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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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SI TORNA a votare e io elettore divento protagonista. Sopporterò l'ennesima campag ( da "Resto del Carlino, Il (Faenza)" del 08-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Na elettorale coi soliti discorsi dei soliti protagonisti che prometteranno: snellimento del Parlamento, abolizione delle Province, calo delle tasse, aumento degli stipendi. Parleranno di infrastrutture, di Ici, di caro prezzi ecc. Parole. Voterò, ma per la prima volta non m'interessa chi vince, solo che operi e soprattutto risolva. Gastone Capitoni, Castel Maggiore (Bo) - -->.

Le cose che voglio ( da "Nuova Venezia, La" del 08-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: della politica attraverso il dimezzamento del numero dei parlamentari, l'abolizione di Province e Municipalità, l'accorpamento di piccoli comuni e di comunità montane, chiudere gli enti inutili, basta sovvenzioni e agevolazioni; destinare ad altre attività i tanti dirigenti e addetti agli uffici pubblici in modo da rendere più spedite e trasparenti tutte quelle farraginose pratiche

Prodi e D'Alema: avanti senza alleati ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: è pure l'abolizione delle province.Un'ipotesi che sarà ammorbidita proponendo la cancellazione solo di quelle che coincidono con le aree metropolitane e proponendo di sfoltire tutti gli enti partecipati. Li. P. VERTICE SUL PROGRAMMA L'imperativo è meno tasse con i tagli alla spesa e con l'uscita dalle società partecipate.

Ebbene, le circostanziate e ben documentate denuncie del Procuratore generale e del P ( da "Messaggero, Il" del 08-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province. Nel corso dei prossimi giorni e settimane noi liberaldemocratici espliciteremo altre proposte programmatiche chiare e nette. In conclusione, nuove formule, quali che siano, di "coesione nazionale" nella prossima legislatura, non dovrebbero essere solo mirate alla riforma della legge elettorale o dei regolamenti parlamentari,

Caro Direttore,il Suo Giornale è da sempre particolarmente attento alle questioni d ( da "Messaggero, Il" del 08-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province. Nel corso dei prossimi giorni e settimane noi liberaldemocratici espliciteremo altre proposte programmatiche chiare e nette. In conclusione, nuove formule, quali che siano, di "coesione nazionale" nella prossima legislatura, non dovrebbero essere solo mirate alla riforma della legge elettorale o dei regolamenti parlamentari,

I tempi sono maturi per tre macroregioni ( da "Padania, La" del 08-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: "Vogliamo l abolizione delle prefetture, le cui competenze devono essere suddivise a province, comuni, camere di commercio e questure". Avete definito il simbolo? "Sì. Per la prima volta nel simbolo elettorale della Lega Nord ci sarà il nome di Bossi, oltre ovviamente all Alberto da Giussano".

Le Province, gli enti utili dalla parte dei cittadini ( da "Padania, La" del 08-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: chiedeva l abolizione dei Prefetti, battaglia questa che è sempre stata anche della Lega. Ecco, se vogliamo iniziare ad abbattere i costi dello stato, iniziamo ad abolire i Prefetti: a differenza dell eliminazione delle Province, che richiederebbe una legge costituzionale e una serie di passaggi tutt altro che semplici oltre che lunghi,


Articoli

SI TORNA a votare e io elettore divento protagonista. Sopporterò l'ennesima campag (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Faenza)" del 08-02-2008)

Argomenti: Province

Na elettorale coi soliti discorsi dei soliti protagonisti che prometteranno: snellimento del Parlamento, abolizione delle Province, calo delle tasse, aumento degli stipendi. Parleranno di infrastrutture, di Ici, di caro prezzi ecc. Parole. Voterò, ma per la prima volta non m'interessa chi vince, solo che operi e soprattutto risolva. Gastone Capitoni, Castel Maggiore (Bo) - -->.

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Le cose che voglio (sezione: Province)

( da "Nuova Venezia, La" del 08-02-2008)

Argomenti: Province

Altre Le cose che voglio Le cose che voglio dai nuovi eletti Se il Governo è caduto vuol dire che bisogna farne immediatamente un altro secondo la volontà del popolo sovrano. La nuova legge elettorale si può fare dopo le elezioni e con il concorso di tutte le forze politiche. Intanto, per le esigenze di rinnovamento, appare doveroso che le segreterie dei partiti presentino per i vari collegi dei candidati del posto, e non gente calata dall'alto. Servono infatti figure nuove, giovani, colte e capaci. Insomma, chi vuole andare a Roma a governare deve avere esperienze di effettivo lavoro svolto, non essere indagato, avere la coscienza e la fedina penale pulita e conoscere l'informatica e almeno qualche lingua straniera. Ormai, chi non sa usare il computer è mentalmente vecchio e quindi fuori del giro immediato delle informazioni, delle elaborazioni dei dati, dei calcoli rapidi e delle programmazioni. Visto il degrado della situazione politica, sociale e morale nella quale ci troviamo e che è nota anche all'estero per essere stata denunciata su recenti servizi giornalistici libri come: "La casta", "Gomorra", "Impuniti" e "La Casta dei giornali" il nostro bel Paese ha bisogno di pulizia morale oltre a quella delle immondizie. Troppe discariche da smodato consumismo, e dai reflui e dai fumi delle attività produttive e dei veicoli, avvelenano il territorio, inquinano l'aria e compromettono la salubrità dei prodotti alimentari. E' tempo di tutela ecologica ambientale e paesaggistica secondo concetti di sviluppo ecocompatibile o di edilizia verticale attraverso il riciclo di tanti brutti e deturpanti edifici. Basta cemento a macchia d'olio. Meglio costruire pochi grattacieli con tanto verde intorno. Basta produzioni. Puntiamo di più sul turismo. Credo pertanto che le preferenze degli elettori andranno a quei partiti che ci proporranno una forte riduzione dei costi della politica attraverso il dimezzamento del numero dei parlamentari, l'abolizione di Province e Municipalità, l'accorpamento di piccoli comuni e di comunità montane, chiudere gli enti inutili, basta sovvenzioni e agevolazioni; destinare ad altre attività i tanti dirigenti e addetti agli uffici pubblici in modo da rendere più spedite e trasparenti tutte quelle farraginose pratiche burocratiche che sono delle autentiche palle al piede per i cittadini nonché potenziali fonti di corruzione; chiudere subito e privatizzare le quattromila aziende partecipate a carattere regionale e comunale perché troppe, improduttive e riproducenti il superato concetto del vecchio Iri; aiutare i paesi extracomunitari in via di sviluppo in modo che, per i nostri interessi di tanto autentico sfruttamento, non siano ulteriormente privati di loro valide forze lavoro; garantire la sicurezza dei cittadini anche con il salutare e dignitoso ripristino delle ronde militari. Solo riducendo spese e sprechi e ammodernando le Stato si possono ridurre le tasse, ridare ossigeno alle iniziative e dare paghe più giuste a chi lavora e produce per tutti; stop al voto dei senatoria vita; una sola legislatura o massimo due per ogni eletto; elezione diretta del Capo dello Stato. Ferruccio Falconi Lido di Venezia Cambiare la fermata della linea 1 a Rialto Con molto disappunto, dopo tante battaglie combattute in merito nel passato, ho riscontrato che la fermata della linea 1 a Rialto è stata spostata in corrispondenza dei vicini imbarcaderi previsti per i motoscafi di altre linee più veloci. Davanti all'ingresso della sede del Comune è stata predisposta arrivo e partenza della linea 3, che però arriva fino a San Marco. Ragion per cui quanti hanno residenza nel sestiere di Castello, S. Elena, Lido, Pellestrina, etc. non hanno più la possibilità di arrivare e ripartire dalla Fondamenta della sede del Comune e dell'area circostante, Campi S. Luca e Manin. In particolare sono stati penalizzati gli anziani, i disabili e quanti, per diverse motivazioni, hanno problemi al movimento. Per cultura e civiltà, anche nel rispetto della osservanza di leggi vigenti, riteniamo indispensabile che, e al più presto, la fermata della linea 1 vaporetto venga ripristinata dove era e cioè, davanti all'ingresso della Sede del Comune di Venezia. Enzo Cucciniello Archetica Venezia Aumentano le tasse diminuiscono i servizi Continua in queste settimane lo stillicidio "gabella" avviato da questa giunta contro le famiglie e gli imprenditori di questo comune. Una giunta che abbonda di continui aumenti di tasse verso i propri cittadini, e una maggioranza "incantata" che si stupisce di tutto ciò. E mentre si allocano risorse ingenti per un quarto ponte sul Canal Grande, i cui costi risultano a oggi lievitati del 400%, per un assessorato al Decoro di cui non si vedono i benefici, per espropri a carico della comunità per opere di riqualificazione urbana di dubbia efficacia, senza parlare di investimenti immobiliari per nuovi uffici comunali risultanti insufficienti e poi non vorrei ricordare il canile piuttosto che il campo nomadi, o risorse per le attività culturali senza un progetto complessivo per la città che vedrebbe maggiori sinergie e ottimizzazioni dei costi e sicuramente maggiore qualità, latitanza della manutenzione nel centro storico, manovre di alienazione che danneggiano la città favorendo la mono-cultura turistica e nessuna politica abitativa stà favorendo lo spopolamento, allontana i servizi e colpisce chi resta, e via così con altri tanti esempi. Siamo consapevoli che le famiglie non arrivano a fine mese? Che il trasporto incide sugli studenti, sui lavoratori? Che ci avevano detto che il ticket sui bus aveva anche lo scopo di scongiurare gli aumenti della tassa dei rifiuti? Il dramma è che aumentano le richieste di minimo vitale e di contributi straordinari per l'affitto e per il pagamento di bollette: cosa ne pensa questa giunta se nella prossima riunione invece di decidere per l'ennesimo balzello non rivede i criteri, fermi da oltre dieci anni, per aumentare gli importi di tali contributi che ad oggi sono ridicoli? Deborah Onisto consigliere F.I. Municipalità di Favaro Sfinito dai politici non andrò a votare Evitando ogni commento, comunico a questa classe politica opportunista, corrotta e menefreghista, impegnata a sfasciare l'Italia, che non darò il mio voto a nessuno, disertando le urne il 13-14 aprile in segno di protesta e dissenso. Vergogna. Gianpaolo Zane Musile di Piave.

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Prodi e D'Alema: avanti senza alleati (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-02-2008)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-02-08 - pag: 6 autore: Nel simbolo Veltroni premier - Amato non si ricandida - "C'è voglia di vincere" Prodi e D'Alema: avanti senza alleati ROMA Un proprio simbolo, il nome di Walter Veltroni come candidatopremier e nessun accordo politico. Parte la corsa solitaria del Pd che ieri ha incassato il "sì" di tutti i big sulla linea del segretario. Restano in ballo "le convergenze " con l'Italia dei Valori mai conti si faranno sul programma. E anche sui sondaggi che magari potrebbero consigliare qualche "desistenza" con la Sinistra in alcune Regioni come la Sicilia, di cui proprio ieri ha parlato Anna Finocchiaro. Ma in ballo ci sarebbero anche il Molise, la Liguria anche se i veltroniani sono contrari. Spetterà comunque al segretario dire l'ultima parola sugli alleati e il 16 febbraio chiederà all'assemblea costituente di legittimare con un voto la sua scelta del "correre da soli". Ieri al loft c'erano tutti: da Romano Prodi a Massimo D'Alema a Franco Marini, Pierluigi Bersani. Tutti convinti che è meglio non fare pasticci e rispettare alla lettera un messaggio che ormai è passato: restare da soli.L'ha detto con una battuta Bersani: "O si va in chiesa o si sta a casa". E con questo criterio sono state bocciate le partnership con i socialisti e i radicali. Il dado ormai è tratto e si parte già da domenica prossima: dall'Umbria.è quella la prima tappa di Veltroni che l'ha scelta "perché è il cuore d'Italia". La corsa, certo, è in salita. Ma Romano Prodi – che se ne intende – parla di "voglia di vincere" e di condivisione totale sulla strategia di Veltroni. "è stata una bella discussione. C'è la condivisione unanime sulla linea di presentarsi da soli, con chiarezza, trasparenza e pulizia, sia alla Camera che al Senato, con l'indicazione della candidatura a premier di Walter Veltroni, che sarà raccolta anche nel simbolo ", spiegava il vicesegretario Dario Franceschini. Le liste sono l'altro fronte bollente. Si aspetta la definizione del regolamento per la selezione delle candidature che verrà votato all'assemblea costituente ma è già in fibrillazione tutto il mondo degli ex-diessini: soprattutto i fassiniani. Giuliano Amato, invece, non si ricandiderà. Ad annunciarlo è stato lo stesso ministro durante il vertice del Pd di ieri pomeriggio spiegandone la ragione: "Non intendo ricandidarmi ma mi impegnerò per la campagna elettorale per favorire l'ingresso in Parlamento di donne e giovani che abbiano la metà dei miei anni". Un passo indietro che i veltroniani vorrebbero fosse emulato, per evitare forzature che comunque ci saranno. Proprio sulle liste, su proposta di Enrico Letta, è stato deciso di affidare a Dario Franceschini il coordinamento di un tavolo nazionale di raccordo con i segretari regionali, coinvolti nella prima selezione delle candidature. Ma ieri c'è stata anche un'altra riunione. Quella sul programma che sarà ufficializzato all'assemblea del 16. Ieri è stata la prima volta per il team di Enrico Morando che ha approfondito il tema della spesa pubblica. "Noi vogliamo ridurre le tasse e l'unica strada è quella di ridurre la spesa pubblica. Non quella sociale ma quellache riguarda la macchina statale, l'efficienza del pubblico impiego, la riduzione della presenza dello Stato nelle 20mila società partecipate pubbliche", racconta Tiziano Treu coinvolto in prima linea nel think tank. Ieri c'erano anche due sindacalisti: Pierpaolo Baretta ( Cisl) e Achille Passoni (Cgil). Segno di una vicinanza che il Pd vuole mantenere con le confederazioni. Tra le misure in discussione c'è pure l'abolizione delle province.Un'ipotesi che sarà ammorbidita proponendo la cancellazione solo di quelle che coincidono con le aree metropolitane e proponendo di sfoltire tutti gli enti partecipati. Li. P. VERTICE SUL PROGRAMMA L'imperativo è meno tasse con i tagli alla spesa e con l'uscita dalle società partecipate. Presenti anche Baretta (Cisl) e Passoni (Cgil).

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Ebbene, le circostanziate e ben documentate denuncie del Procuratore generale e del P (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il" del 08-02-2008)

Argomenti: Province

Di LAMBERTO DINI Ebbene, le circostanziate e ben documentate denuncie del Procuratore generale e del Presidente della Corte dei Conti, da voi ampiamente riportate, su "un quadro di corruzione ampiamente diffuso ("specie nel settore dei lavori pubblici e pubbliche forniture, nonché in materia sanitaria"), concussione, sprechi e frodi in non poche amministrazioni pubbliche", sul "non agire protratto per anni che può provocare danni tali che nessun giudice riuscirà mai a quantificare", confermano purtroppo le impressioni, idee, proposte che vado sostenendo da tempo. Il fattore primario di queste degenerazioni, è la debordante invasione da parte dei Partiti di sfere a essi non proprie, come le Amministrazioni, gli appalti, le imprese pubbliche, specie locali e, come ormai a tutti noto, la sanità. Purtroppo a questa patologia partitocratrica dilagante non corrisponde mi sembra di poter notare un adeguato allarme politico e sociale. Eppure, nella cosiddetta seconda Repubblica, così come nella prima, siamo davanti a una sorta di quello che Guglielmo Negri definiva "feudalesimo di ritorno", in cui al di sotto dei feudatari, operano decine di migliaia di vassalli e valvassori, specie a livello regionale e locale, della partitocrazia. Nessuno è riuscito a quantificare bene il numero di Consiglieri di amministrazione, incaricati e consulenti vari che ruota intorno al mondo magmatico delle aziende di servizi pubblici locali (in un libro documentato Cesare Salvi e Massimo Villone stimano i soli incarichi e consulenze, quasi sempre di origine partitocratrica, in termini di circa 278.000), e in cui impazza fra l'altro la proliferazione anomala e di comodo delle società miste, così come stigmatizzato dalla Corte dei Conti. Siamo poi in presenza di circa duecentomila persone retribuite per essere state elette o per avere un incarico di Governo. L'aspetto più grave di questo andazzo è appunto quel "non agire", non assumere decisioni (basti per tutti la vicenda dei rifiuti in Campania) che costituisce il più elevato "costo della partitocrazia", a pieno danno dei diritti, degli interessi, delle legittime aspettative dei cittadini. A questo punto spetta ai Partiti, di maggioranza come di opposizione, assumersi precise responsabilità rispetto a tale grave patologia che pesa sull'economia, sull'impresa, sulla società. In questi giorni vanno emergendo, a sinistra come a destra, istanze per qualche forma di coesione nazionale, di formule di Governo di responsabilità nazionali, o di forme di coinvolgimento nel Governo anche di quella che sarà l'opposizione, simile a quelle condotte da Sarkozy in Francia. "Liberare la crescita" è lo slogan dell'ormai ben noto documento Attali. Anche in Italia più che mai, come da tempo ho sostenuto nella mia azione politica e parlamentare, occorre finalmente "liberare la crescita", sconfiggendo il partito del "tassa e spendi". Ma per giungere a questo, occorre che maggioranza e opposizione si rendano conto che la via necessaria è quella di abbattere la partitocrazia, restituendo al privato, sulla base dei principio di sussidiarietà, quello che può fare molto meglio del pubblico, e varando quelle vere liberalizzazioni (a cominciare dai servizi pubblici locali) su cui è inciampato il Governo Prodi, che ha sostanzialmente proseguito quella patologia del "riformismo immobile" che ha caratterizzato la politica e ferito gravemente la società in pratica negli ultimi quindici anni. Per mia parte formulo alcune proposte che dovrebbero essere oggetto, finalmente, di una seria azione riformatrice condotta in una logica bipartisan: 1) Ridurre drasticamente, dai Comuni fino al Parlamento, il numero degli eletti. 2) Abolire a tutti i livelli il malaugurato sistema dello spoil system che ha generato contaminazione politica e ulteriori inefficienze nelle pubbliche amministrazioni. 3) Sradicare il sistema partitocratrico oggi vigente nelle nomine degli enti pubblici e nelle aziende sanitarie locali. Si potrebbe, ad esempio affidare a società indipendenti la selezione su basi meritocratica e professionale di una terna di candidati, in modo tale che solo tra questi possa essere scelto il "nominato". 4) Restituire alla Corte dei Conti i pieni poteri di controllo e la possibilità, come richiesto dal Procuratore Generale, di "poter disporre con efficacia immediata il blocco delle risorse che si stanno sperperando". 5) Ripensare profondamente quel "federalismo all'italiana" che genera sovrapposizioni di competenze e impossibilità di assumere per tempo decisioni utili per evitare gravi sprechi. In questo quadro un segnale forte dovrebbe essere, come da tempo sostengo, l'abolizione delle province. Nel corso dei prossimi giorni e settimane noi liberaldemocratici espliciteremo altre proposte programmatiche chiare e nette. In conclusione, nuove formule, quali che siano, di "coesione nazionale" nella prossima legislatura, non dovrebbero essere solo mirate alla riforma della legge elettorale o dei regolamenti parlamentari, ma dovrebbero farsi carico di quella che può essere una vera emergenza democratica: la partitocrazia invadente e impicciona che contribuisce allo sfondamento della spesa pubblica, ammazza ogni principio meritocratico, soffoca la vitalità delle imprese e ultimo ma non meno importante contribuisce con forza a delegittimare la classe politica presso i cittadini. Perché non avviare anche dalle colonne dei giornali un serio confronto per giungere ad un "patto per abbattere la partitocrazia e liberare la crescita".

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Caro Direttore,il Suo Giornale è da sempre particolarmente attento alle questioni d (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il" del 08-02-2008)

Argomenti: Province

Di LAMBERTO DINI Caro Direttore, il Suo Giornale è da sempre particolarmente attento alle questioni del "mal di merito" e del "mal di amministrazione". In una mia lettera pubblicata su queste colonne qualche settimana fa segnalavo un altro male purtroppo molto radicato nel Paese, il mal di partitocrazia. Ebbene, le circostanziate e ben documentate denuncie del Procuratore generale e del Presidente della Corte dei Conti, da voi ampiamente riportate, su "un quadro di corruzione ampiamente diffuso ("specie nel settore dei lavori pubblici e pubbliche forniture, nonché in materia sanitaria"), concussione, sprechi e frodi in non poche amministrazioni pubbliche", sul "non agire protratto per anni che può provocare danni tali che nessun giudice riuscirà mai a quantificare", confermano purtroppo le impressioni, idee, proposte che vado sostenendo da tempo. Il fattore primario di queste degenerazioni, è la debordante invasione da parte dei Partiti di sfere a essi non proprie, come le Amministrazioni, gli appalti, le imprese pubbliche, specie locali e, come ormai a tutti noto, la sanità. Purtroppo a questa patologia partitocratrica dilagante non corrisponde mi sembra di poter notare un adeguato allarme politico e sociale. Eppure, nella cosiddetta seconda Repubblica, così come nella prima, siamo davanti a una sorta di quello che Guglielmo Negri definiva "feudalesimo di ritorno", in cui al di sotto dei feudatari, operano decine di migliaia di vassalli e valvassori, specie a livello regionale e locale, della partitocrazia. Nessuno è riuscito a quantificare bene il numero di Consiglieri di amministrazione, incaricati e consulenti vari che ruota intorno al mondo magmatico delle aziende di servizi pubblici locali (in un libro documentato Cesare Salvi e Massimo Villone stimano i soli incarichi e consulenze, quasi sempre di origine partitocratrica, in termini di circa 278.000), e in cui impazza fra l'altro la proliferazione anomala e di comodo delle società miste, così come stigmatizzato dalla Corte dei Conti. Siamo poi in presenza di circa duecentomila persone retribuite per essere state elette o per avere un incarico di Governo. L'aspetto più grave di questo andazzo è appunto quel "non agire", non assumere decisioni (basti per tutti la vicenda dei rifiuti in Campania) che costituisce il più elevato "costo della partitocrazia", a pieno danno dei diritti, degli interessi, delle legittime aspettative dei cittadini. A questo punto spetta ai Partiti, di maggioranza come di opposizione, assumersi precise responsabilità rispetto a tale grave patologia che pesa sull'economia, sull'impresa, sulla società. In questi giorni vanno emergendo, a sinistra come a destra, istanze per qualche forma di coesione nazionale, di formule di Governo di responsabilità nazionali, o di forme di coinvolgimento nel Governo anche di quella che sarà l'opposizione, simile a quelle condotte da Sarkozy in Francia. "Liberare la crescita" è lo slogan dell'ormai ben noto documento Attali. Anche in Italia più che mai, come da tempo ho sostenuto nella mia azione politica e parlamentare, occorre finalmente "liberare la crescita", sconfiggendo il partito del "tassa e spendi". Ma per giungere a questo, occorre che maggioranza e opposizione si rendano conto che la via necessaria è quella di abbattere la partitocrazia, restituendo al privato, sulla base dei principio di sussidiarietà, quello che può fare molto meglio del pubblico, e varando quelle vere liberalizzazioni (a cominciare dai servizi pubblici locali) su cui è inciampato il Governo Prodi, che ha sostanzialmente proseguito quella patologia del "riformismo immobile" che ha caratterizzato la politica e ferito gravemente la società in pratica negli ultimi quindici anni. Per mia parte formulo alcune proposte che dovrebbero essere oggetto, finalmente, di una seria azione riformatrice condotta in una logica bipartisan: 1) Ridurre drasticamente, dai Comuni fino al Parlamento, il numero degli eletti. 2) Abolire a tutti i livelli il malaugurato sistema dello spoil system che ha generato contaminazione politica e ulteriori inefficienze nelle pubbliche amministrazioni. 3) Sradicare il sistema partitocratrico oggi vigente nelle nomine degli enti pubblici e nelle aziende sanitarie locali. Si potrebbe, ad esempio affidare a società indipendenti la selezione su basi meritocratica e professionale di una terna di candidati, in modo tale che solo tra questi possa essere scelto il "nominato". 4) Restituire alla Corte dei Conti i pieni poteri di controllo e la possibilità, come richiesto dal Procuratore Generale, di "poter disporre con efficacia immediata il blocco delle risorse che si stanno sperperando". 5) Ripensare profondamente quel "federalismo all'italiana" che genera sovrapposizioni di competenze e impossibilità di assumere per tempo decisioni utili per evitare gravi sprechi. In questo quadro un segnale forte dovrebbe essere, come da tempo sostengo, l'abolizione delle province. Nel corso dei prossimi giorni e settimane noi liberaldemocratici espliciteremo altre proposte programmatiche chiare e nette. In conclusione, nuove formule, quali che siano, di "coesione nazionale" nella prossima legislatura, non dovrebbero essere solo mirate alla riforma della legge elettorale o dei regolamenti parlamentari, ma dovrebbero farsi carico di quella che può essere una vera emergenza democratica: la partitocrazia invadente e impicciona che contribuisce allo sfondamento della spesa pubblica, ammazza ogni principio meritocratico, soffoca la vitalità delle imprese e ultimo ma non meno importante contribuisce con forza a delegittimare la classe politica presso i cittadini. Perché non avviare anche dalle colonne dei giornali un serio confronto per giungere ad un "patto per abbattere la partitocrazia e liberare la crescita".

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I tempi sono maturi per tre macroregioni (sezione: Province)

( da "Padania, La" del 08-02-2008)

Argomenti: Province

Maroni spiega il programma leghista I tempi sono maturi per tre macroregioni Onorevole Maroni, è pronto il programma elettorale della Lega? "Abbiamo discusso quelli che saranno i nostri sette punti principali, che prendono origine dal documento elaborato ed approvato dal Parlamento del Nord nel corso dell ultima seduta. Partiamo dalla riforma costituzionale dello Stato in chiave federalista vogliamo recuperare il progetto di Miglio: le tre macroregioni". Con che possibilità di successo, visto che era già stato proposto negli anni novanta? "C è una differenza sostanziale rispetto ad allora. Quando lo lanciammo era considerato, anche da noi, una sorta di provocazione". E oggi? "Può diventare davvero una proposta seria sul piano istituzionale e ha possibilità concreta di approvazione. Sono cambiate tante cose, sono cadute molte barriere: psicologiche, politiche, ideologiche. Si sono fatti passi in avanti sulla consapevolezza che il Federalismo è l unica salvezza per questo sciagurato Paese". E sul Federalismo fiscale? "Il Parlamento del Nord ha approvato la partecipazione al gettito erariale delle regioni, sul modello catalano". Può descrivere anche gli altri punti? "Sicurezza e immigrazione, con poteri ai sindaci e contrasto totale all immigrazione clandestina e alla criminalità. Mentre per quanto riguarda le infrastrutture, mettiamo al primo posto Malpensa, Pedemontana lombarda e Pedemontana veneta". E la famiglia? "Reddito e quoziente famigliare, nostro vecchio cavallo di battaglia, mutuato dal sistema francese. A cui aggiungiamo un sistema sociosanitario gratuito per i non autosufficienti". E veniamo alla burocrazia. "Vogliamo l abolizione delle prefetture, le cui competenze devono essere suddivise a province, comuni, camere di commercio e questure". Avete definito il simbolo? "Sì. Per la prima volta nel simbolo elettorale della Lega Nord ci sarà il nome di Bossi, oltre ovviamente all Alberto da Giussano". Matteo Mauri [Data pubblicazione: 08/02/2008].

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Le Province, gli enti utili dalla parte dei cittadini (sezione: Province)

( da "Padania, La" del 08-02-2008)

Argomenti: Province

Manuela Dal Lago* Abolire le Province? La proposta non mi sembra praticabile anche se comprendo lo spirito di Stefano Stefani, il quale propone di eliminare le Province ed, eventualmente, di riciclare i dipendenti provinciali nei ministeri romani. In realtà, ritengo, la proposta di Stefani è una provocazione, una battuta, visto che nessun leghista si sognerebbe mai di incrementare quella costosa macchina burocratica che si sviluppa nei corridoi ministeriali, rafforzando lo Stato centralista a scapito di un ente che dà risposte in materie strategiche come la gestione delle strade, il mercato del lavoro, l edilizia scolastica, la tutela ambientale, caccia, pesca e, soprattutto, la pianificazione di area vasta. La mia esperienza decennale alla guida di una Provincia del Nord, mi fa dire ben altro. Non è certo abolendo le Province che si avvia un riforma concreta quanto necessaria, che deve comunque mirare a garantire il miglior servizio pubblico possibile al miglior prezzo possibile. Perché, piuttosto, non abolire subito i Prefetti e le prefetture? Perché non eliminare tutti gli enti e le strutture ridondanti, che si sovrappongo tra loro o dei quali il cittadino sa poco o nulla, come Consorzi di Bonifica, Consorzi forestali, Bacini, Comunità Montane, Unioni di Comuni e via dicendo? Perché non ridurre il numero delle Asl, prevedendone una sola per provincia, abbattendo così i costi della burocrazia della dirigenza recuperando fondi per medici, paramedici o strutture socio-sanitarie? Come molti studiosi spiegano, le Province hanno un dimensionamento territoriale e demografico ideale per erogare quei servizi che i Comuni non possono dare ai cittadini in tempi ragionevoli e a prezzi equi; nelle Provincie si potrebbero concentrare servizi, funzioni, ruoli, oggi disseminati in più enti arrivando così a esemplificare il quadro, abbattere la burocrazia e gli apparati dirigenti, eliminando o ridimensionando, per di più, odiosi balzelli e tasse, come quelli di certi consorzi di bonifica. Semplificare è una necessità e un dovere: se concentriamo in poche strutture servizi, funzioni e ruoli, il cittadino potrà identificare subito i responsabili delle scelte effettuate e giudicarli. Meno enti, significa meno dirigenza e più efficienza, snellezza e velocità nelle pratiche, vicinanza ai cittadini e, dunque, conoscenza dei loro problemi e bisogni. Immaginiamo, una struttura federale, sussidiaria, per cui le decisioni che interessano la vita dei cittadini devono essere prese e gestite dai livelli più vicini ai cittadini stessi. Primo ente, erogatore di servizi, è il Comune a cui segue la Provincia, per la programmazione, il coordinamento e gli interventi di area vasta, cioè relativi a un grande numero di Comuni; alla Regione spetta il compito legislativo e di controllo, a Province e Comuni quello amministrativo e ciò sia perché in democrazia la divisione dei ruoli è fondamentale, sia per evitare di passare dal centralismo romano al centralismo regionale. L esperienza delle Provincie autonome di Trento e Bolzano è, da questo punto di vista, illuminante e credo che nessun trentino o sudtirolese rinuncerebbe alla propria autonomia e autogoverno. Luigi Einaudi spiegava che in Italia i furbi governano con i soldi degli onesti. Forse non era un caso se proprio Einaudi, da buon liberale, chiedeva l abolizione dei Prefetti, battaglia questa che è sempre stata anche della Lega. Ecco, se vogliamo iniziare ad abbattere i costi dello stato, iniziamo ad abolire i Prefetti: a differenza dell eliminazione delle Province, che richiederebbe una legge costituzionale e una serie di passaggi tutt altro che semplici oltre che lunghi, l abolizione delle Prefetture sarebbe molto più semplice e più veloce. Come già proposto dalla Lega, le competenze oggi svolte dalle prefetture potrebbero essere suddivise tra Comuni, Cciaa, Province, Questura, il tutto in tempi rapidi. Sarebbe un segnale importane, con il quale dire ai cittadini che questa volta le riforme e i tagli ai privilegi si fanno sul serio. * Commissario Nazionale Friuli Venezia Giulia [Data pubblicazione: 08/02/2008].

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