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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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Dieci firme per correre con Silvio ( da "Italia Oggi" del 08-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: determinato da una legge elettorale che concede il premio di maggioranza alla coalizione che prende più voti, c'è però una forte unità di intenti sulle scelte concrete. Tanto da poter partire subito con dieci riforme condivise. Sui contenuti, per ora, c'è riserbo tranne che per il provvedimento fiscale (con una diversa e più ampia modulazione degli sgravi)

Tsunami sulla riforma ( da "Italia Oggi" del 08-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Discutere della riforma delle professioni ora è parlare del sesso degli angeli? No, perché le elezioni di aprile permettono di ripartire dalle proposte esistenti. Dalla proposta di legge sulla riforma delle professioni di iniziativa popolare depositata dal Cup (Comitato unico delle professioni) il 29 novembre 2007, che ha messo d'accordo 28 ordini professionali,

Tribuna elettorale-2 L'Unione ha fallito, l'Ulivo no ( da "Libertà" del 08-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: la situazione giudiziaria delle consorti di due esponenti politici (già di centrosinistra che sembra aderiranno al centrodestra) e l'accelerazione che si era data alla riforma elettorale (anche attraverso l'ipotesi di referendum). Premesso questo, va considerata la difficoltà del centrosinistra di portare avanti una coalizione con i numeri così risicati,

Tribuna elettorale-2 ( da "Libertà" del 08-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: la situazione giudiziaria delle consorti di due esponenti politici (già di centrosinistra che sembra aderiranno al centrodestra) e l'accelerazione che si era data alla riforma elettorale (anche attraverso l'ipotesi di referendum). Premesso questo, va considerata la difficoltà del centrosinistra di portare avanti una coalizione con i numeri così risicati,


Articoli

Dieci firme per correre con Silvio (sezione: Riforma elettorale)

( da "Italia Oggi" del 08-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Primo Piano Numero 033, pag. 3 del 8/2/2008 Autore: di Franco Adriano Visualizza la pagina in PDF       Accanto al programma, Berlusconi proporrà l'adesione a una serie di interventi immediati Dieci firme per correre con Silvio Alleati nel Pdl solo dopo il sì a un pacchetto di disegni di legge è l'uovo di Colombo. Ma a Silvio Berlusconi riescono bene proprio questo tipo di scelte, quelle per le quali viene da esclamare: ma come si è fatto a non pensarci prima. Accanto al programma elettorale del centro-destra, su cui naturalmente avranno contribuito tutte le forze politiche della coalizione elettorale, Berlusconi metterà sul tavolo un pacchetto di dieci disegni di legge. Lo farà in qualità di candidato premier, ossia si tratterà di una una sorta di imposizione: "Se indicate me come premier è così, prendere o lasciare". Insomma dieci punti fermi in una campagna elettorale dove i programmi rischiano un'altra volta di essere fumosi e soprattutto smentiti da questo o quell'altro leader politico già a partire dal giorno successivo l'apertura delle urne. I provvedimenti dovranno essere sottoscritti da tutti i contraenti del patto elettorale, cosicché Berlusconi, se vincerà le elezioni, potrà presentarli in blocco al consiglio dei ministri e portarli immediatamente all'attenzione del parlamento. Una risposta a Walter Veltroni che lo aveva sfidato a correre da solo, proprio come lui, per dire al segretario del Pd (e soprattutto agli elettori) che nonostante il gran numero delle sigle, determinato da una legge elettorale che concede il premio di maggioranza alla coalizione che prende più voti, c'è però una forte unità di intenti sulle scelte concrete. Tanto da poter partire subito con dieci riforme condivise. Sui contenuti, per ora, c'è riserbo tranne che per il provvedimento fiscale (con una diversa e più ampia modulazione degli sgravi) annunciato dallo stesso Berlusconi. Per il resto, è presumibile che il Cavaliere vorrà immediatamente intervenire in tema di giustizia e di infrastrutture, rispolverando il progetto del ponte sullo Stretto di Messina che era stato posto in archivio da Romano Prodi. Potrebbero anche esserci le due riforme messe nero su bianco da Giulio Tremonti e presentate in parlamento lo scorso luglio (quando sembrava che il governo Prodi dovesse cadere da un momento all'altro) a firma Berlusconi. Una sorta di assaggio sul futuro programma elettorale. L'importante è che fossero proposte di sicuro impatto sugli italiani. è così che dal cilindro sono usciti due testi (anticipati da IO il 5 luglio e presentati in parlamento il 19 luglio 2007). Il primo dedicato alla riforma di Poste italiane, che dovrà diventare "una nuova rete di servizi universali a vantaggio dei cittadini". Il secondo titolo, invece, relativo alla creazione di un "nuovo 5 per mille ambientale". Al grido di "Market if possibile. Government if necessary" (è l'esordio della relazione della legge), Berlusconi prevede per Poste un futuro e una funzione di "logistica sociale" per quei "profili demografici che tendono a un fortissimo invecchiamento della popolazione". Insomma, tramite le Poste, disegna un nuovo "welfare state". Uno stato sociale nel quale attraverso nuovi servizi di Poste italiane, varati e finanziati con decreti delegati del governo, si potranno prenotare visite mediche ed esami ricevendo a casa risultati e referti, si potranno ritirare ricette mediche e avere al proprio domicilio i medicinali. Non soltanto, i postini di nuova generazione potrebbero anche "raccogliere mandati per conto dei cittadini per svolgere funzioni burocratiche in uffici pubblici, nonché pratiche bancarie". Ma la mano tesa delle nuove Poste potrebbe servire anche a raccogliere la lista della spesa e a consegnarla direttamente a casa. Una rivoluzione, insomma, collegata alla liberalizzazione totale dei servizi postali che partirà il 1° gennaio 2009. La seconda proposta di Berlusconi, invece, andava a costituire un nuovo 5 per mille ambientale per "far entrare la tutela dell'ambiente tra le basi della solidarietà sociale". Gli italiani senza dover pagare in più nemmeno un centesimo al fisco, ma destinando semplicemente il 5 per mille delle tasse con una firma (come avviene per lotto per mille alle confessioni religiose), potranno difendere il proprio habitat, finanziando anche "istituti o progetti di ricerca scientifica italiani e internazionali, progetti di tutela e riconversione ambientale e territoriale, enti, parchi, il Wwf e altre organizzazioni di volontariato" e, perché no, anche i vigili del fuoco che finalmente non saranno più costretti a recarsi in corteo a Roma per battere cassa, durante l'approvazione della Finanziaria. Con Gianfranco Fini, Berlusconi ha firmato anche una proposta di legge per imporre un terzo di candidature al parlamento italiano alle donne. Nel pacchetto potrebbe esserci anche questo.

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Tsunami sulla riforma (sezione: Riforma elettorale)

( da "Italia Oggi" del 08-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Edilizia e Territorio Numero 033, pag. 13 del 8/2/2008 Autore: da Palermo Simonetta Scarane Visualizza la pagina in PDF       Professioni: il presidente degli architetti Sirica accusa il decreto Bersani-Visco Tsunami sulla riforma Il nuovo governo riparta dalla pdl del Cup "Il decreto Bersani che azzerava le tariffe minime è stato lo tsunami che ha distrutto le professioni. Di Pietro ha cercato di rimediare nel regolamento del codice degli appalti, ma i problemi restano aperti tutti. C'è un problema della politica di trovare occasioni di lavoro per i professionisti. Abbiamo un ruolo. I professionisti non sono i nemici del paese e non sono quelli che non pagano le tasse. Stiamo facendo tutti gli sforzi possibili per essere propositivi". Il presidente del Cnappc, Raffaele Sirica, ha lanciato ieri da Palermo, dove è in corso il settimo congresso nazionale del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (Cnappc), un appello ai politici in apertura della campagna elettorale sulla necessità della riforma delle professioni. All'indomani dello scioglimento delle camere, i professionisti tornano a parlare di riforma delle professioni, rimasta incompiuta per la seconda volta, a un passo dall'approvazione nel secondo governo Prodi, così come fu nel primo. Un dibattito che è diventato una telenovela, come l'ha definito Sirica. Discutere della riforma delle professioni ora è parlare del sesso degli angeli? No, perché le elezioni di aprile permettono di ripartire dalle proposte esistenti. Dalla proposta di legge sulla riforma delle professioni di iniziativa popolare depositata dal Cup (Comitato unico delle professioni) il 29 novembre 2007, che ha messo d'accordo 28 ordini professionali, e ora decaduta per effetto della caduta del governo. Ma è da lì che si può ripartire, ripresentandolo, l'ha confermato anche Pierluigi Mantini, visto che il nuovo parlamento sarà convocato il 29 aprile, e la proposta di legge è stata depositata cinque mesi fa. Il testo, rimodellato sulla proposta di riforma delle professioni elaborata nel precedente governo dal sottosegretario Michele Vietti, aveva bisogno di correzioni, ha sottolineato Antonio Leozappa, del Consiglio nazionale del Cnappc, ispiratore del testo di iniziativa popolare, intervenendo ieri alla tavola rotonda sulla riforma delle professioni. Insieme Vietti (Udc), Giancarlo Laurini (Forza Italia), Mantini (Partito democratico), Sirica (presidente Cnappc), Antonino Lo Presti (Alleanza nazionale). Quest'ultimo vuole ripartire dal testo di Vietti, che, ha ricordato, nel governo Berlusconi arrivò surrettiziamente, mentre Laurini, già vicepresidente del Cup, si sente di dire che, se vincerà il centro-destra, la riforma sarebbe possibile a ottobre. Non solo, ma ha affermato anche: "Il decreto Bersani va superato. Non è chiuso. La questione dell'avvocatura mostruosità che va espunta". Ripartire dai materiali comuni, senza fumi politici. Una legge che consenta ai professionisti di vivere il salto verso la qualità, secondo Sirica. "La riforma", ha detto, "deve riconoscere la centralità, sussidiarietà e qualità della professione". Da due legislature si discute e non è stato possibile procedere. Perché? Non per l'eterogeneità del governo, ha sostenuto Mantini, relatore, insieme a Giuseppe Chicchi, del disegno di legge arrivato in parlamento. "Oggi le professioni non contano, vogliamo cambiare questa percezione", ha aggiunto, "ripartiamo dalla proposta di legge del Cup". Il testo Mantini-Chicchi differenziato dal Bersani-Mastella del governo, con una discussione che ha investito all'interno il Partito democratico, ha corretto l'enfasi Bersani, arrivando a proporre una collaborazione con gli ordini. Proponendo in realtà un'autoriforma. Riproponendo le tariffe minime nei concorsi di progettazione. Secondo Vietti si è perso tempo. "Ho apprezzato il lavoro di Mantini ma è un fallimento", ha detto. "Dopo un anno e mezzo di faticoso lavoro di mediazione si è arrivati a fare una proposta che è frutto della compartecipazione degli ordini, che recupera i minimi tariffari nei lavori pubblici. Forse siamo arrivati dove eravamo già un anno e mezzo fa. Il governo ha mostrato contraddizioni. I blitz contro le professioni si chiamano Bersani-Visco, che ha liberalizzato le professioni, abolito le tariffe, generato sospetto contro i professionisti considerati evasori fiscali. Misure agevolative fiscali io non le ho viste. Dietro ci stava la visione di Visco che i professionisti sono evasori da vessare e ostacolo alla concorrenza. Nella Bersani-Visco c'è il tentativo di omologare il professionista all'imprenditore. Non è così e va regolamentato in maniera diversa. Il disegno di legge Mastella-Bersani, una delega in bianco", si sfoga Vietti, "non ci sono distinzioni tra associazioni e ordini. Mantini ha criticato il disegno di legge Mastella-Bersani", ha concluso, "mi domando: non potevamo partire dalla precedente bozza di legge che ora è la bozza della proposta di legge di iniziativa popolare del Cup, con qualche aggiustamento? Perché abbiamo perso un anno e mezzo? Noi oggi non abbiamo nulla in più rispetto a due anni fa. Faccio una proposta: prendiamo l'impegno che il prossimo governo di centro-destra ripartirà dalla proposta del Cup così come presentata nella proposta di legge di iniziativa popolare".

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Tribuna elettorale-2 L'Unione ha fallito, l'Ulivo no (sezione: Riforma elettorale)

( da "Libertà" del 08-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Quotidiano partner di Gruppo Espresso LIBERTA' di venerdì 8 febbraio 2008 > Agenda tribuna elettorale-2 L'Unione ha fallito, l'Ulivo no di PIERANGELO ROMERSI* L'intervento di Massimo Trepidi sulla fine del Governo Prodi richiede una replica puntuale. Non condivido fino in fondo l'analisi della crisi di Governo e della fine di una visione politica della società italiana. In sintesi penso che l'Unione abbia fallito, ma l'Ulivo no. Innanzi tutto, è giusto rilevare che il Governo non è caduto su punti programmatici particolari come si poteva pensare, bensì per alcuni elementi oggettivi: la situazione giudiziaria delle consorti di due esponenti politici (già di centrosinistra che sembra aderiranno al centrodestra) e l'accelerazione che si era data alla riforma elettorale (anche attraverso l'ipotesi di referendum). Premesso questo, va considerata la difficoltà del centrosinistra di portare avanti una coalizione con i numeri così risicati, frutto di una legge elettorale studiata ad hoc per questo scopo ed anche la difficoltà di coordinamento e di comunicazione di quanto si stava realizzando. Non individuerei l'accaduto però come il fallimento del "dossettismo". E' finita l'esperienza di Prodi, ma non con un bilancio così fallimentare. Mi vengono in mente almeno tre problemi tra i tanti affrontati e risolti da questo Governo, che meritano molto più peso di quello che si è finora considerato: 1) Il risanamento dei conti dello Stato, che hanno portato ad una riduzione del deficit, del debito pubblico e ad un aumento dell'avanzo primario, attraverso una maggiore equità fiscale che tutelasse le fasce più deboli e attraverso la lotta all'evasione che ha anche creato un "tesoretto"; 2) L'impulso all'economia e la stagione delle riforme (cito ad esempio la diminuzione del costo del lavoro per le imprese, la riforma previdenziale, la riforma delle frequenze televisive e le liberalizzazioni, buona parte delle quali erano ancora in attesa di approvazione in parlamento) 3) La riduzione dei costi della politica e la proposta di riforma costituzionale (alcuni elementi già presenti in finanziaria e alcune proposte già esaminate dalle commissioni parlamentari) Sono tre linee che danno l'idea di quella "serietà al governo" che Prodi aveva promesso e ha mantenuto. Soprattutto denotano il recupero di un aspetto dell'impegno pubblico che l'Italia forse aveva smarrito: la moralità (che era minata dai trasformismi, dall'evasione fiscale, dalle leggi ad personam, ecc.). Ha perso la sua scommessa di durare tutta una legislatura, ma la sua coerenza lo ha portato a presentarsi alle Camere per evidenziare la contraddizione di chi era stato eletto per attuare un programma e un progetto politico che poi ha tradito davanti a tutti gli italiani. Se è possibile tracciare un bilancio positivo di questi 20 mesi di governo, ancora più evidente è il risultato della sua visione politica, che richiama effettivamente quella di Dossetti. L'obiettivo di Prodi era di arrivare a formare una forza che unisse le migliori risorse e tradizioni riformiste del Paese, che potessero esprimere un partito coeso, aperto e innovativo, con riferimento a radici comuni, ma anche a tradizioni diverse. Il Partito democratico è il principale successo di questa azione, una forza che ha già cambiato gli equilibri politici e che sarà protagonista nei prossimi anni. Ci sono poi altri elementi positivi dell'esperienza politica di Prodi, ma voglio ricordare questo: ha sconfitto per ben due volte Berlusconi. E forse è per questo che da così fastidio al centrodestra e in un certo senso ha limitato la possibilità di dialogo. Per quanto riguarda il dossettismo dal punto di vista dell'impegno dei cattolici, la sfida che il padre costituente aveva lanciato era quella del "dialogo", era quella di non venire meno al solidarismo e alla fraternità, che erano insite nella costituzione prima del Partito Popolare Italiano e poi nella DC, magari solo per contrapposizione partitica. I valori restano "non negoziabili", è falsa ogni altra ipotesi attribuita a quella visione, se non appunto quella di dover trovare la migliore forma per tradurre in legge le diverse posizioni, che sono sempre state trasversali agli schieramenti. Più che scomodare Dossetti, sarebbe interessante conoscere dal consigliere Trespidi quale idea di movimento-partito-casa-azienda ha in mente il suo leader (che resti la stessa almeno per qualche mese), che tipo di coalizione vogliono fare dopo le lacerazioni dei mesi scorsi, se dobbiamo tornare all'aumento del deficit, come accoglierà Dini e Mastella, quale altra nazione ha visto lo stesso candidato presentarsi per la quinta volta? Condivido infine l'invito a pensare fuori da vecchi schemi il ruolo di cattolici, liberali e sinistra riformista. Il Pd lo sta facendo. Se, al contempo, anche sull'altro versante partisse una fase simile di rinnovamento, si potrebbe andare verso un periodo di dialogo fruttuoso per l'Italia e per i livelli locali. *Capogruppo del Partito democratico nel Consiglio Comunale [.

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Tribuna elettorale-2 (sezione: Riforma elettorale)

( da "Libertà" del 08-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Quotidiano partner di Gruppo Espresso LIBERTA' di venerdì 8 febbraio 2008 > Agenda Tribuna elettorale-2 L'Unione ha fallito, l'Ulivo no di PIERANGELO ROMERSI* L'intervento di Massimo Trepidi sulla fine del Governo Prodi richiede una replica puntuale. Non condivido fino in fondo l'analisi della crisi di Governo e della fine di una visione politica della società italiana. In sintesi penso che l'Unione abbia fallito, ma l'Ulivo no. Innanzi tutto, è giusto rilevare che il Governo non è caduto su punti programmatici particolari come si poteva pensare, bensì per alcuni elementi oggettivi: la situazione giudiziaria delle consorti di due esponenti politici (già di centrosinistra che sembra aderiranno al centrodestra) e l'accelerazione che si era data alla riforma elettorale (anche attraverso l'ipotesi di referendum). Premesso questo, va considerata la difficoltà del centrosinistra di portare avanti una coalizione con i numeri così risicati, frutto di una legge elettorale studiata ad hoc per questo scopo ed anche la difficoltà di coordinamento e di comunicazione di quanto si stava realizzando. Non individuerei l'accaduto però come il fallimento del "dossettismo". E' finita l'esperienza di Prodi, ma non con un bilancio così fallimentare. Mi vengono in mente almeno tre problemi tra i tanti affrontati e risolti da questo Governo, che meritano molto più peso di quello che si è finora considerato: 1) Il risanamento dei conti dello Stato, che hanno portato ad una riduzione del deficit, del debito pubblico e ad un aumento dell'avanzo primario, attraverso una maggiore equità fiscale che tutelasse le fasce più deboli e attraverso la lotta all'evasione che ha anche creato un "tesoretto"; 2) L'impulso all'economia e la stagione delle riforme (cito ad esempio la diminuzione del costo del lavoro per le imprese, la riforma previdenziale, la riforma delle frequenze televisive e le liberalizzazioni, buona parte delle quali erano ancora in attesa di approvazione in parlamento) 3) La riduzione dei costi della politica e la proposta di riforma costituzionale (alcuni elementi già presenti in finanziaria e alcune proposte già esaminate dalle commissioni parlamentari) Sono tre linee che danno l'idea di quella "serietà al governo" che Prodi aveva promesso e ha mantenuto. Soprattutto denotano il recupero di un aspetto dell'impegno pubblico che l'Italia forse aveva smarrito: la moralità (che era minata dai trasformismi, dall'evasione fiscale, dalle leggi ad personam, ecc.). Ha perso la sua scommessa di durare tutta una legislatura, ma la sua coerenza lo ha portato a presentarsi alle Camere per evidenziare la contraddizione di chi era stato eletto per attuare un programma e un progetto politico che poi ha tradito davanti a tutti gli italiani. Se è possibile tracciare un bilancio positivo di questi 20 mesi di governo, ancora più evidente è il risultato della sua visione politica, che richiama effettivamente quella di Dossetti. L'obiettivo di Prodi era di arrivare a formare una forza che unisse le migliori risorse e tradizioni riformiste del Paese, che potessero esprimere un partito coeso, aperto e innovativo, con riferimento a radici comuni, ma anche a tradizioni diverse. Il Partito democratico è il principale successo di questa azione, una forza che ha già cambiato gli equilibri politici e che sarà protagonista nei prossimi anni. Ci sono poi altri elementi positivi dell'esperienza politica di Prodi, ma voglio ricordare questo: ha sconfitto per ben due volte Berlusconi. E forse è per questo che da così fastidio al centrodestra e in un certo senso ha limitato la possibilità di dialogo. Per quanto riguarda il dossettismo dal punto di vista dell'impegno dei cattolici, la sfida che il padre costituente aveva lanciato era quella del "dialogo", era quella di non venire meno al solidarismo e alla fraternità, che erano insite nella costituzione prima del Partito Popolare Italiano e poi nella DC, magari solo per contrapposizione partitica. I valori restano "non negoziabili", è falsa ogni altra ipotesi attribuita a quella visione, se non appunto quella di dover trovare la migliore forma per tradurre in legge le diverse posizioni, che sono sempre state trasversali agli schieramenti. Più che scomodare Dossetti, sarebbe interessante conoscere dal consigliere Trespidi quale idea di movimento-partito-casa-azienda ha in mente il suo leader (che resti la stessa almeno per qualche mese), che tipo di coalizione vogliono fare dopo le lacerazioni dei mesi scorsi, se dobbiamo tornare all'aumento del deficit, come accoglierà Dini e Mastella, quale altra nazione ha visto lo stesso candidato presentarsi per la quinta volta? Condivido infine l'invito a pensare fuori da vecchi schemi il ruolo di cattolici, liberali e sinistra riformista. Il Pd lo sta facendo. Se, al contempo, anche sull'altro versante partisse una fase simile di rinnovamento, si potrebbe andare verso un periodo di dialogo fruttuoso per l'Italia e per i livelli locali. *Capogruppo del Partito democratico nel Consiglio Comunale [.

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