anche se il blitz alla fine è concordato visto che ad attenderlo all' ingresso c' è la presidente della kermesse, Emilia Guarnieri, e a scortarlo ci pensa all' ultimo Maurizio Lupi. Pronta la risposta di Roberto Calderoli, qualche padiglione più in là: «le parole di Bersani, che ha sbagliato festa perché non invitato - commenta salace il ministro leghista - sono la miglior garanzia che il governo ci arriverà, perchè di solito non ne imbrocca una..». Ma il segretario del Pd, girando per gli stand, è tornato anche sulla proposta di lanciare un nuovo Ulivo, anticipata in una lettera a Repubblica e che ha raccolto il sostanziale plauso di Prodi, Fassino, Marini e Franceschini e il niet di Fioroni e dei veltroniani. Anzi. Più di un nuovo Ulivo, «ci vuole un nuovo popolo. E lo troviamo, state tranquilli», sorride Bersani. Perché «in quella parola, Ulivo, c' è un patto forte di forze politiche che credono nell' esigenza di riorganizzare il centrosinistra, semplificandolo e mettendosi al servizio di una riscossa civica». Le regole sono al centro del discorso bersaniano. «Vorrei infatti un' Italia che riprendesse la fiducia di poter crescere con spirito civico», e per farlo «il passaggio inevitabile è lasciarsi alle spalle Berlusconi». Senza legarsi le mani. Dunque un nuovo Ulivo da cui «dovremo far partire un appello a tutte le forze che hanno una certa idea di democrazia e che sono preoccupate della piega plebiscitaria», precisa Bersani. Una cosa che, «in caso di emergenza, può diventare anche un patto elettorale, mentre in una via più ordinaria una piattaforma comune». Ad esempio «su legge elettorale e indipendenza della magistratura». Da qui a Gianfranco Fini il passo è breve. «Anche con queste forze - prosegue il segretario - si può discutere quando si parla di assetti costituzionali e di legge elettorale perché queste sono le regole del gioco». Lasciando invece «i percorsi di governo, se c' è una crisi, al capo dello Stato». Anche su Giulio Tremonti potenziale premier, Bersani si fa prudente: «Io non mai parlato di nessuno, lo hanno fatto i giornalisti», si difende. Piuttosto da Tremonti «mi sarei accontentato che non avesse citato Berlinguer, proprio qui al Meeting, e che ci avesse evitato quel passaggio infelice sulla 626...». La visita del segretario Pd dura solo un paio d' ore, accompagnato dal capo della Cdo del Nordest, Graziano Debellini. Breve incontro con il presidente Barroso, una visita alla mostra sul Buongoverno negli affreschi di Ambrogio Lorenzetti, un passaggio alla retrospettiva sulla crisi (il Cicerone glielo fa Andrea, il figlio di Lupi, uno dei curatori), qualche autografo sporadico, un saluto appartato a Bernhard Scholz, al segretario della Cdo Enrico Biscaglia e allo stesso Lupi, e poi via verso Ravenna, alla festa democratica. Resta tuttavia il senso del Bersani pensiero riminese, che è reattivo rispetto alle accelerazioni e ai miasmi della maggioranza. La pax di Lesa sembrerebbe di cartapesta, almeno per il segretario Pd. Non che manchino indizi. Oggi sul Riformista esce una dura intervista in cui proprio Lupi torna a chiedere le dimissioni di Gianfranco Fini. Il resto lo sta facendo l' apertura di Casini al manifesto bersaniano e l' endorsement di Farefuturo: finalmente «una sinistra seria che non fa epurazioni né caccia alle streghe». «L' anno prossimo tanto si vota, devo tenere tutto insieme, non posso perdere pezzi a sinistra », avrebbe confermato il segretario. «Una involuzione/radicalizzazione» secondo l' amico Lupi, che spiega il non invito al Meeting per un Bersani spesso star da queste parti e che, solo due anni fa, aveva addirittura presentato il libro di Don Giussani.

Torna all'inizio


Si può discutere con Fini quando si parla di assetti costituzionali e di legge elettorale (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Stampa" del 28-08-2010

ITALIA

Pagina: 6

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: Si può discutere con Fini quando si parla di assetti costituzionali e di legge elettorale.

Si può discutere con Fini quando si parla di assetti costituzionali e di legge elettorale Si può discutere con Fini quando si parla di assetti costituzionali e di legge elettorale.

Torna all'inizio


«Non abbiamo paura delle urne ma prima vogliamo riformare la legge elettorale» (sezione: Riforma elettorale)

 

"La Stampa" del 28-08-2010

ITALIA

Pagina: 7

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri


Occhiello: VOTO

«Non abbiamo paura delle urne ma prima vogliamo riformare la legge elettorale» VOTO.

Torna all'inizio


Legge elettorale, i dubbi dei democrat: meglio l' uninominale (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Messaggero" del 28-08-2010

PRIMOPIANO

Pagina: 9

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge

Legge elettorale, i dubbi dei democrat: meglio l' uninominale.

Torna all'inizio


I referendum anticasta fanno flop (sezione: Riforma elettorale)

 

"Italia Oggi" del 28-08-2010

PRIMO PIANO

Pagina: 7

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge

Non c' è che fare. Potare i privilegi di cui godono i consiglieri regionali, facendo ricorso allo strumento del referendum, è impresa sovrumana. Ne sanno qualcosa quei poveri ingenui del comitato regionale umbro per l' abrogazione dell' indennità riservata ai consiglieri regionali. Raccolte le necessarie firme nel 2004, seppero che il referendum si sarebbe svolto nel giugno 2005, ma giunse provvidenziale un rinvio determinato dalla coincidenza con le elezioni regionali. Nuovo rinvio l' anno dopo: coincidenza con le elezioni politiche. Nel 2007 i consiglieri votarono una nuova legge sull' indennità loro spettante, diminuendola rispetto a quella precedente. A questo punto il referendum andò definitivamente in cavalleria, essendo stata modificata la legge sulla quale era stata chiesta la pronuncia popolare. Tutto regolare, per carità; tutto nel rispetto delle disposizioni regionali; tutto vidimato da interventi della magistratura, che diedero torto ai disgraziati referendari, bollati come sostenitori di «strumentali battaglie» dai numi della politica umbra. E adesso ne sanno qualcosa i loro colleghi che hanno patrocinato quattro referendum nel Friuli-Venezia Giulia. Nella regione guidata da Renzo Tondo sono state raccolte le regolari firme per sopprimere: 1) l' indennità di fine mandato (equivalente alla liquidazione) per i consiglieri regionali; 2) l' indennità di fine carica (sempre equivalente alla liquidazione) per gli assessori regionali; 3) l' assegno vitalizio (volgarmente, la pensione) per i consiglieri regionali; 4) l' assegno vitalizio (di nuovo, la pen-sione) per gli assessori regionali. Ha provveduto a dichiarare inammissibili le quattro proposte il Consiglio regionale, chiamato a pronunciarsi dopo il dissenso emerso nell' Ufficio di presidenza. Ovviamente le relative delibere (pubblicate pochi giorni fa sul Bollettino Ufficiale della Regione) pullulano di motivazioni giuridiche, di richiami costituzionali, di raffronti con la condizione dei parlamentari, di nobili definizioni: indennità e assegni vitalizi contestati hanno «finalità di libero svolgimento del mandato». Altrettanto ovviamente le tesi sostenute dal Consiglio regionale friulano-giuliano cozzano con l' ammissione del più drastico ancora referendum umbro. E' abbastanza facile prevedere che i referendum cassati avrebbero tutti trovato ampio favore elettorale, pur nella contestazione di tutte le forze politiche. C' è solo da chiedersi perché non sorga qualche comitato nazionale per l' abolizione del finanziamento pubblico, comunque oggi denominato, ai partiti.

Torna all'inizio


Ammucchiate, colpa anche del Cav (sezione: Riforma elettorale)

 

"Italia Oggi" del 28-08-2010

PRIMO PIANO

Pagina: 4

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge

Giungono irrisioni, da Silvio Berlusconi come da esponenti del centro-destra, sull' ammucchiata di partiti che potrebbero allearsi nel centro-sinistra, o, per dirla con il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani, nel nuovo Ulivo e nell' Alleanza democratica. Chi parla così ha senz' altro dalla sua molte ragioni in termini propagandistici, e pure politici; ma sotto il profilo della propria responsabilità, forse farebbe molto meglio a tacere. Infatti, se non si giunge mai a una semplificazione del panorama dei partiti italiani, la responsabilità è anche di chi non ha mai mutato le leggi elettorali per indirizzarle verso una (almeno tendenziale) diminuzione del numero delle liste presenti sulla scena. Le normative in vigore per le regioni, le province e i comuni maggiori,, istigano il pullulare delle liste, confermato in toto negli appuntamenti della primavera scorsa. Nelle oggi contestate elezioni piemontesi, tanto per citare un caso, vinsero le nove formazioni schierate con Roberto Cota contro le dodici a sostegno di Mercedes Bresso, per tacere di una lista grillina e di ben altre nove di appoggio a tal Renzo Rabellino, che potremmo con un neologismo definire un «listista», ossia un politico esperto nel depositare liste di candidati nei più diversi turni elettorali. Alle provinciali di Caserta, tanto per passare a un ente di minor livello, vinse lo schieramento di centrodestra (tredici liste) contro il centrosinistra (sette formazioni) e contro altre cinque liste non collegate. Berlusconi non ha mai pensato a imporre modifiche alle leggi elettorali, almeno a quelle amministrative (gli converrebbe, ad esempio, superare il doppio turno). Anche nelle Regioni rette dal centro-destra, non si può dire che le norme abbiano subìto modificazioni tali da evitare le lenzuolate di simboli sulle schede.. Se poi guardiamo la legge elettorale per le elezioni politiche, siamo sempre fermi al finanziamento pubblico a favore dei partiti che, alla Camera, conseguano almeno l' un per cento dei voti. Si ripete: un per cento. Quanto al numero di liste presenti, se nel 2008 il numero è rimasto compresso in due (centrosinistra) e tre (centrodestra) si deve all' iniziativa (coraggiosamente) assunta da Walter Veltroni di correre con un solo alleato, imitato poi da Berlusconi. La legge elettorale, tuttavia, non è stata toccata. Quindi, per vincere serve sempre cercare di estendere le presenze, come avvenne nel 2006: tredici liste a sostegno di Prodi, dodici di Berlusconi. Un' occasione d' oro si era presentata per modificare la legge in modo tale da farne uno strumento che favorisse i partiti singoli, non le coalizioni, spingendo quindi a una reale semplificazione del mercato elettorale. Ci riferiamo ai tre referendum elettorali votati nel giugno dell' anno scorso: se fossero passati, avrebbero premiato la lista vincitrice, non la somma dei partiti coalizzati. Invece ottennero il peggior risultato di partecipazione al voto nella storia referendaria: meno del 24%. In quell' occasione Berlusconi subì il ricatto della Lega, sia nei modi di svolgimento del referendum, sia per il divieto di fornire qualsiasi appoggio al voto. Anche Fini, in partenza sostenitore dei referendum, rimase zitto. Se quindi oggi qualcuno deride la potenziale presentazione di coacervi di liste, farebbe bene a valutare le proprie colpe, non foss' altro per omissioni.

Torna all'inizio


Il debito aggregato (sezione: Riforma elettorale)

 

di Corriere Della Sera

 

"Corriere della Sera" del 28-08-2010

PRIMO PIANO

Pagina: 3

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri

Secondo i dati del Tesoro, il «debito aggregato» (cioè la somma di quello pubblico e privato), raggiungerebbe nel 2010 il 235,9% del prodotto interno lordo in Italia, contro una media europea del 265%. Dietro all' Italia seguono la Francia (237,7%), la Gran Bretagna (294,8%), la Spagna (284,8%) e la Svezia (270,5%). Migliore di noi sarebbe la Germania con il 206,8%

Torna all'inizio


Uninominale Un appello trasversale (sezione: Riforma elettorale)

 

di Corriere Della Sera

 

"Corriere della Sera" del 28-08-2010

DA PRIMA PAGINA

Pagina: 1

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: Legge elettorale.

Da Marco Pannella a Emma Bonino, a Pietro Ichino, Angelo Panebianco, Michele Salvati, Gianfranco Pasquino, Giorgio Tonini: sono tra i firmatari di un «Appello per l' uninominale» che ha raccolto l' adesione di opinionisti, docenti universitari ed esponenti politici di aree diverse. Per ottenere finalmente anche nel nostro Paese quella stabilità e certezza delle leggi elettorali che gli standard democratici internazionali raccomandano e in qualche misura esigono, per approdare a una riforma elettorale effettiva, durevole e orientata nel senso del collegio uninominale indicato in modo nettissimo dagli italiani a grande maggioranza nel referendum del 1993, poi in larga parte disatteso dal legislatore, per adottare finalmente anche in Italia un sistema elettorale ispirato ai modelli sperimentati ormai da secoli in regimi civili - quali quelli anglosassoni - che si sono rivelati tra i più fecondi sul piano della democrazia, della sicurezza e del benessere dei propri cittadini, per dare agli elettori la piena libertà, l' effettivo pieno potere e la piena responsabilità di scegliere il governo e gli eletti, assicurando un rapporto personale efficace dell' eletto con chi lo elegge, per promuovere in questo modo, al tempo stesso, l' autonomia della società civile e la laicità dello Stato, intesa come metodo indispensabile di cooperazione per il bene comune tra persone di fedi o ideologie diverse, per ridurre il costo delle campagne elettorali e tagliare il costo - divenuto insostenibile - delle rendite che gli apparati dei partiti si assegnano quando si consente loro di assumere la funzione di tramite tra i cittadini e i parlamentari, ti invitiamo ad aderire al Comitato per l' Uninominale (www.uninominale.it) Pietro Ichino, giuslavorista nell' Università di Milano, senatore Pd; Mario Baldassarri, economista, senatore Fli; Alfredo Biondi, avvocato, già vicepresidente della Camera; Antonio Bonfiglio, sottosegretario di Stato alle Politiche agricole e forestali, Pdl; Emma Bonino, vicepresidente del Senato; Marco Cappato, segretario dell' Associazione Luca Coscioni; Stefano Ceccanti, costituzionalista nell' Università «La Sapienza» di Roma, senatore Pd; Umberto Croppi, assessore alla Cultura del Comune di Roma; Sergio D' Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino; Franco Debenedetti, economista, opinionista; Benedetto Della Vedova, deputato Fli; Stefano De Luca, segretario del Partito Liberale Italiano; Michele De Lucia, tesoriere di Radicali italiani; Giuseppe Di Federico, processualista nell' Università di Bologna; Salvo Fleres, senatore Pdl; Jas Gawronski, giornalista, parlamentare europeo Ppe; Roberto Giachetti, deputato Pd; Maria Ida Germontani, senatrice Fli; Domenico Gramazio, senatore Pdl; Giovanni Guzzetta, professore di Istituzioni di diritto pubblico nell' Università di Tor Vergata, Roma; Ignazio Marino, chirurgo, senatore Pd; Antonio Martino, economista, deputato Pdl; Enrico Morando, senatore Pd; Magda Negri, senatrice Pd; Francesco Nucara, segretario del Partito Repubblicano Italiano, deputato Gruppo Misto; Federico Orlando, politico e giornalista, condirettore di Europa; Tullio Padovani, penalista, Scuola Superiore di Studi Universitari «Sant' Anna» di Pisa; Angelo Panebianco, politologo nell' Università di Bologna, saggista e opinionista; Marco Pannella, Partito radicale transnazionale; Gianfranco Pasquino, politologo nell' Università di Bologna; Mario Patrono, professore di diritto pubblico e comunitario nell' Università «La Sapienza» di Roma; Mario Pepe, deputato Pdl; Stefano Rolando, economista nell' Università Iulm di Milano; Nicola Rossi, economista nell' Università di Tor Vergata - Roma, senatore Pd; Michele Salvati, economista nell' Università di Milano, opinionista; Carlo Scognamiglio, economista, già presidente del Senato; Mario Staderini, segretario di Radicali italiani; Sergio Stanzani, già senatore, presidente del Partito radicale transnazionale; Marco Taradash, consigliere regionale della Toscana, Pdl; Giorgio Tonini, senatore Pd; Silvio Viale, medico, direzione Associazione Luca Coscioni; Valerio Zanone, già segretario del Partito liberale italiano.

Torna all'inizio


L' esempio di Londra (sezione: Riforma elettorale)

 

di Corriere Della Sera

 

"Corriere della Sera" del 28-08-2010

POLITICA

Pagina: 11

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri

Il Quirinale ha ricordato che in Gran Bretagna il «Cameron-Clegg Bill» nel 2015 non prevede lo scioglimento automatico delle Camere in caso di mozione di sfiducia.

Torna all'inizio


«Battaglia per l' uninominale: potere di scelta ai cittadini» (sezione: Riforma elettorale)

 

di Corriere Della Sera

 

"Corriere della Sera" del 28-08-2010

POLITICA

Pagina: 13

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: Quarantadue politici e studiosi in campo per la riforma elettorale.

Da pagina 1 Per ottenere finalmente anche nel nostro Paese quella stabilità e certezza delle leggi elettorali che gli standard democratici internazionali raccomandano e in qualche misura esigono, per approdare a una riforma elettorale effettiva, durevole e orientata nel senso del collegio uninominale indicato in modo nettissimo dagli italiani a grande maggioranza nel referendum del 1993, poi in larga parte disatteso dal legislatore, per adottare finalmente anche in Italia un sistema elettorale ispirato ai modelli sperimentati ormai da secoli in regimi civili - quali quelli anglosassoni - che si sono rivelati tra i più fecondi sul piano della democrazia, della sicurezza e del benessere dei propri cittadini, per dare agli elettori la piena libertà, l' effettivo pieno potere e la piena responsabilità di scegliere il governo e gli eletti, assicurando un rapporto personale efficace dell' eletto con chi lo elegge, per promuovere in questo modo, al tempo stesso, l' autonomia della società civile e la laicità dello Stato, intesa come metodo indispensabile di cooperazione per il bene comune tra persone di fedi o ideologie diverse, per ridurre il costo delle campagne elettorali e tagliare il costo - divenuto insostenibile - delle rendite che gli apparati dei partiti si assegnano quando si consente loro di assumere la funzione di tramite tra i cittadini e i parlamentari, ti invitiamo ad aderire al Comitato per l' Uninominale (www.uninominale.it) Pietro Ichino, giuslavorista nell' Università di Milano, senatore Pd; Mario Baldassarri, economista, senatore Fli; Alfredo Biondi, avvocato, già vicepresidente della Camera; Antonio Bonfiglio, sottosegretario di Stato alle Politiche agricole e forestali, Pdl; Emma Bonino, vicepresidente del Senato; Marco Cappato, segretario dell' Associazione Luca Coscioni; Stefano Ceccanti, costituzionalista nell' Università «La Sapienza» di Roma, senatore Pd; Umberto Croppi, assessore alla Cultura del Comune di Roma; Sergio D' Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino; Franco Debenedetti, economista, opinionista; Benedetto Della Vedova, deputato Fli; Stefano De Luca, segretario del Partito Liberale Italiano; Michele De Lucia, tesoriere di Radicali italiani; Giuseppe Di Federico, processualista nell' Università di Bologna; Salvo Fleres, senatore Pdl; Jas Gawronski, giornalista, parlamentare europeo Ppe; Roberto Giachetti, deputato Pd; Maria Ida Germontani, senatrice Fli; Domenico Gramazio, senatore Pdl; Giovanni Guzzetta, professore di Istituzioni di diritto pubblico nell' Università di Tor Vergata, Roma; Ignazio Marino, chirurgo, senatore Pd; Antonio Martino, economista, deputato Pdl; Enrico Morando, senatore Pd; Magda Negri, senatrice Pd; Francesco Nucara, segretario del Partito Repubblicano Italiano, deputato Gruppo Misto; Federico Orlando, politico e giornalista, condirettore di Europa; Tullio Padovani, penalista, Scuola Superiore di Studi Universitari «Sant' Anna» di Pisa; Angelo Panebianco, politologo nell' Università di Bologna, saggista e opinionista; Marco Pannella, Partito radicale transnazionale; Gianfranco Pasquino, politologo nell' Università di Bologna; Mario Patrono, professore di diritto pubblico e comunitario nell' Università «La Sapienza» di Roma; Mario Pepe, deputato Pdl; Stefano Rolando, economista nell' Università Iulm di Milano; Nicola Rossi, economista nell' Università di Tor Vergata - Roma, senatore Pd; Michele Salvati, economista nell' Università di Milano, opinionista; Carlo Scognamiglio, economista, già presidente del Senato; Mario Staderini, segretario di Radicali italiani; Sergio Stanzani, già senatore, presidente del Partito radicale transnazionale; Marco Taradash, consigliere regionale della Toscana, Pdl; Giorgio Tonini, senatore Pd; Silvio Viale, medico, direzione Associazione Luca Coscioni; Valerio Zanone, già segretario del Partito liberale italiano.

Torna all'inizio


Gran Bretagna (sezione: Riforma elettorale)

 

di Corriere Della Sera

 

"Corriere della Sera" del 28-08-2010

CRONACHE

Pagina: 24

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Esempi esteri

Trasmettere l' Hiv è un reato: dal 2001 a oggi 16 persone sono state perseguite per contagio.

Torna all'inizio


La guerra delle epistole (sezione: Riforma elettorale)

 

di Daniela Preziosi

 

"Il Manifesto" del 28-08-2010

POLITICA & SOCIET�

Pagina: 4

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: IL «NUOVO ULIVO» A MEZZO STAMPA.

ROMA Non se l' aspettava neanche lui tanto successo di pubblico e di critica. Nella guerra delle proposte politiche epistolari Pier Luigi Bersani ha stravinto: quella «riformista» di Veltroni sul Corriere della sera ha ricevuto qualche sparsa adesione di famiglia, più qualche new entry (il prodiano Barbi, il cattolico Fioroni). E invece quella «neoulivista» di Bersani sulla Repubblica di giovedì ha raccolto una montagna di sì. A maggior gloria dei due più venduti quotidiani italiani, al momento. Da qui a farlo diventare un successo politico, e magari poi elettorale, ce ne corre. Intanto il segretario Pd, dopo la vacanza sarda (che seguiva quella americana e ancor prima quella cinese), intanto ha ottenuto di ricompattarsi il partito intorno, raccogliendo il sì di Franco Marini (che si è distinto dal suo collega cattolico), quello di Romano Prodi, per citare i pezzi da novanta, e poi di Piero Fassino, del presidente della Regione Toscana Rossi, di Giorgio Merlo e via elencando. Persino Dario Franceschini deve misurare distanze accorciate fra lui e il segretario rispetto a quelle, profondissime, con Veltroni, che gli ha bocciato a stretto giro di stampa la sua proposta di «Alleanza Costituzionale». A Bersani arriva anche il sì condizionato dell' Idv (per Antonio Di Pietro l' alleanza non deve estendersi fino all' Udc altrimenti «sostituiamo Mastella con Casini»). E dalla parte opposta arrivano gli elogi a Bersani e l' interessamento da parte di Pier Ferdinando Casini («Saranno il cammino politico e gli atti della maggioranza a sciogliere il nodo delle possibili alleanze»); che non vuol dire niente, come al solito in casa centrista. Perché se invece valesse come mezzo impegno con il centrosinistra, ecco che il Nuovo Ulivo già si sfascerebbe con la prima rissa fra dipietristi e casiniani. E poi c' è il nuovo partito di Fini: da lui Bersani non si aspetta «particolari risposte, anche perché nel centrodestra hanno tanto da discutere fra loro ». E tatuavia «credo che Fini abbia percepito un passaggio della mia lettera, nella parte in cui dico che anche nel centrodestra ci sono delle forze conservatrici che hanno però un' idea più europea di una forza politica di destra e che quindi mal sopportano una piegatura in senso personalistico e plebiscitario della democrazia. Anche con queste forze - prosegue - si può discutere quando si parla di assetti costituzionali e di legge elettorale perché queste sono le regole del gioco. In ogni caso gli ex fascisti stanno di là e l' ex comunista sta di qua. Dopodichè tutti e due abitiamo nello stesso Paese». Ma la questione della legge elettorale, destinata al momento più ad un governo di transizione che a una nuova maggioranza eletta dalle urne, divide e anche profondamente il suo partito, prima di dividere la larga alleanza che vuole varare. Insomma, siamo ancora ai preliminari. In ambienti più radicali, la vendoliana Sinistra ecologia e libertà resta cauta ma non disinteressata, nelle parole di Claudio Fava: «Per noi infine un Nuovo Ulivo esiste solo con le primarie, che servono a recuperare un rapporto vitale con il paese e il suo popolo, attraverso il confronto tra diversi progetti. La nostra proposta è chiara, ma continuiamo a ricevere o attendismi o veti o tatticismi. L' unico che ha dato un via libera chiaro mi pare sia stato Bersani e di questo gli va dato atto». Decisamente più entusiasta invece stavolta è il Prc di Paolo Ferrero che «condivide» la proposta Bersani, che del resto ricalca una fatta proprio dai comunisti in primavera. «La presa di posizione di Bersani costituisce un passaggio importantissimo», dice. «Si tratta dell' unica strada per sconfiggere una destra populista antioperaia e pericolosa per la democrazia. E' una scelta importante, perché mette la parola fine alle ipotesi bipolari e bipartitiche che Veltroni e i suoi alleati stanno continuando a perseguire». Per la precisione: il Prc non è interessato al Nuovo Ulivo, ma questo «non ci impedirà di lavorare per la costruzione di una alleanza democratica che tolga a Berlusconi il governo del paese, vari una legge elettorale proporzionale e ricostruisca un nuovo quadro democratico». In questo senso, in pratica, nessuna pregiudiziale verso l' Udc. Una cortesia che però non è reciproca. E poi anche qui qualcosa si ingarbuglia: Ferrero «legge» la proposta di Bersani come alternativa al bipolarismo; e invece Bersani fa professione di bipolarismo da tempo. Tutte cose da chiarire nelle prossime settimane, parallelamente allo svolgersi delle vicende del governo che «non arriverà a fine legislatura», assicura Bersani. Ma intanto si gode l' incoraggiamento generale. E ieri, dal Meeting di Rimini prima e poi dalla Festa del Pd di Ravenna, Bersani ha continuato a tornarci sopra: non vuole fare «una Santa Alleanza», cui si è detto contrario Veltroni. La sua idea, «da un lato considera l' esigenza di una piattaforma di governo, e dall' altro l' esigenza di una piattaforma vasta della democrazia. Mi pare un discorso piuttosto ordinato, lineare, che non prevede ammucchiate» (definizione di Berlusconi). E contro chi dice che la definizione botanica è un po' invecchiata «ho richiamato l' Ulivo e lo voglio adattare ai tempi nuovi, perchè lì dentro c' era una spinta che non veniva solo dalla politica ma era anche una riscossa civica».

Torna all'inizio


Bersani, giusta diagnosi debole terapia (sezione: Riforma elettorale)

 

di Ida Dominijanni

 

"Il Manifesto" del 28-08-2010

PRIMA

Pagina: 1

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: SINISTRA

Grazie all' innovativa pratica politica delle lettere al direttore, che finalmente oltrepassa il soporifero grigiore delle relazioni dei segretari di partito della prima Repubblica e la seduttività glamour delle comparsate televisive dei leader della seconda, il Pd ha ritrovato la parola rapita dall' estate dei veleni berlusconian-finiana e, sembrerebbe, anche una bussola. E malgrado lo stile epistolare strettamente politichese non si meriti il Pulitzer per capacità comunicativa, la rotta tracciata dal segretario Bersani in risposta all' ex segretario Veltroni ha il merito di sciogliere alcuni nodi da anni in sospeso nel dibattito interno del Pd e di tutto il centrosinistra, e causa non ultima della loro paralisi. CONTINUA | PAGINA 5 Sul piano diagnostico, Bersani coglie che la crisi politica in corso non è di governo ma di sistema , e che la posta in gioco del proseguimento o della fine del berlusconismo non riguarda un' alternanza di governo ma un modello di democrazia. Sul piano strategico, ne consegue una proposta che tenta di tenere insieme quattro esigenze - il rilancio del partito e del centrosinistra, la spallata a Berlusconi, il ridisegno del sistema politico, la restaurazione della normalità costituzionale - , con uno schema a due soggetti - il "nuovo Ulivo" per il programma di governo, una "Alleanza democratica" le regole del gioco. E' chiaro l' obiettivo: fine del bipolarismo leaderistico-plebiscitario, a maggior ragione nella sua versione bipartitica berlusconian-veltroniana; ritorno a un sistema parlamentare, con i fondamentali corollari di una legge elettorale proporzionale e, verosimilmente, di una forma di governo non più basata sull' elezione o la designazione diretta del premier. E' un obiettivo che sarebbe stato meritorio dichiarare prima che la rottura del Pdl e il profilarsi del terzo polo gli spianassero la strada, ma che almeno tenta di mettersi alla guida del cambiamento in atto. Assai meno chiari sono tempi, modi, praticabilità della proposta. Se il suo principale punto di forza consiste nel tentare di dare respiro strategico - la ricostruzione democratica - a un passaggio tattico stretto - l' apertura a tutte le forze interessate a dare la spallata a Berlusconi -, qui c' è anche la sua evidente debolezza: quando, come e con quale moneta di scambio? Tutto dovrebbe ruotare su un accordo per il proporzionale, ma Bersani sa bene di quanti ostacoli è lastricata la riforma della legge elettorale, in primo luogo nel suo stesso partito; bluffa quando la àncora a un governo di scopo o di transizione, perché per rifare la legge elettorale non c' è bisogno di un governo e basta un' iniziativa parlamentare (che è lecito a questo punto pretendere dal Pd fin dalla riapertura delle camere); e glissa sul problema numero uno, cioè che i tempi dell' agenda politica continua a dettarli Berlusconi. Il quale può sempre portarci alle urne e con la legge elettorale vigente. Basterebbe in questo caso il "nuovo Ulivo" a fronteggiarlo? Qui la debolezza dello schema diventa fragilità, se non inconsistenza. Nel nome c' è la cosa, e per quanti prodiani di stretta osservanza quel nome possa rassicurare per le strade di Bologna, alle orecchie dell' elettorato di sinistra - o del "nuovo popolo" evocato da Bersani a Rimini - non suonerà come un nome propriamente innovativo, né come una cosa esaltante da rifare. Non c' entrano su questo i giochi tattici e strategici, c' entra la percezione del tempo che passa, delle generazioni che cambiano, dei problemi che si incancreniscono, dell' esigenza di idee nuove e di risposte diverse che non può essere continuamente compressa e repressa sotto formule, sigle e facce sperimentate e consumate. Naturalmente, dire "nuovo Ulivo" serve a ridare centralità e peso a un Pd che rischia di sgretolarsi sotto l' onda d' urto dello sgretolamento del Pdl, e a ricondurre allo stato di "cespugli" gli illegittimi pretendenti al trono della leadership della coalizione. Ma avrà pure un significato se il segretario del Pd esordisce, nella sua lunga lettera, con l' impegnativa affermazione che «per l' Italia la scelta non riguarda più solo un governo, ma finalmente un' idea di democrazia e di società», e prosegue con un' idea solamente restaurativa di democrazia e nessuna idea di società. A meno che anch' essa non sia affidata allo spettro che si aggira per tutto il testo di Bersani, e che si chiama primarie. Forse bisogna che lo spettro si materializzi perché si materializzino, con i candidati, i problemi di una società martoriata da Berlusconi, Tremonti, Marchionne, e qualche risposta.

Torna all'inizio


LO SCONFINAMENTO della politica sui temi riguardanti le regole da condividere tra le Organizzazioni Sindacali per stabilire la rappresentanza e la ... (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Resto del Carlino (ed. Modena)" del 28-08-2010

Agenda

Pagina: 17

 http://mediacoverage.volocom.it/images/linkpdf.png File originale

Argomenti: Proposte di legge

LO SCONFINAMENTO della politica sui temi riguardanti le regole da condividere tra le Organizzazioni Sindacali per stabilire la rappresentanza e la rappresentatività al fine di mettere il bavaglio alla libertà di associazione, sancita dalla Costituzione, fa veramente imbufalire chi come noi ha sempre messo la libertà al primo posto. Il Segretario Bersani, cui non sono bastate le batoste elettorali e il crollo delle adesioni al suo partito, (a Modena -20%), è tornato ieri sul tema della legge della rappresentanza. Chiedere all' attuale maggioranza di fare una legge sulla democrazia sindacale senza che vi sia condivisione degli accordi da parte delle parti sociali la dice lunga sulla mentalità centralista e dirigista di stampo leninista che ogni tanto riaffiora nella mente di qualche dirigente democratico desideroso di tirarsi al carro dell' unico sindacato abituato a dire sempre no a tutto quello che fa il governo di destra indifferentemente e indipendentemente dalle soluzioni necessarie al Paese per uscire dalla crisi, pagata in gran parte dai ceti più deboli. E come il caso Fini serve a coprire e spostare la discussione dai problemi reali, altrettanto puntualmente si prendono pretesti per mettere in discussione la democrazia sindacale, sottovalutando l' importanza di tutti i momenti di consultazione dei lavoratori che, quando possono essere certificati, non vanno esattamente nella direzione prospettata dalla Cgil (vedi Pomigliano). La riforma della contrattazione conteneva una proposta unitaria e poi disattesa dalla Cgil. Luigi Tollari, segretario provinciale della Uil.

Torna all'inizio


L' obiettivo è una nuova norma (sezione: Riforma elettorale)

 

"unita.it" del 28-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge

"Una nuova legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliere i parlamentari". Per Pierluigi Bersani si tratta di un obiettivo prioritario. E per raggiungerlo, il segretario del Pd è pronto a cercare una convergenza con Di Pietro, Casini, ma anche con Fini. Perché con il presidente della Camera, dice Bersani arrivando a sorpresa al Meeting di Comunione e liberazione in corso a Rimini ("sono sempre venuto, stavolta volevate cacciarmi via?", dice scherzando ai cronisti che lo vedono arrivare per questa "visita personale") "si possono discutere le regole del gioco". Non solo. Se risulterà impossibile dar vita in Parlamento a una maggioranza in grado di cancellare il "Porcellum", il leader dei Democratici non esclude "una legge di iniziativa popolare". E non è un caso se alla Festa nazionale del Pd, che si apre oggi a Torino, ci sarà uno stand dell' Associazione Radicale "Adelaide Aglietta" che raccoglierà firme per la costituzione di un comitato "per la riforma elettorale uninominale maggioritaria ad un turno". È proprio questo il sistema di voto che il Pd vorrebbe venisse adottato. Almeno, stando al documento approvato all' ultima Assemblea nazionale: "Per la Camera un buon sistema elettorale sarebbe quello di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali. Per il Senato, sarebbe positiva l' elezione diretta in collegi regionali". Formula a cui i Democratici sono giunti dopo un lungo confronto tra le diverse anime del partito. C' è infatti chi (come il costituzionalista veltroniano Salvatore Vassallo) ritiene che i collegi uninominali siano lo strumento più indicato per preservare il sistema bipolare e chi (come il costituzionalista dalemiano Roberto Gualtieri) ritiene che il sistema tedesco sia in grado di garantire una maggiore governabilità. Non è stata però scritta l' ultima parola, perché da un lato il tentativo di chiudere l' accordo con l' Udc potrebbe spingere verso un' adesione del proporzionale alla tedesca, dall' altro la proposta del "nuovo Ulivo" lanciata da Bersani fa aprire nuove prospettive. Stefano Ceccanti ricorda che "l' Ulivo è sorto come coalizione perché c' era il collegio uninominale maggioritario della Legge Mattarella". Non avrebbero invece nulla a che fare con esso "sistemi che si limitassero a eliminare il premio di maggioranza senza introdurre il collegio uninominale maggioritario". Sottolinea il costituzionalista veltroniano: "Compreso il sistema tedesco che usa il collegio solo per individuare metà degli eletti". Un segnale che la discussione è ancora aperta lo dà anche il vicepresidente dei deputati Democratici Michele Ventura. Che insiste sulla necessità di "cambiare questa legge elettorale", ma quanto ai diversi sistemi elettorali su cui puntare, aggiunge: "Non vogliamo impiccarci alle formule, lavoriamo per l' intesa". Quel che è certo, è che un colpo i Democratici lo batteranno comunque, anche se il voto arriverà prima di una nuova legge elettorale. "Finché sarà in vigore il "Porcellum", il Pd sceglierà i propri candidati parlamentari attraverso le primarie": Bersani lo ha detto in più di un' occasione, da quando è stato eletto segretario del Pd, e i suoi collaboratori più stretti assicurano che non ha cambiato idea. Spiegano anche, però, che una norma interna ai soli Democratici sarebbe sì meritoria, ma che solo in parte contribuirebbe a risolvere il più ampio problema di un Parlamento delegittimato perché composto da "nominati" e del crescente distacco degli italiani nei confronti della politica. Per questo, prima che si torni alle urne, bisogna archiviare la "porcata" pensata da Calderoli.

Torna all'inizio


Un piano per far scappare Silvio (sezione: Riforma elettorale)

 

"libero.it" del 28-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri


Sottotitolo: I democratici propongono un' ammucchiata disposta a tutto pur di far cadere il Governo.

S embra che di democratico nei loro scopi ci sia davvero poco o nulla. L' obiettivo è mettere in minoranza il PdL e mandare dritto a casa Silvio Berlusconi. Ma chi sarà insediato al suo posto? Poco importa, va bene chiunque. Insomma. Anche la nobiltà dei mezzi usati lascia un po' a desiderare. Per far nascere una maggioranza diversa rispetto quella partorita dalle urne si stanno mettendo insieme persone che prima si siedono al tavolo insieme e poi si lanciano piatti a coltelli. Duqnue: come è possibile tenerli insieme nella stessa maggioranza e nello stesso governo? Semplice: provando a comprarsela. L' offerta è lì. È stata esposta in prima pagina su Repubblica dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: chiunque voglia una legge elettorale su misura, prego, si faccia avanti. Stuzzicato da Libero, Bersani ha reagito con una "lenzuolata" delle sue consegnata al quotidiano di Ezio Mauro: la sua proposta è la resa ufficiale del Partito democratico al partito di largo Fochetti. Così Bersani vorrebbe fare un "Governo di transizione" che abbia lo scopo di introdurre alcuni correttivi, "a cominciare dalla legge elettorale", con dentro tutti quelli che ci stanno. Non vuole tornare al voto perché, se così fosse, con l' attuale legge elettorale Bersani annuncia che il suo partito proporrà di trasformare questo minestrone in una coalizione elettorale che tenga dentro tutte le "forze contrarie al berlusconismo" (e quindi anche i finiani e l' Udc di Pier Ferdinando Casini), "energie esterne ai partiti" e chi più ne ha più metta. Il tutto per fare insieme le riforme, ovviamente "a cominciare da una nuova legge elettorale". Quando il PdL ha lanciato l' idea di un "Governo tecnico" con lo scopo di cambiare la legge elettorale, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha risposto che governi tecnici non esistono. Esistono solo governi legittimati dal parlamento che, in altre parole, significa: se alle Camere si troveranno i voti per ribaltare il voto degli italiani, lui non avrà problemi ad avallare l' operazione. Ma poi ieri, attraverso il Corriere della Sera, ha fatto sapere che gli esponenti del partito del Premier sbagliano a dire che "a decidere è sempre e solo il popolo". Il Capo dello Stato ha riportato l' esempio del Regno Unito dove conservatori e liberal-democratici sono alleati nell' attuale governo. Forse il paragone con la Gran Bretagna fa un po' sorridere considerate le differenze tra i due sistemi, ma il messaggio arriva forte e chiaro: se il Governo Berlusconi cade, il presidente della Repubblica non intende sciogliere le Camere. Non prima, almeno, di averle provate tutte. Pare che quella vista sinora è la parte "pulita" della faccenda. L' indicibile, avviene sottoterra. Ma ogni tanto qualcosa affiora. Se l' asse PdL-Lega tiene non ce n' è né per Bersani né per nessun altro. Al Senato i due partiti, insieme, controllano la maggioranza dei voti. Dunque è lì che bisogna colpire. Tramite Bersani, il Pd ha già fatto capire che non avrebbe problemi a votare un governo guidato da Giulio Tremonti. proprio quel ministro che, secondo lo stesso partito, sta mandando l' Italia in rovina. Ed è ovvio che Tremonti serve a garantire la Lega anche se, per ora, non se ne fa nulla. Ma le proposte del centrosinistra nei confronti suoi e del Carroccio hanno appena preso il via e, al momento decisivo, diventeranno ben più indecenti di quanto siano state sinora.

Torna all'inizio


Sacconi promuove il patto di Marchionne: occorre superare il conflitto tra capitale e lavoro (sezione: Riforma elettorale)

 

"ilsole24ore.com" del 28-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge

Con lo stop al conflitto tra operai e padroni auspicato dall' amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, "siamo nell' ambito di quel superamento della contrapposizione ideologica fra capitale e lavoro che da tempo abbiamo affermato di voler sollecitare, promuovere, incoraggiare e quindi quello che chiede Marchionne è ciò che da tempo Cisl e Uil sollecitano a Confindustria ". Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi a Cortina Incontra interviene così sulla proposta lanciata dall' ad del Lingotto nei giorni scorsi. Quanto al governo e ai dissidi interni alla maggioranza, aggiunge il ministro, "oggi ci sono le sincere condizioni per andare avanti e completare il triennio". Avanti con la riforma della giustizia. Alla manifestazione organizzata da Enrico Cisnetto , il ministro delinea la road map autunnale del governo e scandisce subito quale sarà il prossimo approdo. "Una riforma fondamentale è la giustizia, quella del sistema elettorale non è la priorità". Un riferimento nemmeno troppo velato al dibattito che anima l' opposizione, pronta a serrare i ranghi per arrivare a una modifica del "porcellum". Ma Sacconi è chiaro. "Il grande contributo che la giustizia deve dare alla crescita sociale è la certezza. Parlo di giustizia civile, contabile, del lavoro, amministrativa e penale". Poi il ministro elenca gli obiettivi da raggiungere. "Abbiamo bisogno - dice - che quella penale sia chirurgica, sobria, riservata e veloce. Invece l' abbiamo lenta perché è estensiva, e immediatamente mediatica. Tutto questo genera incertezza e instabilità". Quanto al centro-sinistra, Sacconi è convinto "che una parte dell' opposizione sarà di volta in volta orientata a valutare i provvedimenti che presenteremo e cioè più costruttiva di quanto non lo sia stata nella prima parte della legislatura". La proposta di Fiat. Prima di salire sul palco, però, il titolare del Welfare si era soffermato sul modello suggerito da Sergio Marchionne nei giorni scorsi. "Quel patto - ragiona Sacconi - si riferisce alla responsabile partecipazione dei lavoratori tanto alle fasi difficili nella vita dell' impresa, quanto a quelle più redditizie. Che non significa - precisa - creare confusioni nel comando dell' impresa stessa". Quindi, un "no" al modello tedesco della cogestione. Sulla questione, ha poi spiegato il ministro, "il dibattito è consolidato, nel senso che c' è un tavolo permanente presso il ministero del Lavoro, alimentato dalle consegna da parte del ministero di una propria elaborazione che è un codice della partecipazione". Compito del tavolo, spiega ancora Sacconi, "sarà cercare di monitorare le buone pratiche, incoraggiarne altre, e di dire al governo e al Parlamento poi se ritiene utili alcune innovazioni legislative". La posizione dell' esecutivo. Sacconi aveva quindi puntellato la posizione del governo. Con la proposta di Marchionne, è la sua analisi, "siamo nell' ambito di un percorso, quello della partecipazione e quindi quello implicitamente del superamento nel miglior modo del conflitto tra capitale e lavoro che ci auguriamo dia via via prassi e risultati crescenti". Certamente il governo, ha aggiunto, "crede nella necessità di costruire percorsi di crescente condivisione tra lavoratori e imprese - aggiunge il titolare del Welfare - in modo tale che possano essere condivise le fatiche ma anche condivisi i risultati cosicché il salario del lavoratore rifletta anche i buoni risultati dell' azienda e talora anche gli utili dell' azienda". Con la Cgil, poi, il ministro è netto. "È una tesi ridicola e offensiva dire che il governo divide i sindacati come afferma la Cgil. Non è una tesi vera - ha proseguito - come se i leader di Cisl e Uil fossero subornati al governo. L' esecutivo ha assecondato la capacità degli attori sociali di procedere anche superando il vuoto riottoso di uno di essi". La riorganizzazione dello statuto dei lavoratori. Il ministro era poi tornato sul progetto di revisione dello statuto dei lavoratori. "Pensiamo - sottolinea Sacconi - che lo statuto dei lavori (la definizione fu di Marco Biagi che la coniò proponendolo per la prima volta quando era consulente del ministro Treu, ndr) possa da un lato riunire tutte le norme che nel tempo si sono sedimentate e sommate rispetto all' originario Statuto dei lavoratori". Lo statuto, però, dovrebbe, chiarisce ancora il ministro, "completare le protezioni normative verso quelle forme di lavoro indipendente come le collaborazioni a progetto che però sono caratterizzate, nel caso della monocommittenza, da subordinazione socio-economica". Ci sono parti dello statuto dei lavoratori, chiosa Sacconi, "che devono rimanere norme inderogabili di legge perché riguardano i diritti fondamentali, e parti che possono essere adattate dalle parti sociali nelle concrete condizioni aziendali o territoriali". La vicenda di Pomigliano e l' intesa tra i sindacati e il Lingotto. I cronisti avevano anche chiesto a Sacconi di commentare la vicenda di Pomigliano. "Sono convinto - replica il ministro - che nel Mezzogiorno ci sono tante condizioni, ci sono anche patologie di questo tipo come abbiamo visto a Pomigliano, ma c' è una volontà di riscatto nelle comunità del mezzogiorno che può e deve essere assecondata". L' accordo di Pomigliano, prosegue Sacconi, "rappresenta questa volontà di riscatto. È significativo che non solo le organizzazioni sindacali prevalenti abbiano sottoscritto l' accordo con Fiat, che tra i suoi contenuti ha proprio quella della garanzia rispetto a comportamenti patologici quali si erano registrati in occasioni di elezioni, di partite di calcio o altri momenti ancora, ma anche gli stessi lavoratori con il referendum hanno dimostrato la disponibilità a una turnazione impegnativa, ai sei giorni su tre turni". ©;RIPRODUZIONE RISERVATA.

Torna all'inizio


Legge elettorale: dalla svolta il rilancio del Mattarellum sul modello tedesco (sezione: Riforma elettorale)

 

"Il Mattino" del 28-08-2010

Pagina: 7

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge

Legge elettorale: dalla svolta il rilancio del Mattarellum sul modello tedesco.

Torna all'inizio


Il Nuovo Ulivo come «Partito dei produttori»: la sua missione non può che esser «produrre sviluppo, lavoro e ricchezza»: il sindaco di Torino ... (sezione: Riforma elettorale)

 

di Teresa Bartoli

 

"Il Mattino" del 28-08-2010

Pagina: 7

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Esempi esteri

Il Nuovo Ulivo come «Partito dei produttori»: la sua missione non può che esser «produrre sviluppo, lavoro e ricchezza»: il sindaco di Torino Sergio Chiamparino chiede al Pd di ritrovare non tanto la vocazione maggioritaria quanto una «credibilità come alternativa di governo» e di proporsi «in modo aperto» ai possibili alleati. Lui si sente in corsa per guidarli «come outsider» pur mancando di «quarti di nobiltà romana». Si riparte dall' Ulivo. Non evoca maggioranze rissose e poco durature? «No, mi sembra il messaggio giusto. Non rivendico il copyright ma è un termine che ho usato anche io un mese fa. Evocare l' Ulivo, vecchio o nuovo che sia, risponde all' esigenza di un soggetto politico nuovo. E' la giusta via di mezzo tra l' union sacrée del tutti contro Berlusconi - questa sì un' alleanza inefficace a vincere ed ancor più inefficace per governare - e la totale autosufficienza che, in un sistema bipolare ma non bipartito, ovviamente non è praticabile. Il problema ancora irrisolto è attorno a cosa costruire questo Nuovo Ulivo». Prima dei contenuti, la geografia: alleanza da chi a chi? «La latitudine iniziale può essere ragionevolmente vasta, da Vendola a Casini. Quella finale dipende da attorno a cosa costruisci l' alleanza. Io, ad esempio, penso non sia possibile escludere alcune questioni che vanno sotto il titolo "laicità dello Stato". Ecco, a me, ad oggi, risulta ancora insufficiente la proposta al paese, sicuramente interessato più alla missione che alla formula politica». Quale deve essere la missione? «Il problema fondamentale è mettere in moto lo sviluppo, creare lavoro e ricchezza. Penso ad una sorta di partito dei produttori. Tema centrale per un paese in sostanziale stagnazione ormai da anni. Non è solo colpa dei governi che si sono succeduti e la situazione indubbiamente tende a marginalizzare alcune aree del mondo. Ma anche in queste aree ci sono realtà diverse: in Europa non sono tutti giapponesi ma vi sono paesi, come la Germania, che dimostrano di saper reagire. Guardiamo e impariamo». C' è il tempo per costruire il Partito dei Produttori? Davvero pensa che il governo finisca la legislatura? «Ora hanno messo un rappezzo ma sinceramente le condizioni per finire la legislatura mi sembrano molto ma molto labili». Se si vota a primavera avete il tempo? «Se si scavalla primavera 2011 non si vota più. Il tempo basta volerlo, cercarlo e trovarlo». Chi deve guidare la nuova alleanza? Lei è in campo? «L' importante è che inizi il percorso. E, come ha detto Vendola, si sa come si parte ma non come si arriva. Io mi sento un outsider. Non sono mosso da sfrenate ambizioni personali e ho sempre vissuto, politicamente e fisicamente, in alto a sinistra dunque non ho i quarti di nobiltà romana. Ma, con il mio bagaglio di risultati elettorali e di governo, credo di poter dare una mano. Non siamo a miss Italia con la giuria che alza le palette: si tratta di avviare un confronto politico, in cui possono succedere tante cose». Eppure Penati avverte che alle primarie il Pd deve presentarsi con un solo candidato - Bersani - per non mostrarsi diviso. E' così? «Queste sono le ragioni della burocrazia. Capisco che oggi ci si attesti sul massimo comun denominatore, ma non è stabilito per legge. E se si parla di Nuovo Ulivo si pensa a qualcosa oltre il Pd. Dunque il Pd dovrebbe presentarsi al confronto in modo aperto altrimenti tutto si riduce ad esso e ai suoi satelliti». Per ora il Pd si è ricompattato nel no a Veltroni e alla vocazione maggioritaria. Il futuro vedrà l' Ulivo come portatore d' acqua di un terzo polo centrista? «L' idea di un partito che affida ad un terzo polo la guida della coalizione mi sembra debole. Se il Pd, partito di larga maggioranza relativa nel centrosinistra, non è potenzialmente e credibilmente alternativa di governo, non si capisce come possa costruire una coalizione che lo sia. Più che di vocazione maggioritaria, che può ingenerare l' equivoco di voler fare da soli, parlerei di credibilità di governo: è vitale per poter riformare il sistema politico». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Torna all'inizio


Comunale di Caserta si spacca sul referendum a sostegno di una gestione pubblica del sistema idrico (sezione: Riforma elettorale)

 

di Il consiglio

 

"Il Mattino (ed. Caserta)" del 28-08-2010

Pagina: 42

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge

Comunale di Caserta si spacca sul referendum a sostegno di una gestione pubblica del sistema idrico. Se infatti l' ordine del giorno, presentato ieri dal consigliere di Rifondazione comunista, Antonio Dell' Aquila, ha ottenuto una larga maggioranza di voti (17 pareri a favore e 6 astensioni), la modifica dell' articolo 59 dello Statuto comunale - che di fatto disciplina le modalità di gestione del servizio idrico - non ha ottenuto (complice l' assenza in aula di molti consiglieri) il quorum previsto dalla legge. Questo il risultato al termine di un dibattito infuocato che ha tenuto sulle spine l' aula per più di un' ora. All' origine del dibattito l' importanza di fornire un servizio efficiente e qualitativamente alto all' utenza. Tutti d' accordo infatti sui limiti attualmente presenti nel sistema che, pur essendo pubblico, è stato affidato dal Comune ad una società privata. «Non si può semplicemente votare si oppure no ad una proposta del genere - fa notare il consigliere del Pdl, Pio Del Gaudio - prima bisognerebbe valutare l' attuale gestione del sistema per capirne meccanismi e funzioni e soprattutto valutare quali benefici apporta ai cittadini». Più esplicito il consigliere del Pdl Nello Spirito che ha invitato a considerare gli attuali sprechi e disservizi registrati dal servizio pubblico. Di tutt' altro avviso il consigliere Dell' Aquila che nel suo intervento ha sottolineato «i pericoli di una gestione privata». «Le recenti leggi - spiega - hanno riconosciuto l' acqua come un bene di rilevanza economica, un dato che apre di fatto la strada alla privatizzazione di un bene che invece deve assolutamente restare pubblico». Tutti compatti invece sulla proposta del consigliere del Pdl, Antonio Di Lella, di stipulare una convenzione con la Camera di Commercio per avvalersi del loro sportello di conciliazione per la risoluzione delle controversie legate a sinistri stradali e non solo. Una proposta innescata dall' alto numero delle richieste di risarcimento danni presentate negli anni al Comune. Quasi tremila solo nell' ultimo triennio. Approvato all' unanimità anche il piano di zona sociale dell' Ambito territoriale C7 mentre è stata rinviata la discussione sul regolamento presentato dal consigliere del Pd, Agostino Greco, per il riconoscimento delle agevolazioni sui tributi locali in favore delle vittime delle attività estorsive. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Torna all'inizio


"Battaglia per l' uninominale: potere di scelta ai cittadini" (sezione: Riforma elettorale)

 

"corriere.it" del 28-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri


Occhiello: L' appello
Sottotitolo: Quarantadue politici e studiosi in campo per la riforma elettorale.

L' appello "Battaglia per l' uninominale: potere di scelta ai cittadini" Quarantadue politici e studiosi in campo per la riforma elettorale Per ottenere finalmente anche nel nostro Paese quella stabilità e certezza delle leggi elettorali che gli standard democratici internazionali raccomandano e in qualche misura esigono, per approdare a una riforma elettorale effettiva, durevole e orientata nel senso del collegio uninominale indicato in modo nettissimo dagli italiani a grande maggioranza nel referendum del 1993, poi in larga parte disatteso dal legislatore, per adottare finalmente anche in Italia un sistema elettorale ispirato ai modelli sperimentati ormai da secoli in regimi civili - quali quelli anglosassoni - che si sono rivelati tra i più fecondi sul piano della democrazia, della sicurezza e del benessere dei propri cittadini, per dare agli elettori la piena libertà, l' effettivo pieno potere e la piena responsabilità di scegliere il governo e gli eletti, assicurando un rapporto personale efficace dell' eletto con chi lo elegge, per promuovere in questo modo, al tempo stesso, l' autonomia della società civile e la laicità dello Stato, intesa come metodo indispensabile di cooperazione per il bene comune tra persone di fedi o ideologie diverse, per ridurre il costo delle campagne elettorali e tagliare il costo - divenuto insostenibile - delle rendite che gli apparati dei partiti si assegnano quando si consente loro di assumere la funzione di tramite tra i cittadini e i parlamentari, ti invitiamo ad aderire al Comitato per l' Uninominale ( www.uninominale.it ) Pietro Ichino , giuslavorista nell' Università di Milano, senatore P d; Mario Baldassarri , economista, senatore Fl i; Alfredo Biondi , avvocato, già vicepresidente della Camera; Antonio Bonfiglio , sottosegretario di Stato alle Politiche agricole e foresta li, Pdl; Emma Bonino , vicepresidente del Senat o; Marco Cappato , segretario dell' Associazione Luca Coscio ni; Stefano Ceccanti , costituzionalista nell' Università "La Sapienza" di Roma, senatore Pd; Umberto Croppi , assessore alla Cultura del Comune di Rom a; Sergio D' Elia , segretario di Nessuno tocchi Cain o; Franco Debenedetti , economista, opinionist a; Benedetto Della Vedova, deputato Fli; Stefano De Luca , segretario del Partito Liberale Italiano; Michele De Lucia , tesoriere di Radicali italia ni; Giuseppe Di Federico, processualista nell' Università di Bologn a; Salvo Fleres , senatore Pd l; Jas Gawronski , giornalista, parlamentare europeo Ppe; Roberto Giachetti , deputato Pd; Maria Ida Germontani , senatrice Fli; Domenico Gramazio , senatore Pdl; Giovanni Guzzetta , professore di Istituzioni di diritto pubblico nell' Università di Tor Vergata, Roma; Ignazio Marino , chirurgo, senatore Pd; Antonio Martino , economista, deputato Pdl; Enrico Morando , senatore Pd; Magda Negri , senatrice Pd; Francesco Nucara , segretario del Partito Repubblicano Italiano , deputato Gruppo Misto; Federico Orlando , politico e giornalista, condirettore di Europa; Tullio Padovani , penalista, Scuola Superiore di Studi Universitari "Sant' Anna" di Pisa; Angelo Panebianco , politologo nell' Università di Bologna, saggista e opinionista; Marco Pannella , Partito radicale transnazionale; Gianfranco Pasquino , politologo nell' Università di Bologna; Mario Patrono , professore di diritto pubblico e comunitario nell' Università "La Sapienza" di Roma; Mario Pepe , deputato Pdl; Stefano Rolando , economista nell' Università Iulm di Milano; Nicola Rossi , economista nell' Università di Tor Vergata - Roma, senatore Pd; Michele Salvati , economista nell' Università di Milano, opinionista; Carlo Scognamiglio , economista, già presidente del Senato; Mario Staderini , segretario di Radicali italiani; Sergio Stanzani , già senatore, presidente del Partito radicale transnazionale; Marco Taradash , consigliere regionale della Toscana, Pdl; Giorgio Tonini , senatore Pd; Silvio Viale , medico, direzione Associazione Luca Coscioni; Valerio Zanone , già segretario del Partito liberale italiano.

Torna all'inizio


L.elettorale: appello per uninominale (sezione: Riforma elettorale)

 

"corriere.it" del 28-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge


Occhiello: CRONACHE e POLITICA.

(ANSA) - ROMA - Appello trasversale di parlamentari Pdl, Fli, Fli, radicali, di docenti e intellettuali per una legge elettorale uninominale. L' obiettivo, scrivono i firmatari della iniziativa sul Corriere e' restituire il potere di scelta ai cittadini. La modifica della legge elettorale ' non e' in agenda' taglia corto Gasparri (Pdl). Urso (Fli) condivide l' appello. Bersani sottolinea che avere una legge decente non e' un problema solo del centrosinistra.

Torna all'inizio


Processo breve e legge elettorale Bersani chiama i dissidenti del Pdl (sezione: Riforma elettorale)

 

"larepubblica.it" del 28-08-2010

 http://mediacoverage.volocom.it/images/link.png Pagina web originale

Argomenti: Proposte di legge


Sottotitolo: Il segretario democratico apre la festa nazionale del partito a Torino: "Sulla giustizia non faremo sconti, dai finiani mi aspetto coerenza". E sulle riforme non esclude un asse con il presidente della Camera e Casini.

NESSUNO sconto sul processo breve. E se Berlusconi pensa di mandare avanti queste norme "troverà una fortissima opposizione". A Torino si apre la festa nazionale del Partito Democratico e il segretario Pierluigi Bersani attacca la maggioranza sull' ennesima legge ad personam. Poi un auspicio: costruire l' asse con Fini e Casini per modificare la legge elettorale: "È impensabile che un uomo solo possa nominare tutti i parlamentari. È possibile continuare così?". E il leader del Pd porta l' affondo alla Lega: "Sembrano quelli che sono vicini al vecchio zio per avere l' eredità". I processi cancellati. Per Bersani non c' è da sorprendersi per l' accelerazione imposta dalla maggioranza sul processo breve. "Se Berlusconi pensa di mandare avanti questa norma che titola ' processo brevè ma che significa cancellazione dei processi e, in particolare, di un processo, avrà contro un' opposizione molto forte". Poi l' apertura ai finiani per un percorso comune: "Mi aspetto anche che dal centrodestra venga qualche elemento di coerenza rispetto a quello che si è detto finora". E Adolfo urso, vicemistro finiano, in mattinata aveva dichiarato: "È necessario, doveroso, restituire il potere di scelta agli elettori". La legge elettorale. Un' alleanza larga per cambiare "le regole del gioco". È questa l' ipotesi Bersani per arrivare, velocemente, alla modifica del porcellum. Una linea che, secondo il segretario del Pd, può trovare tanti interlocutori anche nel centrodestra. "Penso che il tema che ho sollevato possa essere apprezzato. Stiamo parlando di regole del gioco non semplicemente di alternanza di governo. Chiedo anche a Fini e Casini se sia possibile continuare con una legge così". E già Casini, ha aggiunto Bersani, "mi sembra abbia detto qualcosa di chiaro' ' . La Lega e i "quattro ladroni di Roma". Continua lo scontro a distanza tra il leader del Pd e la maggioranza. Dopo le reciproche accuse di "ammucchiata", Bersani attacca la Lega. "Si sta comportando come quello che sta vicino al vecchio zio per prenderne l' eredità". E ancora, per il segratario del Pd, il partito di Bossi "si sta dando da fare per questo al prezzo di un tradimento della sua ispirazione originaria' ' . Bersani entra nello specifico, accusando proprio il federalismo di stampo leghista del cattivo stato di salute degli enti locali. "Credo che gli enti locali non siano mai stati tanto male come da quando si parla di federalismo". Poi, il tema della complicità della Lega sulle leggi ad personam: "Credo che tutte le leggi che abbiamo visto, compreso quelle che hanno aperto la strada alla corruzione, non ci sarebbero se la Lega non le avesse votate. Una volta parlavano di Roma ladrona, adesso sono là a fare leggi che hanno aiutato i quattro ladroni di Roma' ' .

Torna all'inizio