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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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ECCO GLI "ENTI INUTILI"FINITI NEL MIRINO ( da "Secolo XIX, Il" del 06-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: vari istituti di ricerca del Ministero della Politiche agricole, Enti Parco (ce ne sono 1.099 in Italia), consorzi di bonifica (191), Comunità Montane (365). Anche le Province erano finite in un primo momento sotto la voce "enti inutili". Ma il ministro per gli Affari regionali Linda Lanzillotta aveva di recente escluso la loro abolizione.

Cancelliamo l Ente Provincia ( da "Padania, La" del 06-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: L abolizione delle Province non sarebbe la soluzione dei guai economici dello Stato, ma certamente potrebbe essere una delle soluzioni . Tutto sta vedere chi avrà il coraggio di farlo. Tra coloro che porteranno avanti un progetto serio e non penalizzante io ci sarò di sicuro.

Abolizione dopo attente verifiche ( da "Trentino" del 07-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: la cui utilità non ha retto alle prove di efficacia dell'intervento, in quanto le malattie infettive sono spesso contagiose nella fase di incubazione, e solo raramente nella fase della convalescenza". Si è verificato, insomma, che dopo cinque giorni buona parte delle malattia è già innocua rendendo assolutamente superfluo il certificato del medico.

Rosa bianca un consigliere lascia casini ( da "Repubblica, La" del 07-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: "Un piano casa vero", elenca Rastelli, "l'abolizione dell'Ici sulle case di proprietà, l'abolizione del precariato diffuso, il controllo sulle privatizzazioni delle aziende comunali e partecipate, una politica dell'accoglienza e non della tolleranza senza regole". (gio. vi.).

Province da abolire ( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: funziona e allora bisogna che questa situazione perduri e sia esportata alle altre Province. Come? Con l'abolizione di tali enti, tutti, in tutt'Italia, come previsto da tempo. Ci sarebbe un risparmio enorme di denaro pubblico. Da quel che so i partiti continuano però ad allungare le mani in previsione delle prossime elezioni.

Cgil, entro l'anno addio al comprensorio sebino-camuno ( da "Eco di Bergamo, L'" del 07-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: La storia dei comprensori all'interno della Cgil risale agli anni Ottanta quando si ipotizzava il superamento delle aree provinciali e quindi si ragionava in termini di ambiti territoriali nuovi. Nonostante le voci di abolizione che si sono succedute ad intervalli regolari nel corso degli ultimi due decenni, le Province sono rimaste in piedi e,


Articoli

ECCO GLI "ENTI INUTILI"FINITI NEL MIRINO (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 06-02-2008)

Argomenti: Province

I PROGRAMMI ABBATTERE i costi (fuori controllo) della politica italiana. In attesa delle sforbiciate alle indennità di ministri, parlamentari, amministratori locali, manager di Stato, si parte dal basso, dalle circoscrizioni, trentatré anni dopo la loro nascita. Ieri erano palestre di democrazia, oggi sono giudicate inutili orpelli. L'ultima Finanziaria ne ha sancito l'abolizione nelle città sotto i 250 mila abitanti, consentendone la sopravvivenza solo in quelle con più di 100 mila abitanti. Insomma, le circoscrizioni sono state individuate come fonte di sprechi. Eppure le spese per mantenerle in vita sono davvero spiccioli rispetto alle risorse complessive destinate al funzionamento della "macchina Stato". Ma da qualche parte si doveva pur cominciare. E il sacrificio degli organismi del decentramento era tutto sommato il più comodo. "Uno scalpo da mostrare all'antipolitica", dicono i nemici di questa scelta. "Un primo passo necessario", risponde Giulio Santagata, ministro per l'Attuazione del programma. E dopo le circoscrizioni a chi toccherà? Il governo Prodi lascia in eredità al prossimo esecutivo una sorta di lista nera. Ventisei pagine di "enti inutili". Fra questi, numerose società pubbliche o miste di carattere provinciale e regionale, "carrozzoni" come l'Enit, l'Anas, l'Istituto per il commercio con l'estero, l'Aran, L'Unioncamere, vari istituti di ricerca del Ministero della Politiche agricole, Enti Parco (ce ne sono 1.099 in Italia), consorzi di bonifica (191), Comunità Montane (365). Anche le Province erano finite in un primo momento sotto la voce "enti inutili". Ma il ministro per gli Affari regionali Linda Lanzillotta aveva di recente escluso la loro abolizione. Ma il discorso potrebbe tornare d'attualità se a vincere le prossime elezioni sarà il centrodestra. 06/02/2008.

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Cancelliamo l Ente Provincia (sezione: Province)

( da "Padania, La" del 06-02-2008)

Argomenti: Province

Potrebbe essere una soluzione ai guai economici dello Stato Cancelliamo l Ente Provincia Stefano Stefani Da qualche anno a questa parte uno degli argomenti ricorrenti, quando si parla di come rimettere in linea di galleggiamento i conti dell ondeggiante barchetta della Repubblica, è quello di ridurre i costi della politica. Un argomento sul quale in tanti si sono esercitati e si esercitano quasi quotidianamente, formulando spesso ipotesi sensate, ma anche una raffica di singolari proposte, che sembrano essere alimentate più dalla voglia di antipolitica che da una ragionevole analisi della situazione. La struttura delle Istituzioni italiane è quella che è, così come è sotto gli occhi di tutti che i meccanismi perequativi che la distinguono (stipendi di questo agganciati agli avanzamenti di carriera di quell altro e via discorrendo) sono una sorta di volano che deve fare riflettere. Tra le tante proposte che sono state avanzate, pochissime mi trovano d accordo, perché il risparmio - è di questo che stiamo parlando - sarebbe relativo e, peraltro, simbolico. Nel senso che sforbiciare qui e là poche decine di euro non incide sullo zoccolo duro della spesa. È comunque, una situazione complessa, ma che deve essere in qualche modo affrontata, perché è questo che ci chiede la gente. Ecco perché mi dico d accordo con coloro che propongono la prima, sostanziale rivoluzione , quella dell abolizione delle Province. Sono perfettamente cosciente che questa proposta mi inimicherà molti - e non parlo soltanto dei consiglieri provinciali e del personale di questi enti territoriali - di coloro che credono che le Province siano necessarie, indispensabili. Conosco perfettamente le pertinenze delle Province, conosco i carichi di lavoro che, quotidianamente, chi li dirige politicamente e chi ne è il braccio operativo si sobbarcano. E, ovviamente, so anche che le province - intese come entità non istituzionale, ma territoriale - costituiscono un importante bacino elettorale. Ma oggi, mi chiedo, hanno ancora un senso? Ha senso tenere su una struttura del genere in ogni provincia, con risultati che spesso non sono proporzionali ai costi che sopportano? E, aggiungo, a poco varrebbe, come pure si è pensato, ridurre il numero dei consiglieri, perché non eliminerebbe l anomalia di un ente territoriale che, almeno oggi, galleggia tra Regioni e Comuni. Queste cose, peraltro, la Lega le ha dette sin dall inizio, perché le Province di fatto sono in molti loro campi di attività semplici doppioni di altri enti, a cominciare dalle Regioni. Allora, perché respingere questa ipotesi senza discuterne? Quello che propongo, tanto per non essere frainteso. è la cancellazione dell Ente Provincia e l attribuzione delle sue competenze ad altri. Un processo che, nel medio periodo, porterà ad una razionalizzazione dell utilizzo del personale attualmente in servizio e, nel lungo, ad un risparmio che potrebbe essere sostanzioso. Anche perché il personale delle Province, il cui posto di lavoro è sacro, potrebbe essere spostato in quegli altri enti pubblici - basti pensare a quanti Ministeri piangono, ogni giorno, per le carenze di organico - che soffrono per il numero di dipendenti risicato. L abolizione delle Province non sarebbe la soluzione dei guai economici dello Stato, ma certamente potrebbe essere una delle soluzioni . Tutto sta vedere chi avrà il coraggio di farlo. Tra coloro che porteranno avanti un progetto serio e non penalizzante io ci sarò di sicuro. [Data pubblicazione: 06/02/2008].

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Abolizione dopo attente verifiche (sezione: Province)

( da "Trentino" del 07-02-2008)

Argomenti: Province

"Abolizione dopo attente verifiche" Betta (Azienda sanitaria): il certificato a scuola è inutile ROVERETO. L'abolizione del certificato medico da consegnare a scuola dopo le assenze oltre i cinque giorni sta preoccupando i genitori, ma dall'ambiente sanitario arrivano solo rassicurazioni. Quel certificato, spiegano i medici, è inutile e quindi costituiva un appesantimento burocratico per le famiglie. "La disposizione che abolisce l'obbligo di presentazione del certificato medico per il rientro a scuola degli alunni dopo i cinque giorni di malattia - spiega Alberto Betta, direttore del servizio di igiene e sanità pubblica dell'Azienda sanitaria provinciale - è confermata, sotto il profilo medico-scientifico, anche nel documento elaborato da uno specifico gruppo di lavoro costituito con decreto del ministro della salute in data 13 ottobre 2004, creato al fine di abolire norme, certificazioni o prassi di sanità pubblica "prive di impatto sui problemi di salute". I criteri generali di lavoro prevedevano, tra l'altro, di prendere in esame prioritariamente norme che potessero rientrare nella categoria "procedure certamente non utili", sulla base delle evidenze scientifiche accumulate dalla prassi nazionale ed internazionale. Fra queste ultime sono rientrate sia l'obbligo di periodiche disinfezioni e disinfestazioni degli ambienti scolastici (inutili nella prevenzione di contagi e di impatto negativo per lo sviluppo di resistenze agli agenti patogeni), riservandole alla valutazione caso per caso da parte dei medici responsabili di sanità pubblica, sia l'obbligo di presentazione del certificato di riammissione per assenze superiori ai cinque giorni, la cui utilità non ha retto alle prove di efficacia dell'intervento, in quanto le malattie infettive sono spesso contagiose nella fase di incubazione, e solo raramente nella fase della convalescenza". Si è verificato, insomma, che dopo cinque giorni buona parte delle malattia è già innocua rendendo assolutamente superfluo il certificato del medico.

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Rosa bianca un consigliere lascia casini (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 07-02-2008)

Argomenti: Province

Pagina VIII - Roma Il centro E Ciocchetti non si candida in Provincia Rosa Bianca un consigliere lascia Casini Mentre il segretario regionale dell'Udc, Luciano Ciocchetti, annuncia di non essere più disponibile a correre per la presidenza della Provincia di Roma (candidatura peraltro contestata da An), il partito di Pierferdinando Casini perde un altro pezzo. è stato tenuto a battesimo ieri, nella Sala del Carroccio in Campidoglio, il movimento romano della Rosa Bianca, rappresentato in città dal consigliere comunale transfuga Roberto Rastelli. Che, insieme al vicepresidente del Senato Mario Baccini, ha presentato le credenziali della nuova formazione di centro, proposta come trasversale agli schieramenti. Secondo un sondaggio sulle intenzioni di voto di 818 residenti in Regione commissionato all'Istituto Poggi&Partners, infatti, alle prossime elezioni la Rosa Bianca prenderebbe nel Lazio il 7%, il Pd il 30.4, Forza Italia il 24.4, An il 16, La Destra il 2, Di Pietro l'1,9. Mentre gli indecisi sarebbero ancora il 24.3. Fanno sul serio i promotori del movimento che, a livello nazionale, nascerà ufficialmente domani, ma che su Roma ha già un programma concreto. "Un piano casa vero", elenca Rastelli, "l'abolizione dell'Ici sulle case di proprietà, l'abolizione del precariato diffuso, il controllo sulle privatizzazioni delle aziende comunali e partecipate, una politica dell'accoglienza e non della tolleranza senza regole". (gio. vi.).

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Province da abolire (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-02-2008)

Argomenti: Province

RISPARMI Province da abolire L'altro giorno nei corridoi della Provincia passeggiava un ex amministratore e nessuno lo considerava. L'ente - senza politici, cioè senza consiglio, baruffe, accordi sottobanco, auto blu, vendette e rappresaglie, mille pettegolezzi - funziona. Meglio? Peggio? In ogni caso, funziona e allora bisogna che questa situazione perduri e sia esportata alle altre Province. Come? Con l'abolizione di tali enti, tutti, in tutt'Italia, come previsto da tempo. Ci sarebbe un risparmio enorme di denaro pubblico. Da quel che so i partiti continuano però ad allungare le mani in previsione delle prossime elezioni. Una ragione di più per procedere in fretta. Valentino Roiatti Udine.

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Cgil, entro l'anno addio al comprensorio sebino-camuno (sezione: Province)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 07-02-2008)

Argomenti: Province

L'ultimo congresso regionale della Cgil ne aveva decretato la fine e, in effetti, così sarà dato che entro il 31 dicembre 2008 scomparirà il comprensorio Valle Camonica-Sebino, a cavallo tra le province di Bergamo e Brescia. Per la verità, già negli anni Novanta la Cgil nazionale aveva deciso di porre fine ai comprensori che non corrispondevano ai confini provinciali, e questa decisione aveva decretato la conclusione dell'esperienza del comprensorio Treviglio, Adda e Milanese. Ma per il comprensorio sebino-camuno era scattata la deroga, che gli ha consentito di arrivare fino ai giorni nostri (uno degli ultimi in Italia, tra quelli non provinciali, ad essere ancora attivi). Il 2008, in ogni caso, vedrà la conclusione di questa esperienza. "Nel corso dell'anno - ha spiegato Domenico Ghirardi, segretario Cgil Valle Camonica-Sebino - saremo impegnati a gestire il dispositivo statutario approvato nell'ultimo congresso della Cgil regionale che ha stabilito il percorso per arrivare al superamento dell'esperienza comprensoriale, riportando la direzione politica a livello delle due province di Brescia e Bergamo. Il nostro approccio sarà di apertura e non improntato a una difesa fine a se stessa dell'esperienza realizzata, essendo convinti che ci sarà la volontà di riconoscere le specificità e le prerogative che le aree congressuali devono avere". Come spiega il segretario della Cgil di Bergamo, Maurizio Laini, il grosso del comprensorio sebino-camuno appartiene alla provincia di Brescia (quasi il 90%), mentre la zona bergamasca riguarda il Basso e l'Alto Sebino che da Sarnico arriva fino a Lovere. Gli iscritti bergamaschi sono circa 3 mila contro i 20 mila bresciani. "Sono in atto discussioni e confronti - prosegue Laini - perché questa operazione di passaggio dal comprensorio sebino-camuno alle due province di Bergamo e Brescia avvenga in modo tranquillo e consensuale". In ballo ci sono funzioni, sedi, personale, cariche. Comunque, entro la fine dell'anno la Cgil bergamasca prenderà in carico il territorio bergamasco del comprensorio Valle Camonica-Sebino. La storia dei comprensori all'interno della Cgil risale agli anni Ottanta quando si ipotizzava il superamento delle aree provinciali e quindi si ragionava in termini di ambiti territoriali nuovi. Nonostante le voci di abolizione che si sono succedute ad intervalli regolari nel corso degli ultimi due decenni, le Province sono rimaste in piedi e, al contrario, hanno perso una loro giustificazione appunto i comprensori interprovinciali. Con il 2009 nella Cgil arriverà a conclusione anche l'esperienza sebino-camuna.

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