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Articoli
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"Il Giorno" del 22-08-2010 |
La pagina dei lettori |
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Argomenti: Proposte di
legge
LA NASCITA DEL PARTITO futurista di
Gianfranco Fini può causare una nuova chiamata al voto degli italiani? La Camera è composta da 630 deputati. Secondo la vigente legge elettorale, la maggioranza dovrebbe contare sul 55% dei seggi cioè 346.
Nella votazione sulla mozione di sfiducia nei confronti del senatore Caliendo,
a favore sono arrivati 299 voti, cioè quelli di Pd e Idv. Mentre 75 si sono
astenuti, cioè il gruppo di Fini, l' Api di Rutelli e l' Udc di Casini.
Considerati questi numeri a chi dovrebbe dare l' incarico il Presidente
Napolitano per formare un nuovo Governo? Forse è questo che l' onorevole
Bianconi voleva dire. Anche ammettendo che si riesca a mettere insieme una
santa alleanza contro il Berlusca (veramente Niki Vendola la chiama l' arca di
Noè) si potrebbe ottenere all' incirca 330 voti pro arca di Noè e circa 300 pro
Berlusca. Cioè una maggioranza molto disomogenea e piuttosto difficile da
tenere assieme, che tuttavia avrebbe i voti per cambiare la legge
elettorale, se lo volesse fare. Le modalità di voto in
Italia sono modificabili con legge ordinaria se
approvata da una maggioranza di governo. Detto questo non si dovrebbero però
dimenticare alcune cosette non trascurabili. Ad esempio il referendum
del 21-22 giugno 2009 e quello del 18 aprile 1993. Quanto al cambio di
maggioranza, gli italiani certamente si ricordano ancora cosa c' era scritto
sulla scheda elettorale il 12-13 aprile 2008?
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"Il Giorno" del 22-08-2010 |
Esteri |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: Escluso Wyclef, si temono
disordini LOnu presidia gli uffici elettorali.
PORT AU PRINCE - La missione Onu ad Haiti
ha lanciato un appello «alla calma e al rispetto della legge
elettorale» dopo l' esclusione del cantante Wyclef
Jean come candidato per le presidenziali di novembre, perché residente negli
Usa. I Caschi Blu presidiano gli uffici della commissione elettorale
per evitare possibili disordini.
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"Il Resto del Carlino" del 22-08-2010 |
Primo piano |
Pagina: 4 |
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"Il Giorno" |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: ALLA CAMERA
Proposta di legge bipartisan «Almeno il 30% dei
posti riservati alle manager» ALLA CAMERA.
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"ilgiornale.it" del 22-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
RomaLa riforma
del fisco è in bella evidenza nell' agenda dei cinque punti programmatici
approvati venerdì nel vertice del Pdl. Una graduale riduzione della pressione
fiscale, affidata alle riforme federaliste; la
semplificazione; l' obiettivo di introdurre il "quoziente familiare"
a favore dei nuclei monoreddito e più deboli. Il tutto, però, con l'
approvazione dell' Europa. Questi gli impegni di Palazzo Grazioli. E che la
questione fiscale sia centrale non solo nell' agenda del governo, ma anche per
il portafogli degli italiani, lo conferma un' indagine della Cgia (la
confederazione artigiani) di Mestre. Su ciascun cittadino italiano gravano
tasse, imposte e tributi vari per 7.359 euro l' anno. Non è poco pensando che
su ogni tedesco pesano imposte per 6.919 euro, e che in Europa sta peggio di
noi soltanto la Francia. Si tratta però di uno
svantaggio relativo: i francesi versano sì 7.438 euro
di balzelli annui: ma ricevono dallo Stato una spesa sociale pro capite di
10.776 euro. A loro volta, i cittadini tedeschi ricevono 9.171 euro ciascuno di
spesa sociale. Gli italiani ricevono invece per sanità, istruzione e protezione
sociale solo 8.023 euro: 2.753 euro in meno dei "cugini" francesi, e 1.148 euro in meno dei tedeschi. Ma è anche vero
che in Italia la voce "pensioni" si mangia la gran
parte delle risorse destinate al welfare . Dunque, paghiamo parecchio e
riceviamo meno degli altri. Una situazione poco invidiabile, anche perché è
evidente che il peso delle tasse grava in maniera molto diversa tra cittadino e
cittadino soprattutto a causa della diffusa evasione fiscale. Non aiuta un sistema tributario che, nato negli anni Settanta, dimostra
ampiamente la sua età e ha urgente bisogno di interventi correttivi. La crisi
economica e finanziaria ha impedito correzioni ambiziose, come la riduzione
delle aliquote dell' Irpef a due, al 23 e 33 per cento. Ma il governo appare
deciso ad andare avanti, come dimostra per esempio la tassazione ad aliquota fissa (il 20%) dei redditi da
locazioni. Ci sono riforme a costo zero, ma che hanno impatto positivo sui contribuenti,
come la semplificazione degli adempimenti tributari. Ma sono in programma
per la fine della legislatura interventi più importanti come, appunto, il
quoziente familiare. Sulla suddivisione del peso fiscale per i componenti delle
famiglie monoreddito l' accordo è generale: infatti, è stato uno dei cavalli di
battaglia dei parlamentari finiani, anche se piace molto anche all' Udc di Pier
Ferdinando Casini. Le "parolette magiche" in tema di riforma tributaria sono due: federalismo fiscale. Ad esempio, spiegano al Pdl, il quoziente familiare "sta
incominciando a realizzarsi a livello comunale, in una rete di Comuni che va da
Roma a Parma, con una revisione delle imposte locali e delle tariffe a favore
del reddito familiare". La tabella di marcia del federalismo fiscale non
dovrà, secondo il Pdl, subire interruzioni o rallentamenti. A fine agosto
arriveranno i decreti delegati sui costi standard di sanità, istruzione e
assistenza, e sulla finanza ragionale con la progressiva riduzione dell' Irap;
per metà settembre toccherà alle Province, che riceveranno i proventi del bollo
auto.
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"La Nazione" del 22-08-2010 |
Economia & finanza |
Pagina: 23 |
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"Il Resto del Carlino" "Il Giorno" |
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Argomenti: Esempi
esteri
Sottotitolo: La Germania è partita. Noi
restiamo a metà del gruppo.
U NA CONFERMA molto evidente che taglia
qualsiasi possibilità di dubbi: l' Europa è già ufficialmente spaccata in due.
Con la Germania che tira la volata
dopo essersi riappropriata del vecchio ruolo di locomotiva europea per quanto
le sue banche siano pesantemente esposte sui mercati periferici del debito, con
la Francia e la Gran Bretagna
che cercano di esserle a ruota, con l' Italia che dimostra ancora una volta di
non riuscire a stare al passo delle prime della classe. Ma anche con la Grecia,
l' Irlanda e il Portogallo che lottano per sopravvivere e con la Spagna che
rischia di essere colpita da una seconda ondata di crisi a causa del forte
indebitamento dei vari governi regionali, dalla Catalogna alla Galizia. UN'
EUROPA a due velocità che porta fatalmente alla nascita di vari studi sulla
creazione anche di due monete, euro 1 e euro 2. Come lo studio redatto dalla
Deutsche Bank. Ma che porta anche a chiedersi come mai l' Italia, che ha un
potenziale enorme, che ha settori industriali eccellenti come l' agribusiness,
la moda, l' automazione e che ha retto meglio degli altri la crisi finanziaria,
non si sia scrollata di dosso il vizio di sempre, il vizio cioè di essere più
lenta rispetto a paesi leader come Francia e Germania. Il Tesoro spiega che l' Italia sconta la
dipendenza energetica dall' estero e il ritardo nel
nucleare. Certo, ma sconta anche le tante lentezze amministrative e non
amministrative che frenano la crescita. E sono proprio queste lentezze che
dovrebbero preoccupare i nostri politici. Perché con la crescita dell' 1% all'
anno non si crea nuova occupazione. Ma il tema del lavoro, quindi della
disoccupazione, non figura tra i cinque su cui la maggioranza di governo dovrà
dare la fiducia. IL GUAIO è che sappiamo di cosa c' è bisogno. Lo sappiamo
molto bene. Qualche volta ci mettiamo mano come è avvenuto con le Poste che
sono state ribaltate come un calzino, ma spesso continuiamo a non fare niente o
a fare molto poco. Come è evidente nel caso della Tirrenia, la seconda grande azienda di trasporto pubblico di proprietà del
ministero dell' Economia e commissariata dopo il fallito tentativo di
privatizzazione. Nonostante le norme comunitarie e la liberalizzazione del
mercato, la Tirrenia continuava a ricevere sovvenzioni statali, sotto forma di
proroga delle precedenti convenzioni, con il risultato che riusciva a chiudere
i bilanci in pareggio o in utile quando invece le casse erano in profondo
rosso: ogni due euro incassati dai passeggeri, ne riceveva infatti un altro
dallo Stato. E quindi da tutti i contribuenti. Un nuovo caso Alitalia, in
parole povere.
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"libero.it" del 22-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Sottotitolo: Cronaca.
( (Adnkronos) - ' ' In questi giorni e'
tutto pieno tanto che a malincuore alcune persone non riusciamo a farle salire'
' , spiega Donatello Caivano, referente della societa' che gestisce l'
infrastruttura. ' ' In 10 giorni - argomenta - abbiamo fatto piu' di 2000 voli.
Sicuramente fino all' ultima domenica di agosto manterremo questi ritmi. Per la
fine della stagione (il ' Volo' e' aperto solo i tre mesi estivi, ndr) prevediamo
di raggiungere quasi gli 8.000 paganti, un ulteriore incremento rispetto ai 7
mila dello scorso anno ed ai 5 mila con cui siamo partiti la prima volta' ' .
Sta cambiando la ' geografia' dei visitatori. ' ' Prima arrivavano soprattutto
da Basilicata e Puglia - aggiunge Caivano - mentre ora questa presenza si sta
assottigliando per fare spazio a persone del Nord Italia e dall' estero. Finora sono giunti da 20 nazioni,
soprattutto Gran Bretagna, Germania e Francia. Anche la Svezia sta crescendo. Nei prossimi giorni avremo in
Basilicata un gruppo di 43 svedesi che inizieranno dal ' Volo dell' angelo' per
la loro vacanza nel Sud Italia' ' . Un fenomeno in continua crescita che
si alimenta con il passaparola, con i video su internet e che e' stato scoperto
anche dai grandi media italiani e stranieri.
|
di MAURO FAVALE |
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"La Repubblica" del 23-08-2010 |
Interni |
Pagina: 6 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: Andranno da soli.
Sottotitolo: Di Pietro: non ci sono le
condizioni per allearci Casini già alle ultime elezioni è
andato da solo e così farà ancora: lui e Fini vogliono creare un altro polo.
ROMA - «Tra i due litiganti il terzo
(polo) gode». Antonio Di Pietro non perde il gusto per i proverbi. Il leader
dell´Idv è convinto che se si allungano i tempi per andare alle urne a trarne
vantaggio saranno Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini. E l´alleanza
costituzionale che propone Dario Franceschini? «E' una truffa che Fini e Casini
stanno tentando ai danni della coalizione riformista.
Quei buontemponi del Pd non se ne stanno rendendo conto». L´Idv non sarebbe
disponibile a un´alleanza del genere? «L´Idv è pronta ad allearsi col diavolo,
pur di liberarsi di Berlusconi. Peccato che né Casini né Fini vogliono una
coalizione di centrosinistra. Ognuno ha un suo obiettivo: Fini vuole creare una
nuova coalizione di centrodestra e Casini ne vuole una di
"interdizione". Più tempo avranno a disposizione più saranno un
problema. A quel punto, in una gara a tre il centrosinistra rischia di arrivare
ultimo». Ma il Pd è convinto che per vincere siano indispensabili i voti dei
centristi. «Per sposarsi bisogna essere in due e dall´altra parte c´è una donna
della prima Repubblica che ha esercitato il mestiere più antico del mondo e lo
vuole continuare a esercitare in autonomia». Sveliamo la metafora. «Casini già
alle ultime elezioni è andato da solo e così farà ancora. Vogliono creare un
altro polo. L´Udc non può tornare da Berlusconi per i veti di Bossi, Fini ormai
è Berlusconi a non volerlo più. Faranno un´alleanza moderata che porterà via
voti al centrodestra. E finirà come in Puglia». Cioè? «Lì alle regionali il
centrodestra si divise e Vendola vinse». Anche per lei il centrosinistra ha
chance di battere Berlusconi. «Sì. Bastiamo noi, il Pd, Vendola e gli altri
pezzi di sinistra che sono fuori dal parlamento». E se il terzo polo ruba voti
anche a voi? «I loro sono voti strutturati: è gente che fino a ieri ha votato
Fini. Non gli si può chiedere di votare per Vendola. Rincorrere la
chimera-Casini è di una cecità assoluta. E più pensiamo a governi tecnici, più
questi avranno tempo per fregarci». Nemmeno Berlusconi vuole governi tecnici.
«Lui vuole andare a votare perché non è scemo. Sa che Fini ha bisogno di almeno
un anno per organizzare sul territorio il suo partito. E così vuole fare come
Erode». Berlusconi come Erode? «Vuole ammazzare il bambino, cioè il partito di
Fini, finché sta nella culla». E l´opposizione che farà? «Sarebbe meglio
mettersi oggi attorno a un tavolo per decidere programma e leadership». Con le
primarie? «Non siamo contrari alle primarie ma siamo disponibili anche a scelte
secondarie, da concordare con i partiti». Se ci fossero, lei sarà uno dei
candidati? «L´Idv ci sarà sicuramente: abbiamo le professionalità per
partecipare o per appoggiare qualcuno. Solo che il Pd mi sembra che queste primarie non le voglia fare». E se invece si riuscisse
a mettere insieme un governo per fare la legge elettorale? «Se qualcuno mi offre uno shuttle per andare sulla luna io ci
vado volentieri. Ma non ci sono i numeri per avere una legge elettorale diversa». Lei però
la cambierebbe? «Certo, se fosse per noi faremmo collegi elettorali
maggioritari di coalizione. Va bene anche il mattarellum. So che qualcun altro
pensa a un sistema alla tedesca, con sbarramento. Noi siamo disponibili a
ragionare ma vogliamo prima vedere la proposta». Si
andrà a votare a dicembre? «Il tira e molla andrà avanti finché Berlusconi non
deciderà di andare a votare».
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"Italia Oggi Sette" del 23-08-2010 |
INFO.MONDO |
Pagina: 19 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Panama, addio. Il paradiso fiscale per
eccellenza è deciso a uscire dal 2011 dalla «grey list» preparata dall' Ocse a
margine del G20 di Londra del maggio 2009. E per dare un segnale positivo ha
iniziato a concludere, già dall' aprile di quest' anno, accordi sulla doppia
tassazione. Sotto la supervisione del ministero dell' Economia e Finanze
locale, il vicepresidente e ministro degli Esteri panamense Juan Carlos Varela ha negoziato accordi con Italia, Francia, Belgio, Spagna, Lussemburgo, Olanda, Qatar, Portogallo, Messico
e Barbados. Nel frattempo, il viceministro dell' Economia Frank De Lima
ha annunciato nei giorni scorsi che un' altra delegazione panamense inizierà i
negoziati con la Corea e Singapore. L' obiettivo è preparare entro l' anno 12
accordi con altrettanti paesi che fanno parte dell' Ocse: luglio ha visto l'
inizio dei negoziati con il Portogallo, mentre nel periodo a cavallo di
Ferragosto i negoziatori di Panama sono partiti per la Corea e, poco dopo, un'
altra delegazione per Singapore. In questo modo, ha detto De Lima:
«Completeremo i 12 trattati richiestici dall' Ocse» per uscire dalla lista
grigia. Ma De Lima anticipa che a settembre partiranno i negoziati con l'
Irlanda e, per ottobre, spera di inviare i suoi diplomatici nella Repubblica Ceca,
allo scopo di siglare 14 accordi entro il 2010. Il viceministro ha anche
annunciato che: «In ottobre il vicepresidente e ministro Juan Carlos Varela,
compirà un viaggio in Europa per la firma finale dei trattati con Italia,
Spagna, Francia, Portogallo e Lussemburgo. Vogliamo
mantenere una rete ampia con i paesi con cui siamo uniti da questo tipo di
trattati e stiamo programmando altri incontri per il 2011 con altri paesi».
Restano infatti sul tavolo le manifestazioni d' interesse di Canada, Bulgaria, Ungheria,
Gran Bretagna, Cipro, Germania e Svizzera. Secondo un rapporto del nostro Istituto
per il Commercio Estero, uscito alla fine del 2009, la
vita per gli evasori fiscali si sta facendo sempre più dura. Per il rapporto:
«La trasparenza con cui vengono amministrate le società per azioni, o '
sociedades anónimas' (S.A.), iscritte nel Registro Pubblico di Panama è
ultimamente divenuta oggetto di controlli da parte del Gruppo d' azione
finanziaria sul lavaggio di capitali (Gafi), che ha rafforzato le azioni di
contrasto al riciclaggio». E con i trattati tributari finalmente a regime
Panama dirà addio al suo vecchio status di Mecca degli evasori fiscali. ©
Riproduzione riservata.
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di CLAUDIO SARDO |
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"Il Messaggero" del 23-08-2010 |
PRIMOPIANO |
Pagina: 3 |
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Argomenti: Proposte di
legge , Esempi esteri
ROMA - La convenienza di Silvio
Berlusconi ad elezioni in tempi rapidi sta nel fatto che i suoi oppositori sono
oggi difficilmente coalizzabili. I sondaggi assegnano all' alleanza Pdl-Lega
(senza Fini) tra il 40 e il 43%, ma il premier può pensare di arrivare primo e
conquistare così il premio di maggioranza alla Camera contando sull'
eterogeneità degli avversari e dei loro bacini elettorali.
Il problema però è che quel premio non è trasferibile in Senato, o meglio è
frazionato nelle diverse Regioni, e le simulazioni che giungono sui tavoli dei
leader dimostrano che, se anche fallisse l' «Alleanza costituzionale» proposta dal Pd e un «terzo Polo» decidesse di fare corsa a
sé, le chances di vittoria di Berlusconi a Palazzo Madama appaiono
significativamente ridotte. Insomma il rischio per il Cavaliere è che, anche
nel caso le cose gli andassero bene alla Camera, il Senato potrebbe uscire senza
una maggioranza. E in sistema bicamerale «perfetto»
come il nostro questo pregiudicherebbe il ritorno di Berlusconi a Palazzo
Chigi.Il premier è uno strenuo difensore dell' attuale legge elettorale. Nelle opposizioni invece la critica è cresciuta nel tempo per
intensità e argomenti. Ma la polemica è solitamente concentrata sulle norme
della Camera: soprattutto sulle liste bloccate (che sottraggono agli
elettori la scelta dei parlamentari) e sul premio di maggioranza (istituto
senza eguali nei Paesi occidentali). La legge elettorale del Senato viene solitamente trascurata,
considerata un derivato. Invece il suo diverso meccanismo, dovuto al vincolo
costituzionale (art. 57) dell' elezione «a base regionale», è sempre stato
potenzialmente in grado di produrre maggioranze diverse rispetto alla Camera.
E, siccome la promessa riforma del bicameralismo è
rimasta anch' essa incompiuta, questa discrasia potrebbe far saltare molti
piani di battaglia. Oppure contribuire ad allontanare la data delle elezioni.
Anche nel 2008 fu ipotizzato un Senato senza maggioranza. Alla griglia di
partenza allora si presentavano quattro Poli (guidati da Berlusconi, Veltroni,
Casini e Bertinotti). Nel voto però la competizione si bipolarizzò a tal punto
da cancellare in Senato ogni presenza centrista (salvo tre eletti in Sicilia) e
della sinistra radicale. Lo sbarramento a Palazzo Madama è fissato all' 8%, il
doppio rispetto alla Camera. E la soglia va superata Regione per Regione. Ma,
se un nuovo Polo nascesse dalla convergenza di Casini e Fini, i sondaggisti
sono concordi nel dire che ci le condizioni perché superi ovunque l' 8%. Questa
semplice presenza può modificare molto gli equilibri del Senato, stando alle
attuali regole. Naturalmente questo Polo potrebbe anche accumulare un potenziale
elettorale maggiore e modificare i termini della
competizione Pdl-Pd in molte Regioni, soprattutto al Sud. Tuttavia anche
riducendo all' 8% le ambizioni del terzo Polo e bloccando il centrosinistra
all' istantanea delle recenti regionali, appare ardua per la coalizione
Pdl-Lega la conquista di una maggioranza a Palazzo Madama. Anche se Berlusconi
riuscisse a guadagnare tutti i premi di maggioranza nelle dieci Regioni oggi
governate dal centrodestra (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Lazio,
Abruzzo, Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna) non sono affatto scontati i 158
seggi necessari per proclamarsi vincitore. Anche se il centrosinistra restasse
inchiodato alle sue otto Regioni (Emilia, Toscana, Umbria, Liguria, Marche,
Basilicata, Puglia, Trentino) la rappresentanza in Senato degli avversari di
Berlusconi potrebbe comunque essere maggioritaria. In un simile scenario il
nuovo Polo toglierebbe molti seggi al centrosinistra, ma a Berlusconi
sottrarrebbe numeri decisivi proprio nelle Regioni di centrosinistra. In uno
schema rigidamente bipolare (come è stato quello del 2008) in quelle otto
Regioni il Pdl incasserebbe comunque 38 seggi. Nelle stesse Regioni, in
presenza di un terzo Polo sopra l' 8%, i seggi si ridurrebbero a 28. La
semplice somma dei premi di maggioranza nelle otto Regioni citate, più le quote
di minoranza delle dieci Regioni governate dal centrodestra, più uno dei due
seggi in Molise, dà la cifra di 156 seggi. Ne mancherebbero due agli avversari
di Berlusconi per toccare quota 158, ma sono ancora da assegnare il seggio
della Valle d' Aosta e i sei dell' Estero. Ovviamente
il Cavaliere può pensare di portare l' assalto anche alla Liguria o alla
Puglia. Come può puntare a ridurre Fini e Casini sotto l' 8%. La battaglia elettorale potrebbe però anche volgere a suo sfavore in
altre Regioni (ad esempio, Sardegna e Calabria
potrebbero diventare contendibili per il centrosinistra), fermo restando che
un' ipotetica sconfitta in Sicilia (guidata dal governatore Lombardo, orientato
verso i centristi) renderebbe certamente irraggiungibile per Berlusconi la
maggioranza in Senato. Il quadro delle previsioni elettorali
sarebbe naturalmente molto diverso in caso di alleanza tra l' Udc di Casini e
il Pd, o ancora tra l' intero terzo Polo e il Pd. Di certo però ciascuno di
questi scenari avvantaggerebbe non Berlusconi ma i suoi avversari. Tanto che si
potrebbero persino ipotizzare alleanze «tecniche» in Regioni incerte tra un
Polo imperniato sul Pd e quello di Fini-Casini: la legge
elettorale non le vieta, anche se impone distinte
dichiarazioni sul candidato-premier. RIPRODUZIONE RISERVATA.
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"Il Messaggero" del 23-08-2010 |
PRIMOPIANO |
Pagina: 3 |
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Argomenti: Proposte di legge
Le incognite legate alla legge elettorale di Palazzo Madama.
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"iltempo.com" del 23-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: Notizie - Politica.
Sottotitolo: Così ha iniziato a muoversi
concretamente in vista di elezioni a brevissimo termine.
Liquidato il capitolo Fini - "non ho
alcun messaggio da mandargli" - affidato al "buon senso" di
tutti i protagonisti il destino della maggioranza, ieri ha mandato un audiomessaggio
ai Promotori della Libertà - i Circoli di Michela Brambilla, la parte più
operativa dei movimenti che si muovono attorno al Pdl - nel quale li ha
invitati a cominciare a lavorare tra le gente per organizzare il voto. E a
prepararsi alla campagna elettorale con un serie di
manifestazioni per strada, con gazebo nei quali si dovrà spiegare quello che ha
fatto il governo. "Dobbiamo riorganizzare sul territorio la presenza del
Popolo della libertà - ha spiegato il premier - la nostra presenza e la presenza
di tutte le nostre componenti più dinamiche, per realizzare appunto una
presenza attiva e capillare in ciascuna delle 61 mila sezioni elettorali, in ciascuno dei 61mila dipartimenti elettorali in cui è ripartito il nostro Paese, e dobbiamo
essere pronti a qualsiasi evenienza, come quella ad esempio
di elezioni entro poco tempo". Berlusconi non ha ancora accantonato l'
idea di andare avanti con questa maggioranza, ricucendo magari con l' ala più
morbida dei dissidenti di Futuro e Libertà - anche se giudica "l' idea di
costituire un gruppo autonomo in Parlamento un' iniziativa paradossale se si
considera che sono stati tutti eletti sotto il simbolo del Pdl" - ma non
vuole assolutamente arrivare a compromessi sui cinque punti del programma di governo.
E in particolare non vuole neppure essere costretto a una trattativa snervante
su alcuni provvedimenti, come ad esempio il processo
breve. "È ovvio che qualora la coesione della maggioranza venisse meno
anche su uno solo di questi 5 punti che sono parte integrante del programma di
governo - spiega nel messaggio Berlusconi - non accetteremmo mai di farci
logorare in un tirare a campare in discussioni continuative che erano tipiche
di molti governi della prima repubblica, così come rifiuteremmo anche la
prospettiva di dover negoziare al ribasso, direi, quell' azione riformatrice su cui noi ci siamo impegnati e su cui vogliamo
essere assolutamente coerenti, mentre altri pensano di farne oggetto di un
mercato politico che per noi è avvilente ed hanno l' obiettivo fin troppo
scoperto di ribaltare il risultato del voto popolare". L' unica strada, se
il dissidio non si ricomporrà, è solo quella delle elezioni anticipate. Al
massimo entro dicembre. "Sarebbe un atto fortemente antidemocratico,
addirittura offensivo della sovranità popolare - prosegue il premier -
partecipare a dei nuovi giochi di palazzo per tentare di cambiare, di sovvertire
il risultato elettorale e portare al governo chi le
elezioni invece le ha perse, e questo credo che è qualcosa che non si può da
parte nostra assolutamente accettare". L' attacco ai finiani, specialmente a Fini e ai tre che più lo attaccano - Briguglio,
Bocchino e Granata - è frontale: "Nelle prossime settimane si vedrà la
differenza tra chi, come noi, vuole fare le grandi riforme, e chi al
contrario vuole soltanto perseguire obiettivi di potere e di carriera nell'
esclusivo tornaconto della propria aziendina politica, anteponendo l' interesse
particolare a quello generale". Dunque avanti con l' organizzazione dei
movimenti sul territorio in attesa della fiducia in aula sui cinque punti del
governo. E l' alleanza con Casini? "L' importante è che l' Italia abbia un
governo e che il paese sia governato, tutto il resto ha poca importanza"
ha risposto secco Berlusconi ieri passeggiando ad Arona sul Lago Maggiore.
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"L'Eco di Bergamo" del 23-08-2010 |
Generali |
Pagina: 2 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: L'intervista Maurizio Martina,
segretario regionale Pd: un governo di transizione potrebbe dimostrarsi utile.
Sottotitolo: --> None.
A chi dice che il Partito democratico è
«ridotto al silenzio», il bergamasco Maurizio Martina, segretario regionale dei
democratici, risponde: «Non facciamo sparate come qualcun altro, ma i nostri
interventi sono sempre puntuali». Come interpreta l' ultimatum di Berlusconi ai
finiani? «E' solo fumo negli occhi, un escamotage per uscire dall' angolo. I
cinque punti, poi, fanno parte del programma elettorale
e mi stupisce che in un momento così difficile le questioni all' ordine del
giorno non siano il lavoro e l' economia». Bossi, lo si è visto anche alla
Bèrghem Fest, sta spingendo per il voto anticipato. Che ne dice? «Mi auguro che
non si verifichi. La Lega sta giocando con questo tema pensando di incassare un
dividendo più alto, ma non guarda ai problemi veri del Paese, che in questo
momento non ha bisogno di una nuova campagna elettorale.
Certo, se le cose dovessero precipitare, per noi del Pd si tratterebbe di
organizzare rapidamente un campo alternativo. Tenendo presente che se si va
alle elezioni anticipate è perché la maggioranza è esplosa e ha tradito il
mandato elettorale». E un governo tecnico, magari
guidato da Tremonti... «Sui nomi non è questa la fase in cui fare valutazioni.
Un governo di transizione sarebbe utile per fare alcune cose fondamentali, come
del resto avviene in altri Paesi europei». E quali sarebbero le priorità? «Ci
sono temi prioritari come la crisi economica, che per noi
non è un problema superato, la riforma della legge elettorale e un lavoro serio sul fronte della corruzione». Nessuna paura
del voto anticipato? «Il Pd non ha paura, e le dichiarazioni di Bersani
a proposito di una mobilitazione straordinaria porta a porta ne sono la prova.
Saranno coinvolti gli elettori delle primarie, tutti gli iscritti e gli
amministratori locali per cercare un contatto con i cittadini e anche con chi
guarda alla politica in modo distante, perché è disgustato da quello che sta
accadendo nel centrodestra. Affronteremo temi concreti come la riforma del fisco, la lotta alla burocrazia, la scuola, senza
però fare voli pindarici come fanno certi esponenti del centrodestra». A cosa
si riferisce? «Al fatto che, ad esempio, qualsiasi cosa dica la Lega venga
considerata una novità assoluta. Il Carroccio sta giocando una partita per
coprire il vuoto di risultati e le mille promesse non mantenute. Che fine hanno
fatto il quoziente familiare, la riforma dell' Irpef
con due aliquote e l' abolizione dell' Irap? Si dà credito a una forza che
continua a fare sparate e nessuno poi ne chiede conto». Il Pd è stato tacciato
di essere assente e «in silenzio» in un momento cruciale. «Noi non siamo mai
stati in silenzio, abbiamo lavorato e continuiamo a farlo. Un altro discorso è
se si scambia la capacità di un partito di mettere a punto proposte
con l' inventarne una nuova ogni giorno. E poi devo dire che Bersani è stato
sempre puntuale nei suoi interventi e i cittadini premiano la serietà delle proposte». A proposito di proposte,
Bossi ad Alzano ha lanciato l' idea di portare alcuni ministeri nelle città del
Nord... «Non mi sembra un' idea sconvolgente, non ne capisco l' efficacia.
Sarebbe questa la grande svolta federalista della Lega? Credo che piuttosto
avrebbe dovuto pensare a non massacrare i Comuni, che non hanno più risorse a
disposizione». E l' ipotesi avanzata da Maroni di adottare una linea più dura
di quella francese sui rimpatri dei rom? «Figuriamoci se la Lega non metteva il
proprio cappello sulla discussione. La sua posizione è influenzata dal
tornaconto elettorale, ma il tema richiede ben altro
che un ragionamento crudo come quello che fa il partito di Bossi. Vorrei
inoltre ricordare che a Milano, dove la questione rom è molto sentita, la Lega,
che governa da anni insieme al Pdl, non ha fatto nulla. Questo per dire che tra
il dire e il fare c' è di mezzo l' oceano». E il terzo polo? «E' interessante
l' idea di forze politiche moderate che hanno dato fiducia al centrodestra per
poi uscire da un blocco in cui non si riconoscono più. Mi auguro che diventino
nostri interlocutori». Interlocutori o alleati? «Innanzitutto interlocutori, ma
l' alleanza non è esclusa». Le primarie: che pensa delle candidature di
Chiamparino e Vendola? «Le primarie sono nel Dna del Pd e il metodo che si
utilizzerà verrà deciso e condiviso con la coalizione. Per il Pd comunque il
candidato premier è Bersani». Francesca Belotti nascosto -->
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di PIERO
OSTELLINOpostellino@corriere.it |
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"Corriere della Sera" del 23-08-2010 |
IDEE & OPINIONI |
Pagina: 33 |
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Argomenti: Aspetti
Legali
Non siamo inglesi. Ma ciò non giustifica
il balletto - maggioranza, opposizione, Presidenza della Repubblica - che, da
noi, va in scena ogni volta che si profila una crisi di governo. Né assolve i
media che fanno il tifo per le parti in conflitto e tirano il presidente della
Repubblica per la giacca, fingendo di difenderne ovvero di discuterne le
prerogative. Le istituzioni fanno acqua da tutte le parti. Se non le si adegua
allo «spirito del tempo» la macchina dello Stato va fuori giri. L' articolo 1
della Costituzione recita: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita
nelle forme e nei limiti della Costituzione». Non spetta agli eletti dal
popolo, che ne hanno solo l' esercizio, porre limiti alla sovranità popolare.
Che non deve trovare nelle procedure un ostacolo, bensì la propria piena
realizzazione. Il soggetto è la sovranità, non sono le forme e i limiti nei
quali il popolo la esercita. E' quanto aveva presente Costantino Mortati - il
grande costituzionalista che aveva messo in bella
calligrafia una Carta pasticciata - quando parlava di prassi (ciò che noi,
oggi, chiamiamo impropriamente «Costituzione materiale»). Che egli non
intendeva in contrapposizione alla «Costituzione formale», ma a sua
integrazione. Di fronte a certe insinuazioni, il presidente della Repubblica si
è risentito e ha invitato gli esponenti del Popolo della libertà che le avevano
formulate a metterlo formalmente sotto accusa se credono davvero che egli
tradisca la Costituzione. Ma Giorgio Napolitano non la tradisce. Anzi, vi si
attiene in modo esemplare. Il guaio è che, così, egli
perpetua, suo malgrado, gli equivoci e alimenta i sospetti. Il nostro sistema istituzionale è una parodia delle monarchie costituzionali dell' Ottocento, quando il re aveva l' ultima parola e la
democrazia rappresentativa faceva i primi passi. La parte del re la fa il
presidente della Repubblica in un contesto politico che non è lo stesso in cui
operava la monarchia. Ma le sue «prerogative», in quanto tali, finiscono con
avere persino un margine di discrezionalità più ampio dei «poteri» codificati
del sovrano. Innanzi tutto, il re era ritenuto «sopra le parti», anche se, poi,
non lo era affatto. Non è così per il presidente della Repubblica. Per il solo
fatto di essere appartenuto a una parte politica, che lo ha indicato e votato,
egli è inevitabilmente percepito come «uomo di parte». Del resto, di parte, e
non di rado, lo sono stati - più o meno esplicitamente - tutti gli inquilini
del Quirinale. In secondo luogo, la sua stessa funzione di «filtro» del
processo legislativo - che esercita rimandando alle Camere i progetti di leggi
per vizio di costituzionalità - finisce con essere percepita, più che una
garanzia, un' indebita interferenza nell' attività del governo e sull'
indipendenza dello stesso Parlamento. In Inghilterra, nessuno potrebbe
insinuare che la regina congiuri contro il primo ministro in carica. La Corona
- a differenza del nostro presidente della Repubblica - non mette naso nelle
leggi che il primo ministro le porta a firmare. Tanto meno va alla ricerca, in
Parlamento, di un' altra maggioranza - se il primo ministro ha perso la sua -
perché l' ipotesi di un governo non eletto dal popolo non è neppure
prevedibile. A fondamento della democrazia rappresentativa, e liberale, inglese
c' è la sovranità popolare espressa dal voto. E' il primo ministro - nel pieno
possesso di poteri che gli derivano dall' essere stato eletto - che decide di
verificare se nel Paese gode ancora del consenso che ha perso in Parlamento, di
sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. Chi, da noi, ha proposto un
siffatto sistema istituzionale è stato tacciato di
fascismo dai custodi della (ben scarsa) sacralità istituzionale. I giornali
fiancheggiatori del centrosinistra - che teme di perderle - sono contro
eventuali elezioni anticipate e a favore della nascita di una maggioranza
parlamentare alternativa a quella uscita dalle urne. Peccato che dello stesso
avviso non siano quando in gioco è un governo diverso, ad essi più gradito.
Dicono che il sistema parlamentare puro, senza vincolo di mandato, sarebbe una garanzia per l' indipendenza
dei parlamentari rispetto alle oligarchie dei partiti. Peccato che la realtà
sia opposta. L' articolo 67 della Costituzione - «Ogni membro del Parlamento rappresenta
la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo
di mandato» - esautora il popolo della sua sovranità, in quanto ne affida l'
esercizio alla discrezionalità dei suoi rappresentanti, conferendo
istituzionalmente un carattere elitario, oligarchico, trasformista e
autoritario alla democrazia rappresentativa così intesa. Nei sistemi
istituzionali anglosassoni, chi presiede i lavori di un ramo del Parlamento è
lo Speaker. Il suo è un «lavoro» - his o her job, si dice della sua funzione -
che consiste nel dare la parola a chi la chiede. E' del tutto impensabile che
si metta in concorrenza con il primo ministro, costituisca un proprio gruppo
parlamentare distinto e promuova «politiche» diverse da quelle del governo. Se
lo Speaker della Camera dei Comuni inglese lo facesse, nessuno ne chiederebbe
le dimissioni. Finirebbe in manicomio. Da noi, il presidente della Camera è
stato espulso dal suo partito - per dissidi interni col leader massimo - che
ora ne chiede le dimissioni non sapendo, peraltro, come giungervi perché il sistema, non contemplando tale eventualità, non ne prevede
neppure la procedura. A difendere il sistema
istituzionale vigente sono rimasti gli epigoni di oligarchie politiche e
sociali fondamentalmente ostili alla democrazia liberale. Gente convinta che la
democrazia non debba essere «il governo del popolo» - ancorché esercitato dai
suoi rappresentanti - ma la Repubblica dei filosofi di Platone, lo Stato etico
di Hegel, la «volontà generale» di Rousseau, l' «avanguardia del proletariato»
marxista-leninista. E' la Reazione, malattia senile del progressismo. Avevo
sempre pensato che il (solo) modo di cambiare i governanti senza spargimento di
sangue fossero, in democrazia, le libere elezioni. Ma pare che molti non la
pensino così. I miei lettori di sinistra - che mi hanno scritto, contestando il
mio articolo di fondo in difesa della sovranità popolare - vogliono cacciare
Berlusconi, ma aggiungono anche di non voler votare. Contano, se cade il
governo, che il presidente della Repubblica non indica nuove elezioni e
confidano nelle «manovre» parlamentari dell' opposizione. Un singolare caso di
abdicazione alla propria sovranità! Mi chiedo se, di questo passo, non
arriveranno a volere l' abolizione delle elezioni quando ci fosse la
prospettiva che a vincerle siano «gli altri». Personalmente, del destino elettorale tanto del Cavaliere quanto dei suoi avversari non
me ne può importare di meno, perché non voto da secoli. Ma, a questo punto,
sono preoccupato per il futuro del Paese.
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"iltempo.com" del 23-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Sottotitolo: Messaggio sul sito dei Promotori
della Libertà: Non mi faccio logorare, prepariamoci alle urne. "Sarebbe
contro la democrazia cambiare il risultato elettorale". FINI L' ultimo
tentativo delle colombe CIRCOLI Brambilla già al lavoro.
Ora si fa sul serio. Basta con i
"giochini" politici di possibili alleanze (con Casini) e sfibranti
mediazioni (con i finiani). Berlusconi, dopo l' ultimatum di sabato e dopo aver
ricevuto la replica, velenosa, di Italo Bocchino, ha capito che gli spazi per
una ricomposizione sono ridotti al minimo. Così ha iniziato a muoversi
concretamente in vista di elezioni a brevissimo termine. Liquidato il capitolo
Fini - "non ho alcun messaggio da mandargli" - affidato al "buon
senso" di tutti i protagonisti il destino della maggioranza, ieri ha
mandato un audiomessaggio ai Promotori della Libertà - i Circoli di Michela
Brambilla, la parte più operativa dei movimenti che si muovono attorno al Pdl -
nel quale li ha invitati a cominciare a lavorare tra le gente per organizzare
il voto. E a prepararsi alla campagna elettorale con
un serie di manifestazioni per strada, con gazebo nei quali si dovrà spiegare
quello che ha fatto il governo. "Dobbiamo riorganizzare sul territorio la
presenza del Popolo della libertà - ha spiegato il premier - la nostra presenza
e la presenza di tutte le nostre componenti più dinamiche, per realizzare
appunto una presenza attiva e capillare in ciascuna delle 61 mila sezioni elettorali, in ciascuno dei 61mila dipartimenti elettorali in cui è ripartito il nostro Paese, e dobbiamo
essere pronti a qualsiasi evenienza, come quella ad esempio
di elezioni entro poco tempo". Berlusconi non ha ancora accantonato l'
idea di andare avanti con questa maggioranza, ricucendo magari con l' ala più
morbida dei dissidenti di Futuro e Libertà - anche se giudica "l' idea di
costituire un gruppo autonomo in Parlamento un' iniziativa paradossale se si
considera che sono stati tutti eletti sotto il simbolo del Pdl" - ma non
vuole assolutamente arrivare a compromessi sui cinque punti del programma di
governo. E in particolare non vuole neppure essere costretto a una trattativa
snervante su alcuni provvedimenti, come ad esempio il
processo breve. "È ovvio che qualora la coesione della maggioranza venisse
meno anche su uno solo di questi 5 punti che sono parte integrante del
programma di governo - spiega nel messaggio Berlusconi - non accetteremmo mai
di farci logorare in un tirare a campare in discussioni continuative che erano
tipiche di molti governi della prima repubblica, così come rifiuteremmo anche
la prospettiva di dover negoziare al ribasso, direi, quell' azione riformatrice su cui noi ci siamo impegnati e su cui vogliamo
essere assolutamente coerenti, mentre altri pensano di farne oggetto di un
mercato politico che per noi è avvilente ed hanno l' obiettivo fin troppo
scoperto di ribaltare il risultato del voto popolare". L' unica strada, se
il dissidio non si ricomporrà, è solo quella delle elezioni anticipate. Al
massimo entro dicembre. "Sarebbe un atto fortemente antidemocratico,
addirittura offensivo della sovranità popolare - prosegue il premier -
partecipare a dei nuovi giochi di palazzo per tentare di cambiare, di
sovvertire il risultato elettorale e portare al
governo chi le elezioni invece le ha perse, e questo credo che è qualcosa che
non si può da parte nostra assolutamente accettare". L' attacco ai
finiani, specialmente a Fini e ai tre che più lo attaccano - Briguglio,
Bocchino e Granata - è frontale: "Nelle prossime
settimane si vedrà la differenza tra chi, come noi, vuole fare le grandi riforme, e chi al contrario
vuole soltanto perseguire obiettivi di potere e di carriera nell' esclusivo
tornaconto della propria aziendina politica, anteponendo l' interesse
particolare a quello generale". Dunque avanti con l' organizzazione dei
movimenti sul territorio in attesa della fiducia in aula sui cinque punti del
governo. E l' alleanza con Casini? "L' importante è che l' Italia abbia un
governo e che il paese sia governato, tutto il resto ha poca importanza" ha
risposto secco Berlusconi ieri passeggiando ad Arona sul Lago Maggiore.
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"larepubblica.it" del 23-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: Di Pietro: "Non ci sono le
condizioni per allearci. Casini già alle ultime elezioni è andato da solo e
così farà ancora: lui e Fini vogliono creare un altro polo"
ROMA - "Tra i due litiganti il terzo
(polo) gode". Antonio Di Pietro non perde il gusto per i proverbi. Il
leader dell' Idv è convinto che se si allungano i tempi per andare alle urne a
trarne vantaggio saranno Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini. E l'
alleanza costituzionale che propone Dario Franceschini? "È una truffa che
Fini e Casini stanno tentando ai danni della coalizione riformista.
Quei buontemponi del Pd non se ne stanno rendendo conto". L' Idv non
sarebbe disponibile a un' alleanza del genere? "L' Idv è pronta ad
allearsi col diavolo, pur di liberarsi di Berlusconi. Peccato che né Casini né
Fini vogliono una coalizione di centrosinistra. Ognuno ha un suo obiettivo:
Fini vuole creare una nuova coalizione di centrodestra e Casini ne vuole una di
"interdizione". Più tempo avranno a disposizione più saranno un
problema. A quel punto, in una gara a tre il centrosinistra rischia di arrivare
ultimo". Ma il Pd è convinto che per vincere siano indispensabili i voti
dei centristi. "Per sposarsi bisogna essere in due e dall' altra parte c'
è una donna della prima Repubblica che ha esercitato il mestiere più antico del
mondo e lo vuole continuare a esercitare in autonomia". Sveliamo la
metafora. "Casini già alle ultime elezioni è andato da solo e così farà
ancora. Vogliono creare un altro polo. L' Udc non può tornare da Berlusconi per
i veti di Bossi, Fini ormai è Berlusconi a non volerlo più. Faranno un'
alleanza moderata che porterà via voti al centrodestra. E finirà come in
Puglia". Cioè? "Lì alle regionali il centrodestra si divise e Vendola
vinse". Anche per lei il centrosinistra ha chance di battere Berlusconi.
"Sì. Bastiamo noi, il Pd, Vendola e gli altri pezzi di sinistra che sono
fuori dal parlamento". E se il terzo polo ruba voti anche a voi? "I
loro sono voti strutturati: è gente che fino a ieri ha votato Fini. Non gli si
può chiedere di votare per Vendola. Rincorrere la chimera-Casini è di una
cecità assoluta. E più pensiamo a governi tecnici, più questi avranno tempo per
fregarci". Nemmeno Berlusconi vuole governi tecnici. "Lui vuole
andare a votare perché non è scemo. Sa che Fini ha bisogno di almeno un anno
per organizzare sul territorio il suo partito. E così vuole fare come
Erode". Berlusconi come Erode? "Vuole ammazzare il bambino, cioè il
partito di Fini, finché sta nella culla". E l' opposizione che farà?
"Sarebbe meglio mettersi oggi attorno a un tavolo per decidere programma e
leadership". Con le primarie? "Non siamo contrari alle primarie ma
siamo disponibili anche a scelte secondarie, da concordare con i partiti".
Se ci fossero, lei sarà uno dei candidati? "L' Idv ci sarà sicuramente:
abbiamo le professionalità per partecipare o per appoggiare qualcuno. Solo che
il Pd mi sembra che queste primarie non le voglia
fare". E se invece si riuscisse a mettere insieme un governo per fare la legge elettorale? "Se qualcuno mi offre uno shuttle per andare sulla luna io
ci vado volentieri. Ma non ci sono i numeri per avere una legge elettorale diversa". Lei
però la cambierebbe? "Certo, se fosse per noi faremmo collegi elettorali maggioritari di coalizione. Va bene anche il
mattarellum. So che qualcun altro pensa a un sistema alla tedesca, con
sbarramento. Noi siamo disponibili a ragionare ma vogliamo prima vedere la proposta". Si andrà a votare a dicembre? "Il tira
e molla andrà avanti finché Berlusconi non deciderà di andare a votare".
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"libero.it" del 23-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Sottotitolo: Finanza.
M ilano, 23 ago. (Adnkronos/Ats) - Una
legge volta a riformare il sistema
bancario tedesco e che porti alla creazione di un nuovo fondo di salvataggio
per sostenere le banche in difficolta' durante periodi di crisi. E' quanto
dovrebbe approvare l' esecutivo della Cancelliera Angela Merkel mercoledi' ,
secondo quanto riferisce un funzionario della coalizione di governo citato da
Bloomberg. La legge prevede l' applicazione di una tassa annuale su tutte le
banche tedesche, da essere pagata il 30 settembre, e una serie di strumenti per
permettere una cosiddetta ' insolvenza ordinata' degli istituti di credito
attraverso la creazione di una ' bad bank' . Il fondo sarebbe di circa 1,3
miliardi di euro, ha spiegato la stessa fonte, aggiungendo che il disegno
dovrebbe diventare legge entro il 31 dicembre e che in esso vi sono contenute anche
delle clausole per permettere al governo di cedere quanto prima le quote
detenute in Commerzbank e Hypo Re.
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"libero.it" del 23-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Sottotitolo: Esteri.
M ilano, 23 ago. (Adnkronos/Ats) - La
necessita' di una "riforma politica" che
accompagni le riforme economiche in corso da 30 anni
e' stata riaffermata dal premier cinese Wen Jiabao in un discorso ampiamente
riportato oggi dalla stampa cinese.Nel corso di una visita a Shenzhen, la
metropoli industriale del sud della Cina, il premier ha sottolineato che
"senza una riforma politica, la Cina potrebbe
perdere quello che ha ottenuto attraverso la ristrutturazione dell' economia e
gli obiettivi della modernizzazione potrebbero non essere raggiunti". Wen
non ha chiarito in che cosa debba consistere la "riforma
politica" in un paese che continua ad essere governato da un partito unico
che non tollera il dissenso.Zhang Lianghui, un professore della scuola centrale
del Partito Comunista citato oggi dal Global Times, sostiene che le misure
prese negli ultimi anni contro la corruzione, largamente diffusa nelle
amministrazioni, "non sono sufficienti" a contenere i "crescenti
conflitti sociali" che vengono innescati da "frequenti attacchi
contro i gruppi piu' vulnerabili, l' aumento dell' inquinamento, seri casi di
corruzione e dalle ineguaglianze nella distribuzione del reddito". Mao
Shoulong, un professore dell' Universita' del Popolo di Pechino interpellato
dallo stesso giornale, aggiunge che la riforma
politica "deve essere condotta nel quadro dell' attuale sistema
politico", che e' dominato dal Partito Comunista.
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"ilfoglio.it" del 23-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: Accesso abbonati.
Sottotitolo: Bocchino sul sito di Generazione
Italia: "Non consegneremo il Paese all' asse Bossi-Tremonti"
Italo Bocchino, capogruppo alla Camera di
Futuro e Libertà, sul sito di Generazione Italia ha scritto: "Oggi il
ricorso al voto lo vogliono davvero soltanto Bossi e Tremonti, il primo per
prendersi i voti di Berlusconi e il secondo per prendere il suo posto a Palazzo
Chigi. Non le vuole il Paese, non le gradirebbe il Quirinale, non le vuole l'
opposizione, non le vuole Fini e non le vogliono quei sessanta - settanta
parlamentari del Pdl che dovrebbero lasciare il posto ai leghisti al Nord, a
"Futuro e libertà" al Sud e al centrosinistra nelle regioni dove
senza il presidente della Camera è impossibile conquistare il premio di
maggioranza. E sotto sotto il voto non lo vuole neanche Berlusconi, consapevole
ormai che ha solo da perderci". Secondo il finiano Bocchino, "l'
unica strada che ha Berlusconi è appellarsi al Parlamento come gli ha
consigliato Casini per varare un nuovo governo con un profilo alto e riformatore e una maggioranza più ampia, costruendo una
nuova coalizione che comprenda i partiti di Fini, Casini e Rutelli e i moderati
del Pd ormai delusi". La replica di Fabrizio Cicchitto (Pdl) alla proposta di Bocchino: "Qua non è in ballo né la
monarchia aziendale né la democrazia repubblicana", dice Cicchitto,
"ma il mantenimento del patto fatto con gli elettori che nel 2008 votarono
una precisa maggioranza della quale facevano parte anche i finiani di oggi.
Questa ipotesi di una sorta di auto-ribaltone e di composizione e scomposizione
di tutti gli schieramenti francamente sembra più un film che una seria ipotesi
politica". E il viceministro allo Sviluppo Economico, Adolfo Urso, spiega
quali sono le condizioni per riaprire il dialogo tra Pdl e Futuro e Libertà:
"Cessino gli attacchi istituzionali al presidente Fini e si annulli la
riunione dei probiviri prevista per metà settembre. Sono altri che hanno fatto
uno strappo con i nostri elettori, cacciando con un documento illiberale
Gianfranco Fini, che è stato il confondatore del Pdl. Ma io mi auguro ancora
che prevalga la ragione. Questo è il settembre dellla verità". Leggi I delfini parricidi - Leggi Fascisti su Venere - Leggi Bossi spiega
a Fini perché non c' è alternativa a questo governo - Leggi Il Cav.
raduna il consiglio di guerra e prepara la mobilitazione elettorale - Leggi
Il traditore riluttante - Leggi Che cosa deve fare il
Cav. per ottenere dai finiani l' appoggio per governare ©; - FOGLIO QUOTIDIANO.
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"libero.it" del 23-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge , Esempi esteri
Sottotitolo: Politica.
R imini, 23 ago. - (Adnkronos) - "La
legge elettorale andrebbe
cambiata. Chi la ha fatta l' ha definita come una porcheria. Ma siccome in
Italia chi ammette di fare le leggi porcheria non se
ne pente, non so quanto avremo la possibilita' di vederla cambiata". A
sostenerlo il leader di Api, Francesco Rutelli che
ricorda di avere presentato "una proposta di legge in Parlamento, firmata da esponenti dell' Udc e del
Pd, delle forze centriste e democratiche e riformiste,
per l' introduzione del proporzionale tedesco che ha consentito alla Germania di stare piu' avanti di tutti, di avere stabilita'
di governo e ripresa economica e una situazione migliore di altri Paesi".
Il suggerimento di Rutelli, infine, e' di prendere atto, tutti, delle cose che
funzionano meglio diquelle che abbiamo fatto noi' ' .
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di SIMONE REPETTO |
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"La Nuova Sardegna (ed. Cagliari)" del 24-08-2010 |
CAGLIARI |
Pagina: 8 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: Carloforte. È stato presentato in
piazza il nuovo libro di Mario Segni: pioggia di domande dai cittadini.
CARLOFORTE. E' stato presentato il nuovo
libro di Mario Segni «Niente di personale, solo cambiare l' Italia». Sabato
sera, in una affollata piazza Repubblica, il circolo "Amici du Paize"
guidato da Bernardo Franzini, ha organizzato un incontro pubblico con il leader
referendario, docente di diritto civile all' Università di Sassari. Per Segni
si è trattato di un ritorno a casa, in quanto il nonno paterno, padre del
Presidente della Repubblica Antonio Segni, era di Carloforte. Ad attenderlo, c'
erano molti amici, parenti e il sindaco Agostino Stefanelli. «La passione per
le regate a vela latina e le antiche radici che mi legano a voi - ha detto
Segni al pubblico, introducendo il suo libro - mi rendono felice di stare a
Carloforte». Dopo i convenevoli, l' autore, anche rispondendo ai giornalisti ed
alcuni cittadini, ha spiegato le ragioni ed i contenuti di un volume che
descrive gli ultimi vent' anni della storia politica italiana, che hanno come
traccia il referendum e le campagne ed esso legate.
Dopo la crisi di Tangentopoli e i successi referendari del 1993, Segni passa in
esame le successive annualità, col dualismo bipolare Berlusconi-Prodi e l'
introduzione del maggioritario, per l' elezione diretta dei rappresentanti
locali e regionali. Non è mancata l' analisi attuale con proiezione futura, in
cui il professore ha manifestato tutte le perplessità circa il compimento delle
riforme auspicate, a partire dal
cambio delle legge elettorale, in un contesto sociopolitico fragile, dominato da corruzione,
interessi di parte e scarso senso della "res publica". Insomma un
quadro molto poco riformista,
dove l' interesse del Paese viene messo in secondo piano ed i partiti maggiori
restano incapaci volontari, persi nella cura degli interessi di parte.
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di Morena Pivetti |
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"Il Sole 24 Ore" del 24-08-2010 |
IN PRIMO PIANO |
Pagina: 5 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Sottotitolo: Solo al Centro-nord il
meccanismo si sta affermando - Prevale la conferma del gestore.
Morena Pivetti ROMA Tutto come prima, o
quasi. Per bus, tram e metropolitane, i servizi di trasporto pubblico locale,
la concorrenza rischia di rimanere ancora una volta una bella idea sulla carta.
Non sarebbe che la replica di quel che il settore ha vissuto negli ultimi dieci
anni: già la riforma del 1997, voluta dal ministro
Burlando, obbligava comuni e province ad affidare con gara la gestione delle
reti urbane ed extraurbane entro il 2002. Ma in assenza di multe e sanzioni per
gli inadempienti, molti enti locali hanno semplicemente ignorato le norme,
continuando con gli affidamenti diretti alle aziende di loro proprietà. Da
allora, rinvio legislativo dopo rinvio legislativo della scadenza del periodo
transitorio e fino alla riforma attuale, si è compo-sta
un' Italia a diverse velocità: regioni che hanno completato il primo giro
digare e preparano ilsecondo come Valle d' Aosta, Lombardia, Liguria, Friuli
Venezia Giulia, Emilia, Toscana, Marche e Umbria; regioni nel bel mezzo delle
procedure ad evidenza pubblica come il Piemonte e altre che hanno rinviato
tutto. La linea di faglia passa più o meno all' altezza di Roma: al Nord si
registrano i comportamenti più virtuosi, al Sud si concentrano i ritardatari.
Con l' eccezione del Veneto e del Trentino: il primo ha aggiudicato un'
unicagara per un lotto di treni dei pendolari, il secondo nessuna. Nel Lazio
Roma, che aveva fatto da apripista nel 2000 mettendo sul mercato 28 milioni di
bus/chilometro (il 20% della rete), si è tenuta stretto l' altro 80% con l' in
house e valuta l' ingresso di un socio privato in Atac. Più a Sud Sicilia e
Sardegna, avvalendosi di una norma che consente alle regioni a statuto speciale
di rinviare fino al 2019 come prevede il regolamento Ue, hanno prorogato le
concessioni per altri cinque anni. Anche il Friuli Venezia Giulia ha fatto
slittare la seconda tornata di gare al 2014. Nei prossimi 17 mesi, entro il 31
dicembre 2011 quando gli affidamenti diretti cesseranno, province e comuni di
Veneto, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania e Calabria - che ha tentato con una
propria legge di spostare in avanti di cinque anni ma è stata stoppata dal
Consiglio dei ministri - dovranno pubblicare i capitolati per il trasporto
collettivo. Oppure motivare all' Antitrust, che finora ha sempre detto no, perché
sia impossibile liberalizzare. Anche laddove il mercato è stato aperto non c' è
da essere troppo soddisfatti. E' vero che si sono avuti effetti interessanti
sul fronte delle aggregazioni tra imprese (in provincia di Milano si era scesi
da un' ottantina di concessionari a sei raggruppamenti), soprattutto private, e
miglioramenti nella quantità e qualità dell' offerta con l' aumento delle
corse, il rinnovo del parco autobus, l' introduzione delle tecnologie di
localizzazione dei mezzi e delle paline intelligenti. M.Piv. Ma è altresì vero
che delle quasi 100 gare assegnate, la stragrande maggioranza le ha vinte l'
incumbent, ovvero l' azienda che gestiva il servizio, e che i risparmi sulla
base d' asta sono stati insignificanti, nell' ordine dell' 1-2% massimo. Salvo
il caso, clamoroso, della prima gara di Roma, dove il ribasso dell' Ati
vincitrice capitanata da Sita (Spa delle Fs e della famiglia Vinella) e da Apm
Perugia, fu del 10% con un costo che oscillava tra l' 1,74 e i 2,14 euro a
chilometro contro i 3,73 euro di Trambus, la Spa del comune. L' esperimento
della capitale dimostra che risparmiare si può, a patto di costruire bene i
capitolati. Se, come nel caso del bando di Firenze poi ritirato, all' offerta
economica si attribuiscono cinque punti su 100 (con dieci punti al car sharing
e dieci alla campagna informativa), è difficile che i concorrenti lavorino per
abbassare i prezzi. Si spiega anche così il gap che ci separa dall' Europa. L'
ultimo benchmark disponibile condotto da Earchimede nel 2005 evidenziava che l'
Italia spende mediamente 2,2 euro di contributi per bus/km
contro i 6 centesimi della Gran Bretagna e i 9
della Svezia, l' 1,5 euro della Germania e l'
1,9dellaFrancia.Con ricavi da traffico tra i più bassi del continente - 1,08
euro a chilometro contro l' 1,49 della Gran Bretagna, i 2,39 della Germania e
l' 1,14 della Francia - e di conseguenza i costi
operativi tra i più alti (3,5 euro contro l' 1,8 della Gran
Bretagna, i 4 della Germania
e i 2,9 della Francia). Dal 2000 al 2010 per far girare
bus, tram, metropolitane e treni dei pendolari il paese ha sborsato qualcosa
come 70 miliardi per la sola gestione. Con risultati deludenti: secondo l'
Osservatorio Isfort se nel 2000 utilizzavano i mezzi pubblici il 12,8% degli
italiani che si spostavano con veicoli motorizzati, nel 2009 la percentuale era
scesa all' 11.6 per cento.Con l' auto che,viceversa, è salita dall' 80,1%all'
83. Anche le cosiddette «gare a doppio oggetto» (per il servizio e per una
quota fino al 40% del capitale della Spa pubblica oggetto d' asta) previste
dalla riforma, non hanno dato esiti esaltanti: l' Amt
di Genova, partecipata da Transdev e ora nelle mani di Ratp come risultato
della fusione Transdev-Veolia, pur avendo recuperato quasi miracolosamente un
deficit annuale di 30 milioni di euro ed essere tornata all' attivo, nel 2009
ha perso 2,3 milioni. Stessa sorte per l' Atcm di Modena, anche lei partecipata
da un' Ati guidata da Ratp,che ha chiuso con un passivo di 3,6 milioni. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA Terza puntata Viaggio nei servizi pubblici locali: le
precedenti puntate sono state pubblicate il 27 luglio (trasporto ferroviario) e
gas (15 agosto) LA SCADENZA A fine 2011 stop agli affidamenti diretti: Veneto,
Lazio, Abruzzo, Campania e Calabria dovranno pubblicare i capitolati POCO
MERCATO Su quasi 100 appalti banditi la stragrande maggioranza è andata all'
azienda che già forniva il servizio con ribassi dell' 1-2%
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di Gianni Trovati |
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"Il Sole 24 Ore" del 24-08-2010 |
POLITICA E SOCIETA |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: LA SINISTRA E L'ECONOMIA Sergio
Chiamparino Sindaco di Torino.
Sottotitolo: Punto di partenza la riforma dei
contratti - Serve una nuova politica per la ricerca.
R iforma dei contratti, del mercato del
lavoro, del fisco, e dei servizi locali.I capitoli dell' agenda economica proposta da Sergio Chiamparino, candidatosi alla leadership
del centrosinistra, sono tanti, ma possono essere catalogati sotto un obiettivo
unico, l' aumento della produttività del sistema. «Questa è l' emergenza vera
dell' economia italiana - spiega Chiamparino, arrivato all' ultima stagione da
sindaco di Torino - e per affrontarla servono interventi a tutto campo ». Unica
è anche la caratteristica politica di queste proposte,
tutte ad alto tasso di eresia nei confronti dei «tabù» di tanta parte dell'
opposizione. «Le statistiche - prosegue Chiamparino - ci collocano in fondo
alle classifiche europee sia per produttività sia per livello dei salari. Non
si capisce proprio che cosa alcuni vogliano difendere in questo sistema». Qual
è il primo aspetto da modificare per sbloccare la situazione? La leva cruciale
è quella contrattuale. Servono linee guida nazionali leggere
e generalissime, al cui interno articolare meccanismi che puntino sulle
specificità di comparto e di area, per far crescere i salari in modo più
differenziato, e più collegato ai risultati che si riescono a raggiungere. Per
ottenere questo scopo occorre riscrivere in modo condiviso la legislazione
industriale. L' idea sembra rievocare una sorta di nuovo «23 luglio», ma oggi l'
unità sindacale sembra un ricordo lontano: questo non rischia di complicare le
cose? Non c' è dubbio, ma compito della politica è anche proporre un terreno di
confronto nuovo, in cui provare a superare le divisioni attuali. Allora, poi,
lo scopo era contenere l' inflazione, oggi invece è l' aumento della
produttività, un tema di cultura politica, su cui i partiti hanno il dovere di
intervenire. Quanto conta la vicenda Fiat in questa agenda delle priorità?
Conta, ma non è solo una questione di Fiat. Prendiamo il tema della
rappresentanza: va benissimoche gli accordi siano approvati con referendum, ma poi non devono esistere minoranze con potere
di veto. Il problema si incontra a Pomigliano, ma anche nei servizi pubblici,
dove non è più possibile che lo sciopero di una sigletta paralizzi un settore.
Torniamo alla Fiat. Come giudica il braccio di ferro ingaggiato dall' azienda
sui tre operai di Melfi reintegrati dal giudice? Penso che sia un errore,
perché c' è una sentenza e va attuata, almeno fino a quando non venga ribaltata
dal successivo grado di giudizio. Questo atteggiamento "antico", non
nel senso nobile del termine, rischia anche di complicare la posizione di Cisl
e Uil, che già oggi non sono al massimo della rappresentatività nell' industria.
C' è addirittura chi sostiene che Marchionne sia alla ricerca di
"pretesti" per dimostrare l' impraticabiità degli investimenti in
Italia. Le letture dietrologiche mi affascinano solo nei romanzi gialli. Io sto
a quello che Marchionne mi dice di persona, anche perché se fosse alla ricerca
di pretesti ne avrebbe già trovati mille. Nichi Vendola, nell' intervista di
sabato al Sole 24 Ore, ha lanciato l' esigenza di una nuova «politica
industriale». Che ne pensa? Più che altro parlerei di una «politica per l'
industria», che oggi non può essere se non «politica per la ricerca». Il paese
deve decidere gli ambiti in cui ha senso spingere per la ricerca applicata, e
in quegli ambiti deve spingere anche finanziariamente. Penso, per esempio, che
nella mobilità sostenibile, in tutto il metalmeccanico e nella meccatronica le
condizioni ci siano. E nel nucleare? Mi sembra propagandistico cercare di
ereditare centrali con una tecnologia ormai obsoleta, ma penso che la ricerca
non vada fermata. Lo stesso principio vale per gli ogm: perché mai una persona
di sinistra deve essere a favore della ricerca sulle staminali, ma non a quella
sugli ogm? Tra le priorità indica anche la liberalizzazione dei servizi locali.
Ma la riforma non è appena stata fatta? Ora si tratta
di attuarla, ma ci sono aspetti che vanno migliorati. Le deroghe attuali
rischiano di mantenere l' in house in gran parte della galassia di società
comunali. Per superare il problema bisogna puntare sulla differenza fra reti,
in maggioranza pubbliche, e gestioni, che devono essere competitive e regolate
da un' Authority che vigili su prezzi e tariffe. Ultimo tema, il fisco.
Abbassare le aliquote è sempre il primo capitolo dei programmi elettorali, ma poi la realtà è diversa. Che cosa si può
fare? Il fisco oggi premia chi immobilizza i patrimoni e colpisce chi investe e
lavora. Per liberare risorse per consumi e investimenti occorre tassare le
rendite finanziarie, salvaguardando il risparmio delle famiglie. Rendite finanziarie
a parte, la sua piattaforma sembra guardare più al centro che a sinistra. E'
una scelta di campo anche in vista delle alleanze? Teoricamente è vero, ma non
alzerei steccati; del resto, su temi come il protezionismo nelle
liberalizzazioni, anche al centro non siamo messi bene. Serve però un metodo
chiaro: il partito più grande di uno schieramento deve farsi carico del
programma e di proporre un confronto serrato a tutto campo. Anche perché
vincere le elezioni è importante, ma è fondamentale anche poter governare il
giorno dopo il voto. gianni.trovati@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA
«Dalla tassazione delle rendite finanziarie le risorse per sostenere consumi e
investimenti» «No a minoranze sindacali con poteri di veto, ma a Melfi la Fiat
sbaglia a non applicare la sentenza» In campo per le primarie. Il sindaco di
Torino Sergio Chiamparino CONTRASTO.
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"Il Sole 24 Ore" del 24-08-2010 |
COMMENTI |
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Argomenti: Esempi
esteri
Sottotitolo: 2040: Pechino supera gli Usa e
il Pil dei 15 si riduce al 5% del totale (dal 21%)
REUTERS di Pietro Reichlin L a notizia
del sorpasso del Giappone da parte della Cina in termini di Pil conferma una
tendenza storica ampiamente anticipata dagli esperti. In realtà, il Pil della
Cina è già maggiore di quello del Giappone di almeno mille miliardi di dollari,
se valutato a parità di potere di acquisto. In base a tale misura, il prodotto
cinese rappresenta oggi circa l' 11% del prodotto mondiale, contro il 22% degli
Usa ed il 21% dell' Europa dei 15. Alcuni mesi fa, lo storico dell' economia
Robert Fogel ha proposto alcune riflessioni sulle prospettive di crescita delle
aree più sviluppate del pianeta per i prossimi trent' anni, che dovrebbero
destare qualche preoccupazione tra i leader europei. Nel 2040 la Cina dovrebbe
diventare di gran lunga il primo paese del mondo in
termini di Pil valutato a parità di potere d' acquisto, con una quota pari al
40% del prodotto mondiale, mentre le quote di Usa ed Europa dei 15 scenderebbero,
rispettivamente, al 14 ed al 5%. Si consideri che, secondo tali previsioni, i
cittadini cinesi avrebbero, nel 2040, un reddito pro-capite doppio rispetto ai
cittadini europei (ma ancora inferiore a quello dei cittadini americani). Le
previsioni di Fogel sono certamente basate su estrapolazioni ed ipotesi
discutibili, ma non sono affatto infondate. I suoi dati, in sostanza, prevedono
che la Cina continui a mantenere, fino al 2040, un trend spettacolare (simile a
quello già mostrato negli ultimi vent' anni), che gli Usa riescano a tenere
"faticosamente" il passo e che l' Europa subisca un forte
ridimensionamento rispetto alle altre economie del pianeta. Le buone
prospettive della Cina si devono al fatto che i processi di dislocazione del
lavoro dall' agricoltura al manufatturiero ed ai servizi continueranno ancora a
lungo (almeno per la prossima generazione) e che l' aumento della
scolarizzazione indurrà forti aumenti di produttività. Ad esempio,
si prevede che la percentuale di studenti iscritti all' università crescerà del
50% almeno nel corso dei prossimi trent' anni. L' impatto di questo progresso
sulla produttività può essere facilmente apprezzato se si considera che,
mediamente, un lavoratore con diploma universitario è circa 3 volte più produttivo
di un lavoratore con diploma di scuola primaria. Il forte ridimensionamento
dell' Europa si deve principalmente alle tendenze demografiche e ad una scarsa
dinamica dell' innovazione tecnologica. Secondo le previsioni delle Nazioni
Unite, la forza lavoro europea è destinata a ridursi e l' età media ad
aumentare in misura sostanziale. Tra il 2000 ed il 2040 la percentuale media di
ultra-sessanticenquenni in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito passerà dal 16 al 28%, ed il tasso
di dipendenza medio (in questi stessi paesi e nello stesso arco temporale)
aumenterà di circa il 50%. Fogel coniuga questi dati ad una previsione
di aumento medio della produttività del lavoro nei 5 paesi europei pari all'
1,8% annuo, per concludere che il Pil dell' Europa a 15 non supererà l' 1,2%
annuo nei prossimi trent' anni. Troppo poco per tenere il passo con i
concorrenti. Le previsioni di Fogel possono essere criticate da vari punti di
vista, sia per quanto riguarda le prospettive cinesi che quelle europee. Lasciando
da parte le incertezze politiche, che possono minacciare la stabilità della
Cina, ma anche la solidità del modello di integrazione commerciale europeo,
bisogna osservare che anche l' Europa ha buone prospettive di miglioramento
economico. E' evidente che un' area economica matura come quella europea non
può esibire tassi di crescita paragonabili a quelli di un paese in via di
sviluppo, come la Cina. I guadagni di produttività che, nel nostro continente,
possono derivare da una riallocazione dei fattori produttivi e da un aumento
della scolarizzazione sono limitati. Tuttavia, l' Europa sottoutilizza
ampiamente il lavoro dei giovani e non riesce a dare impulso alle aree
economicamente svantaggite del continente. Un contributo non trascurabile alla
crescita europea potrebbe venire da un aumento degli investimenti diretti e
della partecipazione al lavoro, soprattutto nel Sud Europa. In Francia e Italia un giovane su quattro è disoccupato, mentre
in Spagna il dato sale al 40%. Ma queste prospettive possono essere realizzate
solo accettando una maggiore flessibilità delle regole contrattuali, rimuovendo
le barriere alle ristrutturazioni aziendali e cambiando drasticamente i criteri
di perequazione del reddito ed i sistemi di
compensazione adottati dall' Unone europea. In particolare, bisogna riconoscere
che i trasferimenti incondizionati di reddito e la crescita dell' impiego
pubblico può scoraggiare l' offerta di lavoro e disincentivare l' attività
imprenditoriale. I dati economici molto positivi esibiti quest' anno dalla Germania sono un segnale in controtendenza per l' Europa.
Ma, probabilmente, le stesse riforme del welfare, gli
accordi contrattuali ed i processi di ristrutturazione che, in quel paese,
hanno reso possibile una forte ripresa del Pil e dell' occupazione, avrebbero
avuto effetti molto più significativi se fossero avvenuti nelle aree meno
ricche del nostro continente. Le difficoltà della Fiat a Pomigliano sono un
segnale su cui conviene riflettere seriamente. © RIPRODUZIONE RISERVATA
PROBLEMI LETALI Nel Vecchio continente la produttività aumenta a ritmi ridotti.
Pesano l' invecchiamento e la mancanza di un disegno di riforma
del welfare La ginnastica dei numeri. Tanti i primati cinesi, molti nello
sport, soprattutto nella ginnastica, nei tuffi, nel ping-pong. In pochi decenni
la Cina si avvia a conquistare anche la classifica mondiale per prodotto
interno lordo. Dopo il sorpasso sul Giappone, Pechino ha davanti a sé solo gli
Stati Uniti.
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"La Stampa" del 24-08-2010 |
ITALIA |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: IL CORVIALE
Sottotitolo: Il sindaco di Roma Gianni
Alemanno lancia la proposta e annuncia un referendum: "Si tratta di una
cisti urbana da radere al suolo" Ma chi vive nella periferia si oppone: è
solo speculazione edilizia.
«Quel quartiere è
diverso: non piove nelle case, basta cambiare l' organizzazione» Il sindaco di
Roma Gianni Alemanno lancia la proposta e annuncia un referendum: "Si tratta di una cisti urbana da radere al suolo" Ma chi vive nella periferia si oppone:
è solo speculazione edilizia Il sindaco di Roma Gianni Alemanno lancia la proposta e annuncia un referendum:
"Si tratta di una cisti urbana da radere al suolo" Ma chi vive nella
periferia si oppone: è solo speculazione edilizia IL CORVIALE.
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"Il Sole 24 Ore" del 24-08-2010 |
FINANZA E MERCATI |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: L'agenzia teme la scarsa crescita.
Le misure di rigore fiscale decise da
alcuni paesi europei non potranno che avere impatto sulla crescita economica
del Vecchio Continente e, specularmente, rischiano di incrementare il pericolo
«di revisione al ribasso dei rating sovrani». Lo hanno stabilito gli esperti di
Moody' s nell' ultimo rapporto semestrale sulle prospettive dei paesi europei
pubblicato ieri. «Alla luce della dimensione della sfida fiscale e del bisogno
di portare avanti per molti anni stringenti politiche fiscali - si legge nel report
- Moody' s ritiene che i rischi per la crescita economica rappresentino
chiaramente un rischio di revisione al ribasso dei rating sovrani». Un pericolo
che si fa tanto più stringente in Europa «dove la crescita economica è
destinata probabilmente a essere inferiore rispetto a quella del resto del
mondo a causa dei programmi di riduzione del debito» e, appunto, dei propositi
di stretta fiscale che interessano il continente. L' agenzia di rating, nel
report, ricorda infatti che la maggior parte dei paesi europei si è impegnata
per il rigore fino al 2013 in modo da riportare i deficit di bilancio al 3% del
Pil. E questo, sulla carta, significa che nel breve termine le misure di
austerità «ridurranno i redditi e soffocheranno i consumi e gli investimenti», con
un impatto che, stando alle stime dell' Ocse, potrebbe valere, a fronte di un
punto percentuale di consolidamento fiscale, lo 0,8% del Pil dell' Eurozona.
Proprio le deboli prospettive di crescita, ha quindi ricordato Moody' s, hanno
spinto l' agenzia nei mesi passati ad agire sui rating di «Grecia, Portogallo,
Spagna, Irlanda e, più recentemente, Ungheria ». Ecco perché Moody' s
«continuerà a monitorare» la situazione promettendo un occhio di favore verso quei paesi i cui «adeguamenti fiscali saranno duraturi e di
successo». All' interno del panorama europeo, in ogni caso, i rating tripla A
di Francia, Germania e Gran Bretagna restano «ben posizionati », nonostante i rischi sulla
crescita abbiano accorciato la distanza dal downgrade. Questo concede comunque
un po' di spazio all' ottimismo, tanto che, la stessa Moody' s ammette che «il
peggio è alle spalle» nonostante l' Europa abbia ancora diverse sfide da
affrontare. In primis, «il bisogno di recuperare la fiducia nel sistema bancario», quindi nel lungo periodo «il rischio
deflazione, o la necessità di elaborare piani per una società che invecchia
rapidamente (piani che peseranno tra il 2 e l' 8%del Pil all' anno nei prossimi
50 anni sui principali paesi europei) ». Il tutto mentre il processo di deleveraging,
ossia di riduzione del debito da parte di famiglie e imprese, «può arrivare a
sottrarre l' 1-1,5% annuo dalla crescita del Pil nei prossimi tre-quattro
anni». E in quest' ottica, i paesi più a rischio sono «Irlanda, Spagna, Grecia,
Romania e i Baltici». Uno scenario con poca luce e molte ombre, sul quale,
però, le borse europee ieri hanno preferito non esercitarsi. Piuttosto hanno
preferito cogliere i segna-li positivi, come l' improvvisa ondata di M& A
che sta interessando i mercati ( 212 miliardi di dollari nel solo mese di
agosto) e hanno tirato il freno solo di fronte all' incertezzadi Wall Street
che ha chiuso con il Nasdaq in discesa dello 0,92% e lo S&P 500 dello 0,40%
mentre nel Vecchio Continente il Ftse All Share ha chiuso in aumento dello 0,71%,
il Cac 40 dello 0,77%, il Dax dello 0,1% e Ftse 100 dello 0,76%. L. G. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA I TIMORI Il rigore fiscale che gli stati dovranno
rispettare fino al 2013 rallenterà le economie e impatterà sul merito di
credito dei paesi Ue.
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di ROBERTA AMORUSO |
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"Il Messaggero" del 24-08-2010 |
ECONOMIA |
Pagina: 18 |
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Argomenti: Esempi
esteri
ROMA - L' obiettivo è puntare all' estero. Sempre di più. Con un occhio al
Bacino del Mediterraneo (Nord-Africa in testa) per rafforzare la capacità
produttiva. E il mirino puntato sull' Europa del Nord (soprattutto Germania e Gran Bretagna)
per guadagnare quote di mercato. L' ambizione è quella di esportare il modello
di un gruppo pugliese, Exprivia, che offre soluzioni software innovative e
servizi di information technology per le banche, l' industria, la sanità e la
pubblica amministrazione. Parliamo, per esempio, del
mestiere di chi offre gestione efficiente di cartelle cliniche « ed esami
diagnostici(come il cosiddetto "fascicolo sanitario") o controllo del
rischio di credito per un colosso bancario. La storia, invece, è quella di una
società con il quartier generale a Molfetta, nata nel 2005 dalla fusione della
"vecchia" AISoftw@re (milanese, quotata in Borsa, creata nell' 83)
con la Abaco Information Services, fondata nell' 88 proprio a Molfetta.
Entrambe arrivano dall' intuizione di un gruppo di docenti universitari e
giovani laureati nell' hi-tech. Nel 2006 il passaggio cruciale dell'
acquisizione della Swimservice, anche questa pugliese, un brand leader nell'
informatizzazione della sanità in Italia e all' estero.
Ora è un gruppo che a colpi di acquisizioni arriva a contare 1200 dipendenti e
90 milioni di fatturato, tra le eccellenze del segmento Star di Piazza Affari.
Capace sì di difendersi dalla crisi in un mercato il calo dell' 8% nel 2009
(nel 2010 prevede una crescita del fatturato superiore al 10%). Ma la
competizione del settore non fa sconti. Ora più che mai, una spinta decisa all'
internazionalizzazione non si può più rimandare. Lo sa bene Domenico Favuzzi,
presidente e amministratore di Exprivia. «Pronta a fare il grande
salto», dice lui a colloquio con il Messaggero tra scorci di campagna pugliese.
Sotto il braccio in una cartella gli appunti riservati del piano industriale
ancora in lavorazione che presenterà in autunno. «E' vero, non abbiamo ancora
le dimensioni per marciare al passo delle medie aziende internazionali del
settore», spiega Favuzzi, «Ma preferiamo anticipare i tempi. Sondare i terreni
in cui poter crescere, attraverso partnership locali o collaborazioni con le
università, prima di mirare più in alto. Prima di muoverci con il lancio di
strat-up, come abbiamo fatto in Spagna». Tutto questo non esclude nuove
acquisizioni. Anzi. Favuzzi, lui che ha portato la vecchia Abaco fin qui,
continua a guardare alla crescita in Italia (tra i dossier in stand-by c' è una
gara da 160 milioni per gli sviluppi software applicativi della Regione
Lombardia). Ma ha bene in mente una mission in cui la crescita all' estero, dice, «va di pari passo con l' industrializzazione
del mondo dei servizi software (il cosiddetto modello near-shoring), oltre che
con l' innovazione». Di qui l' obiettivo di raddoppiare gli investimenti
triennali in Ricerca & Sviluppo (3,5 milioni quelli fino al 2009) e la
creazione di un progetto contenitore di idee, "La città digitale
2.0". Perché puntando sull' industrializzazione dei servizi, appunto sul
near-shoring, «possiamo competere con le grandi
fabbriche indiane. E farlo con una qualità elevata», spiega Favuzzi. E' la
risposta all' esportazione della produzione all' estero
seguita da molte altre aziende. «Noi siamo la prova che possiamo offrire
servizi in Italia e in Europa. E che possiamo farlo lavorando a Molfetta. Con
più marginalità per noi e grossi risparmi anche per i clienti». La sfida della
Silicon Valley di Molfetta è lanciata. RIPRODUZIONE RISERVATA.
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"La Nazione (ed. Siena)" del 24-08-2010 |
Primo piano siena |
Pagina: 2 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: LINDAGINE
SUMMIT del pm Mario Formisano ( nella
foto piccola a destra ) con gli uomini della Forestale che conducono l'
indagine sulle provette dei cavalli risultati non negativi a Pisa e poi in
regola, secondo l' UnireLab. Ieri, poco prima delle 11, hanno varcato la porta
della stanza del procuratore con un voluminoso contenitore in mano dove,
probabilmente, si trovano gli atti già raccolti in questi primi giorni di
accertamenti. Sono usciti circa mezz' ora più tardi. Certo con l' input di
nuovi interrogatori. Per ora nessun indagato, soltanto l' acquisizione di
informazioni utili a ricostruire un quadro nel quale, sia chiaro, non si
ipotizza il doping nel Palio quanto, eventualmente, la presenza di farmaci
somministrati nei quindici giorni prima della previsita (e non dichiarati dai
proprietari). La filosofia del Comune, infatti, è che quanti superano la
previsita devono essere cavalli che non hanno neppure un raffreddore, anche
perchè c' è una quantità sufficiente di soggetti fra cui scegliere. Dopo la
Tratta, invece, entra in gioco il Protocollo dei farmaci ammessi, che diventa
punto di riferimento per le Contrade e i loro veterinari. ALTRO aspetto che sta
valutando la procura è l' incarico ad un laboratorio per la ripetizione degli
esami sul sangue degli otto mezzosangue. Intenzione del sostituto Formisano è
quella di ricorrere ad esso se gli elementi in suo possesso lo rendano
indispensabile. Va inoltre individuato un polo adeguato alla delicatezza della
vicenda, che sia aperto nonostante il periodo di ferie e in grado di fornire
risposte in tempi adeguati. Si potrebbe addirittura andare oltre confine, alla
ricerca di strutture di rango quali, per esempio, l'
HFL Sport Sciences di New Market, in Gran Bretagna. Un laboratorio altrettanto importante si trova a Colonia. O,
ancora, c' è il famosissimo centro ippico francese,
conosciuto in tutto il mondo per l' attendibilità delle sue analisi. La
procura sta cercando di far calare il silenzio sulla vicenda anche se sembra
che anche all' UnireLab di Milano siano stati sequestrati alcuni campioni del
sangue inviato dal Comune ai laboratori. La.Valde.
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di Corriere Della
Sera |
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"Corriere della Sera" del 24-08-2010 |
ECONOMIA |
Pagina: 31 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Il peggio è passato. Ma le manovre
fiscali draconiane che frenano la crescita e le canute prospettive demografiche
del Vecchio Continente mettono comunque un' ipoteca sulle pagelle di
affidabilità degli Stati europei. I signori di Moody' s, l' agenzia di rating
internazionale, dopo aver abbassato i voti dei Paesi meno virtuosi (l' ultima
bacchettata è toccata all' Ungheria) hanno diffuso un outlook estivo sul debito
degli Stati sovrani occidentali che non ha toni apocalittici, ma che non suona
certamente ottimista. Tutti, anche i primi della classe,
sono ben più fragili di tre anni fa. I meglio posizionati Francia, Germania e Gran Bretagna, che meritano sempre la tripla A (il voto massimo), hanno meno
margini di vantaggio e non sono immuni (come gli altri) da rischi di
bocciature future. La sfida più grande per l' Europa,
recita lo studio, sarà destreggiarsi su un cammino virtuoso con tassi di
crescita economica ben inferiori rispetto a quelli conosciuti nei decenni
antecedenti alla crisi. I mercati, però, non l' hanno presa male; in giro per
l' Europa la giornata si è chiusa all' insegna di (cauti) guadagni. Il peggio è
passato davvero o al peggio si è semplicemente fatta l' abitudine?
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"Il Secolo XIX" del 24-08-2010 |
Economico |
Pagina: 38 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Sottotitolo: Conti pubblici Sotto
osservazione Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Ungheria.
Milano. Il rischio di un rallentamento
della crescita, causato dai problemi finanziari degli Stati e dalle conseguenti
misure di austerità prolungate nel tempo, rappresenta un fattore negativo nella
valutazione del rating sovrano. Lo scrive Moody' s nell' ultimo rapporto
«European sovereign outlook», spiegando che questo rischio è più concreto
proprio per i Paesi europei, impegnati in un vasto programma di riduzione del
debito. L' agenzia di rating sottolinea come le debole prospettive di crescita
siano state proprio uno dei fattori all' origine dei tagli
dei giudizi sui "Pigs" - Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda - e
sull' Ungheria. I rating a tripla A di Francia, Germania e Gran Bretagna sono tuttavia «ben posizionati», nonostante la riduzione
della «distanza dal downgrade». Lo studio di Moody' s evidenzia come le misure
di austerità incideranno negativamente sulla crescita soprattutto a breve
termine, «almeno nei prossimi sei-nove mesi». E nota che la recente crescita
economica in molti casi ha tratto beneficio delle misure di stimolo dello
scorso anno. «I paesi periferici con la maggiore crescita del credito prima
della crisi - Irlanda, Spagna, Grecia, Romania e i paesi Baltici - saranno
probabilmente i più colpiti», dice l' agenzia di rating parlando dei rischi
sulla crescita derivanti dalla fase di austerità. Moody' s sottolinea inoltre
che, dalla propria prospettiva, è di fondamentale importanza capire se il
rigore a livello fiscale continuerà a rappresentare un ostacolo alla crescita
economica nei prossimi anni. Molti Paesi hanno già programmato misure di rigore
fino al 2013 e per alcuni i provvedimenti saranno di una certa importanza.
Italia e Grecia, ad esempio, dovranno ridurre un
debito che nel 2012 sarà vicino al 120% del Pil. 24/08/2010 i virtuosiFrancia, Germania e Gran Bretagna
al top del rating, «ma è più vicino il declassamento» 24/08/2010.
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"ilsole24ore.com" del 24-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
La notizia del sorpasso del Giappone da
parte della Cina in termini di Pil conferma una tendenza storica ampiamente
anticipata dagli esperti. In realtà, il Pil della Cina è già maggiore di quello
del Giappone di almeno mille miliardi di dollari, se valutato a parità di
potere di acquisto. In base a tale misura, il prodotto cinese rappresenta oggi
circa l' 11% del prodotto mondiale, contro il 22% degli Usa ed il 21% dell'
Europa dei 15. Alcuni mesi fa, lo storico dell' economia Robert Fogel ha
proposto alcune riflessioni sulle prospettive di crescita delle aree più
sviluppate del pianeta per i prossimi trent' anni, che dovrebbero destare
qualche preoccupazione tra i leader europei. Nel 2040 la Cina dovrebbe
diventare di gran lunga il primo paese del mondo in
termini di Pil valutato a parità di potere d' acquisto, con una quota pari al
40% del prodotto mondiale, mentre le quote di Usa ed Europa dei 15
scenderebbero, rispettivamente, al 14 ed al 5%. Si consideri che, secondo tali
previsioni, i cittadini cinesi avrebbero, nel 2040, un reddito pro-capite
doppio rispetto ai cittadini europei (ma ancora inferiore a quello dei
cittadini americani). Le previsioni di Fogel sono certamente basate su
estrapolazioni ed ipotesi discutibili, ma non sono affatto infondate. I suoi
dati, in sostanza, prevedono che la Cina continui a mantenere, fino al 2040, un
trend spettacolare (simile a quello già mostrato negli ultimi vent' anni), che
gli Usa riescano a tenere "faticosamente" il passo e che l' Europa
subisca un forte ridimensionamento rispetto alle altre economie del pianeta. Le
buone prospettive della Cina si devono al fatto che i processi di dislocazione
del lavoro dall' agricoltura al manufatturiero ed ai servizi continueranno
ancora a lungo (almeno per la prossima generazione) e che l' aumento della
scolarizzazione indurrà forti aumenti di produttività. Ad esempio,
si prevede che la percentuale di studenti iscritti all' università crescerà del
50% almeno nel corso dei prossimi trent' anni. L' impatto di questo progresso
sulla produttività può essere facilmente apprezzato se si considera che,
mediamente, un lavoratore con diploma universitario è circa 3 volte più
produttivo di un lavoratore con diploma di scuola primaria. Il forte ridimensionamento
dell' Europa si deve principalmente alle tendenze demografiche e ad una scarsa
dinamica dell' innovazione tecnologica. Secondo le previsioni delle Nazioni
Unite, la forza lavoro europea è destinata a ridursi e l' età media ad
aumentare in misura sostanziale. Tra il 2000 ed il 2040 la percentuale media di
ultra-sessanticenquenni in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito passerà dal 16 al 28%, ed il tasso
di dipendenza medio (in questi stessi paesi e nello stesso arco temporale)
aumenterà di circa il 50%. Fogel coniuga questi dati ad una previsione
di aumento medio della produttività del lavoro nei 5 paesi europei pari all'
1,8% annuo, per concludere che il Pil dell' Europa a 15 non supererà l' 1,2%
annuo nei prossimi trent' anni. Troppo poco per tenere il passo con i
concorrenti. Le previsioni di Fogel possono essere criticate da vari punti di
vista, sia per quanto riguarda le prospettive cinesi che quelle europee.
Lasciando da parte le incertezze politiche, che possono minacciare la stabilità
della Cina, ma anche la solidità del modello di integrazione commerciale
europeo, bisogna osservare che anche l' Europa ha buone prospettive di
miglioramento economico. È evidente che un' area economica matura come quella
europea non può esibire tassi di crescita paragonabili a quelli di un paese in
via di sviluppo, come la Cina. I guadagni di produttività che, nel nostro
continente, possono derivare da una riallocazione dei fattori produttivi e da
un aumento della scolarizzazione sono limitati. Tuttavia, l' Europa
sottoutilizza ampiamente il lavoro dei giovani e non riesce a dare impulso alle
aree economicamente svantaggite del continente. Un contributo non trascurabile
alla crescita europea potrebbe venire da un aumento degli investimenti diretti
e della partecipazione al lavoro, soprattutto nel Sud Europa. In Francia e Italia un giovane su quattro è disoccupato, mentre
in Spagna il dato sale al 40%. Ma queste prospettive possono essere realizzate
solo accettando una maggiore flessibilità delle regole contrattuali, rimuovendo
le barriere alle ristrutturazioni aziendali e cambiando drasticamente i criteri
di perequazione del reddito ed i sistemi di
compensazione adottati dall' Unone europea. In particolare, bisogna riconoscere
che i trasferimenti incondizionati di reddito e la crescita dell' impiego
pubblico può scoraggiare l' offerta di lavoro e disincentivare l' attività
imprenditoriale. I dati economici molto positivi esibiti quest' anno dalla Germania sono un segnale in controtendenza per l' Europa.
Ma, probabilmente, le stesse riforme del welfare, gli
accordi contrattuali ed i processi di ristrutturazione che, in quel paese,
hanno reso possibile una forte ripresa del Pil e dell' occupazione, avrebbero
avuto effetti molto più significativi se fossero avvenuti nelle aree meno
ricche del nostro continente. Le difficoltà della Fiat a Pomigliano sono un
segnale su cui conviene riflettere seriamente.
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"ilsole24ore.com" del 24-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Riforma dei contratti, del mercato del lavoro, del fisco, e dei servizi
locali. I capitoli dell' agenda economica proposta da
Sergio Chiamparino, candidatosi alla leadership del centrosinistra, sono tanti,
ma possono essere catalogati sotto un obiettivo unico, l' aumento della
produttività del sistema. "Questa è l' emergenza vera dell' economia
italiana - spiega Chiamparino, arrivato all' ultima stagione da sindaco di
Torino - e per affrontarla servono interventi a tutto campo". Unica è
anche la caratteristica politica di queste proposte,
tutte ad alto tasso di eresia nei confronti dei "tabù" di tanta parte
dell' opposizione. "Le statistiche - prosegue Chiamparino - ci collocano
in fondo alle classifiche europee sia per produttività sia per livello dei
salari. Non si capisce proprio che cosa alcuni vogliano difendere in questo
sistema". Qual è il primo aspetto da modificare per sbloccare la
situazione? La leva cruciale è quella contrattuale. Servono linee guida
nazionali leggere e generalissime, al cui interno
articolare meccanismi che puntino sulle specificità di comparto e di area, per
far crescere i salari in modo più differenziato, e più collegato ai risultati
che si riescono a raggiungere. Per ottenere questo scopo occorre riscrivere in
modo condiviso la legislazione industriale. L' idea sembra rievocare una sorta
di nuovo "23 luglio", ma oggi l' unità sindacale sembra un ricordo
lontano: questo non rischia di complicare le cose? Non c' è dubbio, ma compito
della politica è anche proporre un terreno di confronto nuovo, in cui provare a
superare le divisioni attuali. Allora, poi, lo scopo era contenere l'
inflazione, oggi invece è l' aumento della produttività, un tema di cultura
politica, su cui i partiti hanno il dovere di intervenire. Quanto conta la
vicenda Fiat in questa agenda delle priorità? Conta, ma non è solo una
questione di Fiat. Prendiamo il tema della rappresentanza: va benissimo che gli
accordi siano approvati con referendum, ma poi non devono
esistere minoranze con potere di veto. Il problema si incontra a Pomigliano, ma
anche nei servizi pubblici, dove non è più possibile che lo sciopero di una
sigletta paralizzi un settore. Torniamo alla Fiat. Come giudica il braccio di
ferro ingaggiato dall' azienda sui tre operai di Melfi reintegrati dal giudice?
Penso che sia un errore, perché c' è una sentenza e va attuata, almeno fino a
quando non venga ribaltata dal successivo grado di giudizio. Questo
atteggiamento "antico", non nel senso nobile del termine, rischia
anche di complicare la posizione di Cisl e Uil, che già oggi non sono al
massimo della rappresentatività nell' industria. C' è addirittura chi sostiene
che Marchionne sia alla ricerca di "pretesti" per dimostrare l'
impraticabiità degli investimenti in Italia. Le letture dietrologiche mi
affascinano solo nei romanzi gialli. Io sto a quello che Marchionne mi dice di
persona, anche perché se fosse alla ricerca di pretesti ne avrebbe già trovati
mille. Nichi Vendola, nell' intervista di sabato al Sole 24 Ore, ha lanciato l'
esigenza di una nuova "politica industriale". Che ne pensa? Più che
altro parlerei di una "politica per l' industria", che oggi non può
essere se non "politica per la ricerca". Il paese deve decidere gli
ambiti in cui ha senso spingere per la ricerca applicata, e in quegli ambiti
deve spingere anche finanziariamente. Penso, per esempio, che nella mobilità
sostenibile, in tutto il metalmeccanico e nella meccatronica le condizioni ci
siano. E nel nucleare? Mi sembra propagandistico cercare di ereditare centrali
con una tecnologia ormai obsoleta, ma penso che la ricerca non vada fermata. Lo
stesso principio vale per gli ogm: perché mai una persona di sinistra deve
essere a favore della ricerca sulle staminali, ma non a quella sugli ogm? Tra
le priorità indica anche la liberalizzazione dei servizi locali. Ma la riforma non è appena stata fatta? Ora si tratta di attuarla,
ma ci sono aspetti che vanno migliorati. Le deroghe attuali rischiano di
mantenere l' in house in gran parte della galassia di società comunali. Per
superare il problema bisogna puntare sulla differenza fra reti, in maggioranza
pubbliche, e gestioni, che devono essere competitive e regolate da un'
Authority che vigili su prezzi e tariffe. Ultimo tema, il fisco. Abbassare le
aliquote è sempre il primo capitolo dei programmi elettorali,
ma poi la realtà è diversa. Che cosa si può fare? Il fisco oggi premia chi
immobilizza i patrimoni e colpisce chi investe e lavora. Per liberare risorse
per consumi e investimenti occorre tassare le rendite finanziarie,
salvaguardando il risparmio delle famiglie. Rendite finanziarie a parte, la sua
piattaforma sembra guardare più al centro che a sinistra. È una scelta di campo
anche in vista delle alleanze? Teoricamente è vero, ma non alzerei steccati;
del resto, su temi come il protezionismo nelle liberalizzazioni, anche al
centro non siamo messi bene. Serve però un metodo chiaro: il partito più grande
di uno schieramento deve farsi carico del programma e di proporre un confronto
serrato a tutto campo. Anche perché vincere le elezioni è importante, ma è
fondamentale anche poter governare il giorno dopo il voto.
gianni.trovati@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA PRONTI ALLE PRIMARIE L'
annuncio di Vendola A metà luglio il governatore della regione Puglia rompe gli
indugi e annuncia che si candiderà alle primarie del centro-sinistra per la
scelta del candidato premier da presentare alle prossime politiche La risposta
di Chiamparino La sfida viene raccolta dal sindaco di Torino Sergio
Chiamparino. In un' intervista pubblicata sul Sole 24 ore del 5 agosto scorso
il presidente dell' Anci si dice pronto a correre per le primarie Gli altri
candidati L' annuncio ufficiale non è ancora arrivato ma anche il segretario
del Pd Pier Luigi Bersani dovrebbe essere della partita. Laddove l'
europarlamentare dell' Idv Luigi De Magistris si è prima candidato e poi ha
fatto dietrofront.
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"ilsole24ore.com" del 24-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
ROMA Tutto come prima, o quasi. Per bus,
tram e metropolitane, i servizi di trasporto pubblico locale, la concorrenza
rischia di rimanere ancora una volta una bella idea sulla carta. Non sarebbe
che la replica di quel che il settore ha vissuto negli ultimi dieci anni: già
la riforma del 1997, voluta dal ministro Burlando,
obbligava comuni e province ad affidare con gara la gestione delle reti urbane
ed extraurbane entro il 2002. Ma in assenza di multe e sanzioni per gli inadempienti,
molti enti locali hanno semplicemente ignorato le norme, continuando con gli
affidamenti diretti alle aziende di loro proprietà. Da allora, rinvio
legislativo dopo rinvio legislativo della scadenza del periodo transitorio e
fino alla riforma attuale, si è composta un' Italia a
diverse velocità: regioni che hanno completato il primo giro di gare e
preparano il secondo come Valle d' Aosta, Lombardia, Liguria, Friuli Venezia
Giulia, Emilia, Toscana, Marche e Umbria; regioni nel bel mezzo delle procedure
ad evidenza pubblica come il Piemonte e altre che hanno rinviato tutto. La
linea di faglia passa più o meno all' altezza di Roma: al Nord si registrano i
comportamenti più virtuosi, al Sud si concentrano i ritardatari. Con l'
eccezione del Veneto e del Trentino: il primo ha aggiudicato un' unica gara per
un lotto di treni dei pendolari, il secondo nessuna. Nel Lazio Roma, che aveva
fatto da apripista nel 2000 mettendo sul mercato 28 milioni di bus/chilometro
(il 20% della rete), si è tenuta stretto l' altro 80% con l' in house e valuta
l' ingresso di un socio privato in Atac. Più a Sud Sicilia e Sardegna,
avvalendosi di una norma che consente alle regioni a statuto speciale di
rinviare fino al 2019 come prevede il regolamento Ue, hanno prorogato le concessioni
per altri cinque anni. Anche il Friuli Venezia Giulia ha fatto slittare la
seconda tornata di gare al 2014. Nei prossimi 17 mesi, entro il 31 dicembre
2011 quando gli affidamenti diretti cesseranno, province e comuni di Veneto,
Lazio, Abruzzo, Molise, Campania e Calabria - che ha tentato con una propria
legge di spostare in avanti di cinque anni ma è stata stoppata dal Consiglio
dei ministri - dovranno pubblicare i capitolati per il trasporto collettivo.
Oppure motivare all' Antitrust, che finora ha sempre detto no, perché sia
impossibile liberalizzare. Anche laddove il mercato è stato aperto non c' è da
essere troppo soddisfatti. È vero che si sono avuti effetti interessanti sul
fronte delle aggregazioni tra imprese (in provincia di Milano si era scesi da
un' ottantina di concessionari a sei raggruppamenti), soprattutto private, e
miglioramenti nella quantità e qualità dell' offerta con l' aumento delle
corse, il rinnovo del parco autobus, l' introduzione delle tecnologie di
localizzazione dei mezzi e delle paline intelligenti. Ma è altresì vero che
delle quasi 100 gare assegnate, la stragrande maggioranza le ha vinte l'
incumbent, ovvero l' azienda che gestiva il servizio, e che i risparmi sulla
base d' asta sono stati insignificanti, nell' ordine dell' 1-2% massimo. Salvo
il caso, clamoroso, della prima gara di Roma, dove il ribasso dell' Ati
vincitrice capitanata da Sita (Spa delle Fs e della famiglia Vinella) e da Apm
Perugia, fu del 10% con un costo che oscillava tra l' 1,74 e i 2,14 euro a
chilometro contro i 3,73 euro di Trambus, la Spa del comune. L' esperimento
della capitale dimostra che risparmiare si può, a patto di costruire bene i
capitolati. Se, come nel caso del bando di Firenze poi ritirato, all' offerta
economica si attribuiscono cinque punti su 100 (con dieci punti al car sharing
e dieci alla campagna informativa), è difficile che i concorrenti lavorino per
abbassare i prezzi. Si spiega anche così il gap che ci separa dall' Europa. L'
ultimo benchmark disponibile condotto da Earchimede nel 2005 evidenziava che l' Italia spende mediamente 2,2 euro di contributi per bus/km
contro i 6 centesimi della Gran Bretagna e i 9
della Svezia, l' 1,5 euro della Germania e l' 1,9
della Francia. Con ricavi da traffico tra i più bassi del continente -
1,08 euro a chilometro contro l' 1,49 della Gran Bretagna, i 2,39 della Germania e
l' 1,14 della Francia - e di conseguenza i costi
operativi tra i più alti (3,5 euro contro l' 1,8 della Gran
Bretagna, i 4 della Germania
e i 2,9 della Francia). Dal 2000 al 2010 per far
girare bus, tram, metropolitane e treni dei pendolari il paese ha sborsato
qualcosa come 70 miliardi per la sola gestione. Con risultati deludenti:
secondo l' Osservatorio Isfort se nel 2000 utilizzavano i mezzi pubblici il
12,8% degli italiani che si spostavano con veicoli motorizzati, nel 2009 la
percentuale era scesa all' 11.6 per cento. Con l' auto che, viceversa, è salita
dall' 80,1% all' 83. Anche le cosiddette "gare a doppio oggetto" (per
il servizio e per una quota fino al 40% del capitale della Spa pubblica oggetto
d' asta) previste dalla riforma, non hanno dato esiti
esaltanti: l' Amt di Genova, partecipata da Transdev e ora nelle mani di Ratp
come risultato della fusione Transdev-Veolia, pur avendo recuperato quasi
miracolosamente un deficit annuale di 30 milioni di euro ed essere tornata all'
attivo, nel 2009 ha perso 2,3 milioni. Stessa sorte per l' Atcm di Modena,
anche lei partecipata da un' Ati guidata da Ratp, che ha chiuso con un passivo
di 3,6 milioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA Terza puntata Viaggio nei servizi
pubblici locali: le precedenti puntate sono state pubblicate il 27 luglio
(trasporto ferroviario) e gas (15 agosto)
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"unita.it" del 24-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge , Esempi esteri
Niente "sante alleanze" contro
Berlusconi: le uniche "credibili", "prima e dopo le
elezioni", sono quelle "fondate sulla reale convergenza programmatica
e politica". Lo scrive Walter Veltroni in una lunga lettera uscita sul al
"suo" Paese in cui analizza l "autunno" che l' Italia sta
vivendo e indica la necessità di "uscire dall' incubo dell'
immobilità". Niente "alleanze col diavolo pur di...", dunque.
Per l' ex leader del Partito democratico è "giusto semmai che, in caso di crisi di governo, si cerchino soluzioni capaci di
fronteggiare per un breve periodo l' emergenza finanziaria e sociale e di riformare la legge elettorale dando forma, per esempio attraverso
i collegi uninominali e le primarie per legge, a un
moderno e maturo bipolarismo. Perché poi, alle elezioni prodotte dal
dissolvimento della destra, si presenti uno schieramento alternativo capace di
assicurare all' Italia quella stagione di vera innovazione riformista
che questo nostro Paese non ha mai conosciuto". Veltroni ricorda come due
anni fa "quasi quattordici milioni di italiani" fecero una croce sul
simbolo che conteneva il suo nome come candidato alla presidenza del Consiglio,
raggiungendo "il risultato elettorale più
importante della storia del riformismo italiano".
L' ex segretario del Pd ricorda anche di essere stato "tra i pochi",
poi, a farsi "da parte davvero". Questa, sottolinea, è "la più
folle e orrenda estate politica" che si ricordi e tutto "senza una
parola di autocritica. Chi ha vinto le elezioni e ne provoca altre neanche a
metà delle legislatura vorrà almeno dichiarare il proprio fallimento
politico?". "Il rischio - aggiunge - è che si faccia strada, anche in
Occidente, quella suggestione di "democrazia autoritaria" che è già
realtà" nei sistemi russo o cinese. La strada per
"i veri democratici" è "quella di una repubblica forte e
decidente" che "comporta profonde e coraggiose innovazioni, nei
regolamenti delle Camere, nell' equilibrio dei poteri tra governo e Parlamento,
nelle leggi elettorali, nella
riduzione dell' abnorme peso della politica, nella soppressione di istituzioni
non essenziali". Occorre "ingaggiare una lotta senza quartiere alla
criminalità", perché. "non basta" arrestare i latitanti dal
momento che "la mafia è politica, è finanza". L' Italia "ha
bisogno di politica alta, ispirata ai bisogni della nazione": "Parri,
De Gasperi, Moro, Ciampi, Prodi e altri hanno dimostrato che si può stare a
Palazzo Chigi per servire gli italiani. Bene o male, ma servire gli italiani.
Non se stessi". "Spero che si concluda rapidamente l' era
Berlusconi", conclude, ma "non per mettere la pietra al collo al
bipolarismo". "Se saremo tanto cinici da pensare che il declino di
Berlusconi possa aprire la strada a un nuovo partitismo senza partiti e alla
sottrazione ai cittadini del potere di decidere il governo, finiremo con l'
allungare l' agonia del berlusconismo e l' autunno italiano".
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"ilsole24ore.com" del 24-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Le misure di rigore fiscale decise da
alcuni paesi europei non potranno che avere impatto sulla crescita economica
del Vecchio Continente e, specularmente, rischiano di incrementare il pericolo
"di revisione al ribasso dei rating sovrani". Lo hanno stabilito gli
esperti di Moody' s nell' ultimo rapporto semestrale sulle prospettive dei
paesi europei pubblicato ieri. "Alla luce della dimensione della sfida
fiscale e del bisogno di portare avanti per molti anni stringenti politiche
fiscali - si legge nel report - Moody' s ritiene che i rischi per la crescita
economica rappresentino chiaramente un rischio di revisione al ribasso dei
rating sovrani". Un pericolo che si fa tanto più stringente in Europa
"dove la crescita economica è destinata probabilmente a essere inferiore
rispetto a quella del resto del mondo a causa dei programmi di riduzione del
debito" e, appunto, dei propositi di stretta fiscale che interessano il
continente. L' agenzia di rating, nel report, ricorda infatti che la maggior
parte dei paesi europei si è impegnata per il rigore fino al 2013 in modo da
riportare i deficit di bilancio al 3% del Pil. E questo, sulla carta, significa
che nel breve termine le misure di austerità "ridurranno i redditi e
soffocheranno i consumi e gli investimenti", con un impatto che, stando
alle stime dell' Ocse, potrebbe valere, a fronte di un punto percentuale di
consolidamento fiscale, lo 0,8% del Pil dell' Eurozona. Proprio le deboli
prospettive di crescita, ha quindi ricordato Moody' s, hanno spinto l' agenzia
nei mesi passati ad agire sui rating di "Grecia, Portogallo, Spagna,
Irlanda e, più recentemente, Ungheria". Ecco perché Moody' s "continuerà
a monitorare" la situazione promettendo un occhio di favore verso quei
paesi i cui "adeguamenti fiscali saranno duraturi e di
successo". All' interno del panorama europeo, in ogni caso, i rating
tripla A di Francia, Germania e Gran Bretagna restano "ben posizionati", nonostante i rischi
sulla crescita abbiano accorciato la distanza dal downgrade. Questo concede
comunque un po' di spazio all' ottimismo, tanto che, la stessa Moody' s ammette
che "il peggio è alle spalle" nonostante l' Europa abbia ancora
diverse sfide da affrontare. In primis, "il bisogno di recuperare la
fiducia nel sistema bancario", quindi nel lungo
periodo "il rischio deflazione, o la necessità di elaborare piani per una
società che invecchia rapidamente (piani che peseranno tra il 2 e l' 8% del Pil
all' anno nei prossimi 50 anni sui principali paesi europei)". Il tutto
mentre il processo di deleveraging, ossia di riduzione del debito da parte di
famiglie e imprese, "può arrivare a sottrarre l' 1-1,5% annuo dalla crescita
del Pil nei prossimi tre-quattro anni". E in quest' ottica, i paesi più a
rischio sono "Irlanda, Spagna, Grecia, Romania e i Baltici". Uno
scenario con poca luce e molte ombre, sul quale, però, le borse europee ieri
hanno preferito non esercitarsi. Piuttosto hanno preferito cogliere i segnali
positivi, come l' improvvisa ondata di M&A che sta interessando i mercati
(212 miliardi di dollari nel solo mese di agosto) e hanno tirato il freno solo
di fronte all' incertezza di Wall Street che ha chiuso con il Nasdaq in discesa
dello 0,92% e lo S&P 500 dello 0,40% mentre nel Vecchio Continente il Ftse
All Share ha chiuso in aumento dello 0,71%, il Cac 40 dello 0,77%, il Dax dello
0,1% e Ftse 100 dello 0,76%. L.G. ©;RIPRODUZIONE RISERVATA.
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"L'Unità" del 24-08-2010 |
Pagina: 11 |
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Argomenti: Proposte di
legge
«Siamo senza un ministro delle Sviluppo
Economico e senza il presidente della Consob da mesi. Ci sono delle questioni
chevanno affrontate, mettiamole in campo e vediamo chi è capace di affrontarle,
piuttosto che pensare ad alleanze improbabili». Così ai microfoni di CNRmedia il
deputato PD Luciano Violante parla delle priorità che dovrebbe porsi la maggioranza, alla luce della proposta di un
governo di larghe intese. Per il PD la priorità assoluta «è il cambiamento
della legge elettorale». «In un paese in cui si vota per i calciatori, i cantanti
e le ballerine, gli unici per cui non si vota sono i parlamentari».
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"L'Unità" del 24-08-2010 |
Pagina: 19 |
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Argomenti: Proposte di
legge
IL PARTITO DEMOCRATICO E LA CRISI DEL PDL
Il nostro è un Paese davvero strano dove, a volte, diventa un' ardua intrapresa
scorgere quei connotati di normalità propri delle tradizioni democratiche
europee. Non che queste ultime non manifestino difficoltà, ma sembra che noi
proprio ce la mettiamo tutta per non essere secondi a nessuno. Già ho avuto
modo di manifestare dubbi e perplessità sull' incapacità del nostro campo di
inserire tra la fastidiosa discussione sulla scelta del leader e la
"battaglia antiberlusconi", un po' più di contenuti, di
"cose" da pensare, dire e fare. E ancora, sulla nostra difficoltà a
rendere chiara una nostra posizione che restituisca speranza, fiducia e
ambizione alla sinistra, senza scendere sul terreno del populismo ma rimanendo
fortemente ancorati al terreno della democrazia e della sua rigenerazione. L'
impressione che, invece, stiamo dando è quella della paura, della fuga da una
sfida che non sappiamo affrontare o, peggio, che non
vogliamo perché asserragliati nell' autoreferenzialità e nella lotta interna.Le
due uniche cose che ripetiamo a mo' di ritornello sono l' inadeguatezza della legge elettorale e la difesa delle prerogative del Presidente della
Repubblica. Sulla legge elettorale,
a volte ho il dubbio che neanche noi la vogliamo cambiare (ricordo che anche le
nostre primarie sono a liste bloccate). Primo, perché non dimentico che se nel
2006 avessimo sostenuto l' emendamento Udc sulle preferenze, oggi sarebbe molto
meno peggio; secondo, perché l' unica legge elettorale possibile sarebbe costituita da un solo articolo
che abroghi l' attuale ripristinando la precedente (con l' eliminazione non del
recupero proporzionale alla Camera ma delle liste bloccate) e, se non sbaglio,
credo solo Antonello Cabras al Senato abbia presentato una proposta
in tal senso. Sulla difesa delle prerogative del Capo dello Stato nulla
quaestio. Solo non vorrei la stessa finisse, causa profilo e toni, per creare
ulteriore imbarazzo al Colle. Il Presidente decide in autonomia secondo regole
e prassi che non escludono il tener conto del pensiero delle forze politiche.
Ebbene, al Pdl occorre rammentare sempre maggiore rigore e rispetto
costituzionali, ma non gli si può certo chiedere di non dire cosa propone di
fare qualora non avesse più una maggioranza parlamentare. Di converso noi
dovremmo dire cosa riteniamo si dovrebbe fare se il Governo che nel 2008 ha
vinto le elezioni non dovesse avere più i numeri. Il bisogno di normalità è
anche questo. In un paese democratico se chi governa dice: «Se non ci sono i
numeri si deve votare», chi si oppone non può limitarsi a rispondere: «Vedremo,
le elezioni le decide il Capo dello Stato». Costruire un' alleanza la più larga
possibile e fare una riforma elettorale
interna. Questo il compito del Pd! Vedi mai che riusciremo finalmente a vincere
.❖
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"unita.it" del 24-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Antonio Di Pietro, intervistato dal sito
www.articolo21.info conferma il suo sì condizionato a un governo di
transizione: "Come Italia dei Valori, proprio perché non vogliamo essere
accusati di sfascismo, abbiamo anche affermato di essere d' accordo ad un
governo tecnico ad una condizione. Se ne faccia garante il Capo dello Stato con
un mandato al candidato premier istituzionale che abbia due limiti: di tempo e
di competenza: 90 giorni per una nuova legge elettorale. Ma anche da questo punto di vista ragioniamo.
Quale legge elettorale? Noi
parliamo di legge elettorale
ma non si capisce nemmeno da dove iniziare, che legge elettorale adottare, che accontenti tutti e che, ovviamente,
sia democratica". All' obiezione che non sia possibile rivotare con l'
attuale legge elettorale, Di
Pietro risponde: "Mi permetto di capovolgere la domanda. Si può
ragionevolmente pensare che in questa legislatura, con questa maggioranza e
questi parlamentari, che con un' altra legge elettorale non verrebbero rieletti, si possa fare una nuova legge elettorale? Certamente la legge elettorale è pessima come
quella che dovrebbe garantire il pluralismo dell' informazione. Sarebbe bello
andare a votare con queste leggi cambiate. Ma non
voglio farmi prendere in giro dai furbacchioni della Prima Repubblica che con
la scusa di dover riformare queste leggi se ne stanno tre anni appollaiati sullo scranno. Tant' è vero che
se li senti parlare non parlano della legge elettorale ma affermano che con i problemi che ha il paese non si può
andare alle elezioni. Come a dire "ci dobbiamo occupare di governare senza
essere eletti dal popolo" e questo, per me, è una aperta violazione della
Carta Costituzionale".
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"ilnuovo.it" del 24-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: Ex leader Pd: serve reale
convergenza programmatica e politica.
(ANSA)- ROMA, 24 AGO - Niente ' sante
alleanze' contro Berlusconi: ad affermarlo e' Walter Veltroni in una lettera al
Corriere della Sera. L' ex leader Pd spiega che le uniche alleanze ' credibili'
,' prima e dopo le elezioni' , sono quelle ' fondate sulla reale convergenza
programmatica e politica' . Per Veltroni e' ' giusto semmai che, in caso di
crisi di governo, si cerchino soluzioni capaci di fronteggiare per un breve
periodo l' emergenza finanziaria e sociale e la riforma della legge elettorale' .
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"corriere.it" del 24-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: CRONACHE e POLITICA.
(ANSA) - ROMA - Niente ' sante alleanze'
contro Berlusconi: ad affermarlo e' Walter Veltroni in una lettera al Corriere
della Sera. L' ex leader Pd spiega che le uniche alleanze ' credibili' ,' prima
e dopo le elezioni' , sono quelle ' fondate sulla reale convergenza
programmatica e politica' . Per Veltroni e' ' giusto semmai
che, in caso di crisi di governo, si cerchino soluzioni capaci di fronteggiare
per un breve periodo l' emergenza finanziaria e sociale e la riforma della legge
elettorale' .
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di (SEGUE DALLA
PRIMA PAGINA) PAOLO GRISERI |
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"La Repubblica" del 25-08-2010 |
Economia |
Pagina: 3 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Sottotitolo: Domani Marchionne in Italia, ma
la linea dura sta ricompattando i sindacati L´ad della
Fiat atteso a Rimini al meeting di Comunione e liberazione.
Questioni emerse nei giorni scorsi,
mentre l´ad del Lingotto si occupava degli affari americani (e serviva braciole
ai dipendenti Chrysler per festeggiare il primo anno di sbarco negli Usa). Ma
tutto fa pensare che domani Marchionne quelle risposte le darà, così segnando
l´avvio dell´autunno economico e sociale che nelle fabbriche italiane si annuncia
particolarmente difficile. Il primo problema è il mercato. I dati diffusi ieri
da Reuters sull´andamento di quello europeo non sono per nulla incoraggianti.
Il segno meno coinvolge ormai i principali paesi del Vecchio continente, anche
quelli che nei primi mesi dell´anno avevano fatto segnare incrementi
significativi. Così la Francia scende del 10 per
cento, anche se sul totale dei primi sette mesi di quest´anno aveva fatto
registrare un incremento del 47 per cento. Simile la situazione in Spagna (meno
24 per cento a luglio contro un aumento del 27 nei primi sette mesi) e in Gran Bretagna. In Germania il segno meno a luglio (meno 26 per cento) determina una
situazione di sostanziale parità nei primi sette mesi 2010 rispetto allo stesso
periodo del 2009. I dati italiani sono i più preoccupanti: il crollo di
luglio (meno 30 per cento) corrisponde a un dato simile per i primi sette mesi
(meno 29). Cifre che raccontano di un mercato avviato su un piano sempre più
inclinato, man mano che ci si allontana dai primi mesi dell´anno quando si
facevano ancora sentire gli effetti degli aiuti di stato. Questo fa prevedere
agli analisti un secondo semestre molto pesante proprio per le case che si
erano maggiormente avvantaggiate negli ultimi dodici mesi. Già a luglio il
marchio Fiat ha perso in Europa oltre il 32 per cento, quasi il doppio del
mercato (che complessivamente è sceso del 17,4). Per il Lingotto si prospetta
dunque un periodo difficile prima che, nella seconda metà del 2011, arrivino i
nuovi modelli annunciati da Marchionne. Il rischio è quello che, mano a mano
che vanno ad esaurirsi i vecchi modelli, si crei un buco produttivo in attesa
dei nuovi. E´, ad esempio, quel che temono i sindacati
a Mirafiori. Il secondo problema da affrontare è quello del consenso alla linea
dura scelta dall´ad di Torino nei confronti della Fiom. Inizialmente
considerata positivamente, a partire dalle altre organizzazioni sindacali che
ne vengono indirettamente beneficiate, ora quella posizione comincia a creare
qualche problema. Il braccio di ferro sui licenziamenti a Melfi, ben
diversamente dalla battaglia sul nuovo contratto di Pomigliano, ha modificato
il clima. Negli ultimi giorni anche Cisl e Uil (pur confermando il profondo
dissenso dalla Cgil) hanno suggerito prudenza, così come ha fatto per il
governo il ministro Matteoli. L´appello di Napolitano, ieri sera, sembra aver chiuso
il cerchio. Marchionne proseguire comunque per la strada scelta ma sembrerebbe
ancora il mercato a suggerire qualche cautela: perché i dati dicono che la
piazza italiana è di gran lunga quella principale per
il Lingotto in Europa. E che dunque sarà difficile ignorare gli appelli delle
istituzioni e dello schieramento sindacale. Il terzo punto interrogativo da
sciogliere è quello dell´efficienza e della competitività degli stabilimenti
italiani. Il progetto per ridurre drasticamente la conflittualità in fabbrica
ha una spiegazione economica molto precisa. Se è vero che a Pomigliano la Panda
verrà realizzata su una sola linea di montaggio, è evidente che su quella linea
tutto deve funzionare come un orologio perché una protesta improvvisa può
bloccare tutto. A Melfi, dove si produce ogni anno lo stesso numero di auto, le
linee di montaggio sono due: l´investimento per realizzare l´impianto è stato
doppio ma il sistema è molto meno vulnerabile. Domani
a Rimini si capirà quali soluzioni l´ad del Lingotto ha scelto. Certo, oggi
appare difficile immaginare a Pomigliano e a Melfi una scena come quella che si
è svolta ieri a Aupburn Hill: con Marchionne che distribuisce braciole ai
dipendenti e ai dirigenti di Fim, Fiom, Uilm e Fismic.
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di MAURIZIO SBRANA,
LUCCA |
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"Il Tirreno" del 25-08-2010 |
Attualità |
Pagina: 17 |
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Argomenti: Proposte di
legge
MUSULMANI Obama sbaglia: niente moschea a
Ground zero Abbiamo appreso l' incredibile dichiarazione del presidente USA
Obama che ha dato il suo placet alla costruzione di una moschea a Groun zero.
Ciò in none, dice lui, della libertà di cui l' America è il simbolo nel mondo.
A questa semplicistica affermazione si sono opposti, grazie a Dio, quasi il 70%
degli Americani e si sono levate voci critiche come quella di chi ha detto che
è come se nei campi di Auschwitz si mettesse una statua di Hitler. Sì perché due
sono le ragioni insormontabili di cui Obama non tiene di conto, oltre all'
offesa ed al dolore delle famiglie delle vittime delle Torri gemelle: la
mancata chiara presa di distanza del mondo musulmano dalla strage (come
dimenticare le manifestazioni di giubilo che le tv mostravano nelle strade dei
paesi musulmani non appena la notizia fu diffusa?) e la persistente mancanza di
reciprocità per la libertà religiosa nei paesi musulmani. La simpatia per il
colore della pelle del presidente Obama non esime dal reputarlo un pessimo
presidente che prima se ne va e meglio è, per l' America e per il mondo intero.
Massimo Ciacchini consigliere comunale PdL Livorno ISTRUZIONE E LAVORO Ormai
anche la laurea non garantisce più nulla Avendo vissuto per oltre 70 anni, comincio
a trovare difficoltà a raccapezzarmi in questo mondo dove anche io ho vissuto.
Per esempio quando avevo 10/12 chi prendeva un diploma ai nostri occhi di
popolani usciti dalla guerra era un mito e sapevamo che non aveva difficoltà a
trovare un lavoro. Poi piano piano, il sistema ha fatto arrivare a zero il
valore del diploma. Per un po' è stato sostituito dalla laurea Laurea come
garanzia di successo. Purtroppo anche in questo caso c' è stata "l'
inflazione" fino a che il valore del titolo pian piano è andato scemando,
qualsiasi fosse l' indirizzo della laurea. Il top è stato quando anche nei
concorsi per spazzini e bidelli si sono visti i laureati. Sergio Barsotti
PROSPETTIVE Tre poli politici distinti per rilanciare l' Italia Le ultime
vicende politiche mi inducono ad una riflessione. Nell' intervista su
Repubblica.it, Massimo Cacciari ammonisce il Pd dall' evitare
alleanze-ammucchiata per mandare a casa Berlusconi. E' quello che vuole
Berlusconi che, quando fa la vittima sacrificale, si esalta e non ha avversari.
La soluzione è la creazione di tre poli distinti e alternativi, dove Pdl e
sinistra dovrebbero confrontarsi con i centristi Fini, Casini, Rutelli &
c.. A differenza di quanto pensa Cacciari, che non dà alcuna possibilità alla
sinistra, spero invece che la coalizione PD-IDV-Vendola possa essere una
credibile alternativa di governo. Socialdemocratica, progressista e veramente riformista. Come voleva e, in parte è riuscito a fare,
Prodi. E' quello che succede nel resto dell' Europa, dove le socialdemocrazie
si confrontano e governano alternativamente ai conservatori. E' l' ora di fare
un salto di qualità: il nostro Paese ha bisogno di superare la logica del
confronto politico basato sul referendum su Berlusconi
per dar vita ad un confronto programmatico serio in cui, a mio avviso, le idee
di sinistra hanno la possibilità di prevalere perché rispondenti alle necessità
della popolazione. Luca Morroni CONTRO BERLUSCONI Napolitano non deciderà per
le elezioni anticipate Non ci vuole certo la sfera di cristallo od essere
indovini per prevedere che il Presidente Napolitano non concederà le elezioni
anticipate. Da buon ex comunista vuole proteggere i suoi ex compagni da una
sicura sconfitta elettorale. Nonostante le sue
esternazioni di convenienza, dobbiamo sognare il Presidente super partes
dimentico delle sue origini. Vorrei tanto sbagliarmi, ma le tenterà tutte,
compresa una bella ammucchiata, per evitare che Berlusconi ritorni a vincere ed
il suo protetto Fini torni, come un agnello, nell' attuale maggioranza.
Patrizio Pesce, Livorno UOMINI E ANIMALI Anch' io sto con quel toro (e con
Benedetti...) "Io sto con quel toro", scrive Giovan Sergio Benedetti,
dopo aver visto alla tv l' enorme bestia lanciarsi sulla folla sugli spalti,
come disperata ribellione al sentore di un' imminente fine lunga e dolorosa. I
nostri cugini Iberici hanno un bel parlare di tauromachia, di secolari e
popolari tradizioni da rispettare, ma godere dello spettacolo di un animale che
viene a lungo tormentato prima di essere ucciso, anche a mio parere, non è il
massimo della civiltà. Si vuole spettacolizzare, riproponendola, l' atavica
lotta tra l' uomo e la bestia dimenticando che sono ben altre le circostanze in
cui, l' uno di fronte all' altro, sono costretti a lottare per sopravvivere. Leggo le lettere del sig. Benedetti, compiacendomi di
condividerne i contenuti sociali e politici, ma ritengo che questa sua ultima
lo ponga sul piano di una categoria diversa: quella delle persone la cui
nobiltà d' animo, specie tra le genti di oggi è sempre più rara a trovarsi e ad essere apprezzata. Beppe Di Dato ESEMPIO Il Pd abbia
coraggio: primarie per i candidati al Parlamento Non credo che il Parlamento
voglia o riesca a cambiare l' attuale legge elettorale detta «porcellum». Il Partito Democratico e altri partiti
di opposizione dichiarano che va modificata. Bene. Comincino loro però, con
azione rivelatrice di sincera volontà attraverso le «primarie», a dare la
possibilità agli elettori di scegliere anche i candidati del proprio partito
per le prossime elezioni. Ciò sicuramente aiutarebbe il Pd e gli altri partiti
del centro sinistra ad essere più credibili, più rispettosi della volontà degli
elettori, più coerenti con la Carta Costituzionale. Sicuramente coagulerebbero
intorno a sè gran parte di italiani delusi e stufi di vedere la politica
«depredata» da figure dedite essenzialmente alla ricerca del proprio
tornaconto. Qualche esponente di secondo piano del Pd si è espresso in tal
senso. Spero che questa proposta sia fatta propria da
tutto il Pd e dai partiti del centro sinistra. In caso contrario il solco,
divenuto già baratro, fra i cittadini e la «casta» dei politici si approfondirà
pericolosamente. Fabio Falchi CONTI PUBBLICI Chi rimborserà i deficit
accumulati da Berlusconi? Il deficit dei conti pubblici nel 2009 è stato di
85,9 miliardi di euro. Era stato di 54,3 mld. nel 2008 e di 29,6 mld. nel 2007.
Nel 2007 governava Prodi... Dicono che le tasse non sono state aumentate! Ma io
mi domando chi mai rimborserà questi deficit!
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"Il Mattino di Padova" del 25-08-2010 |
Regione |
Pagina: 8 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: Una leggina del 2006 moltiplica
per ogni nuova legislatura lindennizzo previsto nei quattro
anni.
Sottotitolo: In caso di elezioni anticipate le formazioni
riusciranno a triplicare gli incassi Il balzello è di un
euro A pagarlo sono tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali del
comune di residenza.
VENEZIA. Galeotta fu la leggina. Quella approvata alla chetichella, e con voto
bi-partisan a larghissima maggioranza, nel febbraio del 2006: un provvedimento
"ad partitum", lo si potrebbe definire, grazie al quale le forze
rappresentate in Parlamento (ma c' è una generosa mancia pure per quelle
tagliate fuori) hanno diritto a continuare a ottenere per l' intera legislatura
i rimborsi elettorali anche in caso di voto anticipato.
Un' autentica manna, che nel caso in cui si andasse alle urne a dicembre, o
nella prossima primavera, vedrebbe i cassieri dei partiti incassare tre volte.
I soldi della legislatura 2006-2008, che corrono comunque fino al 2011; quelli
del periodo 2008-2010 (o 2011), che saranno versati in ogni caso fino al 2013;
e quelli della nuova legislatura. Rimborsi tripli, insomma, con un ulteriore
motivo di scandalo: i finanziamenti vengono erogati non sulla base dei voti
espressi, ma degli iscritti alle liste elettorali.
Insomma, anche chi ha scelto di astenersi per dissenso contro l' intero sistema
(un italiano su tre, ormai), è costretto a pagare. E si fa presto a fare i
conti: gli iscritti sono una cinquantina di milioni di italiani, tra residenti
in patria e all' estero; il balzello è di 1 euro a testa l' anno per la Camera,
e altrettanto per il Senato; fanno 100 milioni di euro su base annuale,
ripartiti in base ai consensi ottenuti da ciascuna forza. E che dal 2008 sono
saliti a 200, visto che è iniziata una nuova legislatura. Ma c' è di peggio. Il
diritto a incassare si ha indipendentemente dal numero dei parlamentari eletti:
basta aver superato di un voto la soglia dell' 1 per cento. Anche questo è
dovuto a un colpo di mano, sempre approvato in modo trasversale dal Parlamento:
in precedenza la soglia era del 4 per cento, portata all' 1 con una legge del 2002. Ringraziano e incassano i tanti partitini
rimasti fuori dalle Camere nelle elezioni 2008. Così ad esempio alla Sinistra
Arcobaleno vanno fino al 2011 10 milioni l' anno, al Partito Socialista 1,5,
alla Destra 1,2, all' Udeur 823mila. Per completare il quadro, una legge del 1999, asetticamente intitolata "Norme in materia di
rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e
referendarie", sgancia il finanziamento dai costi effettivamente sostenuti
per le varie campagne, e soprattutto apre cinque diversi rubinetti:
elezioni della Camera, del Senato, regionali, europee e referendum,
erogati in rate annuali. Un autentico albero della cuccagna, che tra l' altro
si fa apertamente beffa del referendum promosso dai
radicali, con cui nel 1993 il 90 per cento dei partecipanti al voto aveva
deciso di abrogare il finanziamento pubblico dei partiti, a suo tempo
introdotto con la legge Piccoli del 1975 (approvata
con il consenso di tutti i partiti tranne i liberali). Già nel 1994, tuttavia,
la volontà referendaria popolare veniva aggirata con una legge
che farisaicamente parlava di "contributi per le spese elettorali".
E tre anni più tardi veniva di fatto reintrodotto il finanziamento, con un
provvedimento che inseriva nella dichiarazione dei redditi la possibilità di
destinare il 4 per mille ai partiti, per un totale di 57 milioni di euro l'
anno. Da ultimo, le leggi di cui si è detto, e che
garantiscono una robusta iniezione di liquido alle casse dei partiti. I quali
altrimenti si troverebbero in pesante crisi, visto che da anni registrano
copiose perdite di iscritti, oggi valutati complessivamente a meno di 2 milioni
e mezzo (il Pds da solo ne aveva 1 milione nel 1991), come dire cinque
tesserati ogni cento elettori: di fatto, i finanziamenti elettorali
oggi coprono poco meno del 90 per cento del loro bilancio. Ma così si è venuto
a determinare un esito perverso, perché di fatto a pagare i partiti non sono i
tesserati ma le istituzioni: in termini di soldi ma pure di strutture, visto
che i dirigenti di livello nazionale sono pressoché tutti parlamentari, e
usufruiscono di risorse, strumenti e personale di Montecitorio e di Palazzo
Madama. Per non parlare delle Regioni. Qualche piccolo correttivo c' è stato,
sotto la spinta della crisi: la finanziaria 2008 ha tagliato i contributi di 20
milioni l' anno. Una goccia, comunque, in un mare sterminato: è stata la Corte
dei Conti a valutare di recente che dal' 94 a oggi i partiti hanno intascato 2
miliardi 253 milioni di euro, a fronte di spese elettorali
per 579 milioni. Come dire che la seconda Repubblica è deficitaria in quasi
tutto, tranne che nei budget dei suoi protagonisti: basta una semplice
sottrazione per verificare che l' utile netto è stato fin qui di 1 miliardo 674
milioni. Prezzo decisamente alto, per il teatrino cui assistiamo tutti i
giorni. (f.j.)
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"La Stampa" del 25-08-2010 |
PRIMAPAGINA |
Pagina: 1 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: Federico Geremicca.
A volerla prendere così, cioè con una
battuta, si potrebbe arrivare a dire, come nell' antico proverbio, «quando
troppo e quando niente». Nel senso che, dopo settimane di incertezza di fronte
alla decomposizione della maggioranza di governo - e di qualche evidente (e
giustificato) timore di elezioni anticipate già in autunno - il Pd ha
cominciato a riscaldare i motori e a battere un colpo. Anzi, due. O forse
addirittura tre: cioè probabilmente troppi. E troppi, per altro, su una coppia
di temi delicatissimi e potenzialmente deflagranti: e cioè la futura
candidatura a premier e le alleanze elettorali. Nel
giro di una decina di giorni, infatti, il drappello di aspiranti candidati alle
primarie si è assai infoltito. Alle possibili candidature quasi «istituzionali»
di due leader di partito come Bersani e Di Pietro, infatti, si sono via via
aggiunte (per ora) quelle di Nichi Vendola, di Sergio Chiamparino e - secondo
alcuni osservatori - quella non impossibile di Walter Veltroni, tornato ieri a
esporre il proprio punto di vista in una lunga e impegnata lettera al Corriere
della Sera. Quattro o cinque candidature - a elezioni nient' affatto scontate e
a primarie del tutto incerte (se si votasse già a dicembre, sarebbe arduo
organizzarle...) - sono probabilmente troppe: e a volerla dire tutta, rischiano
di apparire non solo spia di confusione, ma anche possibile premessa di forti
tensioni all' interno del campo delle opposizioni. Né è più chiara la
situazione sul fronte delle possibili alleanze elettorali
con le quali andare alla sfida con Berlusconi. Qui si fronteggiano, in maniera
via via più agguerrita, due linee di fatto contrapposte: potremmo definirle
quella della «Santa alleanza» (tutti assieme contro Berlusconi, dai comunisti
di Vendola fino ai moderati di Casini) e quella delle origini, la cosiddetta
«vocazione maggioritaria» (poche alleanze e solo tra forze programmaticamente
omogenee). E' la linea - quest' ultima - che Walter Veltroni ha riproposto ieri
sul Corriere della Sera in maniera molto netta, registrando consensi e dissensi
tutto sommato prevedibili. Tutti prevedibili meno, forse, uno: il no di Dario
Franceschini, prima vice e poi erede di Veltroni alla guida del Pd,
«co-fondatore» con lui di Area Democratica (la minoranza interna del partito)
ma ora su posizioni assai diverse in tema di alleanze. Non è questione da poco,
come è evidente: ad esso, infatti, sono strettamente legati il tipo di legge elettorale verso il quale
spingere e, addirittura, l' assetto maggioritario e bipolare del sistema
politico del nostro Paese. «Resto dell' idea che le uniche alleanze credibili
siano quelle fondate su una reale convergenza programmatica e politica», ha
scritto Veltroni. E Franceschini ha replicato: «Durante la Resistenza i nostri
padri non persero tempo a domandarsi se erano liberali, comunisti, per la
monarchia o per la Repubblica, per la legge
proporzionale o maggioritaria, ma decisero di iniziare a discuterne dopo la
Liberazione». E' una disputa che rischia di crescere di tono. E di non esser
risolta tanto in fretta, visto che chiama in causa non soltanto la capacità del
Partito democratico di raggiungere un punto di mediazione al proprio interno,
ma anche le opzioni strategiche e la disponibilità ad allearsi delle altre
forze dell' opposizione (da Casini a Di Pietro, per finire a Vendola). Ma che
il Pd abbia cominciato a entrare nell' ordine di idee che forse alle elezioni -
Bersani volente o nolente - ci si potrebbe arrivare davvero in fretta, è
comunque un segno. Per settimane e settimane, infatti, l' ipotesi è stata
respinta come il peggiore dei mali possibili. E' già stato autorevolmente detto
e scritto che, di fronte allo sfarinamento della maggioranza di governo, era
lecito attendersi dalle opposizioni la richiesta di scioglimento del Parlamento
e di nuove elezioni, come accade in larga parte delle altre democrazie europee.
E del resto, perché mai temere il voto di fronte alla cupa parabola
berlusconiana? Invece, a torto o a ragione, è proprio questo il sentimento
dominante che sembra esser «passato» nell' opinione pubblica a proposito dell'
opposizione tutta e del suo maggior partito in particolare, cioè il Pd: timore.
Il timore, cioè, che la crisi politica della maggioranza sfociasse in crisi di
governo e in elezioni immediate. Da qui, come si è visto e letto, il fiorire di
definizioni di ogni genere per governi che impediscano un tale epilogo: dal
governo tecnico a quello costituzionale, dal governo di
scopo a quello a tempo, per la sola riforma della legge elettorale. Ipotesi suggestive ma, onestamente, poco credibili e poco
praticabili. Ed è il crescere di questa consapevolezza che ha spinto
molti esponenti del gruppo dirigente democratico a scendere finalmente in
campo. Ora si attende una parola da Pier Luigi Bersani. Ma il tempo stringe.
«Quando si è cominciato a parlare di crisi - lamenta il giovane Pippo Civati -
avevo proposto ai colleghi di partito di non andare in
vacanza. Ma guardando la situazione mi pare che il partito in vacanza ci è
andato eccome...». Poco male. Settembre è in arrivo, la danza può
ricominciare...
|
di PIERO ALBERTO
CAPOTOSTI |
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"Il Messaggero" del 25-08-2010 |
CULTURA_SPETTACOLI |
Pagina: 21 |
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Argomenti: Proposte di
legge , Esempi esteri
Il risultato di queste due esperienze di
governo potrebbe dunque essere identico. E' dunque, a mio avviso, il sistema bipolare italiano a generare questa esasperata
situazione di conflittualità permanente e di assenza di dialogo democratico tra
gli opposti cartelli elettorali, che si muovono in
senso centrifugo per recuperare le frange più estreme, anziché in senso
centripeto, per recuperare l' elettorato di centro, come di regola avviene
nelle democrazie bipartitiche più mature. L' eterogeneità programmatica di
questi cartelli elettorali poi implode più o meno a
breve scadenza, determinando quelle situazioni di instabilità, che stanno sotto
ai nostri occhi. Del resto, il sistema bipolare appare
in crisi persino nello Stato di origine, come l' Inghilterra, o in Stati da
lungo tempo abituati a quel metodo elettorale, come
appunto in questi giorni l' Australia. Tutto ciò peraltro non significa
auspicare il ritorno puro e semplice al metodo proporzionale vigente in Italia
prima del "mattarellum". E' vero infatti che la innegabile
instabilità governativa di quel lungo periodo era stata additata, come appunto
si verificava anche nella IV Repubblica francese,
quale conseguenza precipua di quel sistema elettorale. Se questo dato è incontestabile, va tuttavia
considerato il ruolo preminente allora giocato, ai fini della governabilità,
dalla "questione comunista" e dalla conseguente "conventio ad
excludendum" del Pci dall' area di governo. Se dunque il giudizio sulla
governabilità nel periodo del centrismo e del centrosinistra deve essere molto più articolato ed argomentato, è comunque innegabile che occorra
procedere, il prima possibile, ad una revisione dell' attuale legge elettorale, che impedisca l' eccessiva frammentazione delle forze
politiche, prevedendo una soglia di sbarramento non eludibile attorno al 5 per
cento dei voti e contestualmente eliminando il premio di maggioranza sotto
qualsiasi forma. Questo sistema elettorale
potrebbe inoltre consentire un rafforzamento del potere decisionale del governo
sul modello del cancellierato tedesco, che ha assicurato alla Germania una grande stabilità di
governo negli ultimi sessanta anni, senza ricorrere a quelle innaturali
forzature che si trovavano nella revisione costituzionale bocciata dagli
italiani nel 2006. "No" dunque ad un sistema
bipolare all' italiana, anomalo e forzoso. "Sì" invece ad una riforma elettorale proporzionale
con soglia di sbarramento che ridìa lo scettro ai cittadini nella scelta di una
pluralità di opzioni politiche e dei propri rappresentanti in Parlamento.
RIPRODUZIONE RISERVATA.
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"Il Messaggero" del 25-08-2010 |
PRIMOPIANO |
Pagina: 5 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: Il nuovo esecutivo sarebbe a
tempo e lobiettivo è cambiare la legge elettorale.
GLI ELETTORI NON CAPISCONO PIU' Il nuovo
esecutivo sarebbe a tempo e lobiettivo è cambiare la legge elettorale.
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"L'Arena" del 25-08-2010 |
LETTERE |
Pagina: 21 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: TRAFORO
Sul traforo ci sono commenti sia da parte
del sindaco che da parte dei cittadini, nei quali il teorema che passa è
questo: «i cittadini hanno votato il sindaco Tosi a maggioranza del 60 per
cento, per cui votando lui hanno votato anche il suo programma». Bene il
teorema non fa una piega e sostanzialmente mi pare anche giusto, penso però che
il Traforo del programma Tosi non sia quello poi emerso dalla gara d' appalto e
non quello che lo stesso Tosi propagandava con volantini ben chiari in campagna
elettorale a Quinzano, Avesa e Parona. Infatti i
volantini che giravano prima del voto riportavano che il traforo si sarebbe
fatto, ma sarebbe uscito a Nord di Avesa, Quinzano e Parona. Nessuno inoltre si
aspettava che le aree date in concessione sarebbero state di così tanta
ampiezza. Il traforo delle Torricelle così come elaborato dalla ditta Tchnital
non corrisponde a quella volontà espressa durante il voto nelle elezioni
comunali. Io ho sottoscritto il referendum perché
penso che seppur proposto da una parte politica, con la politica non abbia nulla a che
vedere, ma che è una garanzia per tutti i cittadini che sia costituita una
commissione sanitaria super partes. Speriamo così che come il nostro
sindaco sia stato così solerte nell' aprire il dibattito su Morgan sia così
solerte nell' aprire un dibattito con la cittadinanza su come cambierà Verona e
perché è necessario il traforo e le opere di compensazione. Viviana Melotti
VERONA.
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"L'Arena" del 25-08-2010 |
NAZIONALE |
Pagina: 3 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: CENTROSINISTRA. Fredda la reazione
dei collaboratori di Bersani: «Ma Walter non spiega come far cadere il governo»
Sottotitolo: Lex leader
democratico contrario ad intese aperte a chiunque pur di battere il presidente
del Consiglio.
ROMA Sulla via delle alleanze, da mettere
in piedi per chiudere l' era del berlusconismo, si separano le strade di Walter
Veltroni e Dario Franceschini. L' ex leader Pd rilancia lo spirito del
Lingotto, ovvero quella vocazione maggioritaria che portò il Pd a correre alle
politiche in alleanza solo l' Idv. E boccia le «sante alleanze» contro
Berlusconi, proposte quest' estate in varie salse.
«Siamo in piena emergenza, durante la Resistenza i nostri padri non persero
tempo a interrogarsi se erano liberali o comunisti», reagisce il capogruppo
alla Camera, Franceschini, che nei giorni scorsi aveva lanciato l' idea di un'
alleanza costituzionale. Pur non escludendo un breve governo di transizione per
correggere la legge elettorale, Veltroni vede come fumo quanti, anche nel Pd, sarebbero
disponibili a «alleanze con il diavolo» pur di disarcionare Berlusconi. E teme
che in molti mirino a «mettere una pietra al collo al bipolarismo»,
magari con sistemi elettorali che «invece di collegi
uninominali e primarie per legge» spianino la strada
ad «un nuovo partitismo senza partiti e alla sottrazione ai cittadini del
potere di decidere il governo». La ricetta per una vera azione riformista, scrive l' ex leader in una lettera al «suo»
paese, è «prima e dopo le elezioni» alleanze «credibili, fondate sulla reale
convergenza programmatica e politica». Tesi che convincono vari esponenti nel
Pd, da Ignazio Marino ai cattolici democratici che chiedono «alleanze moderne».
Dai piani alti del Pd, invece, non prendono posizione anche se, esponenti
vicino al segretario Bersani, evidenziano come «Veltroni non spieghi come
affrontare il primo passaggio, cioè come mandare a casa il governo». Chi,
invece, una proposta l' aveva fatta, come Dario
Franceschini, la rilancia, invitando a guardare la situazione di emergenza
nell' anno 2010.
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"lastampa.it" del 25-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: CENTROSINISTRA. OPPOSIZIONE AL
BIVIO.
Sottotitolo: Cresce la voglia di elezioni il
prima possibile, anche senza accordo sul candidato premier FEDERICO GEREMICCA.
ROMA A volerla prendere così, cioè con
una battuta, si potrebbe arrivare a dire, come nell' antico proverbio,
"quando troppo e quando niente". Nel senso che, dopo settimane di
incertezza di fronte alla decomposizione della maggioranza di governo - e di
qualche evidente (e giustificato) timore di elezioni anticipate già in autunno
- il Pd ha cominciato a riscaldare i motori e a battere un colpo. Anzi, due. O
forse addirittura tre: cioè probabilmente troppi. E troppi, per altro, su una
coppia di temi delicatissimi e potenzialmente deflagranti: e cioè la futura
candidatura a premier e le alleanze elettorali. Nel
giro di una decina di giorni, infatti, il drappello di aspiranti candidati alle
primarie si è assai infoltito. Alle possibili candidature quasi
"istituzionali" di due leader di partito come Bersani e Di Pietro,
infatti, si sono via via aggiunte (per ora) quelle di Nichi Vendola, di Sergio
Chiamparino e - secondo alcuni osservatori - quella non impossibile di Walter
Veltroni, tornato ieri a esporre il proprio punto di vista in una lunga e
impegnata lettera al Corriere della Sera. Quattro o cinque candidature - a
elezioni nient' affatto scontate e a primarie del tutto incerte (se si votasse
già a dicembre, sarebbe arduo organizzarle...) - sono probabilmente troppe: e a
volerla dire tutta, rischiano di apparire non solo spia di confusione, ma anche
possibile premessa di forti tensioni all' interno del campo delle opposizioni. Né
è più chiara la situazione sul fronte delle possibili alleanze elettorali con le quali andare alla sfida con Berlusconi.
Qui si fronteggiano, in maniera via via più agguerrita, due linee di fatto
contrapposte: potremmo definirle quella della "Santa alleanza" (tutti
assieme contro Berlusconi, dai comunisti di Vendola fino ai moderati di Casini)
e quella delle origini, la cosiddetta "vocazione maggioritaria"
(poche alleanze e solo tra forze programmaticamente omogenee). E' la linea -
quest' ultima - che Walter Veltroni ha riproposto ieri sul Corriere della Sera
in maniera molto netta, registrando consensi e dissensi tutto sommato
prevedibili. Tutti prevedibili meno, forse, uno: il no di Dario Franceschini,
prima vice e poi erede di Veltroni alla guida del Pd, "co-fondatore"
con lui di Area Democratica (la minoranza interna del partito) ma ora su
posizioni assai diverse in tema di alleanze. Non è questione da poco, come è
evidente: ad esso, infatti, sono strettamente legati il tipo di legge elettorale verso il quale
spingere e, addirittura, l' assetto maggioritario e bipolare del sistema
politico del nostro Paese. "Resto dell' idea che le uniche alleanze
credibili siano quelle fondate su una reale convergenza programmatica e
politica", ha scritto Veltroni. E Franceschini ha replicato: "Durante
la Resistenza i nostri padri non persero tempo a domandarsi se erano liberali,
comunisti, per la monarchia o per la Repubblica, per la legge
proporzionale o maggioritaria, ma decisero di iniziare a discuterne dopo la
Liberazione". E' una disputa che rischia di crescere di tono. E di non
esser risolta tanto in fretta, visto che chiama in causa non soltanto la
capacità del Partito democratico di raggiungere un punto di mediazione al
proprio interno, ma anche le opzioni strategiche e la disponibilità ad allearsi
delle altre forze dell' opposizione (da Casini a Di Pietro, per finire a
Vendola). Ma che il Pd abbia cominciato a entrare nell' ordine di idee che
forse alle elezioni - Bersani volente o nolente - ci si potrebbe arrivare
davvero in fretta, è comunque un segno. Per settimane e settimane, infatti, l'
ipotesi è stata respinta come il peggiore dei mali possibili. E' già stato
autorevolmente detto e scritto che, di fronte allo sfarinamento della
maggioranza di governo, era lecito attendersi dalle opposizioni la richiesta di
scioglimento del Parlamento e di nuove elezioni, come accade in larga parte
delle altre democrazie europee. E del resto, perché mai temere il voto di
fronte alla cupa parabola berlusconiana? Invece, a torto o a ragione, è proprio
questo il sentimento dominante che sembra esser "passato" nell'
opinione pubblica a proposito dell' opposizione tutta e del suo maggior partito
in particolare, cioè il Pd: timore. Il timore, cioè, che la crisi politica della
maggioranza sfociasse in crisi di governo e in elezioni immediate. Da qui, come
si è visto e letto, il fiorire di definizioni di ogni genere per governi che
impediscano un tale epilogo: dal governo tecnico a quello
costituzionale, dal governo di scopo a quello a tempo, per la sola riforma della legge elettorale. Ipotesi suggestive ma, onestamente, poco credibili e poco
praticabili. Ed è il crescere di questa consapevolezza che ha spinto
molti esponenti del gruppo dirigente democratico a scendere finalmente in campo.
Ora si attende una parola da Pier Luigi Bersani. Ma il tempo stringe.
"Quando si è cominciato a parlare di crisi - lamenta il giovane Pippo
Civati - avevo proposto ai colleghi di partito di non
andare in vacanza. Ma guardando la situazione mi pare che il partito in vacanza
ci è andato eccome...". Poco male. Settembre è in arrivo, la danza può
ricominciare...
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"La Nazione (ed. Pisa)" del 25-08-2010 |
Primo piano pisa |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: Lesempio Usa e Gb
Lo propone Aduc.
La proposta di Aduc: «Seguire l' esempio di Usa e Gran Bretagna: le scuole acquistano i testi e li distribuiscono
agli studenti, i quali poi li restituiranno per gli alunni dell' anno
successivo»
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"Il Messaggero (ed. Ostia)" del 25-08-2010 |
PRIMAPAGINA |
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Argomenti: Esempi
esteri
SI ERA detto che la nuova legge elettorale Calderoli, approvata in vista delle elezioni del
2006, avrebbe assicurato governabilità e stabilità di governo, consentendo agli
elettori di scegliere direttamente Premier, maggioranza e programma di governo.
Eppure, a soli due anni di distanza, la presa di distanza del gruppo politico
del ministro Mastella dall' area di governo aveva di fatto portato alla fine
anticipata della legislatura. Anche oggi, a soli due anni di distanza dalle
elezioni del 2008, la presa di distanza dalla maggioranza di un autonomo gruppo
politico facente capo al presidente Fini ha messo in moto un processo politico
che, pure tra mille variabili, rischia di condurre rapidamente alle elezioni
politiche anticipate. Che fine ha dunque fatto la promessa stabilità di
governo? Eppure sull' altare della governabilità si era limitato il diritto di
scelta degli elettori ad un' offerta politica essenzialmente di tipo
duopolistico e si erano indotte le forze politiche a raggrupparsi forzosamente,
nella speranza di conseguire il premio di maggioranza, in due cartelli elettorali ampiamente eterogenei. Oggi si è fortemente
tentati di dire che è fallito il bipolarismo "all' italiana", coatto
e artificioso, perché prodotto a tavolino, senza alcun radicamento ideale e
sociale con il miraggio di conseguire, appunto mediante il premio di
maggioranza, una sicura maggioranza in Parlamento, anche se si ottiene nel
Paese un consenso tutt' altro che maggioritario. Questo fallimento del sistema elettorale è eloquentemente
testimoniato, oltre tutto, dalle prese di posizione di questi giorni dei vari
partiti politici, che evocano chiaramente formule, strategie e tattiche
parlamentari tipiche di quella "deprecata" prima Repubblica, che in
realtà non è mai morta. Si sente infatti ripetutamente parlare di governi tecnici,
di governi di alleanza costituzionale o di responsabilità nazionale, di governi
che si potrebbero reggere sulle astensioni di determinati gruppi politici.
Tutte formule che richiamano alla mente i governi di solidarietà nazionale o
della "non sfiducia", che si avevano oltre venti anni fa. Anche il
clima apertamente polemico tra le diverse componenti del governo Berlusconi si
inquadra perfettamente nell' ambito delle logiche di condizionamento dei
governi di coalizione. Si potrebbe quindi dire che, sotto questo punto di
vista, si sono inutilmente persi venti anni di tempo, sicché oggi appare non
solo sterile, ma addirittura controproducente auspicare il ritorno alle urne,
poiché con questo sistema elettorale
la situazione non appare destinata a migliorare. Si consideri infatti che il
cosiddetto "porcellum" aveva consentito al Governo Prodi una
maggioranza molto fragile, che si è sfaldata nel giro di due anni. E la stessa
legge Calderoli ha invece consegnato nel 2008 al governo Berlusconi una
maggioranza amplissima, che tuttavia a sua volta appare già in crisi. Il
risultato di queste due esperienze di governo potrebbe dunque essere identico.
E' dunque, a mio avviso, il sistema bipolare italiano
a generare questa esasperata situazione di conflittualità permanente e di
assenza di dialogo democratico tra gli opposti cartelli elettorali,
che si muovono in senso centrifugo per recuperare le frange più estreme,
anziché in senso centripeto, per recuperare l' elettorato di centro, come di
regola avviene nelle democrazie bipartitiche più mature. L' eterogeneità
programmatica di questi cartelli elettorali poi
implode più o meno a breve scadenza, determinando quelle situazioni di
instabilità, che stanno sotto ai nostri occhi. Del resto, il sistema
bipolare appare in crisi persino nello Stato di origine, come l' Inghilterra, o
in Stati da lungo tempo abituati a quel metodo elettorale,
come appunto in questi giorni l' Australia. Tutto ciò peraltro non significa
auspicare il ritorno puro e semplice al metodo proporzionale vigente in Italia
prima del "mattarellum". E' vero infatti che la innegabile
instabilità governativa di quel lungo periodo era stata additata, come appunto
si verificava anche nella IV Repubblica francese,
quale conseguenza precipua di quel sistema elettorale. Se questo dato è incontestabile, va tuttavia
considerato il ruolo preminente allora giocato, ai fini della governabilità,
dalla "questione comunista" e dalla conseguente "conventio ad
excludendum" del Pci dall' area di governo. Se dunque il giudizio sulla
governabilità nel periodo del centrismo e del centrosinistra deve essere molto
più articolato ed argomentato, è comunque innegabile che occorra procedere, il
prima possibile, ad una revisione dell' attuale legge elettorale,
che impedisca l' eccessiva frammentazione delle forze politiche, prevedendo una
soglia di sbarramento non eludibile attorno al 5 per cento dei voti e
contestualmente eliminando il premio di maggioranza sotto qualsiasi forma.
Questo sistema elettorale
potrebbe inoltre consentire un rafforzamento del potere decisionale del governo
sul modello del cancellierato tedesco, che ha assicurato alla Germania una grande stabilità di
governo negli ultimi sessanta anni, senza ricorrere a quelle innaturali
forzature che si trovavano nella revisione costituzionale bocciata dagli
italiani nel 2006. "No" dunque ad un sistema bipolare all' italiana, anomalo e forzoso. "Sì" invece
ad una riforma elettorale proporzionale con soglia di sbarramento che ridìa lo scettro ai
cittadini nella scelta di una pluralità di opzioni politiche e dei
propri rappresentanti in Parlamento.
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"La Nazione (ed. Siena)" del 25-08-2010 |
Varie siena |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: Uno sguardo ai biancoverdi.
Il play Bo Mc Calebb non pratica sconti a
nessuno Anche la Gran Bretagna
si arrende: altri 20 punti Uno sguardo ai biancoverdi.
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"La Nazione (ed. Umbria)" del 25-08-2010 |
Primo piano perugia |
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Pubblicato
anche in:
"La Nazione (ed. Terni)" |
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Argomenti: Proposte di
legge
«Le sforbiciate che stiamo per fare erano
parte del programma elettorale col quale la
maggioranza si è proposta ai cittadini Ora la mannaia
romana ci induce ad essere più rapidi»
|
di Fausto Biloslavo |
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"Il Giornale" del 25-08-2010 |
Esteri |
Pagina: 13 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: IL MONDO CHE NON TI ASPETTI.
Sottotitolo: Il governo elvetico, su
iniziativa dei parenti di una ragazza violentata e uccisa, autorizza la
raccolta di firme per un referendum che reintroduca la pena di morte abolita 68
anni fa. Solo per stupri e pedofilia omicida. Almeno per ora.
Prima il voto popolare contro i minareti,
e dieci anni fa quello per il carcere a vita ai pedofili, ma adesso uno sparuto
gruppo di svizzeri ha chiesto un referendum per
reintrodurre la pena di morte. Nei cantoni elvetici prendono più sul serio che
da noi la democrazia diretta. Ed il governo federale è molto rigoroso sul
diritto al referendum. Ieri l' esecutivo svizzero ha
dato il via libera alla raccolta di firme per la pena capitale pubblicando la
richiesta sulla Gazzetta ufficiale . I promotori avranno
tempo fino al 24 febbraio 2012 per raccogliere le 100mila firme necessarie. Fa
un po' accapponare la pelle leggere sul sito federale la proposta per la «Pena di morte in caso di assassinio in concorso
con abusi sessuali ». In pratica i promotori chiedono il boia per chi ammazza e
per di più stupra la vittima oppure violenta dei bambini. «La pena capitale
dovrà essere eseguita tre mesi dopo la condanna - si legge
nella richiesta del referendum- Il tribunale fissa
modalità e data dell' esecuzione». I promotori dell' iniziativa sono sette
familiari e amici di una ragazza svizzera che è stata violentata e uccisa.
Quattro settimane fa hanno presentato la domanda per il referendum,
che formalmente era ineccepibile, ed è stata approvata. Marcel Graf è una
specie di portavoce del «Comitato per la pena capitale». La raccolta di firme
avverrà soprattutto via internet: «In questo modo la speranza è che l'
iniziativa si allarghi da sola» sostengono i promotori. Secondo Graf il ritorno
al patibolo «è giusto e logico. Solo la pena capitale permette di ristabilire
la dignità della vittima E soprattutto evita che il crimine si ripeta». I
sostenitori ci tengono a sottolineare che non fanno parte di alcun gruppo
politico. Dieci anni fa la Svizzera aveva votato per l' internamento a vita dei
criminali sessuali, pedofili violenti e refrattari alla terapia. Nel 1985 un referendum per la pena di morte contro i trafficanti di
droga non aveva raccolto il numero necessario di firme. Questa volta i
promotori sembrano molto decisi, anche se raggiungere l' obiettivo delle
100mila firme non significa che si farà il referendum.
A quel punto il parlamento di Berna dovrà esprimersi se l' iniziativa è
anticostituzionale o se lede i trattati internazionali firmati dalla Svizzera
contro la pena di morte. Molti giuristi sono convinti che il referendum
non passerà mai. Georg Muller, però, professore di diritto pubblico fa notare
che «l' esame del contenuto dell' iniziativa interviene troppo tardi. Quando
100mila persone hanno firmato la pressione sul Parlamento è troppo grande » per
fare marcia indietro. Da quasi 70 anni il boia non esegue sentenze di morte in
Svizzera. L' ultima è stata quella di un militare nel 1944. In realtà la pena
capitale è rimasta nella legge di guerra elvetica fino
al 1992. Amnesty international ha ovviamente alzato gli scudi facendo notare
che in Europa solo la Bielorussia pratica ancora la pena di morte. Graf, il
portavoce dei promotori del referendum, non ha dubbi:
«Omicidio e abuso sessuale lasciano tante tracce. Con le tecniche d' inchiesta
moderne è impossibile che venga condannato un innocente». Sull' efficacia dell'
iniziativa fa spallucce: «Se riusciremo ad evitare una sola vittima ne sarà
valsa la pena». www.faustobiloslavo.eu SCELTE La Svizzera vuole tornare al
passato.
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di Erica Orsini |
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"Il Giornale" del 25-08-2010 |
Cronache |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: LO SCANDALO
Sottotitolo: Negli ultimi 6 anni
l’Inghilterra ha perso un miliardo di sterline in sussidi concessi a cittadini
che non ne avevano alcun diritto.
Terence Road, arzillo sessantunenne
inglese danza con la grazia e l' abilità di Fred Astaire eppure allo stato
aveva dichiarato di essere costretto su una sedia rotelle a causa dell'
artrite. Cheryl Laughton, una splendida signora di Newcastle che vive
felicemente insieme al marito e ai suoi tre figli, per 12 anni ha raccontato al
suo governo di essere una madre single in difficoltà, costretta com' era a
dover crescere senza alcun aiuto tre pargoli vivacissimi. Il sistema
di assistenza le ha concesso 75mila sterline all' anno di
cui lei ha fatto il miglior uso possibile. Quando finalmente è stata scoperta
le è bastato presentarsi in tribunale e ammettere le proprie colpe per evitare
la prigione. A quanto pare è la Gran Bretagna la nuova patria dei falsi invalidi. Sarà per quella
incredibile tendenza a fidarsi che hanno gli inglesi - in mancanza del
documento d' identità in questo Paese si può presentare di tutto, dalla
bolletta del telefono all' abbonamento alla rivista di equitazione - sarà per
il fatto che la macchina burocratica non funziona alla perfezione neppure qui,
fatto sta che negli ultimo 6 anni lo stato inglese ha perso più di un miliardo
di sterline in benefit d' invalidità devoluti per frode o per errore. Lo dicono
le stime ufficiali aggiungendo che si tratta soltanto della punta dell'
iceberg. Il fenomeno infatti è destinato a peggiorare proprio a causa delle
frodi che nello stesso periodo sono aumentate del 50 per cento. I Terence Road
e le Cheryl Laughton di turno si contano a migliaia così come sono numerosi gli
impiegati amministrativi poco diligenti. La gente presenta una domanda, compila
il suo bravo formulario e nessuno negli anni si preoccupa di andare a
controllare se quanto richiesto sia realmente un diritto. Ogni anno sono circa
3 milioni quelli che ricevono i benefit per invalidità e soltanto l' anno
scorso lo stato inglese ha pagato 70 milioni di sterline a chi aveva commesso
inavvertitamente un errore nella richiesta. Soldi in eccesso per esempio- racconta il quotidian Daily Mail - che nessuno ha
mai tentato di recuperare. Altri 90 milioni sono andati buttati al vento a
causa di leggerezze effettuate dalle stesse autorità competenti. Tra il 2004 e
il 2005 se ne sono andati in fumo così 150 milioni di sterline e altri 220
negli ultimi due anni. La situazione andava affrontata da tempo, ma i governi
laburisti di Blair e Brown già in crisi hanno preferito sorvolare nel timore
che una presa di posizione drastica si traducesse nell' ennesima perdita di
voti. Soltanto ora il governo di coalizione di David Cameron promette di
prendere il toro per le corna . «Le cifre raccolte finora ci hanno mostrato
chiaramente che sotto la guida laburista questo fenomeno è andato completamente
fuori controllo» ha dichiarato il ministro per l' occupazione britannico Chris
Grayling, annunciando una riforma globale del sistema che sarà del tutto operativa entro il 2013. Previsti
test medici molto più accurati di quelli attuali in grado di certificare lo
stato e il grado dell' invalidità dichiarata dal richiedente, ma anche
verifiche periodiche destinate a valutare se nel tempo le condizioni che davano
diritto ai benefit siano mutate. L' invalido «ballerino» ad esempio
aveva realmente sofferto di una forma grave di artrite in passato, ma poi aveva
subito un intervento che aveva risolto ogni suo problema. Solo che si era
completamente dimenticato di avvertire lo Stato del lieto evento. Quando il
responsabile dell' ufficio amministrativo per i benefit e le pensioni ha visto
quel video girato in questo caso da un suo zelante dipendente che riprendeva
mister Road mentre volteggiava su una pista da ballo, è quasi cascato dalla
sedia. Eppure non avrebbe dovuto sconvolgersi troppo. Lo stesso Mail ha
condotto una vera e propria campagna contro i falsi invalidi portando alla luce
casi incredibili di persone che erano riuscite ad acquistare case e a mandare i
figli a costossissime scuole private a spese del governo. O meglio, dei
contribuenti onesti. Rimane da vedere se nella proposta di riforma
dell' esecutivo Cameron verranno introdotti anche dei limiti di reddito.
Attualmente infatti non ha alcuna importanza quanto guadagni chi ha diritto ai
benefit che non sono in alcun modo collegatial livello reddituale delle
persona. Si possono ottenere legittimamente dallo Stato fino a 121.25 sterline
a settimana spendibili a proprio piacimento. Nessuno verrà mai a controllare.
Fino a questo momento, almeno . SPRECO Si possono ottenere fino a 121.25
sterline a settimana. Controlli inesistenti SEDIA A ROTELLE Molti falsi
invalidi si fingevano paralitici.
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"Il Manifesto" del 25-08-2010 |
POLITICA & SOCIET� |
Pagina: 6 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: SINISTRA Il presidente della
Puglia in corsa per la premiership: «Tornare al 2008? Walter sbaglia, fu una
sconfitta. Ma no a coalizioni-sommatorie che escludono la possibiltà del
cambiamento». «Riunire la sinistra, ma senza picchettare i nostri confini. C'è
un'Italia migliore, ci possiamo rivolgere a tutti». «Il governo precipita,
chiedo a Bersani di organizzare adesso la consultazione» INTERVISTA Vendola:
«Subito i gazebo, servono per costruire l'alternativa al berlusconismo»
Daniela Preziosi Presidente Nichi
Vendola, ieri sul Corriere della sera Walter Veltroni ha
detto no a «sante alleanze» anti Berlusconi e ha proposto il
ritorno all' ipotesi politica del 2008, che per lui ha portato «il risultato
più importante del riformismo italiano». In questo risultato c' è la cancellazione
della sinistra dal parlamento. Per lei la proposta è
digeribile? Quella di Veltroni è giusto una suggestione. Intanto il 2008 è
stato una sconfitta drammatica, perché ha seppellito una breve e disastrosa
esperienza di coalizione di centrosinistra con una grande presunzione
illuministica: il mito dell' autosufficienza. In più voglio dire che la
diagnosi della Seconda Repubblica che fa Veltroni è troppo generica. La crisi
finanziaria, economica, sociale e ambientale che descrive non è un evento
metereologico, ma il risultato di processi che hanno un nome e un cognome. Con
spirito autocritico bisognerebbe ripensare a quanto la sinistra è stata
subalterna ai totem e ai tabù che hanno prodotto questi passaggi: la
precarizzazione del mercato del lavoro, il mito della competizione
internazionale basata sulla compressione del costo del lavoro, l' idea che il
mondo poteva globalizzarsi nel senso di omogeneizzarsi nel lavoro subordinato
ai livelli più bassi. E poi si può parlare di queste cose senza nominare
Pomigliano e Melfi? Provo simpatia e rispetto per la volontà innovativa che
sento in Veltroni. Si percepisce pathos sincero, c' è lo sforzo perfino
linguistico di ritrovare qualche punto di connessione fra la politica e la
vita. Ma quei punti vanno tradotti, incarnati in progettualità. Appunto, il
progetto «riformista» del Pd di Veltroni, nel 2008, è
stato sconfitto al voto. E la sinistra asfaltata. Molti si autoproclamano
narratori del riformismo. Ma ci sono diversi e
divaricati riformismi. E' difficile capire perché
sarebbe riformista dar ragione a Marchionne.
Marchionne era piaciuto anche alla sua parte. Nel 2006 Bertinotti scommise su
di lui, «borghese buono». Oggi parliamo di atti consumati, non di previsioni.
Perché sarebbe riformista cedere all' idea della
fuoriuscita dal welfare con un modello di sussidiarietà che è pura abdicazione
al mercato? La battaglia per la difesa per l' acqua pubblica è un' esperienza
di grande riformismo, ma in Italia passa per riformistica la sua privatizzazione. Nel Pd Dario
Franceschini propone invece un' alleanza costituzionale di tutti quelli che
vogliono superare l' emergenza. E invoca la Resistenza come precedente: tutti
contro il fascismo, la discussione sui modelli politici si rinvia al parlamento
che verrà. La convince di più? Non molto. Dobbiamo evitare di rimettere insieme
una coalizione-sommatoria, che non produce un progetto, quindi non produce riforme. Nella sommatoria ognuno, piccolo o grande, si sente
garantito. Ma si rischia di escludere il principale alleato: la gigantesca
domanda sociale di cambiamento che emerge ovunque. Se fosse in parlamento,
direbbe sì a un governo di transizione con tutti dentro? Un governo di
transizione si può fare solo se ha un mandato preciso: il seppellimento della Seconda
Repubblica. E questo funerale come si fa? Con il cambio della legge elettorale e con una
regolamentazione del conflitto di interessi. Ma attenzione: non si può mettere
dentro questo recinto il tema della crisi economica. L' uscita dalla crisi non
è un terreno di scelte neutre. Il «tremontismo» non è una terapia inevitabile.
E' una malattia che va combattuta. E il «tremontismo di sinistra» è la sua
forma più peggiore. Quanto alla legge elettorale, Veltroni propone di consolidare il bipolarismo e
tornare all' uninominale. E' d' accordo? Tengo a dire una cosa: c' è chi mi
dipinge come novello fan del bipolarismo a causa della mia «smania» di fare le
primarie. Sono stato e resto un proporzionalista. Ma la verità è che in
parlamento non c' è nessuna maggioranza su una legge elettorale. Solo nel Pd le ipotesi sono le più svariate e
contraddittorie. E il tema rischia di essere una disputa oziosa. Detto questo,
considero invece positivamente il fatto che nell' idea di Veltroni ci sia la
possibilità di allargare il giro. Allora faccio una proposta
al Partito democratico. Quale? Non vorrei che, finita la polemica sul carattere
«prematuro» della discussione sulle primarie - così ha detto Bersani quando mi
sono candidato - oggi che le cose precipitano, si cominci invece a dire che non
c' è più tempo per farle. E allora la mia proposta al
Pd è: organizziamole subito. Le primarie non sono un posizionamento tattico,
una furbizia. Sono il valore aggiunto che può dare non soltanto un' anima
popolare al corpo smorto del centrosinistra, ma mettere in campo un' idea
progettuale alternativa a Berlusconi e al berlusconismo. Bersani vuole
costruire l' alternativa? Apriamo subito il cantiere delle primarie. Fra l'
altro, noto parole nuove e importanti da parte di Di Pietro e dell' Idv. Per la
verità da parte di De Magistris, sempre dell' Idv, arriva un invito a mettere
insieme le anime della ' sinistra' : loro, Sinistra ecologia e libertà,
Federazione della sinistra e movimenti. Non è il percorso che ha indicato lei.
O no? Certo, serve che ci si rimetta insieme, ma che insieme si cerchi un'
alleanza con il popolo largo. Il centro del nostro cantiere è l' idea che c' è
un' Italia migliore della pozza di fango che siamo diventati. La bonifica di
questa pozza è una proposta di diritti sociali più
diritti civili più diritti umani. Una grande Italia dei beni comuni, della
solidarietà e dell' accoglienza. E se quest' Italia c' è si può e si deve fare
un discorso che parli alla maggioranza degli italiani. Dal lavoro subordinato
al popolo delle partite Iva, illuse e turlupinate dal centrodestra. Ai
protagonisti del Family day, oggi che la famiglia tradizionale vive la
condizione di più radicale spoliazione di un capitale sociale fondamentale, il
futuro. A De Magistris dico che non mi interessa picchettare il campo,
delimitare i confini della coalizione. Non bisogna subire veti, e non bisogna
esercitarli. Marcello Sorgi, sulla Stampa, ha suggerito l' idea di un ticket
fra lei e Sergio Chiamparino. Ci sta? Lasciamo perdere le alchimie. Il ticket
può essere un esito. Le primarie, se sono un processo democratico, debbono
essere senza rete. Più il gioco è grande, fatto di curiosità culturali,
coinvolgimento, aperture, più l' esito può essere sorprendente. Qualche finiano
ha immaginato un' alleanza da Fini a Vendola. E' possibile? C' è della
generosità ma anche dell' ingenuità in questa fantapolitica. Sugli elementi di
degenerazione del sistema democratico ci possono essere punti di unità, ma Fini
è l' espressione di una nuova p destra alla Chirac. Non può essere un alleato
stabile del centrosinistra. Il sindaco di Roma Alemanno ha detto che per il Pdl
lei è il candidato ideale: quello più facile da battere. E anche nel
centrosinistra c' è chi la pensa così. A me è andata sempre così. Quando ho vinto
le primarie nel 2005 il mio avversario, Raffaele Fitto, stappò dello champagne.
La prima bottiglia l' ha stappata lui. L' ultima io.
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"larepubblica.it (Torino)" del 25-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: FIAT
Sottotitolo: Domani Marchionne in Italia, ma
la linea dura sta ricompattando i sindacati. L' ad atteso a Rimini al meeting
di Comunione e liberazione.
ALLE 11 di domani mattina, quando
prenderà la parola di fronte alla platea del meeting di Rimini, Sergio
Marchionne avrà molte risposte da dare. Perché nelle ultime settimane si sono
accumulate questioni di non poco conto. Questioni emerse nei giorni scorsi,
mentre l' ad del Lingotto si occupava degli affari americani (e serviva
braciole ai dipendenti Chrysler per festeggiare il primo anno di sbarco negli
Usa). Ma tutto fa pensare che domani Marchionne quelle risposte le darà, così
segnando l' avvio dell' autunno economico e sociale che nelle fabbriche
italiane si annuncia particolarmente difficile. Il primo problema è il mercato.
I dati diffusi ieri da Reuters sull' andamento di quello europeo non sono per
nulla incoraggianti. Il segno meno coinvolge ormai i principali paesi del
Vecchio continente, anche quelli che nei primi mesi dell' anno avevano fatto
segnare incrementi significativi. Così la Francia
scende del 10 per cento, anche se sul totale dei primi sette mesi di quest'
anno aveva fatto registrare un incremento del 47 per cento. Simile la
situazione in Spagna (meno 24 per cento a luglio contro un
aumento del 27 nei primi sette mesi) e in Gran Bretagna. In Germania il segno meno a luglio (meno 26 per cento) determina una
situazione di sostanziale parità nei primi sette mesi 2010 rispetto allo
stesso periodo del 2009. I dati italiani sono i più preoccupanti: il crollo di
luglio (meno 30 per cento) corrisponde a un dato simile per i primi sette mesi
(meno 29). Cifre che raccontano di un mercato avviato su un piano sempre più
inclinato, man mano che ci si allontana dai primi mesi dell' anno quando si
facevano ancora sentire gli effetti degli aiuti di stato. Questo fa prevedere
agli analisti un secondo semestre molto pesante proprio per le case che si
erano maggiormente avvantaggiate negli ultimi dodici mesi. Già a luglio il marchio
Fiat ha perso in Europa oltre il 32 per cento, quasi il doppio del mercato (che
complessivamente è sceso del 17,4). Per il Lingotto si prospetta dunque un
periodo difficile prima che, nella seconda metà del 2011, arrivino i nuovi
modelli annunciati da Marchionne. Il rischio è quello che, mano a mano che
vanno ad esaurirsi i vecchi modelli, si crei un buco produttivo in attesa dei
nuovi. E' , ad esempio, quel che temono i sindacati a
Mirafiori. Il secondo problema da affrontare è quello del consenso alla linea
dura scelta dall' ad di Torino nei confronti della Fiom. Inizialmente
considerata positivamente, a partire dalle altre organizzazioni sindacali che
ne vengono indirettamente beneficiate, ora quella posizione comincia a creare
qualche problema. Il braccio di ferro sui licenziamenti a Melfi, ben
diversamente dalla battaglia sul nuovo contratto di Pomigliano, ha modificato
il clima. Negli ultimi giorni anche Cisl e Uil (pur confermando il profondo
dissenso dalla Cgil) hanno suggerito prudenza, così come ha fatto per il
governo il ministro Matteoli. L' appello di Napolitano, ieri sera, sembra aver
chiuso il cerchio. Marchionne proseguire comunque per la strada scelta ma
sembrerebbe ancora il mercato a suggerire qualche cautela: perché i dati dicono
che la piazza italiana è di gran lunga quella
principale per il Lingotto in Europa. E che dunque sarà difficile ignorare gli
appelli delle istituzioni e dello schieramento sindacale. Il terzo punto
interrogativo da sciogliere è quello dell' efficienza e della competitività
degli stabilimenti italiani. Il progetto per ridurre drasticamente la
conflittualità in fabbrica ha una spiegazione economica molto precisa. Se è
vero che a Pomigliano la Panda verrà realizzata su una sola linea di montaggio,
è evidente che su quella linea tutto deve funzionare come un orologio perché
una protesta improvvisa può bloccare tutto. A Melfi, dove si produce ogni anno
lo stesso numero di auto, le linee di montaggio sono due: l' investimento per
realizzare l' impianto è stato doppio ma il sistema è
molto meno vulnerabile. Domani a Rimini si capirà quali soluzioni l' ad del
Lingotto ha scelto. Certo, oggi appare difficile immaginare a Pomigliano e a
Melfi una scena come quella che si è svolta ieri a Aupburn Hill: con Marchionne
che distribuisce braciole ai dipendenti e ai dirigenti di Fim, Fiom, Uilm e
Fismic.
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"ilgiornale.it" del 25-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Prima il voto popolare contro i minareti,
e dieci anni fa quello per il carcere a vita ai pedofili, ma adesso uno sparuto
gruppo di svizzeri ha chiesto un referendum per
reintrodurre la pena di morte. Nei cantoni elvetici prendono più sul serio che
da noi la democrazia diretta. Ed il governo federale è molto rigoroso sul
diritto al referendum. Ieri l' esecutivo svizzero ha
dato il via libera alla raccolta di firme per la pena capitale pubblicando la
richiesta sulla Gazzetta ufficiale . I promotori avranno
tempo fino al 24 febbraio 2012 per raccogliere le 100mila firme necessarie. Fa
un po' accapponare la pelle leggere sul sito federale la proposta per la "Pena di morte in caso di assassinio in concorso
con abusi sessuali". In pratica i promotori chiedono il boia per chi
ammazza e per di più stupra la vittima oppure violenta dei bambini. "La
pena capitale dovrà essere eseguita tre mesi dopo la condanna - si legge nella richiesta del referendum
- Il tribunale fissa modalità e data dell' esecuzione". I promotori dell'
iniziativa sono sette familiari e amici di una ragazza svizzera che è stata
violentata e uccisa. Quattro settimane fa hanno presentato la domanda per il referendum, che formalmente era ineccepibile, ed è stata
approvata. Marcel Graf è una specie di portavoce del "Comitato per la pena
capitale". La raccolta di firme avverrà soprattutto via internet: "In
questo modo la speranza è che l' iniziativa si allarghi da sola"
sostengono i promotori. Secondo Graf il ritorno al patibolo "è giusto e
logico. Solo la pena capitale permette di ristabilire la dignità della vittima
E soprattutto evita che il crimine si ripeta". I sostenitori ci tengono a
sottolineare che non fanno parte di alcun gruppo politico. Dieci anni fa la
Svizzera aveva votato per l' internamento a vita dei criminali sessuali,
pedofili violenti e refrattari alla terapia. Nel 1985 un referendum
per la pena di morte contro i trafficanti di droga non aveva raccolto il numero
necessario di firme. Questa volta i promotori sembrano molto decisi, anche se
raggiungere l' obiettivo delle 100mila firme non significa che si farà il referendum. A quel punto il parlamento di Berna dovrà
esprimersi se l' iniziativa è anticostituzionale o se lede i trattati
internazionali firmati dalla Svizzera contro la pena di morte. Molti giuristi
sono convinti che il referendum non passerà mai. Georg
Muller, però, professore di diritto pubblico fa notare che "l' esame del
contenuto dell' iniziativa interviene troppo tardi. Quando 100mila persone
hanno firmato la pressione sul Parlamento è troppo grande" per fare marcia
indietro. Da quasi 70 anni il boia non esegue sentenze di morte in Svizzera. L'
ultima è stata quella di un militare nel 1944. In realtà la pena capitale è
rimasta nella legge di guerra elvetica fino al 1992.
Amnesty international ha ovviamente alzato gli scudi facendo notare che in
Europa solo la Bielorussia pratica ancora la pena di morte. Graf, il portavoce
dei promotori del referendum, non ha dubbi:
"Omicidio e abuso sessuale lasciano tante tracce. Con le tecniche d'
inchiesta moderne è impossibile che venga condannato un innocente". Sull'
efficacia dell' iniziativa fa spallucce: "Se riusciremo ad evitare una
sola vittima ne sarà valsa la pena". www.faustobiloslavo.eu.
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"ilgiornale.it" del 25-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Terence Road, arzillo sessantunenne
inglese danza con la grazia e l' abilità di Fred Astaire eppure allo stato
aveva dichiarato di essere costretto su una sedia rotelle a causa dell'
artrite. Cheryl Laughton, una splendida signora di Newcastle che vive
felicemente insieme al marito e ai suoi tre figli, per 12 anni ha raccontato al
suo governo di essere una madre single in difficoltà, costretta com' era a
dover crescere senza alcun aiuto tre pargoli vivacissimi. Il sistema
di assistenza le ha concesso 75mila sterline all' anno di cui lei ha fatto il
miglior uso possibile. Quando finalmente è stata scoperta le è bastato
presentarsi in tribunale e ammettere le proprie colpe per evitare la prigione. A quanto pare è la Gran Bretagna la nuova patria dei falsi invalidi. Sarà per quella incredibile
tendenza a fidarsi che hanno gli inglesi - in mancanza del documento d'
identità in questo Paese si può presentare di tutto, dalla bolletta del
telefono all' abbonamento alla rivista di equitazione - sarà per il fatto che
la macchina burocratica non funziona alla perfezione neppure qui, fatto sta che
negli ultimo 6 anni lo stato inglese ha perso più di un miliardo di sterline in
benefit d' invalidità devoluti per frode o per errore. Lo dicono le stime
ufficiali aggiungendo che si tratta soltanto della punta dell' iceberg. Il
fenomeno infatti è destinato a peggiorare proprio a causa delle frodi che nello
stesso periodo sono aumentate del 50 per cento. I Terence Road e le Cheryl
Laughton di turno si contano a migliaia così come sono numerosi gli impiegati
amministrativi poco diligenti. La gente presenta una domanda, compila il suo
bravo formulario e nessuno negli anni si preoccupa di andare a controllare se
quanto richiesto sia realmente un diritto. Ogni anno sono circa 3 milioni
quelli che ricevono i benefit per invalidità e soltanto l' anno scorso lo stato
inglese ha pagato 70 milioni di sterline a chi aveva commesso inavvertitamente
un errore nella richiesta. Soldi in eccesso per esempio
- racconta il quotidian Daily Mail - che nessuno ha mai tentato di recuperare.
Altri 90 milioni sono andati buttati al vento a causa di leggerezze effettuate
dalle stesse autorità competenti. Tra il 2004 e il 2005 se ne sono andati in
fumo così 150 milioni di sterline e altri 220 negli ultimi due anni. La
situazione andava affrontata da tempo, ma i governi laburisti di Blair e Brown
già in crisi hanno preferito sorvolare nel timore che una presa di posizione
drastica si traducesse nell' ennesima perdita di voti. Soltanto ora il governo
di coalizione di David Cameron promette di prendere il toro per le corna.
"Le cifre raccolte finora ci hanno mostrato chiaramente che sotto la guida
laburista questo fenomeno è andato completamente fuori controllo" ha
dichiarato il ministro per l' occupazione britannico Chris Grayling,
annunciando una riforma globale del sistema
che sarà del tutto operativa entro il 2013. Previsti test medici molto più
accurati di quelli attuali in grado di certificare lo stato e il grado dell'
invalidità dichiarata dal richiedente, ma anche verifiche periodiche destinate
a valutare se nel tempo le condizioni che davano diritto ai benefit siano
mutate. L' invalido "ballerino" ad esempio
aveva realmente sofferto di una forma grave di artrite in passato, ma poi aveva
subito un intervento che aveva risolto ogni suo problema. Solo che si era
completamente dimenticato di avvertire lo Stato del lieto evento. Quando il
responsabile dell' ufficio amministrativo per i benefit e le pensioni ha visto
quel video girato in questo caso da un suo zelante dipendente che riprendeva
mister Road mentre volteggiava su una pista da ballo, è quasi cascato dalla
sedia. Eppure non avrebbe dovuto sconvolgersi troppo. Lo stesso.
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"unita.it" del 25-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
"Proponiamo di fare un fronte
democratico che raggruppi tutte le forze di opposizione per sconfiggere
Berlusconi e cambiare la legge elettorale
oltre a difendere la Costituzione". Lo annuncia il segretario di
Rifondazione comunista Paolo Ferrero ad Affaritaliani.it. Dentro anche l' Udc
di Pierferdinando Casini e il Fli di Gianfranco Fini? "Non poniamo vincoli
- spiega Ferrero - ma parlo delle forze dell' opposizione, ovvero quelle che
non sono state al governo con Berlusconi. La nostra proposta
è simile a quella di Bersani, soltanto che riteniamo che
non sia possibile fare un accordo di governo. L' obiettivo è quello di cambiare
la legge elettorale, superando il bipolarismo per passare al proporzionale sul
modello tedesco, e poi all' interno della coalizione ci sarà un accordo
per formare un esecutivo al quale noi non intendiamo partecipare. Poniamo il
problema di misure di giustizia sociale, ovviamente, ma non ci sono le
condizioni per entrare in un esecutivo anche se mandare a casa il prima
possibile Berlusconi è una priorità".
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"ilgiornale.it" del 25-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Prima il voto popolare contro i minareti,
e dieci anni fa quello per il carcere a vita ai pedofili, ma adesso uno sparuto
gruppo di svizzeri ha chiesto un referendum per
reintrodurre la pena di morte. Nei cantoni elvetici prendono più sul serio che
da noi la democrazia diretta. Ed il governo federale è molto rigoroso sul
diritto al referendum. Ieri l' esecutivo svizzero ha
dato il via libera alla raccolta di firme per la pena capitale pubblicando la
richiesta sulla Gazzetta ufficiale. I promotori avranno tempo fino al 24
febbraio 2012 per raccogliere le 100mila firme necessarie. Fa un po'
accapponare la pelle leggere sul sito federale la proposta per la "Pena di morte in caso di assassinio in
concorso con abusi sessuali". In pratica i promotori chiedono il boia per
chi ammazza e per di più stupra la vittima oppure violenta dei bambini.
"La pena capitale dovrà essere eseguita tre mesi dopo
la condanna - si legge nella richiesta del referendum - Il
tribunale fissa modalità e data dell' esecuzione". I promotori dell'
iniziativa sono sette familiari e amici di una ragazza svizzera che è
stata violentata e uccisa. Quattro settimane fa hanno presentato la domanda per
il referendum, che formalmente era ineccepibile, ed è
stata approvata. Marcel Graf è una specie di portavoce del "Comitato per
la pena capitale". La raccolta di firme avverrà soprattutto via internet:
"In questo modo la speranza è che l' iniziativa si allarghi da sola"
sostengono i promotori. Secondo Graf il ritorno al patibolo "è giusto e
logico. Solo la pena capitale permette di ristabilire la dignità della vittima
E soprattutto evita che il crimine si ripeta". I sostenitori ci tengono a
sottolineare che non fanno parte di alcun gruppo politico. Dieci anni fa la
Svizzera aveva votato per l' internamento a vita dei criminali sessuali,
pedofili violenti e refrattari alla terapia. Nel 1985 un referendum
per la pena di morte contro i trafficanti di droga non aveva raccolto il numero
necessario di firme. Questa volta i promotori sembrano molto decisi, anche se
raggiungere l' obiettivo delle 100mila firme non significa che si farà il referendum. A quel punto il parlamento di Berna dovrà
esprimersi se l' iniziativa è anticostituzionale o se lede i trattati
internazionali firmati dalla Svizzera contro la pena di morte. Molti giuristi
sono convinti che il referendum non passerà mai. Georg
Muller, però, professore di diritto pubblico fa notare che "l' esame del
contenuto dell' iniziativa interviene troppo tardi. Quando 100mila persone
hanno firmato la pressione sul Parlamento è troppo grande" per fare marcia
indietro. Da quasi 70 anni il boia non esegue sentenze di morte in Svizzera. L'
ultima è stata quella di un militare nel 1944. In realtà la pena capitale è
rimasta nella legge di guerra elvetica fino al 1992.
Amnesty international ha ovviamente alzato gli scudi facendo notare che in
Europa solo la Bielorussia pratica ancora la pena di morte. Graf, il portavoce
dei promotori del referendum, non ha dubbi:
"Omicidio e abuso sessuale lasciano tante tracce. Con le tecniche d'
inchiesta moderne è impossibile che venga condannato un innocente". Sull'
efficacia dell' iniziativa fa spallucce: "Se riusciremo ad evitare una
sola vittima ne sarà valsa la pena".
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"Il Riformista" del 25-08-2010 |
Pagina: 14 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: ROMA. Anche il mostro di cemento
lungo un chilometro sulla via Portuense va demolito. A breve il progetto. È il
«sogno» covato da tempo da Buontempo e dagli architetti neri come Rampelli.
Erchè per sfidare le pareti del
chilometro di Corviale, costruito interamente in cemento armato, nove piani di
altezza, 14.044 abitanti stimati e stipati in 1200 appartamenti, c' è un
progetto che viene da lontano, al centro di un battaglia decennale del centrodestra
romano per dimostrare «come sia possibile costruire un nuovo quartiere fondato
sul modello della città giardino». Il mezzo per arrivarci è chiaro: «Eliminane
per sempre dal volto della capitale uno degli esempi peggiori di architettura
collettivista, disumana e massificante». Racconta Rampelli: «Corviale è un
tragico errore dell' impostazione collettivista e marxista che voleva importare
in Occidente il principio della coabitazione. Visto che quei modelli sono
falliti nella cultura, nella letteratura, allora così deve essere anche nell'
urbanismo. A Corviale le persone sono finite nel tritacarne della
sperimentazione intellettualistica di qualche archistar». Un sogno coltivato da lontano quindi e respinto dalle vittorie di Rutelli e
Veltroni, come spiega sempre Rampelli: «L' abbattimento di Corviale è una
nostra vecchia proposta, rimasta inattuata perché non siamo mai riusciti a
governare. Adesso la parola magica è sostituzione edilizia, anche questa la
trova nei programmi elettorali, vada a rivederli.
Occorre densificare: intervenire nelle aree compromesse, proponendo demolizioni
e premi di cubature senza soldi pubblici». Rampelli non è l' unico architetto
impegnato a destra. Ci sono molti professionisti romani, una sorta di «alleanza
liberi architetti, appassionati cultori della materia», che hanno formato negli
anni un cenacolo urbanistico, svincolato dalle campagne elettorali.
Così si spiega la presenza dell' Agenzia per la città e del Centro Studi
Architettura Razionalista (cesar). Come anche la proposta
di Rampelli di ricostruire l' arco monumentale che Adalberto Libera immaginò
all' Eur come Porta del sud d' accesso a Roma in vista dell' E42. «Fu una proposta accettata da tutti, anche da Veltroni, doveva
completare l' Eur, una zona ingiustamente sconosciuta dai turisti». Ma la
storia della destra romana con l' urbanistica è complessa e contraddittoria,
ammette Rampelli: «Quando il Msi era molto forte a Roma, c' erano anche delle
connessioni con la Dc di Sbardella. C' era una certa predisposizione a rapporti
con i palazzinari romani e la grande speculazione edilizia. Poi è sorta una
sensibilità ecologista». E la battaglia per Tor Marancia? «Un' area di 150
ettari di agro romano incontaminato a rischio cementificazione. Infatti doveva
essere il fiore all' occhiello di Rutelli: due milioni di metri cubi di
cemento. Anche i Verdi furono costretti a ingoiare il boccone in cambio del
Parco di Veio. Ma noi ci opponemmo a lungo con una battaglia movimentista.
Quando vincemmo le elezioni regionali con Storace riuscimmo a fare una legge di ampliamento del parco dell' Appia antica,
salvaguardando definitivamente Tor Marancia». Come si farà con i 14mila
abitanti di Corviale? «Dieci anni fa facemmo vedere agli abitanti il nostro
progetto. Facemmo un referendum porta a porta. L' 80%
fu d' accordo. Adesso occorre cessare l' espansione della città. Quel cordone
verde che doveva separare Roma da Pomezia e Castel Rromano, dai Castelli dove
stavano le proprietà di Caltagirone, da Guidonia e Tivoli, non è mai esistito.
Nel piano regolatore di Veltroni, e facciamo finta che sia suo, si immaginava
una espansione illimitata: un errore mostruoso. Roma è diventata una megalopoli
informe con periferie inanimate». Teodoro Buontempo raccoglie le reazioni degli
abitanti: «Sono attoniti curiosi impauriti. la PA non è più credibile, c' è il
terrore dei tempi, cinque anni per la graduatoria, altri per la chiave e ora
ricomincio da capo? Solo Tor Bella Monaca ha 40mila abitanti. Se non ci fosse
un progetto, sarei preoccupato. La differenza è che quello è un quartiere che
ha bisogno essere trasformato da periferia in città. Ha grandi spazi ma c' è
desolazione perché la gente non ha niente della città. Corviale è un altra
cosa: qui le persone che non contano, il cittadino non ha identità visiva della
propria casa, gli spazi sono vissuti come camere d' albergo non di casa». E
quindi va demolito? «Sono stati spesi 44milioni di euro per lavori di
manutenzione. E non è successo nulla. Ora ci sono 23 milioni per rendere abitabili
gli spazi occupati al quarto piano, dove in teoria ci dovevano essere i negozi.
I terreni intorno sono pubblici. Qui si possono costruire gradualmente
palazzine di massimo quattro piani». Modello Garbatella? «L' altro esempio è
Case Rosse, nato abusivamente, di domenica e di sabato, eppure le case sono
migliori di Tor Bella Monaca. Garbatella fu programmata a tavolino, a
dimensione umana. Ma a Case Rosse grazie alla comunità l' abusivismo non è mai
stato speculativo». C' è questo rischio su Corviale? «Bisogna evitare un nuovo
sacco di Roma. Ma ci vuole un piano d' insieme, dalle fogne alla
derattizzazione fino all' edilizia pubblica bloccata dal piano regolatore di
Veltroni».
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"L'Unità" del 25-08-2010 |
Pagina: 14 |
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Argomenti: Proposte di
legge
«Si cerchino soluzioni per fronteggiare
l' emergenza finanziaria e sociale e per riformare la legge elettorale dando forma ad un
maturo bipolarismo»
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"Il Resto del Carlino" del 25-08-2010 |
Primo piano |
Pagina: 8 |
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Pubblicato
anche in:
"La Nazione" "Il Giorno" |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: PENATI E FRANCESCHINI:
«PRIORITARIO BATTERE BERLUSCONI». MA I CATTOLICI PLAUDONO.
- ROMA - WALTER VELTRONI riemerge dal suo
letargo con un paio di concetti semplici: la «speranza» che si concluda presto
l' era Berlusconi e l' invito a evitare di creare come nel passato, e come proposto da esponenti del Pd e del centrosinistra, una
«santa alleanza, anche col diavolo» contro il premier, perché «così si perde».
Veltroni, al contrario, è convinto che le «uniche alleanze credibili, prima e
dopo le elezioni, siano quelle fondate su una reale convergenza programmatica e
politica. Sbarrata la strada all' estrema sinistra, l' ex leader del Pd non
esclude che «in caso di crisi di governo» si cerchino formule
per fronteggiare «per un breve periodo l' emergenza finanziaria e sociale e per
riformare la legge elettorale», puntando sui collegi uninominali e le primarie per legge, così da arrivare ad un «maturo e moderno bipolarismo».
Un po' quanto chiedono finiani, Casini, Rutelli e l' ala cattolica del Pd. UN
INCORAGGIAMENTO è arrivato all' ex leader Pd da Follini che pur non
condividendo la visione «mitologica» del bipolarismo, ha apprezzato «quella
netta separazione verso l' estrema sinistra che Veltroni aveva tracciato due
anni fa». Su tutto il resto, conclude Follini, c' è tempo per discutere. Un
categorico no all' ipotesi di alleanze delimitate è arrivato dalla segreteria
del Pd: «In questa fase è prioritario bloccare la deriva berlusconiana»,
commenta Filippo Penati, capo della segreteria politica del leader Pier Luigi
Bersani. Sulla stessa linea anche Dario Franceschini, secondo il quale la
sinistra deve ripetere l' esperienza della Resistenza quando tutti gli
antifascisti si coalizzarono e solo dopo la vittoria cominciarono a discutere
dei temi concreti. L' uscita di Veltroni non è piaciuta ai vertici Pd:
«Qualcuno gli spieghi - chiede il responsabile informazione, Orfini - che il
populismo di sinistra e la risposta politica che ne deriva sono tra le cause
della crisi della nostra democrazia, non certo le soluzioni». E' una ricetta
datata e sconfitta, incalza l' ulivista Monaco che imputa a Veltroni di aver
evitato l' analisi della sua sconfitta elettorale. E'
INVECE d' accordo Sergio Chiamparino perché «sommare i partiti non vuol dire
sommare i voti» e mettere insieme tutti i contrari a Berlusconi «spesso non
serve né a vincere, né a governare». Si schiera con Veltroni anche Ignazio
Marino, secondo il quale non si può nemmeno ipotizzare che il Pd sia alleato
con chi«fino a ieri è stato una delle colonne portanti della destra
berlusconiana». Ma anchemolti esponenti cattolici del Pd hanno apprezzato i
paletti posti da Veltroni. «Serve un' alleanza moderna, non confusa»,
sostengono Gasbarra, Merloni e altri; «il Pd deve costruire un' alleanza forte
e credibile», affermano altri, come Viola e Grassi. Altri lo elogiano per la
richiesta che il centrosinistra abbandoni l' estremismo. u. bo.
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"larena.it" del 25-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: CENTROSINISTRA. Fredda la
reazione dei collaboratori di Bersani: "Ma Walter non spiega come far
cadere il governo" L' ex leader democratico contrario ad intese aperte a
chiunque pur di battere il presidente del Consiglio.
ROMA Sulla via delle alleanze, da mettere
in piedi per chiudere l' era del berlusconismo, si separano le strade di Walter
Veltroni e Dario Franceschini. L' ex leader Pd rilancia lo spirito del
Lingotto, ovvero quella vocazione maggioritaria che portò il Pd a correre alle
politiche in alleanza solo l' Idv. E boccia le "sante alleanze"
contro Berlusconi, proposte quest' estate in varie
salse. "Siamo in piena emergenza, durante la Resistenza i nostri padri non
persero tempo a interrogarsi se erano liberali o comunisti", reagisce il
capogruppo alla Camera, Franceschini, che nei giorni scorsi aveva lanciato l'
idea di un' alleanza costituzionale. Pur non escludendo un breve governo di
transizione per correggere la legge elettorale, Veltroni vede come fumo quanti, anche nel Pd, sarebbero
disponibili a "alleanze con il diavolo" pur di disarcionare
Berlusconi. E teme che in molti mirino a "mettere una pietra al collo
al bipolarismo", magari con sistemi elettorali
che "invece di collegi uninominali e primarie per legge"
spianino la strada ad "un nuovo partitismo senza partiti e alla
sottrazione ai cittadini del potere di decidere il governo". La ricetta
per una vera azione riformista, scrive l' ex leader in
una lettera al "suo" paese, è "prima e dopo le elezioni"
alleanze "credibili, fondate sulla reale convergenza programmatica e
politica". Tesi che convincono vari esponenti nel Pd, da Ignazio Marino ai
cattolici democratici che chiedono "alleanze moderne". Dai piani alti
del Pd, invece, non prendono posizione anche se, esponenti vicino al segretario
Bersani, evidenziano come "Veltroni non spieghi come affrontare il primo
passaggio, cioè come mandare a casa il governo". Chi, invece, una proposta l' aveva fatta, come Dario Franceschini, la
rilancia, invitando a guardare la situazione di emergenza nell' anno 2010.
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di Teresa Bartoli |
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"Il Mattino" del 25-08-2010 |
Pagina: 7 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Veltroni? «Nostalgie legittime per una proposta già sperimentata e sconfitta»: Nicola Latorre, voce
dalemiana e vicepresidente dei senatori del Pd, archivia la lettera dell' ex
leader democratico. Come valuta la proposta di
Veltroni? «E' un contributo a che il dibattito politico torni ad occuparsi del
futuro del Paese. Del resto, già Bersani ha sottolineato come occorra ripartire
da un ragionamento sull' Italia per sviluppare un' iniziativa verso tutte le
forze dell' opposizione e costruire un' alleanza non in chiave
antiberlusconiana ma di credibile alternativa». «Utile contributo», come il
vecchio Pci archiviava gli interventi di minoranza al comitato centrale... «In
questo caso non parlerei di intervento di minoranza: la proposta
del leader della minoranza del Pd è ben diversa da quella indicata da Veltroni.
Quindi sarebbe una minoranza della minoranza». Veltroni dice no ad una «santa
alleanza» per mandare a casa Berlusconi e al ritorno alla prima Repubblica.
Chiede che il Pd torni a coltivare la vocazione maggioritaria. «Note
nostalgiche comprensibili, visto che ha legato la sua esperienza di leader a
quella stagione. Ma la vocazione maggioritaria è una politica abbondantemente
sperimentata e purtroppo abbondantemente sconfitta. Se l'
interpretazione di Veltroni è questa, è un ritorno all' indietro». Il punto non
è la nostalgia per il passato ma il futuro da costruire: Veltroni si batte
perché, con la nuova legge elettorale, non si metta una pietra al collo del bipolarismo. «La
nostalgia per un sistema bipartitico è legittima, ma la pratica è stata
archiviata dal congresso e dai fatti. E i congressi non si fanno per perder
tempo. Lì si sono confrontate diverse ipotesi di legge
elettorale e l' indicazione è stata chiara: serve un
sistema che restituisca ai cittadini la scelta dell' eletto, non faccia
arretrare dal sistema dell' alternanza, non istituzionalizzi un bipartitismo
rifiutato dalla società italiana». Meglio allora la «santa alleanza» per scalzare
Berlusconi e archiviare il bipolarismo? «Io sono convinto che questa legge elettorale faccia schifo e
vada cambiata. Ma penso anche che il suo vizio d' origine, oltre al fatto che
interrompe il rapporto tra elettore ed eletto, è che nasce come legge di una maggioranza imposta ad una minoranza. Cambiare
quel sistema deve essere una priorità del parlamento, di tutte le forze
politiche. Illudersi di fondare un accordo di maggioranza sulla legge elettorale è un errore
speculare a quello del centrodestra». Metterete assieme Ferrero a Fini?
«Bersani è stato chiaro: la santa alleanza non c' è. Semmai l' ha proposta il candidato di Walter Veltroni alla segreteria del
partito». Non siete in ritardo nel costruire il fronte alternativo? Vendola si
è infilato proprio nello spazio che avete lasciato vuoto per candidarsi alla
guida del centrosinistra. «Chi avrebbe immaginato che una maggioranza così
ampia si sarebbe sfarinata in così poco tempo? Anche i tempi della nostra
iniziativa devono subire una accelerazione. Vendola ha fatto la sua mossa ma,
come è noto, può permettersi questo lusso perché non deve darne conto a
nessuno. Il Pd è il più grande partito di opposizione in parlamento, deve porsi
il problema di come costruire le alleanze e mobilitare il Paese intorno ad un
obiettivo politico. Ma non siamo certo fermi». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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"ilnuovo.it" del 25-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Sottotitolo: Sarebbe un agente dell' MI6, il
cadavere trovato in un borsone.
(ANSA) - LONDRA, 25 AGO - Un uomo, che si
ritiene fosse una spia britannica a servizio dell' MI6, e' stato trovato morto
nel suo appartamento al centro di Londra. Il cadavere e' rimasto chiuso per
giorni in un borsone lasciato nel bagno dell' appartamento. Sebbene i servizi
segreti non abbiano confermato che l' uomo fosse una spia, la stampa britannica
anticipa che si tratterebbe di un agente specializzato nella comunicazione e
nell' ascolto e impiegato dal MI6, l' agenzia di spionaggio
per l' estero della Gran Bretagna.
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"corriere.it" del 25-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: ESTERI
(ANSA) - LONDRA - Un uomo, che si ritiene
fosse una spia britannica a servizio dell' MI6, e' stato trovato morto nel suo
appartamento al centro di Londra. Il cadavere e' rimasto chiuso per giorni in
un borsone lasciato nel bagno dell' appartamento. Sebbene i servizi segreti non
abbiano confermato che l' uomo fosse una spia, la stampa
britannica anticipa che si tratterebbe di un agente specializzato nella
comunicazione e nell' ascolto e impiegato dal MI6, l' agenzia di spionaggio per
l' estero della Gran Bretagna.
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"ilgiornale.it" del 25-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Solo un guidatore su cento in Italia
sottoscrive la copertura aggiuntiva detta "Kasko". Eppure sono
milioni gli italiani che ogni anno si rivolgono ai carrozzieri per rimettere a
posto graffi, ammaccature e danni che loro stessi hanno procurato alla propria
automobile. E ancora di più quelli che, per evitare il costo della riparazione,
tengono la macchina ammaccata con danni estetici e a volte funzionali. É la
conclusione della ricerca condotta da Assicurazione.it, che ha analizzato più
di un milione di preventivi effettuati negli ultimi mesi. Nonostante i costi
medi delle riparazioni siano in genere più elevati di quelli della polizza, la
copertura Kasko è poco diffusa in Italia: solo l' 1,2%
degli automobilisti. Il dato è molto distante rispetto a quanto avviene in
altri Paesi europei come per esempio Germania (37%), Francia (57%) e Gran Bretagna (84%). La situazione è appena migliore al Nord Italia
dove, in media, sono coperti dalla Kasko circa il 2% dei conducenti (con picchi
che arrivano quasi al 3% in Lombardia e in Piemonte), mentre la situazione
peggiora al Sud che si ferma a un valore medio inferiore allo 0,4% (ultima la
Campania con lo 0,11%; ma ancora meno la sola provincia di Napoli (0,08%).
Guardando invece alle categorie professionali, il primo posto è occupato dai
dirigenti (2,9%), seguiti da agenti di commercio (2,4%), da imprenditori
(1,83%), infermieri e medici (1,82%).
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"unita.it" del 25-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Il meglio della stampa internazionale, in
collaborazione con presseurop.eu il portale di informazione multilingue dell'
Unione europea curato per l' Italia da Internazionale. Un ponte che divide
Libération, Francia Divise dal Danubio e dalla
frontiera, la slovacca Komarno e l' ungherese Komarom sono sul fronte delle
tensioni nazionalistiche tra i due paesi. Se i governi esasperano il clima per
il proprio tornaconto elettorale, un piccolo partito
cerca invece di abbassare i toni. LEGGI L' ARTICOLO Poliziotti buoni, poliziotti cattivi Le Monde. Francia I rimpatri
dei rom pongono la Francia tra gli stati europei che scelgono la linea dura nei confronti
dell' immigrazione. Al contrario, paesi come la Spagna e la Germania hanno
adottato strategie meno rigide. Le Monde compara l' uso - e l' abuso - che i
governi europei fanno della questione nel loro discorso politico. LEGGI L'
ARTICOLO I soliti noti Dziennik Gazeta Prawna, Polonia Soltanto due dei 115
ambasciatori dell' Unione europea vengono dai nuovi membri. Tutti gli altri
sono funzionari della vecchia Europa. Senza il contributo della Polonia e degli
altri stati ex comunisti, il nuovo Servizio europeo di azione esterna rischia di essere un pesce fuor d' acqua in Europa
orientale. LEGGI L' ARTICOLO La guerra dello sgombro The Guardian, Gran Bretagna L' aumento
unilaterale delle quote pesca da parte di Islanda e Isole Faroer preoccupa gli
ambientalisti e sta irritando la Norvegia e la Scozia, che temono per la
propria industria ittica. L' Unione europea, però, non ha ancora elaborato una
strategia per far rispettare gli accordi. LEGGI L' ARTICOLO La nuova frontiera
delle rinnovabili New York Times, Stati Uniti Per ridurre la dipendenza dal
petrolio estero il Portogallo è diventato il pioniere
europeo della transizione energetica. L' impegno del governo comincia a dare
frutti, ma i costi degli investimenti restano ancora altissimi. E non tutti
sono contenti della svolta. LEGGI L' ARTICOLO.
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"La Provincia di Como" del 25-08-2010 |
PRIMO PIANO |
Pagina: 2 |
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Argomenti: Proposte di
legge
ROMA Sulla via delle alleanze, da mettere
in piedi per chiudere l' era del berlusconismo, si separano le strade di Walter
Veltroni e Dario Franceschini. L' ex leader Pd rilancia lo spirito del
Lingotto, ovvero quella vocazione maggioritaria che portò il Pd a correre alle
politiche in alleanza solo l' IdV. E boccia le «sante alleanze» contro
Berlusconi, proposte quest' estate in varie salse.
«Siamo in piena emergenza, durante la Resistenza i nostri padri non persero
tempo a interrogarsi se erano liberali o comunisti», reagisce il capogruppo
alla Camera, che nei giorni scorsi, in linea con le posizioni di Pier Luigi
Bersani, aveva lanciato l' idea di un' alleanza costituzionale aperta a tutti.
Pur non escludendo un breve governo di transizione per correggere la legge elettorale, Veltroni vede come fumo quanti, anche nel Pd, sarebbero
disponibili a «alleanze con il diavolo» pur di disarcionare Berlusconi. E teme
che in molti mirino a «mettere una pietra al collo al bipolarismo»
magari con sistemi elettorali che «invece di collegi
uninominali e primarie per legge» spianino la strada
ad «un nuovo partitismo senza partiti e alla sottrazione ai cittadini del
potere di decidere il governo». La ricetta per una vera azione riformista, di cui l' Italia ha bisogno, scrive l' ex leader
in una lettera al «suo» paese, è «prima e dopo le elezioni» alleanze
«credibili, fondate sulla reale convergenza programmatica e politica». Tesi che
convincono vari esponenti nel Pd, dal prodiano Mario Barbi che spinge a tornare
«all' Ulivo del ' 96' ai cattolici democratici che chiedono «alleanze moderne».
Dai piani alti del Pd, invece, non prendono posizione anche se, esponenti
vicino al segretario Bersani, evidenziano come «Veltroni non spieghi come
affrontare il primo passaggio, cioè come mandare a casa il governo». Chi,
invece, una proposta l' aveva fatta, come Dario
Franceschini, la rilancia: «Berlusconi diventa sempre più un pericolo per la
nostra democrazia e oggi siamo in piena emergenza. Può essere utile ricordare
che i nostri padri, durante la Resistenza non persero tempo a domandarsi a
vicenda se erano liberali, comunisti, per la monarchia o per la Repubblica, per
la legge proporzionale o maggioritaria, ma decisero di
iniziare a discuterne dopo la liberazione». Cristina Ferrulli.
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di PIERLUIGI BERSANI
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"La Repubblica" del 26-08-2010 |
Interni |
Pagina: 6 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: Leader Pdl e consenso Forze
progressiste.
Sottotitolo: La svolta di Bersani: è ora di
suonare le nostre campane La lettera Il consenso
per il Cavaliere è ancora largo ma il rapporto tra promesse e realtà è sempre
più labile Occorre l´impegno univoco di tutte le forze progressiste. Un
percorso comune con la forma del Nuovo Ulivo.
Caro direttore, dopo anni di illusione
berlusconiana l´Italia continua a regredire sul piano economico e sociale e si
allontana, alla luce di ogni parametro, dai paesi forti dell´Europa. Nello
stesso tempo l´impegno a riformare e a rafforzare le
istituzioni repubblicane si sta trasformando in una deformazione grave della
nostra democrazia. Ci si vuole trascinare ad un sistema dove il consenso viene
prima delle regole e cioè delle forme e dei limiti della Costituzione; dove si
limita l´indipendenza della Magistratura; dove il Parlamento viene composto da
nominati; dove il Governo ha il diritto all´impunità e ad una informazione
asservita e favorevole; dove si annebbiano i confini fra interesse pubblico e
privato. I segni di tutto questo li abbiamo potuti valutare in questi anni
berlusconiani: regressione dello spirito civico e della moralità pubblica,
politica ridotta a tifoseria, allargamento del divario tra nord e sud, nessuna
buona riforma sui problemi veri dei cittadini. Il populismo
infatti è, per definizione, una democrazia che non decide, specializzata com´è
nell´usare il governo per fare consenso e non il consenso per fare governo. Il
dato di fondo della situazione politica sta qui, mentre la questione sociale e
quella del lavoro sono senza risposte e si drammatizzano ogni giorno. Il
consenso per Berlusconi è ancora largo, ma il rapporto fra parole e fatti e fra
promesse e realtà diventa sempre più labile anche nella percezione dei ceti
popolari. Vengono alla luce degenerazioni corruttive che vivono all´ombra di un
potere personalizzato. Gli strappi all´assetto costituzionale non sono più
sopportati da una parte della destra attratta da ipotesi liberali e
conservatrici di stampo europeo. A questo punto per Berlusconi la scelta è fra
ripiegare o alzare la posta. Per l´Italia la scelta non riguarda più solo un
governo, ma finalmente una idea di democrazia e di società. La prossima
scadenza elettorale, più o meno anticipata che sia,
comporterà in ogni caso una scelta di fondo. Rispetto a tutto questo, la proposta alternativa soffre ancora di debolezze che devono
essere rapidamente superate. Il venir meno di una promessa populista produce
sempre, direttamente o specularmente, fenomeni di distacco dei cittadini dalla
politica, una spinta alla radicalizzazione impotente, espressioni vere e
proprie di antipolitica che possono insorgere da ogni lato. Il compito
dell´alternativa è quello di trasformare grande parte di queste forze disperse
in energia positiva, collegandole ad un progetto politico capace di sorreggere
non solo una proposta di governo ma una proposta di sistema. Tocca al PD innanzitutto, come maggiore
forza dell´opposizione, indicare una strada che colleghi efficacemente
l´iniziativa di oggi alla sfida radicale e dirimente di domani. Rendendoci
disponibili oggi ad un governo di transizione non cerchiamo né scorciatoie né
ribaltoni. Sfidiamo piuttosto la destra a riconoscere la realtà e ad ammettere
l´impossibilità di mandare avanti l´attuale esperienza di
governo e ad introdurre correttivi, a cominciare dalla legge elettorale, che consegnino lo scettro ai cittadini, per tornare poi in
tempi brevi al voto. Sarebbe questo un tradimento del mandato elettorale? L´elettore in realtà è stato tradito da chi non
è più in grado di rappresentare la sua coalizione e mantenere le promesse del
suo programma. Sarebbe questo uno strappo costituzionale? Qui siamo
all´analfabetismo o alla sfacciata malafede. E´ l´esclusione in via di
principio di questa ipotesi, il vero strappo costituzionale! Chi ha rispetto
della Costituzione della Repubblica e del suo Presidente deve considerare
invece tutte le possibilità. Noi lo facciamo. Noi consideriamo la possibilità
che il Governo provi a sopravvivere con una specie di respirazione artificiale,
rifiutandosi di prendere atto della sua crisi politica. Una soluzione che non
porterebbe lontano e alla quale risponderemmo con una opposizione netta.
Riteniamo infatti doveroso che la destra in disfacimento certifichi la sua
crisi in Parlamento. Consideriamo altresì la possibilità che la situazione
precipiti verso un vuoto politico e verso elezioni svolte con questa sciagurata
legge elettorale, in una
situazione economica, sociale e finanziaria di acutissima criticità. In questo
caso la nostra proposta avrebbe la stessa ispirazione
che oggi ci fa proporre un governo di transizione; una ispirazione cioè che
deriva dall´analisi di fondo cui ho accennato. Noi proporremmo un´alleanza
democratica per una legislatura costituente. Un´alleanza capace finalmente di
sconfiggere una interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo, capace
di riaffermare i principi costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo
più efficiente una salda democrazia parlamentare (a cominciare da una nuova legge elettorale) e di promuovere
un federalismo concepito per unire e non per dividere. Sto parlando di una
alleanza che può assumere, nell´emergenza, la forma di un patto politico ed elettorale vero e proprio, o che invece può assumere forme
più articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli
essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco. Una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al
berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa)
avrebbero un´altra collocazione; una proposta che
dovrebbe rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad una svolta
democratica, civica e morale. Come si vede, questa idea nasce dalla convinzione
che la fuoriuscita dal berlusconismo non sia un processo lineare, cioè legato
ad una semplice alternanza di governo in un sistema che funziona. Si dovrà
uscire, lo ribadisco, da una fase politica e culturale e non solo da un
governo, verso una repubblica in cui alternanza e bipolarismo assumano la forma
di una vera fisiologia democratica. Per dare l´impulso decisivo a questo
cruciale passaggio occorre l´impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte
le forze progressiste, che sono adesso chiamate a mettersi all´altezza di una
responsabilità democratica e nazionale. Come potrebbero queste forze essere
credibili se in un simile frangente non dessero per prime una prova di
consapevolezza, di unità e di determinazione comune? Ecco allora la proposta di un percorso comune delle forze di centrosinistra
interessate ad una piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equità, di
innovazione e disponibili ad impegnarsi ad una progressiva semplificazione
politica e organizzativa che rafforzi il grande campo del centrosinistra. Un
simile percorso dovrebbe lasciarci definitivamente alle spalle l´esperienza
dell´Unione e prendere semmai la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo. Un
nuovo Ulivo in cui i partiti del centro sinistra possano esprimere un progetto univoco
di alternativa per l´Italia e per l´Europa e mettersi al servizio di un più
vasto movimento di riscossa economica e civile del Paese. Dunque, un nuovo
Ulivo ed una Alleanza per la democrazia. Su queste proposte
il Pd vuole esprimere la sua funzione nazionale e di governo. Su queste basi
politiche il Partito Democratico organizzerà per l´autunno una grande campagna
di mobilitazione sui temi sociali e della democrazia. E´ giunto il tempo
infatti di suonare le nostre campane.
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"La Repubblica" del 26-08-2010 |
Interni |
Pagina: 7 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: Legislatura costituente.
Sottotitolo: La mia proposta potrebbe
coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto normale
sarebbero collocate altrove.
La mia proposta
potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto
normale sarebbero collocate altrove In caso di elezioni serve un´Alleanza
democratica per una legislatura costituente che superi il
populismo e promuova il federalismo Il governo di transizione è una sfida alla
destra per introdurre correttivi, a partire dalla legge elettorale, e tornare a breve al voto.
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"La Nuova Sardegna" del 26-08-2010 |
Attualità |
Pagina: 12 |
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Pubblicato
anche in:
"Il Tirreno" "Corriere delle Alpi" |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: Il vice presidente Reding chiede
il rispetto delle norme. Sarkozy: «Non cederemo alle polemiche». A Parigi due
vertici.
BRUXELLES. «La situazione dei Rom è un
problema serio che non può essere affrontato solo in agosto. Mi aspetto che
tutti i Paesi dell' Unione rispettino le norme sulla libertà di circolazione,
la non discriminazione e il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini,
inclusi quelli che appartengono a delle minoranze». Non usa mezzi termini il
vicepresidente della Commissione europea responsabile per la Giustizia, Viviane
Reding, che condanna come «retorica discriminatoria» il dibattito sulla
comunità nomade e guarda con «qualche preoccupazione» alle misure prese in Francia e alle prese di posizione di altri Paesi Ue. Ma
mentre la Commissione si dice pronta a un confronto «aperto», il presidente francese Nicolas Sarkozy - accolto ieri a Parigi al rientro
dalle vacanze da sondaggi disastrosi - conferma la sua linea: «Non cederemo a
coloro che cercano la polemica sistematica» ha detto,
invitando i ministri a «raddoppiare il coraggio» di fronte «alle critiche,
spesso eccessive e infondate». A gettare acqua sul fuoco delle polemiche ieri è
stato proprio il governo romeno: dopo la riunione con il ministro francese dell' Immigrazione Eric Besson, i ministri Valentin
Mocanu, responsabile dell' Integrazione dei rom, e Dan Valentin Fatuloiu,
responsabile della Sicurezza, hanno parlato di «ritorni volontari di cittadini
romeni» e hanno sottolineato che «la Francia coopererà
per il reinserimento dei romeni nel loro Paese». Della questione rom si parlerà
la prossima settimana a Bruxelles, quando la Commissione europea esaminerà un
rapporto elaborato dai suoi uffici, a cui è stata chiesa «un' analisi giuridica
e politica» della vicenda. L' obiettivo è verificare «l' applicazione delle
norme Ue da parte degli Stati membri». Nella stessa occasione, l' esecutivo Eu
è in attesa di una lettera del premier francese Francois Fillon al presidente Josè Manuel Barroso «per
accentuare le iniziative» sull' integrazione dei rom. Il 6 settembre Parigi
ospiterà un seminario di lavoro sui temi dell' asilo e della lotta all'
immigrazione llegale a cui sono stati invitati i principali paesi europei
interessati: Italia, Germania, Spagna, Grecia e Regno
Unito, la presidenza Ue oltre che Canada e Stati Uniti. Il 21 e 22 settembre, inoltre, è prevista una conferenza internazionale
a cui parteciperanno i responsabili della polizia del G6 (Germania, Spagna, Francia, Italia, Polonia e Gran Bretagna) oltre agli Usa per la costruzione di una task-force
internazionale contro il traffico di esseri umani. Un appello alla Francia perché ponga fine alle «espulsioni di massa dei rom»
e all' Unione europea perché vari un «ampio ed efficace piano d' integrazione»
arriva intanto dal finanziere George Soros, presidente di una fondazione che
sostiene le popolazioni rom: «In Europa uomini, donne e bambini non possono
essere espulsi per le loro origini etniche senza processo per determinare se
abbiano commesso o meno dei crimini». (m.r.t.)
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"La Nuova Sardegna (ed. Oristano)" del 26-08-2010 |
ORISTANO |
Pagina: 7 |
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Pubblicato
anche in:
"La Nuova Sardegna (ed. Nuoro)" |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: Attacco del comitato Acqua Bene
Comune.
OLZAI. Il fatto che il sindaco di Olzai
Tonino Ladu (nella foto)abbia aderito, insieme ad altri, al
comitato promotore dei quattro referendum popolari regionali proposti dal presidente della Provincia Roberto Deriu per «restituire ai
cittadini, ai sindaci e alle province il controllo democratico dell'
acqua in Sardegna, ora nella mani dei burocrati regionali e di Abbanoa», non è
stato gradito dal comitato Acqua Bene Comune di Olzai che ha manifestato il
proprio disappunto per la mancata partecipazione democratica della comunità
alla questione. «Il nostro sindaco - si legge in una
nota - ha aderito alla proposta referendaria
presentata dal presidente Deriu senza avviare alcuna consultazione popolare:
nessun dibattito, nessuna assemblea pubblica che vedesse i cittadini
protagonisti delle scelte riguardanti la loro comunità. Tutto questo nonostante
il nostro paese, da sempre, abbia portato avanti una battaglia per rivendicare
la gestione comunale e diretta dell' acqua. Olzai, infatti continua a gestire
autonomamente il servizio idrico nonostante l' imperversare di pressioni, trasversali
alle diverse culture politiche ed amministrative, finalizzate all' affidamento
della risorsa idrica ad una gestione consortile prima e successivamente all'
ingresso in Abbanoa. Confidiamo - concludono i componenti del comitato - che l'
adesione alla proposta referendaria regionale
rappresenti per il nostro Comune la possibilità di continuare ad avere un ruolo
decisionale nella gestione della risorsa idrica, senza che ne venga preclusa la
possibilità di una gestione autonoma del servizio».
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"La Nuova di Venezia e Mestre" del 26-08-2010 |
Cronaca |
Pagina: 20 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: LA MOSTRA
Domani alle 20, alla tensostruttura dove
è allestita la mostra dei progetti all' ex distretto di via Poerio, si terrà la
premiazione del concorso internazionale di architettura, organizzato dalla
Fondazione di Venezia, che inaugurerà la mostra «M9 - A new Museum for a new
City», nell' ambito della 12ª Mostra internazionale di architettura della
Biennale. Sei gli studi chiamati a partecipare al concorso per M9: Agence
Pierre-Louis Faloci (Francia), Carmassi Studio di
Architettura (Italia), David Chipperfield Architects (Gran Bretagna), Mansilla+Tuñón Arquitectos (Spagna), Sauerbruch Hutton (Germania), Souto Moura Arquitectos (Portogallo).
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di Antonello Cherchi
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"Il Sole 24 Ore" del 26-08-2010 |
NORME E TRIBUTI |
Pagina: 26 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: Privacy. Per il Garante l'azienda
poteva vedere le foto del dipendente perché pubblicate per una cerchia ampia di
utenti.
Sottotitolo: Un lavoratore licenziato per
aver ripreso parti dell'impresa coperte da segreto.
Antonello Cherchi ROMA Se le foto su Facebook
sono accessibili a una comunità ampia (i cosiddetti "amici degli
amici"), niente vieta che ne possa venire a conoscenza pure il datore di
lavoro.E che quest' ultimo arrivi a prendere decisioni anche drastiche, come il
licenziamento del dipendente che ha pubblicato sul social network proprie
fotografie scattate in azienda, con sullo sfondo disegni - a detta dei vertici
della società - coperti da segreto industriale. La questione è finita di
recente davanti al Garante della privacy. Il lavoratore lamentava, infatti, la
violazione della propria riservatezza da parte dell' azienda, colpevole di aver
acquisito in modo illecito le fotografie e di averle utilizzate senza il
consenso dell' interessato. Il dipendente sosteneva che le foto fossero state
pubblicate sul proprio profilo chiuso di Facebook e, pertanto, accessibili a
una cerchia ristretta di utenti, tra i quali non rientrava il datore di lavoro.
Di contro,quest' ultimo ha argomentato che la possibilità di consultare le foto
era consentita non solo ai contatti scelti dal dipendente (i cosiddetti
"amici"), ma a una comunità più vasta, quella che nel linguaggio dei
social network sono "gli amici degli amici". E una cerchia di tale
tipo - ha sottolineato l' azienda - è indeterminabile, perché ognuno può coinvolgere
chi vuole. L' Autorità ha accolto le argomentazioni dell' azienda e ha, dunque,
riconosciuto che le foto sono state acquisite in modo regolare. Secondo il
Garante, cioè, non c' è stata alcuna violazione del codice della privacy e
tanto meno si può sostenere che il datore di lavoro abbia utilizzato strumenti
che possono realizzare un controllo del lavoratore. L' Authority non è andata
oltre. Non si è, cioè, soffermata sul fatto se il conseguente licenziamento sia
legittimo o meno. Anche perché il modo in cui le fotografie sono state
utilizzate diventa materia di diritto del lavoro e al riguardo non ci sono,
almeno da noi, precedenti. Diversamente da quanto, invece,
si è verificato in Gran Bretagna e in Germania. E proprio la Germania sta per dotarsi di un sistema di regole che, tra l' altro, vieta l' uso nei colloqui di lavoro
dei dati raccolti sui social network. «Novità -commenta Francesco Pizzetti, presidente del Garante della privacy -
che presentano profili problematici. Ne eravamo informati, perché sulla bozza
di legge c' erano stati diversi rilievi da parte dell' Autorità della privacy
tedesca, poiché le nuove regole consentono di controllare a distanza i
lavoratori, di sottoporli a riprese video, di ispezionare le mail aziendali.
Interventi che da noi lo statuto dei lavoratori vieta a meno che non esista un
accordo tra impresa e sindacati o, in alcuni casi, non ci sia l' autorizzazione
del Garante». «La questione dell' uso delle informazioni raccolte su Facebook -
aggiunge Pizzetti - è interessante, ma controversa. Rimanendo in casa nostra,
il datore di lavoro non può, per esempio, chiedere a
una dipendente se è incinta. Ma se la lavoratrice pubblica questa notizia su un
social network accessibile a una comunità aperta di utenti, la questione assume
un altro profilo. Che è tutto da valutare». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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"Il Giorno" del 26-08-2010 |
Cronache |
Pagina: 17 |
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Pubblicato
anche in:
"La Nazione" |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: PARIGI IL MINISTRO BESSON: ROMENI
E BULGARI IN SITUAZIONE IRREGOLARE.
- PARIGI - SARKOZY va dritto per la sua
strada, ma la Commissione europea non molla la polemica. E anticipa che la
prossima settimana discuterà su «un rapporto elaborato dai suoi uffici in base
a un' analisi giuridica e politica» sulla situazione dei rom e sulle espulsioni
dei giorni scorsi in Francia. Lo ha annunciato ieri a
Bruxelles Matthew Newman, portavoce di Viviane Reding, vicepresidente dell' Esecutivo,
precisando che si è ancora «in attesa della lettera» del premier francese, Francois Fillon, al
presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, per «accentuare le
iniziative nel quadro europeo» sull' integrazione dei rom, come annunciato l'
altro ieri da Parigi. Ma intanto, Nicolas Sarkozy ha dettato, anzi confermato,
la linea dura al primo consiglio dei ministri dopo la pausa estiva: «Non
cederemo a coloro che cercano la polemica sistematica».
Una scelta quasi obbligata, davanti all' ennesimo calo di popolarità del
presidente: il 62% dei francesi spera che non si
ricandidi. POLEMICA che a volte si tinge di consumata diplomazia («siamo aperti
al dialogo», ha sottolineato il portavoce) ed altre, invece, scade un pochino.
«Un Papa tedesco - ha proclamato per esempio l'
economista francese di origine ebraiche, Alain Minc -
non ha diritto di criticare implicitamente la politica del governo francese verso i rom». Arrivano intanto le cifre sulle
espulsioni, o «rimpatrii volontari». DALL' INIZIO dell' anno, ha comunicato il
ministro dell' Immigrazione, Eric Besson, «8.030 bulgari e romeni in situazione
irregolare sono stati rimpatriati». Di questi, 6.739 lo hanno fatto in modo
volontario, 689 sono stati più semplicemente espulsi. E IN qualche modo la Francia di Sarkozy ha «espulso» anche la Commissione Ue,
dalla riunione informale che è stata convocata a Parigi per il 6 settembre
prossimo tra alcuni ministri dell' Interno dell' Unione europea. «Non siamo
stati invitati, non siamo in contatto con le autorità francesi
e non abbiamo copia dell' agenda dell' incontro», ha riferito evidentemente seccato il portavoce della Reding. ALL' INCONTRO ,
in compenso, prenderanno parte, oltre alla Francia che è
appunto l' organizzatore, Germania, Spagna, Gran Bretagna, Belgio e Italia. E a quanto pare, tra i temi che saranno
in discussione ci sarà anche quello della revisione delle politiche Ue in
materia di espulsione. «La situazione dei rom è un problema serio che non può
essere affrontato solo d' agosto», ha chiosato Viviane Reding. E da Roma e
Parigi rimandano la vecchia accusa: altroché agosto, del problema rom l' Ue non
se n' è mai occupata seriamente.
|
di Andrea Malan |
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"Il Sole 24 Ore" del 26-08-2010 |
FINANZA E MERCATI |
Pagina: 31 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: Regole. Via libera del governo,
ora la legge andrà all'esame del parlamento.
Andrea Malan FRANCOFORTE.
Dal nostro inviato Il Governo tedesco ha approvato ieri il progetto della nuova
"Legge sulla riorganizzazione degli istituti di credito", che passerà
ora all' esame del parlamento. Le linee fondamentali sono quelle anticipate due
giorni fa (si veda anche Il Sole 24 Ore di martedì 24 agosto): le banche con
sede in Germania dovranno pagare ogni anno un
contributo a un fondo di salvataggio, che verrà impiegato per assicurare in
ogni caso una "liquidazione ordinata" degli istituti in difficoltà e
impedire così effetti sistemici in caso di crisi. La
tassa che le banche dovranno versare per contribuire al fondo sarà commisurata
alle loro attività e in parte all' ammontare dei loro derivati fuori bilancio;
la stima è di un contributo complessivo di poco più di un miliardo di euro l'
anno. Il provvedimento riguarda tutte le categorie di banche - commerciali,
Landesbanken, casse di risparmio - ma non assicurazioni o hedge fund. La legge
- che il governo spera difar approvare dal parlamento entro fine anno - prevede
due diverse procedure di riorganizzazione. La prima, detta di
"risanamento", è volontaria e meno invasiva, e si appoggia all'
esistente diritto fallimentare; la gestione verrebbe lasciata ai manager stessi
della banca, che verrebbero affiancati da un consulente nominato dal tribunale.
Qualora la BaFin, autorità di controllo tedesca sul settore bancario, dubiti
della possibilità della banca di cavarsela da sola, e qualora la banca stessa
presenti un rischio sistemico, verrebbe invece
applicata una seconda procedura detta di "riorganizzazione". Alla
BaFin vengono attribuiti per tali casi dalla nuova legge ampi poteri di
intervento, a partire dal diritto di scorporare parti rilevanti delle banche,
venderle o trasferirle temporaneamente sotto il controllo statale,
sostanzialmente con una procedura di esproprio. A due anni dal fallimento della
Lehman Brothers, la coalizione cristiano democratico- liberale tira dunque le
conseguenze della crisi finanziaria che ne derivò. Le critiche non mancano: l'
opposizione ritiene troppo bassa la tassa, parla di "false promesse"
da parte del governo e teme che gli istituti scarichino poi il peso del
provvedimento sulla clientela. Da parte bancaria si mette in guardia contro un
possibile eccessivo gravame sui conti, e le casse di risparmio protestano
affermando che la colpa della crisi è delle banche private e sono loro a
doverne pagare il conto. Il governo ritiene invece che anch' esse abbiano
interesse a scongiurare turbolenze che potrebbero coinvolgerle; il piano
prevede peraltro un contributo a carico delle casse di risparmio più basso di
quanto inizialmente previsto. Il progetto di legge prevede inoltre che lo stato
possa concedere al nuovo fondo crediti per 20 miliardi di euro (che le banche
dovrebbero poi in qualche modo ripagare) e che lo stesso fondo conceda a sua
volta garanzie su crediti fino a 100 miliardi; anche dopo dieci anni, del resto
- ammoniscono però i critici - la somma accumulata sarebbe largamente
insufficiente per finanziare i salvataggi più grossi. La palla passa ora al
resto degli stati europei e a Bruxelles; un confronto fra
la legge licenziata ieri da Berlino e i progetti - per esempio - di Londra lascia intravedere un possibile conflitto: mentre la
Germania intende tassare soltanto gli istituti di credito
nazionali, in Gran Bretagna
potrebbero essere chiamate a contribuire tutte quelle banche che operano nella
City. Il rischio quindi è quello di una doppia o multipla imposizione. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA L' OBIETTIVO Le aziende bancarie locali verseranno un
contributo a un fondo di salvataggio che impedirà effetti sistemici
in caso di crisi.
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"larepubblica.it" del 26-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: La svolta di Bersani: è ora di
suonare le nostre campane. Occorre l' impegno univoco di tutte le forze
progressiste. Il consenso per il Cavaliere è ancora largo ma il rapporto tra
promesse e realtà è sempre più labile.
CARO direttore, dopo anni di illusione
berlusconiana l' Italia continua a regredire sul piano economico e sociale e si
allontana, alla luce di ogni parametro, dai paesi forti dell' Europa. Nello
stesso tempo l' impegno a riformare e a rafforzare le
istituzioni repubblicane si sta trasformando in una deformazione grave della
nostra democrazia. Ci si vuole trascinare ad un sistema dove il consenso viene
prima delle regole e cioè delle forme e dei limiti della Costituzione; dove si
limita l' indipendenza della Magistratura; dove il Parlamento viene composto da
nominati; dove il Governo ha il diritto all' impunità e ad una informazione
asservita e favorevole; dove si annebbiano i confini fra interesse pubblico e
privato. I segni di tutto questo li abbiamo potuti valutare in questi anni
berlusconiani: regressione dello spirito civico e della moralità pubblica,
politica ridotta a tifoseria, allargamento del divario tra nord e sud, nessuna
buona riforma sui problemi veri dei cittadini. Il
populismo infatti è, per definizione, una democrazia che non decide,
specializzata com' è nell' usare il governo per fare consenso e non il consenso
per fare governo. Il dato di fondo della situazione politica sta qui, mentre la
questione sociale e quella del lavoro sono senza risposte e si drammatizzano
ogni giorno. Il consenso per Berlusconi è ancora largo, ma il rapporto fra
parole e fatti e fra promesse e realtà diventa sempre più labile anche nella
percezione dei ceti popolari. Vengono alla luce degenerazioni corruttive che
vivono all' ombra di un potere personalizzato. Gli strappi all' assetto
costituzionale non sono più sopportati da una parte della destra attratta da
ipotesi liberali e conservatrici di stampo europeo. A questo punto per
Berlusconi la scelta è fra ripiegare o alzare la posta. Per l' Italia la scelta
non riguarda più solo un governo, ma finalmente una idea di
democrazia e di società. La prossima scadenza elettorale, più o
meno anticipata che sia, comporterà in ogni caso una scelta di fondo. Rispetto
a tutto questo, la proposta alternativa soffre ancora di debolezze che devono essere
rapidamente superate. Il venir meno di una promessa populista produce sempre,
direttamente o specularmente, fenomeni di distacco dei cittadini dalla
politica, una spinta alla radicalizzazione impotente, espressioni vere e
proprie di antipolitica che possono insorgere da ogni lato. Il compito dell'
alternativa è quello di trasformare grande parte di queste forze disperse in
energia positiva, collegandole ad un progetto politico capace di sorreggere non
solo una proposta di governo ma una proposta
di sistema. Tocca al PD innanzitutto, come maggiore forza dell' opposizione,
indicare una strada che colleghi efficacemente l' iniziativa di oggi alla sfida
radicale e dirimente di domani. Rendendoci disponibili oggi ad un governo di
transizione non cerchiamo né scorciatoie né ribaltoni. Sfidiamo piuttosto la
destra a riconoscere la realtà e ad ammettere l' impossibilità di mandare
avanti l' attuale esperienza di governo e ad introdurre correttivi, a
cominciare dalla legge elettorale,
che consegnino lo scettro ai cittadini, per tornare poi in tempi brevi al voto.
Sarebbe questo un tradimento del mandato elettorale?
L' elettore in realtà è stato tradito da chi non è più in grado di
rappresentare la sua coalizione e mantenere le promesse del suo programma.
Sarebbe questo uno strappo costituzionale? Qui siamo all' analfabetismo o alla
sfacciata malafede. E' l' esclusione in via di principio di questa ipotesi, il
vero strappo costituzionale! Chi ha rispetto della Costituzione della Repubblica
e del suo Presidente deve considerare invece tutte le possibilità. Noi lo
facciamo. Noi consideriamo la possibilità che il Governo provi a sopravvivere
con una specie di respirazione artificiale, rifiutandosi di prendere atto della
sua crisi politica. Una soluzione che non porterebbe lontano e alla quale
risponderemmo con una opposizione netta. Riteniamo infatti doveroso che la
destra in disfacimento certifichi la sua crisi in Parlamento. Consideriamo
altresì la possibilità che la situazione precipiti verso un vuoto politico e
verso elezioni svolte con questa sciagurata legge elettorale, in una situazione economica, sociale e
finanziaria di acutissima criticità. In questo caso la nostra proposta avrebbe la stessa ispirazione che oggi ci fa
proporre un governo di transizione; una ispirazione cioè che deriva dall'
analisi di fondo cui ho accennato. Noi proporremmo un' alleanza democratica per
una legislatura costituente. Un' alleanza capace finalmente di sconfiggere una
interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo, capace di riaffermare
i principi costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo più efficiente
una salda democrazia parlamentare (a cominciare da una nuova legge
elettorale) e di promuovere un federalismo concepito
per unire e non per dividere. Sto parlando di una alleanza che può assumere,
nell' emergenza, la forma di un patto politico ed elettorale
vero e proprio, o che invece può assumere forme più articolate di convergenza
che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti
costituzionali e sulle regole del gioco. Una proposta
che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un
contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un' altra
collocazione; una proposta che dovrebbe rivolgersi ad
energie esterne ai partiti interessate ad una svolta democratica, civica e
morale. Come si vede, questa idea nasce dalla convinzione che la fuoriuscita
dal berlusconismo non sia un processo lineare, cioè legato ad una semplice
alternanza di governo in un sistema che funziona. Si dovrà uscire, lo
ribadisco, da una fase politica e culturale e non solo da un governo, verso una
repubblica in cui alternanza e bipolarismo assumano la forma di una vera
fisiologia democratica. Per dare l' impulso decisivo a questo cruciale
passaggio occorre l' impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze
progressiste, che sono adesso chiamate a mettersi all' altezza di una
responsabilità democratica e nazionale. Come potrebbero queste forze essere credibili
se in un simile frangente non dessero per prime una prova di consapevolezza, di
unità e di determinazione comune? Ecco allora la proposta
di un percorso comune delle forze di centrosinistra interessate ad una
piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equità, di innovazione e
disponibili ad impegnarsi ad una progressiva semplificazione politica e
organizzativa che rafforzi il grande campo del centrosinistra. Un simile
percorso dovrebbe lasciarci definitivamente alle spalle l' esperienza dell' Unione
e prendere semmai la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo. Un nuovo Ulivo in
cui i partiti del centro sinistra possano esprimere un progetto univoco di
alternativa per l' Italia e per l' Europa e mettersi al servizio di un più
vasto movimento di riscossa economica e civile del Paese. Dunque, un nuovo
Ulivo ed una Alleanza per la democrazia. Su queste proposte
il Pd vuole esprimere la sua funzione nazionale e di governo. Su queste basi
politiche il Partito Democratico organizzerà per l' autunno una grande campagna
di mobilitazione sui temi sociali e della democrazia. E' giunto il tempo
infatti di suonare le nostre campane.
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"Il Messaggero (ed. Viterbo)" del 26-08-2010 |
CRONACA_LOCALE |
Pagina: 36 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Destinazione Germania.
La formazione degli Old Lions baseball di Viterbo è in preparazione del viaggio
per disputare un triangolare di baseball a Berlino, a fine agosto. Dopo il
torneo disputato lo scorso anno a Londra, la squadra amatoriale viterbese di
baseball e softball sarà impegnata in un torneo di baseball a tre, in cui i
Lions affrontando "Flamingos" di Berlino e "Lakers" di
Lutjensee, cittadina nei pressi di Amburgo. Il torneo si svolgerà a Berlino e i viterbesi sono intenzionati a tornare a casa da vincitori.
Dopo la Gran Bretagna, quindi, è la Germania la meta internazionale di
quest' anno per i "vecchi leoni". La formula dell' evento è semplice:
si prende contatto tramite internet con qualche società amatoriale europea e
poi si organizza una gita di alcuni giorni nella città ospite, anche con
parenti e amici dei giocatori. Uno dei giorni è dedicato alla disputa di un
torneo coniugando turismo e attività sportiva.
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"lastampa.it" del 26-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: COSA CI ASPETTA PER L' AUTUNNO? -
CRISI E CRESCITA.
Sottotitolo: Pessimisti: finiti stimoli dei
governi, crescita lenta, tagli. Ottimisti: imprese guadagnano, nella Ue la
Germania torna a correre FRANCESCO SPINI.
STATI UNITI Troppi sintomi. Il malato
teme la ricaduta Il crollo della vendita di case (-12,4% a luglio) è solo l'
ultimo tassello di un puzzle su cui appare sempre più nitida una W, lettera che
nel gergo economico rappresenta il saliscendi della doppia recessione. A
Washington, insomma, ora si teme seriamente di ricascare nel baratro. Troppi i
punti deboli. La disoccupazione, ad esempio, è tenuta
sotto il 10% solo grazie all' intervento del governo, ma la situazione non
incoraggia certo una ripresa dei consumi. Non bastasse cadono anche gli indici
delle attività manifatturiere, come quello relativo agli ordini di beni
durevoli. La sfida della Casa Bianca sarà quella di trovare sistemi
per sostenere l' economia senza aumentare ancora il deficit. E non sarà
semplice. Così come è possibile un nuovo intervento della Federal Reserve, la
banca centrale americana. Anche nel tentativo di evitare il grande
incubo legato al possibile secondo round della crisi infinita: la deflazione,
quel processo che vede i prezzi prendere la via del ribasso, come accadde nel
Giappone intrappolato degli Anni 90. AUSTERITA' Il risanamento dei bilanci
frena i consumi I conti saranno al sicuro, la crescita però sarà più lenta.
Economisti e analisti concordano. Le politiche di austerity varate dai governi
all' indomani della crisi greca per contenere debiti potenzialmente fuori
controllo rischiano di frenare considerevolmente la crescita economica. Tali
processi, secondo quanto calcolato da uno studio di McKinsey citato nell'
ultimo rapporto di Moody' s "durano da sei a sette anni e il rapporto tra
debito e pil scende generalmente del 37%". La contropartita - segnala però
l' agenzia di rating - sta in una minore crescita. Che Moodys calcola tra 1 e
1,5% ogni anno, numeri che possono variare però da stato a stato. In
particolare con le politiche di austerity soffrono i settori dell' immobiliare,
delle costruzioni, del commercio interno e della finanza. Del resto anche sulla
stretta decisa dall' Italia sono calati i dubbi della Corte dei Conti. All'
interno del rendiconto generale dello Stato la magistratura contabile è netta:
la manovra, dice, ha "un elevato rischio di impatto negativo sulla
crescita economica". DEBITI STATALI L' emergenza infinita che scuote i
mercati È destinata a durare ancora a lungo l' attenzione dei mercati sui
debiti sovrani. Dopo la Grecia e la lunga stagione - nella primavera scorsa -
dei Pigs, come sono stati ribattezzati i paesi periferici, l' attenzione ora si
è spostata sull' Irlanda, sotto pressione per gli sforzi che Dublino sta
facendo per sostenere le banche in difficoltà. Sul mercato la volatilità
continua a dominare, le Borse da inizio anno sono negative (in America l'
S&P 500 segna un -6%, l' Europa va peggio con l' Eurostoxx 50 in calo del
12%) ma rispetto a qualche mese fa la strategia è differente. Sul mercato
obbligazionario il titolo di stato tedesco si attesta su rendimenti assai
bassi. Questo non a scapito dei titoli degli altri paesi, ma più che altro
perché gli investitori scommettono su uno scenario a bassa inflazione. Sullo
sfondo, però, per evitare i rischi estremi continueranno ad essere privilegiate
- secondo gli operatori - le attività considerate sicure quali oro, argento, i
titoli di stato americani (Treasury) e tedeschi (bund), oltre al dollaro.
MATERIE PRIME Cibo e minerali i prezzi corrono verso l' alto La battaglia che
si è scatenata per il potassio è un buon indicatore di quale sarà il campo di
gioco dei prossimi mesi dell' economia e della finanza mondiale: le materie
prime. I prezzi sono da tempo letteralmente impazziti. Tanto per intendersi: in
questi giorni il mais naviga sui massimi degli ultimi 7 mesi, a Chicago il grano è sotto pressione sui timori che la Russia addirittura
sia costretta ad importare dopo i devastanti incendi di quest' estate. Morale,
da inizio anno il prezzo del grano è cresciuto del
30%. Non è questa una semplice reazione provocata da un' impennata della
domanda o effetto delle calamità naturali. Aumenta piuttosto il peso della
speculazione, che ha dirottato proprio sulle materie prime molta liquidità
presente sul mercato. L' aumento dei mangimi, inoltre, sta trascinando al
rialzo anche il prezzo della carne, con il bestiame salito nelle quotazioni del
26%. Una componente, quella delle materie prime alimentari, che - insieme con
alcuni minerali - stanno sostenendo un' inflazione poco mossa dall' energia.
IMPRESE Quel tesoro da 2 miliardi per ripartire C' è un tesoretto nelle aziende
americane, che il mercato stima in 2 miliardi di dollari. È la liquidità che,
da sola, potrebbe dare un nuovo slancio all' economia se solo venisse
investita. La sfiducia, invece, porta le imprese a giocare in difesa: si punta
a cogliere le opportunità oggi a buon mercato - non è un caso se ad agosto si è
registrato un vero e proprio boom di aggregazioni - o a ripagare gli azionisti
attraverso riacquisti di azioni o dividendi più generosi. Ma mai come in questo
periodo c' è stata una differenza così marcata tra l' andamento delle imprese e
dell' economia. "Utili e ricavi delle società - scrivono gli analisti di
Goldman Sachs - hanno generalmente sorpreso al rialzo. Dai nostri calcoli il
52% dei conti aziendali ha battuto le attese". Possibile che in futuro
questa differenza tra micro e macro economia continui. Mentre gli analisti
"macro" hanno ridotto le stime sull' andamento dell' economia in
generale, gli analisti di mercato spesso continuano ad alzare quelle sugli
utili aziendali, anche per la seconda parte dell' anno. GERMANIA
A colpi di export la locomotiva torna a correre Per fortuna che c' è la Germania. La locomotiva d' Europa ha ripreso a sbuffare a
pieno ritmo. Lo dicono i dati - con il Pil del secondo trimestre cresciuto del
2,2% rispetto al quarto precedente e di ben il 4,1% sullo stesso periodo 2009 -
ma lo dicono anche gli imprenditori. Che hanno ripreso ad avere fiducia sul
futuro e quindi non temono una ricaduta dentro una recessione sconfitta anche
grazie a una serie di riforme. E grazie alla ripresa
in grande stile della specializzazione di Berlino: l'
export. Tra il 35 e il 40% del Pil tedesco deriva proprio dalle esportazioni,
che sono cresciute dell' 8,2%. Visto che l' Italia è il primo partner
commerciale di Berlino (e anche per noi le esportazioni hanno un peso rilevante
nel pil: circa il 28%) la ripresa tedesca è un' ottima notizia. Il fermento
tedesco è confermato anche dall' avanzata degli
investimenti (+4,7%). In Germania, dunque, lo spettro di un ritorno alla recessione sembra
scongiurato. Con una marcia in più: così come in Francia c' è una -
seppure modesta - ripresa dei consumi interni. CINA Pechino diventa l'
antidoto alla debole America Un tempo con gli Stati Uniti in pieno rischio di
doppia recessione, anche per la vecchia Europa ci sarebbe stato poco da fare.
Ma, come sottolinea Jim O' Neill, capo economista di Goldman Sachs,
"basandosi sull' esperienza storica l' andamento dell' economia americana
dovrebbe influenzare quella dell' Europa, vista l' attitudine di quest' ultima
alle esportazioni". Ma "proprio a causa della Cina - prosegue l'
economista - l' importanza degli Stati Uniti sta diminuendo". La Cina
dunque ci salverà, governo permettendo. Quest' ultimo, infatti, ha preso misure
per irregimentare e rendere sostenibile una crescita che avrebbe potuto
sfuggire di mano. I colpi di freno di Pechino spaventano l' Occidente, ma
secondo gli economisti di Nomura la Cina è destinata a diventare la prima
economia al mondo nel 2026, quando potrebbe superare gli Stati Uniti. Anche se
destinata a rallentare, l' economia cinese procederà con ritmi sostenuti: si
calcola che dal 2011 la crescita potrebbe scendere al 8% annuo, per finire al
5% nel 2030. NUOVI MERCATI La ricchezza aumenta pure i consumatori Dalla crisi
si può uscire con una crescita boom e avere ottime prospettive in uno scenario
economico mondiale in piena fase di mutazione. Succede ad esempio
che la Turchia - paese sempre in bilico tra Europa e Medio Oriente - potrà
archiviare il secondo trimestre con una crescita boom del Pil che dovrebbe
assestarsi "tra l' 8 e il 9%", come ha anticipato il ministro delle
Finanze Mehmet Simsek. Ma il caso di questo 2010 potrà essere individuato - al
di là delle solite India o Cina - nel Sud America. La regione, secondo le
previsioni formulate da Bank of America-Merrill Lynch quest' anno potrebbe
archiviare una crescita del 5% "guidata da una forte domanda interna"
e da un clima favorevole per gli esportatori di materie prime, che finiscono
soprattutto in Cina. Solo l' Asia emergente farà di più (8,6% di crescita
media) del Sud America, dove a fare la parte del leone sarà il Brasile. Nei
primi tre mesi dell' anno ha infilato una crescita del 2,7% rispetto al
trimestre precedente e del 9% su base annua.
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"ilsole24ore.com" del 26-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
ROMA Se le foto su Facebook sono
accessibili a una comunità ampia (i cosiddetti "amici degli amici"),
niente vieta che ne possa venire a conoscenza pure il datore di lavoro. E che
quest' ultimo arrivi a prendere decisioni anche drastiche, come il licenziamento
del dipendente che ha pubblicato sul social network proprie fotografie scattate
in azienda, con sullo sfondo disegni - a detta dei vertici della società -
coperti da segreto industriale. La questione è finita di recente davanti al
Garante della privacy. Il lavoratore lamentava, infatti, la violazione della
propria riservatezza da parte dell' azienda, colpevole di aver acquisito in
modo illecito le fotografie e di averle utilizzate senza il consenso dell'
interessato. Il dipendente sosteneva che le foto fossero state pubblicate sul
proprio profilo chiuso di Facebook e, pertanto, accessibili a una cerchia
ristretta di utenti, tra i quali non rientrava il datore di lavoro. Di contro,
quest' ultimo ha argomentato che la possibilità di consultare le foto era
consentita non solo ai contatti scelti dal dipendente (i cosiddetti
"amici"), ma a una comunità più vasta, quella che nel linguaggio dei
social network sono "gli amici degli amici". E una cerchia di tale
tipo - ha sottolineato l' azienda - è indeterminabile, perché ognuno può
coinvolgere chi vuole. L' Autorità ha accolto le argomentazioni dell' azienda e
ha, dunque, riconosciuto che le foto sono state acquisite in modo regolare.
Secondo il Garante, cioè, non c' è stata alcuna violazione del codice della privacy
e tanto meno si può sostenere che il datore di lavoro abbia utilizzato
strumenti che possono realizzare un controllo del lavoratore. L' Authority non
è andata oltre. Non si è, cioè, soffermata sul fatto se il conseguente
licenziamento sia legittimo o meno. Anche perché il modo in cui le fotografie
sono state utilizzate diventa materia di diritto del lavoro e al riguardo non
ci sono, almeno da noi, precedenti. Diversamente da quanto, invece, si è verificato in Gran Bretagna e in Germania. E proprio la Germania sta per dotarsi di un sistema di regole che, tra l' altro, vieta l' uso nei colloqui di lavoro
dei dati raccolti sui social network. "Novità - commenta Francesco Pizzetti, presidente del Garante della privacy -
che presentano profili problematici. Ne eravamo informati, perché sulla bozza
di legge c' erano stati diversi rilievi da parte dell' Autorità della privacy
tedesca, poiché le nuove regole consentono di controllare a distanza i
lavoratori, di sottoporli a riprese video, di ispezionare le mail aziendali.
Interventi che da noi lo statuto dei lavoratori vieta a meno che non esista un
accordo tra impresa e sindacati o, in alcuni casi, non ci sia l' autorizzazione
del Garante". "La questione dell' uso delle informazioni raccolte su
Facebook - aggiunge Pizzetti - è interessante, ma controversa. Rimanendo in
casa nostra, il datore di lavoro non può, per esempio,
chiedere a una dipendente se è incinta. Ma se la lavoratrice pubblica questa
notizia su un social network accessibile a una comunità aperta di utenti, la
questione assume un altro profilo. Che è tutto da valutare". ©
RIPRODUZIONE RISERVATA.
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di Daniela Preziosi |
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"Il Manifesto" del 26-08-2010 |
POLITICA & SOCIET� |
Pagina: 5 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: SINISTRE L'ipotesi di un fronte
democratico per battere Berlusconi.
ROMA «No a sante alleanze, ritorniamo al progetto riformista del
2008». Se la proposta di Walter Veltroni, consegnata con solenne articolesse alle
colonne del Corriere della sera di martedì, smuove il Pd e ne agita la
sonnolenza, divide - manco a dirlo - le anime della sinistra radicale.
Ieri il candidato alle primarie Nichi Vendola, pur bocciando l' ipotesi dell'
autosufficienza veltroniana (e cioè quella che nel 2008 ha cancellato la
sinistra dal parlamento) ha chiuso le porte all' idea dell' «alleanza
costituzionale» con tutti dentro, che aveva avanzato Dario Franceschini negli scorsi
giorni. E invece si è mostrato possibilista verso l' idea dell' altro ex
segretario di un nuovo progetto riformista. A partire
però dalle primarie; che Vendola ha chiesto al Pd di organizzare subito.
Bocciata dall' Idv, l' ipotesi veltroniana, anche epurata dall' indigesta
citazione del 2008, non piace al resto della sinistra radicale. Che, in questi
giorni di crisi verticale della maggioranza Pdl, ha continuato a tenere
contatti con Pier Luigi Bersani. Al momento si tratta solo di un filo di
ragionamento fra interlocutori che si capiscono, e che sono d' accordo: ma su
tutt' altra ipotesi. Il segretario Pd ne discuterà per la prima volta in
pubblico con Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, il 5
settembre a Venezia. E poi di nuovo il 22 a Roma, alla festa nazionale di
Liberazione, stavolta con Cesare Salvi, portavoce di turno della Federazione
della sinistra. Al momento le distanze fra Pd e Fds restano forti. Ferrero si è
detto più volte contrario ad un eventuale governo di transizione, l' ipotesi a
cui lavora oggi il Pd e che invece lui liquida come «un' operazione di
palazzo». Ma in caso di voto anticipato, la sinistra della falce e martello non
chiude la porta. Anzi. Da mesi Ferrero propone «un fronte democratico». Non
solo con il Pd, ma con chi ci sta, leggasi Udc. «Un
fronte delle opposizioni, che abbia un programma comune fatto di alcuni punti
di ripristino della democrazia: difesa della costituzione, cancellazione delle leggi ad personam, conflitto di interessi, introduzione di
alcune misure immediate di giustizia sociale, e legge elettorale proporzionale alla tedesca», dice l' ex ministro.
Un punto, quest' ultimo, in cui la sinistra è più vicina ai centristi di Casini
che al Pd stesso, sempre più orientato verso il ripristino dell' uninominale.
Ferrero immagina un' intesa a due cerchi concentrici: il primo che prevede l'
accordo di governo, da cui Prc e Federazione si terrebbero alla larga. Il
secondo, appunto «il fronte democratico», comprende tutto il «comitato di
liberazione nazionale» d' accordo su un minimo sindacale immediato di
ripristino della legalità repubblicana. Al momento, le parole che usa il Pd per
descrivere questa ipotesi sono molto diverse da quelle di Ferrero. Ma non tanto
da escludere la possibilità. Ieri Piero Fassino, sulle colonne di Europa, ha
bocciato la proposta Veltroni: «Non penso che un'
alleanza che vada dall' Udc alla sinistra passando per il Pd sia un'
ammucchiata. L' abbiamo sperimentata due volte: alle regionali e al secondo
turno delle amministrative del 2009. Senza contare che in parlamento abbiamo
votato assieme il 95 per cento delle volte», magari omettendo che in quel 5 per
cento ci sono provvedimenti politicamente impegnativi. Ma soprattutto Fassino
ricorda, contro chi pensa a un ticket fra Chiamparino e Vendola, che nel caso
di primarie di coalizione, il candidato del Pd sarà Bersani. «E' moralmente
ingiusto che il leader del partito più forte poi si debba fare da parte», dice.
E comunque, a parte la presunta immoralità della cosa, è lo statuto democratico
voluto da Veltroni che prevede che il candidato del partito sia il segretario.
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di LUIGI
SANTAMBROGIO |
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"Libero" del 26-08-2010 |
Pagina: 11 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: Analisi
!!! Alla fine la bossiana quadra si
troverà e il Cavaliere scoverà modi e nodi per far digerire a Umberto il rinvio
elettorale. Lo scambio della pace è già pronto: il PdL
voterà senza storie il federalismo, magari con qualche variante e correzione
pro Meridione. Bossi e padani, danno semaforo verde alla legge che introduce il
quoziente familiare, o qualcosa che gli assomigli, da sempre punto d' orgoglio
dei centristi cattolici. Dunque, anche se Casini, come al solito, resterà fuori
dalla porta, Bossi e Berlusconi faranno comunque bene a preparare le carte
della grande riforma fiscale
"family friendly" e magari a mandar qualche emissario a Rimini.
Domani al Meeting, infatti, si parlerà appunto di federalismo, welfare locale e
quoziente familiare: ci saranno, tra gli altri, Gianni Alemanno, sindaco di
Roma; Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte e Pietro Vignali, sindaco di Parma, prima città in Italia ad aver adottato
la riforma, subito ribattezzata "Quoziente Parma". Di che si
tratta? Semplice: è un sistema per rimodulare le tariffe di accesso ai servizi comunali
secondo nuovi criteri di valutazione della situazione familiare. Nel concreto,
uno strumento che misura lo stato di salute economico delle famiglie e lo
segnala all' amministra zione: prende in esame i componenti, il numero dei
figli (ogni figlio riduce la capacità contributiva del 25%), la condizione
lavorativa dei genitori, i parenti a carico, la presenza di persone disabili. A
tutte queste variabili si assegna un punteggio che alla fine fornirà lo stato
di salute economica della famiglia. LE AGEVOLAZIONI I punti del quoziente sono
più "pesanti" di quelli già previsti dall' Isee (Indicatore della
situazione economica equivalente) perché la valutazione vien fatta "caso
per caso", senza le sperequazioni dei vecchi scaglioni. Le famiglie così
"pesate" potranno poi avere sconti diversificati e agevolazioni sulle
tariffe e un diverso modo di accesso ai servizi forniti dal Comune: asili,
nidi, servizi socio-assistenziali, tassa sulla raccolta rifiuti etc. Insomma,
un circolo virtuoso a favore dei cittadini e delle famiglie che più hanno
bisogno del sostegno pubblico. L' applicazione del quoziente ribalta il sistema del welfare perché mette la famiglia in grado di
diventare un generatore di servizi. Il nucleo non è più un fruitore passivo di
una prestazione ma la "fabbrica" in casa. A Parma, il Comune offre,
ad esempio un voucher alle famiglie con bambini che
invece di essere portati all' asi lo comunale sono tenuti presso la
tagesmutter, cioè una mamma che si mette a disposizione per tenere i figli
delle altre a casa sua. Questo introduce un elemento di flessibilità e abbassa
la necessità di nuove strutture. «Una rivoluzione nel welfare locale», conferma
orgoglioso il sindaco Pietro Vignali, «non solo perché è il primo esempio in Italia ma anche perché riconosce alla famiglia il
lavoro che quotidianamente svolge in campo educativo, di cura, di coesione
sociale». Le cifre gli danno ragione: mentre il governo nazionale spende solo
lo 0,7% del Pil, Parma si piazza al secondo posto nella classifica della città
che destina più soldi al sociale (377 euro pro capite, la prima è Modena con
407). Tuttavia, questi record a Vignali non bastano. LA PROPOSTA Domani a
Rimini alzerà ancora di più la posta, chiedendo al governo di adottare il
quoziente su scala nazionale. «Fare famiglia non deve essere più considerata un
problema», spiega il sindaco, «bisogna sostenerla e rafforzarla e metterla così
in condizione di offrire servizi che oggi sono a carico del Comune». Se davvero
il modello adottato dal Comune di Parma entrerà nel patto Berlusconi - Bossi,
tra governo e famiglie italiane potrebbe iniziare una nuova amicizia, magari
mettersi sulla buona strada per cercare di imitare quanto già succede in Francia, dove un lavoratore dipendente con 36,5 mila euro di
reddito, una moglie e 4 figli a carico è completamente esentasse. Da noi,
invece, il valore dei figli mantenuti in famiglia non è neppure pari a quello
riconosciuto per la rottamazione dello scooterino. Speriamo che al Meeting di
Rimini, Vignali, Alemanno e Cota facciano il miracolo e riescano a convincere
l' inflessibile ministro dell' Economia, Giulio Tremonti, a fare un giretto a
Parma: col quoziente familiare, qui anche il Comune ci guadagna.
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"lastampa.it" del 26-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
NEW YORK Da oggi negli Stati Uniti è
possibile effettuare telefonate a numeri fissi e cellulari direttamente da
Gmail, la posta elettronica del colosso di Mountain View. Il servizio è per ora
attivo solo negli Usa dove le telefonate, verso numeri americani e canadesi,
saranno gratuite fino alla fine dell' anno. Mountain View ha promesso inoltre prezzi molto bassi (2 centesimi al minuto) per chiamare gli altri
Paesi, come Gran Bretagna, Francia, Germania, Cina e Giappone. Fare una telefonata attraverso Gmail sarà
semplicissimo, ha assicurato Google: basterà infatti cliccare sul casto
"call phone" e digitare il numero di telefono o il nome del contatto
in rubrica. La società ha spiegato che sta lavorando per allargare il servizio
ad altri Paesi.
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"lastampa.it" del 26-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
NEW YORK Da oggi negli Stati Uniti è
possibile effettuare telefonate a numeri fissi e cellulari direttamente da
Gmail, la posta elettronica del colosso di Mountain View. Il servizio è per ora
attivo solo negli Usa dove le telefonate, verso numeri americani e canadesi,
saranno gratuite fino alla fine dell' anno. Mountain View ha promesso inoltre prezzi molto bassi (2 centesimi al minuto) per chiamare gli altri
Paesi, come Gran Bretagna, Francia, Germania, Cina e Giappone. Fare una telefonata attraverso Gmail sarà
semplicissimo, ha assicurato Google: basterà infatti cliccare sul casto
"call phone" e digitare il numero di telefono o il nome del contatto
in rubrica. La società ha spiegato che sta lavorando per allargare il servizio
ad altri Paesi.
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"ilgiornale.it" del 26-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Roma - Bersani ci riprova e lancia la
solita idea: una santa alleanza contro Berlusconi, un nuovo Ulivo per mandare a
casa il governo. Se si andasse a elezioni anticipate "con questa
sciagurata legge elettorale"
il Partito democratico proporrebbe un' alleanza democratica per sconfiggere il
populismo: lo spiega Pier Luigi Bersani, leader del Pd, nella sua lunga lettera
al quotidiano la Repubblica. In quel caso, dice, "la nostra proposta avrebbe la stessa ispirazione che oggi ci fa
proporre un governo di transizione". Alleanza democratica E quindi, dice
ancora il segretario democratico, "noi proporremmo un' alleanza
democratica per una legislatura costituente. Un' alleanza capace di sconfiggere
il populismo, capace di riaffermare i principi costituzionali, di rafforzare le
istituzioni rendendo più efficiente una salda democrazia
parlamentare (a cominciare da una nuova legge elettorale) e di promuovere un federalismo concepito per unire e non per
dividere" .Una simile proposta potrebbe essere "un
patto politico" vero e proprio oppure guardare a "forme più
articolate di convergenza", cioè "potrebbe coinvolgere - chiarisce
Bersani - anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico
normale (come già avviene in Europa) avrebbero un' altra collocazione". Ma
i primo passo, per rendere la sinistra capace di adottare una simile strategia,
è "la proposta di un percorso comune delle forze
di centrosinistra", che però "dovrebbe lasciarci definitivamente alle
spalle l' esperienza dell' Unione e prendere semmai la forma e la coerenza di
un nuovo Ulivo". Pdl: "La solita ammucchiata" "Siamo alle
solite. Al di là delle fumisterie, delle formule politiciste, del gioco tutto
italiano di cambiare il nome alle cose, Pier Luigi Bersani ripropone la solita
vecchia logica, il solito schema stantio, e cioè un' ammucchiata in salsa
antiberlusconiana, che unisca tutto e il contrario di tutto". Lo dichiara
Daniele Capezzone, portavoce Pdl. "Ma gli italiani - dice - hanno ripetutamente
bocciato questa proposta, ed è avvilente che, dopo
mesi di silenzio, il leader del Pd che aveva vinto il congresso su una linea riformista non sappia trovare altro che riscaldare la solita
minestra".
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"unita.it" del 26-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Dopo la lettera di Walter Veltroni al
Corriere della Sera, Pierluigi Bersani scrive a la Repubblica. "Addio
Unione, ora Nuovo Ulivo e un' Alleanza democratica per sconfiggere
Berlusconi" titola il quotidiano diretto da Ezio Mauro. Nell' estate
"orrenda" passata in rassegna da Veltroni, invece, la frase "Mi
alleo anche con il diavolo pur di..." e le "sante alleanze contro
Berlusconi" venivano bocciate senza appello. CONVERGENZE Ma, a leggere meglio le due "missive" delle anime
democratiche spesso in disaccordo tra loro, un punto di convergenza c' è.
Perché se da un lato Veltroni dice che "semmai, in caso di crisi di
governo, si cerchino soluzioni capaci di fronteggiare per un breve periodo l'
emergenza finanziaria e sociale e di riformare la legge elettorale". Dall' altro, Bersani, ribadisce che la soluzione
preferita sarebbe proprio un governo di transizione per cambiare la legge elettorale. Quindi una visione gemella di quella del suo
predecessore. DIFFERENZE Le differenze, marcate, invece, vengono fuori nell'
ipotesi di elezioni anticipate. Qui Veltroni rivendica la sua esperienza
("il risultato elettorale più importante della
storia del riformismo italiano") e ribadisce che
"le uniche alleanze credibili, prima e dopo le elezioni, siano quelle
fondate su una reale convergenza programmatica e politica". Mentre Bersani
ipotizza, sempre in caso di elezioni, una "alleanza democratica per una
legislatura costituente" e più avanti specifica che ad allearsi con
"le forze progressiste", che nel frattempo dovrebbero aver trovato
"la coerenza di un nuovo Ulivo", potrebbero essere anche "le
forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale avrebbero
un' altra collocazione". Dunque, una legislatura costituente per superare
non solo Berlusconi ma anche il "berlusconismo" che veda insieme
tutto il centrosinistra più l' Udc, più i Finiani e forse anche la Lega, visto
che tra le priorità di questa costituente Bersani cita solo legge
elettorale e federalismo. Ecco dunque le proposte Pd in campo: voi che ne pensate? Commentate qui
sotto o cliccate qui Scrivete sulla nostra pagina Facebook o cliccate qui
Mandateci una e-mail (oggetto NUOVO ULIVO) a unisciti@unita.it o cliccate qui.
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"ilgazzettino.it" del 26-08-2010 |
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"ilmessaggero.it" |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: Verini: il Pd ha perso tempo. L'
idea condivisa anche dai Verdi ma Ferrero spiega: il nostro progetto è unire
tutta la sinistra.
ROMA (26 agosto) - Addio Unione, sì a
"un nuovo Ulivo in cui i partiti del centrosinistra possano esprimere un
progetto univoco di alternativa per l' Italia e per l' Europa e mettersi al
servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile del
Paese". È l' appello del leader del Partito democratico Pier Luigi
Bersani. Il segretario del Pd esordisce con un' analisi dell' attuale
situazione politica, definendo gli "anni berlusconiani" come
caratterizzati da "regressione dello spirito civico e della moralità
pubblica, politica ridotta a tifoseria, allargamento del divario tra nord e
sud, nessuna buona riforma sui problemi veri dei
cittadini". "Il consenso per Berlusconi è ancora largo - osserva -,
ma il rapporto fra parole e fatti e fra promesse e realtà diventa sempre più
labile anche nella percezione dei ceti popolari". Tempo quindi per il Pd,
"come maggiore forza dell' opposizione di indicare una strada che colleghi
efficacemente l' iniziativa di oggi alla sfida radicale e dirimente di
domani". "Rendendoci disponibili oggi ad un governo di transizione
non cerchiamo nè scorciatoie nè ribaltoni - precisa -.
Sfidiamo piuttosto la destra a riconoscere la realtà e ad ammettere l'
impossibilità di mandare avanti l' attuale esperienza di governo e ad introdurre
correttivi, a cominciare dalla legge elettorale, che consegnino lo scettro
ai cittadini, per tornare poi in tempi brevi al voto". Subito la
bocciatura di Capezzone . "Siamo alle solite. Al di là delle fumisterie,
delle formule politiciste, del gioco tutto italiano di cambiare il nome alle
cose, Pier Luigi Bersani ripropone la solita vecchia logica, il solito schema
stantio, e cioè un' ammucchiata in salsa antiberlusconiana, che unisca tutto e
il contrario di tutto". Lo dichiara Daniele Capezzone, portavoce Pdl.
Zoggia: progetto per nuova fase. "Siamo di fronte alla fine non di un
governo ma alla fine di un' epoca. Questo appare evidente a tutti e, in primo
luogo, appare evidente ai cittadini italiani. Un' epoca che in 15 anni non ha
prodotto altro che litigiosità, che ha diviso il paese, e che non ha prodotto
le riforme necessarie a rilanciare l' economia e a
modernizzare lo Stato". Così Davide Zoggia, responsabile enti locali del
Pd. Fassino: proposta forte. "Una proposta forte che accelera la costruzione di un'
alternativa e indica la via per realizzare una coalizione credibile e in
sintonia con le domande del Paese". Così Piero Fassino ha espresso la sua
condivisione per il progetto indicato dal segretario Pd Pier Luigi Bersani.
Bonelli: inizia nuova stagione politica. "La posizione espressa dal
segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani è un fatto molto positivo
che apre nuova stagione per il centrosinistra in Italia". Lo dichiara il
Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Si tratta di
quello che ci aspettavamo, in termini di assunzione di responsabilità, dal
maggior partito del Centrosinistra: si apre la strada non solo per creare un'
alternativa al centrodestra che ha messo in ginocchio il Paese ma anche per archiviare,
definitivamente, la stagione berlusconiana". Verini: nuovo Ulivo già
previsto al Lingotto. "Ho letto la lettera di Bersani e l' ho trovata
apprezzabile su due punti: la riaffermazione abbastanza netta del bipolarismo e
il richiamo all' Ulivo del ' 96. Ho però un rammarico: il nuovo Ulivo era il
progetto del Pd al momento della sua nascita e se il Pd avesse portato avanti
con determinazione lo spirito del Lingotto, che era non solo di Veltroni ma di
un gruppo dirigente, a 3 anni di distanza e con la crisi drammatica del
berlusconismo, forse il nuovo Ulivo ci sarebbe già stato". Così il
deputato veltroniano Walter Verini reagisce alla proposta
avanzata dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Il deputato Pd apprezza
anche il richiamo "all' Ulivo del ' 96 che era la radice del Pd. Dal
Lingotto in poi il Pd è sempre stato considerato la prosecuzione naturale del
Pd con l' ambizione originaria di raccogliere in sè le culture politiche
progressiste e riformiste in un patto di desistenza
con Rifondazione". Purtroppo, però, fa capire Verini, il Pd ha perso
tempo: "Se quel progetto fosse andato avanti con la determinazione del
Lingotto, a 3 anni di distanza forse il nuovo Ulivo ci sarebbe stato e si
chiamerebbe Pd". Chiti: bene Bersani. "È giusta la proposta
di Bersani di costruire una coalizione fortemente coesa attorno a un programma
per l' Italia, che abbia al suo centro un nuovo sviluppo, l' occupazione, un
welfare delle uguali opportunità, e non del risarcimento. Una coalizione unita
in un unico soggetto politico". Così Vannino Chiti, vice presidente del
Senato. Ferrero: nostro progetto è unire tutta la sinistra. "Condivido in
pieno la proposta di Bersani di dar vita ad una
alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi". Così il segretario
nazionale del Prc-Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero, che aggiunge:
"Quest' alleanza deve porsi l' obiettivo di uscire definitivamente da
questa sciagurata seconda Repubblica e cementarsi attorno alla difesa e al
rilancio della Costituzione, al varo di una legge elettorale proporzionale, alla giustizia sociale".
"Si tratta dell' unica strada - rimarca Ferrero - per sconfiggere una
destra populista antioperaia e pericolosa per la democrazia. Il nostro progetto
politico non è un nuovo Ulivo, ma quello di unire tutta la sinistra di
alternativa".
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di GIOVANNA CASADIO |
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"La Repubblica" del 27-08-2010 |
Interni |
Pagina: 4 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: Bersani cerca i numeri per
cambiare il "Porcellum". In pista il "Mattarellum"
Le reazioni Bocchino: "Se salta il governo, non per
colpa nostra, valuteremo anche la riforma"
ROMA - Il ragionamento è semplice: se c´è
uno showdown del berlusconismo, anche la Lega potrebbe essere interessata al
cambiamento della legge elettorale.
Nella partita politica vera che tra poco riprenderà («Al chiacchiericcio
d´agosto io ho voluto sottrarmi, altro che "rapito"...», scherza
Bersani) il "pallino" sta qui. L´obiettivo di coalizzare una
maggioranza solo sulla legge elettorale
è forse meno remoto di quanto non si creda. Questo sarà il tentativo del Pd.
Anche se per ora il segretario si mantiene sulle generali, però ha chiesto ai
suoi approfondimenti e di studiare nuove ipotesi di riforma
che presto metterà sul tappeto e sottoporrà a tutti. I messaggi e i colloqui di
ieri - con il leader dell´Udc, Casini; con Tabacci dell´Api; con Di Pietro e
soprattutto con Prodi - dopo la strategia democratica annunciata nella lettera
a Repubblica vanno tutti in questa direzione. Per chiudere un´epoca, si deve
cominciare riscrivendo le regole della rappresentanza. Lo sa benissimo Fini. E
Italo Bocchino infatti ammette: «Per noi c´è una maggioranza e un impegno di
legislatura a favore del governo Berlusconi. Ma se qualcuno vuole far saltare
la legislatura contro la nostra volontà, allora si potrebbe valutare una
convergenza non di tipo politico ma mirata a realizzare regole condivise a
partire dalla legge elettorale».
Insomma, la "sveglia" suonata da Bersani con la proposta
di alleanza larga per sconfiggere Berlusconi - «coinvolgendo anche forze
contrarie al berlusconismo che in un contesto normale sarebbero collocate
altrove» - ha il suo punto di caduta nel cambiamento della legge
elettorale. Il leader Udc, Casini lo ha detto e
ribadito ieri: «Bene Bersani sul cambiamento della legge
elettorale». Luca Montezemolo, aprendo a un governo
istituzionale, aveva insistito: «Niente urne adesso ma un governo di scopo che
faccia prima la riforma elettorale».
Anche Raffaele Lombardo, il "governatore" della Sicilia ieri torna
sul tema: «Il sistema è ingessato auspico una vera riforma
elettorale». Il nodo è certo quello di mettersi
d´accordo su come cambiare la "legge
porcata", secondo la definizione sincera del suo ideatore, il leghista
Roberto Calderoli. Bruno Tabacci, portavoce dell´Api, il movimento fondato con
Rutelli, l´ha ribadito nella telefonata con Bersani: «Caro Pier Luigi le tue proposte mi sembrano serie e valide quanto più si
allontanano da quell´idea dell´autosufficienza del Pd. Se a qualcuno piace
questo sistema elettorale forzatamente bipolare, in
cui non funziona niente, fonte di leaderismo esasperato, si accomodi... ma è
come andare avanti con la testa rivolta all´indietro. Il "modello
tedesco" è la via d´uscita. Sarebbe un patto di pacificazione, con uno sbarramento
al 5%». Proporzionalista è Nichi Vendola. Il leader di "Sinistra ecologia
e libertà", pronto alle primarie e a sparigliare nel centrosinistra, non
gradisce di essere trascinato in «una disputa oziosa» e rileva soprattutto la
rissosità del Pd sull´argomento. Walter Veltroni, si sa, ha lanciato l´allarme
proprio sul rischio di abbandonare il bipolarismo. L´uscita ieri di Bersani su
Repubblica sancisce il punto di massima distanza con Veltroni. Per tagliare la
testa ai contrasti, Pierluigi Castagnetti ha ricordato che la soluzione c´è già
ed è il ritorno al Mattarellum. E Di Pietro in un´intervista: «Se sono troppe
le proposte di legge elettorale meglio tornare al Mattarellum. Se però c´è una
convergenza sul sistema tedesco con sbarramento andiamo a vedere di cosa si
tratta».
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"La Repubblica" del 27-08-2010 |
Interni |
Pagina: 2 |
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Argomenti: Proposte di
legge , Esempi esteri
Occhiello: L´esempio tedesco Il
governo tira a campare Riforma elettorale Il leader Udc Casini
considera "importante" la lettera del segretario democratico.
"Ora non si può dire di più"
Sottotitolo: In condizioni normali sarei
alternativo al Pd, ma non c´è normalità politica. La Merkel, ad esempio, in
Germania ha a lungo collaborato coi socialisti.
ROMA -Sul futuro non si sbilancia, non
dice esplicitamente di sì a quella «Alleanza per la democrazia» lanciata da
Pierluigi Bersani nella lettera di ieri a Repubblica. Ma è chiara l´attenzione
con cui Pier Ferdinando Casini guarda al progetto lanciato dal segretario
democratico. Un´operazione che ha molti punti di contatto con la strategia
immaginata a via della Scrofa. Bersani archivia l´esperienza dell´Unione e immagina
un nuovo Ulivo perno di un´alleanza più larga per sconfiggere Berlusconi. Ha
letto la proposta? «L´ho letta attentamente. E ritengo
importante che il Pd, tramite il suo segretario, si stia assumendo la
responsabilità di guidare una riorganizzazione del campo della sinistra
democratica. E' un impegno funzionale a dare maggior ordine alla politica
italiana e, per quanto riguarda le forze dell´opposizione, a rendere più chiari
i rapporti politici». La premessa del discorso di Bersani è anche il rifiuto di
tornare a votare con il Porcellum... «Anche qui, è pienamente condivisibile
l´idea che non si possa tornare alle urne prima di aver riscritto una legge elettorale con l´obiettivo di
restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri parlamentari. Che
cinque oligarchi di partito - e io mi metto tra questi - decidano in solitudine
l´intera rappresentanza parlamentare è un´indecenza cui va posta fine». Bene,
allora si può immaginare l´alleanza tra voi e il nuovo Ulivo a trazione Pd?
«Alleanza? Piano. Il nostro compito è un altro, parallelo a quello di Bersani.
A noi spetta di riorganizzare un´area di centro che si rivolge a un altro pezzo
d´Italia. Sarà il cammino politico e - è inutile nascoderselo - anche gli atti
della maggioranza, a sciogliere il nodo delle possibili alleanze. Altro adesso
non si può dire. Ma intanto è una buona cosa che il Pd si assuma la
responsabilità di organizzare quel campo e noi, in parallelo, di riorganizzare
il centro moderato e riformista». Quindi al momento
non escludete nulla? «In condizioni di normalità politica la mia collocazione
in Europa sarebbe alternativa a quella del Pd. Ma, appunto, in una situazione
di normalità politica, sia italiana che internazionale, che adesso non c´è. Ad esempio, ricordo che Angela Merkel in Germania
ha collaborato con i socialisti a lungo e il governo attuale, basato su
un´alleanza fra Cdu e i liberali, sembra stia facendo rimpiangere quello di
prima». Con Bersani ha discusso della proposta di
Alleanza democratica? «Bersani è un interlocutore affidabile e serio, con lui
c´è un dialogo continuativo e quasi quotidiano. Senza nasconderci le
diversità». Intanto il vertice a villa Campari tra Berlusconi e Bossi sembra
aver archiviato sia l´ipotesi di allargamento della maggioranza all´Udc, sia le
elezioni anticipate. Come lo valuta? «A parte il solito teatrino della
politica, il vertice lo considero in maniera molto positiva. Si è liquidata
finalmente la scorciatoia delle elezioni anticipate, un falso tema che ha
impegnato l´estate e che sarebbe stata una prova di assoluta irresponsabilità,
vista la crisi internazionale e i rischi cui avrebbe sottoposto l´Italia». Ma i
leghisti hanno anche fatto valere il loro veto al vostro ingresso al governo...
«L´ipotesi di un´alleanza diversa, con noi al governo, non è mai stata in
discussione. Ognuno resterà nel posto dove lo hanno collocato gli elettori, chi
al governo e chi all´opposizione. A Berlusconi l´ho detto anche in privato: chi
ha vinto le elezioni ha il dovere di governare senza tirare a campare». E voi
resterete all´opposizione? «Noi continueremo sulla linea di opposizione
responsabile che abbiamo scelto fin dall´inizio della legislatura e che si sta
dimostrando sempre più seria ed efficace: voteremo le leggi
giuste, quelle fatte nell´interesse del Paese e contrasteremo duramente le
altre». (f. bei)
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"La Repubblica (ed. Bari)" del 27-08-2010 |
Bari |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: Il presidente Introna illustra
l´agenda dei lavori.
Ritorna in attività il Consiglio
regionale della Puglia, in anticipo sulla data che fissa al 16 settembre la
ripresa della sessione autunnale. L´Ufficio di Presidenza ha tenuto la prima
riunione, «decidendo innanzitutto - ha reso noto il presidente Onofrio Introna
- di convocare martedì 7 settembre la conferenza dei presidenti dei gruppi
consiliari e il governo, per fissare il calendario delle sedute del Consiglio».
Di rilievo un´altra decisione condivisa dall´Ufficio di Presidenza, nel quale
il presidente è affiancato com´è noto da due vicepresidenti e due consiglieri
segretari in rappresentanza delle forze politiche di
maggioranza e minoranza. L´organismo predisporrà una proposta di legge di modifica del regolamento consiliare interno, «per apportare
le modifiche utili a rendere più snello il lavoro dell´Assemblea regionale
- ha spiegato Introna - e per dare risposte in termini di celerità dei lavori,
sempre nel rispetto dei ruoli tra maggioranza e opposizione». La bozza del
testo di legge sarà portata prima possibile
all´attenzione dell´Aula per poter essere approvata entro la fine dell´anno. In
precedenza, dovrà essere esaminata dalla commissione affari istituzionali:
«Siamo tutti impegnati a garantire l´avvio dell´attività di una commissione
impegnata a scogliere i nodi della macchina istituzionale - ha osservato il
presidente del Consiglio regionale - abbiamo la necessità, tra gli interventi
più urgenti, di rendere coerenti lo Statuto e la legge
elettorale e di rivedere quest´ultima risolvendo in
maniera inequivoca il numero dei consiglieri da eleggere». Non ultima in ordine
di priorità, l´esigenza, sottolinea il presidente Introna, «di ridurre il
numero dei componenti del Consiglio regionale, scendendo per ipotesi da 70 a
60, anche per dare una risposta concreta ai costi della politica». (red.cro.)
|
"La Repubblica (ed. Palermo)" del 27-08-2010 |
Palermo |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: Pellegrino: servono interventi sul
traffico.
«Per opere come il tram e il passante
bisogna fare il tifo perché possono cambiare in modo significativo la vita dei
palermitani». Maurizio Pellegrino, consigliere comunale del Pd ed ex
responsabile del settore trasporti della Cgil, è uno sponsor delle grandi opere in corso di realizzazione ma non senza
perplessità. Pellegrino passante e tram cambieranno davvero la mobilità in
città? «Possono cambiarla a patto che siano inserite in un contesto più ampio
di assetto urbanistico. Ma su questo non c´è alcuna programmazione: basti
pensare che il Comune ha trasferito la gran parte dei
suoi uffici in via Ausonia, mentre la Regione ha annunciato che molti
assessorati verranno spostati in viale Campania. Così non funziona: o tram e
passante diventano il centro della mobilità cittadina oppure sono una occasione
sprecata». Di chi è la responsabilità? «Della politica: Cammarata ha puntato la sua campagna elettorale proprio sulle grandi opere che, per la verità, erano già partite sotto l´era Orlando.
Ma dopo le elezioni se n´è disinteressato. Il Piano urbano del traffico, per esempio, non le
contempla. Il risultato? La città è fredda nei confronti dei lavori. Nota solo
i disagi e non le potenzialità». Qual è, secondo lei, l´opera più importante?
«Il passante, una sorta di Rer parigina, è l´architrave di un sistema che comunque deve essere integrato». sa. s.
|
di Michel Martone |
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"Il Sole 24 Ore" del 27-08-2010 |
IN PRIMO PIANO |
Pagina: 2 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: INTERVENTO
N onostante le tensioni e le polemiche
suscitate dall' accordo di Pomigliano, tutti, anche la Cgil, sono ormai d'
accordo sul fatto che nel nostro paese c' è un disperato bisogno di regole
sulla democrazia sindacale. Perché non si può affrontare la competizione
globale con un sistema di relazioni industriali che, per funzionare, ha bisogno
dell' unanimità dei sindacati confederali perché consente alle minoranze di
vanificare, con scioperi e contenziosi seriali, le scelte dell' azienda
accettate dalla maggioranza dei lavoratori. Per questo, già con la
sottoscrizione del Protocollo del 23 gennaio 2009, tutte le parti sociali, con
l' eccezione della sola Cgil, si erano assunte l' importante compito di
individuare un quadro di regole chiare sulla rappresentanza per affermare nelle
aziende, come nelle relazioni industriali, il principio democratico. Ovvero l'
elementare regola secondo la quale le decisioni prese dalla maggioranza
vincolano anche la minoranza. Purtroppo, però, di fronte a questo importante
compito, i sindacati si sono ben presto divisi sulla base di due diverse
visioni della democrazia. La prima di queste concezioni è quella che può essere
definita partecipativa e trova il consenso della Cisl e della Uil. La seconda è
di marca più prettamente assembleare ed è portata avanti dalla Fiom e forse dalla Cgil. La prima proposta, che
peraltro incontra anche il favore di Governo e parti sociali, si ispira al
modello della democrazia rappresentativa. In base a questa concezione i
lavoratori, attraverso l' elezione, attribuiscono agli eletti il mandato
a rappresentarli; ricevuto il mandato gli eletti trattano, eventualmente
proclamando scioperi, ma poi, quando i sindacati che rappresentano la
maggioranza dei lavoratori sottoscrivono il contratto collettivo aziendale,
tutti i lavoratori dell' azienda sono obbligati a rispettarlo. Si tratta di un
sistema coerente con la Costituzione che ha peraltro il pregio, soprattutto in
un momento di sacrifici economici come quello in cui ci troviamo, di consentire
a chi governa le aziende e a chi rappresenta i lavoratori di prendere scelte
difficili, come ad esempio quella di aumentare la flessibilità oraria, senza
dover necessariamente sottoporre ogni volta quella scelta ad un referendum. A questo modello se ne contrappone un altro, a
dire il vero portato avanti dalla sola Fiom con un disegno di legge ad iniziativa popolare, che invece predilige la
democrazia cd. assembleare. In base a questo modello, ci dovrebbero essere due
fasi di confronto con i lavoratori. Una prima, di carattere elettorale,
quando votano le loro rappresentanze, e una seconda, referendaria, nella quale
i lavoratori sono chiamati a ratificare ex post i contratti collettivi
sottoscritti dai sindacati eletti. Un bagno elettorale
che, per realizzare la democrazia assembleare nelle aziende, rischia di
paralizzarle e di comprometterne la capacità di competere sui mercati
internazionali. Perché rimette ogni scelta a un doppio confronto elettorale che, da un lato, comporta un grave dispendio di
tempo, dall' altro, deresponsabilizza i sindacati e, in ogni caso, compromette
le possibilità di programmare l' attività aziendale, come è indispensabile per
ogni impresa che voglia essere competitiva. Ora mi chiedo. Se siamo chiamati a
competere con modelli di impresa di marca autoritaria come quelli che si sono
affermati nei paesi in via di sviluppo dove, come in Cina, tutte le scelte
dell' imprenditore sono assolutamente libere perché il sindacato a malapena
esiste, come possiamo pensare di poterli efficacemente contrastare adottando un
sistema di democrazia sindacale che espone scelte vitali per le aziende, prima
ad estenuanti trattative con i sindacati e poi all' incerto esito di referendum che consentono ogni volta ai lavoratori di
sconfessare i contratti sottoscritti dai sindacati? Forse anche la Fiom
dovrebbe prendere atto che, di fronte alla competizione globale, il vero
rischio per la democrazia, anche quella industriale, è che l' assemblearismo
degeneri nell' anarchia o, peggio, nella paralisi. Perché in definitiva, come
afferma la nostra stessa Costituzione, la democrazia serve proprio a questo. A
far sì che la voce della maggioranza sia in grado di tradursi in decisioni
concrete che, seppure possono richiedere alcuni sacrifici, sono in grado di
garantire un futuro a tutti. Ordinario di Diritto del Lavoro © RIPRODUZIONE
RISERVATA L' OSTACOLO Non si può puntare alla competizione globale con un
sistema di relazioni industriali basato sull' unanimità SINDACATI DIVISI Due
visioni in campo: Cisl e Uil puntano a un modello partecipativo, assembleare
per la Cgil.
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"Il Messaggero" del 27-08-2010 |
PRIMOPIANO |
Pagina: 4 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: Contro le moschea la mossa del
suino E la "porcata" sulla legge elettorale.
DAL MAIALE AL PORCELLUM Contro le moschea
la mossa del suino E la "porcata" sulla legge
elettorale.
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"La Stampa (ed. Alessandria)" del 27-08-2010 |
ALESSANDRIA |
Pagina: 53 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: FLUSSI. I DATI DEGLI ULTIMI TRE
MESI.
Sottotitolo: Un piccolo gruppo a giugno, uno
più consistente a luglio. "Cominciano a conoscerci oltre oceano"
[FIRMA]GIAN LUCA FERRISE ACQUI TERME
Dagli Usa nella città termale. Tra i molti turisti che durante i mesi estivi
hanno fatto tappa all' ombra della Bollente provenienti da varie nazioni c' è
stato anche un nutrito gruppo di cittadini statunitensi. «Una novità per Acqui
- ha commentato ieri l' assessore al turismo Anna Maria Leprato -. Significa
che il nome della nostra città inizia a circolare anche oltreoceano». C' è
stata di recente un' intensa attività di promozione attraverso le principali
reti televisive che hanno scelto Acqui per la registrazione di una serie di
programmi. «Dopo il successo delle Velone su Canale 5, anche la Rai ha fatto
tappa qui con la registrazione a Villa Ottolenghi di due puntate di
Capotavola». A questo si sono aggiunti brevi spot sulle Reti Mediaset. Ma
veniamo ai dati. Nel mese di giugno gli accessi all' Ufficio informazioni
turistiche di palazzo Robellini sono stati in totale 845. Di questi 480 sono
stati i turisti italiani; 120 quelli provenienti dalla Germania
e dalla Svizzera; 110 dell' Olanda e dei Paesi del Nord
Europa; 60 dalla Gran Bretagna; 50 dal Belgio e dalla Francia e 15
appunto dagli Usa. Le cose sono andate meglio a luglio con 1275 presenze. I
turisti italiani sono stati 550, dall' Olanda e dal Nord Europa arrivati
in 320 (a conferma della riscoperta di Acqui Terme per chi proviene dai Paesi
Nordici). In aumento i turisti della Gran Bretagna (90) e anche quelli da Germania
e Svizzera: 170 presenze. Buona anche a luglio la presenza di turisti
provenienti da Belgio e Francia: 95. I cittadini
statunitensi sono saliti a 35. E hanno fatto capolino anche otto turisti
maltesi. Dall' inizio del mese di agosto a oggi le presenze sono state 1400. In
aumento rispetto i turisti italiani (600 unità), mentre una conferma c' è stata
anche da parte di olandesi, norvegesi e svedesi. I tedeschi e gli svizzeri sono
stati 120, dal Regno Unito sono arrivati in 95, belgi e francesi
90. Si è contato anche qualche giapponese, qualche polacco, qualche cittadino
greco e qualche gallese. Le richieste rivolte agli operatori dello sportello
Iat hanno riguardato in particolare, i luoghi da visitare ad Acqui Terme e nel
circondario, le strutture ricettive, quali gli alberghi, i Bed & Breakfast,
gli agriturismi e gli appartamenti, la possibilità di connettersi a Internet,
la dislocazione di negozi, supermercati e biblioteca. Numerose anche le
telefonate per informazioni: circa 300 solamente a giugno e luglio. In costante
aumento le richieste d' informazioni formulate via posta elettronica.
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di WALTER RAUHE |
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"Il Messaggero" del 27-08-2010 |
PRIMOPIANO |
Pagina: 3 |
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Argomenti: Esempi
esteri
BERLINO - Le Pomigliano d' Arco di Germania sono tante. Dagli stabilimenti Volkswagen di
Wolfsburg, che già anni fá hanno rinunciato alla delocalizzazione all' estero della produzione del nuovo modello Touran ottenendo
in cambio dal sindacato IG Metall l' appoggio per il
programma 2500x5000 (2500 euro lordi in cambio del mantenimento di 5mila posti
di lavoro in Germania), al leader tedesco del settore delle casseforti e dei sistemi di sicurezza Melsmetall che ha deciso di concentrare la
produzione a Melsungen, richiudendo i suoi stabilimenti in Polonia ed Ungheria
inaugurati appena sei anni fà. Produrre in Germania è
di nuovo nel trend, e può essere anche conveniente e concorrenziali come
dimostrano i casi della Volkswagen e della Melsmetall. Due esempi
che non rappresentano certo solo delle eccezioni, ma che rispecchiano una
realtà industriale che in Germania viene sperimentata
ormai fin dall' ultimo dopoguerra e che comunemente viene anche definita come
"modello Renano". Un modello basato sulla co-gestione e non sullo
scontro tra datori di lavoro e sindacati, sul consenso invece che sul dissenso
e che nel settore automobilistico ha portato ai suoi risultati più evidenti. Le
rappresentanze sindacali e i consigli di fabbrica siedono così nello stesso
consiglio di sorveglianza e d' amministrazione di multinazionali dell' auto
come Volkswagen, BMW o la stessa Porsche. "Lavoratori" e
"padroni" pianificano assieme non solo i contratti di lavoro, ma i
piani di produzione, gli orari di lavoro, la scadenza dei turni, lo sviluppo di
nuovi modelli, la qualità e i controlli del prodotto. L' influenza e il potere
del sindacato metalmeccanico IG-Metall e dei rispettivi consigli di fabbrca
all' interno degli stabilimenti è dunque notevole anche se a sua volta è un
risultato di lunghe lotte e conquiste, tanto che non sempre si può parlare di
una "pace sociale" di fatto. "La situazione di partenza di molti
lavoratori italiani, non è certo paragonabile a quella quì da noi", spiega
però il sindacalista della IG Metall e membro del consiglio di fabbrica della
Volkswagen di Wolfsburg Francesco Garippo.
"Quando Marchionne o la confindustria indicano nel modello tedesco un esempio da seguire, si dimenticano spesso di precisare però
che qui da noi gli operai guadagnano molto di più rispetto all' Italia, che i
turni di lavoro settimanali sono inferiori, le pause più lunghe e così
via". "Senza l' assenso del consiglio di fabbrica a Wolfsburg non può
ad esempio essere assunto o licenziato nessuno, venir
fatta alcuna ora di straordinario o, col nuovo ddl del governo Merkel per la
tutela della privacy, installata nessuna telecamera a circuito chiuso nelle
fabbriche o nei magazzini", precisa Garippo. "E' davvero questo
quello che vuole Marchionne per Pomigliano?". Al tempo stesso però la
disponibilità alla cooperazione e ai compromessi da parte dei sindacati
tedeschi è a volte davvero spiccata. Nei recenti piani di salvataggio messi a
punto alla Opel, il consiglio di fabbrica è arrivato ad appoggiare tagli
salariali fino al 30% lasciando invariati gli orari di lavoro. RIPRODUZIONE
RISERVATAr.
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di dal nostro
inviato |
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"Il Messaggero" del 27-08-2010 |
PRIMOPIANO |
Pagina: 5 |
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Argomenti: Esempi
esteri
FRANCA GIANSOLDATI RIMINI - Dall' applausometro del Meeting la riforma della giustizia, cavallo di battaglia del governo
Berlusconi, sembra sia davvero nelle corde del popolo di cielle. «Andremo
avanti col processo breve» annuncia il ministro Angelino Alfano riscontrando
spontanei consensi dalla platea. Il significato politico che si cela tra le
righe dell' intervento del Guardasigilli, a proposito della realizzazione del
processo breve, va ben al di là della riduzione delle lungaggini giudiziarie,
poiché implica far salva quella norma transitoria che consentirebbe di far
cadere i processi in corso che oltrepassano per eccesso una determinata soglia
temporale, e che, dunque, riguarderebbero anche i processi a carico del
premier. Il piede sull' acceleratore è d' obbligo, tenuto conto che a dicembre
la Corte Costituzionale deciderà se bocciare il Legittimo impedimento . La
tenuta della maggioranza e la quadratura coi finiani, dunque, si misurerà anche
su questo terreno. Il ministro Alfano va dritto per la sua strada e spiega che
la riforma serve per rendere il sistema
meno farraginoso, meno costoso, più efficiente. «Bisogna fare attenzione agli
sprechi» dice, facendo leva su una preoccupazione che sta a cuore alla gente in
un momento di crisi generale. «Non si farà però sotto dettatura dell' Anm».
Strappa altri applausi mentre spiega che si può intervenire sulla seconda parte
della Costituzione «non con una finalità ritorsiva ma per garantire una
giustizia efficiente e una magistratura più credibile». Non mancano lamentele
per le zeppe che le lobby dei magistrati gli mettono qui e là: «Il giudice
dovrebbe essere, oltre che apparire, equo ed imparziale e dovrebbe pagare se
sbaglia, come succede per i medici e gli ingegneri». Alfano fa notare altre
anomalie del sistema Italia, ricorrendo a paragoni esteri. L' ex primo ministro israeliano Olmert da indagato
si dichiarò fiero di appartenere al suo Paese: «Non mi risulta, infatti, che in
Israele ci sia una parte politicizzata della magistratura che indaga sempre lo
stesso personaggio politico; nè che vi siano giudici che firmano appelli contro
leggi votate dal Parlamento; che scrivano libri su progetti di legge ancora
pendenti in Parlamento». Lo stesso succede in America. Il presidente Obama può
criticare la sentenza della Corte sulle staminali, mentre «se in Italia lo
facciamo noi, diventa un attentato alla democrazia». Sul palco, accanto a lui,
siede l' ex magistrato Violante che gli tende la mano. RIPRODUZIONE RISERVATA.
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"larepubblica.it" del 27-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: Il segretario Pd cerca i numeri
per cambiare l' attuale sistema di voto. In pisa il "Mattarellum", in
vigore dal 1994 al 2006, o il sistema tedesco. Bocchino: "Se salta il
governo, non per colpa nostra, valuteremo anche la riforma"
ROMA - Il ragionamento è semplice: se c'
è uno showdown del berlusconismo, anche la Lega potrebbe essere interessata al
cambiamento della legge elettorale.
Nella partita politica vera che tra poco riprenderà ("Al chiacchiericcio
d' agosto io ho voluto sottrarmi, altro che "rapito"...",
scherza Bersani) il "pallino" sta qui. L' obiettivo di coalizzare una
maggioranza solo sulla legge elettorale
è forse meno remoto di quanto non si creda. Questo sarà il tentativo del Pd.
Anche se per ora il segretario si mantiene sulle generali, però ha chiesto ai
suoi approfondimenti e di studiare nuove ipotesi di riforma
che presto metterà sul tappeto e sottoporrà a tutti. I messaggi e i colloqui di
ieri - con il leader dell' Udc, Casini; con Tabacci dell' Api; con Di Pietro e
soprattutto con Prodi - dopo la strategia democratica annunciata nella lettera
a Repubblica vanno tutti in questa direzione. Per chiudere un' epoca, si deve
cominciare riscrivendo le regole della rappresentanza. Lo sa benissimo Fini. E
Italo Bocchino infatti ammette: "Per noi c' è una maggioranza e un impegno
di legislatura a favore del governo Berlusconi. Ma se qualcuno vuole far
saltare la legislatura contro la nostra volontà, allora si potrebbe valutare
una convergenza non di tipo politico ma mirata a realizzare
regole condivise a partire dalla legge elettorale". Insomma, la "sveglia" suonata da Bersani con la
proposta di alleanza larga per sconfiggere Berlusconi -
"coinvolgendo anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto
normale sarebbero collocate altrove" - ha il suo punto di caduta nel
cambiamento della legge elettorale.
Il leader Udc, Casini lo ha detto e ribadito ieri: "Bene Bersani sul
cambiamento della legge elettorale".
Luca Montezemolo, aprendo a un governo istituzionale, aveva insistito:
"Niente urne adesso ma un governo di scopo che faccia prima la riforma elettorale". Anche
Raffaele Lombardo, il "governatore" della Sicilia ieri torna sul
tema: "Il sistema è ingessato auspico una vera riforma
elettorale". Il nodo è certo quello di mettersi
d' accordo su come cambiare la "legge
porcata", secondo la definizione sincera del suo ideatore, il leghista
Roberto Calderoli. Bruno Tabacci, portavoce dell' Api, il movimento fondato con
Rutelli, l' ha ribadito nella telefonata con Bersani: "Caro Pier Luigi le
tue proposte mi sembrano serie e valide quanto più si
allontanano da quell' idea dell' autosufficienza del Pd. Se a qualcuno piace
questo sistema elettorale forzatamente bipolare, in
cui non funziona niente, fonte di leaderismo esasperato, si accomodi... ma è come
andare avanti con la testa rivolta all' indietro. Il "modello
tedesco" è la via d' uscita. Sarebbe un patto di pacificazione, con uno
sbarramento al 5%". Proporzionalista è Nichi Vendola. Il leader di
"Sinistra ecologia e libertà", pronto alle primarie e a sparigliare
nel centrosinistra, non gradisce di essere trascinato in "una disputa
oziosa" e rileva soprattutto la rissosità del Pd sull' argomento. Walter
Veltroni, si sa, ha lanciato l' allarme proprio sul rischio di abbandonare il
bipolarismo. L' uscita ieri di Bersani su Repubblica sancisce il punto di
massima distanza con Veltroni. Per tagliare la testa ai contrasti, Pierluigi
Castagnetti ha ricordato che la soluzione c' è già ed è il ritorno al
Mattarellum. E Di Pietro in un' intervista: "Se sono troppe le proposte di legge elettorale meglio tornare al Mattarellum. Se però c' è una
convergenza sul sistema tedesco con sbarramento andiamo a vedere di cosa si
tratta".
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di Corriere Della
Sera |
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"Corriere della Sera" del 27-08-2010 |
PRIMO PIANO |
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Argomenti: Esempi
esteri
Sottotitolo: Duggan: serve una leadership e
vera meritocrazia.
?? Occorre saper guardare in faccia la
realtà, dare risposte oneste a domande difficili e scomode ?? Il Paese ha
bisogno di uomini con vero senso dello Stato, in grado di coalizzare intorno a
obiettivi comuni MILANO - Ci guarda da fuori, da Londra: ma da uomo che conosce
e ama «profondamente» il nostro Paese. Ci guarda non da economista, né da
politico, meno ancora da tifoso di questa o quella squadra: è uno storico e il
nome Sergio Marchionne, per lui, è solo quello di un grande
manager internazionale. Ha appena letto il discorso del numero uno Fiat ai
giovani del Meeting di Rimini. E da storico - dell' Italia: è docente e
direttore del Center for the Advanced Study of Italian Society all' università
di Reading - Christopher Duggan fa l' immediato parallelo. Fiat «possibile
emblema, in positivo», del Paese, sì: perché «è un salto culturale la vera
sfida di Marchionne. Lui in azienda l' ha applicato, e ha funzionato. Ora lo
propone al "sistema", che in tempi di crisi
come quelli che stiamo tutti vivendo ne avrebbe bisogno più che mai». Il
problema, aggiunge Duggan, alla fine è però uno solo. Sempre lo stesso:
«Servirebbe una leadership. In Fiat c' è. Nel Paese, ho guardato bene ma - e lo
dico con tristezza - non la vedo». Può arrivare, però, professore. Quando
Marchionne sbarcò al Lingotto nessuno lo conosceva, nessuno ci credeva, nessuno
avrebbe scommesso un euro sul non fallimento. «E' vero. Ma per ripetere lo
stesso percorso occorre un' analisi della realtà, occorre affrontare i
problemi, occorre saper mettere a nudo le verità e saper dare risposte oneste a
domande difficili, pesanti, scomode. Quando vengo in Italia non vedo niente di
tutto questo. Nemmeno nei dibattiti». Mentre Marchionne, «scomodo», sa
sicuramente esserlo. Ieri ha scattato questa fotografia: «Una struttura
immobile, chiusa in se stessa, senza più voglia di competere e confrontarsi con
il resto del mondo». Parlava della Fiat trovata sei anni fa, ma per avvertire:
«Questo purtroppo è il rischio che corre anche il nostro Paese». Lei sembra condividere.
«Quel rischio è comune a molti Paesi europei, negli anni della grande crisi il problema non è solo vostro. Però, purtroppo,
per l' Italia sarà più difficile. Per la Gran Bretagna, per esempio, lo spartiacque sono stati gli anni Ottanta. Per voi avrebbero
potuto esserlo gli anni Novanta: guardando a Mani Pulite, anche da fuori,
la sensazione era che qualcosa stesse cambiando sul serio, che il terremoto non
fosse solo politico ma morale. Invece abbiamo scoperto che il cambiamento
culturale in realtà non c' era stato. Anzi, le cose sono peggiorate. Avevate
uomini come Giovanni Falcone. Avevate persone con senso dello Stato e
leadership. Ed eravate un popolo che la voglia di cambiare l' aveva». Forse l'
abbiamo ancora. «Non per caso, credo, Marchionne si è rivolto ai giovani. E non
a caso ha citato Machiavelli». Che normalmente è sinonimo di furbizia e
opportunismo. «E invece lui ha citato quello più autentico: "Il ritorno
del principio è spesso determinato dalla semplice virtù di un uomo". E'
questo il messaggio che ha lanciato, e non parlava di sé. Mi chiede se sono i
giovani, la speranza? Sì, ma bisognerebbe offrire loro qualcosa. Una visione,
una prospettiva. Qui a Londra ho tanti studenti italiani. Brillantissimi. In
gamba. E delusi: in Italia non vogliono tornare». Quando glielo dicono lei che
cosa risponde? «Che cosa vuole rispondere? Pensi solo alla meritocrazia». E' un
problema, anche, di schemi? Qui, intorno alle mosse di Marchionne, si sono
create due tifoserie: chi lo dipinge come eroe, chi come killer di diritti. Ma
se ne fa una questione ideologica mentre, dice lui, l' ideologia non c' entra
nulla, anzi: «Finché non ci lasciamo alle spalle i vecchi schemi non ci sarà
spazio per vedere nuovi orizzonti». «Appunto. Ma lui è cresciuto all' estero, conosce l' importanza del confronto e del mercato.
E, di nuovo, della meritocrazia. Che deve iniziare sempre dal "capo",
un "capo" che possa trasmettere e ispirare nella gente i valori
veramente liberali e collettivi su cui va costruita una democrazia rappresentativa
moderna. Marchionne si è comportato da leader e perciò ce l' ha fatta. Più
difficile trasferire il discorso sul Paese. Da anni non avete uomini in grado
di coalizzare le persone intorno a un obiettivo comune, con il senso pieno
dello Stato». Quanto c' entra l' ideologia? Dice Marchionne: «Non siamo più
negli anni Sessanta, non è possibile gettare le basi del domani continuando a
pensare che ci sia una lotta tra capitale e lavoro, "padroni" e
"operai"». Perché qui questi schemi resistono più che altrove?
«Resistono anche in Francia, o in Gran
Bretagna. Ma c' è forse più senso della realtà. E se
non si acquista quello, allora davvero è difficile che qualcosa cambi». La
risposta può essere il «patto sociale» riproposto ieri? «Può, certo. Ma torniamo
lì: servirebbero leader».
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di Corriere Della
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"Corriere della Sera" del 27-08-2010 |
PRIMO PIANO |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: Giuseppe Fioroni: il Pd non
rinunci a rappresentare i moderati e i cattolici.
ROMA - Giuseppe Fioroni fu democristiano,
popolare, dirigente della Margherita. Oggi, punto di riferimento dei cattolici
dentro il Pd. Sulla proposta di Bersani di «nuovo
Ulivo» più «alleanza democratica», è soddisfatto e preoccupato. Soddisfatto
perché? «La riflessione di Bersani è interessante. Tutti nel partito
condividiamo che si deve andare oltre il berlusconismo e che serve un governo
per l' emergenza sociale». Cosa la preoccupa? «Vedo ancora il rischio che il Pd
diventi un contenitore della sinistra progressista, rinunciando a rappresentare
moderati e cattolici e affidando questo compito ad alleati futuri, come l' Udc
di Casini». Ci sono nel progetto di Bersani punti di convergenza con quello di
Veltroni? «L' urgenza di alleviare il disagio sociale e anche il profilo riformatore». Con la sua «Lettera al Paese», Walter Veltroni
si è candidato a leader del centrosinistra e i cattolici del Pd lo sosterranno?
«Non credo che Walter abbia scritto per candidarsi. L' obiettivo è dare un
contributo per far vincere il Pd». I cattolici del partito condividono la
sostanza delle parole di Veltroni? «Sì. La priorità è che Berlusconi si
dimetta. Poi si deve fare un governo di responsabilità nazionale».
Veltroni propone, se c' è la crisi, un governo per fronteggiare l' emergenza e
per riformare la legge elettorale. «Prima di votare, si deve realizzare la riforma del fisco, si devono sostenere famiglie e imprese,
va impedito lo sfascio di università e scuola, e avviato un federalismo
solidale. Infine, si può affrontare la riforma elettorale». Chi dovrebbe partecipare a questo governo di
emergenza? «Tutti quelli che antepongono il problema Italia al tornaconto
personale o di partito». Poi, secondo Veltroni, si dovrà andare alle elezioni
con uno schieramento basato su un programma comune, senza sante alleanze o
patti col diavolo. «Il Pd deve preparare un programma di innovazione e
crescita. Poi, secondo passo, cercare i compagni di viaggio». Casini e anche
Vendola, Di Pietro? «E' fondamentale cancellare il ricordo del governo Prodi
del 2006: risultati straordinari, ma grande litigiosità. Stavolta occorre
infondere la certezza che il progetto sarà realizzato. La terza tappa sarà
trovare la guida della coalizione». Nomi che circolano: Bersani, Veltroni,
Chiamparino, Vendola... «Prima tutti assieme dobbiamo cercare di individuare un
"Prodi del terzo millennio". Un uomo che sappia parlare all' Italia
profonda e laboriosa, a commercianti, artigiani, coltivatori diretti,
cooperatori, professionisti». Se questo tentativo fallisse? «Se non riusciamo,
si applica lo statuto del partito: il candidato Pd alle primarie è il segretario
Bersani». C' è sempre la tentazione dei cattolici di lasciare il Pd? «Il Pd
esiste finché ci sono dentro i moderati e i cattolici, elemento fondante del
partito. Lavoriamo piuttosto per accogliere moderati e cattolici che lasceranno
la destra, stretti fra il martello di Bossi e l' incudine di Fini».
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di Corriere Della
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"Corriere della Sera" del 27-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: «Nuovo Ulivo, poi patto più
ampio». Casini: bene. Di Pietro: prima le urne.
FERRARA - Bersani viene qui, in Emilia, a
spiegare meglio il suo disegno. Pontelagoscuro di Ferrara, Reggio, stasera
Ravenna, davanti a tutti emiliani come lui. Il segretario del Pd vuole un
«nuovo Ulivo», che metta assieme le forze progressiste (dall' Ulivo di Prodi e
Veltroni, nel ' 96, Rifondazione era fuori). E vuole un'
«alleanza democratica» con questo Ulivo e con le forze contrarie al
berlusconismo e preoccupate per la democrazia. Per fare un governo d' emergenza
e anche per un patto elettorale. «Doppio cerchio», lo ha chiamato ieri il segretario. E
se l' Ulivo rinnovato si può pensare con Pd, Di Pietro, Vendola, socialisti e
pezzi di società civile, l' «alleanza» si allarga all' Udc di Casini, ad aree
come quella rappresentata da Montezemolo. Fino a Gianfranco Fini? «Tutti quelli
che...», ha risposto il segretario e voleva dire sì, fino anche a Fini, se ci
sta a portare fuori l' Italia dalla deriva populista di Berlusconi. E al
presidente del Consiglio, che lo accusa di rilanciare «ammucchiate da Prima
repubblica», Bersani risponde così: «E' lui che pretende di governare con una
compagnia che si insulta e si manganella tutti i giorni. La sua è un'
ammucchiata». Bersani arriva sotto il sole di Pontelagoscuro direttamente dalle
ferie sarde, asciutto e abbronzato. Nel viaggio in macchina da Roma ha preso
mentalmente nota dei consensi arrivati alla sua proposta
politica. Gli uomini del suo schieramento e quelli del vicesegretario Letta, e
Rosy Bindi, certo, ma anche ex segretari un tempo distanti come Franceschini e
Fassino. Un partito alla vigilia dell' autunno tornato quasi compatto. Se si fa
eccezione per Giuseppe Fioroni, rappresentante dei cattolici popolari, che t e
me l' emarginazione della componente moderata dal« nuovo Ulivo». E se si
eccettua Walter Veltroni, che martedì sul Corriere si era pronunciato per un Pd
alleato solo con chi sottoscrive un programma comune e contro «sante alleanze».
Quali differenze restano fra il suo percorso e quello di Veltroni? Bersani (che
a Tremonti dice che «farebbe meglio a citare meno Berlinguer e a rispettare la
626», la legge sulla sicurezza definita «un lusso»)
riflette e risponde: «Credo che attorno alla mia proposta
del "doppio cerchio" si possa riconoscere tutto il partito». Sia
Veltroni sia Bersani pensano che se ci sarà la crisi del governo Berlusconi, ci
vorrà un esecutivo di emergenza allargato a ogni oppositore. Sul dopo, Veltroni
punta ancora sulla vocazione maggioritaria del Pd con pochi partner «riformisti», Bersani sull' alleanza ampia. « La vocazione maggioritaria
- ha detto ieri il segretario - è quella del fratello maggiore. Il Pd è il
fratello maggiore di tutte le forze che si oppongono a Berlusconi». Poi, ci
sono le valutazioni degli esterni, possibili alleati futuri del Pd. Dice Casini
che «è positiva l' intenzione di Bersani di riorganizzare l' area della
sinistra democratica». «Contento», si dice Di Pietro, che Bersani voglia
ricostruire un nuovo Ulivo, ma prima, a suo parere, occorre «passare per le
urne».
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"Il Giorno" del 27-08-2010 |
Oggi in tv |
Pagina: 37 |
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Pubblicato
anche in:
"Il Resto del Carlino" "La Nazione" |
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Argomenti: Esempi
esteri
Grace, tranquilla casalinga americana,
scossa dalla richiesta di divorzio del marito, decide di andare in Gran Bretagna per assistere ai
funerali del suo cantante preferito. Con Kathy Bates (foto Ap) e Rupert
Everett.
|
di Micaela Bongi |
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"Il Manifesto" del 27-08-2010 |
POLITICA & SOCIET� |
Pagina: 6 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: LA PROPOSTA BERSANI Tanti sì, ma
Sel insiste: dalle primarie non si scappa.
Trova molti consensi nel suo partito,
piace alla Federazione della sinistra, piace ai verdi di Angelo Bonelli e piace
- da un certo punto di vista - anche a Pier Ferdinando Casini. Il segretario
del Pd Pierluigi Bersani risponde alla paginata di Walter Veltroni sul Corriere
della sera di martedì con due pagine di Repubblica. «E' giunto il momento di
suonare le nostre campane». E - gong - arriva la proposta
a effetto. Altro che «santa alleanza» per battere Silvio Berlusconi. Quello che
il segretario dice di voler mettere in campo è «un nuovo Ulivo». L' idea di
Bersani resta quella già abbozzata e sulla quale si sono già detti in sintonia
i leader della Federazione della sinistra, Ferrero, Diliberto e Salvi. Quella
cosiddetta dei «cerchi concentrici», con un nucleo, l' Ulivo, «in cui i partiti
del centrosinistra possano esprimere un un progetto univoco di alternativa e
mettersi al servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile
del paese», cioè una più vasta Alleanza per la democrazia. Un' alleanza «per
una legislatura costituente» che sconfigga «un' interpretazione populistica e
distruttiva del bipolarismo», per «riaffermare i principi costituzionali
rendendo più efficiente una salda democrazia parlamentare», con una nuova legge elettorale da riformare eventualmente già con un governo di transizione
«per tornare in tempi brevi al voto». Dunque, per il segretario Pd si potrebbe
lavorare a un «patto politico ed elettorale vero e
proprio» o a «forme più articolate di convergenza che garantiscano comunque un
impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del
gioco». Ad esempio gli animatori della Fed non parteciperebbero a un eventuale
governo. E fuori dall' Ulivo, il progetto, prosegue Bersani, potrebbe
«coinvolgere anche le forze contrarie al berlusconismo che in un contesto
politico normale avrebbero un' altra collocazione». Finiani compresi? «E' un
patto aperto a tutti quelli che...», risponde a sera il segretario del Pd.
Dell' Ulivo aggiornato Bersani aveva discusso nei giorni scorsi anche con Piero
Fassino e Dario Franceschini, entrato in rotta con Walter Veltroni, essendo l'
attuale capogruppo del Pd a Montecitorio sostenitore della «santa alleanza»
bocciata via Corriere. E così il segretario ottiene il sostengo dei fassiniani
e si allunga anche verso la minoranza interna di Area democratica. Per i
veltroniani ribatte invece Walter Verini, assicurando, polemico, che «il nuovo
Ulivo era il progetto del Pd al momento della sua nascita e se il Pd avesse
portato avanti con determinazione lo spirito del Lingotto, a 3 anni di distanza
e con la crisi drammatica del berlusconismo, forse il nuovo Ulivo ci sarebbe
già stato» Da Rifondazione approva Bersani il segretario Paolo Ferrero,
ripetendo di non essere interessato all' ingresso nell' Ulivo bis quanto all'
alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi e «ricostruire il quadro democratico del paese». Per quanto riguarda la legge elettorale, per Rifondazione dovrà essere proporzionale. E' per ora solo da
questo punto di vista, quello della riforma elettorale, che Casini - mantenendo le distanze dalla pur «positiva
intenzione di Bersani di riorganizzare l' area della sinistra democratica» -
guarda al progetto: «Condivisibile è per noi il tema di restituire ai cittadini
la responsabilità nell' indicare i propri parlamentari». Sperando di trovare
altri elementi di condivisione, visto che Bersani non sbilancia più di tanto.
Tornando al Pd, è scettico Vincenzo Vita, di Uniti a sinistra. Perché nella proposta del segretario mancano i contenuti effettivi: «Non
è la stessa cosa schierarsi nettamente con gli operai di Melfi oppure no». E
anche sulle alleanze, non è chiaro il ruolo di Antonio Di Pietro e soprattutto
risulta ridimensionato quello di Nichi Vendola. Anche perché di fatto Bersani
rilancia la sua candidatura, contro ipotesi più o meno concrete di ticket come
quello Chiamparino-Vendola. Non a caso Sinistra ecologia e libertà insiste
sulle primarie e Gennaro Migliore mette in guardia dalla «riedizione del
passato in forma di ammucchiata, con un partito grande e tanti cespugli. Bene
parlare di una coalizione ampia, ma bisogna chiarire il programma e fare le
primarie altrimenti non c' è coesione e ci sarà sempre un vantaggio troppo
forte per il centrodestra». Mentre Vendola rimanda ai prossimi giorni per un
suo commento.
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"corriere.it" del 27-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: L' intervista - Giuseppe Fioroni:
il Pd non rinunci a rappresentare i moderati e i cattolici.
L' intervista - Giuseppe Fioroni: il Pd
non rinunci a rappresentare i moderati e i cattolici "Il leader? Ci serve
un Prodi del terzo millennio" ROMA - Giuseppe Fioroni fu democristiano,
popolare, dirigente della Margherita. Oggi, punto di riferimento dei cattolici
dentro il Pd. Sulla proposta di Bersani di "nuovo
Ulivo" più "alleanza democratica", è soddisfatto e preoccupato.
Soddisfatto perché? "La riflessione di Bersani è interessante. Tutti nel
partito condividiamo che si deve andare oltre il berlusconismo e che serve un
governo per l' emergenza sociale". Cosa la preoccupa? "Vedo ancora il
rischio che il Pd diventi un contenitore della sinistra progressista,
rinunciando a rappresentare moderati e cattolici e affidando questo compito ad
alleati futuri, come l' Udc di Casini". Ci sono nel progetto di Bersani
punti di convergenza con quello di Veltroni? "L' urgenza di alleviare il
disagio sociale e anche il profilo riformatore".
Con la sua "Lettera al Paese", Walter Veltroni si è candidato a
leader del centrosinistra e i cattolici del Pd lo sosterranno? "Non credo
che Walter abbia scritto per candidarsi. L' obiettivo è dare un contributo per
far vincere il Pd". I cattolici del partito condividono la sostanza delle
parole di Veltroni? "Sì. La priorità è che Berlusconi si dimetta. Poi si
deve fare un governo di responsabilità nazionale". Veltroni propone, se c'
è la crisi, un governo per fronteggiare l' emergenza e per riformare la legge elettorale. "Prima di votare, si deve realizzare la riforma del fisco, si devono sostenere famiglie e imprese, va impedito
lo sfascio di università e scuola, e avviato un federalismo solidale.
Infine, si può affrontare la riforma elettorale". Chi dovrebbe partecipare a questo governo
di emergenza? "Tutti quelli che antepongono il problema Italia al
tornaconto personale o di partito". Poi, secondo Veltroni, si dovrà andare
alle elezioni con uno schieramento basato su un programma comune, senza sante
alleanze o patti col diavolo. "Il Pd deve preparare un programma di innovazione
e crescita. Poi, secondo passo, cercare i compagni di viaggio". Casini e
anche Vendola, Di Pietro? "È fondamentale cancellare il ricordo del
governo Prodi del 2006: risultati straordinari, ma grande litigiosità. Stavolta
occorre infondere la certezza che il progetto sarà realizzato. La terza tappa
sarà trovare la guida della coalizione". Nomi che circolano: Bersani,
Veltroni, Chiamparino, Vendola... "Prima tutti assieme dobbiamo cercare di
individuare un "Prodi del terzo millennio". Un uomo che sappia
parlare all' Italia profonda e laboriosa, a commercianti, artigiani,
coltivatori diretti, cooperatori, professionisti". Se questo tentativo
fallisse? "Se non riusciamo, si applica lo statuto del partito: il
candidato Pd alle primarie è il segretario Bersani". C' è sempre la
tentazione dei cattolici di lasciare il Pd? "Il Pd esiste finché ci sono
dentro i moderati e i cattolici, elemento fondante del partito. Lavoriamo
piuttosto per accogliere moderati e cattolici che lasceranno la destra, stretti
fra il martello di Bossi e l' incudine di Fini".
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"lastampa.it" del 27-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: IL RAPPORTO
Sottotitolo: Allerta degli esperti di
sicurezza: un detenuto su 10 ha ricevuto un addestramento radicalista durante
il periodo di detenzione.
La Gran Bretagna alza l' allerta e affronta una nuova ondata di
paura per possibili attacchi da parte di rivoluzionari jihadisti cresciuti in
terra britannica, poco addestrati ma molto motivati. In un report del Royal
United Services Institute (RUSI) pubblicato oggi, un gruppo di esperti in
materia di sicurezza e difesa ha infatti rivelato che oltre 800 "violenti
potenziali estremisti" islamici - accusati ma non incriminati
definitivamente di reati terroristici - saranno rilasciati dalle carceri
inglesi e gallesi entro i prossimi dieci anni. La decisione - presa in conseguenza
alla rapida diffusione di un accentuato "radicalismo" all' interno
degli istituti penitenziari - giunge come un fulmine a ciel sereno sui
cittadini del Regno Unito, nelle cui menti sono ancora fresche le terribili
immagini delle esplosioni a catena avvenute nella metropolitana di Londra il 7
luglio 2005, che causarono la morte di 52 persone. Mentre si registra l'
inversione di tendenza di al-Qaeda che finora ha preferito realizzare attentati
"spettacolari" di dimensioni notevoli, la relazione mette in guardia dallo
"strapotere" acquisito negli ultimi tempi dai leader dei gruppi
terroristici minori, come il predicatore Yemeni o l' americano Anwar al-Awlaki,
che incoraggiano i guerriglieri a compiere attacchi individuali - magari meno
sofisticati dal punto di vista dell' artiglieria, ma ugualmente mortali -
possibilmente in luoghi affollati. Non solo, pare che siano cambiati anche gli
obiettivi: finita l' epoca degli attentati sugli aerei di linea, ora il nuovo
target è rappresentato da treni, hotel ed eventi sportivi. "Le condizioni
sono pronte per una serie di attacchi che potrebbero iniziare in ogni
momento". Il professore del King' s College Michael Clark, che ha avvisato
dei pericoli Gordon Brown in quanto membro del National Security Forum, avverte
che per arginare il pericolo saranno anche introdotte significative modifiche
nei sistemi utilizzati per identificare gli eventuali
sovversivi e monitorarli. "Le carceri inglesi sono quelle che contengono
il maggior numero di terroristi rispetto agli altri Paesi euripei - ha detto -
anche se non da molti anni". Un tempo sufficiente tuttavia per le autorità
carcerarie britanniche, le quali ritengono che almeno un detenuto su dieci ha
ricevuto un addestramento radicale durante il periodo di detenzione, tale da rappresentare
una grave minaccia per la sicurezza del Paese non appena uscito dal carcere.
Dal 2000 sono stati rintracciati 20 importanti piani di attentati contro la Gran Bretagna. Solo uno è andato a
buon segno, ma oltre 230 persone sono state messe in prigione con l' accusa di
aver organizzato degli attentati. C' è anche chi accusa il governo di aver
condotto una politica estera che è servita solamente
"ad condensare alienazione e rancore". Ma è tempo di mettere da parte
le critiche e prendere le giuste precauzioni: ormai la globalizzata società
britannica sente il "peso" della sua vulnerabilità.
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"corriere.it" del 27-08-2010 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Occhiello: ECONOMIA
(ANSA) - ROMA - La Gran
Bretagna chiude il secondo trimestre con una crescita
del pil rivista in rialzo all' 1,2% (sui 3 mesi precedenti) e all' 1,7% sull'
anno. L' ufficio nazionale di statistica sottolinea che si tratta di un'
espansione che non si vedeva dal 2001. La nuova statistica dell' 1,2% si
confronta con il +1,1% stimato in precedenza.
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"L'Unità" del 27-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: Filo rosso
La proposta,
infine. C' è davvero bisogno di un rinnovamento della classe dirigente. Davvero
questa generazione politica non ha saputo né voluto dare
voce ai suoi fratelli minori, ai suoi figli. Li ha soppressi sul nascere,
spesso, o li ha usati a fini di propaganda elettorale.
Allora. Se andremo a votare con questa legge elettorale - sempre che la paura di votare di Berlusconi lo consenta
- poiché è una legge, questa, che dà ai partiti la
facoltà di nominare gli eletti (la sottrae agli elettori, certo. E ai partiti, a
tutti i partiti, in fondo fa comodo) facciamo le primarie in ogni
circoscrizione perché siano i cittadini a dire chi vogliono in lista.
Ribaltiamo nei fatti la logica aberrante dell' imposizione dall' alto,
antidemocratica. Siate voi, siamo noi a scegliere chi deve essere candidato, si
presentino le liste in ordine gerarchico in base ai risultati ottenuti dal
voto: risulteranno eletti coloro che sono stati preferiti dalla base elettorale. Se la base vuole il rinnovamento lo avremo. E'
possibile, in qualche caso - a livello locale - lo si è fatto. Diciamolo
subito: se si va ad elezioni sarete voi a scegliere i candidati. Posso
sbagliare, ma sarà un banco di prova: per gli elettori soprattutto. Li
chiameremo a decidere, conteremo quelli che davvero vogliono sconfiggere il
caimano, isoleremo quelli che agitano le acque contro il nemico presunto nella
stessa metà campo senza mai ricordare - in buona o cattiva fede - l'
avversario.
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"L'Unità" del 27-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: Dalla festa di Ferrara si rivolge
anche a Fini («che farà se rompe?»). E incassa il favore dell’Udc Il segretario
lancia la teoria «del doppio cerchio. Prima il Nuovo Ulivo, poi l’alleanza
democratica»
Sottotitolo: Contro Berlusconi «Parla di
ammucchiata? Le fa lui, questo è un progetto politico serio» Sul partito «Su
questa mia proposta spero si possa ritrovare tutto il Pd» LE FRASI Il governo
di transizione Governo di transizione e poi voto: «Sarebbe questo uno strappo
costituzionale? Qui siamo all'analfabetismo o alla sfacciata malafede»
L’alleanza democratica «Noi proporremmo un'alleanza democratica per una
legislatura costituente, capace di sconfiggere il populismo» Da Casini a Fini
Un’alleanza proposta a «tutti quelli che...» compresi Montezemolo, Fini e
Casini «Dobbiamo uscire da una fase lunga 10-15 anni» La replica al premier
«Adesso basta. La sua è un’ammucchiata. È lui che pretende di governare con una
compagnia che si insulta tutti i giorni»
Il leader Pd parla a Pontelagoscuro, alle
porte di Ferrara, e rilancia l' idea di un «nuovo Ulivo» e «un' alleanza
democratica» per mandare a casa Berlusconi, compresi l' Udc e Fini. E se si
andasse subito alle urne... SIMONE COLLINI «Se va avanti così rischia di
portare la politica in una fogna», dice scuotendo la testa. Per Pier Luigi
Bersani è la prima uscita pubblica dopo la pausa estiva. Il segretario del Pd
prova anche a ironizzare sulle «acque miracolose» del Lago Maggiore, che hanno
fatto mettere d' accordo Berlusconi e Bossi, ma aggiunge che dopo questo
«agosto vergognoso» c' è di che essere molto preoccupati dei possibili «colpi
di coda» del premier. «Dobbiamo mettere in moto la testa e le gambe», dice a
militanti e simpatizzanti che incontra alla festa del partito di
Pontelagoscuro, poco fuori Ferrara. La testa, ovvero la proposta
politica che avanza nel giorno del suo rientro dalle vacanze: mettere in campo
«un nuovo Ulivo» e «un' alleanza democratica» che consentano di chiudere
definitivamente l' epoca del berlusconismo e di far approvare le riforme necessarie al paese, compreso un nuovo sistema elettorale. La chiama la teoria «del doppio cerchio», per
semplificarla di fronte alle persone che affollano il prato della festa: le
forze del centrosinistra devono lavorare per dar vita a un progetto omogeneo
«di alternativa», ma poi è anche necessario che tutte le forze preoccupate
della deriva democratica facciano fronte comune. Anche Casini e nel caso
Montezemolo?, chiedono i giornalisti che lo avvicinano al campo sportivo di
Pontelagoscuro prima che inizi il comizio. «Assolutamente». Anche Fini? «La proposta è rivolta a tutti quelli che...», risponde il leader
del Pd. Bersani non fa mistero di pensare che «nell' emergenza», ovvero in caso
di voto anticipato, questa alleanza democratica possa anche presentarsi alle
elezioni. Per una questione di coerenza logica: «Se ci sarà un ritorno alle
urne è perché avranno rotto su qualcosa, molto probabilmente sul processo
breve. E a quel punto che potrebbero fare i finiani?». Rimane l' ipotesi di
organizzare un terzo polo. Ma intanto, è il ragionamento, dividere il fronte
ridurrebbe le possibilità di vittoria di chi vuole impedire la «deriva
democratica». E poi Bersani ha registrato con soddisfazione il modo in cui
Casini ha commentato la sua proposta, rilanciata con
una lettera "programmatica" a Repubblica. Il leader dell' Udc ha
definito «positiva» l' intenzione di Bersani di assumersi
la responsabilità di riorganizzare «la sinistra democratica» e anche quella di
arrivare a una modifica della legge elettorale, senza
bocciare la proposta dell' "alleanza democratica". I due si sono
sentiti e torneranno a incontrarsi per discutere della situazione nei prossimi
giorni. Berlusconi da lontano parla di «ammucchiate fuori tempo», e quando
FRONTE COMUNE, FINO A FINI BERLUSCONI E LE AMMUCCHIATE la cosa viene riferita a
Bersani, il leader del Pd fa un gesto con la mano, come a spazzar via qualcosa
dal campo, e poi: «Adesso basta. La sua è un' ammucchiata, la mia è una proposta politica chiara e precisa. E' lui che pretende di
governare con una compagnia fatta di persone che si insultano di continuo, si
manganellano, tirando in ballo anche le mogli. Ora siamo arrivati anche al bue
che dice cornuto all' asino: quello che ha venti ville che va a speculare sulle
ville degli altri. E mai che spendano una parola sui problemi del paese. Non si
può continuare a vivacchiare. Con una Lega che dice "Roma ladrona"
quando sono proprio i leghisti che stanno a Roma con quattro ladroni. Il
Carroccio è come quello che sta attaccato al vecchio zio per prendergli l'
eredità». Una pausa, e poi: «Se arrivano elezioni anticipate si deve sapere che
hanno un padre e una madre, Berlusconi e la sua crisi». Per questo bisogna
accelerare su una strada che pure Bersani aveva indicato candidandosi a
segretario del Pd, quando disse che bisognava «riaprire il cantiere dell'
Ulivo». Bersani pensa a un percorso che consenta di creare anche organismi ad
hoc. Ne parlerà con gli altri leader politici nei prossimi giorni. E se
qualcuno, come il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, dice che per percorrere
questa strada occorre «rafforzare le proposte
programmatiche», il segretario del Pd sta lavorando al discorso che farà per la
chiusura della Festa nazionale, a Torino il 12, e che sarà incentrato proprio
su «l' Italia che vogliamo». Bersani non teme divisioni interne al partito
sulla sua proposta. Le molte reazioni positive
registrate ieri lo lasciano soddisfatto. E se Walter Veltroni, soltanto 48
prima aveva bocciato le «sante alleanze» antiberlusconiane, Bersani lascia
Pontelagoscuro rispondendo così a chi gli pone la questione: «Sulla mia proposta si può trovare tutto il Pd». *
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"larepubblica.it" del 27-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: Il segretario del Pd a Rimini
per il meeting Cl: "L' esecutivo non arriverà a fine legislatura. Possono
solo vivacchiare. Contento per i tanti si al nuovo Ulivo". Cicchitto ai
finiani: "Si può congelare la questione degli incarichi nel partito, ma
parlino chiaro sui 5 punti". La Russa: "Il nodo resta".
Bocchino: "Dire se Fini è compatibile". La fondazione vicina al
presidente della Camera: "Nel Pd non ci sono epurazioni"
ROMA - Il governo non arriverà a fine
legislatura. Ne è convinto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Una
valutazione, che, precisa il segretario del Pd, prescinde da questo
"agosto vergognoso". L' esecutivo ha aggiunto Bersani "non ce la
può fare. Non saprei quando ma il disfacimento è profondo". "Possono
vivacchiare", afferma il segretario del Pd, "ma non è
rimontabile". Ecco perché Bersani è tornato sulla sua proposta
di lanciare un nuovo Ulivo. Più di un nuovo Ulivo "ci vuole un nuovo
popolo. E lo troviamo state tranquilli". Secondo Bersani "in quella
parola, Ulivo, c' è un patto forte di forze politiche che credono anche nell'
esigenza di riorganizzare strutturalmente il campo del centrosinistra
semplificandolo. E' l' idea di forze politiche che si mettono al servizio di
una riscossa civica". Sulle possibili alleanze "non ho sentito dei
no, ho sentito semmai un sacco di sì: così tanti che non me li aspettavo
neanche io. E da tutti i lati". "Io - chiarisce Bersani - sto
parlando di una alleanza elettorale per tutte le forze
che dovranno partecipare al nuovo Ulivo. Ma da lì noi dovremo far partire un
appello a tutte le forze che hanno una certa idea di democrazia e che sono
preoccupate di una piega plebiscitaria. E questa ' cosa'
che dico in caso di emergenza può diventare anche un patto elettorale, mentre in una via più ordinaria può diventare una piattaforma
comune. Per esempio, sulla legge elettorale o sull'
indipendenza della magistratura". Mano tesa anche al presidente della
Camera, Gianfranco Fini. "Anche con queste forze" - prosegue Bersani
- "si può discutere quando si parla di assetti costituzionali e di legge elettorale perchè queste sono
le regole del gioco. In ogni caso - conclude - gli ex fascisti stanno di là e
l' ex comunista sta di qua. Dopodichè tutti e due abitiamo nello stesso
Paese". Porte aperte anche all' Idv. "Non ho letto di veti da parte
di Di Pietro". Tensione Pdl-finiani. Un partito con due gruppi
parlamentari non è "mai esistito". E la questione va risolta. La
priorità però è quella della governabilità. E Futuro e Libertà dovrà dire con
chiarezza come intende comportarsi sui cinque punti programmatici proposti da Berlusconi. E' l' avvertimento di Fabrizio
Cicchitto. La tensione tra finiani e Pdl alimenta ancora discussioni nella
maggioranza. Ieri i coordinatori del Pdl avevano annunciato la convocazione
degli esponenti di Fli con incarichi nel partito per giudicare la compatibilità
tra i due ruoli. Una notizia che aveva scatenato la dura reazione degli uomini
vicini al presidente della Camera. Oggi sulla questione interviene il
capogruppo del Pdl a Montecitorio. "Nella storia politica del Paese",
avverte Cicchitto, "non è mai esistito un partito con due gruppi
parlamentari. Se si vuole che, in attesa di un chiarimento globale, venga per
tutta una fase in un certo senso sospeso lo statuto, la risposta non può non
essere affidata alla politica". Una posizione apparentemente più
accomodante. A patto di risolvere ogni ambiguità sul sostegno al governo.
"Di qui al mese di settembre", ammonisce Cicchitto, "i finiani
ci devono dire se sui 5 punti proposti da Berlusconi,
fra i quali c' è anche la riforma della giustizia, c'
è il loro impegno positivo ai vari livelli politico-parlamentari su cui si
svolgerà il confronto (mozione complessiva, singoli disegni di legge, conseguenti voti di fiducia), oppure se essi si
attesteranno su formule negative o ambigue volte rispettivamente alla caduta o
al logoramento del governo Berlusconi". Anche Ignazio La Russa è tornato
sul problema dei dirigenti del Pdl che hanno aderito a "Futuro e
Libertà". Priorità alla governabilità anche per il ministro della Difesa
ma il nodo non è comunque più rinviabile. "Cicchitto ha perfettamente
ragione", premette il coordinatore del partito, sottolineando che la
permanenza degli aderenti a Fli nel Pdl sarà affrontata "con calma".
Detto ciò, aggiunge il ministro della Difesa, "il problema dei finiani che
hanno incarichi da dirigenti nel Pdl non è procrastinabile, e su questo
Cicchitto è d' accordo con me, visto che ne abbiamo parlato e anche lui la
pensa così". Bocchino: il problema è politico. In precedenza sulla
questione era invervenuto Italo Bocchino, capogruppo alla Camera di Futuro e
libertà: "Ora la palla è in mano a Berlusconi, è lui che deve decidere il
da farsi. Il punto non è la compatibilità dei singoli parlamentari o meno ma se
persiste l' incompatibilità di Fini con il Pdl". Il presidente dei
deputati di Fli è categorico: "Se Fini è incompatibile con il Pdl, lo sono
anche io, è inutile andare a valutare i singoli casi, non avrebbe senso".
Farefuturo: imparare dalla sinistra. Un elogio "inaspettato" della
sinistra. E' quello che arriva dalla fondazione "Farefuturo".
"La percezione che si respira all' interno del Pd e tra i suoi
elettori", scrive Antonio Rapisarda, "è quella comunque di un
soggetto politico che non separa con la mannaia della superficialità gli
ortodossi dagli eretici, i puri dai presunti ' traditori' ". Per
Farefuturo nel centro sinistra c' è un ambiente politico diverso da quello
della maggioranza. "Di sicuro", si legge
nell' editoriale, "all' interno del Pd vi è un approccio meno tragicomico:
nessuna epurazione, nessuna cacciata, nessuna accusa di lesa maestà. Ma
congressi, mozioni, votazioni e avanti il prossimo". "Insomma -
conclude Rapisarda - dal Pd il centrodestra avrebbe pur sempre qualcosa da
imparare. Chiamiamola, per utilizzare un eufemismo e per iniziare, una piccola
lezione di dialettica democratica".
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"libero.it" del 27-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: Politica.
L aveno Mondello (Varese), 27 ago.
(Adnkronos) - "La legge elettorale
e' perfetta non si puo' tornare al passato quando gli accordi si facevano dopo
il voto". A dirlo e' Umberto Bossi segretario federale della Lega Nord che
ha risposto cosi' a chi gli chiedeva se ci sia lo spazio per una modifica dell'
attuale legge elettorale
parlando a margine dell' inaugurazione di una fiera a Laveno Mondello.
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"Liberazione" del 27-08-2010 |
POLITICA |
Pagina: 5 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Dopo le dure critiche espresse l' altro
ieri dalla commissaria Ue alla giustizia e cittadinanza Viviane Reding all'
approccio francese alla questione dei rom, Parigi ha
teso un ramoscello d' ulivo. E' infatti arrivato l' invito indirizzato a
Bruxelles per la riunione convocata a Parigi per il 6 settembre con alcuni
ministri responsabili dell' immigrazione, da cui sinora la Commissione Ue era
stata esclusa. Lo ha confermato il portavoce della Reding, Matthew Newman,
sottolineando però che non è ancora stato deciso se Bruxelles parteciperà o
meno a questo "seminario" su cui da giorni infuriano le polemiche.
Ufficialmente, però, a Parigi non si parlerà di rom. «Nella lettera inviata dal
ministro Besson è chiaramente indicato che la discussione non porterà su una
comunità in particolare» ma più in generale sul tema del diritto d' asilo e
della lotta all' immigrazione clandestina. Proprio ieri pomeriggio, la
commissaria Reding aveva richiamato Parigi all' ordine con una nota da
Bruxelles in cui faceva «appello in particolare alle autorità francesi perché si impegnino in un dialogo franco e onesto con tutti, e sottolineo tutti, gli stati
membri» su «come affrontare la responsabilità congiunta per la popolazione rom»
basandola su «i Trattati e la Carta Ue dei diritti fondamentali» e proponendo
di affidare quindi alla Commissione un ruolo da «mediatore» tra gli stati
membri. Alla riunione di Parigi la Francia ha invitato solo Germania, Spagna, Gran Bretagna, Belgio e Italia, più Canada e Usa. Ma intanto il governo francese va avanti con il suo programma di rimpatri di rom, nonostante le
crescenti critiche in patria e all' estero.
Sono partiti altri due aerei, uno da Lione e uno da Parigi, con a bordo in
totale 250 persone. Il ministro dell' Immigrazione, Eric Besson, ha detto
chiaramente che il governo intende accelerare il programma. In risposta, la
Romania fa sapere che intende chiedere all' Unione Europea più fondi per i
programmi di integrazione dei rom, con il ministro del Lavoro Mihai Seitan che
ha spiegato che Bucarest ha ottenuto l' appoggio della Francia
al proprio piano. «La quantità di fondi necessaria è molto superiore a quattro
milioni di euro» ha detto Seitan, riferendosi ai fondi europei finora ricevuti
per finanziare progetti di integrazione dei rom. Il ministro rumeno non ha
fornito cifre concrete, ma ha detto che è attesa una delegazione francese a Bucarest i prossimi 9 e 10 settembre per
discutere il piano. Secondo i dati ufficiali dell' ultimo censimento, in
Romania vivono 500mila rom - il 2,5% dell' intera popolazione - ma il numero
reale si ritiene sia tre, forse quattro, volte superiore. La maggioranza vive
in condizione di estrema povertà e abbandono e nella comunità il tasso di
analfabetismo supera il 50%.
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"La Repubblica" del 28-08-2010 |
Interni |
Pagina: 6 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: Bossi: il leader pd piagnucola,
niente riforma elettorale Lo scontro Il capo dei
democratici: Casini mi ha capito Maroni: pronti al voto in due giorni.
ROMA - «Al di là di questo vergognoso
agosto, il governo non ce la può fare. Può tentare solo di vivacchiare.
Berlusconi non arriverà alla fine della legislatura». Pier Luigi Bersani
continua l´offensiva. Dopo l´appello per un Nuovo Ulivo e un´Alleanza
democratica per sconfiggere Berlusconi, affidato a Repubblica, il segretario
del Pd rilancia, convinto che «il governo sia verso la fine». Passa ieri dal
meeting di Rimini («Sono qui da visitatore semplice, per salutare gli amici»),
poi va alla festa Pd di Ravenna. Ne ha per tutti. Dal centrodestra replicano
duramente, Bossi in testa. «Se Bersani pensa che Berlusconi non arriverà a fine
legislatura allora perché è andato da Berlusconi a piagnucolare e a dire di non
andare alle elezioni?». Insiste il Senatùr: «Casini e Bersani sono sempre stati
alleati anche adesso lo sono, e comunque se c´era da andare alle elezioni io e
Berlusconi le vincevamo tranquilli». Rincara la dose il ministro dell´Interno
Roberto Maroni: «Stimo Bersani ma non ne ha mai azzeccata una. Arriveremo a
completare la legislatura». Controreplica Bersani: «Bossi chieda a tutti i portinai
e alle guardie delle residenze pubbliche e private di
Berlusconi se mi hanno mia visto bussare e tantomeno piagnucolare. Cominciano
ad essere molto nervosi...». La maggioranza lancia l´affondo soprattutto sulla legge elettorale: «Nessuna riforma,
la legge elettorale va bene
com´è - stoppa Bossi - E' perfetta. Il Pd vuole una legge
che vada bene a loro, a noi va bene questa». Idem il ministro Calderoli:
«Bersani non ne imbrocca mai una. Ha sbagliato addirittura la festa, perché non
l´avevano invitato». Sarcasmo frutto di «molto nervosismo», secondo il
democratico Filippo Penati: «Fa bene a preoccuparsi Calderoli perché manderemo
a casa lui e la sua legge elettorale».
Polemica sempre più tesa. Paolo Bonaiuti, sottosegretario e portavoce del
premier, ironizza invitando Bersani a tornarsene da dove è venuto, cioè «dalla
Luna: ha detto subito che vuole una bella ammucchiata di vecchia politica
ovviamente senza Berlusconi voluto dalla maggioranza degli italiani». Ma il
segretario Pd è soddisfatto dei consensi che il suo programma politico ha
ricevuto. Prima di tutto da Prodi, il fondatore dell´Ulivo. «E' stata una
grande soddisfazione - ammette Bersani - Romano mi ha detto che gli ho fatto
una sorpresa, ma questa sorpresa era già dentro le cose che dissi quando fui
eletto segretario». Giudica buona l´apertura mostrata da Casini: «Mi pare che
il leader Udc abbia colto bene il senso della proposta.
Ciascuno ha le sue posizioni, tuttavia riconosce l´esigenza che il
centrosinistra si riorganizzi e riconosce il problema della questione
democratica che è aperto a partire dalla legge elettorale, e non solo: penso alla magistratura e alla
giustizia. Credo sia un fatto significativo». E di Fini dice: «Lui è un ex
fascista e sta di là, io un ex comunista e sto di qua. Dopodiché viviamo tutti
e due nello stesso Paese». Certo nel Pd ci sono dubbi, distinguo e dissensi.
Sergio Chiamparino, indicato come possibile competitor di Bersani in future
primarie per la premiership, dice: «Da outsider darò il mio contributo al Nuovo
Ulivo. Non mi piace dare voti ma credo che il partito di Bersani dovrebbe avere
un profilo programmatico più chiaro». Oggi inizia a Torino la festa nazionale
dei Democratici e Bersani premette: «A Torino vorrei parlare poco di Berlusconi
e molto dell´Italia che vogliamo. Il governo verrà alla Camera, sentiamo se le
acque del lago Maggiore sono state miracolose, io ne dubito». (g. c.)
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di VINDICE LECIS |
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"Corriere delle Alpi" del 28-08-2010 |
Attualità |
Pagina: 4 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: Il leader del Pd, ieri a sorpresa
al meeting di Rimini, incassa lappoggio di Prodi.
Sottotitolo: Bersani: «Puntiamo alla riscossa civile di unaltra Italia»
ROMA. Il governo non arriverà a fine
legislatura. Secondo Pier Luigi Bersani cadrà a causa «di un disfacimento
profondo». L' offensiva del Pd vuole far emergere la «riscossa civica di un'
altra Italia». Ma è inevitabile «lasciarsi alle spalle Berlusconi». Per
costruire questo «passaggio inevitabile», il leader del Pd - durante una visita
a sorpresa al meeting riminese di Comunione e Liberazione - ripete le proposte già formulate nella lettera a Repubblica, dal Nuovo
Ulivo (che ha incassato l' apprezzamento di Prodi e il consenso di buona parte
del partito) all' alleanza democratica che piace dalla Sinistra a Casini. L'
alternativa a cui pensa Bersani vuole «sollecitare tutte quelle forze che hanno
una certa idea della nostra democrazia» opposta all' esperienza berlusconiana
«di tipo populistico», che invece vuole rinnovare le istituizioni «stando nel
solco della più bella Costituzione del mondo, cioè la nostra». Non un'
ammucchiata pasticciata, spiega, quanto «un' alleanza elettorale
per tutte le forze che vorranno partecipare al progetto del nuovo Ulivo. Da lì
dobbiamo far partire un appello a tutte quelle forze che hanno una certa idea
di democrazia, che sono preoccupate» da una deriva «plebiscitaria». Gli strumenti variano dal patto elettorale o dalla
piattaforma comune su temi come giustizia o riforma elettorale. Bersani lancia un appello a coloro che stanno fuori dal centro
sinistra ma sono «disponibili» come Gian Franco Fini e la sua «destra
repubblicana». Da lui il leader Pd non si aspetta «particolari risposte» anche
se è convinto che il presidente della Camera abbia «percepito un passaggio
della mia lettera, nella parte in cui dico che anche nel centro destra ci sono
forze conservatrici che hanno però un' idea più europea di una forza politica
di destra e che quindi mal sopportano una piegatura in senso personalistico e
plebiscitario della democrazia. E quindi anche con queste forze si può
discutere». Fermo restando, precisa, «che gli ex fascisti stanno di là e l' ex
comunista sta di qua». Infine una stoccata a Tremonti che riscopre 33 anni dopo
il Berlinguer dell' austerità: «Mi sarei accontentato che non avesse citato
Berlinguer se poi ci avesse evitato quel passaggio infelice sulla 626», la legge sulla sicurezza sul lavoro definita «un lusso» dal
ministro. «Piacevolmente sorpreso» da Bersani è Romano prodi: «il nuovo Ulivo
sia un punto di riferimento per rimettere in ordine i registri dell' azienda
italiana». Allenza possibile, dice il Prc e l' Idv. I leghisti difendono l'
attuale legge elettorale con
Calderoli mentre Umberto Bossi attacca Pd e Udc «ormai alleati»: Bersani, dice,
sarebbe andato «a piagnucolare da Berlusconi» per chiedergli di non andare alle
urne. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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di VINDICE LECIS |
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"La Nuova di Venezia e Mestre" del 28-08-2010 |
Attualità |
Pagina: 5 |
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Pubblicato
anche in:
"Il Mattino di Padova" "La Nuova Sardegna" |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: Il leader del Pd, ieri a sorpresa
al meeting di Rimini, incassa lappoggio di Prodi.
Sottotitolo: Bersani: «Puntiamo alla riscossa civile di unaltra Italia»
ROMA. Il governo non arriverà a fine
legislatura. Secondo Pier Luigi Bersani cadrà a causa «di un disfacimento
profondo». L' offensiva del Pd vuole far emergere la «riscossa civica di un'
altra Italia». Ma è inevitabile «lasciarsi alle spalle Berlusconi». Per
costruire questo «passaggio inevitabile», il leader del Pd - durante una visita
a sorpresa al meeting riminese di Comunione e Liberazione - ripete le proposte già formulate nella lettera a Repubblica, dal Nuovo
Ulivo (che ha incassato l' apprezzamento di Prodi e il consenso di buona parte
del partito) all' alleanza democratica che piace dalla Sinistra a Casini. L'
alternativa a cui pensa Bersani vuole «sollecitare tutte quelle forze che hanno
una certa idea della nostra democrazia» opposta all' esperienza berlusconiana
«di tipo populistico», che invece vuole rinnovare le istituizioni «stando nel
solco della più bella Costituzione del mondo, cioè la nostra». Non un'
ammucchiata pasticciata, spiega, quanto «un' alleanza elettorale
per tutte le forze che vorranno partecipare al progetto del nuovo Ulivo. Da lì
dobbiamo far partire un appello a tutte quelle forze che hanno una certa idea
di democrazia, che sono preoccupate» da una deriva «plebiscitaria». Gli strumenti variano dal patto elettorale o dalla
piattaforma comune su temi come giustizia o riforma elettorale. Bersani lancia un appello a coloro che stanno fuori dal centro
sinistra ma sono «disponibili» come Gian Franco Fini e la sua «destra
repubblicana». Da lui il leader Pd non si aspetta «particolari risposte» anche
se è convinto che il presidente della Camera abbia «percepito un passaggio
della mia lettera, nella parte in cui dico che anche nel centro destra ci sono
forze conservatrici che hanno però un' idea più europea di una forza politica
di destra e che quindi mal sopportano una piegatura in senso personalistico e
plebiscitario della democrazia. E quindi anche con queste forze si può
discutere». Fermo restando, precisa, «che gli ex fascisti stanno di là e l' ex
comunista sta di qua». Infine una stoccata a Tremonti che riscopre 33 anni dopo
il Berlinguer dell' austerità: «Mi sarei accontentato che non avesse citato
Berlinguer se poi ci avesse evitato quel passaggio infelice sulla 626», la legge sulla sicurezza sul lavoro definita «un lusso» dal
ministro. «Piacevolmente sorpreso» da Bersani è Romano prodi: «il nuovo Ulivo
sia un punto di riferimento per rimettere in ordine i registri dell' azienda
italiana». Allenza possibile, dice il Prc e l' Idv. I leghisti difendono l'
attuale legge elettorale con
Calderoli mentre Umberto Bossi attacca Pd e Udc «ormai alleati»: Bersani, dice,
sarebbe andato «a piagnucolare da Berlusconi» per chiedergli di non andare alle
urne.
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di MARCO ALFIERI |
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"La Stampa" del 28-08-2010 |
ITALIA |
Pagina: 6 |
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Argomenti: Proposte di
legge
INVIATO A RIMINI «Il governo? Non
arriverà a fine legislatura. Non lo dico da adesso, ma da un anno. Non saprei
quando, ma il disfacimento è profondo...» Il segretario del Pd, Pierluigi
Bersani, arriva all' improvviso, da privato cittadino al meeting di Rimini e
attacca subito una maggioranza di nuovo ai ferri corti. Anche se il blitz alla
fine è concordato visto che ad attenderlo all' ingresso c' è la presidente
della kermesse, Emilia Guarnieri, e a scortarlo ci pensa all' ultimo Maurizio
Lupi. Pronta la risposta di Roberto Calderoli, qualche padiglione più in là:
«le parole di Bersani, che ha sbagliato festa perché non invitato - commenta
salace il ministro leghista - sono la miglior garanzia che il governo ci
arriverà, perchè di solito non ne imbrocca una..». Ma il segretario del Pd,
girando per gli stand, è tornato anche sulla proposta di
lanciare un nuovo Ulivo, anticipata in una lettera a Repubblica e che ha
raccolto il sostanziale plauso di Prodi, Fassino, Marini e Franceschini e il
niet di Fioroni e dei veltroniani. Anzi. Più di un nuovo Ulivo, «ci vuole un
nuovo popolo. E lo troviamo, state tranquilli», sorride Bersani. Perché «in
quella parola, Ulivo, c' è un patto forte di forze politiche che credono nell'
esigenza di riorganizzare il centrosinistra, semplificandolo e mettendosi al
servizio di una riscossa civica». Le regole sono al centro del discorso
bersaniano. «Vorrei infatti un' Italia che riprendesse la fiducia di poter
crescere con spirito civico», e per farlo «il passaggio inevitabile è lasciarsi
alle spalle Berlusconi». Senza legarsi le mani. Dunque un nuovo Ulivo da cui «dovremo
far partire un appello a tutte le forze che hanno una certa idea di democrazia
e che sono preoccupate della piega plebiscitaria», precisa Bersani. Una cosa
che, «in caso di emergenza, può diventare anche un patto elettorale, mentre in una via più ordinaria una piattaforma comune». Ad
esempio «su legge elettorale e indipendenza della magistratura». Da qui a Gianfranco Fini il
passo è breve. «Anche con queste forze - prosegue il segretario - si può
discutere quando si parla di assetti costituzionali e di legge
elettorale perché queste sono le regole del gioco».
Lasciando invece «i percorsi di governo, se c' è una crisi, al capo dello
Stato». Anche su Giulio Tremonti potenziale premier, Bersani si fa prudente:
«Io non mai parlato di nessuno, lo hanno fatto i giornalisti», si difende.
Piuttosto da Tremonti «mi sarei accontentato che non avesse citato Berlinguer,
proprio qui al Meeting, e che ci avesse evitato quel passaggio infelice sulla
626...». La visita del segretario Pd dura solo un paio d' ore, accompagnato dal
capo della Cdo del Nordest, Graziano Debellini. Breve incontro con il
presidente Barroso, una visita alla mostra sul Buongoverno negli affreschi di
Ambrogio Lorenzetti, un passaggio alla retrospettiva sulla crisi (il Cicerone
glielo fa Andrea, il figlio di Lupi, uno dei curatori), qualche autografo
sporadico, un saluto appartato a Bernhard Scholz, al segretario della Cdo
Enrico Biscaglia e allo stesso Lupi, e poi via verso Ravenna, alla festa
democratica. Resta tuttavia il senso del Bersani pensiero riminese, che è
reattivo rispetto alle accelerazioni e ai miasmi della maggioranza. La pax di
Lesa sembrerebbe di cartapesta, almeno per il segretario Pd. Non che manchino
indizi. Oggi sul Riformista esce una dura intervista
in cui proprio Lupi torna a chiedere le dimissioni di Gianfranco Fini. Il resto
lo sta facendo l' apertura di Casini al manifesto bersaniano e l' endorsement
di Farefuturo: finalmente «una sinistra seria che non fa epurazioni né caccia
alle streghe». «L' anno prossimo tanto si vota, devo tenere tutto insieme, non
posso perdere pezzi a sinistra », avrebbe confermato il segretario. «Una
involuzione/radicalizzazione» secondo l' amico Lupi, che spiega il non invito
al Meeting per un Bersani spesso star da queste parti e che, solo due anni fa,
aveva addirittura presentato il libro di Don Giussani.
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"La Stampa" del 28-08-2010 |
ITALIA |
Pagina: 6 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: Si può discutere con Fini quando
si parla di assetti costituzionali e di legge elettorale.
Si può discutere con Fini quando si parla
di assetti costituzionali e di legge elettorale Si può discutere con Fini quando si parla di
assetti costituzionali e di legge elettorale.
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"La Stampa" del 28-08-2010 |
ITALIA |
Pagina: 7 |
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Argomenti: Proposte di
legge , Esempi esteri
Occhiello: VOTO
«Non abbiamo paura delle urne ma prima
vogliamo riformare la legge elettorale» VOTO.
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"Il Messaggero" del 28-08-2010 |
PRIMOPIANO |
Pagina: 9 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Legge elettorale, i dubbi dei democrat:
meglio l' uninominale.
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"Italia Oggi" del 28-08-2010 |
PRIMO PIANO |
Pagina: 7 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Non c' è che fare. Potare i privilegi di
cui godono i consiglieri regionali, facendo ricorso allo strumento del referendum, è impresa sovrumana. Ne sanno qualcosa quei
poveri ingenui del comitato regionale umbro per l' abrogazione dell' indennità
riservata ai consiglieri regionali. Raccolte le necessarie firme nel 2004,
seppero che il referendum si sarebbe svolto nel giugno
2005, ma giunse provvidenziale un rinvio determinato dalla coincidenza con le
elezioni regionali. Nuovo rinvio l' anno dopo: coincidenza con le elezioni
politiche. Nel 2007 i consiglieri votarono una nuova legge sull' indennità loro spettante, diminuendola rispetto a quella
precedente. A questo punto il referendum andò definitivamente in
cavalleria, essendo stata modificata la legge sulla quale era stata chiesta la
pronuncia popolare. Tutto regolare, per carità; tutto nel rispetto delle
disposizioni regionali; tutto vidimato da interventi della magistratura, che
diedero torto ai disgraziati referendari, bollati come sostenitori di «strumentali
battaglie» dai numi della politica umbra. E adesso ne sanno qualcosa i loro
colleghi che hanno patrocinato quattro referendum nel
Friuli-Venezia Giulia. Nella regione guidata da Renzo Tondo sono state raccolte
le regolari firme per sopprimere: 1) l' indennità di fine mandato (equivalente
alla liquidazione) per i consiglieri regionali; 2) l' indennità di fine carica
(sempre equivalente alla liquidazione) per gli assessori regionali; 3) l'
assegno vitalizio (volgarmente, la pensione) per i consiglieri regionali; 4) l'
assegno vitalizio (di nuovo, la pen-sione) per gli assessori regionali. Ha
provveduto a dichiarare inammissibili le quattro proposte
il Consiglio regionale, chiamato a pronunciarsi dopo il dissenso emerso nell'
Ufficio di presidenza. Ovviamente le relative delibere (pubblicate pochi giorni
fa sul Bollettino Ufficiale della Regione) pullulano di motivazioni giuridiche,
di richiami costituzionali, di raffronti con la condizione dei parlamentari, di
nobili definizioni: indennità e assegni vitalizi contestati hanno «finalità di
libero svolgimento del mandato». Altrettanto ovviamente le tesi sostenute dal
Consiglio regionale friulano-giuliano cozzano con l' ammissione del più
drastico ancora referendum umbro. E' abbastanza facile
prevedere che i referendum cassati avrebbero tutti
trovato ampio favore elettorale, pur nella
contestazione di tutte le forze politiche. C' è solo da chiedersi perché non
sorga qualche comitato nazionale per l' abolizione del finanziamento pubblico,
comunque oggi denominato, ai partiti.
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"Italia Oggi" del 28-08-2010 |
PRIMO PIANO |
Pagina: 4 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Giungono irrisioni, da Silvio Berlusconi
come da esponenti del centro-destra, sull' ammucchiata di partiti che
potrebbero allearsi nel centro-sinistra, o, per dirla con il segretario del
Partito democratico Pier Luigi Bersani, nel nuovo Ulivo e nell' Alleanza
democratica. Chi parla così ha senz' altro dalla sua molte ragioni in termini
propagandistici, e pure politici; ma sotto il profilo della propria
responsabilità, forse farebbe molto meglio a tacere. Infatti, se non si giunge
mai a una semplificazione del panorama dei partiti italiani, la responsabilità
è anche di chi non ha mai mutato le leggi elettorali per indirizzarle verso una (almeno tendenziale) diminuzione del
numero delle liste presenti sulla scena. Le normative in vigore per le regioni,
le province e i comuni maggiori,, istigano il pullulare delle liste,
confermato in toto negli appuntamenti della primavera scorsa. Nelle oggi
contestate elezioni piemontesi, tanto per citare un caso, vinsero le nove
formazioni schierate con Roberto Cota contro le dodici a sostegno di Mercedes
Bresso, per tacere di una lista grillina e di ben altre nove di appoggio a tal
Renzo Rabellino, che potremmo con un neologismo definire un «listista», ossia
un politico esperto nel depositare liste di candidati nei più diversi turni elettorali. Alle provinciali di Caserta, tanto per passare a
un ente di minor livello, vinse lo schieramento di centrodestra (tredici liste)
contro il centrosinistra (sette formazioni) e contro altre cinque liste non
collegate. Berlusconi non ha mai pensato a imporre modifiche alle leggi elettorali, almeno a quelle
amministrative (gli converrebbe, ad esempio, superare il doppio turno). Anche
nelle Regioni rette dal centro-destra, non si può dire che le norme abbiano
subìto modificazioni tali da evitare le lenzuolate di simboli sulle schede.. Se
poi guardiamo la legge elettorale
per le elezioni politiche, siamo sempre fermi al finanziamento pubblico a
favore dei partiti che, alla Camera, conseguano almeno l' un per cento dei
voti. Si ripete: un per cento. Quanto al numero di liste presenti, se nel 2008
il numero è rimasto compresso in due (centrosinistra) e tre (centrodestra) si
deve all' iniziativa (coraggiosamente) assunta da Walter Veltroni di correre
con un solo alleato, imitato poi da Berlusconi. La legge
elettorale, tuttavia, non è stata toccata. Quindi, per
vincere serve sempre cercare di estendere le presenze, come avvenne nel 2006:
tredici liste a sostegno di Prodi, dodici di Berlusconi. Un' occasione d' oro
si era presentata per modificare la legge in modo tale
da farne uno strumento che favorisse i partiti singoli, non le coalizioni,
spingendo quindi a una reale semplificazione del mercato elettorale.
Ci riferiamo ai tre referendum elettorali
votati nel giugno dell' anno scorso: se fossero passati, avrebbero premiato la
lista vincitrice, non la somma dei partiti coalizzati. Invece ottennero il
peggior risultato di partecipazione al voto nella storia referendaria: meno del
24%. In quell' occasione Berlusconi subì il ricatto della Lega, sia nei modi di
svolgimento del referendum, sia per il divieto di
fornire qualsiasi appoggio al voto. Anche Fini, in partenza sostenitore dei referendum, rimase zitto. Se quindi oggi qualcuno deride la
potenziale presentazione di coacervi di liste, farebbe bene a valutare le
proprie colpe, non foss' altro per omissioni.
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di Corriere Della
Sera |
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"Corriere della Sera" del 28-08-2010 |
PRIMO PIANO |
Pagina: 3 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Secondo i dati del Tesoro, il «debito
aggregato» (cioè la somma di quello pubblico e privato), raggiungerebbe nel
2010 il 235,9% del prodotto interno lordo in Italia, contro
una media europea del 265%. Dietro all' Italia seguono la Francia (237,7%), la Gran Bretagna (294,8%),
la Spagna (284,8%) e la Svezia (270,5%). Migliore di noi sarebbe la Germania con il 206,8%
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di Corriere Della
Sera |
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"Corriere della Sera" del 28-08-2010 |
DA PRIMA PAGINA |
Pagina: 1 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: Legge elettorale.
Da Marco Pannella a Emma Bonino, a Pietro
Ichino, Angelo Panebianco, Michele Salvati, Gianfranco Pasquino, Giorgio
Tonini: sono tra i firmatari di un «Appello per l' uninominale» che ha raccolto
l' adesione di opinionisti, docenti universitari ed esponenti politici di aree
diverse. Per ottenere finalmente anche nel nostro Paese quella stabilità e
certezza delle leggi elettorali che gli
standard democratici internazionali raccomandano e in qualche misura esigono,
per approdare a una riforma elettorale effettiva, durevole e orientata nel senso del collegio
uninominale indicato in modo nettissimo dagli italiani a grande
maggioranza nel referendum del 1993, poi in larga
parte disatteso dal legislatore, per adottare finalmente anche in Italia un
sistema elettorale ispirato ai modelli sperimentati
ormai da secoli in regimi civili - quali quelli anglosassoni - che si sono
rivelati tra i più fecondi sul piano della democrazia, della sicurezza e del
benessere dei propri cittadini, per dare agli elettori la piena libertà, l'
effettivo pieno potere e la piena responsabilità di scegliere il governo e gli
eletti, assicurando un rapporto personale efficace dell' eletto con chi lo
elegge, per promuovere in questo modo, al tempo stesso, l' autonomia della
società civile e la laicità dello Stato, intesa come metodo indispensabile di
cooperazione per il bene comune tra persone di fedi o ideologie diverse, per
ridurre il costo delle campagne elettorali e tagliare
il costo - divenuto insostenibile - delle rendite che gli apparati dei partiti
si assegnano quando si consente loro di assumere la funzione di tramite tra i
cittadini e i parlamentari, ti invitiamo ad aderire al Comitato per l'
Uninominale (www.uninominale.it) Pietro Ichino, giuslavorista nell' Università
di Milano, senatore Pd; Mario Baldassarri, economista, senatore Fli; Alfredo
Biondi, avvocato, già vicepresidente della Camera; Antonio Bonfiglio,
sottosegretario di Stato alle Politiche agricole e forestali, Pdl; Emma Bonino,
vicepresidente del Senato; Marco Cappato, segretario dell' Associazione Luca
Coscioni; Stefano Ceccanti, costituzionalista nell' Università «La Sapienza» di
Roma, senatore Pd; Umberto Croppi, assessore alla Cultura del Comune di Roma;
Sergio D' Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino; Franco Debenedetti,
economista, opinionista; Benedetto Della Vedova, deputato Fli; Stefano De Luca,
segretario del Partito Liberale Italiano; Michele De Lucia, tesoriere di
Radicali italiani; Giuseppe Di Federico, processualista nell' Università di
Bologna; Salvo Fleres, senatore Pdl; Jas Gawronski, giornalista, parlamentare
europeo Ppe; Roberto Giachetti, deputato Pd; Maria Ida Germontani, senatrice
Fli; Domenico Gramazio, senatore Pdl; Giovanni Guzzetta, professore di
Istituzioni di diritto pubblico nell' Università di Tor Vergata, Roma; Ignazio
Marino, chirurgo, senatore Pd; Antonio Martino, economista, deputato Pdl;
Enrico Morando, senatore Pd; Magda Negri, senatrice Pd; Francesco Nucara,
segretario del Partito Repubblicano Italiano, deputato Gruppo Misto; Federico Orlando,
politico e giornalista, condirettore di Europa; Tullio Padovani, penalista,
Scuola Superiore di Studi Universitari «Sant' Anna» di Pisa; Angelo Panebianco,
politologo nell' Università di Bologna, saggista e opinionista; Marco Pannella,
Partito radicale transnazionale; Gianfranco Pasquino, politologo nell'
Università di Bologna; Mario Patrono, professore di diritto pubblico e
comunitario nell' Università «La Sapienza» di Roma; Mario Pepe, deputato Pdl;
Stefano Rolando, economista nell' Università Iulm di Milano; Nicola Rossi,
economista nell' Università di Tor Vergata - Roma, senatore Pd; Michele
Salvati, economista nell' Università di Milano, opinionista; Carlo
Scognamiglio, economista, già presidente del Senato; Mario Staderini,
segretario di Radicali italiani; Sergio Stanzani, già senatore, presidente del
Partito radicale transnazionale; Marco Taradash, consigliere regionale della
Toscana, Pdl; Giorgio Tonini, senatore Pd; Silvio Viale, medico, direzione
Associazione Luca Coscioni; Valerio Zanone, già segretario del Partito liberale
italiano.
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di Corriere Della
Sera |
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"Corriere della Sera" del 28-08-2010 |
POLITICA |
Pagina: 11 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Il Quirinale ha ricordato che in Gran Bretagna il «Cameron-Clegg
Bill» nel 2015 non prevede lo scioglimento automatico delle Camere in caso di
mozione di sfiducia.
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di Corriere Della
Sera |
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"Corriere della Sera" del 28-08-2010 |
POLITICA |
Pagina: 13 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: Quarantadue politici e studiosi
in campo per la riforma elettorale.
Da pagina 1 Per ottenere finalmente anche
nel nostro Paese quella stabilità e certezza delle leggi
elettorali che gli standard democratici internazionali
raccomandano e in qualche misura esigono, per approdare a una riforma elettorale effettiva,
durevole e orientata nel senso del collegio uninominale indicato in modo
nettissimo dagli italiani a grande maggioranza nel referendum
del 1993, poi in larga parte disatteso dal legislatore, per adottare finalmente
anche in Italia un sistema elettorale ispirato ai
modelli sperimentati ormai da secoli in regimi civili - quali quelli
anglosassoni - che si sono rivelati tra i più fecondi sul piano della
democrazia, della sicurezza e del benessere dei propri cittadini, per dare agli
elettori la piena libertà, l' effettivo pieno potere e la piena responsabilità
di scegliere il governo e gli eletti, assicurando un rapporto personale
efficace dell' eletto con chi lo elegge, per promuovere in questo modo, al
tempo stesso, l' autonomia della società civile e la laicità dello Stato,
intesa come metodo indispensabile di cooperazione per il bene comune tra
persone di fedi o ideologie diverse, per ridurre il costo delle campagne elettorali e tagliare il costo - divenuto insostenibile -
delle rendite che gli apparati dei partiti si assegnano quando si consente loro
di assumere la funzione di tramite tra i cittadini e i parlamentari, ti invitiamo
ad aderire al Comitato per l' Uninominale (www.uninominale.it) Pietro Ichino,
giuslavorista nell' Università di Milano, senatore Pd; Mario Baldassarri,
economista, senatore Fli; Alfredo Biondi, avvocato, già vicepresidente della
Camera; Antonio Bonfiglio, sottosegretario di Stato alle Politiche agricole e
forestali, Pdl; Emma Bonino, vicepresidente del Senato; Marco Cappato,
segretario dell' Associazione Luca Coscioni; Stefano Ceccanti,
costituzionalista nell' Università «La Sapienza» di Roma, senatore Pd; Umberto
Croppi, assessore alla Cultura del Comune di Roma; Sergio D' Elia, segretario
di Nessuno tocchi Caino; Franco Debenedetti, economista, opinionista; Benedetto
Della Vedova, deputato Fli; Stefano De Luca, segretario del Partito Liberale
Italiano; Michele De Lucia, tesoriere di Radicali italiani; Giuseppe Di
Federico, processualista nell' Università di Bologna; Salvo Fleres, senatore
Pdl; Jas Gawronski, giornalista, parlamentare europeo Ppe; Roberto Giachetti,
deputato Pd; Maria Ida Germontani, senatrice Fli; Domenico Gramazio, senatore
Pdl; Giovanni Guzzetta, professore di Istituzioni di diritto pubblico nell'
Università di Tor Vergata, Roma; Ignazio Marino, chirurgo, senatore Pd; Antonio
Martino, economista, deputato Pdl; Enrico Morando, senatore Pd; Magda Negri,
senatrice Pd; Francesco Nucara, segretario del Partito Repubblicano Italiano,
deputato Gruppo Misto; Federico Orlando, politico e giornalista, condirettore
di Europa; Tullio Padovani, penalista, Scuola Superiore di Studi Universitari «Sant'
Anna» di Pisa; Angelo Panebianco, politologo nell' Università di Bologna,
saggista e opinionista; Marco Pannella, Partito radicale transnazionale;
Gianfranco Pasquino, politologo nell' Università di Bologna; Mario Patrono,
professore di diritto pubblico e comunitario nell' Università «La Sapienza» di
Roma; Mario Pepe, deputato Pdl; Stefano Rolando, economista nell' Università
Iulm di Milano; Nicola Rossi, economista nell' Università di Tor Vergata -
Roma, senatore Pd; Michele Salvati, economista nell' Università di Milano,
opinionista; Carlo Scognamiglio, economista, già presidente del Senato; Mario
Staderini, segretario di Radicali italiani; Sergio Stanzani, già senatore,
presidente del Partito radicale transnazionale; Marco Taradash, consigliere
regionale della Toscana, Pdl; Giorgio Tonini, senatore Pd; Silvio Viale,
medico, direzione Associazione Luca Coscioni; Valerio Zanone, già segretario
del Partito liberale italiano.
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di Corriere Della
Sera |
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"Corriere della Sera" del 28-08-2010 |
CRONACHE |
Pagina: 24 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Trasmettere l' Hiv è un reato: dal 2001 a
oggi 16 persone sono state perseguite per contagio.
|
di Daniela Preziosi |
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"Il Manifesto" del 28-08-2010 |
POLITICA & SOCIET� |
Pagina: 4 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: IL «NUOVO ULIVO» A MEZZO STAMPA.
ROMA Non se l' aspettava neanche lui
tanto successo di pubblico e di critica. Nella guerra delle proposte
politiche epistolari Pier Luigi Bersani ha stravinto: quella «riformista» di Veltroni sul Corriere della sera ha ricevuto
qualche sparsa adesione di famiglia, più qualche new entry (il prodiano Barbi,
il cattolico Fioroni). E invece quella «neoulivista» di Bersani sulla
Repubblica di giovedì ha raccolto una montagna di sì. A maggior gloria dei due
più venduti quotidiani italiani, al momento. Da qui a farlo diventare un
successo politico, e magari poi elettorale, ce ne
corre. Intanto il segretario Pd, dopo la vacanza sarda (che seguiva quella
americana e ancor prima quella cinese), intanto ha ottenuto di ricompattarsi il
partito intorno, raccogliendo il sì di Franco Marini (che si è distinto dal suo
collega cattolico), quello di Romano Prodi, per citare i pezzi da novanta, e
poi di Piero Fassino, del presidente della Regione Toscana Rossi, di Giorgio
Merlo e via elencando. Persino Dario Franceschini deve misurare distanze
accorciate fra lui e il segretario rispetto a quelle, profondissime, con
Veltroni, che gli ha bocciato a stretto giro di stampa la sua proposta di «Alleanza Costituzionale». A Bersani arriva
anche il sì condizionato dell' Idv (per Antonio Di Pietro l' alleanza non deve
estendersi fino all' Udc altrimenti «sostituiamo Mastella con Casini»). E dalla
parte opposta arrivano gli elogi a Bersani e l' interessamento da parte di Pier
Ferdinando Casini («Saranno il cammino politico e gli atti della maggioranza a
sciogliere il nodo delle possibili alleanze»); che non vuol dire niente, come
al solito in casa centrista. Perché se invece valesse come mezzo impegno con il
centrosinistra, ecco che il Nuovo Ulivo già si sfascerebbe con la prima rissa
fra dipietristi e casiniani. E poi c' è il nuovo partito di Fini: da lui
Bersani non si aspetta «particolari risposte, anche perché nel centrodestra
hanno tanto da discutere fra loro ». E tatuavia «credo che Fini abbia percepito
un passaggio della mia lettera, nella parte in cui dico che anche nel
centrodestra ci sono delle forze conservatrici che hanno però un' idea più
europea di una forza politica di destra e che quindi mal sopportano una
piegatura in senso personalistico e plebiscitario della democrazia. Anche con
queste forze - prosegue - si può discutere quando si parla
di assetti costituzionali e di legge elettorale perché
queste sono le regole del gioco. In ogni caso gli ex fascisti stanno di là e l'
ex comunista sta di qua. Dopodichè tutti e due abitiamo nello stesso
Paese». Ma la questione della legge elettorale,
destinata al momento più ad un governo di transizione che a una nuova
maggioranza eletta dalle urne, divide e anche profondamente il suo partito,
prima di dividere la larga alleanza che vuole varare. Insomma, siamo ancora ai
preliminari. In ambienti più radicali, la vendoliana Sinistra ecologia e
libertà resta cauta ma non disinteressata, nelle parole di Claudio Fava: «Per
noi infine un Nuovo Ulivo esiste solo con le primarie, che servono a recuperare
un rapporto vitale con il paese e il suo popolo, attraverso il confronto tra
diversi progetti. La nostra proposta è chiara, ma
continuiamo a ricevere o attendismi o veti o tatticismi. L' unico che ha dato
un via libera chiaro mi pare sia stato Bersani e di questo gli va dato atto».
Decisamente più entusiasta invece stavolta è il Prc di Paolo Ferrero che
«condivide» la proposta Bersani, che del resto ricalca
una fatta proprio dai comunisti in primavera. «La presa di posizione di Bersani
costituisce un passaggio importantissimo», dice. «Si tratta dell' unica strada
per sconfiggere una destra populista antioperaia e pericolosa per la
democrazia. E' una scelta importante, perché mette la parola fine alle ipotesi
bipolari e bipartitiche che Veltroni e i suoi alleati stanno continuando a
perseguire». Per la precisione: il Prc non è interessato al Nuovo Ulivo, ma
questo «non ci impedirà di lavorare per la costruzione di una alleanza
democratica che tolga a Berlusconi il governo del paese, vari una legge elettorale proporzionale e
ricostruisca un nuovo quadro democratico». In questo senso, in pratica, nessuna
pregiudiziale verso l' Udc. Una cortesia che però non è reciproca. E poi anche
qui qualcosa si ingarbuglia: Ferrero «legge» la proposta di Bersani come alternativa al bipolarismo; e
invece Bersani fa professione di bipolarismo da tempo. Tutte cose da chiarire
nelle prossime settimane, parallelamente allo svolgersi delle vicende del
governo che «non arriverà a fine legislatura», assicura Bersani. Ma intanto si
gode l' incoraggiamento generale. E ieri, dal Meeting di Rimini prima e poi
dalla Festa del Pd di Ravenna, Bersani ha continuato a tornarci sopra: non
vuole fare «una Santa Alleanza», cui si è detto contrario Veltroni. La sua
idea, «da un lato considera l' esigenza di una piattaforma di governo, e dall'
altro l' esigenza di una piattaforma vasta della democrazia. Mi pare un
discorso piuttosto ordinato, lineare, che non prevede ammucchiate» (definizione
di Berlusconi). E contro chi dice che la definizione botanica è un po'
invecchiata «ho richiamato l' Ulivo e lo voglio adattare ai tempi nuovi, perchè
lì dentro c' era una spinta che non veniva solo dalla politica ma era anche una
riscossa civica».
|
di Ida Dominijanni |
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"Il Manifesto" del 28-08-2010 |
PRIMA |
Pagina: 1 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: SINISTRA
Grazie all' innovativa pratica politica
delle lettere al direttore, che finalmente oltrepassa il soporifero grigiore
delle relazioni dei segretari di partito della prima Repubblica e la
seduttività glamour delle comparsate televisive dei leader della seconda, il Pd
ha ritrovato la parola rapita dall' estate dei veleni berlusconian-finiana e,
sembrerebbe, anche una bussola. E malgrado lo stile epistolare strettamente
politichese non si meriti il Pulitzer per capacità comunicativa, la rotta
tracciata dal segretario Bersani in risposta all' ex segretario Veltroni ha il
merito di sciogliere alcuni nodi da anni in sospeso nel dibattito interno del
Pd e di tutto il centrosinistra, e causa non ultima della loro paralisi.
CONTINUA | PAGINA 5 Sul piano diagnostico, Bersani coglie che la crisi politica
in corso non è di governo ma di sistema , e che la posta in gioco del
proseguimento o della fine del berlusconismo non riguarda un' alternanza di
governo ma un modello di democrazia. Sul piano strategico, ne consegue una proposta che tenta di tenere insieme quattro esigenze - il
rilancio del partito e del centrosinistra, la spallata a Berlusconi, il
ridisegno del sistema politico, la restaurazione della normalità costituzionale
- , con uno schema a due soggetti - il "nuovo Ulivo" per il programma
di governo, una "Alleanza democratica" le regole del gioco. E' chiaro
l' obiettivo: fine del bipolarismo leaderistico-plebiscitario, a maggior
ragione nella sua versione bipartitica berlusconian-veltroniana; ritorno a un
sistema parlamentare, con i fondamentali corollari di una legge
elettorale proporzionale e, verosimilmente, di una
forma di governo non più basata sull' elezione o la designazione diretta del
premier. E' un obiettivo che sarebbe stato meritorio dichiarare prima che la
rottura del Pdl e il profilarsi del terzo polo gli spianassero la strada, ma
che almeno tenta di mettersi alla guida del cambiamento in atto. Assai meno
chiari sono tempi, modi, praticabilità della proposta.
Se il suo principale punto di forza consiste nel tentare di dare respiro
strategico - la ricostruzione democratica - a un passaggio tattico stretto - l'
apertura a tutte le forze interessate a dare la spallata a Berlusconi -, qui c'
è anche la sua evidente debolezza: quando, come e con quale moneta di scambio?
Tutto dovrebbe ruotare su un accordo per il proporzionale,
ma Bersani sa bene di quanti ostacoli è lastricata la riforma della legge elettorale, in primo luogo nel suo stesso partito; bluffa quando la àncora
a un governo di scopo o di transizione, perché per rifare la legge elettorale non c' è bisogno
di un governo e basta un' iniziativa parlamentare (che è lecito a questo punto
pretendere dal Pd fin dalla riapertura delle camere); e glissa sul problema
numero uno, cioè che i tempi dell' agenda politica continua a dettarli
Berlusconi. Il quale può sempre portarci alle urne e con la legge
elettorale vigente. Basterebbe in questo caso il
"nuovo Ulivo" a fronteggiarlo? Qui la debolezza dello schema diventa
fragilità, se non inconsistenza. Nel nome c' è la cosa, e per quanti prodiani
di stretta osservanza quel nome possa rassicurare per le strade di Bologna,
alle orecchie dell' elettorato di sinistra - o del "nuovo popolo"
evocato da Bersani a Rimini - non suonerà come un nome propriamente innovativo,
né come una cosa esaltante da rifare. Non c' entrano su questo i giochi tattici
e strategici, c' entra la percezione del tempo che passa, delle generazioni che
cambiano, dei problemi che si incancreniscono, dell' esigenza di idee nuove e
di risposte diverse che non può essere continuamente compressa e repressa sotto
formule, sigle e facce sperimentate e consumate. Naturalmente, dire "nuovo
Ulivo" serve a ridare centralità e peso a un Pd che rischia di sgretolarsi
sotto l' onda d' urto dello sgretolamento del Pdl, e a ricondurre allo stato di
"cespugli" gli illegittimi pretendenti al trono della leadership
della coalizione. Ma avrà pure un significato se il segretario del Pd
esordisce, nella sua lunga lettera, con l' impegnativa affermazione che «per l'
Italia la scelta non riguarda più solo un governo, ma finalmente un' idea di
democrazia e di società», e prosegue con un' idea solamente restaurativa di
democrazia e nessuna idea di società. A meno che anch' essa non sia affidata
allo spettro che si aggira per tutto il testo di Bersani, e che si chiama
primarie. Forse bisogna che lo spettro si materializzi perché si
materializzino, con i candidati, i problemi di una società martoriata da
Berlusconi, Tremonti, Marchionne, e qualche risposta.
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"Il Resto del Carlino (ed. Modena)" del 28-08-2010 |
Agenda |
Pagina: 17 |
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Argomenti: Proposte di
legge
LO SCONFINAMENTO della politica sui temi
riguardanti le regole da condividere tra le Organizzazioni Sindacali per
stabilire la rappresentanza e la rappresentatività al fine di mettere il
bavaglio alla libertà di associazione, sancita dalla
Costituzione, fa veramente imbufalire chi come noi ha sempre messo la libertà
al primo posto. Il Segretario Bersani, cui non sono bastate le batoste elettorali e il crollo delle adesioni al suo partito, (a Modena
-20%), è tornato ieri sul tema della legge della
rappresentanza. Chiedere all' attuale maggioranza di fare una legge sulla democrazia sindacale senza che vi sia
condivisione degli accordi da parte delle parti sociali la dice lunga sulla
mentalità centralista e dirigista di stampo leninista che ogni tanto riaffiora
nella mente di qualche dirigente democratico desideroso di tirarsi al carro
dell' unico sindacato abituato a dire sempre no a tutto quello che fa il
governo di destra indifferentemente e indipendentemente dalle soluzioni
necessarie al Paese per uscire dalla crisi, pagata in gran parte dai ceti più
deboli. E come il caso Fini serve a coprire e spostare la discussione dai
problemi reali, altrettanto puntualmente si prendono pretesti per mettere in
discussione la democrazia sindacale, sottovalutando l' importanza di tutti i
momenti di consultazione dei lavoratori che, quando possono essere certificati,
non vanno esattamente nella direzione prospettata dalla Cgil (vedi Pomigliano).
La riforma della contrattazione conteneva una proposta unitaria e poi disattesa dalla Cgil. Luigi Tollari,
segretario provinciale della Uil.
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"unita.it" del 28-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
"Una nuova legge
elettorale che consenta ai cittadini di scegliere i
parlamentari". Per Pierluigi Bersani si tratta di un obiettivo
prioritario. E per raggiungerlo, il segretario del Pd è pronto a cercare una
convergenza con Di Pietro, Casini, ma anche con Fini. Perché con il presidente
della Camera, dice Bersani arrivando a sorpresa al Meeting di Comunione e
liberazione in corso a Rimini ("sono sempre venuto, stavolta volevate
cacciarmi via?", dice scherzando ai cronisti che lo vedono arrivare per
questa "visita personale") "si possono discutere le regole del
gioco". Non solo. Se risulterà impossibile dar vita in Parlamento a una
maggioranza in grado di cancellare il "Porcellum", il leader dei
Democratici non esclude "una legge di iniziativa
popolare". E non è un caso se alla Festa nazionale del Pd, che si apre
oggi a Torino, ci sarà uno stand dell' Associazione Radicale "Adelaide
Aglietta" che raccoglierà firme per la costituzione di un comitato
"per la riforma elettorale
uninominale maggioritaria ad un turno". È proprio questo il sistema di
voto che il Pd vorrebbe venisse adottato. Almeno, stando al documento approvato
all' ultima Assemblea nazionale: "Per la Camera un buon sistema elettorale sarebbe quello di impianto maggioritario fondato
sui collegi uninominali. Per il Senato, sarebbe positiva l' elezione diretta in
collegi regionali". Formula a cui i Democratici sono giunti dopo un lungo
confronto tra le diverse anime del partito. C' è infatti chi (come il
costituzionalista veltroniano Salvatore Vassallo) ritiene che i collegi
uninominali siano lo strumento più indicato per preservare il sistema bipolare
e chi (come il costituzionalista dalemiano Roberto Gualtieri) ritiene che il
sistema tedesco sia in grado di garantire una maggiore governabilità. Non è
stata però scritta l' ultima parola, perché da un lato il tentativo di chiudere
l' accordo con l' Udc potrebbe spingere verso un' adesione del proporzionale
alla tedesca, dall' altro la proposta del "nuovo
Ulivo" lanciata da Bersani fa aprire nuove prospettive. Stefano Ceccanti
ricorda che "l' Ulivo è sorto come coalizione perché c' era il collegio
uninominale maggioritario della Legge
Mattarella". Non avrebbero invece nulla a che fare con esso "sistemi
che si limitassero a eliminare il premio di maggioranza senza introdurre il
collegio uninominale maggioritario". Sottolinea il costituzionalista
veltroniano: "Compreso il sistema tedesco che usa il collegio solo per
individuare metà degli eletti". Un segnale che la discussione è ancora
aperta lo dà anche il vicepresidente dei deputati Democratici Michele Ventura.
Che insiste sulla necessità di "cambiare questa legge
elettorale", ma quanto ai diversi sistemi elettorali su cui puntare, aggiunge: "Non vogliamo
impiccarci alle formule, lavoriamo per l' intesa". Quel che è certo, è che
un colpo i Democratici lo batteranno comunque, anche se il voto arriverà prima
di una nuova legge elettorale.
"Finché sarà in vigore il "Porcellum", il Pd sceglierà i propri
candidati parlamentari attraverso le primarie": Bersani lo ha detto in più
di un' occasione, da quando è stato eletto segretario del Pd, e i suoi
collaboratori più stretti assicurano che non ha cambiato idea. Spiegano anche,
però, che una norma interna ai soli Democratici sarebbe sì meritoria, ma che
solo in parte contribuirebbe a risolvere il più ampio problema di un Parlamento
delegittimato perché composto da "nominati" e del crescente distacco
degli italiani nei confronti della politica. Per questo, prima che si torni
alle urne, bisogna archiviare la "porcata" pensata da Calderoli.
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"libero.it" del 28-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge , Esempi esteri
Sottotitolo: I democratici propongono un'
ammucchiata disposta a tutto pur di far cadere il Governo.
S embra che di democratico nei loro scopi
ci sia davvero poco o nulla. L' obiettivo è mettere in minoranza il PdL e
mandare dritto a casa Silvio Berlusconi. Ma chi sarà insediato al suo posto?
Poco importa, va bene chiunque. Insomma. Anche la nobiltà dei mezzi usati
lascia un po' a desiderare. Per far nascere una maggioranza diversa rispetto
quella partorita dalle urne si stanno mettendo insieme persone che prima si siedono
al tavolo insieme e poi si lanciano piatti a coltelli. Duqnue: come è possibile
tenerli insieme nella stessa maggioranza e nello stesso governo? Semplice:
provando a comprarsela. L' offerta è lì. È stata esposta in prima pagina su
Repubblica dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: chiunque voglia una legge elettorale su misura, prego,
si faccia avanti. Stuzzicato da Libero, Bersani ha reagito con una
"lenzuolata" delle sue consegnata al quotidiano di Ezio Mauro: la sua
proposta è la resa ufficiale del Partito democratico
al partito di largo Fochetti. Così Bersani vorrebbe fare un "Governo di
transizione" che abbia lo scopo di introdurre alcuni correttivi, "a
cominciare dalla legge elettorale",
con dentro tutti quelli che ci stanno. Non vuole tornare al voto perché, se
così fosse, con l' attuale legge elettorale
Bersani annuncia che il suo partito proporrà di trasformare questo minestrone
in una coalizione elettorale che tenga dentro tutte le
"forze contrarie al berlusconismo" (e quindi anche i finiani e l' Udc
di Pier Ferdinando Casini), "energie esterne ai partiti" e chi più ne ha più metta. Il tutto per fare
insieme le riforme, ovviamente "a cominciare da una nuova legge elettorale". Quando il PdL ha lanciato l' idea di un "Governo
tecnico" con lo scopo di cambiare la legge
elettorale, il Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano, ha risposto che governi tecnici non esistono. Esistono solo governi
legittimati dal parlamento che, in altre parole, significa: se alle Camere si
troveranno i voti per ribaltare il voto degli italiani, lui non avrà problemi
ad avallare l' operazione. Ma poi ieri, attraverso il Corriere della Sera, ha
fatto sapere che gli esponenti del partito del Premier sbagliano a dire che
"a decidere è sempre e solo il popolo". Il Capo dello Stato ha
riportato l' esempio del Regno Unito dove conservatori
e liberal-democratici sono alleati nell' attuale governo. Forse il paragone con
la Gran Bretagna fa un po'
sorridere considerate le differenze tra i due sistemi,
ma il messaggio arriva forte e chiaro: se il Governo Berlusconi cade, il
presidente della Repubblica non intende sciogliere le Camere. Non prima,
almeno, di averle provate tutte. Pare che quella vista sinora è la parte
"pulita" della faccenda. L' indicibile, avviene sottoterra. Ma ogni
tanto qualcosa affiora. Se l' asse PdL-Lega tiene non ce n' è né per Bersani né
per nessun altro. Al Senato i due partiti, insieme, controllano la maggioranza
dei voti. Dunque è lì che bisogna colpire. Tramite Bersani, il Pd ha già fatto
capire che non avrebbe problemi a votare un governo guidato da Giulio Tremonti.
proprio quel ministro che, secondo lo stesso partito, sta mandando l' Italia in
rovina. Ed è ovvio che Tremonti serve a garantire la Lega anche se, per ora,
non se ne fa nulla. Ma le proposte del centrosinistra
nei confronti suoi e del Carroccio hanno appena preso il via e, al momento
decisivo, diventeranno ben più indecenti di quanto siano state sinora.
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"ilsole24ore.com" del 28-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Con lo stop al conflitto tra operai e
padroni auspicato dall' amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne,
"siamo nell' ambito di quel superamento della contrapposizione ideologica
fra capitale e lavoro che da tempo abbiamo affermato di voler sollecitare,
promuovere, incoraggiare e quindi quello che chiede Marchionne è ciò che da
tempo Cisl e Uil sollecitano a Confindustria ". Il ministro del Welfare
Maurizio Sacconi a Cortina Incontra interviene così sulla proposta
lanciata dall' ad del Lingotto nei giorni scorsi. Quanto al governo e ai
dissidi interni alla maggioranza, aggiunge il ministro, "oggi ci sono le
sincere condizioni per andare avanti e completare il triennio". Avanti con
la riforma della giustizia. Alla manifestazione
organizzata da Enrico Cisnetto , il ministro delinea la road map autunnale del
governo e scandisce subito quale sarà il prossimo approdo.
"Una riforma fondamentale è la giustizia, quella del sistema elettorale non è la priorità". Un riferimento nemmeno troppo velato al
dibattito che anima l' opposizione, pronta a serrare i ranghi per
arrivare a una modifica del "porcellum". Ma Sacconi è chiaro.
"Il grande contributo che la giustizia deve dare alla crescita sociale è
la certezza. Parlo di giustizia civile, contabile, del lavoro, amministrativa e
penale". Poi il ministro elenca gli obiettivi da raggiungere.
"Abbiamo bisogno - dice - che quella penale sia chirurgica, sobria,
riservata e veloce. Invece l' abbiamo lenta perché è estensiva, e immediatamente
mediatica. Tutto questo genera incertezza e instabilità". Quanto al
centro-sinistra, Sacconi è convinto "che una parte dell' opposizione sarà
di volta in volta orientata a valutare i provvedimenti che presenteremo e cioè
più costruttiva di quanto non lo sia stata nella prima parte della
legislatura". La proposta di Fiat. Prima di
salire sul palco, però, il titolare del Welfare si era soffermato sul modello
suggerito da Sergio Marchionne nei giorni scorsi. "Quel patto - ragiona
Sacconi - si riferisce alla responsabile partecipazione dei lavoratori tanto
alle fasi difficili nella vita dell' impresa, quanto a quelle più redditizie.
Che non significa - precisa - creare confusioni nel comando dell' impresa
stessa". Quindi, un "no" al modello tedesco della cogestione.
Sulla questione, ha poi spiegato il ministro, "il dibattito è consolidato,
nel senso che c' è un tavolo permanente presso il ministero del Lavoro,
alimentato dalle consegna da parte del ministero di una propria elaborazione
che è un codice della partecipazione". Compito del tavolo, spiega ancora
Sacconi, "sarà cercare di monitorare le buone pratiche, incoraggiarne
altre, e di dire al governo e al Parlamento poi se ritiene utili alcune
innovazioni legislative". La posizione dell' esecutivo. Sacconi aveva
quindi puntellato la posizione del governo. Con la proposta
di Marchionne, è la sua analisi, "siamo nell' ambito di un percorso,
quello della partecipazione e quindi quello implicitamente del superamento nel
miglior modo del conflitto tra capitale e lavoro che ci auguriamo dia via via
prassi e risultati crescenti". Certamente il governo, ha aggiunto,
"crede nella necessità di costruire percorsi di crescente condivisione tra
lavoratori e imprese - aggiunge il titolare del Welfare - in modo tale che possano
essere condivise le fatiche ma anche condivisi i risultati cosicché il salario
del lavoratore rifletta anche i buoni risultati dell' azienda e talora anche
gli utili dell' azienda". Con la Cgil, poi, il ministro è netto. "È
una tesi ridicola e offensiva dire che il governo divide i sindacati come
afferma la Cgil. Non è una tesi vera - ha proseguito - come se i leader di Cisl
e Uil fossero subornati al governo. L' esecutivo ha assecondato la capacità
degli attori sociali di procedere anche superando il vuoto riottoso di uno di
essi". La riorganizzazione dello statuto dei lavoratori. Il ministro era
poi tornato sul progetto di revisione dello statuto dei lavoratori.
"Pensiamo - sottolinea Sacconi - che lo statuto dei lavori (la definizione
fu di Marco Biagi che la coniò proponendolo per la prima volta quando era
consulente del ministro Treu, ndr) possa da un lato riunire tutte le norme che
nel tempo si sono sedimentate e sommate rispetto all' originario Statuto dei
lavoratori". Lo statuto, però, dovrebbe, chiarisce ancora il ministro,
"completare le protezioni normative verso quelle forme di lavoro
indipendente come le collaborazioni a progetto che però sono caratterizzate,
nel caso della monocommittenza, da subordinazione socio-economica". Ci
sono parti dello statuto dei lavoratori, chiosa Sacconi, "che devono
rimanere norme inderogabili di legge perché riguardano
i diritti fondamentali, e parti che possono essere adattate dalle parti sociali
nelle concrete condizioni aziendali o territoriali". La vicenda di
Pomigliano e l' intesa tra i sindacati e il Lingotto. I cronisti avevano anche
chiesto a Sacconi di commentare la vicenda di Pomigliano. "Sono convinto -
replica il ministro - che nel Mezzogiorno ci sono tante condizioni, ci sono
anche patologie di questo tipo come abbiamo visto a Pomigliano, ma c' è una
volontà di riscatto nelle comunità del mezzogiorno che può e deve essere
assecondata". L' accordo di Pomigliano, prosegue Sacconi,
"rappresenta questa volontà di riscatto. È significativo che non solo le
organizzazioni sindacali prevalenti abbiano sottoscritto l' accordo con Fiat,
che tra i suoi contenuti ha proprio quella della garanzia rispetto a
comportamenti patologici quali si erano registrati in occasioni di elezioni, di
partite di calcio o altri momenti ancora, ma anche gli stessi lavoratori con il
referendum hanno dimostrato la disponibilità a una
turnazione impegnativa, ai sei giorni su tre turni". ©;RIPRODUZIONE
RISERVATA.
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"Il Mattino" del 28-08-2010 |
Pagina: 7 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Legge elettorale: dalla svolta il rilancio
del Mattarellum sul modello tedesco.
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di Teresa Bartoli |
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"Il Mattino" del 28-08-2010 |
Pagina: 7 |
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Argomenti: Esempi
esteri
Il Nuovo Ulivo come «Partito dei
produttori»: la sua missione non può che esser «produrre sviluppo, lavoro e
ricchezza»: il sindaco di Torino Sergio Chiamparino chiede al Pd di ritrovare
non tanto la vocazione maggioritaria quanto una «credibilità come alternativa
di governo» e di proporsi «in modo aperto» ai possibili alleati. Lui si sente
in corsa per guidarli «come outsider» pur mancando di «quarti di nobiltà
romana». Si riparte dall' Ulivo. Non evoca maggioranze rissose e poco durature?
«No, mi sembra il messaggio giusto. Non rivendico il copyright ma è un termine
che ho usato anche io un mese fa. Evocare l' Ulivo, vecchio o nuovo che sia,
risponde all' esigenza di un soggetto politico nuovo. E' la giusta via di mezzo
tra l' union sacrée del tutti contro Berlusconi - questa sì un' alleanza
inefficace a vincere ed ancor più inefficace per governare - e la totale
autosufficienza che, in un sistema bipolare ma non
bipartito, ovviamente non è praticabile. Il problema ancora irrisolto è attorno
a cosa costruire questo Nuovo Ulivo». Prima dei contenuti, la geografia:
alleanza da chi a chi? «La latitudine iniziale può essere ragionevolmente
vasta, da Vendola a Casini. Quella finale dipende da attorno a cosa costruisci
l' alleanza. Io, ad esempio, penso non sia possibile
escludere alcune questioni che vanno sotto il titolo "laicità dello
Stato". Ecco, a me, ad oggi, risulta ancora insufficiente la proposta al
paese, sicuramente interessato più alla missione che alla formula politica».
Quale deve essere la missione? «Il problema fondamentale è mettere in moto lo
sviluppo, creare lavoro e ricchezza. Penso ad una sorta di partito dei
produttori. Tema centrale per un paese in sostanziale stagnazione ormai da
anni. Non è solo colpa dei governi che si sono succeduti e la situazione
indubbiamente tende a marginalizzare alcune aree del mondo. Ma anche in queste
aree ci sono realtà diverse: in Europa non sono tutti giapponesi ma vi sono
paesi, come la Germania, che dimostrano di saper
reagire. Guardiamo e impariamo». C' è il tempo per costruire il Partito dei
Produttori? Davvero pensa che il governo finisca la legislatura? «Ora hanno
messo un rappezzo ma sinceramente le condizioni per finire la legislatura mi
sembrano molto ma molto labili». Se si vota a primavera avete il tempo? «Se si
scavalla primavera 2011 non si vota più. Il tempo basta volerlo, cercarlo e
trovarlo». Chi deve guidare la nuova alleanza? Lei è in campo? «L' importante è
che inizi il percorso. E, come ha detto Vendola, si sa come si parte ma non
come si arriva. Io mi sento un outsider. Non sono mosso da sfrenate ambizioni
personali e ho sempre vissuto, politicamente e fisicamente, in alto a sinistra
dunque non ho i quarti di nobiltà romana. Ma, con il mio bagaglio di risultati elettorali e di governo, credo di poter dare una mano. Non
siamo a miss Italia con la giuria che alza le palette: si tratta di avviare un
confronto politico, in cui possono succedere tante cose». Eppure Penati avverte
che alle primarie il Pd deve presentarsi con un solo candidato - Bersani - per
non mostrarsi diviso. E' così? «Queste sono le ragioni della burocrazia.
Capisco che oggi ci si attesti sul massimo comun denominatore, ma non è
stabilito per legge. E se si parla di Nuovo Ulivo si pensa a qualcosa oltre il
Pd. Dunque il Pd dovrebbe presentarsi al confronto in modo aperto altrimenti
tutto si riduce ad esso e ai suoi satelliti». Per ora il Pd si è ricompattato
nel no a Veltroni e alla vocazione maggioritaria. Il futuro vedrà l' Ulivo come
portatore d' acqua di un terzo polo centrista? «L' idea di un partito che
affida ad un terzo polo la guida della coalizione mi sembra debole. Se il Pd,
partito di larga maggioranza relativa nel centrosinistra, non è potenzialmente
e credibilmente alternativa di governo, non si capisce come possa costruire una
coalizione che lo sia. Più che di vocazione maggioritaria, che può ingenerare
l' equivoco di voler fare da soli, parlerei di credibilità
di governo: è vitale per poter riformare il sistema politico». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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di Il consiglio |
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"Il Mattino (ed. Caserta)" del 28-08-2010 |
Pagina: 42 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Comunale di Caserta si spacca sul referendum a sostegno di una gestione pubblica del sistema
idrico. Se infatti l' ordine del giorno, presentato ieri dal consigliere di
Rifondazione comunista, Antonio Dell' Aquila, ha ottenuto una larga maggioranza
di voti (17 pareri a favore e 6 astensioni), la modifica dell' articolo 59
dello Statuto comunale - che di fatto disciplina le modalità di gestione del
servizio idrico - non ha ottenuto (complice l' assenza in aula di molti
consiglieri) il quorum previsto dalla legge. Questo il
risultato al termine di un dibattito infuocato che ha tenuto sulle spine l'
aula per più di un' ora. All' origine del dibattito l' importanza di fornire un
servizio efficiente e qualitativamente alto all' utenza. Tutti d' accordo
infatti sui limiti attualmente presenti nel sistema che, pur essendo pubblico,
è stato affidato dal Comune ad una società privata. «Non si può semplicemente
votare si oppure no ad una proposta del genere - fa
notare il consigliere del Pdl, Pio Del Gaudio - prima bisognerebbe valutare l'
attuale gestione del sistema per capirne meccanismi e funzioni e soprattutto
valutare quali benefici apporta ai cittadini». Più esplicito il consigliere del
Pdl Nello Spirito che ha invitato a considerare gli attuali sprechi e
disservizi registrati dal servizio pubblico. Di tutt' altro avviso il
consigliere Dell' Aquila che nel suo intervento ha sottolineato «i pericoli di
una gestione privata». «Le recenti leggi - spiega -
hanno riconosciuto l' acqua come un bene di rilevanza economica, un dato che
apre di fatto la strada alla privatizzazione di un bene che invece deve
assolutamente restare pubblico». Tutti compatti invece sulla proposta
del consigliere del Pdl, Antonio Di Lella, di stipulare una convenzione con la
Camera di Commercio per avvalersi del loro sportello di conciliazione per la
risoluzione delle controversie legate a sinistri stradali e non solo. Una proposta innescata dall' alto numero delle richieste di
risarcimento danni presentate negli anni al Comune. Quasi tremila solo nell'
ultimo triennio. Approvato all' unanimità anche il piano di zona sociale dell'
Ambito territoriale C7 mentre è stata rinviata la discussione sul regolamento
presentato dal consigliere del Pd, Agostino Greco, per il riconoscimento delle
agevolazioni sui tributi locali in favore delle vittime delle attività
estorsive. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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"corriere.it" del 28-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge , Esempi esteri
Occhiello: L' appello
Sottotitolo: Quarantadue politici e studiosi
in campo per la riforma elettorale.
L' appello "Battaglia per l'
uninominale: potere di scelta ai cittadini" Quarantadue politici e
studiosi in campo per la riforma elettorale
Per ottenere finalmente anche nel nostro Paese quella
stabilità e certezza delle leggi elettorali che gli
standard democratici internazionali raccomandano e in qualche misura esigono,
per approdare a una riforma elettorale effettiva, durevole e orientata nel senso del collegio
uninominale indicato in modo nettissimo dagli italiani a grande
maggioranza nel referendum del 1993, poi in larga
parte disatteso dal legislatore, per adottare finalmente anche in Italia un sistema elettorale ispirato ai
modelli sperimentati ormai da secoli in regimi civili - quali quelli
anglosassoni - che si sono rivelati tra i più fecondi sul piano della
democrazia, della sicurezza e del benessere dei propri cittadini, per dare agli
elettori la piena libertà, l' effettivo pieno potere e la piena responsabilità
di scegliere il governo e gli eletti, assicurando un rapporto personale
efficace dell' eletto con chi lo elegge, per promuovere in questo modo, al
tempo stesso, l' autonomia della società civile e la laicità dello Stato,
intesa come metodo indispensabile di cooperazione per il bene comune tra
persone di fedi o ideologie diverse, per ridurre il costo delle campagne elettorali e tagliare il costo - divenuto insostenibile -
delle rendite che gli apparati dei partiti si assegnano quando si consente loro
di assumere la funzione di tramite tra i cittadini e i parlamentari, ti
invitiamo ad aderire al Comitato per l' Uninominale ( www.uninominale.it )
Pietro Ichino , giuslavorista nell' Università di Milano, senatore P d; Mario
Baldassarri , economista, senatore Fl i; Alfredo Biondi , avvocato, già
vicepresidente della Camera; Antonio Bonfiglio , sottosegretario di Stato alle
Politiche agricole e foresta li, Pdl; Emma Bonino , vicepresidente del Senat o;
Marco Cappato , segretario dell' Associazione Luca Coscio ni; Stefano Ceccanti
, costituzionalista nell' Università "La Sapienza" di Roma, senatore
Pd; Umberto Croppi , assessore alla Cultura del Comune di Rom a; Sergio D' Elia
, segretario di Nessuno tocchi Cain o; Franco
Debenedetti , economista, opinionist a; Benedetto Della Vedova, deputato Fli;
Stefano De Luca , segretario del Partito Liberale Italiano; Michele De Lucia ,
tesoriere di Radicali italia ni; Giuseppe Di Federico, processualista nell'
Università di Bologn a; Salvo Fleres , senatore Pd l; Jas Gawronski ,
giornalista, parlamentare europeo Ppe; Roberto Giachetti , deputato Pd; Maria
Ida Germontani , senatrice Fli; Domenico Gramazio , senatore Pdl; Giovanni
Guzzetta , professore di Istituzioni di diritto pubblico nell' Università di
Tor Vergata, Roma; Ignazio Marino , chirurgo, senatore Pd; Antonio Martino ,
economista, deputato Pdl; Enrico Morando , senatore Pd; Magda Negri , senatrice
Pd; Francesco Nucara , segretario del Partito
Repubblicano Italiano , deputato Gruppo Misto; Federico Orlando , politico e
giornalista, condirettore di Europa; Tullio Padovani , penalista, Scuola
Superiore di Studi Universitari "Sant' Anna" di Pisa; Angelo
Panebianco , politologo nell' Università di Bologna, saggista e opinionista;
Marco Pannella , Partito radicale transnazionale; Gianfranco Pasquino ,
politologo nell' Università di Bologna; Mario Patrono , professore di diritto
pubblico e comunitario nell' Università "La Sapienza" di Roma; Mario
Pepe , deputato Pdl; Stefano Rolando , economista nell' Università Iulm di
Milano; Nicola Rossi , economista nell' Università di Tor Vergata - Roma,
senatore Pd; Michele Salvati , economista nell' Università di Milano,
opinionista; Carlo Scognamiglio , economista, già presidente del Senato; Mario
Staderini , segretario di Radicali italiani; Sergio Stanzani , già senatore,
presidente del Partito radicale transnazionale; Marco Taradash , consigliere
regionale della Toscana, Pdl; Giorgio Tonini , senatore Pd; Silvio Viale ,
medico, direzione Associazione Luca Coscioni; Valerio Zanone , già segretario
del Partito liberale italiano.
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"corriere.it" del 28-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Occhiello: CRONACHE e POLITICA.
(ANSA) - ROMA - Appello trasversale di
parlamentari Pdl, Fli, Fli, radicali, di docenti e
intellettuali per una legge elettorale uninominale. L' obiettivo, scrivono i firmatari della iniziativa
sul Corriere e' restituire il potere di scelta ai cittadini. La modifica della legge elettorale ' non e' in agenda' taglia corto Gasparri (Pdl). Urso
(Fli) condivide l' appello. Bersani sottolinea che avere una legge
decente non e' un problema solo del centrosinistra.
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"larepubblica.it" del 28-08-2010 |
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Argomenti: Proposte di
legge
Sottotitolo: Il segretario democratico apre
la festa nazionale del partito a Torino: "Sulla giustizia non faremo
sconti, dai finiani mi aspetto coerenza". E sulle riforme non esclude un
asse con il presidente della Camera e Casini.
NESSUNO sconto sul processo breve. E se
Berlusconi pensa di mandare avanti queste norme "troverà una fortissima
opposizione". A Torino si apre la festa nazionale del Partito Democratico
e il segretario Pierluigi Bersani attacca la maggioranza sull' ennesima legge ad personam. Poi un auspicio: costruire l' asse con
Fini e Casini per modificare la legge elettorale: "È impensabile che un uomo solo possa
nominare tutti i parlamentari. È possibile continuare così?". E il leader
del Pd porta l' affondo alla Lega: "Sembrano quelli che sono vicini al vecchio
zio per avere l' eredità". I processi cancellati. Per Bersani non c' è da
sorprendersi per l' accelerazione imposta dalla maggioranza sul processo breve.
"Se Berlusconi pensa di mandare avanti questa norma che titola ' processo
brevè ma che significa cancellazione dei processi e, in particolare, di un
processo, avrà contro un' opposizione molto forte". Poi l' apertura ai
finiani per un percorso comune: "Mi aspetto anche che dal centrodestra
venga qualche elemento di coerenza rispetto a quello che si è detto
finora". E Adolfo urso, vicemistro finiano, in mattinata aveva dichiarato:
"È necessario, doveroso, restituire il potere di scelta agli
elettori". La legge elettorale.
Un' alleanza larga per cambiare "le regole del gioco". È questa l'
ipotesi Bersani per arrivare, velocemente, alla modifica del porcellum. Una
linea che, secondo il segretario del Pd, può trovare tanti interlocutori anche
nel centrodestra. "Penso che il tema che ho sollevato possa essere
apprezzato. Stiamo parlando di regole del gioco non semplicemente di alternanza
di governo. Chiedo anche a Fini e Casini se sia possibile continuare con una legge così". E già Casini, ha aggiunto Bersani,
"mi sembra abbia detto qualcosa di chiaro' ' . La Lega e i "quattro
ladroni di Roma". Continua lo scontro a distanza tra il leader del Pd e la
maggioranza. Dopo le reciproche accuse di "ammucchiata", Bersani
attacca la Lega. "Si sta comportando come quello che sta vicino al vecchio
zio per prenderne l' eredità". E ancora, per il segratario del Pd, il partito
di Bossi "si sta dando da fare per questo al prezzo di un tradimento della
sua ispirazione originaria' ' . Bersani entra nello specifico, accusando
proprio il federalismo di stampo leghista del cattivo stato di salute degli
enti locali. "Credo che gli enti locali non siano mai stati tanto male
come da quando si parla di federalismo". Poi, il tema della complicità
della Lega sulle leggi ad personam: "Credo che
tutte le leggi che abbiamo visto, compreso quelle che
hanno aperto la strada alla corruzione, non ci sarebbero se la Lega non le
avesse votate. Una volta parlavano di Roma ladrona, adesso sono là a fare leggi che hanno aiutato i quattro ladroni di Roma' ' .