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top ARTICOLI DEL 3 – 4 - 5 febbraio 2008 #TOP
I
vescovi spagnoli: no a Zapatero. La Chiesa si prepara alle elezioni
( da "EUROPA.it"
del 03-02-2008)
Abstract: stati laici
rispettano le autorità religiose quanto la Spagna. Perché la Chiesa non ricambia,
ma continua invece ad attaccare il sistema politico?". Il Partito
socialista spagnolo ha reagito alla nota episcopale ricordando che anche i
governi di destra hanno negoziato con l'Eta, ma El Mundo sostiene che
"quello che ha fatto il governo Zapatero in questa legislatura non ha
paragoni.
Il
caso Mancuso, una s da all'immobilismo teologico Agenda
( da "EUROPA.it"
del 03-02-2008)
Abstract: dottrina
cattolica, che su alcune vi sia sempre stato dissenso teologico, che su altre
non ci sia un pronunciamento chiaro. Ciò che conta è che la teologia resti
immobile. E che i credenti obbediscano. Oggi che a tutelare questa immobilità e
obbedienza si levano molte voci di atei devoti, il compito di un cristiano
potrebbe ben essere quello di rimetterla finalmente in movimento,
"Se
si va a votare il caso Malpensa si aggraverà"
( da "Stampa,
La" del 03-02-2008)
Abstract: ex leader della
Cisl immagina una "Cosa nuova", composta da "cattolici
riformisti, popolari e laici umanisti, che sappia riproporre il ruolo che seppe
svolgere Ugo La Malfa, di equilibrio fra Dc e Pci". Pezzotta chiede di
tornare alla "politica delle proposte serie, dove non ci sia spazio per i
furbetti ma solo per le persone oneste".
"ma
nessuno può aggirare la volontà della donna" - giovanna casadio
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2008)
Abstract: inasprirà lo
scontro tra laici e cattolici, se comincia la campagna elettorale? "Mi
auguro proprio di no, significherebbe strumentalizzare la sofferenza e i
sentimenti. Stop agli usi ideologici di questi temi. Parliamo della prevenzione,
della dignità femminile, del fatto che nessuna donna dovrebbe essere messa
nelle condizioni di abortire.
Sarei
revisionista io che sono stato gappista?
( da "Unita,
L'" del 03-02-2008)
Abstract: È stato il frutto
di un lavoro intenso, durato due mesi, che ha visto impegnati personalità
provenienti da culture e sensibilità diverse, laici e cattolici, che hanno
trovato un accordo su temi di fondo. Su questioni difficili come quelle etiche,
dello Stato laico, della famiglia.
Battetevi
bene e buona fortuna - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2008)
Abstract: Sono anche
convinto che i cattolici debbano sentirsi a casa loro nella democrazia italiana
a condizione che i laici non ne divengano estranei e marginali. La democrazia
senza i cattolici sarebbe impensabile in un Paese come il nostro, ma senza i
laici cesserebbe di esistere se è vero che laicità e democrazia sono sinonimi.
Dei
diritti e dei malati ( da "Unita, L'"
del 03-02-2008)
Abstract: nel caso della
battaglia e della morte di Piergiorgio Welby è memoria problematica e dolorosa
per larga parte dell'opinione pubblica (cattolici inclusi). Tuttavia, proprio
come i cattolici intendono convocare i laici a discutere di politiche sulla
maternità, noi vorremmo convocare loro per ragionare delle libertà della
persona; e, in questo caso, dei diritti di libertà del malato.
"prefetto,
torino non è solo tossic park" - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2008)
Abstract: luoghi di
accoglienza cattolici. Nella struttura di via Chiala lavoreranno solo aiutate
dal volontariato di un gruppo di laici che hanno messo a disposizione le loro
conoscenze professionali e una parte del loro tempo libero. La struttura è
stata realizzata a tempo di record e il 24 gennaio scorso si è svolta la grande
festa conclusiva con gli operai che hanno costruito la casa.
Romano
al Galliera, segnale di legalità per tutti
( da "Secolo
XIX, Il" del 03-02-2008)
Abstract: Della sua fermezza
e della sua capacità diplomatica hanno bisogno le sfide dell'ospedale del
futuro. Non solo legali, ma anche etiche. Come il ruolo di un ospedale che
è"pubblico" e "cattolico" al tempo stesso, con tutto quel
che può portare con sé l'attuale scontro laici-cattolici che dilaga nel Paese.
03/02/2008.
La
memoria dimenticata e ripescata - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2008)
Abstract: Voleva dire che
sui valori laici che furono anche quelli della Resistenza, i valori del
rispetto della legge, dell'onestà nel pubblico servizio, della lotta alle
organizzazioni criminali non si poteva transigere, voleva dire con grande
preveggenza che se non si resiste su questi valori si va inevitabilmente alla
diffusione della Mafia,
Dal
nostro corrispondenteMADRID - Perplessità e sorpresa sono state
( da "Messaggero,
Il" del 03-02-2008)
Abstract: I documenti e le
prese di posizione dei vescovi, che la gerarchia ecclesiastica considera
pastorale e non politica, sono viste come ingerenze e attacchi allo stato
laico. Alcuni settori del governo e del partito socialista cominciano a parlare
di revisione degli accordi con la Santa Sede e dei finanziamenti alla Chiesa
cattolica.
<Rianimare
i feti> La battaglia dei primari di Roma
( da "Corriere
della Sera" del 03-02-2008)
Abstract: firmato da neonatologi
e ginecologi delle Università romane (laiche e cattoliche): "Un neonato
vitale, in estrema prematurità va trattato come qualsiasi persona in condizioni
di rischio ed assistito adeguatamente", quindi rianimato anche nel caso in
cui doveva essere abortito. E polemica. APAGINA 16 De Bac e Jacomella.
Le
classi dirigenti italiane (dal Pd, a Casini, alla Chiesa alla Cisl) si
preparano (o sono conquistate) dalla Restaurazione. Obiettivo: radere al suolo
la parte migliore della sto ( da "Liberazione"
del 03-02-2008)
Abstract: e non come la
continuazione fredda di ciò che sono stati la Dc e il Pci, aveva perciò
"dimenticato", nientemeno, ogni riferimento alla Resistenza e
all'antifascismo - non però si tratta di una smemoratezza, ma di una scelta,
forse, chissà, di una concessione alle componenti cattoliche, moderate,
ipernuoviste della nuova formazione politica.
Rina
Gagliardi ( da "Liberazione"
del 03-02-2008)
Abstract: e non come la
continuazione fredda di ciò che sono stati la Dc e il Pci, aveva perciò
"dimenticato", nientemeno, ogni riferimento alla Resistenza e
all'antifascismo - non però si tratta di una smemoratezza, ma di una scelta, forse,
chissà, di una concessione alle componenti cattoliche, moderate, ipernuoviste
della nuova formazione politica.
Fulvio
Fania ( da "Liberazione"
del 03-02-2008)
Abstract: In apertura il
cardinale Bagnasco aveva elogiato i laici alleati contro l'aborto. Nel
frattempo su La stampa l'arcivescovo di Pisa Alessandro Plotti, già
vicepresidente Cei, ha criticato severamente certe alleanze. "C'è il
grosso pericolo - ha detto - che la Chiesa si faccia dettare l'agenda dai
teocon e che la fede diventi instrumentum regni".
Bertinotti:
io, Dio, il socialismo ( da "Stampa, La"
del 04-02-2008)
Abstract: Stati generali del
volontariato ecclesiale. E, come borbotta l'anima più laica di Rifondazione,
tra riunioni dei movimenti cattolici e incontri riservati con prelati, ha
trasformato la Camera in una sorta di succursale del Vaticano. In un anno e
mezzo sono state decine le associazioni bianche che hanno bussato alla sua
porta quale patrono laico delle loro battaglie pacifiste e terzomondiste.
Lo
sconforto dei cattolici "C'è chi rinuncia al figlio per un labbro
leporino" ( da "Stampa, La"
del 04-02-2008)
Abstract: obbedienza il
laicato, cattolico e non". Cosa ne pensa? "Il problema, a mio avviso,
non è essere a favore o contro le gerarchie ecclesiastiche, ma compiere un
esercizio quotidiano di autonomia politica. Io lo faccio difendendo la
legge". Fra le cose che lascia in eredità al suo successore, c'è la
soluzione al problema del rapporto fra nomine negli enti sanitari e politica.
"Attacchi
strumentali" ( da "Stampa, La"
del 04-02-2008)
Abstract: Non credo che
vogliano toccare la
La
scienza con questa polemica non c'entra nulla
( da "Unita,
L'" del 04-02-2008)
Abstract: laica, non
cattolica e medico non obiettore dico invece che la 194 è una buona legge: è
saggia, non ha bisogno di essere rivista, va solo applicata". Parla
Alessandra Kustermann, ginecologa e responsabile della diagnosi prenatale della
clinica Mangiagalli di Milano e interviene nella polemica scaturita
all'indomani del documento degli atenei romani.
Se
il prete è un assassino ( da "Unita, L'"
del 04-02-2008)
Abstract: attorno ai campus
degli Stati Uniti, si aprono scuole nell'ex impero sovietico: 550 sacerdoti,
2500 novizi, 60 mila laici raccolti in una specie di terz'ordine, il Regno di
Cristo. Dopo aver ignorato per dieci anni le accuse largamente provate, nel
2004, il cardinale Ratzinger finalmente prende in esame il caso, e nel 2006
Marcial Marcel viene comandato a lasciare la guida dell'
La
sfida del Vaticano ( da "Secolo XIX, Il"
del 04-02-2008)
Abstract: Altrettanto dura
la reazione dei laici, preoccupati che questo nuovo fronte possa aprire un
solco con i cattolici presenti nel centrosinistra (ieri la senatrice Paola
Binetti è stata contestata a Cassino). "Io ascolto le sollecitazioni del
Pontefice con "rispetto", ma anche con distanza" si è limitato a
commentare il presidente della Camera,
Aborto,
si riaccende lo scontro ( da "Messaggero, Il"
del 04-02-2008)
Abstract: Il documento delle
università romane divide i medici e il mondo politico tra laici e cattolici
Aborto, si riaccende lo scontro Il Papa: difendere la vita prima della nascita,
così si misura la civiltà.
Il
prof della carta del feto: giuro, sono un superlaico
( da "Corriere
della Sera" del 04-02-2008)
Abstract: "Sono laico,
un super-laico. Concettualmente indipendente, autonomo. Mi sento vicino ai
cattolici, ma non sono oltranzista. Al centro, da sempre. Scriva che sono un
tecnico e basta", si inquadra. Ammette il professore che sì, un po di
visibilità se la sono andati a cercare lui e gli altri quattro firmatari,
Convegno
l'attenzione della santa sede per le donne
( da "Riformista,
Il" del 04-02-2008)
Abstract: congresso mondiale
sulla donna convocato dal pontificio consiglio per il laici guidato oggi dal
62enne cardinale polacco Stanislaw Rylko. Da giovedì a sabato, in Vaticano
rifletteranno su "Donna e uomo, l'humanum nella sua interezza" 250
persone tra teologhe, filosofe e psicologhe in rappresentanza delle varie
conferenze episcopali, associazioni cattoliche e movimenti ecclesiali.
Dalla
Costituente al centro-sinistra Un protagonista degli anni del boom
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
05-02-2008)
Abstract: su posizioni di
forte contrapposizione allo schieramento laico. La sconfitta (1974) ne provocò
le dimissioni. Tra le sue ultime uscite politiche la dichiarazione di voto a
favore del primo governo Prodi. Oltre agli studi e alla politica, la sua grande
passione fu la pittura, che esercitò fin da giovane.
Feti
rileggiamo con attenzione il testo degli atenei capitolini
( da "Riformista,
Il" del 05-02-2008)
Abstract: Lo scontro tra
laici e cattolici sui temi della bioetica è attualissimo, appassionante,
decisivo per ridefinire gli equilibri di potere all'interno del paese. Nessuno
può dubitare che occuparsene sia una priorità per il mondo della politica e
dell'informazione.
Binetti:
Per rovesciare la 194 basta applicarla interamente
( da "Tempo,
Il" del 05-02-2008)
Abstract: superare la
dicotomia laici-cattolici è possibile "anche a partire dalla legge
194" salvo applicare quelle parti rimaste finora "inespresse".
Grazie ad uno stesso strumento legislativo "difeso, voluto e tutt'oggi
considerato quasi un must" per la senatrice si potrebbe quindi aprire
"un ponte tra mondo laico e mondo cattolico" lavorando però per una
vera "
( da "EUROPA.it" del 03-02-2008)
Il prossimo 9 marzo si terranno le elezioni generali in
Spagna. La Conferenza episcopale spagnola ha pubblicato ieri, in vista
dell'evento, una nota che "senza fare nessun nome, punta chiaramente il
dito contro il primo ministro José Luis Rodriguez Zapatero", scrive La
Vanguardia, "condannando il suo tentativo di raggiungere un accordo
politico con l'Eta per mettere fine al terrorismo basco". Secondo il
quotidiano di Barcellona, i vescovi spagnoli "hanno il diritto di
esprimere la loro opinione, anzi è necessario ascoltare la loro voce anche
sulle questioni politiche, ma è lecito pretendere coerenza: in passato molti
prelati della chiesa cattolica hanno fatto da mediatori con l'Eta e, dieci anni
fa, alcuni membri del braccio politico dell'organizzazione basca, il partito
Batasuna, sono stati addirittura intervistati da Radio Vaticana". El Pais
ricorda invece che "c'è un luogo esclusivo dove i vescovi sono liberi di
dire tutto quello che vogliono: le chiese. Non possono intervenire nella vita
politica degli spagnoli pretendendo di possedere la verità assoluta". El
Periodic0 de Catalunya definisce "il dogmatismo ultimamente in voga nei
piani alti della Chiesa simile alla strategia politica messa in atto negli anni
della guerra civile spagnola" e si chiede: "Pochi stati laici rispettano le autorità religiose quanto la Spagna.
Perché la Chiesa non ricambia, ma continua invece ad attaccare il sistema
politico?". Il Partito socialista spagnolo ha reagito alla nota episcopale
ricordando che anche i governi di destra hanno negoziato con l'Eta, ma El Mundo
sostiene che "quello che ha fatto il governo Zapatero in questa
legislatura non ha paragoni. La Chiesa aveva il dovere morale di
denunciare il comportamento dell'esecutivo, ma sarà l'elettorato a decidere chi
votare il prossimo mese. Il Partito popolare (Pp) ora deve evitare di farsi
portavoce dell'ideologia cattolica. Il suo leader Mariano Rajoy deve lasciare
bene inteso che Pp e vescovato possono avere alcune idee in comune ma hanno
comunque posizioni differenti su tante altre cose".
( da "EUROPA.it" del 03-02-2008)
ROBERTO MORDACCI La critica alle tesi di Vito Mancuso non
è iniziata con la stroncatura di padre Marucci su La Civiltà Cattolica del 31
gennaio. Analoghi giudizi critici erano piovuti su L'anima e il suo destino
(Cortina, Milano 2007) già in ottobre (Marco Burini su Il Foglio) e ai primi di
gennaio, con un articolo sulla stessa rivista di padre Giandomenico Mucci.
Questi denunciava nelle tesi di Mancuso "deviazioni o ammiccamenti a certa
deteriore modernità" tali da indurre in errore e da sollecitare "a
guardare alla dottrina cristiana proposta dal Magistero per difendere l'unità
cattolica e l'unità della fede". Gli attacchi recenti, aggravati dalle
obiezioni di un'autorità come Bruno Forte, sono più circostanziati e si
concentrano sull'incompatibilità delle tesi con "circa una dozzina di
dogmi della Chiesa". Fra i dogmi negati da Mancuso vi sarebbero il peccato
originale, la necessità della grazia, la fede nella resurrezione. Inoltre, si
denuncia che "Mancuso sembra mettere in discussione la presenza dell'anima
razionale nell'embrione e nelle persone in stato
vegetativo permanente, il che può avere conseguenze assai gravi". Infine,
si accusa Mancuso di argomentare su questioni delicate come l'anima "in
analogia con le scienze fisicobiologiche " contraddicendo alla tesi
"classica" dell'opposizione assoluta di materia e spirito. In altri
tempi, ce ne sarebbe stato abbastanza per un rogo.
Alcune delle accuse non corrispondono alle tesi realmente sostenute nel libro
("sopprimendo l'embrione o il feto, si sopprime una vita umana con tutta
la sua potenzialità, non ci può essere il minimo dubbio al riguardo" p.
107. Che libro ha letto padre Marucci?), ma il punto è un altro. Chi legge il
lavoro di Mancuso viene subito avvertito di aver fra le mani un libro pericoloso.
Lo fa fin dalle prime righe l'autore e perfino il prefatore, Carlo Maria
Martini, il quale dichiara di "sentire parecchie discordanze " su
quanto sostenuto ma augura che "il libro venga letto e meditato da tante
persone", anche "quelli che ritengono di avere punti di riferimento
saldissimi" poiché "saranno indotti o a mettere in questione le loro
certezze o [?] ad approfondirle, a chiarirle, a confermarle ". Questo è lo
spirito del tentativo di Mancuso, che dura ormai da anni (soprattutto dal suo
Per amore. Rifondazione della fede, 2005), di pensare laicamente in teologia.
Ma che significa, appunto, una "teologia laica"? Significa una
teologia adulta (altro che "teopop" come scrive Burini), che accetta
il rischio di errare (e di farlo consapevolmente) pur di restituire alla fede
la capacità di parlare "alla vita spirituale degli uomini", in un
tempo in cui l'immagine del mondo è inevitabilmente mediata anche dalla fisica,
dalla biologia, dalla capacità tutta moderna e occidentale di dubitare di ciò
che un'onesta riflessione razionale non riesce a mettere in chiaro. Leggere le
Scritture e interpretare la tradizione cattolica in questa luce con la
franchezza (la parresia richiamata anche dagli Atti degli Apostoli 4, 13) di
chi ha a cuore la verità e comprensibilità della stessa fede è un esercizio nel
quale ogni credente in età di ragione dovrebbe riconoscersi. Non è meno
credente chi, riflettendo al meglio delle conoscenze di cui disponiamo sul
mondo e sull'uomo, prova a comprendere i dogmi e la tradizione rilevando i
punti di tensione nella dottrina, le contraddizioni apparenti o reali,
proponendo riformulazioni o anche revisioni profonde delle tesi canoniche.
Mancuso è lo specchio delle anime perplesse del nostro tempo. La stroncatura
però, avviene in base a un solo argomento inappellabile: alcune tesi sono
contrarie ai dogmi, perciò false. In teologia, le tesi dichiarate false lo sono
per sempre. Non importa che Mancuso mostri con dovizia di documenti che alcune
di queste tesi sono mutate nella stessa dottrina cattolica,
che su alcune vi sia sempre stato dissenso teologico, che su
altre non ci sia un pronunciamento chiaro. Ciò che conta è che la teologia
resti immobile. E che i credenti obbediscano. Oggi che a tutelare questa
immobilità e obbedienza si levano molte voci di atei devoti, il compito di un
cristiano potrebbe ben essere quello di rimetterla finalmente in movimento,
di ridare vita alla fede, di esercitare una coraggiosa sincerità per scuotersi
dall'acquiescenza.
( da "Stampa, La" del 03-02-2008)
NOVARA.L'EX LEADER CISL Le reazioni "Se si va a
votare il caso Malpensa si aggraverà" Stefano Ferrari auspica il ritorno
dei valori in politica [FIRMA]MARCELLO GIORDANI NOVARA "Una ragione
novarese per evitare le elezioni? Penso al discorso Malpensa: se si va a votare
si bloccherà tutto e il problema diventerà ancora più grave; ma lo stesso
accadrà anche per le questioni più lontane da Novara, a cominciare dai rifiuti
di Napoli: ecco perchè stiamo lavorando per trovare una soluzione diversa alle
elezioni". Savino Pezzotta avanza subito un motivo concreto per evitare il
rebus elettorale poi, nella relazione che tiene all'auditorium del
Conservatorio Cantelli, al convegno "Nuove sfide per una buona
politica", organizzato da "Speranza e Persona" e dal movimento
"Area popolare Democratica", sviluppa il suo concetto di una forza
che sappia rompere il "maggioritario rigido che ha portato a questa
situazione di instabilità". L'ex leader della Cisl
immagina una "Cosa nuova", composta da "cattolici riformisti, popolari e laici umanisti, che sappia riproporre il
ruolo che seppe svolgere Ugo La Malfa, di equilibrio fra Dc e Pci".
Pezzotta chiede di tornare alla "politica delle proposte serie, dove non
ci sia spazio per i furbetti ma solo per le persone oneste". Una
"terza forza" intermedia, attenta al sociale "per temperare il
manicheismo che si è sviluppato col maggioritario". Ma a chi chiede se la
"Cosa Nuova " è una riedizione in chiave aggiornata della Dc,
risponde subito che "la Dc è stata un patrimonio della politica italiana,
ma proprio per questo va ricordata, non riesumata, anche perchè mancano le
persone che potrebbero farlo". Visto che si deve prima riformare la legge
elettorale, quale dovrebbe essere il nuovo sistema di voto? "Il
proporzionale, con lo sbarramento al 5 per cento e nessun premio di
maggioranza. Quanti partitini creati ad personam sparirebbero!".
Bocciatura senza appello per il maggioritario: "Con le sue esasperazioni,
sta allontanando la gente dalla politica, per questo occorre costruire una
forza diversa, in grado di riportare tante persone serie all'impegno civile",
e appello per un impegno alla "borghesia illuminata: chi si è dimostrato
bravo a gestire le aziende, deve trasferire questa capacità in politica, al
servizio della gente": Pezzotta non fa nomi, ma Montezemolo e Mario Monti
potrebbero essere due "padri nobili" del movimento. E per togliere
ogni dubbio a chi sente odore di centrismo moderato Pezzotta ricorda che
"quarant'anni di sindacato lasciano un'eredità incancellabile: mi sento
ancora sindacalista fino in fondo". La richiesta di un cambiamento, sia per
l'abbandono del maggioritario che per un ritorno "dei valori in
politica" è stata espressa da Stefano Ferrari, presidente di
"Speranza e Persona". L'ex presidente della Provincia, Adelmo Brustia
ha invece analizzato i problemi del territorio, a cominciare dalla necessità di
un collegamento stretto con l'area milanese per servizi e trasporti
"ipotizzato già negli Anni Settanta, quando era stato
creato il piano intercomunale milanese e segretario era un novarese, l'ingegner
Villani".
( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)
Cronaca Il ministro per le Pari opportunità:tener conto
dei progressi, tema delicato "Ma nessuno può aggirare la volontà della
donna" Pollastrini: temo un uso ideologico della questione Serve una
discussione seria. Bene ha fatto la Turco a chiedere il parere del Consiglio
superiore di sanità GIOVANNA CASADIO ROMA - "Una cosa delicata questa,
anzi delicatissima, che deve essere sottratta a qualsiasi strumentalità
ideologica". Barbara Pollastrini, ministra delle Pari opportunità del
governo dimissionario, è la promotrice del documento dei laici per il Partito
democratico. "Se il neonato è vitale, il codice deontologico impone ai
medici di intervenire, perché il neonato acquisisce un suo diritto autonomo. Mi
auguro però che nessuno voglia usare ideologicamente queste questioni, orai più
che mai occorre il dialogo e tenere vivo il principio di laicità".
Ministra Pollastrini, i ginecologi che hanno firmato l'appello sostengono che
la rianimazione del feto va fatta anche se la madre è contraria. Si mina
l'autodeterminazione delle donne? "Bisogna tenere conto del progresso
della medicina, della possibilità di prevenire e di intervenire. Bene ha fatto
Livia Turco a chiedere il parere del Consiglio superiore di sanità, l'organo
consultivo del ministero della Salute. La discussione va fatta seriamente dopo
avere acquisito quel parere. Però non confondiamo i piani. Teniamo distinto
l'argomento dell'autonomia e della responsabilità della donna sull'interruzione
volontaria di gravidanza, che dev'essere pienamente rispettato. Tutto questo
dibattito deve avere una premessa fondamentale". E quale? "Primo
punto: l'amore per la vita appartiene a tutti, non è di una parte. Il secondo è
che l'autodeterminazione della donna non si tocca come dice la 194, una legge
lungimirante e saggia. Terzo, è evidente che si fanno i conti con l'avanzare
della medicina e sono i medici per primi che in alcuni ospedali, penso alla
"Mangiagalli" di Milano, si sono dati codici deontologici partendo
dalle nuove opportunità per la medicina". Si celebra la giornata a difesa
della vita per iniziativa dei vescovi italiani:, prevede nuovi attacchi alla
legge sull'aborto? "Insisto, l'amore per la vita e il rispetto per il
valore della persona non appartengono a una parte. Mi chiedo tuttavia, perché
non c'è amore per la vita quando si tratta di rendere migliore la legge sulla
fecondazione assistita? Perché non c'è amore per la persona quando si tratta di
trovare una mediazione sul testamento biologico? Perché non c'è lo stesso amore
per la vita cercando in tutti i modi di realizzare una vera prevenzione del
dramma dell'aborto e cioè puntando all'educazione sessuale, allargando l'uso
dei preservativi?". S'inasprirà lo scontro tra laici e
cattolici, se comincia la campagna elettorale? "Mi auguro proprio di
no, significherebbe strumentalizzare la sofferenza e i sentimenti. Stop agli
usi ideologici di questi temi. Parliamo della prevenzione, della dignità
femminile, del fatto che nessuna donna dovrebbe essere messa nelle condizioni
di abortire. Partiamo ancora una volta dai diritti e dai doveri delle
donne, quindi dalla soggettività femminile".
( da "Unita, L'" del 03-02-2008)
Stai consultando l'edizione del ALFREDO REICHLIN Il
presidente della Commissione: quella polemica è una bufala "Sarei
revisionista io che sono stato gappista?" di
Roberto Monteforte / Roma "È tutta una bufala. Nessuno ha mai cancellato
la parola Resistenza dalla bozza della Carta dei valori. Il documento approvato
oggi (ieri per chi legge) contiene un esplicito riferimento alla Costituzione
nata dalla resistenza e dalla lotta antifascita. È vero che nella bozza non era
presente. Ma era inteso come implicito nel forte richiamo alla Costituzione e
ai suoi valori. È bastato che venisse fatto notare
perché immediatamente, senza nessuna esitazione, questo richiamo venisse
inserito nel testo che poi è stato approvato
praticamente all'unanimità, vi è stata una sola astensione ma per altri
motivi". È questa la risposta di Alfredo Reichlin, il presidente della
commissione del Partito Democratico incaricata di redigere il Manifesto dei
valori del nuovo partito. Non c'è aria di logiche revisioniste sulla Resistenza
tra chi ha redatto il documento. Lo puntualizza con un misto di fastidio e
preoccupazione l'intellettuale e dirigente dell'ex Pci che la Resistenza l'ha
vissuta da "gappista" nella Roma occupata dai nazifascisti. Cosa la
preoccupa? "Il fatto che su di una cosa del genere, costruita sul nulla,
si possa imbastire una speculazione. Sono i segni preoccupanti di cosa ci si
possa attendere nella prossima campagna elettorale". E invece? "La
verità, il fatto politico significativo, è che è andato a buon fine il lavoro della
Commissione dei valori con l'approvazione del Manifesto. È un successo per il
Partito democratico. Poteva finire diveramente. È stato il frutto di un lavoro intenso, durato due mesi, che ha visto
impegnati personalità provenienti da culture e sensibilità diverse, laici e cattolici, che hanno trovato un accordo su temi di fondo. Su questioni
difficili come quelle etiche, dello Stato laico, della famiglia. Sono
passaggi delicati per un partito come il nostro fatto da credenti e non
credenti....". Non è la somma di due tradizioni culturali e politiche
quella della sinistra democratica rappresentata dai Ds e quella cattolica che
ha animato la Margherita? Una mediazione tra sensibilità? "Non è questo.
Abbiamo lavorato alla definizione di qualcosa di inedito, ad una sintesi che
guarda al futuro, ai problemi inediti che ha di fronte l'uomo contemporaneo.
Alle risposte da dare per misurarsi con un contesto dove tutto muta. Che vede,
ad esempio, sempre più messa in discussione l'idea dello Stato nazionale, della
sua sovranità, come pure cambia la produzione, l'organizzazione del lavoro.
Bisogna ripensare al concetto di classe. Sono solo alcune delle sfide con cui
confrontarsi. Il Manifesto non è un documento elettorale. Non si pone questo
obiettivo, ma quello di fornire strumenti culturali e un sistema preciso di
valori che consentano alla politica di misurarsi con il nuovo. Questa è
l'ambizione del Pd". Senza mettere in discussione l'ancoraggio alla
Costituzione.. "Esattamente. Abbiamo approvato un emendamento proposto da
Franco Bassanini che rafforza il carattere della nostra Costituzione. Si
afferma che non può essere messa in discussione ad ogni cambio di maggioranza.
È stato ribadito con più forza di quanto non si usi
normalmente fare non solo il fondamento costituzionale di tutto il nostro
ragionare, ma anche che è tempo di mettere paletti ancora più forti per
impedire che una maggioranza parlamentare possa con disinvoltura introdurre
modifiche alla nostra Carta fondamentale".
( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)
Commenti BATTETEVI BENE E BUONA FORTUNA (SEGUE DALLA PRIMA
PAGINA) Ha detto che i vescovi hanno diritto e libertà di parola, ha ribadito
il suo rispetto verso la Chiesa ed ha concluso con la riaffermazione di tutto
quanto ha fatto e si propone di fare se vincerà, ricordando che le leggi
approvate dal governo e dalle Cortes sono vincolanti per tutti
indipendentemente dalla fede religiosa e da altre differenze di genere e di
luogo. Il popolo sovrano deciderà perché questa è la democrazia. Presumo che
sua eminenza Ruini si sia congratulato con i suoi colleghi di Spagna che sono
entrati a piede dritto nella politica del loro Paese dando indicazioni
esplicite di voto. Presumo che anche il Papa si sia compiaciuto della
combattività dell'episcopato di Spagna; infatti la Santa Sede non ha manifestato alcuna riserva sulle sue iniziative. In Italia il
linguaggio dell'episcopato è stato appena più cauto.
Le interferenze politiche non sono mancate, abbiamo anzi assistito al loro
moltiplicarsi anche se non siamo ancora arrivati ad una vera e propria
dichiarazione di voto elettorale. Non ancora. E la ragione è facilmente
spiegabile. Qui da noi la classe politica è molto più malleabile in confronto
alla nettezza del governo socialista spagnolo. Qui basta ed avanza che la Cei
aggrotti il sopracciglio per indurre all'obbedienza il laicato, cattolico e non
cattolico. Ma si può stare certi che se ci fosse alla testa di un governo e di
una maggioranza uno Zapatero italiano, sarebbe guerra aperta con la gerarchia
vescovile assai più acerba di quanto oggi non avvenga. Mi domando se sia un
bene od un male. Abbiamo già tanti problemi e tante anomalie da sconsigliare un
fronte caldo con la Chiesa. Ma per converso mi domando anche se i compromessi
al ribasso con le pretese della gerarchia ecclesiastica non indeboliscano la
coscienza democratica lasciando che i diritti civili abbiano una protezione
così limitata e precaria quando non siano semplicemente impediti e negati. Sono anche convinto che i cattolici debbano
sentirsi a casa loro nella democrazia italiana a condizione che i laici non ne
divengano estranei e marginali. La democrazia senza i cattolici sarebbe
impensabile in un Paese come il nostro, ma senza i laici cesserebbe di esistere
se è vero che laicità e democrazia sono sinonimi. Incito perciò i laici
ad affermare e sostenere a testa alta e a piena voce i propri valori e le
proprie ragioni e le forze democratiche a non vergognarsi di esserlo. Anche
questo è un modo di porsi nella campagna elettorale che sta per cominciare. * *
* La campagna elettorale di Berlusconi e dei suoi soci avrà i toni consueti e
la consueta distribuzione delle parti. La voce dominante sarà, come sempre è
avvenuto e come è giusto che sia, quella del Capo. Gli argomenti sono scontati:
il disastro del governo Prodi (utilissimo per loro il fatto che Prodi sia
ancora e fino a dopo il voto il titolare di Palazzo Chigi), le tasse da
abbattere a cominciare dall'Ici, i comunisti da espellere dal circuito
politico, la Chiesa da soddisfare in tutte le sue richieste, l'economia da
rilanciare. Ma ci sarà un tema nuovo sul quale sia Berlusconi sia Casini (gli
altri non so) batteranno molto; un tema seduttivo: la nuova legislatura guidata
dal centrodestra avrà caratteristiche "costituenti". Farà le riforme
istituzionali, farà una nuova legge elettorale, assocerà l'opposizione sul
modello Sarkozy-Attali. Chiamerà a collaborare i cervelli migliori e le
migliori energie senza badare ai colori di bandiera. Gianni Letta come
vessillo. Il programma è questo. I soci maggiori si sono già spartiti le
cariche: Fini alla presidenza della Camera, Casini agli Esteri. Letta dove la
sua presenza "pacificatrice" sarà più utile. Alla presidenza della
Rai un uomo "morbido" di centrosinistra con maggioranza targata
centrodestra. Tutto come prima, ma in clima "bipartisan". C'è da
credere? Me l'hanno chiesto l'altro giorno anche i colleghi del New York Times
che stavano lavorando proprio su questo tema: un Berlusconi nuovo di zecca,
ravveduto, mite, senza vendette, dedito una volta tanto all'interesse del Paese
prima che alle leggi "ad personam". Un Berlusconi liberale nei fatti
e non solo nella parole. Ci credete? Ci crediamo? Vorrei accantonare le
antipatie e le simpatie e rispondere sulla base di analisi dei fatti e
dell'esperienza. è difficile che un uomo di settant'anni cambi carattere.
Difficile anche se non impossibile. Berlusconi vuole essere amato, questo è
sempre stato il tratto distintivo del suo carattere.
Lui si ama molto ma l'amore degli altri gli è indispensabile. Il suo populismo
e la sua innata demagogia sono nutriti dall'amore verso di sé e dal bisogno di
conquistare gli altri. è anche molto furbo e perciò consapevole di questi suoi
istinti che sa guidare e mettere a frutto. Perciò non prenderà mai provvedimenti
impopolari. Volete i fatti? Eccone qualcuno. L'immondizia a Napoli è esplosa
durante i diciotto mesi del governo Prodi ma ha radici più antiche che
risalgono al quinquennio berlusconiano. La Tav e l'insorgenza in Val d'Aosta è
tutta nata sotto il governo 2001-2006; la stessa cosa per la base Usa a
Vicenza. Stessa cosa per la crisi dell'Alitalia. Non parliamo delle
liberalizzazioni: non ne ha fatta nemmeno mezza. E non parliamo della finanza
pubblica: è andato avanti a botte di condoni. La Banca d'Italia una settimana
fa ha esaminato il risultato di quei condoni e la sentenza di Draghi è stata
questa: nel periodo considerato il reddito dei lavoratori autonomi è aumentato
il doppio di quello dei lavoratori dipendenti. Inutile dire il perché di questo
colossale spostamento di risorse. Riformare questo stato
di cose è difficile, suscita malcontento e quindi impopolarità. Ecco perché
queste riforme Berlusconi non le farà se vincerà nel 2008 come non le ha fatte
nel quinquennio 2001-2006. Neppure Sarkozy le farà, che per alcuni rilevanti
aspetti gli somiglia anche se il suo potere è molto più ampio e solido di
quello di Berlusconi. Sarkozy ha nominato una commissione di studio presieduta
da un uomo intellettualmente fascinoso e socialista. La commissione Attali ha
presentato pochi giorni fa il suo dossier al presidente della Repubblica
francese. Le farà quelle riforme? Seguirà quei suggerimenti? Tra di essi
campeggia quello di abolire la "funzione pubblica", che significa
abbattere uno dei cardini dello Stato francese e della pubblica
amministrazione. Non sarà una passeggiata perché anche Sarkozy come Berlusconi
vuole essere amato. E non soltanto da Carla Bruni. * * * Ho ascoltato l'altra
sera nella trasmissione del Tg1 il mio amico Paolo Mieli, direttore del
Corriere della Sera in un dibattito con Pisanu, Rutelli e Casini. Solite
schermaglie sul governo Prodi e sulle elezioni ad aprile oppure a giugno. Non
entrerò in questa ormai stucchevole disputa della quale tutto è stato detto salvo una cosa peraltro evidente: al
centrodestra conviene votare al più presto, quando ancora l'emozione
"liberatoria" suscitata dalla caduta del governo Prodi è intensa. Tre
mesi di più sembrano pochi ma possono far sbollire quell'emozione e fare
emergere una realtà ancora nascosta: che quel governo ha operato molto meglio
di quanto non sia apparso. Il commissario europeo Almunia ha già cominciato ad
ammetterlo. Il tempo è galantuomo e anche tre mesi in più rappresentano in
questo momento un rischio per Berlusconi. Comunque non è di questo che voglio
occuparmi ma di un'opinione del direttore del Corriere su una questione molto
importante: quella della continuità della politica economica e finanziaria. Ha
detto Mieli che i risultati in questo essenziale settore realizzati da Prodi e
da Padoa-Schioppa (bisognerebbe aggiungere il nome di Vincenzo Visco che è
l'autore di interventi tecnici decisivi) sono stati molto positivi; ha citato
anche lui il favorevole giudizio della Commissione europea; ha aggiunto che
questi risultati si sono anche giovati di quanto aveva fatto in precedenza il
ministro del Tesoro Tremonti conducendo una politica economica e finanziaria
analoga a quella poi attuata da Padoa-Schioppa ed ha continuato infine
affermando che ci sarà piena continuità tra Padoa-Schioppa e il futuro Tremonti
così come ci fu continuità tra il Tremonti della precedente legislatura e il
Padoa-Schioppa che seguì. Caro Mieli, amico mio, la continuità si può auspicare
ma non inventare. Se c'è un settore dove la discontinuità è stata pressoché
totale è proprio quello tra Prodi e Berlusconi, tra Padoa-Schioppa e Tremonti.
Le consegne del maggio 2006 furono un avanzo delle partite correnti azzerato,
un'evasione fiscale al massimo livello, un debito pubblico accresciuto, un
deficit rispetto ai parametri di Maastricht del 4,1 per cento, una crescita del
Pil a livello zero. Le consegne che Padoa-Schioppa farà, se Berlusconi vincerà,
saranno: una diminuzione del debito pubblico e del fabbisogno finanziario, la
ricostruzione dell'avanzo delle partite correnti, il deficit ridotto dal 4,1 al
2 per cento (attualmente siamo addirittura scesi all'1,3) una pacificazione mai
raggiunta finora tra il fisco e alcuni milioni di piccoli e medi contribuenti
con nuovi studi di settore e nuove semplificazioni burocratiche; infine una
riduzione cospicua dell'evasione fiscale. Le tasse? Il gettito è aumentato
senza una sola nuova imposta né modifica e rialzo di aliquote, anzi con sei
miliardi di euro in favore delle imprese con l'abbattimento dell'Irap e
dell'Ires. Come vedi, caro Mieli, la discontinuità è stata totale nella
politica economica dei due governi. Non so se Tremonti si sia convertito alla
linea Padoa-Schioppa-Visco. Non mi pare, purtroppo. Tremonti è uno di quelli
che crede di avere sempre ragione e lo spiega in ogni occasione. Anche lui si
ama moltissimo ma non riesce ad essere amato per mancanza di umiltà. * * *
Domani o al massimo dopodomani Marini rinuncerà. Le Camere saranno sciolte. La
vittoria del centrodestra ad aprile è già scritta. Ne siete sicuri? Per la
terza volta la maggioranza degli italiani sarà con lui? è vero che il
centrosinistra ha fatto il possibile e l'impossibile per rimetterlo in sella,
ma nonostante tutto non sono così convinto che vincerà. Credo che il Partito
democratico e Veltroni siano pienamente in partita sul terreno di gara ed
abbiano carte forti da giocare. Si presentino da soli con un programma di pochi
punti, concreti e precisi. Procedano con coraggio, onestà, trasparenza. Facce
giovani e nuove senza rinunciare all'esperienza dei vecchi quando sia stata
positiva. Se saranno sconfitti cadano in piedi e lavorino per il futuro. E
buona fortuna.
( da "Unita, L'" del 03-02-2008)
Stai consultando l'edizione del Dei diritti e dei malati
Luigi ManconiAndrea Boraschi Che ci sia nuovamente in agenda una
"questione laica", nel nostro Paese, è cosa evidente a tutti.
L'espressione, ancorché in uso da tempo, dunque facilmente intelligibile, non
ci convince: descrive solo parzialmente quella relazione - tra religione e
sfera pubblica, tra identità confessionale e partecipazione alla vita associata
- che oggi è al centro di conflitti e tensioni crescenti. Essa evoca,
soprattutto, l'aspirazione all'indipendenza e alla sovranità delle istituzioni
democratiche dai condizionamenti che possono venire dalle autorità
ecclesiastiche; rappresenta, dunque, una tradizione politica che,
particolarmente in Italia, poggia su ragioni storiche complesse e mai
definitivamente risolte. Tuttavia, intendere il rapporto tra sfera religiosa e
sfera civile, oggi, alla sola luce di un'istanza di difesa della laicità,
rischia di lasciare in ombra questioni importanti: che sono leggibili anche nel
dibattito iniziato da Giuliano Ferrara, per una moratoria internazionale
sull'aborto; e i cui riflessi investono la vicenda della rinuncia di Benedetto
XVI a partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico alla Sapienza di Roma.
Chiariamolo subito: siamo sostanzialmente d'accordo con Adriano Sofri, quando
scrive che la Chiesa dovrebbe "chiedersi quanto le tentazioni di censura o
di proibizionismi anticlericali debbano al suo proprio oltranzismo". Il
Vaticano mostra da anni una tentazione "mondana", una vocazione a
tradurre il suo magistero morale in un primato sull'etica pubblica, che mal si
concilia con il carattere liberale della nostra vita associata. Si registra, da
parte delle gerarchie cattoliche, un interventismo nella vicenda politica
intenso come non accadeva da molti lustri. Le motivazioni di questa spinta
meritano di essere rinvenute e interpretate: esse sono soggettive (appartengono
alla Chiesa), ma sono rese possibili (e, per alcuni, legittimate) da questioni
di ordine culturale e sistemico: che hanno a che fare con la storia della
scienza, con la crisi della filosofia, con la secolarizzazione della politica;
e con la debolezza delle nostre istituzioni e con l'incerta tenuta del
repubblicanesimo, qui inteso come etica civile condivisa. Qualora tutte
questioni fossero di agevole lettura e interpretazione, rimarrebbe ancora
incerto uno dei punti sui quali insistono molte delle polemiche quotidianamente
sollevate, che pure stenta a essere formalizzato con chiarezza: qual è il
confine che si prevede per la partecipazione dei credenti (e di chi li
rappresenta in sede di dottrina e magistero) alla vita pubblica, affinché sia
rispettata la laicità dello stato? La risposta rimanda
alla qualità liberale della nostra democrazia: e alla tenuta (e al vigore) di
quella fa direttamente riferimento. Va da sé, dunque, che tale risposta possa
risultare chiara per molti; e, tuttavia, essa rischia di non essere univoca,
rischia di apparire scomposta in una molteplicità di punti di vista e soluzioni.
Dunque di essere problematica, fonte di ulteriori incomprensioni e conflitti.
Molti di questi si vanno addensando sui quei temi scelleratamente definiti
"eticamente sensibili". Uno in particolare, quello del Testamento
biologico, risulta per molti versi paradigmatico: perché è questione
"aperta", sulla quale non gravano ostracismi contrapposti
irresolubili. La Chiesa ha a più riprese condannato le pratiche di accanimento
terapeutico e si è espressa con favore verso le prerogative di libertà di cura
del malato. Ancor più: essa ha espresso il suo consenso verso quelle pratiche
sedative di accompagnamento alla morte (ampiamente diffuse nei nostri ospedali
e tutt'altro che clandestine, tanto da essere registrate, in genere, nelle
cartelle cliniche), che oggi taluni arrivano a definire "eutanasia":
interventi medici che, nell'imminenza e nell'ineluttabilità del decesso,
servono solamente ad alleviare la sofferenza. Interventi non dissimili da
quelli che Pio XII prese in considerazione nel suo Discorso intorno a tre
quesiti religiosi e morali concernenti l'analgesia. Uno degli interrogativi era
esattamente questo: "la soppressione del dolore e della coscienza per
mezzo dei narcotici (quando è richiesta da un indicazione medica), è permessa
dalla religione e dalla morale al medico e al paziente (anche all'avvicinarsi
della morte e se si prevede che l'uso dei narcotici abbrevierà la vita)?".
Ecco la risposta: "Se non esistono altri mezzi e se, nelle date
circostanze, ciò non impedisce l'adempimento di altri doveri religiosi e
morali: sì". Correva l'anno 1957. Merita di essere ricordato anche quanto
espresso dalla Pontificia Accademia per la Vita: "Nell'immediatezza di una
morte che appare ormai inevitabile e imminente è lecito, in coscienza, prendere
la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un
prolungamento precario e penoso della vita, poiché vi è grande differenza etica
tra procurare la morte e permettere la morte: il primo atteggiamento rifiuta e
nega, il secondo accetta il naturale compimento di essa". Si tratta di una
delle espressioni più lucide della distinzione corrente tra sospensione di cure
futili ed eutanasia. Correva l'anno 2000; e a capo di quella Accademia vi era
l'allora cardinale Joseph Ratzinger. All'opposto, gli argomenti che a più
riprese sono stati agitati dal Vaticano contro la libertà terapeutica sono
noti. Sono parte consistente di quel novero di polemiche che alimenta la
"questione laica" di cui si diceva: l'atteggiamento deplorevole
tenuto dalle gerarchie vaticane nel caso della battaglia e
della morte di Piergiorgio Welby è memoria problematica e dolorosa per larga
parte dell'opinione pubblica (cattolici inclusi). Tuttavia,
proprio come i cattolici intendono convocare i laici a discutere di politiche sulla maternità,
noi vorremmo convocare loro per ragionare delle libertà della persona; e, in
questo caso, dei diritti di libertà del malato. Nella speranza che la
buona volontà della ragione attenui le divisioni di schieramento, appartenenza,
cultura. Scrivere a: abuondiritto@abuondiritto.it A buon dirittoPromemoria per
la sinistra.
( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)
Pagina XII - Torino "Prefetto, Torino non è solo
Tossic Park" Il cardinale Poletto inaugura una casa di accoglienza per le
donne in difficoltà Sarà gestita a Mirafiori dalle suore di Madre Teresa:
"Un esempio dell'altra faccia della città: la solidarietà" PAOLO
GRISERI Torino non è solo spaccio di droga ma è anche attenzione ai più deboli.
Il cardinale, Severino Poletto, lo ricorda inaugurando la nuova casa di
accoglienza per le donne in difficoltà gestita dalle suore di Madre Teresa di
Calcutta nella zona di Mirafiori. E anche il sindaco, Sergio Chiamparino,
coglie l'occasione per parlare di quella che definisce "la civiltà
torinese" basata sull'"incontro tra istituzioni pubbliche, laici e
religiosi per realizzare progetti di solidarietà. Una storia che si ripete
dall'epoca dei santi sociali". La casa di via Chiala, nei locali che
furono della parrocchia di San Remigio, nella zona di via Artom, ospiterà fino
a 25 donne in difficoltà. è il direttore della Caritas diocesana, Pierluigi
Dovis, a ricordare che "negli ultimi anni sono in aumento le donne senza
dimora che non vivono sole ma hanno necessità di accudire ai figli". E
crescono anche i casi di donne anziane che, pur avendo un'abitazione, non
possono vivere sole perché non sono in grado di far fronte alle spese. La
struttura di Mirafiori, voluta dal cardinale, è stata finanziata dalla chiesa
cattolica e dagli sponsor privati: le fondazioni bancarie di San Paolo e Crt,
l'Opera Pia Barolo, la Banca d'Italia e il Toroc. Il costo dell'opera è stato di 1,3 milioni di euro. Le cinque suore di Madre
Teresa sono nel quartiere da qualche mese: due sono indiane, due italiane e una
romena. "Abbiamo cominciato a conoscere le esigenze e i problemi delle
famiglie, entrando nelle case e cercando di capire quali sono i casi su cui
intervenire", dice suor Maria Pia. "Queste suore - osserva il
cardinale - non stanno certo qui ad aspettare che qualcuno bussi alla
porta". L'inaugurazione della struttura è l'occasione per ricordare la
tradizione di solidarietà sociale della città. Comincia il cardinale con una
battuta indirizzata al nuovo prefetto, Giosuè Marino: "Vede, signor
prefetto, a Torino non c'è solo Tossic Park, c'è anche il rovescio della
medaglia della solidarietà". La prima uscita pubblica del nuovo prefetto
era stata una richiesta di fare ordine nel Parco Stura, luogo dello spaccio
nella zona di Torino nord. Anche il presidente della Compagnia di San Paolo,
Franzo Grande Stevens, ricorda la tradizione di solidarietà che unisce la
Torino laica a quella cristiana: "Norberto Bobbio - dice Grande Stevens -
diceva che tutti gli uomini, religiosi e no, sono nel giusto quando aiutano
qualcuno. Ma aggiungeva che i cristiani hanno un modo di aiutare che noi laici
non riusciamo ad eguagliare". è a questo punto che il sindaco ricorda la
tradizione dei santi sociali torinesi e il dialogo sempre aperto tra le
istituzioni pubbliche e le iniziative di carità presenti sul territorio
comunale. Seguendo la tradizione della loro congregazione, le suore di Madre
Teresa non si convenzioneranno con gli enti pubblici, a differenza di quanto
fanno invece altri luoghi di accoglienza cattolici. Nella struttura di via Chiala lavoreranno solo aiutate dal
volontariato di un gruppo di laici che hanno messo a disposizione le loro
conoscenze professionali e una parte del loro tempo libero. La struttura è
stata realizzata a tempo di record e il 24 gennaio scorso si è svolta la grande
festa conclusiva con gli operai che hanno costruito la casa.
( da "Secolo XIX, Il" del 03-02-2008)
Marco menduni Quando, alla fine dell'anno passato,
Giuseppe Romano prefetto di Genova si è congedato dall'attività, ha promesso
con una strizzatina d'occhio: "Tanto non me ne vado da questa città,
presto saprete". Il "presto"è stato
forse ancora più"presto" di quanto lui stesso immaginasse. Giuseppe
Romano è ora il vicepresidente del Galliera. In una situazione un po' simile a
quella del Consiglio superiore della magistratura, dove il vice è in realtà il
numero uno operativo. Perché al Csm il presidente è il capo dello Stato che,
per prassi, si fa vedere il meno possibile. E perché al Galliera è il cardinale
Angelo Bagnasco, che ha già sufficienti fronti sui quali cimentarsi, come
arcivescovo della città e come presidente della Cei. Romano al Galliera ha un
senso preciso. Il senso di una reazione, di un messaggio e di una speranza.
Romano ha esercitato, a Genova, il ruolo di grand commis coniugando pazienza,
perseveranza, diplomazia e fermezza. La valutazione sul suo operato sarà
sicuramente articolata e non troverà tutti d'accordo, ma non c'è dubbio che
l'ex prefetto abbia incarnato, anche nei passaggi più difficili, quel ruolo di
difensore della legalità e del rispetto delle norme alle quali i genovesi
aspirano. Mettiamo allora in fila una serie di eventi. È metà dicembre quando
Il Secolo XIX dà il via a una lunga inchiesta sulla Sanità nella regione.
Inchiesta nella quale emergono situazioni imbarazzanti, opportunità disattese,
carriere in discesa. L'inchiesta è il detonatore di una polemica che nel giro
di poche settimane tocca tutta Italia: l'abbraccio innaturale tra sanità e
politica. Intervengono il ministro Livia Turco. Interviene il presidente del
Lazio Piero Marrazzo, che addirittura lancia la sfida ai colleghi: sono pronto
a rinunciare al potere di nomina del manager della salute. Tutt'intorno
emergono inchieste giudiziarie (una è costata la sopravvivenza al governo) che
mostrano, al di là della rilevanza penale dei comportamenti, quale cloaca di
cattivi interessi e di scontri partitici di infimo livello sia diventata la
sanità italiana. In questo contesto la nomina di Romano appare un messaggio
preciso. Il Galliera ha deciso di dare un segnale: questo è un presidio di
legalità, che affidiamo nelle mani di un esponente autorevole. Un segnale, una
reazione alle polemiche che ormai divampano in tutto il Paese. Chi analizza la
cronaca degli ultimi anni ricorderà che, nel 2005, proprio dal Galliera
(incolpevoli i vertici attuali) partì un'inchiesta sulle mense scolastiche che
ha lambito importanti funzionari del Comune. La stessa inchiesta, almeno ad
ascoltare i boatos di palazzo di giustizia, ne ha partorito altre, ancora più
importanti e potenzialmente esplosive. In questo momento la guida di Romano
mette alcuni paletti. Della sua fermezza e della sua
capacità diplomatica hanno bisogno le sfide dell'ospedale del futuro. Non solo
legali, ma anche etiche. Come il ruolo di un ospedale che è"pubblico"
e "cattolico" al tempo stesso, con tutto quel che può portare con sé
l'attuale scontro laici-cattolici che dilaga nel Paese. 03/02/2008.
( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)
La memoria dimenticata e ripescata Il rischio mortale è
consegnare la democrazia all'unità nella corruzione (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
l'antifascismo era stato forse dimenticato per rendere
più facile il dialogo con i moderati italiani guidati da Berlusconi, l'unico
premier che non abbia mai partecipato alle celebrazioni della Resistenza e che
abbia sdoganato i neofascisti? Nella Resistenza italiana, che da parecchi si
vuol dimenticare come qualcosa che disturba nell'età del globalismo e del dio
denaro, ci sono due momenti decisivi su cui alcuni storici hanno erroneamente
sorvolato: l'attendismo dei generali e la "pace" dei vescovi.
L'attendismo predicava il rinvio della lotta partigiana a un vago futuro. I
gruppi dei resistenti non dovevano attaccare i nazisti occupanti subito, come
invece si doveva fare, anche in condizioni d'inferiorità numerica e di armi,
per dimostrare che c'erano degli italiani pronti a pagare subito quel biglietto
di ritorno alla democrazia. La "pace" dei vescovi dava un consiglio
analogo, invitava i fedeli a evitare lo scontro aperto con l'occupante e a
lasciare ai vescovi, cioè alla Chiesa, il compito di arrivare pacificamente
alla fine della guerra. La Resistenza, fosse garibaldina comunista o di
Giustizia e Libertà o degli autonomi di matrice cattolica e liberale, rifiutò
questo attendismo, fu per la lotta subito e fuori da ogni calcolo. C'è
naturalmente chi sostiene l'opportunità di far calare il silenzio sulla
Resistenza; la Resistenza, si dice, è un passato che molti italiani, specie i
giovani, ignorano. Si dà per certo, per un fatto consolidato l'esistenza in
Italia di una democrazia condivisa in uno Stato di diritto, mentre stiamo
assistendo a uno sfascio dello Stato, mentre crescono le associazioni mafiose e
criminali. Certo è difficile ricordare e rivendicare l'intransigenza
partigiana. C'è il rischio della retorica e dell'utopia, ma il rischio opposto,
il rischio mortale è di riconfermare trasformismo e machiavellismo, il rischio
mortale di consegnare la debole democrazia che ci ritroviamo all'unità nella
corruzione, alla concordia nel servizio dei più forti e più furbi. Un
magistrato che fu al centro della rivoluzione morale di Mani Pulite non a caso
esortava i cittadini a "resistere, resistere, resistere". Che cosa
voleva dire quel suo appello di sapore resistenziale? Voleva
dire che sui valori laici che furono anche quelli della Resistenza, i valori
del rispetto della legge, dell'onestà nel pubblico servizio, della lotta alle
organizzazioni criminali non si poteva transigere, voleva dire con grande
preveggenza che se non si resiste su questi valori si va inevitabilmente alla
diffusione della Mafia, se non si pratica l'onesta pulizia delle nostre
città si arriva inevitabilmente alle strade napoletane invase dalla spazzatura.
( da "Messaggero, Il" del 03-02-2008)
JOSTO MAFFEO dal nostro corrispondente MADRID -
"Perplessità e sorpresa" sono state espresse al Vaticano
dall'ambasciatore spagnolo per il documento dei vescovi che il governo del
socialista José Luis Rodríguez Zapatero e gran parte della stampa hanno visto
come una calata dell'episcopato in campagna elettorale. Ma in un incontro con i
giornalisti il ministro degli Esteri, Miguel Ángel Moratinos, è andato oltre ed
ha parlato di "indignazione" per il documento con cui la Conferenza
episcopale spagnola ha censurato i negoziati politici con i terroristi, il
matrimonio tra omosessuali, l'aborto e diverse leggi varate dal governo
Zapatero. Il documento episcopale non chiedeva espressamente il voto per una
forza politica, ma invitava a prendere le distanze dai partiti in forte
contrasto con la dottrina morale della Chiesa. Moratinos ha detto ieri di
parlare come cattolico e di voler "esprimere indignazione e perplessità,
perché non credo che nessun cattolico del XXI secolo possa capire" il
documento episcopale che ha provocato durissime reazioni del governo e del
partito socialista, delle altre forze politiche escluso il centrodestra di
Mariano Rajoy, di gran parte della stampa e di gruppi cattolici
di base. Moratinos ha poi aggiunto che in Spagna "ci sono molti cattolici che capiranno ben poco. Questa è una gerarchia
integrista, fondamentalista, neoconservatrice e che non rappresenta il
sentimento della maggioranza dei cattolici
spagnoli". Con altre parole, ma più o meno sulla stessa linea si erano
espressi nei giorni scorsi lo stesso premier Zapatero, la "numero
due" María Teresa Fernández de la Vega e diversi dirigenti del partito
socialista. Secondo alcune fonti l'ambasciatore spagnolo a Roma, il cattolico
Francisco Vázquez, avrebbe consegnato in Vaticano una lettera del governo di
Madrid. Nella capitala spagnola si sostiene, invece, che il diplomatico avrebbe
mantenuto "conversazioni con il "numero due"" della Santa
Sede. In ogni caso, la presa di posizione del governo è netta ed eleva il tono
dello scontro tra episcopato e governo. I documenti e le
prese di posizione dei vescovi, che la gerarchia ecclesiastica considera
pastorale e non politica, sono viste come ingerenze e attacchi allo stato laico. Alcuni settori del governo e del partito socialista
cominciano a parlare di revisione degli accordi con la Santa Sede e dei
finanziamenti alla Chiesa cattolica.
( da "Corriere della Sera" del 03-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina -
data: 2008-02-03 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il caso "Anche se i
genitori non vogliono" "Rianimare i feti" La battaglia dei
primari di Roma ROMA - Nuovo protocollo su come i medici debbano comportarsi
con un bimbo nato prematuro, allo scadere della ventiduesima settimana, quindi
con circa quattro mesi e mezzo di anticipo rispetto a quando avrebbe dovuto,
quando pesa circa
( da "Liberazione" del 03-02-2008)
Ria della Repubblica. Le sue fondamenta: la politica, la
lotta, le idee, il conflitto. Resistenza, Giovanni XXIII, '68: vogliono
cancellare tutto questo Rina Gagliardi A volte, la cronaca quotidiana, in
genere così ridondante e confusa, ci invia "segni" improvvisamente
chiarificatori - come tanti flash che si proiettano sulle tenebre del reale.
Solo quattro esempi, tutti di questi giorni già "elettorali". Primo:
nei documenti fondativi del Partito Democratico (Carta dei valori, Codice
Etico, Statuto) era stato cancellato ogni riferimento
alla Resistenza partigiana, tanto che Walter Veltroni è dovuto intervenire a
correzione. Secondo. Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, ha
violentemente attaccato l'ultimo film di Francesca Comencini ("In fabbrica")
e, soprattutto, ha invitato la Rai (produttrice della pellicola) a non mandarlo
in onda, cioè a censurarlo. Terzo: nel corso della cerimonia che ha celebrato
il quarantesimo della Comunità di Sant'Egidio, il cardinal Bertone ha scagliato
l'anatema della Chiesa cattolica contro il Sessantotto, che era "un mondo
contro Dio", e radice della degenerazione morale e spirituale del nostro
tempo. Quarto: intervenendo al convegno di "Liberal", sempre sul
Sessantotto, il cattolico Pier Ferdinando Casini ha giudicato esiziali, più o
meno, i pontificati di Giovanni XXIII e soprattutto di Paolo VI, ha condannato
il Concilio e ha lanciato la sua nuova tavola di valori, fondata sulla
gerarchia e l'autorità. Che cosa c'entrano, l'una con l'altra, queste
affermazioni, questi "segni"? E perché mai, eventualmente, ce ne
dovremmo (pre)occupare? C'entrano, e come, al di là delle differenze evidenti
di oggetti, contesti, protagonisti. Impressionante, anzi, è la convergenza
culturale che si realizza in circostanze apparentemente così lontane: e sta nel
clima di regressione culturale che pervade la società italiana e le sue così
dette "classi dirigenti". C'è un'ansia revisionistica e
neo-autoritaria, che si esprime sia nella continua cancellazione della storia,
quella antica e quella recente, sia nella rimozione di tutto ciò che è stato conflitto, cambiamento, carne e sangue, libertà
sostanziale di questo paese. C'è una pulsione di normalità neoconservatrice,
che si spinge alla "normalizzazione" del passato prima che del
presente - lo rovescia, lo ridisegna, lo falsifica, per seppellirne le tracce
vive, la vitalità, l'attualità. Se è vero che la rammemorazione del passato,
come ci ha (re)insegnato Walter Benjamin, è al fondamento di ogni autentico
sguardo sul futuro, non è forse altrettanto vero che la "riscrittura della
storia", di orwelliana memoria è funzione stretta di ogni Grande
Restaurazione? *** Guardate i bersagli concreti: l'antifascismo - ma anche e
soprattutto la sua natura di collante civile e di vera "religione
laica" del paese; le lotte operaie e studentesche del '68 - ma anche il
conflitto sociale e la protesta giovanile come fattori costitutivi di una
democrazia matura; il Concilio Vaticano II - ma anche un'idea, e una pratica,
cristiane protese alla trasformazione del mondo, piuttosto che all'occupazione
del potere; la libertà di un(a) autrice cinematografica - ma anche, più in
generale, l'autonomia della produzione artistica e spettacolare. Ognuno,
s'intende, ha le proprie specifiche motivazioni. Nel Partito Democratico, che
stenta a definire un'identità che non sia, di volta in volta, pallidamente
"riformista", ecumenica, interclassista, postpost, prevale forse la
voglia di uscire in termini definitivi dal '900, e in particolare dalla storia
repubblicana. Per potersi presentare come un soggetto davvero
"nuovo", e non come la continuazione fredda di
ciò che sono stati la Dc e il Pci, aveva perciò "dimenticato",
nientemeno, ogni riferimento alla Resistenza e all'antifascismo - non però si
tratta di una smemoratezza, ma di una scelta, forse, chissà, di una concessione
alle componenti cattoliche, moderate, ipernuoviste della nuova formazione
politica. Con una correzione che va apprezzata, ma che non appare
sufficiente a chiarire l'interrogazione di fondo - sul Pd, il suo "senso
di sé", la sua cultura politica. Un "senso di sé", invece, che
sembra molto forte nell'attuale leader della Cisl e in varie realtà del mondo
cattolico organizzato. Qui, la rimozione assume il volto dichiarato
dell'anticomunismo, l'ideologia che rispunta come si deve ad ogni campagna
elettorale: invece di apprezzare, da buon sindacalista, la recente tendenza del
cinema italiano (anche in film come "La signorina Effe") a tornare ad
occuparsi di soggetti dimenticati come gli operai, a rimetterli sulla scena da
protagonisti, a riaprire un brano bruciante (e attualissimo, come si vede dalle
stragi sul lavoro, i bassi salari, la disperazione operaia) della nostra
storia, Bonanni rilancia, nientemeno, l'orgoglio cislino e la censura. Difende
la sua bottega e si riscopre vecchio democristiano - di quelli che dettano alla
Rai le regole, le produzioni buone e quelle cattive . Vuole, insomma che si
dimentichi che cosa è stato il '68 degli operai, degli
studenti e dei lavoratori intellettuali: nient'affatto un'epoca di trionfo
comunista, orchestrata dal Pci e dai duri della Cgil o della Fiom, ma la
stagione in cui esplose una voglia quasi incontenibile di libertà e di
liberazione. Del lavoro, della cultura, del sapere. Del potere padronale in
fabbrica e del (marcescente) potere accademico nelle università. Della
divisione sociale del lavoro, delle gerarchie, dell'autoritarismo. Sì, anche
una grande stagione di disordine, che non riuscì nell'impresa gigantesca di
"cambiare tutto", ma che molto cambiò - nella società, nelle
fabbriche, nella scuola, nella Chiesa, nei rapporti tra i generi, nella
modernità. Ne uscimmo diversi tutti, anche i partiti e i sindacati, anche la
Cisl (come recita un'altra canzone di Fabrizio De Andrè, tratta dal maggio
francese, "anche se voi vi credete assolti siete per sempre
coinvolti") - forse anche l'allora giovane Raffaele Bonanni. Ma tant'è.
L'occasione del quarantesimo - quarant'anni sono tanti, quasi un'epoca - offre
a molti la possibilità di manifestare la voglia di revanche, in una postcrociata
antisessantottina che sarebbe grottesca e perfino un po' comica, se non fosse
pericolosa. Così, ieri, l'ex-forzista (sic!) Nando Adornato, navigatore audace
tra gli oceani del revisionismo, ex-comunista pentito, ex-ingraiano, ex-testa
d'uovo della sinistra, ora fresca new entry nell'Udc, ha spiegato che il
Sessantotto è alla radice di tutti i mali e di tutte le devastazioni italiane -
il la, logicamente, l'aveva dato il cardinal Bertone, aggredendo un altro mito
della nostra giovinezza, Woody Allen. E il moderato Casini ha aggiunto di suo
la vera ragione di tanto rancore: il ruolo svolto da Giovanni XXIII e Paolo VI
e da tanti cattolici di movimento. Ma, appunto, qual è
il bersaglio vero? La libertà del conflitto e del dissenso. La voglia di
cambiamento. L'idea di una società di eguali. L'autodeterminazione dei soggetti
e delle soggettività. Basta rovesciare queste parole d'ordine nel loro
contrario, per avere il programma restaurativo degli anni 2000, ovvero del
prossimo decennio. Historia est magistra vitae , ci insegnavano molti anni fa
sui banchi della I° media. L'antifascismo, il protagonismo operaio, il dissenso
dei giovani - e la libertà di confliggere, di fare buoni film e buona musica,
di disinquinare il mondo dalle merci - restano il sale della terra. Anche nel
XXI secolo. 03/02/2008.
( da "Liberazione" del 03-02-2008)
Le classi dirigenti italiane (dal Pd, a Casini, alla
Chiesa alla Cisl) si preparano (o sono conquistate) dalla Restaurazione.
Obiettivo: radere al suolo la parte migliore della storia della Repubblica. Le
sue fondamenta: la politica, la lotta, le idee, il conflitto. Resistenza,
Giovanni XXIII, '68: vogliono cancellare tutto questo Rina Gagliardi A volte,
la cronaca quotidiana, in genere così ridondante e confusa, ci invia
"segni" improvvisamente chiarificatori - come tanti flash che si
proiettano sulle tenebre del reale. Solo quattro esempi, tutti di questi giorni
già "elettorali". Primo: nei documenti fondativi del Partito
Democratico (Carta dei valori, Codice Etico, Statuto) era stato
cancellato ogni riferimento alla Resistenza partigiana, tanto che Walter
Veltroni è dovuto intervenire a correzione. Secondo. Il segretario della Cisl,
Raffaele Bonanni, ha violentemente attaccato l'ultimo film di Francesca
Comencini ("In fabbrica") e, soprattutto, ha invitato la Rai
(produttrice della pellicola) a non mandarlo in onda, cioè a censurarlo. Terzo:
nel corso della cerimonia che ha celebrato il quarantesimo della Comunità di
Sant'Egidio, il cardinal Bertone ha scagliato l'anatema della Chiesa cattolica
contro il Sessantotto, che era "un mondo contro Dio", e radice della
degenerazione morale e spirituale del nostro tempo. Quarto: intervenendo al
convegno di "Liberal", sempre sul Sessantotto, il cattolico Pier
Ferdinando Casini ha giudicato esiziali, più o meno, i pontificati di Giovanni
XXIII e soprattutto di Paolo VI, ha condannato il Concilio e ha lanciato la sua
nuova tavola di valori, fondata sulla gerarchia e l'autorità. Che cosa
c'entrano, l'una con l'altra, queste affermazioni, questi "segni"? E
perché mai, eventualmente, ce ne dovremmo (pre)occupare? C'entrano, e come, al
di là delle differenze evidenti di oggetti, contesti, protagonisti.
Impressionante, anzi, è la convergenza culturale che si realizza in circostanze
apparentemente così lontane: e sta nel clima di regressione culturale che
pervade la società italiana e le sue così dette "classi dirigenti".
C'è un'ansia revisionistica e neo-autoritaria, che si esprime sia nella
continua cancellazione della storia, quella antica e quella recente, sia nella
rimozione di tutto ciò che è stato conflitto,
cambiamento, carne e sangue, libertà sostanziale di questo paese. C'è una
pulsione di normalità neoconservatrice, che si spinge alla
"normalizzazione" del passato prima che del presente - lo rovescia,
lo ridisegna, lo falsifica, per seppellirne le tracce vive, la vitalità,
l'attualità. Se è vero che la rammemorazione del passato, come ci ha
(re)insegnato Walter Benjamin, è al fondamento di ogni autentico sguardo sul
futuro, non è forse altrettanto vero che la "riscrittura della
storia", di orwelliana memoria è funzione stretta di ogni Grande
Restaurazione? *** Guardate i bersagli concreti: l'antifascismo - ma anche e
soprattutto la sua natura di collante civile e di vera "religione
laica" del paese; le lotte operaie e studentesche del '68 - ma anche il
conflitto sociale e la protesta giovanile come fattori costitutivi di una
democrazia matura; il Concilio Vaticano II - ma anche un'idea, e una pratica,
cristiane protese alla trasformazione del mondo, piuttosto che all'occupazione
del potere; la libertà di un(a) autrice cinematografica - ma anche, più in
generale, l'autonomia della produzione artistica e spettacolare. Ognuno,
s'intende, ha le proprie specifiche motivazioni. Nel Partito Democratico, che
stenta a definire un'identità che non sia, di volta in volta, pallidamente
"riformista", ecumenica, interclassista, postpost, prevale forse la
voglia di uscire in termini definitivi dal '900, e in particolare dalla storia
repubblicana. Per potersi presentare come un soggetto davvero
"nuovo", e non come la continuazione fredda di
ciò che sono stati la Dc e il Pci, aveva perciò "dimenticato",
nientemeno, ogni riferimento alla Resistenza e all'antifascismo - non però si
tratta di una smemoratezza, ma di una scelta, forse, chissà, di una concessione
alle componenti cattoliche, moderate, ipernuoviste della nuova formazione
politica. Con una correzione che va apprezzata, ma che non appare
sufficiente a chiarire l'interrogazione di fondo - sul Pd, il suo "senso
di sé", la sua cultura politica. Un "senso di sé", invece, che
sembra molto forte nell'attuale leader della Cisl e in varie realtà del mondo
cattolico organizzato. Qui, la rimozione assume il volto dichiarato
dell'anticomunismo, l'ideologia che rispunta come si deve ad ogni campagna
elettorale: invece di apprezzare, da buon sindacalista, la recente tendenza del
cinema italiano (anche in film come "La signorina Effe") a tornare ad
occuparsi di soggetti dimenticati come gli operai, a rimetterli sulla scena da
protagonisti, a riaprire un brano bruciante (e attualissimo, come si vede dalle
stragi sul lavoro, i bassi salari, la disperazione operaia) della nostra
storia, Bonanni rilancia, nientemeno, l'orgoglio cislino e la censura. Difende
la sua bottega e si riscopre vecchio democristiano - di quelli che dettano alla
Rai le regole, le produzioni buone e quelle cattive . Vuole, insomma che si
dimentichi che cosa è stato il '68 degli operai, degli
studenti e dei lavoratori intellettuali: nient'affatto un'epoca di trionfo
comunista, orchestrata dal Pci e dai duri della Cgil o della Fiom, ma la
stagione in cui esplose una voglia quasi incontenibile di libertà e di
liberazione. Del lavoro, della cultura, del sapere. Del potere padronale in
fabbrica e del (marcescente) potere accademico nelle università. Della
divisione sociale del lavoro, delle gerarchie, dell'autoritarismo. Sì, anche
una grande stagione di disordine, che non riuscì nell'impresa gigantesca di
"cambiare tutto", ma che molto cambiò - nella società, nelle
fabbriche, nella scuola, nella Chiesa, nei rapporti tra i generi, nella modernità.
Ne uscimmo diversi tutti, anche i partiti e i sindacati, anche la Cisl (come
recita un'altra canzone di Fabrizio De Andrè, tratta dal maggio francese,
"anche se voi vi credete assolti siete per sempre coinvolti") - forse
anche l'allora giovane Raffaele Bonanni. Ma tant'è. L'occasione del
quarantesimo - quarant'anni sono tanti, quasi un'epoca - offre a molti la
possibilità di manifestare la voglia di revanche, in una postcrociata
antisessantottina che sarebbe grottesca e perfino un po' comica, se non fosse
pericolosa. Così, ieri, l'ex-forzista (sic!) Nando Adornato, navigatore audace
tra gli oceani del revisionismo, ex-comunista pentito, ex-ingraiano, ex-testa
d'uovo della sinistra, ora fresca new entry nell'Udc, ha spiegato che il
Sessantotto è alla radice di tutti i mali e di tutte le devastazioni italiane -
il la, logicamente, l'aveva dato il cardinal Bertone, aggredendo un altro mito
della nostra giovinezza, Woody Allen. E il moderato Casini ha aggiunto di suo
la vera ragione di tanto rancore: il ruolo svolto da Giovanni XXIII e Paolo VI
e da tanti cattolici di movimento. Ma, appunto, qual è
il bersaglio vero? La libertà del conflitto e del dissenso. La voglia di
cambiamento. L'idea di una società di eguali. L'autodeterminazione dei soggetti
e delle soggettività. Basta rovesciare queste parole d'ordine nel loro
contrario, per avere il programma restaurativo degli anni 2000, ovvero del
prossimo decennio. Historia est magistra vitae , ci insegnavano molti anni fa
sui banchi della I° media. L'antifascismo, il protagonismo operaio, il dissenso
dei giovani - e la libertà di confliggere, di fare buoni film e buona musica,
di disinquinare il mondo dalle merci - restano il sale della terra. Anche nel
XXI secolo. 03/02/2008.
( da "Liberazione" del 03-02-2008)
Oggi la "Giornata cattolica per la vita" In
regalo il documento di 4 università sul feto Aborto terapeutico, il grimaldello
di Ruini. Come accerchiare la 194 Fulvio Fania Città del Vaticano Il Papa non è
andato all'università ma l'università gli ha fatto un bel regalo. Un convegno
organizzato nell'ospedale Fatebenefratelli dalle cattedre di medicina di
quattro atenei romani, proprio in occasione della Giornata cattolica per la
vita, si è concluso con un documento in cui si afferma il dovere clinico di
rianimare il feto nato prematuramente per interruzione volontaria di
gravidanza. E' un sostegno diretto alle richieste della Cei e del Movimento per
la vita che puntano ad accorciare il periodo di legittimità dell'aborto
terapeutico giustificando la misura con le nuove possibilità di sopravvivenza
offerte dalla medicina. I clinici ammettono che è alto il rischio di inabilità
del neonato e che spesso la madre non è disposta ad accettare quella nascita.
Il cattedratici appartengono a due atenei statali, la Sapienza e l'università
di Tor Vergata, e a due cattolici: il Sacro
Cuore-Gemelli e il Campus biomedico dell'Opus Dei. Ora si comprende meglio
anche la decisione, assunta a gennaio dalla Cei, di costituire un coordinamento
dei docenti universitari cattolici. Il cardinale
Camillo Ruini, che resterà in sella anche quando avrà lasciato il Vicariato di
Roma, come capo di un comitato per il "Progetto culturale", propugna
da molto tempo una controffensiva ideologica sul tema dell'aborto, della
procreazione, della famiglia. Gli esperti indubbiamente servono. Intanto
l'associazione fondata da don Benzi ha festeggiato la "Giornata per la vita"
annunciando l'accoglienza in comunità di una prematura sopravvissuta cieca
all'aborto e non voluta dalla madre, chissà in quale stato
emotivo. I centri di aiuto alla vita, per i quali il presidente della Cei
Angelo Bagnasco ha chiesto finanziamenti pubblici, vantano di aver evitato
85mila aborti. A Bologna il cardinale Carlo Caffarra ha guidato la processione
al santuario di San Luca per "il concepito non nato". Stamattina,
quindici giorni dopo il Papa-day, andrà in scena una nuova adunata di fedeli in
piazza San Pietro. L'appuntamento si rinnova ogni dodici mesi. Tutti i vescovi
si mobilitano. Quest'anno il messaggio Cei per la giornata che era stato pubblicato ad ottobre, appariva tiepido, tutto
incentrato sull'importanza di mettere al mondo figli. Nel frattempo però le
cose sono cambiate. Gli antiabortisti di sempre, quelli di Carlo Casini,
sembrano vivere una nuova giovinezza: il referendum sulla legge 40 vinto da
Ruini; l'insistenza dottrinaria e "legislativa" del nuovo papa; la
conversione degli atei devoti e infine la moratoria sull'aborto lanciata da
Giuliano Ferrara. Sono lontani i tempi in cui le gerarchie, ancora scottate
dalla sconfitta referendaria sulla 194, dovevano convincere il battagliero
Casini che era meglio usare pazienza, non puntare al tutto subito, farsi
paladini della "prevenzione" e dell'aiuto alle donne. Allora, 1978,
fu infatti istituita la Giornata. Ora i tempi sembrano più propizi e papa
Ratzinger non concede tregua. Giovedì scorso ha convocato la Congregazione per
la dottrina, l'ex Sant'Uffizio che ha diretto per ventiquattro anni. E' in
preparazione una nuova direttiva che aggiornerà la Donum Vitae del
( da "Stampa, La" del 04-02-2008)
IL PRIMO MAESTRO I DUE PAPI Colloquio Il percorso di
Fausto Bertinotti: io, Dio, il socialismo "Fu il cardinal Pellegrino: con
lui nacque a Torino un'alleanza sugli scioperi" "Wojtyla mi ha rapito
con il suo carisma, Ratzinger lo sento più distante" GIACOMO GALEAZZI ROMA
Sul monte Athos, in una chiesa di borgata o in una missione sudamericana, sento
soffiare forte il vento della fede". Poco prima di visitare la parrocchia
di Dio Padre Misericordioso, (realizzata a Tor Tre Teste dall'architetto
Richard Meier) e di donare all'"amico prete" don Gianfranco Corbino i
40 mila euro, ricavati da una causa vinta, necessari per costruire il campo di
calcio dell'oratorio, Fausto Bertinotti percorre a ritroso i tornanti del suo
personalissimo rapporto con il cristianesimo. Fresco delle lauree "honoris
causa" ricevute tre settimane fa dalle università cattoliche del Perù e
dell'Ecuador, il presidente della Camera traccia la "linea di
convergenza" fra socialismo e religiosità a partire dall'incontro con un
parroco di frontiera. "Ho conosciuto don Gianfranco quando ero segretario
di Rifondazione comunista ed ero affascinato dalla "nave-cattedrale"
protesa da Meier nelle estreme propaggini della periferia romana - racconta -
mi ha sempre colpito l'architettura religiosa e la dinamica inquieta che
trasforma l'arte in luoghi di spiritualità. Il gotico o il barocco rimandavano
subito alla fede, nella modernità il legame è più complicato, problematico e
varcare per la prima volta la soglia di "Dio Padre Misericordioso" è stato folgorante per il rapporto con il sacro".
Un'impressione "straordinaria" all'impatto con un'"idea
forte" tradotta in "materia, luce e grandi spazi riservati
all'incontro del popolo di Dio e alla meditazione". Un viaggio interiore
guidato dalle lunghe conversazioni tra "Fausto il rosso" e il parroco
di borgata. Una frequentazione divenuta dialogo ininterrotto, un'amicizia fatta
di cene in canonica e colloqui a Montecitorio. "Don Gianfranco mi ha
descritto l'assenza a Tor Tre Teste di punti di socializzazione e mi ha colpito
il muro che protegge ma anche isola la parrocchia - spiega Bertinotti -.
Abbiamo deciso di venire incontro ai giovani, finora privi di strutture e
luoghi per stare assieme". Ieri, attorniato dall'arcivescovo Luigi
Moretti, quattro sacerdoti e otto chierichetti in tunica, ha raccontato i suoi
anni in oratorio, l'"alleanza" con il cardinale di Torino, Michele
Pellegrino, durante gli scioperi degli operai e si è commosso ricevendo in dono
un'immagine sacra della Madonna con in braccio Gesù (che "nasce povero e
diventa Dio"). Sono molti fili che uniscono al cattolicesimo il presidente
della Camera, assiduo lettore dell'Osservatore romano, "la cui campagna
contro le morti bianche ha ispirato e rafforzato la nostra battaglia di partito
per la sicurezza sul lavoro". E poi l'"altissimo insegnamento del
magistero sociale di Giovanni Paolo II", al quale nel Giubileo donò
"lo statuto di una società cooperativa d'inizio Novecento" e che lo
rapì per "il suo modo carismatico di porsi e l'abitudine di gesticolare
per inglobare, coinvolgere ogni interlocutore nel confronto". Un effetto
sperimentato nell'appello pro indulto alle Camere e uno sprone nello
"strappo della nonviolenza" che archiviò la matrice stalinista di
Rifondazione. Lo stesso anelito di sacro vissuto la scorsa Pasqua sul monte
Athos, "dove la tradizione millenaria si intreccia alla post-modernità e i
monaci traducono incunaboli e navigano su Google". L'importante è
"far prevalere sempre la logica del dialogo", come, tra venti giorni,
nel "faccia a faccia" a Cuba tra Fidel Castro e il segretario di
Stato vaticano, Tarcisio Bertone. "Il presidente cubano e il cardinale
Bertone non hanno bisogno di intermediari, sono due uomini di dialogo, capaci
di dialogare e confrontarsi nell'ottica del bene comune - afferma Bertinotti -.
E' un fatto positivo che avvenga questo incontro. Il mio auspicio, e ho motivo
di essere ottimista, è che sia un incontro tra uomini di buona volontà, nel
segno indicato dalla "Pacem in terris" di Giovanni XXIII". Un
richiamo, cioè, a mettere al centro "l'uomo, il suo essere e la sua
dignità", puntando "su ciò che unisce più che su ciò che
divide", a partire dai "temi della pace, dell'unità tra i popoli e
della solidarietà in vista di un nuovo ordine di rapporti fondato sulla verità
e costruito secondo giustizia". Ma mentre blandisce la base, il "papa
rosso" critica il vertice. Su guerra e pace, grandi temi della
spiritualità, crisi internazionali, povertà nel mondo, rapporto tra Occidente e
resto del pianeta, Bertinotti sembra un diplomatico pontificio di lungo corso.
Guai, però, a parlare di bioetica o coppie di fatto: "C'è la Chiesa del
Concilio Vaticano II e quella del Sillabo. Su unioni di fatto e aborto non sono
d'accordo con Benedetto XVI. La 194 è una grande conquista di civiltà che dà
spazio anche di sofferenza ma di libertà alle donne". Con il timore per
l'"attuale affievolirsi dello spirito conciliare e il condizionamento
sulla realtà temporale". Del resto, Bertinotti, che ieri ha visitato una
comunità parrocchiale di periferia come da Paolo VI sono soliti fare i
pontefici, ha già provato a dare l'esempio officiando un anno e mezzo fa a
Montecitorio gli Stati generali del volontariato
ecclesiale. E, come borbotta l'anima più laica di Rifondazione, tra riunioni
dei movimenti cattolici e incontri riservati con prelati, ha trasformato la Camera in
una sorta di succursale del Vaticano. In un anno e mezzo sono state decine le
associazioni bianche che hanno bussato alla sua porta quale patrono laico delle
loro battaglie pacifiste e terzomondiste. I monaci camaldolesi, le sigle
missionarie e le comunità fondate da don Milani se lo contendono per i loro
simposi. I frati di Assisi lo hanno invitato persino ad aprire la giornata
francescana del dialogo. Insomma il Tevere non è mai stato
così stretto per il "cattolico in pectore" Bertinotti, che salda la
sinistra antagonista e le mille anime del cattolicesimo socialmente impegnato.
"Quando avevo vent'anni mi sarei definito ateo, adesso sono uno alla
ricerca, partecipo con coinvolgimento emotivo a parecchie cerimonie
religiose", precisa Bertinotti, che la sera frequenta cardinali, e, prima
del sonno, gli scritti di San Paolo. "Gesù risorto proclama la pace e
restituisce una possibilità alla vita e al mondo", predica fratello
Fausto. Unica concessione al lessico militante, Cristo non è mai definito
maestro, bensì compagno degli apostoli.
( da "Stampa, La" del 04-02-2008)
Intervista Livia Turco Lo sconforto dei cattolici
"C'è chi rinuncia al figlio per un labbro leporino" ALESSANDRO
BARBERA ROMA "Non capisco tutto questo clamore". Livia Turco
scandisce le parole lentamente, vagamente infastidita dal ritorno mediatico del
documento messo a punto dai neonatologi delle quattro università romane sulla
necessità di rianimare i feti che hanno possibilità di sopravvivere. Argomenti
"strumentali e volutamente crudeli di chi forse pensa così di attaccare la
bontà della 194. Se fosse così, si trasformerà in un boomerang". Ministro
Turco, sta dicendo che la legge sull'interruzione volontaria di gravidanza
prevede già l'argomento sollevato dai clinici romani? "E' così. Le leggo
testualmente l'articolo 7: Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del
feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di
grave pericolo della donna, e il medico che esegue l'intervento deve adottare
ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto". Dunque se il feto
nascesse vivo alla ventiduesima settimana il medico sarebbe comunque tenuto a
tenerlo in vita anche senza la volontà della madre? "E' così. Sono casi
rarissimi, e spesso non hanno a che vedere con l'aborto terapeutico. E' ovvio:
il medico non potrebbe fare diversamente, oserei dire che è tenuto a farlo per
ragioni deontologiche. Contrapporre la madre al feto è un argomento strumentale
e crudele". Perché strumentale? "Esempi come quelli di cui stiamo discutendo
sono quelli nei quali si determina un confine delicatissimo fra la tutela della
vita della donna e di quella del nascituro". E allora perché il documento?
"Con tutto il rispetto per questi signori, vorrei ridimensionare
l'autorevolezza della fonte. Considero più autorevole il parere che mi è stato consegnato il 21 gennaio da un gruppo di esperti di
tutte le società scientifiche: neonatologia, ginecologia, pediatria. Un parere
esattamente in linea con quanto dice la legge". Proprio ieri era il trentesimo
anniversario della "giornata per la vita". Crede che ci sia una
coincidenza con l'uscita del documento dei medici romani? "Se c'è una
regìa dietro a questo intervento, sortirà l'effetto contrario: la legge ne
uscirà beatificata. Le dirò di più: se c'è qualcuno che piega i temi della vita
al calcolo politico compie la forma più blasfema di relativismo etico".
Crede che la discussione in corso sui temi dell'aborto e la richiesta di
moratoria potrebbero spingere un eventuale governo Berlusconi a modificare la
legge? "Non lo temo, ho fiducia negli uomini e nelle donne italiane. Ci
provino a modificarla". Ieri Eugenio Scalfari diceva che in Italia
"basta che la Cei aggrotti il sopracciglio per indurre all'obbedienza il laicato, cattolico e non". Cosa ne pensa?
"Il problema, a mio avviso, non è essere a favore o contro le gerarchie
ecclesiastiche, ma compiere un esercizio quotidiano di autonomia politica. Io
lo faccio difendendo la legge". Fra le cose che lascia in eredità al suo
successore, c'è la soluzione al problema del rapporto fra nomine negli enti
sanitari e politica. Pensa ancora di poter fare qualcosa se il Governo
resterà in piedi fino alle elezioni? In Parlamento è depositato un collegato
alla Finanziaria: prevede di rendere pubblico il posto vacante di direttore
generale, che un soggetto terzo valuti i curriculum e presenti una rosa agli
assessori competenti. Si può scegliere strumenti diversi: discutiamone. Mi
piacerebbe ci fosse uno sforzo bipartisan per approvare una nuova legge".
( da "Stampa, La" del 04-02-2008)
Il reparto dove vengono ricoverate le pazienti in attesa
dell'intervento per l'interruzione di gravidanza è al terzo piano. L'ascensore
è in fondo a un lungo corridoio, a fianco della cappella dove si celebrano due
messe al giorno e il rosario tutte le sere. A parte questa chiesetta non c'è un
crocifisso in tutta la clinica. Li hanno tolti da tempo, sostituiti con
immagini della Madonna con bambino, per non offendere le pazienti non cristiane
che sono oramai il 30%. I quaranta ginecologi cattolici
e obiettori (sono il 60%, la maggioranza) un po' se la sono presa. Molti di
loro gravitano attorno al Centro per l'aiuto alla vita, a metà strada tra il
piano dove celebrano le messe e quello dove praticano gli aborti. Augusto
Colombo, dirigente del servizio per l'Applicazione della legge 194, da 36 anni
in questa clinica (uno dei fiori all'occhiello della sanità italiana dove ogni
anno partoriscono settemila donne) certe polemiche giura di non capirle:
"Non vorrei che fosse un altro modo per attaccare la legge 194. Le
interruzioni di gravidanza nel secondo trimestre, quelle che vengono definite
aborti terapeutici, sono poco più di tremila l'anno in tutta Italia, più o meno
il 2,5%. Al limite massimo delle 22 settimane e 3 giorni applicato da noi la
sopravvivenza è praticamente nulla, stiamo parlando di feti che pesano appena
( da "Unita, L'" del 04-02-2008)
Stai consultando l'edizione del ALESSANDRA KUSTERMANNLa
ginecologa della Mangiagalli: c'è solo confusione, la legge va semplicemente
applicata "La scienza con questa polemica non c'entra nulla" di
Maristella Iervasi/ Roma "I progressi della scienza non possono essere
definiti dalla politica. E invece sull'aborto la si sta buttando in politica.
Da ginecologa, laica, non cattolica e medico non obiettore
dico invece che la 194 è una buona legge: è saggia, non ha bisogno di essere
rivista, va solo applicata". Parla Alessandra Kustermann, ginecologa e
responsabile della diagnosi prenatale della clinica Mangiagalli di Milano e
interviene nella polemica scaturita all'indomani del documento degli atenei
romani. E avverte: "C'è troppa confusione. L'interruzione
volontaria di gravidanza nel secondo trimestre è delegata al ginecologo non
all'autodeterminazione della donna. Così recita l'art.7 della legge 194 del
1978. Il limite per praticarlo dipende dall'epoca in cui il feto raggiunge la
possibilità di vita autonoma. Oggi quindi non lo si può fare oltre la 22
settimane e 3 giorni. Se si pratica l'aborto e il feto è vitale vuol dire che è
stato commesso un errore medico: è stata mal calcolata
l'epoca del concepimento". Dottoressa Kustermann, ma cosa sta succedendo?
Prima di entrare nel merito del documento dei ginecologi e neonatologi romani,
di quanti casi di feti vitali si sta parla? "Pochissimi casi. Sopravvive
il 30% dei neonati a 23 settimane di vita, a 22 settimane invece le probabilità
di sopravvivenza sono del tutto eccezionali. Nel momento in cui vengono
staccati dal cordone ombelicale della madre sono esseri umani autonomi la cui
vita va tutelata come dice la Costituzione. Se sono vitali, la rianimazione fa
fatta e deve essere decisa in pochi minuti preziosi. Se il neonato è vitale:
piange, si muove respira, lo si rianima. Lo impone in codice deontologico, la
Costituzione e la stessa 194. Se poi emerge che il feto non è in grado di
sopravvivere lo si accompagna con cure compassionevoli". Il Papa va dietro
a tutto pur di difendere la vita: la moratoria sull'aborto prima, ora il
documento degli atenei romani. All'Angelus ha detto che la vita va difesa prima
della nascita. Cosa ne pensa? "Il Papa ha tutto il diritto di dire che è
contro l'aborto in toto ed io nel ribadire che la 194 è una legge saggia dello
Stato italiano". Ma sostenere che se il feto è vivo va sempre rianimato,
anche contro la volontà della madre, non è svuotare di tutto il suo significato
la legge 194? "Il documento dei ginecologi romani non è inopportuno. Non è
un attacco alla legge sull'aborto. Tra i firmatari c'è il professor Arduini che
fa parte del gruppo degli esperti del ministero di Livia Turco. Quel documento
in sostanza ha ribadito le stesse raccomandazioni rese note settimane fa. E
cioè che di fatto il limite per effettuare un aborto terapeutico deve essere
inferiore alla 23 settimane". E come si spiega tutta la polemica riesplosa
sul tema? "Sono allibita, non capisco l'oggetto del contendere. Ribadisco:
si è voluto leggere un attacco alla 194. Un qualcosa che non è". Si
spieghi meglio. "L'art. 7 ultimo comma della legge 194 del '78 recita:
L'Ivg nel secondo trimestre è possibile fino a che il feto non ha raggiunto
possibilità di vita autonoma. L'unica eccezione in cui può essere interrotta
una gravidanza è il caso in cui la madre fosse in pericolo, ma va comunque
fatto il possibile per assistere il neonato. La legge è chiarissima. E tutti noi
che ci occupiamo di diagnosi prenatale non siamo mai andati contro la legge. Il
Mangiagalli è dal 2004 che si è posto il limite di 22 settimane e 3
giorni". Ma allora chi è dalla parte del torto? "I laici. Sbagliano a
mettersi sulla difensiva e lasciare la palma della vita ai cattolici.
Non è un attacco alla 194".
( da "Unita, L'" del 04-02-2008)
Stai consultando l'edizione del Se il prete è un assassino
Maurizio Chierici Segue dalla Prima L i sollecitava ad abbandonarsi al perdono
di Dio, e se l'abbandono interessava la polizia, riferiva, e altre persone
sparivano. Quattro mesi fa guardavo Von Wernich nel maxischermo che ne
allargava il volto davanti tribunale di La Plata. Indifferente mentre i giudici
leggevano la condanna. Appena un sorriso di scherno, come per dire "in
qualche modo ne uscirò". Negli appunti ritrovo pagine che il silenzio
della Chiesa obbliga a ricordare per far capire cosa non sta succedendo. Hector
Timerman, console generale dell'Argentina a New York, riferisce ciò che il
padre - Jacobo Timerman, direttore di un giornale indipendente - ha raccontato
e scritto a proposito del sacerdote. "Era presente ai miei interrogatori e
quando la benda che fasciava gli occhi si abbassava per effetto delle scariche
elettriche, vedevo Von Wermich seduto accanto al capo della polizia di Buenos
Aires, Ramon Camps. Mi guardavano come si guarda un cane che sta morendo".
Nei verbali del tribunale la commozione di Maria Mercedes Molina Galarza: è
nata in una prigione segreta, Von Wermich l'ha battezzata promettendo a Maria
Mercedes e ad altri sei ragazzi, tranquilli, vi accompagnerò al confine. La
vostra pena sarà l'esilio. Von Wermich ha consegnato la bambina ai nonni: molto
devoti, gli si erano rivolti per sapere qualcosa della figlia scomparsa.
"Si farà viva lei, forse fra un anno, forse da un altro Paese. Non posso
dire di più". Con la piccola fra le braccia, il cuore dei nonni si è
aperto. Hanno preparato una valigia, vestiti, qualche soldo. "Ne avrà
bisogno. Gliela consegno personalmente. Mi raccomando, silenzio...". Ma il
viaggio della ragazza madre (Liliana Galarza) e dei suoi compagni, è stato un viaggio breve. Julio Emilio Emmended, poliziotto
condannato per sette delitti, racconta come è finito. "Padre Christian Von
Wernich benedice i sovversivi ammanettati e mi raggiunge nell'automobile dove
aspettavo assieme a Jorge Bergés, medico della polizia segreta. "Adesso
sono vostri". Allora scendo con la pistola in mano e quando i sovversivi
vedono la pistola cercano di disarmarmi ma hanno le mani legate. Colpisco col
calcio dell'arma, li stordisco. Interviene il medico: due iniezioni per uno,
sempre nel cuore. Il liquido è rosso, veleno. Sconvolto, li vedo morire ma
padre Von Wermich mi rincuora. "L'hai fatto per la patria. Dio sa che hai
agito per il bene del Paese". Avevo le mani sporche di sangue. E del
sangue dei ragazzi era macchiato l'abito del padre...". Le voci sono
tante, i documenti precisi. Crolla la dittatura e Von Wernich sparisce. Passa
dal Brasile, lo ritrovano in Cile: un settimanale di Santiago lo fotografa
mentre distribuisce la comunione non lontano dalla capitale. Il nome era falso,
nessuno poteva sospettare. Possibile che la Chiesa cilena avesse affidato la
cura di una parrocchia ad un sacerdote argentino senza voler sapere da Buenos
Aires "come mai è qui"? Mistero che si perde nella rete dei
cappellani militari. Cinque minuti dopo la condanna, il comunicato della
Commissione Episcopale argentina. Perché cinque minuti dopo e non quattro anni
prima quando i delitti di Von Wermich erano da anni documentati? Martin de
Elizaide, vescovo della diocesi della quale Von Wermich era sacerdote chiede
che il religioso "venga assistito affinché riesca a comprendere e riparare
il danno arrecato con scelte personali che non coinvolgono le
istituzioni". Lascia capire che la procedura necessaria alla Chiesa per
prendere una decisione sarà lunga: non ne fissa il tempo. In fondo, è solo uno
dei tanti sacerdoti che hanno abbracciato gli ideali fascisti della dittatura.
Le trame del piano Condor allargano le complicità ai cappellani militari delle
squadre della morte: America Centrale, Brasile, Cile, Uruguay, Paraguay. Con
quale abbandono si sono rivolti a Dio mentre davano una mano agli assassini?
Quattro mesi fa la sentenza e la Chiesa non ha più parlato. Bisogna dire che i
rapporti diplomatici tra Vaticano e Argentina sono congelati dal braccio di
ferro che divide l'ex presidente Kirchner e la nuova presidente-moglie, dalla
burocrazia diplomatica di Roma. Tre anni fa Kirchner nomina ambasciatore in
Vaticano un ex ministro: Alberto Juan Bautista Iridarne, signore squisito ma
divorziato e risposato come quattro milioni e mezzo di argentini. Come
Berlusconi, Fini e Casini considerato dal monsignor Ruini "esempio di
cattolico in politica". Il Vaticano non accetta chi ha infranto il
sacramento del matrimonio e un Paese borghese e devoto viene rappresentato nel grigiore
della routine di un incaricato d'affari. Comunicazione non interrotta, ma
evanescente proprio nel momento in cui il congresso di Buenos Aires decide la
dissoluzione del vescovado castrense, pastore guida dei cappellani militari. Il
passato continua ad impaurire il presente. I cappellani in divisa hanno
accompagnato il golpe obbedendo ai vescovi che appoggiavano la dittatura dei
generali. Von Wernich è il primo caso risolto dal tribunale, ma i nomi sono
tanti, si annunciano altri processi. L'essere divorziato e l'essersi risposato
non viene messo sullo stesso piano delle colpa di chi si è servito della
confessione per far sparire ragazzi senza colpa, ma la soluzione è fulminea: no
e subito all'ambasciatore; vediamo cosa fare per il prete assassino. Il clero
argentino è diviso. Vescovi rigidi contro il governo e vescovi alla ricerca
della soluzione. Monsignor Casaretto, segretario della commissione episcopale,
genovese di nonni e presidente della Caritas che ha sfamato milioni di affamati
nei mesi bui della crisi economica non smette di dialogare. Intanto,
nell'istituto penale dove è rinchiuso Von Wernich sono stati trasferiti
militari e poliziotti arrestati dopo che il presidente Kirchner ha annullato le
due leggi (Punto Final e Obbedienza Dovuta) imposte dalle forze armate per
consentire "la pacificazione nazionale". Molti di loro avevano atteso
il processo in prigioni soffici come grandi alberghi. Camere con Tv, aria
condizionata, palestre per tenersi in forma. Una certa libertà. Adesso si sono
ritrovati dove dovevano essere dal primo giorno. Von Wernich li raccoglie in
angoli non frequentati con l'aria di un confessore. Celebra la messa della sera
e riceve la considerazione che è abitudine verso i religiosi nelle carceri
argentine. Il silenzio della Chiesa continua. Forse i vescovi credono
all'intrigo al quale Von Wernich si aggrappa dichiarandosi vittima di complotti
senza prove mentre le prove e i racconti dei sopravvissuti gli passavano sotto
gli occhi in tribunale. A Buenos Aires e in Vaticano la gerarchia cattolica è
impegnata a difendere il diritto alla vita dal concepimento alla morte
naturale. Questo diritto alla vita prevede la condanna di chi brucia la vita
con torture e delitti? Passa il tempo e si aggrava il profilo morale di un
assassino che ostenta dignità di sacerdote mentre la gerarchia medita dubbiosa
sull'orrore delle colpe certificate dalla giustizia civile. La sopravvivenza
sacerdotale di Von Wernich è lo sbalordimento che avvilisce non solo i
credenti. E il mistero dei vescovi senza parole insinua nella fede dei cattolici il sospetto di uno scandalo istituzionale. Solo
qualche vescovo ha chiesto perdono alle vittime. Ma non basta mentre la memoria
di un passato doloroso scuote ogni comunità: dal ricordo dell'Olocausto, alla
Spagna impegnata a rileggere i crimini della guerra civile. Impossibile
immaginare per Von Wermich la dolcezza di una esclusione senza sospensione a
divinis che ha accompagnato la fine di Marcial Maciel, fondatore dei Legionari
di Cristo. "Ussari di una Chiesa combattente alla conquista mondo". È
morto negli Stati Uniti quattro giorni fa, l'Osservatore Romano ne ha
rimpicciolito la memoria. Sarà sepolto nel suo Messico dove i Legionari si
mescolano alla politica del governo conservatore. Nel 1968 è stato
accusato da 30 seminaristi; li aveva insidiati facendo pesare l'autorità di un
generale intoccabile. Il quotidiano messicano La Jornada ne ha ricostruito i
peccati con una precisione che è valsa il premio nazionale di giornalismo. Ma
Roma non se ne è accorta e il Vaticano non gli è mancato di rispetto
accogliendo le raccomandazioni del nunzio apostolico in Messico, monsignor
Girolamo Prigione, dell'arcivescovo Norberto Rivera e dei vescovi Onesimo
Cepeda ed Emilio Berlié, estremisti della destra religiosa in America Latina.
Nel dogma di un integralismo esasperato, Marcial Maciel ha aperto a Roma
l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. I Legionari controllano 150 collegi,
dispongono di una serie di piccoli seminari, da Monterrey a San Paolo Brasile, attorno ai campus degli Stati Uniti, si aprono scuole nell'ex
impero sovietico: 550 sacerdoti, 2500 novizi, 60 mila laici raccolti in una
specie di terz'ordine, il Regno di Cristo. Dopo aver ignorato per dieci anni le
accuse largamente provate, nel 2004, il cardinale Ratzinger finalmente prende
in esame il caso, e nel 2006 Marcial Marcel viene comandato a lasciare la guida
dell'ordine per dedicarsi ad una vita di preghiera e penitenza. Nessun
processo canonico per "l'età avanzata", solo la proibizione di dire
messa e parlare in pubblico. Punizione veniale per i semplici credenti, ma
terribile per il padre dei Legionari: sperava d'essere beatificato con la
velocità del Balaguer fondatore Opus Dei. Vanità rinviata all'eternità e senza
un santo protettore nel suo ordine si allungano le ombre. Marcial Marcel aveva
87 anni, Von Wermich 69. I fedeli argentini non hanno voglia aspettare diciotto
anni per sapere se la Chiesa ha deciso di allontanarsi da un prete così.
mchierici2@libero.it.
( da "Secolo XIX, Il" del 04-02-2008)
Il tema dell'aborto entra nella campagna elettorale. Il
precedente in Spagna Roma. "La vita deve essere tutelata e servita sempre.
Ancora di più quando è fragile e bisognosa di attenzione e di cure, sia prima
della nascita che nella sua fase terminale. La civiltà di un popolo si misura
con la sua capacità di servire la vita": con queste parole, pronunciate
ieri mattina durante l'Angelus, in piazza San Pietro, ed in occasione della
Giornata per la Vita promossa dalla Cei, Papa Benedetto XVI ha, di fatto,
introdotto la questione dell'aborto (ma anche dell'eutanasia) nella prossima
campagna elettorale. E aperto un secondo "fronte politico", dopo che
i vescovi spagnoli avevano chiesto esplicitamente agli elettori di non votare
per il loro premier Zapatero (accusato di essere troppo laico e di trattare con
l'Eta). La replica di Zapatero è stata molto ferma: "I Vescovi hanno il
diritto di chiedere un voto per il Partito Popolare, ma questa volta sono
andati oltre", ed ha presentato una formale protesta. Ieri, Benedetto XVI,
non ha affrontato la questione, ma ha voluto fare uno strappo al protocollo e,
tra le tante delegazioni presenti in Piazza San Pietro, si è rivolto
direttamente ai "carissimi fratelli spagnoli". In Italia il clima è
pressoché analogo e preelettorale a quello che si vive a Madrid. Appena
ventiquattro ore prima dell'intervento del Pontefice, un documento firmato dai
direttori delle cliniche di Ostetricia e Ginecologia di tutte e quattro le
facoltà di Medicina delle università romane, aveva aperto rumorosamente il
dibattito: "Un neonato vitale, in estrema maturità, va trattato come
qualsiasi persona in condizioni di rischio e va assistito adeguatamente".
In altre parole, anche il feto deve essere rianimato, anche andando contro le
volontà espresse dalla madre e nonostante, spesso, gli aborti in età più matura
siano decisi per "gravi anomalie" riscontrate al nascituro. Ed
ancora, proprio ieri mattina, Il Foglio, diretto da Giuliano Ferrara, aveva
lanciato una proposta: istituire una lista "ispirata alla moratoria
sull'aborto", da presentare alle prossime elezioni e da affiancare ad una
coalizione: "Prenderebbe un sacco di voti e porterebbe in Parlamento un
manipolo di deputati e senatori impegnati ad emendare la dichiarazione dei
diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, per introdurvi il diritto alla vita dal
concepimento alla morte naturale". Hanno già manifestato
entusiasmo, per questa proposta, molti esponenti centristi della Cdl. A
cominciare dal segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa: "Penso che molti di noi
aderiranno alla proposta". E anche l'Udeur di Clemente Mastella, plaude:
"La 194 non è una legge intoccabile, ed è impensabile che, a distanza di
tanti anni, e con i progressi fatti registrare dalla scienza, non sia
migliorabile. Ora anche i prematuri alla ventiduesima settimana hanno
probabilità di sopravvivenza". Altrettanto dura la
reazione dei laici, preoccupati che questo nuovo fronte possa aprire un solco
con i cattolici presenti nel centrosinistra (ieri la senatrice Paola Binetti è
stata contestata a Cassino). "Io ascolto le sollecitazioni del Pontefice
con "rispetto", ma anche con distanza" si è limitato a commentare
il presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Più dura la replica di
Barbara Pollastrini, ministro delle Pari Opportunità: "È chiaro che un
feto, se nasce vivo, ha tutti i diritti di un essere vivente. Ma altro è
mettere in discussione, con qualche furberia, la natura stessa della legge. E
temo che, in campagna elettorale, questo argomento sarà usato per chi ha
intenzione di dividere ulteriormente il paese ed innalzare steccati".
"Già vedo tutti i segnali per una campagna elettorale a colpi bassi. Il
primo è stato tirato contro le donne italiane",
taglia corto anche Titti di Salvo, capogruppo della Sinistra Democratica a
Montecitorio. Il Papa non ha mai citato, nel suo intervento, il documento
sottoscritto dai docenti universitari. Ma, in un passaggio, è sembrato far
riferimento proprio a loro: "Ringrazio - ha detto testualmente Benedetto
XVI - tutti quelli che, secondo le proprie possibilità, professionalità e
competenze, si sentano spinti ad amare e servire la vita, dal suo inizio al suo
naturale tramonto". Le parole del Papa sono arrivate solo poche settimane
dopo che altri esponenti della Curia Romana avevano segnalato la necessità di
rivedere la legge che regolamenta l'aborto in Italia. A sostegno di questa
scelta, poi, si sono schierati i docenti universitari. La tesi sostenuta nel
documento, in realtà, non entra nel merito della legislazione vigente, ma pone
interrogativi diversi: sono disponibili, al momento, tecniche che permettono di
far sopravvivere un feto anche molto piccolo. "Un neonato vitale - si
legge nel documento - anche in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi
persona in condizioni di rischio, ed assistito adeguatamente. E questo anche se
la madre è contraria, perché prevale l'interesse del neonato". Angelo
Bocconetti 04/02/2008 ' 04/02/2008 le parolealL'angelusLa civiltà di un popolo
si misura con la capacità di servire la vita dalla nascita al suo tramonto
benedetto xviPontefice 04/02/2008 Oltre alle questioni etiche (aborto,
convivenze civili, coppie di fatto) ecco come si giocherà la prossima campagna
elettorale 04/02/2008 Immigrazione E' ancora in vigore la Bossi Fini, dal
momento che l'interruzione della legislatura non permetterà l'approvazione
della Amato Ferrero. 04/02/2008 Rifiuti La situazione di Napoli, prevedibilmente,
comporterà duri scambi di accuse tra i poli. La Cdl accuserà i verdi di
scempio, il centrosinistra rinfaccerà la scelta di affidare lo smaltimento dei
rifiuti alla Impregilo, imposta dal governo Berlusconi 04/02/2008 Coalizione e
riforme La Cdl sarà accusata di aver trasformato la sua coalizione in un
caravan serraglio, mettendo dentro tutti i partiti possibili; il centrosinistra
dovrà decidere se considerare la prossima legislatura come costituente
04/02/2008 Ici Scontata la promessa di riduzione dell'Ici: Berlusconi l'aveva
promessa nell'ultimo giorno della precedente campagna elettorale; Prodi l'aveva
in agenda. In entrambi i casi i comuni sono insorti 04/02/2008 Il nuovo
Veltroni ha già studiato la propria strategia presentando il Pd come la novità
della politica italiana. La Cdl sosterrà che Veltroni, in realtà, è politico di
lungo corso 04/02/2008 Riforma del sistema televisivo La Ue impone all'Italia
di cambiare la legge Gasparri (ancora in vigore): il centrosinistra sosterrà
che l'opposizione (oltre 4.000 emendamenti presentati) ha bloccato ogni
intervento nel settore dei media; la Cdl ha già fatto sapere che bastano pochi
ritocchi alla legge in vigore 04/02/2008 Tasse Entrambi gli schieramenti
proporranno riduzioni della pressione fiscale 04/02/2008.
( da "Messaggero, Il" del 04-02-2008)
Il documento delle università romane
divide i medici e il mondo politico tra laici e cattolici Aborto, si
riaccende lo scontro Il Papa: difendere la vita prima della nascita, così si
misura la civiltà.
( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano -
data: 2008-02-04 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il personaggio Moscarini,
primario alla Sapienza, ha firmato il testo della polemica: non immaginavo
tanto chiasso Il prof della carta del feto: giuro, sono un superlaico ROMA -
Romano ma di origini abruzzesi, sposato, studi laici. Liceo al Giulio Cesare,
uno dei più caldi all'epoca della contestazione. Poi studente della facoltà di
medicina e chirurgia dell'Università statale. Insomma, tutta laica la
formazione di Massimo Moscarini, 65 anni, direttore della clinica ostetrica e
ginecologica della Sapienza, seconda facoltà, presidente dei ginecologi
universitari, uno dei docenti che hanno firmato il documento sui grandi
prematuri. Ha due figli, uno ingegnere, l'altro economista: "Hanno
studiato dai preti ed è lì forse che hanno ricevuto i primi rudimenti di
educazione sessuale. Non credo di avergli detto nulla io, erano altri tempi.
Poi con i maschi non ci si preoccupava molto". E per fortuna che hanno
scelto altre strade, i ragazzi, "perché la nostra professione non è più
quella di una volta ". è contrario all'aborto. Ma anche alla attuale legge
sulla fecondazione artificiale, irta di divieti. Contrario alla pillola Ru486.
E allo stesso tempo favorevole alla contraccezione ormonale. "Sono laico,
un super-laico. Concettualmente indipendente, autonomo. Mi sento vicino ai cattolici, ma non sono oltranzista. Al centro, da sempre.
Scriva che sono un tecnico e basta", si inquadra. Ammette il professore
che sì, un po' di visibilità se la sono andati a cercare lui e gli altri
quattro firmatari, facendo coincidere il loro annuncio con la "domenica
della vita ". "Non mi aspettavo però tanto clamore. In fondo che
abbiamo detto di sconvolgente? La legge 194 sull'aborto stabilisce che tutti i
feti nati vivi vadano rianimati. Lo abbiamo chiarito, senza indicare una data
in base alla quale stabilire se un bimbo debba essere assistito oppure no.
Perché escludere i genitori dalla decisione sui trattamenti? E chi l'ha detto?
Bisogna coinvolgerli eccome, purché non ci chiedano l'infanticidio. Sì, mi
spaventa che un bambino estremamente prematuro possa crescere con gravi danni
cerebrali, ma non abbiamo dati certi, non possiamo basarci sulle statistiche e
fare medicina profilattica". Moscarini ha partecipato con la società al
grande dibattito sulla legge 40, la fecondazione artificiale, senza però schierarsi
durante il referendum: "Sono regole confuse, soprattutto le linee guida.
La 194 invece è molto ben fatta. Quando entrò in vigore, nel '78, io dirigevo
la clinica di ostetricia e ginecologia del Policlinico. Sono stato
uno dei primi a volerla applicare e organizzare il servizio. Eppure non ho mai
praticato un aborto in vita mia. Sono obiettore". La pillola Ru486, che
permetterà di interrompere la gravidanza senza chirurgia, secondo lui "può
diventare pericolosa, il timore è che un domani possa essere venduta in
farmacia. La società è culturalmente impreparata a questo passo". E la
contraccezione, l'avrebbe consigliata a figlie femmine? "Mi sarei
comportato da tecnico, non da padre. Tra una gravidanza indesiderata e un
aborto meglio la pillola. Nel prescrivere, lascio spazio a metodi naturali e
ormonali, non ho preclusioni ". I genitori cattolici
lo hanno attaccato quando nella sua università ha accettato di sperimentare
sulle 12enni il vaccino contro il cancro dell'utero: "Non è vero che è come
dare un lasciapassare alle ragazzine ad avere rapporti sessuali. Perché
vaccinare così presto? Si è visto che a quest'età c'è la massima efficacia.
Insomma, io ragiono da medico". Margherita De Bac No alla legge 40 La
legge 40 sulla fecondazione? Sono regole confuse La 194 invece è molto ben
fatta In San Pietro Membri del movimento Militia Christi, apertamente schierato
nella "difesa dei non nati", ieri in piazza San Pietro, durante
l'Angelus per la "Giornata della Vita" (Fotogramma).
( da "Riformista, Il" del 04-02-2008)
Convegno l'attenzione della santa sede per le donne La
questione femminile approda in Vaticano La scorsa estate era stato
il segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, di passaggio a Lorenzago di
Cadore per una visita lampo al Papa che si trovava lì per alcune settimane di
vacanza, a spiegare in un'intervista come fosse a suo avviso importante che la
curia romana si dotasse, nei posti di comando dei suoi "ministeri",
di sempre più figure femminili. Pochi giorni fa, invece, è stato
il direttore dell' Osservatore Romano Gian Maria Vian a rivelare come Benedetto
XVI gli abbia chiesto più firme femminili all'interno del quotidiano della
Santa Sede. E questa settimana, a suffragio della sempre maggiore attenzione
che la Santa Sede intende dare alle donne, ecco un congresso
mondiale sulla donna convocato dal pontificio consiglio per il laici guidato
oggi dal 62enne cardinale polacco Stanislaw Rylko. Da giovedì a sabato, in
Vaticano rifletteranno su "Donna e uomo, l'humanum nella sua
interezza" 250 persone tra teologhe, filosofe e psicologhe in
rappresentanza delle varie conferenze episcopali, associazioni cattoliche e
movimenti ecclesiali. L'occasione sono i venti anni dall'uscita della
lettera apostolica "Mulieris Dignitatem" firmata da Giovanni Paolo
II, una pietra miliare nel magistero pontificio anche perché rappresentò il
primo documento papale dedicato specificamente al tema della donna. Esattamente
quaranta anni fa, fu la rivoluzione sessantottina che portò il percorso
dell'emancipazione femminile a un'improvvisa accelerazione. La Chiesa non fece
mai sue le istanze di questa emancipazione e, al contrario, denunciò
l'eccessiva visione individualistica dell'uomo e della donna, l'esacerbazione
delle relazioni tra i sessi e la, a suo dire, dannosa accentuazione del
carattere polemico della relazione tra maschi e femmine. Queste stesse idee
vengono riproposte all'interno del convegno mondiale in programma questa
settimana anche perché, come ha spiegato nei giorni scorsi Rocío Figueroa,
responsabile del settore donna del pontificio consiglio per i laici, occorre
"approfondire i nuovi paradigmi culturali come la riduzione della
femminilità a oggetto di consumo, l'ideologia di genere o il rifiuto della
maternità e della famiglia, oltre alla donna nel mondo del lavoro".
Benedetto XVI dedicò un'importante udienza generale alla figura della donna
nella Chiesa. Era il 14 febbraio dello scorso anno quando spiegò come "la
storia del cristianesimo avrebbe avuto uno sviluppo ben diverso se non ci fosse
stato il generoso apporto di molte donne". Uno
sviluppo sul quale rifletteranno a Roma le tante donne invitate a parlare. Tra
queste, Antonia Bel Bravo, docente spagnola di storia moderna, Angela Ales
Bello, docente di filosofia presso l'università Lateranense, Jack Scarisbrick,
professore inglese di storia all'università di Warwick, Grazia Loparco, docente
di storia della chiesa alla facoltà di pedagogia Auxilium di Roma e Carlota
Rava, argentina, docente di teologia spirituale presso l'università
Lateranense. Toccherà a Janne Haaland Matlary, ex ministro degli Esteri della
Norvegia e docente all'università di Oslo, riflettere sulla donna nel mondo del
lavoro. Mentre a Paola Bignardi, ex presidente dell'azione cattolica italiana,
spetterà affrontare il tema della missione della donna e la sua presenza e
responsabilità nella Chiesa e nel mondo. Una responsabilità che, ovviamente,
non potrà mai essere messa in campo in quei ruoli per i quali è prevista la
presenza di un sacerdote validamente ordinato. Il tema dell'ordinazione delle
donne, tra l'altro, non è all'ordine del giorno e, probabilmente, non lo sarà
in futuro. Nel 1976, infatti, fu la congregazione per la dottrina della fede a
far uscire un documento chiarificatore in materia. La dichiarazione "Inter
Insignores" ribadì la dottrina tradizionale: la Chiesa ritiene di non avere
il potere di ordinare donne al sacerdozio "per ragioni veramente
fondamentali". Tra queste, l'esempio di Cristo che scelse i suoi apostoli
soltanto fra gli uomini e la pratica costante della Chiesa che ha imitato
Cristo nello scegliere soltanto gli uomini. Dopo il 1976, venne Giovanni Paolo
II con la sua "Ordinatio sacerdotalis", una lettera apostolica che
dichiarò come la "la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire
alle donne l'ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta
in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa". "Tale
affermazione - spiegava la Congregazione per la dottrina della fede in una nota
del 1995 - trova fondamento nella parola di Dio, si deve considerare
appartenente al deposito della fede, è proposta infallibilmente dal magistero
ordinario ed esige un consenso definitivo, in quanto irreformabile".
04/02/2008.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
05-02-2008)
AMINTORE FANFANI Dalla Costituente al centro-sinistra Un
protagonista degli anni del "boom" CENTO ANNI FA nasceva Amintore
Fanfani, lo statista che si guadagnò il soprannome di "cavallo di
razza" della Democrazia cristiana. Nasce a Pieve Santo Stefano il 6
febbraio 1908 e muore a Roma il 20 novembre 1999. E' stato
uno dei più eminenti statisti del partito dello scudocrociato insieme ad Alcide
De Gasperi, Moro, Andreotti. Fanfani è, con Nenni (Psi), Saragat (Psdi), La
Malfa (Pri) e Moro, uno degli artefici della svolta che portò al primo governo
di centrosinistra, con cui la Dc andò al governo con i socialisti portando
l'Italia fra le maggiori potenze industriali. Più volte ministro e presidente
del Consiglio, nonché presidente del Senato e infine senatore a vita, Fanfani è
stato finora l'unico italiano ad aver presieduto
l'assemblea generale dell'Onu. Fanfani va ricordato anche come uno dei padri
dell'Assemblea Costituente. Proveniente da una numerosa e umile famiglia della
provincia toscana, Fanfani compì i suoi studi tra Urbino e Arezzo. Si iscrisse
all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove studiò nel Collegio
Augustinianum. Nel 1973, segretario della Dc, guidò il partito nella campagna
per il referendum sulla abrogazione del divorzio, su
posizioni di forte contrapposizione allo schieramento laico. La sconfitta
(1974) ne provocò le dimissioni. Tra le sue ultime uscite politiche la
dichiarazione di voto a favore del primo governo Prodi. Oltre agli studi e alla
politica, la sua grande passione fu la pittura, che esercitò fin da giovane.
- -->.
( da "Riformista, Il" del 05-02-2008)
Feti rileggiamo con attenzione il testo degli atenei
capitolini La Carta di Roma non è un attacco alla 194 Così si offre al Vaticano
una chance per rilanciare ancora Cari giornalisti, commentatori, politici,
forse è il caso di prenderci un break. Lo scontro tra laici
e cattolici sui temi della bioetica è attualissimo, appassionante, decisivo
per ridefinire gli equilibri di potere all'interno del paese. Nessuno può
dubitare che occuparsene sia una priorità per il mondo della politica e
dell'informazione. Ma il fuoco è già vivace e non c'è davvero bisogno di
continuare a spargere benzina trasformandoci tutti in piromani. Eppure nei
giorni scorsi è successo qualcosa del genere, in occasione del dibattito sulla
rianimazione dei nati prematuri. Ancora ieri il caso teneva banco sulle prime
pagine dei quotidiani e ai lettori più attenti non sarà sfuggita una certa
schizofrenia tra fatti e commenti. Alcuni articoli hanno iniziato con qualche
colpevole ritardo a sgonfiare la bolla dopo averla creata, mentre svariati
pezzi di reazione continuavano ad alzare i toni tenendo viva la fiamma. Se gli
atenei romani avessero effettivamente chiesto di rianimare e tenere in vita
sempre e comunque i prematuri sotto le 22 settimane, anche quelli abortiti,
anche contro la volontà della madre - come pure abbiamo letto e sentito - ci
sarebbero state ottime ragioni per accapigliarsi e gridare allo scandalo.
Perché un simile scenario configurerebbe una teorizzazione crudele
dell'accanimento terapeutico, perseguita abbattendo il pilastro del consenso
informato su cui si regge la moderna medicina, attraverso l'imposizione di
trattamenti che sotto una certa soglia di età sarebbe opportuno considerare
"sperimentali". Così li definisce, ad esempio, il britannico Nuffield
Council on Bioethics nel suo rapporto del 2006, perché gli interventi intensivi
sotto le 22 settimane sono più utili per far avanzare la medicina neonatale del
futuro che alla salute dei prematuri rianimati oggi. Il problema però è che
quella che è stata ribattezzata la Carta di Roma dice ben altro. Il testo non
risuona della solita retorica sulla sacralità della vita e appare, tutto
sommato, piuttosto laico: "Con il momento della nascita la legge
attribuisce la pienezza del diritto alla vita e quindi all'assistenza
sanitaria. Pertanto un neonato vitale va trattato come qualsiasi persona in
condizioni di rischio e assistito adeguatamente. L'attività rianimatoria
esercitata alla nascita dà quindi il tempo necessario per una migliore
valutazione delle condizioni cliniche, della risposta alla terapia intensiva e
della possibilità di sopravvivenza e permette di discutere il caso con il
personale dell'Unità e i genitori. Se ci si rendesse conto dell'inutilità degli
sforzi terapeutici, bisogna evitare ad ogni costo che le cure intensive possano
trasformarsi in accanimento terapeutico". Si tratta di concetti che
possono essere chiosati criticamente per la loro genericità. Che meriterebbero
di essere integrati con riflessioni articolate e avanzate, come quelle del già
citato Nuffield Council on Bioethics, che invoca una partnership of care tra
medici e genitori modulandola diversamente a seconda dell'età gestazionale del
prematuro. E potrebbe non essere del tutto fuori luogo il timore che una volta
attaccati i tubi, poi nella realtà diventi difficile staccarli. Ma nessuno può,
in buona fede, interpretare questo testo come l'attacco finale sferrato contro
la 194 o contro il diritto a essere lasciati morire in pace quando si è senza
speranza sin dalla nascita. Se però la malizia giornalistica si inserisce già
nella cronaca dei fatti, se la carenza di dettagli viene presentata come uno
stratagemma offensivo, è fatale che si arrivi al cortocircuito. La slavina di
commenti fuori fuoco e reazioni tarate su una realtà virtuale, a dispetto delle
buone intenzioni di tanti protagonisti, finisce per regalare alle gerarchie
cattoliche e ai loro ferventi collaboratori un nuovo giro di carte e nuove
chance per rilanciare. In fondo il meccanismo è lo stesso che è scattato in
occasione dell'annullamento della visita di papa Ratzinger alla Sapienza. Lo
show mediatico e politico ha trasformato una critica legittimamente (e forse
maldestramente) espressa in sede accademica in un atto di prevaricazione e di
censura laicista. E alla fine dei conti delle vere intenzioni dei fisici
firmatari non è importato nulla quasi a nessuno. Possibile che non si riesca a
fermare la giostra per consentirci di scendere? 05/02/2008.
( da "Tempo, Il" del 05-02-2008)
Binetti: "Per rovesciare la 194 basta applicarla
interamente" "Basterebbe applicare interamente la legge 194 per
rovesciarla come un calzino, per fare della legge sull'interruzione volontaria
della gravidanza la legge sulla tutela sociale della maternità" come
recita il titolo stesso": lo ha detto la senatrice del Pd Paola Binetti .
Home Politica prec succ Contenuti correlati Ferrara e Binetti contestati dagli
attivisti pro 194 Basta alibi ora la squadra deve risalire An: "Una crisi
interamente targata Pd" "Basta processi-spettacolo in tv"
CAMPOBASSO Basta un personal computer, una videocamera e un ... Rubinetti a
secco nel palazzo dell'Acea Per la Senatrice Paola Binetti, superare la dicotomia laici-cattolici è
possibile "anche a partire dalla legge 194" salvo applicare quelle
parti rimaste finora "inespresse". Grazie ad uno stesso strumento
legislativo "difeso, voluto e tutt'oggi considerato quasi un must"
per la senatrice si potrebbe quindi aprire "un ponte tra mondo laico e
mondo cattolico" lavorando però per una vera "compiutezza e
completezza dell'applicazione". "Noi pretendiamo - ha aggiunto - che
la prossima legislatura si impegni a mettere in primo piano le politiche di
prevenzione già contenute nella 194". Vai alla homepage 05/02/2008.