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Marini,
strada sempre più in salita ( da "Corriere.it"
del 02-02-2008)
Abstract: Che l'incarico di
Marini sia a termine e che il minuto dopo l'approvazione della legge elettorale
rassegni le dimissioni. L'approvazione della legge elettorale deve avere un
termine entro il quale deve essere approvata ed è quello della data massima
entro cui si può fare il referendum", ha spiegato l'ex pm di Mani Pulite.
Pd:
referendum prima del voto ( da "Piccolo di Trieste, Il"
del 02-02-2008)
Abstract: referendum resta
in campo e si dovrà fare il prossimo anno". Qualche speranza era arrivata
ieri dalla proposta di Massimo D'Alema: referendum prima delle elezioni se il
Parlamento non fosse in grado di correggere la legge elettorale. Speranze
corroborate dal colloquio avuto nella tarda mattinata di ieri con il leader del
Pd Walter Veltroni e il suo numero due Dario Franceschini.
Preoccupati,
arrabbiati e confusi ( da "Stampa, La"
del 02-02-2008)
Abstract: di governo, legge
elettorale e referendum si è parlato a lungo nell'incontro pubblico organizzato
dal Pd in municipio ad Asti. "La crisi di governo apre uno scenario
preoccupante soprattutto se si pensa che la prospettiva delle elezioni
anticipate non risolverà l'annoso problema della frammentazione di una politica
che pensa più agli interessi propri che a quelli della collettività"
Il
Colle: Paese confuso Marini, appello a Silvio Resta un piccolo spiraglio .
Lunedì la decisione ( da "Giorno, Il (Nazionale)"
del 02-02-2008) + 2 altre fonti
Abstract: legge elettorale
senza Forza Italia, figuriamoci un governo!" In subordine il leader del Pd
lancia anche l'idea di un governo per il referendum, sostenuta anche da Massimo
D'Alema. Lo fa dopo aver incontrato il comitato dei referendari. Ma gliela boccia
subito Gianfranco Fini, che a sua volta ha voluto vedere i responsabili del
comitato di cui ha fatto parte per spiegare loro che
Marini,
appello a forza italia "governo, c'è un piccolo margine" - gianluca
luzi ( da "Repubblica, La"
del 02-02-2008)
Abstract: che ieri è stato
designato ufficialmente candidato premier del Pd - parte una proposta per
evitare di andare a votare con questa legge elettorale che, occorre ricordare,
la Corte costituzionale ha definito "carente" e che quindi potrebbe
essere soggetta a ricorsi dopo il voto. Propone il segretario del Pd: "Il
centrodestra dice andiamo a votare e poi facciamo la grande coalizione.
La
maledizione della riforma - sebastiano messina
( da "Repubblica,
La" del 02-02-2008)
Abstract: DIARIO DELLA CRISI
La maledizione della riforma SEBASTIANO MESSINA Entro lunedì sapremo se Franco
Marini ce la farà, a compiere il miracolo di mettere tutti (o quasi) d'accordo
su una riforma elettorale. Ma se l'esperto presidente del Senato dovesse
centrare l'obiettivo, è bene sappia che questa impresa non ha mai portato
fortuna (elettorale) a chi è riuscito a realizzarla.
Profumo:
subito la riforma elettorale - fabio poloni
( da "Nuova
Venezia, La" del 02-02-2008) + 1 altra fonte
Abstract: non ha dubbi:
"Ho firmato il referendum, auspico una nuova legge elettorale - dice
Profumo - il nostro Paese è stato abituato a tassi di crescita forti anche in
presenza di turbolenza politica, ma la stabilità sarebbe molto meglio. La
necessità di una riforma elettorale che dia questa stabilità è
fondamentale".
Marini,
appelloa Berlusconi ( da "Secolo XIX, Il"
del 02-02-2008)
Abstract: promotori del
referendum contro il Porcellum. L'ipotesi di un governo per il referendum non
rientra nei piani di Marini, che è piuttosto impegnato a sbloccare il muro
contro muro su una riforma elettorale in Parlamento. C'è l'impressione che la
mossa di D'Alema non aiuti in realtà a trovare un punto di compromesso tra gli
schieramenti e crei ulteriori divisioni nel centrosinistra.
Profumo:
subito la riforma elettorale ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 02-02-2008)
Abstract: la voce di
Alessandro Profumo va controcorrente. L'amministratore delegato di Unicredit,
ieri a Treviso per un convegno sulle prospettive dell'economia mondiale, non ha
dubbi: "Ho firmato il referendum, auspico una nuova legge elettorale -
dice Profumo - il nostro Paese è stato abituato a tassi di crescita forti anche
in presenza di turbolenza politica,
Il
referendario Fini affossa il referendum D'Alema: si faccia prima delle elezioni
se il Parlamento non fosse in grado di votare un'altra legge elettorale
( da "Unita,
L'" del 02-02-2008)
Abstract: il referendum
resta in campo e si dovrà fare il prossimo anno". Qualche speranza era
arrivata dalla proposta di Massimo D'Alema al "Corsera": referendum
prima delle elezioni se il Parlamento non fosse in grado di correggere la legge
elettorale. Speranze corroborate dal colloquio avuto in tarda mattinata con il
leader del Pd Walter Veltroni e il suo numero due Dario Franceschini.
Il
voto a giugno, impegno d'onore Marini chiama Berlusconi. Forza Italia non
trascuri tanti sì alla riforma Oggi sindacati e imprenditori. Napolitano amaro:
Italia agitata e confu ( da "Unita, L'"
del 02-02-2008)
Abstract: compatta la
proposta di votare dopo la riforma elettorale, mentre il Pd rilanciava il
referendum - prima del voto - per rimarcare "le piroette" di
Gianfranco Fini e per avvertire che l'appuntamento referendario si
riproporrebbe - in ogni caso - tra una anno e che senza una legge che cancelli
"il porcellum" qualunque governo sconterebbe la stessa instabilità di
quello guidato da Prodi.
Veltroni:
<Adesso serve la Grande coalizione>
( da "Gazzetta
di Parma (abbonati)" del 02-02-2008)
Abstract: Sono opinioni che
sostengo e non da solo in modo aperto e coerente fin dall'inizio di questa
crisi", afferma il vice premier. Anche il segretario di Rifondazione
Giordano affida a Forza Italia la possibilità di "mettere in moto un
governo che metta la parola fine ad ipotesi di trasformismo ". Favorevole
a una riforma elettorale è contrario a dar vita a un governo per il referendum.
Riforma
o non riforma salviamo il dialogo
( da "Tempo,
Il" del 02-02-2008)
Abstract: elettorale, ma
questo è un altro discorso. Il secondo "desiderio che si tinge di
realtà" è coltivato da chi punta a strattonare giorni e settimane per
arrivare al referendum. Come si sa, il referendum elettorale ammesso dalla
Corte dovrebbe svolgersi tra aprile e giugno a meno che non intervenga un
ricorso anticipato alle urne o una riforma elettorale nel senso indicato dai
quesiti
ROMA
- Walter Veltroni usa per la prima volta la formula Grande coalizione: Il
centrod ( da "Messaggero, Il (Pesaro)"
del 02-02-2008)
Abstract: Ancora un guanto
di sfida: "Se non si farà oggi la riforma, fra un anno il referendum
dividerà il centrodestra". Il referendum è di fatto già escluso
dall'agenda di Marini, che pone l'intesa sulla riforma elettorale come
condizione per formare il suo governo.
Il
paese ha troppi problemi ed è tardi per il referendum
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 02-02-2008)
Abstract: la possibilità di
indire il referendum elettorale prima delle elezioni per il rinnovo del
Parlamento. Come giudica questa proposta lei che è uno dei sostenitori del
referendum? "Come è noto, sono stato tra i primi firmatari del referendum
e Alleanza nazionale ha raccolto le firme perché riteniamo che alcune modifiche
all'attuale legge elettorale siano necessarie,
Crisi,
Marini: governo solo con accordo su riforma, spiragli
( da "Reuters
Italia" del 02-02-2008)
Abstract: seguiti da Cgil,
Cisl e Uil, Comitato del referendum, Ugl e Comitato per la legge elettorale.
NODO FORZA ITALIA Secondo il presidente del Senato, una apertura da parte di
Forza Italia "può aiutare a consentire una campagna elettorale più costruttiva".
Anche l'Udc non ha chiuso tutte le porte a Marini.
PUNTO5-Crisi,governo
solo con accordo su riforma,spiragli-Marini
( da "Websim"
del 02-02-2008)
Abstract: ha detto che
Walter Veltroni ha dato la disponibilità del Pd a sostenere un governo che
faccia la legge elettorale in Parlamento o accompagni e consenta il referendum
prima del voto. Contro questa ipotesi si sono espressi quasi tutti i leader dei
partiti più piccoli: verdi, repubblicani, Prc, Ps, Pdci. Antonio Di Pietro ha
appoggiato invece l'idea del Pd.
PARTITA
A SCACCHI. Il presidente del Senato si appella a Fi: l'Italia vuole la nuova
legge elettorale. Incontro con le parti sociali. La guida del Pd: <Accordo
necessario> ( da "Arena.it, L'"
del 02-02-2008)
Abstract: unico punto di
riferimento può essere invece la bozza Chiti. No al referendum, è la linea di
Pecoraro Scanio, che punta sulla riforma elettorale. Di Pietro (IdV) è
favorevole ad un governo a termine, per fare la riforma elettorale. Il
segretario del Pd, Veltroni, intanto cerca di allargare lo spiraglio indicato
da Marini.
Montezemolo:
''Prossima legislatura sia costituente''
( da "ADN
Kronos" del 02-02-2008)
Abstract: quanto più si ha
bisogno di voti per una buona politica", conclude. Poi sarà la volta del
comitato per il referendum dell'Ugl. Chiuderà, alle
CRISI
DI GOVERNO: NUOVA GIORNATA DI CONSULTAZIONI
( da "Sestopotere.com"
del 02-02-2008)
Abstract: giusto che il capo
dello Stato abbia deciso di compiere un tentativo per evitare le elezioni
anticipate e la scelta del presidente del Senato pare la più appropriata. Se il
governo è solo finalizzato alla riforma elettorale cade prima di nascere. Non
c'è un proposta che unisce i poli e, dentro i poli, i singoli partiti.
Marini
a Berlusconi <Fare le riforme>
( da "Giornale
di Vicenza.it, Il" del 02-02-2008)
Abstract: unico punto di
riferimento può essere invece la bozza Chiti. No al referendum, è la linea di
Pecoraro Scanio, che punta sulla riforma elettorale. Di Pietro (IdV) è
favorevole ad un governo a termine, per fare la riforma elettorale. Il
segretario del Pd, Veltroni, intanto cerca di allargare lo spiraglio indicato
da Marini.
CRISI
DI GOVERNO: TERZA GIORNATA DI CONSULTAZIONI
( da "Sestopotere.com"
del 02-02-2008)
Abstract: il Comitato per il
referendum, ed anche il Comitato per la legge elettorale. Il presidente di
Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, a nome delle associazioni
imprenditoriali firmatarie del Manifesto per la governabilità (Casartigiani,
Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative,
Confesercenti,
Crisi/
Scontro Fini-Veltroni Il leader di An attacca: "La grande coalizione?
Mossa bizzarra". La replica: "Avete ansia del voto"
( da "Affari
Italiani (Online)" del 02-02-2008)
Abstract: Non si possono
imputare le colpe di un mancato accordo sulla riforma elettorale al
centrodestra quando invece tutto deriva dall'incapacità del governo della
sinistra, che non è riuscito a combinare nulla in 20 mesi: eppure Veltroni dice
che Prodi ha fatto 'un lavoro straordinario.
Crisi/
Terza giornata di consultazioni. Montezemolo pessimista: politica in crisi. Si
voti e poi le riforme pag.1 ( da "Affari Italiani (Online)"
del 02-02-2008)
Abstract: è intesa si voti e
poi le riforme Sabato 02.02.2008 10:16 --> ANGELETTI (UIL), SERVE RIFORMA
ELETTORALE; BIPOLARISMO MALATO. "Serve una riforma elettorale perchè
questa legge elettorale ha dimostrato di creare un bipolarismo malato, perché
si vota contro e non per fare, questa è la vera malattia dell'Italia mentre
serve chiedere consensi per fare una buona politica"
Marini
a Berlusconi: governo elettorale Ma Forza Italia risponde di no
( da "Liberazione"
del 02-02-2008)
Abstract: sarebbero
definizioni piuttosto forzate di quel che richiede il compito esplorato da
Franco Marini, ossia l'eventuale formazione di un governo "di
sostegno" ad "una proposta di riforma della legge elettorale"
sulla quale preventivamente verificare "il consenso" - come
letteralmente recita la nota di conferimento dell'incarico al presidente del
Senato da parte del capo dello Stato.
Anubi
D'Avossa Lussurgiu ( da "Liberazione"
del 02-02-2008)
Abstract: sarebbero
definizioni piuttosto forzate di quel che richiede il compito esplorato da
Franco Marini, ossia l'eventuale formazione di un governo "di
sostegno" ad "una proposta di riforma della legge elettorale"
sulla quale preventivamente verificare "il consenso" - come
letteralmente recita la nota di conferimento dell'incarico al presidente del
Senato da parte del capo dello Stato.
Frida
Nacinovich ( da "Liberazione"
del 02-02-2008)
Abstract: impedendo
qualsiasi provvedimento capace di riscuotere consenso sociale. Il problema è la
scissione fra proposta e contenuto. Infatti ora chiedono la riforma elettorale,
nella speranza di agevolare la formazione di una grande coalizione. Proprio per
questo un'intesa tra Veltroni e Berlusconi può essere pericolosa.
Montezemolo:
"Senza accordo subito al voto". Sindacati: "Nuova legge
elettorale" ( da "Rai News 24"
del 02-02-2008)
Abstract: che a Marini hanno
ribadito con forza il "no" alle elezioni anticipate e la necessità di
una nuova legge elettorale "rispettosa dei cittadini". Il fronte
sindacale si schiera compatto per una riforma della legge elettorale "più
rispettosa di quello che i cittadini ritengono", come sostenuto dal
segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani.
( da "Corriere.it" del 02-02-2008)
Casini: "no a governi con il centrosinistra, ma clima
è svelenito" Marini, strada sempre più in salita Bertinotti: "Basta
maggioranze coatte". E il Pd gioca la carta referendum:
da fare prima del voto ROMA - Il presidente del Consiglio incaricato Franco
Marini riparte con il suo giro di consultazioni con le delegazioni dei partiti.
Ma dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti, arriva una precisazione:
"Il problema non è se andare a votare, ma con quale legge
elettorale". E il leader dell'Udc, Pier
Ferdinando Casini, spiega che il suo partito "conferma il suo consenso
sulla legge elettorale alla
tedesca, ma non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le
forze del centrosinistra" definendo i trasformismi un "cancro".
Intanto il Partito democratico gioca la carta referendum:
prima cambiare la legge elettorale
attraverso la riforma in Parlamento o attraverso il referendum,
poi andare a votare. Il presidente della Camera Fausto Bertinotti (Omega)
"SINISTRA TUTTA UNITA" - Secondo il presidente della Camera
servirebbe una "riforma elettorale che elimini le
maggioranze in cui prevale la logica del vincere su quella di avere un
programma forte e condiviso". Non sembra avere dubbi, Bertinotti, anche
sul fatto che per la sinistra quella di correre da sola alle prossime elezioni
è una "scelta obbligata". COMUNISTI ITALIANI - I comunisti italiani,
per bocca di Oliviero Diliberto, sono contrari a un nuovo governo se la
maggioranza fosse diversa dal centrosinistra. Diliberto ha precisato che il suo
partito sarebbe favorevole solo se si discutesse di un sistema proporzionale
senza rafforzamento dei premi di maggioranza o sbarramenti che escludano dal
Parlamento le forze minori. "UNA CAMERA ALLA SINISTRA" Il segretario
dell'Udc, Lorenzo Cesa, fa sapere che la prossima dovrà essere "una
legislatura moderata perché il Paese è in una situazione difficile e non si può
andare avanti con lo scontro fra due fazioni. Se alle prossime elezioni vincerà
il centrodestra, abbiamo già detto a Berlusconi che una presidenza delle due
Camere e la guida di alcune commissioni dovranno andare al
centrosinistra". CHITI: FILO MARINI-LETTA - Della situazione politica ha
parlato anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti:
"Se Marini dovesse fallire - ha detto - si aprirebbe la fase elettorale. Non credo alla possibilità di altri
incarichi". E a chi gli faceva notare che si sta anche parlando un filo
diretto fra Marini e Gianni Letta ha replicato: "Se questo filo funziona
sarebbe molto, molto importante". Proprio Gianni Letta è stato ricevuto
per mezz'ora, in mattinata, a Palazzo Chigi. GOVERNO PER REFERENDUM - In tarda
mattinata il presidente del Comitato referendario, Giovanni Guzzetta, ha detto
che Walter Veltroni ha dato la disponibilità del Pd a sostenere un governo che
faccia la legge elettorale in
Parlamento o accompagni e consenta il referendum prima
del voto. Contro questa ipotesi si sono espressi quasi tutti i leader dei
partiti più piccoli: verdi, repubblicani, Prc, Ps, Pdci. Antonio Di Pietro ha
appoggiato invece l'idea del Pd. "Che l'incarico di
Marini sia a termine e che il minuto dopo l'approvazione della legge elettorale rassegni le dimissioni. L'approvazione della legge elettorale deve avere un termine entro il quale deve essere approvata ed è
quello della data massima entro cui si può fare il referendum",
ha spiegato l'ex pm di Mani Pulite. stampa |.
( da "Piccolo di Trieste, Il" del 02-02-2008)
Il comitato guidato da Guzzetta spera nella proposta di
D'Alema appoggiata dal partito Pd: referendum prima
del voto Fini: discorso rinviato alla prossima legislatura, adesso elezioni
ROMA "Si combatte in trincea...". Il presidente del comitato
referendario Giovanni Guzzetta, fotografa con questa battuta il lavoro che lui,
Mario Segni e gli altri sostenitori della consultazione popolare sulla legge elettorale hanno messo in
campo in questi giorni. Certo, le chance che il referendum
si tenga sembrano davvero poche ma Guzzetta e i suoi non smettono di sperare in
"un sussulto di saggezza da parte delle forze politiche". E in ogni
caso avvertono che "comunque vada il referendum resta
in campo e si dovrà fare il prossimo anno". Qualche speranza era arrivata
ieri dalla proposta di Massimo D'Alema: referendum prima
delle elezioni se il Parlamento non fosse in grado di correggere la legge elettorale. Speranze corroborate dal colloquio avuto nella tarda mattinata
di ieri con il leader del Pd Walter Veltroni e il suo numero due Dario
Franceschini. "Chiunque - osserva Franceschini al termine
dell'incontro - può capire che avrebbe senso prima cambiare la legge elettorale e poi votare
anzichè viceversa, e che avrebbe più senso sentire gli italiani e andare ad
elezioni con una legge di loro scelta e non
viceversa". In effetti il Pd sta giocando da qualche giorno la carta referendaria
in chiave di rinvio del voto e chiamando in particolare Alleanza nazionale, ma
è una strategia che ha per ora dato pochi frutti. Proprio Gianfranco Fini ieri
in un colloquio con il comitato ha spiegato le ragioni del suo no deciso alla
consultazione dopo che era stato un referendario della prima ora. "Noi non
neghiamo - ha detto Fini ai referendari - la necessità di continuare l'impegno
a difesa del bipolarismo per le riforme istituzionali e per una legge elettorale che sia una
garanzia dell'alternanza. Ma questo accadrà nella prossima legislatura. Adesso
per gli italiani serve solo tornare al voto". Oggi Guzzetta e i suoi
saranno ricevuti da Franco Marini per le consultazioni. Mentre per la prossima
settimana è previsto un incontro con il leader azzurro Silvio Berlusconi.
"Credo che gli italiani siano stanchi di politici che cambiano opinione
ogni settimana, anteponendo in modo sistematico i propri piccoli interessi di
parte al bene del Paese". Così si è espressa Federica Mogherini, dell'esecutivo
nazionale del Partito democratico e responsabile Istituzioni. "L'Italia -
ha aggiunto - ha bisogno di una politica capace di agire in modo coerente e di
guardare al futuro con senso di responsabilità. L'atteggiamento della destra
oggi è totalmente irresponsabile e le parole di An sul referendum
sono incredibili. Fino ad una settimana fa si vantavano di esserne i principali
promotori, nascondendo dietro l'esigenza di tenere il referendum
il loro rifiuto di dialogo sulla riforma elettorale.
Ci hanno messo poco a cambiare opinione: oggi sacrificano i quesiti referendari
alla vana speranza di poter avere una facile vittoria elettorale
nell'immediato". "In questo modo - ha concluso la responsabile
Istituzioni- Fini tradisce le centinaia di migliaia di elettori le cui firme An
aveva contribuito a raccogliere e priva tutti gli italiani della possibilità di
cambiare una legge elettorale
che genera instabilità, mantiene la frammentazione, e l'odioso meccanismo di
lunghe liste bloccate di candidati".
( da "Stampa, La" del 02-02-2008)
POLITICA.ANCHE NELL'ASTIGIANO SI SEGUE CON PREOCCUPAZIONE
LA SITUAZIONE NAZIONALE Domande a Domande a Preoccupati, arrabbiati e confusi
"Una legge elettorale
seria, oppure meglio il referendum" Massimo
Fiorio (Pd) Il rammarico e la delusione "C'erano tante cose da fare"
Maria Teresa Armosino (F.I.) [FIRMA]ENRICA CERRATO ASTI Si guarda a Roma. Le
vicende nazionali, di rimbalzo fanno discutere ad Asti e nei palazzi della
politica e l'atmosfera si fa calda: ieri sera di governo, legge elettorale e referendum si è parlato a lungo nell'incontro pubblico organizzato dal Pd
in municipio ad Asti. "La crisi di governo apre uno scenario preoccupante
soprattutto se si pensa che la prospettiva delle elezioni anticipate non
risolverà l'annoso problema della frammentazione di una politica che pensa più
agli interessi propri che a quelli della collettività", annotano
alla sede astigiana del Pd, richiamandosi al senso di responsabilità di tutte
le forze politiche. E ancora: "Le elezioni anticipate sono una prospettiva
che non corrisponde ai bisogni del paese: sarebbe del tutto irresponsabile non
cogliere quello che è il vero sentimento della maggioranza degli italiani:
sfiducia, sconforto, rabbia che potrebbero seriamente far vincere il partito
del non voto e della protesta". E proprio con lo slogan "non se ne
può più", stanno per entrare sulla scena politica astigiana i seguaci di
Beppe Grillo. L'associazione culturale Reset il 19 febbraio presenterà
ufficialmente la lista civica astigiana durante l'atteso incontro con il giornalista
Marco Travaglio (alle 21 al Teatro Alfieri) che presenterà il suo ultimo libro.
Inevitabilmente la crisi di Governo modifica i programmi di politica locale: in
casa Udc ad esempio erano in via di preparazione per inizio marzo ad Asti
incontri di approfondimento su temi delicati come la legge
sull'aborto. "Rinviamo tutto - anticipa il segretario Flavio Accornero -
non si possono trattare argomenti che necessitano riflessioni serene in una
campagna elettorale". Ricorda ancora Accornero:
"Pochi giorni fa a Milano ho partecipato ad un incontro di segretari e
coordinatori del Nord. Pensavamo di parlare dell'organizzazione del partito
nelle nostre zone, di un rilancio in chiave "nordista", ma in realtà
abbiamo passato la giornata a parlare del Governo". Se la politica
nazionale tiene banco, da annotare però una polemica tutta locale in casa del
Pd: nei giorni scorsi Mauro Cuniberti con una parte dei suoi, della lista
civica "Asti città amica" hanno annunciato il passaggio nel Pd e alla
conferenza stampa era presente il parlamentare Massimo Fiorio. Iniziativa, per
le modalità e i contenuti, stigmatizzata da Maurizio Pugliese, architetto, tra
i fondatori del nuovo partito. La replica di Fiorio non si fa attendere:
"Il Pd non è il Rotary o un altro club in cui i membri devono essere
d'accordo tutti per accoglierne altri. Chiunque condivida le nostre idee sia
benvenuto". 3Massimo Fiorio, 39 anni, sindaco di Calamandrana e
ricercatore universitario di filosofia, è approdato al Parlamento nella
primavera del 2006, nelle file dei diessini. In questo anno e mezzo ha lavorato
in Commissione agricoltura. Adesso è pronto a tornare a casa, ma con una
valigia "piena di rammarico", come racconta. In questi giorni in
alcune occasioni pubbliche ha parlato di "rammarico" per la crisi di
Governo "Certo, sono preoccupato e dispiaciuto. Questo Governo, pur con i
suoi limiti, ha risanato una situazione drammatica e proprio adesso che nel
giro di un anno o due si sarebbero visti i risultati, si blocca tutto. Era già
iniziata la stagione dei rinnovi contrattuali, abbiamo fatto pagare le tasse a
chi non le pagava e tanti altri interventi i cui benefici si cominciavano a
vedere. Inoltre come tanti miei colleghi, sono rammaricato nel vedere
vanificata parte del lavoro svolto. Far politica in Parlamento non è come
lavorare in un piccolo Comune. Ci ho messo alcuni mesi ad entrare nei
meccanismi, poi ho avviato proposte di legge, ho
seguito richieste che arrivavano dal Piemonte e tutto cominciava a funzionare a
dovere". Su quali temi si è particolarmente impegnato? "In
agricoltura, sulla legge di riforma della 164 sulle
doc e adesso stavo lavorando sulla normativa dell'agricoltura biologica. Ecco,
questo è uno di quei casi per cui non posso che dirmi rammaricato. Era tutto
pronto e avrebbe dovuto andare in aula a marzo. Adesso è tutto da rifare".
Come vede il suo futuro personale? "Continuiamo tutti a lavorare al
progetto del pd: il Governo è caduto per un ricatto e si è visto chi ha
tradito. Con l'uno per cento dell'elettorato hanno messo in ginocchio il Paese.
Questa è la prova che ci vogliono partiti forti". 3Maria Teresa Armosino,
(Forza Italia), da 12 anni è deputato a Roma; prima dalla parte dei vincitori
(è stata sottosegretario all'Economia con Berlusconi), e dal 2006 all'opposizione,
ma pur sempre in un ruolo complesso, nella Commissione bilancio. Come vive
questo momento? "Con grande preoccupazione. Il Paese non ha certezze e il
mio giudizio sul Governo Prodi è assolutamente negativo. Faccio solo alcuni
esempi su argomenti che ricadono nel mio lavoro quotidiano. La loro
"controriforma" delle pensioni costa agli italiani dieci milioni di
euro, che avrebbero potuto essere impiegati meglio, sulle detrazioni fiscali
per i lavoratori dipendenti. Ma di esempi così ce ne sarebbero tanti". Condivide
la necessità di ricorrere subito alle urne? "Occorre un Governo che si a
in grado di governare: non unioni raffazzonate che stanno su per tre o quattro
voti. Se ottocentomila italiani ha chiesto una riforma elettorale,
facciamola, ma solo se tiene conto di quelle richieste, vale a dire, via i
partiti sotto il cinque per cento, ci si candida solo in una sede e premio di
maggioranza per chi vince. Sarei d'accordo a un Governo che faccia questa
riforma ma subito. Non sono disposta ad assistere a un dibattito snervante su
leggi elettorali alla tedesca o alla francese". Come giudica la sua
esperienza all'opposizione in questi anni e cosa farà adesso? "Per il
Piemonte il Governo Prodi ha fatto poco, ha sottovalutato la nostra regione,
soprattutto dal punto di vista delle infrastrutture. Quanto al mio futuro, dopo
lo scioglimento delle Camere, sinceramente non so quale sarà. Non ho
"bramosie" di potere, ma sono disponibile a continuare solo se
condivido a fondo ciò che mi chiedono di fare. Ma ripeto, per ora il sentimento
che mi domina è la preoccupazione".
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 02-02-2008)
Pubblicato anche in: (Nazione, La
(Nazionale)) (Resto del Carlino, Il (Nazionale))
Il Colle: Paese confuso Marini, appello a Silvio
"Resta un piccolo spiraglio". Lunedì la decisione di ITTI DRIOLI ?
ROMA ? "SONO CONVINTO che un grande partito come Forza Italia, radicato
nel territorio, non possa trascurare questa totalità di orientamenti a favore
di una riforma elettorale". Franco Marini si
rivolge pubblicamente a Silvio Berlusconi prima ancora d'incontrarlo. Il leader
di Forza Italia (come quello di An e del Pd) varcherà la soglia di Palazzo
Madama lunedì. Ma il presidente incaricato rompe gli indugi e trasforma il
pressing privato che, attraverso Gianni Letta, si sta facendo sul leader dell'opposizione
in un appello a tutta voce. Per mettere le mani avanti nel caso molto
verosimile di un rifiuto. E' ANCHE QUESTO un modo di assolvere al mandato del
Quirinale, sintetizzabile così: "Prima di arrivare alle elezioni deve
essere chiara l'assunzione di responsabilità di chi dice no al cambiamento
della legge elettorale".
Cambiamento che è la priorità dettata da Napolitano, il quale ieri è stato
presente a una cerimonia della comunità di Sant'Egidio, e ha parlato a lungo
con il cardinal Bertone. Il Vaticano e la Cei condividono la sua posizione in
merito alla riforma della legge elettorale
prima del voto, e il presidente ha fatto un veloce riferimento alla crisi in
atto, commentando: "In un'Italia così agitata e confusa, questa Comunità è
un'oasi di serenità". C'erano tutti, da Gianni Letta a Veltroni, a questa
cerimonia, mentre Marini era impegnato nelle consultazioni. Prima di riprendere
il giro aveva voluto chiarire, onde "evitare equivoci":
"L'intesa che stiamo cercando è la precondizione per la nascita di un
governo. Non lavoriamo per far nascere un esecutivo che poi va in Parlamento a
cercare un accordo sulla legge. Prima si fa la
verifica, poi nasce il governo funzionale a questa riforma". "Senza
scorciatoie o sotterfugi", sottolinea. E senza troppe illusioni, "ma
un piccolo margine ancora c'è e voglio vederlo fino in fondo". Lunedì sarà
la giornata decisiva, e poi "tirerà le somme". Intanto oggi
incontrerà quei rappresentanti del mondo del lavoro e delle imprese, che chiedono
in coro di riformare la legge prima di sciogliere le
Camere. Non è anomalo, spiega, replicando all'opposizione che ha criticato
questa scelta: "Lo hanno chiesto gli stessi interessati. E' la prima volta
che succede". E inoltre "tutti i presidenti incaricati hanno sentito le
forze sociali. Io stesso fui convocato come segretario della Cisl da Spadolini
nell'89". Da Confindustria e sindacati oggi salirà più forte il coro di no
al voto con il sistema attuale. E sarà un'ulteriore pressione su Berlusconi. MA
LO STATO MAGGIORE di Forza Italia la respinge nettamente: "Questo appello
alla responsabilità è già propaganda da campagna elettorale".
E la risposta vale anche per l'ennesimo tentativo di Walter Veltroni: "La
Cdl dice: andiamo a votare e poi facciamo le regole. E perché non facciamo
prima le regole con un governo guidato da Marini?". Una proposta di
"grande coalizione" che viene bocciata anche da Casini:
"Veltroni ci ha insegnato che non si poteva fare una legge elettorale senza Forza Italia, figuriamoci un governo!" In subordine
il leader del Pd lancia anche l'idea di un governo per il referendum, sostenuta anche da Massimo D'Alema. Lo fa dopo aver incontrato
il comitato dei referendari. Ma gliela boccia subito Gianfranco Fini, che a sua
volta ha voluto vedere i responsabili del comitato di cui ha fatto parte per
spiegare loro che la priorità, ora, è andare al voto. Spiegazione che
Gianni Letta ha dato ai vari interlocutori che lo hanno cercato affinché
convinca Berlusconi: "Siamo fuori tempo utile". Cosa che, da un altro
punto di vista, vale anche per Fausto Bertinotti. Contrarissimo a un'ipotesi di
governo referendario, ribadisce che per lui questa legislatura è
"politicamente finita". E dice: "Il tentativo di Marini lo vedo
difficile". Sembra chiudere il cerchio Giuliano Amato che precisa:
"Non sono disponibile a un governicchio raccogliticcio". - -->.
( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)
Marini, appello a Forza Italia "Governo, c'è un
piccolo margine" Veltroni: grande coalizione per le riforme. Casini: al
voto "Oggi ascolterò imprese e sindacati. Il loro no al voto subito è un
fatto eccezionale" GIANLUCA LUZI ROMA - "Lunedì si fanno le somme.
Non voglio tirarla per le lunghe, ma il mio dovere è verificare fino in fondo
senza scorciatoie, sotterfugi e furbizie". E anche se l'impresa appare
disperata, "un piccolo spiraglio c'è". Mentre Veltroni cala sul
tavolo la carta della Grande coalizione a presidenza Marini per scrivere le
regole del voto, la crisi entra nella fase decisiva. Dopodomani il presidente incaricato
concluderà le consultazioni con Fini, Berlusconi e con il segretario del Pd,
oltre ai tre ex presidenti della Repubblica. In caso di insuccesso si andrà
alle elezioni anticipate a primavera, l'obiettivo di Berlusconi, anche perché
Amato ha escluso il suo nome in caso di insuccesso del presidente incaricato:
"Non sono disponibile a governo raccogliticci". Convincere il
Cavaliere a dire sì al governo per la riforma elettorale
è, dall'inizio, la missione "disperata" di Marini: "Se funziona
il filo tra Marini e Gianni Letta sarebbe molto importante", osserva Chiti
mentre Marini chiarisce: "L'intesa che stiamo cercando è la precondizione
per la nascita di un governo". E ieri il presidente incaricato ha rivolto
al leader di Forza Italia l'appello che viene non solo da gran parte del
centrosinistra, ma anche dagli imprenditori, che vede oggi, dai sindacati,
dalla società civile e dalla stessa Chiesa: non si può andare a votare con
questa legge elettorale.
"Ho la convinzione - ha detto Marini ieri pomeriggio prima di riprendere
le consultazioni - che un grande partito che rappresenta la società come Forza
Italia - è una mia convinzione personale non riscontrata con fatti - non è che
possa trascurare il fatto eccezionale della totalità di orientamenti anche
diversi". Quindi, insiste Marini, "se fossimo capaci di cambiare le
regole elettorali insieme sarebbe una novità e sarebbe anche un dovere.
Potrebbe migliorare i rapporti politici e consentire una campagna elettorale più costruttiva". Forse non basterà, ma per
Casini il modo "con cui Marini sta portando avanti le consultazioni
contribuisce a svelenire il clima", anche se, aggiunge il leader dell'Udc,
"la mia sensazione è che si andrà alle elezioni anticipate". Invece
da Veltroni - che ieri è stato designato ufficialmente
candidato premier del Pd - parte una proposta per evitare di andare a votare
con questa legge elettorale che, occorre ricordare, la Corte costituzionale ha definito
"carente" e che quindi potrebbe essere soggetta a ricorsi dopo il
voto. Propone il segretario del Pd: "Il centrodestra dice andiamo a votare
e poi facciamo la grande coalizione. Perché invece non la facciamo ora
con un governo presieduto da Marini che scriva le regole del gioco? Questo -
aggiunge Veltroni rivolgendosi implicitamente a Berlusconi - è un momento in
cui si misura il senso di responsabilità e bisogna far prevalere l'interesse
del Paese su quelli di parte". Tanto più, fa presente Veltroni, che
"se si va a votare, tra un anno ci sarà il referendum
che dividerà il centrodestra con An che la pensa in un modo e la Lega che
invece non vuol sentirne parlare". Ma Casini, che di fatto ha già aperto
la sua campagna elettorale che "sarà basata sui
valori del cattolicesimo liberale", dà la colpa a Prodi di "aver
fatto da tappo" alle larghe intese. "Se lui avesse detto: "Ho
fatto di tutto per vincere, vi consegno il risultato e mi metto da parte"
avremmo potuto fare come in Germania".
( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)
DIARIO DELLA CRISI La maledizione della
riforma SEBASTIANO MESSINA Entro lunedì sapremo se Franco Marini ce la farà, a
compiere il miracolo di mettere tutti (o quasi) d'accordo su una riforma elettorale. Ma se l'esperto
presidente del Senato dovesse centrare l'obiettivo, è bene sappia che questa
impresa non ha mai portato fortuna (elettorale)
a chi è riuscito a realizzarla. A cominciare da Alcide De Gasperi, che
nel 1953 si battè come un leone per far passare la sua riforma elettorale (ingiustamente passata alla storia come "legge-truffa"), una legge che
assegnava il 65 per cento dei seggi alla coalizione che superava il 50 per
cento dei voti. Pur di farla passare in tempo, il ministro dell'Interno Mario
Scelba convinse la maggioranza Dc-Pri a riunire il Senato la domenica delle
Palme, e a votare in gran fretta l'unico articolo della legge.
Il premio, come tutti ricordano, non scattò per appena 54 mila voti: la
coalizione Dc-Psdi-Pri-Pli-Svp-Psdaz si fermò al 49,8 per cento e fu allora che
Saragat accusò "il destino cinico e baro". Per De Gasperi fu la fine
politica. Non andò meglio a Carlo Azeglio Ciampi, che dovette trasferire sulla legge elettorale il risultato del referendum del 18 aprile 1993 (ovvero un maggioritario
basato sul collegio uninominale). La sua maggioranza riuscì a portare a termine
il compito, con il Mattarellum oggi rimpianto da molti, ma al momento delle
elezioni fu sonoramente battuta dal centro-destra guidato da Berlusconi. Il
quale, poi, ha pagato nel 2005 lo stesso prezzo quando ha pensato di modificare
le regole del gioco varando la legge Calderoli
(proporzionale con liste bloccate e premio di coalizione), definita dal suo
stesso autore "una porcata" (da qui il nome Porcellum). Dopo le
elezioni, gli esperti hanno provato al computer che il centro destra avrebbe
vinto, se non avesse cambiato la legge. Per tre volte,
insomma, chi ha brindato all'approvazione della sua riforma elettorale
ha assistito dopo le elezioni ai festeggiamenti dei suoi avversari. Sarà così
anche stavolta?.
( da "Nuova Venezia, La" del 02-02-2008)
Pubblicato anche in: (Mattino di Padova,
Il)
Pagina Aperta Profumo: subito la riforma elettorale L'a.d. di Unicredit va controcorrente rispetto
alle posizioni di Riello e Tomat E il leader veneto degli industriali bacchetta
Teso (An) FABIO POLONI TREVISO. "Serve una nuova legge
elettorale, prima di andare alle urne". In mezzo
alle eco di "al voto al voto" che rimbalzano da tante parti - mondo
delle imprese venete in primis - la voce di Alessandro Profumo va
controcorrente. L'amministratore delegato di Unicredit, ieri a Treviso per un
convegno sulle prospettive dell'economia mondiale, non ha
dubbi: "Ho firmato il referendum, auspico una nuova legge elettorale - dice Profumo - il nostro Paese è stato abituato a tassi di
crescita forti anche in presenza di turbolenza politica, ma la stabilità
sarebbe molto meglio. La necessità di una riforma elettorale che dia
questa stabilità è fondamentale". Sul "suo" fronte,
quello dell'attività di Unicredit, Profumo ha detto che non ci saranno
ulteriori acquisizioni nei prossimi 12-24 mesi. Presidenti contro. Una riforma
condivisa sulla legge elettorale?
In un mondo ideale, forse. Nella realtà, però, è impossibile: per questo
bisogna andare al voto subito, per dare un nuovo governo al Paese senza perdere
tempo. E' l'idea di Andrea Riello, presidente di Confindustria Veneto, che
guarda in faccia le cose e si schiera su posizioni opposte rispetto a Profumo e
speculari pure rispetto a Montezemolo, che nei giorni scorsi è stato promotore
di un documento fra le associazioni di categoria per chiedere la riforma della legge elettorale prima di andare al
voto. "L'idea di cambiare la legge prima di
votare sarebbe giusta - dice Riello - però ogni ipotesi di "grande
alleanza" non può prescindere da un accordo della forza di maggioranza
relativa del centrodestra, cioè Forza Italia. Se Fi e il Partito Democratico
fossero d'accordo per un governo di transizione, fosse per me potrebbero andare
avanti anche fino alla fine della legislatura. Non essendo possibile questo -
ha proseguito il presidente degli industriali veneti - io non capisco come
possano chiamare un governo di transizione o di alleanza un governo sostenuto
dalle stesse forze che prima sostenevano Prodi. Piuttosto che si faccia un
rimpasto alla vecchia maniera, è meglio che si vada al voto". Riello non
vuole, insomma, che si ripeta "ciò che abbiamo visto nel 1998, quando
Prodi cadde e D'Alema diventò primo ministro". E se fosse Montezemolo a
scendere in campo? "Magari, magari", dice e sottolinea Riello.
Esercizi di realismo anche da parte di Andrea Tomat, presidente di Unindustria
Treviso: "Votare di nuovo con questo sistema elettorale
non mi esalta, anzi, mi deprime - dice il candidato a raccogliere l'eredità di
Riello alla presidenza di Confindustria Veneto - però non credo ci siano le
condizioni per trovare un punto d'incontro. Una fase lunghissima di ricerca
della convergenza sarebbe preoccupante. Si parla da anni di fare qualcosa per
la legge elettorale, e siamo
andati di male in peggio - dice Tomat - e in condizioni più favorevoli di
quelle attuali". Stallo a Venezia. Ma le crisi di governo ci sono a Roma
come a Venezia. Ieri è arrivata qualche schiarita, il Consiglio regionale ha
allontanato il rischio di un esercizio provvisorio a causa della mancata
approvazione del bilancio. All'origine ci sono "liti" nella
maggioranza che Riello attacca a testa bassa. In particolare, il presidente
degli industriali ce l'ha con Moreno Teso, consigliere di An, che avrebbe detto
"Riello chi?" quando gli hanno riferito delle critiche avanzate
qualche giorno fa. "Chi siede lì - attacca Riello - deve aver chiaro che è
un nostro dipendente, deve lavorare per noi e rispettare le idee di cittadini,
industriali o chicchessia". Stupito per le "beghe" che bloccano
il bilancio, Riello azzarda: "Prendano il coraggio a due mani, se serve,
dichiarino la crisi della maggioranza e si vada a votare anche per la
Regione". Non possiamo lamentarci dello stallo a Roma, insomma, se nemmeno
a Venezia sappiamo dare il buon esempio.
( da "Secolo XIX, Il" del 02-02-2008)
"Forza Italia è un grande partito, collabori alla legge elettorale" Roma. La
scommessa decisiva di Franco Marini, anzi la "missione quasi
impossibile" per dirla con l'Udc Pier Ferdinando Casini, è convincere il
Cavaliere. A metà della seconda giornata di consultazioni, che lasciano i
centristi allineati con Fi, An e Lega, il presidente incaricato gioca la carta
estrema e bussa alla porta di Silvio Berlusconi, che intanto è a Milano, al
capezzale della madre gravemente malata. "Un grande partito come Fi, che è
molto radicato nella società, non può trascurare i tanti sì alla riforma elettorale", afferma Marini. I "tanti sì" non
sono tanto quelli politici, annacquati finora in una babele di proposte: sono piuttosto le sollecitazioni a favore di una
riforma prima del voto che arrivano dalle parti sociali, dai sindacati e dalla
Confindustria ma anche da commerciati e artigiani, da tempo molto vicini a Fi.
Oggi Marini riceverà tutti a palazzo Giustiani, cercando così di incassare
l'appoggio di chi ha il polso della " realtà sociale". "Uno
spiraglio lo vedo", dice il presidente del Senato. Ma è uno spiraglio
appunto perché grandi margini non ce ne sono. Solo Berlusconi, a questo punto,
può aprire le porte alla riforma elettorale e
legittimare così, anche solo con l'astensione, la nascita del suo governo, che
non potrà che avere come "precondizione" un'intesa fra le forze
politiche, altrimenti non ce la farà a nascere. Il tempo però stringe per
imboccare quel "piccolo margine" che resta perché Marini si prepara a
tirare le somme. Lo farà probabilmente lunedì in serata e martedì, al massimo
mercoledì in mattinata, tornerà al Quirinale per comunicare a Giorgio
Napolitano che il tentativo è riuscito o per certificare il fallimento. Sempre
lunedì, varcherà il portone di palazzo Giustiniani anche il capo del Pd, Walter
Veltroni, che invita il centrodestra a frenare la sua corsa verso le urne e a
fare ora invece che dopo il voto "la grande coalizione con un governo
Marini che scriva le regole del gioco". Ma, nel frattempo, il Pd si gioca
la carta di riserva e si pronuncia a favore di "un governo per il referendum", che favorisca la consultazione prima del
voto qualora non si riesca a fare un esecutivo per le riforme. L'idea è nata da
Massimo D'Alema (il mio è un "piano palese", precisa il vice premier)
ma ieri Veltroni ha dato il "disco verde" del Pd a questo sbocco
incontrando ieri i promotori del referendum contro
il Porcellum. L'ipotesi di un governo per il referendum non
rientra nei piani di Marini, che è piuttosto impegnato a sbloccare il muro
contro muro su una riforma elettorale in Parlamento. C'è
l'impressione che la mossa di D'Alema non aiuti in realtà a trovare un punto di
compromesso tra gli schieramenti e crei ulteriori divisioni nel centrosinistra.
Ma soprattutto il centrodestra vede nel disegno di un governo per il referendum il tentativo estremo di fare slittare il voto a
giugno o a luglio. "Un tentativo paradossale. D'Alema considerava il referendum una iattura e ora lo vorrebbe fare subito pur di
non andare alle urne", attacca il leader di An, Gianfranco Fini. Il quale
rimane convinto che Marini fallirà. Marini però non intende gettare la spugna
in anticipo e spera di aprire una breccia nella granitica voglia di voto del
Cavaliere. Anche perché Casini è rimasto fermo sulla sua posizione: non è
disposto a sfilarsi dal centrodestra per fare una nuova legge
elettorale, senza Fi e An. L'offerta di un modello elettorale tedesco non funziona. "Se Marini vuole fare
una legge tedesca, è una bella cosa ma i voti li deve
cercare da un'altra parte non li chieda a noi dell'Udc", dice Casini. I
centristi non intendono fare da "stampella" a un governo sorretto da
una maggioranza di centrosinistra. E Marini non sta lavorando, lo spiega bene
Casini, a un governo sostenuto da una maggioranza risicata e raccogliticcia:
"Credo che non figuri nel novero delle possibilità", dice. Il capo
dell'Udc riconosce al presidente incaricato il merito di "svelenire il
clima politico" anche se il suo lavoro "difficilmente arriverà a una
conclusione". A metà strada, in effetti, tutti propongono ricette diverse.
Il Pdci non vuole fare un governo con pezzi della destra. I Verdi rifiutano
alleanze con i pugnalatori di Romano Prodi. L'Idv chiede un governo con
allegata una riforma elettorale "firmata da tutte
le forze politiche" perché"carta canta". I socialisti di Enrico
Boselli vogliono tornare alla vecchia bozza Chiti. Lamberto Dini è favorevole a
un governo di unità nazionale con Pd e Fi. Il fatto è che, sotto sotto, a tutti
conviene andare a votare con questa legge che
favorisce i piccoli partiti. Marini ha capito l'antifona e si è rivolto
direttamente a Berlusconi, che ha in tasca il bandolo della matassa. Dietro le
quinte c'è chi lavora per evitare una rottura: in prima fila, Gianni Letta, un
abruzzese come Marini e suo vecchio amico, che ieri è stato visto palazzo
Chigi. Michele Lombardi 02/02/2008 il precedente"Nel 1989 Spadolini
ricevette una delegazione di sindacalisti. Tra loro c'era Marini"
02/02/2008.
( da "Tribuna di Treviso, La" del 02-02-2008)
L'a.d. di Unicredit va controcorrente rispetto alle
posizioni di Riello e Tomat E il leader veneto degli industriali bacchetta Teso
(An) FABIO POLONI TREVISO. "Serve una nuova legge
elettorale, prima di andare alle urne". In mezzo
alle eco di "al voto al voto" che rimbalzano da tante parti - mondo
delle imprese venete in primis - la voce di Alessandro
Profumo va controcorrente. L'amministratore delegato di Unicredit, ieri a
Treviso per un convegno sulle prospettive dell'economia mondiale, non ha dubbi:
"Ho firmato il referendum, auspico una nuova legge elettorale - dice Profumo - il nostro Paese è stato abituato a tassi di
crescita forti anche in presenza di turbolenza politica, ma la stabilità
sarebbe molto meglio. La necessità di una riforma elettorale
che dia questa stabilità è fondamentale". Sul "suo" fronte,
quello dell'attività di Unicredit, Profumo ha detto che non ci saranno
ulteriori acquisizioni nei prossimi 12-24 mesi. Presidenti contro. Una riforma
condivisa sulla legge elettorale?
In un mondo ideale, forse. Nella realtà, però, è impossibile: per questo
bisogna andare al voto subito, per dare un nuovo governo al Paese senza perdere
tempo. E' l'idea di Andrea Riello, presidente di Confindustria Veneto, che
guarda in faccia le cose e si schiera su posizioni opposte rispetto a Profumo e
speculari pure rispetto a Montezemolo, che nei giorni scorsi è stato promotore
di un documento fra le associazioni di categoria per chiedere la riforma della legge elettorale prima di andare al
voto. "L'idea di cambiare la legge prima di
votare sarebbe giusta - dice Riello - però ogni ipotesi di "grande
alleanza" non può prescindere da un accordo della forza di maggioranza
relativa del centrodestra, cioè Forza Italia. Se Fi e il Partito Democratico
fossero d'accordo per un governo di transizione, fosse per me potrebbero andare
avanti anche fino alla fine della legislatura. Non essendo possibile questo -
ha proseguito il presidente degli industriali veneti - io non capisco come
possano chiamare un governo di transizione o di alleanza un governo sostenuto
dalle stesse forze che prima sostenevano Prodi. Piuttosto che si faccia un
rimpasto alla vecchia maniera, è meglio che si vada al voto". Riello non
vuole, insomma, che si ripeta "ciò che abbiamo visto nel 1998, quando
Prodi cadde e D'Alema diventò primo ministro". E se fosse Montezemolo a
scendere in campo? "Magari, magari", dice e sottolinea Riello.
Esercizi di realismo anche da parte di Andrea Tomat, presidente di Unindustria
Treviso: "Votare di nuovo con questo sistema elettorale
non mi esalta, anzi, mi deprime - dice il candidato a raccogliere l'eredità di
Riello alla presidenza di Confindustria Veneto - però non credo ci siano le
condizioni per trovare un punto d'incontro. Una fase lunghissima di ricerca
della convergenza sarebbe preoccupante. Si parla da anni di fare qualcosa per
la legge elettorale, e siamo
andati di male in peggio - dice Tomat - e in condizioni più favorevoli di
quelle attuali". Stallo a Venezia. Ma le crisi di governo ci sono a Roma
come a Venezia. Ieri è arrivata qualche schiarita, il Consiglio regionale ha
allontanato il rischio di un esercizio provvisorio a causa della mancata
approvazione del bilancio. All'origine ci sono "liti" nella
maggioranza che Riello attacca a testa bassa. In particolare, il presidente
degli industriali ce l'ha con Moreno Teso, consigliere di An, che avrebbe detto
"Riello chi?" quando gli hanno riferito delle critiche avanzate
qualche giorno fa. "Chi siede lì - attacca Riello - deve aver chiaro che è
un nostro dipendente, deve lavorare per noi e rispettare le idee di cittadini,
industriali o chicchessia". Stupito per le "beghe" che bloccano
il bilancio, Riello azzarda: "Prendano il coraggio a due mani, se serve,
dichiarino la crisi della maggioranza e si vada a votare anche per la
Regione". Non possiamo lamentarci dello stallo a Roma, insomma, se nemmeno
a Venezia sappiamo dare il buon esempio.
( da "Unita, L'" del 02-02-2008)
Stai consultando l'edizione del Il referendario Fini
affossa il referendum D'Alema: si faccia prima delle
elezioni se il Parlamento non fosse in grado di votare un'altra legge elettorale di Virginia Lori/
Roma "SI COMBATTE in trincea...". Il presidente del comitato
referendario Giovanni Guzzetta, fotografa con questa battuta il lavoro che lui,
Mario Segni e gli altri sostenitori della consultazione popolare sulla legge elettorale hanno messo in
campo in questi giorni. Certo, le chance che il referendum
si tenga sembrano davvero poche ma Guzzetta e i suoi non smettono di sperare in
"un sussulto di saggezza da parte delle forze politiche". E in ogni
caso avvertono che "comunque vada il referendum resta in campo e si dovrà fare il prossimo anno". Qualche
speranza era arrivata dalla proposta di Massimo D'Alema al "Corsera":
referendum prima delle elezioni se il Parlamento non fosse in grado di
correggere la legge elettorale. Speranze corroborate dal colloquio avuto in tarda mattinata con
il leader del Pd Walter Veltroni e il suo numero due Dario Franceschini.
"Chiunque - osserva Franceschini al termine dell'incontro - può capire che
avrebbe senso prima cambiare la legge elettorale e poi votare anzichè viceversa, e che avrebbe più
senso sentire gli italiani e andare ad elezioni con una legge
di loro scelta e non viceversa". In effetti il Pd sta giocando da qualche
giorno la carta referendaria in chiave di rinvio del voto e chiamando in
particolare Alleanza Nazionale, ma è una strategia che ha per ora dato pochi
frutti. Proprio Gianfranco Fini in un colloquio con il comitato ha spiegato le
ragioni del suo no deciso alla consultazione dopo che era stato un referendario
della prima ora. "Noi non neghiamo - ha detto Fini ai referendari - la
necessità di continuare l'impegno a difesa del bipolarismo per le riforme
istituzionali e per una legge elettorale
che sia una garanzia dell'alternanza. Ma questo accadrà nella prossima
legislatura. Oggi per gli italiani serve solo tornare al voto".
"Credo che gli italiani siano stanchi di politici che cambiano opinione
ogni settimana, anteponendo in modo sistematico i propri piccoli interessi di
parte al bene del paese". Così Federica Mogherini, dell'esecutivo
nazionale del Partito Democratico e responsabile Istituzioni. "L'Italia -
prosegue Federica Mogherini- ha bisogno di una politica capace di agire in modo
coerente e di guardare al futuro con senso di responsabilità. L'atteggiamento
della destra è totalmente irresponsabile e le parole di An sul referendum sono incredibili. Fino ad una settimana fa si
vantavano di esserne i principali promotori, nascondendo dietro l'esigenza di
tenere il referendum il loro rifiuto di dialogo sulla
riforma elettorale. Ci hanno messo poco a cambiare
opinione: oggi sacrificano i quesiti referendari alla vana speranza di poter
avere una facile vittoria elettorale
nell'immediato".
( da "Unita, L'" del 02-02-2008)
Stai consultando l'edizione del "Il voto a giugno,
impegno d'onore" Marini chiama Berlusconi. "Forza Italia non trascuri
tanti sì alla riforma" Oggi sindacati e imprenditori. Napolitano amaro:
"Italia agitata e confusa" di Ninni Andriolo / Roma L'INCONTRO
UFFICIALE è fissato per lunedì. Marini e Berlusconi, però, dovrebbero vedersi
già prima. Due vertici a distanza di poche ore, un faccia a faccia riservato,
poi la consultazione con la delegazione di Forza Italia, nella giornata segnata
anche dall'appuntamento con Veltroni. Di- versi tentativi andati in fumo, alla
fine il presidente del Senato è riuscito a mettersi in contatto con il
Cavaliere, volato a Milano due giorni fa per l'aggravarsi delle condizioni di
salute della madre. Ricorrendo ai buoni uffici di Gianni Letta, Marini ha
raggiunto telefonicamente il leader della Cdl. Prima la manifestazione di
partecipazione solidale al momento umanamente difficile che attraversa l'ex
presidente del Consiglio. Poi la politica, con la proposta avanzata da Marini
per una maggioranza ampia che faccia la riforma elettorale.
Una promessa: un eventuale governo che si faccia carico della nuova legge non durerebbe oltre giugno e permetterebbe il voto in
primavera. Un "impegno d'onore", quello di Marini. La risposta? Le
posizioni del Cavaliere sono ben note: elezioni subito con questa legge elettorale e con Prodi
insediato a Palazzo Chigi. E non sembra, a leggere le
dichiarazioni di Bondi o di altri esponenti di Forza Italia, che le sue idee
siano cambiate. Ieri, tuttavia, Berlusconi ha ricordato a Marini che in queste
ore a preoccuparlo è soprattutto la salute della madre. Ma che è disponibile
per un incontro a Roma già nelle prossime ore, sempre che le condizioni di
"mamma Rosa" lo permettano. Ieri, tra l'altro, nel Transatlantico di
Montecitorio, c'era chi ipotizzava che Berlusconi avrebbe potuto addirittura
non partecipare all'incontro di lunedì con Marini, trattenuto al capezzale
della madre. Positivo, quindi, sul piano del galateo istituzionale, il fatto
che Marini e Berlusconi si siano messi in contatto decidendo di vedersi anche
in via riservata. Se ciò possa determinare i risultati che auspica il
Presidente del Senato è altro discorso. Il termometro della crisi, ieri, non
descriveva cambiamenti sostanziali di clima politico e confermava la
"ragionevole certezza" del voto a metà aprile. La destra rigettava compatta la proposta di votare dopo la riforma elettorale, mentre il Pd rilanciava il referendum - prima
del voto - per rimarcare "le piroette" di Gianfranco Fini e per
avvertire che l'appuntamento referendario si riproporrebbe - in ogni caso - tra
una anno e che senza una legge che cancelli "il porcellum" qualunque governo
sconterebbe la stessa instabilità di quello guidato da Prodi. La bufera
politica che contraddistingue il rapporto tra i poli, non rappresenta una
garanzia per il Paese, naturalmente. "La voglia di venire ce l'avevo e il
tempo l'ho trovato - ha confidato ieri Giorgio Napolitano, ospite della
comunità di Sant'Egidio - Sapevo che avrei trovato qui un'oasi di
raccoglimento, in un'Italia così agitata e confusa". Marini, però, non
smarrisce l'ottimismo. E conferma, pur ammettendo che la situazione è
"difficile" e alludendo probabilmente alla telefonata con Berlusconi,
che "un piccolo spiraglio c'è ancora". "Stiamo andando avanti
con determinazione, senza sotterfugi e senza scorciatoie - conferma il
Presidente del Senato - Il lavoro si concluderà all'inizio della prossima settimana.
L'obiettivo, naturalmente, è una riforma elettorale
che superi quella attuale "che mostra difetti fondamentali", anche
perché impedisce agli elettori di scegliere gli eletti. Una frase, poi, che
conferma l'indisponibilità del Presidente del Senato per governicchi che si
fondino su maggioranze risicate o pasticciate. "Voglio chiarire un punto,
per evitare equivoci - spiega Marini - L'intesa che stiamo cercando è la
precondizione per la nascita di un governo" secondo "il mandato
affidatomi dal presidente della Repubblica". Non si lavora, quindi,
"per far nascere un governo che poi vada in Parlamento a cercare un
accordo sulla legge elettorale".
Prima si fa la "verifica" sull'esistenza di un'intesa - spiega il
Presidente del Senato - poi "nasce un governo funzionale a fare questa
riforma". L'appello a Forza Italia, quindi: "Un grande partito che
rappresenta la società, molto radicato, molto presente come Forza Italia non
può trascurare l'accettazione di uno sforzo, che è ritenuto utile così
largamente. Sono convinto - conclude Marini - che se fossimo capaci di cambiare
le regole assieme, migliorerebbero i rapporti tra le forze politiche e anche la
campagna elettorale diverrebbe può costruttiva".
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del
02-02-2008)
POLITICA 02-02-2008 CENTROSINISTRA "PER SCRIVERE
INSIEME LE NUOVE REGOLE" Veltroni: "Adesso serve la Grande
coalizione" ROMA II Veltroni insiste, cerca di allargare quel piccolo
spiraglio indicato da Marini, e invita a scrivere tutti insieme le regole del gioco.
"Il centrodestra dice andiamo a votare e poi facciamo la Grande
coalizione. Perché, invece, non la facciamo ora con un governo presieduto da
Marini che scriva le regole del gioco", propone il segretario del Pd.
Veltroni, che è intervenuto all'assemblea del Pd di Roma e provincia a
Velletri, ha fatto appello al senso di responsabilità nazionale in un momento
in cui "bisogna far prevalere l'interesse del paese su quelli di
parte". Ed ha ricordato che anche "la Confindustria, le forze sociali,
il Vaticano, tutti, insomma, dicono che bisogna fare le riforme e nuove regole,
invece di trascinare il Paese alle elezioni il cui esito, però, non è scontato.
A ruoli rovesciati", ha assicurato il leader del Pd, "noi non faremmo
lo stesso perché la politica è scientifica: scelte convenienti a breve non lo
sono nel lungo periodo se non coincidono con l'interesse del Paese".
Nell'appello alla Casa delle libertà Veltroni ricorda poi che se si va a
votare, "tra un anno il referendum dividerà il
centrodestra perché An la pensa in modo diverso dalla Lega e la Lega non lo
vuole". Il Pd dunque ammette che la palla è nelle mani di Berlusconi e che
l'obiettivo affidato a Marini "non è perseguibile senza la partecipazione
dei partiti del centrodestra". Lo afferma Antonello Soro, capogruppo dei
deputati, osservando che se Forza Italia, An e Udc non cambiamo le loro
posizioni "mi parrebbe venir meno l'obiettivo della riforma".
"Il rischio che corriamo - afferma - è quello di una sedicesima
legislatura minata fin dal primo giorno, chiunque vinca le elezioni, da fattori
di instabilità". Massimo D'Alema, intanto precisa che la sua proposta di
andare subito al referendum elettorale
e quindi alle urne con le nuove regole che ne uscirebbero, non è affatto, come
ha scritto qualche giornale, "un piano segreto" bensì
"palese". "Sono opinioni che sostengo e non
da solo in modo aperto e coerente fin dall'inizio di questa crisi",
afferma il vice premier. Anche il segretario di Rifondazione Giordano affida a
Forza Italia la possibilità di "mettere in moto un governo che metta la
parola fine ad ipotesi di trasformismo ". Favorevole a una riforma elettorale è contrario a dar vita a un governo per il referendum. Gli altri partiti della sinistra dell'Unione, impegnati
a costruire, non senza divergenze, l'alleanza Arcobaleno, guardano però con
ostilità all'attenzione del Pd per il centrodestra e criticano Veltroni.
Interviene anche il ministro Amato: "Nel caso in cui Marini non riuscisse
a trovare un'intesa ampia per formare un esecutivo. "Non sono disponibile
a governi 'raccogliticci'".
( da "Tempo, Il" del 02-02-2008)
Gli inglesi lo chiamano, con l'algida eleganza che li
contraddistingue, "wishful thinking". In italiano sarebbe:
"desiderare talmente una cosa da convincersi che gli eventi si metteranno
in modo tale da farla verificare". è un meccanismo che appartiene alle
categorie della psicologia, e che ognuno può verificare sulla propria
esperienza personale, e che spesso alberga nelle menti degli uomini politici i
quali, appunto, in quanto appartenenti al genere umano (checché se ne possa
pensare!), non si comportano diversamente dagli altri uomini. Home prec succ
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vertice di maggioranza sulla riforma elettorale ha ...
In questi giorni attorno al tentativo di esplorazione del presidente Marini
circolano due tipi di wishful thinking. Una prima scuola di pensiero è quella
cui appartengono i sostenitori della parola d'ordine "alle urne!".
Per questa categoria di pensatori, a cui si iscrive in blocco tutto il
centro-destra più un certo numero di esponenti della sinistra (Bertinotti e
Diliberto), l'esito del mandato di Marini è ineluttabile perché l'esplorazione
è vincolata a uno scopo dichiaratamente irraggiungibile: la nuova legge elettorale. Non è il tempo di
farla che manca, semplicemente non c'è volontà. La categoria degli irriducibili
ottimisti, invece, è più frastagliata. Fatto salvo Marini, cui deve essere
riconosciuto un necessario ottimismo "di missione", si sono iscritti
alla categoria molti esponenti del centro e della sinistra, a cominciare dai
leader del Pd, coltivando, però, un wishful leggermente
distinto. Da un lato chi punta sinceramente alla legge
elettorale sulla base di un principio chiaro: se
l'effetto della legge elettorale
del 2005 è stato l'ingovernabile parlamento della XV legislatura, non possiamo
tornare a votare con la stessa legge rischiando di
creare un parlamento altrettanto ingovernabile. Naturalmente questo
sensatissimo ragionamento confligge con l'indisponibilità dell'altra parte,
necessaria per cambiare la regola elettorale, ma questo è un altro discorso.
Il secondo "desiderio che si tinge di realtà" è coltivato da chi
punta a strattonare giorni e settimane per arrivare al referendum. Come si sa, il referendum elettorale ammesso
dalla Corte dovrebbe svolgersi tra aprile e giugno a meno che non intervenga un
ricorso anticipato alle urne o una riforma elettorale nel
senso indicato dai quesiti abrogativi. Questa soluzione, quale che possa
essere l'opinione sulla formula elettorale che
residuerebbe dopo il referendum, viene interpretata da
una parte della politica come dilatoria, dunque come un gesto di ostilità.
Francamente non ci sembra utile pregiudicare una possibilità di dialogo per il
"dopo" che la scelta di una figura come Franco Marini sembra invece
voler utilmente mettere nel conto. Ecco, allora, un nostro piccolo wishful
thinking: cerchiamo di non bruciare tutti i ponti tra i principali protagonisti
della politica. Il paese potrebbe avere, dopo la campagna elettorale,
bisogno di coesione. Vai alla homepage 02/02/2008.
( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 02-02-2008)
Di CLAUDIO SARDO ROMA - Walter Veltroni usa per la prima
volta la formula Grande coalizione: "Il centrodestra dice di voler votare
subito e poi magari fare una Grande coalizione. Mi chiedo: perché non la
facciamo ora con un governo guidato da Marini che scriva le regole? È adesso
che avrebbe senso fare un'intesa". Ci sono parole della politica che hanno
una forza simbolica. Quelle usate ieri da Veltroni, in termini di sfida a
Silvio Berlusconi, valgono sicuramente più dell'appello alla "responsabilità
nazionale". Tuttavia non sembrano capaci di mutare il corso delle cose.
Anche nello stato maggiore del Pd prevale il pessimismo sull'esito del
tentativo di Franco Marini. E nel discorso a Velletri, all'assemblea
provinciale del Pd, Veltroni non ha risparmiato degli affondo verso i leader
del centrodestra, che sono suonati come anticipazioni della campagna elettorale: "La Confindustria, le forze sociali, il
Vaticano, tutti insomma, dicono che bisogna fare riforme e nuove regole invece
di trascinare il Paese alle elezioni, il cui esito peraltro non è
scontato". Il leader del Pd ha ribadito che si può votare "a
giugno" subito dopo aver fatto la legge elettorale. E che comunque, se Marini fosse costretto a
rinunciare, il Pd si presenterà al voto con un suo programma: "Poi vedremo
se qualcuno convergerà. La scelta dei cittadini sarà tra un programma da un
parte e diciotto partiti dall'altra". Ancora un guanto
di sfida: "Se non si farà oggi la riforma, fra un anno il referendum dividerà il centrodestra". Il referendum è di
fatto già escluso dall'agenda di Marini, che pone l'intesa sulla riforma elettorale come condizione per formare il suo governo. Invece fa
parte a pieno titolo degli argomenti di campagna elettorale.
Del resto, anche i promotori del referendum si stanno
muovendo per evitare lo slittamento al 2009. Ieri Giovanni Guzzetta, Mario
Segni e Natale D'Amico hanno incontrato prima il tandem Veltroni-Franceschini,
poi Gianfranco Fini. La richiesta: tenere il referendum
prima delle elezioni. Ha detto Guzzetta: "Con legge
si può anche anticipare il referendum a marzo. C'è il
precedente dell'autunno '87". Ma le risposte sono state agli antipodi.
Veltroni ha approvato: "Se non fosse possibile un governo per le riforme,
bisognerebbe almeno fare un governo per consentire ai cittadini di votare il referendum". Fini invece ha spiegato che "oggi la
priorità è il voto". E che quello del Pd è solo "un tentativo
disperato di rinviare le elezioni". Il leader di An, fino a ieri in prima
fila tra i sostenitori del referendum, ha comunque
assicurato Guzzetta e Segni che l'anno prossimo non farà mancare il suo
sostegno. Guzzetta intanto ha scritto a Berlusconi, chiedendo un incontro
(possibilmente prima che Marini tiri le sue conclusioni). Ma i referendari
stanno anche studiando un'iniziativa clamorosa: sollevare un conflitto di
attribuzioni presso la Corte costituzionale, qualora fosse impedito il giudizio
dei cittadini sulla legge Calderoli prima delle
elezioni generali. Sarebbe un atto estremo. E di improbabile efficacia giuridica.
È cominciata una consultazione di esperti, ma il comitato promotore non vuole
ritirarsi in buon ordine.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 02-02-2008)
Colloquio con il leader di An alla vigilia del viaggio in
Friuli di PAOLO MOSANGHINI UDINE. Al voto subito per dare all'Italia un governo
stabile poi nel centrodestra si potrà tornare ad aprire il confronto per
fondare un partito unico. In Friuli Venezia Giulia, la candidatura di Renzo
Tondo va bene, ma saranno i dirigenti locali a dire l'ultima parola. Il leader
di An Gianfranco Fini, domani a Udine, in quest'intervista al Messaggero
Veneto, confida nel "vento nazionale" per battere Riccardo Illy.
Crisi di Governo. L'incarico esplorativo al presidente del Senato Marini potrà
dare un risultato oppure era preferibile andare alle elezioni anticipate anche
con l'attuale legge elettorale?
"La scelta di Napolitano era un atto dovuto, un tentativo che però, e non
è solo mia opinione, è destinato a fallire. È evidente che andremo dal
presidente Marini a colloquio, ma per ribadirgli che è necessario andare a
votare subito. Come ho già detto numerose volte, l'Italia ha bisogno di un
governo stabile che dia soluzioni concrete ai tanti problemi del paese. In
questo momento la legge elettorale
non è una priorità per gli italiani, lo è per chi ha paura di andare al
voto". In questi giorni, filtra (da ambienti del centrosinistra) la possibilità di indire il referendum elettorale prima delle elezioni per il rinnovo del Parlamento. Come giudica
questa proposta lei che è uno dei sostenitori del referendum?
"Come è noto, sono stato tra i primi firmatari del referendum e Alleanza nazionale ha raccolto le firme perché riteniamo che
alcune modifiche all'attuale legge elettorale siano
necessarie, ma di fronte alla crisi di Governo e alla situazione
drammatica in cui versa il nostro Paese non possiamo permetterci il lusso di
perdere altro tempo. Dopo il voto, dovrà essere il Parlamento neoeletto a farsi
carico della riforma elettorale. E noi continueremo a
difendere il bipolarismo. Detto ciò, mi sembra quanto mai singolare che nel
centrosinistra ci sia qualcuno, come D'Alema, che oggi chieda a gran voce che
il referendum venga svolto subito, quando fino a
qualche settimana fa lo vedeva come una iattura. È evidente che si tratta
dell'ennesimo escamotage per rimandare le elezioni e questo è
inaccettabile". Il voto in primavera ricompatta la Cdl e in particolare
rinsalda i rapporti con la Lega nord? "La forza del centrodestra, in
passato come oggi, è quella di condividere dei valori comuni che rendono la
coalizione omogenea e compatta a differenza di quella del centrosinistra,
divisa su tutto". Ma le divisioni c'erano anche nella Cdl. "Ci sono
state in passato divisioni sulle strategie da intraprendere, ma mai dettate da
personalismi e oggi, che la situazione è repentinamente cambiata e sono venuti
meno i motivi di polemica, guardiamo avanti con senso di responsabilità e ci
accingiamo a scrivere un programma comune. Chi lo sottoscriverà potrà far parte
della coalizione, ma non dobbiamo fare l'errore di imbarcare tutto e il contrario
di tutto". L'ipotesi di un partito unico nel centrodestra aveva
raffreddato i rapporti tra lei e Berlusconi. Ora è una possibilità tramontata?
"Credo che si potrà ridiscutere di una forza unitaria dopo le elezioni,
sia essa una Federazione o un rassemblemant. Rispetto a quando emergevano delle
posizioni conflittuali, credo che si possa lavorare a una unità di valori e
programmi. E sotto questo aspetto sono ottimista". Qual è il nuovo
progetto del centrodestra per le prossime scadenza elettorali? "Alleanza
nazionale ha in mente alcune priorità che proporrà agli alleati. In un momento
in cui prolifera l'antipolitica e l'opinione che a guidare il Paese ci sia una
"casta", è necessario innanzi tutto togliere ai partiti i poteri di
lottizzazione, in particolare sulla sanità e sui trasporti. La politica deve
legiferare stabilendo il piano sanitario nazionale, ma non può nominare primari
o direttori sanitari in base alla loro appartenenza politica". Per quanto
riguarda temi sentiti dai cittadini, come la sicurezza e il sociale? "In
materia di sicurezza, bisogna garantire la certezza della pena, abolendo i
benefici di cui oggi godono anche i pluripregiudicati, e difendendo i diritti
delle vittime. E poi c'è la questione dei salari che, che come ha denunciato
Bankitalia, sono fermi al 2000. Si potrebbe introdurre il quoziente di reddito
familiare. Non si può infatti guardare solo al reddito del capofamiglia, ma a
quello complessivo del suo nucleo familiare perché, se deve pagare l'affitto,
con moglie e figli a carico, e può contare su un solo stipendio, rischia di non
arrivare alla fine del mese". E invece sull'immigrazione? "Sono
necessarie politiche per l'immigrazione più rigorose. A tale scopo intendo
rilanciare la proposta fatta qualche giorno fa dal presidente francese Sarkozy
di impedire ulteriori sanatorie di immigrati clandestini in Italia e in
Europa". Forza Italia guarda alla collocazione del Partito popolare in
Europa. E Alleanza nazionale? "La mia esperienza alla Farnesina e il
lavoro svolto per la stesura della Costituzione europea sono la dimostrazione
concreta che Alleanza nazionale ha valori affini a quelli del Ppe. Ma, come è
noto, per entrare nella grande famiglia dei moderati bisognerà attendere le
elezioni europee del 2009". Anche in Friuli Venezia Giulia si andrà alle
elezioni regionali, il centrosinistra molto probabilmente riproporrà Riccardo
Illy. Forza Italia punta sull'onorevole Renzo Tondo per il centrodestra.
Alleanza nazionale è d'accordo? "Non c'è niente da eccepire sulla proposta
fatta da Forza Italia. Conosco l'attività dell'onorevole Tondo, ma ogni
decisione, per quanto mi riguarda, è delegata al tavolo regionale, nel rispetto
dell'autonomia di una regione a Statuto speciale, oltre al fatto che i vertici
regionali di An godono della mia fiducia". Secondo lei, la concomitanza
tra elezioni politiche e amministrative sarà d'aiuto al centrodestra in Friuli
Venezia Giulia? "Il voto anticipato, che dovrebbe tenersi ad aprile, sarà
certamente l'occasione per misurare il consenso dei cittadini anche in Friuli
Venezia Giulia e, se prevarrà la Cdl a livello nazionale, non è escluso che i
friulani ci diano fiducia anche per il consiglio regionale".
( da "Reuters Italia" del 02-02-2008)
ROMA (Reuters) - La precondizione per giungere alla
formazione di un nuovo governo è che si raggiunga un accordo per fare una
riforma elettorale e c'è ancora un piccolo margine per
una soluzione positiva di questo lavoro. Lo ha detto il presidente incaricato
Franco Marini, parlando con i giornalisti a palazzo Giustiniani prima di
ricominciare la sessione di ieri pomeriggio delle consultazioni. Marini ha
anche rivolto un appello a Forza Italia, prima del colloquio che avrà lunedì
prossimo con Silvio Berlusconi, dicendo di avere la "convinzione che un
grande partito così radicato nella società italiana non possa totalmente
trascurare [...] l'accettazione dello sforzo" per giungere ad una riforma elettorale. Il presidente del Senato ha difeso anche il
fatto che questa mattina ha deciso di ascoltare le parti sociali e ricordato
come, durante la crisi del giugno 1989, anche il suo predecessore alla
presidenza di palazzo Madama Giovanni Spadolini decise di ascoltare le parti
sociali, e fra i leader sindacali che parteciparono alle consultazioni figurava
anche l'allora segretario della Cisl Franco Marini. Marini ha concluso che
tirerà le fila di questo suo lavoro dopo aver sentito lunedì prossimo i due
partiti maggiori, Partito democratico e Forza Italia. Questa mattina Marini
incontra le Confederazioni (Confindustria, Confcommercio, Confcooperative,
Confagricoltura, Confartigianato, Cna, Confesercenti, LegaCoop e Casartigiani),
seguiti da Cgil, Cisl e Uil, Comitato del referendum, Ugl e Comitato per la legge elettorale. NODO FORZA ITALIA Secondo il presidente del Senato, una
apertura da parte di Forza Italia "può aiutare a consentire una campagna elettorale più costruttiva". Anche l'Udc non ha chiuso tutte le porte
a Marini. Continua.
( da "Websim" del 02-02-2008)
NOTIZIE FLASH 01 Febbraio 08 ora 19:08
PUNTO5-Crisi,governo solo con accordo su riforma,spiragli-Marini (Aggiunge De
Gregorio e radicali) di Francesca Piscioneri ROMA, 1 febbraio (Reuters) - La
precondizione per giungere alla formazione di un nuovo governo è che si
raggiunga un accordo per fare una riforma elettorale e
c'è ancora un piccolo margine per una soluzione positiva di questo lavoro. Lo
ha detto il presidente incaricato Franco Marini, parlando con i giornalisti a
palazzo Giustiniani prima di ricominciare la sessione di oggi pomeriggio delle
consultazioni. Marini ha anche rivolto un appello a Forza Italia, prima del
colloquio che avrà lunedì prossimo con Silvio Berlusconi, dicendo di avere la
"convinzione che un grande partito così radicato nella società italiana
non possa totalmente trascurare [...] l'accettazione dello sforzo" per
giungere ad una riforma elettorale. Il presidente del
Senato ha difeso anche il fatto che domani mattina ha deciso di ascoltare le
parti sociali e ricordato come, durante la crisi del giugno 1989, anche il suo
predecessore alla presidenza di palazzo Madama Giovanni Spadolini decise di
ascoltare le parti sociali, e fra i leader sindacali che parteciparono alle
consultazioni figurava anche l'allora segretario della Cisl Franco Marini.
Marini ha concluso che tirerà le fila di questo suo lavoro dopo aver sentito
lunedì prossimo i due partiti maggiori, Partito democratico e Forza Italia.
Secondo il presidente del Senato, una apertura da parte di Forza Italia
"può aiutare a consentire una campagna elettorale
più costruttiva". Anche l'Udc non ha oggi chiuso tutte le porte a Marini.
"L'impostazione che il presidente Marini dà all'adempimento del suo
incarico, le modalità che segue in queste consultazioni e il contenuto,
contribuiscono a svelenire il clima politico", ha osservato il leader dei
centristi Pierferdinando Casini al termine dell'incontro con Marini.
"Siamo costruttori di pace. Se non sarà possibile per l'oggi sicuramente
per il domani", ha detto ancora l'ex presidente della Camera anticipando
giudizi che sono stati poi ripresi quasi letteralmente da Marini nel
pomeriggio. Alla domanda se avesse la sensazione di elezioni anticipate più
vicine, tuttavia, Casini ha risposto una prima volta "questa è la mia
sensazione" e una seconda "chiedetelo al presidente Marini". Di
più Casini non ha detto, ma fonti politiche riferiscono di contatti ieri tra
Marini e Gianni Letta che dimostrerebbero la disponibilità di Fora Italia a
discutere sulla riforma elettorale nonostante le
dichiarazioni di chiusura dei giorni scorsi: "E' ovvio che ci si senta
[con Marini]. Siamo vecchi amici", ha detto oggi lo stesso Letta. Sergio
De Gregorio, degli Italiani nel mondo, ha detto che "se ci sarà uno
spiraglio, sarà il presidente Berlusconi a doverlo aprire". REFERENDARI:
PD DISPONIBILE A GOVERNO PER REFERENDUM I commenti dei leader politici ricevuti
stamani da Marini hanno fatto spesso riferimento al referendum
elettorale, ammesso a metà gennaio dalla Corte
Costituzionale, insieme con la sollecitazione al Parlamento "di
considerare con attenzione gli aspetti problematici di una legislazione che non
subordina l'attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una
soglia minima di voti e/o di seggi". In pratica la Corte ha fatto presente
che l'attuale legge elettorale
o quella che uscisse corretta dal Referendum sarebbe esposta a un rischio di
incostituzionalità e la conseguenza sarebbe la fine della legislatura nata con
tale legge. In un'intervista al Sole 24 Ore Anna
Finocchiaro, capogruppo Ulivo al Senato, ha detto oggi che "quello della
corte è un argomento formidabile per spingerci ad approvare subito una nuova legge elettorale". "Le
sentenze della Corte sono come una bomba a tempo innestata sotto le nuove
Camere", ha aggiunto l'ex magistrato. In tarda mattinata il presidente del
Comitato referendario, Giovanni Guzzetta, ha detto che
Walter Veltroni ha dato la disponibilità del Pd a sostenere un governo che
faccia la legge elettorale in Parlamento o accompagni e consenta il referendum prima del voto. Contro questa ipotesi si sono espressi quasi
tutti i leader dei partiti più piccoli: verdi, repubblicani, Prc, Ps, Pdci.
Antonio Di Pietro ha appoggiato invece l'idea del Pd. I Radicali invece
hanno chiesto un governo di legislatura. - hanno contribuito Stefano Bernabei,
Paolo Biondi, Valentina Consiglio, Giuseppe Fonte ((scritto da Giselda Vagnoni,
Redazione Roma, Reuters Messaging: giselda.vagnoni.reuters.com@reuters.net -
+39 06 85224352 - rome.newsroom@reuters.com)).
( da "Arena.it, L'" del 02-02-2008)
PARTITA A SCACCHI. Il presidente del Senato si appella a
Fi: l'Italia vuole la nuova legge elettorale.
Incontro con le parti sociali. La guida del Pd: "Accordo necessario"
Marini a Berlusconi "Fare le riforme" Veltroni propone: "È l'ora
per una grande coalizione" A Palazzo Giustiniani anche imprese e sindacati
Questo è il momento in cui si misura il senso di responsabilità WALTER VELTRONI
SEGRETARIO DEL PD ROMA Franco Marini prosegue le consultazioni:
"l'intesa fra le forze politiche" su un progetto di riforma elettorale deve essere la "precondizione" per la
nascita di un governo. La strada è ancora in salita, perché le posizioni dei
partiti nella seconda giornata di incontri a Palazzo Giustiniani sembrano
cristallizzate. Ma "un piccolo margine c'è". Quindi in vista
dell'incontro decisivo di lunedì, Marini ha rivolto un appello a Berlusconi:
"Una grande forza come Fi non può trascurare i tanti sì che ci sono stati.
L'Italia vuole una nuova legge". Le forze sociali
ed economiche del Paese, oltre ad alcune forze politiche, sono per la riforma elettorale. Marini tenterà di dare un sbocco positivo alla
crisi: "Senza scorciatoie, sotterfugi o furbizie". In questi giorni
sta tenendo aperto il canale del dialogo con Gianni Letta, consigliere del
leader di Fi (ieri si sono sentiti al telefono), per capire se c'è la
possibilità di convincere il Cavaliere a un accordo. Sarà lunedì la giornata
decisiva, dopo il colloquio con Berlusconi e Veltroni. Ma per il presidente
della Camera Bertinotti le elezioni sono però "una cosa certa",
bisognerà solo vedere con quale legge elettorale si tornerà alle urne. Quanto alla sinistra
radicale, andrà unita al voto. "È una scelta necessaria", ha
confermato il segretario del Prc Giordano, che con Marini ha insistito
sull'esigenza di creare un governo in tempi brevissimi, garantendo le elezioni
politiche entro l'estate. Marini ha anche deciso di giocare la carta delle
parti sociali. Oggi incontrerà imprenditori e sindacati dopo il
"manifesto" per una nuova legge elettorale firmato da nove sigle produttive, Confindustria
in testa. "E doveroso", ha spiegato Marini, "non è un'anomalia,
perché danno il senso di una realtà del Paese". Spera che le pressioni
della società civile possano pesare sulle decisioni del Cavaliere. Verdi e Pdci
puntano sul governo sostenuto da una maggioranza di centrosinistra, altrimenti
è meglio il voto. Ma Diliberto ha detto no a una maggioranza con "pezzi
della destra". E a un progetto che parta delle bozze Bianco. Mentre per
Boselli (Sdi) l'unico punto di riferimento può essere
invece la bozza Chiti. No al referendum, è la linea di Pecoraro
Scanio, che punta sulla riforma elettorale. Di
Pietro (IdV) è favorevole ad un governo a termine, per fare la riforma elettorale. Il segretario del Pd, Veltroni, intanto cerca di allargare lo
spiraglio indicato da Marini. E invita a scrivere tutti insieme le
regole del gioco: "Il centrodestra dice andiamo a votare e poi facciamo la
grande coalizione. Perché, invece, non la facciamo ora con un governo
presieduto da Marini". Veltroni ha fatto appello al senso di
responsabilità nazionale in un momento in cui "bisogna far prevalere
l'interesse del Paese su quelli di parte". Ed ha ricordato:
"Confindustria, forze sociali e Vaticano dicono che bisogna fare le
riforme, invece di trascinare il Paese alle elezioni dall'esito non
scontato". .
( da "ADN Kronos" del 02-02-2008)
Roma - (Adnkronos/Ign) - Al via questa mattina la terza
tornata di consultazioni con imprese e sindacati. Il leader di Confindustria:
''Necessario un governo che tenga conto dei veri problemi del Paese che non può
più aspettare''. Epifani: ''No a elezioni subito, bisogna prima cambiare la legge elettorale''. Marini: ''C'è un
piccolo margine'' e lancia un appello a FI. Napolitano: "Italia agitata e
confusa". Casini: ''Indisponibili a esecutivo di centrosinistra''.
Veltroni: ''Grande coalizione per le riforme'' ascolta la notizia commenta 0
vota 1 tutte le notizie di POLITICA Roma, 2 feb. (Adnkronos/Ign) - "Se tra
lunedì e martedì, che sono i giorni che il presidente si è posto, purtroppo non
ci fossero condizioni politiche per arrivare a un governo che modifichi la legge elettorale, quello che noi
auspichiamo fin da ora è che chiunque vinca le elezioni, dopo una campagna elettorale che sia il più possibile di dialogo e di
convergenza, guardi alla prossima legislatura come a una legislatura
costituente, che tenga conto dei veri problemi del Paese e di una politica che
rischia di essere sempre più lontana dalla realtà, dalle esigenze e dalle
priorità dei cittadini". Ad affermarlo il presidente di Confindustria Luca
Cordero di Montezemolo(nella foto) al termine dell'incontro che le
confederazioni delle imprese hanno avuto con il presidente del Consiglio
incaricato Franco Marini. Gli industriali, d'altra parte, ricorda ancora
Montezemolo, avevano chiesto da mesi una modifica alla legge
elettorale e avevano firmato un referendum.
Ma l'esito non è stato soddisfacente: "Bisogna dire che in questi mesi la
politica italiana ha dato un pessimo esempio: di non riuscire ad accordarsi
sulle norme che restituiscano non solo al cittadino la possibilità di scegliere
chi mandare in Parlamento ma anche la possibilità di porre fine a un eccesso di
frammentazione politica e di garantire a chiunque vinca le elezioni di
governare il Paese". Ben vengano dunque, in questo senso, i tempi stretti
indicati dal presidente del Senato per tirare le somme politiche delle
consultazioni: "Abbiamo preso atto dello sforzo circoscritto del
presidente Marini per fare un governo che modifichi la legge
elettorale e abbiamo preso atto dei tempi strettissimi
che evitano qualunque perdita di tempo e qualunque soluzione raffazzonata. E
questo è importante - aggiunge Montezemolo - perché il Paese non può più
aspettare". All'incontro con i rappresentanti delle imprese (oltre a
Confindustria, Confcommercio, Confcooperative, Confagricoltura,
Confartigianato, Cna, Confesercenti, Lega Cooperative e Casartigiani), è
seguito quello con le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil. ''No a
elezioni subito. Tutte le parti sociali convergono su questo e questo vorrà
dire qualcosa. Bisogna cambiare prima la legge elettorale perché questa non dà stabilità e possibilità di
scelta ai cittadini'', ha spiegato il leader della Cgil Guglielmo Epifani al
termine del confronto con il presidente del Senato. Ciò che ci vuole ''è una
riforma elettorale più rispettosa dei cittadini''. Ma
''prima del voto - ha aggiunto - bisogno assicurare la riduzione delle tasse
sui lavoratori e pensionati e il completamento dei decreti delegati a partire
da quello sulla sicurezza che con questa crisi altrimenti sarebbero
affossati''. "Anche per il leader della Uil, Luigi Angeletti,
"necessaria" una riforma elettorale perché
"questa seconda Repubblica ha creato un bipolarismo malato: si fanno
campagne elettorali per battere l'avversario e non per governare",
continua sottolineando come la riforma elettorale sia
quanto più necessaria "quanto più si ha bisogno di
voti per una buona politica", conclude. Poi sarà la volta del comitato per
il referendum dell'Ugl. Chiuderà, alle
( da "Sestopotere.com" del 02-02-2008)
(12:46) (1/2/2008 17:37) | CRISI DI GOVERNO: NUOVA
GIORNATA DI CONSULTAZIONI (Sesto Potere) - Roma - 1 febbraio 2008 - Al termine
della giornata di consultazioni a Palazzo Giustiniani il presidente del Senato
Franco Marini ha dichiarato: "Un piccolo margine c'è ancora e io voglio
vedere fino in fondo. E penso a un partito popolare come Forza Italia. Le
regole vanno cambiate insieme, in questo modo potremmo migliorare i rapporti tra
le forze politiche. Anche per avere una campagna elettorale
più costruttiva, per mutare in senso positivo un clima: è quello che vuole il
Paese. Decidere insieme sui problemi di interesse comune". Per il
presidente del Senato "un'intesa tra le forze politiche su una riforma
della legge elettorale è una
precondizione per la nascita di un governo". "Andiamo avanti nel
nostro lavoro che non sarà lungo: lo concluderemo all'inizio della prossima
settimana, lunedì è il giorno decisivo. Non ci sono né scorciatoie, né sotterfugi,
né furbizie": ha concluso Marini. La seconda giornata di consultazioni del
presidente del Senato Franco Marini si era aperta in mattinata con la
delegazione dei Verdi: presente il leader del Sole che ride Alfonso Pecoraro
Scanio e i capigruppo di Camera e Senato Angelo Bonelli e Natale Ripamonti.
Dopo i Verdi, la volta del Pdci , del Partito socialista , dell'Idv , dell'Udc
, del Prc e dei Repubblicani-liberali riformatori. Oggi pomeriggio l'incontro
con il Mpa, i Radicali, il movimento Italiani nel Mondo di Sergio De Gregorio,
il Partito democratico meridionale, il Movimento politico dei cittadini, la
Sinistra Critica, il Nuovo Psi, il Psdi e l'Unione democratica dei consumatori.
Il partito di Bossi ha rifiutato l'incontro. Domani toccherà alle Parti Sociali
e dell'economia. Una scelta che ha innescato polemiche. E c'è chi parla di una
"anomalia". DICHIARAZIONI: Pecoraro Scanio dei Verdi: "Il
presidente Marini parta dalla maggioranza che ha riconfermato la fiducia a
Prodi per giungere a una legge elettorale
che eviti un contenzioso folle sul rischio di incostituzionalità delle prossime
elezioni politiche". Diliberto del Pdci: "Abbiamo ribadito al
presidente Franco Marini che per coerenza politica il Pdci appoggerebbe un
governo se esso fosse in continuità del precedente, e cioé, un governo di
centrosinistra con una maggioranza di centrosinistra". Il segretario del
Prc Franco Giordano al termine del suo incontro a Palzzo Giustiniani ha detto
'Abbiamo manifestato al presidente Marini l'urgenza e l'esigenza di creare un
governo in tempi brevissimi, garantendo le elezioni politiche prima
dell'estate, per cambiare la legge elettorale'.
"I repubblicani non hanno chiesto elezioni anticipate né al capo dello
Stato né al presidente Marini. Tuttavia, come già detto dopo il colloquio con
il Presidente della Repubblica, la consultazione elettorale
ci sembra inevitabile". Lo ha detto il segretario del Pri, Francesco
Nucara, al termine del colloquio con il presidente incaricato Franco Marini. I
repubblicani hanno sottolineato di apprezzare il modo in cui il presidente
Marini sta svolgendo le consultazioni, "attenendosi esclusivamente al
mandato ricevuto". Nucara ha spiegato che i repubblicani "non si
sentono un partitino, ma un partito" e "proprio perché ci rendiamo
conto della situazione affronteremo la prossima campagna elettorale
aggregandoci con chi sarà in sintonia con le nostre idee e il nostro
percorso". A chi gli chiedeva cosa sarebbe cambiato con elezioni a giugno
anziché ad aprile, Nucara ha risposto: "E' difficile fare una legge elettorale controversa in
poco tempo, il rischio è che si voti a giugno sempre con questa legge". Accompagnato da Giorgio La Malfa e da Antonio
Del Pennino, Nucara ha ricordato che nel giro di poco tempo "si è passati
dalla prima bozza Bianco, che aveva un consenso delle opposizioni, alla seconda
bozza Bianco, che non aveva più alcun consenso del centrodestra". Pier
Ferdinando Casini, leader dell'Udc: "Le modalita' con cui il presidente
Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a svelenire il clima
politico. Ma l'Udc non e' disponibile in alcuna forma a sostenere un governo
con forze di centrosinistra. Il trasformismo e' ilcancro della democrazia
italiana". Il presidente dei senatori dell'Udc, Rocco Buttiglione, ha dichiarato:
'L'incontro e' andato molto bene e abbiamo apprezzato il senso delle
istituzioni del presidente del Senato Franco Marini'. Gavino Angius, ex Ds ora
senatore socialista: 'Questa crisi e' molto grave, e noi siamo preoccupati non
solo per la situazione attuale, ma per le prospettive future'. Mauro Del Bue
del Partito socialista ha detto: "E' giusto che il
capo dello Stato abbia deciso di compiere un tentativo per evitare le elezioni
anticipate e la scelta del presidente del Senato pare la più appropriata. Se il
governo è solo finalizzato alla riforma elettorale cade
prima di nascere. Non c'è un proposta che unisce i poli e, dentro i poli, i
singoli partiti. Se, invece, si tenta di costruire un governo che
governi e che affronti il referendum, il tentativo va
seguito con interesse. Il governo delle piccole intese (con qualche voto in più
al Senato) risponderebbe ai requisiti sanciti dalla Carta costituzionale e uno
scioglimento anticipato a fronte di una maggioranza, anche se esigua che invece
non lo richiede, apparirebbe difficilmente motivabile. Staremo a vedere. I
socialisti sono da ora pronti anche ad affrontare una scadenza elettorale immediata proponendo un Polo riformista
pluralista, senza i massimalisti e con un programma concordato e
omogeneo". Fausto Bertinotti , leader Rifondazione, intervenuto questa
mattina nella trasmissione televisiva di Canale 5 "Panorama del
giorno" ha detto: "La maggioranza che si è determinata con il voto
delle ultime elezioni su preciso mandato di programma e schieramento con la
sconfitta al Senato sul voto di fiducia è finita. Parti importanti come
Mastella e Dini l'hanno lasciata, dimostrando che il problema era al centro.
Strategicamente non c'è altra possibilitá per la sinistra radicale che
costituirsi in un soggetto politico unitario". Marco Beltrandi, deputato
radicale della Rosa nel Pugno: "Ogni giorno gli italiani sono costretti ad
assistere a veri e propri sfregi alle istituzioni, anche dalle più alte cariche
dello Stato, in una corsa che non pare avere limiti. Ci mancava giusto il
Presidente della Camera Fausto Bertinotti: mentre è in corso su mandato del
Capo dello Stato un tentativo di prolungare utilmente la legislatura, il
Presidente della Camera non trova di meglio ieri che affermare che la
legislatura sarebbe politicamente morta. A che titolo ha pronunciato questo de
profundis? Credevo che compito di un Presidente fosse al contrario quello di
difendere ciò che presiede, non di farsi militante di interessi di partito che
vogliono la fine della legislatura". COMMENTI: "È singolare questo
tentativo (si parla dell'invito di Marini a Forza Italia, ndr) di rovesciamento
di responsabilità delle parti in causa". Il vicecoordinatore FI Fabrizio
Cicchitto lo afferma nella nota in cui osserva: "Che in una situazione di
questo tipo, così deteriorata per responsabilità del centrosinistra, sia tirata
in ballo Forza Italia, che per di più proprio all'inizio della legislatura
aveva avanzato una proposta positiva, è un artificio polemico che non possiamo
accettare nel modo più assoluto, vista l'incontrovertibile ricostruzione di
come sono andati i fatti". "Se il centrodestra vincera' le elezioni,
si trovera' di fronte un paese sinistrato dal governo Prodi su temi
fondamentali quali la legalita' e l'ambiente, come il caso napoletano ha messo
in evidenza. Sara' un governo che nasce nella crisi dello Stato e quindi avra'
il carattere di emergenza: non saranno possibili scelte diverse, perche' la
sinistra ha perso, con il fallimento del suo governo, quella capacita' di
legittimazione totale che aveva acquisito, dopo i processi del 1993, con la
distruzione dei partiti occidentali italiani". Lo afferma don Gianni Baget
Bozzo, in un'intervista al Giornale della Liberta' in edicola oggi venerdì 1°
febbraio con Il Giornale, parlando degli scenari possibili nella politica
italiana all'indomani della crisi di governo. A giudizio di don Gianni, una
volta al governo, il centrodestra "dovra' ricostruire il paese, partendo
dai bisogni immediati, come la riduzione della spesa pubblica anche locale; la
difesa della legalita'; un maggiore controllo dell'immigrazione, visto che il
nostro paese e' l'unico ad applicare la strategia della 'porta aperta' per
tutti. Il governo che nascera' dalle prossime elezioni sara' un governo di
emergenza, che porra' anche alle forze di sinistra un problema di
responsabilita'. Con il governo Prodi, la sinistra ha creato la crisi dello
Stato e quindi e' chiamata a contribuire a risolverla". Alla domanda su
quali consigli darebbe a Berlusconi una volta vinte le elezioni, Bozzo
risponde: "Berlusconi aveva proposto, all'inizio della legislatura, un
governo di larghe intese. Questo non si e' realizzato e ora il degrado dello
Stato in Italia richiede programmi di emergenza. La sinistra, che ha reso con
il governo Prodi incerta la liberta', ha finito col rendere incerto lo Stato e
degradata la politica. Il governo di centrodestra dovra' rispondere a questi
problemi che la sua politica non ha creato, ma che si trova ora ad affrontare a
causa del governo Prodi. È certo che il governo Berlusconi aumentera' lo spazio
di liberta' del cittadino, ma questo compito oggi consiste nel garantire la
legalita' in ogni parte del territorio. La liberta' presuppone la legge e la legge garantisce la
liberta'". "Tutto ha un limite. Sostenere, come fa la senatrice
Finocchiaro, che se si dovesse andare al voto con questa legge
elettorale le Camere sarebbero a rischio
illegittimita' appare del tutto inusitato. Perche' nella sinistra non hanno
avvertito le stesse preoccupazioni quando la medesima legge
elettorale le ha permesso di andare al governo?
Capiamo bene che pur di non andare incontro al giudizio degli italiani con il
voto, che fino a prova contraria e' la forma piu' alta di esercizio della
democrazia, la sinistra cerchi qualsiasi pretesto per perdere tempo. Ma cosi',
francamente, ci sembra si stia davvero esagerando". Lo ha affermato il
vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, che ha risposto al
capogruppo Pd del Senato. "Credo si voterà il 6 o al più tardi il 13
aprile, cioè 60 giorni al massimo dopo lo scioglimento delle Camere". E'
quanto ha dichiarato il presidente di An, Gianfranco Fini, ospite di Maurizio
Costanzo all'interno del suo show (in onda su Canale 5ieri sera alle 23.30).
"Marini - ha spiegato il leader di An - prenderà atto che non ci sono le
condizioni per fare una legge elettorale,
salirà al Quirinale, rimetterà il mandato e il presidente scioglierà le
Camere". Per gli italiani, ha aggiunto, "non sarà un trauma", in
quanto "non sono turbati dalla necessità di avere una nuova legge elettorale". Perché, ha
spiegato Fini a Maurizio Costanzo, "la gente quando mi incontra non mi
chiede una legge elettorale,
ma di risolvere problemi concreti: come i prezzi schizzati alle stelle mentre i
salari sono sempre uguali, la vergogna dell'immondizia, le tasse troppo alte.
Discutere oggi di legge elettorale
- ha concluso il presidente di An - significa non avere a cuore i problemi
degli italiani, ma occuparsi di una questione che riguarda solo noi
politici". Tornando sul difficile compito che spetta al presidente Marini,
Fini ha ribadito che "la maggioranza non può essere l'insieme più o meno
raccogliticcio di qualche disperato. E' la convergenza di gruppi politici e al
momento non c'è alcuna convergenza su una proposta di legge
elettorale. Credo che Marini sappia perfettamente che
il suo mandato è relativo alla verifica di una maggioranza a sostegno di un
certo modello di legge elettorale".
"La parola deve tornare al popolo con il voto. E subito. Il popolo non può
essere preso in giro con i balletti delle consultazioni della paludi romane:
pertanto la Lega Nord conferma che non invierà nessuna propria delegazione alle
consultazioni del presidente Marini e per evitare gli schizzi di fango, che
sicuramente si solleveranno dalla palude romana, ha già fatto rientrare tutti i
suoi uomini in Padania". Lo afferma Roberto Calderoli, Vice Presidente del
Senato e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord. "La scelta
di non partecipare alla consultazioni del Presidente incaricato Marini, scelta
annunciata dalla Lega, ma già ventilata nei giorni scorsi da altri partiti
della CdL, è una scelta grave, per certi aspetti irresponsabile", ha
dichiarato l'on. Massimo Donadi, capogruppo di Italia dei Valori alla Camera.
"Così si manca del più elementare rispetto dovuto al Capo dello Stato e di
chi, come il Presidente Marini, su mandato esplicito del Capo dello Stato, sta
operando. Il centrodestra è una coalizione piena di contraddizioni, - conclude
Donadi - dove coesiste chi ha alto senso delle istituzioni con chi non perde
occasione per manifestare atteggiamenti gravi e antiistiuzionali".
"Qualcuno dica a Ferrero che il governo Prodi è caduto". Lo ha
dichiarato il presidente dei senatori della Lega Nord, Roberto Castelli, in
riferimento alle dichiarazioni del ministro per la Solidarietà sociale Paolo
Ferrero che propone un decreto legge per regolarizzare
i dipendenti clandestini su iniziativa del datore di lavoro e la proroga del dl
sugli sfratti. Della stessa opinione, il deputato leghista Stefano Allasia:
"Continuo a sostenere che Ferrero sia fuori dal mondo. Ciò che ha
annunciato, l'ora mai ex ministro piemontese, èsolamente un'operazione
demagogica e populista, per racimolare un po' di voti in piu' alle elezioni.
Ferrero deve rendersi conto che quello che non e' stato fatto in venti mesi,
non puo' essere fatto in due giorni". "Siamo convinti, per il senso
di responsabilità che ci caratterizza ed il profondo rispetto che nutriamo verso
le istituzioni ed i cittadini, che se c'è una strada, anche in salita, che
possa essere percorsa, per evitare di andare al voto con una legge
porcata su cui grava anche una dubbio di costituzionalità, vada percorsa fino
in fondo. Italia dei Valori pone un'unica condizione, ovvero, che si facciano
le cose con chiarezza, coinvolgendo anche l'opposizione, per un Governo che
nasca forte, con un'ampia convergenza, e non un governicchio che sarebbe
l'ennesimo schiaffo in faccia ai cittadini. Se c'è, dunque, uno spiraglio per
un Governo che nasca con un consenso ampio, avrà il nostro appoggio convinto,
altrimenti è bene restituire la parola ai cittadini" lo dichiara in una
nota l'on. Massimo Donadi, capogruppo di IDV alla Camera. "La
mistificazione, creata ad arte dalla sinistra, rispetto ad una presunta
incostituzionalità della legge elettorale
vigente, nata da considerazioni gratuite e forse neppure spontanee, e non da
pronunciamenti, da parte della stessa Corte Costituzionale, testimonia solo il
terrore che la sinistra ha di andare al voto. Ricordo che il Parlamento ha
votato questa legge, che il Presidente della
Repubblica l'ha firmata e che la stessa è stata utilizzata per votare e che
nessuno, fino ad oggi, ha mai eccepito sulla sua costituzionalità, e che si
solleva il problema solo quando la maggioranza di centrosinistra è andata in
crisi. Che cose miserabili: per salvere il culo si prendono gioco del
Paese". Lo afferma Roberto Calderoli, Coordinatore delle Segreterie
Nazionali della Lega Nord e Vice presidente del Senato. "Sulla legge elettorale la sinistra sta
giocando la carta della disperazione. In attesa che finiscano le chilometriche
audizioni di Marini, adesso hanno inventato la presunta incostituzionalità
della legge vigente. Sono quindici anni che votiamo,
passando attraverso diversi sistemi, con un impianto maggioritario. E, come in
tutti i sistemi maggioritari del mondo, si vince con un voto in più
dell'avversario, anche se fosse di sola maggioranza relativa". E' quanto
dichiara Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra. Storace
continua: "Quando c'era il mattarellum, i candidati nei collegi ? ed è
successo ? potevano vincere anche col 30 per cento dei voti, in presenza di un
numero elevato di concorrenti: bastava arrivare primi. Ma la sinistra non
minacciò ricorsi. E non si rende conto della vera e propria mazzata che sta
infliggendo al presidente Ciampi, che si guardò bene dal rimandare alle Camere
una legge, che solo adesso dicono incostituzionale. A
meno che non si voglia insinuare in noi il sospetto che Ciampi lo avesse fatto
apposta, per farli strillare qualche anno dopo".
( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del
02-02-2008)
PARTITA A SCACCHI. Il presidente del Senato si appella a
Fi: l'Italia vuole la nuova legge elettorale.
Incontro con le parti sociali. La guida del Pd: "Accordo necessario"
Marini a Berlusconi "Fare le riforme" Veltroni propone: "È l'ora
per una grande coalizione" A Palazzo Giustiniani anche imprese e sindacati
Questo è il momento in cui si misura il senso di responsabilità WALTER VELTRONI
SEGRETARIO DEL PD ROMA Franco Marini prosegue le consultazioni:
"l'intesa fra le forze politiche" su un progetto di riforma elettorale deve essere la "precondizione" per la
nascita di un governo. La strada è ancora in salita, perché le posizioni dei
partiti nella seconda giornata di incontri a Palazzo Giustiniani sembrano
cristallizzate. Ma "un piccolo margine c'è". Quindi in vista
dell'incontro decisivo di lunedì, Marini ha rivolto un appello a Berlusconi:
"Una grande forza come Fi non può trascurare i tanti sì che ci sono stati.
L'Italia vuole una nuova legge". Le forze sociali
ed economiche del Paese, oltre ad alcune forze politiche, sono per la riforma elettorale. Marini tenterà di dare un sbocco positivo alla
crisi: "Senza scorciatoie, sotterfugi o furbizie". In questi giorni
sta tenendo aperto il canale del dialogo con Gianni Letta, consigliere del
leader di Fi (ieri si sono sentiti al telefono), per capire se c'è la
possibilità di convincere il Cavaliere a un accordo. Sarà lunedì la giornata
decisiva, dopo il colloquio con Berlusconi e Veltroni. Ma per il presidente
della Camera Bertinotti le elezioni sono però "una cosa certa",
bisognerà solo vedere con quale legge elettorale si tornerà alle urne. Quanto alla sinistra
radicale, andrà unita al voto. "È una scelta necessaria", ha
confermato il segretario del Prc Giordano, che con Marini ha insistito
sull'esigenza di creare un governo in tempi brevissimi, garantendo le elezioni
politiche entro l'estate. Marini ha anche deciso di giocare la carta delle
parti sociali. Oggi incontrerà imprenditori e sindacati dopo il
"manifesto" per una nuova legge elettorale firmato da nove sigle produttive, Confindustria
in testa. "E doveroso", ha spiegato Marini, "non è un'anomalia,
perché danno il senso di una realtà del Paese". Spera che le pressioni
della società civile possano pesare sulle decisioni del Cavaliere. Verdi e Pdci
puntano sul governo sostenuto da una maggioranza di centrosinistra, altrimenti
è meglio il voto. Ma Diliberto ha detto no a una maggioranza con "pezzi
della destra". E a un progetto che parta delle bozze Bianco. Mentre per
Boselli (Sdi) l'unico punto di riferimento può essere
invece la bozza Chiti. No al referendum, è la linea di Pecoraro
Scanio, che punta sulla riforma elettorale. Di
Pietro (IdV) è favorevole ad un governo a termine, per fare la riforma elettorale. Il segretario del Pd, Veltroni, intanto cerca di allargare lo
spiraglio indicato da Marini. E invita a scrivere tutti insieme le
regole del gioco: "Il centrodestra dice andiamo a votare e poi facciamo la
grande coalizione. Perché, invece, non la facciamo ora con un governo
presieduto da Marini". Veltroni ha fatto appello al senso di
responsabilità nazionale in un momento in cui "bisogna far prevalere
l'interesse del Paese su quelli di parte". Ed ha ricordato: "Confindustria,
forze sociali e Vaticano dicono che bisogna fare le riforme, invece di
trascinare il Paese alle elezioni dall'esito non scontato". .
( da "Sestopotere.com" del 02-02-2008)
(17:02) (2/2/2008 13:32) | CRISI DI GOVERNO: TERZA
GIORNATA DI CONSULTAZIONI (Sesto Potere) - Roma - 2 febbraio 2008 - Nuova
giornata di consultazioni a Palazzo Giustiniani per il presidente del Senato
Franco Marini che ha incontrato i rappresentanti delle imprese (tra cui
Confindustria e Confcommercio), i sindacati (Cgil, Cisl e Uil e l'Ugl), il Comitato per il referendum, ed
anche il Comitato per la legge elettorale. Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, a
nome delle associazioni imprenditoriali firmatarie del Manifesto per la
governabilità (Casartigiani, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio,
Confcooperative, Confesercenti, Confindustria, CNA e Lega delle
Cooperative) dopo l'incontro con il presidente incaricato Franco Marini ha
dichiarato: "La classe politica italiana ha dato in questi ultimi mesi un
pessimo esempio" riferito al fatto che i partiti non sono riusciti ad
accordarsi con la legge elettorale.
"Ma se per lunedi' o martedi' non dovessero esserci le condizioni, non
bisogna perdere tempo: si facciano le elezioni il giorno dopo, nell'interesse
del Paese - ha aggiunto Montezemolo - . E' auspicabile che, chiunque dovesse
vincere le elezioni, guardi alla prossima legislatura come ad una legislatura
costituente". Uscendo dall'incontro il presidente di Confcommercio, Carlo
Sangalli, ha riferito che le imprese hanno ribadito la loro posizione: "se
ci sono le condizioni per una nuova legge elettorale, bene, altrimenti si vada ad elezioni
salvaguardando il filo del confronto che si è costruito anche per la prossima
legislatura nell'interesse del Paese". Sangalli ha poi aggiunto che con
Marini si è parlato "della necessità e dell'urgenza di assicurare al Paese
una vera e stabile governabilità". Tuttavia, ha sottolineato ancora il
presidente di Confcommercio, "mi pare che i margini per fare la riforma elettorale siano strettissimi" Il segretario generale
della Cgil, Guglielmo Epifani, ha dichiarato che: "No a elezioni subito.
Tutti, tutte le parti sociali, convengono su questo punto. E ciò ha un
significato. Occorre andare al voto con una riforma elettorale
più rispettosa. Il Paese ha problemi che non possono aspettare". Il
segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ha detto che: 'Abbiamo
incoraggiato Marini a trovare una soluzione, ai problemi del Paese e a darsi
delle riforme istituzionali, a cominciare dalla legge elettorale'. E il segretario generale della Uil, Luigi
Angeletti, ha detto che i sindacati hanno rappresentato al presidente
incaricato Franco Marini che 'l'esigenza più importante è la riduzione delle
tasse sui salari'. Al termine delle consultazioni Franco Marini ha annunciato
che è ancora aperto uno spiraglio per la formazione del nuovo governo: "Se
fosse chiuso starei in vacanza, invece devo lavorare. Gli elementi per la
valutazione conclusiva li darò lunedì - ha detto il presidente del Senato - .
Fino ad oggi tutti gli interlocutori ascoltati hanno concordato all'unanimità
sulla necessità di un cambiamento della legge elettorale". Lunedì sarà la giornata finale delle
consultazioni del presidente del Senato Franco Marini. Saranno ricevuti i
gruppi più grandi: inizierà alle 11 Alleanza Nazionale seguita alle 12 da Forza
Italia e a chiudere, alle 13, sarà il turno del Partito Democratico. Le
consultazioni si chiuderanno con i presidenti emeriti della Repubblica: alle 16
Marini incontrerà Francesco Cossiga, alle 16.30 Oscar Luigi Scalfaro e chiuderà
alle 17 Carlo Azeglio Ciampi. Da segnalare che proprio oggi alle ore 12.00 il
Comitato Promotore dei Referendum elettorali s'è riunito in Piazza
Montecitorio, dove sono state portate, come atto simbolico, le 230 scatole
contenenti le 820.916 firme. Alla manifestazione hanno partecipato i leader
Mario Segni, Giovanni Guzzetta, Natale D'Amico e i membri dei comitati locali
di tutto Italia. I primi commenti? "La fragilita' degli argomenti che
vengono portati contro le elezioni immediate, dimostra che non c'e' alcuna
buona ragione per rinviare il voto. L'idea di D'Alema dimostra che il referendum bloccherebbe le elezioni e' totalmente campata in
aria. Lo spauracchio di un Senato che per l'attuale legge
sarebbe senza maggioranza e' violentemente smentito da tutti i sondaggi. C'e'
persino chi vuole farci credere che il mandato di Napolitano scadrebbe nella
prossima legislatura se si votasse a giugno. L'unica ragione vera e' il timore
del giudizio degli elettori su due anni di governo disastroso": ha
affermato il senatore di Forza Italia Lucio Malan, segretario di Presidenza del
Senato. 'La posizione di Montezemolo è molto equilibrata e mi ci identifico. Se
oggi il governo di pacificazione non si può fare predisponiamo sia farlo nella
prossima legislatura': ha detto Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc. "Ma
a che tipo di governo puntano? Al governo di Montezemolo e della Triplice?
Questi soggetti più che della legge elettorale
dovrebbero preoccuparsi di sostenere delle riforme strutturali e della
necessità di ridurre la pressione fiscale, obiettivi che però possono essere
centrati solo da un governo eletto, un governo legittimato dal voto
popolare": ha affermato Roberto Cota, vicecapogruppo della Lega Nord alla
Camera. "Se non mi è sfuggito qualcosa negli ultimi giorni - aggiunge
l'esponente del Carroccio - le Camere sono ancora due e non se ne è aggiunta di
recente una terza. Dicono di voler andare verso una semplificazione e invece si
muovono in paludi degne degli anni peggiori della Prima Repubblica". E il
segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, ha ribadito: "Il Pdci e'
indisponibile a governi che cambino la maggioranza uscita dalle urne. Basta con
la cannibalizzazione dei premier. Sento aria di un altro '98. Se la nuova
maggioranza sara' formata dal vecchio centrosinistra, noi siamo disponibili ma
rispetto a qualunque pasticcio diciamo che e' meglio votare. Mi auguro che
Marini riesca in un tentativo molto difficile, senza snaturare il risultato
delle urne. Napolitano ha chiesto a Marini di allargare la maggioranza anche
alla destra. Se fosse cosi' noi saremo fuori sicuramente. Se Marini riuscira' a
ricompattare il centrosinistra, noi voteremmo a favore".
( da "Affari Italiani (Online)" del 02-02-2008)
02.02.2008 15:54 --> Esplode lo scontro tra Fini e
Veltroni. Il leader del Pd da Palermo accusa il centrodestra di voler
"precipitarci a votare". "C'è l'ansia di andare subito alle
elezioni con una legge che la stessa coalizione
considera un male. E tutto questo - spiega il segretario del Pd - per fare
cosa? Per formare una coalizione composta di decine e decine di liste, per fare
rivivere al Paese ciò che è stato negli ultimi 15 anni, sapendo che ad un anno
dallo scioglimento delle Camere si dovrebbe fare il referendum".
"Vorrei conoscere un altro Paese in cui succeda quello che succede in
Italia - continua il segretario del Pd - dove l'autore della legge
elettorale, poche settimane dopo l'approvazione della
normativa, la definisce una porcheria e dove uno dei partiti della coalizione
che l'ha votata propone un referendum per abrogarla.
Allora non sarebbe bastato non votarla?". Al segretario del Pd risponde
indirettamente Gianfranco Fini: "La richiesta di grande coalizione
avanzata da Walter Veltroni è veramente strumentale - dice il leader di An -
Questo è un centrosinistra disperato che negli ultimi tre giorni, pur di
evitare lo scioglimento delle Camere, si è inventato le proposte
più originali e bizzarre". Paolo Bonaiuti, portavoce del leader di Forza
Italia Silvio Berlusconi, rincara la dose: "Troppa fretta e precipitazione
verso le urne? Ma non erano stati loro, la sinistra, a dire che se cadeva Prodi
bisognava tornare subito al voto? Il discorso di Veltroni è un continuo
ribaltamento della realtà. Non si possono imputare le colpe di un mancato
accordo sulla riforma elettorale al centrodestra
quando invece tutto deriva dall'incapacità del governo della sinistra, che non
è riuscito a combinare nulla in 20 mesi: eppure Veltroni dice che Prodi ha
fatto 'un lavoro straordinario'. Incredibile" -->.
( da "Affari Italiani (Online)" del 02-02-2008)
Crisi/ Scontro Fini-Veltroni. Montezemolo pessimista:
politica in crisi. Se non c'è intesa si voti e poi le riforme Sabato 02.02.2008
10:16 --> ANGELETTI (UIL), SERVE RIFORMA ELETTORALE; BIPOLARISMO MALATO.
"Serve una riforma elettorale perchè questa legge elettorale ha dimostrato di
creare un bipolarismo malato, perché si vota contro e non per fare, questa è la
vera malattia dell'Italia mentre serve chiedere consensi per fare una buona
politica". Lo ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti,
al termine dell'incontro con il Presidente del Consiglio incaricato, Franco
Marini, che lo ha visto insieme agli altri leader di Cgil e Cisl. "Abbiamo
ringraziato il Presidente Marini per aver incontrato le parti sociali. Questa è
una cosa molto positiva poiché egli ha visto esponenti del Paese reale oltre
che della classe politica. I lavoratori avanzano esigenze importanti da fare in
tempi brevi, riduzione delle tasse e più salari, questa è la vera emergenza
dell'Italia". REFERENDARI. Pur riconoscendo che è "fisiologico"
che in una democrazia bipolare "la rottura del patto politico siglato con
i cittadini imponga che si torni alle urne", i referendari propongono
invece a Franco Marini di "rendere possibile l'esercizio del diritto al referendum nel più breve tempo possibile onde procedere allo
scioglimento delle Camere subito dopo". Giovanni Guzzetta, presidente del
Comitato referendario, spiega a Marini che "è tecnicamente possibile
votare anche entro maggio". Del resto, sarebbe "contrario al
buonsenso e alla logica politico-istituzionale rinviare un referendum
che ha per oggetto proprio la legge elettorale".
E comunque, puntualizza Guzzetta, "nessun intento dilatorio o
condiscendenza a soluzioni pasticciate". --> << pagina precedente
pagina successiva >>.
( da "Liberazione" del 02-02-2008)
Lo spiraglio è la mediazione di Letta. Veltroni: grande
coalizione? Facciamola ora Anubi D'Avossa Lussurgiu "La Casa delle Libertà
dice: "Andiamo a votare e poi facciamo la grande coalizione per le
riforme". E perché non la facciamo prima con il governo Marini che scriva
le regole? Avrebbe senso fare un'intesa adesso e poi lasciare la scelta agli
italiani". Chi l'ha detto? Lamberto Dini, che lo chiedeva da prima della
crisi? Oppure Pierferdinando Casini o Rocco Buttiglione, magari tornati con la
loro Udc a quel che dicevano fino ad una settimana fa e riconciliati così con i
transfughi Baccini e Tabacci? "Sorpresa": a dirlo, ieri, è stato il
leader del Partito democratico, Walter Veltroni. Ha detto proprio così:
"grande coalizione", per dire naturalmente che sarebbe necessaria
oggi e non nel domani del dopo-voto, polemizzando con Berlusconi e al tempo
stesso incalzandolo all'accordo. Non ha detto "accordo bipartisan" né
"larghe intese", che pure sarebbero definizioni piuttosto forzate di
quel che richiede il compito esplorato da Franco Marini, ossia l'eventuale
formazione di un governo "di sostegno" ad "una proposta di
riforma della legge elettorale"
sulla quale preventivamente verificare "il consenso" - come
letteralmente recita la nota di conferimento dell'incarico al presidente del
Senato da parte del capo dello Stato. No: Veltroni ha detto proprio
"grande coalizione". Formula che si nega da sola, se limitata a quel
compito cos' "difficile" e "gravoso" che Marni cerca
di affrontare. D'altra parte, Veltroni introduce quella formula in una polemica
ben fondata sull'assenza di "senso di responsabilità" della
magicamente ricostituita "Casa delle Libertà" e del suo leader, che
escludono ogni possibilità di vararla prima del voto, una riforma. E lo fa non
parlando più di "due ipotesi, un governo per le riforme fino alla primavera
2009 o uno per la sola riforma elettorale e per i
salari rilanciando la produttivita, poi il voto entro quest'estate", come
aveva detto fino a giovedì sera: non ne parla più dal momento che ogni ipotesi
d'intesa con l'Udc a prescindere dal consenso di Berlusconi è tramontata e
anche perché quella doppia ipotesi stride clamorosamente con il compito ben
"finalizzato" dato da Napolitano a Marini. In compenso, Veltroni
ieri ha parlato dopo un bombardamento durato l'intera giornata da parte del
Piddì, iniziato dalla lettera di Massimo D'Alema pubblicata dal Corriere della
Sera: per affermarne uno nuovo, di doppio scenario, "o la riforma oppure
il referendum, poi il voto", da garantire
comunque a giugno. segue a pagina 5 02/02/2008.
( da "Liberazione" del 02-02-2008)
Marini a Berlusconi: governo elettorale
Ma Forza Italia risponde di no Lo spiraglio è la mediazione di Letta. Veltroni:
grande coalizione? Facciamola ora Anubi D'Avossa Lussurgiu "La Casa delle
Libertà dice: "Andiamo a votare e poi facciamo la grande coalizione per le
riforme". E perché non la facciamo prima con il governo Marini che scriva
le regole? Avrebbe senso fare un'intesa adesso e poi lasciare la scelta agli
italiani". Chi l'ha detto? Lamberto Dini, che lo chiedeva da prima della
crisi? Oppure Pierferdinando Casini o Rocco Buttiglione, magari tornati con la
loro Udc a quel che dicevano fino ad una settimana fa e riconciliati così con i
transfughi Baccini e Tabacci? "Sorpresa": a dirlo, ieri, è stato il
leader del Partito democratico, Walter Veltroni. Ha detto proprio così:
"grande coalizione", per dire naturalmente che sarebbe necessaria
oggi e non nel domani del dopo-voto, polemizzando con Berlusconi e al tempo
stesso incalzandolo all'accordo. Non ha detto "accordo bipartisan" né
"larghe intese", che pure sarebbero definizioni piuttosto forzate di
quel che richiede il compito esplorato da Franco Marini, ossia l'eventuale
formazione di un governo "di sostegno" ad "una proposta di
riforma della legge elettorale"
sulla quale preventivamente verificare "il consenso" - come
letteralmente recita la nota di conferimento dell'incarico al presidente del
Senato da parte del capo dello Stato. No: Veltroni ha detto proprio
"grande coalizione". Formula che si nega da sola, se limitata a quel
compito cos' "difficile" e "gravoso" che Marni cerca
di affrontare. D'altra parte, Veltroni introduce quella formula in una polemica
ben fondata sull'assenza di "senso di responsabilità" della
magicamente ricostituita "Casa delle Libertà" e del suo leader, che
escludono ogni possibilità di vararla prima del voto, una riforma. E lo fa non
parlando più di "due ipotesi, un governo per le riforme fino alla
primavera 2009 o uno per la sola riforma elettorale e
per i salari rilanciando la produttivita, poi il voto entro quest'estate",
come aveva detto fino a giovedì sera: non ne parla più dal momento che ogni
ipotesi d'intesa con l'Udc a prescindere dal consenso di Berlusconi è
tramontata e anche perché quella doppia ipotesi stride clamorosamente con il
compito ben "finalizzato" dato da Napolitano a Marini. In
compenso, Veltroni ieri ha parlato dopo un bombardamento durato l'intera
giornata da parte del Piddì, iniziato dalla lettera di Massimo D'Alema
pubblicata dal Corriere della Sera: per affermarne uno nuovo, di doppio
scenario, "o la riforma oppure il referendum, poi
il voto", da garantire comunque a giugno. segue a pagina 5 02/02/2008.
( da "Liberazione" del 02-02-2008)
Intervista al capogruppo di Rifondazione al Senato:
"Berlusconi ha in mente un'operazione alla Sarkozy Apre al leader del
piddì per realizzare il presidenzialismo. E Veltroni sembra avere lo stesso
obiettivo" Russo Spena: "Insiema a sinistra partiti e associazioni.
Alla pari" Frida Nacinovich Domanda secca per Giovanni Russo Spena: c'è
ancora qualche possibilità di approvare una nuova legge
elettorale prima di andare al voto? Rifondazione è
disponibile ad appoggiare un governo a termine per cambiare la legge elettorale. E la seconda
bozza Bianco potrebbe essere un ottimo punto di partenza. Vogliamo rompere
questo bipolarismo coatto e muscolare che crea coalizioni eterogenee.
Berlusconi presenterà un'alleanza che va dai nazisti a Dini e Mastella. Anche i
nazisti? Berlusconi ha portato nel suo schieramento forze fasciste che
rivendicano il loro fascismo. Forze che potrebbero governare il paese. Domanda
per il capogruppo di Rifondazione a palazzo Madama: la sinistra è unita? Si
presenterà unita alle prossime elezioni? Ci presenteremo come sinistra. Per
sconfiggere Berlusconi e la sua alleanza con forze fascistiche, per offrire
un'alternativa al partito di Veltroni. Come farete ad evitare che il nuovo
soggetto della sinistra sia solo una somma di partiti? Di gruppi dirigenti? La
sinistra l'arcobaleno non metterà in lista solo dirigenti di partito, ma anche
movimenti e realtà territoriali. Di più: penso che un processo unitario si
costruisca con le associazioni, che secondo me dovrebbero entrare al 50% nei
coordinamenti, nelle strutture locali, nelle liste. Bisogna riuscire a
cancellare l'idea che abbiamo fatto poco per distinguerci dagli altri. Dobbiamo
berlinguerianamente essere diversi e apparire diversi. Essere percepiti come
diversi da quel popolo in fuga dalla politica che si affida al grillismo. Il
piddì ha posto la questione del referendum
Segni-Guzzetta. All'improvviso nel partito di Veltroni hanno ritrovato la voce
i sostenitori del referendum. Un referendum
dal dubbio profilo costituzionale, un referendum che
delineerebbe una legge ipertruffa, un bipartitismo che
invece di eliminare la frammentazione consegnerebbe ai voltagabbana e agli
opportunisti della politica un enorme potere ricattatorio. Invece il sistema elettorale tedesco è chiaro: una testa, un voto. Berlusconi
ha in mente un'operazione alla Sarkozy. Apre al leader del piddì perché con
Veltroni vuole realizzare il presidenzialismo. E Veltroni a sua volta pare
mirare al medesimo obiettivo: è di ieri la richiesta di larghe intese subito,
lo stesso farà dopo le elezioni. L'ennesima dimostrazione che il Pd non è
affatto alternativo alla destra come pretende di essere. Allora la sinistra
deve riscoprire il conflitto sociale e al tempo stesso tessere un rapporto con
le istituzioni. Bisogna ricostruire l'etica della politica. Penso a una riforma
morale per restituire alla politica il suo ruolo di servizio. Diciamo la
verità: non è che le forze della sinistra italiana in questi ultimi due mesi
abbiano brillato per visione unitaria. Basta pensare alla discussione sulla legge elettorale. Dietro le
divisioni sulla legge elettorale
c'è una grande questione. Non vorrei affondare il bisturi, ma c'è chi pensa la
sinistra unicamente come forza di governo. Ecco perché vuole l'obbligo di
coalizione. Sono convinto invece che la sinistra non abbia di per sé una
vocazione di governo. Si può stare al governo oppure all'opposizione, dipende
dalle circostanze. Quando si andrà a votare? C'è chi parla di aprile, chi di
maggio, chi azzarda giugno. Credo che andremo a votare molto presto e con una
pessima legge elettorale. La
sinistra deve essere unita per non cadere nella tagliola Veltroni-Berlusconi.
Fra il grande centro e il centrodestra berlusconiano sembra essersi aperta una
frattura. Confindustria e Vaticano chiedono di approvare la legge
elettorale, ma Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e
Umberto Bossi hanno convinto Pierferdinando Casini a far rinascere la Casa
delle libertà per andare al voto. I poteri forti hanno di fatto messo in crisi
il governo Prodi, impedendo qualsiasi provvedimento capace
di riscuotere consenso sociale. Il problema è la scissione fra proposta e
contenuto. Infatti ora chiedono la riforma elettorale, nella
speranza di agevolare la formazione di una grande coalizione. Proprio per
questo un'intesa tra Veltroni e Berlusconi può essere pericolosa.
Bisogna riscoprire un'idea democratica della vita istituzionale. Le ultime
notizie raccontano che Veltroni addossa la responsabilità della crisi di
governo ai ministri che hanno manifestato in piazza. Un'assurdità. 02/02/2008.
( da "Rai News 24" del 02-02-2008)
Roma | 2 febbraio 2008 Montezemolo: "Senza accordo
subito al voto". Sindacati: "Nuova legge elettorale" Luca Cordero di Montezemolo Lo spiraglio è
ancora aperto? "Certo, è naturale. Se fosse chiuso sarei in vacanza anche
lunedì e invece dovrò lavorare". Così Franco Marini ha risposto a una
domanda di un giornalista al termine della terza giornata di consultazioni a
Palazzo Giustiniani. Il presidente incaricato ha augurato ai giornalisti di
trascorrere il weekend "voi divertendovi, io a riflettere". Marini ha
poi aggiunto: "Lunedì penso di avere tutti gli elementi per fare una
valutazione complessiva e conclusiva. Del resto lunedì sono in calendario gli
incontri con le forze politiche più rappresentative per il consenso che
esprimono". Tutti gli interlocutori ascoltati "hanno concordato
all'unanimità sulla necessità di un cambiamento della legge
elettorale", ha detto il presidente incaricato.
Negli incontri di oggi, "con tutte le organizzazioni dell'economia e del
mondo del lavoro, abbiamo avuto da parte di tutti la sottolineatura,
unanimemente, che è necessario un cambiamento dell'attuale legge
elettorale". Marini ha sottolineato come la
riforma della legge elettorale
per i sindacati e gli imprenditori è necessaria "per dare al nostro Paese
stabilità ed efficienza delle istituzioni e un recupero forte del settore
pubblico, specialmente con le difficoltà che ci sono". E che quindi, la
riforma elettorale rappresenta "un passaggio di
rilevo". Lunedì mattina Marini riprenderà le consultazioni con An, Forza
Italia e Pd. Nel pomeriggio, chiuderà con i presidenti emeriti della
Repubblica. Montezemolo: se non c'è accordo si vada al voto Più pessimista è
apparso il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo che, dopo
l'incontro con il presidente del Senato dichiara di aver chiesto di "non
perdere tempo", se lunedì o martedì non si trova l'accordo "si vada
al voto". "Il nostro discorso è per il bene comune del Paese - ha
spiegato Montezemolo - sia che ci siano le condizioni politiche sia che, come
noi crediamo, non ci siano". Sindacati ribadiscono il no alle elezioni
anticipate Più netta la posizione dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, che a Marini hanno ribadito con forza il "no" alle
elezioni anticipate e la necessità di una nuova legge elettorale "rispettosa dei cittadini". Il fronte sindacale si
schiera compatto per una riforma della legge elettorale "più rispettosa di quello che i cittadini ritengono",
come sostenuto dal segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani.
L'incoraggiamento al presidente incaricato è di fare "tutto
l'indispensabile", spiega il leader della Cisl Raffaele Bonanni, per
trovare una soluzione. Per i sindacati si deve andare oltre la legge elettorale perché serve un
governo che "riesca a ridurre le tasse sui salari, perché questa è la vera
emergenza della maggioranza dei cittadini", aggiunge il numero uno della
Uil Luigi Angeletti. Il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini, sembra
più realista e chiede, nel caso non ci sia la possibilità di avere "una
maggioranza vera che faccia sia la riforma elettorale
ma anche si faccia carico delle emergenze della parte debole del Paese,
lavoratori, pensionati e famiglie" si vada alle "elezioni
subito". Spera ancora Walter Veltroni "Abbiamo chiesto tre mesi e non
tre anni, perché allora non fare con Marini una coalizione per riscrivere le
nuove regole", ha dichiarato oggi il leader del Partito democratico,
intervenendo a Palermo ad una manifestazione organizzata dal suo partito sulla
legalità. "Il Governo presieduto da Romano Prodi - ha aggiunto Veltroni -
ha fatto per questo Paese un lavoro straordinario, a fronte di un'eredità
finanziaria che ci era stata lasciata dal governo precedente e dalla
instabilità politica determinata da una coalizione fatta da tantissimi
soggetti". "Il centrodestra vuole precipitarci a votare: c'è l'ansia
di votare subito con una legge che la stessa
coalizione considera un male". Votare subito per "fare una coalizione
- ha aggiunto - composta di decine e decine di liste, per fare rivivere al
Paese ciò che è stato negli ultimi 15 anni, sapendo che ad un anno dallo
scioglimento delle camere si dovrebbe fare il referendum".
Veltroni ha poi lanciato la sua proposta: "Se la Cdl è così sicura di
vincere perché non vuole aspettare altri tre mesi? Perché non fare attorno a
Marini una coalizione che cambi le regole del gioco?". Il segretario del
Pd ha assicurato che in caso di convergenza non si andrebbe al di là di
"tre mesi, non tre anni". Tempo in cui sarebbe possibile, secondo il
sindaco di Roma, fare "una riforma che potrebbe cambiare l'assetto di un
Paese che è bloccato dalla dittatura di minoranze che esercitano il potere di
veto". Fini: centrosinistra disperato Nel frattempo al segretario del Pd
arriva la stoccata del leader di An Gianfranco Fini. "La richiesta di
grande coalizione avanzata da Walter Veltroni è veramente strumentale. Questo è
un centrosinistra disperato che negli ultimi tre giorni, pur di evitare lo
scioglimento delle Camere, si è inventato le proposte
più originali e bizzarre". Bonaiuti (Forza Italia): da Veltroni
ribaltamento della realtà "Troppa fretta e precipitazione verso le urne?
Ma non erano stati loro, la sinistra, a dire che se cadeva Prodi bisognava
tornare subito al voto? Il discorso di Veltroni è un continuo ribaltamento della
realtà. Non si possono imputare le colpe di un mancato accordo sulla riforma elettorale al centrodestra quando invece tutto deriva
dall'incapacità del governo della sinistra, che non è riuscito a combinare
nulla in 20 mesi: eppure Veltroni dice che Prodi ha fatto "un lavoro
straordinario". Incredibile". Lo afferma Paolo Bonaiuti, portavoce di
Silvio Berlusconi, in una nota.