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PRIVILEGIA NE IRROGANTO

 

Documento inserito il: 1-8-2013

 

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Il PuntO n 274

 

Mediobanca Ricerche e Studi SpA

R&S 2013

1-8-2013

 

 

R&S. Sintesi dello studio

 

Da ADN Kronos.

 

BANCHE

 

BANCHE: R&S, A MARZO 114 MLD CREDITI DUBBI, 'CRITICHE' MPS E BANCO POPOLARE.

TASSO DI COPERTURA SI E' RIDOTTO DAL 48,4% DEL 2008 AL 40,6% DI MARZO 2013

 

Milano, 1 ago (Adnkronos) - Nel primo trimestre 2013 i crediti

dubbi hanno superato quota 114 miliardi di euro (con un aumento del 4%

sulle consistenze del dicembre 2012). A marzo 2013 i deteriorati netti

pesano per il 9,3% degli affidamenti (erano il 3,4% a fine 2008) e per

l'80,2% dei mezzi propri (30,6% nel 2008). Le situazioni piu' critiche

riguardano Mps e Banco Popolare: per l'istituto senese e la popolare i

deteriorati netti hanno un valore ampiamente superiore ai mezzi propri

(a marzo 2013, rispettivamente 297,8% e 137,9%). E' quanto emerge dal

rapporto R&S Mediobanca sull'andamento dei maggiori gruppi industriali

e bancari quotati in Italia.

Le perdite sui crediti hanno segnato incidenze differenziate

rispetto ai ricavi, particolarmente elevate per Mps (53,7%), Banco

Popolare (41,2%) e Unicredit (39,9%). L'istituto di Siena nel solo

2012 ha fatto transitare in conto economico svalutazioni su crediti

pari al 41,4% dei mezzi propri (13,2% la media dei 5 maggiori

istituti), un'accelerazione proseguita nel primo trimestre del 2013

quando le svalutazioni si sono mantenute al 41,9% dei ricavi (25,3% la

media dei 5 istituti) e al 30,9% del patrimonio netto (9,2% della

media del panel).

Il tasso di copertura dei crediti dubbi si e' ridotto dal 48,4%

del 2008 al 40,6% del marzo 2013. Banco Popolare e Ubi mostrano tassi

di copertura a marzo 2013 sistematicamente inferiori alla media del

panel in tutte le categorie di crediti dubbi: per gli incagli il Banco

Popolare copre al 18%, Ubi al 12,7% (24,5% la media), nelle sofferenze

le coperture sono rispettivamente 38,7% e 42,3% (55,5% la media), per

gli scaduti e i ristrutturati persistono dati inferiori alla media,

sebbene livelli bassi interessino anche Mps.

 

A MARZO 114 MLD CREDITI DUBBI, 'CRITICHE' MPS E BANCO POPOLARE.

A MARZO 2013 UNICREDIT HA LA QUOTA DI SOFFERENZE PIU' ELEVATA (44,3%)

 

(Adnkronos) - A marzo 2013 il 38,1% dei crediti dubbi e'

costituito da incagli (era il 38,7% a dicembre 2008), il 41,1% e' dato

dalle sofferenze (44,6%), gli scaduti sono al 9,9% (12% nel 2008) e i

ristrutturati salgono al 10,9% dal 4,7% di fine 2008. Vi e' quindi una

riduzione delle poste piu' problematiche (3,5 punti in meno le

sofferenze) ed una crescita delle altre tipologie.

A marzo 2013 Unicredit ha la quota di sofferenze piu' elevata

(44,3%), seguito da Banca Mps (41%). Complessivamente i cinque

maggiori istituti coprono (a fine 2012) il 75,7% dei crediti dubbi

netti: il 62,2% e' integralmente coperto (garanzia con fair value pari

o superiore al credito garantito), il 13,5% gode di una copertura

parziale (fair value della garanzia in media pari all'83,3% del

credito garantito).

Il fair value delle garanzie che assistono i crediti dubbi e'

costituito per il 69% da immobili e per il 25% da garanzie personali

(crediti di firma). Intesa Sp ha la componente immobiliare piu'

importante (83,5% del suo totale), Banco Popolare ed Ubi quella piu'

bassa (53,6% e 54,6%), con una quota maggiormente importante di

garanzie personali.

 

RICAVI -7,1% IN I TRIM., -4,3% IN 2012 PER 5 GRANDI QUOTATE

PERDITE SUI CREDITI CRESCONO A DUE CIFRE: +44,9% SUL 2011, +115,8% SUL 2008

 

Milano, 1 ago. (Adnkronos) - Ricavi in calo, nel primo trimestre

2013 e nel 2012 per i cinque maggiori istituti bancari italiani

quotati (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare, Ubi Banca e Mps).

E' quanto emerge dal rapporto R&S Mediobanca sull'andamento dei

maggiori gruppi industriali e bancari quotati in Italia. Nel primo

trimestre 2013 i ricavi mostrano una flessione (-7,1%) per effetto

della riduzione del margine d'interesse (-16,7%), nonostante la

ripresa dei ricavi commissionali (+4,7%). I costi operativi sono

ancora in contrazione, mentre prosegue la crescita delle svalutazioni

crediti (+5,4%). Cadono rispetto al primo trimestre 2012 sia il

risultato corrente (-30,9%) sia quello netto (-57,2%).

Nel 2012 i ricavi hanno segnato invece un calo del 4,3% sul

2011. La flessione e' derivata tanto dalla riduzione del margine

d'interesse (-7,5%) che da quella dei ricavi commissionali (-2,9%) e

dei proventi diversi (-57,5%), nonostante la ripresa dei ricavi da

negoziazione, tornati in positivo per 2,3 miliardi dopo un biennio di

rosso. Complessivamente i ricavi dei cinque istituti , sono del 10,8%

piu' bassi del loro livello nel 2008, ma e' soprattutto il margine di

interesse a essere caduto del 20% circa sul 2008.

Le perdite sui crediti crescono a due cifre: +44,9% sul 2011,

+115,8% sul 2008, portandosi al 35,9% dei ricavi (dal 23,7% del 2011 e

14,8% del 2008). Il risultato corrente si e' quindi portato in

negativo nel 2012, saldando a -2,3 mld e portando ad un risultato

netto e' negativo per 1,6 mld. Nel 2011 il rosso era stato di 26,2 mld

a causa degli impairment e svalutazioni. Nel 2012 le operazioni di

svalutazione sono proseguite (portando oneri per 3,3 mld di cui 1,5

relativi all'avviamento di Mps), ma sono state piu' che compensate da

utili su cessioni (+3,6 mld di cui 2,2 da compravendita su

obbligazioni proprie). Cio' nonostante ancora nel 2012 alcuni istituti

abbiano goduto di benefici fiscali rivenienti dall'affrancamento degli

avviamenti per 2,1 mld complessivi (quasi integralmente in carico a

Unicredit) e dalla deducibilita' dall'Ires dell'Irap sul costo del

lavoro per complessivi 707 milioni di euro.

 

TITOLI GOVERNATIVI PER 244 MLD NEL 2012, +38,8%

INCREMENTO TITOLI ITALIANI PARI A 52,4 MLD ASSORBITO PER 30,4 MLD DA INTESA SP

 

Milano, 1 ago (Adnkronos) - A fine 2012 erano appostati nei

bilanci dei maggiori istituti domestici titoli emessi da governi e

banche centrali per 244 miliardi di euro, in aumento del 38,8%

rispetto ai 175,7 miliardi del 2011. L'intero portafoglio dei titoli

di debito detenuti dalle maggiori banche e' cresciuto del 20,2% sul

2011 e dunque all'aumento dei titoli governativi ha fatto riscontro

una riduzione di tutte le altre categorie. E' quanto emerge dal

rapporto R&S Mediobanca sull'andamento dei maggiori gruppi industriali

e bancari quotati in Italia.

Le obbligazioni di emittenti Piigs erano a fine 2012 pari a

191,9 mld di euro, in aumento del 36,3% sul dicembre 2011. La

consistenza a fine 2012 e' pari al 9,2% dell'attivo, al 78,6% del

portafoglio titoli governativi ed al 134,5% dei mezzi propri. Il

portafoglio e' costituito per oltre il 98% da titoli domestici

italiani, che sono passati da 136,5 mld a 188,9 mld. L'incremento di

titoli italiani pari a 52,4 mld e' stato assorbito per 30,4 mld (58%

del totale) da Intesa Sp il cui portafoglio Piigs era pari a fine 2012

a 90,8 mld, piu' del doppio di quello di Unicredit (42,3 mld). In

termini percentuali il maggiore incremento nel portafoglio di titoli

domestici e' segnato da Ubi Banca che lo aumenta del 118,8% da 8,6 a

18,9 mld di euro, seguita da Intesa Sp che segna un incremento del 49,1%.

Per l'intero panel dei cinque istituti (Unicredit, Intesa

Sanpaolo, Banco Popolare, Ubi Banca e Mps) l'incremento del

portafoglio dei governativi italiani occorso tra 2011 e 2012 ha

rappresentato il 45% dei mezzi raccolti con le due aste Ltro del

dicembre 2011 e febbraio 2012: il rapporto tra le due grandezze e'

massimo nel caso Intesa Sp (84%), minimo nel caso di banca Mps (9,9%).

I derivati hanno, come noto, modesta incidenza sull'attivo, almeno in

relazione ai maggiori istituti europei. Dopo la crescita al 9,3%

dell'attivo nel 2011, la loro rilevanza si e' ridotta nel 2012 calando

all'8,5% dell'attivo. Unicredit ha la maggiore esposizione (10,7%

dell'attivo), Ubi quella piu' bassa (1,6%). Rispetto al patrimonio

netto, il panel riporta un'incidenza pari al 124,5%, con esposizioni

superiori alla media per Mps (199,7%) e Unicredit (149,7%).

 

 

 

 

 

 

IMPRESE

 

LO STATO HA INCASSATO 11 MLD IN 4 ANNI CON DIVIDENDI.

HOLDING DELLA FAMIGLIA ROCCA, TRAMITE TENARIS, HA RICEVUTO OLTRE 1 MLD

 

Milano, 1 ago. (Adnkronos) - Lo Stato italiano ha incassato tra

2008 e 2012 dividendi per 5,9 miliardi di euro da Eni e per 3,7

miliardi da Enel. Complessivamente le maggiori partecipazioni

pubbliche hanno fruttato all'azionista statale, tra Ministero

dell'Economia e delle Finanze e Cassa depositi e prestiti, 11 miliardi

di euro di dividendi. E' quanto emerge dal rapporto R&S Mediobanca

sull'andamento dei maggiori gruppi industriali e bancari quotati in

Italia.

Tra i privati, la holding della famiglia Rocca, tramite Tenaris,

ha ricevuto tra il 2008 e il 2012 oltre un miliardo di euro, circa 870

milioni sono affluiti alla Delfin di Leonardo Del vecchio, oltre 500

milioni alle holding della famiglia Berlusconi, 239 milioni a Diego

Della Valle, 200 milioni ai Benetton, 185 alla Sapa degli Agnelli e

143 alla famiglia Recordati.

 

VENDITE +13% NEL 2012, CORRONO EXOR E PARMALAT. FRENA MERCATO INTERNO, CRESCE L'EXPORT

 

Milano, 1 ago. (Adnkronos) - Le vendite dei maggiori gruppi

industriali quotati sono aumentate del 13% nel 2012, rispetto al 2011,

con progressi tanto dei gruppi pubblici (+12,2%) che privati (+13,9%).

Il settore privato e' trainato dall'effetto Chrysler, senza cui

avrebbe segnato +0,8% sul 2011, 'campioni' di crescita sono stati Exor

(+31,2%), Iren (+23,2%), Parmalat (+16,4%), Eni (+16,1%), Luxottica

(+13,9%) e Cofide (+11,9%). E' quanto quanto emerge dal rapporto R&S

Mediobanca sull'andamento dei maggiori gruppi industriali e bancari

quotati in Italia.

Le maggiori crescite nel quadriennio hanno interessato Exor

(+77,8%, grazie a Chrysler da giugno 2011), Iren (+69,3%, per la

fusione con Enia nel luglio 2010), Astaldi (+58,5%), Cremonini (+54,5%

per consolidamento Inalca da marzo 2011) e Prysmian (+52,6% per

acquisizione Draka da marzo 2011). Dodici gruppi hanno subi'to

flessioni nelle vendite: Rcs Mediagroup (-40,2%), Dalmine (-24,2%),

Impregilo (-23,3%), Italmobiliare (-22%), Buzzi Unicem (-20,1%),

Immsi-Piaggio (-15,5%), Caltagirone (-13,8%), Fininvest (-13%),

Indesit (-8,5%), Gemina (-6,4%), Beni Stabili (-1,4%) e Danieli (-1,1%).

Le vendite sul mercato italiano sono cadute in aggregato del 9%

dal 2008, nonostante il rimbalzo del 2012 con il +1,6% rispetto al

2011. I grandi pubblici hanno saputo contenere al -3,9% la caduta

delle vendite nazionali sul 2008, realizzando anche un aumento dell'8%

nel 2012 grazie soprattutto alle politiche di aggregazione delle local

utilities. I gruppi privati hanno invece conosciuto un arretramento:

-16,5% dal 2008, -7,9% nel solo ultimo anno, un dato che tiene assieme

la flessione dei servizi (-8,1% sul 2008, -4,9% nell'ultimo anno) con

il crollo delle attivita' manifatturiere (-33,4% sul 2008, -15,4% dal 2011).

 

VENDITE +13% NEL 2012, CORRONO EXOR E PARMALAT (2)

IL 56% DEI GRANDI GRUPPI REALIZZA ALL'ESTERO PIU' DEL 50% DEL PROPRIO GIRO D'AFFARI

 

(Adnkronos) - Il fatturato aggregato realizzato all'estero e'

invece aumentato del 62,4% dal 2008 e del 19,7% nell'ultimo anno, con

un forte dinamismo sui mercati esteri sia del settore pubblico sia di

quello privato. Sul quadriennio si e' avuto un incremento del 57,5%

per i grandi pubblici e del 67,1% per quelli privati; nell'ultimo anno

gli incrementi sono stati pari al +15,1% e al +24%. L'incidenza delle

vendite estere sul totale e' passata cosi' dal 53,5% del 2008 al 67,1%

del 2012.

L'incidenza delle vendite estere sul totale e' cosi' passata per

la grande industria italiana dal 53,5% del 2008 al 67,1% del 2012. La

propensione a fatturare all'estero dei gruppi pubblici e' inferiore

alla media complessiva, ma e' comunque cresciuta nel periodo passando

dal 47,9% al 60,1%. L'industria privata segna incidenze maggiori,

passate dal 59,2% del 2008 al 74,4% del 2012, con un'accentuazione

particolarmente forte nella manifattura (dal 76,8% all'89,8%) e meno

spinta nei servizi (da 34,5% a 44,1%).

I gruppi che hanno realizzato nel 2012 la maggiore quota di

vendite all'estero sul fatturato totale sono Luxottica (97,4%),

Danieli & C. e Pirelli (93%), Exor (91,3%, ovvero 9,6 mld su 110,7

complessivi), Indesit e Prysmian (87,2%), Buzzi Unicem (83,1%),

Italmobiliare (83%), Parmalat (82%), Finmeccanica (81,9%) e

Immsi-Piaggio (80,2%). Il 56% dei grandi gruppi realizza all'estero

piu' del 50% del proprio giro d'affari.

 

OCCUPAZIONE SFONDA 1MLN NEL 2012 MA 'EMIGRA' ALL'ESTERO

DOWNSIZING DEL PUBBLICO -1,4%, PRESENZA DEI DIRIGENTI RESTA COSTANTE

 

Milano, 1 ago. - (Adnkronos) - L'occupazione dei maggiori gruppi

industriali sfonda nel 2012 il tetto del milione di unita', aumentando

del 12% sul 2008 e del 2,3% nel 2012. L'incremento occupazionale del

quadriennio si e' concentrato nel 2011 (+9,3% sull'anno precedente,

per via del consolidamento di Chrysler). I gruppi pubblici hanno avuto

una dinamica occupazionale meno vivace (+6% dal 2008) e hanno fatto

downsizing nell'ultimo anno -1,4%. E' quanto emerge dal rapporto R&S

Mediobanca sull'andamento dei maggiori gruppi industriali e bancari

quotati in Italia.

Tutti i maggiori player pubblici hanno ridotto il livello

occupazionale nell'ultimo anno, ad eccezione delle local utilities

(+2,7%). I gruppi privati hanno visto invece incrementare

l'occupazione dal 2008 (+14,2%) e nel 2012 (+3,7%). I servizi mostrano

un andamento piu' ridotto, seppure positivo (+1,2% sul 2008, +1,3% nel

2012). La presenza dei dirigenti resta costante, attestandosi al 2,2%

del totale della forza lavoro, con incidenze non dissimili tra gruppi

privati e pubblici. Tra le societa' pubbliche, Eni aveva nel 2012 una

quota superiore a Enel (2% contro 1,5%), mentre le local utilities si

collocano su un livello intermedio (1,7%). Edison ha incidenze

superiori al panel pubblico di appartenenza (5,8%). Nei gruppi privati

la manifattura mostra una presenza manageriale piu' ridotta rispetto

ai servizi (2,1% contro 2,4%).

I dipendenti all'estero sono cresciuti tra 2008 e 2012 del 35,3%

(attorno a 140mila unita' in piu'), del 6% nel solo 2012, passando a

rappresentare il 59,5% della forza lavoro rispetto al 50,4% del 2008.

I dipendenti italiani arretrano: la loro flessione e' pari al 6,6% dal

2008 (si tratta di circa 25mila unita' in meno). Specularmente, la

loro incidenza sul totale della forza lavoro e' caduta dal 49,6% del

2008 al 40,5% del 2012. La riduzione dei dipendenti domestici ha

interessato tanto i gruppi pubblici (-5,3% sul 2008, -1% sul 2011) che

quelli privati (-7,3% sul 2008, -1,6% sul 2011), con una caduta meno

pronunciata nella manifattura (-4,7% e -0,8%) che nei servizi (-9,8% e

-2,3%). Nei gruppi pubblici la componente di lavoro estero resta

minoritaria (45,9% la sua incidenza sul totale nel 2012), prossima

alla meta' del totale nei servizi privati (48,3%), dominante nella

manifattura (73,8%).

 

ABBATTONO IL DEBITO FINANZIARIO DI 111 MLD

MAGGIORE COMPENSAZIONE DEL DEBITO PER EXOR, CALTAGIRONE, SARAS E PIRELLI

 

Milano, 1 ago (Adnkronos) - I maggiori gruppi bancari e

industriali italiani quotati riducono il debito finanziario di 111

miliardi di euro, di cui 75 miliardi costituiti da liquidita' e titoli

e 36 miliardi da crediti finanziari correnti. E' quanto emerge dal

rapporto R&S Mediobanca. La posizione finanziaria netta comporta un

abbattimento del debito finanziario pari a circa il 40%, da 278,7

miliardi a 168 miliardi, ovvero di circa 13 punti percentuali

superiore a quanto accadrebbe decurtando la sola liquidita' e le

posizioni in titoli a breve termine, si spiega nella ricerca.

I gruppi che effettuano la maggiore compensazione del debito,

sopra il 50%, attraverso la posizione finanziaria netta sono Exor,

Caltagirone, Saras e Pirelli. Importanti anche le riduzioni di

Prysmian, Finmeccanica ed Aurelia. Mostrano una posizione finanziaria

netta negativa, ossia attivita' finanziarie maggiori del debito,

Danieli, Impregilo e Parmalat. Le disponibilita' liquide

(cassa+titoli) dei grandi gruppi industriali invece sono raddoppiate

dal 2008 al 2012, passando da 35,8 mld a 74,8 mld (+108,8%). Il

'tesoretto' sta nei gruppi pubblici per 24,8 mld di euro, ovvero il

33,2% del totale (in aumento del 116,4% dagli 11,5 mld del 2008). I

due terzi delle consistenze si trovano presso i gruppi privati che

hanno incrementato la liquidita' del 105,2%, portandola da 24,3 mld a

quasi 50 mld. Le concentrazioni piu' importanti di liquidita'

riguardano il gruppo Exor (+350% a 23,3 mld, il 31,2% del totale dei

grandi gruppi), cui seguono Enel con 9,9 mld (+91,8%, 13,3% del

totale), Telecom (+45,2% a 8,2 mld pari all'11%) ed Eni (+228,7%, 8

mld, per il 10,7%, grazie alla cessione della Snam).

Complessivamente il rapporto tra disponibilita' e debiti

finanziari dell'aggregato dei maggiori gruppi e' cresciuto senza

soluzione di continuita' tra il 2008 e il 2012, passando dal 16,4% al

26,8%. Per i gruppi pubblici il rapporto e' cresciuto dall'11,1% al

18,6%, per i gruppi privati dal 21,2% al 34,4%. Quattro societa' hanno

liquidita' superiore ai debiti finanziari: Parmalat (circa 25 volte),

Danieli (4,6 volte), Tod's (2,6 volte circa) e Impregilo (1,8 volte).

Segnano valori superiori al 50% il gruppo Caltagirone (67,5%) e la

Saras (55,5%); appena sotto sono Prysmian (49,6%) ed Exor (46,6%).