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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Non restano che le elezioni ( da "Mattino di Padova, Il" del 04-02-2008)

Abstract: Una riforma di tipo maggioritario eliminerebbe certamente la minaccia del referendum sul sistema elettorale e condannerebbe i piccoli partiti alla scomparsa. E evidente che questi hanno un interesse pratico ad allontanare la minaccia del referendum, e le vie percorribili, a tal fine, sono due.

NON RESTANO CHE LE ELEZIONI ( da "Tribuna di Treviso, La" del 04-02-2008)

Abstract: Una riforma di tipo maggioritario eliminerebbe certamente la minaccia del referendum sul sistema elettorale e condannerebbe i piccoli partiti alla scomparsa. E evidente che questi hanno un interesse pratico ad allontanare la minaccia del referendum, e le vie percorribili, a tal fine, sono due.

Gli arretrati ( da "Centro, Il" del 04-02-2008)

Abstract: occhi di tutte e tutti. Non aver capito questo porta il Partito a commettere errori su errori, con in ultimo la proposta di un governo a tempo per le riforme elettorali. Giulio Petrilli L'Aquila Sulmona verso le elezioni Nei giorni scorsi ho letto più volte sulle pagine del Centro una "classifica" di probabili candidati sindaci per le prossime elezioni amministrative di Sulmona.

Non restano che le elezioni ( da "Nuova Venezia, La" del 04-02-2008)

Abstract: Una riforma di tipo maggioritario eliminerebbe certamente la minaccia del referendum sul sistema elettorale e condannerebbe i piccoli partiti alla scomparsa. E evidente che questi hanno un interesse pratico ad allontanare la minaccia del referendum, e le vie percorribili, a tal fine, sono due.

Scalfaro: "legge elettorale ignobile calpesta costituzione e democrazia" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

Abstract: Ma quando siamo chiamati alle urne è a ciascuno di noi che spetta il diritto di scegliere". Forse sarebbe meglio celebrare il referendum elettorale prima di sciogliere le Camere e andare al voto? "Per me le leggi elettorali sono sempre un po una cabala quindi non so come sarebbe togliendo un pezzo di qua, eliminando qualcos'altro di là.

Fini: <Cdl unita più che mai> ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 04-02-2008)

Abstract: accordo largo su legge elettorale e governo, che consenta una prosecuzione brevissima della legislatura per poterla varare". Anche per il presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama Enzo Bianco, autore della bozza di riforma elettorale, le elezioni sembrano davvero inevitabili tant'è che "l'intenzione di Marini è di chiudere rapidamente il mandato esplorativo"

Se si torna al votosenza una riforma elettorale,nella primavera 2009si terrà un referendumche potrebbe dividere il centrodestra ( da "Messaggero, Il (Latina)" del 04-02-2008)

Abstract: Se si torna al voto senza una riforma elettorale, nella primavera 2009 si terrà un referendum che potrebbe dividere il centrodestra.

I sindacati: priorità ai salari ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2008)

Abstract: Il rischio è che si passino mesi a parlare di legge elettorale, a fare la campagna elettorale e poi con il prossimo Governo non si faccia più nulla per sostenere i redditi ", ha continuato il numero uno della Uil, auspicando che i partiti facciano un accordo prima del referendum. "Se la politica e le imprese non daranno risposte su salari, pensioni e tasse,

Ogni giorno uno nuovo, quanti trucchi per evitare il voto ( da "Tempo, Il" del 04-02-2008)

Abstract: 30 nuovo appuntamento con gli scherzi di "Candid ... "Nessun nuovo pericolo per la salute" Il nuovo Napoli ci prova con l'Udinese Riforme costituzionali, stabilità economica, salari. Modifica della legge elettorale, ed ascoltare l'appello delle categorie sociali, Ed c'è anche chi chiede di evitare di sciogliere il Parlamento per consentire lo svolgimento del referendum.

Proposta di segni <Fiducia solo per il referendum> ( da "Libertà" del 04-02-2008)

Abstract: Quotidiano partner di Gruppo Espresso LIBERTA di lunedì 4 febbraio 2008 > In Primo Piano proposta di segni "Fiducia solo per il referendum" ROMA - "C'è un passaggio che è costituzionalmente obbligato e che non è ancora stato fatto: quello di un governo che chieda la fiducia solo per fare il referendum elettorale".

Ogni giorno uno nuovo, quanti trucchi per evitare il voto ( da "Tempo, Il" del 04-02-2008)

Abstract: Modifica della legge elettorale, ed ascoltare l'appello delle categorie sociali, Ed c'è anche chi chiede di evitare di sciogliere il Parlamento per consentire lo svolgimento del referendum. Sì anche i referendari sono stati tirati per la giacchetta dal centrosinistra pur di impedire il ritorno al voto.

Proposta di Segni ( da "Libertà" del 04-02-2008)

Abstract: Quotidiano partner di Gruppo Espresso LIBERTA di lunedì 4 febbraio 2008 > In Primo Piano Proposta di Segni "Fiducia solo per il referendum" ROMA - "C'è un passaggio che è costituzionalmente obbligato e che non è ancora stato fatto: quello di un governo che chieda la fiducia solo per fare il referendum elettorale".

Crisi, non esistono condizioni per nuovo governo - Fini ( da "Websim" del 04-02-2008)

Abstract: finalizzata alla riforma elettorale", ha detto Fini al termine dei colloqui con Marini a palazzo Giustiniani. "Non mi risulta che nella Costituzione sia scritto che possa nascere un governo per far fare un referendum o la legge elettorale", ha aggiunto. Fini ha preferito non commentare l'ipotesi de Il Giornale di un patto elettorale tra Forza Italia e Pd su un programma di riforme "

"Nuova legge? Benissimo: mettiamoci le quote rosa" ( da "Quotidiano.net" del 04-02-2008)

Abstract: 31 gennaio 2008 - Parlando di nuova legge elettorale, si riaffaccia l'idea delle quote rosa. Ad avanzare la richiesta di introdurle è Donatella Linguiti, sottosegretario alle pari opportunità. Che rileva: ''Se si apre la strada per la riforma elettorale, non è più possibile eludere la questione dell'art.

Berlusconi e Veltroni, l' accordo che Marini non trova. E l'Herald Tribune ci umilia ( da "Blogosfere" del 04-02-2008)

Abstract: dovrebbe salire al Quirinale entro stasera per rassegnare il suo mandato nelle mani del Capo dello Stato, visto che, a meno di stravolgimenti che non sembrano all'orizzonte, si riesca a trovare l'accordo sulla legge elettorale. Le proposte sul piatto sono tante, ma poche le idee, come scrive Orizzonteliberale e per Ilcentrosinistradeigiovani il ritorno al voto è ormai inevitabile.

Comunque vada sarà un successo ( da "Opinione, L'" del 04-02-2008)

Abstract: c'è un paradosso che aleggia su tutto: comunque vada (referendum o no, riforma elettorale rata e consumata, etc.), a guadagnarci saranno solo e sempre Veltroni e Berlusconi. Il primo, ha arrotato come un caterpillar, con i suoi tre milioni di voti alle "primarie" (mai capito: e quali sarebbero le "secondarie"?

L'ultimo tentativo ( da "Opinione, L'" del 04-02-2008)

Abstract: E lo stesso Franco Marini ha messo le mani avanti ricordando che "il mio tentativo nasce per fare la riforma della legge elettorale, non per consentire di tenere il referendum". Quanto alla Lega resta arroccata sull'Aventino e sulla linea del voto anticipato. Proprio il referendum, al contrario, è diventato il perno della strategia del Pd .

Veltroni: ''Governo di tre mesi'', Berlusconi: ''Al voto'' ( da "ADN Kronos" del 04-02-2008)

Abstract: incomprensibile e dannosa perdita di tempo" l'ipotesi di dar vita ad un governo per consentire lo svolgimento del referendum. L'ex premier ribadisce anche che l'attuale legge elettorale garantisce dei buoni effetti rispetto all'esigenza di governabilità. E afferma che in base ai sondaggi l'attuale distanza a favore del centrodestra rispetto al centrosinistra varia tra i 10 e i 16 punti.

CRISI DI GOVERNO: ULTIME ORE DI CONSULTAZIONI, FINI E BERLUSCONI: "AL VOTO", VELTRONI: "GOVERNO DI 3 MESI" ( da "Sestopotere.com" del 04-02-2008)

Abstract: di AnGianfranco Fini, al termine del colloquio con il presidente incaricato, Franco Marini. "La nostra Costituzione - ha aggiunto - non prevede la nascita di governi per far fare il referendum o di governi per modificare la legge elettorale. Abbiamo ribadito al presidente Marini le ragioni per le quali ad avviso di An non esistono le condizioni per dar vita ad una maggioranza parlamentare

Crisi, fallisce il tentativo di Marini ( da "Affari Italiani (Online)" del 04-02-2008)
Argomenti: Aspetti Legali , Proposte di legge

Abstract: ipotesi di un governo di transizione per riformare la legge elettorale. Si ragiona già sulla data delle elezioni anticipate: 6 o 13 aprile. E ormai scontato che Marini rinuncerà al mandato, visto che il Centrodestra non ha modificato di un millimetro il no al governo per fare la riforma elettorale e quindi non ci sono le condizioni per continuare,

Consultazioni, la prima volta di sindacati e imprenditori ( da "Italia Sera" del 04-02-2008)

Abstract: Cisl e Uil concordano sulla necessità di trovare l'accordo su una nuova legge elettorale, ma chiedono con maggior vigore di non interrompere subito la legislatura. "Occorre andare alle elezioni con una riforma elettorale più rispettosa" esordise il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani, che poi aggiunge: "Il Paese ha problemi che non possono aspettare",


Articoli

Non restano che le elezioni (sezione: Riforma elettorale)

( da "Mattino di Padova, Il" del 04-02-2008)

 

Altre NON RESTANO CHE LE ELEZIONI SEGUE DALLA PRIMA Dopo la rovinosa, e per certi versi obbligata, caduta di Romano Prodi, nel centrosinistra si propone di trovare soluzioni tecniche per affrontare la questione della riforma elettorale, come se questa fosse l'emergenza maggiore del Paese. A mio modo di vedere l'emergenza maggiore dell'Italia è quella economica a cui si aggiunge la paralisi di processi decisionali che pur dovrebbero svolgersi con rapidità; basti pensare alla questione della Tav che rischia di essere rinviata sine die, senza che si trovino i mezzi per darvi corso positivo. La situazione economica, aggravata dalle misure prese dal governo Prodi in materia di assegnazioni di bilancio, imporrebbe, dunque, che si desse vita a un governo di unità nazionale chiamato ad affrontare temi vitali. Tuttavia, allo stato attuale, non mi pare che ci siano le condizioni politiche per il tentativo che va conducendo il presidente del Senato Franco Marini, né tantomeno per dar vita a un governo fra Berlusconi e Veltroni, che in tutti i casi i prodiani non accetterebbero e tantomeno le componenti più radicali del centrosinistra. Fra l'altro, va ricordato che, finito lo spoglio delle schede relative alle ultime elezioni politiche, che, alla Camera videro la vittoria del centrosinistra per 24.000 voti e al Senato la vittoria del centrodestra per 400.000 voti, fu Berlusconi a chiedere un governo di unità nazionale, data la sostanziale parità nel risultato elettorale. La risposta del centrosinistra fu ostile, dato che in quei lidi molti interpretarono la richiesta di Berlusconi come un patetico tentativo di stare aggrappato al governo. E' evidente che oggi il centrosinistra non può chiedere quello che due anni orsono rifiutò, per cui ripiega su di un governo tecnico per fare la riforma elettorale. Tuttavia, non è chiaro in quanto tempo tale riforma dovrebbe essere varata e non è chiaro che riforma si vorrebbe fare. La questione del tempo entro cui effettuare una riforma elettorale non è cosa da poco, perché il Paese ha bisogno di un governo che affronti in fretta alcuni nodi fondamentali della nostra economia, in una fase che si profila delicata per l'intera economia europea. Va altresì rimarcato che la possibilità di varare una riforma elettorale soddisfacente per la gran parte delle forze politiche è di fatto nulla, in quanto, se i partiti maggiori tendono a ottenere un sistema elettorale che li premi, quelli minori non hanno alcuna intenzione di concedere premi di maggioranza e di regalare al Paese un sistema elettorale che, come dice Veltroni, elimini la frammentazione del sistema partitico, e cioè che elimini i partiti minori. Una riforma di tipo maggioritario eliminerebbe certamente la minaccia del referendum sul sistema elettorale e condannerebbe i piccoli partiti alla scomparsa. E' evidente che questi hanno un interesse pratico ad allontanare la minaccia del referendum, e le vie percorribili, a tal fine, sono due. Una è quella di far passare una legge elettorale di tipo proporzionalista, con il che si frustrerebbero le speranze di Veltroni e di larga parte del Paese. L'altra è quella di andare a elezioni, e poi si vedrà. Ecco, allora che l'opzione elettorale finisce per divenire l'unica soluzione politicamente concreta. Tanto vale andare rapidamente alle urne e poi cercare di varare un governo di intesa nazionale, per compiere una riforma elettorale accettabile e per impostare una politica economica seria e responsabile. Ebbene, c'è da chiedersi cosa risponderebbe il Partito democratico se un domani il centrodestra vincesse le elezioni e proponesse a Veltroni una soluzione di questo tipo. Temo che, per ragioni interne al Pd, Veltroni sarebbe costretto a rifiutare la proposta e sarebbe un errore. Maurizio Mistri.

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NON RESTANO CHE LE ELEZIONI (sezione: Riforma elettorale)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 04-02-2008)

 

SEGUE DALLA PRIMA come quello delle infrastrutture di trasporto oppure come quello dei rifiuti della Campania, quello dei tagli veri alla spesa pubblica. Tuttavia, allo stato attuale, non mi pare che ci siano le condizioni politiche per il tentativo che va conducendo Marini, né tantomeno per dar vita a un governo fra Berlusconi e Veltroni. Fra l'altro, va ricordato che, finito lo spoglio delle schede relative alle ultime elezioni politiche, che, alla Camera videro la vittoria del centrosinistra per 24.000 voti e al Senato la vittoria del centrodestra per 400.000 voti, fu Berlusconi a chiedere un governo di unità nazionale, data la sostanziale parità nel risultato elettorale. La risposta del centrosinistra fu ostile, dato che in quei lidi molti interpretarono la richiesta di Berlusconi come un patetico tentativo di stare aggrappato al governo. E' evidente che oggi il centrosinistra non può chiedere quello che due anni orsono rifiutò, per cui ripiega su di un governo tecnico per fare la riforma elettorale. Tuttavia, non è chiaro in quanto tempo tale riforma dovrebbe essere varata e non è chiaro che riforma si vorrebbe fare. La questione del tempo entro cui effettuare una riforma elettorale non è cosa da poco, perché il Paese ha bisogno di un governo che affronti in fretta alcuni nodi fondamentali della nostra economia. Va altresì rimarcato che la possibilità di varare una riforma elettorale soddisfacente per la gran parte delle forze politiche è di fatto nulla, in quanto, se i partiti maggiori tendono a ottenere un sistema elettorale che li premi, quelli minori non hanno alcuna intenzione di concedere premi di maggioranza e di regalare al Paese un sistema elettorale che, come dice Veltroni, elimini la frammentazione del sistema partitico, e cioè che elimini i partiti minori. Una riforma di tipo maggioritario eliminerebbe certamente la minaccia del referendum sul sistema elettorale e condannerebbe i piccoli partiti alla scomparsa. E' evidente che questi hanno un interesse pratico ad allontanare la minaccia del referendum, e le vie percorribili, a tal fine, sono due. Una è quella di far passare una legge elettorale di tipo proporzionalista, con il che si frustrerebbero le speranze di Veltroni e di larga parte del Paese. L'altra è quella di andare a elezioni, e poi si vedrà. Ecco, allora che l'opzione elettorale finisce per divenire l'unica soluzione politicamente concreta, al di là del fatto che non sia quella politicamente auspicabile da persone di buon senso. Tanto vale andare rapidamente alle urne e poi cercare di varare un governo di intesa nazionale, per compiere una riforma elettorale accettabile e per impostare una politica economica seria e responsabile. Ebbene, c'è da chiedersi cosa risponderebbe il Partito democratico se un domani il centrodestra vincesse le elezioni e proponesse a Veltroni una soluzione di questo tipo. Temo che, per ragioni interne al Pd, Veltroni sarebbe costretto a rifiutare la proposta e sarebbe un errore. Maurizio Mistri.

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Gli arretrati (sezione: Riforma elettorale)

( da "Centro, Il" del 04-02-2008)

 

Pagina Aperta Gli arretrati Gli arretrati ai consiglieri regionali Vergogna, indignazione: è ciò che ho provato nell'apprendere che i consiglieri regionali abruzzesi hanno percepito cinquemila euro di arretrati, che vanno ad aggiungersi alla già lauta retribuzione percepita: dopo varie (e false) sceneggiate e proteste inscenate da vari consiglieri pseudomoralisti contro "ulteriori aumenti dei loro compensi", l'aumento, relativo al 2006 si badi, è scivolato silenziosamente a fine 2007 nelle loro tasche capienti e privilegiate senza alcuna protesta. Mai come in questo caso "il silenzio è stato oro": quattrocentocinquantamila euro sono stati prelevati dalle tasche dei cittadini abruzzesi per premiare, ancora una volta, una classe politica superprivilegiata e sempre più autoreferente ed invisa a chi l'ha eletta. E' bene dirlo, tra questi signori consiglieri c'è gente che non ha mai timbrato un cartellino, non si è mai alzato presto il mattino per andare in fabbrica o in ufficio; gente che non sa cosa significhi guadagnare uno stipendio ed arrivare poi a fine mese. Cosa ne pensa in merito il presidente Del Turco, che si professa socialista ed è stato sindacalista di sinistra? E' vero, qualcuno ha detto che la casta non finisce mai di stupire e che la classe politica, nonostante tutto non accenna a cambiare. Sarebbe bene che questi signori, tutti, di destra e sinistra, lascino immediatamente i comodi scranni dell'Emiciclo aquilano e si trovino un lavoro. Antonio Taraborrelli Pescara Rifondazione e riforma elettorale C'è un dibattito anche dentro Rifondazione sull'opportunità o meno del governo tecnico a tempo per la riforma elettorale. Io credo che se non si è riusciti in diciotto mesi di governo a fare una riforma elettorale come si può pensare di poterla fare in due mesi con un governo trasversale? A me questa sembra una posizione velletaria e di puro tatticismo, assumersi le responsabilità di governo non vuol dire diventare più realisti del re ma constatare in modo chiaro che un'esperienza è terminata e purtroppo ci si porta sulla coscienza anche non aver cambiato una legge elettorale truffa. E a questo punto la coerenza è quella di dire che se cade un governo di centro sinistra c'è solo il voto. A forza di stare al governo spero che non ci si sia dimenticati di questa semplice parola: la coerenza. La proposta del governo istituzionale è partita anche dal compagno Bertinotti mesi fa ed è per me una virata di 360 gradi sul processo innovativo da lui stimolato molto. Mi meraviglio che su questa proposta sia stato seguito dalla direzione del partito, dai rappresentanti nel governo e dai parlamentari. E' invece secondo me importante analizzare il perché di una crisi politica del governo di centrosinistra. Per quanto riguarda Rifondazione io sono uno di quelli che ha creduto molto nella svolta innovativa del Partito che si misurava anche su un terreno governativo, poi alla fine però un po' la debolezza dei movimenti, un po' la deriva tatticista-governista esasperata hanno creato un corto circuito che è sotto gli occhi di tutte e tutti. Non aver capito questo porta il Partito a commettere errori su errori, con in ultimo la proposta di un governo a tempo per le riforme elettorali. Giulio Petrilli L'Aquila Sulmona verso le elezioni Nei giorni scorsi ho letto più volte sulle pagine del Centro una "classifica" di probabili candidati sindaci per le prossime elezioni amministrative di Sulmona. Io mi sono trasferito a Sulmona da circa due anni (ma la conosco abbastanza bene perché sia mia moglie che i miei suoceri sono di Sulmona e quindi per molti anni periodicamente vi ho soggiornato sopratutto nei periodi di ferie) e devo dire che l'ho trovata assolutamente "demoralizzata", "avvilita" e notevolmente arretrata rispetto a qualche anno orsono. Devo anche sottolineare che in questi due anni non ho potuto partecipare ad alcuna manifestazione pubblica organizzata dai partiti di Sulmona né da quelli del centrodestra né da quelli del centrosinistra poichè nessuno ne ha mai organizzati. Evidentemente la "politica" di Sulmona si svolge nel chiuso di qualche sezione di partito senza che i cittadini abbiano la possibilità di conoscere programmi, idee, soluzioni, prospettive, progetti, sia dei vari partiti sia delle coalizioni sia, tantomeno, dei vari possibili candidati sindaci. E' evidente che tale situazione, inserita oltretutto nel contesto attuale, porterà inevitabilmente ad una ulteriore disaffezione con un probabile aumento dell'astensionismo elettorale. L'unica fonte di conoscenza della politica sulmonese, oltre al suo giornale, rimane il programma televisivo "Diario di Bordo" trasmesso dall'emittente locale Onda Tv. Effettivamente un po' poco anche perché comunque risulta assente la voce dei cittadini e tutto si svolge fra "addetti ai lavori". Certamente la situazione, anche in prospettiva, non è delle migliori ed i cittadini saranno sempre più "inascoltati" con l'inevitabile ulteriore decadimento del prestigio delle cosiddette "istituzioni". Maurizio Colò Sulmona.

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Non restano che le elezioni (sezione: Riforma elettorale)

( da "Nuova Venezia, La" del 04-02-2008)

 

Attualità NON RESTANO CHE LE ELEZIONI SEGUE DALLA PRIMA come quello delle infrastrutture di trasporto oppure come quello dei rifiuti della Campania, quello dei tagli veri alla spesa pubblica. Tuttavia, allo stato attuale, non mi pare che ci siano le condizioni politiche per il tentativo che va conducendo Marini, né tantomeno per dar vita a un governo fra Berlusconi e Veltroni. Fra l'altro, va ricordato che, finito lo spoglio delle schede relative alle ultime elezioni politiche, che, alla Camera videro la vittoria del centrosinistra per 24.000 voti e al Senato la vittoria del centrodestra per 400.000 voti, fu Berlusconi a chiedere un governo di unità nazionale, data la sostanziale parità nel risultato elettorale. La risposta del centrosinistra fu ostile, dato che in quei lidi molti interpretarono la richiesta di Berlusconi come un patetico tentativo di stare aggrappato al governo. E' evidente che oggi il centrosinistra non può chiedere quello che due anni orsono rifiutò, per cui ripiega su di un governo tecnico per fare la riforma elettorale. Tuttavia, non è chiaro in quanto tempo tale riforma dovrebbe essere varata e non è chiaro che riforma si vorrebbe fare. La questione del tempo entro cui effettuare una riforma elettorale non è cosa da poco, perché il Paese ha bisogno di un governo che affronti in fretta alcuni nodi fondamentali della nostra economia. Va altresì rimarcato che la possibilità di varare una riforma elettorale soddisfacente per la gran parte delle forze politiche è di fatto nulla, in quanto, se i partiti maggiori tendono a ottenere un sistema elettorale che li premi, quelli minori non hanno alcuna intenzione di concedere premi di maggioranza e di regalare al Paese un sistema elettorale che, come dice Veltroni, elimini la frammentazione del sistema partitico, e cioè che elimini i partiti minori. Una riforma di tipo maggioritario eliminerebbe certamente la minaccia del referendum sul sistema elettorale e condannerebbe i piccoli partiti alla scomparsa. E' evidente che questi hanno un interesse pratico ad allontanare la minaccia del referendum, e le vie percorribili, a tal fine, sono due. Una è quella di far passare una legge elettorale di tipo proporzionalista, con il che si frustrerebbero le speranze di Veltroni e di larga parte del Paese. L'altra è quella di andare a elezioni, e poi si vedrà. Ecco, allora che l'opzione elettorale finisce per divenire l'unica soluzione politicamente concreta, al di là del fatto che non sia quella politicamente auspicabile da persone di buon senso. Tanto vale andare rapidamente alle urne e poi cercare di varare un governo di intesa nazionale, per compiere una riforma elettorale accettabile e per impostare una politica economica seria e responsabile. Ebbene, c'è da chiedersi cosa risponderebbe il Partito democratico se un domani il centrodestra vincesse le elezioni e proponesse a Veltroni una soluzione di questo tipo. Temo che, per ragioni interne al Pd, Veltroni sarebbe costretto a rifiutare la proposta e sarebbe un errore. Maurizio Mistri.

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Scalfaro: "legge elettorale ignobile calpesta costituzione e democrazia" - giovanna casadio (sezione: Riforma elettorale)

( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

 

Urne e referendum Stato laico L'ex capo dello Stato: "Ci vuole buona volontà per fare il bene dell'Italia" Scalfaro: "Legge elettorale ignobile calpesta Costituzione e democrazia" Lezione sulla Costituente: "Le zuffe c'erano, ma c'erano rispetto e stima" Il popolo italiano è tagliato fuori se si va al voto con queste norme. Sono i partiti a scegliere i nomi degli eletti. Il referendum? No, penso che sia necessaria una riforma seria Lo Stato è laico, non me l'hanno insegnato i massoni, ma i preti al catechismo Non c'è religione di Stato, non si può calpestare la libertà di coscienza GIOVANNA CASADIO ROMA - "Ignobile". Oscar Luigi Scalfaro liquida con un secco aggettivo la legge elettorale con la quale gli italiani torneranno a votare se Franco Marini non riuscirà a formare un governo. L'ex presidente della Repubblica e "padre costituente" tiene una "lectio magistralis" per i 60 anni della Costituzione nella sala Sinopoli dell'Auditorium. Ad ascoltarlo moltissimi ragazzi e il presidente non lesina aneddoti sull'Assemblea costituente e battute. "Neppure quand'ero studente di diritto romano, esisteva la fattispecie della "porcata"" ironizza, anche con i cronisti. "Che questa legge elettorale sia ignobile d'altra parte l'ha detto chi l'ha fatta, un rappresentante del collega Bossi: l'ha definita una "porcata". Se si va alle elezioni con questa legge, come tratteremo il popolo italiano quando lo stesso ispiratore ha detto che era una porcata?". Oggi Scalfaro incontrerà Marini nel giro delle consultazioni. Non vuole anticipare le cose che dirà, non verrebbe mai meno al proprio profilo istituzionale. Però dal palco, ai giovani consegna un appello: "Ci vuole la buona volontà di fare il bene dell'Italia. Deve vincere il pensiero del bene comune ". Sempre durante la "lectio", ricordando le mediazioni tra culture diverse avvenute nella Costituente - e definite da Silvio Berlusconi "un mercato" - lancia un affondo al leader di Forza Italia: "Certi uomini hanno avuto nella loro vita il mercato come fonte della loro attività e di guadagno, si può capire che vedano il mondo solo con quegli occhiali", Un altolà poi, al ritorno alle modifiche costituzionali fatte dalla Cdl nel 2006 poi bocciate dal referendum: "Era una riforma che deformava totalmente la Costituzione, guai a passare sulla volontà dei cittadini come fosse strame". Senatore Scalfaro, quindi lei giudica l'attuale legge elettorale contraria alla Costituzione? "Questa legge elettorale non è solo contro la Costituzione, è contro il concetto di democrazia che vuol dire partecipazione del popolo. Il popolo italiano è tagliato fuori quando si tirano le somme delle elezioni con questa legge. Si consegna al partito tale un tot, o al partito talaltro. E sono i partiti a scegliere i nomi degli eletti. Ma quando siamo chiamati alle urne è a ciascuno di noi che spetta il diritto di scegliere". Forse sarebbe meglio celebrare il referendum elettorale prima di sciogliere le Camere e andare al voto? "Per me le leggi elettorali sono sempre un po' una cabala quindi non so come sarebbe togliendo un pezzo di qua, eliminando qualcos'altro di là. Però mi dicono che il risultato non sarebbe un granché. No, io penso che occorra fare una riforma seria. E c'è la possibilità di farla se solo non si discute con lo spirito di chi vuole ottenere il maggior vantaggio per sé, per la propria parte. Si può capire che accada, ma bisogna saper distribuire danni e vantaggi e restituire ai cittadini la scelta. Ci vuole buona volontà". Marini parla di spiraglio per un nuovo governo, lei non lo vede? "Io sto a quello che dice Marini perché è lui che ha fatto le consultazioni e che ha il quadro della situazione. Non faccio previsioni". Nella prossima legislatura si dovrà avviare una nuova fase costituente, come chiedono il leader Udc Casini e il presidente di Confindustria Montezemolo? "C'è bisogno di un chiarimento su cosa si intende per spirito costituente. Si vuol dire che tutta la Costituzione è da cambiare? La nostra Costituzione ha bisogno solo di ritocchi, c'è l'articolo 138 per modificarla, c'è una mia proposta al Senato. Ci sono riforme fattibili come la riduzione del numero dei parlamentari, non capisco perché non si facciano". Nella fase costituente non c'era questo clima di scontro? "Le zuffe c'erano, eccome. Le ho appena ricordate, le sedute venivano sospese ma subito dopo ci si sedeva a scrivere le regole. Insieme. Nelle zuffe di allora non c'è mai stato chi facesse insinuazioni contro gli avversari politici o chi ingiuriava, oggi c'è un trionfo di questo piano pesante e negativo. Noi avevamo la guerra dei principi e una grande stima reciproca, oggi non c'è. Ricordo quando De Gasperi mi spiegò il legame umano che aveva con Nenni: "Abbiamo sofferto insieme". Fu De Gasperi a portare a Nenni la notizia del cadavere della figlia trovato in un campo di annientamento. Aggiungo per l'oggi: mai perdere la speranza". Lei ha parlato anche di laicità dello Stato, pensa sia a rischio? "Lo Stato è laico e questo non me l'hanno insegnato i massoni, ma i preti al catechismo, non c'è una religione di Stato e in questo io credo fino in fondo. Uno Stato che calpesti la libertà di coscienza è assolutamente infame".

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Fini: <Cdl unita più che mai> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 04-02-2008)

 

POLITICA 04-02-2008 Politica CENTRODESTRA ALLA VIGILIA DEL VERDETTO SULL'ESECUTIVO TRA I POLI C'E' GIA' UN CLIMA DA CAMPAGNA ELETTORALE Fini: "Cdl unita più che mai" Il leader di An attacca Veltroni: "E' come Crozza". La replica di Tonini: "E' lui che cambia sempre idea" ROMA II Per entrambi gli schieramenti la campagna elettorale sembra definitivamente iniziata, nonostante ancora ieri il presidente della Camera Fausto Bertinotti abbia ribadito che "la sola soluzione pulita è un accordo largo su legge elettorale e governo, che consenta una prosecuzione brevissima della legislatura per poterla varare". Anche per il presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama Enzo Bianco, autore della bozza di riforma elettorale, le elezioni sembrano davvero inevitabili tant'è che "l'intenzione di Marini è di chiudere rapidamente il mandato esplorativo". Si andrà avanti solo "se ci saranno le condizioni di raggiungere un'intesa su una legge elettorale buona". E dopo le scintille tra Veltroni e Fini, Bianco ha attaccato il leader di An: "Si dovrebbe guardare allo specchio: appena due mesi fa diceva che la Casa delle libertà era finita ed era il più grande sostenitore del referendum per cambiare la legge elettorale". Dal canto suo, Fini ha invece archiviato i duri contrasti che avevano provocato la frantumazione del centrodestra. "è cambiato tutto. Il nostro rapporto con Forza Italia a dicembre era ai minimi storici, oggi tutta la Cdl è unita", ha assicurato. All'Italia, "serve subito un governo che governi" ha ribadito Fini, che è poi tornato a punzecchiare il segretario del Pd. "Veltroni non è Prodi, è Crozza - ha attaccato - è spregiudicato". Eppure, ha ammesso il leader di An, "le elezioni non saranno una passeggiata". E se il Pd correrà da solo, "un pensierino lo dovremo fare anche noi della Cdl". Agli attacchi di Fini a Veltroni risponde Giorgio Tonini, dell'esecutivo del Pd: "Vedo che Veltroni sarebbe, secondo Fini quello del 'ma anche'. Senti da chi viene la predica. Fini è quello che ha votato il 'porcellum' di Calderoli, ma ha anche raccolto le firme per il referendum per abrogarlo, ma anche sta lavorando perchè non si celebri lo stesso referendum". Anche Paolo Bonaiuti, portavoce del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi (che ha confermato la sua presenza all'incon- tro con Marini nonostante la morte della madre), ha ripetuto che "bisogna tornare alle urne per dare vita ad un governo che faccia quelle cose di cui il Paese ha bisogno". "L'abbiamo detto più volte - ha spiegato - faremo anche le riforme costituzionali, se gli elettori ci daranno la maggioranza nella prossima legislatura. Ovviamente chiameremo a partecipare l'opposizione, non ci comporteremo certo come hanno fatto loro con noi". Il leader della Lega Bossi ha quindi nuovamente attaccato Veltroni dalle colonne de La Padania: "E' terrorizzato dalle elezioni, ma attenzione a tirarla troppo per le lunghe, altrimenti portiamo in piazza milioni di persone". Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini però, pur concordando sulla richiesta di andare al voto, ha avvertito Berlusconi: "Non c'è nessuno in grado di stravincere le elezioni - ha affermato - e quindi ha ragione Montezemolo: se si andrà al voto, come io credo, poi ci vorrà una legislatura costituente". L'Udc non rientra nella Cdl per svolgere un ruolo di "vassallo ". Piuttosto, è proprio il partito di Casini a rendere la coalizione "credibile e vincente", e soprattutto "a dare la garanzia che la prossima legislatura porti alle riforme". Lorenzo Cesa, segretario del partito, nel suo intervento conclusivo della Festa sulla neve dell'Udc, chiarisce che i centristi rilanceranno la propria "autonomia e identità" nel centrodestra, già in questa campagna elettorale. Cdl Gianfranco Fini, leader di An, apre la campagna elettorale. ANSA.

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Se si torna al votosenza una riforma elettorale,nella primavera 2009si terrà un referendumche potrebbe dividere il centrodestra (sezione: Riforma elettorale)

( da "Messaggero, Il (Latina)" del 04-02-2008)

 

Se si torna al voto senza una riforma elettorale, nella primavera 2009 si terrà un referendum che potrebbe dividere il centrodestra.

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I sindacati: priorità ai salari (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2008)

 

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-02-03 - pag: 7 autore: Cgil, Cisl e Uil: niente urne, i problemi del Paese non aspettano I sindacati: priorità ai salari ROMA Riforma elettorale prima di andare a votare. Cgil, Cisl e Uil l'hanno ripetuto a Franco Marini ieri mattina, a Palazzo Giustiniani. Nelle loro dichiarazioni non hanno nemmeno prefigurato un eventuale scenario politico dove non ci siano margini per un Governo che porti alla riforma. "Abbiamo incoraggiato Marini a trovare una soluzione ai problemi del Paese, a partire dalle riforme istituzionali e dalla legge elettorale ", ha raccontato il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni. E sulla stessa linea sono stati anche Guglielmo Epifani, numero uno della Cgil, e Luigi Angeletti, segretario generale della Uil. "Bisogna andare al voto con una legge più rispettosa degli italiani", ha detto Epifani, esortando ex presidente del Senato a tenere conto delle opinioni dei sindacati. Un voto anticipato non solo non permetterebbe di governare, ma metterebbe da parte alcuni problemi urgenti, come la riduzione delle tasse per i lavoratori dipendenti e un aumento del potere d'acquisto. "è questa la vera emergenza. Per questo abbiamo bisogno di un Governo in carica che affronti il problema", è stato il commento di Angeletti. è il patto sociale che aveva avviato il Governo Prodi, una chance per i sindacati per combattere la stasi delle retribuzioni, denunciata anche dalla Banca d'Italia. "Il rischio è che si passino mesi a parlare di legge elettorale, a fare la campagna elettorale e poi con il prossimo Governo non si faccia più nulla per sostenere i redditi ", ha continuato il numero uno della Uil, auspicando che i partiti facciano un accordo prima del referendum. "Se la politica e le imprese non daranno risposte su salari, pensioni e tasse, i cittadini ne terranno conto al momento del voto", rimarca Bonanni. Più sfumata Renata Polverini, leader dell'Ugl, che è stata ricevuta separatamente da Cgil, Cisl e Uil,e che gravita nell'area di Alleanza nazionale. Nei giorni scorsi aveva chiesto la riforma elettorale, una linea diversa rispetto a quella di An. Ieri, pragmaticamente, ha sostenuto: se non c'è la possibilità di una maggioranza vera, che cambi il meccanismo del voto, allora meglio andare subito alle urne. N. P.

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Ogni giorno uno nuovo, quanti trucchi per evitare il voto (sezione: Riforma elettorale)

( da "Tempo, Il" del 04-02-2008)

 

Dario Caselli Ne hanno inventate di tutti i colori pur di evitare le urne. Ormai sembra essere chiaro che nel centrosinistra si sta facendo di tutto per rimandare il responso del voto. Tanto che ogni giorno dall'Unione giungono le scuse più varie per impedire il ritorno al giudizio degli elettori. Home Politica prec succ Contenuti correlati Veltroni: 'Precipitare alle urne non è un'alternativa' Berlusconi: 'Unica strada, tornare al voto' Giuseppe Fuggetta SULMONA Con il voto fissato oggi il Pd ... Alle 20.30 nuovo appuntamento con gli scherzi di "Candid ... "Nessun nuovo pericolo per la salute" Il nuovo Napoli ci prova con l'Udinese Riforme costituzionali, stabilità economica, salari. Modifica della legge elettorale, ed ascoltare l'appello delle categorie sociali, Ed c'è anche chi chiede di evitare di sciogliere il Parlamento per consentire lo svolgimento del referendum. Sì anche i referendari sono stati tirati per la giacchetta dal centrosinistra pur di impedire il ritorno al voto. Ci ha pensato il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Luciano Violante consigliando ai referendari il ricorso alla Corte Costituzionale qualora si andasse alla urne. Perchè? Perché, questa la risposta dell'ex presidente della Camera, "le elezioni impedirebbero ai cittadini di pronunciarsi" e quindi ci sarebbe un conflitto di poteri dello Stato, tra il Capo dello Stato che decide sullo scioglimento e la Consulta che ha dato il via libera ai referendum. E non da meno è stata Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd a Palazzo Madama, sostenendo che la celebrazione del referendum dopo le elezioni "sarebbe una mina per le nuove Camere" che sarebbero immediatamente delegittimate". Di tutto e di più, quindi, in questa gara a chi la spara più grossa per scongiurare le urne. A dare il via fu proprio il leader del Partito Democratico, Walter Veltroni, che appena sfiduciato Romano Prodi dal Senato disse che era necessario "evitare elezioni anticipate perchè precipiterebbero il paese in una situazione di crisi drammatica". Pochi giorni ed il sindaco trova una nuova questione per rinviare il voto: "Aumentare i salari e al tempo stesso la produttività". Proprio il ministro degli Esteri Massimo D'Alema indicò le priorità: "Completare le riforme elettorali secondo la bozza Bianco e le riforme istituzionali con il rafforzamento del governo e delle istituzioni". Il tutto per andare al voto nel 2009, quel tanto per far riprendere fiato al centrosinistra. Da qui l'ipotesi del "governo di scopo" novità assoluta nella storia della nostra Repubblica tanto che lo stesso Maroni ha giurato di non averla "mai letta nei libri di diritto costituzionale". A lanciarla il leader di Rifondazione Comunista, Franco Giordano. Un governo che "abbia come obiettivo la riforma della legge elettorale", così ha spiegato il leader rifondarolo. Ma nel novero delle trovate anti-voto c'è anche quella dell'appello alle forze sociali del Paese. Vai alla homepage 04/02/2008.

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Proposta di segni <Fiducia solo per il referendum> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Libertà" del 04-02-2008)

 

Quotidiano partner di Gruppo Espresso LIBERTA' di lunedì 4 febbraio 2008 > In Primo Piano proposta di segni "Fiducia solo per il referendum" ROMA - "C'è un passaggio che è costituzionalmente obbligato e che non è ancora stato fatto: quello di un governo che chieda la fiducia solo per fare il referendum elettorale". Lo dice Mario Segni, esponente del comitato referendario. "Marini, come ci ha detto lui - spiega Segni - non pensa affatto al referendum. Cerca la fiducia solo su una limitata riforma elettorale e cioè la bozza Bianco. Ma in questo modo il diritto degli 820mila italiani che hanno firmato il referendum e che giustamente chiedono che si voti il referendum prima delle elezioni è totalmente cancellato. Fare un governo di questo genere che chieda la fiducia proprio per il referendum è un preciso dovere costituzionale. Spetta al capo dello Stato tutelare questi diritti. Sarà poi il Parlamento a decidere se permettere o no il referendum. Per ricordare al Parlamento i suoi doveri ieri abbiamo portato davanti a Montecitorio le scatole con le 820mila firme". Sulla crisi di governo ieri è intervenuta anche Rosy Bindi. "Marini ha detto che c'è uno spiraglio e non essendo una persona che usa le parole impropriamente credo sia prudente aspettare", ha detto il ministro della famiglia a "Domenica In", replicando a chi le chiedeva se le elezioni siano ormai imminenti. La Bindi ha in ogni caso sottolineato quanto detto anche dal presidente incaricato che "quello che si potrebbe verificare è solo un governo istituzionale con larghe intese" e quindi "tutto dipende da quello che dirà Berlusconi". "Se non ci sarà una disponibilità - ha concluso - è comunque giusto evitare pasticci e governicchi". E si andrà quindi al voto. In questo caso il ministro, che ha ammonito che "il risultato vero è quello che esce dalle urne e non quello annunciato nei sondaggi", ha fatto sapere che si impegnerà nella campagna elettorale sottolineando la novità del Pd che "presenta per la prima volta e non per la quinta un candidato, con un programma omogeneo". Ma ha anche fatto sapere: "ricorderò quanto fatto da questo Governo" che "lascia una bella eredità con i conti risanati e la possibilità di redistribuire a favore della crescita, dei salari e della famiglia grazie anche ai buoni risultati della lotta all'evasione fiscale". [.

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Ogni giorno uno nuovo, quanti trucchi per evitare il voto (sezione: Riforma elettorale)

( da "Tempo, Il" del 04-02-2008)

 

Ne hanno inventate di tutti i colori pur di evitare le urne. Ormai sembra essere chiaro che nel centrosinistra si sta facendo di tutto per rimandare il responso del voto. Home prec succ Contenuti correlati Veltroni: 'Precipitare alle urne non è un'alternativa' Berlusconi: 'Unica strada, tornare al voto' Giuseppe Fuggetta SULMONA Con il voto fissato oggi il Pd ... Alle 20.30 nuovo appuntamento con gli scherzi di "Candid ... "Nessun nuovo pericolo per la salute" Il nuovo Napoli ci prova con l'Udinese Tanto che ogni giorno dall'Unione giungono le scuse più varie per impedire il ritorno al giudizio degli elettori. Riforme costituzionali, stabilità economica, salari. Modifica della legge elettorale, ed ascoltare l'appello delle categorie sociali, Ed c'è anche chi chiede di evitare di sciogliere il Parlamento per consentire lo svolgimento del referendum. Sì anche i referendari sono stati tirati per la giacchetta dal centrosinistra pur di impedire il ritorno al voto. Ci ha pensato il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Luciano Violante consigliando ai referendari il ricorso alla Corte Costituzionale qualora si andasse alla urne. Perchè? Perché, questa la risposta dell'ex presidente della Camera, "le elezioni impedirebbero ai cittadini di pronunciarsi" e quindi ci sarebbe un conflitto di poteri dello Stato, tra il Capo dello Stato che decide sullo scioglimento e la Consulta che ha dato il via libera ai referendum. E non da meno è stata Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd a Palazzo Madama, sostenendo che la celebrazione del referendum dopo le elezioni "sarebbe una mina per le nuove Camere" che sarebbero immediatamente delegittimate". Di tutto e di più, quindi, in questa gara a chi la spara più grossa per scongiurare le urne. A dare il via fu proprio il leader del Partito Democratico, Walter Veltroni, che appena sfiduciato Romano Prodi dal Senato disse che era necessario "evitare elezioni anticipate perchè precipiterebbero il paese in una situazione di crisi drammatica". Pochi giorni ed il sindaco trova una nuova questione per rinviare il voto: "Aumentare i salari e al tempo stesso la produttività". Proprio il ministro degli Esteri Massimo D'Alema indicò le priorità: "Completare le riforme elettorali secondo la bozza Bianco e le riforme istituzionali con il rafforzamento del governo e delle istituzioni". Il tutto per andare al voto nel 2009, quel tanto per far riprendere fiato al centrosinistra. Da qui l'ipotesi del "governo di scopo" novità assoluta nella storia della nostra Repubblica tanto che lo stesso Maroni ha giurato di non averla "mai letta nei libri di diritto costituzionale". A lanciarla il leader di Rifondazione Comunista, Franco Giordano. Un governo che "abbia come obiettivo la riforma della legge elettorale", così ha spiegato il leader rifondarolo. Ma nel novero delle trovate anti-voto c'è anche quella dell'appello alle forze sociali del Paese. Vai alla homepage Dario Caselli 04/02/2008.

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Proposta di Segni (sezione: Riforma elettorale)

( da "Libertà" del 04-02-2008)

 

Quotidiano partner di Gruppo Espresso LIBERTA' di lunedì 4 febbraio 2008 > In Primo Piano Proposta di Segni "Fiducia solo per il referendum" ROMA - "C'è un passaggio che è costituzionalmente obbligato e che non è ancora stato fatto: quello di un governo che chieda la fiducia solo per fare il referendum elettorale". Lo dice Mario Segni, esponente del comitato referendario. "Marini, come ci ha detto lui - spiega Segni - non pensa affatto al referendum. Cerca la fiducia solo su una limitata riforma elettorale e cioè la bozza Bianco. Ma in questo modo il diritto degli 820mila italiani che hanno firmato il referendum e che giustamente chiedono che si voti il referendum prima delle elezioni è totalmente cancellato. Fare un governo di questo genere che chieda la fiducia proprio per il referendum è un preciso dovere costituzionale. Spetta al capo dello Stato tutelare questi diritti. Sarà poi il Parlamento a decidere se permettere o no il referendum. Per ricordare al Parlamento i suoi doveri ieri abbiamo portato davanti a Montecitorio le scatole con le 820mila firme". Sulla crisi di governo ieri è intervenuta anche Rosy Bindi. "Marini ha detto che c'è uno spiraglio e non essendo una persona che usa le parole impropriamente credo sia prudente aspettare", ha detto il ministro della famiglia a "Domenica In", replicando a chi le chiedeva se le elezioni siano ormai imminenti. La Bindi ha in ogni caso sottolineato quanto detto anche dal presidente incaricato che "quello che si potrebbe verificare è solo un governo istituzionale con larghe intese" e quindi "tutto dipende da quello che dirà Berlusconi". "Se non ci sarà una disponibilità - ha concluso - è comunque giusto evitare pasticci e governicchi". E si andrà quindi al voto. In questo caso il ministro, che ha ammonito che "il risultato vero è quello che esce dalle urne e non quello annunciato nei sondaggi", ha fatto sapere che si impegnerà nella campagna elettorale sottolineando la novità del Pd che "presenta per la prima volta e non per la quinta un candidato, con un programma omogeneo". Ma ha anche fatto sapere: "ricorderò quanto fatto da questo Governo" che "lascia una bella eredità con i conti risanati e la possibilità di redistribuire a favore della crescita, dei salari e della famiglia grazie anche ai buoni risultati della lotta all'evasione fiscale". [.

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Crisi, non esistono condizioni per nuovo governo - Fini (sezione: Riforma elettorale)

( da "Websim" del 04-02-2008)

 

NOTIZIE FLASH 04 Febbraio 08 ora 11:51 Crisi, non esistono condizioni per nuovo governo - Fini ROMA, 4 febbraio (Reuters) - Il presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, respinge il tentativo di Franco Marini di formare un nuovo governo per modificare la legge elettorale. "Abbiamo ribadito al presidente Marini che non esistono le condizioni per dar vita a una maggioranza parlamentare finalizzata alla riforma elettorale", ha detto Fini al termine dei colloqui con Marini a palazzo Giustiniani. "Non mi risulta che nella Costituzione sia scritto che possa nascere un governo per far fare un referendum o la legge elettorale", ha aggiunto. Fini ha preferito non commentare l'ipotesi de Il Giornale di un patto elettorale tra Forza Italia e Pd su un programma di riforme "aperto a chi ci sta". "Non è questa la sede per commentare indiscrezioni giornalistiche", ha detto Fini. ((Paolo Biondi, in redazione a Roma Giselda Vagnoni, Reuters Messaging: giselda.vagnoni.reuters.com@reuters.net - +39 06 85224352 - rome.newsroom@reuters.com)).

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"Nuova legge? Benissimo: mettiamoci le quote rosa" (sezione: Riforma elettorale)

( da "Quotidiano.net" del 04-02-2008)

 

Mobile email stampa condividi LA PROPOSTA "Nuova legge? Benissimo: mettiamoci le quote rosa" Lo propone Donatella Linguini, sottosegretario alle Pari opportunità: "C'è già una bozza di legge di iniziativa popolare avanzata dall'Unione donne italiane" Commenta Home Politica prec succ ROMA, 31 gennaio 2008 - Parlando di nuova legge elettorale, si riaffaccia l'idea delle quote rosa. Ad avanzare la richiesta di introdurle è Donatella Linguiti, sottosegretario alle pari opportunità. Che rileva: ''Se si apre la strada per la riforma elettorale, non è più possibile eludere la questione dell'art.51 della Costituzione, che prevede la promozione e attuazione di strumenti per le pari opportunità per entrambi i sessi, e questo implica anche la rappresentanza istituzionale''. Oltretutto esiste già una proposta di legge in tal senso: "E' una proposta di iniziativa popolare avanzata dall'Unione donne in Italia, che non può restare lettera morta. Con la campagna 50 e 50 ovunque si decide, il movimento delle donne ha espresso una esigenza forte che non si risolve tanto nei meccanismi di 'quote rosa' ma nell'assunzione della parola e pratica politica delle donne nei luoghi di potere e decisione''. Sei favorevole alle quote rosa?.

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Berlusconi e Veltroni, l' accordo che Marini non trova. E l'Herald Tribune ci umilia (sezione: Riforma elettorale)

( da "Blogosfere" del 04-02-2008)

 

Feb 08 4 Berlusconi e Veltroni, l' accordo che Marini non trova. E l'Herald Tribune ci umilia Pubblicato da Eleonora, Blogosfere Staff alle 10:42 in In evidenza, Italia UPDATE! ore 12.30 Berlusconi afferma che l'ipotesi dell'accordo pre-elettorale con Veltroni è un'utopia e si dice contrario a un esecutivo per la riforma elettorale. UPDATE! ore 11.42 Come previsto per Alleanza Nazionale non è possibile trovare i numeri in Parlamento per la formazione di un nuovo governo. La via è stretta, molto stretta. Per non dire impossibile. Franco Marini dovrebbe salire al Quirinale entro stasera per rassegnare il suo mandato nelle mani del Capo dello Stato, visto che, a meno di stravolgimenti che non sembrano all'orizzonte, si riesca a trovare l'accordo sulla legge elettorale. Le proposte sul piatto sono tante, ma poche le idee, come scrive Orizzonteliberale e per Ilcentrosinistradeigiovani il ritorno al voto è ormai inevitabile. Ma spunta uno scenario inedito. Il Giornale oggi ipotizza un accordo tra Veltroni e Berlusconi, secondo il sondaggio Ipsos di cui parla Sostenibile, i due leader preferiti dagli italiani. 15 punti programmatici per un accordo e poi i due maggori partiti potrebbero davvero trovare una soluzione per il paese prima di sancire la deriva con le elezioni anticipate e con gli attuali schieramenti (a proposito, quali?). Marini è molto obiettivo e realistico, spiega Casini, più di quanto si pensi e stamattina alle 13 si concludono le consultazioni con la triade An-Forza Italia e Partito Democratico. La stampa estera intanto continua a esprimere giudizi negativi nei confronti del Cavaliere. Dopo l'Economist, scrive Blogaprogetto, è la volta del Herald Tribune che titola, Il ritorno di Berlusconi, la 'brutta figura'. Quindi, qualora i pronostici del Giornale divenissero realtà, sfuma la via del referendum di D'Alema e i due grandi si coalizzano. Mentre alla Cosa Rossa, a quella Bianca e ad An tremano le gambe.

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Comunque vada sarà un successo (sezione: Riforma elettorale)

( da "Opinione, L'" del 04-02-2008)

 

Oggi è Lun, 04 Feb 2008 Edizione 23 del 02-02-2008 Per Veltrusconi Comunque vada sarà un successo di Maurizio Bonanni I turchi alla.. Marina. Così dicevano i racconti del passato, quando i saraceni stavano per abbordare le nostre coste. Arriveranno presto anche a Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, gli infedeli? Facciamoci quattro conti, in proposito. Dunque, se dovessimo scegliere un titolo per definire l'attuale mandato presidenziale di Napolitano a Marini, l'unico adatto mi sembrerebbe quello di: "mission impossible". Per molti motivi. Per dire: quali sarebbero le carte nascoste del mazzo, volendo realizzare il poker d'assi dell'accordo sulla riforma elettorale che, quanto meno, dovrebbe avere i consensi dei due maggiori partiti? Certo, è del tutto naturale che D'Alema e Veltroni (i "gemelli diversi") la vogliano tirare per le lunghe, garantendosi un sufficiente intermezzo ? come quegli intervalli con le pecorelle, quando eravamo piccoli e Mike Buongiorno era già grande - per separare i destini del Partito Democratico dalla figuraccia del Governo Prodi, che ancora fa tremare di rabbia gli elettori di sinistra. Chi, come e perché ha voluto "bruciare" il nascente accordo "Veltrusconi" sulla riforma elettorale? L'affondo della magistratura campana su Mastella & Co(nsorte) è stato di quelli ad "orologeria", o no? Una cosa è certa: i due compagni-rivali della sinistra sono d'accordo perché, comunque sia, il Governo dimissionario che ci porterà alle elezioni anticipate (aprile o giugno?) non sia "targato" Romano Prodi. Ma, a questo punto, nel caso non trovi una maggioranza politica per le riforme, non sarei troppo sicuro che Marini si presti a fare da... mostarda, nel mortaio di questa morente legislatura. E, poi, c'è il tormentone del referendum.. Nessuno, credo, potrebbe tenere in vita questo Parlamento, per farlo arrivare al suicidio collettivo dell'urna referendaria, in cui ad uscirne politicamente vivi sarebbero ben pochi. Ma, in questo clima surreale, c'è un paradosso che aleggia su tutto: comunque vada (referendum o no, riforma elettorale rata e consumata, etc.), a guadagnarci saranno solo e sempre Veltroni e Berlusconi. Il primo, ha arrotato come un caterpillar, con i suoi tre milioni di voti alle "primarie" (mai capito: e quali sarebbero le "secondarie"?), le residue speranze di Rosy Bindi e dei prodiani per una guida ulivista del Pd, stravinta dalla componente maggioritaria degli ex democratici di sinistra. Da lì, sono giunti i primi scricchiolii e poi il crollo definitivo del Governo Prodi, con il disperato tirare a campare del "Professore", che ha usato i partitini dell'ultrasinistra ed i Verdi come la zattera del naufrago, esattamente al contrario di quanto ha fatto il segretario del Pd, con quel suo perentorio: "Noi correremo da soli". E così, ad un certo punto, l'elastico delle consunte solidarietà unioniste si è rotto, facendo volare Prodi ? che ne teneva saldamente in pugno una delle estremità - fuori da Palazzo Chigi, grazie ai tatticismi di Dini ed alla rabbia beneventana di Mastella. Per cui, ora come ora, Franco Marini non ha nessun mastice miracoloso per riportare quelle stesse membra sparse nell'urna della defunta Unione. Né basterà l'ennesimo micro-partitino di Tabacci-Baccini (a volte i nomi bastano da soli a raccontare una farsa o una tragedia!), per garantire una maggioranza politica per le riforme a Marini, dato che, malgrado il pressing del Quirinale e del centro-sinistra, Cesa e Casini difficilmente porteranno l'Udc a sostenere l'attuale tentativo della seconda carica dello Stato. Certo, il ring della politica italiana è ben strano: fino a pochissimo tempo fa, Fini e Casini brillavano per il contenuto anti-berlusconiano dei loro discorsi, lanciando liane e ponti in ogni direzione, pur di rendersi spendibili per alleanze alternative a quelle con Forza Italia. Famose restano le loro dichiarazioni sul "Partito unico del centro-destra", con le quali opponevano un rifiuto stizzoso alla generosa offerta del Cavaliere, di costruire una formazione politica comune, che raccogliesse e rilanciasse, da destra, la sfida del Partito Democratico, arrivando persino a proporre qualcosa di simile alle primarie, per la scelta della leadership. Che cosa è cambiato, oggi? Semplice: tutti sanno che, grazie a Prodi, Berlusconi tornerà a Palazzo Chigi "con" questa legge elettorale, che privilegia il collegamento tra liste, garantendo al vincitore un robusto premio di maggioranza alla Camera. Quindi: spazio al potere e al diavolo l'autonomia! Quando l'indipendenza dà solo una scarso reddito, meglio tornare.. sotto padrone! Ma, attenzione al diavoletto denominato "Porcellum". Se Veltroni correrà da solo, gli altri della Cosa Rossa e dell'ultrasinistra si coalizzeranno tra di loro, facendo sì che, al Senato, la somma dei due "bottini" elettorali sia maggiore di quella che avrebbero ottenuto presentandosi uniti nella lista dell'Unione, grazie agli accordi di desistenza, ed ai premi regionali di maggioranza. La speranza di Veltroni, in fondo (che, quindi, non farà veramente nessun passo eclatante, per non andare a votare con l'attuale legge elettorale) è di rendere pan per focaccia al centro destra, costringendolo a governare con uno o due senatori di scarto, esclusi i senatori a vita. In questo modo, al Cavaliere ed i suoi alleati non resterebbe che mettersi seriamente intorno allo stesso tavolo con Veltroni, per avviare quella famosa stagione costituente che, in due anni, porti alle riforme istituzionali, mai realizzate nell'ultimo mezzo secolo, legge elettorale compresa. Dopo di che, statene certi, si rivoterà nel 2011, quando, finalmente, il sistema politico italiano avrà definitivamente acquistato una veste bi-partitica, come in tutte le democrazie evolute che si rispettino. Troppo lontano l'orizzonte? Per qualcuno forse sì.

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L'ultimo tentativo (sezione: Riforma elettorale)

( da "Opinione, L'" del 04-02-2008)

 

Oggi è Lun, 04 Feb 2008 Edizione 23 del 02-02-2008 Il pressing di Franco Marini sul Cavaliere. L'incognita di Letta a palazzo Chigi L'ultimo tentativo di Barbara Alessandrini Franco Marini non getta la spugna. E parla di un "margine" di trattativa ancora aperto sperando di convincere Silvio Berlusconi a dare il suo sostegno ad un governo di larghe intese. Ma l'unica incertezza ancora in piedi dopo due giornate di consultazioni con le delegazioni dei partiti, è sulla data precisa in cui si dovrebbero tenere le elezioni anticipate. O il 6 o 13 o il 27 aprile (visto che il 20 è il giorno della Pasqua ebraica). Dopo l'esito tutt'altro che promettente delle consultazioni di giovedì, contrassegnate da una maggioranza di sì condizionati e dal tattico possibilismo dei senatori Lamberto Dini e Natale D'Amico, anche la giornata di ieri ha dato del fino da torcere al presidente di Palazzo Madama. Perché, la linea che i comunisti italiani hanno esplicitamente ribadito considerando le elezioni l'unica chance è ormai la prospettiva cui tutti i partiti incontrati ieri dal presidente del Senato si stanno preparando. Marini, mette a tacere le polemiche sulla sua decisione di incontrare oggi le categorie sindacali ("non è affatto un'anomalia") tenta comunque tutte le strade possibili inclusa quella di sondare il terreno con il braccio destro del Cavaliere, Gianni Letta che ieri mattina si è recato a palazzo Chigi dove si è trattenuto ed ha incontrato Romano Prodi. E dove, come lui stesso ha riferito, ha "sentito" il presidente del Senato Franco Marini. Lo stesso Letta non ha dato un peso politico agli incontri nella sede del governo che ha definito "una visita a vecchi amici" con i quali "è ovvio che ci si senta". Anche perché resta il fatto che l'accordo sulla legge elettorale non c'è. Tanto per restare in casa Cdl è difficile che Silvio Berlusconi sacrifichi la ritrovata pace con An per concedere due mesi in più ad un governo che dovrebbe approvare una riforma elettorale sul modello tedesco, cui non solo lui stesso ma anche Gianfranco Fini è assolutamente contrario. Più plausibile l'ipotesi che i contatti tra Marini e l'eminenza grigia di FI siano volti al futuro, al dopo elezioni quando, secondo la convinzione pressoché unanime nel centro destra, la strada politica indispensabile per avviare un effettivo processo di riforme, sarà quella di un governo di larghe intese. Non a caso anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti non si è sbilanciato nel dare un significato escatologico alla visita di Letta a palazzo Chigi e ha piuttosto puntualizzato che "Se c'è un filo diretto tra Marini e Gianni Letta, e funziona è importante al di là del governo e della situazione attuale". L'arroccamento delle forze del centro destra resta, comunque, quello dei giorni scorsi. Con FI che insiste sulle elezioni subito, quel che resta dell'Udc di Casini che esclude la possibilità di un governo senza Berlusconi ed è favorevole ad un traghettamento alle elezioni con un governo a guida Prodi, An che esclude la proposta del Pd e dei referendari di arrivare alle elezioni soltanto dopo l'indizione della consultazione popolare: "Non neghiamo la necessità di continuare un impegno a difesa del bipolarismo, per le riforme istituzionali e per una legge elettorale che sia garanzia dell'alternanza - ha spiegato Gianfranco Fini -, ma questo accadrà nella prossima legislatura". E lo stesso Franco Marini ha messo le mani avanti ricordando che "il mio tentativo nasce per fare la riforma della legge elettorale, non per consentire di tenere il referendum". Quanto alla Lega resta arroccata sull'Aventino' e sulla linea del voto anticipato. Proprio il referendum, al contrario, è diventato il perno della strategia del Pd .Walter Veltroni, dall'assemblea di partito del Lazio, ha sposato la linea dei rappresentanti del comitato referendario. E ha spiegato che "se non si riuscisse a costituire un governo per fare le riforme in Parlamento, si potrebbe fare un esecutivo che accompagni e consenta al referendum di tenersi in primavera". Ipotesi quanto mai indigesta sia a Rifondazione che agli altri partitini della sinistra radicale.

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Veltroni: ''Governo di tre mesi'', Berlusconi: ''Al voto'' (sezione: Riforma elettorale)

( da "ADN Kronos" del 04-02-2008)

 

Ultimo giorno di consultazioni per Franco Marini. Il segretario del Pd: ''Potrebbe essere un'occasione persa''. Il leader azzurro: ''Dialogo dopo le elezioni''. Fini: ''Esecutivo per la legge elettorale impossibile''. Nel pomeriggio sarà la volta di Cossiga, Scalfaro e Ciampi. Quindi le conclusioni del presidente incaricato prima di riferire, forse domani, al capo dello Stato Giorgio Napolitano ascolta la notizia commenta 0 vota 4 tutte le notizie di POLITICA Roma, 4 feb. (Adnkronos/Ign) - Giornata decisiva per le consultazioni di Franco Marini. Sfilano davanti al presidente incaricato le delegazioni di An, FI e Pd. Dall'opposizione nessun passo indietro: si vada subito alle urne, è la richiesta dei leader Fini e Berlusconi. Fermo sulle sue posizioni anche il Pd, che vuole un governo per modificare la legge elettorale. Il leader del Pd Walter Veltroni si reca a palazzo Giustiniani dopo aver riunito insieme a Prodi lo stato maggiore del partito nel loft di piazza Santa Anastasia. ''Rimane valida l'ipotesi di un governo che in tre mesi possa affrontare tre questioni: la riforma elettorale; un intervento sui salari e sulla produttività, perché il governo Prodi è riuscito a trovare le risorse necessarie che oggi potrebbero essere redistribuite; interventi per la riforma della politica - spiega il sindaco di Roma -. Non si parla di tre anni o di 30 mesi, ma di un governo che in tre mesi riesca a dare agli italiani la sicurezza che se andranno a votare non ricomincerà tutto come prima". "Registro le posizioni delle forze politiche del centrodestra che si sono espresse diversamente - aggiunge -. Non posso non dire, alla luce delle dichiarazioni che abbiamo ascoltato che questa rischia di essere ancora un'occasione perduta per la politica del nostro Paese". "La cosa migliore per affrontare i gravi problemi del Paese è dare al più presto possibile un governo legittimato da un vasto voto popolare, nel pieno dei suoi poteri, che possa essere immediatamente operativo", afferma Silvio Berlusconi al termine del colloquio. L'ex premier spiega poi di aver manifestato "la disponibilità ad un dialogo con le persone di buon senso e di buona volontà dell'altra parte". Ora però "ci auguriamo che terminate queste consultazioni il capo dello Stato possa indire subito le elezioni". Berlusconi liquida come "una inutile, incomprensibile e dannosa perdita di tempo" l'ipotesi di dar vita ad un governo per consentire lo svolgimento del referendum. L'ex premier ribadisce anche che l'attuale legge elettorale garantisce dei buoni effetti rispetto all'esigenza di governabilità. E afferma che in base ai sondaggi l'attuale distanza a favore del centrodestra rispetto al centrosinistra varia tra i 10 e i 16 punti. E la leadership? Chiedono i cronisti con riferimento alla polemiche all'interno del centrodestra. "Questa legge elettorale lascia libertà di avere delle coalizioni veramente omogenee", taglia corto Berlusconi. Non risponde invece a chi gli chiede se sia sempre convinto che in un suo futuro governo sia necessario seguire il modello Sarkozy con l'ingresso di personalità del centrosinistra. Mentre precisa che la presidenza di una delle Camere all'opposizione ''rientra in un discorso più ampio. E' un'ipotesi plausibile''. Sulla stessa linea il leader di An. ''La nostra Costituzione non prevede la nascita di governi per far fare il referendum o di governi per modificare la legge elettorale'', precisa Gianfranco Fini al termine dell'incontro. Quindi, spiega, ''abbiamo invitato il presidente Marini a prendere atto della impossibilità di dar corso positivamente al mandato ricevuto e riferire di conseguenza al capo dello Stato'', anche perché ''ad avviso di Alleanza nazionale non esistono le condizioni per dar vita ad una maggioranza parlamentare finalizzata all'approvazione di una nuova legge elettorale''. ''La nostra Costituzione - aggiunge Fini - prevede la necessità di dar vita a governi basati sulla condivisione di un programma politico''. Nel pomeriggio Marini incontrerà tre presidenti emeriti della Repubblica: alle 16 Francesco Cossiga, alle 16.30 Oscar Luigi Scalfaro e alle 17 Carlo Azeglio Ciampi. A quel punto, come annunciato nei giorni scorsi, sarà in grado di trarre le sue conclusioni prima di riferire, forse domani, al capo dello Stato Giorgio Napolitano.

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CRISI DI GOVERNO: ULTIME ORE DI CONSULTAZIONI, FINI E BERLUSCONI: "AL VOTO", VELTRONI: "GOVERNO DI 3 MESI" (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sestopotere.com" del 04-02-2008)

 

(14:42) (4/2/2008 13:45) | CRISI DI GOVERNO: ULTIME ORE DI CONSULTAZIONI, FINI E BERLUSCONI: "AL VOTO", VELTRONI: "GOVERNO DI 3 MESI" (Sesto Potere) - Roma - 4 febbraio 2008 - Ultima giornata di consultazioni a Palazzo Giustiniani per il presidente del Senato Franco Marini che prima del week end aveva già annunciato che "è ancora aperto uno spiraglio per la formazione del nuovo governo, se fosse chiuso starei in vacanza, invece devo lavorare. Gli elementi per la valutazione conclusiva li darò lunedì (oggi, per chi legge). Fino ad ora (sabato, ndr) tutti gli interlocutori ascoltati hanno concordato all'unanimità sulla necessità di un cambiamento della legge elettorale". Ed oggi, in effetti, sarà la giornata finale delle consultazioni del presidente del Senato. Saranno ricevuti i gruppi più grandi: inizierà alle 11 Alleanza Nazionale seguita alle 12 da Forza Italia e a chiudere, alle 13, sarà il turno del Partito Democratico. Silvio Berlusconi nonostante il lutto (ieri s'è spenta a Milano Mamma Rosa) ha confermato che oggi parteciperà alle consultazioni con il presidente del Senato. Le consultazioni si chiuderanno a Palazzo Giustiniani con i presidenti emeriti della Repubblica: alle 16 Marini incontrerà Francesco Cossiga, alle 16.30 Oscar Luigi Scalfaro e chiuderà alle 17 Carlo Azeglio Ciampi. In mattinata in piazza Santa Anastasia a Roma s'è svolto un vertice del Partito Democratico con Walter Veltroni, Piero Fassino, e Romano Prodi per fare il punto della situazione sulla crisi di governo e stabilire la linea del partito prima delle consultazioni a Palazzo Giustiniani. Un altro vertice politicamente rilevante che s'è svolto in mattinata a Palazzo Chigi quello tra Bruno Tabacci, ex deputato dell'Udc che con Mario Baccini ha fondato il movimento la "Rosa Bianca", e il presidente del Consiglio, Romano Prodi. DICHIARAZIONI IN TEMPO REALE E Walter Veltroni, leader del Pd, al termine del colloquio con il presidente del Senato Marini, ha dichiarato: "L'Italia che lavora e che produce, più che precipitare a elezioni, preferisca avere una legge elettorale che dia agli italiani la possibilità di avere dei governi capaci di governare con serenità e stabilità. Al presidente Marini abbiamo detto che per noi rimane valida l'ipotesi di un governo che in tre mesi, non in trent'anni, faccia una nuova legge elettorale per dare agli italiani la possibilità di scegliere, un intervento su salari e produttività e un intervento per la riforma della politica. Il Paese perde un'occasione se le forze politiche non decisono di collaborare per realizzare una riforma del voto". E poi, lo sguardo rivolto allo scenario futuro il leader del Pd ha aggiunto: "Il Partito Democratico si presenterà da solo sulla base della propria identità e del proprio programma". Accordo con Fi? "Si può collaborare per scrivere le regole del gioco, ma noi e il centrodestra siamo alternativi e resteremo tali": ha tagliato corto Walter Veltroni. "La cosa migliore è che si vada subito al voto". Così Silvio Berlusconi al termine del colloquio con il presidente Marini: "L'attuale legge elettorale ha dato buoni risultati. La cosa migliore - ha proseguito il leader di Forza Italia - è dare al Paese un governo legittimato, nel pieno dei suoi poteri. Ci auguriamo che il Capo dello Stato possa indire subito le elezioni. "È nostro convincimento - ha aggiunto - che la cosa migliore per risolvere i problemi del Paese sia avere un governo legittimato dal voto popolare. Ci auguriamo, e crediamo che sarà così, che terminate le consultazioni, il capo dello Stato possa indire le elezioni: è un'esigenza del Paese avere un Governo che risolva i problemi". E a proposito dell'articolo del Giornale secondo il quale il leader di Forza Italia sarebbe pronto a lanciare un patto elettorale con Veltroni, Berlusconi chiarisce che si tratta di "un'utopia, di un'ipotesi irrealistica", visti i tentativi di "delegittimarci che arrivano sempre dall'altra parte". "Noi - aggiunge - abbiamo comunque ribadito la nostra disponibilità al dialogo con l'altra parte, volontà che anche dopo le elezioni potrà avere un seguito". "Non esistono le condizioni per una nuova legge elettorale, è impossibile fare un governo, c'è solo il voto. Abbiamo invitato Marini a prendere atto dell'impossibilita' di dar corso positivamente al mandato ricevuto e riferire al Capo dello Stato": questa la dichiarazione del leader di AnGianfranco Fini, al termine del colloquio con il presidente incaricato, Franco Marini. "La nostra Costituzione - ha aggiunto - non prevede la nascita di governi per far fare il referendum o di governi per modificare la legge elettorale. Abbiamo ribadito al presidente Marini le ragioni per le quali ad avviso di An non esistono le condizioni per dar vita ad una maggioranza parlamentare finalizzata all'approvazione di una nuova legge elettorale". Piero Fassino, al termine della riunione del Pd con Prodi ha dichiarato ai giornalisti: "Ci auguriamo che la Cdl in queste ore rifletta sull'esigenza di cambiare la legge elettorale prima del voto, si assuma una responsabilita' seria di fronte al Paese e non sia prigioniera solamente delle proprie convenienze elettorali'. E il senatore della Lega Roberto Calderoli ha dichiarato: 'Speriamo che le pause di riflessione siano concluse e che finalmente si vada a elezioni: a furia di riflettere nel frattempo il Paese va a fondo'. COMMENTI "Anche per un non esperto avrebbe più senso fare una nuova riforma elettorale e poi andare a votare", dice a Sky Tg24 il vicesegretario del Partito Democratico, Dario Franceschini. "Prima una breve stagione per scrivere le regole insieme e poi il voto. Credo comunque - conclude - che il tentativo del presidente del Senato Marini non sia ancora finito". "La gente parla sempre della necessita' di un ministro donna per le pari opportunita'. Ma quello di cui abbiamo bisogno sono molte donne ministro. La mia sensazione e' che la meta' dei ministri dovrebbero essere donne". Lo ha affermato il portavoce del presidente Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, in un'intervista rilasciata al Sunday Times.Alla domanda del giornalista inglese se Berlusconi e' della stessa idea, Bonaiuti ha risposto: "Dipende dal numero dei ministri. Ce ne potrebbero essere anche solo 12 in tutto. In quel caso, un terzo potrebbero essere donne". Berlusconi potrebbe diventare il primo presidente del Consiglio italiano a creare un governo con la meta' di ministri donne? "Io direi, non mettiamo limiti alla provvidenza". "Strano e allarmante e' la tentazione dichiarata da esponenti del Pd, come Violante e D'Alema, di preannunciare il ricorso alla Corte se si va alle urne con l'attuale legge che avrebbe in se' alcune incongruenze". Lo ha sottolineato in una nota Osvaldo Napoli, membro del direttivo di Forza Italia alla Camera. "La tentazione della spallata istituzionale, spinta fino all'estremo punto di mettere in discussione la legittimita' del momento piu' alto della democrazia, vale a dire il voto per il rinnovo del Parlamento, la dice lunga sull'attaccamento alla cadrega di certi personaggi e sulla loro sensibilita' delle istituzioni. Insomma, per dirla tuta: hanno vinto nel 2006 e tutto filava liscio, devono perdere nel 2008 e invocano il cambio delle regole di gioco perche' cosi' non va piu' bene". "In due mesi è cambiato tutto. Il nostro rapporto con Forza Italia a dicembre era ai minimi storici, oggi tutta la Cdl è unita. Questo perché oggi non c'è più un governo, perché siamo alla vigilia delle elezioni anticipate e perché l'Italia ha drammatici problemi che non vengono risolti". Lo ha detto il presidente di An, Gianfranco Fini, a Udine a margine della conferenza programmatica di An del Friuli Venezia Giulia. "Il compito di una classe politica - ha spiegato il leader di An - è quello di essere realista in primo luogo, di non rinnegare principi e valori, ma di fare delle scelte non in base a personalismi o dei tornaconti sia pur legittimi di parte, ma di fare scelte nell'interesse generale del Paese". Poi, parlando all'assemblea regionale, sulla possibilità di un governo che faccia la riforma elettorale Fini si è chiesto "un governo istituzionale neutro che deve fare una legge elettorale, quale sia non si sa, poi davanti ai problemi concreti cosa potrebbe fare?" "Questo governo rischierebbe di essere in realtà - è la risposta del leader di An - paralizzato nella risoluzione di qualsiasi questione. Prodi non è caduto per una legge elettorale sbagliata, ma per la natura della sua coalizione; nel '96 - ha ricordato Fini - c'era una legge maggioritaria eppure è successa la stessa cosa. La legge elettorale è solo uno strumento, è come un termometro". "Non saremo noi la stampella a un centrosinistra ridotto in brandelli, questo non capitera' mai": ha detto il segretario nazionale dell'Udc Lorenzo Cesa. E l'On. Alessandra Mussolini, segretario nazionale di Azione Sociale, commenta: " Marini è senz'altro un brav'uomo ma per l'Italia occorre un governo forte e autorevole sorretto da una solida maggioranza politica. Stiamo solo perdendo tempo. Le elezioni sono l'unica soluzione." E c'è anche da registrare una lettera aperta a Napolitano e Marini da parte di Marco Pannella: "Siamo così giunti - scrive nella lettera -. alla "crisi" dovuta alla meritoria parlamentarizzazione della torbida e confusa situazione nella quale il Senato della Repubblica, inchiodato ad una non definitiva sua costituzione e ad una non definitiva proclamazione del suo Plenum, ha provocato un episodio nelle forme e nella sostanza indecorose. In queste condizioni appare all'opinione pubblica ed a noi stessi una sorta di "fretta", animata da una campagna populista, letteralmente di stampo sfascista?fascista. Si è insomma scatenata una psicosi al grido, alle urla: "Al voto! Scioglimento del Parlamento?" Nella storia della Repubblica quasi mai si sono sciolte le Camere con operazioni lampo, alla Rommel. Ha rilievo costituzionale, o anticostituzionale privilegiare, come sembrerebbe farsi in questa occasione, richieste e frettolosità di parte contro il patente interesse primario, democratico e da Stato di Diritto, di sostegno prudente e sereno alla politica deliberata e in corso di attuazione da parte di Parlamento e Governo. Sciogliere oggi, dopo qualche giorno di presa d'atto della violenza e della fretta (forse disperata anche se iattante) liquidatorie, significa mettere al centro dell'avvenire del Paese l'"immenso", pressoché ridicolo problema che si riduce al quesito: porcello si, porcello no (ben più sì che no, tra l'altro).". "La democrazia economica ha uno dei suoi pilastri nel ruolo dei corpi intermedi che fanno da cuscinetto tra politica e società civile". Così il presidente di Confcooperative Luigi Marino, in un'intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore, spiega e legittima la convocazione delle organizzazioni imprenditoriali e sindacali a palazzo Giustiniani da parte del presidente incaricato Franco Marini. "Le organizzazioni non sono state convocate come soggetti politici, ma come motori economici del Paese" ha detto Marino che dalle colonne de Il Sole 24 Ore chiede "di fare presto, di dare al Paese condizioni di stabilità e garanzia sulla base di una legge elettorale alla tedesca, con sbarramento al 5% e indicazione delle preferenze". "Non è un ritorno al passato, alla Dc: sia per un'esigenza di autonomia, sia per l'esigenza di avere un centro liberale, prima ancora che cattolico, sebbene, Confcooperative, ponga come primo articolo Statuto il riferimento alla dottrina sociale della Chiesa".

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Crisi, fallisce il tentativo di Marini (sezione: Riforma elettorale)

( da "Affari Italiani (Online)" del 04-02-2008)

Argomenti: Aspetti Legali , Proposte di legge

Lunedí 04.02.2008 10:14 --> SONDAGGIO 1/ Riuscirà Marini a fare un nuovo governo e a evitare le elezioni anticipate? SONDAGGIO 2/ In caso di elezioni, che cosa dovrebbe fare il Pd? FORUM 1/ Condividi la scelta del capo dello Stato di conferire l'incarico a Franco Marini? FORUM 2/ Secondo te, Silvio Berlusconi è "inadeguato" per governare l'Italia? Mario Monti: Berlusconi liberista senza rigore. Sull'economia Veltroni sia più coraggioso Rovati candida Prodi al Quirinale: chi meglio di lui, dopo Napolitano? Crisi/ Fini: "Veltroni? Sembra... Crozza". Cesa: "L'Udc non sarà la stampella del centrosinistra. Tempo scaduto, si vada alle elezioni" Elezioni/ Beppe Grillo ad Affari: se si vota per le Politiche non ci sarò Il costituzionalista Vittorio Angiolini ad Affari: "Indire il referendum e poi votare già in primavera? L'ipotesi non è realistica" Fini: no voto. Casini: non vado in partito-azienda. Pillole per la memoria Di Emanuele Fiano PoliticaMente/ E il Cavaliere diventò invincibile... Di Marco Marturano Niente da fare. Tramonta l'ipotesi di un governo di transizione per riformare la legge elettorale. Si ragiona già sulla data delle elezioni anticipate: 6 o 13 aprile. E' ormai scontato che Marini rinuncerà al mandato, visto che il Centrodestra non ha modificato di un millimetro il no al governo per fare la riforma elettorale e quindi non ci sono le condizioni per continuare, come ha confermato anche Enzo Bianco: "Se non ci saranno le condizioni, l'intendimento del presidente del Senato è di rimettere il mandato nelle mani del capo dello Stato". Mentre il premier incaricato, Franco Marini, ha ultimato le consultazioni per trovare una maggioranza al suo possibile governo per le riforme, il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, e il ministro dell'Interno uscente, Giuliano Amato, sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. "Dialogo ma dopo le elezioni". Silvio Berlusconi non cambia idea: dopo la caduta del governo Prodi bisogna andare subito al voto. "Non è una tragedia, né un salto nel buio", dice il leader di Forza Italia al termine dell'incontro con il presidente del Senato, Franco Marini, nell'ultima e decisiva giornata di consultazioni. Posizione opposta quella del Partito Democratico: "L'Italia che produce - afferma il segretario Walter Veltroni - non vuole precipitare verso le elezioni, visto il rischio di ingovernabilità e instabilità, ma preferisce una nuova legge elettorale per avere governi capaci di governare". Il sindaco di Roma propone un governo a scadenza che, in tre mesi, "riscriva le regole del gioco. In caso contrario - afferma - sarebbe un'altra occasione mancata". BERLUSCONI: SUBITO ALLE ELEZIONI "Sì al dialogo sì, ma solo dopo le elezioni". Come anticipato da Affari, Silvio Berlusconi non cambia idea: dopo la caduta del governo Prodi bisogna andare subito al voto. Al termine dell'incontro con il presidente del Senato, Franco Marini - nell'ultima e decisiva giornata di consultazioni - il leader di Forza Italia spiega che "questa legge elettorale può dare ottimi risultati, consentendo di governare". Dunque, formare un governo che abbia l'unico scopo di modificare il sistema di voto o che permetta di celebrare il referendum "è un'inutile perdita di tempo". Anche perché, vista la "distanza" che c'è tra Centrodestra e Centrosinistra ("tra dieci e sedici punti percentuali", assicura il Cavaliere), l'attuale sistema permette "ampia libertà agli schieramenti". Berlusconi auspica quindi che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, "indica subito le elezioni. È nostro convincimento - dice - che la cosa migliore per risolvere i problemi del Paese sia avere un governo legittimato dal voto popolare. Ci auguriamo, e crediamo che sarà così, che terminate le consultazioni, il capo dello Stato possa indire le elezioni: è un'esigenza del Paese avere un governo che risolva i problemi". E a proposito dell'articolo di apertura de il Giornale secondo il quale sarebbe pronto a lanciare un patto elettorale con Veltroni, Berlusconi chiarisce che si tratta di "un'utopia, di un'ipotesi irrealistica", visti i tentativi di "delegittimarci che arrivano sempre dall'altra parte". --> pagina successiva >>.

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Consultazioni, la prima volta di sindacati e imprenditori (sezione: Riforma elettorale)

( da "Italia Sera" del 04-02-2008)

 

Politica Interna Montezemolo: "Va garantita la governabilità del Paese" Consultazioni, la prima volta di sindacati e imprenditori Com'era apparso fin da subito, la missione del presidente del Senato appare però difficilissima. Il presidente del Senato - che dopo la caduta del governo Prodi ha ricevuto dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, un "incarico finalizzato" per verificare "le possibilità di consenso per una riforma delle legge elettorale" - ha affermato che "c'è ancora uno spiraglio" e ha lanciato un appello esplicito a Silvio Berlusconi: "Forza Italia non può ignorare tanti sì". Ma è tutto il centrodestra, compatto, che vuole andare al voto tanto che Fini ribadisce: "Elezioni in aprile con Berlusconi e Veltroni candidati premier". Confindustria. Il giudizio di Luca Cordero di Montezemolo, in merito alla crisi politica italiana è severo: "La classe politica italiana ha dato un pessimo esempio". Il presidente di Confindustria, dopo l'incontro con il presidente del Senato, Franco Marini, nella terza giornata di consultazioni a palazzo Giustiniani ribadisce la necessità di una nuova legge elettorale. "Siamo preoccupati - spiega Montezemolo - perché da troppi anni nel nostro Paese c'è incapacità di governare e decidere e c'è una frammentazione incredibile. Credo sia impossibile trovare un Paese al mondo - aggiunge - che ha quaranta forze politiche rappresentate. Da mesi chiediamo una nuova legge elettorale, ma in questi mesi la classe politica non è riuscita ad accordarsi su tre cose: dare ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, ridurre il numero dei partiti, garantire la governabilità". Montezemolo esprime poi il suo apprezzamento per Marini, prendendo atto dei "tempi strettissimi" che si è dato, e chiarisce però che in caso di mancato accordo sulla legge elettorale è inutile indugiare: "Se non ci sono le condizioni per lunedì o martedì, e noi crediamo che non ci siano, non perdiamo tempo. Auspichiamo fin da ora - spiega - che chi vincerà elezioni guardi alla prossima legislatura come costituente". Stessa linea per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli: "Se ci sono le condizioni per una nuova legge elettorale, bene, altrimenti si vada ad elezioni salvaguardando il filo del confronto che si è costruito anche per la prossima legislatura". Sindacati. Cgil, Cisl e Uil concordano sulla necessità di trovare l'accordo su una nuova legge elettorale, ma chiedono con maggior vigore di non interrompere subito la legislatura. "Occorre andare alle elezioni con una riforma elettorale più rispettosa" esordise il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani, che poi aggiunge: "Il Paese ha problemi che non possono aspettare", come "il problema dei redditi dei lavoratori e dei pensionati, i decreti attuativi delle leggi approvate e sei decreti delegati che se il Parlamento si dovesse sciogliere scadrebbero". "Sosteniamo l'iniziativa di Marini - afferma il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni - perché riteniamo che il nuovo governo debba occuparsi della riforma elettorale ma anche di temi economici". "È apprezzabile che Marini abbia voluto ascoltare le voci del mondo del lavoro - dice il leader della Uil, Luigi Angeletti - perché secondo noi la prima, vera esigenza è quella di ridurre le tasse dei salari. C'è dunque bisogno di un governo che faccia questo primo atto. Pensiamo poi che sia necessaria una riforma elettorale, perché questa seconda Repubblica ha creato finora un bipolarismo malato che chiede agli italiani di votare contro, per battere l'avversario". Referendari. Pur riconoscendo che è "fisiologico" che in una democrazia bipolare "la rottura del patto politico siglato con i cittadini imponga che si torni alle urne", i referendari propongono invece a Franco Marini di "rendere possibile l'esercizio del diritto al referendum nel più breve tempo possibile onde procedere allo scioglimento delle Camere subito dopo". Giovanni Guzzetta, presidente del Comitato referendario, spiega a Marini che "è tecnicamente possibile votare anche entro maggio". Del resto, sarebbe "contrario al buonsenso e alla logica politico-istituzionale rinviare un referendum che ha per oggetto proprio la legge elettorale". E comunque, puntualizza Guzzetta, "nessun intento dilatorio o condiscendenza a soluzioni pasticciate".. Edizione n. 827 del 04/02/2008.

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