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febbraio 2008 #TOP
Coppie
di fatto, baruffa in Regione ( da "Secolo XIX, Il"
del 06-02-2008)
Abstract: ha chiesto alla
giunta di esplicitare la propria posizione "sperando di non essere
tacciato di laicismo anticlericale" ( la frecciata è per le parole di
Costa). "Non sottoscrivo neanche una parola di quanto
affermato dagli esponenti della sinistra - ha detto invece Alessio Saso (Alleanza Nazionale) - questa questione andava
affrontata in maniera molto laica.
Da
disabile dico: difendiamo la 194 ( da "Unita, L'"
del 06-02-2008)
Abstract: stato laico i
politici la smettano di rimettere in discussione una legge così importante ogni
qual volta parli un prelato. In qualità di Delegata alle Politiche
dell'handicap ma soprattutto come donna disabile, voglio gridare la felicità di
essere al mondo e gridare la mia fede verso un Cristo meno burocrate e più
pietoso nei confronti delle centinaia di madri e padri che non hanno
Università,
marcia su Roma ( da "Stampa, La"
del 06-02-2008)
Abstract: C'erano molti
cattolici al governo, ma allora si comportavano da laici. E' stato così fino al
'29, quando fascismo e chiesa si sono riconosciuti e legittimati a vicenda. Poi è arrivato il tradimento di Togliatti, che pensandosi astuto,
ha messo il concordato nella Costituzione".
Il
suo modo d'essere fu l'amore per se stesso. Ma un amore balzano, episodico,
irto di dub
( da "Stampa,
La" del 06-02-2008)
Abstract: Un mese prima che
Malaparte morisse ("con tutti i conforti religiosi") il giornale mi
spedì negli Stati Uniti. Ma sulla sua "morte cattolica" raccolsi, al
mio ritorno, la preziosa testimonianza di due laici, suoi amici affezionati:
Aldo Borelli, il mitico direttore del Corsera, il critico
Enrico Falqui, curatore dell'opera omnia di Curzio.
Sessualita'
e Dialogo Interreligioso ( da "Voce d'Italia, La"
del 06-02-2008)
Abstract: (Le etiche possono essere laiche, la morale no). L'uomo si
rapporta col divino, che è oltre l'orizzonte umano e materiale. Ecco perché una
religione non è un'ideologia. Si può vivere una fede religiosa senza la
sessualità? Senza quelle esigenza che abbiamo visto
prima?
Etica
risposta a monsignor fisichella
( da "Riformista,
Il" del 06-02-2008)
Abstract: Etica risposta a
monsignor fisichella Laici e cattolici, il dialogo è
possibile se il terreno comune è la ragionevolezza Come far convivere una
pluralità di posizioni morali Credo che sarebbe un errore per una persona
impegnata in politica lasciar senza interlocuzione un intervento di monsignor
Rino Fisichella su laicità, religione e valori,
Segue
la chiesa nella società ( da "Riformista, Il"
del 06-02-2008)
Abstract: Ma con grande
rispetto per la laicità dello Stato, sempre difesa, con dignità, dai cattolici
liberali veri come De Gasperi, Don Sturzo, Andreatta (il cui comportamento nel
caso Ambrosiano resta una delle pagine più belle della Repubblica
italiana). E senza tentare di portare indietro l'orologio della storia.
Laicità
il problema di avere un papa che sogna di tornare a innocenzo
III ( da "Riformista, Il"
del 06-02-2008)
Abstract: Laicità il
problema di avere un papa che sogna di tornare a innocenzo
III Il vuoto di pensiero politico apre spazi alla Chiesa La presenza sempre più
pervasiva della Chiesa su tanti temi è la conseguenza del fatto che la Chiesa è
uno dei pochi centri di potere, capace anche di esprimere un pensiero.
Dibattiti
il libro di onofri uscito da donzelli
( da "Riformista,
Il" del 06-02-2008)
Abstract: 700 con Kant o in Francia con gli illuministi, e prima ancora con Montaigne? Qualcuno suggerisce di spostarci molto più
indietro nel tempo. Proviamo ad andare in un mercato ateniese del V secolo
a.C., in compagnia di Socrate. D'accordo non era un moderno, scintillante
shopping mall ma presumibilmente spezie e mercanzie,
specie provenienti dal vicino Oriente,
Odio
profano ( da "Riformista, Il"
del 06-02-2008)
Abstract: i fatti di Bagdad
sarebbe appena il modo di un impaurito laicismo che ridimensiona l'evento nei
confini dello sdegno morale. Ma il terrorismo non è l'estrema malattia di un
mondo in guerra. Il terrorismo di quelle mani e di quegli occhi non vuole
annientare il nemico, non vuole vincerlo: piuttosto vuole gonfiare d'orrore il
corpo del nemico, vuole farlo "divenire tutto",
Medici
d accordo con il Papa nella difesa dei feti abortiti
( da "Padania,
La" del 06-02-2008)
Abstract: Il testo è stato
sottoscritto da neonatologi e ginecologi delle università La Sapienza e Tor Vergata sul fronte laico, e della Cattolica e del
Campus Biomedico sul versante cattolico. In particolare nel testo si sottolinea
che il feto derivante dagli aborti prematuri va trattato come qualsiasi essere
umano anche in estrema pre-maturità,
<Aborto,
il Papa ha ragione> ( da "Padania, La"
del 06-02-2008)
Abstract: Roberto Brusadelli "Al di là della adesione
personale alla dottrina cattolica, penso che le parole di domenica sul diritto
alla vita rappresentino, da parte del Pontefice, la rivendicazione di un
diritto naturale. Chi vuole costruire un fossato tra laici e credenti su temi
così grandi si muove in realtà in un angusta ottica
ideologica.
Una
bicicletta tra Pd e "piccola intesa" per ricomporre l'unità dei laici
con Veltroni ( da "EUROPA.it"
del 07-02-2008)
Abstract: Essendo stato il mio un voto sempre laico, penso che la
vostra proposta risolverebbe il problema del pluralismo culturale del nuovo
partito: che finora non ho visto e mi ha trattenuto domenica scorsa dall'andare
anch'io a firmare in sezione per non sentirmi spaesato fra teodem
e postcomunisti.
Sapienza,
i docenti anti-papa "diventeremo un
movimento" - paola coppola
( da "Repubblica,
La" del 07-02-2008)
Abstract: Cronaca Assemblea
sulla laicità: "Basta ingerenze della Chiesa" Sapienza, i docenti anti-Papa "Diventeremo un movimento"
"Daremo voce al disagio diffuso tra i cattolici" E sabato a Roma No Vat in corteo PAOLA COPPOLA ROMA - "Diventeremo un
movimento culturale per rispondere all'esigenza diffusa di laicità espressa da
molti italiani".
Un
vuoto di legalità - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 07-02-2008)
Abstract: O questa è una inaccettabile caduta nel laicismo? Un solo caso. In un
clima da crociata, e di fronte a prescrizioni sempre più perentorie delle
gerarchie ecclesiastiche, amministratori locali vogliono imporre le loro regole
per l'interruzione della gravidanza. So bene che citare Zapatero è come parlare
del Diavolo.
Odifreddi:
"equivoco quell'invito a israele"
- massimo novelli ( da "Repubblica, La"
del 07-02-2008)
Abstract: In quei giorni, invece, sarò in pellegrinaggio verso
Santiago de Compostela". Non è possibile. Ma come? Un'icona del laicismo e dell'ateismo come lei... "Non sono
stato folgorato sulla via di Damasco. Non si
preoccupi: ci vado da ateo e ritornerò da ateo".
Ritrovato
il carteggio del sacerdote con la diocesi di patti - giovanna
betto ( da "Repubblica, La"
del 07-02-2008)
Abstract: congresso dei
cattolici della diocesi di Patti si tenne invece nel 1910. Nei primi anni Venti
s'inquadra un maggior impegno politico da parte di laici e sacerdoti. Si
costituì infatti l'Unione elettorale di cui il
presidente regionale era don Luigi Sturzo, e successivamente a Marina di Patti,
per iniziativa di padre Calimeri si costituì la
sezione del Partito popolare grazie all'
Tra
Binetti, il taglio Ici e Ceppaloni:
20 mesi sul filo ( da "Unita, L'"
del 07-02-2008)
Abstract: Cattolici e laici
si scontrano sul disegno di legge sui Dico. Il sì al raddoppio della base nato
di Vicenza apre un nuovo fronte di contestazione. Continua la logorrea
ministeriale. Vengono stabiliti dodici punti per il rilancio. E Silvio Sircana, nella tempesta per alcune foto che lo ritraggono
in auto mentre parla con un trans ad un semaforo,
Un
gesuita del '600 tra fede e scienza - roma
( da "Repubblica,
La" del 07-02-2008)
Abstract: Il fatto che il
convegno si apra all'Accademia dei Lincei dimostra quanto il mondo laico e
scientifico sia interessato alla figura di un religioso puro. In ogni caso,
raffredderei gli animi, citando le stesse parole inviate da papa Benedetto XVI
nel suo discorso alla Sapienza: bisogna dialogare "senza confusione e
senza separazione"".
Stato
laico , i docenti scendono in campo
( da "Manifesto,
Il" del 07-02-2008)
Abstract: Il momento laico
per eccellenza. Da quando quella lettera, che doveva rimanere privata, è stata
resa pubblica finendo su tutti i giornali, per i prof "ribelli" è
cominciata una gogna senza precedenti. Attaccati da ogni parte: dal mondo
cattolico, dai media e dalla quasi totalità della classe politica, destra e
sinistra senza distinzioni,
Concomitanze
Parlamento a casa in un mercoledì particolare
( da "Riformista,
Il" del 07-02-2008)
Abstract: incipit di una
Quaresima laica per la politica italiana. Soprattutto per un leader e per un
partito ben preciso. Walter Veltroni e il suo piddì.
Quaranta giorni nel deserto delle tentazioni. Sempre dal vangelo di Matteo:
"Il diavolo lo portò ancora su una montagna molto alta, gli fece vedere
tutti i regni del mondo e il loro splendore,
Sms
con frasi di Wojtyla La fede sul cellulare
( da "Corriere
della Sera" del
07-02-2008)
Abstract: ma soprattutto quelle
di pensatori laici e di esponenti di di
tradizioni e confessioni diverse da quella cristiana e cattolica, da Confucio
al Dalai Lama, da Lao-Tze (taoismo) al Mahatma Gandhi
ai grandi dell'Islam e dell'ebraismo. Si punta quindi a un pubblico più ampio di
quello che frequenta le parrocchie.
Nichi Vendola è il presidente della Puglia, ma è anche e
sopratutto un leader carismatico - espressione che rifugge "non ne ho il
fisico ne l'ambizione", si schermisce - della sini ( da "Liberazione"
del 07-02-2008)
Abstract: i laici sono
apparsi clericali e viceversa. Ma l'effetto rischia di essere una miniatura del
passato, i guelfi e i ghibellini, le reciproche interdizioni, la cultura
dell'anatema. "Il pensiero laico ha perso contatto con
un mondo in vertiginosa mutazione - spiega - viene riproposto come una sorta di
cimelio risorgimentale.
Tonino
Bucci ( da "Liberazione"
del 07-02-2008)
Abstract: è nesso automatico
tra l'essere cattolico e le scelte morali. Gandhi non era
cattolico e Russell era ateo". La sfida è alta e i laici devono
attrezzarsi per confliggere con un pensiero che ha
l'ambizione d'essere chiave di lettura globale del cosmo. "La
Chiesa ha un apparato e una stuola di intellettuali
da far invidia.
Turchia
Sfida al laicismo Il velo torna libero nelle università
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del 07-02-2008)
Abstract: Turchia Sfida al
laicismo Il velo torna libero nelle università ?
ANKARA ? LA TURCHIA si avvia ad abrogare il divieto
del velo islamico nelle università, violando il tabù laicista che lo ha
bandito, per oltre 80 anni dalla nascita della Repubblica nel 1923. Il voto,
nella nottata dopo un dibattito teso, era scontato perché i due emendamenti
costituzionali,
PANNUNZIO,
MAESTRO DI IMPEGNO CIVILE
( da "Corriere
della Sera" del
07-02-2008)
Abstract: cioè tutta la
cultura laica che contava. Con gli articoli di Altiero
Spinelli, Il Mondo fu anticipatore dell'ingresso dell'Italia nella moneta unica
europea, e con gli interventi di Ernesto Rossi denunciò il sottogoverno e il
malcostume e sostenne l'esigenza di un'economia libera dai monopoli privati e
da uno Stato falsamente pianificatore.
DE
GENNARO FA LEZIONE AL PLENUM DELLA CURIA
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del
07-02-2008)
Abstract: De Gennaro fa lezione al plenum della Curia Un laico che
parla al plenum dei sacerdoti della Curia: non si era mai verificato che il
cardinale arcivescovo cedesse la parola in assemblea a persona che non
appartiene al clero. Il 26 febbraio sarà il commissario straordinario
all'emergenza rifiuti Gianni De Gennaro a rivolgersi ai sacerdoti di Napoli a
Cappella Cangiani,
( da "Secolo XIX, Il" del
06-02-2008)
Il dibattito Cinque interrogazioni obbligano il presidente
Burlando a prendere posizione. "Ma a decidere deve essere il
Parlamento" 06/02/2008 genova. "Se il Comune di Genova vuole rilasciare un certificato che
attesta che due persone convivono, non ho niente da dire. Così come non ho nulla in contrario sulle convivenze etero od
omosessuali: non compete a noi sindacare su queste scelte, così come non ci
compete dire la nostra su come il Papa dice Messa, se di spalle o con la fronte
rivolta ai fedeli". Coppie di fatto, laicità e ruolo della Regione
sulle questioni etiche, la pillola abortiva e quel colloquio-dibattito col
cardinal Bertone. Claudio Burlando dice di non amare
particolarmente l'argomento ("è delicato, e tocca sensibilità
individuali"), ma non può esimersi da dire la sua dopo le frasi
pronunciate qualche giorno fa dal suo vice Massimiliano Costa sul caso
sollevato dall'iniziativa della giunta Vincenzi di
istituire un registro anagrafico per le coppie di fatto (Costa aveva definito
la mossa del Comune di Genova una "pura sparata ideologica"). Il
presidente regionale non può esimersi perché ieri, sia da destra che da
sinistra, in Consiglio regionale sono arrivate ben cinque interrogazioni sul
tema. "È compito dei Parlamenti, e non delle Regioni,
legiferare in materia di coppie di fatto - ha detto Burlando - È nostro dovere
difendere lo stato laico e le prerogative dell'ente che secondo questa
maggioranza sono i servizi destinati alla persona. Non
possiamo discriminare i bambini sulla base del tipo di famiglia nella quale
sono nati". Ieri Cristina Morelli (Verdi) ha chiesto alla giunta di
sensibilizzare i Comuni liguri affinché gli uffici di anagrafe rilascino ai
componenti delle famiglie che ne facciano richiesta l'attestazione di famiglia
anagrafica come previsto dalla legge, mentre
Rifondazione ha chiesto quali orientamenti e iniziative l'esecutivo regionale
intenda assumere per tutelare la laicità delle istituzioni e dei diritti
fondamentali. "Mi preoccupa il contesto - ha detto Marco
Nesci (Rifondazione comunista) - Si apre una fase in cui sempre più forte è la
spinta culturale a mettere in discussione il diritto di famiglia e i diritti
delle coppie di fatto. C'è una spinta
all'arretramento". Tirreno Bianchi
(Comunisti Italiani), con Lorenzo Castè (Gruppo
misto) e Franco Bonello (Unione a sinistra), ha chiesto alla giunta di esplicitare la propria posizione
"sperando di non essere tacciato di laicismo
anticlericale" ( la frecciata è per le parole di Costa). "Non sottoscrivo neanche una parola di quanto affermato dagli
esponenti della sinistra - ha detto invece Alessio Saso
(Alleanza Nazionale) - questa questione andava affrontata in maniera molto
laica. Si vuol far passare per normale ciò che
vent'anni fa era impensabile: il matrimonio e le adozioni da coppie gay".
"Si sta strumentalizzando un problema reale", ha detto invece Luigi Morgillo (Forza Italia). Finché la
negazione delle nostre istanze e richieste per il sostegno alla famiglia si
scontreranno con un approccio, quello della sinistra, che mira solo ad
attaccare la famiglia tradizionale, avremo soltanto una sterile lotta muro
contro muro". In risposta alle critiche dell'opposizione, Burlando
ha chiesto chiarezza su quali "aiuti la famiglia fondata sul matrimonio
deve avere in via "esclusiva"". In
questo ambito il presidente regionale ha anche tessuto le lodi della legge di
Costa sui servizi sociali che apre gli aiuti anche ai bambini nati da coppie
conviventi. Sulla pillola abortiva, richiamata a proposito dell'esclusivo ruolo
di "metodo" e non di "merito" di un ente come la Regione su
argomenti come questo, il presidente regionale ha ricordato un dialogo con
l'allora arcivescovo di Genova Tarcisio Bertone.
"Ho rispetto per chi è contrario all'aborto, infatti
la 194 prevede obiezione coscienza - dice - Ma altra cosa sono le modalità con
cui la legge si applica e che vanno lasciate alla scienza, e non alla politica.
Una volta Bertone mi disse: "non
spetta a voi decidere le modalità dell'interruzione di una gravidanza".
Risposi: "eminenza, è vero, ma non spetta neppure
a voi". daniele grillo
06/02/2008.
( da "Unita, L'" del
06-02-2008)
Stai consultando l'edizione del Da disabile dico:
difendiamo la 194 Ileana Argentin
Dopo quest'ultimo affondo sulla legge 194, è ormai palese l'intenzione della
Chiesa di continuare con le sue ingerenze nella politica e nelle scelte dello
Stato italiano al fine di veder abrogata la legge che sancisce il diritto di
una donna ad interrompere volontariamente la gravidanza. In questo momento la
Chiesa è più interessata allo stato di salute di un
embrione e ad affermare il diritto alla vita del nascituro, piuttosto che ad
interessarsi dello stato di salute di migliaia di
persone già nate e che in questo mondo riescono a stento a sopravvivere. Il
documento congiunto firmato dai direttori delle cliniche delle facoltà di
Medicina della Sapienza, Tor Vergata, Cattolica e
Campus Biomedico evidenzia che un neonato vitale, in estrema prematurità, va
considerato come qualsiasi persona in condizione di rischio e trattato
adeguatamente, richiamando i ginecologi al loro dovere di tenere in vita un
feto. Il concetto del documento che sta facendo discutere è già contenuto
nell'articolo 7 della 194/78, ma l'uso politico di questo ha il solo fine di
far da sponda a chi vuole vedere svuotata o peggio ancora abrogata la 194 e i
suoi poteri. Infatti mentre a livello mediatico si fa
notizia lanciando attacchi all'aborto, i consultori faticano a restare in piedi
e le liste d'attesa prolungano i tempi di gestazione arrivando così al limite
consentito. La 194 è una legge approvata dal popolo, è una legge che sancisce
il diritto della donna di scegliere liberamente del proprio corpo e della
propria vita, svuotarla dei suoi poteri è la negazione dei diritti conquistati
e la perdita di un diritto è una sconfitta per la democrazia e per la liberta
individuale. Il Ministro della Salute Livia Turco ha lanciato un appello per
continuare a parlare della 194 ed informare sulla validità e sulla necessità di
tenere in vita questa legge; l'appello è rivolto alle donne, anche se sappiamo
che alla Chiesa le donne non sono molto simpatiche tant'è che nelle sue alte
sfere non c'è traccia di loro, ma fuori sì, ci sono
donne e tante ancora determinate a voler essere padrone di loro stesse, di
decidere quando, come e con chi avere un figlio e farlo nella piena
consapevolezza. La scelta dell'aborto resta un problema di coscienza
individuale, la Chiesa è libera di dire la sua, ma credo sia ora che in uno stato laico i politici la smettano di rimettere in discussione una
legge così importante ogni qual volta parli un prelato. In qualità di Delegata
alle Politiche dell'handicap ma soprattutto come donna disabile, voglio gridare
la felicità di essere al mondo e gridare la mia fede verso un Cristo meno
burocrate e più pietoso nei confronti delle centinaia di madri e padri che non
hanno risposte né dai servizi né da una Chiesa attenta solo a sostenerli
nella loro disperazione di genitori "diversi". Handicap.
( da "Stampa, La" del
06-02-2008)
Marina Cassi Università, marcia su Roma Laica, fieramente,
da sempre. Così è l'Università torinese - che massicciamente appoggia un
appello per la laicità nato qui - ma certo non anticlericale. Hanno appartenuto e appartengono a quella comunità culturale
una schiera di docenti cattolici. E anche alcuni
religiosi. Mai, neppure nelle temperie più aspre, si sono spente la stima e
l'affetto per padre Michele Pellegrino, indimenticato vescovo, o per il
filologo Giuliano Gasca Queirazza
o per Maurilio Guasco o per
lo storico Achille Erba che lasciò la cattedra per le missioni. E certo laica è
la città che si aggruma intorno alla sua Università: è la Torino del trionfale
80 per cento al referendum sul divorzio. E risalendo all'indietro nella storia
è la capitale del regno nato in contrapposizione allo stato
vaticano; è la città del Risorgimento, di Cavour, delle leggi Siccardi. La Torino del positivismo e di Lombroso. E poi
del partito comunista, di Gobetti, di Bobbio. E la città dove nasce l'azionismo, l'anima rigorosamente più laica della
Resistenza. Insomma una di quelle città che vantano quarti forti di nobiltà
laica. Tutti rivendicati dal padre dell'appello di solidarietà "con i
colleghi (e gli studenti) della Sapienza", Angelo D'Orsi. Non ha dubbi:
"E' una università laica, ovvio. E lo stesso vale
per la città che ha vissuto le stagioni dell'illuminismo, del positivismo, del
marxismo. Nella aule c'era l'estremo rigore
scientifico di Lombroso e Peano, di Levi, Bobbio, Firpo, Abbagnano per dire solo di
alcuni". Una comunità non chiusa, anzi. D'Orsi rivendica: "C'è da
sempre l'idea che l'accademia è militante nel senso che partecipa alla vita
civile, alla polis". Ha firmato l'appello Piergiorgio Odifreddi
che ironizza: "Siamo più laici perché siamo più lontano dal Vaticano; Roma
è sotto tutela; lì il 25% degli edifici è di proprietà vaticana". Ma non
vuole fare il mangiapreti e allora si addentra nella storia per rinvenire le
radici di tanta fiera laicità. Dice: "L'Italia l'abbiamo
fatta noi, qui, contro il Vaticano. C'erano molti cattolici al governo, ma allora si comportavano da laici. E' stato così fino al '29, quando fascismo e chiesa si sono riconosciuti
e legittimati a vicenda. Poi è arrivato il tradimento di
Togliatti, che pensandosi astuto, ha messo il concordato nella
Costituzione". Cita l'influenza francese, la vicinanza con
quella cultura tutta tipica, e soltanto, di Torino, e vede una sorta di
"circolarità del sapere tra Università e città". Il peso del
cattolicesimo democratico. Questo è un elemento importante
per Nicola Tranfaglia: "Qui, a differenza, ad
esempio, di Bologna, c'è stato un cattolicesimo
democratico, anche nelle gerarchie, che ha contribuito al senso diffuso della
laicità. Una vescovo come Pellegrino ha aiutato
a far venir fuori cattolici come Bolgiani,
Bodrato consapevoli della necessità della separazione
tra Stato e Chiesa". Anche per Tranfaglia c'è un
filo laico che parte dal Risorgimento e arriva all'oggi, con tanti
protagonisti: "Non solo di sinistra, ma di centro, liberali,
moderati". Il cuore è sempre lo stesso: la democrazia. Lo pensa il
filosofo della politica Franco Sbarberi: "Qui
più che altrove si è studiato il nesso
laicità-democrazia; lo ha fatto Gramsci, lo ha fatto Bobbio". Un po' più
dubbioso sul carattere laico della città è Gianni Vattimo,
forse perchè "segnato" da gelidi
pellegrinaggi, infantili da don Bosco. Dice:
"Intellighenzia e accademia sono laiche, Torino un po' meno, mi sembra più
"ascoltante" la Chiesa. Non si può
dimenticare che è la patria dei santi sociali e che persino qualche comunista
come Livia Turco si presenta come cattolico". Chi proprio non ci
crede è il sociologo Luciano Gallino: "Non c'è una graduatoria di laicità;
siamo come altre università".
( da "Stampa, La" del
06-02-2008)
Bi facili, tuttavia, da cancellare. Sto parlando di Curzio
Malaparte, grande giornalista, imaginifico scrittore
atipico e, proprio per questo, tuttora valido. A cinquant'anni dalla sua morte,
Prato, città natale, lo celebra mettendo l'accento sulla sua conversione in articulo mortis. Fu autentica?, anzi: ci fu veramente quella conversione al cattolicesimo
preceduta da una infuocata adesione al partito comunista, con tanto di tessera
accompagnata da una convinta lettera di Palmiro Togliatti? Chi scrive, il Vecchio
Cronista che allora, giovanissimo, cinquant'anni fa, appunto, ebbe in sorte di
frequentare Malaparte quand'egli consumava gli ultimi ritagli di vita nella
clinica romana Sanatrix, osa scrivere "sì".
Vediamo. Non sappiamo perché un bel giorno Malaparte abbia deciso di
"scoprire" la Cina raggiungendola via Urss. Correva il boreale 1956,
lo scrittore bussò un po' dappertutto ma sempre invano, finché non ebbe
l'illuminazione: chiedere il visto come inviato speciale del settimanale
comunista Noi donne, diretto da Maria Antonietta Macciocchi,
apprezzata da Togliatti ch'era per sua parte affascinato da Curzio. Galeotto fu il sindaco di Napoli, Valenzi,
che portò Togliatti a Capo Masullo, nella splendida
villa dello scrittore a Capri: l'incontro ebbe luogo nell'aprile del 1944 ma
Malaparte ne scrisse nel 1947: "... lo accompagnai nella mia biblioteca e
là ebbi una prima sorpresa. Togliatti si guardò intorno e disse:
"Lei ha un Dufy, laggiù". Un capo comunista che riconosce un Dufy a
trenta passi non è certamente uno di quei mostri che spaventano i
borghesi". Fra Malaparte e i cinesi fu amore a prima vista. E
quando quei medici diagnosticarono un tumore ai polmoni (già straziati dai gas
delle Argonne) Malaparte decise di curarsi
a Pechino. Ma gli stessi cinesi diedero una mano agli amici italiani per
convincere Malaparte a farsi curare da Valdoni, alla Sanatrix di Roma. Subitanea fu la corsa all'arruolamento
dello scrittore: Togliatti (che poi lo visiterà) ordinò a Maria Antonietta Macciocchi e al giovanissimo Alberto Jacoviello
di non perdere mai di vista la camera dell'importante malato e quelli si davano
il cambio sul pianerottolo ove mai apparisse il gesuita padre Rotondi. Ma
Renato Angiolillo, direttore-fondatore de Il Tempo,
architettò un marchingegno: Malaparte venne spostato
in una camera che aveva un collegamento interno con un'altra che suor Carmelita apriva a padre Rotondi, a padre Cappello mentre
tutti gli altri visitatori entravano ed uscivano dall'uscio diremo principale.
La conversione maturerà durante la degenza: tre interminabili mesi marchiati
dal dolore fisico, stoicamente sofferto. Negli ultimi suoi
giorni terreni Curzio parlava spesso della morte. Quando la morfina quietava il
dolore che lo destrutturava ne discorreva pianamente. Con discrezione. Eppure
amava la vita. "Sono cristiano, diceva, e la religione
mi ha insegnato a non aver paura della morte. Per noi toscani morire non
è che un cambiar podere. Il Fattore è sempre lo stesso e la zappa eguale. Anche di là troveremo un po' di terra da zappare". Un
giorno, congedatosi Falqui con cui ero venuto a trovare Curzio, rimanemmo soli.
Ad un certo momento, con voce piana disse: "Sai come si
dice morte in cinese? Si dice con un suono improvviso, un sussurro dolce
e immediato. Morte, in cinese ha lo stesso suono del numero 4. Questo: SSSS.
Morte, SSSS. E perché è lo stesso che dire quattro? Perché è il segno dei
quattro punti estremi, i quattro mari. Un puntino sopra, uno sotto, due ai
lati. Gli angoli di un piccolo rombo. La morte: SSSS, il numero 4. Dissi un
giorno a un missionario cattolico come fosse lo stesso che fare il segno della
croce. Se n'era accorto, ci aveva mai pensato? No, disse il missionario, allora
su di un foglio di carta segnai i puntini, poi li unii con un tratto di lapis,
uno dall'alto in basso, l'altro da sinistra a destra. Avevo così disegnato la
croce. Morte, SSSS in cinese, il segno della croce. Il missionario mi guardava.
Mi pregò di farlo ancora, SSSS. Ed io segnai di nuovo
i quattro punti. Uno due tre quattro. Tracciai i segni
di congiunzione. Piano, come se fossi in chiesa col Cristo che spalanca le
braccia per accoglierti. In qualsiasi momento. Cristo non si stanca di
spalancare le braccia all'uomo perché, povero Cristo, è il messaggero della
pietà, lui. E' Gesù. Il missionario mi guardava. Guardava me che disegnavo la
croce e intanto si segnava. "In nome del Padre, diceva, del Figliuolo, e
dello Spirito santo". Era un mite missionario, semplice e buono. Quando
andò via mi ringraziò. Perché, dissi. Per aver pregato insieme con me. Grazie, disse di nuovo e mi strinse a lungo la mano".
Ma chi era veramente Malaparte; uno scrittore-pavone, un byroniano in ritardo,
un innamorato di se stesso pronto, per altro, a mettersi in discussione? E la
sua conversione? Piena, sincera ovvero dettata dalla inesauribile
voglia di stupire? Trovo su quel giornale limpido ch'è
Avvenire una convincente risposta: "In fondo la Prato e la Toscana di
Malaparte non sono molto lontane da quelle di don Lorenzo Milani.
Una terra di poveri dove tutti si è comunisti ma dove tutti
vengono battezzati, ci si sposa in chiesa e si va a Messa rispettando il
precetto della domenica" (cfr. F. Rizzi). Un
mese prima che Malaparte morisse ("con tutti i conforti religiosi")
il giornale mi spedì negli Stati Uniti. Ma sulla sua "morte
cattolica" raccolsi, al mio ritorno, la preziosa testimonianza di due
laici, suoi amici affezionati: Aldo Borelli, il mitico direttore del Corsera, il critico Enrico Falqui, curatore dell'opera
omnia di Curzio. Entrambi confermavano quanto disse il gesuita Rotondi
al microfono di Enrico Ameri. Sono gli ultimi momenti
terreni di Curzio, e così li sintetizzò il padre gesuita. "Padre,
mi sento come Gesù in croce. Tutto un dolore. Faccia
presto, mi confessi e mi dia Gesù, padre andiamo". "Dove
dobbiamo andare?", e Malaparte: "Lassù". Laura Ronchi Abbozzo,
una delle due anziane nipoti di Curzio, ha detto recentemente a Toscanaoggi di credere che la conversione sia stata
"sincera". Matteo Collura a suo tempo
intervistò padre Rotondi insistendo sul tasto della conversione e ricevendone
animosa risposta. Eccola: "L'ultima sua notte ha
voluto che gli tenessi la mano per ore e ore. Volle che ripetessimo insieme la
preghiera che gli avevo insegnato. (...) altro che
droghe e sedativi: Malaparte fu lucidissimo sino all'ultimo istante. Hanno
scritto che gli ho strappato la conversione profittando del suo delirio
preagonico. Tutte calunnie, lo ripeto: vorrei morire io in
quel modo". Malaparte aveva legioni di nemici ma gli bastavano
pochi amici "per non sentirmi solo". Qualcuno lo vuole, tuttora,
egoista, sparagnino mentre, al contrario sapeva esser generoso, soprattutto coi
giovani (vero, Nantas?) e sprezzante anche con chi
amava: le donne, "usa e getta". Era un grande faticatore, scrivere lo
spossava sino alla febbre. I suoi scritti (in primis Kaputt) sono musica
sinfonica e molti sfiorano la profezia: si veda Mamma Marcia, attualissima
risonanza magnetica dell'Europa di oggi. Ma "cinquant'anni dopo" ha
senso scrivere di Malaparte con la pretesa di finalmente capire chi fosse, chi
fu? "Ma non c'è il Nulla. Zero non esiste. Ogni
cosa è qualche cosa. Niente non è niente". Lo ha
scritto Victor Hugo, uno scrittore caro a Malaparte.
( da "Voce d'Italia, La" del
06-02-2008)
La Voce d'Italia - nuova edizione anno II n.142 del 06/02/2008 Home Cronaca Politica Esteri Economia Scienze
Spettacolo Cultura Sport Focus Focus Sessualita' e Dialogo Interreligioso Sessualità, Religioni
e Sette. Tre parole che hanno il potere di suscitare nel nostro animo un certo
numero di sentimenti, ricordi, emozioni, domande… Se ci interroghiamo su
qualcosa che percepiamo come più grande di noi, in una parola: ci trascende,
siamo in una qualche misura religiosi. Esistono in
realtà alcuni uomini senza fede religiosa, non credenti, molto pochi a dire la
verità, ma per non avere una religiosità occorrerebbe non porsi mai quesiti
sulla vita, sulla morte, sul destino, e così via. Impossibile. Difatti la
religiosità è istintiva nell'animo umano. Può prendere strade diverse, può
sfociare nelle credenze magiche ed esoteriche oppure nella fede vissuta o solo
dichiarata nell'ambito di una e tradizione religiosa col suo vissuto storico,
culturale e cultuale. (Cristianesimo, Ebraismo, Islam,
Buddhismo e così via). Oppure delusa e non appagata la religiosità può
ripiegarsi nell'agnosticismo di coloro che sostengono di non poter dare e darsi
una risposta soddisfacente a quelle domande di senso che sono nel cuore di
tutti… Abbiamo insomma bisogno di assoluto. Oggi attirano moltissimo questi
temi. Da una parte vogliono farci credere che tutte le risposte stanno
nell'avere delle cose, ma l'animo umano non si rassegna. Guarda oltre. Abbiamo
bisogno di infinito. 2) 3 PAROLE. CHIARIAMOLE BREVEMENTE. Per Sessualità
intendiamo il modo di essere della personalità maschile o femminile. Abbiamo a
che fare col carattere, con l'affettività, cioè con l'insieme dei sentimenti e
delle emozioni, con i tratti caratteristici del porsi nella relazione con gli
altri. Sessualità dice infatti molto più di sesso. Se
ad esempio la donna è analitica e l'uomo è sintetico nell'affrontare i problemi
oppure se per lei è fondamentale sentirsi ascoltata, capita, rispettata,
speciale e per lui è essenziale sentirsi stimato, necessario, apprezzato,
accettato, utile, bene, anche questo fa parte della sessualità. "La
sessualità caratterizza l'uomo e la donna non solo sul piano fisico, ma anche
su quello psicologico e spirituale, improntando ogni loro espressione". (Congregazione per l'Educazione Cattolica – Orientamenti
educativi sull'amore umano. Lineamenti di educazione sessuale, 4 ,1983). Del sesso immagino che tutti abbiamo in mente
l'utilità… Ad ogni modo… il sesso è l'aspetto fisico della sessualità.
Ovviamente inscindibile. A differenza degli animali per noi il sesso è tre
cose: è identità. mi dice chi sono. Uomo o donna. E'
espressione. mi consente di relazionarmi con l'altro e
di esprimere sentimenti (se sono in sintonia con le esigenze affettive prima
accennate esprime amore, altrimenti no). Un terzo compito è quello procreativo,
che consente di trasmettere la vita per amore e per scelta. Ciò la distingue dalla inconsapevole riproduzione degli animali. Solo la
persona umana ha una sessualità ed è consapevole di averla. Gli animali hanno
solo il sesso, e per giunta non ne sono consapevoli. Non sanno di essere maschi
o femmine. La natura sceglie già per loro nei momenti prestabiliti. 3) COSA C'ENTRANO
LE RELIGIONI E LE SETTE IN TUTTO QUESTO? Abbiamo visto che la persona umana è
per natura religiosa e dotata di una sessualità, oltre che di un sesso. Un
legame è già possibile intuirlo. Sessualità e religiosità fanno parte della
natura e dei bisogni umani. E quando i bisogni istintuali non vengono
positivamente soddisfatti la psicologia tira fuori una brutta parola: “frustrazione”. Esistono infatti le
frustrazioni sessuali. Meno apparenti sono quelle religiose (ad esempio la
religiosità ipomaniaca, narcisistica, il fanatismo, quella da timore,
ossessiva, dipendente, ecc.) che nulla hanno a che fare con il positivo
soddisfacimento di questi bisogni, se non denotare una mancata o una scorretta
gratificazione, che certamente non possono dare sostegno e serenità
all'individuo. La persona ha dunque un forte bisogno di significato, di
trascendenza, di sentimento, di infinito. O lo trova o va a cercarselo nei modi
più impensati, dando magari retta a chi ha più carisma, ma non sempre purtroppo
senza secondi fini. Jung notò che i suoi pazienti si
rivolgevano a lui perché erano tutti privi di ciò che le religioni davano ai
propri fedeli. Questi pazienti non miglioravano fino a quando non acquisivano
un atteggiamento religioso verso la vita, nel senso di rispetto nei confronti
di una realtà più grande di loro. Per Maslow vanno
sicuramente soddisfatti i bisogni fondamentali come quelli di sicurezza e di
amore. la loro gratificazione produce sanità, la loro
frustrazione produce malattia. (Motivazione e
Personalità) Rimando al capitolo tredicesimo della mia opera per la trattazione
in dettaglio del rapporto tra affettività/sessualità e fede religiosa
cristiana. LE RELIGIONI Le religioni orientano il bisogno di infinito e di
trascendenza, il bisogno di senso dell'animo umano, verso una tradizione
storica e culturale consolidata. La persona si ritrova con i suoi simili che
credono e che per secoli hanno creduto le stesse verità di fede. Certamente
soddisfano anche il bisogno di riconoscersi in un gruppo di simili. La fede
poi, in quanto fiducia in qualcosa di più grande o di non totalmente conosciuto
per esperienza diretta, è un altro aspetto fondamentale della vita umana. E'
impossibile vivere senza fede, intesa come fiducia in ciò che non è immediato o
visibile. Non è possibile scindere la dimensione religiosa dalla cultura e
dalla storia di un popolo. Se voglio ad esempio capire la cultura e la storia
dell'Occidente non potrò non studiare obiettivamente e senza pregiudizi il
Cristianesimo. Se mi interesso della cultura orientale è essenziale che con
umiltà io mi metta a studiare almeno gli elementi fondamentali della Religione
Buddhista, e così via… Su questa terra nove persone su dieci si dichiarano
credenti di una religione tradizionale. un numero
importante è anche quello di coloro che si riconoscono nei “Nuovi Movimenti
Religiosi”, un termine che il Cardinale Arinze coniò
per sostituirlo all'inquietante termine “Sette”. Sono gruppi che si sono
separati da una religione madre tradizionale e dalla sua dottrina classica
ponendosi in contrasto con essa, spesso con un leader carismatico. Quando la
rottura è meno accentuata possiamo chiamarli “Nuovi Culti”. Baintiridge
ne ha censiti più di 1500 nel mondo. 4) MILIARDI DI
CREDENTI CON LA LORO SESSUALITA' Ogni religione o culto ha un insieme di valori
e di credenze. Delle norme di comportamento basate sulla dottrina religiosa. In
una parola: una morale. (Le etiche possono essere laiche, la morale no). L'uomo si rapporta
col divino, che è oltre l'orizzonte umano e materiale. Ecco perché una
religione non è un'ideologia. Si può vivere una fede religiosa senza la
sessualità? Senza quelle esigenza che abbiamo visto
prima? Ovviamente no. Le poche che dissociano religiosità e sessualità
vivono quella dimensione che preoccupa tanto gli psicoanalisti: l'angelismo, che fa parte della religiosità malata e
ipomaniaca che li porta ad un'eccessiva ambizione morale che tende al rigore e
a mete irraggiungibili, al punto da assumere talvolta la parte dell'angelo,
considerando cattivi tutti gli istinti naturali. L'angelismo
è la pretesa di combattere ogni istinto o manifestazione sessuale, per vivere
una vita esclusivamente spirituale. Esistono sì persone che si dedicano alla
vita spirituale sublimando le pulsioni sessuali, ma per scelta, per vocazione,
senza disprezzo della dimensione sessuale come inferiore a quella spirituale.
Tutto ha senso solo nella logica dell'amore. Clemente di Alessandria (150-215)
parlava di “astinenti senza intelligenza” coloro che rimangono celibi fuori
della causa del Regno di Dio. Alcune religioni possono proporre (non a caso) di
rinunziare ad un'attività sessuale o a determinate pratiche sessuali piuttosto
che altre, ritenute dannose alla dignità della persona, alle relazioni con gli
altri e quindi allo spirito, ma nessuna chiede di rinunziare alla propria
affettività e sessualità. Quelle che prevedono la strada del celibato
verificano lungamente che sia presente una forte carica vocazionale liberamente
accolta dalla persona. La persona umana non è solo un corpo. Siamo noi, ma non
ci sentiamo un corpo, punto e basta. Abbiamo una mente, ma non ci consideriamo
un cervello. Siamo persone, ma non siamo un corpo. Siamo cioè coscienti, liberi
e razionali. Esistono persone senza un corpo? Per fede sì: gli Angeli, Dio e le
persone umane nell'aldilà. Ma l'essere umano giunge a Dio mediante
un'esperienza terrena di anima incarnata e quindi sessuata. Il corpo è uno
strumento del nostro spirito. 5) SESSO E FEDE Le tradizioni religiose orientano
la persona al suo bisogno di infinito. Alcune prevedono la castità assoluta del
celibato come mezzo privilegiato per la strada verso il divino (ma non per
tutti i suoi fedeli). Altre, all'estremo opposto, prevedono il sesso come
strada di spiritualità (si pensi ad esempio alla scuola tantrica buddhista). E'
chiaro che qui in Occidente la maggioranza conosce (o ritiene di conoscere) la
visione cristiana della sessualità. Una visione che storicamente nel passato ha
visto il sesso come un limite per l'ascesi spirituale e
proprio per questo la domanda spontanea ancora oggi potrebbe sorgere
come “sesso o spirito”? In antitesi. Conseguenza del pensiero: il sesso
allontana dallo spirito. Nel terzo secolo il teologo Origene
arrivò addirittura a castrarsi a diciott'anni per
piacere a Dio. Si accorse poi in seguito del suo errore e rimase un grande teologo, ma castrato. La Chiesa non approvò mai il suo
gesto, anzi lo condannò nel 253. Erano infatti la
scuole greche pagane della Stoà e della Gnosi quelle che vedevano soprattutto
l'antitesi tra sesso e spirito. Ma molti condivisero nei fatti questa visione:
ad esempio S. Agostino, S. Alberto Magno, S. Girolamo, Papa Gregorio I per il
quale il piacere non poteva mai essere senza peccato, S. Tommaso d'Aquino il
quale riteneva che l'uomo è trascinato al peccato dalla
donna e che i vergini ottengono il paradiso al cento per cento mentre gli
sposati al trenta. Questa visione non è più ovviamente attuale nel
Cristianesimo. Il Cattolicesimo vede oggi la verginità e il matrimonio come due
strade di pari dignità e valore, liberamente scelte,
entrambe per un servizio alla società oltre che per la propria realizzazione
dei bisogni fondamentali di amore e di trascendenza. LE RELIGIONI PROPONGONO
NORME MORALI SULLA SESSUALITA' Sì lo fanno. Perché tutte hanno una peculiare visione
delle realtà terrene e sirituali. Perché l'uomo ha
bisogno di norme morali. Perché l'uomo deve imparare ad amare con fatica.
Spontaneo è solo il desiderio d'amore. Ma tra il dire e il fare… In America ha
fatto giustamente fortuna il Dottor John Gray e la
sua fama è giunta sino a noi con varie opere tradotte. I suoi seminari
oltreoceano sono gremiti di persone che vogliono imparare a capire le donne o
gli uomini e le loro esigenze affettive, per soddisfare il loro bisogno di
capire l'altro e quindi di amare e di essere riamati. Imparare a capire. Non è
così istintivo e immediato… Imparare a capire il linguaggio che l'altro
naturalmente usa e che potrebbe creare malintesi. in una parola: empatia.
Mettersi nei panni dell'altro, ma decifrando il suo linguaggio maschile o
femminile. Ecco, l'amore ha bisogno di regole. Regole non scritte,
ma regole. Se voglio amare, DEVO ascoltare, rispettare, perdonare, fare
sacrifici, avere pazienza, cercare di capire, essere sincero, fedele, ecc. Se
non faccio così l'altro non si sente amato. Se non faccio così io non amo. E se
non amo sono frustrato perché non gratifico il bisogno primario di uscire da se
stessi e incontrare il mio simile. Erich Fromm sosteneva che solo amando scopro
il mio valore. Difficilmente le norme morali sessuali che le religioni
propongono sono in contrasto con la moderna psicologia. E non è vero che la
psicologia mi concede tutto, mentre le religioni mi dicono che questo e quello
non lo posso fare. La psicologia conosce le perversioni sessuali, le devianze
dalla norma, le nevrosi. Le religioni conoscono il peccato. Cosa hanno in
comune questi termini? Provate a dirlo… Esatto: la frustrazione dell'amore. Ma
i popoli sono molti. Diversa la loro storia. Diversa l'esperienza del divino
che hanno fatto. Diversi i loro testi sacri. E nessuna di esse. Nessuna tace
sulla sessualità. Nessuna tace sul sesso. Se i credenti sono oggi 5,5 miliardi
ecco, tutti hanno una particolare visione dell'amore e della sessualità in gran
parte basata sull'educazione religiosa ricevuta e che i genitori hanno avuto il
diritto e dovere di trasmettere loro. SESSUALITA', RELIGIONI E SETTE
Sessualità, Religioni e Sette, nasce da un interesse personale e professionale
di insegnamento. Nel
( da "Riformista, Il" del
06-02-2008)
Etica risposta a monsignor fisichella Laici e cattolici,
il dialogo è possibile se il terreno comune è la ragionevolezza Come far
convivere una pluralità di posizioni morali Credo che sarebbe un errore per una
persona impegnata in politica lasciar senza interlocuzione un intervento di
monsignor Rino Fisichella su laicità, religione e valori, apparso nei
giorni scorsi sul Messaggero . Due affermazioni in
particolare mi sembrano rilevanti e sulle quali vorrei soffermarmi: 1) la
laicità presentata come una delle dimensioni della democrazia e 2) il
riconoscimento di valori anche a chi non crede. Non si può negare che il
livello di scontro che si registra da qualche anno nel nostro paese su temi
eticamente sensibili abbia provocato lacerazioni profonde che può diventare
difficile ricomporre. Sarebbe interessante indagare meglio le ragioni di questo
esito. Nessuno può cavarsela attribuendo ad altri l'intera responsabilità; non
può farlo la Chiesa; non può farlo la politica nelle sue diverse articolazioni.
L'errore che spesso si commette è partire dal fondo senza chiedersi se qualcosa
non debba cambiare nella riflessione su temi che attengono sempre più spesso
alla bioetica e che si pongono in termini nuovi rispetto al passato, rispetto
alla tradizione dello stesso pensiero occidentale, compreso il cristianesimo. I
cambiamenti maggiori sono quelli prodotti dai progressi della conoscenza
scientifica, dalle nuove tecnologie riproduttive e dalle biotecnologie, dalla genetica.
Le nuove conoscenze ci interrogano tutti sulle nuove frontiere della vita e
della morte, su limiti e libertà. Nessuno può sottrarsi a questa riflessione
ciascuno per le sue responsabilità. Rispetto al resto dell'Europa nel nostro
Paese siamo arrivati molto in ritardo a capire che quegli sviluppi della
genetica e le nuove biotecnologie richiedevano norme e leggi che ponessero
limiti e garantissero libertà e diritti, che era giunto il momento di non
potersi più affidare semplicemente al sacro principio della libertà di
coscienza e di assumersi la responsabilità della discussione pubblica e della
decisione. Ma proprio questa necessità di normare ha
aperto una fase di contrapposizioni laceranti non fra credenti e non credenti,
ma il più delle volte fra laici e un certo fondamentalismo cattolico. Inoltre,
a differenza di quanto è accaduto in passato rispetto alle ingerenze
ecclesiastiche nella politica italiana, oggi esse intervengono in una
condizione di maggiore vulnerabilità delle istituzioni politiche, che rendono
più impervia, e talvolta impossibile, la decisione autonoma, nel rispetto
dell'articolo 7 della Costituzione. Non sta a me dire come debba esprimersi
l'impegno dei cattolici su questi temi nuovi e
difficili. Il rapporto fra etica e politica è un tema antico. È vero che nella
politica ciascuno porta i valori in cui crede, che possono
essere condivisi, ma anche no, registrando differenze e conflitti senza
per questo compromettere il tessuto civile della comunità. I nostri principi e
valori condivisi sono - devono essere - quelli costituzionali, che fondano il
patto di convivenza fra culture e convinzioni etiche e religiose diverse. È
importante il riconoscimento di monsignor Fisichella, per niente scontato:
anche chi non crede in Dio dispone di valori e principi e non può essere
additato né come nichilista né come relativista. Ma la Costituzione dovrebbe
essere la stella polare dell'agire pubblico per chiunque scelga l'impegno
politico. In essa sono contenute anche le due più importanti dimensioni della
laicità: come autonomia e sovranità dello Stato e come condizione della
convivenza plurale, di una molteplicità di concezioni del bene. Come si fa
vivere la laicità nella prassi quotidiana pur partendo da valori non
completamente convergenti? Proviamo a scrivere un'"etica del
legislatore" che non costringa a rinunciare alle proprie convinzioni e
alla ricerca del maggior consenso possibile, ma che consenta la ricerca di
soluzioni condivise. Concordo con monsignor Fisichella quando dice che la
laicità non può essere un criterio per assopire le coscienze. Per me essa è la
condizione che consente alle coscienze di vivere e agire in libertà. La
politica può anche essere vissuta come testimonianza, e però è importante
capire che non può essere solo quello, neanche per i cattolici.
La politica è prima di tutto il luogo della decisione legislativa o
amministrativa alla quale si giunge attraverso la ricerca della mediazione,
cioè di punti di incontro fra posizioni diverse allo scopo di produrre una
decisione sufficientemente condivisa. Se ci domandiamo se è possibile
questo stesso esercizio se restiamo sul piano esclusivamente dell'etica,
la risposta è quanto meno problematica. La mediazione fra principi etici
differenti o contrapposti non è possibile, e può addirittura presentarsi come
una forma di violenza. Per assumere una decisione legislativa su questioni con
rilevanti implicazioni etiche, occorre allora compiere un'operazione
preliminare: abbandonare il piano dell'etica e porsi sul piano della politica
tenendo conto del punto di vista degli altri legislatori, oltre che dei
destinatari della legge. John Rawls va nella giusta
direzione quando propone di assumere la categoria della ragionevolezza.
"Ragionevole" è diverso dal "vero" e consente di far
convivere una pluralità di concezioni morali. Le soluzioni ragionevoli di un
problema possono, infatti, essere diverse e su queste ci si può incontrare. Non
altrettanto se si continua a permanere nell'ottica della Verità assoluta e
inconfrontabile. La pratica della ragionevolezza consente di abbandonare il
terreno dell'equivalenza fra teorie morali vere e concezione corretta della
giustizia politica e di superare il passaggio diretto dall'ethos al nomos, dalla convinzione etica alla legge. Per questo, non
è l'etica dei principi, ma l'etica della responsabilità quella più propria per
affrontare i problemi legislativi. Quando si esercita la funzione di
legislatore non si può assumere la propria coscienza come unica ed esclusiva
ispiratrice dell'agire, bensì occorre anche rendere conto delle conseguenze
della decisione sulla vita dei destinatari della legge. Non è giusto talvolta
che la vita e le relazioni vissute delle persone concrete vengano anteposte
alle proprie convinzioni etiche o religiose proprio nello spirito, che è anche
lo spirito cristiano, dell'accoglienza e dell'ospitalità? senatrice
Pd, presidente commissione Cultura 06/02/2008.
( da "Riformista, Il" del
06-02-2008)
Segue la chiesa nella società Tra Ratzinger e padre
Bevilacqua io da cattolico scelgo il secondo (segue dalla prima pagina)
Condivido questo giudizio e ne sono preoccupato, anche come cattolico liberale
(una categoria certo non amata da Ratzinger, ma che tanto ha fatto per favorire
la maturazione della Chiesa moderna, la ricchezza profonda e attuale del
cattolicesimo). Sono preoccupato perché questa invadenza pervasiva, questa
politicizzazione spinta, questo tentare di riportare indietro l'orologio della
storia, non può non far rinascere l'anticlericalismo. La
vicenda della Sapienza va inquadrata in questo scenario e aggiunge peso e
significato alle riflessioni che Alberto Melloni,
storico della Chiesa, ha sviluppato tempo fa (prima dell'episodio della
Sapienza): "La lunga presidenza di Ruini (alla Cei) rappresenta un caso
unico. Eppure penso che sia stata la grande occasione perduta della Cei:
ha avuto la possibilità di dare alla Chiesa italiana una sua fisionomia e
invece ha preferito fare ciò che gli risulta più facile, il dribbling stretto
con i partiti? Lui ha continuato a dribblare dove c'era il gioco, come se il
sensore di rilevanza fossero i partiti. Sì, la Chiesa è molto e forse troppo
temuta nel Transatlantico, ha guadagnato una certa capacità di intimidazione,
ma non è questo che la fa essere bella e attraente. È un modo
di fare che ha annaffiato la pianticella dell'anticlericalismo, una brutta
bestia". La correttezza di questa visione non è confermata solo
dall'episodio della Sapienza, ma da una recente rilevazione sui "sentiment" degli italiani. La società Astra svolge da
molti anni un'indagine periodica sui "sentiment"
degli italiani per conto di Bpm Gestioni. Nell'ambito
della più recente rilevazione, tra le motivazioni spontaneamente indicate dagli
intervistati per spiegare il clima sociale negativo, per la prima volta,
spunta: "la rimessa in discussione della laicità
dello Stato". A me sembra che il tentativo di riportare indietro l'orologio
della storia da parte dei vertici della Chiesa, sia evidente e forte. Non si
tratta di farlo ritornare a prima del Vaticano II, ma più indietro, molto più
indietro, sino a Innocenzo III. Grande papa, grande teologo, grande giurista,
Innocenzo III era diventato Papa a 37 anni quando era già un famoso teologo e
giurista. Fu con lui che, nel IV Concilio Laterano (1215), la visione
ierocratica raggiunse il culmine, con una formula di straordinaria eleganza:
"Sententia papae et sententia Dei una sententia est". Fu lui ad
affermare "Papa ipse verus
imperator". Fu lui che sostenne, con forza, la necessità di salvare il
clero dall'umanità corrotta e abominevole e per simboleggiare ciò impose che il
sacerdote, che sino ad allora aveva officiato la messa
rivolto ai fedeli, fosse tenuto ad officiarla con la schiena rivolta agli
stessi (come Ratzinger è ritornato a fare), come segno di disprezzo verso
l'umanità e come segno del fatto che per la celebrazione eucaristica il
sacerdote, protetto dalla grazia, non aveva bisogno della compartecipazione dei
laici. Fu Innocenzo III, con formula geniale, a sostenere che la Chiesa "ratione peccati"
poteva e doveva interessarsi non solo della dottrina e della pratica religiosa
ma di tutti gli aspetti della vita civile ed economica. E questa formula resta
ancora la chiara guida per risolvere tanti problemi. La Chiesa, "ratione peccati", cioè per aiutare il popolo a capire
il bene e il male, per diffondere il sentimento religioso, per testimoniare la
presenza di Dio nel mondo, non può stare chiusa nelle chiese e nelle strette
pratiche religiose. Deve stare nel mondo, dove i temi del bene e del male
vivono e si scontrano nella realtà della vita e "ratione
peccati" non può ma deve far sentire la sua voce ovunque l'uomo vive, soffre, ama e si interroga sul proprio destino.
Per questo quando quella sventura per Napoli che risponde al nome del sindaco
Iervolino si rivolge, con stizza, al cardinale di Napoli, dicendogli: il
cardinale si interessi dei temi religiosi che io mi interesso dei problemi di
Napoli, come i rifiuti, fornisce la dimostrazione definitiva della sua
piccolezza. Il cardinale di una grande città come Napoli, che sta morendo
soffocata da tonnellate di rifiuti, frutto di venti anni di mala gestione che
continua e che non si ha la minima idea di cambiare, cioè frutto del male, cioè
frutto, per un cattolico, del peccato, non può non interessarsi, "ratione peccati", di questa tragedia dei suoi
parrocchiani. E non solo può ma deve, "ratione
peccati", essere presente in questa tragedia totale del suo popolo. Ma lo
deve fare, appunto, "ratione peccati", non
per ragioni e obiettivi politici e di potere, ma per ragioni proprie del buon
pastore, per contribuire ad aiutare il suo popolo a resistere, a non rifugiarsi
nella "disperazione stabilizzata" che sta avvelenando il cuore e
l'anima dei napoletani, a conservare la capacità di credere e di pregare.
Dunque che vescovi, cardinali, Papi, "ratione
peccati", parlino e portino il loro contributo alla ricerca della
difficile via. Ma con grande rispetto per la laicità dello
Stato, sempre difesa, con dignità, dai cattolici liberali
veri come De Gasperi, Don Sturzo, Andreatta (il cui comportamento nel caso
Ambrosiano resta una delle pagine più belle della Repubblica
italiana). E senza tentare di portare indietro l'orologio della storia.
Perché questi tentativi, possono creare conflitti e dolori, ma non possono
riuscire, come scrisse nel 1953 una delle grandi voci anticipatrici del
Vaticano II, padre Giulio Bevilacqua in Equivoci mondo moderno e Cristo : "Il vento soffia dove vuole e tu ne odi la voce, ma
non sai donde venga e dove vada; così è chiunque nasce dallo Spirito. Figli di
una verità che ci ha fatti liberi perché non abbiamo salutato con gioia questo
uomo del secolo XX che rifiuta di restare un eterno minorenne per assumere la
totalità delle sue funzioni attive con tutte le responsabilità e i rischi
inerenti? Ricordiamolo bene: le tortuose complicazioni della vita moderna
possono farci desiderare talora che l'uomo ritorni fanciullo,
ma minorenne non lo ritornerà mai. Egli volterà sdegnosamente le spalle
a qualunque messaggio, a qualunque diplomatico, a qualunque ordine ammantato
anche dei più alti titoli sacri, ove si accorga di una manovra di
accerchiamento per diminuirlo e per dominarlo. Questo problema di maggiorità è
sentito ora fino all'esasperazione costituendo, essa,
la linea essenziale del mondo moderno in chiesa e nell'officina, nella vita
pubblica e nella direzione dell'impresa, nel pensiero e nella azione. Come sintesi dell'aspirazione alla giustizia sociale è stata posta
dal mondo contemporaneo la formula paolina "chi non lavora non
mangi"; ma sotto l'aspirazione alla maggiorità che brucia l'uomo moderno,
si può collocare un altro aforisma di Paolo: "Fanciullo, parlavo da fanciullo,
avevo gusti da fanciullo. Divenuto uomo ho smesso tutte quelle cose da
bambino" (I Cor. XIII-ii)".
Se, dunque, ci costringono a scegliere tra il Papa che sogna di ritornare a
Innocenzo III e che ha difficoltà a cogliere la differenza tra un Papa e un professore
di teologia, e il pastore cardinale Giulio Bevilacqua o il pastore protestante
"cattolico" Dietrich Bonhoeffer, io non ho
dubbi nello scegliere i due pastori. 06/02/2008.
( da "Riformista, Il" del
06-02-2008)
Laicità il problema di avere un papa che
sogna di tornare a innocenzo III Il vuoto di pensiero
politico apre spazi alla Chiesa La presenza sempre più pervasiva della Chiesa
su tanti temi è la conseguenza del fatto che la Chiesa è uno dei pochi centri
di potere, capace anche di esprimere un pensiero. Ciò vale non solo
sul tema della scienza e della tecnica, ma per i temi socio-economici, per i
temi della criminalità (se nel Sud si incontrano ancora delle autorità
rispettabili e credibili queste sono di solito i vescovi, tra le poche persone
degne e con le quali si può parlare in modo serio di cose serie) e altri temi.
L'agghiacciante vuoto di pensiero che caratterizza la classe dirigente italiana
(e non solo la classe politica) apre spazi nuovi e inaspettati per la Chiesa e
per il Papa. La domanda centrale è se la Chiesa si inserisce in questi spazi in
modo utile e appropriato o meno. Io, parlando da aspirante cristiano e
cattolico-liberale con sofferenza, rispondo di no. Se i vertici della Chiesa
(Papa e Cei), approfittando della debolezza di pensiero della classe dirigente,
invece di aiutare a colmare questo vuoto, cercano di riportare indietro le
lancette della storia, è inevitabile che il confronto tra pensiero laico e
pensiero teocratico, superato dal Vaticano II, si riacutizzi. E a me sembra che
questo Papa e questa Cei invece di impegnarsi a diffondere nella società lo
spirito religioso, cioè il senso del divino, invece di diffondere e applicare
il Vangelo (per usare un'espressione amata da quei preti "da strada"
che, come me, soffrono per questa Chiesa arrogante, ricca, potente e
scintillante di gioielli), siano impegnati principalmente in una grande
operazione di potere. E allora devono attendersi delle reazioni. Se la Chiesa
si muove direttamente e in prima persona come un partito politico, se c'è
qualcosa di vero in quello che, scherzosamente ma non troppo, disse tempo fa
Cossiga: "come presidente della Cei Ruini è stato un grande, ma come segretario regionale della Dc
sarebbe stato il massimo", allora episodi come
quello della Sapienza vanno inquadrati in una prospettiva più ampia. Questo
episodio preso in sé e per sé è il frutto di due errori. Il primo è quello di
cercare di impedire la parola a un'autorità intellettuale in una
università, che è il luogo per eccellenza della libertà di pensiero e di
parola. E il secondo è quello di invitare il Papa non a parlare ma a tenere il
discorso di apertura dell'anno accademico in una università
pubblica. L'invito è stato una dimostrazione di
debolezza intellettuale, servilismo, ricerca impropria di effetti mediatici,
tipica di una dirigenza senza pensiero, senza dignità e senza rispetto per
l'istituzione che è chiamata a dirigere. Ma forse l'accettazione di questo
invito è stata una decisione non ben valutata. Io credo però che più che
preoccuparci della limitata ostilità alla preannunciata presenza di Ratzinger
alla Sapienza, sia più giusto preoccuparci del contrario. Credo
che abbia ragione Carlo Augusto Viano, professore
emerito di Storia della filosofia all'università di Torino che, tempo fa,
(prima delle vicende della Sapienza), ha detto: "Voci critiche e
discordanti! Ma se Ratzinger è l'uomo meno criticato del Pianeta. In
Italia ormai c'è una devozione agghiacciante verso il Papa che neanche nel
peggiore regime democristiano, non esiste alcuna voce discordante o se c'è non
se ne dà mai notizia. Basta guardare i mezzi di comunicazione: ogni giorno c'è
il Papa, non chi la pensa diversamente da lui. Siamo eredi dello Stato
pontificio e questo ci rende succubi del Papa. Inoltre solo
in Italia ci si stupisce del fatto che il Pontefice venga criticato, e ci siamo
ormai abituati a non contraddirlo mai". 2 06/02/2008.
( da "Riformista, Il" del
06-02-2008)
Dibattiti il libro di onofri
uscito da donzelli Il critico fa shopping culturale come Socrate Bisogna
riconoscere di quante cose non abbiamo bisogno. Consigliare e sconsigliare
Quando e dove comincia in Occidente il pensiero critico? Nella Prussia
orientale del '700 con Kant o in
Francia con gli illuministi, e prima ancora con Montaigne?
Qualcuno suggerisce di spostarci molto più indietro nel tempo. Proviamo ad
andare in un mercato ateniese del V secolo a.C., in compagnia di Socrate.
D'accordo non era un moderno, scintillante shopping mall
ma presumibilmente spezie e mercanzie, specie provenienti dal vicino Oriente,
non dovevano mancarvi. Dopo aver passeggiato lungo i banchi il filosofo greco
ha un'aria compiaciuta, quasi allegra. Un discepolo gliene chiede ragione, al
che lui risponde con un sospiro: "Di quante cose non ho bisogno".
Ecco, in quel momento nasce il pensiero critico, non allineato, orgogliosamente
autonomo, anticonformista. Ora, non vorrei dare l'impressione di una premessa
troppo alta e solenne per introdurre questo libro di Massimo Onofri, La ragione
in contumacia (Donzelli) - più un trattatello concentrato che un pamphlet - ma
in una delle sue pagine si legge questo passo, ripreso anche in quarta di
copertina: "Il critico è Socrate, quando, per restare fedele ai suoi
argomenti, è disposto a sacrificare addirittura la sua stessa vita?". E,
in un certo senso, pur occupandosi prevalentemente di critica letteraria, il
libro è di "filosofia militante", nel senso che continua, con umiltà
ma anche con ostinazione, la battaglia di Socrate contro i sofisti.Chi sono oggi i sofisti (e naturalmente uso questo
termine nella accezione peggiorativa - assai discutibile - che volle
conferirgli Platone)? Sono tutti quelli che in discipline e campi diversi
negano l'esistenza della realtà, riducendola a effetto retorico, a simulazione
o narrazione tra le altre, che ritengono che la verità è una
"cosa da anni '60" (Carlo Freccero), sintomo ed espressione di
rapporti di forza (come se Nietzsche quando scrisse che "non esistono
fatti ma interpretazioni" volesse dire che tutto è soggettivo!). A loro si
contrappone proprio il critico militante, inteso come figura antagonista,
responsabile, a tratti eroica, come critico della cultura e della vita.
Evidentemente i concetti di "realtà" e "verità" sono
alquanto problematici, ma uno dei compiti più appassionanti per la cultura
contemporanea è quello di ripensarli e reinterpretarli ogni volta di nuovo. E
di farlo mettendosi dal punto di vista concreto, "impuro",
dell'individuo empirico, materiale, del lettore in carne e ossa che - come si
dice in queste pagine - mentre legge vive, e dunque mangia, beve, sogna, fa
l'amore, odia, patisce? Ma entriamo nel merito degli argomenti di Onofri. La
sua apologia dell'illuminismo, contro i molti e anche
illustri denigratori (Adorno Horkheimer, e poi, sia
pure parzialmente, Sternhell e Berlin)
si rifà a Edward Said, straordinario intellettuale palestinese
cresciuto al Cairo e immigrato negli Usa (dove è stato professore alla Columbia
University fino alla sua morte, nel 2003), e al suo
concetto di "autoriforma dell'umanesimo". L'illuminismo
che sta a cuore a Onofri viene ridefinito "trascendentale" a indicare
la ragione non come istanza normativa, o come privilegiamento
di una cultura (quella occidentale) sulle altre, ma come spazio di condivisione
e reciprocità, dunque condizione di ogni possibile dialogo. Di qui siamo
portati nel cuore della discussione attuale sull'estetica e poi sul canone
letterario. Molte le pagine su angustie e dogmi teorici dello strutturalismo,
sulla pretesa di dissolvere, insieme al giudizio di gusto e di valore, il
soggetto stesso del sapere. Barthes, insuperato
critico dell'ideologia, è invece un teorico spesso unilaterale ed epigonico, rispetto alla grande tradizione dei Bataille e Blanchot: la sua
letteratura intesa come spazio intertestuale, irrelato, anonimo mi evoca
l'universo tecnologico descritto dal filosofo Anders,
nel quale l'uomo stesso è divenuto antiquato. Ma ancora più interessante è il
confronto di Onofri con la Critica del giudizio , dove
ci viene mostrato che il sentimento (o piacere) del bello, per quanto
soggettivo, non è affatto arbitrario né riducibile ai sensi: quando dico che
una cosa è bella desidero, e anzi esigo, che tutti quanti la riconoscano bella,
giudico per tutti. Nel giudizio estetico - ,
coincidente in ciò con il senso comune - anticipo la comunità, o almeno una sua
versione utopica. Agisco come se la bellezza fosse una qualità dell'oggetto.
Questa direzione "comunitaristica" - e
dunque etica - della riflessione kantiana mi sembra oggi la più feconda. E
anzi, vorrei estenderla a campi anche lontani dall'estetico, come ha fatto Hannah Arendt (non citata da
Onofri). Anche di fronte a una ideologia politica
infatti la questione potrebbe porsi, kantianamente,
in questi termini: mi piace o non mi piace? Ma torniamo alla letteratura. Se
giudico bello un romanzo e pretendo il consenso di tutti corro il rischio di
una possibile deriva autoritaria? Credo di no, per la ragione che non vi è
alcuna regola del gusto, definita a priori e una volta per sempre. Nella
comunità dei giudicanti non si danno garanzie. L'unica autorità è quella
retorica della argomentazione - onesta, minuziosa -:
la critica letteraria non può dimostrare alcunché né esibire prove. È
soprattutto discorsiva. Ed ovviamente qualsiasi canone, che implica conflitto e
anzi "guerra" delle interpretazioni, non potrà che essere mutevole e
oscillante, esposto ai mutamenti storici del gusto. Il critico lavora sulle
ombre proiettate sulla caverna perché sa che, benché incerte, sono quanto di
più stabile e affidabile ci sia dato. La sua è una continua, impietosa ecologia
della cultura, impegnata a denunciare gli eco-mostri letterari, tutte quelle
opere che non aprono e fondano mondi, ma li soffocano, impoverendo il nostro
linguaggio, diseducando il nostro orecchio e appiattendo la nostra
immaginazione. La definizione di Orhan Pamuk - qui riportata - dell'arte del romanzo mi sembra
illuminante: "talento di raccontare la propria
storia come se fosse la storia degli altri". Se per letteratura
intendiamo, in prima battuta, dire qualcosa in modo "interessante",
ecco che lo scrittore è colui che riesce a trovare dentro la propria esperienza
personale quegli elementi potenzialmente universali, che diventano figure e
geroglifici di destino, simboli, significati condivisi: la realtà è sì una
"invenzione", ma un'invenzione in cui gli altri si riconoscono,
proprio perché illumina qualcosa che fino a quel momento era in ombra (su
questo non riesco a seguire fino in fondo Onofri che, volendo distinguere - in
modo sofistico? - tra scrittore e critico, sostiene che il primo crea e il
secondo inventa: mi sembrano termini interscambiabili).
Ma vengo alla questione di fondo in cui mi sento di esprimere un lieve dissenso
con l'autore, o sulla quale mi piacerebbe leggere una sua successiva
elaborazione. Nel libro si dice a più riprese che la bellezza di un'opera
letteraria si misura con l'altro da sé, si disfa nelle sue continue, sfuggenti
metamorfosi, coincide infine con una "irriducibile opacità". E ancora
che l'estetico oppone resistenza ai nostri sforzi di comprensione, "sfugge
alla pressione livellante dell'esperienza quotidiana, dalla quale l'arte
paradossalmente ha origine" (Said). Poi cita il
grande Leo Spitzer che una volta osservò che una
pagina letteraria "non si lasciava strappare il suo incanto". Si
configura qui una epistemologia della passività,
simile a quella che Debenedetti volle individuare in Proust: per conoscere una
qualsiasi cosa occorre pazienza, attenzione, identificazione, bisogna che ci
lasciamo raggiungere da quella cosa. L'atto conoscitivo non dipende solo da me
e dalla mia volontà. Qui temo che l'illuminismo, sia
pure trascendentale, non ci basti più. Deve essere "corretto", come
suggeriva Berlin, da Vico, Hamann,
Herder, dalla cultura romantica e dal populismo di Herzen. Se la verità è affidata alla letteratura, questa
che contiene sempre in sé un nucleo misterioso, asociale, un quid non del tutto
laicizzabile. Mi viene in mente una citazione dell'amato-odiato Barthes: compito della letteratura non è di esprimere
l'inesprimibile ma "inesprimere"
l'esprimibile, e cioè sottrarlo alla ovvietà, alla convenzione,
alla falsa trasparenza. Ma ancora una volta l'estetica si sporge sull'etica.
Onofri si appella, giustamente, al dialogo - senza ipocrisie - , nel quale tutti producono incessantemente argomenti e
tentano di persuadere l'altro. Però ci sono soggetti che si sottraggono al
dialogo stesso, anche perché intuiscono che su quel terreno lì - della argomentazione - sono fatalmente perdenti. Cosa farne?
Concluderemo forse che si autoescludono da qualsiasi comunicazione? Quando
proponevo a mio figlio - che aveva 8 o 9 anni - di discutere una questione su
cui avevamo differenti vedute (che so, una sua richiesta negata di giocare a
pallone con il brutto tempo), lui si sottraeva alla discussione, istintivamente
diffidente. A quel punto dipende solo da me riattivare le condizioni di un vero
dialogo. In che modo? Mettendomi nei panni di mio figlio e cercando di
immaginare - con equanimità - le sue possibili argomentazioni. Dunque:
immedesimazione, empatia, attenzione alla concretezza dell'altro, immaginazione
morale, scelta di mettersi da parte, almeno per un momento. Riformulo allora
quanto detto in precedenza: l'illuminismo andrebbe
corretto semplicemente dalla letteratura, che implica tutte queste attitudini.
06/02/2008.
( da "Riformista, Il" del
06-02-2008)
Odio profano Con Zizek ai
mercati di Baghdad Il terrorismo non ha nulla di sacro Non c'è sogno di
vittoria, ma gonfiare d'orrore il nemico Nessun martirio, nulla di sacro nel
sangue di Al Qaeda. E soprattutto, nessuna follia: l'ultima strage nei mercati
di Baghdad, prodotta dall'esplosione, con un ordine a distanza, dei corpi di
due povere donne down, non è un gesto barbarico, è molto altro. Se
continuassimo ad inorridire pensando che quell'atto sia il culmine della
deiezione e l'apice del ritorno in una mostruosità primitiva, quasi che
all'evoluzione si sostituisse l'involuzione, ebbene non capiremmo la verità, staremmo
soltanto confortandoci, rimuovendo il significato del terrorismo. Il
nichilismo, questa disumanizzazione, non riportano negli incubi delle caverne:
il nichilismo vero è quando batte alle nostre porte un futuro voluto, invocato,
coscientemente desiderato. Il pensiero di Al Qaeda è una forma estrema di
razionalismo materialista. Nelle mani di chi ha vestito a lutto col tritolo
quelle due ragazze; negli occhi di quegli uomini che le hanno lasciate sole in
mezzo al chiasso dei mercati (e loro, a un certo punto, avranno avuto paura,
smarrite, senza più le mani amiche che le guidavano); in quel terrorismo,
insomma, non c'è la bestialità né la disperazione di uomini in guerra, ma
semplicemente le ragioni, la volontà, i desideri furiosi di un futuro che il terrorismo
vuole chiamare nell'oggi. Quel futuro è senza tempo: non ha memoria; è un tempo
totale che non cambia più. L'idea, allora, di ritenere "barbari" i fatti di Bagdad sarebbe appena il modo di un impaurito laicismo che ridimensiona l'evento nei confini dello sdegno morale. Ma il
terrorismo non è l'estrema malattia di un mondo in guerra. Il terrorismo di
quelle mani e di quegli occhi non vuole annientare il nemico, non vuole
vincerlo: piuttosto vuole gonfiare d'orrore il corpo del nemico, vuole farlo
"divenire tutto", vuole crescerlo morto. Per il terrorismo è
necessario che il nemico rimanga e che non finisca mai. È fondamentale che
coincida, che sia identico all'assoluto di un terrore che perdura, che
"sta per essere" definitamente e oltre i
confini. L'idea stessa di guerra termina: mai come nel mercato di Baghdad il
terrorista vuole essere esso stesso il nemico, quel corpo/mondo in cui il
terrorista esiste, esplodendo in lui per non vincerlo mai, per esaltarlo come
un puro terrore realizzato. Quelle mani, quegli occhi. Goebbels proclamava la
"guerra totale", così come Mao invocò la "guerriglia
totale": il leninismo (il suo essere prototipo del fascismo) costituì la
morale stalinista dell'"assassinio di massa". Per tutti, la
condizione rivoluzionaria era che il nemico non fosse vinto ma
"esibito", cioè sterminato; e nella sua imperfezione, dunque, fosse
manifestato dall'oscenità perfetta della paura. Ecco, la globalizzazione,
l'unità concentrazionaria del mondo/corpo in quanto nemico cancellano la guerra
(la sua dialettica di vinti e vincitori), la rendono un passato, mentre la
totalità del Terrore si fa il furore macabro del Futuro che "arriva per
sempre" - come un linguaggio unico, come lo schema di un'ira senza più
confini su cui si fonda il materialismo nichilista. Per questo il terrorismo
coincide con l'altro corno di un'utopia cieca, la mafia: entrambi sono l'"esternità" razionalistica di un'escatologia
dell'umano. Oggi abbiamo bisogno di una spiritualità più coraggiosa, di un odio
più umano che sappia odiare quest'orrore. Un grande "odio politico", ricordava Slavoy Zizek nel bellissimo La fragilità dell'assoluto (Transeuropa). Che ancora ci insegni a guardare negli occhi
quelle due ragazze con l'infanzia mite sulle palpebre. Prima dello schianto.
06/02/2008.
( da "Padania, La" del
06-02-2008)
Benedetto XVI parla della sacralità della vita anche prima
della nascita Medici d accordo con il Papa nella difesa dei
feti abortiti Città del Vaticano - La vita va difesa anche prima della
nascita. È quanto ha affermato Benedetto XVI nel corso dell
Angelus. E per quanto le parole del Pontefice siano arrivate nel giorno in cui
la Chiesa celebrava la Giornata per la vita, è inevitabile cogliere la
concomitanza con il documento di quatto ospedali degli
atenei romani affinché si tenti di tenere in vita il feto delle donne che hanno
praticato un aborto terapeutico anche contro la loro volontà. Il testo è stato sottoscritto da neonatologi e ginecologi delle università La
Sapienza e Tor Vergata sul fronte laico, e della
Cattolica e del Campus Biomedico sul versante cattolico. In particolare nel
testo si sottolinea che il feto derivante dagli aborti prematuri va trattato
come qualsiasi essere umano anche in estrema pre-maturità, cioè sotto le
22 settimane che è il limite attuale. Dunque, le parole del Papa, pur non riferendosi
esclusivamente al caso italiano, lo toccano però da vicino, almeno nell impostazione di fondo del problema, ribadendo il punto
di vista della Chiesa. "Ognuno, secondo le proprie
possibilità professionalità e competenze - ha detto il Pontefice - si senta
sempre spinto ad amare e servire la vita, dal suo inizio al suo naturale
tramonto. È infatti impegno di tutti accogliere
la vita umana come dono da rispettare, tutelare e promuovere, ancor più quando
essa è fragile e bisognosa di attenzioni e di cure, sia prima della nascita che
nella sua fase terminale". "Bene ha fatto il Papa
nel suo discorso domenicale sulla vita. Crediamo che la prossima
legislatura sia quindi il tema della vita che sarà al centro di una agenda etica e non come è avvenuto finora con questa
legislatura pro-choice". Lo ha affermato Massimo
Polledri, capogruppo della Lega Nord in commissione
Sanità del Senato, che rileva come finora, con questo governo, sia stata
affermata fortemente "la libertà di scelta ad ogni costo, come bene primario
nei confronti della vita, quindi con la revisione della 40, con la possibilità
della diagnosi pre-impianto, con la soppressione del
feto malato (non eugeneticamente corretto) e ancora
con la ru-486 e, infine, con l eutanasia mascherata da
testamento biologico presentato con il volto perbene ed ispirato da sentimenti
di pietà del presidente Marino". Ecco quindi, per il senatore leghista, la
necessità di "dettare una agenda etica, laica,
equilibrata, pro-life dove non ci sia più contrapposizione tra diritto della
donna e diritto dell embrione e dove l obiettivo sia
coniugare la libertà della donna con la necessità di ridurre il numero di
aborti e di aumentare le persone che scelgono la vita: lo Stato dovrà tornare
ad applicare veramente la legge 194; la lotta contro il dolore e l approvazione
di un serio piano per le cure palliative dove oggi l Italia è fanalino di coda
in Europa . [Data pubblicazione: 05/02/2008].
( da "Padania, La" del
06-02-2008)
Intervista a Francesca Martini "Aborto, il Papa ha
ragione" Roberto Brusadelli
"Al di là della adesione personale alla dottrina
cattolica, penso che le parole di domenica sul diritto alla vita rappresentino,
da parte del Pontefice, la rivendicazione di un diritto naturale. Chi vuole
costruire un fossato tra laici e credenti su temi così grandi si muove in
realtà in un angusta ottica ideologica. Parlando giustamente delle fragilità della condizione umana,
Benedetto XVIha inteso riferirsi non solo alla
nascita e alla morte come termine naturale della vita, ma anche alla malattia e
alle sofferenze più diverse". È molto determinata, e appassionata,
Francesca Martini - responsabile federale politiche sociali e famiglia della
Lega Nord -, quando commenta l intervento di Papa
Ratzinger in occasione della Giornata mondiale per la vita. Quali altre parti
del discorso papale suscitano il suo plauso? "Un altra
affermazione che mi ha molto colpita - prosegue - è quella per cui la civiltà
di un popolo si misura sulla capacità di difendere la vita. Questo è un vero e
proprio ultimatum a quelle forze che si proclamano laiche, e che invece
dovrebbero definirsi laiciste, che fomentano una contrapposizione ispirata in
ultima analisi al nichilismo e al tentativo di distruggere il concetto stesso
di dignità della persona umana. Mi stupiscono quelle femministe che, in merito all aborto e all applicazione delle legge 194, parlano di un dibattito politico che viene
fatto sul corpo delle donne . Sembrerebbe così che esse vogliano affermare un
diritto di proprietà sui bambini, una potestà assoluta che arriva al punto di
distruggere la vita nascente. È un autentica follia,
questa di tentare di contrapporre la libertà individuale, senza freni né
inibizioni, a quei valori in cui affondano le radici storiche, etiche e
culturali della nostra civiltà". Francesca Martini si schiera poi con il
gruppo di neonatologi e ginecologi romani che hanno sancito l
applicabilità delle teorie di rianimazione per i feti nati molto
prematuramente, compresi quelli oggetto di interruzione di gravidanza. Perché
quel documento ha sollevato polemiche? "Perché, grazie
anche ai progressi della medicina, si è voluto semplicemente proclamare che
stiamo parlando sempre e comunque di una vita che si affaccia al mondo.
Anche su questo punto c è chi, come Livia Turco, porta avanti una polemica
strumentale. Come strumentale è la posizione di Rita Bernardini
e in genere dei radicali che rivendicano alla madre l
opzione ultima, anche in considerazione che i feti così salvati, proprio perché
in età gestionale molto precoce, possono andare incontro a gravi problemi di
salute psico-fisica. Ma questi sono discorsi che mi ricordano
una selezione eugenetica, per non dire la prassi della Rupe Tarpea".
Veniamo a un analisi della normativa in vigore sull aborto e delle criticità che presenta. "Partendo dal concetto, che non è quello ispiratore della
legge, che la natalità è il collante sociale delle nostre comunità locali,
possiamo notare subito che, pur se in lieve diminuzione, le interruzioni
volontarie di gravidanza vedono una quota massiccia di donne immigrate, circa il
40% del totale. Combattere l aborto significa
quindi rendersi conto di quali siano le donne che vi ricorrono e quali
strumenti di prevenzione si possono attuare. Nel 2005 avevo presentato una
proposta di legge per il rafforzamento della rete dei consultori. Pensiamo che
oggi la metà di questo 40% di donne straniere che accedono alla 194 lo fa più volte nel corso di un anno, anche tre: e questo in
pieno contrasto con la stessa 194, che vieta l aborto come mezzo
anticoncezionale". E i dati relativi alle donne italiane? "Un altro 20% che abortisce ha partorito nei 12 mesi
precedenti. Mi viene quindi da dire che, prima di essere dimesse dall ospedale, le nuove mamme debbano essere informate
rispetto alla fertilità dopo il parto. Un discorso a parte, poi, è relativo
alle minorenni che nel 2% dei casi va incontro a gravidanze indesiderate, il
che nella metà delle volte si traduce nella scelta di rinunciare al figlio. Ecco perché da molte parti esiste un rapporto di cooperazione tra i
consultori familiari e i centri di aiuto alla vita: penso al Veneto, dove sono
assessore regionale alla Sanità". Molte polemiche ha sollevato la
decisione della Regione Lombardia a fissare a 22 settimane il limite per l intervento abortivo. "In realtà la Regione ha
recepito la prassi in uso già da tre anni alla Clinica Mangiagalli
di vietare l interruzione di gravidanza oltre le 22
settimane. E trovo vergognoso che su un diritto fondamentale
come quello alla vita abbia così largo spazio la soggettività dei medici".
A proposito di medici: cosa pensa del cumulo di indagine diagnostiche prenatali
a cui comunemente ci si adegua? "Penso che siano troppe e che vengano
effettuate senza un adeguata valutazione di parametri
come la storia familiare e l età della donna. I medici del resto spesso protraggono
sempre più in là le indagini perché, quanto più il feto è formato, tanto più l esito è sicuro. Occorre anche un severo
monitoraggio del rapporto esistente fra le prassi abortive e le diagnosi
post-aborto, in modo da poter valutare gli errori commessi".
Insomma: una famiglia forte nasce da prevenzione, corretta informazione,
applicazione della legge nelle parti disattese. "Nasce anche da politiche
familiari che consentano l effettivo ingresso delle
giovani coppie nel mondo del lavoro per mantenere la loro famiglia e sostenere
la natalità! Così il cerchio virtuoso si chiude, anche se,
come afferma il nostro Segretario Federale Umberto Bossi, nessuno ci potrà mai
restituire le centinaia di migliaia di bambini che già mancano all appello". [Data
pubblicazione: 06/02/2008].
( da "EUROPA.it" del 07-02-2008)
FEDERICO ORLANDO Cara Europa, ho letto il vostro lungo
editoriale di ieri sul possibile ingresso di candidati radicali nelle liste del
Pd (una lista collegata sarebbe troppo "clamorosa", a differenza di
quelle Sd e Idv) e me ne
sono rallegrato. Essendo stato il mio un
voto sempre laico, penso che la vostra proposta risolverebbe il problema del
pluralismo culturale del nuovo partito: che finora non ho visto e mi ha
trattenuto domenica scorsa dall'andare anch'io a firmare in sezione per non
sentirmi spaesato fra teodem e postcomunisti.
ALCEO LIVERANI, LIVORNO Caro Liverani, sono lieto di
risentirla dopo decenni di lontananza. Quando eravamo tutti uniti in un unico
partito liberale (di sinistra, di destra, mangiapreti, cattolici,
monarchici, repubblicani, liberalcrociani, liberisti einaudiani, ecc.) non avremmo potuto immaginare che ci
saremmo sbriciolati, come la Dc (dieci partiti se ne contendono il simbolo, le
membra, le benedizioni e qualche eredità, da Berlusconi a Casini, a Mastella, a
Dini, a Tabacci, a Giovanardi, a Lombardo, ai teodem del Pd), come il Pci (Rifondaroli,
comunisti d'Italia, trozskisti, sinistra democatica, ex Ds, ecc.), per non parlare dei fascisti di
tutte le tinte di nero e di bruno e dei socialisti (boselliani,
cicchittiani, demichelisiani,
craxiani di rito Bobo, craxiani
di rito Stefania, rose singole, rose a mazzi, garofani, e il resto dell'orto
botanico) . La sua idea di un ritrovarci nel Pd di
tutti noi laici di matrice liberale, estende a ragioni un po' nostalgiche e un
po' ideologiche (oggi démodé) quelle ragioni politiche e pratiche che
l'articolo di Europa ha chiarito. Anch'io (che vedrei
volentieri una bicicletta tra Pd e "piccola intesa" Sd-Pr-Idv) vorrei che ci ritrovassimo. Ricordo
d'aver scritto in questa pagina, nei giorni delle primarie per il segretario
del Partito democratico a cui voleva concorrere anche Pannella: "Firmerò
per la candidatura di Pannella e voterò Veltroni. Sarà
il mio modo di essere liberale nel Pd". Ora sta per cadere il 40°
della scomparsa di Mario Pannunzio, il grande
direttore del Mondo che riunì nella redazione di Campo Marzio il fiore
dell'intelligenza laica italiana (da Croce e Einaudi a Salvemini a Calogero da
La Malfa a Bobbio, da Panfilo Gentile a Poggi a Mario Ferrara, più i giovani
Scalfari, Compagna, De Capraris, Spadolini e, dopo il
1955 e la scissione dei radicali dal partito liberale, Marco Pannella). In un
articolo nella nostra pagina culturale, ricorderò domani quella vicenda che fu
definita "la più alta espressione intellettuale, dopo La Critica di Croce,
del liberalismo del Novecento". E dunque, caro Liverani,
penso che, finite le cause che mezzo secolo fa
provocarono il nostro bing bang e incombendo su tutte
le libertà le nuvole di un nuovo medioevo, che mai sentimmo così gelide nemmeno
al tempo del muro di Berlino, è necessario che i liberaldemocratici si
riuniscano nel Pd: quelli che già ci sono, se non pensano solo a se stessi, e
quelli come i radicali, che a Pannella debbono le conquiste civili, a Bonino
ottimi risultati in Europa e al governo e a Cappato nobili e solitarie
battaglie contro le sofferenze e per la dignità umana. Unendosi tutti i rami di
centrosinistra della cultura liberale, nel Pd potrà finalmente parlarsi di quel
"pluralismo" che ci era stato promesso anni
fa e che abbiamo visto in parte inghiottito dall'aquila bicipite neoclericale e
postcomunista. E anche lei ed io potremo andare alle urne il 13 aprile con
convinzione.
( da "Repubblica, La" del
07-02-2008)
Cronaca Assemblea sulla laicità:
"Basta ingerenze della Chiesa" Sapienza, i docenti
anti-Papa "Diventeremo un movimento" "Daremo voce al
disagio diffuso tra i cattolici"
E sabato a Roma No Vat in corteo PAOLA COPPOLA ROMA -
"Diventeremo un movimento culturale per rispondere all'esigenza diffusa di
laicità espressa da molti italiani". Lo storico Angelo D'Orsi,
promotore dell'appello di solidarietà nei confronti dei 67 docenti di fisica
della Sapienza, rilancia. Dopo le 1500 firme di professori, ricercatori e
dottorandi che hanno aderito su internet all'iniziativa, il professore torinese
auspica che l'incontro organizzato dagli studenti di Sinistra critica sia il
primo di una serie. Dall'aula di giurisprudenza dove, a una ventina di giorni
dalle polemiche, si discute di "Laicità e autoderminazione
dopo le proteste per la partecipazione del Papa all'inaugurazione dell'anno
accademico", parte un messaggio: in uno stato
moderno e laico è inaccettabile "l'ingerenza del Vaticano nella sfera
politica e nelle scelte individuali". In platea ci sono molti giornalisti,
gli studenti sono pochi, la solidarietà si è espressa soprattutto su Internet.
Intorno all'iniziativa di D'Orsi contro il "linciaggio morale,
intellettuale e persino politico" dei "cattivi maestri" si è
raccolto il mondo dell'accademia - tra gli altri, la grecista Eva Cantarella, il filosofo Gianni Vattimo
e il matematico Pierluigi Odifreddi - e il professore
racconta che è emersa la richiesta di trasformare l'appello in qualcosa di più,
"un movimento culturale permanente", dice. Dello
stesso avviso Carlo Cosmelli, coinvolto nelle
polemiche per la lettera al rettore Renato Guarini:
"Ci piacerebbe essere un punto di aggregazione di idee. C'è un disagio che non è presente solo negli uomini di scienza ma
che esiste anche tra molti cattolici", chiarisce.
Nel dibattito D'Orsi ricorda i passaggi che hanno prodotto "l'anomalia
italiana", dal Concordato del 1929 fino alla revisione dei Patti
Lateranensi del governo Craxi. "Un'anomalia - dice - dovuta alla carenza
di laicità nella vita pubblica e istituzionale". E, aggiunge, che l'Italia
"sta diventando un paese multietnico" e che la Chiesa di Roma
rappresenta il pensiero di una parte del paese. Cosmelli
contesta le dichiarazioni di Ratzinger su temi come l'evoluzionismo,
l'omosessualità e il diritto alla vita: se le parole del Papa "entrano
nella vita dei cittadini vanno discusse", secondo il fisico. Coordina
Giorgio Sestili, del coordinamento dei Collettivi che
ricorda l'appuntamento di sabato, la manifestazione No Vat. Nel pomeriggio
invece a Scienze politiche si tiene un altro incontro organizzato dal preside
Fulco Lanchester, intervengono i
docenti Vittorio Possenti, Mario Caravale e
Teresa Serra. Si discute di "Fede, ragione e università". "Non è
nato in contrapposizione a quello di giurisprudenza", assicura Lanchester. "Ma era necessario affinché l'università
si riprendesse il potere di dibattere sull'accaduto".
( da "Repubblica, La" del
07-02-2008)
Commenti Un vuoto di legalità (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
La legalità costituzionale, prima di tutto. Sta accadendo qualcosa che non ha
precedenti nell'intera storia repubblicana. Si dubita, con fondate ragioni,
della legittimità stessa delle leggi elettorali, dunque dello strumento al
quale sono affidate le sorti della democrazia rappresentativa. Questo non
avviene per forzature di parte. Deriva da quel che sta scritto in una delle sentenze
con le quali la Corte costituzionale ha dichiarato ammissibili i referendum
elettorali e che, nell'euforia referendaria, era stato trascurato. Non è un
dettaglio, ed è ben più che un segnale d'allarme. Dopo aver ricordato di non
potersi occupare in questo momento della costituzionalità dell'attuale legge
elettorale, né di quella che risulterebbe qualora i referendum fossero
approvati, i giudici costituzionali scrivono: "L'impossibilità di dare, in
questa sede, un giudizio anticipato di legittimità costituzionale non esime
tuttavia questa Corte dal dovere di segnalare al Parlamento l'esigenza di
considerare con attenzione gli aspetti problematici di una legislazione che non
subordina l'attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una quota
minima di voti e di seggi". Un vizio, questo, che non riguarda soltanto la
legge che deriverebbe dal referendum, ma "è carenza riscontrabile già
nella normativa vigente", dunque nella legge con la quale andremo a votare
in aprile. Che cosa vuol dire tutto questo? Che sulle prossime elezioni si
allunga appunto l'ombra dell'illegittimità. Le Camere risultanti dal voto di
aprile verranno costituite con un meccanismo sul quale sollevano dubbi non
critici malevoli, ma la stessa Corte. La "porcata" di Calderoni e la
"trovata" dei referendari sono accomunate da un dubbio che riguarda
la loro compatibilità con il sistema costituzionale. Come uscire da questa
situazione? Da molte parti si prospettano ricorsi, conflitti tra poteri dello
Stato. Ma, date le caratteristiche delle leggi elettorali, è quasi impossibile
sanare quel vizio d'origine. E così l'intero nostro sistema istituzionale è
destinato a funzionare in condizioni di "convivenza con
l'illegalità", estendendosi ad esso una regola che vige da tempo in molte
aree e settori del nostro paese. L'unico rimedio sarebbe la rapida approvazione
di una nuova legge elettorale, subito dopo il voto. In questo modo, però, il
nuovo Parlamento sarebbe immediatamente delegittimato, l'annunciata "fase
costituente" avrebbe basi fragilissime e non sarebbero infondate le
richieste di tornare al voto con una legge finalmente conforme alla
Costituzione. Sembrerebbe che non vi sia alternativa: convivere con
l'illegalità al massimo grado, quello costituzionale, o rassegnarsi ad una fase
confusa e instabile. Questo è l'ultimo lascito della cosiddetta Seconda
Repubblica, frutto dell'imprevidenza di alcuni e dell'irresponsabilità di
molti. L'illegalità costituzionale non si ferma qui, ma si estende all'intero
sistema della comunicazione televisiva, dunque ad una componente ormai
essenziale del processo democratico. Di nuovo, la denuncia della stessa
illegittimità formale del nostro sistema non viene da critici prevenuti, ma dal
vertice delle istituzioni europee, la Corte di Giustizia e la Commissione. La
prima ha giudicato illegittima la mancata attribuzione delle frequenze
spettanti all'emittente televisiva Europa 7, con una inammissibile
chiusura del mercato e un pregiudizio per il pluralismo della comunicazione. E
la Commissione ha da tempo avviato una procedura d'infrazione contro l'Italia,
ritenendo incompatibile con le regole europee la legge Gasparri, dunque la
normativa che sta alla base dell'attuale sistema. Questa situazione, per sé in
contrasto con qualsiasi assetto democratico, diventa particolarmente grave nel
nostro paese dove, come tutti sanno, si traduce nell'attribuzione di un
indebito vantaggio ad una delle parti della contesa elettorale. Le infinite
anomalie italiane si intrecciano sempre più strettamente, rischiano di soffocare
la democrazia e certamente producono sfiducia crescente da parte dei cittadini
elettori. Che, per la seconda volta, si troveranno radicalmente espropriati
della possibilità di scegliere i loro rappresentanti. Le liste bloccate saranno
confezionate da una ventina di persone, alle quali è stato così trasferito un
potere incontrollato di designare quasi mille parlamentari. A questa ulteriore
distorsione potrebbe esser posto parzialmente rimedio se, a differenza della
volta passata, le oligarchie politiche facessero una duplice operazione. Da una
parte, dovrebbero adoperare il loro enorme potere per rinnovare davvero la
classe dirigente, con l'occhio alla competenza e all'effettiva
rappresentatività, invece di perseverare nell'abitudine di promuovere famigli,
clienti, yesmen, bevitori di spumante, mangiatori di
mortadella, espositori di striscioni ormai vietati anche nelle curve degli
stadi. Dall'altra, dovrebbero avviare una operazione
di ripulitura che ripristini la legalità attraverso una rigorosissima
valutazione della moralità pubblica e dei precedenti penali dei singoli
candidati. Sembrano due missioni impossibili, e forse lo sono. Ma la fiducia
dell'opinione pubblica, dunque il suo ritorno alla politica e non la resa alle
suggestioni dell'astensione e dell'antipolitica, passa proprio attraverso la
ricostruzione della moralità pubblica, la fine della politica come mondo
separato, sciolto dall'osservanza d'ogni regola, portatore più che di privilegi
di vere e proprie immunità. Molte indicazioni recenti vanno nel senso opposto.
Prendiamo come esempio il caso Cuffaro. Sembrerebbe
che le sue dimissioni siano state determinate non da una pesante condanna, ma
da un vassoio di cannoli. Presente alla lettura della sentenza, il Presidente
della Regione siciliana ha manifestato tutta la sua soddisfazione per essere
stato assolto dall'imputazione di concorso esterno in associazione mafiosa, con
una allegria che lasciava allibito chi aveva appena
ascoltato una condanna a cinque anni con interdizione perpetua dai pubblici
uffici. Intorno a Cuffaro si strinsero il suo partito
e l'intero centrodestra. Poi l'imprevisto, barocco arrivo dei cannoli, e
l'inevitabilità delle dimissioni. Dovute, dunque, ad un eccesso nei
festeggiamenti, non a sensibilità istituzionale (si annunciava un decreto di
rimozione). Ma il suo schieramento politico continua a presentarlo come vittima
di una persecuzione giudiziaria, mentre quel processo, come dimostrano i
molteplici colloqui di uomini della politica con esponenti mafiosi, è la prova drammatica
di una politica che al mondo della criminalità non chiede soltanto un
"appoggio esterno", ma con esso tende a compenetrarsi. Come
dimostrano questo ed altri casi, i tentativi di recuperare una legalità perduta
da tempo sono affidati soltanto ai giudici, con le inevitabili distorsioni che
questo comporta. Ma queste distorsioni, come ripeto da anni, derivano dal modo
in cui il ceto politico ha deciso di difendersi, azzerando ogni sua
responsabilità, sottraendosi a quelle minime regole deontologiche che qualsiasi
professione (avvocati, medici, ingegneri) deve rispettare. Da tempo la
responsabilità politica è scomparsa. Quando si censura il comportamento di un
politico, ormai la risposta corrente è "non vi è nulla di penalmente
rilevante". Così non solo si confondono codice penale e regole della
politica. Si fa diventare la magistratura l'esclusivo e definitivo giudice
della politica: e questo accade non per una volontà di potenza dei giudici, ma
per le dimissioni della politica da uno dei suoi essenziali compiti. Un
establishment che voglia davvero essere tale, e voglia conservare credibilità
di fronte all'opinione pubblica, dev'essere capace di
escludere non solo chi viola le norme penali, ma chiunque trasgredisca le
regole di trasparenza, correttezza moralità, riducendo la politica solo a
spregiudicata gestione del potere. Parlando di legalità, e del suo ripristino,
è lecito fare un accenno anche alle questioni "eticamente sensibili"?
O questa è una inaccettabile
caduta nel laicismo? Un solo caso. In un clima da crociata, e di fronte a
prescrizioni sempre più perentorie delle gerarchie ecclesiastiche,
amministratori locali vogliono imporre le loro regole per l'interruzione della
gravidanza. So bene che citare Zapatero è come parlare del Diavolo. Ma
uno Stato dev'essere capace di rivendicare quelle che
sono le sue proprie competenze, non delegabili a
nessun altro. Solo così i cittadini possono continuare a percepire chi davvero
esercita la sovranità, qual è la fonte delle regole, ed essere pronti a rispettarle.
( da "Repubblica, La" del
07-02-2008)
Pagina XIII - Torino "Si doveva distinguere tra il
governo e gli intellettuali" Odifreddi:
"Equivoco quell'invito a Israele" Secondo il docente torinese si è
fatta troppa confusione anche sul tema dell'antisemitismo MASSIMO NOVELLI Si è
già guadagnato la fama di "cattivo maestro" per le proteste contro la
ventilata visita di Papa Benedetto XVI all'Università La Sapienza di Roma. Ora
il matematico torinese Piergiorgio Odifreddi rischia
di peggiorare la sua nomea, come ci anticipa con un po' di ironia, ragionando
sulle polemiche che stanno arroventando la Fiera del libro a causa dell'invito
a Israele in veste di ospite d'onore. Una querelle, dice, "fondata su due
piccoli equivoci di fondo". Quali sono questi equivoci? "Il primo
piccolo equivoco è basato sulla considerazione che l'invito è stato fatto come
un invito allo stato di Israele. Una cosa è invitare uno
stato, un'altra cosa è chiamare i suoi intellettuali". Ma gli
organizzatori della manifestazione del Lingotto, da Picchioni
a Ferrero, hanno più volte affermato che si tratta di un invito alla cultura
israeliana, non alla sua entità politica. "In ogni caso
quell'invito viene presentato così, oppure si legge in quel modo. Ed è
chiaro che si polemizzi. Lo si fa non contro il popolo israeliano, bensì contro
il suo governo. Quando ero giovane, non si andava in vacanza in Spagna per il
regime di Franco. Non è che ce l'avessimo con gli spagnoli, naturalmente, ma
con il regime dittatoriale di quel paese. Mi chiedo: se la Fiera del libro
avesse deciso di invitare l'Iran, non ci sarebbero state forse delle polemiche?
L'Iran ha pure un premio Nobel, però è una cosa diversa dalla natura del suo
governo, no? Anche l'Italia, ai tempi del governo di Silvio Berlusconi, venne
boicottata a Parigi. Avvenne. E ritengo che sia stato giusto. Umberto Eco disse allora di vergognarsi di essere italiano".
Non è detto che avesse davvero ragione. Comunque passiamo al secondo equivoco.
Di che cosa si tratta? "Si continua a citare alcuni
grandi scrittori israeliani, come Abraham Yehoshua o
Amos Oz, oppure David Grossman,
per dire: ecco, questi scrittori sono critici verso il loro paese, verso il
loro governo. Sarà. Io tuttavia ricordo un articolo di Yehoshua, in cui si esprimeva a favore dell'erezione di un
muro verso i territori palestinesi. Devo dire che, al di là del fatto specifico
di Israele, mi sta poco bene un intellettuale che propone di erigere dei muri. E poi c'è un'altra questione, che magari mi procurerà nuovamente
l'accusa di essere un cattivo maestro". Quale questione? "Quando c'è di mezzo Israele, si usano due pesi e due misure.
Voglio dire che se uno critica questo paese, corre il
rischio di essere accusato di antisemitismo. I politici fanno
bene a prestare attenzione ai fenomeni di antisemitismo, ma fare confusione non
è una buona cosa, anzi: è pericolosissimo". Andiamo al sodo: lei
parteciperà alla Fiera del libro di quest'anno? Oppure la diserterà? "No, non potrò esserci. Però non è perché la voglio
boicottare, e del resto trovo eccessivo questo boicottaggio. In quei giorni, invece, sarò in pellegrinaggio verso Santiago de
Compostela". Non è possibile. Ma come? Un'icona del laicismo e dell'ateismo come
lei... "Non sono stato folgorato sulla via di Damasco. Non si preoccupi: ci vado da ateo e ritornerò da ateo".
( da "Repubblica, La" del
07-02-2008)
Pagina X - Palermo Ritrovato il carteggio del sacerdote
con la diocesi di Patti GIOVANNA BETTO Trentun luglio 1910. "Sacerdote
Gaetano Mammana, verso la fine di maggio le spedii il Regolamento del Comitato
elettorale, e con la presente le spedisco copia del Programma Municipale.
La prego di farmi conoscere se a Patti è stato
costituito il Comitato elettorale Cattolico e chi ne sia il Presidente; se nel
Consiglio Comunale vi sono altri consiglieri cattolici
e chi sono; se nella diocesi di Patti vi sia un qualche accenno al movimento
elettorale cattolico, e a chi ci si potrà rivolgere in ogni Comune per mandare
lettere circolari e stampa anche tessere e statuto del Movimento Cattolico
Italiano. Ossequi e ringraziamenti Il segretario Generale
Luigi Sturzo". è uno stralcio tratto dalla
corrispondenza fra don Luigi Sturzo e i vescovi di Patti, ritrovata da Nicola
Calabria, presidente della Società pattese di Storia patria, presso l'archivio
Sturzo a Roma. Un carteggio che fa emergere l'interesse del padre della democrazia
cristiana per il peso del movimento cattolico in Sicilia ma anche l'ombra scura
della massoneria nel contrastare l'azione della Chiesa isolana. Il Mammana rispose così a don Sturzo: "In diocesi non esiste
un movimento (elettorale) cattolico tranne che in qualche paese. Ed ora
ad altri ragguagli: l'ambiente pattese è più che apatico esiste però un buon
gruppo di garzoni capaci di un serio movimento cattolico. Si andrebbe però
incontro alla denigrazione non dico degli avversari ma... Esiste pubblicato (un
giornale) dalla locale loggia massonica a somiglianza e imitazione dell'Asino
di Roma. Tre volte nel corso di quest'anno mi sono messo all'opera e tutte le
volte ho dovuto ritirare le armi per colpa prima di coloro che avrebbero dovuto
aiutarmi e incoraggiarmi. Si figuri che anche preti mi hanno
negato il voto nelle ultime elezioni comunali!". Fra i documenti
più importanti ritrovati da Calabria quello c'è il rapporto che il sacerdote
Mammana invia a Luigi Sturzo nel 1910 sulla situazione ecclesiale e politica di
Patti e della diocesi. "Dalla relazione - dice Nicola Calabria - emerge la
presenza forte e radicata in tutti gli ambienti della massoneria e della
difficoltà di costituire l'Unione elettorale cattolica per l'ostruzionismo dei
preti locali, a suo dire collusi con la massoneria tanto da non aver votato
neppure i candidati cattolici locali alle elezioni
comunali". è interessante anche la corrispondenza
fra il vescovo Angelo Ficarra e Sturzo con il quale
ci fu un continuo scambio epistolare sin da quando questi era parroco a
Canicattì. "Dal carteggio - continua Nicola Calabria
- emerge la mappa della nascita del Partito popolare nei Nebrodi.
Dopo la costituzione della sede a Marina di Patti, nacquero circoli a Motta
D'Affermo, Santo Stefano di Camastra, Ficarra, Naso, San Salvatore di Fitalia,
Mistretta, Cesarò, Capizzi. La presenza del Partito popolare dei Nebrodi fu molto importante per la questione agraria in
quanto si poneva il problema non solo di dare il terreno ai contadini ma
soprattutto agli allevatori. La questione fu portata in seno
al Consiglio provinciale e fu redatto un ordine del giorno per il Congresso
nazionale sulla questione agraria nei Nebrodi che fu
votato dalla maggior parte dei partecipanti". Secondo gli studi di
Calabria la presenza della massoneria a Patti e sui Nebrodi,
e di cui parla il Mammana nella lettera a Sturzo, è molto antica. "Il carteggio di Luigi Sturzo - dice lo studioso - si inquadra
nell'ambito dell'impegno della Chiesa pattese e siciliana nel sociale,
all'indomani dell'enciclica "Rerum Novarum"
di Leone XIII. Un impegno difficile da praticare, tenuto conto della
realtà ecclesiale, sociale, politica ed economica del territorio nebroideo. Basti pensare alla politica anticlericale, al
forte potere massonico radicato a Patti e in altri centri della diocesi,
all'usura che attanagliava i più deboli, alle leggi contro la famiglia, alla
stampa contraria agli interessi cattolici. La presenza
della massoneria di cui parla il Mammana nella lettera a Sturzo è molto antica:
le prime logge massoniche di cui si hanno notizie ufficiali sono quella di San
Piero Patti risalente al 1866 dedicata a Paolo Sarpi, e di Vittor Pisani a San
Salvatore di Fitalia. Successivamente
nacquero in ordine cronologico le logge Queretaro,
nel
( da "Unita, L'" del
07-02-2008)
Stai consultando l'edizione del GOVERNO-STORYL'angoscia
dei numeri sempre ballerini, gli sgambetti tra alleati. Ma
anche tante cose "vere": dalla lotta all'evasione al welfare, fino al
Libano Tra Binetti, il taglio Ici e Ceppaloni: 20 mesi sul filo Marcella Ciarnelli
Venti mesi. Con l'angoscia di non farcela e la difficoltà di farsi
comprendere. Si chiude la stagione di un governo in cui anche la capacità di
mediazione di Romano Prodi alla fine non ce l'ha fatta a tenere insieme una
coalizione eterogenea, in cui i solisti non hanno saputo rinunciare a far
sentire il proprio acuto stonato, piuttosto che collaborare al successo del
coro. La vittoria strappata d'un soffio, la fredda realtà dei numeri, le
decisioni impopolari da prendere per cercare di garantire un futuro meno
instabile al Paese. Il governo nato gracile in una notte d'aprile senza festa è
ora in carica solo per l'ordinaria amministrazione. Il bilancio finale, con
l'occhio distaccato della storia, potrebbe non essere negativo come in queste
ore condizionate dalla crudeltà della cronaca. L'avvio del risanamento dei
conti pubblici, le liberalizzazioni, la riduzione dell'Ici sulla
prima casa, il pacchetto del welfare, la riforma della giustizia, la lotta
all'evasione fiscale, una politica estera autorevole con il rientro delle
truppe dall'Iraq, la missione in Libano e il sostegno della moratoria contro la
pena di morte votata dall'Onu. Ed anche, a seconda dei punti di vista,
l'approvazione dell'indulto chiesto in Parlamento da papa Wojtila...
La verità è che tenere a bada un "corpaccione"
di più di cento tra ministri, vice e sottosegretari, espressione di uno
schieramento tanto ampio quanto troppo spesso in contraddizione, si è rivelata
una missione impossibile anche per un uomo testardo e tenace come Romano Prodi.
D'altra parte non sarebbe stato possibile fare
altrimenti dovendo dare visibilità a tutte le componenti della coalizione che
era riuscita per un soffio a tagliare vittoriosa il traguardo. Chissà se le
cose sarebbero andate diversamente se fossero stati applicati subito i tagli al
maxigoverno in nome della riduzione dei costi della politica tanto a cuore alla
gente comune. Un segnale preciso al Paese che, invece, non c'è stato ed ha aperto spazio ai moralizzatori di piazza e di
penna. Così come è possibile, col senno di poi, immaginare che percorrere senza
indugi la strada delle riforme, a cominciare da quella elettorale, avrebbe
potuto portare almeno al risultato di non votare con il "porcellum". Invece prima la bozza Chiti,
e poi il premier che avoca a sè la questione, e poi
ancora la bozza Chiti e la Bianco uno, e la Bianco due. E Walter Veltroni che tenta il difficile
confronto con Berlusconi ed il premier che interviene in difesa delle esigenze
dei piccoli partiti. Non è andata. Flash su una legislatura breve. Quasi di
frontiera. In cui le diverse anime della coalizione hanno lavorato più a
contrapporsi che a collaborare. La decisione di Clemente Mastella di
"uscire" ha creato un'occasione che era da tempo nell'aria. Fin
dall'inizio. Neanche un mese dall'insediamento del governo Prodi fu costretto a
richiamare, radunandoli in quel di San Martino in Campo, i suoi ministri
colpevoli di parlare troppo. Di contraddirsi e di litigare. In Parlamento ci
sono la Binetti e Caruso. Due facce della stessa
coalizione. Una che guarda all'Opus Dei, l'altro che porta finte molotov alla
Camera. Cominciano le tensioni tra Antonio Di Pietro e Clemente Mastella.
L'indulto le renderà più che visisbili. Proseguiranno
fino alla fine. Ci sono i maldipancia della sinistra.
Ci sono i condizionamenti della destra. I risultati così sono difficili da
ottenere. E ancor più farli conoscere. Prevale la polemica urlata. Istantanee
di una breve legislatura. Vladimir Luxuria viene
contestata nei bagni di Montecitorio dall'azzurra Elisabetta Gardini che vive
l'incontro con la compita deputata transgender come
una "violenza sessuale". E via, che modi. Angelo Rovati,
consigliere economico e amico di Prodi, è costretto a dimettersi mentre il
premier è in trasferta a Pechino. Avrebbe fornito consigli alla Telecom su
carta intestata di Palazzo Chigi. Una Finanziaria di lacrime e sangue produce
molte critiche. Il ministro Padoa-Schioppa non
demorde. Bisogna soffrire con l'obbiettivo di aggiustare i conti. I giovani che
restano a casa dei genitori sono "bamboccioni".
E le "tasse sono bellissime". Sale il picco d'impopolarità. Si va a
Caserta per rimettere insieme le fila in un consesso affollato che Veltroni ha
definito "la pagina più brutta del governo". Dieci punti per
ricominciare. Cattolici e laici si scontrano sul disegno di
legge sui Dico. Il sì al raddoppio della base nato di Vicenza apre un nuovo
fronte di contestazione. Continua la logorrea ministeriale. Vengono stabiliti
dodici punti per il rilancio. E Silvio Sircana, nella
tempesta per alcune foto che lo ritraggono in auto mentre parla con un trans ad
un semaforo, viene nominato portavoce unico del governo. La prima crisi
di governo. Lo sgambetto riesce al Senato sulla politica estera ma, poi, faticosamente
si va avanti. Grazie anche ai senatori a vita, quelli con "le
stampelle" come dice Storace alla Levi Montalcini. Nasce la "Cosa
rossa". Scoppia il caso Speciale-Visco. Scoppia
la polemica sui voli di stato. L'utilizzo
dell'extragettito non viene condiviso dalla sinistra. Napoli e la Campania sono
sommerse dai rifiuti e per arginare la situazione viene nominato un
supercommissario. La moglie di Mastella finisce agli arresti domicialiari. L'Udeur esce dalla compagine di governo. Il
resto è cronaca di questi giorni.
( da "Repubblica, La" del
07-02-2008)
Cultura Un convegno su Antonio Vieria.
Parla Silvano Peloso UN GESUITA DEL '600 TRA FEDE E SCIENZA Missionario in
Brasile, difensore degli indios e del dialogo con ebrei e scienziati ROMA In
quel Seicento che si apre con il rogo di Giordano Bruno, in quel secolo di
Galileo, di Tommaso Campanella, Leibniz e Newton,
c'era anche Antonio Vieira. Fernando Pessoa lo definì "imperatore della
lingua portoghese". I registi Manoel de Oliveira
e JÚlio Bressane gli hanno
dedicato i loro film. Missionario, gesuita, difensore degli indios del Brasile,
promotore di un dialogo ampio tra il Cristianesimo e le altre confessioni
religiose, ma anche tra fede e scienza, condannato dall'Inquisizione portoghese
e poi "salvato" da papa Clemente X, era nato a Lisbona il 6 febbraio
1608. Quattrocento anni dopo, l'università La Sapienza riporta alla luce una
figura storica praticamente sconosciuta in Italia. Lo fa con un convegno di tre
giorni, che prende il via oggi alle
( da "Manifesto, Il" del
07-02-2008)
"Stato laico", i docenti scendono in campo Alla
Sapienza di Roma tornano in cattedra i "cattivi maestri" e lanciano
un movimento culturale per la laicità dello stato.
"Mai più ingerenze dal Vaticano" Lo storico Angelo d'Orsi: "Non
si può rimanere fermi mentre il papa e la Cei invadono tutti gli spazi, siamo in
uno stato fondamentalista" Stefano Milani Roma "Le elezioni sono alle porte, il papa
faccia un partito politico e si presenti con una propria lista". Un po'
provocazione e un po' no. Del resto, Angelo d'Orsi è un "cattivo
maestro". Così è stato definito
dall'intellighenzia cattolica che lo ha messo al rogo dopo il suo appello di
solidarietà ai 67 docenti, "cattivi maestri" prima di lui per aver
inviato una lettera al rettore Guarini nella quale
chiedevano di non invitare il papa all'inaugurazione dell'anno accademico della
Sapienza. Il momento laico per eccellenza. Da quando quella
lettera, che doveva rimanere privata, è stata resa pubblica finendo su tutti i
giornali, per i prof "ribelli" è cominciata una gogna senza
precedenti. Attaccati da ogni parte: dal mondo cattolico, dai media e dalla
quasi totalità della classe politica, destra e sinistra senza distinzioni,
tutti a difendere lo sgarbo fatto al pontefice. Ma i professori, incuranti (e
anche un po' stupiti) di tutto questo clamore, sono andati avanti per la loro
strada, continuando a manifestare il loro dissenso e a lavorare nell'ombra. E a
ventuno giorni di distanza dalla mancata lectio magistralis
papale, ora spunta un'idea stuzzicante: creare "un movimento culturale che
risponda all'esigenza diffusa di laicità espressa da molti italiani". A
renderla pubblica è lo stesso d'Orsi intervenendo ieri ad un dibattito
intitolato "Diritto al dissenso", organizzato dai giovani di Sinistra
critica alla Sapienza. "Perché laicismo
- ha esordito il docente di storia del pensiero politico all'università di
Torino - non è altro che l'idea della laicità. Un
movimento di idee che ritiene indispensabile la laicità per la vita
politica". Con lui, gran parte del mondo accademico. Il suo appello
on-line (visitabile sul sito www.historiamagistra.it) ha già superato le 1.500
adesioni. Molte le firme illustri, come la grecista
Eva Cantarella, lo storico medievale Alessandro
Barbero, il filosofo Gianni Vattimo, il matematico
Pierluigi Odifreddi, lo storico Nicola Tranfaglia, il sociologo Luciano Gallino e il giurista Ugo Rescigno. Tra loro anche chi "mi ha già chiesto di
trasformare questa iniziativa in qualcosa di più, ci sono sollecitazioni perché
tutto questo diventi un movimento culturale permanente". Non pronuncia la
parola "partito politico" anche se non nega che "qualche
esponente politico ha già fatto tentativi di annessione". Ma non è questo
che interessa al nuovo "movimento". La missione è solo una: "laicizzare il paese" perché, ha proseguito ancora
d'Orsi, "non si può rimanere fermi mentre il papa e la Cei invadono tutti
gli spazi, siamo in uno stato fondamentalista, in cui
si apre la televisione e tutti i telegiornali dicono quello che Ratzinger ha
fatto la mattina e non fanno altro che parlare di lui". Non si può non
riconoscere che l'Italia "sta diventando un paese multietnico e multireligioso - a dire dello storico - i fedeli della
chiesa cattolica sono ormai una minoranza in Italia e noi viviamo questo
paradosso con la chiesa di Roma che rappresenta il vero pensiero degli italiani
e questa chiesa si comporta come un superpartito politico". Al momento
l'idea di una lista Ratzinger in corsa alle prossime elezioni fa sorridere.
Anche se - ed è proprio il santo padre ad insegnarcelo - le vie del signore
sono infinite. Alla tavola rotonda di ieri c'era, oltre a Cinzia Arruzza di Sinistra critica, anche
il professor Carlo Cosmelli, docente di fisica e tra
i 67 firmatari della lettera "incriminata". Meno politico il suo
intervento, e più virato alla relazione tra ragione e fede. Il fisico ha
comunque contestato il Pontefice facendo le pulci ai
suoi discorsi in tema di scienze, evoluzionismo, omosessualità e diritto alla
vita. Virgolettati come "Non agire "con il logos" è contrario
alla natura di Dio" (lezione di Ratisbona,
12/02/2006) o "Ogni teoria che neghi alla divina provvidenza qualsiasi
reale ruolo causale nello sviluppo della vita nell'universo non è scienza ma
ideologia" (Commissione teologica internazionale, 2004), sono tra i motivi
per cui il mondo scientifico è in fermento. "Alla fine -
ha detto Cosmelli - si arriva sempre al problema di
una morale. E anche lo scienziato deve seguire una morale, ma allora, mi
chiedo, perché proprio quella cattolica? E non quella induista,
buddista o atea?". Duro anche il giudizio degli studenti che non ci
stanno a passare come "intolleranti, integralisti e oscurantisti",
così erano stati bollati all'indomani della rinuncia di Benedetto XVI ad
intervenire alla cerimonia del 17 gennaio scorso. "Nessuno ha impedito al
papa di intervenire - hanno detto Giorgio Sestili del coordinamento dei
collettivi - anzi è stato proprio il pontefice a
sottrarsi alle critiche e alle voci di dissenso facendolo apparire una vittima
e questo è servito per rafforzare la portata degli attacchi che il Vaticano sta
portando avanti su molti temi, non ultimo quello dell'aborto". Il rettore
della Sapienza, Renato Guarini, per ora tace. Lo
smacco del dietrofront di papa Ratzinger ancora gli brucia. Doveva essere il
suo rilancio accademico, per ripulirlo dallo scandalo "parentopoli"
scoppiato dopo l'inchiesta sull'assegnazione di tre incarichi di ricercatore
andati alle due figlie e ad uno dei generi. Ma il papa non è arrivato e,
dunque, niente miracolo. Anzi, qualche giorno dopo, il Magnifico si è ritrovato
iscritto nel registro degli indagati dalla procura della
Repubblica di Roma col reato di abuso d'ufficio. L'accusa è un presunto
scambio con l'architetto Leonardo di Paola, docente di Estimo dell'ateneo
romano e presidente della Cpc, l'impresa che dovrà
costruire il parcheggio all'interno della città universitaria.
( da "Riformista, Il" del
07-02-2008)
Lo scioglimento delle Ceneri e la Quaresima di Veltroni
Dal vangelo di Matteo, capitolo quattro: "Poi lo
Spirito di Dio fece andare Gesù nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Per quaranta giorni e quaranta notti Gesù rimase là, e non mangiava
né beveva". Lo scioglimento delle Camere è caduto il Mercoledì
delle Ceneri. L'inizio della Quaresima cattolica. I quaranta giorni di Gesù nel
deserto delle tentazioni. "Ricordati che sei polvere,
e in polvere tornerai". Forse è un caso, forse no. In fondo, questi sono
tempi in cui Dio e Cesare sono più vicini del solito. Tre anni fa, nel 2005, ci
fu una Quaresima di dolore che culminò con la morte di Giovanni Paolo secondo,
preceduta da quelle di suor Lucia, l'ultima veggente di Fatima, e del don Gius, il fondatore di Comunione e liberazione. Adesso,
invece, il Parlamento a casa nel giorno delle Ceneri è l'incipit di una Quaresima laica per la politica italiana.
Soprattutto per un leader e per un partito ben preciso. Walter Veltroni e il
suo piddì. Quaranta giorni nel deserto delle
tentazioni. Sempre dal vangelo di Matteo: "Il diavolo lo portò ancora su
una montagna molto alta, gli fece vedere tutti i regni del mondo e il loro
splendore, poi gli disse: "Io ti darò tutto questo che vedi, se ti
metti in ginocchio davanti a me per adorarmi"".
Vade retro Satana. "Anche al Senato correremo da
soli". Digiuno e penitenza. Una processione di sottrazioni e rinunce per
purificare i riformisti italiani dopo il caravanserraglio del prodismo. "Ci vuol pazienza! Siempre adelante ma con juicio!".
Stavolta è Francesco Guccini. Nostra Signora dell'Ipocrisia:
"Il Mercoledì delle Ceneri ci confessarono bene o male/ che la festa era
ormai finita e ormai lontano il carnevale/ e proclamarono penitenza e in giro
andarono col cilicio/ ruttando austeri: "Ci vuol pazienza! Siempre adelante ma con juicio!"". Per giunta,
la festa è cominciata male ed è finita peggio. La più breve legislatura della
storia repubblicana. Poi quaranta giorni di tentazioni. La più dura: l'Unto che travestito da demonio gli sussurra: "Facciamo un
patto elettorale insieme, facciamo una grande coalizione". Vade retro Satana. Grande coalizione. "Ti darò tutto
questo che vedi". Forse un miraggio, un'utopia. Sicuramente una
tentazione. Dal vangelo di Marco: "Satana lo assaliva
con le sue tentazioni. Viveva tra le bestie selvatiche
e gli angeli si prendevano cura di lui". Angelo Massimo e Angelo
Francesco. E Angelo Obama. "Yes, we can". Il Mercoledì delle Ceneri dell'anno del
Signore 2008: decreto di convocazione dei comizi elettorali per il 13 e 14
aprile. La Quaresima laica di Walter e del Partito democratico. E in Quaresima
si digiuna sul serio. Non si tratta di una moratoria con dieta liquida. Il
deserto è difficile da attraversare. La fame e la sete fanno male. E Pasqua è
ancora lontana, molto lontana. Post scriptum. Ieri sera, Prodi e sua moglie
Flavia hanno preso le ceneri nella chiesa di Santa Maria in Via, vicino a
Palazzo Chigi. Nell'omelia, forse per rincuorare l'ex premier, il sacerdote ha
anche detto che "la Quaresima non è buonismo". 07/02/2008.
( da "Corriere della Sera" del
07-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache -
data: 2008-02-07 num: - pag: 29
categoria: REDAZIONALE L'accordo Vodafone e Lux Vide con la supervisione
di Navarro-Valls Sms con frasi di Wojtyla La fede sul
cellulare Dai pensieri di Giovanni Paolo II al santino del giorno. "Ma
vogliamo coinvolgere anche gli utenti di altre religioni" ROMA - Vi sarà
capitato, durante le feste natalizie, di ricevere o inviare un sms con una
citazione filosofica o spirituale. è la prova che
esiste un bisogno di questo tipo. Del resto, si sono moltiplicati i siti
internet dai quali è possibile copiare o scaricare sui cellulari messaggini
religiosi o simili. Ora Lux Vide, azienda della famiglia Bernabei specializzata
in grandi fiction tv (Guerra e Pace, Don Matteo, la Bibbia), e il gestore
telefonico Vodafone hanno concluso un accordo per un servizio sms e mms di
carattere etico-religioso. Con un supervisore
d'eccezione, che è stato anche tra i promotori del
progetto: l'ex direttore della Sala stampa della Santa Sede, JoaquÍn Navarro-Valls, l'uomo che
più è stato vicino a Papa Giovanni Paolo II, dal 1984
fino al giorno della morte la morte, il 2 aprile del 2005. Non a caso il
servizio di messaggini telefonici che partirà alla fine di febbraio punterà
soprattutto sulla categoria "Le parole di Giovanni Paolo II". Chi la
attiverà riceverà un sms al giorno con una frase di Karol Wojtyla. Dalla indimenticabile "Non abbiate paura! Aprite anzi spalancate le porte a Cristo" agli ultimi pensieri
rivolti ai giovani di tutto il mondo. Ma si potranno scegliere anche
altre due categorie: il "Santo del giorno" e "Le ragioni del
vivere". Nel primo caso si riceverà il classico santino, cioè un'immagine
del santo con brevi notizie sulla vita e le opere. Nel secondo un messaggino
con citazioni di grandi pensatori, religiosi e non, sui grandi temi della vita.
Qui troveranno posto classici come Blaise Pascal, ma
anche le parole del successore di Wojtyla, Benedetto XVI, ma
soprattutto quelle di pensatori laici e di esponenti di di tradizioni e confessioni diverse da quella
cristiana e cattolica, da Confucio al Dalai Lama, da Lao-Tze
(taoismo) al Mahatma Gandhi ai grandi dell'Islam e dell'ebraismo. Si punta
quindi a un pubblico più ampio di quello che frequenta le parrocchie.
L'idea di Lux Vide, guidata da Matilde Bernabei, figlia del cattolicissimo
Ettore, ex direttore generale della Rai dal 1961 al 1974, "ci ha convinto
", racconta Vittorio Veltroni, direttore Marketing Multimedia di Vodafone.
"Tra i nostri utenti, lo abbiamo verificato nei forum e nei focus group che facciamo periodicamente, non c'è bisogno solo di
notizie d'attualità, ma anche di messaggi spirituali, di un sostegno morale,
soprattutto in questa fase storica di grande confusione". Per questo,
continua Veltroni, "ci aspettiamo che il servizio non resti confinato ai
fedeli di una sola religione, ma sia di interesse per la massa". Il
manager non vuole fare previsioni, ma si aspetta grandi numeri. Il costo del
servizio, assicura, "è nella fascia bassa ": 25
centesimi per ogni sms e 35 centesimi per ogni mms. Ottimista sulle
possibilità di successo dei messaggini per l'anima è anche Navarro-
Valls, che quando guidava la Sala stampa del Vaticano
aveva attivato un servizio di questo tipo, fatto in casa. Già allora, spiega,
"avevo colto che le nuove tecnologie riescono ad attrarre una grande
attenzione su queste tematiche e non solo sui giochi e la pubblicità". Del
resto, è di ieri la notizia che in Austria la chiesa cattolica ha direttamente
attivato un servizio di sms per la Quaresima con citazioni dei discorsi di
Benedetto XVI durante la sua visita nel Paese lo scorso settembre. Ai fedeli
basterà inviare un semplice messaggino con la parola chiave Papst
(Papa) al numero indicato dalla conferenza episcopale austriaca per attivare il
servizio. La cura delle anime, insomma, passa ormai anche per il telefonino.
Enrico Marro Ex portavoce Navarro-Valls:
ha lavorato con Wojtyla per 16 anni # Sostegno morale "I forum dimostrano
che c'è bisogno non solo di notizie di attualità, ma anche di sostegno
morale".
( da "Liberazione" del
07-02-2008)
L'articolo su cosa pensa il presidente della Puglia
dell'iniziativa de "il Foglio" Ecco "la (vera) versione" di
Nichi Vendola "Meglio
la moratoria sul commercio d'armi" Nichi Vendola è il presidente della Puglia, ma è anche e
sopratutto un leader carismatico - espressione che rifugge "non ne ho il
fisico ne l'ambizione", si schermisce - della
sinistra. Agli stati generali della cosa rossa - che lui vorrebbe "la
sinistra popolare del futuro" - è stato salutato
come tale da un applauso a scena aperta: frastornante al momento dell'abbraccio
con Pietro Ingrao, grande vecchio della sinistra comunista. Fausto Bertinotti,
si sa, gli vorrebbe cedere lo scettro perché nella sua visione il grande
partito della sinistra unita, reduce della concentrazione democrat,
ha bisogno di una guida che abbia grande appeal popolare, che sappia parlare
alla gente. Comunista, omosessuale dichiarato,
cattolico scettico, Nichi Vendola
corrisponde alla descrizione che lui stesso, parlando con il Foglio , ha dato
di Pierpaolo Pasolini. "Un uomo capace di assumere posizioni 'impolitiche'
- dice Vendola di Pasolini - fuori contesto, fuori da
qualunque coro, anche provocatoriamente reazionarie". Così il presidente
della Puglia parla del suo rapporto con la fede, non intimistico,
ma pubblico e brandisce la sua contrarietà all'aborto: "Una volta
mi definii un comunista 'creaturale' - dice citando un suo celebre discorso -
Al primo posto non c'è l'ideologia ma la creatura umana, stretta dalla tenaglia
tra l'integralismo e il suo gemello mercantile: il laicismo
- aggiunge - Dobbiamo occuparci della tutela della vita, della difesa del
vivente". Citiamo Barack Obama,
il leader nero e democratico, che una volta ha detto: "I laici sbagliano a
chiedere ai credenti che entrano in politica di mettere da parte la
religione". Nichi sceglie le parole, le soppesa, "non si può chiedere a
nessuno, tanto più a chi fa politica, di mettere da parte un pezzo della
propria storia e della propria stessa umanità - dice - La fede non può essere
archiviata nel deposito della propria più inviolabile intimità. La fede non è una protesi che si possa innestare a piacimento sul
corpo della propria quotidianità". Anche se, aggiunge, "dal
mio punto di vista, però, la fede non coincide con la fedeltà alla gerarchia
ecclesiastica". Ma Vendola soprattutto mette in
guardia dai veleni dell'integralismo e da quella "paura del
pluralismo" che ridurrebbe la fede cristiana ad un gendarme della
tradizione. Dice che la Chiesa vive dentro enormi paradossi, oscilla nei dirupi
della secolarizzazione, gli sembra in profonda sofferenza, vede nel
"formidabile protagonismo politico" del cardinale Camillo Ruini
"un arroccamento militare, un serrate le fila contro la modernità, una esibizione di forza che serve ad esorcizzare il
sentimento della sconfitta". Ma allo stesso tempo Vendola
denuncia la crisi del pensiero laico, il suo rinsecchimento
dinanzi ai nodi delicatissimi che oggi entrano nell'agenda politica. Quando gli
chiediamo cosa abbia pensato della censura subita da Benedetto XVI
all'Università di Roma, Vendola pensa che non si sia
trattato di una censura ma di un pasticcio, nel quale si è perso il senso delle
cose, i laici sono apparsi clericali e viceversa. Ma
l'effetto rischia di essere una miniatura del passato, i guelfi e i ghibellini,
le reciproche interdizioni, la cultura dell'anatema. "Il
pensiero laico ha perso contatto con un mondo in vertiginosa mutazione - spiega
- viene riproposto come una sorta di cimelio risorgimentale. Porta
Pia? Il Papa Re? Ma per favore - prorompe - Così non entriamo
nella carne viva dei nostri anni, così entriamo nel museo delle cere".
Ma della fede Nichi Vendola ha un'idea precisa "la fede è un fatto
meta-culturale: non riguarda semplicemente il contesto ambientale che la
comprende, riguarda (così penso io) il rapporto con il mistero del Dio che si
fa uomo. La fede cristiana ti inchioda dinanzi alla
follia della croce e ti convoca sull'ingresso di un sepolcro che annuncia la
vita oltre la morte". Tuttavia nei rapporti tra
religiosità e politica, benché pubblici e palesi, riconosce un rischio:
"In Italia troppi si genuflettono risultando più credenti che credibili.
Ricordo le parole semplici di un martire cristiano come il
giudice Rosario Livatino: è più importante per
un politico essere "credibile" piuttosto che esibirsi
"credente". Bisognerebbe evitare - spiega Vendola
- professioni di fede che hanno un carattere squallidamente strumentale e di
copertura. E sugli argomenti più delicati ed eticamente sensibili
- incalza - occorrerebbe alzare il tono della contesa ideale, mettere in
circolazione informazioni corrette, non ridicolizzare le posizioni che si
intenda avversare". Per questo quando gli spieghiamo il senso
profondo della moratoria internazionale dell'aborto la sua reazione si fa di
ascolto interessato ma anche di dissenso radicale. Non si tratta di una censura
alla 194 - gli diciamo - né di una campagna volta a vietare la pratica
dell'interruzione di gravidanza. "Voi, pasoliniani fuori tempo massimo, rimuovete il nodo della
libertà femminile, delle donne che hanno superato la soggezione millenaria nei
confronti di chi le costringeva a morire d'aborto sul tavolo delle mammane.
Pasolini aveva ragione a pre-vedere e pre-sentire un mondo segnato dal conformismo
consumista e borghese. Ma per lui lo spazio femminile era
quasi esclusivamente un archetipo materno: senza autonoma soggettività".
Mi piace di più l'idea di una moratoria sul commercio di armi. 07/02/2008.
( da "Liberazione" del
07-02-2008)
Docenti e studenti all'incontro organizzato all'università
La Sapienza da Sinistra critica. Tra loro, Carlo Cosmelli,
uno dei 67 fisici firmatari Perché abbiamo contestato
il papa Tonino Bucci Tutto finito? Cosa è rimasto
dopo la famosa lettera di protesta dei 67 docenti di fisica della Sapienza? E
quale segno ha lasciato nei collettivi studenteschi la battaglia contro la
scelta (politica) del rettore Renato Guarini di
invitare Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico? Se si guarda
alla cronaca sembra acqua passata. Il rettore è tornato in un cono d'ombra come
se l'intera storia non fosse partita da lui. E nel silenzio dei media sono
tornati anche gli studenti, isolati come sempre nel denunciare i tagli
all'università pubblica (e laica). Eppure le ragioni politiche di chi ha contestato sono ancora in gioco. Che sulle pagine dei giornali si
parli di moratoria contro l'aborto o di rianimazione coatta dei feti
l'argomento è sempre quello, la laicità e il rapporto tra Stato e Chiesa. La
religione cattolica ha il monopolio della verità? E' possibile che non ci sia
altra morale al di fuori di quella ammessa dalle gerarchie vaticane? La
politica, la scienza, l'etica, sono chiamate a rispondere alla sfida, a cercare
criteri di legittimazione autonomi, a non accettare l'idea che solo chi ritiene
d'avere Dio in tasca sia autorizzato a spiegare il mondo e a parlare della
verità. Ecco perché la battaglia iniziata da docenti e studenti alla Sapienza è
ancora attuale e non va lasciata cadere - anche perché qui si gioca una delle
discriminanti nello scenario politico italiano tra il Pd e quello che si muove
alla sua sinistra. Alla Sapienza di Roma ieri s'è svolta una tavola di
discussione, "Diritto al dissenso", organizzata da Sinistra critica
con Carlo Cosmelli, uno dei firmatari della lettera
dei 67 docenti di fisica, lo storico Angelo d'Orsi - a sua volta promotore di
un appello a sostegno dei docenti romani - Giorgio Sestili, studente del
collettivo di fisica e del coordinamento dei collettivi, e Cinzia Arruzza, ricercatrice di Sinistra critica. Ancora oggi gli
studenti non si spiegano il fuoco di sbarramento dei media. "Perché?
Di solito i giornali non si accorgono delle nostre iniziative. Il Papa sarebbe
potuto venire e tenere il discorso. All'indomani i giornali avrebbero potuto
dipingerci come la solita frangia minoritaria. E invece non hanno accettato il
dissenso, ci hanno presentato come intolleranti. E oggi siamo ritornati
invisibili, come sempre. Noi parliamo dei tagli alla ricerca e alla didattica e
nessuno se ne accorge. L'università è devastata e la Chiesa mantiene i suoi
privilegi e non paga l'Ici. E poi, l'inaugurazione dell'anno
accademico non è un momento di confronto, è l'appuntamento più simbolico
dell'università pubblica e laica". Ma ci può essere interlocuzione
tra scienziati e credenti sul terreno della ricerca? "Uno
scienziato può anche credere in Dio - dice Carlo Cosmelli
- ma questo non ha nulla a che fare con la ricerca. E' una questione di
metodo. Un Essere supremo potrebbe anche esistere ma per uno scienziato è
indifferente perché nella descrizione degli eventi naturali non deve ricorrere
a cause esterne. Questo è il naturalismo metodologico. Se la nostra macchina si
ferma la portiamo dal meccanico. Nessuno si sognerebbe di
tirare in ballo una causa soprannaturale". Perché è irricevibile il
pensiero teologico di Benedetto XVI? Perché parte dall'equiparazione di ragione
e fede - spiega Cosmelli - perché la ragionevolezza
sfuma nell'idea di obbedienza alla verità e perché la verità finisce per
coincidere, a sua volta, con la morale dettata dalle gerarchie cattoliche.
Comincia col dire che Dio è logos e finisce con l'etichettare
immorali e tendenzialmente malvagi tutti coloro che vanno "contronatura". Omosessuali in prima fila. Un vero
manifesto etico-politico. Ma
"non c'è nesso automatico tra l'essere cattolico e le
scelte morali. Gandhi non
era cattolico e Russell era ateo". La sfida è alta e i laici devono
attrezzarsi per confliggere con un pensiero che ha
l'ambizione d'essere chiave di lettura globale del cosmo. "La
Chiesa ha un apparato e una stuola di intellettuali
da far invidia. Perché si scagliano contro il pensiero queer, contro Judith Butler,
contro l'idea che i generi non siano biologici, ma una costruzione simbolica?
Perché la Chiesa pensa che la differenza biologica tra i sessi sia a fondamento
di ruoli differenti, definiti una volta per tutte, tra
uomo e donna, nella famiglia e nella società intera. Vede
come fumo negli occhi ogni pensiero che metta in discussione l'ordine della
natura". Non basta però contrapporre al fronte oscurantista la fede
nel progresso. "Noi laici dobbiamo interrogarci sullo statuto della
scienza, sulla dipendenza dal potere economico, sulla proprietà dei brevetti e
su un modo di produzione alternativo". Ma quali sono le radici di questa
anomalia italiana? "Vanno cercate nella nostra storia", dice Angelo
d'Orsi che intanto nelle firme a sostegno dei docenti romani è arrivato a quota
millecinquecento. "L'esistenza di un potere politico,
militare e giudiziario della Chiesa ha impedito che il nostro paese diventasse
uno Stato nazionale e moderno come le altre nazioni europee. E questo ha
avuto conseguenze gravissime anche sul piano culturale e civico. Perché gli
italiani sono individualisti e non hanno senso del pubblico? L'unico periodo
laico del nostro Stato è quello postrisorgimentale. Dopo di allora l'idea della
separazione tra Stato e chiesa di matrice cavouriana
è stata affossata. Prima dal fascismo con i Patti lateranensi, poi con la
grande occasione mancata della Costituzione - vedi articolo 7 - e infine la
revisione del Concordato voluta da Craxi. E' possibile che oggi a dettare l'agenda
politica in questo paese debba essere un uomo come Giuliano Ferrara che si
vanta di non aver mai terminato gli studi universitari e chiama "asini" i docenti? E poi smettiamola di dire che al Papa
non viene riconosciuta libertà di interloquire. Giornali e
televisioni sono pieni dei suoi discorsi". 07/02/2008.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 07-02-2008)
Turchia Sfida al laicismo Il velo torna
libero nelle università ? ANKARA ?
LA TURCHIA si avvia ad abrogare il divieto del velo islamico nelle università,
violando il tabù laicista che lo ha bandito, per oltre 80 anni dalla nascita
della Repubblica nel 1923. Il voto, nella nottata dopo un dibattito teso, era
scontato perché i due emendamenti costituzionali, presentati dal
governo e dal partito filoislamico di Tayyip Erdogan, appoggiati anche
dai 70 deputati del partito nazionalista turco potevano contare 410 voti su
550. - -->.
( da "Corriere della Sera" del
07-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina -
data: 2008-02-07 num: - pag: 49
categoria: REDAZIONALE Elzeviro L'intellettuale che fondò "Il
Mondo" PANNUNZIO, MAESTRO DI IMPEGNO CIVILE di
GIOVANNI RUSSO S ono trascorsi quarant'anni dalla sua
morte prematura, avvenuta il 10 febbraio 1968, ma ancora si sente il vuoto che
Mario Pannunzio e Il Mondo, il settimanale da lui
fondato, hanno lasciato. Fu un centro di vita politica e culturale, uno
strumento di battaglie democratiche, intorno al quale si coagularono, in molte
occasioni, le forze più avanzate del Paese. Mario Pannunzio
aveva grande sensibilità per la notizia, curiosità per i meccanismi della vita
politica, fiducia nella verità, rispetto per le idee degli altri, purché non
fossero negatrici del principio della libertà. L'identità tra pensiero e azione
era in Pannunzio perfettamente realizzata.
Appassionato di letteratura e di cinema, apparteneva a una generazione che era
cresciuta facendo la fronda al fascismo. Con Arrigo Benedetti, nato come lui a
Lucca, altro grande protagonista del giornalismo, aveva partecipato alle
esperienze più brillanti di rinnovamento della stampa italiana, dal settimanale
Omnibus fino alla direzione di Oggi, soppresso da Mussolini durante la guerra.
Dopo aver diretto Risorgimento liberale, il quotidiano del Pli
durante il periodo clandestino e nel dopoguerra, Pannunzio
fondò Il Mondo nel marzo 1949 quando, con le elezioni del 18 aprile del 1948,
si profilò il pericolo di un dominio della maggioranza democristiana. La
creazione di una alternativa, capace di svincolarsi
dal ricatto costituito dalla contrapposizione tra le due "chiese", la
cattolica e la comunista, fu lo scopo essenziale cui Pannunzio
dedicò i suoi sforzi con Il Mondo e le altre iniziative, dai convegni degli
"Amici del Mondo " alla fondazione del Partito radicale di democrazia
liberale nel 1956. Fu accusato di astrattezza e snobismo intellettuale, ma
basta scorrere le pagine del settimanale per rendersi conto che non c'era
niente di astratto, e che anzi rispecchiava la realtà politica e sociale del
Paese. Quanto all'accusa di snobismo, essa nascondeva il disagio per la
superiorità morale che Pannunzio incarnava. Amava
l'umorismo: non a caso sul Mondo ebbero spazio le vignette di Mino Maccari e di
Arrigo Bartoli, e fu legato da intensa amicizia con
Ennio Flaiano, che era stato redattore capo nei primi
quattro anni. I suoi interessi culturali e umani erano vasti e profondi. Al
giornalista politico, bisogna infatti unire la figura
di Pannunzio uomo di cultura, critico estetico,
raffinato interprete letterario, che esercitava concretamente queste sue doti
sia nel vagliare i testi dei maggiori studiosi e scrittori italiani che si
onoravano di collaborare alla rivista, sia nello scoprire capacità e qualità di
giovani sconosciuti. è grazie a lui se poterono
incontrarsi sulle stesse pagine personalità così diverse come Benedetto Croce e
Gaetano Salvemini, Luigi Einaudi e Alessandro Galante Garrone, Ernesto Rossi e
Panfilo Gentile, Ignazio Silone e Ugo La Malfa, Aldo Garosci
e Leo Valiani, Nicolò Carandini,
Nicola Chiaromonte, Mario Ferrara, e Riccardo
Lombardi, cioè tutta la cultura laica che contava. Con gli
articoli di Altiero Spinelli, Il Mondo fu
anticipatore dell'ingresso dell'Italia nella moneta unica europea, e con gli
interventi di Ernesto Rossi denunciò il sottogoverno e il malcostume e sostenne
l'esigenza di un'economia libera dai monopoli privati e da uno Stato falsamente
pianificatore. Con le sue inchieste, fece conoscere i problemi della
realtà italiana. Un'altra delle iniziative di Pannunzio
furono i "Convegni degli amici del Mondo", con i quali, a partire dal
1955, vennero affrontati nodi della società italiana ancora oggi irrisolti: la
speculazione edilizia, la libertà di stampa, la riforma della scuola, il
finanziamento dei partiti, il rapporto tra Stato e Chiesa, la lotta ai
monopoli, la necessità di una legge antitrust, la riforma della pubblica
amministrazione e la tutela del paesaggio. Il Mondo doveva cessare le
pubblicazioni nel 1966 e due anni dopo Pannunzio
moriva. "Mai come ora - scriveva Pannunzio nel
suo ultimo articolo - abbiamo sentito urgente il bisogno della partecipazione
attiva alla vita pubblica e alla civiltà morale del Paese, di uomini
appassionati, indipendenti, intransigenti e risoluti". è
un invito che vorremmo raccogliessero tutti coloro che credono nei valori della
libertà e della democrazia. \\ Dai crociani ai socialisti, il suo giornale
esprimeva le vette della laicità.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-02-2008)
De Gennaro fa lezione al plenum della
Curia Un laico che parla al plenum dei sacerdoti della Curia: non si era mai
verificato che il cardinale arcivescovo cedesse la parola in assemblea a
persona che non appartiene al clero. Il 26 febbraio sarà il commissario
straordinario all'emergenza rifiuti Gianni De Gennaro a rivolgersi ai sacerdoti
di Napoli a Cappella Cangiani, presso i padri
gesuiti. Avrà un tema da trattare: come educare al rispetto dell'ambiente. E
l'invito del cardinal Sepe non può che essere messo
in relazione con i tormenti delle chiese campane di fronte all'emergenza
rifiuti ed alle soluzioni traumatiche e, talvolta, indecifrabili: come quando,
incalzati dal dramma della collettività, si vanno a riaprire piaghe di singole
comunità e siti di stoccaggio. Il commissario dovrebbe, dunque, chiarire ai
sacerdoti l'altro lato del problema, quello delle istituzioni che devono
riportare un dramma alla normalità. L'insolito contributo, a tutti gli effetti
considerato autorevole per aiutare i parroci nell'opera di formare anche la
coscienza ambientale delle anime in una particolarissima situazione, si
inserirà in una giornata dedicata alle comunità cattoliche degli stranieri che
vivono in città ed all'impegno pastolare che
richiedono. La prima parte della giornata sarà condotta dall'arcivescovo,
cardinale Crescenzio Sepe.
Il pomeriggio toccherà a De Gennaro, sulle cui riflessioni trarrà le
conclusioni lo steso cardinale. L'arcivescovo ha già fatto sentire il peso del
suo appoggio al commissario straordinario. Anche convocando in Duomo per una
veglia di preghiera i fedeli della diocesi e paragonando l'emergenza rifiuti
alle calamità dei secoli scorsi, guerra, peste, eruzioni del Vesuvio. Napoli
annaspa sotto una calamità forgiata dagli uomini e non dalla natura, nel
rimpallo delle responsabilità. c.gr.