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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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Rumors: il Vaticano preme affinché il listone Berlusconi-Fini accetti l'apparentamento con l'Udc (Sabato 09.02.2008 13:20


PROTAGONISTI A QUARANT'ANNI DALLA MORTE DEL GIORNALISTA CHE FONDO' IL MONDO 0 La Terza Italia di Pannunzio. Controogni integralismo ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 09-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: secondo una linea laica e di 'terza forza' tesa ad arginare da un lato l'egemonia democristiana scaturita dal voto del 18 aprile 1948 e più ancora l'integralismo cattolico, dall'altro l'ideologia comunista filo-sovietica: apertura alle voci del dissenso, al confronto, al dialogo, sulla base di un europeismo convinto e anticipatore,

"dai preti forte aiuto alla roma povera" il sindaco fa l'elogio della chiesa sociale - orazio la rocca ( da "Repubblica, La" del 09-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: gelosi della propria libertà contro ogni "confessionalismo": quello di chi vuole servirsi di Chiesa e valori cristiani e addirittura cattolici per conservare potere e quello detto "laico", in realtà iperconfessionalmente antireligioso, matrice libertaria o veteromarxista che esclude ogni valenza della coscienza religiosa in ambito politico e sociale".

Segue dalla prima pd e centro ( da "Riformista, Il" del 09-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico", in particolare rispetto al Psoe. Premesso che l'immagine di quest'ultimo non può essere ridotta a una caricatura, sia dai suoi ammiratori italiani sia dai suoi demonizzatori (non ha denunciato gli accordi con la Chiesa, ha aumentato dal 5,5 al 7 per mille l'Irpef destinabile alla Chiesa, le scuole cattoliche nel sistema pubblico sono lautamente finanziate,

Morti bianche, se la Fiat non va al ministero La sinistra è buona solo per gli enti locali? Torino, uno stimolo per ripartire dal lavoro ( da "Liberazione" del 09-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Stato non è laico? Cara "Liberazione", una questione che riguarda il principio supremo della laicità dello Stato e quindi la stessa garanzia della vita democratica non può essere risolta per via di maggioranze. Infatti se anche il 100% degli italiani fossero cattolici, cosa che non è, lo Stato non potrebbe farsi propagatore della confessione della chiesa romana e del suo simbolo.

Sicurezza sul lavoro Montezemolo non c'era Cara "Liberazione", mentre il mondo del lavoro ha pagato anche giovedì il suo tributo di sangue al progresso con altri due morti (dopo i ( da "Liberazione" del 09-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Stato non è laico? Cara "Liberazione", una questione che riguarda il principio supremo della laicità dello Stato e quindi la stessa garanzia della vita democratica non può essere risolta per via di maggioranze. Infatti se anche il 100% degli italiani fossero cattolici, cosa che non è, lo Stato non potrebbe farsi propagatore della confessione della chiesa romana e del suo simbolo.

RITRATTO DI DOSSETTI NEL 1946 UN TEOCRATICO-DEMOCRATICO ( da "Corriere della Sera" del 09-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici adulti" o "cattolici democratici" del Partito Democratico, e di cui è un caposaldo la Costituzione laica, quale rivelazione quasi-divina nel tempo e per il tempo -, è insorto quasi contestando non dico la autenticità, ma la veridicità di queste fonti, non potendo certo mettere in dubbio l'onestà intellettuale del Sale.

<È in questi anni che nasce la questione femminile> ( da "Corriere della Sera" del 09-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Vi militano fianco a fianco socialiste, cattoliche, ebree, laiche, borghesi e nobildonne con il sogno di una nuova società e un modello di cittadinanza in cui lo stato abbia maggiori doveri. Tra le figure più significative di questa Belle Epoque - prosegue Bravo - c'è Ersilia Maino, la fondatrice del famoso asilo Mariuccia.

Spello, dall'Umbria spirituale parte la campagna di Walter ( da "Manifesto, Il" del 09-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anima laica del Pd 'ma anche' a quella cattolica e apostolica. In questi stessi giorni la cittadina è anche sede, insieme a Perugia, di una mostra del pittore Pinturicchio, originario del posto. Splendida location, dunque, per una cerimonia che si annunciata esclusiva e rispettosa dello stile del luogo, con qualche giornalista e pochissimi invitati.


Articoli

Rumors: il Vaticano preme affinché il listone Berlusconi-Fini accetti l'apparentamento con l'Udc (Da contenuti.libero.it Sabato 09.02.2008 13:20)

Nessun ingresso nel Popolo della Libertà. Non se ne parla proprio. Pierferdinando Casini è deciso ad andare avanti per la sua strada, costi quel che costi. In attesa della direzione nazionale dell'Udc, convocata per giovedì prossimo, l'ex presidente della Camera ha fatto sapere ai suoi più stretti collaboratori che non prende nemmeno in considerazione l'offerta-minaccia di Berlusconi-Fini di entrare nel Pdl. Dopo tutto quello che è accaduto nei mesi scorsi - spiegano in Via Due Macelli - sarebbe impossibile. Un'umiliazione inaccettabile. E così le uniche due opzioni possibile sono convincere Berlusconi ad accettare un'alleanza modello Lega (in cui il simbolo della vela resterebbe sulla scheda elettorale accanto a quello del Pdl) o la corsa solitaria. I pontieri sono al lavoro per tentare di convincere Silvio.

Forza Italia però è spaccata. Una parte di azzurri - gli ex socialisti, i liberal e chi non ha un passato nella Prima Repubblica - spinge per abbandonare definitivamente l'alleato. Ma gli ex democristiani - in testa Pisanu e il governatore della Lombardia Formigoni - stanno cercando di ammorbidire la posizione del Cavaliere e farlo retrocedere rispetto all'aut aut 'o nel Pdl o fuori dall'alleanza'. Si parla anche di pressioni da parte delle gerarchie vaticane, in particolare del cardinale Ruini, affinché il listone Berlusconi-Fini accetti l'apparentamento con l'Udc. A tenere aperto un canale, come sempre, l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Molto, però, dipende dai sondaggi che il leader azzurro avrà in mano solo la settimana prossima. A quel punto capirà se scaricare i centristi comporta il rischio di perdere le elezioni.

O meglio, di non avere un'ampia maggioranza al Senato. L'altra opzione per Casini è presentarsi da solo. Escluso un riavvicinamento con la Rosa Bianca di Tabacci e Baccini, che, dicono, sta già strizzando l'occhio al Partito Democratico. Scarata anche l'ipotesi di un accordo con l'Italia dei Valori. Troppo distanti le posizioni con Di Pietro, che comunque è a un passo da chiudere l'intesa con Veltroni. Certo che la corsa solitaria per l'Udc presenta molti rischi. La legge elettorale prevede uno sbarramento del 4% alla Camera e gli ultimi sondaggi danno i centristi tra il 3 (i più pessimisti) e il 5 per cento (i più ottimisti). A Palazzo Madama, poi, la soglia è dell'8% su base regionale. Praticamente, numeri alla mano, superabile solo in Sicilia.

Casini spera comunque di intercettare il voto dei moderati, stanchi di Berlusconi e restii a votare una forza dominata dai Ds (il Pd), però sa anche che lo scontro Silvio-Walter polarizzerà la campagna elettorale, lasciando poco spazio per le forze intermedie. Ed è per questo che, alla fine, spera ancora di trovare la quadra con il Cavaliere. Senza entrare nel Pdl, ma concedendo la promessa e l'impegno di avviare dopo il 13-14 aprile una fase costituente per dar vita almeno a una federazione che abbia come punto di riferimento il Partito Popolare Europeo. La casa sia di Pierferdy sia di Silvio. E tra poco anche di Gianfranco...

 

PROTAGONISTI A QUARANT'ANNI DALLA MORTE DEL GIORNALISTA CHE FONDO' IL MONDO 0 La Terza Italia di Pannunzio. Controogni integralismo (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 09-02-2008)

Argomenti: Laicita'

PROTAGONISTI A QUARANT'ANNI DALLA MORTE DEL GIORNALISTA CHE FONDO' "IL MONDO" La Terza Italia di Pannunzio. Controogni integralismo di COSIMO CECCUTI ANCORA OGGI, quando si deve portare l'esempio di un giornale libero e anticonformista, si ricorda "Il Mondo" di Mario Pannunzio (nella foto), settimanale che vide la luce l'11 febbraio 1949. Rifiuto della retorica, innesto fra politica e cultura, dissacrazione dei potenti (quelle vignette di Mino Maccari!), secondo una linea laica e di 'terza forza' tesa ad arginare da un lato l'egemonia democristiana scaturita dal voto del 18 aprile 1948 e più ancora l'integralismo cattolico, dall'altro l'ideologia comunista filo-sovietica: apertura alle voci del dissenso, al confronto, al dialogo, sulla base di un europeismo convinto e anticipatore, denuncia e dibattito sui problemi reali del paese, impegnato nella ricostruzione post-bellica. NELLE PAGINE del periodico i grandi nomi dell'antifascismo, quali Sturzo, Einaudi, Croce, Salvemini, Sforza, Calamandrei, si affiancavano a quelli dei grandi poeti e scrittori: Bacchelli e Brancati, Alvaro e Landolfi, Moravia, Montale, Thomas Mann. Ma lo spazio andava anche ai giovani talenti, di cui Pannunzio era alla costante ricerca: un nome per tutti, quello del ventiquattrenne Giovanni Spadolini. Questo fu "Il Mondo" e molto altro ancora... MENTE e anima della testata fu il suo direttore, Mario Pannunzio, uomo di stile peculiare e di convinzioni rigide, che non confondeva l'obiettività di giudizio con la rinuncia all'opinione, che scriveva pochissimo ma leggeva tutto e rispondeva personalmente ad ogni collaboratore. Pannunzio, scomparso quarant'anni fa, il 10 febbraio 1968, era nato a Lucca nel 1910 da famiglia aristocratica: aveva studiato a Roma, frequentando gli ambienti culturali e artistici della capitale negli anni Trenta. Dopo aver dato vita, nel 1932, alla rivista "Oggi", chiusa dopo pochi numeri per ragioni politiche, Pannunzio si era formato, come giornalista, alla scuola di Leo Longanesi, partecipando all'esperienza del primo rotocalco italiano, "Omnibus", destinato anch'esso a vita breve per intervento della censura fascista. Così come accadde per le due iniziative successive, i settimanali diretti insieme ad Arrigo Benedetti, "Tutto" e "Oggi". Antifascista, prese parte alla Resistenza e alla rinascita del Partito Liberale. Dopo la Liberazione aveva diretto Risorgimento liberale, uno dei più autorevoli quotidiani politici del dopoguerra, redatto con un tono e uno stile di grande eleganza e consapevole misura. CREDEVA nell'innesto fra giornalismo e impegno civile; non vedeva antitesi fra la sua azione di militante politico (esponente della sinistra liberale prima e poi leader della secessione radicale poi, nel 1955) e la sua attività di direttore e commentatore politico. Giornalismo di intervento, il suo, non di distaccata registrazione dei fatti. L'Italia cui guardava era laica, civile, rispettosa di tutte le fedi. Aborriva ogni forma di clericalismo, di qualunque natura e colore. Il suo monito era volto alla conquista e alla difesa della libertà, contro facili unanimismi e interessate assuefazioni a regimi che svuotano le capacità di iniziativa e la volontà di opposizione e di resistenza. "La libertà è una passione morale, un istinto, una forza sentimentale che ha bisogno di essere combattuta per vivere e rafforzarsi". La sua severa lezione, di esemplare onestà, si compendiava in una frase che più volte amava ripetere, di fronte a certe degenerazioni del mondo politico: "Non prepariamo liste per le trattorie dell'avvenire". - -->.

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"dai preti forte aiuto alla roma povera" il sindaco fa l'elogio della chiesa sociale - orazio la rocca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Prefazione al libro sul centenario della casa accoglienza per ragazze disabili di don Guanella "Dai preti forte aiuto alla Roma povera" il sindaco fa l'elogio della Chiesa sociale Ricordata l'ospitalità offerta dal sacerdote agli ebrei ricercati dai nazisti Il sindaco ricorda l'ospitalità offerta dal sacerdote agli ebrei ricercati dai nazisti ORAZIO LA ROCCA ROMA - Se Roma è cresciuta ed è cambiata è merito anche della "forte ed importante presenza della Chiesa cattolica, delle comunità parrocchiali, di centri di aggregazione sociale e spirituale". Tributo al ruolo dei cattolici nelle trasformazioni sociali della capitale. Arriva da Walter Veltroni - che ieri ha incassato anche i complimenti del quotidiano cattolico Avvenire per aver chiuso la porta ai Radicali - nella presentazione scritta per il libro edito dalla San Paolo sul centenario della casa di accoglienza per ragazze disabili "San Pancrazio", fondata a Roma il 30 gennaio 1908 da don Luigi Guanella. Il volume si intitola "Quelle di nessuno" ed è stato scritto dal professor Augusto D'Angelo, della Comunità di S. Egidio, e da suor Michela Carrozzino, direttrice del Centro Studi guanelliani. Nel suo intervento, Veltroni elogia il ruolo dei cattolici di Roma, specialmente durante "le trasformazioni avvenute tra la fine del secolo XIX ed oggi" che "hanno determinato uno sviluppo complesso, a tratti disordinato ed esplosivo, spingendo la città ad accogliere centinaia di migliaia di nuovi abitanti, prima dalle altre regioni d'Italia e poi da tante parti povere del mondo". "Dalla fine dell'Ottocento - ricorda Veltroni - la Chiesa ha contato molto sulle famiglie e congregazioni religiose che, come quella di don Guanella, a Roma hanno fondato nuove parrocchie, istituzioni di carità, opere educative". "Ci sono interi quartieri - sottolinea il candidato premier del Pd - che hanno trovato nella presenza di comunità religiose un elemento di aggregazione, un centro di educazione e di accoglienza, una nuova identità, un aiuto nel momento del bisogno, il conforto di fronte a momenti difficili o dolorosi". Tra i tanti esempi citati nel libro, il sindaco ricorda "quando Roma era occupata dai tedeschi, le porte delle case guanelliane (e di tante altre congregazioni) si sono aperte agli ebrei che, in quel frangente, erano i più deboli di tutti, ricercati, prede di una spietata caccia". "L'esperienza di don Guanella a Roma, così come di molti fondatori di congregazioni religiose, costituisce - così scrive Veltroni - un importante documento sociale e storico e ci permette di conoscere un aspetto peculiare della città". Inutile dire che simili giudizi sono destinati a non lasciare indifferente il mondo cattolico, non solo romano, ed in particolare le alte gerarchie ecclesiali, specialmente in periodo preelettorale. Come dimostra l'entusiastico corsivo che Avvenire ha dedicato proprio ieri al mancato accordo tra i radicali di Marco Pannella e il Pd di Veltroni. L'autore del corsivo è il teologo Gianni Gennari, che cura la seguitissima rubrica "Lupus in pagina-Rosso Malpelo". "Fuori Pannella e radicali dal Pd che va da solo al voto! In questa Italia confusa e balbettante - si leggeva ieri nella rubrica - due decisioni coraggiose e liberanti per tante coscienze di cittadini, credenti o no, gelosi della propria libertà contro ogni "confessionalismo": quello di chi vuole servirsi di Chiesa e valori cristiani e addirittura cattolici per conservare potere e quello detto "laico", in realtà iperconfessionalmente antireligioso, matrice libertaria o veteromarxista che esclude ogni valenza della coscienza religiosa in ambito politico e sociale".

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Segue dalla prima pd e centro (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 09-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Segue dalla prima pd e centro di Stefano Ceccanti Dal punto di vista ideale, infine, non vedo perché non considerare il Pd un equivalente funzionale dei vari partiti europei che da sinistra cercano di occupare il centro e perché non si colga che i mutamenti che sta provocando sul piano programmatico rispetto alle tradizioni riformiste di provenienza siano del tutto analoghe. Colgo in Franchi due obiezioni. La prima è nominalistica, che non si sia adottato il nome di "socialista". Pur consapevole dell'importanza dei nomi, non mi sembra risolutiva. Il partito che ha vissuto un analogo cambiamento di sistema, quello francese, poté chiamarsi socialista riunificando i riformismi perché prima del 1971 il suo predecessore non si chiamava socialista, ma Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (Sfio). Siccome prima di allora quel nome non era di nessuno, tutti potevano sentirsi di aver costruito una nuova casa. In Italia, invece, socialista è il nome di una parte dei riformisti che si sarebbe imposta ad altri. La seconda obiezione è di contenuto: il Pd non sarebbe sufficientemente "laico", in particolare rispetto al Psoe. Premesso che l'immagine di quest'ultimo non può essere ridotta a una caricatura, sia dai suoi ammiratori italiani sia dai suoi demonizzatori (non ha denunciato gli accordi con la Chiesa, ha aumentato dal 5,5 al 7 per mille l'Irpef destinabile alla Chiesa, le scuole cattoliche nel sistema pubblico sono lautamente finanziate, ecc.), andare verso gli elettori di centro significa cose diverse a seconda dei contesti. Non c'è dubbio, ad esempio, e lo rilevava un socialista non credente come Martinet, ambasciatore a Roma, che una forza di centrosinistra in Italia deve tenere conto del particolare radicamento dei cattolicesimo. Il che non significa, evidentemente, che il programma politico non abbia anche dei punti di frizione con alcune posizioni della Chiesa cattolica, ma esso non può fondarsi aprioristicamente sulla ricerca della frizione, come notava Giovagnoli. Viceversa nel caso spagnolo non solo il Psoe ma anche lo stesso Pp appaiono decisamente lontani dalle posizioni prevalenti nella Chiesa spagnola giacché in quel contesto (se si escludono i Paesi Baschi e la Catalogna) quelle posizioni ecclesiali coprono un elettorato che è al tempo stesso molto più piccolo per quantità e molto più estremo verso destra. I cattolici che rispecchiano gli umori profondi dell'elettorato in Italia si situano in larga parte tra i praticanti regolari, in Spagna (eccetto paesi Baschi e Catalogna) tra gli irregolari o tra i cattolici non praticanti. Cambia il contesto e cambiano le apparenze, ma non cambia l'incrocio di ascolto reciproco tra ispirazioni anche religiose e autonomia della politica. Alla fine la garanzia di quest'ultima è data soprattutto dalla dimensione del partito che se ne fa garante: fuori dalla vocazione maggioritaria finisce per prevalere la volontà di piantare bandierine fondamentaliste, sia in nome della laicità sia in nome della fede, cioè opposte vocazioni minoritarie. 09/02/2008.

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Morti bianche, se la Fiat non va al ministero La sinistra è buona solo per gli enti locali? Torino, uno stimolo per ripartire dal lavoro (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 09-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Sicurezza sul lavoro Montezemolo non c'era Cara "Liberazione", mentre il mondo del lavoro ha pagato anche giovedì il suo tributo di sangue al progresso con altri due morti (dopo i cinque di mercoledì) e mentre il ministro del Lavoro Damiano ha ribadito con un alto senso del dovere politico la volontà di concludere l'iter della legge 123 sulla salute e sicurezza sul lavoro adottando i decreti legislativi ancora mancanti "anche a Camere sciolte", per tentare di arginare il più possibile il fenomeno delle "morti bianche", per tutta risposta l'industria italiana più importante ha pensato bene di non presentarsi al tavolo sulla sicurezza convocato presso il ministero della Salute. Rispetto a questo chiedo al presidente della Fiat ( perché di questo gruppo e non di altri parliamo), nonché presidente di Confindustria (ed anche della Fiera di Bologna, Ferrari ed altro ancora), Luca Cordero di Montezemolo se non ha nulla da dichiarare in merito visto il suo ruolo "istituzionale", se condivide la scelta del dirigenti del gruppo che presiede, anche alla luce del tanto più volte da lui ribadito "impegno" degli industriali italiani in materia di sicurezza. Coerenza vorrebbe un comportamento diverso e soprattutto conseguente tra quanto si dice in momenti di sovraesposizione mediatica come nel caso della strage di Torino dove tutti (lui compreso) si sono "prodigati" davanti alle telecamere nel ribadire volontà ed impegno, rispetto a quello che poi materialmente si fa nel segreto degli stabilimenti; la retorica non aiuta a salvare le persone, soprattutto quando diventa "ipocrisia" e la "responsabilità sociale" che compete alle imprese avrebbe bisogno di comportamenti più "corretti" in particolare da parte dei rappresentanti dell'impresa privata più importante. A questo punto credo che la "qualità delle persone" non sia solo un problema esclusivo della classe politica e mi piacerebbe che tutti traessero le opportune conseguenze. Claudio Gandolfi Bologna I morti sul lavoro sono tutti uguali? Caro dr. Sansonetti, riporto alcune parole tratte da un articolo di Mario Cervi apparso oggi (ieri, ndr) su "Il Giornale" che giustamente, a mio parere, stigmatizza il vostro comportamento e il vostro metro di giudizio sulle diverse "morti bianche": "Ma della strage di Castiglione in Teverina alla stampa progressista importa poco. L'"Unità" si è limitata a un richiamo a una colonna, in fondo alla prima pagina. Sulla stessa linea "Liberazione", di solito iraconda, che non è andata al di là d'un titolino minuscolo". Voglio dire con franchezza che la noncuranza progressista per la strage da fuochi mi è sembrata un brutto segno. Vanno bene, vanno benissimo le accuse alla Thyssen se davvero - e i sospetti sono forti - non ha tutelato i suoi operai. Ma il rogo in cui hanno perso la vita i Cignelli (zio, nipote, e le rispettive mogli) pone anch'esso interrogativi, cui è giusto rispondere. Messa di fronte a questa tragedia, la sinistra - o almeno la stampa di sinistra - è sembrata distratta. Dando l'impressione che le morti bianche contino solo se consentono di mettere sul banco degli imputati i "padroni" sfruttatori". Come per altre occasioni, morti palestinesi morti israeliane, confido sulla sua sensibilità e il suo buon senso: le morti sul lavoro non sono tutte uguali? La 626 e la sua applicazione non fa sconti a nessuno! Purtroppo talvolta la fatalità o l'errore umano giocano un ruolo fondamentale: ma aldilà della giusta ricerca della verità e delle responsabilità è un dovere civile e morale inchinarsi con rispetto e commozione di fronte a tutte queste morti e non differenziarle! Giuseppe Casarini Binasco (Mi) Ha ragione. Piero Sansonetti Elezioni Il matrimonio benedetto Caro direttore, è ormai leggibile, anche nelle catene del Dna, che le elezioni del 13 aprile porteranno a compimento la mutazione genetica di una parte politica che una volta fu di sinistra. Con il definitivo spostamento su posizioni centiste e moderate si completa il processo evolutivo degli ex diessini, oggi perfettamente integrati e allineati alle posizioni tradizionali degli ex democristiani, transitati a loro volta nella più delicata, ma non meno clericalmente radicata, Margherita. Un'unione di fatto, pardon, un "matrimonio" benedetto da "papà sindacato" e "mamma Confindustria": due genitori premurosi e speranzosi che queste nozze possano gettare, in un futuro non troppo lontano, le basi per la tanto agognata grande coalizione con l'avversario di ieri, miracolosamente trasformato nell'alleato di domani. Il tutto ammantato, giusto per tranquillizzare le coscienze dei più riottosi dell'una e dell'altra parte, dall'alibi del "profondo senso di responsabilità nei confronti del supremo interesse dello Stato e dei cittadini". E anche se nelle intenzioni dichiarate si dice ben altro, in attesa di tempi migliori e del maturare degli eventi, questo resta uno dei possibili panorami che si staglia sull'orizzonte post-elettorale. Per carità, nulla di illegittimo in tutto questo. Sarebbe solo più corretto dirlo con chiarezza agli elettori, ma anche a tanti candidati, prima del voto e non dopo. O quanto meno, qualora si riuscisse a dire con altrettanta chiarezza di scartare anche la sola ipotesi di grande coalizione, bisognerebbe comunque spiegare agli italiani perché le alleanze politiche con la sinistra, buone e vincenti per amministrare gli enti locali, non vanno bene anche per il governo centrale! Giovanni Renella Napoli Rifondazione Ripartiamo da Torino Cara "Liberazione", l'Assemblea operaia di Torino deve rappresentare una nuova partenza per tutto il Partito se non la si vuole ridurre in mera kermesse elettorale. Deve essere il fulcro di una campagna che accompagni il corpo militante del Prc e che rimetta al centro dell'azione politica la contraddizione capitale/lavoro. Un'azione che non si fermi a qualche sporadica manifestazione né a volantinaggi saltuari davanti alle fabbriche ma che sia costante, seria e approfondita. Occorre quindi un intervento concreto per ricostruire, rilanciare e potenziare la nostra presenza organizzata nei luoghi di lavoro (circolo aziendale o interaziendale), partendo dal radicamento nelle fabbriche di dimensioni maggiori. Dai dati della Confindustria emerge che le medie imprese (100-500 addetti) sono oltre 2mila e occupano complessivamente 400mila addetti. Poi vi sono altre 168 aziende medio-grandi, cioè con addetti che vanno da 500 a massimo mille, per un totale di 115mila lavoratori dipendenti. Infine vi sono 122 aziende con più di mille dipendenti che occupano un totale di 350mila lavoratori subordinati. Ripartiamo anche da qui. Per rimetterci in connessione col nostro popolo alle imminenti elezioni bisogna pensare anche a rappresentarlo nelle istituzioni, prevedendo un'adeguata presenza di operai, precari, dei lavoratori. Inoltre, col prossimo congresso, sia garantita un'adeguata presenza del lavoro dipendente negli organismi dirigenti del Partito. Davide Pappalardo Acireale (Ct)" Tanto lavoro, tanti risultati Cara "Liberazione", con forte entusiasmo vi comunico che il nostro circolo del centro storico di Genova "L. Geymonat" nel 2007 ha più che raddoppiato il numero degli iscritti, infatti a tutt'oggi siamo in 152. Il merito va dato in parte anche a voi, e alla redazione del "manifesto" che con grande coraggio avete insieme organizzato la grandiosa, stupenda manifestazione del 20 ottobre scorso. Ed è proprio sull'onda di quel magnifico indimenticabile giorno che noi compagni del centro storico di Genova abbiamo, da subito, pensato di lavorare nel sociale in mezzo alle persone di qualsiasi razza o religione. Come vedete i risultati non sono tardati ad arrivare. Desidero segnalare due nostri compagni, a quali va tutta la nostra riconoscenza ed ammirazione e sono la compagna Maria Laura Corsi ed il compagno Rehhal Oudghough, unitamente al nostro segretario compagno Scarabelli Paolo, che si è particolarmente impegnato per il successo delle nostre iniziative. Prevosti Franco Genova André Tosel La miscela Marx-Spinoza Caro Piero, "Liberazione" di oggi, nel presentare l'autore di un articolo di terza pagina su Sarkozy e la Francia scrive: "André Tosel, filosofo francese per un comunismo sulle orme di Marx e Spinoza". Ma come si può coniugare Marx - cioè il teorico del materialismo strorico e dialettico noto per il suo forte interesse disinteressato per il mondo umano - con Spinoza, il più estremista fra gli spiritualisti della storia della filosofia noto viceversa per il suo completo annullamento della realtà materiale umana? E che "comunismo" ne potrebbe mai uscire? Forse quello dei gulag staliniani o dei campi di sterminio cambogiani? Ce lo vogliono spiegare gentilmente i compagni della redazione? Non tutti i vostri lettori hanno letto l'"Ethica" di Spinoza, non credete che pubblicando affermazioni del genere - magari senza neanche aver davvero letto neanche voi Spinoza - vi assumete una bella responsabilità nei confronti dell'ipotetico "lettore operaio" di cui parlava Brecht? Fulvio Iannaco via e-mail Potevamo anche censurare André Tosel , che è uno dei massimi intellettuali francesi. Tanti anni fa si faceva così: "Non mi piace quello che scrivi e ti metto in silenzio". Erano gli anni dello stalinismo e delle commissioni culturali ispirate a Zdanov. Io dico: meglio ora... Piero Sansonetti Crocefisso Ma lo Stato non è laico? Cara "Liberazione", una questione che riguarda il principio supremo della laicità dello Stato e quindi la stessa garanzia della vita democratica non può essere risolta per via di maggioranze. Infatti se anche il 100% degli italiani fossero cattolici, cosa che non è, lo Stato non potrebbe farsi propagatore della confessione della chiesa romana e del suo simbolo. Come hanno abbondantemente ricordato diverse sentenze della Corte Costituzionale (in particolare, 203/1989), nonché della Corte di Cassazione (in particolare, 439/2000). Se decidessimo a maggioranza che il simbolo da esporre fosse quello dell'ebraismo, o degli atei o dei musulmani, o quant'altro lo Stato repubblicano, laico, democratico, sarebbe tenuto ad ottemperare? Certamente no. Vale il principio garantito dall'art. 1 della Costituzione, quando afferma che "la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Solo la Costituzione, infatti, è la garanzia della libertà di tutti, senza che si venga costretti ad appartenenze che di tutti non sono affatto. Solo dalla garanzia del diritto di ognuno a veder tutelata la propria libertà di coscienza (art. 3 della Costituzione) scaturisce la pace. L'Associazione nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno", come ribadito in più occasioni, ritiene che i rappresentanti del popolo italiano, piuttosto che mobilitarsi per affiggere altre croci nei luoghi pubblici ed istituzionali, dovrebbero laicamente attivarsi per la rimozione di quelle esistenti. Ciò a tutela del supremo principio della laicità dello Stato italiano, sancito dalla Costituzione repubblicana e ribadito dalle autorevoli sentenze della Cassazione e della Corte Costituzionale. Maria Mantello vicepresidente Associazione "Giordano Bruno" 09/02/2008.

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Sicurezza sul lavoro Montezemolo non c'era Cara "Liberazione", mentre il mondo del lavoro ha pagato anche giovedì il suo tributo di sangue al progresso con altri due morti (dopo i (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 09-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Morti bianche, se la Fiat non va al ministero La sinistra è buona solo per gli enti locali? Torino, uno stimolo per ripartire dal lavoro Sicurezza sul lavoro Montezemolo non c'era Cara "Liberazione", mentre il mondo del lavoro ha pagato anche giovedì il suo tributo di sangue al progresso con altri due morti (dopo i cinque di mercoledì) e mentre il ministro del Lavoro Damiano ha ribadito con un alto senso del dovere politico la volontà di concludere l'iter della legge 123 sulla salute e sicurezza sul lavoro adottando i decreti legislativi ancora mancanti "anche a Camere sciolte", per tentare di arginare il più possibile il fenomeno delle "morti bianche", per tutta risposta l'industria italiana più importante ha pensato bene di non presentarsi al tavolo sulla sicurezza convocato presso il ministero della Salute. Rispetto a questo chiedo al presidente della Fiat ( perché di questo gruppo e non di altri parliamo), nonché presidente di Confindustria (ed anche della Fiera di Bologna, Ferrari ed altro ancora), Luca Cordero di Montezemolo se non ha nulla da dichiarare in merito visto il suo ruolo "istituzionale", se condivide la scelta del dirigenti del gruppo che presiede, anche alla luce del tanto più volte da lui ribadito "impegno" degli industriali italiani in materia di sicurezza. Coerenza vorrebbe un comportamento diverso e soprattutto conseguente tra quanto si dice in momenti di sovraesposizione mediatica come nel caso della strage di Torino dove tutti (lui compreso) si sono "prodigati" davanti alle telecamere nel ribadire volontà ed impegno, rispetto a quello che poi materialmente si fa nel segreto degli stabilimenti; la retorica non aiuta a salvare le persone, soprattutto quando diventa "ipocrisia" e la "responsabilità sociale" che compete alle imprese avrebbe bisogno di comportamenti più "corretti" in particolare da parte dei rappresentanti dell'impresa privata più importante. A questo punto credo che la "qualità delle persone" non sia solo un problema esclusivo della classe politica e mi piacerebbe che tutti traessero le opportune conseguenze. Claudio Gandolfi Bologna I morti sul lavoro sono tutti uguali? Caro dr. Sansonetti, riporto alcune parole tratte da un articolo di Mario Cervi apparso oggi (ieri, ndr) su "Il Giornale" che giustamente, a mio parere, stigmatizza il vostro comportamento e il vostro metro di giudizio sulle diverse "morti bianche": "Ma della strage di Castiglione in Teverina alla stampa progressista importa poco. L'"Unità" si è limitata a un richiamo a una colonna, in fondo alla prima pagina. Sulla stessa linea "Liberazione", di solito iraconda, che non è andata al di là d'un titolino minuscolo". Voglio dire con franchezza che la noncuranza progressista per la strage da fuochi mi è sembrata un brutto segno. Vanno bene, vanno benissimo le accuse alla Thyssen se davvero - e i sospetti sono forti - non ha tutelato i suoi operai. Ma il rogo in cui hanno perso la vita i Cignelli (zio, nipote, e le rispettive mogli) pone anch'esso interrogativi, cui è giusto rispondere. Messa di fronte a questa tragedia, la sinistra - o almeno la stampa di sinistra - è sembrata distratta. Dando l'impressione che le morti bianche contino solo se consentono di mettere sul banco degli imputati i "padroni" sfruttatori". Come per altre occasioni, morti palestinesi morti israeliane, confido sulla sua sensibilità e il suo buon senso: le morti sul lavoro non sono tutte uguali? La 626 e la sua applicazione non fa sconti a nessuno! Purtroppo talvolta la fatalità o l'errore umano giocano un ruolo fondamentale: ma aldilà della giusta ricerca della verità e delle responsabilità è un dovere civile e morale inchinarsi con rispetto e commozione di fronte a tutte queste morti e non differenziarle! Giuseppe Casarini Binasco (Mi) Ha ragione. Piero Sansonetti Elezioni Il matrimonio benedetto Caro direttore, è ormai leggibile, anche nelle catene del Dna, che le elezioni del 13 aprile porteranno a compimento la mutazione genetica di una parte politica che una volta fu di sinistra. Con il definitivo spostamento su posizioni centiste e moderate si completa il processo evolutivo degli ex diessini, oggi perfettamente integrati e allineati alle posizioni tradizionali degli ex democristiani, transitati a loro volta nella più delicata, ma non meno clericalmente radicata, Margherita. Un'unione di fatto, pardon, un "matrimonio" benedetto da "papà sindacato" e "mamma Confindustria": due genitori premurosi e speranzosi che queste nozze possano gettare, in un futuro non troppo lontano, le basi per la tanto agognata grande coalizione con l'avversario di ieri, miracolosamente trasformato nell'alleato di domani. Il tutto ammantato, giusto per tranquillizzare le coscienze dei più riottosi dell'una e dell'altra parte, dall'alibi del "profondo senso di responsabilità nei confronti del supremo interesse dello Stato e dei cittadini". E anche se nelle intenzioni dichiarate si dice ben altro, in attesa di tempi migliori e del maturare degli eventi, questo resta uno dei possibili panorami che si staglia sull'orizzonte post-elettorale. Per carità, nulla di illegittimo in tutto questo. Sarebbe solo più corretto dirlo con chiarezza agli elettori, ma anche a tanti candidati, prima del voto e non dopo. O quanto meno, qualora si riuscisse a dire con altrettanta chiarezza di scartare anche la sola ipotesi di grande coalizione, bisognerebbe comunque spiegare agli italiani perché le alleanze politiche con la sinistra, buone e vincenti per amministrare gli enti locali, non vanno bene anche per il governo centrale! Giovanni Renella Napoli Rifondazione Ripartiamo da Torino Cara "Liberazione", l'Assemblea operaia di Torino deve rappresentare una nuova partenza per tutto il Partito se non la si vuole ridurre in mera kermesse elettorale. Deve essere il fulcro di una campagna che accompagni il corpo militante del Prc e che rimetta al centro dell'azione politica la contraddizione capitale/lavoro. Un'azione che non si fermi a qualche sporadica manifestazione né a volantinaggi saltuari davanti alle fabbriche ma che sia costante, seria e approfondita. Occorre quindi un intervento concreto per ricostruire, rilanciare e potenziare la nostra presenza organizzata nei luoghi di lavoro (circolo aziendale o interaziendale), partendo dal radicamento nelle fabbriche di dimensioni maggiori. Dai dati della Confindustria emerge che le medie imprese (100-500 addetti) sono oltre 2mila e occupano complessivamente 400mila addetti. Poi vi sono altre 168 aziende medio-grandi, cioè con addetti che vanno da 500 a massimo mille, per un totale di 115mila lavoratori dipendenti. Infine vi sono 122 aziende con più di mille dipendenti che occupano un totale di 350mila lavoratori subordinati. Ripartiamo anche da qui. Per rimetterci in connessione col nostro popolo alle imminenti elezioni bisogna pensare anche a rappresentarlo nelle istituzioni, prevedendo un'adeguata presenza di operai, precari, dei lavoratori. Inoltre, col prossimo congresso, sia garantita un'adeguata presenza del lavoro dipendente negli organismi dirigenti del Partito. Davide Pappalardo Acireale (Ct)" Tanto lavoro, tanti risultati Cara "Liberazione", con forte entusiasmo vi comunico che il nostro circolo del centro storico di Genova "L. Geymonat" nel 2007 ha più che raddoppiato il numero degli iscritti, infatti a tutt'oggi siamo in 152. Il merito va dato in parte anche a voi, e alla redazione del "manifesto" che con grande coraggio avete insieme organizzato la grandiosa, stupenda manifestazione del 20 ottobre scorso. Ed è proprio sull'onda di quel magnifico indimenticabile giorno che noi compagni del centro storico di Genova abbiamo, da subito, pensato di lavorare nel sociale in mezzo alle persone di qualsiasi razza o religione. Come vedete i risultati non sono tardati ad arrivare. Desidero segnalare due nostri compagni, a quali va tutta la nostra riconoscenza ed ammirazione e sono la compagna Maria Laura Corsi ed il compagno Rehhal Oudghough, unitamente al nostro segretario compagno Scarabelli Paolo, che si è particolarmente impegnato per il successo delle nostre iniziative. Prevosti Franco Genova André Tosel La miscela Marx-Spinoza Caro Piero, "Liberazione" di oggi, nel presentare l'autore di un articolo di terza pagina su Sarkozy e la Francia scrive: "André Tosel, filosofo francese per un comunismo sulle orme di Marx e Spinoza". Ma come si può coniugare Marx - cioè il teorico del materialismo strorico e dialettico noto per il suo forte interesse disinteressato per il mondo umano - con Spinoza, il più estremista fra gli spiritualisti della storia della filosofia noto viceversa per il suo completo annullamento della realtà materiale umana? E che "comunismo" ne potrebbe mai uscire? Forse quello dei gulag staliniani o dei campi di sterminio cambogiani? Ce lo vogliono spiegare gentilmente i compagni della redazione? Non tutti i vostri lettori hanno letto l'"Ethica" di Spinoza, non credete che pubblicando affermazioni del genere - magari senza neanche aver davvero letto neanche voi Spinoza - vi assumete una bella responsabilità nei confronti dell'ipotetico "lettore operaio" di cui parlava Brecht? Fulvio Iannaco via e-mail Potevamo anche censurare André Tosel , che è uno dei massimi intellettuali francesi. Tanti anni fa si faceva così: "Non mi piace quello che scrivi e ti metto in silenzio". Erano gli anni dello stalinismo e delle commissioni culturali ispirate a Zdanov. Io dico: meglio ora... Piero Sansonetti Crocefisso Ma lo Stato non è laico? Cara "Liberazione", una questione che riguarda il principio supremo della laicità dello Stato e quindi la stessa garanzia della vita democratica non può essere risolta per via di maggioranze. Infatti se anche il 100% degli italiani fossero cattolici, cosa che non è, lo Stato non potrebbe farsi propagatore della confessione della chiesa romana e del suo simbolo. Come hanno abbondantemente ricordato diverse sentenze della Corte Costituzionale (in particolare, 203/1989), nonché della Corte di Cassazione (in particolare, 439/2000). Se decidessimo a maggioranza che il simbolo da esporre fosse quello dell'ebraismo, o degli atei o dei musulmani, o quant'altro lo Stato repubblicano, laico, democratico, sarebbe tenuto ad ottemperare? Certamente no. Vale il principio garantito dall'art. 1 della Costituzione, quando afferma che "la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Solo la Costituzione, infatti, è la garanzia della libertà di tutti, senza che si venga costretti ad appartenenze che di tutti non sono affatto. Solo dalla garanzia del diritto di ognuno a veder tutelata la propria libertà di coscienza (art. 3 della Costituzione) scaturisce la pace. L'Associazione nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno", come ribadito in più occasioni, ritiene che i rappresentanti del popolo italiano, piuttosto che mobilitarsi per affiggere altre croci nei luoghi pubblici ed istituzionali, dovrebbero laicamente attivarsi per la rimozione di quelle esistenti. Ciò a tutela del supremo principio della laicità dello Stato italiano, sancito dalla Costituzione repubblicana e ribadito dalle autorevoli sentenze della Cassazione e della Corte Costituzionale. Maria Mantello vicepresidente Associazione "Giordano Bruno" 09/02/2008.

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RITRATTO DI DOSSETTI NEL 1946 UN TEOCRATICO-DEMOCRATICO (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 09-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-02-09 num: - pag: 41 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano RITRATTO DI DOSSETTI NEL 1946 UN TEOCRATICO-DEMOCRATICO Sul penultimo numero di Civiltà Cattolica, in un chiaro articolo, il mio conterraneo e quasi confratello (da giovane avevo l'idea di entrare nella Compagnia di Gesù: e forse meglio sarebbe stato e per me e per il Paese!) Padre Sale, SJ, grande ricercatore e storico, fa una chiara sintesi del suo libro di prossima pubblicazione sui rapporti tra la Santa Sede e in particolare la Segreteria di Stato e l'on. Giuseppe Dossetti, sulla base delle carte custodite negli archivi vaticani, e dalle quali risulta che il Dossetti aveva quotidiani rapporti con le autorità vaticane quando era membro dell'Assemblea Costituente e da esse riceveva direttive. Qualche seguace del "Dossetti seconda maniera" - il cui pensiero costituisce la base ideologica del "prodismo" e dei "cattolici adulti" o "cattolici democratici" del Partito Democratico, e di cui è un caposaldo la Costituzione laica, quale rivelazione quasi-divina nel tempo e per il tempo -, è insorto quasi contestando non dico la autenticità, ma la veridicità di queste fonti, non potendo certo mettere in dubbio l'onestà intellettuale del Sale. Ho conosciuto "Pippo" Dossetti dal 1946, e da quella data ho fatto parte con tra gli altri in Sardegna, Celestino Segni, Nino Giagu De Martini, Vincenzo Saba, Paolo Dettori e Ernesto Dessy dei Gruppi Servire che costituivano il reticolato del Movimento di Comunità Umana. Gli fui sempre molto affezionato e con lui ebbi sempre una forte relazione, ma non lo seguii più sul piano dottrinale. Non mi sembra assolutamente strano quanto rivelato da Padre Sale, sia per motivi istituzionali sia per motivi ideologici: per motivi istituzionali, perché egli, come si diceva allora, era un "laico consacrato", e cioè un appartenente a uno degli "istituti secolari" istituiti da Papa Pio XII, cui egli era profondamente legato, e di cui lui scrisse la carta fondante, e cioè la Costituzione Apostolica Provida Mater Ecclesia, e quindi era legato dai voti non solo di povertà e di castità, ma anche di obbedienza non solo al proprio superiore laico ma al Santo Padre; ma anche per motivi ideologici, in quanto egli, singolare figura di solitario pensatore teologico-politico, aveva una concezione distinta ma unitaria di Chiesa e Stato, della Città di Dio e della Città dell'Uomo: "Lo Stato nella Chiesa", tale da poter essere definito un teocratico-democratico risolutamente nemico del liberalismo e in particolare dei cattolici liberali. Era quindi giusto che egli considerasse del tutto naturale che la Chiesa gli dettasse le posizioni da assumere in materia di diritti, libertà e di rapporti tra Stato e Chiesa: sua fu la formula dell'art. 7 della Costituzione, così come di Aldo Moro fu la formula della "Repubblica fondata sul lavoro", compromesso tra la proposta senza dubbio più pregnante di Palmiro Togliatti: "La Repubblica è uno stato democratico fondato sui lavoratori" e quella di Tupini ed altri: "fondata sulla persona e la libertà". Poi "Pippo" Dossetti si fece sacerdote e indi monaco, fu eletto Papa Giovanni Battista Montini, di una famiglia cattolica liberale, che aveva un concetto del Concilio Vaticano II quale "concilio di rinnovamento nella continuità della tradizione" e non di "rottura", diede vita alla Scuola teologica di Bologna dell'amico Giuseppe Alberigo, e così avemmo il Dossetti "seconda maniera": perché un laico deve obbedire al Papa, un sacerdote, e ancora di più, e oggi si vede, eccome!, un vescovo e un cardinale, no! Ma questo è un altro discorso. Francesco Cossiga Caro Presidente, G razie per la sua lettera, molto interessante. Vi sarebbero state quindi nel pensiero politico di Dossetti due fasi distinte. Nella prima sarebbe stato soprattutto uno dei principali redattori della Costituzione italiana. Mentre nella seconda avrebbe ispirato la linea politica di Romano Prodi e di quei cattolici democratici che hanno creduto nell'alleanza con la sinistra radicale. Ascoltando le dichiarazioni con cui Prodi ha annunciato che non si presenterà alle prossime elezioni, mi sono chiesto se non riconoscesse implicitamente il fallimento del progetto dossettiano e non facesse un gesto simile a quello con cui Dossetti, deluso dalla sua esperienza, lasciò la vita politica. Prodi non prenderà i voti, naturalmente. Ma non credo che rimarrà con le mani in mano. Sarà interessante seguirlo nella sua prossima incarnazione.

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<È in questi anni che nasce la questione femminile> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 09-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-02-09 num: - pag: 48 categoria: REDAZIONALE La società La storica Anna Bravo: "Fu il lavoro a dare una svolta nel cammino verso l'emancipazione" "è in questi anni che nasce la questione femminile" I n città l'epoca bella ha il ritmo leggero dei café-chantant (il primo, il salone Margherita di Napoli, nasce nel 1890), delle canzonette di Lina Cavalieri, delle seducenti danze della Bella Otero. Le vetrine delle boutique e le réclame dei grandi magazzini (quello della ditta Bocconi a Milano s'inaugura nel 1889) solleticano il consumismo delle frivolezze. Ma se appena ci si sposta nelle campagne, è tutta un'altra musica. Qui invece di eleganti signore col cagnolino e sinuose attricette ci sono le contadine, le spigolatrici, le allevatrici di bachi da seta e di animali da cortile. "La fine dell'Ottocento e i primi anni del nuovo secolo rappresentano una fase di grande cambiamento per le donne", dice la storica Anna Bravo, studiosa dei movimenti sociali e attenta alla questione femminile. "è un'epoca di transizione verso la società di massa, tutto comincia a essere pensato per i grandi numeri. Nelle campagne le contadine lavorano duramente, e spesso all'interno di aziende familiari dove il loro contributo non è riconosciuto. Proprio in questi anni aumenta l'esodo verso le città dove con lo sviluppo dell'industria e dei commerci, i crescenti compiti dello stato e le conquiste della tecnica (l'invenzione del telefono, per esempio) nascono una serie di nuovi impieghi: alle maestre si affiancano le centraliniste, le segretarie, le commesse". L'immaginario della Belle Epoque, con tutto il suo armamentario di mondanità, paltoncini "serrés à la taille", lusso civettuolo e sogni di celluloide alimenta culturalmente l'emancipazione femminile ma il grosso lo fa proprio il lavoro. "Il lavoro porta in mezzo alla gente, spinge le donne a confrontarsi, a vestirsi in un certo modo per uscire di casa, e soprattutto può renderle economicamente indipendenti: molte per esempio cominciano a pensare che il matrimonio non sia un passo obbligato". La prima ondata di industrializzazione in Italia è piuttosto selvaggia e spesso chi arriva nelle grandi città dalle campagne rischia di non trovare una collocazione e di finire ai margini. "Per venire incontro ai bisogni delle donne, perché la città non sia percepita come nemica, a Milano, per esempio, nel 1899 nasce l'Unione nazionale femminile, uno dei fari dell'emancipazionismo. Vi militano fianco a fianco socialiste, cattoliche, ebree, laiche, borghesi e nobildonne con il sogno di una nuova società e un modello di cittadinanza in cui lo stato abbia maggiori doveri. Tra le figure più significative di questa Belle Epoque - prosegue Bravo - c'è Ersilia Maino, la fondatrice del famoso asilo Mariuccia. Una signora dell'élite milanese che si preoccupava di togliere dalla strada le ragazze sbandate. Sempre in questi anni, si può citare l'esperienza della scrittrice Sibilla Aleramo, che con un gruppo di colleghi aveva fondato una scuola per l'alfabetizzazione degli adulti nell'Agro Romano". Lo scoppio della prima Guerra Mondiale polverizza la Belle Epoque e segna un punto di non ritorno per la condizione femminile: "Le donne sostituiscono gli uomini chiamati a combattere. Molte vanno nei campi, moltissime nelle fabbriche, fino a questo momento considerate un territorio prevalentemente maschile. Le italiane sperimentano il lavoro collettivo, fanno gli scioperi, sono in prima fila nelle manifestazioni contro la guerra. è vero che dopo quattro anni vengono rispedite al loro posto, ma ormai non sono più le stesse". Carlotta Niccolini Vite comuni Un'operaia del tessile e una contadina. Nelle fabbriche o nei campi, la donna acquista a fine '800 importanza in ambito lavorativo. Un peso che si accentuerà durante la Prima guerra mondiale (foto archivio Touring).

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Spello, dall'Umbria spirituale parte la campagna di Walter (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 09-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Veltrontour Spello, dall'Umbria spirituale parte la campagna di Walter Per la campagna delle primarie Pd aveva scelto di partire dalla scuola di Barbiana, quella di don Lorenzo Milani. Per la campagna elettorale Walter Veltroni sceglie un altro luogo-simbolo del cattolicesimo povero e 'disobbediente', la cittadina umbra Spello (Perugia). Il luogo della "spiritualità del silenzio", sede della comunità Charles de Foucauld, eremita, geografo, trappista, fondatore della comunità dei Piccoli fratelli che fu di Carlo Carretto ed è di Arturo Paoli. Domenica mattina il segretario del partito democratico pronuncerà il suo "discorso per l'Italia" (così lo ha definito), primo appuntamento di una campagna elettorale che ufficialmente partirà la settimana successiva, domenica 17, a Pescara da dove partirà il pullman di Veltroni che in due mesi toccherà tutte le province italiane. Una scelta carica di simboli, quella di Spello. Piace all'anima laica del Pd 'ma anche' a quella cattolica e apostolica. In questi stessi giorni la cittadina è anche sede, insieme a Perugia, di una mostra del pittore Pinturicchio, originario del posto. Splendida location, dunque, per una cerimonia che si annunciata esclusiva e rispettosa dello stile del luogo, con qualche giornalista e pochissimi invitati. Ma il 'popolo democratico' potrà seguirla sugli schermi. A trasmettere il discorso in diretta, l'affezionata Nessuno tv e la nuovissima Democratica tv al suo battesimo. Si tratta del canale web visibile dal nuovo sito del Pd (www.partitodemocratico.it), presentato ieri a Roma dallo stesso Veltroni.

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