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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

Torna all’indice di Febbraio 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DELl’8-2-2008       #TOP


 

I liberali e l'alleanza coi radicali ( da "EUROPA.it" del 08-02-2008)

Abstract: è una parentesi di tre secoli, quelli dell'Illuminismo, e all'interno di quella parentesi ce n'è una più piccola, i 50-100 anni dell'Italia liberale: un niente, per di più già concluso, nei 1600-1700 anni del dominio cristiano dell'Italia. Sicché il problema vero è ora chiudere la parentesi grande, appunto l'Illuminismo.

Quei laici a Campo Marzio ( da "EUROPA.it" del 08-02-2008)

Abstract: odierno antiabortista "cattolico romano") e i giovanissimi Eugenio Scalfari, Giovanni Spadolini, Vittorio De Capraris, Francesco Compagna. E c'erano i laici ex azionisti (Salvatorelli, La Malfa) e i salveminiani (lo stesso Salvemini e Ernesto Rossi). Talvolta s'incontravano da Rosati in via Veneto (La sera andavamo in via Veneto,

LE INCOGNITE DEL VOTO PLANETARIO ( da "Stampa, La" del 08-02-2008)

Abstract: intransigente laicismo individualista di Zapatero, ha spinto la Chiesa a sostituirsi al partito afono di Rajoy che essa critica e disprezza. I vescovi hanno deciso scendere in piazza, supplendo con la politica d'urto la mancata scomunica vaticana di Zapatero, dopo essersi accorti che i sondaggi assegnano al partito socialista un vantaggio per ora incolmabile:

Boicottaggio ingiustificato Guardo con estremo interesse alla Fiera di Torino dedicata a I ( da "Stampa, La" del 08-02-2008)

Abstract: Ho trovato posto in un ospedale cattolico, quindi obietto"). Vorrei comunque far presente che l'obiezione di coscienza è uno strumento ambivalente, che può essere manifestato e fatto valere da entrambe le parti. Se i laici cominciassero a "obiettare coscienza" nei confronti dei medici (e degli altri professionisti) che antepongono le ragioni

CON TUTTO il rispetto e l'attenzione verso i "fratelli ma ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 08-02-2008)

Abstract: inquietante sintonia tra la posizione ebraica e un certo laicismo giacobino italiano, entrambe allergiche alla pretesa di Cristo e alla sua permanenza contemporanea nel mondo. "Dialogo - ha ripetuto Benedetto XVI nell'incontro col clero romano di ieri - vuol dire rispetto dell'altro, ma questa dimensione del dialogo, cosi necessario, non esclude l'annuncio del Vangelo,

Paure, trame e pentimenti nella diaspora della Quercia pag.1 ( da "Giornale.it, Il" del 08-02-2008)

Abstract: migliorista emiliano già della Lega Coop, non ha mai fatto, ponendosi da anni come faro del laicismo illuminato e conquistandosi galloni di socialista a prova di bomba. Definizione difficile da applicare per il napoletano Roberto Barbieri o per il fondatore dell'Arcigay Franco Grillini, che si sono intruppati con Boselli assieme ad Angius.

Delirio antisemita Su un blog l'elenco dei"professori ebrei" ( da "Stampa, La" del 08-02-2008)

Abstract: anche nomi di docenti cattolici o laici (come Gian Enrico Rusconi e Chiara Saraceno, editorialisti della Stampa). Una roba sconclusionata e manicomiale, ma che in ogni caso nessuno vuole sottovalutare. Intanto perché, fra il successo degli storici negazionisti, le polemiche attorno alla Fiera del libro di Torino e anche qualche marginale ma stupefacente presa di posizione politica,

Pannunziani immaginari ( da "Stampa, La" del 08-02-2008)

Abstract: politici vogliono accreditarsi come eredi del grande laico-liberale, richiamarne alla memoria la singolarità umana ed intellettuale che rende vane tutte le rivendicazioni di continuità con Il Mondo, di cui Pannunzio fu iniziatore, regista e leader carismatico. Si è soliti qualificare Pannunzio grande direttore, maestro di giornalismo, raffinato uomo di cultura e continuatore dello "

Ferrara: lista Formigoni per la vita ( da "Corriere della Sera" del 08-02-2008)

Abstract: Una lista di scopo per la moratoria sull'aborto guidata dal governatore della laica e progredita Lombardia, un cattolico con i fiocchi". Su Panorama in edicola oggi, Ferrara definisce Roberto Formigoni (in basso) "l'uomo giusto" e prevede un "risultato sicuro: apparentata con la coalizione di centrodestra, questa lista prenderebbe molti buoni voti".

Cellula dei collettivi contesta il vescovo E lui fa l'elogio del '68 ( da "Corriere della Sera" del 08-02-2008)

Abstract: Noi siamo funzionari dello Stato e dobbiamo applicare le regole. Per cambiarle ci sono altre sedi". A quel punto non è restato che riarrotolare lo striscione pro scuola laica, consegnare un paio di volantini ai poliziotti e andarsene affidando la propria rabbia alla versione postmoderna del ciclostilato in proprio, un comunicato via e-mail per denunciare "

Foibe Non infangate la memoria Cara "Liberazione", apprendiamo con viva soddisfazione che il comune di Roma ha vietato l'uso del Teatro Brancaccio alla Consulta Studentesca, egemon ( da "Liberazione" del 08-02-2008)

Abstract: I No Vat erano stati tra i protagonisti della manifestazione contro la visita di papa Ratzinger all'università La Sapienza di Roma, un mese fa (in particolare della Frocessione laica del pomeriggio). Facciamo Breccia via e-mail Nichi Vendola La precisazione di Merlo Caro direttore Sansonetti, sono contento di potermi leggere su Liberazione,


Articoli

I liberali e l'alleanza coi radicali (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 08-02-2008)

 

LIB I liberali e l'alleanza coi radicali FEDERICO ORLANDO L'Italia si sta spaccando sui temi bioetici e c'è chi teme che, se una destra vittoriosa innesterà la retromarcia legislativa verso il medioevo, "gli italiani si ribelleranno", come dice la ministra Livia Turco facendosi uscire il fiato (La Stampa). Nelle stesse ore, all'Auditorium di Roma, il presidente Scalfaro diceva della Costituzione: "Parlare di religione di stato è una bestemmia. Lo stato non ha religione. Lo stato è laico: me lo hanno insegnato non i massoni, ma i preti a catechismo" (l'Unità, fascia rossa). Infine, mentre il papa proclamava a San Pietro "Difendere la vita prima della nascita", Carlo Casini, Movimento per la vita, diceva che i medici uccidono i prematuri mettendoli fuori della finestra (deve aver letto in gioventù L'Innocente di D'Annunzio); e a Cassino Ferrara e Binetti venivano contestati da studenti contrari alla guerra contro "Le donne senza voce" (Miriam Mafai, la Repubblica). Dove l'unica cosa misteriosa è perché mai le donne abbiano perso la voce (quella propria, intendo, non quella nostra). La stessa cosa si potrebbe dire dei liberali del Pd: ma c'è una differenza, le donne sono metà della popolazione italiana, e se s'incavolano saranno i loro persecutori a finire stavolta sulla graticola; i liberali, invece, sono flatus vocis, e anche se s'incavolano non succede niente, salvo la fine del "pluralismo" del Pd. Naturalmente, i senzavoce rendono più veristica l'opinione del clericale Liberal, edito da Adornato. Egli stima che nella civiltà cristiana c'è una parentesi di tre secoli, quelli dell'Illuminismo, e all'interno di quella parentesi ce n'è una più piccola, i 50-100 anni dell'Italia liberale: un niente, per di più già concluso, nei 1600-1700 anni del dominio cristiano dell'Italia. Sicché il problema vero è ora chiudere la parentesi grande, appunto l'Illuminismo. "Quante se ne devono fare per mangiare", sentivamo dire da bambini. Forse è per questo che al franco dispiegarsi di tesi clericali (manca solo, ma aspettate dopo le elezioni, che dalla 194 si passi al divorzio), fa riscontro il mutismo degli eredi di Baslini, di Fortuna, tutti impegnati ? dicesi in sala stampa ? ad assicurarsi un altro posto in parlamento. Pannella sostiene che per quei posti c'è un veto su di lui: "Coerentemente dubito ? ha detto infatti la senatrice Binetti ? che ci possa essere omogeneità programmatica coi radicali" (Corriere della sera). Non v'è dubbio, infatti alla Binetti non c'è da obbiettare. Ma a Bianco, Maccanico, Zanone, D'Amico, Amato, Bassanini, Salvati, e agli altri che sono o si dichiarano liberali, il veto sembra "coerente"? Restiamo in attesa.

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Quei laici a Campo Marzio (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 08-02-2008)

 

MARIO PANNUNZIO Il 10 febbraio quarant'anni dalla morte Quei laici a Campo Marzio "Il Mondo", de nito "uno dei frutti più alti della cultura liberale del Novecento", sognò la "terza via" fra centrismo e Fronte popolare FEDERICO ORLANDO I gatti che ogni venerdì ci vedevano arrivare prima dell'alba alla stazione della Piccola Città, alla fine non scappavano più: avevano imparato le nostre immagini , tre o quattro studenti universitari di area liberale, che una volta alla settimana cadevamo dal letto per trovarci al treno in arrivo da Roma alle 5. Tra i giornali, c'era il pacchetto del Mondo, sette-otto copie, tante se ne vendevano nella Piccola Città, e trentamila in tutta Italia. La storia era cominciata dopo la grandinata di De Gasperi il 18 aprile 1948: i laici (generica e impropria etichettatura per liberali, repubblicani e socialdemocratici) avevano cuore e cervello divisi a metà, una guardava al leader trentino nel centrismo, antagonista del fronte popolare e della destra nostalgica; l'altra alla nostra condizione di "figli del risorgimento", ridotti in estrema minoranza fra democristiani e comunisti. La sinistra liberale non perse tempo: mentre il vecchio partito mandava i suoi uomini del prefascismo nel governo centrista, i "crociani" aprivano in Campo Marzio la redazione del Mondo, fondatore e direttore Mario Pannunzio: che già aveva fondato e diretto (1944-47) Risorgimento liberale. C'erano Carandini, Paggi, Villabruna, Libonati, Panfilo Gentile, Mario Ferrara (il nonno dell'odierno antiabortista "cattolico romano") e i giovanissimi Eugenio Scalfari, Giovanni Spadolini, Vittorio De Capraris, Francesco Compagna. E c'erano i laici ex azionisti (Salvatorelli, La Malfa) e i salveminiani (lo stesso Salvemini e Ernesto Rossi). Talvolta s'incontravano da Rosati in via Veneto (La sera andavamo in via Veneto, rievocherà Scalfari). Il primo numero del Mondo uscì nel gennaio 1949, l'ultimo nel 1966. Due anni dopo, il 10 febbraio 1968, morì anche il grande direttore. Il Mondo fu il "giornalepartito" nel partito liberale, di cui favorì la scissione dai conservatori di Malagodi nel 1955, e fuori dal partito, per una progressiva uscita dal centrismo, ma in chiave liberale, laica, antimonopolista, europeista. Non in chiave socialista. Perciò piaceva poco a Saragat. Dalla scissione nacque il primo Partito radicale, col berretto frigio nel simbolo. La laicità della repubblica, vera linfa intellettuale e morale del Mondo, era come David fra due Golia, il clericalismo bianco e quello rosso. Ma i crociani del "Partito radicale dei liberali e dei democratici", come si chiamavano, abituati più al pensiero politico che all'azione di partito, presto furono scavalcati da un nuovo Pr, più anglosassone che crociano, più libertario che liberale, con l'avvento di Marco Pannella: profetico come Capitini o Dolci, diceva Calogero; non senza qualche "debito ideale" con Giovanni XXIII papa del Concilio, conciliava Spadolini. La battaglia laica del Mondo diventa così la battaglia anticlericale contro "il regime", la cui arretratezza rispetto al paese i radicali di Pannella dimostreranno col referendum sul divorzio. Ma chiedersi se il laicismo liberale di Pannunzio e del Mondo abbia aperto la strada al radicalismo dei pannelliani è ozioso (comunque, non l'aprì certo ai "radicali" della de-generazione berlusconiana). Il Mondo non parlava di "regime", parola che allora era sinonimo di "fascismo". Piuttosto giudicava naturalmente illiberale un sistema che affidava la funzione di governo al partito clericale (assai più democristiano che sturziano) e quella di opposizione al partito comunista, la cui "specificità italiana" era un mix di riscatto sociale e di obbedienza ereditaria delle masse, indirizzate in senso progressivo dall'egemonia degli intellettuali. La strategia del Mondo, in questa disperata guerra su due fronti, era la creazione di una "terza forza". Appunto liberale e laica. Padri ideali di Pannunzio erano Tocqueville e Croce, il primo con la sua ricerca di spazi alle minoranze in una democrazia dominata dalle "masse", il secondo con la "religione della libertà" contrapposta non solo e non tanto alle "antiche fedi religiose" in caduta, quanto agli assetti economici e sociali illiberali, ancorché derivati da esperienze oligarchiche di governo che si erano autodefinite liberali: primo fra tutti il monopolio (scuola economia comunicazione corporazione sindacato). Nella lotta al monopolio, gli amici del Mondo ricomponevano la disputa Croce- Einaudi (tuttora echeggiante) su estraneità o parentela fra liberalismo e liberismo. I due termini potevano farne uno, ma soltanto nella guerra al monopolio. Non per mettere bastoni fra le ruote dell'economia capitalistica, come pretendeva il socialmassimalista Riccardo Lombardi quando brindò alla nazionalizzione elettrica, ma per dare ossigeno e spazio alla libertà di competizione. Il sogno terzaforzista fallì, com'era fallita dopo la guerra l'illusione rosselliana del liberal-socialismo. Come su questo gravava la scomunica di Croce (l'ircocervo), così sulle speranze moderniste del Mondo pesavano le eredità storiche del risorgimento (mai un liberale si sarebbe chiamato repubblicano, e viceversa: solo Salvemini aveva pronto perfino il nome, "partito liberale-repubblicano"); e mai un austromarxista "turatiano" come Saragat si sarebbe unito in unica "forza" ai liberali (conservatori o laici che fossero): il suo disegno era, sì, anch'esso di una terza forza, ma socialista. In pratica, era il centrosinistra. Più realistica, come alternativa al centrismo, che non la via "socialdemocratica" di Bobbio; meno generosa di quella "laica" di Pannunzio, condannata dalla biografia della nazione a restare sempre di "estrema minoranza". Il potere che ne aveva precluso le prospettive e infranto il sogno, Pannunzio lo definiva, ricorda Giuseppe Bedeschi sul Sole 24 Ore, con queste parole: "Domina in Italia un potere radicato e penetrante, un governo segreto, morbido e sacerdotale, che conquista amici ed avversari e tende a snervare ogni iniziativa e ogni resistenza". Sembra il grande problema d'oggi del Partito democratico.

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LE INCOGNITE DEL VOTO PLANETARIO (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 08-02-2008)

 

Enzo Bettiza LE INCOGNITE DEL VOTO PLANETARIO Non s'era ancora vista una rincorsa di appuntamenti elettorali estesi, in un solo anno, su un arco planetario dall'Atlantico al Mediterraneo e poi dal Danubio fino alle coste del Pacifico russo. Si è appena votato in Serbia, si voterà a marzo in Russia e in Spagna, quindi il 13 aprile in Italia. Gli americani andranno in novembre all'urna di una decisione finale che però, sotto tanti aspetti vistosi, si è già preannunciata nel Supermartedì dominato dal duello stretto e non risolto tra Hillary Clinton e Barack Obama. Il superspettacolo americano, trionfando nei media mondiali, ha finito comunque per mettere in ombra i minori e più prevedibili circhi europei. Da tempo non si assisteva a una kermesse così vivida d'imprevisti e di tripudi etnici, sciali finanziari, stilettate e endorsement trasversali a sorpresa. Ha travolto la scena l'apparizione di personaggi storicamente inediti: la moglie famosa di un ex Presidente, un sopravvissuto del Vietnam, un cristiano nero, giovanile, rivelatosi un genio della comunicazione di massa, sulla cui riuscita nessun sondaggista avrebbe scommesso mezzo dollaro ancora un mese fa. Invece il duello tra il nero in strepitosa ascesa e la candidata bianca in difficoltà ha dato l'impressione di svolgersi, più che all'interno del partito democratico, già alle soglie della Casa Bianca. La campagna, neanche a metà strada del suo lungo percorso, è stata di fatto monopolizzata mediaticamente dalla contrapposizione Hillary-Obama: non più star di un medesimo partito, bensì Presidenti in pectore di due partiti antagonisti. Il senatore repubblicano McCain, seppure ben piazzato, ha dato al confronto l'impressione di arrancare onorevolmente in salita come l'astro nascente di un terzo partito. Si è visto emergere dall'anonimato soprattutto l'astro ormai fulgido, hollywoodiano di Obama, idolatrato dai giovani d'ogni tinta e sostenuto da oltre il 40 per cento degli elettori bianchi. L'outsider erede nell'immaginario collettivo di Belafonte e di Luther King, legittimato dalla dinastia Kennedy, dal New York Times, dall'aggressivo e implacabile Murdoch, ha rotto il muro del suono in tredici Stati con percentuali da capogiro nel Sud. Nel New England clintoniano con Bob De Niro, su Internet con la canzone tratta dal suo celebre discorso "Yes we can", Obama ha sovrastato Hillary, se non nel conteggio confuso dei numeri, certamente nell'impatto d'immagine e perfino nei sostegni finanziari. È divenuto lui, in poche settimane, il vero protagonista delle elezioni. La stima del pubblico continua a confortare i discorsi competenti e lucidi di Hillary; ma l'entusiasmo irrazionale, l'ebbrezza infantile delle folle, ruotano intorno alla figura snella e alle parole seducenti del grande comunicatore che, rivolgendosi a "tutti i fratelli americani", parla di cambiamento, di futuro, di riconquista delle frontiere perdute. Comunque vada a finire, milioni di bianchi e neri vedono Obama già seduto, da Presidente demiurgico, nello studio ovale che fu di Roosevelt e di Kennedy. Mentre sulla scena americana predominano le novità di una democrazia spregiudicata e vitale, la Russia si prepara al voto del 2 marzo in un clima, opposto, di grigia farsa democratica. Tutto vi è stato meticolosamente preparato per consegnare Putin all'eternità. Nessun brivido, nessuna svolta all'orizzonte. Le brutte sorprese eliminate, i concorrenti pericolosi imbavagliati, televisioni confiscate e giornali allineati, Putin succederà per la terza volta a Putin in veste di onnipotente primo ministro al fianco di un Presidente di cartapesta. Costui, per chi non lo sapesse, si chiama Dmitry Medvedev, ha quarantadue anni ed esibisce le stimmate del perfetto palafreniere del Presidente uscente. "Uomo della forza" dell'onnipervasivo clan putiniano di Pietroburgo, presidente del colosso energetico Gazprom, primo vice primo ministro, egli deve tutto ciò che è al protettore che lo ha fatto nominare candidato alle presidenziali dal partito di maggioranza Russia Unita. La sceneggiata pseudoliberale ha avuto inizio con una sorta di giuramento aulico pronunciato in pubblico da Medvedev: "Se diventerò il capo dello Stato, offrirò a Vladimir Vladimirovic Putin la guida del governo". Non esistono motivi che possano farci dubitare della solenne promessa. Escogitata per aggirare la Costituzione che non gli consente, almeno per ora, un terzo mandato, essa offrirà a Putin la possibilità di restare, mimetizzato o meno, l'autentico zar del Cremlino sostenuto peraltro da un altissimo tasso di popolarità. Insomma, l'elezione a Mosca si è chiusa prima d'incominciare. Rispetto al presente pietrificato in Russia, al futuro in attesa negli Stati Uniti, la Spagna si prepara a fare una volta di più i conti, il 9 marzo, con i fantasmi del suo passato. Il confronto elettorale in atto, più che tra il partito socialista di Zapatero e quello popolare di Rajoy, sta assumendo i connotati inquietanti di uno scontro diretto tra lo zapaterismo ideologico e i vescovi madrileni che lo combattono e ripudiano. Sono noti gli impegni presi quattro anni fa dal governo di Zapatero, poi rigorosamente mantenuti, nel campo dei diritti civili e individuali. Matrimoni gay, aborto, eutanasia, divorzio istantaneo, educazione libertaria nelle scuole: tutti censurati dall'episcopato che ha mobilitato la piazza cattolica e diffuso perfino una sorta di manifesto contro la "almodovarizzazione" di una nazione di antiche radici cristiane. Zapatero, un falso timido, col suo ultralaicismo blindato in un ferreo quadro legislativo, non ha receduto di un passo nel corso del quadriennio. Di più, non ha trovato nel leader del partito contendente, il conservatore Mariano Rajoy, esangue controfigura di Aznar, un avversario capace di affrontarlo con armi culturalmente adeguate su un terreno dove la grande posta è, più dell'economia o dei rapporti con l'Eta, l'esistenza profonda delle persone e della società: la vita, la morte, la nascita, la parità fra i sessi e la totale libertà omosessuale legalizzata dal rito matrimoniale. L'assenza di una risposta politica, all'altezza dell'intransigente laicismo individualista di Zapatero, ha spinto la Chiesa a sostituirsi al partito afono di Rajoy che essa critica e disprezza. I vescovi hanno deciso scendere in piazza, supplendo con la politica d'urto la mancata scomunica vaticana di Zapatero, dopo essersi accorti che i sondaggi assegnano al partito socialista un vantaggio per ora incolmabile: 44,5 percento (due in più rispetto al 2004) contro il 38,7 dei popolari. Ora, il punto allarmante di questo scontro scoperto, privo di intermediazioni, tra Chiesa e partito socialista, riporta alla memoria di tanti spagnoli moderati i tempi della guerra civile: tempi tristi, in cui Franco sposava la spada all'altare mentre, sulla trincea repubblicana, socialisti anticlericali e anarcosindacalisti non andavano per il sottile nella caccia ai preti e alle suore. Se Zapatero vincerà, com'è probabile, non potrà non cercare di spegnere quei brutti ricordi, serpeggianti nel sottofondo di una campagna dominata e pericolosamente avvelenata dai temi etici. Zapatero, pur fermissimo nelle sue idee discutibili, si è mostrato tutt'altro che un politico ottuso o un vincitore arrogante. Non è da escludere che, se giungerà al traguardo una seconda volta, tirerà fuori la carta di un accordo flessibile con i vescovi madrileni, alla cui militanza politica si oppongono, fra l'altro, diversi porporati catalani, baschi e galiziani. Per questi, forse più dello scontro sui cosiddetti temi etici sensibili, contano le promesse socialiste sul federalismo e la linea di trattativa coi terroristi dell'Eta. Che dire, a questo punto, del 13 aprile italiano, al di là di tutto ciò che abbiamo visto nel video, ascoltato nei dibattiti, letto nei giornali? "Berlusconi again!", esclama sardonico l'Economist non potendo più dire "never again". La Serbia è uscita dalle urne più bloccata che mai, con un Presidente rieletto che lancia saluti all'Europa, mentre il suo primo ministro, il coriaceo Kostunica, già lo contraddice parlando di una "truffa europea" ordita alle spalle di Belgrado con l'invio di una missione civile nel Kosovo secessionista. Se i Balcani minacciano di restare balcanizzati, speriamo che in aprile, a prescindere da Berlusconi, l'Italia esca dall'autobalcanizzazione degli ultimi anni e dal blocco parlamentare degli ultimi diciannove mesi. Le buone intenzioni trapelano di giorno in giorno, sia dal centrodestra che dal centrosinistra. Ma con le sole buone intenzioni, diceva il poeta, non si fa buona letteratura. Sarebbe auspicabile che, dopo il voto d'aprile, vincitori e vinti estendessero quella raccomandazione scettica e austera in una dimensione extraletteraria. Quando le ottime intenzioni non diventano azioni, non si fa altro che pestare nel vuoto di una pessima politica. CONTINUA A PAGINA 33.

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Boicottaggio ingiustificato Guardo con estremo interesse alla Fiera di Torino dedicata a I (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 08-02-2008)

 

Sraele. Trovo il boicottaggio ingiustificato: non credo proprio che tutti gli scrittori ebrei appoggino la politica d'Israele, ma soprattutto molti scrittori israeliani sono indiscutibilmente migliori della politica del loro Paese. DONATELLA TULLI L'orrore della Shoah a FestivalStoria Rinviando a un più meditato articolo una mia analisi e proposta in merito all'ormai vexata quaestio della Fiera del Libro, non posso lasciar passare in silenzio alcune delle pesanti insinuazioni contenute nell'intervento di Gadi Luzzatto Voghera (La Stampa di ieri). Al di là delle oscure allusioni ad ambienti torinesi nei quali la critica a Israele sarebbe uno schermo di un vetero, ineliminabile antisemitismo, mi riferisco all'attacco a FestivalStoria, da me ideato e diretto, accusato di non aver dato spazio al "dibattito" sul tema del rapporto tra politica, etnos e religione in Israele. Ribadito che il terreno della Storia è quello della conoscenza, ossia dell'accertamento dei fatti, attraverso testi e documenti; precisato che in occasione dell'incontro posto "sotto accusa" la presenza in sala sconsigliava dibattiti onde evitare di trasformarli in risse da talk show televisivo; mi corre l'obbligo di ricordar che in quell'evento a cui partecipavano uno scrittore palestinese, una giornalista svedese e due analisti israeliani (che si sono definiti in esordio, e ripetutamente, "patrioti"), sono stati forniti dati di fatto, cifre ed elementi non contestabili se non sulla base di quel "pregiudizio ideologico" che si vuole imputare a "certa sinistra". Aggiungo, infine, che negli oltre trenta eventi di cui si componeva la passata edizione (la III) del Festival - che hanno visto la partecipazione di molti israeliti, come le precedenti: nella II abbiamo inaugurato con la presenza del rabbino capo di Torino, il dr. Szomech - il tema più frequente è stata la Shoah e l'orrore che rappresenta nella Storia di ogni tempo, con precisa denuncia delle responsabilità di tutti i persecutori. ANGELO D'ORSI I post-marxisti italiani e le ragioni di Israele Ci fa molto piacere che l'on. Fassino, con la sua lettera al Corriere, abbia contestato l'indegno boicottaggio avvenuto alla Fiera del Libro di Torino contro la letteratura ebraica e quindi contro Israele. Ci aveva fatto altresì molto piacere che un vecchio comunista non pentito come Valentino Parlato avesse usato argomenti analoghi sul Manifesto. La nostra impressione purtroppo è che, nonostante i convincimenti di Fassino e Parlato, la sinistra italiana di origine marxista non comprenda ancora le ragioni di Israele e tanto meno la questione politica che pone la difesa dello Stato ebraico. È per questo motivo che ci troviamo davanti a indegnità come quelle della Fiera di Torino: Fassino e Parlato appaiono in minoranza all'interno della loro area politica. Del resto non ci si può stupire se la terza autorità dello Stato, durante la trasmissione di Lucia Annunziata, dice impunemente che Israele è un luogo dell'anima. Al contrario dell'on. Bertinotti io credo fermamente che Israele esiste ed è, con grande evidenza, il luogo della democrazia in Medio Oriente. Chi non capisce questo concetto e non lo sostiene si fa portatore di antidemocrazia. FRANCESCO NUCARA SEGRETARIO PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO Se il Pd non si allea con i radicali È il nuovo Partito democratico. Al punto tale da escludere dalle sue possibili alleanze l'unica forza politica autenticamente laica e liberale: quella radicale. Gli italiani hanno bisogno di chiarezza, dice Veltroni. E io ne sono più che mai convinto! RENATO PATELLI, VERONA Obiezione di coscienza verso i medici obiettori Ho letto con interesse e sgomento la vicenda della signora che si è vista rifiutare da numerose strutture ospedaliere della Capitale la somministrazione della "pillola del giorno dopo", normalmente acquistabile, anche senza prescrizione medica, in molti paesi civili. Non trovo consolante che in molti dei casi riportati l'obiezione di coscienza sia probabilmente strumentale o "di scambio" ("Ho trovato posto in un ospedale cattolico, quindi obietto"). Vorrei comunque far presente che l'obiezione di coscienza è uno strumento ambivalente, che può essere manifestato e fatto valere da entrambe le parti. Se i laici cominciassero a "obiettare coscienza" nei confronti dei medici (e degli altri professionisti) che antepongono le ragioni (?) della fede al corretto e umano svolgimento dei propri compiti, si creerebbe una salutare frattura. Gli uomini di scienza potrebbero lavorare adeguandosi alle spinte propulsive e alle nuove scoperte della libera ricerca; gli altri potrebbero tranquillamente proseguire a curare i pazienti coi pannicelli caldi e le novene, evitandosi il disturbo di opporre rifiuti giustificati con l'obiezione. I pazienti da chi sceglierebbero di farsi curare? GIUSEPPE BURGIO, TREVISO Lo Stabile di Catania da Baudo a Buttafuoco Porca miseria, giusto ieri che proprio La Stampa pubblicava il borsino dei teatri d'Italia con Catania in crescita, giusto adesso che mi è stato ordinato dai padroni - da Scapagnini e dalla sua volpe, Lombardo - di ridurre e mettere in scena uno dei tanti febbrili libri di Alfio Caruso, questo se ne usciva con un commento sulle stesse pagine denunciando il tradimento di libertà e autonomia dello Stabile, fogna di lottizzazione inarrestabile (come se il mio predecessore, Pippo Baudo, non fosse stato nominato dagli stessi)? PIETRANGELO BUTTAFUOCO PRESIDENTE DEL TEATRO STABILE DI CATANIA A differenza di Buttafuoco, Pippo Baudo mai ha firmato la prefazione a un libro apologetico su Lombardo (quelle malelingue dei catanesi ne hanno approfittato per definire Buttafuoco "il biografo del biografo"), né ha invitato in una sua trasmissione Lombardo in concomitanza con la propria nomina a presidente dello Stabile. \.

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CON TUTTO il rispetto e l'attenzione verso i "fratelli ma (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 08-02-2008)

 

Ggiori", e alla luce dell'attenzione di Paolo VI verso il mondo ebraico e della preghiera di Giovanni Paolo II al Muro del Pianto, la polemica esplosa su una riformulazione del messale quaresimale appare francamente "lunare". Nel messale di San Pio X e fino a quello di Giovanni XXIII, i cattolici pregavano, nel periodo di Quaresima e Pasqua, anche per "la conversione dei perfidi ebrei". Nel "motu proprio" di Benedetto XVI sulla possibilità straordinaria di celebrare il rito eucaristico secondo il messale latino, non era stata prevista alcuna riformulazione della preghiera! Con l'inizio della Quaresima, il Santo Padre ha reso noto che, laddove si fosse usato straordinariamente il messale latino per le celebrazioni quaresimali, si sarebbe dovuto togliere da quella preghiera di conversione il termine "perfido". Una decisione, quella vaticana, che ad occhio nudo va incontro alla sensibilità degli ebrei e, per inciso, ha mandato su tutte le furie i cattolici tradizionalisti. Il significato latino della parola, infatti, è totalmente diverso dall'accezione italiana: perfido significa senza fede, incredulo, non certo crudele o perverso. UN GESTO di amorevolezza, quindi, che si scambia come una mina esplosiva per il dialogo ecumenico? E' vero che ultimamente si gioca a tiro a segno con le parole del Papa, che l'Italia ha recentemente dimostrato la sua intolleranza verso Benedetto XVI. Però, anche alla palese strumentalizzazione c'è un limite. Con il popolo ebraico c'è un dialogo speciale, diverso da quello con i musulmani; ciò detto, i fedeli dell'Antico Testamento non possono pretendere che i cristiani rinuncino al Nuovo. Perché pretendere di abolire tutta la preghiera significa, appunto, chiedere ai cattolici di non riconoscere in Cristo Gesù colui che è la via, la verità, la vita. "Ciò che abbiamo di più caro è Cristo stesso", è la risposta dello Staretz Giovanni, nell'anticristo di Solov'ev; è la medesima risposta di Pietro e dei discepoli al primo arresto, negli Atti degli Apostoli: "non possiamo che raccontare ciò che abbiamo visto". A nessun cattolico verrebbe in mente di pretendere l'incendio dei libri della Torah in tutte le sinagoghe, come precondizione a un qualsiasi dialogo. Colpisce e amareggia l'inquietante sintonia tra la posizione ebraica e un certo laicismo giacobino italiano, entrambe allergiche alla pretesa di Cristo e alla sua permanenza contemporanea nel mondo. "Dialogo - ha ripetuto Benedetto XVI nell'incontro col clero romano di ieri - vuol dire rispetto dell'altro, ma questa dimensione del dialogo, cosi necessario, non esclude l'annuncio del Vangelo, dono di verità che non possiamo avere solo per noi stessi, ma dobbiamo offrire agli altri". PERCIÒ, pregare in Quaresima, affidare a Jahvè la conversione, la luce per tutti, non può offendere nessuno. C'è da scommetterci che alcuni omuncoli laicisti prenderanno spunto dalle polemiche ebraiche ed eviteranno di soffermarsi su altri temi affrontati dal Papa, come la distruzione mondiale prodotta da nazismo e comunismo, e gli argomenti del peccato, dell'infermo e del giudizio. Eppure, sui loro giornali ha trovato comoda casa quel Ramadan che guida il boicottaggio di Israele alla Fiera del Libro di Torino. Ha ragione il Papa, allora: "Chi non lavora per il Paradiso, non lavora nemmeno per il bene degli uomini sulla terra". E Dio solo sa quanto bisogno ci sia di questo bene. * Capogruppo Udc alla Camera dei Deputati - -->.

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Paure, trame e pentimenti nella diaspora della Quercia pag.1 (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 08-02-2008)

 

Paure, trame e pentimenti nella diaspora della Quercia di Roberto Scafuri - venerdì 08 febbraio 2008, 07:00 Scelta compiuta invece da Gavino Angius, già comunista di rito strettamente dalemiano, quando ha lasciato i Ds all'ultimo congresso. "Purtroppo pretende oggi di darci lezioni di socialismo", ne lamenta la spregiudicatezza un parlamentare di spicco dello Sdi. Errore che uno come Lanfranco Turci, migliorista emiliano già della Lega Coop, non ha mai fatto, ponendosi da anni come faro del laicismo illuminato e conquistandosi galloni di socialista a prova di bomba. Definizione difficile da applicare per il napoletano Roberto Barbieri o per il fondatore dell'Arcigay Franco Grillini, che si sono intruppati con Boselli assieme ad Angius. Un vero peccato, visto che posti per ricandidarli in Parlamento non ce ne saranno. A meno che non tornino da Walter con il capo cosparso di cenere (ci stanno pensando). Nulla di grave, rispetto allo psicodramma che vivono in queste ore gli uomini di Fabio Mussi, un prudente postcomunista veltroniano che ha scoperto il socialismo negli ultimi mesi. La sua Sinistra democratica doveva essere lievito della sinistra unita, ma per ora di ingrossato è soltanto il fegato. Speravano di restare il trait-d'-union tra la sinistra bertinottiana e i soliti compagni di una vita, ma la scelta di Veltroni di tagliare i ponti li ha spiazzati. Qualcuno, come Famiano Crucianelli o il sindacalista Nerozzi, ha già fatto dietrofront. Altri, come la capogruppo Titti Di Salvo o la deputata Marisa Nicchi, si stracciano le vesti. "Come può Walter farci questo, lasciarci nelle mani di questi pericolosi comunisti?". Il bello è che i postcomunisti non si fidano affatto dei comunisti che militano in Rifondazione o Pdci. Seggi a disposizione nisba, e si sa poi quanto poco piacciano i "rinnegati". Mussi ha cercato di rappresentare le difficoltà dei suoi negli incontri della Sinistra Arcobaleno, provando persino a mettere i bastoni fra le ruote a Bertinotti. "I nostri elettori ds faticano ad amare Fausto", ha buttato lì. Oltre a un'alzata di spalle, ha ottenuto soltanto la richiesta di incontro con Veltroni per chiedere venia: "Walter, non lasciarci da soli, è un suicidio collettivo". "Soltanto un modo per stanarlo", interpreta la mossa un altro comunista avveduto, Antonello Falomi, tra i primi assieme a Pietro Folena a riparare nella rete bertinottiana.

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Delirio antisemita Su un blog l'elenco dei"professori ebrei" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 08-02-2008)

 

IL SITO INTERNET DI UN ANONIMO Delirio antisemita Su un blog l'elenco dei"professori ebrei" ROMA "Elenco professori universitari ebrei". Volete sapere per quale motivo Papa Ratzinger non è potuto andare alla Sapienza? E perché il Vaticano è sotto schiaffo dal mondo laicista? Risposta: in Italia esiste una potentissima lobby ebraica, specialmente di estrazione accademica, che dirige il mondo verso il peccato più immondo. La teoria - con annesso elenco di ebrei "cattivi" - è espressa in un blog dai contorni deliranti (http://re.ilcannocchiale.it) il cui titolare è naturalmente anonimo. L'esistenza e la diffusione della lista ha ovviamente mandato in fibrillazione la comunità ebraica romana, e ieri sono partite le denunce alla polizia postale. E questo malgrado la questione sia poi apparsa meno seria di quanto sembrasse a prima vista. Anzitutto, il blog (di estrazione cattolica, ma di una variante prossima alla follia) non appartiene a un'associazione, ma a un'unica persona. In secondo luogo, è pressoché privo di seguito. Ai suoi post (dai titoli come "boicotta Israele - Strappa la piattola dal culo del mondo") non corrispondono quasi mai commenti di visitatori, se non di scherno. Poi, l'elenco dei professori ebrei non è un elenco di professori ebrei, ma di sottoscrittori di una recente petizione contro il negazionismo, e pertanto contiene anche nomi di docenti cattolici o laici (come Gian Enrico Rusconi e Chiara Saraceno, editorialisti della Stampa). Una roba sconclusionata e manicomiale, ma che in ogni caso nessuno vuole sottovalutare. Intanto perché, fra il successo degli storici negazionisti, le polemiche attorno alla Fiera del libro di Torino e anche qualche marginale ma stupefacente presa di posizione politica, il clima attorno alla comunità giustifica un'attenzione costante. E poi perché il proliferare di siti di questa natura è impressionante. Quello in oggetto, per quanto frutto di una fantasia non del tutto equilibrata, sbandiera tutte le teorie e tutti i toni che in altre epoche hanno trovato seguaci, prima di nicchia e poi crescenti. Si esalta il dibattito nato dal negazionismo, si pubblicano raccapriccianti fotografie di palestinesi trucidati (sostiene il blog) dall'esercito sionista, si ridimensiona parecchio l'eccidio delle Fosse Ardeatine, e di conseguenza si chiede la grazia per l'esecutore, Erich Priebke. All'armamentario non manca nulla: gli ebrei come guerrafondai, strozzini globali, importatori di prostitute ed esportatori di morte. \.

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Pannunziani immaginari (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 08-02-2008)

 

E' mancato un uomo "intransigentemente antifascista in nome dell'intelligenza, intransigentemente anticomunista in nome della libertà, intransigentemente anticlericale in nome della ragione": così scrissero La Stampa, Le Monde e The Times alla morte di Mario Pannunzio, quarant'anni fa. Si rende necessario oggi, nel momento in cui tanti giornalisti e politici vogliono accreditarsi come eredi del grande laico-liberale, richiamarne alla memoria la singolarità umana ed intellettuale che rende vane tutte le rivendicazioni di continuità con Il Mondo, di cui Pannunzio fu iniziatore, regista e leader carismatico. Si è soliti qualificare Pannunzio grande direttore, maestro di giornalismo, raffinato uomo di cultura e continuatore dello "stile Longanesi". Attribuzioni tutte che hanno qualcosa di vero, insufficienti però a cogliere il nucleo più profondo ed autentico dell'opera sua, nitidamente iscritta nelle pagine di Risorgimento liberale (1944-47) e del Mondo (1949-66). Il direttore fu a tutto tondo un intellettuale antitotalitario che avvertì il dovere morale di farsi uomo politico per parlare alto e forte, in nome della libertà e della verità, contro gli integralismi e gli opportunismi: "L'uomo politico, se non vuole essere un puro faccendiere, è anch'esso un intellettuale, che vive pubblicamente e che fa con naturalezza la sua parte nella società". L'energia di Pannunzio si indirizzò soprattutto a rendere possibile il "miracolo politico" di colmare il grande vuoto della Repubblica, ossia la formazione di una terza forza liberale e democratica in grado di dare risposte europee ed occidentali all'Italia in trasformazione. Tale impresa, che non riuscì né agli azionisti, né ai liberali che si attestarono sulla sponda conservatrice, né ai socialisti democratici e ai repubblicani che coltivarono gelosamente le radici storiche, finalmente trovò ne Il Mondo il suo alto laboratorio. Solo Pannunzio riuscì a mettere insieme nelle pagine della rivista una terza forza che espresse, prima con l'appoggio critico al centrismo e poi nei prodromi del centro-sinistra, una linea pragmatica liberaldemocratica e riformatrice capace di confrontarsi con i giganti democristiani e comunisti e con i nani conservatori e reazionari. Certo Pannunzio diede vita solo ad una rivista, ma attraverso di essa e con i collegati convegni a tema (1955-62), fu possibile la preparazione di una piattaforma politica concreta, niente affatto utopistica o illuministica, che si addiceva ai bisogni del tempo, anche se poi fu tradita dal centro-sinistra. È vero, si trattò di un gruppo di pressione privo di quell'esercito partitico ed elettorale che fu sempre destinato al fallimento. Ma senza la determinazione intellettuale, la chiarezza politica e la forza carismatica di Pannunzio non sarebbe neppure esistito quell'isola liberaldemocratica in grado di mettere insieme persone di diversi orizzonti ideali - crociani e salveminiani, idealisti ed empiristi, cattolici liberali ed anticlericali volterriani. Continuano a circolare diversi luoghi comuni sul mito di Pannunzio. Ma il suo a-fascismo degli anni Trenta non ebbe nulla a che fare con il frondismo di Longanesi che nel dopoguerra divenne l'avversario qualunquista e Borghese del Mondo. Il suo anticomunismo non fece sconti agli "utili idioti" che fiancheggiavano il Pci calpestando la libertà e l'autonomia della cultura. Ed il suo laicismo ebbe come bersaglio quei clericali che anche allora volevano indicare cosa è la "vera laicità": sicché viene oggi da sorridere quando un esponente di Forza Italia, che ha espresso il giudizio secondo cui "il laicismo è peggiore del nazismo e del comunismo", pretende di parlare sull'origine tocquevilliana del liberalismo di Pannunzio. A quarant'anni dalla scomparsa è meglio stendere un velo su quanti si proclamano eredi, e dedicarsi piuttosto a rileggere testualmente il legato del grande antitotalitario: "Per anni abbiamo sollecitato socialisti e repubblicani, liberali autentici ed indipendenti, a costruire alleanze democratiche, fronti laici, terze forze; abbiamo denunciato l'invadenza clericale, il sottogoverno delle maggioranze, i connubi tra mondo politico e mondo economico. Abbiamo deplorato con ostinazione la chiusura irrimediabile del mondo comunista alle sollecitazioni della libertà". Era il 1966, eppure sembra quasi la parola giusta per l'oggi.

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Ferrara: lista Formigoni per la vita (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-08 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE La proposta Ferrara: lista Formigoni per la vita MILANO - Giuliano Ferrara (foto in alto) lancia la sua proposta: "Una lista di scopo per la moratoria sull'aborto guidata dal governatore della laica e progredita Lombardia, un cattolico con i fiocchi". Su Panorama in edicola oggi, Ferrara definisce Roberto Formigoni (in basso) "l'uomo giusto" e prevede un "risultato sicuro: apparentata con la coalizione di centrodestra, questa lista prenderebbe molti buoni voti". "Formigoni e la sua lista saprebbero mediare con tutti - spiega -, associare il dissenso laico dei radicali come Lorenzo Strik Lievers e di noialtri non credenti", ma darebbe anche "uno sbocco a tanta parte del pensiero cattolico".

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Cellula dei collettivi contesta il vescovo E lui fa l'elogio del '68 (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-02-2008)

 

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Lombardia - data: 2008-02-08 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Mantova Mons. Busti incontra i dirigenti scolastici. La polizia tiene lontani gli attivisti di "Aca Toro" Cellula dei collettivi contesta il vescovo E lui fa l'elogio del '68 Un gruppetto di studenti manifesta per la laicità della scuola mentre il vescovo incontra i presidi MANTOVA - Li avessero lasciati incontrare, forse avrebbe spiazzato anche loro, gli studenti di ultrasinistra con dreadlocks e kefiah d'ordinanza, che l'hanno aspettato invano per mezz'ora davanti al cancello della scuola, mentre lui entrava da un'altra parte. Perché un giudizio così sul '68, stile "formidabili, quegli anni!", te lo saresti aspettato da un Mario Capanna o qualche altro ex del Movimento, mica dal vescovo di Mantova. Invece, ricordando i suoi tredici anni, '68 e '77 compresi, da insegnante di religione in una sezione staccata dell'Itis Feltrinelli di Milano, monsignor Roberto Busti se ne è uscito papale papale: "So che i giudizi su quel periodo oggi sono contrastanti. Eppure, anche se a parlare di religione a quei tempi, in quelle classi, ti pareva quasi di bestemmiare, per me sono stati anni belli, perché ci si è confrontati su cose che contavano davvero". Già, chissà come avrebbero reagito Enrico, Giulia, Vittoria, Andrea, Silvia e Marco, ossia la delegazione dei collettivi "Aca Toro" e "Colpo di streghe" in missione controinformativa. Erano arrivati davanti ai cancelli dell'istituto "Bonomi-Mazzolari ", teatro ieri mattina dell'incontro fra il vescovo e i dirigenti scolastici convocati dall'Aisam (Associazione istituti scolastici autonomi mantovani) con 10 minuti d'anticipo e una speranza nel cuore, poter dire la loro, davanti a quella platea, sull'ora di religione (in sintesi: "è uno strumento di controllo sociale, attraverso il quale posso venire veicolate impostazioni dogmatiche in materia scientifica, etica e sessuale""). Invece, visto lo schieramento di poliziotti e carabinieri che manco fossimo nel Sessantotto vero, si sono dovuti limitare a 20 minuti d'inutile tira e molla: "Dai, fateci entrare, siamo venuti apposta in pochi, per far capire che non vogliamo impedire al vescovo di parlare, ma solo dire la nostra". Niente da fare. A liquidarli arriva il presidente Aisam Ernesto Flisi: "Io potrei anche pensarla come voi. Qui però stamattina non si parla di Concordato, ma di come attuare al meglio le norme sull'ora di religione. Noi siamo funzionari dello Stato e dobbiamo applicare le regole. Per cambiarle ci sono altre sedi". A quel punto non è restato che riarrotolare lo striscione pro scuola laica, consegnare un paio di volantini ai poliziotti e andarsene affidando la propria rabbia alla versione postmoderna del ciclostilato in proprio, un comunicato via e-mail per denunciare "l'ennesima conferma del clima di ingerenze ecclesiastiche e genuflessioni politiche". Dentro, intanto, monsignor vescovo (che ai giovani contestatori manda a dire "Fissino un appuntamento, li riceverò volentieri") è finito a parlare di India, dove i suoi amici gesuiti, che va spesso a trovare, non si dannano più di tanto a separare studenti indù, musulmani e cattolici. Oddio, monsignore: avrà mica anche l'eskimo nell'armadio? Il prelato con l'eskimo "Per me furono anni difficili ma belli: ero insegnante di religione e con i miei alunni ci si confrontava su problemi che contavano davvero" Dentro e fuori Monsignor Busti all'incontro coi presidi sull'ora di religione (in alto a sinistra) e i giovani dei collettivi (Foto 2000) Luca Angelini.

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Foibe Non infangate la memoria Cara "Liberazione", apprendiamo con viva soddisfazione che il comune di Roma ha vietato l'uso del Teatro Brancaccio alla Consulta Studentesca, egemon (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 08-02-2008)

 

Roma è, e rimane, democratica e antifascista Lavoro, approvate il Testo unico per la sicurezza In piazza per la libertà femminile e per la 194 Foibe Non infangate la memoria Cara "Liberazione", apprendiamo con viva soddisfazione che il comune di Roma ha vietato l'uso del Teatro Brancaccio alla Consulta Studentesca, egemonizzata dalla destra, per un'iniziativa indetta per domani, 8 febbraio (oggi ndr), dal titolo "Istria, Slovenia, Dalmazia; anche le pietre parlano italiano". Questo ennesimo tentativo di strumentalizzare la storia e infangare la memoria dell'antifascismo e della Resistenza con il pretesto di "commemorare i martiri delle foibe", con la partecipazione dei gruppi neofascisti della capitale, ha suscitato le proteste delle forze politiche e sociali che vivono nella Roma democratica e antifascista, alla quale si deve la giusta decisione del comune. Ribadendo la nostra solidarietà con i docenti e gli studenti antifascisti, con le madri per Roma Città Aperta, con tutti coloro che si impegnano per far vivere la memoria più alta della nostra città e del nostro Paese, smascherando ogni tentativo di legittimazione neofascista, confidiamo nel doveroso impegno dei responsabili della sicurezza per prevenire e bloccare manifestazioni e cortei in camicia nera che violano apertamente le leggi contro l'apologia di fascismo e la ricostituzione del partito fascista in qualsiasi forma. Partito della Rifondazione Comunista Federazione di Roma Elezioni E se candidassimo don Gallo? Carissime e carissimi, amici, amiche e compagni/e, da alcune parti si avanzano (per ora proposte individuali), pre-candidature per le elezioni del prossimo aprile. Una notevole proposta è quella del prete "di strada" Don Andrea Gallo della Comunità di S. Benedetto al Porto di Genova. Per il sottoscritto questa è una ottima candidatura: è un compagno da sempre impegnato nella lotta (anche in polemica con le gerarchie della "sua" Chiesa Cattolica) per la pace ed i diritti civili, contro il fascismo nelle sue varie forme "nuove e vecchie", per il disarmo e la fine delle guerre Usa in Irak e in Afghanistan. E' stato un animatore e sostenitore del Genoa Social Forum dalla sua nascita nel 2003. E' sempre pronto a far del bene nei confronti dei giovani "sbandati" e/o bisognosi di aiuto. Non è mai stato impastoiato in lobbies locali. E' un sostenitore della svolta della Chiesa Cattolica, compiuta con il Concilio Vaticano 2°, per il confronto positivo con le altre religioni nonché per il riconoscimento dei "valori" dei non credenti nella vita pubblica. La sua candidatura potrà far riflettere molti elettori cattolici (ed intellettuali di vario orientamento del mondo cattolico) su quale "cul de sac" li stà cacciando la politica del Partito democratico di Veltroni con il suo diniego ad accordarsi su punti strategici con le forze della Sinistra e con i vari movimenti pacifisti ed ambientalisti. Ugo Montecchi già dirigente Fiom Cgil e della Camera del Lavoro di Genova Porcellum e primarie Caro direttore, il centro-destra ci ha penalizzati con il porcellum e il rissoso centro-sinistra è stato incapace di liberarcene. Ora dovremmo tornare a votare con una legge che non garantisce la governabilità e ci sottrae il diritto costituzionale di scegliere i nostri rappresentanti. Diritto costituzionale, infatti, l'art. 1 della Costituzione garantisce che "la sovranità appartiene al popolo" e l'art 48 che "il diritto di voto non può essere limitato". E' stato più che limitato, dimezzato. Le segreterie dei partiti ci hanno sottratto metà della nostra sovranità. L'elettore, che vuole e ha diritto di essere libero nell'esercizio della sua sovranità, è ridotto a complice delle altrui scelte. Non capiamo perché non ne è stata investita la Corte Costituzionale, ma una cosa possiamo e dobbiamo chiederla: che si facciano le primarie. I partiti sono avvertiti: il rischio dell'astensionismo di massa è reale. La misura è colma, la casta è nuda. Ezio Pelino via e-mail Unione Europea Aiuti per pochi Caro direttore, dopo che tenute reali quali quelle di regina d'Inghilterra o del principe di Monaco, o multinazionali del calibro di Nestlè, Philip Morris e Royal Dutch Shell, hanno ricevuto sostanziosi aiuti Ue alla produzione, è toccato stavolta alla Fondazione del ricchissimo principe del Liecthenstein, che ha percepito più di 1,7 milioni di euro di incentivi comunitari. Vale a dire uno dei contributi diretti più alti d'Europa e il maggiore tra quelli erogati in Austria. Credo che si debba meditare sugli attuali meccanismi di distribuzione degli aiuti (!) europei che creano diffuse iniquità, ignorate ai più. Infatti è paradossale che l'80% delle sovvenzioni finisca in saccoccia di soltanto il 22% delle aziende agricole. Ciò significa, e questo riguarda tutti i settori, che i piccoli e medi operatori subiscono effetti distortivi e gli squilibri di un mercato di per sé drogato. Ma tutta l'economia è così. Ci si deve assumere prioritariamente l'assunto che le eventuali sovvenzioni Ue non debbano essere patrimonio disponibile e privilegio esclusivo di chi è già ricco o ricchissimo, mentre a chi ne ha veramente necessità arrivano solo le briciole. Per chi non lo sapesse il sopraccitato principe del Liecthenstein possiede il gruppo bancario Lgt Bank e può contare su un patrimonio personale stimato in oltre tre mld di euro. Non se la passano poi così male i regnanti d'Europa! Fabio Furlan Vazzola (Tv) Lavoro Approvate il Testo Unico Caro Presidente del Consiglio, approvate, anche a camere sciolte e senza peggioramenti, il Testo Unico per la sicurezza sul lavoro, in modo che questo grande lavoro non sia gettato al vento (la delega scadrà a maggio). Sappiamo bene tutti che senza i decreti attuativi, questa delega (legge 123/2007) conta poco. Marco Bazzoni Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza No Vat Sabato si ritorna in piazza Cara "Liberazione", sabato il ritorno in piazza dei No Vat, sempre nella capitale. E' la risposta del coordinamento Facciamo Breccia alla campagna elettorale d'Oltretevere e a quella per modificare la legge 194 sull'aborto. La manifestazione sarà infatti centrata quest'anno sugli attacchi alla libertà femminile. La manifestazione partirà alle 14 da piazzale Ostiense e si concluderà a Campo de' Fiori. Il corteo sarà aperto da uno spezzone lesbico e femminista e chiuso dalla componente più partitica e istituzionali. Numerose le adesioni da tutta Italia, soprattutto da realtà autorganizzate. I No Vat erano stati tra i protagonisti della manifestazione contro la visita di papa Ratzinger all'università La Sapienza di Roma, un mese fa (in particolare della Frocessione laica del pomeriggio). Facciamo Breccia via e-mail Nichi Vendola La precisazione di Merlo Caro direttore Sansonetti, sono contento di potermi leggere su Liberazione, uno dei miei giornali di riferimento, e la ringrazio. Mi dispiace però che abbiate pubblicato la bozza dell'intervista che il presidente Vendola mi ha concesso e non la versione definitiva che è andata in pagina sul Foglio di mercoledì e che io avevo tempestivamente inviato ad Antonio Rolli, collaboratore di Nichi Vendola. In proposito mi fa fede l'email spedita alle 18.06 di martedì, ben due ore prima della chiusura del numero, intervallo di tempo durante il quale non ho ricevuto alcuna comunicazione. Confesso che in questa versione ho tralasciato un passaggio, forse decisivo, riguardante la moratoria dell'aborto. Ma le assicuro, come ho personalmente assicurato al presidente, che ciò non è avvenuto affatto per volontà manipolatoria bensì forse per un eccesso di sun pathos, ovvero la proiezione della sincera simpatia che provo per Nichi Vendola. Cordialmente suo Salvatore Merlo via e-mail Nessun problema. I giornali si fanno così, correndo contro il tempo e talvolta esce qualche pasticcio. Sapesse quanti ne ho fatti io! Il motivo per il quale ieri ho pubblicato la bozza di Vandola è chiarissimo: evitare un equivoco sulla sua posizione sulla moratoria che sarebbe stata molto grave. Tutto qui. Piero Sansonetti 08/02/2008.

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