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ECCO
GLI "ENTI INUTILI"FINITI NEL MIRINO
( da "Secolo
XIX, Il" del 06-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: vari istituti di
ricerca del Ministero della Politiche agricole, Enti
Parco (ce ne sono
Cancelliamo
l Ente Provincia
( da "Padania,
La" del 06-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: L abolizione delle
Province non sarebbe la soluzione dei guai economici dello Stato, ma certamente
potrebbe essere una delle soluzioni . Tutto sta vedere chi avrà il coraggio di
farlo. Tra coloro che porteranno avanti un progetto serio e non penalizzante io
ci sarò di sicuro.
Abolizione
dopo attente verifiche ( da "Trentino"
del 07-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: la cui utilità non ha retto alle prove di efficacia
dell'intervento, in quanto le malattie infettive sono spesso contagiose nella
fase di incubazione, e solo raramente nella fase della convalescenza". Si è verificato,
insomma, che dopo cinque giorni buona parte delle malattia
è già innocua rendendo assolutamente superfluo il certificato del medico.
Rosa
bianca un consigliere lascia casini
( da "Repubblica,
La" del 07-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: "Un piano casa vero", elenca Rastelli,
"l'abolizione dell'Ici sulle case di proprietà, l'abolizione del
precariato diffuso, il controllo sulle privatizzazioni delle aziende comunali e
partecipate, una politica dell'accoglienza e non della tolleranza senza
regole". (gio. vi.).
Province
da abolire ( da "Messaggero Veneto, Il"
del 07-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: funziona e allora
bisogna che questa situazione perduri e sia esportata alle altre Province.
Come? Con l'abolizione di tali enti, tutti, in tutt'Italia, come previsto da
tempo. Ci sarebbe un risparmio enorme di denaro pubblico. Da quel che so i
partiti continuano però ad allungare le mani in previsione delle prossime
elezioni.
Cgil,
entro l'anno addio al comprensorio sebino-camuno
( da "Eco
di Bergamo, L'" del
07-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: La storia dei
comprensori all'interno della Cgil risale agli anni Ottanta quando si
ipotizzava il superamento delle aree provinciali e quindi si ragionava in
termini di ambiti territoriali nuovi. Nonostante le voci di abolizione che si
sono succedute ad intervalli regolari nel corso degli ultimi due decenni, le
Province sono rimaste in piedi e,
( da "Secolo XIX, Il" del
06-02-2008)
Argomenti: Province
I PROGRAMMI ABBATTERE i costi (fuori controllo) della
politica italiana. In attesa delle sforbiciate alle indennità di ministri,
parlamentari, amministratori locali, manager di Stato, si parte dal basso,
dalle circoscrizioni, trentatré anni dopo la loro nascita. Ieri erano palestre
di democrazia, oggi sono giudicate inutili orpelli. L'ultima Finanziaria ne ha
sancito l'abolizione nelle città sotto i 250 mila abitanti, consentendone la
sopravvivenza solo in quelle con più di 100 mila abitanti. Insomma, le
circoscrizioni sono state individuate come fonte di sprechi. Eppure le spese
per mantenerle in vita sono davvero spiccioli rispetto alle risorse complessive
destinate al funzionamento della "macchina Stato". Ma da qualche
parte si doveva pur cominciare. E il sacrificio degli organismi del
decentramento era tutto sommato il più comodo. "Uno scalpo da mostrare
all'antipolitica", dicono i nemici di questa scelta. "Un primo passo
necessario", risponde Giulio Santagata,
ministro per l'Attuazione del programma. E dopo le circoscrizioni a chi
toccherà? Il governo Prodi lascia in eredità al prossimo esecutivo una sorta di
lista nera. Ventisei pagine di "enti inutili". Fra questi, numerose
società pubbliche o miste di carattere provinciale e regionale,
"carrozzoni" come l'Enit, l'Anas,
l'Istituto per il commercio con l'estero, l'Aran, L'Unioncamere, vari istituti di ricerca del Ministero della
Politiche agricole, Enti Parco (ce ne sono
( da "Padania, La" del
06-02-2008)
Argomenti: Province
Potrebbe essere una soluzione ai guai economici dello
Stato Cancelliamo l Ente Provincia Stefano Stefani Da
qualche anno a questa parte uno degli argomenti ricorrenti, quando si parla di
come rimettere in linea di galleggiamento i conti dell
ondeggiante barchetta della Repubblica, è quello di ridurre i costi della
politica. Un argomento sul quale in tanti si sono esercitati e si esercitano
quasi quotidianamente, formulando spesso ipotesi sensate, ma anche una raffica
di singolari proposte, che sembrano essere alimentate più dalla voglia di
antipolitica che da una ragionevole analisi della situazione. La struttura
delle Istituzioni italiane è quella che è, così come è sotto gli occhi di tutti
che i meccanismi perequativi che la distinguono (stipendi di questo agganciati
agli avanzamenti di carriera di quell altro e via
discorrendo) sono una sorta di volano che deve fare riflettere. Tra le tante
proposte che sono state avanzate, pochissime mi trovano d accordo, perché il
risparmio - è di questo che stiamo parlando - sarebbe relativo e, peraltro,
simbolico. Nel senso che sforbiciare qui e là poche decine di euro non incide
sullo zoccolo duro della spesa. È comunque, una situazione complessa, ma che deve essere in qualche modo affrontata, perché è questo che
ci chiede la gente. Ecco perché mi dico d accordo con coloro che propongono la
prima, sostanziale rivoluzione , quella dell abolizione delle Province. Sono perfettamente
cosciente che questa proposta mi inimicherà molti - e non parlo soltanto dei
consiglieri provinciali e del personale di questi enti territoriali - di coloro
che credono che le Province siano necessarie, indispensabili. Conosco
perfettamente le pertinenze delle Province, conosco i carichi di lavoro che,
quotidianamente, chi li dirige politicamente e chi ne è il braccio operativo si
sobbarcano. E, ovviamente, so anche che le province -
intese come entità non istituzionale, ma territoriale
- costituiscono un importante bacino elettorale. Ma oggi, mi chiedo, hanno
ancora un senso? Ha senso tenere su una struttura del genere in ogni provincia,
con risultati che spesso non sono proporzionali ai costi che sopportano? E,
aggiungo, a poco varrebbe, come pure si è pensato, ridurre il numero dei
consiglieri, perché non eliminerebbe l anomalia di un
ente territoriale che, almeno oggi, galleggia tra Regioni e Comuni. Queste
cose, peraltro, la Lega le ha dette sin dall inizio,
perché le Province di fatto sono in molti loro campi di attività semplici
doppioni di altri enti, a cominciare dalle Regioni. Allora, perché respingere
questa ipotesi senza discuterne? Quello che propongo, tanto per non essere
frainteso. è la cancellazione dell
Ente Provincia e l attribuzione delle sue competenze ad altri. Un processo che,
nel medio periodo, porterà ad una razionalizzazione dell
utilizzo del personale attualmente in servizio e, nel lungo, ad un risparmio
che potrebbe essere sostanzioso. Anche perché il personale delle Province, il cui
posto di lavoro è sacro, potrebbe essere spostato in quegli altri enti pubblici
- basti pensare a quanti Ministeri piangono, ogni giorno, per le carenze di
organico - che soffrono per il numero di dipendenti risicato. L abolizione
delle Province non sarebbe la soluzione dei guai economici dello Stato, ma
certamente potrebbe essere una delle soluzioni . Tutto sta vedere chi avrà il
coraggio di farlo. Tra coloro che porteranno avanti un progetto serio e non
penalizzante io ci sarò di sicuro. [Data
pubblicazione: 06/02/2008].
( da "Trentino" del
07-02-2008)
Argomenti: Province
"Abolizione dopo attente
verifiche" Betta (Azienda sanitaria): il certificato a scuola è inutile
ROVERETO. L'abolizione del certificato medico da consegnare a scuola dopo le
assenze oltre i cinque giorni sta preoccupando i genitori, ma dall'ambiente
sanitario arrivano solo rassicurazioni. Quel certificato, spiegano i medici, è
inutile e quindi costituiva un appesantimento burocratico per le famiglie. "La disposizione che abolisce l'obbligo di presentazione del
certificato medico per il rientro a scuola degli alunni dopo i cinque giorni di
malattia - spiega Alberto Betta, direttore del servizio di igiene e sanità
pubblica dell'Azienda sanitaria provinciale - è confermata, sotto il profilo
medico-scientifico, anche nel documento elaborato da uno specifico gruppo di
lavoro costituito con decreto del ministro della salute in data 13 ottobre
2004, creato al fine di abolire norme, certificazioni o prassi di sanità
pubblica "prive di impatto sui problemi di salute". I criteri
generali di lavoro prevedevano, tra l'altro, di prendere in esame
prioritariamente norme che potessero rientrare nella
categoria "procedure certamente non utili", sulla base delle
evidenze scientifiche accumulate dalla prassi nazionale ed internazionale. Fra queste ultime sono rientrate sia l'obbligo di periodiche
disinfezioni e disinfestazioni degli ambienti scolastici (inutili nella
prevenzione di contagi e di impatto negativo per lo sviluppo di resistenze agli
agenti patogeni), riservandole alla valutazione caso per caso da parte dei
medici responsabili di sanità pubblica, sia l'obbligo di presentazione del
certificato di riammissione per assenze superiori ai cinque giorni, la cui utilità non ha retto alle prove di efficacia
dell'intervento, in quanto le malattie infettive sono spesso contagiose nella
fase di incubazione, e solo raramente nella fase della convalescenza". Si è verificato, insomma, che dopo cinque giorni buona parte delle malattia è già innocua rendendo assolutamente
superfluo il certificato del medico.
( da "Repubblica, La" del
07-02-2008)
Argomenti: Province
Pagina VIII - Roma Il centro E Ciocchetti
non si candida in Provincia Rosa Bianca un consigliere lascia Casini Mentre il
segretario regionale dell'Udc, Luciano Ciocchetti,
annuncia di non essere più disponibile a correre per la presidenza della
Provincia di Roma (candidatura peraltro contestata da An), il partito di
Pierferdinando Casini perde un altro pezzo. è stato
tenuto a battesimo ieri, nella Sala del Carroccio in Campidoglio, il movimento
romano della Rosa Bianca, rappresentato in città dal consigliere comunale
transfuga Roberto Rastelli. Che, insieme al
vicepresidente del Senato Mario Baccini, ha presentato le credenziali della
nuova formazione di centro, proposta come trasversale agli
schieramenti. Secondo un sondaggio sulle intenzioni di voto di 818
residenti in Regione commissionato all'Istituto Poggi&Partners,
infatti, alle prossime elezioni la Rosa Bianca prenderebbe nel Lazio il 7%, il
Pd il 30.4, Forza Italia il 24.4, An il 16, La Destra il 2, Di Pietro l'1,9.
Mentre gli indecisi sarebbero ancora il 24.3. Fanno sul serio i promotori del
movimento che, a livello nazionale, nascerà ufficialmente domani, ma che su
Roma ha già un programma concreto. "Un
piano casa vero", elenca Rastelli,
"l'abolizione dell'Ici sulle case di proprietà, l'abolizione del
precariato diffuso, il controllo sulle privatizzazioni delle aziende comunali e
partecipate, una politica dell'accoglienza e non della tolleranza senza
regole". (gio. vi.).
( da "Messaggero Veneto, Il" del
07-02-2008)
Argomenti: Province
RISPARMI Province da abolire L'altro giorno nei corridoi
della Provincia passeggiava un ex amministratore e nessuno lo considerava.
L'ente - senza politici, cioè senza consiglio, baruffe, accordi sottobanco, auto blu, vendette e rappresaglie, mille pettegolezzi
- funziona. Meglio? Peggio? In ogni caso, funziona e allora
bisogna che questa situazione perduri e sia esportata alle altre Province.
Come? Con l'abolizione di tali enti, tutti, in tutt'Italia, come previsto da
tempo. Ci sarebbe un risparmio enorme di denaro pubblico. Da quel che so i
partiti continuano però ad allungare le mani in previsione delle prossime
elezioni. Una ragione di più per procedere in fretta. Valentino Roiatti Udine.
( da "Eco di Bergamo, L'" del
07-02-2008)
Argomenti: Province
L'ultimo congresso regionale della Cgil ne aveva decretato
la fine e, in effetti, così sarà dato che entro il 31 dicembre 2008 scomparirà
il comprensorio Valle Camonica-Sebino, a cavallo tra
le province di Bergamo e Brescia. Per la verità, già negli
anni Novanta la Cgil nazionale aveva deciso di porre fine ai comprensori che
non corrispondevano ai confini provinciali, e questa decisione aveva decretato
la conclusione dell'esperienza del comprensorio Treviglio, Adda e Milanese. Ma
per il comprensorio sebino-camuno era scattata la
deroga, che gli ha consentito di arrivare fino ai giorni nostri (uno degli
ultimi in Italia, tra quelli non provinciali, ad essere ancora attivi). Il