PICCOLA RASSEGNA 5-1-2007

 


 

INDICE

Da La Repubblica 5-1-2007 - Usa, la condanna di Ashley: essere bambina per sempre  di Vittorio Zucconi 1

Da La Repubblica 5-1-2007 - Ospedali senza igiene, si muore. 7000 vittime l'anno per infezioni di ELENA DUSI 3

Da Il Sole 24 Ore 4-1-2007 - Alta definizione video a rischio: un hacker viola gli Hd Dvd di Gianni Rusconi 5

MEMO: Da Il Sole 24 Ore 14-9-2006 - I dischi blindati e i diritti dei consumatori di Mario Cianflone. 6

Dal Corriere della sera (4-12-2007) - L'elisir di lunga vita? Studiare a lungo. 7

Da L’Unità  4-1-2007 - Francia: entro il 2012 mai più senzatetto. Una legge per dare casa a tutti 8

 


 

Da La Repubblica 5-1-2007 - Usa, la condanna di Ashley: essere bambina per sempre  di Vittorio Zucconi

La bimba è malata al cervello e i medici, d'accordo coi genitori, ne fermano la crescita
Ma
negli Stati Uniti è polemica. La madre e il padre rispondono alle critiche su un blog

 

 

WASHINGTON - Il Limbo esiste e ora conosciamo chi lo abita. È il luogo triste e immobile nel quale vive "l'angelo del cuscino", Ashley, una bambina sospesa per il resto della sua vita tra l'infanzia e la pubertà, per scelta di genitori e medici che hanno deciso di congelare per sempre il suo orologio biologico all'età di sei anni.
Non importa quanto a lungo lei potrà vivere. Anche se morisse fra 90 anni, Ashley morirebbe come una vecchia di sei anni. Eppure è una bellissima bambina, perfettamente sviluppata per i suoi anni, che anagraficamente sono nove, a un metro e trenta di altezza e 35 chili di peso, con occhi sereni e intelligenti che nascondono un cervello inspiegabilmente ma irreversibilmente leso e un corpo che comincia a mostrare i segni di quello sviluppo che i suoi hanno deciso di troncare. Poco dopo la nascita, del tutto normale, Ashley fu diagnosticata con una grave lesione cerebrale che ne avrebbe impedito lo sviluppo psicologico, chiamata "encefalite statica". Per nove anni, mentre il suo corpo cresceva normalmente, il suo cervello restava quello di una neonata.
Dovunque la posino, sul letto, sui divani, sui cuscini, sta, giace e sorride, incapace di fare altro. Il padre e a madre l'hanno soprannominata "the Pillow Angel", l'angelo del cuscino.
Fu quando si manifestarono i segni della pubertà imminente, che i genitori, in accordo con medici nello stato di Washington dove Ashley "X" esiste, fecero una scelta di infinita pietà o di incomprensibile crudeltà. Decisero di bloccare il progresso fisico della loro figlia con interventi chirurgici e con terapie di estrogeni perché non si sviluppasse oltre l'età fisica che aveva raggiunto e perché rimanesse per sempre bambina nel corpo, oltre che nella mente. All'Ospedale dei Bambini di Seattle, la principale città dello stato di Washington sul Pacifico, i medici le asportarono gli organi genitali, le bloccarono le sviluppo del seno, la imbottirono di ormoni. E ne hanno riportato indietro l'orologio biologico fissandolo per sempre all'età di sei anni. Secondo l'anagrafe, ha compiuto nove anni. Secondo il suo corpo, ne ha sei.
La spiegazione che i genitori, due professionisti istruiti, offrono nel sito Internet che segue e racconta l'esistenza della loro figlia intrappolata nel Limbo dell'infanzia eterna, è che la condanna di Ashley alla sospensione dello sviluppo è un atto di amore e di pietà. Se lei si fosse sviluppata, se fosse diventata una donna adulta di un metro e 65 di altezza e di peso corporeo corrispondente, come era stato pronosticato, prendersi cura di lei sarebbe stato un calvario. Il suo corpo appesantito e adulto, ma perennemente costretto su un letto, avrebbe subito piaghe e abrasioni.
Invecchiando, perché sarebbe invecchiata avendo una attesa di vita uguale a ogni altra donna, l'assistenza si sarebbe fatta sempre più difficile, nell'incubo di tutti i genitori di figli disabili al pensiero di quando loro non ci saranno più. Sono stati loro a convincere i medici del "Childrens' Hospital" che mantenerla bambina, dunque piccola, leggera, libera dalla condizione e dai problemi di una donna adulta, sarebbe stata la scelta più affettuosa e pratica. Una bambina rinchiusa in un corpo attraente di donna, incapace di muoversi da letto, di difendersi e di reagire in un istituto o in una corsia, era uno degli incubi della madre.
Le tecniche e le procedure seguite per rinchiudere Ashley nel limbo della sua infanzia sono state pubblicate sull'ultimo numero degli "Archivi di pediatria e di medicina adolescenziale" americani, firmati dai due medici curanti, se curare è la parola giusta, i dottori Daniel Gunther e Douglas Diekema e le reazioni sono state violente. Il sito internet di Ashley, dal quale lei sorride abbracciata a un animale di pelouche, è stato inondato di lettere di insulti e di accuse di "eugenetica", di pratiche per sterilizzare i "deficienti e gli idioti", secondo le leggi naziste e difendere così la razza dai "difettosi".
Altri pediatri, medici e chirurghi hanno chiarito che loro mai, in nessun caso si presterebbero a quello che in sostanza è un esperimento su una cavia umana, condotto a tentoni senza precedenti, senza protocolli e senza alcuna garanzia che il "congelamento" dello sviluppo realmente protegga la vittima da complicanze future.
"Se davvero vogliamo risparmiare alle famiglie di persone come Ashley decisioni così atroci ed evitare trattamenti così sconvolgenti", ha scritto uno specialista dell'Università di Miami, il dottor Bosco, "dobbiamo affrontare il problema come società nel suo insieme e garantire a padri e madri disperati che le loro creature saranno accudite e rispettate per il resto della loro vita. E' troppo comodo, e troppo vile, accusarli di pratiche eugenetiche e di avere creato una piccola Frankenstein perché soltanto loro vivono la realtà quotidiana di una figlia come Ashley".
"Siamo la solita cultura della scappatoia facile e comoda, della convenience, della comodità", hanno tuonato i moralisti ai quali ha tentato, con una lunga lettera - confessione anonima - perché il nome della famiglia resta coperto dalla privacy anche nella letteratura medica - il padre: "Qualcuno ci rimprovera di avere violato la volontà di Dio, ma io penso che il Dio nel quale credo voglia da noi che facciamo tutto quanto umanamente possibile per limitare le sofferenze di Ashley come avviene ogni giorno negli ospedali per altri pazienti e malati, salvati e curati senza che si invochi la volontà di Dio. Lasciarla diventare una donna adulta non avrebbe fatto null'altro che esporla a dolori e indegnità senza scopo. E' questo che Dio avrebbe voluto da noi, che siamo i suoi genitori?". La risposta non è pervenuta.
(5 gennaio 2007)

 


 

 

Da La Repubblica 5-1-2007 Ospedali senza igiene, si muore. 7000 vittime l'anno per infezioni di ELENA DUSI

 

Mancato rispetto delle regole. Sotto accusa medici e infermieri
I casi sarebbero evitabili con semplici gesti. In 20 anni nulla è cambiato

I dati di uno studio nazionale dell'istituto Spallanzani. E 7 su 10 si ammalano in corsia

ROMA - Le infezioni ospedaliere in Italia provocano ogni anno tra i 4.500 e i 7mila decessi: un numero di vittime perfino superiore a quello degli incidenti stradali. E le ultime analisi del comportamento di medici e infermieri - tra le altre, quella pubblicata sull'International journal of infectious diseases nel 2005 - rivelano che solo 4 su 10 si lavano correttamente le mani prima di visitare o intervenire su un paziente. "Può sembrare incredibile, eppure è così", ammette Antonio Cassone, direttore del dipartimento di malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità. "In medicina oggi sappiamo eseguire interventi incredibilmente complessi, usiamo tecnologie inimmaginabili. Eppure non riusciamo a lavarci le mani come si deve". E anche le più elementari regole igieniche spesso non vengono rispettate, come dimostra la serie di foto scattate da Repubblica attorno agli ospedali di 4 grandi città.

Una circolare del ministero della Sanità nel 1985 raccomandava l'istituzione di un Comitato di lotta contro le infezioni in ogni ospedale. Eppure nel 2002 una struttura su 10 ne era ancora sprovvista, rivela lo studio Inf Nos 2 dell'Istituto per le malattie infettive Spallanzani di Roma. "Applicando le normali procedure d'igiene riusciremmo a ridurre di un terzo le infezioni" rivela il direttore scientifico Giuseppe Ippolito. Lavarsi le mani, ma anche indossare guanti, pulire bene la pelle dei pazienti prima di inserire dei cateteri venosi o urinari e ridurre al massimo il loro tempo di applicazione. Gli anglosassoni, che hanno l'abitudine di visitare in giacca e senza camice, puntano il dito anche contro la cravatta, crogiolo di microbi. Queste normali raccomandazioni possono salvare la vita a 2mila pazienti l'anno.


Uno studio del New England Journal of Medicine appena uscito ha rivelato che un rigoroso lavaggio delle mani, l'uso di maschere e guanti in alcuni reparti di rianimazione del Michigan è bastato a ridurre il tasso di infezioni del 66% in 18 mesi.

Nella lista nera dei portatori di microbi, i medici surclassano gli infermieri. Secondo i dati raccolti nel 2005 dal Centro gestione del rischio clinico della Regione Toscana, il 79% dei medici non eseguiva correttamente le procedure di pulizia delle mani prima di visitare un paziente, contro il 68% degli infermieri e il 50% dei giovani dottori in formazione. "Oggi non c'è grande differenza da quello che succedeva a metà dell'800 - spiega Ippolito - quando il medico Semmelweiss scoprì che erano proprio i suoi colleghi a diffondere la febbre puerperale non lavandosi le mani. La situazione rimane grave ancor oggi e da alcune rilevazioni sembra che ad applicare le regole dell'igiene meno di tutti siano proprio i medici".

Ad aggravare l'impatto delle infezioni ospedaliere c'è il fenomeno della farmaco-resistenza. Per combattere i batteri si utilizzano antibiotici. E a poco a poco in un ambiente così ristretto come il reparto la selezione darwiniana fa sviluppare i ceppi di microbi più robusti.

"Cancellare gli agenti patogeni dagli ospedali non è realistico - precisa Cassone - ma trovare armi più efficienti per combatterli non sarebbe difficile. I mezzi esistono. Il problema è che non sono ancora diffusi in tutte le strutture sanitarie. Un laboratorio d'analisi ben organizzato, per esempio, è in grado d'individuare in poche ore il microrganismo responsabile di un'infezione, suggerendo al medico la terapia più efficace. Contro i batteri molto virulenti, sono poi allo studio dei vaccini preventivi". Un terzo delle infezioni ospedaliere è facilmente evitabile; eppure dal 1983 a oggi il tasso dei pazienti colpiti è rimasto stabile: era il 6,8% allora ed è il 6,7% oggi.

(5 gennaio 2007)

 


Da Il Sole 24 Ore 4-1-2007 - Alta definizione video a rischio: un hacker viola gli Hd Dvd di Gianni Rusconi

 

La notizia è rimbalzata fra i blog e i post della Rete e poi ripresa dalle principali agenzie di stampa internazionali, la settimana scorsa. Il fatto di essere in pieno periodo vacanziero non ha però impedito che la stessa notizia avesse grande risalto negli ambienti legati alle tecnologie video di nuova generazione. Un hacker, tale Muslix64, ha pubblicato sul Web un filmato con i dettagli tecnici utili a “craccare i Dvd ad alta definizione, sbloccando il codice criptato Aacs (Advanced Access Content System) che previene la possibilità di fare copie illegali dei dischi ottici Blu-ray e Hd Dvd. Detto che i primi film oggetto di violazione sono stati Full Metal Racket (Warner Bros) e Van Helsing (Universal Studios) l’azione dell’hacker pone subito una domanda di assoluta rilevanza: il sistema di protezione e di controllo dei contenuti digitali messo a punto dai colossi dell’hi-tech (Intel, Microsoft, Toshiba e Sony fra queste) e dalle major (Walt Disney) per contrastare la pirateria è quindi vulnerabile? Se il codice criptato fosse stato effettivamente “bypassato” significherebbe che i Dvd ad alta definizione potrebbero essere copiati usando la chiave di Muslix64, con tutte le conseguenze del caso per l’industria cinematografica, i cerca di nuovi orizzonti per rimpolpare le vendite (a crescita piatta) dei Dvd tradizionali. Le prime reazioni dell’Aacs sono state all’insegna del cauto ottimismo ma l’idea che qualcuno abbia predisposto un programma di decodifica in Java (BackupHDDVD, di cui è disponibile il codice sorgente) capace di copiare un film in formato Hd Dvd non deve certo far dormire sonni tranquilli agli illustri esponenti della Aacs Licensing Authority.
Come documentato dal sito punto-informatico, BackupHDDVD sembra utilizzare una metodologia simile a quella di DeCSS, il tool con cui il celebre hacker Jon Lech Johansen riuscì nel 1999 a forzare le protezioni dei Dvd-Video, e avrebbe il proprio punto di forza, a detta dello stesso Muslix64, nella capacità di trovare le chiavi di decodifica, le cosiddette “title key”. L’hacker ha quindi fatto esplicito riferimento al fatto che una cattiva implementazione di Aacs sia la fonte prima di possibili “violazioni”, confermando di fatto come l’anello debole della catena sia costituito dai player video, che per riprodurre i film protetti devono necessariamente gestire e decodificare le relative chiavi crittografiche. La disquisizione a livello tecnico sulla reale “forza d’urto” di BackupHDDVD, anche per quanto riguarda la possibilità di evitare il meccanismo che in Aacs consente di revocare e rendere inutilizzabili le chiavi trafugate o non più valide, è ovviamente aperta. Troppo presto, dicono gli esperti in materia, per considerarlo un nuovo DeCSS, anche in relazione alle evoluzioni in corso della tecnologia Aacs; e non è chiaro se il programma ideato da Muslix64 sia applicabile a tutti i film Hd Dvd e anche ai titoli in formato Blu-ray, che dispone di un ulteriore strato di sicurezza. Ma intanto una piccola falla sembra essersi aperta nella tanto agognata tecnologia video ad alta definizione.

 

MEMO: Da Il Sole 24 Ore 14-9-2006    I dischi blindati e i diritti dei consumatori di Mario Cianflone


Se li conosci li eviti e li lasci sullo scaffale. Sono i Dvd prodotti da Sony con i quali la multinazionale conferma la sua vocazione a ostacolare i diritti dei consumatori. Proprio lei, che dopo l'introduzione del Betamax fronteggiò e vinse una causa intentata dalla potente lobby della Riaa dalla quale scaturì il principio del giusto uso e della possibilità di copia privata. Diritto che ora viene duramente messo a repentaglio dal sistema anticopia Arccos con il quale Sony blinda i suoi dvd e anche quelli di altre major del cinema. Si dirà che in questo modo si lotta contro la pirateria, ma in realtà i pirati quelli veri, quelli che producono cd e dvd contraffati da vendere nelle bancarelle, hanno ben altri mezzi. Sistemi anticopia di questo genere complicano però la vita all'utente che legittimamente vuole fare un back-up del prezioso Dvd. Facoltà, questa, prevista dal compenso (leggasi gabella) di copia privata per il quale l'utente paga alla Siae, e dunque ad autori e produttori, una valanga di quattrini su ogni tipo di supporto e strumento di registrazione in cambio della possibilità di replicare, per uso personale, Cd/Dvd. E poco importa se masterizzatori, memory card e dischi ottici siano usati per le foto o le riprese video in spiaggia oppure per le fatture del commercialista: la Siae chiede - e ottiene - la "sua" parte. E da tempo ci si chiede chi sia effettivamente il pirata in tutto questo. Il consumatore, buono buono, paga, e pure tanto, del resto non può opporsi, ma il suo diritto viene regolarmente calpestato perché di fatto gli viene impedito l'esercizio della copia privata per il quale gli sono stati prelevati soldi. E in tutto questo Sony, che già aveva fatto figure più che barbine con i Cd taroccati da sistema Key2Audio e più recentemente con uno strumento che apriva in Windows una falla ai virus, torna alla carica con Arccoss e impedisce ai consumatori di copiare un dvd anche per back-up personale. Nulla di male in fondo, ma a questo punto perché bisogna pagare il compenso di copia privata, che diventa un balzello ancora più odioso che si accanisce contro i soggetti più deboli, i consumatori, per compensare altri dai danni prodotti da organizzazioni criminali. Si salvano - meno male - solo le imprese alle quali è data la possibilità di chiedere un rimborso. Il modulo si trova online, sul sito di Siae, è un po' noioso da compilare, ma in questo modo almeno le aziende possono chiedere indietro i soldi indebitamente pagati se i supporti sono usati per scopi relativi archiviazione di dati e documenti propri dell'impresa. Chissà quando sarà data una simile possibilità a tutti quelli che usano una scheda per memorizzare le foto del proprio bambino e non per depredare le casse dei detentori di diritto d'autore, casse ora più gonfie grazie anche ai proventi delle suonerie, i costosi gadget dell'era dei contenuti mobili.

 


 

Dal Corriere della sera (4-12-2007) L'elisir di lunga vita? Studiare a lungo

Anche la coesione sociale gioca un ruolo decisivo

Lo dicono economisti sanitari citati dal New York Times. Una buona educazione insegna a «lavorare» per il proprio futuro    

 

 

NEW YORK - Volete vivere a lungo? Studiate a lungo.
Pare infatti che la durata degli studi sia in assoluto il fattore che favorisce di più la longevità. Lo dice un articolo apparso sul New York

 Times

che riporta questa tesi, sostenuta da economisti sanitari, spiegando quali sono gli studi più significativi che la corroborano.
A cominciare da uno condotto da una studentessa della Columbia University, di New York, che ha confrontato la durata della vita della popolazione in diversi Stati Usa cento anni prima, scoprendo che era maggiore in quelli in cui la durata della scuola dell'obbligo era più lunga. Insomma: chi aveva passato più tempo sui banchi di scuola ne aveva trascorsi in seguito di più su questa terra.
Ovviamente non si tratta di una ricerca robusta al punto da escludere che possano essere ben altri i fattori capaci di incidere sulla durata della vita. Altre ricerche, condotte in Svezia, Danimarca, Inghilterra e Galles vanno però nella stessa direzione, indicando che una più lunga scolarità si accompagna, perlomeno, a una migliore salute.

IL DENARO COMPRA LA SALUTE? - Ma gli scettici osservano che sembra molto più logica e sostenibile un'altra relazione, cioè quella tra denaro e salute.
L'equazione è elementare: ricchezza significa possibilità di studiare a lungo, ma anche accesso alle cure migliori, all'alimentazione più adeguata, a uno stile di vita che comporta meno rischi eccetera.
Quindi soldi uguale studi protratti e vita lunga, quindi, lunga: senza i primi, la seconda e la terza non andrebbero necessariamente a braccetto.
Non fa una piega. Ma l'articolo del New York Times invita a riflettere su altri dati. Che dicono come questa tesi stia bene in piedi in un sistema come quello americano, improntato a una sanità privata, dove il denaro «compra» la salute. Ma se fosse vero che questo è il fondamento della longevità ci dovrebbero essere messi di dati coerenti provenienti anche da Paesi con sistemi diversi, come per esempio la Gran Bretagna e la Svezia, con una lunga tradizione di welfare state. E pare che invece così non sia. Come del resto mancano dati che confermino benefici in termini di longevità in corrispondenza di fenomeni economici come rialzi di borsa generalizzati o simili. Anzi, pare che complessivamente, si possa pensare che se è vero che, perlomeno negli Stati Uniti, sia vero che i soldi possono comprare la salute, in termini generali sia altrettanto vero il contrario, e cioè che non di rado sia la salute a comprare i soldi, perchè chi è malato, anche quando assisttito gratuitamente, non riesce a svolgere i lavori più remunerativi. Relazione non del tutto convincente quindi quella tra denaro e longevità.

RELAZIONI SOCIALI - Casoamai un ben più «temibile» concorrente della scuola in questo campo è rappresentato dalla ricchezza della rete di relazioni sociali. A indicarlo sono studi su popolazioni residenti in america ma che hanno conservato i forti legami famialiri e sociali tipici nelle loro terre d'origine, come cinesi o italiani. O, ancora, indagini condotte sugli adepti a chiese come quella degli Avventisti del Settimo Giorno, la cui soprendente longevità sembra influenzata dalla dieta strettamente vegetariana, ma anche (o soprattutto) dai fortissimi legami che si instaurano tra i suoi aderenti.

GUARDARE AL FUTURO - Il «voto» più alto degli esperti di economia sanitaria, secondo quanto riportato dal quotidiano Usa, andrebbe comunque alla scuola. Il motivo? Non è ben chiaro. Il merito è attribuito soprattutto al fatto che la scolarità, e quindi la cultura, provocherebbe lo scarto maggiore tra il vivere «alla giornata» e il saper «guardare avanti», diventando capaci di «lavorare per il futuro» e quindi di modificare con la forza della ragione e della volontà comportamenti a rischio, come per esempio il fumo, che è sicuramente un fattore che incide molto sulla mortalità.
Ma attenzione: la differenza non sarebbe tanto nel fatto di aver appreso a scuola il concetto di rischio legato al fumo, che in realtà è alla portata di chiunque, quanto quello di aver capito che vale la pena dominarsi e rinunciare a qualcosa, magari giudicato piacevole, come una sigaretta per chi fuma, in vista di un utile maggiore in termini di salute e quindi di anni di vita. E i geni? la longevità non sarà ereditaria? Il New York Times taglia corto: le ricerche dicono che conta molto di più la prevenzione, con alimentazione sana, rinuncia al fumo, esercizio fisico e buone cure che non l'ereditarietà.

04 gennaio 2007

 

Da L’Unità  4-1-2007 Francia: entro il 2012 mai più senzatetto. Una legge per dare casa a tutti

Una legge per garantire un alloggio a tutti, a partire dal 2012. Questa la promessa del governo francese guidato da Dominique de Villepin alla vigilia delle elezioni presidenziali di aprile-maggio 2007, che riprende l´auspicio fatto sabato scorso in diretta televisiva dall´attuale presidente Jacques Chirac, ma che risponde soprattutto alle centinaia di azioni promosse negli ultimi mesi dalle associazioni per i senza tetto. Il progetto di legge, che sarà presentato al Parlamento il prossimo 17 gennaio, renderà il diritto all´alloggio quello che la legislazione francese chiama un «diritto opponibile», suscettibile cioè di dare luogo a un ricorso davanti a un tribunale nel caso non venga tutelato. Diritti «opponibili» in questo senso sono oggi, in Francia, soltanto il diritto all´istruzione e quello alla prestazione di cure mediche. De Villepin ha annunciato che la legge garantirà il diritto all´alloggio, a partire dal 2008, ai cosiddetti «senza fissa dimora» (SDF), definiti come «le persone nelle situazioni più difficili», ma lo estenderà all´insieme dei «male alloggiati» a partire dal 2012. La nuova legge «farà della Francia uno dei paesi più avanzati in materia di diritti sociali», ha assicurato de Villepin, deplorando «la realtà inaccettabile» in cui vivono quotidianamente i senza tetto. In effetti, nell´Europa di oggi, solo la Scozia può vantare una simile legislazione, con «Homeless Act» adottato nel 2003.

Secondo i dati forniti dall´associazione ATD Quart Monde, in Francia circa un milione di persone non possiedono un alloggio permanente e circa 100 mila vivono nella strada. Per sensibilizzare l´opinione pubblica e le istituzioni su questo problema, le associazioni a favore dei diritti dei senza tetto hanno intrapreso dall´inizio dell´inverno numerose iniziative, tra cui la più famosa è stata sicuramente quella degli Enfants de Don Quichotte, che hanno posizionato in una delle zone più alla moda di Parigi, sulle rive del canale di Saint Martin, così come in altre città francesi, come Lione, Lilles, Tolosa, Rennes e Orléans, centinaia di tende rosse, nelle quali i «ben alloggiati» disposti ad affrontare il freddo sono invitati a unirsi ai senza tetto in segno di solidarietà. Queste stesse associazioni hanno accolto favorevolmente, ma con prudenza, l´annuncio di Chirac: «È positivo, c´è stata una lotta di sei anni affinché il presidente integrasse questo diritto con una legge da sottoporre al Parlamento», ha sottolineato Patrick Doutreligne, delegato generale della Fondazione Abbé Pierre, una delle più famose associazioni di solidarietà sociale che operano in Francia. Ma ha aggiunto: «non si deve trattare soltanto di uno slogan ma di una realtà: se il diritto all´alloggio servirà soltanto a creare una lista d´attesa, sarà insufficiente, nell´assenza di misure coercitive per la produzione di alloggi a prezzi accessibili». Dal lato dell´opposizione socialista, un portavoce della candidata alle presidenziali Ségolène Royal ha messo in guardia contro i «grandi proclami» e ha sottolineato la necessità di «misure aggiuntive per la costruzione su vasta scala di alloggi sociali».

Pubblicato il: 03.01.07
Modificato il: 04.01.07 alle ore 13.24