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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

Torna all’indice di Febbraio 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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NELL'ATTUALE dibattito sulla riforma elettorale, due sono i punti importanti da valutar ( da "Nazione, La (Viareggio)" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: la ricerca di una convergenza fra le forze di destra e di sinistra sulla bozza di riforma Bianco e l'itinerario referendario parzialmente abrogativo della legge elettorale. Considerato che l'attuazione del referendum parzialmente abrogativo può sostituire agevolmente l'impresa, non facile, di fare una legge elettorale condivisa da approvare in Parlamento ,

<Missione incompiuta, ma con risultati> ( da "Eco di Bergamo, L'" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Misiani risponde: "Il disegno di legge sul federalismo fiscale, arrivato a un passo dalla discussione in Parlamento e invece rinviato alla prossima legislatura". Con un accenno anche alla mancata riforma elettorale: "Sarebbe stato utile cambiare la legge, come migliaia di italiani chiedevano, così come anche esponenti del centrodestra,

Morales e i governatori in rotta di collisione ( da "Manifesto, Il" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: che siano ripresi i negoziati o che che sia organizzato il referendum revocatorio proposto dallo stesso presidente come via d'uscita all'attuale impasse politica. Il governatore di La Paz, José Luis Paredes, ha raddoppiato la posta e chiesto che si convochino elezioni generali anticipate. Il referendum del 2 giugno 2006 aveva visto le province orientali votare massicciamente per l'

Napolitano firma, finisce la XV legislatura ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2008)
Argomenti: Aspetti Legali

Abstract: quando comunque occorrerà metter mano alle nuove regole elettorali e a quelle necessarie riforme costituzionali per rafforzare i poteri dell'Esecutivo e superare il bicameralismo perfetto tra Montecitorio e Palazzo Madama. L'auspicio di Napolitano è che la campagna elettorale si svolga con toni accesi ma civili, in cui prevalga comunque l'interesse nazionale.

Napolitano oggi scioglie le Camere Prodi controfirma il decreto, poi il voto ( da "Quotidiano.net" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: subordinate e che il suo mandato era limitato ad un Governo per la riforma della legge elettorale, sostenuto da un ampio consenso politico. Nessun governicchio insomma, nemmeno mirato al solo referendum. FORZA ITALIA E AN E ha ricevuto le risposte ormai già attese: il no secco di Forza Italia e An, decisi ad andare al voto subito per mancanza di condizioni su soluzioni alternative.

Riforma elettorale slitta il referendum ( da "Corriere Adriatico" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: si potesse chiedere al nuovo governo di indire comunque il referendum entro il 15 giugno di quest'anno. Le elezioni anticipate rendono ormai sicuro il rinvio del referendum sulla legge elettorale. Questa situazione ha un precedente famoso nel primo referendum abrogativo della storia della Repubblica italiana.

Marini apre le consultazioni ma non tutti se ne accorgono ( da "Padania, La" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: E c è chi già pensa alla campagna elettorale e ai manifesti, come Francesco Storace, e chi invece s affanna a presentare tardive proposte di legge che difficilmente il Parlamento discuterà. È il caso di Egidio Pedrini dell Italia dei valori che con tanto di conferenza stampa ha illustrato una pdl per l introduzione del reato di sequestro di minore.

Caro Veltroni la gente vuole il pane non la riforma elettorale ( da "Padania, La" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: tentare di guadagnare un anno di tempo prima del voto, per far sbiadire il ricordo dei danni provocati dal Governo Prodi, e avere nel frattempo una legge elettorale ad hoc per il Pd, grazie alla ghigliottina del referendum, Veltroni ieri ha tentato l ultima carta, quella della disperazione: la grande coalizione, sfruttando l'appello dei poteri forti che chiedono di non andare al voto.

Napolitano ha sciolto le Camere "Una scelta obbligata ma sofferta" Prodi: "Sostengo il Pd ma non corro" ( da "Quotidiano.net" del 06-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: subordinate e che il suo mandato era limitato ad un Governo per la riforma della legge elettorale, sostenuto da un ampio consenso politico. Nessun governicchio insomma, nemmeno mirato al solo referendum. FORZA ITALIA E AN E ha ricevuto le risposte ormai già attese: il no secco di Forza Italia e An, decisi ad andare al voto subito per mancanza di condizioni su soluzioni alternative.

Napolitano ha sciolto le Camere. Come anticipato da Affari ( da "Affari Italiani (Online)" del 06-02-2008)
Argomenti: Aspetti Legali

Abstract: chiamare gli italiani alle urne senza che la riforma elettorale sia stata approvata". Come anticipato da Affari, il consiglio dei ministri ha indicato le date del 13 e 14 aprile per le prossime elezioni politiche. I partiti dovranno decidere le alleanze entro il due marzo. Tra le ore 8 del 29 febbraio e le ore 16 del 2 marzo i partiti dovranno depositare il loro simbolo al Viminale.


Articoli

NELL'ATTUALE dibattito sulla riforma elettorale, due sono i punti importanti da valutar (sezione: Riforma elettorale)

( da "Nazione, La (Viareggio)" del 06-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

E e tenere in considerazione: la ricerca di una convergenza fra le forze di destra e di sinistra sulla bozza di riforma Bianco e l'itinerario referendario parzialmente abrogativo della legge elettorale. Considerato che l'attuazione del referendum parzialmente abrogativo può sostituire agevolmente l'impresa, non facile, di fare una legge elettorale condivisa da approvare in Parlamento , perché non dare la precedenza alla sperimentazione referendaria? Ovvero, la voce del popolo. Carlo Pantani, Firenze - -->.

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<Missione incompiuta, ma con risultati> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 06-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

"Missione incompiuta, ma con risultati" Parlano i parlamentari bergamaschi. Il centrosinistra: "Risanati i conti e avviato il federalismo delle infrastrutture" Il centrodestra: "Una sofferenza vedere i loro fallimenti. Venti mesi di tasse, malgoverno e indifferenza verso il Nord" Da qualsiasi parte li si guardi, i venti mesi (scarsi) della XV legislatura non sono stati una passeggiata per i parlamentari bergamaschi che si apprestano a tornare a casa. "Una sofferenza", è il consuntivo della maggior parte dei rappresentanti di centrodestra. "Impegnativi e difficili", è il commento dei colleghi di centrosinistra, certi di aver dato il massimo e di aver portato a casa risultati importanti. Nonostante una coalizione dai piedi di argilla e i numeri risicati al Senato abbiano messo a dura prova il governo sin dall'inizio. Fino a metterlo in ginocchio. Un'esperienza che deve far scuola, ora che le Camere vengono sciolte e si scaldano i motori per la campagna elettorale che porterà al voto anticipato (probabilmente il 13 aprile). il ministro Lo dice fuori dai denti il ministro dimissionario delle Infrastrutture Antonio Di Pietro , raggiunto mentre fa la spesa: "Adotterò il motto di mia mamma: "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei". Non ci sarà nessun accordo né con i massimalisti di destra né con quelli di sinistra. L'Italia dei Valori si presenterà col suo simbolo e chiederà i voti per quello che ha fatto". Il bersaglio preferito di Di Pietro, molisano di nascita, bergamasco d'adozione, resta il collega Clemente Mastella: "Siamo andati a casa non per cattiva gestione, ma per un signore di Ceppaloni che ha confuso la situazione personale con quella politica". Mentre la soddisfazione più grande è stato l'avvio "del federalismo infrastrutturale". "Ho accettato di affrontare e risolvere questioni annose, come è stato riconosciuto da molti esponenti istituzionali locali. Ho fatto quel che potevo, per il Paese, ma soprattutto per la Lombardia e Bergamo". E fa degli esempi: "Ho sbloccato le concessioni e i soldi per Brebemi e Pedemontana, portato a casa Tangenziale sud e superstrada della Valle Seriana". il centrosinistra Anche per gli altri rappresentanti della maggioranza "in venti mesi si sono fatti miracoli". "Sciogliere le Camere è sempre un atto traumatico - commenta la situazione il deputato Giovanni Sanga (Pd) -. Ma in questi mesi abbiamo fatto cose importanti e centrato un obiettivo primario: il risanamento dei conti pubblici, ridando credibilità all'Italia sul piano internazionale". Per Sanga l'unico rammarico è "non aver fatto in tempo ad attuare gli interventi, contenuti nell'ultima Finanziaria, per il sostegno delle imprese e delle famiglie, partendo dalla riduzione delle tasse". Il bilancio, personale e per la Bergamasca, è però positivo. "Sono state sbloccate opere strategiche - ricorda Sanga -. È stata recuperata la copertura finanziaria per la galleria di Montenegrone e aperto il bando per la variante della statale 42, solo per citarne due". L'ex segretario provinciale della Margherita parla di un'esperienza romana "entusiasmante, che si è consolidata in poco più di un anno, anche se per conoscere bene i meccanismi dell'attività parlamentare ci vuole certamente più tempo. Ho seguito da vicino le liberalizzazioni del ministro Pier Luigi Bersani, sul piano legislativo è stata un'esperienza altamente formativa". Senza mai dimenticare "il rapporto col territorio e con la comunità bergamasca, che non è certo marginale per chi fa il parlamentare". Il collega di partito Antonio Misiani , anche lui per la prima volta a Montecitorio, parla di "periodo complicato" e di "legislatura particolare, ma straordinariamente appassionante". "Con due Finanziarie coraggiose e il pacchetto welfare - sostiene - si sono poste le basi per rimettere in moto il Paese. Prodi lascia un'eredità da galantuomo". Un rimpianto? Da membro della commissione Bilancio, Misiani risponde: "Il disegno di legge sul federalismo fiscale, arrivato a un passo dalla discussione in Parlamento e invece rinviato alla prossima legislatura". Con un accenno anche alla mancata riforma elettorale: "Sarebbe stato utile cambiare la legge, come migliaia di italiani chiedevano, così come anche esponenti del centrodestra, che poi si sono tirati indietro, facendo prevalere gli interessi di parte". le schermaglie Dagli altri due componenti orobici di maggioranza, Ezio Locatelli (Rifondazione) e Silvana Mura (Italia dei Valori) un nuovo rimpallo di critiche. "Il governo è stato messo in crisi dalla componente centrista, il cui ostracismo è stato il vero ostacolo all'attuazione del programma", è convinto il primo. "La litigiosità con la sinistra radicale non ha giovato. Più di una volta abbiamo dovuto lottare con la "sinistra dei veti"", ribatte la seconda. Per Locatelli - che sottolinea il suo impegno per il territorio nella commissione Trasporti, soprattutto per il sistema ferroviario e metropolitano bergamasco - "c'è stato un peggioramento dell'opinione pubblica nei confronti del governo per l'assenza dell'attuazione di quella fase di ridistribuzione di diritti, come l'abbattimento del carico fiscale ai lavoratori dipendenti, che doveva seguire al risanamento dei conti". La Mura, invece, fa presente l'impegno del suo partito "per la riduzione dei costi della politica", oltre ai meriti del governo sul fronte "delle infrastrutture e della lotta all'evasione fiscale". Per il futuro? "Non ci interessano le alleanze per ottenere il consenso elettorale, piuttosto correremo da soli". il centrodestra Anche per l'opposizione è stata dura. "Perché abbiamo dovuto assistere semi-impotenti a una serie di fallimenti e provvedimenti disastrosi, nonché alla totale trascuratezza del Nord", è il leit motiv comune al centrodestra. Anche se poi le sfumature variano. "È la fine naturale di una coalizione nata "contro" e non "per" - commenta il deputato leghista Giacomo Stucchi -. Adesso che è saltato il banco, ed era ora, dovranno ammettere che l'unico collante era l'antiberlusconismo. Altro che legge elettorale, è solo un pretesto". Secondo Stucchi, il governo ha ottenuto pochi risultati anche per la Bergamasca. "Qualcosa, con un'azione coordinata per il territorio, si è riusciti lo stesso a portare a casa. Ma non si è potuto contare su nessun appoggio, né di ministri né di sottosegretari. Di Pietro sarà mica bergamasco...". Se Stucchi si dice comunque soddisfatto per l'ulteriore esperienza maturata, come segretario della presidenza della Camera e membro della delegazione parlamentare presso l'assemblea del Consiglio d'Europa, più delusa è la collega Carolina Lussana . "Noi leghisti siamo persone del fare - dice -. Di fronte all'incapacità del Parlamento di approvare leggi urgenti per il Paese e dare risposte ai problemi della gente, ho provato un grande disagio. Soprattutto venendo da un'esperienza di maggioranza, tra il 2001 e il 2006, dove, nonostante le difficoltà, con forte spirito riformatore e coraggio abbiamo affrontato le riforme istituzionali". Per l'azzurro Gregorio Fontana il Prodi bis si sintetizza bene con un'immagine: "Le facce di Visco-Prodi-Pecoraro Scanio con sotto i rifiuti di Napoli. Sono stati 20 mesi di tasse, malgoverno e incapacità di risolvere i problemi, soprattutto quelli del Nord produttivo. La legislatura è caduta non per le difficoltà nella riforma della legge elettorale, ma per i fallimenti che si sono succeduti uno dietro l'altro". Fontana si augura, quindi, che "dalle prossime elezioni esca una maggioranza in grado di governare, superando i veleni che hanno caratterizzato questo governo di centrosinistra", pur ammettendo di aver lavorato bene con i colleghi bergamaschi del Pd: "Li stimo, ma purtroppo militano nello schieramento sbagliato". Dato che viene confermato anche dall'altro deputato forzista, Giorgio Jannone . Lui, decano dei parlamentari bergamaschi (dopo Mirko Tremaglia), alla sua terza legislatura, confessa che questa è stata "la più sofferta, perché è un momento particolarmente difficile per il Paese". Da qui l'apertura: "Dopo le elezioni, sarà utile ragionare tutti insieme sulle riforme necessarie". E un pizzico di orgoglio: "Ho raggiunto il record personale di atti parlamentari, con più di 100 interrogazioni e più di 40 proposte di legge avanzate". Tremaglia: crisi di un sistema L'onorevole Mirko Tremaglia (An) allarga la riflessione: "Da tanto tempo, ormai, è davanti agli occhi degli italiani quello che si chiama il fallimento di una classe dirigente e di un sistema politico". L'ex ministro per gli Italiani nel mondo si sofferma "sull'incapacità dimostrata in ogni settore da questo governo, che si è trascinato nel Parlamento con continue sconfitte e che non è stato in grado di ottenere complessivamente la fiducia di Camera e Senato; che non è riuscito a rappresentare gli italiani, specie nei rapporti con l'Europa". Tremaglia denuncia quindi "la pressione fiscale che è andata oltre ogni previsione" e segnala "la capacità di reazione degli italiani, che hanno capito definitivamente che i partiti fanno purtroppo i loro interessi e non quelli dei cittadini. È il disfacimento della nostra società politica. Occorre un grande sforzo di onestà e il rispetto dei valori di socialità e italianità". Per quanto riguarda il piano personale, il volto storico di An si definisce "l'uomo della rivincita per le elezioni degli Italiani all'estero. Sono riuscito a cambiare due volte la Costituzione e con questa grande battaglia di civiltà gli italiani all'estero sono entrati a pieno titolo alla Camera e al Senato". i senatori Per quanto riguarda Palazzo Madama, Valerio Carrara (Forza Italia) ed Ettore Pirovano (Lega) sono d'accordo: "Il Senato è stato svuotato di ogni suo potere, tutto blindato da un numero incredibile di voti di fiducia, a cui si dice sì o no, senza discussione". Pirovano taccia il Prodi bis "di una politica chiusa nel superattico, distante dalla nazione e dal Nord, di cui si sono solo riempiti la bocca. Il governo Prodi quelle poche cose che ha fatto, le ha fatte senza tenere in nessuna considerazione la gente". Carrara, ricordando "che sin dall'inizio è stato un governo destinato a non concludere nulla", assicura "di aver lottato dal primo giorno per mandarli a casa". Missione in cui si è cimentato anche il lumbard Roberto Calderoli : "La soddisfazione più grande? Il fatto che tutte le 3-4 volte in cui il governo è andato sotto al Senato è stato per i miei "trappoloni". Da solo ho tirato matti i "professori", che ormai avevano raggiunto un livello di stress incredibile, temendo nuovi colpi a tradimento". Calderoli insiste anche su un altro punto: "La Lega sa fare opposizione, il gruppo è sempre stato presente e ciascuno ha fatto la sua parte, senza sconti. Il che non significa solo mettere il bastone tra le ruote. Sulla riforma costituzionale ed elettorale abbiamo sempre cercato di dare il nostro contributo". Anche Roberto Castelli , neocommissario cittadino del Carroccio, si sente più leggero. E non solo perché non essere più da tempo titolare del ministero della Giustizia, per sua stessa ammissione, l'ha ringiovanito. "Ci siamo liberati da una sofferenza - tira un sospiro di sollievo -. Abbiamo assistito al passare di provvedimenti di cui non condividevamo nulla, sempre per il rotto della cuffia e il contributo decisivo dei senatori a vita". Benedetta Ravizza.

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Morales e i governatori in rotta di collisione (sezione: Riforma elettorale)

( da "Manifesto, Il" del 06-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Bolivia, verso il fallimento i negoziati fra governo e dipartimenti ricchi. Scontro sul "reddito dignità" Morales e i governatori in rotta di collisione Pablo Stefanoni La Paz I negoziati fra il presidente Evo Morales e i governatori ribelli dei dipartimenti ricchi guidati da Santa Cruz, sono sull'orlo del fallimento e gli schermi televisivi hanno ripreso a dividersi fra le notizie contrapposte delle due Bolivie l'una contro l'altra. Nonostante la resistenza degli oppositori, il presidente ha organizzato manifestazioni in tutto il paese per celebrare il pagamento del "reddito dignità", una sorta di pensione minima, pari a 20 euro al mese, per le persone con più di 60 anni, finanziata con fondi ottenuti da un taglio nelle rendita petrolifera che lo Stato ripassa ai singoli dipartimenti. Il giorno prima il "prefetto" (governatore) di Santa Cruz, Rubén Costas aveva lanciato la sfida organizzando un referendum per il 4 maggio con l'obiettivo di far approvare gli statuti autonomisti redatti alla fine dell'anno scorso e considerati "sediziosi" dal governo centrale. A Santa Cruz giustificano questo passo con le più di 100 mila firme raccolte per dare validità a una legge sul referendum per iniziativa popolare, ma a La Paz il governo considera illegale la convocazione del referendum che può essere indetto solo dal Congresso. Con il dialogo in terapia intensiva, i governatori di 5 dei 9 dipartimenti, Santa Cruz, Tarija, Beni, Pando y Cochabamba - la "mezza luna" orientale - hanno scritto una lettera a Morales in cui chiedono o che siano ripresi i negoziati o che che sia organizzato il referendum revocatorio proposto dallo stesso presidente come via d'uscita all'attuale impasse politica. Il governatore di La Paz, José Luis Paredes, ha raddoppiato la posta e chiesto che si convochino elezioni generali anticipate. Il referendum del 2 giugno 2006 aveva visto le province orientali votare massicciamente per l'autonomia, anche se il no aveva vinto a livello nazionale. Più tardi l'assemblea costituente ha iscritto l'autonomia nella nuova costituzione, ma con competenze ridotte. All'inizio di quest'anno Evo Morales e i governatori hanno concordato di avviare negoziati diretti per arrivare a "un grande accordo nazionale". In mancanza di passi avanti al tavolo delle trattative i dissensi sono stati trasferiti a commissioni ad hoc che però non sono riuscite a superarli. Il nodo dello scontro è ora l'incompatibilità fra la costituzione approvata l'anno scorso senza la presenza dell'opposizione (che si era ritirata dai lavori) e fra scontri di piazza che provocarono tre morti, e gli statuti autonomici redatti dai dipartimenti ribelli che darebbero ai governi locali il controllo sui titoli di proprietà della terra e sulla raccolta delle imposte. Questi statuti segnerebbero il passaggio dall'attuale regime unitario del paese a un regime federale ed è visto dal governo come un tentativo di "blindarsi" dalle riforme "di sinistra" portate avanti da Evo Morales. Qualche giorno fa gli echi della crisi boliviana si son fatti sentire anche in Ecuador, dove il presidente Rafael Correa si sta scontrando con le élites di Guayaquil, la città più ricca del paese. Il 25 gennaio, alla testa di una folta marcia autonomista, il sindaco Jaime Nebot ha citato la (ex) Jugoslavia e la Bolivia come esempi di quel che potrebbe accadere in Ecuador se il governo insiste con i suoi progetti. Correa, in risposta, ha denunciato il fatto che "fra l'oligarchia di Guayaquil e di Santa Cruz esistono accordi scritti per portare queste regioni ad autonomie che in verità sono secessioni". E ha accusato la destra delle due città ribelli di essere "straordinariamente ricche, semi-ignoranti ed elitiste". In questo quadro convulso, la maggior parte dei boliviani sembra assistere nell'indifferenza alle vicende politiche e si è diviso fra quanti cercavano di salvare i loro pochi beni dalle feroci inondazioni che stanno affliggendo il paese - con già più di 30 morti - e quanti, i più fortunati, si potevano permettere il lusso di partecipare al carnevale, che si è chiuso ieri.

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Napolitano firma, finisce la XV legislatura (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2008)

Argomenti: Aspetti Legali

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-02-06 - pag: 3 autore: Napolitano firma, finisce la XV legislatura Ieri gli incontri con Marini e Bertinotti, oggi il decreto di scioglimento delle Camere e la data del voto Dino Pesole ROMA Nel pomeriggio di ieri, i due distinti colloqui al Quirinale con il presidente del Senato, Franco Marini, e della Camera, Fausto Bertinotti. Questa mattina al Colle, tra le 11 e le 12, salirà Romano Prodi per controfirmare il decreto del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. A quel punto, lo scioglimento delle Camere sarà formalmente deliberato. Subito dopo il Consiglio dei ministri fisserà la data delle elezioni e il relativo decreto sarà sottoposto alla controfirma del Capo dello Stato. Contestualmente verrà fissata la data di convocazione delle nuove Camere. Cala il sipario sulla quindicesima legislatura, brevissima per durata (21 mesi), segnata findall'origine dall'esiguo margine di vantaggio di cui ha potuto disporre il centro sinistra al Senato per effetto della legge elettorale varata dal governo Berlusconi, definita "una porcata" dal suo stesso ideatore, con la quale ora saremo peraltro chiamati nuovamente alle urne. Si voterà con ogni probabilità il 13 e 14 aprile. Decisione inevitabile, dopo il fallimento del tentativo che Napolitano ha affidato a Marini di verificare se esistessero ancora i margini per un accordo, il più largo possibile, con l'obiettivo di modificare la legge in vigore. Dal centro destra, il leader Berlusconi non è arretrato di un millimetro dalla posizione di partenza: elezioni subito. Nessuna subordinata era a quel punto immaginabile. è dunque il governo dimissionario presieduto da Romano Prodi, in carica per gli affari correnti, a guidare il Paese alle elezioni. La procedura per lo scioglimento anticipato delle Camere si è messa subito in moto, in ossequio a quanto dispone l'articolo 88 della Costituzione ("Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse"). Con questo atto, il più grave e impegnativo, come ha ricordato lo stesso Napolitano, si chiude definitivamente la partita. Spetta formalmente al Consiglio dei ministri la convocazione dei comizi elettorali e, su proposta del ministro dell'Interno, la data della consultazione anticipata. Il tutto avrà termine in mattinata. Ieri l'atto formale della fissazione per il 18 e 19 maggio della data per lo svolgimento del referendum sulla legge elettorale. Un atto dovuto, in seguito all'ammissibilità dei quesiti decretata dalla Corte costituzionale. Lo scioglimento anticipato del Parlamento ne determinerà l'automatico slittamento alla primavera del 2009. Napolitano, com'è ormai sua consuetudine, motiverà la decisione. Lo farà questa mattina con una dichiarazione pubblica, per esprimere il suo rammarico rispetto all'esito del tentativo affidato a Marini. Incarico che lo stesso Napolitano ha anche "fisicamente" reso solenne, con la sua presenza accanto alla seconda carica dello Stato il giorno del conferimento del mandato, per significare che in quel tentativo si spendevano pubblicamente le massime cariche istituzionali. Non che nutrisse soverchie aspettative, poiché già nel suo defatigante giro di consultazioni al Colle era emersa chiaramente la netta opposizione del centro-destra a sostenere un governo, sia pur di brevissima durata, per varare la nuova legge elettorale. Lo spiraglio che inizialmente il leader dell'Udc,Pier Ferdinando Casini, aveva aperto per un governo di responsabilità si era immediamente chiuso. Casini si è detto indisponibile a sostenere da solo nel centro-destra un nuovo Esecutivo. Pur con questo scenario niente affatto incoraggiante, un tentativo era doveroso. Per questo Napolitano ha chiamato in causa Marini. Missione impossibile. Nessuno spiraglio si è aperto nel corso della sua esplorazione supplementare. Una ricognizione apprezzata tuttavia sia nel centro-destra che nel centrosinistra, che dunque potrà tornare utile dopo le elezioni, quando comunque occorrerà metter mano alle nuove regole elettorali e a quelle necessarie riforme costituzionali per rafforzare i poteri dell'Esecutivo e superare il bicameralismo perfetto tra Montecitorio e Palazzo Madama. L'auspicio di Napolitano è che la campagna elettorale si svolga con toni accesi ma civili, in cui prevalga comunque l'interesse nazionale. Va preparata una legislatura che, a detta di molti, dovrebbe essere "costituente", e dunque il dialogo tra gli opposti schieramenti sarà non solo necessario ma indispensabile. Per ora il Quirinale esce discretamente di scena. CONSIGLIO DEI MINISTRI In mattinata il Governo fisserà i giorni della consultazione elettorale: quasi certi il 13 e 14 aprile Poi la controfirma del Colle REFERENDUM RINVIATI La consultazione sulla legge elettorale fissata il 18 e 19 maggio. Ma slitterà di un anno per la chiusura anticipata delle Camere LAPRESSE Il capo dello Stato. Giorgio Napolitano.

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Napolitano oggi scioglie le Camere Prodi controfirma il decreto, poi il voto (sezione: Riforma elettorale)

( da "Quotidiano.net" del 06-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

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Dopo aver visto oggi pomeriggio i presidenti di Camera e Senato Fausto Bertinotti e Franco Marini il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha concluso tutti i passaggi formali prima della "decisione più impegnativa e grave" che l'articolo 88 della Costituzione gli affida. Domani mattina, infatti, dovrebbe essere pronto il decreto del Presidente della Repubblica che scioglie le Camere. Un atto che il premier 'dimissionario' Romano Prodi dovrà controfirmare come prevede la prassi costituzionale. A metà mattinata, dunque, il Professore salirà al Quirinale per incontrare il Capo dello Stato e porre la parola fine ai 23 mesi della quindicesima legislatura. Subito dopo lo stesso Napolitano potrebbe spiegare, secondo l'obbligo di trasparenza con cui il presidente ha gestito tutta la crisi di governo, le motivazioni che lo hanno indotto a sciogliere il Parlamento e avviare il percorso che porterà a elezioni anticipate. E se il referendum non è più un ostacolo, perchè una volta indetto - il Cdm di oggi ha stabilito la data del 18 maggio per la sua celebrazione - slitta automaticamente di un anno, l'ipotesi del 13 aprile per le elezioni politiche si fa sempre più concreta. Una volta varato il decreto di scioglimento delle Camere si dovrà fissare la data delle elezioni politiche (entro 70 giorni dallo scioglimento delle Camere) e quella della prima seduta delle Camere per l'elezione dei nuovi presidenti (entro 20 giorni dalle elezioni). ORE 11, APERTA LA SALA STAMPA Sarà aperta questa mattina, a partire dalle 11, la sala stampa al Quirinale, allestita alla Vetrata del palazzo presidenziale, per le consultazioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulla crisi di governo. Sul Colle è atteso il presidente del Consiglio dimissionario Romano Prodi. ORE 13 CONSIGLIO DEI MINISTRI PER LE ELEZIONI Ultimi sgoccioli per la quindicesima legislatura. In mattinata il capo dello Stato Giorgio Napolitano, una volta conclusi tutti i passaggi formali firmerà il decreto di scioglimento delle Camere. Un atto che il premier dimissionario Romano Prodi dovrà controfirmare come prevede la prassi costituzionale. Intorno alle 11.30, Prodi è atteso al Quirinale per incontrare il presidente della Repubblica e porre la parola fine ai 23 mesi di legislatura. Rientrato a palazzo Chigi, il Professore terrà una riunione del Cdm, quella che indirà ufficialmente le elezioni, con la data (sembra ormai certo il 13-14 aprile). La riunione del Consiglio dei ministri è stata convocata alle 13, secondo quanto riferito da fonti ministeriali. Sarà il Cdm, domani stesso, a scrivere il decreto per la proclamazione dei comizi elettorali e toccherà allo stesso Prodi salire di nuovo al Quirinale, accompagnato dal ministro dell'Interno Giuliano Amato, per la controfirma del presidente della Repubblica. Da quel momento in poi sarà aperta a tutti gli effetti la campagna elettorale. E il Colle osserverà, con discrezione, il confronto tra schieramenti tenendo sempre ferma la necessità di un dialogo costruttivo per il bene del Paese al di là della "naturale dialettica" politica. ORE 14,22 NAPOLITANO CONVOCA MARINI E BERTINOTTI Ai sensi dell'articolo 88 della Costituzione, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ricevera' questa sera, al Palazzo del Quirinale, il Presidente del Senato Franco Marini, alle 18 e il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, alle 19. ORE 11, FISSATO IL REFERENDUM Il Consiglio dei ministri ha approvato il Decreto presidenziale con sui si indice per il prossimo 18 maggio il referendum sulla legge elettorale. Lo riferisce il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti. Il presidente del Senato Franco Marini ha rimesso al Capo dello Stato il mandato per la formazione di un governo finalizzato a realizzare la riforma elettorale. "Ho rimesso l'incarico che mi è stato conferito nelle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano", ha riferito Marini al termine di circa mezz'ora di incontro al Quirinale. "Ho preso atto con rammarico che una maggioranza precisa per fare la riforma elettorale non c'è". Il presidente della Repubblica ha "preso atto di quanto riferito" dal presidente Marini e lo ha "ringraziato per l'alto senso di responsabilita' con cui ha svolto il compito affidatogli", ha riferito il Segretario Generale del Quirinale Donato Marra, al termine dell'incontro con il presidente Marini. LEGGE DA CAMBIARE "è diffusa tra le forze politiche la consapevolezza della necessità di modificare la legge elettorale vigente. Non ho riscontrato però l'esistenza di una significativa maggioranza su una precisa ipotesi di riforma elettorale. Nel rammaricarmi della impossibilità di raggiungere un obiettivo che ritengo necessario per il paese, voglio ringraziare tutti coloro che hanno partecipato agli incontri. Per queste ragioni ho rimesso nelle mani del presidente della Repubblica l'incarico che mi è stato conferito". Lo ha affermato il presidente del Senato Franco Marini dopo l'incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. QUATTRO GIORNI DI FUOCO Quattro giorni per un mandato difficile, poi fallito per il muro invalicabile messo su dal centrodestra. Franco Marini rinuncia all'incarico che Giorgio Napolitano gli ha affidato nella speranza di cambiare la legge elettorale, e lo fa con rammarico, ancora convinto che la riforma del sistema di voto fosse necessaria per il Paese. Che il compito fosse gravoso Marini lo ha sempre ammesso, lasciando però sempre qualche spiraglio aperto. Nei giorni scorsi il Presidente del Senato le ha tentate tutte, seppure indirettamente, per convincere Berlusconi. Lo ha fatto lasciando intendere che la bozza Bianco, da cui si partiva, potesse poi essere migliorata; e lo ha fatto giocandosi la 'carta sociale', sperando in un pressing da parte delle organizzazioni imprenditoriali, prima che sindacali. Ma è stato proprio sabato, dopo che quelle consultazioni non producevano nessuno spostamento nel centrodestra, che si è convinto che non c'erano più i margini. Per questo le consultazioni di ieri mattina non sono state l'ultima tappa del suo tentativo, ma la prima di un nuovo percorso, che porterà alle urne. Perché Marini, e questo lo ha ripetuto a Fini, Berlusconi e Veltroni, si è detto convinto che, fallito il tentativo, non potessero esserci subordinate e che il suo mandato era limitato ad un Governo per la riforma della legge elettorale, sostenuto da un ampio consenso politico. Nessun governicchio insomma, nemmeno mirato al solo referendum. FORZA ITALIA E AN E ha ricevuto le risposte ormai già attese: il no secco di Forza Italia e An, decisi ad andare al voto subito per mancanza di condizioni su soluzioni alternative. Salvo poi, ma questo è il caso di Berlusconi, considerare il dialogo solo in un secondo momento, appunto dopo il voto. Anche nell'incontro con il Pd c'è stata una reciproca presa d'atto sul fatto che la partita fosse ormai chiusa. VELTRONI Per Veltroni il no di Berlusconi ad un Governo anche limitato rappresenta un'altra "occasione persa". Insomma, se come ha detto Marini stasera al Quirinale, è stato impossibile individuare una maggioranza per la riforma del voto, il Pd individua chiaramente in Silvio Berlusconi il responsabile del fallimento. In ogni caso, ormai è aperta la strada per il voto. E Marini, chiuso il giro di consultazioni con gli ex capi di Stato ha chiesto subito di riferire a Napolitano, convinto che, quella di stringere i tempi è, a questo punto, "un'esigenza del Paese". NUOVI SCENARI Già domani il Capo dello Stato potrebbe dare il via all'iter per lo scioglimento delle Camere per arrivare nella giornata di mercoledì all'atto finale: la firma del decreto che manda in soffitta la quindicesima legislatura. In un paio di giorni saranno sbrigati tutti i passaggi formali per aprire la strada alle elezioni anticipate, invocate fin dal giorno della caduta del governo Prodi, il 24 gennaio, da tutta l'opposizione e da qualche 'piccolo' della maggioranza. La data su cui si sta concentrando l'attenzione per le politiche è il 13 aprile, mentre già domani dovrebbe essere stabilita quella per il referendum sulla legge elettorale. La prassi costituzionale prevede che il referendum slitti se, una volta indetto, vengono sciolte le Camere. Niente ha potuto l'esplorazione di Marini che Napolitano ha seguito passo dopo passo, niente l'appello del presidente incaricato a Forza Italia, niente la speranza di trovare un interlocutore nelle associazioni imprenditoriali che all'indomani dell'apertura della crisi sembravano invocare, con una dichiarazione del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, un governo 'ponte' per la riforma della legge elettorale. Ma adesso, dopo la rinuncia di Marini, argomentata con l"impossibilità" di trovare una maggioranza su una "precisa" riforma della legge elettorale, sul tavolo del presidente sembra esserci solo l'ipotesi delle urne anticipate. Avvalendosi dei poteri che gli sono conferiti dall'articolo 88 della Costituzione Napolitano potrà prendere, con ogni probabilità mercoledì, "la decisione più impegnativa e grave affidata dalla Costituzione al presidente della Repubblica". Una 'spia' delle intenzioni del Colle è anche l'implicito riferimento ad uno scioglimento anticipato delle Camere contenuto in una nota ufficiosa di oggi pomeriggio nella quale Napolitano ha fatto sapere di avere chiesto che non decada la legislazione in materia di sicurezza sul lavoro anche qualora finisca la legislatura. Primo passo per lo scioglimento delle Camere sarà sentire i presidenti di Camera e Senato, Fausto Bertinotti e Franco Marini, cosa che potrebbe avvenire già domani dopo che Napolitano avrà presenziato, alle 11, all'inaugurazione dell'anno giudiziario alla Corte dei Conti. Non è un mistero che per Bertinotti la legislatura sia finita. Una volta firmato il decreto di scioglimento delle Camere, che sarà controfirmato dal presidente del consiglio 'sfiduciato' Romano Prodi, si dovrà fissare la data delle elezioni politiche (entro 70 giorni dallo scioglimento delle Camere) e quella della prima seduta delle Camere per l'elezione dei nuovi presidenti (entro 20 giorni dalle elezioni). Potrebbe bastare un solo decreto a stabilire queste scadenze ma più probabilmente a quello di scioglimento delle Camere ne seguirà uno con la data dei comizi elettorali, approvato dal Consiglio dei ministri. Decidere lo scioglimento delle Camere dopo avere indetto il referendum farà scattare lo slittamento della consultazione ed eviterà che questa avvenga neanche due mesi dall'insediamento del nuovo Parlamento. La partita più importante è ora decidere la data del voto che, calendario e conti alla mano, dovrebbe essere il 13 aprile. Se le Camere fossero sciolte entro un paio di giorni, domani o dopo domani, l'arco di tempo utile (fissato per legge tra 45 e 70 giorni dallo scioglimento) scadrebbe intorno alla metà di aprile. Se le Camere fossero sciolte dopo e si avesse più tempo il 20 aprile non sarebbe una data buona perchè coinciderebbe con la Pasqua ebraica. Resta da vedere come regolarsi per la tornata di amministrative, che per legge dovrebbero tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno. Possibile una seconda data, magari a maggio, ma anche un election day che necessiterebbe di un decreto per i due giorni di anticipo. Argomenti che potrebbero essere affrontati già domani nel Consiglio dei ministri che indirrà la data per il referendum. Un atto dovuto, dopo la sentenza della Consulta, e dunque il Governo procederà, indicato probabilmente la prima domenica di giugno - l'otto -, salvo prevedere poi lo slittamento, di un anno, dopo lo scioglimento delle Camere. GRAFICO Gli scenari possibili - ORA PER ORA La giornata di lunedì - ROVATI "Prodi sarebbe un ottimo presidente"Crozza imita Veltroni: il partito 'Ma anchista'Per chi voterai alle prossime elezioni? - Prodi sarebbe un buon presidente della Repubblica? Commenti Invia commento Segnala ad un amico 05/02/2008 17:12 M, provincia di RA caro BO delle 13.14 le ultime due righe del tuo commento le ho sentite sempre da decenni a questa parte,ma han sempre detto:non veda la destra quello che fa la sinistra e viceversa quindi il bene del paese non lo faranno mai.Facciamo prima il referendum x scegliere che i candidati li eleggiamo noi e non il partito e poi andiamo alle elezioni e che vinca il migliore. Togliamo dalle scatole tutti gli indagati,i presunti,i miracolati ecc.forse le cose potrebbero andare meglio. Grazie dell'attenzione.... 05/02/2008 16:11 F, provincia di MI siccome le votazioni ci costano un sacco di soldi, e non risolvono nulla, perchè sempre le stesse persone si palleggiano il potere, propongo che queste vengano pagate con i vari fondi dei politici. vogliamo scommettere che si impegnerebbero un po' di piu' per il ns. paese? 05/02/2008 15:22 M, provincia di BO purchè non facciano troppo tardi: Napolitano ha una certa età, e non può affaticarsi troppo...e un po' di ripestto per gli ottuagenari, e che diamine... 05/02/2008 13:14 M, provincia di BO non capisco il commento del lettore che subito ha detto (perchè cosa faceva il precedente governo?) ma è ora di finirla, ognuno guardi i risultati oggettivi del proprio schieramento e sappia fare autocritica, se no andremo sempre peggio. il governo Berlusconi, e soprattutto gli alleati, hanno sbagliato lasciando fare a Berlusconi leggi ad personam, ma il centro sinistra col carrozzone che aveva non poteva che fare questa fine, governo impresentabile. Subito dopo il voto si accantonino i consensi e si pensi al bene del paese, ma tutti sia di destra che di sinistra sappiano dire bravi se si fanno cose buone e criticare se si fanno cose cattive. 05/02/2008 12:37 M, provincia di RA Che razza di caos sta succedendo con la storia delle elezioni,si perdono dei pezzi da 90 come è successo a Casini(Tabacci e Baccini prima e Givanardi poi),come è successo a FI.(Adornato e un collega).Siamo diventati dei canguri?A proposito di FI. ho lettoche un consigliere in lombardia è stato arrestato x truffa aggravata e falso in atto pubblico; se fosse vero mi dispiacerebbe tantissimo!!!!!!!! 05/02/2008 12:22 M, provincia di RN dopo 30 anni che vado regolarmente a votare, questa volta dico basta,questi politici non meritano niente! sono solo buoni a rubare e se ne fragano di come va l'italia! tanto loro hanno il futuro assicurato, anche per i loro figli e nipoti!!! 05/02/2008 11:47 M, provincia di MI Soluzione inevitabile e da tutti risaputa. Ma il solito teatrino della politica italiana ha voluto far perdere al paese un'altra settimana di tempo prezioso. 05/02/2008 11:24 M, provincia di RA perchè caro amico quelli della passata legislatura cosa hanno fatto? Hanno chiuso gli occhi quando uno solo faceva i sui interessi. 05/02/2008 10:18 M, provincia di MC ci sono ben 400 parlamentari tra Camera e Senato che non potranno godere del vitalizio previsto per coloro che NON hanno fatto almeno 2 anni 6 mesi e un giorno di legislatura che, in questo caso, scattava il 29 ottobre 2008. CARUSO, LUXURIA...DOVRANNO ANDARE A LAVORARE... ma perche'si pensa che si possa riuscire a fare in tre mesi quello che non si è voluto fare in due anni??? non lo riesco a capire...qualcuno me lo spieghi!con l'occasione mi faccia capire anche il perche' se si pensa che Mortadella ha ben governato in questo biennio, c'e' il timore di perdere la elezioni...gli italiani sapranno confermare il consenso se prodi ha saputo infondere loro la felicita' promessa...sapranno dimenticare l'indulto, le tasse, la monnezza, gli spacciatori, l'aids, la criminalita' e i clandestini...la felicita' non ha prezzo...per tutto il resto c'è Mortadel 05/02/2008 09:24 M, provincia di MO I politici italiani attulmente in carica sia alla camera che al senato non dovrebbero ripresentarsi alle prossime elezioni, anzi dovrebbero vergognarsi di aver preso ancora una volta per i fondelli il popolo italiano. Perchè hanno guardato solamente agli interessi personali invece di affrontare e risolvere i tanti problemi del paese. Sono presenti 10 commenti, invia il tuo commento! 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Ma senza condannati né inquisiti del 05/02/2008 di Sandro Bugialli Giro di vite contro i punkabbestia e i loro cani, sei d'accordo?Per chi voterai alle prossime elezioni?Fiera del libro di Torino dedicata a Israele, sei d'accordo?Calcio, è vero che una partita su due è falsata?Vota il gol più bello della 21esima giornataCollina propone gli arbitri d'area. Sei d'accordo?Sul selciato della piazza di Pesaro la prima pagina del Carlino del '38 sulle leggi razziali: secondo te va rimossa?Prodi sarebbe un buon presidente della Repubblica?I tacchi alti fanno bene all'amore, è vero?Vota il gol di gennaioProvvedimenti per chiudere le strade ai tirIl matrimonio di Nicolas Sarkozy e Carla Bruni è destinato a durare?L'Authority dice basta processi in tvTassa di scopo per il metrò, favorevole o contrario?Catherine Zeta Jones eletta la più bella del mondo. Sei d'accordo? LA FOTO DEL GIORNO "Troppi spot in tv" La Ue ci bacchetta Il commissario Ue ai Media Viviane Reding: "La durata delle pubblicità di 12 minuti l'ora non viene rispettata, le televendite non sono incluse in questi 12 minuti e l'autopromozione non viene considerata pubblicità. In più le sanzioni contro chi viola le norme sono deboli" LEGGI LA NOTIZIA RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright (c) 2007 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali e-->.

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Riforma elettorale slitta il referendum (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere Adriatico" del 06-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

E' stato indetto ma si terrà il prossimo anno Riforma elettorale slitta il referendum ROMA - Il referendum sulla legge elettorale è stato indetto per il 18 maggio. E' quanto ha deciso il Consiglio dei ministri. La data del referendum è subordinata allo scioglimento o meno delle Camere. Nel caso in cui il presidente della Repubblica dovesse sciogliere il Parlamento, come tutti ormai danno per scontato, la consultazione popolare slitterebbe automaticamente al 2009. In questo caso, spetterebbe al governo che si formerà dopo le elezioni politiche approvare un provvedimento ad hoc con la nuova data del referendum. Da parte del governo in carica, indire intanto il referendum per una data precisa è stato un atto dovuto per evitare che, a causa di un "buco" interpretativo lasciato dalla legge, si potesse chiedere al nuovo governo di indire comunque il referendum entro il 15 giugno di quest'anno. Le elezioni anticipate rendono ormai sicuro il rinvio del referendum sulla legge elettorale. Questa situazione ha un precedente famoso nel primo referendum abrogativo della storia della Repubblica italiana. L'1 dicembre 1970 la Camera approvava definitivamente la legge Fortuna-Baslini che introduceva il divorzio in Italia. Qualche mese prima, il 21 maggio, il Parlamento aveva anche approvato la legge sui referendum, accelerata proprio in previsione di un suo uso per l'abrogazione del divorzio che stava per arrivare. Quando il comitato guidato da Gabrio Lombardi conclude la raccolta delle firme, il referendum, che si sarebbe dovuto svolgere nel 1972 ("in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno"), diventa però un rischio temuto da quasi tutti i partiti maggiori: dalla Dc per paura delle fratture che potevano aprirsi tra lei e i suoi alleati laici, dal Pci per il timore di essere sconfessato da parte del suo elettorato. Il tacito accordo per rinviare il referendum influisce pesantemente sulla decisione di sciogliere anticipatamente le Camere e di andare al voto.

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Marini apre le consultazioni ma non tutti se ne accorgono (sezione: Riforma elettorale)

( da "Padania, La" del 06-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Il futuro del Paese si gioca sui divani di Palazzo Giustiniani Iva Garibaldi Roma - Si fa sempre più stretta la strada per Franco Marini. Il presidente del Senato ieri s è pure un po risentito per certi titoli su alcuni giornali che hanno parlato di missione impossibile riguardo al suo tentativo di formare un nuovo Governo per fare la riforma elettorale. "Qualche spiraglio c è" ha detto ma, al di là del rigido cerimoniale di Palazzo Giustiniani, dove il presidente del Senato ha iniziato ieri le consultazioni dei partiti, nei palazzi c è aria di trasloco. Certo, nei corridoi di Montecitorio e sui divanetti in transatlantico dove girovagano i deputati si continuano a fare i conti di un improbabile sostegno per Marini. Con il centrodestra fermo sulla richiesta del voto anticipato, la maggioranza politica, quella cioè senza i senatori a vita, è difficile da trovare. "Alla fine Marini ce la farà" dice senza troppa convinzione un deputato del centrosinistra mentre un collega annuisce. Forse i numeri minimi potrebbero anche esserci se rientrassero i due senatori dell Udeur. "Mastella non voglio vederlo almeno per quindici anni" sbotta Paolo Cento dei Verdi. Abbastanza lontano tanto da non sentirlo c è proprio un solitario Mauro Fabris, capogruppo dei deputati del campanile. E c è chi già pensa alla campagna elettorale e ai manifesti, come Francesco Storace, e chi invece s affanna a presentare tardive proposte di legge che difficilmente il Parlamento discuterà. È il caso di Egidio Pedrini dell Italia dei valori che con tanto di conferenza stampa ha illustrato una pdl per l introduzione del reato di sequestro di minore. "Mi pagano - dice - e quindi lavoro" risponde a chi gli fa notare che le Camere difficilmente si riuniranno a breve. Si incontrano come se avessero un appuntamento, invece, un gruppetto di parlamentari del Pd: tra loro anche Antonello Soro e la ministra Rosy Bindi. Ma gli sguardi sono comunque tutti rivolti al Senato dove Marini ha fatto sapere incontrerà pure Montezemolo e i rappresentanti delle associazioni che hanno sottoscritto il manifesto per la governabilità. [Data pubblicazione: 01/02/2008].

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Caro Veltroni la gente vuole il pane non la riforma elettorale (sezione: Riforma elettorale)

( da "Padania, La" del 06-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Per evitare le elezioni il segretario del Pd vede come priorità il sistema di voto Caro Veltroni la gente vuole il pane non la riforma elettorale Per evitare il ritorno al voto il Partito Democratico e Walter Veltroni continuano a insistere su un solo argomento, sempre lo stesso: non si può tornare a votare con la legge elettorale vigente. Un tormentone che il sindaco di Roma continua a ripetere in continuazione come l unica vera ragione per cui è necessario rinviare l appuntamento con le urne. Lo ha ribadito anche ieri, appellandosi al senso di responsabilità del rivale Silvio Berlusconi: "Ci sono tante ragioni per far prevalere l'interesse nazionale sull'interesse di parte. Avrebbe senso fare un'intesa adesso per scrivere le regole del gioco e poi lasciare la scelta agli italiani". Evidentemente Veltroni, pur essendo il sindaco di Roma, non gira molto per strada e non parla con i cittadini, altrimenti saprebbe che quell interesse nazionale a cui si appella, presumibilmente quell interesse del Paese e dei cittadini, non è certo la riforma della legge elettorale. Le famiglie non riescono ad arrivare a fine mese, a pagare le bollette, a stare dietro ai mutui sulla casa che si impennano di mese in mese. La vera priorità per il Paese è questa: il potere d acquisto troppo basso, gli stipendi che ormai hanno un valore dimezzato, il caro mutui. E poi ci sono altri problemi: la sicurezza su tutti e il mancato contrasto all immigrazione clandestina. E ancora la cronica mancanza di infrastrutture, basti vedere le code quotidiane sulle tangenziali milanesi. Senza contare altri problemi: come la trattativa Alitalia e il futuro di Malpensa con migliaia di posti di lavoro a rischio nel Nord. Tutti problemi concreti, questi, che solo un Governo politico, che goda della fiducia del popolo, dunque legittimato dal voto popolare, può essere in grado di affrontare con la determinazione necessaria. Questo sembra essere l interesse nazionale, non come sostiene Veltroni una legge elettorale che, anche se non verrà modificata, permetterà comunque di avere una larga maggioranza sia alla Camera che al Senato, visti i sondaggi che attribuiscono dai 12 ai 15 punti di vantaggio al centrodestra. E proprio questo è il vero interesse, di parte, del Pd e di Veltroni: evitare le urne e una sconfitta sicura. E così, dopo aver messo in pista il tentativo di un Governo istituzionale, per tentare di guadagnare un anno di tempo prima del voto, per far sbiadire il ricordo dei danni provocati dal Governo Prodi, e avere nel frattempo una legge elettorale ad hoc per il Pd, grazie alla ghigliottina del referendum, Veltroni ieri ha tentato l ultima carta, quella della disperazione: la grande coalizione, sfruttando l'appello dei poteri forti che chiedono di non andare al voto. "La Confindustria, le forze sociali, il Vaticano, tutti, insomma, dicono che bisogna fare le riforme e nuove regole", ha chiosato il segretario del Partito Democratico, ribadendo che per lui la vera priorità nazionale è la riforma della legge elettorale. Un tentativo disperato, esperito dopo aver visto fallire quello precedente, a dir poco fantasioso, per evitare di andare al voto: denunciare una presunta incostituzionalità della legge elettorale vigente, la legge 270 del 2005. Una denuncia lanciata dal capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro che ha avvertito che la legge attuale è "una bomba a tempo, innescata sotto le nuove Camere", e del suo vice, il dalemiano Nicola Latorre che ha rincarato la dose: "Sono questioni che all'indomani delle elezioni potrebbero perfino determinare un annullamento del voto qualora la Corte fosse interpellata". Secondo il Pd, pertanto, votando con questa legge si rischierebbe di rendere illegittimo il nuovo Parlamento. Non solo anche il referendum, andando ad intervenire, abrogando alcuni punti, sulla stessa legge, di fatto produrrebbe una legge sempre incostituzionale. Dunque? Meglio evitare il voto e andare avanti, con qualsiasi tipo di Governo, per riformare la legge elettorale. Un assurdità a cui ha subito replicato : "La mistificazione, creata ad arte dalla sinistra, rispetto ad una presunta incostituzionalità della legge elettorale vigente, nata da considerazioni gratuite e forse neppure spontanee, e non da pronunciamenti, da parte della stessa Corte Costituzionale, testimonia solo il terrore che la sinistra ha di andare al voto. Ricordo che il Parlamento ha votato questa legge, che il Presidente della Repubblica l'ha firmata e che la stessa è stata utilizzata per votare e che nessuno, fino ad oggi, ha mai eccepito sulla sua costituzionalità, e che si solleva il problema solo quando la maggioranza di centrosinistra è andata in crisi. Che cose miserabili: per salvare il culo si prendono gioco del Paese". Sulla stessa linea Roberto Maroni che a Veltroni ha replicato: "Io mi preoccupo delle emergenze di oggi. Bisogna dare al Paese subito un governo che prenda le decisioni. Tutto il resto non sono altro che patetici pretesti per rinviare le elezioni. Il referendum si terrà se il Parlamento non farà una legge elettorale, ma ora l'urgenza è andare alle elezioni e dare un governo al paese che sappia dare risposte a tutte le emergenze". Fabrizio Carcano [Data pubblicazione: 02/02/2008].

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Napolitano ha sciolto le Camere "Una scelta obbligata ma sofferta" Prodi: "Sostengo il Pd ma non corro" (sezione: Riforma elettorale)

( da "Quotidiano.net" del 06-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

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NON MI CANDIDO "Spero in una campagna elettorale pacata nei toni e basata su un confronto costruttivo sul futuro del nostro Paese", sottolinea il premier dimissionario. "La mia decisione è di non candidarmi alle prossime elezioni", specifica il presidente del consiglio, ricordando che si tratta di una decisione "già annunciata che intendo confermare". SI' A ELECTION DAY La data delle elezioni sara' fissata dal Consiglio dei ministri e "lo faremo in modo possibilmente da limitare costi e incomodi per i cittadini, cercando di mettere assieme elezioni locali e nazionali", continua Prodi. "Più votazioni vengono raggruppate in un giorno, meglio è per i cittadini italiani. Naturalmente nel rispetto delle leggi e delle prerogative di autonomia che riguardano le elezioni dell'assemblea siciliana che ha regole diverse da quelle delle altre regioni". HO SOSTENUTO MARINI Romano Prodi non auspicava che l'esito della crisi fosse il voto anticipato, e in questo senso ha sostenuto il tentativo esploratore condotto da Franco Marini. Lo ha detto lo stesso premier incontrando i giornalisti a Palazzo Chigi. Dopo lo scioglimento, ha spiegato, il governo "resterà in carica fino alle elezioni e fino all'insediamento di un nuovo governo, anche se limitatamente all'ordinaria amministrazione". "Ciò non era nelle mie intenzioni", ha detto Prodi riguardo all'esito della crisi, "né nei miei auspici. Per questo ho fortemente sostenuto il tentativo di Marini per trovare un ampio consenso sulla legge elettorale". MORTI BIANCHE "Incontrero' subito dopo il Consiglio dei ministri il ministro Damiano in modo da accelerare gli ultimi ritocchi ai provvedimenti che riguardano la sicurezza sul lavoro" perche' "e' indispensabile andare avanti su questo tema" NOMINE "Uno dei problemi che si pone sono le nomine delle società quotate il cui rinvio è un danno al Paese. Si cercherà di procedere con un accordo o quantomeno con un approfondito scambio con l'opposizione. Questa è la mia scelta proprio perchè questo periodo preelettorale sia affrontato nel modo più sereno possibile". Lo ha detto il presidente del Consiglio dimissionario, Romano Prodi, in una conferenza stampa a palazzo Chigi. ALITALIA "Faremo certamente tutto il possibile per portare fino in fondo" la vendita di Alitalia. Lo assicura il presidente del Consiglio Romano Prodi, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Si tratta, dice, di una vendita "necessaria e indespensabile" che, sottolinea, "nessuno ha mai avuto il coraggio di affrontare". ORE 11,50 PARLA NAPOLITANO ELEZIONI ANOMALE "La decisione di sciogliere le Camere - dice il capo dello Stato - è divenuta obbligata visto l'esito negativo degli sforzi che ho doverosamente compiuto nella convinzione che elezioni cosi' fortemente anticipate costituiscano una anomalia rispetto al normale succedersi delle legislature parlamentari, non senza conseguenze sulla governabilita' del Paese". "La decisione a cui sono giunto è scaturita da avvenimenti ben noti: il venir meno della fiducia al governo e l'accertata impossibilità di dar vita a una maggioranza che concordasse in tempi brevi alla riforma elettorale". GRAZIE A MARINI "Desidero pubblicamente ringraziare Marini per l'impegno e lo scrupolo usati nel suo compito. Già a gennaio avevo segnalato la necessità di cambiare la legge" "L'incarico che avevo conferito al presidente Marini non è stato purtroppo coronato da successo - ha detto Napolitano - come egli stesso mi ha puntualmente riferito a conclusione di molteplici incontri condotti con un impegno e uno scrupolo riconosciutigli da ogni parte, per i quali desidero pubblicamente ringraziarlo". Il 30 gennaio scorso Napolitano aveva conferito a Marini un incarico 'finalizzato' alla verifica di una maggioranza politica necessaria alla modifica della legge elettorale. Solo se questa fosse stata riscontrata sarebbe stato possibile formare un Governo 'funzionale' a questo scopo. DIALOGO INELUDIBILE "Ho sempre e solo avuto di mira l'interesse comune a una maggiore linearità, stabilità ed efficienza del sistema politico istituzionale - ricorda Napolitano - il dialogo su questi temi, ora interrottosi, resta un'esigenza ineludibile per il futuro del Paese". Di qui una 'raccomandazione' per la campagna elettorale: "Mi auguro perciò che la prossima campagna elettorale si svolga in un clima rispondente a questa esigenza da molti ribadita anche in questi giorni. E' il momento, per tutte le forze politiche, di dare prova di senso di responsabilità richiesto dalle complesse prove cui l'Italia è chiamata a far fronte" ore 11,30 PRODI AL COLLE Il presidente del Consiglio dimissionario Romano Prodi è giunto al Quirinale. Ad attenderlo, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per la firma e la controfirma del decreto di scioglimento delle Camere. Successivamente, il premier tornerà a palazzo Chigi, dove è stato convocato il Consiglio dei ministri che deciderà la data delle elezioni anticipate. LA CRISI La crisi di governo, apertasi il 24 gennaio con le dimissioni di Romano Prodi, giunge al capolinea domani mattina. Dopo aver visto oggi pomeriggio i presidenti di Camera e Senato Fausto Bertinotti e Franco Marini il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha concluso tutti i passaggi formali prima della "decisione più impegnativa e grave" che l'articolo 88 della Costituzione gli affida. Domani mattina, infatti, dovrebbe essere pronto il decreto del Presidente della Repubblica che scioglie le Camere. Un atto che il premier 'dimissionario' Romano Prodi dovrà controfirmare come prevede la prassi costituzionale. A metà mattinata, dunque, il Professore salirà al Quirinale per incontrare il Capo dello Stato e porre la parola fine ai 23 mesi della quindicesima legislatura. Subito dopo lo stesso Napolitano potrebbe spiegare, secondo l'obbligo di trasparenza con cui il presidente ha gestito tutta la crisi di governo, le motivazioni che lo hanno indotto a sciogliere il Parlamento e avviare il percorso che porterà a elezioni anticipate. E se il referendum non è più un ostacolo, perchè una volta indetto - il Cdm di oggi ha stabilito la data del 18 maggio per la sua celebrazione - slitta automaticamente di un anno, l'ipotesi del 13 aprile per le elezioni politiche si fa sempre più concreta. Una volta varato il decreto di scioglimento delle Camere si dovrà fissare la data delle elezioni politiche (entro 70 giorni dallo scioglimento delle Camere) e quella della prima seduta delle Camere per l'elezione dei nuovi presidenti (entro 20 giorni dalle elezioni). ORE 11, APERTA LA SALA STAMPA Sarà aperta questa mattina, a partire dalle 11, la sala stampa al Quirinale, allestita alla Vetrata del palazzo presidenziale, per le consultazioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulla crisi di governo. Sul Colle è atteso il presidente del Consiglio dimissionario Romano Prodi. ORE 13 CONSIGLIO DEI MINISTRI PER LE ELEZIONI Ultimi sgoccioli per la quindicesima legislatura. In mattinata il capo dello Stato Giorgio Napolitano, una volta conclusi tutti i passaggi formali firmerà il decreto di scioglimento delle Camere. Un atto che il premier dimissionario Romano Prodi dovrà controfirmare come prevede la prassi costituzionale. Intorno alle 11.30, Prodi è atteso al Quirinale per incontrare il presidente della Repubblica e porre la parola fine ai 23 mesi di legislatura. Rientrato a palazzo Chigi, il Professore terrà una riunione del Cdm, quella che indirà ufficialmente le elezioni, con la data (sembra ormai certo il 13-14 aprile). La riunione del Consiglio dei ministri è stata convocata alle 13, secondo quanto riferito da fonti ministeriali. Sarà il Cdm, domani stesso, a scrivere il decreto per la proclamazione dei comizi elettorali e toccherà allo stesso Prodi salire di nuovo al Quirinale, accompagnato dal ministro dell'Interno Giuliano Amato, per la controfirma del presidente della Repubblica. Da quel momento in poi sarà aperta a tutti gli effetti la campagna elettorale. E il Colle osserverà, con discrezione, il confronto tra schieramenti tenendo sempre ferma la necessità di un dialogo costruttivo per il bene del Paese al di là della "naturale dialettica" politica. ORE 14,22 NAPOLITANO CONVOCA MARINI E BERTINOTTI Ai sensi dell'articolo 88 della Costituzione, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ricevera' questa sera, al Palazzo del Quirinale, il Presidente del Senato Franco Marini, alle 18 e il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, alle 19. ORE 11, FISSATO IL REFERENDUM Il Consiglio dei ministri ha approvato il Decreto presidenziale con sui si indice per il prossimo 18 maggio il referendum sulla legge elettorale. Lo riferisce il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti. Il presidente del Senato Franco Marini ha rimesso al Capo dello Stato il mandato per la formazione di un governo finalizzato a realizzare la riforma elettorale. "Ho rimesso l'incarico che mi è stato conferito nelle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano", ha riferito Marini al termine di circa mezz'ora di incontro al Quirinale. "Ho preso atto con rammarico che una maggioranza precisa per fare la riforma elettorale non c'è". Il presidente della Repubblica ha "preso atto di quanto riferito" dal presidente Marini e lo ha "ringraziato per l'alto senso di responsabilita' con cui ha svolto il compito affidatogli", ha riferito il Segretario Generale del Quirinale Donato Marra, al termine dell'incontro con il presidente Marini. LEGGE DA CAMBIARE "è diffusa tra le forze politiche la consapevolezza della necessità di modificare la legge elettorale vigente. Non ho riscontrato però l'esistenza di una significativa maggioranza su una precisa ipotesi di riforma elettorale. Nel rammaricarmi della impossibilità di raggiungere un obiettivo che ritengo necessario per il paese, voglio ringraziare tutti coloro che hanno partecipato agli incontri. Per queste ragioni ho rimesso nelle mani del presidente della Repubblica l'incarico che mi è stato conferito". Lo ha affermato il presidente del Senato Franco Marini dopo l'incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. QUATTRO GIORNI DI FUOCO Quattro giorni per un mandato difficile, poi fallito per il muro invalicabile messo su dal centrodestra. Franco Marini rinuncia all'incarico che Giorgio Napolitano gli ha affidato nella speranza di cambiare la legge elettorale, e lo fa con rammarico, ancora convinto che la riforma del sistema di voto fosse necessaria per il Paese. Che il compito fosse gravoso Marini lo ha sempre ammesso, lasciando però sempre qualche spiraglio aperto. Nei giorni scorsi il Presidente del Senato le ha tentate tutte, seppure indirettamente, per convincere Berlusconi. Lo ha fatto lasciando intendere che la bozza Bianco, da cui si partiva, potesse poi essere migliorata; e lo ha fatto giocandosi la 'carta sociale', sperando in un pressing da parte delle organizzazioni imprenditoriali, prima che sindacali. Ma è stato proprio sabato, dopo che quelle consultazioni non producevano nessuno spostamento nel centrodestra, che si è convinto che non c'erano più i margini. Per questo le consultazioni di ieri mattina non sono state l'ultima tappa del suo tentativo, ma la prima di un nuovo percorso, che porterà alle urne. Perché Marini, e questo lo ha ripetuto a Fini, Berlusconi e Veltroni, si è detto convinto che, fallito il tentativo, non potessero esserci subordinate e che il suo mandato era limitato ad un Governo per la riforma della legge elettorale, sostenuto da un ampio consenso politico. Nessun governicchio insomma, nemmeno mirato al solo referendum. FORZA ITALIA E AN E ha ricevuto le risposte ormai già attese: il no secco di Forza Italia e An, decisi ad andare al voto subito per mancanza di condizioni su soluzioni alternative. Salvo poi, ma questo è il caso di Berlusconi, considerare il dialogo solo in un secondo momento, appunto dopo il voto. Anche nell'incontro con il Pd c'è stata una reciproca presa d'atto sul fatto che la partita fosse ormai chiusa. VELTRONI Per Veltroni il no di Berlusconi ad un Governo anche limitato rappresenta un'altra "occasione persa". Insomma, se come ha detto Marini stasera al Quirinale, è stato impossibile individuare una maggioranza per la riforma del voto, il Pd individua chiaramente in Silvio Berlusconi il responsabile del fallimento. In ogni caso, ormai è aperta la strada per il voto. E Marini, chiuso il giro di consultazioni con gli ex capi di Stato ha chiesto subito di riferire a Napolitano, convinto che, quella di stringere i tempi è, a questo punto, "un'esigenza del Paese". NUOVI SCENARI Già domani il Capo dello Stato potrebbe dare il via all'iter per lo scioglimento delle Camere per arrivare nella giornata di mercoledì all'atto finale: la firma del decreto che manda in soffitta la quindicesima legislatura. In un paio di giorni saranno sbrigati tutti i passaggi formali per aprire la strada alle elezioni anticipate, invocate fin dal giorno della caduta del governo Prodi, il 24 gennaio, da tutta l'opposizione e da qualche 'piccolo' della maggioranza. La data su cui si sta concentrando l'attenzione per le politiche è il 13 aprile, mentre già domani dovrebbe essere stabilita quella per il referendum sulla legge elettorale. La prassi costituzionale prevede che il referendum slitti se, una volta indetto, vengono sciolte le Camere. Niente ha potuto l'esplorazione di Marini che Napolitano ha seguito passo dopo passo, niente l'appello del presidente incaricato a Forza Italia, niente la speranza di trovare un interlocutore nelle associazioni imprenditoriali che all'indomani dell'apertura della crisi sembravano invocare, con una dichiarazione del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, un governo 'ponte' per la riforma della legge elettorale. Ma adesso, dopo la rinuncia di Marini, argomentata con l"impossibilità" di trovare una maggioranza su una "precisa" riforma della legge elettorale, sul tavolo del presidente sembra esserci solo l'ipotesi delle urne anticipate. Avvalendosi dei poteri che gli sono conferiti dall'articolo 88 della Costituzione Napolitano potrà prendere, con ogni probabilità mercoledì, "la decisione più impegnativa e grave affidata dalla Costituzione al presidente della Repubblica". Una 'spia' delle intenzioni del Colle è anche l'implicito riferimento ad uno scioglimento anticipato delle Camere contenuto in una nota ufficiosa di oggi pomeriggio nella quale Napolitano ha fatto sapere di avere chiesto che non decada la legislazione in materia di sicurezza sul lavoro anche qualora finisca la legislatura. Primo passo per lo scioglimento delle Camere sarà sentire i presidenti di Camera e Senato, Fausto Bertinotti e Franco Marini, cosa che potrebbe avvenire già domani dopo che Napolitano avrà presenziato, alle 11, all'inaugurazione dell'anno giudiziario alla Corte dei Conti. Non è un mistero che per Bertinotti la legislatura sia finita. Una volta firmato il decreto di scioglimento delle Camere, che sarà controfirmato dal presidente del consiglio 'sfiduciato' Romano Prodi, si dovrà fissare la data delle elezioni politiche (entro 70 giorni dallo scioglimento delle Camere) e quella della prima seduta delle Camere per l'elezione dei nuovi presidenti (entro 20 giorni dalle elezioni). Potrebbe bastare un solo decreto a stabilire queste scadenze ma più probabilmente a quello di scioglimento delle Camere ne seguirà uno con la data dei comizi elettorali, approvato dal Consiglio dei ministri. Decidere lo scioglimento delle Camere dopo avere indetto il referendum farà scattare lo slittamento della consultazione ed eviterà che questa avvenga neanche due mesi dall'insediamento del nuovo Parlamento. La partita più importante è ora decidere la data del voto che, calendario e conti alla mano, dovrebbe essere il 13 aprile. Se le Camere fossero sciolte entro un paio di giorni, domani o dopo domani, l'arco di tempo utile (fissato per legge tra 45 e 70 giorni dallo scioglimento) scadrebbe intorno alla metà di aprile. Se le Camere fossero sciolte dopo e si avesse più tempo il 20 aprile non sarebbe una data buona perchè coinciderebbe con la Pasqua ebraica. Resta da vedere come regolarsi per la tornata di amministrative, che per legge dovrebbero tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno. Possibile una seconda data, magari a maggio, ma anche un election day che necessiterebbe di un decreto per i due giorni di anticipo. Argomenti che potrebbero essere affrontati già domani nel Consiglio dei ministri che indirrà la data per il referendum. Un atto dovuto, dopo la sentenza della Consulta, e dunque il Governo procederà, indicato probabilmente la prima domenica di giugno - l'otto -, salvo prevedere poi lo slittamento, di un anno, dopo lo scioglimento delle Camere. GRAFICO Gli scenari possibili - ORA PER ORA La giornata di lunedì - ROVATI "Prodi sarebbe un ottimo presidente"Crozza imita Veltroni: il partito 'Ma anchista'Per chi voterai alle prossime elezioni? - Prodi sarebbe un buon presidente della Repubblica? Commenti Invia commento Segnala ad un amico 06/02/2008 09:46 M, provincia di NO Non se ne poteva più! 06/02/2008 07:07 M, provincia di FI Oggi è il giorno delle Ceneri: ottimo per sciogliere le Camere ! 06/02/2008 07:04 F, provincia di TO Finalmente si va a votare e, se votiamo bene, non i partitini, tutte le zavorre vengono annullate, e anche i vari Caruso ecc. Ma il signore di Ravenna ha letto ieri che un signore di Genova è stato arrestato per turbativa d'asta? Forse un pò di obiettività non farebe male, non è vero? 06/02/2008 06:14 M, provincia di LU Mi spiace che un uomo navigato come il nostro presidente non avesse capito come risolvere la crisi di governo! Semplicissimo affidare l'incarico a Benedetto XVI e per almeno 2000 anni il governo non sarebbe caduto. Il Papa ha tanta voglia di fare politica, un pò meno di evangelizzare il mondo, a lui basta l'Italia, rivuole lo stato pontificio, visto che con la cristianissima Spagna ha pensato Zapatero a metterlo a posto. Viva la Spagna 05/02/2008 20:22 M, provincia di BO Finalmente si può mandare a casa la banda bassotti Frodi, Fisco e Padoa Tassa... ci hanno rapinato per due anni... speriamo che non riescano nei pochi giorni che gli restano a sperperare i nostri soldi e a garantirsi nomine rilevanti nelle PA 05/02/2008 19:59 M, provincia di LI 400 PARLAMENTARI, SONO RIMASTI FREGATI, PERCHE' LA LEGISLATURA NON HA COMPIUTO L'ITER PREVISTO, DI : DUE ANNI SEI MESI E UN GIORNO . QUINDI : NIENTE PENSIONE, ANZI DEVONO TORNARE A LAVORARE, ( SE SANNO COSA VUOL DIRE QUESTA PAROLA ). BEN SAPENDO CHE LA SINISTRA IN SPECIAL MODO , " I TROMBATI " CERCA SEMPRE DI RICICLARLI IN QUALCHE BUCHETTO . COMUNQUE , L'IMPORTANTE CHE PER ORA SE NE TORNINO A CASA ! ! ULISSE 05/02/2008 17:12 M, provincia di RA caro BO delle 13.14 le ultime due righe del tuo commento le ho sentite sempre da decenni a questa parte,ma han sempre detto:non veda la destra quello che fa la sinistra e viceversa quindi il bene del paese non lo faranno mai.Facciamo prima il referendum x scegliere che i candidati li eleggiamo noi e non il partito e poi andiamo alle elezioni e che vinca il migliore. Togliamo dalle scatole tutti gli indagati,i presunti,i miracolati ecc.forse le cose potrebbero andare meglio. Grazie dell'attenzione.... 05/02/2008 16:11 F, provincia di MI siccome le votazioni ci costano un sacco di soldi, e non risolvono nulla, perchè sempre le stesse persone si palleggiano il potere, propongo che queste vengano pagate con i vari fondi dei politici. vogliamo scommettere che si impegnerebbero un po' di piu' per il ns. paese? 05/02/2008 15:22 M, provincia di BO purchè non facciano troppo tardi: Napolitano ha una certa età, e non può affaticarsi troppo...e un po' di ripestto per gli ottuagenari, e che diamine... 05/02/2008 13:14 M, provincia di BO non capisco il commento del lettore che subito ha detto (perchè cosa faceva il precedente governo?) ma è ora di finirla, ognuno guardi i risultati oggettivi del proprio schieramento e sappia fare autocritica, se no andremo sempre peggio. il governo Berlusconi, e soprattutto gli alleati, hanno sbagliato lasciando fare a Berlusconi leggi ad personam, ma il centro sinistra col carrozzone che aveva non poteva che fare questa fine, governo impresentabile. Subito dopo il voto si accantonino i consensi e si pensi al bene del paese, ma tutti sia di destra che di sinistra sappiano dire bravi se si fanno cose buone e criticare se si fanno cose cattive. Sono presenti 16 commenti, invia il tuo commento! 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Napolitano ha sciolto le Camere. Come anticipato da Affari (sezione: Riforma elettorale)

( da "Affari Italiani (Online)" del 06-02-2008)

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Si vota il 13-14 aprile: "Elezioni così anticipate sono un'anomalia. La mia scelta è stata obbligata". Prodi: non mi candido Mercoledí 06.02.2008 15:10 --> Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ufficializzato con un decreto, controfirmato da Romano Prodi, lo scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. Una decisione presa, come lui stesso ha spiegato in una breve comunicazione, con il grande "rammarico di dover chiamare gli italiani alle urne senza che la riforma elettorale sia stata approvata". Come anticipato da Affari, il consiglio dei ministri ha indicato le date del 13 e 14 aprile per le prossime elezioni politiche. I partiti dovranno decidere le alleanze entro il due marzo. Tra le ore 8 del 29 febbraio e le ore 16 del 2 marzo i partiti dovranno depositare il loro simbolo al Viminale. All'atto del deposito del simbolo, i partiti posono effettuare una dichiarazione di collegamento in coalizione. Tali dichiarazioni di collegamento devono essere reciproche. I collegamenti in coalizione hanno rilievo al fine del riparto dei seggi e dell'attribuzione del premio di maggioranza. L'elenco dei collegamenti, una volta accertata la regolarità delle dichiarazioni, verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Contestualmente al deposito del simbolo, i partiti dovranno depositare il programma elettorale, nel quale dichiarano il nome della persona da loro indicata come capo della forza politica. Se collegati in coalizione, essi depositano un unico programma elettorale, nel quale dichiarano il nome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione. LE PAROLE DEL PRESIDENTE Napolitano ha spiegato che la decisione è stata inevitabile, dopo il fallimento del mandato esplorativo affidato al presidente del Senato, Franco Marini. Un lavoro, quello portato avanti per una settimana dalla seconda carica dello Stato, che malgrado "impegno e scrupolo" che il capo dello Stato giudica encomiabili, "non è purtroppo stato coronato da successo". Napolitano non ha nascosto la propria delusione per il passo che ha dovuto compiere. "Già nel febbraio dello scorso anno - ha fatto notare il presidente - rinviando al Parlamento il governo dimissionario avevo evidenziato la necessità di una modifica del sistema elettorale vigente. Ma nella discussione che da allora è seguita hanno a lungo pesato incertezze tra le forze politiche. Si era tuttavia giunti nelle ultime settimane sulla soglia di una possibile conclusione: di qui il mio auspicio affinché si procedesse con quella riforma come primo passo verso una revisione delle regole di funzionamento della competizione politica". Ma il precipitare della situazione ha impedito l'intesa tra le forze politiche e il netto no dell'opposizione ha legato le mani anche al Quirinale, che in questa situazione non ha potuto fare altro che chiudere la legislatura. "La decisione di sciogliere le camere è divenuta obbligata - ha detto Napolitano - visto l'esito negativo degli sforzi che ho doverosamente ocmputo nella convinzione che elezioni così fortemente anticipate costituiscano un'anonamlia rispetto al normale succedersi delle legislature parlamentari e non senza conseguenze sulla governabilità del Paese". Napolitano ha però voluto esprimere pubblicamente l'auspicio che il confronto tra i Poli non sia del tutto tramontato: "Il dialogo su questi temi, ora rottosi, resta un'esigenza ineludibile per il futuro del Paese - ha detto -. Mi auguro che campagna elettorale si fondi dunque su quell'esigenza ed è il momento per le forze politiche di dare prova di senso di responsabilità per fare fronte agli impegni a cui l'Italia è chiamata". SEGUE/ PRODI: NON MI CANDIDO.

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