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SI
TORNA a votare e io elettore divento protagonista. Sopporterò l'ennesima campag ( da "Resto del Carlino, Il (Faenza)"
del 08-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Na elettorale coi soliti discorsi dei
soliti protagonisti che prometteranno: snellimento del Parlamento, abolizione
delle Province, calo delle tasse, aumento degli stipendi. Parleranno di
infrastrutture, di Ici, di caro prezzi ecc. Parole.
Voterò, ma per la prima volta non m'interessa chi vince, solo che operi e
soprattutto risolva. Gastone Capitoni, Castel
Maggiore (Bo) - -->.
Le
cose che voglio ( da "Nuova Venezia, La"
del 08-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: della politica
attraverso il dimezzamento del numero dei parlamentari, l'abolizione di
Province e Municipalità, l'accorpamento di piccoli comuni e di comunità
montane, chiudere gli enti inutili, basta sovvenzioni e agevolazioni; destinare
ad altre attività i tanti dirigenti e addetti agli uffici pubblici in modo da
rendere più spedite e trasparenti tutte quelle farraginose pratiche
Prodi
e D'Alema: avanti senza alleati ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: è pure
l'abolizione delle province.Un'ipotesi che sarà ammorbidita proponendo la cancellazione
solo di quelle che coincidono con le aree metropolitane e proponendo di
sfoltire tutti gli enti partecipati. Li. P. VERTICE SUL PROGRAMMA L'imperativo
è meno tasse con i tagli alla spesa e con l'uscita dalle società partecipate.
Ebbene,
le circostanziate e ben documentate denuncie del Procuratore generale e del P
( da "Messaggero,
Il" del 08-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle
province. Nel corso dei prossimi giorni e settimane noi liberaldemocratici
espliciteremo altre proposte programmatiche chiare e nette. In conclusione,
nuove formule, quali che siano, di "coesione nazionale" nella
prossima legislatura, non dovrebbero essere solo mirate alla riforma della
legge elettorale o dei regolamenti parlamentari,
Caro
Direttore,il Suo Giornale è da sempre particolarmente
attento alle questioni d ( da "Messaggero, Il"
del 08-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle
province. Nel corso dei prossimi giorni e settimane noi liberaldemocratici
espliciteremo altre proposte programmatiche chiare e nette. In conclusione,
nuove formule, quali che siano, di "coesione nazionale" nella
prossima legislatura, non dovrebbero essere solo mirate alla riforma della
legge elettorale o dei regolamenti parlamentari,
I
tempi sono maturi per tre macroregioni
( da "Padania,
La" del 08-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: "Vogliamo l abolizione delle prefetture, le cui competenze devono
essere suddivise a province, comuni, camere di commercio e questure".
Avete definito il simbolo? "Sì. Per la prima volta nel simbolo elettorale della Lega Nord ci sarà
il nome di Bossi, oltre ovviamente all Alberto da Giussano".
Le
Province, gli enti utili dalla parte dei cittadini
( da "Padania,
La" del 08-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: chiedeva l abolizione dei Prefetti, battaglia questa che è sempre
stata anche della Lega. Ecco, se vogliamo iniziare ad abbattere i costi dello
stato, iniziamo ad abolire i Prefetti: a differenza dell
eliminazione delle Province, che richiederebbe una legge costituzionale e una
serie di passaggi tutt altro che semplici oltre che
lunghi,
( da "Resto del Carlino, Il (Faenza)" del 08-02-2008)
Argomenti: Province
Na elettorale coi soliti discorsi dei
soliti protagonisti che prometteranno: snellimento del Parlamento, abolizione
delle Province, calo delle tasse, aumento degli stipendi. Parleranno di
infrastrutture, di Ici, di caro prezzi ecc. Parole.
Voterò, ma per la prima volta non m'interessa chi vince, solo che operi e
soprattutto risolva. Gastone Capitoni, Castel
Maggiore (Bo) - -->.
( da "Nuova Venezia, La" del
08-02-2008)
Argomenti: Province
Altre Le cose che voglio Le cose che voglio dai nuovi
eletti Se il Governo è caduto vuol dire che bisogna farne immediatamente un
altro secondo la volontà del popolo sovrano. La nuova legge elettorale si può
fare dopo le elezioni e con il concorso di tutte le forze politiche. Intanto,
per le esigenze di rinnovamento, appare doveroso che le segreterie dei partiti
presentino per i vari collegi dei candidati del posto, e non gente calata
dall'alto. Servono infatti figure nuove, giovani,
colte e capaci. Insomma, chi vuole andare a Roma a governare deve avere
esperienze di effettivo lavoro svolto, non essere indagato, avere la coscienza
e la fedina penale pulita e conoscere l'informatica e almeno qualche lingua
straniera. Ormai, chi non sa usare il computer è mentalmente vecchio e quindi
fuori del giro immediato delle informazioni, delle elaborazioni dei dati, dei
calcoli rapidi e delle programmazioni. Visto il degrado della situazione
politica, sociale e morale nella quale ci troviamo e che è nota anche
all'estero per essere stata denunciata su recenti servizi giornalistici libri
come: "La casta", "Gomorra",
"Impuniti" e "La Casta dei giornali" il nostro bel Paese ha
bisogno di pulizia morale oltre a quella delle immondizie. Troppe discariche da
smodato consumismo, e dai reflui e dai fumi delle attività produttive e dei
veicoli, avvelenano il territorio, inquinano l'aria e compromettono la
salubrità dei prodotti alimentari. E' tempo di tutela ecologica ambientale e
paesaggistica secondo concetti di sviluppo ecocompatibile o di edilizia
verticale attraverso il riciclo di tanti brutti e deturpanti edifici. Basta
cemento a macchia d'olio. Meglio costruire pochi grattacieli con tanto verde
intorno. Basta produzioni. Puntiamo di più sul turismo. Credo pertanto che le
preferenze degli elettori andranno a quei partiti che ci proporranno una forte
riduzione dei costi della politica attraverso il
dimezzamento del numero dei parlamentari, l'abolizione di Province e
Municipalità, l'accorpamento di piccoli comuni e di comunità montane, chiudere
gli enti inutili, basta sovvenzioni e agevolazioni; destinare ad altre attività
i tanti dirigenti e addetti agli uffici pubblici in modo da rendere più spedite
e trasparenti tutte quelle farraginose pratiche burocratiche che sono
delle autentiche palle al piede per i cittadini nonché potenziali fonti di
corruzione; chiudere subito e privatizzare le quattromila aziende partecipate a
carattere regionale e comunale perché troppe, improduttive e riproducenti il superato concetto del vecchio Iri; aiutare
i paesi extracomunitari in via di sviluppo in modo che, per i nostri interessi
di tanto autentico sfruttamento, non siano ulteriormente privati di loro valide
forze lavoro; garantire la sicurezza dei cittadini anche con il salutare e
dignitoso ripristino delle ronde militari. Solo riducendo spese e sprechi e
ammodernando le Stato si possono ridurre le tasse, ridare ossigeno alle
iniziative e dare paghe più giuste a chi lavora e produce per tutti; stop al
voto dei senatoria vita; una sola legislatura o
massimo due per ogni eletto; elezione diretta del Capo dello Stato. Ferruccio
Falconi Lido di Venezia Cambiare la fermata della linea
( da "Sole 24 Ore, Il" del
08-02-2008)
Argomenti: Province
Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-02-08 -
pag: 6 autore: Nel simbolo Veltroni premier - Amato
non si ricandida - "C'è voglia di vincere" Prodi e D'Alema: avanti
senza alleati ROMA Un proprio simbolo, il nome di Walter Veltroni come candidatopremier e nessun accordo politico. Parte la corsa
solitaria del Pd che ieri ha incassato il "sì" di tutti i big sulla
linea del segretario. Restano in ballo "le convergenze " con l'Italia
dei Valori mai conti si faranno sul programma. E anche sui sondaggi che magari
potrebbero consigliare qualche "desistenza" con la Sinistra in alcune
Regioni come la Sicilia, di cui proprio ieri ha parlato Anna Finocchiaro. Ma in ballo ci sarebbero anche il Molise, la
Liguria anche se i veltroniani sono contrari.
Spetterà comunque al segretario dire l'ultima parola sugli alleati e il 16
febbraio chiederà all'assemblea costituente di legittimare con un voto la sua
scelta del "correre da soli". Ieri al loft c'erano tutti: da Romano
Prodi a Massimo D'Alema a Franco Marini, Pierluigi Bersani. Tutti convinti che
è meglio non fare pasticci e rispettare alla lettera un messaggio che ormai è
passato: restare da soli.L'ha detto con una battuta Bersani: "O si va in chiesa o
si sta a casa". E con questo criterio sono state bocciate le partnership
con i socialisti e i radicali. Il dado ormai è tratto e si parte già da
domenica prossima: dall'Umbria.è quella la prima
tappa di Veltroni che l'ha scelta "perché è il cuore d'Italia". La
corsa, certo, è in salita. Ma Romano Prodi – che se ne intende – parla di
"voglia di vincere" e di condivisione totale sulla strategia di
Veltroni. "è stata una bella discussione. C'è la condivisione unanime sulla linea di presentarsi da soli, con
chiarezza, trasparenza e pulizia, sia alla Camera che al Senato, con
l'indicazione della candidatura a premier di Walter Veltroni, che sarà raccolta
anche nel simbolo ", spiegava il vicesegretario Dario Franceschini.
Le liste sono l'altro fronte bollente. Si aspetta la definizione del
regolamento per la selezione delle candidature che verrà votato all'assemblea
costituente ma è già in fibrillazione tutto il mondo degli ex-diessini:
soprattutto i fassiniani. Giuliano Amato, invece, non
si ricandiderà. Ad annunciarlo è stato lo stesso ministro durante il vertice
del Pd di ieri pomeriggio spiegandone la ragione: "Non intendo
ricandidarmi ma mi impegnerò per la campagna elettorale per favorire l'ingresso
in Parlamento di donne e giovani che abbiano la metà dei miei anni". Un
passo indietro che i veltroniani vorrebbero fosse emulato,
per evitare forzature che comunque ci saranno. Proprio sulle liste, su proposta
di Enrico Letta, è stato deciso di affidare a Dario Franceschini
il coordinamento di un tavolo nazionale di raccordo con i segretari regionali,
coinvolti nella prima selezione delle candidature. Ma ieri c'è stata anche
un'altra riunione. Quella sul programma che sarà ufficializzato all'assemblea
del 16. Ieri è stata la prima volta per il team di Enrico Morando
che ha approfondito il tema della spesa pubblica. "Noi
vogliamo ridurre le tasse e l'unica strada è quella di ridurre la spesa
pubblica. Non quella sociale ma quellache
riguarda la macchina statale, l'efficienza del pubblico impiego, la riduzione
della presenza dello Stato nelle 20mila società partecipate pubbliche",
racconta Tiziano Treu coinvolto in prima linea nel think
tank. Ieri c'erano anche due sindacalisti: Pierpaolo Baretta
( Cisl) e Achille Passoni (Cgil). Segno di una
vicinanza che il Pd vuole mantenere con le confederazioni. Tra le misure in
discussione c'è pure l'abolizione delle province.Un'ipotesi che sarà ammorbidita
proponendo la cancellazione solo di quelle che coincidono con le aree
metropolitane e proponendo di sfoltire tutti gli enti partecipati. Li. P.
VERTICE SUL PROGRAMMA L'imperativo è meno tasse con i tagli alla spesa e con
l'uscita dalle società partecipate. Presenti anche Baretta
(Cisl) e Passoni (Cgil).
( da "Messaggero, Il" del
08-02-2008)
Argomenti: Province
Di LAMBERTO DINI Ebbene, le circostanziate e ben
documentate denuncie del Procuratore generale e del Presidente della Corte dei
Conti, da voi ampiamente riportate, su "un quadro di corruzione ampiamente
diffuso ("specie nel settore dei lavori pubblici e pubbliche forniture,
nonché in materia sanitaria"), concussione, sprechi e frodi in non poche
amministrazioni pubbliche", sul "non agire protratto per anni che può
provocare danni tali che nessun giudice riuscirà mai a quantificare",
confermano purtroppo le impressioni, idee, proposte che vado sostenendo da
tempo. Il fattore primario di queste degenerazioni, è la debordante invasione
da parte dei Partiti di sfere a essi non proprie, come le Amministrazioni, gli
appalti, le imprese pubbliche, specie locali e, come ormai a tutti noto, la
sanità. Purtroppo a questa patologia partitocratrica
dilagante non corrisponde mi sembra di poter notare un adeguato allarme
politico e sociale. Eppure, nella cosiddetta seconda Repubblica, così come
nella prima, siamo davanti a una sorta di quello che Guglielmo Negri definiva
"feudalesimo di ritorno", in cui al di sotto dei feudatari, operano
decine di migliaia di vassalli e valvassori, specie a livello regionale e
locale, della partitocrazia. Nessuno è riuscito a quantificare bene il numero
di Consiglieri di amministrazione, incaricati e consulenti vari che ruota
intorno al mondo magmatico delle aziende di servizi pubblici locali (in un
libro documentato Cesare Salvi e Massimo Villone
stimano i soli incarichi e consulenze, quasi sempre di origine partitocratrica, in termini di circa 278.000), e in cui
impazza fra l'altro la proliferazione anomala e di comodo delle società miste,
così come stigmatizzato dalla Corte dei Conti. Siamo poi in presenza di circa
duecentomila persone retribuite per essere state elette o per avere un incarico
di Governo. L'aspetto più grave di questo andazzo è
appunto quel "non agire", non assumere decisioni (basti per tutti la
vicenda dei rifiuti in Campania) che costituisce il più elevato "costo
della partitocrazia", a pieno danno dei diritti, degli interessi, delle
legittime aspettative dei cittadini. A questo punto spetta ai Partiti, di maggioranza
come di opposizione, assumersi precise responsabilità rispetto a tale grave
patologia che pesa sull'economia, sull'impresa, sulla società. In questi giorni
vanno emergendo, a sinistra come a destra, istanze per qualche forma di
coesione nazionale, di formule di Governo di responsabilità nazionali, o di
forme di coinvolgimento nel Governo anche di quella che sarà l'opposizione,
simile a quelle condotte da Sarkozy in Francia.
"Liberare la crescita" è lo slogan dell'ormai ben noto documento Attali. Anche in Italia più che mai, come da tempo ho
sostenuto nella mia azione politica e parlamentare, occorre finalmente
"liberare la crescita", sconfiggendo il partito del
"tassa e spendi". Ma per giungere a questo, occorre che
maggioranza e opposizione si rendano conto che la via necessaria è quella di
abbattere la partitocrazia, restituendo al privato, sulla
base dei principio di sussidiarietà, quello che può fare molto meglio
del pubblico, e varando quelle vere liberalizzazioni (a cominciare dai servizi
pubblici locali) su cui è inciampato il Governo Prodi, che ha sostanzialmente
proseguito quella patologia del "riformismo immobile" che ha
caratterizzato la politica e ferito gravemente la società in pratica negli
ultimi quindici anni. Per mia parte formulo alcune proposte che dovrebbero
essere oggetto, finalmente, di una seria azione riformatrice condotta in una logica bipartisan: 1) Ridurre drasticamente, dai Comuni
fino al Parlamento, il numero degli eletti. 2) Abolire a tutti i livelli il
malaugurato sistema dello spoil system che ha
generato contaminazione politica e ulteriori inefficienze nelle pubbliche
amministrazioni. 3) Sradicare il sistema partitocratrico
oggi vigente nelle nomine degli enti pubblici e nelle aziende sanitarie locali.
Si potrebbe, ad esempio affidare a società indipendenti la selezione su basi
meritocratica e professionale di una terna di candidati, in modo tale che solo
tra questi possa essere scelto il "nominato". 4) Restituire alla
Corte dei Conti i pieni poteri di controllo e la possibilità, come richiesto
dal Procuratore Generale, di "poter disporre con efficacia immediata il
blocco delle risorse che si stanno sperperando". 5) Ripensare
profondamente quel "federalismo all'italiana" che genera
sovrapposizioni di competenze e impossibilità di assumere per tempo decisioni
utili per evitare gravi sprechi. In questo quadro un segnale forte dovrebbe
essere, come da tempo sostengo, l'abolizione
delle province. Nel corso dei prossimi giorni e settimane noi
liberaldemocratici espliciteremo altre proposte programmatiche chiare e nette.
In conclusione, nuove formule, quali che siano, di "coesione
nazionale" nella prossima legislatura, non dovrebbero essere solo mirate
alla riforma della legge elettorale o dei regolamenti parlamentari, ma
dovrebbero farsi carico di quella che può essere una vera emergenza
democratica: la partitocrazia invadente e impicciona che contribuisce allo
sfondamento della spesa pubblica, ammazza ogni principio meritocratico, soffoca
la vitalità delle imprese e ultimo ma non meno importante contribuisce con
forza a delegittimare la classe politica presso i cittadini. Perché non avviare
anche dalle colonne dei giornali un serio confronto per giungere ad un
"patto per abbattere la partitocrazia e liberare la crescita".
( da "Messaggero, Il" del
08-02-2008)
Argomenti: Province
Di LAMBERTO DINI Caro Direttore, il Suo Giornale è da
sempre particolarmente attento alle questioni del "mal di merito" e
del "mal di amministrazione". In una mia lettera pubblicata su queste
colonne qualche settimana fa segnalavo un altro male purtroppo molto radicato
nel Paese, il mal di partitocrazia. Ebbene, le circostanziate e ben documentate
denuncie del Procuratore generale e del Presidente della Corte dei Conti, da
voi ampiamente riportate, su "un quadro di corruzione ampiamente diffuso ("specie
nel settore dei lavori pubblici e pubbliche forniture, nonché in materia
sanitaria"), concussione, sprechi e frodi in non poche amministrazioni
pubbliche", sul "non agire protratto per anni che può provocare danni
tali che nessun giudice riuscirà mai a quantificare", confermano purtroppo
le impressioni, idee, proposte che vado sostenendo da tempo. Il fattore
primario di queste degenerazioni, è la debordante invasione da parte dei
Partiti di sfere a essi non proprie, come le Amministrazioni, gli appalti, le
imprese pubbliche, specie locali e, come ormai a tutti noto, la sanità.
Purtroppo a questa patologia partitocratrica
dilagante non corrisponde mi sembra di poter notare un adeguato allarme
politico e sociale. Eppure, nella cosiddetta seconda Repubblica, così come
nella prima, siamo davanti a una sorta di quello che Guglielmo Negri definiva
"feudalesimo di ritorno", in cui al di sotto dei feudatari, operano
decine di migliaia di vassalli e valvassori, specie a livello regionale e
locale, della partitocrazia. Nessuno è riuscito a quantificare bene il numero
di Consiglieri di amministrazione, incaricati e consulenti vari che ruota
intorno al mondo magmatico delle aziende di servizi pubblici locali (in un
libro documentato Cesare Salvi e Massimo Villone
stimano i soli incarichi e consulenze, quasi sempre di origine partitocratrica, in termini di circa 278.000), e in cui
impazza fra l'altro la proliferazione anomala e di comodo delle società miste,
così come stigmatizzato dalla Corte dei Conti. Siamo poi in presenza di circa
duecentomila persone retribuite per essere state elette o per avere un incarico
di Governo. L'aspetto più grave di questo andazzo è
appunto quel "non agire", non assumere decisioni (basti per tutti la
vicenda dei rifiuti in Campania) che costituisce il più elevato "costo
della partitocrazia", a pieno danno dei diritti, degli interessi, delle
legittime aspettative dei cittadini. A questo punto spetta ai Partiti, di
maggioranza come di opposizione, assumersi precise responsabilità rispetto a
tale grave patologia che pesa sull'economia, sull'impresa, sulla società. In
questi giorni vanno emergendo, a sinistra come a destra, istanze per qualche
forma di coesione nazionale, di formule di Governo di responsabilità nazionali,
o di forme di coinvolgimento nel Governo anche di quella che sarà
l'opposizione, simile a quelle condotte da Sarkozy in
Francia. "Liberare la crescita" è lo slogan dell'ormai ben noto
documento Attali. Anche in Italia più che mai, come
da tempo ho sostenuto nella mia azione politica e parlamentare, occorre
finalmente "liberare la crescita", sconfiggendo il partito del "tassa e spendi". Ma per giungere a questo,
occorre che maggioranza e opposizione si rendano conto che la via necessaria è
quella di abbattere la partitocrazia, restituendo al privato, sulla base dei principio di sussidiarietà, quello che può
fare molto meglio del pubblico, e varando quelle vere liberalizzazioni (a
cominciare dai servizi pubblici locali) su cui è inciampato il Governo Prodi,
che ha sostanzialmente proseguito quella patologia del "riformismo
immobile" che ha caratterizzato la politica e ferito gravemente la società
in pratica negli ultimi quindici anni. Per mia parte formulo alcune proposte
che dovrebbero essere oggetto, finalmente, di una seria azione riformatrice
condotta in una logica bipartisan: 1) Ridurre
drasticamente, dai Comuni fino al Parlamento, il numero degli eletti. 2)
Abolire a tutti i livelli il malaugurato sistema dello spoil
system che ha generato contaminazione politica e ulteriori inefficienze nelle
pubbliche amministrazioni. 3) Sradicare il sistema partitocratrico
oggi vigente nelle nomine degli enti pubblici e nelle aziende sanitarie locali.
Si potrebbe, ad esempio affidare a società indipendenti la selezione su basi
meritocratica e professionale di una terna di candidati, in modo tale che solo
tra questi possa essere scelto il "nominato". 4) Restituire alla
Corte dei Conti i pieni poteri di controllo e la possibilità, come richiesto
dal Procuratore Generale, di "poter disporre con efficacia immediata il
blocco delle risorse che si stanno sperperando". 5) Ripensare
profondamente quel "federalismo all'italiana" che genera
sovrapposizioni di competenze e impossibilità di assumere per tempo decisioni
utili per evitare gravi sprechi. In questo quadro un segnale forte dovrebbe
essere, come da tempo sostengo, l'abolizione
delle province. Nel corso dei prossimi giorni e settimane noi
liberaldemocratici espliciteremo altre proposte programmatiche chiare e nette.
In conclusione, nuove formule, quali che siano, di "coesione
nazionale" nella prossima legislatura, non dovrebbero essere solo mirate
alla riforma della legge elettorale o dei regolamenti parlamentari, ma
dovrebbero farsi carico di quella che può essere una vera emergenza
democratica: la partitocrazia invadente e impicciona che contribuisce allo
sfondamento della spesa pubblica, ammazza ogni principio meritocratico, soffoca
la vitalità delle imprese e ultimo ma non meno importante contribuisce con
forza a delegittimare la classe politica presso i cittadini. Perché non avviare
anche dalle colonne dei giornali un serio confronto per giungere ad un
"patto per abbattere la partitocrazia e liberare la crescita".
( da "Padania, La" del
08-02-2008)
Argomenti: Province
Maroni spiega il programma leghista I
tempi sono maturi per tre macroregioni Onorevole Maroni, è pronto il
programma elettorale della Lega? "Abbiamo discusso
quelli che saranno i nostri sette punti principali, che prendono origine dal
documento elaborato ed approvato dal Parlamento del Nord nel corso dell ultima seduta. Partiamo dalla
riforma costituzionale dello Stato in chiave federalista vogliamo recuperare il
progetto di Miglio: le tre macroregioni". Con che possibilità di
successo, visto che era già stato proposto negli anni novanta? "C è una
differenza sostanziale rispetto ad allora. Quando lo lanciammo era considerato, anche da noi, una sorta di
provocazione". E oggi? "Può diventare
davvero una proposta seria sul piano istituzionale e ha possibilità concreta di
approvazione. Sono cambiate tante cose, sono cadute molte barriere:
psicologiche, politiche, ideologiche. Si sono fatti passi in avanti sulla
consapevolezza che il Federalismo è l unica salvezza
per questo sciagurato Paese". E sul Federalismo fiscale? "Il
Parlamento del Nord ha approvato la partecipazione al gettito erariale delle
regioni, sul modello catalano". Può descrivere anche gli altri punti? "Sicurezza e immigrazione, con poteri ai sindaci e contrasto
totale all immigrazione clandestina e alla
criminalità. Mentre per quanto riguarda le
infrastrutture, mettiamo al primo posto Malpensa, Pedemontana lombarda e
Pedemontana veneta". E la famiglia? "Reddito
e quoziente famigliare, nostro vecchio cavallo di battaglia, mutuato dal
sistema francese. A cui aggiungiamo un sistema
sociosanitario gratuito per i non autosufficienti". E veniamo alla
burocrazia. "Vogliamo l
abolizione delle prefetture, le cui competenze devono essere suddivise a province, comuni, camere di commercio e questure". Avete definito il
simbolo? "Sì. Per la prima
volta nel simbolo elettorale della Lega Nord ci sarà il nome di Bossi, oltre
ovviamente all Alberto da Giussano".
Matteo Mauri [Data pubblicazione: 08/02/2008].
( da "Padania, La" del
08-02-2008)
Argomenti: Province
Manuela Dal Lago* Abolire le Province? La proposta non mi
sembra praticabile anche se comprendo lo spirito di
Stefano Stefani, il quale propone di eliminare le Province ed, eventualmente,
di riciclare i dipendenti provinciali nei ministeri romani. In realtà, ritengo,
la proposta di Stefani è una provocazione, una battuta, visto che nessun
leghista si sognerebbe mai di incrementare quella costosa macchina burocratica
che si sviluppa nei corridoi ministeriali, rafforzando lo Stato centralista a
scapito di un ente che dà risposte in materie strategiche come la gestione
delle strade, il mercato del lavoro, l edilizia
scolastica, la tutela ambientale, caccia, pesca e, soprattutto, la
pianificazione di area vasta. La mia esperienza decennale alla guida di una
Provincia del Nord, mi fa dire ben altro. Non è certo
abolendo le Province che si avvia un riforma concreta
quanto necessaria, che deve comunque mirare a garantire il miglior servizio
pubblico possibile al miglior prezzo possibile. Perché, piuttosto, non abolire
subito i Prefetti e le prefetture? Perché non eliminare tutti gli enti e le
strutture ridondanti, che si sovrappongo tra loro o dei quali il cittadino sa
poco o nulla, come Consorzi di Bonifica, Consorzi forestali, Bacini, Comunità
Montane, Unioni di Comuni e via dicendo? Perché non ridurre il numero delle
Asl, prevedendone una sola per provincia, abbattendo così i costi della
burocrazia della dirigenza recuperando fondi per medici, paramedici o strutture
socio-sanitarie? Come molti studiosi spiegano, le Province hanno un
dimensionamento territoriale e demografico ideale per erogare quei servizi che
i Comuni non possono dare ai cittadini in tempi ragionevoli e a prezzi equi;
nelle Provincie si potrebbero concentrare servizi, funzioni, ruoli, oggi
disseminati in più enti arrivando così a esemplificare il quadro, abbattere la
burocrazia e gli apparati dirigenti, eliminando o ridimensionando, per di più,
odiosi balzelli e tasse, come quelli di certi consorzi di bonifica.
Semplificare è una necessità e un dovere: se concentriamo in poche strutture
servizi, funzioni e ruoli, il cittadino potrà identificare subito i
responsabili delle scelte effettuate e giudicarli. Meno enti,
significa meno dirigenza e più efficienza, snellezza e velocità nelle pratiche,
vicinanza ai cittadini e, dunque, conoscenza dei loro problemi e bisogni.
Immaginiamo, una struttura federale, sussidiaria, per cui le decisioni che
interessano la vita dei cittadini devono essere prese e gestite dai livelli più
vicini ai cittadini stessi. Primo ente, erogatore di servizi, è il Comune a cui
segue la Provincia, per la programmazione, il coordinamento e gli interventi di
area vasta, cioè relativi a un grande numero di
Comuni; alla Regione spetta il compito legislativo e di controllo, a Province e
Comuni quello amministrativo e ciò sia perché in democrazia la divisione dei
ruoli è fondamentale, sia per evitare di passare dal centralismo romano al
centralismo regionale. L esperienza delle Provincie
autonome di Trento e Bolzano è, da questo punto di vista, illuminante e credo
che nessun trentino o sudtirolese rinuncerebbe alla propria autonomia e
autogoverno. Luigi Einaudi spiegava che in Italia i furbi governano con i soldi
degli onesti. Forse non era un caso se proprio Einaudi, da buon liberale, chiedeva l abolizione dei Prefetti,
battaglia questa che è sempre stata anche della Lega. Ecco, se vogliamo
iniziare ad abbattere i costi dello stato, iniziamo ad abolire i Prefetti: a
differenza dell eliminazione delle Province, che
richiederebbe una legge costituzionale e una serie di passaggi tutt altro che semplici oltre che lunghi, l abolizione delle Prefetture sarebbe molto più semplice e
più veloce. Come già proposto dalla Lega, le competenze oggi svolte dalle
prefetture potrebbero essere suddivise tra Comuni, Cciaa,
Province, Questura, il tutto in tempi rapidi. Sarebbe un segnale importane, con
il quale dire ai cittadini che questa volta le riforme e i tagli ai privilegi
si fanno sul serio. * Commissario Nazionale Friuli Venezia Giulia [Data
pubblicazione: 08/02/2008].