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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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I vescovi spagnoli: no a Zapatero. La Chiesa si prepara alle elezioni ( da "EUROPA.it" del 03-02-2008)

Abstract: stati laici rispettano le autorità religiose quanto la Spagna. Perché la Chiesa non ricambia, ma continua invece ad attaccare il sistema politico?". Il Partito socialista spagnolo ha reagito alla nota episcopale ricordando che anche i governi di destra hanno negoziato con l'Eta, ma El Mundo sostiene che "quello che ha fatto il governo Zapatero in questa legislatura non ha paragoni.

Il caso Mancuso, una s da all'immobilismo teologico Agenda ( da "EUROPA.it" del 03-02-2008)

Abstract: dottrina cattolica, che su alcune vi sia sempre stato dissenso teologico, che su altre non ci sia un pronunciamento chiaro. Ciò che conta è che la teologia resti immobile. E che i credenti obbediscano. Oggi che a tutelare questa immobilità e obbedienza si levano molte voci di atei devoti, il compito di un cristiano potrebbe ben essere quello di rimetterla finalmente in movimento,

"Se si va a votare il caso Malpensa si aggraverà" ( da "Stampa, La" del 03-02-2008)

Abstract: ex leader della Cisl immagina una "Cosa nuova", composta da "cattolici riformisti, popolari e laici umanisti, che sappia riproporre il ruolo che seppe svolgere Ugo La Malfa, di equilibrio fra Dc e Pci". Pezzotta chiede di tornare alla "politica delle proposte serie, dove non ci sia spazio per i furbetti ma solo per le persone oneste".

"ma nessuno può aggirare la volontà della donna" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

Abstract: inasprirà lo scontro tra laici e cattolici, se comincia la campagna elettorale? "Mi auguro proprio di no, significherebbe strumentalizzare la sofferenza e i sentimenti. Stop agli usi ideologici di questi temi. Parliamo della prevenzione, della dignità femminile, del fatto che nessuna donna dovrebbe essere messa nelle condizioni di abortire.

Sarei revisionista io che sono stato gappista? ( da "Unita, L'" del 03-02-2008)

Abstract: È stato il frutto di un lavoro intenso, durato due mesi, che ha visto impegnati personalità provenienti da culture e sensibilità diverse, laici e cattolici, che hanno trovato un accordo su temi di fondo. Su questioni difficili come quelle etiche, dello Stato laico, della famiglia.

Battetevi bene e buona fortuna - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

Abstract: Sono anche convinto che i cattolici debbano sentirsi a casa loro nella democrazia italiana a condizione che i laici non ne divengano estranei e marginali. La democrazia senza i cattolici sarebbe impensabile in un Paese come il nostro, ma senza i laici cesserebbe di esistere se è vero che laicità e democrazia sono sinonimi.

Dei diritti e dei malati ( da "Unita, L'" del 03-02-2008)

Abstract: nel caso della battaglia e della morte di Piergiorgio Welby è memoria problematica e dolorosa per larga parte dell'opinione pubblica (cattolici inclusi). Tuttavia, proprio come i cattolici intendono convocare i laici a discutere di politiche sulla maternità, noi vorremmo convocare loro per ragionare delle libertà della persona; e, in questo caso, dei diritti di libertà del malato.

"prefetto, torino non è solo tossic park" - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

Abstract: luoghi di accoglienza cattolici. Nella struttura di via Chiala lavoreranno solo aiutate dal volontariato di un gruppo di laici che hanno messo a disposizione le loro conoscenze professionali e una parte del loro tempo libero. La struttura è stata realizzata a tempo di record e il 24 gennaio scorso si è svolta la grande festa conclusiva con gli operai che hanno costruito la casa.

Romano al Galliera, segnale di legalità per tutti ( da "Secolo XIX, Il" del 03-02-2008)

Abstract: Della sua fermezza e della sua capacità diplomatica hanno bisogno le sfide dell'ospedale del futuro. Non solo legali, ma anche etiche. Come il ruolo di un ospedale che è"pubblico" e "cattolico" al tempo stesso, con tutto quel che può portare con sé l'attuale scontro laici-cattolici che dilaga nel Paese. 03/02/2008.

La memoria dimenticata e ripescata - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

Abstract: Voleva dire che sui valori laici che furono anche quelli della Resistenza, i valori del rispetto della legge, dell'onestà nel pubblico servizio, della lotta alle organizzazioni criminali non si poteva transigere, voleva dire con grande preveggenza che se non si resiste su questi valori si va inevitabilmente alla diffusione della Mafia,

Dal nostro corrispondenteMADRID - Perplessità e sorpresa sono state ( da "Messaggero, Il" del 03-02-2008)

Abstract: I documenti e le prese di posizione dei vescovi, che la gerarchia ecclesiastica considera pastorale e non politica, sono viste come ingerenze e attacchi allo stato laico. Alcuni settori del governo e del partito socialista cominciano a parlare di revisione degli accordi con la Santa Sede e dei finanziamenti alla Chiesa cattolica.

<Rianimare i feti> La battaglia dei primari di Roma ( da "Corriere della Sera" del 03-02-2008)

Abstract: firmato da neonatologi e ginecologi delle Università romane (laiche e cattoliche): "Un neonato vitale, in estrema prematurità va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio ed assistito adeguatamente", quindi rianimato anche nel caso in cui doveva essere abortito. E polemica. APAGINA 16 De Bac e Jacomella.

Le classi dirigenti italiane (dal Pd, a Casini, alla Chiesa alla Cisl) si preparano (o sono conquistate) dalla Restaurazione. Obiettivo: radere al suolo la parte migliore della sto ( da "Liberazione" del 03-02-2008)

Abstract: e non come la continuazione fredda di ciò che sono stati la Dc e il Pci, aveva perciò "dimenticato", nientemeno, ogni riferimento alla Resistenza e all'antifascismo - non però si tratta di una smemoratezza, ma di una scelta, forse, chissà, di una concessione alle componenti cattoliche, moderate, ipernuoviste della nuova formazione politica.

Rina Gagliardi ( da "Liberazione" del 03-02-2008)

Abstract: e non come la continuazione fredda di ciò che sono stati la Dc e il Pci, aveva perciò "dimenticato", nientemeno, ogni riferimento alla Resistenza e all'antifascismo - non però si tratta di una smemoratezza, ma di una scelta, forse, chissà, di una concessione alle componenti cattoliche, moderate, ipernuoviste della nuova formazione politica.

Fulvio Fania ( da "Liberazione" del 03-02-2008)

Abstract: In apertura il cardinale Bagnasco aveva elogiato i laici alleati contro l'aborto. Nel frattempo su La stampa l'arcivescovo di Pisa Alessandro Plotti, già vicepresidente Cei, ha criticato severamente certe alleanze. "C'è il grosso pericolo - ha detto - che la Chiesa si faccia dettare l'agenda dai teocon e che la fede diventi instrumentum regni".

Bertinotti: io, Dio, il socialismo ( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

Abstract: Stati generali del volontariato ecclesiale. E, come borbotta l'anima più laica di Rifondazione, tra riunioni dei movimenti cattolici e incontri riservati con prelati, ha trasformato la Camera in una sorta di succursale del Vaticano. In un anno e mezzo sono state decine le associazioni bianche che hanno bussato alla sua porta quale patrono laico delle loro battaglie pacifiste e terzomondiste.

Lo sconforto dei cattolici "C'è chi rinuncia al figlio per un labbro leporino" ( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

Abstract: obbedienza il laicato, cattolico e non". Cosa ne pensa? "Il problema, a mio avviso, non è essere a favore o contro le gerarchie ecclesiastiche, ma compiere un esercizio quotidiano di autonomia politica. Io lo faccio difendendo la legge". Fra le cose che lascia in eredità al suo successore, c'è la soluzione al problema del rapporto fra nomine negli enti sanitari e politica.

"Attacchi strumentali" ( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

Abstract: Non credo che vogliano toccare la 194, mi sembra che si voglia far passare l'idea che i laici sono contro la vita e gli unici che la tutelano sono i cattolici". Le parole di Papa Benedetto XVI sulla salvaguardia della vita alla Mangiagalli arrivano con i telegiornali di mezzogiorno. Le pazienti col pancione fanno zapping sui canali.

La scienza con questa polemica non c'entra nulla ( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

Abstract: laica, non cattolica e medico non obiettore dico invece che la 194 è una buona legge: è saggia, non ha bisogno di essere rivista, va solo applicata". Parla Alessandra Kustermann, ginecologa e responsabile della diagnosi prenatale della clinica Mangiagalli di Milano e interviene nella polemica scaturita all'indomani del documento degli atenei romani.

Se il prete è un assassino ( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

Abstract: attorno ai campus degli Stati Uniti, si aprono scuole nell'ex impero sovietico: 550 sacerdoti, 2500 novizi, 60 mila laici raccolti in una specie di terz'ordine, il Regno di Cristo. Dopo aver ignorato per dieci anni le accuse largamente provate, nel 2004, il cardinale Ratzinger finalmente prende in esame il caso, e nel 2006 Marcial Marcel viene comandato a lasciare la guida dell'

La sfida del Vaticano ( da "Secolo XIX, Il" del 04-02-2008)

Abstract: Altrettanto dura la reazione dei laici, preoccupati che questo nuovo fronte possa aprire un solco con i cattolici presenti nel centrosinistra (ieri la senatrice Paola Binetti è stata contestata a Cassino). "Io ascolto le sollecitazioni del Pontefice con "rispetto", ma anche con distanza" si è limitato a commentare il presidente della Camera,

Aborto, si riaccende lo scontro ( da "Messaggero, Il" del 04-02-2008)

Abstract: Il documento delle università romane divide i medici e il mondo politico tra laici e cattolici Aborto, si riaccende lo scontro Il Papa: difendere la vita prima della nascita, così si misura la civiltà.

Il prof della carta del feto: giuro, sono un superlaico ( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

Abstract: "Sono laico, un super-laico. Concettualmente indipendente, autonomo. Mi sento vicino ai cattolici, ma non sono oltranzista. Al centro, da sempre. Scriva che sono un tecnico e basta", si inquadra. Ammette il professore che sì, un po di visibilità se la sono andati a cercare lui e gli altri quattro firmatari,

Convegno l'attenzione della santa sede per le donne ( da "Riformista, Il" del 04-02-2008)

Abstract: congresso mondiale sulla donna convocato dal pontificio consiglio per il laici guidato oggi dal 62enne cardinale polacco Stanislaw Rylko. Da giovedì a sabato, in Vaticano rifletteranno su "Donna e uomo, l'humanum nella sua interezza" 250 persone tra teologhe, filosofe e psicologhe in rappresentanza delle varie conferenze episcopali, associazioni cattoliche e movimenti ecclesiali.

Dalla Costituente al centro-sinistra Un protagonista degli anni del boom ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 05-02-2008)

Abstract: su posizioni di forte contrapposizione allo schieramento laico. La sconfitta (1974) ne provocò le dimissioni. Tra le sue ultime uscite politiche la dichiarazione di voto a favore del primo governo Prodi. Oltre agli studi e alla politica, la sua grande passione fu la pittura, che esercitò fin da giovane.

Feti rileggiamo con attenzione il testo degli atenei capitolini ( da "Riformista, Il" del 05-02-2008)

Abstract: Lo scontro tra laici e cattolici sui temi della bioetica è attualissimo, appassionante, decisivo per ridefinire gli equilibri di potere all'interno del paese. Nessuno può dubitare che occuparsene sia una priorità per il mondo della politica e dell'informazione.

Binetti: Per rovesciare la 194 basta applicarla interamente ( da "Tempo, Il" del 05-02-2008)

Abstract: superare la dicotomia laici-cattolici è possibile "anche a partire dalla legge 194" salvo applicare quelle parti rimaste finora "inespresse". Grazie ad uno stesso strumento legislativo "difeso, voluto e tutt'oggi considerato quasi un must" per la senatrice si potrebbe quindi aprire "un ponte tra mondo laico e mondo cattolico" lavorando però per una vera "


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I vescovi spagnoli: no a Zapatero. La Chiesa si prepara alle elezioni (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 03-02-2008)

 

Il prossimo 9 marzo si terranno le elezioni generali in Spagna. La Conferenza episcopale spagnola ha pubblicato ieri, in vista dell'evento, una nota che "senza fare nessun nome, punta chiaramente il dito contro il primo ministro José Luis Rodriguez Zapatero", scrive La Vanguardia, "condannando il suo tentativo di raggiungere un accordo politico con l'Eta per mettere fine al terrorismo basco". Secondo il quotidiano di Barcellona, i vescovi spagnoli "hanno il diritto di esprimere la loro opinione, anzi è necessario ascoltare la loro voce anche sulle questioni politiche, ma è lecito pretendere coerenza: in passato molti prelati della chiesa cattolica hanno fatto da mediatori con l'Eta e, dieci anni fa, alcuni membri del braccio politico dell'organizzazione basca, il partito Batasuna, sono stati addirittura intervistati da Radio Vaticana". El Pais ricorda invece che "c'è un luogo esclusivo dove i vescovi sono liberi di dire tutto quello che vogliono: le chiese. Non possono intervenire nella vita politica degli spagnoli pretendendo di possedere la verità assoluta". El Periodic0 de Catalunya definisce "il dogmatismo ultimamente in voga nei piani alti della Chiesa simile alla strategia politica messa in atto negli anni della guerra civile spagnola" e si chiede: "Pochi stati laici rispettano le autorità religiose quanto la Spagna. Perché la Chiesa non ricambia, ma continua invece ad attaccare il sistema politico?". Il Partito socialista spagnolo ha reagito alla nota episcopale ricordando che anche i governi di destra hanno negoziato con l'Eta, ma El Mundo sostiene che "quello che ha fatto il governo Zapatero in questa legislatura non ha paragoni. La Chiesa aveva il dovere morale di denunciare il comportamento dell'esecutivo, ma sarà l'elettorato a decidere chi votare il prossimo mese. Il Partito popolare (Pp) ora deve evitare di farsi portavoce dell'ideologia cattolica. Il suo leader Mariano Rajoy deve lasciare bene inteso che Pp e vescovato possono avere alcune idee in comune ma hanno comunque posizioni differenti su tante altre cose".

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Il caso Mancuso, una s da all'immobilismo teologico Agenda (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 03-02-2008)

 

ROBERTO MORDACCI La critica alle tesi di Vito Mancuso non è iniziata con la stroncatura di padre Marucci su La Civiltà Cattolica del 31 gennaio. Analoghi giudizi critici erano piovuti su L'anima e il suo destino (Cortina, Milano 2007) già in ottobre (Marco Burini su Il Foglio) e ai primi di gennaio, con un articolo sulla stessa rivista di padre Giandomenico Mucci. Questi denunciava nelle tesi di Mancuso "deviazioni o ammiccamenti a certa deteriore modernità" tali da indurre in errore e da sollecitare "a guardare alla dottrina cristiana proposta dal Magistero per difendere l'unità cattolica e l'unità della fede". Gli attacchi recenti, aggravati dalle obiezioni di un'autorità come Bruno Forte, sono più circostanziati e si concentrano sull'incompatibilità delle tesi con "circa una dozzina di dogmi della Chiesa". Fra i dogmi negati da Mancuso vi sarebbero il peccato originale, la necessità della grazia, la fede nella resurrezione. Inoltre, si denuncia che "Mancuso sembra mettere in discussione la presenza dell'anima razionale nell'embrione e nelle persone in stato vegetativo permanente, il che può avere conseguenze assai gravi". Infine, si accusa Mancuso di argomentare su questioni delicate come l'anima "in analogia con le scienze fisicobiologiche " contraddicendo alla tesi "classica" dell'opposizione assoluta di materia e spirito. In altri tempi, ce ne sarebbe stato abbastanza per un rogo. Alcune delle accuse non corrispondono alle tesi realmente sostenute nel libro ("sopprimendo l'embrione o il feto, si sopprime una vita umana con tutta la sua potenzialità, non ci può essere il minimo dubbio al riguardo" p. 107. Che libro ha letto padre Marucci?), ma il punto è un altro. Chi legge il lavoro di Mancuso viene subito avvertito di aver fra le mani un libro pericoloso. Lo fa fin dalle prime righe l'autore e perfino il prefatore, Carlo Maria Martini, il quale dichiara di "sentire parecchie discordanze " su quanto sostenuto ma augura che "il libro venga letto e meditato da tante persone", anche "quelli che ritengono di avere punti di riferimento saldissimi" poiché "saranno indotti o a mettere in questione le loro certezze o [?] ad approfondirle, a chiarirle, a confermarle ". Questo è lo spirito del tentativo di Mancuso, che dura ormai da anni (soprattutto dal suo Per amore. Rifondazione della fede, 2005), di pensare laicamente in teologia. Ma che significa, appunto, una "teologia laica"? Significa una teologia adulta (altro che "teopop" come scrive Burini), che accetta il rischio di errare (e di farlo consapevolmente) pur di restituire alla fede la capacità di parlare "alla vita spirituale degli uomini", in un tempo in cui l'immagine del mondo è inevitabilmente mediata anche dalla fisica, dalla biologia, dalla capacità tutta moderna e occidentale di dubitare di ciò che un'onesta riflessione razionale non riesce a mettere in chiaro. Leggere le Scritture e interpretare la tradizione cattolica in questa luce con la franchezza (la parresia richiamata anche dagli Atti degli Apostoli 4, 13) di chi ha a cuore la verità e comprensibilità della stessa fede è un esercizio nel quale ogni credente in età di ragione dovrebbe riconoscersi. Non è meno credente chi, riflettendo al meglio delle conoscenze di cui disponiamo sul mondo e sull'uomo, prova a comprendere i dogmi e la tradizione rilevando i punti di tensione nella dottrina, le contraddizioni apparenti o reali, proponendo riformulazioni o anche revisioni profonde delle tesi canoniche. Mancuso è lo specchio delle anime perplesse del nostro tempo. La stroncatura però, avviene in base a un solo argomento inappellabile: alcune tesi sono contrarie ai dogmi, perciò false. In teologia, le tesi dichiarate false lo sono per sempre. Non importa che Mancuso mostri con dovizia di documenti che alcune di queste tesi sono mutate nella stessa dottrina cattolica, che su alcune vi sia sempre stato dissenso teologico, che su altre non ci sia un pronunciamento chiaro. Ciò che conta è che la teologia resti immobile. E che i credenti obbediscano. Oggi che a tutelare questa immobilità e obbedienza si levano molte voci di atei devoti, il compito di un cristiano potrebbe ben essere quello di rimetterla finalmente in movimento, di ridare vita alla fede, di esercitare una coraggiosa sincerità per scuotersi dall'acquiescenza.

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"Se si va a votare il caso Malpensa si aggraverà" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 03-02-2008)

 

NOVARA.L'EX LEADER CISL Le reazioni "Se si va a votare il caso Malpensa si aggraverà" Stefano Ferrari auspica il ritorno dei valori in politica [FIRMA]MARCELLO GIORDANI NOVARA "Una ragione novarese per evitare le elezioni? Penso al discorso Malpensa: se si va a votare si bloccherà tutto e il problema diventerà ancora più grave; ma lo stesso accadrà anche per le questioni più lontane da Novara, a cominciare dai rifiuti di Napoli: ecco perchè stiamo lavorando per trovare una soluzione diversa alle elezioni". Savino Pezzotta avanza subito un motivo concreto per evitare il rebus elettorale poi, nella relazione che tiene all'auditorium del Conservatorio Cantelli, al convegno "Nuove sfide per una buona politica", organizzato da "Speranza e Persona" e dal movimento "Area popolare Democratica", sviluppa il suo concetto di una forza che sappia rompere il "maggioritario rigido che ha portato a questa situazione di instabilità". L'ex leader della Cisl immagina una "Cosa nuova", composta da "cattolici riformisti, popolari e laici umanisti, che sappia riproporre il ruolo che seppe svolgere Ugo La Malfa, di equilibrio fra Dc e Pci". Pezzotta chiede di tornare alla "politica delle proposte serie, dove non ci sia spazio per i furbetti ma solo per le persone oneste". Una "terza forza" intermedia, attenta al sociale "per temperare il manicheismo che si è sviluppato col maggioritario". Ma a chi chiede se la "Cosa Nuova " è una riedizione in chiave aggiornata della Dc, risponde subito che "la Dc è stata un patrimonio della politica italiana, ma proprio per questo va ricordata, non riesumata, anche perchè mancano le persone che potrebbero farlo". Visto che si deve prima riformare la legge elettorale, quale dovrebbe essere il nuovo sistema di voto? "Il proporzionale, con lo sbarramento al 5 per cento e nessun premio di maggioranza. Quanti partitini creati ad personam sparirebbero!". Bocciatura senza appello per il maggioritario: "Con le sue esasperazioni, sta allontanando la gente dalla politica, per questo occorre costruire una forza diversa, in grado di riportare tante persone serie all'impegno civile", e appello per un impegno alla "borghesia illuminata: chi si è dimostrato bravo a gestire le aziende, deve trasferire questa capacità in politica, al servizio della gente": Pezzotta non fa nomi, ma Montezemolo e Mario Monti potrebbero essere due "padri nobili" del movimento. E per togliere ogni dubbio a chi sente odore di centrismo moderato Pezzotta ricorda che "quarant'anni di sindacato lasciano un'eredità incancellabile: mi sento ancora sindacalista fino in fondo". La richiesta di un cambiamento, sia per l'abbandono del maggioritario che per un ritorno "dei valori in politica" è stata espressa da Stefano Ferrari, presidente di "Speranza e Persona". L'ex presidente della Provincia, Adelmo Brustia ha invece analizzato i problemi del territorio, a cominciare dalla necessità di un collegamento stretto con l'area milanese per servizi e trasporti "ipotizzato già negli Anni Settanta, quando era stato creato il piano intercomunale milanese e segretario era un novarese, l'ingegner Villani".

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"ma nessuno può aggirare la volontà della donna" - giovanna casadio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

 

Cronaca Il ministro per le Pari opportunità:tener conto dei progressi, tema delicato "Ma nessuno può aggirare la volontà della donna" Pollastrini: temo un uso ideologico della questione Serve una discussione seria. Bene ha fatto la Turco a chiedere il parere del Consiglio superiore di sanità GIOVANNA CASADIO ROMA - "Una cosa delicata questa, anzi delicatissima, che deve essere sottratta a qualsiasi strumentalità ideologica". Barbara Pollastrini, ministra delle Pari opportunità del governo dimissionario, è la promotrice del documento dei laici per il Partito democratico. "Se il neonato è vitale, il codice deontologico impone ai medici di intervenire, perché il neonato acquisisce un suo diritto autonomo. Mi auguro però che nessuno voglia usare ideologicamente queste questioni, orai più che mai occorre il dialogo e tenere vivo il principio di laicità". Ministra Pollastrini, i ginecologi che hanno firmato l'appello sostengono che la rianimazione del feto va fatta anche se la madre è contraria. Si mina l'autodeterminazione delle donne? "Bisogna tenere conto del progresso della medicina, della possibilità di prevenire e di intervenire. Bene ha fatto Livia Turco a chiedere il parere del Consiglio superiore di sanità, l'organo consultivo del ministero della Salute. La discussione va fatta seriamente dopo avere acquisito quel parere. Però non confondiamo i piani. Teniamo distinto l'argomento dell'autonomia e della responsabilità della donna sull'interruzione volontaria di gravidanza, che dev'essere pienamente rispettato. Tutto questo dibattito deve avere una premessa fondamentale". E quale? "Primo punto: l'amore per la vita appartiene a tutti, non è di una parte. Il secondo è che l'autodeterminazione della donna non si tocca come dice la 194, una legge lungimirante e saggia. Terzo, è evidente che si fanno i conti con l'avanzare della medicina e sono i medici per primi che in alcuni ospedali, penso alla "Mangiagalli" di Milano, si sono dati codici deontologici partendo dalle nuove opportunità per la medicina". Si celebra la giornata a difesa della vita per iniziativa dei vescovi italiani:, prevede nuovi attacchi alla legge sull'aborto? "Insisto, l'amore per la vita e il rispetto per il valore della persona non appartengono a una parte. Mi chiedo tuttavia, perché non c'è amore per la vita quando si tratta di rendere migliore la legge sulla fecondazione assistita? Perché non c'è amore per la persona quando si tratta di trovare una mediazione sul testamento biologico? Perché non c'è lo stesso amore per la vita cercando in tutti i modi di realizzare una vera prevenzione del dramma dell'aborto e cioè puntando all'educazione sessuale, allargando l'uso dei preservativi?". S'inasprirà lo scontro tra laici e cattolici, se comincia la campagna elettorale? "Mi auguro proprio di no, significherebbe strumentalizzare la sofferenza e i sentimenti. Stop agli usi ideologici di questi temi. Parliamo della prevenzione, della dignità femminile, del fatto che nessuna donna dovrebbe essere messa nelle condizioni di abortire. Partiamo ancora una volta dai diritti e dai doveri delle donne, quindi dalla soggettività femminile".

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Sarei revisionista io che sono stato gappista? (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 03-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del ALFREDO REICHLIN Il presidente della Commissione: quella polemica è una bufala "Sarei revisionista io che sono stato gappista?" di Roberto Monteforte / Roma "È tutta una bufala. Nessuno ha mai cancellato la parola Resistenza dalla bozza della Carta dei valori. Il documento approvato oggi (ieri per chi legge) contiene un esplicito riferimento alla Costituzione nata dalla resistenza e dalla lotta antifascita. È vero che nella bozza non era presente. Ma era inteso come implicito nel forte richiamo alla Costituzione e ai suoi valori. È bastato che venisse fatto notare perché immediatamente, senza nessuna esitazione, questo richiamo venisse inserito nel testo che poi è stato approvato praticamente all'unanimità, vi è stata una sola astensione ma per altri motivi". È questa la risposta di Alfredo Reichlin, il presidente della commissione del Partito Democratico incaricata di redigere il Manifesto dei valori del nuovo partito. Non c'è aria di logiche revisioniste sulla Resistenza tra chi ha redatto il documento. Lo puntualizza con un misto di fastidio e preoccupazione l'intellettuale e dirigente dell'ex Pci che la Resistenza l'ha vissuta da "gappista" nella Roma occupata dai nazifascisti. Cosa la preoccupa? "Il fatto che su di una cosa del genere, costruita sul nulla, si possa imbastire una speculazione. Sono i segni preoccupanti di cosa ci si possa attendere nella prossima campagna elettorale". E invece? "La verità, il fatto politico significativo, è che è andato a buon fine il lavoro della Commissione dei valori con l'approvazione del Manifesto. È un successo per il Partito democratico. Poteva finire diveramente. È stato il frutto di un lavoro intenso, durato due mesi, che ha visto impegnati personalità provenienti da culture e sensibilità diverse, laici e cattolici, che hanno trovato un accordo su temi di fondo. Su questioni difficili come quelle etiche, dello Stato laico, della famiglia. Sono passaggi delicati per un partito come il nostro fatto da credenti e non credenti....". Non è la somma di due tradizioni culturali e politiche quella della sinistra democratica rappresentata dai Ds e quella cattolica che ha animato la Margherita? Una mediazione tra sensibilità? "Non è questo. Abbiamo lavorato alla definizione di qualcosa di inedito, ad una sintesi che guarda al futuro, ai problemi inediti che ha di fronte l'uomo contemporaneo. Alle risposte da dare per misurarsi con un contesto dove tutto muta. Che vede, ad esempio, sempre più messa in discussione l'idea dello Stato nazionale, della sua sovranità, come pure cambia la produzione, l'organizzazione del lavoro. Bisogna ripensare al concetto di classe. Sono solo alcune delle sfide con cui confrontarsi. Il Manifesto non è un documento elettorale. Non si pone questo obiettivo, ma quello di fornire strumenti culturali e un sistema preciso di valori che consentano alla politica di misurarsi con il nuovo. Questa è l'ambizione del Pd". Senza mettere in discussione l'ancoraggio alla Costituzione.. "Esattamente. Abbiamo approvato un emendamento proposto da Franco Bassanini che rafforza il carattere della nostra Costituzione. Si afferma che non può essere messa in discussione ad ogni cambio di maggioranza. È stato ribadito con più forza di quanto non si usi normalmente fare non solo il fondamento costituzionale di tutto il nostro ragionare, ma anche che è tempo di mettere paletti ancora più forti per impedire che una maggioranza parlamentare possa con disinvoltura introdurre modifiche alla nostra Carta fondamentale".

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Battetevi bene e buona fortuna - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

 

Commenti BATTETEVI BENE E BUONA FORTUNA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Ha detto che i vescovi hanno diritto e libertà di parola, ha ribadito il suo rispetto verso la Chiesa ed ha concluso con la riaffermazione di tutto quanto ha fatto e si propone di fare se vincerà, ricordando che le leggi approvate dal governo e dalle Cortes sono vincolanti per tutti indipendentemente dalla fede religiosa e da altre differenze di genere e di luogo. Il popolo sovrano deciderà perché questa è la democrazia. Presumo che sua eminenza Ruini si sia congratulato con i suoi colleghi di Spagna che sono entrati a piede dritto nella politica del loro Paese dando indicazioni esplicite di voto. Presumo che anche il Papa si sia compiaciuto della combattività dell'episcopato di Spagna; infatti la Santa Sede non ha manifestato alcuna riserva sulle sue iniziative. In Italia il linguaggio dell'episcopato è stato appena più cauto. Le interferenze politiche non sono mancate, abbiamo anzi assistito al loro moltiplicarsi anche se non siamo ancora arrivati ad una vera e propria dichiarazione di voto elettorale. Non ancora. E la ragione è facilmente spiegabile. Qui da noi la classe politica è molto più malleabile in confronto alla nettezza del governo socialista spagnolo. Qui basta ed avanza che la Cei aggrotti il sopracciglio per indurre all'obbedienza il laicato, cattolico e non cattolico. Ma si può stare certi che se ci fosse alla testa di un governo e di una maggioranza uno Zapatero italiano, sarebbe guerra aperta con la gerarchia vescovile assai più acerba di quanto oggi non avvenga. Mi domando se sia un bene od un male. Abbiamo già tanti problemi e tante anomalie da sconsigliare un fronte caldo con la Chiesa. Ma per converso mi domando anche se i compromessi al ribasso con le pretese della gerarchia ecclesiastica non indeboliscano la coscienza democratica lasciando che i diritti civili abbiano una protezione così limitata e precaria quando non siano semplicemente impediti e negati. Sono anche convinto che i cattolici debbano sentirsi a casa loro nella democrazia italiana a condizione che i laici non ne divengano estranei e marginali. La democrazia senza i cattolici sarebbe impensabile in un Paese come il nostro, ma senza i laici cesserebbe di esistere se è vero che laicità e democrazia sono sinonimi. Incito perciò i laici ad affermare e sostenere a testa alta e a piena voce i propri valori e le proprie ragioni e le forze democratiche a non vergognarsi di esserlo. Anche questo è un modo di porsi nella campagna elettorale che sta per cominciare. * * * La campagna elettorale di Berlusconi e dei suoi soci avrà i toni consueti e la consueta distribuzione delle parti. La voce dominante sarà, come sempre è avvenuto e come è giusto che sia, quella del Capo. Gli argomenti sono scontati: il disastro del governo Prodi (utilissimo per loro il fatto che Prodi sia ancora e fino a dopo il voto il titolare di Palazzo Chigi), le tasse da abbattere a cominciare dall'Ici, i comunisti da espellere dal circuito politico, la Chiesa da soddisfare in tutte le sue richieste, l'economia da rilanciare. Ma ci sarà un tema nuovo sul quale sia Berlusconi sia Casini (gli altri non so) batteranno molto; un tema seduttivo: la nuova legislatura guidata dal centrodestra avrà caratteristiche "costituenti". Farà le riforme istituzionali, farà una nuova legge elettorale, assocerà l'opposizione sul modello Sarkozy-Attali. Chiamerà a collaborare i cervelli migliori e le migliori energie senza badare ai colori di bandiera. Gianni Letta come vessillo. Il programma è questo. I soci maggiori si sono già spartiti le cariche: Fini alla presidenza della Camera, Casini agli Esteri. Letta dove la sua presenza "pacificatrice" sarà più utile. Alla presidenza della Rai un uomo "morbido" di centrosinistra con maggioranza targata centrodestra. Tutto come prima, ma in clima "bipartisan". C'è da credere? Me l'hanno chiesto l'altro giorno anche i colleghi del New York Times che stavano lavorando proprio su questo tema: un Berlusconi nuovo di zecca, ravveduto, mite, senza vendette, dedito una volta tanto all'interesse del Paese prima che alle leggi "ad personam". Un Berlusconi liberale nei fatti e non solo nella parole. Ci credete? Ci crediamo? Vorrei accantonare le antipatie e le simpatie e rispondere sulla base di analisi dei fatti e dell'esperienza. è difficile che un uomo di settant'anni cambi carattere. Difficile anche se non impossibile. Berlusconi vuole essere amato, questo è sempre stato il tratto distintivo del suo carattere. Lui si ama molto ma l'amore degli altri gli è indispensabile. Il suo populismo e la sua innata demagogia sono nutriti dall'amore verso di sé e dal bisogno di conquistare gli altri. è anche molto furbo e perciò consapevole di questi suoi istinti che sa guidare e mettere a frutto. Perciò non prenderà mai provvedimenti impopolari. Volete i fatti? Eccone qualcuno. L'immondizia a Napoli è esplosa durante i diciotto mesi del governo Prodi ma ha radici più antiche che risalgono al quinquennio berlusconiano. La Tav e l'insorgenza in Val d'Aosta è tutta nata sotto il governo 2001-2006; la stessa cosa per la base Usa a Vicenza. Stessa cosa per la crisi dell'Alitalia. Non parliamo delle liberalizzazioni: non ne ha fatta nemmeno mezza. E non parliamo della finanza pubblica: è andato avanti a botte di condoni. La Banca d'Italia una settimana fa ha esaminato il risultato di quei condoni e la sentenza di Draghi è stata questa: nel periodo considerato il reddito dei lavoratori autonomi è aumentato il doppio di quello dei lavoratori dipendenti. Inutile dire il perché di questo colossale spostamento di risorse. Riformare questo stato di cose è difficile, suscita malcontento e quindi impopolarità. Ecco perché queste riforme Berlusconi non le farà se vincerà nel 2008 come non le ha fatte nel quinquennio 2001-2006. Neppure Sarkozy le farà, che per alcuni rilevanti aspetti gli somiglia anche se il suo potere è molto più ampio e solido di quello di Berlusconi. Sarkozy ha nominato una commissione di studio presieduta da un uomo intellettualmente fascinoso e socialista. La commissione Attali ha presentato pochi giorni fa il suo dossier al presidente della Repubblica francese. Le farà quelle riforme? Seguirà quei suggerimenti? Tra di essi campeggia quello di abolire la "funzione pubblica", che significa abbattere uno dei cardini dello Stato francese e della pubblica amministrazione. Non sarà una passeggiata perché anche Sarkozy come Berlusconi vuole essere amato. E non soltanto da Carla Bruni. * * * Ho ascoltato l'altra sera nella trasmissione del Tg1 il mio amico Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera in un dibattito con Pisanu, Rutelli e Casini. Solite schermaglie sul governo Prodi e sulle elezioni ad aprile oppure a giugno. Non entrerò in questa ormai stucchevole disputa della quale tutto è stato detto salvo una cosa peraltro evidente: al centrodestra conviene votare al più presto, quando ancora l'emozione "liberatoria" suscitata dalla caduta del governo Prodi è intensa. Tre mesi di più sembrano pochi ma possono far sbollire quell'emozione e fare emergere una realtà ancora nascosta: che quel governo ha operato molto meglio di quanto non sia apparso. Il commissario europeo Almunia ha già cominciato ad ammetterlo. Il tempo è galantuomo e anche tre mesi in più rappresentano in questo momento un rischio per Berlusconi. Comunque non è di questo che voglio occuparmi ma di un'opinione del direttore del Corriere su una questione molto importante: quella della continuità della politica economica e finanziaria. Ha detto Mieli che i risultati in questo essenziale settore realizzati da Prodi e da Padoa-Schioppa (bisognerebbe aggiungere il nome di Vincenzo Visco che è l'autore di interventi tecnici decisivi) sono stati molto positivi; ha citato anche lui il favorevole giudizio della Commissione europea; ha aggiunto che questi risultati si sono anche giovati di quanto aveva fatto in precedenza il ministro del Tesoro Tremonti conducendo una politica economica e finanziaria analoga a quella poi attuata da Padoa-Schioppa ed ha continuato infine affermando che ci sarà piena continuità tra Padoa-Schioppa e il futuro Tremonti così come ci fu continuità tra il Tremonti della precedente legislatura e il Padoa-Schioppa che seguì. Caro Mieli, amico mio, la continuità si può auspicare ma non inventare. Se c'è un settore dove la discontinuità è stata pressoché totale è proprio quello tra Prodi e Berlusconi, tra Padoa-Schioppa e Tremonti. Le consegne del maggio 2006 furono un avanzo delle partite correnti azzerato, un'evasione fiscale al massimo livello, un debito pubblico accresciuto, un deficit rispetto ai parametri di Maastricht del 4,1 per cento, una crescita del Pil a livello zero. Le consegne che Padoa-Schioppa farà, se Berlusconi vincerà, saranno: una diminuzione del debito pubblico e del fabbisogno finanziario, la ricostruzione dell'avanzo delle partite correnti, il deficit ridotto dal 4,1 al 2 per cento (attualmente siamo addirittura scesi all'1,3) una pacificazione mai raggiunta finora tra il fisco e alcuni milioni di piccoli e medi contribuenti con nuovi studi di settore e nuove semplificazioni burocratiche; infine una riduzione cospicua dell'evasione fiscale. Le tasse? Il gettito è aumentato senza una sola nuova imposta né modifica e rialzo di aliquote, anzi con sei miliardi di euro in favore delle imprese con l'abbattimento dell'Irap e dell'Ires. Come vedi, caro Mieli, la discontinuità è stata totale nella politica economica dei due governi. Non so se Tremonti si sia convertito alla linea Padoa-Schioppa-Visco. Non mi pare, purtroppo. Tremonti è uno di quelli che crede di avere sempre ragione e lo spiega in ogni occasione. Anche lui si ama moltissimo ma non riesce ad essere amato per mancanza di umiltà. * * * Domani o al massimo dopodomani Marini rinuncerà. Le Camere saranno sciolte. La vittoria del centrodestra ad aprile è già scritta. Ne siete sicuri? Per la terza volta la maggioranza degli italiani sarà con lui? è vero che il centrosinistra ha fatto il possibile e l'impossibile per rimetterlo in sella, ma nonostante tutto non sono così convinto che vincerà. Credo che il Partito democratico e Veltroni siano pienamente in partita sul terreno di gara ed abbiano carte forti da giocare. Si presentino da soli con un programma di pochi punti, concreti e precisi. Procedano con coraggio, onestà, trasparenza. Facce giovani e nuove senza rinunciare all'esperienza dei vecchi quando sia stata positiva. Se saranno sconfitti cadano in piedi e lavorino per il futuro. E buona fortuna.

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Dei diritti e dei malati (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 03-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del Dei diritti e dei malati Luigi ManconiAndrea Boraschi Che ci sia nuovamente in agenda una "questione laica", nel nostro Paese, è cosa evidente a tutti. L'espressione, ancorché in uso da tempo, dunque facilmente intelligibile, non ci convince: descrive solo parzialmente quella relazione - tra religione e sfera pubblica, tra identità confessionale e partecipazione alla vita associata - che oggi è al centro di conflitti e tensioni crescenti. Essa evoca, soprattutto, l'aspirazione all'indipendenza e alla sovranità delle istituzioni democratiche dai condizionamenti che possono venire dalle autorità ecclesiastiche; rappresenta, dunque, una tradizione politica che, particolarmente in Italia, poggia su ragioni storiche complesse e mai definitivamente risolte. Tuttavia, intendere il rapporto tra sfera religiosa e sfera civile, oggi, alla sola luce di un'istanza di difesa della laicità, rischia di lasciare in ombra questioni importanti: che sono leggibili anche nel dibattito iniziato da Giuliano Ferrara, per una moratoria internazionale sull'aborto; e i cui riflessi investono la vicenda della rinuncia di Benedetto XVI a partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico alla Sapienza di Roma. Chiariamolo subito: siamo sostanzialmente d'accordo con Adriano Sofri, quando scrive che la Chiesa dovrebbe "chiedersi quanto le tentazioni di censura o di proibizionismi anticlericali debbano al suo proprio oltranzismo". Il Vaticano mostra da anni una tentazione "mondana", una vocazione a tradurre il suo magistero morale in un primato sull'etica pubblica, che mal si concilia con il carattere liberale della nostra vita associata. Si registra, da parte delle gerarchie cattoliche, un interventismo nella vicenda politica intenso come non accadeva da molti lustri. Le motivazioni di questa spinta meritano di essere rinvenute e interpretate: esse sono soggettive (appartengono alla Chiesa), ma sono rese possibili (e, per alcuni, legittimate) da questioni di ordine culturale e sistemico: che hanno a che fare con la storia della scienza, con la crisi della filosofia, con la secolarizzazione della politica; e con la debolezza delle nostre istituzioni e con l'incerta tenuta del repubblicanesimo, qui inteso come etica civile condivisa. Qualora tutte questioni fossero di agevole lettura e interpretazione, rimarrebbe ancora incerto uno dei punti sui quali insistono molte delle polemiche quotidianamente sollevate, che pure stenta a essere formalizzato con chiarezza: qual è il confine che si prevede per la partecipazione dei credenti (e di chi li rappresenta in sede di dottrina e magistero) alla vita pubblica, affinché sia rispettata la laicità dello stato? La risposta rimanda alla qualità liberale della nostra democrazia: e alla tenuta (e al vigore) di quella fa direttamente riferimento. Va da sé, dunque, che tale risposta possa risultare chiara per molti; e, tuttavia, essa rischia di non essere univoca, rischia di apparire scomposta in una molteplicità di punti di vista e soluzioni. Dunque di essere problematica, fonte di ulteriori incomprensioni e conflitti. Molti di questi si vanno addensando sui quei temi scelleratamente definiti "eticamente sensibili". Uno in particolare, quello del Testamento biologico, risulta per molti versi paradigmatico: perché è questione "aperta", sulla quale non gravano ostracismi contrapposti irresolubili. La Chiesa ha a più riprese condannato le pratiche di accanimento terapeutico e si è espressa con favore verso le prerogative di libertà di cura del malato. Ancor più: essa ha espresso il suo consenso verso quelle pratiche sedative di accompagnamento alla morte (ampiamente diffuse nei nostri ospedali e tutt'altro che clandestine, tanto da essere registrate, in genere, nelle cartelle cliniche), che oggi taluni arrivano a definire "eutanasia": interventi medici che, nell'imminenza e nell'ineluttabilità del decesso, servono solamente ad alleviare la sofferenza. Interventi non dissimili da quelli che Pio XII prese in considerazione nel suo Discorso intorno a tre quesiti religiosi e morali concernenti l'analgesia. Uno degli interrogativi era esattamente questo: "la soppressione del dolore e della coscienza per mezzo dei narcotici (quando è richiesta da un indicazione medica), è permessa dalla religione e dalla morale al medico e al paziente (anche all'avvicinarsi della morte e se si prevede che l'uso dei narcotici abbrevierà la vita)?". Ecco la risposta: "Se non esistono altri mezzi e se, nelle date circostanze, ciò non impedisce l'adempimento di altri doveri religiosi e morali: sì". Correva l'anno 1957. Merita di essere ricordato anche quanto espresso dalla Pontificia Accademia per la Vita: "Nell'immediatezza di una morte che appare ormai inevitabile e imminente è lecito, in coscienza, prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, poiché vi è grande differenza etica tra procurare la morte e permettere la morte: il primo atteggiamento rifiuta e nega, il secondo accetta il naturale compimento di essa". Si tratta di una delle espressioni più lucide della distinzione corrente tra sospensione di cure futili ed eutanasia. Correva l'anno 2000; e a capo di quella Accademia vi era l'allora cardinale Joseph Ratzinger. All'opposto, gli argomenti che a più riprese sono stati agitati dal Vaticano contro la libertà terapeutica sono noti. Sono parte consistente di quel novero di polemiche che alimenta la "questione laica" di cui si diceva: l'atteggiamento deplorevole tenuto dalle gerarchie vaticane nel caso della battaglia e della morte di Piergiorgio Welby è memoria problematica e dolorosa per larga parte dell'opinione pubblica (cattolici inclusi). Tuttavia, proprio come i cattolici intendono convocare i laici a discutere di politiche sulla maternità, noi vorremmo convocare loro per ragionare delle libertà della persona; e, in questo caso, dei diritti di libertà del malato. Nella speranza che la buona volontà della ragione attenui le divisioni di schieramento, appartenenza, cultura. Scrivere a: abuondiritto@abuondiritto.it A buon dirittoPromemoria per la sinistra.

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"prefetto, torino non è solo tossic park" - paolo griseri (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

 

Pagina XII - Torino "Prefetto, Torino non è solo Tossic Park" Il cardinale Poletto inaugura una casa di accoglienza per le donne in difficoltà Sarà gestita a Mirafiori dalle suore di Madre Teresa: "Un esempio dell'altra faccia della città: la solidarietà" PAOLO GRISERI Torino non è solo spaccio di droga ma è anche attenzione ai più deboli. Il cardinale, Severino Poletto, lo ricorda inaugurando la nuova casa di accoglienza per le donne in difficoltà gestita dalle suore di Madre Teresa di Calcutta nella zona di Mirafiori. E anche il sindaco, Sergio Chiamparino, coglie l'occasione per parlare di quella che definisce "la civiltà torinese" basata sull'"incontro tra istituzioni pubbliche, laici e religiosi per realizzare progetti di solidarietà. Una storia che si ripete dall'epoca dei santi sociali". La casa di via Chiala, nei locali che furono della parrocchia di San Remigio, nella zona di via Artom, ospiterà fino a 25 donne in difficoltà. è il direttore della Caritas diocesana, Pierluigi Dovis, a ricordare che "negli ultimi anni sono in aumento le donne senza dimora che non vivono sole ma hanno necessità di accudire ai figli". E crescono anche i casi di donne anziane che, pur avendo un'abitazione, non possono vivere sole perché non sono in grado di far fronte alle spese. La struttura di Mirafiori, voluta dal cardinale, è stata finanziata dalla chiesa cattolica e dagli sponsor privati: le fondazioni bancarie di San Paolo e Crt, l'Opera Pia Barolo, la Banca d'Italia e il Toroc. Il costo dell'opera è stato di 1,3 milioni di euro. Le cinque suore di Madre Teresa sono nel quartiere da qualche mese: due sono indiane, due italiane e una romena. "Abbiamo cominciato a conoscere le esigenze e i problemi delle famiglie, entrando nelle case e cercando di capire quali sono i casi su cui intervenire", dice suor Maria Pia. "Queste suore - osserva il cardinale - non stanno certo qui ad aspettare che qualcuno bussi alla porta". L'inaugurazione della struttura è l'occasione per ricordare la tradizione di solidarietà sociale della città. Comincia il cardinale con una battuta indirizzata al nuovo prefetto, Giosuè Marino: "Vede, signor prefetto, a Torino non c'è solo Tossic Park, c'è anche il rovescio della medaglia della solidarietà". La prima uscita pubblica del nuovo prefetto era stata una richiesta di fare ordine nel Parco Stura, luogo dello spaccio nella zona di Torino nord. Anche il presidente della Compagnia di San Paolo, Franzo Grande Stevens, ricorda la tradizione di solidarietà che unisce la Torino laica a quella cristiana: "Norberto Bobbio - dice Grande Stevens - diceva che tutti gli uomini, religiosi e no, sono nel giusto quando aiutano qualcuno. Ma aggiungeva che i cristiani hanno un modo di aiutare che noi laici non riusciamo ad eguagliare". è a questo punto che il sindaco ricorda la tradizione dei santi sociali torinesi e il dialogo sempre aperto tra le istituzioni pubbliche e le iniziative di carità presenti sul territorio comunale. Seguendo la tradizione della loro congregazione, le suore di Madre Teresa non si convenzioneranno con gli enti pubblici, a differenza di quanto fanno invece altri luoghi di accoglienza cattolici. Nella struttura di via Chiala lavoreranno solo aiutate dal volontariato di un gruppo di laici che hanno messo a disposizione le loro conoscenze professionali e una parte del loro tempo libero. La struttura è stata realizzata a tempo di record e il 24 gennaio scorso si è svolta la grande festa conclusiva con gli operai che hanno costruito la casa.

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Romano al Galliera, segnale di legalità per tutti (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 03-02-2008)

 

Marco menduni Quando, alla fine dell'anno passato, Giuseppe Romano prefetto di Genova si è congedato dall'attività, ha promesso con una strizzatina d'occhio: "Tanto non me ne vado da questa città, presto saprete". Il "presto"è stato forse ancora più"presto" di quanto lui stesso immaginasse. Giuseppe Romano è ora il vicepresidente del Galliera. In una situazione un po' simile a quella del Consiglio superiore della magistratura, dove il vice è in realtà il numero uno operativo. Perché al Csm il presidente è il capo dello Stato che, per prassi, si fa vedere il meno possibile. E perché al Galliera è il cardinale Angelo Bagnasco, che ha già sufficienti fronti sui quali cimentarsi, come arcivescovo della città e come presidente della Cei. Romano al Galliera ha un senso preciso. Il senso di una reazione, di un messaggio e di una speranza. Romano ha esercitato, a Genova, il ruolo di grand commis coniugando pazienza, perseveranza, diplomazia e fermezza. La valutazione sul suo operato sarà sicuramente articolata e non troverà tutti d'accordo, ma non c'è dubbio che l'ex prefetto abbia incarnato, anche nei passaggi più difficili, quel ruolo di difensore della legalità e del rispetto delle norme alle quali i genovesi aspirano. Mettiamo allora in fila una serie di eventi. È metà dicembre quando Il Secolo XIX dà il via a una lunga inchiesta sulla Sanità nella regione. Inchiesta nella quale emergono situazioni imbarazzanti, opportunità disattese, carriere in discesa. L'inchiesta è il detonatore di una polemica che nel giro di poche settimane tocca tutta Italia: l'abbraccio innaturale tra sanità e politica. Intervengono il ministro Livia Turco. Interviene il presidente del Lazio Piero Marrazzo, che addirittura lancia la sfida ai colleghi: sono pronto a rinunciare al potere di nomina del manager della salute. Tutt'intorno emergono inchieste giudiziarie (una è costata la sopravvivenza al governo) che mostrano, al di là della rilevanza penale dei comportamenti, quale cloaca di cattivi interessi e di scontri partitici di infimo livello sia diventata la sanità italiana. In questo contesto la nomina di Romano appare un messaggio preciso. Il Galliera ha deciso di dare un segnale: questo è un presidio di legalità, che affidiamo nelle mani di un esponente autorevole. Un segnale, una reazione alle polemiche che ormai divampano in tutto il Paese. Chi analizza la cronaca degli ultimi anni ricorderà che, nel 2005, proprio dal Galliera (incolpevoli i vertici attuali) partì un'inchiesta sulle mense scolastiche che ha lambito importanti funzionari del Comune. La stessa inchiesta, almeno ad ascoltare i boatos di palazzo di giustizia, ne ha partorito altre, ancora più importanti e potenzialmente esplosive. In questo momento la guida di Romano mette alcuni paletti. Della sua fermezza e della sua capacità diplomatica hanno bisogno le sfide dell'ospedale del futuro. Non solo legali, ma anche etiche. Come il ruolo di un ospedale che è"pubblico" e "cattolico" al tempo stesso, con tutto quel che può portare con sé l'attuale scontro laici-cattolici che dilaga nel Paese. 03/02/2008.

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La memoria dimenticata e ripescata - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

 

La memoria dimenticata e ripescata Il rischio mortale è consegnare la democrazia all'unità nella corruzione (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) l'antifascismo era stato forse dimenticato per rendere più facile il dialogo con i moderati italiani guidati da Berlusconi, l'unico premier che non abbia mai partecipato alle celebrazioni della Resistenza e che abbia sdoganato i neofascisti? Nella Resistenza italiana, che da parecchi si vuol dimenticare come qualcosa che disturba nell'età del globalismo e del dio denaro, ci sono due momenti decisivi su cui alcuni storici hanno erroneamente sorvolato: l'attendismo dei generali e la "pace" dei vescovi. L'attendismo predicava il rinvio della lotta partigiana a un vago futuro. I gruppi dei resistenti non dovevano attaccare i nazisti occupanti subito, come invece si doveva fare, anche in condizioni d'inferiorità numerica e di armi, per dimostrare che c'erano degli italiani pronti a pagare subito quel biglietto di ritorno alla democrazia. La "pace" dei vescovi dava un consiglio analogo, invitava i fedeli a evitare lo scontro aperto con l'occupante e a lasciare ai vescovi, cioè alla Chiesa, il compito di arrivare pacificamente alla fine della guerra. La Resistenza, fosse garibaldina comunista o di Giustizia e Libertà o degli autonomi di matrice cattolica e liberale, rifiutò questo attendismo, fu per la lotta subito e fuori da ogni calcolo. C'è naturalmente chi sostiene l'opportunità di far calare il silenzio sulla Resistenza; la Resistenza, si dice, è un passato che molti italiani, specie i giovani, ignorano. Si dà per certo, per un fatto consolidato l'esistenza in Italia di una democrazia condivisa in uno Stato di diritto, mentre stiamo assistendo a uno sfascio dello Stato, mentre crescono le associazioni mafiose e criminali. Certo è difficile ricordare e rivendicare l'intransigenza partigiana. C'è il rischio della retorica e dell'utopia, ma il rischio opposto, il rischio mortale è di riconfermare trasformismo e machiavellismo, il rischio mortale di consegnare la debole democrazia che ci ritroviamo all'unità nella corruzione, alla concordia nel servizio dei più forti e più furbi. Un magistrato che fu al centro della rivoluzione morale di Mani Pulite non a caso esortava i cittadini a "resistere, resistere, resistere". Che cosa voleva dire quel suo appello di sapore resistenziale? Voleva dire che sui valori laici che furono anche quelli della Resistenza, i valori del rispetto della legge, dell'onestà nel pubblico servizio, della lotta alle organizzazioni criminali non si poteva transigere, voleva dire con grande preveggenza che se non si resiste su questi valori si va inevitabilmente alla diffusione della Mafia, se non si pratica l'onesta pulizia delle nostre città si arriva inevitabilmente alle strade napoletane invase dalla spazzatura.

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Dal nostro corrispondenteMADRID - Perplessità e sorpresa sono state (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 03-02-2008)

 

JOSTO MAFFEO dal nostro corrispondente MADRID - "Perplessità e sorpresa" sono state espresse al Vaticano dall'ambasciatore spagnolo per il documento dei vescovi che il governo del socialista José Luis Rodríguez Zapatero e gran parte della stampa hanno visto come una calata dell'episcopato in campagna elettorale. Ma in un incontro con i giornalisti il ministro degli Esteri, Miguel Ángel Moratinos, è andato oltre ed ha parlato di "indignazione" per il documento con cui la Conferenza episcopale spagnola ha censurato i negoziati politici con i terroristi, il matrimonio tra omosessuali, l'aborto e diverse leggi varate dal governo Zapatero. Il documento episcopale non chiedeva espressamente il voto per una forza politica, ma invitava a prendere le distanze dai partiti in forte contrasto con la dottrina morale della Chiesa. Moratinos ha detto ieri di parlare come cattolico e di voler "esprimere indignazione e perplessità, perché non credo che nessun cattolico del XXI secolo possa capire" il documento episcopale che ha provocato durissime reazioni del governo e del partito socialista, delle altre forze politiche escluso il centrodestra di Mariano Rajoy, di gran parte della stampa e di gruppi cattolici di base. Moratinos ha poi aggiunto che in Spagna "ci sono molti cattolici che capiranno ben poco. Questa è una gerarchia integrista, fondamentalista, neoconservatrice e che non rappresenta il sentimento della maggioranza dei cattolici spagnoli". Con altre parole, ma più o meno sulla stessa linea si erano espressi nei giorni scorsi lo stesso premier Zapatero, la "numero due" María Teresa Fernández de la Vega e diversi dirigenti del partito socialista. Secondo alcune fonti l'ambasciatore spagnolo a Roma, il cattolico Francisco Vázquez, avrebbe consegnato in Vaticano una lettera del governo di Madrid. Nella capitala spagnola si sostiene, invece, che il diplomatico avrebbe mantenuto "conversazioni con il "numero due"" della Santa Sede. In ogni caso, la presa di posizione del governo è netta ed eleva il tono dello scontro tra episcopato e governo. I documenti e le prese di posizione dei vescovi, che la gerarchia ecclesiastica considera pastorale e non politica, sono viste come ingerenze e attacchi allo stato laico. Alcuni settori del governo e del partito socialista cominciano a parlare di revisione degli accordi con la Santa Sede e dei finanziamenti alla Chiesa cattolica.

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<Rianimare i feti> La battaglia dei primari di Roma (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-02-03 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il caso "Anche se i genitori non vogliono" "Rianimare i feti" La battaglia dei primari di Roma ROMA - Nuovo protocollo su come i medici debbano comportarsi con un bimbo nato prematuro, allo scadere della ventiduesima settimana, quindi con circa quattro mesi e mezzo di anticipo rispetto a quando avrebbe dovuto, quando pesa circa 500 grammi. E' firmato da neonatologi e ginecologi delle Università romane (laiche e cattoliche): "Un neonato vitale, in estrema prematurità va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio ed assistito adeguatamente", quindi rianimato anche nel caso in cui doveva essere abortito. E' polemica. APAGINA 16 De Bac e Jacomella.

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Le classi dirigenti italiane (dal Pd, a Casini, alla Chiesa alla Cisl) si preparano (o sono conquistate) dalla Restaurazione. Obiettivo: radere al suolo la parte migliore della sto (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 03-02-2008)

 

Ria della Repubblica. Le sue fondamenta: la politica, la lotta, le idee, il conflitto. Resistenza, Giovanni XXIII, '68: vogliono cancellare tutto questo Rina Gagliardi A volte, la cronaca quotidiana, in genere così ridondante e confusa, ci invia "segni" improvvisamente chiarificatori - come tanti flash che si proiettano sulle tenebre del reale. Solo quattro esempi, tutti di questi giorni già "elettorali". Primo: nei documenti fondativi del Partito Democratico (Carta dei valori, Codice Etico, Statuto) era stato cancellato ogni riferimento alla Resistenza partigiana, tanto che Walter Veltroni è dovuto intervenire a correzione. Secondo. Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, ha violentemente attaccato l'ultimo film di Francesca Comencini ("In fabbrica") e, soprattutto, ha invitato la Rai (produttrice della pellicola) a non mandarlo in onda, cioè a censurarlo. Terzo: nel corso della cerimonia che ha celebrato il quarantesimo della Comunità di Sant'Egidio, il cardinal Bertone ha scagliato l'anatema della Chiesa cattolica contro il Sessantotto, che era "un mondo contro Dio", e radice della degenerazione morale e spirituale del nostro tempo. Quarto: intervenendo al convegno di "Liberal", sempre sul Sessantotto, il cattolico Pier Ferdinando Casini ha giudicato esiziali, più o meno, i pontificati di Giovanni XXIII e soprattutto di Paolo VI, ha condannato il Concilio e ha lanciato la sua nuova tavola di valori, fondata sulla gerarchia e l'autorità. Che cosa c'entrano, l'una con l'altra, queste affermazioni, questi "segni"? E perché mai, eventualmente, ce ne dovremmo (pre)occupare? C'entrano, e come, al di là delle differenze evidenti di oggetti, contesti, protagonisti. Impressionante, anzi, è la convergenza culturale che si realizza in circostanze apparentemente così lontane: e sta nel clima di regressione culturale che pervade la società italiana e le sue così dette "classi dirigenti". C'è un'ansia revisionistica e neo-autoritaria, che si esprime sia nella continua cancellazione della storia, quella antica e quella recente, sia nella rimozione di tutto ciò che è stato conflitto, cambiamento, carne e sangue, libertà sostanziale di questo paese. C'è una pulsione di normalità neoconservatrice, che si spinge alla "normalizzazione" del passato prima che del presente - lo rovescia, lo ridisegna, lo falsifica, per seppellirne le tracce vive, la vitalità, l'attualità. Se è vero che la rammemorazione del passato, come ci ha (re)insegnato Walter Benjamin, è al fondamento di ogni autentico sguardo sul futuro, non è forse altrettanto vero che la "riscrittura della storia", di orwelliana memoria è funzione stretta di ogni Grande Restaurazione? *** Guardate i bersagli concreti: l'antifascismo - ma anche e soprattutto la sua natura di collante civile e di vera "religione laica" del paese; le lotte operaie e studentesche del '68 - ma anche il conflitto sociale e la protesta giovanile come fattori costitutivi di una democrazia matura; il Concilio Vaticano II - ma anche un'idea, e una pratica, cristiane protese alla trasformazione del mondo, piuttosto che all'occupazione del potere; la libertà di un(a) autrice cinematografica - ma anche, più in generale, l'autonomia della produzione artistica e spettacolare. Ognuno, s'intende, ha le proprie specifiche motivazioni. Nel Partito Democratico, che stenta a definire un'identità che non sia, di volta in volta, pallidamente "riformista", ecumenica, interclassista, postpost, prevale forse la voglia di uscire in termini definitivi dal '900, e in particolare dalla storia repubblicana. Per potersi presentare come un soggetto davvero "nuovo", e non come la continuazione fredda di ciò che sono stati la Dc e il Pci, aveva perciò "dimenticato", nientemeno, ogni riferimento alla Resistenza e all'antifascismo - non però si tratta di una smemoratezza, ma di una scelta, forse, chissà, di una concessione alle componenti cattoliche, moderate, ipernuoviste della nuova formazione politica. Con una correzione che va apprezzata, ma che non appare sufficiente a chiarire l'interrogazione di fondo - sul Pd, il suo "senso di sé", la sua cultura politica. Un "senso di sé", invece, che sembra molto forte nell'attuale leader della Cisl e in varie realtà del mondo cattolico organizzato. Qui, la rimozione assume il volto dichiarato dell'anticomunismo, l'ideologia che rispunta come si deve ad ogni campagna elettorale: invece di apprezzare, da buon sindacalista, la recente tendenza del cinema italiano (anche in film come "La signorina Effe") a tornare ad occuparsi di soggetti dimenticati come gli operai, a rimetterli sulla scena da protagonisti, a riaprire un brano bruciante (e attualissimo, come si vede dalle stragi sul lavoro, i bassi salari, la disperazione operaia) della nostra storia, Bonanni rilancia, nientemeno, l'orgoglio cislino e la censura. Difende la sua bottega e si riscopre vecchio democristiano - di quelli che dettano alla Rai le regole, le produzioni buone e quelle cattive . Vuole, insomma che si dimentichi che cosa è stato il '68 degli operai, degli studenti e dei lavoratori intellettuali: nient'affatto un'epoca di trionfo comunista, orchestrata dal Pci e dai duri della Cgil o della Fiom, ma la stagione in cui esplose una voglia quasi incontenibile di libertà e di liberazione. Del lavoro, della cultura, del sapere. Del potere padronale in fabbrica e del (marcescente) potere accademico nelle università. Della divisione sociale del lavoro, delle gerarchie, dell'autoritarismo. Sì, anche una grande stagione di disordine, che non riuscì nell'impresa gigantesca di "cambiare tutto", ma che molto cambiò - nella società, nelle fabbriche, nella scuola, nella Chiesa, nei rapporti tra i generi, nella modernità. Ne uscimmo diversi tutti, anche i partiti e i sindacati, anche la Cisl (come recita un'altra canzone di Fabrizio De Andrè, tratta dal maggio francese, "anche se voi vi credete assolti siete per sempre coinvolti") - forse anche l'allora giovane Raffaele Bonanni. Ma tant'è. L'occasione del quarantesimo - quarant'anni sono tanti, quasi un'epoca - offre a molti la possibilità di manifestare la voglia di revanche, in una postcrociata antisessantottina che sarebbe grottesca e perfino un po' comica, se non fosse pericolosa. Così, ieri, l'ex-forzista (sic!) Nando Adornato, navigatore audace tra gli oceani del revisionismo, ex-comunista pentito, ex-ingraiano, ex-testa d'uovo della sinistra, ora fresca new entry nell'Udc, ha spiegato che il Sessantotto è alla radice di tutti i mali e di tutte le devastazioni italiane - il la, logicamente, l'aveva dato il cardinal Bertone, aggredendo un altro mito della nostra giovinezza, Woody Allen. E il moderato Casini ha aggiunto di suo la vera ragione di tanto rancore: il ruolo svolto da Giovanni XXIII e Paolo VI e da tanti cattolici di movimento. Ma, appunto, qual è il bersaglio vero? La libertà del conflitto e del dissenso. La voglia di cambiamento. L'idea di una società di eguali. L'autodeterminazione dei soggetti e delle soggettività. Basta rovesciare queste parole d'ordine nel loro contrario, per avere il programma restaurativo degli anni 2000, ovvero del prossimo decennio. Historia est magistra vitae , ci insegnavano molti anni fa sui banchi della I° media. L'antifascismo, il protagonismo operaio, il dissenso dei giovani - e la libertà di confliggere, di fare buoni film e buona musica, di disinquinare il mondo dalle merci - restano il sale della terra. Anche nel XXI secolo. 03/02/2008.

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Rina Gagliardi (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 03-02-2008)

 

Le classi dirigenti italiane (dal Pd, a Casini, alla Chiesa alla Cisl) si preparano (o sono conquistate) dalla Restaurazione. Obiettivo: radere al suolo la parte migliore della storia della Repubblica. Le sue fondamenta: la politica, la lotta, le idee, il conflitto. Resistenza, Giovanni XXIII, '68: vogliono cancellare tutto questo Rina Gagliardi A volte, la cronaca quotidiana, in genere così ridondante e confusa, ci invia "segni" improvvisamente chiarificatori - come tanti flash che si proiettano sulle tenebre del reale. Solo quattro esempi, tutti di questi giorni già "elettorali". Primo: nei documenti fondativi del Partito Democratico (Carta dei valori, Codice Etico, Statuto) era stato cancellato ogni riferimento alla Resistenza partigiana, tanto che Walter Veltroni è dovuto intervenire a correzione. Secondo. Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, ha violentemente attaccato l'ultimo film di Francesca Comencini ("In fabbrica") e, soprattutto, ha invitato la Rai (produttrice della pellicola) a non mandarlo in onda, cioè a censurarlo. Terzo: nel corso della cerimonia che ha celebrato il quarantesimo della Comunità di Sant'Egidio, il cardinal Bertone ha scagliato l'anatema della Chiesa cattolica contro il Sessantotto, che era "un mondo contro Dio", e radice della degenerazione morale e spirituale del nostro tempo. Quarto: intervenendo al convegno di "Liberal", sempre sul Sessantotto, il cattolico Pier Ferdinando Casini ha giudicato esiziali, più o meno, i pontificati di Giovanni XXIII e soprattutto di Paolo VI, ha condannato il Concilio e ha lanciato la sua nuova tavola di valori, fondata sulla gerarchia e l'autorità. Che cosa c'entrano, l'una con l'altra, queste affermazioni, questi "segni"? E perché mai, eventualmente, ce ne dovremmo (pre)occupare? C'entrano, e come, al di là delle differenze evidenti di oggetti, contesti, protagonisti. Impressionante, anzi, è la convergenza culturale che si realizza in circostanze apparentemente così lontane: e sta nel clima di regressione culturale che pervade la società italiana e le sue così dette "classi dirigenti". C'è un'ansia revisionistica e neo-autoritaria, che si esprime sia nella continua cancellazione della storia, quella antica e quella recente, sia nella rimozione di tutto ciò che è stato conflitto, cambiamento, carne e sangue, libertà sostanziale di questo paese. C'è una pulsione di normalità neoconservatrice, che si spinge alla "normalizzazione" del passato prima che del presente - lo rovescia, lo ridisegna, lo falsifica, per seppellirne le tracce vive, la vitalità, l'attualità. Se è vero che la rammemorazione del passato, come ci ha (re)insegnato Walter Benjamin, è al fondamento di ogni autentico sguardo sul futuro, non è forse altrettanto vero che la "riscrittura della storia", di orwelliana memoria è funzione stretta di ogni Grande Restaurazione? *** Guardate i bersagli concreti: l'antifascismo - ma anche e soprattutto la sua natura di collante civile e di vera "religione laica" del paese; le lotte operaie e studentesche del '68 - ma anche il conflitto sociale e la protesta giovanile come fattori costitutivi di una democrazia matura; il Concilio Vaticano II - ma anche un'idea, e una pratica, cristiane protese alla trasformazione del mondo, piuttosto che all'occupazione del potere; la libertà di un(a) autrice cinematografica - ma anche, più in generale, l'autonomia della produzione artistica e spettacolare. Ognuno, s'intende, ha le proprie specifiche motivazioni. Nel Partito Democratico, che stenta a definire un'identità che non sia, di volta in volta, pallidamente "riformista", ecumenica, interclassista, postpost, prevale forse la voglia di uscire in termini definitivi dal '900, e in particolare dalla storia repubblicana. Per potersi presentare come un soggetto davvero "nuovo", e non come la continuazione fredda di ciò che sono stati la Dc e il Pci, aveva perciò "dimenticato", nientemeno, ogni riferimento alla Resistenza e all'antifascismo - non però si tratta di una smemoratezza, ma di una scelta, forse, chissà, di una concessione alle componenti cattoliche, moderate, ipernuoviste della nuova formazione politica. Con una correzione che va apprezzata, ma che non appare sufficiente a chiarire l'interrogazione di fondo - sul Pd, il suo "senso di sé", la sua cultura politica. Un "senso di sé", invece, che sembra molto forte nell'attuale leader della Cisl e in varie realtà del mondo cattolico organizzato. Qui, la rimozione assume il volto dichiarato dell'anticomunismo, l'ideologia che rispunta come si deve ad ogni campagna elettorale: invece di apprezzare, da buon sindacalista, la recente tendenza del cinema italiano (anche in film come "La signorina Effe") a tornare ad occuparsi di soggetti dimenticati come gli operai, a rimetterli sulla scena da protagonisti, a riaprire un brano bruciante (e attualissimo, come si vede dalle stragi sul lavoro, i bassi salari, la disperazione operaia) della nostra storia, Bonanni rilancia, nientemeno, l'orgoglio cislino e la censura. Difende la sua bottega e si riscopre vecchio democristiano - di quelli che dettano alla Rai le regole, le produzioni buone e quelle cattive . Vuole, insomma che si dimentichi che cosa è stato il '68 degli operai, degli studenti e dei lavoratori intellettuali: nient'affatto un'epoca di trionfo comunista, orchestrata dal Pci e dai duri della Cgil o della Fiom, ma la stagione in cui esplose una voglia quasi incontenibile di libertà e di liberazione. Del lavoro, della cultura, del sapere. Del potere padronale in fabbrica e del (marcescente) potere accademico nelle università. Della divisione sociale del lavoro, delle gerarchie, dell'autoritarismo. Sì, anche una grande stagione di disordine, che non riuscì nell'impresa gigantesca di "cambiare tutto", ma che molto cambiò - nella società, nelle fabbriche, nella scuola, nella Chiesa, nei rapporti tra i generi, nella modernità. Ne uscimmo diversi tutti, anche i partiti e i sindacati, anche la Cisl (come recita un'altra canzone di Fabrizio De Andrè, tratta dal maggio francese, "anche se voi vi credete assolti siete per sempre coinvolti") - forse anche l'allora giovane Raffaele Bonanni. Ma tant'è. L'occasione del quarantesimo - quarant'anni sono tanti, quasi un'epoca - offre a molti la possibilità di manifestare la voglia di revanche, in una postcrociata antisessantottina che sarebbe grottesca e perfino un po' comica, se non fosse pericolosa. Così, ieri, l'ex-forzista (sic!) Nando Adornato, navigatore audace tra gli oceani del revisionismo, ex-comunista pentito, ex-ingraiano, ex-testa d'uovo della sinistra, ora fresca new entry nell'Udc, ha spiegato che il Sessantotto è alla radice di tutti i mali e di tutte le devastazioni italiane - il la, logicamente, l'aveva dato il cardinal Bertone, aggredendo un altro mito della nostra giovinezza, Woody Allen. E il moderato Casini ha aggiunto di suo la vera ragione di tanto rancore: il ruolo svolto da Giovanni XXIII e Paolo VI e da tanti cattolici di movimento. Ma, appunto, qual è il bersaglio vero? La libertà del conflitto e del dissenso. La voglia di cambiamento. L'idea di una società di eguali. L'autodeterminazione dei soggetti e delle soggettività. Basta rovesciare queste parole d'ordine nel loro contrario, per avere il programma restaurativo degli anni 2000, ovvero del prossimo decennio. Historia est magistra vitae , ci insegnavano molti anni fa sui banchi della I° media. L'antifascismo, il protagonismo operaio, il dissenso dei giovani - e la libertà di confliggere, di fare buoni film e buona musica, di disinquinare il mondo dalle merci - restano il sale della terra. Anche nel XXI secolo. 03/02/2008.

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Fulvio Fania (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 03-02-2008)

 

Oggi la "Giornata cattolica per la vita" In regalo il documento di 4 università sul feto Aborto terapeutico, il grimaldello di Ruini. Come accerchiare la 194 Fulvio Fania Città del Vaticano Il Papa non è andato all'università ma l'università gli ha fatto un bel regalo. Un convegno organizzato nell'ospedale Fatebenefratelli dalle cattedre di medicina di quattro atenei romani, proprio in occasione della Giornata cattolica per la vita, si è concluso con un documento in cui si afferma il dovere clinico di rianimare il feto nato prematuramente per interruzione volontaria di gravidanza. E' un sostegno diretto alle richieste della Cei e del Movimento per la vita che puntano ad accorciare il periodo di legittimità dell'aborto terapeutico giustificando la misura con le nuove possibilità di sopravvivenza offerte dalla medicina. I clinici ammettono che è alto il rischio di inabilità del neonato e che spesso la madre non è disposta ad accettare quella nascita. Il cattedratici appartengono a due atenei statali, la Sapienza e l'università di Tor Vergata, e a due cattolici: il Sacro Cuore-Gemelli e il Campus biomedico dell'Opus Dei. Ora si comprende meglio anche la decisione, assunta a gennaio dalla Cei, di costituire un coordinamento dei docenti universitari cattolici. Il cardinale Camillo Ruini, che resterà in sella anche quando avrà lasciato il Vicariato di Roma, come capo di un comitato per il "Progetto culturale", propugna da molto tempo una controffensiva ideologica sul tema dell'aborto, della procreazione, della famiglia. Gli esperti indubbiamente servono. Intanto l'associazione fondata da don Benzi ha festeggiato la "Giornata per la vita" annunciando l'accoglienza in comunità di una prematura sopravvissuta cieca all'aborto e non voluta dalla madre, chissà in quale stato emotivo. I centri di aiuto alla vita, per i quali il presidente della Cei Angelo Bagnasco ha chiesto finanziamenti pubblici, vantano di aver evitato 85mila aborti. A Bologna il cardinale Carlo Caffarra ha guidato la processione al santuario di San Luca per "il concepito non nato". Stamattina, quindici giorni dopo il Papa-day, andrà in scena una nuova adunata di fedeli in piazza San Pietro. L'appuntamento si rinnova ogni dodici mesi. Tutti i vescovi si mobilitano. Quest'anno il messaggio Cei per la giornata che era stato pubblicato ad ottobre, appariva tiepido, tutto incentrato sull'importanza di mettere al mondo figli. Nel frattempo però le cose sono cambiate. Gli antiabortisti di sempre, quelli di Carlo Casini, sembrano vivere una nuova giovinezza: il referendum sulla legge 40 vinto da Ruini; l'insistenza dottrinaria e "legislativa" del nuovo papa; la conversione degli atei devoti e infine la moratoria sull'aborto lanciata da Giuliano Ferrara. Sono lontani i tempi in cui le gerarchie, ancora scottate dalla sconfitta referendaria sulla 194, dovevano convincere il battagliero Casini che era meglio usare pazienza, non puntare al tutto subito, farsi paladini della "prevenzione" e dell'aiuto alle donne. Allora, 1978, fu infatti istituita la Giornata. Ora i tempi sembrano più propizi e papa Ratzinger non concede tregua. Giovedì scorso ha convocato la Congregazione per la dottrina, l'ex Sant'Uffizio che ha diretto per ventiquattro anni. E' in preparazione una nuova direttiva che aggiornerà la Donum Vitae del 1987 in materia di biomedicina. Benedetto XVI ha dato indicazioni precise. La Chiesa ha il dovere di richiamare "tutti gli uomini di buona volontà" alla tutela della "dignità umana" e dell'unico modo di concepire i figli. Non c'è alternativa, secondo Ratzinger, al di fuori degli "atti propri dei coniugi", una perifrasi pudica da catechismo per definire i rapporti sessuali. Forse ci si potrebbe attendere una maggiore scioltezza almeno nel linguaggio, da parte di un un papa che ha scritto un'enciclica sull'eros. Sciolta è invece la condanna. "La procreazione extracorporea - attacca Ratzinger - ha infranto la barriera della dignità umana" e lo dimostrerebbero alcune pratiche collegate, tutte poste sullo stesso piano: congelamento degli embrioni, diagnosi pre-impianto, ricerca sulle staminali da embrione, tentativi di clonazione umana. Monsignor Elio Sgreccia, capo dell'Accademia pontificia per la vita, e gli esponenti del Mpv e dell'Associazione "Scienza & vita" hanno rilanciato l'allarme anche dopo la notizia di un tentativo di ricavare spermatozoi dal midollo della donna, ciò che renderebbe superfluo l'apporto maschile. E qui il tema torna ad intrecciarsi con la difesa della famiglia matrimoniale e della sessualità come "dato naturale" e non come "scelta culturale". Il quotidiano Avvenire polemizza contro il ministero dell'Istruzione britannico che ha sostituito i termini madre e padre con il più generico "genitore" per rispetto ai figli di coppie omosessuali. Nessuno può credere che Ferrara abbia lanciato l'idea di portare cinque milioni di persone in piazza per un Moratoria-day senza aver consultato Ruini, il quale è stato anche suo ospite a La 7 per spiegarne gli scopi. Moratoria - ha detto - significa innanzi tutto inserire la tutela del concepito nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo. Probabilmente il Papa ne parlerà alle Nazioni Unite ad aprile quando si recherà negli Usa. Ecco spiegata la "stringente analogia" dell'aborto con la pena di morte, ribadita anche da Bagnasco. Il Movimento per la vita chiede di modificare l'obiettivo della 194: non più tutela della vita "dal suo inizio" ma "dal concepimento". L'altra carta tattica degli antiabortisti è la "piena applicazione" degli scopi preventivi della legge. Gli anticoncezionali restano ovviamente tabù mentre il contrattacco investe la pillola abortiva, nonostante che la ministra Turco abbia assicurato che verrà somministrata seguendo le procedure dell'interruzione chirurgica. Ma il grimaldello più efficace per l'attacco resta appunto quello dell'eventuale sopravvivenza del feto al quarto mese. Ruini può cantare vittoria. Il suo successore Bagnasco ultimamente è stato più duro di lui. Eppure la compagnia degli atei devoti non piace a diversi i vescovi. Nel Consiglio permanente si è acceso un dibattito di cui le note ufficiali recano una labile traccia. In apertura il cardinale Bagnasco aveva elogiato i laici alleati contro l'aborto. Nel frattempo su La stampa l'arcivescovo di Pisa Alessandro Plotti, già vicepresidente Cei, ha criticato severamente certe alleanze. "C'è il grosso pericolo - ha detto - che la Chiesa si faccia dettare l'agenda dai teocon e che la fede diventi instrumentum regni". Critiche evidentemente riprese nella riunione, tanto che nella risoluzione finale è spuntata una duplice messa in guardia: da una fede "intimista" ma anche da "una lettura del cristianesimo come religione civile". Il segretario della Cei Giuseppe Betori ha poi coperto tutto con un nuovo peana a favore di Ferrara mentre per Plotti è arrivato ieri il prepensionamento. Al suo posto andrà il pisano Giovanni Paolo Benotto, finora vescovo di Tivoli. Tutto avviene secondo norma, avendo Plotti compiuto 75 anni ad agosto. Per lui, a differenza di Ruini che sta per compierne 77, non sono annunciati incarichi supplementari. 03/02/2008.

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Bertinotti: io, Dio, il socialismo (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

 

IL PRIMO MAESTRO I DUE PAPI Colloquio Il percorso di Fausto Bertinotti: io, Dio, il socialismo "Fu il cardinal Pellegrino: con lui nacque a Torino un'alleanza sugli scioperi" "Wojtyla mi ha rapito con il suo carisma, Ratzinger lo sento più distante" GIACOMO GALEAZZI ROMA Sul monte Athos, in una chiesa di borgata o in una missione sudamericana, sento soffiare forte il vento della fede". Poco prima di visitare la parrocchia di Dio Padre Misericordioso, (realizzata a Tor Tre Teste dall'architetto Richard Meier) e di donare all'"amico prete" don Gianfranco Corbino i 40 mila euro, ricavati da una causa vinta, necessari per costruire il campo di calcio dell'oratorio, Fausto Bertinotti percorre a ritroso i tornanti del suo personalissimo rapporto con il cristianesimo. Fresco delle lauree "honoris causa" ricevute tre settimane fa dalle università cattoliche del Perù e dell'Ecuador, il presidente della Camera traccia la "linea di convergenza" fra socialismo e religiosità a partire dall'incontro con un parroco di frontiera. "Ho conosciuto don Gianfranco quando ero segretario di Rifondazione comunista ed ero affascinato dalla "nave-cattedrale" protesa da Meier nelle estreme propaggini della periferia romana - racconta - mi ha sempre colpito l'architettura religiosa e la dinamica inquieta che trasforma l'arte in luoghi di spiritualità. Il gotico o il barocco rimandavano subito alla fede, nella modernità il legame è più complicato, problematico e varcare per la prima volta la soglia di "Dio Padre Misericordioso" è stato folgorante per il rapporto con il sacro". Un'impressione "straordinaria" all'impatto con un'"idea forte" tradotta in "materia, luce e grandi spazi riservati all'incontro del popolo di Dio e alla meditazione". Un viaggio interiore guidato dalle lunghe conversazioni tra "Fausto il rosso" e il parroco di borgata. Una frequentazione divenuta dialogo ininterrotto, un'amicizia fatta di cene in canonica e colloqui a Montecitorio. "Don Gianfranco mi ha descritto l'assenza a Tor Tre Teste di punti di socializzazione e mi ha colpito il muro che protegge ma anche isola la parrocchia - spiega Bertinotti -. Abbiamo deciso di venire incontro ai giovani, finora privi di strutture e luoghi per stare assieme". Ieri, attorniato dall'arcivescovo Luigi Moretti, quattro sacerdoti e otto chierichetti in tunica, ha raccontato i suoi anni in oratorio, l'"alleanza" con il cardinale di Torino, Michele Pellegrino, durante gli scioperi degli operai e si è commosso ricevendo in dono un'immagine sacra della Madonna con in braccio Gesù (che "nasce povero e diventa Dio"). Sono molti fili che uniscono al cattolicesimo il presidente della Camera, assiduo lettore dell'Osservatore romano, "la cui campagna contro le morti bianche ha ispirato e rafforzato la nostra battaglia di partito per la sicurezza sul lavoro". E poi l'"altissimo insegnamento del magistero sociale di Giovanni Paolo II", al quale nel Giubileo donò "lo statuto di una società cooperativa d'inizio Novecento" e che lo rapì per "il suo modo carismatico di porsi e l'abitudine di gesticolare per inglobare, coinvolgere ogni interlocutore nel confronto". Un effetto sperimentato nell'appello pro indulto alle Camere e uno sprone nello "strappo della nonviolenza" che archiviò la matrice stalinista di Rifondazione. Lo stesso anelito di sacro vissuto la scorsa Pasqua sul monte Athos, "dove la tradizione millenaria si intreccia alla post-modernità e i monaci traducono incunaboli e navigano su Google". L'importante è "far prevalere sempre la logica del dialogo", come, tra venti giorni, nel "faccia a faccia" a Cuba tra Fidel Castro e il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone. "Il presidente cubano e il cardinale Bertone non hanno bisogno di intermediari, sono due uomini di dialogo, capaci di dialogare e confrontarsi nell'ottica del bene comune - afferma Bertinotti -. E' un fatto positivo che avvenga questo incontro. Il mio auspicio, e ho motivo di essere ottimista, è che sia un incontro tra uomini di buona volontà, nel segno indicato dalla "Pacem in terris" di Giovanni XXIII". Un richiamo, cioè, a mettere al centro "l'uomo, il suo essere e la sua dignità", puntando "su ciò che unisce più che su ciò che divide", a partire dai "temi della pace, dell'unità tra i popoli e della solidarietà in vista di un nuovo ordine di rapporti fondato sulla verità e costruito secondo giustizia". Ma mentre blandisce la base, il "papa rosso" critica il vertice. Su guerra e pace, grandi temi della spiritualità, crisi internazionali, povertà nel mondo, rapporto tra Occidente e resto del pianeta, Bertinotti sembra un diplomatico pontificio di lungo corso. Guai, però, a parlare di bioetica o coppie di fatto: "C'è la Chiesa del Concilio Vaticano II e quella del Sillabo. Su unioni di fatto e aborto non sono d'accordo con Benedetto XVI. La 194 è una grande conquista di civiltà che dà spazio anche di sofferenza ma di libertà alle donne". Con il timore per l'"attuale affievolirsi dello spirito conciliare e il condizionamento sulla realtà temporale". Del resto, Bertinotti, che ieri ha visitato una comunità parrocchiale di periferia come da Paolo VI sono soliti fare i pontefici, ha già provato a dare l'esempio officiando un anno e mezzo fa a Montecitorio gli Stati generali del volontariato ecclesiale. E, come borbotta l'anima più laica di Rifondazione, tra riunioni dei movimenti cattolici e incontri riservati con prelati, ha trasformato la Camera in una sorta di succursale del Vaticano. In un anno e mezzo sono state decine le associazioni bianche che hanno bussato alla sua porta quale patrono laico delle loro battaglie pacifiste e terzomondiste. I monaci camaldolesi, le sigle missionarie e le comunità fondate da don Milani se lo contendono per i loro simposi. I frati di Assisi lo hanno invitato persino ad aprire la giornata francescana del dialogo. Insomma il Tevere non è mai stato così stretto per il "cattolico in pectore" Bertinotti, che salda la sinistra antagonista e le mille anime del cattolicesimo socialmente impegnato. "Quando avevo vent'anni mi sarei definito ateo, adesso sono uno alla ricerca, partecipo con coinvolgimento emotivo a parecchie cerimonie religiose", precisa Bertinotti, che la sera frequenta cardinali, e, prima del sonno, gli scritti di San Paolo. "Gesù risorto proclama la pace e restituisce una possibilità alla vita e al mondo", predica fratello Fausto. Unica concessione al lessico militante, Cristo non è mai definito maestro, bensì compagno degli apostoli.

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Lo sconforto dei cattolici "C'è chi rinuncia al figlio per un labbro leporino" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

 

Intervista Livia Turco Lo sconforto dei cattolici "C'è chi rinuncia al figlio per un labbro leporino" ALESSANDRO BARBERA ROMA "Non capisco tutto questo clamore". Livia Turco scandisce le parole lentamente, vagamente infastidita dal ritorno mediatico del documento messo a punto dai neonatologi delle quattro università romane sulla necessità di rianimare i feti che hanno possibilità di sopravvivere. Argomenti "strumentali e volutamente crudeli di chi forse pensa così di attaccare la bontà della 194. Se fosse così, si trasformerà in un boomerang". Ministro Turco, sta dicendo che la legge sull'interruzione volontaria di gravidanza prevede già l'argomento sollevato dai clinici romani? "E' così. Le leggo testualmente l'articolo 7: Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di grave pericolo della donna, e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto". Dunque se il feto nascesse vivo alla ventiduesima settimana il medico sarebbe comunque tenuto a tenerlo in vita anche senza la volontà della madre? "E' così. Sono casi rarissimi, e spesso non hanno a che vedere con l'aborto terapeutico. E' ovvio: il medico non potrebbe fare diversamente, oserei dire che è tenuto a farlo per ragioni deontologiche. Contrapporre la madre al feto è un argomento strumentale e crudele". Perché strumentale? "Esempi come quelli di cui stiamo discutendo sono quelli nei quali si determina un confine delicatissimo fra la tutela della vita della donna e di quella del nascituro". E allora perché il documento? "Con tutto il rispetto per questi signori, vorrei ridimensionare l'autorevolezza della fonte. Considero più autorevole il parere che mi è stato consegnato il 21 gennaio da un gruppo di esperti di tutte le società scientifiche: neonatologia, ginecologia, pediatria. Un parere esattamente in linea con quanto dice la legge". Proprio ieri era il trentesimo anniversario della "giornata per la vita". Crede che ci sia una coincidenza con l'uscita del documento dei medici romani? "Se c'è una regìa dietro a questo intervento, sortirà l'effetto contrario: la legge ne uscirà beatificata. Le dirò di più: se c'è qualcuno che piega i temi della vita al calcolo politico compie la forma più blasfema di relativismo etico". Crede che la discussione in corso sui temi dell'aborto e la richiesta di moratoria potrebbero spingere un eventuale governo Berlusconi a modificare la legge? "Non lo temo, ho fiducia negli uomini e nelle donne italiane. Ci provino a modificarla". Ieri Eugenio Scalfari diceva che in Italia "basta che la Cei aggrotti il sopracciglio per indurre all'obbedienza il laicato, cattolico e non". Cosa ne pensa? "Il problema, a mio avviso, non è essere a favore o contro le gerarchie ecclesiastiche, ma compiere un esercizio quotidiano di autonomia politica. Io lo faccio difendendo la legge". Fra le cose che lascia in eredità al suo successore, c'è la soluzione al problema del rapporto fra nomine negli enti sanitari e politica. Pensa ancora di poter fare qualcosa se il Governo resterà in piedi fino alle elezioni? In Parlamento è depositato un collegato alla Finanziaria: prevede di rendere pubblico il posto vacante di direttore generale, che un soggetto terzo valuti i curriculum e presenti una rosa agli assessori competenti. Si può scegliere strumenti diversi: discutiamone. Mi piacerebbe ci fosse uno sforzo bipartisan per approvare una nuova legge".

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"Attacchi strumentali" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

 

Il reparto dove vengono ricoverate le pazienti in attesa dell'intervento per l'interruzione di gravidanza è al terzo piano. L'ascensore è in fondo a un lungo corridoio, a fianco della cappella dove si celebrano due messe al giorno e il rosario tutte le sere. A parte questa chiesetta non c'è un crocifisso in tutta la clinica. Li hanno tolti da tempo, sostituiti con immagini della Madonna con bambino, per non offendere le pazienti non cristiane che sono oramai il 30%. I quaranta ginecologi cattolici e obiettori (sono il 60%, la maggioranza) un po' se la sono presa. Molti di loro gravitano attorno al Centro per l'aiuto alla vita, a metà strada tra il piano dove celebrano le messe e quello dove praticano gli aborti. Augusto Colombo, dirigente del servizio per l'Applicazione della legge 194, da 36 anni in questa clinica (uno dei fiori all'occhiello della sanità italiana dove ogni anno partoriscono settemila donne) certe polemiche giura di non capirle: "Non vorrei che fosse un altro modo per attaccare la legge 194. Le interruzioni di gravidanza nel secondo trimestre, quelle che vengono definite aborti terapeutici, sono poco più di tremila l'anno in tutta Italia, più o meno il 2,5%. Al limite massimo delle 22 settimane e 3 giorni applicato da noi la sopravvivenza è praticamente nulla, stiamo parlando di feti che pesano appena 500 grammi...". Alla Mangiagalli il protocollo sugli aborti terapeutici è in vigore dal 2004. Le linee guida sono quelle contenute dalla legge 194, trent'anni a maggio. Anche Alessandra Kustermann, il medico responsabile del reparto Diagnosi prenatali, ammette di fare fatica a capire quello che sta accadendo: "Gli aborti dopo la ventesima settimana sono appena lo 0,7%. Il ginecologo che dovesse eseguire un'interruzione di gravidanza su un feto che ha vita autonoma, non solo commette un errore ma va anche contro la legge. E allora, di cosa stiamo parlando?". Di questo Alessandra Kustermann ha discusso ieri al telefono pure con il ministro Livia Turco. Un'idea di cosa ci sia dietro a tutte queste polemiche, il medico della Mangiagalli se l'è pure fatta: "Non credo che vogliano toccare la 194, mi sembra che si voglia far passare l'idea che i laici sono contro la vita e gli unici che la tutelano sono i cattolici". Le parole di Papa Benedetto XVI sulla salvaguardia della vita alla Mangiagalli arrivano con i telegiornali di mezzogiorno. Le pazienti col pancione fanno zapping sui canali. Luigi Frigerio, medico e obiettore - "Obiettori sempre, noi non facciamo alcun tipo di aborto", premette - spiega che gli aborti terapeutici sono una nicchia, ma vale il principio: "La legge non deve essere eugenetica. L'interruzione di gravidanza è consentita non se il feto è malato, ma solo se ci sono rischi anche psichici per la madre". Nella sua vita di medico "per la vita", racconta di casi limiti: "Ci sono genitori che chiedevano l'interruzione di gravidanza pur di non avere un figlio con il labbro leporino. Mi ricordo di un ingegnere che non voleva che sua moglie portasse a termine la gravidanza perché il figlio sarebbe nato senza un dito della mano. Diceva: "Non è un prodotto conforme...". Il diritto all'aborto non esiste in natura. Ce lo siamo inventati noi". Sostenitori e contrari, obiettori e no, da trent'anni si scontrano sulla legge 194. Ne discutono filosofi, politici, direttori di giornali, vescovi e papi. La sofferenza delle donne, doppia se il desiderio di gravidanza viene frustrato da un esame che rivela gravi patologie nel feto, a volte rimane ai margini. Non lo dimentica la ginecologa Daniela Fantini, laica e non obiettrice, anni e anni nei consultori: "Si parla sempre di diritto alla vita... Ma bisogna capire se per vita si intende solo essere iscritti all'anagrafe o avere una vita di qualità. Da quando è stata fatta la legge 194 hanno cercato di eliminarla in ogni modo. Hanno tentato pure con due referendum e non ci sono riusciti. Non vorrei che queste polemiche avessero lo stesso obiettivo...".

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La scienza con questa polemica non c'entra nulla (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del ALESSANDRA KUSTERMANNLa ginecologa della Mangiagalli: c'è solo confusione, la legge va semplicemente applicata "La scienza con questa polemica non c'entra nulla" di Maristella Iervasi/ Roma "I progressi della scienza non possono essere definiti dalla politica. E invece sull'aborto la si sta buttando in politica. Da ginecologa, laica, non cattolica e medico non obiettore dico invece che la 194 è una buona legge: è saggia, non ha bisogno di essere rivista, va solo applicata". Parla Alessandra Kustermann, ginecologa e responsabile della diagnosi prenatale della clinica Mangiagalli di Milano e interviene nella polemica scaturita all'indomani del documento degli atenei romani. E avverte: "C'è troppa confusione. L'interruzione volontaria di gravidanza nel secondo trimestre è delegata al ginecologo non all'autodeterminazione della donna. Così recita l'art.7 della legge 194 del 1978. Il limite per praticarlo dipende dall'epoca in cui il feto raggiunge la possibilità di vita autonoma. Oggi quindi non lo si può fare oltre la 22 settimane e 3 giorni. Se si pratica l'aborto e il feto è vitale vuol dire che è stato commesso un errore medico: è stata mal calcolata l'epoca del concepimento". Dottoressa Kustermann, ma cosa sta succedendo? Prima di entrare nel merito del documento dei ginecologi e neonatologi romani, di quanti casi di feti vitali si sta parla? "Pochissimi casi. Sopravvive il 30% dei neonati a 23 settimane di vita, a 22 settimane invece le probabilità di sopravvivenza sono del tutto eccezionali. Nel momento in cui vengono staccati dal cordone ombelicale della madre sono esseri umani autonomi la cui vita va tutelata come dice la Costituzione. Se sono vitali, la rianimazione fa fatta e deve essere decisa in pochi minuti preziosi. Se il neonato è vitale: piange, si muove respira, lo si rianima. Lo impone in codice deontologico, la Costituzione e la stessa 194. Se poi emerge che il feto non è in grado di sopravvivere lo si accompagna con cure compassionevoli". Il Papa va dietro a tutto pur di difendere la vita: la moratoria sull'aborto prima, ora il documento degli atenei romani. All'Angelus ha detto che la vita va difesa prima della nascita. Cosa ne pensa? "Il Papa ha tutto il diritto di dire che è contro l'aborto in toto ed io nel ribadire che la 194 è una legge saggia dello Stato italiano". Ma sostenere che se il feto è vivo va sempre rianimato, anche contro la volontà della madre, non è svuotare di tutto il suo significato la legge 194? "Il documento dei ginecologi romani non è inopportuno. Non è un attacco alla legge sull'aborto. Tra i firmatari c'è il professor Arduini che fa parte del gruppo degli esperti del ministero di Livia Turco. Quel documento in sostanza ha ribadito le stesse raccomandazioni rese note settimane fa. E cioè che di fatto il limite per effettuare un aborto terapeutico deve essere inferiore alla 23 settimane". E come si spiega tutta la polemica riesplosa sul tema? "Sono allibita, non capisco l'oggetto del contendere. Ribadisco: si è voluto leggere un attacco alla 194. Un qualcosa che non è". Si spieghi meglio. "L'art. 7 ultimo comma della legge 194 del '78 recita: L'Ivg nel secondo trimestre è possibile fino a che il feto non ha raggiunto possibilità di vita autonoma. L'unica eccezione in cui può essere interrotta una gravidanza è il caso in cui la madre fosse in pericolo, ma va comunque fatto il possibile per assistere il neonato. La legge è chiarissima. E tutti noi che ci occupiamo di diagnosi prenatale non siamo mai andati contro la legge. Il Mangiagalli è dal 2004 che si è posto il limite di 22 settimane e 3 giorni". Ma allora chi è dalla parte del torto? "I laici. Sbagliano a mettersi sulla difensiva e lasciare la palma della vita ai cattolici. Non è un attacco alla 194".

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Se il prete è un assassino (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del Se il prete è un assassino Maurizio Chierici Segue dalla Prima L i sollecitava ad abbandonarsi al perdono di Dio, e se l'abbandono interessava la polizia, riferiva, e altre persone sparivano. Quattro mesi fa guardavo Von Wernich nel maxischermo che ne allargava il volto davanti tribunale di La Plata. Indifferente mentre i giudici leggevano la condanna. Appena un sorriso di scherno, come per dire "in qualche modo ne uscirò". Negli appunti ritrovo pagine che il silenzio della Chiesa obbliga a ricordare per far capire cosa non sta succedendo. Hector Timerman, console generale dell'Argentina a New York, riferisce ciò che il padre - Jacobo Timerman, direttore di un giornale indipendente - ha raccontato e scritto a proposito del sacerdote. "Era presente ai miei interrogatori e quando la benda che fasciava gli occhi si abbassava per effetto delle scariche elettriche, vedevo Von Wermich seduto accanto al capo della polizia di Buenos Aires, Ramon Camps. Mi guardavano come si guarda un cane che sta morendo". Nei verbali del tribunale la commozione di Maria Mercedes Molina Galarza: è nata in una prigione segreta, Von Wermich l'ha battezzata promettendo a Maria Mercedes e ad altri sei ragazzi, tranquilli, vi accompagnerò al confine. La vostra pena sarà l'esilio. Von Wermich ha consegnato la bambina ai nonni: molto devoti, gli si erano rivolti per sapere qualcosa della figlia scomparsa. "Si farà viva lei, forse fra un anno, forse da un altro Paese. Non posso dire di più". Con la piccola fra le braccia, il cuore dei nonni si è aperto. Hanno preparato una valigia, vestiti, qualche soldo. "Ne avrà bisogno. Gliela consegno personalmente. Mi raccomando, silenzio...". Ma il viaggio della ragazza madre (Liliana Galarza) e dei suoi compagni, è stato un viaggio breve. Julio Emilio Emmended, poliziotto condannato per sette delitti, racconta come è finito. "Padre Christian Von Wernich benedice i sovversivi ammanettati e mi raggiunge nell'automobile dove aspettavo assieme a Jorge Bergés, medico della polizia segreta. "Adesso sono vostri". Allora scendo con la pistola in mano e quando i sovversivi vedono la pistola cercano di disarmarmi ma hanno le mani legate. Colpisco col calcio dell'arma, li stordisco. Interviene il medico: due iniezioni per uno, sempre nel cuore. Il liquido è rosso, veleno. Sconvolto, li vedo morire ma padre Von Wermich mi rincuora. "L'hai fatto per la patria. Dio sa che hai agito per il bene del Paese". Avevo le mani sporche di sangue. E del sangue dei ragazzi era macchiato l'abito del padre...". Le voci sono tante, i documenti precisi. Crolla la dittatura e Von Wernich sparisce. Passa dal Brasile, lo ritrovano in Cile: un settimanale di Santiago lo fotografa mentre distribuisce la comunione non lontano dalla capitale. Il nome era falso, nessuno poteva sospettare. Possibile che la Chiesa cilena avesse affidato la cura di una parrocchia ad un sacerdote argentino senza voler sapere da Buenos Aires "come mai è qui"? Mistero che si perde nella rete dei cappellani militari. Cinque minuti dopo la condanna, il comunicato della Commissione Episcopale argentina. Perché cinque minuti dopo e non quattro anni prima quando i delitti di Von Wermich erano da anni documentati? Martin de Elizaide, vescovo della diocesi della quale Von Wermich era sacerdote chiede che il religioso "venga assistito affinché riesca a comprendere e riparare il danno arrecato con scelte personali che non coinvolgono le istituzioni". Lascia capire che la procedura necessaria alla Chiesa per prendere una decisione sarà lunga: non ne fissa il tempo. In fondo, è solo uno dei tanti sacerdoti che hanno abbracciato gli ideali fascisti della dittatura. Le trame del piano Condor allargano le complicità ai cappellani militari delle squadre della morte: America Centrale, Brasile, Cile, Uruguay, Paraguay. Con quale abbandono si sono rivolti a Dio mentre davano una mano agli assassini? Quattro mesi fa la sentenza e la Chiesa non ha più parlato. Bisogna dire che i rapporti diplomatici tra Vaticano e Argentina sono congelati dal braccio di ferro che divide l'ex presidente Kirchner e la nuova presidente-moglie, dalla burocrazia diplomatica di Roma. Tre anni fa Kirchner nomina ambasciatore in Vaticano un ex ministro: Alberto Juan Bautista Iridarne, signore squisito ma divorziato e risposato come quattro milioni e mezzo di argentini. Come Berlusconi, Fini e Casini considerato dal monsignor Ruini "esempio di cattolico in politica". Il Vaticano non accetta chi ha infranto il sacramento del matrimonio e un Paese borghese e devoto viene rappresentato nel grigiore della routine di un incaricato d'affari. Comunicazione non interrotta, ma evanescente proprio nel momento in cui il congresso di Buenos Aires decide la dissoluzione del vescovado castrense, pastore guida dei cappellani militari. Il passato continua ad impaurire il presente. I cappellani in divisa hanno accompagnato il golpe obbedendo ai vescovi che appoggiavano la dittatura dei generali. Von Wernich è il primo caso risolto dal tribunale, ma i nomi sono tanti, si annunciano altri processi. L'essere divorziato e l'essersi risposato non viene messo sullo stesso piano delle colpa di chi si è servito della confessione per far sparire ragazzi senza colpa, ma la soluzione è fulminea: no e subito all'ambasciatore; vediamo cosa fare per il prete assassino. Il clero argentino è diviso. Vescovi rigidi contro il governo e vescovi alla ricerca della soluzione. Monsignor Casaretto, segretario della commissione episcopale, genovese di nonni e presidente della Caritas che ha sfamato milioni di affamati nei mesi bui della crisi economica non smette di dialogare. Intanto, nell'istituto penale dove è rinchiuso Von Wernich sono stati trasferiti militari e poliziotti arrestati dopo che il presidente Kirchner ha annullato le due leggi (Punto Final e Obbedienza Dovuta) imposte dalle forze armate per consentire "la pacificazione nazionale". Molti di loro avevano atteso il processo in prigioni soffici come grandi alberghi. Camere con Tv, aria condizionata, palestre per tenersi in forma. Una certa libertà. Adesso si sono ritrovati dove dovevano essere dal primo giorno. Von Wernich li raccoglie in angoli non frequentati con l'aria di un confessore. Celebra la messa della sera e riceve la considerazione che è abitudine verso i religiosi nelle carceri argentine. Il silenzio della Chiesa continua. Forse i vescovi credono all'intrigo al quale Von Wernich si aggrappa dichiarandosi vittima di complotti senza prove mentre le prove e i racconti dei sopravvissuti gli passavano sotto gli occhi in tribunale. A Buenos Aires e in Vaticano la gerarchia cattolica è impegnata a difendere il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale. Questo diritto alla vita prevede la condanna di chi brucia la vita con torture e delitti? Passa il tempo e si aggrava il profilo morale di un assassino che ostenta dignità di sacerdote mentre la gerarchia medita dubbiosa sull'orrore delle colpe certificate dalla giustizia civile. La sopravvivenza sacerdotale di Von Wernich è lo sbalordimento che avvilisce non solo i credenti. E il mistero dei vescovi senza parole insinua nella fede dei cattolici il sospetto di uno scandalo istituzionale. Solo qualche vescovo ha chiesto perdono alle vittime. Ma non basta mentre la memoria di un passato doloroso scuote ogni comunità: dal ricordo dell'Olocausto, alla Spagna impegnata a rileggere i crimini della guerra civile. Impossibile immaginare per Von Wermich la dolcezza di una esclusione senza sospensione a divinis che ha accompagnato la fine di Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo. "Ussari di una Chiesa combattente alla conquista mondo". È morto negli Stati Uniti quattro giorni fa, l'Osservatore Romano ne ha rimpicciolito la memoria. Sarà sepolto nel suo Messico dove i Legionari si mescolano alla politica del governo conservatore. Nel 1968 è stato accusato da 30 seminaristi; li aveva insidiati facendo pesare l'autorità di un generale intoccabile. Il quotidiano messicano La Jornada ne ha ricostruito i peccati con una precisione che è valsa il premio nazionale di giornalismo. Ma Roma non se ne è accorta e il Vaticano non gli è mancato di rispetto accogliendo le raccomandazioni del nunzio apostolico in Messico, monsignor Girolamo Prigione, dell'arcivescovo Norberto Rivera e dei vescovi Onesimo Cepeda ed Emilio Berlié, estremisti della destra religiosa in America Latina. Nel dogma di un integralismo esasperato, Marcial Maciel ha aperto a Roma l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. I Legionari controllano 150 collegi, dispongono di una serie di piccoli seminari, da Monterrey a San Paolo Brasile, attorno ai campus degli Stati Uniti, si aprono scuole nell'ex impero sovietico: 550 sacerdoti, 2500 novizi, 60 mila laici raccolti in una specie di terz'ordine, il Regno di Cristo. Dopo aver ignorato per dieci anni le accuse largamente provate, nel 2004, il cardinale Ratzinger finalmente prende in esame il caso, e nel 2006 Marcial Marcel viene comandato a lasciare la guida dell'ordine per dedicarsi ad una vita di preghiera e penitenza. Nessun processo canonico per "l'età avanzata", solo la proibizione di dire messa e parlare in pubblico. Punizione veniale per i semplici credenti, ma terribile per il padre dei Legionari: sperava d'essere beatificato con la velocità del Balaguer fondatore Opus Dei. Vanità rinviata all'eternità e senza un santo protettore nel suo ordine si allungano le ombre. Marcial Marcel aveva 87 anni, Von Wermich 69. I fedeli argentini non hanno voglia aspettare diciotto anni per sapere se la Chiesa ha deciso di allontanarsi da un prete così. mchierici2@libero.it.

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La sfida del Vaticano (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-02-2008)

 

Il tema dell'aborto entra nella campagna elettorale. Il precedente in Spagna Roma. "La vita deve essere tutelata e servita sempre. Ancora di più quando è fragile e bisognosa di attenzione e di cure, sia prima della nascita che nella sua fase terminale. La civiltà di un popolo si misura con la sua capacità di servire la vita": con queste parole, pronunciate ieri mattina durante l'Angelus, in piazza San Pietro, ed in occasione della Giornata per la Vita promossa dalla Cei, Papa Benedetto XVI ha, di fatto, introdotto la questione dell'aborto (ma anche dell'eutanasia) nella prossima campagna elettorale. E aperto un secondo "fronte politico", dopo che i vescovi spagnoli avevano chiesto esplicitamente agli elettori di non votare per il loro premier Zapatero (accusato di essere troppo laico e di trattare con l'Eta). La replica di Zapatero è stata molto ferma: "I Vescovi hanno il diritto di chiedere un voto per il Partito Popolare, ma questa volta sono andati oltre", ed ha presentato una formale protesta. Ieri, Benedetto XVI, non ha affrontato la questione, ma ha voluto fare uno strappo al protocollo e, tra le tante delegazioni presenti in Piazza San Pietro, si è rivolto direttamente ai "carissimi fratelli spagnoli". In Italia il clima è pressoché analogo e preelettorale a quello che si vive a Madrid. Appena ventiquattro ore prima dell'intervento del Pontefice, un documento firmato dai direttori delle cliniche di Ostetricia e Ginecologia di tutte e quattro le facoltà di Medicina delle università romane, aveva aperto rumorosamente il dibattito: "Un neonato vitale, in estrema maturità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio e va assistito adeguatamente". In altre parole, anche il feto deve essere rianimato, anche andando contro le volontà espresse dalla madre e nonostante, spesso, gli aborti in età più matura siano decisi per "gravi anomalie" riscontrate al nascituro. Ed ancora, proprio ieri mattina, Il Foglio, diretto da Giuliano Ferrara, aveva lanciato una proposta: istituire una lista "ispirata alla moratoria sull'aborto", da presentare alle prossime elezioni e da affiancare ad una coalizione: "Prenderebbe un sacco di voti e porterebbe in Parlamento un manipolo di deputati e senatori impegnati ad emendare la dichiarazione dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, per introdurvi il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale". Hanno già manifestato entusiasmo, per questa proposta, molti esponenti centristi della Cdl. A cominciare dal segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa: "Penso che molti di noi aderiranno alla proposta". E anche l'Udeur di Clemente Mastella, plaude: "La 194 non è una legge intoccabile, ed è impensabile che, a distanza di tanti anni, e con i progressi fatti registrare dalla scienza, non sia migliorabile. Ora anche i prematuri alla ventiduesima settimana hanno probabilità di sopravvivenza". Altrettanto dura la reazione dei laici, preoccupati che questo nuovo fronte possa aprire un solco con i cattolici presenti nel centrosinistra (ieri la senatrice Paola Binetti è stata contestata a Cassino). "Io ascolto le sollecitazioni del Pontefice con "rispetto", ma anche con distanza" si è limitato a commentare il presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Più dura la replica di Barbara Pollastrini, ministro delle Pari Opportunità: "È chiaro che un feto, se nasce vivo, ha tutti i diritti di un essere vivente. Ma altro è mettere in discussione, con qualche furberia, la natura stessa della legge. E temo che, in campagna elettorale, questo argomento sarà usato per chi ha intenzione di dividere ulteriormente il paese ed innalzare steccati". "Già vedo tutti i segnali per una campagna elettorale a colpi bassi. Il primo è stato tirato contro le donne italiane", taglia corto anche Titti di Salvo, capogruppo della Sinistra Democratica a Montecitorio. Il Papa non ha mai citato, nel suo intervento, il documento sottoscritto dai docenti universitari. Ma, in un passaggio, è sembrato far riferimento proprio a loro: "Ringrazio - ha detto testualmente Benedetto XVI - tutti quelli che, secondo le proprie possibilità, professionalità e competenze, si sentano spinti ad amare e servire la vita, dal suo inizio al suo naturale tramonto". Le parole del Papa sono arrivate solo poche settimane dopo che altri esponenti della Curia Romana avevano segnalato la necessità di rivedere la legge che regolamenta l'aborto in Italia. A sostegno di questa scelta, poi, si sono schierati i docenti universitari. La tesi sostenuta nel documento, in realtà, non entra nel merito della legislazione vigente, ma pone interrogativi diversi: sono disponibili, al momento, tecniche che permettono di far sopravvivere un feto anche molto piccolo. "Un neonato vitale - si legge nel documento - anche in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio, ed assistito adeguatamente. E questo anche se la madre è contraria, perché prevale l'interesse del neonato". Angelo Bocconetti 04/02/2008 ' 04/02/2008 le parolealL'angelusLa civiltà di un popolo si misura con la capacità di servire la vita dalla nascita al suo tramonto benedetto xviPontefice 04/02/2008 Oltre alle questioni etiche (aborto, convivenze civili, coppie di fatto) ecco come si giocherà la prossima campagna elettorale 04/02/2008 Immigrazione E' ancora in vigore la Bossi Fini, dal momento che l'interruzione della legislatura non permetterà l'approvazione della Amato Ferrero. 04/02/2008 Rifiuti La situazione di Napoli, prevedibilmente, comporterà duri scambi di accuse tra i poli. La Cdl accuserà i verdi di scempio, il centrosinistra rinfaccerà la scelta di affidare lo smaltimento dei rifiuti alla Impregilo, imposta dal governo Berlusconi 04/02/2008 Coalizione e riforme La Cdl sarà accusata di aver trasformato la sua coalizione in un caravan serraglio, mettendo dentro tutti i partiti possibili; il centrosinistra dovrà decidere se considerare la prossima legislatura come costituente 04/02/2008 Ici Scontata la promessa di riduzione dell'Ici: Berlusconi l'aveva promessa nell'ultimo giorno della precedente campagna elettorale; Prodi l'aveva in agenda. In entrambi i casi i comuni sono insorti 04/02/2008 Il nuovo Veltroni ha già studiato la propria strategia presentando il Pd come la novità della politica italiana. La Cdl sosterrà che Veltroni, in realtà, è politico di lungo corso 04/02/2008 Riforma del sistema televisivo La Ue impone all'Italia di cambiare la legge Gasparri (ancora in vigore): il centrosinistra sosterrà che l'opposizione (oltre 4.000 emendamenti presentati) ha bloccato ogni intervento nel settore dei media; la Cdl ha già fatto sapere che bastano pochi ritocchi alla legge in vigore 04/02/2008 Tasse Entrambi gli schieramenti proporranno riduzioni della pressione fiscale 04/02/2008.

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Aborto, si riaccende lo scontro (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 04-02-2008)

 

Il documento delle università romane divide i medici e il mondo politico tra laici e cattolici Aborto, si riaccende lo scontro Il Papa: difendere la vita prima della nascita, così si misura la civiltà.

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Il prof della carta del feto: giuro, sono un superlaico (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-04 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il personaggio Moscarini, primario alla Sapienza, ha firmato il testo della polemica: non immaginavo tanto chiasso Il prof della carta del feto: giuro, sono un superlaico ROMA - Romano ma di origini abruzzesi, sposato, studi laici. Liceo al Giulio Cesare, uno dei più caldi all'epoca della contestazione. Poi studente della facoltà di medicina e chirurgia dell'Università statale. Insomma, tutta laica la formazione di Massimo Moscarini, 65 anni, direttore della clinica ostetrica e ginecologica della Sapienza, seconda facoltà, presidente dei ginecologi universitari, uno dei docenti che hanno firmato il documento sui grandi prematuri. Ha due figli, uno ingegnere, l'altro economista: "Hanno studiato dai preti ed è lì forse che hanno ricevuto i primi rudimenti di educazione sessuale. Non credo di avergli detto nulla io, erano altri tempi. Poi con i maschi non ci si preoccupava molto". E per fortuna che hanno scelto altre strade, i ragazzi, "perché la nostra professione non è più quella di una volta ". è contrario all'aborto. Ma anche alla attuale legge sulla fecondazione artificiale, irta di divieti. Contrario alla pillola Ru486. E allo stesso tempo favorevole alla contraccezione ormonale. "Sono laico, un super-laico. Concettualmente indipendente, autonomo. Mi sento vicino ai cattolici, ma non sono oltranzista. Al centro, da sempre. Scriva che sono un tecnico e basta", si inquadra. Ammette il professore che sì, un po' di visibilità se la sono andati a cercare lui e gli altri quattro firmatari, facendo coincidere il loro annuncio con la "domenica della vita ". "Non mi aspettavo però tanto clamore. In fondo che abbiamo detto di sconvolgente? La legge 194 sull'aborto stabilisce che tutti i feti nati vivi vadano rianimati. Lo abbiamo chiarito, senza indicare una data in base alla quale stabilire se un bimbo debba essere assistito oppure no. Perché escludere i genitori dalla decisione sui trattamenti? E chi l'ha detto? Bisogna coinvolgerli eccome, purché non ci chiedano l'infanticidio. Sì, mi spaventa che un bambino estremamente prematuro possa crescere con gravi danni cerebrali, ma non abbiamo dati certi, non possiamo basarci sulle statistiche e fare medicina profilattica". Moscarini ha partecipato con la società al grande dibattito sulla legge 40, la fecondazione artificiale, senza però schierarsi durante il referendum: "Sono regole confuse, soprattutto le linee guida. La 194 invece è molto ben fatta. Quando entrò in vigore, nel '78, io dirigevo la clinica di ostetricia e ginecologia del Policlinico. Sono stato uno dei primi a volerla applicare e organizzare il servizio. Eppure non ho mai praticato un aborto in vita mia. Sono obiettore". La pillola Ru486, che permetterà di interrompere la gravidanza senza chirurgia, secondo lui "può diventare pericolosa, il timore è che un domani possa essere venduta in farmacia. La società è culturalmente impreparata a questo passo". E la contraccezione, l'avrebbe consigliata a figlie femmine? "Mi sarei comportato da tecnico, non da padre. Tra una gravidanza indesiderata e un aborto meglio la pillola. Nel prescrivere, lascio spazio a metodi naturali e ormonali, non ho preclusioni ". I genitori cattolici lo hanno attaccato quando nella sua università ha accettato di sperimentare sulle 12enni il vaccino contro il cancro dell'utero: "Non è vero che è come dare un lasciapassare alle ragazzine ad avere rapporti sessuali. Perché vaccinare così presto? Si è visto che a quest'età c'è la massima efficacia. Insomma, io ragiono da medico". Margherita De Bac No alla legge 40 La legge 40 sulla fecondazione? Sono regole confuse La 194 invece è molto ben fatta In San Pietro Membri del movimento Militia Christi, apertamente schierato nella "difesa dei non nati", ieri in piazza San Pietro, durante l'Angelus per la "Giornata della Vita" (Fotogramma).

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Convegno l'attenzione della santa sede per le donne (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 04-02-2008)

 

Convegno l'attenzione della santa sede per le donne La questione femminile approda in Vaticano La scorsa estate era stato il segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, di passaggio a Lorenzago di Cadore per una visita lampo al Papa che si trovava lì per alcune settimane di vacanza, a spiegare in un'intervista come fosse a suo avviso importante che la curia romana si dotasse, nei posti di comando dei suoi "ministeri", di sempre più figure femminili. Pochi giorni fa, invece, è stato il direttore dell' Osservatore Romano Gian Maria Vian a rivelare come Benedetto XVI gli abbia chiesto più firme femminili all'interno del quotidiano della Santa Sede. E questa settimana, a suffragio della sempre maggiore attenzione che la Santa Sede intende dare alle donne, ecco un congresso mondiale sulla donna convocato dal pontificio consiglio per il laici guidato oggi dal 62enne cardinale polacco Stanislaw Rylko. Da giovedì a sabato, in Vaticano rifletteranno su "Donna e uomo, l'humanum nella sua interezza" 250 persone tra teologhe, filosofe e psicologhe in rappresentanza delle varie conferenze episcopali, associazioni cattoliche e movimenti ecclesiali. L'occasione sono i venti anni dall'uscita della lettera apostolica "Mulieris Dignitatem" firmata da Giovanni Paolo II, una pietra miliare nel magistero pontificio anche perché rappresentò il primo documento papale dedicato specificamente al tema della donna. Esattamente quaranta anni fa, fu la rivoluzione sessantottina che portò il percorso dell'emancipazione femminile a un'improvvisa accelerazione. La Chiesa non fece mai sue le istanze di questa emancipazione e, al contrario, denunciò l'eccessiva visione individualistica dell'uomo e della donna, l'esacerbazione delle relazioni tra i sessi e la, a suo dire, dannosa accentuazione del carattere polemico della relazione tra maschi e femmine. Queste stesse idee vengono riproposte all'interno del convegno mondiale in programma questa settimana anche perché, come ha spiegato nei giorni scorsi Rocío Figueroa, responsabile del settore donna del pontificio consiglio per i laici, occorre "approfondire i nuovi paradigmi culturali come la riduzione della femminilità a oggetto di consumo, l'ideologia di genere o il rifiuto della maternità e della famiglia, oltre alla donna nel mondo del lavoro". Benedetto XVI dedicò un'importante udienza generale alla figura della donna nella Chiesa. Era il 14 febbraio dello scorso anno quando spiegò come "la storia del cristianesimo avrebbe avuto uno sviluppo ben diverso se non ci fosse stato il generoso apporto di molte donne". Uno sviluppo sul quale rifletteranno a Roma le tante donne invitate a parlare. Tra queste, Antonia Bel Bravo, docente spagnola di storia moderna, Angela Ales Bello, docente di filosofia presso l'università Lateranense, Jack Scarisbrick, professore inglese di storia all'università di Warwick, Grazia Loparco, docente di storia della chiesa alla facoltà di pedagogia Auxilium di Roma e Carlota Rava, argentina, docente di teologia spirituale presso l'università Lateranense. Toccherà a Janne Haaland Matlary, ex ministro degli Esteri della Norvegia e docente all'università di Oslo, riflettere sulla donna nel mondo del lavoro. Mentre a Paola Bignardi, ex presidente dell'azione cattolica italiana, spetterà affrontare il tema della missione della donna e la sua presenza e responsabilità nella Chiesa e nel mondo. Una responsabilità che, ovviamente, non potrà mai essere messa in campo in quei ruoli per i quali è prevista la presenza di un sacerdote validamente ordinato. Il tema dell'ordinazione delle donne, tra l'altro, non è all'ordine del giorno e, probabilmente, non lo sarà in futuro. Nel 1976, infatti, fu la congregazione per la dottrina della fede a far uscire un documento chiarificatore in materia. La dichiarazione "Inter Insignores" ribadì la dottrina tradizionale: la Chiesa ritiene di non avere il potere di ordinare donne al sacerdozio "per ragioni veramente fondamentali". Tra queste, l'esempio di Cristo che scelse i suoi apostoli soltanto fra gli uomini e la pratica costante della Chiesa che ha imitato Cristo nello scegliere soltanto gli uomini. Dopo il 1976, venne Giovanni Paolo II con la sua "Ordinatio sacerdotalis", una lettera apostolica che dichiarò come la "la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa". "Tale affermazione - spiegava la Congregazione per la dottrina della fede in una nota del 1995 - trova fondamento nella parola di Dio, si deve considerare appartenente al deposito della fede, è proposta infallibilmente dal magistero ordinario ed esige un consenso definitivo, in quanto irreformabile". 04/02/2008.

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Dalla Costituente al centro-sinistra Un protagonista degli anni del boom (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 05-02-2008)

 

AMINTORE FANFANI Dalla Costituente al centro-sinistra Un protagonista degli anni del "boom" CENTO ANNI FA nasceva Amintore Fanfani, lo statista che si guadagnò il soprannome di "cavallo di razza" della Democrazia cristiana. Nasce a Pieve Santo Stefano il 6 febbraio 1908 e muore a Roma il 20 novembre 1999. E' stato uno dei più eminenti statisti del partito dello scudocrociato insieme ad Alcide De Gasperi, Moro, Andreotti. Fanfani è, con Nenni (Psi), Saragat (Psdi), La Malfa (Pri) e Moro, uno degli artefici della svolta che portò al primo governo di centrosinistra, con cui la Dc andò al governo con i socialisti portando l'Italia fra le maggiori potenze industriali. Più volte ministro e presidente del Consiglio, nonché presidente del Senato e infine senatore a vita, Fanfani è stato finora l'unico italiano ad aver presieduto l'assemblea generale dell'Onu. Fanfani va ricordato anche come uno dei padri dell'Assemblea Costituente. Proveniente da una numerosa e umile famiglia della provincia toscana, Fanfani compì i suoi studi tra Urbino e Arezzo. Si iscrisse all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove studiò nel Collegio Augustinianum. Nel 1973, segretario della Dc, guidò il partito nella campagna per il referendum sulla abrogazione del divorzio, su posizioni di forte contrapposizione allo schieramento laico. La sconfitta (1974) ne provocò le dimissioni. Tra le sue ultime uscite politiche la dichiarazione di voto a favore del primo governo Prodi. Oltre agli studi e alla politica, la sua grande passione fu la pittura, che esercitò fin da giovane. - -->.

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Feti rileggiamo con attenzione il testo degli atenei capitolini (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 05-02-2008)

 

Feti rileggiamo con attenzione il testo degli atenei capitolini La Carta di Roma non è un attacco alla 194 Così si offre al Vaticano una chance per rilanciare ancora Cari giornalisti, commentatori, politici, forse è il caso di prenderci un break. Lo scontro tra laici e cattolici sui temi della bioetica è attualissimo, appassionante, decisivo per ridefinire gli equilibri di potere all'interno del paese. Nessuno può dubitare che occuparsene sia una priorità per il mondo della politica e dell'informazione. Ma il fuoco è già vivace e non c'è davvero bisogno di continuare a spargere benzina trasformandoci tutti in piromani. Eppure nei giorni scorsi è successo qualcosa del genere, in occasione del dibattito sulla rianimazione dei nati prematuri. Ancora ieri il caso teneva banco sulle prime pagine dei quotidiani e ai lettori più attenti non sarà sfuggita una certa schizofrenia tra fatti e commenti. Alcuni articoli hanno iniziato con qualche colpevole ritardo a sgonfiare la bolla dopo averla creata, mentre svariati pezzi di reazione continuavano ad alzare i toni tenendo viva la fiamma. Se gli atenei romani avessero effettivamente chiesto di rianimare e tenere in vita sempre e comunque i prematuri sotto le 22 settimane, anche quelli abortiti, anche contro la volontà della madre - come pure abbiamo letto e sentito - ci sarebbero state ottime ragioni per accapigliarsi e gridare allo scandalo. Perché un simile scenario configurerebbe una teorizzazione crudele dell'accanimento terapeutico, perseguita abbattendo il pilastro del consenso informato su cui si regge la moderna medicina, attraverso l'imposizione di trattamenti che sotto una certa soglia di età sarebbe opportuno considerare "sperimentali". Così li definisce, ad esempio, il britannico Nuffield Council on Bioethics nel suo rapporto del 2006, perché gli interventi intensivi sotto le 22 settimane sono più utili per far avanzare la medicina neonatale del futuro che alla salute dei prematuri rianimati oggi. Il problema però è che quella che è stata ribattezzata la Carta di Roma dice ben altro. Il testo non risuona della solita retorica sulla sacralità della vita e appare, tutto sommato, piuttosto laico: "Con il momento della nascita la legge attribuisce la pienezza del diritto alla vita e quindi all'assistenza sanitaria. Pertanto un neonato vitale va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio e assistito adeguatamente. L'attività rianimatoria esercitata alla nascita dà quindi il tempo necessario per una migliore valutazione delle condizioni cliniche, della risposta alla terapia intensiva e della possibilità di sopravvivenza e permette di discutere il caso con il personale dell'Unità e i genitori. Se ci si rendesse conto dell'inutilità degli sforzi terapeutici, bisogna evitare ad ogni costo che le cure intensive possano trasformarsi in accanimento terapeutico". Si tratta di concetti che possono essere chiosati criticamente per la loro genericità. Che meriterebbero di essere integrati con riflessioni articolate e avanzate, come quelle del già citato Nuffield Council on Bioethics, che invoca una partnership of care tra medici e genitori modulandola diversamente a seconda dell'età gestazionale del prematuro. E potrebbe non essere del tutto fuori luogo il timore che una volta attaccati i tubi, poi nella realtà diventi difficile staccarli. Ma nessuno può, in buona fede, interpretare questo testo come l'attacco finale sferrato contro la 194 o contro il diritto a essere lasciati morire in pace quando si è senza speranza sin dalla nascita. Se però la malizia giornalistica si inserisce già nella cronaca dei fatti, se la carenza di dettagli viene presentata come uno stratagemma offensivo, è fatale che si arrivi al cortocircuito. La slavina di commenti fuori fuoco e reazioni tarate su una realtà virtuale, a dispetto delle buone intenzioni di tanti protagonisti, finisce per regalare alle gerarchie cattoliche e ai loro ferventi collaboratori un nuovo giro di carte e nuove chance per rilanciare. In fondo il meccanismo è lo stesso che è scattato in occasione dell'annullamento della visita di papa Ratzinger alla Sapienza. Lo show mediatico e politico ha trasformato una critica legittimamente (e forse maldestramente) espressa in sede accademica in un atto di prevaricazione e di censura laicista. E alla fine dei conti delle vere intenzioni dei fisici firmatari non è importato nulla quasi a nessuno. Possibile che non si riesca a fermare la giostra per consentirci di scendere? 05/02/2008.

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Binetti: Per rovesciare la 194 basta applicarla interamente (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 05-02-2008)

 

Binetti: "Per rovesciare la 194 basta applicarla interamente" "Basterebbe applicare interamente la legge 194 per rovesciarla come un calzino, per fare della legge sull'interruzione volontaria della gravidanza la legge sulla tutela sociale della maternità" come recita il titolo stesso": lo ha detto la senatrice del Pd Paola Binetti . Home Politica prec succ Contenuti correlati Ferrara e Binetti contestati dagli attivisti pro 194 Basta alibi ora la squadra deve risalire An: "Una crisi interamente targata Pd" "Basta processi-spettacolo in tv" CAMPOBASSO Basta un personal computer, una videocamera e un ... Rubinetti a secco nel palazzo dell'Acea Per la Senatrice Paola Binetti, superare la dicotomia laici-cattolici è possibile "anche a partire dalla legge 194" salvo applicare quelle parti rimaste finora "inespresse". Grazie ad uno stesso strumento legislativo "difeso, voluto e tutt'oggi considerato quasi un must" per la senatrice si potrebbe quindi aprire "un ponte tra mondo laico e mondo cattolico" lavorando però per una vera "compiutezza e completezza dell'applicazione". "Noi pretendiamo - ha aggiunto - che la prossima legislatura si impegni a mettere in primo piano le politiche di prevenzione già contenute nella 194". Vai alla homepage 05/02/2008.

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