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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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La riforma elettorale? È l'ultimo dei problemi ( da "Italia Oggi" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di uscirne a pezzi. La legge elettorale c'entra poco o nulla, e meno ancora rientrano nella partita le riforme istituzionali. Alla fine della scorsa legislatura la maggioranza di allora aveva varato una riforma costituzionale che comprendeva tutte (proprio tutte) le richieste oggi avanzate dai leader del centro-sinistra:

Marini ci prova, ma non sfonda ( da "Italia Oggi" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di far precedere le elezioni anticipate dal referendum sulla legge elettorale. In questo modo si aprirebbero spazi per una stagione di riforme condivise e la data di convocazione degli italiani alle urne potrebbe slittare. Ipotesi negata da Berlusconi, che pur riconoscendo il valore di Marini e del suo tentativo,

Diritto al referendum - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Marini riuscisse nel difficile compito di realizzare entro poche settimane una riforma elettorale che ottemperi alle istanze referendarie. Altrimenti? Altrimenti non è solo benefico e sensato, ma doveroso, che il referendum preceda la convocazione delle elezioni. Capisco che tale circostanza possa dispiacere all'Udeur di Mastella, al Pdci di Diliberto o ad altre forze a rischio d'

Marini: cercoampi consensi ( da "Secolo XIX, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Una strada che appare più tortuosa dell'altra e travolta da una valanga di no. "Se dici "o il referendum o il sistema tedesco"è come mettere insieme il diavolo e l'acqua santa. Allora vuol dire che la riforma elettorale è solo un alibi", dice Casini. "Con il referendum, un governo vero non arriverebbe prima di luglio", avverte Alfredo Mantovano di An.

Marini e le riforme: Serve vera intesa ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 01-02-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: potrebbe votare a giugno dopo la riforma. Intanto i referendari passano all'attacco dopo la proposta di Massimo D'Alema di andare al referendum per modificare la legge elettorale. Il comitato ha scritto a Napolitano per chiedere che sia indetta senza altro indugio la consultazione per poter andare alle elezioni anticipate a giugno con la nuova legge elettorale che ne scaturirebbe.

Marini: <Spazi stretti> Fini: si vota il 13 aprile ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: un vero accordo politico sulla possibilità di riformare la legge elettorale. Nella prima giornata di consultazioni ha incassato la disponibilità di Lamberto Dini alle larghe intese e ha registrato parecchi no, tra i quali quello di Mastella. Le posizioni sembrano cristallizzate: il centrodestra respinge l'escamotage (ideato da D'Alema?

Riforma, la uno la due o la tre? Ma superare il porcellum è difficile ( da "Manifesto, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: La lettura delle motivazioni con cui la corte Costituzionale ha deciso di ammettere i referendum ha, come al solito, fornito argomenti a entrambi gli schieramenti in campo. I referendari sottolineano il fatto che la Consulta ha dichiarato senza mezzi termini che la legge elettorale che dovesse risultare dalla vittoria dei SÃ

La missione impossibile di Marini ( da "Manifesto, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: il no al tentativo di governo a termine: "Prima si vota, meglio è". Le consultazioni di Marini, con al fianco il presidente della commissione affari costituzionali Enzo Bianco che deve verificare le possibili intese sulla bozza di riforma della legge elettorale, vanno avanti tra lo scetticismo generale.

L'Ugl si schiera contro la Cdl ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: I sindacati rilanciano le proposte della piattaforma unitaria: "Con le elezioni si corre il rischio di dover ricominciare da zero – aggiunge il segretario generale aggiunto della Cisl, Pier Paolo Baretta – accanto alla riforma elettorale, giudichiamo prioritarie le detrazioni a favore dei lavoratori dipendenti.

PESCARA - Mai più listino: nel portafoglio personale del presidente della Regione non ci sarann ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: unica novità contenuta nella legge Melilla, che ora dovrà attraversare l'iter della Commissione e poi essere approvata in Consiglio regionale: con la riforma elettorale i cittadini potranno esprimere due anzichè una preferenza, ma a condizione di votare candidati di genere diverso, e questo solo per assicurare una maggiore rappresentanza femminile in consiglio regionale.

Bertinotti: legislatura politicamente finita ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Rifondazione né Pdci né Verdi sono favorevoli alla soluzione ipotizzata sia da Veltroni che da Massimo D'Alema di un governo per fare il referendum elettorale ad aprile e le elezioni anticipate a giugno. "Il referendum sarebbe una iattura, così come trovo una iattura l'attuale legge elettorale. Se invece si cambiasse la legge in senso proporzionale va bene", avverte Oliviero Diliberto.

RIFORMA ELETTORALE ( da "Corriere della Sera" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: 01 num: - pag: 53 categoria: BREVI RIFORMA ELETTORALE Il referendum Caro Romano, può spiegarmi perché in questa babele (una delle tante) che si sta verificando fra "modifica legge elettorale" ed "elezioni anticipate" nessun politico parla più di referendum? è possibile anticipare il referendum e poi andare alle elezioni?

IL REBUS. Iniziate le consultazioni al Senato: <Trovare un accordo è gravoso ma non impossibile>. Rotondi e Storace dopo i colloqui: alle urne. E Dini pone condizioni ( da "Arena.it, L'" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: potrebbe votare a giugno dopo la riforma. Intanto i referendari passano all'attacco dopo la proposta di Massimo D'Alema di andare al referendum per modificare la legge elettorale. Il comitato ha scritto a Napolitano per chiedere che sia indetta senza altro indugio la consultazione per poter andare alle elezioni anticipate a giugno con la nuova legge elettorale che ne scaturirebbe.

Riforma, <la uno la due o la tre?> Ma superare il porcellum è difficile ( da "Manifesto, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: La lettura delle motivazioni con cui la corte Costituzionale ha deciso di ammettere i referendum ha, come al solito, fornito argomenti a entrambi gli schieramenti in campo. I referendari sottolineano il fatto che la Consulta ha dichiarato senza mezzi termini che la legge elettorale che dovesse risultare dalla vittoria dei Sì

Marini e le riforme: <Serve vera intesa> ( da "Brescia Oggi" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: potrebbe votare a giugno dopo la riforma. Intanto i referendari passano all'attacco dopo la proposta di Massimo D'Alema di andare al referendum per modificare la legge elettorale. Il comitato ha scritto a Napolitano per chiedere che sia indetta senza altro indugio la consultazione per poter andare alle elezioni anticipate a giugno con la nuova legge elettorale che ne scaturirebbe.

Marini e le riforme: <Serve vera intesa> ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: potrebbe votare a giugno dopo la riforma. Intanto i referendari passano all'attacco dopo la proposta di Massimo D'Alema di andare al referendum per modificare la legge elettorale. Il comitato ha scritto a Napolitano per chiedere che sia indetta senza altro indugio la consultazione per poter andare alle elezioni anticipate a giugno con la nuova legge elettorale che ne scaturirebbe.

Casini: no ad un governo con il centrosinistra. Verdi, Pdci, Sdi: no al referendum, al voto ( da "Rai News 24" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: soluzione migliore per risolvere questa crisi di governo sarebbe riformare subito la legge elettorale, prevedendo anche di reintrodurre il sistema delle preferenze, evitando cosi il referendum". Cosi, in sintesi, il leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio,risponde ai cronisti che gli chiedono un commento sull'ipotesi proposta da D'Alema di fare il referendum prima delle elezioni.

CRISI/ BOSELLI A MARINI: NO BOZZA BIANCO,SI TORNI A PROPOSTA CHITI ( da "Virgilio Notizie" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: In delegazione con Boselli anche Gavino Angius e Roberto Villetti. A chi ha chiesto ai socialisti quale fosse l'orientamento di Marini sulle proposte di riforma elettorale e se il presidente si discostasse dalla bozza Bianco, Boselli ha risposto: "Non mi pare, ma lo dirà lui".

Crisi/ Bertinotti: le elezioni sono ormai certe ( da "Affari Italiani (Online)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: con Marini ha speigato la contrarietà del suo partito al referendum e alla legge elettorale che ne verrebbe fuori. Per questo "abbiamo detto al presidente che siamo disponibili a valutare l'ipotesi di un governo che valuti una riforma elettorale seria" e che si occupi delle principali emergenze del paese, come l'attuazione del protocollo sul welfare, l'emergenza rifiuti a Napoli.

Bertinotti: elezioni certe, la legge no Casini: i trasformismi? Un cancro ( da "Corriere.it" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: con Marini ha speigato la contrarietà del suo partito al referendum e alla legge elettorale che ne verrebbe fuori. Per questo "abbiamo detto al presidente che siamo disponibili a valutare l'ipotesi di un governo che valuti una riforma elettorale seria"e che si occupi delle principali emergenze del paese, come l'attuazione del protocollo sul welfare, l'emergenza rifiuti a Napoli.

Casini: "Mai col centrosinistra'' ( da "Quotidiano.net" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: accordo neppure sulla nascita di un governo che abbia come obiettivo lo svolgimento del referendum". "Se si potesse raggiungere un accordo su una nuova legge elettorale questo consentirebbe di affrontare problemi sociali molto importanti, a partire dall'attuazione dell'accordo sul Welfare e dai problemi drammatici della Campania, con l'emergenza rifiuti che è ancora molto lontana dall'

Casini: "Mai col centrosinistra'' ( da "Quotidiano.net" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: accordo neppure sulla nascita di un governo che abbia come obiettivo lo svolgimento del referendum". "Se si potesse raggiungere un accordo su una nuova legge elettorale questo consentirebbe di affrontare problemi sociali molto importanti, a partire dall'attuazione dell'accordo sul Welfare e dai problemi drammatici della Campania, con l'emergenza rifiuti che è ancora molto lontana dall'

I nanetti segano Marini ( da "Opinione, L'" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: azione di Marini. Il vicepresidente del Senato ha dichiarato infatti che "se la proposta è quella di fare una legge elettorale di ispirazione proporzionale con preferenza, che possa restituire ai cittadini la possibilità di eleggere i proprio rappresentanti alla camera e al Senato, ovviamente questo governo lo voteremo".

L'UDC INCASSA ADORNATO E SANZA IN ARRIVO DA FORZA ITALIA ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 01-02-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Al momento non c'è alcuna convergenza di gruppi politici maggioritari su una proposta di legge elettorale". E a chi nel Pd ha proposto prima il referendum e poi il voto, il leader di An - che pure è stato tra i maggiori sostenitori della consultazione popolare - replica con un no netto: "È una mossa disperata".

CRISI/ MARINI PUNTA SU FI, TRA LE CARTE NON APPARE REFERENDUM ( da "Virgilio Notizie" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: alcuni dei suoi interlocutori Marini non avrebbe proprio parlato del referendum, con altri sì ma solo con un accenno, e comunque per chiarire che il mandato ricevuto da Napolitano è preciso, vincolato a cercare un consenso ampio per una riforma della legge elettorale, e ben lontano dall'ipotesi di un Governo sostenuto anche da pochi voti di scarto che possa portare al referendum.

CRISI/ PD: PRIMA RIFORMA ELETTORALE O REFERENDUM E POI IL VOTO ( da "Virgilio Notizie" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Prima cambiare la legge elettorale attraverso la riforma in Parlamento o attraverso il referendum, poi andare a votare. E la posizione del Partito democratico, riassunta nelle parole del vicesegretario, Dario Franceschini, che questa mattina ha incontrato insieme a Walter Veltroni gli esponenti del Comitato promotore per il referendum: Giovanni Guzzetta,

Il Pd gioca la carta referendum ( da "Affari Italiani (Online)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: nuova legge elettorale". Non c'è dubbio che la Corte abbia voluto richiamare l'attenzione del Parlamento su un profilo di criticità della legge vigente, e di quella risultante dal referendum. Se andassimo a votare con questa legge o con il testo del referendum, ci troveremmo di fronte a Camere elette in base a regole su cui grava un pesante sospetto di legittimità costituzionale.

Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento (3) ( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: dispose il primo scioglimento anticipato delle Camere convocando i comizi elettorali per il 7 e l'8 maggio 1972. (segue) 5. Successivamente si aprì una discussione su quando si sarebbe dovuto tenere il referendum dopo lo slittamento causato dallo scioglimento anticipato. La legge, infatti, precisato che la data di convocazione degli elettori deve avvenire “

Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento (2) ( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: dispose il primo scioglimento anticipato delle Camere convocando i comizi elettorali per il 7 e l'8 maggio 1972. (segue) 5. Successivamente si aprì una discussione su quando si sarebbe dovuto tenere il referendum dopo lo slittamento causato dallo scioglimento anticipato. La legge, infatti, precisato che la data di convocazione degli elettori deve avvenire “

Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento (4) ( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: dispose il primo scioglimento anticipato delle Camere convocando i comizi elettorali per il 7 e l'8 maggio 1972. (segue) 5. Successivamente si aprì una discussione su quando si sarebbe dovuto tenere il referendum dopo lo slittamento causato dallo scioglimento anticipato. La legge, infatti, precisato che la data di convocazione degli elettori deve avvenire “

Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento ( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: dispose il primo scioglimento anticipato delle Camere convocando i comizi elettorali per il 7 e l'8 maggio 1972. (segue) 5. Successivamente si aprì una discussione su quando si sarebbe dovuto tenere il referendum dopo lo slittamento causato dallo scioglimento anticipato. La legge, infatti, precisato che la data di convocazione degli elettori deve avvenire “

Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento (5) ( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: dispose il primo scioglimento anticipato delle Camere convocando i comizi elettorali per il 7 e l'8 maggio 1972. (segue) 5. Successivamente si aprì una discussione su quando si sarebbe dovuto tenere il referendum dopo lo slittamento causato dallo scioglimento anticipato. La legge, infatti, precisato che la data di convocazione degli elettori deve avvenire “

Crisi: Marini sempre più in salita, Casini si sfila (2) ( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: producono una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili.

Crisi: Marini sempre più in salita, Casini si sfila (3) ( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: producono una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili.

Crisi: Marini sempre più in salita, Casini si sfila ( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: producono una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili.

Fini: al voto il 6 o il 13 aprile ( da "Gazzettino, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: che il suo mandato è relativo alla verifica di una maggioranza a sostegno di un certo modello di legge elettorale".Messo in chiaro che "non è accettabile che chi diceva "referendum mai" oggi, pur di non sciogliere le Camere, dica che è meglio il referendum", Fini denuncia questa tesi come "la dimostrazione che c'è chi è semplicemente terrorizzato dall'idea che gli italiani votino.

CRISI/ FINI A GUZZETTA: REFERENDUM? NON ORA, SERVE GOVERNO ( da "Virgilio Notizie" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: 01-02-2008 16:57 Riforma elettorale necessaria, ma ora priorità sono urne Roma, 1 feb. (Apcom) - "Proprio perché ho avuto un ruolo nella raccolta delle firme per il referendum, ho voluto spiegare a Guzzetta che per An oggi è prioritario dotare l'Italia di un governo".

Romina Velchi ( da "Liberazione" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: fatta la riforma elettorale o fatto il referendum, a dimettersi. Però, a giudicare dalle reazioni un po scomposte di An e dal silenzio di Forza Italia, il colpo è andato a segno. "Veramente non è accettabile - attacca Gianfranco Fini - che chi diceva "referendum mai" oggi dica, pur di non sciogliere le Camere,

Forte della sentenza della Consulta, l'incaricato di Napolitano "minaccia" il voto in primavera Dietro la mossa, studiata per fiaccare la resistenza a un governo di scopo, ci sareb ( da "Liberazione" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: fatta la riforma elettorale o fatto il referendum, a dimettersi. Però, a giudicare dalle reazioni un po scomposte di An e dal silenzio di Forza Italia, il colpo è andato a segno. "Veramente non è accettabile - attacca Gianfranco Fini - che chi diceva "referendum mai" oggi dica, pur di non sciogliere le Camere,

Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl (2) ( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Giustiniani è finora venuta una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili.

Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl ( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Giustiniani è finora venuta una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili.

Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl (5) ( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Giustiniani è finora venuta una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili.

Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl (4) ( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Giustiniani è finora venuta una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili.

Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl (3) ( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Giustiniani è finora venuta una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili.

Il Pd gioca la carta referendum ( da "Affari Italiani (Online)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: nuova legge elettorale". Non c'è dubbio che la Corte abbia voluto richiamare l'attenzione del Parlamento su un profilo di criticità della legge vigente, e di quella risultante dal referendum. Se andassimo a votare con questa legge o con il testo del referendum, ci troveremmo di fronte a Camere elette in base a regole su cui grava un pesante sospetto di legittimità costituzionale.

Crisi/ Bertinotti: le elezioni sono ormai certe. Casini gela Marini. Gianni Letta va a Palazzo Chigi, ma resta il no di Berlusconi pag.5 ( da "Affari Italiani (Online)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: ma resta il no di Berlusconi Venerdí 01.02.2008 18:00 --> Enrico Boselli, segretario dello Sdi, dopo il colloquio con Marini ha speigato la contrarietà del suo partito al referendum e alla legge elettorale che ne verrebbe fuori. Per questo "abbiamo detto al presidente che siamo disponibili a valutare l'ipotesi di un governo che valuti una riforma elettorale seria"

Crisi/ Bertinotti: le elezioni sono ormai certe. Casini gela Marini. Gianni Letta va a Palazzo Chigi, ma resta il no di Berlusconi ( da "Affari Italiani (Online)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: lavorare per una modifica della legge elettorale e puntare, in alternativa, a far votare il referendum prima della convocazione delle elezioni politiche. Forza Italia, ufficialmente, continua a sostenere la linea del voto subito. Ma in mattinata il braccio destro di Silvio Berlusconi, Gianni Letta, si è intrattenuto per oltre mezz'ora a Palazzo Chigi.

Contro la crisi il Pd lancia il piano B "Meglio il referendum che le urne" ( da "Repubblica.it" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: in fondo alla crisi di governo. Il Pd, infatti, dice sì al referendum. Cioè, il "piano A" resta sempre quello di un governo per fare la riforma elettorale. Ma esiste anche il "piano B", e cioè che quel governo serva anche a fissare la data del referendum. Il primo a lanciare il sasso nel mare della crisi è stato Massimo D'Alema,

Cosa c'entra ora il referendum ( da "EUROPA.it" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: anzi in questo momento vale soprattutto per la nomenklatura del Pd, o per parte di essa. Confessiamo che non abbiamo capito la mossa di porre come obiettivo del già difficile tentativo di Marini un governo che faccia "o le riforme o il referendum " (come hanno detto ieri Veltroni e Franceschini, e aveva prima proposto D'Alema in inedita sintonia con Lerner).


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La riforma elettorale? È l'ultimo dei problemi (sezione: Riforma elettorale)

( da "Italia Oggi" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - I commenti Numero 027, pag. 2 del 1/2/2008 Autore: di Massimo Tosti Visualizza la pagina in PDF       L'analisi La riforma elettorale? è l'ultimo dei problemi Sembra un film in bianco e nero. Regista il presidente Napolitano (ma qualcuno sospetta che la sceneggiatura sia di Massimo D'Alema), protagonista Franco Marini. L'incarico esplorativo affidato al presidente del senato è uno spezzone di Prima repubblica, una sequenza d'antan vista molte volte negli anni lontani, quando i partiti stringevano e scioglievano alleanze, e i governi andavano e venivano con la frequenza dei cambiamenti di stagione. Sono comprensibili, da un punto di vista istituzionale, le preoccupazioni del Quirinale di fronte a una decisione "impegnativa e grave". Ma la gente comune si domanda in che modo Marini possa trovare la soluzione che Napolitano non ha trovato nei cinque giorni di consultazione che hanno preceduto il conferimento dell'incarico. Anche queste cronache in bianco e nero rischiano di accrescere la diffidenza dell'opinione pubblica nei confronti della Casta, che è tale non soltanto per i privilegi che è riuscita a garantirsi, ma anche per i rituali oscuri che accompagnano le fasi più tormentate della vita pubblica. E per le reticenze dei protagonisti, che parlano d'altro, evitando (salvo qualche commendevole eccezione) di dire chiaramente come stanno le cose. Il centro-destra ha ritrovato compattezza nel chiedere il ricorso immediato alle urne, nella speranza (confortata dai sondaggi) di uscirne trionfatrice. Il centro-sinistra ricorre a ogni possibile artificio verbale e a ogni tattica dilatoria per rinviare le elezioni, nel terrore (acutizzato dai sondaggi) di uscirne a pezzi. La legge elettorale c'entra poco o nulla, e meno ancora rientrano nella partita le riforme istituzionali. Alla fine della scorsa legislatura la maggioranza di allora aveva varato una riforma costituzionale che comprendeva tutte (proprio tutte) le richieste oggi avanzate dai leader del centro-sinistra: maggiori poteri al premier, riduzione del numero dei parlamentari, superamento del bicameralismo perfetto eccetera. Quelle riforme sono state spazzate via da un referendum voluto proprio da chi oggi le giudica indispensabili. Può essere vero che il testo approvato allora in parlamento, assieme alle tante cose giuste, ne contenesse qualcuna sbagliata. Ma come mai, dopo il referendum, il tema è rimasto sepolto dal silenzio per un anno e mezzo? Questo è lo scenario della crisi attuale, e queste sono le legittime domande che si pone l'opinione pubblica. Il resto è soltanto un copione ingiallito dal tempo. Compresi i mandati esplorativi o balneari, delimitati o circoscritti, elastici o rigidi.

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Marini ci prova, ma non sfonda (sezione: Riforma elettorale)

( da "Italia Oggi" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Primo Piano Numero 027, pag. 3 del 1/2/2008 Autore: di Giampiero Di Santo Visualizza la pagina in PDF       Ieri prima giornata di consultazioni. Oggi a palazzo Giustiniani le imprese e i sindacati Marini ci prova, ma non sfonda Mastella dice no: sempre più lontano il governo-ponte è una mulattiera quasi ostruita quella che il presidente del senato e premier esploratore incaricato, Franco Marini, si è trovato davanti al primo giorno di consultazioni. L'auspicata larga convergenza di partiti intorno al progetto di riforma e che Marini vorrebbe costruire a partire dalla bozza lettorale Bianco sembra una chimera, sia per il nuovo rifiuto di Silvio Berlusconi (Fi), Pierferdinando Casini (Udc) e Gianfranco Fini (An), sia per il no secco e definitivo del leader dell'Udeur ed ex ministro della giustizia, Clemente Mastella.Uscito dallo studio del presidente del senato a palazzo Giustiniani, dopo un colloquio al quale ha partecipato anche Enzo Bianco, autore della bozza di riforma della legge elettorale, Mastella non ha lasciato scampo al tentativo di Marini. "Prima si va a votare e meglio è", ha detto. "Ci sono minacce alla stabilità democratica Poi, nella prossima legislatura, si potrà pensare alla riforma elettorale, da fare prima del referendum, che potrà tenersi nell'estate del 2009" . Marini, insomma non ha trovato sponda nell'Udeur Né ha trovato sponda nella Dca di Gianfranco Rotondi, anche lui schierato per la soluzione "Urne al più presto". La Lega Nord, addirittura, pensa di disertare le consultazioni e di arrivare fino al ritiro della sua delegazione dal parlamento. Lamberto Dini, leader del liberaldemocratici, ha detto invece di guardare senza pregiudizi al tentativo di scalata dell'Everest: "Il sentiero è stretto, ma non impossibile. In politica i margini per un'intesa ci sono sempre". Dini ha però aggiunto che il suo partito non direbbe mai sì a un governo sostenuto solo da una riedizione della vecchia maggioranza aggiornata con altri uomini in rotta con il centrodestra, in particolare con la Rosa bianca di Bruno Tabacci e Mario Baccini. Marini, del resto, anche ieri ha ribadito che la strada di un governicchio non fa per lui. Solo le larghe intese, o meglio l'ingresso di Forza Italia nell'eventuale maggioranza, gli consentirebbero di presentarsi al capo dello stato per sciogliere la riserva e accettare l'incarico. Difficile, molto difficile, se non impossibile. Tanto che il Partito democratico sonda ancora la possibilità, sostenuta dal vicepremier e ministro degli esteri, Massimo D'Alema e considerata con qualche prudenza dal segretario del Pd, Walter Veltroni, di far precedere le elezioni anticipate dal referendum sulla legge elettorale. In questo modo si aprirebbero spazi per una stagione di riforme condivise e la data di convocazione degli italiani alle urne potrebbe slittare. Ipotesi negata da Berlusconi, che pur riconoscendo il valore di Marini e del suo tentativo, ha l'obiettivo di mantenere il premier Romano Prodi a palazzo Chigi nei due mesi che precederanno le elezioni. Per le quali Fini ha già proposto due date. Si potrebbe votare, ha detto, il 6 o il 13 di aprile. Ecco perché alla fine, quando lunedì prossimo Marini riceverà il leader di Forza Italia e il numero uno del Pidì, Walter Veltroni, il capitolo Marini potrebbe chiudersi. Ma il presidente del senato confda di avere buoni argomenti per convincere il cavaliere: la convergenza di imprese e sindacati sulle necessità di riformare la legge elettorale prima di andare alle urne. Il manifesto presentato da tutte le associazioni di categoria produttive e le dichiarazioni dei leader sindacali sono tutte in favore del governo a tempo. E domani Marini sentirà proprio le parti sociali, ammesse alle consultazioni per la formazione di un esecutivo per la prima volta nella storia d'Italia. Un nuovo pronunciamento collettivo per questa soluzione sarebbe una buona carta da giocare nel confronto con l'imprenditore Berlusconi. Buona ma disperata.

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Diritto al referendum - (segue dalla prima pagina) (sezione: Riforma elettorale)

( da "Repubblica, La" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Commenti DIRITTO AL REFERENDUM (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Una tale disinvoltura se la potrà forse permettere Berlusconi nei confronti dei cittadini da lui stesso convocati nel dicembre scorso per decidere il nome del partito in cui rigenerare l'ectoplasma della Casa delle libertà: furono annunciati più di tre milioni di partecipanti ma, ora che l'ectoplasma rientra in servizio, chi se li ricorda più? Più imbarazzante è la posizione in cui si trova Gianfranco Fini, il cui partito sta oggi raccogliendo firme per chiedere elezioni anticipate nelle stesse piazze in cui pochi mesi fa raccolse le firme del referendum. Fino a ieri il leader di An dichiarava che rivotare con la legge Calderoli sarebbe stato inaccettabile. E, come lui, anche i cittadini promotori del referendum l'hanno firmato perché si cambiasse legge elettorale prima delle future elezioni, cioè per scongiurare la beffa di un secondo Parlamento eletto con quello stesso metodo antidemocratico. Di tale istanza stanno facendosi interpreti le principali rappresentanze del mondo economico e della società civile (non a caso il presidente della Confindustria è tra i firmatari del referendum). Ora che la Corte costituzionale ha giudicato ammissibili le proposte abrogative, anteporre elezioni celebrate col vecchio metodo alla verifica popolare dei quesiti referendari, significherebbe calpestare un diritto tutelato dalla Costituzione. Diverso sarebbe, naturalmente, se Franco Marini riuscisse nel difficile compito di realizzare entro poche settimane una riforma elettorale che ottemperi alle istanze referendarie. Altrimenti? Altrimenti non è solo benefico e sensato, ma doveroso, che il referendum preceda la convocazione delle elezioni. Capisco che tale circostanza possa dispiacere all'Udeur di Mastella, al Pdci di Diliberto o ad altre forze a rischio d'estinzione. Ma le procedure democratiche hanno una loro inderogabile linearità, e non a caso il presidente Napolitano ha fatto esplicito riferimento alla modifica della legge elettorale "sollecitata attraverso una richiesta di referendum dichiarata ammissibile dalla Corte costituzionale". Oltretutto quelle 821 mila firme non sono state raccolte da una sola parte politica. Esprimono un interesse comune al ripristino di accettabili forme di rappresentanza parlamentare e di governabilità. La vittoria del Sì al referendum modificherebbe sostanzialmente gli esiti della futura competizione elettorale, ma senza favorire l'uno schieramento rispetto all'altro. Il premio di maggioranza introdotto dalla legge Calderoli sarebbe assegnato alla lista più votata, anziché polverizzarsi a vantaggio di partiti finanche minuscoli purché coalizzati al vincitore. Sarebbe garantita una soglia di sbarramento del 4% alla Camera e dell'8% al Senato. Verrebbe eliminato lo scandalo dei capilista multipli che determinano per via oligarchica la scelta dei subentranti. Poniamo pure che il destino politico del Paese sia già segnato, e che al più tardi a giugno Berlusconi vincerà comunque le elezioni. Non è indifferente sapere come. Se per vincere Berlusconi dovrà ricompensare ciascuno dei diciannove partiti e partitini intenzionati a coalizzarsi nella sua Cdl (da Storace a De Gregorio, da Fatuzzo a Nucara, senza contare i soliti Dini e Mastella), pare ben difficile che possa aspirare alla formazione di un governo più lungimirante dei precedenti. Non lamentava forse egli stesso il ricatto paralizzante subito da soggetti minori? Quel ricatto se lo ritroverebbe moltiplicato ? ne sa qualcosa Prodi ? nel caso si tornasse a votare con la legge Calderoli. Senza dimenticare che la nuova legislatura nascerebbe sub sudice, con il referendum da celebrare comunque a un anno dalle elezioni, e dunque col rischio di delegittimare le nuove Camere. La convocazione del referendum prima delle elezioni politiche non è solo un diritto tutelato dalla Costituzione, ma corrisponde a un interesse generale. Dovrebbero condividerlo tutte le forze politiche che non aspirano solo a sopravvivere, ma a governare bene l'Italia. Lungi dal rappresentare un contrattempo fastidioso, quelle 821 mila firme possono oggi sbloccare una situazione incancrenita. Il ricorso alla sovranità popolare assolverebbe come già nel passato a una funzione provvidenziale. Se Marini fallisse la sua missione, nulla impedirebbe di rispettare ad aprile l'appuntamento del referendum, per poi rinnovare il Parlamento a giugno secondo la volontà democratica.

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Marini: cercoampi consensi (sezione: Riforma elettorale)

( da "Secolo XIX, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Ma Casini, Dini e Mastella non rompono il fronte del centrodestra Roma. "Ho il compito di cercare un consenso ampio, quindi un consenso politico non personale per verificare se si può modificare in tempi brevi la legge elettorale". Con una prima infornata di partiti minori, Franco Marini apre il cantiere delle consultazioni e mette subito le cose in chiaro: non si accontenterà di racimolare una manciata di voti al Senato a sostegno di un governo che dovrebbe tirare a campare fino a giugno. Prima di incontrare la Destra di Francesco Storace, Lamberto Dini, la Sinistra democratica e Clemente Mastella, avverte lui stesso che il sentiero è"stretto" e dovrà mettercela tutta per non risalire a mani vuote sul Colle la prossima settimana: "Il compito è gravoso ma non impossibile", spiega il presidente del Senato. Se Marini cerca un consenso ampio non può accontentarsi di qualche transfuga: dovrà aprire un varco politico nel centrodestra, strappando all'Udc almeno l'astensione se gli altri tentativi andranno a vuoto. A parte il sì scontato di Fabio Mussi, in serata si accumulano i primi dischi rossi sulla scrivania di Marini: il no di Storace, il gelo di Dini (il senatore Natale D'Amico si dissocia) e, soprattutto, la porta in faccia di Mastella: "Prima si vota e meglio è", tira dritto il capo dell'Udeur. La partita è solo alle prime battute ma ora viene la parte più difficile. Silvio Berlusconi marcia a grandi passi verso le elezioni anticipate e ha blindato il patto elettorale con gli alleati favorevoli alle urne. La Lega e An fanno quadrato con il Cavaliere. Il Carroccio sceglie la linea più dura: si rifiuta di incontrare Marini e arriva a minacciare le dimissioni in massa dei parlamentari se non si andrà a votare. "Si sta forzando la legge, quasi un golpe", tuona Roberto Calderoli. Anche l'Udc resta allineato e accetta di perdere qualche pezzo pur di non smarcarsi ma si lamenta delle intemperanze della Lega: "Qualcuno ha perso la testa", dice Lorenzo Cesa. Se Berlusconi appare irremovibile, oggi Marini proverà a giocarsi qualche buona carta con Pier Ferdinando Casini, che andrà a palazzo Giustiniani per vedere il suo vecchio amico di partito al quale dovrebbe confermare la sua tesi favorevole a un governo di pacificazione con un consenso solido e allargato al centrodestra. Altrimenti, è meglio andare a votare. Un concetto ribadito ieri anche da Dini, che si dice non disponibile a votare un governo di corto respiro: "Per le riforme ci vorrebbe un governo di unità nazionale con una larga base e un ampio consenso. Ma è difficile trovare un accordo, senza coinvolgere Fi e almeno una parte del centrodestra". Nulla di nuovo. Marini sa che la scommessa è proprio quella di rompere il fronte del no a ogni ipotesi alternativa al voto anticipato. Un governo per la riforma elettorale procede in salita. Anche perché chi si oppone a questo sbocco vuole anche sapere a quale riforma pensa Marini, che oggi dovrà cominciare a scoprire le carte con Casini e poi dovrà farlo con Berlusconi, nei primi giorni della prossima settimana. Non sarà facile farsi ascoltare soprattutto dal leader di Fi, che usa la corsa verso le urne per cementare la nuova alleanza di centrodestra. Se si aprirà anche una sola crepa e se i tempi si allungano, il disegno del Cavaliere rischia di frantumarsi prima di arrivare al traguardo. Ecco perché il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, si prodiga nello sforzo di lanciare messaggi rassicuranti, sperando di essere ascoltato dalle parti di via del Plebiscito: "Non ci sarà nessuna furbizia, non c'è nessuno che ha la volpe sotto l'ascella. La legislatura politicamente è finita, lo è dal punto di vista di una maggioranza che interpreta il mandato degli elettori. Il problema è solo sapere se al voto subito si va con una nuova legge, spero buona, o con la cattiva legge che c'è", dice. Berlusconi però non la pensa così, non ritiene che "in politica subito è oggi così come giugno" e spinge sull'acceleratore, avendo tutti i sondaggi dalla sua parte. "La sinistra continua a tirare fuori una scusa dopo l'altra per non votare. Il Paese ha bisogno di un governo efficiente, nuovo, legittimato dai cittadini", spiega il portavoce Paolo Bonaiuti. E non si vede perché il Cavaliere possa cambiare idea mentre già prepara il "programma dei cento giorni". Per allettare Berlusconi, Marini dovrebbe proporre un sistema elettorale in stile spagnolo che favorisce i partiti più grandi. Ma così si perderebbe per strada tutti i piccoli, compreso l'Udc, che aspira a un sistema alla tedesca e in ogni caso non è disposto a tutto pur di ottenerlo. Del resto, Berlusconi e Casini sanno benissimo che Marini metterà sul tavolo l'offerta del sistema tedesco per strappare all'Udc almeno l'astensione sulla fiducia. E tirerà in ballo argomenti ai quali il leader centrista è sensibile: "Dalla società civile arriva un invito corale a cambiare la legge elettorale". Casini però non fa concessioni: "All'orizzonte vedo le elezioni". E Rocco Buttiglione aggiunge che, a suo avviso, i margini per salvare la legislatura sono "quasi inesistenti". Con o senza la tentazione del sistema tedesca. E c'è di più. Mentre Marini soffre nel suo studio, Massimo D'Alema lavora ai fianchi i favorevoli al voto anticipato con l'ipotesi di andare a votare il referendum in primavera prima di tornare alle urne a giugno. Una strada che appare più tortuosa dell'altra e travolta da una valanga di no. "Se dici "o il referendum o il sistema tedesco"è come mettere insieme il diavolo e l'acqua santa. Allora vuol dire che la riforma elettorale è solo un alibi", dice Casini. "Con il referendum, un governo vero non arriverebbe prima di luglio", avverte Alfredo Mantovano di An. Anche il Prc prende le distanze: "Sarebbe come passare dalla padella alla brace", commenta il leader Franco Giordano. La scorciatoia del referendum non funziona. Michele Lombardi 01/02/2008 ' 01/02/2008 ' 01/02/2008 ' 01/02/2008 prontial sostegnoSì, ma solo se si fanno cose utili all'economia Fabio MussiCoordinatore Sd 01/02/2008 giudiziosospesoAspettiamo di vedere cosa faranno i grandi partiti Lamberto diniLeader Ld 01/02/2008 l'ex ministrorisponde noIl Paese non può stare in apnea, rischia l'embolia Clemente mastellaleader Udeur 01/02/2008 le accuse"Il bipolarismo è il mare oscuro del paese. Casini si è rimangiato ciò che ha detto" 01/02/2008.

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Marini e le riforme: Serve vera intesa (sezione: Riforma elettorale)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 01-02-2008)
Pubblicato anche in: (Arena, L')

Argomenti: Proposte di legge

IL REBUS. Iniziate le consultazioni al Senato: "Trovare un accordo è gravoso ma non impossibile". Rotondi e Storace dopo i colloqui: alle urne. E Dini pone condizioni Marini e le riforme: "Serve vera intesa" WALTER VELTRONI ROMA Un compito "gravoso" ma "non impossibile". Franco Marini, che ha iniziato le consultazioni per tentare di dare vita ad un nuovo governo, mostra ottimismo anche se non nasconde le difficoltà che incontrerà. "Voglio un accordo vero, non labile sulla riforma elettorale", ha precisato, "perché bisogna dare stabilità alle istituzioni ed evitare frammentazioni". E dovrà essere un "consenso ampio, politico e non personale": "Non intendo fare un un governo a tutte le condizioni che si regga su un pugno di voti". Le consultazioni sono cominciate dai partiti minori. Oggi sarà la volta di Verdi, Pdci, Partito socialista, Idv, Udc, Rifondazione e Repubblicani. Sabato Marini incontrerà le parti sociali (Cgil, Cisl, Uil, Ugl e industriali). Lunedì ci saranno i faccia a faccia con Berlusconi e Veltroni. Al termine Marini trarrà le sue conclusione e dirà a Napolitano se in Parlamento esiste o meno una maggioranza disposta a sostenere un governo che vari la nuova legge elettorale. Nei colloqui con Marini si è parlato della bozza-Bianco di riforma all'esame del Parlamento e del referendum elettorale ammesso dalla Corte Costituzionale. Nelle consultazioni Marini è stato affiancato da Enzo Bianco, presidente della commissione Affari costituzionali, che ha dato nome al progetto di riforma. "Il sentiero è stretto", ha ammesso Marini, "ma può darsi che si apra qualche spiraglio nell'interesse del Paese". L'impresa è difficile perché mentre il Pd sostiene il suo progetto, per il centrodestra l'unica strada è quella delle elezioni anticipate. Ieri Marini ha ricevuto prime risposte dei partiti. "Prima si vota e meglio è", gli ha detto Mastella. Dini ha detto no ad una maggioranza uguale a quella che ha sostenuto Prodi: "Bisogna trovare altre formule con un'ampia maggioranza parlamentare. sentiero stretto ma non impossibile". Storace (La Destra) ha detto no alla bozza Bianco e si è detto favorevole alle elezioni anticipate. La Svp ha apprezzato lo "sforzo" di Marini ma senza "firmare assegni in bianco". Le Autonomie hanno espresso sostegno al tentativo di dare vita ad un nuovo governo. Rotondi (Dc) ha chiesto che si vada alle elezioni col governo Prodi. Per Mussi (Sinistra Democratica) si potrebbe votare a giugno dopo la riforma. Intanto i referendari passano all'attacco dopo la proposta di Massimo D'Alema di andare al referendum per modificare la legge elettorale. Il comitato ha scritto a Napolitano per chiedere che sia indetta senza altro indugio la consultazione per poter andare alle elezioni anticipate a giugno con la nuova legge elettorale che ne scaturirebbe. "Questo", sostengono, "per tutelare i diritti costituzionali degli 821.000 italiani che hanno firmato la richiesta dei referendum". Anche in caso di elezioni anticipate, sostengono, non c'è alcun ostacolo a che il referendum "si svolga subito. Ma il Polo non ci sta. Fini (An) boccia la proposta: "Inaccettabile".

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Marini: <Spazi stretti> Fini: si vota il 13 aprile (sezione: Riforma elettorale)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Prima Pagina Pagina 2 Il presidente incaricato cerca "un consenso ampio" sulla riforma elettorale Marini: "Spazi stretti" Fini: si vota il 13 aprile Il presidente incaricato cerca "un consenso ampio" sulla riforma elettorale Iniziate le consultazioni: no di Mastella, la Lega minaccia l'Aventino --> Iniziate le consultazioni: no di Mastella, la Lega minaccia l'Aventino Franco Marini ha iniziato con i partiti minori la sua esplorazione nel tentativo di risolvere la crisi. Il presidente del Senato ha detto di cercare "un consenso ampio", un vero accordo politico sulla possibilità di riformare la legge elettorale. Nella prima giornata di consultazioni ha incassato la disponibilità di Lamberto Dini alle larghe intese e ha registrato parecchi no, tra i quali quello di Mastella. Le posizioni sembrano cristallizzate: il centrodestra respinge l'escamotage (ideato da D'Alema?) del referendum prima delle elezioni e la Lega arriva persino a minacciare l'Aventino nel caso di un "governicchio". Fini è sicuro: si andrà a votare il 13 aprile. ALLE PAGINE 2, 3.

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Riforma, la uno la due o la tre? Ma superare il porcellum è difficile (sezione: Riforma elettorale)

( da "Manifesto, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Referendum mossa disperata: si potrebbe votare a metà giugno con le modifiche approvate Riforma, "la uno la due o la tre?" Ma superare il porcellum è difficile Andrea Fabozzi Roma "Ricominciamo da tre". La battuta di uno dei protagonisti della trattativa riassume l'unica possibilità che ha Franco Marini di andare avanti con il suo tentativo di formare un governo. Tre come la terza versione della bozza Bianco, il testo base di riforma della legge elettorale che in queste ore è sul tavolo del presidente del senato che per conto del Quirinale "esplora" le possibilità di un esecutivo finalizzato alla riforma elettorale. La terza bozza non esiste ancora: sta prendendo corpo nelle consultazioni di Marini. Sta a metà tra la prima, più maggioritaria che proporzionale, preferita dai partiti grandi cioè Pd e Forza Italia, e la seconda, favorita dai partiti medi come Rifondazione e Udc perché attraverso il recupero nazionale dei resti lascia margini alle terze forze. La terza bozza conserva l'impianto delle prime due - cinquanta percento dei deputati eletti attraverso sfide uninominali nei collegi e cinquanta percento attraverso liste bloccate, sbarramento al cinque percento superabile però dai partiti che vanno oltre il sette percento in almeno cinque circoscrizioni - ma dovrebbe accontentare sia i tifosi del maggioritario che i fans del proporzionale. Almeno, dovrebbe convincerli a tentare: un miracolo che autorizza ogni scetticismo sulla sorte del tentativo Marini. Che comunque vuole tentarci. Accompagnato per questo nelle sue consultazioni - e si tratta di un inedito nella storia della Repubblica - dal presidente della commissione affari costituzionali del senato, appunto Enzo Bianco. L'altra strada per cambiare la pessima legge elettorale Calderoli, cosa che tutti tranne Berlusconi dicono di volere, è quella del referendum. Perseguita adesso anche da chi è sempre stato contrario ai quesiti, come Massimo D'Alema che così è sospettato di voler solo rimandare le urne. La lettura delle motivazioni con cui la corte Costituzionale ha deciso di ammettere i referendum ha, come al solito, fornito argomenti a entrambi gli schieramenti in campo. I referendari sottolineano il fatto che la Consulta ha dichiarato senza mezzi termini che la legge elettorale che dovesse risultare dalla vittoria dei Sì sarebbe immediatamente applicabile. Dunque, è il calcolo che fanno, ci sarebbero i tempi per svolgere il referendum nella prima domenica utile, il 20 aprile, per poi sciogliere le camere e andare al voto prima dell'estate. Solo che, calcolando i 60 giorni di prassi tra la fine di una legislatura e le urne, si finirebbe a giugno inoltrato, davvero troppo tardi per una consultazione elettorale politica. Tanto è vero che i promotori del referendum stanno insistendo in queste ore sul fatto che il governo in carica, dunque Prodi, potrebbe persino con un decreto legge superare la prassi consolidata e indire i referendum prima di aprile, così da portare il paese al voto politico per fine maggio. Difficile. Gli anti referendari invece insistono sul fatto che la Consulta ha sottolineato i limiti della legge elettorale in vigore, che resterebbero tutti anche in caso di approvazione dei referendum: manca una soglia minima per far scattare il premio di maggioranza e in teoria anche liste con una maggioranza relativa molto bassa potrebbero ipotecare la maggioranza assoluta dei seggi. In questo schema l'eventuale esecutivo Marini avrebbe bisogno di tutto il tempo necessario a cambiare la legge in profondità . Ma i referendari insistono, anche con un appello a Napolitano, perché non venga tradita la richiesta degli 800mila che hanno firmato la richiesta di referendum. Un primo risultato è che saranno anche loro, con Segni e Guzzetta, consultati da Marini: non si tratta di una novità assoluta in quanto anche il presidente incaricato Giuliano Amato ammise il comitato promotore dei referendum alle consultazioni nel '92.

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La missione impossibile di Marini (sezione: Riforma elettorale)

( da "Manifesto, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Via alle consultazioni, "voglio una maggioranza politica". Ma il presidente-esploratore conta i no La missione impossibile di Marini Corsa verso il voto anticipato. Mastella: è meglio così. Berlusconi: non ascolterò sirene. Fini: si voterà il 6 o il 13 aprile. Bertinotti: tentiamoci, ma politicamente la legislatura è finita Domenico Cirillo Roma Il calendario delle sue consultazioni va oltre il fine settimana: Franco Marini si prenderà il tempo necessario per sentire tutti i partiti e anche i rappresentati di quelle associazioni padronali, in testa il leader della Confindustria Cordero di Montezemolo, che proprio non voglio lo scioglimento anticipato delle camere. Ma il destino del presidente del senato, "esploratore" per conto del presidente della Repubblica delle possibilità di dare vita a un governo finalizzato alla riforma elettorale, appare segnato. "E' un impegno fortemente gravoso ma non voglio dire impossibile", riassume Marini all'inizio del giro dei partiti - ieri ha cominciato dalle piccole formazioni. "Impossibile" lo dicono però gli altri, in numero sufficiente a far capire che il presidente del senato dovrà rinunciare al suo mandato e il capo dello stato dovrà sciogliere le camere. Ieri anche Clemente Mastella ha annunciato per conto suo e dell'altro, decisivo, senatore dell'Udeur, il no al tentativo di governo a termine: "Prima si vota, meglio è". Le consultazioni di Marini, con al fianco il presidente della commissione affari costituzionali Enzo Bianco che deve verificare le possibili intese sulla bozza di riforma della legge elettorale, vanno avanti tra lo scetticismo generale. C'è persino la Lega nord che ha deciso di disertarle e minaccia di ritirare la sua delegazione parlamentare nel caso non ci fossero le elezioni anticipate. Marini ascolta tutti, anche i singoli senatori o i micro gruppi come quello residuo dei liberal democratici di Dini, ridotti a due senatori dopo il mini scisma di Natale D'Amico (che aveva alla fine votato la fiducia a Prodi). L'impressione è quella di una nuova conta fino all'ultimo senatore, come mille volte aveva dovuto fare Prodi e per suo conto il ministro dei rapporti con il parlamento Vannino Chiti. Ma Marini, che si muove sulla base di un mandato del Quirinale, vuole allontanare da sé il sospetto di essere alla caccia di una maggioranza raccogliticcia, per cui dichiara di essere alla ricerca di "un consenso ampio, un consenso politico e non personale per verificare se in tempi brevi si può arrivare alla riforma della legge elettorale". L'obiettivo è probabilmente troppo ambizioso. Acquisita la contrarietà dell'Udc - "la riforma elettorale è solo un alibi per tirare a campare", ha detto Pierferdinando Casini - Marini ha sperato solo per poche ore che la "Rosa bianca" di Tabacci e Baccini prendesse quota: in definitiva quello che gli scissionisti dell'Udc possono offrire è un solo voto al senato (quello dello stesso Baccini). Dunque non c'è margine per la "maggioranza politica, non solo numerica" che il presidente - esploratore dichiara di stare cercando. Berlusconi, ieri silenzioso perché al capezzale della madre in gravi condizioni di salute, ai suoi è apparso preoccupato per le capacità di manovra di Marini, ma comunque convinto che alla fine non ci sarà alternativa al voto anticipato. Andarci con Prodi a palazzo Chigi per il cavaliere sarebbe un motivo di tranquillità in più, non per nulla considera la carta dell'"esploratore" giocata dal Colle solo come un trucco per cercare di allontanare il ricordo del professore. Marini ha intenzione di giocarsi le sue ultime carte proprio nell'incontro con il cavaliere, il prossimo lunedì, ma Berlusconi già avverte: "Non ascolterò nessuna sirena". Così come non ha intenzione di fare Gianfranco Fini, talmente certo dell'ineluttabilità del voto dal lanciarsi in una previsione: "Si voterà domenica 6 o domenica 13 aprile". Avesse ragione, i referendum elettorali di cui pure il leader di An è stato sponsor, sarebbero rimandati di un anno: ma a Fini interessa adesso di più non perdere il treno delle elezioni anticipate: "Non è accettabile che chi diceva 'referendum mai' oggi, pur di non sciogliere le camere, dica che il referendum è meglio", dichiara Fini pensando alle manovre "dilatorie" tentate da Massimo D'Alema. Il referendum del resto è visto come il fumo negli occhi anche da un partito favorevole al tentativo di Marini come Rifondazione comunista. Che sarà oggi a palazzo Giustiniani per le consultazioni. Giornata dalla quale il presidente - esploratore potrebbe trarre altri motivi di delusione. Se infatti Lamberto Dini ha chiarito che i suoi due voti al governo arriverebbero solo in caso di allargamento della maggioranza, i Comunisti italiani spiegheranno stamattina di essere disponibili solo a sostenere un governo con identica maggioranza di centrosinistra". Ma per arrendersi Marini aspetterà il no di Berlusconi. "Non faccio previsioni", ha detto ieri. Mentre il presidente della camera Bertinotti è stato più esplicito: "Politicamente la legislatura è finita".

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L'Ugl si schiera contro la Cdl (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-02-01 - pag: 4 autore: I sindacati: priorità al rinnovo delle istituzioni e alla partita salari L'Ugl si schiera contro la Cdl Giorgio Pogliotti ROMA Anche i sindacati confederali – come il resto del mondo produttivo –si iscrivono al fronte del " no" alle elezioni anticipate. Una riforma elettorale che garantisca la stabilità di governo è giudicata prioritaria da Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Che chiedono di affrontare anche l'emergenza salariale a Franco Marini, in vista dell'incontro di domani con le parti sociali nell'ambito del giro di consultazioni del presidente del Senato. "Diamo il pieno sostegno a Marini – spiega la segretaria confederale della Cgil, Nicoletta Rocchi (Cgil) –. Serve una riforma elettorale per garantire stabilità ai governi e trasparenza nel voto. Ma l'opera riformatrice avviata dal governo Prodi non può essere interrotta: occorre dare il via agli interventi di redistribuzione del reddito per rispondere al disagio dei lavoratori ". Questa ipotesi trova il sostegno – sul versante politico – del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che ha congelato i cinque tavoli di concertazione: "Mi auguro - ha detto Damiano- che il nuovo governo abbiaa cuore non solo la legge elettorale, ma anche i temi del potere di acquisto di salari e pensioni, pubblico impiego e contratti. Se dovessi continuare queste sarebbero le priorità". La risposta all'emergenza salariale secondo le parti sociali non può essere data con i tempi della politica. Per bypassare l'impasse legato alla crisi di governo, la prossima settimana potrebbe essere convocato un incontro tra Confindustria e sindacati sul tema della riforma contrattuale – per definire un nuovo modello che favorisca la crescita di retribuzioni e produttività – anche se la Cgil frena su questa accelerazione. I sindacati rilanciano le proposte della piattaforma unitaria: "Con le elezioni si corre il rischio di dover ricominciare da zero – aggiunge il segretario generale aggiunto della Cisl, Pier Paolo Baretta – accanto alla riforma elettorale, giudichiamo prioritarie le detrazioni a favore dei lavoratori dipendenti. Poi la concessione del bonus per i figli, il confronto su prezzi, tariffe e produttività. Infine un intervento sulle aliquote". Baretta è critico sul referendum: "Non risolve i problemi – sostiene - , serve una soluzione politica, con una riforma elettorale condivisa". Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani: "Insieme alle detrazioni per i lavoratori dipendenti previste dalla Finanziaria, dal nuovo Governo ci attendiamo l'attuazione delle deleghe contenute nel Protocollo sul welfare che riguardano i lavori usuranti, la detassazione del premio di risultato e il riordino degli enti previdenziali. Insieme ad un impegno per il rinnovo dei con-tratti pubblici". Tra i sindacati spicca la posizione di Renata Polverini, che pur essendo alla guida dell'Ugl – sigla storicamente vicina ad An – ha deciso (ancora una volta) di smarcarsi dal partito in nome dell'autonomia, bocciando il ricorso alle urne: "Sosteniamo la soluzione più utile per il mondo del lavoro –spiega –aldilà dall'appartenenza ad uno schieramento politico. Abbiamo criticato l'attuale legge elettorale, raccogliendo 50mila firme per il referendum con l'obiettivo di porre un freno al proliferare dei partiti, di garantire maggiore rappresentanza agli elettori e stabilità ai governi ". A Marini, la numero uno dell'Ugl lancia un monito: "Se il nuovo governo pensasse di dedicarsi alla sola legge elettorale sarebbe una perdita di tempo e allora sarebbero meglio le elezioni – aggiunge –.Serve un esecutivo di consistenza politica per resituire ai lavoratori quanto promesso e completare il testo unico alla sicurezza". GLI ASSETTI CONTRATTUALI La prossima settimana possibile un incontro tra le parti sociali Damiano: il nuovo Esecutivo riparta dai tavoli già avviati.

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PESCARA - Mai più listino: nel portafoglio personale del presidente della Regione non ci sarann (sezione: Riforma elettorale)

( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Di LILLI MANDARA PESCARA - Mai più listino: nel portafoglio personale del presidente della Regione non ci saranno più i famosi otto posti blindati da riservare a chi dice lui (e spesso non ha i voti), i famosi raccomandati della politica: così è stata eletta, per esempio, Sandra Lonardo moglie di Mastella, così hanno conquistato poltrone alla Regione quelli che tengono famiglia, politica naturalmente, facendo indignare gli altri che scarpinano di porta in porta alla ricerca di consensi. Fine della storia: nella proposta di legge presentata ieri dal presidente della Commissione Statuto Gianni Melilla, il listino scompare. Cancellato: "Questi otto consiglieri regionali, con la mia proposta - dice Gianni Melilla - verranno eletti direttamente dai cittadini, così come succede per gli altri 32 consiglieri". Mai più figli e figliasti insomma, e tutti insieme appassionatamente a cercare i voti per farsi eleggere. Ma non è l'unica novità contenuta nella legge Melilla, che ora dovrà attraversare l'iter della Commissione e poi essere approvata in Consiglio regionale: con la riforma elettorale i cittadini potranno esprimere due anzichè una preferenza, ma a condizione di votare candidati di genere diverso, e questo solo per assicurare una maggiore rappresentanza femminile in consiglio regionale. "Inoltre - spiega Melilla - in ogni lista nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati, e ciò sempre al fine di un maggiore equilibrio nella rappresentanza di genere". Il numero dei consiglieri regionali rimarrà a quota quaranta: "L'Abruzzo è l'unica regione italiana - aggiunge fiero Melilla - a non aver aumentato il numero dei consiglieri. Inoltre la stabilità è confermata dall'elezione diretta del presidente e dal premio di maggioranza che si ottiene con l'elezione del 60% dei consiglieri delle liste a lui collegate". E la frammentazione dei partiti sarà contrastata con la quota di sbarramento che non ammette all'assegnazione dei seggi le liste che non abbiano ottenuto almeno il 3% dei voti validi, a meno che non siano collegate ad una coalizione che abbia superato la percentuale del 5%. Un'arma a doppio taglio, anche perchè, per fare l'esempio del centrosinistra, il Pd che senza i partiti minori non riuscirebbe a vincere, sarà obbligato a collegarsi con i piccoli come Verdi e Comunisti italiani. Anche se questa rimarrà sempre, secondo l'ipotesi Melilla, una scelta esclusiva del candidato-presidente. Un'altra novità importante che finalmente cancellerà il ricorso ai facili trasformismi è l'eliminazione del voto disgiunto per il presidente e una lista di schieramento diverso. "Mi auguro che su questa proposta ci sia un consenso unanime - conclude Melilla - essendo evidente che la nuova legge elettorale deve essere scritta da tutte le forze politiche, così come è successo per lo Statuto regionale, approvato all'uanimità".

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Bertinotti: legislatura politicamente finita (sezione: Riforma elettorale)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

PRIMO PIANO 01-02-2008 MANOVRE IL PD INSISTE: "RIFORME". LA SINISTRA BOCCIA D'ALEMA: "NO AL REFERENDUM PRIMA DEL VOTO" Bertinotti: legislatura politicamente finita ROMA Marina Maresca II Walter Veltroni e Fausto Bertinotti fanno il tifo per Marini, perché centri il difficile obiettivo di un governo per la riforma elettorale prima di andare al voto. Il leader del Pd e tutte le forze dell'Unione lavorano però alle alleanze future, alle nuove formule da inventarsi per elezioni che sembrano comunque imminenti. "Politicamente la legislatura è finita col voto in Senato, il giudizio torna ormai agli elettori ", ha ammesso ieri il presidente della Camera, "il problema è sapere se si va con una buona legge elettorale o se si va con quella attuale che tutti considerano cattiva". Bertinotti vede "spazi assai ristretti" per un'intesa, anche se in politica talvolta "imprese impossibili possono riuscire" purché non si traducano in un "escamotage, ma in una buona legge elettorale". Però anche l'alleanza che nacque con il programma con cui Prodi vinse le elezioni "è naufragata, rotta sul lato destro". Veltroni si è preparato all'in - contro con Marini con un lungo colloquio in Campidoglio con Francesco Rutelli, (possibile candidato sindaco di Roma). Il segretario del Pd ha attaccato la Lega. "Si è perduto il senso di responsabilità nazionale - ha detto - Quando sento che una forza politica si rifiuta di partecipare alle consultazioni, penso che stiamo scendendo un altro dei tanti gradini scesi". Né Rifondazione né Pdci né Verdi sono favorevoli alla soluzione ipotizzata sia da Veltroni che da Massimo D'Alema di un governo per fare il referendum elettorale ad aprile e le elezioni anticipate a giugno. "Il referendum sarebbe una iattura, così come trovo una iattura l'attuale legge elettorale. Se invece si cambiasse la legge in senso proporzionale va bene", avverte Oliviero Diliberto. Affondo Fausto Bertinotti, a destra, con Giorgio Napolitano. FOTO ANSA.

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RIFORMA ELETTORALE (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere della Sera" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-02-01 num: - pag: 53 categoria: BREVI RIFORMA ELETTORALE Il referendum Caro Romano, può spiegarmi perché in questa babele (una delle tante) che si sta verificando fra "modifica legge elettorale" ed "elezioni anticipate" nessun politico parla più di referendum? è possibile anticipare il referendum e poi andare alle elezioni? Adriano Brunello, Verona In teoria, sì. Ma la data del referendum deve essere fissata da un governo nel pieno esercizio dei suoi poteri, non da un governo che deve limitarsi, come quello Prodi, agli affari correnti. Se vi sarà un governo di transizione il suo scopo sarà quello di fare una nuova legge elettorale e di rendere inutile, in tal modo, il referendum. Se andremo direttamente alle urne, come vorrebbe Berlusconi, il referendum verrà automaticamente prorogato. Sembra ragionevole prevedere che il referendum, se non verrà reso inutile dall'adozione di una nuova legge elettorale, avrà comunque luogo fra parecchi mesi.

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IL REBUS. Iniziate le consultazioni al Senato: <Trovare un accordo è gravoso ma non impossibile>. Rotondi e Storace dopo i colloqui: alle urne. E Dini pone condizioni (sezione: Riforma elettorale)

( da "Arena.it, L'" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

IL REBUS. Iniziate le consultazioni al Senato: "Trovare un accordo è gravoso ma non impossibile". Rotondi e Storace dopo i colloqui: alle urne. E Dini pone condizioni Marini e le riforme: "Serve vera intesa" Il presidente: il sentiero è stretto, forse uno spiraglio Referendum, il comitato chiede che si svolga subito La crisi? Il Paese è bloccato da logiche di conservazione WALTER VELTRONI SEGRETARIO DEL PD   ROMA Un compito "gravoso" ma "non impossibile". Franco Marini, che ha iniziato le consultazioni per tentare di dare vita ad un nuovo governo, mostra ottimismo anche se non nasconde le difficoltà che incontrerà. "Voglio un accordo vero, non labile sulla riforma elettorale", ha precisato, "perché bisogna dare stabilità alle istituzioni ed evitare frammentazioni". E dovrà essere un "consenso ampio, politico e non personale": "Non intendo fare un un governo a tutte le condizioni che si regga su un pugno di voti". Le consultazioni sono cominciate dai partiti minori. Oggi sarà la volta di Verdi, Pdci, Partito socialista, Idv, Udc, Rifondazione e Repubblicani. Sabato Marini incontrerà le parti sociali (Cgil, Cisl, Uil, Ugl e industriali). Lunedì ci saranno i faccia a faccia con Berlusconi e Veltroni. Al termine Marini trarrà le sue conclusione e dirà a Napolitano se in Parlamento esiste o meno una maggioranza disposta a sostenere un governo che vari la nuova legge elettorale. Nei colloqui con Marini si è parlato della bozza-Bianco di riforma all'esame del Parlamento e del referendum elettorale ammesso dalla Corte Costituzionale. Nelle consultazioni Marini è stato affiancato da Enzo Bianco, presidente della commissione Affari costituzionali, che ha dato nome al progetto di riforma. "Il sentiero è stretto", ha ammesso Marini, "ma può darsi che si apra qualche spiraglio nell'interesse del Paese". L'impresa è difficile perché mentre il Pd sostiene il suo progetto, per il centrodestra l'unica strada è quella delle elezioni anticipate. Ieri Marini ha ricevuto prime risposte dei partiti. "Prima si vota e meglio è", gli ha detto Mastella. Dini ha detto no ad una maggioranza uguale a quella che ha sostenuto Prodi: "Bisogna trovare altre formule con un'ampia maggioranza parlamentare. sentiero stretto ma non impossibile". Storace (La Destra) ha detto no alla bozza Bianco e si è detto favorevole alle elezioni anticipate. La Svp ha apprezzato lo "sforzo" di Marini ma senza "firmare assegni in bianco". Le Autonomie hanno espresso sostegno al tentativo di dare vita ad un nuovo governo. Rotondi (Dc) ha chiesto che si vada alle elezioni col governo Prodi. Per Mussi (Sinistra Democratica) si potrebbe votare a giugno dopo la riforma. Intanto i referendari passano all'attacco dopo la proposta di Massimo D'Alema di andare al referendum per modificare la legge elettorale. Il comitato ha scritto a Napolitano per chiedere che sia indetta senza altro indugio la consultazione per poter andare alle elezioni anticipate a giugno con la nuova legge elettorale che ne scaturirebbe. "Questo", sostengono, "per tutelare i diritti costituzionali degli 821.000 italiani che hanno firmato la richiesta dei referendum". Anche in caso di elezioni anticipate, sostengono, non c'è alcun ostacolo a che il referendum "si svolga subito. Ma il Polo non ci sta. Fini (An) boccia la proposta: "Inaccettabile".  .

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Riforma, <la uno la due o la tre?> Ma superare il porcellum è difficile (sezione: Riforma elettorale)

( da "Manifesto, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Referendum mossa disperata: si potrebbe votare a metà giugno con le modifiche approvate Riforma, "la uno la due o la tre?" Ma superare il porcellum è difficile Andrea Fabozzi Roma "Ricominciamo da tre". La battuta di uno dei protagonisti della trattativa riassume l'unica possibilità che ha Franco Marini di andare avanti con il suo tentativo di formare un governo. Tre come la terza versione della bozza Bianco, il testo base di riforma della legge elettorale che in queste ore è¨ sul tavolo del presidente del senato che per conto del Quirinale "esplora" le possibilità di un esecutivo finalizzato alla riforma elettorale. La terza bozza non esiste ancora: sta prendendo corpo nelle consultazioni di Marini. Sta a metà tra la prima, più¹ maggioritaria che proporzionale, preferita dai partiti grandi cioè¨ Pd e Forza Italia, e la seconda, favorita dai partiti medi come Rifondazione e Udc perché© attraverso il recupero nazionale dei resti lascia margini alle terze forze. La terza bozza conserva l'impianto delle prime due - cinquanta percento dei deputati eletti attraverso sfide uninominali nei collegi e cinquanta percento attraverso liste bloccate, sbarramento al cinque percento superabile però² dai partiti che vanno oltre il sette percento in almeno cinque circoscrizioni - ma dovrebbe accontentare sia i tifosi del maggioritario che i fans del proporzionale. Almeno, dovrebbe convincerli a tentare: un miracolo che autorizza ogni scetticismo sulla sorte del tentativo Marini. Che comunque vuole tentarci. Accompagnato per questo nelle sue consultazioni - e si tratta di un inedito nella storia della Repubblica - dal presidente della commissione affari costituzionali del senato, appunto Enzo Bianco. L'altra strada per cambiare la pessima legge elettorale Calderoli, cosa che tutti tranne Berlusconi dicono di volere, è¨ quella del referendum. Perseguita adesso anche da chi è¨ sempre stato contrario ai quesiti, come Massimo D'Alema che così¬ è¨ sospettato di voler solo rimandare le urne. La lettura delle motivazioni con cui la corte Costituzionale ha deciso di ammettere i referendum ha, come al solito, fornito argomenti a entrambi gli schieramenti in campo. I referendari sottolineano il fatto che la Consulta ha dichiarato senza mezzi termini che la legge elettorale che dovesse risultare dalla vittoria dei Sì¬ sarebbe immediatamente applicabile. Dunque, è¨ il calcolo che fanno, ci sarebbero i tempi per svolgere il referendum nella prima domenica utile, il 20 aprile, per poi sciogliere le camere e andare al voto prima dell'estate. Solo che, calcolando i 60 giorni di prassi tra la fine di una legislatura e le urne, si finirebbe a giugno inoltrato, davvero troppo tardi per una consultazione elettorale politica. Tanto è¨ vero che i promotori del referendum stanno insistendo in queste ore sul fatto che il governo in carica, dunque Prodi, potrebbe persino con un decreto legge superare la prassi consolidata e indire i referendum prima di aprile, così¬ da portare il paese al voto politico per fine maggio. Difficile. Gli anti referendari invece insistono sul fatto che la Consulta ha sottolineato i limiti della legge elettorale in vigore, che resterebbero tutti anche in caso di approvazione dei referendum: manca una soglia minima per far scattare il premio di maggioranza e in teoria anche liste con una maggioranza relativa molto bassa potrebbero ipotecare la maggioranza assoluta dei seggi. In questo schema l'eventuale esecutivo Marini avrebbe bisogno di tutto il tempo necessario a cambiare la legge in profondità . Ma i referendari insistono, anche con un appello a Napolitano, perché© non venga tradita la richiesta degli 800mila che hanno firmato la richiesta di referendum. Un primo risultato è¨ che saranno anche loro, con Segni e Guzzetta, consultati da Marini: non si tratta di una novità assoluta in quanto anche il presidente incaricato Giuliano Amato ammise il comitato promotore dei referendum alle consultazioni nel '92.

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Marini e le riforme: <Serve vera intesa> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Brescia Oggi" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

IL REBUS. Iniziate le consultazioni al Senato: "Trovare un accordo è gravoso ma non impossibile". Rotondi e Storace dopo i colloqui: alle urne. E Dini pone condizioni Marini e le riforme: "Serve vera intesa" Il presidente: il sentiero è stretto, forse uno spiraglio Referendum, il comitato chiede che si svolga subito La crisi? Il Paese è bloccato da logiche di conservazione WALTER VELTRONI SEGRETARIO DEL PD   ROMA Un compito "gravoso" ma "non impossibile". Franco Marini, che ha iniziato le consultazioni per tentare di dare vita ad un nuovo governo, mostra ottimismo anche se non nasconde le difficoltà che incontrerà. "Voglio un accordo vero, non labile sulla riforma elettorale", ha precisato, "perché bisogna dare stabilità alle istituzioni ed evitare frammentazioni". E dovrà essere un "consenso ampio, politico e non personale": "Non intendo fare un un governo a tutte le condizioni che si regga su un pugno di voti". Le consultazioni sono cominciate dai partiti minori. Oggi sarà la volta di Verdi, Pdci, Partito socialista, Idv, Udc, Rifondazione e Repubblicani. Sabato Marini incontrerà le parti sociali (Cgil, Cisl, Uil, Ugl e industriali). Lunedì ci saranno i faccia a faccia con Berlusconi e Veltroni. Al termine Marini trarrà le sue conclusione e dirà a Napolitano se in Parlamento esiste o meno una maggioranza disposta a sostenere un governo che vari la nuova legge elettorale. Nei colloqui con Marini si è parlato della bozza-Bianco di riforma all'esame del Parlamento e del referendum elettorale ammesso dalla Corte Costituzionale. Nelle consultazioni Marini è stato affiancato da Enzo Bianco, presidente della commissione Affari costituzionali, che ha dato nome al progetto di riforma. "Il sentiero è stretto", ha ammesso Marini, "ma può darsi che si apra qualche spiraglio nell'interesse del Paese". L'impresa è difficile perché mentre il Pd sostiene il suo progetto, per il centrodestra l'unica strada è quella delle elezioni anticipate. Ieri Marini ha ricevuto prime risposte dei partiti. "Prima si vota e meglio è", gli ha detto Mastella. Dini ha detto no ad una maggioranza uguale a quella che ha sostenuto Prodi: "Bisogna trovare altre formule con un'ampia maggioranza parlamentare. sentiero stretto ma non impossibile". Storace (La Destra) ha detto no alla bozza Bianco e si è detto favorevole alle elezioni anticipate. La Svp ha apprezzato lo "sforzo" di Marini ma senza "firmare assegni in bianco". Le Autonomie hanno espresso sostegno al tentativo di dare vita ad un nuovo governo. Rotondi (Dc) ha chiesto che si vada alle elezioni col governo Prodi. Per Mussi (Sinistra Democratica) si potrebbe votare a giugno dopo la riforma. Intanto i referendari passano all'attacco dopo la proposta di Massimo D'Alema di andare al referendum per modificare la legge elettorale. Il comitato ha scritto a Napolitano per chiedere che sia indetta senza altro indugio la consultazione per poter andare alle elezioni anticipate a giugno con la nuova legge elettorale che ne scaturirebbe. "Questo", sostengono, "per tutelare i diritti costituzionali degli 821.000 italiani che hanno firmato la richiesta dei referendum". Anche in caso di elezioni anticipate, sostengono, non c'è alcun ostacolo a che il referendum "si svolga subito. Ma il Polo non ci sta. Fini (An) boccia la proposta: "Inaccettabile".

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Marini e le riforme: <Serve vera intesa> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

IL REBUS. Iniziate le consultazioni al Senato: "Trovare un accordo è gravoso ma non impossibile". Rotondi e Storace dopo i colloqui: alle urne. E Dini pone condizioni Marini e le riforme: "Serve vera intesa" Il presidente: il sentiero è stretto, forse uno spiraglio Referendum, il comitato chiede che si svolga subito La crisi? Il Paese è bloccato da logiche di conservazione WALTER VELTRONI SEGRETARIO DEL PD   ROMA Un compito "gravoso" ma "non impossibile". Franco Marini, che ha iniziato le consultazioni per tentare di dare vita ad un nuovo governo, mostra ottimismo anche se non nasconde le difficoltà che incontrerà. "Voglio un accordo vero, non labile sulla riforma elettorale", ha precisato, "perché bisogna dare stabilità alle istituzioni ed evitare frammentazioni". E dovrà essere un "consenso ampio, politico e non personale": "Non intendo fare un un governo a tutte le condizioni che si regga su un pugno di voti". Le consultazioni sono cominciate dai partiti minori. Oggi sarà la volta di Verdi, Pdci, Partito socialista, Idv, Udc, Rifondazione e Repubblicani. Sabato Marini incontrerà le parti sociali (Cgil, Cisl, Uil, Ugl e industriali). Lunedì ci saranno i faccia a faccia con Berlusconi e Veltroni. Al termine Marini trarrà le sue conclusione e dirà a Napolitano se in Parlamento esiste o meno una maggioranza disposta a sostenere un governo che vari la nuova legge elettorale. Nei colloqui con Marini si è parlato della bozza-Bianco di riforma all'esame del Parlamento e del referendum elettorale ammesso dalla Corte Costituzionale. Nelle consultazioni Marini è stato affiancato da Enzo Bianco, presidente della commissione Affari costituzionali, che ha dato nome al progetto di riforma. "Il sentiero è stretto", ha ammesso Marini, "ma può darsi che si apra qualche spiraglio nell'interesse del Paese". L'impresa è difficile perché mentre il Pd sostiene il suo progetto, per il centrodestra l'unica strada è quella delle elezioni anticipate. Ieri Marini ha ricevuto prime risposte dei partiti. "Prima si vota e meglio è", gli ha detto Mastella. Dini ha detto no ad una maggioranza uguale a quella che ha sostenuto Prodi: "Bisogna trovare altre formule con un'ampia maggioranza parlamentare. sentiero stretto ma non impossibile". Storace (La Destra) ha detto no alla bozza Bianco e si è detto favorevole alle elezioni anticipate. La Svp ha apprezzato lo "sforzo" di Marini ma senza "firmare assegni in bianco". Le Autonomie hanno espresso sostegno al tentativo di dare vita ad un nuovo governo. Rotondi (Dc) ha chiesto che si vada alle elezioni col governo Prodi. Per Mussi (Sinistra Democratica) si potrebbe votare a giugno dopo la riforma. Intanto i referendari passano all'attacco dopo la proposta di Massimo D'Alema di andare al referendum per modificare la legge elettorale. Il comitato ha scritto a Napolitano per chiedere che sia indetta senza altro indugio la consultazione per poter andare alle elezioni anticipate a giugno con la nuova legge elettorale che ne scaturirebbe. "Questo", sostengono, "per tutelare i diritti costituzionali degli 821.000 italiani che hanno firmato la richiesta dei referendum". Anche in caso di elezioni anticipate, sostengono, non c'è alcun ostacolo a che il referendum "si svolga subito. Ma il Polo non ci sta. Fini (An) boccia la proposta: "Inaccettabile".  .

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Casini: no ad un governo con il centrosinistra. Verdi, Pdci, Sdi: no al referendum, al voto (sezione: Riforma elettorale)

( da "Rai News 24" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Roma | 1 febbraio 2008 Casini: no ad un governo con il centrosinistra. Verdi, Pdci, Sdi: no al referendum, al voto Pierferdinando Casini "L'Udc conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma non è disponsibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze di centrosinistra. I trasformismi sono il cancro della democrazia italiana. Le modalità che segue il presidente Marini in queste consultazioni contribuiscono a svelenire il clima politico".Così Pierferdinando Casini sintetizza la posizione dell'Udc dopo il colloquio con il presidente incaricato Franco Marini a Palazzo Giustiniani. Le elezioni sono vicine? "Ho già detto che questa è la mia sensazione, ma chiedete a Marini", taglia corto Casini. Esclude nuove maggioranze anche il segretario del Pdci Oliviero Diliberto: "Abbiamo ribadito al presidente Franco Marini che per coerenza politica il Pdci appoggerebbe un governo se esso fosse in continuita' del precedente, e cioè, un governo di centrosinistra con una maggioranza di centrosinistra". Diliberto ha poi aggiunto: "Se il governo fosse sostenuto da una maggioranza diversa, e dunque anche da pezzi delle destre, si snaturerebbe la nostra coalizione e dunque saremmo in presenza di un tradimento del mandato degli elettori del 2006. Un tradimento a cui saremmo contrari". Quanto alle possibilità di un accordo dulla riforma elettorale, "la bozza Bianco non può essere nemmeno una base di partenza per la discussione sulla legge elettorale".Diliberto ha ribadito quindi che l'unico sistema che il Pdci può condividere è quello che prevede il proporzionale garantendo comunque un sistema bipolare. "Per far nascere un governo è necessario un accordo chiaro e preventivo per una nuova legge elettorale. Ma la proposta Bianco non è accettabile - gli fa eco il socialista Enrico Boselli al termine del suo incontro col presidente del Senato Franco Marini - Si riparta dalla bozza Chiti che aveva incontrato un largo consenso in tutti gli schieramenti". Boselli ha ribadito il no dei socialisti a un governo che abbia l'obiettivo di consentire lo svolgimento del referendum "che riteniamo profondamente sbagliato e produrrebbe una legge molto peggiore rispetto a quella in vigore". "La soluzione migliore per risolvere questa crisi di governo sarebbe riformare subito la legge elettorale, prevedendo anche di reintrodurre il sistema delle preferenze, evitando cosi' il referendum". Cosi', in sintesi, il leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio,risponde ai cronisti che gli chiedono un commento sull'ipotesi proposta da D'Alema di fare il referendum prima delle elezioni. Al termine del lungo colloquio con Franco Marini "durato circa mezz'ora in più del previsto", Pecoraro ribadisce la sua linea e cioè subito una riforma elettorale, ma senza passare per il referendum perché "la Corte Costituzionale ha già detto che ci sono dubbi di incostituzionalità anche sulla legge che potrebbe uscire dalla consultazione referendaria". Per Di Pietro "il governo del centrosinistra è finito. Per questo abbiamo chiesto a Marini che l'eventuale governo sia accompagnato da un testo sottoscritto con impegno delle forze politiche alla riforma elettorale". Italia dei Valori resta disponibile ad un governo di transizione con l'obiettivo, come ha chiesto lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di cambiare la legge elettorale. Ma "non lo si può fare basandosi su qualche transfuga di ritorno o di acquisto ma confidando su una condivisione di responsabilità fra forze politiche di maggioranza o di opposizione". L'obiettivo di fare la legge elettorale "non può essere la scusa per governare dopo la modifica di questa legge o senza farla", ha ripetuto Di Pietro. Di Pietro ha chiesto, inoltre, che non siano ammesse le candidature di persone già condannate con sentenze passate in giudicato. L'agenda di Marini nel pomeriggio Si comincerà alle 17 con l'Mpa di Raffaele Lombardo; mezz'ora dopo sarà la volta dei Radicali, quindi alle 18 Italiani nel mondo di Sergio De Gregorio. Poi, a partire dalle 18;15, intervallati di un quarto d'ora, si succederanno Partito democratico meridionale, Movimento politico dei cittadini, Sinistra critica, Nuovo Psi, Psdi e Unione democratica consumatori.

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CRISI/ BOSELLI A MARINI: NO BOZZA BIANCO,SI TORNI A PROPOSTA CHITI (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

01-02-2008 11:57 Non siamo d'accordo a sostenere governo per referendum Roma, 1 feb. (Apcom) - La premessa è che "un governo nasce solo se si trova prima un accordo chiaro e preventivo per una nuova legge elettorale", e la posizione del Partito socialista è nettissima: "La bozza Bianco non è accettabile, si deve tornare alla proposta Chiti che aveva incontrato un largo consenso sia nel centrosinistra che nel centrodestra". Lo dice il leader dei Socialisti, Enrico Boselli, al termine del colloquio con il presidente incaricato Franco Marini a Palazzo Giustiniani. "Noi non saremmo d'accordo neppure sulla nascita di un governo che abbia come obiettivo quello di fare svolgere il referendum - continua Boselli - perché siamo convinti che la legge elettorale che ne uscirebbe sarebbe profondamente sbagliata e molto peggiore di quella attuale". In delegazione con Boselli anche Gavino Angius e Roberto Villetti. A chi ha chiesto ai socialisti quale fosse l'orientamento di Marini sulle proposte di riforma elettorale e se il presidente si discostasse dalla bozza Bianco, Boselli ha risposto: "Non mi pare, ma lo dirà lui".

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Crisi/ Bertinotti: le elezioni sono ormai certe (sezione: Riforma elettorale)

( da "Affari Italiani (Online)" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Venerdí 01.02.2008 08:00 --> SONDAGGIO 1/ Riuscirà Marini a fare un nuovo governo e a evitare le elezioni anticipate? SONDAGGIO 2/ In caso di elezioni, che cosa dovrebbe fare il Pd? FORUM 1/ Condividi la scelta del capo dello Stato di conferire l'incarico a Franco Marini? FORUM 2/ Secondo te, Silvio Berlusconi è "inadeguato" per governare l'Italia? Marini/ Soro (Pd) ad Affari: questo obiettivo non è perseguibile senza la partecipazione dei partiti del Centrodestra Veltroni, a un passo dalle dimissioni da sindaco, chiama Rutelli: "Non perdiamo Roma" Ipsos: Centrodestra al 58%. Pd da solo per 4 su 10. I dati di tutti i partiti Crisi & governo/ The Economist boccia Mr Berlusconi: "La sua priorità sarebbe quella di proteggere i propri interessi" Crisi/ Cattaneo (a.d. di Terna) ad Affari: "C'è bisogno di stabilità. Per le aziende è una cosa fondamentale" Rosa Bianca/ Baccini ad Affari: mi piacerebbe avere con noi il professor Mario Monti. Sarei felicissimo di un impegno diretto del presidente Montezemolo... Luigi Abete sta facendo di tutto per creare un asse forte tra Veltroni e Montezemolo Borsa e governo/ Il mercato snobba il "palazzo", nell'incertezza meglio rifare la legge elettorale Il manifesto delle imprese sulla crisi: cambiare legge elettorale è un obbligo E Prodi (e il nuovo governo) caddero nella Rete . Guarda il videocommento di Affari I COMMENTI Tanto scompiglio per 0,4 gatti Di Giuseppe Morello Per Veltroni ok il voto, ma senza Prodi Di Marco Volpati I poteri forti mettono le mani nel piatto Stai zitto cretino! Di Pasquale Della Torca Il Pd è un po' come tutti i single Di Giuseppe Civati E ora Veltroni giochi la carta Montezemolo La risposta/ Vedrete che Montezemolo saprà creare le condizioni di un "governo di scopo" per arrivare alle elezioni con un modello tedesco Di Enrico Andreoli Governo, a destra già si litiga Di Giuseppe Morello E ora Silvio e Walter si mettano d'accordo su un programma e su un premier a tempo Di Angelo Maria Perrino Elezioni/ Beppe Grillo ad Affari: se si vota per le Politiche non ci sarò. Ma le mie liste civiche saranno in campo per le Amministrative... Elezioni/ Pecoraro rilancia: caro Veltroni uniamoci, non regaliamo l'Italia a Berlusconi Corritore (Pd) ad Affari: se si va al voto primarie per scegliere i candidati Retroscena/ Se si va al voto la Cosa Rossa si presenta sola e unita. Ma senza il Pdci di Diliberto Elezioni/ Weber (Swg) ad Affari: maggioranza al Centrodestra anche al Senato. Pd da solo al 33%, alleato con la Cosa Rossa al 26. Tutti i dati Il presidente del Consiglio incaricato Franco Marini, a cui il capo dello Stato ha chiesto di verificare l'esistenza di una maggioranza a sostegno di una riforma elettorale e di un nuovo governo che gestisca la fase di transizione, riparte con il suo giro di consultazioni. Ma mentre a Palazzo Giustiniani si susseguono gli incontri con le delegazioni dei partiti, arriva dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che in questo contesto ha parlato più come leader della sinistra radicale che come figura istituzionale, una precisazione che palesa come di fatto inevitabile il ritorno alle urne: "Il problema non è se andare a votare ma con quale legge elettorale". E il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, spiega che il suo partito "conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del Centrosinistra. I trasformismi, e tali sarebbero, sono il cancro della democrazia italiana". Bertinotti, intervenuto alla trasmissione Panorama del giorno, ha ribadito che secondo lui la legislatura è politicamente finita perché "la maggioranza che si è determinata con il voto delle ultime elezioni su preciso mandato di programma e schieramento con la sconfitta al Senato sul voto di fiducia è finita. Parti importanti come Mastella e Dini l'hanno lasciata, dimostrando che il problema era al centro". Secondo il presidente della Camera il compito di Franco Marini è "difficile" anche se "la politica deve essere in grado anche di tentare imprese difficili". Per Bertinotti servirebbe una "riforma elettorale che in primo luogo elimini le maggioranze coatte, quelle in cui cioè prevale la logica del vincere su quella di avere un programma forte e condiviso". Infatti, "con questo sistema maggioritario tutte le maggioranze sono coatte". Non sembra avere dubbi, Bertinotti, anche sul prossimo scenario elettorale e sul fatto che per la sinistra quella di correre da sola alle prossime elezioni è una "scelta obbligata": "Il punto - ha però detto - è sapere come, con quale indirizzo programmatico. Penso che strategicamente non c'è altra possibilitá per la sinistra radicale che costituirsi in un soggetto politico unitario". L'Udc "conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del centrosinistra. I trasformismi, e tali sarebbero, sono il cancro della democrazia italiana". E' quanto afferma Pier Ferdinando Casini, al termine del colloquio con il premier incaricato Marini. "Le modalità con cui il presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a svelenire il clima politico. Siamo costruttori di pace se non è per l'oggi sarà per il domani". Elezioni anticipate? "La mia sensazione è questa", così risponde a una domanda Casini al termine dell'incontro con il presidente del Senato. Intanto, il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, fa sapere che il suo partito, ultimamente orientato sul ritorno alle urne, si fa già da ora garante della "pacificazione" tra i poli, spiegando che la prossima dovrà essere "una legislatura moderata perché il Paese è in una situazione difficile e non si può andare avanti con lo scontro fra due fazioni". E in questo contesto, ha detto ancora Cesa, "se alle prossime elezioni vincerà il Centrodestra abbiamo già detto a Silvio Berlusconi che una presidenza delle due Camere e anche la guida di alcune commissioni dovranno andare a esponenti del centrosinistra". I primi ad affrontare il colloquio con il presidente del Senato sono stati i Verdi. A guidare la delegazione il ministro Alfonso Pecoraro Scanio accompagnato dai capigruppo di Senato e Camera, Natale Ripamonti e Angelo Bonelli. Pecoraro Scanio ha sottolineato il rischio di possibili ricorsi dopo il voto a causa delle osservazioni della Corte Costituzionale sulla legge elettorale in vigore. "I Verdi - ha detto - assicurano il sostegno all'azione del presidente Marini e confidano nella sua capacità di trovare una soluzione di modifica di una legge elettorale dichiarata incostituzionale anche dalla Corte nella recente decisione che riguarda anche il referendum. Non possiamo permetterci - ha aggiunto - la follia per cui chiunque perda le prossime elezioni abbia la possibilità di invalidarle". Allora referendum prima del voto? No, per i Verdi la strada da seguire è quella di "un governo che vari una nuova legge elettorale" ma che si occupi anche di salari, giovani e ambiente. Il Pdci, per bocca di Oliviero Diliberto, si è detto contrario ad un nuovo governo se la maggioranza che avrebbe a proprio sostegno fosse diversa dal centrosinistra, "perché sarebbe un tradimento della volontà degli elettori". Ergo: meglio tornare al voto. E a proposito dell'eventuale riforma della legge elettorale, Diliberto ha precisato che il suo partito sarebbe favorevole solamente se si discutesse di un sistema proporzionale che fosse realmente rappresentativo di tutte le voci, quindi no ad un rafforzamento dei premi di maggioranza o a sbarramenti che escludano dal Parlamento le forze minori, come previsto anche dalla bozza Bianco, a cui il Pdci oppone un no deciso. Enrico Boselli, segretario dello Sdi, dopo il colloquio con Marini ha speigato la contrarietà del suo partito al referendum e alla legge elettorale che ne verrebbe fuori. Per questo "abbiamo detto al presidente che siamo disponibili a valutare l'ipotesi di un governo che valuti una riforma elettorale seria" e che si occupi delle principali emergenze del paese, come l'attuazione del protocollo sul welfare, l'emergenza rifiuti a Napoli. Il sì dei socialisti ad un nuovo governo è subordinato ad un'intesa preventiva sulla legge elettorale, "ma la proposta Bianco non è accettabile, si riparta dalla bozza Chiti che aveva incontrato un largo consenso in tutti gli schieramenti". SEGUE/ Loft news dal Pd: si va verso le elezioni in aprile, con Prodi --> pagina successiva >>.

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Bertinotti: elezioni certe, la legge no Casini: i trasformismi? Un cancro (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere.it" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

CESA: Se vinciamo noi siamo pronti a dare alla sinistra la presidenza di una camera Bertinotti: "Elezioni certe, la legge no" Casini: "I trasformismi sono un cancro" L'ex segretario del Prc: "Basta maggioranze coatte". Sentiti da Marini Verdi, Pdci, Sdi e Idv ROMA - Il presidente del Consiglio incaricato Franco Marini, a cui il capo dello Stato ha chiesto di verificare l'esistenza di una maggioranza a sostegno di una riforma elettorale e di un nuovo governo che gestisca la fase di transizione, riparte con il suo giro di consultazioni. Ma mentre a Palazzo Giustiniani si susseguono gli incontri con le delegazioni dei partiti, arriva dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che in questo contesto ha parlato più come leader in pectore della sinistra radicale che come figura istituzionale, una precisazione che palesa come di fatto inevitabile il ritorno alle urne: "Il problema non è se andare a votare ma con quale legge elettorale". E il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, spiega che il suo partito "conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del centrosinistra. I trasformismi, e tali sarebbero, sono il cancro della democrazia italiana". L'ex segretario del Prc, Fausto Bertinotti (Omega) "SINISTRA TUTTA UNITA" - Bertinotti, intervenuto alla trasmissione "Panorama del giorno", ha ribadito che secondo lui la legislatura è politicamente finita perché "la maggioranza che si è determinata con il voto delle ultime elezioni su preciso mandato di programma e schieramento con la sconfitta al Senato sul voto di fiducia è finita. Parti importanti come Mastella e Dini l'hanno lasciata, dimostrando che il problema era al centro". Secondo il presidente della Camera il compito di Franco Marini è "difficile" anche se "la politica deve essere in grado anche di tentare imprese difficili". Per Bertinotti servirebbe una "riforma elettorale che in primo luogo elimini le maggioranze coatte, quelle in cui cioè prevale la logica del vincere su quella di avere un programma forte e condiviso". Infatti, "con questo sistema maggioritario tutte le maggioranze sono coatte". Non sembra avere dubbi, Bertinotti, anche sul prossimo scenario elettorale e sul fatto che per la sinistra quella di correre da sola alle prossime elezioni è una "scelta obbligata": "Il punto - ha però detto - è sapere come, con quale indirizzo programmatico. Penso che strategicamente non c'è altra possibilitá per la sinistra radicale che costituirsi in un soggetto politico unitario". L'UDC - Casini, al termine del suo incontro con il presidente del Senato, ha spiegato che "le modalità con cui il presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a svelenire il clima politico. E a proposito del suo partito ha detto che "siamo costruttori di pace, se non è per l'oggi sarà per il domani". Alla domanda se l'Udc sarebbe disposto a discutere di una legge elettorale con un governo che possa contare sulla maggioranza con uno scarto di due o tre voti, Casini risponde "non mi sembra che questo figuri nel novero delle possibilità che persegue il presidente incaricato". I VERDI - I primi ad affrontare oggi il colloquio con il presidente del Senato sono stati i Verdi. A guidare la delegazione il ministro Alfonso Pecoraro Scanio accompagnato dai capigruppo di Senato e Camera, Natale Ripamonti e Angelo Bonelli. Pecoraro Scanio ha sottolineato il rischio di possibili ricorsi dopo il voto a causa delle osservazioni della Corte Costituzionale sulla legge elettorale in vigore. "I Verdi - ha detto - assicurano il sostegno all'azione del presidente Marini e confidano nella sua capacità di trovare una soluzione di modifica di una legge elettorale dichiarata incostituzionale anche dalla Corte nella recente decisione che riguarda anche il referendum". "Non possiamo permetterci - ha aggiunto - la follia per cui chiunque perda le prossime elezioni abbia la possibilità di invalidarle". Allora referendum prima del voto? No, per i Verdi la strada da seguire è quella di "un governo che vari una nuova legge elettorale" ma che si occupi anche di salari, giovani e ambiente. COMUNISTI ITALIANI - I comunisti italiani, per bocca di Oliviero Diliberto, si è detto contrario ad un nuovo governo se la maggioranza che avrebbe a proprio sostegno fosse diversa dal centrosinistra, "perché sarebbe un tradimento della volontà degli elettori". Ergo: meglio tornare al voto. E a proposito dell'eventuale riforma della legge elettorale, Diliberto ha precisato che il suo partito sarebbe favorevole solamente se si discutesse di un sistema proporzionale che fosse realmente rappresentativo di tutte le voci, quindi no ad un rafforzamento dei premi di maggioranza o a sbarramenti che escludano dal Parlamento le forze minori, come previsto anche dalla bozza Bianco, a cui il Pdci oppone un no deciso. LO SDI - Enrico Boselli, segretario dello Sdi, dopo il colloquio con Marini ha speigato la contrarietà del suo partito al referendum e alla legge elettorale che ne verrebbe fuori. Per questo "abbiamo detto al presidente che siamo disponibili a valutare l'ipotesi di un governo che valuti una riforma elettorale seria"e che si occupi delle principali emergenze del paese, come l'attuazione del protocollo sul welfare, l'emergenza rifiuti a Napoli. Il sì dei socialisti ad un nuovo governo è subordinato ad un'intesa preventiva sulla legge elettorale, "ma la proposta Bianco non è accettabile, si riparta dalla bozza Chiti che aveva incontrato un largo consenso in tutti gli schieramenti. L'ITALIA DEI VALORI - Anche Antonio Di Pietro, per l'Italia dei valori, ha ribadito che il governo politico del centrosinistra è finito. "Per questo abbiamo chiesto che un eventuale governo Marini sia a termine, abbia un allegato scritto sulla legge elettorale che preveda davvero al cittadino di scegliere chi mandare in Parlamento e chi mandare a casa, prevedendo la non candidabilità delle persone condannate in giudicato e l'equiparazione, per i parlamentari, delle incompatibilità già previste per i consiglieri regionali". RIFONDAZIONE COMUNISTA - Il segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano, ha invece detto che ci sarebbero le condizioni per trovare l'intesa per una riforma elettorale condivisa. "Non è auspicabile e anzi contrastiamo la soluzione referendum - ha poi detto Giordano - perché si determinerebbe un meccanismo di cancellazione delle rappresentanze politiche e di un affollamento in un listone indistinto in cui scompare il progetto politico". "UNA CAMERA ALLA SINISTRA" - Intanto, il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, fa sapere che il suo partito, ultimamente orientato sul ritorno alle urne, si fa già da ora garante della "pacificazione" tra i Poli, spiegando che la prossima dovrà essere "una legislatura moderata perchè il Paese è in una situazione difficile e non si può andare avanti con lo scontro fra due fazioni". E in questo contesto, ha detto ancora Cesa, "se alle prossime elezioni vincerà il centrodestra abbiamo già detto a Silvio Berlusconi che una presidenza delle due Camere e anche la guida di alcune commissioni dovranno andare a esponenti del centrosinistra". stampa |.

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Casini: "Mai col centrosinistra'' (sezione: Riforma elettorale)

( da "Quotidiano.net" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Mobile email stampa condividi LA CRISI DI GOVERNO / ORA PER ORA Casini: "Mai col centrosinistra'' Marini: "Se non convinco Silvio mercoledì rinuncio all'incarico" Il presidente del Senato alle 9,30 ha incontrato la delegazione del Sole che ride, poi sarà la volta di Pdci, socialisti, Udc, Prc e Repubblicani. Mastella: "Prima si vota e meglio è". E Berlusconi: "Non ascolto le sirene" Commenta Home Politica prec succ Contenuti correlati Marini: "Se non convinco Silvio mercoledì rinuncio all'incarico" Berlusconi: "Non ascolterò le sirene di Marini" Mastella: ""Prima si vota, meglio è" "Nuova legge? Benissimo: mettiamoci le quote rosa" Roma, 1 febbraio 2008 -ORE 12,37 TOCCA A DI PIETRO Il presidente del Senato ha ricevuto la delegazione dell'Italia dei Valori: con il leader dell'Idv Antonio Di Pietro presenti i capigruppo di Camera e Senato, Massimo Donadi e Nello Formisano, ed il portavoce del partito Leoluca Orlando. ORE 12,11 CASINI: ELEZIONI PIU' VICINE L'Udc ribadisce la sua preferenza per una riforma della legge elettorale sulla base del modello tedesco, ma "non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con forze di centrosinistra. Il trasformismo è il cancro della democrazia italiana", dice il leader dei centristi, Pier Ferdinando Casini, al termine dell'incontro con Franco Marini. Siamo piu' vicino alle elezioni anticipate? "La mia sensazione e' questa" ha risposto Casini ai giornalisti. E ancora: il tentativo condotto da Franco Marini per verificare se esista una maggioranza a sostegno della riforma elettorale "contribuisce a svelenire il clima politico". Lo ha detto il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, al termine della consultazione con il presidente incaricato, sottolineando che l'Udc ha questa posizione in quanto "forza di pacificazione". "C'è troppo rosso in questa sala...". E' la battuta di Pier Ferdinando Casini uscendo dallo studio di Franco Marini. Il palchetto da cui i politici parlano e lo sfondo, infatti, sono di un deciso rosso pompeiano. Un rosso evidentemente eccessivo per Casini che di lì a poco ha tradotto la sua prefenza cromatica in politica, annunciando che l'Udc "non farà mai parte di un governo sostenuto da forze del centrosinistra". ORE 12,01 BOSELLI: SI' ALLA BOZZA CHITI I socialisti dicono sì a un governo che abbia come obiettivo il varo di una nuova legge elettorale, ma questa non potrà basarsi sulla bozza Bianco, bensì su quella messa a punto dal ministro per i Rapporti con il Parlamento e le riforme Vannino Chiti. Lo ha affermato Enrico Boselli al termine dell'incontro che ha avuto con il presidente incaricato Franco Marini, insieme a Gavino Angius e a Roberto Villetti. Quest'ultimo ha ribadito che dal colloquio è emerso che il presidente del Senato lavorerà con "imparzialità" e che "non andrà avanti con un governo alla sbando". "Per far nascere un governo -ha spiegato Boselli- è necessario un accordo chiaro e preventivo per una nuova legge elettorale. La proposta avanzata dal presidente Bianco non è accettabile. Se si deve fare una legge elettorale nuova riteniamo che si debba partire dalla proposta che venne avanzata dal ministro Chiti, che aveva incontrato con largo consenso nel centrosinistra e nel centrodestra. Non saremmo d'accordo neppure sulla nascita di un governo che abbia come obiettivo lo svolgimento del referendum". "Se si potesse raggiungere un accordo su una nuova legge elettorale questo consentirebbe di affrontare problemi sociali molto importanti, a partire dall'attuazione dell'accordo sul Welfare e dai problemi drammatici della Campania, con l'emergenza rifiuti che è ancora molto lontana dall'essere risolta". ORE 11,04 DILIBERTO: SOLO COVERNI DI CENTROSINISTRA "I comunisti italiani - dice Oliviero Diliberto del Pdci - appoggerebbero un governo nuovo solo se fosse di centrosinistra. Diversamente sarebbe un tradimento degli elettori, quindi noi saremo contrari. Il mandato è di fare la legge elettorale: la nostra posizione è di avere un sistema proporzionale, che garantisca la rappresentatività. Secondo noi la bozza Bianco non è neppure una bozza di partenza" Diliberto era a colloquio con Marini insieme ai capigruppo al Senato e alla Camera, Manuela Palermi e Pino Sgobio, e il presidente del partito Antonino Cuffaro ORE 9,30 I VERDI: SOSTEGNO A MARINI "Assicuriamo il nostro sostegno all'azione del presidente Marini e confidiamo nella sua capacità di trovare una soluzione per la modifica di una legge elettorale dichiarata incostituzionale anche dalla Corte Costituzionale nella sua recente decisione sul referendum", ha detto il leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, al termine del colloquio con il presidente del Senato Franco Marini a palazzo Giustiniani. Pecoraro ha sottolineato il rischio che il verdetto delle prossime elezioni, che vi si vada con l'attuale legge o con quella che scaturirebbe dal referendum, possa essere delegittimato "da una serie di ricorsi e contro-ricorsi". INIZIANO LE CONSULTAZIONI Con la delegazione dei Verdi il Presidente del Senato, Franco Marini, ha iniziato la seconda giornata di consultazioni a Palazzo Giustiniani. A guidare la delegazione del Sole che ride il Presidente Alfonso Pecoraro Scanio accompagnato dai capigruppo di Senato e Camera, Natale Ripamonti e Angelo Bonelli. Dopo i Verdi Marini incontrerà le delegazioni del Pdci (ore 10), Partito Socialista (ore 10,30), Idv (ore 11), Udc (ore 11,30), Prc (ore 12,15), Repubblicani-Liberali riformatori (ore 13). IL VIDEOCOMMENTO DI MAZZUCA - E DI JACOBELLIEQUILIBRI Adornato e Sanza nell'Udc: via da Forza ItaliaLa sfilata al Quirinale - Franco MariniSei d'accordo con l'incarico a Marini?.

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Casini: "Mai col centrosinistra'' (sezione: Riforma elettorale)

( da "Quotidiano.net" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

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ORE 12,11 CASINI: ELEZIONI PIU' VICINE L'Udc ribadisce la sua preferenza per una riforma della legge elettorale sulla base del modello tedesco, ma "non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con forze di centrosinistra. Il trasformismo è il cancro della democrazia italiana", dice il leader dei centristi, Pier Ferdinando Casini, al termine dell'incontro con Franco Marini. Siamo piu' vicino alle elezioni anticipate? "La mia sensazione e' questa" ha risposto Casini ai giornalisti. E ancora: il tentativo condotto da Franco Marini per verificare se esista una maggioranza a sostegno della riforma elettorale "contribuisce a svelenire il clima politico". Lo ha detto il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, al termine della consultazione con il presidente incaricato, sottolineando che l'Udc ha questa posizione in quanto "forza di pacificazione". "C'è troppo rosso in questa sala...". E' la battuta di Pier Ferdinando Casini uscendo dallo studio di Franco Marini. Il palchetto da cui i politici parlano e lo sfondo, infatti, sono di un deciso rosso pompeiano. Un rosso evidentemente eccessivo per Casini che di lì a poco ha tradotto la sua prefenza cromatica in politica, annunciando che l'Udc "non farà mai parte di un governo sostenuto da forze del centrosinistra". ORE 12,01 BOSELLI: SI' ALLA BOZZA CHITI I socialisti dicono sì a un governo che abbia come obiettivo il varo di una nuova legge elettorale, ma questa non potrà basarsi sulla bozza Bianco, bensì su quella messa a punto dal ministro per i Rapporti con il Parlamento e le riforme Vannino Chiti. Lo ha affermato Enrico Boselli al termine dell'incontro che ha avuto con il presidente incaricato Franco Marini, insieme a Gavino Angius e a Roberto Villetti. Quest'ultimo ha ribadito che dal colloquio è emerso che il presidente del Senato lavorerà con "imparzialità" e che "non andrà avanti con un governo alla sbando". "Per far nascere un governo -ha spiegato Boselli- è necessario un accordo chiaro e preventivo per una nuova legge elettorale. La proposta avanzata dal presidente Bianco non è accettabile. Se si deve fare una legge elettorale nuova riteniamo che si debba partire dalla proposta che venne avanzata dal ministro Chiti, che aveva incontrato con largo consenso nel centrosinistra e nel centrodestra. Non saremmo d'accordo neppure sulla nascita di un governo che abbia come obiettivo lo svolgimento del referendum". "Se si potesse raggiungere un accordo su una nuova legge elettorale questo consentirebbe di affrontare problemi sociali molto importanti, a partire dall'attuazione dell'accordo sul Welfare e dai problemi drammatici della Campania, con l'emergenza rifiuti che è ancora molto lontana dall'essere risolta". ORE 11,04 DILIBERTO: SOLO COVERNI DI CENTROSINISTRA "I comunisti italiani - dice Oliviero Diliberto del Pdci - appoggerebbero un governo nuovo solo se fosse di centrosinistra. Diversamente sarebbe un tradimento degli elettori, quindi noi saremo contrari. Il mandato è di fare la legge elettorale: la nostra posizione è di avere un sistema proporzionale, che garantisca la rappresentatività. Secondo noi la bozza Bianco non è neppure una bozza di partenza" Diliberto era a colloquio con Marini insieme ai capigruppo al Senato e alla Camera, Manuela Palermi e Pino Sgobio, e il presidente del partito Antonino Cuffaro ORE 9,30 I VERDI: SOSTEGNO A MARINI "Assicuriamo il nostro sostegno all'azione del presidente Marini e confidiamo nella sua capacità di trovare una soluzione per la modifica di una legge elettorale dichiarata incostituzionale anche dalla Corte Costituzionale nella sua recente decisione sul referendum", ha detto il leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, al termine del colloquio con il presidente del Senato Franco Marini a palazzo Giustiniani. Pecoraro ha sottolineato il rischio che il verdetto delle prossime elezioni, che vi si vada con l'attuale legge o con quella che scaturirebbe dal referendum, possa essere delegittimato "da una serie di ricorsi e contro-ricorsi". INIZIANO LE CONSULTAZIONI Con la delegazione dei Verdi il Presidente del Senato, Franco Marini, ha iniziato la seconda giornata di consultazioni a Palazzo Giustiniani. A guidare la delegazione del Sole che ride il Presidente Alfonso Pecoraro Scanio accompagnato dai capigruppo di Senato e Camera, Natale Ripamonti e Angelo Bonelli. Dopo i Verdi Marini incontrerà le delegazioni del Pdci (ore 10), Partito Socialista (ore 10,30), Idv (ore 11), Udc (ore 11,30), Prc (ore 12,15), Repubblicani-Liberali riformatori (ore 13). IL VIDEOCOMMENTO DI MAZZUCA - E DI JACOBELLIEQUILIBRI Adornato e Sanza nell'Udc: via da Forza ItaliaLa sfilata al Quirinale - Franco MariniSei d'accordo con l'incarico a Marini?.

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I nanetti segano Marini (sezione: Riforma elettorale)

( da "Opinione, L'" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Oggi è Ven, 01 Feb 2008 Edizione 22 del 01-02-2008 Primo giro di consultazioni, ma esito ormai scontato I nanetti segano Marini di Barbara Alessandrini Se è pur vero che in politica, soprattutto negli ultimi mesi, due più due fa verde e giallo e blu fanno quattro, è pur vero che l'impresa del presidente del Senato Franco Marini sta diventando sempre più impossibile. Dopo il primo giro di consultazioni di ieri la quadratura del cerchio di un nuovo governo si allontana sempre di più per l'irrigidimento delle posizioni dei partiti di centro destra, se si esclude lo spiraglio ancora lasciato aperto dagli ex Udc Mario Baccini e Bruno Tabacci, che dopo essere usciti dal partito, si sono detti pronti a valutare l'azione di Marini. Il vicepresidente del Senato ha dichiarato infatti che "se la proposta è quella di fare una legge elettorale di ispirazione proporzionale con preferenza, che possa restituire ai cittadini la possibilità di eleggere i proprio rappresentanti alla camera e al Senato, ovviamente questo governo lo voteremo". E comunque anche questa apertura ha le sue condizioni: "Si deve trattare di un esecutivo finalizzato alla riforma elettorale per portare il paese al voto ? ha precisato Baccini ? una cosa di un paio di mesi e se il governo deve nascere soltanto per allungare la vita a se stesso, non aggiungerò il mio voto". Quella bacciniana ha il sapore di una mossa tattica di cui la costruzione della Rosa bianca resta l'obiettivo finale ed il voto contrario in Senato la tappa intermedia. La formazione con cui Baccini e i suoi si presenteranno al voto "da soli" per "rompere questo bipolarismo muscolare, che non funziona" potrebbe infatti consentire all'ex esponente Udc di drenare a suo favore i voti di quello spicchio elettorale del Pd, feudo dei popolari ( Gerardo Bianco, Giuseppe Fioroni e Dario Franceschini ecc.). Un buon motivo questo per non escludere che Baccini possa aver avuto anche la benedizione di Berlusconi cui non recherebbe alcun danno in termini di consensi. Ogni giorno più tetragona, invece, la posizione del resto del centro destra dove la Lega, ieri mattina, ha addirittura minacciato le dimissioni in massa dei propri parlamentari nel caso in cui Marini riuscisse a formare un altro governoi. Fino all'invito estremo da parte del coordinatore del Carroccio Roberto Calderoli agli alleati: "Tutta la Cdl ci segua". Ma l'altro scoglio contro cui si incaglierà la nave che Marini tenta di condurre in porto, è rappresentato dalla sinistra radicale. A cominciare da Rc dove il presidente della Camera Fausto Bertinotti parla di "spazi per un'intesa assai ristretti" e di "legislatura ormai morta". Senz'altro meglio, per Rc, la prospettiva di tornare a guidare la sinistra massimalista rispetto a quella di un governo che, stando alle recenti aperture dei veltroniani del Pd alla proposta di D'Alema di anticipare il referendum, potrebbe virare proprio in questa direzione. Tanto più che da giorni i promotori referendari stanno rivendicando la possibilità di una vicina celebrazione. La Consulta ha infatti dato parere positivo ed escluso motivazioni che impediscano la consultazione popolare, aprendo la possibilità a tenere il referendum ad aprile in caso di elezioni anticipate. Ma Franco Giordano si rifiuta di "andare dalla padella nella brace" e anche Sinistra democratica, con Cesare Salvi, è critica nei confronti dell' "avventurismo del Pd ". Stesse corde per Prci dove Oliviero Diliberto ha definito il referendum "una iattura, come l'attuale legge elettorale", condizionando il suo appoggio al "cambiamento delle legge elettorale in senso proporzionale e rappresentativo ma con questa maggioranza". Fermi, almeno finora, anche i dissidenti Lamberto Dini e Natale D'Amico che hanno annunciato di non votare in Senato. Le elezioni subito sono l'auspicio anche di Antonio Di Pietro che ha escluso l'appoggio dell'Idv ad una maggioranza soltanto numerica "per tirare a campare". Sulle riforme, insomma, Di Pietro reclama la condivisione del centrodestra e del centrosinstra. O "di un qualche partito di centrodestra". Risposta di Giovanardi: "Questa legislatura è morta e sepolta". La partita sembra già chiusa e le elezioni anticipate l'unico scenario possibile.

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L'UDC INCASSA ADORNATO E SANZA IN ARRIVO DA FORZA ITALIA (sezione: Riforma elettorale)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 01-02-2008)
Pubblicato anche in: (Mattino, Il (Nazionale))

Argomenti: Proposte di legge

L'Udc incassa Adornato e Sanza in arrivo da Forza Italia MARIA PAOLA MILANESIO Roma. Se la speranza era riposta in Clemente Mastella, l'ex ministro della Giustizia ha chiaramente mostrato che si è trattato di un'illusione. Ultimo ospite di ieri, a Palazzo Giustiniani, del presidente incaricato Franco Marini, il leader dell'Udeur chiude le porte a ogni riforma elettorale: "Prima si vota e meglio è. È ipocrita immaginare che si possa modificare ora il sistema di voto". Vuole le elezioni Mastella, e le vuole subito, in piena sintonia con lo schieramento di centrodestra. Franco Marini, però, non demorde. Butta lì che la parola "impossibile" non gli piace, che c'è qualche spiraglio nonostante i no ricevuti finora e quella minacciosa promessa della Lega di abbandonare il Parlamento, qualora si formi un nuovo governo. Del resto qualche chance gliela concede anche Lamberto Dini, purché si archivi la maggioranza che ha sostenuto Prodi e nasca un governo di unità nazionale: "Le elezioni anticipate saranno evitabili se c'è un preciso progetto di legge elettorale". Base di partenza per i Liberaldemocratici, e anche per la Sinistra democratica ricevuta sempre ieri con altri partiti minori, è la bozza Bianco, bocciata invece dalla Destra di Francesco Storace. Bilancio non incoraggiante - nessuno, però, si aspettava di meglio - per la prima giornata del presidente incaricato. Ma la vera parete da conquistare è il muro eretto dal centrodestra, tanto compatto che si può parlare quasi di una rinascita della Cdl. Silvio Berlusconi - ieri ha trascorso buona parte della giornata accanto alla madre malata - tace, ma i suoi lasciano intendere che il Cavaliere non recede dal "voto subito". Gianfranco Fini, pragmatico, ha già pronte due opzioni: "Credo che si andrà alle urne il 6 o al più tardi il 13 aprile. Al momento non c'è alcuna convergenza di gruppi politici maggioritari su una proposta di legge elettorale". E a chi nel Pd ha proposto prima il referendum e poi il voto, il leader di An - che pure è stato tra i maggiori sostenitori della consultazione popolare - replica con un no netto: "È una mossa disperata". Anche Pier Ferdinando Casini "all'orizzonte vede le elezioni", esito ormai scontato, soprattutto - dice - dopo che Romano Prodi ha voluto spingersi fino a chiedere la fiducia al Senato. "Altrimenti poteva andare diversamente", aggiunge il leader dell'Udc. Sugli ex colleghi di partito Bruno Tabacci e Mario Baccini, pronti a far nascere "La Rosa bianca", un giudizio sintetico: "Irrilevante". A conti fatti, è difficile dargli torto: per due che se ne vanno, ce ne sono altri due pronti a sostituirli. Da Forza Italia arrivano Ferdinando Adornato e Angelo Sanza: loro non confermano ma neppure smentiscono, rinviando la definizione ufficiale della loro collocazione politica a domani mattina, durante una conferenza stampa. Ma è la Lega ancora una volta a smarcarsi e a preoccupare gli alleati. "Se passa Marini è un golpe. Per questo non solo la Lega non parteciperà alle consultazioni (è stato Castelli a dire personalmente di no a Marini, che lo aveva contattato, ndr.) e voterà contro, ma valuterà anche se ritirare la sua delegazione parlamentare. Non si può essere complici di una illegalità", dice Roberto Calderoli, che vorrebbe dalla sua tutto il centrodestra. "Atteggiamento del tutto irresponsabile. Nel Carroccio evidentemente qualcuno comincia a perdere la testa", è la presa di distanza immediata dell'Udc con Lorenzo Cesa. "Stiamo scendendo un altro dei tanti gradini scesi", commenta amaro il leader del Pd Walter Veltroni. Il partito sarà ricevuto lunedì da Marini (la proposta sarà prima la riforma, poi il voto), che nella stessa giornata vedrà anche Berlusconi e gli ex capi di Stato. Oggi si continua con le altre forze politiche, ma sono gli appuntamenti di domani mattina a suscitare l'attenzione - e anche qualche preoccupazione - nel centrodestra. Marini, infatti, ha convocato i rappresentanti del mondo industriale, sindacale e il comitato promotore del referendum. "Si crea solo confusione. Il capo dello Stato ha dato al presidente incaricato un preciso mandato, che non comprendeva affatto questo tipo di iniziative", commenta un po' allarmato Fabrizio Cicchitto, Forza Italia. "Si vuole perdere tempo", aggiunge Alfredo Mantovano, An. Parole che ben indicano come la mossa di Marini abbia colpito nel segno: al centrodestra che sostiene come il Paese voglia andare subito al voto, il presidente incaricato cercherà di contrapporre le istanze di quel Paese che il voto, invece, proprio non vuole.

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CRISI/ MARINI PUNTA SU FI, TRA LE CARTE NON APPARE REFERENDUM (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

01-02-2008 15:07 Per Presidente incaricato la via per riforma voto è in Parlamento Roma, 1 feb. (Apcom) - Franco Marini prosegue le consultazioni nella ricerca di un consenso politico per il Governo della riforma elettorale. Impresa non facile per il Presidente incaricato, che stamani - come previsto - ha sentito il no dell'Udc che pur favorevole ad un sistema elettorale alla tedesca è disponibile ad sostenere un Governo solo se c'è anche Forza Italia. Per questo Marini punta ancora a convincere Forza Italia, e a farlo sul fronte di possibili modifiche sulla legge elettorale, sempre partendo dall'ultima bozza Bianco. Una missione precisa, che punta ad un eventuale Governo strettamente legato ad una riforma del voto pre-concordata e da votare in tempi brevi. Marini sembrerebbe quindi orientato su una via parlamentare e non sull'ipotesi di guidare un 'Governo per il referendum'. La carta della riforma del voto attraverso la consultazione non sembra insomma nel mazzo del presidente incaricato. Con alcuni dei suoi interlocutori Marini non avrebbe proprio parlato del referendum, con altri sì ma solo con un accenno, e comunque per chiarire che il mandato ricevuto da Napolitano è preciso, vincolato a cercare un consenso ampio per una riforma della legge elettorale, e ben lontano dall'ipotesi di un Governo sostenuto anche da pochi voti di scarto che possa portare al referendum. Un obiettivo che richiede necessariamente il consenso di Forza Italia, e per questo, a quanto viene riferito, Marini starebbe cercando un canale di confronto mirato a convincere Berlusconi. Ma la via è stretta. Per l'Udc i tempi per una modifica della legge elettorale non ci sono, ed è impossibile vincolarsi ad un Governo attraverso il consenso alla modifica della legge elettorale: significherebbe dare una fiducia a prescindere, e se fosse sostenuto solo dal centrosinistra questo non è possibile. Quanto a Forza Italia, è difficile che Silvio Berlusconi si faccia convincere dall'ostinazione di Marini: "non ci sono margini - ribadisce un dirigente azzurro -, e il copione sta andando come previsto". Anche perché, riflette un parlamentare di maggioranza, "in questa partita Berlusconi è frenato dai suoi alleati, perché se cambia la legge elettorale salta la coalizione". Il prossimo atto dovrebbe andare in scena quando toccherà a Forza Italia salire a Palazzo Giustiniani da Marini, per ufficializzare il suo no. Salvo sorprese.

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CRISI/ PD: PRIMA RIFORMA ELETTORALE O REFERENDUM E POI IL VOTO (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

01-02-2008 13:33 Sentiamo prima come la pensano gli italiani. Non temiamo elezioni Roma, 1 feb. (Apcom) - Prima cambiare la legge elettorale attraverso la riforma in Parlamento o attraverso il referendum, poi andare a votare. E' la posizione del Partito democratico, riassunta nelle parole del vicesegretario, Dario Franceschini, che questa mattina ha incontrato insieme a Walter Veltroni gli esponenti del Comitato promotore per il referendum: Giovanni Guzzetta, Mario Segni e Natale D'Amico. "Chiunque capisce - spiega Franceschini - che avrebbe senso prima cambiare una legge elettorale che tutti dicono non funziona e poi andare a votare e non viceversa". Per questo, spiega Franceschini, "sosteniamo fino in fondo il tentativo del presidente del Senato e poi pensiamo che avrebbe più senso sentire prima come la pensano gli italiani sulla legge elettorale attraverso il referendum e subito dopo, tra qualche mese, votare con la legge che gli italiani hanno scelto". Il vicesegretario del Pd ribadisce anche che "la cosa più sciocca è pensare che noi abbiamo paura delle elezioni, visto che il consenso verso il Pd sta crescendo".

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Il Pd gioca la carta referendum (sezione: Riforma elettorale)

( da "Affari Italiani (Online)" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Venerdí 01.02.2008 14:12 --> SONDAGGIO 1/ Riuscirà Marini a fare un nuovo governo e a evitare le elezioni anticipate? SONDAGGIO 2/ In caso di elezioni, che cosa dovrebbe fare il Pd? FORUM 1/ Condividi la scelta del capo dello Stato di conferire l'incarico a Franco Marini? FORUM 2/ Secondo te, Silvio Berlusconi è "inadeguato" per governare l'Italia? Crisi/ Bertinotti: le elezioni sono ormai certe Rumors: Montezemolo potrebbe decidere di scendere in campo con la Rosa Bianca. Presto Marini/ Soro (Pd) ad Affari: questo obiettivo non è perseguibile senza la partecipazione dei partiti del Centrodestra Veltroni, a un passo dalle dimissioni da sindaco, chiama Rutelli: "Non perdiamo Roma" Ipsos: Centrodestra al 58%. Pd da solo per 4 su 10. I dati di tutti i partiti Crisi & governo/ The Economist boccia Mr Berlusconi: "La sua priorità sarebbe quella di proteggere i propri interessi" Crisi/ Cattaneo (a.d. di Terna) ad Affari: "C'è bisogno di stabilità. Per le aziende è una cosa fondamentale" Rosa Bianca/ Baccini ad Affari: mi piacerebbe avere con noi il professor Mario Monti. Sarei felicissimo di un impegno diretto del presidente Montezemolo... Borsa e governo/ Il mercato snobba il "palazzo", nell'incertezza meglio rifare la legge elettorale Il manifesto delle imprese sulla crisi: cambiare legge elettorale è un obbligo E Prodi (e il nuovo governo) caddero nella Rete . Guarda il videocommento di Affari I COMMENTI Tanto scompiglio per 0,4 gatti Di Giuseppe Morello Per Veltroni ok il voto, ma senza Prodi Di Marco Volpati I poteri forti mettono le mani nel piatto Stai zitto cretino! Di Pasquale Della Torca Il Pd è un po' come tutti i single Di Giuseppe Civati E ora Veltroni giochi la carta Montezemolo La risposta/ Vedrete che Montezemolo saprà creare le condizioni di un "governo di scopo" per arrivare alle elezioni con un modello tedesco Di Enrico Andreoli Governo, a destra già si litiga Di Giuseppe Morello E ora Silvio e Walter si mettano d'accordo su un programma e su un premier a tempo Di Angelo Maria Perrino Elezioni/ Beppe Grillo ad Affari: se si vota per le Politiche non ci sarò. Ma le mie liste civiche saranno in campo per le Amministrative... Elezioni/ Pecoraro rilancia: caro Veltroni uniamoci, non regaliamo l'Italia a Berlusconi Corritore (Pd) ad Affari: se si va al voto primarie per scegliere i candidati Retroscena/ Se si va al voto la Cosa Rossa si presenta sola e unita. Ma senza il Pdci di Diliberto Elezioni/ Weber (Swg) ad Affari: maggioranza al Centrodestra anche al Senato. Pd da solo al 33%, alleato con la Cosa Rossa al 26. Tutti i dati Cambiare la legge elettorale in Parlamento o attraverso il referendum. E solo dopo andare al voto. E' questa la linea del Partito Democratico, ribadita dal vicesegretario Dario Franceschini, al termine dell'incontro con il comitato promotore del referendum, che si è svolto nella sede del Pd, con il segretario Walter Veltroni. "Non c'è cosa più sciocca - dice Franceschini - che pensare che abbiamo paura delle elezioni. Il consenso attorno all'idea di cambiamento che rappresenta il Pd è enorme". Detto questo, sottolinea il numero due del Pd, "chiunque può capire che avrebbe senso prima cambiare la legge elettorale che tutti dicono che non funziona e poi andare a votare e non viceversa. Per questo aggiunge - sosteniamo fino in fondo il tentativo del presidente del Senato. In secondo luogo, avrebbe più senso sentire prima come la pensano gli italiani sulla legge elettorale e poi votare subito dopo, cioè tra qualche mese, con la legge elettorale che - conclude - gli italiani hanno scelto". GUZZETTA: IL PD E' DISPONIBILE A UN GOVERNO PER IL REFERENDUM Il Partito Democratico ha garantito la sua disponibilità "a sostenere un governo che faccia in Parlamento la riforma elettorale o, in alternativa, che accompagni e consenta lo svolgimento del referendum prima delle elezioni anticipate". A riferirlo è il presidente del Comitato promotore del referendum, Giuseppe Guzzetta, al termine dell'incontro con il segretario del Pd, Walter Veltroni, e il vice Dario Franceschini. All'incontro erano presenti anche Mario Segni e Natale D'Amico. "Abbiamo esposto la nostra iniziativa a Veltroni e Franceschini sulla possibilità di fare il referendum subito prima dello scioglimento delle Camere e andare al voto con la nuova legge. Veltroni - spiega il presidente del comitato referendario, Giovanni Guzzetta - ha risposto che la posizione del Pd è di essere disponibile a sostenere un governo che faccia in Parlamento la riforma elettorale o che accompagni e consenta lo svolgimento del referendum prima delle elezioni. La nostra opinione - aggiunge - è che dopo tanti tentativi vani, il margine per una riforma è molto stretto quindi, l'unica via è o il voto con questa legge o andare al referendum, soluzione questa tecnicamente possibile e praticabile". Guzzetta esprime "apprezzamento per il riferimento di Napolitano al referendum, cioè agli 820mila cittadini che lo hanno sottoscritto e che, dopo il via libera della Corte, è un diritto acquisito". Dunque, "comunque vada, il referendum resta in campo, e si dovrà fare l'anno prossimo. Da parte nostra -conclude Guzzetta - non c'è nessuna volontà di strizzare l'occhio a tentativi dilatori, ma è irragionevole andare al voto con questa legge, ritardando le elezioni solo di poche settimane". GIORDANO (PRC): GOVERNO PER IL REFERENDUM? LO CONTRASTIAMO L'ipotesi di un governo che consenta lo svolgimento del referendum elettorale è "una soluzione che per noi non solo non è auspicabile, ma la contrastiamo". Lo ha detto Franco Giordano al termine dell'incontro della delegazione del Prc con il presidente incaricato Franco Marini. Secondo il segretario di Rifondazione Comunista, "il referendum ha degli effetti che sono perniciosi perché si determinerebbe un meccanismo di cancellazione delle rappresentanze politiche e un affollamento di tutte le forme di notabilato perché in un listone indistinto - ha sostenuto - compare il progetto politico e ricompaiono coloro che sono stati in così bella mostra nella crisi di governo. Io quelle persone preferirei che non avessero questa visibilità".NNN FINOCCHIARO: ANCHE IL REFERENDUM E' UNA MINA PER LE NUOVE CAMERE Questa legge elettorale è "una bomba a tempo, innescata sotto le nuove Camere". Non è sfuggito, ad Anna Finocchiaro, il peso dirompente di quanto ha affermato la Corte Costituzionale nelle due sentenze con cui, mercoledì, ha dato via libera ai referendum elettorali: poche righe per "segnalare" al Parlamento il rischio che le norme vigenti (nonché quelle risultanti dall'esito positivo della consultazione popolare) presentano "aspetti problematici" sul piano della legittimità costituzionale. La capogruppo del Pd al Senato, non solo per sensibilità istituzionale ma anche per formazione giuridica, invita a non sottovalutare le parole della Corte, perché potrebbero derivarne conseguenze devastanti per il Paese. "Quello della Corte è un argomento formidabile - osserva - per spingerci ad approvare subito una nuova legge elettorale". Non c'è dubbio che la Corte abbia voluto richiamare l'attenzione del Parlamento su un profilo di criticità della legge vigente, e di quella risultante dal referendum. Se andassimo a votare con questa legge o con il testo del referendum, ci troveremmo di fronte a Camere elette in base a regole su cui grava un pesante sospetto di legittimità costituzionale. Sarebbe un ulteriore elemento di fragilità istituzionale. Le sentenze della Corte sono come una bomba a tempo, innescata sotto le nuove Camere. Se, infatti, venisse presentato un ricorso alla Consulta, è probabile che la Corte dichiarerebbe incostituzionale la legge. E la conseguenza sarebbe la fine della Legislatura. E' una fragilità che non ci possiamo permettere e che si aggiunge a quella derivante dalla crisi e dalla mancanza di volontà di Forza Italia di andare a una nuova legge elettorale. Infatti. La segnalazione della Corte non può restare senza conseguenze. A meno che non si pensi che la partita della crisi, e la decisione di andare alle urne, non debba essere influenzata né dal merito di questioni come questa né dall'interesse del Paese ad avere governi stabili e affidabili, chiunque vinca le elezioni, e tanto meno da tutti quei fattori considerati essenziali dal mondo delle imprese, dal sindacato e anche dalla Chiesa cattolica. SEGUE/ FORZA ITALIA ALLA FINOCCHIARO: IL PD USA IL REFERENDUM PER NON VOTARE --> pagina successiva >>.

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Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento (3) (sezione: Riforma elettorale)

( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

(POL) Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento Roma, 1 feb (Velino) - Ha suscitato reazioni di segno diverso la sortita del vicepremier Massimo D'Alema su uno scenario che preveda, come scelta resa quasi obbligata per “non ledere un diritto democratico”, di votare per il referendum ad aprile e rinviare, quindi, a giugno le elezioni anticipate. Nel centrosinistra la proposta ha diviso. All'interno del centrodestra nessun allarme. Un appunto arrivato sul tavolo di Silvio Berlusconi ha fatto chiarezza sull'ipotesi: sarebbe una mossa impraticabile dal punto di vista costituzionale. Ecco perché: 1. La disciplina del referendum prescrive, al comma 2 dell'art. 34 della legge n. 352 del 25 maggio 1970 recanti “Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo”, che “nel caso di anticipato scioglimento delle Camere o di una di esse, il referendum già indetto si intende automaticamente sospeso all'atto della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del presidente della Repubblica di indizione dei comizi elettorali per la elezione delle nuove Camere o di una di esse”. Questo vuole dire che è il referendum a essere rinviato dalle elezioni, anche se è già indetto, e non certo viceversa, come “l'abile mossa” di D'Alema vorrebbe. 2. A oggi il referendum non è ancora indetto, e quindi, a maggior ragione, la procedura di rinvio in caso di scioglimento anticipato delle Camere avrebbe luogo. L'indizione, comunque, è un atto del presidente della Repubblica su proposta del Consiglio dei ministri. è il governo che stabilisce la data e il capo dello Stato che emana il decreto. Il capo dello Stato non ha potere autonomo. 3. Esistono due precedenti specifici che danno torto a D'Alema e si sono verificati proprio nei primi due casi di applicazione della legge sui referendum popolari. (segue) 4. Il primo è relativo al referendum sul divorzio. Nel 1970 era stata approvata la legge istitutiva del divorzio e, qualche mese dopo la legge sui referendum previsti dalla Costituzione (art. 75 e art. 138). Quest'ultima fu la concessione che i partiti laici diedero alla Dc e che consentì ai comitati civici di Gabrio Lombardi e di Luigi Gedda di raccogliere, nel 1971, le 500 mila firme per abrogare la legge sul divorzio. Il referendum, approvato dalla Corte Costituzionale, avrebbe dovuto tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno del 1972. Ma tutti i partiti, in particolare quelli di governo, lo temevano perché avrebbe provocato lo scontro tra la Dc e i suoi alleati. Mentre il Pci temeva di essere smentito dai suoi elettori. Fu per questo motivo che si dimise il governo allora guidato da Emilio Colombo. Venne incaricato di formare il nuovo governo il 17 febbraio del 1972 dall'allora capo dello Stato Giovanni Leone, Giulio Andreotti. Il quale si presentò alle Camere con un governo monocolore, che il 26 febbraio 1972 venne sconfitto al Senato, aprendo la via delle elezioni anticipate. Per far scattare l'automatismo normativo che collega lo scioglimento a un referendum “già indetto”, il 27 febbraio 1972 il presidente Leone, su proposta dello stesso governo Andreotti, emanò il decreto di indizione del referendum abrogativo per l'11 giugno 1972, e, il giorno successivo, dispose il primo scioglimento anticipato delle Camere convocando i comizi elettorali per il 7 e l'8 maggio 1972. (segue) 5. Successivamente si aprì una discussione su quando si sarebbe dovuto tenere il referendum dopo lo slittamento causato dallo scioglimento anticipato. La legge, infatti, precisato che la data di convocazione degli elettori deve avvenire “in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno”, si limita a stabilire, con formula non chiarissima, che in caso di fine anticipata della legislatura, i “termini del procedimento per il referendum riprendono a decorrere a datare dal 365esimo giorno successivo alla data dalla elezione”. La soluzione interpretativa non era priva di conseguenze, in quanto da essa dipendeva lo svolgimento del referendum nella primavera del 1973 o in quella del 1974. L'incertezza istituzionale intorno a chi avrebbe dovuto sciogliere questo nodo, venne superata dal governo. La necessità di trovare una soluzione a un problema che aveva immediate ricadute politiche ma che era essenzialmente tecnico, spinse il presidente del Consiglio Andreotti a richiedere (11 gennaio 1973) al Consiglio di Stato un parere giuridico. La decisione del Consiglio di Stato (24 febbraio 1973), facendo proprie le tesi di Leopoldo Elia, fu favorevole allo slittamento della consultazione referendaria dopo oltre due anni dalle elezioni del 7-8 maggio 1972. E, infatti, il referendum si tenne il 12 maggio del 1974. 6. Il secondo precedente è relativo al referendum sull'aborto. Nel 1975 il Partito radicale raccolse le firme per abrogare le norme che consideravano l'aborto reato. Il referendum avrebbe dovuto tenersi nel 1976, ma anche in quel caso si ricorse al già sperimentato espediente dei rinvii. Furono sciolte le Camere e la consultazione finì – ancora con l'argomento dei due anni invece di uno – al 1978. 7. Dunque, nel caso di scioglimento anticipato della Camere e di voto al 13 e 14 aprile 2008, il referendum slitterebbe alla primavera del 2010. (segue) 8. I promotori del referendum elettorale – Giovanni Guzzetta, Mario Segni e Natale D'Amico – si sono rivolti al capo dello Stato con una lettera “per dar voce all'interesse costituzionalmente protetto di quegli 820.916 cittadini che hanno sottoscritto i referendum elettorali giudicati ammissibili dalla Corte Costituzionale”. Secondo i referendari lo scioglimento anticipato delle Camere determinerebbe “la formazione di un nuovo Parlamento proprio mediante quella legge che non solo è criticata dalla stragrande maggioranza delle forze politiche, ma è soprattutto oggetto di un referendum popolare” e dunque “il nuovo Parlamento verrebbe eletto mediante una legge, a questo punto, politicamente sub judice per la legittima pendenza di un referendum che la riguarda”. L'argomento dei referendari è, però, esclusivamente politico e non ha alcuna rilevanza costituzionale. Essi stessi, infatti scrivono nella loro lettera al presidente della Repubblica: “Non spetta a noi valutare i profili costituzionali della crisi politica e tanto meno suggerire possibili soluzioni alle forze politiche o, addirittura, al capo dello Stato”. Anche i referendari, come D'Alema, dicono che “solo poche settimane ci potrebbero separare dallo svolgimento del referendum se esso fosse indetto in una delle prime date utili. E che nulla impedirebbe immediatamente dopo, ricorrendo i presupposti costituzionali, che si desse luogo allo scioglimento delle Camere”. (segue) 9. Il vizio della loro tesi è che, per poter celebrare il referendum, non basta che questo venga indetto. E che l'eventuale indizione non ha alcun effetto giuridico e costituzionale sul governo. In questo momento il governo in carica non è nelle pienezza dei poteri costituzionali e il capo dello Stato ha l'obbligo costituzionale di dare una soluzione alla crisi di governo, tra due sole soluzioni possibili: la nascita di un governo che abbia la fiducia delle Camere o lo scioglimento delle medesime. Il capo dello Stato non può, per alcun motivo, rimanere immobile mantenendo abusivamente in carica un governo sfiduciato fino al 20 aprile e oltre, secondo lo schema che prevede D'Alema. 10. Sul piano politico, anche se il presidente della Repubblica, su proposta del Consiglio dei ministri, indicesse il referendum, non cambierebbe nulla. Aver fissato una data non cambia le decisioni dei partiti che si sono formate ben sapendo che il referendum elettorale, salvo scioglimento anticipato delle Camere, si sarebbe dovuto tenere in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. sullo stesso argomento: “Porcellum” e premio, Calderisi: Ma quale incostituzionalità! (red/udg) 1 feb 14:52.

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Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento (2) (sezione: Riforma elettorale)

( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

(POL) Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento Roma, 1 feb (Velino) - Ha suscitato reazioni di segno diverso la sortita del vicepremier Massimo D'Alema su uno scenario che preveda, come scelta resa quasi obbligata per “non ledere un diritto democratico”, di votare per il referendum ad aprile e rinviare, quindi, a giugno le elezioni anticipate. Nel centrosinistra la proposta ha diviso. All'interno del centrodestra nessun allarme. Un appunto arrivato sul tavolo di Silvio Berlusconi ha fatto chiarezza sull'ipotesi: sarebbe una mossa impraticabile dal punto di vista costituzionale. Ecco perché: 1. La disciplina del referendum prescrive, al comma 2 dell'art. 34 della legge n. 352 del 25 maggio 1970 recanti “Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo”, che “nel caso di anticipato scioglimento delle Camere o di una di esse, il referendum già indetto si intende automaticamente sospeso all'atto della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del presidente della Repubblica di indizione dei comizi elettorali per la elezione delle nuove Camere o di una di esse”. Questo vuole dire che è il referendum a essere rinviato dalle elezioni, anche se è già indetto, e non certo viceversa, come “l'abile mossa” di D'Alema vorrebbe. 2. A oggi il referendum non è ancora indetto, e quindi, a maggior ragione, la procedura di rinvio in caso di scioglimento anticipato delle Camere avrebbe luogo. L'indizione, comunque, è un atto del presidente della Repubblica su proposta del Consiglio dei ministri. è il governo che stabilisce la data e il capo dello Stato che emana il decreto. Il capo dello Stato non ha potere autonomo. 3. Esistono due precedenti specifici che danno torto a D'Alema e si sono verificati proprio nei primi due casi di applicazione della legge sui referendum popolari. (segue) 4. Il primo è relativo al referendum sul divorzio. Nel 1970 era stata approvata la legge istitutiva del divorzio e, qualche mese dopo la legge sui referendum previsti dalla Costituzione (art. 75 e art. 138). Quest'ultima fu la concessione che i partiti laici diedero alla Dc e che consentì ai comitati civici di Gabrio Lombardi e di Luigi Gedda di raccogliere, nel 1971, le 500 mila firme per abrogare la legge sul divorzio. Il referendum, approvato dalla Corte Costituzionale, avrebbe dovuto tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno del 1972. Ma tutti i partiti, in particolare quelli di governo, lo temevano perché avrebbe provocato lo scontro tra la Dc e i suoi alleati. Mentre il Pci temeva di essere smentito dai suoi elettori. Fu per questo motivo che si dimise il governo allora guidato da Emilio Colombo. Venne incaricato di formare il nuovo governo il 17 febbraio del 1972 dall'allora capo dello Stato Giovanni Leone, Giulio Andreotti. Il quale si presentò alle Camere con un governo monocolore, che il 26 febbraio 1972 venne sconfitto al Senato, aprendo la via delle elezioni anticipate. Per far scattare l'automatismo normativo che collega lo scioglimento a un referendum “già indetto”, il 27 febbraio 1972 il presidente Leone, su proposta dello stesso governo Andreotti, emanò il decreto di indizione del referendum abrogativo per l'11 giugno 1972, e, il giorno successivo, dispose il primo scioglimento anticipato delle Camere convocando i comizi elettorali per il 7 e l'8 maggio 1972. (segue) 5. Successivamente si aprì una discussione su quando si sarebbe dovuto tenere il referendum dopo lo slittamento causato dallo scioglimento anticipato. La legge, infatti, precisato che la data di convocazione degli elettori deve avvenire “in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno”, si limita a stabilire, con formula non chiarissima, che in caso di fine anticipata della legislatura, i “termini del procedimento per il referendum riprendono a decorrere a datare dal 365esimo giorno successivo alla data dalla elezione”. La soluzione interpretativa non era priva di conseguenze, in quanto da essa dipendeva lo svolgimento del referendum nella primavera del 1973 o in quella del 1974. L'incertezza istituzionale intorno a chi avrebbe dovuto sciogliere questo nodo, venne superata dal governo. La necessità di trovare una soluzione a un problema che aveva immediate ricadute politiche ma che era essenzialmente tecnico, spinse il presidente del Consiglio Andreotti a richiedere (11 gennaio 1973) al Consiglio di Stato un parere giuridico. La decisione del Consiglio di Stato (24 febbraio 1973), facendo proprie le tesi di Leopoldo Elia, fu favorevole allo slittamento della consultazione referendaria dopo oltre due anni dalle elezioni del 7-8 maggio 1972. E, infatti, il referendum si tenne il 12 maggio del 1974. 6. Il secondo precedente è relativo al referendum sull'aborto. Nel 1975 il Partito radicale raccolse le firme per abrogare le norme che consideravano l'aborto reato. Il referendum avrebbe dovuto tenersi nel 1976, ma anche in quel caso si ricorse al già sperimentato espediente dei rinvii. Furono sciolte le Camere e la consultazione finì – ancora con l'argomento dei due anni invece di uno – al 1978. 7. Dunque, nel caso di scioglimento anticipato della Camere e di voto al 13 e 14 aprile 2008, il referendum slitterebbe alla primavera del 2010. (segue) 8. I promotori del referendum elettorale – Giovanni Guzzetta, Mario Segni e Natale D'Amico – si sono rivolti al capo dello Stato con una lettera “per dar voce all'interesse costituzionalmente protetto di quegli 820.916 cittadini che hanno sottoscritto i referendum elettorali giudicati ammissibili dalla Corte Costituzionale”. Secondo i referendari lo scioglimento anticipato delle Camere determinerebbe “la formazione di un nuovo Parlamento proprio mediante quella legge che non solo è criticata dalla stragrande maggioranza delle forze politiche, ma è soprattutto oggetto di un referendum popolare” e dunque “il nuovo Parlamento verrebbe eletto mediante una legge, a questo punto, politicamente sub judice per la legittima pendenza di un referendum che la riguarda”. L'argomento dei referendari è, però, esclusivamente politico e non ha alcuna rilevanza costituzionale. Essi stessi, infatti scrivono nella loro lettera al presidente della Repubblica: “Non spetta a noi valutare i profili costituzionali della crisi politica e tanto meno suggerire possibili soluzioni alle forze politiche o, addirittura, al capo dello Stato”. Anche i referendari, come D'Alema, dicono che “solo poche settimane ci potrebbero separare dallo svolgimento del referendum se esso fosse indetto in una delle prime date utili. E che nulla impedirebbe immediatamente dopo, ricorrendo i presupposti costituzionali, che si desse luogo allo scioglimento delle Camere”. (segue) 9. Il vizio della loro tesi è che, per poter celebrare il referendum, non basta che questo venga indetto. E che l'eventuale indizione non ha alcun effetto giuridico e costituzionale sul governo. In questo momento il governo in carica non è nelle pienezza dei poteri costituzionali e il capo dello Stato ha l'obbligo costituzionale di dare una soluzione alla crisi di governo, tra due sole soluzioni possibili: la nascita di un governo che abbia la fiducia delle Camere o lo scioglimento delle medesime. Il capo dello Stato non può, per alcun motivo, rimanere immobile mantenendo abusivamente in carica un governo sfiduciato fino al 20 aprile e oltre, secondo lo schema che prevede D'Alema. 10. Sul piano politico, anche se il presidente della Repubblica, su proposta del Consiglio dei ministri, indicesse il referendum, non cambierebbe nulla. Aver fissato una data non cambia le decisioni dei partiti che si sono formate ben sapendo che il referendum elettorale, salvo scioglimento anticipato delle Camere, si sarebbe dovuto tenere in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. sullo stesso argomento: “Porcellum” e premio, Calderisi: Ma quale incostituzionalità! (red/udg) 1 feb 14:52.

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Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento (4) (sezione: Riforma elettorale)

( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)

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(POL) Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento Roma, 1 feb (Velino) - Ha suscitato reazioni di segno diverso la sortita del vicepremier Massimo D'Alema su uno scenario che preveda, come scelta resa quasi obbligata per “non ledere un diritto democratico”, di votare per il referendum ad aprile e rinviare, quindi, a giugno le elezioni anticipate. Nel centrosinistra la proposta ha diviso. All'interno del centrodestra nessun allarme. Un appunto arrivato sul tavolo di Silvio Berlusconi ha fatto chiarezza sull'ipotesi: sarebbe una mossa impraticabile dal punto di vista costituzionale. Ecco perché: 1. La disciplina del referendum prescrive, al comma 2 dell'art. 34 della legge n. 352 del 25 maggio 1970 recanti “Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo”, che “nel caso di anticipato scioglimento delle Camere o di una di esse, il referendum già indetto si intende automaticamente sospeso all'atto della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del presidente della Repubblica di indizione dei comizi elettorali per la elezione delle nuove Camere o di una di esse”. Questo vuole dire che è il referendum a essere rinviato dalle elezioni, anche se è già indetto, e non certo viceversa, come “l'abile mossa” di D'Alema vorrebbe. 2. A oggi il referendum non è ancora indetto, e quindi, a maggior ragione, la procedura di rinvio in caso di scioglimento anticipato delle Camere avrebbe luogo. L'indizione, comunque, è un atto del presidente della Repubblica su proposta del Consiglio dei ministri. è il governo che stabilisce la data e il capo dello Stato che emana il decreto. Il capo dello Stato non ha potere autonomo. 3. Esistono due precedenti specifici che danno torto a D'Alema e si sono verificati proprio nei primi due casi di applicazione della legge sui referendum popolari. (segue) 4. Il primo è relativo al referendum sul divorzio. Nel 1970 era stata approvata la legge istitutiva del divorzio e, qualche mese dopo la legge sui referendum previsti dalla Costituzione (art. 75 e art. 138). Quest'ultima fu la concessione che i partiti laici diedero alla Dc e che consentì ai comitati civici di Gabrio Lombardi e di Luigi Gedda di raccogliere, nel 1971, le 500 mila firme per abrogare la legge sul divorzio. Il referendum, approvato dalla Corte Costituzionale, avrebbe dovuto tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno del 1972. Ma tutti i partiti, in particolare quelli di governo, lo temevano perché avrebbe provocato lo scontro tra la Dc e i suoi alleati. Mentre il Pci temeva di essere smentito dai suoi elettori. Fu per questo motivo che si dimise il governo allora guidato da Emilio Colombo. Venne incaricato di formare il nuovo governo il 17 febbraio del 1972 dall'allora capo dello Stato Giovanni Leone, Giulio Andreotti. Il quale si presentò alle Camere con un governo monocolore, che il 26 febbraio 1972 venne sconfitto al Senato, aprendo la via delle elezioni anticipate. Per far scattare l'automatismo normativo che collega lo scioglimento a un referendum “già indetto”, il 27 febbraio 1972 il presidente Leone, su proposta dello stesso governo Andreotti, emanò il decreto di indizione del referendum abrogativo per l'11 giugno 1972, e, il giorno successivo, dispose il primo scioglimento anticipato delle Camere convocando i comizi elettorali per il 7 e l'8 maggio 1972. (segue) 5. Successivamente si aprì una discussione su quando si sarebbe dovuto tenere il referendum dopo lo slittamento causato dallo scioglimento anticipato. La legge, infatti, precisato che la data di convocazione degli elettori deve avvenire “in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno”, si limita a stabilire, con formula non chiarissima, che in caso di fine anticipata della legislatura, i “termini del procedimento per il referendum riprendono a decorrere a datare dal 365esimo giorno successivo alla data dalla elezione”. La soluzione interpretativa non era priva di conseguenze, in quanto da essa dipendeva lo svolgimento del referendum nella primavera del 1973 o in quella del 1974. L'incertezza istituzionale intorno a chi avrebbe dovuto sciogliere questo nodo, venne superata dal governo. La necessità di trovare una soluzione a un problema che aveva immediate ricadute politiche ma che era essenzialmente tecnico, spinse il presidente del Consiglio Andreotti a richiedere (11 gennaio 1973) al Consiglio di Stato un parere giuridico. La decisione del Consiglio di Stato (24 febbraio 1973), facendo proprie le tesi di Leopoldo Elia, fu favorevole allo slittamento della consultazione referendaria dopo oltre due anni dalle elezioni del 7-8 maggio 1972. E, infatti, il referendum si tenne il 12 maggio del 1974. 6. Il secondo precedente è relativo al referendum sull'aborto. Nel 1975 il Partito radicale raccolse le firme per abrogare le norme che consideravano l'aborto reato. Il referendum avrebbe dovuto tenersi nel 1976, ma anche in quel caso si ricorse al già sperimentato espediente dei rinvii. Furono sciolte le Camere e la consultazione finì – ancora con l'argomento dei due anni invece di uno – al 1978. 7. Dunque, nel caso di scioglimento anticipato della Camere e di voto al 13 e 14 aprile 2008, il referendum slitterebbe alla primavera del 2010. (segue) 8. I promotori del referendum elettorale – Giovanni Guzzetta, Mario Segni e Natale D'Amico – si sono rivolti al capo dello Stato con una lettera “per dar voce all'interesse costituzionalmente protetto di quegli 820.916 cittadini che hanno sottoscritto i referendum elettorali giudicati ammissibili dalla Corte Costituzionale”. Secondo i referendari lo scioglimento anticipato delle Camere determinerebbe “la formazione di un nuovo Parlamento proprio mediante quella legge che non solo è criticata dalla stragrande maggioranza delle forze politiche, ma è soprattutto oggetto di un referendum popolare” e dunque “il nuovo Parlamento verrebbe eletto mediante una legge, a questo punto, politicamente sub judice per la legittima pendenza di un referendum che la riguarda”. L'argomento dei referendari è, però, esclusivamente politico e non ha alcuna rilevanza costituzionale. Essi stessi, infatti scrivono nella loro lettera al presidente della Repubblica: “Non spetta a noi valutare i profili costituzionali della crisi politica e tanto meno suggerire possibili soluzioni alle forze politiche o, addirittura, al capo dello Stato”. Anche i referendari, come D'Alema, dicono che “solo poche settimane ci potrebbero separare dallo svolgimento del referendum se esso fosse indetto in una delle prime date utili. E che nulla impedirebbe immediatamente dopo, ricorrendo i presupposti costituzionali, che si desse luogo allo scioglimento delle Camere”. (segue) 9. Il vizio della loro tesi è che, per poter celebrare il referendum, non basta che questo venga indetto. E che l'eventuale indizione non ha alcun effetto giuridico e costituzionale sul governo. In questo momento il governo in carica non è nelle pienezza dei poteri costituzionali e il capo dello Stato ha l'obbligo costituzionale di dare una soluzione alla crisi di governo, tra due sole soluzioni possibili: la nascita di un governo che abbia la fiducia delle Camere o lo scioglimento delle medesime. Il capo dello Stato non può, per alcun motivo, rimanere immobile mantenendo abusivamente in carica un governo sfiduciato fino al 20 aprile e oltre, secondo lo schema che prevede D'Alema. 10. Sul piano politico, anche se il presidente della Repubblica, su proposta del Consiglio dei ministri, indicesse il referendum, non cambierebbe nulla. Aver fissato una data non cambia le decisioni dei partiti che si sono formate ben sapendo che il referendum elettorale, salvo scioglimento anticipato delle Camere, si sarebbe dovuto tenere in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. sullo stesso argomento: “Porcellum” e premio, Calderisi: Ma quale incostituzionalità! (red/udg) 1 feb 14:52.

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Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento (sezione: Riforma elettorale)

( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

(POL) Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento Roma, 1 feb (Velino) - Ha suscitato reazioni di segno diverso la sortita del vicepremier Massimo D'Alema su uno scenario che preveda, come scelta resa quasi obbligata per “non ledere un diritto democratico”, di votare per il referendum ad aprile e rinviare, quindi, a giugno le elezioni anticipate. Nel centrosinistra la proposta ha diviso. All'interno del centrodestra nessun allarme. Un appunto arrivato sul tavolo di Silvio Berlusconi ha fatto chiarezza sull'ipotesi: sarebbe una mossa impraticabile dal punto di vista costituzionale. Ecco perché: 1. La disciplina del referendum prescrive, al comma 2 dell'art. 34 della legge n. 352 del 25 maggio 1970 recanti “Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo”, che “nel caso di anticipato scioglimento delle Camere o di una di esse, il referendum già indetto si intende automaticamente sospeso all'atto della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del presidente della Repubblica di indizione dei comizi elettorali per la elezione delle nuove Camere o di una di esse”. Questo vuole dire che è il referendum a essere rinviato dalle elezioni, anche se è già indetto, e non certo viceversa, come “l'abile mossa” di D'Alema vorrebbe. 2. A oggi il referendum non è ancora indetto, e quindi, a maggior ragione, la procedura di rinvio in caso di scioglimento anticipato delle Camere avrebbe luogo. L'indizione, comunque, è un atto del presidente della Repubblica su proposta del Consiglio dei ministri. è il governo che stabilisce la data e il capo dello Stato che emana il decreto. Il capo dello Stato non ha potere autonomo. 3. Esistono due precedenti specifici che danno torto a D'Alema e si sono verificati proprio nei primi due casi di applicazione della legge sui referendum popolari. (segue) 4. Il primo è relativo al referendum sul divorzio. Nel 1970 era stata approvata la legge istitutiva del divorzio e, qualche mese dopo la legge sui referendum previsti dalla Costituzione (art. 75 e art. 138). Quest'ultima fu la concessione che i partiti laici diedero alla Dc e che consentì ai comitati civici di Gabrio Lombardi e di Luigi Gedda di raccogliere, nel 1971, le 500 mila firme per abrogare la legge sul divorzio. Il referendum, approvato dalla Corte Costituzionale, avrebbe dovuto tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno del 1972. Ma tutti i partiti, in particolare quelli di governo, lo temevano perché avrebbe provocato lo scontro tra la Dc e i suoi alleati. Mentre il Pci temeva di essere smentito dai suoi elettori. Fu per questo motivo che si dimise il governo allora guidato da Emilio Colombo. Venne incaricato di formare il nuovo governo il 17 febbraio del 1972 dall'allora capo dello Stato Giovanni Leone, Giulio Andreotti. Il quale si presentò alle Camere con un governo monocolore, che il 26 febbraio 1972 venne sconfitto al Senato, aprendo la via delle elezioni anticipate. Per far scattare l'automatismo normativo che collega lo scioglimento a un referendum “già indetto”, il 27 febbraio 1972 il presidente Leone, su proposta dello stesso governo Andreotti, emanò il decreto di indizione del referendum abrogativo per l'11 giugno 1972, e, il giorno successivo, dispose il primo scioglimento anticipato delle Camere convocando i comizi elettorali per il 7 e l'8 maggio 1972. (segue) 5. Successivamente si aprì una discussione su quando si sarebbe dovuto tenere il referendum dopo lo slittamento causato dallo scioglimento anticipato. La legge, infatti, precisato che la data di convocazione degli elettori deve avvenire “in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno”, si limita a stabilire, con formula non chiarissima, che in caso di fine anticipata della legislatura, i “termini del procedimento per il referendum riprendono a decorrere a datare dal 365esimo giorno successivo alla data dalla elezione”. La soluzione interpretativa non era priva di conseguenze, in quanto da essa dipendeva lo svolgimento del referendum nella primavera del 1973 o in quella del 1974. L'incertezza istituzionale intorno a chi avrebbe dovuto sciogliere questo nodo, venne superata dal governo. La necessità di trovare una soluzione a un problema che aveva immediate ricadute politiche ma che era essenzialmente tecnico, spinse il presidente del Consiglio Andreotti a richiedere (11 gennaio 1973) al Consiglio di Stato un parere giuridico. La decisione del Consiglio di Stato (24 febbraio 1973), facendo proprie le tesi di Leopoldo Elia, fu favorevole allo slittamento della consultazione referendaria dopo oltre due anni dalle elezioni del 7-8 maggio 1972. E, infatti, il referendum si tenne il 12 maggio del 1974. 6. Il secondo precedente è relativo al referendum sull'aborto. Nel 1975 il Partito radicale raccolse le firme per abrogare le norme che consideravano l'aborto reato. Il referendum avrebbe dovuto tenersi nel 1976, ma anche in quel caso si ricorse al già sperimentato espediente dei rinvii. Furono sciolte le Camere e la consultazione finì – ancora con l'argomento dei due anni invece di uno – al 1978. 7. Dunque, nel caso di scioglimento anticipato della Camere e di voto al 13 e 14 aprile 2008, il referendum slitterebbe alla primavera del 2010. (segue) 8. I promotori del referendum elettorale – Giovanni Guzzetta, Mario Segni e Natale D'Amico – si sono rivolti al capo dello Stato con una lettera “per dar voce all'interesse costituzionalmente protetto di quegli 820.916 cittadini che hanno sottoscritto i referendum elettorali giudicati ammissibili dalla Corte Costituzionale”. Secondo i referendari lo scioglimento anticipato delle Camere determinerebbe “la formazione di un nuovo Parlamento proprio mediante quella legge che non solo è criticata dalla stragrande maggioranza delle forze politiche, ma è soprattutto oggetto di un referendum popolare” e dunque “il nuovo Parlamento verrebbe eletto mediante una legge, a questo punto, politicamente sub judice per la legittima pendenza di un referendum che la riguarda”. L'argomento dei referendari è, però, esclusivamente politico e non ha alcuna rilevanza costituzionale. Essi stessi, infatti scrivono nella loro lettera al presidente della Repubblica: “Non spetta a noi valutare i profili costituzionali della crisi politica e tanto meno suggerire possibili soluzioni alle forze politiche o, addirittura, al capo dello Stato”. Anche i referendari, come D'Alema, dicono che “solo poche settimane ci potrebbero separare dallo svolgimento del referendum se esso fosse indetto in una delle prime date utili. E che nulla impedirebbe immediatamente dopo, ricorrendo i presupposti costituzionali, che si desse luogo allo scioglimento delle Camere”. (segue) 9. Il vizio della loro tesi è che, per poter celebrare il referendum, non basta che questo venga indetto. E che l'eventuale indizione non ha alcun effetto giuridico e costituzionale sul governo. In questo momento il governo in carica non è nelle pienezza dei poteri costituzionali e il capo dello Stato ha l'obbligo costituzionale di dare una soluzione alla crisi di governo, tra due sole soluzioni possibili: la nascita di un governo che abbia la fiducia delle Camere o lo scioglimento delle medesime. Il capo dello Stato non può, per alcun motivo, rimanere immobile mantenendo abusivamente in carica un governo sfiduciato fino al 20 aprile e oltre, secondo lo schema che prevede D'Alema. 10. Sul piano politico, anche se il presidente della Repubblica, su proposta del Consiglio dei ministri, indicesse il referendum, non cambierebbe nulla. Aver fissato una data non cambia le decisioni dei partiti che si sono formate ben sapendo che il referendum elettorale, salvo scioglimento anticipato delle Camere, si sarebbe dovuto tenere in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. sullo stesso argomento: “Porcellum” e premio, Calderisi: Ma quale incostituzionalità! (red/udg) 1 feb 14:52.

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Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento (5) (sezione: Riforma elettorale)

( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

(POL) Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento Roma, 1 feb (Velino) - Ha suscitato reazioni di segno diverso la sortita del vicepremier Massimo D'Alema su uno scenario che preveda, come scelta resa quasi obbligata per “non ledere un diritto democratico”, di votare per il referendum ad aprile e rinviare, quindi, a giugno le elezioni anticipate. Nel centrosinistra la proposta ha diviso. All'interno del centrodestra nessun allarme. Un appunto arrivato sul tavolo di Silvio Berlusconi ha fatto chiarezza sull'ipotesi: sarebbe una mossa impraticabile dal punto di vista costituzionale. Ecco perché: 1. La disciplina del referendum prescrive, al comma 2 dell'art. 34 della legge n. 352 del 25 maggio 1970 recanti “Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo”, che “nel caso di anticipato scioglimento delle Camere o di una di esse, il referendum già indetto si intende automaticamente sospeso all'atto della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del presidente della Repubblica di indizione dei comizi elettorali per la elezione delle nuove Camere o di una di esse”. Questo vuole dire che è il referendum a essere rinviato dalle elezioni, anche se è già indetto, e non certo viceversa, come “l'abile mossa” di D'Alema vorrebbe. 2. A oggi il referendum non è ancora indetto, e quindi, a maggior ragione, la procedura di rinvio in caso di scioglimento anticipato delle Camere avrebbe luogo. L'indizione, comunque, è un atto del presidente della Repubblica su proposta del Consiglio dei ministri. è il governo che stabilisce la data e il capo dello Stato che emana il decreto. Il capo dello Stato non ha potere autonomo. 3. Esistono due precedenti specifici che danno torto a D'Alema e si sono verificati proprio nei primi due casi di applicazione della legge sui referendum popolari. (segue) 4. Il primo è relativo al referendum sul divorzio. Nel 1970 era stata approvata la legge istitutiva del divorzio e, qualche mese dopo la legge sui referendum previsti dalla Costituzione (art. 75 e art. 138). Quest'ultima fu la concessione che i partiti laici diedero alla Dc e che consentì ai comitati civici di Gabrio Lombardi e di Luigi Gedda di raccogliere, nel 1971, le 500 mila firme per abrogare la legge sul divorzio. Il referendum, approvato dalla Corte Costituzionale, avrebbe dovuto tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno del 1972. Ma tutti i partiti, in particolare quelli di governo, lo temevano perché avrebbe provocato lo scontro tra la Dc e i suoi alleati. Mentre il Pci temeva di essere smentito dai suoi elettori. Fu per questo motivo che si dimise il governo allora guidato da Emilio Colombo. Venne incaricato di formare il nuovo governo il 17 febbraio del 1972 dall'allora capo dello Stato Giovanni Leone, Giulio Andreotti. Il quale si presentò alle Camere con un governo monocolore, che il 26 febbraio 1972 venne sconfitto al Senato, aprendo la via delle elezioni anticipate. Per far scattare l'automatismo normativo che collega lo scioglimento a un referendum “già indetto”, il 27 febbraio 1972 il presidente Leone, su proposta dello stesso governo Andreotti, emanò il decreto di indizione del referendum abrogativo per l'11 giugno 1972, e, il giorno successivo, dispose il primo scioglimento anticipato delle Camere convocando i comizi elettorali per il 7 e l'8 maggio 1972. (segue) 5. Successivamente si aprì una discussione su quando si sarebbe dovuto tenere il referendum dopo lo slittamento causato dallo scioglimento anticipato. La legge, infatti, precisato che la data di convocazione degli elettori deve avvenire “in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno”, si limita a stabilire, con formula non chiarissima, che in caso di fine anticipata della legislatura, i “termini del procedimento per il referendum riprendono a decorrere a datare dal 365esimo giorno successivo alla data dalla elezione”. La soluzione interpretativa non era priva di conseguenze, in quanto da essa dipendeva lo svolgimento del referendum nella primavera del 1973 o in quella del 1974. L'incertezza istituzionale intorno a chi avrebbe dovuto sciogliere questo nodo, venne superata dal governo. La necessità di trovare una soluzione a un problema che aveva immediate ricadute politiche ma che era essenzialmente tecnico, spinse il presidente del Consiglio Andreotti a richiedere (11 gennaio 1973) al Consiglio di Stato un parere giuridico. La decisione del Consiglio di Stato (24 febbraio 1973), facendo proprie le tesi di Leopoldo Elia, fu favorevole allo slittamento della consultazione referendaria dopo oltre due anni dalle elezioni del 7-8 maggio 1972. E, infatti, il referendum si tenne il 12 maggio del 1974. 6. Il secondo precedente è relativo al referendum sull'aborto. Nel 1975 il Partito radicale raccolse le firme per abrogare le norme che consideravano l'aborto reato. Il referendum avrebbe dovuto tenersi nel 1976, ma anche in quel caso si ricorse al già sperimentato espediente dei rinvii. Furono sciolte le Camere e la consultazione finì – ancora con l'argomento dei due anni invece di uno – al 1978. 7. Dunque, nel caso di scioglimento anticipato della Camere e di voto al 13 e 14 aprile 2008, il referendum slitterebbe alla primavera del 2010. (segue) 8. I promotori del referendum elettorale – Giovanni Guzzetta, Mario Segni e Natale D'Amico – si sono rivolti al capo dello Stato con una lettera “per dar voce all'interesse costituzionalmente protetto di quegli 820.916 cittadini che hanno sottoscritto i referendum elettorali giudicati ammissibili dalla Corte Costituzionale”. Secondo i referendari lo scioglimento anticipato delle Camere determinerebbe “la formazione di un nuovo Parlamento proprio mediante quella legge che non solo è criticata dalla stragrande maggioranza delle forze politiche, ma è soprattutto oggetto di un referendum popolare” e dunque “il nuovo Parlamento verrebbe eletto mediante una legge, a questo punto, politicamente sub judice per la legittima pendenza di un referendum che la riguarda”. L'argomento dei referendari è, però, esclusivamente politico e non ha alcuna rilevanza costituzionale. Essi stessi, infatti scrivono nella loro lettera al presidente della Repubblica: “Non spetta a noi valutare i profili costituzionali della crisi politica e tanto meno suggerire possibili soluzioni alle forze politiche o, addirittura, al capo dello Stato”. Anche i referendari, come D'Alema, dicono che “solo poche settimane ci potrebbero separare dallo svolgimento del referendum se esso fosse indetto in una delle prime date utili. E che nulla impedirebbe immediatamente dopo, ricorrendo i presupposti costituzionali, che si desse luogo allo scioglimento delle Camere”. (segue) 9. Il vizio della loro tesi è che, per poter celebrare il referendum, non basta che questo venga indetto. E che l'eventuale indizione non ha alcun effetto giuridico e costituzionale sul governo. In questo momento il governo in carica non è nelle pienezza dei poteri costituzionali e il capo dello Stato ha l'obbligo costituzionale di dare una soluzione alla crisi di governo, tra due sole soluzioni possibili: la nascita di un governo che abbia la fiducia delle Camere o lo scioglimento delle medesime. Il capo dello Stato non può, per alcun motivo, rimanere immobile mantenendo abusivamente in carica un governo sfiduciato fino al 20 aprile e oltre, secondo lo schema che prevede D'Alema. 10. Sul piano politico, anche se il presidente della Repubblica, su proposta del Consiglio dei ministri, indicesse il referendum, non cambierebbe nulla. Aver fissato una data non cambia le decisioni dei partiti che si sono formate ben sapendo che il referendum elettorale, salvo scioglimento anticipato delle Camere, si sarebbe dovuto tenere in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. sullo stesso argomento: “Porcellum” e premio, Calderisi: Ma quale incostituzionalità! (red/udg) 1 feb 14:52.

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Crisi: Marini sempre più in salita, Casini si sfila (2) (sezione: Riforma elettorale)

( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

(POL) Crisi: Marini sempre più in salita, Casini si sfila Roma, 1 feb (Velino) - Pier Ferdinando Casini avverte la “sensazione” di elezioni anticipate da tenersi il prima possibile. E mette in chiaro - dopo aver incontrato Franco Marini - che l'Udc “conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del centrosinistra. I trasformismi, e tali sarebbero, sono il cancro della democrazia italiana”. Il leader dell'Udc aggiunge che “le modalità con cui il presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a svelenire il clima politico” e questo, ha però aggiunto, sarà utile anche per il futuro. Al momento, le consultazioni condotte dal presidente del Senato, Franco Marini, producono una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili. E Antonio Di Pietro addirittura ha posto la condizione che il testo di una nuova legge elettorale, se l'accordo dovesse essere raggiunto, sia scritto nero su bianco e presentato come allegato alle dichiarazioni programmatiche quando dovesse essere chiesta la fiducia alle Camere. “Carta canta”, è stato il monito di un Di Pietro poco convinto che ci siano le condizioni per fare un governo a termine che consenta di rinnovare il Parlamento entro giugno con nuove regole. Aprendo la seconda giornata di consultazioni, i Verdi, guidati da Alfonso Pecoraro Scanio, hanno esortato il presidente del Senato a “partire dalla maggioranza che ha riconfermato la fiducia a Prodi per giungere a una legge elettorale che eviti un contenzioso folle sul rischio di incostituzionalità delle prossime elezioni politiche”. Anche per il Pdci di Oliviero Diliberto è disposto a sostenere un governo solo “se esso fosse in continuità del precedente, cioè un governo di centrosinistra con una maggioranza di centrosinistra”. Quella maggioranza della quale il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha già cominciato a fare i bagagli con grande serenità, certifica l'esaurimento dando per scontate le elezioni, subito o a giugno poco cambia dal suo punto di vista. E il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, non sembra nutrire troppe speranze nell'esortare a “fare un governo in tempi brevissimi garantendo le elezioni politiche prima dell'estate”. D'Altra parte, opposta alla condizione di Verdi e Pdci è quella dei Liberaldemocratici di Lamberto Dini, che non hanno chiuso la porta in faccia a Marini e auspicano un governo di unità nazionale, purché la nuova maggioranza abbia connotati diversi da quella precedente. I socialisti Enrico Boselli e Gavino Angius pongono l'accento non tanto sulla questione del tipo di maggioranza da costruire quanto sul merito della riforma: no netto alla bozza Bianco, sì solo al recupero della bozza Chiti. Su un punto però Angius concorda con i Verdi: il socialista vicepresidente del Senato si dice preoccupato “anche per la sentenza della Corte Costituzionale”. Analoga la preoccupazione espressa dalla capogruppo del Partito democratico al Senato, Anna Finocchiaro: “Anche il referendum, a prescindere dalle valutazioni fatte dalla Corte (che in realtà ha sollevato solo incidentalmente dubbi sul criterio di assegnazione del premio di maggioranza stabilito dalla legge in vigore ed eventualmente confermato dalle regole scaturite dalla consultazione popolare, ndr), diventerebbe una mina per le nuove Camere”. Un'affermazione “inusitata”, replica il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto. Sulle critiche della Consulta alla legge in vigore e sull'opportunità di dare la parola ai cittadini col referendum (dal quale però uscirebbe una legge che ancor più marcatamente andrebbe nella direzione sconsigliata dalla Corte costituzionale) si gioca forse l'ultima partita pre-elezioni anticipate. E il duro scontro tra Massimo D'Alema e Gianfranco Fini sulla necessità di modificare la legge elettorale - o comunque di far svolgere il referendum - prima delle elezioni politiche ne offre un assaggio. Secondo il presidente del comitato promotore del referendum, Giovanni Guzzetta, il Pd sarebbe pronto a sostenere un governo per il referendum; il numero due del Pd, Dario Franceschini, conferma che quella referendaria è una valida subordinata. Ma a nome di Rifondazione Franco Giordano avvisa che una simile soluzione “per noi non solo non è auspicabile, ma la contrastiamo”. Secondo fonti vicino a Marini, il presidente del Senato non starebbe - almeno per ora - intenzionato a tirar fuori la carta referendaria dal suo mazzo. La seconda carica dello Stato punterebbe piuttosto a coinvolgere Forza Italia. Una visita di Gianni Letta a Palazzo Chigi, dove si trovava il nipote Enrico, alimenta indiscrezioni sul pressing cui gli azzurri sarebbero sottoposti. Ma da Via dell'Umiltà la linea non cambia: “Elezioni subito”. (Nicholas D. Leone) 1 feb 13:31.

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Crisi: Marini sempre più in salita, Casini si sfila (3) (sezione: Riforma elettorale)

( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

(POL) Crisi: Marini sempre più in salita, Casini si sfila Roma, 1 feb (Velino) - Pier Ferdinando Casini avverte la “sensazione” di elezioni anticipate da tenersi il prima possibile. E mette in chiaro - dopo aver incontrato Franco Marini - che l'Udc “conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del centrosinistra. I trasformismi, e tali sarebbero, sono il cancro della democrazia italiana”. Il leader dell'Udc aggiunge che “le modalità con cui il presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a svelenire il clima politico” e questo, ha però aggiunto, sarà utile anche per il futuro. Al momento, le consultazioni condotte dal presidente del Senato, Franco Marini, producono una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili. E Antonio Di Pietro addirittura ha posto la condizione che il testo di una nuova legge elettorale, se l'accordo dovesse essere raggiunto, sia scritto nero su bianco e presentato come allegato alle dichiarazioni programmatiche quando dovesse essere chiesta la fiducia alle Camere. “Carta canta”, è stato il monito di un Di Pietro poco convinto che ci siano le condizioni per fare un governo a termine che consenta di rinnovare il Parlamento entro giugno con nuove regole. Aprendo la seconda giornata di consultazioni, i Verdi, guidati da Alfonso Pecoraro Scanio, hanno esortato il presidente del Senato a “partire dalla maggioranza che ha riconfermato la fiducia a Prodi per giungere a una legge elettorale che eviti un contenzioso folle sul rischio di incostituzionalità delle prossime elezioni politiche”. Anche per il Pdci di Oliviero Diliberto è disposto a sostenere un governo solo “se esso fosse in continuità del precedente, cioè un governo di centrosinistra con una maggioranza di centrosinistra”. Quella maggioranza della quale il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha già cominciato a fare i bagagli con grande serenità, certifica l'esaurimento dando per scontate le elezioni, subito o a giugno poco cambia dal suo punto di vista. E il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, non sembra nutrire troppe speranze nell'esortare a “fare un governo in tempi brevissimi garantendo le elezioni politiche prima dell'estate”. D'Altra parte, opposta alla condizione di Verdi e Pdci è quella dei Liberaldemocratici di Lamberto Dini, che non hanno chiuso la porta in faccia a Marini e auspicano un governo di unità nazionale, purché la nuova maggioranza abbia connotati diversi da quella precedente. I socialisti Enrico Boselli e Gavino Angius pongono l'accento non tanto sulla questione del tipo di maggioranza da costruire quanto sul merito della riforma: no netto alla bozza Bianco, sì solo al recupero della bozza Chiti. Su un punto però Angius concorda con i Verdi: il socialista vicepresidente del Senato si dice preoccupato “anche per la sentenza della Corte Costituzionale”. Analoga la preoccupazione espressa dalla capogruppo del Partito democratico al Senato, Anna Finocchiaro: “Anche il referendum, a prescindere dalle valutazioni fatte dalla Corte (che in realtà ha sollevato solo incidentalmente dubbi sul criterio di assegnazione del premio di maggioranza stabilito dalla legge in vigore ed eventualmente confermato dalle regole scaturite dalla consultazione popolare, ndr), diventerebbe una mina per le nuove Camere”. Un'affermazione “inusitata”, replica il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto. Sulle critiche della Consulta alla legge in vigore e sull'opportunità di dare la parola ai cittadini col referendum (dal quale però uscirebbe una legge che ancor più marcatamente andrebbe nella direzione sconsigliata dalla Corte costituzionale) si gioca forse l'ultima partita pre-elezioni anticipate. E il duro scontro tra Massimo D'Alema e Gianfranco Fini sulla necessità di modificare la legge elettorale - o comunque di far svolgere il referendum - prima delle elezioni politiche ne offre un assaggio. Secondo il presidente del comitato promotore del referendum, Giovanni Guzzetta, il Pd sarebbe pronto a sostenere un governo per il referendum; il numero due del Pd, Dario Franceschini, conferma che quella referendaria è una valida subordinata. Ma a nome di Rifondazione Franco Giordano avvisa che una simile soluzione “per noi non solo non è auspicabile, ma la contrastiamo”. Secondo fonti vicino a Marini, il presidente del Senato non starebbe - almeno per ora - intenzionato a tirar fuori la carta referendaria dal suo mazzo. La seconda carica dello Stato punterebbe piuttosto a coinvolgere Forza Italia. Una visita di Gianni Letta a Palazzo Chigi, dove si trovava il nipote Enrico, alimenta indiscrezioni sul pressing cui gli azzurri sarebbero sottoposti. Ma da Via dell'Umiltà la linea non cambia: “Elezioni subito”. (Nicholas D. Leone) 1 feb 13:31.

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Crisi: Marini sempre più in salita, Casini si sfila (sezione: Riforma elettorale)

( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

(POL) Crisi: Marini sempre più in salita, Casini si sfila Roma, 1 feb (Velino) - Pier Ferdinando Casini avverte la “sensazione” di elezioni anticipate da tenersi il prima possibile. E mette in chiaro - dopo aver incontrato Franco Marini - che l'Udc “conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del centrosinistra. I trasformismi, e tali sarebbero, sono il cancro della democrazia italiana”. Il leader dell'Udc aggiunge che “le modalità con cui il presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a svelenire il clima politico” e questo, ha però aggiunto, sarà utile anche per il futuro. Al momento, le consultazioni condotte dal presidente del Senato, Franco Marini, producono una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili. E Antonio Di Pietro addirittura ha posto la condizione che il testo di una nuova legge elettorale, se l'accordo dovesse essere raggiunto, sia scritto nero su bianco e presentato come allegato alle dichiarazioni programmatiche quando dovesse essere chiesta la fiducia alle Camere. “Carta canta”, è stato il monito di un Di Pietro poco convinto che ci siano le condizioni per fare un governo a termine che consenta di rinnovare il Parlamento entro giugno con nuove regole. Aprendo la seconda giornata di consultazioni, i Verdi, guidati da Alfonso Pecoraro Scanio, hanno esortato il presidente del Senato a “partire dalla maggioranza che ha riconfermato la fiducia a Prodi per giungere a una legge elettorale che eviti un contenzioso folle sul rischio di incostituzionalità delle prossime elezioni politiche”. Anche per il Pdci di Oliviero Diliberto è disposto a sostenere un governo solo “se esso fosse in continuità del precedente, cioè un governo di centrosinistra con una maggioranza di centrosinistra”. Quella maggioranza della quale il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha già cominciato a fare i bagagli con grande serenità, certifica l'esaurimento dando per scontate le elezioni, subito o a giugno poco cambia dal suo punto di vista. E il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, non sembra nutrire troppe speranze nell'esortare a “fare un governo in tempi brevissimi garantendo le elezioni politiche prima dell'estate”. D'Altra parte, opposta alla condizione di Verdi e Pdci è quella dei Liberaldemocratici di Lamberto Dini, che non hanno chiuso la porta in faccia a Marini e auspicano un governo di unità nazionale, purché la nuova maggioranza abbia connotati diversi da quella precedente. I socialisti Enrico Boselli e Gavino Angius pongono l'accento non tanto sulla questione del tipo di maggioranza da costruire quanto sul merito della riforma: no netto alla bozza Bianco, sì solo al recupero della bozza Chiti. Su un punto però Angius concorda con i Verdi: il socialista vicepresidente del Senato si dice preoccupato “anche per la sentenza della Corte Costituzionale”. Analoga la preoccupazione espressa dalla capogruppo del Partito democratico al Senato, Anna Finocchiaro: “Anche il referendum, a prescindere dalle valutazioni fatte dalla Corte (che in realtà ha sollevato solo incidentalmente dubbi sul criterio di assegnazione del premio di maggioranza stabilito dalla legge in vigore ed eventualmente confermato dalle regole scaturite dalla consultazione popolare, ndr), diventerebbe una mina per le nuove Camere”. Un'affermazione “inusitata”, replica il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto. Sulle critiche della Consulta alla legge in vigore e sull'opportunità di dare la parola ai cittadini col referendum (dal quale però uscirebbe una legge che ancor più marcatamente andrebbe nella direzione sconsigliata dalla Corte costituzionale) si gioca forse l'ultima partita pre-elezioni anticipate. E il duro scontro tra Massimo D'Alema e Gianfranco Fini sulla necessità di modificare la legge elettorale - o comunque di far svolgere il referendum - prima delle elezioni politiche ne offre un assaggio. Secondo il presidente del comitato promotore del referendum, Giovanni Guzzetta, il Pd sarebbe pronto a sostenere un governo per il referendum; il numero due del Pd, Dario Franceschini, conferma che quella referendaria è una valida subordinata. Ma a nome di Rifondazione Franco Giordano avvisa che una simile soluzione “per noi non solo non è auspicabile, ma la contrastiamo”. Secondo fonti vicino a Marini, il presidente del Senato non starebbe - almeno per ora - intenzionato a tirar fuori la carta referendaria dal suo mazzo. La seconda carica dello Stato punterebbe piuttosto a coinvolgere Forza Italia. Una visita di Gianni Letta a Palazzo Chigi, dove si trovava il nipote Enrico, alimenta indiscrezioni sul pressing cui gli azzurri sarebbero sottoposti. Ma da Via dell'Umiltà la linea non cambia: “Elezioni subito”. (Nicholas D. Leone) 1 feb 13:31.

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Fini: al voto il 6 o il 13 aprile (sezione: Riforma elettorale)

( da "Gazzettino, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

"La maggioranza non può essere l'insieme raccogliticcio di qualche disperato" RomaNOSTRA REDAZIONE"Credo che si voti o il 6 o al più tardi il 13 aprile": Gianfranco Fini, leader di An, è sicuro che il tentativo di Marini non andrà da nessuna parte. Fini sottolinea che "la maggioranza non può essere l'insieme più o meno raccogliticcio di qualche disperato. È la convergenza di gruppi politici e, al momento, non c'è alcuna convergenza su una proposta di legge elettorale. Credo che Marini - aggiunge il leader di An - sappia perfettamente che il suo mandato è relativo alla verifica di una maggioranza a sostegno di un certo modello di legge elettorale".Messo in chiaro che "non è accettabile che chi diceva "referendum mai" oggi, pur di non sciogliere le Camere, dica che è meglio il referendum", Fini denuncia questa tesi come "la dimostrazione che c'è chi è semplicemente terrorizzato dall'idea che gli italiani votino. Il problema della legge elettorale non si è risolto in Parlamento perché non si è trovato l'accordo". E Marini non potrà riuscire, dove gli altri hanno già fallito: "Marini - profetizza Fini - prenderà atto che non ci sono le condizioni per fare una legge elettorale. Salirà al Quirinale, rimetterà il mandato e il presidente scioglierà le Camere. Non sarà un trauma per gli italiani che non sono turbati dalla necessità di avere una nuova legge elettorale". Quello della riforma della legge elettorale, per il leader di An, è infatti un falso problema: "La gente - osserva - quando mi incontra non mi chiede una legge elettorale, ma di risolvere problemi concreti. Oggi gli italiani non chiedono ai politici di fare un governo per avere una nuova legge elettorale, ma di governare per risolvere problemi come i prezzi schizzati alle stelle mentre i salari sono sempre uguali, la vergogna dell'immondizia, le tasse troppo alte. Discutere oggi di legge elettorale - insiste Fini - significa non avere a cuore i problemi degli italiani, ma occuparsi di una questione che riguarda solo noi politici".Intervistato ieri da Maurizio Costanzo su Canale5, alla domanda con chi non governerebbe mai, Fini risponde: "Con Pecoraro Scanio, che è il numero uno della mia classifica negativa per come ha ridotto l'ambiente in Italia e per i rifiuti in Campania. E con il ministro Visco, perché basta parlare con qualsiasi italiano per capire che ha aumentato le tasse invece di averle diminuite come sostiene Prodi". Poi, il leader di An commenta il suo incontro, mercoledì, con il presidente francese: "Sarkozy è un presidente simpatico e anche un buon amico. Non abbiamo parlato di intese sentimentali - scherza Fini - ma di immigrazione. Mi ha fatto molto piacere che Sarkozy, alla vigilia della presidenza francese della Ue, citando anche la mia legge abbia detto che ai Paesi dell'Unione verrà chiesto di non dare più corso a sanatorie su immigrati clandestini".Per An, ormai, l'unica via percorribile è quella del voto anticipato, e senza perdere altro tempo. Matteoli, capogruppo in Senato, boccia quindi la proposta di D'Alema "di andare subito al referendum": il ministro degli Esteri, protesta Matteoli, così "gioca una carta disperata per rinviare alle calende greche le elezioni anticipate, che non devono tenersi prima di aver regolato i rapporti interni al Pd. Dietro la proposta di D'Alema - contionua Matteoli - si nasconde la guerra intestina nel Pd e contro Veltroni. I processi democratici hanno i loro tempi e le loro priorità: caduto il governo con un premier scelto dagli elettori, ci sono solo le elezioni anticipate, che non possono essere impedite o dilazionate da nulla".R.R.

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CRISI/ FINI A GUZZETTA: REFERENDUM? NON ORA, SERVE GOVERNO (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

01-02-2008 16:57 Riforma elettorale necessaria, ma ora priorità sono urne Roma, 1 feb. (Apcom) - "Proprio perché ho avuto un ruolo nella raccolta delle firme per il referendum, ho voluto spiegare a Guzzetta che per An oggi è prioritario dotare l'Italia di un governo". Il leader di An, Gianfranco Fini, lasciando via della Scrofa al termine dell'incontro con il presidente del Comitato promotore per il referendum Giovanni Guzzetta, spiega la posizione di Alleanza nazionale, contraria ad anticipare la tenuta del referendum, tenendolo prima delle elezioni. "Noi - precisa Fini - non neghiamo la necessità di continuare l'impegno a difesa del bipolarismo per la riforma istituzionale e per la legge elettorale che sia una garanzia dell'alternanza, ma questo accadrà nella prossima legislatura". "Oggi - conclude - serve soltanto che gli italiani abbiano la possibilità di tornare al voto".

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Romina Velchi (sezione: Riforma elettorale)

( da "Liberazione" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Forte della sentenza della Consulta, l'incaricato di Napolitano "minaccia" il voto in primavera Dietro la mossa, studiata per fiaccare la resistenza a un governo di scopo, ci sarebbe D'Alema Marini inizia le consultazioni aleggia lo spettro referendum Romina Velchi Ci mancava il referendum. Più d'uno, ieri nel Transatlantico della Camera, ragionava che l'aver tirato in ballo l'ipotesi di anticipare la consultazione popolare, potrebbe non avere altro effetto che rendere ancora più complicato il lavoro di Franco Marini. Eppure, benché possa apparire un paradosso, si tratta proprio di una delle (due) frecce che il presidente del Senato ha per il suo arco. La mossa (che i bene informati attribuiscono alla fervida mente di Massimo D'Alema) dovrebbe servire, infatti, a fiaccare la resistenza dell'opposizione all'idea di un governo per fare la riforma elettorale. Il messaggio è chiaro: o i partiti si mettono d'accordo per cambiare il sistema di voto, oppure si lascia che sia il popolo a farlo andando al referendum a metà aprile. Subito dopo sarebbe possibile andare alle urne con una nuova legge elettorale. Sul piano giuridico non ci sono ostacoli all'operazione, come sottolineavano ieri sul Corriere della sera , in una lettera aperta a Napolitano, anche i promotori del referendum elettorale. Inoltre, è perfettamente coerente con la richiesta del Colle di non andare a votare con il "porcellum", specie dopo che la Corte costituzionale ha motivato l'accoglimento dei quesiti precisando che l'attuale legge è carente in vari punti. Perciò la proposta suona ancora più minacciosa dalle parti del centrodestra (che contro il muro del referendum corre il serio rischio di sfracellarsi) e rafforza il potere di contrattazione del presidente incaricato. Il quale, senza ombra di dubbio, ha fatto propria questa possibilità facendola assurgere a ipotesi su cui "esplorare" i partiti, visto e considerato che il Pd non ne fa più mistero. Marini, insomma, "deve esplorare tutte le possibilità e vedere qual è quella attorno alla quale raccoglie il maggior consenso" spiegano dalle parti del Partito democratico. Può, cioè, mettere sul tavolo la possibilità di far svolgere prima il referendum e poi andare al voto; oppure può offrire un sistema elettorale molto vicino al proporzionale tedesco. Va da sé, che messo di fronte a questa alternativa, l'Udc potrebbe avere grandi difficoltà a dire di no. Basta considerare che, più che le due bozze Bianco, la base di partenza per un eventuale accordo potrebbe essere lo schema Vassallo-Quagliariello (un proporzionale corretto), sul quale Pd, Forza Italia, Udc e Rifondazione erano ad un passo dell'intesa. Sfumata per colpa del precipitare della crisi. Dunque, tirare in ballo il referendum è un modo per forzare Casini a uscire dall'alleanza con il centrodestra, in cambio di una legge elettorale che lo aiuti nella costruzione della Cosa Bianca. Ma è un modo, fanno osservare in ambienti Pd, anche per "ricordare a tutti che c'è un referendum. Il centrodestra deve sapere che se si vota adesso, il referendum si farà l'anno prossimo e si dovrà comunque tornare a votare perché le Camere sarebbero delegittimate dal nuovo sistema elettorale. E' questo che vogliono? Gli conviene?". Magari l'arma è spuntata: in fondo, a parte il buon gusto istituzionale, nessuno potrebbe obbligare Berlusconi, fatta la riforma elettorale o fatto il referendum, a dimettersi. Però, a giudicare dalle reazioni un po' scomposte di An e dal silenzio di Forza Italia, il colpo è andato a segno. "Veramente non è accettabile - attacca Gianfranco Fini - che chi diceva "referendum mai" oggi dica, pur di non sciogliere le Camere, meglio il referendum". Ma a ben vedere la contraddizione è anche sua: non è stata proprio An a raccogliere le firme per il referendum? E adesso non lo vuole più? Casini si mostra frastornato: "Non capisco proprio la posizione del Pd: questo dire di trovare un accordo sulla legge elettorale proporzionale e poi invocare il referendum sono due cose che non stanno assolutamente insieme, sono come il diavolo e l'acqua santa". Mastella in serata fa sapere che suo modo di vedere "immaginare una riforma elettorale è ipocrita". E a ben vedere la mossa ha portato un po' di subbuglio anche nel centrosinistra. Salvi (Sd) ha subito precisato: mai un governo per il referendum. Giordano (Prc) è stato ancora più netto: sarebbe come cadere "dalla padella nella brace. Noi vogliamo cambiare la legge elettorale perché alimenta il trasformismo; con il referendum anche le liste di singoli potrebbero trovare spazio in un unico listone...". Si vedrà. Intanto, Marini ha iniziato il nuovo giro di consultazioni, che si concluderanno molto probabilmente lunedì, per poter poi riferire al capo dello stato già martedì. Il presidente del Senato è sempre dell'avviso di essere alla ricerca di un "consenso politico ampio, non personale" e di non essere disponibile a "svolazzi". Previsioni non ne fa, ma si rifiuta di definire la sua una missione impossibile. Ieri pomeriggio ha visto La Destra di Storace e Santanché, poi l'Svp, i liberaldemocratici senza D'Amico (Dini ha detto che sarà della partita solo c'è una maggioranza "ampia"), i rappresentanti delle autonomie e Sinistra democratica. Oggi sarà la volta di Verdi, Pdci, Partito Socialista, Idv, Udc, Rifondazione comunista e Repubblicani-Liberalriformatori. Ma Marini non si limiterà ai soli partiti. Sabato riceverà infatti (circostanza del tutto inedita) anche le parti sociali e le associazioni di categoria (sindacati, industriali, Confcommercio, Coop, artigiani); e pure i promotori del referendum. Poi, lunedì, An, Forza Italia e Pd. La Lega ha già annunciato che non parteciperà a queste nuove consultazioni. 01/02/2008.

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Forte della sentenza della Consulta, l'incaricato di Napolitano "minaccia" il voto in primavera Dietro la mossa, studiata per fiaccare la resistenza a un governo di scopo, ci sareb (sezione: Riforma elettorale)

( da "Liberazione" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Be D'Alema Marini inizia le consultazioni aleggia lo spettro referendum Romina Velchi Ci mancava il referendum. Più d'uno, ieri nel Transatlantico della Camera, ragionava che l'aver tirato in ballo l'ipotesi di anticipare la consultazione popolare, potrebbe non avere altro effetto che rendere ancora più complicato il lavoro di Franco Marini. Eppure, benché possa apparire un paradosso, si tratta proprio di una delle (due) frecce che il presidente del Senato ha per il suo arco. La mossa (che i bene informati attribuiscono alla fervida mente di Massimo D'Alema) dovrebbe servire, infatti, a fiaccare la resistenza dell'opposizione all'idea di un governo per fare la riforma elettorale. Il messaggio è chiaro: o i partiti si mettono d'accordo per cambiare il sistema di voto, oppure si lascia che sia il popolo a farlo andando al referendum a metà aprile. Subito dopo sarebbe possibile andare alle urne con una nuova legge elettorale. Sul piano giuridico non ci sono ostacoli all'operazione, come sottolineavano ieri sul Corriere della sera , in una lettera aperta a Napolitano, anche i promotori del referendum elettorale. Inoltre, è perfettamente coerente con la richiesta del Colle di non andare a votare con il "porcellum", specie dopo che la Corte costituzionale ha motivato l'accoglimento dei quesiti precisando che l'attuale legge è carente in vari punti. Perciò la proposta suona ancora più minacciosa dalle parti del centrodestra (che contro il muro del referendum corre il serio rischio di sfracellarsi) e rafforza il potere di contrattazione del presidente incaricato. Il quale, senza ombra di dubbio, ha fatto propria questa possibilità facendola assurgere a ipotesi su cui "esplorare" i partiti, visto e considerato che il Pd non ne fa più mistero. Marini, insomma, "deve esplorare tutte le possibilità e vedere qual è quella attorno alla quale raccoglie il maggior consenso" spiegano dalle parti del Partito democratico. Può, cioè, mettere sul tavolo la possibilità di far svolgere prima il referendum e poi andare al voto; oppure può offrire un sistema elettorale molto vicino al proporzionale tedesco. Va da sé, che messo di fronte a questa alternativa, l'Udc potrebbe avere grandi difficoltà a dire di no. Basta considerare che, più che le due bozze Bianco, la base di partenza per un eventuale accordo potrebbe essere lo schema Vassallo-Quagliariello (un proporzionale corretto), sul quale Pd, Forza Italia, Udc e Rifondazione erano ad un passo dell'intesa. Sfumata per colpa del precipitare della crisi. Dunque, tirare in ballo il referendum è un modo per forzare Casini a uscire dall'alleanza con il centrodestra, in cambio di una legge elettorale che lo aiuti nella costruzione della Cosa Bianca. Ma è un modo, fanno osservare in ambienti Pd, anche per "ricordare a tutti che c'è un referendum. Il centrodestra deve sapere che se si vota adesso, il referendum si farà l'anno prossimo e si dovrà comunque tornare a votare perché le Camere sarebbero delegittimate dal nuovo sistema elettorale. E' questo che vogliono? Gli conviene?". Magari l'arma è spuntata: in fondo, a parte il buon gusto istituzionale, nessuno potrebbe obbligare Berlusconi, fatta la riforma elettorale o fatto il referendum, a dimettersi. Però, a giudicare dalle reazioni un po' scomposte di An e dal silenzio di Forza Italia, il colpo è andato a segno. "Veramente non è accettabile - attacca Gianfranco Fini - che chi diceva "referendum mai" oggi dica, pur di non sciogliere le Camere, meglio il referendum". Ma a ben vedere la contraddizione è anche sua: non è stata proprio An a raccogliere le firme per il referendum? E adesso non lo vuole più? Casini si mostra frastornato: "Non capisco proprio la posizione del Pd: questo dire di trovare un accordo sulla legge elettorale proporzionale e poi invocare il referendum sono due cose che non stanno assolutamente insieme, sono come il diavolo e l'acqua santa". Mastella in serata fa sapere che suo modo di vedere "immaginare una riforma elettorale è ipocrita". E a ben vedere la mossa ha portato un po' di subbuglio anche nel centrosinistra. Salvi (Sd) ha subito precisato: mai un governo per il referendum. Giordano (Prc) è stato ancora più netto: sarebbe come cadere "dalla padella nella brace. Noi vogliamo cambiare la legge elettorale perché alimenta il trasformismo; con il referendum anche le liste di singoli potrebbero trovare spazio in un unico listone...". Si vedrà. Intanto, Marini ha iniziato il nuovo giro di consultazioni, che si concluderanno molto probabilmente lunedì, per poter poi riferire al capo dello stato già martedì. Il presidente del Senato è sempre dell'avviso di essere alla ricerca di un "consenso politico ampio, non personale" e di non essere disponibile a "svolazzi". Previsioni non ne fa, ma si rifiuta di definire la sua una missione impossibile. Ieri pomeriggio ha visto La Destra di Storace e Santanché, poi l'Svp, i liberaldemocratici senza D'Amico (Dini ha detto che sarà della partita solo c'è una maggioranza "ampia"), i rappresentanti delle autonomie e Sinistra democratica. Oggi sarà la volta di Verdi, Pdci, Partito Socialista, Idv, Udc, Rifondazione comunista e Repubblicani-Liberalriformatori. Ma Marini non si limiterà ai soli partiti. Sabato riceverà infatti (circostanza del tutto inedita) anche le parti sociali e le associazioni di categoria (sindacati, industriali, Confcommercio, Coop, artigiani); e pure i promotori del referendum. Poi, lunedì, An, Forza Italia e Pd. La Lega ha già annunciato che non parteciperà a queste nuove consultazioni. 01/02/2008.

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Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl (2) (sezione: Riforma elettorale)

( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

(POL) Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl Roma, 1 feb (Velino) - Franco Marini non andrà “per le lunghe”. E - prima di cominciare le consultazioni pomeridiane - indica in lunedì la giornata giusta “per tirare le somme”. Il presidente del Senato assicura che non ci sono “scorciatoie, sotterfugi né furbizie”, riconosce che “la situazione rimane gravosa, ma un margine c'è”. Marini difende la scelta di ascoltare anche le parti sociali, citando precedenti a favore di questo orientamento. Ma soprattutto tenta un forcing disperato su Silvio Berlusconi: “Un grande partito come Forza Italia, radicato sul territorio, non può trascurare” un “fatto eccezionale” come “la totalità di orientamenti” a favore di “uno sforzo ritenuto utile così largamente” quale la riforma della legge elettorale. Un'ultima chiamata alla quale si unisce il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, che quasi simultaneamente propone a Forza Italia - e all'intero centrodestra - una “grande coalizione” guidata proprio da Marini per “scrivere le regole”. Meglio farlo ora, non dopo le elezioni, come accennato dal centrodestra, segnala Veltroni. Il presidente del Senato, per sgombrare il campo da letture maliziose e ipotesi di ogni risma, tiene a precisare che “l'intesa tra le forze politiche sulla legge elettorale, così come la stiamo verificando e ricercando, è la precondizione per la nascita di un governo. Non stiamo lavorando per creare un governo che poi va alla ricerca in Parlamento di un accordo sulla legge elettorale”. Dunque “prima ci deve essere la verifica delle condizioni per avviare il lavoro per fare la legge elettorale e poi si può passare a un governo funzionale a fare questa grossa riforma”. In un estremo sforzo persuasivo diretto in particolare a FI, Marini scandisce: “Cambiare le regole insieme sarebbe una grande novità”. Eppure, Pier Ferdinando Casini avverte la “sensazione” di elezioni anticipate da tenersi il prima possibile. E mette in chiaro - dopo aver incontrato Marini - che l'Udc “conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del centrosinistra”. Il leader dell'Udc aggiunge che “le modalità con cui il presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a svelenire il clima politico” e questo, prosegue Casini, sarà utile anche per il futuro. Più tardi, dagli Appennini modenesi, il leader dell'Udc rincara la dose: “Guardate - dice ai cronisti - che Marini è una persona seria, è più realista di quanto pensiate voi giornalisti. Anche lui pensa sia quasi impossibile” tagliare il traguardo della riforma elettorale. A scanso di equivoci, l'ex presidente della Camera afferma che “se Marini vuole fare una legge elettorale tedesca è una cosa bella, ma i voti li deve cercare da un'altra parte, non li chieda all'Udc. Noi proponevamo il tedesco e Veltroni ci ha insegnato che non si poteva fare senza Forza Italia. Dico a Veltroni: se non si poteva fare la legge elettorale senza Forza Italia figuriamoci un governo...”. Tale è la convinzione di Casini che il leader centrista indica persino la strada migliore per arrivare al voto: “Prodi starà in carica per il disbrigo degli affari correnti. Sono convinto che sarà sereno, sarà serio, per cui credo che sia la cosa più logica che lui rimanga”. E “penso che nessuno avrebbe delle difficoltà”. Quanto al referendum, come ultimo appiglio per il fronte anti-urne, “penso che in questo momento, pur di evitare le elezioni, scalerebbero a piedi anche i ghiacciai”, ironizza Casini. Il quale sottolinea la “confusione che viene dal Pd, che un giorno evoca la legge tedesca e il giorno dopo evoca il referendum. Sono due cose antitetiche”. Proprio alla scalata di un ghiacciaio - secondo la metafora a sfondo montano proposta da Casini - assomigliano le consultazioni condotte dal presidente del Senato. Dagli incontri a Palazzo Giustiniani è finora venuta una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili. Antonio Di Pietro addirittura ha posto la condizione che il testo di una nuova legge elettorale, se l'accordo dovesse essere raggiunto, sia scritto nero su bianco e presentato come allegato alle dichiarazioni programmatiche quando dovesse essere chiesta la fiducia alle Camere. “Carta canta”, è stato il monito di un Di Pietro poco convinto che ci siano le condizioni per fare un governo a termine che consenta di rinnovare il Parlamento entro giugno con nuove regole. Aprendo la seconda giornata di consultazioni, i Verdi, guidati da Alfonso Pecoraro Scanio, hanno esortato il presidente del Senato a “partire dalla maggioranza che ha riconfermato la fiducia a Prodi per giungere a una legge elettorale che eviti un contenzioso folle sul rischio di incostituzionalità delle prossime elezioni politiche”. Anche il Pdci di Oliviero Diliberto è disposto a sostenere un governo solo “se esso fosse in continuità del precedente, cioè un governo di centrosinistra con una maggioranza di centrosinistra”. Quella maggioranza della quale il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha già cominciato a fare i bagagli con grande serenità, certifica l'esaurimento dando per scontate le elezioni, subito o a giugno poco cambia dal suo punto di vista. E il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, non sembra nutrire troppe speranze nell'esortare a “fare un governo in tempi brevissimi garantendo le elezioni politiche prima dell'estate”. D'altra parte, opposta alla condizione di Verdi e Pdci è quella dei Liberaldemocratici di Lamberto Dini, che non hanno chiuso la porta in faccia a Marini e auspicano un governo di unità nazionale, purché la nuova maggioranza abbia connotati diversi da quella precedente. I socialisti Enrico Boselli e Gavino Angius pongono l'accento non tanto sulla questione del tipo di maggioranza da costruire quanto sul merito della riforma: no netto alla bozza Bianco, sì solo al recupero della bozza Chiti. Su un punto però Angius concorda con i Verdi: il socialista vicepresidente del Senato si dice preoccupato “anche per la sentenza della Corte costituzionale”. Analoga la preoccupazione espressa dalla capogruppo del Partito democratico al Senato, Anna Finocchiaro: “Anche il referendum, a prescindere dalle valutazioni fatte dalla Corte (che in realtà ha sollevato solo incidentalmente dubbi sul criterio di assegnazione del premio di maggioranza stabilito dalla legge in vigore ed eventualmente confermato dalle regole scaturite dalla consultazione popolare, ndr), diventerebbe una mina per le nuove Camere”. Un'affermazione “inusitata”, replica il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto. Sulle critiche della Consulta alla legge in vigore e sull'opportunità di dare la parola ai cittadini col referendum (dal quale però uscirebbe una legge che ancor più marcatamente andrebbe nella direzione sconsigliata dalla Corte costituzionale) si gioca forse l'ultima partita pre-elezioni anticipate. E il duro scontro tra Massimo D'Alema e Gianfranco Fini sulla necessità di modificare la legge elettorale - o comunque di far svolgere il referendum - prima delle elezioni politiche ne offre un assaggio. Secondo il presidente del comitato promotore del referendum, Giovanni Guzzetta, il Pd sarebbe pronto a sostenere un governo per il referendum; il numero due del Pd, Dario Franceschini, conferma che quella referendaria è una valida subordinata. Ma a nome di Rifondazione Franco Giordano avvisa che una simile soluzione “per noi non solo non è auspicabile, ma la contrastiamo”. Ancor più netto Fini, che nel primo pomeriggio ha incontrato Guzzetta (il quale in precedenza visto i vertici del Pd): per il presidente di An “ora c'è solo il voto”, sintetizza il presidente del comitato promotore del referendum. Fini puntualizza che l'esigenza primaria è avere quanto prima un governo nel pieno delle funzioni. “Noi non neghiamo la necessità di continuare l'impegno a difesa del bipolarismo per le riforme istituzionali e per una legge elettorale che sia una garanzia dell'alternanza. Ma questo accadrà nella prossima legislatura. Oggi per gli italiani - conclude il presidente di An - serve solo tornare al voto”. Secondo fonti vicino a Marini, il presidente del Senato non starebbe - almeno per ora - intenzionato a tirar fuori la carta referendaria dal suo mazzo. La seconda carica dello Stato punta piuttosto - e lo ha fatto capire con chiarezza - a coinvolgere Forza Italia con un pressing accanito. Una visita di Gianni Letta a Palazzo Chigi, dove si trovava il nipote Enrico, alimenta indiscrezioni sul pressing cui gli azzurri sarebbero sottoposti. E al filo ipotetico Marini-Letta si aggrappa Vannino Chiti nell'auspicare un dietrofront di FI. Ma da Via dell'Umiltà la linea non cambia: “Elezioni subito”. (Nicholas D. Leone) 1 feb 17:58.

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Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl (sezione: Riforma elettorale)

( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

(POL) Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl Roma, 1 feb (Velino) - Franco Marini non andrà “per le lunghe”. E - prima di cominciare le consultazioni pomeridiane - indica in lunedì la giornata giusta “per tirare le somme”. Il presidente del Senato assicura che non ci sono “scorciatoie, sotterfugi né furbizie”, riconosce che “la situazione rimane gravosa, ma un margine c'è”. Marini difende la scelta di ascoltare anche le parti sociali, citando precedenti a favore di questo orientamento. Ma soprattutto tenta un forcing disperato su Silvio Berlusconi: “Un grande partito come Forza Italia, radicato sul territorio, non può trascurare” un “fatto eccezionale” come “la totalità di orientamenti” a favore di “uno sforzo ritenuto utile così largamente” quale la riforma della legge elettorale. Un'ultima chiamata alla quale si unisce il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, che quasi simultaneamente propone a Forza Italia - e all'intero centrodestra - una “grande coalizione” guidata proprio da Marini per “scrivere le regole”. Meglio farlo ora, non dopo le elezioni, come accennato dal centrodestra, segnala Veltroni. Il presidente del Senato, per sgombrare il campo da letture maliziose e ipotesi di ogni risma, tiene a precisare che “l'intesa tra le forze politiche sulla legge elettorale, così come la stiamo verificando e ricercando, è la precondizione per la nascita di un governo. Non stiamo lavorando per creare un governo che poi va alla ricerca in Parlamento di un accordo sulla legge elettorale”. Dunque “prima ci deve essere la verifica delle condizioni per avviare il lavoro per fare la legge elettorale e poi si può passare a un governo funzionale a fare questa grossa riforma”. In un estremo sforzo persuasivo diretto in particolare a FI, Marini scandisce: “Cambiare le regole insieme sarebbe una grande novità”. Eppure, Pier Ferdinando Casini avverte la “sensazione” di elezioni anticipate da tenersi il prima possibile. E mette in chiaro - dopo aver incontrato Marini - che l'Udc “conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del centrosinistra”. Il leader dell'Udc aggiunge che “le modalità con cui il presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a svelenire il clima politico” e questo, prosegue Casini, sarà utile anche per il futuro. Più tardi, dagli Appennini modenesi, il leader dell'Udc rincara la dose: “Guardate - dice ai cronisti - che Marini è una persona seria, è più realista di quanto pensiate voi giornalisti. Anche lui pensa sia quasi impossibile” tagliare il traguardo della riforma elettorale. A scanso di equivoci, l'ex presidente della Camera afferma che “se Marini vuole fare una legge elettorale tedesca è una cosa bella, ma i voti li deve cercare da un'altra parte, non li chieda all'Udc. Noi proponevamo il tedesco e Veltroni ci ha insegnato che non si poteva fare senza Forza Italia. Dico a Veltroni: se non si poteva fare la legge elettorale senza Forza Italia figuriamoci un governo...”. Tale è la convinzione di Casini che il leader centrista indica persino la strada migliore per arrivare al voto: “Prodi starà in carica per il disbrigo degli affari correnti. Sono convinto che sarà sereno, sarà serio, per cui credo che sia la cosa più logica che lui rimanga”. E “penso che nessuno avrebbe delle difficoltà”. Quanto al referendum, come ultimo appiglio per il fronte anti-urne, “penso che in questo momento, pur di evitare le elezioni, scalerebbero a piedi anche i ghiacciai”, ironizza Casini. Il quale sottolinea la “confusione che viene dal Pd, che un giorno evoca la legge tedesca e il giorno dopo evoca il referendum. Sono due cose antitetiche”. Proprio alla scalata di un ghiacciaio - secondo la metafora a sfondo montano proposta da Casini - assomigliano le consultazioni condotte dal presidente del Senato. Dagli incontri a Palazzo Giustiniani è finora venuta una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili. Antonio Di Pietro addirittura ha posto la condizione che il testo di una nuova legge elettorale, se l'accordo dovesse essere raggiunto, sia scritto nero su bianco e presentato come allegato alle dichiarazioni programmatiche quando dovesse essere chiesta la fiducia alle Camere. “Carta canta”, è stato il monito di un Di Pietro poco convinto che ci siano le condizioni per fare un governo a termine che consenta di rinnovare il Parlamento entro giugno con nuove regole. Aprendo la seconda giornata di consultazioni, i Verdi, guidati da Alfonso Pecoraro Scanio, hanno esortato il presidente del Senato a “partire dalla maggioranza che ha riconfermato la fiducia a Prodi per giungere a una legge elettorale che eviti un contenzioso folle sul rischio di incostituzionalità delle prossime elezioni politiche”. Anche il Pdci di Oliviero Diliberto è disposto a sostenere un governo solo “se esso fosse in continuità del precedente, cioè un governo di centrosinistra con una maggioranza di centrosinistra”. Quella maggioranza della quale il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha già cominciato a fare i bagagli con grande serenità, certifica l'esaurimento dando per scontate le elezioni, subito o a giugno poco cambia dal suo punto di vista. E il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, non sembra nutrire troppe speranze nell'esortare a “fare un governo in tempi brevissimi garantendo le elezioni politiche prima dell'estate”. D'altra parte, opposta alla condizione di Verdi e Pdci è quella dei Liberaldemocratici di Lamberto Dini, che non hanno chiuso la porta in faccia a Marini e auspicano un governo di unità nazionale, purché la nuova maggioranza abbia connotati diversi da quella precedente. I socialisti Enrico Boselli e Gavino Angius pongono l'accento non tanto sulla questione del tipo di maggioranza da costruire quanto sul merito della riforma: no netto alla bozza Bianco, sì solo al recupero della bozza Chiti. Su un punto però Angius concorda con i Verdi: il socialista vicepresidente del Senato si dice preoccupato “anche per la sentenza della Corte costituzionale”. Analoga la preoccupazione espressa dalla capogruppo del Partito democratico al Senato, Anna Finocchiaro: “Anche il referendum, a prescindere dalle valutazioni fatte dalla Corte (che in realtà ha sollevato solo incidentalmente dubbi sul criterio di assegnazione del premio di maggioranza stabilito dalla legge in vigore ed eventualmente confermato dalle regole scaturite dalla consultazione popolare, ndr), diventerebbe una mina per le nuove Camere”. Un'affermazione “inusitata”, replica il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto. Sulle critiche della Consulta alla legge in vigore e sull'opportunità di dare la parola ai cittadini col referendum (dal quale però uscirebbe una legge che ancor più marcatamente andrebbe nella direzione sconsigliata dalla Corte costituzionale) si gioca forse l'ultima partita pre-elezioni anticipate. E il duro scontro tra Massimo D'Alema e Gianfranco Fini sulla necessità di modificare la legge elettorale - o comunque di far svolgere il referendum - prima delle elezioni politiche ne offre un assaggio. Secondo il presidente del comitato promotore del referendum, Giovanni Guzzetta, il Pd sarebbe pronto a sostenere un governo per il referendum; il numero due del Pd, Dario Franceschini, conferma che quella referendaria è una valida subordinata. Ma a nome di Rifondazione Franco Giordano avvisa che una simile soluzione “per noi non solo non è auspicabile, ma la contrastiamo”. Ancor più netto Fini, che nel primo pomeriggio ha incontrato Guzzetta (il quale in precedenza visto i vertici del Pd): per il presidente di An “ora c'è solo il voto”, sintetizza il presidente del comitato promotore del referendum. Fini puntualizza che l'esigenza primaria è avere quanto prima un governo nel pieno delle funzioni. “Noi non neghiamo la necessità di continuare l'impegno a difesa del bipolarismo per le riforme istituzionali e per una legge elettorale che sia una garanzia dell'alternanza. Ma questo accadrà nella prossima legislatura. Oggi per gli italiani - conclude il presidente di An - serve solo tornare al voto”. Secondo fonti vicino a Marini, il presidente del Senato non starebbe - almeno per ora - intenzionato a tirar fuori la carta referendaria dal suo mazzo. La seconda carica dello Stato punta piuttosto - e lo ha fatto capire con chiarezza - a coinvolgere Forza Italia con un pressing accanito. Una visita di Gianni Letta a Palazzo Chigi, dove si trovava il nipote Enrico, alimenta indiscrezioni sul pressing cui gli azzurri sarebbero sottoposti. E al filo ipotetico Marini-Letta si aggrappa Vannino Chiti nell'auspicare un dietrofront di FI. Ma da Via dell'Umiltà la linea non cambia: “Elezioni subito”. (Nicholas D. Leone) 1 feb 17:58.

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Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl (5) (sezione: Riforma elettorale)

( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

(POL) Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl Roma, 1 feb (Velino) - Franco Marini non andrà “per le lunghe”. E - prima di cominciare le consultazioni pomeridiane - indica in lunedì la giornata giusta “per tirare le somme”. Il presidente del Senato assicura che non ci sono “scorciatoie, sotterfugi né furbizie”, riconosce che “la situazione rimane gravosa, ma un margine c'è”. Marini difende la scelta di ascoltare anche le parti sociali, citando precedenti a favore di questo orientamento. Ma soprattutto tenta un forcing disperato su Silvio Berlusconi: “Un grande partito come Forza Italia, radicato sul territorio, non può trascurare” un “fatto eccezionale” come “la totalità di orientamenti” a favore di “uno sforzo ritenuto utile così largamente” quale la riforma della legge elettorale. Un'ultima chiamata alla quale si unisce il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, che quasi simultaneamente propone a Forza Italia - e all'intero centrodestra - una “grande coalizione” guidata proprio da Marini per “scrivere le regole”. Meglio farlo ora, non dopo le elezioni, come accennato dal centrodestra, segnala Veltroni. Il presidente del Senato, per sgombrare il campo da letture maliziose e ipotesi di ogni risma, tiene a precisare che “l'intesa tra le forze politiche sulla legge elettorale, così come la stiamo verificando e ricercando, è la precondizione per la nascita di un governo. Non stiamo lavorando per creare un governo che poi va alla ricerca in Parlamento di un accordo sulla legge elettorale”. Dunque “prima ci deve essere la verifica delle condizioni per avviare il lavoro per fare la legge elettorale e poi si può passare a un governo funzionale a fare questa grossa riforma”. In un estremo sforzo persuasivo diretto in particolare a FI, Marini scandisce: “Cambiare le regole insieme sarebbe una grande novità”. Eppure, Pier Ferdinando Casini avverte la “sensazione” di elezioni anticipate da tenersi il prima possibile. E mette in chiaro - dopo aver incontrato Marini - che l'Udc “conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del centrosinistra”. Il leader dell'Udc aggiunge che “le modalità con cui il presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a svelenire il clima politico” e questo, prosegue Casini, sarà utile anche per il futuro. Più tardi, dagli Appennini modenesi, il leader dell'Udc rincara la dose: “Guardate - dice ai cronisti - che Marini è una persona seria, è più realista di quanto pensiate voi giornalisti. Anche lui pensa sia quasi impossibile” tagliare il traguardo della riforma elettorale. A scanso di equivoci, l'ex presidente della Camera afferma che “se Marini vuole fare una legge elettorale tedesca è una cosa bella, ma i voti li deve cercare da un'altra parte, non li chieda all'Udc. Noi proponevamo il tedesco e Veltroni ci ha insegnato che non si poteva fare senza Forza Italia. Dico a Veltroni: se non si poteva fare la legge elettorale senza Forza Italia figuriamoci un governo...”. Tale è la convinzione di Casini che il leader centrista indica persino la strada migliore per arrivare al voto: “Prodi starà in carica per il disbrigo degli affari correnti. Sono convinto che sarà sereno, sarà serio, per cui credo che sia la cosa più logica che lui rimanga”. E “penso che nessuno avrebbe delle difficoltà”. Quanto al referendum, come ultimo appiglio per il fronte anti-urne, “penso che in questo momento, pur di evitare le elezioni, scalerebbero a piedi anche i ghiacciai”, ironizza Casini. Il quale sottolinea la “confusione che viene dal Pd, che un giorno evoca la legge tedesca e il giorno dopo evoca il referendum. Sono due cose antitetiche”. Proprio alla scalata di un ghiacciaio - secondo la metafora a sfondo montano proposta da Casini - assomigliano le consultazioni condotte dal presidente del Senato. Dagli incontri a Palazzo Giustiniani è finora venuta una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili. Antonio Di Pietro addirittura ha posto la condizione che il testo di una nuova legge elettorale, se l'accordo dovesse essere raggiunto, sia scritto nero su bianco e presentato come allegato alle dichiarazioni programmatiche quando dovesse essere chiesta la fiducia alle Camere. “Carta canta”, è stato il monito di un Di Pietro poco convinto che ci siano le condizioni per fare un governo a termine che consenta di rinnovare il Parlamento entro giugno con nuove regole. Aprendo la seconda giornata di consultazioni, i Verdi, guidati da Alfonso Pecoraro Scanio, hanno esortato il presidente del Senato a “partire dalla maggioranza che ha riconfermato la fiducia a Prodi per giungere a una legge elettorale che eviti un contenzioso folle sul rischio di incostituzionalità delle prossime elezioni politiche”. Anche il Pdci di Oliviero Diliberto è disposto a sostenere un governo solo “se esso fosse in continuità del precedente, cioè un governo di centrosinistra con una maggioranza di centrosinistra”. Quella maggioranza della quale il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha già cominciato a fare i bagagli con grande serenità, certifica l'esaurimento dando per scontate le elezioni, subito o a giugno poco cambia dal suo punto di vista. E il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, non sembra nutrire troppe speranze nell'esortare a “fare un governo in tempi brevissimi garantendo le elezioni politiche prima dell'estate”. D'altra parte, opposta alla condizione di Verdi e Pdci è quella dei Liberaldemocratici di Lamberto Dini, che non hanno chiuso la porta in faccia a Marini e auspicano un governo di unità nazionale, purché la nuova maggioranza abbia connotati diversi da quella precedente. I socialisti Enrico Boselli e Gavino Angius pongono l'accento non tanto sulla questione del tipo di maggioranza da costruire quanto sul merito della riforma: no netto alla bozza Bianco, sì solo al recupero della bozza Chiti. Su un punto però Angius concorda con i Verdi: il socialista vicepresidente del Senato si dice preoccupato “anche per la sentenza della Corte costituzionale”. Analoga la preoccupazione espressa dalla capogruppo del Partito democratico al Senato, Anna Finocchiaro: “Anche il referendum, a prescindere dalle valutazioni fatte dalla Corte (che in realtà ha sollevato solo incidentalmente dubbi sul criterio di assegnazione del premio di maggioranza stabilito dalla legge in vigore ed eventualmente confermato dalle regole scaturite dalla consultazione popolare, ndr), diventerebbe una mina per le nuove Camere”. Un'affermazione “inusitata”, replica il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto. Sulle critiche della Consulta alla legge in vigore e sull'opportunità di dare la parola ai cittadini col referendum (dal quale però uscirebbe una legge che ancor più marcatamente andrebbe nella direzione sconsigliata dalla Corte costituzionale) si gioca forse l'ultima partita pre-elezioni anticipate. E il duro scontro tra Massimo D'Alema e Gianfranco Fini sulla necessità di modificare la legge elettorale - o comunque di far svolgere il referendum - prima delle elezioni politiche ne offre un assaggio. Secondo il presidente del comitato promotore del referendum, Giovanni Guzzetta, il Pd sarebbe pronto a sostenere un governo per il referendum; il numero due del Pd, Dario Franceschini, conferma che quella referendaria è una valida subordinata. Ma a nome di Rifondazione Franco Giordano avvisa che una simile soluzione “per noi non solo non è auspicabile, ma la contrastiamo”. Ancor più netto Fini, che nel primo pomeriggio ha incontrato Guzzetta (il quale in precedenza visto i vertici del Pd): per il presidente di An “ora c'è solo il voto”, sintetizza il presidente del comitato promotore del referendum. Fini puntualizza che l'esigenza primaria è avere quanto prima un governo nel pieno delle funzioni. “Noi non neghiamo la necessità di continuare l'impegno a difesa del bipolarismo per le riforme istituzionali e per una legge elettorale che sia una garanzia dell'alternanza. Ma questo accadrà nella prossima legislatura. Oggi per gli italiani - conclude il presidente di An - serve solo tornare al voto”. Secondo fonti vicino a Marini, il presidente del Senato non starebbe - almeno per ora - intenzionato a tirar fuori la carta referendaria dal suo mazzo. La seconda carica dello Stato punta piuttosto - e lo ha fatto capire con chiarezza - a coinvolgere Forza Italia con un pressing accanito. Una visita di Gianni Letta a Palazzo Chigi, dove si trovava il nipote Enrico, alimenta indiscrezioni sul pressing cui gli azzurri sarebbero sottoposti. E al filo ipotetico Marini-Letta si aggrappa Vannino Chiti nell'auspicare un dietrofront di FI. Ma da Via dell'Umiltà la linea non cambia: “Elezioni subito”. (Nicholas D. Leone) 1 feb 17:58.

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Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl (4) (sezione: Riforma elettorale)

( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

(POL) Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl Roma, 1 feb (Velino) - Franco Marini non andrà “per le lunghe”. E - prima di cominciare le consultazioni pomeridiane - indica in lunedì la giornata giusta “per tirare le somme”. Il presidente del Senato assicura che non ci sono “scorciatoie, sotterfugi né furbizie”, riconosce che “la situazione rimane gravosa, ma un margine c'è”. Marini difende la scelta di ascoltare anche le parti sociali, citando precedenti a favore di questo orientamento. Ma soprattutto tenta un forcing disperato su Silvio Berlusconi: “Un grande partito come Forza Italia, radicato sul territorio, non può trascurare” un “fatto eccezionale” come “la totalità di orientamenti” a favore di “uno sforzo ritenuto utile così largamente” quale la riforma della legge elettorale. Un'ultima chiamata alla quale si unisce il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, che quasi simultaneamente propone a Forza Italia - e all'intero centrodestra - una “grande coalizione” guidata proprio da Marini per “scrivere le regole”. Meglio farlo ora, non dopo le elezioni, come accennato dal centrodestra, segnala Veltroni. Il presidente del Senato, per sgombrare il campo da letture maliziose e ipotesi di ogni risma, tiene a precisare che “l'intesa tra le forze politiche sulla legge elettorale, così come la stiamo verificando e ricercando, è la precondizione per la nascita di un governo. Non stiamo lavorando per creare un governo che poi va alla ricerca in Parlamento di un accordo sulla legge elettorale”. Dunque “prima ci deve essere la verifica delle condizioni per avviare il lavoro per fare la legge elettorale e poi si può passare a un governo funzionale a fare questa grossa riforma”. In un estremo sforzo persuasivo diretto in particolare a FI, Marini scandisce: “Cambiare le regole insieme sarebbe una grande novità”. Eppure, Pier Ferdinando Casini avverte la “sensazione” di elezioni anticipate da tenersi il prima possibile. E mette in chiaro - dopo aver incontrato Marini - che l'Udc “conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del centrosinistra”. Il leader dell'Udc aggiunge che “le modalità con cui il presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a svelenire il clima politico” e questo, prosegue Casini, sarà utile anche per il futuro. Più tardi, dagli Appennini modenesi, il leader dell'Udc rincara la dose: “Guardate - dice ai cronisti - che Marini è una persona seria, è più realista di quanto pensiate voi giornalisti. Anche lui pensa sia quasi impossibile” tagliare il traguardo della riforma elettorale. A scanso di equivoci, l'ex presidente della Camera afferma che “se Marini vuole fare una legge elettorale tedesca è una cosa bella, ma i voti li deve cercare da un'altra parte, non li chieda all'Udc. Noi proponevamo il tedesco e Veltroni ci ha insegnato che non si poteva fare senza Forza Italia. Dico a Veltroni: se non si poteva fare la legge elettorale senza Forza Italia figuriamoci un governo...”. Tale è la convinzione di Casini che il leader centrista indica persino la strada migliore per arrivare al voto: “Prodi starà in carica per il disbrigo degli affari correnti. Sono convinto che sarà sereno, sarà serio, per cui credo che sia la cosa più logica che lui rimanga”. E “penso che nessuno avrebbe delle difficoltà”. Quanto al referendum, come ultimo appiglio per il fronte anti-urne, “penso che in questo momento, pur di evitare le elezioni, scalerebbero a piedi anche i ghiacciai”, ironizza Casini. Il quale sottolinea la “confusione che viene dal Pd, che un giorno evoca la legge tedesca e il giorno dopo evoca il referendum. Sono due cose antitetiche”. Proprio alla scalata di un ghiacciaio - secondo la metafora a sfondo montano proposta da Casini - assomigliano le consultazioni condotte dal presidente del Senato. Dagli incontri a Palazzo Giustiniani è finora venuta una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili. Antonio Di Pietro addirittura ha posto la condizione che il testo di una nuova legge elettorale, se l'accordo dovesse essere raggiunto, sia scritto nero su bianco e presentato come allegato alle dichiarazioni programmatiche quando dovesse essere chiesta la fiducia alle Camere. “Carta canta”, è stato il monito di un Di Pietro poco convinto che ci siano le condizioni per fare un governo a termine che consenta di rinnovare il Parlamento entro giugno con nuove regole. Aprendo la seconda giornata di consultazioni, i Verdi, guidati da Alfonso Pecoraro Scanio, hanno esortato il presidente del Senato a “partire dalla maggioranza che ha riconfermato la fiducia a Prodi per giungere a una legge elettorale che eviti un contenzioso folle sul rischio di incostituzionalità delle prossime elezioni politiche”. Anche il Pdci di Oliviero Diliberto è disposto a sostenere un governo solo “se esso fosse in continuità del precedente, cioè un governo di centrosinistra con una maggioranza di centrosinistra”. Quella maggioranza della quale il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha già cominciato a fare i bagagli con grande serenità, certifica l'esaurimento dando per scontate le elezioni, subito o a giugno poco cambia dal suo punto di vista. E il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, non sembra nutrire troppe speranze nell'esortare a “fare un governo in tempi brevissimi garantendo le elezioni politiche prima dell'estate”. D'altra parte, opposta alla condizione di Verdi e Pdci è quella dei Liberaldemocratici di Lamberto Dini, che non hanno chiuso la porta in faccia a Marini e auspicano un governo di unità nazionale, purché la nuova maggioranza abbia connotati diversi da quella precedente. I socialisti Enrico Boselli e Gavino Angius pongono l'accento non tanto sulla questione del tipo di maggioranza da costruire quanto sul merito della riforma: no netto alla bozza Bianco, sì solo al recupero della bozza Chiti. Su un punto però Angius concorda con i Verdi: il socialista vicepresidente del Senato si dice preoccupato “anche per la sentenza della Corte costituzionale”. Analoga la preoccupazione espressa dalla capogruppo del Partito democratico al Senato, Anna Finocchiaro: “Anche il referendum, a prescindere dalle valutazioni fatte dalla Corte (che in realtà ha sollevato solo incidentalmente dubbi sul criterio di assegnazione del premio di maggioranza stabilito dalla legge in vigore ed eventualmente confermato dalle regole scaturite dalla consultazione popolare, ndr), diventerebbe una mina per le nuove Camere”. Un'affermazione “inusitata”, replica il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto. Sulle critiche della Consulta alla legge in vigore e sull'opportunità di dare la parola ai cittadini col referendum (dal quale però uscirebbe una legge che ancor più marcatamente andrebbe nella direzione sconsigliata dalla Corte costituzionale) si gioca forse l'ultima partita pre-elezioni anticipate. E il duro scontro tra Massimo D'Alema e Gianfranco Fini sulla necessità di modificare la legge elettorale - o comunque di far svolgere il referendum - prima delle elezioni politiche ne offre un assaggio. Secondo il presidente del comitato promotore del referendum, Giovanni Guzzetta, il Pd sarebbe pronto a sostenere un governo per il referendum; il numero due del Pd, Dario Franceschini, conferma che quella referendaria è una valida subordinata. Ma a nome di Rifondazione Franco Giordano avvisa che una simile soluzione “per noi non solo non è auspicabile, ma la contrastiamo”. Ancor più netto Fini, che nel primo pomeriggio ha incontrato Guzzetta (il quale in precedenza visto i vertici del Pd): per il presidente di An “ora c'è solo il voto”, sintetizza il presidente del comitato promotore del referendum. Fini puntualizza che l'esigenza primaria è avere quanto prima un governo nel pieno delle funzioni. “Noi non neghiamo la necessità di continuare l'impegno a difesa del bipolarismo per le riforme istituzionali e per una legge elettorale che sia una garanzia dell'alternanza. Ma questo accadrà nella prossima legislatura. Oggi per gli italiani - conclude il presidente di An - serve solo tornare al voto”. Secondo fonti vicino a Marini, il presidente del Senato non starebbe - almeno per ora - intenzionato a tirar fuori la carta referendaria dal suo mazzo. La seconda carica dello Stato punta piuttosto - e lo ha fatto capire con chiarezza - a coinvolgere Forza Italia con un pressing accanito. Una visita di Gianni Letta a Palazzo Chigi, dove si trovava il nipote Enrico, alimenta indiscrezioni sul pressing cui gli azzurri sarebbero sottoposti. E al filo ipotetico Marini-Letta si aggrappa Vannino Chiti nell'auspicare un dietrofront di FI. Ma da Via dell'Umiltà la linea non cambia: “Elezioni subito”. (Nicholas D. Leone) 1 feb 17:58.

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Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl (3) (sezione: Riforma elettorale)

( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

(POL) Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl Roma, 1 feb (Velino) - Franco Marini non andrà “per le lunghe”. E - prima di cominciare le consultazioni pomeridiane - indica in lunedì la giornata giusta “per tirare le somme”. Il presidente del Senato assicura che non ci sono “scorciatoie, sotterfugi né furbizie”, riconosce che “la situazione rimane gravosa, ma un margine c'è”. Marini difende la scelta di ascoltare anche le parti sociali, citando precedenti a favore di questo orientamento. Ma soprattutto tenta un forcing disperato su Silvio Berlusconi: “Un grande partito come Forza Italia, radicato sul territorio, non può trascurare” un “fatto eccezionale” come “la totalità di orientamenti” a favore di “uno sforzo ritenuto utile così largamente” quale la riforma della legge elettorale. Un'ultima chiamata alla quale si unisce il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, che quasi simultaneamente propone a Forza Italia - e all'intero centrodestra - una “grande coalizione” guidata proprio da Marini per “scrivere le regole”. Meglio farlo ora, non dopo le elezioni, come accennato dal centrodestra, segnala Veltroni. Il presidente del Senato, per sgombrare il campo da letture maliziose e ipotesi di ogni risma, tiene a precisare che “l'intesa tra le forze politiche sulla legge elettorale, così come la stiamo verificando e ricercando, è la precondizione per la nascita di un governo. Non stiamo lavorando per creare un governo che poi va alla ricerca in Parlamento di un accordo sulla legge elettorale”. Dunque “prima ci deve essere la verifica delle condizioni per avviare il lavoro per fare la legge elettorale e poi si può passare a un governo funzionale a fare questa grossa riforma”. In un estremo sforzo persuasivo diretto in particolare a FI, Marini scandisce: “Cambiare le regole insieme sarebbe una grande novità”. Eppure, Pier Ferdinando Casini avverte la “sensazione” di elezioni anticipate da tenersi il prima possibile. E mette in chiaro - dopo aver incontrato Marini - che l'Udc “conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del centrosinistra”. Il leader dell'Udc aggiunge che “le modalità con cui il presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a svelenire il clima politico” e questo, prosegue Casini, sarà utile anche per il futuro. Più tardi, dagli Appennini modenesi, il leader dell'Udc rincara la dose: “Guardate - dice ai cronisti - che Marini è una persona seria, è più realista di quanto pensiate voi giornalisti. Anche lui pensa sia quasi impossibile” tagliare il traguardo della riforma elettorale. A scanso di equivoci, l'ex presidente della Camera afferma che “se Marini vuole fare una legge elettorale tedesca è una cosa bella, ma i voti li deve cercare da un'altra parte, non li chieda all'Udc. Noi proponevamo il tedesco e Veltroni ci ha insegnato che non si poteva fare senza Forza Italia. Dico a Veltroni: se non si poteva fare la legge elettorale senza Forza Italia figuriamoci un governo...”. Tale è la convinzione di Casini che il leader centrista indica persino la strada migliore per arrivare al voto: “Prodi starà in carica per il disbrigo degli affari correnti. Sono convinto che sarà sereno, sarà serio, per cui credo che sia la cosa più logica che lui rimanga”. E “penso che nessuno avrebbe delle difficoltà”. Quanto al referendum, come ultimo appiglio per il fronte anti-urne, “penso che in questo momento, pur di evitare le elezioni, scalerebbero a piedi anche i ghiacciai”, ironizza Casini. Il quale sottolinea la “confusione che viene dal Pd, che un giorno evoca la legge tedesca e il giorno dopo evoca il referendum. Sono due cose antitetiche”. Proprio alla scalata di un ghiacciaio - secondo la metafora a sfondo montano proposta da Casini - assomigliano le consultazioni condotte dal presidente del Senato. Dagli incontri a Palazzo Giustiniani è finora venuta una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili. Antonio Di Pietro addirittura ha posto la condizione che il testo di una nuova legge elettorale, se l'accordo dovesse essere raggiunto, sia scritto nero su bianco e presentato come allegato alle dichiarazioni programmatiche quando dovesse essere chiesta la fiducia alle Camere. “Carta canta”, è stato il monito di un Di Pietro poco convinto che ci siano le condizioni per fare un governo a termine che consenta di rinnovare il Parlamento entro giugno con nuove regole. Aprendo la seconda giornata di consultazioni, i Verdi, guidati da Alfonso Pecoraro Scanio, hanno esortato il presidente del Senato a “partire dalla maggioranza che ha riconfermato la fiducia a Prodi per giungere a una legge elettorale che eviti un contenzioso folle sul rischio di incostituzionalità delle prossime elezioni politiche”. Anche il Pdci di Oliviero Diliberto è disposto a sostenere un governo solo “se esso fosse in continuità del precedente, cioè un governo di centrosinistra con una maggioranza di centrosinistra”. Quella maggioranza della quale il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha già cominciato a fare i bagagli con grande serenità, certifica l'esaurimento dando per scontate le elezioni, subito o a giugno poco cambia dal suo punto di vista. E il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, non sembra nutrire troppe speranze nell'esortare a “fare un governo in tempi brevissimi garantendo le elezioni politiche prima dell'estate”. D'altra parte, opposta alla condizione di Verdi e Pdci è quella dei Liberaldemocratici di Lamberto Dini, che non hanno chiuso la porta in faccia a Marini e auspicano un governo di unità nazionale, purché la nuova maggioranza abbia connotati diversi da quella precedente. I socialisti Enrico Boselli e Gavino Angius pongono l'accento non tanto sulla questione del tipo di maggioranza da costruire quanto sul merito della riforma: no netto alla bozza Bianco, sì solo al recupero della bozza Chiti. Su un punto però Angius concorda con i Verdi: il socialista vicepresidente del Senato si dice preoccupato “anche per la sentenza della Corte costituzionale”. Analoga la preoccupazione espressa dalla capogruppo del Partito democratico al Senato, Anna Finocchiaro: “Anche il referendum, a prescindere dalle valutazioni fatte dalla Corte (che in realtà ha sollevato solo incidentalmente dubbi sul criterio di assegnazione del premio di maggioranza stabilito dalla legge in vigore ed eventualmente confermato dalle regole scaturite dalla consultazione popolare, ndr), diventerebbe una mina per le nuove Camere”. Un'affermazione “inusitata”, replica il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto. Sulle critiche della Consulta alla legge in vigore e sull'opportunità di dare la parola ai cittadini col referendum (dal quale però uscirebbe una legge che ancor più marcatamente andrebbe nella direzione sconsigliata dalla Corte costituzionale) si gioca forse l'ultima partita pre-elezioni anticipate. E il duro scontro tra Massimo D'Alema e Gianfranco Fini sulla necessità di modificare la legge elettorale - o comunque di far svolgere il referendum - prima delle elezioni politiche ne offre un assaggio. Secondo il presidente del comitato promotore del referendum, Giovanni Guzzetta, il Pd sarebbe pronto a sostenere un governo per il referendum; il numero due del Pd, Dario Franceschini, conferma che quella referendaria è una valida subordinata. Ma a nome di Rifondazione Franco Giordano avvisa che una simile soluzione “per noi non solo non è auspicabile, ma la contrastiamo”. Ancor più netto Fini, che nel primo pomeriggio ha incontrato Guzzetta (il quale in precedenza visto i vertici del Pd): per il presidente di An “ora c'è solo il voto”, sintetizza il presidente del comitato promotore del referendum. Fini puntualizza che l'esigenza primaria è avere quanto prima un governo nel pieno delle funzioni. “Noi non neghiamo la necessità di continuare l'impegno a difesa del bipolarismo per le riforme istituzionali e per una legge elettorale che sia una garanzia dell'alternanza. Ma questo accadrà nella prossima legislatura. Oggi per gli italiani - conclude il presidente di An - serve solo tornare al voto”. Secondo fonti vicino a Marini, il presidente del Senato non starebbe - almeno per ora - intenzionato a tirar fuori la carta referendaria dal suo mazzo. La seconda carica dello Stato punta piuttosto - e lo ha fatto capire con chiarezza - a coinvolgere Forza Italia con un pressing accanito. Una visita di Gianni Letta a Palazzo Chigi, dove si trovava il nipote Enrico, alimenta indiscrezioni sul pressing cui gli azzurri sarebbero sottoposti. E al filo ipotetico Marini-Letta si aggrappa Vannino Chiti nell'auspicare un dietrofront di FI. Ma da Via dell'Umiltà la linea non cambia: “Elezioni subito”. (Nicholas D. Leone) 1 feb 17:58.

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Il Pd gioca la carta referendum (sezione: Riforma elettorale)

( da "Affari Italiani (Online)" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Venerdí 01.02.2008 14:12 --> SONDAGGIO 1/ Riuscirà Marini a fare un nuovo governo e a evitare le elezioni anticipate? SONDAGGIO 2/ In caso di elezioni, che cosa dovrebbe fare il Pd? FORUM 1/ Condividi la scelta del capo dello Stato di conferire l'incarico a Franco Marini? FORUM 2/ Secondo te, Silvio Berlusconi è "inadeguato" per governare l'Italia? Il costituzionalista Vittorio Angiolini ad Affari: "Indire il referendum e poi votare già in primavera? L'ipotesi non è realistica" Crisi/ Bertinotti: le elezioni sono ormai certe. Casini gela Marini. Gianni Letta va a Palazzo Chigi, ma resto il no di Berlusconi Rumors: Montezemolo potrebbe decidere di scendere in campo con la Rosa Bianca. Presto Marini/ Soro (Pd) ad Affari: questo obiettivo non è perseguibile senza la partecipazione dei partiti del Centrodestra Veltroni, a un passo dalle dimissioni da sindaco, chiama Rutelli: "Non perdiamo Roma" Ipsos: Centrodestra al 58%. Pd da solo per 4 su 10. I dati di tutti i partiti Crisi & governo/ The Economist boccia Mr Berlusconi: "La sua priorità sarebbe quella di proteggere i propri interessi" Crisi/ Cattaneo (a.d. di Terna) ad Affari: "C'è bisogno di stabilità. Per le aziende è una cosa fondamentale" Rosa Bianca/ Baccini ad Affari: mi piacerebbe avere con noi il professor Mario Monti. Sarei felicissimo di un impegno diretto del presidente Montezemolo... Borsa e governo/ Il mercato snobba il "palazzo", nell'incertezza meglio rifare la legge elettorale Il manifesto delle imprese sulla crisi: cambiare legge elettorale è un obbligo E Prodi (e il nuovo governo) caddero nella Rete . Guarda il videocommento di Affari I COMMENTI Tanto scompiglio per 0,4 gatti Di Giuseppe Morello Per Veltroni ok il voto, ma senza Prodi Di Marco Volpati I poteri forti mettono le mani nel piatto Stai zitto cretino! Di Pasquale Della Torca Il Pd è un po' come tutti i single Di Giuseppe Civati E ora Veltroni giochi la carta Montezemolo La risposta/ Vedrete che Montezemolo saprà creare le condizioni di un "governo di scopo" per arrivare alle elezioni con un modello tedesco Di Enrico Andreoli Governo, a destra già si litiga Di Giuseppe Morello E ora Silvio e Walter si mettano d'accordo su un programma e su un premier a tempo Di Angelo Maria Perrino Elezioni/ Beppe Grillo ad Affari: se si vota per le Politiche non ci sarò. Ma le mie liste civiche saranno in campo per le Amministrative... Elezioni/ Pecoraro rilancia: caro Veltroni uniamoci, non regaliamo l'Italia a Berlusconi Corritore (Pd) ad Affari: se si va al voto primarie per scegliere i candidati Retroscena/ Se si va al voto la Cosa Rossa si presenta sola e unita. Ma senza il Pdci di Diliberto Elezioni/ Weber (Swg) ad Affari: maggioranza al Centrodestra anche al Senato. Pd da solo al 33%, alleato con la Cosa Rossa al 26. Tutti i dati Cambiare la legge elettorale in Parlamento o attraverso il referendum. E solo dopo andare al voto. E' questa la linea del Partito Democratico, ribadita dal vicesegretario Dario Franceschini, al termine dell'incontro con il comitato promotore del referendum, che si è svolto nella sede del Pd, con il segretario Walter Veltroni. "Non c'è cosa più sciocca - dice Franceschini - che pensare che abbiamo paura delle elezioni. Il consenso attorno all'idea di cambiamento che rappresenta il Pd è enorme". Detto questo, sottolinea il numero due del Pd, "chiunque può capire che avrebbe senso prima cambiare la legge elettorale che tutti dicono che non funziona e poi andare a votare e non viceversa. Per questo aggiunge - sosteniamo fino in fondo il tentativo del presidente del Senato. In secondo luogo, avrebbe più senso sentire prima come la pensano gli italiani sulla legge elettorale e poi votare subito dopo, cioè tra qualche mese, con la legge elettorale che - conclude - gli italiani hanno scelto". GUZZETTA: IL PD E' DISPONIBILE A UN GOVERNO PER IL REFERENDUM Il Partito Democratico ha garantito la sua disponibilità "a sostenere un governo che faccia in Parlamento la riforma elettorale o, in alternativa, che accompagni e consenta lo svolgimento del referendum prima delle elezioni anticipate". A riferirlo è il presidente del Comitato promotore del referendum, Giuseppe Guzzetta, al termine dell'incontro con il segretario del Pd, Walter Veltroni, e il vice Dario Franceschini. All'incontro erano presenti anche Mario Segni e Natale D'Amico. "Abbiamo esposto la nostra iniziativa a Veltroni e Franceschini sulla possibilità di fare il referendum subito prima dello scioglimento delle Camere e andare al voto con la nuova legge. Veltroni - spiega il presidente del comitato referendario, Giovanni Guzzetta - ha risposto che la posizione del Pd è di essere disponibile a sostenere un governo che faccia in Parlamento la riforma elettorale o che accompagni e consenta lo svolgimento del referendum prima delle elezioni. La nostra opinione - aggiunge - è che dopo tanti tentativi vani, il margine per una riforma è molto stretto quindi, l'unica via è o il voto con questa legge o andare al referendum, soluzione questa tecnicamente possibile e praticabile". Guzzetta esprime "apprezzamento per il riferimento di Napolitano al referendum, cioè agli 820mila cittadini che lo hanno sottoscritto e che, dopo il via libera della Corte, è un diritto acquisito". Dunque, "comunque vada, il referendum resta in campo, e si dovrà fare l'anno prossimo. Da parte nostra -conclude Guzzetta - non c'è nessuna volontà di strizzare l'occhio a tentativi dilatori, ma è irragionevole andare al voto con questa legge, ritardando le elezioni solo di poche settimane". GIORDANO (PRC): GOVERNO PER IL REFERENDUM? LO CONTRASTIAMO L'ipotesi di un governo che consenta lo svolgimento del referendum elettorale è "una soluzione che per noi non solo non è auspicabile, ma la contrastiamo". Lo ha detto Franco Giordano al termine dell'incontro della delegazione del Prc con il presidente incaricato Franco Marini. Secondo il segretario di Rifondazione Comunista, "il referendum ha degli effetti che sono perniciosi perché si determinerebbe un meccanismo di cancellazione delle rappresentanze politiche e un affollamento di tutte le forme di notabilato perché in un listone indistinto - ha sostenuto - compare il progetto politico e ricompaiono coloro che sono stati in così bella mostra nella crisi di governo. Io quelle persone preferirei che non avessero questa visibilità". PER AN C'E' SOLO IL VOTO "L'incontro con Fini ha evidenziato una divergenza: noi siamo per il referendum mentre per lui c'è solo il voto". Così Giovanni Guzzetta, presidente del Comitato promotore del referendum elettorale, sintetizza l'incontro con il leader di An, Gianfranco Fini, sul referendum. Guzzetta ha spiegato che Fini rimane impegnato "per un sistema bipolare, ed ha assicurato il suo impegno a intervenire in questo senso nella prossima legislatura. A questo punto la responsabilità è solo delle forze politiche. Noi rimaniamo convinti che o adesso o tra un anno il referendum rimane la risposta migliore". Guzzetta ha inoltre annunciato di aver inviato una lettera a Silvio Berlusconi, "e ora aspettiamo che risponda". FINOCCHIARO: ANCHE IL REFERENDUM E' UNA MINA PER LE NUOVE CAMERE Questa legge elettorale è "una bomba a tempo, innescata sotto le nuove Camere". Non è sfuggito, ad Anna Finocchiaro, il peso dirompente di quanto ha affermato la Corte Costituzionale nelle due sentenze con cui, mercoledì, ha dato via libera ai referendum elettorali: poche righe per "segnalare" al Parlamento il rischio che le norme vigenti (nonché quelle risultanti dall'esito positivo della consultazione popolare) presentano "aspetti problematici" sul piano della legittimità costituzionale. La capogruppo del Pd al Senato, non solo per sensibilità istituzionale ma anche per formazione giuridica, invita a non sottovalutare le parole della Corte, perché potrebbero derivarne conseguenze devastanti per il Paese. "Quello della Corte è un argomento formidabile - osserva - per spingerci ad approvare subito una nuova legge elettorale". Non c'è dubbio che la Corte abbia voluto richiamare l'attenzione del Parlamento su un profilo di criticità della legge vigente, e di quella risultante dal referendum. Se andassimo a votare con questa legge o con il testo del referendum, ci troveremmo di fronte a Camere elette in base a regole su cui grava un pesante sospetto di legittimità costituzionale. Sarebbe un ulteriore elemento di fragilità istituzionale. Le sentenze della Corte sono come una bomba a tempo, innescata sotto le nuove Camere. Se, infatti, venisse presentato un ricorso alla Consulta, è probabile che la Corte dichiarerebbe incostituzionale la legge. E la conseguenza sarebbe la fine della Legislatura. E' una fragilità che non ci possiamo permettere e che si aggiunge a quella derivante dalla crisi e dalla mancanza di volontà di Forza Italia di andare a una nuova legge elettorale. Infatti. La segnalazione della Corte non può restare senza conseguenze. A meno che non si pensi che la partita della crisi, e la decisione di andare alle urne, non debba essere influenzata né dal merito di questioni come questa né dall'interesse del Paese ad avere governi stabili e affidabili, chiunque vinca le elezioni, e tanto meno da tutti quei fattori considerati essenziali dal mondo delle imprese, dal sindacato e anche dalla Chiesa cattolica. SEGUE/ FORZA ITALIA ALLA FINOCCHIARO: IL PD USA IL REFERENDUM PER NON VOTARE --> pagina successiva >>.

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Crisi/ Bertinotti: le elezioni sono ormai certe. Casini gela Marini. Gianni Letta va a Palazzo Chigi, ma resta il no di Berlusconi pag.5 (sezione: Riforma elettorale)

( da "Affari Italiani (Online)" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Crisi/ Bertinotti: le elezioni sono ormai certe. Casini gela Marini. Gianni Letta va a Palazzo Chigi, ma resta il no di Berlusconi Venerdí 01.02.2008 18:00 --> Enrico Boselli, segretario dello Sdi, dopo il colloquio con Marini ha speigato la contrarietà del suo partito al referendum e alla legge elettorale che ne verrebbe fuori. Per questo "abbiamo detto al presidente che siamo disponibili a valutare l'ipotesi di un governo che valuti una riforma elettorale seria" e che si occupi delle principali emergenze del paese, come l'attuazione del protocollo sul welfare, l'emergenza rifiuti a Napoli. Il sì dei socialisti ad un nuovo governo è subordinato ad un'intesa preventiva sulla legge elettorale, "ma la proposta Bianco non è accettabile, si riparta dalla bozza Chiti che aveva incontrato un largo consenso in tutti gli schieramenti". SEGUE/ Loft news dal Pd: si va verso le elezioni in aprile, con Prodi --> << pagina precedente pagina successiva >>.

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Crisi/ Bertinotti: le elezioni sono ormai certe. Casini gela Marini. Gianni Letta va a Palazzo Chigi, ma resta il no di Berlusconi (sezione: Riforma elettorale)

( da "Affari Italiani (Online)" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Venerdí 01.02.2008 18:00 --> SONDAGGIO 1/ Riuscirà Marini a fare un nuovo governo e a evitare le elezioni anticipate? SONDAGGIO 2/ In caso di elezioni, che cosa dovrebbe fare il Pd? FORUM 1/ Condividi la scelta del capo dello Stato di conferire l'incarico a Franco Marini? FORUM 2/ Secondo te, Silvio Berlusconi è "inadeguato" per governare l'Italia? Fmi/ Stop alla missione: la crisi impedisce la discussione sulle prospettive Il Pd gioca la carta referendum Il costituzionalista Vittorio Angiolini ad Affari: "Indire il referendum e poi votare già in primavera? L'ipotesi non è realistica" Sindaco di Roma/ Veltroni non ha più fretta di decidere sulle dimissioni. Grazie ad Amato Marini/ Soro (Pd) ad Affari: questo obiettivo non è perseguibile senza la partecipazione dei partiti del Centrodestra Veltroni, a un passo dalle dimissioni da sindaco, chiama Rutelli: "Non perdiamo Roma" Ipsos: Centrodestra al 58%. Pd da solo per 4 su 10. I dati di tutti i partiti Crisi & governo/ The Economist boccia Mr Berlusconi: "La sua priorità sarebbe quella di proteggere i propri interessi" Crisi/ Cattaneo (a.d. di Terna) ad Affari: "C'è bisogno di stabilità. Per le aziende è una cosa fondamentale" Rosa Bianca/ Baccini ad Affari: mi piacerebbe avere con noi il professor Mario Monti. Sarei felicissimo di un impegno diretto del presidente Montezemolo... Luigi Abete sta facendo di tutto per creare un asse forte tra Veltroni e Montezemolo Borsa e governo/ Il mercato snobba il "palazzo", nell'incertezza meglio rifare la legge elettorale Il manifesto delle imprese sulla crisi: cambiare legge elettorale è un obbligo E Prodi (e il nuovo governo) caddero nella Rete . Guarda il videocommento di Affari I COMMENTI Tanto scompiglio per 0,4 gatti Di Giuseppe Morello Per Veltroni ok il voto, ma senza Prodi Di Marco Volpati I poteri forti mettono le mani nel piatto Stai zitto cretino! Di Pasquale Della Torca Il Pd è un po' come tutti i single Di Giuseppe Civati E ora Veltroni giochi la carta Montezemolo La risposta/ Vedrete che Montezemolo saprà creare le condizioni di un "governo di scopo" per arrivare alle elezioni con un modello tedesco Di Enrico Andreoli Governo, a destra già si litiga Di Giuseppe Morello E ora Silvio e Walter si mettano d'accordo su un programma e su un premier a tempo Di Angelo Maria Perrino Elezioni/ Beppe Grillo ad Affari: se si vota per le Politiche non ci sarò. Ma le mie liste civiche saranno in campo per le Amministrative... Elezioni/ Pecoraro rilancia: caro Veltroni uniamoci, non regaliamo l'Italia a Berlusconi Corritore (Pd) ad Affari: se si va al voto primarie per scegliere i candidati Retroscena/ Se si va al voto la Cosa Rossa si presenta sola e unita. Ma senza il Pdci di Diliberto Elezioni/ Weber (Swg) ad Affari: maggioranza al Centrodestra anche al Senato. Pd da solo al 33%, alleato con la Cosa Rossa al 26. Tutti i dati "Andiamo avanti nel nostro lavoro che non sarà lungo: lo concluderemo all'inizio della prossima settimana. Non ci sono né scorciatoie, né sotterfugi, né furbizie". A metà della seconda giornata di consultazioni, Franco Marini prova a sgombrare il campo da dubbi e dietrologie: nessuno ha intenzione di tirare alle calende greche la missione 'esplorativa' per formare il nuovo esecutivo. E anche il fatto che nella giornata di sabato saranno sentite le organizzazioni sindacali e di categoria, che di loro iniziativa hanno chiesto di essere consultate, "non è affatto un'anomalia", essendo da sempre una prassi in situazioni di questo genere. Anzi, il fatto che siano ben nove le delegazioni del mondo sindacale e imprenditoriale che hanno chiesto di partecipare al confronto (sostanzialmente per sostenere la tesi di tornare alle urne solo dopo la modifica della legge elettorale) è un qualcosa "di cui anche Forza Italia deve tenere conto. Se fossimo capaci di cambiare le regole insieme - ha aggiunto il presidente del Senato - sarebbe una novità ma anche un dovere. Dopo i rapporti conflittuali di questi anni tra maggioranza e opposizione, potrebbe essere il modo per arrivare a una campagna elettorale più costruttiva e per mutare in senso positivo il clima politico". CICCHITTO: INACCETTABILE ROVESCIARE RESPONSABILITA'. "E' singolare questo tentativo di rovesciamento di responsabilità delle parti in causa". Il vicecoordinatore FI Fabrizio Cicchitto lo afferma nella nota in cui osserva: "Che in una situazione di questo tipo, così deteriorata per responsabilità del centrosinistra, sia tirata in ballo Forza Italia, che per di più proprio all'inizio della legislatura aveva avanzato una proposta positiva, è un artificio polemico che non possiamo accettare nel modo più assoluto, vista l'incontrovertibile ricostruzione di come sono andati i fatti". "In primo luogo - osserva Cicchitto - ci si trova di fronte ad un fallimento clamoroso di un governo, le cui ricadute negative sono andate su tutte le forze sociali, degli imprenditori, dei lavoratori dei ceti medi e del lavoro autonomi, a causa di un incredibile aumento della pressione fiscale decollato con la prima finanziaria, che ha completamente frainteso i dati della situazione economica". "In secondo luogo - prosegue - Forza Italia non si è certamente sottratta al confronto sulla legge elettorale, lo ha portato avanti fino a quando non si è trovata di fronte a un obiettivo gioco delle tre carte della maggioranza, per cui una parte di essa proponeva il sistema elettorale Vassallum, mentre invece poi in commissione Affari costituzionali del Senato ci siamo trovati la prima e la seconda bozza Bianco, entrambe caratterizzate da un modello elettorale di tipo totalmente diverso, che voleva annullare il bipolarismo, e che noi non possiamo assolutamente condividere". "A questo si aggiunga il fatto che si è determinata una situazione politica totalmente nuova derivante dalla crisi del governo per implosione della maggioranza a causa delle contraddizioni interne al centrosinistra, per una lotta senza esclusione di colpi sia fra la componente radicale e le altre sia per quello che sta accadendo ancora adesso nel Partito Democratico. D'altra parte il presidente della Camera, Bertinotti, ha dichiarato che la "legislatura è politicamente finita". In una situazione in cui la crisi è arrivata a questo punto è evidente - conclude l'esponente 'azzurro' - che proprio il senso di responsabilità richiede di ricorrere in modo rapido al corpo elettorale, anche e soprattutto per affrontare i nodi della situazione economica, che possono essere sciolti solo da un governo nella pienezza delle sue funzioni e non certo da un esecutivo a tempo che dovrebbe realizzare una riforma elettorale sulla quale esistono i più profondi dissensi tra tutte le forze politiche. E ci sorprendiamo che questo nodo sfugga alla Confindustria e ai sindacati, che peraltro nel corso di tutto questo tempo non hanno affrontato i nodi della produttività e dell'aumento dei salari". Le consultazioni a Palazzo Giustiniani non sono però il solo spazio in cui si disputa ora la partita politica. Va infatti rilevata anche l'azione parallela delle principali forze politiche che, aspettando lunedì, quando sarà il loro turno per conferire, ne approfittano per mettere a punto le rispettive strategie. Il Pd ha ribadito la linea già evidenziata negli ultimi giorni: lavorare per una modifica della legge elettorale e puntare, in alternativa, a far votare il referendum prima della convocazione delle elezioni politiche. Forza Italia, ufficialmente, continua a sostenere la linea del voto subito. Ma in mattinata il braccio destro di Silvio Berlusconi, Gianni Letta, si è intrattenuto per oltre mezz'ora a Palazzo Chigi. E questa visita apre la porta a diverse possibili interpretazioni. L'ULTIMA CARTA PER EVITARE IL VOTO: GIANNI LETTA. MA... L'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Berlusconi non ha incontrato né Romano Prodi, né Massimo D'Alema, né suo nipote Enrico. A Palazzo Chigi era contemporaneamente presente il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per i servizi segreti Enrico Micheli. Anche Gianni Letta, nel precedente governo, ebbe la delega per i servizi segreti. Venerdì mattina i vertici di Dis, Aisi e Aise si sono recati di buon mattino a Palazzo Chigi. Organi di stampa riportano la notizia che il Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (Copasir) ha chiesto 25 modifiche al regolamento per il segreto di Stato. Fra le modifiche richieste l'articolo sulle materie oggetto di segreto di Stato. Il ministro dimissionario per le Riforme Vannino Chiti non ritiene "impossibile" il compito di Marini. "Se funziona il filo fra Marini e Gianni Letta - dice Chiti al termine del Consiglio dei Ministri - sarebbe molto, molto importante". Il consiglio dei ministri non esclude comunque elezioni anticipate e prende due decisioni importanti: i comuni, nei quali il sindaco si dimetterà in caso di elezioni politiche, potranno votare nel 2008; i militari all'estero voteranno nelle loro basi, ma il loro voto, a differenza del 2006, non sarà computato per le circoscrizioni estere bensì per le circoscrizioni nazionali. Da Forza Italia però escludono un cambiamento di rotta del Cavaliere. Per Berlusconi restano solo le elezioni, insomma. "Gianni Letta è stato invitato e come gesto di cortesia è andato. Punto", spiega una fonte azzurra. Letta, lasciando la sede del governo, ha semplicemente spiegato di essere stato in visita "a vecchi amici". E nella stessa occasione ha confermato di avere avuto modo di sentire anche lo stesso Marini, ricorrendo anche in questo caso alla formula dei "vecchi amici", precisando che lui e il presidente del Senato lo sono e sottolineando che proprio per questo motivo è "ovvio che ci si senta". Tuttavia proprio di Letta si è parlato in più occasioni come di un possibile nome da spendere per un governo di larghe intese e, in ogni caso, è noto il suo ruolo di ambasciatore del Cavaliere negli ambienti del Centrosinistra. SEGUE/ APPELLO DI VELTRONI ALLA CDL --> pagina successiva >>.

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Contro la crisi il Pd lancia il piano B "Meglio il referendum che le urne" (sezione: Riforma elettorale)

( da "Repubblica.it" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Il Comitato ha incontrato stamani Veltroni e Franceschini e ottiene via libera per un governo che indica la consultazione Contro la crisi il Pd lancia il piano B "Meglio il referendum che le urne" Nei colloqui a palazzo Giustiniani piomba la possibilità della consultazione popolare Ma Fini, una volta alleato nella raccolta delle firme, gela Segni e Guzzetta: "Al voto" di CLAUDIA FUSANI Contro la crisi il Pd lancia il piano B "Meglio il referendum che le urne"" /> Giovanni Guzzetta, presidente del Comitato referendario ROMA - In fondo è tutta una questione di "R": Riforma elettorale, Ritorno alle urne, Referendum. In un modo o nell'altro, c'è sempre una "R" in fondo alla crisi di governo. Il Pd, infatti, dice sì al referendum. Cioè, il "piano A" resta sempre quello di un governo per fare la riforma elettorale. Ma esiste anche il "piano B", e cioè che quel governo serva anche a fissare la data del referendum. Il primo a lanciare il sasso nel mare della crisi è stato Massimo D'Alema, militante del fronte proporzionalista (legge elettorale proporzionale) convertito, pare, nei giorni della crisi all'abbraccio referendario. Stamani Veltroni e Franceschini hanno incontrato nel loft di piazza Sant'Anastasia i responsabili del Comitato referendario (in questa fase politica un potere dello stato). Giovanni Guzzetta, Mario Segni e Natale D'Amico avevano scritto ieri una lettera a Veltroni e a Berlusconi per chiedere un incontro e poter spiegare perchè è possibile nonchè necessario avere un governo in carica per celebrare il referendum e fare quindi la modifica della legge elettorale per via referendaria. In fondo una richiesta tra vecchi amici, quasi alleati: Veltroni ha sempre sostenuto, pur senza firmarli, i quesiti di Segni e Guzzetta; Fi non è si è mai schierata apertamente, nè a favore nè contro ma a tratti favorevole. Veltroni ha risposto subito. E stamani c'è stato l'incontro. "Abbiamo spiegato perchè è tecnicamente possibile fare il referendum in aprile e poi andare al voto a giugno" racconta Guzzetta convinto che "la vera alternativa oggi sia elezioni con questa legge o referendum perchè dopo mesi di fallimenti non ci può essere lo spazio per fare una riforma in poche settimane". Esattamente quello che va suggerendo D'Alema. E che da oggi diventa - in attesa di novità sulla bozza Bianco - la linea comune del Pd. "Chiunque - dice Franceschini alla fine dell'incontro - può capire che avrebbe senso prima cambiare la legge e poi votare anzichè viceversa. E che avrebbe più senso sentire gli italiani e poi andare ad elezioni con la legge da loro scelta". Vedremo, poi, quanto questo posizionamento del Pd sia tattico o di sostanza. E' un fatto però che provoca uno scossone nel tran tran delle consultazioni a palazzo Madama. Guzzetta & c. nel pomeriggio hanno incontrato anche Fini, referendario convinto, An protagonista nella raccolta delle firme e oggi invece, dimentico di quella stagione. E' stato il leader di An a convocare il Comitato. Ma per chiudere per sempre la porta. Un Fini "rammaricato" ha spiegato a Guzzetta che è vero, a lungo quella per il referendum è stata una battaglia condivisa, "ma adesso è scattata la logica della coalizione e l'omogeneità nella Cdl è tale per cui si andrà sicuramente al voto". Possibile. Di più: al 90 per cento è così. Ma il silenzio di Berlusconi in queste ore, giustificato dalle condizioni di salute della mamma, non chiude tutte le porte. L'opzione referendum è rimbalzata nei colloqui del presidente Marini. "Non se ne parla" hanno tagliato corto stamani Giordano (Rc), i Verdi, il Pdci, riforma sì ma referendum no, opzione non prevista anche dall'Udc. A favore restano, stamani, Di Pietro e l'Italia dei Valori. Marini, per quello che si può immaginare, non è sicuramente un referendario - anzi l'opposto visto che i quesiti comportano correzioni fortemente maggioritarie - ma è chiaro che deve fare i conti anche con questa opzione indicata anche da Napolitano. Tecnicamente l'opzione referendum (consultazione, riforma e poi voto) è possibile solo se è in carica un governo con la fiducia delle camere. Non può indire la consultazione un governo dimissionario. Servirebbe quindi che Marini presentasse un suo governo finalizzato alla consultazione e al successivo voto. Con quali numeri? In realtà i numeri per questo governo ci potrebbero essere se si guarda alla piattaforma, assolutamente bipartisan, di partiti che hanno raccolto le firme: i Ds, An, gli ulivisti da Parisi alla Bindi passando dalla Melandri, l'Italia dei valori; Forza Italia neutra ma non contraria. Resta il sospetto che tutto questo sia una scelta più tattica che politica. Nel passaggio più delicato della crisi agitare due opposte opzioni - da una parte una riforma molto proporzionale; dall'altra il referendum che blinda il maggioritario - è sicuramente utile a isolare chi (Fi e An) vuole mantenere le cose come stanno e andare subito alle urne. Ma è utile anche a chi (il Pd) vuole prendere un po' di tempo prima di lanciarsi nella campagna elettorale. Ed è utile per mettere in chiaro le posizioni all'interno del Partito democratico. (1 febbraio 2008.

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Cosa c'entra ora il referendum (sezione: Riforma elettorale)

( da "EUROPA.it" del 01-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Si può essere democratici molto democratici e molto ottimisti, come Gad Lerner, e scrivere su Repubblica che "la nomenklatura considera un impaccio " le firme per il referendum sulla legge elettorale, e per questo cerca di archiviare questa ineludibile scadenza. Oppure si può essere più disincantati, e constatare che purtroppo la nomenklatura prende e lascia le firme per i referendum a piacimento, e le tira fuori dall'archivio per poi rimett e r c e l e quando le conviene. E se questo vale per Fini, vale anche per la nomenklatura progressista, anzi in questo momento vale soprattutto per la nomenklatura del Pd, o per parte di essa. Confessiamo che non abbiamo capito la mossa di porre come obiettivo del già difficile tentativo di Marini un governo che faccia "o le riforme o il referendum " (come hanno detto ieri Veltroni e Franceschini, e aveva prima proposto D'Alema in inedita sintonia con Lerner). O meglio, la capiremmo solo in una logica che è però già di propaganda elettorale. Cari italiani, dicono dal loft, e con ragione: sappiate che Berlusconi vi sta portando a votare per una legislatura che nascerà anche più zoppa dell'attuale, tanto è vero che dovrà occuparsi per tutta la sua prima fase non dei salari e della recessione, ma di come evitare un referendum elettorale rimasto appeso come una spada di Damocle esattamente come è toccato a Prodi. Sarà giusto e forse utile in campagna elettorale rinfacciare a Fini e a Berlusconi questo atteggiamento schizofrenico. Adesso però è importante non confondere ulteriormente le idee ai già frastornati italiani di centrosinistra e di centrodestra, che quando sentono aria di elezioni drizzano le orecchie per farsi un'idea, e dal Pd (cosa nuova e giusta, fonte di chiarezza e di proposte semplici) aspettano linearità e coerenza, non bizantinismi. Visto che si straparla di larghe coalizioni, non saremo accusati di intelligenza col nemico se per una volta diamo ragione a Gianfranco Fini: perché lui sarà pure carico di contraddizioni, che speriamo debba pagare, ma è vero che per poter alzare adesso la bandiera del referendum bisognerebbe almeno averlo prima appoggiato. E non è il caso del Pd, nella sua leadership attuale almeno. Per l'esattezza, i referendum elettorali e il meccanismo di voto cui darebbero vita in caso di vittoria del Sì vennero giudicati deleteri per i destini del Partito democratico, in quanto avrebbero spalancato la strada ad ammucchiate indistinte. Ripescare ora i referendum senza chiamarsi Parisi o Guzzetta, suona un po' strumentale, a essere franchi. Non che la vicenda sia chiusa o archiviata, come teme Lerner. È bene anzi che rimanga aperta: se il centrodestra riuscirà a farci votare subito, gli sarà impossibile rinviare come usa a fine legislatura il tema delle riforme. È un caso inedito, per quanto ci ricordiamo, una legislatura che abbia una consultazione referendaria già al suo inizio, e non a metà strada. Peggio per loro, e purtroppo peggio per l'Italia. C'è un altro punto della propaganda finiana che non va sottovalutato: agli italiani, dice, importa niente della riforma elettorale ma solo delle proprie tasche vuote. Ora, si sa che il presidente di An è parecchio disinvolto ("L'attuale legge elettorale ? scriveva al Corriere solo due mesi fa ? obbliga tutti ad alleanze eterogenee in cui è enorme il potere di interdizione e di ricatto anche di formazioni ultraminoritarie. Una condizione che non ha riscontro in alcuna democrazia ed è semplicemente folle in un paese come il nostro". Era importante allora la legge elettorale, anche per Fini...), ma è vero che il Pd deve preoccuparsi di dialogare più con gli italiani che con Letta. E prima torniamo ai toni e ai temi del Lingotto, meglio è. Figurarsi che ieri mattina a palazzo Chigi il ministro Ferrero ha trovato il tempo e la voglia di contestare ancora (si spera che sia stata per lui l'ultima occasione di farlo) la convocazione del tavolo di trattativa sulla Tav. Questo spiega la necessità del Pd più di dieci "governi per il referendum".

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