Piccola Rassegna 18-12-2006
INDICE
Padoa Schioppa: dopo
la Finanziaria puntiamo sulla concorrenza
Fisso e variabile
ormai pari sono
Energia, nel 2006
bolletta da record. L'esborso sfiora i 48 miliardi di euro
Da La Repubblica –
18-12-2006
MILANO - "Se dovessi usare una parola sola" direi: concorrenza".
Così il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa
risponde al TG1 su quali saranno le misure di rilancio attese per la prossima
primavera. "Perché la nostra economia diventi più dinamica - ha
spiegato il ministro - ci vuole un recupero del senso della concorrenza, nel senso che il migliore deve vincere e tutti si devono
confrontare con il migliore. Questo vale nell'industria, nei servizi, nelle
amministrazioni pubbliche. Credo - ha quindi messo in evidenza - questo debba
essere il motivo conduttore. Concorrenza vuol dire creare anche migliori
condizioni per l'utente, il consumatore, la famiglia".
Rispondendo alla domanda su quale lezione
politica abbia tratto dall'esperienza della Finanziaria, Padoa-Schioppa
ha osservato: "una grandissima fiducia sia nelle
energie del paese, sia nel processo politico. E' un processo che può
sembrare confuso e difficile da capire, ci dobbiamo anche scusare con i
cittadini per questa impressione che qualche volta diamo, però è
un processo dal quale possono nascere cose molto positive, come questa
Finanziaria. E una grande fiducia nei confronti degli italiani che, io credo, capiscano
cosa stiamo facendo".
Dal Corriere 18-12-2006
Fisso e variabile ormai pari
sono di RENATO
GENTILINI
D al rialzo dei tassi ci si può
proteggere. Certo, chi accende un mutuo ora deve mettere in conto di dover
pagare rate un po' più alte rispetto a qualche tempo fa: su un debito di
100 mila euro ogni rialzo dello 0,25% pesa per 14 euro al
mese. Ma le attese non sono così negative. O, perlomeno, si comincia
già a pensare che il costo del denaro si sia messo alle spalle il balzo
maggiore: dal giugno 2003, quando era al 2%, è salito di un punto e
mezzo al 3,5% attuale. Nel prossimo anno gli esperti prevedono che il rialzo
sia di un quarto o di mezzo punto al massimo. A dare le maggiori preoccupazioni
ora è il «supereuro» che si è ulteriormente rafforzato nei
confronti del dollaro. Ed è per questo motivo che gli analisti pensano
che la Bce si muoverà con «i piedi di piombo».
Ne parliamo con Alberto Gechele, responsabile dei
prodotti di finanziamento e transazionali di Banca
Intesa.
Quali previsioni fanno i mercati sul futuro dei tassi in area euro?
«L'Euribor 6 mesi, il tasso di riferimento per i mutui indicizzati, ha
già cominciato a salire e ora sfiora il 3,8%. Se la tendenza al rialzo
proseguirà fino alla fine del mese significa che il mercato sta già
anticipando il nuovo aumento del costo del denaro che potrebbe arrivare nel primo trimestre 2007. Ma per la seconda parte dell'anno
il nostro Ufficio studi prevede una certa stabilità».
C'è però una buona notizia: gli indici di riferimento per i mutui
a tasso fisso di lunga durata non sono saliti.
«L'Irs non ha registrato scossoni e per la durata di
30 anni è fermo attorno al 4,1%, in questo modo sta rendendo più
convenienti i finanziamenti con la rata che non cambia mai. La differenza
rispetto ai variabili si è ridotta di molto:
oggi offriamo un mutuo a tasso fisso per 30 anni al 5,35% contro un variabile
di pari durata al 5,20%».
Conviene, quindi, indebitarsi a tasso fisso?
«Non ci sono dubbi, ora il mutuo a tasso fisso è più conveniente
e lo hanno capito anche le famiglie. Infatti
l'erogazione di finanziamenti indicizzati è scesa dal 70% di un anno fa
al 50% attuale. Per il resto si tratta di mutui con l'opzione o il cap e a tasso fisso».
Con il tasso fisso per 30 anni si rimborsano però
più soldi...
«Allo sportello spieghiamo che su durate così lunghe, al di là
del momento attuale, c'è il rischio di incappare in nuovi rialzi dei
tassi. E ora il costo del mutuo variabile è praticamente uguale al
fisso: per 100.000 euro la rata è più alta di soli 8 euro al mese. Inoltre vuole mettere la tranquillità di
sapere che non cambierà più, qualsiasi cosa succeda?».
Questo il consiglio per chi deve accendere un nuovo mutuo, ma che cosa deve
fare chi sta rimborsando un variabile e ha la rata in costante salita?
«Le mosse da fare dipendono innanzitutto da quanto manca
alla fine del rimborso: fino a 5 anni non conviene fare nulla, mentre se
mancano da
Quali i costi da affrontare?
«Nel primo caso lo switch sul fisso costa il 2% del
debito residuo con un minimo di mille euro, ma è compresa anche la
parcella del notaio che deve sostituire il contratto di mutuo. Mentre la
protezione che blocca la rata per 5 anni, ora siamo al 3,9-4%, costa il 2,5%
del debito residuo anticipando subito tutto l'importo oppure il 3% pagando in
rate semestrali».
Da La Stampa 15-12-2006
ROMA
Bolletta petrolifera record a 27,4 miliardi di euro per l’Italia nel 2006. Si
tratta di 5 miliardi in più rispetto al 2005 (+22%), il valore
più alto dal 1985, dovuto al rialzo dei prezzi del greggio (+21,5%). Il
dato allarmante emerge dal Preconsuntivo
2006 dell’Unione Petrolifera che evidenzia come la fattura energetica,
cioè la spesa globale dell’Italia per le forniture nergetiche
dall’estero, abbia toccato quest’anno i 48 miliardi di euro, 10 miliardi in
più del 2005. Si tratta di un incremento del 24,4% «pari al 3,3% del Pil, il più elevato dell’ultimo decennio» sottolinea
il presidente dell’Up Pasquale De Vita. Nel 2007, stimando un greggio compreso
tra 50 e 60 dollari/barile, la fattura petrolifera potrebbe variare tra un
minimo di 20,7 miliardi di euro e un massimo di 26,5.
A frenare un ulteriore incremento, la contrazione dei consumi (-1,3%) e un euro
in deciso rafforzamento sul dollaro (+1,3%). Il rafforzamento dell’euro
rispetto ad una parità euro/dollaro, come
verificatosi nei primi anni del
Quanto al prossimo anno, adottando come ipotesi un
ulteriore calo dei consumi petroliferi interni rispetto al 2006, stimato nel
2%, un greggio compreso tra i 50 e i 60 dollari al barile e un cambio medio
euro/dollaro vicino all’attuale, la fattura petrolifera nel 2007 potrebbe
variare tra un minimo di 20,7 miliardi di euro e un massimo di 26,5 miliardi,
con un risparmio rispetto al 2006 compreso rispettivamente fra 6,7 miliardi di
euro e 900 milioni di euro. La fattura energetica nel 2007 potrebbe invece
attestarsi a 47 miliardi di euro, con un risparmio di un miliardo di euro.
Da www. Altrenotizie.org.
(18-12-2006)
Lunedì,
18 Dicembre 2006 - 00:07 -
di Alessandro Iacuelli
La rete Internet
italiana ha iniziato a rallentare progressivamente ai primi di dicembre. Ogni
giorno è più lenta. A partire dal 10 dicembre è divenuto
generalmente più lento sia l'accesso ai siti sia la trasmissione della
posta elettronica. Iniziano i reclami degli utenti presso i maggiori provider nazionali, alcuni dei quali non riescono a fornire
spiegazioni. Una spiegazione l'ha data Telecom Italia, la quale sostiene che
basta cambiare i “Dns” impostati sul computer per
tornare a navigare veloce. Ipotesi, questa, che sinceramente fa sorridere chi
tecnicamente conosce il funzionamento della rete delle reti. I “Dns”, acronimo di Domain Name Servers, altro non sono che dei grandi elenchi,
che ai nomi dei siti associano i reali indirizzi internet (numerici) delle
macchine che li ospitano: gli indirizzi IP. Se fosse vera la spiegazione di
Telecom, allora basterebbe navigare usando gli indirizzi IP e non i nomi dei
siti, per risolvere il problema.
Facciamo un esempio pratico, che è anche una prova che qualunque lettore
può fare da casa propria. Quando vi collegate con il browser a questo
sito, digitando l'indirizzo www.altrenotizie.org,
il vostro computer si collega al “Dns” del nostro provider, per ottenere l'indirizzo IP reale. Il “Dns” informa il nostro browser che l'indirizzo IP di www.altrenotizie.org è
83.149.99.157. Come si vede, è un'operazione simile alla consultazione
di un elenco telefonico. L'indirizzo 83.149.99.157 è il "numero
telefonico", per fare un paragone, del sito che volete consultare.
Secondo Telecom Italia, è il “Dns”, l'elenco
telefonico, ad essere intasato da richieste e da virus. Se così fosse,
voi potreste allora digitare nel vostro browser, invece di
www.altrenotizie.org, direttamente l'indirizzo IP 83.149.99.157, per navigare
velocemente. Questo invece non succede. Usando i tanti strumenti presenti in
rete per misurare la velocità di connessione, si osserva facilmente che
il tempo di accesso è praticamente lo stesso sia usando il nome del
sito, sia usando l'indirizzo IP. Basta questo, a
mostrare che la spiegazione data da Telecom Italia è fasulla.
Dunque, i “Dns” e i virus non c'entrano e, se
l'accesso ai siti è comunque lento, vuol dire che è elevato il
traffico sulla rete: è tutta la rete nazionale
che scricchiola non poco, sotto il peso delle tante Adsl
vendute negli ultimi tempi, sempre più veloci. Telecom
infatti sta potenziando le Adsl, che passano
per tutti in automatico (e gratis) da 640 Kbps a 2 Mbps. Il che senza dubbio aumenta il carico di traffico
sulla rete. Quel che stupisce è proprio la debolezza dell'infrastruttura
tecnologica: di fronte ad un incremento, spesso con incentivi, del traffico Adsl, ci si aspettava un potenziamento della rete intera,
del traffico sopportabile. Così non è stato. Probabilmente
Telecom non ha reputato opportuno investire nel potenziamento della rete.
Dubbi simili li dichiara Stefano Quintarelli,
presidente dell'Associazione Italiana Internet Provider,
che scrive sul proprio blog: "E’ noto che in
questi giorni ci sono problemi sulla rete in Italia. Io nutro forti dubbi che
il problema siano i “Dns”. (...)
Se fosse colpa dei “Dns”, tutti gli utenti che
utilizzano gli stessi “Dns” dovrebbero avere
problemi. Invece, capita a macchia di leopardo. È più probabile
che la causa sia la rete satura di Adsl". In
particolare, la congestione sarebbe a livello di numerose tratte locali. In
termini tecnici, la congestione del traffico si verificherebbe a livello di switch Atm,
nella centralina Telecom. Lo “switch” è una
parte della rete nazionale Telecom, utilizzata dalle Adsl
di tutti i provider, che in ogni caso devono
affittare da Telecom le linee fisiche.
Anche Luca Spada, amministratore delegato di Ngi, un provider di medie dimensioni, prende nettamente posizione.
Afferma infatti di avere trovato la causa del problema
e che questa è appunto la saturazione di alcune tratte di rete di
Telecom Italia. "Ieri sera ho fatto cambiare instradamento
a diversi clienti e magicamente il problema spariva", argomenta.
Infine, in una dichiarazione rilasciata al quotidiano "La
Repubblica", anche la dirigenza tecnica di Wind
conferma che è in corso un problema di lentezza generale, ma aggiunge
che non dipende da loro e che la spiegazione di Telecom è improbabile.
Improbabile anche la causa del blocco dei “Dns”
segnalata da Telecom: è impossibile che un'epidemia di virus così
feroce possa restare isolata nella rete Internet italiana senza effetti all'estero.
Invece, come si supera il confine nazionale e si usa una infrastruttura
di rete diversa da quella di Telecom, il problema sparisce.
Nonostante tutte queste smentite e nonostante la prova suggerita all'inizio di
questo articolo, che ogni lettore, anche a digiuno di informatica, può
effettuare, Telecom Italia ribadisce la propria tesi, negando che la rete stia
scricchiolando sotto il peso delle troppe Adsl.
La domanda che ci poniamo, a questo punto, è la più semplice e
banale possibile: se si punta, come obiettivo commerciale, ad arrivare nel
lungo periodo ad installare un'Adsl in ogni casa
italiana, perchè non si reputa necessario migliorare l'infrastruttura di
rete? Per i costi troppo elevati?
Se così fosse, sarebbe molto triste: ancora una volta occorrerebbe
rilevare come Telecom insegua l'incremento delle utenze evitando di migliorare
il servizio e di investire cifre elevate. Una volta di più, servizi da
terzo mondo per costi da primo mondo.