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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Decalogo anti-Zap dei vescovi: <Non votate il Psoe> ( da "EUROPA.it" del 02-02-2008)

Abstract: approccio laico sui temi etici ? eutanasia e aborto ? esibito dal Psoe, al divorzio: la nota diffusa ieri dalla conferenza episcopale spagnola è un condensato di stoccate, durissime. Il lessico episcopale non lascia d'altronde spazio a dubbi. Nel documento si parla di "leggi gravemente ingiuste" e si afferma che "non tutti i programmi sono ugualmente compatibili con la fede cristiana "

Laicità, un gioco faticoso ( da "EUROPA.it" del 02-02-2008)

Abstract: Ruini su La 7: "Gli ultimi laici sono i pochi che si arrabbiano ancora. Perché la laicità non è un'ideologia ma un atteggiamento? laicità è un gioco adulto che in Italia non si è giocato mai, se non con Cavour e poi con De Gasperi, cattolico ma laicissimo". D'accordo. Ma noi aggiungeremmo, fra gli altri, anche Moro e Prodi.

Arriva in Italiala pillola abortiva ( da "Secolo XIX, Il" del 02-02-2008)

Abstract: Gran parte dei politici cattolici, la Chiesa, pezzi importanti del mondo laico, da tempo vedono infatti nella possibilità di abortire con una semplice pillola chimica un ulteriore attacco alla sacralità della vita umana. "So che il ministro della Salute Livia Turco - spiega Viale - ha chiesto un parere al Consiglio superiore della sanità sulla compatibilità all'

Napolitano: "paese agitato e confuso" - marco politi ( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)

Abstract: E vanno superate le "divisioni inutili tra laici e cattolici". Temi che fanno da filo conduttore nel faccia a faccia di venticinque minuti, che Napolitano e Bertone hanno avuto in una saletta del palazzo. Il Vaticano è preoccupato dello "sfilacciamento" del Paese, il presidente rifiuta divisioni tra guelfi e ghibellini.

La sfida quasi impossibiledei progressisti italiani ( da "Secolo XIX, Il" del 02-02-2008)

Abstract: Per questo ciascuno dovrebbe "laicamente" rivendicare la libertà, e quindi la responsabilità, delle sue scelte, le cui ragioni profonde risalgono al senso stesso che intende dare alla propria vita. 02/02/2008 GIULIANO GALLETTA 02/02/2008 Il farmaco abortivo è usato in tutto il mondo e consente di evitare la via chirurgica 02/02/2008.

Padre Maciel, il potere della Legione di Cristo ( da "Manifesto, Il" del 02-02-2008)

Abstract: 500 seminaristi e 65mila membri laici. La sua missione? Niente meno che evangelizzare l'intero orbe terracqueo, conquistando le future classi dirigenti e i decision makers all'ideale dell'ultima - e definitiva - crociata cattolica. Lasciate che i pargoli vengano a me Originario dello stato messicano di Michoacán, l'87enne Marcial Maciel Degollado,

La legione dei Vip ( da "Manifesto, Il" del 02-02-2008)

Abstract: il braccio laico dei Legionari, ma la sua simpatia verso la congregazione di Marcial Maciel è di dominio pubblico. Come quella di Angel Acebes, ex ministro dell'interno, di José Maria Michavila, titolare alla giustizia (e come tale responsabile dei rapporti con la Chiesa cattolica) e di Francisco Camps, presidente popolare della regione di Valencia.

Santa sede dibattito nel dicastero che fu di ratzinger ( da "Riformista, Il" del 02-02-2008)

Abstract: associazione laica di cultura biblica, e che s'intitola: "Alle origini di una separazione: ebrei e cristiani tra il I e il II secolo". Un seminario che parte dalla domanda di sempre, quella esposta novant'anni fa da Joseph Klausner, il pioniere degli studi ebraici su Gesù: "Come avvenne che Gesù vivesse totalmente all'interno del giudaismo e tuttavia fu all'

Periscopio in merito alle affermazioni di ravasi negli ultimi giorni ( da "Riformista, Il" del 02-02-2008)

Abstract: reticenze tutti i modi di pensare e i comportamenti che umiliano nei fatti la laicità invocata a parole. A questa -interessata? - timidezza culturale e civile non vorremmo rassegnarci. Tanto più quando la laicità e la cultura del dialogo che essa ispira sono svilite da un'istituzione come la Chiesa cattolica. Il cui peso nella storia del nostro Paese non ha bisogno di essere ricordato.


Articoli

Decalogo anti-Zap dei vescovi: <Non votate il Psoe> (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 02-02-2008)

 

Decalogo anti-Zap dei vescovi: "Non votate il Psoe" L'affondo non è diretto. Ma è evidente il destinatario: José Luis Zapatero. I vescovi spagnoli entrano a gamba tesa nella campagna elettorale e a poco più di un mese dal voto di marzo, quando i cittadini verranno chiamati alle urne per rinnovare il parlamento, pubblicano una nota che rassomiglia a un decalogo contro le politiche dispiegate nel corso dell'ultima legislatura dal governo socialista. Le scelte di Zapatero, una a una, vengono stroncate duramente. Dalla legge sui matrimoni gay all'approccio laico sui temi etici ? eutanasia e aborto ? esibito dal Psoe, al divorzio: la nota diffusa ieri dalla conferenza episcopale spagnola è un condensato di stoccate, durissime. Il lessico episcopale non lascia d'altronde spazio a dubbi. Nel documento si parla di "leggi gravemente ingiuste" e si afferma che "non tutti i programmi sono ugualmente compatibili con la fede cristiana ". I prelati attaccano anche le leggi sulla riforma dell'ordinamento scolastico licenziate da Zapatero, argomentando che l'insegnamento dell'educazione civica, fortemente voluto dall'esecutivo socialista "danneggia il diritto dei padri ? e della scuola che con loro collabora ? a crescere i figli secondo le proprie convinzioni religiose e morali". Non è finita: la conferenza episcopale sottolinea inoltre come "diventa sempre più difficile ? si legge nella nota ? inserire lo studio libero della religione cattolica nei curricula degli studenti della scuola pubblica". Il decalogo va oltre i temi che stanno storicamente a cuore alla chiesa. Nel mirino dei vescovi finiscono anche il dialogo intessuto dal governo con l'Eta, il gruppo separatista basco. I vescovi, riprendendo una precedente lettera pastorale approvata nel novembre del 2006, si rivolgono "ai cattolici e ai cittadini che vogliano agire responsabilmente" invitandoli a sostenere quei partiti che non riconoscono "esplicitamente o implicitamente un'organizzazione terrorista come interlocutore politico".

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Laicità, un gioco faticoso (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 02-02-2008)

 

CATTO Laicità, un gioco faticoso ANGELO BERTANI La Costituzione italiana, che tuttora rappresenta il principale fondamento dell'unità nazionale e della collaborazione di tutte le varie componenti culturali e sociali per il bene comune del nostro paese, nacque proprio dal dialogo e dalla collaborazione tra cattolici e laici (di tradizione liberale ed anche marxista). Lo ricorda il gesuita Giovanni Sale (Jesus, gennaio 2008; anche Civiltà cattolica n. 3782)) sottolineando il coraggio di De Gasperi e soprattutto di Dossetti, Moro, La Pira e Lazzati. E spiega: "La convergenza tra le posizioni del gruppo dossettiano e una parte della sinistra storica si fondava non semplicemente (come ritengono molti) sullo scambio politico, ma sul comune cammino ? etico e culturale insieme ? portato avanti fino a quel momento dai maggiori partiti popolari del paese per consolidare la democrazia ". La recente riedizione anastatica integrale di Cronache sociali 1947- 1951, curata dall'Istituto per le scienze religiose di Bologna, offre l'occasione di ricordare e approfondire quella grande vicenda. Oggi è facile riconoscere ai cattolici democratici e progressisti di allora questo coraggio e questo merito. Per alcuni di loro adesso è in corso addirittura il processo di beatificazione (com'è accaduto per Rosmini). Ma non si può dimenticare che a quel tempo larga parte del mondo cattolico e dell'episcopato non li apprezzava affatto. La Pira, prima di essere il "sindaco santo " era considerato un "comunistello di sagrestia". De Gasperi pagò cara la sua autonomia quando non obbedì al papa e non volle far fronte comune con monarchici e missini. Moro dovette superare i "punti fermi" e la mezza scomunica dell'allora presidente dei vescovi italiani per poter realizzare il centrosinistra. Spesso ? e forse anche in questi giorni ? i laici cattolici impegnati in politica se sono onesti e lungimiranti hanno non solo la difficoltà di competere e collaborare con le altre forze, ma anche incomprensioni e vincoli nella comunità ecclesiale, non sempre limpida e lungimirante quanto converrebbe. La questione di fondo è quella della laicità, cioè dell'attitudine a "prendere sul serio" le realtà temporali, rispettandone l'autonomia, la serietà, la nobiltà, il rischio. Lo dice anche Massimo Gramellini ("Eminence e no", La Stampa, 29 gennaio) a proposito del dialogo Ferrara-Ruini su La 7: "Gli ultimi laici sono i pochi che si arrabbiano ancora. Perché la laicità non è un'ideologia ma un atteggiamento? laicità è un gioco adulto che in Italia non si è giocato mai, se non con Cavour e poi con De Gasperi, cattolico ma laicissimo". D'accordo. Ma noi aggiungeremmo, fra gli altri, anche Moro e Prodi.

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Arriva in Italiala pillola abortiva (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 02-02-2008)

 

Il ginecologo Viale: via libera il 19 febbraio. Ma si prevedono polemiche "IL 19 FEBBRAIO anche per l'Italia dovrebbe arrivare il via libera all'utilizzo ospedaliero della Ru486, la pillola abortiva". A dare la notizia, in questo colloquio con Il Secolo XIX è Silvio Viale, il ginecologo radicale che all'ospedale Sant'Anna di Torino ha avuto la responsabilità della sperimentazione sull'utilizzo della pillola per abortire in ospedale (la Ru486, a base di Mifepristone, viene impiegata per l'aborto chimico nei primi due mesi di gravidanza); sperimentazione autorizzata dalla Regione Piemonte nell'estate del 2004 e poi sospesa a seguito di un'ordinanza dell'allora ministro della Salute Francesco Storace. "Ormai - spiega Viale al nostro giornale - siamo in fase di conclusione, la richiesta per il via libera all'utilizzo in Italia della pillola abortiva Ru486 è stato depositato dalla casa farmaceutica francese che la produce, la Exelgyn, il 6 novembre 2007 a Londra, presso l'Agenzia Europea del farmaco che dopo 4 giorni l'ha inoltrata all'Aifa, l'agenzia italiana. Si tratta di una procedura automatica che prevede, a livello europeo, il mutuo riconoscimento per l'uso di farmaci già utilizzati in altri Paesi europei. La commissione tecnica dell'Aifa si è già riunita sul tema e il 19 febbraio dovrebbe chiudersi la pratica con le valutazioni sull'autorizzazione". All'Aifa, pur confermando che "tutti i documenti per l'autorizzazione all'impiego della pillola sono arrivati e sono all'esame della commissione medica competente", preferiscono non fornire date precise. Ma una cosa è certa: la Ru486 è destinata a irrompere nel dibattito pubblico, etico e politico dei prossimi mesi. Gran parte dei politici cattolici, la Chiesa, pezzi importanti del mondo laico, da tempo vedono infatti nella possibilità di abortire con una semplice pillola chimica un ulteriore attacco alla sacralità della vita umana. "So che il ministro della Salute Livia Turco - spiega Viale - ha chiesto un parere al Consiglio superiore della sanità sulla compatibilità all'uso della pillola con le normative disposte dalla legge 194 sulle interruzioni volontarie di gravidanze. Tenendo conto che il Consiglio aveva già espresso un parere quando era in corso la sperimentazione all'ospedale Sant'Anna, dicendo "che la donna deve essere trattenuta in ospedale fino alla fine della cura", anche stavolta non mi aspetto colpi di scena. L'autorizzazione è praticamente automatica". Una posizione, quella relativa all'iter burocratico della pillola per abortire, sulla quale interviene anche Silvio Garattini, ex membro dell'Agenzia europea dei Farmaci e direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano. "L'autorizzazione - spiega al Secolo XIX - sarà automatica perché il farmaco è stato utilizzato e approvato in altri Paesi europei. Il dossier di richiesta presentato in Italia è lo stesso approvato in Francia e se l'Italia non lo accettasse dovrebbe aprire un vero e proprio contenzioso. Il dossier sostiene che il rapporto rischi/benefici in merito al farmaco è favorevole. I tempi sono stretti e l'approvazione deve avvenire non oltre i 3 mesi dalla data di inoltro della richiesta". Quanto a eventuali interventi da parte della politica per bloccare l'autorizzazione, Garattini spiega di non vedere "attraverso quali strade ciò potrebbe avvenire. E' ovvio - dice - ci sarà una discussione perché il farmaco ha anche implicazioni etiche e ideologiche, ma non vedo perché alle donne non possa essere offerta una strada per abortire diversa da quella chirurgica". Riguardo alle modalità di somministrazione delle pillola, se in ospedale oppure in vendita nelle farmacie, il direttore dell'Istituto Negri dice che "si dovranno valutare le linee guide della 194, per vedere eventuali contrasti, e magari classificare il prodotto come ospedaliero". Al di là delle commissioni mediche e degli iter burocratici, il discrimine chiave destinato a dividere la politica e gli italiani sulla Ru486 resta legato al diritto e alla nascita della vita e va ben oltre la farmacopea. Sul tema, ai tempi delle sperimentazioni regionali, l'allora Presidente della Cei, il cardinale Camillo Ruini, fu chiarissimo: "La Ru486 - queste le sue parole - rappresenta un ulteriore passo in avanti nel percorso che tende a non far percepire la natura reale dell'aborto, che è e rimane soppressione di una vita umana innocente". Massimiliano Lenzi 02/02/2008.

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Napolitano: "paese agitato e confuso" - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)

 

Napolitano: "Paese agitato e confuso" "Valori alti per chi vuol dedicarsi al bene comune". 20 minuti a colloquio con Bertone MARCO POLITI ROMA - Doppia benedizione, papale e repubblicana, per i quarant'anni della Comunità di Sant'Egidio. "Siete un'oasi nell'Italia agitata e confusa", esclama il presidente Napolitano, intervenendo al ricevimento nel palazzo del Laterano. "Sant'Egidio ha ascoltato e fatto suo il dramma delle tante lacerazioni e si è impegnata per favorire l'unità e la pace", afferma simmetricamente il Segretario di Stato vaticano, cardinale Bertone, celebrando messa nella cattedrale. Andrea Riccardi, il fondatore, porta il suo impegno di credente nel vivo della fibrillazione attuale. In Italia, sostiene, c'è necessità di "superare i vantaggi di parte" e di lavorare uniti per la ripresa. E vanno superate le "divisioni inutili tra laici e cattolici". Temi che fanno da filo conduttore nel faccia a faccia di venticinque minuti, che Napolitano e Bertone hanno avuto in una saletta del palazzo. Il Vaticano è preoccupato dello "sfilacciamento" del Paese, il presidente rifiuta divisioni tra guelfi e ghibellini. E' un momento di grande festa per la comunità, nata nel '68 da un gruppo di studenti riunitisi intorno ad Andrea Riccardi. "Animati da passione cristiana e da grande intelligenza delle cose", li definisce il capo dello Stato. Primo atto dell'anniversario è la celebrazione solenne nella cattedrale di San Giovanni in Laterano. Nella madre di tutte le chiese il cardinale Bertone porta sorridendo il verbo di Woody Allen. "Dio è morto, Marx è morto e anch'io non mi sento molto bene", esordisce con l'omelia. La platea di eccellenze è presa alla sprovvista dalla verve salesiana del porporato. C'è in prima fila Prodi e la moglie Flavia, Veltroni accanto a Gianni Letta, c'è l'ex presidente Ciampi e il vicepremier Rutelli con Fassino, Fioroni, Buttiglione. E una folta schiera di cardinali. L'esordio con Woody Allen serve a Bertone per accennare all'epoca contemporanea "apparentemente isnsoddisfatta e sempre meno fiduciosa del futuro". Ma il cardinale non vuole spaventare - "guardate l'omelia", dirà poi ai giornalisti che gli chiedono della crisi italiana - bensì indicare "in questo periodo turbolento" quanto di costruttivo si può fare partendo dalla fede cristiana. Lungo è l'elogio dell'impegno sociale e di preghiera della comunità di Sant'Egidio, ripetuti i richiami all' "incoraggiamento" e alle benedizioni, che papa Ratzinger vuole siano trasmessi agli aderenti e ai sostenitori per le tante iniziative del movimento: dalla moratoria della pena di morte alla lotta all'Aids, ai convegni sul dialogo interreligioso. Messaggi giungono anche dal presidente della Camera Bertinotti e dal patriarca Alessio II. Terminata la messa, la sacrestia della cattedrale ospita l'ultimo vertice del governo morente con il "primo ministro" del Vaticano. Prodi e Rutelli si incontrano con il cardinale Bertone. Poi il porporato si ritira in una saletta con Napolitano. Infine il presidente rimane a conversare per un po' con monsignor Paglia, guida spirituale della comunità. Al ricevimento la parola finale spetta proprio al capo dello Stato: "Siete energie su cui si può contare per nutrire maggiore speranza e fiducia nell'avvenire. Siete anche una preziosa risorsa per la diplomazia italiana". "Ora basta - conclude scherzando - altrimenti al ministero degli Esteri mi chiamano e dicono che ho esagerato".

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La sfida quasi impossibiledei progressisti italiani (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 02-02-2008)

 

LUISELLA BATTAGLIA L'annuncio del "via libera" all'utilizzo ospedaliero della RU486 - la pillola impiegata per l'aborto chimico nei primi due mesi di gravidanza - provocherà, è facile prevederlo, aspre polemiche specialmente da parte di coloro che sono contrari all'aborto per ragioni di principio. Una posizione certo rispettabile e da molti condivisa ma che non dovrebbe, a mio avviso, influire in alcun modo sulle decisioni di tipo tecnico relative a tale problema. Vediamo di riportare la questione ai suoi termini reali. Innanzitutto, autorizzare o meno la pillola non significa pronunciarsi sulla liceità etica dell'aborto ma semplicemente decidere su una modalità? farmacologica anziché chirurgica - concernente la sua attuazione, così come previsto dalla legge 194. Sappiamo che l'aborto è un peccato gravissimo per la Chiesa e che il Vaticano ha definito la pillola RU486 "un atto contro la vita" ma, occorre ribadirlo, l'aborto non è un "reato" per lo Stato italiano. Se e finché esiste una legge che prevede la possibilità di abortire entro certi limiti e a determinate condizioni, perché, ci si dovrebbe chiedere, obbligare una donna a usare la sola via chirurgica, indubbiamente più rischiosa e traumatica? Forte è il sospetto che si tratti di un atteggiamento punitivo che potrebbe condensarsi nella condanna: "Abortirai con dolore!". In realtà, l'interruzione della gravidanza è un dramma e un lutto , e per chi lo avverte come tale, la pillola non può certo considerarsi un rimedio indolore, uno strumento di banalizzazione del problema angoscioso che si trova ad affrontare. Se, da un lato, è comprensibile il timore che l'aborto per via farmaceutica diventi un mezzo di contraccezione più facile ed efficace, dall'altro non sembra corretto, da parte dell'ortodossia cattolica, oltreché del rumoroso corteggio di atei devoti, prendere a pretesto la questione della pillola e le condizioni della sua sperimentazione per rimettere in discussione la legge 194. Sarebbe grave e irresponsabile che la pillola diventasse oggetto di uno scontro ideologico, come ai tempi del referendum, in cui ci si doveva schierare pro o contro la legge sull'aborto. Ancora una volta, le eventuali ricadute negative, sul piano sociale, di un ritrovato scientifico non possono annullare i diritti di cittadinanza, rendendo illecito un mezzo idoneo al raggiungimento di un fine giuridicamente lecito. La somministrazione della pillola RU486 costituisce una tecnica alternativa all'intervento chirurgico: perché, dunque, demonizzarla e parlare, com'è stato fatto, di "crudele e ipocrita cultura di morte"? Poiché la legge, approvata da una larghissima maggioranza degli italiani, non specifica quali metodi usare, ogni procedura, se validata e sottoposta ai previsti controlli - com'è appunto il caso della RU486, farmaco già utilizzato in Europa e compreso nell'elenco dei medicinali essenziali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità? dovrebbe venire ammessa, soprattutto se più sicura per la salute psico-fisica della donna. Non si vedono, in effetti, plausibili motivi per escludere una tecnica largamente usata nel mondo. Sarebbe sufficiente appellarsi al diritto alla salute, dichiarato fondamentale dall'articolo 32 della Costituzione italiana. Oggi, possiamo aggiungere, la tutela della persona riguarda la sua "integrità fisica e psichica", come afferma esplicitamente l'articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. Un'indicazione, questa, che rinvia alla definizione di salute proposta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, e ormai universalmente accettata, come pieno "benessere fisico, psichico e sociale". Garantire uno spazio pubblico per questo dibattito dovrebbe essere tra i compiti alti di una politica capace di accostarsi alla vita delle persone con la discrezione e il rispetto che essa merita. Un compito cruciale in un Paese, come il nostro, in cui è sempre più inascoltato il richiamo alla sobrietà e il confronto civile delle opinioni appare sopraffatto dal tumulto chiassoso dei banditori di improprie "moratorie". Che dire, infine, delle parole del cardinale Ruini, della sua visione della RU486 come "un ulteriore passo in avanti nel percorso che tende a non far percepire la natura reale dell'aborto che è e rimane soppressione di una vita umana innocente?". Chi si occupa di bioetica sa bene che la questione tecnica riguardante il "come" abortire non può in alcun modo assorbire in sé quella etica riguardante la scelta tragica "se" abortire o meno. In altri termini, non è tanto importante per la coscienza morale decidere le modalità? farmaceutiche o chirurgiche - di un certo atto quanto affrontare la domanda ineludibile del "perché" compiere o no quell'atto. La liceità etica, lo si è ripetuto molte volte, non può essere confusa con la mera possibilità tecnica. Per questo ciascuno dovrebbe "laicamente" rivendicare la libertà, e quindi la responsabilità, delle sue scelte, le cui ragioni profonde risalgono al senso stesso che intende dare alla propria vita. 02/02/2008 GIULIANO GALLETTA 02/02/2008 Il farmaco abortivo è usato in tutto il mondo e consente di evitare la via chirurgica 02/02/2008.

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Padre Maciel, il potere della Legione di Cristo (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 02-02-2008)

 

Sì è spento a 87 anni in un ospedale di Houston padre Marcial Maciel Degollado, il fondatore dei Legionari di Cristo, un piccolo impero del cattolicesimo oltranzista sparso in 20 paesi. Accusato di pedofilia dalle sue vittime diventate adulte, era stato sospeso. Silenzio in Vaticano Gianni Proiettis Città del Messico Il sacerdote messicano Marcial Maciel, fondatore dell'ordine dei Legionari di Cristo, è morto mercoledì 30 gennaio a Houston, Texas, all'età di 87 anni. L'ultima volta che l'alto prelato aveva fatto notizia era stato nel maggio 2006 per la sospensione a divinis impostagli da papa Ratzinger. Si chiudeva così un processo cominciato nel 1956 e durato mezzo secolo, in cui il religioso era accusato di aver commesso abusi sessuali su bambini e adolescenti affidati alla sua tutela in un arco di più di trent'anni. Il provvedimento papale, che raccomandava a padre Maciel il ritiro in preghiera, fu commentato all'epoca sia perché costituiva un segnale delle future politiche revisioniste di Benedetto XVI sia per il merito della questione - la pratica della pederastia nel clero - che sarebbe diventata di sempre più bruciante attualità nella Chiesa cattolica. La popolarità di Marcial Maciel Degollado negli ambienti dell'estrema destra cattolica, al potere attualmente in Messico, è tale che l'informazione filogovernativa messicana - cioè la quasi totalità - nasconde pudicamente in questi giorni la storia della pederastia e della sanzione pontificia e si profonde in fioriti necrologi. Ma la personalità di padre Maciel, un prelato di primo piano fin dai tempi di Pio XII, e il peso economico e politico dei Legionari di Cristo, la congregazione da lui fondata nel 1941, richiamano l'attenzione. I Legionari di Cristo sono presenti in una ventina di paesi - fra cui Italia, Messico, Cile, Brasile, Argentina, Usa, Canada, Svizzera, Irlanda, Austria, Colombia, Spagna e Venezuela -, possiedono 615 centri educativi, di cui una dozzina sono università private, hanno fondato e controllano vari movimenti laici - il più antico e famoso è il Regnum Christi - e gestiscono un'agenzia di stampa, la Zenit, che diffonde in sei lingue la voce del Vaticano nel mondo. Vero e proprio impero transnazionale, che in Messico si è guadagnato il nomignolo di Millonarios de Cristo, la congregazione vanta circa 600 sacerdoti, 2.500 seminaristi e 65mila membri laici. La sua missione? Niente meno che evangelizzare l'intero orbe terracqueo, conquistando le future classi dirigenti e i decision makers all'ideale dell'ultima - e definitiva - crociata cattolica. Lasciate che i pargoli vengano a me Originario dello stato messicano di Michoacán, l'87enne Marcial Maciel Degollado, che i suoi seguaci chiamavano affettuosamente Mon Père, sembrava uscito da una novella noire. Pederasta, morfinomane e affarista di successo, riuscì ad affascinare due papi epocali come Pacelli e Wojtyla, che gli garantirono protezione illimitata. E dire che i suoi inizi furono tutt'altro che promettenti. Espulso in gioventù da ben due seminari - per ragioni mai rese pubbliche - Marcial Maciel, che vantava vari vescovi in famiglia, divenne sacerdote a 24 anni, nel 1944. Ma, straordinariamente, tre anni prima, nel 1941, era già riuscito a fondare un ordine religioso: i Legionari di Cristo, appunto, che da allora non smetteranno di crescere ed espandersi. Oggi sono 700 sacerdoti e 2.500 seminaristi presenti in quattro continenti, come ricorda con certo orgoglio il loro sito, www.legionariesofchrist.org. Malgrado i vizietti privati, ampiamente documentati in decine di denunce, il prelato messicano riscuoteva consensi e simpatie grazie a un programma di abbagliante semplicità: estendere il Regno - con la maiuscola - di Cristo. Un messaggio destinato a entusiasmare anche i difensori laici dell'Occidente - sempre con la maiuscola - cristiano. In effetti, nel 1946, padre Maciel approda in Spagna per invito di importanti sostenitori, come l'industriale Iñigo de Oriol e Alberto Martín Artajo, ministro degli esteri di Franco. Pur mettendo radici fra gli ultras cattolici "che contano", i piani espansionisti di padre Maciel conoscono un battuta d'arresto nel 1956, quando le prime denunce sulle sue pratiche sessuali e sulla sua assuefazione alla morfina arrivano in Vaticano e gli provocano una prima sospensione a divinis. Un provvedimento che durerà solo un paio d'anni, perché Maciel ha altissimi protettori, come il cardinale Angelo Sodano, segretario di stato della Santa Sede. Per discolparsi del consumo di Dolantin - la morfina in fiale, che portava sempre con sé in un'elegante 24 ore di coccodrillo - padre Maciel esibiva un certificato medico, senza data, firmato dal dottor Galeazzi Lisi, l'archiatra di papa Pacelli. Quanto alla sua passione omosessuale per i giovani seminaristi, da cui amava farsi masturbare, si giustificava con loro dicendo che gli serviva per "alleviare i suoi intensi dolori" e che quelle pratiche gli erano state autorizzate, secondo lui, dallo stesso Pio XII. Poi, comunque, assolveva le sue vittime in confessione, raccomandando il silenzio. Ripresosi da quello e da altri scandali minori, subito messi a tacere - come quando fu arrestato in Spagna mentre acquistava varie dosi di morfina - Marcial Maciel tornò saldamente in sella alla testa dei Legionari e continuò la sua opera di conquista delle anime di potenti e milionari. Educazione paramilitare, obbedienza cieca, obbligo di segretezza e "discrezione", uniti al culto della personalità del fondatore, sono sempre stati i valori centrali dell'ordine. Oltre a una visione teocratica della società, da imporre, se necessario, con la forza e, manco a dirlo, a un anticomunismo feroce. Chi crede che gli integralisti aggressivi si annidano solo in campo musulmano dovrebbe documentarsi un tantino sui Legionari di Cristo, che stavano spingendo ultimamente per santificare in futuro il loro fondatore, sull'esempio di José Maria Escrivá de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei. Il diavolo fa le pentole... Nel novembre 1997, però, la lapide che copre i peccati di padre Maciel viene nuovamente sollevata: otto ex-legionari, che hanno subìto le pratiche del religioso nella loro adolescenza, di fronte ai continui insabbiamenti, lo denunciano direttamente al papa Giovanni Paolo II. Non si tratta di pesi leggeri: sono tutti avvocati, dottori, ingegneri di solida fama e ottima reputazione. Uno di loro, Juan Manuel Fernández Amenabar, che era stato rettore dell'università Anáhuac, fondata in Messico da Maciel, fece addirittura la sua denuncia sul letto di morte, nel febbraio 1995, supplicando che venisse resa pubblica Uno dei denuncianti, il dottor José Barba Martín, cattedratico del prestigioso Instituto Tecnológico Autónomo de México, dichiarò: "Nel rivelare tutto questo, assolvo a un'obbligazione di coscienza, perché voglio far parte di una Chiesa coerente". Sembrava che questa volta la Santa Sede, di fronte a testimonianze così numerose e coincidenti, non potesse più adottare la politica dello struzzo. Eppure il cardinale Ratzinger, allora responsabile della Congregazione per la Dottrina della Fede, fece dormire la pratica per anni e, nel 1999, confidò al vescovo messicano Carlos Talavera, che insisteva per arrivare a un processo: "Mi spiace molto, monsignore; il caso di padre Maciel non si può aprire, perché è una persona molto amata dal Santo Padre (Giovanni Paolo II) e ha fatto molto bene alla Chiesa. Non è prudente, mi dispiace". Dovettero passare altri sette anni perché lo stesso Ratzinger, diventato papa Benedetto XVI, si risolvesse a prendere una decisione, giudicata da molti vaga e insufficiente, in cui si dedicava perfino un elogio all'opera dei Legionari. In particolare, i denuncianti del potentissimo padre Maciel, che era protetto anche dal cardinale primate del Messico, Norberto Rivera, e dall'ex-nunzio apostolico Girolamo Prigione, nell'apprendere che il processo veniva definitivamente insabbiato nel 2006, si dichiararono "scandalizzati dall'evidente patteggiamento fra il Vaticano e un criminale". In quell'occasione annunciarono che avrebbero portato il caso di fronte a qualche organismo internazionale di diritti umani. In dichiarazioni al quotidiano messicano La Jornada, le antiche vittime di Marcial Maciel hanno messo in contrasto la grande clemenza verso il fondatore dei Legionari con la severa condanna che ha colpito nel 2005 il sacerdote italiano Gino Burresi, fondatore dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, un pedofilo con tanto di stimmate. A padre Maciel, invece, venne risparmiato il processo "in considerazione della sua età e del suo stato di salute", invitandolo a dedicarsi a "una vita riservata di orazione e penitenza, rinunciando a qualsiasi ministero pubblico". Non una parola per le vittime degli abusi, come se non esistessero. E i traumi esistenziali provocati da quelle violenze infantili? E il valore civile di quelle denunce, ribadite per anni nella speranza di impedire nuovi abusi? Seccature che è meglio ignorare, per il Vaticano. L'importante è rimanere in buona con i Legionari di Cristo, gente seria che fa un ottimo lavoro. Dal 2005, comunque, la congregazione era diretta dal 50enne sacerdote Alvaro Corcuera.

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La legione dei Vip (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 02-02-2008)

 

Dalle ex first ladies Aznar e Fox ai magnati della birra Non siamo ancora ai livelli dell'Opus Dei - con cui mantiene un teso braccio di ferro per il potere (terreno) - ma tra ministri, spose di Presidenti, magnati e giornalisti la lista dei simpatizzanti dei Legionari di Cristo è piena zeppa di gente che conta in America Latina ed in Spagna. Ana Botella, moglie di Aznar e assessore comunale a Madrid per il Pp, ha negato anche dalle pagine di Vogue la sua appartenenza a Regnum Christi, il braccio laico dei Legionari, ma la sua simpatia verso la congregazione di Marcial Maciel è di dominio pubblico. Come quella di Angel Acebes, ex ministro dell'interno, di José Maria Michavila, titolare alla giustizia (e come tale responsabile dei rapporti con la Chiesa cattolica) e di Francisco Camps, presidente popolare della regione di Valencia. Anche la moglie dell'ex Presidente messicano Vicente Fox, Marta Sahagun, ha un debole per i Legionari, al pari di Carlos Slim Helù, l'uomo più ricco del pianeta (Bill Gates permettendo), e di Viviana Corcuera, del gruppo mediatico Televisa. In Colombia i Legionari contano con Julio Mario Santo Domingo, magnate della birra ed in Colombia su quello della comunicazione Gustavo Cisneros, acerrimo nemico di Chavez.

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Santa sede dibattito nel dicastero che fu di ratzinger (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 02-02-2008)

 

Santa sede dibattito nel dicastero che fu di ratzinger Il mistero di Israele resiste ancora in Vaticano La presenza del cardinale Schönborn e di Garrigues Il motivo della presenza in questi giorni a Roma del cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, non risiede esclusivamente nella necessità (manifestata l'altro ieri) di presentare nella sala stampa della Santa Sede il primo congresso mondiale della Misericordia che si svolgerà dal 2 al 6 aprile in Vaticano, a tre anni esatti dalla morte di Giovanni Paolo II avvenuta - appunto - alla vigilia della Festa della Divina Misericordia: "Penso - ha detto due giorni fa il cardinale austriaco - che quello della misericordia sia oggi un kairos", ovvero "un momento giusto, per evangelizzazione e missione". Come accade di routine una volta ogni due anni (ma, a seconda delle esigenze, anche più spesso) Schönborn è arrivato da Roma a Vienna anche per partecipare alla sessione plenaria della congregazione per la dottrina della fede. Si tratta, in sostanza, di un appuntamento cui sono invitati i dipendenti del "ministero" della Santa Sede che si occupa di promuovere e di tutelare la dottrina della fede e i costumi in tutto l'orbe cattolico, i 23 suoi membri tra cardinali, arcivescovi e vescovi provenienti da 14 diverse nazioni e un'équipe di esperti nelle varie discipline ecclesiastiche provenienti da tutto il mondo. Sul tavolo della plenaria andata in scena questa settimana c'erano vari argomenti. Li ha sintetizzati Benedetto XVI l'altro ieri mattina: chiarezza nel dialogo ecumenico e in quello con le culture e religioni, rilancio dell'azione missionaria ed evangelizzatrice, difesa della dignità dell'uomo di fronte ai problemi posti dal progresso delle scienze biomediche. E per quanto riguarda il rapporto tra cristianesimo e altre religioni - il Papa non ha fatto accenno alla cosa - è toccato al teologo domenicano francese Jean-Miguel Garrigues esporre una relazione su un aspetto del tema tanto affascinate quanto difficile: la riflessione paolina, espletata nella Lettera ai Romani, sul mistero del popolo ebraico e sulla sua non accoglienza del messaggio del Vangelo. È, infatti, all'interno della Lettera ai Romani che Paolo insiste sull'idea che la salvezza (la giustizia, nel linguaggio paolino) non possa venire dalla legge mosaica, ma solo dalla fede in Cristo. Sta qui, per Paolo, la radice dell'indurimento di Israele. Eppure Dio continua ad avere un progetto di salvezza su Israele. Lo dice bene l'apostolo in Romani 11, 1-10 laddove spiega come Dio non abbia affatto rifiutato il suo popolo, e, in ogni caso, non lo abbia rifiutato per sempre. E, ancora, lo dice bene Paolo laddove svolge il paragone dell'olivo buono e dell'olivastro per simboleggiare i "buoni" e i "cattivi", paragone che evidenzia la vittoria della misericordia di Dio e insieme il suo progetto positivo anche nei confronti dell'Israele incredulo: "Allora tutto Israele sarà salvato", recita Romani 11,26. Il significato del popolo ebraico all'interno del disegno salvifico portato da Cristo resta comunque un argomento difficile e sul quale nei secoli illustri teologi ed esperti non hanno mancato di dire la loro. Ma, forse, la più completa sintesi l'hanno data, nella pratica, le esistenze di quegli ebrei convertiti al cristianesimo che mai hanno rinnegato l'alleanza, il patto, che Dio, secondo la Sacra Scrittura, ha sancito con il popolo eletto. Tra questi, senz'altro, spicca la figura del cardinale Jean-Marie Lustiger. Fu lui, nel libro La promesse (Parole et Silence, 2002), a offrire una delle riflessioni più complete sui rapporti tra cristianesimo e giudaismo. Lui che, convertito dall'ebraismo all'età di 14 anni, poi prete cattolico, è dovuto passare attraverso la terribile esperienza della morte della madre in quel di Auschwitz. Per Lustiger le promesse del Signore fatte nell'elezione santa del popolo ebraico sono irrevocabili, nonostante le umane infedeltà e cadute compiute nel corso della storia. E la loro irrevocabilità giustificherebbe in qualche modo anche la nascita dello Stato d'Israele: la costituzione dello Stato d'Israele, scrisse Lustiger, è "legittima e necessaria". Proprio da ieri, sul tema, in concomitanza con la plenaria della congregazione per la dottrina della fede, è stato indetto a Ostuni anche un seminario promosso da Biblia, un'associazione laica di cultura biblica, e che s'intitola: "Alle origini di una separazione: ebrei e cristiani tra il I e il II secolo". Un seminario che parte dalla domanda di sempre, quella esposta novant'anni fa da Joseph Klausner, il pioniere degli studi ebraici su Gesù: "Come avvenne che Gesù vivesse totalmente all'interno del giudaismo e tuttavia fu all'origine di un movimento che si separò dal giudaismo?". Forse, anche il silenzio in merito da parte di Benedetto XVI nel discorso di due giorni fa ai partecipanti alla plenaria della dottrina della fede, sta a significare come una riposta completa sia lontana dall'essere stata trovata. Insomma, per tutti vale ancora quanto espletato dal Concilio vaticano II nella dichiarazione del 28 ottobre 1965 circa le relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane: la Nostra aetate . 02/02/2008.

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Periscopio in merito alle affermazioni di ravasi negli ultimi giorni (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 02-02-2008)

 

Periscopio in merito alle affermazioni di ravasi negli ultimi giorni Se per la chiesa il pluralismo è uno sterile rigetto della fede Tutti lodano la laicità ma poi ne hanno una visione monolitica e di comodo. Le gerarchie ecclesiastiche non cercano un vero dialogo e sono reticenti verso la modernità. Gli atei devoti difendono l'operosità poco critica dei neo-integralisti cattolici Alla laicità arride ormai uno strano destino. Tutti la lodano. E riconoscono che la sua carenza compromette non solo il normale confronto etico-politico, ma anche il pluralismo tutelato dalla Costituzione. Eppure ben pochi si mostrano disposti a criticare sempre e senza reticenze tutti i modi di pensare e i comportamenti che umiliano nei fatti la laicità invocata a parole. A questa -interessata? - timidezza culturale e civile non vorremmo rassegnarci. Tanto più quando la laicità e la cultura del dialogo che essa ispira sono svilite da un'istituzione come la Chiesa cattolica. Il cui peso nella storia del nostro Paese non ha bisogno di essere ricordato. Ma tornata negli ultimi tempi a rivendicare un ruolo pubblico - e valori non negoziabili - su cui è interesse di tutti dire parole chiare. E mosse come sempre da quello spirito di confronto alto e costruttivo cui opportunamente ha invitato anche monsignor Ravasi nella bella intervista concessa a questo giornale (31-1). Lo snodo ineludibile è dunque il seguente: la gerarchia cattolica è oggi impegnata veramente a praticare, per usare le toccanti parole di Ravasi, quel "dialogo profondo" e quel "vero incontro tra persone diverse" da cui ogni laico autentico si sente sempre arricchito? Per carità: nessuna pretesa di suggerire ai pastori come vada testimoniata la fede e costruito il regno di Dio da parte di chi crede nella Sua promessa. Ma l'interrogativo rimane. E obbliga a rispondere che, tanto più in Italia, la condotta pubblica della gerarchia va in direzione esattamente inversa. Si muove insomma secondo questo schema, ribadito praticamente in ogni circostanza dai suoi massimi rappresentanti: noi siamo depositari di verità e valori universali, chi non ci segue ha rinunciato a cercare la prima ed è accecato da un relativismo nichilista e antiumano quanto ai secondi. Se possibile, a livello più immediatamente etico-politico e di pressing parlamentare, lo schema diventa persino più convinto e aggressivo. La Chiesa viene presentata come titolare e garante della vera dignità dell'uomo, gli altri protagonisti della sfera pubblica, dai parlamentari che discutono dei Dico e del testamento biologico alle coppie di fatto, costituiscono addirittura una minaccia non solo per la stessa idea di umanità, ma persino per la pace nel mondo. Almeno oggettivamente. Tutti sappiamo che nel passato più recente le prese di posizione ufficiali e i comportamenti della gerarchia si sono ispirati ad un simile schema. L'unico -si badi- che può far ritenere non negoziabili i propri valori. E inevitabile l'appello rivolto da papa Ratzinger alla cultura moderna "preoccupata della sua laicità": se proprio non si "riesce a trovare la via dell'accettazione di Dio", bisogna vivere e indirizzare la propria vita veluti si Deus daretur, come se Dio ci fosse. Al punto che ostinarsi a non voler seguire questo consiglio, vorrebbe dire semplicemente dar prova di scarsa sollecitudine per "un umanesimo autentico" (Ruini). Personalmente non ho nulla contro gli atei devoti che evidentemente sentono arricchita la propria umanità e rettitudine da una simile integrazione della loro incredulità con valori, precetti e divieti suggeriti dalla gerarchia. Ma di nuovo: un simile ruolo pubblico della gerarchia è veramente prova di esercizio critico della ragione e di sana e dialogica laicità? In coscienza e sperando di non essere subito tacciato di laicismo anticlericale o scientista, a me sembra una conferma della pochezza culturale di una strategia neointegralista. Indubbiamente coerente con lo schema appena richiamato. Ma incapace di un vero dialogo con le ragioni e i valori etico-politici di cui sa essere portatrice la coscienza moderna che al mondo e all'uomo ha imparato a guardare al di fuori di ogni sovrumana verità di fede. Una strategia destinata perciò non a favorire, bensì soltanto a ostacolare quel confronto-scontro che non si riduce mai a "sterile rigetto" evocato anche da Ravasi. E di cui si nutrono il pluralismo e i diritti civili riconosciuti e tutelati dalle nostre società liberali. Con i quali non a caso la gerarchia entra sempre più spesso in rotta di collisione. Le convinzioni e le domande dei laici non sono mai polemiche, ma sempre e solo costruttive e segno di apertura a una ricerca comune. Tuttavia, della laicità e del dialogo cui essa educa sono nemici non solo gli schematismi ideologici, i fanatismi religiosi e l'integralismo cattolico. Ma anche la reticenza che, quando non è strumentale, porta comunque alla penosa sterilità del dialogo tra sordi. Provare a scongiurare almeno quest'ultima beffa, gioverebbe a tutti. Ai vari cantieri politici attualmente aperti. Ai cittadini di ogni orientamento ma interessati ad un clima culturale e a un'attività legislativa che non mortifichi le convinzioni e i diritti di nessuno. E forse anche a ricordare ai cattolici e agli atei devoti il valore di una testimonianza di fede effettivamente adulta e laica. Per il resto, seppure col garbo che non diventa mai scontro intollerante, proprio la reticenza è solo inutile esercizio di un parlare che non riesce ad ascoltarsi. Un aborto della laicità, cui non vogliamo rassegnarci. E ancor meno contribuire. 02/02/2008.

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