PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli Altri documenti
Inserito il 1°-1-2007
Piccola rassegna 1-1-2007
Dal Corriere.it (1-1-07)
Conti ed email controllate per sempre
per chi va in Usa
Da Il Sole-24 Ore (30-12-06)
Brindisi storico in Romania e Bulgaria per l'ingresso nella Ue
Slovenia: è iniziata
l'era dell'euro con qualche timore per i rincari
Slovenia: è iniziata
l'era dell'euro con qualche timore per i rincari
Dal Corriere.it (1-1-2007)
Caselle di posta e carte di credito tenute per
sempre sotto controllo
Il Daily Telegraph legge i documenti dell'accordo che regola
l'ingresso dei passeggeri che in aereo partono dall'Europa
LONDRA (GRAN BRETAGNA) - Le caselle email e le transazioni delle carte di credito dei citttadini dell'Unione europea
che volano negli Usa potranno essere passate al setaccio dalle autorità
americane. Lo scrive il quotidiano britannico Daily
Telegraph, che ha avuto accesso ai documenti
relativi all'accordo tra Ue e Usa che da quest'anno
regola l'ingresso dei passeggeri provenienti dall'Europa. Fornendo il numero di
carta di credito e l'email alla compagnia aerea che
vola negli Usa, il passeggero apre di fatto i propri
dati personali alle autorità americane, che potranno vedere tutte le
transazioni o i messaggi, anche non relativi al viaggio in questione. Il
quotidiano ha ottenuto i documenti dal ministero dei Trasporti britannico,
grazia alla legge sulla libertà di informazione.
PREOCCUPAZIONE - A preoccupare
le associazioni per le libertà civili c'è anche il fatto che la
misura è unilaterale, ovvero Washington si è solo limitata a
promettere di "incoraggiare" le aerolinee americane a fare lo stesso
con i paesi europei. Il ministero per la sicurezza nazionale americano ha detto
esplicitamente che userà questi dati non solo
contro il terrorismo, ma anche indagando su altri reati. Se un cittadino
europeo vorrà opporsi, afferma il Telegraph,
dovrà farlo in una corte americana, il che rende qualsiasi salvaguardia
della privacy di fatto inesistente. Shami Chakrabarti, direttore dell'organizzazione per i diritti
umani Liberty, si è detto «inorridito» dalla notizia: «È la
rinuncia ai diritti delle persone che viaggiano negli Usa». Dopo un lungo
braccio di ferro iniziato con le richieste Usa di informazioni sui passeggeri
(con la minaccia di mettere al bando dagli aeroporti americani le compagnie che
non li consegnassero), nello scorso ottobre l'Ue ha
accettato le richieste. Risultato: gli Usa hanno ora accesso a 34 tipi di
informazioni sui passeggeri in mano alle compagnie aeree. Molte sono normali,
ma alcune sono particolarmente sensibili; che tipo di pasti vengono
ordinati in base alla fede religiosa, o se un passeggero in passato non si
è presentato al volo dopo aver comprato il biglietto. Anche per le leggi
americane, chi vuole accesso a questi dati ha bisogno di norma del consenso di un magistrato, ma questo non varrà per i
passeggeri degli aerei europei.
01 gennaio 2007
Da Il Sole-24
Ore 1-1-2007
N.Co.
Capodanno storico per Bulgaria e Romania.
Questa notte i due Paese ex comunisti non hanno
festeggiato solo il Capodanno, ma anche l’ingresso a pieno titolo nell'Unione
europea che si allarga da
Il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso,
ha inviato un messaggio video alle due capitali: «Nel dare il benvenuto in
famiglia a due nuovi membri - sottolinea Barroso -
conoscendo le culture e le tradizioni posso dire che saremo più ricchi,
i nostri legami e la nostra economia si
rafforzerà». Complimenti sono giunti anche dal commissario Ue all'allargamento Olli Rehn: «Meritano i complimenti per le straordinare
riforme tese a rafforzare la democrazia - dice Rehn -
modernizzare i rispettivi Paesi, e rendere i loro sistemi giudiziari più
efficienti e indipendenti».
Le due new entry nell’Unione hanno un percorso ancora pieno di difficoltà,
sotto la stretta sorveglianza di Bruxelles sugli impegni assunti. L'Unione
imporrà, infatti, sanzioni se venissero meno
gli impegni sul fronte delle riforme degli apparati giudiziari, della gestione
dei fondi comunitari e della sicurezza alimentare. I due Paesi balcanici sono i più poveri dell'Unione europea, con
un prodotto interno lordo pro capite che non arriva a
un terzo della media europea. Un esempio: pochi minuti prima
del rintocco della mezzanotte la Bulgaria ha chiuso parte della sua unica
centrale nucleare in ottemperanza alle norme di sicurezza fissate dall'Ue, pur dovendo sacrificare esportazioni energetiche
redditizie.
Paesi in transizione, dunque, dove convivono due velocità. La Romania,
per esempio, da un lato corre verso l'Europa, la Nato,
l'occidente e i suoi beni di consumo, internet e il liberismo, mentre
dall'altro, ha la popolazione nelle campagne della Bucovina,
senza luce né acqua corrente, che si sposta con il carretto trainato dal
cavallo e che non ha una percezione dell'Europa. Qui un lavoratore mette in
tasca in media 250 euro al mese e dall'Europa si
aspetta soprattutto la fine della corruzione che incancrenisce la vita
economica del paese. Molti temono che l’adesione provochi una perdita del
potere d'acquisto, che già adesso ha subito, nella percezione dei
romeni, un'erosione notevole, a causa dell'aumento dei prezzi al consumo e
delle ristrutturazioni. A Bucarest, infatti, il costo della vita si sta
allineando su quello delle altre capitali dell'Europa centrale, sull'onda di
una crescita economica del 7% nel 2006 e dell'inevitabile inflazione che ne
consegue. Una crescita e un'inflazione alimentate da stipendi «rumeni» e prezzi
«europei».
Da Il Sole.it 30-12-2006
Dal dinaro jugoslavo al tallero e dal tallero
all’euro: è il percorso che la piccola Repubblica slovena è
riuscita a compiere in soli 15 anni, tagliando per prima tra i Paesi di nuova
adesione il traguardo dell’entrata nell’Eurozona. Le
autorità monetarie di Lubiana hanno preparato con largo anticipo
l’appuntamento: i prezzi sono espressi in talleri ed euro sin dal giugno scorso
e fine della doppia circolazione monetaria avverrà già il 15
gennaio. Una sorta di vero e proprio big-bang, se
paragonato ai tempi dell’introduzione dell’euro del
2002 nella maggior parte degli altri Paesi europei.
Le preoccupazioni degli sloveni, che non hanno fatto in tempo ad affezionarsi
veramente al tallero introdotto dopo la conquista dell’indipendenza nel 1991,
riguardano se mai un aumento ingiustificato dei prezzi. Le associazioni dei
consumatori hanno già denunciato nei mesi scorsi rincari a loro dire inacettabili, nel settore dei servizi privati (banche e
assicurazioni in prima fila) e anche di quelli pubblici accusando il Governo di
non essersi adeguato ai principi delle buone pratiche previste dagli accordi di
Maastricht. Lo stesso vale per la grande distribuzione che, in un Paese piccolo
come la Slovenia, di fatto ha il monopolio del settore commerciale. I grandi
gruppi avrebbero stretto accordi di cartello per applicare rincari
generalizzati ancora prima dell’entrata in vigore dell’euro che sarà
cambiato a 239,64 talleri (di fatto, la parità viene però
calcolata a 240 talleri).
Schengen
prossima tappa. Nonostante questi timori, i sondaggi indicano però
che la maggior parte degli sloveni vede con soddisfazione l’avvento della
moneta comune europea. L’allora presidente sloveno Milan
Kucan, sin dal giorno in cui venne
abbandonato lo strainflazionato dinaro jugoslavo,
indicò le tappe fondamentali che avrebbe dovuto raggiungere la Slovenia:
entrata nella Nato, adesione all’Unione europea, adozione dell’euro,
abbattimento dei confini. L’ingresso nell’Eurozona inciderà positivamente sull’economia slovena non
tanto in relazione alla stabilità monetaria (già il tallero era
considerato molto stabile), quanto per le prospettive di un’ulteriore
integrazione nel mercato europeo sia per il settore
industriale sia per quello del turismo.
A ricordare come solo 20 anni fa i confini tra Slovenia e Italia fossero
l’ultimo avamposto della Guerra fredda, oggi rimangono solo i controlli di
polizia. Spariranno anche loro, il 1° gennaio 2008, quando entreranno in vigore
gli accordi di Shengen e allora sarà
definitivamente concluso il percorso di transizione più rapido che uno
Stato ex socialista dell’Est europeo abbia compiuto in questi anni.
Dal dinaro jugoslavo al tallero e dal tallero
all’euro: è il percorso che la piccola Repubblica slovena è
riuscita a compiere in soli 15 anni, tagliando per prima tra i Paesi di nuova
adesione il traguardo dell’entrata nell’Eurozona. Le
autorità monetarie di Lubiana hanno preparato con largo anticipo
l’appuntamento: i prezzi sono espressi in talleri ed euro sin dal giugno scorso
e fine della doppia circolazione monetaria avverrà già il 15
gennaio. Una sorta di vero e proprio big-bang, se
paragonato ai tempi dell’introduzione dell’euro del
2002 nella maggior parte degli altri Paesi europei.
Le preoccupazioni degli sloveni, che non hanno fatto in tempo ad affezionarsi
veramente al tallero introdotto dopo la conquista dell’indipendenza nel 1991,
riguardano se mai un aumento ingiustificato dei prezzi. Le associazioni dei
consumatori hanno già denunciato nei mesi scorsi rincari a loro dire inacettabili, nel settore dei servizi privati (banche e
assicurazioni in prima fila) e anche di quelli pubblici accusando il Governo di
non essersi adeguato ai principi delle buone pratiche previste dagli accordi di
Maastricht. Lo stesso vale per la grande distribuzione che, in un Paese piccolo
come la Slovenia, di fatto ha il monopolio del settore commerciale. I grandi
gruppi avrebbero stretto accordi di cartello per applicare rincari
generalizzati ancora prima dell’entrata in vigore dell’euro che sarà
cambiato a 239,64 talleri (di fatto, la parità viene però
calcolata a 240 talleri).
Schengen
prossima tappa. Nonostante questi timori, i sondaggi indicano però
che la maggior parte degli sloveni vede con soddisfazione l’avvento della
moneta comune europea. L’allora presidente sloveno Milan
Kucan, sin dal giorno in cui venne
abbandonato lo strainflazionato dinaro jugoslavo,
indicò le tappe fondamentali che avrebbe dovuto raggiungere la Slovenia:
entrata nella Nato, adesione all’Unione europea, adozione dell’euro,
abbattimento dei confini. L’ingresso nell’Eurozona inciderà positivamente sull’economia slovena non
tanto in relazione alla stabilità monetaria (già il tallero era
considerato molto stabile), quanto per le prospettive di un’ulteriore
integrazione nel mercato europeo sia per il settore
industriale sia per quello del turismo.
A ricordare come solo 20 anni fa i confini tra Slovenia e Italia fossero
l’ultimo avamposto della Guerra fredda, oggi rimangono solo i controlli di
polizia. Spariranno anche loro, il 1° gennaio 2008, quando entreranno in vigore
gli accordi di Shengen e allora sarà
definitivamente concluso il percorso di transizione più rapido che uno
Stato ex socialista dell’Est europeo abbia compiuto in questi anni.