HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli   

DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

Torna all’indice di Febbraio 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL 9-2-2008       #TOP


 


Gli intellettuali del no ( da "EUROPA.it" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: invito ufficiale di Israele (e di un folto gruppo di scrittori israeliani) come ospite d'onore. Ancora una volta nella storia umana i libri e le idee degli scrittori fanno paura. L'invito al boicottaggio è un'iniziativa sbagliata sotto tutti i punti di vista. È un vero e proprio inno al pregiudizio perché non prende, ad esempio,

Io, prof "ebrea di elezione" ( da "Stampa, La" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: farebbero spionaggio a favore di Israele per il solo fatto di insegnare anche in quel Paese. Non sono ebrea e non insegno in Israele, Paese che purtroppo non ho ancora mai visitato. Sono anche molto critica della politica di Israele nei confronti della Palestina, così come lo sono molti ebrei italiani, e anche molti israeliani, intellettuali e non.

Un veleno senza antidoto - mario pirani ( da "Repubblica, La" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Anche oggi, dopo la diffusione della lista nera dei 162 docenti ebrei nelle università italiane (molti dei quali non sono israeliti) responsabili istituzionali e rappresentanti di partito hanno manifestato, con toni più o meno univoci, la loro condanna. SEGUE A PAGINA 35.

La coscienza perduta dello stato d'israele - david grossman ( da "Repubblica, La" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele DAVID GROSSMAN Non credo alle voci secondo le quali il primo ministro Ehud Olmert, dopo aver letto il rapporto finale della commissione Winograd, abbia telefonato ad Amir Peretz dicendo "ne siamo venuti fuori". Anche se in quel momento Olmert ha forse provato un senso di sollievo sa di non essere veramente "venuto fuori"

La rete dell'odio ( da "Unita, L'" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che inneggiano alla distruzione di Israele. Guai a sottovalutarne la pervasità. Il virus dell'antisemitismo sta crescendo, diversificandosi nella sua esplicitazione. Si odia l'Ebreo perché "domina il mondo"; si odia Israele perché è "lo Stato degli Ebrei". L'Ebreo viene raffigurato con le mani imbrattate di sangue (palestinese) e con le tasche gonfie di dollari.

<Io, cacciatrice di nazi da anni inseguo il blogger romano> ( da "Giornale.it, Il" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Boicotta Israele" o "Boicotta Usraele". E se la prende anche con me, agli altri blogger manda messaggi dicendo "chiedete a Milaus se si sente italiana o israeliana". Il bello è che io mi ritengo una grande amica di Israele, ma non sono ebrea". Di fondo resta un clima di sospetto reciproco: "Lui è paranoico, crede che dappertutto sia pieno di spie del Mossad"

Israele-Anp, il disincanto dei moderati Il premier palestinese: pace lontana Lo scrittore Grossman: Olmert lasci ( da "Unita, L'" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: verso la pace con Israele e la creazione di uno Stato palestinese. Fayyad denuncia da parte di Israele "la mancanza di un impegno adeguatamente risoluto per quanto riguarda gli insediamenti". Criticando poi le incursioni dell'esercito israeliano a caccia di miliziani palestinesi in città della Cisgiordania come Nablus,

"onorato di stare con loro anche se non sono ebreo" ( da "Repubblica, La" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: A Modena e Reggio ci sarà presto il festival internazionale di danza e ospite di onore sarà Israele e in qualche blog ci saranno proteste assurde. Ma non dobbiamo fare troppo caso a questi blog: sono l'anello di congiunzione fra la mente e il letame. Mi preoccupa invece il clima generale, quello che non riesce a sconfiggere l'intolleranza".

Chiuso il blog con la lista antisemita ( da "Stampa, La" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: FAVORE DI ISRAELE" Chiuso il blog con la lista antisemita L'anonimo estensore ha usato un Internet Point. Si firma come il virus dell'aviaria: H5N1 [FIRMA]GUIDO RUOTOLO ROMA Black list, liste di proscrizione. Si mobilita la comunità ebraica, "per colpire un cancro che può espandersi e colpire chiunque", e si appella alle istituzioni perché si costituiscano parte civile nel processo.

La coscienza perduta dello stato d'israele - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Commenti La coscienza perduta dello stato d'israele (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Israele possiede capacità straordinarie ma durante l'ultima guerra, quando noi israeliani ci siamo guardati allo specchio, cosa abbiamo visto? Un corpo incredibilmente forte ma dai sensi semi annebbiati che arrancava a tentoni, goffo e titubante, senza sapere dove fosse diretto.

Un veleno senza antidoto - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: non tanto come un odio razziale ma come un odio anti israeliano. Chi lo pratica ?e sono tanti ? si dichiara amico degli ebrei; peccato, però, che questi non si distacchino dal "loro" Stato, invasore, colonialista ed oppressore e, anzi, si permettano di bollare come antisemiti quanti criticano un paese semi-nazista.

Un giorno di molti anni fa a Nablus, la mia martoriata città, scrissi con la vernice rossa una ( da "Stampa, La" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: trasformata in caserma militare nonché carcere israeliano per noi disgraziati sentimentali palestinesi. I soldati della stella di David non gradirono la mia vena poetica e come premio mi raparono a zero e mi portarono in una cella tre per tre già occupata da altri sei ragazzi più o meno della mia stessa giovane età.

Israele comincia a tagliare elettricita' a Gaza ( da "Voce d'Italia, La" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ripercussione contro il lancio di razzi dalla Striscia Israele comincia a tagliare elettricita' a Gaza La misura si aggiunge all'embargo che da nove mesi interessa la Striscia, dove sono stati diminuiti i rifornimenti di carburante e bloccate tutte le importazioni Gerusalemme, 9 feb.- Israele ha iniziato a staccare le linee che riforniscono di energia elettrica la Striscia di Gaza.

Pace impossibile nel 2008 ( da "Manifesto, Il" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: uno dei dirigenti palestinesi più graditi a Israele nonché nemico dichiarato di Hamas. "Non credo che una soluzione di pace definitiva...sia completata nel corso di quest'anno. Non credo che ciò sia probabile", ha ammesso giovedì sera da Austin (Texas) Fayyad che, finalmente, comincia a rendersi conto che l'accordo israelo-palestinese che George Bush vorrebbe entro la fine dell'

Un mondo di righe E' finalmente stato tradotto e stampato in italiano dalla Achab La Cia contro il Che il libro dei cubani Adys Cupull e Froilan Gonzalez. Un libro da leggere d'un ( da "Liberazione" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Alle 19 il dibattito Occupazione e diritto alla resistenza: Iraq, Palestina e Libano con Aide Ersu dell'Università di Cagliari, il regista Osama Qashoo e Francesco Bachis. In chiusura, "It's Not a Gun" di Hélèna Cotinier e Pierre-Nicolas Durand. Palese (Ba) Positive vibrazioni: Rhomanife live + Sisma Sound all'Altro Mondo.

Alessandra Mecozzi ( da "Liberazione" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Fiera del Libro di Torino e Israele Una data, due storie e il peso del più forte Alessandra Mecozzi La Fiera del libro di Torino, dedicata ad Israele nel 60° della sua fondazione, su richiesta della ambasciata israeliana, gode quest'anno di una inusitata pubblicità. Merito, o demerito, a seconda dei punti di vista, del minacciato "boicottaggio" alla fiera stessa,

Tiziana Barrucci ( da "Liberazione" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ritiro israeliano dai territori deciso nel 2005 con però il controllo dell'accesso alla Striscia di Gaza. Del resto anche il ministro degli Esteri in persona, Aboul Gheit, due giorni fa alla tv di stato egiziana non aveva dubbi: "Nuove violazioni del confine non saranno tollerate, spezzeremo le gambe a chiunque oserà attraversare quella frontiera"

Grossman: <Israele è un gigante cieco> ( da "Corriere della Sera" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Israele è un gigante cieco" Lo scrittore: lo Stato ebraico non può essere solo una fortezza DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Il piccolo David affronta "il gigante cieco", lo Stato d'Israele che si è trasformato "in una nazione fosca". Un Paese che non è ancora uscito dalla guerra in Libano di un anno e mezzo fa,

Giudizio unanime: una vergogna ( da "Tempo, Il" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Il clima di odio nei confronti di Israele, che è stato alimentato anche in recenti episodi e che purtroppo spesso serpeggia in alcune frange dell'estremismo politico e culturale deve far riflettere, perchè quanto accaduto oggi con la lista di proscrizione è un fatto di una gravità inaudita".

Ora bombardano anche la cultura ebraica ( da "Tempo, Il" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: causa è presto riconducibile alla crudeltà del governo israeliano. Anche dopo la Giornata della Memoria che viene strumentalizzata. La verità è che si vuole tentare di estromettere Israele dalla società civile, alla vigilia del 60 anniversario dalla sua nascita. E anche l'attentato di Dimona, cittadina del Negev costruita 50 anni fa, nota per la presenza della centrale nucleare,

PROVA DI DIGNITA' ( da "Stampa, La" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: di aver scelto liberamente di invitare Israele quale Paese ospite, oltre alle immaginabili (e inimmaginabili) ricadute immediate che sicuramente avrà, impone anche alcune doverose riflessioni sul futuro a medio termine dell'istituzione torinese. Com'è noto, l'incarico del presidente della Fiera Rolando Picchioni scade a luglio.

<Pace impossibile nel 2008> ( da "Manifesto, Il" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: uno dei dirigenti palestinesi più graditi a Israele nonché nemico dichiarato di Hamas. "Non credo che una soluzione di pace definitiva...sia completata nel corso di quest'anno. Non credo che ciò sia probabile", ha ammesso giovedì sera da Austin (Texas) Fayyad che, finalmente, comincia a rendersi conto che l'accordo israelo-palestinese che George Bush vorrebbe entro la fine dell'

Operazione della Polizia Postale, 16 persone indagate ( da "Quotidiano.net" del 09-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Fiera del libro di Torino dedicata a Israele, sei d'accordo?Calcio, è vero che una partita su due è falsata?Vota il gol più bello della 21esima giornataCollina propone gli arbitri d'area. Sei d'accordo?Sul selciato della piazza di Pesaro la prima pagina del Carlino del '38 sulle leggi razziali: secondo te va rimossa?


Articoli

Gli intellettuali del no (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPA.it" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dall'episodio della Sapienza alle polemiche sulla Fiera di Torino Gli intellettuali del no PAOLO GIACON "La repubblica vive un momento di diffuso malessere e di incertezza". Parole tristi ma vere, pronunciate qualche giorno fa da Tullio Lazzaro, presidente della Corte dei conti in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. Tangentopoli, gli scandali degli anni '90, il ricambio parziale della classe dirigente del nostro paese non sono stati ancora sufficienti per provocare un rinnovamento del senso civico, del mondo della politica, del dibattito culturale. Una strisciante e forse mai risolta questione morale sta alimentando la voce del qualunquismo e dell'antipolitica. La crescente sfiducia nelle istituzioni è il sintomo della paura che i cittadini nutrono nei confronti dell'Italia dei furbetti e dei loro sistemi che hanno bandito merito, trasparenza, qualità e serietà. Da qualche settimana l'antipolitica non è più sola: si è affacciato infatti tra gli intellettuali, gli accademici e i cervelli d'Italia lo spettro di un inquietante fenomeno che potremmo chiamare anticultura. Questa volta la televisione non c'entra perché il virus dell'anticultura utilizza solo in minima parte questo mezzo per propagarsi. Alberga invece nelle università, negli interventi su alcuni quotidiani, nei circoli filosofici, letterari e culturali del paese. Per capire di cosa si tratta è sufficiente ricordare due episodi che negli ultimi giorni hanno messo in luce la profonda crisi culturale che stiamo vivendo, e l'incapacità italiana di rispondere in maniera adeguata alle sfide della modernità. Invece di progettare un futuro diverso, di aprire nuovi orizzonti culturali, invece di essere un autentico pungolo critico, avamposto di modernità, progresso libertà e democrazia, alcuni intellettuali e uomini di cultura italiani (e a volte europei) preferiscono trincerarsi dietro comodi sistemi ideologici, e pregiudizi ingiustificabili. Il primo episodio che illustra il contesto di anticultura in cui rischia di scivolare il paese è quello relativo alla visita del pontefice alla Sapienza. Sono ormai 1500 i docenti universitari che hanno aderito alla levata di scudi contro un possibile intervento di Benedetto XVI nelle aule dell'università. È dunque al laicismo piu' ottuso che si affida l'elite culturale italiana? Sono questi paradossali "nonsapienti" della Sapienza i portavoce dell'Italia che pensa, che elabora e guarda al futuro? O sono semplicemente gli epigoni di un passato ormai superato? Mi domando davvero dove siano quei maestri del pensiero e della scienza che lavorano ogni giorno per creare accademie ed università aperte al confronto e al dialogo, luogo di libera espressione e di lotta al pregiudizio e alla chiusura intellettuale. Spesso basterebbe ricordare le parole che Gandhi amava ripetere: "Nessuna cultura può vivere se cerca di essere esclusiva". Il secondo episodio che testimonia una strana ondata di anticultura è rappresentato dall'invito lanciato da Tariq Ramadan e ripreso da alcuni commentatori italiani, di boicottare la Fiera del Libro di Torino a causa dell'invito ufficiale di Israele (e di un folto gruppo di scrittori israeliani) come ospite d'onore. Ancora una volta nella storia umana i libri e le idee degli scrittori fanno paura. L'invito al boicottaggio è un'iniziativa sbagliata sotto tutti i punti di vista. È un vero e proprio inno al pregiudizio perché non prende, ad esempio, in considerazione il valore letterario degli scrittori invitati e la loro posizione, a volte anche critica, nei confronti delle scelte del proprio governo. Come è possibile confondere la scelta della Fiera del Libro, fatta di amore per la cultura, per i libri e per la letteratura con una mossa politica di sostegno al governo israeliano? Perché essere prigionieri senza se e senza ma, di schemi vecchi e superati? Questa è il sottile ma pericoloso male dell'anticultura: il desiderio di anteporre ideologie e pregiudizi al diritto di un libero e rispettoso confronto. È la volontà di escludere a priori chi la pensa diversamente e ha una sensibilità culturale diversa. È un finto modo di fare cultura, sterile, atono, in grado di alimentare quel sonno della ragione e dell'autonomia di giudizio di cui il nostro paese deve liberarsi. Una grande sfida si profila di fronte gli intellettuali e i cittadini italiani: essa non si esaurisce con il superamento del qualunquismo e dell'antipolitica, ma con una nuova ricerca culturale comune, che sia terreno di libero confronto e che si alimenti della diversità delle opinioni, delle idee e di tutte le sensibilità culturali e religiose. L'Italia non merita un esercito di furbetti e raccomandati, ma non merita nemmeno di scivolare verso un'elaborazione culturale priva quei valori di autonomia, libertà, impegno sociale, intuizione creativa, difesa dei diritti e dei più deboli che l'hanno sempre sostenuta ed animata.

Torna all'inizio


Io, prof "ebrea di elezione" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Chiara Saraceno LA BLACK LIST IN RETE Io, prof "ebrea di elezione" Amato: indagini rapide per smascherare il blogger Ruotolo e Zatterin Sono anch'io nella lunga lista di professori universitari ebrei italiani indicati al pubblico ludibrio perché, tra l'altro, farebbero spionaggio a favore di Israele per il solo fatto di insegnare anche in quel Paese. Non sono ebrea e non insegno in Israele, Paese che purtroppo non ho ancora mai visitato. Sono anche molto critica della politica di Israele nei confronti della Palestina, così come lo sono molti ebrei italiani, e anche molti israeliani, intellettuali e non. Sono in quella lista perché ho a suo tempo firmato un appello contro il boicottaggio che un'associazione accademica inglese aveva proclamato nei confronti degli intellettuali e professori israeliani per protestare contro la guerra nel Libano. Non mi sto chiamando fuori, naturalmente. Anzi, l'attribuzione di ebraismo come accusa infamante non può che indurmi a dichiararmi "ebrea di elezione". Mi incuriosisce la motivazione della lista di proscrizione. L'argomentazione per cui i "professori ebrei" dovrebbero essere considerati come nemici pericolosi dell'Italia, perché talvolta insegnano in Israele trasferendo colà preziose competenze scientifiche, mi sembra infatti una barzelletta. Non solo perché molti dei firmatari sono storici, letterati, sociologi, politologi - ovvero persone che è arduo considerare detentrici di importanti segreti tecnologici. La collaborazione a livello internazionale è dimensione spesso indispensabile del lavoro scientifico, così come lo è, sul piano formativo, la circolazione di studenti e docenti. Da sempre i Paesi più avveduti l'hanno incoraggiata e l'Unione Europea ha programmi specifici in questo senso, all'interno dell'Unione ma anche con altri Paesi che non ne fanno parte. L'obiettivo è proprio la circolazione delle idee e delle competenze, la creazione di standard comuni e di uno spazio internazionale comune della ricerca. Sarà incoraggiamento allo spionaggio? O solo nel caso sia coinvolto Israele? Purtroppo, tuttavia, non possiamo ridere. Perché l'incitamento all'odio tramite la manipolazione della realtà e l'attribuzione di etichette è lo sport preferito degli agitatori di professione, che in Italia si esercitano sui temi più svariati e in ambiti più prestigiosi di un blog. Per questo occorre continuare a mantenere aperti spazi di confronto e scambio che si sottraggano agli interdetti e alle scomuniche. CONTINUA A PAGINA 19.

Torna all'inizio


Un veleno senza antidoto - mario pirani (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

UN VELENO SENZA ANTIDOTO MARIO PIRANI Il rituale è scontato. Ogni qualvolta si manifesta un fenomeno pubblico di antisemitismo scatta puntuale l'indignazione ufficiale. Anche oggi, dopo la diffusione della lista nera dei 162 docenti ebrei nelle università italiane (molti dei quali non sono israeliti) responsabili istituzionali e rappresentanti di partito hanno manifestato, con toni più o meno univoci, la loro condanna. SEGUE A PAGINA 35.

Torna all'inizio


La coscienza perduta dello stato d'israele - david grossman (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'analisi La coscienza perduta dello Stato d'Israele DAVID GROSSMAN Non credo alle voci secondo le quali il primo ministro Ehud Olmert, dopo aver letto il rapporto finale della commissione Winograd, abbia telefonato ad Amir Peretz dicendo "ne siamo venuti fuori". Anche se in quel momento Olmert ha forse provato un senso di sollievo sa di non essere veramente "venuto fuori" dall'ultima guerra, che continuerà a perseguitarlo. Non ne è "venuto fuori" chi è stato direttamente colpito dalla guerra, né chi per settimane è rimasto in un rifugio, né chi un rifugio non ce l'aveva, e neppure chi ha seguito in televisione gli inefficaci sforzi dello stato e dell'esercito per difenderli. Anche costoro, dentro di sé, sanno di non essere "venuti fuori" dalla guerra. Nessuno ne è veramente "venuto fuori" perché nessuno ha avuto ancora il coraggio di "addentrarvisi" per sondarne il significato profondo e agghiacciante. Ma accantoniamo per un attimo il rapporto finale della commissione Winograd, ambiguo ed estremamente cauto, e torniamo ai giorni degli scontri, ai momenti dell'angoscia, alla sensazione provata nell'istante in cui abbiamo compreso che qualcosa si stava incrinando, che forse questa volta l'esercito non era in grado di salvarci, che le cose sarebbero potute finire diversamente. Una sensazione che è filtrata nel muro di rifiuto di noi israeliani di guardare in faccia alla realtà. è vero, spesso il timore per la nostra vita ci accompagna e aleggia su di noi come un'ombra, e forse proprio perché è tanto minaccioso non riusciamo ad affrontarlo lucidamente e non intraprendiamo i passi necessari per superarlo (e non mi riferisco solo a iniziative di tipo militare ? in cui pure abbiamo fallito ? ma a un radicale cambiamento di coscienza, indispensabile per chi vuole scongiurare un pericolo che incombe sulla sua esistenza). SEGUE A PAGINA 35.

Torna all'inizio


La rete dell'odio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del La rete dell'odio Umberto De Giovannangeli Segue dalla Prima La loro quantità è impressionante. Inquietante. Crescente: sono ormai migliaia i siti che predicano l'odio razziale, che alimentano il pregiudizio antisemita, che fomentano la violenza, che inneggiano alla distruzione di Israele. Guai a sottovalutarne la pervasità. Il virus dell'antisemitismo sta crescendo, diversificandosi nella sua esplicitazione. Si odia l'Ebreo perché "domina il mondo"; si odia Israele perché è "lo Stato degli Ebrei". L'Ebreo viene raffigurato con le mani imbrattate di sangue (palestinese) e con le tasche gonfie di dollari. Tutto si tiene. Nulla è affidato al caso. E non è un caso che nel mirino dei "moderni" antisemiti siano finiti docenti universitari, vale a dire "trasmettitori" di cultura. Ebrei e insegnanti. Doppiamente pericolosi. Doppiamente nemici. Come lo furono in un passato che non passa, i docenti ebrei cacciati dalle università e dai licei del Regno d'Italia dal regime fascista. Quella lista della vergogna non è altro che la riedizione, moderna, dei falò dei libri bruciati dai nazisti nella notte dei cristalli. Senza memoria non c'è futuro di libertà: è bene ricordarlo oggi, di fronte ad un fatto di una gravità enorme. Il salto di qualità non deve sfuggire: non siamo più solo alla reiterazione di vecchi slogan antisemiti. Siamo alla formulazione di vere e proprie liste di proscrizione, con tanto di nomi e cognomi. Centossesssantadue persone, donne e uomini da mettere alla berlina se non da indicare come bersaglio. Di nuovo tornano a riecheggiare, sinistramente, concetti demonizzanti quale la "Lobby ebraica", cavallo di battaglia del peggiore antisemitismo. A cui si accompagna la definizione degli ebrei come "minoranza etnica". Sono le stesse accuse che venivano rivolte agli ebrei nel ventennio fascista; accuse che rievocano le leggi razziali che - proprio settant'anni fa - portarono all'espulsione dei professori ebrei dalle università. Non è solo un passato che non passa. Perché dietro la lista della vergogna c'è anche altro. Che parla ai democratici, che interroga la sinistra. Che reclama a pesare ogni parola. Non si tratta di condannare, con la massima determinazione, gli eredi di Eichmann. Questo è scontato. Il problema è un altro: quella "black list" non è composta solo da docenti ebrei. Quella lista riporta nomi, cognomi e università di appartenenza di 162 persone, poi rivelatesi non tutte docenti né tutte ebree, selezionate sulla base degli elenchi dei nomi presenti nella petizione pubblica proposta dalla comunità ebraica di Roma contro il boicottaggio attuato dalle università inglesi nei confronti di Israele. Israele. Visto come "lo Stato del Male". Lo Stato carnefice. E come tale da combattere. Osteggiare. Annientare. L'antisemitismo si maschera con l'antisionismo. Gli estremi si toccano. Sarà solo una causalità temporale, ma non può non far riflettere che la "lista di prosrizione" accompagna le polemiche scatenate dal boicottaggio invocato contro la Fiera internazionale del Libro "colpevole" di aver voluto Israele e i suoi scrittori come Paese ospite della ventunesima edizione. Sia chiaro: i propugnatori del boicottaggio non hanno nulla a che vedere con gli estensori della "black list". Tuttavia, demonizzare Israele, mettere alla gogna la sua cultura. alimenta, al di là delle volontà soggettive, l'antisemitismo. E questa è una responsabilità imperdonabile.

Torna all'inizio


<Io, cacciatrice di nazi da anni inseguo il blogger romano> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Io, cacciatrice di nazi da anni inseguo il blogger romano" di Giuseppe Marino - sabato 09 febbraio 2008, 07:00 "Io gli scrivo "come sta oggi il mio antisemita preferito" e lui risponde infuriato che non vuol vedere la mia firma con la stella di Davide sul suo blog". Accuse reciproche, vere e proprie dispute ideologiche o semplici scaramucce. Va avanti da due anni e mezzo la guerra di posizione tra "Milaus", soprannome della curatrice del blog "Liberali per Israele" e "H5n1", uno dei tanti nickname dell'irriducibile antisemita che ieri ha messo on line sul suo blog una lista di docenti ebrei della Sapienza. "È una sua fissazione - racconta Milaus - continua a dire che il tale e il tal'altro non sono italiani, ma israeliani, e lo desume tutto dal cognome. E sbagliando, come gli ho scritto tante volte: infatti molte di quelle persone non sono affatto ebree. Ma lui continua, in passato aveva aperto i blog "Boicotta Israele" o "Boicotta Usraele". E se la prende anche con me, agli altri blogger manda messaggi dicendo "chiedete a Milaus se si sente italiana o israeliana". Il bello è che io mi ritengo una grande amica di Israele, ma non sono ebrea". Di fondo resta un clima di sospetto reciproco: "Lui è paranoico, crede che dappertutto sia pieno di spie del Mossad". Ma si "beccano" a vicenda da talmente tanto tempo, pur non essendosi mai incontrati ("so solo che lui è di Roma") che Milaus parla di H5n1 con una riprovazione che si mischia però alla consuetudine: "In fondo è un innocuo cretino. In Rete ci sono altri personaggi, ben più pericolosi, quelli più subdoli, che insinuano senza mai dire così apertamente. Come quel professore della Sapienza che ha la pagina web su blogspot. Contro quelli che lanciano insulti mi sono rivolta alla polizia postale, ma contro questi altri difendersi è più difficile".

Torna all'inizio


Israele-Anp, il disincanto dei moderati Il premier palestinese: pace lontana Lo scrittore Grossman: Olmert lasci (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Israele-Anp, il disincanto dei moderati Il premier palestinese: pace lontana Lo scrittore Grossman: Olmert lasci di Umberto De Giovannangeli LA DELUSIONE delle "colombe". Negli intendimenti dichiarati di George.W. Bush il 2008 dovrebbe essere l'anno della pace in Terrasanta. Ma la realtà sul cam- po non induce all'ottimismo. L'assedio di Gaza, la ripresa degli attacchi suicidi in Israele, due leadership politiche sempre più in difficoltà. Ombre inquietanti sul futuro: a darne conto p il primo ministro palestinese Salam Fayyad. In visita negli Stati Uniti, Fayyad non ha nascosto il suo motivato pessimismo. "Io non credo che una soluzione definitiva sia completata nel corso di quest'anno. Non credo che ciò sia probabile", rileva il premier palestinese in un'intervista alla Reuters. Fayyad indica la mancanza di progressi sulla questione degli insediamenti israeliani e le incursioni di Tsahal, l'esercito dello Stato ebraico, in Cisgiordania fra i principali ostacoli alla "Road Map" verso la pace con Israele e la creazione di uno Stato palestinese. Fayyad denuncia da parte di Israele "la mancanza di un impegno adeguatamente risoluto per quanto riguarda gli insediamenti". Criticando poi le incursioni dell'esercito israeliano a caccia di miliziani palestinesi in città della Cisgiordania come Nablus, il primo ministro dell'Anp lamenta che ostacolano gli sforzi del suo governo per imporre legge e ordine". "I nostri sforzi sono ostacolati, la nostra credibilità è indebolita - ammette -soprattutto in zone dove abbiamo compiuto progressi". Le parole di Salam Fayyad trovano un'amara conferma dagli eventi sul campo. Le sirene d'allarme hanno nuovamente risuonato a ripetizione ieri a Sderot nel Neghev mentre da Gaza venivano sparati nella sua direzione razzi Qassam (oltre trenta) e colpi di mortaio, che non hanno provocato vittime. Miliziani palestinesi hanno egualmente bersagliato la zona di industriale della vicina città di Ashqelon. I lanci, rivendicati dalla Jihad islamica e i Comitati di Resistenza Popolare, giungono dopo che l'altro ieri sera Israele ha iniziato un programma di progressiva riduzione della fornitura dell'elettricità alla Striscia come pressione contro i razzi."È una loro scelta. Devono scegliere se continuare a investire in missili e attaccare Israele o se vogliono l'elettricità", dichiara il portavoce del ministero della Difesa Shlomo Dror. Israele ha intensificato i preparativi in vista di una possibile operazione militare di vasta portata nella Striscia di Gaza. Tale operazione sembra rendersi necessaria in particolare dopo l'abbattimento della frontiera fra Gaza ed Egitto che è stato seguito - secondo l'intelligence - dall'introduzione nella Striscia di forniture belliche e di consiglieri militari. Ieri a Jabaliya (Gaza) membri della unità di élite israeliana Egoz hanno scoperto due bunker dai quali miliziani di Hamas erano soliti sparare in direzione di Israele, relativamente al riparo dagli aerei spia. Secondo un responsabile dell'intelligence, Yossi Kuperwasser, Hamas applica sul terreno tattiche di combattimento apprese dall'Iran e dai miliziani libanesi Hezbollah. "Quello che è accaduto finora è nulla rispetto a quello che ci sarà. Esortiamo (gli israeliani) ad andarsene (da Sderot, ndr.) per la loro salvezza e quella dei loro figli", avverte Abu Abir, un alto esponente dei Crp,Le inquietudini del presente s'intrecciano con ferite di un recente passato non ancora rimarginate: come la guerra in Libano di due estati fa. In un primo commento sul rapporto della Commissione Winograd sulla guerra in Libano del 2006, lo scrittore David Grossman - che è autore fra l'altro di un testo sul mito di Sansone - paragona Israele ad "un gigante cieco". Questi, nella sua descrizione, "colpisce con le braccia in tutte le direzioni, mentre (nemici) molto più piccoli e deboli di lui mordono la sua carne, versano il suo sangue e lo fiaccano al punto che egli sembra sul punto di stramazzare a terra". Nel commento, che Yediot Ahronot, il più diffuso giornale israeliano, ha pubblicato ieri con grande evidenza, Grossman sostiene che Israele deve riscoprire la propria vera natura ("non possiamo ridurci a rifugio o fortezza") e aggiunge che l'attuale premier Ehud Olmert non è degno di fare da guida alla Nazione. Forse, conclude, sarà adesso necessario inventare "un governo ombra" che indichi alternative.

Torna all'inizio


"onorato di stare con loro anche se non sono ebreo" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VII - Bologna LE REAZIONI Il professor Alberto Melloni, docente a Modena "Onorato di stare con loro anche se non sono ebreo" Alberto Melloni, docente di storia contemporanea all'università di Modena e Reggio Emilia, sarebbe uno dei 162 docenti ebrei che "godono dei privilegi e dei diritti della cittadinanza italiana ma che ad essa si dichiarano estranei". Il professore non si scompone. "Penso di avere tanti pregi, ma non sono ebreo. Ma lo dico subito: non sono stupito di apparire nella lista. Mi è successo già in passato. Sono stato indicato, da certi ambienti fascistelli, fascistoidi o comunque reazionari, come "pericolosamente filosemita". Fare parte di una lista con tante brave persone, non c'è nemmeno bisogno di dirlo, comunque mi onora". Anche il professor Melloni, lo studioso di don Giuseppe Dossetti, è preoccupato. "Adesso la lista è stata cancellata dal blog, ma il fenomeno non è finito. Dopo la fiera del libro di Torino ci saranno altri problemi. A Modena e Reggio ci sarà presto il festival internazionale di danza e ospite di onore sarà Israele e in qualche blog ci saranno proteste assurde. Ma non dobbiamo fare troppo caso a questi blog: sono l'anello di congiunzione fra la mente e il letame. Mi preoccupa invece il clima generale, quello che non riesce a sconfiggere l'intolleranza". Anche Giovanni De Plato, docente a Psicologia, è dentro la lista. "Non sono ebreo ma non mi sento certo scomodo in loro compagnia. Mi sento al loro fianco nell'impegno contro ogni discriminazione. Stare dalla parte di chi viene offeso per me è un onore".

Torna all'inizio


Chiuso il blog con la lista antisemita (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

DOPO LA SCOPERTA DI UN ELENCO DI 162 DOCENTI ACCUSATI DI FARE "LOBBY A FAVORE DI ISRAELE" Chiuso il blog con la lista antisemita L'anonimo estensore ha usato un Internet Point. Si firma come il virus dell'aviaria: H5N1 [FIRMA]GUIDO RUOTOLO ROMA Black list, liste di proscrizione. Si mobilita la comunità ebraica, "per colpire un cancro che può espandersi e colpire chiunque", e si appella alle istituzioni perché si costituiscano parte civile nel processo. 162 professori universitari (non tutti ebrei), accusati di fare lobby a favore dello Stato d'Israele, sono diventati all'improvviso possibili "bersagli" della follia antisemita. In tarda mattinata, i rappresentanti della comunità ebraica hanno presentato la loro denuncia alla Polizia postale, per bloccare il blog. Riccardo Pacifici, portavoce della comunità di Roma: "La reazione non può rimanere limitata ai diretti interessati come singoli e come comunità, ma deve riguardare tutta la società". Durissimo il ministro dell'Interno, Giuliano Amato: "Mi auguro che l'indagine sia approfondita e rapida. Quello che ho letto viola i principi della nostra civiltà e del nostro diritto. Spero che si possano individuare gli autori in breve tempo e che si possa procedere per tutti i gravi reati che l'autorità giudiziaria riterrà di contestare". E Antonio Tajani, presidente degli eurodeputati forzisti, annuncia: "Porteremo questa vergognosa vicenda all'attenzione della Commissione Europea affinché aggiorni le iniziative comunitarie di monitoraggio sull'antisemitismo". Scende in campo anche il Garante per la privacy, che ha chiesto agli investigatori "ogni elemento ed informazione utili per le valutazioni di eventuale competenza dell'Autorità". Nelle prossime ore, una prima informativa della Polizia postale arriverà sul tavolo del pm Gianfranco Capaldo, che dovrà decidere per quale ipotesi di reato perseguire l'anonimo blogger (si è firmato come il virus della aviaria, H5N1): dalla violazione della normativa in materia di discriminazione razziale, etnica o religiosa, alla diffamazione o alla calunnia. Ma intanto il blog ospitato sul portale del sito "Il Cannocchiale.it" (che ha come punto di riferimento il quotidiano "Il Riformista"), oscurato dallo stesso provider, è ricomparso su altri siti. In attesa del pm, la Polizia Postale ha comunque chiesto al provider di "congelare" le "tracce" del blogger, per risalire alla sua identità. Ma non è una impresa facile, se la black list è stata lanciata da un Internet point. In attesa dell'inchiesta della Procura, il mondo politico e culturale si mobilita. Intanto, con decise prese di posizione. A cominciare dal ministro dell'Università, Fabio Mussi: "L'antisemitismo è il veleno della civiltà. Chi stila oggi la lista dei docenti ebrei è erede legittimo di Eichmann. E ha l'obiettivo di degradare l'università italiana a osceno strumento della discriminazione razziale, come già lo fu negli ultimi anni del fascismo. Sono dei dementi pericolosi". Anche il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, commenta duramente la lista di proscrizione: "È una vergogna. E provoca anche sconcerto e preoccupazione il fatto che una sorta di Ku Klux Klan digitale dei tempi moderni possa stilare liste di proscrizione antiebraica". Diluvio di dichiarazioni indignate e di solidarietà ai "proscritti" e alla comunità ebraica da tutti i partiti e schieramenti politici. Walter Veltroni, Pd: "Ha ragione la comunità ebraica, la reazione a fatti come questo vanno denunciati e immediatamente combattuti. Le liste di professori ebrei ricordano quelle delle leggi razziste del 1938, ma chiunque voglia ripercorrere la strada dell'antisemitismo si scontrerà con l'opposizione e la ripulsa degli italiani. Il fatto è particolarmente grave perché avviene nel mondo dell'università e degli studi, dove invece più forte dovrebbe essere il rifiuto di ogni forma di discriminazione e di odio". E dal mondo universitario scendono in campo docenti e non solo. Il rettore de "La Sapienza" di Roma, Renato Guarino: "Da questi semi nascono le dittature. Dobbiamo essere un fronte compatto contro chi vuole creare un clima d'odio. Le manifestazioni di intolleranza, così come avvenuto nel mio ateneo qualche settimana fa, devono essere fermate sul nascere".

Torna all'inizio


La coscienza perduta dello stato d'israele - (segue dalla prima pagina) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti La coscienza perduta dello stato d'israele (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Israele possiede capacità straordinarie ma durante l'ultima guerra, quando noi israeliani ci siamo guardati allo specchio, cosa abbiamo visto? Un corpo incredibilmente forte ma dai sensi semi annebbiati che arrancava a tentoni, goffo e titubante, senza sapere dove fosse diretto. Un gigante cieco che agitava le braccia in tutte le direzioni mentre creature molto più piccole e deboli di lui lo mordevano fino a farlo sanguinare, indebolendolo al punto di farlo quasi stramazzare al suolo. L'ultima guerra è stata una brutale conferma della crescente sensazione che ciò che aveva impresso slancio al neonato stato di Israele si sta esaurendo: gli ideali, l'audacia, la fiducia in noi stessi, nei nostri obiettivi, nei nostri valori; l'aspirazione a creare uno stato che non sia solo un rifugio per gli ebrei ma espressione della peculiarità dell'esistenza ebraica in un contesto politico e civile moderno. Oggi, a sessant'anni dalla sua nascita, Israele deve riformulare contenuti che imprimano nuovo vigore a quello slancio, altrimenti faticherà a proseguire il suo cammino. Troppi fattori esterni e interni congiurano contro di esso e arriverà il momento in cui lo stato ebraico non avrà più la forza di contrastarli. Nazioni che hanno raggiunto un certo grado di tranquillità, che non sono costrette ad affrontare minacce alla loro esistenza, possono forse rinunciare a un costante lavoro di mantenimento del legame con la loro terra, a ricrearlo generazione dopo generazione. Israele non se lo può permettere e deve compiere sforzi incessanti non solo per conservare la propria forza militare ma per tornare a essere un luogo significativo per i suoi cittadini, non un semplice rifugio o una roccaforte. Una casa verso la quale i suoi abitanti provino un senso di appartenenza, non perché non hanno scelta, ma perché in quella casa la loro esistenza acquista un valore e un senso che non avrebbe altrove. Oggi Israele è una nazione insopportabilmente torbida. Il clima e l'atmosfera che vi si respirano non sono limpidi. Di questo stato di cose, naturalmente, non è responsabile Ehud Olmert, né l'ultima guerra. Da molti anni noi israeliani ci dilaniamo in scontri intestini al punto da avere perso la capacità di avere un quadro chiaro della situazione, di capire quali sono i veri interessi del nostro popolo e della nostra società. Talvolta sembriamo aver smarrito anche il sano e naturale istinto che dovrebbe guidare un popolo nello stabilire le sue giuste priorità, nel risolvere i suoi conflitti interni prima che sia troppo tardi, che tutto vada a catafascio. Oggi, a noi israeliani, si prospetta la sconfortante possibilità di vedere rinascere il gene distruttivo, a noi ben noto, che potrebbe condurci ? Dio non voglia ? a una guerra civile. L'impressione è che dopo più di un secolo di lotte militari e politiche, di scontri, di operazioni belliche e di infinite vendette e ritorsioni, la diffidenza e l'ostilità con le quali ci siamo abituati a guardare il nemico siano diventate per noi un modo quasi automatico di pensare e di comportarci anche nei confronti di chi è solo un poco diverso da noi, non un vero nemico e forse persino un nostro "congiunto" nell'accezione più ampia del termine. E non abbiamo compassione. Non l'abbiamo verso noi stessi e, a maggior ragione, non l'abbiamo verso gli altri. E non proviamo un senso di responsabilità reciproca. Non nella misura in cui la nostra situazione tanto delicata, ci imporrebbe. Talvolta sembriamo non nutrire nemmeno rispetto per il diritto di avere e di mantenere uno stato ebraico sovrano, accordatoci dopo migliaia di anni in cui tale diritto ci era stato negato. La domanda che dovremmo porci oggi non è dunque se Ehud Olmert può rimanere al suo posto dopo che la commissione Winograd gli ha a malapena concesso una via di scampo, ma se è la persona giusta per avviare un processo di risanamento dei mali sopracitati. Può Olmert, alla luce della sua condotta, dei messaggi che la sua leadership "convoglia" al popolo, della mancanza di fiducia che la maggior parte degli israeliani manifesta verso di lui, della sua nota impulsività, delle numerose ombre che oscurano la sua personalità fin da prima della guerra, e a maggior ragione dopo di essa, essere il leader che riporterà Israele sulla giusta rotta dopo anni in cui lo stato ebraico è andato alla deriva? Se la risposta è sì allora noi cittadini dovremmo permettere a Olmert di continuare a governare. Dovremmo morderci le labbra e dire a noi stessi che, in mancanza di un'accusa chiara nella parte conclusiva del rapporto Winograd e, considerati i pericoli immediati che Israele corre, non c'è altra scelta che continuare con la sua leadership. In un certo senso questo potrebbe essere un modo per riprenderci dalle ferite dell'ultima guerra, una ripresa di cui Israele ha bisogno come di aria per respirare. Ma la società israeliana non potrà guarire fintanto che Ehud Olmert rimarrà alla sua guida. La nostra coscienza nazionale e individuale è oppressa da un senso di disagio e, oserei dire, di peccaminosa complicità. Mille avvocati difensori non riusciranno a dissipare la sensazione che un intero stato si è arreso ? per passività, per apatia, o per pura convenienza ? alla determinazione di Ehud Olmert di rimanere saldamente al potere, in disprezzo a ogni regola di buon governo e di giustizia morale. Questa sensazione non ci abbandonerà fintanto che Olmert rimarrà in carica e avrà un effetto disgregante e corruttore anche su chi, in apparenza, è uscito indenne dalla guerra. Temo che, in fin dei conti, questa sensazione non permetterà a Israele di riprendersi, né di "venir fuori" dalla situazione in cui si trova. *** Che cosa si può fare allora? Nessuno dei candidati in lizza per rimpiazzare Olmert sembra essere in grado di innescare il vitale processo di risanamento di cui Israele ha bisogno. Alcuni di loro, addirittura, non farebbero che peggiorare le cose. Ma mentre i politici si accapigliano, o stringono accordi poco ortodossi, e gran parte della società israeliana è immersa in uno stato di semi-catatonia, coloro che ne sono capaci farebbero meglio a farsi un esame di coscienza. Non mancano infatti in Israele persone di grande competenza e responsabilità che, nonostante abbiano diverse convinzioni politiche, hanno a cuore ciò che succede e un'idea piuttosto chiara di come vorrebbero vedere lo stato e di cosa rischia di farci franare tutto addosso. Esiste forse un modo di raggruppare queste persone in una sorta di "movimento di emergenza nazionale", apolitico e apartitico, capace di coinvolgere anche chi ne ha abbastanza ? e sono in molti ? di ciò che sta avvenendo qui? Chi ancora ricorda a cosa si può aspirare ed è disposto a mettere da parte grette considerazioni settoriali dinanzi al pericolo che incombe su tutti noi? Queste persone dovranno concordare su dei principi comuni, trovare un'intesa sui temi della sicurezza, della pace, su questioni sociali, culturali, civili, sui rapporti tra i diversi gruppi etnici e sociali della popolazione. E dovranno farlo al prezzo di dolorosi compromessi. Potrebbero, per esempio, formare una sorta di "governo ombra" che imposti un dibattito su argomenti di grande rilevanza scevro da meschine considerazioni politiche. Un simile "governo" potrebbe proporre all'esecutivo in carica e al popolo una linea politica alternativa, norme civili e comportamentali diverse. Al suo meglio sarebbe un efficace pungolo per il governo, perché "torni in sé" ogni qualvolta rischi di cedere a considerazioni inopportune o a lusinghe pericolose. Sono forse un ingenuo? Può darsi. Ma nella situazione attuale, nel cinismo distruttivo in cui siamo sprofondati e che ci impedisce di credere in una qualsivoglia iniziativa o possibilità di cambiamento, un po' di ingenuità non guasta. Idee più creative, più originali e più innovative di questa possono e devono essere proposte, ma non possiamo andare avanti con questo sfacelo. è difficile accettare l'idea che Israele si trovi in uno stato di paralisi in un ambito tanto vitale per esso. La nascita di un nuovo movimento nel vuoto politico che si è creato, la disponibilità a lottare per una causa, il fatto stesso di proclamare la nostra stanchezza di essere vittime di una classe dirigente mediocre e inetta, potrebbero innescare un processo dagli interessanti sviluppi, risvegliare forze positive e vitali nascoste nella società israeliana. Forse, allora, si libererà un'onda d'urto tanto potente che anche i nostri leader saranno costretti a prestarvi attenzione. Fino a quel giorno, fino a che tutto questo non si avvererà, non potremo dire di essere "venuti fuori" dall'ultima guerra. Traduzione di Alessandra Shomroni.

Torna all'inizio


Un veleno senza antidoto - (segue dalla prima pagina) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti UN VELENO SENZA ANTIDOTO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) cui si unisce quella dei mass-media. Che questo avvenga è certamente una buona cosa, ma il risvolto discutibile è che, ancora una volta, il nodo profondo delle radici attuali dell'antisemitismo è destinato a non essere percepito. Ed è presumibile che tutto sia destinato a ripetersi al momento dell'evento successivo. L'opinione pubblica ha già, infatti, introiettato questa dinamica in qualche modo liturgica e nella sua maggioranza ha finito per considerare le manifestazioni di antisemitismo come esplosioni biasimevoli ma, in fondo, opera di gruppetti marginali e non davvero pericolosi. Dietro, del resto, non vi è la minaccia di regimi nazisti persecutori, delle SS o delle leggi razziali. Eppure, se si guarda più a fondo, ci si può accorgere di come sia falsificante questa percezione innocua dell'antisemitismo che permette una condanna altrettanto innocua e superficiale. Il vecchio veleno, per contro, è assai diffuso ancor oggi anche se ha cambiato formula, si è innestato in altri ceppi, ha confuso la sua natura, mimetizzato la sua virulenza, infettato sia l'estrema destra che l'estrema sinistra. L'odio anti ebraico si presenta nell'epoca attuale, non tanto come un odio razziale ma come un odio anti israeliano. Chi lo pratica ?e sono tanti ? si dichiara amico degli ebrei; peccato, però, che questi non si distacchino dal "loro" Stato, invasore, colonialista ed oppressore e, anzi, si permettano di bollare come antisemiti quanti criticano un paese semi-nazista. Ridotta ad una equazione elementare è questa la formula odierna dell'anti semitismo. E se si vuole combatterne l'intima pulsione è attorno a questa formula che bisogna confrontarsi. Non è, quindi, un caso se anche nella "black list" l'accusa principale a Rita Levi Montalcini e agli altri accademici sia di essere spie del governo di Gerusalemme. Se, però, l'obbiettivo scelto potrebbe lasciar supporre in questo caso una qualche ispirazione di ambienti "staraciani", è sul versante opposto che il veleno ha inquinato le menti con effetti ancor più devastanti. Prendiamo il caso della penosa condizione degli abitanti della striscia di Gaza, addebitata alla crudeltà israeliana da parte dei sostenitori del boicottaggio alla prossima Fiera del libro di Torino. Avendo indossato le vesti della indignazione etica l'esimio professor Vattimo e i militanti locali di Rifondazione e del Pdci, possono bellamente ignorare che il blocco di Gaza è solo la risposta al lancio dei missili Qassam effettuato da quella città contro i vicini paesi israeliani. E fingono di non ricordare che questi lanci sono stati 401 nel 2005, 1726 nel 2006, 1500 nel 2007. Tacciono, infine, sul fatto che i lanci quotidiani hanno una finalità politica esplicita: inasprire la situazione a tal punto da rendere impraticabile il tentativo di pace intrapreso da Abu Mazen e da Olmert, così da riproporre l'obbiettivo della distruzione dello Stato di Israele riaffermato da Hamas e da Hezbollah. E' evidente che le critiche mosse alla politica israeliana nulla hanno a che vedere con l'ipocrita indignazione etica messa in scena a Torino. Si tratta, invece, di antisemitismo doc, verso cui non è consentita alcuna equidistanza, percepibile purtroppo in alcuni preoccupati distinguo degli organizzatori della Fiera. Come anche è difficile accettare l'ambigua indulgenza verso l'antisionismo dei vari Tarik Ramadan quando, invece, andrebbe apprezzato il coraggio di quegli scrittori arabi, come Fuad Allam, che dalle nostre colonne ha invitato gli intellettuali musulmani ad assumere anche loro la consapevolezza della Shoah, proprio per facilitare la convivenza dei due popoli nel Medio Oriente. Insomma: non chi critica la politica israeliana è antisemita (altrimenti lo sarebbero per primi gli scrittori onorati a Torino) ma chi ignora, nasconde e stravolge la verità dei fatti per innescare condanne morali generalizzate, supportate dai vecchi topos anti ebraici rinverditi per l'occasione. Non pochi possono cadere in buona fede in questa trappola mediatica, nutrita da antiche emotività sopite, preconcetti sedimentati, solidarietà mal riposte. Per non soggiacervi basterebbe analizzare ogni volta se il giudizio su Israele risponde o meno ai canoni che si applicano agli altri paesi, o se vi è un di più di emotività, di rabbia, di moralismo indignato. Sarebbe un termometro per misurare la presenza o meno di veleno antisemita. Faccio un esempio e chiudo: se la scelta della Fiera del Libro fosse caduta quest'anno sull'Iran invece che su Israele è immaginabile che qualche frangia della sinistra avrebbe protestato o qualche intellettuale espresso il suo sconcerto? Del resto qualcuno si è accorto che ancora il 6 febbraio, in una intervista a "Le Monde", il presidente dell'Iran, Ahmadinejad, ha ribadito che "la sporca entità sionista cadrà, presto o tardi. che non è perché è stata riconosciuta dall'Onu, ciò gli conferisca una legittimità... un popolo falsificato, inventato, non può durare; deve uscire da questo territorio". Negli stessi giorni è uscita la notizia che due donne di Teheran sono state condannate per adulterio dalla Corte suprema ad essere sepolte fino al collo e lapidate a morte. Non risultano proteste né indignazioni morali.

Torna all'inizio


Un giorno di molti anni fa a Nablus, la mia martoriata città, scrissi con la vernice rossa una (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Poesia intitolata "Pensiero" sul muro di fronte alla fortezza inglese, trasformata in caserma militare nonché carcere israeliano per noi disgraziati sentimentali palestinesi. I soldati della stella di David non gradirono la mia vena poetica e come premio mi raparono a zero e mi portarono in una cella tre per tre già occupata da altri sei ragazzi più o meno della mia stessa giovane età. "Lo facciamo per il tuo bene", mi dissero ridendo i soldati, "così rifletterai meglio prima di sporcare altri muri". Confuso, guardavo dall'unica finestrina il muro di fronte che i soldati avevano ridipinto in malo modo e io non sapevo se piangere per la mia cella, per la poesia sparita o per tutte e due. Ho fatto tesoro del loro consiglio. Non ho mai smesso di scrivere e ho imparato a riflettere di più e imbrattare di meno prima dare un giudizio o sfogare il mio pensiero, sempre nella speranza di non ritornare in cella, odio il buio. Quest'anno il Salone del Libro di Torino è dedicato allo Stato d'Israele; molti non hanno gradito e invitano al boicottaggio sostenendo che non è il momento. Ogni attimo è buono per sfogliare un libro, sentire le visioni altrui del mondo, chiacchierare in modo pacifico lontani dagli occhi indiscreti dei cecchini e del forte odore di polvere da sparo. Quei giorni il mondo, Torino con il suo Salone, profuma di libri; cosa c'è di più vero? Quest'anno è toccato agli scrittori Israeliani essere l'ospite d'onore, chissà, un giorno forse toccherà anche a noi palestinesi, augurandoci che nessuno si lamenti dicendo che non è il momento. Comprendo che viviamo di emozioni e di riflessi e molti si sentono offesi, ma la scrittura e l'arte non possono pagare il conto altrui. Si sa, questa non è mai stata una guerra come le altre, corpo a corpo, ma è un conflitto per il cuore e per la mente, talmente coinvolgente che ci ha trasformati tutti in soldati, vittime e carnefici allo stesso tempo, è un gioco di specchi. E come si può dare torto a Jean-Paul Sartre secondo cui "l'occasion décide seule: selon l'occasion, n'importe qui, n'importe quand, deviendra victime ou bourreau"? In questa striscia di terra nessuno può essere considerato innocente, civile a tempo pieno. Molti durante le pause di non-guerra e non-pace cercano di dare un senso alla loro sofferenza, invadere al di là del muro e del mare, bestemmiare. L'artista è il testimone per eccellenza del suo tempo. L'unico capace di ragionare positivo nei momenti difficili e intravedere una luce in fondo al tunnel. Non esiste niente di più triste se non l'autore che realizza la sua opera e si trova di fronte alla scelta o il muro o la cella. Lo Stato d'Israele non è mai stato tenero con noi palestinesi e la situazione di Gaza è solo il riassunto di quarant'anni di occupazione, ma grazie a certi scrittori e intellettuali israeliani, spesso, nelle loro opere ho ritrovato la mia sofferenza e una solidarietà morale che va oltre i muri ed i fili spinati. Di certo non sarò io a boicottarli o a rinchiudere in una cella tre per tre il loro pensiero. Scrivi, scrivi nemico mio, tu che puoi girare liberamente il mondo, descrivi il tuo, il mio amore per la stessa terra, parla della nostra gente, di come è bella e triste, racconta di come si vive in un perenne stato di assedio e di guerra, dell'amore delle madri per i propri figli e della loro paura di vederli crescere troppo in fretta, diciottenni e già soldati o kamikaze per difendere o per riprendere il pesante sogno ereditato dai loro bisnonni. Disegna la nostra cella piccola e buia e quando l'elegante pubblico, tra il credulo e il dubbioso, ti chiede spiegazioni, ti prego, sorridi e abbi pazienza, spesso gli altri fanno finta di non comprendere le pene d'amore. Buona Fiera. *scrittore palestinese.

Torna all'inizio


Israele comincia a tagliare elettricita' a Gaza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Ripercussione contro il lancio di razzi dalla Striscia Israele comincia a tagliare elettricita' a Gaza La misura si aggiunge all'embargo che da nove mesi interessa la Striscia, dove sono stati diminuiti i rifornimenti di carburante e bloccate tutte le importazioni Gerusalemme, 9 feb.- Israele ha iniziato a staccare le linee che riforniscono di energia elettrica la Striscia di Gaza. Il provvedimento fa parte di un piano più vasto, che prevede un progressivo taglio delle relazioni economiche con il territorio palestinese. A renderlo noto, ieri, un portavoce del ministro della Difesa israeliano, il quale ha specificato che è stato tagliato il 5% dell'energia su una delle dieci grandi linee che alimentano Gaza. La riduzione, comunque, corrisponde al momento a meno dell'1% dell'energia che Israele fornisce alla Striscia. Tel Aviv continua quindi ad aumentare la pressione su Gaza, che attualmente è governata dal movimento islamico di Hamas, da quando a giugno Fatah è stato sconfitto militarmente. Dalla Striscia continuano infatti ad arrivare attacchi missilistici contro Israele, che proprio per questo motivo ha stabilito come sanzione il taglio dell'energia elettrica. Questa misura si aggiunge all'embargo che da nove mesi interessa la Striscia, dove sono stati diminuiti i rifornimenti di carburante e bloccate tutte le importazioni. “è un segnale ai palestinesi che teniamo d'occhio il loro comportamento a Gaza e che vogliamo continuare il processo di disimpegno. Spero che concentreranno i loro sforzi sulla ricerca di nuove fonti di energia invece di sviluppare razzi”, ha concluso il portavoce, Shlomo Dror. Da più parti, comunque, Israele viene accusato di imporre un blocco che di fatto risulta una “punizione collettiva” per la popolazione. Simone Storti simone.storti@voceditalia.it.

Torna all'inizio


Pace impossibile nel 2008 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il presidente Usa Bush l'aveva promessa nel vertice di Annapolis, ma ieri il premier palestinese Fayyad ha gettato la spugna: la colonizzazione israeliana rende inutili i nostri sforzi. E intanto si fa strada l'ipotesi di un'invasione di Gaza "Pace impossibile nel 2008" Michele Giorgio Gerusalemme Getta la spugna anche Salam Fayyad, il più fedele degli alleati degli Stati Uniti nell'Anp, uno dei dirigenti palestinesi più graditi a Israele nonché nemico dichiarato di Hamas. "Non credo che una soluzione di pace definitiva...sia completata nel corso di quest'anno. Non credo che ciò sia probabile", ha ammesso giovedì sera da Austin (Texas) Fayyad che, finalmente, comincia a rendersi conto che l'accordo israelo-palestinese che George Bush vorrebbe entro la fine dell'anno, prima di lasciare la Casa Bianca, può attuarsi soltanto alle condizioni di Tel Aviv, ovvero della parte più forte. Fayyad, premier scelto dal presidente Abu Mazen mai legittimato da un voto del parlamento, ha descritto con amarezza l'assenza di progressi sulla questione delle colonie ebraiche che continuano ad espandersi (soprattutto intorno Gerusalemme) - "è visibile - ha detto - la mancanza di un impegno adeguatamente risoluto (da parte di Israele) per quanto riguarda gli insediamenti colonici" - e ha denunciato le continue incursioni militari israeliane in Cisgiordania. Violazioni evidenti della "Road Map" che gli Usa ignorano mentre al suo governo viene imposto di dare la caccia ai combattenti dell'Intifada e di smantellare organizzazioni armate vere e presunte. "I nostri sforzi sono ostacolati, la nostra credibilità è indebolita, soprattutto in zone dove abbiamo compiuto progressi", ha detto Fayyad riferendosi in particolare a Nablus, città dove il suo governo ha inviato centinaia di uomini dei reparti speciali per obbedire al diktat statunitense e israeliano di mettere fine alla rivolta contro l'occupazione. Ad avvalorare la denuncia di Fayyad è stato, indirettamente, l'inviato del Quartetto Tony Blair che due giorni fa, tornando da una visita a Nablus, aveva affermato che i palestinesi "stanno facendo la loro parte nell'attuazione della Road Map" e che è tempo che gli israeliani rispettino i loro impegni. Il governo Olmert non ha neppure commentato le dichiarazioni di Fayyad - apparse agli analisti una drammatica ammissione di impotenza dell'Anp di Abu Mazen - e concentra tutta la sua attenzione su Gaza. Dopo una ulteriore riduzione dell'1% delle forniture di energia alla Striscia, le misure punitive verranno ulteriormente inasprite ha annunciato il portavoce del ministero della difesa, Shlomo Dror. Nonostante il pugno di ferro non abbia dato alcun risultato - ieri militanti di Hamas e di altre fazioni hanno sparato almeno altri 22 razzi artigianali verso il territorio israeliano - se non quello di rendere la vita impossibile a un milione e mezzo di civili palestinesi. Punto sul quale da tempo insistono, ma invano, una decina di centri per i diritti umani israeliani e palestinesi. Da più parti si pensa che una vasta operazione di terra di Israele all'interno di Gaza sia ormai solo una questione di giorni e dovrebbe concentrarsi nella zona di Rafah, al confine con l'Egitto. "Ci sono sempre più possibilità che alle forze di sicurezza israeliane venga ordinato di riprendere il Corridoio Philadelphi (tra Gaza e il Sinai)", ha scritto il Jerusalem Post. Una volta che i piani operativi saranno pronti, ha spiegato il quotidiano, verranno presentati all'apparato politico per ottenere il via libera all'invasione di Gaza. I tempi potrebbero farsi più stretti se i razzi artigianali palestinesi colpiranno oltre a Sderot e Ashqelon anche Kiryat Gat e Netivot. Dopo aver rioccupato il Corridoio Philadelphi, le forze di sicurezza dovrebbero sigillare ermeticamente il confine - abbattuto il 23 gennaio dai palestinesi esasperati dal blocco israeliano - e richiuso nei giorni scorsi dalle guardie di frontiera egiziane. Sarebbe la fine dell'accordo raggiunto nel 2005, con la mediazione statunitense, che prevede una gestione Anp-Egitto del Corridoio Philadelphi ed un'altra Anp-Ue (attraverso la presenza di osservatori), ma Israele sa che ora la sua posizione è largamente accettata a Washington e a Bruxelles e che, pertanto, una azione di forza troverebbe consenso. A suggerire al premier Olmert la rioccupazione del Corridoio di Philadelphi è stato il vice primo ministro Eli Yishai che, nel giorno dell'attentato kamikaze a Dimona, aveva definito un "errore" la decisione del precedente governo di Ariel Sharon di abbandonare il Corridoio Philadelphi.

Torna all'inizio


Un mondo di righe E' finalmente stato tradotto e stampato in italiano dalla Achab La Cia contro il Che il libro dei cubani Adys Cupull e Froilan Gonzalez. Un libro da leggere d'un (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Un mondo di righe E' finalmente stato tradotto e stampato in italiano dalla Achab La Cia contro il Che il libro dei cubani Adys Cupull e Froilan Gonzalez Un mondo di righe E' finalmente stato tradotto e stampato in italiano dalla Achab La Cia contro il Che il libro dei cubani Adys Cupull e Froilan Gonzalez. Un libro da leggere d'un fiato. Lanusei (Nu) Nel 40° anniversario della scomparsa, la proiezione del film di Roberto Massari Ernesto Che Guevara uomo, compagno, amico alle 18 Museo civico. Poi il poeta argentino Gabriel Impaglione legge le lettere d'addio del Che ai figli prima di partire in Bolivia, musica con Natale Murru e dibattito con Roberto Massari. Cagliari Ultimo giorno per Al Ard rassegna del cinema documentario palestinese al cineteatro Ersu Nanni Loy. Alle 16.30 Jenin Jenin di Mohammad Bakri e poi tre opere di Osama Qasho: "No Choice Basis", "Inside Outside" e "My Dear Olive Tree". Alle 19 il dibattito Occupazione e diritto alla resistenza: Iraq, Palestina e Libano con Aide Ersu dell'Università di Cagliari, il regista Osama Qashoo e Francesco Bachis. In chiusura, "It's Not a Gun" di Hélèna Cotinier e Pierre-Nicolas Durand. Palese (Ba) Positive vibrazioni: Rhomanife live + Sisma Sound all'Altro Mondo. Napoli Per "Letture dei classici del pensiero politico e filosofico", Incontro con Platone: la lotta dello Spirito per la libertà alle 10.30 Istituto italiano per gli Studi filosofici via Monte di Dio 14. Maurizio Cambi, Nicola Capone, Milena Cuccurullo, Bruno Moroncini, Ulderico Pomarici discutono su "La Repubblica" di Platone ed "educazione e Rivoluzione - Il vincolo della virtù e la saldezza del cuore". Marigliano (Na) Domani alle 10.30 nell'ex Chalet delle Magnolie, straordinariamente in questo comune, l'Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno Da Pianura a Marigliano, l'assurdità dell'emergenza . Con Giuseppe Comella primario di Oncologia all'Istituto dei tumori di Napoli G. Pascale, Franco Ortolani ordinario di Geologia e direttore del dipartimento Pianificazione del territorio alla Federico II di Napoli, Nicola Capone segretario generale dell'Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia e il sindaco Felice Esposito Corcione. Frosinone Dall'Irlanda Delorentos live Cantina Mediterraneo. Marino (Rm) Con "Lost & Found" Fleurs du Mal live The Spot Club. Roma La cooperazione come risorsa educativa nell'esperienza del progetto Aquilone tra Italia e Brasile: Intercultura è solidarietà , il convegno alle 9 nella Sala Urbano VIII della Facoltà di Architettura dell'Università Roma Tre. In occasione del sessantesimo anniversario della Costituzione Italiana l'associazione culturale Sirio 87 organizza un incontro che permette di risalire alla verità storica di alcuni degli eventi che hanno condotto alla promulgazione della nostra Costituzione. Dalla Resistenza alla Costituzione 1948 - 2008. Storia ed attualità dell'Italia democratica e antifascista : alle 16.30 Teatro di Tor Bella Monaca in via B. Cirino con Raul Mordenti dell'Università di Tor Vergata che intervista Rosario Bentivegna e Ferdinando de Leoni partigiani combattenti e presidenti onorari dell'Anpi. Immagini che hanno come simbolo portante un elemento tanto comune, quanto semplice e particolare: inaugurazione della mostra fotografica di Carlo Di Biagio Foglieggiando alle 18 Odradek via dei Banchi Vecchi 57. Fabio Stassi presenta con un reading il suo libro E' finito il nostro Carnevale alle 18 Rinascita via delle Botteghe Oscure 1. Cpt, sound system, music et no panic: Festa No Vat al Forte Prenestino. Rossomalpelo live + Uno + Lorenzo Rumi al Brancaleone. Occhio del Riciclone, Zingari59 e Binario Etico presentano l'ultimo appuntamento di Eventi Riciclati : alle 18 Città dell'Altra Economia sfilata riciclona, installation linux party, bioaperitivo e musica. Il Brasile e i sud del mondo nel concerto spettacolo Karmableu Baffo della Gioconda. Jennifer Gentle live + Edwood @ Circolo degli Artisti. La videoproiezione Le ferie di Licu alle 19.30 (e alle 21.30) Casale Podere Rosa. Jazz con Giorgio Cuscito & Paola Massero Cotton Club. Emiliano Pari At Home Il Pentagrappolo. Musica originale con Zephiro live Mads. Serata dub a cura di Linea di Massa sound system al Villaggio globale con Kaliseum Dub Arena. Amigdala presenta QueersNotLambs a Locanda Atlantide fra teatro, drag kings, musica, foto e dj set. Efterklang live Init. La storia tragi-comica più che altro malinconica e a tratti amara di Scatorchio che per fare dispetto al suo rivale in amore aiuta il sindaco a trasformare il paese in una discarica... Groppi d'amore nella scuraglia di e con Emanuele Arrigazzi da un romanzo di Tiziano Scarpa alle 21 (e domani alle 20) Duncan. 03 in via Anassimandro 15. Ladispoli (Rm) La coop sociale Il Fiore propone Bomboniere equosolidali. Il valore della festa alle 17.30 via delle Dalie 11. Con Davide Bertelli della coop Vagamondi, appena tornato dallo Sri Lanka, per presentare il progetto Araliya: fiori per le bomboniere costruite a mano e con materiale locale da alcune mamme povere Bracciano (Rm) Medicina ufficiale e medicina alternativa: conflitto o integrazione? A cura di Italia Cuba Finché c'è la salute! il convegno alle 16.30 Archivio storico in piazza del Castello con Jesus Angel Quintero responsabile del dipartimento di Medicina integrale dell'ospedale pediatrico di Santiago di Cuba ed esponente di punta della sanità cubana (Paese all'avanguardia nella ricerca e nello sviluppo delle nuove e antiche metodologie terapeutiche), Fabio Fanton osteopata, omeopata e specialista in terapia manuale e medicina dello sport e con Fernando Romeo primario del Laboratorio analisi dell'ospedale di Bracciano. Possono convivere omeopatia, agopuntura e medicina naturale con la farmacopea e medicina tradizionale? Perugia Infopoint Emergency al Teatro Morlacchi per lo spettacolo di Moni Ovadia "Le storie del signor Keuner". Fino a domani. Terni E' il Darwin Day : parliamone con Massimo Stanzione docente dell'Università di Cassino alle 16 nella Sala comunale di via Aminale. Anghiari (Ar) Virtuoso di una chitarra sarda modificata che lui stesso ha messo punto: Paolo Angeli live nella Sala Audiovisivi. S. Gimignano (Si) Da Francesco Tullio Altan Pimpa Cappuccetto Rosso domani alle 17 Teatro dei Leggieri. Firenze Fiaccolata per Acqua bene comune alle 20 in riva all'Arno, stazione ferroviaria delle Piagge. Fucecchio (Fi) Parliamo di immigrazione e derive securitarie con gli autori del volume Il corpo e l'anima. Cronache di diritti negati e lotte originali , Bertini, Francesconi e Sensi (Ets) alle 18 Fondazione I Care in via 1 Settembre 43. Con anche don Santoro, Salah Chfouka, Luciano Luciani, Mauro Giani. Carrara Nel 10° anno dalla scomparsa del Comandante Partigiano Memo , raccolta firme per dedicargli una piazza oggi e domani in piazza Inglostadt. Bertinoro (Fo) Con Giuseppe Villarusso e Carlo Zambianchi Cena pro Emergency alle 19.30 Arci Panighina. Fino a domani, poi, la mostra fotografica sulle attività di Emergency ti aspetta nella Sala Quadri del Palazzo comunale. Bagnacavallo (Ra) Il film di Sabina Guzzanti Le ragioni dell'aragosta al Nuovo Cinema. Bologna Pop rock con Verner in concerto "Iqbal Masih". Cena popolare e presentazione di Audio Play It , un'autoproduzione musicale di Studio61, alle 20 Vag 61. Ska Festival al Crash tra Tremende e Scaramanzia. Jaka live + Cisco + Mongardino Posse al Sottotetto. Reggio Emilia Giuseppe de Santis ci parla del suo romanzo Il cacciatore di talpe alle 17 Mag 6 via Sante Vincenzi 13. Taneto (Re) La Merqury Band per il Tributo ai Queen Fuori Orario. Parma Terza edizione della manifestazione antifascista alternativa alla celebrazione del Giorno del ricordo delle vittime delle foibe e dell'esodo degli italiani dalla Venezia Giulia e dall'Istria , a cura del Comitato antifascista e per la Memoria storica. Domani alle 15 all'auditorium Toscanini con Costantino Di Sante presidente dell'Istituto storico della Resistenza di Ascoli Piceno, la proiezione del film "L'occupazione in 26 immagini" di Lordan Zafranovic sull'occupazione da parte delle truppe italiane e tedesche di Dubrovnik nel 1941. Trento Magico... Steve Giant live al Simposio. Marghera (Ve) In pista con Roots Family + Ras V & Heart of a Lion cso Rivolta. Padova Per Darwin Day , a cura dell'Uaar, la presentazione del libro Sesso ed evoluzione di Andrea Pilastro domani alle 11 Feltrinelli di via San Francesco. Ponzano (Tv) Los Fastidios live Ubik Lab. S. Zenone (Tv) Il mitico Anti Coi Guanti live Punky Reggae Pub. Pordenone Direttamente dalle fila di Elio e Le Storie Tese Trio Bobo in concerto al Deposito Giordani. Brescia Bravo come pochi e schivo, riservato e sincero: aperitivo poetico con Giambattista Mombelli alle 18 Un Mondo di Carta in vicolo Beccaria 10. Varese Skarnevale con Harddiskaunt live El Quixote via de Cristoforis 5. Bergamo Una serata che mischia i suoni caldi del Reggae e Dancehall al Pacì Paciana. Como Da non perdere: Vito War Arci Cinema Gloria. Milano Il Kosovo dopo le elezioni: indipendenza, protettorato o nuovi conflitti: Kosovo: linea di confine . Alle 16 auditorium San Carlo al Corso con GianMarco Pisa dell'AssoPace, Alex Ponchione di Sprofondo, Laura Zanardi di Operazione Colomba. Alle 17.40 Stefano Giantin introduce il suo docufilm "A Minority Report", buffet e dibattito on Christian Elia di Peacereporter, il giornalista Jean Toschi Marazzani Visconti, Michele Nardelli di Osservatorio sui Balcani e l'attrice Dijana Pavlovic della minoranza rom in Serbia Kosovo. Omaggio a chi non ha mai smesso di credere, a chi non ha tradito le proprie idee: Pamêti starého prasáka "Memorie di un vecchio maiale" alle 20 Comuna Baires via Parenzo 7. PsykoKriminal Karnival 08 al Leoncavallo. Carnevale con la musica di dj Toubab Arci Biko via de Castillia 20. Concerto di autofinanziamento per la sala prove autogestita T28 via dei Transiti 28. Degna festa per l'inizio della Quaresima con Supergirls dj set Arci Metissage; premi alcolici per le migliori maschere No Vat. Indie rock con Azalea Morse + Boda Vittoria. Serata di Carnevale del sud Italia Arci Metromondo via E. Ponti 40: cena siciliana alle 20.45 (prenotati allo 0289159168) e jam session tra pizziche, tarantelle e villanelle. Sicily Rebellious live + Bushkillah + Bass'n'Stilla al Pergola Tribe. Arcore (Mi) Video, ping pong neo socialista, cena cubana e El Trio Internacional live @ Arci Blob. Cena + live 16 euro. Segrate (Mi) Infopoint Emergency al Festival del Fumetto. Sesto S. G. (Mi) Foibe: la verità. Contro il revisionismo storico : alle 10 in Biblioteca comunale con gli storici Matteo Dominioni e Sandi Volk, la ricercatrice storica Alessandra Kersevan, Luka Bogdanic, Pol Vice e la giornalista e ricercatrice storica Claudia Cernigoi. Rho (Mi) Dj set Trash Carnival Party Sos La Fornace. Carugate (Mi) Con una maschera bella o no starai bene lo stesso se vieni al MonnezzArea all'Area di via Garibaldi 26. E poi Sextress live. Monza (Mi) Vallanzaska in concerto al Palasport. E Mama Alma Sound al Tridente Pub. Torino Un circo di virtù e di nequizie: Stefano Benni presenta il suo libro La grammatica di Dio alle 11 La Torre di Babele in via Micca 22. Dalla Germania lo ska reggae di Dr. Ring Ding al Gabrio. Per il Waan One Reggae Festival Fidoguido live + Villada e gli immancabili Morelove al Soundfactory. 09/02/2008.

Torna all'inizio


Alessandra Mecozzi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Fiera del Libro di Torino e Israele Una data, due storie e il peso del più forte Alessandra Mecozzi La Fiera del libro di Torino, dedicata ad Israele nel 60° della sua fondazione, su richiesta della ambasciata israeliana, gode quest'anno di una inusitata pubblicità. Merito, o demerito, a seconda dei punti di vista, del minacciato "boicottaggio" alla fiera stessa, che, pur non essendo a nessuno chiaro in che cosa consista, per il solo fatto di essere nominato ha suscitato levate di scudi e una discussione che si è via via allontanata dal punto centrale: il giudizio sulla scelta della Direzione della Fiera di accettare la richiesta di Israele di celebrare il suo "compleanno" come "ospite d'onore"nella Fiera stessa, non prendendo in considerazione che quella data rappresenta per la popolazione palestinese l'avvio della "nakba" o "catastrofe", che non è mai finita... Questa mancanza di senso della verità storica e di consapevolezza della realtà, questa mancanza di stile e di rispetto, ha suscitato in me una reazione negativa e una certa amarezza. Ad una richiesta tutta politica, la fiera del Libro ha dato un assenso, anch'esso politico. E già questo lo ritengo un errore da parte di una istituzione culturale, da cui ci si aspetterebbe una visione più indipendente. Israele è oggi uno Stato occupante, di terra e risorse della popolazione palestinese, nell'assoluto disprezzo delle Risoluzioni Onu e di tutti i diritti di individui e popolo. E' uno Stato che al suo interno pratica una politica discriminatoria verso i/le palestinesi con cittadinanza israeliana. E' uno stato coloniale, che continua ad espandersi, autorizzando insediamenti su terra altrui, che ha intrapreso, con la costruzione del muro e di infrastrutture di collegamento per soli israeliani, un nuovo sistema di apartheid. Ed è proprio Nelson Mandela a dire che "la questione palestinese è la questione morale numero uno del mondo". Anche laddove, come nella striscia di Gaza, Israele "si è ritirato", continua a bombardare i civili o li fa morire di fame, di malattia, di parto...La tragedia umana, sociale e politica, del milione mezzo di palestinesi sotto assedio, rende insostenibili il silenzio e la immobilità politica della comunità internazionale, ma ci fa applaudire il convoglio di solidarietà verso Gaza guidato dall'"altra Israele", che alla politica israeliana si oppone. E del tutto inappropriato e strumentale è accusare di antisemitismo chi critica una scelta che ha a che fare con un Governo che pratica le politiche più sopra descritte e che rappresentano la negazione dei diritti dell'"altro" umani, civili, sociali e nazionali, compreso quello di avere uno Stato. Se mai bisognerebbe essere più consapevoli della necessità di opporsi drasticamente a quelle politiche che, tra i tanti disastri umani e civili, compiono anche quello di alimentare il riemergere di antisemitismo. La identificazione tra ebrei, israeliani, Governo e Stato di Israele, è una grave distorsione, ma è la stessa di chi vuole mettere su una scelta politica di parte, il velo della bellezza, e anche della critica, di certa letteratura israeliana ed ebraica. Lo Stato di Israele manterrà il suo incontestabile diritto ad esistere, storicamente legato alla tragedia dello sterminio nazifascista degli ebrei, e preparato da strategie coloniali, se sarà capace di rispettare il diritto internazionale, i diritti di tutti i suoi cittadini e cittadine, il diritto all'esistenza su un piano di parità del popolo palestinese. La cultura nega se stessa e svilisce il libro, se si fa strumento di propaganda; per essere degna di questo nome,  deve essere indipendente, critica, e dare voce alle due storie e due culture, peraltro anche profondamente intrecciate: solo così sarebbe strumento di conoscenza, incontro fertile di visioni vicine o lontane tra loro, palestinesi e israeliane. Perciò la data che è crinale di due storie, sarebbe stata più degnamente celebrata 60 anni dopo e nella realtà attuale, se fosse stata l'occasione per un confronto critico tra le storie stesse e le culture a cui hanno dato vita, al centro di tante altre voci ed esperienze. Un modo non solo per ricordare due facce della storia, ma anche per far agire la cultura nell' abbattimento dei muri e nella costruzione di ponti... che è, credo, il suo ruolo "politico" fondamentale. Da che cosa, se non dalla cultura, dovremmo aspettarci una "civilizzazione" del mondo? Purtroppo, nonostante le critiche, le richieste, i desideri che sono stati espressi, la direzione di marcia della Fiera non è sostanzialmente cambiata in questa direzione, ha mantenuto la decisione presa e l'"ospite d'onore" previsto, incassando qualche protesta. Se, come succederà al Salone del libro di Parigi, soggetti di buona volontà, interessati comunque ad una occasione culturale di ampia portata, faranno vivere un confronto tra voci dell'"altra Israele" e personalità della cultura palestinese, sarà tanto di guadagnato. Ma non si può che esprimere solidarietà a quegli scrittori e scrittrici, non solo israeliani/ e palestinesi, che rifiutano di partecipare ad un evento culturale segnato da una parzialità politica, quella del più forte. 09/02/2008.

Torna all'inizio


Tiziana Barrucci (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Hanno acquistato ciò di cui avevano bisogno con dollari falsi, hanno lasciato spazzatura dappertutto, hanno messo la bandiera palestinese su sedi amministrative egiziane, hanno tentato di comprare terreni del Sinai dai beduini: l'immagine che la stampa egiziana sta fornendo dei palestinesi della Striscia di Gaza che nelle scorse settimane hanno attraversato la frontiera della penisola del Sinai è decisamente negativa Tiziana Barrucci Hanno acquistato ciò di cui avevano bisogno con dollari falsi, hanno lasciato spazzatura dappertutto, hanno messo la bandiera palestinese su sedi amministrative egiziane, hanno tentato di comprare terreni del Sinai dai beduini: l'immagine che la stampa egiziana sta fornendo dei palestinesi della Striscia di Gaza che nelle scorse settimane hanno attraversato la frontiera della penisola del Sinai è decisamente negativa. Vendita di terreni a parte - la legge egiziana vieta categoricamente ai proprietari di cedere lotti nella penisola del Sinai a cittadini stranieri - senza dubbio alcune delle colpe attribuite agli abitanti di Gaza corrispondono anche al vero. Del resto i palestinesi chiusi in quel lembo di terra sono disperati e nella disperazione tutto o quasi è possibile, ma ciò non significa che siano responsabili dei mali egiziani. Senza dubbio l'idea dietro alle accuse formulate nelle utime settimane è ben precisa: screditare la popolazione palestinese agli occhi degli egiziani serve al governo del Cairo per uscire alla meno peggio dall'impasse in cui si è andato a ficcarsi. Anzi, per la verità in cui il movimento fondamentalista di Hamas, che ha buttato giù la lamiera di confine, l'ha lentamente trascinato. Per questo i primi ad essere attaccati dai media governativi sono proprio i suoi uomini. Le ultime notizie provenienti da fonti anonime della sicurezza egiziana parlano di un pesante rafforzamento dell'esercito del rais Hosni Mubarak alla frontiera. Risposta repentina alla minaccia da parte delle milizie islamiste di Gaza di prossimi rapimenti nel caso gli egiziani non restituiscano i militanti di Hamas arrestati nel Sinai. Una minaccia del tutto smentita dagli islamisti: "Sono solo bugie - ha detto ieri all'Associaed Press uno dei portavoce del movimento, Abu Zuhri - mettono in giro voci incontrollate solo per aizzare la popolazione contro di noi". Vero è che dalla notte del 23 gennaio scorso quando gli abitanti di Gaza hanno sconfinato nel territorio egiziano per rifocillarsi, ben 1500 palestinesi son stati arrestati dai soldati egiziani perché trovati illegalmente sul loro territorio, più alcune decine fermate perché in possesso di armi ed esplosivi. Mentre 2000 egiziani sarebbero andati a infoltire gli avamposti della resistenza di Hamas a Gaza. Ma queste, ancora, non sono prove. Ciò che è certo è che la dura retorica senza precedenti tra il governo egiziano e Hamas nasce dalle crescenti tensioni tra i due attori. Gli islamisti palestinesi non ci stanno e proprio non mandano giù la proposta egiziana di mettere il confine di Rafah sotto il mandato dell'Autorità palestinese di Abu Mazen. Qualche giorno fa il portavoce del ministero degli Esteri a telefono dal Cairo era stato chiaro : "vogliamo il ritorno alla normalità con o senza la collaborazione di chi ha buttato giù la frontiera. Siamo sicuri dell'aiuto dell'Unione europea". Perché la richiesta ufficiale è una sola: ritorno agli accordi di frontiera del 2005 per il passaggio di Rafah con la supervisione Ue, ritiro israeliano dai territori deciso nel 2005 con però il controllo dell'accesso alla Striscia di Gaza. Del resto anche il ministro degli Esteri in persona, Aboul Gheit, due giorni fa alla tv di stato egiziana non aveva dubbi: "Nuove violazioni del confine non saranno tollerate, spezzeremo le gambe a chiunque oserà attraversare quella frontiera" aveva chiosato. Così gli editoriali al vetriolo si sprecano: "Hamas fa sempre pressioni sugli attori sbagliati - scrive Abdel Mohsen Salama sul quotidiano governativo al Ahram - è lo stesso movimento che ha fatto un colpo di stato a Gaza per far cadere l'autorità di Abu Mazen e per poi piombare dritto dritto nella trappola dell'embargo. E ora cosa fa? Invece di trovare una soluzione al suo errore, Hamas ha intrapreso l'ennesima via di uscita sbagliata e questa volta fa pressioni sull'Egitto". Dello stesso parere il collega Gamal Zaya che sulla stesa testata ripete: "Avverto i responsabili di Hamas e della Fratellanza musulmana egiziana che stanno intraprendendo una strada sbagliata. Non è facendo pressioni sul Cairo che il problema palestinese si risolverà". Mentre Abdel Qader Choheid sentenzia su al Moussawar: "Il Cairo non si lascerà coinvolgere nelle lotte tra fazioni palestinesi. Quelli che minacciano le forze dell'ordine egiziane perderanno senza dubbio l'Egitto come alleato. Il Cairo chiede il rispetto degli accordi sul passaggio di frontiera". Alle pesanti critiche Hamas non risponde. Anzi, secondo il giornale d'opposizione Masr el Yom la direzone del movimento ha dato disposizioni precise di non ribattere agli attacchi ma di mantenere per il momento il profilo più basso possibile. Anche se nel frattempo fonti anonime interne alla Fratellanza musulmana egiziana, movimento da cui del resto sono nati i militanti di Hamas nei Territori Occupati, dicharano senza essere ancora smentite, di aver recentemente versato 500 milioni di lire egiziane (circa 67 milioni di euro) provenienti da 2000 sezioni del gruppo sparse nel mondo, per comprare armi da usare contro Israele. 09/02/2008.

Torna all'inizio


Grossman: <Israele è un gigante cieco> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-09 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Il manifesto "Incapaci di guardare in faccia le ferite del conflitto in Libano" Grossman: "Israele è un gigante cieco" Lo scrittore: lo Stato ebraico non può essere solo una fortezza DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Il piccolo David affronta "il gigante cieco", lo Stato d'Israele che si è trasformato "in una nazione fosca". Un Paese che non è ancora uscito dalla guerra in Libano di un anno e mezzo fa, "perché non ha osato guardare a occhi aperti le profonde e terrificanti implicazioni del conflitto". Alla consegna del premio Emet, David Grossman aveva scelto di non stringere la mano al premier Ehud Olmert. Questa volta usa quella mano per schiaffeggiarlo, in un articolo pubblicato in prima pagina dal quotidiano Yedioth Ahronoth, il più diffuso. L'attacco dello scrittore - ha perduto il figlio Uri nelle ultime sessanta ore di scontri con le milizie di Hezbollah - coinvolge tutta la società, dopo la pubblicazione del rapporto Winograd, che nelle conclusioni finali ha risparmiato il primo ministro. "La domanda che dobbiamo porci - scrive Grossman - non è se Olmert possa rimanere al suo posto, con la scappatoia offertagli dalla commissione d'inchiesta. La domanda giusta è se Olmert sia la persona che può mettere in moto un processo di guarigione". Grossman, che al mito di Sansone ha dedicato un libro, elenca i mali del "gigante cieco ". "Le energie che hanno lanciato Israele all'inizio del suo cammino sembrano perdere forza: il progetto e l'audacia, la fede negli obiettivi e nei valori, l'aspirazione a creare un luogo che non desse solo rifugio agli ebrei, ma riuscisse a trasferire l'unicità della vita ebraica in una struttura politica e civile moderna. Oggi, a sessant'anni dalla fondazione, lo Stato deve escogitare nuovi temi che riforniscano di carburante il suo viaggio. Israele deve tornare a essere un luogo con un significato, non solo una fortezza". Tre settimane dopo l'inizio del conflitto, lo scrittore aveva lanciato un appello, assieme agli amici Amos Oz e Abraham Yehoshua, perché lo Stato ebraico accettasse la proposta di cessate il fuoco. Nel documento, i tre intellettuali simbolo del movimento pacifista, appoggiavano la reazione militare contro gli Hezbollah ("è una guerra giusta"). Pochi mesi dopo, in piazza Rabin, Grossman aveva pronunciato il suo primo atto d'accusa contro il governo ("una leadership vuota "). "La nostra società - continua su Yedioth - non può riprendersi fino a quando Olmert resterà alla guida". Pensa a chi potrebbe rimpiazzarlo e non trova successori: "Nessuno dei candidati sembra in grado di mettere da solo in movimento questo processo vitale e qualcuno tra loro potrebbe solo peggiorare la situazione". La soluzione sarebbe una "mobilitazione per l'emergenza nazionale, un gruppo apolitico che metta insieme le persone che sono davvero disgustate ". Lancia la proposta di "un governo ombra, che discuta i problemi fondamentali, in un modo che sia il più possibile ripulito dalle piccinerie della politica ". Il suo è un suggerimento "ipotetico, forse anche ingenuo ". Eppure elenca la piattaforma del movimento, o almeno la strategia: "Questo governo ombra sarebbe in grado di offrire ai cittadini una linea alternativa, differenti norme pubbliche. Potrebbe essere uno strumento efficace per rivitalizzare il governo e rinsavirlo ogni volta che venga preso da tentazioni pericolose". Davide Frattini Contro Olmert Tra le proposte, quella di formare un governo-ombra che discuta "i problemi fondamentali" In guerra Soldati israeliani in Libano durante la guerra dell'estate 2006. A destra, lo scrittore David Grossman. A lato, suo figlio Uri, morto in battaglia poco prima della tregua.

Torna all'inizio


Giudizio unanime: una vergogna (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Solidarietà agli ebrei. Tajani: porteremo l'episodio in commissione europea Giudizio unanime: una vergogna La pubblicazione della black list ha provocato la protesta di esponenti del mondo politico che in blocco hanno condannato l'episodio. Cos' Bonaiuti, portavoce di Berlusconi esprime"solidarietà a quanti sono stati colpiti dall'infame lista nera di proscrizione che fa ritornare alla mente i tempi orrendi dell'antisemitismo". "Quel blog va oscurato, ogni tentativo di dare fiato all'antisemitismo deve allarmarci e vederci reagire" ha dichiarato il segretario del Pd, Walter Veltroni. "Ha ragione la comunità ebraica, fatti come questo vanno denunciati e immediatamente combattuti". E il forzista Antonio Tajani sottolinea che non l'episodio non può rimanere un "fatto solo italiano". "Porteremo questa vergognosa vicenda all'attenzione della Commissione Europea - ha detto Tajani - affinchè aggiorni le iniziative comunitarie di monitoraggio sull'antisemitismo". Il ministro dell'Università, Fabio Mussi, secondo il quale "l'antisemitismo è il veleno della civiltà". "Il clima di odio nei confronti di Israele, che è stato alimentato anche in recenti episodi e che purtroppo spesso serpeggia in alcune frange dell'estremismo politico e culturale deve far riflettere, perchè quanto accaduto oggi con la lista di proscrizione è un fatto di una gravità inaudita". Lo ha detto il sen. Giuseppe Valditara (An). Scende in campo anche Oliviero Diliberto, comunisti italiani: "Voglio esprimere la mia solidarietà piena e convinta ai docenti segnalati nella black list e a tutta la comunità ebraica italiana" Mau.Pic.

Torna all'inizio


Ora bombardano anche la cultura ebraica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Israele ospite d'onore alla Fiera del Libro Ora bombardano anche la cultura ebraica Quello che fa pensare leggendo i quotidiani è che oramai il terrorismo non faccia più notizia. Un altro grande quotidiano di Roma ieri ha relegato la notizia di un attacco suicida per le strade di una piccola cittadina israeliana, di Dimona, in fondo alla pagina. Eppure quello che sta accadendo in questi giorni in Italia impone una riflessione: appare vergognosa la polemica sulla presenza d'Israele alla Fiera del Libro, in qualità di paese ospite d'onore dell'edizione 2008. Come si può criticare una decisione nei confronti di uno Stato che ha prodotto più Nobel negli ultimi anni, i suoi scienziati sono autori di ricerche straordinarie in ambito tecnologico, medico scientifico, ambientale? Come può essere messa in discussione la possibilità tra intellettuali di presentare romanzi e parlare di politica e cultura? Sarebbe auspicabile che gli stessi autori arabi fossero protagonisti nello stesso modo del dibattito sociale e culturale e politico, nei loro paesi, al pari dei vari Grossman, Yehoshua, Meir Shalev, Amos Oz, e di tutta quella generazione di ottimi interpreti di un'idea, di tante idee, anche divergenti dalla politica del governo, ma pur sempre rispettate, com'è naturale nelle democrazie. E solo in quelle, merce rara a dire il vero in Medio Oriente. Ma nei media il messaggio è teso invece a dividere la classe intellettuale israeliana, presentandola come "pasionaria" di sinistra. Questo non può essere accettato. Il prossimo anno sarà la volta dell'Egitto, vedremo. Pensare di equiparare forzatamente gli autori arabi quest'anno a Torino è fuori luogo. Ed è paradossale che l'intellettuale italiano sputi veleno contro la democrazia mentre lo scrittore iracheno auspichi il confronto. La voce dell'indecenza culturale trova più spazio rispetto ai missili che squarciano il cielo di Sderot, dove i civili inermi vengono bombardati quotidianamente. Vivere nell'attesa che un razzo ti cada sulla testa non è vivere. Questi missili Quassam hanno provocato oltre 20 vittime negli ultimi anni di attacchi, senza contare le conseguenze psicologiche per la popolazione e la deriva di un'economia rovinata. Vige su Israele un'aura di surrealismo: i temi politici, militari, si uniscono a quelli di attualità e culturali con il solo scopo di delegittimare lo Stato degli ebrei. Perché non si parla più della necessità di due stati per due popoli? Si attende solo il collasso d'Israele. E proseguono diffamazione e false notizie. Il riversarsi dei palestinesi in Egitto attraverso un muro, perché affamati e privi di cibo, luce e medicine non risponde a verità. Ma la conseguenza e la causa è presto riconducibile alla crudeltà del governo israeliano. Anche dopo la Giornata della Memoria che viene strumentalizzata. La verità è che si vuole tentare di estromettere Israele dalla società civile, alla vigilia del 60 anniversario dalla sua nascita. E anche l'attentato di Dimona, cittadina del Negev costruita 50 anni fa, nota per la presenza della centrale nucleare, viene accennata.

Torna all'inizio


PROVA DI DIGNITA' (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

DI la settimana GABRIELE FERRARIS PROVA DI DIGNITA' La controversa - e avvilente - vicenda del boicottaggio contro la Fiera del Libro, "rea" di aver scelto liberamente di invitare Israele quale Paese ospite, oltre alle immaginabili (e inimmaginabili) ricadute immediate che sicuramente avrà, impone anche alcune doverose riflessioni sul futuro a medio termine dell'istituzione torinese. Com'è noto, l'incarico del presidente della Fiera Rolando Picchioni scade a luglio. A quel punto, si dovrà decidere se rinnovarlo. Di per sé, la conferma è meritata, quasi doverosa: intanto perché Picchioni, e il direttore Ferrero, hanno lavorato molto bene, ridando slancio e autorevolezza alla manifestazione, garantendone l'indipendenza, e accumulando record di presenze (il che non guasta mai). Inoltre, si deve tenere conto del traguardo del 2011: le manifestazioni per il Centocinquantenario dell'Unità d'Italia avranno nella Fiera uno dei protagonisti-motori più importanti, e par logico che il percorso iniziato negli anni scorsi venga condotto dagli stessi timonieri fino a quell'approdo ideale. Ma a queste considerazioni se ne aggiunge adesso una che, da sola, appare decisiva: Picchioni - così come Ferrero - sta affrontando la tempesta che si è scatenata sulla Fiera con estrema dignità, risolutezza e orgoglio. Una volta tanto, non abbiamo assistito a gherminelle cerchiobottiste, a imbarazzati dietro-front, a machiavellici tentativi di compromesso. Anche gli attacchi personali, gli insulti e le minacce sono stati sopportati con un coraggio del tutto inusitato nel pavido mondo dell'intellighenzia italica. Se fra pochi mesi la politica piemontese dovesse decidere di non confermare l'incarico a chi (oltre ad aver ben operato negli anni) ha dato prova di tanta inconsueta fermezza, sarebbe difficile non sospettare che proprio di quella fermezza si voglia in qualche modo fare a meno. E non sarebbe un bel segnale.

Torna all'inizio


<Pace impossibile nel 2008> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Pace impossibile nel 2008" Il presidente Usa Bush l'aveva promessa nel vertice di Annapolis, ma ieri il premier palestinese Fayyad ha gettato la spugna: la colonizzazione israeliana rende inutili i nostri sforzi. E intanto si fa strada l'ipotesi di un'invasione di Gaza Michele Giorgio Gerusalemme Getta la spugna anche Salam Fayyad, il più fedele degli alleati degli Stati Uniti nell'Anp, uno dei dirigenti palestinesi più graditi a Israele nonché nemico dichiarato di Hamas. "Non credo che una soluzione di pace definitiva...sia completata nel corso di quest'anno. Non credo che ciò sia probabile", ha ammesso giovedì sera da Austin (Texas) Fayyad che, finalmente, comincia a rendersi conto che l'accordo israelo-palestinese che George Bush vorrebbe entro la fine dell'anno, prima di lasciare la Casa Bianca, può attuarsi soltanto alle condizioni di Tel Aviv, ovvero della parte più forte. Fayyad, premier scelto dal presidente Abu Mazen mai legittimato da un voto del parlamento, ha descritto con amarezza l'assenza di progressi sulla questione delle colonie ebraiche che continuano ad espandersi (soprattutto intorno Gerusalemme) - "è visibile - ha detto - la mancanza di un impegno adeguatamente risoluto (da parte di Israele) per quanto riguarda gli insediamenti colonici" - e ha denunciato le continue incursioni militari israeliane in Cisgiordania. Violazioni evidenti della "Road Map" che gli Usa ignorano mentre al suo governo viene imposto di dare la caccia ai combattenti dell'Intifada e di smantellare organizzazioni armate vere e presunte. "I nostri sforzi sono ostacolati, la nostra credibilità è indebolita, soprattutto in zone dove abbiamo compiuto progressi", ha detto Fayyad riferendosi in particolare a Nablus, città dove il suo governo ha inviato centinaia di uomini dei reparti speciali per obbedire al diktat statunitense e israeliano di mettere fine alla rivolta contro l'occupazione. Ad avvalorare la denuncia di Fayyad è stato, indirettamente, l'inviato del Quartetto Tony Blair che due giorni fa, tornando da una visita a Nablus, aveva affermato che i palestinesi "stanno facendo la loro parte nell'attuazione della Road Map" e che è tempo che gli israeliani rispettino i loro impegni. Il governo Olmert non ha neppure commentato le dichiarazioni di Fayyad - apparse agli analisti una drammatica ammissione di impotenza dell'Anp di Abu Mazen - e concentra tutta la sua attenzione su Gaza. Dopo una ulteriore riduzione dell'1% delle forniture di energia alla Striscia, le misure punitive verranno ulteriormente inasprite ha annunciato il portavoce del ministero della difesa, Shlomo Dror. Nonostante il pugno di ferro non abbia dato alcun risultato - ieri militanti di Hamas e di altre fazioni hanno sparato almeno altri 22 razzi artigianali verso il territorio israeliano - se non quello di rendere la vita impossibile a un milione e mezzo di civili palestinesi. Punto sul quale da tempo insistono, ma invano, una decina di centri per i diritti umani israeliani e palestinesi. Da più parti si pensa che una vasta operazione di terra di Israele all'interno di Gaza sia ormai solo una questione di giorni e dovrebbe concentrarsi nella zona di Rafah, al confine con l'Egitto. "Ci sono sempre più possibilità che alle forze di sicurezza israeliane venga ordinato di riprendere il Corridoio Philadelphi (tra Gaza e il Sinai)", ha scritto il Jerusalem Post. Una volta che i piani operativi saranno pronti, ha spiegato il quotidiano, verranno presentati all'apparato politico per ottenere il via libera all'invasione di Gaza. I tempi potrebbero farsi più stretti se i razzi artigianali palestinesi colpiranno oltre a Sderot e Ashqelon anche Kiryat Gat e Netivot. Dopo aver rioccupato il Corridoio Philadelphi, le forze di sicurezza dovrebbero sigillare ermeticamente il confine - abbattuto il 23 gennaio dai palestinesi esasperati dal blocco israeliano - e richiuso nei giorni scorsi dalle guardie di frontiera egiziane. Sarebbe la fine dell'accordo raggiunto nel 2005, con la mediazione statunitense, che prevede una gestione Anp-Egitto del Corridoio Philadelphi ed un'altra Anp-Ue (attraverso la presenza di osservatori), ma Israele sa che ora la sua posizione è largamente accettata a Washington e a Bruxelles e che, pertanto, una azione di forza troverebbe consenso. A suggerire al premier Olmert la rioccupazione del Corridoio di Philadelphi è stato il vice primo ministro Eli Yishai che, nel giorno dell'attentato kamikaze a Dimona, aveva definito un "errore" la decisione del precedente governo di Ariel Sharon di abbandonare il Corridoio Philadelphi.

Torna all'inizio


Operazione della Polizia Postale, 16 persone indagate (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 09-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

NOME UTENTE PASSWORD Leggi il giornale Prova GRATUITA CANALI CITTà SPORT MOTORI MULTIMEDIA SHOPPING DIETA BLOG MOBILE ANNUNCI Homepage Quotidiano.net Cronaca Stop al bullismo Politica & Economia Borse Lavoro Esteri Cultura & libri Arte & Mostre Cinema Musica Spettacolo e TV Gossip Casa Pazzo Mondo Salute Tecnologia Sondaggi Archivio news Cavallo Magazine Eventi E-nigmistica Giochi Mappe Meteo Mooovie Viaggi IL RESTO DEL CARLINO BOLOGNA Ancona Ascoli Cesena Fermo Ferrara Forlì Imola Macerata Modena Pesaro Ravenna Reggio Emilia Rimini Rovigo LA NAZIONE FIRENZE Arezzo Empoli Grosseto La Spezia Livorno Lucca Massa Carrara Perugia Pisa Pistoia Prato Siena Viareggio IL GIORNO MILANO Bergamo Brescia Como Lecco Lodi Sondrio HOMEPAGE IL TEMPO.IT ROMA Lazio Nord Latina Frosinone Abruzzo Molise HOMEPAGE ILSECOLO XIX.it GENOVA La Spezia Imperia Savona Levante Basso Piemonte Tutto lo sport Calciomercato Serie A: tutte le squadre Serie A: l'ultima giornata Serie A: tempo reale e classifiche Serie B: tempo reale e classifiche Calendario Serie A Calendario Serie B Siti di A e B Formula 1 Motomondiale BLOG DI SPORT Mister X di Xavier Jacobelli Calciomercato di Giulio Mola Tennis di Ubaldo Scanagatta Formula1 di Leo Turrini ARCHIVIO Calciopoli GERMANIA 2006 Formula 1 2006 Motomondiale 2006 SPECIALI --> Sei Nazioni 2008 Mondiali di Rugby Giro d'Italia Coppa America Golden Foot MEDIA CENTER Ultimi pubblicati Foto del giorno Fotogallery Ricerca Multimedia Calendari Cinema Cronaca Cultura Economia Esteri Gossip Moda Mostre Pazzo Mondo Politica Salute Spettacolo Sport Tecnologia In Edicola! Prova gratis il servizio Abbonamenti Acquista una copia arretrata Dietaclub Gratis il tuo profilo dieta Allegati Concorsi Idee utili e introvabili Tentazioni tecnologiche Moda e abbigliamento Compara i prezzi Scommesse on line Eventi e Quote Registrati e scommetti Single in the City Trova l'anima gemella HOMEPAGE BLOG Apri il tuo blog ora A che gioco giochiamo? di Laura Alari Blog Notes di Roberto Baldini L'Oriente vicino di Lorenzo Bianchi Union Jack di Deborah Bonetti Pallonate di Enzo Bucchioni L'Italia sulla luna di Sandro Bugialli Politica, quanto ci costi? di Mario Caligiuri Sale & Pepe di Gabriele Cané La meglio gioventù di Davide Costa Made in Italy di Cesare De Carlo Il pianeta azzurro di Alessandro Farruggia Digital di Franca Ferri Veleni e Poteri di Francesco Ghidetti Giovani Tentazioni a cura della redazione Mister X di Xavier Jacobelli Vorrei dir ma non oso di Rossella Martina Affari tuoi di Giulio Mola Contromano di Giovanni Morandi La mia Italia di Malu Mpasinkatu Fischi proibiti di Simone Nozzoli Vite spericolate di Massimo Pandolfi L'America di Giampaolo Pioli Muro contro muro di Lorenzo Sani Servizi vincenti di Ubaldo Scanagatta Profondo rosso di Leo Turrini Quotidiano Mobile News nazionali News Cittadine Mister X Oroscopo Musica per il tuo cellulare Realtones Suonerie Polifoniche Suonerie Monofoniche Videosuonerie Effetti Sonori Immagini per il cellulare Giochi Homepage Annunci Auto e Moto Case Lavoro Personali Per la casa Sport - Vacanze Telefonia - Informatica Varie Annunci legali PEDOFILIA Operazione della Polizia Postale, 16 persone indagate Operazione internazionale contro la pedopornografia, un centinaio di agenti sono intervenuti in dieci regioni d'Italia mentre interventi simili sono stati messi in atto in Turchia e in Portogallo Venezia, 9 febbraio 2008 - File musicali condivisi e scambiati con il sistema peer-to-peer. Che però al loro interno celavano filmati pedopornografici con immagini di abusi sessuali, definiti "raccapriccianti" dagli investigatori, su bambine e bambini anche di due o tre anni di età. è la nuova, sconcertante scoperta fatta dagli investigatori del Compartimento di Venezia della Polizia postale e delle comunicazioni che, a conclusione di una indagine durata circa un anno e condotta in collaborazione con i colleghi di Portogallo e Turchia, hanno indagato 16 persone (compreso un cittadino turco), effettuato 13 perquisizioni in tutta Italia, sequestrato decine di computer e centinaia di supporti informatici, oscurato e incluso nella "black list" prevista dalle nuove leggi un sito Internet a contenuti pedofili. "Tutto è nato da una segnalazione della polizia portoghese - spiega Pietro Rotundo, dirigente del Compartimento - che, monitorando alcuni siti del circuito peer-to-peer, avevano accertato come tra i downloader di materiale pedopornografico ci fossero alcuni italiani". Le verifiche avviate dagli investigatori di casa nostra, coordinati dalla procura di Venezia, hanno dato esito positivo: i siti in questione, tutti locati all'estero, per lo più negli Stati Uniti, ma facilmente raggiungibili attraverso un gioco di link, avevano tra i loro clienti più affezionati "diversi italiani, apparentemente insospettabili": tra di loro, operai, impiegati, un commerciante, un medico, un architetto, persino un ex ufficiale della Guardia costiera, alcuni con precedenti specifici o per altri reati minori. "Tra i video messi sotto sequestro, con minori coinvolti in scene di sesso tra loro o con adulti - racconta Rotundo - ce ne sono anche di insolitamente lunghi, uno in particolare dura almeno una decina di minuti e comprende violenze su minori in tenerissima età. Si tratta di materiale quasi sicuramente prodotto all'estero, ma il nostro lavoro di analisi comincia solo adesso: le indagini, tuttora in corso, potrebbero portarci ad individuare altri italiani coinvolti nel turpe fenomeno". Il blitz - che ha visto impegnati centinaia di poliziotti tra Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia, Campania, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Veneto e Piemonte - segue di pochi giorni la nascita del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia on line. VITERBO Arrestati due minorenni per violenza su tre bambini Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Articoli Eventi --> Foto del giorno --> Foto Video Blog Sondaggi Sport - Locale Calcio Iaconi: "Voglio un super Ascoli"Politica - Locale "Possiamo governare il Paese come facciamo nelle Marche"Cronaca - Locale Nuovo lastrico in via Ghibellina Una porta telematica in via GuelfaCinema Ultimo saluto a Heath Ledger Solo in pochi ammessi ai funeraliSport - Locale Basket Sacripanti a nervi tesi: "Slay è in forte dubbio"Tecnologia La Polaroid abbandona le foto istantaneeCronaca - Locale "Sfrutta la lucciola". "No, la amo" Ma per ora è finito sotto processoCronaca - Locale Il popolo dei supermultati minaccia un'azione collettivaCronaca - Locale Un pezzo di muro di Berlino arriva a SpilambertoSport Herbst vince lo slalom di Garmisch per Manfred Moelgg secondo postoCronaca - Locale Si amplia l'offerta sanitaria Annunciate le assunzioniCronaca - Locale Telefona ai soccorsi: "Aiutatemi" Poi muore asfisiata nel rogoEsteri Prete cattolico condannato per rito religioso non autorizzato Mostra: Carducci e i miti della bellezza'Mondo calcio'TEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008Recital di canto, tenore José BrosStagione concertistica 2007/ 08La Belle Epoque. Arte in Italia 1880-1915Concerto con violoncello, clarinetto e pianoforteTeatrosanziourbino: Sei brillanti. Giornaliste NovecentoStagione teatrale 2007 / 2008: Le lacrime amare di Petra Von Kant'Il deficente''Time code', l'omaggio al videoStagione teatrale 2007 / 2008: La Sirena'L'incontro''Le intellettuali', di MolièreMarco Masini in concerto Giornata del malato Messa del vescovoGiulio Bosetti a CortonaGigi Porelli nella 'Hall of Fame' di basket'Radici Quadrate' alla galleria il BisonteParole e musica della filosofia --> I funerali di Heath LedgerLa 58esima edizione del Festival di BerlinoLe immaginiEx Umbero I: struttura fatiscenteNave in fiamme nell'AdriaticoOld Bridge, maxi operazione contro la mafia italo-americanaL'orsetta FlockeAl Franchi presentato il nuovo attaccante Papa WaigoLube-Sparkling MilanoLe immagini del Salone di ChicagoLa nazionale di rugby gioca a calcioCoach Mallett gioca a golfLa Nazionale Olimpica al 'Mazza'Stelle nello sportL'amichevole di Zurigo fra Italia e Portogallo Nel 2007 record di multe per i bolognesiSei Nazioni, l'Italia cerca l'impresa contro l'InghilterraSarkozy: ''Nessun sms alla mia ex Cecilia''Per il film su Bin Laden il regista vuole De NiroValentino e Hamilton: fenomeni a caccia di riscatti (di Leo Turrini)Bimbo sopravvissuto al tornadoCher - 'Half Breed'Cher- 'Believe'Amy Winehouse ai Grammys via satellite, visto negatoBeppe Maniglia illustra il suo programma'Curo il malocchio' e invece li rapinavaAl via la campagna elettorale: il PD corre da solo (di Gabriele Canè)Capello il duro fa subito centroUomo alberoIl trailer di 'Jumper' Le poltrone di Veltroni del 08/02/2008 di Massimo Pandolfi Colonne sonore del 08/02/2008 di Francesco Ghidetti Villorba: nasce un hotel per "prostitute stanche e infreddolite" del 08/02/2008 di Davide Costa Il vantaggio di essere gemellati del 08/02/2008 di Davide Simoni Avevamo ragione: il messaggino a Cécilia è un falso. Salvo l'amore Sarkozy-Bruni, ma non l'immagine della Francia del 08/02/2008 di Rossella Martina Papa Ratzinger: "L'inferno esiste". Sei d'accordo?Elezioni, secondo te i due maggiori partiti dovrebbero correre da soli?Pensi che Reggio sia una città sicura?Ha fatto bene Valentino Rossi ad accordarsi col Fisco?Cosa pensate della Facoltà di Scienze della comunicazione?Le dieci emergenze per il nuovo governoGiro di vite contro i punkabbestia e i loro cani, sei d'accordo?Per chi voterai alle prossime elezioni?Fiera del libro di Torino dedicata a Israele, sei d'accordo?Calcio, è vero che una partita su due è falsata?Vota il gol più bello della 21esima giornataCollina propone gli arbitri d'area. Sei d'accordo?Sul selciato della piazza di Pesaro la prima pagina del Carlino del '38 sulle leggi razziali: secondo te va rimossa?Prodi sarebbe un buon presidente della Repubblica?I tacchi alti fanno bene all'amore, è vero? LA FOTO DEL GIORNO Gerusalemme sotto la neve La prima vera nevicata dell'anno ha colto impreparata Gerusalemme. La città, svegliatasi sotto a una fitta coltre bianca, è rimasta paralizzata: chiuse le scuole, cancellate le lezioni universitarie, trasporto pubblico in tilt RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright (c) 2007 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec.

Torna all'inizio