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NELL'ATTUALE
dibattito sulla riforma elettorale, due sono i punti importanti da valutar
( da "Nazione,
La (Viareggio)" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: la ricerca di una
convergenza fra le forze di destra e di sinistra sulla bozza di riforma Bianco
e l'itinerario referendario parzialmente abrogativo della legge elettorale. Considerato
che l'attuazione del referendum parzialmente abrogativo può sostituire
agevolmente l'impresa, non facile, di fare una legge elettorale condivisa da
approvare in Parlamento ,
<Missione
incompiuta, ma con risultati> ( da "Eco di Bergamo, L'"
del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Misiani risponde:
"Il disegno di legge sul federalismo fiscale, arrivato a un passo dalla
discussione in Parlamento e invece rinviato alla prossima legislatura".
Con un accenno anche alla mancata riforma elettorale: "Sarebbe stato utile
cambiare la legge, come migliaia di italiani chiedevano, così come anche
esponenti del centrodestra,
Morales
e i governatori in rotta di collisione
( da "Manifesto,
Il" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: che siano ripresi
i negoziati o che che sia organizzato il referendum revocatorio proposto dallo
stesso presidente come via d'uscita all'attuale impasse politica. Il
governatore di La Paz, José Luis Paredes, ha raddoppiato la posta e chiesto che
si convochino elezioni generali anticipate. Il referendum del 2 giugno 2006
aveva visto le province orientali votare massicciamente per l'
Napolitano
firma, finisce la XV legislatura ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-02-2008)
Argomenti: Aspetti Legali
Abstract: quando comunque
occorrerà metter mano alle nuove regole elettorali e a quelle necessarie
riforme costituzionali per rafforzare i poteri dell'Esecutivo e superare il
bicameralismo perfetto tra Montecitorio e Palazzo Madama. L'auspicio di Napolitano
è che la campagna elettorale si svolga con toni accesi ma civili, in cui
prevalga comunque l'interesse nazionale.
Napolitano
oggi scioglie le Camere Prodi controfirma il decreto, poi il voto
( da "Quotidiano.net"
del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: subordinate e che
il suo mandato era limitato ad un Governo per la riforma della legge
elettorale, sostenuto da un ampio consenso politico. Nessun governicchio
insomma, nemmeno mirato al solo referendum. FORZA ITALIA E AN E ha ricevuto le
risposte ormai già attese: il no secco di Forza Italia e An, decisi ad andare
al voto subito per mancanza di condizioni su soluzioni alternative.
Riforma
elettorale slitta il referendum ( da "Corriere Adriatico"
del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: si potesse
chiedere al nuovo governo di indire comunque il referendum entro il 15 giugno
di quest'anno. Le elezioni anticipate rendono ormai sicuro il rinvio del
referendum sulla legge elettorale. Questa situazione ha un precedente famoso
nel primo referendum abrogativo della storia della Repubblica italiana.
Marini
apre le consultazioni ma non tutti se ne accorgono
( da "Padania,
La" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: E c è chi già
pensa alla campagna elettorale e ai manifesti, come Francesco Storace, e chi
invece s affanna a presentare tardive proposte di legge che difficilmente il
Parlamento discuterà. È il caso di Egidio Pedrini dell Italia dei valori che
con tanto di conferenza stampa ha illustrato una pdl per l introduzione del
reato di sequestro di minore.
Caro
Veltroni la gente vuole il pane non la riforma elettorale
( da "Padania,
La" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: tentare di
guadagnare un anno di tempo prima del voto, per far sbiadire il ricordo dei
danni provocati dal Governo Prodi, e avere nel frattempo una legge elettorale
ad hoc per il Pd, grazie alla ghigliottina del referendum, Veltroni ieri ha
tentato l ultima carta, quella della disperazione: la grande coalizione,
sfruttando l'appello dei poteri forti che chiedono di non andare al voto.
Napolitano
ha sciolto le Camere "Una scelta obbligata ma sofferta" Prodi:
"Sostengo il Pd ma non corro"
( da "Quotidiano.net"
del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: subordinate e che
il suo mandato era limitato ad un Governo per la riforma della legge
elettorale, sostenuto da un ampio consenso politico. Nessun governicchio insomma,
nemmeno mirato al solo referendum. FORZA ITALIA E AN E ha ricevuto le risposte
ormai già attese: il no secco di Forza Italia e An, decisi ad andare al voto
subito per mancanza di condizioni su soluzioni alternative.
Napolitano
ha sciolto le Camere. Come anticipato da Affari
( da "Affari
Italiani (Online)" del 06-02-2008)
Argomenti: Aspetti Legali
Abstract: chiamare gli
italiani alle urne senza che la riforma elettorale sia stata approvata".
Come anticipato da Affari, il consiglio dei ministri ha indicato le date del 13
e 14 aprile per le prossime elezioni politiche. I partiti dovranno decidere le
alleanze entro il due marzo. Tra le ore 8 del 29 febbraio e le ore 16 del 2
marzo i partiti dovranno depositare il loro simbolo al Viminale.
( da "Nazione, La (Viareggio)" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
E e tenere in considerazione: la
ricerca di una convergenza fra le forze di destra e di sinistra sulla bozza di
riforma Bianco e l'itinerario referendario parzialmente abrogativo della legge elettorale. Considerato che l'attuazione del referendum
parzialmente abrogativo può sostituire agevolmente l'impresa, non facile, di
fare una legge elettorale condivisa da approvare in Parlamento , perché non dare la
precedenza alla sperimentazione referendaria? Ovvero, la voce del popolo. Carlo
Pantani, Firenze - -->.
( da "Eco di Bergamo, L'" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
"Missione incompiuta, ma con risultati" Parlano
i parlamentari bergamaschi. Il centrosinistra: "Risanati i conti e avviato
il federalismo delle infrastrutture" Il centrodestra: "Una sofferenza
vedere i loro fallimenti. Venti mesi di tasse, malgoverno e indifferenza verso
il Nord" Da qualsiasi parte li si guardi, i venti mesi (scarsi) della XV
legislatura non sono stati una passeggiata per i parlamentari bergamaschi che
si apprestano a tornare a casa. "Una sofferenza", è il consuntivo
della maggior parte dei rappresentanti di centrodestra. "Impegnativi e
difficili", è il commento dei colleghi di centrosinistra, certi di aver
dato il massimo e di aver portato a casa risultati importanti. Nonostante una
coalizione dai piedi di argilla e i numeri risicati al Senato abbiano messo a
dura prova il governo sin dall'inizio. Fino a metterlo in ginocchio.
Un'esperienza che deve far scuola, ora che le Camere vengono sciolte e si
scaldano i motori per la campagna elettorale che
porterà al voto anticipato (probabilmente il 13 aprile). il ministro Lo dice
fuori dai denti il ministro dimissionario delle Infrastrutture Antonio Di
Pietro , raggiunto mentre fa la spesa: "Adotterò il motto di mia mamma:
"dimmi con chi vai e ti dirò chi sei". Non ci sarà nessun accordo né
con i massimalisti di destra né con quelli di sinistra. L'Italia dei Valori si
presenterà col suo simbolo e chiederà i voti per quello che ha fatto". Il
bersaglio preferito di Di Pietro, molisano di nascita, bergamasco d'adozione,
resta il collega Clemente Mastella: "Siamo andati a casa non per cattiva
gestione, ma per un signore di Ceppaloni che ha confuso la situazione personale
con quella politica". Mentre la soddisfazione più grande è stato l'avvio
"del federalismo infrastrutturale". "Ho accettato di affrontare
e risolvere questioni annose, come è stato riconosciuto da molti esponenti
istituzionali locali. Ho fatto quel che potevo, per il Paese, ma soprattutto
per la Lombardia e Bergamo". E fa degli esempi: "Ho sbloccato le
concessioni e i soldi per Brebemi e Pedemontana, portato a casa Tangenziale sud
e superstrada della Valle Seriana". il centrosinistra Anche per gli altri
rappresentanti della maggioranza "in venti mesi si sono fatti
miracoli". "Sciogliere le Camere è sempre un atto traumatico -
commenta la situazione il deputato Giovanni Sanga (Pd) -. Ma in questi mesi
abbiamo fatto cose importanti e centrato un obiettivo primario: il risanamento
dei conti pubblici, ridando credibilità all'Italia sul piano
internazionale". Per Sanga l'unico rammarico è "non aver fatto in
tempo ad attuare gli interventi, contenuti nell'ultima Finanziaria, per il
sostegno delle imprese e delle famiglie, partendo dalla riduzione delle
tasse". Il bilancio, personale e per la Bergamasca, è però positivo.
"Sono state sbloccate opere strategiche - ricorda Sanga -. È stata
recuperata la copertura finanziaria per la galleria di Montenegrone e aperto il
bando per la variante della statale 42, solo per citarne due". L'ex
segretario provinciale della Margherita parla di un'esperienza romana "entusiasmante,
che si è consolidata in poco più di un anno, anche se per conoscere bene i
meccanismi dell'attività parlamentare ci vuole certamente più tempo. Ho seguito
da vicino le liberalizzazioni del ministro Pier Luigi Bersani, sul piano legislativo
è stata un'esperienza altamente formativa". Senza mai dimenticare "il
rapporto col territorio e con la comunità bergamasca, che non è certo marginale
per chi fa il parlamentare". Il collega di partito Antonio Misiani , anche
lui per la prima volta a Montecitorio, parla di "periodo complicato"
e di "legislatura particolare, ma straordinariamente appassionante".
"Con due Finanziarie coraggiose e il pacchetto welfare - sostiene - si
sono poste le basi per rimettere in moto il Paese. Prodi lascia un'eredità da galantuomo".
Un rimpianto? Da membro della commissione Bilancio, Misiani
risponde: "Il disegno di legge sul federalismo fiscale,
arrivato a un passo dalla discussione in Parlamento e invece rinviato alla
prossima legislatura". Con un accenno anche alla mancata riforma elettorale: "Sarebbe stato utile cambiare la legge, come
migliaia di italiani chiedevano, così come anche esponenti del centrodestra,
che poi si sono tirati indietro, facendo prevalere gli interessi di
parte". le schermaglie Dagli altri due componenti orobici di maggioranza,
Ezio Locatelli (Rifondazione) e Silvana Mura (Italia dei Valori) un nuovo
rimpallo di critiche. "Il governo è stato messo in crisi dalla componente
centrista, il cui ostracismo è stato il vero ostacolo all'attuazione del programma",
è convinto il primo. "La litigiosità con la sinistra radicale non ha
giovato. Più di una volta abbiamo dovuto lottare con la "sinistra dei
veti"", ribatte la seconda. Per Locatelli - che sottolinea il suo
impegno per il territorio nella commissione Trasporti, soprattutto per il
sistema ferroviario e metropolitano bergamasco - "c'è stato un
peggioramento dell'opinione pubblica nei confronti del governo per l'assenza
dell'attuazione di quella fase di ridistribuzione di diritti, come l'abbattimento
del carico fiscale ai lavoratori dipendenti, che doveva seguire al risanamento
dei conti". La Mura, invece, fa presente l'impegno del suo partito
"per la riduzione dei costi della politica", oltre ai meriti del
governo sul fronte "delle infrastrutture e della lotta all'evasione
fiscale". Per il futuro? "Non ci interessano le alleanze per ottenere
il consenso elettorale, piuttosto correremo da
soli". il centrodestra Anche per l'opposizione è stata dura. "Perché
abbiamo dovuto assistere semi-impotenti a una serie di fallimenti e
provvedimenti disastrosi, nonché alla totale trascuratezza del Nord", è il
leit motiv comune al centrodestra. Anche se poi le sfumature variano. "È
la fine naturale di una coalizione nata "contro" e non "per"
- commenta il deputato leghista Giacomo Stucchi -. Adesso che è saltato il
banco, ed era ora, dovranno ammettere che l'unico collante era
l'antiberlusconismo. Altro che legge elettorale, è solo un pretesto". Secondo Stucchi, il
governo ha ottenuto pochi risultati anche per la Bergamasca. "Qualcosa,
con un'azione coordinata per il territorio, si è riusciti lo stesso a portare a
casa. Ma non si è potuto contare su nessun appoggio, né di ministri né di
sottosegretari. Di Pietro sarà mica bergamasco...". Se Stucchi si dice comunque
soddisfatto per l'ulteriore esperienza maturata, come segretario della
presidenza della Camera e membro della delegazione parlamentare presso
l'assemblea del Consiglio d'Europa, più delusa è la collega Carolina Lussana .
"Noi leghisti siamo persone del fare - dice -. Di fronte all'incapacità
del Parlamento di approvare leggi urgenti per il Paese e dare risposte ai
problemi della gente, ho provato un grande disagio. Soprattutto venendo da
un'esperienza di maggioranza, tra il 2001 e il 2006, dove, nonostante le difficoltà,
con forte spirito riformatore e coraggio abbiamo affrontato le riforme
istituzionali". Per l'azzurro Gregorio Fontana il Prodi bis si sintetizza
bene con un'immagine: "Le facce di Visco-Prodi-Pecoraro Scanio con sotto i
rifiuti di Napoli. Sono stati 20 mesi di tasse, malgoverno e incapacità di
risolvere i problemi, soprattutto quelli del Nord produttivo. La legislatura è
caduta non per le difficoltà nella riforma della legge
elettorale, ma per i fallimenti che si sono succeduti
uno dietro l'altro". Fontana si augura, quindi, che "dalle prossime
elezioni esca una maggioranza in grado di governare, superando i veleni che
hanno caratterizzato questo governo di centrosinistra", pur ammettendo di
aver lavorato bene con i colleghi bergamaschi del Pd: "Li stimo, ma
purtroppo militano nello schieramento sbagliato". Dato che viene
confermato anche dall'altro deputato forzista, Giorgio Jannone . Lui, decano
dei parlamentari bergamaschi (dopo Mirko Tremaglia), alla sua terza
legislatura, confessa che questa è stata "la più sofferta, perché è un
momento particolarmente difficile per il Paese". Da qui l'apertura:
"Dopo le elezioni, sarà utile ragionare tutti insieme sulle riforme
necessarie". E un pizzico di orgoglio: "Ho raggiunto il record
personale di atti parlamentari, con più di 100 interrogazioni e più di 40 proposte di legge avanzate". Tremaglia: crisi di un
sistema L'onorevole Mirko Tremaglia (An) allarga la riflessione: "Da tanto
tempo, ormai, è davanti agli occhi degli italiani quello che si chiama il fallimento
di una classe dirigente e di un sistema politico". L'ex ministro per gli
Italiani nel mondo si sofferma "sull'incapacità dimostrata in ogni settore
da questo governo, che si è trascinato nel Parlamento con continue sconfitte e
che non è stato in grado di ottenere complessivamente la fiducia di Camera e
Senato; che non è riuscito a rappresentare gli italiani, specie nei rapporti
con l'Europa". Tremaglia denuncia quindi "la pressione fiscale che è
andata oltre ogni previsione" e segnala "la capacità di reazione
degli italiani, che hanno capito definitivamente che i partiti fanno purtroppo
i loro interessi e non quelli dei cittadini. È il disfacimento della nostra
società politica. Occorre un grande sforzo di onestà e il rispetto dei valori
di socialità e italianità". Per quanto riguarda il piano personale, il
volto storico di An si definisce "l'uomo della rivincita per le elezioni
degli Italiani all'estero. Sono riuscito a cambiare due volte la Costituzione e
con questa grande battaglia di civiltà gli italiani all'estero sono entrati a
pieno titolo alla Camera e al Senato". i senatori Per quanto riguarda
Palazzo Madama, Valerio Carrara (Forza Italia) ed Ettore Pirovano (Lega) sono
d'accordo: "Il Senato è stato svuotato di ogni suo potere, tutto blindato
da un numero incredibile di voti di fiducia, a cui si dice sì o no, senza
discussione". Pirovano taccia il Prodi bis "di una politica chiusa
nel superattico, distante dalla nazione e dal Nord, di cui si sono solo
riempiti la bocca. Il governo Prodi quelle poche cose che ha fatto, le ha fatte
senza tenere in nessuna considerazione la gente". Carrara, ricordando
"che sin dall'inizio è stato un governo destinato a non concludere
nulla", assicura "di aver lottato dal primo giorno per mandarli a
casa". Missione in cui si è cimentato anche il lumbard Roberto Calderoli :
"La soddisfazione più grande? Il fatto che tutte le 3-4 volte in cui il
governo è andato sotto al Senato è stato per i miei "trappoloni". Da
solo ho tirato matti i "professori", che ormai avevano raggiunto un
livello di stress incredibile, temendo nuovi colpi a tradimento".
Calderoli insiste anche su un altro punto: "La Lega sa fare opposizione,
il gruppo è sempre stato presente e ciascuno ha fatto la sua parte, senza
sconti. Il che non significa solo mettere il bastone tra le ruote. Sulla
riforma costituzionale ed elettorale abbiamo sempre
cercato di dare il nostro contributo". Anche Roberto Castelli ,
neocommissario cittadino del Carroccio, si sente più leggero.
E non solo perché non essere più da tempo titolare del ministero della
Giustizia, per sua stessa ammissione, l'ha ringiovanito. "Ci siamo
liberati da una sofferenza - tira un sospiro di sollievo -. Abbiamo assistito
al passare di provvedimenti di cui non condividevamo nulla, sempre per il rotto
della cuffia e il contributo decisivo dei senatori a vita". Benedetta
Ravizza.
( da "Manifesto, Il" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
Bolivia, verso il fallimento i negoziati fra governo e
dipartimenti ricchi. Scontro sul "reddito dignità" Morales e i
governatori in rotta di collisione Pablo Stefanoni La Paz I negoziati fra il
presidente Evo Morales e i governatori ribelli dei dipartimenti ricchi guidati
da Santa Cruz, sono sull'orlo del fallimento e gli schermi televisivi hanno
ripreso a dividersi fra le notizie contrapposte delle due Bolivie l'una contro
l'altra. Nonostante la resistenza degli oppositori, il presidente ha
organizzato manifestazioni in tutto il paese per celebrare il pagamento del
"reddito dignità", una sorta di pensione minima, pari a 20 euro al
mese, per le persone con più di 60 anni, finanziata con fondi ottenuti da un
taglio nelle rendita petrolifera che lo Stato ripassa ai singoli dipartimenti.
Il giorno prima il "prefetto" (governatore) di Santa Cruz, Rubén
Costas aveva lanciato la sfida organizzando un referendum
per il 4 maggio con l'obiettivo di far approvare gli statuti autonomisti
redatti alla fine dell'anno scorso e considerati "sediziosi" dal
governo centrale. A Santa Cruz giustificano questo passo con le più di 100 mila
firme raccolte per dare validità a una legge sul referendum per iniziativa popolare, ma a La Paz il governo
considera illegale la convocazione del referendum che
può essere indetto solo dal Congresso. Con il dialogo in terapia intensiva, i
governatori di 5 dei 9 dipartimenti, Santa Cruz, Tarija, Beni, Pando y
Cochabamba - la "mezza luna" orientale - hanno scritto una lettera a
Morales in cui chiedono o che siano ripresi i negoziati o
che che sia organizzato il referendum revocatorio proposto
dallo stesso presidente come via d'uscita all'attuale impasse politica. Il
governatore di La Paz, José Luis Paredes, ha raddoppiato la posta e chiesto che
si convochino elezioni generali anticipate. Il referendum del 2
giugno 2006 aveva visto le province orientali votare massicciamente per l'autonomia,
anche se il no aveva vinto a livello nazionale. Più tardi l'assemblea
costituente ha iscritto l'autonomia nella nuova costituzione, ma con competenze
ridotte. All'inizio di quest'anno Evo Morales e i governatori hanno concordato
di avviare negoziati diretti per arrivare a "un grande accordo nazionale".
In mancanza di passi avanti al tavolo delle trattative i dissensi sono stati
trasferiti a commissioni ad hoc che però non sono riuscite a superarli. Il nodo
dello scontro è ora l'incompatibilità fra la costituzione approvata l'anno
scorso senza la presenza dell'opposizione (che si era ritirata dai lavori) e
fra scontri di piazza che provocarono tre morti, e gli statuti autonomici
redatti dai dipartimenti ribelli che darebbero ai governi locali il controllo
sui titoli di proprietà della terra e sulla raccolta delle imposte. Questi
statuti segnerebbero il passaggio dall'attuale regime unitario del paese a un
regime federale ed è visto dal governo come un tentativo di
"blindarsi" dalle riforme "di sinistra" portate avanti da
Evo Morales. Qualche giorno fa gli echi della crisi boliviana si son fatti
sentire anche in Ecuador, dove il presidente Rafael Correa si sta scontrando
con le élites di Guayaquil, la città più ricca del paese. Il 25 gennaio, alla
testa di una folta marcia autonomista, il sindaco Jaime Nebot ha citato la (ex)
Jugoslavia e la Bolivia come esempi di quel che potrebbe accadere in Ecuador se
il governo insiste con i suoi progetti. Correa, in risposta, ha denunciato il
fatto che "fra l'oligarchia di Guayaquil e di Santa Cruz esistono accordi
scritti per portare queste regioni ad autonomie che in verità sono
secessioni". E ha accusato la destra delle due città ribelli di essere
"straordinariamente ricche, semi-ignoranti ed elitiste". In questo
quadro convulso, la maggior parte dei boliviani sembra assistere
nell'indifferenza alle vicende politiche e si è diviso fra quanti cercavano di
salvare i loro pochi beni dalle feroci inondazioni che stanno affliggendo il
paese - con già più di 30 morti - e quanti, i più fortunati, si potevano
permettere il lusso di partecipare al carnevale, che si è chiuso ieri.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2008)
Argomenti: Aspetti
Legali
Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-02-06 -
pag: 3 autore: Napolitano firma, finisce la XV legislatura Ieri gli incontri
con Marini e Bertinotti, oggi il decreto di scioglimento delle Camere e la data
del voto Dino Pesole ROMA Nel pomeriggio di ieri, i due distinti colloqui al
Quirinale con il presidente del Senato, Franco Marini, e della Camera, Fausto
Bertinotti. Questa mattina al Colle, tra le 11 e le 12, salirà Romano Prodi per
controfirmare il decreto del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. A
quel punto, lo scioglimento delle Camere sarà formalmente deliberato. Subito
dopo il Consiglio dei ministri fisserà la data delle elezioni e il relativo
decreto sarà sottoposto alla controfirma del Capo dello Stato. Contestualmente
verrà fissata la data di convocazione delle nuove Camere. Cala il sipario sulla
quindicesima legislatura, brevissima per durata (21 mesi), segnata
findall'origine dall'esiguo margine di vantaggio di cui ha potuto disporre il
centro sinistra al Senato per effetto della legge elettorale
varata dal governo Berlusconi, definita "una porcata" dal suo stesso
ideatore, con la quale ora saremo peraltro chiamati nuovamente alle urne. Si
voterà con ogni probabilità il 13 e 14 aprile. Decisione inevitabile, dopo il
fallimento del tentativo che Napolitano ha affidato a Marini di verificare se
esistessero ancora i margini per un accordo, il più largo possibile, con
l'obiettivo di modificare la legge in vigore. Dal centro destra, il leader
Berlusconi non è arretrato di un millimetro dalla posizione di partenza:
elezioni subito. Nessuna subordinata era a quel punto immaginabile. è dunque il
governo dimissionario presieduto da Romano Prodi, in carica per gli affari
correnti, a guidare il Paese alle elezioni. La procedura per lo scioglimento
anticipato delle Camere si è messa subito in moto, in ossequio a quanto dispone
l'articolo 88 della Costituzione ("Il Presidente della Repubblica può,
sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di
esse"). Con questo atto, il più grave e impegnativo, come ha ricordato lo
stesso Napolitano, si chiude definitivamente la partita. Spetta formalmente al
Consiglio dei ministri la convocazione dei comizi elettorali e, su proposta del
ministro dell'Interno, la data della consultazione anticipata. Il tutto avrà
termine in mattinata. Ieri l'atto formale della fissazione per il 18 e 19
maggio della data per lo svolgimento del referendum sulla legge elettorale. Un atto dovuto, in seguito all'ammissibilità dei
quesiti decretata dalla Corte costituzionale. Lo scioglimento anticipato del
Parlamento ne determinerà l'automatico slittamento alla primavera del 2009.
Napolitano, com'è ormai sua consuetudine, motiverà la decisione. Lo farà questa
mattina con una dichiarazione pubblica, per esprimere il suo rammarico rispetto
all'esito del tentativo affidato a Marini. Incarico che lo stesso Napolitano ha
anche "fisicamente" reso solenne, con la sua presenza accanto alla
seconda carica dello Stato il giorno del conferimento del mandato, per significare
che in quel tentativo si spendevano pubblicamente le massime cariche
istituzionali. Non che nutrisse soverchie aspettative, poiché già nel suo
defatigante giro di consultazioni al Colle era emersa chiaramente la netta
opposizione del centro-destra a sostenere un governo, sia pur di brevissima
durata, per varare la nuova legge elettorale. Lo
spiraglio che inizialmente il leader dell'Udc,Pier Ferdinando Casini, aveva
aperto per un governo di responsabilità si era immediamente chiuso. Casini si è
detto indisponibile a sostenere da solo nel centro-destra un nuovo Esecutivo.
Pur con questo scenario niente affatto incoraggiante, un tentativo era
doveroso. Per questo Napolitano ha chiamato in causa Marini. Missione
impossibile. Nessuno spiraglio si è aperto nel corso della sua esplorazione
supplementare. Una ricognizione apprezzata tuttavia sia nel centro-destra che
nel centrosinistra, che dunque potrà tornare utile dopo le elezioni, quando comunque occorrerà metter mano alle nuove regole
elettorali e a quelle necessarie riforme costituzionali per
rafforzare i poteri dell'Esecutivo e superare il bicameralismo perfetto tra
Montecitorio e Palazzo Madama. L'auspicio di Napolitano è che la campagna elettorale si svolga con toni accesi ma civili, in cui prevalga comunque
l'interesse nazionale. Va preparata una legislatura che, a detta di
molti, dovrebbe essere "costituente", e dunque il dialogo tra gli
opposti schieramenti sarà non solo necessario ma indispensabile. Per ora il
Quirinale esce discretamente di scena. CONSIGLIO DEI MINISTRI In mattinata il
Governo fisserà i giorni della consultazione elettorale:
quasi certi il 13 e 14 aprile Poi la controfirma del Colle REFERENDUM RINVIATI
La consultazione sulla legge elettorale fissata il 18
e 19 maggio. Ma slitterà di un anno per la chiusura anticipata delle Camere
LAPRESSE Il capo dello Stato. Giorgio Napolitano.
( da "Quotidiano.net" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
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controfirma il decreto, poi il voto "Election day con le
amministrative" Verso le 11,30 il premier dimissionario andrà in Quirinale
e dopo aver controfirmato il decreto, indirrà verso le 13 il consiglio dei
ministri che indirà le elezioni per il 13-14 aprile Commenta Roma, 5 febbraio
2008 - La crisi di governo, apertasi il 24 gennaio con le dimissioni di Romano
Prodi, giunge al capolinea domani mattina. Dopo aver visto oggi pomeriggio i
presidenti di Camera e Senato Fausto Bertinotti e Franco Marini il presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano ha concluso tutti i passaggi formali prima
della "decisione più impegnativa e grave" che l'articolo 88 della
Costituzione gli affida. Domani mattina, infatti, dovrebbe essere pronto il
decreto del Presidente della Repubblica che scioglie le Camere. Un atto che il
premier 'dimissionario' Romano Prodi dovrà controfirmare come prevede la prassi
costituzionale. A metà mattinata, dunque, il Professore salirà al Quirinale per
incontrare il Capo dello Stato e porre la parola fine ai 23 mesi della
quindicesima legislatura. Subito dopo lo stesso Napolitano potrebbe spiegare,
secondo l'obbligo di trasparenza con cui il presidente ha gestito tutta la
crisi di governo, le motivazioni che lo hanno indotto a sciogliere il
Parlamento e avviare il percorso che porterà a elezioni anticipate. E se il referendum non è più un ostacolo, perchè una volta indetto -
il Cdm di oggi ha stabilito la data del 18 maggio per la sua celebrazione -
slitta automaticamente di un anno, l'ipotesi del 13 aprile per le elezioni
politiche si fa sempre più concreta. Una volta varato il decreto di
scioglimento delle Camere si dovrà fissare la data delle elezioni politiche
(entro 70 giorni dallo scioglimento delle Camere) e quella della prima seduta
delle Camere per l'elezione dei nuovi presidenti (entro 20 giorni dalle
elezioni). ORE 11, APERTA LA SALA STAMPA Sarà aperta questa mattina, a partire
dalle 11, la sala stampa al Quirinale, allestita alla Vetrata del palazzo
presidenziale, per le consultazioni del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano sulla crisi di governo. Sul Colle è atteso il presidente del
Consiglio dimissionario Romano Prodi. ORE 13 CONSIGLIO DEI MINISTRI PER LE
ELEZIONI Ultimi sgoccioli per la quindicesima legislatura. In mattinata il capo
dello Stato Giorgio Napolitano, una volta conclusi tutti i passaggi formali
firmerà il decreto di scioglimento delle Camere. Un atto che il premier
dimissionario Romano Prodi dovrà controfirmare come prevede la prassi costituzionale.
Intorno alle 11.30, Prodi è atteso al Quirinale per incontrare il presidente
della Repubblica e porre la parola fine ai 23 mesi di legislatura. Rientrato a
palazzo Chigi, il Professore terrà una riunione del Cdm, quella che indirà
ufficialmente le elezioni, con la data (sembra ormai certo il 13-14 aprile). La
riunione del Consiglio dei ministri è stata convocata alle 13, secondo quanto
riferito da fonti ministeriali. Sarà il Cdm, domani stesso, a scrivere il
decreto per la proclamazione dei comizi elettorali e toccherà allo stesso Prodi
salire di nuovo al Quirinale, accompagnato dal ministro dell'Interno Giuliano
Amato, per la controfirma del presidente della Repubblica. Da quel momento in
poi sarà aperta a tutti gli effetti la campagna elettorale.
E il Colle osserverà, con discrezione, il confronto tra schieramenti tenendo
sempre ferma la necessità di un dialogo costruttivo per il bene del Paese al di
là della "naturale dialettica" politica. ORE 14,22 NAPOLITANO CONVOCA
MARINI E BERTINOTTI Ai sensi dell'articolo 88 della Costituzione, il Presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano, ricevera' questa sera, al Palazzo del
Quirinale, il Presidente del Senato Franco Marini, alle 18 e il Presidente
della Camera, Fausto Bertinotti, alle 19. ORE 11, FISSATO IL REFERENDUM Il
Consiglio dei ministri ha approvato il Decreto presidenziale con sui si indice
per il prossimo 18 maggio il referendum sulla legge elettorale. Lo riferisce il
ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti. Il presidente del
Senato Franco Marini ha rimesso al Capo dello Stato il mandato per la
formazione di un governo finalizzato a realizzare la riforma elettorale.
"Ho rimesso l'incarico che mi è stato conferito nelle mani del presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano", ha riferito Marini al termine di
circa mezz'ora di incontro al Quirinale. "Ho preso atto con rammarico che
una maggioranza precisa per fare la riforma elettorale
non c'è". Il presidente della Repubblica ha "preso atto di quanto
riferito" dal presidente Marini e lo ha "ringraziato per l'alto senso
di responsabilita' con cui ha svolto il compito affidatogli", ha riferito
il Segretario Generale del Quirinale Donato Marra, al termine dell'incontro con
il presidente Marini. LEGGE DA CAMBIARE "è diffusa tra le forze politiche
la consapevolezza della necessità di modificare la legge
elettorale vigente. Non ho riscontrato però
l'esistenza di una significativa maggioranza su una precisa ipotesi di riforma elettorale. Nel rammaricarmi della impossibilità di
raggiungere un obiettivo che ritengo necessario per il paese, voglio
ringraziare tutti coloro che hanno partecipato agli incontri. Per queste
ragioni ho rimesso nelle mani del presidente della Repubblica l'incarico che mi
è stato conferito". Lo ha affermato il presidente del Senato Franco Marini
dopo l'incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano. QUATTRO GIORNI DI FUOCO Quattro giorni per un mandato difficile,
poi fallito per il muro invalicabile messo su dal centrodestra. Franco Marini rinuncia
all'incarico che Giorgio Napolitano gli ha affidato nella speranza di cambiare
la legge elettorale, e lo fa
con rammarico, ancora convinto che la riforma del sistema di voto fosse
necessaria per il Paese. Che il compito fosse gravoso Marini lo ha sempre
ammesso, lasciando però sempre qualche spiraglio aperto. Nei giorni scorsi il
Presidente del Senato le ha tentate tutte, seppure indirettamente, per
convincere Berlusconi. Lo ha fatto lasciando intendere che la bozza Bianco, da
cui si partiva, potesse poi essere migliorata; e lo ha fatto giocandosi la
'carta sociale', sperando in un pressing da parte delle organizzazioni
imprenditoriali, prima che sindacali. Ma è stato proprio sabato, dopo che
quelle consultazioni non producevano nessuno spostamento nel centrodestra, che
si è convinto che non c'erano più i margini. Per questo le consultazioni di
ieri mattina non sono state l'ultima tappa del suo tentativo, ma la prima di un
nuovo percorso, che porterà alle urne. Perché Marini, e questo lo ha ripetuto a
Fini, Berlusconi e Veltroni, si è detto convinto che, fallito il tentativo, non
potessero esserci subordinate e che il suo mandato era
limitato ad un Governo per la riforma della legge elettorale, sostenuto da un ampio consenso politico. Nessun governicchio
insomma, nemmeno mirato al solo referendum. FORZA
ITALIA E AN E ha ricevuto le risposte ormai già attese: il no secco di Forza
Italia e An, decisi ad andare al voto subito per mancanza di condizioni su
soluzioni alternative. Salvo poi, ma questo è il caso di Berlusconi,
considerare il dialogo solo in un secondo momento, appunto dopo il voto. Anche
nell'incontro con il Pd c'è stata una reciproca presa d'atto sul fatto che la
partita fosse ormai chiusa. VELTRONI Per Veltroni il no di Berlusconi ad un
Governo anche limitato rappresenta un'altra "occasione persa".
Insomma, se come ha detto Marini stasera al Quirinale, è stato impossibile
individuare una maggioranza per la riforma del voto, il Pd individua
chiaramente in Silvio Berlusconi il responsabile del fallimento. In ogni caso,
ormai è aperta la strada per il voto. E Marini, chiuso il giro di consultazioni
con gli ex capi di Stato ha chiesto subito di riferire a Napolitano, convinto
che, quella di stringere i tempi è, a questo punto, "un'esigenza del
Paese". NUOVI SCENARI Già domani il Capo dello Stato potrebbe dare il via
all'iter per lo scioglimento delle Camere per arrivare nella giornata di
mercoledì all'atto finale: la firma del decreto che manda in soffitta la
quindicesima legislatura. In un paio di giorni saranno sbrigati tutti i
passaggi formali per aprire la strada alle elezioni anticipate, invocate fin
dal giorno della caduta del governo Prodi, il 24 gennaio, da tutta
l'opposizione e da qualche 'piccolo' della maggioranza. La data su cui si sta
concentrando l'attenzione per le politiche è il 13 aprile, mentre già domani
dovrebbe essere stabilita quella per il referendum
sulla legge elettorale. La
prassi costituzionale prevede che il referendum slitti
se, una volta indetto, vengono sciolte le Camere. Niente ha potuto
l'esplorazione di Marini che Napolitano ha seguito passo dopo passo, niente
l'appello del presidente incaricato a Forza Italia, niente la speranza di
trovare un interlocutore nelle associazioni imprenditoriali che all'indomani
dell'apertura della crisi sembravano invocare, con una dichiarazione del
presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, un governo 'ponte' per
la riforma della legge elettorale.
Ma adesso, dopo la rinuncia di Marini, argomentata con
l"impossibilità" di trovare una maggioranza su una
"precisa" riforma della legge elettorale, sul tavolo del presidente sembra esserci solo
l'ipotesi delle urne anticipate. Avvalendosi dei poteri che gli sono conferiti
dall'articolo 88 della Costituzione Napolitano potrà prendere, con ogni
probabilità mercoledì, "la decisione più impegnativa e grave affidata
dalla Costituzione al presidente della Repubblica". Una 'spia' delle
intenzioni del Colle è anche l'implicito riferimento ad uno scioglimento
anticipato delle Camere contenuto in una nota ufficiosa di oggi pomeriggio
nella quale Napolitano ha fatto sapere di avere chiesto che non decada la
legislazione in materia di sicurezza sul lavoro anche qualora finisca la
legislatura. Primo passo per lo scioglimento delle Camere sarà sentire i
presidenti di Camera e Senato, Fausto Bertinotti e Franco Marini, cosa che
potrebbe avvenire già domani dopo che Napolitano avrà presenziato, alle 11,
all'inaugurazione dell'anno giudiziario alla Corte dei Conti. Non è un mistero
che per Bertinotti la legislatura sia finita. Una volta firmato il decreto di
scioglimento delle Camere, che sarà controfirmato dal presidente del consiglio
'sfiduciato' Romano Prodi, si dovrà fissare la data delle elezioni politiche
(entro 70 giorni dallo scioglimento delle Camere) e quella della prima seduta
delle Camere per l'elezione dei nuovi presidenti (entro 20 giorni dalle
elezioni). Potrebbe bastare un solo decreto a stabilire queste scadenze ma più
probabilmente a quello di scioglimento delle Camere ne seguirà uno con la data
dei comizi elettorali, approvato dal Consiglio dei ministri. Decidere lo
scioglimento delle Camere dopo avere indetto il referendum
farà scattare lo slittamento della consultazione ed eviterà che questa avvenga
neanche due mesi dall'insediamento del nuovo Parlamento. La partita più
importante è ora decidere la data del voto che, calendario e conti alla mano,
dovrebbe essere il 13 aprile. Se le Camere fossero sciolte entro un paio di
giorni, domani o dopo domani, l'arco di tempo utile (fissato per legge tra 45 e 70 giorni dallo scioglimento) scadrebbe
intorno alla metà di aprile. Se le Camere fossero sciolte dopo e si avesse più
tempo il 20 aprile non sarebbe una data buona perchè coinciderebbe con la
Pasqua ebraica. Resta da vedere come regolarsi per la tornata di
amministrative, che per legge dovrebbero tenersi tra
il 15 aprile e il 15 giugno. Possibile una seconda data, magari a maggio, ma
anche un election day che necessiterebbe di un decreto per i due giorni di
anticipo. Argomenti che potrebbero essere affrontati già domani nel Consiglio
dei ministri che indirrà la data per il referendum. Un
atto dovuto, dopo la sentenza della Consulta, e dunque il Governo procederà,
indicato probabilmente la prima domenica di giugno - l'otto -, salvo prevedere
poi lo slittamento, di un anno, dopo lo scioglimento delle Camere. GRAFICO Gli
scenari possibili - ORA PER ORA La giornata di lunedì - ROVATI "Prodi
sarebbe un ottimo presidente"Crozza imita Veltroni: il partito 'Ma
anchista'Per chi voterai alle prossime elezioni? - Prodi sarebbe un buon
presidente della Repubblica? Commenti Invia commento Segnala ad un amico
05/02/2008 17:12 M, provincia di RA caro BO delle 13.14 le ultime due righe del
tuo commento le ho sentite sempre da decenni a questa parte,ma han sempre
detto:non veda la destra quello che fa la sinistra e viceversa quindi il bene
del paese non lo faranno mai.Facciamo prima il referendum
x scegliere che i candidati li eleggiamo noi e non il partito e poi andiamo
alle elezioni e che vinca il migliore. Togliamo dalle scatole tutti gli
indagati,i presunti,i miracolati ecc.forse le cose potrebbero andare meglio.
Grazie dell'attenzione.... 05/02/2008 16:11 F, provincia di MI siccome le
votazioni ci costano un sacco di soldi, e non risolvono nulla, perchè sempre le
stesse persone si palleggiano il potere, propongo che queste vengano pagate con
i vari fondi dei politici. vogliamo scommettere che si impegnerebbero un po' di
piu' per il ns. paese? 05/02/2008 15:22 M, provincia di BO purchè non facciano
troppo tardi: Napolitano ha una certa età, e non può affaticarsi troppo...e un
po' di ripestto per gli ottuagenari, e che diamine... 05/02/2008 13:14 M,
provincia di BO non capisco il commento del lettore che subito ha detto (perchè
cosa faceva il precedente governo?) ma è ora di finirla, ognuno guardi i
risultati oggettivi del proprio schieramento e sappia fare autocritica, se no
andremo sempre peggio. il governo Berlusconi, e soprattutto gli alleati, hanno
sbagliato lasciando fare a Berlusconi leggi ad personam, ma il centro sinistra
col carrozzone che aveva non poteva che fare questa fine, governo
impresentabile. Subito dopo il voto si accantonino i consensi e si pensi al
bene del paese, ma tutti sia di destra che di sinistra sappiano dire bravi se
si fanno cose buone e criticare se si fanno cose cattive. 05/02/2008 12:37 M,
provincia di RA Che razza di caos sta succedendo con la storia delle
elezioni,si perdono dei pezzi da 90 come è successo a Casini(Tabacci e Baccini
prima e Givanardi poi),come è successo a FI.(Adornato e un collega).Siamo
diventati dei canguri?A proposito di FI. ho lettoche un consigliere in
lombardia è stato arrestato x truffa aggravata e falso in atto pubblico; se
fosse vero mi dispiacerebbe tantissimo!!!!!!!! 05/02/2008 12:22 M, provincia di
RN dopo 30 anni che vado regolarmente a votare, questa volta dico basta,questi
politici non meritano niente! sono solo buoni a rubare e se ne fragano di come
va l'italia! tanto loro hanno il futuro assicurato, anche per i loro figli e
nipoti!!! 05/02/2008 11:47 M, provincia di MI Soluzione inevitabile e da tutti
risaputa. Ma il solito teatrino della politica italiana ha voluto far perdere
al paese un'altra settimana di tempo prezioso. 05/02/2008 11:24 M, provincia di
RA perchè caro amico quelli della passata legislatura cosa hanno fatto? Hanno
chiuso gli occhi quando uno solo faceva i sui interessi. 05/02/2008 10:18 M,
provincia di MC ci sono ben 400 parlamentari tra Camera e Senato che non
potranno godere del vitalizio previsto per coloro che NON hanno fatto almeno 2
anni 6 mesi e un giorno di legislatura che, in questo caso, scattava il 29
ottobre 2008. CARUSO, LUXURIA...DOVRANNO ANDARE A LAVORARE... ma perche'si
pensa che si possa riuscire a fare in tre mesi quello che non si è voluto fare
in due anni??? non lo riesco a capire...qualcuno me lo spieghi!con l'occasione
mi faccia capire anche il perche' se si pensa che Mortadella ha ben governato
in questo biennio, c'e' il timore di perdere la elezioni...gli italiani
sapranno confermare il consenso se prodi ha saputo infondere loro la felicita'
promessa...sapranno dimenticare l'indulto, le tasse, la monnezza, gli
spacciatori, l'aids, la criminalita' e i clandestini...la felicita' non ha
prezzo...per tutto il resto c'è Mortadel 05/02/2008 09:24 M, provincia di MO I politici
italiani attulmente in carica sia alla camera che al senato non dovrebbero
ripresentarsi alle prossime elezioni, anzi dovrebbero vergognarsi di aver preso
ancora una volta per i fondelli il popolo italiano. Perchè hanno guardato
solamente agli interessi personali invece di affrontare e risolvere i tanti
problemi del paese. Sono presenti 10 commenti, invia il tuo commento! Pagine: 1
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rimonta, ma gli arbitri sono un disastroI venticinque anni di 'Thriller'. Un
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il rito pagano del CarnevaleGiallo irrisolto, l'indagato confessa in TVMaurizio
Crozza nei panni di Walter Veltroni Occhio al bicchiere: gira la droga dello
stupro del 06/02/2008 di Massimo Pandolfi Cominciano a ragionare del 05/02/2008
di Francesco Ghidetti I giovani e la "generazione Moccia" del
05/02/2008 di Davide Costa Altro che colpa della tv se gli arbitri sbagliano: a
causa dei loro errori, falsata una partita su due del 05/02/2008 di Mister X
Alle elezioni. Ma senza condannati né inquisiti del 05/02/2008 di Sandro
Bugialli Giro di vite contro i punkabbestia e i loro cani, sei d'accordo?Per
chi voterai alle prossime elezioni?Fiera del libro di Torino dedicata a
Israele, sei d'accordo?Calcio, è vero che una partita su due è falsata?Vota il
gol più bello della 21esima giornataCollina propone gli arbitri d'area. Sei
d'accordo?Sul selciato della piazza di Pesaro la prima pagina del Carlino del
'38 sulle leggi razziali: secondo te va rimossa?Prodi sarebbe un buon
presidente della Repubblica?I tacchi alti fanno bene all'amore, è vero?Vota il
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Nicolas Sarkozy e Carla Bruni è destinato a durare?L'Authority dice basta
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( da "Corriere Adriatico" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
E' stato indetto ma si terrà il prossimo anno Riforma elettorale slitta il referendum
ROMA - Il referendum sulla legge
elettorale è stato indetto per il 18 maggio. E' quanto
ha deciso il Consiglio dei ministri. La data del referendum
è subordinata allo scioglimento o meno delle Camere. Nel caso in cui il
presidente della Repubblica dovesse sciogliere il Parlamento, come tutti ormai
danno per scontato, la consultazione popolare slitterebbe automaticamente al
( da "Padania, La" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
Il futuro del Paese si gioca sui divani di Palazzo
Giustiniani Iva Garibaldi Roma - Si fa sempre più stretta la strada per Franco
Marini. Il presidente del Senato ieri s è pure un po risentito per certi titoli
su alcuni giornali che hanno parlato di missione impossibile riguardo al suo
tentativo di formare un nuovo Governo per fare la riforma elettorale.
"Qualche spiraglio c è" ha detto ma, al di là del rigido cerimoniale
di Palazzo Giustiniani, dove il presidente del Senato ha iniziato ieri le
consultazioni dei partiti, nei palazzi c è aria di trasloco. Certo, nei
corridoi di Montecitorio e sui divanetti in transatlantico dove girovagano i
deputati si continuano a fare i conti di un improbabile sostegno per Marini.
Con il centrodestra fermo sulla richiesta del voto anticipato, la maggioranza
politica, quella cioè senza i senatori a vita, è difficile da trovare.
"Alla fine Marini ce la farà" dice senza troppa convinzione un deputato
del centrosinistra mentre un collega annuisce. Forse i numeri minimi potrebbero
anche esserci se rientrassero i due senatori dell Udeur. "Mastella non
voglio vederlo almeno per quindici anni" sbotta Paolo Cento dei Verdi.
Abbastanza lontano tanto da non sentirlo c è proprio un solitario Mauro Fabris,
capogruppo dei deputati del campanile. E c è chi già pensa
alla campagna elettorale e ai manifesti, come Francesco Storace, e chi invece s affanna a
presentare tardive proposte
di legge che difficilmente il Parlamento
discuterà. È il caso di Egidio Pedrini dell Italia dei valori che con tanto di
conferenza stampa ha illustrato una pdl per l introduzione del reato di
sequestro di minore. "Mi pagano - dice - e quindi lavoro"
risponde a chi gli fa notare che le Camere difficilmente si riuniranno a breve.
Si incontrano come se avessero un appuntamento, invece, un gruppetto di
parlamentari del Pd: tra loro anche Antonello Soro e la ministra Rosy Bindi. Ma
gli sguardi sono comunque tutti rivolti al Senato dove Marini ha fatto sapere
incontrerà pure Montezemolo e i rappresentanti delle associazioni che hanno
sottoscritto il manifesto per la governabilità. [Data pubblicazione:
01/02/2008].
( da "Padania, La" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
Per evitare le elezioni il segretario del Pd vede come
priorità il sistema di voto Caro Veltroni la gente vuole il pane non la riforma
elettorale Per evitare il ritorno al voto il Partito
Democratico e Walter Veltroni continuano a insistere su un solo argomento,
sempre lo stesso: non si può tornare a votare con la legge
elettorale vigente. Un tormentone che il sindaco di
Roma continua a ripetere in continuazione come l unica vera ragione per cui è
necessario rinviare l appuntamento con le urne. Lo ha ribadito anche ieri,
appellandosi al senso di responsabilità del rivale Silvio Berlusconi: "Ci
sono tante ragioni per far prevalere l'interesse nazionale sull'interesse di
parte. Avrebbe senso fare un'intesa adesso per scrivere le regole del gioco e
poi lasciare la scelta agli italiani". Evidentemente Veltroni, pur essendo
il sindaco di Roma, non gira molto per strada e non parla con i cittadini,
altrimenti saprebbe che quell interesse nazionale a cui si appella,
presumibilmente quell interesse del Paese e dei cittadini, non è certo la
riforma della legge elettorale.
Le famiglie non riescono ad arrivare a fine mese, a pagare le bollette, a stare
dietro ai mutui sulla casa che si impennano di mese in mese. La vera priorità
per il Paese è questa: il potere d acquisto troppo basso, gli stipendi che
ormai hanno un valore dimezzato, il caro mutui. E poi ci sono altri problemi:
la sicurezza su tutti e il mancato contrasto all immigrazione clandestina. E
ancora la cronica mancanza di infrastrutture, basti vedere le code quotidiane
sulle tangenziali milanesi. Senza contare altri problemi: come la trattativa
Alitalia e il futuro di Malpensa con migliaia di posti di lavoro a rischio nel
Nord. Tutti problemi concreti, questi, che solo un Governo politico, che goda
della fiducia del popolo, dunque legittimato dal voto popolare, può essere in
grado di affrontare con la determinazione necessaria. Questo sembra essere l
interesse nazionale, non come sostiene Veltroni una legge
elettorale che, anche se non verrà modificata,
permetterà comunque di avere una larga maggioranza sia alla Camera che al
Senato, visti i sondaggi che attribuiscono dai 12 ai 15 punti di vantaggio al
centrodestra. E proprio questo è il vero interesse, di parte, del Pd e di
Veltroni: evitare le urne e una sconfitta sicura. E così, dopo aver messo in
pista il tentativo di un Governo istituzionale, per tentare
di guadagnare un anno di tempo prima del voto, per far sbiadire il ricordo dei
danni provocati dal Governo Prodi, e avere nel frattempo una legge elettorale ad hoc per il Pd, grazie alla ghigliottina del referendum, Veltroni ieri ha tentato l ultima carta, quella della
disperazione: la grande coalizione, sfruttando l'appello dei poteri forti che
chiedono di non andare al voto. "La Confindustria, le forze
sociali, il Vaticano, tutti, insomma, dicono che bisogna fare le riforme e
nuove regole", ha chiosato il segretario del Partito Democratico,
ribadendo che per lui la vera priorità nazionale è la riforma della legge elettorale. Un tentativo
disperato, esperito dopo aver visto fallire quello precedente, a dir poco
fantasioso, per evitare di andare al voto: denunciare una presunta
incostituzionalità della legge elettorale
vigente, la legge 270 del 2005. Una denuncia lanciata
dal capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro che ha avvertito che la legge attuale è "una bomba a tempo, innescata sotto le
nuove Camere", e del suo vice, il dalemiano Nicola Latorre che ha
rincarato la dose: "Sono questioni che all'indomani delle elezioni
potrebbero perfino determinare un annullamento del voto qualora la Corte fosse
interpellata". Secondo il Pd, pertanto, votando con questa legge si rischierebbe di rendere illegittimo il nuovo
Parlamento. Non solo anche il referendum, andando ad
intervenire, abrogando alcuni punti, sulla stessa legge,
di fatto produrrebbe una legge sempre incostituzionale.
Dunque? Meglio evitare il voto e andare avanti, con qualsiasi tipo di Governo,
per riformare la legge elettorale.
Un assurdità a cui ha subito replicato : "La mistificazione, creata ad
arte dalla sinistra, rispetto ad una presunta incostituzionalità della legge elettorale vigente, nata da
considerazioni gratuite e forse neppure spontanee, e non da pronunciamenti, da
parte della stessa Corte Costituzionale, testimonia solo il terrore che la
sinistra ha di andare al voto. Ricordo che il Parlamento ha votato questa legge, che il Presidente della Repubblica l'ha firmata e che
la stessa è stata utilizzata per votare e che nessuno, fino ad oggi, ha mai
eccepito sulla sua costituzionalità, e che si solleva il problema solo quando
la maggioranza di centrosinistra è andata in crisi. Che cose miserabili: per
salvare il culo si prendono gioco del Paese". Sulla stessa linea Roberto
Maroni che a Veltroni ha replicato: "Io mi preoccupo delle emergenze di
oggi. Bisogna dare al Paese subito un governo che prenda le decisioni. Tutto il
resto non sono altro che patetici pretesti per rinviare le elezioni. Il referendum si terrà se il Parlamento non farà una legge elettorale, ma ora l'urgenza
è andare alle elezioni e dare un governo al paese che sappia dare risposte a
tutte le emergenze". Fabrizio Carcano [Data pubblicazione: 02/02/2008].
( da "Quotidiano.net" del 06-02-2008)
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Annunci legali LA CRISI DI GOVERNO Napolitano ha sciolto le Camere "Una
scelta obbligata ma sofferta" Prodi: "Sostengo il Pd ma non
corro" Verso le 11,30 il premier dimissionario andrà in Quirinale e dopo
aver controfirmato il decreto, indirrà verso le 13 il consiglio dei ministri
che indirà le elezioni per il 13-14 aprile Commenta Roma, 5 febbraio 2008 - ORE
12,47 PARLA PRODI "Ho posto dei limiti automatici anche se non
costituzionalmente previsti alla mia presenza in campagna elettorale,
ma la mia adesione al Pd è piena e coerente e sosterrò il Pd nei suoi obiettivi
politici", ha detto il presidente del Consiglio dimissionario Romano
Prodi. NON MI CANDIDO "Spero in una campagna elettorale
pacata nei toni e basata su un confronto costruttivo sul futuro del nostro
Paese", sottolinea il premier dimissionario. "La mia decisione è di
non candidarmi alle prossime elezioni", specifica il presidente del
consiglio, ricordando che si tratta di una decisione "già annunciata che
intendo confermare". SI' A ELECTION DAY La data delle elezioni sara'
fissata dal Consiglio dei ministri e "lo faremo in modo possibilmente da
limitare costi e incomodi per i cittadini, cercando di mettere assieme elezioni
locali e nazionali", continua Prodi. "Più votazioni vengono
raggruppate in un giorno, meglio è per i cittadini italiani. Naturalmente nel
rispetto delle leggi e delle prerogative di autonomia che riguardano le
elezioni dell'assemblea siciliana che ha regole diverse da quelle delle altre
regioni". HO SOSTENUTO MARINI Romano Prodi non auspicava che l'esito della
crisi fosse il voto anticipato, e in questo senso ha sostenuto il tentativo
esploratore condotto da Franco Marini. Lo ha detto lo stesso premier
incontrando i giornalisti a Palazzo Chigi. Dopo lo scioglimento, ha spiegato,
il governo "resterà in carica fino alle elezioni e fino all'insediamento
di un nuovo governo, anche se limitatamente all'ordinaria
amministrazione". "Ciò non era nelle mie intenzioni", ha detto
Prodi riguardo all'esito della crisi, "né nei miei auspici. Per questo ho
fortemente sostenuto il tentativo di Marini per trovare un ampio consenso sulla
legge elettorale". MORTI
BIANCHE "Incontrero' subito dopo il Consiglio dei ministri il ministro
Damiano in modo da accelerare gli ultimi ritocchi ai provvedimenti che
riguardano la sicurezza sul lavoro" perche' "e' indispensabile andare
avanti su questo tema" NOMINE "Uno dei problemi che si pone sono le
nomine delle società quotate il cui rinvio è un danno al Paese. Si cercherà di
procedere con un accordo o quantomeno con un approfondito scambio con
l'opposizione. Questa è la mia scelta proprio perchè questo periodo preelettorale sia affrontato nel modo più sereno
possibile". Lo ha detto il presidente del Consiglio dimissionario, Romano
Prodi, in una conferenza stampa a palazzo Chigi. ALITALIA "Faremo
certamente tutto il possibile per portare fino in fondo" la vendita di
Alitalia. Lo assicura il presidente del Consiglio Romano Prodi, nel corso di
una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Si tratta, dice, di una vendita
"necessaria e indespensabile" che, sottolinea, "nessuno ha mai
avuto il coraggio di affrontare". ORE 11,50 PARLA NAPOLITANO ELEZIONI
ANOMALE "La decisione di sciogliere le Camere - dice il capo dello Stato -
è divenuta obbligata visto l'esito negativo degli sforzi che ho doverosamente
compiuto nella convinzione che elezioni cosi' fortemente anticipate
costituiscano una anomalia rispetto al normale succedersi delle legislature
parlamentari, non senza conseguenze sulla governabilita' del Paese".
"La decisione a cui sono giunto è scaturita da avvenimenti ben noti: il
venir meno della fiducia al governo e l'accertata impossibilità di dar vita a
una maggioranza che concordasse in tempi brevi alla riforma elettorale".
GRAZIE A MARINI "Desidero pubblicamente ringraziare Marini per l'impegno e
lo scrupolo usati nel suo compito. Già a gennaio avevo segnalato la necessità
di cambiare la legge" "L'incarico che avevo
conferito al presidente Marini non è stato purtroppo coronato da successo - ha
detto Napolitano - come egli stesso mi ha puntualmente riferito a conclusione
di molteplici incontri condotti con un impegno e uno scrupolo riconosciutigli
da ogni parte, per i quali desidero pubblicamente ringraziarlo". Il 30
gennaio scorso Napolitano aveva conferito a Marini un incarico 'finalizzato'
alla verifica di una maggioranza politica necessaria alla modifica della legge elettorale. Solo se questa
fosse stata riscontrata sarebbe stato possibile formare un Governo 'funzionale'
a questo scopo. DIALOGO INELUDIBILE "Ho sempre e solo avuto di mira
l'interesse comune a una maggiore linearità, stabilità ed efficienza del
sistema politico istituzionale - ricorda Napolitano - il dialogo su questi
temi, ora interrottosi, resta un'esigenza ineludibile per il futuro del
Paese". Di qui una 'raccomandazione' per la campagna elettorale:
"Mi auguro perciò che la prossima campagna elettorale
si svolga in un clima rispondente a questa esigenza da molti ribadita anche in
questi giorni. E' il momento, per tutte le forze politiche, di dare prova di
senso di responsabilità richiesto dalle complesse prove cui l'Italia è chiamata
a far fronte" ore 11,30 PRODI AL COLLE Il presidente del Consiglio
dimissionario Romano Prodi è giunto al Quirinale. Ad attenderlo, il presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano per la firma e la controfirma del decreto di
scioglimento delle Camere. Successivamente, il premier tornerà a palazzo Chigi,
dove è stato convocato il Consiglio dei ministri che deciderà la data delle
elezioni anticipate. LA CRISI La crisi di governo, apertasi il 24 gennaio con
le dimissioni di Romano Prodi, giunge al capolinea domani mattina. Dopo aver
visto oggi pomeriggio i presidenti di Camera e Senato Fausto Bertinotti e
Franco Marini il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha concluso
tutti i passaggi formali prima della "decisione più impegnativa e
grave" che l'articolo 88 della Costituzione gli affida. Domani mattina,
infatti, dovrebbe essere pronto il decreto del Presidente della Repubblica che
scioglie le Camere. Un atto che il premier 'dimissionario' Romano Prodi dovrà
controfirmare come prevede la prassi costituzionale. A metà mattinata, dunque,
il Professore salirà al Quirinale per incontrare il Capo dello Stato e porre la
parola fine ai 23 mesi della quindicesima legislatura. Subito dopo lo stesso
Napolitano potrebbe spiegare, secondo l'obbligo di trasparenza con cui il
presidente ha gestito tutta la crisi di governo, le motivazioni che lo hanno
indotto a sciogliere il Parlamento e avviare il percorso che porterà a elezioni
anticipate. E se il referendum non è più un ostacolo,
perchè una volta indetto - il Cdm di oggi ha stabilito la data del 18 maggio
per la sua celebrazione - slitta automaticamente di un anno, l'ipotesi del 13
aprile per le elezioni politiche si fa sempre più concreta. Una volta varato il
decreto di scioglimento delle Camere si dovrà fissare la data delle elezioni
politiche (entro 70 giorni dallo scioglimento delle Camere) e quella della
prima seduta delle Camere per l'elezione dei nuovi presidenti (entro 20 giorni
dalle elezioni). ORE 11, APERTA LA SALA STAMPA Sarà aperta questa mattina, a
partire dalle 11, la sala stampa al Quirinale, allestita alla Vetrata del
palazzo presidenziale, per le consultazioni del presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano sulla crisi di governo. Sul Colle è atteso il presidente del
Consiglio dimissionario Romano Prodi. ORE 13 CONSIGLIO DEI MINISTRI PER LE
ELEZIONI Ultimi sgoccioli per la quindicesima legislatura. In mattinata il capo
dello Stato Giorgio Napolitano, una volta conclusi tutti i passaggi formali
firmerà il decreto di scioglimento delle Camere. Un atto che il premier
dimissionario Romano Prodi dovrà controfirmare come prevede la prassi
costituzionale. Intorno alle 11.30, Prodi è atteso al Quirinale per incontrare
il presidente della Repubblica e porre la parola fine ai 23 mesi di
legislatura. Rientrato a palazzo Chigi, il Professore terrà una riunione del
Cdm, quella che indirà ufficialmente le elezioni, con la data (sembra ormai
certo il 13-14 aprile). La riunione del Consiglio dei ministri è stata
convocata alle 13, secondo quanto riferito da fonti ministeriali. Sarà il Cdm,
domani stesso, a scrivere il decreto per la proclamazione dei comizi elettorali
e toccherà allo stesso Prodi salire di nuovo al Quirinale, accompagnato dal
ministro dell'Interno Giuliano Amato, per la controfirma del presidente della
Repubblica. Da quel momento in poi sarà aperta a tutti gli effetti la campagna elettorale. E il Colle osserverà, con discrezione, il
confronto tra schieramenti tenendo sempre ferma la necessità di un dialogo
costruttivo per il bene del Paese al di là della "naturale
dialettica" politica. ORE 14,22 NAPOLITANO CONVOCA MARINI E BERTINOTTI Ai
sensi dell'articolo 88 della Costituzione, il Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano, ricevera' questa sera, al Palazzo del Quirinale, il
Presidente del Senato Franco Marini, alle 18 e il Presidente della Camera,
Fausto Bertinotti, alle 19. ORE 11, FISSATO IL REFERENDUM Il Consiglio dei
ministri ha approvato il Decreto presidenziale con sui si indice per il
prossimo 18 maggio il referendum sulla legge elettorale. Lo riferisce il
ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti. Il presidente del
Senato Franco Marini ha rimesso al Capo dello Stato il mandato per la
formazione di un governo finalizzato a realizzare la riforma elettorale.
"Ho rimesso l'incarico che mi è stato conferito nelle mani del presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano", ha riferito Marini al termine di
circa mezz'ora di incontro al Quirinale. "Ho preso atto con rammarico che
una maggioranza precisa per fare la riforma elettorale
non c'è". Il presidente della Repubblica ha "preso atto di quanto
riferito" dal presidente Marini e lo ha "ringraziato per l'alto senso
di responsabilita' con cui ha svolto il compito affidatogli", ha riferito
il Segretario Generale del Quirinale Donato Marra, al termine dell'incontro con
il presidente Marini. LEGGE DA CAMBIARE "è diffusa tra le forze politiche
la consapevolezza della necessità di modificare la legge
elettorale vigente. Non ho riscontrato però
l'esistenza di una significativa maggioranza su una precisa ipotesi di riforma elettorale. Nel rammaricarmi della impossibilità di
raggiungere un obiettivo che ritengo necessario per il paese, voglio
ringraziare tutti coloro che hanno partecipato agli incontri. Per queste ragioni
ho rimesso nelle mani del presidente della Repubblica l'incarico che mi è stato
conferito". Lo ha affermato il presidente del Senato Franco Marini dopo
l'incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
QUATTRO GIORNI DI FUOCO Quattro giorni per un mandato difficile, poi fallito
per il muro invalicabile messo su dal centrodestra. Franco Marini rinuncia
all'incarico che Giorgio Napolitano gli ha affidato nella speranza di cambiare
la legge elettorale, e lo fa
con rammarico, ancora convinto che la riforma del sistema di voto fosse
necessaria per il Paese. Che il compito fosse gravoso Marini lo ha sempre
ammesso, lasciando però sempre qualche spiraglio aperto. Nei giorni scorsi il
Presidente del Senato le ha tentate tutte, seppure indirettamente, per
convincere Berlusconi. Lo ha fatto lasciando intendere che la bozza Bianco, da
cui si partiva, potesse poi essere migliorata; e lo ha fatto giocandosi la
'carta sociale', sperando in un pressing da parte delle organizzazioni imprenditoriali,
prima che sindacali. Ma è stato proprio sabato, dopo che quelle consultazioni
non producevano nessuno spostamento nel centrodestra, che si è convinto che non
c'erano più i margini. Per questo le consultazioni di ieri mattina non sono
state l'ultima tappa del suo tentativo, ma la prima di un nuovo percorso, che
porterà alle urne. Perché Marini, e questo lo ha ripetuto a Fini, Berlusconi e
Veltroni, si è detto convinto che, fallito il tentativo, non potessero esserci subordinate e che il suo mandato era limitato ad un Governo per
la riforma della legge elettorale, sostenuto da un ampio consenso politico. Nessun governicchio
insomma, nemmeno mirato al solo referendum. FORZA
ITALIA E AN E ha ricevuto le risposte ormai già attese: il no secco di Forza Italia
e An, decisi ad andare al voto subito per mancanza di condizioni su soluzioni
alternative. Salvo poi, ma questo è il caso di Berlusconi, considerare
il dialogo solo in un secondo momento, appunto dopo il voto. Anche
nell'incontro con il Pd c'è stata una reciproca presa d'atto sul fatto che la
partita fosse ormai chiusa. VELTRONI Per Veltroni il no di Berlusconi ad un
Governo anche limitato rappresenta un'altra "occasione persa".
Insomma, se come ha detto Marini stasera al Quirinale, è stato impossibile
individuare una maggioranza per la riforma del voto, il Pd individua
chiaramente in Silvio Berlusconi il responsabile del fallimento. In ogni caso,
ormai è aperta la strada per il voto. E Marini, chiuso il giro di consultazioni
con gli ex capi di Stato ha chiesto subito di riferire a Napolitano, convinto
che, quella di stringere i tempi è, a questo punto, "un'esigenza del
Paese". NUOVI SCENARI Già domani il Capo dello Stato potrebbe dare il via
all'iter per lo scioglimento delle Camere per arrivare nella giornata di
mercoledì all'atto finale: la firma del decreto che manda in soffitta la
quindicesima legislatura. In un paio di giorni saranno sbrigati tutti i
passaggi formali per aprire la strada alle elezioni anticipate, invocate fin
dal giorno della caduta del governo Prodi, il 24 gennaio, da tutta
l'opposizione e da qualche 'piccolo' della maggioranza. La data su cui si sta
concentrando l'attenzione per le politiche è il 13 aprile, mentre già domani
dovrebbe essere stabilita quella per il referendum
sulla legge elettorale. La
prassi costituzionale prevede che il referendum slitti
se, una volta indetto, vengono sciolte le Camere. Niente ha potuto
l'esplorazione di Marini che Napolitano ha seguito passo dopo passo, niente
l'appello del presidente incaricato a Forza Italia, niente la speranza di
trovare un interlocutore nelle associazioni imprenditoriali che all'indomani
dell'apertura della crisi sembravano invocare, con una dichiarazione del
presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, un governo 'ponte' per
la riforma della legge elettorale.
Ma adesso, dopo la rinuncia di Marini, argomentata con
l"impossibilità" di trovare una maggioranza su una
"precisa" riforma della legge elettorale, sul tavolo del presidente sembra esserci solo
l'ipotesi delle urne anticipate. Avvalendosi dei poteri che gli sono conferiti
dall'articolo 88 della Costituzione Napolitano potrà prendere, con ogni
probabilità mercoledì, "la decisione più impegnativa e grave affidata
dalla Costituzione al presidente della Repubblica". Una 'spia' delle
intenzioni del Colle è anche l'implicito riferimento ad uno scioglimento
anticipato delle Camere contenuto in una nota ufficiosa di oggi pomeriggio
nella quale Napolitano ha fatto sapere di avere chiesto che non decada la
legislazione in materia di sicurezza sul lavoro anche qualora finisca la
legislatura. Primo passo per lo scioglimento delle Camere sarà sentire i
presidenti di Camera e Senato, Fausto Bertinotti e Franco Marini, cosa che
potrebbe avvenire già domani dopo che Napolitano avrà presenziato, alle 11,
all'inaugurazione dell'anno giudiziario alla Corte dei Conti. Non è un mistero
che per Bertinotti la legislatura sia finita. Una volta firmato il decreto di
scioglimento delle Camere, che sarà controfirmato dal presidente del consiglio
'sfiduciato' Romano Prodi, si dovrà fissare la data delle elezioni politiche
(entro 70 giorni dallo scioglimento delle Camere) e quella della prima seduta
delle Camere per l'elezione dei nuovi presidenti (entro 20 giorni dalle
elezioni). Potrebbe bastare un solo decreto a stabilire queste scadenze ma più
probabilmente a quello di scioglimento delle Camere ne seguirà uno con la data
dei comizi elettorali, approvato dal Consiglio dei ministri. Decidere lo
scioglimento delle Camere dopo avere indetto il referendum
farà scattare lo slittamento della consultazione ed eviterà che questa avvenga
neanche due mesi dall'insediamento del nuovo Parlamento. La partita più
importante è ora decidere la data del voto che, calendario e conti alla mano,
dovrebbe essere il 13 aprile. Se le Camere fossero sciolte entro un paio di
giorni, domani o dopo domani, l'arco di tempo utile (fissato per legge tra 45 e 70 giorni dallo scioglimento) scadrebbe
intorno alla metà di aprile. Se le Camere fossero sciolte dopo e si avesse più
tempo il 20 aprile non sarebbe una data buona perchè coinciderebbe con la
Pasqua ebraica. Resta da vedere come regolarsi per la tornata di
amministrative, che per legge dovrebbero tenersi tra
il 15 aprile e il 15 giugno. Possibile una seconda data, magari a maggio, ma
anche un election day che necessiterebbe di un decreto per i due giorni di
anticipo. Argomenti che potrebbero essere affrontati già domani nel Consiglio
dei ministri che indirrà la data per il referendum. Un
atto dovuto, dopo la sentenza della Consulta, e dunque il Governo procederà,
indicato probabilmente la prima domenica di giugno - l'otto -, salvo prevedere
poi lo slittamento, di un anno, dopo lo scioglimento delle Camere. GRAFICO Gli
scenari possibili - ORA PER ORA La giornata di lunedì - ROVATI "Prodi
sarebbe un ottimo presidente"Crozza imita Veltroni: il partito 'Ma
anchista'Per chi voterai alle prossime elezioni? - Prodi sarebbe un buon
presidente della Repubblica? Commenti Invia commento Segnala ad un amico
06/02/2008 09:46 M, provincia di NO Non se ne poteva più! 06/02/2008 07:07 M,
provincia di FI Oggi è il giorno delle Ceneri: ottimo per sciogliere le Camere
! 06/02/2008 07:04 F, provincia di TO Finalmente si va a votare e, se votiamo
bene, non i partitini, tutte le zavorre vengono annullate, e anche i vari
Caruso ecc. Ma il signore di Ravenna ha letto ieri che un signore di Genova è
stato arrestato per turbativa d'asta? Forse un pò di obiettività non farebe
male, non è vero? 06/02/2008 06:14 M, provincia di LU Mi spiace che un uomo navigato
come il nostro presidente non avesse capito come risolvere la crisi di governo!
Semplicissimo affidare l'incarico a Benedetto XVI e per almeno 2000 anni il
governo non sarebbe caduto. Il Papa ha tanta voglia di fare politica, un pò
meno di evangelizzare il mondo, a lui basta l'Italia, rivuole lo stato
pontificio, visto che con la cristianissima Spagna ha pensato Zapatero a
metterlo a posto. Viva la Spagna 05/02/2008 20:22 M, provincia di BO Finalmente
si può mandare a casa la banda bassotti Frodi, Fisco e Padoa Tassa... ci hanno
rapinato per due anni... speriamo che non riescano nei pochi giorni che gli
restano a sperperare i nostri soldi e a garantirsi nomine rilevanti nelle PA
05/02/2008 19:59 M, provincia di LI 400 PARLAMENTARI, SONO RIMASTI FREGATI,
PERCHE' LA LEGISLATURA NON HA COMPIUTO L'ITER PREVISTO, DI : DUE ANNI SEI MESI
E UN GIORNO . QUINDI : NIENTE PENSIONE, ANZI DEVONO TORNARE A LAVORARE, ( SE
SANNO COSA VUOL DIRE QUESTA PAROLA ). BEN SAPENDO CHE LA SINISTRA IN SPECIAL
MODO , " I TROMBATI " CERCA SEMPRE DI RICICLARLI IN QUALCHE BUCHETTO
. COMUNQUE , L'IMPORTANTE CHE PER ORA SE NE TORNINO A CASA ! ! ULISSE
05/02/2008 17:12 M, provincia di RA caro BO delle 13.14 le ultime due righe del
tuo commento le ho sentite sempre da decenni a questa parte,ma han sempre
detto:non veda la destra quello che fa la sinistra e viceversa quindi il bene
del paese non lo faranno mai.Facciamo prima il referendum
x scegliere che i candidati li eleggiamo noi e non il partito e poi andiamo
alle elezioni e che vinca il migliore. Togliamo dalle scatole tutti gli
indagati,i presunti,i miracolati ecc.forse le cose potrebbero andare meglio.
Grazie dell'attenzione.... 05/02/2008 16:11 F, provincia di MI siccome le
votazioni ci costano un sacco di soldi, e non risolvono nulla, perchè sempre le
stesse persone si palleggiano il potere, propongo che queste vengano pagate con
i vari fondi dei politici. vogliamo scommettere che si impegnerebbero un po' di
piu' per il ns. paese? 05/02/2008 15:22 M, provincia di BO purchè non facciano
troppo tardi: Napolitano ha una certa età, e non può affaticarsi troppo...e un
po' di ripestto per gli ottuagenari, e che diamine... 05/02/2008 13:14 M,
provincia di BO non capisco il commento del lettore che subito ha detto (perchè
cosa faceva il precedente governo?) ma è ora di finirla, ognuno guardi i
risultati oggettivi del proprio schieramento e sappia fare autocritica, se no
andremo sempre peggio. il governo Berlusconi, e soprattutto gli alleati, hanno
sbagliato lasciando fare a Berlusconi leggi ad personam, ma il centro sinistra
col carrozzone che aveva non poteva che fare questa fine, governo
impresentabile. Subito dopo il voto si accantonino i consensi e si pensi al
bene del paese, ma tutti sia di destra che di sinistra sappiano dire bravi se si
fanno cose buone e criticare se si fanno cose cattive. Sono presenti 16
commenti, invia il tuo commento! Successivo Pagine: 1 2 Email: Sesso: Anno di
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di Francesco Ghidetti I giovani e la "generazione Moccia" del
05/02/2008 di Davide Costa Altro che colpa della tv se gli arbitri sbagliano: a
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Alle elezioni. Ma senza condannati né inquisiti del 05/02/2008 di Sandro
Bugialli Giro di vite contro i punkabbestia e i loro cani, sei d'accordo?Per
chi voterai alle prossime elezioni?Fiera del libro di Torino dedicata a
Israele, sei d'accordo?Calcio, è vero che una partita su due è falsata?Vota il
gol più bello della 21esima giornataCollina propone gli arbitri d'area. Sei
d'accordo?Sul selciato della piazza di Pesaro la prima pagina del Carlino del
'38 sulle leggi razziali: secondo te va rimossa?Prodi sarebbe un buon
presidente della Repubblica?I tacchi alti fanno bene all'amore, è vero?Vota il
gol di gennaioProvvedimenti per chiudere le strade ai tirIl matrimonio di
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processi in tvTassa di scopo per il metrò, favorevole o contrario?Catherine
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"Troppi spot in tv" La Ue ci bacchetta Il commissario Ue ai Media
Viviane Reding: "La durata delle pubblicità di 12 minuti l'ora non viene
rispettata, le televendite non sono incluse in questi 12 minuti e
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( da "Affari Italiani (Online)" del 06-02-2008)
Argomenti: Aspetti
Legali
Si vota il 13-14 aprile: "Elezioni così anticipate
sono un'anomalia. La mia scelta è stata obbligata". Prodi: non mi candido
Mercoledí 06.02.2008 15:10 --> Il presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, ha ufficializzato con un decreto, controfirmato da Romano Prodi, lo
scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. Una
decisione presa, come lui stesso ha spiegato in una breve comunicazione, con il
grande "rammarico di dover chiamare gli italiani alle
urne senza che la riforma elettorale sia stata
approvata". Come anticipato da Affari, il consiglio dei ministri ha
indicato le date del 13 e 14 aprile per le prossime elezioni politiche. I
partiti dovranno decidere le alleanze entro il due marzo. Tra le ore 8 del 29
febbraio e le ore 16 del 2 marzo i partiti dovranno depositare il loro simbolo
al Viminale. All'atto del deposito del simbolo, i partiti posono
effettuare una dichiarazione di collegamento in coalizione. Tali dichiarazioni
di collegamento devono essere reciproche. I collegamenti in coalizione hanno
rilievo al fine del riparto dei seggi e dell'attribuzione del premio di
maggioranza. L'elenco dei collegamenti, una volta accertata la regolarità delle
dichiarazioni, verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Contestualmente al
deposito del simbolo, i partiti dovranno depositare il programma elettorale, nel quale dichiarano il nome della persona da
loro indicata come capo della forza politica. Se collegati in coalizione, essi
depositano un unico programma elettorale, nel quale
dichiarano il nome della persona da loro indicata come unico capo della
coalizione. LE PAROLE DEL PRESIDENTE Napolitano ha spiegato che la decisione è
stata inevitabile, dopo il fallimento del mandato esplorativo affidato al
presidente del Senato, Franco Marini. Un lavoro, quello portato avanti per una
settimana dalla seconda carica dello Stato, che malgrado "impegno e
scrupolo" che il capo dello Stato giudica encomiabili, "non è
purtroppo stato coronato da successo". Napolitano non ha nascosto la
propria delusione per il passo che ha dovuto compiere. "Già nel febbraio
dello scorso anno - ha fatto notare il presidente - rinviando al Parlamento il
governo dimissionario avevo evidenziato la necessità di una modifica del sistema elettorale vigente. Ma nella discussione che da
allora è seguita hanno a lungo pesato incertezze tra le forze politiche. Si era
tuttavia giunti nelle ultime settimane sulla soglia di una possibile
conclusione: di qui il mio auspicio affinché si procedesse con quella riforma
come primo passo verso una revisione delle regole di funzionamento della
competizione politica". Ma il precipitare della situazione ha impedito
l'intesa tra le forze politiche e il netto no dell'opposizione ha legato le
mani anche al Quirinale, che in questa situazione non ha potuto fare altro che
chiudere la legislatura. "La decisione di sciogliere le camere è divenuta
obbligata - ha detto Napolitano - visto l'esito negativo degli sforzi che ho
doverosamente ocmputo nella convinzione che elezioni così fortemente anticipate
costituiscano un'anonamlia rispetto al normale succedersi delle legislature
parlamentari e non senza conseguenze sulla governabilità del Paese".
Napolitano ha però voluto esprimere pubblicamente l'auspicio che il confronto
tra i Poli non sia del tutto tramontato: "Il dialogo su questi temi, ora
rottosi, resta un'esigenza ineludibile per il futuro del Paese - ha detto -. Mi
auguro che campagna elettorale si fondi dunque su
quell'esigenza ed è il momento per le forze politiche di dare prova di senso di
responsabilità per fare fronte agli impegni a cui l'Italia è chiamata".
SEGUE/ PRODI: NON MI CANDIDO.