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La
riforma elettorale? È l'ultimo dei problemi
( da "Italia
Oggi" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: di uscirne a
pezzi. La legge elettorale c'entra poco o nulla, e meno ancora rientrano nella
partita le riforme istituzionali. Alla fine della scorsa legislatura la
maggioranza di allora aveva varato una riforma costituzionale che comprendeva
tutte (proprio tutte) le richieste oggi avanzate dai leader del
centro-sinistra:
Marini
ci prova, ma non sfonda ( da "Italia Oggi"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: di far precedere
le elezioni anticipate dal referendum sulla legge elettorale. In questo modo si
aprirebbero spazi per una stagione di riforme condivise e la data di
convocazione degli italiani alle urne potrebbe slittare. Ipotesi negata da
Berlusconi, che pur riconoscendo il valore di Marini e del suo tentativo,
Diritto
al referendum - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Marini riuscisse
nel difficile compito di realizzare entro poche settimane una riforma
elettorale che ottemperi alle istanze referendarie. Altrimenti? Altrimenti non
è solo benefico e sensato, ma doveroso, che il referendum preceda la
convocazione delle elezioni. Capisco che tale circostanza possa dispiacere
all'Udeur di Mastella, al Pdci di Diliberto o ad altre forze a rischio d'
Marini:
cercoampi consensi ( da "Secolo XIX, Il"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Una strada che
appare più tortuosa dell'altra e travolta da una valanga di no. "Se dici
"o il referendum o il sistema tedesco"è come mettere insieme il
diavolo e l'acqua santa. Allora vuol dire che la riforma elettorale è solo un
alibi", dice Casini. "Con il referendum, un governo vero non
arriverebbe prima di luglio", avverte Alfredo Mantovano di An.
Marini
e le riforme: Serve vera intesa ( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 01-02-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: potrebbe votare a
giugno dopo la riforma. Intanto i referendari passano all'attacco dopo la
proposta di Massimo D'Alema di andare al referendum per modificare la legge
elettorale. Il comitato ha scritto a Napolitano per chiedere che sia indetta
senza altro indugio la consultazione per poter andare alle elezioni anticipate
a giugno con la nuova legge elettorale che ne scaturirebbe.
Marini:
<Spazi stretti> Fini: si vota il 13 aprile
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: un vero accordo
politico sulla possibilità di riformare la legge elettorale. Nella prima
giornata di consultazioni ha incassato la disponibilità di Lamberto Dini alle
larghe intese e ha registrato parecchi no, tra i quali quello di Mastella. Le
posizioni sembrano cristallizzate: il centrodestra respinge l'escamotage
(ideato da D'Alema?
Riforma,
la uno la due o la tre? Ma superare il porcellum è difficile
( da "Manifesto,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: La lettura delle
motivazioni con cui la corte Costituzionale ha deciso di ammettere i referendum
ha, come al solito, fornito argomenti a entrambi gli schieramenti in campo. I
referendari sottolineano il fatto che la Consulta ha dichiarato senza mezzi termini
che la legge elettorale che dovesse risultare dalla vittoria dei SÃ
La
missione impossibile di Marini ( da "Manifesto, Il"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: il no al tentativo
di governo a termine: "Prima si vota, meglio è". Le consultazioni di
Marini, con al fianco il presidente della commissione affari costituzionali
Enzo Bianco che deve verificare le possibili intese sulla bozza di riforma
della legge elettorale, vanno avanti tra lo scetticismo generale.
L'Ugl
si schiera contro la Cdl ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: I sindacati
rilanciano le proposte della piattaforma unitaria: "Con le elezioni si
corre il rischio di dover ricominciare da zero – aggiunge il segretario
generale aggiunto della Cisl, Pier Paolo Baretta – accanto alla riforma
elettorale, giudichiamo prioritarie le detrazioni a favore dei lavoratori
dipendenti.
PESCARA
- Mai più listino: nel portafoglio personale del presidente della Regione non
ci sarann ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: unica novità
contenuta nella legge Melilla, che ora dovrà attraversare l'iter della
Commissione e poi essere approvata in Consiglio regionale: con la riforma
elettorale i cittadini potranno esprimere due anzichè una preferenza, ma a
condizione di votare candidati di genere diverso, e questo solo per assicurare una
maggiore rappresentanza femminile in consiglio regionale.
Bertinotti:
legislatura politicamente finita ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Rifondazione né
Pdci né Verdi sono favorevoli alla soluzione ipotizzata sia da Veltroni che da
Massimo D'Alema di un governo per fare il referendum elettorale ad aprile e le
elezioni anticipate a giugno. "Il referendum sarebbe una iattura, così
come trovo una iattura l'attuale legge elettorale. Se invece si cambiasse la
legge in senso proporzionale va bene", avverte Oliviero Diliberto.
RIFORMA
ELETTORALE ( da "Corriere della Sera"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: 01 num: - pag: 53
categoria: BREVI RIFORMA ELETTORALE Il referendum Caro Romano, può spiegarmi
perché in questa babele (una delle tante) che si sta verificando fra
"modifica legge elettorale" ed "elezioni anticipate" nessun
politico parla più di referendum? è possibile anticipare il referendum e poi
andare alle elezioni?
IL
REBUS. Iniziate le consultazioni al Senato: <Trovare un accordo è gravoso ma
non impossibile>. Rotondi e Storace dopo i colloqui: alle urne. E Dini pone
condizioni ( da "Arena.it, L'"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: potrebbe votare a
giugno dopo la riforma. Intanto i referendari passano all'attacco dopo la
proposta di Massimo D'Alema di andare al referendum per modificare la legge
elettorale. Il comitato ha scritto a Napolitano per chiedere che sia indetta
senza altro indugio la consultazione per poter andare alle elezioni anticipate
a giugno con la nuova legge elettorale che ne scaturirebbe.
Riforma,
<la uno la due o la tre?> Ma superare il porcellum è difficile
( da "Manifesto,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: La lettura delle
motivazioni con cui la corte Costituzionale ha deciso di ammettere i referendum
ha, come al solito, fornito argomenti a entrambi gli schieramenti in campo. I
referendari sottolineano il fatto che la Consulta ha dichiarato senza mezzi
termini che la legge elettorale che dovesse risultare dalla vittoria dei Sì
Marini
e le riforme: <Serve vera intesa>
( da "Brescia
Oggi" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: potrebbe votare a
giugno dopo la riforma. Intanto i referendari passano all'attacco dopo la
proposta di Massimo D'Alema di andare al referendum per modificare la legge
elettorale. Il comitato ha scritto a Napolitano per chiedere che sia indetta
senza altro indugio la consultazione per poter andare alle elezioni anticipate
a giugno con la nuova legge elettorale che ne scaturirebbe.
Marini
e le riforme: <Serve vera intesa>
( da "Giornale
di Vicenza.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: potrebbe votare a
giugno dopo la riforma. Intanto i referendari passano all'attacco dopo la
proposta di Massimo D'Alema di andare al referendum per modificare la legge
elettorale. Il comitato ha scritto a Napolitano per chiedere che sia indetta
senza altro indugio la consultazione per poter andare alle elezioni anticipate
a giugno con la nuova legge elettorale che ne scaturirebbe.
Casini:
no ad un governo con il centrosinistra. Verdi, Pdci, Sdi: no al referendum, al
voto ( da "Rai News 24"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: soluzione migliore
per risolvere questa crisi di governo sarebbe riformare subito la legge
elettorale, prevedendo anche di reintrodurre il sistema delle preferenze,
evitando cosi il referendum". Cosi, in sintesi, il leader dei Verdi,
Alfonso Pecoraro Scanio,risponde ai cronisti che gli chiedono un commento
sull'ipotesi proposta da D'Alema di fare il referendum prima delle elezioni.
CRISI/
BOSELLI A MARINI: NO BOZZA BIANCO,SI TORNI A PROPOSTA CHITI
( da "Virgilio
Notizie" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: In delegazione con
Boselli anche Gavino Angius e Roberto Villetti. A chi ha chiesto ai socialisti
quale fosse l'orientamento di Marini sulle proposte di riforma elettorale e se
il presidente si discostasse dalla bozza Bianco, Boselli ha risposto: "Non
mi pare, ma lo dirà lui".
Crisi/
Bertinotti: le elezioni sono ormai certe
( da "Affari
Italiani (Online)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: con Marini ha
speigato la contrarietà del suo partito al referendum e alla legge elettorale
che ne verrebbe fuori. Per questo "abbiamo detto al presidente che siamo
disponibili a valutare l'ipotesi di un governo che valuti una riforma
elettorale seria" e che si occupi delle principali emergenze del paese,
come l'attuazione del protocollo sul welfare, l'emergenza rifiuti a Napoli.
Bertinotti:
elezioni certe, la legge no Casini: i trasformismi? Un cancro
( da "Corriere.it"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: con Marini ha
speigato la contrarietà del suo partito al referendum e alla legge elettorale
che ne verrebbe fuori. Per questo "abbiamo detto al presidente che siamo
disponibili a valutare l'ipotesi di un governo che valuti una riforma
elettorale seria"e che si occupi delle principali emergenze del paese,
come l'attuazione del protocollo sul welfare, l'emergenza rifiuti a Napoli.
Casini:
"Mai col centrosinistra'' ( da "Quotidiano.net"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: accordo neppure
sulla nascita di un governo che abbia come obiettivo lo svolgimento del referendum".
"Se si potesse raggiungere un accordo su una nuova legge elettorale questo
consentirebbe di affrontare problemi sociali molto importanti, a partire
dall'attuazione dell'accordo sul Welfare e dai problemi drammatici della
Campania, con l'emergenza rifiuti che è ancora molto lontana dall'
Casini:
"Mai col centrosinistra'' ( da "Quotidiano.net"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: accordo neppure
sulla nascita di un governo che abbia come obiettivo lo svolgimento del
referendum". "Se si potesse raggiungere un accordo su una nuova legge
elettorale questo consentirebbe di affrontare problemi sociali molto
importanti, a partire dall'attuazione dell'accordo sul Welfare e dai problemi
drammatici della Campania, con l'emergenza rifiuti che è ancora molto lontana
dall'
I
nanetti segano Marini ( da "Opinione, L'"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: azione di Marini.
Il vicepresidente del Senato ha dichiarato infatti che "se la proposta è
quella di fare una legge elettorale di ispirazione proporzionale con
preferenza, che possa restituire ai cittadini la possibilità di eleggere i
proprio rappresentanti alla camera e al Senato, ovviamente questo governo lo
voteremo".
L'UDC
INCASSA ADORNATO E SANZA IN ARRIVO DA FORZA ITALIA
( da "Mattino,
Il (Benevento)" del 01-02-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Al momento non c'è
alcuna convergenza di gruppi politici maggioritari su una proposta di legge
elettorale". E a chi nel Pd ha proposto prima il referendum e poi il voto,
il leader di An - che pure è stato tra i maggiori sostenitori della consultazione
popolare - replica con un no netto: "È una mossa disperata".
CRISI/
MARINI PUNTA SU FI, TRA LE CARTE NON APPARE REFERENDUM
( da "Virgilio
Notizie" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: alcuni dei suoi
interlocutori Marini non avrebbe proprio parlato del referendum, con altri sì
ma solo con un accenno, e comunque per chiarire che il mandato ricevuto da
Napolitano è preciso, vincolato a cercare un consenso ampio per una riforma
della legge elettorale, e ben lontano dall'ipotesi di un Governo sostenuto
anche da pochi voti di scarto che possa portare al referendum.
CRISI/
PD: PRIMA RIFORMA ELETTORALE O REFERENDUM E POI IL VOTO
( da "Virgilio
Notizie" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Prima cambiare la
legge elettorale attraverso la riforma in Parlamento o attraverso il
referendum, poi andare a votare. E la posizione del Partito democratico,
riassunta nelle parole del vicesegretario, Dario Franceschini, che questa
mattina ha incontrato insieme a Walter Veltroni gli esponenti del Comitato
promotore per il referendum: Giovanni Guzzetta,
Il
Pd gioca la carta referendum ( da "Affari Italiani (Online)"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: nuova legge
elettorale". Non c'è dubbio che la Corte abbia voluto richiamare
l'attenzione del Parlamento su un profilo di criticità della legge vigente, e
di quella risultante dal referendum. Se andassimo a votare con questa legge o
con il testo del referendum, ci troveremmo di fronte a Camere elette in base a
regole su cui grava un pesante sospetto di legittimità costituzionale.
Referendum,
perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento (3)
( da "Velino.it,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: dispose il primo
scioglimento anticipato delle Camere convocando i comizi elettorali per il 7 e
l'8 maggio 1972. (segue) 5. Successivamente si aprì una discussione su quando
si sarebbe dovuto tenere il referendum dopo lo slittamento causato dallo
scioglimento anticipato. La legge, infatti, precisato che la data di
convocazione degli elettori deve avvenire “
Referendum,
perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento (2)
( da "Velino.it,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: dispose il primo
scioglimento anticipato delle Camere convocando i comizi elettorali per il 7 e
l'8 maggio 1972. (segue) 5. Successivamente si aprì una discussione su quando
si sarebbe dovuto tenere il referendum dopo lo slittamento causato dallo
scioglimento anticipato. La legge, infatti, precisato che la data di
convocazione degli elettori deve avvenire “
Referendum,
perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento (4)
( da "Velino.it,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: dispose il primo
scioglimento anticipato delle Camere convocando i comizi elettorali per il 7 e
l'8 maggio 1972. (segue) 5. Successivamente si aprì una discussione su quando
si sarebbe dovuto tenere il referendum dopo lo slittamento causato dallo
scioglimento anticipato. La legge, infatti, precisato che la data di
convocazione degli elettori deve avvenire “
Referendum,
perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento
( da "Velino.it,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: dispose il primo
scioglimento anticipato delle Camere convocando i comizi elettorali per il 7 e
l'8 maggio 1972. (segue) 5. Successivamente si aprì una discussione su quando
si sarebbe dovuto tenere il referendum dopo lo slittamento causato dallo
scioglimento anticipato. La legge, infatti, precisato che la data di
convocazione degli elettori deve avvenire “
Referendum,
perché l'ipotesi-D'Alema non ha fondamento (5)
( da "Velino.it,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: dispose il primo
scioglimento anticipato delle Camere convocando i comizi elettorali per il 7 e
l'8 maggio 1972. (segue) 5. Successivamente si aprì una discussione su quando
si sarebbe dovuto tenere il referendum dopo lo slittamento causato dallo
scioglimento anticipato. La legge, infatti, precisato che la data di
convocazione degli elettori deve avvenire “
Crisi:
Marini sempre più in salita, Casini si sfila (2)
( da "Velino.it,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: producono una
babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio
comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per
portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma
elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare
condizioni apparentemente inconciliabili.
Crisi:
Marini sempre più in salita, Casini si sfila (3)
( da "Velino.it,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: producono una
babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio
comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per
portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma
elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare
condizioni apparentemente inconciliabili.
Crisi:
Marini sempre più in salita, Casini si sfila
( da "Velino.it,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: producono una
babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio
comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per
portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma
elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare
condizioni apparentemente inconciliabili.
Fini:
al voto il 6 o il 13 aprile ( da "Gazzettino, Il"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: che il suo mandato
è relativo alla verifica di una maggioranza a sostegno di un certo modello di
legge elettorale".Messo in chiaro che "non è accettabile che chi
diceva "referendum mai" oggi, pur di non sciogliere le Camere, dica
che è meglio il referendum", Fini denuncia questa tesi come "la
dimostrazione che c'è chi è semplicemente terrorizzato dall'idea che gli
italiani votino.
CRISI/
FINI A GUZZETTA: REFERENDUM? NON ORA, SERVE GOVERNO
( da "Virgilio
Notizie" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: 01-02-2008 16:57
Riforma elettorale necessaria, ma ora priorità sono urne Roma, 1 feb. (Apcom) -
"Proprio perché ho avuto un ruolo nella raccolta delle firme per il
referendum, ho voluto spiegare a Guzzetta che per An oggi è prioritario dotare
l'Italia di un governo".
Romina
Velchi ( da "Liberazione"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: fatta la riforma
elettorale o fatto il referendum, a dimettersi. Però, a giudicare dalle
reazioni un po scomposte di An e dal silenzio di Forza Italia, il colpo è
andato a segno. "Veramente non è accettabile - attacca Gianfranco Fini -
che chi diceva "referendum mai" oggi dica, pur di non sciogliere le
Camere,
Forte
della sentenza della Consulta, l'incaricato di Napolitano "minaccia"
il voto in primavera Dietro la mossa, studiata per fiaccare la resistenza a un
governo di scopo, ci sareb ( da "Liberazione"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: fatta la riforma
elettorale o fatto il referendum, a dimettersi. Però, a giudicare dalle
reazioni un po scomposte di An e dal silenzio di Forza Italia, il colpo è andato
a segno. "Veramente non è accettabile - attacca Gianfranco Fini - che chi
diceva "referendum mai" oggi dica, pur di non sciogliere le Camere,
Crisi:
da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl (2)
( da "Velino.it,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Giustiniani è
finora venuta una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un
possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che
dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla
definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve
riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili.
Crisi:
da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl
( da "Velino.it,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Giustiniani è
finora venuta una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un
possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che
dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla
definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve
riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili.
Crisi:
da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl (5)
( da "Velino.it,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Giustiniani è
finora venuta una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un
possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che
dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla
definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve
riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili.
Crisi:
da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl (4)
( da "Velino.it,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Giustiniani è
finora venuta una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un
possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che
dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla
definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve
riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili.
Crisi:
da Marini-Veltroni appello disperato a Forza Italia-Cdl (3)
( da "Velino.it,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Giustiniani è
finora venuta una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un
possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che
dovrebbe sostenerla. Per portare a buon fine l'incarico “finalizzato” alla
definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve
riuscire a soddisfare condizioni apparentemente inconciliabili.
Il
Pd gioca la carta referendum ( da "Affari Italiani (Online)"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: nuova legge
elettorale". Non c'è dubbio che la Corte abbia voluto richiamare
l'attenzione del Parlamento su un profilo di criticità della legge vigente, e
di quella risultante dal referendum. Se andassimo a votare con questa legge o
con il testo del referendum, ci troveremmo di fronte a Camere elette in base a
regole su cui grava un pesante sospetto di legittimità costituzionale.
Crisi/
Bertinotti: le elezioni sono ormai certe. Casini gela Marini. Gianni Letta va a
Palazzo Chigi, ma resta il no di Berlusconi pag.5
( da "Affari
Italiani (Online)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: ma resta il no di
Berlusconi Venerdí 01.02.2008 18:00 --> Enrico Boselli, segretario dello
Sdi, dopo il colloquio con Marini ha speigato la contrarietà del suo partito al
referendum e alla legge elettorale che ne verrebbe fuori. Per questo
"abbiamo detto al presidente che siamo disponibili a valutare l'ipotesi di
un governo che valuti una riforma elettorale seria"
Crisi/
Bertinotti: le elezioni sono ormai certe. Casini gela Marini. Gianni Letta va a
Palazzo Chigi, ma resta il no di Berlusconi
( da "Affari
Italiani (Online)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: lavorare per una
modifica della legge elettorale e puntare, in alternativa, a far votare il
referendum prima della convocazione delle elezioni politiche. Forza Italia,
ufficialmente, continua a sostenere la linea del voto subito. Ma in mattinata
il braccio destro di Silvio Berlusconi, Gianni Letta, si è intrattenuto per
oltre mezz'ora a Palazzo Chigi.
Contro
la crisi il Pd lancia il piano B "Meglio il referendum che le urne"
( da "Repubblica.it"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: in fondo alla
crisi di governo. Il Pd, infatti, dice sì al referendum. Cioè, il "piano
A" resta sempre quello di un governo per fare la riforma elettorale. Ma
esiste anche il "piano B", e cioè che quel governo serva anche a fissare
la data del referendum. Il primo a lanciare il sasso nel mare della crisi è
stato Massimo D'Alema,
Cosa
c'entra ora il referendum ( da "EUROPA.it"
del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: anzi in questo
momento vale soprattutto per la nomenklatura del Pd, o per parte di essa.
Confessiamo che non abbiamo capito la mossa di porre come obiettivo del già
difficile tentativo di Marini un governo che faccia "o le riforme o il
referendum " (come hanno detto ieri Veltroni e Franceschini, e aveva prima
proposto D'Alema in inedita sintonia con Lerner).
( da "Italia Oggi" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
ItaliaOggi ItaliaOggi - I
commenti Numero 027, pag. 2 del 1/2/2008 Autore: di Massimo Tosti Visualizza la
pagina in PDF L'analisi La riforma elettorale?
è l'ultimo dei problemi Sembra un film in bianco e nero. Regista il presidente
Napolitano (ma qualcuno sospetta che la sceneggiatura sia di Massimo D'Alema),
protagonista Franco Marini. L'incarico esplorativo affidato al presidente del
senato è uno spezzone di Prima repubblica, una sequenza d'antan vista molte
volte negli anni lontani, quando i partiti stringevano e scioglievano alleanze,
e i governi andavano e venivano con la frequenza dei cambiamenti di stagione.
Sono comprensibili, da un punto di vista istituzionale, le preoccupazioni del
Quirinale di fronte a una decisione "impegnativa e grave". Ma la
gente comune si domanda in che modo Marini possa trovare la soluzione che
Napolitano non ha trovato nei cinque giorni di consultazione che hanno
preceduto il conferimento dell'incarico. Anche queste cronache in bianco e nero
rischiano di accrescere la diffidenza dell'opinione pubblica nei confronti
della Casta, che è tale non soltanto per i privilegi che è riuscita a
garantirsi, ma anche per i rituali oscuri che accompagnano le fasi più
tormentate della vita pubblica. E per le reticenze dei protagonisti, che
parlano d'altro, evitando (salvo qualche commendevole eccezione) di dire
chiaramente come stanno le cose. Il centro-destra ha ritrovato compattezza nel
chiedere il ricorso immediato alle urne, nella speranza (confortata dai sondaggi)
di uscirne trionfatrice. Il centro-sinistra ricorre a ogni possibile artificio
verbale e a ogni tattica dilatoria per rinviare le elezioni, nel terrore
(acutizzato dai sondaggi) di uscirne a pezzi. La legge elettorale c'entra poco o nulla, e meno ancora rientrano nella partita le
riforme istituzionali. Alla fine della scorsa legislatura la maggioranza di
allora aveva varato una riforma costituzionale che comprendeva tutte (proprio
tutte) le richieste oggi avanzate dai leader del centro-sinistra: maggiori
poteri al premier, riduzione del numero dei parlamentari, superamento del
bicameralismo perfetto eccetera. Quelle riforme sono state spazzate via da un referendum voluto proprio da chi oggi le giudica
indispensabili. Può essere vero che il testo approvato allora in parlamento,
assieme alle tante cose giuste, ne contenesse qualcuna sbagliata. Ma come mai,
dopo il referendum, il tema è rimasto sepolto dal
silenzio per un anno e mezzo? Questo è lo scenario della crisi attuale, e
queste sono le legittime domande che si pone l'opinione pubblica. Il resto è
soltanto un copione ingiallito dal tempo. Compresi i mandati esplorativi o
balneari, delimitati o circoscritti, elastici o rigidi.
( da "Italia Oggi" del 01-02-2008)
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ItaliaOggi ItaliaOggi - Primo
Piano Numero 027, pag. 3 del 1/2/2008 Autore: di Giampiero Di Santo Visualizza
la pagina in PDF Ieri prima giornata di consultazioni.
Oggi a palazzo Giustiniani le imprese e i sindacati Marini ci prova, ma non
sfonda Mastella dice no: sempre più lontano il governo-ponte è una mulattiera
quasi ostruita quella che il presidente del senato e premier esploratore
incaricato, Franco Marini, si è trovato davanti al primo giorno di
consultazioni. L'auspicata larga convergenza di partiti intorno al progetto di
riforma e che Marini vorrebbe costruire a partire dalla bozza lettorale Bianco
sembra una chimera, sia per il nuovo rifiuto di Silvio Berlusconi (Fi),
Pierferdinando Casini (Udc) e Gianfranco Fini (An), sia per il no secco e
definitivo del leader dell'Udeur ed ex ministro della giustizia, Clemente
Mastella.Uscito dallo studio del presidente del senato a palazzo Giustiniani,
dopo un colloquio al quale ha partecipato anche Enzo Bianco, autore della bozza
di riforma della legge elettorale,
Mastella non ha lasciato scampo al tentativo di Marini. "Prima si va a
votare e meglio è", ha detto. "Ci sono minacce alla stabilità
democratica Poi, nella prossima legislatura, si potrà pensare alla riforma elettorale, da fare prima del referendum,
che potrà tenersi nell'estate del 2009" . Marini, insomma non ha trovato
sponda nell'Udeur Né ha trovato sponda nella Dca di Gianfranco Rotondi, anche
lui schierato per la soluzione "Urne al più presto". La Lega Nord,
addirittura, pensa di disertare le consultazioni e di arrivare fino al ritiro
della sua delegazione dal parlamento. Lamberto Dini, leader del
liberaldemocratici, ha detto invece di guardare senza pregiudizi al tentativo
di scalata dell'Everest: "Il sentiero è stretto, ma non impossibile. In
politica i margini per un'intesa ci sono sempre". Dini ha però aggiunto
che il suo partito non direbbe mai sì a un governo sostenuto solo da una
riedizione della vecchia maggioranza aggiornata con altri uomini in rotta con
il centrodestra, in particolare con la Rosa bianca di Bruno Tabacci e Mario
Baccini. Marini, del resto, anche ieri ha ribadito che la strada di un
governicchio non fa per lui. Solo le larghe intese, o meglio l'ingresso di
Forza Italia nell'eventuale maggioranza, gli consentirebbero di presentarsi al
capo dello stato per sciogliere la riserva e accettare l'incarico. Difficile,
molto difficile, se non impossibile. Tanto che il Partito democratico sonda
ancora la possibilità, sostenuta dal vicepremier e ministro degli esteri,
Massimo D'Alema e considerata con qualche prudenza dal segretario del Pd,
Walter Veltroni, di far precedere le elezioni anticipate
dal referendum sulla legge elettorale. In questo modo si aprirebbero spazi per una stagione di riforme
condivise e la data di convocazione degli italiani alle urne potrebbe slittare.
Ipotesi negata da Berlusconi, che pur riconoscendo il valore di Marini e del
suo tentativo, ha l'obiettivo di mantenere il premier Romano Prodi a
palazzo Chigi nei due mesi che precederanno le elezioni. Per le quali Fini ha
già proposto due date. Si potrebbe votare, ha detto, il 6 o il 13 di aprile.
Ecco perché alla fine, quando lunedì prossimo Marini riceverà il leader di
Forza Italia e il numero uno del Pidì, Walter Veltroni, il capitolo Marini
potrebbe chiudersi. Ma il presidente del senato confda di avere buoni argomenti
per convincere il cavaliere: la convergenza di imprese e sindacati sulle
necessità di riformare la legge elettorale
prima di andare alle urne. Il manifesto presentato da tutte le associazioni di
categoria produttive e le dichiarazioni dei leader sindacali sono tutte in
favore del governo a tempo. E domani Marini sentirà proprio le parti sociali,
ammesse alle consultazioni per la formazione di un esecutivo per la prima volta
nella storia d'Italia. Un nuovo pronunciamento collettivo per questa soluzione
sarebbe una buona carta da giocare nel confronto con l'imprenditore Berlusconi.
Buona ma disperata.
( da "Repubblica, La" del 01-02-2008)
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Commenti DIRITTO AL REFERENDUM (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
Una tale disinvoltura se la potrà forse permettere Berlusconi nei confronti dei
cittadini da lui stesso convocati nel dicembre scorso per decidere il nome del
partito in cui rigenerare l'ectoplasma della Casa delle libertà: furono
annunciati più di tre milioni di partecipanti ma, ora che l'ectoplasma rientra
in servizio, chi se li ricorda più? Più imbarazzante è la posizione in cui si
trova Gianfranco Fini, il cui partito sta oggi raccogliendo firme per chiedere
elezioni anticipate nelle stesse piazze in cui pochi mesi fa raccolse le firme
del referendum. Fino a ieri il leader di An dichiarava
che rivotare con la legge Calderoli sarebbe stato
inaccettabile. E, come lui, anche i cittadini promotori del referendum
l'hanno firmato perché si cambiasse legge elettorale prima delle future elezioni, cioè per scongiurare
la beffa di un secondo Parlamento eletto con quello stesso metodo
antidemocratico. Di tale istanza stanno facendosi interpreti le principali
rappresentanze del mondo economico e della società civile (non a caso il
presidente della Confindustria è tra i firmatari del referendum).
Ora che la Corte costituzionale ha giudicato ammissibili le proposte
abrogative, anteporre elezioni celebrate col vecchio metodo alla verifica
popolare dei quesiti referendari, significherebbe calpestare un diritto
tutelato dalla Costituzione. Diverso sarebbe, naturalmente, se Franco Marini riuscisse nel difficile compito di realizzare entro poche
settimane una riforma elettorale che ottemperi alle istanze referendarie. Altrimenti? Altrimenti
non è solo benefico e sensato, ma doveroso, che il referendum preceda
la convocazione delle elezioni. Capisco che tale circostanza possa dispiacere
all'Udeur di Mastella, al Pdci di Diliberto o ad altre forze a rischio d'estinzione.
Ma le procedure democratiche hanno una loro inderogabile linearità, e non a
caso il presidente Napolitano ha fatto esplicito riferimento alla modifica
della legge elettorale
"sollecitata attraverso una richiesta di referendum
dichiarata ammissibile dalla Corte costituzionale". Oltretutto quelle 821
mila firme non sono state raccolte da una sola parte politica. Esprimono un
interesse comune al ripristino di accettabili forme di rappresentanza
parlamentare e di governabilità. La vittoria del Sì al referendum
modificherebbe sostanzialmente gli esiti della futura competizione elettorale, ma senza favorire l'uno schieramento rispetto
all'altro. Il premio di maggioranza introdotto dalla legge
Calderoli sarebbe assegnato alla lista più votata, anziché polverizzarsi a
vantaggio di partiti finanche minuscoli purché coalizzati al vincitore. Sarebbe
garantita una soglia di sbarramento del 4% alla Camera e dell'8% al Senato.
Verrebbe eliminato lo scandalo dei capilista multipli che determinano per via
oligarchica la scelta dei subentranti. Poniamo pure che il destino politico del
Paese sia già segnato, e che al più tardi a giugno Berlusconi vincerà comunque
le elezioni. Non è indifferente sapere come. Se per vincere Berlusconi dovrà
ricompensare ciascuno dei diciannove partiti e partitini intenzionati a
coalizzarsi nella sua Cdl (da Storace a De Gregorio, da Fatuzzo a Nucara, senza
contare i soliti Dini e Mastella), pare ben difficile che possa aspirare alla
formazione di un governo più lungimirante dei precedenti. Non lamentava forse
egli stesso il ricatto paralizzante subito da soggetti minori? Quel ricatto se
lo ritroverebbe moltiplicato ? ne sa qualcosa Prodi ? nel caso si tornasse a
votare con la legge Calderoli. Senza dimenticare che
la nuova legislatura nascerebbe sub sudice, con il referendum
da celebrare comunque a un anno dalle elezioni, e dunque col rischio di
delegittimare le nuove Camere. La convocazione del referendum
prima delle elezioni politiche non è solo un diritto tutelato dalla
Costituzione, ma corrisponde a un interesse generale. Dovrebbero condividerlo
tutte le forze politiche che non aspirano solo a sopravvivere, ma a governare
bene l'Italia. Lungi dal rappresentare un contrattempo fastidioso, quelle 821
mila firme possono oggi sbloccare una situazione incancrenita. Il ricorso alla
sovranità popolare assolverebbe come già nel passato a una funzione
provvidenziale. Se Marini fallisse la sua missione, nulla impedirebbe di
rispettare ad aprile l'appuntamento del referendum,
per poi rinnovare il Parlamento a giugno secondo la volontà democratica.
( da "Secolo XIX, Il" del 01-02-2008)
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Ma Casini, Dini e Mastella non rompono il fronte del
centrodestra Roma. "Ho il compito di cercare un consenso ampio, quindi un
consenso politico non personale per verificare se si può modificare in tempi
brevi la legge elettorale".
Con una prima infornata di partiti minori, Franco Marini apre il cantiere delle
consultazioni e mette subito le cose in chiaro: non si accontenterà di
racimolare una manciata di voti al Senato a sostegno di un governo che dovrebbe
tirare a campare fino a giugno. Prima di incontrare la Destra di Francesco
Storace, Lamberto Dini, la Sinistra democratica e Clemente Mastella, avverte
lui stesso che il sentiero è"stretto" e dovrà mettercela tutta per
non risalire a mani vuote sul Colle la prossima settimana: "Il compito è
gravoso ma non impossibile", spiega il presidente del Senato. Se Marini
cerca un consenso ampio non può accontentarsi di qualche transfuga: dovrà
aprire un varco politico nel centrodestra, strappando all'Udc almeno
l'astensione se gli altri tentativi andranno a vuoto. A parte il sì scontato di
Fabio Mussi, in serata si accumulano i primi dischi rossi sulla scrivania di
Marini: il no di Storace, il gelo di Dini (il senatore Natale D'Amico si
dissocia) e, soprattutto, la porta in faccia di Mastella: "Prima si vota e
meglio è", tira dritto il capo dell'Udeur. La partita è solo alle prime
battute ma ora viene la parte più difficile. Silvio Berlusconi marcia a grandi
passi verso le elezioni anticipate e ha blindato il patto elettorale
con gli alleati favorevoli alle urne. La Lega e An fanno quadrato con il
Cavaliere. Il Carroccio sceglie la linea più dura: si rifiuta di incontrare
Marini e arriva a minacciare le dimissioni in massa dei parlamentari se non si
andrà a votare. "Si sta forzando la legge, quasi
un golpe", tuona Roberto Calderoli. Anche l'Udc resta allineato e accetta
di perdere qualche pezzo pur di non smarcarsi ma si lamenta delle intemperanze
della Lega: "Qualcuno ha perso la testa", dice Lorenzo Cesa. Se
Berlusconi appare irremovibile, oggi Marini proverà a giocarsi qualche buona
carta con Pier Ferdinando Casini, che andrà a palazzo Giustiniani per vedere il
suo vecchio amico di partito al quale dovrebbe confermare la sua tesi
favorevole a un governo di pacificazione con un consenso solido e allargato al
centrodestra. Altrimenti, è meglio andare a votare. Un concetto ribadito ieri
anche da Dini, che si dice non disponibile a votare un governo di corto
respiro: "Per le riforme ci vorrebbe un governo di unità nazionale con una
larga base e un ampio consenso. Ma è difficile trovare un accordo, senza
coinvolgere Fi e almeno una parte del centrodestra". Nulla di nuovo.
Marini sa che la scommessa è proprio quella di rompere il fronte del no a ogni
ipotesi alternativa al voto anticipato. Un governo per la riforma elettorale procede in salita. Anche perché chi si oppone a
questo sbocco vuole anche sapere a quale riforma pensa Marini, che oggi dovrà
cominciare a scoprire le carte con Casini e poi dovrà farlo con Berlusconi, nei
primi giorni della prossima settimana. Non sarà facile farsi ascoltare
soprattutto dal leader di Fi, che usa la corsa verso le urne per cementare la
nuova alleanza di centrodestra. Se si aprirà anche una sola crepa e se i tempi
si allungano, il disegno del Cavaliere rischia di frantumarsi prima di arrivare
al traguardo. Ecco perché il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, si
prodiga nello sforzo di lanciare messaggi rassicuranti, sperando di essere
ascoltato dalle parti di via del Plebiscito: "Non ci sarà nessuna furbizia,
non c'è nessuno che ha la volpe sotto l'ascella. La legislatura politicamente è
finita, lo è dal punto di vista di una maggioranza che interpreta il mandato
degli elettori. Il problema è solo sapere se al voto subito si va con una nuova
legge, spero buona, o con la cattiva legge che c'è", dice. Berlusconi però non la pensa
così, non ritiene che "in politica subito è oggi così come giugno" e
spinge sull'acceleratore, avendo tutti i sondaggi dalla sua parte. "La
sinistra continua a tirare fuori una scusa dopo l'altra per non votare. Il
Paese ha bisogno di un governo efficiente, nuovo, legittimato dai
cittadini", spiega il portavoce Paolo Bonaiuti. E non si vede perché il
Cavaliere possa cambiare idea mentre già prepara il "programma dei cento giorni".
Per allettare Berlusconi, Marini dovrebbe proporre un sistema elettorale in stile spagnolo che favorisce i partiti più
grandi. Ma così si perderebbe per strada tutti i piccoli, compreso l'Udc, che
aspira a un sistema alla tedesca e in ogni caso non è disposto a tutto pur di
ottenerlo. Del resto, Berlusconi e Casini sanno benissimo che Marini metterà
sul tavolo l'offerta del sistema tedesco per strappare all'Udc almeno
l'astensione sulla fiducia. E tirerà in ballo argomenti ai quali il leader
centrista è sensibile: "Dalla società civile arriva un invito corale a
cambiare la legge elettorale".
Casini però non fa concessioni: "All'orizzonte vedo le elezioni". E
Rocco Buttiglione aggiunge che, a suo avviso, i margini per salvare la
legislatura sono "quasi inesistenti". Con o senza la tentazione del
sistema tedesca. E c'è di più. Mentre Marini soffre nel suo studio, Massimo
D'Alema lavora ai fianchi i favorevoli al voto anticipato con l'ipotesi di
andare a votare il referendum in primavera prima di
tornare alle urne a giugno. Una strada che appare più
tortuosa dell'altra e travolta da una valanga di no. "Se dici "o il referendum o il sistema tedesco"è come mettere insieme il diavolo e
l'acqua santa. Allora vuol dire che la riforma elettorale è solo
un alibi", dice Casini. "Con il referendum, un
governo vero non arriverebbe prima di luglio", avverte Alfredo Mantovano
di An. Anche il Prc prende le distanze: "Sarebbe come passare dalla
padella alla brace", commenta il leader Franco Giordano. La scorciatoia
del referendum non funziona. Michele Lombardi
01/02/2008 ' 01/02/2008 ' 01/02/2008 ' 01/02/2008 prontial sostegnoSì, ma solo
se si fanno cose utili all'economia Fabio MussiCoordinatore Sd 01/02/2008
giudiziosospesoAspettiamo di vedere cosa faranno i grandi partiti Lamberto
diniLeader Ld 01/02/2008 l'ex ministrorisponde noIl Paese non può stare in
apnea, rischia l'embolia Clemente mastellaleader Udeur 01/02/2008 le
accuse"Il bipolarismo è il mare oscuro del paese. Casini si è rimangiato
ciò che ha detto" 01/02/2008.
( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 01-02-2008)
Pubblicato anche in: (Arena, L')
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IL REBUS. Iniziate le consultazioni al Senato:
"Trovare un accordo è gravoso ma non impossibile". Rotondi e Storace
dopo i colloqui: alle urne. E Dini pone condizioni Marini e le riforme:
"Serve vera intesa" WALTER VELTRONI ROMA Un compito
"gravoso" ma "non impossibile". Franco Marini, che ha
iniziato le consultazioni per tentare di dare vita ad un nuovo governo, mostra
ottimismo anche se non nasconde le difficoltà che incontrerà. "Voglio un
accordo vero, non labile sulla riforma elettorale",
ha precisato, "perché bisogna dare stabilità alle istituzioni ed evitare
frammentazioni". E dovrà essere un "consenso ampio, politico e non
personale": "Non intendo fare un un governo a tutte le condizioni che
si regga su un pugno di voti". Le consultazioni sono cominciate dai
partiti minori. Oggi sarà la volta di Verdi, Pdci, Partito socialista, Idv,
Udc, Rifondazione e Repubblicani. Sabato Marini incontrerà le parti sociali
(Cgil, Cisl, Uil, Ugl e industriali). Lunedì ci saranno i faccia a faccia con
Berlusconi e Veltroni. Al termine Marini trarrà le sue conclusione e dirà a
Napolitano se in Parlamento esiste o meno una maggioranza disposta a sostenere
un governo che vari la nuova legge elettorale.
Nei colloqui con Marini si è parlato della bozza-Bianco di riforma all'esame
del Parlamento e del referendum elettorale
ammesso dalla Corte Costituzionale. Nelle consultazioni Marini è stato
affiancato da Enzo Bianco, presidente della commissione Affari costituzionali,
che ha dato nome al progetto di riforma. "Il sentiero è stretto", ha
ammesso Marini, "ma può darsi che si apra qualche spiraglio nell'interesse
del Paese". L'impresa è difficile perché mentre il Pd sostiene il suo
progetto, per il centrodestra l'unica strada è quella delle elezioni
anticipate. Ieri Marini ha ricevuto prime risposte dei partiti. "Prima si
vota e meglio è", gli ha detto Mastella. Dini ha detto no ad una
maggioranza uguale a quella che ha sostenuto Prodi: "Bisogna trovare altre
formule con un'ampia maggioranza parlamentare. sentiero stretto ma non impossibile".
Storace (La Destra) ha detto no alla bozza Bianco e si è detto favorevole alle
elezioni anticipate. La Svp ha apprezzato lo "sforzo" di Marini ma
senza "firmare assegni in bianco". Le Autonomie hanno espresso
sostegno al tentativo di dare vita ad un nuovo governo. Rotondi (Dc) ha chiesto
che si vada alle elezioni col governo Prodi. Per Mussi (Sinistra Democratica)
si potrebbe votare a giugno dopo la riforma. Intanto i
referendari passano all'attacco dopo la proposta di Massimo D'Alema di andare al
referendum per modificare la legge elettorale. Il comitato ha scritto a Napolitano per chiedere che sia
indetta senza altro indugio la consultazione per poter andare alle elezioni
anticipate a giugno con la nuova legge elettorale che ne scaturirebbe. "Questo", sostengono,
"per tutelare i diritti costituzionali degli 821.000 italiani che hanno
firmato la richiesta dei referendum". Anche in
caso di elezioni anticipate, sostengono, non c'è alcun ostacolo a che il referendum "si svolga subito. Ma il Polo non ci sta.
Fini (An) boccia la proposta: "Inaccettabile".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
01-02-2008)
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Prima Pagina Pagina 2 Il presidente incaricato cerca
"un consenso ampio" sulla riforma elettorale
Marini: "Spazi stretti" Fini: si vota il 13 aprile Il presidente
incaricato cerca "un consenso ampio" sulla riforma elettorale
Iniziate le consultazioni: no di Mastella, la Lega minaccia l'Aventino -->
Iniziate le consultazioni: no di Mastella, la Lega minaccia l'Aventino Franco
Marini ha iniziato con i partiti minori la sua esplorazione nel tentativo di
risolvere la crisi. Il presidente del Senato ha detto di cercare "un
consenso ampio", un vero accordo politico sulla
possibilità di riformare la legge elettorale. Nella
prima giornata di consultazioni ha incassato la disponibilità di Lamberto Dini
alle larghe intese e ha registrato parecchi no, tra i quali quello di Mastella.
Le posizioni sembrano cristallizzate: il centrodestra respinge l'escamotage
(ideato da D'Alema?) del referendum prima delle
elezioni e la Lega arriva persino a minacciare l'Aventino nel caso di un
"governicchio". Fini è sicuro: si andrà a votare il 13 aprile. ALLE
PAGINE 2, 3.
( da "Manifesto, Il" del 01-02-2008)
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Referendum mossa disperata: si potrebbe votare a metà
giugno con le modifiche approvate Riforma, "la
uno la due o la tre?" Ma superare il porcellum è difficile Andrea Fabozzi
Roma "Ricominciamo da tre". La battuta di uno dei protagonisti della
trattativa riassume l'unica possibilità che ha Franco Marini di andare avanti
con il suo tentativo di formare un governo. Tre come la terza versione della
bozza Bianco, il testo base di riforma della legge elettorale che in queste ore è sul tavolo del presidente
del senato che per conto del Quirinale "esplora" le possibilità di un
esecutivo finalizzato alla riforma elettorale. La
terza bozza non esiste ancora: sta prendendo corpo nelle consultazioni di
Marini. Sta a metà tra la prima, più maggioritaria che proporzionale,
preferita dai partiti grandi cioè Pd e Forza Italia, e la seconda, favorita
dai partiti medi come Rifondazione e Udc perché attraverso il recupero
nazionale dei resti lascia margini alle terze forze. La terza bozza conserva
l'impianto delle prime due - cinquanta percento dei deputati eletti attraverso
sfide uninominali nei collegi e cinquanta percento attraverso liste bloccate,
sbarramento al cinque percento superabile però dai partiti che vanno oltre il
sette percento in almeno cinque circoscrizioni - ma dovrebbe accontentare sia i
tifosi del maggioritario che i fans del proporzionale. Almeno, dovrebbe
convincerli a tentare: un miracolo che autorizza ogni scetticismo sulla sorte
del tentativo Marini. Che comunque vuole tentarci. Accompagnato per questo
nelle sue consultazioni - e si tratta di un inedito nella storia della
Repubblica - dal presidente della commissione affari costituzionali del senato,
appunto Enzo Bianco. L'altra strada per cambiare la pessima legge
elettorale Calderoli, cosa che tutti tranne Berlusconi
dicono di volere, è quella del referendum. Perseguita
adesso anche da chi è sempre stato contrario ai quesiti, come Massimo D'Alema
che così è sospettato di voler solo rimandare le urne. La
lettura delle motivazioni con cui la corte Costituzionale ha deciso di
ammettere i referendum ha, come al solito, fornito argomenti a entrambi gli
schieramenti in campo. I referendari sottolineano il fatto che la Consulta ha
dichiarato senza mezzi termini che la legge elettorale che dovesse risultare dalla vittoria dei Sì sarebbe
immediatamente applicabile. Dunque, è il calcolo che fanno, ci sarebbero i
tempi per svolgere il referendum nella prima domenica
utile, il 20 aprile, per poi sciogliere le camere e andare al voto prima
dell'estate. Solo che, calcolando i 60 giorni di prassi tra la fine di una
legislatura e le urne, si finirebbe a giugno inoltrato, davvero troppo tardi
per una consultazione elettorale politica. Tanto è
vero che i promotori del referendum stanno insistendo
in queste ore sul fatto che il governo in carica, dunque Prodi, potrebbe
persino con un decreto legge superare la prassi
consolidata e indire i referendum prima di aprile,
così da portare il paese al voto politico per fine maggio. Difficile. Gli anti
referendari invece insistono sul fatto che la Consulta ha sottolineato i limiti
della legge elettorale in
vigore, che resterebbero tutti anche in caso di approvazione dei referendum: manca una soglia minima per far scattare il
premio di maggioranza e in teoria anche liste con una maggioranza relativa
molto bassa potrebbero ipotecare la maggioranza assoluta dei seggi. In questo
schema l'eventuale esecutivo Marini avrebbe bisogno di tutto il tempo
necessario a cambiare la legge in profondità . Ma i
referendari insistono, anche con un appello a Napolitano, perché non venga
tradita la richiesta degli 800mila che hanno firmato la richiesta di referendum. Un primo risultato è che saranno anche loro,
con Segni e Guzzetta, consultati da Marini: non si tratta di una novitÃ
assoluta in quanto anche il presidente incaricato Giuliano Amato ammise il
comitato promotore dei referendum alle consultazioni
nel '92.
( da "Manifesto, Il" del 01-02-2008)
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Via alle consultazioni, "voglio una maggioranza
politica". Ma il presidente-esploratore conta i no La missione impossibile
di Marini Corsa verso il voto anticipato. Mastella: è meglio così. Berlusconi:
non ascolterò sirene. Fini: si voterà il 6 o il 13 aprile. Bertinotti:
tentiamoci, ma politicamente la legislatura è finita Domenico Cirillo Roma Il
calendario delle sue consultazioni va oltre il fine settimana: Franco Marini si
prenderà il tempo necessario per sentire tutti i partiti e anche i
rappresentati di quelle associazioni padronali, in testa il leader della
Confindustria Cordero di Montezemolo, che proprio non voglio lo scioglimento
anticipato delle camere. Ma il destino del presidente del senato,
"esploratore" per conto del presidente della Repubblica delle
possibilità di dare vita a un governo finalizzato alla riforma elettorale, appare segnato. "E' un impegno fortemente
gravoso ma non voglio dire impossibile", riassume Marini all'inizio del
giro dei partiti - ieri ha cominciato dalle piccole formazioni.
"Impossibile" lo dicono però gli altri, in numero sufficiente a far
capire che il presidente del senato dovrà rinunciare al suo mandato e il capo
dello stato dovrà sciogliere le camere. Ieri anche Clemente Mastella ha annunciato
per conto suo e dell'altro, decisivo, senatore dell'Udeur, il
no al tentativo di governo a termine: "Prima si vota, meglio è". Le
consultazioni di Marini, con al fianco il presidente della commissione affari
costituzionali Enzo Bianco che deve verificare le possibili intese sulla bozza
di riforma della legge elettorale, vanno avanti tra lo scetticismo generale. C'è persino
la Lega nord che ha deciso di disertarle e minaccia di ritirare la sua
delegazione parlamentare nel caso non ci fossero le elezioni anticipate. Marini
ascolta tutti, anche i singoli senatori o i micro gruppi come quello residuo
dei liberal democratici di Dini, ridotti a due senatori dopo il mini scisma di
Natale D'Amico (che aveva alla fine votato la fiducia a Prodi). L'impressione
è quella di una nuova conta fino all'ultimo senatore, come mille volte aveva
dovuto fare Prodi e per suo conto il ministro dei rapporti con il parlamento
Vannino Chiti. Ma Marini, che si muove sulla base di un mandato del Quirinale,
vuole allontanare da sé il sospetto di essere alla caccia di una maggioranza
raccogliticcia, per cui dichiara di essere alla ricerca di "un consenso
ampio, un consenso politico e non personale per verificare se in tempi brevi si
può arrivare alla riforma della legge elettorale". L'obiettivo è probabilmente troppo
ambizioso. Acquisita la contrarietà dell'Udc - "la riforma elettorale è solo un alibi per tirare a campare", ha
detto Pierferdinando Casini - Marini ha sperato solo per poche ore che la
"Rosa bianca" di Tabacci e Baccini prendesse quota: in definitiva
quello che gli scissionisti dell'Udc possono offrire è un solo voto al senato
(quello dello stesso Baccini). Dunque non c'è margine per la "maggioranza
politica, non solo numerica" che il presidente - esploratore dichiara di
stare cercando. Berlusconi, ieri silenzioso perché al capezzale della madre in
gravi condizioni di salute, ai suoi è apparso preoccupato per le capacità di
manovra di Marini, ma comunque convinto che alla fine non ci sarà alternativa
al voto anticipato. Andarci con Prodi a palazzo Chigi per il cavaliere sarebbe
un motivo di tranquillità in più, non per nulla considera la carta
dell'"esploratore" giocata dal Colle solo come un trucco per cercare
di allontanare il ricordo del professore. Marini ha intenzione di giocarsi le
sue ultime carte proprio nell'incontro con il cavaliere, il prossimo lunedì,
ma Berlusconi già avverte: "Non ascolterò nessuna sirena". Così
come non ha intenzione di fare Gianfranco Fini, talmente certo dell'ineluttabilitÃ
del voto dal lanciarsi in una previsione: "Si voterà domenica 6 o domenica
13 aprile". Avesse ragione, i referendum
elettorali di cui pure il leader di An è stato sponsor, sarebbero rimandati di
un anno: ma a Fini interessa adesso di più non perdere il treno delle elezioni
anticipate: "Non è accettabile che chi diceva 'referendum
mai' oggi, pur di non sciogliere le camere, dica che il referendum
è meglio", dichiara Fini pensando alle manovre "dilatorie"
tentate da Massimo D'Alema. Il referendum del resto è
visto come il fumo negli occhi anche da un partito favorevole al tentativo di
Marini come Rifondazione comunista. Che sarà oggi a palazzo Giustiniani per le
consultazioni. Giornata dalla quale il presidente - esploratore potrebbe trarre
altri motivi di delusione. Se infatti Lamberto Dini ha chiarito che i suoi due
voti al governo arriverebbero solo in caso di allargamento della maggioranza, i
Comunisti italiani spiegheranno stamattina di essere disponibili solo a
sostenere un governo con identica maggioranza di centrosinistra". Ma per
arrendersi Marini aspetterà il no di Berlusconi. "Non faccio
previsioni", ha detto ieri. Mentre il presidente della camera Bertinotti
è stato più esplicito: "Politicamente la legislatura è finita".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-02-2008)
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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-02-01 -
pag: 4 autore: I sindacati: priorità al rinnovo delle istituzioni e alla
partita salari L'Ugl si schiera contro la Cdl Giorgio Pogliotti ROMA Anche i
sindacati confederali – come il resto del mondo produttivo –si iscrivono al
fronte del " no" alle elezioni anticipate. Una riforma elettorale che garantisca la stabilità di governo è
giudicata prioritaria da Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Che chiedono di affrontare
anche l'emergenza salariale a Franco Marini, in vista dell'incontro di domani
con le parti sociali nell'ambito del giro di consultazioni del presidente del
Senato. "Diamo il pieno sostegno a Marini – spiega la segretaria
confederale della Cgil, Nicoletta Rocchi (Cgil) –. Serve una riforma elettorale per garantire stabilità ai governi e trasparenza
nel voto. Ma l'opera riformatrice avviata dal governo Prodi non può essere
interrotta: occorre dare il via agli interventi di redistribuzione del reddito
per rispondere al disagio dei lavoratori ". Questa ipotesi trova il
sostegno – sul versante politico – del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che
ha congelato i cinque tavoli di concertazione: "Mi auguro - ha detto
Damiano- che il nuovo governo abbiaa cuore non solo la legge
elettorale, ma anche i temi del potere di acquisto di
salari e pensioni, pubblico impiego e contratti. Se dovessi continuare queste
sarebbero le priorità". La risposta all'emergenza salariale secondo le
parti sociali non può essere data con i tempi della politica. Per bypassare l'impasse
legato alla crisi di governo, la prossima settimana potrebbe essere convocato
un incontro tra Confindustria e sindacati sul tema della riforma contrattuale –
per definire un nuovo modello che favorisca la crescita di retribuzioni e
produttività – anche se la Cgil frena su questa accelerazione. I sindacati rilanciano le proposte della
piattaforma unitaria: "Con le elezioni si corre il rischio di dover
ricominciare da zero – aggiunge il segretario generale aggiunto della Cisl,
Pier Paolo Baretta – accanto alla riforma elettorale,
giudichiamo prioritarie le detrazioni a favore dei lavoratori dipendenti.
Poi la concessione del bonus per i figli, il confronto su prezzi, tariffe e
produttività. Infine un intervento sulle aliquote". Baretta è critico sul referendum: "Non risolve i problemi – sostiene - ,
serve una soluzione politica, con una riforma elettorale
condivisa". Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario confederale della
Uil, Paolo Pirani: "Insieme alle detrazioni per i lavoratori dipendenti
previste dalla Finanziaria, dal nuovo Governo ci attendiamo l'attuazione delle
deleghe contenute nel Protocollo sul welfare che riguardano i lavori usuranti,
la detassazione del premio di risultato e il riordino degli enti previdenziali.
Insieme ad un impegno per il rinnovo dei con-tratti pubblici". Tra i
sindacati spicca la posizione di Renata Polverini, che pur essendo alla guida
dell'Ugl – sigla storicamente vicina ad An – ha deciso (ancora una volta) di
smarcarsi dal partito in nome dell'autonomia, bocciando il ricorso alle urne:
"Sosteniamo la soluzione più utile per il mondo del lavoro –spiega –aldilà
dall'appartenenza ad uno schieramento politico. Abbiamo criticato l'attuale legge elettorale, raccogliendo
50mila firme per il referendum con l'obiettivo di
porre un freno al proliferare dei partiti, di garantire maggiore rappresentanza
agli elettori e stabilità ai governi ". A Marini, la numero uno dell'Ugl
lancia un monito: "Se il nuovo governo pensasse di dedicarsi alla sola legge elettorale sarebbe una
perdita di tempo e allora sarebbero meglio le elezioni – aggiunge –.Serve un
esecutivo di consistenza politica per resituire ai lavoratori quanto promesso e
completare il testo unico alla sicurezza". GLI ASSETTI CONTRATTUALI La
prossima settimana possibile un incontro tra le parti sociali Damiano: il nuovo
Esecutivo riparta dai tavoli già avviati.
( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
Di LILLI MANDARA PESCARA - Mai più listino: nel
portafoglio personale del presidente della Regione non ci saranno più i famosi
otto posti blindati da riservare a chi dice lui (e spesso non ha i voti), i
famosi raccomandati della politica: così è stata eletta, per esempio, Sandra
Lonardo moglie di Mastella, così hanno conquistato poltrone alla Regione quelli
che tengono famiglia, politica naturalmente, facendo indignare gli altri che
scarpinano di porta in porta alla ricerca di consensi. Fine della storia: nella
proposta di legge presentata ieri dal presidente della
Commissione Statuto Gianni Melilla, il listino scompare. Cancellato: "Questi
otto consiglieri regionali, con la mia proposta - dice Gianni Melilla -
verranno eletti direttamente dai cittadini, così come succede per gli altri 32
consiglieri". Mai più figli e figliasti insomma, e tutti insieme
appassionatamente a cercare i voti per farsi eleggere.
Ma non è l'unica novità contenuta nella legge Melilla, che ora dovrà attraversare l'iter della Commissione e
poi essere approvata in Consiglio regionale: con la riforma elettorale i cittadini potranno esprimere due anzichè una preferenza, ma a
condizione di votare candidati di genere diverso, e questo solo per assicurare
una maggiore rappresentanza femminile in consiglio regionale.
"Inoltre - spiega Melilla - in ogni lista nessuno dei due sessi può essere
rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati, e ciò sempre al
fine di un maggiore equilibrio nella rappresentanza di genere". Il numero
dei consiglieri regionali rimarrà a quota quaranta: "L'Abruzzo è l'unica
regione italiana - aggiunge fiero Melilla - a non aver aumentato il numero dei
consiglieri. Inoltre la stabilità è confermata dall'elezione diretta del
presidente e dal premio di maggioranza che si ottiene con l'elezione del 60%
dei consiglieri delle liste a lui collegate". E la frammentazione dei partiti
sarà contrastata con la quota di sbarramento che non ammette all'assegnazione
dei seggi le liste che non abbiano ottenuto almeno il 3% dei voti validi, a
meno che non siano collegate ad una coalizione che abbia superato la
percentuale del 5%. Un'arma a doppio taglio, anche perchè, per fare l'esempio
del centrosinistra, il Pd che senza i partiti minori non riuscirebbe a vincere,
sarà obbligato a collegarsi con i piccoli come Verdi e Comunisti italiani.
Anche se questa rimarrà sempre, secondo l'ipotesi Melilla, una scelta esclusiva
del candidato-presidente. Un'altra novità importante che finalmente cancellerà
il ricorso ai facili trasformismi è l'eliminazione del voto disgiunto per il
presidente e una lista di schieramento diverso. "Mi auguro che su questa
proposta ci sia un consenso unanime - conclude Melilla - essendo evidente che
la nuova legge elettorale
deve essere scritta da tutte le forze politiche, così come è successo per lo
Statuto regionale, approvato all'uanimità".
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del
01-02-2008)
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PRIMO PIANO 01-02-2008 MANOVRE IL PD INSISTE:
"RIFORME". LA SINISTRA BOCCIA D'ALEMA: "NO AL REFERENDUM PRIMA
DEL VOTO" Bertinotti: legislatura politicamente finita ROMA Marina Maresca
II Walter Veltroni e Fausto Bertinotti fanno il tifo per Marini, perché centri
il difficile obiettivo di un governo per la riforma elettorale
prima di andare al voto. Il leader del Pd e tutte le forze dell'Unione lavorano
però alle alleanze future, alle nuove formule da inventarsi per elezioni che
sembrano comunque imminenti. "Politicamente la legislatura è finita col
voto in Senato, il giudizio torna ormai agli elettori ", ha ammesso ieri
il presidente della Camera, "il problema è sapere se si va con una buona legge elettorale o se si va con
quella attuale che tutti considerano cattiva". Bertinotti vede "spazi
assai ristretti" per un'intesa, anche se in politica talvolta
"imprese impossibili possono riuscire" purché non si traducano in un
"escamotage, ma in una buona legge elettorale". Però anche l'alleanza che nacque con il
programma con cui Prodi vinse le elezioni "è naufragata, rotta sul lato
destro". Veltroni si è preparato all'in - contro con Marini con un lungo
colloquio in Campidoglio con Francesco Rutelli, (possibile candidato sindaco di
Roma). Il segretario del Pd ha attaccato la Lega. "Si è perduto il senso
di responsabilità nazionale - ha detto - Quando sento che una forza politica si
rifiuta di partecipare alle consultazioni, penso che stiamo scendendo un altro
dei tanti gradini scesi". Né Rifondazione né Pdci né
Verdi sono favorevoli alla soluzione ipotizzata sia da Veltroni che da Massimo
D'Alema di un governo per fare il referendum elettorale ad aprile e le elezioni anticipate a giugno. "Il referendum sarebbe una iattura, così come trovo una iattura l'attuale legge elettorale. Se invece si cambiasse la legge in senso
proporzionale va bene", avverte Oliviero Diliberto. Affondo Fausto
Bertinotti, a destra, con Giorgio Napolitano. FOTO ANSA.
( da "Corriere della Sera" del 01-02-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al
Corriere - data: 2008-02-01 num: - pag: 53 categoria: BREVI
RIFORMA ELETTORALE Il referendum Caro Romano, può spiegarmi perché in questa babele (una delle
tante) che si sta verificando fra "modifica legge elettorale" ed "elezioni anticipate" nessun politico parla
più di referendum? è possibile anticipare il referendum e poi
andare alle elezioni? Adriano Brunello, Verona In teoria, sì. Ma la data
del referendum deve essere fissata da un governo nel
pieno esercizio dei suoi poteri, non da un governo che deve limitarsi, come
quello Prodi, agli affari correnti. Se vi sarà un governo di transizione il suo
scopo sarà quello di fare una nuova legge elettorale e di rendere inutile, in tal modo, il referendum. Se andremo direttamente alle urne, come vorrebbe
Berlusconi, il referendum verrà automaticamente
prorogato. Sembra ragionevole prevedere che il referendum,
se non verrà reso inutile dall'adozione di una nuova legge
elettorale, avrà comunque luogo fra parecchi mesi.
( da "Arena.it, L'" del 01-02-2008)
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IL REBUS. Iniziate le consultazioni al Senato:
"Trovare un accordo è gravoso ma non impossibile". Rotondi e Storace
dopo i colloqui: alle urne. E Dini pone condizioni Marini e le riforme:
"Serve vera intesa" Il presidente: il sentiero è stretto, forse uno
spiraglio Referendum, il comitato chiede che si svolga subito La crisi? Il
Paese è bloccato da logiche di conservazione WALTER VELTRONI SEGRETARIO DEL PD
ROMA Un compito "gravoso" ma "non impossibile". Franco
Marini, che ha iniziato le consultazioni per tentare di dare vita ad un nuovo
governo, mostra ottimismo anche se non nasconde le difficoltà che incontrerà.
"Voglio un accordo vero, non labile sulla riforma elettorale",
ha precisato, "perché bisogna dare stabilità alle istituzioni ed evitare
frammentazioni". E dovrà essere un "consenso ampio, politico e non
personale": "Non intendo fare un un governo a tutte le condizioni che
si regga su un pugno di voti". Le consultazioni sono cominciate dai
partiti minori. Oggi sarà la volta di Verdi, Pdci, Partito socialista, Idv,
Udc, Rifondazione e Repubblicani. Sabato Marini incontrerà le parti sociali
(Cgil, Cisl, Uil, Ugl e industriali). Lunedì ci saranno i faccia a faccia con
Berlusconi e Veltroni. Al termine Marini trarrà le sue conclusione e dirà a
Napolitano se in Parlamento esiste o meno una maggioranza disposta a sostenere
un governo che vari la nuova legge elettorale.
Nei colloqui con Marini si è parlato della bozza-Bianco di riforma all'esame
del Parlamento e del referendum elettorale
ammesso dalla Corte Costituzionale. Nelle consultazioni Marini è stato
affiancato da Enzo Bianco, presidente della commissione Affari costituzionali,
che ha dato nome al progetto di riforma. "Il sentiero è stretto", ha
ammesso Marini, "ma può darsi che si apra qualche spiraglio nell'interesse
del Paese". L'impresa è difficile perché mentre il Pd sostiene il suo
progetto, per il centrodestra l'unica strada è quella delle elezioni
anticipate. Ieri Marini ha ricevuto prime risposte dei partiti. "Prima si
vota e meglio è", gli ha detto Mastella. Dini ha detto no ad una
maggioranza uguale a quella che ha sostenuto Prodi: "Bisogna trovare altre
formule con un'ampia maggioranza parlamentare. sentiero stretto ma non
impossibile". Storace (La Destra) ha detto no alla bozza Bianco e si è
detto favorevole alle elezioni anticipate. La Svp ha apprezzato lo
"sforzo" di Marini ma senza "firmare assegni in bianco". Le
Autonomie hanno espresso sostegno al tentativo di dare vita ad un nuovo
governo. Rotondi (Dc) ha chiesto che si vada alle elezioni col governo Prodi.
Per Mussi (Sinistra Democratica) si potrebbe votare a
giugno dopo la riforma. Intanto i referendari passano all'attacco dopo la
proposta di Massimo D'Alema di andare al referendum per
modificare la legge elettorale. Il comitato ha scritto a Napolitano per chiedere che sia
indetta senza altro indugio la consultazione per poter andare alle elezioni
anticipate a giugno con la nuova legge elettorale che ne scaturirebbe. "Questo", sostengono,
"per tutelare i diritti costituzionali degli 821.000 italiani che hanno
firmato la richiesta dei referendum". Anche in
caso di elezioni anticipate, sostengono, non c'è alcun ostacolo a che il referendum "si svolga subito. Ma il Polo non ci sta.
Fini (An) boccia la proposta: "Inaccettabile". .
( da "Manifesto, Il" del 01-02-2008)
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Referendum mossa disperata: si potrebbe votare a metà
giugno con le modifiche approvate Riforma, "la
uno la due o la tre?" Ma superare il porcellum è difficile Andrea Fabozzi
Roma "Ricominciamo da tre". La battuta di uno dei protagonisti della
trattativa riassume l'unica possibilità che ha Franco Marini di andare avanti
con il suo tentativo di formare un governo. Tre come la terza versione della
bozza Bianco, il testo base di riforma della legge elettorale che in queste ore è¨ sul tavolo del presidente
del senato che per conto del Quirinale "esplora" le possibilità di un
esecutivo finalizzato alla riforma elettorale. La
terza bozza non esiste ancora: sta prendendo corpo nelle consultazioni di Marini.
Sta a metà tra la prima, più¹ maggioritaria che proporzionale, preferita dai
partiti grandi cioè¨ Pd e Forza Italia, e la seconda, favorita dai partiti medi
come Rifondazione e Udc perché© attraverso il recupero nazionale dei resti
lascia margini alle terze forze. La terza bozza conserva l'impianto delle prime
due - cinquanta percento dei deputati eletti attraverso sfide uninominali nei
collegi e cinquanta percento attraverso liste bloccate, sbarramento al cinque
percento superabile però² dai partiti che vanno oltre il sette percento in
almeno cinque circoscrizioni - ma dovrebbe accontentare sia i tifosi del
maggioritario che i fans del proporzionale. Almeno, dovrebbe convincerli a
tentare: un miracolo che autorizza ogni scetticismo sulla sorte del tentativo
Marini. Che comunque vuole tentarci. Accompagnato per questo nelle sue
consultazioni - e si tratta di un inedito nella storia della Repubblica - dal
presidente della commissione affari costituzionali del senato, appunto Enzo
Bianco. L'altra strada per cambiare la pessima legge elettorale Calderoli, cosa che tutti tranne Berlusconi
dicono di volere, è¨ quella del referendum. Perseguita
adesso anche da chi è¨ sempre stato contrario ai quesiti, come Massimo D'Alema
che così¬ è¨ sospettato di voler solo rimandare le urne. La
lettura delle motivazioni con cui la corte Costituzionale ha deciso di
ammettere i referendum ha, come al solito, fornito argomenti a entrambi gli
schieramenti in campo. I referendari sottolineano il fatto che la Consulta ha
dichiarato senza mezzi termini che la legge elettorale che dovesse risultare dalla vittoria dei Sì¬ sarebbe
immediatamente applicabile. Dunque, è¨ il calcolo che fanno, ci sarebbero i
tempi per svolgere il referendum nella prima domenica
utile, il 20 aprile, per poi sciogliere le camere e andare al voto prima
dell'estate. Solo che, calcolando i 60 giorni di prassi tra la fine di una
legislatura e le urne, si finirebbe a giugno inoltrato, davvero troppo tardi
per una consultazione elettorale politica. Tanto è¨
vero che i promotori del referendum stanno insistendo
in queste ore sul fatto che il governo in carica, dunque Prodi, potrebbe
persino con un decreto legge superare la prassi
consolidata e indire i referendum prima di aprile,
così¬ da portare il paese al voto politico per fine maggio. Difficile. Gli anti
referendari invece insistono sul fatto che la Consulta ha sottolineato i limiti
della legge elettorale in
vigore, che resterebbero tutti anche in caso di approvazione dei referendum: manca una soglia minima per far scattare il
premio di maggioranza e in teoria anche liste con una maggioranza relativa
molto bassa potrebbero ipotecare la maggioranza assoluta dei seggi. In questo
schema l'eventuale esecutivo Marini avrebbe bisogno di tutto il tempo
necessario a cambiare la legge in profondità . Ma i
referendari insistono, anche con un appello a Napolitano, perché© non venga
tradita la richiesta degli 800mila che hanno firmato la richiesta di referendum. Un primo risultato è¨ che saranno anche loro,
con Segni e Guzzetta, consultati da Marini: non si tratta di una novitÃ
assoluta in quanto anche il presidente incaricato Giuliano Amato ammise il
comitato promotore dei referendum alle consultazioni
nel '92.
( da "Brescia Oggi" del 01-02-2008)
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IL REBUS. Iniziate le consultazioni al Senato:
"Trovare un accordo è gravoso ma non impossibile". Rotondi e Storace
dopo i colloqui: alle urne. E Dini pone condizioni Marini e le riforme:
"Serve vera intesa" Il presidente: il sentiero è stretto, forse uno
spiraglio Referendum, il comitato chiede che si svolga subito La crisi? Il
Paese è bloccato da logiche di conservazione WALTER VELTRONI SEGRETARIO DEL PD
ROMA Un compito "gravoso" ma "non impossibile".
Franco Marini, che ha iniziato le consultazioni per tentare di dare vita ad un
nuovo governo, mostra ottimismo anche se non nasconde le difficoltà che
incontrerà. "Voglio un accordo vero, non labile sulla riforma elettorale", ha precisato, "perché bisogna dare
stabilità alle istituzioni ed evitare frammentazioni". E dovrà essere un
"consenso ampio, politico e non personale": "Non intendo fare un
un governo a tutte le condizioni che si regga su un pugno di voti". Le
consultazioni sono cominciate dai partiti minori. Oggi sarà la volta di Verdi,
Pdci, Partito socialista, Idv, Udc, Rifondazione e Repubblicani. Sabato Marini
incontrerà le parti sociali (Cgil, Cisl, Uil, Ugl e industriali). Lunedì ci
saranno i faccia a faccia con Berlusconi e Veltroni. Al termine Marini trarrà
le sue conclusione e dirà a Napolitano se in Parlamento esiste o meno una
maggioranza disposta a sostenere un governo che vari la nuova legge elettorale. Nei colloqui con
Marini si è parlato della bozza-Bianco di riforma all'esame del Parlamento e
del referendum elettorale
ammesso dalla Corte Costituzionale. Nelle consultazioni Marini è stato
affiancato da Enzo Bianco, presidente della commissione Affari costituzionali,
che ha dato nome al progetto di riforma. "Il sentiero è stretto", ha
ammesso Marini, "ma può darsi che si apra qualche spiraglio nell'interesse
del Paese". L'impresa è difficile perché mentre il Pd sostiene il suo
progetto, per il centrodestra l'unica strada è quella delle elezioni
anticipate. Ieri Marini ha ricevuto prime risposte dei partiti. "Prima si
vota e meglio è", gli ha detto Mastella. Dini ha detto no ad una
maggioranza uguale a quella che ha sostenuto Prodi: "Bisogna trovare altre
formule con un'ampia maggioranza parlamentare. sentiero stretto ma non
impossibile". Storace (La Destra) ha detto no alla bozza Bianco e si è
detto favorevole alle elezioni anticipate. La Svp ha apprezzato lo
"sforzo" di Marini ma senza "firmare assegni in bianco". Le
Autonomie hanno espresso sostegno al tentativo di dare vita ad un nuovo governo.
Rotondi (Dc) ha chiesto che si vada alle elezioni col governo Prodi. Per Mussi
(Sinistra Democratica) si potrebbe votare a giugno dopo la
riforma. Intanto i referendari passano all'attacco dopo la proposta di Massimo
D'Alema di andare al referendum per modificare la legge elettorale. Il comitato ha scritto a Napolitano per chiedere che sia
indetta senza altro indugio la consultazione per poter andare alle elezioni
anticipate a giugno con la nuova legge elettorale che ne scaturirebbe. "Questo", sostengono,
"per tutelare i diritti costituzionali degli 821.000 italiani che hanno
firmato la richiesta dei referendum". Anche in
caso di elezioni anticipate, sostengono, non c'è alcun ostacolo a che il referendum "si svolga subito. Ma il Polo non ci sta.
Fini (An) boccia la proposta: "Inaccettabile".
( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del
01-02-2008)
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di legge
IL REBUS. Iniziate le consultazioni al Senato:
"Trovare un accordo è gravoso ma non impossibile". Rotondi e Storace
dopo i colloqui: alle urne. E Dini pone condizioni Marini e le riforme:
"Serve vera intesa" Il presidente: il sentiero è stretto, forse uno spiraglio
Referendum, il comitato chiede che si svolga subito La crisi? Il Paese è
bloccato da logiche di conservazione WALTER VELTRONI SEGRETARIO DEL PD
ROMA Un compito "gravoso" ma "non impossibile". Franco
Marini, che ha iniziato le consultazioni per tentare di dare vita ad un nuovo
governo, mostra ottimismo anche se non nasconde le difficoltà che incontrerà.
"Voglio un accordo vero, non labile sulla riforma elettorale",
ha precisato, "perché bisogna dare stabilità alle istituzioni ed evitare
frammentazioni". E dovrà essere un "consenso ampio, politico e non
personale": "Non intendo fare un un governo a tutte le condizioni che
si regga su un pugno di voti". Le consultazioni sono cominciate dai
partiti minori. Oggi sarà la volta di Verdi, Pdci, Partito socialista, Idv,
Udc, Rifondazione e Repubblicani. Sabato Marini incontrerà le parti sociali
(Cgil, Cisl, Uil, Ugl e industriali). Lunedì ci saranno i faccia a faccia con
Berlusconi e Veltroni. Al termine Marini trarrà le sue conclusione e dirà a
Napolitano se in Parlamento esiste o meno una maggioranza disposta a sostenere
un governo che vari la nuova legge elettorale.
Nei colloqui con Marini si è parlato della bozza-Bianco di riforma all'esame
del Parlamento e del referendum elettorale
ammesso dalla Corte Costituzionale. Nelle consultazioni Marini è stato
affiancato da Enzo Bianco, presidente della commissione Affari costituzionali,
che ha dato nome al progetto di riforma. "Il sentiero è stretto", ha
ammesso Marini, "ma può darsi che si apra qualche spiraglio nell'interesse
del Paese". L'impresa è difficile perché mentre il Pd sostiene il suo
progetto, per il centrodestra l'unica strada è quella delle elezioni
anticipate. Ieri Marini ha ricevuto prime risposte dei partiti. "Prima si
vota e meglio è", gli ha detto Mastella. Dini ha detto no ad una
maggioranza uguale a quella che ha sostenuto Prodi: "Bisogna trovare altre
formule con un'ampia maggioranza parlamentare. sentiero stretto ma non
impossibile". Storace (La Destra) ha detto no alla bozza Bianco e si è
detto favorevole alle elezioni anticipate. La Svp ha apprezzato lo
"sforzo" di Marini ma senza "firmare assegni in bianco". Le
Autonomie hanno espresso sostegno al tentativo di dare vita ad un nuovo
governo. Rotondi (Dc) ha chiesto che si vada alle elezioni col governo Prodi.
Per Mussi (Sinistra Democratica) si potrebbe votare a
giugno dopo la riforma. Intanto i referendari passano all'attacco dopo la
proposta di Massimo D'Alema di andare al referendum per
modificare la legge elettorale. Il comitato ha scritto a Napolitano per chiedere che sia
indetta senza altro indugio la consultazione per poter andare alle elezioni
anticipate a giugno con la nuova legge elettorale che ne scaturirebbe. "Questo", sostengono,
"per tutelare i diritti costituzionali degli 821.000 italiani che hanno
firmato la richiesta dei referendum". Anche in
caso di elezioni anticipate, sostengono, non c'è alcun ostacolo a che il referendum "si svolga subito. Ma il Polo non ci sta.
Fini (An) boccia la proposta: "Inaccettabile". .
( da "Rai News 24" del 01-02-2008)
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di legge
Roma | 1 febbraio 2008 Casini: no ad un governo con il
centrosinistra. Verdi, Pdci, Sdi: no al referendum, al
voto Pierferdinando Casini "L'Udc conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma
non è disponsibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze di
centrosinistra. I trasformismi sono il cancro della democrazia italiana. Le
modalità che segue il presidente Marini in queste consultazioni contribuiscono
a svelenire il clima politico".Così Pierferdinando Casini sintetizza la
posizione dell'Udc dopo il colloquio con il presidente incaricato Franco Marini
a Palazzo Giustiniani. Le elezioni sono vicine? "Ho già detto che questa è
la mia sensazione, ma chiedete a Marini", taglia corto Casini. Esclude
nuove maggioranze anche il segretario del Pdci Oliviero Diliberto:
"Abbiamo ribadito al presidente Franco Marini che per coerenza politica il
Pdci appoggerebbe un governo se esso fosse in continuita' del precedente, e
cioè, un governo di centrosinistra con una maggioranza di centrosinistra".
Diliberto ha poi aggiunto: "Se il governo fosse sostenuto da una
maggioranza diversa, e dunque anche da pezzi delle destre, si snaturerebbe la
nostra coalizione e dunque saremmo in presenza di un tradimento del mandato
degli elettori del 2006. Un tradimento a cui saremmo contrari". Quanto
alle possibilità di un accordo dulla riforma elettorale,
"la bozza Bianco non può essere nemmeno una base di partenza per la
discussione sulla legge elettorale".Diliberto
ha ribadito quindi che l'unico sistema che il Pdci può condividere è quello che
prevede il proporzionale garantendo comunque un sistema bipolare. "Per far
nascere un governo è necessario un accordo chiaro e preventivo per una nuova legge elettorale. Ma la proposta
Bianco non è accettabile - gli fa eco il socialista Enrico Boselli al termine
del suo incontro col presidente del Senato Franco Marini - Si riparta dalla
bozza Chiti che aveva incontrato un largo consenso in tutti gli schieramenti".
Boselli ha ribadito il no dei socialisti a un governo che abbia l'obiettivo di
consentire lo svolgimento del referendum "che
riteniamo profondamente sbagliato e produrrebbe una legge
molto peggiore rispetto a quella in vigore". "La soluzione migliore per
risolvere questa crisi di governo sarebbe riformare subito la legge elettorale, prevedendo anche
di reintrodurre il sistema delle preferenze, evitando cosi' il referendum". Cosi', in sintesi, il leader dei Verdi,
Alfonso Pecoraro Scanio,risponde ai cronisti che gli chiedono un commento
sull'ipotesi proposta da D'Alema di fare il referendum
prima delle elezioni. Al termine del lungo colloquio con Franco Marini
"durato circa mezz'ora in più del previsto", Pecoraro ribadisce la
sua linea e cioè subito una riforma elettorale, ma
senza passare per il referendum perché "la Corte
Costituzionale ha già detto che ci sono dubbi di incostituzionalità anche sulla
legge che potrebbe uscire dalla consultazione
referendaria". Per Di Pietro "il governo del centrosinistra è finito.
Per questo abbiamo chiesto a Marini che l'eventuale governo sia accompagnato da
un testo sottoscritto con impegno delle forze politiche alla riforma elettorale". Italia dei Valori resta disponibile ad un
governo di transizione con l'obiettivo, come ha chiesto lo stesso presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano, di cambiare la legge
elettorale. Ma "non lo si può fare basandosi su
qualche transfuga di ritorno o di acquisto ma confidando su una condivisione di
responsabilità fra forze politiche di maggioranza o di opposizione".
L'obiettivo di fare la legge elettorale
"non può essere la scusa per governare dopo la modifica di questa legge o senza farla", ha ripetuto Di Pietro. Di Pietro
ha chiesto, inoltre, che non siano ammesse le candidature di persone già
condannate con sentenze passate in giudicato. L'agenda di Marini nel pomeriggio
Si comincerà alle 17 con l'Mpa di Raffaele Lombardo; mezz'ora dopo sarà la
volta dei Radicali, quindi alle 18 Italiani nel mondo di Sergio De Gregorio.
Poi, a partire dalle 18;15, intervallati di un quarto d'ora, si succederanno
Partito democratico meridionale, Movimento politico dei cittadini, Sinistra
critica, Nuovo Psi, Psdi e Unione democratica consumatori.
( da "Virgilio Notizie" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
01-02-2008 11:57 Non siamo d'accordo a sostenere governo
per referendum Roma, 1 feb. (Apcom) - La premessa è
che "un governo nasce solo se si trova prima un accordo chiaro e
preventivo per una nuova legge elettorale",
e la posizione del Partito socialista è nettissima: "La bozza Bianco non è
accettabile, si deve tornare alla proposta Chiti che aveva incontrato un largo
consenso sia nel centrosinistra che nel centrodestra". Lo dice il leader
dei Socialisti, Enrico Boselli, al termine del colloquio con il presidente
incaricato Franco Marini a Palazzo Giustiniani. "Noi non saremmo d'accordo
neppure sulla nascita di un governo che abbia come obiettivo quello di fare
svolgere il referendum - continua Boselli - perché
siamo convinti che la legge elettorale
che ne uscirebbe sarebbe profondamente sbagliata e molto peggiore di quella attuale".
In delegazione con Boselli anche Gavino Angius e Roberto
Villetti. A chi ha chiesto ai socialisti quale fosse l'orientamento di Marini
sulle proposte di riforma elettorale e se il presidente si
discostasse dalla bozza Bianco, Boselli ha risposto: "Non mi pare, ma lo
dirà lui".
( da "Affari Italiani (Online)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
Venerdí 01.02.2008 08:00 --> SONDAGGIO 1/ Riuscirà
Marini a fare un nuovo governo e a evitare le elezioni anticipate? SONDAGGIO 2/
In caso di elezioni, che cosa dovrebbe fare il Pd? FORUM 1/ Condividi la scelta
del capo dello Stato di conferire l'incarico a Franco Marini? FORUM 2/ Secondo
te, Silvio Berlusconi è "inadeguato" per governare l'Italia? Marini/
Soro (Pd) ad Affari: questo obiettivo non è perseguibile senza la
partecipazione dei partiti del Centrodestra Veltroni, a un passo dalle
dimissioni da sindaco, chiama Rutelli: "Non perdiamo Roma" Ipsos:
Centrodestra al 58%. Pd da solo per 4 su 10. I dati di tutti i partiti Crisi
& governo/ The Economist boccia Mr Berlusconi: "La sua priorità
sarebbe quella di proteggere i propri interessi" Crisi/ Cattaneo (a.d. di
Terna) ad Affari: "C'è bisogno di stabilità. Per le aziende è una cosa
fondamentale" Rosa Bianca/ Baccini ad Affari: mi piacerebbe avere con noi
il professor Mario Monti. Sarei felicissimo di un impegno diretto del
presidente Montezemolo... Luigi Abete sta facendo di tutto per creare un asse
forte tra Veltroni e Montezemolo Borsa e governo/ Il mercato snobba il
"palazzo", nell'incertezza meglio rifare la legge
elettorale Il manifesto delle imprese sulla crisi:
cambiare legge elettorale è
un obbligo E Prodi (e il nuovo governo) caddero nella Rete . Guarda il
videocommento di Affari I COMMENTI Tanto scompiglio per 0,4 gatti Di Giuseppe
Morello Per Veltroni ok il voto, ma senza Prodi Di Marco Volpati I poteri forti
mettono le mani nel piatto Stai zitto cretino! Di Pasquale Della Torca Il Pd è
un po' come tutti i single Di Giuseppe Civati E ora Veltroni giochi la carta
Montezemolo La risposta/ Vedrete che Montezemolo saprà creare le condizioni di
un "governo di scopo" per arrivare alle elezioni con un modello
tedesco Di Enrico Andreoli Governo, a destra già si litiga Di Giuseppe Morello
E ora Silvio e Walter si mettano d'accordo su un programma e su un premier a
tempo Di Angelo Maria Perrino Elezioni/ Beppe Grillo ad Affari: se si vota per
le Politiche non ci sarò. Ma le mie liste civiche saranno in campo per le
Amministrative... Elezioni/ Pecoraro rilancia: caro Veltroni uniamoci, non
regaliamo l'Italia a Berlusconi Corritore (Pd) ad Affari: se si va al voto
primarie per scegliere i candidati Retroscena/ Se si va al voto la Cosa Rossa
si presenta sola e unita. Ma senza il Pdci di Diliberto Elezioni/ Weber (Swg)
ad Affari: maggioranza al Centrodestra anche al Senato. Pd da solo al 33%,
alleato con la Cosa Rossa al 26. Tutti i dati Il presidente del Consiglio
incaricato Franco Marini, a cui il capo dello Stato ha chiesto di verificare
l'esistenza di una maggioranza a sostegno di una riforma elettorale
e di un nuovo governo che gestisca la fase di transizione, riparte con il suo
giro di consultazioni. Ma mentre a Palazzo Giustiniani si susseguono gli
incontri con le delegazioni dei partiti, arriva dal presidente della Camera,
Fausto Bertinotti, che in questo contesto ha parlato più come leader della
sinistra radicale che come figura istituzionale, una precisazione che palesa
come di fatto inevitabile il ritorno alle urne: "Il problema non è se
andare a votare ma con quale legge elettorale".
E il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, spiega che il suo partito
"conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma non è disponibile in alcuna forma
a sostenere un governo con le forze del Centrosinistra. I trasformismi, e tali
sarebbero, sono il cancro della democrazia italiana". Bertinotti,
intervenuto alla trasmissione Panorama del giorno, ha ribadito che secondo lui
la legislatura è politicamente finita perché "la maggioranza che si è
determinata con il voto delle ultime elezioni su preciso mandato di programma e
schieramento con la sconfitta al Senato sul voto di fiducia è finita. Parti
importanti come Mastella e Dini l'hanno lasciata, dimostrando che il problema
era al centro". Secondo il presidente della Camera il compito di Franco
Marini è "difficile" anche se "la politica deve essere in grado
anche di tentare imprese difficili". Per Bertinotti servirebbe una
"riforma elettorale che in primo luogo elimini le
maggioranze coatte, quelle in cui cioè prevale la logica del vincere su quella
di avere un programma forte e condiviso". Infatti, "con questo
sistema maggioritario tutte le maggioranze sono coatte". Non sembra avere
dubbi, Bertinotti, anche sul prossimo scenario elettorale
e sul fatto che per la sinistra quella di correre da sola alle prossime
elezioni è una "scelta obbligata": "Il punto - ha però detto - è
sapere come, con quale indirizzo programmatico. Penso che strategicamente non
c'è altra possibilitá per la sinistra radicale che costituirsi in un soggetto
politico unitario". L'Udc "conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma
non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del
centrosinistra. I trasformismi, e tali sarebbero, sono il cancro della
democrazia italiana". E' quanto afferma Pier Ferdinando Casini, al termine
del colloquio con il premier incaricato Marini. "Le modalità con cui il
presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a
svelenire il clima politico. Siamo costruttori di pace se non è per l'oggi sarà
per il domani". Elezioni anticipate? "La mia sensazione è
questa", così risponde a una domanda Casini al termine dell'incontro con
il presidente del Senato. Intanto, il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, fa
sapere che il suo partito, ultimamente orientato sul ritorno alle urne, si fa
già da ora garante della "pacificazione" tra i poli, spiegando che la
prossima dovrà essere "una legislatura moderata perché il Paese è in una
situazione difficile e non si può andare avanti con lo scontro fra due
fazioni". E in questo contesto, ha detto ancora Cesa, "se alle
prossime elezioni vincerà il Centrodestra abbiamo già detto a Silvio Berlusconi
che una presidenza delle due Camere e anche la guida di alcune commissioni
dovranno andare a esponenti del centrosinistra". I primi ad affrontare il
colloquio con il presidente del Senato sono stati i Verdi. A guidare la delegazione
il ministro Alfonso Pecoraro Scanio accompagnato dai capigruppo di Senato e
Camera, Natale Ripamonti e Angelo Bonelli. Pecoraro Scanio ha sottolineato il
rischio di possibili ricorsi dopo il voto a causa delle osservazioni della
Corte Costituzionale sulla legge elettorale
in vigore. "I Verdi - ha detto - assicurano il sostegno all'azione del
presidente Marini e confidano nella sua capacità di trovare una soluzione di
modifica di una legge elettorale
dichiarata incostituzionale anche dalla Corte nella recente decisione che
riguarda anche il referendum. Non possiamo permetterci
- ha aggiunto - la follia per cui chiunque perda le prossime elezioni abbia la
possibilità di invalidarle". Allora referendum
prima del voto? No, per i Verdi la strada da seguire è quella di "un
governo che vari una nuova legge elettorale"
ma che si occupi anche di salari, giovani e ambiente. Il Pdci, per bocca di
Oliviero Diliberto, si è detto contrario ad un nuovo governo se la maggioranza
che avrebbe a proprio sostegno fosse diversa dal centrosinistra, "perché
sarebbe un tradimento della volontà degli elettori". Ergo: meglio tornare
al voto. E a proposito dell'eventuale riforma della legge
elettorale, Diliberto ha precisato che il suo partito
sarebbe favorevole solamente se si discutesse di un sistema proporzionale che
fosse realmente rappresentativo di tutte le voci, quindi no ad un rafforzamento
dei premi di maggioranza o a sbarramenti che escludano dal Parlamento le forze
minori, come previsto anche dalla bozza Bianco, a cui il Pdci oppone un no
deciso. Enrico Boselli, segretario dello Sdi, dopo il colloquio con Marini ha speigato la contrarietà del suo partito al referendum e alla legge elettorale che ne verrebbe fuori. Per questo "abbiamo detto al
presidente che siamo disponibili a valutare l'ipotesi di un governo che valuti
una riforma elettorale seria" e che si occupi delle principali emergenze del
paese, come l'attuazione del protocollo sul welfare, l'emergenza rifiuti a
Napoli. Il sì dei socialisti ad un nuovo governo è subordinato ad
un'intesa preventiva sulla legge elettorale,
"ma la proposta Bianco non è accettabile, si riparta dalla bozza Chiti che
aveva incontrato un largo consenso in tutti gli schieramenti". SEGUE/ Loft
news dal Pd: si va verso le elezioni in aprile, con Prodi --> pagina
successiva >>.
( da "Corriere.it" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
CESA: Se vinciamo noi siamo pronti a dare alla sinistra la
presidenza di una camera Bertinotti: "Elezioni certe, la legge no" Casini: "I trasformismi sono un
cancro" L'ex segretario del Prc: "Basta maggioranze coatte".
Sentiti da Marini Verdi, Pdci, Sdi e Idv ROMA - Il presidente del Consiglio
incaricato Franco Marini, a cui il capo dello Stato ha chiesto di verificare
l'esistenza di una maggioranza a sostegno di una riforma elettorale
e di un nuovo governo che gestisca la fase di transizione, riparte con il suo
giro di consultazioni. Ma mentre a Palazzo Giustiniani si susseguono gli
incontri con le delegazioni dei partiti, arriva dal presidente della Camera,
Fausto Bertinotti, che in questo contesto ha parlato più come leader in pectore
della sinistra radicale che come figura istituzionale, una precisazione che
palesa come di fatto inevitabile il ritorno alle urne: "Il problema non è
se andare a votare ma con quale legge elettorale". E il leader dell'Udc, Pier Ferdinando
Casini, spiega che il suo partito "conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma
non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del
centrosinistra. I trasformismi, e tali sarebbero, sono il cancro della
democrazia italiana". L'ex segretario del Prc, Fausto Bertinotti (Omega)
"SINISTRA TUTTA UNITA" - Bertinotti, intervenuto alla trasmissione
"Panorama del giorno", ha ribadito che secondo lui la legislatura è
politicamente finita perché "la maggioranza che si è determinata con il
voto delle ultime elezioni su preciso mandato di programma e schieramento con
la sconfitta al Senato sul voto di fiducia è finita. Parti importanti come
Mastella e Dini l'hanno lasciata, dimostrando che il problema era al
centro". Secondo il presidente della Camera il compito di Franco Marini è
"difficile" anche se "la politica deve essere in grado anche di
tentare imprese difficili". Per Bertinotti servirebbe una "riforma elettorale che in primo luogo elimini le maggioranze coatte,
quelle in cui cioè prevale la logica del vincere su quella di avere un
programma forte e condiviso". Infatti, "con questo sistema
maggioritario tutte le maggioranze sono coatte". Non sembra avere dubbi,
Bertinotti, anche sul prossimo scenario elettorale e
sul fatto che per la sinistra quella di correre da sola alle prossime elezioni
è una "scelta obbligata": "Il punto - ha però detto - è sapere
come, con quale indirizzo programmatico. Penso che strategicamente non c'è
altra possibilitá per la sinistra radicale che costituirsi in un soggetto
politico unitario". L'UDC - Casini, al termine del suo incontro con il
presidente del Senato, ha spiegato che "le modalità con cui il presidente
Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a svelenire il clima
politico. E a proposito del suo partito ha detto che "siamo costruttori di
pace, se non è per l'oggi sarà per il domani". Alla domanda se l'Udc
sarebbe disposto a discutere di una legge elettorale con un governo che possa contare sulla
maggioranza con uno scarto di due o tre voti, Casini risponde "non mi
sembra che questo figuri nel novero delle possibilità che persegue il
presidente incaricato". I VERDI - I primi ad affrontare oggi il colloquio
con il presidente del Senato sono stati i Verdi. A guidare la delegazione il
ministro Alfonso Pecoraro Scanio accompagnato dai capigruppo di Senato e
Camera, Natale Ripamonti e Angelo Bonelli. Pecoraro Scanio ha sottolineato il rischio
di possibili ricorsi dopo il voto a causa delle osservazioni della Corte
Costituzionale sulla legge elettorale
in vigore. "I Verdi - ha detto - assicurano il sostegno all'azione del
presidente Marini e confidano nella sua capacità di trovare una soluzione di
modifica di una legge elettorale
dichiarata incostituzionale anche dalla Corte nella recente decisione che
riguarda anche il referendum". "Non possiamo
permetterci - ha aggiunto - la follia per cui chiunque perda le prossime
elezioni abbia la possibilità di invalidarle". Allora referendum
prima del voto? No, per i Verdi la strada da seguire è quella di "un
governo che vari una nuova legge elettorale"
ma che si occupi anche di salari, giovani e ambiente. COMUNISTI ITALIANI - I
comunisti italiani, per bocca di Oliviero Diliberto, si è detto contrario ad un
nuovo governo se la maggioranza che avrebbe a proprio sostegno fosse diversa
dal centrosinistra, "perché sarebbe un tradimento della volontà degli
elettori". Ergo: meglio tornare al voto. E a proposito dell'eventuale
riforma della legge elettorale,
Diliberto ha precisato che il suo partito sarebbe favorevole solamente se si
discutesse di un sistema proporzionale che fosse realmente rappresentativo di
tutte le voci, quindi no ad un rafforzamento dei premi di maggioranza o a
sbarramenti che escludano dal Parlamento le forze minori, come previsto anche
dalla bozza Bianco, a cui il Pdci oppone un no deciso. LO SDI - Enrico Boselli,
segretario dello Sdi, dopo il colloquio con Marini ha
speigato la contrarietà del suo partito al referendum e alla legge elettorale che ne verrebbe fuori. Per questo "abbiamo detto al
presidente che siamo disponibili a valutare l'ipotesi di un governo che valuti
una riforma elettorale seria"e che si occupi delle principali emergenze del paese,
come l'attuazione del protocollo sul welfare, l'emergenza rifiuti a Napoli.
Il sì dei socialisti ad un nuovo governo è subordinato ad un'intesa preventiva
sulla legge elettorale,
"ma la proposta Bianco non è accettabile, si riparta dalla bozza Chiti che
aveva incontrato un largo consenso in tutti gli schieramenti. L'ITALIA DEI
VALORI - Anche Antonio Di Pietro, per l'Italia dei valori, ha ribadito che il
governo politico del centrosinistra è finito. "Per questo abbiamo chiesto
che un eventuale governo Marini sia a termine, abbia un allegato scritto sulla legge elettorale che preveda
davvero al cittadino di scegliere chi mandare in Parlamento e chi mandare a
casa, prevedendo la non candidabilità delle persone condannate in giudicato e
l'equiparazione, per i parlamentari, delle incompatibilità già previste per i
consiglieri regionali". RIFONDAZIONE COMUNISTA - Il segretario di
Rifondazione comunista, Franco Giordano, ha invece detto che ci sarebbero le
condizioni per trovare l'intesa per una riforma elettorale
condivisa. "Non è auspicabile e anzi contrastiamo la soluzione referendum - ha poi detto Giordano - perché si
determinerebbe un meccanismo di cancellazione delle rappresentanze politiche e
di un affollamento in un listone indistinto in cui scompare il progetto
politico". "UNA CAMERA ALLA SINISTRA" - Intanto, il segretario
dell'Udc, Lorenzo Cesa, fa sapere che il suo partito, ultimamente orientato sul
ritorno alle urne, si fa già da ora garante della "pacificazione" tra
i Poli, spiegando che la prossima dovrà essere "una legislatura moderata
perchè il Paese è in una situazione difficile e non si può andare avanti con lo
scontro fra due fazioni". E in questo contesto, ha detto ancora Cesa,
"se alle prossime elezioni vincerà il centrodestra abbiamo già detto a
Silvio Berlusconi che una presidenza delle due Camere e anche la guida di
alcune commissioni dovranno andare a esponenti del centrosinistra". stampa
|.
( da "Quotidiano.net" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
Mobile email stampa condividi LA CRISI DI GOVERNO / ORA
PER ORA Casini: "Mai col centrosinistra'' Marini: "Se non convinco
Silvio mercoledì rinuncio all'incarico" Il presidente del Senato alle
( da "Quotidiano.net" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
Mobile email stampa condividi LA CRISI DI GOVERNO / ORA
PER ORA Casini: "Mai col centrosinistra'' Marini: "Se non convinco
Silvio mercoledì rinuncio all'incarico" Il presidente del Senato alle
( da "Opinione, L'" del 01-02-2008)
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di legge
Oggi è Ven, 01 Feb 2008 Edizione 22 del 01-02-2008 Primo
giro di consultazioni, ma esito ormai scontato I nanetti segano Marini di
Barbara Alessandrini Se è pur vero che in politica, soprattutto negli ultimi
mesi, due più due fa verde e giallo e blu fanno quattro, è pur vero che
l'impresa del presidente del Senato Franco Marini sta diventando sempre più
impossibile. Dopo il primo giro di consultazioni di ieri la quadratura del
cerchio di un nuovo governo si allontana sempre di più per l'irrigidimento
delle posizioni dei partiti di centro destra, se si esclude lo spiraglio ancora
lasciato aperto dagli ex Udc Mario Baccini e Bruno Tabacci, che dopo essere
usciti dal partito, si sono detti pronti a valutare l'azione
di Marini. Il vicepresidente del Senato ha dichiarato infatti che "se la
proposta è quella di fare una legge elettorale di
ispirazione proporzionale con preferenza, che possa restituire ai cittadini la
possibilità di eleggere i proprio rappresentanti alla camera e al Senato, ovviamente
questo governo lo voteremo". E comunque anche questa apertura ha le
sue condizioni: "Si deve trattare di un esecutivo finalizzato alla riforma
elettorale per portare il paese al voto ? ha precisato
Baccini ? una cosa di un paio di mesi e se il governo deve nascere soltanto per
allungare la vita a se stesso, non aggiungerò il mio voto". Quella
bacciniana ha il sapore di una mossa tattica di cui la costruzione della Rosa
bianca resta l'obiettivo finale ed il voto contrario in Senato la tappa
intermedia. La formazione con cui Baccini e i suoi si presenteranno al voto
"da soli" per "rompere questo bipolarismo muscolare, che non
funziona" potrebbe infatti consentire all'ex esponente Udc di drenare a
suo favore i voti di quello spicchio elettorale del
Pd, feudo dei popolari ( Gerardo Bianco, Giuseppe Fioroni e Dario Franceschini
ecc.). Un buon motivo questo per non escludere che Baccini possa aver avuto
anche la benedizione di Berlusconi cui non recherebbe alcun danno in termini di
consensi. Ogni giorno più tetragona, invece, la posizione del resto del centro
destra dove la Lega, ieri mattina, ha addirittura minacciato le dimissioni in
massa dei propri parlamentari nel caso in cui Marini riuscisse a formare un
altro governoi. Fino all'invito estremo da parte del coordinatore del Carroccio
Roberto Calderoli agli alleati: "Tutta la Cdl ci segua". Ma l'altro
scoglio contro cui si incaglierà la nave che Marini tenta di condurre in porto,
è rappresentato dalla sinistra radicale. A cominciare da Rc dove il presidente
della Camera Fausto Bertinotti parla di "spazi per un'intesa assai
ristretti" e di "legislatura ormai morta". Senz'altro meglio,
per Rc, la prospettiva di tornare a guidare la sinistra massimalista rispetto a
quella di un governo che, stando alle recenti aperture dei veltroniani del Pd
alla proposta di D'Alema di anticipare il referendum,
potrebbe virare proprio in questa direzione. Tanto più che da giorni i
promotori referendari stanno rivendicando la possibilità di una vicina
celebrazione. La Consulta ha infatti dato parere positivo ed escluso
motivazioni che impediscano la consultazione popolare, aprendo la possibilità a
tenere il referendum ad aprile in caso di elezioni
anticipate. Ma Franco Giordano si rifiuta di "andare dalla padella nella
brace" e anche Sinistra democratica, con Cesare Salvi, è critica nei
confronti dell' "avventurismo del Pd ". Stesse corde per Prci dove
Oliviero Diliberto ha definito il referendum "una
iattura, come l'attuale legge elettorale",
condizionando il suo appoggio al "cambiamento delle legge
elettorale in senso proporzionale e rappresentativo ma
con questa maggioranza". Fermi, almeno finora, anche i dissidenti Lamberto
Dini e Natale D'Amico che hanno annunciato di non votare in Senato. Le elezioni
subito sono l'auspicio anche di Antonio Di Pietro che ha escluso l'appoggio
dell'Idv ad una maggioranza soltanto numerica "per tirare a campare".
Sulle riforme, insomma, Di Pietro reclama la condivisione del centrodestra e
del centrosinstra. O "di un qualche partito di centrodestra".
Risposta di Giovanardi: "Questa legislatura è morta e sepolta". La
partita sembra già chiusa e le elezioni anticipate l'unico scenario possibile.
( da "Mattino, Il (Benevento)" del 01-02-2008)
Pubblicato anche in: (Mattino, Il
(Nazionale))
Argomenti: Proposte
di legge
L'Udc incassa Adornato e Sanza in arrivo da Forza Italia
MARIA PAOLA MILANESIO Roma. Se la speranza era riposta in Clemente Mastella,
l'ex ministro della Giustizia ha chiaramente mostrato che si è trattato di
un'illusione. Ultimo ospite di ieri, a Palazzo Giustiniani, del presidente
incaricato Franco Marini, il leader dell'Udeur chiude le porte a ogni riforma elettorale: "Prima si vota e meglio è. È ipocrita
immaginare che si possa modificare ora il sistema di voto". Vuole le
elezioni Mastella, e le vuole subito, in piena sintonia con lo schieramento di
centrodestra. Franco Marini, però, non demorde. Butta lì che la parola
"impossibile" non gli piace, che c'è qualche spiraglio nonostante i
no ricevuti finora e quella minacciosa promessa della Lega di abbandonare il
Parlamento, qualora si formi un nuovo governo. Del resto qualche chance gliela concede
anche Lamberto Dini, purché si archivi la maggioranza che ha sostenuto Prodi e
nasca un governo di unità nazionale: "Le elezioni anticipate saranno
evitabili se c'è un preciso progetto di legge elettorale". Base di partenza per i Liberaldemocratici,
e anche per la Sinistra democratica ricevuta sempre ieri con altri partiti
minori, è la bozza Bianco, bocciata invece dalla Destra di Francesco Storace.
Bilancio non incoraggiante - nessuno, però, si aspettava di meglio - per la
prima giornata del presidente incaricato. Ma la vera parete da conquistare è il
muro eretto dal centrodestra, tanto compatto che si può parlare quasi di una
rinascita della Cdl. Silvio Berlusconi - ieri ha trascorso buona parte della
giornata accanto alla madre malata - tace, ma i suoi lasciano intendere che il
Cavaliere non recede dal "voto subito". Gianfranco Fini, pragmatico,
ha già pronte due opzioni: "Credo che si andrà alle urne il 6 o al più
tardi il 13 aprile. Al momento non c'è alcuna convergenza
di gruppi politici maggioritari su una proposta di legge elettorale". E a chi nel Pd ha proposto prima il referendum e poi il voto, il leader di An - che pure è stato tra i maggiori
sostenitori della consultazione popolare - replica con un no netto: "È una
mossa disperata". Anche Pier Ferdinando Casini "all'orizzonte
vede le elezioni", esito ormai scontato, soprattutto - dice - dopo che
Romano Prodi ha voluto spingersi fino a chiedere la fiducia al Senato.
"Altrimenti poteva andare diversamente", aggiunge il leader dell'Udc.
Sugli ex colleghi di partito Bruno Tabacci e Mario Baccini, pronti a far
nascere "La Rosa bianca", un giudizio sintetico:
"Irrilevante". A conti fatti, è difficile dargli torto: per due che
se ne vanno, ce ne sono altri due pronti a sostituirli. Da Forza Italia
arrivano Ferdinando Adornato e Angelo Sanza: loro non confermano ma neppure
smentiscono, rinviando la definizione ufficiale della loro collocazione
politica a domani mattina, durante una conferenza stampa. Ma è la Lega ancora
una volta a smarcarsi e a preoccupare gli alleati. "Se passa Marini è un
golpe. Per questo non solo la Lega non parteciperà alle consultazioni (è stato
Castelli a dire personalmente di no a Marini, che lo aveva contattato, ndr.) e
voterà contro, ma valuterà anche se ritirare la sua delegazione parlamentare.
Non si può essere complici di una illegalità", dice Roberto Calderoli, che
vorrebbe dalla sua tutto il centrodestra. "Atteggiamento del tutto
irresponsabile. Nel Carroccio evidentemente qualcuno comincia a perdere la
testa", è la presa di distanza immediata dell'Udc con Lorenzo Cesa.
"Stiamo scendendo un altro dei tanti gradini scesi", commenta amaro
il leader del Pd Walter Veltroni. Il partito sarà ricevuto lunedì da Marini (la
proposta sarà prima la riforma, poi il voto), che nella stessa giornata vedrà
anche Berlusconi e gli ex capi di Stato. Oggi si continua con le altre forze
politiche, ma sono gli appuntamenti di domani mattina a suscitare l'attenzione
- e anche qualche preoccupazione - nel centrodestra. Marini, infatti, ha
convocato i rappresentanti del mondo industriale, sindacale e il comitato
promotore del referendum. "Si crea solo
confusione. Il capo dello Stato ha dato al presidente incaricato un preciso
mandato, che non comprendeva affatto questo tipo di iniziative", commenta
un po' allarmato Fabrizio Cicchitto, Forza Italia. "Si vuole perdere
tempo", aggiunge Alfredo Mantovano, An. Parole che ben indicano come la
mossa di Marini abbia colpito nel segno: al centrodestra che sostiene come il
Paese voglia andare subito al voto, il presidente incaricato cercherà di
contrapporre le istanze di quel Paese che il voto, invece, proprio non vuole.
( da "Virgilio Notizie" del 01-02-2008)
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di legge
01-02-2008 15:07 Per Presidente incaricato la via per
riforma voto è in Parlamento Roma, 1 feb. (Apcom) - Franco Marini prosegue le
consultazioni nella ricerca di un consenso politico per il Governo della
riforma elettorale. Impresa non facile per il
Presidente incaricato, che stamani - come previsto - ha sentito il no dell'Udc
che pur favorevole ad un sistema elettorale alla
tedesca è disponibile ad sostenere un Governo solo se c'è anche Forza Italia.
Per questo Marini punta ancora a convincere Forza Italia, e a farlo sul fronte
di possibili modifiche sulla legge elettorale,
sempre partendo dall'ultima bozza Bianco. Una missione precisa, che punta ad un
eventuale Governo strettamente legato ad una riforma del voto pre-concordata e
da votare in tempi brevi. Marini sembrerebbe quindi orientato su una via
parlamentare e non sull'ipotesi di guidare un 'Governo per il referendum'. La carta della riforma del voto attraverso la
consultazione non sembra insomma nel mazzo del presidente incaricato. Con alcuni dei suoi interlocutori Marini non avrebbe proprio parlato
del referendum, con altri sì ma solo con un accenno, e comunque per chiarire
che il mandato ricevuto da Napolitano è preciso, vincolato a cercare un
consenso ampio per una riforma della legge elettorale, e ben lontano dall'ipotesi di un Governo sostenuto anche da
pochi voti di scarto che possa portare al referendum.
Un obiettivo che richiede necessariamente il consenso di Forza Italia, e per
questo, a quanto viene riferito, Marini starebbe cercando un canale di
confronto mirato a convincere Berlusconi. Ma la via è stretta. Per l'Udc i
tempi per una modifica della legge elettorale
non ci sono, ed è impossibile vincolarsi ad un Governo attraverso il consenso
alla modifica della legge elettorale:
significherebbe dare una fiducia a prescindere, e se fosse sostenuto solo dal
centrosinistra questo non è possibile. Quanto a Forza Italia, è difficile che
Silvio Berlusconi si faccia convincere dall'ostinazione di Marini: "non ci
sono margini - ribadisce un dirigente azzurro -, e il copione sta andando come
previsto". Anche perché, riflette un parlamentare di maggioranza, "in
questa partita Berlusconi è frenato dai suoi alleati, perché se cambia la legge elettorale salta la
coalizione". Il prossimo atto dovrebbe andare in scena quando toccherà a
Forza Italia salire a Palazzo Giustiniani da Marini, per ufficializzare il suo
no. Salvo sorprese.
( da "Virgilio Notizie" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
01-02-2008 13:33 Sentiamo prima come la pensano gli
italiani. Non temiamo elezioni Roma, 1 feb. (Apcom) - Prima cambiare la legge elettorale attraverso la
riforma in Parlamento o attraverso il referendum, poi
andare a votare. E' la posizione del Partito democratico, riassunta nelle
parole del vicesegretario, Dario Franceschini, che questa mattina ha incontrato
insieme a Walter Veltroni gli esponenti del Comitato promotore per il referendum: Giovanni Guzzetta, Mario Segni e Natale D'Amico.
"Chiunque capisce - spiega Franceschini - che avrebbe senso prima cambiare
una legge elettorale che
tutti dicono non funziona e poi andare a votare e non viceversa". Per
questo, spiega Franceschini, "sosteniamo fino in fondo il tentativo del
presidente del Senato e poi pensiamo che avrebbe più senso sentire prima come
la pensano gli italiani sulla legge elettorale
attraverso il referendum e subito dopo, tra qualche
mese, votare con la legge che gli italiani hanno
scelto". Il vicesegretario del Pd ribadisce anche che "la cosa più
sciocca è pensare che noi abbiamo paura delle elezioni, visto che il consenso
verso il Pd sta crescendo".
( da "Affari Italiani (Online)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
Venerdí 01.02.2008 14:12 --> SONDAGGIO 1/ Riuscirà Marini
a fare un nuovo governo e a evitare le elezioni anticipate? SONDAGGIO 2/ In
caso di elezioni, che cosa dovrebbe fare il Pd? FORUM 1/ Condividi la scelta
del capo dello Stato di conferire l'incarico a Franco Marini? FORUM 2/ Secondo
te, Silvio Berlusconi è "inadeguato" per governare l'Italia? Crisi/
Bertinotti: le elezioni sono ormai certe Rumors: Montezemolo potrebbe decidere
di scendere in campo con la Rosa Bianca. Presto Marini/ Soro (Pd) ad Affari:
questo obiettivo non è perseguibile senza la partecipazione dei partiti del
Centrodestra Veltroni, a un passo dalle dimissioni da sindaco, chiama Rutelli:
"Non perdiamo Roma" Ipsos: Centrodestra al 58%. Pd da solo per 4 su
10. I dati di tutti i partiti Crisi & governo/ The Economist boccia Mr
Berlusconi: "La sua priorità sarebbe quella di proteggere i propri
interessi" Crisi/ Cattaneo (a.d. di Terna) ad Affari: "C'è bisogno di
stabilità. Per le aziende è una cosa fondamentale" Rosa Bianca/ Baccini ad
Affari: mi piacerebbe avere con noi il professor Mario Monti. Sarei felicissimo
di un impegno diretto del presidente Montezemolo... Borsa e governo/ Il mercato
snobba il "palazzo", nell'incertezza meglio rifare la legge elettorale Il manifesto delle
imprese sulla crisi: cambiare legge elettorale
è un obbligo E Prodi (e il nuovo governo) caddero nella Rete . Guarda il
videocommento di Affari I COMMENTI Tanto scompiglio per 0,4 gatti Di Giuseppe
Morello Per Veltroni ok il voto, ma senza Prodi Di Marco Volpati I poteri forti
mettono le mani nel piatto Stai zitto cretino! Di Pasquale Della Torca Il Pd è
un po' come tutti i single Di Giuseppe Civati E ora Veltroni giochi la carta
Montezemolo La risposta/ Vedrete che Montezemolo saprà creare le condizioni di
un "governo di scopo" per arrivare alle elezioni con un modello
tedesco Di Enrico Andreoli Governo, a destra già si litiga Di Giuseppe Morello
E ora Silvio e Walter si mettano d'accordo su un programma e su un premier a
tempo Di Angelo Maria Perrino Elezioni/ Beppe Grillo ad Affari: se si vota per
le Politiche non ci sarò. Ma le mie liste civiche saranno in campo per le
Amministrative... Elezioni/ Pecoraro rilancia: caro Veltroni uniamoci, non
regaliamo l'Italia a Berlusconi Corritore (Pd) ad Affari: se si va al voto
primarie per scegliere i candidati Retroscena/ Se si va al voto la Cosa Rossa
si presenta sola e unita. Ma senza il Pdci di Diliberto Elezioni/ Weber (Swg)
ad Affari: maggioranza al Centrodestra anche al Senato. Pd da solo al 33%,
alleato con la Cosa Rossa al 26. Tutti i dati Cambiare la legge
elettorale in Parlamento o attraverso il referendum. E solo dopo andare al voto. E' questa la linea
del Partito Democratico, ribadita dal vicesegretario Dario Franceschini, al
termine dell'incontro con il comitato promotore del referendum,
che si è svolto nella sede del Pd, con il segretario Walter Veltroni. "Non
c'è cosa più sciocca - dice Franceschini - che pensare che abbiamo paura delle
elezioni. Il consenso attorno all'idea di cambiamento che rappresenta il Pd è
enorme". Detto questo, sottolinea il numero due del Pd, "chiunque può
capire che avrebbe senso prima cambiare la legge elettorale che tutti dicono che non funziona e poi andare a
votare e non viceversa. Per questo aggiunge - sosteniamo fino in fondo il
tentativo del presidente del Senato. In secondo luogo, avrebbe più senso
sentire prima come la pensano gli italiani sulla legge
elettorale e poi votare subito dopo, cioè tra qualche
mese, con la legge elettorale
che - conclude - gli italiani hanno scelto". GUZZETTA: IL PD E'
DISPONIBILE A UN GOVERNO PER IL REFERENDUM Il Partito Democratico ha garantito
la sua disponibilità "a sostenere un governo che faccia in Parlamento la
riforma elettorale o, in alternativa, che accompagni e
consenta lo svolgimento del referendum prima delle
elezioni anticipate". A riferirlo è il presidente del Comitato promotore
del referendum, Giuseppe Guzzetta, al termine
dell'incontro con il segretario del Pd, Walter Veltroni, e il vice Dario
Franceschini. All'incontro erano presenti anche Mario Segni e Natale D'Amico.
"Abbiamo esposto la nostra iniziativa a Veltroni e Franceschini sulla
possibilità di fare il referendum subito prima dello
scioglimento delle Camere e andare al voto con la nuova legge.
Veltroni - spiega il presidente del comitato referendario, Giovanni Guzzetta -
ha risposto che la posizione del Pd è di essere disponibile a sostenere un
governo che faccia in Parlamento la riforma elettorale
o che accompagni e consenta lo svolgimento del referendum
prima delle elezioni. La nostra opinione - aggiunge - è che dopo tanti tentativi
vani, il margine per una riforma è molto stretto quindi, l'unica via è o il
voto con questa legge o andare al referendum,
soluzione questa tecnicamente possibile e praticabile". Guzzetta esprime
"apprezzamento per il riferimento di Napolitano al referendum,
cioè agli 820mila cittadini che lo hanno sottoscritto e che, dopo il via libera
della Corte, è un diritto acquisito". Dunque, "comunque vada, il referendum resta in campo, e si dovrà fare l'anno prossimo.
Da parte nostra -conclude Guzzetta - non c'è nessuna volontà di strizzare
l'occhio a tentativi dilatori, ma è irragionevole andare al voto con questa legge, ritardando le elezioni solo di poche settimane".
GIORDANO (PRC): GOVERNO PER IL REFERENDUM? LO CONTRASTIAMO L'ipotesi di un
governo che consenta lo svolgimento del referendum elettorale è "una soluzione che per noi non solo non è
auspicabile, ma la contrastiamo". Lo ha detto Franco Giordano al termine
dell'incontro della delegazione del Prc con il presidente incaricato Franco
Marini. Secondo il segretario di Rifondazione Comunista, "il referendum ha degli effetti che sono perniciosi perché si
determinerebbe un meccanismo di cancellazione delle rappresentanze politiche e
un affollamento di tutte le forme di notabilato perché in un listone indistinto
- ha sostenuto - compare il progetto politico e ricompaiono coloro che sono
stati in così bella mostra nella crisi di governo. Io quelle persone preferirei
che non avessero questa visibilità".NNN FINOCCHIARO: ANCHE IL REFERENDUM
E' UNA MINA PER LE NUOVE CAMERE Questa legge elettorale è "una bomba a tempo, innescata sotto le
nuove Camere". Non è sfuggito, ad Anna Finocchiaro, il peso dirompente di
quanto ha affermato la Corte Costituzionale nelle due sentenze con cui,
mercoledì, ha dato via libera ai referendum
elettorali: poche righe per "segnalare" al Parlamento il rischio che
le norme vigenti (nonché quelle risultanti dall'esito positivo della
consultazione popolare) presentano "aspetti problematici" sul piano
della legittimità costituzionale. La capogruppo del Pd al Senato, non solo per
sensibilità istituzionale ma anche per formazione giuridica, invita a non
sottovalutare le parole della Corte, perché potrebbero derivarne conseguenze
devastanti per il Paese. "Quello della Corte è un argomento formidabile -
osserva - per spingerci ad approvare subito una nuova legge elettorale". Non c'è dubbio che la Corte abbia voluto richiamare
l'attenzione del Parlamento su un profilo di criticità della legge vigente, e di quella risultante dal referendum. Se
andassimo a votare con questa legge o con il testo del referendum, ci troveremmo di fronte a Camere elette in base a regole su cui
grava un pesante sospetto di legittimità costituzionale. Sarebbe un
ulteriore elemento di fragilità istituzionale. Le sentenze della Corte sono
come una bomba a tempo, innescata sotto le nuove Camere. Se, infatti, venisse
presentato un ricorso alla Consulta, è probabile che la Corte dichiarerebbe
incostituzionale la legge. E la conseguenza sarebbe la
fine della Legislatura. E' una fragilità che non ci possiamo permettere e che
si aggiunge a quella derivante dalla crisi e dalla mancanza di volontà di Forza
Italia di andare a una nuova legge elettorale.
Infatti. La segnalazione della Corte non può restare senza conseguenze. A meno
che non si pensi che la partita della crisi, e la decisione di andare alle
urne, non debba essere influenzata né dal merito di questioni come questa né
dall'interesse del Paese ad avere governi stabili e affidabili, chiunque vinca
le elezioni, e tanto meno da tutti quei fattori considerati essenziali dal
mondo delle imprese, dal sindacato e anche dalla Chiesa cattolica. SEGUE/ FORZA
ITALIA ALLA FINOCCHIARO: IL PD USA IL REFERENDUM PER NON VOTARE --> pagina
successiva >>.
( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
(POL) Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha
fondamento Roma, 1 feb (Velino) - Ha suscitato reazioni di segno diverso la
sortita del vicepremier Massimo D'Alema su uno scenario che preveda, come
scelta resa quasi obbligata per “non ledere un diritto democratico”, di votare per
il referendum ad aprile e rinviare, quindi, a giugno
le elezioni anticipate. Nel centrosinistra la proposta ha diviso. All'interno
del centrodestra nessun allarme. Un appunto arrivato sul tavolo di Silvio
Berlusconi ha fatto chiarezza sull'ipotesi: sarebbe una mossa impraticabile dal
punto di vista costituzionale. Ecco perché: 1. La disciplina del referendum prescrive, al comma 2 dell'art. 34 della legge n. 352 del 25 maggio 1970 recanti “Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa
legislativa del popolo”, che “nel caso di anticipato scioglimento delle Camere
o di una di esse, il referendum già indetto si intende
automaticamente sospeso all'atto della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
del decreto del presidente della Repubblica di indizione dei comizi elettorali
per la elezione delle nuove Camere o di una di esse”. Questo vuole dire che è
il referendum a essere rinviato dalle elezioni, anche
se è già indetto, e non certo viceversa, come “l'abile mossa” di D'Alema
vorrebbe.
( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
(POL) Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha
fondamento Roma, 1 feb (Velino) - Ha suscitato reazioni di segno diverso la
sortita del vicepremier Massimo D'Alema su uno scenario che preveda, come
scelta resa quasi obbligata per “non ledere un diritto democratico”, di votare
per il referendum ad aprile e rinviare, quindi, a
giugno le elezioni anticipate. Nel centrosinistra la proposta ha diviso.
All'interno del centrodestra nessun allarme. Un appunto arrivato sul tavolo di
Silvio Berlusconi ha fatto chiarezza sull'ipotesi: sarebbe una mossa
impraticabile dal punto di vista costituzionale. Ecco perché: 1. La disciplina
del referendum prescrive, al comma 2 dell'art. 34
della legge n. 352 del 25 maggio 1970 recanti “Norme
sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla
iniziativa legislativa del popolo”, che “nel caso di anticipato scioglimento
delle Camere o di una di esse, il referendum già
indetto si intende automaticamente sospeso all'atto della pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale del decreto del presidente della Repubblica di indizione dei
comizi elettorali per la elezione delle nuove Camere o di una di esse”. Questo
vuole dire che è il referendum a essere rinviato dalle
elezioni, anche se è già indetto, e non certo viceversa, come “l'abile mossa”
di D'Alema vorrebbe.
( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
(POL) Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha
fondamento Roma, 1 feb (Velino) - Ha suscitato reazioni di segno diverso la
sortita del vicepremier Massimo D'Alema su uno scenario che preveda, come
scelta resa quasi obbligata per “non ledere un diritto democratico”, di votare
per il referendum ad aprile e rinviare, quindi, a
giugno le elezioni anticipate. Nel centrosinistra la proposta ha diviso.
All'interno del centrodestra nessun allarme. Un appunto arrivato sul tavolo di
Silvio Berlusconi ha fatto chiarezza sull'ipotesi: sarebbe una mossa
impraticabile dal punto di vista costituzionale. Ecco perché: 1. La disciplina
del referendum prescrive, al comma 2 dell'art. 34
della legge n. 352 del 25 maggio 1970 recanti “Norme
sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla
iniziativa legislativa del popolo”, che “nel caso di anticipato scioglimento
delle Camere o di una di esse, il referendum già
indetto si intende automaticamente sospeso all'atto della pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale del decreto del presidente della Repubblica di indizione dei
comizi elettorali per la elezione delle nuove Camere o di una di esse”. Questo
vuole dire che è il referendum a essere rinviato dalle
elezioni, anche se è già indetto, e non certo viceversa, come “l'abile mossa”
di D'Alema vorrebbe.
( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
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(POL) Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha
fondamento Roma, 1 feb (Velino) - Ha suscitato reazioni di segno diverso la
sortita del vicepremier Massimo D'Alema su uno scenario che preveda, come
scelta resa quasi obbligata per “non ledere un diritto democratico”, di votare per
il referendum ad aprile e rinviare, quindi, a giugno
le elezioni anticipate. Nel centrosinistra la proposta ha diviso. All'interno
del centrodestra nessun allarme. Un appunto arrivato sul tavolo di Silvio
Berlusconi ha fatto chiarezza sull'ipotesi: sarebbe una mossa impraticabile dal
punto di vista costituzionale. Ecco perché: 1. La disciplina del referendum prescrive, al comma 2 dell'art. 34 della legge n. 352 del 25 maggio 1970 recanti “Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa
legislativa del popolo”, che “nel caso di anticipato scioglimento delle Camere
o di una di esse, il referendum già indetto si intende
automaticamente sospeso all'atto della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
del decreto del presidente della Repubblica di indizione dei comizi elettorali
per la elezione delle nuove Camere o di una di esse”. Questo vuole dire che è
il referendum a essere rinviato dalle elezioni, anche
se è già indetto, e non certo viceversa, come “l'abile mossa” di D'Alema
vorrebbe.
( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
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(POL) Referendum, perché l'ipotesi-D'Alema non ha
fondamento Roma, 1 feb (Velino) - Ha suscitato reazioni di segno diverso la
sortita del vicepremier Massimo D'Alema su uno scenario che preveda, come
scelta resa quasi obbligata per “non ledere un diritto democratico”, di votare per
il referendum ad aprile e rinviare, quindi, a giugno
le elezioni anticipate. Nel centrosinistra la proposta ha diviso. All'interno
del centrodestra nessun allarme. Un appunto arrivato sul tavolo di Silvio
Berlusconi ha fatto chiarezza sull'ipotesi: sarebbe una mossa impraticabile dal
punto di vista costituzionale. Ecco perché: 1. La disciplina del referendum prescrive, al comma 2 dell'art. 34 della legge n. 352 del 25 maggio 1970 recanti “Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa
legislativa del popolo”, che “nel caso di anticipato scioglimento delle Camere
o di una di esse, il referendum già indetto si intende
automaticamente sospeso all'atto della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
del decreto del presidente della Repubblica di indizione dei comizi elettorali
per la elezione delle nuove Camere o di una di esse”. Questo vuole dire che è
il referendum a essere rinviato dalle elezioni, anche
se è già indetto, e non certo viceversa, come “l'abile mossa” di D'Alema
vorrebbe.
( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
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di legge
(POL) Crisi: Marini sempre più in salita, Casini si sfila
Roma, 1 feb (Velino) - Pier Ferdinando Casini avverte la “sensazione” di
elezioni anticipate da tenersi il prima possibile. E mette in chiaro - dopo
aver incontrato Franco Marini - che l'Udc “conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma
non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del
centrosinistra. I trasformismi, e tali sarebbero, sono il cancro della
democrazia italiana”. Il leader dell'Udc aggiunge che “le modalità con cui il
presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a
svelenire il clima politico” e questo, ha però aggiunto, sarà utile anche per
il futuro. Al momento, le consultazioni condotte dal presidente del Senato,
Franco Marini, producono una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune
sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon
fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare
condizioni apparentemente inconciliabili. E Antonio Di Pietro
addirittura ha posto la condizione che il testo di una nuova legge
elettorale, se l'accordo dovesse essere raggiunto, sia
scritto nero su bianco e presentato come allegato alle dichiarazioni
programmatiche quando dovesse essere chiesta la fiducia alle Camere. “Carta
canta”, è stato il monito di un Di Pietro poco convinto che ci siano le
condizioni per fare un governo a termine che consenta di rinnovare il Parlamento
entro giugno con nuove regole. Aprendo la seconda giornata di consultazioni, i
Verdi, guidati da Alfonso Pecoraro Scanio, hanno esortato il presidente del
Senato a “partire dalla maggioranza che ha riconfermato la fiducia a Prodi per
giungere a una legge elettorale
che eviti un contenzioso folle sul rischio di incostituzionalità delle prossime
elezioni politiche”. Anche per il Pdci di Oliviero Diliberto è disposto a
sostenere un governo solo “se esso fosse in continuità del precedente, cioè un
governo di centrosinistra con una maggioranza di centrosinistra”. Quella
maggioranza della quale il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha
già cominciato a fare i bagagli con grande serenità, certifica l'esaurimento
dando per scontate le elezioni, subito o a giugno poco cambia dal suo punto di
vista. E il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, non sembra nutrire
troppe speranze nell'esortare a “fare un governo in tempi brevissimi garantendo
le elezioni politiche prima dell'estate”. D'Altra parte, opposta alla
condizione di Verdi e Pdci è quella dei Liberaldemocratici di Lamberto Dini,
che non hanno chiuso la porta in faccia a Marini e auspicano un governo di
unità nazionale, purché la nuova maggioranza abbia connotati diversi da quella
precedente. I socialisti Enrico Boselli e Gavino Angius pongono l'accento non
tanto sulla questione del tipo di maggioranza da costruire quanto sul merito
della riforma: no netto alla bozza Bianco, sì solo al recupero della bozza
Chiti. Su un punto però Angius concorda con i Verdi: il socialista
vicepresidente del Senato si dice preoccupato “anche per la sentenza della
Corte Costituzionale”. Analoga la preoccupazione espressa dalla capogruppo del
Partito democratico al Senato, Anna Finocchiaro: “Anche il referendum,
a prescindere dalle valutazioni fatte dalla Corte (che in realtà ha sollevato
solo incidentalmente dubbi sul criterio di assegnazione del premio di
maggioranza stabilito dalla legge in vigore ed
eventualmente confermato dalle regole scaturite dalla consultazione popolare,
ndr), diventerebbe una mina per le nuove Camere”. Un'affermazione “inusitata”,
replica il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto. Sulle critiche della
Consulta alla legge in vigore e sull'opportunità di
dare la parola ai cittadini col referendum (dal quale
però uscirebbe una legge che ancor più marcatamente
andrebbe nella direzione sconsigliata dalla Corte costituzionale) si gioca
forse l'ultima partita pre-elezioni anticipate. E il duro scontro tra Massimo
D'Alema e Gianfranco Fini sulla necessità di modificare la legge
elettorale - o comunque di far svolgere il referendum - prima delle elezioni politiche ne offre un
assaggio. Secondo il presidente del comitato promotore del referendum,
Giovanni Guzzetta, il Pd sarebbe pronto a sostenere un governo per il referendum; il numero due del Pd, Dario Franceschini,
conferma che quella referendaria è una valida subordinata. Ma a nome di
Rifondazione Franco Giordano avvisa che una simile soluzione “per noi non solo
non è auspicabile, ma la contrastiamo”. Secondo fonti vicino a Marini, il
presidente del Senato non starebbe - almeno per ora - intenzionato a tirar
fuori la carta referendaria dal suo mazzo. La seconda carica dello Stato
punterebbe piuttosto a coinvolgere Forza Italia. Una visita di Gianni Letta a
Palazzo Chigi, dove si trovava il nipote Enrico, alimenta indiscrezioni sul
pressing cui gli azzurri sarebbero sottoposti. Ma da Via dell'Umiltà la linea
non cambia: “Elezioni subito”. (Nicholas D. Leone) 1 feb 13:31.
( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
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di legge
(POL) Crisi: Marini sempre più in salita, Casini si sfila
Roma, 1 feb (Velino) - Pier Ferdinando Casini avverte la “sensazione” di
elezioni anticipate da tenersi il prima possibile. E mette in chiaro - dopo
aver incontrato Franco Marini - che l'Udc “conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma
non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del
centrosinistra. I trasformismi, e tali sarebbero, sono il cancro della
democrazia italiana”. Il leader dell'Udc aggiunge che “le modalità con cui il
presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a
svelenire il clima politico” e questo, ha però aggiunto, sarà utile anche per
il futuro. Al momento, le consultazioni condotte dal presidente del Senato,
Franco Marini, producono una babele di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune
sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon
fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare
condizioni apparentemente inconciliabili. E Antonio Di Pietro
addirittura ha posto la condizione che il testo di una nuova legge
elettorale, se l'accordo dovesse essere raggiunto, sia
scritto nero su bianco e presentato come allegato alle dichiarazioni
programmatiche quando dovesse essere chiesta la fiducia alle Camere. “Carta
canta”, è stato il monito di un Di Pietro poco convinto che ci siano le
condizioni per fare un governo a termine che consenta di rinnovare il
Parlamento entro giugno con nuove regole. Aprendo la seconda giornata di
consultazioni, i Verdi, guidati da Alfonso Pecoraro Scanio, hanno esortato il
presidente del Senato a “partire dalla maggioranza che ha riconfermato la
fiducia a Prodi per giungere a una legge elettorale che eviti un contenzioso folle sul rischio di
incostituzionalità delle prossime elezioni politiche”. Anche per il Pdci di
Oliviero Diliberto è disposto a sostenere un governo solo “se esso fosse in
continuità del precedente, cioè un governo di centrosinistra con una
maggioranza di centrosinistra”. Quella maggioranza della quale il presidente
della Camera, Fausto Bertinotti, che ha già cominciato a fare i bagagli con
grande serenità, certifica l'esaurimento dando per scontate le elezioni, subito
o a giugno poco cambia dal suo punto di vista. E il segretario di Rifondazione,
Franco Giordano, non sembra nutrire troppe speranze nell'esortare a “fare un
governo in tempi brevissimi garantendo le elezioni politiche prima
dell'estate”. D'Altra parte, opposta alla condizione di Verdi e Pdci è quella
dei Liberaldemocratici di Lamberto Dini, che non hanno chiuso la porta in
faccia a Marini e auspicano un governo di unità nazionale, purché la nuova
maggioranza abbia connotati diversi da quella precedente. I socialisti Enrico
Boselli e Gavino Angius pongono l'accento non tanto sulla questione del tipo di
maggioranza da costruire quanto sul merito della riforma: no netto alla bozza
Bianco, sì solo al recupero della bozza Chiti. Su un punto però Angius concorda
con i Verdi: il socialista vicepresidente del Senato si dice preoccupato “anche
per la sentenza della Corte Costituzionale”. Analoga la preoccupazione espressa
dalla capogruppo del Partito democratico al Senato, Anna Finocchiaro: “Anche il
referendum, a prescindere dalle valutazioni fatte
dalla Corte (che in realtà ha sollevato solo incidentalmente dubbi sul criterio
di assegnazione del premio di maggioranza stabilito dalla legge
in vigore ed eventualmente confermato dalle regole scaturite dalla
consultazione popolare, ndr), diventerebbe una mina per le nuove Camere”.
Un'affermazione “inusitata”, replica il vicecoordinatore azzurro Fabrizio
Cicchitto. Sulle critiche della Consulta alla legge in
vigore e sull'opportunità di dare la parola ai cittadini col referendum
(dal quale però uscirebbe una legge che ancor più
marcatamente andrebbe nella direzione sconsigliata dalla Corte costituzionale)
si gioca forse l'ultima partita pre-elezioni anticipate. E il duro scontro tra Massimo
D'Alema e Gianfranco Fini sulla necessità di modificare la legge
elettorale - o comunque di far svolgere il referendum - prima delle elezioni politiche ne offre un
assaggio. Secondo il presidente del comitato promotore del referendum,
Giovanni Guzzetta, il Pd sarebbe pronto a sostenere un governo per il referendum; il numero due del Pd, Dario Franceschini,
conferma che quella referendaria è una valida subordinata. Ma a nome di
Rifondazione Franco Giordano avvisa che una simile soluzione “per noi non solo
non è auspicabile, ma la contrastiamo”. Secondo fonti vicino a Marini, il
presidente del Senato non starebbe - almeno per ora - intenzionato a tirar
fuori la carta referendaria dal suo mazzo. La seconda carica dello Stato
punterebbe piuttosto a coinvolgere Forza Italia. Una visita di Gianni Letta a
Palazzo Chigi, dove si trovava il nipote Enrico, alimenta indiscrezioni sul
pressing cui gli azzurri sarebbero sottoposti. Ma da Via dell'Umiltà la linea
non cambia: “Elezioni subito”. (Nicholas D. Leone) 1 feb 13:31.
( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
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di legge
(POL) Crisi: Marini sempre più in salita, Casini si sfila
Roma, 1 feb (Velino) - Pier Ferdinando Casini avverte la “sensazione” di
elezioni anticipate da tenersi il prima possibile. E mette in chiaro - dopo
aver incontrato Franco Marini - che l'Udc “conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma
non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del
centrosinistra. I trasformismi, e tali sarebbero, sono il cancro della
democrazia italiana”. Il leader dell'Udc aggiunge che “le modalità con cui il
presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a
svelenire il clima politico” e questo, ha però aggiunto, sarà utile anche per
il futuro. Al momento, le consultazioni condotte dal presidente del Senato, Franco
Marini, producono una babele di proposte nella
quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon
fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare
condizioni apparentemente inconciliabili. E Antonio Di Pietro
addirittura ha posto la condizione che il testo di una nuova legge
elettorale, se l'accordo dovesse essere raggiunto, sia
scritto nero su bianco e presentato come allegato alle dichiarazioni
programmatiche quando dovesse essere chiesta la fiducia alle Camere. “Carta
canta”, è stato il monito di un Di Pietro poco convinto che ci siano le
condizioni per fare un governo a termine che consenta di rinnovare il
Parlamento entro giugno con nuove regole. Aprendo la seconda giornata di
consultazioni, i Verdi, guidati da Alfonso Pecoraro Scanio, hanno esortato il
presidente del Senato a “partire dalla maggioranza che ha riconfermato la fiducia
a Prodi per giungere a una legge elettorale
che eviti un contenzioso folle sul rischio di incostituzionalità delle prossime
elezioni politiche”. Anche per il Pdci di Oliviero Diliberto è disposto a
sostenere un governo solo “se esso fosse in continuità del precedente, cioè un
governo di centrosinistra con una maggioranza di centrosinistra”. Quella
maggioranza della quale il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha
già cominciato a fare i bagagli con grande serenità, certifica l'esaurimento
dando per scontate le elezioni, subito o a giugno poco cambia dal suo punto di
vista. E il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, non sembra nutrire
troppe speranze nell'esortare a “fare un governo in tempi brevissimi garantendo
le elezioni politiche prima dell'estate”. D'Altra parte, opposta alla
condizione di Verdi e Pdci è quella dei Liberaldemocratici di Lamberto Dini,
che non hanno chiuso la porta in faccia a Marini e auspicano un governo di
unità nazionale, purché la nuova maggioranza abbia connotati diversi da quella
precedente. I socialisti Enrico Boselli e Gavino Angius pongono l'accento non
tanto sulla questione del tipo di maggioranza da costruire quanto sul merito
della riforma: no netto alla bozza Bianco, sì solo al recupero della bozza Chiti.
Su un punto però Angius concorda con i Verdi: il socialista vicepresidente del
Senato si dice preoccupato “anche per la sentenza della Corte Costituzionale”.
Analoga la preoccupazione espressa dalla capogruppo del Partito democratico al
Senato, Anna Finocchiaro: “Anche il referendum, a
prescindere dalle valutazioni fatte dalla Corte (che in realtà ha sollevato
solo incidentalmente dubbi sul criterio di assegnazione del premio di
maggioranza stabilito dalla legge in vigore ed
eventualmente confermato dalle regole scaturite dalla consultazione popolare,
ndr), diventerebbe una mina per le nuove Camere”. Un'affermazione “inusitata”,
replica il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto. Sulle critiche della
Consulta alla legge in vigore e sull'opportunità di
dare la parola ai cittadini col referendum (dal quale
però uscirebbe una legge che ancor più marcatamente
andrebbe nella direzione sconsigliata dalla Corte costituzionale) si gioca
forse l'ultima partita pre-elezioni anticipate. E il duro scontro tra Massimo
D'Alema e Gianfranco Fini sulla necessità di modificare la legge
elettorale - o comunque di far svolgere il referendum - prima delle elezioni politiche ne offre un
assaggio. Secondo il presidente del comitato promotore del referendum,
Giovanni Guzzetta, il Pd sarebbe pronto a sostenere un governo per il referendum; il numero due del Pd, Dario Franceschini,
conferma che quella referendaria è una valida subordinata. Ma a nome di
Rifondazione Franco Giordano avvisa che una simile soluzione “per noi non solo
non è auspicabile, ma la contrastiamo”. Secondo fonti vicino a Marini, il
presidente del Senato non starebbe - almeno per ora - intenzionato a tirar
fuori la carta referendaria dal suo mazzo. La seconda carica dello Stato
punterebbe piuttosto a coinvolgere Forza Italia. Una visita di Gianni Letta a
Palazzo Chigi, dove si trovava il nipote Enrico, alimenta indiscrezioni sul
pressing cui gli azzurri sarebbero sottoposti. Ma da Via dell'Umiltà la linea
non cambia: “Elezioni subito”. (Nicholas D. Leone) 1 feb 13:31.
( da "Gazzettino, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
"La maggioranza non può essere l'insieme
raccogliticcio di qualche disperato" RomaNOSTRA REDAZIONE"Credo che
si voti o il 6 o al più tardi il 13 aprile": Gianfranco Fini, leader di
An, è sicuro che il tentativo di Marini non andrà da nessuna parte. Fini
sottolinea che "la maggioranza non può essere l'insieme più o meno
raccogliticcio di qualche disperato. È la convergenza di gruppi politici e, al
momento, non c'è alcuna convergenza su una proposta di legge
elettorale. Credo che Marini - aggiunge il leader di
An - sappia perfettamente che il suo mandato è relativo
alla verifica di una maggioranza a sostegno di un certo modello di legge elettorale".Messo in chiaro che "non è accettabile che chi diceva
"referendum mai" oggi, pur di non sciogliere le Camere, dica che è
meglio il referendum", Fini denuncia questa tesi come "la dimostrazione che
c'è chi è semplicemente terrorizzato dall'idea che gli italiani votino.
Il problema della legge elettorale
non si è risolto in Parlamento perché non si è trovato l'accordo". E
Marini non potrà riuscire, dove gli altri hanno già fallito: "Marini -
profetizza Fini - prenderà atto che non ci sono le condizioni per fare una legge elettorale. Salirà al
Quirinale, rimetterà il mandato e il presidente scioglierà le Camere. Non sarà
un trauma per gli italiani che non sono turbati dalla necessità di avere una
nuova legge elettorale".
Quello della riforma della legge elettorale,
per il leader di An, è infatti un falso problema: "La gente - osserva -
quando mi incontra non mi chiede una legge elettorale, ma di risolvere problemi concreti. Oggi gli
italiani non chiedono ai politici di fare un governo per avere una nuova legge elettorale, ma di governare
per risolvere problemi come i prezzi schizzati alle stelle mentre i salari sono
sempre uguali, la vergogna dell'immondizia, le tasse troppo alte. Discutere
oggi di legge elettorale -
insiste Fini - significa non avere a cuore i problemi degli italiani, ma
occuparsi di una questione che riguarda solo noi politici".Intervistato
ieri da Maurizio Costanzo su Canale5, alla domanda con chi non governerebbe
mai, Fini risponde: "Con Pecoraro Scanio, che è il numero uno della mia
classifica negativa per come ha ridotto l'ambiente in Italia e per i rifiuti in
Campania. E con il ministro Visco, perché basta parlare con qualsiasi italiano
per capire che ha aumentato le tasse invece di averle diminuite come sostiene
Prodi". Poi, il leader di An commenta il suo incontro, mercoledì, con il
presidente francese: "Sarkozy è un presidente simpatico e anche un buon amico.
Non abbiamo parlato di intese sentimentali - scherza Fini - ma di immigrazione.
Mi ha fatto molto piacere che Sarkozy, alla vigilia della presidenza francese
della Ue, citando anche la mia legge abbia detto che
ai Paesi dell'Unione verrà chiesto di non dare più corso a sanatorie su
immigrati clandestini".Per An, ormai, l'unica via percorribile è quella
del voto anticipato, e senza perdere altro tempo. Matteoli, capogruppo in
Senato, boccia quindi la proposta di D'Alema "di andare subito al referendum": il ministro degli Esteri, protesta
Matteoli, così "gioca una carta disperata per rinviare alle calende greche
le elezioni anticipate, che non devono tenersi prima di aver regolato i
rapporti interni al Pd. Dietro la proposta di D'Alema - contionua Matteoli - si
nasconde la guerra intestina nel Pd e contro Veltroni. I processi democratici
hanno i loro tempi e le loro priorità: caduto il governo con un premier scelto
dagli elettori, ci sono solo le elezioni anticipate, che non possono essere
impedite o dilazionate da nulla".R.R.
( da "Virgilio Notizie" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
01-02-2008 16:57 Riforma elettorale necessaria, ma
ora priorità sono urne Roma, 1 feb. (Apcom) - "Proprio perché ho avuto un
ruolo nella raccolta delle firme per il referendum,
ho voluto spiegare a Guzzetta che per An oggi è prioritario dotare l'Italia di un
governo". Il leader di An, Gianfranco Fini, lasciando via della
Scrofa al termine dell'incontro con il presidente del Comitato promotore per il
referendum Giovanni Guzzetta, spiega la posizione di
Alleanza nazionale, contraria ad anticipare la tenuta del referendum,
tenendolo prima delle elezioni. "Noi - precisa Fini - non neghiamo la
necessità di continuare l'impegno a difesa del bipolarismo per la riforma
istituzionale e per la legge elettorale
che sia una garanzia dell'alternanza, ma questo accadrà nella prossima
legislatura". "Oggi - conclude - serve soltanto che gli italiani
abbiano la possibilità di tornare al voto".
( da "Liberazione" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
Forte della sentenza della Consulta, l'incaricato di
Napolitano "minaccia" il voto in primavera Dietro la mossa, studiata
per fiaccare la resistenza a un governo di scopo, ci sarebbe D'Alema Marini
inizia le consultazioni aleggia lo spettro referendum
Romina Velchi Ci mancava il referendum. Più d'uno,
ieri nel Transatlantico della Camera, ragionava che l'aver tirato in ballo
l'ipotesi di anticipare la consultazione popolare, potrebbe non avere altro
effetto che rendere ancora più complicato il lavoro di Franco Marini. Eppure,
benché possa apparire un paradosso, si tratta proprio di una delle (due) frecce
che il presidente del Senato ha per il suo arco. La mossa (che i bene informati
attribuiscono alla fervida mente di Massimo D'Alema) dovrebbe servire, infatti,
a fiaccare la resistenza dell'opposizione all'idea di un governo per fare la
riforma elettorale. Il messaggio è chiaro: o i partiti
si mettono d'accordo per cambiare il sistema di voto, oppure si lascia che sia
il popolo a farlo andando al referendum a metà aprile.
Subito dopo sarebbe possibile andare alle urne con una nuova legge
elettorale. Sul piano giuridico non ci sono ostacoli
all'operazione, come sottolineavano ieri sul Corriere della sera , in una lettera
aperta a Napolitano, anche i promotori del referendum elettorale. Inoltre, è perfettamente coerente con la
richiesta del Colle di non andare a votare con il "porcellum", specie
dopo che la Corte costituzionale ha motivato l'accoglimento dei quesiti
precisando che l'attuale legge è carente in vari
punti. Perciò la proposta suona ancora più minacciosa dalle parti del
centrodestra (che contro il muro del referendum corre
il serio rischio di sfracellarsi) e rafforza il potere di contrattazione del
presidente incaricato. Il quale, senza ombra di dubbio, ha fatto propria questa
possibilità facendola assurgere a ipotesi su cui "esplorare" i
partiti, visto e considerato che il Pd non ne fa più mistero. Marini, insomma,
"deve esplorare tutte le possibilità e vedere qual è quella attorno alla
quale raccoglie il maggior consenso" spiegano dalle parti del Partito
democratico. Può, cioè, mettere sul tavolo la possibilità di far svolgere prima
il referendum e poi andare al voto; oppure può offrire
un sistema elettorale molto vicino al proporzionale
tedesco. Va da sé, che messo di fronte a questa alternativa, l'Udc potrebbe
avere grandi difficoltà a dire di no. Basta considerare che, più che le due
bozze Bianco, la base di partenza per un eventuale accordo potrebbe essere lo
schema Vassallo-Quagliariello (un proporzionale corretto), sul quale Pd, Forza
Italia, Udc e Rifondazione erano ad un passo dell'intesa. Sfumata per colpa del
precipitare della crisi. Dunque, tirare in ballo il referendum
è un modo per forzare Casini a uscire dall'alleanza con il centrodestra, in
cambio di una legge elettorale
che lo aiuti nella costruzione della Cosa Bianca. Ma è un modo, fanno osservare
in ambienti Pd, anche per "ricordare a tutti che c'è un referendum.
Il centrodestra deve sapere che se si vota adesso, il referendum
si farà l'anno prossimo e si dovrà comunque tornare a votare perché le Camere
sarebbero delegittimate dal nuovo sistema elettorale.
E' questo che vogliono? Gli conviene?". Magari l'arma è spuntata: in
fondo, a parte il buon gusto istituzionale, nessuno potrebbe obbligare
Berlusconi, fatta la riforma elettorale o fatto il referendum, a dimettersi. Però, a giudicare dalle reazioni
un po' scomposte di An e dal silenzio di Forza Italia, il colpo è andato a
segno. "Veramente non è accettabile - attacca Gianfranco Fini - che chi
diceva "referendum mai" oggi dica, pur di
non sciogliere le Camere, meglio il referendum".
Ma a ben vedere la contraddizione è anche sua: non è stata proprio An a
raccogliere le firme per il referendum? E adesso non
lo vuole più? Casini si mostra frastornato: "Non capisco proprio la
posizione del Pd: questo dire di trovare un accordo sulla legge
elettorale proporzionale e poi invocare il referendum sono due cose che non stanno assolutamente insieme,
sono come il diavolo e l'acqua santa". Mastella in serata fa sapere che
suo modo di vedere "immaginare una riforma elettorale
è ipocrita". E a ben vedere la mossa ha portato un po' di subbuglio anche
nel centrosinistra. Salvi (Sd) ha subito precisato: mai un governo per il referendum. Giordano (Prc) è stato ancora più netto: sarebbe
come cadere "dalla padella nella brace. Noi vogliamo cambiare la legge elettorale perché alimenta il
trasformismo; con il referendum anche le liste di
singoli potrebbero trovare spazio in un unico listone...". Si vedrà.
Intanto, Marini ha iniziato il nuovo giro di consultazioni, che si
concluderanno molto probabilmente lunedì, per poter poi riferire al capo dello
stato già martedì. Il presidente del Senato è sempre dell'avviso di essere alla
ricerca di un "consenso politico ampio, non personale" e di non
essere disponibile a "svolazzi". Previsioni non ne fa, ma si rifiuta
di definire la sua una missione impossibile. Ieri pomeriggio ha visto La Destra
di Storace e Santanché, poi l'Svp, i liberaldemocratici senza D'Amico (Dini ha
detto che sarà della partita solo c'è una maggioranza "ampia"), i
rappresentanti delle autonomie e Sinistra democratica. Oggi sarà la volta di
Verdi, Pdci, Partito Socialista, Idv, Udc, Rifondazione comunista e
Repubblicani-Liberalriformatori. Ma Marini non si limiterà ai soli partiti.
Sabato riceverà infatti (circostanza del tutto inedita) anche le parti sociali
e le associazioni di categoria (sindacati, industriali, Confcommercio, Coop,
artigiani); e pure i promotori del referendum. Poi,
lunedì, An, Forza Italia e Pd. La Lega ha già annunciato che non parteciperà a
queste nuove consultazioni. 01/02/2008.
( da "Liberazione" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
Be D'Alema Marini inizia le consultazioni aleggia lo
spettro referendum Romina Velchi Ci mancava il referendum. Più d'uno, ieri nel Transatlantico della Camera,
ragionava che l'aver tirato in ballo l'ipotesi di anticipare la consultazione
popolare, potrebbe non avere altro effetto che rendere ancora più complicato il
lavoro di Franco Marini. Eppure, benché possa apparire un paradosso, si tratta
proprio di una delle (due) frecce che il presidente del Senato ha per il suo
arco. La mossa (che i bene informati attribuiscono alla fervida mente di
Massimo D'Alema) dovrebbe servire, infatti, a fiaccare la resistenza dell'opposizione
all'idea di un governo per fare la riforma elettorale.
Il messaggio è chiaro: o i partiti si mettono d'accordo per cambiare il sistema
di voto, oppure si lascia che sia il popolo a farlo andando al referendum a metà aprile. Subito dopo sarebbe possibile
andare alle urne con una nuova legge elettorale. Sul piano giuridico non ci sono ostacoli
all'operazione, come sottolineavano ieri sul Corriere della sera , in una
lettera aperta a Napolitano, anche i promotori del referendum
elettorale. Inoltre, è perfettamente coerente con la
richiesta del Colle di non andare a votare con il "porcellum", specie
dopo che la Corte costituzionale ha motivato l'accoglimento dei quesiti
precisando che l'attuale legge è carente in vari
punti. Perciò la proposta suona ancora più minacciosa dalle parti del
centrodestra (che contro il muro del referendum corre
il serio rischio di sfracellarsi) e rafforza il potere di contrattazione del
presidente incaricato. Il quale, senza ombra di dubbio, ha fatto propria questa
possibilità facendola assurgere a ipotesi su cui "esplorare" i
partiti, visto e considerato che il Pd non ne fa più mistero. Marini, insomma,
"deve esplorare tutte le possibilità e vedere qual è quella attorno alla
quale raccoglie il maggior consenso" spiegano dalle parti del Partito
democratico. Può, cioè, mettere sul tavolo la possibilità di far svolgere prima
il referendum e poi andare al voto; oppure può offrire
un sistema elettorale molto vicino al proporzionale
tedesco. Va da sé, che messo di fronte a questa alternativa, l'Udc potrebbe
avere grandi difficoltà a dire di no. Basta considerare che, più che le due
bozze Bianco, la base di partenza per un eventuale accordo potrebbe essere lo
schema Vassallo-Quagliariello (un proporzionale corretto), sul quale Pd, Forza Italia,
Udc e Rifondazione erano ad un passo dell'intesa. Sfumata per colpa del
precipitare della crisi. Dunque, tirare in ballo il referendum
è un modo per forzare Casini a uscire dall'alleanza con il centrodestra, in
cambio di una legge elettorale
che lo aiuti nella costruzione della Cosa Bianca. Ma è un modo, fanno osservare
in ambienti Pd, anche per "ricordare a tutti che c'è un referendum.
Il centrodestra deve sapere che se si vota adesso, il referendum
si farà l'anno prossimo e si dovrà comunque tornare a votare perché le Camere
sarebbero delegittimate dal nuovo sistema elettorale.
E' questo che vogliono? Gli conviene?". Magari l'arma è spuntata: in
fondo, a parte il buon gusto istituzionale, nessuno potrebbe obbligare
Berlusconi, fatta la riforma elettorale o fatto il referendum, a dimettersi. Però, a giudicare dalle reazioni
un po' scomposte di An e dal silenzio di Forza Italia, il colpo è andato a
segno. "Veramente non è accettabile - attacca Gianfranco Fini - che chi
diceva "referendum mai" oggi dica, pur di
non sciogliere le Camere, meglio il referendum".
Ma a ben vedere la contraddizione è anche sua: non è stata proprio An a
raccogliere le firme per il referendum? E adesso non
lo vuole più? Casini si mostra frastornato: "Non capisco proprio la posizione
del Pd: questo dire di trovare un accordo sulla legge elettorale proporzionale e poi invocare il referendum sono due cose che non stanno assolutamente
insieme, sono come il diavolo e l'acqua santa". Mastella in serata fa
sapere che suo modo di vedere "immaginare una riforma elettorale
è ipocrita". E a ben vedere la mossa ha portato un po' di subbuglio anche
nel centrosinistra. Salvi (Sd) ha subito precisato: mai un governo per il referendum. Giordano (Prc) è stato ancora più netto: sarebbe
come cadere "dalla padella nella brace. Noi vogliamo cambiare la legge elettorale perché alimenta il
trasformismo; con il referendum anche le liste di
singoli potrebbero trovare spazio in un unico listone...". Si vedrà.
Intanto, Marini ha iniziato il nuovo giro di consultazioni, che si
concluderanno molto probabilmente lunedì, per poter poi riferire al capo dello
stato già martedì. Il presidente del Senato è sempre dell'avviso di essere alla
ricerca di un "consenso politico ampio, non personale" e di non essere
disponibile a "svolazzi". Previsioni non ne fa, ma si rifiuta di
definire la sua una missione impossibile. Ieri pomeriggio ha visto La Destra di
Storace e Santanché, poi l'Svp, i liberaldemocratici senza D'Amico (Dini ha
detto che sarà della partita solo c'è una maggioranza "ampia"), i
rappresentanti delle autonomie e Sinistra democratica. Oggi sarà la volta di
Verdi, Pdci, Partito Socialista, Idv, Udc, Rifondazione comunista e
Repubblicani-Liberalriformatori. Ma Marini non si limiterà ai soli partiti.
Sabato riceverà infatti (circostanza del tutto inedita) anche le parti sociali
e le associazioni di categoria (sindacati, industriali, Confcommercio, Coop,
artigiani); e pure i promotori del referendum. Poi,
lunedì, An, Forza Italia e Pd. La Lega ha già annunciato che non parteciperà a
queste nuove consultazioni. 01/02/2008.
( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
(POL) Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza
Italia-Cdl Roma, 1 feb (Velino) - Franco Marini non andrà “per le lunghe”. E -
prima di cominciare le consultazioni pomeridiane - indica in lunedì la giornata
giusta “per tirare le somme”. Il presidente del Senato assicura che non ci sono
“scorciatoie, sotterfugi né furbizie”, riconosce che “la situazione rimane
gravosa, ma un margine c'è”. Marini difende la scelta di ascoltare anche le
parti sociali, citando precedenti a favore di questo orientamento. Ma
soprattutto tenta un forcing disperato su Silvio Berlusconi: “Un grande partito
come Forza Italia, radicato sul territorio, non può trascurare” un “fatto
eccezionale” come “la totalità di orientamenti” a favore di “uno sforzo
ritenuto utile così largamente” quale la riforma della legge
elettorale. Un'ultima chiamata alla quale si unisce il
segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, che quasi simultaneamente
propone a Forza Italia - e all'intero centrodestra - una “grande coalizione”
guidata proprio da Marini per “scrivere le regole”. Meglio farlo ora, non dopo
le elezioni, come accennato dal centrodestra, segnala Veltroni. Il presidente
del Senato, per sgombrare il campo da letture maliziose e ipotesi di ogni
risma, tiene a precisare che “l'intesa tra le forze politiche sulla legge elettorale, così come la
stiamo verificando e ricercando, è la precondizione per la nascita di un
governo. Non stiamo lavorando per creare un governo che poi va alla ricerca in
Parlamento di un accordo sulla legge elettorale”. Dunque “prima ci deve essere la verifica delle
condizioni per avviare il lavoro per fare la legge elettorale e poi si può passare a un governo funzionale a
fare questa grossa riforma”. In un estremo sforzo persuasivo diretto in
particolare a FI, Marini scandisce: “Cambiare le regole insieme sarebbe una
grande novità”. Eppure, Pier Ferdinando Casini avverte la “sensazione” di
elezioni anticipate da tenersi il prima possibile. E mette in chiaro - dopo
aver incontrato Marini - che l'Udc “conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma
non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del
centrosinistra”. Il leader dell'Udc aggiunge che “le modalità con cui il
presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a
svelenire il clima politico” e questo, prosegue Casini, sarà utile anche per il
futuro. Più tardi, dagli Appennini modenesi, il leader dell'Udc rincara la
dose: “Guardate - dice ai cronisti - che Marini è una persona seria, è più
realista di quanto pensiate voi giornalisti. Anche lui pensa sia quasi
impossibile” tagliare il traguardo della riforma elettorale.
A scanso di equivoci, l'ex presidente della Camera afferma che “se Marini vuole
fare una legge elettorale
tedesca è una cosa bella, ma i voti li deve cercare da un'altra parte, non li
chieda all'Udc. Noi proponevamo il tedesco e Veltroni ci ha insegnato che non
si poteva fare senza Forza Italia. Dico a Veltroni: se non si poteva fare la legge elettorale senza Forza Italia
figuriamoci un governo...”. Tale è la convinzione di Casini che il leader
centrista indica persino la strada migliore per arrivare al voto: “Prodi starà
in carica per il disbrigo degli affari correnti. Sono convinto che sarà sereno,
sarà serio, per cui credo che sia la cosa più logica che lui rimanga”. E “penso
che nessuno avrebbe delle difficoltà”. Quanto al referendum,
come ultimo appiglio per il fronte anti-urne, “penso che in questo momento, pur
di evitare le elezioni, scalerebbero a piedi anche i ghiacciai”, ironizza
Casini. Il quale sottolinea la “confusione che viene dal Pd, che un giorno
evoca la legge tedesca e il giorno dopo evoca il referendum. Sono due cose antitetiche”. Proprio alla scalata
di un ghiacciaio - secondo la metafora a sfondo montano proposta da Casini -
assomigliano le consultazioni condotte dal presidente del Senato. Dagli
incontri a Palazzo Giustiniani è finora venuta una babele
di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune
sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon
fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare
condizioni apparentemente inconciliabili. Antonio Di Pietro addirittura
ha posto la condizione che il testo di una nuova legge
elettorale, se l'accordo dovesse essere raggiunto, sia
scritto nero su bianco e presentato come allegato alle dichiarazioni
programmatiche quando dovesse essere chiesta la fiducia alle Camere. “Carta
canta”, è stato il monito di un Di Pietro poco convinto che ci siano le
condizioni per fare un governo a termine che consenta di rinnovare il
Parlamento entro giugno con nuove regole. Aprendo la seconda giornata di
consultazioni, i Verdi, guidati da Alfonso Pecoraro Scanio, hanno esortato il
presidente del Senato a “partire dalla maggioranza che ha riconfermato la
fiducia a Prodi per giungere a una legge elettorale che eviti un contenzioso folle sul rischio di
incostituzionalità delle prossime elezioni politiche”. Anche il Pdci di
Oliviero Diliberto è disposto a sostenere un governo solo “se esso fosse in
continuità del precedente, cioè un governo di centrosinistra con una maggioranza
di centrosinistra”. Quella maggioranza della quale il presidente della Camera,
Fausto Bertinotti, che ha già cominciato a fare i bagagli con grande serenità,
certifica l'esaurimento dando per scontate le elezioni, subito o a giugno poco
cambia dal suo punto di vista. E il segretario di Rifondazione, Franco
Giordano, non sembra nutrire troppe speranze nell'esortare a “fare un governo
in tempi brevissimi garantendo le elezioni politiche prima dell'estate”.
D'altra parte, opposta alla condizione di Verdi e Pdci è quella dei
Liberaldemocratici di Lamberto Dini, che non hanno chiuso la porta in faccia a
Marini e auspicano un governo di unità nazionale, purché la nuova maggioranza
abbia connotati diversi da quella precedente. I socialisti Enrico Boselli e
Gavino Angius pongono l'accento non tanto sulla questione del tipo di
maggioranza da costruire quanto sul merito della riforma: no netto alla bozza
Bianco, sì solo al recupero della bozza Chiti. Su un punto però Angius concorda
con i Verdi: il socialista vicepresidente del Senato si dice preoccupato “anche
per la sentenza della Corte costituzionale”. Analoga la preoccupazione espressa
dalla capogruppo del Partito democratico al Senato, Anna Finocchiaro: “Anche il
referendum, a prescindere dalle valutazioni fatte
dalla Corte (che in realtà ha sollevato solo incidentalmente dubbi sul criterio
di assegnazione del premio di maggioranza stabilito dalla legge
in vigore ed eventualmente confermato dalle regole scaturite dalla
consultazione popolare, ndr), diventerebbe una mina per le nuove Camere”.
Un'affermazione “inusitata”, replica il vicecoordinatore azzurro Fabrizio
Cicchitto. Sulle critiche della Consulta alla legge in
vigore e sull'opportunità di dare la parola ai cittadini col referendum
(dal quale però uscirebbe una legge che ancor più
marcatamente andrebbe nella direzione sconsigliata dalla Corte costituzionale)
si gioca forse l'ultima partita pre-elezioni anticipate. E il duro scontro tra
Massimo D'Alema e Gianfranco Fini sulla necessità di modificare la legge elettorale - o comunque di
far svolgere il referendum - prima delle elezioni
politiche ne offre un assaggio. Secondo il presidente del comitato promotore
del referendum, Giovanni Guzzetta, il Pd sarebbe
pronto a sostenere un governo per il referendum; il
numero due del Pd, Dario Franceschini, conferma che quella referendaria è una
valida subordinata. Ma a nome di Rifondazione Franco Giordano avvisa che una
simile soluzione “per noi non solo non è auspicabile, ma la contrastiamo”.
Ancor più netto Fini, che nel primo pomeriggio ha incontrato Guzzetta (il quale
in precedenza visto i vertici del Pd): per il presidente di An “ora c'è solo il
voto”, sintetizza il presidente del comitato promotore del referendum.
Fini puntualizza che l'esigenza primaria è avere quanto prima un governo nel
pieno delle funzioni. “Noi non neghiamo la necessità di continuare l'impegno a
difesa del bipolarismo per le riforme istituzionali e per una legge elettorale che sia una
garanzia dell'alternanza. Ma questo accadrà nella prossima legislatura. Oggi
per gli italiani - conclude il presidente di An - serve solo tornare al voto”.
Secondo fonti vicino a Marini, il presidente del Senato non starebbe - almeno
per ora - intenzionato a tirar fuori la carta referendaria dal suo mazzo. La
seconda carica dello Stato punta piuttosto - e lo ha fatto capire con chiarezza
- a coinvolgere Forza Italia con un pressing accanito. Una visita di Gianni
Letta a Palazzo Chigi, dove si trovava il nipote Enrico, alimenta indiscrezioni
sul pressing cui gli azzurri sarebbero sottoposti. E al filo ipotetico
Marini-Letta si aggrappa Vannino Chiti nell'auspicare un dietrofront di FI. Ma
da Via dell'Umiltà la linea non cambia: “Elezioni subito”. (Nicholas D. Leone)
1 feb 17:58.
( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
(POL) Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza
Italia-Cdl Roma, 1 feb (Velino) - Franco Marini non andrà “per le lunghe”. E -
prima di cominciare le consultazioni pomeridiane - indica in lunedì la giornata
giusta “per tirare le somme”. Il presidente del Senato assicura che non ci sono
“scorciatoie, sotterfugi né furbizie”, riconosce che “la situazione rimane
gravosa, ma un margine c'è”. Marini difende la scelta di ascoltare anche le
parti sociali, citando precedenti a favore di questo orientamento. Ma
soprattutto tenta un forcing disperato su Silvio Berlusconi: “Un grande partito
come Forza Italia, radicato sul territorio, non può trascurare” un “fatto
eccezionale” come “la totalità di orientamenti” a favore di “uno sforzo
ritenuto utile così largamente” quale la riforma della legge
elettorale. Un'ultima chiamata alla quale si unisce il
segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, che quasi simultaneamente
propone a Forza Italia - e all'intero centrodestra - una “grande coalizione”
guidata proprio da Marini per “scrivere le regole”. Meglio farlo ora, non dopo
le elezioni, come accennato dal centrodestra, segnala Veltroni. Il presidente
del Senato, per sgombrare il campo da letture maliziose e ipotesi di ogni
risma, tiene a precisare che “l'intesa tra le forze politiche sulla legge elettorale, così come la
stiamo verificando e ricercando, è la precondizione per la nascita di un
governo. Non stiamo lavorando per creare un governo che poi va alla ricerca in
Parlamento di un accordo sulla legge elettorale”. Dunque “prima ci deve essere la verifica delle
condizioni per avviare il lavoro per fare la legge elettorale e poi si può passare a un governo funzionale a
fare questa grossa riforma”. In un estremo sforzo persuasivo diretto in
particolare a FI, Marini scandisce: “Cambiare le regole insieme sarebbe una
grande novità”. Eppure, Pier Ferdinando Casini avverte la “sensazione” di
elezioni anticipate da tenersi il prima possibile. E mette in chiaro - dopo
aver incontrato Marini - che l'Udc “conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma
non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del
centrosinistra”. Il leader dell'Udc aggiunge che “le modalità con cui il
presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a
svelenire il clima politico” e questo, prosegue Casini, sarà utile anche per il
futuro. Più tardi, dagli Appennini modenesi, il leader dell'Udc rincara la
dose: “Guardate - dice ai cronisti - che Marini è una persona seria, è più
realista di quanto pensiate voi giornalisti. Anche lui pensa sia quasi
impossibile” tagliare il traguardo della riforma elettorale.
A scanso di equivoci, l'ex presidente della Camera afferma che “se Marini vuole
fare una legge elettorale
tedesca è una cosa bella, ma i voti li deve cercare da un'altra parte, non li
chieda all'Udc. Noi proponevamo il tedesco e Veltroni ci ha insegnato che non
si poteva fare senza Forza Italia. Dico a Veltroni: se non si poteva fare la legge elettorale senza Forza Italia
figuriamoci un governo...”. Tale è la convinzione di Casini che il leader
centrista indica persino la strada migliore per arrivare al voto: “Prodi starà
in carica per il disbrigo degli affari correnti. Sono convinto che sarà sereno,
sarà serio, per cui credo che sia la cosa più logica che lui rimanga”. E “penso
che nessuno avrebbe delle difficoltà”. Quanto al referendum,
come ultimo appiglio per il fronte anti-urne, “penso che in questo momento, pur
di evitare le elezioni, scalerebbero a piedi anche i ghiacciai”, ironizza
Casini. Il quale sottolinea la “confusione che viene dal Pd, che un giorno
evoca la legge tedesca e il giorno dopo evoca il referendum. Sono due cose antitetiche”. Proprio alla scalata
di un ghiacciaio - secondo la metafora a sfondo montano proposta da Casini -
assomigliano le consultazioni condotte dal presidente del Senato. Dagli
incontri a Palazzo Giustiniani è finora venuta una babele
di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune
sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon
fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare
condizioni apparentemente inconciliabili. Antonio Di Pietro addirittura
ha posto la condizione che il testo di una nuova legge
elettorale, se l'accordo dovesse essere raggiunto, sia
scritto nero su bianco e presentato come allegato alle dichiarazioni
programmatiche quando dovesse essere chiesta la fiducia alle Camere. “Carta
canta”, è stato il monito di un Di Pietro poco convinto che ci siano le
condizioni per fare un governo a termine che consenta di rinnovare il
Parlamento entro giugno con nuove regole. Aprendo la seconda giornata di
consultazioni, i Verdi, guidati da Alfonso Pecoraro Scanio, hanno esortato il
presidente del Senato a “partire dalla maggioranza che ha riconfermato la
fiducia a Prodi per giungere a una legge elettorale che eviti un contenzioso folle sul rischio di
incostituzionalità delle prossime elezioni politiche”. Anche il Pdci di
Oliviero Diliberto è disposto a sostenere un governo solo “se esso fosse in
continuità del precedente, cioè un governo di centrosinistra con una
maggioranza di centrosinistra”. Quella maggioranza della quale il presidente
della Camera, Fausto Bertinotti, che ha già cominciato a fare i bagagli con
grande serenità, certifica l'esaurimento dando per scontate le elezioni, subito
o a giugno poco cambia dal suo punto di vista. E il segretario di Rifondazione,
Franco Giordano, non sembra nutrire troppe speranze nell'esortare a “fare un
governo in tempi brevissimi garantendo le elezioni politiche prima
dell'estate”. D'altra parte, opposta alla condizione di Verdi e Pdci è quella
dei Liberaldemocratici di Lamberto Dini, che non hanno chiuso la porta in
faccia a Marini e auspicano un governo di unità nazionale, purché la nuova
maggioranza abbia connotati diversi da quella precedente. I socialisti Enrico
Boselli e Gavino Angius pongono l'accento non tanto sulla questione del tipo di
maggioranza da costruire quanto sul merito della riforma: no netto alla bozza
Bianco, sì solo al recupero della bozza Chiti. Su un punto però Angius concorda
con i Verdi: il socialista vicepresidente del Senato si dice preoccupato “anche
per la sentenza della Corte costituzionale”. Analoga la preoccupazione espressa
dalla capogruppo del Partito democratico al Senato, Anna Finocchiaro: “Anche il
referendum, a prescindere dalle valutazioni fatte
dalla Corte (che in realtà ha sollevato solo incidentalmente dubbi sul criterio
di assegnazione del premio di maggioranza stabilito dalla legge
in vigore ed eventualmente confermato dalle regole scaturite dalla
consultazione popolare, ndr), diventerebbe una mina per le nuove Camere”.
Un'affermazione “inusitata”, replica il vicecoordinatore azzurro Fabrizio
Cicchitto. Sulle critiche della Consulta alla legge in
vigore e sull'opportunità di dare la parola ai cittadini col referendum
(dal quale però uscirebbe una legge che ancor più
marcatamente andrebbe nella direzione sconsigliata dalla Corte costituzionale)
si gioca forse l'ultima partita pre-elezioni anticipate. E il duro scontro tra
Massimo D'Alema e Gianfranco Fini sulla necessità di modificare la legge elettorale - o comunque di
far svolgere il referendum - prima delle elezioni
politiche ne offre un assaggio. Secondo il presidente del comitato promotore
del referendum, Giovanni Guzzetta, il Pd sarebbe
pronto a sostenere un governo per il referendum; il
numero due del Pd, Dario Franceschini, conferma che quella referendaria è una
valida subordinata. Ma a nome di Rifondazione Franco Giordano avvisa che una
simile soluzione “per noi non solo non è auspicabile, ma la contrastiamo”.
Ancor più netto Fini, che nel primo pomeriggio ha incontrato Guzzetta (il quale
in precedenza visto i vertici del Pd): per il presidente di An “ora c'è solo il
voto”, sintetizza il presidente del comitato promotore del referendum.
Fini puntualizza che l'esigenza primaria è avere quanto prima un governo nel
pieno delle funzioni. “Noi non neghiamo la necessità di continuare l'impegno a
difesa del bipolarismo per le riforme istituzionali e per una legge elettorale che sia una
garanzia dell'alternanza. Ma questo accadrà nella prossima legislatura. Oggi
per gli italiani - conclude il presidente di An - serve solo tornare al voto”.
Secondo fonti vicino a Marini, il presidente del Senato non starebbe - almeno
per ora - intenzionato a tirar fuori la carta referendaria dal suo mazzo. La
seconda carica dello Stato punta piuttosto - e lo ha fatto capire con chiarezza
- a coinvolgere Forza Italia con un pressing accanito. Una visita di Gianni
Letta a Palazzo Chigi, dove si trovava il nipote Enrico, alimenta indiscrezioni
sul pressing cui gli azzurri sarebbero sottoposti. E al filo ipotetico
Marini-Letta si aggrappa Vannino Chiti nell'auspicare un dietrofront di FI. Ma
da Via dell'Umiltà la linea non cambia: “Elezioni subito”. (Nicholas D. Leone)
1 feb 17:58.
( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
(POL) Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza
Italia-Cdl Roma, 1 feb (Velino) - Franco Marini non andrà “per le lunghe”. E -
prima di cominciare le consultazioni pomeridiane - indica in lunedì la giornata
giusta “per tirare le somme”. Il presidente del Senato assicura che non ci sono
“scorciatoie, sotterfugi né furbizie”, riconosce che “la situazione rimane gravosa,
ma un margine c'è”. Marini difende la scelta di ascoltare anche le parti
sociali, citando precedenti a favore di questo orientamento. Ma soprattutto
tenta un forcing disperato su Silvio Berlusconi: “Un grande partito come Forza
Italia, radicato sul territorio, non può trascurare” un “fatto eccezionale”
come “la totalità di orientamenti” a favore di “uno sforzo ritenuto utile così
largamente” quale la riforma della legge elettorale. Un'ultima chiamata alla quale si unisce il
segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, che quasi simultaneamente
propone a Forza Italia - e all'intero centrodestra - una “grande coalizione”
guidata proprio da Marini per “scrivere le regole”. Meglio farlo ora, non dopo
le elezioni, come accennato dal centrodestra, segnala Veltroni. Il presidente
del Senato, per sgombrare il campo da letture maliziose e ipotesi di ogni
risma, tiene a precisare che “l'intesa tra le forze politiche sulla legge elettorale, così come la
stiamo verificando e ricercando, è la precondizione per la nascita di un
governo. Non stiamo lavorando per creare un governo che poi va alla ricerca in
Parlamento di un accordo sulla legge elettorale”. Dunque “prima ci deve essere la verifica delle
condizioni per avviare il lavoro per fare la legge elettorale e poi si può passare a un governo funzionale a
fare questa grossa riforma”. In un estremo sforzo persuasivo diretto in
particolare a FI, Marini scandisce: “Cambiare le regole insieme sarebbe una
grande novità”. Eppure, Pier Ferdinando Casini avverte la “sensazione” di
elezioni anticipate da tenersi il prima possibile. E mette in chiaro - dopo
aver incontrato Marini - che l'Udc “conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma
non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del
centrosinistra”. Il leader dell'Udc aggiunge che “le modalità con cui il
presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a
svelenire il clima politico” e questo, prosegue Casini, sarà utile anche per il
futuro. Più tardi, dagli Appennini modenesi, il leader dell'Udc rincara la
dose: “Guardate - dice ai cronisti - che Marini è una persona seria, è più
realista di quanto pensiate voi giornalisti. Anche lui pensa sia quasi
impossibile” tagliare il traguardo della riforma elettorale.
A scanso di equivoci, l'ex presidente della Camera afferma che “se Marini vuole
fare una legge elettorale
tedesca è una cosa bella, ma i voti li deve cercare da un'altra parte, non li
chieda all'Udc. Noi proponevamo il tedesco e Veltroni ci ha insegnato che non
si poteva fare senza Forza Italia. Dico a Veltroni: se non si poteva fare la legge elettorale senza Forza Italia
figuriamoci un governo...”. Tale è la convinzione di Casini che il leader
centrista indica persino la strada migliore per arrivare al voto: “Prodi starà
in carica per il disbrigo degli affari correnti. Sono convinto che sarà sereno,
sarà serio, per cui credo che sia la cosa più logica che lui rimanga”. E “penso
che nessuno avrebbe delle difficoltà”. Quanto al referendum,
come ultimo appiglio per il fronte anti-urne, “penso che in questo momento, pur
di evitare le elezioni, scalerebbero a piedi anche i ghiacciai”, ironizza
Casini. Il quale sottolinea la “confusione che viene dal Pd, che un giorno
evoca la legge tedesca e il giorno dopo evoca il referendum. Sono due cose antitetiche”. Proprio alla scalata
di un ghiacciaio - secondo la metafora a sfondo montano proposta da Casini -
assomigliano le consultazioni condotte dal presidente del Senato. Dagli
incontri a Palazzo Giustiniani è finora venuta una babele
di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune
sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon
fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare
condizioni apparentemente inconciliabili. Antonio Di Pietro addirittura
ha posto la condizione che il testo di una nuova legge
elettorale, se l'accordo dovesse essere raggiunto, sia
scritto nero su bianco e presentato come allegato alle dichiarazioni
programmatiche quando dovesse essere chiesta la fiducia alle Camere. “Carta
canta”, è stato il monito di un Di Pietro poco convinto che ci siano le
condizioni per fare un governo a termine che consenta di rinnovare il
Parlamento entro giugno con nuove regole. Aprendo la seconda giornata di
consultazioni, i Verdi, guidati da Alfonso Pecoraro Scanio, hanno esortato il
presidente del Senato a “partire dalla maggioranza che ha riconfermato la
fiducia a Prodi per giungere a una legge elettorale che eviti un contenzioso folle sul rischio di
incostituzionalità delle prossime elezioni politiche”. Anche il Pdci di
Oliviero Diliberto è disposto a sostenere un governo solo “se esso fosse in
continuità del precedente, cioè un governo di centrosinistra con una
maggioranza di centrosinistra”. Quella maggioranza della quale il presidente
della Camera, Fausto Bertinotti, che ha già cominciato a fare i bagagli con
grande serenità, certifica l'esaurimento dando per scontate le elezioni, subito
o a giugno poco cambia dal suo punto di vista. E il segretario di Rifondazione,
Franco Giordano, non sembra nutrire troppe speranze nell'esortare a “fare un
governo in tempi brevissimi garantendo le elezioni politiche prima dell'estate”.
D'altra parte, opposta alla condizione di Verdi e Pdci è quella dei
Liberaldemocratici di Lamberto Dini, che non hanno chiuso la porta in faccia a
Marini e auspicano un governo di unità nazionale, purché la nuova maggioranza
abbia connotati diversi da quella precedente. I socialisti Enrico Boselli e
Gavino Angius pongono l'accento non tanto sulla questione del tipo di
maggioranza da costruire quanto sul merito della riforma: no netto alla bozza
Bianco, sì solo al recupero della bozza Chiti. Su un punto però Angius concorda
con i Verdi: il socialista vicepresidente del Senato si dice preoccupato “anche
per la sentenza della Corte costituzionale”. Analoga la preoccupazione espressa
dalla capogruppo del Partito democratico al Senato, Anna Finocchiaro: “Anche il
referendum, a prescindere dalle valutazioni fatte
dalla Corte (che in realtà ha sollevato solo incidentalmente dubbi sul criterio
di assegnazione del premio di maggioranza stabilito dalla legge
in vigore ed eventualmente confermato dalle regole scaturite dalla
consultazione popolare, ndr), diventerebbe una mina per le nuove Camere”.
Un'affermazione “inusitata”, replica il vicecoordinatore azzurro Fabrizio
Cicchitto. Sulle critiche della Consulta alla legge in
vigore e sull'opportunità di dare la parola ai cittadini col referendum
(dal quale però uscirebbe una legge che ancor più
marcatamente andrebbe nella direzione sconsigliata dalla Corte costituzionale)
si gioca forse l'ultima partita pre-elezioni anticipate. E il duro scontro tra
Massimo D'Alema e Gianfranco Fini sulla necessità di modificare la legge elettorale - o comunque di
far svolgere il referendum - prima delle elezioni
politiche ne offre un assaggio. Secondo il presidente del comitato promotore
del referendum, Giovanni Guzzetta, il Pd sarebbe
pronto a sostenere un governo per il referendum; il
numero due del Pd, Dario Franceschini, conferma che quella referendaria è una
valida subordinata. Ma a nome di Rifondazione Franco Giordano avvisa che una
simile soluzione “per noi non solo non è auspicabile, ma la contrastiamo”.
Ancor più netto Fini, che nel primo pomeriggio ha incontrato Guzzetta (il quale
in precedenza visto i vertici del Pd): per il presidente di An “ora c'è solo il
voto”, sintetizza il presidente del comitato promotore del referendum.
Fini puntualizza che l'esigenza primaria è avere quanto prima un governo nel
pieno delle funzioni. “Noi non neghiamo la necessità di continuare l'impegno a
difesa del bipolarismo per le riforme istituzionali e per una legge elettorale che sia una garanzia
dell'alternanza. Ma questo accadrà nella prossima legislatura. Oggi per gli
italiani - conclude il presidente di An - serve solo tornare al voto”. Secondo
fonti vicino a Marini, il presidente del Senato non starebbe - almeno per ora -
intenzionato a tirar fuori la carta referendaria dal suo mazzo. La seconda
carica dello Stato punta piuttosto - e lo ha fatto capire con chiarezza - a
coinvolgere Forza Italia con un pressing accanito. Una visita di Gianni Letta a
Palazzo Chigi, dove si trovava il nipote Enrico, alimenta indiscrezioni sul
pressing cui gli azzurri sarebbero sottoposti. E al filo ipotetico Marini-Letta
si aggrappa Vannino Chiti nell'auspicare un dietrofront di FI. Ma da Via
dell'Umiltà la linea non cambia: “Elezioni subito”. (Nicholas D. Leone) 1 feb
17:58.
( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
(POL) Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza
Italia-Cdl Roma, 1 feb (Velino) - Franco Marini non andrà “per le lunghe”. E -
prima di cominciare le consultazioni pomeridiane - indica in lunedì la giornata
giusta “per tirare le somme”. Il presidente del Senato assicura che non ci sono
“scorciatoie, sotterfugi né furbizie”, riconosce che “la situazione rimane
gravosa, ma un margine c'è”. Marini difende la scelta di ascoltare anche le
parti sociali, citando precedenti a favore di questo orientamento. Ma
soprattutto tenta un forcing disperato su Silvio Berlusconi: “Un grande partito
come Forza Italia, radicato sul territorio, non può trascurare” un “fatto
eccezionale” come “la totalità di orientamenti” a favore di “uno sforzo
ritenuto utile così largamente” quale la riforma della legge
elettorale. Un'ultima chiamata alla quale si unisce il
segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, che quasi simultaneamente
propone a Forza Italia - e all'intero centrodestra - una “grande coalizione”
guidata proprio da Marini per “scrivere le regole”. Meglio farlo ora, non dopo
le elezioni, come accennato dal centrodestra, segnala Veltroni. Il presidente
del Senato, per sgombrare il campo da letture maliziose e ipotesi di ogni
risma, tiene a precisare che “l'intesa tra le forze politiche sulla legge elettorale, così come la
stiamo verificando e ricercando, è la precondizione per la nascita di un
governo. Non stiamo lavorando per creare un governo che poi va alla ricerca in
Parlamento di un accordo sulla legge elettorale”. Dunque “prima ci deve essere la verifica delle
condizioni per avviare il lavoro per fare la legge elettorale e poi si può passare a un governo funzionale a
fare questa grossa riforma”. In un estremo sforzo persuasivo diretto in
particolare a FI, Marini scandisce: “Cambiare le regole insieme sarebbe una
grande novità”. Eppure, Pier Ferdinando Casini avverte la “sensazione” di
elezioni anticipate da tenersi il prima possibile. E mette in chiaro - dopo
aver incontrato Marini - che l'Udc “conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma
non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del
centrosinistra”. Il leader dell'Udc aggiunge che “le modalità con cui il
presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a
svelenire il clima politico” e questo, prosegue Casini, sarà utile anche per il
futuro. Più tardi, dagli Appennini modenesi, il leader dell'Udc rincara la
dose: “Guardate - dice ai cronisti - che Marini è una persona seria, è più
realista di quanto pensiate voi giornalisti. Anche lui pensa sia quasi
impossibile” tagliare il traguardo della riforma elettorale.
A scanso di equivoci, l'ex presidente della Camera afferma che “se Marini vuole
fare una legge elettorale
tedesca è una cosa bella, ma i voti li deve cercare da un'altra parte, non li
chieda all'Udc. Noi proponevamo il tedesco e Veltroni ci ha insegnato che non
si poteva fare senza Forza Italia. Dico a Veltroni: se non si poteva fare la legge elettorale senza Forza Italia
figuriamoci un governo...”. Tale è la convinzione di Casini che il leader
centrista indica persino la strada migliore per arrivare al voto: “Prodi starà
in carica per il disbrigo degli affari correnti. Sono convinto che sarà sereno,
sarà serio, per cui credo che sia la cosa più logica che lui rimanga”. E “penso
che nessuno avrebbe delle difficoltà”. Quanto al referendum,
come ultimo appiglio per il fronte anti-urne, “penso che in questo momento, pur
di evitare le elezioni, scalerebbero a piedi anche i ghiacciai”, ironizza
Casini. Il quale sottolinea la “confusione che viene dal Pd, che un giorno
evoca la legge tedesca e il giorno dopo evoca il referendum. Sono due cose antitetiche”. Proprio alla scalata
di un ghiacciaio - secondo la metafora a sfondo montano proposta da Casini -
assomigliano le consultazioni condotte dal presidente del Senato. Dagli
incontri a Palazzo Giustiniani è finora venuta una babele
di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune
sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon
fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare
condizioni apparentemente inconciliabili. Antonio Di Pietro addirittura
ha posto la condizione che il testo di una nuova legge
elettorale, se l'accordo dovesse essere raggiunto, sia
scritto nero su bianco e presentato come allegato alle dichiarazioni
programmatiche quando dovesse essere chiesta la fiducia alle Camere. “Carta
canta”, è stato il monito di un Di Pietro poco convinto che ci siano le
condizioni per fare un governo a termine che consenta di rinnovare il
Parlamento entro giugno con nuove regole. Aprendo la seconda giornata di
consultazioni, i Verdi, guidati da Alfonso Pecoraro Scanio, hanno esortato il
presidente del Senato a “partire dalla maggioranza che ha riconfermato la
fiducia a Prodi per giungere a una legge elettorale che eviti un contenzioso folle sul rischio di
incostituzionalità delle prossime elezioni politiche”. Anche il Pdci di
Oliviero Diliberto è disposto a sostenere un governo solo “se esso fosse in
continuità del precedente, cioè un governo di centrosinistra con una
maggioranza di centrosinistra”. Quella maggioranza della quale il presidente
della Camera, Fausto Bertinotti, che ha già cominciato a fare i bagagli con
grande serenità, certifica l'esaurimento dando per scontate le elezioni, subito
o a giugno poco cambia dal suo punto di vista. E il segretario di Rifondazione,
Franco Giordano, non sembra nutrire troppe speranze nell'esortare a “fare un
governo in tempi brevissimi garantendo le elezioni politiche prima
dell'estate”. D'altra parte, opposta alla condizione di Verdi e Pdci è quella
dei Liberaldemocratici di Lamberto Dini, che non hanno chiuso la porta in
faccia a Marini e auspicano un governo di unità nazionale, purché la nuova
maggioranza abbia connotati diversi da quella precedente. I socialisti Enrico
Boselli e Gavino Angius pongono l'accento non tanto sulla questione del tipo di
maggioranza da costruire quanto sul merito della riforma: no netto alla bozza
Bianco, sì solo al recupero della bozza Chiti. Su un punto però Angius concorda
con i Verdi: il socialista vicepresidente del Senato si dice preoccupato “anche
per la sentenza della Corte costituzionale”. Analoga la preoccupazione espressa
dalla capogruppo del Partito democratico al Senato, Anna Finocchiaro: “Anche il
referendum, a prescindere dalle valutazioni fatte
dalla Corte (che in realtà ha sollevato solo incidentalmente dubbi sul criterio
di assegnazione del premio di maggioranza stabilito dalla legge
in vigore ed eventualmente confermato dalle regole scaturite dalla
consultazione popolare, ndr), diventerebbe una mina per le nuove Camere”.
Un'affermazione “inusitata”, replica il vicecoordinatore azzurro Fabrizio
Cicchitto. Sulle critiche della Consulta alla legge in
vigore e sull'opportunità di dare la parola ai cittadini col referendum
(dal quale però uscirebbe una legge che ancor più
marcatamente andrebbe nella direzione sconsigliata dalla Corte costituzionale)
si gioca forse l'ultima partita pre-elezioni anticipate. E il duro scontro tra
Massimo D'Alema e Gianfranco Fini sulla necessità di modificare la legge elettorale - o comunque di
far svolgere il referendum - prima delle elezioni
politiche ne offre un assaggio. Secondo il presidente del comitato promotore
del referendum, Giovanni Guzzetta, il Pd sarebbe
pronto a sostenere un governo per il referendum; il
numero due del Pd, Dario Franceschini, conferma che quella referendaria è una
valida subordinata. Ma a nome di Rifondazione Franco Giordano avvisa che una
simile soluzione “per noi non solo non è auspicabile, ma la contrastiamo”.
Ancor più netto Fini, che nel primo pomeriggio ha incontrato Guzzetta (il quale
in precedenza visto i vertici del Pd): per il presidente di An “ora c'è solo il
voto”, sintetizza il presidente del comitato promotore del referendum.
Fini puntualizza che l'esigenza primaria è avere quanto prima un governo nel
pieno delle funzioni. “Noi non neghiamo la necessità di continuare l'impegno a
difesa del bipolarismo per le riforme istituzionali e per una legge elettorale che sia una
garanzia dell'alternanza. Ma questo accadrà nella prossima legislatura. Oggi
per gli italiani - conclude il presidente di An - serve solo tornare al voto”.
Secondo fonti vicino a Marini, il presidente del Senato non starebbe - almeno
per ora - intenzionato a tirar fuori la carta referendaria dal suo mazzo. La
seconda carica dello Stato punta piuttosto - e lo ha fatto capire con chiarezza
- a coinvolgere Forza Italia con un pressing accanito. Una visita di Gianni
Letta a Palazzo Chigi, dove si trovava il nipote Enrico, alimenta indiscrezioni
sul pressing cui gli azzurri sarebbero sottoposti. E al filo ipotetico
Marini-Letta si aggrappa Vannino Chiti nell'auspicare un dietrofront di FI. Ma
da Via dell'Umiltà la linea non cambia: “Elezioni subito”. (Nicholas D. Leone)
1 feb 17:58.
( da "Velino.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
(POL) Crisi: da Marini-Veltroni appello disperato a Forza
Italia-Cdl Roma, 1 feb (Velino) - Franco Marini non andrà “per le lunghe”. E -
prima di cominciare le consultazioni pomeridiane - indica in lunedì la giornata
giusta “per tirare le somme”. Il presidente del Senato assicura che non ci sono
“scorciatoie, sotterfugi né furbizie”, riconosce che “la situazione rimane gravosa,
ma un margine c'è”. Marini difende la scelta di ascoltare anche le parti
sociali, citando precedenti a favore di questo orientamento. Ma soprattutto
tenta un forcing disperato su Silvio Berlusconi: “Un grande partito come Forza
Italia, radicato sul territorio, non può trascurare” un “fatto eccezionale”
come “la totalità di orientamenti” a favore di “uno sforzo ritenuto utile così
largamente” quale la riforma della legge elettorale. Un'ultima chiamata alla quale si unisce il
segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, che quasi simultaneamente
propone a Forza Italia - e all'intero centrodestra - una “grande coalizione”
guidata proprio da Marini per “scrivere le regole”. Meglio farlo ora, non dopo
le elezioni, come accennato dal centrodestra, segnala Veltroni. Il presidente
del Senato, per sgombrare il campo da letture maliziose e ipotesi di ogni
risma, tiene a precisare che “l'intesa tra le forze politiche sulla legge elettorale, così come la
stiamo verificando e ricercando, è la precondizione per la nascita di un
governo. Non stiamo lavorando per creare un governo che poi va alla ricerca in
Parlamento di un accordo sulla legge elettorale”. Dunque “prima ci deve essere la verifica delle
condizioni per avviare il lavoro per fare la legge elettorale e poi si può passare a un governo funzionale a
fare questa grossa riforma”. In un estremo sforzo persuasivo diretto in
particolare a FI, Marini scandisce: “Cambiare le regole insieme sarebbe una
grande novità”. Eppure, Pier Ferdinando Casini avverte la “sensazione” di
elezioni anticipate da tenersi il prima possibile. E mette in chiaro - dopo
aver incontrato Marini - che l'Udc “conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca ma
non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del
centrosinistra”. Il leader dell'Udc aggiunge che “le modalità con cui il
presidente Marini sta portando avanti le consultazioni contribuiscono a
svelenire il clima politico” e questo, prosegue Casini, sarà utile anche per il
futuro. Più tardi, dagli Appennini modenesi, il leader dell'Udc rincara la
dose: “Guardate - dice ai cronisti - che Marini è una persona seria, è più
realista di quanto pensiate voi giornalisti. Anche lui pensa sia quasi
impossibile” tagliare il traguardo della riforma elettorale.
A scanso di equivoci, l'ex presidente della Camera afferma che “se Marini vuole
fare una legge elettorale
tedesca è una cosa bella, ma i voti li deve cercare da un'altra parte, non li
chieda all'Udc. Noi proponevamo il tedesco e Veltroni ci ha insegnato che non
si poteva fare senza Forza Italia. Dico a Veltroni: se non si poteva fare la legge elettorale senza Forza Italia
figuriamoci un governo...”. Tale è la convinzione di Casini che il leader
centrista indica persino la strada migliore per arrivare al voto: “Prodi starà
in carica per il disbrigo degli affari correnti. Sono convinto che sarà sereno,
sarà serio, per cui credo che sia la cosa più logica che lui rimanga”. E “penso
che nessuno avrebbe delle difficoltà”. Quanto al referendum,
come ultimo appiglio per il fronte anti-urne, “penso che in questo momento, pur
di evitare le elezioni, scalerebbero a piedi anche i ghiacciai”, ironizza
Casini. Il quale sottolinea la “confusione che viene dal Pd, che un giorno
evoca la legge tedesca e il giorno dopo evoca il referendum. Sono due cose antitetiche”. Proprio alla scalata
di un ghiacciaio - secondo la metafora a sfondo montano proposta da Casini -
assomigliano le consultazioni condotte dal presidente del Senato. Dagli
incontri a Palazzo Giustiniani è finora venuta una babele
di proposte nella quale è difficile scorgere un possibile linguaggio comune
sulla legge elettorale e sulla maggioranza che dovrebbe sostenerla. Per portare a buon
fine l'incarico “finalizzato” alla definizione della riforma elettorale assegnatogli dal Quirinale, Marini deve riuscire a soddisfare
condizioni apparentemente inconciliabili. Antonio Di Pietro addirittura
ha posto la condizione che il testo di una nuova legge
elettorale, se l'accordo dovesse essere raggiunto, sia
scritto nero su bianco e presentato come allegato alle dichiarazioni
programmatiche quando dovesse essere chiesta la fiducia alle Camere. “Carta
canta”, è stato il monito di un Di Pietro poco convinto che ci siano le
condizioni per fare un governo a termine che consenta di rinnovare il
Parlamento entro giugno con nuove regole. Aprendo la seconda giornata di
consultazioni, i Verdi, guidati da Alfonso Pecoraro Scanio, hanno esortato il
presidente del Senato a “partire dalla maggioranza che ha riconfermato la
fiducia a Prodi per giungere a una legge elettorale che eviti un contenzioso folle sul rischio di
incostituzionalità delle prossime elezioni politiche”. Anche il Pdci di
Oliviero Diliberto è disposto a sostenere un governo solo “se esso fosse in
continuità del precedente, cioè un governo di centrosinistra con una
maggioranza di centrosinistra”. Quella maggioranza della quale il presidente
della Camera, Fausto Bertinotti, che ha già cominciato a fare i bagagli con
grande serenità, certifica l'esaurimento dando per scontate le elezioni, subito
o a giugno poco cambia dal suo punto di vista. E il segretario di Rifondazione,
Franco Giordano, non sembra nutrire troppe speranze nell'esortare a “fare un
governo in tempi brevissimi garantendo le elezioni politiche prima dell'estate”.
D'altra parte, opposta alla condizione di Verdi e Pdci è quella dei
Liberaldemocratici di Lamberto Dini, che non hanno chiuso la porta in faccia a
Marini e auspicano un governo di unità nazionale, purché la nuova maggioranza
abbia connotati diversi da quella precedente. I socialisti Enrico Boselli e
Gavino Angius pongono l'accento non tanto sulla questione del tipo di
maggioranza da costruire quanto sul merito della riforma: no netto alla bozza
Bianco, sì solo al recupero della bozza Chiti. Su un punto però Angius concorda
con i Verdi: il socialista vicepresidente del Senato si dice preoccupato “anche
per la sentenza della Corte costituzionale”. Analoga la preoccupazione espressa
dalla capogruppo del Partito democratico al Senato, Anna Finocchiaro: “Anche il
referendum, a prescindere dalle valutazioni fatte
dalla Corte (che in realtà ha sollevato solo incidentalmente dubbi sul criterio
di assegnazione del premio di maggioranza stabilito dalla legge
in vigore ed eventualmente confermato dalle regole scaturite dalla
consultazione popolare, ndr), diventerebbe una mina per le nuove Camere”.
Un'affermazione “inusitata”, replica il vicecoordinatore azzurro Fabrizio
Cicchitto. Sulle critiche della Consulta alla legge in
vigore e sull'opportunità di dare la parola ai cittadini col referendum
(dal quale però uscirebbe una legge che ancor più
marcatamente andrebbe nella direzione sconsigliata dalla Corte costituzionale)
si gioca forse l'ultima partita pre-elezioni anticipate. E il duro scontro tra
Massimo D'Alema e Gianfranco Fini sulla necessità di modificare la legge elettorale - o comunque di
far svolgere il referendum - prima delle elezioni
politiche ne offre un assaggio. Secondo il presidente del comitato promotore
del referendum, Giovanni Guzzetta, il Pd sarebbe
pronto a sostenere un governo per il referendum; il
numero due del Pd, Dario Franceschini, conferma che quella referendaria è una
valida subordinata. Ma a nome di Rifondazione Franco Giordano avvisa che una
simile soluzione “per noi non solo non è auspicabile, ma la contrastiamo”.
Ancor più netto Fini, che nel primo pomeriggio ha incontrato Guzzetta (il quale
in precedenza visto i vertici del Pd): per il presidente di An “ora c'è solo il
voto”, sintetizza il presidente del comitato promotore del referendum.
Fini puntualizza che l'esigenza primaria è avere quanto prima un governo nel
pieno delle funzioni. “Noi non neghiamo la necessità di continuare l'impegno a
difesa del bipolarismo per le riforme istituzionali e per una legge elettorale che sia una garanzia
dell'alternanza. Ma questo accadrà nella prossima legislatura. Oggi per gli
italiani - conclude il presidente di An - serve solo tornare al voto”. Secondo
fonti vicino a Marini, il presidente del Senato non starebbe - almeno per ora -
intenzionato a tirar fuori la carta referendaria dal suo mazzo. La seconda
carica dello Stato punta piuttosto - e lo ha fatto capire con chiarezza - a
coinvolgere Forza Italia con un pressing accanito. Una visita di Gianni Letta a
Palazzo Chigi, dove si trovava il nipote Enrico, alimenta indiscrezioni sul
pressing cui gli azzurri sarebbero sottoposti. E al filo ipotetico Marini-Letta
si aggrappa Vannino Chiti nell'auspicare un dietrofront di FI. Ma da Via
dell'Umiltà la linea non cambia: “Elezioni subito”. (Nicholas D. Leone) 1 feb
17:58.
( da "Affari Italiani (Online)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
Venerdí 01.02.2008 14:12 --> SONDAGGIO 1/ Riuscirà
Marini a fare un nuovo governo e a evitare le elezioni anticipate? SONDAGGIO 2/
In caso di elezioni, che cosa dovrebbe fare il Pd? FORUM 1/ Condividi la scelta
del capo dello Stato di conferire l'incarico a Franco Marini? FORUM 2/ Secondo
te, Silvio Berlusconi è "inadeguato" per governare l'Italia? Il
costituzionalista Vittorio Angiolini ad Affari: "Indire il referendum e poi votare già in primavera? L'ipotesi non è
realistica" Crisi/ Bertinotti: le elezioni sono ormai certe. Casini gela
Marini. Gianni Letta va a Palazzo Chigi, ma resto il no di Berlusconi Rumors:
Montezemolo potrebbe decidere di scendere in campo con la Rosa Bianca. Presto
Marini/ Soro (Pd) ad Affari: questo obiettivo non è perseguibile senza la
partecipazione dei partiti del Centrodestra Veltroni, a un passo dalle
dimissioni da sindaco, chiama Rutelli: "Non perdiamo Roma" Ipsos:
Centrodestra al 58%. Pd da solo per 4 su 10. I dati di tutti i partiti Crisi
& governo/ The Economist boccia Mr Berlusconi: "La sua priorità
sarebbe quella di proteggere i propri interessi" Crisi/ Cattaneo (a.d. di
Terna) ad Affari: "C'è bisogno di stabilità. Per le aziende è una cosa
fondamentale" Rosa Bianca/ Baccini ad Affari: mi piacerebbe avere con noi
il professor Mario Monti. Sarei felicissimo di un impegno diretto del
presidente Montezemolo... Borsa e governo/ Il mercato snobba il
"palazzo", nell'incertezza meglio rifare la legge
elettorale Il manifesto delle imprese sulla crisi:
cambiare legge elettorale è
un obbligo E Prodi (e il nuovo governo) caddero nella Rete . Guarda il
videocommento di Affari I COMMENTI Tanto scompiglio per 0,4 gatti Di Giuseppe
Morello Per Veltroni ok il voto, ma senza Prodi Di Marco Volpati I poteri forti
mettono le mani nel piatto Stai zitto cretino! Di Pasquale Della Torca Il Pd è
un po' come tutti i single Di Giuseppe Civati E ora Veltroni giochi la carta
Montezemolo La risposta/ Vedrete che Montezemolo saprà creare le condizioni di
un "governo di scopo" per arrivare alle elezioni con un modello tedesco
Di Enrico Andreoli Governo, a destra già si litiga Di Giuseppe Morello E ora
Silvio e Walter si mettano d'accordo su un programma e su un premier a tempo Di
Angelo Maria Perrino Elezioni/ Beppe Grillo ad Affari: se si vota per le
Politiche non ci sarò. Ma le mie liste civiche saranno in campo per le
Amministrative... Elezioni/ Pecoraro rilancia: caro Veltroni uniamoci, non
regaliamo l'Italia a Berlusconi Corritore (Pd) ad Affari: se si va al voto
primarie per scegliere i candidati Retroscena/ Se si va al voto la Cosa Rossa
si presenta sola e unita. Ma senza il Pdci di Diliberto Elezioni/ Weber (Swg)
ad Affari: maggioranza al Centrodestra anche al Senato. Pd da solo al 33%,
alleato con la Cosa Rossa al 26. Tutti i dati Cambiare la legge
elettorale in Parlamento o attraverso il referendum. E solo dopo andare al voto. E' questa la linea
del Partito Democratico, ribadita dal vicesegretario Dario Franceschini, al
termine dell'incontro con il comitato promotore del referendum,
che si è svolto nella sede del Pd, con il segretario Walter Veltroni. "Non
c'è cosa più sciocca - dice Franceschini - che pensare che abbiamo paura delle
elezioni. Il consenso attorno all'idea di cambiamento che rappresenta il Pd è
enorme". Detto questo, sottolinea il numero due del Pd, "chiunque può
capire che avrebbe senso prima cambiare la legge elettorale che tutti dicono che non funziona e poi andare a
votare e non viceversa. Per questo aggiunge - sosteniamo fino in fondo il
tentativo del presidente del Senato. In secondo luogo, avrebbe più senso
sentire prima come la pensano gli italiani sulla legge
elettorale e poi votare subito dopo, cioè tra qualche
mese, con la legge elettorale
che - conclude - gli italiani hanno scelto". GUZZETTA: IL PD E'
DISPONIBILE A UN GOVERNO PER IL REFERENDUM Il Partito Democratico ha garantito
la sua disponibilità "a sostenere un governo che faccia in Parlamento la
riforma elettorale o, in alternativa, che accompagni e
consenta lo svolgimento del referendum prima delle
elezioni anticipate". A riferirlo è il presidente del Comitato promotore
del referendum, Giuseppe Guzzetta, al termine
dell'incontro con il segretario del Pd, Walter Veltroni, e il vice Dario
Franceschini. All'incontro erano presenti anche Mario Segni e Natale D'Amico.
"Abbiamo esposto la nostra iniziativa a Veltroni e Franceschini sulla
possibilità di fare il referendum subito prima dello
scioglimento delle Camere e andare al voto con la nuova legge.
Veltroni - spiega il presidente del comitato referendario, Giovanni Guzzetta -
ha risposto che la posizione del Pd è di essere disponibile a sostenere un
governo che faccia in Parlamento la riforma elettorale
o che accompagni e consenta lo svolgimento del referendum
prima delle elezioni. La nostra opinione - aggiunge - è che dopo tanti
tentativi vani, il margine per una riforma è molto stretto quindi, l'unica via
è o il voto con questa legge o andare al referendum, soluzione questa tecnicamente possibile e
praticabile". Guzzetta esprime "apprezzamento per il riferimento di
Napolitano al referendum, cioè agli 820mila cittadini
che lo hanno sottoscritto e che, dopo il via libera della Corte, è un diritto
acquisito". Dunque, "comunque vada, il referendum
resta in campo, e si dovrà fare l'anno prossimo. Da parte nostra -conclude
Guzzetta - non c'è nessuna volontà di strizzare l'occhio a tentativi dilatori,
ma è irragionevole andare al voto con questa legge,
ritardando le elezioni solo di poche settimane". GIORDANO (PRC): GOVERNO
PER IL REFERENDUM? LO CONTRASTIAMO L'ipotesi di un governo che consenta lo
svolgimento del referendum elettorale
è "una soluzione che per noi non solo non è auspicabile, ma la
contrastiamo". Lo ha detto Franco Giordano al termine dell'incontro della
delegazione del Prc con il presidente incaricato Franco Marini. Secondo il
segretario di Rifondazione Comunista, "il referendum
ha degli effetti che sono perniciosi perché si determinerebbe un meccanismo di
cancellazione delle rappresentanze politiche e un affollamento di tutte le
forme di notabilato perché in un listone indistinto - ha sostenuto - compare il
progetto politico e ricompaiono coloro che sono stati in così bella mostra
nella crisi di governo. Io quelle persone preferirei che non avessero questa
visibilità". PER AN C'E' SOLO IL VOTO "L'incontro con Fini ha
evidenziato una divergenza: noi siamo per il referendum
mentre per lui c'è solo il voto". Così Giovanni Guzzetta, presidente del
Comitato promotore del referendum elettorale,
sintetizza l'incontro con il leader di An, Gianfranco Fini, sul referendum. Guzzetta ha spiegato che Fini rimane impegnato
"per un sistema bipolare, ed ha assicurato il suo impegno a intervenire in
questo senso nella prossima legislatura. A questo punto la responsabilità è
solo delle forze politiche. Noi rimaniamo convinti che o adesso o tra un anno
il referendum rimane la risposta migliore".
Guzzetta ha inoltre annunciato di aver inviato una lettera a Silvio Berlusconi,
"e ora aspettiamo che risponda". FINOCCHIARO: ANCHE IL REFERENDUM E'
UNA MINA PER LE NUOVE CAMERE Questa legge elettorale è "una bomba a tempo, innescata sotto le
nuove Camere". Non è sfuggito, ad Anna Finocchiaro, il peso dirompente di
quanto ha affermato la Corte Costituzionale nelle due sentenze con cui,
mercoledì, ha dato via libera ai referendum
elettorali: poche righe per "segnalare" al Parlamento il rischio che
le norme vigenti (nonché quelle risultanti dall'esito positivo della
consultazione popolare) presentano "aspetti problematici" sul piano
della legittimità costituzionale. La capogruppo del Pd al Senato, non solo per
sensibilità istituzionale ma anche per formazione giuridica, invita a non
sottovalutare le parole della Corte, perché potrebbero derivarne conseguenze
devastanti per il Paese. "Quello della Corte è un argomento formidabile -
osserva - per spingerci ad approvare subito una nuova legge elettorale". Non c'è dubbio che la Corte abbia voluto richiamare
l'attenzione del Parlamento su un profilo di criticità della legge vigente, e di quella risultante dal referendum. Se
andassimo a votare con questa legge o con il testo del referendum, ci troveremmo di fronte a Camere elette in base a regole su cui
grava un pesante sospetto di legittimità costituzionale. Sarebbe un
ulteriore elemento di fragilità istituzionale. Le sentenze della Corte sono
come una bomba a tempo, innescata sotto le nuove Camere. Se, infatti, venisse
presentato un ricorso alla Consulta, è probabile che la Corte dichiarerebbe
incostituzionale la legge. E la conseguenza sarebbe la
fine della Legislatura. E' una fragilità che non ci possiamo permettere e che
si aggiunge a quella derivante dalla crisi e dalla mancanza di volontà di Forza
Italia di andare a una nuova legge elettorale.
Infatti. La segnalazione della Corte non può restare senza conseguenze. A meno
che non si pensi che la partita della crisi, e la decisione di andare alle
urne, non debba essere influenzata né dal merito di questioni come questa né
dall'interesse del Paese ad avere governi stabili e affidabili, chiunque vinca
le elezioni, e tanto meno da tutti quei fattori considerati essenziali dal
mondo delle imprese, dal sindacato e anche dalla Chiesa cattolica. SEGUE/ FORZA
ITALIA ALLA FINOCCHIARO: IL PD USA IL REFERENDUM PER NON VOTARE --> pagina
successiva >>.
( da "Affari Italiani (Online)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
Crisi/ Bertinotti: le elezioni sono ormai certe. Casini
gela Marini. Gianni Letta va a Palazzo Chigi, ma resta il no di Berlusconi
Venerdí 01.02.2008 18:00 --> Enrico Boselli, segretario dello Sdi, dopo il
colloquio con Marini ha speigato la contrarietà del suo partito al referendum e alla legge elettorale che ne verrebbe fuori. Per questo "abbiamo
detto al presidente che siamo disponibili a valutare l'ipotesi di un governo
che valuti una riforma elettorale seria" e che si
occupi delle principali emergenze del paese, come l'attuazione del protocollo
sul welfare, l'emergenza rifiuti a Napoli. Il sì dei socialisti ad un nuovo
governo è subordinato ad un'intesa preventiva sulla legge
elettorale, "ma la proposta Bianco non è
accettabile, si riparta dalla bozza Chiti che aveva incontrato un largo
consenso in tutti gli schieramenti". SEGUE/ Loft news dal Pd: si va verso
le elezioni in aprile, con Prodi --> << pagina precedente pagina
successiva >>.
( da "Affari Italiani (Online)" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
Venerdí 01.02.2008 18:00 --> SONDAGGIO 1/ Riuscirà
Marini a fare un nuovo governo e a evitare le elezioni anticipate? SONDAGGIO 2/
In caso di elezioni, che cosa dovrebbe fare il Pd? FORUM 1/ Condividi la scelta
del capo dello Stato di conferire l'incarico a Franco Marini? FORUM 2/ Secondo
te, Silvio Berlusconi è "inadeguato" per governare l'Italia? Fmi/
Stop alla missione: la crisi impedisce la discussione sulle prospettive Il Pd
gioca la carta referendum Il costituzionalista
Vittorio Angiolini ad Affari: "Indire il referendum
e poi votare già in primavera? L'ipotesi non è realistica" Sindaco di
Roma/ Veltroni non ha più fretta di decidere sulle dimissioni. Grazie ad Amato
Marini/ Soro (Pd) ad Affari: questo obiettivo non è perseguibile senza la
partecipazione dei partiti del Centrodestra Veltroni, a un passo dalle
dimissioni da sindaco, chiama Rutelli: "Non perdiamo Roma" Ipsos:
Centrodestra al 58%. Pd da solo per 4 su 10. I dati di tutti i partiti Crisi
& governo/ The Economist boccia Mr Berlusconi: "La sua priorità
sarebbe quella di proteggere i propri interessi" Crisi/ Cattaneo (a.d. di
Terna) ad Affari: "C'è bisogno di stabilità. Per le aziende è una cosa
fondamentale" Rosa Bianca/ Baccini ad Affari: mi piacerebbe avere con noi
il professor Mario Monti. Sarei felicissimo di un impegno diretto del
presidente Montezemolo... Luigi Abete sta facendo di tutto per creare un asse
forte tra Veltroni e Montezemolo Borsa e governo/ Il mercato snobba il
"palazzo", nell'incertezza meglio rifare la legge
elettorale Il manifesto delle imprese sulla crisi:
cambiare legge elettorale è
un obbligo E Prodi (e il nuovo governo) caddero nella Rete . Guarda il
videocommento di Affari I COMMENTI Tanto scompiglio per 0,4 gatti Di Giuseppe
Morello Per Veltroni ok il voto, ma senza Prodi Di Marco Volpati I poteri forti
mettono le mani nel piatto Stai zitto cretino! Di Pasquale Della Torca Il Pd è
un po' come tutti i single Di Giuseppe Civati E ora Veltroni giochi la carta
Montezemolo La risposta/ Vedrete che Montezemolo saprà creare le condizioni di
un "governo di scopo" per arrivare alle elezioni con un modello
tedesco Di Enrico Andreoli Governo, a destra già si litiga Di Giuseppe Morello
E ora Silvio e Walter si mettano d'accordo su un programma e su un premier a
tempo Di Angelo Maria Perrino Elezioni/ Beppe Grillo ad Affari: se si vota per
le Politiche non ci sarò. Ma le mie liste civiche saranno in campo per le
Amministrative... Elezioni/ Pecoraro rilancia: caro Veltroni uniamoci, non
regaliamo l'Italia a Berlusconi Corritore (Pd) ad Affari: se si va al voto
primarie per scegliere i candidati Retroscena/ Se si va al voto la Cosa Rossa
si presenta sola e unita. Ma senza il Pdci di Diliberto Elezioni/ Weber (Swg)
ad Affari: maggioranza al Centrodestra anche al Senato. Pd da solo al 33%,
alleato con la Cosa Rossa al 26. Tutti i dati "Andiamo avanti nel nostro
lavoro che non sarà lungo: lo concluderemo all'inizio della prossima settimana.
Non ci sono né scorciatoie, né sotterfugi, né furbizie". A metà della
seconda giornata di consultazioni, Franco Marini prova a sgombrare il campo da
dubbi e dietrologie: nessuno ha intenzione di tirare alle calende greche la
missione 'esplorativa' per formare il nuovo esecutivo. E anche il fatto che
nella giornata di sabato saranno sentite le organizzazioni sindacali e di
categoria, che di loro iniziativa hanno chiesto di essere consultate, "non
è affatto un'anomalia", essendo da sempre una prassi in situazioni di
questo genere. Anzi, il fatto che siano ben nove le delegazioni del mondo
sindacale e imprenditoriale che hanno chiesto di partecipare al confronto
(sostanzialmente per sostenere la tesi di tornare alle urne solo dopo la
modifica della legge elettorale)
è un qualcosa "di cui anche Forza Italia deve tenere conto. Se fossimo
capaci di cambiare le regole insieme - ha aggiunto il presidente del Senato -
sarebbe una novità ma anche un dovere. Dopo i rapporti conflittuali di questi
anni tra maggioranza e opposizione, potrebbe essere il modo per arrivare a una
campagna elettorale più costruttiva e per mutare in
senso positivo il clima politico". CICCHITTO: INACCETTABILE ROVESCIARE
RESPONSABILITA'. "E' singolare questo tentativo di rovesciamento di
responsabilità delle parti in causa". Il vicecoordinatore FI Fabrizio
Cicchitto lo afferma nella nota in cui osserva: "Che in una situazione di
questo tipo, così deteriorata per responsabilità del centrosinistra, sia tirata
in ballo Forza Italia, che per di più proprio all'inizio della legislatura
aveva avanzato una proposta positiva, è un artificio polemico che non possiamo
accettare nel modo più assoluto, vista l'incontrovertibile ricostruzione di
come sono andati i fatti". "In primo luogo - osserva Cicchitto - ci
si trova di fronte ad un fallimento clamoroso di un governo, le cui ricadute
negative sono andate su tutte le forze sociali, degli imprenditori, dei
lavoratori dei ceti medi e del lavoro autonomi, a causa di un incredibile
aumento della pressione fiscale decollato con la prima finanziaria, che ha
completamente frainteso i dati della situazione economica". "In
secondo luogo - prosegue - Forza Italia non si è certamente sottratta al
confronto sulla legge elettorale,
lo ha portato avanti fino a quando non si è trovata di fronte a un obiettivo
gioco delle tre carte della maggioranza, per cui una parte di essa proponeva il
sistema elettorale Vassallum, mentre invece poi in
commissione Affari costituzionali del Senato ci siamo trovati la prima e la
seconda bozza Bianco, entrambe caratterizzate da un modello elettorale
di tipo totalmente diverso, che voleva annullare il bipolarismo, e che noi non
possiamo assolutamente condividere". "A questo si aggiunga il fatto
che si è determinata una situazione politica totalmente nuova derivante dalla
crisi del governo per implosione della maggioranza a causa delle contraddizioni
interne al centrosinistra, per una lotta senza esclusione di colpi sia fra la
componente radicale e le altre sia per quello che sta accadendo ancora adesso
nel Partito Democratico. D'altra parte il presidente della Camera, Bertinotti,
ha dichiarato che la "legislatura è politicamente finita". In una
situazione in cui la crisi è arrivata a questo punto è evidente - conclude
l'esponente 'azzurro' - che proprio il senso di responsabilità richiede di
ricorrere in modo rapido al corpo elettorale, anche e
soprattutto per affrontare i nodi della situazione economica, che possono
essere sciolti solo da un governo nella pienezza delle sue funzioni e non certo
da un esecutivo a tempo che dovrebbe realizzare una riforma elettorale
sulla quale esistono i più profondi dissensi tra tutte le forze politiche. E ci
sorprendiamo che questo nodo sfugga alla Confindustria e ai sindacati, che
peraltro nel corso di tutto questo tempo non hanno affrontato i nodi della
produttività e dell'aumento dei salari". Le consultazioni a Palazzo
Giustiniani non sono però il solo spazio in cui si disputa ora la partita
politica. Va infatti rilevata anche l'azione parallela delle principali forze
politiche che, aspettando lunedì, quando sarà il loro turno per conferire, ne
approfittano per mettere a punto le rispettive strategie. Il Pd ha ribadito la
linea già evidenziata negli ultimi giorni: lavorare per una
modifica della legge elettorale e puntare, in alternativa, a far votare il referendum prima della convocazione delle elezioni politiche. Forza Italia,
ufficialmente, continua a sostenere la linea del voto subito. Ma in mattinata
il braccio destro di Silvio Berlusconi, Gianni Letta, si è intrattenuto per
oltre mezz'ora a Palazzo Chigi. E questa visita apre la porta a diverse
possibili interpretazioni. L'ULTIMA CARTA PER EVITARE IL VOTO: GIANNI LETTA.
MA... L'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Berlusconi
non ha incontrato né Romano Prodi, né Massimo D'Alema, né suo nipote Enrico. A
Palazzo Chigi era contemporaneamente presente il sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio con delega per i servizi segreti Enrico Micheli. Anche
Gianni Letta, nel precedente governo, ebbe la delega per i servizi segreti.
Venerdì mattina i vertici di Dis, Aisi e Aise si sono recati di buon mattino a
Palazzo Chigi. Organi di stampa riportano la notizia che il Comitato
parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (Copasir) ha chiesto 25
modifiche al regolamento per il segreto di Stato. Fra le modifiche richieste
l'articolo sulle materie oggetto di segreto di Stato. Il ministro dimissionario
per le Riforme Vannino Chiti non ritiene "impossibile" il compito di
Marini. "Se funziona il filo fra Marini e Gianni Letta - dice Chiti al
termine del Consiglio dei Ministri - sarebbe molto, molto importante". Il
consiglio dei ministri non esclude comunque elezioni anticipate e prende due
decisioni importanti: i comuni, nei quali il sindaco si dimetterà in caso di
elezioni politiche, potranno votare nel 2008; i militari all'estero voteranno nelle
loro basi, ma il loro voto, a differenza del 2006, non sarà computato per le
circoscrizioni estere bensì per le circoscrizioni nazionali. Da Forza Italia
però escludono un cambiamento di rotta del Cavaliere. Per Berlusconi restano
solo le elezioni, insomma. "Gianni Letta è stato invitato e come gesto di
cortesia è andato. Punto", spiega una fonte azzurra. Letta, lasciando la
sede del governo, ha semplicemente spiegato di essere stato in visita "a
vecchi amici". E nella stessa occasione ha confermato di avere avuto modo
di sentire anche lo stesso Marini, ricorrendo anche in questo caso alla formula
dei "vecchi amici", precisando che lui e il presidente del Senato lo
sono e sottolineando che proprio per questo motivo è "ovvio che ci si
senta". Tuttavia proprio di Letta si è parlato in più occasioni come di un
possibile nome da spendere per un governo di larghe intese e, in ogni caso, è
noto il suo ruolo di ambasciatore del Cavaliere negli ambienti del
Centrosinistra. SEGUE/ APPELLO DI VELTRONI ALLA CDL --> pagina successiva
>>.
( da "Repubblica.it" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
Il Comitato ha incontrato stamani Veltroni e Franceschini
e ottiene via libera per un governo che indica la consultazione Contro la crisi
il Pd lancia il piano B "Meglio il referendum che
le urne" Nei colloqui a palazzo Giustiniani piomba la possibilità della
consultazione popolare Ma Fini, una volta alleato nella raccolta delle firme,
gela Segni e Guzzetta: "Al voto" di CLAUDIA FUSANI Contro la crisi il
Pd lancia il piano B "Meglio il referendum che le
urne"" /> Giovanni Guzzetta, presidente del Comitato referendario
ROMA - In fondo è tutta una questione di "R": Riforma
elettorale, Ritorno alle urne, Referendum. In un modo o nell'altro, c'è
sempre una "R" in fondo alla crisi di governo. Il
Pd, infatti, dice sì al referendum. Cioè, il "piano A" resta sempre quello di un governo
per fare la riforma elettorale. Ma esiste anche il "piano B", e cioè che quel governo
serva anche a fissare la data del referendum. Il
primo a lanciare il sasso nel mare della crisi è stato Massimo D'Alema,
militante del fronte proporzionalista (legge elettorale proporzionale) convertito, pare, nei giorni della
crisi all'abbraccio referendario. Stamani Veltroni e Franceschini hanno
incontrato nel loft di piazza Sant'Anastasia i responsabili del Comitato
referendario (in questa fase politica un potere dello stato). Giovanni
Guzzetta, Mario Segni e Natale D'Amico avevano scritto ieri una lettera a
Veltroni e a Berlusconi per chiedere un incontro e poter spiegare perchè è
possibile nonchè necessario avere un governo in carica per celebrare il referendum e fare quindi la modifica della legge elettorale per via
referendaria. In fondo una richiesta tra vecchi amici, quasi alleati: Veltroni
ha sempre sostenuto, pur senza firmarli, i quesiti di Segni e Guzzetta; Fi non
è si è mai schierata apertamente, nè a favore nè contro ma a tratti favorevole.
Veltroni ha risposto subito. E stamani c'è stato l'incontro. "Abbiamo
spiegato perchè è tecnicamente possibile fare il referendum
in aprile e poi andare al voto a giugno" racconta Guzzetta convinto che
"la vera alternativa oggi sia elezioni con questa legge
o referendum perchè dopo mesi di fallimenti non ci può
essere lo spazio per fare una riforma in poche settimane". Esattamente
quello che va suggerendo D'Alema. E che da oggi diventa - in attesa di novità
sulla bozza Bianco - la linea comune del Pd. "Chiunque - dice Franceschini
alla fine dell'incontro - può capire che avrebbe senso prima cambiare la legge e poi votare anzichè viceversa. E che avrebbe più
senso sentire gli italiani e poi andare ad elezioni con la legge
da loro scelta". Vedremo, poi, quanto questo posizionamento del Pd sia
tattico o di sostanza. E' un fatto però che provoca uno scossone nel tran tran
delle consultazioni a palazzo Madama. Guzzetta & c. nel pomeriggio hanno
incontrato anche Fini, referendario convinto, An protagonista nella raccolta
delle firme e oggi invece, dimentico di quella stagione. E' stato il leader di
An a convocare il Comitato. Ma per chiudere per sempre la porta. Un Fini "rammaricato"
ha spiegato a Guzzetta che è vero, a lungo quella per il referendum
è stata una battaglia condivisa, "ma adesso è scattata la logica della
coalizione e l'omogeneità nella Cdl è tale per cui si andrà sicuramente al
voto". Possibile. Di più: al 90 per cento è così. Ma il silenzio di
Berlusconi in queste ore, giustificato dalle condizioni di salute della mamma,
non chiude tutte le porte. L'opzione referendum è
rimbalzata nei colloqui del presidente Marini. "Non se ne parla"
hanno tagliato corto stamani Giordano (Rc), i Verdi, il Pdci, riforma sì ma referendum no, opzione non prevista anche dall'Udc. A favore
restano, stamani, Di Pietro e l'Italia dei Valori. Marini, per quello che si
può immaginare, non è sicuramente un referendario - anzi l'opposto visto che i
quesiti comportano correzioni fortemente maggioritarie - ma è chiaro che deve
fare i conti anche con questa opzione indicata anche da Napolitano.
Tecnicamente l'opzione referendum (consultazione,
riforma e poi voto) è possibile solo se è in carica un governo con la fiducia
delle camere. Non può indire la consultazione un governo dimissionario.
Servirebbe quindi che Marini presentasse un suo governo finalizzato alla
consultazione e al successivo voto. Con quali numeri? In realtà i numeri per questo
governo ci potrebbero essere se si guarda alla piattaforma, assolutamente
bipartisan, di partiti che hanno raccolto le firme: i Ds, An, gli ulivisti da
Parisi alla Bindi passando dalla Melandri, l'Italia dei valori; Forza Italia
neutra ma non contraria. Resta il sospetto che tutto questo sia una scelta più
tattica che politica. Nel passaggio più delicato della crisi agitare due
opposte opzioni - da una parte una riforma molto proporzionale; dall'altra il referendum che blinda il maggioritario - è sicuramente utile
a isolare chi (Fi e An) vuole mantenere le cose come stanno e andare subito
alle urne. Ma è utile anche a chi (il Pd) vuole prendere un po' di tempo prima
di lanciarsi nella campagna elettorale. Ed è utile per
mettere in chiaro le posizioni all'interno del Partito democratico. (1 febbraio
2008.
( da "EUROPA.it" del 01-02-2008)
Argomenti: Proposte
di legge
Si può essere democratici molto democratici e molto
ottimisti, come Gad Lerner, e scrivere su Repubblica che "la nomenklatura
considera un impaccio " le firme per il referendum
sulla legge elettorale, e per
questo cerca di archiviare questa ineludibile scadenza. Oppure si può essere
più disincantati, e constatare che purtroppo la nomenklatura prende e lascia le
firme per i referendum a piacimento, e le tira fuori
dall'archivio per poi rimett e r c e l e quando le conviene. E se questo vale
per Fini, vale anche per la nomenklatura progressista, anzi
in questo momento vale soprattutto per la nomenklatura del Pd, o per parte di
essa. Confessiamo che non abbiamo capito la mossa di porre come obiettivo del
già difficile tentativo di Marini un governo che faccia "o le riforme o il
referendum " (come hanno detto ieri Veltroni e Franceschini, e aveva
prima proposto D'Alema in inedita sintonia con Lerner). O meglio, la
capiremmo solo in una logica che è però già di propaganda elettorale.
Cari italiani, dicono dal loft, e con ragione: sappiate che Berlusconi vi sta
portando a votare per una legislatura che nascerà anche più zoppa dell'attuale,
tanto è vero che dovrà occuparsi per tutta la sua prima fase non dei salari e
della recessione, ma di come evitare un referendum elettorale rimasto appeso come una spada di Damocle
esattamente come è toccato a Prodi. Sarà giusto e forse utile in campagna elettorale rinfacciare a Fini e a Berlusconi questo
atteggiamento schizofrenico. Adesso però è importante non confondere
ulteriormente le idee ai già frastornati italiani di centrosinistra e di
centrodestra, che quando sentono aria di elezioni drizzano le orecchie per
farsi un'idea, e dal Pd (cosa nuova e giusta, fonte di chiarezza e di proposte semplici) aspettano linearità e coerenza, non
bizantinismi. Visto che si straparla di larghe coalizioni, non saremo accusati
di intelligenza col nemico se per una volta diamo ragione a Gianfranco Fini:
perché lui sarà pure carico di contraddizioni, che speriamo debba pagare, ma è
vero che per poter alzare adesso la bandiera del referendum
bisognerebbe almeno averlo prima appoggiato. E non è il caso del Pd, nella sua
leadership attuale almeno. Per l'esattezza, i referendum
elettorali e il meccanismo di voto cui darebbero vita in caso di vittoria del
Sì vennero giudicati deleteri per i destini del Partito democratico, in quanto
avrebbero spalancato la strada ad ammucchiate indistinte. Ripescare ora i referendum senza chiamarsi Parisi o Guzzetta, suona un po'
strumentale, a essere franchi. Non che la vicenda sia chiusa o archiviata, come
teme Lerner. È bene anzi che rimanga aperta: se il centrodestra riuscirà a
farci votare subito, gli sarà impossibile rinviare come usa a fine legislatura
il tema delle riforme. È un caso inedito, per quanto ci ricordiamo, una
legislatura che abbia una consultazione referendaria già al suo inizio, e non a
metà strada. Peggio per loro, e purtroppo peggio per l'Italia. C'è un altro
punto della propaganda finiana che non va sottovalutato: agli italiani, dice,
importa niente della riforma elettorale ma solo delle
proprie tasche vuote. Ora, si sa che il presidente di An è parecchio disinvolto
("L'attuale legge elettorale
? scriveva al Corriere solo due mesi fa ? obbliga tutti ad alleanze eterogenee
in cui è enorme il potere di interdizione e di ricatto anche di formazioni
ultraminoritarie. Una condizione che non ha riscontro in alcuna democrazia ed è
semplicemente folle in un paese come il nostro". Era importante allora la legge elettorale, anche per
Fini...), ma è vero che il Pd deve preoccuparsi di dialogare più con gli
italiani che con Letta. E prima torniamo ai toni e ai temi del Lingotto, meglio
è. Figurarsi che ieri mattina a palazzo Chigi il ministro Ferrero ha trovato il
tempo e la voglia di contestare ancora (si spera che sia stata per lui l'ultima
occasione di farlo) la convocazione del tavolo di trattativa sulla Tav. Questo
spiega la necessità del Pd più di dieci "governi per il referendum".