Piccola Rassegna 6-1-2007
(inserita il 7-1-2007)
Indice
Dal Corriere della
Sera 6-1-2007. Corrotti licenziati
subito pure se patteggiano
Da La Repubblica 6-1-2007 Ambiente,
allarme Ue sull'effetto serra: "Anche l'Italia a rischio
desertificazione"
Da La Repubblica 6-1-2007 Il
Vaticano elogia Gheddafi "Favorisce dialogo tra le fedi"
Da Il Sole 24 Ore
6-1-2006 Tfr statali, regole entro due
mesi di Giorgio Pogliotti
Oggi il dipendente perde il posto solo se
condannato ad almeno tre anni
Linea dura contro gli impiegati pubblici nel
disegno di legge del ministro Nicolais e approvato
dal governo
ROMA - Tempi più difficili per i
dipendenti pubblici che commettono reati. Il governo sceglie la linea dura
prevedendo il licenziamento in tronco per chi si macchierà di
corruzione, concussione e peculato anche in caso di patteggiamento. La
novità è contenuta nel disegno di legge del ministro per le
Riforme Luigi Nicolais e approvato dal
governo prima di Natale. Sono i reati che hanno caratterizzato la
stagione di Tangentopoli e che rendono intollerabile la prosecuzione del
rapporto di lavoro.
Secondo la normativa attuale, c'è il licenziamento, senza
l'apertura del procedimento disciplinare, se, con rito ordinario, il dipendente
viene condannato a una pena di almeno tre anni.
Diverse, invece, le conseguenze in caso di patteggiamento: sempre secondo la disciplina vigente, il dipendente che beneficia
dello sconto di un terzo della pena, ridotta quindi a due anni, non perde il
posto automaticamente. Il provvedimento Nicolais
equipara, pertanto, chi subisce la condanna piena a chi patteggia. La tesi
esposta nella relazione che illustra il disegno di legge è che il reato
in sè mina il carattere fiduciario del
rapporto tra il dipendente e l'amministrazione (che rappresenta il datore di
lavoro).
Il fatto che la pena possa essere decurtata per ragioni processuali «non
può attenuare l'impatto del reato sul rapporto di lavoro». L'obiettivo
è quello di evitare che procedure che puntano a semplificare ed
accelerare la definizione del giudizi penali «possano
determinare benefici indiretti sui rapporti di lavoro pregiudicandone l'azione
disciplinare». Che si dovrà aprire, comunque, per tutti gli altri reati
e le cui sanzioni saranno graduate a seconda della
gravità del fatto commesso: si va dalla multa fino al licenziamento
passando dalla sospensione dal lavoro per un certo periodo di tempo.
Il dirigente preposto all'apertura del procedimento disciplinare che
risulterà inadempiente sarà considerato responsabile per danno
all'immagine davanti alla Corte dei Conti. Non solo: il suo comportamento sarà
valutato anche sotto il profilo delle performance dirigenziali. Il
provvedimento obbliga, inoltre, gli uffici amministrativi a comunicare tra loro
lo stato dell'arte del procedimento penale. In particolare, oggi la Procura
della Repubblica competente comunica all'Amministrazione l'avvio dell'azione
penale senza dare notizia però dell'eventuale sentenza di condanna. Da
qui l'incertezza in cui versano le amministrazioni, costrette a dover
richiedere periodicamente gli aggiornamenti sull'esito del giudizio. La
cancelleria del tribunale dovrà quindi trasmettere l'estratto della
sentenza di condanna per consentire alle amministrazioni di
adottare i provvedimenti di propria competenza. Per le condanne ad una periodo di reclusione superiore ad un anno la relativa
sentenza dovrà essere trasmessa anche all'Ispettorato della Funzione
Pubblica, consentendo così al ministero di monitorare i comportamenti
delle amministrazioni.
06 gennaio 2007
Con i cambiamenti climatici sarà il Nord del Continente
la riviera più ambita
ROMA - Il riscaldamento globale potrebbe costare all' Europa migliaia di vite e miliardi di euro entro i
prossimi 70 anni. E' impietoso lo studio sulla situazione climatica e
ambientale elaborato dalla Commissione europea e pubblicato oggi dal Financial
Times. Tanto impietoso da lasciare pochi margini
al dubbio, tra cifre e prospetti che delineano un quadro da film del terrore.
Se non saranno presi provvedimenti sulle emissioni dannose, ammonisce infatti Bruxelles, l'effetto serra e il relativo
surriscaldamento del pianeta andranno avanti a passi veloci. E le prime
avvisaglie del clima bizzarro, d'altra parte, sono sotto gli occhi di tutti.
Le possibili conseguenze per l'Europa, secondo il rapporto, investono ogni
settore e andrebbero a colpire in particolare le aree meridionali del
continente, con l'Italia in prima fila. Mentre il Nord Europa avrebbe un clima
più mite e la possibilità di un' agricoltura
più generosa, altrove si avrebbero siccità, gran caldo,
inondazioni e colture depresse.
Sulla base dello studio ambientale, elaborato anche con sistemi satellitari, il
rapporto Ue evidenzia due possibili scenari di riferimento.
Il primo prevede un innalzamento della temperatura di 2,2 gradi; il secondo,
più tragico, prevede un innalzamento di 3 gradi. In entrambi i casi,
entro un decennio, circa 11.000 persone in più potrebbero morire ogni
anno a causa del caldo, mentre l'innalzamento del livello del mare causerebbe
danni per un valore di miliardi di euro. Successivamente, nel caso del primo
scenario (+2,2 gradi), quasi 29.000 persone in più potrebbero morire
ogni anno nel Sud Europa dal 2071.
Il quadro più grave riguarda proprio l' Italia
che, insieme alla Spagna, potrebbe essere destinata a soffrire maggiormente
questa situazione catastrofica a causa, si legge nel rapporto, di
"siccità, riduzione della fertilità del suolo, incendi e
altri fattori dovuti al cambiamento di clima". Ma lo studio non risparmia
flora e fauna: "piante e animali tipici di certe
aree geografiche moriranno o si sposteranno verso altre zone".
Il riscaldamento porterà ovviamente anche all' innalzamento
del livello del mare che, secondo lo studio della Commissione europea, potrebbe
crescere fino a un metro con costi ingenti per far fronte al fenomeno.
Già nel
Ma il riscaldamento globale non risparmierà, secondo lo studio, neppure
altri settori come la pesca. Dal rapporto emerge infatti
una tendenza alla migrazione degli stock di pesce verso le aree più a Nord. E c'è poi il problema delle inondazioni,
sempre più intense un pò in tutta
Europa. In proposito l' allarme riguarda soprattutto i
grandi bacini fluviali, come il Danubio che già negli ultimi anni ha
fatto sentire i suoi effetti interessando con gravi danni circa 240.000
persone.
E il turismo? Nota dolente ancora una volta per l'Italia e per gli altri Paesi
del Mediterraneo. Il rapporto Ue non fa mistero sulle
conseguenze drammatiche del cambiamento climatico. Sono circa 100 milioni le
persone che ogni anno trascorrono le vacanze nel Sud Europa, per un giro
d'affari di circa 130 miliardi di euro. Se non si porrà fine all' effetto serra, ammonisce lo studio, entro i prossimi 70
anni quel turismo mediterraneo non ci sarà più, per il Sud
sarà soltanto desertificazione e la nuova riviera europea si
sposterà inevitabilmente molto più a Nord.
Vegetazione già impazzita. Le temperature al di sopra della media
confondono la vegetazione con uno sfasamento stagionale, è quanto
afferma la Coldiretti, sono infatti
già comparse le fioriture primaverili di primule sugli Appenini, di mimose in Liguria e di mandorli nel centro
Sud. Il rischio, sempre secondo la Coldiretti,
è che la fioritura anticipata di mimose e altri fiori li renda
indisponibili per le ricorrenze tradizionali di San Valentino e della Festa
della donna.
I ghiacciai si ritirano. La glaciologa Augusta
Cerutti ha rivelato al Tg3 che negli ultimi anni i
ghiacciai del Monte Bianco si sono ritirati di circa
L'allarme dei Verdi. Il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio,
chiederà al seminario di Caserta la delega per definire una legislazione
sulla tutela del territorio e del mare. "Lo studio della Commissione
Europea conferma le nostre previsioni" afferma il ministro, "il
cambio climatico è una priorità italiana e mondiale". Il
deputato dei Verdi e sottosegretario all'economia, Paolo Cento, invita a
"non sottovalutare il rapporto elaborato dall'Unione Europea" e
sottolinea che "l'Italia è uno dei paesi europei più a
rischio per gli effetti del riscaldamento globale. E' necessaria, prosegue
Cento, una presa di coscienza e una forte iniziativa politica per ridurre le
emissioni inquinanti".
Turismo: "L'Italia resisterà". Per
Costanzo Jannotti Pecci,
presidente della Federturismo-Confindustria, il
turismo italiano saprà resistere perché "non è solo legato a
fattori climatici. Le nostre peculiarità, insiste Jannotti
Pecci, sono la storia, la cultura, le bellezze del
paese, l'arte e il cibo". Il turismo, che genera il 6 per cento del Pil italiano saprebbe dunque, secondo gli esercenti,
superare le difficoltà provocate dal peggioramento del clima ipotizzato
dalla Commissione ambientale di Bruxelles.
(6 gennaio 2007)
CITTA' DEL VATICANO - Elogi da parte del
Vaticano per Muammar Gheddafi.
Arrivati oggi dalla Radio Vaticana perché il colonnello libico ha promosso nei
giorni scorsi a Tripoli un'iniziativa di carattere interreligioso alla vigilia
della festa musulmana del Sacrificio, conosciuta come Eid
ul-Adha. "Alla serata - riferisce l'emittente
della Santa Sede - sono state invitate anche le comunità cristiane con i
loro pastori e il vescovo cattolico, mons. Giovanni Martinelli,
che ha ringraziato Gheddafi per aver concesso ai
cristiani che vivono in Libia di poter liberamente praticare il loro
credo".
Radio Vaticana rilancia anche le parole pronunciate nell'occasione dal
colonnello Gheddafi, che ha detto che "il
messaggio delle fede musulmana e della fede cristiana
deve impegnare le due comunità ad un vero dialogo che aiuti la
società di oggi a ritrovare il senso di Dio ed un orientamento per il
rispetto dei diritti dell'uomo". "Il colonnello Gheddafi
- continua Radio Vaticana - ha detto inoltre che l'uomo di oggi non sa vedere
Dio, non sa fare posto a Lui nella sua vita
perchè è ripieno di materialismo ed egoismo che non consentono di
contemplare il volto di Dio".
"Nell'incontro interreligioso di Tripoli, Gheddafi
- riferisce ancora Radio Vaticana - ha invitato l'Imam
e mons. Martinelli a formulare una preghiera comune.
Il presule, che ha recitato il Padre Nostro in arabo, ha affermato che la
preghiera ha sigillato una esperienza di
fraternità e di amicizia in una terra in cui cristiani e musulmani
lavorano insieme per il progresso del Paese con la forza delle fede che si
misura quotidianamente nella sfida dell'amore vicendevole".
"Ci è sembrato - questo il commento affidato da mons. Martinelli ai microfoni dell'emittente del Papa - che il
colonnello Gheddafi abbia voluto offrire alle comunità cristiana e musulmana di Tripoli la
possibilità di vivere un'esperienza di amicizia e convivialità
nel contesto delle celebrazioni del Sacrificio e del Natale mettendo in
evidenza la ricchezza del messaggio delle due fedi e la necessità del
rispetto vicendevole"
(6 gennaio 2007)
Anche per i pubblici dipendenti è
scattata l'ora della riforma della previdenza complementare. Il ministero del
Lavoro entro due mesi intende varare il decreto per estendere il campo
d'applicazione del Dlgs 252 del 2005 anche alla
platea di dipendenti pubblici che finora erano esclusi. Ma i nodi tecnici e
finanziari dell'operazione dovranno essere sciolti in un tavolo negoziale all'Aran con i sindacati e il ministero della Funzione
pubblica. Il fondo pensione Espero— l'unico finora decollato con 50mila
adesioni nella scuola — potrà così essere affiancato dai fondi
negoziali destinati ai lavoratori dei ministeri e degli enti pubblici non
economici, degli enti locali e della sanità.
Anche per quest'ultimo comparto, infatti, nonostante l'accordo istitutivo del
2004, ancora deve essere costituito il fondo.
Decreto in arrivo
È stato il ministro Cesare Damiano ad annunciare la prossima estensione
della previdenza complementare oltre che agli 11 milioni di lavoratori
dipendenti del settore privato anche alla platea dei 3,3 milioni di dipendenti del pubblico impiego (si veda «Il Sole—24 Ore» di ieri). Il
consulente previdenziale del ministro, Giovanni Pollastrini,
conferma che il decreto ministeriale correttivo verrà
emanato in tempi rapidi.
Ma per l'effettiva estensione della previdenza complementare vi sono ancora
importanti aspetti da risolvere,come
l'applicabilità del meccanismo del silenzio assenso e la
portabilità dei contributi versati al fondo in caso di trasferimento del
dipendente a un altro settore.Più in generale,
vanno risolte le questioni legate alle peculiarità del pubblico impiego
rispetto agli altri comparti. Tutti i pubblici dipendenti assunti prima del 1ڧennaio 2001 godono di un
diverso —e con un meccanismo di calcolo più favorevole — trattamento al
termine della loro vita lavorativa. Dovranno trasformare il trattamento di fine
servizio ( Tfs)o le indennità di buonuscita in
trattamento difine rapporto (Tfr)per
aderire ai fondi pensione. Ma le diversità non si fermano qui. «Nella
scuola — spiega Pollastrini — la quota di Tfr versata dal datore di lavoro viene
accantonata virtualmente e contabilizzata dal fondo in modo puramente virtuale.
Viene poi erogato al dipendente con una rivalutazione
calcolata sulla media di un paniere di fondi pensione». Tra i problemi da
affrontare c'è l'equiparazione tra questi fondi che gestiscono risorse
virtuali e quelli che stanno sul mercato e operano con risorse vere.
«È importante far decollare i fondi nel pubblico impiego — sottolinea il
coordinatore del Dipartimento settori pubblici della Cgil,
Michele Gentile — visto che i dipendenti hanno una media di 18 anni di servizio
con un regime pensionistico contributivo o misto, e hanno bisogno della
previdenza complementare per integrare la pensione.Ma
per trovare una soluzione ai numerosi problemi aperti è necessaria una
rapida convocazione all'Aran e poi un intervento del
Governo con il decreto, non il contrario».
La stima delle adesioni
Oltre il 53%dei lavoratori potrebbe scegliere di destinare il proprio Tfr maturando ai fondi pensione, anche se la stima del
Governo è più prudente e si attesta al 40%, tre volte l'attuale
adesione (13%). A fornire questa nuova stima è lavoce.info
— il sito degli economisti guidati da Tito Beri — in
un'analisi curata da Riccardo Cesari. Se la campagna informativa risultasse
particolarmente efficace, la quota di Tfr destinata
ai fondi pensione potrebbe aumentare a scapito del Tesoro.
Mobilità per gli statali
L'intervista di ieri del leader della Cgil, Guglielmo Epifani, a
Repubblica fa discutere: frenano gli altri sindacati e plaude Confindustria.
Nel considerare la riforma della pubblica amministrazione «il cuore dei
problemi», Epifani propone «incentivi per favorire la
mobilità, investimenti in formazione e la fine della precarietà».
Cauto il segretario generale aggiunto della Cisl,
Pier Paolo Beretta: «Bisogna prima sapere quale
sarà l'agenda complessiva delle riforme. È sbagliato cominciare un
gioco al rimpiattino su quali siano le
priorità. Se cominciamo a rincorrerle, potremmo alla fine non essere noi
a deciderle». Secondo Paolo Pirani,segretario
confederale della Uil, non ci si può limitare
a uno «scambio tra stabilizzazione dei precari e mobilità dei pubblici
dipendenti», ma la questione va affrontata in modo più ampio, puntando
all'«efficienza»e alla «valorizzazione del merito». Per Renata Polverini, segretario generale dell'Ugl,
«un tema delicato come la mobilità territoriale degli statali non
può essere isolato». Plaude, invece, il direttore di Confindustria, Maurizio
Beretta, che giudica la disponibilità della Cgil «un piccolo, peraltro importante, tassello di un
problema più generale».